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GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO 1907

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ANNO LV - 1 9 07

FASCICOLO I

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Hl G ENNAl O .

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SOMMARIO •EMeaiE eaiGII'f.ti.A .

Altollelll. - Contributo allo studio dell 'agglutioazlone degli streptocoeehi Pag . 3 . .ace. - La tiroide 11elle Infezioni setUebe, contributo anatomo·patologico . 23 llllllltl. - Su dJ una streptotrlx patogena associata al microsporon rurtur nella pitiriasi versioolare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34

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arn8T.t •• QaeaJW.tU IT.tu.t•• Ba E8TEaJ. Rl•ista medica, f)ag. • 39. - Rivista di eblrursta : generale, p1J9. 40, - Riorlsta di ocullstiea, pog. 411. - Rivista di medicina legale.~ pag. 48. - RiYista di tecni.:a e servilio me· dico mllìtare, pag.[49. - Rl'flsta d'igiene militare, pag. 56. - Riv1sta d'igiene generale e batterlolosta, pag. 59. - Congressi, pag. 6! . - Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario e nelPenoUie Fa11Meeuttc:o. pog. 78. ( V. l' hldke nell',f'ltel'no della coperUna) .

DIREZIONE ED AMMINIS TFtAZrONE

ROMA · Palazzo tlel Ministero della Guerra, \ 1 1& XX Settembre - ROMA

.

Per le IJIHnfOD.f a ,.,...ato ri1'otcerai escluaiYamente alr&IICIIE ITALIANA EDiTRICE E DI PUBBLICITÀ- wn.••o, Via Pl.tzo V•nl. N. 1&


INDI.CE '

DELLA RIVISTA. DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

R.IVISTA MEDICA. Ma r lnesco. - Ricerche sperimentali sulle lesioni dei ceutri nervosi consecutive all'Insolazione. Walnbef'l. - Febbre Ufoide speriment..'lle in una sc·i mmia ospite di vermi intestinali .

Pag. 39 ~o

RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE. Mertans. - Cura delle fistole Nobili. - S ulle ernie traumatiche considerate come Infortunio sul lavoro Brunn . - Una rara Jussazionc . Ca mpora. - Dell'ittero post-operator io . Waller . - Delle fratture bimalleolari Faytaud. - Degli aneurismi dell'aorta di origine reumatica Holm. - Lussazioni traumatiche del nervo cubitale

Pag.

40 41

n 4\l

43 43 ~-4

RI VISTA DI OCULISTICA. Marri. - 1\icerchc comparative intorno alla visibilità di otto tipi diver~i . Santamarla . - Un caso d'amaurosi manlrestJltasi in seguito all'estrazione d'un dente. Knapp. - Di un ~o di emianopsia bitem porale . Santamar la . - So.ila blefaroptosì spastìca

RIVISTA 01 MEDICINA LEGALE. Podeata. - Fre<tuenza c cause delia tenden7.a. al suicidio nella marina, in paragone a quella 1 dell'esercito . Funaioli. - Delia neuras tenìa In genere e piu specialmente della neurastenia traumatica, con considerazioni medico-legali.

Pag. 48

49

RIVISTA Ul TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE. Il servizi~ sanitario nell'esercito svizzero

. Pag, 49

RIVISTA D' IGIENE MILITARE. Grraaz ed Job. - La diagnosi precoce della tobercolosl nell'esercito P. la siero-diagnosi cl' Arlolng e Courmont. Gauduoheau. - Un nuovo vaccinost ilo . Laleullle. - ProH.Ia.ssi della sinlide nell'esercito

ti' Pag. 56 58 » 59

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E DATTERIOLOGI,A. Reynaud. - Sterilizzazione dell'acqua Mlnelll. - 1-e • Typhus-Stationen • della Germania nella Loua contro il tiro. PleraooiR I e Mafie!. -Curve di lavoro manuale ed intellettuale

Pag. 59

60 61

CONGRBSSI. Tlltl. - Il , . Congresso d'Igiene delle abit.uioni {Ginevra t906) e l'igiene delle caserme

Pag. 6!

MOVIMEN TI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE FARMACEUTICO

Pag. 78

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GIORNALE ~IEDICO DEL .

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REGIO ESERCITO - -,

ANNO

LV -

1907 ,

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ROMA TIPOGRAFIA ENRICO VOGHERA

1907


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E~ORIE

ORIGINALI

CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELL'AGGLUTINAZIONE DEGLI STREPTOCOCCHI ttJ

Rice rche del dott. "-lberto Alfobellì. r:tpitano me.lico gla ai uto ooor;mo presso l'lslltuto d'igiene della n. Un h crsita di Siena

I La sieroterapia antistreptococcica, quantunque nella pratica abbia anno e abbia tuttora numerose applicazioni, continua. nondimeno ad e::-<ere oggetto di accurate indagini e d' interessanti stud i. 1\[olti se ne sono occupati, e primo fra tutti il Roger; ma è doveroso 1·icordare anche i nomi di tanti altri, come di Lingelsheim, Mironoff, De raolis, Gromokowsky, Denys, L eclef, J\Iarmorek, ParascandoJo, 1 'harrin, Aronson, Tavel, l\Ioser e .Menzer. :b; generalmente a mmesso che vaccinando animali contro gli streptococ:chi si possono ottenere dei sieri, i quali si mostrano efficaci contro le infezioni sp.erimentali, provoc.ate da tali germi . 1\{a se dal campo del laboratorio si passa a quello della clinica, i risultati che si conseguono sono in vero assai contradditori. I n fatti eapitn. d i osservare che, pnr adoperando lo stesso siero, al medesimo modo e in eguale misura, l'effetto ora. è soddisfacente o mediocre, ora è addiri.ttma nullo. Come spiegare q uesta diversità. di risultati nell'uso del siero antistreptococcico? Si afferma da alcuni, e precisamente da. coloro i quali nel siero antistreptococcico ripongono la massima. fiducia, che gl'insuccessi sono dovut.i alla poca quant.ità di siero iniettato o al tardo intervento; essi dicono che il siero antistreptococcico, al pari del siero anti difterico, diventn. inattivo, se lo si somministra tJ,d un periodo troppo avanzato della. malattia, e che i migliori risultati si hanno in iettando fort.i dosi. Il\ Queste ricerche rurono (al te parte a Berna e parte n Siena, e rorono controllate clal Pror. Ta,•el,

~irettore deli'lstttuto per lo studio delle malattie inretti••e neiJ'Unlversita di Derun, e dal pro r. Sciavo dl-

reuore dell' Istituto d'Igiene deii'Unlversita di Siena. Ringrazio vivamente ambedue ll li illustri maestrL 11er a1·erm! conc:6!So di compiere l'esperienze.


CONTRIBUTO ALLO STUDIO

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Altri poi, per darsi ragione del mancato successo, pretendono che gli individui trattati col siero non reagiscono per insufficienza d i complementi o addirnenti (Ehrlich ). È un fatto innegabile che chi si accinge allo studio sistematico degli streptococcbi, con lo scopo di volerli classificare in base ai loro caratteri cult urali o a.l1a. loro azione patogeua, si t ruva ìumtnzi a difficoltà non lievi. Si deve parlare di più specie di streptococchi oppure di una specie sola con molteplici varietà o razze? Molt i e autorevoli ricercatori hanno portato nel dibattito il loro contributo; ma la questioneJ a parer mio, non è ancora risoluta, particolarmente se si considera che oggi in favore o meno dell'unicità di una specie batterica, un gran valore ha acquista.to il fenomeno dell'agglutinazione. È vero che per gli streptococchi le delimitazioni in quadri tassinomiei riescono incerte e persino im possibili; ma la tendenza di coloro che, a tutti i costi, vogliono raggruppare in una specie unica i varì tipi di streptococchi, non mi sembra giustificata. Da un Jato si hanno esperimenti, che stanno a dimostrare come il comune streptococco piogeno possa dar luogo a svariate affezioni, e dall'altro .esistono osservazioni basate sull'azione dei sieri specifici, le quali provano come gli animali si compor tino diversamente a seconda degli streptococchi usati per l'immunizzazione. Adunque lo stabilire se si tratti di semplici varietà o mo dalità di un medesimo tipo specifico oppure di specie distinte è cosa tuWaltro cbe facile ! D nJ Klein sono state descritte ed indicate, colle l ettere delPalfabeto da A ad I , ben nove specie nettamente d istinte di streptococchi, facill , secondo lui, a diagnosticarsi pei loro caratteri morfologiei e culturali e per la loro diversa azione patogena sui rosicanti. Le forme, dirò classiche, degli streptococchi sarebbero lo ~J treptococ­ cus e?'?JSipelatis di Fehleisen e lo .c<t?·eptococcus pyogene::; di H osen ba cb . Il Lingelsheim, prendendo t:ome carattere distintivo la lunghezza delle catenelle, ne ammette due tipi, l' uno virulentissimo lo .~t1·eptococcu.s longus, e l'altro molto meno virulento lo st?·eptococcu.s breriq. Oltre questi vi è da ricordare lo 8treptotoccus fenttis di Vei llou e lo sh·epfococnt.'l conglomeratns di Kurt. In<.lubbiamente, sotto il rispetto morfologico, il modo speciale di connessione degli elementi fra loro, la disposizione in catenelle pitt o meno lunghe e contorte può costituire un ca1·attere di riconoscimento; ma ev"i da osservare che niente è più variabile del numero, della forma e della disposizione dei cocchi che costituiscono le catenelle, poichè da. elementi grossi riuniti a diplococchi si passa acl elementi piccoli asso(!iati in lun-


DELL' A.GGLUTINAZlONE DEGLI STREPTOCOCCHI

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gbe catene e viceversa. Alcuni autori e più d'ogni altro il Marmorek, basandosi sul fatto che se si apportano delle modificazioni nei mezzi di coltm·a, si possono ottenere sensibili variazioni nel numero, nella forma e nella. disposizione degli elementi degli streptococchi, li considerano tutti come identici fra loro, e li ritengono come forme accidentali eli una sola specie. Ma mentre'Marmorek e i suoi seguaci ammettono l'unicità eli specie di tutti gli streptocoochi patogeni per l'uomo, molti altl!.·i sperimentatori invece ne sostengono la pluralità, riconoscendo ceppi nettamente specifici. · Ora, lasciando da parte i caratteri morfologici, e prendencloinesame le proprietà culturali, non vi è dubbio che si rileva,no notevoli differenze le quali, secondo J?ehring, sono da mettersi in rappot·to colla provemenza. Egli ha trovato che gli streptocç>cchi, provenienti da certi flemllloni, da pneumonite, da infezioni puerperali, da infiammazione di sierose danno un deposito mucoso; che gli streptococchi isolati da casi di scarlattina formano gntrni, e che gli streptococchi della pneumonite equina costituiscono grossi ammassi. Behring e il suo allievo Lingelsheim hanno adottato la seguente divisione:

Tipo A. - Il brodo s' intorbida; la gelatina si fluidifièa per una piccolissima estensione, e lo sviluppo sulla patata si rende evidente alla. temperatura di 10" o 12" C. Ordinariameute questo tipo ha poca virulenza, e si presenta. sotto forma di catenelle corte leggermente incurvate (streptococcns b1·evis). Tipo B. - Il brodo resta limpido, ma nel fondo della provetta si forma un sedimento .fioccoso o mucoso; la gelatina rimane solida 1 e ad una. temperatura inferiore a 16" non cresce affatto; sull<t patata non si sviluppa. È dotato di spiccata virulenza, e si presenta sotto forma ài catenelle lunghe e sinuose di 40 o piu cocchi (Nt?·eptococcus longtta). Di quest'ultimo il Behring ammett.e cinque varietà: a) turbidus (brodo torbido); . b) ti.~costc..s (brodo limpi-do, sedimento mucillaginoso); c) conylomeratus (brodo limpido1 sedimento granuloso); d) eqninus (brodo limpido, grumi aderenti). I~ turbidus si trova. nell'erisipela e nell'angina; il tùcosus nei :Bemmom, nelle polmoniti, nelle in·f ìammazioni delle sif\rose; il conglome· ratus nella scarlattina; l'equintts nelle pneumoniti del cavallo.


CONTRlBUTO ALLO STUOlO

Ma, secondo lo K norr, altro allievo di Behring, i can1.tteri sopra menzionati possono modificarsi man mauo nelle culture, in modo da apparire come una specie sola. Il Pasquale, così descri ve le culture in brodo degli streptococchi. l" Brodo p iù o meno torbido, con pit\ o meno abl.Jondantc :-;r.dimento di aspetto mncoso, filamentoso o g ranuloso; 2° Brodo chiaro cou sedimento mucoso o filamentoso: ;;• Brodo ch iaro con sedimento granuloso o fiocc();;o a brandelli . Un'altra os::.ervazione de-gua di uotra è quelln del Gordon, il qnale ~.;onstatò che il brodo al rosso-neut ro pnò servire a cl ifl'e reuzinre alcuni streptococchi . Egli ebbe a notar e che1 in coudizioui eli s....-iluppo anaerobiche, dopo 48 ore di soggiorno a ;37• C., la decolorazione del brodo era positiva da parte dello st1'eptococcus ò1·evù<, era negativa da parte dello .~f1'<lp tocorcus lungu.~, entrambi provenienti da.Ua sal i v:a. In breve : certi streptococcbi intorbìdano .il brodo formando poco o · nessun sedimento; altri streptococchi lasciano il brodo perfettamente limpido formando uu sed imento più o meno abbom1ante. l\[a non basta. L'eccezioni che si no tano nei C<lra.tteri cuhurali nou mancano. Si è troYat.o uno _.~trep tococl'tr8 b1·eds che n o11 fondeYa la gelatina, ed uno streptococcus longu.q che la ilnidiftcant; così pure si è v isto uno Ùreptococcns longus con svi luppo evidente su JX'l.tate. e uno .~t1·eptof'occu.>~ b1·eàs che non intorbida.va il brodo e formava sedimento. A proposito della fluidificazione della. g elatina il Pane osservò cl te us~indo Uba gelatina confezionata cou sp(?ciale a.rtifkio tn.le che e:.:;sa cominciava appena. a fondere a ao·, la fusione della gelatina avveni,·a costantemente a 24°, coltivando lo sl1·eptococcus P!JO!Jeues, proYellil:m to , da. ascessi dell' uomo. E qui cade in acconcio il riferire anche quantq eb!Je atl o;.:seiTnrt:~ il V alt! vogel. Questi, fc~cendo e ultnre dal sangue del cuore di nn topo infettato con culture di st1·eptococcu.s Zùngus (il quale lasciava l im pidu il brodo con uuo scarso sedimento granuloso) riuscì ad otteuere uno strcptococco con catenelle costituite da 4 a lì cocchi che intorbillam diffusamente i l brodo. Da questi fatti è derivato ch e molti autori non accettano l a clivi-

siore degli streptoco<;cbi in diverse form e, e preteriscOllO guiudi di dr.re alle forme da essi descritte il nome di st?·eptococcu8 pyogene~>, caratterizzan:iolo con una breve d iagnosi. Nei primordi della batteriologia, ossia n ell'epoca iu cui a ciascnna malatt ia infettiva, a ciascun processo morboso di uatura microbica, volevasi assolutamente far cprrispondere un germe speciale, specificamente disbirLto, capace di produrre <Juel determinato tipo nosolog i co


DELL'.AGGLUTl ~AZIONE DEGl, I STREPTOCOCC HI

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e ne_ssnn altro, si ammisero tante specie diverse éli streptococchi quante erano le affezioni nelle quali si rinvenivano. E ssendo st'lti riscontrati gli streptococchi in u n gran numero di affezioni : (erisipela., scarlattiM, febbre puerperale , foruncoli, ascessi, flemmoni, angina, art riti, meniugiti, pleuriti , pneumoniti, endocarditi, setticcmie ecc.), e dominando il principio t estè enunciato che ogni proce:;so patologico di natura batterica fo sse provoca to da uno spet:iale microrganismo, si descrissero molte forme: Streptococcw> e1'.1J-~i.p etatis (Fehleisen); .-:treptococcu,~ P.~ogenes (Rosen b ach); streptococcw> P!JOgenes malignus (Fliigge ); slreptococcu." articolo1·um (Flilgge); .-;trepto,·occus septirus (Nicolaier e GuarnieriJ. A questo modo con la parola streptococt:hi, come ben d ice G. Roux, si finì per comprendere un'associazione di spPcie morfvlogicamente e biologicamente distinte le une dalle altre, ma simig lianti tra loro più che q u alsiasi specie di un altro gruppo; si volle insomma intendere il [Jenere dei naturalisti. ~e seguì più tar d i come una reazione; poichè a coloro, che degli streptococchi ùescrissero numerose specie a seconda delle malattie, tennero dietro que lli che vollero farne una specie sola, escl udendo perfino le varietà. Si è caduti nell'esagerazione e dagli uni e dagli al tri !

*** Dopo aver acc ennato ai caratteri morfologicì e culturali e alle loro modifìcazioui stndiamone sommariamente la virulenza. Anche sotto questo punto ' di vis ta i varii autori non vanno d'accordo. È da premettere che la natura della virulenza dei batteri non ancora si è potut-a bene spiegare. Un batterio vir ulento morfologicamente non si differenzia da un bat terio attenuato, inoltre i proces:si chimici dell'uno sono ide ntici a quelli dell'altro; ma. la differenza intanto esiste, e questa si manifesta, allorchè si fanno reagire sugl i animali. Si sa che la virulenza. già. o r iginariamente elevata può essere ancora accresciuta, mercè il passaggio in altri animali; e si sa pure che la costituzione e la. natura dei m e zzi di cultura hanno una noteYole influenza sulla produzione 0 meno di sostanze tossiche. Venendo ora a l caso degli streptococch i, i:: noto che q uesti, come precisamente avviene per la maggior parte dei germi, se anche sono stati isolati di r ecente, n el trasportarli in terreni artificiali, possono rapidamente perd ere l a loro virulenza; ma qui è bene il tener presente che Chanveau e .A.rloing poterono dimostrare che gli streptococchi, provenienti da infezioni puerperali perdevano fin dalla seconda genera· zione la. loro virulenza nel brodo di pollo, men~re la conservavano in-


CONl'RIBOTO ALLO STUDIO

tatta oltre la trentesima generazione nel brodo di bue addizionato di sale. Anche Tavel col far culture in terreni nutritivi speciali riesce a mantenere immutata la originaria virulenza. dflgli streptococchi provenienti dall'uomo, i quali senz'aver subito alcun passaggio attraverso animali sono poi impiegati per l'immunizzazione dei cavaJli sieroproduttori. Gli streptococcbi, così come suole verificarsi per altri microrganismi, possono addimostrarsi poco o molto virulen~ i , a seconda degli animali su cui si praticano gli esperimenti. Il P etrusky ba potuto constatare che gli streptococchi provenienlìi dall'uomo, possono diventare, dopo il passaggio nei conigli, meno virulenti, alla stessa guisa del virus della rabbia. Così pure il Marmorek, dopo ripetutì passaggi nei conjgli riuscì acl esaltare in modo straordinario la virulenza dello streptococco dell'angina umana, di modo che la dose letale per i conigli fosse rappresentata da un milionesimo di centimetro cubico; ma la virulenza di un tale streptococco era completamente scomparsa per l'uomo. Non meno importante è l'osservazione dello Knorr. Egli coi successivi passaggi attraverso i t.opi ha ottenuto uno streptoco~co assai patogeno pei topi e niente patogeno pei conigli. È chiaro dunqlle che uno stesso ceppo di streptococchi può in pari tempo mostrarsi virulento per una specie òi anima.li e avirulento per un'a ltra specie; e per questa ragione appunto la virulenza specifica. non può servire di base a stabilire alcuna specie di streptococchi. In ultima analisi si può col Lehmann molto opportunamente conc11iudere che i caratteri morfologici, eulturali e anche patogeni, come ad es. la lunghezza. più o meno g1·ande delle catene (.L ingelsheim); il differente a.'Peftn delle tttltm·e in ln·odo (Behring), coagnlazione o non del latte (D'Espine e 1'l1arignac), lo srilupj10 oppare11te o meno ~;nlle patate (Murot), le proprietà pola1·irnetriclle dell'cu·ido lattico p1·odotto in liquidi zucclw·ini (Sieber-Schoumoff), e lo stesso potere patogeno nei di1;e1·.~ì animali non sono sufficienti a far classiflcare gli streptococchi, e non bastano neppure a farli dividere in un certo numero di specie bene distinte. Tutti i tentativi fatti :fin qui debbono considerarsi come falliti. Cbianque si è proposto di trattare nn tale argomento, ha dovuto riconoscere che qualsiasi schema è inesatto o troppo ristretto; poichè. non poche volte si rinvengono streptococchi, che presentano caratteri diversamente combinati.

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DELL'A.GGLU1'TNAZIONE DEGLI STREPTOCOCCHI

l-1 ,

*** Vediamo ora se con le ricerche fatte intorno al fenomeno dell'agglutinazione, si riesca a chiarire un po' meglio l'oscura questione. Denys e Leclef hanno rilevato che il siero di animali immunizzati contro lo streptococco piogeno è debolmente agglutinante; e lo Schuner ha. constatato che il siero di animali, guariti di adenite equina, non ha. alcuna reazione agglutinante pel rispettivo streptococco. Il Pi01·kowschi invece ha osservato che se si t.-a.ttano i cavalli con culture di diversi campioni di streptococchi dell'adenite, si può ottenere un siero cap~ce di agglutinare questo germe nel rapporto di l: 100; mentre lo stesso siero agglutina altre forme di streptococchi soltanto nella. proporzione di l: 25, e non spiega alcuna azione sullo streptococco dell'angina dell'uomo. Il Meyer, il quale ha notato che col passaggio a.ttravarso animali gli streptococchi possono perdere la proprietà di rimanere agglutinati sotto l'azione di un siero specifico, assicura che il siero di un cavallo immunizzato con un dato streptococco, proveniente p. e. da un'artrite reumatica dell'uomo, agglutina esclusivamente detto g~rme e non altri. Aronson è del parere che l'agglutinazione debba. considerarsi come una reazione individuale la. quale non può servire a. identificare la. specie microbica; poichè egli ha. potuto accertarsi che il siero di un cavallo agglutina. la sola varietà di streptococco che è servito ad imnnmizzarlo, e non agglutina altri streptococchi se anche provengano dalla stessa malattia. Moser e Pirquet. al contrario riferiscono che il siero di due cavalli, inoculati con streptococchi della scarla.ttina, agglutinava benissimo nel rapporto di l: 1000 gli streptococchi di tale malattia di qualunque provenienza. essi fossero, mentre non agglutinava allo stesso grado nessuno degli altri diciassette campioni di streptococchi di differente origine. Il Neufl:lld ha. visto che il siero' di conigli immunizzat i con colture morte di streptococchi è capace di agglutinare altri streptococchi, non adoperati nelle inoculazioni, eccetto quelli propri della, scarlattina. Questa osservazione del Neufeld, secondo Moser e Pirquet, vale a di. mostrare la specificità degli streptococchi. L'Angelici, in base ai risultati dell'esperienze da. lui istituite, si crede autorizzato a ritenere che l'agglutinazione degli streptococchi si debba considerare non sempre, secondo vorrebbe l' Aronson, come t1na reazione individuale, ma. piuttosto come una reazione specifica.


lO

CO~TRIDVTO

ALLO STGDIO

Egli infatti avvalemlosi di vari i campioni di streptococcbi (tipo ad enit~ equina) di diversa provenienza ha riscontrato, ill contatto del siero s pec~i fico, nua forte e q uasi uguale agglutinabilità da parte di tutti. Qu~sta sua o::;selTazione coDim erebbe con quell e di Moser, Pirquet e Neufehl sull'agglutinazione degli streptococchi della scarlattina. 1l Piassetzka alla sna volta ha nota.to che il siPro ottenuto clall'immunizzazioue di con igli agglutinava completamentt> gli streptococcbi omologhi, mentre che lo stesso siero agiva poco o nulla su streptococchi eterologhi. Iu altri ter mi ni il P iasselzka. n ellll sue esperienze è arrivato agli stessi risultati di Yan de Yelùe, il cp1a.le ebbe a. constatare che il siero .l è atti•is~imo 'erso lo streptococco a, ed ha un potere deboli:-<simo yerso lo st reptococco p, e vicever:>a che il ~ie ro P è attivissimo verso lo streptococco p. ed ha un potere debolissimo vexso lo streptococco rt. ;. mentre il siero ottenuto dalla mo!;colauza di d. e / )si most.ra attivissimo sia. ver:-<o gli streptococchi a, sia ver~W gli streptococchi p. Da quanto bo fin q ui e>post,o r isulta e\idenle che i t entativi di alcuni autori per moltiplicare le speciedi streptococch ì, e quelli d i altri per fondere tutti gli ::lreptocouchi in una specie !:'ola, sono riusciti vani. La questio11e, l'Ollle dìce,-o fin da principio, rima.ne tuttora non risolu ta; ma, dati i progrc:ssi sempre incessanti dC" i mct()(li d' indagine, giova sperare che non si tardera a definirla. E ciò è sommn.mAnte importa nte per quaut.o concerne la preparazione dol sier o specifico an tis treptococcioo. A l! o stato nttuale della questione, a!;sai giustamente si esprime il Lingelsheim nel dire cbo non è pos'libile a(ì'ermare o negare recisam ente la molteplicità delle specie d i strt>ptococchi.

* ** Nella preparazione df:'l siero antistreptococcico molti proceciimenli fnrono messi in uso : ma con risultati abbastanza controversi. Lasciando da pr~rte i tentativi fa tti <la altri autori prima del :Jfarmorek, ricorderò che questi, in seguito a notevo li ricerche, giunse a pre parare un siero con cultnr<ì d'increflibile virlllenza. Egli Hel 18~ !;)

riferì che il siero cosi ottenuto aveva proprìetà preventive e curative. I conigli, cui s'inietta•a il siero alcune ore prima. dell'inoculazione della cultura. virul!"ntissima, resisteva.no : parimenti sopra.vvive•ano anche i conigli inoculati prima. con cultura e trattati successi•amente con siero. Introdotto il siero di Ma.rmorek nella clinica, mentre in Francia, in Inghilterra e in America i risultati, specialmente nelle infezioni


DELL' AGGLUTINAZIO::-<E DEOI,oi STREPTOCOCCrti

l1

puerperali, sarebbero stati incoraggianti, altrove invece sarebbero stati punto soddisfacenti sia nella sepsi puerperalel sia nella erisipela, nella scarlattina e in altri processi dovuti a streptococcbi. E così la fiducia circa l'efficacia del siero antistreptococcico comitlciò ad essere scossa, massime dopo le prove fatte da Aronson: Petrusky e Koch, i quali non esitarono ad affermare che il siero di 1\f.armorek non p ossedesse alcuna azione J1è preventiva, nè curativa. Il Marmorek p iù tardi modificò sensibilmente il processo d' im mu· nizzazione degli animali siero-produttori, cercando di superare le non poche difficoltà che si · opponevano alla prep~trazione di tossine energiche. Chi voglia conoscere i particolari sul modo come il llfarmorek proceda alla preparazione del suo siero, può consultare il bel libro dei Dott. L. Deutsch (Detre) e Feistmantel (Leiter) - Sim-i e vaccini. - Die fntp fçtoffe und Se1·a, GJ·iinclriiÌ~ der titiologischen l'ro(ilaxe mul The1'11pìe der Infektionskrankheiten . Malgrado il contrastato nei risultati ottenuti dall'uso del siero eli Ma.rmorek, si stabilì un principio di massima importanza., ossia che nn siero si mostra inattivo, se esso proviene da un animale immunizzato con una varietà di streptococchi differente da quello che ha causato l' infezione (varietà eterologa), e che un siero mostra.sì attivo, se esso proviene da un animale immunizzato con varietà. di stryptococchi identica. a quella che ha causata l'infezione (varietà omologa). In altri termini si potè constatare che un siero preparato secondo il processo di Marmorek non si presta che per una varietà. di streptococco, e precisamente per guella ìm piegata nella preparazione del siero. Dopo il Marmorek altri si accinsero alla preparazione del siero antistreptococcico; cito il Denys, l' Aronson, il ]:[enzer, il Moser, il Ta vel. 1l Denys dell'istituto batteriologico t1i Louvain, edotto dalle prec.:edenti osservazioni, pensò di avvalersi nell'immunizzazione degli animali di parecchie va.rietà di streptococchi allo scopo di ottener e un siero polivalente. Anche Aronson preparò un siero presso a poco come quello del Denys, e con streptococchì di alta virulenza. Entrambi questi sieri non ebbero un'estesa a pplicazione nella pratica.; perchè l'im m unizzazioue era compiuta con streptococchi, la cui virulenza, secondo l' esempio di ~[armorek, veniva modificata 'mediante passaggi negli animali. Già. vedemmo innanzi che str eptococchi isolati p. e. da fo colai suppura.tivi o da angina dell'uomo possono essere sprov visti di ogni proprietà patogena verso il coniglio, come sarebbe il caso degji strepto · cocchi descritti da. Veillon (StreptococcttS temtis), e da Lingelsheim (Streptococcu.s b1·evis); vedemmo pure che una cultura batterica pnò essere fortemente virulenta. per una data specie di animali ed innocua


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CONTRI.BUTO ALLO STUDIO

per un'altra s.p ecie. Il Koch e il Petn~sky, mediante innesto cutaneo, tanto nell'no~o quanto nel coniglio hanno dimostrato che lo streptococco può produrre una forma tipica di risipola.; ma che lo stesso streptococco pitl tardi, mentre nell'uomo non e capace di produrre alcuna alterazione morbosa, pel coniglio invece si rivela virulentissimo. Quindi nel parlare della virulenza degli streptococchi, per intendersi, occorre indicare anche la specie di animali su cui è dimostrabile la. virulenza stessa. Non è poi affatto paragonabile l'azione patogena degli streptococchi nell'uomo e nei conigli, perchè è accertato che i t passaggio di tali germi attraverso il coniglio ne attenna. il potere patogeno rispetto all'uomo. Se praticamente si è potuto ottenere un siero antistreptococcico molto attivo dai conigli trattati con streptococchi la cui virulenza veniva estremamente esaltata con ri!Jetuti passaggi, non significa che tal siero debba. conservare inalterata la. sua efficacia anche sullo streptococco deH'uomo. 'l'utto ciò confer ma sempre più il principio innanzi enunciato, ossia che è necessario preparare sieri attivi contro molte varietà di streptococchi, o in altre parole è necessario preparare s'i eri polivafenti. D unque è più che giustificato il postulato emesso da alcuni autori . (Tavel, Deutsch, Menzer e M6ser) ossia che « nella preparazione dei sieri curativi battericidi si debbono sempre adoperare delle culture virulente per la specie animale per la quale i sieri debbono servire; perchè solo in questo caso gli animali che forniscono i sieri possono formare sostanze (antileucotossine) ohe sono di grandissima i m port~nza per la chemiotassi positiva e la fagocitosi» . E precisamente per non cadere nello stesso errore, in cui era incorso il Denys, cioè di adoperare nell'immunizzazione degli auimali streptococchi, Ja cui virulenza potesse modificarsi noi passaggi negli animali che il prof. Tavel, direttore dell'Istituto vaccinogeno e sieroterapico di B erna, coa.diuvato dal dott. Krumbein, capo del ser~izio dei sieri nello stesso Istituto, pensò di adoperare nell'immunizzazione degli animali solamente streptococchi, proven ienti dall'uomo, nel maggior numero possibile senza far loro subire alcun passaggio negli animali. L e culture si fanno in terreni artificiali molto adatti a conservare la originaria"' virulenza. In altri termini il siero, secondo il metodo di Tavel, viene preparato con molte varietà d i streptococchi senza esaltazione della loro virulenza col passaggio negli animali, ed è ricavato da cavalli trattati con ceppi di streptococchi r.he sono virulenti solo per l'uomo. Anche il siero antistreptococcico dell' I stituto di Milano è preparato con lo stesso metod~, cioè con un numero grandissimo di strept ococchi di


DELL'AGGLUTINAZIONE DEGLI STREPTOCOOCRI

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provenienze diverse, la cui virulenza non viene esaltata eon passaggi attraverso animali. Menzer prepara un siero, iniettando agli animali soltanto streptococchi dell'angina. Questo siero avrebbe un'azione batteriolitica. Il M.oser poi, immunizzando gli animali produttori., contro ceppi di streptococchi isolati dal sangue del cuore di bambini morti di scarlat tina, ottiene un siero che agisçe favorevolmente nell'infezione scarlattinosa. Il Moser riferisce che l'azione del suo siero sullo stato generale dell'ammalato è non solo favorevole, ma pronta; sicchè l'esantema spesso o non arriva a svilupparsi completamente, o scompare rapidamente. I metodi adoperati .fin'oggi per immunizzare gli animali si possono ridurre a. cinque: 1• Con tossine (Roger, Marmorek); 2° Con culture di qualunque varietà e virulenza. esaltata mediante ripetuti passaggi negli animali {Marmorek); · 3" Con culture di varietà patogene per l'uomo, ma a virulenza esaltata. mediante passaggi negli animali (Van de Velde, Denys, Aronson); 4• Con l'iniezione di soli streptococchi dell'angina (Menzer) o con soli streptococchi della scarlattina (Moser); . 5• Con culture di un grandissimo numero di varietà., di cui la virulenza non viene esaltata con passaggi negli animali, ma è conservata. nelle culture con mezzi speciali molto appropriati (Ta.vel, Belfanti).

II. . Essendomi recato a Berna con lo scopo di frequentare per un certo tempo l'istituto per lo studio delle malattie infettive dire tto dal prof. Tavel, questi espresse il desiderio che io studiassi il potere agglutinante del siero da lui preparato su tutti gli streptococchi, che si rinvenivano nei prodotti patologici inviati in esame. Fin dall'inizio delle mie esperienze mi si presentarono delle dilùcoltà, che cércai di superare. Come si è visto innanzi, gli streptocvcchi colti va.ti in brodo non crescono tutti allo stesso modo; alcuni ceppi lo intorbidano uuiformemenfe non formando sedimento, altri invece lo lascia no perfettamente limpido formando un sedimento più o meno abbondan t e in fondo, oppure grumi sospesi nella massa. liquida o attaccati lungo le pareti delle provette.


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CO.'>TRtB OTO ALLO STlJDIO

Q~esto di verso mocto di comportarsi degli streptococchi rispetto al

liquido nutritivo, allorchè se ne voglia studiare l'agglutinazione, costituisce n a· g rave inconveniente. Il V an de Velde, che al fenomeno dell'agglutinazione attribuisce una grande importanza diagnostica, avverte che in esperienze di tale genere bisogna fare in modo di operare su culture che presentano un intorbidamento omogeneo; poichè le c.ulture, che lasciano il brodo chia1·o, non si prE>stano nè punto n è poco a siffatte indag ini. Della stessa -opinione sono pure il Tavel, il Piassetzka, il .M.oser e il P irq uet. Per avere a mia disposizione un mezzo culturale li q nido che venisse omogeneamente intorbidato seuza. formazione di sedimento da parte di qualsiasi ceppo di streptococchi, io feci non pochi tentativi che per breyità tralascio di descrivere. Il Piassetzka si giova di un mezzo da lui ideato e trovato eccellente, cioè della mescolanza di brodo zuccherato e di siero normale di cavnJ lo (due parti di brodo zuecherato all'l p. 100 e una parte di siero). Francamente debbo dichiarare che un tale mezzo, risultante dalla combinazione del brodo zuccherato e del siero, a me non corrispose affatto; anzi posso aggiungere cbe.J avendolo sperimentato per un lungo periodo di tempo e su un discreto numero di campio11Ì di straptococchi di diverse provenienze, io ebbi a rilevare che il modo di svilupparsi tlegl:i streptococchi eni quasi sempre conforme a quello che si avverava nell'ordinario brodo di Ltiffier. In altri termini non si conseguiva il vantaggio ri promesso, ossia. che il n1ezzo nutriti vo restasse omogeneamente torbido senza formazione di seJimento, qnalunque fosse la variet.à di streptococchi c:oltivat.a. Cercn.i anche di modifi care le proporzioni tra il brodo e il siero; ma, dopo vari tentativi infruttuosi anche in questo senso, fui costretto a rinunziare al mezzo nutritivo dol Pias11etzka. , Volli allora adoperare la tecnica del Moser e del Pirqnet i quali, non potendosi basare sui caratteri culturali per differenziare dagli altri streptococcbi quello che ordinariamente si riscontra nella scarlattina, si avvalsero della prova dell'agglutinazione. Questi ~.~.utori, avendo notato che gli streptococchi a lunghe catene non sono adatti per esperimenti sull'agglutinazione, ricorro no ad un artificio, ed ecco come procedono: preparano colture in brodo leggermente alcalino; dopo 24 o 48 ore con una p i petta soffiano nel brodo, finch è questo diventa omogen eamente torbido. Il brodo così trattato viene distribuito in .provette steri li nella proporzione di 1,5 c.c. per ognuna, cui si aggiunge il siero diluito in varie proporzioni. Prodo~tasi l'agglutinazione macroscopioa., si passa all'esame microscopico, che serve come prova di conferma.. l


DEL L ' AGGLUTINAZIONE DEGLI STREP'l'OOOCCHl

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Ma anche questa tecnica, quantunqne fosse da me seguita nel modo più scrupoloso, non sempre corrisp9se. Pur s~ffia.nclo ripetute volte con ' adatta pipetta nelle culture~ sia durante lo sviluppo, sia a sviluppo completo, non sempre riuscivo a r<?mpere le lunghe catone. Ebbi campo di osservare che dopo breve tempo, appena qualche ora. da che era etato soffiato nelle culture, queste assumevano il primitivo aspetto, cioè presentavano il b r odo limpido con sedimento più o meno abbondante, se così comportavasi rispetto al brodo la varietà di streptococco in esame, precisamente come le culture che non avevano subìto alcun trattamento. Tenendo presente il fatto che il fenomeno dell'agglutinazione si verifica anche con i germi morti, pensai di ricorrere ad un altro espediente. Preparavo culture in brodo glucosato (mezzo qu esto molto adatto per ottenere u n abbon.da.nte sviluppo); dopo ventiquattro ore centrifugavo indistintamente le culture, sia che esse formassero sedimento, sia che non lo formassero; asportavo accuratamente la massa liquida soprastante, e a l deposito aggiungevo del èioroformio (5 c.c. per ogni provetta). Dopo dodici o1·e, eliminato il cloroformio, lavavo ripetuta· mente il deposito con acq ua distillata, lo lasciavo asciugare al termostato a 37" p er due ore, indi in un mortaio di ag~Lta lo sottoponevo ad nn pestamento abbastanza prolungato (mezz'ora ). Il materiale cosi ottenuto veniva emulsionato in soluzione fisiologica sì da riportare il tutto al volume primitivo del brodo ; distribuito in provette s~erili nella proporzione di 2 c.c., ad ognnna si aggiungeva ',',0 di c.c. di siero diluito secondo varii rapporti. Un tale procedimento, a dire il vero, assai lungo e complicato, non mi dette risultati soddisfacenti e neppure attendibili, come io speravo ; perciò credettt bene di non insistervi, e senza stare più oltre a provare o ad escogitare nuovi metodi, mi decisi eli adottare quello che ordinariamente si usa oggi, quando si tr11.tta di stabil ire i l graJo di agglutinabilità. di un germe sotto l'azipne di un siero speeifico. Eceo come io procedevo: lasciati crescere gli streptococ~_;hi su agar glucosato all'l p. 100, (mezzo Y. nesto a~sai adat;;o, al pari del brodo glucosato, per un abbondante sviluppo), si emulsionava la patina, costituita dalle colonie, in brodo anche esso glucosato a ll' l p. 100, e :m questa emulsione si saggiava il potere agglutinante del ::.iero con le solite modalità. Non mi sembra superfluo riferire che per ottenere uno sviluppo abbondante e su eguale superficie, distribuivo sempre in provette dello stesso calibro 5 c.c. di agar, che lasciavo solidinca.re sotto lo stesso angolo di inclinazione, e su questo facevo i trapianti dei campioni di streptococch i. Mediante pipett~ st erili, da culture in


Hl

CO!\TR mUTO ALLO STUDIO

brodo glucosato, versavo in ogni provetta. di agar ' , c.c. di cultura. in brodo facendolo delicatamente sconere pitl volte sulla superficie dell'agar. · Dopo 48 ore, avvenuto il completo sviluppo su quasi tutta la superficie dell'agar, aggiungevo ad ogni provetta() c.c. di brodo gluco-. sato, agitavo per alcuni minuti, finchè tutte le colonie venivano distaccate e emulsionate; la qual cosa riesce senza difficoltà. P er avere ta.nlo materiale q uan to ne fosse necessario per le varie prove indispensabili a stabilire il rapporto, in cui verificavasi l'agglutinazione, ero uso a. fare per ogni campione di streptococco, preso in esame, quattro culture su a.gar. Ottenevo complessivamente 20 c.c. di emulsione. Non posso omettere di dire neppure che per ogni campione di streptococchi allestivo sempre culture in brodo glucosato, non solo perchè mi servivano per i trapianti su agar nel modo innanzi descritto, ma anche perchè mi si prestavano bene per lo studio dei caratteri morfologici e cultura!~ che in seguito riferirò. M'indussi a fare le culture in mezzi glucosati, anche perchè l' Arouson aveva osservato che per aggiunte gradatamente crescenti di glucosio (', ,; l; l '/, %) gli streptococchi vi si sviluppano in catene più corte. E ciò giova indubbiamente per lo studio del f enomeno dell'agglutinazione di siffatti germi. Mi parve altresì opportuno di fare l'emulsione degli' streptococchi in brodo glucosato anzichè in soluzione fisiologica di cloruro di sodio; perche ebbi occasione di vedere, mereè alcune prove di confronto istituite in proposito, che l' emulsione batterica in brodo glucosato, a differenza di quella in soluzione fisiologica, si presenta più omogenea e x·ima.ne tale, senza formazione di sedimento in fondo alla provetta, anche per parecchi giorni (una settimana circa). In altre parole gli streptococchi, i quali essendo coltivati su agar glucosato non formano che corte cate~ae a qualunque varietà essi appartengano, restano in :;ospensione assai più a lungo nel brodo glucosato che nella soluzione di cloruro di sodio. Anche le diluzioni del siero venivano fatte in brodo glucosato, e ciò allo scopo di ottenere che la densità. del!~ diluzione del siero fosse pressochè e~uale a quella dell'emulsione dei batteri. Distribuita l'emulsione nelle provette del diametro interno di 6 mm. (2 c.c. per ogni provetta.) ed aggiunta la diluzione di siero (' ,. di c.c. per ogni pro,etla), le pro,ette si lascir..va.uo in camera, la cui tem pera.tura non anÙa\'8. m~i oltre i 15" O. Pur sapendo che una temperatura waggiore, specie intorno ai 37", favorisca la produzione del


DELL' .~GGLUTIN AZIOXE DEG L l STREP'l'OCOC'Clll

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fenomeno de1l'agglutiuazione, evitavo a bella posta di mettere le prorette al te:rmosta.to per impédiré ai germi sospesi nel brodo di sYilnpparsi; la qual cosa cer tamente -avrebbe disturbato le mie ricerche. Dopo due ore, da che erasi aggiunt.o il siero, si cominciava l'esame in goccia pendente, e si ri peteva dì due in due ore per mezza giornata. Oltre dell'osservazione microscopica si t onova conto anehe dell'aspetto ma.croscopico dell'emulsione, per stn bi lire se vi fosse corrispondenza tra l'agglutinazione microscopica e quella macroscopica. Per ciascuno dei campioni di st.reptococchi da me presi in esame, furono studiati questi rapporti tra diluzioue Lli siero e emulsione batterica 1 : 20; 1: 40; l:GO; 1:80; 1:100; 1:200; l : riOO; 1:1000.

I . campioni di streptococchi che potei studiare furono in numero di trenta. Ne trascrivo qui appresso la provenienza e i loro caratteri culturali, presentati nel brodo glu cosato~ ed i caratteri morfologici, osservati in goccia pendent e: I. Ute1·o. - Brodo uniformemente . torbiùo. Catene lunghe ad elementi piccolissimi. . II. Angina a). - Brodo non torbido, leggero deposito :fioccoso lun go le pareti, nessun deposito in fondo. Catene lunghissime ad elementi piccoli. III. Angina b). - Brodo perfettamen~e limpido con abbondante deposito in fondo . Catene luughe ad elementi grossi, intrecciati . (S . ClJnglomeratus). IV. Angina c). - Brodo alquanto torbido con deposito :fioccoso alle pareti e in fondo. Catene lunghissime. V. Cavità orale a). -- Brodo fortemente to'rbido. Corte catene ad elementi piccoli, ovoidi associati a due a due. VI. Yaginv. a ). - Brodo limpido, fiocchi aderenti lungo le paret i. Catene lunghe ad elementi piuttosto g rossi. VII. C(tvità orale h): - Brodo leggermente torbido, deposito m fondo. Catene lunghe ad elementi piccoli. VIII. Cavità 01·ate c). - Brodo limpido con deposito mucoso m fondo. Catene lunghe ad elemenLi piccolissimi. IX. Angìna .d). - Brodo uniformemente torbido. Catene lunghissime ad elementi grossi. X. St?"lllmite.. - Brodo limpido, deposito in fondo. Catene lunghissime ad elementi di media grandezza 1 alcune agglomerate. XI. Ascesso. - Brodo alquanto torbido con discreto deposito in fondo. Catene lunghe ad elementi piccoli. 2 - Giornale llltdico.


l$

00:\TRillGTO A l; LO STUDIO

XII. Febbre zwerpera.le. a.). -Brodo uniformemente torbido. Catene eone costituite da grossi elementi associati a 2, a '1, a G. XHI. Jla8tite a ). - Erodo uniformemente torbido. Lunghe catene ad elementi piccoli. XIV. ;lfagfite b). - Brodo Ji mpiùo con abbondante deposito lungo le pareti fj in fondo. Catene JunghitJsime ad elementi piccolissimi. XV. J[a..~fite c). - Brodo alquanto torbido e discreto deposito i n fondo. Catene lunghe ad elementi wossi. X VI. Rùipola.. - Brodo limpido con depo:-:;ito lungo le pareti e in fondo. Catene abbastanza lunghe acl elementi piccoli. XVII. Angina. e). - Brodo limpido, deposito abbollt!ante in fondo. Catene di m~dia lunghez7.a arl elementi piccoli. X"VTII. Carità orale d). - Brodo alqua.nt.o torbido. Cat.ene cor.t e ad elemen ti g rossi. • XIX. ARce.,.~o poi mmw.re. - Brodo limpido con deposito lungo le pareti e in fondo. c.~tene lu nghe ad elementi picvcli. XX. Colecistite. - Brodo uniformemente torbido. Cn.tene corte ad elementi di media. grandezza. . XXI. Jlastite <l). - . Brodo alquanto torbido con deposito in fondo. Catene lnughe ad elcmeut;i piccoli. XXII. Flemmone all' avam!Jraccio. - Broùo li m pido, deposito abbondante lungo le pareti e in fondo . Catene lunghe ad elementi piccoli . XXIII. Asce.ç.~o cerebralP. - Brot.lo limpido eon discreto deposito in fonJo . Corte catene a<.l elementi astJociati a 2, a --1:, a G. XXIV. A-ngina. fl. - Hr·odo lim pido con deposito lungo le paret.i e in f<111do. OatE>ne piuttosto lunglte ad elementi p iccoli. XX V. dr~gina g). - J~rodo limpido con al.!bonll.-mte deposito in fondo. Ca.tr.ue lunghe nd elem-enti piccolis~imi. XXVI. .Anghw l1). - Brodo limpiJo con ùepos1to lnngo le pareti e in fondo . Calene lunghistJime ad eletJtenti piccoli. XXVII. F ebbre puerperale b). - J3rocJo limpido con abbondante dc· posito luugo le pareti e in fondo. Catene di mediocre lunghezza !\cl elementi piccoli. XXYIU. Sputo. - Brodo alquanto torbido con deposito in fondo. Catene lunghe agglomerate a.d elementi piccoli. X:S.IX . Vayina b). - Brodo limpiJb con abbond a nte deposito in fondo . Catene lnnghe ad elementi piccolissimi . :XXX. -·l denite xuppurata.. - Brodo l impido; deposito abboudant.e lungo le pareti e in fondo . Catene l unghe acl elementi piccoli. Riassumo nella tabella seguente il potere agglutinante esercitato,


. --

~

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DELL'ACWLUTINAZIONE D EG LI STREI''t'OCOCCHI

sni trenta ca.m pio ni sopradescritti, dal siero antistreptococcico polinient e che prepara.si secondo il processo del Ta.vel nell'Istituto di Berna (l ).

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Osstrva:lione rntcrosroJlica Osservazione ~ In ~occia mac:roscoplcal .::; PPndenle dopo l! ore ~ dopo ~ oro u

PRO\'ENIENZA

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l Utero

Il An gina a.

l l l Angina b.

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VI Vagina a

+

VII , Cavità orale b • VIli Cavità ora le c .

~ ~ Angina d. 1 ~ Strumite .

.

Xl i Ascesso

.

.

+

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.

XII Febbre poerper. a.

-

XIII Mastire a.

+

+

XIV Mastite b.

xv Mastite c . XVI Riaipola

.

XVI I Angina d.

.

X VIli ' Cavitil o rale d

..

+ + +

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+

XIX Aecesso polmonare.

.

xx Colecistite

+

+

XXI i\lastlte d X Xli Flemmone avambraccio ~XUI

+

Ascesso cerebrale .

.

XXIY Angina/.

xxv Angina g.

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Xl VIli

XXIX \'agio a b.

.

.

xx-x Adenite nppu ran te 1

+ + +

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indica Il segno agglu tinazione evi· den te; il seA"noindica. ajr(ll utinazione negativa: il segno :f: indica fotmatlone di rari piccoli ammassi oe· serva.ti in goccia pende n te e forma· zione di sedimento in fondo alla prov e t t a, osservato macroscoplcamen · te.

l: 60

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·x''ll Febbre pnerper. ò.

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t>mul~ione

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XXVI Angina h.

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Cavi ta orale a .

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IV Angina c. --

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RAPPORTO

l : 100 1 :40 l: 200

l : so

.

1-

1: ~o l : 60

' Il !di ero proposto di estendere le mie e;perlenze an che intorno al potere baller•c•da del sil'rO battenc1dia • in v1tro . e • In vivo •); ma consider:mdo che il la,·oro ~ Hebbe assunto trOJ>p<> \aste Propon:•ooi, e che qu1n•li assai difficilmente avrei potulo condurlo a termine, mi limitai a stuolian ~mplicemente Il potere agglutinante.


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CONTRlll UTO AI~ LO STUDI O

*"'* In re lazione a quanto bo espresso nella prima pal'ée del presente lavoro, a mo pare che il saggio del diverso grado di agglutinabilità di differenti campioni di streptococchi abbia un non trascurabile valore nella controversa questione intorno a ll ' ui1icità. o moltepli cihi. òi specie degli streptococchi, f)Uestione assai interessante e sempre degna di studio; perchè essa si ricollega all' altra circa la necessità o meno ùella poli valenza tleì sieri antistreptococcici. È vero che secondo a-lcuni autori, il Detot. p. e., la sierodiagnosi uon possa applicarsi n.lle a ffez ioni streptococciche, nè possa gionn·e a stabilire la specifi cità degli streptococcb i ; ma io invece, in ba~e ai 1·isultati delle mie esperienze, sono indotto a ri tenere che la reazionè agglutinante possa servire come criterio per differenziare tra loro vari campioni di streptococcbi. Ed ora sorge spontanea la domanda, se. i campioni di streptococch i adoperati nelle mie esperienze costituissero una specie sola, oppure parecchie specie nettamente distinte. A vero dire, non mi sento autorizzato a pronunciarmi in favore dell' una piuttosto che dell' a.ltr~t opinione. Ad ogni ~odo mi sembra che non debbasi esclndEire la pMsibilità che tra i trenta campioni di streptococchi esistessero non !';Olta nto semplici varietà ma specie diverse, le q uali, oltre alle differenze assai spesso variabili e non sempre apprezzabili nei caratteri morfologici e culturali, presentassero pure differenze nel grado di agglutinabilità r ispetto allo stesso siero specifico. È nn fatto innegabile che dei trenta campioni di streptococchi da me esaminati, di fron te allo stesso siero, la maggior parte, sebbene in gra.do differente, rimasero agglutinati, altri non risentirono affatto l'azione del siero. Allo stato attuale delle nostre cognizioni, data l'ipotesi che si trattasse di unica e identica specie, poichè il grado di agglutinabili tà non è stato nè eguale nè costante per tutti, bisognerebbe ammettere che nell'intima costituzione dei corpi batterici dei vari campioni sieno inter venute delle modifica.zioni tali da permettere ad alcuni di re<lgire e ad altri di non reagire. In altri termini bisognerebbe ammettere nuove proprietà., per cu i le aggl utinine con tenute n el siero abbiano spiegato maggiore affinità per alcuni campioni piuttosto che per altri.


Dll:LL'AGGJ~UTI~AZIOKE DEGLI Sl'REPTOCOCCH I

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CONCLUSIONI Lasciando da part.e le ipotesi, e restando nel cnmpo dei fatti ossen·ati, dalle prove da me istituite è risultato: l' Che per lo ~tudio della reazione agglutinante degli streptococehi il metodo, il q.uale meglio ha corrisposto, è stato q nello di fare reagire il siero su un'emulsione batterica ottenuta da coltura sn agar. 2° Che il s i e ro ha esercitata la sna azione sulla massima parte dei campioni di streptococc-i1i. Infat.ti per 24 Ja reazione è stata posi tin~, per 4 negativa. :1° Che il p otere agglutinante del siero si è manifestato in differenti rapporti. Da un rapporto minimo di l a 20 si è esteso ad un rapporto massimo di l a 500: il rapro1:to med io è stato di l a 80. 4• Che tra l'agglutinazione microscopica e quella macroscopica vi è :.tata tfUasi sempre perfetta corrispondenza; ma mentre la prima si è rivelata abbastanza presto, entro due ore, la seconda relativamente tardi, dopo otto o d ieci or,e .

a la IUile de l'erysipelt-. (Sor.i<'l~ M llit\ l(ll:ie. i$90) .

l. ROC. KI\. -

,l/odi(IGIIIÌIHI~ d11 SPrltm

~- R•w&R. -

A~inr1 ues proa<~it• &Ofullftl 1t" llreptocoq~te de l"ery$ipJ/e. ( 3ock1ll' dc 13i<Jio:.:lc, l:l91).

3. Rocsn. - Cllnlribuli(ms

a l"itw.l f I'X/)èrimenla! du 81J"tp/(ltOqu~ de l ' ITfJSipele. (llwue de mede·

clne, 189!). 4. Vo:> LiXGH~SREill. - liJ;p. V11tu.~uti<IITI{Ifn ii.ber morpltolO!/. wllur. u:11l puthnlog. Eigen$chc•[Ltll 11tr~chie>tener Sl··eptol;okl•m. ( Zeil~cllr. (. II!J{}ietle. ll!9l ). 5. \"o:-; LI:SG g~su r.ut. - A•tiolugit. tmd Th.tropl e d er Slrtplul;oklie.tlltl{f(/lim (1899). 6. D& P.-o~•~. - S" !la p1·oprieta vaccinate dello slt·eplowcco drtl"en$ipeta r llo funll•• m ,·<llcr•. i 8S9). i. MoRo:soPP. - /nunut~isallon d's ~atliM con/re le slreptocoq11e. ( Arch. de mr<ledue exprrime11tutt, l8~3).

•

S. GR AII .• ~ows~v. 9 . GRAIIAI(OW~KY.

-

lttunun isati ou coutl"e t• in{ecliiHI sll·eptococcil]tte. • Pt·rsse m fd i cale. JS9;;). /tllllltUIÌ.,IIIJOn dt.~ /apins COtll1"e le Sll"l f)IOCII?ILC rl lraitPmeut dc; 11//;•cliMU

uyn/)Pialeuses par le set"ll711 dr sang d'llllimalvaccinr. ( A>III>IIf;, d • t"ltl.$ /illtl PIISIItll", IS93) . 1<). IJ Esrs. - fll!.'ullals oble>ws 1111r le sèrum atltislreplococc<'/Ue d11 labom lf>lre bacteri•llogit/lle di LOtlvai n, 1897. I l. O&;<; vs - L• !ért~na rmtislreplowcci'!tU, 189fo. 1 ~ OP.:. H et MARCHA:SO. - D11 mtcrmwJte de l " im mun~fé rou(éree a u !ap i 11 pllr l"i11jecllo>t d ,• ierum nni Mtreptocorcittlle dn chtvill. 13. Dr.:"H e t L>:CLv. r. -< .Sitt" le seru>n atllistreptococciq11e. l Acad. de m ed•·rine de llti!Ji'IILf.. 1895). l i . IJt:" \"5 et Lsct.l!r. - S11r l;) m eum i smt de t• imm11.nile cltez le lapin v"ccù•c conlre te str·eplorO'fll~

pyoglllle. 1:>. ~hn•oRs~. - Si'r le slrf.plocoqt4e. (Societ;' rto hioiHI(io. 1895). 16. M•~»on&K. - Sh·eptococtue el serum a llli•lrt t' lococci•t•IP. ( Anuults de l" ht~l•lul l'asle~<r, l tl95). 17. ~hHKORHK.- Tratlemerll de la Ha•·laliue pa•·le $et"Uin autislreptococcaque. ( Arluules de 1"/nst i11JI P11steur , 1896). {S. ~IARliOAEK. - Le streptocoque pathqgé11e po11r l'ltomme. ( A>llltllts de l"/nstilut Pasleau·. 19112) .


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C'OSTRIDOTO ALL.O STUDI O DE f...L 1AGGLUTINAi'.I>OSE l)f':GLI Sl'Ub:PTOCOCCH l

l!l. PA iìASCA).f\or v. - E.<prt• inìttili Mti'Oitt·IJpiéi co•ltl'a /t irtft.:lllui JlfOgfnt f l' tl'i!lpela . {Lo Sper·immtol.,, ! 69:;). :o CnARill~ N llt)<:F. ll. - /ò<.M i d'~tppliwtion de la sénunlltèrapic 1111 trniteme11 t de la {ie»re plle>'Pt · ,.,.~-., •.Société clt hioll>~tie, llS9r,). iH. CUARIIt\ Pt Flor.t-:11 - AI'J!IICfl iÌOII de la serumlherapit Oli lrllilemrllt af (/lltl•tlltl offeclicms sh·ep· lcHOcr.iq,ts (l•lt•m). :?:!. Auo.~·~~ ~- - L'•tlt•rsllclitrr~!)t'tl tilltl' ~ll·r.plllf;ol;kerr 11r11t .!rlliJircplvl;okkenstrllm. 1/Jel'l . /;liti cll<n~c/11· .. 190!1. ;3 TA \'~t. - lùh••r d•t• ll 'a·/;"''9 dr•s A l•li$/r~ptocuccensenwr$ .. f ;:)eparat-.1 h~ru rk ;nos tler 1\liruulle/itr rap. Il ur.ltr•rtsr/u·r(t, 4 ~!\t) . ~~ . T.v~: 1..- P.c,,uwtrnlt-1/e< •wd l\lirll$chfs ilber dns polyralrnle J. lllislreplacoccenscr>~m. • Denl.sclle "'f<lir lfl 1\ '<•CIIf>I.~C/II'Ìfl, ftl(l;l). 25. Mo::~:n - l'rbr r tltP /Jchmrdlurrg du Scllarl<t clt$ mil fÌIICII~ ScilarliJci•·Slreplokokkell$erum. ncrlm, K:1r;:er. l 911:1).

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Rrr:hrrclu.s .mr lr.& strrptocoftUC> Jlt>Uul(lf>~ts. (A•·cl<iV'I dPS $cìtno~ bittiOQ&· irutH' ria! rte m.'··l~rirr•• OX i111rtmentaiP à :'>irrt-l'r\tPr., ltnll l'l!, t:sn 33. Sr&LO~RG. - C:t•/Jel' tli~ Zer.,el~ilnl/ des 'J,·,.ul.m•-;ucl:ers durch t.lie Et'!i"'lltlkolil:m. (ltl~ l ). 3~. Ll' E>vt~f: •'l M,, n11:~AC. .\'nlr. su r 1111e t</ll'tC r)tlrllcrtfih·a de atrcpturvq >&e reti r e dii st<ng 1l'un h111nm p allciut de scttl'ltt!ìtUl. t <frcll. de mRCleci•te t.rpC?·im. el d',llwt. pr~tllol.l. 35. r.otthU:\ . - Cwt. {. /Jak. t. Uri,.:. n. ~. ! 903. Bo n nBT - Con/nh" h<111 a l! elude du $ér ""' antlslt·epl 11cocc. 11111 t. 1 A1wa l es de t' t P1r<l ('"r. q~tP$ , puhh•'C< p~r I'Jn·Hilut

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189i). 37 PtnKO\\ ~" 1. - /Jet' l. llu•rap. 1\'.,chtn. (llrcern h re t 9M). 38. NKl'P Rtll. - Z~ilull . (. flyg. B l. 44, 19tl3. :19. M n~n.- Dir Aqg/,tiurlLw" 1>01t Strrp/Qko/;ken 1/leut. ml'd. ll'~tcflm.<ch r .. 1!10!). ~O. PtA~<~:T7.~ A.- /l~rlwrrlu:s s11r la pOif!Vali>t<e du Sl'l'"m cwli,<t•·•ptococciqHP.. (1903) . 41. Mossn un•f ''· P••>U~.T.- Z••r Agglutina/io•• dP.I' Slrfplo!:ok~en. cCmll'alblall ft<r Brtl>/en"/•1· gie. 1903). 4:!. PA «JU AI.K. - l'er{lleirilt>l<l l• lf.nlt'l'$11(/lll»{)m iil/fr' Stl't/)IIIA'ilk/;m. ( Zwglrr'$ Heil!·.ige, Bd. Xli). 43. P A~ S. - Sr•lla dltJ{JIIO$i uiffe··e... ~iale (1'11 8/t•eptocucco dell'eri siptla e l lrep lococ-o Pl•tOt•IO ((,'i<w1W i e llell'll..< :<ocia:ao"t' ll l'fl'•lelmw di ,1/~d.lCCua. Anno IV.J

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Istituto di Anatomia patologica della R. Università di Napoli, diretto dal Prof. von Schriin

LA TIROlDE NELLE INFEZfONI SETTICHE CONTRI BUTO ANATOMO-PATOLOGICO

Memo ria letta il fO mar1.o t905 nell'oipedale militare principalt! di nrescia dal dott. Artur~t lllonae o, ~ottoienentè med1CO

Molto si è studiato, in questi ultimi tempi, sull 'anatomia e sulla fisiologia della tiroide. Si è così ben precisata quale sia la sua struttura, e si è àssoda.to avere essa una funzione importantissima per la conservazione dell'organismo. · Ancora molto si è studiato questa glandola nelle neoproduzioni di diverse specie. Attribui tale una. funzione protettiva ed antitossica per l'organismo, ne sarebbero dovuti derivare non meno numerosi studii di essa nei morbi infettivi; ma la letteratura su questo argomento tace, se ne togli rari ed isolati lavori. Tanti sintomi, di natura nervosi, nei morbi i'nfettivi, non è improbabile che siano in rapporto ad alterazioni della tiroide, che, come ricorderemo, influenza beneficamente la delicata e mirabile tessitura del sistema nervoso. Ed allora vedremmo nuovi e splendidi miraggi affacciarsi all'orizzonte per la cura delle malattie infettive con estratti e succhi tiroidei, che si sono visti già giovare nel missedema spontaneo e post-operativo, come nella tetania post·operativa. L'importanza delle alterazioni della tiroide nei .morbi infettivi tu ttavia. risulterà ben chiara dopo che avrò brevemente riassunto la fisiologia dell'ot:gano. ~TO IUCO DELLA FISIOLOGIA DELLA

Gli Organi glandulari hanno dato molto filo da torcere agli anatomici ed- ai fisiologi di tutti j tempi. A ragione Alberto Haller, verso la metà del secolo decorso, parlando della funzione degli organi glandulari, ebbe a. seri vere: multa in pltysiologia obscut·a, oòscu.riu.~ lwc ipsa functione QUADRO

TIROJIJE.

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nihil. E le dottrine fisiologiche, intorno ai processi secretivi, furono per gran t.em po vaghe, confuse e d 'indole speculè'l.tiva. Le prime ri cerche esatte, intoruo all'intima struttura glandolare, rimoHtccno a :Jlalpighi (1SG5). 1\.(a yrima che queste fossero riconosciute

uome LR.li, vediamo seguire una. serie di esperienze, nei risultati, COJJtrarie ad es~e, di cui J1riuc:ipali fautori furono Royseh (l nDG) e llaller (17i:>7). Nell):{i30 l}. :J[iiller, in uua ma,gistmle monografia (ie yltwdularum secernentium Stl'uclttra peniliori coufermtt le teorie di l\Ial pighi. Egli le arricdtisce di altri veri che poi, a!'soc: iati ai nuovi derivati dalla dottrina cel!ulare di 8cll\nmn ( 1:->f}!l), ed a quel la fisica di Lud"·ig, costitu iscono i concetti odierni sulla fisiologia glandohwe.

La glandola tiroide è· una glandola a secrezione interna, à})pa::tenente al gruppo delle paratiroitli , ·cap.mle ~urrcnaJi, ipofisi cerebrale, o g landola pituitaria, glandola pineale, glandola carotidea, glandola COCCigea.

Il sccreto colloideo dC'lle cellule viventi, a t ipo epiteliale: si raccoglie nelle moltt~ plici vesc1cole, e da queste v iene assorbito dai lin fatici interJobula.ri ( l\:ohlrausch, 183i~; B<'l.ber 18 16, L angenclorff 1889 ed in Italia V assale. Brazzà, Galeotti) .. Il Langendorff (ed è la sna opinione oggi pitl accettata) distingue sulle pa.reti interne del follicolo due diversP. specie di celJule : le prime, cellnle (oncla.mentali, pi.tl gio,aui, che secernono per ess udazione : le seconde, più invecchiate, sono in grande at.tivit~L secretoria., durante la qn11le si l iquefanno, si distaccano, passan1lo nel secreto protaplasma e nucleo. Queste ult,ime lasciano cosi tra le cellule fon!lamental i interstizii stellati, attra\erso i quali il secreto penetra nelle vie li n fatiuhe . G ran nnmeTO delle esperienze iniziali, fatte per assoda.re la na.tura e l'import.anza. fìs iolop;iL'a di questa glr.ndola, possono clirs i interamente fortuite, rnn. pert.auto prPziose in quanto uhe sono fatte sull'uomo st.esso vivente. Sono cioè i chirurgi che, o P•~ rnnùo la ti roidedom i a, in casi di gozzo, tlettero tutta una lnrgn, me:;se eli ri:mltati preziosi per la :fisiologia de ll a glandola tiroide.. Nel l Sut i-57 M. Sch ifl notò come alla. tiroirl ectomia segui \'3. la. morte . . n et cam . 11 Koc!Jer , di Btlma, ed i due cugini gine\'rini .li.everdin cle;;cri~· sero gli cJfett.i de!P estirpazione totale del gozzo ( 1~<.32-~t~) . Al complesso e canttteristico quadro fenomenir.o, notu oggi come fn descritto


LA Tl.JtOIOE :-; IJ:LI,b: IN~'EZI0!\ 1 !:>ETTICHI:

allora, il Kocher dette il nome di caches:>ia strumipriva, denominazione ancora. adottata. · }l"el 1874 W. Gull, e n el1878 \V. ~L Orcl descrissero ciascuno 5 casi di una malattia spontanea or! er editaria, simile allfl. cachessia strumipriva, a cui dettero i l nome di misseùema. 11 Kocher ed i due cugini Reverdiu assodarono come il missedema spontaneo, la cachessia :;t.rumipriva, ed il cretinismo avessero di comune, oltre a gran partedeisintomi morbosi, In. maucataod insuHiciente funzioue della glandola tiroide. · Più tardi altri chirurgi, oltre allo stesso Kocher ed ai cugini Reverd m, quali Billroth, Mikulicz, Hica1uet, \ValkowitsL'h fpeero osservare eome alla. cachessia strum ipriva si assodava lJÌÙ o meno mpidamente la tetania. Si emisero quindi, sulla natura funzionale d ella tiroi(1e, ipotesi pitt o meno gratuite e fondate s~ o:>servazioni superficiali . Noto, fra gli altri autori di queste prime ipotesi, i detti cugini ReYerdìn, e Kocher, Schreger(17'!l1), Liebermeister (1864), Rusch(180t~),Meu li (188J:). Solo nel18S4, per opera dello Schifi', furono abbandonate tali ipotesi erronee, e si ritE'nne che la tiroide segregasse una sostanza di grande importanza per la normale funzione del sistema n ervoso. Nello stesso anno il Colzì ed i l Luciaui, iu seguito a nnmeYose e ben condotte esperienze, assodarono che il secreto tiroideo ave:-;se assolutamente una funzione protetti.ra antito.s~;ir.;a contro i prodotti catabolici dei tessuti: e che per tale funzione è sufficiente una metà od un quarto di tiroide. (Rel. dell'accad. Medico-nsioà fiorent.ina. 13 luglio 18H.t) . Sull'iniziativa. e sullo indirizzo di ùolzi e tli Luciani nn a infinità. eli ossen·atori, ripetendo e dettagliando l e esperienze fatte da essi, ne confermar ono i risultati (Bogowtsch 1886-88, Fano e 7-!lnda 18~~), Lnseua l· !IH, Gley 18%, ecc.). · Un'altra serie di esperienze iniziate dallo f:;chiff e continuata da Bircher (188!'1), da Horsley (1890), Lannelougne, Kod•er, Bdten(·onrt, . L-rra.no, Merklen, Eiselsberg ( 18~~) ed ~1ltri t-lJbero per ri:,;nltato di meglio delineare la funzione tiroid ea., e di dare nh indirizzo positivo alla cura del missedema. E ssi cioè : traptantavano, sott.o eu te o uo l peritoneo di animali stiroidati o di uomini operati di gozzo, tiroidi di pecore o di scimmie, che sono is~o l ogicamente simile a quelli dell'uomo, t>!l ottenevano così un miglioramento ùei fenomeni morbosi i nvadenti . E q ueste esperienze, specie q nelle condotte clall'Eiselsùerg-, Ya !:;ero a detronizzare completamente la teoria emessa dal Cyon sulla funzione della tiroide, tutta fondata sui peculiari ra,Pporti nervosi e \ascolnri di essa. /

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LA. •r iHOIDE XELLE l~f'EZIOXI SETTICH~~

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*** Allo stad io di sero"plici tentativi possono dirsi le ricerche dirette ali~ conoscenza cléll'intima natura chimica della sostanza colloidea. Nel 18!1.) Notkin preparò, dalla tiroide d i giovenca, una speciale so~tauza, che cl1iaroò tireo-proteitle, cbe è tet<1nizza.nte, ed una S(>(•onda, che denominò tireo-g'ommin11, che avrebbe potenza neut.ralizzaut.e sulla. prima, di derivazione estranea alla. tiroide. Il Fdinhel contell1poraneamente estrasse una sostanza, la t ireo-antitossina, con p1·oprietà analoghe ~-d la tireo·gommiua. Il Baumann t18U3-!lG) rintracciò la .i odo ti rina contenente iodn. Il 13unge (1898) infine emise l'i potesi che nel secreto tiroideo vi fosse un com posto albuminoso labile, del gu·uppo degli enzimi, i quali, come si sa, producono grandi effetti in piccole dosi. Questo enzima tiroideo, secondo Bunge, avrebbe la proprietà ùi influenzare beneficamente il metabolismo cellulare, e secondo Luciani di acceler are l'emissione, per la via renale, dei prodotti di consumo, a misura C;he si formano. L e ricerche degli studiosi non dovevano arrest.arsi a ciò. 1Iolte altre furono dirette ad assodare i rapporti della t iroide con a ltri organi. Con le capsule surrenali, g landole salivari, ovaie, pancreas (Fano 18!)3); con la milza (TizzoHi e Filai 1883-8..!:, Sanquirico e Canalis 188-:1:, Ughetti e l\f attei 1881>, Zanda 1803, Schifi', Yassale e Di Brazzà); con il timo (1[n.rie e l\lobius, Cadeac e Guinard 1804, Gley 18~)4) con la glandola pituitaria (Rogowistsch 1&S8, 8tiecla 1390, Hofmeister 1882, Gley 18!.12, Tizzani e Centanui 18DO, SchC•nemann 1802, Yassale e !;;acchi). Ma questi studi o furono senza risultato o stabilirono non e::;sen·i chiaro rapporto fun zionale con la tiroide. Più importanti furono le ricerche dirette a dimostrare la funzione . delle paratiroidi, scoperte nel 18:-10 dal Sandst.rom, ed il rapporto tra queste e la tiroide. (Gley 1 8~12, Mou!'su 18Ui3, Hoffmeister 18U4, V assale e Generali 18QI), Edmnnds e ·welsh 1808, L nseHa 18!19). E qu este però se miserò un po' di luce sulla funzione delle paratiroiùi non portarono a st.aùilire con precisione il rapporto ricercato. Da tutti i numerosi studi riferiti si può dedurre quanto segue : l o La cachessia strumipri va è effetto della cessata funzione delle tiroidi; 2• La tetania è effetto della cessata ftlnzìone delle paratiroidi .


.. LA TITWIDE NELLE l:SF EZJO~ l SET'l'I CI!E

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3° Sulle correlazioni esistenti tra le funzioni delle d ne glanchtle le opinioni sono ancora alquanto discordi; 4• Per evitare qualsiasi effetto morboso, nella estirpazione del gozzo, è necessario rispettare non solo le paro.tiroil1i inferiori , ma ant:l1 e gli estremi più bassi del corpo tiroideo. 5• La funzione della tiroide, come 11nella delle paratiroicli, è di neutralizzare una materia pecrcm.~, ci rcolaute nel sangue e di facili tarn!:' l'eliminazione. A~ATO:\IIA PATOLOGICA nELLA "tiROIDE. -Intorno àlle a lterazioni della

tiroide, le indagini degli osservatori sono state rivolte specÌ;'tlm!:'nt~ sn quanto riguarda lo strumo o gozzo. Su tale argomento, di cui si trovano i risultati delle ricerche, nei trattati recenti, lavorarono specialmente Yircho"·, Gutkuecht, l\{iill er, Rechlingausen. In rapporto a l modo di comportarsi della tiroide uell!:' malattie infettive, si cominciò lo studio in Francia per opera di Honsell, di Rog<'r e Ga.rnier, Nattau -Larrier, (1898-9a). H onsel osservò una donna d i~~ anni affetta da gozzo nel corso della con valescenzt~. di una pnenmoni te ·fibriuosa. Inciso il tumore, fece culture dal pus sgorgatone e trovò pneumococchi. Roger e Ga.rnier riscontrarono nella tnbercolosi scleros i del connettivo tiroideo, periarterite ed endo-arterite, a,ccnmdo delle cellule nei follicoli, per la iperattività funzionale del tessut,o tiroideo, 11iente tli produzione tubercolare, nè cell ule giganti, n è bacilli. . 'econdo essi la sclerosi è dovuta ;.-tlle tossine, che circolano nell'organismo. Roger e Garn ier inocularono poi bacilli tifosi nelle tiroidi di ani m !t li da esperimento; e riscon trarono, nei casi acuti , forte congestione, endoarterite, piccoli focolai emotTagici nelle vescicole, alterazioni cellulari; nei subacuti, le lesioni si riferivano ai vasi ed al connetti'o in terfollicolare, in filtrato di leucociti; nei cronici, sclerosi tiro idea, con sco m pa~·sa di molti follicoli. Nattan-Larrier, in gran numero di tubercolotwi, riscontrò sclerosi tiroidea. In Italia, il 'l'orri (1900), nell'Istituto anatomo p•ltt)logico di Pisa, condusse una serie numerosa di ricerche anatomo-patologi ~;he e sperimentali sull'argo...mento e concluse che nelle infezioni la tiroide si mostra in istato di iparfunzione (ipersecrezione d i sostanza colloidE>a, prolifera.zione dell'epitelio, neoformazìone di tessut,i glandolari): e con assenza di processi infiammatori (ascessi, tuberco li ecc.). :~· atti importac.ti, da cui logicamente si dedurrebbe a•ere la scstanza colloidPa pro·


J,A TIROJDI': ~ll:LLE DH'EZIO.Nl SETTICHE

prietà distruttrice dei microrganismi e neutralizzante delle tossine da es:>i segregate. . Dalla letteratura che ho potuto raccogliere in proposito, si deduce e~sere le alterazioni della tiroide nei morbi infetti vi poco studiate. E t·l;o perchè mi sorse l'idea el i cond urre a t ermine il presente lavoro ana.tomo patologico, sperando di dare un modesto contributo alle ricen; he cosi scarse a l rigm~rdo . RrcERC'IIE AX.\TOl!O-'PATOLOG lciiE :-;t:LLE rmomr m uo~11~1 ~to wrr rr::n rxl·'EZlO:\I ~ETTI C'Ili':. -

Osservazione 1•. Cliuica mellica. Autopsia del o mnrzo 1001, n. 3:}2. Diagnosi clinica. - Cir rosi epatica. )forte per setticemia acutissima in seguito ad icoriz%azioni di \'aste ulcerazioni varicose all'ètrto inferiore Ùe:'t.ro. J!epertu necruscupico (l). - Cada,.,ere di uomo di anni oO. ConforllHtzione se hP letrica r~gol are, nn trizione discreta, tinta, sn bi tterica del l<t cnt~> .

'l'i1·oide aumentata in ' olnme. J!ejm·to microscopico. - Fissazione nel liquido di 1\Hiller, alcool, liIJUÌÙo dì Hayem, liquido di Flemming. Liquidi colora n ti: emallnme, come colore nucleare, eosina ed orange como colori protopla:<matici. Per laricerea dci microrganismi metodo di \Veigert, Ziell-Gabbet, Gramm. Ho tro,..ato: aumento della trama connettivale. La sostanza propria della glandola si presenta in ùne fasi dist.inta: acini, con prevalenza di proIift'rHzione degli elementi epiteliali prt)pri, l!\ quale è l;O~i abbondante, i n a.!t: un'i tubi glandolari, tla riem pirne completamente il lume. In altri ncini si trov~mo dilatazioni cistiche d~[ tul>i stessi, atrofia e desquama:?.i<me delle cellula epitel~li, ed i l contpnnto delle cisti è interamente f1nl o di ~o:;tttllza colloidea c'o n poc hi nudei o residui nnclcari, inglobat i nella :-:ostam:a colloiclea stetJsa. In generale gli eleme11ti epiteliali tlella gla.ndol a Yist,i a forte iugrand ill1etl t.O, mo,~rano il protopla:-;ma denso, granuloso, e che si colora int>:! nsamento coi colori protoplasmatici (onmg:e-eosina.) ; mentre il nucii'O assume aneh'esr:;o a;;;;ai facilmente i co lori nucleari (emallurue). l l rNi<·olo ea.pillare è notevolmt!nt.e svi.l nppato, ed i ntsi in generale sono furtement,o ripieni di sangue. ?\on aùbowlano in preparati opportunamen-te fissati, coi liquidi 05ll1ici, le figure cnriocinetiche, però aubondl\110 le di visioni dirette, poid1ò ci sono molte cellu~e con d ue nuclei. : IJ P~r lm~vila r.r,•ri>•·o 11 r.•prrto oli <Jue;:li organi soli eli ~ ro>oouo interessare al l'«rgomento.


LA TIROIDE NELLE I~FEZIONI Sll:1~TICHE

La. ricerca dei ·mi.crorganisrni fatta con gli opport.nni rnetoùi coloranti è stata negativa. Osservazione 2". Clinica. ostetrica. Autopsia del l± dicemure 1~)0 1 , n: 393. Operata per isterectornia vaginale. ~Iorte per setticern i a. Repe1·to 1~ecroscopico. - Ca,Ja,ere di donna di 3~ anni. Conformazione scheletrica regolare, nutrizione scaduta) colo rito della pelle gia.lloitt-erico. Pulrnoni: tubercolosi agli apici. Tiroide iperemica e leggermente aumentata. di volume. R€:pe1·to micro.~copico. - Fissazione e colorazione come sopra. In questa tiroiùe ci sono due ordini di lesioni: Da. una parte l'ipersecrezione colloidea, e la foruutz ione di gntn nnmero di cisti colloide, con atrofia da compressione e da iperfu nzione degli elementi epiteliali glandolari; dall'altra la reazione infiammatoria del conn ettivo, che forma lo stroma dell'organo, la quale, in alcuni punti, si appalesa con infìltramento parvicellulare, che per lo più circonda i tubi glandolari, in altri, ~on fasi regressiv~, fino a lla trasformazione fibrosa di esso. . L'organo, in generale, non è fortemente iperemico, m a vi sono aciui, in cui i capillari si mostrano fortemente ripieni di sangue. Gli elementi epi telia'!i glandolari, che ancora sono discretamente conservati, s i mostrano rigonfi e ricchi d i protop ln.sm.a! denso e con nucleo avido di color e. Le pareti dei vasi, sopratutto delle ar terie, preseutano i spes~i m ento notevole più marcato nella tunica intima e nella media. La. ricerJa dei microrganismi è stat.a negativa. Osstlrvazìone 3•. Clinica ostetrica. Autopsia del17 giugno 1903, ll. 421. Diagnosi clinica. - Enclometrite puerperale settica. Morte per setticemia. Repe1·to necroscopico.- Cadavere d i donna d i anni 3G. Conformazione scbeletriea regolare. Nutrizione buona. Colorito della cute gi alloitterico. Tiroide leggermente aumentata in volume. llepe1·to micro.gcopico. - Fissazione e colorazione come sopra. L e lesioni che si riscontrano in questa t iroide interessano irt p rimo luogo il connettivo, che presenta una prolifer a.zione notevole così da dissociare gli elementi glandolari, e da formare una. r ete fìtt; i ssim~t intorno ai tubi glandolari. Il connettivo si presenta però in fase embrionale, ha assunto in altri termini il tipo del connettivo mixo rnatoso, esso cioè è ricco d i elementi cellulari rotondeggianti e stellati, ricchi in prolungamenti, e nucleo piccolissimo.


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LA TlHOIOE NELLE INFEZ ION I S l~TTICHE

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Abbondano le cisti colloidee, ma sono piccolisRime, e gli elementi che ne tappezzano le pareti, non sono completamente atrofizzati; ma :wlo lievemente appiattiti . Anche q n i prevale il processo di prol iferazione e di desquamazione clegli elementi epiteliali propri della glandola. Anche qui la divisione (liretta delle celJule ha la preva.leuza sulla mitosi. La r icerca dei microrganismi è stata negativa. Osservazione 4 •. Clinica cbirurgica. Autopsia del 5 dicembre HJ03, n. 429. Diagno~i clinica . - Calcolosi vescicale, fistola vescico-rettale, cistite, pielonefrite icorosa. Morte per setticosapro-emia. R eperto 9?eC1'(,scopico. - Cadavere di uomo di anni GO. Conformazione scheletrica ~·ego l are. N utrizione di:;creta. Tinta sub-itterica della cute. 1'iroide come sopra. R epe1·to micro.~copico . - Fissazione e colorazione come sopra. I n questa tiroide la maggior parte dei follicoli è ripiena di sostanza colloidea. Al cun i di questi follicoli sono normali di volume, altri assumono g ia la forma di cisti coll oidee. Questa sostanza ora si raccoglie verso il ce11tro, ora riempie tutto i l follicolo, comprimendo gli elementi proprt clelia parete. La proliferazione epiteliale è anche qui molto evidente, ma non raggiunge un grado cospicuo. Intorno ad alcuni follic oli c'è un addensamento di cellule embrionali e di leucociti, con una reazione infiammatoria del connettivo. In generale il connettivo è pitl abbondante che nelle tiroidi normali, ed in alcuni punti ha a.spetto m ixomatoso. La ricerca d i microrga.nismi è stata negat i va. Osservazione ò". Clinica ostetrica. Autopsia del 22 dicembre 1903, n . 434. Diagno.,·i tlinica.. - D eciduoma maligno. Operata di isterectomia addom inale. Morte per sotticemia acutissima ed anemia post-emorra~ i ca. R epedo necro.~copico .- Cathvere di donna di anni 3D. Conformazione ::;uheletrica regolare. Nutrizione discreta, tinta itterica della cute. 1'iroide come sopra. RP)}(!1'lO llliC1'0,qcopico Fissazione e colorazione come sopra. Qui predomin ano i fatti di proliferazione degli elementi propri della gla.ndola. Vi sono anclte cisti collo idee; ma il connettivo non mostra fasi di sclerosi notevole; nè vi si riscontra forte iperemia dell'orgi~>DO . Solo le arterie presentano ispessimento notevole della tunica avventizia. Le cellule epiteliali, i cui uuclei sono sempre fortemente colorabili, non mostmno nel protoplasma nessuna alterazione. La ricerca dei microrgauismi è uegativa.


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Osservazione s~ . Clinica chirurgica. Autopsia del 18 gennaio 1904 n. 4R8. Diagnosi clinica. - Occlusione intestina.le. Operato morte per setLicemia acutissima. per peritonite fecale. lteperto nec1·oscopico. - Cadavere di uomo di anni. 5ò. Conformazione scheletrica regolare, nutrizione scaduta tinta itterica delia cute, Si notano focolai obsoleti di tubercolosi agli apici, tubercolosi ruesenterica, peritonite tubercolare in fase fibro::;a. Tiroide aumentata di volume. - Iperemica. Repe1·to microscopico. - Fissazione e colorazione come sopra. Questa tiroide, salvo un~ minore ricchezza di sostanza colloidea, ed una minore abbondanza di cisti colloidee, presenta gli stessi caratteri di q nella del n: 393. Osservazione 7". Clinica chirm·gica. - Autopsia del12 marzo 1905. n. 505. Dia.gno.<ri clinica. - Lussazione inveterata del collo del femore di ~iui:;tra operato. Morte per setticemia acutissima. Reperto necroscopico. - Cada vere di uomo di anni 46. Conformazione scheletrica regolare. Nutrizione 'Quona, tinta sub-itterica della eu te. 'l'iroide i perem i ca. Repe1'to ntic?·oscopù.:o. - Fissazione e tolorazioue come :sopra. In questa. tiroide sono as~ai scarse Je cisti col loidee, ed in g enerale ci è. poca sostanza colloide nei follicoli; e vicever::11. si nota detta sostanza nei linfatici peri follicolari. Il connettivo uon mostra nulla cii pa.rticolare ma la proliferazione degli elementi glandolari è notevole e pre nde la prevalenza sulle altre note patologiche, che questa tiroide ci lascia ' osservare. Notevole anche è Piperemia dei capillari e delle piccole vene. I u mezzo ai follicoli interamente ripieni di cellule proliferate siri-~t:o n trano foco lai emorragici. Gli elementi propr1 a forte ingrandimento <;Ì mostrano molto bene conservati . Abbondano qui le figure cariocine· t.iche; ma si incontrano anche delle forme di di visione diretta. Non vi è accenno a fatti rea. t ti vi del connettivo. La ricerca dei microrga.nismi è negati va. Co~ sJOF.R.UION I.- Dai sette casi, da me osservati nell ' uomo, dì set-

ticemia, di cui due associati a tubercolosi; si vede chiaro come la tiroide aumenti notevolmente la sua attività funzionale nelle dètte infezioni. Nelle forme acutissime si ha: l) Forte produzione di sostanza colloide, nno a. formare delle vere cisti colloidee, ed a produrre atrofia degli epit.eli follicolari per compressione ed iperfunzione. Quando è relativa-


LA TIROIDE ~E !A.E l:'>FI':ZIO:H SETTICHE

mente scarsl:l. nei fo l1icoli la sostanza colloidea, la si nota nei linfatici perifoll icolari. ~) Attiva proliferazionedell'epitelio, sorpreso anche sotto forma di prolifera~ione mitotica e di divisione diretta, fino al punto da. invadere, in t]_nalche caso, la cavità follicolare in sostit uzioné della. sostanza colloide. 3) Ritorno alla forma. embrionale clel connettivo, di a· s petto mixoma,toso. 4) Reticolo <:a.pi llare avi! nppato, ed i peremia. Nelle forme croniche (tubercolosi) !':i ha : 1) Come fatto predomina u t. e la neoformazione di fo llicoli, eon discreto aumento di secreto colloideo. (Questo fa.t.to deve mettersi in rapporto alln, prolungata iperfunzione della glandola). 2) I perplasia connettivale fino a uomprimere anche qualche fo llicolo, e r.id urne notevolmente la capacità. 3) Arterite ed endoarterite. (Questi d ue ultimi fenomeni possono, con giusto criterio, mettersi ad effetto del len to stimolo infiammatorio delle tossine circolanti, specie sulle pa:reti vasal i. Negli uni e negli alti·i casi non ho riscontrato microrganismi nella sol'tanza colloidea. Quindi posso coucludere, per quanto riguarda la tiroide nella setticemia e nella t ubercolosi: l o che si ha ipersecrezione di sostanza colJoidea nelle infezioni acute e croniche i 2• che si ha forte proliferazione epitel iale specie nelle infezioni acute, mentre nelle croniche più proliferazione follicolare:; 3" che non si trovano nella sostanza colloidea microrganismi, il che potrebbe significare costituire questa sostanza u n ambiente non favorevole alla loro vi ta ; 4° che si ha nelle forme croniche sclerosi connettivale ed a.rte riale ; ; Come conseguenza logica degli studi menati a ter mine dagli altri stud iosi e da me medesimo, può r itenersi : 1 o che non è privo di fondamento, allo stato attuale della scien za che la sostanza colloidea abbia grande importanza nei morbi infettivi, e che ne influenzi beneficamente il decorso; 2• che non sarebbe strano vedere un giorno, non lontano, migliorare il decorso di una infezione con som ministrazione, per via orale o per iniezione, di estra.tti o di succhi tiroidei, che si sono visti già g iovare nel missedema spontaneo e post-operativo, come nella tetania. post-operativa. Ringrazio il mio maestro prof. Otto v . Schr6n, per il materiale che gentilmente mise a mia dispozione, e per i saggi consigli di cui. mi è sta to sempre prodigo.


LA TlROIDE ::-IELLE INFEZIO)II SETTICIII~

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l -

Gil)male m.edico.

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SCUOLA D' APPLlCAZIOì\E DI S ANIT:\ ~liLlTARE

Gabinetto di batteriologia diretto dal maggiore medico prof. Francesco Testi

SU DI UN t~ STl\EPTOTRIX PA 1'0GENA ASSOCIATA

AL MI C R OSPORO~ FU I\FUR ~ELLA PITllU AS I Hl\SlCOLA RE Po' r il oloU. Gim•cppc Bia zuti. tenente medico

L'allievo ufficiale medico Dott. lf. di sana costituzione fisica, senza. precedenti morbosi, era affetto nel dicembre HJO·±, all'atto dell'ammissione in q nesta scuola da catarro bronchiale su bacu to e da p i ti· riasi versicolare. Tale dermatosi durava da circa due anni ed era disseminata a l tronco, al collo e alle braccia eccetto che alle mani. L a sede, l'aspetto dell 'eruzione non lasciavano dubbio sulla forma clìuica: mat·chie superficiali, poco sporgenti sulla cute, di colore giallo brunastro, della grandezza variabi le da pochi mil li metri a !) o 6 centimetri, poeo pruriginose, con d istacco di forfora abbondante. Il 5 dicembre praticai l'esame microsl!op ico e bfttt.eriologico della forfora, raccolta con spatolina .sterilizzata. da.ll'etJlores~.:enza epidermica sulla regione A.nteriore del petto. Nei preparati microscopici semplici e in goccia pen1lenta, nei preparati colorati col bleu di Liil11er, allestiti dalle squamoUe epidermiche, dOJJO macerazione per 1:2 ore nella vota:;sa, caustica (4.0 p. 100) osservai in mezzo agli ammassi di ifì cot·ti, ll'ggermente :flessuosi con spore discoidi, nueleate del microsporon furfur, alcuni fì lamenti plit sottili, piit lunghi, rami lì ca ti dicotomi camente, che si mettevano meglio i n evidenza nei p repa.rati c.;lorati col metodo di Gra.m. Nelle colture isolanti sn agar mal tosato a l 3 p. 100, nelle scatole <li Petri, al 5° g iorno di S'\i lnppo a 37" C, in mezzo alle numerose co· lonie batteriche, ne comparvero a.ltre dì streptotrix. Queste con successi vi passaggi su agar mal tosato, furono isola. te e i ndi coltivate su n.ri mezzi nutritivi, per la differenziazione dei cara.tteri morfologici . Così potei isolare una varietà. di streptotrix cromogena, dotata di potere patogeno· per il coniglio.


SU DI UNA STREPTOTRfX PATOGE)l'A

Caratteri morfologici: i filamenti sottili, tenuissimi, ramificati, vaTiaruente intrecciati che si colorano uniformemente coi comuni colori di anilina, resistono al Gram e alla decolorazione coll'acido nitrico al ~5 p. 100. I caratteri colturali, si differenziano poco da quelli della streptotrix alba. L'optimum di temperatura per lo sviluppo è di 3r C, ma anche a 18°-20° cresce in pochi giorni, sia in presenza che in assenza di ossigeno. In brodo si forma al 5" giorno un abbondante deposito di colonie rotonde, biancastre, dendritiche, grosse qu!l-nto un pisello, mentre il liquido soprastante rimane sempre limpido e di reazione alcalina. In agar a becco di clarinetto (semplice o glicerinato) le colonie sono rugose, di colorito giallo ambra, aderenti all'agar, a bordi finamente areolati, di aspetto lucente nella prima. settimana, vanno a poco a. poco fondendosi in una patina rilevata a superficie ondulata e si ricoprono verso il 15• giorno di un'esilissima efflorescenza biancastra, indizio dell'avvenuta sporificazione. In gelatina per infissione si ha dopo (i giorni sviluppo nastriforme e granuloso, lungo il c~:~.nale d'innesto e in superficie una patina spessa a contorni irregolari di colorito giallastro, che aderisce alle pareti del tubo, fonde lentamente la gelatina in circa 30 giorni e dopo avvenuta la fusione si deposita al fondo, lasciando lim pida la parte soprastante. ~elle piastre di agar e di gelatina le colonie sono rotondeggianti di ~·T;mdezza da 2 a 4 mm. consistenti, aderenti, giallognole; a debole ingrandimento appaiono oscure nel centro e granulose alla periferia. Sulla patata si forma al 3°-4° giorno una patina pieghettata, rileYata, al principio g rigiastra poi gialla, che invade tutta la superficie. Jl mezzo nutritivo non cambi a. reazione n è colore. Nel latte si sviluppa lent.amente senza coagularlo. ~elle uova non si sviluppa. ~el siero solidificato le colonie hanno lo stesso asp~tto che nell'agar glicerin&.to. N'ell'agar glucosato prodnoe molto gas. c.~RATTERI BIOLOGICI . - Tale streptotrix è dotata di fermento proteo-

litico, non produce indolo, nè acidi. Il pigmento è solubile in alcool assoluto, poco solubile nell'etere, insolubile nell'acqua, nel cloroformio. POTERE PATOGI!:NO.- L'inoculazione sottocutauea nel c-oniglio di 1 c.c.

di emulsione in brodo sterile di una coltura su agar, determin a nel punto d'innesto al 3° giorno, un ascesso che si apre spontaneamente nella prima settimana e cicatrizza nello spazio di un mese. Nel pus


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SU DI uXA STP..EPTOTRIX PATOGE~A

denso e biancastro si constata con preparati mil'roscopici e con le col-

ture isolanti, la, presenza della streptotrix. cerea flava. Ho scelto come altra via d'inouulazìo11e, la cavità pleurìca, 1·itenuta come la più adatta per l' espli~:az ione della virulenza delle streptotricee. L'inoculazione di !:? c. c. di emul;;i.one della stessa coltura su agar nella pleura di un coniglio di 2200 grammi, produce la morte dell"animaJe in 45 giorni per marasma. La diminuzione di peso minima nelle primo due settimane è rapida verso il BO" giorno, l'animale scade di circa la metà ùel proprio peso. Prima delh~ morte avYiene la paralisi del treno posteriore. All'autopsia si riscontrano nel punto d'inoculazioue delle aderenze pleuriche, senza tra<.:c:ia di essudato e pochi noduli bianchi sulla sn perficie del polmone dello stesso l~\ t o. Fegato e milzu. alquanto

ingranditi, la vescica enorm emente di;;tesa, da occupare il terzo della cavità addominale. L'esame microscopico 'e colturale della sostan~a dei nodulì polmonari riesce negativo, nè si riscontra la streptotrix nel sangue nè negli altri organi. Non è patogena per le cavie nè per i topi bianchi . Con l'applicazione dei parassiticicli, scomparvero apparentemente le macchie pitiriasiche e il prurito cutaneo. 1'ralasciata la cura però, ri · comparvero nell'aprile le manifestazioni della pitiriasi versicolore e io volli ripetere l'esame batteriologico dell'e.fllnorescenza cutanea per \edere se persiste'a l'associazione microbica sopradescri~ta, oppure si foss~

trattato di un reperto puramente acciden~ale. L'esame condotto colla stes~a tecnica riconfermò la presenza della, streptotrix cerea flava cogli stessi ca.ratteri morfologici, coltura! i e biologi ci. Nello sputo del Miuervini non si riscontrarono i bacilli di K ock. l~iteugo la descritta associazione della streptotrix cerea f!a\a patogena, col micro~poron furfur di speciale im portan za, oggi che si vanno estenrlenùo le nostre conoscen ze sull'azione patogena del genere streptotri x e sul -.;-alo re da dare alla p itiri asi versi colore, come dermatomicosi tubercolare. Fu il nostro prof. Gasperini che per il primo sostenne l'idea dell'iùeutità trtt- le forme para~silarie éli streptotr ix e quelle sap1·ofiLiche dell'ambiente. La sna tooria del parassitismo facoltativo, per cui le streptotricee innocue dell'ambiente, possano in circostanze speciali, d iventare pato.gene, fu sostenuta dal Sandoval, dal Rossi Doria e dal Biagi. A. tale genere inoltre sì tende di avvicinare i così detti micobatteri nel cui gJUppo rientrerebbe il bacillo delJa tubercolosi e delle pseudo· tubercolosi.


SU DI UNA STREPTOTRIX PATOGENA

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Il Saufelice, in nn suo lavoro, descrive minutamente le lesioni pseudo-r.nbercolari determinate dalle streptotricee negli animali da esperimento. Circa il significato da dare alla pit iriasi versìcolore, ricordo che il Bertrand, vorrebbe considerarla addirittura come una manifestazione della tubercolosi polmonare, per la frequente associazione delle due condizioni morbose. Il De Mobius e il Costilhes avevano notato anche la. frequenza della pitiriasi nella t isi e spiegarono tale concomitanza col fatto che la superficie cutanea dei tisici è q nasi costantemente affetta da seborrea più o meno intensa, con presenza di molti acidi grassi, e sarebbe uno dei mezzi più favorevoli allo sviluppo dei microfìti. Alle ossen1azioni chimiche si sono aggiun te recentemente le prove sperimentali del .Renoux e Piery. Questi AA. sono riusciti a riprodurre la tubercolosi nelle cavie, coll' inoculazione sottocutanea di nn' emulsi1me preparata asetticamente, con le squame cutanee provenienti da una donna, affetta da tubercolosi polmonare e da pitiriasi versicolore. La flora batterica della pelle umana è stata oggetto di numerose ricerche : il Bizzozero, .i l Bordoni Uffreduzzi, il Maggiora da noi, il Nilwlscki, il Morkoff, il Sehleu, Remlinger e il Preindersberger isolarono molti germi saprofìtì della ente d'ìudividni sani e ammalati. Tra i microrganismi patogeni il De Matteis e il Ba ldwin riscontrano il bacillo di Koch s"Ò.lla. pelle dei tisici e lo ritennero di esclusiva pro\enienza dallo sputo e non dal sudore degli stessi malati; il Bricter isolò il bacillo della differite dalle mani dei difterici e il gonococco nei blenorragici, il Bockhart i cocchi piogeni nell e sicosi parassitarie e il Wigura il bacillo del tifo nelle mani di un infermiere. Di altri microfili, non patogeni, associati al microsporon fnrfnr il Bizzozzero riscontrò in tre casi una particolare leptotrix epiderm ides, che si sviluppava abbondantemente nello strato corneo della cute e il De Michele la osservò pure in un caso di eritrasma, associata al microsporon minutissimum. Il Dncrey e .il R eale non trovarono mai tale lept.otrix nell'eritrasma. L'actinomices albns dì B erestenew fn isolato dalla cute di un ammalato di actinomicosi polmonare. Per risolvere la questione ammessa dal Bertrand , bisognerebbe fare uno studio comparativo completo di tutte le associazion i miCl·obiche, col microsporon furfur e ricercare la vera azione patogena di questo microfita, il cui sviluppo è tuttora poco noto. Nella pitiriasi dei climi caldi il Castellani pare sia riusci to a coltivare recentemente il microsporon e ne ha isolato tre varietà : il microsporou ma.ussoni della pitiriasi nigra, il m. tropicum e il m . mac-


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SU Dl U)<A STREPTOTRI X PATOUE:\A

fadyen i della pitiriasi flava, che si d ifferenziano tra loro per caratteri roorfologici e coltura.Ii. L'associazione delle streptotri cee patog ene, se confermata in altri casi di pitiriasi versicolore, potrebbe r i nscire ad ill ustrare indiret.tamente il 1·apporto ammesso dalla scuola francese, tra questa dermatosi e l'infezione t llberco lare. R esta a \edersi se la tubercolosi sperimentale prodotta nelle ca\Ìe coll'inoculaz ione di squame pitirisiache sia dov uta. a~ vero bacillo di E.ocb, oppure si t ratti d i una psendo-tu bercolosi da streptotricee. L a str eptotrix cerea fla.va sopradescritta, s·a.·vicina per la sua azione pat-ogena a lla S. Alba II, isolata dal :-4anfelice dall'ar ia; se ne ùi::;tingne per la sua proprietà cromogena. Firenze 23 luglio HJOG.

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t e 7Hiyr itt.~is vt r$icolor det· mlttnmy((>~t tubn·cu leusr. (Semltine .lleuiwle 1\106,

t 33J.

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( Le prll!)r•'·i mM .• S 1 . •1\Sfl).

)IACH:'>iOH.- Zu1· Fmge lltfl•'r dtlt ù ~trchymty liOII ll<~kl~i~n dure/l d fe l/arti bei m /.!,m·t i bt:'l (Cwlrirl~

(1ir /lal:t. B.J. VII ). r.nA> •A\1.- Srtllll J>n.«ihiltlci c ' {<"tqum;ll d"ill(e;ioneper mezzo dolle moni d ,. J11btrcolosi. ( A unal~ cl" lgìrne s·ver imwtalt. Al•no 1903. p. i09) I'IIEI\ OEII~OOh.GP.R.- Zru·. /\tllllllliss der Bakleden dts rnttrJIIIDtlsraumes (Lentrfllb. (ur IJakt. Bd. X) W H::UR A, Bnrc Ten, l'\ ••oLsi;J citati nel la\'Oro dct r. raziani.


RIVlSTA Dl GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVIS'rA l\1EDICA G. MARINESCO. - :atoerohe spetlmentali sulle lesioni dei centri nervoai conaecutlve all'lnsola.:done. - (Comples.renr/tt$ he&domadaires ""s :;éance:.~ de l'.i!eaclémze des seicnces, Pal'ig i, tomo CXLIII, n. 2:2, 26 novembre l :JUli). In questa memoria, presentata all'Accademia, da l Laveran, l'A., dopo aver· ar:cennato alle discor·dauze che esistono L1·a gli sdenziati sul m eccanismo della morte per in>'olazione, riferisce Je sue e!:'pe1·ienze su va1·ii giov·ani esetn plari di cani, di gatti, di conigli e di cavie. Essi venivano esposti al so le nei rnesi di luglio e di agosto e ne seguiva sempre la morte. in med ia dopo un'ol'a con temperatura reltale di 47°, con congestione e diminuita consistenza dei centri nervosi e con lesioni microscopiche costanti del le cellule dell'asse cerebro- spinale. Egli ha pur e osservAto che, quando la temperatura ùeirauimal,e raggiunge t .\l.ì•-4ì 0 , tali lesioni microscopiche so110 assai conside r·evoli. Scompa_iono allora gli elementi cr omatofìli, m entre s i colora la sostanzn fondamentale a cromatica; il corpo cellulare, sotto l'azione dHlla lionina, a ss um·~ un colot·ito violetto pallido, opaco; talora la cellula è piu alterala alla perrf'eria, il suo contorno ~ pi,ù pallido, lacer o o frastagliato. Il nucleo si mostca tumefallo, con reticolo incolore e con nucleolo più o meno vacuolizzaio. Queste var ie alterazion i si riscontrano nelle cellule, e specialmente in quell e piccole, del midollo spinale , del bulho, del cet•vello e dei gangli. I prolungamenti •.:ellu lari poi si presentano frammentati. Si tra tta insomma di una citolisi dell'elemento nervoso . Le neur otìbrille sembrano m eglio resi!< tenti dei cot·puscoli del N issi: così pure bottoni termin.ali che, infine, però, si disorganizzauo pur e!<Si. Si può dunque concludere che l' inso!azione produce da rprima una dissoluzione degli elementi cr omalafili, poi la disintegrazione granulosa d~;:l l e neul'O· lìbt•ille, infine uoa specie di citolisi. Queste lesioni dei eenlri nervosi si acco!:'tano rnollo, benché più a ccentuate, a rruelle dovu te a ll'ipertermia, alla quale, evidc ntem ... nle, debbonsi attrtbuire, poiché l' in!:'olazione agisce aumentando la te mperatura interna. Il Marinesco sospetta a~1che dell'azione dei rag~i chimici, ed ha perciò tentato di studiar·e la questione esponendo gli animali al sole in recrpienli di vetro coloralo. l risullati, per·ò, non fu rono chiat·amenle dimostrativi. Assai probabilmente le suddette alterazioni d~i centri ner vosi debbono r ilJ'Ova rs i anche nei gangli sparsi nei vari organi e, forse anche, in tutte le cellule llell'orgaoismo: la m orte per insolazione, accompag-nata da ipel'lermia, dipenderebbe dunque da un fenomeno gener ale, dalla soppressione cioè della vita in tutte le cellule del corpo. Quelle nervose, pe1·ò, sarebbero le più sensibi li all'azione del "calor e. Le r_icerche del MariOflsco si avvicinano a f!U elle del Leveran e del Ref!nal'tl, i ']uali opinano che nei comuni colpi di calore la morte non sia do,·uta alla coa-


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.RIVISTA 01 CRIR URGIA G EXERALFJ

gultnione della minsi na, né all"a5'1ìssia , né all'autoi ntossicazione, ma a disturbi d' innervazione, che si avvet'er ebbero quanrlo la temperatur·a in tern a r aj!giunf[ a n ell'uomo e nei ver·tei.Jrati superiol'i, i 45 gradi. - PA S SERA. W ~:: rNt: E R G .

Febbre tlfolde sperimentale ln nna solmmta ospite dt verml i.otestlnall. - (Com,d es ren dus he&domarlaires d es séances cl e l a .socictt: d~ biologie, Pat•is, n. 38, 28 dicembr e 1006) . -

Il \Vei 11berj.r ha voluto studiare !'<per i mr nlalmelltt>, nel labora tor io del M elchni ko fT, la tr·asmi5'sione delle malattre in fettive t1 m ezzo dm vermi intestinali. I n due macacull C!fnocep halHs alfc~tt i da tt·ict•Cefali, com e lo dimostrava il r erwr·to a!'!';ai copioso nelle lor o r~ri ùi ut, va del detto i!lrninlo, a m ezzo della !"Onda E'!'ofagea in troò u ~;.;e un'ernul sio11e i n !Jrocln di tre coltur e di 21- or e di bacill o l irico su g elm-io. La sotnrni nil'tl r·:nio ne venne ri petuto il di !'< ef!uente. N el prtmo. cinocefa lo si ebbe l a rn o rt(~ 11 ~i i)J'ra o dopo e l'A. la r rtiene dovuta ad uu'infezione selti('emica da coli-bacil lo, iuoc ulalo dal tr·icocefalo llella parete in testinale, e conforta la pr·opt•aa deduzione con altr i fl ue ca8i a nal o~hi i n uno ciJi m pnnzè ec.l in un macacus sinicus. Il r·eperlo nec ro~copi co mostr·ò infa tti no levQie conge!'lione d i Lutti g li or•gani e numero!';issimi tricocefali n el colon a ~ce n d en te , eli cui alcuni tìssatr fl lla lllucosa. All' e:::ame micr·Mcopico, poi , si r invenner o IJel puu to dr fi!'<sa zione d'al cuni vermi, focolai iuflammatot•t estendentisi profonda mente nello spessor e delle pard i del ceco e t·acchiudenti , in mezzo n delle cellule polinuclea ri, dei coli-badi li. l quali si svilup!Jal'ono anche i n colture pm•e prepar·ate col san!!ue dell 'a nimAle mor ibondo . Ben più impor·lanti ri!'-ull.a li ~ i ebber o dall'al tro cinocefalo, il qual e sopt·avisl"e 33 ~iorni , pre:::t·ntando una curva f ebbril e co n tc mperatm·e se ro li nt~ oscillanti fra 3f\o.H e 3!J0 .6, ma !'<Ouza andamento <'..at·allerislil·o. All'autops1a, pt·r altro, si r i nvennero nell'ileo rn ol li s!';irne ul c~::raz.io ni delle placche del Peyer', le quali si pt·esen~avano coi cara tteri stes;:i delle le!'\ioni tifìc he nei di ffer enti stadi della loro evol uzione. N ell'ultimo Lralto del duodeno e nel princi pio del digiuno ~ i ll'ovarono ino ltre numer'O!<e tenie, alcune delle (]uali ~tn cora lì$sn te in corrispondenza di piccole ulcer·azioni. M olli lricocerali nlberg-avano nel ceco e i n una porzione del colon. Dal sa 11gue e dalla milza si ebbe inoltre il bacillo lifìco in coltura pura: nelle ulcecazioni dell'rleo ed in quelle delle ten ie si lro \•arono poi ammassi numer osi di baci ll i ti fìci. Si tr·attaYa d tnHJu e, in questo caso, d'una Yera febb re Lifoid e e l'A. crede per ciù ch e le l enie fa vori SCfi iiO la p~n e lra zi o ne del !mci ii o di Eber l h-Gaffky nella parete mtcslinale, cosa eire po lr·eb b r~ fo r se verificarsi , in cerli casi, an che nell'uo mo. PASSER,\

RIVISTA DJ CHIRURGIA GENERALE Doli. V rTTORto MERTE:-<S. - Cura delle fistole. - (Cenl ra!lilnll fii r Chi r uruie,

n. 5 1, l ~l0l)) . L' anlor e dico che, quando " i di;:cusse OPLI 'ullimo Cong r esso chirut· ~ i co della iper•emia da slasi, si 8 t'.Ce nn t\ rtfl moJI.i AlllOl'Ì Al fallo, ('.he l e (jgtole VI3C:ChÌA possono curar·si co11 succe!'\sO con detta i pePemia. ottenuta da lui a m ezzo di


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENEraLE

un appat·ecchio aspirante speciale. AlluJe al r11 schiameu lo delle fistole col cuc chiaio e ne accenna i pt•incipali difelli, frA c ui la necessi l t\ dell'impiego della narcos1 in mo lti casi e la conseguenza di g randi ft>r ile. Pel'ciò egli asserisce che è giustificalo il te nlati~o di esperimenti in cAsi di fì•tole col s uo apparecchio aspirante e,l ipereudzzante, di cui descr ive l» tecnica r ispetto al modo di applicazi o n~ dell'apparéccluo, t·ispello al grado di pressiQne 8l'<SOrbenle, l'ÌSpt:Uo al tempo di S!il!i'Ot·bimento, e t'i!<petto al periodo di ripetizione della manovr a. Ci la alcuni casi in appogg io de lla bontà curativa d&lle fi,;tole con tale roelodo: a) uomo di 37 anni; da vat'ì mesi aveva sul dorso della mano sinislt·a una fisto la. la quale aveva resi stito ad og-u i alt1·o trallam ent(J e che in cinque sedute, con l'appar ecchio dell'A., diede huone granulazioni; IJ) uomo di 45 anni; avev11 una fistola consecutiva ad ascPSSO pnranefr·itico re~istente ad ogni r.ura: la fistola si cbiu!'le in 50 giorni dopo l'appl i.:;azione :!ella campana a ~pirato r ia; c) uomo di 32 anni con fistola all'nvambraccio destt·o consecutiva a flemmone, curala inutilmente anche con iniezioni val'ie e con la stnsì alla Bier; la fh•to la si chiuse dopo l'uso dell'apparecchio aspirante dell'A. in breve tempo. Da questi e da altri casi guariti, l 'A. trae l e condu sioni : t o che le fistol e non specifiche, posl-operative guat·iscono col suo appar ecchio in breve tem'po; 2° cl1e, se una fistola cosi t·ece~tata non guarisce dopo qualclte tempo, essa contiene qnalche c01·po estt·aneo e quindi dev'essere ampliata ed esplorata. FUNAIOLI.

Sulle ernie traumatiche considerate come lnfortUJdo •ul lavoro . . - (Rivista medica, Milano, 1906, n. 11 novembre).

GiUSE PPE M . NOBILI. -

L'A. ricor da anzitutto che la magworanza de~l i scriLlot•i rilieu e per traumatica l'ern ia che compare bru scamente, solto l 'in(\uenza d'uno sfo t·zo unico o l'ipetuto, o d'un lt'aumatismo. Accenna poi alle g ravi difficolla che s' ioconlt·ano nello stabilir e il r apporto tra un'emia ed un lavoro fisico allegato come causa di essa, poiché, come ebbe ad esprimersi il T ro.ub etla, viene in que!"tO caso a mancare il solo Cl'ilerio che deve servire d1 guida, quello cioè dell'evideoza traumatica . L'A. passa in rassegna le opinioni dei vot'l aulor·i ;:.ull'etiologia e stilla patogenesi ddl'ernia e finisce per in:ocrivet·si fra quelli che, in grande magg ioranza, ammettono, nel meccanismo della prorluzione di essa, dei momenti causali, quali !;\ono ~li sfot·zi e le lesioni violente, che agi s<·ono anmentandc, la pressione endoaddominale, la quale si riper cuo te sui punti debpl i pt'fl hsposli, f' dei fatti predi sponenti, che consistono nella preformazione Ji uu sacco o d'un'espansione di i nfundibolo del peritoneo, a livello dell'orifìcio ing uinale inlerno, dovuta a disposizioni congenito, quali la notevole amp1ezza dell'anello inguinale, la presenza del canale di Nuck ed i diverticoli 1·isullAntr dalla mancata obliterazione del processo va~inale, o, come vogliono allri, a disposizioui acqui~J te, per lipomi che, stirando il peritooeo, lo eslt·ofleLterP.bbero . . CH'l pr emesso, egli noo esita a considerare l'errda traumatica come infortun io sul lavor·o, ogni vona che se ne possa din.1 ostrare la d ipendenza diretta dal mede!"imo, poiché se è v &ro che l a predisposi1.ione or ganica ne forma la base


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RIVISTA DI Cfi.TnURGIA GI1:NEHA LE

indi!<pensabile. !';i deve tuttavia ammetter·e che ;;enza la cau><a nccasionale l'ernia non !'i sar•·bbP. prodottA, e l'rndivi,luo polrebbl-l viver·e lì no a tarda eta <·olia !'Ola predil'lposrzione. pur es:;end•l utile a sò ed alla società con un lavor o pt•opor· zionato t~lle sue condizron1 di r e;:isLenzfl. L'A., peraiLI'o si affrcltn anche a l'iC<)OO!'cer·e le drtTicoltt'l ch e s'eflaccrenn al perito nr ed ico -le~ale 'lll811dO e;..rli debba stabd:re !'e u11 dalo lavoro fu la caul'\8 immediata dt"IIB fu o t·iuscila dt' ll'ernia e ri evoca a tal rig-uarJo le norme dettAle dal Borri e, pei milile r·i, dallo Scholtzt>. L'A. vor·robbe anche cl te un operaio, p t'ima di es:-ere ttcretta to o nt!J!,ito ad un dato luvorn, fosse. sempr6 visitato da un medico, pt>t' constatare non solv l' evenluulc presenza d'uu'emia gia i n atto, ma a 11che la pr'P.disl'osizron e ad es.;: a e, nello stesso or din e di idee. vorr·ebbe compr·esi nell'elenco delle impPI'fezioni ed infl3t'mità, fra le cau!-'e di esenzione al servizio milital'e, a11che l'enorme arnpiezza de~li anelli inguinali e ~li altri stati anatomici predisponenti. PA SSERA

DoTT. BRUN:--1.- Una rara luaaazlone.- (Cent ralbatt .fiir Chirurgie, n. 49, 19U6) L'autore riporta il caso di una lussazione totale dorsale dell'articolazione radio-car·pica senza distacco òei processi stiloidi. Una signora di ;)2 anni scivola,·a sul pnvrmenlo della camera il 28 Agosto 1906, battendo contro il Ruolo il palmo della meno smi:;lr'IJ. Avverti dolori violenti nella mano e notò una alter azione nella configurazione del polso. ,Chiamò d'urgenza il medico, il quale osservo ch1• le piccole o><::;a della prima serie del Clll'po, t.lispo!<te a semiluna. eran o spostate sull'e!i<tr·emità infeeiore delle ossa dell'avambl'accio, mentr·e su tale prominenza o~sea co,.revano rila sciati i tendini dei muscoli estensori, ed osser vò anche c he dalla superficie fi e:;soria spor·gevano gli estr·emi &l'ticolal'i delle os;:a dell'avambrMcio in modo da !asciar ben palpllr·e la lor o superficie concava ltrficolar·e; !addove i due processi stdoidi erano palpnbili è li!i<si alloro posto noema le. Fu notato inoltre che la mano pre:sentava una deviazione leç!gera del suo as"e verso la pat·te radiata e che aveva le cliln flesse. Quin11i fece drag11osi di lul;'Sazione dor sale totale r adio- ca r·pi ca sinistra . I n narco;;i clorQI'ormi ca fu fatta la ri posizione del frammento sposlalo, che !';t fissò in leggera fless ion r~ dorsale per venti ~ior·ni con la precau;::ione di e:::eç!uir·L~, ogni due giorni, alcuni movimenti dappr ima passivi e poi attivi. li trentesr mo giorno dall'avvenuto lesione si es~gui la r·adioscopia de l polso e fu constatato ciLe le superficie arti<:olal'i del carpo e del l'avambraccio er<,ulll a pet·fello contatto e la signor·a fu considerata guar·ita. F uNAIOLI.

G. CAM PORA. -

Dell'lttero poat- operatorlo. -

(Ca.::eUa def]li 0SJ1ft/ali e

delle Cliniche. aprile lflOfì) . L'Autore ehbP. Ad osservare un cet·to numer o di rl'l!>i d'itterizia dopo oper o7.ioni diver ;o:e. Na1 ra di 'luall ro casi da lui o><ser,·ati, dei quali tr·e consecutivi a cure radicali di ernie, eri uno occorso dopo una nefropexia. Ordinat•inrnente la pntogenesi dell'illet•l) post-operalorio viene attribuita ad assor bimento del sangue slruvasato od a coincidenza di un'iller·o catarrale semplice . o ad illcro emotivo o a spa~mo biliare riflesso d'ori gine peritonea le, nei (juattro casi da lui osservati r itiene invece siasi trattato di una vera e propria intossicazione


1UVISTA DI CHIRURGIA GE.NERA LE

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da cloroformio con a llerazione della cellula epalica e della quantità e qualità della secrezione bilia re. Allora gli elementi della bile passano nel saugue determinandovi l'illero p~r difrusione. Tuttavia nun sempre è possibile ammettere che l'inlos~ica zione clorofo1·· mica basti a dar luogo all'ittero, mentre tutti i cloroformizzali ra ppresentano degli intossicati. ed è invece rarissimo l'itlero •in seguito aliti na1·cosi. Devesi pertanto s upporre che l'intossicazione si asi'oci i ad allri fattori cd in special modo occort·e che il cloro formio agisca s u di" una cellula epatica cto tata di una. speciale vulne r abilità. Io ta\uni soggelli tale vulnera bililé può essei' con~e nita , in altri invece acquisita in s eguito a cause' morbose diverse, quali alcool, S1fìl1de, inlossi<'aziooe cronica da. piumbo, ed in genere tutte le intossicazioni croniche dell'organismo. G. BERNuccr. G. W ALT ER. Delle fratture b1ma1Ieolad. - (Sociéié d e Chi r u rgie, seduta del 12 dicembre 1906):

Traltasi delle fratt~re bimalhwlari di T illaux, ingiustamente denominale fratture di Dupuylrt>n, nelle quali l'autore ritiene che, in un gran numero di casi, sia possibile Ja r iduzione primitiva. Per· ollene1•la sarà o pportuno por·r & la gamba alquanto in flessione sulla coscia, a pplicf).ndo tosto un apparecchio l'(e~sato , mantenendo il piede in posizione finchè il gesso sia completamente sPcco e duro, giacché f[Uando l'apparecchio non riesce solidissimo vedesi sempre prodursi una deviazione nelle prime ve ntiquattr o ore. Con tale precauzione si possono ottenere delle riduzioni perfette. Riuscendo dolorose le manovre di coartamc~ nto e di riduzione occorl'el'à ricorr ere all'anestesia. praticata con la scopolamina prima dell'operazione, poscia col cloroformio dut·ante l'operazion e stessa. Nella maggior parte dei casi basla lascia1· l'apparecchio in sito pe r la dur·aLa d i quaranta giorni, e togliendolo bisogneré assicurarsi della resistenza del callo fJSragonando il membro fratturato con quello dell'allro Jato. Non ave ndosi, dopo quaranla giorni, un callo perfettamente ossificalo, occorre applicare un secondo apparecchio. N ei casi nei qua'li si trascurò simile pratica s'ebber o sovente delle devia:r.iooi secondarie molto accentuale; invece l'autore esclude completamen te le de viazioni secondarie dopo una completH consolidazione. La ratiiogr·afia pel·metle di valutare il g rado di consolidazione. l primi quaranta giorni d'immobilizzazione saranno seguiti tla un mese di esercizi di marcia suiJe stampelle trattandosi di fl'ntture benigrw. Per le fratLure gravi occorreranoo da cinquanta a sessanta giorni di a prarecehio e dlrt.l mesi di·stampelle. G. Bt>HNl·ccr.

J. F&YT AUD. - Degll anearlaml dell'aorta dl origine reumatic a. - (Tesi di Parigi, 1006). L'autore sost1ene c ha ollr·e la sifilide, oggidi sempre m essa in campo quantlv lrallisi di aneurismi dell'aorta, debbansi ricercare aiLrove le cause che spiegano oeziologicamenle tale temibile affezione. Ritiene che gli ane urismi aortici d't•r·i~ine reumatica non sieno punto rari, e nel cor so delle :;:ue ricerche l'accols e


RIVIST A DJ CHIRURGIA GENERALE

uu certo numero cii ossel'vazioni, nelle quali, il r eumatism o a1ticolare acuto ba prec.-duto ci i qualc!Je m es~:~ o di qualche anrw l'appar·izione di un·aneurisJOa. in i nd ivirlui a,::s,Jiutamenle immuni ùa s ifilide. Pcr·ta.nto, secondo l"autor e, g li aneurismi aortici cfol'ig ine reuurati ca apparler·r... bllf!i'O sopra tulto alla seconda in fan zia ed all"adolescen za, avendo ordinari amente ~ede sulla porzione asceJrdenle e sviluppauùosi sopratullo a desll·a ed in avanti. Spesso tali infenni hanno !"Otfer·to di pi ù atl acchi di r euma ti!'mo, pri ma localizzato alle l'l l'tic;ulazion i, po>'cia el'le:::m-i all'endocar·dio ed al cuore, fin ché nel le ri petute e,;plusro ni appaio no l'oOJ·ti t.e. la dilatazione e da ull i1110 l'aneurisma. A ciasched una cri!'r r eumatica col'risponùe uho stadi o della lesione aortic~:~ cht· fra due cri si pQtrà subil·e una l'egr essrone , ma soltanto provvisor·ia, per pt·o vocal'e una p ro g r e~srone drll.'ecta:;:.ia appPna r iapparirà il r E- umatism o. Se a tali cnratte1·i !.'i aggiu11ge l ' liDJ'OS~i l>ililil di spie;:rare in> altr·o modo gli accidenti aortici e l'azione bene!ica che a ~l i sles:;:.i apporla la cur·a specifica del !'& licilato di soda, devesi coucln uder·e, a jur;antibus el laed ent ibus, con lo amr,lellel'e l'ori ~i 11e r eumatica cet·la di talunr aneum:mi dell'aorta. G. Br;;R:-;uccJ.

LussazloDl traumatiche del nervo cubitale. me(lic. W ochenschrUt, n. HJ, 1906) .

A. H OLM. -

(.\1 il n eh ener

La Jussazione del ne1·vo cubitale può associarsi ad una ft·a t~ur·a in vicinanza dell'articolazione del gomito o ad una lus!.'azione dello stt::sso od esser·e conseguenza unica e diretta del tr'!H1111al1sm o. llavvi lussazione •1uando il nervo dalla sua loggia ~ci vola nella par·te pO!.'ler io l'e dell'epicondi lo, collocandosi alla sommi\a del lo stesso. Così quanto ma [!giore :::arà. la flessione dell'arto 111oto più il nervo lussato \·erl'à fissato nella sua posizione davanti all'epicondilo, mentr e, stendendo il bracc1o, il ner·vo si ril ascio ritornando nellt1 sua posizione llO!'mttle. Sonvi due variela Ji Jussazio ni, l'abituale e la traumatica. L'abituale è abLastanza frequente, e spesso no n provoca disturLi ta li da motivare ur1 intervento chirur·g-ico; la traumatica ii'lvece è l'ara se con!.'i derasi come unica e di retta conseguenza del trauma, e può essf'r causata da un colpo violento dir·elto sul ner·vo o dall'estensione del b t·accio seguita da una v1olenta e r•apida fle:;:.!;ione. L"osse1·vò l'autor e iu uu caso quale conseguenza d~ lla tuber colosi ùell"epiconcl ilo. PArimenti tale lussazione è consecutiva alle lussazioui od alle fl'atture del <·uh1 l0 quando la frallUI'a g uar•isce fut·mando un cubito varo. Osset·vossi pur·e l liSStl zione dopo operato un'ema toma supptu·ato traumatico della faccia postel'lu•·e dell'epicondi lo. La lus!'azione é accompagnala da indolrJnzimento del braccio, da dolore alla 1•nl pazione e può essete seg-u tl~' da n evr ite. Cause pr t'disponen ti sono uno svi l uppo incompleto dell'epicondilo e del tessu to fìbr·oso che circonda il ner vo, od uno S\'ilnppo poco pr·onnncialo della J occia del netvo cubitale ; se l'an ~Xo lo inferio1·e del condilo •~ o•·izzontale, sono rninot:i le pt•obabilil.à che il nervo sciv oli. li trattamento consel"vali v o di la le le,;ione, t enendo il braccio in estensione con una fa scialur·a che esel'cili una leggera pressione sull'epicondilo, diede


RIVISTA DI OCULISTICA

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buoni risultati soltanto in un quarto dei casi ; ne diede invece di eccellenti la cura cruenta, metlendo i l n e rvo allo scoperto e fissandolo all'osso od al pel'iostio con lembo ricopr en te il ner vo. Dei vari metodi indicati dag-li autori riuscì eiTkace quello dello Schwartz, consistente nella fo rmazione di un lembo fìbro-pr. r·iosteo staccato dall'epicondilo. ribattuto sul nervo e suturato al tendine del tricipite. l metodi coi quali togliesi all'olecrano un gr·ande lembo del suo pel'ioslio pos:;ooo causare la necr osi dello stesso. G. BERNuccr.

Rl\FlS'rA DI OOULIS'riCA Dott. EziO MARRI, o:!apilano merlico. - Rloerohe compara.tlve intorno alla. vlalbUltà. dl ottotlpl diversi. -(Estratto dagli Jtnnali d'oftalmologia , fase. 10-11 , 1906). Le q\reslioni dell'acutezza VISiva e dt:ll'a.ngolo ' ' ISJVO mrormo son entralt' da qualche anno in un periodo acuto di discussioni, che ebbe il suo acme nel Congresso di Lucel'na {l90i-), in cui i pareri degli oculisLi a ppAr·vero c:osi drscordi, da r ender necessaria la nomina d't'wa commis8ione arl hoe, la quale ora sta studiando, per rifer·ir·e poi al prossimo Con~r·esso ol'lalmologico internazionale i risultati de' suoi lavori. Il dottor whlrri , che è assistente onorario nella valorosa clinica di Torino, ha ft~llo opera utile e !'aggia occupandosi dt un tir~<omenlo che oggi desta polemiche vivoci in tutte le s cuole, e che in volge i più im portanti quesiti d'ollica fisiologica. L'autore non pubblica per ora che una parte dei risullali delle sue ricerche; ma se s i deve giudicare da questo saggio. si può dire, senza tema d'errare, che le altre parli non saranno meno inleres~anti della prima, e che il lavoro completo san'! una brillante manit'est.azione delle felici attil11dini del Marri per un tal ~tenere di s tudi , e una novella proYa dell'ottimo indirizzo scientifico-pratico seguito da quell'Istituto, dov~ insegna Carlo Reymond, rl Nestore degli oculi1<ti italiani. Il Marri cominciò a proporsi per obbiettivo lA misur-azione del visus con le tavole ottotipic:he delle Snellen, Roth, Parinaud, Nicati, Bouchlrardt, Pt·aun, Guillery, Landoll, · Oe Wecker, Ker·n e Schollz, pe1· poter pronunziare un giudizio sullA maggiore o minO!' leggibilita o praticità delle stesse, in analo ~the condizioni d'esperimento e con individui emrnetropi o nmelropi, a cui però veniva cort·etto il vizio di refrazione. Dai risultati di codeste r·icerche, l'autore deduce che le tavole, le quali si prestano m eglio alta lellura o al riconoscimento dei rispettivi ottotipi, e che offrono percir! valori comparabili .fra loro, son quelle dello Snellen. del Oe vVecher , deti Lando lt, del Kern e del Par·inaud; aggiungendo che la scala del Landolt possiede su tuue le altre il vantaggio reale e indiscutibile d'esser costituila da . ottotipi semplici (cerchi interni e cerchi spezzati), che sono ben riconosciuti anche da soggetti di scarsa intelligenza, dai ragazzi e dagli anaHabeti. E son lieto di dire che a identici risultati io fui


RIV fSl'A DI OCULISTICA

conrlollo dalle l'icerehe che, quasi allo stP.~so fine, intrapresi già da alcuni anni in questa scuola; tanto cltt>, fino a pt•ova contt'aria , r itengo la ta vola del Landolt come quella che ci offre le maggior i gat·anzie di sicurezza (ben s'int ende appr os!:'imaliva) nella determinazione del visu s, P- di gra11 lunga pt'eferibile - anche negli f'sami medico-l~guli militari - a quelle dello Snell en, del De Wecher e del Bar offi"O. I n una seconda serie di ricerche, il M arr·i si propose di deter minare, per alcuue scal e su cni gia Avev a condotto i primi esperimenti, quale fosse la distanza massima alla q uale, da occhi tll'iologicamente per fetti, potesse esser Iella l'ultima fìla dei car atteri in esse contenuti; e i ril'ullllti - di cui mi limito ad accennare i principali - pet·metter·ebbero di st abilire la se>guente progr e!;siooe: Plli.igel' :m 9.(H) ; Snellen (m. S.lli); Ket'n e Schl,tz (m. 8.28); Parinaud (m. 8 18); L andoll ( m. 6.76). E anche qui, salvo lievi .differ enze, le mie ricerche coincidono con qu~>lle del Marri. Molle altre consider·azioni a vr ei in animo di fare intor'no a. quest'ar'gomonto, <:!Le inle!'essa cosi da vicino la pratica ofla l molo~ica nell'esercito, ma le ri mando a un tempo più opportuno. Basti per ora l'aver segnalato all'attenzione dei colle,(!hi il pregevo le lavoro del Marri, che è - ripeto - un eccellente conLribùlo ai nuovi stuùi ;:ull'acule>zza visiva. TnoMBETTA. tenente medi co. - Unoaso·d'amaurosl manlfestatul ln seguito all'estrazione d·un dente. - (Comunicazione fatta al X V II Con-

ALflt:RTO SANTt\MARI A,

gre:;so dell'Associazi one oftalmologica i taliana. Napoli, ottobre 1905). Per quante rice1'clre io obbia falle nella lelleratura ofLalmologica, non mi ·r iuscì di trovare un allro caso identico o quello studiato dal Sanlamar'iR, t'OIalivo a un soldato del 3° r .. ggimenlo del genio, il ')Uale>, in Sf'guilo oll'e;:lrazione del primo dente molAr e super ior e dr deslr·a, divenne qrwsi impr·ovvrsarnente cieco dell'occhio dello sLr•sso Ia lo. ;-.;é nwno intere~sanli del C8!'0 per sè stesso sono le considerazioni che l'autore fa seguir·e all'osset·vazwrre cl miro, e sulle qual i r·ich iamo l'attenzione dei colleghi, che, del r esto, potranuo le~gere l'intera cornunicazi<>rre nel n. 66 della Gaòzetla degli ospedali e delle clifliche {l'l!HIO

1\)Qf:i).

1° Il duhbio che si trallal"se d'una di quelle ambliopie riOesse, l e quali n on r·ar·amcrrle insor ::tono nei cas i d'intensa nevralgia Lleularra, si poteva esduclet'e in modo as;:oluLo: a) per il fatto che ~i ebbe in primo tempo cecita completa o non sollanto 11 rnbliopia; b) perché, dali i vi1•lentissimi ac<'eS!'i nevral gict, che pr·ecedetLero l'avulsione del dente, l'ambliopia eilleS!>a ~i ::>a r el,he dovtrta manifestare prima e non dopo l'avul sione stessa; c) per' la subi lan ei111 dell'rnsnr·gellza; cl) per i sintomi carntteri:;lici prl}senlnli dal pAziente, primo e più im· portante rù:i quali il r (!Strinyimento concentrico del campo ci.~iro. 2° L a poca entitil. del lraumatismo, melle ancor a una volt.a in r •lievo un fallo gia ben accertalo: che, cioé, non e!iste alcuu rappor to fra la gr·avità, del trauma so n'erto e l]uella delle nevrosi conseculi "a. Anzi riferendorni - dice l'autore - ad alcuni casi precedentemente osser·voti, sarei quasi i ndotto ad afl'errnare chP, negli i!'lerici, si verifica il follo, appar enlemer.te paradossale, che la gravitù della nevrosi traumatica è in ragi one irrversa della gravità del traumalismo: e ciò forse perch è, dato un trauma mollo gr·ave, l e soffer enze e i danni reali s'impongono in modo assoluto alla psiche dei pazienti e attu- ...


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RIVISTA DI OOULISTlCA

trscono ogni altra i mpt•essione ; mentre, nel caso d'un trauma leggiero, l'clem~:mto psichico prende subito il sopravvento e domina tutto il quadro clinico C{)n le v1vaci manif~stazioni della uev1·osi ori gi naria. . 3• Il pre~enle caso é i struttivo non soltanto per la pratica medico-legale, ma allresi per quella chirurgica, in cui non s1 dovrebbe mai dimenticat·e che auche gli alli operativi più leggieri (e massime le operazioni di compiacenza) possou avere conseguenze molto seri e e del tutto inaspettate, quando si esegu,scano su pazienti nevropatici: donde la necessità d'accertarsi sempre delle condizioni del si stema n e t·voso prima d'intraprendere qualsiasi operazione. E a queste parole, scritte da un giovane osservatore, possiamo pur sollo~criverci noi tutti, ormai vecchi d'anni e d'esperi enza, giacché esse conteugono consider azioni e ammonimenti il cui valore pratico è indisculi bile. TR0~1BETTA.

Dottor KNAPP.- Dl un ouo 41 emianopsia bitemporale. Blatt .fiir Schcoei:zer Aer.; le, n. 15 agosto 1905).

(Co rre.~ponde M

Koapp riferi~ce, nel congl'esso medico di Basilea, il caso di un lavoratore, che cinque anni fa fu colpilo all'occhio sinistro da una diminuzione subitanea e transitoria della vi~ione e, quasi 4 anni fa. da un indebolimento della visioue all'oechio destr o con scotoma ceutrale: più lardi anche quest'occhio migliorò p:radaLam ente. Da un anno la visione binoculal'e si abbassò di nuovo in tul)dO ttuasi improvviso e progressivo. Dalla determinazione del campo visivo ri sultò trattarsi di emianopsia bil.t>mporale, a destr a senza ed a si ni~ lra colla partecipazione dei fasci maculat·i. Co!l'oflal moscopio non t•ilevasi alcun fenomeno rnorbo!:'o. L'autore conclude che, nel c~so specifico, si tt·atla di un tumor e cornpriln~nte 11 mezzo del chiasm a, tumor e che pott·ebbe es;;ere una gomm~ del la base' ct·an1ca, oppure uo tumor e benigno dell' i pofìsi (adenoma). F u NAIOLI.

SANTA~1ARIA,

l enen te medico. - Sulla blefaroptos1 apastloa.. (E<::tt•allo dslla Clin ica oculistica, maggio 1!1U(i).

AL13ERTO

L'auto r e l1·ae pr ofitto da alcuni casi di blefat·oplosi studiati nell"ambulalo1·ìo c,cul tslico dtlh:1 scuola d'applicazione di sanità m!lrtare (casi di cui t•iftll'isce la Horia e r osset·vazione clinica) per rsre l e seguenli cousiderazioni: a) La blefaroptosi spastica, Ja quale è spesso unica manife;.taziol'le dell' il'ter ismo listet•ismo mon osinlo matict~), può sfuggire ai comuni mezzi di ind a ~ine.

b) Il cAmpo di sguardo svela semp1'e queste forme di plosi, riuscendo cosi un otlimo è delicato mezzo d'indagine. c) La determinazione del campo di sguar do dev'es,:;et·e sempre seguita dalle prove per la ricerca dei disturbi nei muscoli bulbari. L'esclusione di quPs\i disturbi, nel caso che il campo di sguardo sia poco eslel<O iu alLo, ci fara a111mettere la presenza d'una lieve fot•ma di pLosi spaslica. d) L a determinazione del campo di sguardo non dev'es,:;er e mai trascu rata, specie quando si sospetti un isterismo e non si trovi alcu11a car·atteri· slica manifestazione di esso.


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RIVISTA DI MEDICINA Ll!:GALE

Il metodo indicato dal Sanlamar-ia non ha soltanto un valore oftalmologico, ma ben a nche un valore medico-lf'gale, e put1 riu;;cire utilissimo, ad e~empie, nelle perizie per i;;ler·o-traumaLismo, 'in cui mancano co;;l sovente g-li el ementi ,.1, as!'O"'n ino d'una diagnosi rosith·a. Citi sa che le os;;erv azioni ulter'i or'i non 1:"" t"' un posto ben definilo accanto agli altr'i sintom i ohbi•·ttivi delle ncvr·osi traumatiche, che già conosciamo, e un·irnpol'tanza diagnostira non inferiore a quella del campo ,·ish·o. T!to:~>ri3ET rA.

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE P oDESTÀ. - Frequenza e oa.use della tendenza &.1 suloldlo nella marina, in paragone a quella. dell'esercito.- (Archio fii r PS!Jchiatrie wtd Xur;en.kranlcl!eiten, B er lin, 1906, vol. 42, fa;;cic<>lo t•). In questa m emoria l'Autore, chP. è medico mil itare nella morina germanica, ha voluto compiere uno studio comparativo della fr e!]uenza e delle cause dei suiridì nell' e~ercito e nella flotta. M en tre tl'a l e cause di suicid io, nella popolRzione c1vile, i disturbi mcnt.a!i fìgur·ano in una proporzic)l}e che \'&r·ia da ur 1 ter zo alla rnetà, nelle stalrstiche militari, invece, essi r appr e>itlntano 111111 cil'ra a;;~ai · pir:cnla, mentr'e grande impor·t.anzo s• attl'ibuisce d·ordinario alle passioni, al disonore, al rilnorso, alla coller a, al s('lllimento dell'onore otl'e;;o e simili. L'A .. p<>r contro, r'ili ene cliP questi m oventi, nei suicidi dei mllitat·i. abbiano uu'azione determinante solo quando lrovRno uno stato ment~le già for·lemenle dep1'esso. O'a.ltr a par'Ll', poichè la popolazione m ilit81'e offre uua per'CI'nluale di suic1di mtag~io1·e di quella civile, benrlté, io vi rtù. dell.a cet·nila eire si effettua col recl utamento essa 1·isulti composta ùi per'sone che hauno una migliore cosLituzione m edia mentale e fisica, bisogna conclndet'ne che all'l'lmbiente mditar'e siano intimamente leJinle forti cagioni di accidenlal: !'>eonforti. E queste trovc;r ebbero la loro base nelle mutate conùiz.ion i di vita in cui vi a>ne a lrovursi il soldato dopo l'ar r·uo lamen lo, 8f!if1'8 ,·ate da l l'a ulo,;u gges1 i o ne che i n lui s·aceorn pagna all'i m possibi li la di coufìdare ad altri la propr ia tri;;tezza, !ungi con·1e egli è da' ~uoi p~~rent i, in mezzo 1\ cornpa~ui ch'e~li non conosce ancora e ,·icino a !'<U!'el'iori cui non osu rivoll{er>'i. Auch P- lro i militari i suicidi sono più l'refjuenli l r ll i celibi: la l'eiil'ione e la ra·t.za nr>rl influiscono che secoudu r iarnenle. In Germania poi i militar·i pr'ovellienli dal r egno di Sa;;sonia donuo l a piu alLa per centuale di suicidi: man mllno che ci si allontana da questa r·e~ione, verso qunluufJue punlo cardinale, la frequenza dei suicidì diminuisce, negli altr-i Stati dell'imper o, con una certa !'egolarita. TI Podesta mette inoltr·e a confr·onLo tr a loro l e mot·li volontarie dell'esercito con quelle della marina: ehbeoe, in quest'ultim a, benché i fnttori sopr a enumerali si facciano sentire più fortemente che in lerra, tuLlavia i suicidì sono qua:-:i due volle meno frl:lquenli e assAi rari ri sullano nei pl'imi tempi dopo l'arruolamento. L·A. attri b ui~ce questo folto al minor ~<rado d'isolamento in cu i si tr·ova, a bordo, il marinaio, in confronto al soldato nelle guarnip;ioui, dovuto alla ma ggiore intim i la coi camerati e per fino coi super·iot·i. P ASSERA .


RIVIS'l'A D I TEC!IIIOA E SERVIZIO MEDICO MILITARE

Dolt. GIULIO FuNAIOL I . - Della neuraatenta lo genere e più apeolalmente della neuraateDia traumatica, oon oonstderazlonl medl oo-legaU. (Estrallo dalla Ri vista critica eli clmica medica, 190G). Il tema che il dotlor.- Funaioli si pr·opose tli svolgere, a vr ebbe ri <:hiesto u n · grosso volume, tante sono le osservazioni ps i c plog• cfu~ , fi sio-patologiche, ps ichiatriche e medico-legali che si son venule accumulando soprattutto in questi ultimi anni. e per lt:! quali la nevrastenia ha a s;;un lo fin almente l'lmpo•·tanza che le spella accanto alle altre alfezioni de lla ps iche . Tanto più :legno d.i lode è dunque l'autore se, in mezzo a una materia cos ì vasta, é riusdto a mettere in luce i falli principali e a compilare una breve monog ra fia c he otTt·e al me dico pratico, pet· cui it tempo è moneta, la possibilità d'a hbracdare con un,, SJZUardo tutti o quasi tulti, g li studi fatti negli ann i decor si, lo stato pl'e>'e nte delle conoscenze sull'argomento, e i metodi diagnos tici p1ù s icuri. Mer1tano una speciale par·ola d'encomio le conside razioni de l Funaioli intorno alla nevrastenia traumatica e intorno alla diaguosi dif1'ereoziale tra te forme vere e le simulate; giacche colla nuova legge per gl'infortuni sul lavo•·o. i medici periti hanno p iù che mai bisog no d'una guida f~ d ele . cJH~ indichi loro i punti piu scabrosi nello studio delle ne vrosi traumatiche, cos i irto di difficoltà, d'inganni e di sorprese. Orbene, i colleghi civili e militari troverallno precisamente in questa monografia tutte le cog nizioni indispeus abili in un tal genere di perizie , rispa r·miandosi la fatica di consultare o per~:> di magg ior mole, in cui l'abbondanza dei fatti nuoce talvolta alla ch iarezza dell'esposizione. T ROMBE't'TA.

RIVISTA DI TECNICA E SERYILIO MEDICO ~llLfTARE n aervlslo sanitario nell'eaerolto svlzzero. Togliamo da un articolo, pubblicato nel fascicolo di dicembre degli Archioes de médecine et de pharmacie militaires dal medico aiutante maggio1•e di 1• classe dottor Dupont, i seguenti dati sull'organizzazione del cor·po sanita-

rio e del servizio sanitar io in guerra presso l'eser cito svizzero. Il servizio sanitario dell'armata svizzera è affidulo ad un corpo autonomo, chiamato truppa sanitaria, che fa parte integrante dell'armata, e, solto tale rigua rdo, ha gli s tessm diritti e privilegi. La truppa sanitaria comprende il personale sanitario, elle si divide in ufficiali sanitari : medici e farmacisti militari, e truppa propriamente de tta, cioè sotlufficiali, iofet•mieri e portaferili. rnoltre sono addetti alle unità del la trup pa sanitaria g li ufficiali d.i amminis trazion e, cappellani, le compagnie di treno sanitarie e il personale dell'assistenza volontaria. 4 -

Giornal e medico.


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RIVISTA DI 'TEC.SlCA E S~:lt\'IZJO MEDICO MT LI'rARE

soldati della tJ·uppa di san i ta suno I'eclulati in tutti i cantoni, fra gl i uomini cl te banno olJhli~o di ser·vi t.io, in ba<:e ai 'llladri di r epa 1·tizione stabiliti ùa l medico i n capu e appr·ovati J~l C•1 nsi~l i o sa nitario fl'de ral~ .

••• Com e è saputo, in Sdzzer a non vi è f'St'rctlo per mnnenle. ma tulli i cittadini in condizion t dt portare le at·tni sono ci tiamoli, in ca;;;i di bi ,:ogno, a difender e il pt·opr i<> paese, e a tal e uopo i g iovani valiJ r alle ar·mi ri ce v,Jno una i struzione milit at·e, dur·ante dati periodi Annuali. In tal m odo si co;:;lilutscono l e cosi detl~ rnili.:ie, cue di pendono dal Consigl i•) f•·derale per tutto ctò che ne I'i g u<~t·da il C(J rna ndo . il ma l ert ale e la pr·e· p8t'azione alla gue1·ra. Le a ul•)ri lu cantonali si occupano delrer·l utatnt>nto, dPIIa chiAmata allearmi, dell'a buiglianwnto e dell"eq ui paf!gta tnento. Uno dt>i mctnlJri del Cun>'i;.;-l tu fetl<:: ru l~; ~ a c~qw del dipartimPnlo milìlar'e, ed è incaricato del di;;bl'i~o degl i alliiri concel'nc rt ti l'armata, di cui pet·ò non eser cita. il cotut~ndo .-ll'el li\'(). l~.!'li Ila. come au!:'iltar·io perma 11t•n te, i capi di armata e dei ,·a l'i set•vtzi, f1'a cui i l m "'dico in capo, capo del ~e rvi zio di sanila. Per pr·ovved••r e all'i!; lnr~ione s1a delle recl11te che det ca 1di·lali ai di ver si ~ ~·adi, vi é un cor po di urTietali isLrullol'i perrnRnentt di l ulte le al'mi, che fùrmano pel' co,-;i dil'e il nucleo dell'e!"ercilo sviu;er o. l g10va :1i r tlenu ti il lonei al sen ·iztn <l'ttwdo e11tr•ano nel20° l'Ili nO d i eta sono chiamali a compi ... r e il IOI'o primo JWI'i(Jdu d'islt·uzi•mP, detto Seuola delle r eclute. Que-;to p•'r io.Jo è di 45 lo!iOr ll i pt>r la L'<Jnter'ta, di 50 per i l ge11io, di 1Yl pet' l'at'ltglit3r ia, di KO pe r la cavallerta ; le r'eclu te sono pel'cto riunite in gru ppi non ll'oppo mtmel'o;;i nelle ci ttà i11 cu1 vi sono cas ... rtn e e pr·es;;o i cam pi di ma11ovra. S•>dd i..- l'allo a q U\lsl'o bbl i go, le r·ed ute sono i nco r pm·a te nei di ver st corpi dt tt'uppa e da allora fanuo parte de ll 'armt~La federa le e vengono C'inviate alle l o1·o cast>. Ogni due anni però eso:;e sono rhiamale a dei period·i di esercitazion i detti COI'St di l'tpeltzione, dt"IIU dur Ala di l t'C SetLi111HlW Ci t'Cfl . L'obbli~o del Sel'vizio mil itar e t n S\'izzera dura da l 17° al :Jo• anno ed è tosi ripArlilo : dal 20• anno P. per la d11rata di t:J anni gli !>VIZ7.er·i fanno pa r·te driJ'l:.'lite cltc~ è I'HI'!nala di operazioni. L e 1:2 Clll=<Si stt ce c;:sive~tppHt'len~ouo al la L anlhoelt r, destinala a t'inforzar·e l'armata di operar.io111. Infine vt é la Lanch;lurm, di cut fanno pa r te i jriovRni infer iori ai :20 anni e ~ l i uomini dt oltre ~;;,, e che st dtvide i11 Lrrnrlstai'Tn armrctn, clte può for·mul'e delle unità ul i ltzzabdi a fìunco rlrlla E fite e della Lnnrl roeltr. r> Land:::tu r m non armata addet ta ai servizi au::il tar·i, su:::;;istenzc, sa ni là, mAlel'itile, ma solo sul lerl'itol'io naziouale. Il l'ecl utamrn to è. per quanto è poc;sibile, r egionale. S•lPI'a una popol azio11e di 3 milioni dt ahil1111li , la g,·izzet·a i '-'lt'Utsce circa Ili mi la recl ute all'anno . E Rsa poll'ebbe mettere i n cam pa~na 1:20.000 uomtni d'Elile, con 70,000 di Landcoeh r e 50,000 dt Land8turm. L'Elite f<Jmra 4 co r pi d'amurla a 2 Jivistolli.

...• :>

Confoi•mernen te al le disposizion i ora delle, anche g"l i uomin i r edu lati per il set'vizio ~an i tal'io ddl'eseJ'Ctlo passano un peri odo di 4X giorni pr·esso una delle Scuole delle reclute della truppa di sanità, e iu se~uito sono in ~o rporali come porta-fet'iti. Quelli ft·a di essi che si gi u licano possedere l e qualità necessarie


RlVlSTA. Dl 'J'ECNICA. E SERVIZIO MEDICO MILI1.'.ARE

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p~ r divenirò infermier~ o sotlunicial i, sono mandati a compirt•e un cot'SO d ist!'uzion e pratica d'o;::p~da le della durata di ll'e :::eltimane, dopo di che v en!!fHhl uominali infermieri. Gl"tufermiPri poi, propo:::ti pe1· solluHiciAii, se~uono un corso di 28 ~tiol'lli in una ~cuoi a di sollutlidali.

Il r eclulamen l o degli ullic•ali ~antlari e 111 mas~ima dalo da7li studenti di Tn"'·llctna e farmaciA che debho11o frequ enlf\t'e pri111a la !;'Cuula di reclute sanitarte, quindi un cor so Lli sottnt1icia li satulari, dopo di cile l:<Ono promossi capot·ali e iocorpo ralt nelle ambulauz~. St~bilo l'e::ame professional.-, di abilitazione cioè all'e«ercizio della m cdici 11a e della (armacia e •tuello J i idoneità presso la scuola sultutliciali, essi ri cevono un'istruzione speciale della durala <li 37 giot•nt pPt~iisO la scuola pr·epa r·atoria pet• gl i ufficiali SArtilal'Ì, e COSÌ drvenlaoo eH',•lltVIil11enle tali. ò!a oltre di questa l'ot·ma di r eclutawento tleglt ullir:it.lii 1<anitari, lutti i pt·ofes:::ionisli me !ici o farmaci sti po::::::ono ess•·•·e cMtr·ctli a servire uella truppa sanitaria; a tale uopo, il dipAI'timl-lnlo f~tleral e dell'interno, dopo ciascuna s•·zione di esame, trasmette al medico capo la ltsta d··i cillad ini svizzeri clte hanno olteuulo il diploma o il certificato di capacita per l'esc•rcizio d•;lla professione di medico o di farmaci>'la. ,\nche i medici militari co111e g li altri ullici1Jii, durante il tempo che solto le~ati dal vincolo del servizio m ilitare, debbouo ;;egu it·e una volta liinlo un co t·so tattico e clinico dHIIa durala di 20 giorni; inoltr e' gli nllktal i rn " dtci superiMi, come anrhe un cer'll1 numero di suba llerni; sono elnamati 1:1 frequcntal'e altri co!'si speciali : condizione questA nece::::-aria per la pr-omozione al g1·aJo di capllu no in su. Per gli uomini di truppa tanto del la Elite che di'Ila La11dwltet>, souo slnbiliti cor·~i di ripetizione. Quaooio le tt·uppe d'un corpo d'Hl'mata o di divisione Mno r !t'hiamale in servizio p~r· istruziolli e manovl'e, !>i mobilizza un ospedale di corpo d'a!'mala o d i divh; ione, che permelle ali ~ lruppe sanitarie dt partecipat·vi, e durante le quali si svol ge pUt·e un COl'>'O d i ripetizio11 e .

• •• La gerarcltia degli ufficiali sanitari (medici) dcii' esercito svizzero é la seguente : a) m edico aggiun to di un battaglione di fanlcriu o di un'ambulanza; b) m edico di una unita di arma s:peciale; c) medico capo (medico di b~tltaglione comandante) d'un'a mbulanza, mc· dico di re~gimenlo di fanteria, o di u11a di visir)lle di t~rli~lieria di fortr,zza; d) medico di brigala di fAnteria, comandante d t osped~de o medico capo di gua1·ni!!ione del p1·csidio di una fortezza; e) medic0 di divis1one; f) m edico di corpo d'armùta; g) medico in capo. Per i gradi di tenente e di primo luog-otenente, come già è stato detto, la nomina degli ulficiali sanit.ari si fa in bAse alle loro nole e agli an ni di set·vizio. Per il g rado di capitano in su è necessat'io aver preso pat·le ad un inse.goamen lo speciale.


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RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO ~IEDICO 'MILITARE

N alur·olmP.nle, a11che per i corsi d' i!>lt'uzione e di ripf'liz ~tì ne tanto de;.: li ufficiali !'anrtar·i che del per::0nale di truppa, vi !>Orro d t'gli ullicinli medici i::lrultori permanenti. In tempo di pace IR dirPzione superior e d ... i servizr di sanità é aflidala al rnediro in capo, il qunlr! pr r la compi la7.Ì0'16 delle disposizioni o dei r·egolam enlr r elativi ai !'ervizi sltlSsi e al loro Ol'diuameolo si vale del corrcor!<O di una comrnis;oiorw, C()mpo:-<la del medico dell'nrrnala, dell' if"lrullore in capo e dei metl ic:i di C:OI'IH• cl'~trmata . ln0ltt·e, colla r r!'•·n·o dell'ap!1rvv»ziOHH del dipArtimento mi litAre federniP, egl i rc~ola tutlt> le quel' l ioni c.li !>r•r·vizio do•l CMJ •O di sanilu. i !'lrul.i PnP . avnnzamenlo, rrpu r lizi0ne del pt>r !>onale, ispo•zi•Jni, ecc. Ha l'alla dir ezione delle Ol' er·azioni di r oclnl<llll!'!nlo, dell'rgicne delle tr·u ppe ed é il nwmhr·o con--ulente del dipar limt·nlo milita r e feJeral e pe r· tutte le questioni rhe rient rano nel suu dominio. In ca!'O di m obrliunione dir·r~e l'insieme del ;:ervizio l erril ori111e, a--;:icura la m0hilrlozi0ne r aprùa drgli !'labilirnenli !'Arllttl ri, pr epara i rnPzzi eli evneuaziono e rli tra~porto, e il colle7arnenlo Jel ser·,·izro di sanità ter ritoriale con quello di cnmpngna . Per l'adr>mpi men to dì tali incar·icllì, ollre un utlio-iale superiore medico, eapace oli riu1piazzar lo, g-li sono Acìdc>Ui il capo del ser viziO dt>gl i ospedali, che nel tempo di pace prepa•·a la fo rmazion e degh ospedali· d'n r malA che dovrann o funziona re in guerrn e il capo dell'a!"1'islenza volonlarra, che ser·v e d'intermediario fr·a le ;:ocit>lll pt·i,·AtP e il servizio di sanità r.lil ilare. Le soetelà ol i 8!>Si:>leuza ai fer ili e i l oro comitali centrali sono pos;te solto la !'118 drrezione trntnecl iuta . 1 .ji,·ersi direttor i dei servizi di s11n ità in campagna medico in capo, me.l ico in capo alle tappe, medico di corpo d'armAtti, di divr sione dal punto di v ista ntilitare s0no snllo gli or•d:ui dei comandanti di truppA a cut ;:ono addeUt; ,·erso dei fJUSli compi(\no la pa r te di consip;lierl tecnici. Hunno tnlla l'autot·i ta sul per!>onale ~Rnrt al'io che é ai loro ordini. Il med ico dell'armAla, col ~rado di colonne\ lo, c!te n on i· i l rneclico in capo del ser vizio in tempo di pare, dirige lutto l'in;: i eme df>l s~ r vL~io sanitario di campsgna, ed. é re~po nsabtle del re golare suo andam ento, non esduso il ser·vizio de !lP. tappe. I l rn t>dico d'at·mab:l ha sotto i !>uOi ordini il medico clt•lle tappe , che ha l'alla direzio:H\ di tutte le formaz ioni !'anila r·i e destinale all'e vacuazione dei feriti dagli stabilimenti sanita ri di campaç.rntJ agli Of'pedali !Rrr·itoriali, e da cui dipendono quindi l i' colonne di trasporto, i Lt•en i sanitari e l e loro scorte, gl i O!'pcdali di tAppa, ecc. l medici di cor po d'armata ~"Ono alla testa del ser vizio del ri spetti vo cor po Pd hanno direllamenlr> soLln i lor·o ordini i rnedid di divisione, i m edici d<>lle formazioni sanitarie dei col'pi e ryuelli clcllt: Lrupp~ non indivisitJnate, e i comandanti degli o-;;pedali di .corpo d'a rmata. I n tempo cli pace so rvegliano la parte nwdica .!elle ope raziorri di t•eclularnento nel loro cot•po d'ar·mala . l meolrci di divisione dirigono il sen·izro sn11itar io Jell11 di\'isione, hanno ai loro ordi11i gli o~pedali divisi0110r1 c il pm·!"onale sanitario della divisione. In tempo di r.acc p1·e:=:iedono l e o::mnmis~inn i di visila satlitaria ne-lle oper azioni eli reclutam ento del loro cl i ('arlimPn l o. I medici di br igala di fMlo•rra dirigono il servizio d i Sllllila d ~;> lla loi'O bri ga la, ne or·;ranizzano rl !'ervizio !:'anitar·io duranlt'\ il cornhaltimenio, provveclouo al conlalto col ser\'izio di seconc.la linea e dirigono di pc t•sona il ser vizio ai posti di bri ga la di fanteria.


RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MII.ITARE

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l medici di r eggimento diri gono il sePvizio Ranilario del cor•po cui sono addetti, ed hanno alla loro dipendenza uffic iali medic i subalterni, nonché infermieri e porta feriti.

..•'" Il servizio sanitario in tempo di pace è organizzato e funziona presso a poco come io lutti gli altri eser <;iti; vi sono le infet·rn e r·ie rrggimentali, dalle •tuali gli ammalali sono passati agli ospedali. Le inferm e rie sono r·ego late com·e le nostre, i malati hanno il vitto della tru ppa, e i erbi speciali e gli alimenti supplementari sono a carico de ll'amministrazione dt:ll co1·po .

••• Anche il servizio sanitario in cum pagna si fonda sul princi pio dei tre sca~rlioui,, quale ancora oggi dì vige per lutti ~?li e..;erciti. La p rima linea o primo scaglione è dato dai posti di soccot·so, di battagiione o reggimentali, che funzionano presso a poco secondo le norme dci nostri e che souo impiantati col mate r iale è personale de i cor pi. Ogn i ballaglione di fanteria dispone di 2 medici, di 8 infe rmieri tra cui 2 soltuflìciiJii e di 12 porta ferili; rli 1 cassa ~o.nilaria, di 2 b18accie sanitMie e di 12 bar elle. l noltr·e ciascun infermiere po rta 1 gihr:ma in cuoio contenente i.:;trumenti di chirurgia ~ materia le eli m edicazione, e d ogni portaftwito 1tasca con pacchetti di medicazione, tl'ianl!oli, 1 -lante rna e del colo11e. Un re~gi­ m enlo di fanteria a l1·e battaglioni dispone di circa 50U medicazioni oiLl'e n l pac<- he llo di m ed icnzione individuale. Gli inìe rmiert delle compagnie di fa!'leria e delle altre armi, <>he non abbandonano mai le Lru ppe, vanno a raccog lie re i feriti a ccompa~u ali dai portabaeellP; le emorragie sono arrestale, le frallure ~ono ·immobilizzAle con a ppareccl1i provvisorr, ma è assolutamente proibito di tocc!!re le rerile ( ?). l ferili sono trasportati ai posti di soccorso (posti d i medicazione) che l'u11Zionauo seconclo le n .. rm e vi!!~nli in quasi lutti gli eserciti. L'or·Jioe però del loro impianto vien dato al medico del rep-gime.nlo o del Lallagliool:l dal direttol'e di ~anilà di cor·po d'armata, e se e"'so, ritarda il meti•C(j di l'èg~i rnento o di batlaf!lione puo installure egli stes.-o il posto dietro l'autor-izzazione del comamhwte dell'u.nila a cui è addell.o. - Qni le ferite sono medicate provvi"Oriamente. Il posto di soccorso é evacualo sul posto di medicazione princ ipa le, to~to che sono tra essi stabilite le comunicaztoni e le vie non sorw troppo esposte ai proietti l t sperduti ; per il traspo rto dei feriti servono la vettur·a r eg-gi mentale e quelle i.nviate in 811Licipazione dal 11osto p rinc•pale .

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•• La seconda linea o scag-lione del l"et•vizio sanitario in carn pagna è costituila dagli ospedali di corpo d'armala e di dicisione, il cui scopo é di raccordar·;.i coi ser·vizi di pt•ima linea e occupar s i de lla cur·a dei mlliAli e r.. riti sino a che que;.ti possano essere rimessi alla· 3• linea; inoltre i primi costituiscono ancile la riserva della t1·uppa sanita ria dei cor·pi eìper il r·iaprn·ovv• giona rneulo del loro matel'ia!e. Essi riunrscono a dunque in sé le funzi on i delle sezioni dr sanité, degli ospedali da campo addetti ai corpi d 'armata e dei depo:-;iti aYanzali dt materiale sanitariO del nostro esercito.


RT\"l~TA

Dl TE C ~ !(" a E SER\IZIU ) I EDlCO ll iLl T AP.E

.• . L'uuilù Cll"'lllllll\'8 JeL'I: o;;pednli !'ÌA tii co:·!·O d'armAla che di dh·isione e la umlou!P.nza. che i> una cotn!'o~izit•ne ~lAhi~e, ma ,!i cui ti nume•·o Yaria :::ecun I•J c11e ''Il a •''•1'liluire un ""'f•t>d»lt.! d1 cnrf•O ù·arrt:ota o uno Ji Jh·1~ione . cu·arnLUtauza cnrnJ•rt::lldP: l c ..rnan•lanlt>. Cll! itano llle·lico; :'l ullìciali medtei su hai terni: l ìnrrnnc1~ta e .! l uifì,·ta !e di ammini:-lrRzì,,ne: -tl uotnrni rli t rllf •pa, ;l cui tre "''llufli<-iall ltntreandi in meoliCIIlA. Cou1e m;;tel'ia.e pn'-51t' le 1 f~tr'-!•)r:e ,·;,mhu!ar.za, :! ,-ellur., f'<'t' feril1, l <'Ar!·o \'!\·eri. •> IA!'clte !"'r medic1, !'l per· l"lltlUtlìf"Hlli. HJ p.. r in!'t>t'mi•>rt, :'?i per pnrta:·t'l'itl. lntine vi ,, a Jd~llo un droppelln dd treno c01 rdall,.l ca,·at!t. l a comAn.Janle d1ri~e la :oUA nmbuhHtza !'otln il ,J.,!'oin punto oli vi"ll1 tnililare e t<>•;nicfl: e!!lt é H!::ÌI orJ.11i 1mmed ·atz olc>l comAndanl~ J,.ll'o~sp•·dal•3 di cnt·po d'armata O eli •Ì Ì\'Ì!>lOIIB J1 Cl\Ì J'o~pedale fH j'Srte. Tre ambulanze CO!"lilui;:c.mo un O-~f•e·iale di cltcis:one il cu1 C<•OH1ndanl~ .~ o::li or·.ftnt imru,.diati del !!POo;!'al.• .jr Ji\'ll:'Ì•II1c. L"r,.:::pe !aie ha uno stato ma!:;:i~re coulp:'l-1•), di 1111 romat~lante . ma~dl.lN' rnedlcfl, oh 110 CSJ •itano o oli un primo luol!r· - lenPnl<', .Jì un ulfk1a te Stllmini !;lt'Alnre c di un cRppdlano. Complo ·'-:<1\·amt>nte, r iunPndo il p~> r"n11alr' deJI ... tre nmbn:anzt> t'o ~ pedale pul) di~pvt-re d1 :27 ulfi~'iali, di t::o nomini ·h ~~~n1ta tra !'"l lati e s ot tUilio.:ìa!l, e .i i 1 .",:~ u, rnin1 •lei treoo r:on t utlìcllli~. Una cucina rolab tle ,\ unita a da~cun o;ol'e !Aie. 111\',..Ct> {'t,Sper/rz/e di COI'f•O t/'rt r mflla "'Ì cnmpr•ne di .} 81llbUI8nze. COn UtlO "lA tu ura _..:i ore !'ll"ullanle di 1 coma o Ìllllle, luo::orene•1 te l. m li t'liri o ma~: .::::i•)re, di 1 uiulw1te o utiicìa'e suball~rn •) . di ~ Ùlt'mllcl"li. de:l'uflkiale di arnmizti;:lra-

,-n

z (o llq El t!èJ cap;•<•JI~:tiiO. 11:-t 1:.:> uomini di II'UP!·a samt~:oria e 2•~•i d ... I treno con Jue uflkiali et! un v •. ler.uar•>. Inni t:··: l'n!'J •edale di corpo d'armata, oll re il mnlef'lale ,iJ cia"Clllltl aml•ulnn~R pn"'zede .l- fur~·Jrti di r r l"~ t·,·a oli m8l,..l·ial~, :32 rarri d1 rt.'•IUI,;izlvlle per il tt·a"""rto d1 fet'llì, vive1·i e ba!-!A~li , e 2 curille rotal ·ilt . •

••

Il còtn:,it" ciell'c.sf•l'd tle dì rlirìxione con:::ì'<IE' nell'illl[1iHntn e nt>l funzìonamt>nlo dei ! •O"'ll pr:ncipali di zn··d:caZIPIH.', corrispondenti alle nn!'l re ;,ezrnni di sRnrh•. Que:::li po:di di rn1•dica z.ione :>i !'Uihiii~Corto, di .. triJ ordi11e del generale eumant!ant•• i11 di\'1:-ion~> . C•.>l mate n8le e col p~ri'Onal•• de llA ambulanz~ cr•Htluerrti gli lll"!'e tali, il loro ou!llaro d tpe11<1e dall't'treltt\'O delle tr nppe im! ·e~n al·· nel c•)mkttlirnent0, ma al tnas.. irno non ;:on più di due per din!'i1J11e. Quau-lo rl ue 8mbu lAnze "•> r "ono per· solo po!"l o dr m l'd icaz.ione pr... nde J.;~ dir,.zione del serv1zio il cotnAn.!Rnle tlell'o~pe lai<J di oih is:onc. 1 po-t1 princip:zli .li mPJi<-azìune l'unzionHil•> secondo le :::lt'l"~e nor me che ro•!:r•Jiano ta le sen izio pre:::;.o !!li altri e><e r cill. I l tra"pnrl 1 •lei f••1·iti dlli posti d1 sot:r•urso reg!!imelllali o dal punt~, di rtUoione .;;:z l'll'ellua con le ,·ettu1·e di r e,.tuisizione, HJatlate allo scopo C•Hl i rnezzi che si tr0\'8110 dil"pOH.btli sul posto.


RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO ~H;nJ CO mLJTAR~

Per i'evacuazione in addietro ser·vono sia le colonne rli lr'Ft>'porto e In Yellure deii'O!"pe.!nle di cor·po d'armala che i carri, di r cquis1zrone allo~titr in sito .

••• Gli ospedali eli co rt•O (l'armala, a 4 arnbulanz••. pr·ovvedono Ai !';eguenli servizi: rli rinfo rza r e gli ospednli .l i drvi:<i one r di impi~:urtnre ;:;tllbilirocllti lem· poranei, 'JUèlli depositi di ammala ti, arubnlu nze di marcia, o:-:pPdali di cauqw~na, ambulanze di evacuazione. È c(Hopito prrncipol e del c:omandnnt~> di •JUe"ti o~pt>rl11 l i, i111medintamente !:Ollo!JoSlo\ al comando di corpo d'RrrnniA, di drt'Ì!!Pl'e, dur'Rntl) il combnlli111rnto, i con,·o~li di evacuazione JAI posto rrincipah~ di mrrlicazivne e llrrche Liti volta dai posti tii soccor so sino alla tappa ter11linale.

Le ambnlanze appartenenti lt1nto al! li osp1•dnli eli corpo d"nr·mnta elle a quelli ùi divisione, in ca~o di Rranrle antue11za ùi f1•r·iti, ;.i trA>'fomrallo 111 o!'pì'dali da campo a cu i conve1'g0110 i !"~riti 11011 evntut~bdi di par·ec;clu po>'ti pr rnc:ipAii dì medicazione, dietro l'ordine dato clnl òirellore del ~t.' r'vizio di ~Hrtilil. C•lii1J!tllenlc. Però il per sonale che ~i viene in tal motiO ad immobilizzar·•', dovrà e;;~m·e sm·r O!!Ulo il piu presto possibile cnn pe r;;orrt~le Ji servizi v al le ta ppe o volvulat'IQ, allinchè l'ambulanza pos;;a, al piu presto, r !II!J!inngel'e rl !'Il<) (t~pedale. L'ambulanza dr un O!' pedale ·di cvrpu d"nnnHla può anche fHWlur·si in a.Jdielro e stabilirsi lungo t!na linea di tappo come mnbulnnzu dr evneuazio~te. Come l' llalia, la Svizzer·a Ira pure delle ambulanze di montagna, or·goni7.zate col personale delle amhulam.e or·dinal'ie, ma equip<tt.:ginte con 1111 tnateriale ~peciale detto materiale di m ontagna e tra:::por·tAio a dor·;;o di mulo. Il l>ervizio in tulte queste fol'mnzioni di ~econda linra è r t>golulo sef'ondo le pre:::crizioni del servizi o d'ospedalu ; e siccome e::-se funz•orrano anche in tempo di pace, n ei per iodi di isu·uzione e Ji monovre orrnuali, CC'sì i re{:!olamenli contengono delle pJ·cscJ'izioni cr•rnutJi al teanpo di pace e al lerupo di guerra.

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•• Per il servizio di sg-ombr·o o di evacuazione dei ferili lA Svizzera nnn pos· siede, c.ome le ollre urmale, dei treni sonilHri preparati sino d<~ l t•'lllf){J di pAce; lutlor·a esiste nel suo a pprovvig-ion Amento di gw~ rr·a il malt~ r·iol t• neces.::ario per improv'i ,.arli, e nalurlllmeute è assegnsto per il loro funzionamo•nto il per-s0nule medico e quello della truppa di sanità occorrente

Come si rileva dt1 quanto è stato e;oposto, la Svizzera ha parzialmente arlottalo il pri ncipio de l mutuo ::-eambio delle formazioni sonital'iP in rampaf!na (inter changeaoilité dei Francesi), riducendole ad un tipo unico facilmente mnne~giabrle, con un itleJJtico materinle capacA di set•vire come sezione dr sanitu, ospedale da campo ed anche colonna voltmle di lrn:::por·to. Senza entrare nella discu;;sione d..,ll'importante e 1110:Lo drba ltuLo argomento, si de,·e pe1·ò osserva re che l'istituzione degli o:<pPdali di corpo d'arma La


RIVISTA D'IGU:NE MILITARE

e di divisione, qunle è stata descr itta, è in relazi one colle specia li i stituziOni mil•tari e coll'oq:mnizzazione del ser·vizio militare vi~ente in S'•izzer a, le q uali richiedono che g li ospedali !'unzionino anciJ e, occorrendo, in tempo di pace ducante i periodi di istr uzione annuale e di manovr e delle milizie, e secondo disposizioni r egolam eulari pt·esso a poco eguali a quelle del tempo di g uerra.

R.

RIVISTA D'IGIENE MILITARE E Jon. - La diagnosi preooce della tubercolosi nell'eserolto e la siero-cllagnoal d'A rlolng e Courmont. - (Reoue de nu!decine, 1 ()116 , 10 settembre, n. !J).

G RYSEz ed

Gli A . A ., che r ivt>slono i l ~ r·Mlo di med ici ma ~gior·i nell'e:>er·ci to fr:.mcese, hanno volnt.n spEwirnentalmente ~tudiat·e sui milital'i il valore pr atico della ~iero ­ diagnosi t!r Ila tu her colo:-:i. Agsai g r•autl e !StlPelihH il vu ntag!!io c !te s'avrebbe nella pratica m ilita r e, ov~ si po~scde~se tinallnente un metodo ~i cm·o e pratico per· ùiagnosl1care precocemeu le l'insor·gcnza di questa i nfeziom~. li medico ispc l· lor e K el><ch, IH'II'otlobr r: rl el 1!105. al congr·~~so inter·na zionale del la tuber colos i (vedi 111 qnr>~lfl Giornale, arwo l!)Ot>. pag. H21 ha po tuto infHlli dichiarare che la tubercolo!'i preleva negli. eser citi d'Eu t·c•p<J un for·mirlubile tr·ibulo, r~on ci fr e a s~ai eleYa le d'i11 fcr m i è di morti. Peraltro sembr a og~i sicl!l'a mente dimostralo che Lale mor bo non venga già dagli ind ividui ncqu i'iito per contag-io, dopo il lor o a r•·unlanH~nlo e quindi n ~>ll' ntubi e nLe dt•lla vita JUilitare, ma che que:-:la non faceta se non ride!';\ar e focolar tuhcrcolotici latenti e che giil pr·eesislevano. Ciò i<pi ... l!a del r·esto per ehè i r 1for·mali per l11le cau!:'a s iano quasi tutti r·eclnte o:on rM•no di 3 mesi rli ser·vizio e non mili lM'i anziani. V olendo dunque dilninuil'e l'0lta per r·entuale od ie•·na dei lube rcolo~ i negli eser·rili, non hasterù . naturalmente, elirninare gl'indiYidui in cui il n11or·bo è i!Ìà conclamaLO Ja "intot ni eviol(m ti, ma ~i dovrannu allonlanure anche qut•llt in cui >'la per rt dP.«lar·><i un antico focolaio t uber·colotiro fin 'allor·t' la tente. Questi-l selezione delle r eclute 111•n è po-.;sibil e, pt>r rAgioni OV \'i e, al l'Atto ùo·1l'ar•·uolatnt>nto : !<i srmo per ciò C•' t'cali dei cr·rlerii ct:agno!<lici tAl i da metterei in g r ado di fm·tnula r'll 1111 srcuro upprezzamento e da applicMsi nelle prim e settm1ane dopo il re clutarnento, epoca in cui , C<lm'i• nolo, occorre e~e rcil11 re una diligente sor'veglinrrzn ~u tutti i nrilil:tHi nuovi giunti. I n que,;t'epoco, infatti. l rn le r·eclu te eh~ !>i V<!!ln•> facilntPnte rdl~mtr~tln ed A.tnLL<tndo ullfl lol'O nuovA vita, se ne osser vano ~empr·~:~ aleu11e cor• a~pelto Sòll'erente, ~lan co, che va nn o dt>per endo ~enza plausibile moli vo : è quPsta la Cflle;:rorill d1, i sospetti . del Kt.' l~ c h. È il momento in cui una J>recore e Cl'r·la dra!!nosi di tub•' rcolo~i ren <ier ~>h be no tt•vol is:>~imi vunla;:r~i nll'individuo, alla l'U8 farniglia ed ul sP.r vizio. Dei molli mezzi dragn()" l ici fin fJUi ~>sco;:ritati all'ut1po, hunu numer o è ancnra discus;;o, n•·s«uno fll:l <"o solo, ha vnlor e decisivo. P llrecchi, c.ol M ackie\\'icz, rilPngono qunsi cerlt1 11Wnle tuber colose le •·eclule in cui i l per imett·o loracico


.RIVISTA D'IGIENE ?.OLlTARE

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~ia inferiore alla metà della loro statura, acçresciuta di un centimetro, o che, oell'inspirazione, non aumenti almeno di 4 centimetri. Altri dan no gr·ande importanza alla per·dila prog ressiva del peso o al rapporto fra 'I Ue;>to e la statura: anzi il Pignet l ' ha pu r anche posto in r elazione col perimetro loracico e con la statura, nella fo t·mula: l = T - (p + p'), nella quale l'indice numerico {l), com'egli lo chiama, è dato dalla di lferenza tr·a la statuea (T) e la somma del pe~o (pl con la circonferenza del torace (p') e viene con~id·~rnlo come nor· male f:·e compre80 fra l e cift•e 20 e 25, come debole, os!<ia di persone poco rel'istanti o sospelle di tubercolosi. se fra ~5 e :lO. L'anamnel"i fornisca pure ot· timo criter io, ragg uagliandoci sull'eredità d iretta o collater·a le e sul le varie predi~posi zioni acquisite, quali le malattie esa nlerualiche, l'infl uenza, le pleuriti, J'alcoolismo. Cosi l'esame clinico dei vat'i or gan i, nessuno escluso, tenend0 in conto principale quello dei polmoni, m e?tlio se sussidialo dalla radioscopia, ma ricer cando altri anche cri teri, desunti da sintomi c ui s'è pure dalo dag-lt autot•i una certa importanzn. quali la tachi<~ard ia cong-i unta ad i poten sione ar teriosa , l'anemia, la splenom egalia, gli stati di~p eplie i, CO"Ì rrr(jnenti ai pt·imordti della tubercolosi, le v egetazioni aJenoidi, J'iper trofìa tonstilare. Accanto a tal i m ezzi o~gi i medici rnililat·i allt·i ne posMg-gono, cosi detti di laboratorio; dì essi alcuni, quali la diazo-t·eazione clell'Eht·liclt, la prova del ve~ci cante, la cito-diag nosi r] Pgli essudali sier·o-fì brio osi, la lel!gera albuminuria inlet·m ittente, l'album,;suria , l'influenza del lavoro e <h• l riposo, alle l'nati , sulle elevazioni termiche, danno solo crilerii di probabilità. Allri invece mirano a dare la prova sicura della pr esenza del bacillo di K och. Sv<-!nlur·atamente la r icerca balterioscopica diretta di esso, nei primordi dd male ri esce per lo più nej;!aliva, e la p!'ova della tuber·colina, clte dà esalli t'espansi, non è s<·evra òi per icoli. Semplice ed innocuo, al contrari o, è il metodo siero·aia:rno;:;tico d'A.t·loi og e Courmont, fondato s ul fenomeno dell'ag!.{lutinamento d t> i bacil li di Koch, pr eparati iu coltura omogenea col processo deii'Adoittg- (18D8), ch e si ve t·il1ca ogni qual vol ta ad essa v enga aJùtzionato, in cer·te pr op0rzinrti (in media di 1 goccia su 20 di l iq uido colturale). il siero d'un individuo Luber colotko. li Grysez ed il Job hanno sperim entato il valor e òi questo processo diagno;:ltco l"Oilauto su uomini sospetti. F ecero una prima li!ila di soldati pr·ese nl>~ti:-5i alla visi ta medi ca con aspet to affa ticalo, sol'l'(")rente, o con un cer-to g r ado di dimagritn ento, <1 con l egg-eri e ripetuti catar·t·i br·o nchial i o lat·ingei, o con Ùl}pPrim enLo or ga nico consecutivo a qualche ma lattia acu ta e fra es;:;i !';r.else t'o poi B0llAnto quelli con spr oporzione fra perimetro tora cico e slalut·a. o con per·dita p ro~t·essiva del peso o con debo'le indice numerico. oppu re nv•mti er eclila.riela tubercol<:~re, o pr egr essa anamnesi di bronchi ti, di m orbillo l'CC .• ovvet·o che pr esentavano ;>cr.mi sletoscopici, specie deg-li aptci, o sudo1·i noLtur·ui o rliur ni, o segni di pleurite, di bt·onchite ecc. Raccolser o per tal modo un conting~nte di 6!J rnilitat•i, che. con gli ordinari criteri i diagnostici si sar·ehber o <iovuti considera t'e ;>ospelli eli fulura tubet·colosi e tutti sottoposero alla ricél'C?l dei bllcill i c.li Koch ed alla siero-diagnosi. Ebbero inoltre cura di t•ivec!erl i in srgu ito, dopo un anno, e di compl et.8r& la lor·o l"tor·ia clinica. Durante lale pet·iodo di tempo ltJlti fu ron o allontanati dal servizio. Ecco or·a i risultati ottenuti: '!8 di quei 69 soldati dettero una ;:;iet'O·dia~nosi positiva, ossia il 40.5 p. 100 e 41 negativa (59.tl p. -100), r·il'r e que~te senl"ihtl mente prossime a quelle ollenute da Ca~rtère, da At·loing e Courmont, dtt Scl Jt'apf e Saba r·eanu, e da Salomon . Nel cot·so dell'anno l!he segu·Lquesta prova, di CJUei


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HI VISTA D' IGIE NE M [},ITA RE

69 ~ i dichìar!imno clinicAmen te e c!JiMamenle tuber cfllolici fl. i ndh·idui : 5, ossia il 6:2 5 p. 100 di e~s r , aveYano pl'e:;entalo siero - di agnosi posili \·a e :{ uegotiva (37.5 p. 100). !'\ello siPS>'O an no, dopo l '•~spt> ri l!lenlo, alt t•i 19 pt·c!'elllar ono :::in l nrni nuovi clic ronfet·mAt'nno le pt·esnn7.i0 ni d1 so:::.pel la l ubercolnsi e r esero ve ro!"imile l'e·.~i:"lPnz.a di focnhl ( p1•lmonal'i no n ancor a sve'Hbili con f!li or .linaru cr iterii dt•ll'e>sllmO fisie;o Orbene 11 ùi e!'<--.i (o:<sia i l 5:-.9 p. 100) ave\"8 110 pre~wnliltO !'<rl'I'0·Hgglulinazione poi3itiva ed 8 0 :2 p. 100) nrgaliYa. Gli A . A. hanno anello-! voluto, in uppo~'<i ti spt'rchi. mellt·rP. fr a loro a ronf1·onto il valo1·e elt>lln si .. r o- elmguo;-i e quello rle~li aiLI'i f' inlnmi eire po>'so:w. com•' SOfìi'A accP-niHl llllllO, ì ndit'lll"e Ullfl lul>et·enlosi i mmin cnt.... Es:-;r t'invf'llllt> ro co• ì la pe 1·ùi ta nel pPso nell'85.7 p. 11111 de1 c<~s i po:::itivi e nel G:l. ~ p. 100 dei negativi; la l'pr OpOI'zione !"l'a il lw t·inwlr o tor11cico e la 8\.nl.u r a nel i l. ~• p. 100 di qu,·lli e nel t>3 li p. 1110 di que,-l i: trt) \"RI'Onn indiN' 1111 tn:!l'ico de bo l<~ -; 1. !> volte su 100 fra i pr i rni e 6:t.~ fr~1 ;:l i llll ri e co!;Ì per i l'oldali cnn Antecedenti t>l'e (lilarii o per sonali ebbero, ri :::pe lli vt~men le, le cifre d i 3!! p. 100 e di :!i p. ·Joo, per 'l uell i co11 l'iutom i clini(·i d i modifica la r e><p1 1'azro r•o :32 p. 100 e 4:1.!) p. 100, con segni di pleu1·i lP: 25 e 2!1.2. di br ouclrite : a2 e l!l.5, cun altri !"illlomi clinici : 1l e i .:l. ()uesto paragone per mette agii A. A. rl i atrermar.~ ch e la r icer•'a della ~iero­ ag!!luliuazione t nl>Prcolai'O 0 1111 ~t>gno dingno--lico d i valor•· i nconte:::lAbile. l n fallt l t'l\ gli indivi dui con sintOIII i pr·esu1rtiv i di lu lwr.~olosi latente. lll ece t•to nn mer o (dal -'~0 al GO p. 100, a vu to ri!!u~~~·.lo anche nlle stalisliclte d'altri nulori ) dà una ;.iel'u- diaguo:::i po-'il.i \' A e flU•·s ti , nel l'n lterior·e decot·so . :::nno po1 andali ve r·~o una tuber colosi dichi Rrata con As'='ai maggiQI'f• per centuale dei l1 ~'gnlivi (6::! p. 100 co11tr o :17 p. l ll(J). D'alt:·a parte pr op1·io tra i m il i lt~ l'i il elr cui ~ie :·o hu pol(•J·e ag-~ l u t iiiHn te, s1 l'i"con ll'UIH> più Rpc<=so i com uni >:.egni cltnici cui viene all r ibUJlO g'I'Rn vnlm·,, per· In p1·ecoce di&sw osi della lubcr col o>'r. .p ... ,. quanto r iguarda l'vs('I'Ci lo gl i A. A. conclutl•lllO nJunque ei re la >:ier r•d i a gno~ i applirata ~ ~~ tulti 1 soldati >"o:;p,.lli, macil enti e che Ri mo>-trano t>>'lenuatr fin dn i pr·r1oi periodi dcll"i"tr u7.JOrle rnil il ar e, può 1'6Jtdo:> r e f!T8ndi !'<t:!r\"i,!.:i, t'i ch iamHndo una pi ù v iva nlte•n7.io11e e pf• rm ettendo di allontannre lempMnnt>a· m ente tutti colnr o che f"ot·nil'cnno un r eper to positi vo. Tnle pl'O\"k è i noltre a p plicabi le a lla pratica m ilita r e pet·clié assolutamen te i nnncua: r·ichi~de, è ,·et·o un labo1·alor io cd un mt~tl ico pratico del metodo. m n é anche ver o elle il sangue da esnm1nat·e ;<l può r accog-lier e con est1·emn fne ililti, d ~;~ qual unque snnil&I' ÌO in t.ubi capillari e spedire cosi r apidamente anche a gr auù i distanze. PASSERA .

Un nuovo vacclnostilo. - (Httlfet i n de l'ai!adém ;e d e mé f.Jar is, ·!!lOti, 2i nu vembre . n. -W).

GAunucuEAU . de~ in.e de

11 K er 111or fj11 11 l ha IH'e:::entato all'ac<•ademia di m ed ici na di Pal'ii-:"i il modello d 'un nuo\·n !';\nmwnlo per v accinll r <-' 1 idealo da l Gaud11Clel'llLI, meJico map-gior'e di 2• cls:-sp, nt•l lP truppe C()lon iul i france:-<i. (l ue-<to vacci no:::tilo ,..1 com pon e di due pun l ,.. appa iflle .e di un ma111co ~11/TìCi<' n t~.-me n le lunl-(o, eo!<ì cltt> l'ope r ator e può fare a me~eo dtll pnt·ll'qwnne. Ogni colpo di ' ·accinMl1lo dù l uogo a due innesti vuc:cin ici, seplll'l.lli lt·a lor o, e tal~ vm1 laggio r ie"ce os:::ai r agg-uar d,·volt' quando si L1·att i,come n ~-<1 ca:::;o di reclute o ùi fauci ull i, di pr-ali cer e un g ra utle num.• ro di vAccintJZioni m l !ll tem po bt·ev e e l im itato.


RIVISTA. D' I GIENE GENERALE E DAT'rF:RIOLOGIA

Peraltr o il miglim· ot· e~io dell'i~lrum en to consb;de in una pat·ticolare cmt formazione delle due pun te, in g eazia della quale esse non po~sono penelt·are nei le!."Suli oltre una certa profondità, quahln•Jne s ia la fot·za c0n cui si rnant>~!!ia il vacciooslilo. Per tal m odo n(Jn .:· J10":oi!Jile praticar e inc•cnlazioni più profonde di quanln occort·a e ciò torna anche l!sl'ai utile lfi!On du si Lt'a l li di fanciulli o d'ind iv id ui che, pel' lirnore o p•'r esAge rata sen:::ihiliLù o per caso, ~ i a:;ritino o b rus~amen le !<i muovano dur<tnte !.a piceola operazione. Il Kerm or ganl desider erebbe luLtavia che le due punle del vacrinosLilo l'o:-: sero collocale non alla ùi;:tanza di un Cl'nl imt'll'O e mezzo, come n~:~l modl'll0 del Gauducheau , ma ad una assai maggiore, onde ev itare che le pu:<Lole vac· ciniche, giun te al lor o pieno sviluppo, uun abbi~>no a toc:ra r si e a conronder-<i l'una con l 'al tra; ma è qut'::;lo un inconveniente ra cilmenLe r irn(lvibile e che non menoma i pregi dello sl rumeuto. P A !<SI::HA.

Profllasal della aUUide nell'e.gerolto. - (Società francese li i medicina militare, Pari gi, seduta del 20 t!Icernbre I!JOG).

LAFEU!LLE. -

L'A., dopo aver ri cordalo che la morbiùitò pc• I' sifilide. mentre neli"Alget·ia e nella T unisia raggiunge cifr·e r egolarmente cre~cenli, in Francia si com porta invece ben diver samente, combatte !"opinione di C'f11nt·o che veclono nell'esercito un centro di di/Tusion e della medP,:imfl . lnl'alli Sc)ll~:~nto il:! pel' I OUfJ degli indi vidui la contrae sotto le ar mi, mentre che. in ~eno alla popolazio;re civile, i ~io vani della stessa elà danno un 1111fnero l.riplo di infetti. I l medico mag:rio1·e L afeutlle non ct·ede pe- t•ò che i medici mil itar i dc•bbano per tale ra gione sentir·si di:::pensali da llollare c0-n ()Q'ni loro mezzo contro q11e-"ta mal a t li a. A ta! uopo egli voJ-rt>bbe ch e nella pro lì lassi della si fì l id e, accanto >l Ile misu r e di soi·veglianza e rli r egrJlarnPnLarizzazione dPI rneeelricio, trovass••I'O un largo posto J'educa7.ione mor ale dt>l !:'oldaLo . nn11 l>Oio, ma anche l'e!'<Alto i nse~n amento dei fondAmenti C'l'igiene i ndividuale. Si dov t'<'bb•~t·o cnsi e~pl'l'i­ men l ar-e, ad esempio, le unzion i antisettiche e la pomata eh Houx e M etch11ikotr al ca l omelano. P.~SSF:HA

RIVISTA n·,IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA Sterlltzzazlone dell'aoqua. -Congresso coloniald di Marsiglia, tenu to dal :1 al 9 settembre 1906: resoconto rli GuSTA v o R EYN ,\UO. - ( A nnales cfh!f{Jù}ne pttblique et de médecine /t!gale, '1906, noveu'lbr r). ~n que~to congreRSO Condam y, dello stato ma g-~io t·e del l"orpo ù'e~ercito colontale,. ha comunicalo, basnndo~i in par te su osl'<et·vazio!'li pralicole nel cor po d1 spedtzione internazionale in Cina ( 1902), unu studio !." ulla ;;;ter i ltzl'.azione dell'acqua da servire sia per colonne in mar cia , :sia pe1· coloni i~olnt i, sia nncora per le piccole spedizioni colon'i ali.

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RrviSTA D' I GI EKE OESEH ALE E B ATT ERIOLOGI A

E gl i concluù~ che, nrl 1!102, non Pravi alrun apparerchio o m ezzo, al tempo :::les>'o pr atico e ~icu ro, prr l a sler ilizzazionP delle ar(]ue, pc>iché i filtr i meccanici si insudiciano e t'ichi~>dono fr-equenti e ddicale r i pu litu r e; i filt r·i chi m ici, per· a~i re eiTicacernenLe. r ichiedono quantità talora as!'ai elevala di r ealli vo, che poi bi!òO!o{ll B ueulr alizz!lre; J'ebullizione 000 applicabile al le colunne in marcia; gli 5\leri lizzalor i richiedono un A fii t r Azione conseculi'i.•a e non po,sono e;;ser P impiegRli per acc1ue r·it-che di sAli di culcio, tn»gtv•sio, 8nda e pnlassa e p-li appar ecchi a di'-'lillazione fo r niscono un'Arqua priva d'ar ia e di sali. L'O. tuLlada crede che auche doi prvcessi non per•fplt i pos~ano da r e u tili ser vizi. Egli quintli cou!'iglia, per- le t r uppe in marcia, i fìllr·i collellivi L apey r·èt'<', sollcpounn:loli però alla ,-olula S<Jt'\'l'!!lillnza e con~en•andnne la polver·e t'unri del contatto dl•ll'a r ia, per gl1 ~la bi l imeuti sanrla r i e per gli abita-ti, gli !>tet•ilizzalor i V ai l la r tl- Desmaroux se l'acqua è poco r icca di sal 1, i distillator i n el raso oppo"lO. Natur al mente l'ucqrra cosi Olltinul~;~ deve consen·arsi in recipienti pur e !'ler rlrzzatl e ch1usi. Gior!.!io i\ l ichel, r icordata la snmm;A irnpor lanza che a8sume, per i coloni, In purili.;azior1e dell'acqua po:r nso potabile, onde ~-:vita t'e la pr·opA!!aziorw del tifo uddom rnale, ciel C<Jièr·a e della diSS<'lll eeia, dichit~ra che quarrdo t r allisi, in un~t r·olorriH, d'averE' riiPv~Hlli (]ua rllrtu d'acqua, per appro Yvigi onar·e, ad e:;:empio, u rr~:~ ~-trande ·~illil, 11011 si Ira , fì11'ora.t~lcun ntet.z.o ,·er amenle !)ratico all'infuori degl i impin11tì a bas.•~ dt fìlt t•i dr sabbia, .-l1e tuttavia ri.-J11edono ~pese B f>~U i eh.>vi\LE'. Perciò q:.(li ril~t::nò chE' p;l i Eu r opei, nelle colonie, debbnno rtco!'l'ere a mezzi ùa;;;nti ~ u proc<>ssi chimici o fi sici. Per l e Ll'UJ>pe in guerra. pet' le ca r ovane d'e;;plorazion e, pet' i cantieri, po!<sono applicarsi i pt·occ•ssi chimici a bnS•) di jc,.lo (a mezzo delle tavolette cornp r~!':se Varlh•rd), di p!-!r man gn nato alluminwo- cnlture (Lapcyréi·e). di br•o rnn, ~'CC., poichè io ;;;imrli conlrngenze l'applicnzione d! que!-l i reap-enli chimici puo "'~~ere d·~bitamente S<JrvPr.drata. l llltri n•eccanici, ~;:pecie quelli di pot·cellana, sono put·e ~ullicienli ati a r-re!"l ore i ;:ur mi palogeni Pd a fornir·e un'tH'(]ua eccellc•ule, perlino nel le r egioni tr opi cal i. PaSSEHA .

e

Uoll. S . Mr :-~E:t:.Lt. -

Le « Typhus-St atlonen » della Germania nella lotta

ooDtro U tUo- - (Rioista d'ig iene e sanilti pn{;/,/ica, n. ;'H,

~G

Jicembl'e

'1!106). Il compilo <Ielle T.IJtdut.~·Sialione n. che 11'nno ~late i:oli luile in alcune citlu d~l conrine sud·ove:>t della Gerrnanìa. c.on,.;isle nPIIa rapidità e ~icurezzu della diacnosi ballPr·ioll•~irn, nello studio dell'epidPm:a nei een11·i d'in fe~ ione, nel t•iroHO"<:ÌmPnto de i ca!<i le:!l!t'I'i e ,,ella ptnnla applicAzior1e dei mPzzi ùi dil'e!<a. (.lue~lt-J 1!tflllf<.~-Staliunen dt>hhnno cOII~idern l'si come una ulile conseguenz11 de Ila rnu La la opi n ione d t H _ 1\ ocl r !"UI modo di ddfondersi del l'infezione ti rosa. E!.!li or mlli, pur non neg11nrlo per In Lra:::m i~l" ione del la malattia una l!r·unde impor·laiiZ•l alL'arq ua, rrli ene per·ò che dehbasi accordare. un ~ignificanle YaIOI'e nl conll'lglo dir·ello dflll'»llrmaiHlo al ~uno . Il dott. Minelli che ha avultJ occAsione di ~lare per alc uni m esi in \Ili A delle piu importanl1 T yplws-Stalionen, cioè a Slr·a!"bur~o ne de~crh·e il funzionam,.nto. Il m edico conrlnllo, allorché ha il sospello di trovarsi dinanzi od uu ca~o di tifo, ne fa subito regolar·e deuunda, e in pnri tempo invia al laboratorio

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6t

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

della Typlws-Stationcn, da cui dipende, il sangue, le feci e le ol'ine del prP.sunlo tifoso. A tale uopo ad ogni m edico condotto della sfct'a d"az ione della Tgphus-Sla· tionen vengono forniti adatti tubicio i per la presa del sangue e r obuste pr ovette della capacità di 50 cc. la per raccolta delle fèci e delle orine. l~ cosi non solo si pratica la sierodiagno>~i , ma procedesi altr·e!l'ì alla dimostrazione diretta de l bacrllo di Eberlh nelle feci e m·lle orine. l terreni nutritivi, che vengono or·dinariamenle adoperali in laboratorio per· la ricerca del bacillo lilico sono quelli di Drigah-ki, di Eud0, di Klinger e di Gaelkens . Accer tata la diagnosi batteriologica, immediatame11 te se ne dà denuncia al medico provinciale, che, mercè la cooperazione alli va dei medici cur·anti e dei medici del laboral0rio, dispone per la pronta ed efficace attuazione dell e misure igieniche atte ad impedire la diffusione ùella m~;~lnlli a . Ed a questo scopo, oltre i medici delle Typhus-Stationen. i med ici condotti e i mt-d ici provinciali, conco rrono in nobile gara i maes tri, i sindaci, i pr·eli, le levaLrici, le guardie civiche e tutte le persone istr·uite, facen do in modo che i ca8i meno noli o larvati non sfuggano o passino inosser vati. Finalmente a pposite squadre di disiofettalori trovansi alla dirella dipeudenza delle Typ!ws·Stacionen per procedere alla di!';infezione accurata delle feci, delle orine, degli abiti, della biancheria a ppartenuti agl' individ u! tifosi o convalescen t. i cl i tifo. Quantunque le Typhus-Stationen abbiano cominciali) a funziona re 80lo da due anni, pure i risultati che si conseguono sono davvero incora~gianti ; poiché in cer ti paesi e in certi ap-gruppameoti di ca se, dove il tifo predominava . endemico da lungo tempo, .esso ora è addirittura scompar so. G•ova sperare che anche in Italia, che tanto ha operuto pel s uo ri nnova · mento igienico ottenendo degli ammirabili successi, s'impiantino per la lotta conl~o il tifo delle s tazioni di osservazione conformi a quelle di Germania. 1 •

G. PrERAcctNl F. MAFFEr. -

ALT OBELL I.

Corve 41 lavoro manuale ed Intellettuale. -

(Co ngreslSO internar.ionale delle malattie del lavoro 9-14 giugno 1906). Le curve del lavot·o tanto mentale come muscolare s i svolgono in analoga maniera. In un primo periodo si constata che il la voro è più incerto e mol~o meno utile ; s uccessivamente, in un secondo periodo, il lavoro ra~gi unge un ec· cezio nal grado di produzione quuolitati va e qualitati va, per mantenersi in seguito ad un grado e levato e costar:le di produzione. Tattavia quesL'ullirno periodo tende ver80 una progressiva dimi nuzione, e con u n or·ario continuo; non interrotto dà alcun ri poso, subirebbe più o meno rapidamente, secondo il ge· nere ed il ritmo del lavor·o, un'a lterazione io q ualila e q uantità. Dali gli ordinarii orar ii del lavoro, quali sono attualmente in vi gore nelle offic ine, nelle scuole , nelle campa gne, con un la voro che s i este11de dal mal· tino alla sera , si constata nelle ultime ore dell'orario matlulirro e serale, come in queste si ottengano prodotti di qualità inferi0re; tal fallo è sopn,tutto evidente negli ultimi periodi del lavoro set•alo, quando sr ha un orar·io pr•olungatissimo. I brevi ·intervalli di ri poso compensano alquanto tali risultati se trallas i d1 un operaio sano e r obusto, ma non bastano a fat' scom paril'e l'esaurimento


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COl\GRESSl

tiO\'ulo al lavoro; i11vece i l ri po~o alquanto pl'olungalo associalo a pasto suffic i \lnle, hM1no un val•>r e posili vo indubita.l •ile. T ali ded uzioni teoricl•e ne s uggeri scono al lt•e d'ordine pratico, sulle f!Uali hanno instslito altri aulot•i e la di cui nnportauza 11 0 11 sfugge ad alcuno. Co~ì l'or·ario di lavoro non deve esser con tinuo n•a interrotto d >;~ pt-t•iodi di ripo,:o, cl•e non dovrann o essere d i uua lunghezza esa)!er·nte per· non far peedere il vanll\~gic> dell'alienarnento ùi ~ià acqui~ilo. Per ciò c he <.:ùncet·ne gli orarii scola~tid . qu esti devono el'set· dil'<posli in modo che lP lezioni sulle materie più diiT>cil i non si s volgano n,..JJe ultime ore d,..J]a giornata. I~ imposs•bile precisare la dur!lla <iei p~> t'tOd i succ<'ssi vi di Jo,·oro mediocr t>, eccellen le, buono, di felloso, calLi vo, i nlerve•wudo polenleutenle i l fAllo re a n Lropolngic!>· Egli e soltanto posRJIJil e Ji tracciare con s~iflici ~nlf; !lppros:;:imazione l'aspetto della curva del lavor·o, quAle ri.:;uila de:;li esami IH'alica li dagli aulo t•i nei lavot'ator·i manual i ed in tellettuali . G. BcRN ucct

CON GR E S SI D 2 o Congresso d 'igiene d elle abitazioni (Ginevra 1908) e l 'igiene delle oa.serme, per il <lottor FRANCEsco TF.sn, maggior·e m edko, proressore alla Scuola d'flpplicazio ne di so.nita militare, libel'o docente d' •ghme. Nel primo Con ~n~sso d' iltien<' d<•lle flbil!lzioni lennlosi o Pari g i nel novembre d eli 'anno 190-l, td qua le ,·e n n i i n v ialo qnAle d••l<•ga to ulliciale da l M int;::teeo della g uerrA, ebbi l'onore di e:>.:::ePe nominato membro pP.rmanenlP. del Cor111lato ilol iano pei fu turi Congres ~i. Qup;::ta po:>izionc: spec1a le, la conoscenza che io avevo licqui sla la delle per!'One e del l'ambiente, le presl'ioni elle il Comitato generale fac~wa perchè anche per l'avvt-n it·e il CMp0 san ilat·io mililsre ilalitmo prendt>ssc parte nlle r iunion i inLPrn azionali relative all' ig ien.e delle abitazion i, i ndus'lero il Mini:".l er·o della guet-ra ad inviat·mi anche nel secondo CougTc«so insteme col maggiore del genio Baglione cav. Pt·ospPrO . Ct·erlo utile, come feci in occal'ione del primo Con:;:·esso, espor r·e ai colJe,;:lt i dell'e$et·ci lo uua relazi one sulla mis,-in nt! 1.11lìdatami, pre~entando un ria!'sunto dell'orgAnizzazione del Con~res~o e dei lavori fa tti, n Hl fermo.nJomi piit special mente alll\ comunicazio ni dte io ~les:<o pr esenlti i eJ a 'l ltelle dei colleghi italiani e s traniP.ri nella sezione J'igiene mditare, p<>r· venit·e po• a qual che concluc:ione prat.ica qual e puc'l trarsi ua CJnc•sli sludi.

l. Gener alità. -

Nel primo Congresso llller·naziouale d'igiene delle abitazioni ll!nutost a Parigi nel novembre dell'Anno I !'IIH per ini1.iuli va della Sociela Jrance ~e r}' iuiene e col concor so della Società cmtrale drgli arch itetli f rancesc: e della Società dettli •architetti <liplonwti dal yocerno furouo gettate le basi per l'alluazioue dei fuLul'i Congr essi col creare un Comitato per·manente, del quale fu elelto pt·esidenle il senatore P. Strauss e segretario l'attivissimo segretario della Società francese d'igiene, l'ing. Marié Davy. I n una se-


li3 <lula di questo Comitato permanente, le nu tasi a P arig i il 20 nove m bre 1905, ~i stabilirono le m odalità del nuovo Co n g resso, s i conv t•one ne lla nomina di nn Comitato lc•cale il q uale provvede~RC alla pa rl!'<·.i!'Rzione pe r pat·te del iA Rvizzern e al1a organi zzazione ma teriale de l Co11 g r·~sso, si st<tbil ir·ono u('lle ~ollocommi,;sion i pet· l'orl!anizzazione delle s~>zivn i, sta t•rspeLto al prograu1ma •lei lavor·i, ~ia rispetto a l so~gellv dei r appo1·ti e alle pe r sone incaricale di tali ra ppor ti. Fu cosi. t' in s eguito aù ulte riori accor d i, che s i convenne che il secondo ('ongre;;;so d'igien i'\ òel!e abitazioni s i tenesse a Ginevra tlA I 4 a l t~ ~ett~m bre 19n:; e che si pu bblicò un programma ufl'iciale il qua le, s tampato m lmgua france se ed in lingua lede"'ca, venne inviato ai me1llbri della Co mmissione perma11ente, ai de! Pga ti ufficiali e venne dis ll'ibuilo a Ginevra ai me mbt•i libe ri succe;:sivame nle in>-ct·itli. Il Congrosso venne costituito : Jo da un Co mitato d'ono re compos to d e l pre~ide nle :\1arc Ruchet, mem bro de l Co nsigl io fede rale, Antico p residente •Jella Confed ~ razione Svizzera, e di 2 1 vico>prestdenli s celti l'ra le più chia re ~"· r;:onalt là d Europa , fra le quali il v. Be hring , il Bumm, ti Gré hanl, lo Sch ie rnin~, l'attuare il:' pettore d e l Corpo san1tario milita r e tedesco; 2° da l Co· •nilato permanente de l Congresso, soLto la pre;:idenza dd ~ig:. ll eori Faz y president~ del Consigl io di Stato del ca11tone di Ginev r·a e me mbro del C:onsi~l i o nazionale sv1zzero. e la vicepresìde11Za dd pro r. Bard dell' U nive rsità d i Gi11~"\Ta e t\tl sig. F a tio presiden te della Socte/à pel mirtlioramenlo delle abiw;;iun i di Gin(·ora, coll' ullìc io di ~E'g reteria r e llo da l segr eta r iO ge ne t•ale per· manenle Marié Oa vy e da Albe rt vVua t·in segr e ta rio ge ne rale pe r la Svizzet·a ; 3° da un Comitato locale, avente a pl'esidenle ti Sig. Pig ue t-Fn ges, membro de l Co ns iglio d'èHnmini ;:lrazione d lllla c ittà di Ginevra e a seg-retario ti nomina to S tg. J..'atio; 4• di un Co mitato internazionale di patronato composto da 164 m e mbri ; 5° dal ComitRto pe rmane nte rappresentato da 20 pae;:.i e comPO"lO eli l l i mernhl'i. Le sezioni, in nume ro d i 12, fur·ono rap-g ruppale, a seconda de lla natu ra dPi soggelli da trattars i, nel sogue nte modo : Al A bita..ion i fan~igliari . ...!... Sezione I, abitazioni urbane. a bitazioni oper aie. - Sezione III, a l>ilaziunJ rural1.

Sezione Il,

Bl A bita:sioni e locali collettivi. - Sez ione IV, came l'e d'a fli llo, fllberglt i. Sezione v, locali O!>pedaliel'i - Sezione VI, locali mt litari.- Sezione VI I, 111Cali pubblici , ammint str·a tivi, ind ustriai a e com tuet·ciali. S t:'ztOtte V III, Locali sc<J I<l ri.

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C) flbilaziuni mobili e temporanee. -

Sezi~ane

I X, mezzi di trasporto.

D) Arte e deco ra~ione n et loro rapporti colla salubrità del/~ al~tlo;ioni.

-· SeziOne X, migl io ramento d elle cond izioni sanita rie dei vecchi qua r tte ri e ùei monume nti antic h1, consel'vando il loro cara llet·e pillor e:;co o artis tiCO. El Amministra.;ioni sanitar ie. !:t:l\ario sanita t·io.

Sezione Xl, legi,.lazJOuc M nila r in, · ca-

F) Questioni gen er,tli. - Sezio ne X Il, a cqua, evac uazio ne d e i materiali di rifiuto, illuminazione, ris caldamento ecc. Il Comitato locale dis pose o gni cosa in m odo che le sedute, le con fe renze pubbliche, le vis ite, le escursioni, i ricevimenti te nessero occupata e nel me-


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COKGnESSI

dt'sirno tempo variata lulta la giol'llels ai congt·essisli, e riuscì nel suo intento in modo vet·amenle lodevole. Il mattino era r iservulo alle sedute delle si ngole sezioni (Jalle ot·e 9 alle 1 ~). Il pom er iggio, Il comi nciare dalle H, veniva . occupato nelle ;:;edule generali e nelle vtsite ai mot ,umPoti e agli stabili menti più importanti, ;:;p~cialn l elll':! dd! Ialo 1gienico, l'Iella crtta e dei dintorni . L a ser a era r·iser·vala alle conf~!l'~'llze pniJbllche al Viècoria Ila/l. Il marledi 4 setternbr e alle ore 14 ebbe luogo la snle11ne aper tura del Congresso nelln g rande au la della Un iver;:,itl!, presenti lutti i delegati e:<Ler i ed un ~tran numero di congr e><>'isli liberi. In quMLO alle del egazioni estere, er ano rappl'el"e11 tali i seguenli Sia li: Italia, Gerrnttn ta , Auslt'ia, B elgio, Bulf!at·ia, Co;::ta-Rt<'a, Eg1llò, Finlandia, Francifl, Grec1a, G u<~ temala , Spagna, Unghel'ia, Giappone, i\l es:;;ico, Portogtdlo, Russia, ~erbia, Siam, Svezia, Svizzera. Erano nn che presen~i molli delegali di citta ; per· l' l tal i a er·an o ra ppresentate Roma e V enczia. Pa r la r ono i n questa sed ula il pre~:'lù•:n te d 'o n•) re M are Ruchel; il p r'l'!!>- idl~nle eO'<.Hli vo Henri Fazi, il "egr·ela r io ~enE-r ·ale Mar·i o:· Dç~.vy, il segr etario gene!'ale per l t~ Svizzera C. \\'ual'in, il presidente del Comila to locale G. Falio, il pr·of. Gar·iel a nome dei del egali esteri. Nella seduta in parola fu appr ovalo defin i tivamente l'orario del Con gresso e definitivamente orgtlnizzate le si ngoie sezioni. I ~iorn i di martedì 5, giovedì 6, ,·enerdi 7 v ennero impiegali nei lavori delle Sezioni. N ... l sabato seguente t>bhe luo,!!o la sedu ta generale di chiusura nella 'luale il pr of. Bard deii'U niver.;llà di Ginevra con vi va e brillante parola ri assunse l'oper·u del C on~tresso e fece voli perché i futu ri Con g t·essi avesser o 1:1 port1>re sempre migliori frulli, rin ~raz i ò il Comitato l ocale, cosi atte11l0 e soler te nel suo lavor o di ortra nizzazione e fe ce un salulo ai delega li ester i e congr essisti lutti . Pr'onunziar·ono pure di!'Cot·si il segretal'io generale, il :;;egrelario loca l ~. il delegato dell1:1 citlà di V enezia avv. Sor~el, e !'ispose a nome dei deiPgati esteri ai salu ti augurali del pr esidente e dei due segretari il dotl. Adnm, dt>le~!a lo della cillù di Drcsda, proponendo che i n questa città la quale nel 1909 avrà unu esposizione d'igiene, si dovesse tenere il terzo Congr e.-so d' ifo{i ene dell e abiLazioni . La pr·oposta venne accolta con enlustasmo. Il giorno 9 selle mbre v.:nne lasciato libet•o ai congressi~ti per le escu1'sioni nei dintorni di Ginevr a o per l'escu r sione a Chamonix or gan izza ta dal Co milato locale e alla qual e molli aderirono. I ~ior·ni 10, Il e 12 furono destinati ad un viaggio nel l e princi pa li città svizzere. allo scopo princ ipalmente di visi tare i servizi e g li stabilim enti piu importanti rel11livi all'igiene delle ,abitazioni. I l giorno 13, un gruppo di congressisti, diell'O i n v i lo del Comita~o dir etti vo, si 1·ecò ai sanator·i di L eysin . La sel'a !'tessa la mn g~io r parte dei congressist i ritornava alle ri spellive sed i. Dirò due parole sulle visite e sulle citaLe escursìoui, come anche :<u alcuni oggelti esposti in occasione del Conf!l'Cf'so, per ' 'enir·e p11i più specialmente a pa r lare del lavor i del Co11geesso. Come di>:si sopra , il pomer ig!Zio dei gìomi di seduta fu destinalo a visite dì eòilici pubblici notevoli per il !neo prel!iO a•·tistico o :slor·i co, ma piu che Lutto nolrvoli pei ra ppnrli coll' 1giene p11bblica. E cosi n el primo g iorno furono visilflti gli splend idi locali deii'Univer sit;j , i musE'i, fra i quali celt>ùr e qu ello geolng,co d"l de Sou,.sur e, la n•agniflca btbl•ote<.:a, ri ccA di 100,0il0 v olumi e 161J() c.:Pctk i manoscritti, dei quAli alcuni pregratis>:im i, il. palazzo municipal e, celel!r;e per la stor ica sala dell'Alabama nella 11uale nel 22 agosto 1862 fu sli -


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pulela la Convenzione di Ginevra, l'antica calleùrale di S. Pietro; nel secondo ltioroo i bellissimi impianti p e!' la forza motrice di 1:WO cavalli destinata a scopi industriali e la rela tiva officina del RSS; nel quarto f!iMllù la bellis~ima ed i>-tc·uttiva école ménage,.e, le cucine popola1·i e la Società cooperativa di consumo. In quanto alle escursioni, ricorrl el'Ò la pittore~ca ed istrulti va visila alle principali ci ttà della Svizzera, nelle quali furon o ammir·ati la bellis5>ima e nuova policlioica univer sitaria di Losanna, il politecnico di Zurigo col suo interessante museo d'igiene industriale, i se1·vi:(.i ospedalieri e le splendide oper e di risanamenlo della cilLà. di Basilea, ed allri numerosi s.tabilimc•nti ed islituli mleressanlissimi. A.~giungerò che dovunque i congrPS<'isti furono O~l'etto delle più calde e si ncere a ccoglienz~ a cominciare dal p1·esidente della Con rederazione elvP.tica che li ri cevette ufficialmente nel p·ao palazzo del Parlamento eli Berna . Debbo inoltre citare in modo ;.peciale l'e:>cursione facoltaLiva ai sanatori di Ley'>in sulla quale mi fermo volontie1·i pel' l'importanza sua dal l ato dell'a ttuale lotta sociale contro la Lubercolt•Si. Non entu;.iasta per pr·incipio di questo nuovo mezzo di pl'Ofìlassi antitubercolare giacchè, a mio modo eli vedere, pu1· r iconol>cendone l'indiscutibile ulil i tti come presidio lcrapeutico, mi sembra che altr·i mezzi più economici, piu direlli, piu esten>'ibili ad ogni cla"se di persone, piu diffusibili nei lor o effetti sieno da cer carsi in questa lotta la quale è più che tutlo una l otta contro l e abitazioni, contro l'af:glomc r·amento sove1·chio delle per sone, contro il pauperismo in genere, persuaso che pttl' concedt-ndo la estesa creazione di sanatori a paesi ricchi come ad e>'empio la Germania, sia pRl nostro paese prefer rbile l'imphmto di dispensari antill.uber·colari come il Calmelte ha preconizzalo in F1·ancia e l a più este>'a istituzione negli ospedali di riparti pei tubercolosi per isolarli al più prest0 e imperlil'e lOl'o eli nuocere alle col lettività come con tanto calore propngna il Pieraccini, debbo perii convenire che l'escur3ione ai sanatori di L eysin mi im p re~>;i on ò e mi diede ra gione della tenacia spiegata da alcune nazioni nellA dill'usione dei sanatori. Non si può negare che l'aria libera a 1500 metri <l'altezza su di un altipiano che ha per sfondq un fìtto bosco di abeti, e che gtHH'da urra immensa vallata incoruiciata dai bianchi pr·oflli dei ~i~an ti alpini . rton debba n o n essere di gr·an profitto 11i tubercolosi negli stadi meoo ttvanzati, risv eglianùo ne l'appetito, aumentandone la for·za, procurando ai pol moni aria pul'O e pove1•a di ge1·rni. E i sanaLo!'i di Ley sin corri spondono pe1·fettamen1e Ftllo scopo per la loro incan· tevole ed adaLLa posizione, per la eccellènte so rv eglianz~t medica, per la S<:.r'upolosa osservanza di tutte le più minute rel!ole igienichfl, per il comfort ~>rce ­ zionale che lrovasi nei più grandi stabilimenti di prinfol·dine. Debbo alla C:lWtesio del dott. Meyar medico nello Stab,limento del Montebianco, una quantità di dati statistici che dimostr ano i benefìci ell'elli che possono tra1·si da quc>;ta cura climatica, la r1uale consiste specialmente: t• nella 'Pllr·ezza dell'ar ia ; 2° nella sua secchezza; 3° nell'a,::senza di vento; 4o nell'energia dell'insolAzione; 5' nella basst:l temperatura; 6° nella diminuzione della prrs!:'ione dell'aria, tulli fatto·ri che trovansi nella local ità di L eysin. La stazione in parola ha avcto ultimamente nuove importanti a~giunle, quali il sanatorio popola1'e con 1:?0 letti, un sanatori o per bambioi con 35 letti, una clinica pe1' l e tuber·colosi clliru1·gi che e plli6 di1·si quindi una stazione climatica di pri mi ssi mo Ol'dinc. lo quanto egli og~etti esposti durante il Congresso, citer.ò i treni-modello delle strade ferrale svizzere e della Compagnia Paris- Lyon -Méditerr,mée la 5 - Giornale medico.


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quale ha un Sei' Yizio collellivo colla parte sud-est del la rete ferroviaria svizzera, gli apparecchi di g rande e piccolo m odello di tre fabbrich e ~vizzere per l'allontanamento del le poi veri coll'aspirazione (oacum cleamer, sistemi Sltenton, Sana, Boot/1), e gli appa1·ecchi del dotl. Brèchol per l'incenerimento rlei materialt: di r ijlulo sen.;a odore e sen.;a fumo. Mi fermerò un po' su questi ul l 1mi perchè mi ~e mbra che sia deg oo di cousidera"-1one un appa!'eccbio di piccolo modello mollo pratico, sempl ice, economico, adattabile per la distruzione delle materie usate negli ospedal i, nelle infermer ie, nei loc·ali collettivi cfalli'O genere, come le caserme, quali le spaaature delle sale, gli sputi, i r esidui alamenlari, il materiale di medicatura ecc. Il pi ccolo appa1·eccbio del dott. Br6chot, alla co:·tesia del quale debbo i dati che qui 1·iporto, è basato sulla compl eta estra7.ione dei ~as bruciali per mezzo del liragg in d'aria attivato dai caminetti ed è quindi applicabile sol ta nto in am· bi enti che ne sieno provvisti: é composto di tre parti: di un secc hia contenente un ser batoio nel quale avviene l'incen erimento dei materi ali , di un bruciatore dei gas elle si melle in comunicazione col caminetto e Ji un coperchio che ricuopre il secchio e il bl'ucial ot·e dei ga~ insieme e chP. porta un o1·i fh:.io desti· nato al passaggio di una fiamma o ttenuta ùttlla combustione d e lla benzina pel' mezzo di un appareccl Jio funzionante come fJUel lo che adope1·ano i !allai per le saldature. A v venuto l'incenerim ent.o dei ma le r1ali nel ~'ecch i o , i gas della combustione passano nel bruciB:tOr•' dove vengono bruciali e vengono infine aspi rati ùal caminetto. l l. La.vori del Congr esso. - Prima eli entrare neiJ"a.,·gomt> nto che più parlicolo r mente in let·e:;:sa il m edico milita l'e, l e sed ute della VI Sezione, crodo utile r iassumere per sommi capi le principtili comunicazi•JOI ten ute nelle alt.l'e sezioni alcune d•·lle quali fu r ono dd r esto assai inter assanli 1:111CIH1 pt>l' l'i g iene delle cuserme. Du·ò del le più impor tanti, enumerando sempli cemente quelle che non ci r iguard ano da vic ino. Sezione l. - Il dott. Bourelll e e l'a r chi lcllo Pel'/l'Od, il dnll. M nr ejon, M.me Du cho~a l l l'allarono degli a llorni dei po r tie r i , rle/.le Cltcine, e/elle camere 11ei domesliei l'eclamando an clte pet· quef:ti locali l' os~Prvau1.a tlelle mis ui'C lgieniC'he C'omuni a tutli gl i altri locali AbitAli . L 'at·clute tto Ha1·de e l'a ~Lr-o n o mo P1doux, l'ar·chiteuo Rt•y . tr-alla eoHn la que!"liOne dt>lle strade cil.ladine; i pr imi , basundosi spt\Ci>~ lm e ute s11l conce tl0 c he !H slrl:ld» igtt>nica è f}lle lla che gode di Ullll mlc!.(giore in soiH;:icJII!:', dHnno com e r egola p1•r la du·ezi,me di una straùa che l l'ttbbricati abhia no quell i ùi Lllt lhlO la facciata ver so C!'l e qtwll i d•·lrultl'O ver so ovest, llev1ondo d1 un augolo di ci r ca J!) ~rad i v c rs0 Ovest. L'a r ci 11Lelto Du p u ~ parlò ùcll'importan;a che ha Carcltilello nella lotta cun.l r o la tuber colosi e il dott. A . l. Martm della dtsinje ;ione tleyli aflpartamenli.

Se.;;ione Il. - M.r Cargi!l , il dott. Friedl, il doU Gllnlt·ez, il dott. Michif' lse, fl'u·chitolto R•·y. l1 atlarono diver·!-'. 1 argomenti sulle case Of'eraie sia r isp•·tto a lla lor o sttuaz1one nelle geand i cillt~ , Sl8 ri spetto alla lur o or~Hm z z.a7.ione inlei'J IO e alla Iom igiene. I l dott. Pomellu trattò del le cond izioni delle abitazioni al SemJ>ione ,Jurante i Javo1·i del traf,lru e M.r Lalh~ma nl espose il runzionamenLu di due opel'e di lJenefìceuza ist1tuitesi a N 11ncy , l'una che fornisce a prezzo r1du t to una abita-


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zione l;ana alle famiglie numerose incapaci di vi v~re col prodotto del loro la"Oro, l'allra che viene in aiuto al povero col lavoro della terra procuraodogli un terreno proprio ad essere coltivato. (Assislence par l'ltabitalion - Assistence par le jardin).

Sezione lll. - L'ar chitetto L ongerey, il ùoll. Moro x, il dott. Bieler tratlllrono dell'igiene d elle abitazioni. rurali insistendo SJJecialmenle sulla neces~t lu che le classi rurali v~ngano educale a vivPre igienicamPnte, e su queHto a!'p-omento fecero comunicazioni anche il prof. Krolopp e il prof. Wuarin insil'-lendo spedalmenle sulle aùita;.ioni de{lli operai ag ricoltor·i nomadi. Il prof. Galli-Valerio dell'univet·sità di Losanoa, trattò della protezione della l1lii1azione rurale contro le zanzare e le moselte sotto il punto di où;la dell'ifliene ricordando specialmente quanto si è fatto io Italia contro la ma.laria, ~> il D. Vitoux della P resse m édicale, fece una comunicazione sulla protezione dei poui contro gli inl)uinamenti accidentali facendo l'ilevare la necessita, in mancanza di Hna pompa o di qualsiasi altro apperf'cchio di elevazione del l'acqua, di sospendere alla catena del pozzo un re"ipiente inamovibile per impedir e l'uso di secchie individuali capaci di arrecare gravi danni alle collellività. Se:oione nr. - Il pror. Chris liani dell'Università di Ginevra e il dott. ne Micltelis esposero i r·isultali di una loro inchiesta snlle camere d'affitto facen.lone ril ~vare molti e gt·avi inconvenienti, l'architetto I ~1·aels tr·att0 degli alber!7ht di :'\iufJoa York, l'at•chìte llo Longet·ey d ei principi f(igiene negli alberghi popoltt.r i e li do tt. Melius delle condizioni d' abila:oione degli allog.?i d!!stinati agli emip ronti nei porti di mare. Se:oione V. -Il doll. Martin fece una relazione su ll'o.~ilo rli P•ncltat e lrallò degli O!' pedali d i Ginevra; alla comunic11zione sPgui una visita per parte dei congres!>isti all'ospedale c~> nlral e di Gine\'rll. Il dott. Brl:chot trattò dell'incenerim Pnto dei materiali di ri fi uto ne!fli ospe· 1lali dando spiegazioni su~?li a ppar·~ cchi di sua iuvenzione, alcun i dei qua li, com e ho dello sopra, ~··ano esposti in appo!"ilo locale <.lell'Unive,·siti:J. Sezione l'Il. - M.r Dugelay, M.r Clt~vi et• tr·a ttarono delle crlllive condiz ioni iflleniclte dei locati degli impiegali rlel/o Slalo, specialmeute degli uffici de lle poste, telegrafi e telefoni. I l do tt. P ollevin e«po~e uno studio s ull'aueazione dei laboratori richiedendo, :a~talo~amen te a fJHAnlo stabili~ce nettamente il servi zio inl!le~e d'i:<pe7.ione delle ml'lnifallut·e, elle in tutte le parli di un va-;to laboratorio il ta~~o d! viziame11to per acido carbonico sia mantenuto al disotto di 5 dtecirnillesimi. Se.;ione VIli.- L'architetto BAudin, l'archill'LlO Frank,...n. il dott. Chnsseven t le loro idee sul modo mil!liore ondP. a ~s i c lH'at•e l'iuierw delle scuole <"ittrl(line e rurali e il dott. llin lt'aege r e~pO!"e un inter<'S!"anle studio sulie condi:oioni iyienic!te delle scuole popolari i n diversi paesi. es~·Me ro

Se:oionc l.Y. - Fut·ono trattati ar·l!om••nti ~ull'iyiene dei treni J crrodari da t llott. Crowder, da M.r De C;:alMy, d11l dotL. ThiPI'I'y, du M.r Morn el. Il dott. Navazza trattò dei divers i me:.~i per SOf•primere la polvere nelle strade pu/J/1/iche daudo la p referenza all'itJCalramazio lle a cn tdo. Se.oione .\:. - Gli argomenti di ques ta sezione furono rivol ti a dimostrare i mezzi di risanare le abitazioni antiche e i monumenti cercando di non nuo-


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cer e al loro carattere. Fecer o comunicazion i su ciò l 'ar chitello Umbdenstock, il dott. Cazalis e l'at·chiletlo Majon, il doll. Berancek.

Se.oione _\I -

Il dott. Brrtillon capo del servizio deliA statistica municipale

di Parigi rifel'i :111lle re9ole che debbono presiedere alla r·ompila:oione delle .~ta ­ ti.~ ticlte sulle abita•iOI!i insallcbri e di argomen ti analoghi tt·attarono il dtJll. F rant11 , il dott. Guillaume, il dott. Sandoz. M.r Lecomte e l'arcllilello Leduc Lmllarono a r~qmenli di legislazione sall itaria. l11 ter essanti furono le disc•J~sion i sulla n ecessità di i ~tiluire in Lutle le città un casPIIario l:'anita r io r clalivo allo' abitazion i: que>'lo disposizione S!'.sicur·erebbe la ~orveglianza la più stt·ettu ;,n!le condizioni igieniche del l ~ m t>de;:i me. Se.Jione ).:1! - Gli argornenti trattati in que~ta sezione fur·ono moW e vari. Noterò fr·a i pr mcipali: l'acr1tm potabile nelle abitrnioni (doll. Foveau Je Cour m elle!<); l'aria oiziata n euli appartamenti (pr of. Gréhant); i paoinwnci Cal't: in cemento armato (in~. de lll ollrn>'); l'uliliJ:a~i,;ne del t:omllu.~ti/,ile n.el r h;calrlamenlo degli i mmohili (\l.r N a ville); la JHLI'i ticaò,One clell'ac'Jua potavi/e e l'epnra;;ion.e d(!ll'acryna eloacale f>er 01a b10logicn (ing. Paulirry); sulle concli:t'oni i!lien iche e sulle applica::.ioni delle l'o!lse automatiche Mouras (E Ha111 0!>, c·api lano del genio ùell'ar·rnula spagriUOia); meni da im,,ieuar.~i per inter rompere in un muro t'estensione dell'umidità (dott. JurtSStllllle); i !Ja/.Jinelli di t/ecen:;a (dott. Zavitziauo~); l'allontaMrrlento rap1clo senza poloere ne odore dei materiali di rt"!lttto (·loll. Brechot, ecc) Oltr e alle ~ed u le ordinar re per le ~ingole ~ezioni si tennero poi tre ~eduLe ::rent'rali 1wii'Anla JlarJ n'1. ùeii'Univet·si tà con t'el ative discus~ ilìn i, la pri ma :ml/n. ner:e.~sità e SIJ.i mez::i di re!Jolare la trasformazione cb'(!h i.~o/ati malsani nelle citta. r elalori l'ing. Ma ri•'• - Da"- y segretA rio generale del Congresso, i l dott. P utzey;; e l'ing. C. Pu tzeys pr·ofe;.sot·~ d'igiene il primo n eli'Univel'si la di Li ef!i . inge:.:-nere in capo della ciltù di Bruxelles il sP-coudo, i dottori Bounier e Berthod; la seconda !'-U II'applica:ione dei r enolamenti srmitari in matP.ria di nBO!]{Ji malsani. r el ator e il dott. Filassier; la lerza su i sistem i i g-ienici •!i r·i scAidttmento Cl)llellivo, r r lalor e l'iug. H en,!lelhaupt rl quale e:::pose ed iltuslr ò parecchie tav ol e dimostrative ;.ui diver si m~Lodi di risc~:~ IJamento central e ad al la e a ba:::sa pr e>"!i:ione. I n quu rrlo alle conf,;t·enze 1)u!Jbl i dr~ tenute al lficlo ria-1/a/l sono da citArsi una hella ed istt·utli\'8 con!'e t·euza d!-\1 dott. l uilleJ·at capo dt'll'ullieio di l'tf-anam enlo dt>lle. abitnziolli e del CH$•~11a rio sauitario delle CEISe di Parigi. ;:ulla lotta contro la tube rcolosi. ed un'altra sull'insegnamento dell'igiene . Note\·ole pur·e ru una c.:onf·~renzA cou pt·oiezionl lu rr1in ose lenula~i l a sera del r icevimeuto offer·lo rl:dla citta di Ginevt·a al palazzo EyutH'.:i, dal sig. G. FHlio pr esideute del Comitato d'o•·ganizza(.ione del C' >ngr·esso, avente per titolo: L'al,ila•ione svt:z;;;ercr111. Lavori della Yl Sezione. - M a veni orno più sreciulmenle alla parte che ci rrguAJ·da e c ioè at la\'ori della VI sezione relath·a ai loculi milit.ul'i. A questo prop ..~ito dt r o'l innnnzi tultn che [H'r impellenti cuusH pt·ivate non poterono intervenit·e al Con)!res;:;o Lanto il presidente ell't>llivo ~enert1 l e ma lico ispr•Ltore EJ. ()elorme l'rii 11Stre din:Ltor e della :,.euola di !'IHiil~ mi l itare di Val-de-G r ùc.e a Pat·rgi, qunuto il vicepr·esidt·nle med ico principa l ~ di 2" cla~se l. B. L ernoi ne i l chiaf'i,:sìmo p ro!'ossot·e d'igiene alla scuula !;fessa. V enne quindi eletto come p1'f'Siù81lle il doll. l. Rouget maggiore medico di '1° classe dd l'armala francese, pr·ofessOI'e aggregalo liber·o alla scuola di Val - de-Grùce, addetLo alla i• divi-


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s1one del Ministero della guer t·a , il quale inau::turò le sedute tlnndo un co•·dia l ~> benvenuto ai membt•i della seziooe e specialmente ai delegati stranieri, ed esprimendo il suo dispiacere condiviso da tutti i presenti per l'assenza del pt·esi dente M.r Delorme. Cito fra i delegati dei Gover ni e i congr·essisti Iibet•i pre,.,enti alle sc;dute, oltre al maf!giore del gPnio cav. Baf!lione, deleglllo con meda l Ministero della guet·ra, ed il citalo dott. Rougel delegato dal Ministero della ~uerra ft•ancese, il dott. Hublé maggior e medico di t• classe dell'a rmata fr »ncese, il capitano Foissy membr·o della st-zione tec n ic? <i el l"enio <li .Minist.er o della gnet·ra francese pure rlelegato, il mag~i o re medico Ligouzal ad·lello alla clirezionA del servizio di sanità delt'11° corpo d'armata a Naoles, I. M11urize e M.r Lacau membri della societa cen trale degli architetti francesi, il dott. 13r0chot di PaJ'tgi , i dottori Lardy, Froelich, Bircher, de Senarclen;:;, de Saussure medici nell'armnta federale svizZtlra. il dott. L ana y Cer ezo membr·o dell'acc:ademia dì medicina mdi la re a Madl'irt e direttor·e del giornale La medictn.a militar eSfl(trtOia, E. Krickl lenentr. colonnello med ico de!l'eser·cilo au:o>triaco, i d<)Llori B ot;:;charotf e DimiLrolf meù1c1 mrlitari bulgari, il comandente Fakasuka ma ggiOJ'e di fanteeia e il cloll. Hymazuckr maggiore meJico di t• classe dell'armala g ia pponese, il dolt Trum pp dell'armALa sramese, il generale Pet'I.'Z del Messrco, et! altri. L'ufficio della sezione era co;:;i costituito: presidente il maggior·e medico di t• cia!>se dott. R ouget; pr·esidente commissnrio dotl. de Se11arclcns delegalo dt:l gov erno svizzero, primo segretario dott. H ublè n1agg iore medico d i 1• classe .atldt>tto all'ospedale militar·e Saint-Martin (Pat•igi); secondo segretario il dott. de Saussur·e tenente medico deli'arm11la federal e svizzera; prt:>sidenti d'onore il gPnerale medico rspettor·e Ed. Delorme, il co!léga maggJOr'e del genio cav. Baglionll ed io. Riassumerò i:n <luel che segue le comunicazioni lette e discusse durante le sedute della sezion~. In un par·agrafo a par·te, perché più din·Uamentc inL<:!res~ato, t.rallerò deale mie comuorcazioni. 1. LocALI MILITARI.- a) dei tipi attuali di caserme nell'armata; b) 1lelle con.· rli~ioni yen.erali alle quali debbono r ispondere sotto

il pun.to di oisla dell'igiene

in. rapporto a~ c Limi e alle regioni. dnlL. Simonin1 pr·ofcssoee a Val - de-Grùce, Clsir capitano del Aenio e Moriz arcl!ltt'llo (Parigi). L'abitazione del soldato deve r enlizzare tulte le condizioni di saCubr it.ò e di igiene capaci di con tr·rbui re allo sviluppo delle fnrze fìsiclte dell'uomo e alla con!'ervazione del la sua buona salute. 81 sono m ollo criticate e si cr·ilicano tuttora le csset•me attuali. Non si deve però soltanto allerbuire l'elevata morhidrUi e mortalità dei soldati a un vizio igi tmico dell'abitBzione militar e; allPi clementi vi concorrono, e bisogna tener conto non solo dfc'lla velu"là òi cel·te ca~er·me, della loro calliva dispo:>izione esteJ•na ed i nterna, ma ancora ciel modo J il't•lLOf-:0 con cui vengono abitate, dell'af{glomet·amento soverchio de~li uomini nelle ca meJ·ate, della facilita Jel contagio al rr.uale s'espongono cerLi dol'tnitori con nn numero troppo elevato di !eu:. dell't~rca ri serbata a ciascun letto cl1e mette a contatto 30, 40, 50 e piu uomini. Si è stab ;lilo i11ollr e che lA m0 r bidit8 del sol. dalo cre!'lce pr oporzi onalmente colla densità e colla insalubt·ità della popoln7.iOnfl nelle città che hanno guarnigione. Gli autori fanno poi una Je;;crizione sommaria delle ca serme francesi e dei miglioramenti appot·tati, se~nalHndo in modo particolare i miglioramenti recenti che sembrano di tal natura da e~er·citare una


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favorevole influenza sullu igiene del soldato e cioè l"or~anizzazione di sale pe~­ giorno, l e une pei soldati seni le altt·e pei soldati ammala ti in camet•ata. e !"organizzazione di locali dislt·ibuiti a seconda delle singolE\ uutlit, destinati esdusivameole per la pul izia de:zli oggetti individw1li, dell'equipa,rr!!'iamenlo e ù• ·lle armi, al prosciugamento de~li abili bognali, al Mpostto della ùi anelteria spot·ca e delle calzatur e. Fintscr,no poi col dire che i11 tu~li gli Stali ~i ù comprf'so la neces><ila di rtf•H'rnar e le casa>rme isptr andosi a idee di pr·ngre,.so igien i ~'o . e che verso 1uesto scopo debbono tender e gli ,_,ron:i as"ociali dPgli archiLelti, degli ingP.gneri, dei medici mililHri. La dotta e i11ter es5aute COliiUnicaziooe è seguita da conclusioni le l']uall f, •1'marono po i la base pei v oti (·inali f'rnessi dalla VI seziona> e sui quali t'ilornero. Intanto mi sembra degna di not11 la ist•luz.ione d<•i Joco.l i di riunion e pel giorno, de.l re sto g-ià ammessa anche nel noslro esercilo, 111a più specialmt>nte quella dei locali di giorno per gli ammalati leggieri tenu ti a rrposo semplice. Que;;la misur·a é mollo raccomandabil'e lo~lienqo per hnona parte delle v enltquRltro ore una CRu~a d'ingombro nelle camerale e anclre di possibili inquinamenti e per·mettP.ndo cosi più facilmente e più liberamente l'aereazione e la puli~ia dello camerate !'lesfle. Il voto poi che alla coslruzinne di buone caserme co operino in;;ieme archi tetti, ingegneri e medtci militari è d1•l111 più alta importanza. An che nel Congresso precedente si era convenuto nella nrcessita che i medici militari e gli ufficiali del genio studiassero a~s ieme l e qucslinni inerenti al l'abitazione militare. Il. L E CA MERATE. - L. C. L acau ar chitello e dott. Rouget maggiore· mediCI) di t • das;;e - La camerata fu pf•.r lungo tempo considet·ata come un local e aJibito a luLto; et•a là che il soldato doveva dormire, rnan~iat•e, spazzolat•e H pulire i suoi effetti di abbi~liamenlo e di equi paggiamento, pulire le sue armi, legger e, scl'iver·e PCC. Questo concetto in verità troppo semplicisla é in aperta contraddizione colle esigenze dell'igiene moderna; esso deve essrre condannalo specialmente nei paesi dove il servizi o obblil[atorio invia ai cor·pi degli uomini :;riovani i quali non sempr·e hanno una vigoro~a C"Stiluzione e sono più sensibili ai bruschi cambiamenti di vita che loro vengono ìtnposli. La camer atA de"e !'ervit·e escJu,.ivamente per la notte; occorrono qumd i local i distinti pel gior no I!Ome refellot·i, sale di riunione, sAle di pulizia ed anche locali per gh ammalali a semplice riposo. Occor'l'erà in oltre preoccupat·si dell' i;.riene mo r~le del M ldnto cnrcando che i locali g iornaliel'i d i riuni one sieno ben tenuti, ben prolf'lli rlalle intemperie, allegri, tali dn poter permettere delle lt>Uure, delle conferenze, 'lualche t•appresentazio1ie teatrale all'occasio11e. Segue uno slurlio dettagliato dell'abitazione del soldato tal qunle deve e=<ser·e realizzato tanto sotto il punto di vista del la costruzione e della disposiZione clelle carnemte e dei · locali acces!'.ori, !]uanto sotto quello dt~ l loro impiei"O e del loro manlenrmenlo, pel quale utJimo scopo è neces5ario fare sornmRriamenle l'educazione igienica del soldato_ l princtpali punti di questo studio si rifer1 scono ai muri, ai pnvimenli del!~ camt!rate, allo. dimensione di que!'ll', alla ilhJm inaz.inne. alla ventilazione. al r·i!> CaJ(hllnento. ~:~ 1 mobilio. ai l ocali an nes"i quali il lavatoio, le Jalt•ine, la sala ùi pulizia, al modo di mantenel'le pulite e di!'infellaln. I principi generali che secondo gli autori debbono presiedere alla buona costituzione dei dor-mitori sono i l"eguenli: I dormitor·i non debbono essere eccessi-


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vamente grandi, ma contener e la più piccola uni lù ammir11slrali va l a SfJuadr·o ossia 12 uomini al massim o; questa ripartizion e oll't·e il Yarrla(<gio di pi?r metler e un sonno ed un r iposo p rù tranquill i, di as!':icu r·are una rna ~l-!"io r pu lrzia tlel locale al quale i sol dati stessi si interesseranno, d i rendPt'E.' più ditliciiP. la ditl"usione delle malattie contagiose, di ftlCil i lare il Jn()do ondo metter e in '(Uararrlpna delle unità :;ospelle di malatlie diflusibili e so tfncat·e rpri ndj a l<'mpn una Ppidemia. Pt~rché l' isolamento si a più corn p!Ho, i dor·rni lor·i non d~>bbono com ttrri •:a r e fr·a loro che per m f' zzo dei pianer·oltoli delle !>cale; ei a!':~: un piar.er•ottolo darit accesso a due dor mitori per piano. A d ogni pra uer·ottolo fur anno capo uno o clue camer·e per sottufficiali e una sala di pulizia nella qua le sA rartno tenute le cal zalur·e. For se la drsposi zione proposta da~?l i egr egi autori colla quale ogni piallerotLolo dà acc•1sso a due dur mitor·i soltanto. con 2} uominr quindi (Wt· piano, 48 nei due piani dP.i quali cons ta generalmente una caser·ma, se111br er·ù un poco iìnbe t·azzante per la sorveglianza disciplinar e, ma se noi con;:i det·i amo i r i :;ul tali igrenici r.he ne derivano da questo funzionamento nelle unità piu sempl ici tAnto caldamente patrocinato dal pr of. L emoi ne delila scu0la di Val-do-Gr·;",c~-> , t>d A.nche il falLo che in fi n dei conti l e manclinze disciplinar i hannn luo~o piir facilmen te flUendo un più largo con tatto coll clli "0 in o re d i mi nor so r v eg:li;~ nza accr esce il pertcolo della su ~gestio ne , dell'imi tazioue e dell"es• :mpio, dobbiamo convenire che l e propost e degli autori sono be:l fondate e degne della più alta con~id erazione quando si tratti di costruit'e nuove caserm e. I I l. J DO RMITORI NELLE C ASERME. - Doll. Logie, i spt> ttor e gener ale dei J::ervizi di sanità dell'armata belga. - Si sono falli pr ogres!-li n~f!li a llo~giamen ti pei s oldati e se ne vanno facendo, ma con Lt·oppa l entezza. Vi sono g ia nelle caserme, specialmente r ecen ti, dei refettori, delle sale di r iunione, ma i dormitori la~eia no ancora a desiderare ed inoltre sono troppo o<·.cupa l i di ~io rn o. L'autor·e desidera eire appena suonata l a sve:;:lia e disposti gl i oggetli l etterecci nel modo che il regolamento prescl'ive, le finestre siano largamente apPr te r er Lutto il ~io rno fino a che lo permet te il tem po e la stag ione, e la pO!'la cbiusa fiuo all'ora del dormire. La cassetta co i s uoi Acce ssori , (jUaldre banco si troveranno nel locale o nel dormi tori o i qtral i polr onuo stu •·e lat'l!» tnente aperl• la notte; le ispezioni, l a pul izie, la sor vegl ianzA, le funzi on i del <'H porale di camerata avranno luogo in (juesti ambientt. Gii esenti dal se r•vi1.i0 por le~~d ere iodisposizioni ripo seranno sui ba m:hi ; quelli obbisol!nevoli di mllggio r e ri poso potranno l'tar e a letto dietr·o aulo r·izzazione del medico, •••a colle por te del dormitorio chiuQe. L'autore esprime il vnto eire per l'avveni r·~-> non si costruiscano più caserme senza realizzare il princi pio della distinzione dei locali per il giorn o e di quelli per la notte. ]V. C ON T RIBU TO ALLO ST UDIO DEI TIPI DI FAB BRICATI MIUTAR.I. - A.I\Iat'Ul'sig ingegnere militare (Budapest). - L'autore lamentn la tendenza che vi é nel creare dei ti pi di cal'erme troppo unifOJ'mi. :f: ner,e:::sarro n•>lla coslt·uzione clelle caserme f<lr prima un prof'ondo "studio sulle condizion i climatiche della region e corrispondente. Bisog na quindi s tudia r e il modo di coslruz•one adl3tl o alla localita, il modo migliore per l'or rentRmenLo d~ i fabbric·ati e sreciolmcn te prendere in cons ideJ'azton~ la dispo~ iz io n e delle fine>:tr e in rappor to ai v!'nti dominanti, ricordando che la troppa aria può esser e allrctta rrto dannosa qutw to lo é l'ari a ferma, stagnante.


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CO~GRESS I

Conclude di~endo che i pt•incipii che debbono e::;!'ere tenuti pt·esenli nelln co· sLrnzione di tipi di fabbricati l'>ia dal lato i:-:ieoico che da quello tecnico debbono es,:;ere ben ponderati per ogni tipo, calcolando sempre, a ~econda dPlle circostanze, il p ro e il contro della loro applicazione; per il lot·o gi udizio t'e· lativo sempt·e si debbono !'rgni rP i pH t't' l'l di l uLti i follori cnmpel-enli corne i con~re~si d' i~i·me, le ptH'~on t• del mesli et•e, l{li ullici pubblici, el'c., P. in ogni occa~ion~ de ve essere t• i vollo l'i ntenlo alle conqui sle più r·ecenti Lardo igi erli che che tecniche.

V. l G!r-;NE OEGI.l O(;GE:T'fl L ET T EHr::CC! Or·: LI.E THPPPE. - Li ::rouzat. l1'lA;!giOI'f:! me.Jico (Francia). - Se!Jbo>ne r.on propria1JJer1Le allin.,nle alla casern ta questo argomento ha p ... rt) con e$><tt molli punti di con laLlo. L'autore dicr infatti che bisop-na prencrupa1·;;i non soliAnlo dei locali d'abitazione del H11ldaLo, 11111 ancor·a tlt•l suo tn!lhilio, in pu rtrrola r·t• d··i mezzi per· dormire. Cnn l'1·use sp1ri i01'6 e pitlor 1ca dke che la caset'llltl !'i r·uÒ defini r~< come un luilel meuù/e a clìcftl(:;/e (urcée. Glr o~getli l ~lh~ re•:c1 m il itari sono sotlopo!<li a cau~e moltepltci d'inquinam•~ IILO che po,sono delht ctbe1·ma fare un focol»io d' in r,..zione. Da 1111 Ialo vi Sl1110 delle spec· ie ballt!ric.;he v~:~rie, tla ll'allr·., th· lle fermentazi oni svilupp!tLest nei malet'A!'!'i coll'umiù1la e col Mlore dei cor pi, dei vcl'i velt>ni c himid. Gli ogt!'Ptli lel ler <·•·ri del,bono <juintli essP.r e o g:!~>llo di unu accuralissi1na sot·ve~linnza e \'61lin~ l't't-'IJLit'llletnènte pu lilr e drsmfelLati.

VI. C0 :-!~(I)EilAZf0:-ll IGli:: NI CfiE SUL TIPO DI COSTHUZIO~E DP.LLE CASE lt:\IP. . I10tl0r Frrrnr i·Lr~lli .lene11l~ m ,..d ico n Ila i"('uola cl'appli enzio n~ di !'flnilll mi lilt'\1'6 (Firenze). - L'autore e:o;rH>ne le r'81ft<•lli che si i m pongono ad una ~oluz.i0ne immedi:tls df' i pr <>bl•' mi che I'ÌQ'ttanlllllo l'abilllzio11e d .. J RoldAlo e prt•nde in e1'ame i diver!'i r ellui ;:.iti, ai •(unii .. ;,;,.,a de'e t' i!'- ponder~. Ritiene che si r•)SSu r·i «o lvere ri111por•taule pt•oblema, inspit·snoltl:;;l nella CO!'lruzione d••l le nuove CASet•mo ai tipi di fabhricali alluailnenlo> in voga pe1· le ca"e PO!•OIIlri A nunn meJ•cato. Con que;,:ti tipi tfi co~truzione che "''P81'81lO ptù lar~at nenl•\ le unità numPriche, s-i polt·ehber·o ovet·e cn;;twme igien iche, t>eonomichr e ga:e, IH rp1ali nvrebber·0 una influt•nz.a b~ttèli~a sullo ;.;pirilo de i Stdd•lli, d re r.:.i nfTl'7.inrrer()h)HH'O ali» nuova dlllti'I'A piu conforme nlle pt'op1·ie abiludmi, trovandovi ariB, luct•, sc•le e piantr. Auhnndonnlu!o "'i il modo di co!' lruztone del !'t'vero Lipo cJa ... si~·o, la nuo vN rn !<f'I'IIIU potrt>lthe rne!!lio adullarsi n1 diver l'> i <.:limi, a~sicurondo anche u11 mir.rlioro isohl tn enlo rwi diq)r::si s:;er· vizi. VII. RICEHCfiE sut.L'AlliA VIZIATA E coNFINAT A. - D. Ft•J-rl1ri -Lelli. lenenlr. m etlil:o. - L'autore. dopo aver e 1·iassunlo gli ~ludi fHtll in prop•>i'i to e le teori e em •~s" e per· spiP~Ilt'e il me1:~.:ani><mo cnl '(UHie l' ar•ia ,·iz1nts diventa nociva, e~pone u11n ;;;erie di P!>perl eiiZfl fu~te pet· Cl'r t·At'e nell'ar in e!'pirala e rontlnata la presell7.8 di una lo:::!'ina e soprotullo della hioto,;;,.ina ullirnnmenle i::-olula dfl Zu('O ed U~tnmlo. Le e>-p1!ri"nze falttl dllnn..,lr'nt·ono a) elle uell'nria ·~Sfllrata e CM1fìnal11 non é aneora po:;;,.lhile ditnO!'lrare In pr·e:::enza rli so,;;lanze lm•!'iehe: b) clte IH hiotossinn non v1ent· elimi11klll nè per le vie pnlml'nm·i, nè oc•r' cpu•lla r.ula11ra; r·) c!1c allo sla lo pre!'Onle dt>lle n o,:: tre COIIO"'<:c~n ze i fentHIIP.Ili lllllrbn!<i dov uti al ><Olig iorno in lor•nl i r·in ch iu1'i . C'On Mia vizia ta , dehbnnn attr1b111r~i ancorA All'in!'ufficienza dell'e,·apnr·uzionc del vapore d'acqua e d~ll'enti,::sione del culnricn dall'ot·f!ani :Smo.


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IV. MJe comunicationi. - N ell'ullima seduta del precedente Congresso ebbi !'onor·e di essere scelto assieme al chia.ri~simo prof. Lrmoine del la Sc•Jola dj Val-de·Grùce quale rel alore pel Cong-res!"o in par nla, sull'sr·gorni>nlo dell'in· fluenza delle casei·me sulla morbidilà e mor·talità generale del l'eser ci to. Esposi quindi nella prima comunicazione uno studio sulle caserme Jel presidio milittare di Firenze, dove mi trovo per rag1oni di servizio, in rapporto alla morbositù delle truppe, e dedicai la seconda comunicflzione alle r·icerche su alcune determinale cause di insalubrità delle caserme, che mi par·vero dep-ne di considerazione. l. INFLUENZA DELL E CAS~;RME SULL A l\IORBIDITÀ. OF.I . LE: Tl~UPPE NEL PF: t::::ilOIO 1>11LITARE m FJRf':NzE. - Lo ~tud io sui rapporti l'l'a casf' t'ma e m orbirli tò delle truppe 11el pr esidio mili laJ'e di Firenze mi pa t· ve, fino acl un cel'to pun to , su ffi ci ente nei suoi fenomeni parzia li a darci un'idea del fénorne110 ~ener a l e, 111i pat've cioè sufficiente a gettare qualclt e poco di !uet> sull'argomento, luce ben ~ ·intende relati va, per·ch é bisog-na sempt·e partii'" dal concctlo che in rapporto !lll'if;iene delle caserme non !<i possono fì so::11 re delle norme tr·oppo g-e ner·ali in un pocse come il nostr•o, il quale rei' la sun costi tuzione p:t>ogrHfica e per In Yarietà dei suoi fattori climatici è for~e più di molli altri paesi soggetto alla ,-oriabilità de i tipi nosografi..:i locali. La mia r elazione si ag:.rirò !Sui rapporti esisten ti fra le C8"{'rme del presidio di Firenze (caserme di fanler·ia, di cavalleria, del genio, d'arll g-lieria) e l e cnndi· zioni sanitarie delle truppe, considerandoli a srcon•la dei g r·u ppi mo l'll osi più importanti, che sono : 1o le mal a llie reuma ti cile; 2<· le febbl'i e ruLli ve; 3• la tuber colosi; 4• la febb1·e tifoide; 5° tutte le altre atrezioni di minot· conto che ogni giorno osservansi nelle visite di quartiere. l fatti pr·inci poJi che scaturiscouo da questo studio souo i seguenti : l r eggimenti di fanter ia dànno un maggio•· contingente di malattie reumAti che di quello che non venga dato dolle armi a cavallo e dall'armR del :;tenio e lP. cause s-1 debbono ascri vere, lasciando nAtut•ul•nente da parte tulli i faltot•i rela tivi al genere di servizio, alla umidi tà pm·roaaente di alcuni quartier i, come ad e~e mpio aniene in cer ti locali della Forte::.oa da basso addo;.;sali ai bAs tioni che ci•·con!Jano questo vasto aggr ega to di caserm e chiruuato col nome di fo r lE>zza fin da l ·1 =>~1, alla o •·ientazione di molti fabbt' icati non sempre t·i><pondenti ai pr i n· ~pesso causa di notevoli dilf•·l'enze J i lempen1tuea fra cipt d'igiene, la quale un loca le e l'altro e non fa sempre profìlto di q; tel prmcipio Ot'A arnmes><o della •Molazione massima che tanto coopel'a attche alla di><tt·uzione de·gl i aj:!enli in· fetlivi, alla ~>~posizi one rli alcuni qua•·tiet·i ail'azione esl'l~e rala tlei venti fr·eddi e1J impetuosi freq uentissimi n ella cillà dii Fit•en zr . Le f'ebbt•i erulli ve domi uano unclt'esse nei r eggi menti di fanteria e ~ e mbrftno e>'SPre in rapporto dir<!llo colla vastità eccessiva di alcune camerale, l e quali Aerol goHo un ecce!?sivo numet•o rli soldati dando così rag ione alle osservazioni del L emoi ne che la cifr·a delle unità alloggiate nelle cam erate delle ca;.erm e l•a u••a notevole iuflu1~ nza sul l'espansione delle r..bbri eruttive, che q11e~to a.ldensAmento di per sone nel me· <!esimo locale non è tanto in rapporto :alla cubiciltl degli arnbirnli e all'area occupata i ndivici_ualmente, o~sia alla distanza frn letto e !ello (misura però cho da noi è in genere scr·upolosAmenle OS!':ervata), auanto al la co><lr uzione !'<les;;a delle camerate le quali, pur llccennando al ma~~io r· possibi le frazi onamento, m ·endono sempre continui o possibili i contulli più intimi fra colot·o che allog· .giano nelle camerate stesse. Esse inoltr e sono in ra ppOI'lO collo stato dei pa·

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CONG RESSI

vi menti non sempre dotati dellfl voluta impermeabilila e spesso capaci del

massimo polverio, coll'umidità di alcuni locali re~ a più sensibile dalle locali condizioni cl imatiche non semp1·e ottime. dalla polvere dei cortili interni e degli spazi Jibel'i della caserma continuamente m essa in movim ento dal vento, la quale per· mie e><per·ienze personali mi ri!'u.lta essere uno dei vPicoli più importanti pei :rerrni i11l~lliv i. l.a t11berrolosi polmonare puc'1 avere dei rapporti colla case!'ma. nel caso che i ndividui con infezione latente o nei pr•imordi sfug{!ila ad una diagnosi c·erta. conviva no ed abitino per· una certa parte della giornata con individui l'iSili, come può avvenire flE'.lle scuole, n elle can ti ne, nelle pr·igioni, nei col'pi di guar dia, nei labor·atori; in gener·e però si è esager·ato mollo n ell'attribuire al corJtagio la moggior par·te delle infezioni luber colar·i come hanno dimostrato le r icerche di due eminenti per•sonalita meùico-mililal'i quali il K elsch e l o SchjPrnin g e cnme dimostrPrchber o anche alcune mie r•irerche inedite su questo argomeuto. Per l e caserme di Firenze sembr a che vi sia una c·~rla corrispondenza ff'a il predominio delle affezion i da causa r eun•aLica e lo sviluppo più P.sleso delia tubercolosi polmonare (del r·esto as,.ai l'ara); qL•eslo fallo poLI'ebbe dar ra gione ulla osservazione del dottor· Brissaud sull'azione predisponente dellt' perturba.zioni almosfel'iche. delle correnti aer·ee in causa del!e ri petute it·ritazioni dell'albero r espira torio. In quanto alla febbre tifoide, essa sef{ue in gen ere la fpequenza e l'andamento che si osservano nelle diver se zone della citta, tenendo calcolo che le cause debbono ri cer•carsi piullosto nelle condizioni contagioni!'tidre speciali, piuttostochè nell'acqua potabile, la quala sembra essere fuori causa nella diffusione del tifo a Frrenze come hanno dimostrato le ricerche del dottor Chiappella. Una importanza n on lieve nello studio dell e conèl ìzioni nosogr afìche di una caserma si deve poi attl'ibuire a quelle piccole in· disposizioni giornaliere che osservansi al la vi!'ita medica mattina le, l e qua li non r ichief!gono r r ua~i moi un provvedimento speciale all'infuori di un po' di riposo, e che po:::sono esst.}r e ra ppr esentate o da un lieve malesser e generale, o da lievi disturbi gaslro·i nLestinali, o da leggie t·e irl'itazioni Jet faringe, del larin~e, della trachea, o da supel'fìcial i affezioni cutanee com e la f01·u ncolosi, o da passeggi er e irl'ilazioni congiuntivali, ecc. Queste affezioni che sfu~?go no alla statistica sanitAria mili tare e che 111111 costituiscono che semplici ep•sodi di quartiere, hanno per'Ò, secondo mr, una certa impnrtanza, n ~ debbono trascurarsi nella designa· zionc dell o stato :Sani tario di una caserma . In aEtri termini, non sono soltanto da pr entler·si in consider·azione le malattie dicbiAr·ate, ricltirdenti dei provvedimeuti speciaiÌ. ma anche tutte queste al tr·e arf~ 7.ioni leggier·e. le quali sono anch'esse un indice di ca ttive condizioni i~ienicbe e piiJ specialmente di alcuni locali come i corpi di guardia , le prigion i, le cantine, i laborat01·i, tu tti locali nei quali agisce una causn potr.nte di nocivitò, l'aria viziata, e qualciJe volta agisce ancora uu fai Lo re che io ritengo di g r ande i mpot·t.anza, almeno nel presidio milihl t·e d i Firenze, il polverio. Trascrivo le cond u<:;ioni tali quali furono presentate e pubblicate in un fo gliello a slampa per cu ra del Segr elar·ialo del Congr· esso : • L'auteur l:< C basanl sur ce fai t que, la conforma tino spt'·ciale de l ' l talie, étan t " cau~e de beaucoup de var·iutions climatiques, il n'est pas possi ble ùe dicter· « des lois géné r·ale~, c xpose ses observations sur l 'influence des prin cipales " casernes de la ville de Florence sur !es m ala~li es cles troupes. • Lesdites observations dùmontrent la néce,.sité, quand on veul faire un « enquète sur les casern es, de porter l'attenlion non seulement su r les con-


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« ditions bygiéniques mais aussi sur les cond i lions sanitair es de ccs casernes.

• Elle démontrent eocor e que parmi les condilions les plus imporlantes pour c la salubrile d'une esserne est celle concernant l e rapport Pntre la surface • des grandes chambr elò el le nombre dP.s habilants. La densité des l ogemer.Ls ~ est la plus 1m portan te tles cau s~s cl'insalub1·ilè et a pour con s,>quence la lutle • 111 plus séri euse conlre cet encombl'ement. ~ L 'ensemble des facteurs imporlants qui agis:<en l sur la morlalit6 d es lroupes • et influent sur les maladies qui nécessiten t l'hospitali!lation <1 U au moins le • séjour à l'infìrroer ie, ne doit pas èlre nép:l ig•' dans l'evllluation de la valeur • san ila ire d'une caserne non plus que ceux don l so n l j usti fi ables les indispo· • silions l•~ p:ères el jo urnalièr es. q L es premiers constituenl l'inde:c g ran d ou g ra ve el !es seconds l'inde:-c • petit ou léger des conditions sanila11·es de la esserne. •

Il. ALC UNE RICERCHE SU DETERMINATE CAUSE o'fNSALUflfUTÀ NEI l.O CAl.l l\11· LITARI. In questa comunicazione esposi i r 1sullali eli alc une mi e ri cet·c he su due fa t tori importanti d'in salubrila de lla caserme più !=<pPrialmenle in rapporto a (JUelle condizioni capaci di determinat·e il g ra do speciale di quello che chiamai nella comunicazione precedente: picc<,lo indice o indice legr1ero delle condizioni san itarie di uoa caserma. Tali fatt ori ~ono la polver e e l'ossido di car bon io. · Le ri cerche che feci e feci eseg uire nel laborAlol·io di batteriologia, òa me diretto , della sct,JOla di sanità militare sulle polveri nelle diverse caserme J el presidio militare di Firenze nelle diverse stag ioni dell'anno, nelle diverse localitò di una stes:>a caserma, facendo anche conf1·onti colle polver·i delle strade e dei viali della. città e con quelle rurali, mi dimo>~traron o che l e pol veri sle!=<Se hanno sempre un fortissimo con tenuto di germi, ch e la casc:rma di cavalleria, for se per la coabitazione degli equini e pel consecutivo inquinamento del tel'ren o per mezzo delle deiezioni, ha un numero com plessivo di gPrmi mollo mag· giorn di quello delle caserme di fanteria e perfino dell'o!<peclal e militare, e che ft•a i germi stessi si trovano i cocchi pinge ni, il colihacillo e fot·se il bac1llo di Ebe1·lh e dico forse, perchè ognuno sa quanto sia ditficil e l' iòentiticazione di questo germe specialment.e quando non sia dir etlamente prelevato dall' or ganismo. In rruanto ali' os:,:ido di carbonio, le esperi enze mi courlusser o a ritenere probabil e quanto afferma il Lévy, che cioè in alcuni locoli speciali che per noi poLr ebbel'O essere i corpi di g uardia , le cantine, i locali disciplina!'i, i labor&tori, l'ossido di carbonio, oltreché dali(-) comuni so rg1~ nti, come ad esempio i mezzi di riscaldamento, può dipendere dalla dissociazione dell'anidr ide ca r bo· nica per opera di una combusti one dala dalle fiamme illuminanti a fo1·te poter·e termico, come ad esempio, per opera delle fiamm e a gas. Qi.lesl i es perim enti furono eseguiti in una camera di 100 melri cubi di capacita, varianoo la quautilà e l 'intensità della fiamma luminosa. Le conclùsioni di questo lavoro rurono espresse e pubblicate in questa guisa: • L'auleur atlire l'attenti on sur deux causes d'insalubritP da11s cer tain s loca ux des casern es, cornme les corp s de garda et les cantin c~s. Ces causes ont de l'importance comme racteurs pt·i11cipaux et nécessaircs de ce qu'il a nommè dans un auLre co mrnunication le petit indetD ou l'index lége r dcs conditions sanitaires d'une caserne. Ce sont les pous:::iè1·es de cou1·s, de manéges tMcou · verls, des avenues ecc., et l'oxyde de carbone.


CONGRES8I

c Des expél'ience;:; prolon~t'·Ps el ex0cult;es en diO'ùrent~s C'Onolilions de lemps el de Heu, dons le tasemes df\ la ville àd FIOt·ence el <l'aulre villes d'Ilalie, il r···sulta que lt>s pou::-siét•es ùes ra~e rnes ouL un uombt·e dcs ~ermes Lrè!) grand; ' l Ile l es rasPrne;:; de r.avu leric en ont une prt)porlion ac;sez supo'•r·ieur e à celles d es r (•g ìmenl s d'infanlet·ie; que parrni l es c,.pèce!'> mict·obi• rues l e plus sou ve n l obc;et•vt~os dans les mL-mes poussiùres, on tt·ouve des u1i<.:robes palhtJg-ènes el somlnul des cocci pyogénes, lt> bncille coli el peut t>ll·e le bacili ~ d'EberLh. • E n ce qui Cf>ncerne la pr;~"'·~oc e de l'ox yde de car·bone, l es exp1'•rieoces dèmonlrenl qu'rl peul dan;:; cet·lairts locaux <!tre produit par la di!':socialion de l'acide carboniquc cau ~ée pat• les source;:; de lu-mi•''r e et de cltaiBut•. " La g"oud rormage ou l'an·osage a \'CC l'lntile bilumineuse da11s' !es poinls susc,~pltbles de douner de la pnussi ... r·e eL ru::age ùe la lumière · ··lectriqu~ pourronl fai r e dispat•atll'e ou au moin~ d•minu,..r ces causes de m:•ladie » . V. Con clusioni. - È irtleres;:.tlnle dA tutto ciò che precede e tenu to calcolo det ri sultati olll'nuti n•·l 1° con{lre;:;so d'i!o!'iene rlclle abitazioni, sui quali ~bbi a rtfoll'tre in altra mia r elaziOne (1), lrarr'tl qualche praticu conclusione la '(tla!C ~erva ad i lluminare il meolico lllllilar·e sulla via pt:!rcorsa e a tracciare l 'indi rizzo pet' le conr(u i ~le future nell 'inleressanle a!'gomenlo dell'igiene delle ct bilaz10ni n11lilari. j~ fuo ri dubbro che O!-'"ll i nazione ::;i in lcres:;a o~n i gio r no Ji (]ueslo grtmd·~ problewa t! quAle COII'<i:-<te nellt:t applicazione miglio r·e dei delLa ti igi,>nici verso una collelli v1tè 'l ual'è la miht81'e, la quale l'a pa t'te co:;i strella de Il' ambi en te :-:ncil'lle, sia per SP. ste~sa, sia n ~ i r iippfll'li scambievoli continui e ~trelti che -e~istono ft·a 6!<~8 e l e ultre collelLiviL.à cittadine. Ur111ai è penetrata in lutti l'idea che le agglomerazioni 1li pel'snue, sieno Ofwraie, sieno i~tdustt•iali, sieno mihlari !tunnc> assoluta necessita di r idurr·e Al minrmo tutte quelle cau~e di morlalilà una volla tl'Oppo lt•ascut·ate, cnn drtnno evidente individual i! e colle ttivo, fra le quali una delle pt·imc é la cattivo abitazioné. Questa neces!<itl:i. é tanto <>enti lA. che alcune llt\Zi011i, all's va~tguar. lia d~! prof,!resso, hanno impejXII alo la più E'et·i a l utta contro i ctan11i delle t.~brtai.:ioni calli ve. E co«t, aJ esempio che, come (.'bbi occasione di not.Url! nella r olazio11e soprfl accennata, i l Miniskt•o della guerra franci'Se band\ ~1el l90:J uo concorso a premio pet• il miglrCJI'amenlo delle caset·me, coroc0rso il f!Uale non andil a vuoto, giacchi\ come rìlevasi dalle infc) t'mazioni dell'ollimo giornal e di medicina llJililt~re Le cadNcée, n . HJ, 6 ottobre 1!Jl.'6, vennero conl'et·iti >'u lla proposta di una connnissioue ;;.pedale la medaglt1:1 d'"nore ai ma~l!ior·i m edir i di 2• classe T e,Yssier e Duci rene MHr·ulla:-: e al maggiore med ico di 1" cla,-sc, dottor Sabali,~r. ~ un altcslalo di mer11o ai mugg iori medici di 2• clas~e Sttn.lras e Manceaux. A::s••dat.a la treces!<ità tmpèt'to<>a d i pr omuo\'et·e un mo\·imento favorevole uelle autorttù super·im·i competenti e nell'opinione pubbliea nell' applicaziooe al l'i!br tazione militare di lulti quer miglio rarr~<• nli ch<' l'odierna i~icne pl'escrive e nell'alluazifJne del le piu scru polo~o e ~:>evere 110rrne igieniche nella co~lru ­ ziolle di nuove ca;:;eJ'Ine, viPne logica la necPsstLà di fat• tesoro, corna ben dtce 1l Mar·ussrg in uoa sua cumnnlcazione già ci lata, ùi tuiLi i fattori competenti quali i cougl'C;>si d'igiene, gli uflicr pu bblt.:;i, le pe r·~one del mestiere; viene ncces;.;ar·i>.~ cioè la coope;-nzione d i tutti gli elementi atti a for'uir·e le più ampie ed utili (l) Ooltor T. T"Ht. Il 11•·imn crmg r~~sr. d'igim e delle 11/itla~loni. (Parigi, novemhre 1 90~). ~tratto

dal Gto•·n.Jie medico dét Il. llurr.illi, ottobre I!IIJJ5.


00:-IGRESSI

77

nozioni in proposito. Vediamo ora a che punto !'Ono le noska conoscenze sull"argomento, quali sieno le più impor-lanLi risullanze de!'li studi fl\tti nei due Congressi sull'igiene della abitazioni, quali i voti più importanti che vennero emessi allo scopo di r·isolvere l'•mpcrtanta pr oblt:ma e cerchiamo di dare dulie normf' pr atiche e precise. Dall'esame dei lavori pre>'entali in ambo i Cong-re>'si, delle discussioni falle e dei voli emes!:!i, risulta praticamente possibi le dislingue•·e tali nor·me iu tre categoria; alcune cioè r·iguardauo queslioui d'indole generale, a lire si ri1'0ri sc.ono alla caserma in gonere come unita edilizia, aiLre intìne si ri fel"iscono alla intima e particolar·e struttura della caserma. Nella prima di tali ca tegorie sono compresi i voti giit emessi nel Congresso di Parigi (1 905) e cioè : 1• che sarebbe desiderabile che per l'avvenire i nHdici degli eserciti slan· ziali, navali e coloniali, nonché tutti gli ufficiali in >'ervizio e ~peeilllmenle qu.,Jli del genio, rossero autorizzati a prende l'e parte Ai la vo1·i delle ri~pettiYe sezioni spec_iali nei futuri Congressi di r isana mento e salubr1lit della abitazioni; 2° che nelle commissioni incari cate di slabi lire il t1po della nuo ve ca!'e1·me e di miglio rare )e antiche, i) me<lico miJit&l'<'. prenda posto COli VOlO non SOltanto consu!tivo ma anche deliberativo, e che si ricorra alla sue cognizioni igieniche per stabilire i tipi nuovi, come per migliol'al'e i v ecchi; 3° che nello stabilire il valore sanila1·io dl una caserma nou sia tenuto conto soltanto delle condizioni i g ieniche che sembra realizzar·e, inu anche delle condi zioni sanitarie e specialmente della statistica delle malattie infeL!ive elle vi si sono sviluppa le. Alla seconda categoria appal"liene il secondo voto emesso nel Cong resso di Ginevra e cioè di edificare caser·me in te1-reni salub 1'i, in proc:similà ma fuOI'i delle agglomerazioni ur bane, suflìcienlernente vaste per poL~> 1·vi ret~lizztu·e lA caserma igienica mnder·oa. erl alimentati dn acqua di buona ()Ual ilU e suflicieule per o~ni bisogno. Qui prendono posto le idee del tenente medico feJ•rari-Lelli sulla costruzione di casem1e del tipo dei fabbricati popola1·i a buon mercato e il precetto ammesso nella 1" sezione del Con~resl'o e ri ~uarda nte rorientazione dei Cabbrica1i, che si bnsa sul concetto della massima insolazione dei mede>'imi. A Ila terza categoria appartiene il primo volo emesso dalla sezione medicomilitare ossia l'adozione nella costruzione d~lle cac:.enne del l'rnzionamenlo delle unità tattiche, delle camerale di piccola capacità della separ<JZione la piu complela possibile nei locali accessori. A queste norme sono da af!giung~rsi t~ completa separazione dei l ocali pel giorno da quelli pe1· la noLtP-, l'adozione di locali pel giorno per gli ammalati a ~emplice l'tposo, l'adozione di locali ~pe­ ci:ali per la pulizia degli abili, i rnigliorarnenli igienici d'ogni specie non esclu~n l'impermeabilizzazione dei Letoreni polvet~osi compresi nella cas•' I'Hta o ar! iacenli, già raccomandata dal dott. Hublé nel t o Con gl'esso e da me nuovamente e caldamente palrocint~ta col corredo delle relative l'icet'<;he balLel'iologiche. Come ,·adesi, molte di queste nuove idee sono perfcÙnmenle applicnbili alle attuali caserme. Il r idurre al mioimo l'agglomeramento nelle came1·ate nlilizzando locali meno adalli, sieno pure al di fuori dnl quAt·li··r e, per i ~r.t·viz i accessori e magari fabbricandone dei nuo vi con a1ez:.d economici, p. e>'., cnn leggiere ed economiche costruzioni in cemento a1·mato, il separa t'e nel miglior modo possibile le diver·se unita, il dcstina1·e qualchH locale pel giomo, il migliorare la pavimentazione delle camerale, il ridurl'e al minimo il mole::to e


';8

MOVIMENTI AVVE NUTI NEL CORPO SANIT . E NE L PERS. FARMACEUTI CO

pericoloso polverìo dei luoghi s te r•ra ti, il provvedere nel miglior modo all'i· gien e di alcuni cor pi di g uardie, le prigioni, le cantine, i laboratori ec~. sono tulle cose falli bili e dègue della massima considerazione per il mig lioramento delle ca serme g rà e~ i ste nti . Qualo ra poi si tratti di costruirne delle nuove e da t ener s i calcolo degli insegnamenti che i due Co ~ gress i d'ip:iene delle abitazioni hanno promulgato e dei voti emessi. É da augurarsi che nel futuro Congresso vengano ancor· me glio fissa'te le n orme opportune per a s~icurare al soldato una abitazione igienica per eccelleuza . Conte ntiamoci, per ora, di far tesoro d i quelle già s tabilite ; sar'à sempr'e un gran passo ver so l' attuazione dell'odierno concetto di cet·care con tutti i mezzi che il soldato, questo rappr esentante di una colle Lli vit.a sulla quale s i basano i destini della pa tria, trovi nella caserma non più un luogo di forzato e increscioso ricovero, ma un ambiente .fisicamente e moralmente g radito.

••• Mancher'ei ud un dovere s e, g iun to alla fi ne di questa rela zione, non ricor·ds!i'Si in m odo specrale i nomi de i ma:zgiori medici di t• clas se dottor Rouget e do ttor Hublé, pre~id e nte il primo· e seg re ta1·io il secondo della sezione 6", dell 'in~. Ma•·ié- Da vy, segretario generale del cOnJlr esso, del Sig. Wuarin, seg retario della commi!'sione locale, del Sig. Fati<•, pr esidente del comilat.o locale, del profe ~so re Ch1·istjani , professore d'ig1ene alla nniver <"ità di Ginevra e di altri ancnra , i quali tutti.facrlita1·ono il mio com pi to di de l e~alo e di mem bro del Cong resso, per la lo ro larga b en evo~en za e per Le ri petu te attenzioni, e lAl'. ciarono in m e il più caro e sim patico r icor do.

Movimenti avvenuti nel Corp~o Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dal la di>pen>a 53 •lol 1906 alla d i~pousa 1 1907).

Ufficiali in •ervizio attivo permanente .

R . Decre!o ao otloure 1006. S r i, FFI> NONI <:n v. Ettor f!, m aQ'git>l·e rn C'dir o in a s pcllAliva per motivi di r~:~ migl ia a Mdann (H<'gi rl ecrP.ti 19 ap r1 le e ll olto hre l!JOli). - Richiamato io servizio ònl 3 1 ottob1·e '191J6 e destinalo "spedule mil ita re Novara .

R. Dec reto 15 not•emb rt! 1!!06. C \ Re OilA rav. Feder ico, mA I!~i m·e medico in as pettativa per motivi di famigl ia a Cagliar i. - R ich iamato 111 se-r vizro dal 16 novembre 1HOG e des tinalo ospedale miilL&re d i A n con~:~.

R . Decreto 8 otloure HJ06, su proposta d' l :\1 inistero degli a.Oàt·i este ri . P m oLT A medeo, te 11enle m ed ico iufer rne t•ia p1·esidiaria Terni. - Nomina to ca,·a liere neli'Ordi ue della Corona d'Ha lra .


MOV!l!ENTl AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMA CEUTICO

70

R. Decreto 29 nooembre l 906. :MACCAGNo cav. Giacomo , maggiore m edico ospP.dale Savig~iauo . - Collocato in posizione ausi liaria per ra grone di età, con decorrenza per> gli assegn i dal 1° dicembre. LEONARDr cav.

Benedetto, capitano medico legione allievi carabinieri. -Id. id.

id. id. dal16 id.

R. Decreto IG dicembre t906. ScruMa.o.TA cav. Giuseppe. colonnello medico direttore sani Là mili tare VIli corpo d'armata. - Esoneralo dalla ca1·ica controindicata e nominato direttore di sanità militare IX corpo d'armata.

R Decreto 20 dicembre 1906. PAZZI E,.mando, tenente medico 48 fanteria. - Rettificato il nome come appresso: P AZZI Ermanno. 8PADARo Giuseppe, sotlotenente medico ospedale Livorno. -Collocato in aspet· laliva per motivi di fami g lia per la durala d1 sei m esi.

R. Decreto 20 dicembre 1906. STANGA"ONE Filippo, teuenle medico in aspettativa per moli vi di famiglia per la durata di sei mesi a M onll•one ( B~:~ri) (R. dt~cre to 2~ luglio 1906). - Ammesso, a sua domanda, a datare d~:~l 22 dicembre 1906, a coucorrer e per occupare i due lei'Zi degli !mpieghi che si facciano vacanti nei quad1•i del suo grado e corpo, come gli ufficiali contemp lali dall'articolo 11 dt::lla legge

25 ma,~rgio ·1852. STANGARONE Filipuo, id. id. aspettativa a Mo ntrone (Bari). - Richiamato in servizio dal 22 dicembre 1906 e destinato o;::pedale militare Bari .

UFFICIALI Uf CONGEDO. Ufdc1al1 'in poalzlone dl aervblo aualllario.

Determin.a;ione Minister iale ~O dicembre 190o. FERNANDEZ cav. Timoleo, capitano medico, d1stretto Ro mR, in se rv1z1o t emporaneo ospedale· R llma. ~ Esonerato tial se1·vizio ;::tesso dal :H dicembre '1 ~106 .

R. Decreto H dicemb re 1!J06. PMhRA ca v. Pan.filo, col nnnello m P.dico. disl.t•t>llo Roma- BA TOLO cav. Ltti{li, lenen te colonnello medico, id. M,..ssi na. - Cessauo di apparteuor·p. alla riserva per ragione d1 eta, conservAndl' il g-1·ado con la l'elntiva unif'•H·me.

R. Decreto 27 dicemb re l !)U(i. SAN TANERA cav. Giovanni, maggio1·e generale mP-dic:u, ùi;;tr·etlo Livorno Cessa· di appar tenere alla ri se1·va per t·agi one di elù, conservando il gr ado con la r elativa uniforme.

Ufdola.U dl complemento.

Determina•ione Ministeriale 27 diCI'nlure lflll!i. De t. t.~< CANANE:A Enrico, sottoteneute m ed ico, disLI'<'tlO T eramo. deposi to rau· teria Aquila. - Il servizio di prima nomina doVI'à com pie l'io presso l'n· spedale roili lara di noroa, anziché presso l'o::.<pedale militar e di Chieti, dal 6 gennaio 1907.


80

liWVB!ENTl AVVENU1.'I NEL CO R PO SA:-i1T. E NEL PERS. FARltAOEU'fiGO

Determina:zione MinisLeriale !O gennaio 1907. BRUNI Nicola, soltotenente medico, distretto ArP-zzo, in se1·vizio di prima no·

m ina 4 fanler·ia. - T ras ferito, per· continuar e il suo ser-vizio, 9 fante1·ia. BtN1 Guido , id. id. Roma id. i.!. H iJ. - id. id. id. 4 id.

ONOBIFICENZE concesse nella ricorrenza del Capo d'anno 1907. Ordine della Corona d ' Italia.

R. Decreto 27 dicembre 1906. lN CO:-I S IDERAZIO:'< E D I LUNGHI E f!U0:-<1 S ERVIZL

Caoaliue. Gunoo A.eltille, capitano m edico, ospe lnle mi li tt, r e Savigliano. Bocc rA Salrato re, id . id . id. Napoli. P E REGO lfiltorio, id. id. id. Milano. ABEC..Lt

tritlor io, id. id. 56 fa~1 le 1·in.

SoTIS A 'l.drea, id. id. inff'nneria presidiaria Gaeta.

Sur..LTOTTt éji.sio, id. id. 1° artig lier ia da fo rtezza. CuSANI J1ariirw, id . id. rlirezione ~anità J• cor·po d'armata. CAtRONE Fabrizio, id . iJ . O!<pedale mil itar e Napoli. BozzoLA EllfJl'nio, fnrrnacisla t • classe, ospedale militare Piace nza. ]N CON S lD KRAZIONE DI SPECIALI llENE:I-1F:RENZE.

Com merulatore. SFORZ~ cav.

Clrr.wlio, colo nnello medico dirett<1r e !"Cuoia applicazione SJlUitil mi-

lilar e.

Cacaliere. i\!ArsTo Pasqua le, capitano m edico ospedal e mili tare 1\apol i .

E:-<RYCO Frcmresco, f~lr ma cisla :~· classe o::.p1·dale mili tare Cagliari.

Defunti. STRA:-:o cav. A nlon.io , maggiore m ed ico I' iserva, dislrt>lto Cata nia. -

Catania, il 23 novembr·e 1906 . AGHEsn Ab,ssandro, tenertle medico r ise1·va, distr oLlo Caser ta. -

Modo fl

lei. a Capua,

il H no vembre 1906 .

l i Rc·<la L toro

D.r RtDOLFO LIVI1 maggiore medico. I l Dir,·! l or<>

Dott. GzovA~NI RA~DO:\E, mugg. generale medico ispettore. (~ll10J -

Ho ma, i 907 -

Tip. E. Voghera.

Gcov.ANNI ScoLAnr, G,..mu.


SOCIETÀ DI PREVIDENZA TRA GLI UFFICIALI DEL R. ESERCITO E DELLA R . MARINA NEL REGNO D'ITALIA. -Riconosciuta come Ente. Morale con R. Decreto 8 novembre 1892, N.0 DCCCIX, Premiata con Medaglia d'argento all'Esposizione generale italiana di Torino del1898, con quella d'oro all'Esposizione universale di Parigi dell900 ed all'Esposizione regionale operaia. di Roma. nel 1902-1903. - E <J<m.a., Piazza Bened etto Oaù·oU, 117. Presidente onorario: S . M. VITTORIO EMANUELE III.

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La Società. assicura una pensione vitalizia od un capitale in caso di mort~, corrispondente al con t ributo obbligatorio mensile, che è di L. 3 , (pensione e capitale possono accrescersi aumentando il contributo mensile);- provvede assegni v it alizi sia differiti, sia immediati; - converte in vitalizi le assicurazioni sulla vita dei Soci e dei loro congiun ti; , concede sussidi ai Soci, alle loro vedove ed orfl).ni, e borse di studio ai figli; - accorda mutui: ai soci con semplice cambiale senza che occorra firma. di avallanti. - Nessun'altra Società congenere, nei limiti delle operazioni suesposte1 può gareggiare con essa. . Informazioni, Statuti, T a belle possono aversi presso la sede della. Società, Roma, Piazza Benedetto Cairoli, 11 7 e presso i suoi rappresenlantL Per iscriversi eome Socio, rivolgersi alla sede indiq_ando la data ed ' il luogo di nascita del ric.hiedente e· l'operazione che intend,e eseguire. Situazione al f 0 novembre 19U5.

Capitale assicurato per indennità in caso di morte . . . L. ! ,489,027 . 08 Capì tale annuo assicuràto per rensioni vitaJizie . . . . , 398,057 . 95 Ammontare della riserva. effettivamente accumulata . • 680,973. 03

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· ANNO LV - 1907

FASCICv LO II

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~-- -- ___:...-........,.) SOMMARIO IIEMO&IIE ORIGIIW.t.LI .

Dè- Farce:-::--CÙra'ra.zionale del varieocele • . . . . . . . · · CASUI!lTICA CLINICA: Ca1all. - La eeraleaì riflessa da ipertrofla dei tar binati :< coane pervle • . . . . . • . • . . . . . . . . . • . . • . . . RIVISTE GENERALI: Ca11sfgllo. - Importano e valore delle vecchie e nuove ricerche urologlcbe ed ematologlche, negl_l epil~ttici, per la medicina legale . .

Pag.

8t

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109 118

RIYI8T.t. DI GJOal'l.t.ILI I'T&LUl'll ED E8TJEat.

RìYlm medica, pag. U5. - Rivista di chirurgia generale, pag. l !Ai. - Rivlsw di chirur~ia di guerra, pag. lt7. - Rivista di malattie veneree e della pelle, pag. t39. - Rivista d'Igiene generale e batteriologia, pag. tU.- Rivista bibliografica, pag. 15t.- Miscellanea. pag. 157. - Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario e nel Personale Fannaceotico, pag. 158. (V. l'l fldlce flell'inùt·no dtlla copertina)

DrREZIONE ED A MMINISTRAZ!ONE

ROMA • Palu.zo 1lel ~liuistero tlella Guer ra, VIa XX Settembre· ROMA

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INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALI.A..NI ED EBTEBI

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fil VISTA MEDICI\.

Guai di. - Valore di alcuni metodi clinici per la dcterminar.ione della ossidazionl organiche. Pag. t~5 RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE.

Slcurlanl. - Nuovo apparecchio per toracentesi (toracoonalgoaspl rator~)

. Pag.

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RIVISTA DI CHIRURGIA 01 GUERRA.

Walter Oettlngan. - Le lesion.i P•'r arma dn fuoco dell'addome secondo le !•sp~rienzc •Iella Pag. Ui guerra russo-giapponese 1904-905 • RIVISTA 01 MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE. Pag.

<Fournler. - La sit11ide de ll e donne di buoni costumi Simonelll. - Il metodo di Jullien per la diagnosi dell'erpete genit:~le

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m 140

I\IVISTA D'IGIENE GENERALE E BAT'PERIOLOGrA.

-<:onjl:resso Internazionale della tubercolosi ten uto a parigi dal i al 7 ottobre t90S

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Pag. tu

RI VISTA BIBLIOGRAFICA.

"Sull'organizzazione e funzionamento del servizìosanllario di 11rhna lì ne<~ nelle guerre mo11crne Pag. i5~ Sallnarl. - L'anatomia chirurgica e In chirurgia operatoria della mandibola e d~lle rartl 1 5~ molli che la rivestono !55 Ostino. - Lesioni traumatiche e malattie cloirurgiche tlel naso e delle cavitil accessorie i 56 -Gatta. - Compendio di medicina legale compilato secondo l'insegnamento un ivcrsirnrio t r>G Mancloll. - Malattie dell'orecchio. rlel naso e della gola . MlSCELLANEA • eiOVIM&NTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEl. PERSONALE FARMACEUTICO

Png.

t5i

• Pag. t 5S


MEMORI E

ORIGINALI

Per il doti. :\ndrca D e Fo\leo , maggil)re medico

CAPITOLO I. Cura igienica, medicinale e meccanica. § I. NORME GENERALI. - Le deduzioni etiologiche, patogenetiche ed anatomiche del varicocele, esposte nell'altro lavoro (2), dovranno formare la base della cura razionale, la quale, giusta il concetto fon?amenta.le dell'arte medica, tende in tutti i casi, in cui la vita non e.messa in serio pericoJo dalla malattia stessa, a reintegrare la funZIOne e la forma dell'organo leso. d Ammesso adunque che il varicocele sia la conseguenza, più spesso, ell'alte.razione cremasterica e, con minor frequenza, di un ostacolo alla Circ~lazwne del plesso pampiniforme, la cura mirerà, nel primo caso, a ·n~n.tegrare la funzione delle vaginali e, nel secondo ca.~o pih raro, a ?istalnhre . l azwne . . s1a . col resb-. . . il corso de lla c~rco re(l Mente. c·10. s1. otttene 1 .'1U:e 11 .touo perduto alle fibre cremasteriehe stanche, sia col diminuire 1 raccio della resistenza raccorciando le vaginali e lo scroto divenuti ec;essivamel.tte ectasici, sia col rimuovere l'ostacolo alla circolazione ~e uente stessa. Infine se le conseguenze della stasi nel plesso pampiniorme, quali la. :flebite, le nevralgie persistenti ed insopportabili, la suppura · $ Zlo:ne, la necrosi ecc., sono tali d'accrescere notevolmente le :~l erenze dell'infermo fino a minacciarne in rarissimi casi la vita, b ora. soltanto il chirurgo si deciderà con la recentazione di dette mem~a.ue all' as{lortazione delle vene del plesso ed, occorrendo, alla mutilaztone d ll' e organo.glandulare. §Il . pri . · CuRA 1G1ENICA, MEDICINALI:: ED ELET'l'R.IOA. - 81 presenta la 1 cel:.a ~d.ica.zione che è quella di ridare il tono ai cremasteri nel varicoqua l:c 1 ~lente. A questa indicazione risponde il più delle volte l'igiene, sten~ 0 glunge in tE'mpo per eliminare con tutto il rigore possibile nell'aa Ctemasterica la causa più ordinaria di essa riposta., anzichè negli !Il Il

Pr~eute lavoro e l"altro, cht lo h~ preceduto. dal titolo : Nuove t·ice•·che !lilla etioiO(Iia gìo \91Jt. \e.u del varicocelt, pubblicato dal Giomal e Medico del R. Esercito nei numeri Aprile e Mag· 9~,1 g~\~nscro insìeme n~i primi giorni di ottobre t905 alla llcda7.ionc, la qual e ne ha dovuto per lÌ)~~ 11 unpeg.,; ritardare la stampa. La Direziotk. · ne FAv;o. - L. c.

t Paloge 1

6-

c·~fllult llleàico.


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Ct;RA RAZIONALE DEL VARICOCF:LE

eccessi della copula, quasi sempre nell'onanismo. In questo atto contro natura l'individuo, mancando dello stimolo naturale, quale l'amplesso muliebre, vi supplisce con gli sforzi dell'immaginazione che esaurisce. }<~ un. fatto noto, dice Kocher per osservazioni di Baum e Socin riferite a lui verbalmente, che il 1·egolato ese?·<·izio (hi doce1·i conùtgali nel matrimonio .<~pe.sso {/"arù~ce 'Ìlt:aricocele. Se non il riposo assoluto degli organi sessuali, una certa moderazione è indispensabile alla guarig ione Però il medico nel dettarne le norme dubiti della volontà dell'individuo, sempre fiacca e alle volte messa a dnra prova da st~moli impulsivi irrefrenabili o d'aberrazivni del senso erotico. La sorgente di questi stimoli dovrà ricercarsi nelle bibite e cibi eccitanti la fantasia molto viva in quell'età, nella digestione irregolare, nella stitichezza, nell'urina irritante per cristalli di acido ur·ico e di o~salato di calce, ne lla pqca nettezza del ghiande, nella lettura di libri lascivi ed infine nell'ambiente morale stesso in cui vive l'individuo. Si ricerchino gli altri sintomi di nevrastenia, ricordandosi che il ,-aricocele è ordinariamente un epifenomeno di questa malattia da esaUI·imento nervoso, che ritrae vantaggio dai glicero-fosfati, dalle iniezioni di stricui na, e, più che clai medicinali, dalle cure igieniche. Il trattamento locale incruento Traitement palliatif di Reclus (l), ha valore !'Oltanto nel primo stadio del varicocele e da quest'autore è limitato al sospensorio (accusato a torto da Vautier (2) di abituare i cremasteri all'inerzia) alle lozioni dello scroto, ai clisteri freddi, ad un po' di iocluro e qualche grammo di estratto fluido di Hamamelis v irgin ica. Io vi aggiungo la corrente elettrica, alla cui azione nutritiva sulle fibre muscolari dei cremasteri devonsi i buoni risultati, tl\nto decantati nell'impotenza sessuale. Questa, come già dissi altrove, è, allorchè si manifesta nei giovani, la conseguenza frequentissima della cremastenia. P erchè il trattamento elettrico riesca proficuo è necessario attenersi alle norme che Forgue ha dettate per l'amiotrofìa di origine articolare. « Il [attt, dice l'autore, proportionner l' ént'1·gie de l' a.ction électriqu.e èt l' ètat des rnuscles: le secret dn >mccè.'l, la 1·a'ison des écht'cs sont là (3). Ed allora per analogia, quando 1o scroto anche molto prolassato risponde sufficientemente agli stimoli rifl.essi, si devono ritenere le fibre muscolari appena intaccate d~•ll' atrofia ed ancora abbastanza energiche. In questo primo caso la corrente elettrica interrotta, molto leggiera sari.t utilissima. Ma se le contrazioni fossero quasi nulle, quella corrente aggraverebbe il male. In questo secondo caso le correnti galvaniche deboli, di già raccomandate da Le F ort e Vallat ed eseguite con )l

(t ) FoRCUf: et RECLUS. - TMrapeuti1111e rftirur giCflle, vol. Il, p •g. t !Ilo. Thi:se de /'aris, 1879. (3) FORGUE et RSCt.US. - L. t ., 1'01. l, pag. ;1,1, {2) VAUTrsn. -


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GORA RAZIONALE DEL VARICOCELE

buon risultato nell'atrofia muscolare periarticolare da Regimbeau di .Montpellier pcssono ristabilire la nutrizione delle fibre muscolari in via di degenerazione grassa e con essa l'attività contrattile dei cremasteri. § III. APPARECCHI :M1WCANIC1 . - Olt.r e al sospensorio, indicato innanzi, Curling, basandosi sulla teoria di Ravoth e K ey dedotta dalla legge idrostatica di pressione innanzi ·e nunciata., ha consigliato uno speciale cinto erniario, che egli chiama « moc-main let•er truss », formato da nn cuscinetto, a cui è addossata. una molla elastica. Per quanto ~gli conta-sse già 4 casi di guarigione, non son persuaso dell' utilità pratica. di tal sistema curativo, il quale mancherà interamente di efficacia se anche una delle vene del plesso spermatico sfugge alla compresswne. I nfatti il discreto gruppo di vene scrotali, che sboccano nella .crurale, si sottraggono certamente all'azione del ~,;i n to .

CAPITOLO II.

Trattamento chirurgico. ~ fV . PROCES!':I NUMEROSI E DIFFERENTI L UNO DM,L ALTR O. 1

1

Se questi

mezzi falliscono, o risultano insufficienti , il chirurgo, dice Reclus, dovrà fare la scelta fra · le risorseoperatorie, di cui il numero cresce tutti . . . 1 gwrm. Fino ad ora nel dare la preferenza, nella cura crueuta dèl varicocele, agli innumerevoli processi proposti, si è tenuto ben poco conto della funzione dell' orga.no e molto più del risultato immediato dell' operazione. Questo modo d' intendere la chirurgia òperativa non è affatto scientifico, poichè cade nell'empirismo, il q uale mena fatai· mente in errore. Il risultato funzionale dell' operazione cruenta nel varicocele varia moltissimo secondo l'età dell'individuo e secondo lo stato di conservazione del testicolo prima dell'operazione. Riesce facile forn irsi di una buona statistica a sostegno di nn processo operatorio, ' quando si agisce sopra individui, in cui l'attività del testicolo è in declina;r,ione per l'età, o per eccessi precedenti, che ne hauno di già permanentemente menomata la funzion e. Da. ciò è derivato che ognuno ha av uto la propria simpatia in uno dei tanti proéessi, che, avvalorato da statistiche cOlTispondenti, ha formato la pratica più o meno estesa del chirurgo; pratica che per l'imperfetta conoscenza della funzione dell'organo, non può dichiararsi illuminata dalla scienza. Riempirei un volume se volessi citare nomi e processi spesso ingegnosissimi i quali indistintamente sono bollati da Reclus con queste


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CURA RAZIONALE DEL VARICOOELE

parole: Encore n'attrons-nons pas n nous targ1te1· de perspicacite en p?·édisant p eu, d'aveni?· à ces métliodes. Per verità operare su di un organo senza conoscerne precisamente la funzione equivale alla pretesa di costruire un palazzo trascurandone del tutto le fondamenta. La funzione testicolare completata dal mio studio sui cremasteri, ci sarà ormai di guida effi:;ace in tale opera di selezione, fino ad ora affidata al caso, se non al capriccio del chirurgo. Per facilitarmi il compito divido i processi, come già feci innanzi: in quelli che agiscono sul plesso parnp·i,nifm·me attaccando di1·ettamente le vm·ici ; in qttelli che tengono di mi1•a lo sc1·oto solo; ed infine nel pt·ocesso speciale di Parona. A questi si possono aggiungere gli altri recenti, con i quali si cerca sopratutto di avvicinare il testicolo all'anello inguinale. Fautori e ctetrattori in parte eguali si son divisi il campo dei primi due gruppi. Il terzo processo si è arrestato quasi nella srera operativa dell'autore che l'ha proclamato. I recenti non hanno avuto il tempo ancora d i affermarsi. Io credo che la preferenza debba accordarsi a quel processo che segue le orme della natura nell'esplicazione della funzione testicolare. Ora avendo ammessa la causa primaria del varicocele nella delìcieuza di tono delle fibre muscolari cremasteriche, dichim·o processo r·azionale qnello che contribuisce ad attemta.r·e il lavm·o dei crema.steri con l' accorcùtrne t'l braccio di ?·esistenza. Ciò si ottiene sia dal re:;;tringe1·e le vaginali ectasiche intorno ai testicoli e sia dal sollevare questi, permanentemente, contro gli anelli inguinali esterni, dove la forza esaurita di quelle membrane muscolari non riusciva più a portarli nell'erezione dell'asta dur~tnte il coito e nell'eiaculazione dello sperma. Dunque questo e non altro sarà lo scopo che si dovrà proporre il chirurgo nell'operazione di varicocele. • § V . PRooes.c;r :;ur. PLEsso l'AMI'lN H'ORMF..- Tracciata così la via alla selezione e sapell(lo altresì dalle ricerche di Perrier, che la dilrtfttzione delle 'Ve'Ile nel vm·icocele è rtzerw grave eli qua,nto· appa1•isce, sarà facile presagire su quale processo cadrà la. nostra scelta fra gl'innumerevoli che ancora oggi si escogitano. Potrei a priori condannare all'oblio quelli che hanno di mira l'obliterazione e la distruzione delle vene varicose; processi infatti che curano l'effetto e non la causa. Eppure son questi tanto accreditati presso le migliori cliniche del mondo, che una asserzione simile, se fosse lanciata, senza. le buoni rl!-gioni precedenti e quelle che addurrò in seguito, non basterebbe a demolirli ..


CURA RAZIONALE DEL VARICOCELE

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Procederò quindi ad una critica minuta di essi, fondandomi sulla mia teoria enunciata innanzi e sugli argomenti forniti in proposito dai migliori autori. I processi escogitati su1l'obliterazione venosa si possono dividere nei seguenti gruppi: l o Com pressione delle vene senza oscheotomia; 2' Legatura delle vene previa oscheotomia; 3" Legatura sotitocutanea delle vene; 4° Cauterizzazione dello scroto e delle vene; 5" Coagulazione diretta del sangue nelle vene; 6° Infine allacciatura e recentazione delle vene con o senza avvi{:Ìnamento del testicolo all'anello. § VI. E scLUSIONE DEr Più DIFETTOSI. - Escludo ilfsieme a t utti i moderni autori i processi eseguiti con la compressione senza oscheot<>mia: oome quella di Brechet mediante il Klemmer simile all'enterotomo di Dupuytren, con il quale comprendendo in una piega la cute ed il plesso, (dopo di aver cacciato fuori dalle branche il dotto deferente) schiacciavansi i tessuti fino alia necrosi. È un processo dolox·osissimo e per quanto P icqué con la tenaglia arroventata e Bruns con la galvanocaustica l'avessero reso più r apido, non lascia di essere un m etodo barbaro ed anche pericoloso, poichè Pitha e Bruns videro seguìrne la cangrena. Per le stesse ragioni escludo pure :il processo della legatura sottocutanea delle vene, che Bennet eseguiva con l'istrumento di Key; Ricord con un grosso ago munito di doppio filo, nelle cui anse comprendeva tutto il cordone meno il canale deferente - V idal de Cassis con un ago ed un filo d'argento, e Rox.es-Bel mettendo delle piastrine sotto il nodo del laccio per non guastare la pelle - 1\lonod e Terillon fecero l'allacciatura sottocutanea delle vene del plesso usando il catgut. - R ichard-Barwel si dichiararono contenti del risultato su 100 individui operati da loro con l'allacciatura sottocutanea met~dlica e& in massa del cordone. Siano pure non eccessivi il dolore e i pericoli che per l'integrità del testicolo e per la suppurazione si corrono con i detti processi, questi non hanno anche ragione di essere, perchè orma.i l'anestesia generale, locale, l'asepsi e l'ampia incisione dei tessuti esterni (oscheotomia) ci forniscono maggiori garanzie, poichè si agisce con rapidit.à, senza dolore, con minori pericoli e sopratutto con l 'assistenza dei propri occhi. Comprendo nella stessa esclusione il metodo della cautel'izzazione con caustici, di cui, come bene dice Breda, non si può mai giudicare il


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CORA RAZIONALE DEL VARICOGELE

grado e l'estensione. È poi pericoloso il metodo della coagulazi~ne ottenuta con vari mezzi, i quali tutti, oltre all'intensa. reazione locale, possono essere causa. di emboli che compromettono la vita. Cosicchèdei gruppi enumerati, esclusi i precedenti, resta il 2° (legatura delle vene previa oscheotomia, ed il 7u (legatura delle vene e recentazione di queste con o senza avvicinamento del testicolo all'anello).

VII. CRITICA ALL'OPERAZIONE DI OllLlTERAZIONE VENOSA PREVIA O~CREO ­ TOlliA. Questi due processi, rimasti soli nell'agone ed ormai i più accreditati presso i chirurgi di tutte le nazioni , non sfuggono neanche essi ad una critica più profonda; la maggior parte dei difetti sono riconosciuti da quelli stessi che li eseguono. Io ritengo: . A) che sono operazioni lunghe e difficili;

B) gravi per le conseguenze sui testicoli; C) un po' pericolose per la vita dell'individuo; D) non garantiscono dalle recidive. A ) 01Jerazioni lunghe e difficili. - La prima rtt.gione si basa sul fatto di dovere ostruire, secondo la legge idrostatica enunciata, tutte le vene del plesso pampiniforme; vene di cui è difficile la ricerca e più diffi-. cile ancora l'isolamento. E ciò sia che s'intraprenda la legatura e la semplice recisione secondo il processo già. noto a Celso ed a Paolo· d'Egina {l) e rimodernato da. Lee nel 1861 (2); sia che a questo processo si preferisca l'altro, seguito dalla maggioranza, di allacciare le vene in dtte tratti distanti fra loro e di asportare il tratto intermedio, come consigliò Petruban per il primo (3). Che nessun vaso sfugga al laccio, in obbedienza. alla. legge idrostatica, è quasi impossibile ad attenerlo nell'oscheotomia sottopubica, dove ordinariamente si opera, a causa delle intercomunicazioni proprie del plesso. Più facile riesce tale operazione nel canale ioguinale, dove Beunet ed altri consigliano di elevarsi. Aggiungo a queste ragioni di difficoltà, quella maggiore di ogni

altra, cioè la ricerca delParteria spermatica, la cui conservazione Benne!;, ritiene indispensabile all'integrità del testicolo, al quale invece Kocher con altri avvisano possa bastare la sola ar teria deferente accollata al dotto dello stesso nome. (!) FRITSCIII. -

FrPihUrJ; , 1839.

(i!) H~NIIY LKR (llri l. Jf.ea J o!LriHII, dee. t S61J. (3) PKTRU UAN. ( IViener med. Pt·e1se, 1870).


CURA IU.ZIOXALE DEL VABICOC!;;LE

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Gl'indifferenti alla conservazione dell'ar1ieria. spermatica consigliano, per rendere facile e sollecita. l'operazione, d'isolare dal canale deferente il plesso, ripartirlo in d ue o più fasci e poi farne l'allacciamento (1). Però questa pratica di allacciare in massa le vene se re11de più spe· dita l'operazione, ottiene con maggiore difficoltà l'organizzazione del trombo, indispensabile alla ostruzione permanente dei vasi. Dimostrò Baumga.rten che il sangne si mantiene liqu.ido nei 1:asi allacciati fino a 12 a ·15 giorni, qualora la legatrtra fu esegMita con rispm·mio e la pm·ete vasale non venne isolata dai teiiSl,ti circostanti (2). Per questa ragione nella pratica generale delle allacciature vasali, è consigliato da tutti gli autOri di evitare, per quanto è possibile, la legatura in mas:;a. Questa ragione spiega. la. facilità. con la quale succedono l'emorragie, spesso imponenti in siffa.tti processi, specialmente quando si ricon-e, secondo il consiglio di Tilla.ux al catgut, soggetto a rilasciarsi nel nodo dopo breve tempo (3). Cosicchè nei processi di obliterazione del plesso pampiniforme è sempre preferìbile la pratica: l o di legare con seta le vene bene isolate; cosa pià facile nel canale inguinale; 2° di asportarne un pezzo fra due lacci ; 3° di rispettare l'arteria spermatica. Tutto ciò, però, esige molto tempo e presenta. delle difficoltà. spesso insupera.bili. B) L'operazione compromette l'integrità clel testicolo.- Dice Reclus: Nous laisaerons de c8té les c1·aintes cle la phlébite et de l'in(ection pu?·u· lente ; nous xaoons n ous mettre ù l' abri dc ces danger.<t. L' hémorragie n'est pM plus menaçante dam; tm cas qtw dans l'autre; il s'agit de bien saisz:r le (aisceatt ·v eineux et d e bie1~ l' ~treind,·e. La possibitité de pro'I:OfJ.tter l' atJ·o· pltie est pltts redoutable (4). Questa affermazione trova. una conferma nella esperienza di Joseph ~[iflet (o), il quale ha dimostrato che nei cani il te.<~ticolo è imp1·e.s.~iona­ bilis.o~imo alle pertztrbazioni circolatorie dei 1:0-òi d el cordone i ed io vi aggiungo anche alle perturbazioni trofiche riflesse nelle interruzioni dei rami del genito crurale. Solo cosi si spiega la legge di Jullien dedotta dai lavori di Liegeois; cioè che ogni les-ione elle coglie un te.çticolo affie~:o­ lisce l' attit-ità dell' alt1·o (6). Cioè il testicolo, all'opposto di quanto avviene negli altri organi in cui l'atrofia dell'uno è compensata dall'ipertrofia funz ionale dell'altro, decade nella sua attività allorchè uno dei due ècolto da male che lo annulla. (l) T ILLAC1. - Trailè de chirurgie c/lniq11e. T oro. ~. pa:;. ~30. "l TILLMuc:cs. - Trallalo d' patoiOI/ia 1/tnerale t speciale. Trad. olal tedesco. vol. t•, pag. t40. (3) CRALOT. - Trailé de chir~trgle et dt medeeine operaloi re, 4• èd•t•on , p. ~3!. (\ ) Fo11G UB et REc~os.- L. c., vol. Il , pag. ltt5. 131 Jos s PH YIPLET.- Arcll. (. klin. Chirurgie, XXIV, pag. 399. an. t 8i9. (6) JULLIE!C. - Trallalo p ratfco delle malattie vener ee, tradouo dal dott. Uonwnci, pag. U &.


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CURA RAZlONA.LE DEJ, V'AI! IOO'CELE

Qnesto dimost.ra che l'impressionabilità del testicolo è tale che gli effetti depressivi possono venirgli anche per via riflessa. Ciò non può avverarsi che attraverso le fibre nervose del genito-crnrale, le quali con l' alla,cciatura, in massa specialmente, vengono interessate in buona parte. Quest'azione depressiva si deve ricercare in un'alterazione del centro riflesso cremasterico e desumere dag li studi di Golgi, His, Kolliker, Gudden, Forel e 1\:fonakow. Dai nominati autori è stato rischiarato questo punto di anatomia p atologica; cioè, che la int.erruzione di una fibra nervosa n on apporta solta,nto degenerazione nel tronco nervoso discendente, ma altresì in quello centrale ed atrofia delle cellule da cui emanano (Vialet) (1) . · È fondato quìndii il sospetto che l'operazione di varicocele, praticata sulle vene, faccia conere pericolo non solo al t<>sticolo, a cui appartiene il cordone, ma ancora, per azione rifle::;sa, a quello dell'altro lato. ::\fiflet. cita due osservazioni di necrosi testicolari dopo l 'estirpazione dei pacchetti varicosi e dell'arteria spermatìca. Ciò senza tener conto dell'osservazioni di Volkmaun, dì Mosetig, e ùi Malgaigne. Mo;;etig, a proposito dell'intervento ch irurgico sulle vene del plesso pampiniforme nel varicocele, afferma « Sia qualunque il passo da ])(!l'cOrl·ere su questo ?·igual'do, <:onriene v alutCI1·e bene e rijlette1·vi; p~>rchè non è l' opc1·azione delle pih semplici, 'n 2 clelle più sce'l.:re di pe1·i<;o/i (2) ». 'l'ra i q uali riferisce principalmente l'atrofia ordinaria de l t,esticolo. Malgaigne dopo di aver descritto il metodo di. isolamento etl allacciatura delle vene del plesso pa.nìpinifoJ·me, come uno dei mezzi cnrath·i dél v!n·icocélè, cou chiucle Jlfais la gurlri:wn e.~t im;àiablement suhie de /.' atropltie du te8ficule et l'on Mlit que ce fut um .~u,rcè.<; tle ce gem·e, qni (nt la cause de l 'assa.~.-:inat de Delpech {'3 ). Courliug attribuisce questo caso doloro:;o all'aver sacrifi cato l'arteria s permaticu, impProcchè nelle sue operazioni Ji varìcocele con l'escissione delle >cne h a visto sempre crescere il testicolo di,·enu to atrofico. Ammesso per vero ciò, chi oserehb" affermare eli poter risparmiare l'arteria spennaliiCa nell'opera?.ioue di Yaricocele? Dice K oeher: nrv~ta gum·dare la (iyura annto111ica. tracciata dc~ Luclltig e J'oiJl .çet per com:incersi defl'impo.~-<ibilitù tli i:<vlco·e tale nt -~o . Attnalm enfe :~.nclte f[llh•t.o s~1crifizio lo si a!front.tt con spPnsierate7.za, specialm<mte rlopo 1<' ricerche di H.ig<wd, il qnalè ha dirnost.rato uhe nell'uomo l'arteria tl efer0nte1 fu.c ile a.ù esr;~re ris pettat.a, pen~ h& nnita al (Il \'lAI.F.':'.- Lo Cfllll"•'' C<'r " '"''"'·c d1• la l'i<rlln ti l'Appau i l Jltrr·eu.t· d<ucl t nlm-cèdbrnt.!'.ori-;, rr•l•~ Ak~u ···lriPII r. I K9~. 1'·11! ~.~. (!) ~lt•:'KTI)<(l \ 'I)U :" IIOIIIIUI'. - /il•· menti di Jlll/1'1/ul} l<l grnro· Jl>l' e s]leriorle. Tr~tl. di ne Gìnrnnw. \OI. H. pa;?. 37!. (3) MAU;A,; 1>P.- Jfeduillt np~rlltou·,·. - Bruvllo•s. Prcnu,·r~ ,.Jition. 1'~;:!. '• IO.


CUR~ R AZI ONALE DEL VA RICOCET, E

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canale dello stesso nome, non la cede in calibro all'arteria spermatica (l ). Ciò in contraddizione con gli esperimenti d~ Maunoir, il q uale dimostrò invece l' impicciolimento del testicolo a mezzo della sola allacciatura dell'ar teria spermR.tica interna (2). L'avere adunque, Terrier, Ferron, Carlier, Annanda.Ie, Fischer, R ichelot, Tillaux asportato pacchetti ve-, uosi co n l'arteria sper matica senza deplorare la conseguenza del Patrofia testicolare, se attenua l'esagerazione del pericolo non l'esclude del tutto. E francamente non saprei apprezzare un processo, qualora le sue conseguenze potessero essere superiori a quelle del male. C) Pericoloso per la vita detz'.indiviclno. -· A rendere tali i diversi processi di obliterazione vi concorre innanzi tutto la tendenza a lle emorragie secondarie, se non g ravi, certamente imponenti. Ne bo da'to in parte la ragione mnanzi parlando della formazione del trombo. Orn aggiungo, che anche isolate' bene le vene ec1 allacciate con seta, è difficile l'organizzazione del tl·ombo. Ciò dipende dalle condizioni stesse del plesso, le cui intercomunicazioni nou ln.sciano tra i due tratti obliterali lo spazio sufficiente alla formazione del trombo, il qnale secondo Farabeuf (3) e tutti i trattati di medicina operatoria, richiede per organizzarsi, che illace>io cada ad una certa. distanza dalle co])atera.li. Si aggiunga un'altra difficoltà per tali formazioni. ed è l'ectasia dei 'l:a.stt vq..so1·um~, che acquistano essi stessi volume ragguardevole. Posso confermare ciò per numerose ossen·azioni proprie fatt.e in ca.si di varicocele operati da me con obliterazione delle vene del plesso, sola od unita all'esportazione della piega scrotale. In quasi tut.ti i casi ho avuto a deplorare eyp.orragia consecutiva, che all'imponenza della manifestazione aggiungeva. il ritardo notevolissimo della cicatrice. Ormai il sopraggiungere costante dell'emorragia secondaria nell'operazione di ern ia complicata a vnrìcocele ed e:;eguita col processo Ba.ssini e con l'asportazione delle vene varicose, isolate pe1' largo tratto nell'inguine, è divenuto un fatto noto a tutti i metlici che si sono sueceduti nel reparto di chirurgia dell'ospedale di Napol i. Il pericolo più grave è quello derivante dalla facile suppurazione della ferita e specialmente ùalla flebite, che dissolve i trombi disponendoli alla metastasi. Per fortuna quest.e oonseguenze sono ora rese meno frequenti dalla medicatura asettica. Non di meno nei casi operati da me con il processo dell'obliterazione venosa, pur essendomi circondato di ogni precauzione asettica ed antisettica, difficilmente l10 evitfl-to la suppurnzione. Questa era sempre precednt,a da emorragia pi\1 o meno intensa e I l) V. l' AT!t~IJA!\ - L . c. l'!) ~ • UNIJIR, - Notu>elle 111 CII11>cle d~ !··alter lt vflri cllCfle 8fiiU nvlli•· 1·ecours à t'e.t·tirpalitlnd, l<slicule !Il FARAORn·. - Prt:ci$ d-. ma>Hifl opemloi!·e. p. 18.


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' CORA UAZJONALE DEL VARICOOELE

si avverava nel tessuto connettivo sottocutaneo i cioè senza la partecipazione (per fortuna) delle vene (flebite) in cui l'atti vi tà degli endoteli di rivestimento nella formazione delle granulazioni è una garanzia della. riparatrice pa.rtecipazion~ vasa.le alla suppurazione. Come spiegare tale facilità d'inquinamento della ferita in contradizione dell'asepsi adoperata? Si spiega ricordando la ricchezza dei follicoli piliferi e delle glandole sebacee cutanee nella regione ingu.ino-scrotale, da cui è impossibile snidare, checchè si faccia, i parassiti, i quali restano così presso un grande focolaio di sangue stagnante nelle vene allaceiate, ovvero per emorragia tra i margini dell.a ferita. Questa ragione, alla. quale per demolirla si potrebbe contrapporre la facile guarigione delle ferite del cuoio capelluto, convince, a.llorchèsi pensa alla ricca cireola.zione del cuoio capelluto ed al facile de flusso venoso che rendono attivi gli scambi e la fagocitosi. Ciò all'opposto delle ferite dello scroto, in cui per effetto dell'operazione sul plesso pampiniforme è meno attiva la circolazione arteriosa i e la stasi venosa., causata dalla posizione dell'organo e dalla malattia stessa, avvelena di acido carbonico i fagociti, soldati della. difesa organica - Dice Ranvier: Les cellnles lymphatiques ont des rnanife.~tations '11-itales d'autant plu,~ actives q1t'elles se trouvent placées dans tm milieu plus riche en oxygène (1). Confesso francamente che quando mi si asserisce da provetti chirurgi, ch'essi asportano le vene del plesso pampiniforme senza avere mai emorragie secondarie, nè suppurazione, od anche che s'imbattono raramente negl'inconvenienti innanzi lamentati, io dubito fortemente. della loro sincerità. Ritengo perciò giustificata la trepidazione dei vecchi chirurgi" allorohè dovevano allacciare le vene, anzichè l'audacia. dei moderni, che per l'illusione di potersi mettere a riparo dai germi patogeui, disprezzano il frutto di lunghe e coscienziose osservazioni. D ) L'operazione di obliterazione t;enosa non ga1·antùwe dalle recidù;e. A prova di ciò espongo il risultato degli studi sperimentali sulle

varici degli arti inferiori fatti da l\Iinckewitsch il quale ha asserito che l' aUacciatut·a si pott·ebbe fare o in 1>0p1·a ed in 8o~to, o iernplicemente ·i n sotto, ma non solamente in .sopt·a (~) . Kocher ne fa l'applicazione per il cordone spermatìco e dice che volendosi eseguire una sola allacciatura in basso vi sono molte vie collaterali che annullano l'ef!Il RAN\'IRR.- 'l'raité l echniqllet!.'llisiiJlogir, p. 426. (:l) MINK KWITSI: u . - l'e•·!Jiti cllt!Hi e untersuclw•lge•• film· die verscl•iede11e11 gegCil r wm-Brwc•le-

rt•IIY"" Optt'Q.Iìnnen. l l'i•·chc.w'& A•·clt. , Od. XX V CL Xl.. VIli).


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fetto. Perciò conchiude- che i metodi operativi sulle vene possouoconséguire il successo desiderato nella cura del varicocele, quandodistruggono direttamente tutte le vene ectasiche. Da ciò si deduce che il processo di Bennet (l) con la semplice allacciatura. del plesso nell'inguine, o con sutura sottocutanea mediante l'istrumento di Key, e quello della piccola oscheotomia con limitata a-sportazione vasale (metodo da lui favorito) fra due legature, non hanno valore. Questi due processi così esaguiti da Bennet in base alla legge idrostatica enunciata, trovano nelle ricerche fatte da Minkewitsch stesso, specialmente il primo, altri motivi di esclusione. Secondo questo aut<>re le vene allacciate, specialmente con il catgut, si permealizzano facilmente; ciò è tanto più da credere se si pensa, che, secondo Baumgarten, Billroth, l\Ialgaigne e Nicaise le tuniche venose sotto l'azione dei lacci si accollano, ma non si lacerano (2). Il 2" processo di Bennet può riuscire più efficace dell'altro, imperocchè secondo le ricerche dello stesso Minkewitsch, le vene recisesi ritraggono ed il loro lum(l vasale non si rigenera (3). Però le vie collaterali, tanto numerose da impedire l'organizzazione del tromboe gli stessi vasa-vasorum ectasici ristabiliscono in breve tempo la comunicazione fra i due tronchi recisi, anche quando si asporta per lungo tratto il plesso venoso, secondo il precetto di Kocher. Nara.th (4:) con l'aprire ampiamente il canale inguinale, come nel processo Bassini per l'ernia, e con l'isolare le vene del plesso spermatico, che asporta generosamente, s'illude credendo di evitare la recidiva più facilmente di quando presume di non incorrere nell'atrofia testicolare e nelle gravi emorragie. È mia opinione ch'egli si sbaglia alla grossa. e non vale la statistica di L. Cheinisse (5) per rimuovermi dal mio convincimento, che mi son formato dalle numerose operazioni di ernia complicata a varicocele da me eseguite con processo doppio. Concepirei il risultato favorevole al varicoc~le, nel processo di obliterazione delle vene edasiche, effetto e non causa del male, se tutti, come ormai la maggior parte, convenissero nell'atrofia del testicolo, conseguenza immediata. dell'operazione. In tal caso è naturalé che non funzionando più il testicolo, neanche il varicocele avrà più ragione di riprodursi. (l} VoLt.uli-BBNH&T. - The Lan cet, feb. l. 898. (il Fu~GU& ET RKct.os. - L. c., VI. l, p. 437. (3) PrrnA K BILI.ROTU. - EnciciOiledia di patologia chirurgica speciale e g~n erale tradolta da Oet llonte ed Antonelll. V. 3° P. 2•. p. 4'!6.

Centralblatl (fòr Chir., n. 16. 1900. La curr&radicale !tel tlaricocele ptr la 1·esezione 11enosa Ilei canale i li[lolifl(ll& pr r un lungo lratlo aecondo /Vàralh. (Semain e Mid.., t4 febbraio, 1900). (') NARATU. -

(5) L. CHgo~ISiR. -


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Alla stessa conseguenza non si sottrae neanche il processo di Durante (l) alquanto analogo a quello che Reclus adotta nei casi r ari di varicoceli voluminosi, per quanto esso sia più razionale di tutti gli altri processi di obliterazione, poichè all'ostruzione dei vasi varicosi, senza violenza, aggiunge Favvicinamento del testicolo all'anello, onde favorire la circolazione refluente. Però dopo quanto si è detto innanzi, la obliterazione affidata iu quAsto processo ad anse di catgut senza nodi, e senza l'isolamento vasale, attraversanti per giunta con l'ago rotondo la porzione del plesso più ricca di vasi intercomuninanti, sembra.mi illusoria. Perciò di questo processo non rimane che l'avvicinamento del testicolo all'anello, che, come vedremo, è stato eseguito in questi ultimi anni da altri con modificazioni diverse. ~ VIII. ALTRI PROCI!:S.~I DI OBLITERAZIO)"E. AxATEMA DI JOBERT. -

P iù grave certamente pur non essendo, a mio parere, più radicl\le del precedente, è il processo di Iacobson (2) preferito da Chalot agli altri processi di obliterazione venosa. Egli pratica l'oscheotomia a 4 ctm. in sopra d ella vagina.le propria. Dopo, tenendo il canale deferente da parte, introduce, mediante l'ago di ScaTpa, intorno al pacchetto di vene coperte ancora dalla vaginale comune, due fili di catgut, uno in alto, in vicinanza dell'anello inguinn.le esterno, ed un'altro in basso presso il testicolo. Annoda i fili e recenta il cordone fra i due nodi alla distanza di 6 mm. dal uodo corrispondente. A ttraversa con u.go rotondo e catgut il centro di ciascun moncone, che addossa l'uno all'altro snlle loro facce laterali, ed avvi~ina CO$i il testicolo all'anello, Ognuno i.rnma.gini il perturbamen to che segne nel testicolo a quest'asportazione genero,:a. ed i n massa di cordone, di cui non si salva che il canale deferente. Perturbazione tanto piu forte, per quanto più ~steso è il sacrificio dei vari gruppi delle vene spermatiche. Ordinariamente all'esportazione deì gruppo delle vene predeferenziali o spermatiche e di quelle retrodeferenziali, in cui Horteloup localizza il varicocele, (3) si aggiunge, per il taglio cutaneo, l 'interessamento delle vene scrotaH, che comunicano con il plesso pampiniforme attraverso il gr~bernacnlum. testis. La stasi testicola.re nei primi giorni dall'operazione sarà enorme, l'emorragia faci lissima. Ambedue per l'edema, r.be ne segnira, alterano profondamente la nutrizione tosticolarer nel mentre che non si è garantito dalla recidi \'a. Questa è da f'alol"flia genera le e S/lttia le 1'01. 111. t'a[!. lO~S. The Operolltltl$ uf Surgtr!f, p. llltò2, 189i. (3) ~~ O<I!TIG \ '011 MOOR IIOP. - L . c., \'(11 . 2 , p. Li!

( t ) DUitA(OITF.. (21 JA.con~o:\'. -


CURA .RAZIO~ALE DEL VARICO CELE

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prevedere dal perchè, come Tillaux stesso afferma., molte vene sfuggono alla obliterazione e perciò sottraggono anche il risnltnto alla legge della pressione idrostatica. Infine mi sia lecito di riassumere tutto quello che ho detto finora con le ~avie conclusioni di Jobert, dedotte dai suoi numerosi tentativi di guarire il varicocele mediante l'obliterazione delle vene. Se manca l' h~fiammazione, manche1·à il trombo e del pari il successo: se esso si verifica, allora può cagion,are flMnmone e piemia. Sicchè di tutti questi metodi si può di1•e eh.' essi ,yono incerti, .~e non pericolosi, e pe1·icolosi, se certi (1). Per questa ragione, come dicemmo innanzi, Boyer preferiva quasi nel varicocele la castrazione all'operazione di obliterazione venosa.

CAPITOLO III.

Processi speciali. § IX. PnocF.sso DEL DENuDAMENTO TESTICOLARE DI PARONA . -

Il pro-

cesso di Parona, come già dimostrai innanzi, è ba::;ato sul criterio erroneo, che le vagina.li non concorrono alla funzione ed alla circolazione testicolare e che perciò il testicolo possa fare a meno di esse senza nocumento. Parona pratica sullo scroto lungo ìl tragitto del cordone, a cominciare un po' al di sopra dell'anello inguinale esterno, una incisione di 6 a 7 centimetri dall'alto in basso. Mette fuori il testicolo coperto dalle vaginali, che incide in avanti facendovi un occhiello di 2 a. 3 centimetri. Denuda il testicolo B rovescia in a lto il sacco vaginale così aperto, nel quale introduce tutto il pacchetto delle vene ectasiche e poi ferma con punti di sutura all'anello inguinale esterno la vaginale per l'orlo dell'apertura in essa praticata. L'autore scrive della vaginale e non clelle mginali da, far pensare, quasi, che egli intenderebbe con il suo processo immolare la sola \'a· ginale propria, lasciando intorno al testicolo lo scroto con · la tuniea fibrosa ed il cremastere. Se così fosse 1 la disposizione anatomica. delle due vaginali non si presterebbe a questo concetto operativo; poichè la vaginale propria (porzione parietale) e la comune con il cremastere esterno formano quasi un solo strato. Tillaux ha richiamato l'attenzione su detta disposizione ed ha dichiarato che chirurgicamente lo scroto non è composto che di due strati: 1• la pelle rinforzata dal dartos, 2• la tunica fibrosa ricoperta all'e(IJ Joo RnT. Citato da ~OsE:nn von )JooBHOP. - L. ( . vol. 2, p. sa


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CGRA nAZIONALE DEL VARICOC~LE

sterno di alcune fibre muscolari e ta.ppezzata. all'int.erno da rivestimento epiteliale (l). Nelle mie esercitazioni anatomiche, infatti, non mi è mai riuscito di separare le due vaginali fra loro per quanta cura mettessi nella dissezione. Col processo :Parona., perciò, il testicol0 rimane spogliato di ambedue le vaginali, o meglio dì tutti e tre i crema.st.eri; q nestì rovesci~~;ti da lni sulle VE'ne del p lesso se favoriscono, conservando la loro integrità funzionale, la circolazione in quei vasi, priveranno certam eu te di nn simile vantaggio la gian d ula con notevole danno di essa. Sarà. gi usto prPstunere allora cl1e la gianduia ridurrà la sua funzione, in S<'gnito a tale 0perazione, al modesto compito de~ te.~ ticolo niO?'ale di Yerneuìl ed all'apparenza poco estetica dì un bernoccolo iufonJ1e, sospe~So all'anello este~·no inguina.le e coperto di larga piega di scroto prolassato. Ognuno immagini la defonnitù. che, dopo L&.le operazioue, segue neUo scroto; questo pende dal peri.nco, come un festone sgualcito e che per la somiglianza ai fibromi molluschi l'ho denominato cnfi11 perulula. Tengo ancora presente alla mente due casi da me operati con il processo Parona nel secondo semestre dell'anno 1807 all'ospedale militare di Napoli. Uno fu in un soldato del 2±• artiglieria, nel quale la suppnrazione seguì all'atto operativo. Il testicolo, con deformità notevole dello scroto, rimase strozzato dall'abbonòante tessuto nodulare. L'altro caso fu in un soldato di fanteria, che passò con il proprio reg· gimento di guarnigione a l\Iautova. Era guarito per prima intenzione e ritornato al Corpo gli si era manifestata l'ernia inguiuale dallo stesso lato del varicocele operato. Entrò nell' ospedale di Mantova, dove i medici di quell'ospedale militare, alla presenza dell'er~ia non sapevn.no collegare la mancanza del testicolo in fondo allo scroto, il nodu let~o che rinvenivano presso l'anello ing uinale esterno, la cicatrice scrotale e l'operazione chirurgica, che l'infermo assicurava di aver subita poco prima all'ospedale di Napoli. Nel chiedere a noi spiegazione c'informarono, senz'altro, dell'a.:;senza del testicolo sìuistro, che noi dove~ m o giudicare frutto dell'operazione fatta, lia q naie, ciò che è peggio, dovette predisporre male l'infermo all'operazione successiva.. Dall'esposizione precedente si desume che l'atrofia. testicolare è la fatale conseguenza del processo Parona, il quale, perciò, equivale ad una castrazione alla Jobert. Non v'ha dubbio che l'operazione di varicocele, così eseguita, g uarist:a l'ectasìa venosa; però con il sacrifìzio del testicolo, se non di ambedue e con uno scroto deforme, il quale sarà per l'infermo un marchio indelebile di una. potenzìa.lità che fu. ( l ) TrLLA UX -

A11alom ia topflgra{ica cit., ' '01. j•, p:1g. 933.


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CURA RAZIONALE DEL VARICOOEl.E

Che il denudamento testicolare influisca sulla nutrizione della. glandula è confermato anche dalle ricerche sperimentali iniziate in proposito da Benazzi (l ), dal quale sono state riscontrate alterazioni progressive dell'epitelio dei canalicoli seminiferi negli animali privati dalla vagina.le testicolare. Lo stesso reperto l'avrebòe trovato Vi ~won.tino (2), Nondimeno Spillma.nn ba descritto con fiducia la tecnica del processo Parona recentemente, ed il dottor Phocas, chf:. ha presentato al congresso chirurgico francese nel 1904 il suo nuovo processo di opera-zione nel varicocele, ne parla benevolmente (3). Al contrario Ruggì lo condanna per l'azione t1·oppo ecce.~sù'a dell'atto operativo nella sua nota su di nn nuovo processo per la cura del •aric9cele (4). § X. P ROCESSI DI AVVICINAM~NTO DEL TESTICOLO ALL ASJ~Ll.O. - Da 3 ~nni a questa. parte, in cui questo lavoro g ià terminato fu abbandonato per dar posto ad un altro di recente pubblicazione sulle malattie oculari, ho potuto raccogliere dai diversi giornali altri processi di cura per il varicocele, differenti più o meno dai due originari, cioè da q nello del~'obliterazione venosa e dall'altro della piega scrotale. Il primo fu pubblicato dalla Sernaine médicale, non ricordo più il numero e consiste nel sollevare il testicolo avvicinandolo all'anello ingninale esterno e nel passare un filo di seta mediante nn ago retto nel tessuto sottocutaneo (sic) ed in modo che i due capi riuscendo a breve distanza in fuori della cute scrota.le possano annodarsi fra loro. In tal modo si formerebbe una strozzatma cicatriziale che impedisce al testicolo di ridiscendere in fondo allo scroto. Questo processo sostituirebbe in modo stabile l'anello elastico che Rìchard du Cantal inventò per sè stesso (o). Il primo proc~sso di sospensione testicolare all'anello iuguinale esterno, però senza oscheotomia, è stato eseguito circa due anni or sono nell'ospedale degli .Incurabili di Napoli e pubblicato sopra un giornale, dì cui ora non ricordo il nome. Esso consiste nell'avvicinare il testicolo all'anel1o, e attraverso Ja cute e con un ago curvo fissarlo all'anello stesso per Je vaginali con . uno o più punti di sutura.. 1

Gazzella degU O~ped<Jli e delle Cliniche, 1901. Il uartcocele. Tosi di !.aurea, tm. (3) GiòN&ale il P olicltnico. Seztone pratica, f. so, 19M. p. 631. (4) RUGGJ. - Proctuo 11uovo per la cura del vadcocele. (l'oficlinico. Sezione pratica, fasc•-

{IJ BBNA7.7.1. -

l'l) Vt~CONTIN I . -

eolo t•, 19051. (5) N~LATOS. - Bltmenli di patologia cllirurgica rived uli e corretti 11~ P&AN - Traduz. di ScuULLURI con note ed agj!iunt e del Prof. o'A NTONA, VIJI. VI, p. 466.


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CURA RAZIONAJ~E DEL VARlCOCELE

I ngegnoso è il processo del capitano medico Carta (l) il quale accorcia il cordone e conserva con ogni cura il rivestimento elastico intorno alle vene del plesso, che egli asport.a fra due allacciature, fissando dopo il testicolo all'anello senza denudarlo. Procede nel seguente modo: 1° Fa una incisione nel g• superiore e sul lat o esterno dello scroto m modo da scoprire l'anello ìngui:q.ale esterno; 2° Isola il cordone ed il testicolo che egli caccia dallo scroto; 3° Fa in alto un occhiello nella tunica fibro sa ed isola i vasi, che afferra con pinza a presa fissa attraverso l'apertura della tunica stessa, che recide trasversalmente in sopra della pinza; 4° R ovescia in basso a dito di guanto, dopo l'emostasia, la tunica suddetta scoprendo i vasi del plesso. n• .~sporta i tronchi venosi e ripiega di nuovo in alto la fibrosa, la quale vien fermata intorno all'anello con anse ad U, in modo da raccorciare il cordone e da far risalire in alto il testicolo, che resterà liberQ nello scroto. A me pare che neanche questo processo risponda all'indicazione causale; poi aglì inconvenienti lamentati innanzi, a proposito dell'obliterazione venosa, aggiunga quella della facile necrosi vasale e dell'emorragia, cagionata dall'esteso denuùamento delle vene del pless'o e per ciò dall'estesa lacerazione dei vasa-vasorum. Il dottor Phocas nel congresso chirurgico francese dello scorso anno (~), dopo di aver malmenato, a t?rto, il processo della piega acrotale, che ha accusato d i non impedire la recidiva e di cagionare dei gravi amatomi, ha proposto il suo metodo, che ha il pregio della semplicità. e non sacrifica le vaginali. Il processo consiste nell'incisione dello scroto per 3 o 4 centimetri in sopra del testicolo e lungo il cordone, nell'isolamento di questo e del testicol o previa recisione del ligameuto scrotale fra due pinze e nel fissare in alto dello scroto il testicolo capovolto j_Jer il moncone del ligamento scrotale reciso. Se vi sono vene varicose molto voluminose si asporteranno. Ruggì, nella nota preventiYa citata, ignorando certamente il processo precedente di P hocas, ne ha proposto uno si m ile che illustra ecu quattro figure dimostrative: Jn incide h cute dal1a radice dello scroto al fondo dell0 stesso; ~A isola il testicolo tolto dalla cavità. del Dartos, rivestito dalla tunica eritrea e dalla sottostante vaginale comune, che Il) CART A. - IYrrot·n met•1ào di .wspm~rnne del testicolo nelln wrar·ru.t ica l e del rari cncrte. Giornale med icn del R. e>ercito, 8 dieemhro 19031 . (2l !tr. Puoc As.- 1\'t~ot•ì melo.li pu la cm·a 1lel vat'icocrlc. I Puticll llico. :>oziouc pratica, rase. ~o. p. li3 1, 1901).


CCRA RAZIO~ALE D E: L V.ARIOOCELE

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saranno rispettate ; 3" fissa. con nodo un capo di catgut al pilastro inferiore del canale inguinale presso il pube e di poi a filzetto scorre con l'altro capo, infilato ad un ago, dall'alto in basso lungo il cordone spermatico già isolato fino .alla estremità inferiore del testicolo, interessando con le anse di catgut il cremastere, la vaginale comune ed il foglietto parietale della propria; 4a infine stira questo capo e lo annoda a quello superiore in modo che il testicolo r esti :fissato capovolto in alto ed il cordone si ripieghi form ando un'ansa aperta in alto. La differenza tra questo processo e quello di Phocas 6 trascurabile e consiste più che nella disposizione del iilo di catgut, in una diversa denomina.zione dei punti di fissazione del fil o stesso. Infatti Pbocas designa dne punti di fissazionA per il capitonJ.bolo testicolare, cioè, il moncone del ligamento scrotale in basso e la parte superiore dello scrot.o in alto; Rugg i indica il pilastro inferiore delFanello inguinale in alto e l'estremità inferiore del testicolo in basso. Come si vede la differenza è minima fra ambedue i processi, i quali, meglio di quelli della obliterazione vasale, eliminano con l 'avvicinare il testicolo all'anello, cioè, accorciando il braccio eli resistenza della circolazione refiuente, se non in tutto, in parte almeno, la causa. Essi però hanno il difetto di trascurare l'ectasia delle -vaginali e dello scroto, e di creare un gomito nel plesso e nel canale deferente, che rende 'più difficile la circolazione di ritorno ed il progredire dello sperma ; oltre a ciò sacrificano il ligamento scrotale, ch'è una imporJ tante via di deflusso circolatorio testi colare. § XI. MoDU'ICAZIONE AL PROCESSO m PBocAs-Ruam. - I n base ai criteri esposti sulla funzione testicolare e di quella vaginale, questo processo si potrebbe modificare nel modo seguente: l? incisione della cute dell'anello inguinale esterno per 4 a 5 centimetri, isol amento del cordone e del testicolo fino al ligamento scrotale da risparmi arsi; ~· formare tre capi di seta all' ingiro dell'anello inguinale esterno; R0 far passare ciascun capo libero di essi infilati ad un ago rotondo, a filzetta dall'alto in basso lungo le vaginali del cordone e del t esticolo in modo da restringere, per quanto è possibile, intorno alla glandula la vaginale propria, svuotata dell'idrope mediante le punt ure dell'ago; 4° Stirare in alto i capi liberi dei fili ed annodarli ai capi fissi nel mentre che l' assistente avvicina il testicolo all' anello. In tal modo si avranno tre cordoni di cicatrice che restringeranno le vaginali al testicolo ed al cordone ed avvicineranno il testicolo all'anello. Il processo Phocas-Ruggi così modificato ripara ai difetti di quello originario e risponde1 certamentè meglio degli altri descritti, alle indi7-

GivrMit mtdi80.


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CURA RAZIO~ALE DIO:L YARICOCELE

cazioni prestabilite. Soltanto abbandona a se stesso lo scroto che con il dartos tanta parte prende alla funzione testicola.re, non ripara abba-

stanza all'ectasia delle vaginali e lascia una cicatrice cutanea, che sarà. sempre una cicatrice da non trascurarsi, quando si può far di meglio. Nondimeno è un processo semplice, che in ogni caso leggiero di varicocele può usarsi con buon risultato ; imperocchè in tale stadio è da presumere poco estesa l'alterazione trofica delle .fibre muscolari e perciò reintegrabile il prolasso scroto-vaginale. CAPITOLO IV. Modificazione radicale al processo della piega scrotale. § XII. CENNI ~Toarcr. -

Ora non m~ rimane che a discutere il pro· cesso .della piega scrotale il quale modificato convenientemente, cioè, con l'asportazione. generosa e bilaterale dellv scroto ed, in alcuni casi, anche delle vagin(di, .«econclo la dh·ezione del ?'afe, pare a me raccolga tutti i requisiti per essere preferito agli altri. Questo processo nei sei anni scorsi si è eseguito nell'ospedale mi litare di Napoli con affluenza crescente degli infermi, i q nali si comunicavano l e impressioni ed i vantaggi l' uno all'altro. P erò il metodo operativo ha subito modifìcazioni diverse fino n,ll'ultima che descriverò l'l che ormai conta un bel numero di esecuzionÌ! e con risultato sodd isfacen tissimo. Il processo della piega scrotale E>ra stato già impiegato nell'antichità da Pien·e Diony; poi fu rimesso in onore d'A.. Cooper, Voillemier e da numeros i altri chirurgi con varia fortuna. Al presente è q uotato bene p resso i francesi, tra i qua1i R~clns, Duplay, L. Championnièro (1), Chalot ed altri, che lo preferiscono per la sua semplicità ed innocuità a quello dell'obliterazione venosa riserbato per i casi di \aricocele grave. Reclus è il pitt affezionato fra tutti a questo proce~;:;o; egli pure ammettendo il caso che richiede l'ohli terazione venosa., lo ritiene molto raro al punto d'affermare che in dieci anni di pratica non ha mai sentito la necessità di ricorre rvi (2). Non mancano in Francia gli avversari, pur riconoscendo la gravezza dell'operare sulle vene. Tillaux, Doyen e molti a ltri condannano del tutto quel processar a cui recentemente, nel congresso chirurgico franc..:ese, Phocas, Longuet ~ Spillmann hanno preferito q nello di Parona. Il) CHAl!PJ oN~u:: Rf: - in DLlM\: T ·aìtem e>rl ttu varicocéle par l11 >·é.~••fliOrt du 1Ct'Oit1111: Tflfu cfe l'a>·is • 891. (!) FonGoe et ReCLUS. - L. c.• vvl. i 0 , ()ag. HIG.


CURA RAZIO~ALE DEL VAR!COCELE

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In America Murray di New York (1), dopo di aver eseguito il proces3'J della resezione scrotale in molti casi di varicocele, fu costretto ad abbandonarlo per le frequenti recidi ve. Tra i tedeschi Kocher non l'accenna neppure e Tillmanns mentre n~ rileva i buoni risultati immediati ne deplora la facile recidiva. In Italia la.. maggior parte dei chirurgi preferisce il processo dell'obliterazione venosa; infatti Durante ed ora Rnggi condannano q nello della piega scrotale all'oblio. Al contrario io ho a cquistato ormai la convinzione, dopo numerosissime operazioni di varicocele eseguite con tutti i processi descritti meuo gli ultimi nominati, che quello della piega scrota1e sia il solo razionale ed ~;~ommissibile dopo la cura incruenta descritta innanzi. Il chirurgo, cosi operando, può dire con coscienza che egli si sostituisce vaìidamente all'opera deficiente della natura riparatrice. l[olti ammalati, che sono stati operati con il mio processo e sono stati interrogati da. me in proposito, hanno dichiarato che la loro pot.enzialità virilE', dopo l'operazione, è aument.ata. § XIIL RAGIONI DI DISCREDITO m;L PnocE~:>o scnoTALE. - Riconosciuto ormai che il prolasso delle vaginali e dello scroto segue ordi!lariamente all'astenia dei crem.a steri e del dartos, e segna P origine della stasi venosa nel testicolo e dell'ectasia degenerati va delle vaginali nel varicocele, si dovrà ammettere altresì nella recentazione seretale e vagina) e il processo curati vo cruen·to pitl razionale degli altri. Di3graziatamente questa giusta indicazione ba trovato nell'esecnzione la ragione di discredito. Nessuno finora ha dato importanza alle vaginali, uè si è badato all'estetica. Tanto meno vi è stato chi siasi atte·· uuto ·scrupolosamente alle giuste norme di \Vickharn, il quale ha detto ìn proposito: L'e.JJcission de la peau des bourses ne commence ii étre efficace que lorsqu/ elle dépasse celle St~tsceptibte d'et re obtenue 2Ja1· le .~u8pen­ $OÌr le m.ietl$ fait et le mieux appliqué (2). Reclus che riporta tale affermazione egli stesso non vi si attiene pitt degli altri. Infatti basta guardare la bella figura nel libro di Chalot, il quale illustri!. cosi il processo d-i tale autore per convinceT.:;i eli ciò. Il motivo principale di discredito, secondo me, è stato quello di aver asportato poco scroto, anche quando si era con vinti di esciderne molto. Di più larecisione della. piega si è fatta dal lato del varicocele risparmiando cosi il setto scrota.le, il quale, fornito come la v~ginale, di spesso strato di fibro-cellnle muscolar~, anche esse alterate, farà risalire il testicolo in alto U) MURIIAY. (t) WICKOA II . -

Tlle radical cure o( varicocele. (.4nn. o( St'>"(lt ry. July 1893). Crtato da FORGUB et RKI:LUS. L. c. pag. Hl7.


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CURA. RAZIONALE DEL V ARICOOE: LE

meno di quanto s1 presume; come, per la stessa rugione, l'efficacia della compressione vaginale sui testicoli non voteva giovarsi molto di tale processo limitato allo scroto. Ci dobbiamo ormai convincere, se vogliamo aspettarci un buon risultato da quest'operazione, della necel:!sitit eli comprencle1·e generosamente nella piega scrotale d' aspo1·tarsi tntta la parte e.qube·r ante a qtulla che 1·estu tesa dolcemente sui testicoli; nella piega ~te8sa srz1·èt preso anche il setto, delimitato ser·onclo la di1·ezione clel1·a(e. All'aspor tazione della piega scrotale secondo la direzione del rafe accenna appena Tillaux senza dare al processo importanza maggiore di quella dell'obliteraz ione venosa, cL.e egli preferisce. In conclusione, per ottenere da q uesta operazione un buon risultato, non insisterò mai abbastanza affermando essere indispensabile che lo scroto, dopo l'operazione, rimanga dolcemente teso su i testicoli appoggiati al pube, o meglio contro l'anello inguinale esterno; la parte esuberante dello scroto dovrà essere, senza preoccupazione, sacrifi cata. •rre anni or sono, avendo richiamato all'ospedale circa 50 soldati dellO" Bersaglieri operati di varicocele neg li ultimi due anni con modificazioni diverse a l processo della piega scrotale, verificammo che quelli a cui generosamente si era resecato lo scroto avevano meglio degli a ltri resistito alle fatiche ed alla recidiva. Questa giusta t ensione non è possibile ottenerla dall'atto operativo della piega scrotale senza una pinza che la delimiti preven tivamente; imperocchè, dopo la recisiot1e, la pelle ritraendosi trascinata dal dartos lascerà i t esticoli e le vaginali scoperti in tutta la loro estensione. Dopo, come dice R eclus, riuscirà molto delicato e difficile di riavvicinare i margini, i quali si accartocciano. Tali inconvenienti riuscirebbero poi in super!~b ili col mio metodo di generosn. recentazione, in cui, per giunta, ambedue i testicoli sono inter essati nella loro borsa scrotale ed anche vaginale, la quale 11ltima da deLto autore è rispettata. Pnre operando col comune ed unilaterale processo di recent.azi one scrotale, R eclus accetta come una liberazione « couune 7tne heureu.~e modi(ìcation • (l) il processo raccomandato da Bazy, dal medico ispettore Dien e riportato da Bonnet; cioè di applicare una pinza a lunghe bocche (pinza da pe<luneolo di R ichelot) sullo scroto e poi, avanti di resecare su q ues.te pinze la porzione di scroto esuberante, di passare una serie di anse di filo !l.vvicinate le une alle altre; perchè al levare della pinza le membrane restino· avvicinate .ed i vasi stretti d al fil o non diano emorragie. TR.le mezzo da me sperimentato oltre a uon rispondere allo scopo dà, come conseguenza costa.nte, la necrosi del lembo~ (l ) FORG UE et RKCLUS. -

[,, C. p<l (;. 117.


CURA RAZIOSALE DEL VARICOCELE

§ XIV. NEcESSITÀ nr UNA PINZA scno·rALE SPECIALE E DELJ}Escu-; ··roNE DELLE VA.GINALI ESUBERA!'\TI.- La necessità dell'applicazione della pinza che delimita la piega scrotale è richiesta anche dalle facilissime emorragie secondarie, spesso imponenti, sopra tutto dalle ·vene ectasiche del setto scrotale1 reciso con il m io processo operatorio in tutta la sua inserzione al ra.fe, nonchè delle vene scrotali, tenute beanti dall'elasticità. del dartos, in cui scorrono. La ragione di questa emorragia secondaria, che sopravviene nel processo comune, sta nella facilità di distacc11.rsi i coaguli terminali vasali, i quali, favoriti nella loro formazione dal raggrinzamento del lembo scrotale reéiso, vengono perturbati nelle loro deboli aderenze parietali dalla ridistensione sui testicoli del lembo stesso retratto; tanto più che ai vasi beanti e ectasici del setto e dello scroto rimane scarsa elasticità delle pareti per la degenerazione delle loro fibre-cellule-muscolari. Ciò fn proYa.to sperimentalmente qal capitano,medico dott. Boccia, che tré anni or sono mi sostituì .n·ella direzione del reparto chirurgico dall' ospedale militare di Napoli e che fino ad allora aveva sempre prediletto il processo comune della piega scrotale. Su 18 casi di varicocele, di cui 9 furono da lui operati con asportazione semplice della piega scrotale, e 9 delimitando e sostenendo lo scroto con la pinza da me ideata, per i primi ebbe a deplorar e costantemente l'emorragia secondaria, in alcuni gravissima e sempre causa di ritardata guarigione: invece non verificò alcun inconveniente negli altri che guarirono sempre per pnma. La pinza di Richelot consigliata da R eclus a causa fle.lla necrosi del lembo e delle condizioni anatomiche e degenerative vasali provoca emorragie secondarie ancora più gravi. Da ciò si desume che nell'asportazione della piega scrotale occorre un istromento, il quale &sando i tessuti senza contunderli permette al chirurgo di asportare tutto lo scroto eccedente, dopo essersi accert ato ùell 'estensione di . tale eccedenza con ginste misure preventive. La sola escissione dello scroto nel varicocele non sempre basta a prevenire la recidiva, come dimostra il caso della guardia carceraria Savino 1\Iichele riferito a pag. 14 della prima parte di qnesto lavoro (1). Il chir urgo, prima di procedere all'operazione dovrà assicurarsi eziandio del grado di ectasia delle vaginali, sempre più o meno ispessite e costantemente con contenuto idropico più o meno abbondante. Se l' ectasia delle vaginali, come si pnò riconoscere facilmente attraverso lo scroto, pizzicato delicatamente strisciando con le dita sul testicolo :sostenuto· dall'altra mano, non eccede un centimetro di (l ) Dott. A. OB FALCO- Nuove ricerche mila e'lologia e patoge11ed del vat·icocete.(


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estensione dalla superficie testicolare, la resezione scrotale generosamente fatta basterà. a compensare il difetto di tono in quelle membrane ed a sperarne la guarigione i ciò tanto più che il sollevament-o del testicolo renderà più facile il deflusso sanguigno. In opposto, alla recentazione scrotale occorre aggiungere quella vaginale. A tutte le descritte esigenze risponde alla perfezione la pinza. che ho fatto costrui.re e che com prendendo spessissimo nella piega scrotale anche la porzione ectasica della. vaginale, 1<:ome si vede nella fi gura l" d~ll' ·altro mio lavoro citato, risparmia il tempo più lungo dell'operazione che ne.l resto procede molto spedita. Fig. 1•. Questo istrumento nelle numerosissime prove fatte ha mostrato di rispondere a tutti i requisiti richiesti per la buona riuscita dell'operazione. Esso la rende di faci.lissima esecuzione, assicura. quasi la guarigione per prima, garantisce dall'emorragia secondaria, non richiede la cloro-narcosi generale e, ciò ch'è importante ricostruisce lo scroto ridandogli la forma infantile, come si vede dall'unita :fì.g. l".

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§ XV. PINZA o'oPERAziONE PER IL VARICOOEL"E . - Questa. pinza, come si vede dalla fig. 2•, si compone di due parti: di branche N Jf P, e di bocche L G I. Fig. 2•.


CORA RAZIONALE DEL VARICOCEU:

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Le branche, parti con le quali la pinza è sostenuta dall'operatore sono formate, come in quella per la fÌUj.OSi di Ricord, di due leve curve, terminanti a due anelli ed articolate a perno nel loro incrociamento; oltre il quale ciascuna branca si continua nella bocca dopo un'articolazione a· cerniera M. Più in avanti le bocche mosse dalle branche della pinza scorrono lungo la guida di una piccola sbarra N, la quale attraversando ambedue a strofinio e perpendicolarmente alloro asse maggiore, le obbliga a discostarsi o ad avvicinarsi in direzione parallela fra loro. Al di là di questa guida e dopo un doppio ripie· gamento ad angolo retto le branche si continuano senza interruzione nelle bocche a forma di lamine, fenestrate E, con lieve curva sulla costa e con inta.ccature equidistanti nei lati delle finestre. Esse sono formate da due pezzi per ognuna, dei quali uno si continua con la branca corrispondente e l'altro, terminale, è articolato con il primo mediante un grosso perno forato nel centro A B, che rende mobile il pezzo terminale sulla costa della bocca, e possibile al punteruolo A di attraversare l'articolazione da una faccia all'altra A B della costa stessa. Il punteruolo è percorso d'alcuni giri di elica a poca distanza dalla punta acuta che a garanzia delle mani dell'operatore si ricopre del piccolo coperchio B da fermarsi ai primi passi di vite del puuteruolo stesso. Nella costa anteriore, opposta alla dorsale Adi questa articolazione mediana i pezzi della bocca, mediante due piccole sporgenze, circoscrivono una insenatura .J( K', dove, come vedremo, si applicherà la prima ansa mediana. Oltre al punteruolo mediano, mezzo principale di delimitazione della piega scrotale, la pinza possiede altri congegni di arresto, di cui uno formato da una asta dentata P, posta fra le branche presso gli anelli, ed un altro da un' perno mobile G attaccato per un capo all'estremo terminale di una bocca, ed introdncibile per l'altro in nl].a incisnra I della seconda' lamina terminale, in cui si ferma con un anello a vite G. § XVI. Ptwcr.,:;:,o OPERATIVO. Preparato l'individuo all'operazione con le solite prescrizioni preliminari di ogni operazione chirurgica, si farà una iniezione ipodermica di morfina mezz'o:ra prima di proce· dere all'atto. operativo. Si distende l'infermo sul letto di operazione, si ricerca il rafe e lungo lo stesso si forma una larga piega scrotale, che dalla base del· l'asta finisca al periueo. Sulle due facce laterali di questa piega e presumibilmente dove cadrà il taglio, si farà l'imbibizione cocainica usando la soluzione all'l od al 2 p. 100, ricordandosi che l'azione aneste-


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sica della cocaina non si estende al di là di un centimetro di circonferenza del tratto inil'lttato. Io e gli altri che hanno seguito il mio esempio abbiamo iniettato da 8 a 13 centigrammi di cocaina senza a;ver deplorato in più di 300 operati allo scroto e all' ano alcun inconveniente. Fatto ciò si applica la pinza da oscheotomia nel seguente modo:

Il'ig. 3•.

L'assistente, di fronte all'operatore ed ambedue ai lati dell'infermo, sostiene con le due mani gli estremi della piega scrotale lungo il rafe. L'operatore prende con la mano sinistra e con le dita negli anelli delle branche JJf 1V' (fig. 3A) la pinza un po' aperta, con i pezzi terminali di bocca alquanto rialzati sul dorso o con la costa anteriore rivolta verso il permeo; inforca con la stessa la piega scrotale, spingendo con la mano


CURA. RAZIONALE DEL VAIUCOCELE

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destra. fra quelle dell'assistente che sostiene la piega stessa, dolcemente le bocche della pinza contro i testicoli che saranno così addossati al pube. Stringe allora le branche alquanto, fermandol e alla prima o seconda tacca di arrest<?; le affida alla mano destra dell'assistente, il quale con la sinistra sosterrà nel mezzo la piega scrotale, come nella fig. 3n J[ <M'. Egli allora con ambedufl le mani li bere adatterà meglio l'articolazione mediana delle bocche ai lati dell a piega scrotale arrestandola .al centro di questa ed in modo che lo scroto rimanente sia teso dolceme nte e senza piega d'ambo i lati sui testicoli appoggiati contro gli anelli inguinali. Cercato bene il punto dove crede di arrestare la articolazione anzidetta, con la mano sinistra terrà ferme le bocche a {)Uesta. altezza e con la destra introduce attraverso i fori del perno medianò il punteruolo, di cui copre la punta con il cappelletto a vite. Da questo momento l'operazione procederà facile e spellìta: Abbassa alquanto i pezzi terminali delle bocche verso il perineo in modo da disporli in linea quasi retta cçm gli altri pezzi fissi e attraversa con la prima ansa ad U di seta n. 4, larga w1 centimetro o più, lo scroto all'altezza dell'insenatura ]( ]{' mediante l'ago S' nella posizione segnata dalla fig. s·, senz'a.nuodarla e fermando i capi liberi con klemmer. R ipiega del tutto contro il perineo i pezzi termù1ali delle bocche e sostenendoli con una mano stirerà la piega fuori dalla pinza, che al perineo sarà fermata con la chiusura N e stretta in modo da non contundere. i delicati tessuti dello· scroto. Fa altrettanto con i due pezzi fissi delle bocche di cui l'arresto è N' fra le branche che si abbasseranno sul pube. Rassicurato bene il limite della piega scrotale tra le bocche della pinza piegate ~d angolo più o meno acuto applicherei altre dne anse di seta, una da ciascun lato di quella mediana e p1·esso qlteSta preventivamen te allm·gata fino a 1·a.ggittnge1·e, da ciascnn lato, le {inest1·e delle due bocche. Con altre anse ad U, in sopra ed in sotto di quelle mediane, larghe sempre un centimetro, o poco più, quanto cioè intercede tra una t.acca. e l'altra successiva sulla stessa linea rasenterà alternativamente un lato e l'altro della finestra. L'ago S' sarà introdotto attraverso la finestra della pinza dall'Operatore e ricevuto dall'assistente nella faccia opposta della. piega scrota.le, all'altezza della tacca, in sotto od in sopra di quella, in cui terminò l'ansa precedente. L'ago stesso spinto dall' assistente sarà. ripreso al ritorno dall'operatore nella prossima tacca di linea a compimento dell'ansa. I capi di ciascuna ansa saranno fermati con klemmer volta per volta e dal lato dell'operatore come si fece per quella mediana. Infine disposti in ordine detti klemmer sar anno levati ~ allacciate le anse con nodo chirurgico tagliando i fili acl l centimetro dal nodo.


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CURA RAZlO~ALE lJEL VARICOCELE

Dopo c1o si procede 'al taglio della piega eccedente la pinza con un bistori comune, o con uno più lungo coq1e quello di Sym. Per evitare. t;he durante quest'operazione lo scroto, non molto strettO' dalla pinza,. scivoli fuori dalle bocche, lo si fermerà all'altezza della pinza stessa.. con sei aghi o spilli equidistanti fra loro e dal punteruolo mediano e messi di traverso alla fi nestra delle bocche. Tagliata la piega scrotale si leverà la pinza estraendo il punteruolo. Con pinze emostatiche, a preferenza di S pencer W eis, si afferrano le. boccu~ce di vasi beanti, di cui l'emorragia, per molti, viene arrestata dalla semplice compressione di quelle robuste pinze. Per altri si userà. la seta n. l per allacciarle. Assicurata l'emostasia si procede senza aver& molta fretta alla riunione dei margini della ferita con la seta stessa. n . l o con il catgut sottile e con sutura a sopragetto. Se mai fosse necessario di recentare la vagin.ale di una o di ambedue i testicoli (vaginale, di cui fu già diagnosticata l'eccessiva. ectasia e della quale non si vede alcun lembo attaccato al pezzo scrotale asportato), basterà t ogliere una o due anse mediane, prima della. sutura terminale ed, affidato il setto mediano ai klemmer P. P' fig. 4•,

l."ig. 4'.

si metteranno fuori l'uno dopo l'altro i testicoli. Sugli stessi successivamente si restringerà la vaginale ectasica, come nel processo dt Volkmann, delimitando la piega della}membrana..da aspor tar(con un klemmer K; la base della stessa, come nella fig. 4-n, sarà attraversata. da tanti fili di catgut F da allacciarsi dopo l'esportazione della piega vagina.le ed al togliersi del klemmer.


Ct;RA RAZIONALE DEL VARICOCELE

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Dopo ciò rimettonsi a posto i testicoli e sugli stessi vien chiuso lo scroto con alcune anse di arresto, eguali a. quelle messe con la. pinzA>, e con la sutura terminale a sopragetto. Nel fare quest'ultima operazione di recentazione delle vagina.li è indispensabile di affidare il setto scrotale ad un klemmer, allo scopo di evitare l'emorr agia secondaria e lo spostamento' dei testicoli. - Saranno banditi i liquidi per lavare la ferita e per arrestare l'emorragia. Si farà la medicatura asciutta con garza e cotone idrofilo asettico. Dopo 24 ore si scopre la. ferita e si leveranno quelle anse di arresto che minacciano di necrosi la cute. Al quarto od al sesto giorno (l) si toglieranno Je ultime anse meno la sutura a sopragetto, che si eliminerà da sè, se si ebbe l'accorgimento di prendere poco tessuto cutaneo con il filo. Ropravvenendo, caso raro, l 'emorragia, che in questo processo, a differenza deila recenta.zione semplice, non sarà mai abb0ndante, si le•era qualche ansa di arresto per fa v orire l 'uscita dei grumi. Eliminati questi con il dito si zafferà la cavità con garza asettica e dopo 3 o 4 giorr:i, si r iuniranno i margini con u na o due anse di seta. L'esito di que.sta oper<1.zione, così eseguita, è quanto si può deside-· rare di meglio. § XVII. RISU LTATO DELL'OPERAZIONE. - La figura n. l" riproduce il risultato dell'operazione eseguita all'ospedale militare di Napoli in ~n soldato del 0° fanteria, ammalato di varicocele voluminoso fl bilaterale e di adenite strumosa a destra, che richiese l'asportazione di glaudule Enfatiche iperpla.stiche. L'infermo, operato dietro sue insislienze, quando non ancora era cicatr izzata la piaga iuguinale, e di recentazione di ambedue le vaginali, guarì per prima intenzione ed in breve tempo, sebbene su lo stesso si fosse disegnata la fig. 4'" che obbligò a tenere i testicoli svaginati e per tempo non breve. Con il processo da me suggerito lo scroto riacquista la conforma· zione infantile e migliora notevolmente la potenzialità virile depressa per l'esaurimento dei cremasteri. Questo processo risponde a. tutte le indicazioni patogenetiche discusse innanzi; è perciò razionalmente preferibile agli al tri processi, sopratutto poi perchè innocuo e di facilissima esecuzione. Il risultato di 200 e più operati di varicocele dal luglio 1897 al principio del1905 sottoposti nell'ospedale militare di Napoli ai vari processi operativi e specialmente a quello da me descritto formerà oggetto di nn lavoro comparativo e òi statistica che pubblicherò quanto prima. (l) Si lenga· presente .che il r isu l talo fn m igliore quando furono leva te pres to le anse di arres lo.


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CURA RAZIONALE DEL VARICO::ELE

CONCLUSIONI. 1° che ammessa la cremastenia quale causa ordinaria del varicocete e più ra.ramen te un ostacolo meccanico alla circolazione refluente, la cura. razionale sarà, nello caso, ilraccorciamento delle membrane scrotali o per reintegrazione del tono muscolare, o mediante l'atto cruento della recentazione: nel 2° caso, la rimozione in genere dell' astaco lo; ::!, che qualora v i fossero lesioni degenerati ,-e ed infiammatorie inamovibili e pericolose dei tessnti si aggiungerà alla recentazione delle mero hrane scrotali l'asportazione delle vene del plesso ed in caso gra\e anche la castrazione; 3" che la cttra medica sarà. a preferenza igienica. Hanno valore palliativo le iniezioni di stricnina e l'elettricità, il sospensorio ed altri mezzi suggeriti ; 4° che la cura cruenta è la sola efficace se regol'ata da precise norme patogenetiche ed etiologiche. Queste consigliano di bandire i processi di obliterazione venosa, tanto più che è dimostrato essete l'ectasia venosa nel vari~ocelé sempre meno grave di quanto apparisce; Ò0 che a dette r agioni patogenetiche di esclusione si aggiungono le seguenti: a) che l'obliterazione venosa è operazione lunga e difficile; b) ch'è grave per le conseguenze che ne derivano per i testicoli; c) che è pericolosa per la vita dell'individuo; d) che non garen tisce dalle recidive; o0 che i processi speciali sono da bandire perchè espongono colla deformità dello scroto, all'atrofia testicolare ed alcuni non rispondono alle indicazioni patogenetiche del varicocele ; 7"' che non rimane, esclusi tutti i ·numerosi processi :fìnora praticati, se non la recentazione della piega scrotale che, esegG.i ta. genero· samente e bene, da sola od insieme a quella delle Yaginali, guarisce il varicocele ordinariamente in 8 o 10 giorni, migliora la potenzialità vi· rile e ridona allo scroto prolassato la forma infantile.


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CAS UI STI CA C LI NICA LA CEFALEA RIFLESSA DA IPERTROFIA DEI TURBINATI A COANE PER VIE, per il Lenente medico Pietro Casali, assistente alla Clinica Olorinolarin goialrica della R. Universita di Roma. Proteiformi sono i f<:lnomeni che t1•aggono il loro punto di origine nPI naso. Molti, piu o meno bene interpretati, non lnsc.iano travedP.r e alcun subslrato patologico e si definiscono come riflessi na::ali nor·mali; allri meno bene inòaJ:!&ti, oscuri per la loro etiolo!(ia e patogenesi e per il loro significato, son fonte di S\'ariat.e teorie sull'ar:;rom('nLo. Aprio r·islicarnente r·iesce facire darsi con to della molteplicità delle nevrnsi che si possono svolgere in causa di a lterazioni endonasali. rammentando i rapporti che cor r ono li·a i ner·vi del naso, il ~anglio sf~no palatino e il nervo gran simpatico. Il nervo olfaltivo si aderge nt>lla parte superiore del setto, ma questo e i corne tti sono anche innervati da filamenti del ganglio sfeno palati no il crual~ e in relazione con la seconda br·anca del tri~e mino, e, per mezzo dei ftlamenti grigi del nervo Vidiano, con il plesso carotideo del simpatico. Da detto gangl io emer·jZono i seguenti nervi pr incipali: il nervo del sello Dasa le con il naso pala tino nello Scarpa, il nervo Vidiano già ricordato, il ramo ft~ringeo ed t l ramo posteriore del na~o. Una parte dei nervi provenienti dalla seconda branca del tri~emino, cioè dal nervo mascellare ~uper:ore, s i espande nella parte posteriore del setto nasale ed invia il nervo nasale posteriore ai cornelli superiori, medii e alla posteriore dei cornelli inferiori Il nervo etmoidale, emerge dalla prima branca del trigemino e si distribuisce nella parte cartilagine~ del naso. Questa intricata rete nervo!"a fa ben comprendere come si possano <;:tabilire riflessi per la via ùelle branche collaterali nei territorii vicino al naso ed anche ner.di organi lontani per l'intermezzo sopratulto del simpatico. Di tutti i disturbi che i vari autori vogliono attribuire alle lesion i na;::ali. la cefalea é il più fre,{uente, e per essa più che per gli altri è dimostrabile il legame cbe la unisce tl dette affezioni. Non vi é rinologo l'he non sappia per esperienza come quasi tutte le lesioni nasali possa no esser e in molli individui accompagnate da cefalea ed è anche dai profani conosciuto il mal ùì testa e il senso di pesantezza che accompagna la corizza e che è f:'.videntemente in rapporto dire tto con la s lenosi nasale, tanto che tali sintomi scompa iono e sono . sostituiti da vero benessere cruando in qualche modo si possa ristabilire la pet·· vieta delle fosse nasali con pennetlature di cocaina, annusAmento ùi polveri medi<:amentose, occ. Naturalmente bisogna escludere da queste forme di cefalea quelle che possono essere messe in ra pporto direltamenlA con la lesione na!'al~: forme ulcerative, malattie infiammatorie della mucosa o delle ossa nussli a bolenti la respirazione, alterazioni dei seni annessi ecc. Gia Weprer nel 17.:28 riferì a lesioni nasali la cefalea e il medico inglese John Boslock descrisse con maggio r esattezza nel 1819 i rifles!'i nasali patologici nella sua conferenza • Case of periodica! affection of the eyes an d eh est ~ .


l lO

CASUISTIOA GLUH CA

l lavot•i sullo scabroso argomento si moltiplicarono e si pt·ecipitò nell'idet·bole, giacchù specie dopo i lavor·i dell'Hack (183 1) uua vas t a schier a di medici ri cet•cava nel naso l a ragi one e il pun to di partenza 11011 sol o dell'emicr·ania e delle nevralgie sopra- orbilarie, ma della maggior parte deUe malattie andando cosi mollo più in la del l oro maestro che !imitavasi ad a sserire cht: le zone di irritabilità r·ifl essa et·ano circoscl'ille all'est•·em tlà anterior e e posteriore e in un pun to del turbinato medio. A chi si dedica con serietà nlla l'inologia, i ncotllbe il dover e di t•icondurre nei propri• limi li l'impot·tsnza dt>lle les.oni na<>ali. !"liJlando le esageraziom della scuola di Hack sulla teoria dei r il!essi morbosi d•~l naso, e dando maggtor r ilievo a certe Hltrd allerazioni nasali e alle l or·o consegue!lze. La cefalea da ipertt·ofia dei turbinati può aversi sia nel caso che l'iper lrofia aboltsca il l tbero passt•ggio dell'aria per le coane e dovra allor a considerarsi come disturbo dovuto alla o<>lruzione na~ale, cioè ad ostacol o meccanico alla respil'jj~ione dell'organo esclu ,;ivsm... tlle a ciò adibito. Ma incerti allt'i cas1, ed è su questi che v erte In nostra os!>ervaztone, la cefalea é una nevrosi sensi·

tiva rifl essa da iperlrotìa de1 cor·nelti pu!' essendo mantenuta la pet•vielà delle rosse nasali. N ella sindr·ome f~nomenica della nevrosi na;:ale rifl essa si ha nella pluralità dei casi l'associazio nP 11 lla cefalea di allri dtsor dini cefalici, come SPnso di opp r·e~si~> nc, pesante:tza del capo, ver·tigini, conge!"tioni, incapacila dt concentrar~ le pl'opr le idee, sonni inquieti, ecc., e dolol'i in altt•e parti del corpo come hraclttalgie, dolori inler;.capolari, intercoslali, sternali, nella region e della cistifellea, nella r egione r enate, al sacr·o c Laluun ischial~tie . In un terzo g ruppo »Ila cefalea si accompagnano disturbi ~as tr·ici che generalmente rassomi~dia no a fjuelli d~lla dispep!"ia nervo sA, o sint omi concernenti l' u tero cume di smenort•ea , metrorra ;.ria, tendenza all'aborto (fliess). Gl i infermi, per ciò che ri).:uarda tl sintomo pt·incipA i e od unico della cefalea, si larn entono di andare SO!!)..('el tl ad attacch i di male di les ta, per lo più leg~e ro, ma che !"i prolungA varie ore e lasc•a per· lungo tem po un sen,:;o di pe!"antezza e cnnfu,:iono al capo che r ende penu!SO il la wwo mentale e ostacoli\ t.~ diutu rn e occupazioni. La cefa len in !'or·gc per· sol ito al mattino e piit precisamente il malato si alza dal IP.llo col dolor di capo. T tilvolla esso é violento e pt•ende la l'orma di acc·e•si emicr anici. La t et·npin endonasale spesso migliora e talora gua ri see in m odo eclatante ce!'aiE'a ed emicranie gravissime datauti ancl1e da tem po e che ne"sun altro rim edio l•t·a t·iu:::r1to a v r nc~ r'e, come nel ca:;o da noi osset•vato che è as:::ai importante per ché set•ve a bene di fl'e r enziare rl11lle alt•·e fJUt•sta forma di vera cef11lea t·tllessa, e a stabilir·e i sint·HTli e la tera pia, fino Ad oro tutt' t1llr o che ben dc lintli. E un'altra I'Ag ioue ci confor ta nella no;;u·a pubblrcazione, ed 6 che senza sottoscriver e 11ll'opinione dello Sclw el k r e seguaci secondo rur 11 0 11 esiste ceftdea senza lesione nasale. siam o convinti che l'ar·go m ·~nlu m erita ma!.!g ior stu fio da parl11 dei r·inologi e anche dei nevr·opalo l o~i , i quoli nei l or·o libr·i anche i più r ecenti, accennano solo di r ado e d i srugg-iln alle lesioni nasali com~ CHIJSII di cel'alea, insufTicientemenle d affet•enziandole. Ecco l'esposizione del coso che ci ri guar·da: S rof\IA CLINICA.- B. I da, di 18 anni , nubile, entt·a nella Clinica Otot•inolarinl!l•iBtri ca ùi noma il13 di mat·zo 1906. r\on vi sono anteced,e nli famigliari impor·tanli ri g uardo alla malattia di cui l'inferma e alldta. l g~nilori sono viven ti e p-odono fer ma salttte, l'a r imenti due fratelli e tre sor elle. Tre ft•al.elli morir ono


• CàSUISTIOA CLINICA

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ancor p1CCIOl per malattie che la B. non sa precisare. Nel ramo collaterale el!iste una zia coreica. , Nessuno della famiglia é o fu affetto da cefalea continua o meno . La nostra inferma soffrì ndla infanzia il morbillo; c urata nellli propria casa gu~i rì com· pletamente e non le residuò disturbo alcuno. Andò in seguito soggetta a frequenti corizze, per le quali ricordano i famil•rliari che l'Ida ebbe sempre una particolare disposizione, ma che poi· si dileguavano prestamente senza lasciare alcuna traccia. Non ebbe mai alcuna manifestazione tubercolare, non contrasse alcun'allra infezione, non solfrì reumatismi artrcolari o muscolari isolati o generali, non notò mai elevaziOni di tbm· peralura. Fu però in segujto ad una delle suaccenoate corizze, più intensa delle altre (nessuna causa prossima prestandosi a spitJgare l'insorgel'e dell'all"ezio11e) che l'inferma cominciò ad avvertire, poco dopo va1·cati i 16 anni, le soffere nze cbe ora accusa, e che consistono, in un dolo re gravalivo, quasi continuo, con brevi remissioni, localizzato speci~lmcnte alla reg ione froutAle. Essa avverte il male che l'atlligge, come de11tro l'osso de lla .{,·onte. Solitamente ha le coane pervie e la r el:'pirazione nas a!e liberissima, ~olo quando nell'invel'ho è rbffreddata ha una imperfetta occlusio1se delln ca vi là uasale de~tra, ùi breve ciclo. Tali disturbi a dire dell'infdrma non si accompllgnano a secrezione nasale abbonda nte, ma il dolor e continuo e un concomitante senso di oppressione generale, la riducono in uno stato tale di pros tr·azione da non potere attende1·e a lavoro proficuo nè tampoco alle domestiche faccende. I dolori da prima !imitali a poco a poco più marcati, divennero in seguito imponenti. Il pe~gior·ame nto fu progr ess1vo e rapido: non si ebbero mai momenti di re missione : durante la veglia alla luce artificiale, la cefalalgia aume nta d'intensità. Degno di nota è che duran te i catameni non si avevano rnodilìcazioni nella sfera dolorifica. ESAME oBDrETTlvo: - La giovane è di sviluppo scheletrico regolal'e: le masse muscolari sono ben sviluppate, cute e mucose visibili un po' pall rde. Pannicolo adiposo discr·eto. CAPO E COLL.O.- Esame negativo: non si palpa alcun gang lio ingor·gato nelle r~:~1 0ni later·ali del collo, tranne uno piccolo, fus iform~, indolente ed elastico nella fossa sopraclavicolare simslra. ToAAcs:. - Ampio, simmetr·ico: si es pandd regolarmente. Con la palpazione la percussione e l'as coltazione ni.Jlla :Si r·ileva d'anor·male. CuORE. - Area e Loni normali. ADDOM E. - Trattabile, inuolenle. Regola1·i le funzion i digerente ed uro-poie· tiche; ar·ea epat1ca normale. La splenica lievemente ingl'andita. Non vt sono ipertrofìe o ipotrofie localizzate a singoli fasci muscolari: nulla di notevol e ai genitali, anatomicamente vergine. Glandole liofatiche non ingo1·gate, ne inflam· male in alcuna regione. A1·ti supet·iori ed infel'ior• normali, ta le a prar·e anche la sensibilità gener·ale e specitìca. L'esame istocbimico dell'ur ina è cornplelamP.nte negativo: cosi quello del sistema nervoso. ESAME DELLA FUNZIONE VISIVA. - 1:3ulbi normali, VÌSUS = 1. EsAME oToscoPICO . - Condollo uùiti"o estemo e membrane normali. Funzione acustica o!tima bilateralmente. ESAME LARINGOSCOPICO. - Epiglottide lievemente spostata verso destra, mo· bilissima, a margini re~olari. Adito al laringe , rima glotlidea, corde vocali uormali. Legamentp ariepiglottico di sinistra lie vemente iperemico.


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• CASUIST ICA CLlN lOA

ESAME DELLE FAUCI E FARlNGOSCOPICO. - Ami~dale palaline di volume·e COlore normale. Denlalut·a sana. Mucosa faringea lievemente iperernica. ESAME RlNOSCOPlCO POSTERIORE. -La VOlla naso-faringea è totalmente libera da vegetazioni adenoidi. EsAME RrNoscoPICo ANTJ::RIORE.- Modica iperemia della mucosa delle coane e ipe•·trofìa òet turbinato medio di destra e di sinistra. Quesli con la loro te<>ta si avvicinano alla parete omol ogt~ del setto in modo però eia non collabire: losciano anzi intercedere un buon tratto libero al passaggio dell'aria. Transilluminazione dei ~eni neg-aLiva. ATTO OPERATIVO. - Il Hl mtJrzo pt·evia anes tesia e ischemia cocaino-adrenalinica si esvot·ta il turbinato med io di sin istra coll'ansa fredda. Moderata emorragiA. Si tam pona profondamente la coana. I l g iorno ap presso si levano i tamponi. Il 21 marzo si esporLa previa cocainizzazione e adrenalinizznione il turbinato medio di des tra eolla forbice a becco e col la !:'8ftll di Bosworlh. Si ha discreta emorragia frenula ben presto con adeguali tam poni che si tolgono in seconda giornata. DECORSO POSTOPERATORIO ED ESITI. - Dopo poche Ore t! i dolot•e locale, l'inferma comincia ad avvertire un senso di benessl}re insoli to: la c.;efalea va man mano dileg uando fino a scompari.-e totalme nte. Si dimette da lla clinica dopo quattro giorni da che non le si rip•·eseotava alcun sinLomo cefa lalgico, e riveduta di tanto in tanto fino a ~tUe n.es i dall'aLto opet•a t1vo assevera di non avere mai più sofferto alcuna delle passare m olestie. . ESAME JSTOLOGICO DEl PEZZf ASPORTATf.- L'epitelio della mucosa è pavimenlOSO piallo, in qualche punto però appare traccia d1 epitelio vibratile in via di tras formazione in pa virnenloso. No tansi molle cellule superficiali coniche impiantale verlicalmenle nel choriou mucoso, costituite da protoplasma. fìnameole striato in senso longitudinale, da un nucleo mediano di ft~rma ovalare con nucteoli, e da due prolungamenti di cui uno (c,entrale) si approfonda fino a raggiungere la membrana basale e pre:::entanle nei suoi margini una ser ie di depressioni limitate da ril ievi (in tali cavità si ,·edono cellule basali); l'aHro prolungamento ( perifel'ico) presenta delle crglia vibratili in parte distrutte. Le cellule basali ot·a nominate scorgonsi in forma poliedt•ica sulla m embrana ialina che separa il cl10rion mucoso dallo slt·ato epiteliale. Nello strato pt•opr·io appaiono ghiand.lle a struttura alveolare, n umet•osi leucocili ed il connettivo lasso contiene plessi venosi mollo sviluppati. Il tessuto osseo è normale, però dalla struttura dei frammenti es portali si deduce chiaramente che esis teva sflancamento della bolla del tessuto scheletrico dci turbinati .

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Nei casi di gravi l esioni endo-nasal i, il dolore più o meno irradiato al capo é m esso fa cilmente in r·arporto con la sua vera caus a, e di questi non è nostro scopo il parlare. Ma nei casi di cE\folee os l1nate e ribqlli alle cura usuali, la causa etiolog ica sfugge ~o mpletam enle al malato e solo in parte ' 'Ìeo dalo ai rinologi di intravede•·e la causa obsolela dopo accurato esa me delle cavità nasali, r~sla pur spesso a risolvere il meccanismo di produzione <lell'algia e la differ enziazione della dia gnosi semeiologica e dP.IIa terapia. Elimin11le par·ecchie cause d'er rore, poich~ alle volte si tratta ad esempio di fal:;a localizzazione, il malato credendo di sentit•e nellu tes ta di'i dolori nellamente nas ali, noi non


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CASUISTlOA CLINICA

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dlagoosliclteremo pet· n asale riflessa una cefalea da i s uoi semplici car a tteri, ma solo •Tuaodo l'esclusione di alterazioni dei recessi ct·anici, della inte~t·ità d i o~ni funzione, la constatazione di lesioni ent~o le narici, la presenza d i zone iper eslesiche In cui cocainizzazione fa momentaneamente spa rire il dolore, mentr e il toccarle le esasperava, ci dara ag io di slabili1·e la diagnosi. Troppo pochi sono gli autori che s i sono occupati della origine nasale della cefalea, e pochissimi han trattato e solo di sfuggita l'argomento della cefalea r iflessa. Bresgen fa osservare che la cefalea non si risve:rlia se non quaudo la tumefazione della mucosa ra ~gi un ge un grado così alto da ris ultare una pl'es~io ne nel naso, del1a durala di a lmeno qualche ora. Può inollre secondo lui essere da ta da lesioni ossee, sopratutlo etmoiJali, e dn propagozione alla mucosa dei ="eni dello s tato patologico della mucosa na sale. P er quest'ultima con· siderazione si domanda se anche la cefa lalgia che accompagna le lesioni fa r ingee (ipertrofis della tonsilla di Luscbka, catarro naso·f1H·iogeo) non sia dovuta alla propagazione dell'affezione alla mucosa nasa le. H eymaon dà una g1·ande imporlanza a lla irt·adiazione, sapendo che i ~eni mascellari e sfenoidali sono innervati da lla seconda branca del lrigemino. T uttavia i dolori che n e emanano sono generalmente percepiti nella sfera della prima branca di ta.l nervo e presi per rnale di te~ta. \Vhitehe11d divise in tre :;rruppi le malattie del naso provocanti cefalea: 1o I niìammazione acuta o cronica nel naso o nelle cavilà accessorie. 2° Deformila o malattie che arr ecano un impedimento meccanico tllla funzione nasale. 3° Casi di os truzione latente che s fu ggono alla osservazione .

••• Nel caso da noi studiato la cefalea era costante, ribelle a quslsia si te 1·apia, ls paziente era di ,c ostituzione sana , di funzion i in LE!gre, indi'nn e da qual~iasi stigmate isterica, e lo scru poloso esame del c ra nio e delle cavità annesse fu in lei negativo. Solo t•isullava alla rinoscopia anterior e una mediocre ipert1·ofìa della mucosa dei turbinati medi C<>n sfìancamenlo della bolla stlreletrica, che manteneva però 1& pervietà delle coane, e aboliti ctrir·urgicamenle glj or·gaui ipertrofici la guarigione fu istantanea e dura tura. La ce fa lea er a d unque con evidenza escl u ~ivamente causala e mRntenuta dall 'allel'a zione in parola. La pat<>gencsi secondo le nostre osservazioni ne sarebbe que1'ta: 1° Irritazione nasale del trigemimo da pressione pt·ovocata da lla conges tione della mucosa nasale e dalle p ressioni chP. le mucose iperlrofìche subiscono a vicenda. L 'irritazione colpisce le branche meuingee del trigf'mino. 2° Compressione dei vasi della pituitaria , r ami d'origi ne delle vene etmoidali, che comunicano largamente con le vene dell a dura madr e e con il seno longitud inale superior e. 3• Compre~sione dei vasi linfatici del nAso che sono in comunicazionP, pe1· l~ lamina cribrosa, con gli spazi solto du rali e solto a racnoidali. Sarebbe dunque una alter ata circolazione sanguigna e Jinfotica della base del ct·anio, o più precisamen te una s tas i venosa e linfatica delle f0sse nasali che può propagarsi al cervello e determinare cefalea e secondo odit>rnH ricerche enlr<1rebbe qui io giuoco una particolare predisposizione ai disturbi ci rcola tori entlort•anici. 4° Riflesso vaso-motore specie nella coesi'>lenza di uno stato nevrastenico. 8 -

Giornale meàic.o.


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CASUI S"I'!CA CLINICA

••• Sul meccanismo di prod uzione dP-lla cefalea dii ori !Iioe m1sale. com e del r esto per le cefalee di qualsia'5i origme, si dibattono le 11iù avverse teorie. Cominciamo ad osservare che nel cr anio "pesso Ja sede del dol or e non corrisponde a queiia della lesione ed ac.;ade ;;ovenle di localizzare il dolore alla super ficie, mentre il male è profondo e viceversa, o in pun to del ct·an io opposto. Solo le membrane cer ebrali infia mmnte dolgono direllamenle: di falli in qualche tumore che le involge, il dolor e corri1<ponòe alla sede della m nlallia. Non sappiamo se lesior.i del tessu to cerebrale possono ca~iona re dolor e localizzato. Uubois-Reyrnond spieg-a il dolore della cefal eA con la compt·essione esercital a dalle fìb r·e muscolari lisce in stato di contra zione tonica sulle fibr ille e eulle terminazioni nervol"e dei vasi e ciò anal opamenle a quanto accade per quei dolori cstr·emamenLe vioh, nli provocati da!l c con trazioni tt> lanic.ho dci muscoli ga~troc n ern i. delle fibr·e muscolari l isce dell"i nlestino e del la vescica. ·Il M ohius crede clte le lesioni d1e si producono nP-ll'ence fa lo delet·minino dolore i r radiando>;i ai cenlt·i cor t.icali. Auerbaclt, ·Rost>tnbach, Henschen credono che il dolor e sia la conseguenza di una affezione r eumatica dei muscol i pet•icranici, e di singoli muscoli del vollo e del collo. Mingazzini opi na che certi casi di emicr·ania siano do,•uti a disturbi della circolazion e arteriosa dell'encefalo e

precisamente dei rami corticali dC'll"arteria cerebrale pl'ofonda. Il Mar·zoechi dice nella sotlocitala monogr·afìa da cui mollo abbiamo appreso in ~roposito, che lo sta•.o it-ritati " o dei nervi du rali sarebbe capar.e di produrre, in via ri fl essa, un crampo vasale dei rami corticali che si originano dall'arteria cere· ))rate posterior·e. Gowers osser va che nella prorluzione della cefalea una innuenza misteri osa esercitano i vasi. Può darsi che la mera dilatazione vascolare cagioni dolore; certo é che il dolor e del capo cr esce per la min ima congestione meccanica . N on sappiamo pr ecisnmente in che modo l a dil.atazione Yascolar e cagioni dolon:, n è si hanno lalli che dimostt"ino che i ner vi dei va,;i di ven~ano seos•bili; è però cer to che la pr es><ione intracrauica deve cr escer e a 1110livo della dilatazione vasale, giacché per quanto r àpiùamenle il movim ento del lif)uido cerebro-spinale possa compensare !"aumento di pr essionP, questa deve prima nond imeno far si ~'3nli t·e su l utto il cervello ; e se le fibr e ner vose, come sap-piam o, dh·entano tanto sensibi li alla pressione, è pr·obabile che lo siano anche dt p iit le cellule ner vose. M anca del r eslo qualsiasi reperto anatomo patologico dell'endo-ct•anio che spiegl1i la pr·oduz.ione della Ct>falea e dt>gli acces~ i emicr anici. Sono !>late t•isconlr ate in qua lche caso piccole emor-ragie e r amm ollimenti parziali. Queirolo rinvenne embolia cer ebrale da endo-arteri te, con· secutiv.a secondo lui ttllo spasmo con tinuo e pr olungato dei vasi. Férè n on ebbe alcun r epet·to posi Livo datresame del sol o caso di emicrania seguito da morte. l n un giovane di 22 anni , sanis:o;imo e robu sto, ucri;;:o istantan eamente da una palla dr cannone, e che r.urav o da t empo per· accessi violen ti e subcontinui di cefalea io r•invenni all'e;;:am e del cer vello, nell"emisfero dPstro, in corrispondenza del centro del nucleo lenticolare una piccola cavilil di forma irr·egolar e, ~rande non più di un pisello, contenente poco detrito giallo t·ossastr o, asportando il quale, r estarono scopet·ti sottili vasi sangui gni. Come reperto collateral e il cadavere del disgrazi ato giovane non presentava alcuna altr·a alterazione che le ferile tora cico-addominali prodollegli dalla granata. In com-


OASUISTICA CLINICA

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~lesso si può ritenere che man ca fino ad oggi un reperto che possa dirsi veramente patognomonico d i t ale affezione, poiché le varie lesioni risconlrate al tavolo anatomico dai diversi osservatot'i sono forse da considet·arsi non come causa, ma piuttosto come falti secondarii alla malattia stessa. Anche pet• la pa.togenesi dell'emicrania che ha del resto stt·etti rapporli di somiglianza colla cefalea, tanto che uoa forma è spesso sostituita dall'altra, esistono molte teorie. Liveing afferma che l'accesso emiceanico è dovuto alla ret~zione più o meno violenta d• una ce1·ta quantila el i energia nervosa a ccumu)ata in precedenza, per una peculiare tendenza dell'emicranico. Kovalesky crede che la causa dei fenomeni emicranici ril':ieda nei ri:::peltivi centri bulbari. Le cellule ner·vose dei centr i si trovano nell'emiCI'an ico in condizioni patologiche speciali, per cui souo molto sensibili a quals iasi caut;a morbigeua . Le auto- intossicazioni e le diatesi eset•cilano la loro azione chimica su tulli i tessuti e in ispecie su l sistema nervoso, ma non sono capaci di pro,·ocat·e l'emicrania che negli individui i quali vi sono predisposti. Se non si ttrnmettesse questa predisposizione speciale uon si comprendet·ebbe come un qualsiasi elemento Logsico agisce su a lcuni organismi provocando l'emicrania e s u altri no. Anche questa ipotesi non ò da tutti ammessa. Noi s1amo con vinti elle l'accesso emicranico dipende da una in ' ilazio ne del simpatico, più precisamente del gangl10 cet•vicate, il che induce fenomeni vasospaslici. Allo spasmo vnsale prolungato succede vaso-dilatazione e con ciò si spiegherebbe il se~ondo periodo dell'accesso emicranico .

••• Pertanto dallo studio del caso surriferito e dalle lunghe osservazioni ed esperienze falle nella nostra Clinica e nell'Ambulatorio Otorinolaringoiatrico, crediamo di potere così stabilire la dia gnosi sernejologica e differenziale e relativa terapia delle cefalee di origine nasale: CEFALEA NASALE RIFLESSA A COA!'IE PERVIE. -

La cefalea è pressocl:è con-

tinuata. Compare alla mattina allo svegliarsi. Il malato si al.:a dal letto col male di capo, per lo più non molto t'orte, ma prolungato, c che lascia per lungo tempo un senso Ji confusione al capo e di spossal~zza generale, che rende penosa ogni occupazione. Alle volte invece la cefalea é sorda, contusiva, assumendo anch e il carattere dello spasimo e del vero parossismo. Rt~ddopp iamento dei dolori nel rumore. Gener almente si attenua durante i pasti, nH\ torna con grande inleusilà durante il lavorio della digestione. Allot·a si esalla ed è accompagnala da una sensazione di pienezza generale e da un malessere inquietante. Si calma verso la fine del dopo pranto pet' ricominciare dopo il pasto della !>era, si attenua nella serata e generalmente scompare durante la notte per influenza del riposo e del sonno. Colpisce due lati preferibilmente: a volte !;e è bitemporal& chiude la lesta come in una morsa, a volte è nella regione òccipilale ch'essa predomina, abbracciando la regione posteriore del ct•anio come un elmo di corazz1ere. La medicazione bromurata r imane assolutamente senza effelli contro tale .cefalea e contribuisce anche ad aumentare lo stato della depressione generale -del S•)ggetto.


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CASOISTICA CLINICA

valerianati d;.mno lieve ed effimero miglior'amento specie se l'infermo b& fatto uso anc he di solfato di sodio, acqua di Carabana o di Villacabras. Il valerianato di mento lo è il più efficace: Pr·. Valet·ianato di mentolo grammi cinque Sciroppo di capillaria grammi trenta H' O. . grammi oenticinrfHe. Quindici ~occie due volte io un'ora. Tulli gli altri medicinali non arreca no alcun beneficio. La cura è pr evalentemente chtrurgica: Turbinectomia. CEFALEA DA RINITE ACUTA. - Il dolore !>i presenta per lo piu al multino e colpisce la radice del naso e la r egione frontal e, accompagnandosi Hd oslruzioue nasale u11ilaternle o bi laterale. Appar e solto forma di pr·essione o di dolore puntorio, é aumen tata dalla inclmazione della testa; sparisce generalmente col cessare della febbre e non prenJe gr·•mdi pr oporzioni che negli indivi dui predisposti. Crisi passegger e. Spesso ronzii e sibili d'orecchi. I l bromidra to di chinina (25 ceotigr·ammi tre volte al g iorno) e il caffè, attenuano il dolore. Cosi pure l'esalgina: Un grammo diviso in quattro parli. 2-4 al gior no. CEFAL EA OA STENOSI NASALE, PER RINITfO: IPERTROFICA O QUALSIASI ALTRA CAUSA. - Dolori emicranici prevalentemente mattutini. Ottimo criterio diagnostico è lo scomparire del dolore dopo pennella.ture della schneideriana con sol uzioni di cocaiua (1: 25) e Takamin e. Il citrato di caffeina (sessan ta centigrammi in quattro volle nellà giornata) associalo alla paullìnia SOI'bilìs (pur e sessanta centigrammi in f)Uattro volle), calma il dolore. C"FALEA DA SINUSITI ACUTE. - Il dolot·e esiste sempre Si lranno dapprima r ecrdive periodiche dell'acme dolorifico e poi rtuesta periodicilà da posto alla permanenza f>d alla continuila dei fenommti morbosi. Genet·RI me11te il dolore e l ocal izzato in co t·rispondenza dt'lla r egione colpila e può delPr minar•e una nevralgia sopra-orbita/e. Se vi ò sola initozione del st>no frontale e del suo canale alfet·eote si ha smsazione di pr·essione al di sotto degli angoli deg-li occlJi. Miglioramento colla cun.t del calomelano. Dieci centigrammi la mallina a di~Ziuno r·er sei g iorni. Se la sinusile è mascellar·e usare l'ac0nilina: aconitina amot•fa (da mezzo a due mill jgrantmi). Aconitina cristallizzata e nitr·alo d'acvni li n a (un quarto di milligr·emmo a un milligrammo al massimo per ~.dorno, a (,(osi di un decimo di milli~rammo prog r essi varo ente, sorvegliandone l'elle t lo prodotto). CEFALEA DA SIN USITI CRONICHE. -Quando P.Sisle (in CÌI'C8 la melà dei C8Si) la cet'alea assume un car·a tlere perioJico con esacet·bazione mattutina; la sede del dolore non è in corrispondenza del seno MTetlo, ma è local izzata per lo più alla ft·onte e all'occipite. Intluenza della guarana: da dieci a venti centigt·ammi in una volta. Se complicala a dolore d'orecchio: cilrofene ci n,1uanta centigrammi come sopra.


CASUISTIOA CLINICA

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CEFALEA DA SIFILIDE DEL NASO. - Si ha nevralgia serotina e notturna. ~ p revalentemen te occipitale. Antecedenti e slimmate specifiche. Influenza della cura jodo-mercuriale. l dolori si attenuano assumendo due pillole in un giorno di a cido arsenioso <li un mezzo milligram mo l'una. C eFALEA D A TUBERCOLOSI NASALE. Non Si determi nano forli dolor i di capo. L'ammalato si alza dal letto indenne da cefalea. Questa si presenta circa un'ora dopo la veslizione. Va dileguando poi verso la metà del gio1·no e ricompare al sopravvenire della sera inducendo spiccata anoressia . La cefalea scompare rapidamente a ssumendo due volte al giorno due goccia ~da allungar si con acqua) di: Nitroglicerina (soluzione al •;. centigrammi dieci. Alcool . . . . 1 . d" . Acido fosfo rico ~ anagrammc 'ecl. BIBLI OGRAFIA . Rapport i (t·a le cot~dizioni deltwso e la p1·essione sanguigna. ( Archivio ital ian o at Olol ogia m., vol. X VII, ra~c. J•, 1905) BIOGLIO M. A. - Contri buto clinico allo Stllaio aell'emicran i a. Roma. 1905. BRESGBN. - La ~phalalgle àans lei atrecUo11S du. nez et d" IJharyll;r;. (Re v tu de laringologie, olologie, ecc., febbraio, 1898). CASALI P IRTRO. • IIMmopi$ Vo1·ax • ttel RitiO(aringe. Atti Clinica otoriuolaringoialri ca. R. Unh·ersiti dì Roma. Ann o t 905. CuP ARD e SAINT·HILAIR R. - Cef alee ed atrezitm i nasali. (Tribune mèd., nn. 8. 9, tO e n . 1890). F'i:Rt.:. - JYvle ror un. ca• de migrai ne ophlha lm ique .accè1 repéles et suivis de mori. (llevue de medec.• 188:1, pag. 194). F sRRRRI . l fenomeni • t{leui di origine nasale e le iniezioni solto mucose di cocai•1a. Firenze. Ti pog. Cennìnìa na, 1886. Pose. - B!Tdti dell'obllruzione 11a~ale cr oni ca. (Brooklin medie. Journat, 1896). F1Ul'C 8 F. - Contr i butlon l'élude èxperimentnlt des nèvr ose• rr'{lt.1:es a'origme nasale. { Arch. de phy~iol. normnte et palhol., lu~<tlio. 1899). lìoRJS. - i\'enroltl ré{lexes d'origine na1ale. (.Amtales aes malacli es cle l'm·etll•. etc., vol. XV). t.oRtS. - .Yèvrvsts re{lexe.s d'orlq ine n~ualt. (H1.vue de La t yngol., vol. X1. l, 1890). GRAoi-.::->IGO •• C•(alea e Lssiont natali. (/levtte i111er11allo·n<•le de t·hwol"gi e, otolooie, ece .. CetJAzt:LLA!il e SKGRf:. -

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RIVISTE GENERALI

IMPORTANZA E VAL0 11E DE LLE V ECCHIE E NUOVE RICERCHE. UROLOGICHE ED E MATOLOG ICHE, N EG LI EP IL ETTICI, PER LA ME DICI N A L EGALE, per il rloll. Placido Con s iglio, tenente medico, aJd~-'tto all"ospedale milita re di Homa. Sin da r1uando, nel campo della patologia generale, e della chimica biologica, con i lavori del Gauthier e del Selmi, s i iniziavano e si atfermavano, rigogliosamente, g li s tudi sulle tossicilà orllaniche, -estesi dopo dal Bouchar d, dal Mosso, ecc., in m odo da involgcre i11 es!>i molleplìci forme di attività umane fìsiologiche o patolo~iche (dalla teoria autotossica della fatica e del so·nno, al concello delle dis tJ·oft e nutritive e delle varie diatesi costituzionali, fulcrate s u particolari anomalie o deviazio ni del m etabolismo org anico e del chimismo cellulare), - i neuropatologi e ~li psichia tt•i cominciarono ad applicare tali in· duzioni generali allo studio di alcune fo rme morbose della m entalitil , e special · mente all'epilessia. Invero, !"apparenza di grave intos!>icamento trans itorio, la period icilà dell'accesso, le pel'niciose influenze di indigestioni, del vitto carneo ed iperclorurato, deli'alcool, dell'elmintiasi, delle mens lruazioni e della fatica, le ana logie con l'eclampsia delle gravide, e con le forme convuls ive cl~gl i uremici . dei diab('lici, ecc., tu tto ciò da,·a , e dà, fondamento proba ti vo a lla frultuo;oa i)pplicazi one dci concetti generali delle aulointossica1.ioni all'or~anismo deJI'epileltico. E con tah ca ncelli si è a vuta una vera fìori tura di lavor·i speri mentali e clinici, dalle ricerche varie ~ ul ricambio ma le!'iale in relazione a gli accessi od ai p eriodi di tregua, ed in rappo rto alle professioni, !lenere di vita e di a limentazione, stra pazzo, fred do, emozioni, anemie, inlo!>sicam enti, o fatiche provocate, ecc.; ricercando int=:omma i coefficienti urolo!>!':'ico ed ematotos::;ico, nei vari pet·iod i della vita ùell'epil cllico, le m odi fì cazioni de l metabolismo or p:anico, sino alle indagini crioscopiche e. batteriologiche degli umori, ed alle oss ervazioni is Lologich e ed isloclaimiche del si~lema nervo;oo centr·ale. Su due vie specialmente si sono indi r izzRle le ricerche a~~ i duo e molteplici: sul ~ ngue e s ull'urina ; e ciò é ben naturale, poiché, dalo il concetto di una int ossicazione, periodica, o ronti nua con esacer bazion i cicliche, - nel san gue (J>abttlu m oitae del Baccell•) dove,·asi trovare il fJ~.tirl lo~sico che, eccilando clat1 centri o paralizzando le funziOni d'arl'e;::to di »lll'i ~ ru pp i cellulari, provocova le crisi convulsive; e d'allt·a po r te era legitli ma la speranza di buoni ri sulta ti dalle indagin i ch imiche Jell'urina , d i questo secret1• di epurazio ne organica in cui passano, attraverso l'emu nto r·io renale, tutte le scorie e le fuliggin iche der ivano dalle altivitil cellulaJ·i dei var i organi ; o che, dalle ~catur1gini dei processi fermentativi intef'linah , sfuggi rono all'azione riduttt·ice del fegato; v che, in fì ne, prodotte dal lavoro muscola re, non furono neutralizzate da i vart or·gani antitos!:icr (tiroide, timo, ipofisi, capsule, ecc.).


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I. - P er quanto riguarda l'urina: Hanno dato, le numerose e pazienti r icerche fatte con svariati me todi di esame, risultati stabili, ben definiti, veramente significativi, non soìo per assur·gere ad un coucello positivo patogeuetico Jell'epilessia., ma, specialmente. nel campo pratico, tali da poter ddre una misura cer·ta, un segno indubbio della pèrsooalità epilettica, e dell'attacco del morbo comiziale? Noi specialmente, medici militari, po~siamo fondar·ci su tali risultati nei frequP.nli casi di osservazione nei quali dobbiamo fare la diagnosi differenziale da allre nevrosi, od anche stabi lire la realtà del morbo, per i vari e complessi provvedimenti medicolegali che ci sono r ichiesti, specie quando si tratti di pensioni in rapporto a cause di servizio, o di !"iudizi pel'itali psichiatrici ad uso foren.se 1 Pur tr·oppo dobbiamo convenire ei re dalle r icerche urologiche non ci è stato dato ancora un se~no cu ratteristico della epi lessia , o di essa assolutamente specifico; mentre dal punto di vista teo r·ico forse ci si potrebbe me_glio fondare su ll~ ricerche uroto;.siche, le quali però, interessantissime dal lato dottrinale, non po;.~ono, per ora almeno, avere molla etlìcienz& pratica, per le ordinal'ie contingenze dell'Ar s medica. Ciò vale per le forme motrici dell'epilessia; chè per le forme sensoriali, verligi nol'e e di equivalenza psichica - che dal puolo di vista forense sono di gran lunga più importantinulla ancora ne abbiamo ricavato per· una diagnosi. Si è trovato, spesso, dopo gli accessi convulsivi epilellici, peptonut•ia, fosfaturia, acetonuria, albuminuria. Questa specialmente per molti osservatori avr ebbe· importanza, come valore dia~noslico differenziale; ma pare piulloslo le:;rnta, anziché ad u na specificità morbosa dell'epilcUico, alla ipertermia eire costantemente accompagna ogni contrazione mus colare letaoica, ed alla dis truzione di pr·oteine pr odotta dalla fatica muscola1·e e..,:uervosa della scarica convulsiva, fors'anche alla fosfalur ia che talvolta s i ha intensa, massime negli stati epilettici. Così l'albuminur·ia si trova pure nei letanici, negli stricnizzali, nelle grandi convulsioni isteriche; inollre la sua frequenza varia molto secondo gli osservatori l'l. dei casi, Finlay ;· 1/ 6 • Rivano). Più recenti ricerche darebbero costanti la poliuria, la rosfaturia, l'aumento· dell'urea: altri però le ammeUono solo negli attacchi protratti e negli stati di male ; sempre restando il fatto che tali modificazioni non sono specifiche della. cond1z ione epilettica , né in r elazione prvbabile con le ematotos!'iine circolanti, ma piuttosto. da ril'et·irsi al fatto convulsivo rnotor·io, e quindi al rapido e tumultuoso consumo di materiale organico. E lo stesso significato potra avere la variabilità che, anche dopo .l'accesso epilettico, c'é S)Jesso nel rapporto tra fosrati alcalini e terrosi (Bleile), cioè in quella famo sa inversione della.for mola che Gilles de la TouretLe e Chatelioeau trovarono. e credettero patognomonica det!li attacchi convulsivi isterici, e che neppure nell'isler·ismo é coslunle, per· lulle le forme accessionali di quest'altra nevr·osi: la coesislcnztt sua nell'epilessia vale a dimost.t•at·ne il t•appot·Lo, non specifico, con il turbamen to critico delle ruozioni organiche, e con la scarica nervo~a accessionale. Se però queste indagini non ci dànno elementi indubbi i per· la diagnosi specifica, e criteri diiTerenziali, ci forniscono d'altronde dati imporlanti;:sirni per ammetter e nna condizione morbosa, e quindi pe1· svelare le :::irmlla'Lioni di accessi nevrolici : sia isterico od epilettico il soggello, dopo un atlacco molorio si trovano modifìcazioni, diverse e di enlita var.a, ma ad ogn i modo sempre costanti dal tipo normale di urina: speci!llmenle l'iperfo~i'<! turia, con o senza inversione delta formoia, o l'aumeuto dell'urea, ecc., poiché tali modifìcazioni


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RIVISTE GENERALI

dipendono appunLo da turbamenti metabolici dei tessuti e massime ciel si!:>tema nervoso, vadamenle efficienti a seconda della per sonalità organica multiforme ùei soggetti. Ricor do un caso r ecente sludialo nell'ospedale, nel quale. dopo uno sltito non g t·ave e oon protrallo di male epiletl •co, si trovava notev ol ~ iperfosfatur·ia Le•·rosa, con assenza di fosfati alcalini, e grande abbondanza di urea, sino a gr . 23 in 250 eme. di urina! Sembra infine che, anche dopo semplici forme acce!"sionali non motori e, possa aversi una mod ificazione urologica qualsiasi, specie nei fosfati. Per quanto poi r iguar da le ricerche ur otossiche, di magg-iore interesse t eo r ico e dotlt·inale, se non praLiço, e che maggiol'i speranze davano, i r·isultali fin ali, almeno p ~ r una certa parte, non sono concordi: sembr a si possa conchiudere, col Mairel, Vires e V oisin che nel periodo dell'accesso vi é ipotossici tà urinaria, tal volta persistente per qualche tempo dopo l'accesso, susseguit a da un forte aumento del coerTicienle urotossico: per essi tali criteri urochimici hanno carattere permaner.te e valore diagnostico, anzi il Voisin avr ebbe isoIalo una sostanza, estremamente tossica per ~ li animali. Sulla natura di tale sostanza molle sono le ipotesr; qui, come per la quistione dell'urem•a, si è pen!>alo all'ur·ea, ai sa li di K, alle SO!'lanze estra ttive, a tossialburuine speciali. l nter·essantissimi i lavori del Krain sky, e del Guidi : nei due o tre gror ni che precedono l 'attacco 8Srebbe non solo diminuila l'eliminazione dell'aciao urico, da 70-80 cen tigrammi a 35·45 pro di e (Haigl, ma diminuila anche la for· mazione, anziché aversene l'accumulo, parallelamente al prod ursi di anormali compos ti azotati poco ossi'rla ti e m ollo tossici ; l'acido urico sarebbe cosi l'esponente dell'alterato ricambio dell'epilettico, i cui neocomposti si r i t1<ssumerebber o nel caruamato d'ammonio, di azione m ollo tossica, che il Drecltsel dimostrò es· ser e pr·odotlo di passaggio, n ell'orga ni ~ m o, da carbonalo d'ammonio ad ut·ea

(ca rbamide): /O -NH, . H,

C= O

'-.,0-NH,H1 Carl)onato d'ammonio

'

/NH,

-· H~O :;::: C =O '-.,UN H t .H ~

Acq ua

Carh:o malo d'ammonio

/NH~ H~O =C =O

'-.,NH, .\equa

Carbamide urea

Le Yarie e!"perienze falle dal K r arnsky ltanuo dimn!'trato che l e iniezioni di carbamato d'N H, dàn no stupor e, stertor e, convul sioni, m idriasi ; che la sua tossici la e bi valente, pt'r· conto cioé del radicale acido e del gruppo ammonico; che i SH ii ammonici sono in aumento q uando si lt11 intossicazione acida, endogena od esogena; e che iuline nel sangue si trova l'acido carbamico in quautila considere,•ole, in r elazrone con lo stato dell'in fermo. Co111e conseguenza di questa teor'iél, il Guidi ha dimostrato, dosando la eliminazione dei composti ammon iacal i nell'urina, che l ille eli minazione è l'esponen te di una intossi cazione acida dell'or ganismo, e cpr indi ~egnocolo delle conv ul ~ion i epilelliche. Cosi si avr-ebbero, con la diminuzione dell'se. urico, due altri dati urologid molLo importanti, per la r.~alla d'una condizione moriJO!'O , (()l'S' t1nche per la natur a epilettica di (juesla. Il. Per qua11 Lo r iguArda il sflngue : le numer ose indagini ci hanuo dalo un cr iteri o pratico dingno8tico 1 ci hanno r isoluto il pr oblema dottrinario della notur a dell'epilessia 'i - 81 cono<>ceva gia da m()lto Lernpo la carbossi emia r ela· ti va e la diminuita cnngulahilitù del SHngue stesso dopo la crisi; ma ciò è spie· gal!ile con la i poossiemia e con la presenza di leur omiane pre venienti dalla


RIVISTE GEN ERa LI

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fatica muscolare convulsiva, e co n l'ipertermia tetanica, così come é spiegabile l'ipertossiemia ed il cresciuto coeffi ciente urolossico ammesso da molti O!"Servatori. Si é parlato di abbassamento del tass o O!'<Si-emoglobinico, di iperglobulia r elativa (per per dita di liquidi), di allerazioni morfologiche delle emazie, di forte aumento degli ematoblasti dell'Hayem, di iperuricP.mia(Haig) ecc. Dunque nulla di veramente fondato, sino a poco tempo addietr o, benché m<-lte ra~ioni legittimassero la posizione della dottrina t0ssica dell'epi lessia dinanzi alla dottrina dinAmica , di recente ampliata e vivificata dal Biar.c lti: la clinica , che è poi la ·grande maestra dell' Ars medica, ci insegna da tempo che le mtossicazioni d'og ni specie, d'origine endogena od esogena, sono capaci d i provocare un accesso convulsivo, e cosl pure molte infezioni, e che .anzi la crisi epilettica vera riconosce spesso, se non sempre, come causa un errore nel regime di vita, uno stra- , pazzo, un disturbo digestivo, ecc. Si aggiunsero le belle esperienze del Ceni, il quale seguendo le norme tracciate dal. Fer é sulle produzioni artificiali di mostruos ita embrionali in se~uito all'azione di cause perturbatrici ' dello s viluppo nell'uovo (posizione, variazioni calorillche, affaticamento ed alcoolismo della madre, e cc.), e sperimentando col ~angue degli e pilettici, · otteneva dei prodotti ammalati o mostruosi. Questi risultati sperimentali lo hanno indotto, - col concetto dell'orig ine tossica dell'epilessia per azione di sostanze der ivanti dal perturbato ricambio materiale, e tali da produrre nell'individuo la ct•is i convulsiva, e nell'embrione aberr azioni evolutive, specialmente nel cervello, con produzioni tel·atologiche,.a s tudiare indefessamente, per una diecina d'a nni, questo problema, fondando cosi tutto un capitolo di patolog ia generale, avvalendosi specialmente delle ultime teorie sulle immunizzazioni dell'Ehrlich e del Metchnikoff. Per lo scopo di questa rivis ta io riassumo assai s uccintamente dalle sue var e memorie: la intossicazione endo~ena che s ta a bas e della personali !A dell'epilettico e deriva dalle perturbazioni del ricambio materiale dell'or~anismo, non è ca«uale e periodica, ma generale, permane nte, costante, tutt'al piti con modifìcezioni nel quantum in rapporto alle crisi convulsive ; nel sangue si l!·ovano princìpii eitotossici ed anticitolossici, specifici; col passa!(gio ripetu to in conigli e capre del s iero di sangue di epilettici si ha un .antisiern eh~, inie llato anche 11 piccole dosi in epilettici, produce fen omen i generali u carattAt'e specirico (confus ione mentale, aumento dell e manifestazioni morbose dell'infermo, mal!ari ipertermie), non nei sani; l'antisiero é costituilo pr evalAnte men te da uno dei due ele menti del principio toss ico epil etto~ono, cioè dalla sostanza sensibiliz· ratrice (anticorpo), che cit•cola liberamente nel plas ma sanguigno dell'epilettico, ed agisce rende ndo più sensibili ~li e lemep ti cellulari, cos tituenti la sede anatomica dell'epilessia, all'azione ciel princi pio attivo del tossico epilettogeno, che è un' alessina specifica o cito..si, perché l e~otata ad elementi cellular i. Non si tratta pet•ò di vera specificità, ma di s ieri e molitici, che tl~iscono in tali infermi come emolossici ed ep1iettogeni, cioè contproprie tò. lep-ate specialmente alle emoltsine naturali del s iero umano, per la a ffini tà intima dei tO$Sici epilellogeni con alcuni principii fisiologici elle cit•colano nel plasma vivente dell'individuo normale; mentre le relative anticltotossine debbonsi pure ritenere qllali princi pii strettamente legati alle antilisine naturali, dota.te di pt•oprietà proteHrici generali dell'or~anismo, che nell'epilettico assume1·ebbero un ca rattere specifi•':o, comA specifico diviene il caratte1·e ùelle. emolisine per la costituzione morbosa della personalità epilettica.


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RIVISTE \.ENERA LI

Ciò premesso, il Cen i conclude che: nei periodi ordinarii dell'epil ettico i• siero del sangue è ipotossico ( pet· quanto riguarda i l suo g rad o di tossicità di fronte all'uomo stesso); in tale tossicità non vi sono oscillazioni marcate, per cui l'accesso deve considerarsi espr essione d'una scarica dinamica dei centri ne1•vosi; nelle condizioni di F;rave peggiot·amento della malattia e negli slali di male il siero è i pertossi co, per lutti gli epi lettici, a dosi anche piecole, e l ale falLo può precedere anche di qualche giorno lo scoppio della fase di r iacutizzazione, e quindi ha valore causal e vero; tale ipet•tossicità è dovuta ad un eccesso della soslanzo sensibili;zatriee (o termostabile,) e produce fenomeni gener ali gravi non solo su un alll'O epilett ico , ma anche sullo stesso d ~d f(Uale proveniva, se iniettato qualche giorno dopo che l'accesso era scompat·so: «questa. · pr oprielé. i perto ssica del siero di sa ngue, cosi elevata e cosi nettament e specifica per ruomo, SE:lmbra costi tuisca un fenomeno carattel'istico dell'epil essia ». l nsieme a quella si ha nel sangue l'alessina (termolabile), che é una citasi, l egata intìmamenle ai corp uscoli del sangue, circolante per ciò in uno stato di latenza, ffi ijn tre una m inima parte del principio allivo va allo st ato libet·o, come sostanza termos labile; 11uando le alessioe divengono libet·e 5i ha siero ipertossico e l'ecrudescP.nza del mor bo, po i cli~ l'alessina ha azione specifica sui centri nervosi (ai f(Uali foese si lega negl i elementi cellulari) . Questi lavori del Ceni (cui molto sommariamente ho accennato) hanno non solo inter esse pratico, ma essenzialmente importanza dottrinale gr a ndissima; anche perché con essi può megli0 aver si la comprensione scientifica della natura dell'epilessia, al di fuori di ogni esrlusivismo leoeico. La fondam entale car atteri stica dell'epilettico ò la nota asimmetrica, nel campo anS~ lomico e morfologico, come nel campo psicologico (Bianchi); esso è un ammalato perenne, fuot·i come dur a n le le cri si (Gower s); le inlossicazioni maler oe d'ogni gener e possono indurla nel pr odollo del co ncepimento per deviazione evolutiva teratologi ca, cosi com e l'epileLiicn prolunga ne lla pt•ole la m alallia o la degenerazione.- E poiché la degenerazione si l'iflettP, ed è, in tutta la personalìlà, il m etabolismo or gani·co è deviato dalla norma, ed i l plasma sangui~ no presenta moditlcazioni q ualita tive varie rispetto ai normali, le qual i alla :oro v olla ag iranno sugl i elementi cell ulari, spccif:l del sistema nervoso, doorle le reaz10ni di scar ica periodica dal le tensioni abnormemenle accumulatesi in alcuni centr·i che non hanno, transitor iamente, mezzi di associazione e di irr adiazione nelle zone finitime o lontaml. E ciò tanto più c he n el ce1•vello io i specie deve e<;sere m odifica to il metabolismo cellulal'e pet• i lo~ga mi con le cilàsi, e le moditìcazioni su rico1•dale di ci totossin e e d i atessine, che r endono peculiari i r eperti del sa ngue dell'epi lettico. Da queste ·t eori e eil induzioni prende le mosse un bel l avoro di A. M o 1·selli e Pastor e. di gr 11 nde i m portanza pratica se conf~cJI'ntalo nel le conclusioni , che so n date come r is?osta al pr obl•\ma che essi si er ano pr nposto : « se esista r elazione tra eo~inofìl ia ed attacco epilettico, e, dalo un si fl'atto r apporto, in qual modo si comportino gli eosinnfìli p1·irnn e dopo l'accesso "· - Riassumendo, per ora brevemente, dettò conclusioni: nel pe1·iodo inleraccessuale esiste sempt·e i perMsinofì l11:1, piu o meno spicc.ata . quale en'etto di r eazione dell'or go uismoalle tossi ne del p las ma; il lasso cltminuisce progr essivamente nei tre giorni pt•ima dell'allacco, e du 1·anle la ~ris i convulsiva si ha ipoeosinofìlia. non solo nel r apporto alla abituale ipet·eo5inofì l ia dell'epi lettico, ma anche in rapporto al sano, e tAlvolta in relazione all' intensità dell'accesso ; dopo que~to infine gli


:RIVISTE GENERALI

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acidofili aumentano pt•ogressivament.e di numero, in genere nelle prime 10 ore dopo la crisi; inoltre, specialmente durante l'accesso, si trovano eosiooftlialterati nella morfologia, variamente e con intensità divet·sa, ma costantemente, tanto i mooo cbe i polinucleali. - Questi due crllet·i em11tologici, specie il dato della ipo ed iperoesinofilia sarebbero assolutamente ca ratteris tici, specifici dell'epilessia; costituirebbero quindi due segni patognomonici di grandissimo valore diagnos tico, e di immensa importanza meùicolegale e g iu:liziaria, oltre che assai agevoli ad attenersi per la grande sernplicitù della tecnica (fissare in alcool r!d éte1·e, colorare con l'eosina in glice1·ina fenica per i granuli acidofili, e col :bleu di toluidina per i nuclei).

NoTA PREvENTIVA. - Appena !ello il lavoro di A. Morselli e Pasto1·i, col permesso del s ig. direttore dell'ospedale, mi sono associato il collega solto· Lenente Gangi per la parte sper·imentale, ed abbiamo subito iniziate le ricerche relative, s u tutti i nevropatici o pt·esunli tali. venuti in osservazione, e che l'esame protratto mi permetteva distinguere nelle varie cate,:rorie di isterici, epilettici, degeuerati, nevrosici in genere, psicopatici ecc., allo scopo di t'are anche le prove compal'ative. - E poiché pochi eeano gli epilettici indubbii, il dott. Gan gi, col permesso del direttore del manicomio locale, ha potuto raccogliere elementi di studio dagli epilettic·.i cronic1 là ricoverAti. Que!"ti primi ris ultati danno, specialmente per il dato della eosinofilia. la conferma assoluta delle conclusioni dei due A.; si no ra non si è avuto un caso duhbio o fallace, ~periamo poter presto esaurire le nos tre l'icerche di controllo. Assodato cosi, come parè indubbiamente, il signilìcato specifico di questo dato emalolo~ico, _si capisce agevolmente, ft·a gli Altri g1'andi vantaggi nel carr.po della medicina pratica, di quale ~r-ande valore sia per noi mfldlci militari tane sintoma. Basti ricordare che spesso noi s ia m o costt·etti tenere per molto tempo in osservazione inscritti o militari in attesa delle convulsiOni, che possono anche mancare per lunghi periodi; che rron raramente ci trov1amo dinanzi a dei simulatori, tra i non volenterosi del setvizio militare o tra p:li imputali per alcune forme di reati, ~pecio rti violenza, mentre c'è ciii dissimula; c he talvolta, o spesso anche, ~li accessi non sono completamente constatati da noi, pe1·ché non presenti alle varie fas i di essi, mancandoci così, molle volte, gli elementi obbieltivi s ufficienti per una diagnosi decisa; e che perciò spesso si sta incerti, se altri dati non intet'vengono, nella diagnos i dif· ferenzia le tra attacco istertco ed epilettico (forme a pparentemente miste, altacco a tipo epilettoide nell'isterismo, coesistenza delle due nevrosi, attacco simulat.o da un epilettico vero, ect) .. E ei6 ha molta importanza perché n al nosli'O Elenco s'impone un provvedimento temporaneo pm· l'is terico, uno defì nitivo per l'epilettico; questi poi, da qualche anno, 4() r .t.,nuto dalla legge come non esi· stente in famiglia, la qual cosa involgo esenzioni d1 altre persone dnl se1·vizio militare ; ed infine sorgono spesso molteplici ques tioni sulla dipenJenza di tali nevrosi da cause di servizio (per traumi, emozioni, ecc.) ed importa m olto per il nesso di causalité (liagnosticare l'una o l'altra forma, come importo pet· la natur a della pensione da accordare, ecc. P oiché adunque molle volte non bastano i dali anamnestici ed i se~n i antropologici a rischiarat•e la questione, nei casi complicati e di g t·ave 1·esponsabilità medicolegale, e possono non essere sufficienti le note psicologiche dell'epilettico, nel quale sono in gran parte effetto del morbo, o della costitu-

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RIVISTE GENERALI

zione de~enerativa, mentre più facilmente s i possono ritrovare nell'isterico certamente possedere questi due elementi indubbii di esame costituisce un vantaggio enorme per la diagnosi e per il g iudi1.io. e d'altra parte un grande rispaJ·mio di tempo e di spese ospitaliere, per tanta gente che si è ora obbligati per lo piu a trattenere per lungo tempo in osservazione, per constatarne la natui·a e realtà delle CI'isi convulsive, e che spesso maga ri si è costretti rimandare ai coroi, nell'asl"enza di nole obbietLive appr ezzabili di unà nevrosi, nella considerazione che la vita attiva, le fatiche ed il c•m~'<nlo di stimoh fisi ci e sociali più complessi pi ù facilmente disvelino le possibili latenze morbìde. Invece basterebbe la positività del dato ematol ogico specilico, ins ieme alle informazioni anamnestiche ed all'esame antropolog;co e neut·o·psicologico di un osservando, per dare s ubito un giudizio, in pochi gior oj, così come è agevole poter venire ad una dia gnosi pronta e sicura di tubercolosi o di nefrite trov~Jndo nello sputo il b. di Koch o l'albumina ed i cilindri nell'urina. Ed è quindi da attendere con g rande desiderio, e con interesse, che le nostre ricerche si completino, e siano assolutame positive, come sino ad ot·a, e che nei nostri ospedali i nostri colleghi li confor·tino con esperimenti di con trollo, non essendovi fatica che possa riuscir molesta dinanzi al la possibilità di possedere un mezzo dia~nostico cosl a gile, preciso, s icuro e di tanto valore per l'accertamento dell'epilessia, come quest! studi fanno per ora prevedet·e, e legittimamente sperare.

HIBLIOGRAFIA. Consullare por le idee gener&li, specialmente l lavori tli Mosso {La (otica , la {lsi fl lngia dell'uon1o lUI/e Alpi, e~c. l, La patoiOfJÌO amemle d i ROUC8AR1l l.tJSTIG, l Manuali di: n o:-.coRO:'il (L'rptlessia e l'epilctliM), di ToN:-o1 :-o1 (l}epile.~sia i11 ,.,,ppo1·to al/11 dege1te1·aziont), di L. CoGl'>BTTI o& MAn rns /Il ma1·inain epiletti ro e <UIInquente), i TmttaU di p$ichiatrla di 81Alscm, di T ANZI, e quello di PalhQ· l ogic menlule del BALt.F.T e C.l. le opere varie di Lollunoso, la n~iologia d~l l.UCIJ.XI, e la monografia di BIANCHI e Cotuccl sull'epilessia (nel 1'rat.talll eh palolngiu, diretto da Cantani e Maragliano), dove

é ri portata una ricca bibliogn Oa. Confrontare pure, per le i•fce sp~ciali, e per i la,·orl pi ù recenti: V()1-;1~: Archi ves de t\'ew·olngie, t893. - AGuSTINI: Ili v. spe1·itn. di {t·enwtraa, vol. XXII.- TRAMONTI: /lit'fsta d i P>i r.ol ., psirhtaf1•. C 11tUl'll}lat., voi H. W1SLUCKI: Arch. d~ .Yt u ro/•tg., 1899.O'ARUNDO: 1/ela::.imce al Cnn{lreun .ti frrnwtria, 1899. - KRAI~SKY: Acaà. ae métlrc. de Br lgiqlle, t 900. - 1;01 101 : Alma li tl~ll' 11/U. Psir,lli at. di /Iom a, 1.90! (con numerosa bihliograOal. - O&N\': Cmr>pte$ re11d. de la Soc. àe biolot}ie, t 899. - CENI: Numerosi lavo ri puiJhlicali negli . ultimi a!loi d.Plla lliv. Spuim. di Pt·eniah·i a, e specialmente nelle annate t 90io·t90G Sulle rare1·rhe elllllllllos~iche 11egli cpileUici. - Cn. liERÈ: Arch. d e .Yeu•·o/l)gtc, t 89Q-1900. - .\ . MoR~J,;I. LI e I'ASTORP.: /li f. SJ'frim . di {t 'flliall'ia, t !I06, ecc.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA Valore di alcuni metodi ollnlol per la determinazione delle· ossldazlonl org&uJohe. - (Riforma medica, 1906, n . 24).

GUALDI. -

Il colle~a capitano medico Gualdi, il quale si occupo con t~11to amore degli studi attinenti alla patologia medica, ci offre con questo lavoro un esempio della sua vasta coltur·a e del suo acume critico nelle comples><e e intricale questioni sul ri~mbi o materiale. Dopo aver premesso che ben poche nozioni sono venute alla luce per ciò che riguarda i processi ùi ossidazione nel campo della patologia, l'autor·e accenna ai varii metodi usa li per valutare le ossidazioni or ganiclre; e tralasciando i g r andi e difficili mezzi coi quali si misur~t il ricambio respir·ator·io, me~zi che non possono avere applicazioni pl'aliche al letto del malato, passa ad esaminare quale valore abbiano gli altri metodi, e ,·iene a concluder·e che su ciò non esiste accordo fra gli au tori, donde la necessità di confr·ontarli rra di loro. Questo é il punto di partenza del lavoro, nel quale i varii metoòi escogitali ve n ~ono soltopo,:;ti a critica rigorosa, si che !lll'autor·e è sembl'ato di dover soltoporr·e ad indagine solo tre di essi, e cioè quello del fenolo, quello del ben· zolo e que llo df'gli zolfi. Somministrancio d el fenolo ad un individuo in buone condizioni, e perftHLameole normale, f[Uesto veniva eliminato per l'urina: ricercando! o nelle ul'ine emesse, poteva costatars i che una par te veniva "lliminato come tale, mentre una parte veniva LI'asformala dal potere ossidante dell'organismo in idrochinone e pirotecatechioa. Determinando perriò la quantità di fen olo nelle urine doveva aver~i un crLLerio sull'intensita dei proce~si ossidati vi. In faLli l'autore ha trovato, esperimenlendo. sempre sulla stessa persona sana, che la quantità . di fenolo ossidato, scarsa riel ripo!:o assoluto, cr esce nel periodo della ordinaria attività fisi~ e cresce ancora di più in pe1·iodo di esageralo lavoro. Ma l'impossibilità di separare nelle urine il fenolo ingerito da f[uello di origine intestinale, ed altre cause di errore rendono mal tìdo questo metodo che a prima vista par rebbe risponder e bP.nissimo alle esigenze della clinka. Il metodo del benzolo si basa su fJUesto fatto, che somministrando del benzolo, questo xiene nell'organism'> ossidato in fpnolo, idrochinone e pii'Ocatùchina. Allor·a dalla quantita di fenolo contenuta nelle urine si dnvr·ebbe arguire il potere di ossidazione dell'organi~mo. L'twlore nelle sue esperienze Ira trovato invece che la quantita di fenolo eliminata è uguale nei period i di or-dinal'ia attività e di riposo assoluto, ed é diminuila nei g ior·ni di attività esagerata, cioè precisamente il contrario di quanto poteva a spellnr·si, ciò che basta ad escludere questo metodo, non r ispondendo es!:'O agli scopi pei qu.oli fu iùealo. Infine l'autore tra~t.a · del meto·j o degli zolfi.


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RIVIS'.rA DI CRIRURGlA GENERALE

È noto che lo zol ro può Lro,·arsi nell'urina in ror·ma: l o di acido solfori co prel'ormalo; 2' di aciJo sulf•>r·ic0 .combinato; :)o di zolro or·p;an ico, o neutro, o non O!'<!"rclalo. Or·bene molte ricerch e sono sta le escguit·~ su 'luest'ar·gomenlo; e rn en tre per al cuni lo studio del rapporto tr·n zolf·> neutro e zol fo acido costillr i8ce un metodo prezioso per l a dE>ter·mi11azione del grado d'intensità dei pr oce><si os!"idati vi dell'orfralli~mo, molli altri non hanno condi\• iso que!Sla opi· nionc. I n consèguenza di tAli drverg-enze d'opinioni l'anlore ba voluto eseguire dello pl'ove, di!"pOnendo le l'sper·ienze com!"! le precedenlr. ecl l'l venuto aliA cooclu>'ione che mentre la f!U811lil!1 di zolfo nen tru t'liminala ciu r ante i l periodo di vita Ol'dinario é ~tola uguale a f!Uella cl1e viene cornunt>mente i ndicaLa (17.89 p. 100), essa i n vece ò aumentala nel r ipMo obblil[ato di Jue gior·ni in !el!() (33 71 p. 100), ed é sensibilmente dimi11nita nei gior·ni eli g r•unde atlivrtò (3.7i p. 100), quando cioè dniJhiamo l'ilener-e che lull e le ossulazioni si~1no aumt>nl.ate. Onde r autore P!>pr·irne la convinzione che lo studio del rApporto e-<islt>nle fra 7.oll'o totale e zolfo neutr·o possa dare vernmenle buoni'\ ind1rm:io ni sull'andamento dei proce~si O!;Sidativi in un or'gAni!\mo sano o arnrnalnLo. Ad o~n i m odo tali indicazioni sono sempr·e molto pnJ preci...:e e piu sicur·e di f!uelle eire si possono av~re cogli altri m etodi d'esome. MA!HOTTr· BIA NcHr. l

RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE F. SrcuRIANI. - Nuovo appareoohlo per tora.oente1l (toraooa.na.lgoa.splra.tore). - (Rivista meclica, anno XI V, giugno lOO .i). È un nuovo appar·ecchio pèr' toracentesi eire mer·ita di esser·e ra ccomandato per i vantaggi che esso ha sugli strum enti analogl1i ideati sino ad oggi. I n-

falli il primo vantaggio che possiede é del tullo umanitario, giacchè l'opera zione, a mezzo di esso, riesce indolot'a. E sso ri sul ta di due parli: una camicia (ago) eJ una cannula interna (anima), cioè precisamente l'opposto di quello che è nel tre (JU8rti. Ambedue sono di acciaio temperato ed a pal'eti sottilissime. Ve ne ha di tr·e dimensioni; l'agocannula piu fine (che poi è rruello che or'd inal'iamente :>i arlopera ) hu un calibr·o di poco super·ror·e ad un wo"so a go del Prll vatz da iniezioni ipodermiche. L a cannu la si adatta dentr·o l'ago, ed é, in lun14hezza, più del doppio d i questo; all'csLr·emo inreriore, Pssa vimJe iunestttta aJ un tubo di caukiù, pel' m ezzo Ji un mnstiello metallico a sm~f' i g-l t o, porhmte un r obinello. L·a,..piralore é rnpJirC!\enl~:~to da una rannula come quella da siero, iunga 40 centimetri , a,·ente 3 '/, centimetri di calibr·o, capace di un contenuto di 200 eme. Essa può e~se re di vetro o di metallo. La semplicità delra ppar·ecchio costr tutsce un vantaggio assoi rilevante, e ·~olio stesso ago si può praticar e pr ima la puntur·a esplor·ativa, e quindi i nnestare ali() stesf;o ago- cann ula raspu·ator·e. Aumenta11Jo l'asprrazione, dice l'A., vi ~ne con fllcilitù vinto l'o!<lacolo, quando si tratta di estrarre essuda ti spiccatamente fibrinosi ed emorra g ici. R UGANI.


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RIVISTA DI CHIRURGIA DJ GUE RRA Dr. W ALTER 0ETTINGEN. - Le le•lonl per arma da fuoco dell' addome se· condo le esperienze della guerra russo-giapponese 1904-90 &- (A rchio. f ldinische Chérurgie, B . 80., Heft. 1). È uno studio assai interessante, specialmente dal lato pratico, per·ciò che dalle osservazioni che l'autore ha avuto campo eli f3re, quale capo-medico dell'Osped61e da campo di Livonia della Croce Rossa di Russia stabilito in Mukde n, sopr·a i ferili pr·ovenienti dalla battaglia di tal nome che ha d•Jrato ben 12 g io1·ni, egli sarebbe venuto a delle conclusioni lerapeutiche sulle lesioni d'anna da fuoco dell'addome iu campagna, a lqua nto diverse da que lle prima amme,.se. Premesso che le ferile dei p roiettili d'a r·ti~dieria (sln·apnel, schegg ia d i g ranala) hanno se11sibilmente concorso ad elevare la mot'lal ita delle lesioni dell'addome nella guerra russo-giapponese, perchè incomparabilmente piu gravi delle rerite prodotte dai proiettili incamiciali delle armi portatili, l'Oellingen tratta separatamente del meccanismo di produzione, deco rso, esito, prognosi delle une e rlelle altre, per esporne dopo, com plessi vamente, . la sintomat.ologia , la profilassi e la terapia da seguir si in campagna.

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•• fERITE PllODOTTE DAI PROIETTILI INCAMICIATI DELLE ARMI PORTA'riLI GIAP-

I due fucili adoperati dai giapponesi nella campagna del 1904-905 furono il Murata e l' Arusaka, il primo del calibr o di 8 mm., di 30,4 m m. di lunghezza, di !5.4 g r. di peso con camicia di rame e nucleo di p10mbo: il s econdo del calibro di 6.5 mm. , di 32.6 mm. di lunghezza e del peso di 10.,3 gr., con incamiciatura ri sulLanle dalla lega di nikel e tli rame. Furono in sen sibile predominio le ferite del fucile Arusaka mentr e quelle del Murata si presentarono con una maggior·e frequenza soltanto nel 2° periodo della guerra; però, in generale, nonostante il m aggiore appiallimen lo del p1'0ietlile, le ferite del Murata non avrebbero offerto ca r·atteri più g r·avi di quelle dell'Arusaka. L' A. avrebbe trovata possibile la ripat·tizione in zone dell'azione del pi'Oieltile : e le diversità dalle opinioni al riguardo, eg li le spiega col fatto, che non sono sempre ammissibili le asser zioni dei solda ti e degli stHssi .uiTicioli pe rché il combattente teùde a liOltt·ar si allo sguardo dell'avversario, e molle volte s i spara contemporaneamente io varie direzioni e a diver se rlis lanze. Nei colpi a breve disLanza, ossia nella cosi della zona esplos i va, se si trattava di sole ferile delle parti molli , le a perture di entr·ata e di uscita erano per lo più irreconoscibili, perché quella di entrala di dtamelt'O minore del proiettile e quella di uscita appena di eguali dimensioni. Invece l'azione idrodi namica del proiettile sugli organi conten uti nell'addome, si manifestava specialmente in tutta la sua potenza secondo il loro stato PONESI. -


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RIVIS'rA DI CH IRORGIA DI GUERRA

di r·ipienezza per la vescica, lo stomaco e le intestina, e per gli altri visceri in propol'Zione della r esi!'lenza della cap>"ula di involucro.· È occor so di trovare il rene, il fegalo, la milza spezzati in minuti framm enti spar si per tutto l't!!ldome. Le fer·i te quindi dell'addome nella zona esplosiva fut•ono gra vissim e e quasi tutte mor tali, ma srcontlo . i dati più ·accr editati l'azione idrodinamica dei pr oi eti tili ~iappones i n'n n si sm·ebbe estesa mai a l di Iii di 400 m etri. Coll'a u mento del la distanza, l'azione lor o é stata interamente diversa, ed é venu ta a confermare la r elativa beuignità dei proiettili incamicial i, in confronto dei vecch i pr·oieltili di piombo e delle pall0ltole di shrapnel. L e feri te cu l anef', anche oltre i 400 m etri, non ollrepassa r ono le dimensioni del proiettile e guat•ivano anche in 24 ore senza l asciar e traccia; quelle del pe· r itoneo par ietale hanno variato a seconda dell'angolo d'incidenza e della elasticit.a della membrana, e quelle dell'intestino e· dello stomaco i n r elazione al l or o stato di ripiene;.za, dalla !'emplice str isciatura e dal piccolo foro alla lacerazione piu o meno e!\tcsa. Come ~iè lo avf\vano dimostrato l e e"peri enze della g uet' ra del sud-Africa, è stato c'mstalalo il fatto. che non solo lo sto maco, le intestina ed altri organi dell'addome, ma anche i vasi possono allontanarsi da l proiettile, quando pur e non sia l"apice del pr oiettile che· in certi casi si allontani dagli organi. E in tal modo si spiegano le semplici strisci11 tu re che danno luogo ad emalomi della pa r ete intesti nale più o meno estesi. Se in vece il proiettile altraver·sa l'intestino e questo è vuoto o solo moderatament e ripi eno, la l esione si presenta sotto forma di piccole crepa ture, che di m assima sono di pro~no~ i favorevole, a ~>piegat·e l e quali, secondo l'A., non baster ebbe il potere di con trazione della tonaca muscolare, ma invece bisogna farvi concorrere il moJo di compor·tar·~i di tutte tr e le tonace della parete in· testinale, ul momento della compr r.ssione su di esse esercitata dal proiettile. La muco>"a siccome la m Pno elastico è sottoposta alle ma ~~io ri devastazioni, la rnuscolnr e per la sua elasticita r isente i minor·i danni, e la siet·osa, dotala di un graclo di elasticità i n termedia, concorre alla chiusura della ferila facendo quasi da tappo. L'uscita del contenuto intestmalc può mancare a11che totalmen te, anche 'lllflnrlo l'intestino non e com pletamr.nle vu0to. Le fet·ite dei vasi possono ~iunge1·e dalla semplice fenditura, alla perforaz.ione completa cort esportazione di ponione delle pa1·e1e; ma !"i è consta tAto che, se non si l ra tta,·a di gl'ossi va~i,aorta, Iliaca. ecc. il lt·ombo si fo l'mava in un tempo cosi br·eve da anestore l'elllor ragia. Nelle l esioni del fegato, milza e t•eni si aniva dalla semplice slt·iscialura alla distr uzione più o meno cornplt,to del viscere; in quelle della vescica la lo· naca mu!"COIIH'e ha la sua par·te nelle mi11ori dimensioni dellla fel'ita, ma se es!'a è piena, anche nei liri a gt'atHie distAnza si può avere unti quasi completa d iMruzione d ell"oqnwo. L'A . cr ede che il g iudizio sopra l'tlzione del fu cile Ar·usaka, che ha lo stesso calibt·o, lo stesso pe!<o e presso a poco la stessa lun g hezzH dtìl proiellile del fucil e il11liano modello 18!1 1, si po;:;sa cornpendiar·e in ciò che l e feriLe al di qua di 400 metri present<~no una maggror e g t·a vità di pr imo; l'Il di là le loro condizioni anatomiche sono assar migliori di ciò ch e si poteva allPndere. La guerra russo-g iapponese ho dimostr·ato che il proiettil e di. 6.'> mill imelt'i, quale è l' Arusaka, m ette un maggior numero di uomini fuori di combattimen to, ma ne uccide m eno.


RIVISTA DI CHIRUR GIA D I GUERRA

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••• Le s tatistiche di parte russa sar ebbero g iunte a dimostr·are, a lmeno fino ad oggi, che la morte sul campo per lesioni dell'addome da proiettili incam iciati delle armi por~ti li giapponesi é una rarità, e che s ta certamente add ietro al le ferite del capo e del torace. Fatta a strazione dal shock la causa principa le ne é l'emorragia. Sono ~riunti a gua rigione dei casi, sen1.a traccia di reazione, in c.ui non solo vi era spostamento, ma lesione iodubitala dei vi;:cer·i; e L\ . li !'>piega ~ i a per il r iposo riflesso dell'intestino, che egli dice aver constatato quasi in c•gni feriLo. che coll'occlusione temporanea della ferita falla dall'omento o per corn baciarnen to delle pareti intestinali. L'insor gere della per ilonite è do vuto n l ver·sarnenLo in cavità del contenuto intestinale, ma si nora le espe1•ien ze oon permettono decider e, se vi influisca più la quali tà che la l'(uantila delle materie fuori uscite . Ad o~ni modo da molte parli é g ià stata a vanzata 1•opinione, che l'u;;;cila del contenuto inteslina le non debba far ritenere d i ~ p er·a to il caso. Assai frequentem ente si formano degli RScessi inca psulaLi, il di cui esi to uller·iore può essere del tutto diverso e a llor·a, se specialmente s i tratta di ampia comunicazione coll'asce$:50 del lume intestinale, il pericolo dura sino a che o la natura o .l'ar te abbiano dato luogo . ad una fis tola e lerco rac~a . Qualche allra volta gli ascessi incapsulati danno luog-o ad una peritonile generale, e ciò sopratutto quando g li ascessi sono mult.ipli, oppure ò dilficile diagnosticarne la localita; al quale uopo, secondo l'A. non servirebbet•o gran fallo né l'aper tura di entrata e di escita del proiettile, né la dir·ezione del canale della ferita. La formazione di ascessi è a nche dovuta frequentemente a lla icorizzazione Ji emalomi, i quali, secondo Brentano, hanuo la loro sede di predilezione n el piccolo bacino. La periion ite tardida può anche conseguire al distacco dell'e scara cangr·enosa di un 'ansa intestinale contusa. La peritonite generale immediata ha una fenomenologia interamente diversa tla quella della per·itonite localizzata; non solo compaiono in meno d i 24 ore i sintomi caratLeristici della malattia, ma non più in là d i 36 ore se g ue la morte. Però l'A. deve premettet·e, che la peri toni le generale è assai meno frequente che nelle lesioni dei proiettili di shrapnel. P er contro, non raramente s i forma la peritonite sub acuta o lenta, che è accompag-nata da feubri irregola ri, da prol{rt!ssi vo dimagr·amen to, ecc. senza che dei sintomi locali ind i~hino la necessità di un intervento chir ur gico. In tali casi s i for-mano gradatamente delle sinechie e delle s tenosi, che alle volte for·o iscono poi l'indicazione di un allo operlllivo. Nelle .ferile clel.fegalo e della mil:a il deco rso e l'esito ~ono stati in gr·an par te collegati colla ques tione dell'emorrag ia. A tale rig uardo l'A. os~er v a subito, che le di mensio ni del vaso ferito non danno alcun criterio per giudicar e se l'emorra~i a e mortale o no; il caso ri portato dal Br·entano. di guar·igione di unà lesione dell'aorta tra passata da pal'te a parte noo è d ubbio. Però le emorr&gie non sono rare e il lor o esito Jipende sia da l modo in cui il vaso è s tato ferito, che dai fa tti c he immediatamente vi possono ::;usseguire. La formazione di trombi dei ·piccoli va si, il tamponamento spontaneo dovuto a piccoli emalomi favo r ito dalla posizione del corpo, nonchè la diminuìtia pressione sanguigna del

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GiorMie m edico.

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RIVJ STA DI CHIRURG IA DI GUERRA

soldato caduto in col lasso, hanno certo una g ra ude importanza nell'arresto delle emorra ~ i e. Gli ernatomi, che di prefe renza si raccolgono nel piccolo bacino, col tempo s i incap:;ulano e si o rganizzano ; se si icorizzano poss ono diventare essi stessi causa dell'emorr agia. Il distacco del lrombo anche dopo molli g iorni può da t' luogo al l" e morragia seconds.ria ; nello s tesso modo che lo sposta rsi del pr·oietlile, che occlude tem poraneamente il punto fer ilo del vaso. La benignità delle fe r ite del rene é stata anci1P. confe rmala in ques ta g uerra; per lo piu esse e rano a ccompagna te da mescolanza di sangue nell'urina, che dopo pochi ~ io rni cessava. Invece le ferile della rescica s i sono sem pre dimostr·ate di molto ma@"gior e importanza ; l'urina alle volle si è fatta str·ada attraver so a fistole in punti anche m ollo distanti dalla vescicn, e l'A. ne ha osse r·valo dei ftetli alla coscia, nel m ezzo della re ~i on e g lutea e, in un caso, sul margine destro esterno del sacro. Il flemm one pe1·6 non ne è sem pre sta ta la conseguenza irnmrd:ata. L'infiltrazione orl nosa dipendeva di pi'eferenza dal modo di lesione della .vescica e dal ri~lRgno dell'or irta nei tessuti; pP.rù non vi è dubbio, che sia no possibili guar·igioni di lesioni intraperiloneal i Jella vrscica e di infiltrazioni in cavita delrurina, ma la morte per perilon1le ne é l'esito più frequ Pnte. L'esito delle ferite del reito è in r elazi('ne collo stal o di repienezza de ll'in· teslino e coll'uscita delle feci . Si sono osservati casi in cui il p•·oietlile aveva colpilo la s pina iliaca anterio r-supcriorc, con i1nmediata uscita delle feci, decor· r ere senza alcun !>l ntorna e giungere a guarigione, lasciando solo per lungo tempo una forte costipazione . La regola gPneral e per·ò é la fot'mazione di ascessi JWerettali, che ricllieòono ene:·gici intCI·venti , per cui la progn0si di queste ferile in guerra è sempre incer ta. Circa la p rogno.çi generale delle ferile delradùome cla proiettili incamiciati, l'autor·e osserva che esss val'ia fra li miti a ssai estesi cioè dall'8 al 75 p. fOO, per cui conclude, che la statis tica che le rig uarda deve essere sottoposta a uoa critica rigorosa e che non deve farsi che tt'e mesi dopo la guert·a. Se il numero dei morti no n può variare, quello dei ferili invece va soggello ad e ssere computalo varie volle, per il loro trasferimen to cla uno spedale all'altro . 11 calcolo c he, secondo l'A. pare più attendibile, s tabilisce la mortalità di qu~sle ferite al 50 p. 100, proporzioue questa a ssai confortante in confronto del iO p. '1 00 della guerr·a fr·anco-Ledesca del 1870·71. Quanto alla prognosi dei singoli ca.çi l'A. la fa dipendere da quattro fattori: la qualità della ferila, le condizioni del fet·ilo prima del trasporto, la qualità del trasporto, il metodo curali vo; ma in n cs~un caso, per quanto sembri leggiero, deve ritener si im pos.sibile uo esito infaus to, per le complicazioni anche tardive che po>'sono insor ger e : per cui l'A. consiglia d i considerare sempr e grave qualsiasi ferito dell'addome, anche da pr oiellili di fuci le .

••• fERITE OA PROIETTILI DI ARTIGLIERIA E DA PROIETTILI DEFORMATI.- È stato c onfermalo il fatto, che le ferite da proietlili di a r tiglieria, anche nella ~u erra r usso-giapponese, sono state assai più rare di quelle delle armi portatili; ma perciò non ne è minore l'interesse per la maggiore loro gravità in confronto di queste.


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lnratli l'azione delle pallottole clello shrepnel é identica a quella dei grossi proiettili delle vecchie armi portatili, cioè paragonebile a quella di un corpo eontundente che colpisca con gran ror·za; quindi le aperture di entrata e di usc.ita sono mafrgiori, vengono lrasporlale nel canale della ferita un maggiot• numero di particelle cutanee e di detriti di ves timenta ed è più frequBnle la permanenza del proiettile. Inoltre cau!"a di maggiore gravità di queste fet·ite son o pure il minot· a llontanamento dei viscer i addominali dal proiettile, il maggiot·e loro sconquassamento, la m11ggiore ampiezza del canale dalla ferila e le sclaeggialut·e delle ossa spi nte in es!"a. Anche le emorragie nella cavità periloneale sono più notevoli, e per lo più mortali anche se provenienti ùal parenchima de i visceri, poic hé il canale che ''i scava il proiettile più raramente viene ost1·uilo dai tt·ombi. Lo stomaco e le intestina per lo più vengono cosi largamente aperti, che il contenuto ne esce abbondante. Tali condizioni diventano poi peggiori, se s i tralla di scheggie di graoata, di proiettili deformali o di proiettili second ari, pez;:i di legno dell'a!fusto, frammenti di fu cile, schegg ie di pietre, di ferro, ecc. ecc. Non è però possibile r idut•re a tipi queste ferite: dalla apertura punti forme prodolta da una scheggia di granaln con este~a !acerazioue dell'intestino si no alle beanti devastazioni delle pareti addominali con com pella inte{!rità dell'inleslino, si o no p rolasl:'ato, si possono avere tutte le vat•ielà possibil i. Anche i proiE>tlili incamiciati che si deformano producono delle ferite che possono, per la loro gravità, paragonarsi a quelle delle scheggie di granata; ma se 6 ammiss ibile l'opinione di Schernig, eh~ dopo il tit'O non si trova piu alcun proiettile che conservi integralmente la sua forma, poiché tutti i proiettili si faccettano nell'esplosione, non 6 men vero che. per deformars i, conviene che i proiellili battano conLro qualche corpo resistente tra cui le Ol'sa. Quindi 6 naturale l'ammettere, che nelle ferite dell'addom e i proiettili delle armi portatili non si deformino che raramente. Le morti sul campo di battaglia per proiettili di a r tiglieria si potrebbero mettet·e allo stesso rango di quelle dovute a proiettili delle armi portatili ne i tiri a breve distanza. Il shoek e le emorragie sono i sintomi più salienti e immediati nelle fet·ite di shl'8pnel o di F:t'anata; anzi il primo sarebbe più grave nelle le~ioni da shrapnel, e la morte per questa paralisi traumatba riflessa si spiegherebbe in analogia agli espet·imenti del Golz. Anche quando il ferilo è giunto negli ospedali il shock e il sin lo ma pitt grave; le emorragie venebbero in seconda linea poiché esse per lo più non permettono al ferilo di arrivarvi. L'infezione pr imaria e secondaria ha nel decor!'O delle lesioni da s ltrapnel la parte più importante. Secondo l'A., l'infezione primaria sarebbe dovuta, specialmente nell'estate, alla penetrazione di piccole partice lle 'di cule più che di frammenti di vcstimenta, che trasportano seco i saprofili patologici della s uppurazione. i quali tr<5vano poi il nutrimento nei detriti mortificati della cute. L'infezione può svilupparsi o fuori o dentro la cavità peritoneale; nel pt·imo caso il Hemmone è l'esito che è slato osservato più di fre quente, e la prognosi varie a seconda delle sue localizzazioni, ma anche nei casi di ascessi stercoracei peri· e pararettali, e di infiltrazione urinosa può farsi la guarigione.

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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

Invece l'infezione inll·aperitoneale, che deve sopr:.tvvenire quasi immancabm mentre nelle lesioni intestinali da proiettili di artiglieria, conduce in 2<i-36 ore a morte. Da quanto !3opra si é detto si può tos to argomentare, che la prognosi del!& ferite del l'addome da r•·oiellili di artiglieria si debba ritenere come infausta. Dalle sue esperienze l'A. sarebbe venuto nella convinzione che la mortalità del 70 p. 100 sia anche troppo bassa. Quanto alla prognosi complessiva delle fe•·ite dell'addome in guena, senza differenza di armi, essa sta in relazione alla p1·edoniinanza delle lesioni per proiettili di armi portatili su quelle delle artiglier·ie. Come gianella guerra francotedesca del '1870·71, anche nella russo·giapponese tale proporzione fu più sfavorevole dalla parte dei vinti, poiché per questi sat•ebbe giunta al 20 p. 100, mentre da lla parte viocitrice vi sarebbero state solo dall'8-10 p. 100 di ferite da p•·oicttili di artiglieria. Inoltre per la prog-nosi complessiva delle ferite dell'addome nel partito soccomben le s i deve anche te11 er calcolo di altre condizioni sfavorevoli, tra cui i trasporti sulle retrovie, per non lascia:·e i f.:rili in mano del nemico. Conchiurlendo, l'A. dice che la mortalità complessiva dalla parte dei vincitori si aggirerebbe sul 44 p. 100, mentre questo numero rappresenterebbe la propor zione dei salvati dalla parte dei Yinli, per cui potrebbe di re che la mortalità. per lesioni dell'addome in guerra vari dal 44-5ti p. 100.

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SINTOMI IN GENERALE DELLE FERITE DELL'ADDOME IN GliERRA TANTO PER PROIETTILI INCAMICIATI CHE DA PROIBTTILI D'ARTIGLIERIA. - Non vi può essere oramai dubbio di lesioni d'arma da fuoco dell'addome che sono decorse senza sintomi, fra le quali un numero anche non piccolo di ferile attrave1·sante l'addome, che non hanno richiesto, anche dopo un cattivo traspor to o una marcia a piedi, la permanenza a letto del ferito il quale Ila po tuto dopo poco rilorna•·e tra le tlle, senza che s i dovesse poi constatare una quAlsiasi ricidiva. Questa ·categoria di guariti é appunto quella che l1a servito a costituire la reputazione, che l'A. chiama eccessiva, del la quasi uman ità dei proiettili giapponesi. La caduta del ferilo, rruale primo sintomo, non deve essere ammessa come regola generale, poichè l'A. ha avuto da taluni ferili l'assicurazione che essi hanno potuto da soli e a piedi mettersi in salvo. Facendo astrazione dalla qualità della ferila, è certo clte vi influiscono la costituzione dell'individuo e lo stato suo prima del combattimento. spossamento, fame, sete, circostanze queste che valgono anche per il sopt·avvenire dello shock. l dolori della r... r ita, per testimonianzo attendibili, non hanno tra i sintomi una pa1·te principale ; anche l'agitazione e l'ambascia della fisionomia mancava nei feriti trasportati al pos to di medicazione, ma la facc ia era di sovente madida di sudore. Completava il quatil'O il vomito di materie di recente ingerite. La questione cardinale consiste nel lo stabilire se il canale della f erita attraeer.,a la cavità pel·itonHale e se sono lesi organi importanti. Molte volte n on servono a rischiararla le aperture di enl•·ata e di 'JScita del proiellile; se il combattente tiene una posi1.ion e ri piegala sul dorso, possono formarsi dei lunghi ll'agitli soLlocutanei, ma extra-peritoneali, mentre s i direbbe che il proiettile abbia sicuramente aperta la cavità. In molti casi, dice l'A. non si polc giungere che tardi o mai a determino.1re se la cavità peritoneale era o no aperta.


RIVISTA DI CHIRUR GIA DI GUERRA

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1 segni più evidenti della les iooe vi:;cerale sono forniti dalltt fu ori uscita -de l sangue dalle tre naturali ca vitA, cioè per vo mi lo, dal r etto e dall'uretra, e tanto più poi se vi sono mescolati della bile, del s uco pancJ'ea li co, urina, ali· menti recenti, o feci. L'A. cita tr~:> cRsi in cui no n s i osservava che la semplice apertura di entrata e quella di uscita , dalla IJUale sporge va in uno, una i.enia e nell'altro $i muovevan o due grossi ascuritl i. Per la partecipazione deg li organi interni alla les ione un segno desumibile nelle prime 2~ ore é lo stt·avaso sang uig no endo-perito neale e il s uo aumento: ma l'anemia che o~ conseguirebbe non ha sempre un valore assoluto, potAndo essel'e in relazione con lo stato di s trapazzo e di esaurimento dell' individuo p1·eesis tente. La d is tens ione del ventre ha ce rto un valore indubitato ma non eguale per la corrispondente indicazione. L'addolorabililà si è vista mancare a nche in cas bene accertati per l'ullcita di sangue colle l'eci. La sospensione della respirazione addominale si V(>riflca si e no, e per la diag nos-i non ha g rande valore. Tra i ~into mi subbiellivi della les io ne della vescica si deve anno verare il 'forte senso di bruciore che i feriti avvertono nell'uretra. Interamente diversa é la sind1·o me fenomenologica che accom pagna le ferite dell'addome con g randi aperture rli eot•·ata e d i uscita. In esse il s hock è sempre pronunciato, ma la coscienza, no nos tante la g ra vezza d e ll~< les ione, qualche volta intatta. L'a ttivita card iaca però e t·ido tta al mioimum, e s econdo la q ualità della ferita e del trasporto il paziente si presenta in collasso o a nche · ìn agor.ia . Il pr0lasso dell'intestino per lo più accompagna le estese perdite di sostanza della parete addominale ma può anche verificars i nelle piccole a perlUJ'e : nel qual caso vi é ordinariamente incarcerato. Ma anche senza prolas so, solo m·arissimamente possono le intestina no n essere intaccatE~ quando si tratta di grandi ferite dt'l ventre, e i s intomi sono cosl evidenti da non lasciare alcun dubbio ; invece nelle l)iccole a perture di entrata e di uscita per le quali non è indicato alcun intervento, s i inizia un periodo di

.aspeltaliva, che anche nel decorso più favorevole non può mai legittimare una completa sicurezza. P ROf'ILA8SI, TR .~S PORTO E PRIMO S OCCO RSO NELL E LES!0;-/1 P f:ll ARMA DA fU OCO

DELL'Aooo:o.m IN CAMPAGNA. - La profilassi ha nella prognosi de lle lesioni per arma da fuo co del ventre una parte non affatto trascurabile. P er ciò che ri ~uarda il soldato, è 4uestione se si debba consigliare al medesimo di andare a combaltet·e a s tomaco vuoto pet' rendere miglior e la prognosi delle ferile del ventre. Dal la lo nutrizione no, poic hè il soldato combatte megiÌo qua ndo é ben rifocillato e, d'a h ro. parte, scopo della guerra è di ' 'incera e non di rimanere . Oltre di che, la proporzione delle ferite del ventre é, in confron to di quelle delle altre parli del corpo, a ssa1 esig ua, e molli di tali feriti anche colla pancia piena so oo g iunti a g tuHig ione. L'A. a ques to propos ito r aeconta , che prima di una batt.a glia un ufficiale lo aveva con!\ulta lo se dovesse prende re il calomelano; e di un altro che lo aveva realmente preso e che poi era stato fet•ito al femore. P er ciò che s i riferisce ai colpiti ed ai caduti, il ferito de ve sa pere, che il più completo riposo e l'as tens ione da og ni nult•imento nelle pr ime ore sono ~ ue condizioni che influiscor.to più e fficacemente s ulle pt•obabilita di g uari gione,


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RIVISTA DI ORJRU.RGIA DI GUERRA

ma naturalmente non gli si può negare di mettersi al riparo da altr e fer iLe . o in qualche fosso o dietro qualche copertura. L'altro pr·ecelto, ma in genera lepoco seguito, è che e~li n on rieve attaccarsi alla borraccia: e di proibire a coloro che gli portano i primi aiuti di dargli da bere. Anc!1e ogni teotativo di medicarsi da sè deve e'"sere impedi~o potendo le mHnovre occorrenti pr·ovocare i movimenti pel'istaltici. Nelle. prime ore conviene, per quanto sembri crude-le, sospender e al ferito og ni conforto, o tutt"al più limitarsi ad una semplice lavatura della bocca. Ma lo l'>copo che importa più. es.senzialmenle di rag-giungere t: ùi a vere i mezzi di tr·asporto addatti, e di ammaestrare i portaferiti a sollevare e deporre con la massima precauzione il ferito, e lasciare trascorrere 4-;} ore prima i:. muoversi. È vero che con ciò si corre per icolo di far crescere sul campo d i balla_glia il numei'O delle emorragie g ravi, ma l'A. cr ede che questa conside razione non abbia. valore davanti al mn~gior numero di fer·iti 1'81 vali. L'A. anzi, in caso di sconfitta lascierebbe que!"ti feriti aJ nemico. Solo dopo Lrascorso il lempo sovra a ccennalo di 4·5 ore, il ferito può essere trasportato senza spostare il ferito da1 la bar·ella su cui el'a stato collocato, !asciandove loquanto piu a lungo ri' possibile anche giunto a destinazione, sem pre quando il bisogno di barell e non reuda questa pratica impossibile. Al posto di medicazione l'esame del ferito cieve esser·e fallo senza r imuover·e il ferilo dalla ba rella. L'A. ha usato semplicemenle per chiuder e le ferile. una medicazione a mastice falla colle tavo!elle rli cnlargolo (V. Gior nale m dico del R. esercito, fascicolo di otlobl'e, pag . 701). Anche qui sono dn somminislr·arsi con grandi pl·ecauzioni i tonicr e gli analeplici per evitare l'irritazione che poi produce il vomito; inv·e ce sono da raccomandare in quasi tutti i casi le iniezioni di morfina alla dose di 2 cenlig. Nelle ferite devaricate si ricorrerà u.l tampo11amento. l ti·asporti per.fer·rovia dovrebbero es~ere eseguili in m odo da evitare le scosse. per esempio nei vagoni Pu llmarm. Wreder avrebbe osser· valo. che i fe1·ili car icali subito dopo l"ar·rivo del tr·eno sanilar·io sul quale potevano ri posare qualche tempo, prima che il treno si movesse, ebbero in generale buon esito, e che invece la perilonite insorgeva di preferenza nel fe1·ili che partivano subito dopo caricati sul treno.

••• T ERAPIA DELLE FERITE DELI.'ADD0~1E IN CAMPAGNA. La cura delle ferile dell'addome in campagna. , tanto al posto principale di med icazione (sezione eli sanità) che rr rgli o!"pednli eiA campo non si può modellare su quella delle stesse les ioni del tempo di pace. Se nessuna delle guerre combattutesi sinora in Europa si può para;;ouare a quella di Manciuria, é lecito però arguire con l'ondarncnlo che vi assomiglieranno tutte le tlllre dell'avven ire; per i vinti le diftì· colt1\ del servizio !"anitario ùiverr·anno sempre più g r·avi, m en tre il vincitore dovr·a in av venir·e calcolare di avnnzat·e in luoghi più o meno devastati e .con un personale ben!';Ì e:;ercitalo mn slanco, l mPùrci in i\lanciuria ha11110 riportato l'impressione, chu la cura delle lesioni dell'a ìdome ha guadagnalo in questi ul limi tem pi, sotto mòlli riguardi , di semolieità. Tu lli i più e~pe rimentali chirurghi di questa guerr·a hanno posto un energ i ,~o freno alln poli{ragma.<:ia bellica, e si é constatalo che a ciò si. devono in buona parte i soddi!"facenli risultnti otl~>nuli . ·


RIVISTA DI CIDRURGIA DI GUERRA

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LA prima questione che si presenta al medico è se esi s te o no l'indicazio ne di un intervento operativo. L'A. sos tiene che in guerra il numero dei chirurghi di fama stabilita è sorpassato di 20 volte da quello dei medici che eg li chiama Fehiiirzle; ed è per questi cbirur·ghi non specialisii che eg li vuole prese ntare uno schema di ciò che essi d ebbono e possono fare. É chiaro, dice l'A . che il tempo e le ci•~ cosla nze hanno unA g ran pal'le ne ll'indicazione dell'intervento operativo, e fra Je ultime efli pone quella che il medtco sia as:::olulamente padrone della tecnica della la.pa l'otomia ; ognuoa di queste operazioni es eguila in campagna da uu chirurgo non esercita to può considerarsi equivalere ad una s entenza di morte dell'opex-ato. Ma d'alll'a parte vi é nna serie di ferite nelle quali solo l'intervento chir·urg ico pu6 salva1·e la vita, ed il tralasciarlo cor1'isponde parimenti alla certezza di un esito fatale. Bisogna, dice l'A., saper tenere una via di mezzo t1·a le due scPite; ed egli cerca di compendiare in poche parole l'indicazi<;Hle e il m odo dell' :n.ter vento chirurgico: a) le grandi lacerazioui delle pareti addomina li dove è in al to g1·aJo probabile la lesione dell'intes tino; b) le g randi aperture dell'addome con prolasso non inca t•cerato o le piccole aperture con prola sso che minaccia strozzamento; c) le aperture falle dal pt•oiettile per quanto piccole, ma nelle qua li si può senza alcun dubbio riconoscere che so no accompflg nate da lesiun1 di im possibile guari.f{ione senza operazione: (corpi s tranieri, fu ori uscila di ascaridi, ecc.). In tulti questi cas i ~ richiesto l'intervento chirur g ico senza akun rig uardo all'Abilità dell'operatore. . Alle medesime l'autore ne aggiunge una quarla che va le ~o lo per i chirurghi es perimentati: · d) emorra gie nella cavità addominale non s ono soltanto bene llCcertate ma io prog-r essivo aumento. Quanto slls possibilità di poter disporre del tem po occorrente, l'A. elice che è la s tessa questione di salvar·e la vita di un fe1·ito con una amputazione trattandosi qui di liberare un'ansa intes tinale p1•otrusa e di farla rientrare in ca· vita; o perazione che r ichiede un tempo non maggiore di rr uello necessal'io per la de mo! izio ne di un arto. A dilucidazione e complement,o delle quattro indicazioni ora dette, l'A. vi fa le aggiunte s eguenti: ad a). Nelle vaste devas tazioni delle par·eti addominali, ma con piccole ferite intestinali, chiusur•a e fi ~~azionc dell'ansa intes tinale nel punto in cui il ventre è aperto e ripa1·azione della mancanza delle pareti addominali. L'intervento r elativamente meno pericoloso è se mpre un tamponarnenlo ra zion a i ~ )Ibero da j:!et·mi, che chiuda la ca vita del ve ntre ; a b). l PI'Oiassi, come s i capisce, de bbo no esser e faL~i rien trare in ca vità , e qui ha di nuovo parte pt•incipale il tam pona mento occlusi vo; se il prolasso è incarceralo tra i labri della feriltl addominale, deve precedere la dilatazione della medesima. Dopo applicato il tamponamento ch e impedisce ai visceri di fuori uscire, si chiude la ferita del ventre, lascia ndo, quando occot•ra, l'apet'tura per l'uscita del tampone :'le questo deve se1•vire da drenaggio ; a c). l cas i di piccole aperture del proiellile, nei fJ il&li ·vi s ia l'indicazione di un intervento pl'imario s ono rari; fa nno eccezione la p1·esenza di tenia o


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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

ascar·idi che sporgano òt~lla ferita, ove é necessario per mezzo di un'incisione in corrispondenza della ferila cutanea anrl are alla ri cerca dell'mlest.ioo, porre allo ~coperto la lesione e suturarla, o, se più ampia, fi~sarne i margini alle par~>li i n lestinal i. Le resezioni inle.slinali. hanno solo probabililà di riescita nell e formazioni <>anita de r etr·oslanti ; a d). l casi complicali ad emorragia inte;.linale che non ~i ar·resta spoutanr~:~mente, sono quelli, secondo l'A ., in cui la laparotomia primaria é discutibiiP. È a !'U& conoscenza che l'operazion e, a ch irur·gi pr·atici, ha dato non una volta !>Oitanlo buoni risultati ; ma siccome egl i crede che in niun modo il semplice dillerimenlo dell'opernzione equivalga ad una ~cntenza di morte, mentre la lesione per lo più è già di per se sles~a senza speranza, cosl e~tli é di parere di lasciare in questi casi libere mani al medico. For se qualche medico, e certamente il chirurgo, potl'à t'et:tistrare un esito tavorP.vole, ma i casi finora accertati sono cMi t'llt'i, da non permettere di eri~ere o r·e~o l a la l e~alura dei vasi addominali. L'A. couchiude che, a suo parer e, tutte le altre operazioni sul ventre, inclu~av i la lapar otornia e!<plor·ativa, anche nella formazion e primar·ia <li fistole (bile, orina, feci) devono essere eliminale dall o:~ form azioni sani tarie della fronte. Quindi, secondo i principi om detti, s i pur·,, secondo l'A., con molta probabilità afl'ermare, che l'aper·tur·o del ventt•e in campa~na sarà in avwmire una oper·ozione r ara, cosl che verrebbero a ca~lere le varie prop•lste falle per la pt,~sibiliti.J della l aparotom ia sul campo. Si era irtfatti avanzHta l'idea dr impiantare, sul fl'onle del le truppe. deg li ospedal i ri~ervati alle lapa rotomie, procurando C'lte a ciascun ospeda le da ca mpo fnsStl as"e~nato un chirurgo prat.ico di tali operazioni; l'A. crede, che per quantn meritevole rli considerazio11e la proposta, sia un errore incas trare nelle fo r mozioni sanitari A dell'avanti del le colonne l aparotnizzanti, per le quali, ol tre i medici, occor·rono mezzi di tra::<pOI't.o mollo buoni. Per avere i f)Uali e assai p iù util e ::<pPndeee i denari, che ,.;i vorrebber o impiegare n~>lle bar·acche per le lapar·otomie E i risult.ati ollenuti nella guena russo-giapponese colla cura cnn~ervaliva sono stati così so.ldisfacenli, clte l'A. cr t>do di s,·olgere brevemente i tr·c punti ~u cui ess-a deve· basarsi: cioè qu(•lla i ltlcrn t~, l'estet'nM, la diete tica. E cornin c.ia da quest'ultima. p .. r quanto pos;>a par·ere depiMabile, allcsa la diversità e la divérsa grayezza dei feriti all'addome, che posMno lrovar»i in una stessa sala di ospedale, pur·e l' indlvidullli7.zazionP. della dieta , l't~ssegnazione cioè del vitto separatamenle ati o~ni ferito, rilolsce impoRsibile negli o~pedali da campo. Quiudi, seC011do le ri sor~e in sos tonze alimentari disponibili, é bene stabilire uno schema di r·egime unrforme, pC' t' r ender·e posstbile il lavoro del pe1·sonale di servizio. E l'A. pr·opone di r egolare la dietA dei for·iti del ventre, secondo norme Jesunlt' dalla sua rralica, la cui attuazione può essere aflìdata anch'e a un per sona le poco numeroso od eser'c1tato, oppur·e soggetto a frequenti cambiamenti. l'\ei primi due gior·ni asten;.ione quaRi completa da ogni nutrimento som ministrato per bocca; contl'o la sete un cucch iAio di the fr·ed rlo ogni quarto •i'or·a, o di limonata coll 'a.~giuntR di qualche goccia di glicerin!l.

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RlVISTA DI CRII:WRGI"- DI GU ERRA

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Al ao giorno vengono somministrati tre torli di uovo e vino con un l!uc-cbiaio di the ogni 24 ot·e. Al 4° quatlro r ossi di uovo con viuo a bicchierini e brodo; al 5° giorno 5 torli eon vino, bt·odo e lalle, 6 al 6° giorno. 7 al 7° e da allora die la liquida in tutte le formE~ possibili. Si ca pis ce che un cosifatto regime schematico ser ve specialmente nella gt·ande affluenza di fer·ìli. In mancanza di uova l'A. propone di sostituirle c on cafle-Jatle, con ca fie e cacao, con dosi refratt.arie di zuppe mucilaginose. La nutrizione reltale merita anche essa di venire esperimentala, nei primi gior ni specialmente, ma è difficile trovare prt!par·ati albumino:oi corris pondenti, p. es. il calodal. Quanto alla cura interna, i sussidi lerapPuli ci principali sono la vescica di ghiaccio e le iniezioni di morfina, alla dose di 0.02 anche nei casi di debolezza cardiaca; l'A. è di opinione, che sollan lo pochi casi in cui insot'l!e il vomito !>i debbano attribuire alla morfina. Quanto all'oppio, di cui l'us o è severamente proscritto in tempo ùi pace, egli non è ancora in grado di dare un g iudizio se si debba o no concederne l'uso in guerra. Dove si può disporre del ghiaccio ess o deve venire adoperato senza eccezione. Il ghiaccio non solo estende la sua azione all e aperture di e ntrala e di uscita, ma anche agli <'rgani contenuti nell'addome, eff'etto ch e ~i assicura ttssando la vescica con giri di benda sulla fer·ila, previa inlerposizione di uno strato di flanella per evitare l'eccessivo raffeeddamento dell1:1 cute. La disinfezione dell'intestino non si mostt·a effica ce. Se ai ricordati suss idi ter·apeutici si a ggiun gono le ipodermoelisi di s oluzione fisiologica o di soluzioni nutritive di sos tanze albuminoidi o di g r·asso, si ha un q11adro completo del metodo cur·ativo più pratico delle lesioni dell'ilddome in guerra. L'A. ha gia ricordato, cheta avulo casi di guarigion e senza alcun disturbo, ma per lo più, presto o tardt insor g e la reazione o nella cavità pet·itoueale o al di fuo r i con formazione di flemmoni che rich iedono un pronto e decisivo intervento, e possono anc he fa r prevedere necessarie complicate opel'azioni, pote ndosi trattare di scheggie os see o di pallottole di shrapnel o di pezzi di veslimenta, che vi danno orig-ine e li sostengono. Ed e~ ualmente le intillrazioni ot·inose e i flemm<mi stercoracei possouo g ià neg-li stes si ospedali da campo fornire un COJ.Iio::;o materiale di lavor o , e la prognos i de ve es..;erne mo llo riservata. Ma nello stesso morlo che si deve con gr·ossi tag li ene!'gicamenLe provvedere a que!' li processi flemmonosi, la p,eritonite incipiente invece , che pe r lo più li accompagna, deve essere tralLat1:1 slt'etlamente in relazione ai pr·inc ipi della cura conservativa. Il polso celere, la temperatura elevata, i forti dolori a ll'ad· dome, la distensione della muscolatura de lle !i'U C pare ti, il vomito , l'a bolizione della respirazione addominale non sono sempt·e ~intomi che indicano che la perilonite è peri ton ile generale, e possono anche svaniPe, come l'A. ha constatalo in uoa serie di ~asi. L'es ito mi~liore e non raro è la form azione di un a scesso incapsulato, di cui appena appaiono i seg ni, è necessaf'iO rimuover e la vescica di ghiaccio e sosliluirla con una vescica di ~omma l'ipiena di a cqua •:alda ad una temperatur-a che il pazieote può sopporta re . L' esi to di quesla cura. da stesi ottenuta con l' iperemia alliva è sovente sorpr·endenle, ed è richiesta dallo stesso fer ito per il benes!>ere che gli procura. L'A. conchiude che , la peritonite incipiente devesi considerare in g uerra .come un noli me tangere, quantunque non manc hi anche un r e r·Lo numero d i


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RIVISTA DI CR LRURI~!A DI GUERRA

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casi in cui la perilonite •Ton si localizza e dà luogo alla peritonile generale. E tali sono quelli in cui, secondo i principl sopra ricordati, si é tralasciato di operat·e; ma l'A. crede, che la statistica non ne venga pet·ciò peggiorata di più di quando ad ogni fenomeno di reazione peritoneale, che insorga per lesioni all'addome in guet-ra, si m c~ tte mano subito al col tello; almeno ciò insegna la statistica di toli feriti nella g-uerra russo-giapponese. La perilon ile generale, che dopo le emorragie dà il ma€lgio r contingente della mortalità delle lesioni dell'addome in guerra é specialmente frequente nelle fer ite da sh rapn el, per cui \Vredet• ha creduto che leorelicamente si dovesse laparat,..,mizza.re ognuno di 'luesli ferili; ma pralkamente l'esperienza dimostra che il numet·o dei mor ti poLrt,bbe aumentare per il numero degli operabili. Si è gia dello, soggiunge l'A., che la peritonite generale è manifesta nelle pri'me 24 or P, e in cir·ca 36 conduce a fine il fet·ito. L a questione. se e quando si deve operare nelltt peritonile, deve esser·e affidat~ al cl'iterio del medìco, il quale dovra anche sottoporla alle cvndizioni in cui sarà possibile raperazione. Per questa ra gione i r isultati otlenuti dai giapponesi potrebbero forse esse:-e migl iori di quelli osservali dall'autore. Gli esiti della pel'itonite circoscritta, specialmente se sub·acuta o ct·onica possono poi costitur e l'indicazione di un intervento secondario quando danno luogo a degli ascessi tardivi, che devono essere aperti al più presto possibile~ la diagnol"i della loro localizzazione è frequentemente dil1ìcile e alcùne volle anche impossibile, tanto che il poter dP.terminare il tempo giusto di intervenire è una delle f]UesLioni più àifficili della ch irurgia di guerra. L 'A. conchiude coll'osservare, che it1 f]uestione m ol t~ volte posta, perch é la prognosi, le indicaziou i e la terapia delle lesioni dell'nddome in tempo di pace siano spiccatamente diverse da quelle in guerra, trova una non dubbia soluzione in quanto egli è venuto e:;ponendo. In gu~t·ra la prognosi delle ferite di arma da fuocCl al di là ùella zona esplosiva ha dei fallot·i molLo più favprevol i che in tempo di pace, in cui si ha quasi sempr e da fare con ferile a brevi di stanze, o con armi il di cui calibt·o e enri ca producono effetti l'\imili a quelli di una pallollola di shr apnel, le cui lesioni in guerra occor rono in proporzioni cosi inferiori a quelle dei pt·oiellili incarnic•ali. Per ciò anche la cura dovrà scostar· sene cort•ispondentemente. In guert·a la laparotomia per lesioni d'arllla da fu oco del vent•·e (.;hrapnel) sarebbe indicAta solo teoricamente, in pace pl'aticamenle. Speriam o dice l'A. cl•e in un ulteriore pel'fezionamenlo della tecnica e dell'organizzazione ùel servizio sanil<~l'iO i11 ra pporto alla terapia delle lesioni ·1ell'aJdome di prognosi infausta., la chirurgia del tèmpo di pace sia maestra della sua vecchia sorella, la chirurgia di guerra.

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Riassumendo, le conclusioni a cui I'OelLinf!en ~i unto circa le fe •·ile dell'addome da lui osservate di por'le russa nella g-unrra 1!l04--!J05 sono le seguenti. Le l esioni d~ll'addome prodotte dal proit>tli le del fucile Arusal\a (giapponese) hanno uvulo un ef'ito as!!'ai frOlfUentemente favorevole, ed é fuori di dubbio che uo certo num~•·o di esso, penetr an ti i n cavità, sooo gJUnle a gua ri ~ione in pat•le senza re11zion e, ed anzi senza Rinlumi, fatto questo che l'A. sp1egherebbe per l'azioue d~l pt·oietlile Aru saka su l l'intestino al ùi là di 400 metri, poiché o il vi srere si scosta dal pr oiettile. oppur e l'aperlur'A rie~ce cosi piccola, da polet" essere immediatamt>nte occlu3a dal tappo che vi forl1!)a la sierosa .


RIVISTA DI MALATTIE VE~EREE E DELLA PELLE

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Le fer ite delle grosse ghiandole dell'addome, sempre da proiettili di fucile, si sono mostrate specialmente pe1•icolose per l'emorl'agia, ma anche qui, nei tiri a distanza, il cauale era cosi piccolo da potere facilmente essere oblìlera to dai trom bi, ed impedire all'emorragia di avere altro esito. 11 decorso delle ferite a ddominali avrebbe comincialo ad essere meno buono quando la lesione intestinale si presentava cosi ampia, da permettere la fuoriuscita in cavità del co ntenuto; ma l'esito n on sar ebbe stato sempre immancabilmente fatale per le prop1·ietà r eattive della s1er osa, di limitare cioè, incapsulandoli, 18 peritonite e i suoi esiti, e di potere cosi dar tempo di inte rveni re secondariamen te, quando pure non s i verificava la reti'Ocessione del processo. Le ferite di pr oiettili' di ar tig-lieria sono sempre state inve<'.e esli'emamente gra.vi o per le g randi devastazioni o per l'aper tura dell'intestino così estesa da non potersi evitare la peritonile generale. Eu egualmente g1·avi sono state le ferite dei vasi e degli altr i visceri dell'addome. Dallo studio cosl istituito s ulle feriLe dell'addome n ella g uer ra russo-giapponese, l'A. è venuto a stabilire le due segue n li indicazioni della la parotomia pri ma ria : astensione nelle ferile di piccolo calib,·o; operazione ir.vecP. nelle ferite delle artiglierie. Ma contro di quest'ultima vi sono due considera7.ioni : la prima che, anche fer ite da proiettili di shrapnel, guariscono senza operazione, l'altra (conseguenza di questa ! che le d i!Jìcolta di una laparoto mia in campagna sono tali che la prognosi di que.sle fe!'ile verrebbe aggravata dall'intervento attivo. Ad ogni modo, siccome in guerra si ha da fare a:1che con ferili che, giunti alla sezione di sanita, sarebbero condannali irremissibilmente senza un pronto intervento, l'A. ha tt·scciato le indicazioni chA in questi casi speciali debbonoguidare il chirurgo, di cui alle lettere a, b, ecc. Quanto alle indicazioni dell'operazione in 2• tempo l'A. l'ha proscritta nella periton ile incipien~e, raccomandando invece l'intervento pronto ed efficace negli a scessi incapsulati, appena sarà possibile farne la dia~nosi di ::<ede. Nella per itonite gene rale siccome essa d'ordinario conduce a fine il pazie nte nello spazio di 36 ore, la questione si deve abbandonat·e al cri~erio del medico, il quale dovrà anche s ubordinarla alla pos~ibilitù di esegu ire l'operazioue; ma in ogni caso occorre che la diagnosi s ill bene accertata; ciò che m olte volte non è facile, nonostante la presenza di sintomi locali e genera li ritenuti come patognomonici. RAiNDONE.

RIVISTl DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE FouRNIER. - La sifilide delle donne dl buoni costumi-...:.. (Bulletin. cle l'Académie de méclecin.e de Pa ri~, 2 e 9 ottobre 1906, n . 3:1 e 3:~). L'oratOJ'e rife1·isce le cifre d'una sta tistica compilala su questo irnpOI'Lante a r gomento: ogni 100 donne m c ui venne diagnostica ta l'iuft>zione sdililica, 80 r is ultarono dedite in maggiore o minor grado al mal costume, mentre 20 el'ano


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maritate. Questa perc:enluale cosi elevala di mogli sifilitiche è dovuta ad una sifi l ide dei rispettivi mari ti , i fJUa li, nel -;o per cento dei casi aveva no con tr atto a lor volla l'infezione pr ima del malt·imonio. L'O. ha pure constatato che i 4/5 delle mo~l i i nfette venne1·o contag-iate nei pr imi 12 me~i del matrimonio, anzi piu spesso (in da l primo semestre. A vendo d'altra parte potuto assodar e che fra 142 mariti, sifìlitici gin pr ima eli sposarsi, ben 98. ossia pressoché il 70 per cento, avevano contr allo l'infezione da meno d i 3 anni , il Fournier viene all'impor tAn t e conclusione elle l a maggior anza degli uomini sifi l itici coniugali, e già infetti prima del ma.LI·i mon io, si è ammogliata troppo presto, pl'ima che sia tra scorso il periodo contagi Mo della malattia: ciò spesso è dovuto ad una lor o erronea convinzione, poiché molti si ritengono divenuti innoeui per la moglie pel solo fa l lo che all'epoca delle nozze ' non soffeivano alcuna manifestazione luelica. È nolo l'antico precetto del Fournier che un sifilitico, ben cu ralo, possa pren • dere mogl ie solo dopo 3 o 4 anni dal gior no i n cui aveva conlr alla l'infezione : o~g i invece l 'eminente sifìlografo è d'avviso che occorrano .~o 5 anni, in media, per· avere più g·e nerali e sicure garanzie al riguRI'do, menl1'8 è assodato che non pochi medici autorizzano il matr-imonio a11che solo dopo 1 o 2 an ni. E: ben o} per allt•o aver pr esente che un mar ito sililitico può contaginre la sposa non solo nel 1° anno dopo le nozze, come accade per lo più, ma anche nel 2° e 3° e perfino nel ()o anno e ciò pe1·cbè sovente il per iodo secondario si pr otr ae con manife· slazwni Lard i ve, ma contagiose, nel succel'si vo o t e1·ziar io,an.cbe fino al 10° an no. Questi casi, bene accertali, di tr asmissione della sifilide in un per·iodo così inoltrato non sono rari, ed incombe per ciò l'obbligo al medico eli rendct·ne edotto l'ammalato. Poichè l'uso del tabacco, non solo nel per iodo secondario, provoca assfli fa cilmente e mantiene in allo, con incessante sequela di eftior e!-'cenze, le manifestazioni boccali, ma rappresenta anche unft concausa delle ulcerazioni e dei si lilomi terziari della bocca e !<pecral mente delle frequenti peoduzioni or ali ta rdi ve, a for ma secondaria, cosi il Fou enier non esita a prescrrver e,pei c:anqidali al matrimonio, una uorma pr aticamente assai impor toule, quell a cioè di rinunciare, se fumator i, al tabacco . PAsSERA .

Il metodo dl Jullien per la dlagnoal de ll'erpete g enitale. (.4lli della R. Accademia dei jisiocriiici, n. 3. J9UG).

F. S!MONELLI. -

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L 1 A. dopo avere accennalo ai va1·i rnelndi consigliali per la dia,:rno~ i del l'èr pele genilnl e, espone f)Uello ulti mamPnte proposto eia. J ulfi(lll e che consiste nell'usare unu ~oluzione acquosa dr acido cromico al 2 p. 100 da appllcar·~i nella parte in esame. E sufficiente (Jassare ~empliceme11te una sola volta sulle l esioni c.on un pù' di co lone imbevuto nolJ'a n7.idt•Lla ~oluzione, p i? e pot·r e in r ilievo i ('iccoli di!'e:::-u i mono o policicJi'ci colorali in giallo oro, differ ente dal giallo dPIIa parte ci rco,.tau!e s~ma. T ele rr.etodo l' A . dice che togl ie ogni dubbio ad un primo esame. per disling-uei·e questa formA morbosa dall'ulcera vem'l'C'a ed anche da laluni sifìlomi al loeo inizio. RuGANI.


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RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA Co,n gresao 1Dterna.ztonale della. tuberoolosl tenuto a Parigi dal 2 al 7 ottobre 1906 . - Massou e C., editori, volumi tre, Paris, L906. SEZIONE PRIM A . - P atologia medica Presidente Prof. Bouchard. - G. Fert•ée e G. Buard (Bordeaux): i l bacillo di K och, allo st ato sapr•oli la, é di fa ci l C'sviluppo m a ha debole vir ulenza.- F. Bezançon e A. Philiber·L (Pnri gil: i bacilli acido-resisle.nti sono meno virulenti del bacillo di K.och e si din~ t·enzi an o da esso specialmente con le colorllzioni. - A. Rodete Galavidle (M unlpellier) : certi bacilli r esistenti agli acidr, inoculati Qf'gli animali, s pie,llano Lale poter e patogeno da poterli avvic.inare al b. di K och. - P. Courmont (Lione): é dillìcile dill'erenziar~ con esperimenti negli animali i bacill i r esist enti !l gl i acidi dal b. di K och, perché anche questo può perdere la sua vir ul enza e n0n prorlu 1·re la tu bercolosi nelle cavie. F. Canlacuzéne (Buca re!>!): i bacilli para~uberco laf'i si diffet·erlziau o con espex-imenti negli animali dal b. di K och. - S. I rirnescu (Bucare~ l): le lubPrcol ime sono affini alle par atubercolme, ma queste non uccidono g li animali. - Fer-rau (Barcellona): esistono bacilli tubercologeni saproiHi che pr od uco.1o l a lisi. L. Fortineau e L. Soubraioe (Nantes): hanno studiato una str eptott•ix r osea, r esistente agli acidi, importan te per· conoscer·e le trasformazi oni del b. di K och. - D. Jacobsoh n (Parigi) : i raggi fluor·e scenti, che si olLengono esponendo per 2\ ore una soluzione assai dilUila d'eosina tt lla 'luce dill'u sa, hanno un'influ enza .inibitor ia sul b. di Kocb. - Marmorek (Parigi): i bacilli di K och provenienti da colture giovani sono più virulenti di quelli pr ovenien ti da collu1·e di due o tre mesi. . Maur el (Tolosa): la diminuila temperatura, il di!'<seccamento, lo jodoforroi o attenuano la virulenza ' del b. di K och. - L evy (Slrasburgo) : la ~li · cer ina attenua e r ende innocui tutLi i bacilli della tubercolosi. - L yd1a Rabinowitsch (Berli no): i bacilli della tubet·colos' dei mammi feri, degli uccelli e degli ani mali a sangue freddo si differ·enziano r1·a I<H'O; nella tubercolosi dei ma mmi f~ri può s~:: pat·arsi il tipo umano dal bovino; però tulLi i bacilli della tubercolosi hanno grandi afl'ìnilà fra loro, i va('i ti pi possono trovarsi negli animali isolati od Uf\iti e modificat•si in modo d a cambiarsi vicendevolmente. - Lignières (Buenos Aire!'<): dei vari ti pi di bacill i della tuber col osi, il tipo uman o e bovino sono i più affini fra loro ; neiJ'uom<• si può lrovat·e il ti po bovino e o el bue il tipo umano. È probabile eh<~ tulli i bacilli della tuber colosi tn·ovengano dal medesimo capo stip1 te. - Behrmg (Marburp): i baci lli della tuberco!osi dei mammiferi, de){li ucctllli e d··gli animali a sangue freddo pr esentano negli animali reazioni diverse. Praticamente e terapeulicamente bisogna tener con lo delle grandi differenze che esistono nei sin :zoli gruppi. - G. Peti l ( Ai fort): i cani e i galli possono coulrarre la tubercolosi umana e perciò, so ,·eagi scooo alla tub~~rcoli na, devono essere sacrifica ti senza p1età. - H. M artel (Suresues) : la tubercol~si delle vacche lallifer e nel dipartimento della Senna oscilla fra 33.54-


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e 42.!J6 p. 100; tutte le vacche lallifere dovr~bbero esse r·e provate con l a tuber colina. - Bar·be (Baza,:..): ele,·ata P. la tubercolosi bovu1a nella reg ione del Bazndais (dipartimento della G1ronda) ~d occorrono per r i mediarvi misure i gieniche e pr otìlatticbe, fra le qual i la tubercorinazione obbligatoria. Alla carne di bue può sostiluit·si quella dì cavallo cile é ottima per· gli stomnchi deboli. H. Mart...) e G. Guérin (Suresnes): nelle ,·acche latlifel'e non solo la mammella m ala tt~, ma anche quella apparenl!lmente 1'8118 può fornire latte tubercolo so. OJ.!ni vacca, che r eagisce alla Lubercol i11a, può foruire Jatld tuber·col0so. Balth azar d e A ly Zaky (Parhd) : minimo è il numero delle tuber colosi , che si lt'asm t~ tlono all'uomo col lotte d1 vacNl. Vall ~e (:\lfort): il latte di vacca è un veicolo del la lubercolo!;i. - J ullian (Parigi): anch'ellli sostiene che il la tte e i St10i der•ivati (cre1na, burr·o) pr oducono tuber colosi nell'uomo. - Arloing (Lyon): ritiene necessarie l e p1ù r igor ose misure nella vendita del latte per la frequente esistenza in esso rl i b. tubet·colosi. - Balth azar d non varrebbe che si desse g rande importanza al Jutte nella lt'l:lsmis!>ion e della tebercolosi per di· minuir·e poi quella ùa uomo ad uomo. - Zabala (Buenos-Aire"): mo lle vacche ed anche molti tor1 non r·eagiscono alle iniezioni comuni di tu ber colina, se vi erano stati pr ima abituati, m a è pOS!>Ibile di evitare gli e'r rot•i modrlicando le dosi delle inie.zioni di tub ... r colina e pr endendo la temperatura degli animali o~ni due ore. - Aeloin g (Lione) : nella vaccinazione contro la tuber colosi bovina, le i ooculazioni entro le vene danno ri sultali m igl iori d<·lle vacci nazioni !>Ottocutanee. Lignièt•es ( Buenos Aires) : per vaccinare i buoi s i adoper ano i b. della tubercolosi umana per iniezioni solt o cute, ma n on è sta to ancora possibile di trasfot·mare il b. tubet·col oso umano in vet·o vaccino. Adope-rando il b. tubercoloso umano, l'uomo potr ebbe cootra t•re la tuber colosi dai buoi vaccinati contro la tuber colosi bovina. - R appin (Nanlcs): coi b. tubercolosi dell'uomo, dissecca ti nel vuoto, dopo 15-20 m e~i tli t1·attamento è riuscito ad immunizzare i cani, ma il loro siero non ha immunizzato efficacemente le cavie. - Rimbaud (M ontpellier): gli estratti di gan gli tubercolo ~i coo e~se nze di timo hanno dato mig liori risullali dei sieri ncllu vaccinazion e delle cav ae, ma non sono riusciti a preservarle dalla morte. - Fert'l\11 ( Barcellona): immunizzò le cavie iniettando l or o collur e morte di bacilli tubei'Coloft'eoi sap r o.t ìti e le sottopose im punemente al per·icolo dell'infezione spontanea. - Rappin e Soubrane (Pal'igi) : a~Zgiungendo aj brodo la gelatina al 20 p. 100 e una piccola quantita di f.:cola di patate, il b. tuber·colosc vi si sviluppa bene. - A. Rob in (Pari g 1): per curare razionalmente l a tubercolosi bisogna co rreggere il terreno del tubercoloso (esager·aziooe degli scambi re spiratori) con olio di ·fegato, arsenialo di sod i o, cac<Jdllato di sodio, arrhènal, tarlat·o stibiaLo, inalazione di aria sopt•azolala e far uso di rim edi sintomatici contro l'infezione. tìncilè non si sarà scoperto l'antisettico ideale che sopprrma il bacillo. - A. Char rin e J . T i5>-!>0l (l'arigi): le combu· slioni intraorganiche conservano nell'uomo il loro valore normal e al principio della tuber colosi polmonare e nello stato di tubercolosi confer mala; le combu stioni respira~orie non sono aumentate neg li individui i quali, benchè non pa·e· sentina alcun segno apparente di tubercolosi , r eagiscono alla tubercolina. La natura delle combustioni organiche non può, io alcun calòo, ser vire alla diag nosi precoce della tubercolosi. - Arloing e Laul a ni,~ (Lione): nel bue malato di tubercolosi cr onica l'intensità delle combustioni r espiratol'ie non supera la med;a normale. Rigorosamente sarebbe for se un poco al disotto. - Arloing ·e Laulanie (Lione) : nella tubercolosi sperimentale del coniglio non osservasi


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aumento di combustioni ; queste pel'ò con la febbre, a tubercolosi dichiarala, invece aumentano. G. Kuss (Agincourt): gli scambi respir atori nelle tubercolosi aperte apireltiche curate nel sanator·io non aumen tarono; nelle tubercolosi polmonari lo scambio respiratorio é piu elevato che normalmente, ma gli aumenti notevoli e permanenti della ventilazione polmonare sono segni di pessima prognosi. - Laffont (Parigi): gli scambi r espirator·ì nei tisici non sono aumentati, come sostengono Robin e Binet. - J. Gaulrelet e E. Soulé (Bordeaux) : il regime del s anatorio avrebbe diminuilo considerevolmente gli scambi; questi rimangono immutati nei tubercolosi avanzali. - A. Robin (Parig-i) 1 propone elle si nomini una commissione per· risolvere la controversia scientifica di -somma importanza. - Teissier (L1one): le albuminurie inlermillenli dell'adolescenza sono indizio d'infezione lubercolosa ereditaria o segno pl'emunitorio • r·eni per d'infezione; esse dipendono da ung leggera irritazione intersliziale dei l'azione di tossi ne trasmesse ereditariamente ed elim i oat~ con l'orina. ,- Ogilvie {Londra): i figli ereditano dalla madre uno stato costituzionale che li 1·eode particolarmente disposti all'infezione tu!Jercolo~a. - Zllgen (Nancy): nella classe popolar e delle grandi città gli ascendenti sono tubercolosi su ;;o p. 100 da parte del padre o della madre. Con la razionale igiene e pr ofilassi si possono preservare dalla tuber·colosi i fanciulli predi~posti. - Gougarot (Parigi): Superato il vaiuolo l'organismo diviene assai suscettibile a contrarre la tubercolosi. Perciò, chi ha sofferto il vaiuolo, deve evitare tutte le sorgenti d'infezioni della tubercolosi. - Canu (Rouen): i genitori malati lrasmP.ltono ai figli la debolezza organica. Non si nasce tubercolosi, ma tubercolizzabili. - A. Pegurier (Nizza): l'alcoolismo dei genitori produce nei loro fanciulli il .minimo di sopravvivenza. Alcoolismo e tubercolosi nei genitori dànno il maggior numero di morti per tubercolosi nella prima eta. - Lorand (Carlsbad): le alterazioni della tiroide prodotte da sifilide, alcoolismo e tubercolosi devono essere oggetto di particolare cura per prevenire la tubercolosi. - Adoing, Dumarest e Maignon (Lione): nelle forme di tubercolosi non evolutive l'urea e l'azoto totale sono generalmente superiori al normale; i principii essenziali dell'urina aumenlano considerevolmente durante il miglioramento, diminuiscono invece quando i malati peggiorano specialmente febbricitando.- Letulle e P ompilian (Parigi): per l'alimentllzione ~ei tubercolosi è necessario un alimento speciale ricchissimo di materie albuminoidi fosforate, facilmente assorbibili; minima deve essere la quantilà di gr·asso, perché questo impedisce l'assorbimento degli 'albuminoidi. - A. Desgrez e BI. Guende (Parigi): nei pretubercolosi ba luogo la demineralizzazione dell'organismo e perciò le eliminazioni relative ~~ e

:z

sono superiori ai loro valor·i normali. A.·Desgrez e J. Adler• (Parigi): nella

tubercolosi sperimentale si osserva una demineralizzazione dell'organismo. Reppin e Soubraoe (Nantes): l'urea, somministrata per lo stomaco al tubercoloso, riesce utile, perché ne attenua e rallenta il processo specifico. - A. Robin ·(Parigi): al tubercoloso biso~na fornire cogli alimenti s otto forma assimilabile gli elementi minerali di cui esso si spoglia. - L. Lucel (Parigi): nella tubercolosi polmonare cronica la corpulenza e l'adiposità diminuiscono; l'emoLtisi rallenta per più giorni il ricambio materiale; i fosfati urinari diminuiscono nel primo periodo e maggiormente nei periodi s uccessivi della malatlia.- L. Brocq


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c J. Ayr·igna t: (Parigi): nei maiali di lupus si osser·va: assenza quasi costante di fermentazioni intestinA li; aubassamento d c>lle ossidazioni sol forale e azot.ale; mio ore eliminazione Ji materie solfa te e fosforate; abbAssamento quasi costante dell'flllivrta.istologica.- H. Labbé e G Viti'Y (Par·igi): la razione azotala deve essere proporz!onata alla potenza a><similatr1ce del tubo diger·ente di ciascun luhercoloso. - R. Gaullic r (Parigi): la razi one alimentare per ciascun tubercoloso deve assere in rapporto eol suo poter e digestivo da determinarsi con un esame metodico delle feci.- C. A char d e L. Gaillar,l (Parigi): l'intossicazione alcoolica prec1pita Il decorso della tubercolosi spel'imenlale. W. Jensen (Copenha gen): la fllgtlCilo~ i di viene normale o più elevata. mercé l"uso interno delle tubel'coline in gocce o pillole. Dose: 5 gocce di una sol uzione al 5 p . 100 sino a :W gocce di una soluzione al 20 p. 100 per ollo mesi. S. Arloiog e P. Courmont (Lione) : la sier o-diagnosi positiva ha gran vaiOI'e nello tubercolosi, specialmente pe1· is velar·e le fot·me latenti.- G. Ferr é e G. B uarJ (Bordeaux): confe1·mano l'importanza della siero-diagnosi nella tubercolosi. - Ed. HawthOI'Jl (Mar siglia): la sier o-diagnosi positiva non hn un valore patognornonico assoluto per ammettere l'esistenza della tubercolosi; la negativa invece Ila un valore a.!'soluto per escluder la.- L . Bard. e G. Humbei·t (Ginevra): la. siei'O-diaf(nosi positiva è 11nporlante ma non assoluta; la negativa non ba -che un valore relativo. - J. Nicola s e P. Cnurmont (Lione): n ei casi di lupus la siero-dio~nosi è incostante. - Al. Paris e G. Sabaréanu ( Parig i): anche nel lupus eritematoso la siero-diagnosi è incostante.- Sabar,•anu, Salomon, Thaon e Vilry (Pal'igi): la siero-diagnosi ha un valore grande, ma non assoluto, specialmente nelle forme larva te. - J. Froment (Lione): anche nella tubercol osi dei vecchi la siero-diagnosi é im portante.- Berthel on (Brlis-sous-ForgesJ: nei casi incipienti e benigni di tuberc•>losi polmonare la ..:ier o-diagnosi non manca mai. - L. :--.lilus ( Lay-Saint-Christopltt>): conferma il valore della sier o-diagnosi nella diag nosi della tuhel'colosi . - Arloing, Bayle e Dumaresl (Lione): la siero-diagnosi positiva è più frequente e compl ... ta nelle fo1'me be11i_gn e di tubercolo si e nel miglioramento della malattia. - P. Courm ont (Parigi): nelle pleur iti con versam e1 ~lo se il liquido è a g~lutinante e fortemente agg lulìnante la prognosi é più favorevole che nel cRso con tr·ario. A. Moeller, E. L òwenslein, E. Oslrovsl<y (Berlin11): con dosi minime di tubercolina riuscirono a diagnosl1care la malattia. La r ear.ione é r apida e violenta nelle infezioni r·ecen li e poco estese; tarda e moder·ata nelle forme inveter ate 0 g r·avi. Durante l'infezione t.uber ::olinosa avviene un'auto-immunizzuzione.Nelle tubercolosi polmonari cr·oniche, o presentanti un focolaiO tubercoloso l ocale, o in via di rilorn o, può osserva1·si una esazione lubercolinosa nPgativa. L. Naltan-Larriet· (Parigi): nei casi dubbi di tuber colosi inoculando i pr odotti del malato (lirruido di pleuriti purulcnte. di ascessi freddi, cefalo-rachidiano, sputi di Luber·colosi polmonar·e alle~1uati col culot·e, urine centrifugale) nella mfllnmella lattante di una cavia, dopo pochi giorni si trovano i bar.illi tubercolosi nel laue. - NallOII·Lorriei' e A. Ber·ger on (Parigi): mescolando 10 eme. di sangue di malato tubercoloso a 100 eme. di acqua r ecentemente distillALA e sterilizzata, ri partita in una serie di tubi centrifugati per 15 minuti e colorando il dt>posilo su vetrin i, si o;;se1•veranno i bacilli tubercolosi, che si possono pure collh·are. - Pellrisot (Parigi): colorando per 1-2 minuti a caldo su vetriui piccola quantità di ~ puto punllento tubercolar·e çon l1quido di Ztehl


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e lavMdo poi i vetr ini r apidamente col liquido .seguente : bleu J i m eti lon e (!<O· Juziooe a 'l to nell'alcool assoluto eme. 1O; sol uzione di soda a 1/ 10000 eme. 100; acetone pur1fìcato eme. 90 lavando li pni a p-rancl e acq ua, i bacilli tubercolari si colo rerann o in r os!<O !"U f<1ndo bleu sovente leggeri!<simo.- de Nabia!" (Bo r·deaux): per' la ricerca dei b. di K ··ch nelle feci . si diluiscnno que!<te con alcool a ·10, e a separazione compl eta v i s 1 a ~giun ~e un sollile stra to di etere poi si mescolano un poco e si l usciano in ri poso. L'alcool tlscendendo per sciogliersi nell'et er e, trasporta alla supedìcie i micr·ohii, che vi formano un piccolo velo e così con prep11ra ti a slrrscio su v etrin i si pos~o n o color are, !>e esistono . i b. di K och. - Angl ade (Bordeaux): bisogna t1·a ttare le foci ùei tuber co tnsi come quelle dei tifosi per evitare l 'i nquinamento delle ar quc. - M. Mi gnon (:'\izza): col diapason applicaLo a vari p un Li si rn metrici del torace e combinato con un foMndoscopio si può agevolare la diallnosi della tuber col osi nei Cl.!'-' i dubbi. Sai[niùs ( Nancy): la radios copia applicata ai m ovimenti del diaframma può servi re per la diagnrsi precoce della tubercolosi . - Charlier (Parigi ): nei tuber colosi la capacità polmonara è infet·ior e al la nor male, c, qua nto più es"a di minuisce, tanto più la pro,!tnosi diventa p-rave . - Guil lt' tninot (Par·i g i): un c uor e di qualche centimetro quaJrato infP.riore al normale; un ang-olo costale funziona le diver so a destra e a sinistra di 1, -2, 3 g radi; un'o.:scur·sione diafr·amma· tica differente di Ql,lSlcbe mdlimetro, d etermint~le con la radio scopia, sono indizio pr·obabile di tubercolosi incipiente. È poi segno di prognosi fuvo!'evol e un cunre superior·e al normal e in una tubet'colosi incipiente a decorso len'lo . N. Pièry e M andoul (Lione): esistono bacilli luber·colosi : omogenei cor·ti, lunghi, n.aciliformi corti, lunghi, diplobacilli, paramacilifnrmi . Dalla specie e dSJI numero di essi negli escr eati pO!'sOno trarsi elementi per l a diag uosi, prog11osi e cura. - L . Chauvain ( Pa ri ~? i): si os!>el'vano bacilli tubercol osi omogenei e monilifot'mi, i primi predominano nellli esér t>ati della tu bercolosi Beuta, i secondi i n quelli della br onco- polmonite tubercolosa. - A. Malmèjnc (Lilla): l'aciJ ità delle orine nei tubercolosi è maggiore che nei sani. T ale segno pr ecede la diaJ,?nosi clin ica e la comparsa dei bacilli negli sputi. Quanto piu tempo d ura l'acidità, taolo più gr~ve é la malsUia. - Pi6ry eL Denney (Lion•)) : i doruri nelle orine aumentano e tliminui~cono secondo le varie t'or-roe di tuber colosi e le fasi di essa; in generale la ritenzione dei cl oru r i è tanto più p iccol a quanto piu la tubercolosi è ~rrave . Il clorur'O di sodio i• pe r ciò utile nella ter·apia della lìsi. P. Cadéac (Lione): i b. di Koch inspir ati in mezzo umido sorw per·nicio sissimi, quelli disseccati e mesco:ati a polver'i attecchiscono dinìrilmenle. Babes (Bucarest) : i bacilli tubercol o!<i possono penetrar·e n ~' ll 'o l' ga ni smo •wclte per la via della pelle. -C. Mongour· (B.,r rleanx): la tuber colol"i 6 conlaj::( i o~a ma m limiti ristr etti.- A. L o m bard (Parigi) : la mucosa del naso e della fanu ge è una frequente via di penetrazione dei b. di Koch. - Corne pr·ofìlassi !lt~ ,rd 'i ndiv id ui esposli al contagio, oltre la lava tura delle mani e la pulizia dci denti , g io vano le ios tilla!iO tli uel naso di oli o ùi v aselina con l'aggi unta di r esorcina, meu lolo o eu~liptolo, a vvalorate da g-argarismi antisellici. -A. Cal melle c C. Guer·i rl (l sli· tulo Pasteur di Lilla): i tuher•colosi non devon o dt>glutire i lor·o 6!"Creali ; p r ima di mangiare e dopo espettorato devono lavar si la bocca con ac•JUH bollita o fillrala per evitare la propagaz•one della malattia all'intestino. - J. I psen (Copcnha gen): la tubercolosi intestinale primitivll non è rara. Su 102 fanciu lli morti pe!" malattie diver se, se ue trovar ono 6 affetti ùa tubercolosi intestinale prim itiva . Hl -

Gi ornale mtcfìco.


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A. Iousset (Parig i) : nelle forme acute e subacute della tubercolosi il sangue abbonda di b. di Koch. L'albuminuria , anche leg gera, é importante per la diagnosi della bacillemia. - M:arkl (Trieste): la difesa dell'or ganismo nella tubercolosi é affidala ai leucociti e al lor o potere fa gocit.ario. - P. Simon e L. Spillmann (Nancy): abbondanza di leucocili polinucleari nel s an g ue indica con probabilità che le lesioni sono in piena evoluzione, specialmente se i mononucleari e i linfocili sono diminutli. Se i monouucleari sono normali o abbondanti, la pro~nosi è favorevole. - I. Nicolas (Lione): nei lupus ulcet•ati, suppuranti o accompagnali da a ~ tre lesioni tubercolari si osserva spesso iperleucocilosi con polinucleosi più o meno marcata. - Romalo (Bucarest) : lo joduro di potassio eccita la fa gocitosi dei macrofag-i mobili, che e migrano, inglobano, disseminana e digeriscono g li ammassi di corpi Jigras!'ali. Se i b. fossero vivi, tale disseminazione non sarebbe senza pericolo. - I. Cantacuz&ne e Irinescu (Bucare!'l): i bac. tubercolari di~rassati , trattati col liquido di Gram , potrebbet•o servire per una vaccinazione contro le tossine lt•bercolose. - A. Marm orek (Parigi) : b. tubercolal'i vecchi e giovani e giovani morti mescolati al s iero anlitubet'coloso divengono assorbibil i ed a ssimilabili.- C. Acltard e P. E. 'Neil (Parig i): nella sple nome:;ralia lubet•colare nell'uomo non sempre si riesce ati osservar·e il lubet·colo; ciò non avviene nelle cavie perché in esse la lesione primitiva non é occull.ala da alterazioni seconda rie . .- Dominici e Rubens-Duval (Parigi): il b. di Koch pt•oduce in g•·ado eminente la trasformazione mieloide della milza. Nel tuber colo la s lrullur·a fon damentale è a c ellule giganti ed epilel ioirli, la guaina pet·iferica a cellule embrionali. - M. Letulle e P. Halbro n (Pat•igi): la tubet·colosi polmonare s per·tmenlale incomincia dai linfa tici e dà origine a lesioni e stese e conlluenli, ad evoluzione caseosa e fibrosa. - P. Armand-Delille e Iluet (Parigi) : i b. tubercolos i mor·li e d•grassati hanno 110 certo potere vaccinante contt·o i b. viventi. - Courcoux et Riba· deau-Dumas (Parig i): l'ete•·o-bacillina produce nel feg-ato ùi cavia tubercoli comuni; la cloroformio-bacillina luher·coli fìbro- caseosi. - L. Bernarrl e M. Salomon (Parig i): il b. di Koch é atto a provocare les ioni non follicolari in seno ai tessuti.- L. Bernard e M. Salomon {Parigi): l' i sto~enesi deltubercoln dipende dalle le~gi generali e s i comporta egualmente in lutti i punti dell'~:co­ nomia. I. MillAr (Birmingham): la distruzione delle fibre elas tiche nel polmone avviene in CJUei punti in cui si trovano accumulate c ellule, bacilli e le toss ine di questi; la tono ri genen12ione avviene solamente n elle forme croniche e specialmente sulle pleure. - H. Claucle (Parigi): il tubercoloma fibroso che si sviluppa nei centl'i nervosi è meno g rave del tubercoloma caseoso. D. Aoglade (Bordeaux): le tossine sclerosanli della tubercolosi agiscono su visceri ed organi. Il cervello divenuto sclerotico reagisce con disturbi motori, psichici, ecc. - Raymoncl e Alquier (Pari~i): il male di Polt senza gibbosità é accompagnato talora da rapida atrofia muscolare, da disturbi nervosi precoci e da dolori lombari. - Garnier e P. Thaon (Parig i): nel decorso della tubercolosi cronica l'ipofisi divieoe sclerolica, come lo divengono la tiroide e la maggior parte delle glandole d ell'organismo.- Laignel-Lavasline (Parigi): nel tubercoloso le cellule della corteccia cerebrale sono sempr e solto la dipendenza di un avvelenamento etero-tossico, od auto-tossico, locale o generale, acuto, subacuto o cronico. - D. I. Mc. Carlh y (Pennsilvania): dal polmone .al cervello per la via arteriosa si diffuse la tubercolosi e produsse una me-


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ningi te di un solo etnisfero nel territorio dell'arteria silviana. Per infezione misla da tubercolosi polmonare acuta e da tossiue difteriche ebbe origine la paralisi motrice di Landry. Nelle meningi cor ticali e sotlocorticali avvennero emorragie secondarie a lesioni tubercolose.- L. Landouzye Labbé (Pa.rigi): ia clorosi, quando non è sostenuta da infezione od intossicazione, é una stimmata di tubercolosi. Nelle cla~si agiate può guarire, ma nelle proletarie le guarigioni sono temporanee. - T. F. Harringtou (Lo w el, Massachusett:;): la dilatazione di ambedue le pupille è un segno di tubercolosi latente ed ha Vt~lore per la diagnosi precoce. - Le Gendre e Phìlibert (Par igi): la tuber·colosi poco virulenta produce focolai assai numerosi e localizzazioni limitate quasi esclusivamente al sistema osseo. - L. Lortat-Iacob e G. Sabaréanu (Parig-i) : nella pr·oduzione delle esoslosi osteogeniche congenite l'eredi ta tubercolosa 111.1 una parte importante. - Catrin (Valenc•ennes) : nella f•·equenza della tubercolosi i'adiposita ha la sua importanza. - C. Legrand (Nantes): è indispensabile di far noto ai tubercolosi la malattia da cui sono affetti, senza nascontlerla sotto al~ri nomi pietosi. Così facendo c rescer·anno le probabilità per trionfdre della malattia. L. Bernard (Parigi): l' artritismo nei tuber·colosi non produce solamente forme fibrose, ma anche tubercolosi floride. - Barthélemy (Parigi): sifilide e tubercolosi concorrono alla rovina de ll'or~anismo; l'una può (l el;'.lare l'altra, possono essere scambiate fra loro e pr·odur·re cachessia rapidissima.N. de Do minicis (Napoli): nei fanciulli provenienti da genitori sifìlilici si sviluppa facilmente l'a rtrili;~mo e la tubercolosi. Per evitarle g iova una cura idrargirica . - Crespin (Algeri): generalmente il paludismo favorisce Jo sviluppo delle tuber colosi. In un Lubercoluso la malaria assume una gravità grande per l'associazione delle dut! malattie. - leanselme (Parigi): nella penisola indo"Chinese e nel Yunnan la tubercolosi non è molto diffu!?a. Esiste disseminata con focol.ai nelle grandi agglomerazioni della Cocincina e del Siam. -- Gillot (Algeri): in Algeri la tubercolosi è in aumento, proviene dall'Europa ; la contraggono facilmente gli algerini figli di europei eri ora anche gli arabi.- Bouchard e !Baltbazard (Parigi): coi ra~gi X e col plani metro d' Amsler fu dimostrato che nel primo e secondo s tadio della tubercolosi il cuore è s ensibil.mente più piccolo del normale, mentre nel terzo stadio è più grosso. - V. Montenegro (Madl'id): la stenosi della valvola mitra! e con successiva respirazione aspra e frequentemente saeeadée ne ll'apice polmone re sinistro può simulare la tuber-colosi. P. Teissier (Parigi): nella tubercolosi generalm~nte si osserva l'ipoten· sio ne arteriosa.- Tourmeaux (Saint-A mand): nella tubercolosi polmonare CI'Onica !:'i osserva pur·e ipotensione arteriosa, a correggere la quale g iovano l'aria buona, il riposo, l'alimentazione razionale. - F. Barbary (Nizza): nell'emoltisi tubercolosa invece ha luogo ipertensione arteriosa, che se non cede ai mezzi comuni conviene ricorrere alle correnti ad alta frequenza, al nitrito d' amile , al massaggio addominale. - loffres e Maurel (Tolosa) : nei tubercolosi il perimetro toracico e la sezione toracica sono diminuiti ; questH si può correggere con esercizi metodici e la ginnastica respiratoria.- Boureille (Parigi): nei pretubercolosi le escursioni respiratorie attive sono ridotte a 2, 3, 4 centimetri, mentr·e nei sani raggiungono 6, 7, 8, 9, 10 e talora i:! centimetri. - L9 Noir e P . Camus (Parigi): oltre la curva-termica propria dell'infezione esiste nei tubercolosi un'altr~t curva d'origine nervosa prodotta da debolezza, ratica, eser·


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CtZtO, emozione. - E. de Batz (Arcaclton): la tubercol osi incomincia assai più frti'quentemente all'apice polmooar~ destro, anzicltè a quello sinistro (Ga p. 100 nel pt•imo, 35 p. LOO nel set.:ondo) . Cio dipende dal piu frequentP. decubito lalet·ale destro. - M. P. Ravenel e l. Wil! ou~hby lrwin (Filadellis): nelle caverne polmotttll'i, nei l'eni, n'el fegato e nella milza di mot•ti per tuber colosi si tr ovano numerose specie di micr·organismi c0 n pt·edominio dci piogeni Pottengel' e Browning (!\lonrovia, Calil'tm 1iA) : nelle tubel'colosi polmoriari gli str eplococchi cO t11 plit.:ano spesso l'infezio ne e in questi casi g iova il sier·o slrepLoli ti co. V erd es Monlenegr·o (:\Jadr hl): nelle lesioni polmonari lubercolose eh iuse il peso del COl'PO diminuis('e, nelle aperte aumenta. - L. F. Flick (Filadelfìa): nella tubercolosi é fac ile t·ia C'.quistare la ~llluLe, ma diffìctle rendere sterili i b. specifici. Di ciò deve tenersi conto nella pt·ognosi. -G. T r(luvé (Cuu!'bevoie) : la lubet·colosi gua risce spontaneamente in un g ran numero di casi pl'ima che sia diagnostica ta e ciò dimostra che l'organismo possiede mezzi potenti contro l'infezione bacillare. - Pi0ry e Arbez (Lione) : nelle tubt>r colosi multiple si di~linguono due tipi le nssnciaLe (granulie, lubet·colosi ìnfìamm.;. tuber·colosi delle siCt'OSP, ecc.) . e le local r (benigne e gl'avi). - A n giade e l acqui n (Bordt>aux e Reims): p1u dell'alcoolismo e della si filide la tubercolosi pr oduce insufficienza m entale nei discendenti. E ciò JWrt.:lté le tossine tuberco lOSI! cag ionano sclet·osi cerebral e e spesso poli-viscerale. - Marcland (Limoge~) : spesso l'entP.ro-colite muco-membrano-;a accompagna la tubercolosi polmonare. - H. Hallopea'u (Pa1·igi): in alcuni lubet·colosi si osservA il lichen scrof u/ogorum pet· effet to delle tossine tubet·colose. - Le form e tubercoliformi culane, , spl:'cinlmente ai gino(·chi e alle di ta dei piedi, possono p1'endc1·e Lal or·a l'nspi•llo di psorias1. - C. Andry (T olosa) : il lupus e l e allre tubercolosi cutanee a To losa sono rari ssime (1,7G p. 100 malattie cutanet>). - Durand e Gentes (Bot·cleaux): i d ue g randi f11 ttori ch:lla lubercolo><i sono il co ntagio e le cause dc>primenli (igiene difettosa dell'abi tazione, alimentazione insufficiente, eccesso d1 bevande, esaul'imenlo pel lavoro o i piaceri, Lranmatismi.N on lulti i tubercolosi sono fisicamente ùef!enerati. piccolr e malaticci, poiché più ùella m età pr·ima dP.IIa malallia sono nol'mAimente ~viluppali, ben conformali e vi g-orosi. - La se.le pr~d i lella della tube r colosi poi é l'a pice polmonare Jeslr Cl. - Gnuflard (Pau): i tubet'colosi eredi tt~ri non do v t'ebbero co rrtrane matrimonio, e se uno degli sposi si amm!lla sarebbe nece!>!:'aria la separAzione di l elto e la t·iduzione al m inimum dei ra pporti coniugali. - O. Burckhardl (At'0!"8): sullll montagna la cura razi ona le della lubel'colosi polmonal'e nei casi complicali da :.travidanza da buoni t•isul tati.- Bossi (Genova ; ~ proporl'ebbe l'aiJol'lo nel l'3 tu bel'colose, ma quesl'opinifl ne é combattuta energicamente da Bouchard, Teissie1· e Bul'ckhat·dt-Sncin. - Le Golf (Pal'igi): nei diabetici povel'i la tubercolosi polmonaro <i piu fl'efJ ucnle che nelle classi agiata o med is. Nel diabetico mllg ro è anche più frequente. Pt::t' la cura simultanea giovano : la sopra nutrizione azotata, il fo;.;('oro e i suoi deri vali, gli arsenica li e il creosoto. J. Walsh (Filadelfh.1) : complesse sono le all("razioni Lubcl'colose del r ene; frequenti i lubercoli . Quali segni diag nostici nolansi: cilindr·i jalin i e g ranulosi e bacilli tubercolari nelle orine e talora dol()!'e gt·avativo nella rt>gione lombare, albumina, edema e diat·rea allt- rnata con costipa:t.ione. - Oubard (Digione) : sembra che i'ulcera ga~ li'Jca sia un di~tut·bo trofìco consecutivo


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a una nefrile tubercolo~a o paratubet·colo~a del pneumogastrico. A. Robi n e !\f. Bioet (Parigi) : le grandi razioni di carne cruda pei tisici sono pericolose. - Nell'alimentazione dei tubercolo!:'i bastano 6 uova crude al giorno. - Con 100-150 llrammi di carne cruda e 20 grammi di ~elalina ben tollet·ala, nei Lisici gli scambi respiratorii si abbassano da 10 R 18 p. '100. - H. Laufer ( Parigi): nell"alimentazione dei tubercolosi la qualità d~-'gli <'ll imenti è almeno tanto importAnte quanto la loro quantita; bi,o:zrHI evital'e un'alimenta7.innfl troppo predominante o esclusiva, e soprattutto uno ~opra 11utrizinne sislemAtira e for zata. In gener ale bastano :300 ~rommi di carne, :~50- ~00 idrati di carbonio, 150-200 grammi di g r asso. Lo zucchero sara pur·e utilissi mo. - E. Maurel (Bordeaux): tutto l'azoto alimentare (eccetto grammi 0,10 per chilog.) deve tro>t~rsi nell'orina e quasi esclusi vamente allo ;::tato di azoto u1·eico. Nella sopra nutrizion e azotala conviene incominciare con 2 g rHmmi di azoto P~-'1' chilogrammo e non aumentare che di g r ammi 0,50-0,25 in seguito, purché le fllli'Hllità 8flmmi.nistrale prima siano state digerite. - Lannel on~ue, Acl11'lrd eGaillard (Pari,~ri) : nel decor so della tubercolosi sper·imentale il rt>gime azotalo riuscì il migliore. R. \\'. Philipp (Edimburgo): la carne cr·uda nell' alimPntazionc dei tubercolosi, amministrata razionalmente ha un valore str·aordinario. - J. J. Galbraith (Edimburgo): la carne cruda aumenta notevolmente la quantità di emoglobina e il numero dei leucetici, i quali agevolano la fìssazione dell'azoto a!'!sorbito. - Mouisset (Lione): se la sopra nutrizione rwi tuber·colosi non è ben diretta, ri esce dannosa. - Sulla cura del lupus, di cu i si occupò este!;a mente la prima sezione, fu r ono tenuti in gl'ande onore i nuovi mezzi curati vi: raggi X, elioterapia, fot.ote r~pia, ma no o si reputarono unici, potendo talora l"i uscire utili anche i mezzi usati antecedentemente. - J. D crgonié ( Bordeaux): nelle a<ienopalie tuberce.lose i ra ggi X sono indubbiamente favorevoli. Alule cura dovrebber o essere sottoposti anche i fanciulli con aJenopalie cervicali ed anche tr·acheo-broncbiali. - Bellemanièr e (Parigi!: nelle adeniti tuhercolose la fot.nterapia è utilissima. Essa agisce come battericida sui microrgauismi, Jlogogena sui legumenti umani. Le cor·t·enti ad alla frequenza sono poi utili nella tubercolosi pol monare. - A. Clerc (Vichy): l e acque di Vich_y possono riuscire utili ai tubercolosi in condizioni speciali ed eccezionali. - J. Pr·ivat (Cauterels): le acque... solfor ose sono nocive quanùo l'uomo è divenuto tubercoloso, utili quando ru omo tende a divenirlo . - Malibr·and (Cauterets) : due su tre tubercolosi di tutte le form e in istato grave o gravissimo hanno t ratto vantaggio dal clima di Mentone. - F. Lalesque (Arcachon): le stazioni a clima marino attenuaLo sono utili ai t ubercolosi depressi, anoreltici ed anche f!:'hbricrtanti. La cura del battello giova per la s ua grande luminosità (radioterapi~:~) e i suoi movimenti meccanici e incessanti (meccanoterapia). - Malgat (N iz7.a) : la cur·a del sole nella tubercolosi polmonare cronica giova per·chè le sue radi;nioni penetrano nell'organismo, ove spiegano azione rnicrobicida, perchè il sole modifica energicamente il terreno·· tubercoloso ed infine provoca un movimento fagocita rio intra-polmonare efficacissimo Ma la sua applicazione a certi tubercolosi può dar origine a seri inconvenienti. - Ca! vé (Redon) : la r;oluzione di cloruro di zinco al 10 p. ·100 giova nel le tubercolosi cutanP.e nperte (gan gli ipertrotìci o caseosi, tragitti di gangli ulcerati, ulcernzioui e gomme scr o folose superficiali). - S. Poslernak (Basilea); la fitina (pr·incipio fnsfo-org-anico i soIalo dai grani vegetali) r ende spesso possibile la sopra nutrizione, quando il ~raode abbattimento e. l'inappetenza del malato si oppongono ad un'alimenta-


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zio ne più o meno sostanziosa.- Stuart-Tidey (Montreux): la compressionedel polmone tubercoloso procura a quest' orJ.lano il riposo e il rilasciamento necessario per la cicatrizzazione delle sue ferite~ rende al meccanismo respiratorio la sua integrita, senzà la quale ogni guarigione radicale è impossibile. - Gél ibe1't (Lione): l'emoplase (esLrallo proloplasmatico dei globuli sanguigni d'un certo numero d'animali) per iniezioni inframuscolari {liova nella lisi poi· menare. Su 112 maiali 29 gual'irono, 38 erano io via di guarigione prossima,. 31 migliorarono, 5 migliorarono lernporaueamcnte, 9 non r itrassero alcun vantaggio. - G. Rosentbal (Parigi): nei r inoadeooidei l'asportazione delle vegeta zioni e la ginnastica respiratoria ristabiliscono la funzione dei polmoni, s i sviluppa il petto e l'individuo cres<.:e forle e robusto, evitando di divenire tisico o malaticcio per tutta la vita. - L . J. Phelan (Pariga): per prevenire e curare la tubercolos i giovano gli esercizi mode1·ali per ravvivare le principali funzioni dell'organismo come la respirazione, la digestione, la circolaziouò e l'escrezione. Th. W. Dewav (Dunblane, Scozia): in nove casi di tubercolosi poimenare r iusci1·ono utili le iniezioni inlravenose con la soluzione eterea di jodoformio. - Dumarest e Bayle (Hauteville): nelle emottisi da tubercolosipolmonare riuscia·ono utili le iniezioni sollocutanee addominali di siero artificiale gelatinoso sterilizza~o. Dose 80 a 120 cc. d'una soluzione al 3 p. 100. - Nelle bronchiti tube rcolari superficiali, un poco meno nelle profonde, furono utilissime le inalazioni di formolo da 2.5 a 3 p. 100 sino a 20 p. 100 e della durata , seconJo la tollé ranza, da ·JO manuli a:! ore.- L. Orlega Morejoo (Madl'id): nel le emottisi solamente i rimedii ipolensori sono efficaci e razionali; in alcuni casi giovano i cardio·tonici combinati coi vaso·dilatatori; i rimed ii vaso-costrittori sono invece controindicati. - Dubousquet-Laborderie (SaintGermain, Brives): il gomenolo è un rimed io utilissimo nelle forme tubercolose tanto interne che esterne. - J. Domini e J. Chotas (Valenza, Spa!lna): · nella dose di 3 a 8 cc. il rzomenolo solto forma oleosa, al 20·30 p. 100, iniettato sotto la cute, è assai utile nella tubercolosi.- Dubard (Digion): la sopra nutrizione é benefica quando g li organi digerenti e soprattutto il fegato sono completamente integl'i. Il vino, l'alcool ben tollerati possono riuscire utili. - P. Ferrier (Parigi): la de<":alcitìcazione dell 'or~a ni smo predispone alla. tubercolosi; la calcificazione la combatte. - Mendel (Parigi): iniettando giornalmenle10-12cc. di olio eucaliptolico o gomenolalo nella parete posteriore mediana o laterale d dia faringe , e raccomandando al tnl;llato di non deglutire, il rimedio discende nella trachea e nei bronchi. Dopo un mese di cura, che, dopo un r elativo riposo~ può e!';sere riprt>sa, il lubercoloso polmonar e ottiene mi~lioramenti notevoli. - E. Wahlen (Parigi): la jodo·nucleinà, ottenuta dalle collUI'e di tubercolosi trattate con un acido qualunque e con la s uccessiva aggiunta di jodo, inoculata r eplicalamente sotto cute alla dose di un mill<!Simo da milligrammo produce la limi tazione automatica dei processi tubercolosi.- J. Chabas (Valenza, Spagna)· nello stomaco del tubercolos0 bisogna introdurre la quantità. di alimenti che può tollerare. La medicazione polmonare per via gastrica deve essere evitata. C. M on~our (Bordeaux): le i111ezioni sotto cute di acqua di mare iso tonica non costitmscono una m edi~azione specifica ùella tubercolosi polmonare e solamente in dale condizioni limita te possono l'i usci l'e utili. - J. Gautrelet ed E. Soulé (Bordeaux): le 1nieziona di acqua di mara possono riuscire utili nei prelube1·co losi e nei primi slad ii della malaLlia.- L. G. Simon (Parigi): ritiene-


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l'acqua di mare p~ricolo~a nella cura della tubercolosi. - P. Spillrnann (Nancy): nella perilonite tubercolare e nella pleuro-peritonile tubercolare le iniezioni intraperitoneali di naftolo canforato riescono utili. - Daremberg e Chuquet (Cannes): la cura igienica razionale, i! ri poso fisico ed intellettuale, sopra nutrizione conveniente al ricco, al cittadino e al contadino è quella che dà i migliori ris ultati nella tubercolosi polmonare. - Mignon (Romoranlin): la demineralizzazione e la soppressione degli embrioni del grano nelle farine e perciò la diminuzione della razione fosforata alimentare dell'uomo hanno contribuito ad aumentare la tubercolosi.- C. Laroulandie (Parigi): per la cut·a della tubercolosi polmonare occorrono un mezzo a nn litro di latte al giorrJO, 2·3 g rammi di fosfato di calce; fosfati acidi di potassio, sod io e magnesio per il retto con ittiolc• e creosoto; decotto di c~reali mol to zuccherati; iniezioni intratracheali assorbimento giornaliero di creosoto e d'ittiolo alla dose di grammi O,oO a grammi 1,50. Inoltre giovano lo iod~ solfocianuro di a.llile. i fosfati acidi gi& menzionati e l'arseniato di sodio ; infine l'ioduro di potassio. Lo stomaco è serbato intieramente al lavoro digestivo. Questo metodo di cura applicato razionalmente e con discernimento dà ottimi risultati. - E. Marag liano (Genova): il siero di sangue di animali inieltalo ai malati spiega un'azione curativa specialmente nelle tubercolosi ini1.iali; le sostanze antitubercolose introdotte per le vie digestive pehetrano nel sangue ed esercitano una manifesta azione lerapeulica (polvere di sangue, di latte, di carne disseccata o io soluzione); le tossioe tubercolose int!'odotte per la stessa via sviluppano sostanze antitubercolose e spiegano un'azione tet·apeutica. - Viguier de Matllane (Nantes) : col siero di sangue di polli infettati con tubercolosi avial'ia, iniettato sotto cute (dorso e natiche) alla dose di 5-10-12 cc. per un tempo sufficiente si possono guarire i tubercolosi al primo e secondo s tadio e migliorare quelli a l'orme pireliche con temperature elevate. - Marmorek (Parigi): buoni risultati hannc> ottenuto parecchi medici col siero da lui preparato nella cura della tubercolosi polmonare e chirurgica. - E . Levin (Stocolma): il siero di M01·morek ritarda ma non impedisce la morte di cavie infettate con bacilli tuber colari ; in una metà di malati tubercolosi poi ba prodotto un miglioramento manifesto. - Jaquerod (Leysin) : la tubercolina primitiva di Koch iniettata a piccole dosi cominciando da un centesimo di milli grammo, aumentate con discernimento e pre cauzione è un prezioso rimedio nelle forme localizzate, afebbrili e torpide della tubercolosi polmonare. - T t. Stephani (Montana): il siero di Marmorek spiega una notevole azione curativa nella tubercolosi polmonare, pleurica ed ossea. J. Veillard (Losanna): il siero di Marmorek, iniettato solto cute a piccole dosi di 1-5 cc. e ad intervalli più o meno lunghi è indicato nei lubCJ·colosi con les ioni recenti, qualunque ne siano la gravita, l'et:tensione e la ra· pidilà nell'andamento; nei tubercolosi con 'lesioni poco appariscenti, congestive o fibrose, localizzate, ma la cui intossicazi.one generale sembri intensa e di lunga durata. - Schwartz (Gieiwitz): in un .caso di tuber colosi traumatica dell'occhio destro terminato con la gual'igione il s iero di Ma1·morek fu mollo efficace. - FriedJ•ich (Budapest) io 15 casi di tubercolosi Schwartz (Gleiwilz) in un caso di tubercolosi miliare larin~ea e del polmone destro e Jacobsohn, Levy e Kohler (Belforl) in un caso di tubercolosi polmonare acuta ottennero ottimi risultati col. siero di Marmorek. - E. Levy (Slrasburgo): la glirerioa (80 p. 100) mescolata ai hacilli tubercolari per 21-\.8 li attenua in modo èa


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Rl VISTA BlBLIOG.t'!AFfCA

converti rli in vaccin<•; anciHl soluzroni di g lucM io (40 p. 100) e galattosi o (2fl p. 100) in 1-1- p:iorni allt>nuano consid ... r e,·otmenle l e collut'e di bacilli tubercolan Disseccate nel vuoi o, tut i coltu r·e allenuate sono efficaci per immunizzare le c·a,·ie, a11che se g iu lulwrc(llose. - Nell'uomo tnbet·coloso le inoculazioni sotto cute d i bacilli lubercolnl'i attenuati con galAttosio, alla dMe di 1 millesimo di milligr·!llnrno a 1 millip:rammo e più dnv.rehbero ri uscire util i . - J. Jousset (Parigi): con ~o!Lu rfl vintlenlis,. ima di bacrlli luber·colosi in br·odo, me· SCIJIIlla R parli eg-uali di glicerina, usala dopo Ire a.nni per init>zioni sottocu lanea nelle vRrie forrne di tubr r c<•lo!"i !"i ottennero buoni l'isu ltali, r ellltivi specialrnPnleall'abhas"Rmcnlo eli tAmperatm·a. Bi;-;ogna co minciare con dosi minime. Ed. Bérnneek ( :--reufchùtel, Svizzera) : con una nuova tubr>r t:olina, costi tuita da tossi r1e exlracellulat•i ect illtract:!llulari, preparata dall'autore con collut•e special i del bucillo il.ubercolnre, è pnl';<ibilr di prolungare la vita di cavie che s'in fellano dopo le inocult~zioni preventive o gia malate di Lubercolosi. ~ Bauer (Neul'eh;ìl··l) : la tuber colina di Beranerk, Uf'ala pt>t• iniezroni ipodermiche, a dosi minime di '/ 10 eli mdli ,zt·nmmo caul.amenle nume11lnle, 'delle in 25 tubercolo!':i é in tre an11i di os~ervazi n 11i, buoni ri.;;ul lati. - Snllli: la luber c(Jiina di B ertt rH>('I\ ir.nocua e assai ulile per la ,ç!iagno,.i e per la cura di varie specin di lubPrcolo " i polrnona r·e delle !'Ìerose (pleura e per·itonrn) e r enali, arebbrili e r,•bbrili. - O. .\.mrei n (Arosa): con !a tubercol ina di 1\.och, H~ata con le debite raulele, si olliene una diminuzione dèlla fre'(uenza del polso. - J . Henys ( L ovanii•): i l brod(, Jìltrato d<JI bacillo Ùèl la tubeJ·colo".i a do~i minime di p-ram mi O,OOOnO I a 0.000.00:25 nei luber·colosi apirettiri; dr ;zrammi 0,0000001 a 0.00000025 11ei tubcrcolo;:;i lPgger·mente febbrili; dt l!rammi 0,00000()()1 .a grumrni 0.000000025 nei lubcr·colosi chi~Jrnmente febbrili aumentale gradatamente secondo la to!leean'l.a· pr oduce invect~ di uuà t·eaziont: J'ebhri le una diminuzione di l cmp('ralura nei luber rolosr febbricitanti P rappre!"enta il mezzo più ellicace, che la tern pia pos!"Ìecl e contro ia luhet'colo~i. - J. Hen,.eva l ( Bruxell e~); A. S~hn o ll r r ( Oavo::;): confermano i buoni risullalt che si ottengono nella tubercolosi col brndo Lubet·cnlnre filtrato attraver><o filtro di ca0l ino e prepar·alo dal pr of. Den~·s.- Duh<lt'd (Dif{inne) : i ri sulh,ti ottenuti con siero di Marmor·ek in 3!) lul>er·colosi l'Ono più che incornggitH tli; nes~nn malato ha dovuto mutare il suo genere di Yila. - S. T!Aber'l"Oll ( Lond ra) : il ~iero di Marmorek ba un Yalo r·e r eale uella curo della tuber col osi, specialmellte dei rasi incipio'nli, ma non si conosce anco ra il metodo llligliot·c per somministrarlo ai malati. c. SFORZA.

c

RIVISrrA BIBLIOGRAFICA. Sall'orga.nlzza.ztone e funziona.mento del servizio •anlta.rto dl prima. Une& nelle guerre moderne. - E:::.tr·atlo dalla Riotsta m ili t are italiruta, Roma 1906. Quest'opuscolo, sebbene destinato a~ pubulico milrlare !renerale, merit.s per·ò di es!'er segnalato, anzi raccomanrlnto, ai m f\dic i militar·i. La inlt·oduzione delle nuove at•mi portA tili di piccolo ealibt·o, i perfezionamenti e gli aumenti delle arliglieriè, e le co nseguenti mo,lificaz1oni della lallica ~en~> rale, r çmdono necessarie delle rlfor·me non solo nella cul'a indiviùuale dei fer·ili in guer't'a ma anche


RIVISTA JHBI.IOGRAFICA

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nella organizzazione ciP.l !'IP.rvizio. E: fJU P.!'la n Pr.P.;:;!=dla è ~tnla, in ogni m nniera

e sotto ogni aspetto, messa praticamente in evidenza dolle ultim e g uerre e specialmeule dalla an~lo-boera e da quella che !=~Opr·a l'allre com'aquila vola, la russo-giapponese. Il generale l mbr iaco in una pt·irna parte del suo scritto e-;pone l'ol'ganizzazione del servizio dei p r incipali eserciti; cioe, oltre all'italiano, ciel francese, dell'austro-ungarico, del germanico, del l'usso, del gia!Jpone!'c e dell'inglese. L 'esposizione e r esa facile, e dir emo flUSsi alll'a cn~<', dA ;:;ette belle tavole d iag rammatiche, che per la umfor mila della loro coslruziQn"J l'endone agevole il confronto fl'a l'organizzazione Jei divc1·si Stati. Non occorre di!'e che da f!uesto confronto l'esercito italiano risulln, in complesso, il più iusullicieulemcnle dotalo si eli personale che di materiale. A questa esposizione fanno seguito le considerazioni dell'autore sul se!'vizio sanitario di pr·ima linea con speci~:~ l e riguardo Alle condizioni del nostl'o esercito. L'effetto delle nuove a1·mi si traduce in sostanza, pe1· tutti gli eserciti, a) in un aumento delle perdite, se non in proporzione della r.,rza combattente, certo In rapporto al tempo, cioé tanto alla durata d~>i comballirnenti quanto al peTioJo di t empo lra l oro intercor r en te; u) maggior pr oporzione cii ferile l eggiere pe1· pr oiettili di armi portatili j e nello stes~o tempo aume11to delle ferite gr·avissime da artigl ierie ed espl osivi. ConsC'guenteme11te mAgl!'ioe frequenza di emorragie e di altre le;:;wni abbi~ognevoli di immediato soccor so, non clte di lesioni multiple su uno stesso individuo. Que~ le deduzioni, luminosamen te dimostrate v ere dalla pratica nella g uerra ru;:;l='o- giapponese, provano quanto grave e complicato sia diventalo ora il pr oblema del soccoi"!>O, dello ~gombet·o e del ri cov ero dei feriti. Le proposte pr·atiche su c:ui insi;:;te il genet·ale lmiH·iaco 'sono essenzialmente le seguenti: a) material e di medicazione perle formazioni di t• linea r•ipartilo in tante unità lipic:he, di vari i modelli a seconua <ielle ui m ~ n~ioni delle ferite, e cor·rispontiente per numero al bisog no prHvedibile dell'unrtt\ lattica a cui la formazione é assegnata; b) miglioramento del pac~ hetlo da medicazione, che dovrebbe poter bastare per l'occlusione di due _fllrite; c) mezzi di illuminazione del campo di battaglia tAnto lìssi clte mane~giabil i ; d) modificazione al materiale sanila1·io dei co1·pi di tr uppa in modo da rendere più facilmente sposlabili i posti di socco1·so. e) Perfezionamento ed aumento del personale e dei mezzi di trasporto delle sezioni di saniLa, i n modo da render po!'lsibile il loro frazionamento. il r1covero sotto tende dei feriti più gravi, e il tr as pot'lo mediante veicoli più leggeri, in qualunque te1·reno. Pe1·fezionamento ed aumento del personale e del materiale dt>gli O"pedali da campo, in modo da r cnrlerli piu m obili e piit frazionabili sicchè l'o spedale intero o una parte di esso possa all'occor1·enza fondersi colla sezione di sanita e funzionare come complemento di essa. g) ospedali appositi per i feriti caoitarii, con personale tecnico provetto e materiale ad&tto. Un quadro ~rafico dello stesso tipo di quelli cui abbiamo di sopra accennalo, dimostra schematicamente il funzionamento qua l dovt·ebbe essere colle modificazioni proposte.

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RIVISTA DIBLIOGRAFIOA

Il generale Imbriaco chiude il suo lavoro colla proposta che a nche nel nostro esercito si introduca l'uso di manovre speciali del servizio sanitario in campagna , quali si fanno e già da tempo, in Germania, in Austria e d in Francia. Dott. SALVATORE SALtNARt, capitano medico.- L'anatomia ohlrurgloa el&.

ohlrurgla operatoria della mandibola e delle parti molli ohe la rivestono. - Un elegante volumetto di 130 pagine in-8• con 5~ fi!Zure intercalate nel testo. -

Prezzo L. 3. -

Tipogr1afia Melfi e Zoele -

Napoli 1906.

Il capitano medico Salinari con quesl'allt•a pregevole pubblicazione ha dato ancora una prova della sua feconda predilezione per gli studi chirurgici e della sua grande operosità scientifica. Egli ha fatto mollo bene a trattar·e dell'anatomia e della chirurgia della regione mascellare infe riore, vincendo, come accenna nella prefazione, l'azione s uggestiva, della moda. E non dubiti il . vale nte collega che niuno potrà, non dico biasimarlo, ma non Jodarlo di aver·e scelto un tema, il quale, per quanto possa sembrare vecchio, non cessa di avere un'importanza pratica indiscutibile, assai più di tanti altri che saranno moderni, ma di valore pratico o sono affatto privi o ne hanno uno mollo problematico, e ciò, senza r..ontare che la chirurgia della regione mandibolare ha uno speciale interesse per noi medici militari, stante la grande frequenza con c ui avvengono nei soldati i traumi di sif'falta regione. La parte più e r iginale del lavoro sta, a mio avviso, nell'aver voluto l' A., bene a proposito, studiare la regione nel s uo insieme, senza seguire le divisioni e suddivisioni sco~asliche in tante piccole regioni, la qual cosa, oltre ad esporre a ri petizioni inutili, fa pe rdere il vantaggio di poter abbracciare con uno sguardo sintetico e senza srorto lutti i particolari tanto anato mici che chir urgici. Un'analisi minuta del lavoro mi porterebbe troppo per le lunghe, mi limiterò a pochi cenni sommari. Stabilito il piano m ollo razionale e pratico insieme, di studiare prima lo· scheletro della regione e poi la par·ti molli che lo r ive$lono, colle relative applicazil)ni pratiche alla patolo~ia, alla chimica ed alla te rapeutica, l'A., ba ripartito la materia in undici paragrafì. I due p1•irni riguardano lo studio anatomico-chirurgico dell'osso mandibolare e quello dell'articolazione temporo-mascellare; negli alti successivi so!lo allo stesso modo studiate le parli molli che rivestono l'osso ed i vas i ed i nervi tlella regione; r ultimo è dedicato alle operazioni che si pr·aticano nella r·egione stessa. Cura dell'A., è stata sempre quella d'innestare il nuovo all'antico, di vivifìcare per usare una sua fr·ase leconoscenze gia acquisite s ull"argomento con quanto di nuovò hanno prodotto la scienza e l'arte, coordinando il tullo ad un fine eminentemente pratico; e n on si può dir·e che non vi s ia riusci to. I n lutti i parag1·afi la par te dell'argomento ch e devono tr·allare, è esposta. con ordine. con chiar·ezza e insie me con sobrie tà di erudizione e di parola. Forse in qualche punto sarebbe stata desiderabile una maggiore ampiezza di svolgimento; ma a questa mia ~emplice e beu evole osservazione l'A. pol!•ebbe forse rispooder·e che egli non ha inteso di fare un capitolo di un trattato elementare.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

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Fra i paragr afi, a mio parere, più notevoli cito i due primi, specie nei ,punti concernenti la patolo$ri& dell'osso maudi bolare e quella dell'articolazione temporo-mascellare; il paragrafo sull'azione dei muscoli nelle fratture e nelle lussazioni della mandibola; quello sui vas i e gangli linfa tici della regione mandibolare e delle regioni vicine ; l'altr·o sui nervi, nel quale opportunamente e con vedute moderne, sono esposte anche le indicazioni degli atti oper·ativi che possono cadere sui diversi tronchi nervo>< i della par·te; e l'ultimo in cui sono descritte, non con abbondanza di parole ma con pr·ecisione anatomica e tecnica tutte le operazioni che si possono praticare nella rt>gione (legatur·a di ar terie, ricerca di tronchi nervosi, capsularrofia de;ll'articolazione temporo-mascellare, tenotomie, miotomie, ostr.o tomie, ~cc.) non esclusa la protesi della maodihola, di cui l'A. dice gius,tamente essere un grave errore il credere non debba occuparsi il chirurgo, ma !asciarla del tutto affldata a cultori special i, ossia ai fabbricanti dj apparecchi protesici. Ad accrescer·e i pre~i della pubblicazione del Salinari concorre la nitidezza e precisione delle 58 figure intercalafe nel tes to, par•ecchie delle quali or·iginali. lo conclusione, il capitano medico Salinari ha scritto una monografia abbas tanza completa sull'anatomia chil'Urgica e la chirurg ia operatoria della r egione mascellare inferiore; monografia che sarà letta e consultata con profìllo non solo dagli studiosi della materia, ma da ogni clinico pralico, e segnatamenle dai colleghi dell 'es ercito, per i quali, come bo accen nato in principi0, lo s tudio di questa regione ha una particolare importanza. P. I MBRIACO . Pror. G. OsnNo, capitano medico. - Le•lont traumatlohe e malattie ohlrurglohe del na•o e delle oavUà aooe••one. - (tipog rafia edilrice O. Val· lardi. Un volume di 313 pagine con J9 illustrazioni. Milano, 1!)07). l

Questa pregevole ed es tesa monografia fa parte del Tratta to italiano di chirurgia, che la solerte casa editrice del comm. Cecilio Vallardi va pubbli-: cando sotto la direzione del prof. Ceccher·elli di Par·ma ; ed io mi lirnito quasi esclusivamente a dar ne l'annunzio ai collegfli, i quali - come me - si rallegreran no che la trattazione d'una cosi importante .br·a•1ca della chirurgia s ia stata a ffidata ad un medico militare, ben noto e apprezzato per la sua feconda aLtivita scientifica. L'opera consta di Lre parli e d'un'appendice. Nel la prima parla (Lesioni traumatiche e malattie chir urgiche del naso), l'autore, dopo aver esp o~to s uccintamente la fìsiolo~i a , la fi sio-patologia e la semeiotica del naso e della faringe na~ale, passa a tr attat·e delle lesioni traumatiche del naso, de ll'epistas~i , delle d eviazioni del setto, delle sinechie e atre8ie nasali, dei corpi el" tra nei, dei rinoliti, della mias i, (penetrazione di larve di ditteri nelle fosse nasali), e delle var ie specie di r inite, dedicando un capitolo di particolare inte r·esse alle malaltie del naso di natura specifica (tubercolosi, lupus, lebbra, si!ìlide), ai tumor·i delle fosse na sali e alle s inusiti. La parte seconda contiene un capitolo s ulle lesioni traumatiche e s ui tumori dei seni, e un altro sulle manovt·e preliminari per operare s ulle cavita accessorie del naso. Nella perle terza s i par la delle ma lattie cbirurgiche delle retrofosse a della far·in ge nasale ILubercolosi e sifi lide nasale, tumori della far inge nas~tle); e fin al me nte, in una a ppendice, è svolto in modo completo l'argomento della r inoplas tìca e quello tutto moder·no della


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RIVISTA BIBLI•O GRAFICA

correzione dei na!<i dt>fnrmi. Il vol ume si chiude con una r icchissima biblio· g r a_IÌa italiana, per la quale l'autor e mer·ita una parola speciale d'encomio, f!iar.ché, & ditfer em:a del la maggior par·tt> dei nostri scrittor i, che si com piac· ciono di mettere i::l priu1 a linea i lavori deg-li str anieri, egli volle fa r ci conw;cPre quali e quante !<ian l e pubblio•zioni italiane intorno agli argomeuti da In i trattati nel libr·o: pubblicazioni che. per numer o e per importa nza, aggua· gliano - se pur· non !<Uper uno - quelle di altri paesi. L 'oper·a dt!II'U::;tino, scritla ron quella !<ernplicità e quella chiarezza che, fino 1.1 pochi . anni addietro, era n pr t>gio 'JUH!'\i esclusivo de!!li I nglesi, completa in og-ni sua parte, moder na nell'indir·izzo, pr·al ica nelle indicazioni terapeutiche e operator·ie, r·ius•·i r•à utili:>sima non sol tan tq ugli special isti, ma altresì ai medici gener ici, i quali non st>mpr·e hanno il tempo e il modo d'andar cercando qua e là nei trattati vnlumi no;:;i ,Jj chtir ur•gia luUo ciò che loro interessa di conoscer e intorno alle malattie chiru r~.iclre del naso e delle cavi la accessot•ie. TROMDETTA. Ooll. HAt.. rAELE GATTA, pr·ofcss(,r·e pareg~into deii'Univer·silil di Napoli .- Com-

pendio di medlolna legale compilato secondo nnaegnamento unlversltarlo. - Napol r, Jov.ene 1!)116. Un vo l. in 16" di pag. 2ìU, L. 4. L'autor~ non ha pr·eteso di fare un tratta:u comph·lo, lo dice da sé la piccola mole del libro. È un compendio, chraro ed. or dinato, del cor so di lezioui da lui t enuto c.di'Uuiver·,.ità. L'A. Jice di aver·e nvuto soltanto l'intento di agevolare gli studenti che si debbono pl'~sentare Hgl i e~am i dì medi cina lega le. llliilro per ò può anche servi r e uli lm t>nle come aide-m•:moire al medico eset•cente, poiché non è mai perduto di vista il crilt•rio prutico. Chiude il volumelto una serie di moduli ui rap· por·li e peri zie, ed una succinta, ma or dinata biblingr·afia .

Dott. ToMMASO M ANGIOLI. -

Malattie 4ell'oreoohlo, del naso e della gol&. -

M ilauo, H oepli Ed. 1907. L. 5/.ltl. La scienza otorin olarin~o iatrìca, r•ap11 lamente addrvenulaasomma perfezione, è la branca oggi di moria. Se tal uno c r~'de o mostr·a cr ede re ehe essa non esiga conoscenze molto e!<tese ed acute, e che la tecnica si li miti agli ~pecchi e ai tamponi e l a chir urgia al l er mocauterio, al la curetta e al polìpolomo, o erra o vuole_consapevol m·~ nle er·rar e. N on vi è special ità che I'iveli ogni gior no tanti nuovi rapporti col r esto dell'oq:ranismo e che richieda più ampie & profonde c..:o::rn izioni delle altre branche della medicina, f)Uali la neuropatologia, la dermato l o~ia, l'oflalrnologia, l a pediHLt·ia, la medicrna ~enerale e la chi rurgia generale. L ' otor inolarin goiatria por·ta a lutle il contr·ibuto delln !'\IJS per fezione nei meni di indagine e di terapia e il vanta~gio suo nello ;o.tubilir·e dei dati pr ecisi. ~i nella diagnosi che nel la ter apia, é tutto diperrMnle da questa singol are pr·er·ogoliva: che, benché si occupi di Or l!'ani in ma!<sima parte ~oltr·alt i all'ispezione dir etta, raramente per de In pos~1b ililti. del eontr ollo e dell'os!"er vazione scientifìca. Un cosi !'\egnaIalo grado di perfezionamento è dovuto all'opera molteplice di una serie di elet· tissimi in ~o>gn i, i quali, aaralli da l fascino di tJuesli Ol'gani poco conosciuti,


MISCELLANEA

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hanno consacr alo allo studio di essi lulta la lol'O alli "i là !>Spiente e fortunata. Il dottor Mancioli ha compehùioto in un · pic<.:C1Io tratlalo lutto quanto può ser·vire alla pratica :;riornaliera delle malattie dell'orrcchio, del naso e della !ZOla. Il lavoro del Mancioli è uno di quelli cb e nelle nostre d·tsei fJiine hanno l 'intento di dare, con metodo obbiettivo, ciliare, praliclw e fondamentali irlee e uozioni di una data branca, intento questo che il nostro coll ..ga ha brillantemente r·a g giuoto, poiché il lavoro soddisfa egTe:;riamentc ol bi;oogno di porre oLtime basi nella mente di chi si accinge allo studio della noslr·a srer.ialita. Se il testo merita ogni encomio, anche le fi~ur·e di cui s'adot•na esi gono sincero elogio, poi•;hé sono oltremodo chiare, e scelte CO!';t sapientemente da dare un validissimo aiuto a chi s'appr·est a allo sludio di qut>sla bella bt•anca della medicina. P. CASA L t.

MISCELLAN EA . Medici militari nei papiri egiziani. - Il volum~ di r·ecente ·pubblicato in Jnghil· tcrr·a di papiri egiziani trovati negli scovi dd villag~io Hibeh nel Ft~youm contiene due documenti relativi al pAgamento diretto ùi una tossa pei medit:i. Uno ,Jì questi contiene l a promessa che un fornit .. r e milibll'e fil ad un medico di pagar gli la ta:;su cOn!'iSlente in 10 artabae (l) eli olyra (<:ea mais?) oppure io 4 dramme (2}. Il documento è dell'anno 218 a. C .. L'altro, ricavato anche dagl'involucri d'una mummia, contiene la ri cevu ta del pogameo to della ta>:sa. L'imposta pel mantenimento di medici pubblici tr ovt~si notata nei papir·i editi precedentemente, ma finora non era nolo che essa fosse direllamente pagata al medico. Un altro papiro di duta ptù r eo·nte, t•imontnndo e-.so all'anno HO d. O. contiene la domAnda del medico Marco Valer·io Gemello, tHndenle aol otloner e l'esonerazione dal servizio a causa di mal!ltLia: egli invocll a suo favot·e i pr ecedenti di altri medici Sembra che i m edici non fossero molto for tunati nelle loro domande d i esenzione percha un mezzo secolo più tardi si trova la l'elazione d'un !Ziudtzio in leolato contro un individ ui) che aveva chiesto di es::er·e esoneralo da un pubblico servizio esercitando egli la medicina: il giudice pretese una pr·ova sctenlifìca del suo asserto. . Un altro papiro del 52 d. C. parla della riforma d'un sold;.~to- T rifone tiglio di Diooisto- percltè affetto da calaraLta e d<' cortll visto: l'e,amo fu praltcato in Alessandria d'Eg itto d& un medico della legione. Medaglia Maurlzlana. - Con recente decreto il comm. dott. Gt•isolia, maggiot· generale med ico della R. mar·ina è sta to insignito della meclaf{lia cl'oro per dieci lustri di servizio . Sieno gradite all'illustre capo del cor po sanitario marittimo anche le nostt·e congratulazioni. (l ) Al'laba misura equivalente al medimno attico= litri 5t circa: serviva per In mbn ra olei crre;.>Ji.

(~) Una dramma equivale a lire 0.93.


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JdOVH!ENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS FARMACEUTICO.

Necrologio. - Il 29 gennaio moriva in Cagliari, sua pa~ria, il dott. GAETANO LAt, medico capo nell'esercioo, in riposo dal 1868. Il dott. Lai et·a a buon diritto il decano del corpo sanitario, per fatto d'età. esseudo na to il 6 gennaio 1R14. Er a quindi già entrato nel 94° anno. Ecco i dati principali ùel suo stalo di se rvizio: Allievo chirurgo il 25 giugno 1837 - Laurealo in chi rur~ia il 6 luglio 1841 - Chir·urgo magl!iore in 2', 24 ag0sto 1841 - Laureato in medicina, 7 marzo 1844 - Medico di T"eggimento, 30 otoobre 1850 - Medico divisionale, 2 luglio 1859 - Medico capo, 31 dicembre 1863. C•)llocato a ri poso per sua domanda per anzianità di servizio e pet• ragione di eta, 22 aprile 1868; Campagne di guerr a 1848- '1849, 1855-1856, 1859-1860-1 86 1 e 1866; Menzione onorevole al valor miLitare per essersi distinto nel fallo d'armi di Mage nta il 4 giugno 18f>9; Medaglia d'argento al valore militare per esser si distinto nella giornata del 2!t giugno 1859 a S. Martino; Cavalieeo di S. Maurizio e Lazzaro per l'attività con zelo e la capacità colla quale s i adope1·ò senza r iguardi nel servizio durante la campagna' d'Ancona, ed in specie a Castelfidardo; Cavaliere dell'Ordine milit'lre d i Savoia per ave1·e in og-J')i circos tanza e . specialmente il12 novembre 1860, solto Gaeta, diretto con intelligenza il ser vizio d'ambulanza sping;endosi solto il fuoco nemico; Il dott. Lai ha conservalo fino agli ultimi m omenti della sua vita una perretta lucidila e vivacità di mente e di spirito. Mante nne sempre , durante i quasi quaranl'anni del s uo riposo, un aiTello s in cero pel corpo sanitario, della cui storia anedotlica costituiva egli stes:-:o una fonte inesau r ibile di documenti.

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dispense N. 3 a 8 del llollellino uflìciate delle 110mì ue).

Ufftolall ln aervlzlo attivo permanente. R. Decreto 15 dicemb r e 1906.

Capitani medici pr·omossi maggiori: FARALLI cav. Celestino, Hl at·liglieria campagna. - Destinato ospedale Fir·enze. At.LOATTI cav. Benedetto, infermer·ia presidiaria Foggia. - Continua come sopra (dichiaralo promovibile a scelta). Tenenti medici pr omossi capitani: Cossu Alberto, ospedale Cagliari. De!"tinato 4 artiglieria campagna (a scelta) • .DE MARIA Nicolò, reggimento ca valleggeri Umberto l. - Continua come con~ro.


MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PlmS. FARMACEUTICO

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PaLmERI Raffaele, ospedale Cat.anzezo. - Pestinato 21 fanteria (dichiarato pr omovibile a sceLta). ·GutNERJ Bartolomeo, scuola cavalleria. - Continua come contro (dichiaralo promovibile a scelta). "R. Decreto 20 dicembre 1906 . • ANDOLO cav. CostanUno, colonnello medico ispettore sar1ilà m ilita re. -Collocato in posizione ausilia ria per ragione di e tà , con decorrenza per g li assegni dal "1° febbraio 1907. R . Decreto 30 dicembre 1906. BAsso Ermenegildo, sotlotenen tc medico ospedale Novat·a. -Collocato in a spettativa per infermita temporarie non pt·ovenienli dal ser vizio p<:! r la durala di quattro mesi. Determina:.ione Minister iale l i !tennaio 1907. GuALOI Carlo, capitano medico 21 fanteria (comandato ospeda le Napoli). Tras ferito 11 fanteria, continuando comandato com e sopra l\fAuru cav. L uigi, id. ospedale Firenze.- TrasfP-rito Hl artiglieria campagna. CAMBONI Francesco, id. 4 bersaglieri- I d. direzione san i là VII cor po armata. FARRONI t:nrico, id. direzione sa:1 ita VII cor po armata (comandato o~pedale Roma) . - Trasferito 6 fanteria, continuando comandato come sopra. PoMPONI Enrico, tenente medico 4 fanteria . - Trasf.~ l·ito 5 fanteria. MATTIA Michele , id. ospedale Caserta. Id. 7 id. R. Decreto 24 gennaio 1907. FERRERO 01 CAVALLERLEoNE ca v. L uigi, colonnello medico di rettore sanità militare I cor po d'armata. - Esoneralo dalla cat·ica e nominato ispettore di sanità militare. R. Decreto 6 gennaio 1907. Dt NoLA Angelo, sottotenente medico 3 artiglieria fortezza- FALCHI Lu.igino, id. reggimento lancieri Vittorio Emanuele II. - Promossi tenenti medici continuando come sopra, con decorrenza per gli assegni dal 1° febbraio 1907.

R. J!ecrelo 13 gen naio 1!)07. Busso NE-C ~uATTONE ca v. Antonio, tenente colonnello m edico direttore ospedale Livorno. - P romosso colonnello medico e norr,inato direltore sanità militare VI II corpo armata, con decorrenza per gli a ssegni dal 16 gennaio 1907. GiUSTtNt Celso, tenente medico ospedale Venezia. - Coll ocato in congedo provvisorio con decorrenza per gli assegni dal 16 id. R. Decreto 17 gen11ai? 1907. BoccoNI Attilio, lenente medico in a spettativa per infermita non provenienti da cause di servizio pe1· la durata di un anno, a Roma. (R. decreto 18 gennaio 1906). - L'aspettativa di cui sopra è prorogata pel" la dura ta di un anno.

Farmaol•tl mWta.rt. Determinazione M inister iale 21 febb raio 1907 . Mlcc•uNI Antonio, farmacista 2a classe, ospedale Genova. - Tr asferito infermeria presidiaria Cremona . TooERINI doLL. Teodoro, id. 3' id. id. Alessandria. - · Id. ospedale Genova.


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liO'VlllENTI AVVENUTI NEL CORPO S,\NIT. E NEL PERS. FARMACE UTICO

UFFICIALI Ili CONGEDO.

Ufficl&U in poalzlone di servizio &u.slllarlo.

R. Decreto 23 dicembre 1906. Tenente colrìnnello medico promosso colonnello. PERSICIIETTJ cav. Carlo, disti·etto Frosinone.

Delermina;;ione Ministe riale H .feubraio Hl07. Jzzo Giovanni, capitano medico dist.retto Salerno.- Trasferito distretto Napoli per t ambio di r esidenza.

ONORIFICENZE nell'Ordine del Sa. lll&orlzlo e Lazzaro.

Concesse per la ricorrenza della festa dl S. Maurizio 1907. R . Decreto 13 gennaio 1007. IN CON~IOERAZ!ONE DI LUNGI·I I E IJUONl SERVIZT.

Cavaliere. BtMA cav.

M auri.-io, tenente colonnello medico vice direttore scuola applicazione sanità militare. BILE cav. GiOI'a nni, maggior·e m ed ico ospedale militare Napoli.

R . Decreto 17 (Jt!nnaio HJOi, su pr oposta tlel Ministero degli a.Oàri esteri. CHELESCHI cav. Camillo, capitano m edico 7!) fanteria (Creta). R. dec reto 27 gennaio 1907.

In r icorrenza delta festa di S. Maurizio. PE.R SPECIA L E BENEMERENZA.

PACE r.av. Luigi, capitano H. corpo tJ'Uppe coloniali.

Defunti. MAGGIO Al&erico. capitano medico riserva, distretto Ver ona. - Morto ad Isoladella Scala (VeronA), 2f> ~enna i o Hl07. RooiNJ M ichele, iarmacista militare di 1" cla sse, infer meria presiòiaria Cremona. - Id. Cremona, il 2H id. ARENA-MACELLI cav. Gc.etano, maggior e generale medico, non più inscritto nei ruoli. - Id. a Torino, il 16 agosto 1006. FisSORE r..av. Francesco, colonnello medico r·iserva, dislrello Torino - Id. a Torino, 1'8 f~bbraio HlOi.

-=--·Il R o dattoro

D.r RlDOLk'O Livi, maggiore medico. Il Dirct toro

Dott. GxovAXNI RANDO!'<EJ magg. generale m edico ispettore. (6071) - Rom3, 1907 - Tip. E. Voghera.

GIOVANNI SCOLARI, Gerente.

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SOCIETÀ DI PREVIDENZA TRA GLI UFFICIALI DEL R . ESERCITO E DELLA R. MARINA NEL REGNO D'ITALIA. - Riconosciuta come Ente .Morale con R. Decreto 8 novembre 1892, N. 0 DCCCIX, Premiata. con Medaglia. d'argento all'Esposizione generale italiana di Torino del1898, con quella. d'oro all'Esposizione universale di Pa.rigi del1900 ed a.ll'Esposizione regionale operaia. di Roma. nel 1902-1903. - Rom.a, Pinz::n B enedetto Cairoli, 117. Presidente onorario: S. M. VITTORIO EMANUELE IIT.

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La. Società assicura una pensione vitalizia od un capitale in caso di morte, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3, (pensione e capitale possono accrescersi aumentando il contributo mensile); - provvede assegni vitalizi sia differiti, sia immediati; - converte in vitalizi le assicurazioni sulla vita dei Soci e dei loro congiunti; concede sussidi ai Soci, alle loro vedove ed orfani, e borse di studio ai · figli; - accorda mutui ai soci con semplice cambiale senza che occorra firma di avallanti. - Nessun'altra Società congenere, nei limiti delle operazioni suesposte, può gareggiare con essa. Informazioni, Statuti, Tabelle possono aversi presso la sede della Società, Roma, Piazza Benedetto Oai?·oU, 117 e presso i suoi rappresentanti. Per iscriversi come Socio, rivolgersi alla sede indicando la data ed il luogo di nascita. del richiedente e l 'operazione che intende eseguire. Situazione al 1° novembre 1905.

Capitale assicurato per indennità in caso di morte . ~ . L. {,489,027. 08 Capitale annuo assicurato per pensioni vitalizie . . . . , 398,057. 95 Ammontare della riserva effettivamente accumulata . , 680,973.03

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GIORNALE MEDICO DEL REGIO

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ANNO LV - 1907

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FASCICOLO III

31 :MARZO

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IUGIII&LI. . . . . . . . . . Pag. t tit ~e~c~nt_o ~ls~e'Jola~c~ d~ll~ ~ut~p~le. ~e~ui~e _ne~ s_et~en~t~ ,. ti6

lamperl. - La neurite ottica nelle afTezlon·i endocraniche

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CASUISTICA CLINICA, Famnl. - lo torno u n aneurisma dell'arteria celiaca sor· mCJntante .u n più Ta~to ed auLico aneurisma dell'aorta . . . . . . . • . t 9'7 at't'I8T.t. BI GIOaliAILI ITAILI~I'II ED li!8TEal. RhìSta 4l ~evr~patologla, pog. tm, - Rivista di chirurgia generale, pag. ~15. - R!'!~ta di cbiJ'tlrgta di guerra, pag. Ul. - Rivista di oto-rio()olaringolatria, pag. it3. - R!Vlsta di oçullsUca, pag. tUI. - RiviSta di anatomia e ftsiologia normale e patologica, pag. stt. Rivista 4l malattie Yeoeree e della pelle.. pag. H3.- Ri?lsu. di medicina, le11ale, pao. t~. Rivista ~lbl!ograftca, pag. t 31S. - Necrologio,1!ag. us. - C,?nf~renze scientlllch~ degli ospe· dali mlhtar1, pag. t36. - Movimenti a v venuti nel Corpo :>amtario e nel Pe·rsooale Farmaceotlco, pag. !39.

( V. l'Indice mU'lnteJ'llo dùla ~op,-,.na)

DTREZJONE ED A:MMINISTRAZ.CONB

ROMA · Pal.u:zo del Ministero della Guerra, VIa XX Settembre • ROIIA

-

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INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI IT AI.U.NJ ED ESTERI

RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA.

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Pag.

~

Lenormant. - Bilancio attuale della sutura delle ferite del cuore • Gra8tr. - Sulla t ecnica delle operuionl radicali delle grosse ernie ombelicali e delle ernie deUa parete addominale • Clgnoul. - Il mor bo di Hodgk:in e la tubercolosi a rorma neopiastìea delle ghiandole !infatiche .

Pa,g.

~05

Conllgllo. - Psicologia e clinica dei lobi prefrontall .

RIVI STA DI CHIRURGIA GENERALE.

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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA.

luc:as-Champlonnlère. -

La medieatura cd Il metodo antisettico in guerra

. Pag

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RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOIATIIIA. Casali. - Il rinoflma Ostino. - Sul disturbi d'oculomotricita per lesioni del labirin to non acustico

Pag.

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!!15

RI VISTA 01 OCULIST!CA.

' conginnlivlte acu ta . Duane. -Tipi batteriologici di

•

Pag. Sl6

RIVISTA 01 A~ATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA. f'apale e Landolll. - Metodo per l'esame completo della !lìgestìone intestinale

• Pag. flt

RIVISTA 01 MALATTIE VENEREE E DE.LLA PELLE. Lendltl. - Le nuove ricerche sulla ozìologia e la pat ologia sperimentale della 8ifilide

. · Pag. tt3

RIVISTA. 01 MEDICINA LEGALE. Stln. - L'alcoolismo acuto e la sua valutazione penale, con particolare riguardo al sorvlzio militare Pag. \!t6

RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Tarclltttl e Go~tla. -

Microscopia e batteriologia clinica .

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Pag. i3S

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NECROLOGIO. Sll"lo Borell& • Kagenlo Francbinl

pag. \!35

CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI !diLITARl.

Pa!J. t36

MOVIM&NTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE FAIUIACBUTICO

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MEMORIE

ORIGINALI

OSPEDALE i\IUITARE DI BOLOG~A

LA NEURITE OTTICA NELLE AFFEZIONI ENDOCRA NICHE

Conrerenza sclentillCA lAttA agli uflleiali merllci ;lei presidio rli Dotog011 il 9 febbraio 1907 dal dottore Gaefano 8amperi, tenente medico

Molte malattie che si svilu.ppano nel cervello si manifestano con un complesso di sintomi così poco ben definito, che riman:ebbero per lungo tempo ignorate, se l'esame oftalmoscopico non ci permettesse di sorprendere le alterazioni di vascolarizzazione e di nutrizione del contenut~ endo-cranico, che si ripercuotono necessariamente nel bulbo ocn~a.re. E perciò che oggi il reperto oftalmoscopico è riconosciuto di tale Importanza per la diagnosi delle malattie nervose, che l'esame clinico dell'occhio è ormai divenuto necessario in tutte le affezioni cerebrosp~a.li. Disgraziatamente. però la difficoltà dell' interpretazione di alc~nt fenomeni ha fatto sorgere una serie di teorie e di discussioni, che st mantengono tuttora vive pe1· ciò che riguarda più specialmente la neurite ottica da causa encefalica. Ttirk e De Graefe furono i primi a rivelare ]a presenza di alterazioni vascolari nell'estremità intra.-oculare del nervo ottico in rela.ztone coi tumori cerebrali. Essi misero allora il fatto in rapporto con l'aumentata. tensione in tra-cranica, che in tali affezioni necessariamente si verifica, molto più che l'esame microscopico niente di anormale rivelava. da parte del nervo ottico, e perciò classificarono ·i cambiamenti morbosi dell'occhio, dipendenti da quelli della cavità cranica, come dovuti a stasi papillare. E questa stasi non aveva bisogno di risultare d~ una compressione esercitata direttamente sul nervo, ma ogni riduZlOne dello spazio intracranico, doveva, secondo essi, comp1·imere il ~eno cavernoso e portar seco una stasi nelle vene eù in seguito una Infiammazione del nervo ottico, nel momento del suo passaggio attraverso l'anello scleroticale. Ma questa teoria che aveva fatto clelnervo 11 - Giornale 1!U!dleo.


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LA NEURITE OTTICA NELLE AFFEZIONI ENDOCRANICHE

ottico un manometro cerebrale ricevè il primo colpo dallo stesso De Graefe, che l'aveva ideata, il giorno in cui egli dimostrò l'identità del

reperto oftalmoscopico della papillite dei nefritici con quella degli individui affetti da tumore cerebrale (De \Vecker). I sostenitori della vecchia teoria della sta.si papillare cercarono allora giustificare tutti i fenomeni coll'evoluzione più o meno rapida dei tumori, colla coincidenza, talvolta osservata, del neoplasma sul seno cavernoso e sul nervo ottico ed ammisero anche una meningite concomitante al tumore per spiegare come alla stasi papillare, per riduzione dello spazio intracranico, si poteva anche accompagna.re una papillo -retinite per neurite discendente. Finchè Sesemann venne a. dare. il più serio colpo a questa teoria, dimostrando non esser possibile una sta.si venosa per il fatto che, esistendo una larga comunicazione tra la vena oftalmica superiore e la vena facciale anteriore, nessuna compressione anche diretta del seno avrebbe potuto portar seco una stasi papillare. Vennero così fuori una serie di studi che dimostrarono fantastico l'ostacolo di circolazione di ritorno dell'occhio. Il nervo ottico infatti, tra il chiasma ed il forarne ottico riceve i suoi vasi nutritivi dalle arterie intra-craniche, mentre nel suo tragitto orbitario i suoi vasi vaginali sono di provenienza tutt'affatto orbita.ria. La sua ricchezza vascolare in vicinanza del globo oculare dipende da tre ordini di vasi: vasi vaginali, vasi scleroticali e vasi centrali. I vasi vnginali costituiscono lungo tutto il tratto del nervo ottico un reticolo continuo le cui fini ramificazioni penetrano nel nervo, decorrono nelle tra.becole che separano le fibra nervose e provvedono alla nutrizione di queste. I vasi sclerottcali, provenienti dalle ciliari corte, si comportano come quelli vagina] i con i q nali si anastomizzano per concorrere alla vascolarizzazione dell'estremità oculare del né'rvo in parola. I va.~i cent1·ali, formati dall'arteria e vena centrale, danno una vascolarizzazione assile al tessuto del nervo a partire dal loro percorso nel nen·o medesimo, mentre prima della loro penetrazione sono i vasi vaginali quelli che provvedono alla sua nutrizione. Mentre adup.que il sangue arterioso condotto dall'arteria centrale provvede alla vascolarizzaz ione assile del nervo, alla papilla ed agli strati più interni della retina, il sangue venoso di ritorno da queste parti si versa nel reticolo Yenoso della vena centrale e nelle vene vaginali. La vena centrale poi si sca.rica d'ordinario nel seno cavernoso, dopo aver dato una branca anastomotica alla vena oftalmica super'i ore e dopo aver contratte altre anastomosi colla vena oftalmica inferiore e col reticolo venoso della guaina del nervo ottico. La vena oftalmica superiore riceve poi, prima di attraversare la scissura orbitaria per


LA NEORITE OTTICA NELLE AFFEZIONI ENDOCRANICHE

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:Sboccare nel seno cavernoso, oltre le vene lacrimali, del seno frontale -e le ciliari lunghe, anche la. v~na. angolare, che rappresenta una. larga ~omunica.zione tra i vasi della faccia e dell'orbita.. Ora., secondo Sesema.nn, lo scolo del sangue della vena oftalmica. .superiore si fa ugualmente bene, tanto nel seno cavernoso, che nella vena facciale, anzi la maggior parte si versa (secondo lui) per la vena facciale, ragione per cui non ò possibile una. stasi papillare per ostacolato deflusso del sangue nel seno cavernoso. Ciò malgrado la teoria della stasi papilla.re, che passando sopra. qualunque lesione del nervo spiegava. la nevrite ottica da causa en·Cefalica colla riduzione dello spazio intra-cra.nico, non venne abbandonata., tanto più che le ricerche di Schwalbe sui rapporti delle vie !infatiche tra la. cavità. cranica e quella dell'occhio aprirono una novella via per spiegare la pa.pilla da stasi senza. ammettere una neurite discendente. Secondo tali ricerche esist.ono intorno· al nervo ottico degli spazi linfatici designati col nome di spazi intervaginali, suddivisi in spazi -Subdurali e aubat·acnoidali che rappresentano la continuazione diretta. degli spazi corrispondent i della cavità cranica.. La guaina piale poi abbraccia i fascet ti nervosi formando un reticolo linfatico capillare intorno ad essi, in comunicazione con la grande via linfatica. intervaginale. Dimodochè si viene a. trovare nel nervo ottico una corrente linfa.tica intrafascicolare, una corrente sub-piale, una sub-aracnoidale ed una sub-dura.le e sopra-durale. La corrente intra-fascicolare e subpiale rappresentano la circolazione linfa.tica propria del nervo ottico ; la corrente sub-aracnoidale e sub-durale1 la intra-vaginale del nervo, ed infine la corrente sopra durale, la extra vaginale. Tutte queste correnti comunicano tra di loro, ma. conservano una certa indipendenza in modo che la circolazione intra-nervosa e retinica si può effet tuare colla cavità cranica, anche quando sorgono ostacoli nelle vie linfatiche ·eKtra-nervose. Ora, partendo da queste conoscenze, lo Schmidt ammise la possibilità che in seguito all'aumentata pressione intra-cranica, il liquido cerebro-spinale potesse esser·e cacciato negli spazi intravaginali, discen·dere nella. guaina del nervo ottico e portare seco non solo una stasi papilla.re ma anche una nevt·ite da stasi . L ' idea dello Schmidt godè subito nn grande fàvore, tanto più che una vera idropisia della g uaina era. stata scoperta. dal De-Graefe e segnalata da Stellung. E il :Parina.ud insistè in seguito su questo fatto ammettendo l' identità tra l'edema del nervo e quello del cervello, e sostenendo che l' idrocefalo porta se0o la neurite ottica in grazia dell'edema cerebrale. Mù allora come spiegare uno stato di assoluta in-


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LA NEURITE OTTICA NELLE AFFEZIONI ENDOORANICliE

tegrità. della funzione visiva, tanto frequentemente riscontrata, se l& fibre nervose dovessero subire una compressione ed imbibizione tale da determinare una nevrite? E come spiegare il fatto di vedere difettare la papillite, mentre poi l'idropisia della guaina ha fatto tant6· più spesso difetto quanto più evidenti erano i segni della neurite discendente? Ora senza nega.re uno stato idropico della guaina determinato dalla pressione intracranica e dalla comunicazione del liquido intra-vaginale col cefalo-rachid iano, nessuno fino ad ora ha riscontrato un rigonfiamento idropico tale da provocare un' ischemia, come purenessuno ha riscontrato un edema puro e semplice senza alcuna alte· razione del nervo, fatti che insieme all'integrità. della funzione, tantospesso osservata, stanno per un disturbo moderato della circolazione. A ciò si aggiunga che il Deutschma.nn, Mauz e Schulten riuscirono ad iniettare nello spazio sub-durale ed extra-durale una massa di liquido non riassorbibile e ad elevare gradatamente la pressione pit\ di quello che mai siasi riscontrato nell'uomo e malgrado si trovasse lo spazio intervaginale fortemente ripieno, pure il nervo ottico e la. papilla non presentarono mai segni di infiammazione. Adunque l'esagerazione della pressione non è per sè stessa sufficiente a determinare dei cambiamenti anatomici durevoli, se non si danno al liqnido, che invade gli spazi linfatici del nervo ottico delle qualità irritanti, dovute ai prodotti di scambio della neoplasia, prodotti che, arrivando negli spazi intervaginali del nervo, possono determinare una papillite coll'immagine oftalmoscopica _della papilla da stasi (Le ber• Gowers). Il Deutschmann intraprese in seguito una serie di esperienze inoculando prima culture diluite di stafilococco e poi materiale tubercolarenello spazio sub-durale di alcuni animali e vide che allorchè i germi infettivi a~·ri\-avano nello spazio intervaginale del nervo ottico veni· vano a determinare una papillite del tipo della stasi papillare. Ciò che lo spinse a sostituire le colture di stafilococco con materiale tubercolare fu il fatto che colle prime gli animali spesso morivano prima che l'affezione oculare avesse potuto svilupparsi, mentre la materia tubercolare, di azione molto più lenta, gli permetteva di assistere allo svolgersi della papillite. Ecco dunque come anche i dati sperimentali concordano nel non attribuire alcuna importanza alla semplice sta.si per pressione ed a Ti tenere l 'affezione della papilla come l'effetto della azione dei germi, ov•ero dei prodotti di scambio della neoplasia capaci di determinare un'infiammazione, allorcbè col liquido cefalo-rachidiano, possano arrivare negli spazi intervaginali del nervo ottico. Secondo questo modo di vedere agevole riesce lo spiegare l'insorgenza della papillite negli ascessi cerebrali. E se tale manifestazione


LA NEURITE OTTICA NELLE AFFEZIONI ENDOCRANICllE

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-assai spesso non si produce ciò è dovuto all'incistamento dell'ascesso che preserva così i dintorni dell'anello sclera.le dall'infezione. Il caso di àSèèSSò cerebrale riportato dal Grocco nelle sue lezioni è nn caso splendido di papillite concomitante all'ascesso. La spiegazione però data dal dotto clinico di Firenze, che ammette che, in una pous.see, il male abbia potuto esercitare direttamente la pressione sui nervi ottici e far~ insorgere la neurite, non mi pare la vera, perchè in molti di tali casi non ha luogo una grande esagerazione della pressione intra-cranica, prendendo il pus il posto della massa cerebrale distrutta, mentre sono i germi infettivi che l'ascesso racchiude, che pro·paga.ndosi colla corrente del liquido cerebro spinale erl arrivando negli spazi vaginali del nervo vengono a determinare la neurite caratteristica. Nel caso speciale infatti male si spiegherebbe la stasi papillare per semplice compressione sul nervo quando l'anatomia c'insegna che i vasi va.ginali della porzione orbitale del nervo sono di provenienza orbitaria e che i vasi centrali penetrano nel nervo dopo il suo passaggio attraverso il forarne ottico. - Bisognerebbe allora ammettere una lesione del nervo nel punto della compressione per spiegare tutti ifenomeni; ma in tal caso se si spiegherebbe la istantanea manifestazione dell'amaurosi, non si spiegherebbero i fatti oftalmoscopici concomitanti, richiedendosi un certo tempo prima che la neurite degenerativa discendente dia il suo reperto oftalmoscopico, che in ogni modo si annunzierebbe con i fatti dell'atrofia semplice, come nel caso di Miche], e mai con il reperto della papilla. da stasi. E se così non fosse perchè nou dovrebbe verificarsi per la stessa ragione la stasi papillare nei casi di emorragia cerebrale, dato il rapido aumento della tensione endo·cra.nica '? La riprova di quanto si è affermato l'abbiamo del resto nel caso riportato dal Dieulafoj nel suo manuale di patologia interna. Si tratta di un uomo affe.tto da ascesso cerebellare svoltosi acutamnnte ed in cui l'esame oftalmoscopico riuscito negativo una prima volta, fece rilevare dopo qualche giorno una neurite ottica dal lato della lesione e delle emorragie retiniche dal lato opposto. Ebbene qui non si può invocare l'aumento della pressione come causa della retinite giacchè l'autopsia. non rivelò altro che nn ascesso cerebellare unico della grandez:&a. di una nocciuola, neptamente localizzato nella sostanza bianca del lobo deHtro del cervelletto, essendo stati riconosciuti normali il {!ervello, il mesencefalo ed i seni venosi . Molto interesse offrono anche pel nostro assunto i dati oftalmoscopici rilevati dal Grocco a proposito di una trombo-flebite suppurativa dei sem cavernoso e petroso inferiore ed in cui la necroscopia fece ri-

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LA NEURITE OTTI CA NELLE Al<'FEZlONI ENDOCR ANICHE

soontrare oltre la trombosi dei seni citati, la suppurazione lungo i nerv~ ottici. E tale interesse deriva dal fatto che nel caso'in parola, per la . papillo-retinìte riscontrata non è possibile invocare il comune meccanismo dell'aumentata tensione entro-cranica, essendo evidentemente la neurite stata determinata dal trapianto flogistico nella guaina dei nervi ottici, così come il Deutschmann aveva sperimentalmente dimostrato. Anche per ciò che riguarda i tubercoli la cosa non presenta nulla di sorprendente. essendo qui come altrove la papillite dovuta al traspor to degli elementi infettivi del processo neuplastico ed alloro trapianto nelle guaine del nervo ottico. D el resto non vediamo noi forse in altre regioni del corpo la presenza di deposi ti circolari eli venire causa d'infiammazione a distanza più o meno granùe dal focolaio principale? E ciò senza contare che è affatto superflua la presenza del bacillo tubercolare, bastando le semplici tossi ne a detoerminare una infiamr~_1azione dell'estremità oculare del ner\O ottico, come risulta. anche dall'esperienze su riportate del Dentschmann. Anche il caso d i meningo-encefalite tubercolare illustrato dal Grocco ed in cui l'esame oftalmoscopico f~0e rilevare i segni evidenti di un'incipiente· papillite, viene a confermare la nostra tesi. La casistica al riguardo del resto è numerosa, ed anche in questo ospedale abbiamo avuto uÌl caso di gono-sinovite fungosa, a cui tenne d ietro, malgrado l'amputazione, una tubercolosi genentlizzata ed in ultimo una meningite tubercolare con cefalalgie violente e nel quale constatammo una neurite ottica senza altra lesione del fondo oculare. Per ciò che riguarda le gomme è clinicamente ammesso che simultaneamente ad uu deposito di gomme nel cervello e nei suoi involucri si può riscontrare anche una papi llite gommosa come pure nessun dubbio offre il fatto dell'infiltrazione gommo:>R. nei nervi ottici. Il Grocco nelle citate lezioni riporta numerosi C<"tSÌ di si fili de cerebrale con concomitante neurite ottica. Egli però a proposito di una grossa gomma del cervello insiste sulla differenza della neurite dalla papilla lla staf'i. Ma cosa è in somma questa sta.si papillare concomitante alle affezioni endo-craniche se non un sintoma precursore della papill.ite'? Può questa stasi rimanere sempr(' allo stato d ' irrita~ione senza che sorga mai un segno che ci autorizzi ad impiegare l'espressione di papillite:> Ma dov'è, domandiamo col De \\"etker. il limite tra initazione ed infiammazione, se lo stato funzio nale non ci può servire di. guida? La verità è che qui come nelle altre affezioni endo-craniche,, i tumori compresi, si tratta di affezioni infiammatorie dell'espansione intra-ocula.re del n ervo ottico, determi,11ate da prodotti di natura chimica o parassitaria capaci di suscitare un processo infiammatorio.


LA NEURITE OTTICA NELLE AFFEZIONI E;)IDOCRANIC.HE

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Colla stessa causa infettiva si spiega la papillite consecutiva alla meningite basillare ed a qualunque altro processo meningeo. E se talvolta nella. meningite cerebro-spinale-epidemica i disturbi oculari non concordano con una. pa.pillite è perchè tale forma acuta uccide rapidamente prima che i sintomi infiammatori dal lato del ner"ç"O ottico abbiano potuto presentarsi, mentre ci'albra parte lo stato convulsivo o comatoso rende talvolta molto difficile un esame attento ed accurato. E veniamo ora ai tumori cbrebrali. La. nevrite ottica è da tutti riconosciuta di grande valore per la diagnosi dei tumori cerebrali: la papilla dapprima iperemica, con le vene centrali più voluminose e ftessnose e con le arterie più assottigliate, perde in seguito la nettezza dei suoi contorni, s'ingrandisce, diviene prominente per la presenza di essudati e si circonda spC':;so di piccole emorragie. Il processo infiammatorio oltrepassa tal vola i limiti della papilla e si estende alla retina, venendo oosì a determinare una neuro-retinite. Da questa semplice descrizione chiaro emerge come nessuna differenziazione sia possibile tra questa forma di neurite e quella che si riscontra nelle affezioni renali. Eppure malgrado i fatti clinici ed i dati sperimentali, patologi eminenti (8trumpfel) e clinici illustri (Grocco:llurri) si ostinano a. spiegare il fenomeno coll'antica teoria dell'aumentata tensione intra-cranica, il che avverrebbe segnatamente in quei casi in cui il tumore . portando una compressione nella vena magna di Gale110 induce un idrocefalo i~terno ragguardevole, in modo che il liquido cefalo-rachidiano spinto negli spazi intra->agina.li del nervo ottico viene a determin·a re la stasi papillare (Schmidt). Ma perchè i segni infiammatori della papillite dovrebbero essere la. semplice conseguenza della pressione? Che significa l'accumulo di liquido nutritivo in pitl grande quantità viéino alla papilla, se non si riconosce a questo liquido delle qualità più irritanti che allo stat.o normale? Non abbiamo visto forse più sopra come le esperienze di Deutschmann, che portò al più alto grado possibile la pressione endo-cranica con iniezione di liquido non riassorbibile, fossero rimaste negative dal lato della papilla? Del resto come spiegare uno stato di integrità della funzione visiva, spesso riscontrata, se le fibre nervose dovessero subire una compressione ed imbibiz-ione tale da strozzare il nervo attraverso l'anello scleroticale, quando è noto che la compressione diretta sull'arteria centrale determina l'arresto della circolazione e la perdita della visione prima cbe le alterazioni oftalmoscopicbe siano rilevabili? E ciò perchè la retina rimane intatta nella sua funzione a condizione che la. co~d ucibilità delle fibre nervose non sia per troppo tempo in-


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terrotta, il che non sarebbe se la nutrizione degli elementi così delicati dell'apparecchio tattile- retinico dovessero subire l'interruzione anche di qualche giorno nel suo sistema terminale. L'esame funzionale ed oftalmoscopico del resto dimostra chiaramente che l'infiammazione papillare precede e non segue lo strozzamento dei nervi e dei vasi (De \Vecker). È molto importante inoltre per il nostro assunto il far r ilevare come Fidrocefalo interno porta la papillite che solo allorchè esso è consecutivo ad altra affezione, quale la meningite basilare od un tumore cerebrale, mentre l'idrocefalo idiopatico non porta che l'atrofia semplice della papilla. Si aggiunga che l'immagine oftalmoscopica dei tumori dell'orbita non concorda affatto con quella dei tumori del cranio (L eber) tant.o che il De \Vecker sostiene, ed anch'io l'ho potuto constatare in due casi osservati nella clinica oftalmologica dell'Hotel Dieu, di non aver mai vista nei tumori dell'orbita una vera papillite, il tutto limitandosi acl una iperemia venosa con restringimento delle arterie e con esito all'atrofia semplice della papilla allorchè la protursione dell'occhio persiste; mentre lo stato iperemico della papilla può rimanere per lungo tempo senza alterare lo stato funzionale se il tumore si sviluppa molto lentamente. Quindi nei tumori dell'orbita, niente neurite ottica, che si osserva solo nel caso in cui il tumore non è limitato alla cavità cranica ed è quindi in comunicazione diretta con g li spazi linfatici. Anche i tre casi clinici osservati, nel periodo di poco più di un anno in quest'ospedale r,onfermano la tesi da noi sostenuta: riassumerò brevemente la storia di ciascuno di essi, nell'ordine cronologico come si sono presentati, cercando di mettere in maggior rilievo i fatti che più ci interessano per trarne le necessarie deduzioni. Il 1° cat?o riguarda l'appuntato dei carabinieri, Alberghini Gaetano della classe 1871, ricoverato nell'ospedale il 14 agosto 1U05 per un;intensa cefalea accompagnata da un senso generale di stordimento. È a presumere che egli avesse atteso regolarmente al suo servizio fino a qualche giorno prima del suo ingresso all'ospedale, non permettendo i regolamEC>nti dell'arma di oltrepassare i 5 giorni di riposo in caserma; e dico è a presumere perchè nessun dato anamnestico fu possibile raccogliere direttamente dall'infermo per la sua forte depressione psichica e per lo stato di continua sonnolenza da lui presentata fin dal primo giorno che si present:.ò alla nostra osservazione. Per questo stato di torpore non fu possibile nessun esame sistematico del sistema nervoso, dei sensi specifici, riuscendo anche oltremodo difficile l'esame oftalmoscopico. Solo ci fu possibile notare che insieme all'esistenza della cefalea esisteva spiccata fotofobia e che mancava il segno di Kernig. L'infermo


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del resto stava tutto il giorno ad occhi chiusi senza esprimere nessun bisogno, nessun desiderio; il quarto giorno intanto cominciavano i vomiti che si ripeterono in seguito durante la notte ed a stomaco digiuno. L'esame del fondo dell'occhio fece rilevare i segni caratteristici della neurite ottica. L'ammalato intanto si aggravava rapidamente e cessava <li vivere il 23 dello stesso mese di agosto dopo solo nove giorni di degenza. all'ospedale. La necroscopia rivelò la presenza di un tumore rotondeggiante, bernoccoluto e della .graud€1zza di un uovo di pollo si-tuato tra la prima e la seconda èirconvoluzione tcmporo-occipitale di sinistra; sicchè esso era adagiato nella parte anteriore della fossa cronico posteriore sinistra, ad un centimetro circa dal forame occipitale e faceva prominenza nel ventricolo laterale dello stesso lato. Del resto nessun aumento del liquido cefalo-rachidiano nè altro di notevole nelle varie sezioni della massa encefalica. Il tumore all'esame istologico presentava. la struttura del gliosarcoma.. Il 2° caso riguarda un altro carabiniere, Benini Teodoliudo d"3ll'età di anni 25, ricoverato iu questo ospedale dal febbraio al luglio 1906. Dall'anamnesi risuÌtava che egli già da tempo aveva cominciato ad av'ertire una notevole diminuzione della vista quando il lO ottobre 190o dovette ricoverare nell'ospedale civile di Cesena per polmonite e pericardite concomitante. Uscito da quell'ospedale dopo un mese di degenza otteneva una licenza di 'convale3cenza di giorni novanta, durante il quar tempo il potere visivo progressivamente diminuiva finchè nel gennaio 190G l'amamosi si faceva completa. Il medico del luogo, al quale ci siamo rivolti per informll.zionì, ci dice che il B enini si presentava a lui la prima volta 1'8 dicembre 1905 per forte cefa.lalgia e diminuzione della facoltà visiva e che egli fin d'allora aveva riscontrato all'esame oftalmoscopico una diffusa reticenza emorragica. Fu in queste condizioni che ricoverava la prima volta in questo ospedale il 18 febbraio dello scorso anno 1906. Di robusta costituzione e senza precedenti morbosi d'importanza, egli non accusava allora. altro che l'abolizione completa del potere visivo, tutte le sue funzioni. compiendosi normalmente, nè ac· cennò mai ai dolori di testa sofferti in precedenza e che ci sono stati segnalati dal medico del suo paese. L'esame oftalmoscopioo intanto ci dava il reperto di una neurite delle più caratteristiche: le v~ne erano fortemente dilatate, le arterie . l'ressochè scomparse, la papilla fortemente prominente, ingrandita e senza. limiti definiti; non si notava però traccia a lcuna di emorragia retinica. L'esame delle urine non fece notare tra.cce di zucchero: di albumina, nè di altro principio patologico. Pure essendo stàta esci usa la sifilide venne tentata la curà specifica senza alcun risultato.


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LA N EURITE OTTICA NICLLE AFFE ZIONI ENDOCRANICHE

Malgrado l'assenza completa di qualunque manifestazione per la sola. presenza della neurite car atteristica delle a ffezioni endo-craniche fui per esclusione portato a diagnosticare un tumore cerebrale. L'infermo intanto rimaneva per circa 5 mesi in attesa di provvedime nti medicolegali e durante tutto questo tempo, tolta la perdita della vista. ed un frequente ammiccamento delle palpebre non accusò mai alcun disturbo: non cefalea, non vomito, non singhiozzo, ne si notarono mai disturbi della motilità, della favella, della memoria e della intelligenza che rimasero sempre integre. P erò una ventina di giorni prima di essere dimesso dall'ospedale cominciarono i dolori di testa che si presentarono da prima in forma accessionale. I n queste condizioni egli il 9 luglio re· cavasi in famiglia ed il medico curante ci riferisce che la cefalea divenne tosto continua ed intensa e che nell'ottobre successivo il Benini cominciò ad essere colto da accessi epilettiformi e da a.ltri sintomi di irritazione motrice; rimase ciò nonostante normale la parola, l'andatura e l'intelligenza fino a1 novembre successivo, quando esace~bandosi i fatti suaccennati egli ·moriva in preda a dolori violenti ed a sofferenze inaudite. Di questo caso ci manca il reperto necroscopico essendosi la famiglia rifiutata in modo assoluto di far procedere all'autopsia. P erò sebbene i dati forn iti ci non siano com p leti, pur e è indubitato che il Benini è l1lorto di tumore cerebr ale, che per la precoce manifestazione della pa.pillite, per l'assenza di lesion i periferiche dei ner,ri cranici, per la comparsa tardiva della cefalea , per l'integrità degli altri sensi specifici converrà localizzare in uno dei lobi frontali : non possiamo d ire di qual lato, perchè, ripeto, i dati fornitici sono insufficienti a gutidarci nella esatta diagnosi di sede. 'Il 3" caso riguarda un in scritto della leva in corso : Torresan Emilio, il quale ricoverava il-± dicembre ultimo in questo ospedale per una cefalea ostinata e ribelle ad ogni rimedio. L'infermo non riferiva precedenti morbosi di sorta, ma. diceva solo che nn mese circa prima del suo arruolamento aveva cominciato ad avvertire un senso di torpore psichico, aecompa.gnato da cefalea senza speciale localizzazione. Tali d isturbi però debbono essere stati di modica intensità se gli haooo permesso di attendere a l suo servizio fino al giorno avanti del suo ingresso all'ospedale. Dalle informazioni assunte invece dal padre è risultato che il 'l'orresan già fin dall'estate scorsa aveva sofferto di capogiri, senso di vertigine, nausee e vomito, fatti che essendo stati passeggeri furono cara tterizzat i per lievi disturbi gastrici. Aggiungeva il padre che da allora l'infermo si lamentò spesso d i capogiri e di cefalee senza però mai allontanarsi dal lavoro. I n queste condizion i egli veniva arruolato ed


LA NEURI TE OTTICA NELLE AFFEZION I ENDOCRANICHE

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assegnato a questa brigata. d'artiglieria da fortezza continuando sempre ad attendere alle sue occupazioni. La cefalea intanto divenendo di giorno iu giorno più intensa lo costringeva il 4 dicembre a presentarsi .alla vi- . sita ed il medico del corpo, avendo saputo che l'infermo aveva avuto il giorno avanti anche dei vomiti, lo inviava subito in questo ospedale militare. Qui il sintomo su cui il malato richiamò fin ~al primo giorno l'attenzione fu la cefalea più specialmente localizzata nella regione frontale sinistra., cefalea talmente intensa da indurlo ad un continuo la· mento. Rimase perciò per tutto il tempo ad occhi chiusi immobilizzato nel letto, provocando il più leggiero movimento sofferenze e grida da parte dell'infermo. Fu impossibile quindi in tale stato di raccogl iere i dati circa l'andatura, come non fu possibile. un esame completo delle sensibil tià, dei riflessi e dei sensi spectfici. La vista secondo quanto l'infermo asseriva. era normale, esisteva anisocoria ma l'esame oftalmoscopico, molto laborioso· ad eseguirsi, non fece notare niente da parte del!~ papilla.. Non esisteva del resto nessuna contrattura nè lesione periferica dei nervi ; mancava il segno di K ernig ed il sintoma del Tronsseau. La temperatura fu sempre normale eù il numero delle pulsazioni oscillò sempre tra i 60 e i ti5. Intanto due giorni dopo apparivano i vomiti facili, spontanei e senza sforzo, facendosi per semplice rigurgito. La sensazione vertiginosa, a. cui l'infet·mo mai accennò, era senza dubbio insieme alla cefalea la causa. delle sue sofferenze nei più lievi movimenti. Il sensorio intanto si faceva sempre più ottuso per cui l'infermo rispondeva tardamente ed in modo ind eterminato, ed in tali momenti allorcbè egli scosso dal suo torpore apri va improvvisamente gli occhi si poteva notare uno strabismo convergente passeggero. La puntura lombare pra· Licata a·scopo. diagnostico, rivelò un aumento della pressione, ma il liquido estratto non fece notare nien te di anormale ai vari esami. L'aggravamento intanto si accentuava, le pulsazion i salivano a 120, la respirazione assumeva il tipo Scheine Stockes e l'infermo cessava di vi· vere il Hl dicembre dopo 15 giorni di degenza all'ospedale. Alla necroscopia fu riscontrato un tllmore bernoccoluto, di consi· stenza molle, di colore grigio rossastro e della grossezza di un uovo di pollo. La neoplasia posta tra gli emisferi cerebellari e sotto del verme inferiore del cervelletto era facilment e isolabile e non aveva aderenza con nessuno degli organi vicini. Gli emisferi cerebellari erano divaricati dalla massa neoplastica, la qufl.le era riuscita a scavarsi una nicchia tra di èssi rimanendo indipendente. Il tmnore s'insinuava poi lateralmente sotto la amigdala più specialmente di sinistra, mentre in avanti si prolungava insinuandosi sotto il peduncolo cerebellare medio di sinistra, a. breve distanza dall'emergenza del trigerp.ino. Il condotto di Silvio, il


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LA NEURITE OTTICA NE LLE AFFEZIONI ENDOORANIORE

terzo ventri colo ed i ventricoli laterali erano enormemente dilatati eripieni di una gran quantità di liquido sieroso, perfettamente limpido e trasparente ; la sostanza cerebrale appariva ai tagli fortemente edematosa. La necroscopia così ci ha chiarito il lungo periodo di latenza del tumare per la sua sede extracerebellare e per il fatto che la lesione si è svolta così lentamente da permettere al neoplasma la compressione graduale della massa nervosa sulla quale era riuscita a scavarsi una nicchia, sicchè l'infermo si è accorto della sua presenza solo allorchè la tolleranza del tessuto nervoso è stata vinta dalla. forza del morbo ed è motto in seguito alla compressione sul bnlbo, prima che altri sintomi di focolaio si fossero svolti. Ma se si spiegano questi fatti non si spiega coll'aumentata tensione endo-cranica l'assenza della neurite. Yero è che, come osserva il Murri nelle sue lezioni, i tumori delle meningi danno pii1 difficilmente la papillite che i tumori cerebrali, ma è anche vero che egli come il Grocco spiegano la stasi papillare come dovuta all'effetto dell'ostacolo deflusso della vena magna di Galeno ed al concomitante idrocefalo interno. f:Jicchè questo caso è la smentita più evidente di codesta teoria: esi· steva infatti la compressione della vena magna di Galeno, esisteva un idrocefalo interno abbastanza ragguardevole, esisteva l'aumento della tensione endo-cranica e mancava completamente la papilla da stasi. Nel primo caso da noi riportato :invece non vi era la compressione della. vena di Galeno, non vi era idrocefalo, le dimensioni del tumore erano a un di presso identiche a quello dell'ultimo, eppure es.i steva una neurite ot· tica senza notevole disturbo d-ella visione; mentre nel secondo oaso la neurit·e avea preceduto tutti i fenomeni e rimase per lungo tempo il solo sin torna, mancando persino la cefalea, il che sta a dimostrare che la tensione ·endo-cranica. non dovea per lo meno essere d i grande momento. Adunque anche i pochi dati clinici sui quali ho potuto direttamente portare l'attenzione, concordano con i dati anatomici e sperimentali e portano ad escludere la neurite da semplice aumento della tensione endocranica. 1'utto invece conduce ad attribuire la massima i m portauza ai prodotti di scambio della neoplasia crescente, prodotti che mescolati al liq nido cerebro-spinale e portati negli spazi -intra-vaginali del nervo sono più che sufficienti a d-eterminare un 'infiammazione. La cosa. del resto non ha. niente di sorprendente: non osserviamo noi delle cachessie profonde per l'azione dei prodotti di alcuni tumori di altre parti del corpo? N on ved i amo spesso nelle malattie dei reni, del fegato e del pn.ncreas, in seguito all'alterato chimismo dei liquidi nutritivi determinarsi delle lesioni endo-oculari? Non abbiamo noi delle neuriti urice#


LA NEURITE OTTIOA NELLE AFFEZIONI ENDOCRANICHE

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miche, delle retiniti diabetiche, delle neuro-retiniti albuminuriche? E . qual'è la differenza tra la neurite encefalica. e quella nefritica? (De Wecker). Non si rassomigliano esse forse per l'aspetto oftalmoscopico e per il meccanismo di produzione? La neurite ottica concomitante ad affezioni endo-craniche è adunque almeno pel modo d'insorgere un'affezione infiammatoria analoga alla papillite del morbo di Bright e del1e altre malattie costituzionali. · Ma perchè allora si potrebbe obbiettare, l'assenza della papillite rilevata nel 5 p. 100 dei casi, se essa è la conseguenza dell'alterazione del liquido cerebro-spinale determinato dai tumori? Forse in tali casi l'ammalato muore prima che il tumore abbia sufficientemente infettato il liquido cerebro-spinale, poichè niente imped~sce che l'evoluzione del tumore, sia talmente rapida da determintt.re un eccesso tale della pres· sione cerebrale da uccidere l'infermo prima che l'infezione abbia luogo. Potrebbe anche darsi che l'eccessi va pressione impedisca per un certo tempo al liquido cerebro-spinale di arrivare all'occhio, poichè niente vi è in contrario per ammettere che un tumore prenda un certo tempo per viziare il liquido cerebro-rachidiano e che durante questo perio:l.o la pressione intra-cranica sia talmente cresciuta da chiudere il canale ottico per compressione. In ogni modo il non trovare una spiegazione plausibile per le eccezioni, non infirma la regola; giacchè potrei anch'io osservare: perchè in tante malattie costituzionali non abbiamo noi alenna manifestazione oculare? Perchè non in tutti i casi di diabete non riscontriamo noi la retinite? Perchè non troviamo la neuro retinite albuminurica in tutti i casi di morbo di Bright? La patologia sta tutti i giorni a. dimostrarci l'infinita varietà di manifestazioni colle quali può presentarsi una malattia e ci insegna come la spiegazione di certi perchè non sempre è possibile, se non si vuoi andare incontro ali~ creazioni di teorie, che muoiono colla stessa. facilità colla quale sorgono e che in ultima analisi oostituiscono la parte mutevole della. nostra scienza. In quanto alla rapida comparsa della cecità. che suole talvolta verificarsi nelle a~ezioni endo-craniche (2° caso) essa non deve a parer mio spiegarsi colla dilatazione del terzo ventricolo, che passando sulla superficie del chiasma lo comprime ed atrofizza., gìacchè un tale aument<> di liquido non è sufficiente per sè stesso a portare una papillite, come lo dimostra il nostro 3° caso. Nè può spiegarsi colla compressione esercitata direttamente sul chiasma dal tumore, non essendo possibile che essa.sia fin da. principio tale da determinare la neurite ottica come il sintomo percursore di tutti gli altri, poiché tutt'al più una tale compressione darebbe da pnma l'amaurosi, senza reperto oftalmoscopico ed in seguito il reperto dell'atrofia semplice della papilla. Nell'acromegalia


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I.A NEURITE OTT ICA N ELLE AFF' EZlON l ENDOCR ANfCHE

difatti, che pare dovuta a degenerazione ed ipertrofia della glandola pituitaria, i fatti procedono ben diversamente. Io ho avuto l'opportunità di osser varne un caso nella clinica oftalmologica dell'Hotel Dien, in una donna chA si presentava per un'emianopsia la più caratteristica. Ebbene in tale caso l'emianopsia, facilmente spiegabile per la compressione esercitata dalla glandola ipertrofica contro l'angolo post eriore del chiasma, non si riscontrava ancora alterazione alcuna del fondo oculare, e ciò perchè nei casi di compressione si determina. l'abolizione della funzione prima che si riveli l'atrofia della papilla. Perchè dovremmo allora nel caso dei tumori derogare dai princl pi della patologia. generale? Senza voler legare il genere della manifestazione oculare colla sede dell'affezione intra-cranica., non possiamo negare che la sede ha grande importanza: nella rapida comparsa della neurite. L a ragione è tutt'affatto anatomica ed è int imamente connessa alle vie Enfatiche. Un tumore della fossa cranica anteriore o delle vicìminze del chiasma determina più prontamente la neurite, perchè i suoi prodotti di ricambio possono più facilmente e rapidam ente pervenire negli spazi vaginali del nervo ottico, prima ancora che il tnmore abbia raggiunto nn certo volume ed abbia date altre manifestaz ioni. Il nostro secondo caso, unito al caso di ascesso cerebrale del Grocco, ed a quello splendidamente illustrato dal Murri nelle lezioni dello scorso anno e 1::.el quale l'autopsia dimostrò la presenza di un gliosarcoma localizzato nel piede della prima circonvoluzione frontale e della frontale ascenden te di destra, mi paiono oltremodo dimostrativi : i n tutti e tre la comparsa della ne uri te e dell'amaurosi fu precoce e non può esser che messa in relazione con la sede della lesi one. I casi cl inici da me riportati non sono certamente in tanto numero da troncare ogni discussione sulle varie teorie che si sforzano di spiegare la papillite; nè d'altra parte è fa~ ile ritrovarne di più nella letteratura, perchè i vari casi sono stati sempre illustrati sotto altro punto di vista: contentandosi gli autori talvolta appena di qualche cenno sulla papìlla distasi. Io mi auguro perciò di veder portata l'attenzione degli studiosi su questa questione e di \edere presto scomparire dalla terminologia clinica, come lo è quasi da quella ofta lmologica, la denomina.zione eli papilla da stasi, data aù una manifestazione che per la sua natura e per la sua evoluzione va più propriamente ch iamata neurite ottica. Bologm\, 31 gennaio 1907.

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OSPEDALE l\IILITARE DI Ro:IU

RESOCONTO S I~TE.YATICO DELLE AUTOPSIE ESEGUITE NEL SETTENNIO 1899-1905

per il dott. G. o . HarioUi-Diane hi , lenen te merlico

Nel settennio che corre dal 1899 31.1 1!105 vennero eseguite nella salA. incisoria dell'ospedale militare di R oma 212 autopsie (1), che rappresentano la massima parte dei morti nell'ospedale. Dei rimanenti l'autopsia non potè essere praticata., essendo stati i cadaveri richiesti dalle famiglie~ che ne fecero a loro spese il trasporto, ovvero dall'autorità giudiziaria in casi di mor te violenta o improvvisa. A tal uno potrà sembrare scarsa 'la cifra dei morti nell'ospedale specialmente ove si tenga conto del fatto che in esso la media dei ricoverati oscilla intorno ai 500. Ma' è opportuno ricordare che trattasi quasi esclusivamente di giovani robusti, scelti accuratamente con parecchie visite successive, e nei quali non esistono n è malattie d iatesiche, n è alterazioni senili, come quelle delle arterie, del miocardio, dei reni, nè alcoolismo e in minimo grado l'uso del tabacco. Per queste ragioni la mortalità negli ospedali militari in genere è bassissima., anche nelle malattie acute e in certe epoche nelle quali la mortalità negli ospedali civili è forte; basti citare il caso delle polmoniti delle quali qui in Roma muoiono pochissimi soldati, pure avendosi una casistica assai numerosa, mentre negli ospedali ci vili, ove la maggior parte dei polmonitici è costituita da vecchi, alcoolisti, ar~eriosclerotici, malarici, la. mortalità è molto superiore. Lo st.ndio delle cause di morte, come può farsi nei casi di autopsie sopra ricordati, non manca di un cer to interesse: e poichè non credo che esistano in Italia pubblicazioni che si occupino in modo speciale dell'argomento non privo di importanza, del reperto anatomico nei soldati, così ho ~eputato opportuno illustrare le autopsie eseguite qui in (l l Oi esse il 60 •;. venne eseguito da me; il I'Cslo dagli egregi c ,·alorosi colleghi. specialme,Hu durante le mie temporanp,e assenze.


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RESOCONTO SISTEMATICO DELLE AUTOPSIE

Roma, tanto più che alcune sono interessanti anche dal lato puramente ;;cientifico. Comincerò col dividere i casi a seconda dell~ lesioni trovate nei singoli sistemi ed organi; ed in ultimo li riassumArò per malattie. l. -

Sistema circolatorio.

a) CuoRE. - L'endocardio fu trovato sei volte a.ltet"a.to per un processo di endocardite acuta, quattro volte localizzata sulla mitrale, una. volta sulla mitrale e su di una semilunare aortica: una volta sulle valvole aortiche soltanto. In un altro caso si trovarono trombi globosi del cuore. Dei casi di endocardite acuta, uno sopravvenne in un malato di morbillo, uno in un tifoso, un terzo in un polmonitico, ed un quarto in un infermo di gona.rtrite suppurata. Negli altri due casi trattavasi di una. setticemia, emorragica in uno, ed in ambedue si rinvennero streptococchi nel sangue, come pure nel caso complicante la gonartrite. Anatomicamente: due casi appartenevano alla forma maligna, gli altri alla forma. verrucosa. Gli esit.i delle endocarditi sono rappresentati da cinque casi, ed in tutti trattavasi di insufficienza mitralica combinata quasi sempre colla stenosi; in uno esisteva anche steuosi aortica. In un caso di pie m i a, oltre alle lesioni antiche della mitrale si ossel'varono anche ,e rosioni recenti sull'endocardio del ventricolo sinistro. I n tre casi il vizio mitralico era lieve e perfettamente .c ompensato, e gli infermi soccombettero a infezioni acute; negli altri due il vizio di cuore aveva assunto un'importanza maggiore, si che la lesione, colle sue conseguenze, fu la causa della morte. Il primo di questi due casi, riferentesi ad un uomo di oltre 40 anui. è degno di speciale menzione. Trattavasi di un sottufficiale che ammalònell'agosto 99 di poliartrite reumatica, alla quale segui polmonite inferiore destra ed endocardite della. mitrale. La polmonite ebbe tln decorso protratto, con ne~suna tendenza alla risoluzione, e contemporaneamente si stabilì un vizio di cuore, al quale successero segni ben manifesti di insufficienza del miocardio. Il 10 ottobre, cioè due mesi circa dall'inizio della malattia, l'infermo cessò di vivere improvvisamente. All'autopsia ~i rilevò insufficienza e stenosi mitralica, stenosi aortica, degenerazione grassa del miocardio, dilatazione acuta del C>10re e rottura della parete dell'orecchietta sinistra presso l'inserzione di una delle vene polmonali, con emopericardio. Si trovò inoltre polmonite del lobo inferiore destro, con esito in indnramento.


ESEGUITE NEL SETTENNIO 1899-1905

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L'altro caso si riferisce ad un giovane ufficiale di 30 t-~.nni, il quale aveva preso parte ad una corsa ciclistica di resistenza. Giunto a.l traguardo e sceso dalla macchina, immediatamente si sentì venir meno e morì in brevissimi istanti. All'autopsia si rinvenne emopericardio, ecchimosi sottoepicardiche numerose, insufficienza mitralica accompagnata da un certo grado di stenosi ed ipertrofia e dilatazione di tutt.o il cuore. La coronarie erano integre e così pure mancava ogni traccia di focolai di necrosi del miocardio. Evidentemente la morte era avvf'nnta per paralisi cardiaca, a causA. àel lavoro eccessivo acni fu sottoposto un roiocardio che già eseguiva uno sforzo maggiore del normale. A questi cinque casi ne va agg iunto un sesto, nel quale il vizio valvolare passa ìn seconda linea per l'esistenza contemporanea di un aneurisma del tronco innomìna.to, apertosi nella trachea. In questo caso tra.ttavasi di insufficienza e stenosi aortica da pregressa endocardite, con ipertrofia notevole di cuore, e specialmente del ventricolo sinistro. Le alterazioni riscontrate nel miocardio non furono numerose. In tre casi avevasi ipertrofia di tutto . il cuore e specialmente del ventricolo sinistro, in relazione con alterazioni croniche dei reni i in un caso ebbesi a rilevare atrofia bruna. del miocardio; i. n altri parecchi frammentazione del miocardio medesimo. In uno di questi, occorso in un tifoso, l& morte era avvenuta improvvisamente, al terzo giorno della cori valescenza, e all'autopsia. si rinvenne anche dilatazione acuta del cuore. La degenerazione grassa del miocardio si osservò in tre casi, clPi quali uno era affetto da tifo, uno da polmonite, ed il terzo si era avvelenato col fosforo. In quest'ultimo si aveva anehe degenerazione grassa del fegato e dei :reni, ed ecchimosi sottoepicardiche e sottopleuriche. Vera mioca.rdite acuta si ebbe soltanto in quattro casi, e cioè in due tifosi, in uc broncopolmonitico, ed in un individuo affetto da tonsillit(> necrotica., alla. quale seguirono i segni di una grave infezione generale; in tutti la miocardite era parenchimatosa ed evidentemente fu la causa della. morte. Le alterazioni del pericardio furono piuttosto numerose. A parte nn caso di nefrite, nel quale si trovò idropericardio, come pure iili·otorace e idrope ascite, osservammo due pericarditi siero-fibrinose ed una purnlenta, consecutive a. polmonite e pleurite non purulenta; quattro perica.rditi siero-fibrinose ed una purulenta consecutive ad empiemi, dei quali due almeno tubercolari ed uno metapneumonico; una pericardite siero-fibrinosa seguita a pleurite tubercolare adesiva ed ascesso ossi- • fluente da car1e vertebrale i un altro caso di perica.rdite accompagnato da pleurite bilaterale e peritonite tubercolari i ed infine un caso a forma. tt -

Giol'nale meàico.


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RE:SOCO:\TO SlSTE'~IATICO DELLE AUTOI'Sl E

sìero-fibrinosa in un tubercoloso polmona.le con nefri te cronica part>nchimatosa.. , Si ha cosi un complesso di 11 casi di lesioni acute del pericardio, accompagnate talora da alterazioni degenerative del miocardio. Le alterazioni croniche sono rappresentate da quattro casi, i quali consisterono tutti in sinechie totali del pericardio da pregresse pericarditi. In uu caso osservammo il quadro che porta i l nome del Pick; in ess•1 le si nechie totali del pericardio erano accompagnate da esiti di pleurite bilaterale, da idrope-ascite e da artrosinoviti tubercolari multiple. Finalmente debbo accennare ad una lesione traumatica nella quale si trovarono ecchimosi sottoepicardiche, sottopleuriche e sottocapsulari del rene sinistro, non cb è e n fìsema sottosieroso limitato a due piccoli tratti del tenue. Si aveva pure un lieve emopericardio. L'infermo era morto in pochi minuti per un ca lcio di cavallo al petto. Oltre ai casi suaccennati, ve ne furono due nei quali si avevano lesioni del pericardio e dell'endocardio i nsieme. In uno tmttavasi d i cirrosi epatica con idrope ascite, nel quale si trovò peri0ardite acuta siero-lì brinosa ed endocardite acuta; nel l" alt.ro, un ind i ,·iduo affetto da gonartri te acuta, si ri nvenne pericardite e pleurite destm fi brinose e un a endocardite semplice valvvlare. Ed un altro caso presentò sinechie pericardiche totali, insufficienza mitralica e miocardite, svoltesi in seguito a polmonite superiore destra con esito in gangrena. Come appendice alle malattie del perica.rdio accenndrÒ ad una media.stinite p nrulent~ di origine stTeptoco<.!cica. Tratta vasi d i nn indi vi d no con caleolosi r enale destra e lieve idronefrosi, operato eli e"mpiema., nel qun.le si rinvennero due ascessi, uno nel mediastino an teriore ed uno nel posteriore, ambedue della grandezza di una noce. b) Gnos:::r '"'ASL -Non farà. meraviglia che le lesioni dei grossi vasi

siano state assai rare, quando si pensi che la quasi totalità delle autopsie si riferiscono a giovani dai 21 ai 23 anni. L'aorta presentava una. endoaor tite a.teromatosa più ~ meno estesa, ma sempre assai lieve, in otto casi, e per lo più la lesione era li mitata alla porzione ascendente ed all'arco. In altri casi l'ateromasia era più graYe e si accompagnava ad altre lesioni in d~retto rapporto con alterazioni vasali. Cosi in due casi ad nna g rave ateromasia dell'aorta si uni va arteriosclerosi diffusa e cerebrale con lesioni del cen·ello, delle quali si terrà pA.rola in appresso. Uu a ltro caso si riferisce a'l un indi,·iduo afl'ctto da trombosi dell'arteria mesenterica snperiore e da cancro del piloro. E finalmente altri tre casi di gra.,·e e diffn;;a endoaort!te ateromrttosa erano accompagnati da aneurtsmJ.


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Gli aneurismi osservati furono cinque. In un caso l'aneurisma int,e-ressava l'arco dell'aorta, era cupuliforme ed 'l.deriva intimamente alla -estremità. inferior~ della trachea e all'origine dei grossi bronchi. In vita aveva presentato segni di stenosi delle vie aeree, polso trad1eale e tutto il quadro dell'aneurisma. dell'arco dell'aorta. Alla sezione si trovò grave endoaortite ateromatosa, specialmente della porzione toracica, idroperi· cardio, e, come conseguenza della compressione esercitata sulle vie aeree, bronchite diffusa purulenta, ed edema polmonale. L'individuo~ un sotto· ufficiale, a.veva 37 anni di età e non era nè bevitore, nè sifilitico. Un sec.ondo oaso si riferisce ad una g ua.rdia carceraria, dell'età di ~4 anni, nelll\ quale oltre a lesioni tubercolari dei polmoni e dell'epididimo, si rinvennero endoaortite ateromatosa grave, diffusa, dilatazione aneu· rismatica dell'arco dell'aorta, ed un aneurisma fusiforme del tronco innominato, grosso come nn arancio e ripieno quasi completamente di vecchi coaguli. L'infermo, strenuo bevitore e fumatore, non sitilitico, aveva cominciato alcuni mesi innanzi ad avvertire intense nevralgie al braccio destro a cui piu tardi si aggiunsero accessi d i dispnea, accompagnati da dolore retrosternale. Da ultimo era sopraggiunta afonia q nasi completa. Il tumore aneurismat.ico era visibile esternamente, fra ·la emìclaveare e la parasterna.le. Si avevano inoltre tutti i sintomi ordinari dell'aneurisma. Negli ultimi giorni di vita si notò disfagia, pupilla destra poco sensibile alla luce e liéve strabismo di-çergente delPocchio rlestro. La morte avvenne in un accesso di soffocazione. Altro caso di aneurisma del tronco in nominato si verificò in un sottufficia.le di 38 anni, nel quale, come ho già detto, esisteva pure un ' vizio aortico. Tratta vasi di un sifilitico, entrato nel gennaio 19(}1J, per cistite purulenta, e che da varii mesi lagnavasi di nevralgie al braccio destro, alla fossa sopraclavicolare e alla metà destra del collo, ai quali fenomeni si aggiunse più_ tardi tosse, espettorato striato di sangue e dispnea. All'esame si rilevarono i sintomi di un aneurisma del tronco innominR,to, con interessamento degli organi vicini (compressione del bronco destro, afonia). Improvvisamente morì per asfissia, con emissione di sangue dalla bocca e dalle narici; e alla sezione si trovò un aneurisma fusiforme del tronco innominato, apertosi nell'estremitù. inferiore della trachea. Maggiore intere>se per la sua molto minore frequenza ha il caso seguente, che si riferisce ad un brig(\diere di fìMnza, dell'eti.l di -!2 anni, sifilitico e bevitore, il quale ricoverò all' ospedale il 4 dicembre lDO-t Era stato bene fluo al lug'lio autece· dente, quando cominciò a soffrire di dolori alla regione lombare, che cessavano di giorno nella. st:\zione eretta, mentre si esacerbavano la notte, si da disturbare il


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sonno e da obbligare l'infermo a star semiseduto sul letto. In tali condizioni giunsenno al novembre, quando i dolori cominciarono a. crescere d'intensità e ad estendersi spesso all'addome sotto forma di coliche non violente. I dolori crebbero sempre 11iù, fino a far p~t!;..c:;a.re a ll'infermo le notti completamente in~onni. L'esame obbiettivo, piu volte ripetuto, non aveva fatto scoprire la causa dei· dolori sì persistenti. Improvvisamente fu colto da collasso e mori in pochi minuti. La sezione rilevò quanto appresso: Grave e diffusa endoaortite ateromatosa. Aneurisma saccif.:>rrne, grande quanto un arancio, originatosi in corrispondenza. dell'angolo superiore formato dallo staccarsi del tronco celiaco dall'aorta. L'aneurisma, estrinseca tosi ver;;o l'alto, dietro lo stomaco e l'ala sinistra del fegato, comunicava col lume dei due vasi, da cui si era originato, per un'apertura grande quanto l a punta dell'indice, la. quale apertura interessava molto più il tronco celiaco che l'aorta. Anteriormente la. sacca aneurismatica era perfol·ata e lasciava comunicare liberamente il suo interno colla cavità addominale che era ripiena di sangue, coagulato in gran parte in grossissimi coaguli. Nei varii organi non s i notava che uu'intensn. anemia.

IL caso al quale ho accennato presenta un interesse notevolissimo sia dal lato clinico, sia. anche dal punto di vista anatomico; e si può asserire che diversifica da tutti gli aneurismi del tronco celiaco finora de-scritti. Sebbene l'apertura. dell'aneurisma fosse per dir cosi a cavaliere dell'angolo formato dall'aorta colla celiaca, pur nondimeno mi sembra che esso possa. considerarsi come appartenente a quest'ultima, giacohè solo per una piccola porzione l'apertura interessava la parete dell'aorta. Gli aneurismi del tronco celiaco sono assai rari, sì che per esempicr il Graziadei (l ) non ne ha raccolto che un numero limitatissimo. Anatomicamente si tratta per lo pii1 di aneurismi che interessano tutta l!l. sezione del vaso, e che quindi appartengono alla categoria dei fusiformi: nel mio caso invece era sacciforme, e comunicando per una stretta. a.pe1·tura col lume della celiaca, ùella. quale la. funzione era ben poco alterata, si era estrinsecato in alto, nascondendosi dietro lo stomaco e il fegato e sotto al diaframma. Questi caratteri spiegano la oscurità del quadro clinico, la quale non permise il diagnostico. Infatti sia per essere il tumore profondamente nasnost.o, e sia per la st.retta comunicazione col lnme della celiaca, per cui l'aneurisma doveva pulsare poco o nulla, mancavano i due dati clinici più importanti che potevano svelarlo: l'esistenza. di un tumore e la &ua pulsazione. I n tal caso adunque non potevano soc<.;orrere i caratteri stabiliti dal Baccelli per la diagnosi di aneurisma del tron<.;O celiaco, e precisamente l'esistenza del tumore pulsante, a livello della XII vertebra dorsale, e posto superficialmente; ed è pure evidente che anche il so1Ro doveva mancare o essere inafferra bile per la sua. tenuità e profondità. Quanto ai dolori, mancavano quelli epigastrici, per la speciale ubicazione e pel modo di :;vilupparsi dell'aneurisma, mentre li ) GnAZtAoB I. -

Un ca~o dì anetll'iSm•l del tronco celiaco. (l.a Clìniea .4fedica, 1901, n. li).


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-erano assai manifesti ed intensi i dolori lombari, irradiantisi profondamente all'addome. Si aveva cosi quella sindrome dolorosa che il Baccelli ricorda e a cui ben si conviene il nome di angina aòdominis; ma chi si sarebbe perme"'SO di basare su questo solo fenomeno il diagnostico? Ciò ~mostra che vi sono degli aneurismi del tronco celiaco, i quali non solo si possono r.onfondere con quelli dell'aorta addominale, ma possono addirittura passare ignorati, fino all'esito letale, alla rottura nella cavità addominale (l). · Un altro interessantissimo caso di aneurisma non diagnosticato in vita fu da me sezionato in pe1·sona di un soldato di circa gl anni, i l quale entrò all'aspe· dale il G febbraio 190;1. L a storia di questo infermo, pur nei suoi dati negativi, è molto interessante, e si riassume in poche righe. Eredità. del tutto mt\ta. Non sifili tico, nè alcoolista. Poco meno di un anno prima, essendo ancora borghese, ebbe "tlna polmonite guarita perfettamente, senza reliquati. Di poi ha goduto sempre buona. salute. Ha prestato regolare servizio fino al G febbraio,~quando, senza causa 111ota, e senza alcuna sensazione dolorosa precedente, mentre cavalcava, fu preso improvvisamente da vomito ed emise un'abbondante quan tità. di sangue fl uido, nerastro. Tra.sportato con ogui cura all'ospedale, cessò l'ematemes i. L'infermo non accusava il minimo dolore. L'esame obbietivo, praticato per la prima volta 1'8 febbraio, diede i segu11nti risnltati: buona costituzione (l nutrizione. Sistema ghiandolare normale. Lingua leggermente patinosa. Negativo l'es<Lme dei vi!>ceri toracici, e cosl pure degli ad· dominali, per quanto fat.to con precauzione e senza insistervi troppo. Stomaco di .ampiezza normale. Ventre trattabile, indolente, non meteorico. Non vi è febbre, nè sofferenze di sorta. Euforia. appetito. Le condizioni del paziente si mantengono ottime sino al 18 febbraio e l'e· 1Same. più volte ripetuto non dà risultati diversi dal primo. L'infermo comincia :ad alzarsi e le forze sono tornate normali. n 18 febbraio, mentl·e è in piedi, vien colto da un capogiro e cade a terrn.. Raccolto, vien preso da lipotimia ed emette per la bocca un'abbondante quanti t<\ di sangue nero, piceo, in grossi coaguli. Messo in letto, e curato opportunamente, l'ematemesi Il per lì non si ripete, il polso, che era filiforrue, si rileva alquanto. Verso le 20 nuova ematemesi:ed altre alle 2-! e alle 2 del 19, e contemporaneamente me lena. Il 19 mattina le condizioni sono d!isperate: si ha abbattimento, sonnolenza, pols.o impercettibile, pallore estremo, arti gelidi. L'infermo accusa dolore in tutto l'ambito addominale, per la prima volta dopo il suo ingresso. Iu seguito ad altre ematemesi e scariche alvine sanguinolente si ha la morte alle 2'1 del 19 febbraio.

Il caso presentavasi senza. dubbio assai oscuro. Quale era. l'origine dell'ematemesi? Senza discutere ora lungamente il problema diaS?;no"'tico, sembrò più probabile che si tra.ttasse di una di quelle ulceri ga(l ) Dopo il lavoro del Gcaziaclei. sonn compa rse alcune altro pubblicazioni sull'argomento. Ri· cordo quelli! del Gillot (Lyon médieal, t901, N. 43), del Boioet <Arch. gén. de m~n., t904 N. 16\ del -Getvino (15° Congr. di Med. interna, Genova i5·\18 ottobre l005l.


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striche o duodenali, mute, cioè a decorso del tutto subdolo, e svelateimprovvisamente da una copiosa emorragia. Ma ciò restava soltanto come probabile, non avendo mai dato l'infermo alcun segno di sofferenze gastriche. Del resto l'età, se da un lato poteva stare in appoggio della diagnosi di ulcera ga.strica, sarebbe stata un ostacolo di più ad ammettere l'esistenza di un aneurillma in un individuo non sifilitico, se già non fosse bastata ad escluderlo la mancanza di qualsiasi sìntoma, diretto od indiretto. Invece nella sezione si rinvenne, oltre ad esiti di antica pleurite destra, un aneurisma fusiforme dell'arteria epatica, della grandezza di un piccolo uovo, aderente in timamente col duodeno ed apertosi in esso a circa 2 centimetri dal piloro. L'aneurisma conteneva g rossi coaguli di varia età, ed il l ume per cui passava il sangue per r ecarsi al fegato era ristretto, ma non obliterato. Il fegato era in preda a degenerazione grassa piuttosto avanzata. È da aggiungere che non . esisteva ateromasia dell'aorta. I casi di aneurisma dell'ar teria epatica passati del tutto ignorati fiuo all'esito letale, e dei quali l'unico sintoma consistè nelle emorragie, anzi talota in unà. ~o la. enwrragia., q t1ella. tet·mina.le, uon sono infrequenti. Così dei 38 casi raccolti dallo Schupfer (1}, nell'8.32 p. 100 il solo sintomo fu rappresentato dal le emorragie. Non fa dunque meraviglia che nel caso nostro la diagno~i sia stata possibile soltanto al tavolo anatomico. Ciò che mvece è degno di nota è la esistenza di tale infermità in un g iovane di 21 anni, non sifìlitico, nè al0oolista, e che non presentava alterazioni di sorta a carico dei grossi vasi. A questo riguardo io dovrei ripetere tutte le considerazioni che tanto giustamente fa lo 8chupfer, per venire alla medesima conclusione, e ricercare la genesi probabile dell'aneurisma in quella polmonite soffel'ta dal nostro infermo meno di un anno prima della morte. È verosimile che anche nel caso nostro l 'aneurisma si fosse prodotto in seguito a lesioni arteriose di natura infettiva e precisamente pneumococcica, senza che peraltro ci sia possibile dire per quale ragione il processo si sia localizzato alla arteria epatica. Comunque, il mio caso è una conferma delle vedute dello Schupfer, ed io sou lieto di aggiungervi il mio modesto contributo. c) SANGUE, ORGANI EMOPOIETICI E 1.rN:F'ATICI. - Le malattie del sangue furono assai limitate di numero. Si ebbe un caso di leucemia acuta, colla classica formula ematologica, in persona di un giovane ntl1ciale (l ) ScuuPr.:n. -

n. 111~.

S1~gli aneurl$mi in(ellivì

dell'ar,eria epali cl. (Gaz=etla degU V$peduli, t9;)6,.


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poco pm che ventenne. L 'autopsia fu eseguita da me sotto la guida del prof. Marchiafava, il quale si è riservato di illustrare il caso insieme con altri occorsigli. R icerche batteriologiche praticate dimostrarono la presenza in cultura pura in tutti gli organi del diplobacillo di Friedlander, virulentissimo per le cavie, che uccideva in poco tempo con manifestazioni emorragiche (l). Un altro infermo, poco piìl che ventenne, morì per anemia perniciosa la quale era da considerarsi veramente primitiva, non avendo mai l'infermo sofferto di malattia alcunt~.. L'ultimo esame globulimetrico aveva dato 828,000 globuli rossi per mmc. La durata della malattia fu di un mese e mezzo o poco più. L'autopsia permise eli rileva,re le solite alterazioni (anemi~ intensa, emorragie, degenerazioni, ecc.). La milza di color rosso vivo, dura, pesava 00 grammi, ed aveva le tt·abecole molto sviluppate. Infine tra le malattie del sangue comprenderò una perniciosa malarica, l'unica, per fortnna, che io abbia sezionato in sette anni, nella quale si rinvenne un tumore acuto di milza e una melanosi degli organi, specialmente del fegato e del cervello . .A. carico del midollo osseo non ebbimo ad osservare che un sar· coma originatosi dal midollo del femore sinistro e riprodotto largamente nella fossa iliaca. L'infermo era stalo operato di disartieolazione della coscia, ma dopo qualche tempo le riproduzioni si fecero • manifeste. La milza si trovò lesa parecchie voi te, senza contare i tumori acuti nelle malattie infetti ve e qualche caso di tumore cronico accompagnato da tumore del fegato in vecchi malarici. Avemmo ad osservare: un caso di infarti emorragici multipli dt.lla milza in un malato di empiema e di successiva peritonite fìbrino purulenta; cinque casi di infarti anemici della milza, in tifosi, dei quali tre con esito in asce:;so ; in due si ebbe aderenza col peritoneo diaframmatico e pleurit-e diaframmatica Ja propaga.zione, in uno si trovò peritonite emorragica, anr.h'essa da propagazione (2) ; un caso di ascessi multipli della milza in un individuo affetto da cislo-pielo-nefrite purulenta, oon perinefrite suppurt>-ta bilaterale e consecutiva piemia; sette casi di tubercolosi splenica, talora costituente una delle manifestazioni di una tubercolosi miliare, talor a consecutiva a tubercolosi caseosa dei polmoni o delle ghiandole, o a peritonite tuberco(t) !IARIOTTI-BIANCHJ. -

Di un repe1·/o ballertologico i iL un caso di leucemia acula. (Rt(orma

medica, 1899, o. 81). (! ) MARh.ITTI·RIAliCBI. -

I nfarto e a~ceuo $p leni co e ple~trile dia(rammallca dt ortgine sple-

nica. (/l Morgagni, Archivio, ! 907).


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RESOC0~1'0 SISTE~IATICO DELLE

AUTOPSIE

]are. Anatomicamente rivesti vano le due forme, di noduli miliar i o di noduli caseosi. Le ghiandole linfatiche non offrirono lesioni specia li, ove si eccettu ino le consuete alterazioni acute, specialmente nel tifo, e quelle croniche nella tubercolosi. Di queste ultime è da notare che mai si osservarono alle regioni cervicali, ma solo a carico di quelle cavitar Je (peribronchiali, mesenteriche, retroperitoneali). 2. -

Sistema respiratorio.

LARr:o;og, TJ:ACJJEA, BRO;xCJ-rr. - Le lesioni del laringe e trachea si limitarono a due casi) uno dei quali, u n ti~oso, !Jresentò ulceraz~on i laringee, l'alLro una laringo-tracheite flemmonosa. sopravvenuta per diffusione in un malato di tonsillite necrotica. I n quest'ultimo la morte avvenne per iufezione genera.le e a nulla valse la tra~.:heotomia, pra ticata a cagione della steuosi delle vie aeree. I bronchi si presentarono spesso alterati, coi caratteri dell a bronchite acuta ca~arrale : raramente si osservarono bronchiti purulente. a)

h) P or.MoNr. -

È q Llesto il capitolo a cui si riferisce il maggior

numero delle nostro osservazioni, ciò che è facile a spiegarsi, data l'età e il genere d i vita dei malati a cui si rifAriscono. Abbiamo prima di tutto no numero rilevante d i lesioui polmonali acute, <;he si possono cosi raggruppare : Broncopolmoniti, cinque casi, dei quali tre disseminate, e due a fo r ma psoudolobare. In quattro casi il processo era bilaterale, in uno a destra soltan to. In uno di ques~i casi, in mezzo al tessutopolmonaìe in preda al processo infiammatorio si aveva nn ascesso della grandezza di una avella.m~. Polmoniti, 27 casi, di cui 13 a destra., 5 a sinistra, 9 bilaterali. Di esse, due soltanto avevano avuto l'esito iu indnramento; in un caso tratta.vasi di nn vecchio roalarico, con tumore cronico di milza e di fegato; nell'alt ro non posso escl udere la malaria perchè l'autopsia per volere della famiglia si limitò a l solo torace; trattaYasi del caso di vizio di cuore, <;OO rottura dell'orecchietta, del quale ho già parlato. Le complica,zioni della pol monite furono, per ordine d ì frequenza: La pleurite fibrinosa e ·siero fìbrìnosa in 15 cas1 J> La ne frite acuta lll 5 La peric1n·dite l ll 5 L'empie ma m 4 L'endocardi te 1n 3 1n un caso L a gangrena polmonale . tn un L 'ascesso p olmonale

...

.. ..


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Spesso esistevano varie di queste complicazioni nello stesso soggetto, 00. in particolar modo furono frequentemente associate la peric~Lrdite e la. pleurite, purulenta o no. In un caso si osservò una appendicite e consecutiva peritonite fibrino- purulen ta. Ricordo infine che in un infermo affetto da polmonite superiore destra ed empiema, operato di resezione costale, negli ultimi giorni della vita si ebbe a notare una spiccata glucosuria ; probabilmente essa doveva dipendere da alterazioni circolatorie dei centri nervosi; negli organi interni (fegato, pancreas) non trovai alterazioni istologiche importanti (l). A queste lesioni primitive dei polmoni sono da aggiungere quelle secondarie ad altre malattie. Cosi notiamo 16 casi di t ifo nei quali si ebbero ad osservare focolai più o meno estesi di broncopolmonite, talora confluenti; ed inoltre un caso d i morbillo in cui ad una endocardite valvolare si accoppiavano focola i non abbondanti di broncopolmonite; ed ugualmente fatti broncopneumonici si ebbero in un resipelatoso ed in un infermo che soccombette ad una grave setticoemia emorragica streptococcica. Questo caso, gravissimo, pr esentò emorragie estese cutanee e muscolari, ecchimosi sottoepica.rdiche, apoplessie polmona.li multiple, endocardite val volare. Finalmente due casi di broncopolmonite si osservarono come fatto terminale in due infermi con gravi lesioni del sistema nervoso centrale. E la serie delle lesioni polmonali acute si chiude con un caso di infarti polmonali multipli in via. di fusione pnrnlenta in un in fermo che soccombette ad nna settico-piemia consecutiva ad un fte.m mone della guancia. Le lesioni croniche dei polmoni furono rappresentate esclnsivamente dalla tubercolosi, ove si eccettui qualche caso di enfisema più o meno spiccato, mai grave però e tale da richiedere una particolare menzione. La tubercolosi polmonale si osservò in 44 casi. Di questi, però, soltanto 41 presentavano lesioni in pieno sviluppo, mentre in tre casi ](:' alterazioni erano latenti. Di quest i ultimi, uno morì per aneurisma del tronco innominato e presentava sclerosi dell'apice polmonale sinistro, con piccoli tubercoli calcificati e una cavernula a ll'apice polmonale destro; l'origine dell'infezione esisteva in una tubercolosi ant ica, caseosa <lell'epididimo destro; il secondo caso, morto per tifo, presentava un tu(l) Nel pancreas si notò solo una incipiente atrofia di alcool acini ghiandolari, e nel r~~ato una lnft ltrazlooe parvicellulare ueglì spazi triangolari. Gli i$olotti di Langerhans erano di aspetto normale. C.ui di glucosorla nella polmonite ha descritto rt>ceotemente Rosenberger (Dtrll- med. Woch, 4906, n. 21).


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bercolo calcificato del polmone sinistro, se.nza altre lesioni tubercolari in tutto l'organismo; ed il terzo, pure decesso in seguito a tifo, dimostrò anch'esso l'esistenza di tre tubercoli calcificati nel polmone destro. D ei 41 casi di tubercolosi polmonale solo 23 presentavano lesioni a lento decorso, mentre in 18 tratta vasi di alterazioni a decorso acuto. F ra i primi in due casi il processo era limitato agli apici e gli infermi morirono di altre lesioni tubercolari (meningite l'uno e tubercolosi intestinale l'altro); in quattro casi un solo polmone era colpito, negli altri 17 le alterazioni erano bilaterali, talora limitate ai lobi superiori, più spesso diffuse a t utti, o quasi~ i polmoni. La forma di gran lunga più frequente flll la ulcerosa. Infine è da notare che in q uattro casi sol · tanto il processo era limitato ai polmoni, mentre negli altri 19 si a vevano altre manifesta zioni, di cui le più frequenti furono quelle a carico delle meningi e delle sierose pleuriche e peritoneale. I casi acuti furono, come ho detto, 18 . Potrebbe impressionare questa forte proporzione di casi a decorso rapido; ma ciò si spiega facilmente ove si rifletta che la maggior parte delle tubercolosi lente ci sfuggono, percbè gli infermi, appena fatta la diagnosi, vengono immediatamente riformati con una gratificazione pari ad un anno di assegno, e tornano alle loro case o sono inviati agl i ospedal i civili. Su 18 casi, iu quattro soltanto il processo era limi tato ai polmoni sotto forma d i affiorcscenza miliare. In tre l'origine esisteva in ghiandole peribrouchiali caseose, in u no nou fu possibil e trovare il focolaio dal quale l'infezione era peuetrata nel torrente circolatorio. Trat.tavasi forse d i uno di quei casi di tubercolosi assorbita dall'intestino? Nei rimanenti 14 casi le manifestazioni furono varie, e fra queste il primo posto spetta alla meningite. L'origine della infezione ftl sempre ghiandolare, ad eccezione di u no nel quale il processo acuto si originò d<t nna epididimiLe caseosa sinistra. c) PLEURR. - Nei 212 casi ai quali si riferisce questo ri assunto le pleure furono t1rovate lese 103 volte. Come si vede, è una cifra enorm e, che fa pensare da un lato alla estrema loro sensibilità agli agenti morbosi, e dall'alt-ro alle ragioni per le quali esiste una d ifferenza così accentuata fra le pleure e le al tre sierose. Dei 103 casii nei quali vennero trovate lesioni delle pleure, in 57 trattavasi di esiti di pregresse pleuriti, p iù o meno antiche, con sistenti in aderenze pleuriche talora limitate, q uasi sempre più estese e molto spes~o totali. I u 10 casi le aderenze esistevano solo a sinistra, in 18 a destra e in 29 d'ambo i lati. Di qnesti 57 casi, 20 presentavano lesioni tubercolari multiple, di vecchia data, e fra questi, almeno in 13 le aderenze occupavano tutta.


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l'estensione di una o di ambedue le pleure, ciò che dimostra come sia frequente il nesso scambievole fra tubercolosi e pleurit i. Passando ora alle lesioni pleuriche infiammatorie tuttora in atto, troviamo prima di tutto quelle secondarie a malattie acute: così abbiamo accennato a 19 casi di pleuriti metapneumoniche, fra cui 4 empiemi: ricorderemo inoltre- quattro casi di pleuriti in tifosi, delle quali mi sono già occupato in altro lavoro (l ) ; di esse due erano siero-emorragiche, due siero-fibrinose. Oltre a ciò in due tifosi ebbi ad osservare una. pleurite diaframmatica sinistra di origine splenica, derivata cioè per propagazione di processo per contiguità da un ascesso della milza (2). Vengono poi tre casi nei quali la pleurite si accompagnava ad altre manifestazioni morbose acute: in uno si ebbe em piema. destro, pleurite siero-fibri.nosa sinistra, pericardite siero-fibrinosa; in un secondo caso si osservò endopericardite e pleurite fibrinosa destra, consecutive ad una gonartrite; nel terzo, infine, si ebbe una pleurite purulenta bilaterale con pericardite fibrino-purulenta, in un nefritìco cronico. Oltre a ciò debbo ricordare un empiema destro con ascessi mecliastinici consecutivi, nel quale la malattia si iniziò come una pleurite sierosa. Questo caso sarebbe veramente primitivo. Resta ora. a parlare delle pleuriti sicuramente tubercolari, le quali furono 17, e cioè 5 a sinistra, 3 a destra, 9 bilaterali. Di esse, 3 erano pnrulente, 13 siero-fibrinose e per lo più emorragiche, una purulenta da 1m lato e siero-fibrinosa dall'altr0. In 8 casi si ebbe pure peritonite tubercolare ·ed in tre anche peri card ite. Per chiudere il capitolo delle lesioni p1eurali, debbo ri0ordare un caso di idrotorace bilaterale con idroperica.rdio ed idr9pe ascite in nn uremico, e tre casi di emotorace in tifosi, complicazione rarissima del tifo, che sarà da me illustrata in un lavoro speciale. In appendice alle lesioni d eli' apparecchio respiratorio ricordo un CMO eli tiroidi te suppurati va in un tifoso, nel quale si ebbe la morte in segni.to a. gravi fenomeni generali e locali. Esso è stato già da me pubblicato (3).

3. - Sistema digerente. Le malattie dell'apparecchio digerente costituiscono, con,1 nelle dell'apparecchio respiratorio, il nucleo più numeroso delle nostre osservazioni. La ragione di ciò sta nel numero rilevante di tifosi sezionati nel settennio. (l) Le pleul"ill ti{oidi. (Giornale medico del R. esercito, !906, aprile). l~l ln(ariQ e arceuo rpùnico, ecc. (Loc. cii.). (3) Tiroi<Uie e llrumUe suppuraliva, ecc. (Policlinico, Sez. Pratica, ! 905).


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RESOCONTO SISTEMATICO DELLE AUTOPSIE

a) BoccA, FAUCI ED ,\NNES~r. -

Debbo ricordare anzitutto due ca.si di tonsillite necroti ca, di uno dei quali ho già. fatto cenno (vedi: laringe). L'altro si riferisce ad un tubercoloso ghiandolare in cui sopravvenne un'infezione acuta. con endocardite. Con ogni probabilità. la. porta. d'ingresso della nuova infezione fu rappresentata dalle tonsille. Trattavasi di uu giovane che era degente da lungo tempo nel Riparto Chirurgia per un tumore g h ia.ndolare della fossa iliaca destra con vari seni fistolosi aperti sul quadrante Ìnferiore destro dell'addome. Morì con fenomeni infettivi generali, e all 'autopsia si rinvenne, oltre al tumore caseoso alla fossa iliaca, anche una ghiandola peribronchiale ca.seificata e una tubercolosi polmonale. Quali manifestazioni dell'infezione acuta si avevano la ~o nsiDlite e un'enqocardite della rnitrale e delle valvole aortiche. Cito inoltre un caso di parotite sinistra suppurata, in un tifoso; me ne sono occu pa.to in altro lavoro (l). h) STOMACO. - Due casi di cancro del piloro fu rono sezionati . In uno il t umore era limitato alla regione pilorica, voluminoso, stenosante, ulcerato, con gravissima ectasia gastrica ed emorragia, che fu causa della morte. 'l'rattava.s i di un uomo di 27 anni. L'alt.ro caso si riferisce ad un uomo di f>3 anni, vecchio malarico, il quale presentava un cancro scirrotico del piloro e della grande curvatura, in varii punti ulcerato, con noò.uli di riproduzione nel fegato. Inoltre l'autopsia mostrò !:esistenza di una trombosi dell'arteria mesenterica superiore con infarto emorragico della porzio ne corrispondente dell'intestino, e melena, causa della morte. Non mi dilungo su questo easo, il quale sarà pubblicato dal dott. Campeggiani che studiò clinicamente l'infermo e che praticò insieme con me l'autopsia.

c) 1:\TESTI NA . - Prima di ttttto ricordo due anomalie di svilu ppo. I n nn caso mancava completamente l'appendice vermiforme, e a circa 75 cm. sopra la val vola ileo-cecale esist,ev<t il diverticolo del Meckel, di calibro auche maggiore del tenue e della lunghezza di circa 5-6 cm. Esso posseneva la stessa struttura del tenue. Vinfermo e ra morto, come bo Cletto altrove, di Ull sarcoma mielogeno. Nell'altro caso tratt11.vasi di un t1foso, nel quale esisteva il diverticolo del Meckel, lungo circa 8 cm. e di calibro e struttura identici a ~1uelli del tenue, a circa un metro dlilla val vola ileo-cecale. Conteneva 3 ulceri tifose su pie col e placche del Peyer. Le alterazioni infiammatorie acute dell' intestino fur·ono assai numerose. I n primo luogo è da ricordare un'appendicite suppurata in un tu(U Contritmto alta cono1cenza delle ruppw·azioni nel ti{o. ! Riforma Jlledica, l907, n. 9).


ESEGUITE NEL SETTENNIO 1899-1905

lS!J

bercoloso (1). Oltre a. ciò due casi di enterocolite difterica, anch'essi in tubercolosi, dei quali uno presentava un tumore ghiandolare caseoso della fossa. iliaca destra., comprimente e stenosante l'intestino presso il cieco e la vena iliaca primitiva destra, con edema dell'arto corrispondente. Vengono poi 48 casi di ileo-tifo, 9 casi di ileo-colo-tifo e 4 di colo-tifo .Di questi casi che complessivamecte sommano a 61: molti non presentarono complicazioni all'infuori di lesioni infettive del miocardio (frammentazione, dilatazione, ecc.) e dei reni (rigonf;iamento torbido degli epitelii). Di altre complicazioni ho già tenuto conto parlando dei varii organi (laringe, polmoni, pleure, milza). Mi resta ad accennare ad ~l tre complicanze, che in ordine di frequenza furono le segu~nti: Peritonite settica. da perforazione Nefrite acuta . Ascesso del rene sinistro . :Meningite purulenta cerebrale Emorragia cerebrale Trombosi dell'arteria si l viana F lemmone gassoso della natica Trombosi della vena iliaca destra

7 casi

2

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Parlando delle l~sioni a carico dell'intestino, torna aproposito accennare a due casi , nei quali si ebbe la morte improvvisa. Uno di questi ammalati ricoverò all'ospedale per disturbi intestinali lievi; impronisamente fu colto da sintomi asfittici e rti.orì in pochi minuti. All'autopsia si rinvenne cianosi generalizzata, iperemia cerebrale, congestione gravissima dei polmoni, iperemia di tutti gli altri organi, numerosissimi ascaridi negli intestini, nello stomaco, nella trachea, nei bronchi. L'altro caso si riferisce ad un allievo carabiniere, il quale fino alla sera era stato benissimo, ed aveva scherzato coi compagni. Andò a letto tranquillamente, e la mattina. fu trovato cadavere. Portato all'ospedale, l'autopsia dimostrò edema. polmona.le, congestione intema di tutti gli organi ·ed elmintiasi intestinale (ascaridi). L'interesse di questi due casi è senza dubbio notevole. Io non voglio dire senz'altro che la morte sia dipesa da intossicazione prodotta dagli elminti ; ma la identità del quadro anatomo-patologico e il moào della morte autorizzano una tale suptlosizione, alla quale dà grande valore l'esclusione di ogni altra causa di morte. Pel primo caso poi si potrebbe avanzare il :lubbio che l'asfissia sia stata causata da penetrazione degli elminti nelle vie aeree. (Il Altra appendJclle ru osservata, come ho detto, in un polmooltico.


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RESOCON'l'O SISTEMATICO DELLE AUTOPSIE

L e alterazic.ni croniche dell'intestino sono rappresentate da tre casi di t ubercolosi del tenue : in due il processo era di data non antica, con ulceri tubercolari non molto vaste; l'origine esisteva in lesioni polmonali; il terzo caso presentava strozzamenti multipli cicatriziali del tenue a forma anulare: dei quali uno operato recentemente, ed inoltre caseosi delle ghiandole peribronchiali, e tabes 'rneseraica. cl) AKNEssr DELL 1Il\TESTINO. -

Ricordo alcuni casi di fegato noce moscata, altri di degenerazione grassa, dei quali uno in un avvelenato col fosforo; inoltre due casi di angiocolite tubercolare, seconda.na a lesioni specifiche di varii orgs,ni; in uno di essi esisteva tubercolosi intestinale. I n due casi osservammo una cirrosi epa.tica volgare; l'uno era più che quarantenne, l'altro appena v~ntidueune, e in esso il fegato era ancora più ridotto di volume dell'altro, fin quasi u.lla scomparsa del lobo sinistro. Quest'ultimo infermo mori di polmonite. · Più interessante è un caso di atrofia gialla acuta, morto i n coma, con fegato impiccolito. L 'autopsia riV"elò fegato piccolo, giallo-rabarbaro, degenerazione·grassa del cuore e gravi alterazioni renali. Sempre a carico del fegato rinvenimmo in un giovane soldato, morto per meniugite tubercolare, cinque cisti cl a echinococco, delle quali una grossa come una testa di feto, ed insieme altre due cisti nel pol~one destro ed una nel rene destro. Finalmente in un caso di grave sifilide costituzionale si trovò un bell'esempio di periepatite sifil~tica. In questo capitolo rientra pure una rancreatite emorragica, osservb.ta in un caso di polmonite con ~mptema metapneumonico e peritonite fibrino-purnlenta. e) P~:RITO.NEO . - Oltre al caso di peritonite or ora ricordato, ai 7 casi di peritonite da perforazione in t ifosi {ve11i: intestino) e ad un caso di peritonite emorragica originata si da un infarto splenico (vedi: milza). non mi resta. che accennare a 17 casi di peritonite tubercolare, alcuni sotto forma di eruzione miliari ca in casi di tubercolosi mi! iare, la maggior parte sotto forma cronica e quasi sempre accompagnata da caseosi delle ghiandole mesenteriche e ret.roperitoneali. A proposito del peritoneo torna acconcio ricordare quattro casi di lesione traumatica. In uno di essi trat~vasi di ferita d'arma da punta delle pareti addominali, con perforaL:ioni del tenne e del sigma colico e con ferita della vena 1liaca primitiva sinistra; in un secondo caso la morte era a\venuta per calcio d i c:.wa llo a.ll'ipocondrio sinistro, e alla autopsia si rinvenne rottura completa dell'angolo splenico del colon cni due monconi disposti a doppia canna di fucile, e consecutiva perùonite


ESEGUITE NEL SETTENNIO 1899-1905

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acutissin1a. Il terzo caso si riferisce ad un individuo in cui si trovò una ièrita. d'arma da fuoco sulla linea alba, due dita sotto l'apofisi ensiforme con ferita del fegato, dello stomaco nella sua faccia ant.eriore e posteriore e della arteria renale destra, con emoperitoneo, e foro di uscita sulla. linea pttraspondiloidea destra. J n fine in un quarto caso si ebbe una ferita d'arma. da fuoco al torace, con frattura della 6" costa sinistra, perforazione della pleura, diaframma, stomaco ed esplosione del rene sinistro, e foro di uscita fra le apofisi trMverse di sinistra della. l" e 2" vertebra lombare.

4. - Apparecchio genito-urinario.

La vescica non si presentò alterata che in due casi: in uno trattavasi di cistite purulenta, ed in esso la morte si ebbe in seguito a strozzamento intestina.le operato (vedi : tubercolosi intestinale); nell'altro si osservò uretrite cronica con restringi menti organici, cistite pn rulentil. emorragica, pielonefrite purulenta bilaterale con calco1osi, perinefrite suppurata e piemi~. Evid entemente trattavasi di infezione ascendente in individuo affetto da calcolosi renale. A carico della pelvi ricordo altri quattro casi di calcolosi, sempre Ulùla.terale' (due casi a destra. e due a sinistra), con idronefrosi consecutiva, che in uno era di altissimo grado. La morte avvenne sempre per cause indipendenti (infezioni, aneurisma del t.ronco innominato apertosi in trachea). Per ciò che si riferisce ai reni notiamo: .Alcuni pochi casi di degenerazione grassa; Tre casi di infarti anemici; Un caso di ascesso del rene sinistro in un tifoso; Tredici casi di nefrite acuta (1). Di questi, tre mori rono di m·emia ; in un altro esistevano chiazze di porpora emorragica sulla cute, e l'infermo era entrato all'ospedale appunto per questa malattia. Nel gruppo delle lesioni croniche dei reni troviamo : Tre casi di atrofia arteriosclerotica (rene rosso granuloso), in individui con arteriosclerosi diffusa. Uno di questi morì per le conseguenze di tma emorragia cere.brale, gli a.ltri per malattie intercorrenti. Quattro casi di nefrite cronica parencbimatosa (grosso rene bianco) in individui morti per malattie indipendenti dalla lesione renale. Sei casi di nefrite cronica interstiziale, dei qnali 5 bilaterali, ed uno a sinistra soltanto, mentre a destra esisteva nna idronefrosi di al(l) Compresi i 3 casi di nefrite acuta in polmonitici e i' casi in tilosi.


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RI!SOC O~TO

SISTEMATICO DELLE AUTOPSIE

tissimo grado da ca.lcolosi. Due di essi morirono per urem1a, gli altn per malattie intercorrenti. ' Due casi di tubercolosi renale, bilaterale in uno, a sinistra nell'altro, secondaria a lesioni pol monali e ghiandolari; il primo era a forma miliare, insieme ad analoghe lesioni del peritoneo e della milza, l'altro

a fonna. easeosa ulcerosa. A carico degli organi genitali ricorderò soltanto due casi di epid idimite tubercolare, ambedue pri1nitivi, uno a. destra. ed uno a sinistra Quest'ultimo morì per tubercolosi miliare acuta, l'altro per aneurisma.

o. - Sistema nervoso. a) M.ExrNGI. - In sette anni sono stati sezionati otto casi di meniugite cerebro-spi11ale epidemica, cinque dei quali nei primi mesi del 1809 (1), e gli altri tre ad intervalli più o meno lunghi l' uno dall'altro. In tutti l'agente pn.t.ogeno fu rappresentato dal diplococco intracellula.re del Weichselbaum. Altri due c~qì di meningite purulenta erano di natura diplococcica (Friinckel-Talamon}. Oltre a ciò dobbiamo ricordare un caso di meningite purulenta cerebrale, complicato da ascessi simmetrici dei lobi occipitali, rimasto in cura. cinque giorni e nel quale si osservarono all'autopsia focolai scarsi di broncopolmonite. Da questi si originò probabilmente la meningite. Un :altro gruppo di meningiti purulente è rappresentato d alle otogene, delle quali osservammo due casi. In uno di essi esisteva pnre un grosso ascesso del lobo temporale corrispondente. E finalmente ricordo un caso di meningite purulenta cerebrale, osservata in un tifoso, con reperto del bacillo d'Eberth in cultura pura (2). Dopo le meningiti purulente viene il gruppo delle meningiti tubercolari, delle quali osservammo 16 casi. I n due di essi non ci fu permessa che l'apertura della testa; gli altri erano tutti secondarii a l e~ioni tubercolat·i antiche, specialmente delle ghiandole peribronchiali. b) CERVELLO E moOLLO SPIN,u~E. - Vengono prima di tutt.o tre casi di emorragia cerebrale. D i questi, uno diede il reperto di un focolaio emorragico r ecente, interessante tutti i nuclei basali e la capsula interna di destra, un Recondo presentò ateromasia dell'aorta e arteriosclerosi diff11sa, nonchè una grossa cisti apoplettica del centro semiovale destro, interessante in parte i nuclei basali e specialmente il nucleo lenticolare. L a morte avvenne per broncopolmonite. (!) M AHIOTTI·BIAI\CIIt.- Sulla menitt!]ite cet·ebr·o-spina le epidemica .,( Policlinico, Sez. 111ed. 1901) (!l Contnbu!rr allo $ludir, delle suppm·aziani 11el ti(o. (Loc. cii).


ESEGUITE :-IEL SETTE~NIO 1 899~1905

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Più interessante è il terzo caso, il quale si osservò in un tifoso· di circa 22 anni. In esso, oltre le lesioni del tifo, si rinvenne un'amor~ ragia corticale sulla prima circonvoluzione . temporale sinistra ed nn grosso focolaio emorragico in corrispondenza della capsula interna e nu~ clei basali dello stesso lato. Dopo le emorragie vengono i focolai di rammollimento, dei quali un caso si osservò in un altro tifoso; in esso avvenne la trombo::;i della silvia.na di sinistra, estesa anche alle sue diramazioni, con grosso focolaio di rammollimento della capsula e del corpo striato. Altri quattro casi erano in relazione con arterite obliterante e eli essi tre erano localizzati alla capsula e nuclei basali ed uno nel midollo allungato. Dei primi tre in due i focolai di rammollimento erano simmetrici, in uno a sinistra aoltanto. Quello a carico del midollo allungato era largo come una moneta da due centesimi, corrispondeva alli vello delle eminenze tereti e occupava in altezza circa tre o quattro millimetri. Infine ricordo due altri casi, uno di ascesso del lobo occipi tale destro in un individuo affetto da otite destra e carie della rocca, senza meningite, l'altro di tubercolo solitario del cervelletto (lobo sinistro), della grandezza di una noce, con caseosi delle ghiandole peribronchiali e tubercolosi disseminata, più recente, degli apici polmonali. Quest'ultimo caso, i1 quale non manca di interesse, si riferisce ad un carabiniere di 2'2 anni, entrato all'ospedale il 30 gonnnio IUOO per disturbi digestivi, a11oressia, pirosi, senso d i peso all'epigastrio, vomito e dianea, che si alterna va con pexiod i d i stitichezza. Da circa un anno prima aveva cominciato a soffrire di accessi di cefalea, con sensazioni passeggere di freddo, senza febbre. Dopo qualche mese ebbe distur bi gast1·ici con febbre, ma. non presentò segni eli lesioni centrali. Dal novembre 1899 erasi iniziato il quadro attuale. 11 fntto più saliente era il vomito, che si presentava tre o quattro ore dopo i pasti, senza sforzo, ed era costituito dalle sostanze ingerite. All; ingresso risultò del tutto negati·v o l'esame fisico dell'addome e specialmente dello stomaco; sul torace si trovò solo qualche rantolo umido alle basi polmonali. Del tutto negativo fu l'esame del vomito e delle urine. Quanto al sistema nervoso, non si trovò nessun disturbo a carico della sensibilità, motilità., riflessi. Dopo circa un mese insorse dolore gravativo alla nuca, diminuzione della facoltà. visiva, metamorfopsia, ronzii alle orecchie. Più tardi i.l dolore si estese alla regione occipitale e pot a tutto il capo. Intanto l'infermo ditnagriva progressivamente, e cominciò ad .a.vere tosse con lieve ipofonesi sul lobo superiore del polmone destro. 1\lai febbre. Dopo qualche altro tempo compaiono nuovi fenomeni: le vertigini, i frequent-i deliqui, la titubazione. Pur essendo in letto, al più piccolo movimento del capo l'infermo è colto da vertigine, accompagnata spesso da vomito; si hn completa astasia-aba.sia, con tendenza a cadere ora avanti, ora indietro, più spesso su i lati. Si accentua la diminuzione della facoltà visiva, si ha lieve nis t.agmo, mid1·insi. Si aggiungono singhiozzo, perdita involontaria di feci e urine, mentre l'inte lligenza t3 - Giornale mtdico.


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REsOCONTO SIS'J'EMATICO DELLE A.UTOPSIE

va progressivamente indebolendosi. Da ultimo si ha cecità completa, forte cofosi, fatti tr ofici della cute (eritemi, ecc) Infine compaiono paresi del fa ciale destro, e contrattura in flessione dell'avambraccio dello stesso lato, gravi disturbi del respiro e del polso (iut~mittenzè, aritinie, polso raro. 5-! p. al minutò), e l'infermo muore il 5 dicembre.

Il caso non è certo nuovo, ma è interessante, sia perchè la diagnosi rimase lungamente oscura, mancando fatti che col vomito fa cessero pen' sare a lesioni centrali, ed anche per la complessità dei fenomeni da. compressione, fra i quali campeggiano quelli dei sensi specifici. A carico del midollo spinale non abbiamo osservato che gli esiti di una mielite trasversa dorso-lombare in nn infermo che soccombette ad una meningite tubercolare. Come appendice alle lesioni del sistema nerYoso ricordo due casi di lesioni traumatiche del cranio. Il primo, suicidatosi con un colpo di fu· cile, presentava una ferita trasfossa con foro d'ingresso alla regione sopra-ioidea e foro d'uscita sulla sutura lungitudinale. Si avevano fratture multiple del palato dnro, delle ossa costituenti la cavit.à orbitari!tdestra e dei due pa.rietali, con fatti esplosivi della lingua e del cervello. L'altro caso, un soldato caduto accidentalmente dalla fi nestra, presentò una. vasta. ecchimosi del sottocutaneo della regione temporale destra, un vasto ematoma epiùurale in corrispondenza del lpbo frontale destro, fratture multiple, comminutive della base del cranio, ematoma retro bulbare nella cavità orbitaria destra, emorragie puntiformi del quarto veutricolo. L'infermo era vissuto poche ore. G. -

Ossa, articolazioni, muscoli.

Le ossa non hanno dato che t.re casi, e precisamente di lesioni tubercolari. In tutti e tre la lesione esisteva nelle vertebre, in uno nella 2• cervicale, in un secondo nella 3• dorsale, con ascesso ossiftuente apertosi all'esterno sotto la 7a costa presso la scapola, nel terzo a carico delle ultime due vertebre dorsali, con ascessi ossiftuenti e seni fistolosi alla regione iliaca destra e alla radice della coscia sinistra. Le a1·ticolazioni diedero due casi di gonartrite, fibrinosa in uno, purulenta nell'altro, un caso di polia.r trite acuta, ed uno di artrosinoviti tubercolari multiple apertasi all'esterno per tramiti fistolosi. Quanto ai mu.~coli, ricordo soltanto un caso di miosteoma traumatico (myositis ossific1tns tmumatica) del brachiale anteriore destro, non aderente, prodottosi in seguito a lussazione posteriore del gomito. L'infermo morì di tifo (1). (t ) Di 'lllesto ca•o. insieme ad altri, mi OCW JlCrò in un la roro di IJros'! itna pubh licaziono.


ESEGUITE NEL SETTENNW 1899-1905

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· 7. - Cute.

Di lesioni della cute in atto giunte al tavolo anatomico non abbiamo <()Sservato che quattro casi, e cioè due di eresipela della faccia e del cuoio -capelluto, morti per setticemia e complicazioni viscerali; uno di morbillo, morto con endocardite e broncopolmonite; ed uno di porpora emorragica, al quale abbiamo già accennato parlando delle nefriti.

* **

Alla esposizione sistematica delle lesioni riscontrate non farò seguire che alcune brevissime considerazioni. Se noi dividiamo i casi a seconda delle malattie che fnrono causa di morte, o per loro stesse, o per le loro complicazioni, troviamo i seguenti "<lati : Aneurisma. 5 casi 3 » Malattie del sangue (l) . Infezioni generali a tipo setticoemico, p i emico, ecc. 10 » Malattie del pericardio e della pleura . G » 33 » 1Ialattie acute del polmone . Gl » Ileo-tifo . Tubercolosi (miliare, polmonale, meningea, ecc.) 51 :. Meningiti purulente (cerebro-spinale epidemica, otogena, ecc.) 13 » Sifilide grave . l caso 7 casi Lesioni del sistema nervoso centrale Atrofia gialla acuta del fegato l caso Malatt.ie renali acute e croniche. 7 casi hm~

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3

»

Lesioni traumatiche . 8 » Avvelenamenti l caso 2 casi Intossicazione da elminti? Come si vede, il primo posto spetta al tifo con Gl casj, n è ciò reca meraviglia ove si consideri che in Roma disgraziatamente il tifo è tutt'altro che raro. Anzi vi sono stati degli anni, come il 1900, di vere e gravi epidemie, sì che in quell'anno la'guarnigione vi contribuì con quasi 200 casi. Si comprende quindi che questa malattia abbia contribuito largamente alla mortalità nei soldati. Ma se non reca meraviglia. il numero notevole di osservazioni di tifosi, non può a meno di impressionare la cifra veramente eccessiva delle lesioni tubercolari che furono causa. della morte. Sono ben 51 casi che costituiscono quasi il 25·;. del numero totale delle autopsie. E tanto maggiore è il valore da dare a questa cifra, ove si rifletta che la maggior parte dei tubercolosi, come ho già detto, ci sfugge, perchè, riformati, vanno a morire o alle loro case o agli ospedali civili. Così, mentre per (l) Compreso il caso di malaria.


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RESOCONTO SISTEMATICO DELLE AUTOl'Sll'.:, ECC.

il tifo e in genere per le altre malattie, il num ero delle sezioni rappresenta, salvo i casi di riserva da parte delle famiglie, il numero totale dei morti per quella data infermità, invece per la tubercolosi noi perdiamo la maggior parte della casistica, èosicchè le cifre vanno accettate soltanto come una parte, e non la maggiore, del numero totale. N è basta: chè ai 51 casi nei quali la t ubercolosi fu causa della morte bisogna aggiungerne altri 11, nei quali o la tubercolosi complicava altre malattie~ o si avevano lesioni speeifiche delle ghiandole peri bronchiali e dei polmoni, consistenti in focolai caseosi o calcificati, i quali non a vevano clata alcuna manifestazione clinica. Sono dunque 62 casi nei quali l'autopsia rivelò l'esistenza di lesioni tubercolari. Ciò deve impressionare tanto più quando si rifletta a.lla cernita accurata, scrupolosa, che si fa in tre visite successive, dei giovani che hanno l'obbligo di leva. Vengono così esclusi tutti coloro che presentano deperimento organico notevole, debolezza di costituzione, scrofola, otiti croniche, difetti di conformazione del torace (torace paralitico, a botte, . ecc.); e ciò senza contare le malatt ie tubercolari in atto, come le ossee e le articolari. E se malgrado ciò le lesioni tubercolari riscontrate alla autopsia tengono ancora il primo posto, anche in confronto delle due malattie acute più comuni nei solda ti, polmonite e t ifo, ciò dimostra . quanto sia diffuso il terribile flagello, e quanto g rande il pericolo che per esso corre la società. Delle altre malattie non occorre parlare. Accennerò soltanto aJle malattie acute dei polmoni, le quali in confronto della casistica clinica abbondantissima hanno dato un numero di morti assai limitato, ciò che si spiega per le ragioni già dette in principio. All'età dei soggetti si deve poi lo scarsissimo numero dei tumori maligni, che per di più si osservarono, ad eccezione di uno; non in giovani soldati, ma in persone mature (sottufficiali, guardie). Con queste poche osservazioni io chiudo la rassegna delle lesioni riscontrate nelle autopsie eseguite all'ospedale di Roma. Il numero di esse non molto abbondante non consen te di dare a queste pagine un grandevalore: pur t uttavia se il materiale anatomo-patologico degli ospedali militari venisse tutto coordinato e raccolto, analogamen te a quanto ho èercato di fare per l'ospedale di Roma, se ne potrebbero trarre dati d i uotevole interesse. Sotto questo punto di vista credo di non aver fatto un lavoro del tutto inut ile, nella speranza che ad esso ne seguano altri che illustrino l'argomento, almeno nei maggiori centri della vita ospita1iera militare. Roma, novembre llJOG.


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CASUISTICA CLINICA lNTORNO UN ANEUR ISMA DELL' ARTERIA CELIACA SORMONTANTE UN PIÙ VASTO ED ANTICO ANEURISMA DELL'AORTA.- Lezione del prof. G UIDO BACCELLI . - (Storia clinica del dott. Ent•ico Farrool, capitano medico assistente onorario). STORIA ANA.MNESTICA. - L ... C... di anni 39, di Pescorocchiar o (Aquila), am•mogliato, di professione selciarolo, senza precedenti morbosi ereditari degni di nota, godette sempr e buona salute fino all'età di 15 anni, quando s'infettò {li ulcer a sifilitica seguìla da evidenti manifestazioni secondarie, per le quali praticò cura specifica, ma incompleta. All' e là di 20 anni soffrì per 5 mes i di fel;>bri malariche. Fu sempre forte bevito1·e di vino e di liquori, ed anche forte fumatore; per il suo mestiere poi si assoggettò spesso a g ravi afl'aticamenti. All'età di 31 anni s i ammogliò con una donna, dalla quale ebbe un solo figlio, vivente e sano. La malattia ora in esame rimonta a circa 3 anni fa, e cioé a l 12 gennaio 1 90~, qua ndo, nel sollevare un sacco di grano, avvertì alle regioni lombari un dolore improvviso, al quale sul momento egli non dette g rande importanza. L'indomani però per il trauma sofferto. secondo il giudizio dell'infermo, incominciò a d essere molestato da un dolore piuttosto forte e da senso di peso .alla r egione epigastrica. Questo dolore, lacerante, profondo fino alla racllide, più in tenso dopo i pasti e specialmente nelle ore nottume, accompagnato da inap· potenza e stitichezza, ma senza nausee, vomito ed eruttazioni, continuò ininterrottamente con gli stessi car atteri per alcuni mesi, poi diminuì man mano di iotensi~à fino a dare all'infermo solo lievissime molestie, senza che però queste scomparissero del tutto. Nel settembre del 1905, in stato di relativo benessere, fu collo da cefalea intensa, continua, prevalentemente temporo-fr ontale, esacerbantesi nella notte, e fin d'allora incominciarono il pallore della cute e delle .muscose visibili e il notevole dimagramento, che, come si vedrà, notansi nel-l'infermo. Delta cefalea durò per qualche tempo e ne'er a quasi completamente g uarito, quando, senza causa nota, alla fine di ollobré dello stesso anno, ricomporve ro con maggiore intensità . i disturbi addominali di cui sopra, e il dolore a cintur·a da ll'epigastrio alla rachide era così intenso, da costringere il paziente a contorcersi e ad emettere continue grida strazianti. Non osservando dopo qualche tempo alcun miglioramento al suo stato, ricoverò verso la meta di no· vembre all'ospedale di S. Spir·ito, ove venne s ottoposto ad una dieta rigorosamente liquida, r iconosciuta la sola adatta ad alle viare le g ravi sofferenze delf iofermo, Clilmate anche nei primi giorni con iniezioni ipodermiche di morfina. Dopo 35 giorni di degenza ritornò in fami glia lievemente migliorato, e vi r imase circa un mese avvertendo sempre le stesse sofferenze, ma in g rado più Heve, tantoché nel febbraio 1906 decise di riprender e il suo lavoro abituale, che .cons isteva nel battere i selci delle strade con apposito ordegno formato da pe-


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CASUISTI CA GLINI CA

sante tronco ligoeo, cerchiato ai ferro. Quasi subito si esacerbarono però ~

suoi fastidi sl da es!lere costretto ad alternare ore e giorni di lavoro con ore· e giorni di riposo, fino a che non ricoverò al IX padiglione del P oliclinico, o ve fu accollo nel giugno 1906. Per i disturbi subbiellivi accusali dall'infermo, falla· qui dia~oosi di enterocoliLe, fu solloposto a cura mercuriale (~O iniezioni intramuscolari di s ublimato), da cui il paziente ri trasse notevole giovamento, tantoché dopo un mese poteva uscire dall'ospedale, senza più avverti,re le g ravi sofferenze per le quali era entrato, persistendo però sempre il senso di lieve dolorabilità continua e spontanea all'epigastl'io con diffusione alla racbide. lo tale stato egli s i mantenne nei mesi di agosto e di settembre; ma poi a poco a poco andarono nuovamente a ccrescendosi i suoi disturbi fino a raggiunger e il massimo d'intensità nel gennaio u. s., quando, essendosi anche accorto della presenza di un tumor e pulsante alla r egione epi~astr·ica, non an-tecede nl~m ente notato, si decise a r icoverare nella clinica medica, ove fu accolto il 10 gennaio :1907. ESA M E oBBIETTIVO. - Indiv iduo di buona costituzione organica, con sviluppo scheletrico regolare, con masse muscola ri fla cc ide, con pannicolo adiposo piuttos to scarso; cute di colo1·ito giallo-pallido, mucose visibili scolorate; aspetto sofferente, decubito prefer·entemente dorsale od anche s injst.ro, non tenuto però a lungo: quasi mai il destro, producendo questo gravi sofferenze; gangli di varia grandezza,, dul'i-~la slici, spostabili, indolenti io tutte le var ie stazioni glanrlolari; pupilla di sinistra di forma ovala re, più ampia di quella destra, ambedue pronte alla luce, torpide all'accomodazione; parziale cataratta dell'occhio des tro; creste della tibia scabr ose e seghettate; nulla d1 a normale nell'apparecchio t'espiratorio; 20 respirazioni al mi nutoprimo; illo J ella punta cardiaca vis ibile al 5° spazio intercosLale fuori della linea marr.millare, di tl'uso per circa due dila luogo lo spazio inter·costa le medesimo ed alla palpazione forte ed e steso a tutta la r egione car diaca; area di ottusità relativa del e ttore ing randita, tr ovandosi in alto sulla parasternale al margine s uperiore della 3• costola, s ulla punta dietro la 6a costola atresterno della mammillare e a destra un centimetro e mezzo all'infuori della marginale destra dello sterno; s uono sislolico alla punta impuro, movimento diastolico bi ventricolare sdoppia to e sempre più forte m1:1n mano che si asoolta verso la ba>'e del cuore, acquistando ti tono sul focolaio dell'aorta un caratter e scoccante; · nulla di notevole nei grJssi vas i del collo, non rig idità nelle arterie superficiali, non pu;sazioni nella fossalta del giugulo, polso alle radial i ed alle cru· rali sincrono ed uguale nei due lati, ritmico, regolare, con la frequenza di 90· pulsazioni al minuto primo, abbastanza teso e cele re ; . a ddome n on l.eso, nè meteorico; cicatrice ornbell icale r egolare ; non presenza di liquido pella cavità peritone(lle; non sviluppo di reticolo ven oso s'Jperficiale sulle pareti; nella r·egione epigastrica evidente tumefa zione a nimata da una pulsazione espa nsiva, sollevante e si ncr ona con la diastole dei vasi pe•rirerici, di consistenza du ro- elastica , a superficie ir·r egolar e. del volume di una g rossa arancia, non facilmente delimitabile, situa~a sulla regione mediana, sporgendo però piil verso sinistra che ver so destt•a, a 6 .cenlim. circa dalla linea ombellicale tras versa, non spostabile nei movimenti respiratori e solo leggermente e appena percettibile quando si invita l'infermo a decombere sul fianco destro-


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La pressione esercitat.a sul tumore risveglia forte dolore al pazieute, il quale di quando in quando avver te anche dolore spont.aoeo nella regione, più intenso all'epigastrio e irradiantesi lf' cintura verso gl'ipocondri e la rachide, a carat(ere lacerante, qualche volt.a influenzato dalla ingestione degli alimenti, ma spesso indipendente e prevalentemente notturno; l'estensione apparente del tumore pulsante é di 10 centimetri sul diametro trasverso e di 1t nel diametro verticale; ascoltando su esso si avverte una scossa diastolica non mollo forte, seguita da un tono molto debole, e la percussione fa r ilevare nel centro del tumore ottusità, che si confonde in alto ed a sinistt·a con quello dell'ala sinistra del fe· gato e del cuore, mentre dal centro in basso ed ai lati il suono va semp t·e rischiarandosi fino ad acquist.are il carattere timpanico; lo s tomaco abbassato, soltosLante al tumore ed au_m entato nei suoi diametri, o1Lrep11ssando la grande curvatura 2 dita trasverse la cicatrice ombellicale e raggiungendo il timpanismo gastl'ico in alto ed a sinistra il 6° spazio intercostale sulla. mammillare; rigonfi11ndo lo s tomaco aumenta l'area gastrica in allo ed in basso, il tumore apparisce meno superficiale e nel centro di esso, ove e ra ottusità alla percussione, si nola suono leggermente timpanico; l'esame del contenuto gastrico, estratto 1 ora circa dopo la somministrazione della colazione di Ewald, fa not.are presenza di acido cloridrico libero, assenza di acido lattico, acidità totalé 40 p. 100 espressa in acido cloridrico 1.46 p. 1000; · fegato ingrandito, ma di consistenza normale e a superficie liscia; la milza nei limiti fisiologici ; nuJia di patologico negli organi uro-genitali; la distanza del culmine del tumore pulsante alla puntu delle apofisi spinose vertebrali misurata ver ticalmente è di 22 1/ t centime tri. Durante la permanenza in clinica l'inft:~•mo fu ~emp re apirettico; le suddescritte condizioni patologiche t•imasero pre,ss'ochè immulate; ~olo il dolot·e epigaskico si fece m1:1n mano meno intenso. L'illustre prof. Baccelli in una sua magistrale lezione, che mi proverò qui a riassumer e brevemente, illustrava questo caso, e, premettendo come al'dua fosse la diagnosi e solo scorta fedele ad essa potesse esset·e l'anatomiRnw clinico, metodo di ricerche diagnostiche da lui inaugurato, faceva osservare quanto segue : Nel malato in esame ciò che principalmente richiama l'attenzione e il tumore alla regione epigastrica, dotalo di una pulsazione autoctona, ienta, espansiva e sollevan te, libero da qualunque ade1·enza con la parete addominale, tantoché questa nella ispirazione vi trascorre liberamente e nella ispirazione forzata sembra che il tumore si abbas!'li e sr nasconda. senza movimento alcuno della sua fissa sede, mentre ascoltando si avverte una sola scossa s iucrona alla diastole delle arterie periferiche seguita da un lo no di val vola trasmesso, quanlo cioe si avvera negli aneurismi, come ·fu sostenuto dal prof. Baccelli stesso nel suo dottrinale su tali forme morbose, al contrario di altri, che ritenevano dover avere gli aneurismi una doppia scossa sistolica e diastolica. Tratlasi quindi evidenLemente di un tumore aneurismatico; ma dove esso sta, come si spiega e a qua le arteria appartiene 1 L'tllustre maestro esprime subito il suo avviso che lrattasi di un aneurisma della celiaca, diagnosi da lui più volLe felicemente fatta in clinica con i criteri differenziali non molto tempo fa dimostrali nello studiare un caso di aneurisma dell'arteria mesenterica superiore (diagnosi difficile fatta in vit.a e riscontrata


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CASOI STIOA OLI.!\IOA

poi pienamente al tavolo anatomico) e conforta il giudizio espresso con i seg uPnti argom en ti: Dall'aorta, dopo uscita dai processi diafr·ammtrtici, si spic\!ano rami arleriosi importantissimi e cioll la celiaca e la m é8enlerica superior•e dalla sua superfi cie anlel'iore e mediana, ed altri rami più piccoli e meno importanti late ralmente; i tumor i aneurismatici che s i sviluppano in questi ultimi tralci arteriosi più Iun,zhl sono dotati di una n otevole m obilità, mentre quelli che si s viluppano sugli altri due rami possono presentare una mo bililil appena distinta, che deve ricerca rsi con una certa cautela , avendo tutti g li an eurismi un punto più fragile ove facile ne é la rottura, e precisamente quello cui corrisponde la traiettor ia diretta del sangue; tale mobili la appena percettibile si riscontra app unto nella bozza aneurismatica in esame. Non è facile però la diagnosi d1ffer·enziale fra un aneurisma che si sviluppa !'.Ul tronco della celiaca e quello che s i sviluppa sulla m esenterica superiora. N el caso in esame si può a ffermare che Lratlasi di un aneuris ma della celiaca e per la r eg-ione topografie& del tumore, e per la sua forma globosa, e per la s ua pulsazione caratteristica superficiale, e cir· .;ogcritla, per g li organi intlne che sono adiacenti. Come oel caso sopra r icordato, ti cr iterio per formula re la diagnosi di aneu risma della mesenterica Sl.i· pet·iore fu a,Ppllnto il luogo o~e esso immo bilmente stava e cioé sotto la linea or i:o:;ontale del pancreas; cosi in qu esto caso !'\Ono ~u ida s !cura 'alla dia j:!'nosi di aneut·is ma della celiaca i rapporti che il tumore pulsante Ila con lo stomaco; quest'organo come si è dello nell'esame obbietlivo è abbasst~to e l'aneurismB si svolge e s i affa ccia a l diso pra del l 'ar~:o minore di esso; e se nelr·igonfiarnl'nlo par ve lo stomaco sormontare il tumore, lale fallo non è che artiAcial e, menlre non vi Ila dubbio che lo s tomaco é tullo a l disoltr, della bozza aneur is mAtica, la qual e appar·e al nostro sguar·do, e quindi l'a neurisma non può ess ere c he di quella unica t~rl'3ria che si trova sormonta r·e l'arco minore dello !<tornaco, a scendendo dall'ao rta in senso ve rticale, e cioè della celiaca. Ma un aneu ris ma della celiaca potre bbe grun ~er e ad un'Hilezza che abbiamo vis lo misut·are in senso verticale circa 18 ccnlimelr i, se si sotlr·ae lo spessor e della colonna vertebr·alet No certamente ; e quando s i pr endn in minuto esame la storia anamnestica e l' c>~arne obbiettivo pr·aticato nell'iulermo, essi ci dimos treranno che uoa g ra ve lesion e dell'aor ta addominale, e con g rande pt•obabililà un aneur is ma, dove va pree;;;istere al la formazione della bozza aneurtsmatica circoscritta, b ene visibile e palpabile a lla s uper·tlcie. Infatt.i, per i pr ecedepti mot•bosi dell'in fermò, luelico e bevone, le arterie non pote vano esser·e istotor}icamen te ill ~se e . per il m esLiere ch'egli esercitava, il va;;o più sog!Zelto a lesione d.oveva essere s pptutto l'aorta e più speci!ilmonte il tratto di essa che s corre fl'll le appendici diafcammatrche, in cort•ispondenza delle ultime ver tebr·e do r:;ali e prime lombar·i, dove appunlo viene a produr·si il sistematico contraccolpo nell'allo in cui dai St"lciaroli, alza to prima con lena gagliar da, viene poi abba~sato con violenta scossa espiratoria il tronco ligneo con iforme che s erve ad approfondir·e e livellare i selci delle strade. 1 L'infermo r.oi per vari mesi sonri di quel complesso di sinlomi dolorosi g ravi ed imponenti, che il pro f. Baccelli stesso descrisse in ca~i congener·i con il titolo di angi na abclomin is; giustificalo quind i il sospetto di una le!;ione dell'aorta addo m inale nel tratto s uddetto, dove appunto si stacca il g rosso, ma breviss imo tralcio a r terioso, l'arteria celiaca ed intorno alla quale ed all'aorta


CASUISTICA CLINICA

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si espande ricco intreccio nervoso formato dal plesso celiaco e~dai due gangli semilunari, donde la spiegazione della sindrome enteralgica sopradescritt.a. Inoltre, prima di entrare in clinica, l'infermo ru 'ricoverato in uno dei padiglioni del Policlinico, dove quei sanitari, ai quali dobbiamo tutta la fiducia, diagno~l.icarono solamente un'entero-colite, ciò che fa ritenere per certo che in quel· l'epoca non esistessero sintomi appariscenti della bozza aneurismatica in esame concetto questo confermato dal paziente stesso, il quale narrava che solo 10 giomi prima di entrare in clinica notò la comparsa della Lozza pulsante. Questa dunque fu di formazione postedore ad un altr·o processo morboso sottostante, e si deve ragionevolmente supporre che l'aorta non era in condizioni .normali, e che quindi sopra uo più vasto ed antico aneur·isma di quest'ultima siasi or·· -dito un aaro tumore aneurismatico, come verra in seguito dimostrato coi dati che ci fornisce l'esame obbiettivo. La bozza aneurismatica superficiale, che abbiamo detto essere della celiaca 1 tr·ascende di alcuni con la linea .alba verso sinistra ed é libera da !]ual~iasi ade· renza con le pareti addominali, e ciò può solo derivare da un movrmenlo di rotazione che l'arteria celiaca avesse subito dalhl prevalenza del sottoposto aneu· risma aortico s ul destro Ialo. Il cuore è evidentemente aumentato di volume per dilatazione delle sue ca- , vi là e per ipertrofla dell'armatura muscolar·e più del ventr·icolo sinistro che del <leslro, e ciò per aver dovuto superare da lungo tempo forli ostacoli di circolo; tale fatto patologico non ha dsto origine a rumori abnormi, ma s.nlo a sdoppiamento del movime nto diastolico biventl'icolaf·e, per perdita di sineq~ia, perchè ~ioe un ventricolo ritarda per· aumentata pt·essione interna al conft·onto dell'altro. Si nota nell'infermo un'evidente r etrazione inspir·atoria deg-li ::;pozi intercostali inferiol'i da un lato e dall"altr·o; essa sta ad indicare· che il diaframma, per la tensione che soffre nei suoi ultimi attacchi, r esta qua~i immobilizzato e non concorre più totalmente alla sinergia dei muscol i ispiratori, e ciò non può essere ~he in seguito ad un ostacolo eh~, movendo dal centro, eserciti una gagliarda pressione anche sui lati, condizione questa che può solo verificarsi per un tumor~ piantato nella colonna vertebrsle nel punto in cui la grande arteria ol' Lrepass a i processi laterali del diaframma, tumore che in tal punto non può esser e cbe un aneurisma dell'aorta. Ma, a fornire la pienezza della pr ova all'enunciato criterio diag nostico, il pro: fessor Baccelli ritrae i seguenti dati obbiettivi : praticando la percussione lungo la colonna vertebra!~, tra le ultime verterbe dorsali e le prime lombat·i, s'incontra una zona di ottusità per l'altezza di crrca 10 cm., corrispondente al li· vello nel quale anteriormente si circoscrive la bozza aneurismatica; tale zona di ottusità non può esser data che dalla presenza di un vasto tumo1·e sottostante, che formerebbe una vasta base all'aneurisma della celiaca; doppio tumo re quindi che si ionalza in tolo compreso lo spessore della colonna vertebr·ale per cir ca 23 cm., l'uno il superiore più piccolo, l'aneurisma della celiaca, l'altro inferior·e più g rande logicamente é da ammeltersi sia un vasto aneur'isma dell'aorta. E -se, per la resistenza della colonna vertebralt>, non é possrbi lr., applicando le mani contemporaneamente su l'uno e l'altr·o tumore, avver tire la doppia scossa eccentrica data dall'espander·si dei due tumori aneurismatici, ::;i ascolta pP.rò sull'ottusità vertebrale un doppio battito che corrisponde ad una doppia diastol(', -e di più fra l'uno e l'altro ballito un lieve rumore che rivela un leg gero at-


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trito nel passaggio dell'onda sanguigna da una cavità più ampia ad un'altra minore. Dunque l'aneur•isma dell'arteria celiaca trovasi sopra un più vasto ed a nticoaneurisma dell'aorta. Né a tale diagnosi può con tradire il fallo che nel nostro infermo le caro tidi, le radiali, le femorali e quindi anche i vasi sottostanti all'aneurisma dell'aorta, pulsano sincronicamente par1, ed hanno uguale energia di battito, fatto questo tenuto un tempo dal prof. Conca to a g uida per la diagnosi differenziale fra aneurisma dell'aorta e quello della celiaca , poiché é stato dimostrato indubbiam«mte che alcune forme di anAurisma quali il fus iforme bilaterale, il cilindrico e l'ampollare, quando angusto è il pertugio fra la grandd arteria e il sacco aneurismatico, come si prevede sia nel caso in esame, non possono portare rit11rdo o disuguaglianza del polso delle arterie sottoposte. Concluse il pr·of. Baccelli lrattaJ•si di un ammalalo luetico e bevone, che esercitò fino a pochi giorni pri ma d1 entrare in elinica un mestiere faticoso, capace di produrre nociva influenza nel punto ove l'aorta trascende fra i pilastri addominali, sul 'juale ammalalo si s volse imponen te s indrome n~uropatica, l& angina abdominis, insieme ad aneurisma aortico, su cui si è verificato, posteriore in ordine di tempo, l'Aneurisma dell'arteria celiaca di 2• fo rmazione, pale' salo dal complesso si ntomatico suddescritlo. lnl'austa fu la prog nosi fatta della malattia, temendosi una non lontana r ottura dell'aneurisma, e potendosi la cur·a solo r idurre, per a ll.ontanare tale tris:te evento, al completo r iposo ed alla somminislrazione di joduro di potassio, non essendo anche possibile nel caso speciale a pplicar e il metodo di cura del prof. Baccelli già noto in Italia e fuori e tentato in tal uni aneurismi ampollari delraorta~ e perchc nel nostro ammalato, co111e si è detto, all'aneurisma superficiale della celiaca è associato quello dell'aorta, e pet·ché anche a mmesso solamen te il primo gravissimi danni potrebbero del'ivaredalla eventuale ch iusura del tripode celiaco. Quanto era stato previsto infatti a vvenne; dopo pochi ~io rni e cioè la mattina del 2 febbraio, mentre l'infermo era in tento a soddis fare i s uoi bisogni corporali, cadde impr()vvisamente a terra: il medico di guardia, accorso pronlamen te, ne constatò la morte, notando profondo pallor e della cute e delle mucose e la scomparsa del tumore pulsante super fici a le ~sistente alla regione epigastrica. Il pro f. Marchiafava dettò la seguen te descrizione anatomo-patologica: Autopsia. - A perlo il cavo peritoneale fuor·iesr'e Jìrruido emorragico in qua n- . tita abbonla nte e fra le anse intestinali nel g rande e piccolo baci no . al disopra del fe~Za to ed attorno alla milza, si trovano enol'mi coaguli s:anguigni . Asportati i coaguli e lavati dei coa guli i visceri addominali si pr esentano in condizioni non normali: infatti lo stomaco ed il colon appaiono molto abbassali e la piccola curvatura dello s tomaco a ppare scoperta al disollo del margine dell'ala sinistra del fegato, da cui dista circa 5 cm. Lo spa;io tra il margine del .fegato e la piccola curvatura dello stomaco èoccupato da una massa che sara più oltre descritta. In amb~due le pleure e nel pericardio si raccoglie poco liquido citrin<>limp:do. Il polmone sinislrv, nella parte po~te riore, è aderente a! la parete per lacinie !asse. Il polmone destro presenta un'aderenza tenace nel versante laterale del lobo infer iore. Polmoni ::!ani; nell'ilo del polmone destro le g landole peribronchiali presentano un'incipiente tubercolosi; a sportalo lo stomaco e sollevato il fegato appa-


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CLINICA

riace una tumefa;ione rotondeggiante del diametro di circa 1 J. cm. aL davanti della colonna oertebrale e dell'aorta e che r dca avanti a sè il pancre1:1s ed inferiormente il duodeno. La consistenza della tumefazion e è molle elastica, la super jicie ir,.egolaree con. una sporgeruo maggiore nella parte :superiore sinistra della massa, da cui sembra come distinta. Il pancreas e il duodeno aderiscono molto tenacemente alla massa descritta. da cui è impossibile distaccarli. Asportata l'aorta con il cuore ed aperta dalla parte posterio1·e, si nota quanto segue : Jpertrofia di tutto il cuore; ndteoole del oentricolo sinistro e lieoe del dest,.o; oal,ole pe,.fettamente normali. L'aorta ascendente, l'arco senza sclel'osi e l'aorta discendente fino al VI spazio intercostale, ooe cominciano i norli di endoarterite, t!he vanno rapidamente aumentando e conflue ndo fino all'iato oortico del diaframma al disotto del quale, nella parete anteriore, si trooa un orifizio a bordi spessi irre9olari e che misura nel diametro lonfJ itw.linale cm. 2; nel trasoerso cm. 8. Da questo orifizio si entra in una cavità aneurismatica. La s uper·fìcie interna del sacco aneurismatico é anfr!lttuosa e ricoperta di uno strato fibrinoso s lratifìcato, !l quale si adagia sopra le singole ineguaglianze. A circa la medietà del sacco aneurismatico, quasi anterio,.mente <t destra, si uede una piceola lacerazione, per la quale a ttrave rso lo scollamento dei coaguli si entra nel sacco; lacera:oi.one on.de oenne la emorragia terminale. Circa la medietà del sacco anteriormente confluiscono le a.rterie componenti il t,.ipode. L'arteri~ mesent.e riea superiore origina dalla parte inferiore del sacco aneurismatico. Al di sopra dell'orifìcio del sacco sono gli orilìci di a r terie di un lume molto maggiore delle norma li (intercostali e freniche). Al disotto dell'orificio del sacco continua l'endoarterite diffusa tino all'orificio dell'arteria mesenterica inferiore, la quale ha un lume certamente maggiore del normale, come pure si presenta ingrandita l'apertura delle arterie lombari. •

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Il prof. Baccelli, nel fare l'epicris i, dimostrò ~:ome dunque dall'autopsia r estasse pienamente confermata la dia gnosi e come restassei'O pure confe l'lt1ati i dati dell'esame obbiettivu che guidat•ono alla diagnosi stessa. Venne cioé accertato: Che esistevano la dila~azione e la' ipertrofia dei ventricoli , quello sinistro in grado ma ggiore del des tro, ' da c ui la spiegazione dello sdoppiamento diastolico biventricolare ; ipert1·ofla car diaca non accompagnata da alcuna allerazionevalvolare; Che Io stomaco e1·a abbassato, e sull'arco minore di esso s i affacciava la parte del tumore aneuris matico spettante all'arteria celiaca, cui faceva seguito sulla colon na vertebrale u.n altro aneurisma più vasto ed antico dell'aorta, for· mando l'uno cQn l'a ltro il cosidetto aneurisma sistemico sorto- celiaco; Che il tronco dell'arteria celiaca non esisteva più; Che i rami del tripode s puntavano dalla metà circa del sacco aneurismatico; Che l'aneurisma aveva una forma ampolla r e; Che esisteva lesione ateromasica dell' aorta addominale nel tratto corrispondente alle ultime vertebre dorsali e le prime lombari; Che infine la temuta r ottura avvenne nella intersezione della duplice cavità.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA DI NEVROPArrOLOGIA P. CoNSIGLJo, tenente medico dell'ospedale militare di Roma.- Psloologla e oltnloa del lobi prat'rontall. - (Dal Moryagni, fascicolq II , anno 1906. Moltissimo s i é discusso, ed ancora si di!'I!Ule aspramente, sul problema fìsiopsicologico dei lobi pr·efrontali del cer·vello. In questo studio pubblicato sul Morgagni (e cb·e é una sintesi di un lavoro inedito, più voluminoso, di critica psicol o~ico-cli n ica dei casi esistenti nella letteratura medica) discuto am· piamente i motivi che hanno r eso cosi discordi le opinioni degli scienzia ti, specie dei fisiologi, dimostrando che qui doveva fallire ogni tentativo di esperim en to, che nel campo delle altre localizzazioni cerebrali tanti risultati fruttuosi ha dato; e gli stessi studi di microistologia pochi dati possono oll'r ir ci, e prima di tolto le induzioni sui proce!'si di mielinizzazione secondo la dottrina del Flechsig. l lobi prefronLali sono di acqui ~to appena antt·opinico, perché rispondono a nuovi bisogni evolutivi oéllo sviluppo deii'Esse•·e, ed hanno il più l'intimo rapporto col Logos, come supt'emo strumento di comunicazione dei processi cer~bra­ tivi, e con quel sommo arLefìce di evoluzione (a s ua volla prodotto di evoluzione bioorganica) che è la vita sç>ciale, multiforme di stimoli complessi. Qui la clinica è sovt•an:a, ma la clinica sorretta ed illuminala dalla psicologia positiva, poichù trallas.i essenzi11lmente di un problema fìsiopsiC',ologico, che investe tulle le forme più elevate della mentalitil, dall'appercezione (W undt), e dalla astrazione mentale ai concetti piu elevali di rnoralitit altruistica ed alla coscienza del l'lo. Discusse le numerose teorie del Munk, Ferrier, Hitzig, Luciàni, Fleehsig e quel111 ultima dell'emozione cosciente dello Sciamanna, ecc., prendendo occasiope e punto di partenza da un ca;;o di glioma prefronlale sinistro del Durante, riporto i risultati sintetici de!IG studio critico di 123 osservazioni, per la massima parte tumori di detti lobi, controllali dalla critica di a ltri casi che sembrerebbero con_traslare con la teoria, atfermala, dopo che il Durante sin dal 188'> ne traeva luce per interventi arditissimi e riusciti, magistralmente dal Bia11chi in numerose pubblicazioni, alle quali il la vor o mio dà l'appoggio di uno s tudio psicologico-clinico che s ino ad ora non era stato fatto in modo esteso. Se ne possono t rarre due sede di conclusioni. - t• Per quanto riguarda la clinica: a) quanto più i disordini psichici(sotlo for ma di torpore ~d arresto intel· letluale, debolezza della memoria e dell'attenzione) s i manifestano in prima linea all'inizio del processo morboso, tanto più si ha da a mmettere come sede della lesione mo1·bigena la zona prefrontale, b) nei tumori e lesioni di altre sedi i disturbi psichici si hanno tar dL (e talora non si banno, e spesso differenti di qualità e &enza la nota di demenza globale), ma non s i possono (talora) differenziare qualilt'l.li vamenle [compl'essione diffusa , idrocefalia ecc ], e poi si hanno, iusieme, i disturbi speciali delle singole zone cort1cali, e) quando una


RIVISTA DI CB:IRUllGIA GENERALE

neoplasia cer ebrale si presenta col quadro clinico di una paralisi progressjva classica (e la nola fondamentale della demenza, in questa, è dovuta a lesione della cor teccia pr efrontale), o quando si manifestano idee di grandezza, o la tendenza al motteggio e la mania del motteggio alterna ta con tristezza e depressione mentale; o quando vi sono spiccate al terazioni del carattere, con irritabilil8, inclinazione alle ingiurie, insulti, oscetlità ecc.; od insorgono idee coatte con coscienza, é molLo probabi le la sede prefrontsle, d) le localizzazioni nella corteccia del lobo po r tano disturbi psichici più pronti e più gravi (Durante), e quelle nelle zone orbitali alle rano più prestn e io modo più rilevante il carattet·e e la sentimentalit.&. (E. Well). 2• Per quanto riguarda la jlsiopsicologia: i lobi prefrootali costituiscono dei veri centri ideogeoelici che, nella sintesi suprema della personalil8, a mezzo di tutte le correnti energetiche che da ogni parte del cervello e del sistema nerv<!o-ot·ganico in essi convergono, ci dànno la coscienza dell'Io ed il pensiero astratto, condizionali da una associazione mentale vastissima, la quale nel suo r isultato è cosciente; onde in tali lobi si formerebbe precipuamente ogni differenza individuaDe, che in essi trova il massimo esponente e pet· ~uo mezzo si plasma nelle varie speciali manifes tazioni della personalil8. Organi quindi sintetici dell'ideazione, a ltam~::nle inibitori e perciò stesso sede di quell'orientamento psichico monoiòeale che costituisce l'attenzione volontaria ; espressione elevatissima di sviluppo organico nella storia dell'Essere, di estrema acquisizione bio~ogica per i sintetici rapporti associativi del Pensi~ ro nella unità finale : l'idealità e la coscienza dell'lo in sé e nei rapporti col Cosmo, di cui quelli sono una parte, ma che, soli rra tutte le espressioni della Realtà, sono capaci di avvertirla e percepirlo; onde la Natura vi ha cos•!ienza di sé s~sa l E quindi, per il magnifico concetto del Bianchi, nella serie di individualizzaziofle progressiva e di continuo dit'l'ereoziamento onto-filogenetico che si estrinseca nel sistema nervoso, e poi nello stesso cervello, per uuove attività specifiche che risponda no al~e nuove esrgenze dell'Essere e della vi ta di relazione, il lobo prefrontale può considerarsi l'area evolutiva di tutta la massa cerebrale, suprema fucina inlegratrice e riassuntiva; come un gran registro cioè in coi la mente, sintetizzando dai suoi elementi molteplici, scrive numerosi fogli: e, talora, in una sintesi suprema geniale raccoglie le aspirazioni di tutta un'età storica, ed apre nel futuro un ampio solco luminoso per cui si avvierà l'uma nità avvenir e; mentre la grande massa, più modesta, con sintesi meno abbagliante e robusta, scrive quelle pagine che l'educazione, la coltura e la potenza intellettuale per mette agli Umani, ne l fluttuare iridescente e fecondo della vita sociale, e nel momento storico della loro esistenza! A utoriassunto.

RIVISTA Di CHIRURGlA GENERALE .

C. LENORMANT. - Bllanolo attuale della •ntura. delle f erite del onore. (Ga~ette des H6pitau:x:, settembre 1906).

L'autore prende io esa me centovenlotto casi d'intervento chirurgico per ferile del cuore, rappresentanti, secondo lui, tutto quanto risulta in proposito da un accuralo esame della letteratura chirur gica mondiale, discutendone e rile-


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RIVISTA DI CHIRuRGIA GENERALE

vaodooe i risultati, trascurando soltanto alcune osservazioni recenti senza indicazioni bibliografiche precise, dovute a tre italiani, Baliva, Masetti e N inni. Conserva in vece nella sua statistica i casi relativamente numerosi nei quali il reriiu soccombelte sul tavolo d'opet•azione prima che fosse terminata la sutura.

Mortalitd globale. - l 128 casi di sutura diedero 81 morti e 47 guarigioni, con una proporzione di 36.7 pet• cento di successi. La cifra dei morti e delle guarigioni mantiensi proporzionatamente la stessa nelle osservazioni antiche e recenti. Cosi Terrier e Re ymoncl in un loro studio edito nel 1900 danno una percentuale di 3ì 2 guar·igioni, e lo Spangaro, in altro recenth;simo, una di 38 per ce lliO. Strumento oulnerante. - Finora nessun eh irtu·go, data la difficoltà della diagnosi, intervenne per una J'Ollu1·a soltocutanea del cuore; lulli gli inter venti (ì nora pubblicati si riferiscono a delle ferite . l n sei casi è sconosciuto lo strum ento vuloerante e si hanno tre morti e tre guar•gioni; g li altri 122 casi si dividono in 10ì dovuti a strume nti da punta o da tagl io di lutti i generi, e soltanto 12 a ferite per palle di r·evolver·, ciò che indubbiAmente è causalo dalla somma g-ravitA di tali ferite che danno untt. mortalità immeJiata di circa un terzo dci colpili. · Stando alle nude cifre della statistica i risullati operativi sarebbero stali migliori nelle ferile da palle di revolver che in quelle prodotte da armi b ianche, avendosi avuto s u 15 interventi 7 guarigioni (46.6 per 100). Tali risultati sono dali indubbiamente dal numero risLretto delle osser·vaziooi, producendo or·dmariamente i proiellilr delle ferite multiple con lesion i degli or·gani vicini, r tJnùendo naturalmente sempre più g rave la condizione del fe rito stesso. Sede e caratteri anatomici delle rerile: 1° La sede della ferita venne t)l'ecisata in 12~ osservazioni, 6 volle soltanto ~rano interessate le OJ'ecchiettc·; Jrli altri 118 casi si riferiscono tutti a fe1·ite della r egione v entricolare così ripartiti : Ventricolo sinistro 58 casi 49 » Ventricolo destro. Punta del cuore . 5 » Setto int.erveutricolare 3 Il Faccia anteriore . . 1 n Arteria coronaria sinistra 1 o Origine dell'arteria polmona1·e . 1 • I risu1tali della s utu1·a nelle div~rse r egioni del cuore furono i seguenti: Veotricolo f>inislro: ()8 casi, 33 morti e 25 guar·igioni (44.8 per cento). Veotricolo destro: 49 c»si, 35 morti e 14 g uarigioni (28.!5 per cento). Le ferile della punta diedero 2 guarigioni s u 5 casi, mentre tutte le allre ferite della regione ventricolare (st3Uo, origine dell'arteria polmonare, arteria coronaria) terminarono con la mor·te. Orecchiella dest1·a: 3 casi, 1 mor-to e 2 guarig ioni. Orecchiella sinistra: 3 casi, 1 morto e 2 guarigioni. Per le ferile delle orecchietle trallasi indubbiamente di una serie troppo ristretta e sommamente fortu11ata, sicchè sarebbe un errore grossolano il preten· d ere di g-uarirne due terzi. È invece degno di nola il fallo che le fe r ile del ventri-


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

~olo sinistro danno una percentuttle di successi favorevoli doppia di quella fornila

<!alle ferite del ventricolo destro, fatto dovuto, secondo numer osi autori, al sanguinar meno delle stesse. • 2° Le ferite p rodotte da armi da punta o taglio sono quasi sempre uniche; rilevò soli ·IO casi di ferite multiple e queste diedero otto morti e soli due guariti. Invece nelle ferite d'arma da fuoco è di regola la perforazione del cuore da parte ~ parte; fanno soltan lo eccezione una ferita a setone non penetrante àel ventrieolo destro, ed altre nelle quali i proiettili o rimasero confitti nella parf>te del venlri!!olo, o s'annidarono nella cavità ventricolare, oppure ferirono la punta del cuore aprendo il veotricolo con un unico orifizio. 3° In qualche caso le ferile t"uronv complicate da lesioni suscettibili di turbare seriamente la meccanica del cuore: cosi in due casi si rinvenne una perforazione del setto (Milesi, Par·ozzani), 2 volle rottura della valvula mitrale o dei suoi pilastri (Al ves, Picone). 2 volte la rottura dellll tricuspide e dei s uoi pilastri (\Volff-Barlh , Milesi). Tutte queste lesioni pre'len tano una estrema g ravitA, e la morte ne 1\1 sempr·e la consèguenza. Altrettanto dicasi d~ lle ferite dell'arteria coronaria. 4° Nella lor·~ grande maggioranza le ferite del cuor·e sono penetranti. Cinqu e volte soltanto la ferita interessava la sola parete vonlricolare senta aprire la ca-. vità; tali ferite non penetranti erano dovute tre volte a colpi di coltello (Fummi. Rosa, Velo) e due volte ad una palla. Citasi un solo caso (Maute uffel) nel qutlle il proiettile dopo attraversata la parete anteriore del ventricolo destro arres tossi confitto nella parete posteriore, donde venne estratto, previa incisione del muscolo cardiaco sul proiettile, mediante pr·essione det proiettile stesso fra il pollice ~l' indice s inistri. Suturate la ferita d'entl'ata e quella chir·urgica d'uscita, l"operato p:uar\. 5° Lo strumento vulnerante, dopo fe ri.t o il cuore, può colpire un organo vicino, CIÒ che a ggrava notevolmente !l prog-nostico. Tal fatto ~ raro nelle ferite d'armi bianche, frequentissimo invece nelle ferite d'arma da fuoco (dieci su sedici). e ciò prescindendo dall'inevitabile ferita della pleura sinistra. Tali casi di un'estrema gravità sono spesso superiori alle risorse della chirurgia.

Cause di morte. -

I feriti che muoiono dopo la sutura del cuore mancano rapidamente per anemia, shock, o per disturbi della m·eccanica circolatoria, e secondariamente per infezione; le altre cause di morte sono de lle rarità senza interesse. Le cause di morte sono specificate in 74 osservazioni sopra 81 cast mortali, e per ordine di frequenza fi gut·ano : L'infezione pel"icardica pleurale o polmonare 3i volte (50 per 100) L'anemia, lo shock o lesioni intracardiache incompatibili con un funzionamento normale del cuore . 30 Un'emorragia parietale . 2 , Una peritonite . 2 Un'embolia polmonare . 1 1 • La miocardite . . . · , La trombosi cardiaca . ))

Anemia e shock son causa di morte nelle prime ore, l'infezione non interviene che più Lardi ed è respons abile di tutte le morti che verificaosi dopo il secondo giorno. Così dal punto di vista della data della morte si possono divi-

.


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RIVI STA DI OliiRURGlA GENERAt,E /

r.lere le osservazioni in tre gruppi : mor·ti durante l'operazione, morti nelle prime 48 ore, morti dopo le 48 ore. 1o Mor ti du rante· l'opera.:ione. - Tredici ferili, vale a dire circa uno su tredici, soccombetlero durante l'intervento nei vari momenti dello stesso. Trattavasi di moribondi spo.,sati da profusa emorragia, o col cuore compresso dall'emopericardio, mentre in tre casi di ferite del ventricolo destt·o, !"estrema friabilità del m iocardio non permise l'applicaziùne di punti e la chiusura del!& ferita. 2o Morti nelle p rima quarantotlo ore. Anemia e shock 12 casi Seconda ferila cardiaca . 4 Em orra ~ia parie lale 2 )) l nf~z. i ooe pertcardica. 2 » Pn eumonile 2 Embolia polmonale 1 )) Tt·ombosi cat·diaca 1 » Cam>e intleter minate . 5 l)

l)

))

3° Morti rlof'O quarantotto ore. - Su trentasei casi, tre utatre soccombeltero ad infezione pericardica o costa le , mentre in due casi la causa delle morl~ rimase sconosciuta, ed io uno (Velo) essa sopr avvenne in seguito a miocardite in capo a quattro giorni. Concludendo, astt·aendo dalle complicazioni eccezionali, gli operati sonoesposti a due pericoli: dura nte le prime ore all'anemia ed allo shock, più tar•di all' infezione. Disarmati contro il primo pericolo, è possibile, perfezionando la tecnica operatol"ia, di attenuare il pericolo dell'infezione. Tale perfezionamento alcuni rilen~o no possa con!>ister e ne l drenare pleura e pericardio. Il drenaggio delle sierose, sistematicamente respinto dagli autpri del primo periodo della chirurgia del cuore, trovò r ecentemen te de!lli strenui difensori , fra i quali ullimamente lo Soangaro, che raccomanda il drenaggio separato del pericardio e della pleure. Ma l'autore, basandosi su dati s tatistic i, ritiene debbasi condanoat·e qualsiasi d rena ~gi o essendosi riscontra te, su 65 casi drenati, ben 32 volte dell e complicazioni infettive pleu1·o-pericardiche, mentre 23 casi non dr enati, diedero 15 g uarig[oni (65 pet· cento), ed otto mor ti. Sicuro di una ri 11orosa asepsi, ultimata la sutura del cuore , evacualo il sang ue dal pericard io e dalla pleura, ottenuta l'emostasi pal"ietale, il rhirur~o può e deve chiudere costantemente pleura e pericardio ; non essendo infella la ferita, ess& dovra esser tra ttata come tale. G. BERNuccr.

E. GR ASER. - Balla t e oDioa delle operazloDi radloalt delle gro••• ernle ombelloall e delle erme della parete addominale. - (Are h io. fu,. klin. Chiruruie. Bel. 80, Het'l, 2. 1\JOo) . Il trattamento del le e rnie ombelicali, di quelle addominali e delle ernie postlaparolomiche è ancora un problema che presenta una grandissima difficolta. Prova di ciò è il continuo escogitar si di nuo vi metodi, poichè da tulli ed in tulli i paesi é lamentata l'incet"lezza dei risultati. Berger· nel s uo nolo lavoro dichiara di aver avute due recidive in d ue el"llie mollo vol uminose, in venticinf{ue g rosse er·me, otto r ecidive.


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Anche Kraus nella clinica di Brun calcola 41 p. 100 di recidive. L'A., omettendo l'enumerazione di tutti i metodi conosCiuti, riferisce solo la personale esperienza sul trattamento delle gros!!le ernie addominali. Per le piccole ernie ombelicali, egli dice, si ra g~iun ge lo scopo, estirpando la cicatr·ice ombelicale ed eseguendo una ben esatta sutura a strati secondo gli abituali sistemi. La suturo a tutto spessore delle pareti può anehe condurre allo scopo, ma é meno sicura. Per le ernie alquanto più g ros!!le si debbono usare altre misure di sicurezza. · A tal riguardo Gersuny fin dal 1893 raccomandò di,incider·e le guaine fibrose, dei muscoli retti e di suturare questi a stretto contatto. La proposta di Ger s uny era mello persuasiva, ma poi si è visto che in pratica non corrisponde. Infatti se i muscoli retti sono parecchio distanti dalla linea mediana é di fficile poterli avvicinare, specialmente in certe circostanze (individui adiposi, pareti rig ide, narcosi difficili con stato generale non integro per cui sia neces. 8ario non prolungare !'a~to operativo, ecc. L'A. ha sempre cercalo di riunire i retti, ma é riuscito solo quando la distanza non superava la larghezza della mano. Con tali impressioni l'A. ha seguito con grande interesse tutte .le pr oposte pubblicate ed ha tenuto dietro al metodo introdotto da.! ginecologo Pfanoenstiel dell'incisione trasvorsale dell'aponevrosi con il distacco ampio dello s trato muscolare dal fibroso e consecutiva riunione verticale dei muscoli retti e trasver sale dell'aponevrosi. L'A. nello scor se anno operò quattro casi col metodo Pfannensliel. Trè volte s i trattava di ernie molto grandi., delle quall due erano ernie cicatriziali, esito d'intervento operativo, nel quar to caso l'ernia raggiungeva il volume dl un pugno, però lo spostamento dei retti era abbastanza considerevole. Nella prima paziente le sofferenze erano tali ch'ella era a ssolutamente s tanca della vita, quindi era uo dovere di coscienza l'intervenire. Prima dell'operazione la malata fu sottoposta ad un trattamento curativo pet• quattro settimane; fu posta a letto, fu tenuta a dieta minor•ativa e le fu ap plicato sull'addome un s acchetto di pallini di quindici libbr·e. Ogni g iorno si tentò di diminuire il volume dell'ernia e ridurre il contenuto nella cavità addominale più che fos~e possibile. La cavità addominale mercè que~to forte peso poteva esser·e preparata a poco a poco alla pressione dei viseeri addominali. L'A. sulla base di queste ed altre osservazioni raccomanda ciò caldamente; contemporaneamente furono somministrati all'inferma lassativi. Alle pazienti con buona posizione sociale l'A. ha fatto fare una cura di dimagramento a Marienbad. Purgata l'inferma il giorno avanti l'operazione ed eseguile le abituali disinfezioni l'A. ha praticato nei suoi casi la seguente tecnica: Incisione cutanea tras Yersale nella parte più prominente del tumore erniario; nel primo caso fu lun~a 50 cent., negli altri 30, 3a e 46 ; dis tacco dell'aponevrosi che ricovre ìl sa cco erniar io, quindi isolamento ed aper tura del sacco erniario. È necess ario orientarsi bene s ul contenuto e far luce completa ; bisogna rimuovere completamente le aderenze. per quanto estese siano, nel sacco e nelle vicinan ze dell'oriflcio erniario. L'isolamento dei visceri in alcuni casi é lungo e difficoltoso, come pure quello dell'omento che è fra~ tagl iato, ammassato ed ispessilo. L'omento va a sportato mercé legature multiple e lontano dal colon trasverso perché le legature in massa ed in vicinanza del colon trasverso rieu - Giornale medico.


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RIVISTA DI CHIRURGIA GE NI!:RALE

scono pericolose. Liber ato il contenuto intestinale, si cerca di riporlo nell'addome mercé la posizione mollo elevata del bacino e vi si mantiene con grosse compresse. Fallo ciò si preparano accuratamente gli s trati della parete addo· mioale cominciando la separazione, dove gli strati sono presso a poco normali. Le parti aponevrotiche distese si possono a sportare, alcuni le raddoppiauo e l'increspano. ' Si fa un'incisione trasversale sulla guaina reltale anteriore fino al bordo esterno del retto, arrivando circa alla spina iliaca anterior e superiore, si libera bene il muscolo retto senza lacerarlo nei due lati , cosl anche la guaina retta le posteriore. Si chiude quindi la cavit.a a ddomi nale, riunendo il peritooeo con la g uaina retLale posteriore e la fascia addominale; si esegue una buona sutura intercisa, si fa l'emostasi ; riunione dei r elti nella linea mediana con molta accut·atezza, s enza lacerazione di fibre, sovrapponendo i margini interni ; sutura della lamina a ponevrotictt anteriore in direzione trasversale {s utur a intercisa). Se ve n'é a suflicienza, potrebbe farsi un raddoppiamento, mettendo solto il lembo inferiore ed avanti il superior e, come consiglia Girard pet' le ernie inguinali, Mayo e Ba racz per le ombelicali. Per la sutura intercisa l'A. ha adoperato due voi te il_ca tgut, due volte la s eta iodata ; p et· la solidità non crede vi sia diffet·enza tra seta e catgut. Il calgut ~odato viene riassorbito meno ra pidamente del catgut a l sublimato. L'A. per le eruie adopera sempre la seta. Dopo la sutura aponevrotica, viene asportato il pannicolo adiposo insieme alla pelle esubel'anle in morlo però che la pelle ricovra l'aponevrosi con una certa tensione. L'adattamento dei lembi cutanei dev'essere perfetto, altrime nti la guarigione potrebbe mollo r ilat dare. Solo una Yolta ha edop:.~ra to drenaggio che l'A. usa d i vetro, praticando speciali aperture. Per prevenir e la produzione di conges tione, è necessaria un'emostasi accurata e ùi;ap plicare s ulla· parte un largo e pesante sacchetto di sabbia, al fJUale i pazienti presto s i abituano. Infine fa un ~ros so bt•ndagdo asettico, mentre nelle lapArotomie l'A. usa un o s trato di garza fissa to con collodio. L'asepsi è posta in prnva; l'operazione d ura dalle due alle tre ore e più. Dopo l'operazione la pazienti soffrouo mollo, hanno febbre ns•,5-a9<>). forte meteoris mo mollo molesto, completa assenza nei primi tre g iorni di tla.tulenze e benefici ventt·ali, in un caso fino a 5 giocni. Con la defecazione tutto ce~sa e la convalescenza pr·ocede indisturbata. Nella se..:onda settima na si vedo con sor pr esa che le defecazioni sono copiose, ciò che deve dipendere dalla buona posizione ridata all'intestino. l'A. vanta un sue· . ccs;;;o nei 4 casi favorevole sopra ogni aspettaliva , t·icco compenso do po tante sotferenze. L'A. quindi delucida alcuni particolari tecnici. La riunione de lla parete addominale. egli dice, pt•esenta molte ddTìcollù e spesso riesce impos~ibil e anche con forti lìli d'arl"ento, fJUando gli s trati sono u ni~i. lrl\·ece è molto differente, se es.si sono bene isolati (3-1). In rondo é l' applicnzione del principio di Ger· suny; pero l'autore annette grande impol'lanza al l'incisione trasversale dell'aponevrosi, senza la quale non sarebbe possibile nelle forti dtastasi, un esa tto distacco ed isolamento dei mu~co li retti. La sutu~·a trasver·sale poi da una sicuf·czza che non può ÙHI'e lu ver ticale. Quella assicu ra da una recidiva in caso di suppu razione (o!'.ser vaz!oni intet·essnnti di Pfannenstiel). L'a ponevros i dopo il vuotamenlo del pus s i salda s ui r etti; solo in caso di necr osi n e deriva un


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. "Vuoto, dal quale potrà derivare una piccola ernia. Ciò che colpisce dopo la guarigione è la solidilé de lla pa rte addominale; alla palpazione si rileva un solido strato cicatrizia le. L'A. fa alzare le malate alla fine della 3• settimana , applicando una b enda elastica addominale. Si complelll la cur a con qualche eser~izio ginnastico (far e alza re le malate dalla posizione giacente alla seduta senza aiut{) di braccia). Così si est!rcita a zione favorevole sulla pressione addominale e suUa costipazione. L' A. ha r iesaminata l'opera ta più difficoltosa dopo un a nno e l'ha trovata in ·condizioni favorevoli, come dopo l'operazione. L'autore espone dettagliatamente le stor ie dei suoi qua ttro casi e presenta anche le fotografie. Conclude dicendo che il metodo Pfannenstiel, da egli eseguilo con ottimo esito in casi particolarmente difficili, applicato con tecnica rigorosa, si può ese· guir e nei ca si pi•ì svar iati. Gli esiti buoni dipendono daHa reintegrazione completa dei rapporti anatomici della parete con l'azione dei muscoli e dell'a pone· vrosi La stabile saldatura dei muscoli sani con le g uaine anteriori è un particolare vantaggio del me todo Pfannensliel. L'opHrazione è applicabile a tuUe le ernie dell' ~d dome, piccole e grosse -ernie ombelicali, ed ernie da cicatrici addominali. Le si ngole parti del metodo furono g ià prese in considerazione. Keen nel 1888 raccomandò l'incisione tra· s versale della cute, Siinger nel 1899 l'isolamento delle guaine rettali in una anteriore ed una posteriore. La sutura dei muscoli relli, sgusciati'dalle guaine, ha insegnato Gers uny u el 1893; Bumm nel 1899 fece rilevare i vantaggi cii una r·iu· nione trasversale delle fascie, eventualme nte s ussidia ta da una posizione accovacciata letto. L'incrociamento degli strati di sutura ha Biondi (18!>5) per autore (peritoneo t rasversale, muscolalura verticale, fascie trasversali , pelle verticale). P er o sull' esito di questi metodi dal tempo della loro pubblicazione nulla più si è saputo. ·oei nuovi metodi, mi pare meriti particola1'e menzione quello di Mayo, di recente vantato da Baracz (raddoppiamento delle a ponevrosi nella regione erniaria). L'A. finisce col ci ire che né un'enumerazione, n è una critica è nel piano ciel suo lavoro, però ha la convinzione che per le grosse ernie il metodo descritto con il completo isolamento d i ogni singolo s lruto, res terà padrone del campo.

in

F. CACCIA. <:rGNozzr. - :0 morbo di Bodgkln e la tubercolosi a forma neoplasttca delle

gbiandol• Un.fa.tlohe. - (R~fo rma medica, 1906, n. 30-32). Riportiamo le conclusioni di questo interessante lavoro : 1° Il bacillo di Koch può èleter minare nel sistema li n fati co deiiH lcsi0 n i che clinicamente possono o.trrire il quadro ed i caratteri della pseudoleuce1 nia vera (polilinfoadenie iperplastiche; epato-e splenomegal ia, febbt·e, epi!:tll!'Si, dimagramento). 2° I caratteri macroscopici di tali ade nopatie po!';sono s imu lat·c l'as pettr• di tal une neoplasie ghiandolari, qnale, ad esempio, illinfosa•·coma , pet· l'assf' nza completa di falli di caseos i. 3o Le lesioni islologiche si P•'esenLono Mllo forma a tipico. f·: il tuherc0ln endotelioide, con mancanza di cellule giganli quello che rappr·esen la i ca ralleri specifici della malallia. P ossono notarsi in qualche zona pochi bacilli, ns"ènzn


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RITISTA DI CRIBURHIA DI GUERRA

'li fenomeni di caseosi; mentre prevale la degenerazione ialina in alcuni punti . .

La presenza di vasi numerosi ed iperemici é un fatto costante in tutte le ghiandole esaminate. . 4° La mancanza di cellule giganti e l'assenza di fatti di caseificazione e quindi l'atipia del tubercolo sono verosimilmente in rapporto con uno stato anatomico speciale, quale é la presenza di vasi numerosi ed a lume integrò. 5° L'autore ha potuto seguire in modo evidente la genesi delle cellule endotelioidi dall'endotelio dell'intima dei vasi sanguig ni e liofatici; e queste cellule per la loro atipica disposizione possono indurre in equivoco l'osservatore e farl e interpetrare come cellule neoplas tiche, specialmente sarcomatose, come é accaduto a qualche autor e. 6• Le les ioni ghiandolari generalizzate furono dovute esclusivamente alla presenza del bacillo della tubercolos i, come l'autore ha dimostrato col risultato pos itivo delle inoculazioni nelle cavie delle diverse ghiandole estirpate in regioni differenti e lontane. i • Dosi minime degli estratti inoculati pel sottocutaneo alle cavie possono determinare una linfoadenopatia cronica tubercolare, che macroscopicamente riveste i caratteri della linfoadenia umana, però le lesioni islologiche, sebbene in alcuni punti simili a qaelle notate nel caso dell'A., pu1·e si differenziano da. esse ; qui il tubercolo, sebbene pigli una forma fibro-epitelioide, pure non manca di esser e costituito dai comuni elementi anatomici. Bartel e Neumann· però ottennero un tubercolo linfoide. 8• Le lesioni istologiche, specialmente la disposizione anatomica spe cial& dei vas i nelle ghiandole affette, possono benissimo spiegare i diversi sintomi che l' infermo pr esentava, cioè i fatti generali, quali la febbre, i sudori ed il dimagramento, ed i fatti a distanza, quali l'epato-splenomegalia. 9' Il mezzo più sicuro e più preciso per arrivare ad un'esalta diagnosi è t•iposto nell'estirpazione di una o più ghiandole affette, per sottoporre all'esame istolo~ico e alla prova sperimentale. Indagine questa da preferirsi all'incostante siero-reazione di Arloing-Courmont, ed alla iniezione alle volle nociva. di tubercolina ; mentre la costatazione dell'eosinofilia non può delucidarci inalcun modo la diagnosi di natura. MARIOTTt·BIANCHr.

RIVISTA DI CHIRURGIA DJ GUERRA LucAS-CHAMPIONNIÉRK. -La medloatara ed Il metodo aa.tlsetttoo ln guena _ - (La tribune médicale, Paris, 22 dicembre 1906, n. 49). L'A. s i oppone all'eccessiva tendenza che si va o,zgi manifestando nell'esercito francese contro il trattamento antisettico, che s i vorrebbe abolire. Considerando che l'azione della chirurgia mililat·e si svolge io tempo di guerra e che non si può pretendere di fare 1->ul campo di battaglia della vera e propria chirurgia, egli giudica che l'abbandono dell'antisepsi equivalga a lasciar l'adito a per to alle più gra vi e per icolose infezion i, come quella purulenta e la cangrena nosocomiale.


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La pulizia e l'occlusione delle fet'ite sono i primi e più importanti obbietraggiungere sul campo di b~:tUa glia ed in lale ordine d'idee una medi· -catura fatta con materiale reso imperfettamente asettico e sprovvisto di disinfettanti é non solo insufficiente, ma anche pericolosa, poiché tale medicatura deve necessariamente rimanere in sito per un tempo relativamente lungo. Il chirurgo militare, in guerra, teoricamente, dovrebbe anche intervenire per far fronte ai casi che richiedono immediato soccorso, ma in pratica egli non fara altra chirurgia che quella degli arti, nella quale l'antisepsi da risu1- . lati eccellenti, come lo dimostrano Je statistiche dell'A. sulla chirurgia ossea -ed articolare, in cui non fi gura decesso alcuno, in paragone di q~elle d' altri operatori, anche fra i più scrupolosi seguaci dell'asepsi. PASSERA. ~ivi da

lUVISTll DI OJQ..QifiO. ùAQINGOIATQIIl 'P IBTRO CASALI, tenente medico. -

n

Blno1lma. - (Estratto dagli Atti della CLin ica Otoiatrica e Rìno-Laringoiatrica <],ella R. UnirJersi tà d i Roma, 1906-907).

Nella patologia del rinofima vi sono par ticolarità istologiche e biologiche male interpretate o discusse. Anche per la terapeutica chirurgica di tale morbo molte controversie tengono ancora sospeso l'animo degli operatori per la "Scelta del metodo. L'autore negli ospedali di Roma, prima, poi nella clinica -()torinolaringoiatrica studiò e operò con d!versi metodi parecchi casi del deformante tumore. In questo lavoro riporta anche le lfotogratie dei preparati isto-patologici fatti e dei risultati cosmesici ottenuti col ·metodo operatorio del Ferrari. Dalle ricerche sugli individui rinofimalosi studiati, molti caratteri e alterazioni comuni scaturirono, degne di essere considerate e approfondile con ulteriori esami. L'anamnesi, l'esame obbiettivo, il bistury e il microscopio palesarono che : 1° Tutt..i gli infermi, individui di valida costituzione fisica, non bevevano vino o in modica quantité., niente a·lcoolici, non fumavano, non annusavano tabacco e nessuno dei loro ascendenti, collaterali e discendenti, apparve affetto da rinofima o da altre alterazioni nasali. 2• L'insorgere del periodo deformante dell'organo coincise verso il 55° anno -di età, senza arrecare alcun dolore locale, né disturbi generali di sorta. 3• Tutti i pazienti studiati dal Casali ebbero a patire abbondantissime per-dite di sangue, furono tutti malarici, poi oligoemici e luetièi non curatisi a -dovere. 4• Le funzioni organiche di questi individui erano normali, tranne il seniòo dell'udito diminuito, come pure i riflessi del condotto uditivo e della faringe -e abolito era pure completamente il riflesso delle fosse nasali. La rinoscopia anteriore fece riscontrare in tutti la pervietà delle coane e alterazioni della -schneideriana per pregressi catarri cronici. In essa riscontraronsi innumerevoli colonie di staphyloeoeeus pyogenes aureus et albus.


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5• Gli e::1ami istologici misero in evidenza l'estesa trasformazione nell& mucosa nasale dell'epitelio glandolare in cellule caliciformi, l'esistenza di tessuto adenoide sotto forma di infiltrazione diffusa e nello strato proprio una grande quanlità di Mast ..ellen, specie attorno ai vasi numerosissimi ed ectasici. 6• All'esame microscopico riscontrasi ipertrotla delle glandole sebacee con

pronunciatissima dilatazione dei loro dotti escretori; intorno ad esse estesechiazze di infiltrazione parvicellulare e nel sistema vasale tracci~ di periarterit.i sclerotizzanti. 7° La J;jcerca dei nervi locali dimostrò diminuzione di fibre nervose coo traccie di sclerosi ed interruzioni di fasci e fibre. Dopo lunghe considerazioni il Casali riportando i fatti ricercati conclude asseverando che: 1° n rinofima è indubbiamente un tumore cisto·adeno-fibromatoso. 2" Ques ~a· alterazione non ha assolutamente alcun rapporto con l'acne rosacea. Cade quindi la teoria di Ferdinando Hebra e dei suoi precursori e discepoli che Il rinofìma ra ppresenti il terzo stadio dell'acne suddetta. Può s olo es istere l'associazione delle due affezioni, come pure col rinofima può coesistere la vitiligo della superficie. 3• Cade la teoria di Eras mo 'Vilson che annette il rinofima ad una forma di elefantiasi degli Arabi. 4• L'alcoolismo come si vuole comunemente, non è la causa efficiente di questa neoformazione, come 'non lo sono i molteplici stati patologici fino aò oggi invocati da diversi autori. 5° Nei tessuti rinofima!osi l'autore riscontrò sempre lraccie di injiltra:tione paroicellulare e una grande abbondanza di mastzellen che non si trovano iu tessuti nasali a schneide:riuna normale, la quale ultima nei nostri casi era. sempre alterata da catarri cronici per invasione di staphylococcus piogenes aureus ed altri micr organismi: 6° Il r inofima secondo la teoria del Casali, si impia nta su un tessuto di infiammazione cronica infiltrativa, di un parenchima ricco di lacune linfatiche e di tessuto adenoide, con infiltrazione parvicellulare perivasale e circondante le numerose glandole sebacee. Queste per etlètti deuutritivi di troflsmo nervoso dei tessuti vicini s i vengono dilatando ins ieme coi loro dotti escretori e · pei loro effetti compressivi si hnnno le endoarleriti sclerolizzanli e in un collaneoformazion,~ del tessuto connettivo si ha put·e la neoformazione di molleplici vasi ~he si presentano in principio ai lati degli antichi capillari sotto forma di gemme fini, a punta, costituite di cellule fusiformi. Poi quesli vasi penetrano nel tessuto pe.oformato, costituendo una parte assai importante del tessuto di granulazione e si fanno finalmente superficiali ed ectasici. 7• La malaria, la sifilide, l'anemia, le suppurazioni croniche e gli eczemi cronici delle vie nasali, favoriti da molteplici cause, ordiscono il substrato de llll penosa neoformazione e d~nno, se non l'elemento patogeno, un coefucienle sintomatico costante ed evidente. 8• I n rapporto alla terapia l'unico trattamento é il chirur gico. Ottimo èquello usato dalla Clinica Otorinolaringoiatrica di Roma: asportazione a V rovesciata della neoformazione e susseguente decorticazione con immediate plastica di lemb') cutaneo adllominale, seguendo le norme esposte dall'autore.· nella casuislica clinica c lite fa parte del suo studio. A utoriassunto.


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Prof. G. OsTINO, capitano medico.- Sut 4ltlturbt d'ooulomotrtoltà per lelllout del labirinto non aouatloo. - (Relaziotte al · X Congresso della Società italiana di Jaringologia, otblogia e rinologia. Milano, settembre del 1906). Siccome, in seguito a lesioni dell'a pparato vestibolar e, si può riscontrare o atonia, o astenia, o astasia dei muscoli oculari, cosi è naturale che gli otologi cerchino di tr ar profitto da codesti sintomi uisibili per la diagnosi delle intricate affezioni labirinticne. In un tal campo, che è rimasto, si può dire quasi fino a ieri, inesplorato, l'Ostino porta un interessante contributo di ricerche or ij;dnali , che l'illuminano ·di luce nuova e che agevl)leranno la soluzione dei più difficili problemi diagnostici relativi alle malattie dell'or ecchio interno. Se nell' apparato oculomotot·e non vi son mezzi per riconoscere l'atonia dei muscoli, l'autore ha però trovato che l'astenia, cioè la minor forza che questi muscoli dispièg,,mo durante la loro attività, si può render manifesta con la misurazione del campo di sguardo; e i ris ultati delle ricerche, che il tenente medko Alberto Santamaria institui, per consiglio dell'autore stesso, nel go.bin~Llo oftalmologico della Scuola di sunità militare, confermano già in gran par~e le sue vedute in proposito. Un altro disturbo oculare, che é andalo acquistando in questi ultimi anni, un'importanza eccezionale qual sintomo d'affezioni labirinliche, e il n istagmo, su cui !'_Ostino insiste in modo tutto speciale jnella presente !relazione, rifer-endosi alle· ricerche da lui compiute, prima in collaborazione con lo scrivente e poi da solo, A riassumendo in poche pagine, con la sua solita chiarezza incisiva, gli studi fatti sui tre seguenti punti principali: a) come si provochi il nistag mo in fisiologia sperimentale e in clinica; li) la varietà del nistagmo in rapporto al canale semicircolar·e leso; c) se il nistagmo sia fenomeno irritativo o paralitico. Discussi questi punti, da cui emerge la fisionomia clinica del nistagmo di origine auricolare, l'oratore affronta il problema se il detto distu1·bo rappresen ti un sintomo d'irritazione del canali semicircolari, oppure un sintomo di paralisi; problema di cui si so n occupati, e non da oggi sollanto, quei numer osi fisiologi che fissarono la lor o attenzione sui canali semicircolar i. Ora, fondandosi in gran parte sulle esperienze personali, l'Os tino si r itiene autorizzato ad ammettere - contrariamente all'opinione della quasi totalità degli otoiatri - che il nistagmo non é né un fenomeno irritativo nè un fenomeno paralitico, mal'egpressione della disuguale eccitazione che i due labirinli mandano ai nuclei oculomotori; sia che il labirinto leso mandi eccitazioni più forti o più deboli del labirinto sano, sia che non le mandi affatto. Esso sarebbe, dunque, un sintomo prettameote astasico (presa la parola astasia nel suo senso originario di mancanza di equilibrio), perché nel nistagmo vien turbato l'equilibi·io statico (visione a distanza) e l'equilibrio dinamico (convergenza o abduzione dei bulbi) dei muscoli oculomotor i. L'ultima serie delle ricerche dell'Ostino si riferisce all'anisocoria, i cui rapporti colle lesioni labir intiche non erano stati ancora bene stabiliti. l sei casi osser vati dall'autore nello scorso anno scolastico presentavano le particolarità seguenti: Jo midriasi dallo stesso lato della lesione auricolare, in un caso d'otite media purulenta a cuta unilaterale;


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2• midriasi dello stesso lato della lesione auricolare piu grave, in un caso d'otile media purulenla cronica bilaterale ; 3° midriasi dallo stesso lato della lesione, in un caso d'otite media purulenta cronica con polipi della cassa; 4° midt·iasi dal lato della les ione auricolat·e r ecente, in un caso di esiti d'olite media purulenta a sinistr~, con paralisi dell'acus tico e del facciale destt·o da sifilide; 5° midriasi dal lato della lesione auricolare, in un caso d'otite media purulenta cronica unilaterale; 6° midriasi dal lato sinistro, ove si ha sordità di grado elevato, per trauma labirintico, mentre a destra vi son esiti d'otite media purulenla cronica di data antica. Ris ulterebbe, dunque, che la pupilla piu larga è sempre quella col'rispondente al lato delltt lesione. Ma il fatto che colpi maggiormente l'autore io questa serie d'indagini, fu la sordita di grado elevato riscontrata in tutti i casi da lui os serva ti ; il che lo indusse a supporr e, con serio fondamento, che l'anisocoria d ipendesse da una lesione del ramo cocleare dell'VIli paio. Avvicinando al meato uditivo d'un individuo sano d'orecchi un diapason fortemente vihrante (preferibilmente il doi o il do') s i vedono le pupille dilatar si e restringersi alternativamente, pt·ecedendo oro la miosi, ora la m idriasi ; orbene, se s i ri pete la stessa prova nei sordo-muli, come fecero l'Ostino e il Balla, s i vede che il riflesso pupillare manca nei sordo-muti privi a tl'atto d'udito, mentre uei sordo-muli con tracce d'udito il rinesso è vivacissimo, più che negli individui normali, per quei diapason che vengono percepiti. A parte - dice l'autore il valore medico-legale di quest'esperienza (che. a parer mio, è ~t·andissimo) è giustificata la supposizione che il riflesso pupillare s ia al nervo cocleare, quello che sono il nistagmo e lo strabismo al nervo vestibolare. TROMB ETTA.

Dott. AL ESSAN DRO 0UAN E. - Tipi b&tterlologlol 41 oongluntlvlte &OUt&. Bacteriologica/ types of acute conjunctioitis. (New York medicai Journa l, May, 1906) .

I 132 casi rifer iti dal Duane s i presentarono lutti nel suo dispensario e vennero esaminali batteriologicamen te nell'annesso laboratorio del dottor T. W. Hastings. Scopo de lle ricerche fu quello di mettere io rilievo i tipi pr edominanti d'infezione batterica nella congi untivite e di s tabilire un rapporto fra i tipi batteriologici e i sintomi clinici. I casi a tipo batteriologico soo compresi nei gru ppi seguenti: 1. IN FEZIONE ooNococctc,\. - Se n'ebbe un sol caso di forma atipica in una donna di 35 anni, in cui la malallia datava da quattro giorni. La secrezione era poco abbondante: piuttosto intensa l' iniezione della congiuntiva bulbare ; nessuna partecipazione della cornea al processo. Per quanto l' infiammazione

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fosse mite, v'era una falsa membrana aderentissima sulla congiuntiva tarsale d'ent._rambe le palpebre. Non si conosce la storia ulteriore di questo caso. 2. INFEZIONE DA BACILLO DEL WEEl~S. - aì Forma pura Oquasi pura. Se ne presentarono dieci casi, di cui cinque erano accompagnati da secrezione mu.co-purulenta abbondante e da s~olo purulento denso: in uno eran pure intensi gli altri sintomi {edema palpebrale,. viva iniezione della congiuntiva bulbare con emorragie sotto-coogiuntivali e chemosi leggiera). Oltre a questi casi di infezione pura, se ne presentarono tre, in cui il bacillo del Weeks poteva considerarsi soltanto come l'agente probabile dell'in fezione, e otto, in cui era anche presente il bacillo della xerosi~. In quest'ultimo gruppo, v' erao tre casi con i3ecrezione abbondante; uno co n chemosi; un altro con emorragie sotto-congiuntivali e edema palpebrale. In nessuno di questi venlinove c~tsi v'era partecipazione della cornea al processo morboso. - b) lnfe~ione mista da bacillo .del Weeks e da stajl.lococco albo. Diciassette casi. lo dieci, secr ezione purulenta profusa; in cinque, edema palpebrale accentuato con chemosi: in due, par tecipazione della cornea. - c) Infezione m ista da bacillo del Weeks e da ~tafllococco aureo. Quallro casi. In due, secrezione abbondante; in uno, edema palpebrale; in due, chemosi, e in tre, partecipazione della cornea. In tutti e quattro, iniezione del globo oculare. - d) Infe zione da bacillo del Weeks e da micrococco catarrale. Due casi. In uno, si tra ttava d'un vecchio tracoma con esacerbazioni acute; l'altro era una forma d" infezione intensa con abbondante secrezione verdastra, con vivissima iniezione della congiuntiva bulbare e con infi ltrazione marginale della cornea. - e) /n fe~ione da bacillo del Weeks e da bacillo del Friedliinder. Un caso: secrezione sca rs a; tumefazione accentuata della palpebra supet·iore, la cui congiuntiva era coperta da una pseudo-membrana bianca, diffusa e adere ntissima, la quale si fece in du& giorni meno re!':listente, dando l'apparenza d'esser costituita di muco coagulato. Probabilmente v'era qualche altro microrganismo oltre ai due accennati. 3. INFEZIONE DA STAFILOCOCCO ALBO. - a) JnfeilÌOne pura. Diciotto casi, in tre dei quali s i trattava di tracoma con esacerbazione acuta. In tre altri v'era un'infiammazione ricorrente più o meno cronica, ma non tracomalosa. In due dei casi con tracoma, la secrezione era puruleota, e in uno abbondantissima. Un ·caso rassomigliava mollo per l'aspetto clinico e per i dali anamnestici al catarro primaverile; ma l'esame islologico fece rilevare i granuli tracomalosi tipici. Nei quindici casi in cui fu potuto escludere il tracoma, la secr ezione ~ra purulenta in sei, abbondantissima iu uno; in due v'era tumefazione palpebrale. lo un caso si notava un' ulcerazione della congiunltva, e in cinque -casi v'era partecipazione della cor nea. - b) lnfellione mista con predominio dello stajllococco albo. Cinque casi, in cui lo stafllococco albo era associato al micrococco catarrale. I soli sintomi di ~ravilà erano un'ulcera della congiun· tiva, l'edema palpebrale e una chemosi piuttosto spiccata. È però probabil~< che qui vi fosse qualche altro micror ganismo (bacillo del Friedlùnder ?) associato ~Ilo s t.afilococco e al bacillo della xerosis. 4. INFEZIONE DA STAFILOCOCCO GITREO. - Tre cas i, due dei quali consecutivi ad asceRso della palpebra. In uno di questi era presente anche lo stafilococco albo. Nessw1 sintomo degno di nota. 5. INFEZIONE DA STAFlLOCOCCO AUREO.- Sei casi: UnO d'infezione pura, gli .altri d' infezione mista (stafilococGO albo, bacillo della xerosis), tra i quali uno


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consecutivo ad ascesso palpebrale. Dei cinque casi primari, tre mostravano partecipazione della cornea, e uno marcata iniezione del bulbo con emorragie puntiformi. In tre v'era scolo purulento p1ù o meno profuso. 6. INFEZIONE DA STREPTococco- Due casi senza alcun sintomo speciale. 7. INFEZIONE DA PNEUMOCOCCO. - Ventidue casi. In tutti si trattava propriamente d' infezione mista, essendosi trovato in alcuni perfino cinque differenti specie di microrganismi. Le combinazioni predominanti furon quelle del pneumococco col bacillo del Weeks (quattro casi) e del pneumococco con gli statìlococchi (undici casi). Cinque di questi casi erano innestati su forme di tracoma in periodo d'esacerbazione, e due su dacriocistiti. Nei diciassette casi· non tracomatos1, i sintomi di virulenza eran leggerissimi, e in cinque casi soltanto, la secrezione era profusa. In uo caso, in cui l'altro microrgaoismo associato era il bacillo della xerosis, si formò una pseudo-membrana tenace e aderente al tarso, che però fini col distaccarsi dopo pochi giorni. In tre casi (non compresi in questi ullimì diciasselle), v'era partecipazione della cornea; in uno, al pneumococco era associato il bacillo del 'Vee:~s, in altri due, glistafllococchi. È da notare che in quei casi, in cui v'era l'associazione di cinque o sei micror ganismi drversi, l'affezione non presentava sintomi di gravitA speciale. 8. INFEZIONE DA OIPLOBACILLO DEL MORA X. -Cinque casi: tre .certi e due probabili. Uno era d'infezione pura, quattro d"infezione mista (soprattutto da stafìlococco albo). In un sol caso v'eran sintomi gravi, in special modo la chemosi e l'ulcerazione della congiuntiva bulbare. Non essendosi potuto differenziare il diplobacillo del Morax dai microrganismi molto simili descritti dal Pelit e dal Rochat, cosi non è da escludersi che questi ultimi microrganismi si tro· vassero presenti in qualcuno dei cinque casi qui accennati. 9. INFEZIONE DA BACILLO DELLA X EROSIS. -Questo bacillo fu trovato in trenta casi, quasi sempre associato ad altri microrganismi. Il solo caso degno di nota è quello d'un lupus della congiuntiva, in cui si notava una pseudo-membrana sulla mucosa tarsale, costituita da ammassi di bacilli della xerosis in cultura quasi pura. Siccome eran presenti anche il bacillo del Weeks e lo stafilococco albo, cosi é probabile che a questi debba attribuirsi la secrezione purulenta abbondante osservata in questo caso. Non v'era xerosis della con giunti va. 10. INFEZIONE DA BACILLO DEL LoFF'LER.- Due casi, entrambi con pseudornembrane: uno, con associazione di difterite nasale e faringea; l'altro non fu osservato ulteriormente. È degno di nota che, nel primo caso, un fratello e una soi·ella dell'infer mo eran pure affetti dP. congiuntivite con sect·ezione abbondante, nella quale, però, non fu l!·ovato che il bacillo del Weeks. 1 !. INFEZIONE INéER TA. - l n dieci casi si rivelò la presenza di batteri che non si poterono identificare. 12. REPERTI NBGA"l"IVI.- In dodici casi il reperto batteriologico fu negativo; però in due non si fecero culture, m& s'esaminò soltanto la secrezione. Uno di questi casi sterili era un tra coma con e:;acerbazioni acute persistent~ e ribelli a ogni cura. Degli altri undici, uno era accompagnalo da secrezione purulenla profusa, sei presentavano intensa iniezione del globo oculare, dueerano complicati da chemosi, e due da ulcere corneali. Dati questi sintomi d} intensa r eazione, è poco probabile che non vi fosse presente alcun microrga-


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nismo; e il fat to d'ave,. aouto dodici t"eperti negalioi è put"troppo una prova che la diagnosi . batteriologica non è infallibile e che t'assenza (appat"ente) di bacilli non è una dimostrtuione sujficiente della innocuità della secrezione. !!APPORTO FRA l SJNTOMl CLINICI E I TIPI BATTERIOLOGICI.- Essendo la COngiuntivite una reazione prodotta dall'azione specifica dei batteri, si deve ricercare in •Jual modo l'agente iofellivo dE::termini: a) la forma clinica della congiuntivite ; b) l' intensita della congiuntivite stessa. ' i. FORME CLINICHE PRODOTTE DA DIVERSE SPECIE DI BATTERI. - Clinicamente si possono distinguere tre tipi di congiuntivite: A. La formft palpebra te, in cui è principalmente affetta la congiuntiv& tarsale. Nelle forme gra vi di- questo tipo, le palpebre son tumefalle e edematose, la congiuntiva tarsale è rigonfia e diffusamente ingnrgata, e la secrezione è profusa e purulenta, mentre la congiuntiva bulbare non é che leggermente arrossata. B. La forma bulbare (pink ege, occhio rosso degl'Inglesi), in cui la congiuntiva tarsale è affetta in grado leggiero, le palpebre non son tumefalle e la secrezione è scarsa, mentre la congiuntiva bulbare è diffusamente arrossata, talvolta chemotica, con non rare emorragie 80lto-congiuntivali sollo forma dt punti o di chiazze (congiuntivite emorragica . C. La forma mista, in cui gon associati i sintomi gravi d' entrambe le forme or accennate, e cioè: tumefazione palpebrale, in te osa iniezione del!& •:ongiuntiva tarsale e bulbare, secrezione purulenta, emorragie sotto-congiun· tivali. Talvolta, quando la reazione è molto vivace, si forma una pseudo-membrana sulla congiuntiva palpebrale. In generale, si può dire che l' inJe~tone gonocoecica mite è a tipo palpebrale e quella grave, a tipo misto. Il tipo bulbare di congiuntivite (occhio rosso tipico, pink. eye) è da considerarsi come particolarmente caratteristico dell' infe::ione da bacillo del We~!:s, o, pet: lo meno, è certo che questa forma clinica di congiuntivite si ha più spesso col bacillo del Weeks che co11 qualsiasi altro micr or ganismo. Tuttavia non si può negare - come fu dimostrato ripetutamente dal Duane - che questo bacillo può produrre una· congiuntivite a tipo francamente palpebrale, ed anche una congiuntivite a forma mis ta. Insomma, dice l'autore, più si studiano questi casi e più appare evidente che nessun tipo particolare di congiuntioite corrisponde inoariabilmente a un dato microryanismo, e che non si può stabilire la specie del germe dal solo aspetto clinico della congiuntivite. Una forma di congiuntivite, che merita un cenno speciale è la pseudo-membranosa, a motivo della sua grande importanza climca. È ormai J'iconosciuto ch'essa é dovuta a una r eazione, la quale può venir destata nella congiuntiva da una sostanza molto irritante, per esempio, dal bacillo della difterite, dallo streptococco, o anche da un agente chimico, come il nitrato d'argento. Dei sei casi di congiuntivite pseudo-membranosa osservati dal Duane. due eran dovuti al bacillo della difterite, uno al gonococco, uno ad infez~one mista da bacillo del \Veeks e da bacillo del Friedlander, associali probabilmente a un allro microrganismo, e uno al solo bacillo della xerosis, giacché la pseudo-membrana ricoprente la congiuntiva della palpebra superiore constava d'abbondanti ammassi di questi mierorganismi in cultura pura. Dunqul:', la presenza d'una


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pseudo-membrana non e sem.pre indi:~io d' un' estrema f!ravità del processo morboso; tant'è vero che uno dei casi di difterite oculare menzionati dianzi, ebbe un decorso benigno .(forse in seguito al pronto uso dell'antitossina), e nel caso in cui la pseudo-membrana era dovuta al gonococco, gli altri sintomi furono mìtissìmì. Un'altra forma di congiuntivite molto interessante è l'infiammazione aeuta che insorge nel decorso del tracoma, la cui importanza clinica è data clal fatto che ad essa é particolarmenLe dovuta la propagazione del tracom~. Quest'ultimo, nel suo ordinario stato di cronicìta e colla sua secrezione molto scarsa, è cert.amente pochissimo con Lagioso ; ma quando la congiuntiva tracomatosa, colpiLa da qualche infezione estranea, presenta un'abbondante secrezione, questa diviene un mezzo favorevolissimo non soltanto per il trasporto del germe da cui dipende la secrezione stessa, ma altresì dì quello del tracoma. Il Duane · osservò tredici dì tali casi (tracoma con rìacutizzazioni) nel suo dispensario, cùi seguenti reperti: bacillo del Weeks e bacillo della xerosis in un caso; bacillo del Weeks e stafìlococco albo in un caso; bacillo del Weeks e micrococco catarrale in un caso; stafilococco albo in tre casi ; pòeumococco e bacillo del Weeks in un caso; pneumococco, s tafilococco albo e micrococco catarràle in un caso; pneumococco. stafilococco albo e micrococco catarrale in uo caso; pneumococco stafilococco albo e citreo, mìcr·ocococco catarrale e tetrageno in un caso; pneumococco e stafilo~occo citreo in un caso; pneumococco, t;lafilococco albo, aureo, citreo e micrococco catarrale in un caso; mentre in un caso il reperto fu dubbio, e in un altro, negativo addirittura. Insomma, una ve ra collezione f\terogenea. 2. INTENSITÀ DELL.INFIAMMAZION&.- Come ORni forma di congiuntivite, può es::,er prodott.a da l'(ualsiasi specie di germe infettivo, cosi questi germi possono dar luogo a gradi variabilissimi dì reazione infiammatoria, sebbene al · cum microrganismi, fl'a cui il gonococco, il bacillo della difterite, lo streplo· éòMO e il pneumococco sian particolarmente virulenti. Per quanto riguarda la partecipa~ione clella cornea al processo, si può dire che il bacillo del Weeks sia relativamente innocuo (il Duane non osservò alcuna lesione corneale nelle congiuntiviti prodotte da questo bacillo, solo o associato al bacillo della xerosis); mentre lo slatllococco albo e aureo si mo· strano in particolar modo ,·i rulenti (in ventun casi in cui il reperto batteriolo· gico fece rilevare la presenza dello st.afilococco albo, o solo o associato al bacillo della xerosis o al micrococco catarrale, l'autore osservò partecipazione della cornea al processo). Il fatto che lo stafilococco albo è un ospite costante del sacco congiuntivale non infil·ma la precedente conclusione. In tali condizioni, ques to microrganismo è ordinariamente inerte, o perché i tessuti dì rivestimento del globo oculare e de' suoi annessi l'esistono alla sua influenzt~, o piu probabilmente per·chè - come fa nolare il Bo~salino (di Pisa) - esiston dei fattori che rendono il germe inattivo. s~ però vieo rimossa la causa inibitrìce, o se, per qualche altro motivo, aumenta il potere patogeno dello stafilococco, questo pu? diventare vjrulento e produrre un'infiammazione distruttiva dell'occhio. Per quanto riguarda lo stafìlococco aureo, le prove del suo potere patogeno son anche maggiori, giacchè questo germe non si trova fre~uentemen Le nel sacco congiuntivale normale, e la maggior parte degli autori ammette che, quando lo s ì trova, può esser patogeno per l'occhio e rappresent.are l'agente diretto d'una congiuntivite.


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Quasi lutti i casi di congiuntivite sc.n molto probabilmente dovuti a infezioni miste, in cui parecchi germi son presenti simultaneamente nel sacco congiuntivale. Abbastanza sovente però, quando ciò a vviene, alcuni di tali germi posson ritenersi come innocui, o perché son poco o punto patogeni, o perché sono in numero troppo scarso per spiegare la loro azione, o finalmente perché non rappresentano altro eh~ un contagio acciden· wl e, un'infezione secondaria innestatasi sopra un' infezione preesistente. Ques t' ultima eventualitil. può riferirsi precisamente agli slafilococchi che si trovano nelle flittene: vale a dire che questi microrganismi non sarebbero propriamente gli agenti produttori delle flittene, ma germog-lierebbero semplicement~ in esse, perché le condizioni morbose preesistenti costituirebbero un terreno favorevole alla loro entrata e al loro sviluppo. Un altro fatto importante messo in chiaro dall'autore è il seguente: nelle vere infezioni miste, in cui so n presenti parecchie specie di micror11anismi patogeni in numero ragguardevole, parrebbe che il potere patogeno di ciascuno non .fosse aumentato dalla loro associazione. Per esempio, il Duane riferisce che la vi1·ulènza del bacillo del Weeks e dello stafilococco albo, agenti simultaneamente sulla congiuntiva, non gli sembrò maggiore, nei casi da lui osservati, di quella dello s tafllococco solo; che anzi. nelle congiuntiviti da pneumonococco, che posson dirsi il tipo delle infezioni complesse avendo dato _talvolta un reperto di cinque specie differenti di batteri, l' infiammazione eb~e un decorso piuttosto bo3nigno, quasi che si trattasse d' un'azion~ inibitrice d'un germt: sull'altro. Ed ecco ora le conclusioni che il Duane ha tralle dalle ·sue ricerche, conclusioni che smorzano alquanto l'entusiasmo di ryuegli oculisti, che davan già come risolta la questione della classificazione' batteriologica delle congiuntiviti : \ 1. Non v'ha alcun tipo particolare di congiuntivil11 dipendente in modo costante da un dato germe specifico; nè l'aspetto clinico permette di stabilire con certezza che nn dalo microrganismo produce una data forma di congiuntivile. 2. Se è vero che certi microrganismi, come il gonococco, il bacillo della diflerite e lo streptococco, dan luogo ordinariamente a un'intensa reazione mentre alcuni allri non producono che effetti molto leggieri, è però altrettanto vero che questa regola ha molte eccezioni, e che non è possibile dedurré la specie del germe dall'intensità dell' inf\ammazione. 3. La congiuntivite pseudo-membranosa può esser prodotta da vari microrganismi, e la pseudo-membrana non è sempre indizio d'una grave infiammazione, la quale dia luogo ad altri sintomi reattivi intensi. i . Nel tracoma, particolarmente nelle fasi d'esacerbazione acuta, son presenti parecchi microrganismi, i quali, pur non essendo la causa delle gran ulazioni, son tuttavia importanti perché danno origine a· congiuntiviti intercorrenti acute con secrezione che fa da veicolo al contagio, propagando non sol· tanto la congiuntivite secondaria, ma altresì il tracoma. 5. Lo stafilococco albo, e particolarmente quello aureo, sono in generale patogeni quando si trovano nel sacco congiuntivale e predispongono alle lesioni corneali. Il fatto che Lo stafllococco albo é un ospite quasi costante della congiuntiva non infirma la presente conclusione. 6. Sembra che, in generale, ie infezioni miste sian meno gravi di quelle in cui v'è un solo germe infettivo predominante. Nel presentare queste con&.lusioni, il Duane dice di prevedere le critiche acerbe che saran' fatte al suo lavoro, soprattutto perché egli non attribuisce INPEZlONt M.ISTB. -

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RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA NOR MALE E PATOLOGICA ·

soverchia importanza al reperto batteriologico; ma, a parer m io, l' autor·e è .assai più meritevole di lode che di critica, avendo dimostrato ancora una volLa coi fatti e non colle parole, che le ricerche di laboratorio disgiunte dalle osservazioni cliniche rigorose son quasi sempre infeconde, ed espongono ben sovente ad amare disillusioni. TROMBETTA.

RIVISTA DI ANATOMIA E ~ ISIOLOGfA NORMALE E PATOLOGICA 1

R . PAPAL E e M. LANDOLFr. - ••todo per l'ea&me completo dell& 4 geaUone lDteatln&le. - (Ga~zetta degli Ospedali e delle Cli niche, n. 133, anno 1906). La poca conoscenza della maniera come s i avvera la digestione intestinale è dovuta alla difficoltà che si incontra nell'eliminare i risultati del la digestione gastrica. Il Sahli per lo studio della digestione degli albuminoidi nell'intestino ha usato nelle capsule di glutoide (gela tina indur ita con la formaldeide), che non si discioglie, o solo lentamente, nel succo gastt·ico e si scioglie invece ra· pidamenle nel s ucco pancreatico. Queste capsule contengono dell'iodoformio, che s i riscontra nella saliva e nell'urina allorché è avvenuta le digestione dell'involucro di glutoide. Gli A. A. hanno studiato la digestio ne intestinale oltre che per g li a lbuminoidi, anc he per gli idrati di carbonio e per i grassi, costt·uendo più capsule, ciascuna di una sostanza, introdotte l'una nell'altra e contenenti ciascuna una sos tanza indicatrice. Col metodo Sahli la digestione gastrica non è in tutti i casi eliminata; poiché, se per ins ufficiente potel'e motorio dello s tomaco la ca psula vi dimora ollre 12 Ol'e, è possibile che essa venga digerita pri10a che g iunga n ell'intestino . . P el' tal cosa g li A. A. hanno costr uila la capsula esterna di g rass o, che poco viene modificato dal succo gastrico. Il grasso usato doveva rispondere al seguenti requisiti: a) Esser solido alla tem peratura dello !.'lo ma co ; b) Non esser fragile ; c) Esset· digeribile. Un tal g rasso è la parajftda (nome dagli A. A. data alla miscela di paraffina e stearina). Ogni capsula consiste di un a capsula più interna fatta di un nucleo di bleu di m etileoe e di uno str Ato di amido collo e di una capsula esterna falla di uno strato di ac. soltciiico e di uno s tl'a.to sottile di paraffida. l n vece dell'amido cotto può usarsi il glutoide (per l'esa me dell'albumina) con iodoformio quale indicatOt'P; ed allot·a s i ~vranuo delle capsule ;t di para l'fida ed amt do cotto e delle capsule B di paraffida e gluloide. Tali capsule vengono sommmistrale a digi uno seguite da circa 300 c m. c. di acfJua. Passauo ina lterate n ell'intestino e vertgono i vi dige rile pr ima lo sll'alo esterno come lo dimos tra la pr esenza dell'ac. salicilico nella saliva e ne ll'urina e poi

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lo strato inter no, fa Ho di amido collo, indicatore il bleu . di meli lene, o di glutoide indicator e dell'iodoformio. Nei normali, dopo 2·6 ore dalla ingestione della capsula si ha la reazione <lell'ac. salicilico e dopo altre 2- 3 ore quella del bleu di metilene e dopo 4-'> ~uella dell'iodo. (A utoriassunto).

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE EDELLA PELLE Le nuove rloerohe sulla eziologia e la patologia aperlmentale clelia •ttJllde. - (Pappenheim s' - Folia ltaematologica fu r Blut unrl l

LEVADJTI. -

ser~,tmforschung, 9- 10·11 1 1906).

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Lo studio sperimentale della sifilide, inteso a risolvere le ({uestion! de)la microbiologia, l'immunità, la sieroterapia ~ la profilassi di questa infezione, venne iniziato da Metchnil<off e Roux; i quali ebbero l'idea d'inoculare il virus sifilitico al chimpanzé, l'animale più affine all'uomo nella serie dei primati. non solamente per i caratl.er i anatomici, ma più ancora per le proprietà biologiche besate sulle reazioni precipitanti del siero. Un troglodyles niger (foemina) venne inoculato per scarificazioni sul pre· puzio chlorideo con' un essudato di ulcera dura e di placche mucose, e dopo 26 giorni sul sito dell'innesto s i sviluppò un sifiloma tipica con tumefazione in· dolente dei ganglii inguinali Jinfatici. · Ancora 30 giorni dopo la comparsa dell'accidente primario, i tlue scienziati videro un'eruzione papulosa sulla pelle dell'addome e della nuca che andò progressi va mente ingrandendo e passò in guari git~ne. Si ebbe cosi in un chimpanzè . l'evoluzione di tutta la s inlomatologia dei pet•iodi primario e secondario della sifilide con i dettagli dell'incubazione, dell'ulcerazione e della conseguente cicatrice dura pigmeotata. Il sifiloderma papulo~squammoso aveva i caratteri dellA manifestazioni similari a quelle dell'uomo e la.. sua guarigione avvenne per cicatrici bianche -come il comune leucoderma del dorso e della nuca. . l sitìlodermi maculosi e roseoliformi, non sembrano r igor·osamente diagnosticati negli antropomorfi, ma l'inoculabilita in serie a macacus sinicus e C!f· nomolgus di queste macule, valse a precisare meglio i rapporti loro con la sifilide. Una virulenza particolarmente g rave può essere peculiare di speciali virus · che possono manifestare affini ta elettive per il sistema nervoso: tuttavia la produzione dei fenomeni terziari che danno le manifestazioni par·al'lfìliliche e materialmente impossibile, perché le scimmi,e in schiavitù sono decimate dalle malattie acute. Ma lo scopo dei due scienziati non era tanto la s intomatologia quanto lo studio di certi problemi oscuri come la immun ità, la sede del vit·us nell'organismo infetto, ecc . .Si cercò a tutta prima quali sono le condizioni che pre siedono alla penelrazione del virus s itìlilico negli or ganismi !:$en?ibili come primo passo verso una profilassi razionale; orbene l'inocuilnione di virus sul-


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RIVIST-A DI MALATTIE VE~EREE E DELLA PELLE

l'epidermide lesa delle scimmie antropomorfe é seguita sempre dalla compars& di un sitìloma, mentre che l'inoculazione dello stesso virus nel cellulare sottocutaneo rimane senza effetto di manifestazioni cutanee o di immunità preventìva per ulteriori inoculazioni sulla cute appena lesa. ' Il t'atlo non é suscellibile di !>piegazioni se non per ipotesi. delle quali la più pr obabile e verosimile è che il treponema pallidum, di cui sarà tra ttazione più ollre, diviene qualche volta preda di fagociti, come s uccede nel polmone e nel fe ga to dei nati con eredosifilide. Ora è possibile che il treponema deposto s ull'epidermide, tessuto poverissimo di elementi di difesa, riesca a sviluppar si, mentre che nel sottocutaneo, dove nbbondano i macrofagi , diviene rapidamente vittima di questi elementi. , Questi esperimenti dimos trano che la via d'ingresso del mictobo ha il pt·incipale valore nella genesi ddla s ifilide sperimentale e che le ferite tenui, superficiali, più di sovenli non constatabili, sono più pericolose dal punto di vista dell'inoculabililà dt:ll'ulcera che non i traumatismi profondi interessanti gli strati sotlostanli all'epiderma. · Nei primi periodi dell'infezione il sangue t: virulento sebbene la rtuantitil. chetrattiene di virus sia piccolissima: sono pure infettanti le gomme non ulcer ate e tutte le manifestazioni tar dive per un lung-o periodo d'anni. Era importante, a conferma della ereditarielà della sifilide, la constatazione delrinfezios ill& dello sperma. Il problema espresso dalla legge di Abraham Colles (1) che la trasmissiOne della sifilide al feto a vvenga esclusivamente per contagio paterno con la conseguente immunità. della madre, venne studiato sperimentalmen te da Finger e Landsleiner. Questi a utori inocularono ad un paviano dello sperma ptoveniente da un individuo contagialo da tre mesi e nel s ito d'innesto si sviluppò un sifiloma. Questa constatazione fece intrave· dere la possi nilità di un' inf~zione sifilitica da parte dello sperma ejaculato sulla mucosa vaginale ed uler ma e forse una penetrazione di germi infettanti porlati dal liquido spermatico fino alla cavilà. periloneale. In ogni caso la scope1·ta dei due a utori viennesi fa vedere probabilissima l'infezione dell'ovulo per mezzo dello sperma inquinato. In quali parenchimi si annida il virus sifìlitico durante i periodi d'acalmia che separano le tre grandi tappe dell'in fezi one ~ A Neisser ed ai s uoi collaboratori noi dobbiamo le conoscenze sperimentali cl•e gettano un po' di luce su questo pr oblema. Neisser é riuscito a s tabìlh·e che certi organi, ad esclusione di altri, lungo tempo dopo la comparsa dell'accjjente primario, possono contenere del virus attivo capace di cooferil'6 una sifilide tipica alle scimmie recattive. Sono gli organi omeopaelici, il "midollo delle ossa, la milza e le g hiandole linfatiche i rruali, nell'infezione che si e volve, ricattano i treponemi e fabbricano degli anticorpi specilici diretti contro di questi, e leucociti dotati di un (t) La legg<J di Abraham Colles. svolgimento dell'enunciato di Fracastoro in i"\imirum • nt autem morbus haereditarius et transil a patri! ad Olium •, non è completa nella citazione dell"autore che nella prima propo~izlone ; rirerisco perciò le restan ti. per inte~1·azione clelia legge stessa, come sono nella cla~~lca opera di Ho~u SJ XGRn Sludien 1iber die llereditore SypMii$. Lelpzìg u. Wien, tS98. • t• ... ist auch eine intrauterioo tnrection der Frucht, welche ''on gesundeo KeimzeHen stammt. aur P!acentarcn \Yege (postconcep lionellc Syp hilìs) unter llestìmmten Bedinguogeu muglich, a ber el ne r~latls seltones Ereil:nis. 3" Em voo einen syphilllischeo Valer gezeugtes, alsll a vatre sypldli tlsehe~ Kind verleìht selner Nutter, wcnn sie ein•'r sypl1 llltischen Contactiufeclìon seitens cles .Zeugers entgangen 1s t, vermu~e der intrauterinen \'erbin!loog mit llem mùtterlìchen Organì~mus " ~ rcnd derGraviùi tiit, einen hoheo Grarl ,-on Unempr.inglidtkeit ~egen jcd" ~ge s~'llhili lische ln rrcl iou •. D. B.


RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE

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potere fagocitarlo. Quest'ullimo fatto permette di supporre che il trepooema !:'i conser vi lungamente negli organi emalopoetiei inglobato ne! fa gociti che non riescissero a distruggerlo. La conferma della presenza dellreponema di Schaudin e Hoffmann nei prodotti patologici della sifilide venne convalidala, secondo la pubb:icazione ultima di Miilzet• e Roscher con ·lo studio di 206 casi dei quali 184 positivi e con numerose prove di controllo. Il lrepooema appartiene al genere Spiroche~e delle spil'illacee. micr oor ganismi tenui, ondulati, nei quali la presenza di una mernbr•arJa di fi'et·enziabile e l'impossibilità di coltivarli (finora ? R) sui mezzi artificiali, deport'ebbero per la natura loro di protoa:oari piuttostochè di batteriacee. Esso presenta una certa analogia con il trepanosoma specifico della durina malattia del coito, particolal"e dulia specie cavallina, che per molli caratteri è similare della sifilide. Le lesioni che determina negli uomini e negli antropomorfi sono di natura prevalen te connettiva e perivascolare; ha nondimeno una tendenza ad alleccare akuni elementi nobili, com e le cellule epiteliali del fegato e delle capsule soprare nali, nelle quali si conserva indefinitamente virulento. Nei visceri dei nati con eredosifilide è in vegetazione abbondante nei polmoni (pneumonile bianca) e nel fegato (hepar silex di Fracastorius). Nell'escreato bronchiale dei neonati luetici si possono incontrare dei mononucleati macrofagi inglobanti gli spir ocheli, la qual cosa prova la presenza di una loUa attiva nella distruzione fagocilaria degli spirilli. Tra le lesioni dell'endo e della periarterite e la distribuzione dei treponemi vi ha un parallelismo rimarchevole ; l'obliterazione vascolare, conseguenza dell'endoarterite è intimamente legata alla proliferazione locale del treponema pallidum. Un tale fatto non si potè stabilit•e nelle lesioni vascolari del sistema nervoso dei labetici e dei dementi paralitici. (Azione tossica? R.)- Tuttociò depone che il treponema sia vt~ramenle il m icroorganismo patogeno della sitìlide. MrcROBJOLOGJA DELLA SJFJLJDB. -

IMM UNI ITÀ, TERAPIA 1 PROFILASSI.- L'immunità nell'infezione Sifìlitica in reallt\ consiste in ciò che l'organismo resiste ad una r einfezione non per ché è vaccinato o guarito della malattia, ma perchè egli è ancora detentore del virus. L'esperie·nza sugli antropomorfi ha portato qualche luce nello studio della immunità_ Si era fatto questione se l'escissione precoce del sito dell'innesto con virU!" attivo nelle scimmie valesse ad impedire la formazione del sitlloma. Neisser· e i suoi collaboratori han po tuto constatare che l'esti rpazione della cute innestata poco prima non impediva la formazione dell'ulcera sul tessuto di cicatrice residua anche dopo 1'2 gior ni d'incubazione. La diffusione del virus sitìlilico attorno alla t•egione inoculata, avviene dunque in maniera rapidissima, onde si potrebbe far questione se l'infezione gener ale nell'organismo sensibile in realtà non avvenga prima della s tessa comparsa dell'ac.;idente primario della sifilide. ln ogni caso questo si può affermare con certezza nello stato attuale di queste ricerche, che l'immunità cutanea di fronte ad una reinfezione, no n ~i stabilisce prima della comparsa dell'ulcéra dura e nei primi quindici giorni • che la seguono. Il fatto era già stato verificato da Queyrat C(ln l'esperimento sull'uomo, sulla cute del quale, inoculando il secreto di un sifìloma che era comparso da 15

t5 - Ciornale medaeo.


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giorni sul glande, vi pot.é a ncora pr ovocare la formazione di un'ulcera dura ; più lardi una seconda inoculazione restò senza effetto. Si può dunque concludere che l'immunita cutanea non diviene assoluta, de· finitiva che un certo tempo dopo la comparsa dell'accidente primo, quando l'organis mo ne è già totalmente inficiato; l'immunila cutanea non è che la e spr essione della generalizzazione dell'inrezione s pecifica. Un ler.tativo di siero-diag nosi negli individui sifilizzali, venne compiuto da W assermaon e Bruci< valendosi del metodo di Bordet e Gengou modificato d~t Moreschi (fissazione del complemento per la combinazione antigene +ambocettore), ma nulla ha di pratico. La sier·oterapia della sifilide non è ancora un'aC(Luisiziooe definitiva che valga a farla accettat·e. Si ten tò di attenuare il vir·us con passa ggi succ~ssivi attravet•so le scrmmre inferiori, come il carbonchio e la rabbia; le difficoltà qui vi fu r ono grandi, e malgrado i risultati relativamente incoraggianti di Metchnikoff e Roux e coutradrieHi da Neisser, !a questione deve essere lasciata ancora i11 s ospeso. Cosi !JUre il metodo vaccinale proposto da Kraus, che cousrste nell'inoculare a dei sifilizzati pl'ima de ll'eruzione dermica, una diluzione g licet·ica dell'ulcera dura es tirpala all'individuo stesso, t'imane senza effetto. Di fronte a questi ins uccessi la profilassi p!-!r' contro è entrala in una nuova era; Metc hnikol'l trattando il sito d'innesto con una pomata met·curiale, poté impedil'e la compars a dell'ulcera non solame nte nelle sci mmie antropoidi e catarr ine, ma an cora nell'uom o. lo 12 esperie nze l'applica<:ione di una pomata di calomelano e lanolina al 3 p. 100 anche dopo i 8 m·e dall'innesto ru suffi· cienl(j ad arrestal't: l'inrezione. ·In due giovani s tudenti Ji medicina che volonta•·iamente si s oLtopos et·o al l'esperimen to, l'applicazione della sopradetla po mata un'or a dopo l'inoculazione di un virus trallo da sifilomi d'uomini nel solco balano-prepuziale, valse ad impedire ogni infezione. Que!"te sono le attuali acquis izioni s ulla sifilid(j sperimentale appena iniziate e promettenti più valida messe di applicazioni in un futuro prossimo. DOM ENICO BOj\;0.

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE Dott. EwALO SnER.- L 'aloooll•mo aouto e la •ua valutazione penale, oon partlool&re riguardo al nrvlzlo militare (l). - (Jena, coi lipi di Gustavo Fischer, 1907. Un volume di l V-153 pagine, con una tavola e un diap;t•amma nel testo. Marchi 4,50). Il poter afl'el'mare che l'esercito italiano condi vide con quello tedesco il vanLo d'esset·e ft·a i più temperanti, é cosa che solle tica e appaga g ius tamente il nosll'o amor proprio; tutlavia sarebbe un erro 1·e il rimane l'e indill'erenti di· narni alla questione m edico-legale dell'alcoolismo ac uto, g iacché la tem pera nza cons1:1crata nelle nos tl'e statist1che non d i ~tr· u gge il fatto ben cornpro(1.) Die tzl:,de 'T'I·unkml&eit unà ih>-e sh·a(l·echlliche Ht{ll<lachl tmg, mit besontterer· llerucksiclltl/1tlflg 1ltr mil:tcìrisclte Ver·hàttnisse. - Vo:> D, EWAI.I> SrtEn, StahsarzL an rler Kaiser Wìll•~lms­ Akadcmie.


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-vato che una tale questione ~·affaccia di quando in quando nei processi mili1ari, ed è campo sempre aperto alle vivaci lotte giuridiche fra il Pubblico Ministero e la difesa. Per questa ragione io credo che il libro dello Stier (del -quale già feci conoscere ai lettori un aUro lavoro mollo pregevole) (1), debba essere segnalato all'attenzione dei medici e dei giuristi italiani, come una delle monografia più complete che si sian pubblicate in questi ultimi anni su tale .argomento; monografia che meriterebbe d'esser piutt()sto tradotta per intero che riassunta, tanto é ricca di fatti, di dati statistici e di considerazioni medicolegali de l più gr·ande interesse. Dopo aver parlato dell'influenza eserci tata dalle bevande alcooliche sull'uomo psichicamente normale •. della tolleranza e della intolleranza per tali bevande, e degli stati paLologici de!l'ubbr·iachezza, esponendo i risultati degli studi più recenti fatti al riguardo, l'autore passa a discorrere dell'azione dell'alcool nell'ambiente militare, sia in pace che in guerra; ed è da questo punto ch'io prender·ò l& mosse per fare del libro dello Stier una recensione ade~uata all'importanza dell'argomento, ossia un poco più estesa di quanto non soglia esser concesso alla parte bibliografica nel nostro giornale, colla certezza che i lettori non avranno a lagnarsene. l. INFLUENZA DELL'ALCOOL. SULLE TRUPPE IN TEMPO DI PACE E IN TE~PO DI GUERRA.- L'autore fa osservare come s ia soprattutto in guert'a che l'azione nociva dell'alcool si rende manifesta; quando, cioè, si richiede dal corpo e dallo spirito del soldato lt~ maggior somma d~en e rgia e di vigore di cui l'uomo possa disporre. Ed è disgraziatamente in tali circostanze, che dosi piccolissime d'alcool bas tano a produrre effetti molto dannosi; giacché gl'inevitabili disagi della guerre, le fatiche eccessive, la mancanza del son no ristorator e, l'alimentazione spesso insufficiente, la sete, l'ardore o la crudezza del clima e, in special m odo, le frequeuli alternative d'eretismo e di depressione, abbassano il potere di resistenza del si;~tema nervoso all'azione dell'alcool e dànno origine a un'intolleranza lransiloria. Son no~i, a questo proposito, gli esperimenti falli dal generale comandante l'esercito del P otomac nel ·1862, durante la guert·a di secessione americana. Le truppe ricevettero allora 150 gr. di vhis ky il giorno, da consumarsi in due volle, per poter resistere a fati che veramente straordi · narie in un clima freddo-umido; or bene , la resiRtenza ~ il vigore dei soldati andarono decrescendo con tale rapidita, che, dopo un solo mese, si dovette revocare quella disposizione, e si potè constatare che, abolila la razione di vhisky, le cose tornarono allo stato normale. La stessa esperienza fu fatta nella campagna di Napoleone I contro la Russia, ed anche nelle guerre coloniali tlégli Inglesi e degli Olandesi: nè è da porsi in dubbio che l'enorme diff~renza di vigore fisico e psichico fra le truppe russe e quelle giapponesi nell'ultima guena, sia in gran parte da attribuirs i al di verso consumo di bevande alcooliche nei due eserciti. Basti il dire che su 400 psicopatici stati ricoverati n L> l reparto psichiatrico del primo ospedale russo di Cbarbin dal 20 a pr·ile a l 1:> dicembre del 1904, PO erano affetti da psicosi alcoolica (Boriscbpolscki). Le medesim1:1 conseguenze dolorose dell'uso abituale di bevande alcooliche si ver ificano m tempo di pace, naturalmente con un carattere di minor gr·avilà e di minor estensione ; in ogni modo, campeggia se mpre nel quad ro mot•ho ~n

(l) Falmtt~fluch t un<t unbeurlauble Etll(ermmg . -

-dtl R. c1ercilo. Fascicolo 111, i906).

Halle, 1905. (Riassunto nel Giornale uudico


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un abbassamento del vigore fisico e psichico, il quale si manifesta, nei supe-riori gerarchici, colla mancanza di precisione nell'ordinare e nel dispor re, e ,. nella tru ppa, colla difficoltà o addiriLlura , colla impossibilità di comprendere ciò che fu ordinato, e d'eseguirlo punto per punt<l. II. DA TI ST ATISTICI. - Per dimostrare quale importanza abbia l'alcool sul m orale delle truppe, l'autor·~ e~pone alcune ci fre, su cui dobbiamo fermare la n ostra attenzione perché molto is truttive : a) Stati d'intossica.;ione alcoolica. - Lo Stier constata con soddisfazione che, nell'eser cito germanico, la cifra assoluta· dei casi d'intoss icazione alcoolica curati negli ospedali è piccolissima; ta nto che dal 3,15 (per 10,000 della forza) nel t RSl-82, s'e scesi, nel biennio 1903-04, al 0,75 (0,075 p.1000); a ~Zgiun ­ gendo che, in questi ultimi an ni, non s e ne verificò neppure un caso. 11 confronto colle statistiche degli eserciti di allre nazioni civili dimostra che, in Italia , il numero dei soldati sottoposti a cura per intossicazione al~oolica corrisponde press'a poco a quello dell'esercito tedesco, non ral,\'giungendo il 0,1 p. 1000; nell'e~et•cito fr·a ncese, s i nota una progressione continua, e cioè: dell'l ,9 p. 1000 nel1901 ; del 2,3 p. 1000 nel 1 ~2; del 2,4 p. 1000 nel 1903; nell'esercito .inglese s'ebbe, nel1904, 1'1,3 p. 1000; e, in quello de gli S taii Uniti .d'Ame- rica, nientemeno che il 25,4 p. 1000 nello stesso anno. (Bisogna però notare che, nel 1801, la proporzione era de.l 40 p. 1000). b) ln.fluen~u. dell'ubb riache.;.;a sui r eati. :- A questo riguardo i dali s tatistici son molto incompleti: ris ulta soltanto da un lavoro del Freund (Monatsschriftfùr K riminalpsycholo[Jie und Stra(rechtsre_form: Bd. l, S. 324) che nel reggimento austriaco, a cui egli apparteneva nel 1902, di 20 reati sottoposti a g iudizio dei tribunali, 9 avevano avuto origine da eccessi alcoolici, e di 197 I'eali a cui s'applicò una semplice punizione disciplinare, 63 erano dipendenti da lla s tessa causa: ossia , n el primo caso, quasi la metà, e , nel se· condo, il terzo di tu tte le mancanze commesse. c) Distribu;ione pP.r prooince dei casi d' intossica~ione alcoolica e dei reati

commessi in stato d'uiJbriachezza nell'esercito tedesco. - Dalle ricer che dell'su· tore, si possono trarre le seguenti conclusioni, le quali, salvo lievi differenze, s'applicano punto per punto al nostro esercito: 1. L'abuso delle bevande alcooliche nel!~ truppa non è una qualité. peculiare dei solda ti, che possa trovare una s piegazione nelle condizioni della vita militare; ma dipende unicamente dalle usanze che domi nano in certi distretti della popola zione civile. 2. I r eali d'insubordinazione commessi in stato d'ubbriachezza non dipentlono tanto da una tend enza general e contro il principio di gerarchia, quanto dalla facili ta e dalla frequenza dell'ubbriachezz!i e dalla specie delle bevande alcooliche usate (schnaps, assenzio, er.c ). Per conseguenzA, tali r eati non sono, come si potrebbe credet'e, l'espressione d'una rilasciatezza disciplinare, ma l'e· spressioue d' un avvelenamento dell'organismo. 3. Nella lotta contro i t·eati d'insubot•dinazione, s'otler·ranno migliori ris ultati combattendo più aspramente, di quanto uoo si sia fatto finora, l'uso degli a lcoolici e in special modo dello schnap8 (acquavite), che non danrlo opera più iuten!;iva a ll'educazione disciplinare della tr uppa. 4. Per conseguenza, i r ea ti d'in$ubordina zione commessi in stato d'ubbriachezza non devon essere giudicali e sclusiva mente dal punto di vista della disciplina militat·e, ma anche - e più - da quella della psichi9.tria.


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Nulla di pili logico, di più umanitario, di più scientifico; ed io vorrei cbe .queste considerazioni, le quali sono tanto più importanti in quanto espriqwoo il pensiero d'un ufficiale medico appartenente a un esercito in cui, più che in -qualsiasi altro, il concetto di disciplina rappresenta una specie del noli me tangere degli .antichi chirurghi, fossero lette, rilette e meditate dai giuristi militari italiani, dai quali l'ubbriacbezza come causa d'insubordinazione é considerata con criteri ben diversi. Ili. - LA. PR:OIBIZIONE DELLE REVANDE ALCOOLICHE NELLA LOTTA CONTRO L'UBBRIACifEZZA.- Una 'tale questione é lun game discussa da!l'autore con argomenti in pro e in con·t ro desunti dalla storia degli eserciti; e la conclus ione pratica s i è che, come sempre, in medio stat oirtus, ossia che la proibizione dell'uso -dell'alcool nella tr·uppa non va applicata ciecamente in tutti i casi, ma secondo certe norme e iin certe circostanze speciali. In primo luogo, bisogna considerar!:' che ::1e l'alcool esercita un'azione nociva sul sistema nervoso, é però innegabile che la fase iniziale d'eccitazione ha il potere di rialzare il tono sentimentale depresso e di s tendere un velo roseo sullo sfondo nero dlell'esistenza -giornaliera; i quali effetti non son davvero da trascurarsi, specie in certi giorni ~ in certe ore in cui ci si sente pervasi dalla tristezza, e in cui si prova il bisogno d'infrangere, magari con un artifizio momentaneo, la cupa muraglia dei pens ieri angosciosi che chiudono la nostra. psi~he come nel buio d'un carcere. In secondo luogo, è ormai provato che presso quei popoli, i quali hanno la con. -suetudine delle bevande fer·mentate (forse la sola eccezione é rappresentata dai musulmani, almeno in apparenza), le truppe non s'adattano assolutamente alla mancanza dell'alcool; e se anche s'emanasse un ordine proibitivo a ila! riguardo, c'è da scommeUere che non avrebbe alcun'efficacia, poiché s i troverebbe subito il mezzo d'eluderlo, né la disciplina ci guadagnerebbe punto. Dunque, in linea generale e in circostanze ordinarie, la proibizione dell'alcool ai soldati sarebbe più un errore che un vantaggio nella lotta contro l'ubbriachezza: in·vece, in determinate contingenze di servizio, una tal disposizione é pienamente ·giustificata; per esempio - e soprattutto- quando l'esercito marcia contro il nemico, giacche allora per la difettosa alimentazione, per l'eccesso di fatiche e per quell'insieme di cause depressive accennate più sopra, la rersislenza del sistema nervoso agli effetti dell'alcool é grandemente diminuita. E qui l'autore cita due esempi molto istruttivi: tanto il generale Duchesne, comandante la spedizione francese nel Madagascar, quanto il generale Kitcnener uell'ultima campagna' anglo-sudanese, proibirono rigot·osamente alle loro truppe l'uso delle ·bevande alcoolicne (proibizione che riuscì abbastanza facile, data J.a natura del teatro della gue.rra), e i risultati ottenuti furono superiori ad ogni aspettazione. JV. INFLUENZA DELL1 ALCOOLISMO ACUTO SULLA ì'ALUTAZIONE PENALE DEl REATI coMMESSI IN TALE STATO -Io questo capitolo, ch'è rra i più interessanti del libro, fauto1·e tratta diffusamente la questione così controversa del giudizio circa il Teato commesso in stato d'ebbrezza, portando in campo una gran copia d'argomenti morali, religiosi, storici e psicologici. I vari elementi del complicato problema sono, secohdo lo Stier, i seguenti: . a) Dal ·p unto di vista: mo,;aW, l'ubbriacliezza é già per sé stessa un'ihfr·a ziòne alla legge morale. Dunque, se un individuo commette un reato in condizioni d'ubbriachezz.a , è doppiame·n te colpevole di fronte alla legge morale; e perciò, essendovi, dal lat'O giUridico, la coneorren:oa idea!e di due colpe, è naturale che la pena debba esser maggiore tli quella che verrebbe· applicata se


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la stessa azione colposa fosse stata compiuta in stato di sobrietà e di calma~ E questo é, si può dire, il criterio di tutti i teologi; b) Dal punto di vista pratico, l'ubàriachezza del soldato è, in ogni caso. un'infrazione all'ordine e alla•disciplina; essa indica un abbassamento d'energi& morale nella t1•uppa, ed é cagione di molte mancanze disciplinari. Per conse· guenza, nell'inlere8se della disciplina, è nece!lsario combattere con tutti i me1.zi la causa di tali mancanze ; e un reato commesso durante l'ubbriachezza dovràesser punito con tnaggior rigore, o almeno con rigore pari a quello con cuisi puoi~ce lo stesso reato commesso in stato di temperanza. E questo é il concallo degli ufficiali e di molt..i giudici; e) Dal punto di vista psicologico, la colpa risiede essenzialmente nell'intenzione dell'individuo; è il male pensato e tradollo io allo: ora, siccome l' ubbriachezza produce sempre un'alterazione della psiche e, negli stati morbosi~ la coscienza é più o meno offuscata, cosi ai reati !commessi durante un accesso d'alcoolismo acuto dovrà corrispondere una pena meno grave, e perfino l'indulgenza totale. E questo è il concetto degli psichiatri e di molli giudici; d) Da un punto di vista intermedio finalmente, si riconosce tanto la giustezza del concello psicologico quanto quella del concetto pratico. Da una parte. cioè, si ammette la colpa e le sue Cl)nseguenze dannose per l'educazione d~! soldato; dall'altra, però, s'ammette anche una graduaLoria della pena. E questoè il concetto a cui s'inspirauo m olli codici, fra cui quello tedesco. L'autore commentando lungamente questi vari elementi del problema, fa no- . tare innanzi tutto che le leggi dell& maggior parte dei popoli civili s'informano o al concetto psicologico o a quello intermedio. Alcune, cioè, ammettono francamente una diminuzione di pena per l'ubbriachezza ; altre ristringono il benefizio di codesta mitezza a certi casi speciali, temendone gli effP-lli disgreganti sulla disciplina e sulla compagine morale. Negli eser·citi del Belgio, dell'Olanda. e della Francia, valgon le leggi civili senza restrizione di casi speciali. In lutti· e tre questi paesi, l'ubbriachezza può - secondo la leg,~re civile - dar luogo· a un verdetto assolutorio, qualora si possa considerare come una vera e propria alienazione mentale (état de démenee) . Né in queste leggi, né in quelle militari inglesi si trova alcun accenno di graduatoria in casi speciali; dunque: o assoluzione completa, o applicazione della pena senza tener conto dello stato d'ubbriachezza; la quale ubbriachezza, salvo il caso elle sia agguagliata a unA. forma di psicopatia, é sempr•e ritenuta per sé stessa come un reato dalle leggi militari. In Norvegia, le leggi civili sono - per quanto riguarda l'ubbriachezz& - applicabili in tutto e per tutto all'esercì Lo, e cioè: l'ubbriachezza é bensì ammessa come circostanza attenuante, ma (stia attento il lettore, ché qui latet anguis in herba) non può assolutamente dar luogo a un verdello assolutorio, neppure quando abbia prodotto la perdita di coscienza, se si riesce a provare che l'individuo é caduto in questo sta to per propria colpa. cc Tu hai bevuto clicono i giudici norvegesi al reo- col prop<)silo deliberalo di perder la bussola ;. dunque meriti, appunto per questo, una punizione esemplar e; giacchè una persona ammodo, un cittadino modello, un soldato che si rispetti, non s'espongono· mai e poi mai al rischio di smarrir la ragione io fondo a un fiasco di vino o a un boccale di birra». Nel Portogallo, l'ubbriachezza parziale e accidentale vien considerata come circostanza attenuante, e cosi puru in Italia, secondo il codice ponale (1889): nel senso che, nell'ubbriachezza compleLa, la pena vien ridotLa fino a un sesto, mentre nell'ubbriachezza incompleta. in cui la respon-


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sabilìtà dei propri atti non é abolita, ma soltanto scemata, la pena vien ridotta alla metà ; e ciò nella s upposizione che non si Ll'atti d'ubbriachezza abituale, ma. d'ubbr iachezza accidentale. Nell'esercito, vige in principio la stessa disposizione; però cessa ogni attenuazione di pena quando s'associa a quei reati che mirano a scuotere la compagine militare (l). Qualcosa d'analogo troviamo nei codici degli Stati Uniti e della Germania, in cui l'ubbriachezza può dar luogo ad assoluzione qualora sia ritenuta come un' allerazione delle facoltà mentali o come uno stato d'incoscienza: mentre, negli aHri casi, la diminuzione di pena no~ è prescritta, ma direi quasi $Ottintesa, purché non si tratti di reati che abblan lo scopo di disgregare la compattezza dell'ese1·cito. In Austria (e s u questo punto l'autore richiama giustamente l'attenzione dei lettori), non si domanda al perit.o se l'ubbriachezza possa ritenersi come un'al· terazione delle facoltà mentali o come perdita di coscienza, ma unicamente se sia da considerarsi come ubbriachezza completa, all'infuori d'ogni propos ito di commettere un reato. Se la risposta del perito é affermativa, la pena è comminata secondo quanto vien prescriUo per i diversi r eali; ossia, lo stato d'alcoolismo acuto non pesa sulla bilancia della giustizia né come circostanza attenuante n è come circostanza agg ravante. Però, a quest'ultimo riguardo, occorre rare una piccola restrizione; l'individuo, cioè, è tenuto responsabile elell'ubùriaehe:ua; e se questa ha condotto a commettere un r eato, vien punita a parte, come ~e essa stessa ' fosse un reato, con gli arr esti da uno a tre me& i. Ma le sottigliezze giuridiche non finiscono qui; la pena può esser portata fino a sei mesi d'arresti duri quando la mancanza commessa durante l'ubbriachezza abbia avuto danno$e conseguenze, oppure se l' ubùriaco sapeva per esperienza eli anelar soggetto, in tale stato, a oiolenti accessi emotivi. E a questo stesso principio son informate le disposizioni del codice militare, salvo alcune varianti circa il grado òella pena, relative alle circostanze :di servizio o non) m cui fu commessa fa mancanza. Se non dovessi ristringermi a una semplice recensione, e mi fos se concesso di discutere, io farei osse1·vare a questo punto che le disposizioni del co· dice austriaco rovesciano sui periti e sui giudici una responsabilita così grave, che ben di rado questi potran dire d'es'òer"ela cavata senza il minimo scrupolo di coscienza: infatti tanto il quesito fatLo al medico circa il grado· dell'ubbriachezza, quanto l'inchiesta morale affidata al giudice circa la consapevolezza, da parte dell'ubbriaco, degli etlelli che l'alcool è solito a produrre sulla psi· che di quest'ultimo, son elementi troppo incerti e oscillanti perché il pubblico ministero s' arrischi di fondarvi con animo tranquillo l'edificio dell'accusa , e l'avvocato difensore quello della difesa. Ma, ripeto, io qui non debbo discutere, ma riferire. V. FREQUENZA DELLE RICHIESTE DI PARERI PSICHIATRICI NEl CASI 01 REATI COMMESSI NELLO STA.TO o'UBBRIACHE7.ZA. Dopo di aver fallO nota re che, in quP.sli ultimi anni, i giudici si son mostrati più proclivi a richiedere il pal'ere dei me· dici legali nei casi di reati commes$i in s tato d'ubbriachezza, a motivo della maggior importanza data dagli. psichiatri all'alcool quale fattore di de linquenza, e dopo di aver accennato alle fondamentali differenze che passano fra le richie· ste dei giudici civili e quelle dei giudici militari, l'autore pone io rilievo un fatto che si verifica in Lutte le per izie medico-legali, e non soltanto. in Germania. Il (t) Articolo t35 dei codice penale per l'esercito: .. L'ubbrlachezl:t del colpevole non importera mai diminuzlone di pena pef' l reati di rivolta, ammutinamento e insubordinazione • .


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tribunale non tiene quasi in alcun conto il parere dello psichiatra, se questo plll'ere non é formulato in modo cosi chiaro e convincente, che ne balzijuori per imprescindibile necessità, il giudizio delinitioo: la qual cosa avvèrrà tanto più facilmente, quanto meno i giudici saranno alieni dall'ammettere l'assolutoria per i r eati commessi in una crisi d'alcoolismo acuto e quanto più i pe· riti, nell'esporre i principi sl!ientitlci su cui si ronda il loro parere, si ricorderanno ch'essi parlano a profani, 1 quali, di solilo, fanno il viso dell'arme ad ogni perizia afrf{r ovigliata, piena zeppa di termini e di locuzioni, che sono per loro altrettanti indovinelli. Sulla necessita d'esser chiari nelle perizie non può cader dubbio, perché la chiarezza delle parole o degli scrilli è il risultato della ,·isione lucida d'un fatto e della nitidezza d'un giudizio mentale ; ma il punto intorno a cui alcuni periti non nascondono il loro malumore è quello r elativo alla pretesa dei giudici, che la perizia medica contenga virtualmente in sé la condanna o l'assoluzione dell'impulaLo, sostituendosi quasi al ver·detto del tribunale. Ma, a mio avvi~o. codesti periti si lagnano a torto, e ci vuoi poco a dimostrarlo: infatti, se, come ho ragione di s\lpporre, essi appartengono alla schiera di coloro, che alcuni anni fa rimproveravano ai magistrati di tapparsi le orecchie alla voce del la scienza e soprattutto a quella della ~cuoia criminale positiva, dovrebbero oggi cantar vittoria nel riconoscere che i giudici rime!· tono quasi nelle loro mani la bilancia della g iustizia. VL DBLG!llntzroMEDICO·LEGALB CIRCA Los·rATO o' uaaFuAcHezzA. - Si possono dare due casi: o il perito ha l'opportunità d'esaminare immediatamente e per· sonai mente l'imputato, oppure deve fondare la s ua perizia su falli raccolti pa· recchio tempo dopo il r eato e sulle asserzioni dei testimoni, vale a dire sopra un insieme di prov~ indirette. a) Indagine diretta. - Il caso piu favorevole è quando il medico si trova presente all'azione delittuosa commessa dall' ubbriaco, o interviene quasi subito sul luogo; il che, se succede di rado nella pratica civile, si verifica invece con una certa frequenza nell'ambiente militar·e, dove (almeno in Germania) l'or·ganico del corpo sanitario e tale da per·meltere che uno o più ufficiali me· dici sian sempr e disponibili in tutte le ore del giorno e della nolle e in ogni circostanza di servizio. Allor·a il perito sa t•à in grado d'accertare un buon numero di fatti obbiettivi, che avranno un vRiore di pt·irn'ordine nella diagno;;i d it'fc:lrenziale e nella conclusione della perizia; e cioè, dal lato del sistema nervoso, se la pupilla é anormalmente dilatata e s reag isce allo stimolo lumi· uoso; ~e vi so n par·esi o paralisi, dislalie, contr·atture, acceler·amentl) o inter· mittenza nel pols<', ecc.; dal lato psicltico: se l'i ndividuo s i trova sotto l'influenza d'un'illusione, d 'un'allucinazione o d'un' idea coatta; se ha sul volto un'espressione penosa d'angoscia; se manifesta tendenze suicide; se i suoi atti stanno in ra pporto logico colle cau:>e, oppur·e son l'effetto di scariche mo· t.orie iocosdenti. Potr·à inoltre metter alla prova la lacoltà attentiv~, il raziocinio e l'orientazione d~ll'individuo; raccogliere direttamente sul posto un cumulo di da~i circa la quantità d'alcool ingerita , cir ca il contegno prima del fallo (scher·zi , litigi, o contegno ordinario); e, nelle ore e nei giorni successivi. proceder·e a un'accurata osservazione dell'imputato, per seguire tutte le fasi ulteriori .dell'ubbriachezza e per accertare in special modo se persista o no il ricor·do dell'azione delittuosa. È chiaro che cosi si r accolgono i più importanti elementi della perizia e vien reso singolarmente facile il còmpito del medico legale.


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b) Indagine indir,etta. - Purtroppo, però, il caso più frequente· ~ quello in cui il mt~dico, non essendo$i trovato presente- al faUo, dève far la perizia parecchie settimane e talvolta varecchi mesi più tardi, e appagarsi d'elementi in gran parte indi11etli, i quali lascian $empre ne-ll'a,nimo un sentimento d'incertezza. L'autore dà, a questo proposito, alcuui consigli utilissimi, ch'io qui Tiassumerò brevemente. 1. Luogo d'osseroazione. - Nella pratica civile, l'osservazione dell'imputato varia secondo la ·qualit-à ufficiale del perito (medico distrettuale. medico delle carceri medico del manicomìo): nella pratica militare. essa ba luogo o nel lo· cale delle prigioni, o nell'ospedale mihtare, o - se il perito ne fa richies ta anche nel manicomio. Lo Slier· fa · giu-stamente notare che se l'osservazione nell'os pedale militare non sempre è necessar ia, e va limitata ai casi in cui l'individuo sia nevropatico o psicopatico, quella presso il manicomio deve con$irlerar·si come l'ultimum re(ugium; giacché, lasciando da parte la questione della spesa non indiffer ente per l'erario, bisogna r iflettere che il soggiorno anche br~ve d'un militare - il quale può esser e saoissimo di mente - in un manicomio non è senza pregiudizio per le s ue condizioni fisiche e psichiche e per il s uo avvenire. 2. Studio dei p recedenti. - Ques to non riesce quasi mai difficile al perito militare, il quale può raccogliere in quartiere un'abbondante mésse d'infor·roa· zioni circa la condotta, il carattere, il tono sentimer.tale, la tolleranza alle bevande alcooliche (dato importantissimo). le mancanze, ecc. dell'imputato; ioformazioni che avranno un gran valore nella composizione del rzt~adro anamnestico indioiduale, completato dalla storia della vila anteriore al servizio militare. Raccogliera poi dalla bocca stessa dell'individuo, o per mezzo d'informazioni indirelte, l'anamnesi familiare, con speciale r iguardo ai casi d'al· coolismo, di psicosi, di nevros i e di lare degenerative negli ascendenti e nei collaterali. La seconda parte .dello studio dei precedenti si riferisce: a) alle particolarità dd reato e alle circostanze in cui fu commesso : al qual p roposito l'autore mette in ~uardia i periti contro ~erte testimonianze poco atten~ibili, o addirittura menzognere di persone interegsate, e consiglia di far esclusivo assegnamento sulla testimonianza di quei milit~I'i che, pur avendo assistilo .al fatto, s'astennero dal bere e dal prender parte alla rissa, e su quella dei superiori gerarchici, degli agenti di pubblica sicurezza, ecc.; b) alla quantità <ii be,ande alcooliche ingerite e alla loro compos i~ ione, seriza trascurare d'accertarsi se t'individuo, avendone fatto uso altre volte, ne conoscesse g li effetti sul suo organismo; o se sia !>lato quello il primo strappo a un sistema t~m­ perante di vita. 3. Esame obbiettioo.- Di grand'importanza è l'accertamento: a) delle ~tim­ mate degeneratioe e, in special modo, delle anomalie dogli organi genilali, es-sendo ·noto che l'irregolare sviluppo diella vita s essuale é ordinariamente a c· compagnato da disordini della vita psichica; b) delle cicatrici, sopra ttutto di quelle del capo., per i loro rapporti intimi e frequenti con alcune forme .di epilessia; e) delle stimmate .dell'isterismo, deUa neorastenia, della corea, della epilessia, dei oarì tics, dei tremori essen;iali., ecc. ; d) di certe abitudini, che possono accompagnare o no le· nevrosi, e che sono spesso l'mdizio di forme psicopatiche crepuscolari : pe r esempio, l'abitudine di depilarsi, di suachiarsi te dita, di rosicchiarsi le unghie, ecc. Finalmente sarà necessario lo stabilire -se ro stato di alcoolismo acuLo, sul quale si svolge la perizia, non sia a sso-


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dato a una ·vera e propria psicosi (demenza paralitica, demenza precoce, paz· zia morale, pazzia circolare, mania), o ad una forma di frenastenia. VII. P ERIZCA MEorco·LE<.ì.\LE. - Raccolte tutte le n olizie s•Jl fatto, s tudiati i precedenti, com piuto l'esame obbiettivo, il perito può di re •d' aver messo insieme un materiale scientifico cosi abbondante, da esser in g rado di procedere alla compilazione della pel'izi& definitiva , da cui dovra risultare in modo chiaro ed esauriente se e in quAl grado lo s tato d'ubbriachezza dell'imputato abbia subito l'influenza di condizioni morbose preesistenti; oppure, dato il caso che queste condizioni non s ian dimostrabili, in qual modo e fino a qual punto il suo stato psichico fosse alterato, al momento dell'azione colposa, dall'a lr.ool ingerito, con o senza partecipazione d'allri fattori non patologici. Da questo punto di visla, l'autore distingue gl'innumerevoli casi d' ubbriachezza in due g randi gruppi, secondo i principi clte, di solito, costituiscono le linee d.i rettive delle inchieste giudiziarie; e s uddivide questi due g ruppi in altri cinque sottogruppi, formandone lo schema seg uente ; A.- Stati d'ubbriachezza con un s ubstrato patologico e con sin tomi morbosi~ 1. UbbriachezzR patologica nel più stretto senso della parola, vale a dire considerala come una psicosi aulonoma di breve durala, o come una manifestazione parziale d'utJEI malattia generale della psiche. 2. Ubbt•iachezza g rave con manifel'<li s intomi morbosi, in quegl'individui in cui, per allerazioni nervose permanenti, é di minuita la resistenza alle bevande alcooliche (intolleranza complicata e intolleranza semplice permanenle). B. - SI:Sti d'ubbriachezza sensa substrato patologico e senza sintomi morbosi s pecifici : 3. Ubbriachezza g t·ave iu qu~gl' individui nei quali la r esistenza alle bevande alcooliche é di minuita per cause transi torie, non propt·iamente morbose (intolleranza transitoria sempl ice). 4. Ubbriach ezza grave prodotta escl usivamente dall'ingestione di grandr ' quantité di bevande a lcooliche. 5. Ubbriachezza leggiera. Lo Stier é il pt·imo a riconoscere che non sarà sempt•e facile l'assegnare un dato caso a uno di codesti gruppi, e che, per esempio, la delimitazione fra il secondo e il terzo (Zruppo e fra il terzo e il quarto non è molto precisa; ma: se ciò - egli dice modestamente - è da attribuirsi a difetto dello schema, bisogna pur r iflettere che non è umanamente possibile il riunire in un quadro le innumerevoli manifestazioni esterne d'un fatto psichico con quella supr ema esattezza, che non d nemmeno ra ggiunla nel descrhere e classificare i fatti materiali. Gli ultimi capitoli del libro, in particolar modo quello in cui lo Slier esprime alcuni desiderata ri~o<ua rdo alle perizie dal punto di vista psichiatrico, si riferiscono quas i esclusivamente a questioni giut·idiche locali, oè il loro riassunto potrebbe riuscir e comprensibile se non vi si facesse precedere l'esposizione particolareggiata di tutti gli articoli della legge tedesca , che son o~gello di discussione da parte dell'autore: la qual c osa non cr erlo ~ia utile nè opportuna, tanto più che m'avveggo (un po' tardi se vogliamo) d'aver sorpassato i limiti, eccezionalmente am pi, concessi alla presente recensione. Concludendo : questo libroè lale che onora ~randemente l'autore, meltendone io luce la vasta coltura medico-legale, le rare qualità d'osservatore, l'acume critico non comune e - ciòche n on guasta - quella severa eleganza dell'esporre, che ben di rado ci è


RIVISTA BffiLIOGRAFICA - NECROLOGIO

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dato di trovare nelle pubblicazioni scientifiche moderne. non tanto strn niere quanto italiane, come se In scrivere di scienza dovesse significare disprezzo per la forma letteraria. Ed è libro che onora pure il valoroso editore Gustavo Fischer di lena, il quale, a differenza di molti suoi colleghi d'aUri paesi che noi tutti conosciamo, va dimostrando coi fatti d'esser sempre più convinto che le pubblicazioni di medicina militare, quando siao pregevoli come quelle dello Slier, son accolte con favore dal pubblico e non rappresentano, dal latocommerciale, una cattiva speculazione. È certo che se l'esempio .ii Fischer fosse seguito dappertutto, e specialmente in Italia, non si darebbe più la stura a tanti spropositi intorno alla vita di caserma, e si comincerebbe a comprendere quale importanza scientifica e sociale abbia l'op"I'a dei medici nell'eserCito: opera troppo silenziosa e modesta per attrarre l'aLtenziooe e meritare il consentimento della folla. · TROMBETTA.

RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Dott. Pro f. G. T ARCHETTr e Dott. G. P. GoaarA. oUnloa. - Casa Editrice Vallardi, Milano.

llloro~eopla e batteriologia

Scorrendo le pagine di questo manuale, si rileva subito che lo scopo, che gli egregi autori si sono proposti nel rompi lario, é stato perfettamente raggiunto. I medici ·i quali vogliano consultarlo, vi troveranno quant'occorre per potere stabilire, con sntflciente sicurezza, la diagnosi microscopica e batteriologica delle varie malattie. Con lodevole intendimento gli autori non si sono soffermatì troppo nel trattare questioni controverse, ed hanno invece dato piu ampio sviluppo a tutte quelle altre che sono generalmente riconosciute di maggiore importanza. Prima sono esposte le nozioni di tecnica microscopica e batteriologica; po~ vengono descritti i metodi piu usati e meglio accetti per l'esame del sangue, degli essudati e transudati, del contennto orale, gastrico e intt•stinale, delle urine ecc; ed in ultimo sono dettate le norme da seguire per la diagnosi microscopica e batteriologica delle principali malattie. L'esposizione chiara e ordinata, il gran numero delle figure intercalate nel lesto e le nitide tavole a colori, aumentano i pregi del libro, che può essere consideralo come una guida mollo pratica e utile, massime per coloro che già sono ALTOBELLI. iniziali 8 siffatti studii.

NECROLOGIO È morto a Torino nella età di 73 anni il g~nerale medico a riposo Silvìo-

BGrella. Nato a Gagliarola, circondario di Lomellina e laureatosi giovanissimo nell' Università, di Pavia, si recò spbito dopo a Parigi, per perfezionarsi nelle discipline mediche quando, scoppiata la guP.rra del 1859 coll'Austria, rientrato in


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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI lULlTARI

'Italia per compiervi il suo dovere di cittadino e di soldato, fu nominato medico a ggiunto nel corpo sanitario militare, del quale percorse con molta distin·zione tutta la carriera sino al grado di colonnello medico. Collocato in posizione ausiliaria nel 1896, ottenne due anni dopo la pr·omozione a maggior generale. Oltre la campagna del1859. il S orella fece quella dei 18G0- 61, nella quale Cu

decorato della medagliu d'argento al valor militare, e la successiva del 1866. Ritiratosi dal servizio att1 vo, egli, a ppartenente ad a ntica falpiglia di agricoltori, si diede con ardore a coltivare le scienze a grar·ie ; fu infatti tra i primi ad introdurr~ e diffondere in Ita lia la pratica della concimazione artificiale, ed ebbe gran parte nella bonifica dell'agro Mantovano, s\ da meritare che veniss e intitolato al s uo nome uno dei più importanti canali di prosciugamento in quella regione. Con la m orte <juind i del Sorella scompar e non solo una bella figura di soldato, ma di un ogr icollore s cienziato, ardito e intelli~-tenle, che dopo aver servito la Patria nelle più belle fasi del suo riso rgi mento~ de dicò gli a nni del riposo alla sua rig en eraz.1one e co11omica. Alla g entil donua che ru per lung hi a nni compagna a ffettuosissima del comRANDONE. pia nto collega le nostre piu vive condog-lianze. È mancato ai vivi alla m età del corr·ente mese di mat·zo il colonnello medico io ri poso, comm. Eugenio Franchini. Era nato a Vercelli il 1° agosto 1830. Enlt·ò al servizio militar e come medico agg-iunto il 17 novembre 1861. Fu colloca to in posizione aus iliaria per sua domanda il 12 marzo 1 ~95, mentre era, col [.trado di tenente colonnello, di ret tore dello speda le militare di ft oma . Ebbe poi la promozione a <!olonnello nella -riserva n el 1898. Il nostr·o g iornale ha pubblica to di lui , che ru sempt·e molto studioso, par ecchi scritti, fin o dai p r im1 anni della sua carriera, parte r iferentisi alla clinica, parte alla medicina le;:ale militare. Il mig liore suo scritto è forse un libretto, che meritava davvet'O una mag g-ior fortuna, intitola to: La seelta del -solJalo (Pisa, Nis Lri 1860) la voro ricco di erudizione , Ji osservazioni origiaali, e di pratici suggerime nti.

CONFERENZE ~CIENTIFICHE DEGLI O~PEDALI MILITARI WWRIO DEGLI ARGOIENTl TBmATI (DAI PROCESSI VERBALI P E R VENUTI ALL'ISPETTORATO DI SANITA MILITARE DAL 22 SETTEMllRE 1906 AL 20 MARZO 1907).

ANCOXA (marzo). - Memorie lette: lenente medico O oDI OoooNE: Su di un caso di tumore cerebra le da trauma e sua importanza medico-legale. BARI (novembre, dicembre e gennaio). - Memorie lette: sottotenente medico D'ALOJA NICOLA.: Osservazioni critiche s ui m oderni problemi della patologia umana.


CONFERENZE SOIENTIFlCliE DEGLI OSPEDALI MILITARI

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BOLOGNA (febbraio). - Memorie lette: tenente medico SAMPERI GAl'lTANO: La neurite oUica. BRESCIA (febbraio). - Comrmieasioni: maggiore medico PICENI GJULJO: Su di un caso di mastoidiLe destra suppurata. CASERTA. (seUembre). - Comunica;ioni: maggiore medico PBRASSJ ANTONIO· e sottotenente medico · ANNeLLA GAETANO: Stot·ia clinica di un caso di grave schiacciamento del gomito sinistro. Io. (gennaio). - Memorie lette: maggiore medico PERASsr ANTONIO: Su due casi clinici di lesioni per c'lduta dall'allo con schiagrammi dimostrativi. CASERTA (febbraio). -Memorie lette: sott.otenente medico CASTALDO FRAN· cESco: Un !'!ingoiare caso di· atrofia muscolare progressiva, tipo Aran-Duchenne. Contributo alle amiotrofle progressive. GENOVA (novembre).- Memorie lette: capitano medico: CIMINO FRANC~sco: Perizia medico-legale in un caso di postumi di traumatismo. Tratlasi di un caso di osteomietite traumatica alla gamba sinistra nel quale p1•ecedenli per!ti avevano supposto come éausa unu ferita lacer·o contusa. Il dott.' Cimino sostenne che la eziologia fosse legata a una semplice contusione. GENOVA (gennaio). - Capitano medico CANNAS NICOLò: Conferenze sulla mobilitazione. Io. (febbraio). - Memorie lette: capitano medico CANNAS NtcoLò: Sulla determinazione dell'acutezza visiva per mezzo di scale di prova illuminate pel" trasparenza. MESSINA (agosto). - Memorie lette: tenente medico INFERRERA ANGELO: Localizzazione della sifilide nel sistema nervo~o (2" parte). lo. (dicembre). - Comunica.; ioni: tenente medico ARCARlSI GIUSEPPE: Circa un caso di frattura completa al 4• superio!'e della gamba sinistra per grave traumatismo. In. (gennaio). - ComunictUioni: maggiore medico Rrzzo cav. MicHELANGELO: Su di un'artrotomia del ginocchio praticata in un caso di frattura intracapsulare della tibia con lacerazioni dei legamenti laterali del ginocchio e delle ossa della rotula. - Tenente medico AMATO LI BORro: Su di un caso di stenosi uretrale con grave nevralgia del testicolo. MILANO (febbraio). - Comunica.;ioni: sottotenente medico CASASCo EGIDIO e capitano medico CALBGARI Grov. BATTISTA: Sulla cura per mezzo della stasi venosa alla Bier. NOVARA (febbraio). - Memorie lette: capitano medico CoMOL.A GruLlO: Sulla meningite cerebro-spinale epidemica. Dopo un'accurata esposizione dei cenni storici della malattia, fa la storia di due casi da lui avuti in cura, in uno dei quali egli ha ottenuto la guarigione mediante iniezioni ipodermiche di subl imato corrosivo. - Sottotenente medico PrANTF.LL.r GrusEPPB: L'azione dei vasocostrittori ad alla dose nelle congestioni polmonari attive. PADOVA (dicembre). - Memorie lette: sottotenente medico ScARZELLA MrCHELE: Contributo alla sepsi strepto·~occica. lo. (gennaio). - ComunictUioni: tenente colonnello medico BARBATELLr ETTORE: Presenta un individuo degente in o!:'servazione affetto da claudicazione per accor ciamento del femore, di circa un centimetro. PALERMO (agosto). - Comunicazioni: tenente medico Cl AURI RosoLINO: Continua l'esame del caso descritto nella precedente conferenza (v. fascicolo di settembre 1906, pag. 716), concludendo con escludere qualsiasi lesione orga-


'238.

CONFERENZE SOIENTIFI CRE DEGLI OSPE DALI MIL ITARI

nica sistemati zzala, sia centrale che peri fer ica, e ritenendo che in questo caso si tratti di vera e pr opria em iparesi isterica. P AL ER MO (novembre).-Ten. m edico CIAURI RosoLINo: P Mseota un amm alato che Lr ovasi in cura da 27 mesi. L a di l ui rnalatlia com i nciò con dolori all'anca destra, fu quindi seguita da paraparesi agli arti i nferior i, da disturbi nella funzione orinaria e nella emissione delle feci, non che da disordini tr ofici cutanei, muscolari ed articolari. La discussione nel caso é r imanda ta a una pr ossima seduta. l o. (dicembre). - li presidente tenente colonnello medico BERNARDo cav. L u rcr, fa eseguir e a scopo di studio, per un ammalato del riparto venerei, un esame compl~to delle varae funzioni del sistema nervoso, mettendo in r ilievo l'importan za che hanno i risultati di esso in rapporto alle varie forme di detto si stema. l o. (febbraio). - Comunica;iont: lenente colonnello medico BER NARDI cav. L urGr: P resenta zione di alcuni casi clinici, diretti a dimostrare l'impor tanza del fenomeno del Lillen in rapporto alle malattie del tor ace e dei visceri addo· minali. P A RMA (novembr e). - Memorie lette: tenente medico T rRELLI Et.ro : U n caso mor·tale di c01·ea con setticernia da slreptococco piogeno aureo, OS!Iervato nell'ospedale militare di Parma. PI ACENZA (~ennaio). - Memorie lette : maggiore medico GaUFFREor;ALFREDO: Del servizio ~auita1'io in tempo di guerra. In. (febbraio). - Comuniccu-ione : Maggiore medico GIUFFREDI A LFRI!:DO; Sulla costituzione e funzionamento Mgli ospedali ed ospedaletti da campo. RA VENNA (agoslo). - M emorie lette : tenente medico CASARINI A RTURO: Studio fisiopatologico sul bandito Musol ino. Continuazione della conferen za precedente (v. fase. di seti. 1906, pag ilG). L' A. concl ude r iten endo M usolino un r eo epi.l ettico, perché dell'epi lessia presenta le stigmute somaliche e funzionali. perché il complesso della sua psiche subi in for za del m ale ereditario ed acq uisito insidme l a caratteri!'tica or ientazione, perchè i nfine anche gli atti suoi delittuosi, quantunque non car atteri zzati dalla piena in· coscien za degli accessi, ebber o le appar·enze di fenomeni impul sivi epilettoidi. In. (febbraio). - Comunica;ioni: tenente m edico CASARJNr ARTURO; Su di t< n caso di pioemia attenuata osservato sopra se medesimo. Avendo in cura un ufliciale atTtltto da foruncolosi diffusa, l'A . ebbe dopo 9 giorni comparsa di numerosi foruncoli, identici per sede, aspetto e decorso a quelli del suo malnlo. Due m esi dopo la comparsa di questi for uncoli, comparve senza causa apprezzabi le un asces;;o pr ofondo della palpebra superior e sinistra, che si apri spontaneamente dopo 3 giorni all'inter no, <leler minando di stur bi i nfìammator ii sulla congiuntiva e sull'i1'ide. Finalmente alla distanza di un allr o m ese si ebbe compar sa di un ascesso perineale, con febbre e ingorgo glandol are a~li inguini. SALERNO (a~osto). - Memorie Ielle: lenente m edico V ECCHIONE ADOLFo: A propo~ito di un caso di iclrope della cistifellea. lo. (dicembre). - Memorie lette: sottolenente medico RuGGERO ANDREA: Sulla papllla palatina, studio di anatomia compar·ata. Io. (gennaio). -Memorie lelte: tenente med ico Vot.PE M ... zzl NI : ::>u di un caso di si ncin e>:ia patologica volitiva cos:<lante d<'\lle mani. Trattasi di un individuo di 28 anni , con note degenera li ve somatiche e psichiche o.ffetlo, fin da fanciullo


KOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SAN lT. E NEL PERS FARMACEUTICO. 23f)

da paralisi dell'orbicolare delle labbra, il quale è costretto a fare involon,.. tariamento e contemporaneamente oon una mano i movimenti che l'altra mano eseguisce· volontariamente. P erò la sinistra segue i movimenti della destra con maggiore schiavitù di quel che la destra fa colla sinistr a. Soltanto con un intenso sfono volitivo i movimenli si possono dissociare. Ma in tal caso l'individuo risente una grande s tanchezza. VENEZIA (febbraio). - Memorie lette: sotto tenente medico: DELOGU G INO: Sul valor e le rapeutico della jodo- gefatina Solavo. Per vennero inoltre all'ispettorato di sanità militare le seguenti memor·ie: TEcCE PASQUALE, tenente medico: La paro ti te del tifo. - BevACQUA. ALFR EDO, tenente meJico: Relazione circa la s:.ierodiagnosi per il tifo e l'esame batteriologico délle recidi alcuni soldati r icoverati nelle infermerie pres1diarie çli Gaeta e di Capua.

·Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dispense N. 9 a tt del Bollfttino rtfTìciale delle nomlflf).

Uftlol&li ln •e r vlzlo attivo permanente . R. Decreto 17 febb raio HlOi.

'

VJVJANI Giulio, sottotenente medico in aspettativa per motivi di famiglia per la durala di un anno, a Mila no. (R. decreto 22 febbraio 190li). - Richiamato in servizio, con decorr enza per gli assegni dal 22 febbraio 1907, e · destinato 2 alpini. Deter minazione Ministeriale 28 f ebbraio 1907. PASSERA. Ercole, tenente medico ospedale T orino. - Trasferito 4 bersaglieri. c.~srA.NTINI Giuseppe, id 2 alpini. - Id. ospedale Savigliano. R. Decreto 17 febbraio 1907 CutPEGGIANl Massimo, sottotenente medico in aspettativa per motivi di famiglia per la durata di quindici mesi a Roma. (R. decreti 26 novembr e 1905. 11 mar?:O e 14 ottobre 1906). - Richiamato in servizio ospedale militare Livorno, con decorr enza per g li assegni dal 26 febbraio 1907. R. Decreto 6 gennaio 1907. MrcRJELJ cav. Luigi, lenente colonnello medico direttore ospedale Ve1·ona. Bozz1 cav. Felice, mag~iore medico ospedale Brescia. - Collocali in posizione ausiliaria, per rag ione di età, con decorrenza per gli a sseg ni dal 1• febbraio 1907. · R. Decreto 27 gennaio 1907. GozzANO cav. Francesco, colonnello medico direttore sani là militare I V corpo armata.- Esonerato dalla cal'tca suddetta e nomirrato diretto1·e sanità militare l corpo armata. Tenente colonnello medico promosso colonnello medico: CRKr.u. cav. Gioo. Battista, direttore ospedale Savigliano. - Nominato direttore sanità l V corpo armata.


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MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS.• FARMACEUTICO

. Maggiori meclici pro mossi tenenti colonnelli medici: 0RLANDI c.av. Giooanni, ospedale Verona. - Nominato direttore ospedale militare Verona. DE FALCO cav. Andrea, id. Bari. - ld. id. id. id. Livorno. GIULIANI cav. Francesco, id. Parma. - Id. id. id. id. Savigliano.

R. Decreto 3 febbraio 1907. . CAVAZZOCCA cav. Giooanni, tenente colonnello medico direttore ospedale Bre scia . - Collocato in pos izione a usiliaria , a sua domanda, con decorrenza per gli a ssegni dal 16 febbraio 1907. D'A.IELLO cav . . Rajl'aele, id. id. id. Ancona. - Esonerato dalla carica suddeLI& e nominale direttore ospedale Caserta. PESADORJ cav. Egidio, id. id. id. Cas.erta. - Id. id. id. id. Brescia. D'ANGELANTONJO cav. Ettore, id. id . . id. Chieti. - lò. id. id. id. Ancona. N AT OLI cav. Francesco, mag g-iore medico ospedale Palermo. - Pro mosso tenente colonnello medico e nominato direllore O!:!pedale Chieti, con decorrenza per gli assegni dal 16 febbraio 1907. R. Decreto 28 f ebbraio 1907. CANTAMESSA Gustavo, sottotenente medico ospedale Savigliano. -Consideratodimissionario dal g rado, essendo stato nominato tenente medico nella R egia marina con R. decre to 31 gennaio 1907, con decorrenza per gli assegni. dal 16 febbraio 1907. R. Decreto 3 marzo 190i. MAZZACCARA P ietro, tenente medico in aspettativa per motivi di famiglia perla duraLa di due anni a Napoli. - L'a spettativa di cui sopra è prorogata per la durata di un a nno. PETITTI Luigi, sottotenenle medico iid. id. id. di nn anno, a Vistrorio (Ivrea). - Id. id. id. di sei mesi.

Farmaolatl mllltarl. R . Decreto 5 febbraio 1907. CARRIBR cav. A!fonso, farmacista catpo di 2" classe ospedale Palermo. - Sospeso dall'impiego con perdita di due terzi dello stipendio con decreto ministeriale 16 luglio 1903, deve considerarsi richiamato in effettivo servizio con anzianita 12 luglio 1896 e con le competenze stabilite per il suo gradodal 16 gennaio 1904. '"0"11li"EI"~'101ALI 111 CONGEDO.

UtaolaU m poab:loae 41 aerrialo aulllarlo. R. decreto 27 febbraio 1907. CLAPS Leonardo, sottotenente medico disLt·etlo Teramo, direzione sanità Ancona . - ChiamaLo in servizio tempo raneo, presso il dis tretto di Teramo, con assegni dal 19 dicembre 1900 al 15 febbraio 1907. Il R (;.)datLor·o

D.r RIDOLFO L1vr, maggiore medico. Il Dirct.Lorc

Dott. GIOVANNI RANDONE 1 magg. generale medico ispettore. lv208) -

1\oma, !907 -

Tip. E. Voghe ra.

GIOVANNI SCOLARI, GtrtnLt


80CI1lTA DI PREVIDENZA TRA GLI UFFI CIALI DEL R. ESERCITO E' DELLA R. MARINA NEL REGNO D'ITALIA. - Riconosciuta come Ente Morale con R. Decreto 8 novembre 1892, N.o DCCCIX, Premiata con Medaglia d'argento all' Esposizione generale italiana di Torino del1898, con quella d'oro a.ll'Esposizione universale di Parigi del1900 ed all'Esposj.zione regionale operaia di Roma nel 1902-1903. -.Roma, Pia~za Bened-etto Oai.roU, 117. Presidente onorario : S. M. VITTORIO EMANUELE lli. #

La Società assicura una pensione vitalizia od un capitale in caso di mllrte, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3 , (pensione capitale possono accrescersi aumentando il contributo mensileji - provvede assegni vitalizi sia. differiti, sia immediati; - converte in vitalizi le assicurazioni sulla vita dei Soci e dei loro congiunti; concede sussidi ai Soci, alle loro vedove ed orfani, e borse di studio a.i figlij -accorda mutui ai soci con semplice cambiale senza che occorr a firma. di avallanti. - Nessun'altra Società congenere, nei limiti delle operazioni suesposte, può gareggiare con essa. Informazioni, Statuti, Tabelle possono aversi presso la. sede della &cietà, Roma, Piazza Benedetto Cairoli, 11 7 e presso i suoi rappresentanti. Per iscriversi come Socio, rivolgersi alla sede indicando la data ed il luogo di nascita del richiedente e l 'operazione che intende eseguire.

e

Situazion e a l :1° nove mbre :1905.

Capitale assicurato per indennità in caso di morte . . . L. 4.,489,027. 08 Capitale annuo assicurato per pensiont vitalizie . . . . • 398,057.95 680,973.03 Ammontare della riserva effettiyamente accumulata . . ,

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ESE R CITO

REGIO

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Gli estratti minori di un foglio si contano come foglio intero per le ordinazioni di 100 estratti o meno. . Per quelli che s uperano un foglio, le. frazioni in più, che non sup~ra.no 1L mezzo f<?glio, ~i contano come metà, pur ché però l'ordinazione non s1a wfer ,ore a oO cop1e . Potranno aversi estratti in carla e formato diversi, previi accordf.-personali tra gli Autori e la Tipografia. 9' l manoscritti non si r estituiscono.


ANNO L V - . 1.907

Suppl. al Fase. 111

31 M ARZO

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ESTRATTO DELLE DISPOSIZIONI RIG UARDANTI IL

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Servizio Sani t a rio

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CONTBNUTB NBL

GIORNALE MILITARE UFFIGIA LE DELL'ANNO 1906

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A P PEQ NDIOE

al GIORNALE MEDICO DEL R . ESEB OITO

i. DIREZION E E D A MMINIS TRAZI O NE

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JlOHA • Paluzo del M.IAIItero della Guerra, VIa XX Sett.mbre • ROMA

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Per le fJltenfolll a J&Pmmto rlYolgerd eiClulftllleD.te fiiiiiEITAIJANA EDITRICE E DI PUIILICITÀ- MJT.••o, VIa PletN Va'J'I. Jl:. 12.


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Supplemento a.l fase. IIT del Gio1·nale Medico del R.0 Ese1·cito, 1907

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ESTRATTO DELLE DISPOSIZIONI RIGUARDANTI IL

SERVIZIO SANITARIO CONTENUTE NB:L

GIORNALE MILITARE UFFICIALE DELL'ANNO 1908

APPENDICE Al,.

GIORNALE MEDICO DEL R. ESERCITO

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ENRICO VOGHERA TIPOGJlA.F O DELLE LI•. MM. IL RE E LA REGINA

Roma, t~7


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ESTRAT TO delle disposizioni 1·iguardanti il se1·vizio sanitario contenute nel Giornale Militare Ufficiale dell'anno '1906

Atto N. 2 . -MILITA RI DI T RUPPA. - Cambio 4el mUttarl aggregati alle compag nie 41 •anttà. - 20 dicembre 1905. A compimento della riser va espressa nel § 85 del regolamento del servizio sanitario militare ter ritoriale (Atto 185 de l 190i) il Ministero determina quanto segue circa il periodo massimo di aggregazione oltre il quale dovrà aver luogo la sostituzione presso le compagnie di sanità dei militari di truppa appartenenti ad altri corpi. Gli aggregaÙ alle compagnie di sanità, se attendenti, resteranno a lle compagnie stesse fino al termine della ferma sotto le armi, o finché conservino la qualità di attendente. Se addetti al servizio generale, resteranno alle compaguie di sanità, in massima, non più di sei n:esi, e per una volta sola. La durata dell'aggregazione dei militari destinati al servizio gener ale non potrà essere prolungata se non quando : · a) essi di ven tino attendenti degli ufficiali (medici e con tabili) addetti all'ospedale militare ; b) debbano essere tra breve promosi'i di grado col contemporaneo trasrerimento alla compagnia di sanità; c) il reggimento al t1uale apparten gono debba tra~feri1·si da uno ad altro corpo d'armata territoriale per cambio di guarnigione, n el qual caso però la durata dell'aggr·egaz.iùne non potrà esse1·e prolungata oltre 8 mesi. Ogni due mesi avrà luogo il cambio di un ter:.o dei militari a ggregati alle compagnie di sanità per il servizio generale. Quanto sopra è dello per le compagnie di sanità si applica anche pel plotone autonomo di sanita della Sardegna, il quale funziona come una vera e propria cf\mpagnia di sanita.

n Min istro -

Atto 58 . -

E. PEDOTTI.

Vl• lta sa.nltarla agli uftlolall subalternt del genio, da trasferirai alla brig ata ferrovieri. - 2 maezo. DISPOSIZION I VARIE. -

Affinchè gli ufficiali subalterni del genio da destinarsi alla brigala fei'J'Ovierì possano lutti trovarsi in grado di essere impiegati nel servizio della linea Torino-Torre Pellice, affidato alla brigala stessa, occor1·e che essi pos· seggano i requisiti dì attitudine lìsica {specialmente per quanto concerne la racoltà visi va) richiesti per il servizio ferroviario. 1•


6 Nell'intento di accertare tali requisiti secondo i criteri adottati dalla amministrazione delle fercovie dello Stato, il Ministero, presi i necessari aC<'ordi coll'amministrazione predetta, ha determinato che gli ufficiaH subalterni da proporsi per il trasferimento alla brigata in parola, siano d'ora in poi sottoposti a visita medica negli uffici sanitari esistenti presso le di razioni compartimèntalì delle ferrovie dello Stato. All'uopo si prescrive che i reggimenti ed uffici dell'arma, quando occor ra far sottoporre ufficiali 'subalterni alla visita di cui trattasi, prendano i necessari concerti col capo del servizio sanitario delle direzioni compartimentali suaccennate, prevenendolo almeno una settimana prima del nrumero degli ufficiali da visitarsi, e stAbilendo di comune accordo il luogo dove dovra essere effettuata la visita. Il Ministro - L. MAJNONI. Alto N. 1~0. - AVANZAMENTO. - Esame d' Idoneità. all' r.vanzamento ad ansl&Dltà ed a •oelta. del or.pltaDl e del teneDtl medlol. - l il maggio. l. Al ~ 2 dell'Atto 15 del i902 è sostituito il seguente:

Esami di ldotu~ltà aWavanzamento ad anzianità ed a seelta del capitani e tenenti medici. H. L'esame di idoneità all':avanzamento aél anzianità (o parte preliminare

dell'esame di idoneità all'avanzamento a scelta) per i capitani medici, verte sulle materie indicate nel programma n. 1 e consiste nelle seguenli prove così raggruppate: fo GRUPPO.

Prova unica. - Amministrazione, servizio sanitario in guerra ed operazioni per la mobilitazione. 2' GRUPPO.

Prova unica. -

Anatomia, patologia ed operazioni chirurgiche. 3• CRUPPO.

Prova 1•. - Esame di clinica medica o chirurgica . Prova 2•. - Esame di medicina legale militare. 15. L'esame di idoneità all'avanzamento ad anzianità (o parte preliminare dell'esame di idoneità all'avanzamento a scelta) per i tenenti medici verte sulle materie indicate nel programma n. 2 e consiste nelle seguenti prove così raggruppate: 1• GRUPPO. Prova t•. - Chirurgia e servizio sanitario in g uerra . Prooa 2•. - Igiene militare. ~· GKUPPO.

· Prooa 1". - Anatomia chirurgica. Prova 2•. - Operazioni cl1irurgiche.


... l

3• GRUPPO. Prooa t •. Prova 2•. -

E same di clinica medica o clinica chirur gica. Esame di medicina legale militare.

16. (I dentico). 17. (Identico). 1&. (Identico). 2. Nella parte intitolata PROGRAMMI, ai programmi n . l, n. 2, n . 3 e n. 4 sono sostituiti rispettiva mente i seguenti : PROGRAMMA N. 1. Esame d'idoneità all'avanzamento ad anzianità, o parte preliminare dell'esame d' idoneità all'avanzamento a scelta, dei capitani medici.

1• GRU P PO. P RO VA UNICA.

A mministrtuione, seroi.:io sanitario in guerra ed opera.:ioni per la mobilita.:ione.

Specie della prooa : Orale. Dur ata della prooa: ~lezz' ora complessivamente. a) Amminist1'a~ione.

1. Composizione dei consigli d'amministrazione, loro agenti ed attribuzioni. - Adummze e deliberazioni di detti consigli. 2. Re~ponsabilit.à dei consigli d'amministra zione e loro agenti, 3. Operazioni di cassa . , 4. Assegni degli urtìciali e della truppa. 5. Spese per gii uffici e per i servizi diversi. 6. 0Pdinameoto dei maga zzini. 7. Operazioni intorno ai vagi ia postali, cartoline vaglia e libretti postali di risparmio della truppa per qua111to riguarda la cassa co['renle. 8. Disposizioni amministrative per gli ospedali militari, infermerie ecc. 9. Ordinamento del servizio m atricola re per gli ufficiali ed impiegali. 10. Matricola della tr uppa e disposiz1oni comuni.

N.B. - Per la conoscenza delle s uddette coguizioni veggasi il regola~ mento d!'amministra?:ione a l libro 1° titolo 1° e 2°, libro 5° titoli 1•, 2•, 4•, e• e 13•, libro 6• titolo 5• e l'istr uzion e per le matricole del R. esercito. b) Ser oi.:io sanitario in guerra.

1. Ordinamento del servizio sa nitario in guerr a (generalita, dipendenza delle direzio n i e degli uffici di sanità, dipendenza degli organi esecutivi del servizio sanitario). 2. Organ i direttivi a loro attribuzioni pr~sso l'intendenza generale, le armate, i <COrpi d'a rmata e le divisioni. 3. Org ani ese cutivi e lor o funzioni presso i cor pi (ufficiali medici e personale sanitario di tr uppa). 4. Id. id . presso le sezioni di sa nità. 5. Id. id . pres so gli ospedali da campo.


8 6. Stabilimenti sanitari di riserva, servizio sanitario delle piazze forli e nei gruppi di forti isolati, ùisin rezioni, depositi ùi mater·iale sanitario. 7. Trasporto dei feriti e malati in guerra (treni ospedali, treni attrezzali, treni improvvisali, ambulanze fluviali, soccorsi medici a militari viaggianti sulle ferrovie). 8. Servizio volontario delle associazioni di soccorso. - Convenzione di Ginevr·a. c) Mobilita~ione.

1. Istruzioni riservate di mobilitazione, indice di mobilitazione e ta belle di reclutamento. 2. Tomi l, Il e III di m obilitazione. 3. Specchi di caricamento delle unitA sanitarie di mobilitazione ed istruzione per l'impianto di ospedali eli riserva in tempo di m obilitazione. 4. Personal€\ sanitario per la mobilitazione dei s ervizi di sanita di un corpo d'armala (ufficiali medici, contabili, farm acisti, aiulanii, infermieri, por·tafe. riti) operazioni occorr en ti. - 1..uoghi di formazione e di riunione delle ullita sanitarie. ' 5. Progetto di m obililazione per il servizio sanitario dello zona a vanzata pr·e sso le truppe mobili e Leniloriali.

2° GRU PPO. PRoVA UNI CA . - Anatomia, patologia e op e ra~ion. i chirurgiclle.

Specie della prooa. - Orale e pratica. Durata della prooa. - È stabilita, caso per ca so, dalla soltocommissione l,!sam inalrice.

Modalità: Questa prova ha luogo nella sala anatomica dell 'ospedale mililnr·e. Il candidalo, estr·atlo a sorte un numero dei temi solto indicati, descrive minut~:~menle la r egione sulla q11ale cade :'opet·azione chirul'gica, accenna alle malattie e lesioni , per· le qua li l'operazione è inòicata, con speciule ri ~ua rdo alle le€ioni possibili per· le divel'se armi usate in guer·ra, e accenna pure ai principali processi operativi, racendo risallar·e i vanlHggt di quello che intende alluar·e. Procede quindi sul cadavere all'upe r·aztone completandola tino all'a lto della m edicazione, che non deve essere falla. e par la infine della cura posLopera th·a. Quando nel tema sono com pr ese pat·ecchie operazion i, la commissione fissa iìn da pr incipto dell'esame quella o quelle che il candidalo deve eseguire: essa fa tutte le interrogazioni che cr·eole con veniHnti. 1. Allacciolur·a della carotide comun e, rlal!e carotide eslet·na, della succlavia. 2. Allacciat ura dell'arteria a scellure, dc ll' om.~ ra l e, d ~ll ~ due arterie dell'a· vambraccio, dell'at·cala palmar·e supedìciak 3. Allacciatura dHil'rliaca esterna, della ftlmOl'ale . della poplitea. 4. Am putazioni nella continuità degli arti superiori. 5. OisarticoiRzione della spalla, del ~omito, del la mano. 6. Dis articolazione car·po·melucarpea ùel pollice, del mignolo, delle ultime quottro dita. 7. Resczione della spa lla, del gomito, della m :wo. 8. Amputazion i nella conlinu:ta degli arti inf~rio ri.


:- 9. Disarticolazione della coscia, del ginocchio, del piede. 10. Disat·ticolazioni parzi1:11i del piede. 11. Resezione della coscia, del ginocchio, del piede. 12. Trapanazione del cranio, craniectomia, tra panazione dell'apofisi mastoide. 13. Apertura dell'antro mastoideo, del seno mascellare, del seno frontale. H. Resezione della mascella superiore, della meta dell'inferiore. 15. Enucleazione o esenterazione del bulbo oculare. 16. N eurorrafìa e tenorJ'afia. 17. Resezione dei nervi sopraorbilali, sottoorbitali, mascellare inferiore. 18. Tracheotomla e laringo-fessura, esofagolomia. 19. Resezione costale ed ope razione dell'empiema. 20. Laparotomia e sutur e int~stinali . 21. Gastrotomia - gastrorrafla. 2'2. Appendicectomia - resezione dell'intestino. 23. Erniotomia - operazione per la curH radicale dell' e~·nia inguinale e crurale 24. Incisioni lombari - nefrotomia - colecistotomia. 25. Punzione della vescica- cis loto mia soprapubica, cateterismo retrogrado. 26. Orchiectomia - uretrotomia esterna o interna. 3° GRUPPO.

PaovA t•· -

Esame di! clinica m edica o chirurgica.

Specie della prooa: Pratica. Durata della prooa : È stabilita, caso per caso, dalla sottocommh:ssione esa· minatrice. Modalità: Questa prova ha luogo al letto del malato all'ospedale militare. Da u10a serie di malati rispettivamente corrispondenti a malattie mediche od a malatlie chirurgiche, oftalmiche o veMree il candidato estrae a sòrte un numero, procede all'esame del malato, e. rispondendo alle analoghe interroga- . zioni della sotlocommissione, fa la diagnosi e tratta la prognosi e la c ura della malaLtia. Per cura della direzione delrospedale sono tenuti pronti tutti i sussidi dia· gnostici, che si reputano necessari (esame con la elettricita, coll'oftalmoscopio, l'oloscopio, il laringoscopio, esame chimico e microscopico delle urine, esame microscopico degli sputi, del vomito, esami diversi del sangue, ecc.). PaovA 2• -

Esame di medicina legale m1 litare.

Specie della proca: Scritta. Durala della prona: È s tabilita, caso per caso, dalla sottocommissione es aminatrice. Modalità: La sottocommissione prende gli opporLuni concer Li col direttore dell'ospedale, e s ceglie un numero di ~:asi, nei quali o per infermità, o per im· perfezioni, occorre dare un giudizio medico legale. Il candidato alla presènza della sottocommissione, estratto a sorte un numero corrispondente ad uno dei casi scelti, visita l'individuo, quindi compila il relativo documento medico legale nella forma prescritta per la compilazione dei certificati medico-legali dall'articolo 49 del 1·egolameuto per la esecuzione del testo unico delle leggi sulle pensioni civili e militari.


10 Sono fornili ai candidati l'elenco delle infermità esimenli dal serv1z10 miJilare, la legge, il regolamento e l'istruzione complementar e al regolamento sul r eclutamento, il testo unico delle leggi sulle pensioni ci vili e militari, e tutti gli l?lrumenti di diagnostica occorrenti a ciascun caso. La commissione, allontanato il candidato, procederà alla lettura della relazione, indi alla votazione. PROGRAMMA N. 2.

Esame di Idoneità all'avanzamento ed anzianità, o parte preliminare dell'esame di Idoneità all'awanza•ento a scelta, dei tenenti medici. 1• GRUPPO.

PRovA 1" -

Cl!irurgia e seroi;io sanitario in. guerra.

Specie della p rooa: Orale. Durata della prooa: Quindici minuti per ciascuna tes.i. Modalità: Il candidato svolge una tesi estraila a sorte, rispondendo an cbe a tutte le interrogazioni, che la sottocommissione crede di fargli in argomento. TESI.

t. Armi da fuoco moderne e loro proietlili -

l ofluenza delle moderne armi

da fuoco pel numero dei fèriti e sulla for•ma e grav1tà delle ferite - Proporzione dei morti ai fer·iti, dei feriti legger i ai gravi, dei feriLi trasportabili ai non trasportabili - Dati statistici di confronto colle guerre antecedenti - Ferite d'arma bianca. 2 Azione dei proiettili delle modee.ne armi da fuoco sul corpo umano Ferite delle parti mollì, pelle, aponevrosi, muscoli, tendini- Lesioni dei vasi e dei nervi - Lesioni delle ossa e delle a rticolazioni. 3. Norme generali per la cura delle ferile d'arma da fuoco nelle varie formazioni saoitat·ie di guerra - Esplorazione ed altri mez~i diagnostici delle ferilA - Asepsi ed antisepsi. • 4. Ricerca del proiettile ed estrazione dei corpi estranei - Soccorsi d'urgenza nelle complicazioni immediate delle ferite - Anestesia locale o generale in guerra. 5. Emorragie, emostasia pr()vvisoria e definitiva. 6. Cura conservativa-aspettante, conservativa·opera Liva e demolitrice nelle lesioni delle ossa e delle at·Licolazioni. 7. Complicazion i nel decorso delle ferite pet· arma da fuoco - Infezioni piogene locali (flemmone, linfangioite, linfadenite, risipela, arterite e flebite purulenta, osteomielite infettiva acuta). I n fez ioni piogene genera li. Gangrena d'ospedale. Tetano e trisma. 8. Ferile per arma da fuoco del capo e della faccia. 9. Id. id. del collo e della colonna verlebrale. ·10. Id. id. del torace e dei viscel'i con tenutivi. 11. Id. id. dell'addome id. id. 12. Id. id. del bacino id. id. 13. Id. id. delle es t1·emità superiot·i. 14. Id. id. delle estremila inferiori.


11

15. Servizio sanitario io guerra: scopo ed ordinamento, formazione delle unita sanitarie in personale e materiale - Mobilitazione dei servizi sanils.ri. 16. Servizio sanitario presso i corpi di truppa - Posti di medicazione Sgombro dei feriti sui posti di medicazione, sui luoghi di riunione, sulle sezioni di sanita - Mezzi di trasporto - Ospedalizzazione in sito dei feriti non trasportabili e mezzi per effettuarla. 17. Funzionamento del serviziò sanitario negli stabilimenti di 1• linea; sezioni di sanità ed ospedali da campo. 18. Funzionamento del servizio sanitario negli stabilimenti di 2• linea Ospedali da campo assegnati alle armate, ospedali da g uerra della Croce rossa, ospedali civili e militari, infermerie di tappe, posti di soccorso, depositi di ma· teriale sanitario. 19. Servizio di sgombro dei malati e feriti lungo la linea di tappa, per via ordinaria, sulle ferrovie, per via acquea - ·convogli sanitari - Treni attrezzati e treni provvisori - Funzionamento del servizio di tappa per lo sgombro dei m ala ti e feriti. 20. Stabilimenti di riserva - Ospedali militari territoriali -Ospedali militari di nuovo impianto - Ospedali civili messi a disposizione dell'autorità militsre - Depositi di convalescenza. PROVA

2• -

Igiene militare.

Specie d~lla prooa : Orale. Durata della prooa: Quindici minuti per -ciascuno degli argomenti sottoindicati. Moda litit: La prova consisterà ne! commento degli argomenti dei qlllali tratta l'istruzione per la igiene dei militari del R. esercito, e cioè generalità dell'igiene militare, alimentazione del soldato, acqua potabile, igiene della pelle, vestiario, esercitazioni e marce, alloggiamenti, accampanoenti e accanlonamen ti, malattie infettive e loro profilassi, malattie epidemico-contagiose esotiche, ma· lattie epidemico-contagiose indigene, tubercolosi, malaria, malattie infettive trasmesse.dagli animali, malattie infettive oftalmiche, malattie cutanee contagiose, malattie veneree, norme igieniche pei trasporti, norme igieniche speciali per le truppe destinate nei paesi caldi, disinfezioni. La commissione rivolgerà pure al candidalo delle domande sui sieri e sui vaccini e sulle alterazioni e fal.sificazioni, che frequentemente riscontra usi nei generi alimentari. Esperimento di microbiologia e bromatologia. Specie della prooa: pratica . Durata della prooa: il tempo occorrente alla preparazione. 1. a) Preparazione e colorazione del bacillo della tubercolosi; b) Determinazione della d urezza totale e permanente di un'acqua. 2. a) Preparazione e colorazione del bacillo della difterite; b) Determinazione delle sostanze or ganiche in un'acqua. 3. a) Preparazione del bacillo del tifo; b) Ricerca dell'ammoniaca e dei nitriti in un'acqua. 4. a) Preparazione e colorazione del bacterium- coli; b) Ricerca della calce, della magnesia e del ferro in un'acqu~:~.


12

5. a) Sierodiagnosi del tiro; b) Determinazione del cloro in un'acqua. 6. a) P1·eparaziooe e .colorazione del bacillo della mor va; b) Determinazione dell'alcool nel vino. 7. a) Preparazione e colorazione del vibrione del colera; ù) Ricerca delle sostanze c-oloranti nel vino 8. a} Preparazione e colorazione del ' carbonchio ematico; ù) Ricerca dell'acido salicilico nel vino. 9. a) Colorazione e preparat.ione del bacillo del tetano; ù ) Determinazione dei solfati nel vino (gessat ura). 10. a) Pr~:~parazione e colorazione del diplococco lanceolato; !•) Riéerca del piombo nelle sla!lnalure. 11. a ) Preparazione e colorazione degli stafilococchi; b) Culture isolanti in gelatina per i'esame microbiologico di un'acqua. 12. a) Preparazione e colorazione dello slreptococco; b) Esame microscopico di un campione di latte. 13. a) Preparazione e colorazione del gonococco; b) Esame microscopico di un campione di farina. H. a) Diagnosi microscopica di preparati di malaria; ù) Esame microscopico di un campione di caffè in polvere. 15. a) Diagnosi microscopica della tigna favosa; ù) ·Esame microscopico di una carne. 2° GRUPPO. PROVA t•

- Anatomia chirurgica.

Spet:ie della prooa: Orale e pratica. Durata della prooa: Fino al compimento della preparazione.

Modalità: Questa prova ha luogo nella sala anatomica dell'ospedale, e volge sopra una lesi eslratla a sorte fra quelle soltoindicale. T ESI.

1. Ref!ione della volta del cranio topografia cranio-cerebrale. 2. Regione parotidea. ~. Regione sopra-ioidea e del mascellare inferiore. 4. Regione solto-ioidea. 5. Regione carotidea. 6. Regione sopraclavicolare. 7. Regione del cavo sotloclavicolare e coslale. 8. Regione entero-laterale della parete addominale. 9. Regicme del canale ing uinale. 10. Regione perineale anteriore. 11. Regione scapolo-omerale o del moncone della spalla. 12. Reg ione del cavo ascellare. 13. Reg ione del braccio. . 14. Regione della piega del gomito ed 6nlero- esterna dell'a va m braccao. 15. Regione posteriore dell'avambraccio e dorsale del polso e del la mano. 16. Reg ione anteriore del polso e palmare d ~ lla mano. 1'i. Regione g lulea.


13 18. Regione crurale. 19. Regione anteriore della coscia. 20. Regione posteriore della co~cia. 2!. Regione anteriore e poster ior e del ginocchio. 2'2. Regione anteriore este1·na della gamba e dot·sale del piede. 23. Regione posteriore della gamba . ~'· Regione della pianta del piede. PROVA 2•

-

Opera~ioni chirurgiche.

Specie della prooa: Orale o pratica. Durala della p r ooa: Fino al compimento dP.ll'operazione . . Modalità: Ques ta prova ha luogo nella sala a natomica dell'ospedale militaree volge sopra una tesi estratta a sorte fra quelle solloindicale. TRSI.

l. Legatura della carotide primitiva.

2. Legatura della linguale. :J. Legatura della s ucclavia.

4. Legatura dell'a scellare. 5. Legatura dell'omerale. 6. Legatura de ll'iliaca e:>tat·na. 7. Legatura della femorale. 8. Lega1ura della popli Lea. !>. Amputazione dell'avambt·accio. 10. Amputazione del braccio. 11. Amputazione della gamba. 12. Amputazione della coscia. 13. Disarticolazione del primo metacar peo. H. Disarticolazione della mano. 1:>. Disarticolazione del br·accio. 1G. Disarticolazione del piede. 17. Disarticolazione della gamba. 18. Trapanazione del cranio. 19. Tenorrafta, neurorrafl a od osleorrafìa. 20. Enucleazione od esentar11zione del globo oculare. 21. Laringotomia s ub-ioidea od esofa gotomia esterna. 22. Larjngo-tracheotomia o tracheolomia. 23. Toracontosi, loracotomia. 2t Laparotomia ed enterorrafia. 25. Cateterismo e cistotomia soprapubica. 26. Operazione radicale dell'ernia in guinale o crurale.

3o GRUPPO. Pnov" 1" - Esami di clinica medica e clinica chirurgica. Specie della prooa: Orale. tll' Durata della prova: È stabilita caso per caso dalla sottocommissione esatnatrice. Moaatilà: .Questa prova ha luogo a l tello del malato ai l'ospedale mililat·e.


H

Da una serie di malati r ispettivamente corrispondenti a malattie mediche od a malattie chirurgiche, ofta lmiche e veneree, il candidato estrae a sorte un numero, procede all'esame del malato, e rispondendo alle a naloghe interrol!&.zioni della sottocomrnissione, fa la diagnosi e tratta la pr ognosi e la cura della malatlia. Per cura della direzione dell'ospedale sono tenuti tutti i sussidi diagnostici, che si reputano necessari (esame con la elettricit.A, con l'oftalmoscopio, l'oto!)copio, il laringoscopio, esame clinico e microscopico delle urine, esame microscopico degli sputi, del vomito, esami diversi del sangue, ecc.). PROVA 2• -

Esame di medicina legale militare.

Specie deUa Prova: Scr itta. Duratadellaprova: È stabilita caso per caso dalla commissione esaminatr ice. Modalità: La sottocommissione prende gli opportuni concerti col direttore dell'ospedale, e sceglie uo numero di casi, nei quali, o per infermit.A o per imperfezioni, occorre dare un giudizio medico legale. Il candidato, alla presenza della sottocommissione, estratto a sorte un nu· mero corr ispondente ad uno dei casi scelti, visita l'individuo, quindi compila il relativo documento medico legale nella forma prescritta per la compilazione dei certificati medico legali dall'art. 49 del regolamento per la esecuzione del testo unico delle leggi sulle pensioni civili e militari. Sono forniti ai CJ3ndidati: l'elenco delle infermit.A esimenti dal servizio mi• litare, la legge, il regolamento e l'istruzione complementare sul r eclutamento, il testo unico delle leggi s ulle pensioni civili e militari, e tutti gli strumenti di diagnostica occorr enti a ciascun caso. La commissione, allontanato il candidaLo, proceder& alla letlura della relazione, i::1di aUa votazione. P ROGRAMMA N . 3.

Parte definitiva dell'esame d'idoneità all'avanzamento a scelta del capitani medici. PROVA u NICA:

Tema di medicina militare.

Specie della pr ova: Scritta. Durata de lla prova: Non maggiore dl otlo ore. Consis terà nello svolgimento di un tema pratico di chirurgia e serv1z1o sanitario in guerra, o d'igiene militar e, o di medicina legale militare, formu· lato dal presidente della commissione e~ aminatrice in rapporto alle a ttribu· zioni che il candidato verrà ad avere nel grado superiore, senza l'aiuto di alcun libro o manoscritto, ad eccezione dell'elenco delle infermità, del testo unico delle leggi sul reclutamento e is truzione complementare, del testo unico e leggi sulle pensioni e re lativo regolamento, nonchè l'Atto 318 della Raccolta con le modificaziooi apportatevi dagli Atti 218, 219, 220 del 1895. PROGRAMM A N . 4.

Parte definitiva dell'esame d'idoneità all'avanzamento a scelta del tenenti medici. PROVA UNICA:

Tema di medicina militare.

Specie della prova: Scritta. Du rala della prooa: Non maggiore di otto ore. Consisterà nello svolgimento di un tema pratico di chirurgia e servizio sa· nita rio io g uerra, o di igiene militare, o di medicina legale militare, fo r mu-


15·

lato dal presidente della commissione esaminatrice in rapporto alle attribuzioni che il candidato verrà ad avere nel grado superiore, senza l'aiuto di alcun libro o manoscritto, ad eccezione dell'elenco delle infermità, del testo unico delle leggi sul reclutamento e islru?.ione complementare, del testo unico della legge sulle pensioni e relativo r~golameoto, nonché l'.Atto 318 della Raecolta con le modificazioni apportatevi dagli Atti 218, 219, 220 del 189f>.

Il M inistro - L. MAJNONI. Atto n. 186. - ORDINAMENTO DEL R. ESERCITO. - AMM INIS TRAZIONE CENTRALE ~D IMPIEGATI CIV ILI.- STIPENDI, ASSEGNI ED INDENNITÀ. - Legge n. 806 che btltulsce l farmaolstl Dlilltarl dl compl emento e ohe apporta modUloazloD.l alla tabella organloa del. f&rmaol• tl mWtarl eft'ettlvl. - !s luglio. VITTORIO EMANUELE III, Ecc. Ecc, RE n'ITALIA. Il Senato e la Camera dei deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:

Art. 1. Sono istituiti farmacisti militar i di complemento. Art. 2. gradi, le classi e l'assimilazione di rango a grado militare dei farmacisti militari di oomplemento sono gli stessi che per i farmacisti militari effettivi. I farmacisti militari di complemento, salvo la eccezione di cui al comma a)• dell'art. -l, non potranno conseguire grado superiore a quello di farmacisti di t• classe. Art. 3. I farmacisti di complemento, quando siano chiamati in servizio in tempo di pace, hanno diritto alla stessa indennità giornaliera di servizio stabilita dalla legge su~rli stipendi ed assegni fissi pel R. esercito per gli ufficiali d~ complemento del grado al quale essi sono assimilati. Quando invece siano chiamati sotto le armi in tempo di guerra dichìarata o in caso di mobilitazione dell'esercito, hanno diritto allo s tipendio ed al le indennità stabilite per i farmacisti militari effettivi di pari classe. Tulli, indistintamente, i farmacisti di complemento di nuova nomina sono considerati come proveniE-nti dai plotoni allievi ufficiali, per gli effetti del comma a) della tabella V della legge sugli stipendi ed assegni fissi pel regioesercito. Art. 4. l farmacisti militari di complemento provengono: a) dai farmacisti militari che ces>-ano dal servizio effettivo, io seguito a. volontaria dimissione, col grado che coprono all'atto della dimissione. La loro· nomina a farmacisti militari di complemento avrà luogo, d'ufficio, se essi hanno tutlo:ra obblighi di servizio militare , e, in seguito a loro domanda, se hanno oltrepassato il H91 anno di età, sempre che, beninteso, conservino la. volute. idoneità;


16 b) dai militar i di pr ima categoria, sotto le armi, laureati in chimica e far·

maeia n diplomaLi in farmacia, prima del loro arruolamento o anche durante ·il tempo che prestano servizio come militari di truppa. Questi militari sono assegnatii alle compagnie di sanità e, quando ne facciano domanda, potranno aspirare alla nomina a farmacisti di <:omplemeulo di terza classe. Con alto minìslei·ìale sarà determinala, tenuto conto dei rì· spellivi obblighi di ferma, la du rata della loro permanenza nei gradi di truppa e q uella del loro servizio come farmacista di complemento, come pure le con· dizioni pel passaggio ai singoli g radi di tru ppa o per la nomina a farmacista di complemento. I n caso dì destituzione durante il servizio di prima nomina., essi do vranno compiere i loro obblighi dì leva col g•·ado di sergente. l laureati in farma cia, volontari di un anno, vengono pure assegnati alle compagnie di sanità Al termine dell'suno di servizio come militar i di truppa -essi possono, a loro domanda, aspirare alla nomina a farmacisti di complemento di a· classe. In tale qualità hanno l'obbligo di prestare tre mesi di servizio, alle condizioni di cui al precedente articolo 3; c ) dai militari di 1", 2• 3" categ-oria in congedo illimitato., o in congedo assoluto, laureati in chimica e farmacia o diplomali in farmacie, pur ché com· piano, anteriormente alla loro nomina, un breve periodo di servizio, della du· rata che sarà s tabiliVi dal Ministero, pr-esso uno spedale milita.r e, qualora non abbiano già prestato servizio sol!lo le armi per almeno sei mes i, e ne facciano domanda, obbligandosi a compiere, dopo la loro nomina, un per·iodo di servizio <li circa un mese; d) dai riformati, quando la causa che diedt> luogo alla dichiarazione dì riforma sia cessala, oppure, sussistendo ancor·a , sia di tal natura da non compromettere l'esercizio delle funzioni di farmacista militare. Le condizioni per la loi'O nomina a farmacisLi militari di complemento sono le slesse che per i militari di cui al comma c) del presente articolo.

Art. 5. Le nomine, le promozioni e le cessazioni dal servrz1o nel personale dei farma cisti militari c!i complemento a vvengono per decreto t•eale. Art. 6. Nessuno pu6 rimanere nel personale dei farmacisti militari, sia effettivo sia di cc mplemento, oltre il 60• a nno di eta. Art. 7.

In tempo di pace i farmacisti militari di complemento che ooo abbiano oltrepa ssato il :j96 anno di età: a) poLI·anno tutti indistintamente es!'ere chiamati in servizio col proprio g rado e pr esso uno s tabilimento sanitario mllìtar'e, ogni qualvolta sia r ichiamata alle armi la rispettiva classe di nasci ta ascrilla alla prima categoria; u) se già la ri!':petliva classe di nascita fosse ascritta alla milizia mobile potranno richiamarsi in servizio, come sopra, lutti indic;tintamente quellt che sono ascritti ai riparti di milizia mobile che si debbono costituire;


17'

e) se gia la rispettiva classe di na scìla foss~ ascr-itta alla milizia territoriale, potranno richiamarsi in servizio, come sopra tutti indistintamente queJli. che sono ascritti a riparti di milizia territoriali~ che si debbono costituire; d) i farmacisti militari di complemento possono essere chiamati in servizio, previo loro conse nso, in qualsiasi altr·a circostanza e per qualunque tempo. Art. 8. In caso di mobilitaziope generale o par·ztRIA dell'esercito durante lo stato· di guerra, lutti indistintamente i fa rmacisti mililari di complemento sono costan-· temente a disposizione del Governo per essere chiamali io servizio. Art. 9. Sia in tempo· di pace che in tempo di guerra, la chiamata in set'vizio e il ricollocamento in congedo dei farmacisti militari di compl emento hanno luogo per decreto mioisteriale. Art. 10. Pe r l'accertamento della idoneità alla promozione e per la perdita del gradodei farmacisti militari di complemento, come pur·e per tulle le norme disciplinari, si osserveranno le disposizioni relative ai farmactsti militari effettivi. Art. 11 . I concorsi, per l'ammissione nel personale dei f11rmacisli mililari effellivi, verranno esclusivamente limitati ai farmacisti militari di complemento. Art. 12. È approvata la s:~ eguente modificazione alla legge sull'ordinamento del r egio eser cito e dei servizi dipendenti dall'amministrazione della guerra - lesto unico app r ovalo con R. decreto o. 5% del 14 lu~lio 1898 - modificato con leggi o. 285 del 7luglio 1901, n. 303 del 2'llup:lio i!!OZ, n. 216 del2 giugno 1904-,· n. :;!00 del 3 luglio 1904 e n. 347 del 9 luglio 190;.. AIJa tabella n. XIX dei farmacisti militari sostituire la seguente:

1 chimico farmacista ispettore; 1 clljmico farmacista direttore; 14 farmacisti capi di t• cla~se; 20 farmacisti capi di 2• classe ; 30 farmacisti di t• classe ; 30 farmacisti di 2• classe ; 96 tot.ule. Arl. 13. Il numero, le classi, l'assimilazione di rango a g rado militare e lo stipendiodei farmacisti militari, sia effettivi come di complemento, sono i seguenti:


18

ORGANICO

A SSUIILAZION B m RANGO

Cl. A SS E

. l

Chimico farmacista ispettore Chimico farmacista direttore

Colonnello Ten. colonnello.

l!

F annMista capo di l• classe .

20

Farmacista capo di 2• classe . FarmMista di 1• cla.sse .

Maggiore . Capitano.

l

30 30 30 ~irca

(l )

STlPBNIJIO

a grad o militare

Farmacista. di 2• classe . Farmacista. di complemento di 3• classe .

.

6000

..

5000 4000 3500

Capitano . Tenente

3000

. .

2500

Sottotenente.

2000

(t) Per circa 4 mesi dell'anno in media.

Art. H .

La presente legge andrà in vigore a partire dal 1° luglio 1906. Con decreto r eale saranno stabilite le norme da seguirsi nell'applicazione -della presente legge. Ordiniamo che la pt·eseote, munita del sigillo dello Stato, sia inserita nella 't'accolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'ILalia, mandando a chiunque -sp~lti di osservarla e di fa rla osservare come legge dello Stato. Data a Roma, addl 8 luglio 1906. VITTORIO E MAN UELE VIGANÒ •

.Alto N. 271 . - SERVIZIO SANITARIO.- Elenco g enerale e t&r11f& del medlolnall e delle s oatlulze aooessorie. - 11 dicembr e. Per le variazioni portate dai contralti d'a ppalto ne l prezzo delle sostanze m edicinali ed accessor ie d'uso per il servizio sanitario è occorso r istampare l'elenco generale e tariffa dei ·medicinali e delle sosta nzo accessorie. Questo nuovo elenco, la cui pubblicazione s i annuncia col presente Atto, comincerà ad essere in vigore il 1° gennaio p. v. A datare da tale giorno sarà quindi abrogato l'elenco-tar iffa presentomente io vigore, ferm e res tando le s eguenti disposizioni:

a) i medicinali non piu compresi nell'elenco-tariffe, che le direzioni d'ospe· dale abbiano ancora in carico. si potra nno usare fino a consumazi one, salvo -a darsene scarico secondo le norme vigenti, quando siano avariati o in nessun modo ulilizzabili per essere da lungo tempo conservati; b) l'alcool di 95° 97°, l'olio di olive, lo zucchero e generi consimili ad uso della farmacia, non si potranno richiedere alla farmacia centrale militare, se non nel caso che non si trovino sul luogo dell a qualilà prescritta e a prezzi -convenienti ; c) tutte le sostanze da acquistarsi sul luogo dovranno avere i caratteri indicati dal manuale dei medicamenti iu vigore, o dai testi di chimica farma-ceutica più accredita U;


19

d) i corpi non saranno as$ogget~ati all'aumento del 25 per cento a beneficio degli ospedali sul prezzo di t ar iffa dei medicinali, oggetti di medicatura, sostanze accessorie e reagenti. La farmacia centrale eseg uira a datare dal 1• gennaio 1907, i movimenti di carico e scarico prescritti dal § 483 del regolamento d'amminis trazione e contabilità dei corpi, edizione 10 giugno 1898, nonché l'aggiunta del mod. B 1022 A del catalogo) dei medi-cinali stati introdotti nel nuovo elenco-tariffa. Il predetto elenco-tariffa sarà a cquis tato rlai comandi od uffici militari in due copie per ciascuno, sulle propria spese di canc&lleria. Le direzioni d'ospedale ne acquisteranno il numero di copie s trettamente necessario per le occorrenze del loro servizio. Le richieste dovranno essere fatte col modello 310 a s enso dell'A tto 183 del 1896, modificato da quello 99 del 1901. Il prezzo di ogni esemplare è di centesimi 35. 1l Ministro- VIGANÒ .

DECISIONI DI MASSIMA.

1.

Preavvteo mocl. 83 per l oarablDlerl reali ohe entrano ln oepedaU olnll. - Per evitare possibili dubbi si avverte che, io se~uito alle nuove dispos izioni contabili speciali per l'arma dei carabinieri reali (Atto 156-1 90\), il Prear:oiso mod. 83 per gli uomini dell'arma che entrano in ospeduli civili non deve -e8sere più trasmesso agll ospedali militari rispettivi in du plice copia, come prescrive il § 1398 del regolamento d'amministrazione, ma basta che sia ll'asmesso io copia unica, dovendo ora gli ospedali militari ave1'e il rimborso della rt>tta dalle legioni, cui spetta conteggiarla a carico del bilancio. (Dio. assegni).

14. lllUtarlln oura nel maDlooml. - È s tato mosso il quesito · se la Decisione -di massima n. 15 del 1900, la quale stabilisce che i militari di truppa ricoverati io ospedali cioili con cui non esistono convenzioni d~bbano continuare ad essere tenuti in forza dei corpi ai quali appartengono, sia anche applicabile pei militari ricoverati nei mant"comi che, pal'innenti, non hanno convenzioni cogli ospedali milil!lri. Poiché le condizioni sono, nei d.ue casi, del Lutto diverse, in quanto che i r icoverati nei manicomi rimangouo sempre sotto la vigilanza de lla rispettiva direzione d'ospedal~ militare, la quale è tenuta a compiere tutti gli atti indicati nel i 2585 del regol-amento d'amministrazione, si avverte che tali militari si devono, in ogni caso, considt~rare, amministrativamente, come se fos sero ricoverati in ospedali militari(§ 2583 ivi). In conséguenza, coloro che vengono fatti condurre al manicomio direttamente dal corpo (§ 1410) saranno contemporaneamente passati nella forza dòl risp~tlivo ospedale, tanto se esista quanto se non esista convenzione fra i due stabilimenti sanitari. (Dio. assegni).


20 Circolare N. 26 . - Vlalte mecUoo-legaU al oorpo delle guardie dl otctà.. - (Segretariato generale). - H febbraio. Ad evitare possibili contestazioni nella esecuzione delle visite per il riconos cime nto della ido neità delle guardie di città al s ervizio sedenta r io, il Ministero avverte che, giusta la prescrizione fatta dal § ls20 co mma a) del regola mento sul s ervizio sanitario militare . ed il conte nuto della circolare n. 4642 del 2 a gosto u. s ., dette visite non sono co mprel3e fra quelle obbligatorie e ,gratuite e danno quindi, in ogni "caso , di r itto al compens o di cui al 2° comma del § 826 del r egola mento suindicalo, anc he quando il giudizio di idoneità al ramo sedentario sia r ichies to in occas ione delle pratic he per la riforma.

Il M inistro - L . MAJNONJ. Circolat·e N. 116 . - Ammtulone alle oure klneatter~plohe . -(Ufficio materiale s an ita rio). - 4 agosto . Sono s ta te s tipulate due conve nzioni, una con J 'isti~uto fis icote ra pico de-l dott. Ernesto Gabrielli di Firenze e l'altra co n quello del do tL. Giuseppe Fato di Bari per l'ammissione alle cure n egl'istituti mede~imi , s ino alla fin e del settembre 1907, dei militat' i d i trup pa , degli ope rai borg hesi, degli ufficiali ed impiegati a pparte ne nti rispelliva mente a i presidii di Firenze e di Bari e d~ quelli di altri presidii ad essi vicini, qualo ra per q uesli ultimi s ia indicata la cura nei detti istituti. La tariffa dei pre zzi per ·rammiss;iione alle c ure é più va nta ggiosa di q uelle s inora praticate dagli alll'i is ti tu ti di terapia lisica. P e r conoscerla nei suoi del· ta1<li bastera r ivolger s i per informa zio ni agl i ospedali militari di Fire nze e di Ba ri c he ha nno s tip ula to le t•elative co nve nzio ni . P e r le proposte J i ammi ssione a lle c ure ~li ufficioli m edici s i atte nan no alle norme tecniche al r iguardo e m a na te da ll'ispetto r ato di s anità militare. Per il Ministro - G. VALLBRIS . l

Ctr colat•e N. 116. - Asalstentl onorari alle oUnlohe 11lliveralt&rle. -(Uf· cio personali sanita ri). - 7 agosto. Il Minis tero ha determina lo cbe pel futur o a nno scolastico 1906-1907 s ta noasse r<nali alt r i u!Ticiali m edici a lle c li oiche ed a i labo rato r·i scientifici del Regno. T ale asseg nazione sarti fatta per un anno solo, s alvo a l Ministero la facoltà di con fe rma t·e la destinazio ne pe r un secondo a nno. Gli ullìcial i medici adde tti ai vari cor pi e stabilimenti, che desiderasset·o assume re l'onot•ifico incut·ico, do vra nno, senza in dugio, inoltrare r egolare domanda, a v ve rte ndo di no n indicat•e in questa la sede, ma soltanto la specialilà della clinica, al la q uale a spit·ano, e òi unirvi tutti i documenti che c r·edera nno del caso. I direttori di s a nità di cor po d'ar ma ta tì1rtmno poi perve nire all'ispettorato di s a nita m ilitare no n più tardi del 15 ottobre p. v. le proposte che crederanno eli far e in base a lle do ma nde s uddette, accompagnando ciascuna proposta con una breve relaz:ione,. la qua le metta in e videnza i titoli de l candidato.


21

Gli ufficiali da proporre, in seguito a loro domanda, potranno essere capitani o tenenti; questi ultimi però a condizione che abbiano già s upe1·ato , gli esami d'avanzamento al grado superiore. ·

Per il Ministro- G. VALLERIS.

Circolare N. 187. - Vblte medlohe a4 asenU p ardle 41 otttà, oaroerarie e 411lD.aDS&. - (Ufficio persona li s&nitari). - 13 settembr e. Per norma delle direzioni degli ospedali militari si comunicano le seguenti disposizioni emesse dal Ministero dell'int-erno e da quello delle finanze, nell'in lento di eliminare l'inconveniente che agenti delle guardie di città, carcerarie e di finanza, già riconosciuti assolutamente inabili al servizio nel loro corpo, siano nuovamente proposti per l'osservazione o per vis ite collegiali in ospedali diver si da quelli nei quali fu pronunciato il primitivo {Ziudizio. Il Ministero dell'interno convenen do nella opportu~ità di tenere nota delle visite che le guardie di città avessero eve·ntualmenle a subire pres~o ospedali militari, ha disposto che tali visite siano iscritte sugli estratti matricolari delle guardie stesse, i quali, quando se ne verifichi il caso, saranno presentati alle au\orit.A militari. Il Ministero delle finanze ba disposto· che i d!penden ti capi"d'ufficio nei casi in cui ai sensi dell'Atto 150 del 1902, abbiano a richiedere l'opera degli ufficiali medici per visite medico-fiscali, forniscano contemporaneamente alla richiesta, le opportune notizie sommar ie all'autorità militare competente circa il risultato delle precedenLi visite, cui siano stati eventualmente sottoposti gli impiegati eJ agenti, dei quali occorra di .accertare le condizioni fiscihe. il Ministro - VIGANÒ. Circolare N. 147. - 8ervtslo aaDltarlo nella ooloDla Erltl:ea. personali sanitar i). - 4 ottobre.

(Ufficio

Il Ministero ha deter minato di destinar(\ ad Agordat (colonia Eritrea) permanentemente un ufficìale medico subalterno per il servizio sanitar io del presidio e della popolazione. I comandi di corpo d'armata sono pregati di far interpellare, pel tramite del dipendente direttore di sanità, gli ufficiali medici suba ltemi dipendenti, con anzianità non superiore al 1° settembre 1902, per sapere quali di essi gr adirebbero quella destinazione; sicchè possa poi questo Min'istero fa re opportuna scelta rra gli aspiranti. Le risposte dovranno arrivare al Minister o il 20 andante. Il Ministro -

V rGAN ò .


IN D ICE

Ano N.

2. 56. -

120. 165. -

27l. -

Cambio dei militari 11ggrego.ti alle compagnie di snni tà. . Visita. sa.nitaria ag li uffic iali subaltemi del genio, da trasferirsi alla brigata ferrovieri . Esame d'idoneità. all' av11nromonto ad anzianità ed a scel ta d ei capitani e d ei tenenti medici Legge n. 305 che ist.ituisce i fannacisti militll.ri di compl~­ mento e ch e llpport-a modificazioni alla tabella. organico. pei fa.ru.\ acisti militari affettivi . Elenco generale e tariffa. dei medicinali e delle sostanze accessorie

Pay.

5

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5

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6

15 JS

DECISIONl D! )1-lcSSiàtA :

l. - Preavviso mod. 83. per civili .

car ab inieri reali che entnmo in. ospedali »

l<l. - · Militari m cura nei manicomi

»

19 19

Ctlii:OLARE N.

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20

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•

25. 115. 116. 137. 147.

Vis ite m edico -legali al corpo delle guardie di <·ittò . Ammissione allo cure kinesiterapiche Assistenti onorari allo cliniche universitt>rie . Visite m ediche ad agen ti guardie di c ittà , carcerarie e di fina.m:a Servizio sa.nitario n e lla colonia Eritrea.

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~OIETÀ DI PREVIDENZA TRA

GLI UFFICIALI DEL R. ESERCITO E DELLA R. MARINA NEL REGNO D'ITALIA.- Riconosciuta come Ente Morh.le con R. Decreto 8 novembre 1892, N.0 DCCCIX, Premiata con Medaglia. d'argento all' Espo.sizione generale italiana di Torino del 1898, con quella d'oro all'Esposizione Ulliversale di Parigi dell900 ed all'Esposizione regionale operaia. di Roma nel 1902-1903. - ]ù)1na, Pictzz<t Benedetto Cairoli,· 117. Presidente onorario: S. M. VITTORIO EMANUEL"'E lli.

La Società assicura. una. pensione vitalizia od un capitale in caso di mol't&, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3 , '(pensione e capitale possono accrescersi aumentando il contributo men~ile) ; - provvede assegni vitalizi sia differiti, sia immediati; -converte m vitalizi le assicurazioni sulla vita dei Soci e dei loro congiunti; eoncede sussidi ai Soci, alle loro vedove éd orfani, e borse di studio ai figli;- accorda mutui ai soci con semplice cambiale senza. che occorra firma di avallanti. - Nessun'altra. Società congenere, nei limiti delle operazioni suesposte, può gareggiare con essa. ~nformazioni, · Statuti, Tabelle possono aversi presso la. sede della. Soc1~tà., Roma, Piazza Benedetto Cairoli, 117 e presso i suoi rappresen~nk Per iscriversi come Sooio, rivolgersi alla. sede indicando la data ed tllnogo di nascita del richiedente e l'operazione che intende eseguire. Situazione a l 1° nove aubrP. 194)5 .

Capitale assicurato per indennità in caso di morte . •. L. i /&89,027. 08 Cap11ale annuo assicurato per pensioni vitalizie . . . . 1 398,057. 95Ammontare della riserva eiTettivamente.accumulata. 1 680,973.03

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DEL REGIO

ESERCITO ì

Dlrezion.e e Amministrazione: Via Yentl Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)

CONDIZIONI DI AB.BONAMENTO. t• Il Giornale Meàico deL R.• Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascull!l mese in fascicoli di 5 fo~li di stampa. 2• L'abboilamento è sempre annuo e decorre dal 1' gennaib. 3• Il prezzo dell'abbonamento é: .

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Per l'Italia e la Colonia Eritrea . . • • L. 12,Per l' Estero. . . . . . » 15.' . 1 . » t,~ Un .asc1co o separato costa J. in11, Italia t a es ero • :1,50 4• L'abbonamento non disdetto prima del t• dicembre s'intende rinnovatO> per l'anno successivo. 1 5• l signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l'importo dell'abbonamento per mezzo dei ris pettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). . 6• Ai tibrai si fa lo sconto deliO &fo, ma soltanto per gli abbonamenti delle persone c~ non possono fruire della facilitazione di cui al n. 5. 7° Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche , fotografiche, ecc,, che accompagnassero l~ memorie, sono a carico degli autori. 8• Gli autori delle memorie potranno a verne gli estratti facendone richiesta all'atto dell'invio delle bozze corrette. Gli estratti sono cy due tipi: TIPO A. - Con copertina in bianco, 'senza frontispizio, e colla impaginatura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Con copertina stampata, frontispizio, impaginatura e numerazione speciale. D prezzo é regolato datla seguente tariffa: Pre2S:CO d.J. oJ.a.aou.n. ::fog1J.o d.J. ata.mpa. NUMERO DE LLE COPIE TIPI DI ESTRATTI

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ANNO LV - 1907 '

FASCICOLO

IV

30 A PRILE

SOMMARIO .EIIOaiE 8BIGI!WALI . Su llA tubercolosi nell'e~erclto il aliano. . . . . . . . . . . . . Pog. l!H

Sarmant. Can1111. - Sulla determinazione dell 'acutezza visiva con scale d i prova illuminale per trasparenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Slrecl. - Sulla rlcerra de i germ i ana~r""' llf'lle arque. . . • . . . • . . . nsuJ~TICA CLINICA: Bassu. - Selliccmon stalll ococ~1ca ~ntraciform~> . . . . RIVISTE GENERALI : Testi. - L'esame ba tterio logico dtl sangue nella d iagno~i t.lelle malattie infettive. . . . . , . . • . . . . . . . . . . . . .

'·

~55

:!Ml :!65 ~69

BI'I'I8T.t. DI GIOB!WAI.I IT.t.LU!WI ED ElìiTERI. Rlvlstt medica, pa·g. 2i9. - Rivista di nevropatologia. pag. ! 84. - Rivista eli. chirUi rgia ~P­ nerai A. pag. ! 85. :- RiTista di oculistica • pog. !SU. - Rt visla tli anaton11a e dlsoo lf!flUI. normale e patologica, pag. ! 94. - Rivista oi medicina, le.;ale. pau. ~95. - R!v!sta d 'i~tiene generale e batteriologia, pag 297. - Jlì vt~t~ d'igo~ne militare, p og. 305 - Ro~· ost.a hihllo!!'tall~a. pag. 3!5 - Mosrellanea. pog 316. - Movomenh avvcnull nel Corpo :SanoLario e ne l Personale farmaceutico, pag. 311. ( f . 1'/nd,ce nell'inte-rno dtlla copertino)

DIREZIONE ED A MMINIS TRAZiONE

fOlliA • Pal.lzzo del Ministero della Guerra, Via XX Settembre • ROMA


INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTEID

RIVISTA MEDICA.

Toussalnt. Sleur, Lolson, Lablt, Demmler, Tanlon, Solmon o Slmonln. - Ln llnrad~nito rnePag. ! 79 seu terica suppurativn, d uranio il decorso della reb bre m Eichharst. - Menì~lte cerehro spinale epì<leruica .; ~~ Ganser - Cura del rtellriurn tremens . Hans Kolaczek. - Ol un rnez1.o speciale per la differe nziazione dei processi s uppurativi tubercolari e quelli di altra natura . RIVI STA 01 NEVROPATOLOG!A.

Con&lgllo. - Su di un caso di inversione dot riflesso pup1tlare luminoso e su di un nuovo fenomeno pupillare pnradosso . Pag.

'8'

RIVISTA. OI Cl! IR URGlA GE NERAL E

P11g· !S1i

Gant. - Trnttamento delle raglldl :mali. Wltzal. - Es tirpazione della \'Cscira biliare. Bandai. - Ferita e sutura dci cuore DOnitz. - Estensione In altez7.n dell'anestesia rachirtiana . Wllm1. - (;ispeziona dul cuore noiie lesioni del viscere ,

! 86 ~97

~ !8~

RIVISTA 01 OCUI.ISTICA.

De Fal11o - GILra ra~iona l e della congiunlh·ite blenorrngica .

, Pag.

~89

\

R!V lSrA DI ANA.TOM!A E FISIOLOG IA NORMALE E PATOLOGICA.

Vaschide. - Sonno diurno e sonno notturno

. Pag.

~~

RIVISTA DI MEOI CI:-IA LEGALE,

Landois. - Contributo ai giu\li'lio clinico e mcJico·lel(alo della meningo-encerali t e crouicn tubercolare . Pog. ~3 RIVISTA D'IGIENE GENERALE E B.\TTERIOLOGIA.

' Congresso internazionale della tuber~oiosi, len ulo a Pt~rigi dal :t al 1 ottobre 190:>

.

Paf!.

t<Ji

n1 VIS1'A O' IGIENE MILITARE.

Flscher. - La tubercolosi rolmonnre nell'esereito , Galltnga, - Relazione Reymoo•l-Gallenga su lla rrolllassl del tracoro.1 Job. - La relobre tiroidi- neli'••sercilo. Sue causn. . . . . . . Barthélémy, Vincent, Dopte r, Bory, Cavaller-Bénézet. Debrle, Slmonin a Lafeullle. -La dissenteria nell'esercito: etiologia e prollla~Si . . . . · . • · · . · Ferretti. - Un contatore e Indicatore del rtls[liro Le Gore e Rou~er. - Valore del mezzi proli lattici attunl rncnta impiegati contro la scarlattina. Challan de Belval. - Frequenza della tubercolosi nell 'esercito .

Pog. 303 306 309

m 313 3H

311

RIVISTA BIBLIOGRAFICA.

Valtorta e Fanoll. - La tub<>rcolosi Gavello. - Compendio di ratolo;;ia e terapia d eli 'orecchio Tondg e Ruata. - Manuale pratico dell'igienista MISCELLANEA .

Pag.

315 315 315

p11g. 31G 317

MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO S.\NITARIO E NEL PERSONAL& FARMACEUTICO


MEMORIE

ORIGINALI

SULLA TUREilCOLOSI NELL'ESERCITO lT ALL\ NO(l) Comunica1.lono al Congresso nazionalà per la loLta contro la tubercolosi presrntnta rlnl Pro(. Giu8eppe 8ormaai, tenente colonnello medico nella riserva e prof. d'I:,pene nella R. Unlver:<i ta di Pavia.

Parvemi opportuno che in un Congresso per la lotta sociale contro la tubercolosi, noi dovessimo occuparci anche del problema relativo alla tubercolosi nel nostro esercito. .Mi si ripresenta difatti a.lla memoria il periodo, sebbene lontano, della mia gioventù, nel quale anch'i o (l) Siamo lieti di pubbli<:are q neRI-a impm·t.nnt<' romunicazi"ne doll'illuì!tr<' igienistn. che, meUloro dei non pochi anni passati nflllo fil~ del no'<tro corpo, non ces.;n d i in· ten•ssarsi a tutto lo qu<'stioni riguardmtt i l' ig i,,ne d <:ll' r~<orcito. Siamo di ciò tanto pi(t lieti inr1uan torhè. con q uN< t.~ !lc·ritt o, il pro f. Sormaui ci fomisce la prova esatto. che la ùilllinuzio ne Jclla iub<'rcolosi nell\•s<'rcit.o è anc::H't\ mug~iore di quella che risulterebbe dai d ~t. i nuutt~rici contenuti nelle ~;tnt.istieh<> umcioli. Nè qucst& differE'.nza tra le cif•·e calcolate dal prof. S<Jrmani o qu<)llo origitU\Ii delle statistiche sanitarie ci fa alcuna meraviglia, e JWiumcno crcd it\niO che sin da f"rno colpo. al noatro ordinamento statistico. Una statistic~ ufficiale non può che prescnt.nre. oppot·ttmnn•E'nte rin~;sunti e eoordinat.i, i d~ti statistici tali o qu(~oli a n·ivano rlnlle singole fonti ·originolj. <.:orrPzitmi ai doti individuali (o, nel CtlSO special!" di un~ statistica sanitaria. a ll e d illgntJsi) non p<•sNOno fa.rseno so noti in caso di evidente errot·o •nntori<li<'. Così per esempio. so ben•' si possa. anzi si ciebbt\ Pf<Sere per:masi che tra gli indi' idui quo.lificati (·omo morti pet· malattie <:ronicho polmonuri. osseo od artic-olt\l"i. un,\ fort~ maggi<>ranza, o, di ciamo puro, lo. tp1 asi total itù.• sit•n<> nw•·ti per tubcw<'olosi. hl ~t.ati.st.ica ufficiale non può arbitrarRi di indurlere q u(lsti st•n7.'alt.ro nella r·oiCinlla dr·i tubercolosi. Spetta i"'·ece agli studiosi di conunentnrc, co u q u<'lla sn~:nc ia ed neurnf! critico di cui ci ò ~aPStro, nnc ho in q uesto ~rritto. il prof. :-5ot·mt1ni, i doti crudamente ris ultanti dalla statistica. di farli pol'laro e di tra.me le dcduz•oni ~·he più si accostino alla verità. E diciamo 8Ì c=ostirlo c,/ta, v1•ri tti , pcn:h<} il rf.IC!):;iun.r:terh~ è t.·oppo >~pc.~so impossibile. Così per esempio, nel caso ttttuale, t.Pwiamo che la cifm di 416 tllOJ-ti nel 1884 per tubercolosi, calco!Rta dal prof. Som1nni. sia forso am:ora lont.am1 dul , ..,,.o : poichl'· egli non )JI\ tenuto cont.o dellf\ pltmrite (lfi~ mort,i nol l ~$~) . mnlt.ttit~ chr troppo spesso. tanto più poi nei cnsi morta.li, non ò che una form a d i tubercoln:<i, e il cui andamento secondo il tempo rispecchiu. perciò l'andn.mcnto dolln tnborc·olo,.i. co;;ice hè- la climinuzione dell~ mortalità. plouritica. da 0,87 e O.R-l per l 000 nel 1883 e n<'l 1R84 a 0,06 e 0,08 nel 1901 e nel 1902 è pure una prova. indirct·tt\ ma certa. della dirnill\niono délln tubercolosi. Ed oltre àlln plEinritc. como non sospettare per es. chè tra. gli S.) indh,idui qùnlificati n el 1884 come ~norti por meningite non ve no sia unn buona parte di tubercolosi ? che lo stesilo n on •wvPnga por i 9 clas.~ificati sotto la Yocc per-itonile. lenta. p er i lO classifkati sotto l'·idro·pio·torace? Dat.a dunquo la. impossibilità di riniracci1.1ro ad uno >\d uno, tro le tttnto voei don,, nomenclatura nosologice., tutti i ca.'li veri di tubercolosi. le nostra statistiche ufficiali devono limitarsi, nello tavolo numerich e, a riportare soltanto quelli c•splicitnmentc dichinrati come tali nei documenti originali, accennando poi, n ello parche <l iJucidazioni accompagnanti le tavo le, come infe.tt.i Yi si trova accennato (V. Rel~zionf.l medico-sta16 -

GitJ1'1Wie mediCo.


SULL,\ l'ODERCOLOSI NELL' ESE:aCITO ITALIANO

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M·evo Fonore di far parte del corpo sanitario militare (1866-1880),-quando lo spettacolo degli ospedali militari, rigurgita.nti di malati e di moribondi per affezioni tubercolari degli organi respiratori, delle ossa, delle articolazioni, destava nell'animo mio un vivo raccapriccio! Ora i colleghi dell'esercito mi assicurap.o, che le cose sono d'assai mutate in meglio; e che quello spettacolo desolante è fortunatamente scomparso. Ma come ed in quale misura avvenne siffatta benefica trasformazione? Volendo averne pitl precise notizie, ricorro, col mio solito f>lltusiasmo ai volumi della Statistica sanitaria militare, ai quali ho pur io, in quei tempi, collaborato; e da ques!ii amo pretendere una adeguata risposta a questa domanda: - Quali perdite ha subito il nostro esercito per le infezioni tubercolari dell'anno 187G fino a questi tempi? Distinguiamo le perdite per morte, da quelle per 1·i(orma; ma per ambo le categorie le notizie statistiche devono essere complete, e raccolte collo. prescxitta uniformità d i metodo, affiuchè i coufronti e le deduzioni siano logiche ed accettabili. Dai recenti progressi sulla eziologia dei morbi, anche la Statistira. sanitaria dovrebbe aver ricavato ormai notevoli perfezionamenti nelln sua. tecnica. Il contrastato Elenco delle cause di morte, che un tempo era il pomo della discordia fra gli studiosi della Statistica ::;a.nitaria, oradeve considerarsi di assai più facile compilazione, dovendosi porre a sua base fondamentale il c;'ritm·io eziologico. Nel caso nostro vogliamo adunque riunire in un gruppo tutte quel le forme patologiche, che dipendono dal medesimo agente patogeno, qua.lJ· d'anche rivestano le più svariate forme cliniahe, ed assumano diverse denominazioni.

I. - MonTI PER t~SFEzro:-<r ·run:EncoLARI. -- Nel percorrere la serie delle Relazioni medico-statistiche militari, nel volume relativo al189H {pubblicato nel1900) e seguenti, si trova una tabella, contraddistinta col n. 47 che riferisce sui tubercolosi dell'esercito, morti e riformati, risalendo fino ai dati dell'anno 1879. Utilizzando le cifre medie delle colo n~e 14:. e 15• della stessa tabella 47• ho tracciato il diagramma, n. I nel quale: t ist Ì<'ll. pcl Hll)2, pago. 102). alla. possibilitìt che m olti <'asi di tubercolosi sicno s.ndnt.i di:&p<'rsi sotto altre voci. Iusommn le ststistic:ho ufficiali non possono nè debbono faro tutto quel lavoro d i ;annUsi critka. di confronti, di deduzioni, e di ipot.e~i a ('Ui può dar htogo il materiale «·be esse mccolgono o coordinano. Questo la,-oro Rpotta pr·incipalmE'nte a. coloro (ahimè ~roppo po<'hi ) <;ho le leggono o lo studiano. Esso dicono, come Dnnte. al lllttore:

M esso t'ho i>111a.mi; 0111<1Ì per te t-i ciba.

(N. d. R.) ..


243

SULLA TUBERCOLOSI NELL' ES EROITO ITALIANO

a) le colonne sclwe indicano la proporzione dei morti (negli ospedali e fuori) per tubercolosi polmonm·e e di altri organi i b) le colonne chiare indicano i riformati per le stesse cause.

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Questo diagramma, pur troppo, non mi ha parsua.so i e perciò mi ha fatto nascer.e il desiderio di approfondire queste ricerche. Ho pensato di risalire alle origini dell'inchiesta statistica, e di ricomporre le cifre parziali secondo un mio criterio individuale, partendo cioè dal concetto di riunire in un solo gruppo tt~tte, veramente tutte, le manifestazioni cliniche, che la moderna patologia dimostra eziologicamente dipendenti dal medesimo agente patogeno, il bacillo tubercolare. Difatti, per me~zo di un esempio dimostrerò la giustezza di ·questo procedimento. Prendiamo in esame l'anno 1884. Nella tabella 47 (pag. 101) della Relazione medico-statistica per l'anno 1902 (ultima pubblicata) leggesi che nell'anno 1884, morirono militari N. 209 per tubercolosi polmonare . e per tubercolosi di altri organi . :. :. .:..~ Totale . N. 2~7 morti. Ricorrendo alla originale relazione per l'anno 1884 trovasi mvece, ch.e in tale anno morirono per: . Tubercolosi miliare . militari N. 17 • polmonare cronica . » , 192 » meningea . » » 3 » mesenterica » » 13 Tabe mesenterica . . . » , 2 Bronco-alveolite caseos81 , » • 43 » >> 81 Polmonite ca.seosa Tisi laringea . . » » 3 Bronchite cronica. ,. » 3H Emottisi. , » 8 Scrofolosi . . . . » » 5 Sinovite ed artrocace » » 10 N. 416 mort.i. Totale


1

SULLA TUBEH COLOSI ~ELL' ESER CITO l'l'ALIANO

Convinto che tutte queste forme cliniche, specialmente qunndo traggono il paziente alla tomba, siano dovute o complicate, per regola generale, all'infezione tubercolare, ritengo che noi dobbiamo adottare in q uesto caso la cifra di 416 morti, come più vicina al vero e nou c1uella di 22"1, affatto incompleta. · Rivedendo tutte le altre cifre corrispondenti delle altre ann ate, st trova l'identico fatto. Si incontrano inoltre altre varie dizioni di cause di morte, che, per semplificare, possono essere fuse ed aggruppate sen z~t danno della verità statistica. Ho pertanto raccolto tutte le cifre riguardanti le cause di morte per infezioni tubercolari, nelle 12 colonne del quadro seguente, sotto i titoli qui appresso notR.ti: Colonna 1•. - Tubercolosi miliare acuta (dizione seguita fino al 1888) e tubercolosi generale (dal 1&:>9 a l 1002). ,. 2•. - Tubercolosi polmonare. » B•. Polmo~ite caseo~a- 'l'isi polmona.re - Polmonite cron1ca. » 4•. Tisi laringea - Lari11go-bronchite. » 0•. Emottisi - Pneumorragia ·- Broncorragi a: ecc. » li•. Bronco-al ve o]i te caseosa. » 7". - Bronchite cronica.. » H·•. 'l'ubercolosi meningea (dal 1877 al 1897) e meuingite tubercol are (ual1898 al 1!)02). » ~.l· . Tabe mesenterica - Tubercolosi mesenterica 'l'ubercolosi intestinale -- Tubercolosi peritoneale. » 10•. Scrofolosi . » 11•. - Sinovite ed atrocace. »

12•. -- Tubercolosi di altri organi.

A. proposito della bronrhite (n. 7) elevo notare, che nel periodo 188!)-tl i', cioò per Danni, il compilatore della Statistica raccolse sotto 1tna sola rv,·e i casi di bronchite acuta, bronchit.e lenta e bronco-alveolite, fino all8-"8 tenuti separati. Questa modificazione ci mette nella necessità, o di doYer trascurare per il corso di 9 anni tutti i ca~ i di bronchite tubercolare ; o di dovervi sopperire con un'operazione di integrazione e quindi con dati approssimativi. Ritenendo di avvicinarmi assai p iù al vero seguendo quest.a seconcltl via, ho dedotte le cifre nel modo seguente : Ho sommato tutti i casi d~ morte :per bronchite acuta e cronica dal 187G al 1&.~, ed ho dedotta la propo1·zione dei casi di bronchite cronica, che risultò del 47 p. 100 dei totali; essenJo il 53 p. 100 le bronchiti acute. Ho desunto quindi il 47 p. 100, aalle cifre fornitemi dalle relazioni per il noveunio indicato, e le ho inscritte nella colonna delle bronchiti


245

SULLA TUBERCOLOSI NELL'ESERCITO ITALIA NO

croniche calcolate; e perchè siano contraddistinte dalle altre, le ho segnate con un asterisco (*) ( l ). Preparato co~i il t erreno con più adatti criteri statistici, riporto le cifre effettive · nel seguente quadro numerico, sommando per ultimo tutti i casi di morte a_s critti al bacillo di K och, qualunque sia stata la forma clinica svoltasi. 00

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Fig. 2.

L'applicazione del metodo statistico fatta coll'indirizzo da me inMIJ.zi giustificato, condusse alla ded uzione di quella serie di medie, che servirono a costruire le colonne di color scu-ro 'del diagramma n. II.

-

Il ) L'operazione aritmetica eseguita é espressa In queste cifre :

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SU LLA TUDKRCOLOS I ~ELL' ESERCITO ITALlA~O

246 Q uADHO I.

Cifre e(fettit·e dei morti pe1· infezioni t~~>bercolari nell'ese1•cito dal 18 7f) al UJO 2.

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Il) La relazion e ufficiale dell'nono 1898 dà 98 morti per tubercolosi polmooere. e 46 per tuberrolosi di altri organi :v. pag. 101). Invece a pag. 106·108 asterisco trovo soltanto 36 casi dl tubercolosi non polmonare; aggiungo perciò la ci fra 10 nell'ultima colonna parziale di questo quad1o.

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f>ULJ,A TUBERCO LOS I ~I~LL' E SERCITO lTALIA~O

QuADRO II. -

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Dalle cifre, e dalla tavola grafica, deduciamo: l o la mortalità. per affezioni di natura tubercolare andò diminuendo dal 1876 al 1902, e la diminuzione essendo stata graduale e costante, indica. con questo, che il fenomeno non è stato un fatto CR :male, ma fu effetto di condizioni favorevoli, che agirono in modo continuativo e permanente; 2' la mortali t!\ per affezioni . tubercolari, che era di 2(} per l O mila. uomini di forza media nel1876, discese a 5 nel 1902, passando per quasi tutte le cifre inter~edie. Tale mortalità si ridusse adunque soltanto alla quinta parte, risparmiandosi così attualmente rso p. 100 delle vite, che 27 anni or _sono perivano sotto le armi, per l'azione del micidiale bacillo; 3° dal modo di presenta.~i di questo fenomeno statistico si può· nutrire fiducia, che tale mortalHà possa ancora diminuire, intensi:fì(Il Ho creduto utile segnare i CJUOZif nti su IO mrla uc,mini di forza meclia, come si usa da mol li autori quando trattasl d1 mortalità per singo le raose di morte, oncle evìtare quozlenll ecceosiv:~­ rnente bassi.


SULLA 1'UDE RCO LOSI NELL'ESERCITO l'l'ALIANO

cando sempre più la serie dei fa,ttori che ne furono la causa, e10e unA. scelta sempre migliore delle reclute, una eliminazione sempre piit soll ecita degli organismi predisposti o sospetti, una. cura sempre maggiore dell'igiene militare. Una abbiezione potrebbe sorgere in questo momento. Sarebbe forse la diminuita mortali tà nn effetto diretto ed immediato <li più numerose riforme in rassegna di rimando? In questo caso non vi sarebbe •era diminuzione, ma soltanto spostamento di mortalità. Questo dubbio verrà risolto nello pagine seguenti. II. - R rFORMATI PER I~F EZIOxr T UDSRCOLARI. (1J. -. Le stesse osser ...azioni, che fnrono emesse a. proposito delle cifre statistiche ra.ccolte · nella ufficiale tabel la n . 47, relative alla mortalità, si possono ripetere per quelle delle riforme. Bisogna rifare completamente la tabella statistica di base, perchè, a mio giudizio, non furono compresi nelle cifre della t.abella n. 47 tutti i casi di riforma dovuti al bacillo tube1·col m·e. Prendiamo a caso un esempio, ancora dalla tabella n. 47 (pag. 101. dell'anno 1902), le cifre relat ive all 'auno 1887. La tabella elice : Riformati per tubercolosi di ogni f'omw n. 236. Cercando nel volume relativo al 1887 trovo invece: Riformati per tubercolosi. P or bronchiti lente ed emottisi Per pleuriti e loro postumi . P er polmoniti croniche (2) Per adeniti e cachessia scrofolosl\·· . Per periostit i, ascessi freddi, ecc. Totale

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( l) Per riformati l]u i iniRndiamo ~ol tanto IJ Uelli eli minati col mczto delle ra>segne di r imando, e O•Jn lju elll sottopo'li a rns~e!!:na speciale, ne qn<'lli chehiarati ina bili llai consigli di leva. (:!i Fin dAlle prim e relazioni m ecllco · ~t~ti~tiche sa nita rie rl el R. Esercito. u~enza iuturru zione flno :oli' ultima, CJursta rulmca é cosi inti tolata : Jlulmo•tili croniche ed a lire a/{tzinni del tessuto poi mollare Cescltua la tuberrolosi). S-.mbra quin;Ji una ''era sr,u:ciafa~:;:i ne staNstìca som mnre que~te cifre, CI!D lP altre JHtlsuotA tulwr.:olari. ~h un ~sa me JlÌU alleni o moslrera che l ·ardire e ~iù app:tr!•nte chd reale. !Juar.•lo fu inte~ta ta Qne~ta rubrica, nel 18i6, noi non eravamo ancora in gra(lo Ili dis linsmere le aiTcz:ou i tu berco lari, dalle non tn l.erco lari. E.t 1nfal! i tali polmoniU c.·onlche. lino all'anno 188' cau· saron!; J>arec.;Jue centinaia Il i riforme Caci es. nP.I t8Sl furono ben 4U); ma quando si Ieee piu esatto il concetto eli m~latlia lnbercol:u e, questa ru brica noo ebbe plu che qualche decina di riformati (ali ~s. nel 1899 OP. ~tlhe ::1! 1. Ora in nn o stu•lio com(\ il nostro, Inteso a scn ull al( liare l'aum~nto o la diminuzione di uno spe· cinle fenomeno eli statistica sanit.aria, uou doilhiarno stare alla ltllem delle parol e, ma a.l premnfo valor·e dellf ri(rt . e cio pct· non correro perico lo di smarrire il filo dPlla ricerc:•. Co nvrn en lo J>Prò che in qu est..t rub rira, co me in quella oelle bronrhiti, delle pleuriti. dell e adeoi~i lfPJie artrocaci, ecc. sianvi state al cune decine di cas• di riftJrma i ndiper1:lmll dal virul '"bercolare. >ono con,·lnto che le d ire da me !late stano nalllra lmente alquanto s uperiori a l vero Ma 4nando tale eccesso fosse uniformemente llistrihuito clur·ante l'intero peril!llO d'os:;er vaziOtlP, come m.l lusingo, cio fi <J II flOirà not~vo lrn en te inlirmare le mie concht>ion i. '


SULLA TUBERCOLOSI N!i:U} ESERC11'0 l'l'ALIANO

~49

Questa cifra sarà. probabilmente un po' maggiore del vero, perchè non tutte le pleuriti, nè tutte le peri osti ti saranno state di natura tubexcolare; ma ad ogni modo si può ritenere che questa cifra si avvicini assai pìu al vero, che non la. precedente; e, seguendo questo . criterio, ho rifatte tutte le operazioni. Per sem plifìcare raceoglierò nel seguente specchietto numerico in tre sole colonne le cause di riforma dovute al le malattie, o postumi dt'lle stesse, prodotte ·con maggiore o minore probabilità dal bacillo tubercolare, dando le cifre : l 0 dei casi di tubercolosi dichiaratt1-; 1 2• delle bronchiti, polmoniti e pleuriti croniche e loro esiti; 3" delle adeniti scrofolose, sommate colle periost iti, artrocaci, ecc. Dalla colonna delle medie del quadro seguente, ricaviamo i dati per completare il diagramma n. II, tracciando le ascisse relative ai riformati per malattie tubercolari, in colore chiaro. D1tlle medie e dalla tavola grafica deduciamo: 1° il numero dei riformati per malattie di natura tubercolare andò diminuendo durante il periodo studiato, per modo, che il numero deì riformati essendo stato nei primi anni di G.J:-68 e fin 73 ogm 10 mila di forza, questa proporzione discese. per esemp10: a. 57 per 10 mila nel a 46 :. • » )) a 87 • » a 33 a 2G

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Quindi la cifra delle riforme può considerarsi come ridotta del 60 p. l 00; 2° la discesa delle riforme segue un andamento un po' meno regolare di quella della mortalità, perchè le prime dipendono in parte anche da subitanee applicazioni di leggi, regolamenti o circolari, che modificano più rapidamente il fenomeno sottoposto alle nostre indagini statistiche. l\Ia però anche in questo fenomeno sanitario la progressi va diminuzione è ben manifesta ; 0° il dubbio esposto a proposito della diminuzione della mortalita, che questa potesse dipendere da aumentato numero di riforme per rassegna di rimando, cade da sè. Infatti i due fenomeni vanno di pari passo, diminuisce il numero dei morti e diminuisce anche il numero dei riformati. Segno certo che le vittime del bacillo tubercolare nei 27 anni compresi nel periodo delle nostre ricerche statistiche, sono diminuite


250

SULLA TuBERCOLOSI NELL' KSEROlTO ITALIANO

Quoao III. - Riformati· in rassfgna di 1·ùnando per malattie eli nattwa t1tbercolare, (cifre effettive, e cifre proporzionali a 1 O mila di fm·za media). R l F' U Il M A T l

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ISSI

1882 1883 1884 1885 1886 1887 1888 1889 1890 1891 1892 1893 1894 189.3 1896 1897 1898 1899 1900 1901 1902

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257 278 222

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2ti.3

! ) Oall'anno t89l lo poi, la rubrien prese li litolo dì Tubercolosi e tabe mesenterlca. (2 ) Dall'anno t 899 In poi le forme scrofolari rurono sommate con I'Artrocaci', (ed artril e defor-

mante ?).


SULLA TUBKRCOLO:SI :-IELL' K:SEHCIJ'O I1'AT.IA~O

251

complessivamente nel nostro esercito da U4 ( 2!l + 68) p. 10,000 a. 31 (:i+ 26) p. 10,000 ; ossia nel 1902 le perdite· complessive dell'esercito sono ridotte soltanto ad '/ . di quelle, uhe lamentavansi nel 1876. Siccome il movimento discendente del 'diagramma sembra continuativo, così permane la fiducia di consE-guire ulteriori miglioramenti. Il corpo sanitario militare italiano può andare orgoglioso di questo risultato; egli_si e reso benemerito della igiene dell'esercito nel suo lato piti. scabroso e difficile. III. - CoNSIDERAZIONI. -Dopo i risultati sperimentali del medico militare Villemin, comunicati all'Accademia delle Scienze di Parigi nel 18G5, e più ancora. dopo la. meravigliosa scoperta del bacillo tuber colare, pubblicata da Roberto Koch nel1882, cessarono le erronee dottrine, che dominarono nell'anatomia patologica fino oltre la metà del se-. colo xrx, le quali predicavano non essere la tubercolosi una malattia infettiva specifica; per il che veniva contestata l'util·; tà delle più ragionevoli misure profilattiche; e certo quella erronea dottrina ebbe a suo carico il rimorso d'aver contribuito ad una maggiore diffusion e del contagio tubercolare. Fin dall'anno 1883, io stesso pubblicava. sulla Rivi~Sta militare italiana, un articolo col titolo La p1·o(ilas.si della tisi nel/.'esercito, nel quale proponevo, che ogni inscritto di leva, ed ogni militare, che presentasse i bacilli di Koch negli escreati, od in altri prodotti patologici, fosse eliminato dall'esercito. - Proponevo inoltre l'isolamento, la. disinfezìone, le sputacchiere nelle caserme e specialmente negli ospedali militari ecc., ed altri analoghi provvedimenti profilattici (l). Quelle proposte parvero allora esagerate, e quasi inapplicabili, a l colouneÙo medico dott. Felice Baroffio (2), una delle più illustri personalità del corpo sanitario militare, tanto erano precoci; ma fortunatamente ora. vedo che quelle proposte si fecero strada man mano nei regolamenti ufficiali del nostro esercito (3), e che ebbero già da tempo conveniente applicazione. Ora poi non è più radicata, come allora, l'idea, che l'infezione tubercolare s'incontri primitivamente nelle caserme; ma acquistò credito l'antica opinione del celebre Léon Colin: on ent1·e tube1·culeu:x; dan.., (t) Sonll• ·~•- - Lo. profilarsi della ti1i nell'ew·ci lo. (Ril'isla militare italiana. dirembre t883). SoauNt. - P:·oposte d'igiene milita re per diminuire l1• m ortalità nrll't•ser cilo ilaliano. Conferenza t.enu•a nella R. scuola militare di Modena Il \ti settembre t88~ (!l Glot'lllilf di medlci11a milita re, t884, pag. H8 e seg. - Sulla pro(!lassi della lisi ~tetl'eje:·c•l~>. {Artk:olo di rivista critica del dott. FRLICB 8AROFFIO, colonnello medico).

3) /lln1:io'1i pu l'iQient dei milila1-i del R. t auc.il o -

~o nov. t903, pag. 65.


25:!

SULLA TUDERCOLOSI NELL' E SF.RC ITO ITAl,JAl'\0

l' armée plu.<' sou.vent qn'on ne l'y cle?:i.ent (l ). Il germe sarebbe dunque preesistente nell'organismo dell'arruolato i e le condizioni della vita militare sarebbero particolarmente nocive, e tali da favorirne lo sviluppo. Queste idee furono specialmente sostenute da K elsch, generale medico dell'esercito f rancese. J'm ai '1/éri(ie rercactitude pendant toute ma ccwrière (2). Onde anche la profilassi cambiò alquanto indirir.zo, e si rivolse in modo speciale ad eliminare nel reclutamento i predestjnati: si ridussero inoltrea minor gravezza quelle occupazioni, come il servizio di piazza e eli guardia, che producono in molt.i individui un ro\il10SO deperimento geneTale i e questo fu ampiamente ammesso anchf> dal ministro Ricotti, e da !tltre autoritit m ili tt~ri, che nel nostro Parlamento discussero i mezzi per diminuire la morta,lità nel nostro esercito, prendendo le mos~e dalle mie prime pubblicazioni (3) nelle celebri tornatf> clell'8 ma.ggi.o 1878, del 13 ma,ggio 1878 (4) e del 24 febbnl.ÌO 1883 (5). Nell'esercito italiano i giudizì di riveùibilità. e di riforme temporanee }Jer gli inscritt.i di leYa, ora. sono nella massima parte provocati appunto dalla debolezza eli co.~tituziune, e clct quella somnw di criteri che fanno riteue?•e particolm·meute p1·eclispnsti yli irulh>idui alla. tubercolosi. . Così scrive il genende medico R andone (G) spiegando evidentemente cou ciò i risnltati llella sr:nsihile 1·ùlu.zione della quota di mortalitù e del nwnero delle ?·iforme dei Mldati anziani 7Je1· tubercolosi. E questo <1imoslra, che g li artieoli degli antichi elenchi B. e C. appro>~tti con R. decreto R settembre l 8Sl, che io aveva denunoia:ti come passibili di radica.le modificazione {7), ebbero di fatto piit larga e più razionale interpretazione; poich&, come dice il generale medico RanJone, oggi la selezione d ei co~critt;i si fa con criteri assai più restrittivi nell'esercito italiano, che nell' eset·cito fran cese. E tuttavia egli invoca, e si angura, che la eliminazione clegli inclit~idni meno idonei alte a1•rni, SÙt fatta ton maggio1·e larghezzct, innanzi ai consiglt di lem, senza pregi ndizio delle rassegne speciali, che seguono all'arri vo delle reclute ai di.stret.ti ed ai corpi. Riassumendo noi vediamo, che le infezioni tubercolari, che nel primo triennio (1870 -77-78) davano 470 morti e 1200 riformati all'anno in cifre (I l /lul!<lill d c I'Amdé1111o· dr 1/èd-rine t 89S <Dì,t'IIUion sur· la pr·oplryla.rie 111>' la tuloaculo$~) . (!) 1\ P.Lscn. -La tu~PrruiMe dt&oiS l"lii"IJifr - Pari i 1903, .pag. ~7. (31 SOII.II A ~< . - A/r)rlll lilti nr ' l'unrilfl ilaiHJII<). - Sllld< fii st.1lis tìcn sanitaria. (41 Alli p,,rlnm-.llttrì -

~oma t 8i7.

1\~laz•onù V elini sulla lc\'a militare dci nati nel t8~r8. e <liscussione re-

latint. !5) Alti f'ar l••mr nlar·i. - Torna la del !~ rchbraio 1883. u;J GIO\'. RAN I•O ~P. . - L n stalll <llllllal'i<l dello• l l'uppt ir1 /o',·o•~t·ia td in llalla n ell'atlllll t !!O!. ((:inrnult medtro del Il. 1-.".<r l'CIIo) 1905. pag. 15t!. (71 /.11 Jlrl•{ilnssi de!la USI tull'uncilt>. ( llivi<la milll an' zl tlliana, dicembre t S$1).


SULLA T lJBE RCOI.OSI NEL!} ESEROI'rO ITALIANO

2G3

effettive; nell'ultimo triennio (1900-901-902)sono notevolmente diminuite ma. danuo però anco ra cir ca 100 morti e 540 riformati (medie annue) . Speriamo che una più intensa profìlas31, ora che la. via giusta è stata dimostrata, riduca ancora a meno il numero dei morti . Ma persisterà pur sempre un certo numero di tubercolosi, che si dovranno congedare dall'esercito per ri forma. Questi individ ui ritornano alle loro famiglie in quelle condizioni così pericolose, da diventare per esse veri d issemiuatori di contagio. È ben noto come i generali medici del nostro esercito, dottori Givogre (l), De Renzi (2), e il colonnello me-dico dott. Sforza (3), abbiano giiL fatt·e proposte concrete, per l'istitu zione di particolari sanatori ove accogliere questi militari congedati; ed il dott. Sestini, medico di marina, vi abbia f~ggiunto opportunamente i riformati dell'armata (4), ed il prof. Di Vestea (r.J), nella relazione della commissione per la profilassi della tubercolosi, abbia mostrata l'opportu~ità d i un sanatorio unico per tale scopo, che ricevesse anche i riformat i degli altri corpi militarizzati dello Stato. Noi non possiamo che far calorosa accoglienza a siffatte proposte; sia per la santità dello scopo; sia per la serietà delle persone che la consigliarono; sia per la logica necessità colla quale da sè stessa si 1mpone. D'altra parte questa idea fu già mandata ad esecuzione nel Belgio ed in Danimarca; ed anche per la Francia il generale med i co Kelsch propose di ridurre a -sanatorio mili tare l'ospedale di Amélie-les-Bains (6). Un sanatorio militare non si doVl·à mai intenclere nel senso, che \Ì si debbano curare i militari per farli rientrare in servizio; ma soltanto che vi si debbono ricoverare e curare i riformati, per impedire che \adan o a diffondere i germi della tubercolosi nelle proprie famiglie.

P arta ad~tnque (laU' esercito anche rzne.<;tp e.~em,pio della pro(ìlas8i cont·J'O la tubercolosi, diremo col generale medico De Reuzi (7). E sia l'esercito quella istituzione di Stato, nella quale, come ben disse il generale medico prussiano Schj erning, prima. fra tutte, -~compm·isca la tu.ber· colosi ! (8). (l) G. B. Gs~Ot; R!:. - t:-:.i olllgia e p rofilassi della l 11bacolosi i•~ genere e <MI'ewrcito i n i•ptci~ (f;iiJI·n. meli. d.PI Il. E.~errito. \ 900). (2) G. Os R!!NZI.- /.a l•<lie>·r.olosi nell'efcrcitc> clu>·atlle il dtre>tn i o 1887·1896. ((;IO>'IIale mrdir.o Il. Em·cilfl, ·1699. (3) s~·ORZA. - La '"'''I'CO!O<Ì n ell'eserrito italiallo. ((;:IZ~etlo ll.rali n.<pedali, 1906). 14) SB~TI :II . -

L a tul1ercotod }Jolmo11a1·e ttc•ll'esc•t·cito e nelt'a>'lllata i taliana. (.4 nnali di '"'di-

ri>~a 11at•ale 1899.

o.

15) VE~TRA. - Rela~ione al CiJ>Ui[JiiO $11pt.l·for c di .~at&iUt.- Se.tut.1 del H oliccm. !905,p:tg. ìH. (6 1/evue à'llyoìb>e, !903. l'il (Ji orniJI( medi co det Il. escrcfto, IS99 181 llit}eniye fl ao tliche /Jl$til!ltion .~ein ·wird, in der d ic Tul,e>·i;ulfl.<t .:;nerst ver.>elucu ndt n i~<l ( Zcil<cllrl(t ( . lly(Jitt•e 190}). Resocon to del t• Congresso sulla tuhcrcolosl tenutosi in & rllno.


254.

tiULLA TUBERCOLOSI NELL'ESERCITO ITALI AXO

E questo sarà un nuovo titolo di benemerenza del nostro corpo sanitario militare, non soltanto verso l'esercito, ma anche verso la popolazione civile.

*** Alla discussione, che tenne diet1·o a questa comunicazione, presero parte i Congressisti sigg. prof. Di Yestea, prof. Foà, prof. R.uata., dott. Stella, dott. Maffi, dott. Zubiani, prof. Simonetta, dott. Bestini, dott. Gatti, prof. Cozzolino, dott. Filippetti, ecc. In fine il Congresso a pprovò quest'ordine del giorno, concordato tra il prof. Sormani ed i dott. Maffi e Zubiani: « Il Congresso esprime voto favorevole all'idea di un sanatorio per accogliere quei tubercolosi cleri! vanti dai corpi mili tarizz.ati dello Stato, che sarebbe pericoloso inviare alle proprie famiglie, perchè trasmissori di contagio tubercolare. » « Si compiace inoltre di constatare le · migliorate condizioni dell'esercito italiano per rispetto alla frequenza dei casi di tubercolosi: dovute sopratutto al rigore adottato nelle visite di reclutamento; e fa voti perchè tale rigore sia intensificato, specialmente riguardo al le forme latenti della tubercolosi. »


255

SULLA DETERMINAZIONE DELL'ACUTEZZA VISIVA CON SCALE DI PROVA ILLUMINATE PER TRASPARENZA

~~~moria )(•tla nella Conferenza mensile

nell'ospedale militare tli Genova il ~5 reLbraio !907 dal dottore !licttla «:an1uu•, capitano meclico, già a~sistente onorario alla Clinica oculistica della Regia università di Torino, diretta dal Pror. CAnLO RKYMO"'O-

•

.Per poter valutare il grado di sensibilità propna della retina, e qnella modifioat.a da alterazioni dei me-zzi diottri~i, per mezzo degli ottotipi in uso nelle scuole, ospedali e dispensari, due condizioni sono essenzialmente necessarie: quantità e qualità. di luce sufficiente (LS) per l'illuminazione generale ed assoluta. dell'oggetto; stato dell'indi,·iduo osservando. ::Senza rispettare scrupolosamente questi due fattori , ogni risultato i: fa lso od inconcludente. Nei diversi ospedali civili e militari e nelle diverse cliniche e dispensari nazionali ed esteri che frequentai, ho visto tanti e tali differenti metodi di esame, tanti e tali omissioni nell'applicazione delle regole basi per poter valutare adeguatamente o con errori trascurabili, la potenza visiva., che mi sono persuaso essere necessario, per disciplinare i risultati delle osservazioni, po ter trovare nn sistema facile e pratico di ricer~a.. che ne unificasse necessariamente il metodo. La fisiologia insegua che l'acutazza visiva, vale a dire la facoltù di z·edere nettamente, è in l'apporto diretto con l'intensità assoluta d'illuminazione, ed in relazione con lo stato dell'organo della vista. Allo stesso modo degli altri organi dei sensi, l'organo della vista può essere influenzato da una infinità di cause estrinseche. L 'educazionel la professione, la posizione sociale dell'individuo, le sue abitudini, ne sono soltanto le principali. La. regione stessa dove l'individuo risiede, geograficamente parlando, dove viene esaminato, nell'ora in cui è sottoposto a lla osservazione; portano con sè una sensibile differenza nel risultato dello studio. Non tutte le parti del mondo si trovano sulla stessa latitudine o longitudine ; non tutte le sale d' osservazione sono egualmente orientate; non tutte le ore della giornata sono allo stesso modo illuminate; non


SULLA. DETERIIII:-<AZIONE DELL'A CUTEZZA YISIV A

t utte le stagioni sono rischiarate con la stessa intensità dalla benefica. luce del sole. P er rapporto poi al soggetto esaminando, panni ovvio dire che la retina acquista una sensibilità più o meno squ isita a seconda c)le è abitualmente obbligata a lavorare in ambienti più o meno rischiarati: sulla. sommità. d'una montagna od in fondo ad un burrone, in un ghiacciaio o nella galleria d'una miniera. Queste cons iderazioni, in parte eliJ;_D.inabili, ~n parte irremovibili nell'esame subbiettivo dell'acutezza visiva a luce diffusa, non sempre rispondente, per sufficienza, allo scopo; hanno fatto riconoscere :fin da tempo remoto la necessità di adottar e come mezzo illuminante la luce artificiale, per rifiessione, p iù facilmente graduabile. L'impiego universale d' una luce artificiale costante, di qua lsiasi specie, al riparo per.ciò dalla infl uenza della posizione geografica, orientamento, ora della giornata, stagione ecc., sembrava dovesse rispondere alle esigenze della scienza e della pratica. Purtroppo neppure q nesto mezzo elim ina del tutto i fattori c ho possono determinare errori di apprezzamento nell'oggetto illumin ato, e n e c1·ea degli altri che rendono incerta la rigorositil. della osservazione. A vendo avuto occasione di dover determinare il z·isus a n umer osi individ ui con ripetuti esami, mi sono potuto convincere che, pur cercando di eliminare il più possibile l'irradiazione della luce emergente dalla sorgente lum inosa; che cercassi di collocare l'esaminando completamente al riparo della luce per mezzo dello scudo del rifle ttore, i referti delle osservazioni mai mi risultarono costanti. I contorni delle lettere e dei segni di diversi ott.oti pi, appaiono poco nitidi, con circoli di diffusione; sia per effetto della 1·iftessione dei raggi lumi n osi incidenti sui cartoncini delle tavole di P.rova non opachi; sia per influenza della luce diffusa, non eliminabile,, dalla sorgente luminosa. Ad escludere1 il più possibile, queste cause che tolgono alla osservazione quella precisione d i cui spesso si ha bisogno, pénsf\i éhe l'illuminare gli otE l~. f . t oti pi per t1·aspa1·enza a.nzichè per rifle.~sione, poteva dare un risultato pitl costante, e meglio rispondente alla realt.à. Esperimenti numerosi:, ripetuti e controllati, mi hanno dat.o risultati più che soddisfacenti.


CON SOALE DI PROVA ILT"UMIN ATE PER TR .·\ SPARENZA

257

Allo scopo ideai nn semplice apparecchio (fig. 1) composto di nn cilindro metallico esterno con un traguardo sufficiente per scuoprire successivamente le righe, o lettere isolate, di una quaÌsiasi delle scale murali_ottotipiche in uso, stampate sopra lastre di porcellana bianca, omogenea ed opaca a. grado determinato di saturazione. Disposi queste lastre sopra un telaio girevole (fig. 2) nell'interno del cilindro metallico; illuminandole per trasparenza con una lampadina. elettrica di forma speciale (fig. 3) a due fili di platino incancle-

Fig. '!

Fig. 3.

scenti, l'uno dall'altro indipendenti per mezzo di appositi interruttori. di determinata forza di illuminazione, quella cioè necessaria a palesare l'ottotipo con cont1·asto di luce sufficiente (LS) ad imp1·essionare gli elementi sensibili della .r, etina, con l'angolo visivo più piccolo sotto cui la lettera o segno deve essere ved·uta nèttamente da un occhio no·r male (Ag V). Con quest'apparecchio, di facile uso, è possibile l'esame funzionale dell'organo della vista in un ambiente oscuro più facile ad aversi di uno adeguatamente illnmina.to; e quindi dovunque, in qualsiasi momento della giornata, con qualsiasi stato atmosfe1·ico, in qualsiasi stagione, purchè rispondente alla esigenza dello spazio (5 metri di lunghezza). L'apparizione delle lettere o segni dell'ottotipo attraverso il fondo bianco della lastra di porcellana, dete1·minata da giusta intensità d'il· lu,minazione, in ambiente privo di q ua.lsiasi luce, è ben marcata, nitida, pr ecisa. E l'occhio, messo così)n istato di assoluto riposo, è meglio disposto ad esserne impressionato. Controllata ogni tanto, con fotometro campione, l'intensità d'illuminazione dell'ottotipo, l'osservazione riesce rigorosa, costante, unica. L'uso quindi di questo sistema di ottotipo per la determinazione subbiettiva dell'acutezza visiva, mi pare possa rimediare, con modo molto vicino al preciso, alle diverse cause di errori nella misurazione del visus, verificantisi con i sistemi d'illnminazione degli ottotipi ora in pratica. t? - Giornale medleo.


SULLA DETERMINAZIONE DET~L' ACUTEZZA VISlVA

238

Come per gli altri metodi è tuttavia sempre necessario che l'esa.m.iuando, prima di essere sottoposto a questa osservazione, non venga affaticato nell'organo della vista con altri esami, specie con quelli ad illuminazione focale ed ottalmoscopica. L'esame funzionale subòietti-vo dell'occhio, deve aempre precede1'e quello

obbiettivo. È pure necessario che il soggetto di studio sia. fatto sostare per un tempo sufficiente nella sala d'osservazione alla oscurità, per dar campo agli elementi sensibili della retina di disporsi nella posizione di assoluto riposo; ed avere l'occhio, quindi, nello stato più favorevole per essere esaminato. Per noi medici militari poi, l'apparecchio presenta un non trascurabile vantaggio nel sistema di apparizione delle figure. Il poter mostrare all'individuo osservando, isolate e saltuarie, le lettere o figure delle scale di prova, e volendo con grado differente d'illuminazione, col tenere incandescenti entrambi od uno solo dei fili di platino della lampadina, non permette a lui di potersi orientare sulla grandezza della figura, e perciò a quale riga della scala murale essa appartenga; e dà. a noi modo di potere valutare la reale potenza della sensibilità retinica, per mezzo della mutata intensità d'illuminaziOne. Con ripetuti e pazienti esami egli finisce per cadere in inevitabili contradizioni, meglio che con le ordinarie scale murali ottotipiche, auche se si tratta di intelligente ed ist ruito simulatore. Genova, febbraio 1007.

N. IJ. ·- Avevo Iniziato uno studio sopra otto tipi por proiezione cinematografica: la difficoltà <li pnter avere una so rgente luminosa costante e potente, non mi ha permes~o continuare le osservazioni che riJlrendcrò appena possibile.


20fJ

SCUOLA D' APPLlCA ZIONE DJ SANITÀ MILITARE r.~llO RATORIO DI D ..l.'l'TERIOLO(;IA OIRP.TTO OAT. ~IAOWORE l!EDJ CO FRANCESCO

TESTI

l

SUI1LA 1\ICEI\CA DEl GEI\)fl ANAEROBI NELLE ACQUE Per il dott. Ghuoeppe fiireei, tenente meclico.

La ricerca dei germi ana.erobii nelle acque viene ordinariamente trascurata. per la difficoltà della tecnica culturale, siochè nello esame batteriologico quantitativo delle medesime ci si limita ordinariamente al conteggio delle colonie sviluppatesi in una piastra eli gelatina o di agar, tutto al più accompagnato dal rapporto dei fluidificanti ai non fl~lidifìca.nti, e dal conteggio dei germi cromogeni, dei blastomiceti e degli ifomiceti, trascurando completamente quello dei germi che vegetano al riparo dell'ossigeno (anaerobii puri o facoltativi). Nel n. 2, febbraio, 1906 degli Annales cle l' Institnt Pastetl!l' il dott. Guillemard cerca però di colmare questa lacuna, proponendo un metodo, relativamente semplice per la ricerca e il conteggio degli anaerobii, metodo che serve poi ad indicare il rapporto degli aerobii cogli ana.erobii, criterio ~he egli ritiene molto importante per la. det3rminazioue dell'inquinamento di un'acqua. Il metodo in parola consi;te nello ·allestire coll'acqua in esame contemporaneamente delle cult~re aerobiche in piastre, avendosi cosi lo sviluppo dei germi aerobii ed aerobii facoltativi, e delle culture anaerobiche in pipette (poco più grandi per capacità delle comuni pipette Pasteur) che si chiudono alla fiamma dopo avervi fatto passare una corrente di idrogeno, la qual e caccia l'aria dalla pipetta e dàl tubo contenente il materiale di cultura inquinato, che poi viene con un dispositivo particolare aspirato nella pipetta stessa; in tal modo si ha lo sviluppo dei germi ana.erobii assoluti e facoltativi. Come substrato nutritivo egli propone un agar all'l % , che è abbastanza limpido, quasi come la gelatina, ed ha il vantaggio di. non fondere per l'azione flui dificante dei germi e per la temperatura di 37°-38° a cui si mette a sviluppare nel termostato l a. cultura, e che, avvicinandosi a quella.


260

SULLA RlCJ!:R (' ,\ Dl!:l (;Eilllll ANAI-:RODf ~LLE ACQUE

dell'organismo, permette un piit facile sviluppo dei germi suscettibili di sviluppo nell'organismo umano che più intere: sano l'igienista.. Anche le culture aerobiche in piastre sono allestite col medesimo materiale nutritivo e fatte sviluppare alla temperatura di 37°-38". Partendo dal fatto che nel h flora intestinale predomina quella anaerobica, il Gnillemard induce che ogni acqua contaminata dai de- · triti della vita organica non sfbggiràaquesto attestato indi~cutibile, sia che il contagio sia diretto (fiumi attraversanti una città, fogne ecc), sia indiretto (fiumi riceventi acque di rifiuto dopo una pioggia, ecc). Facendo poi un rapporto tra il numero dei germi sviluppatisi aero· bicamente e quelli sviluppati a.naerobicamente (rapporto che il Guillemard propone di riportare per semplicità non al numero bruto di germi contenuti in una data quantità di acq ua, ma a 1000 di co· lonie aerobiche), si riesce a Ec:>prire il senso nel quale vi h11. maggiora contamina.zione, avendosi cosi norme direttive più facili per cercare la causa ed impedire la. contaminazione stessa. In complesso egli riassume così il suo lavoro: che, mentre nella numerazione semplice ordinaria si apprezza_l' inquinamento di un'acqua t:elativamente al valore della dcnsitù della polluzione dei germi, fa cendo il rapporto dei germi aerobii agli anaerobii si ha invece il modo di riconoscere il senso nel quale si ha o si fa l'inquinamento.

*** Allo scopo di controllare il metodo del Guillemard, sia. per la sua parte tecnica, sia. per-le probabili pratiche deduzioni, per consiglio · del sig. maggiore medico cav. Testi, direttore del laboratorio di batteriologia ed epidemiologia della scuola di applicazione di sa.nit.à. militare, ho praticato alcune ricerche, che, per mancanza di tempo sufficiente, non ho potuto estendere come avrei desiderato, ma delle quali credo utile riportare i risultati, sembrandomi che possano riuscire di qualche interesse, a.nche pel fatto che, sècondo é a mia conoscenza, ricerche in senso analogo non sono state sinora praticate, almeno per le acque di Firenze e dintorni. Ed ecco uno sFe::chio delle ricerche fatte su diverse specie di acque: acgua. potabile della conduttura cittadina, acqua. dell'Arno prima di entrare in città., all'uscita. della città. e nell'interno della medesima, acque ùi alcuni pozzi. e cisterne, alle quali ho aggiunto come controllo una ricercl. su feci umane. Per ogni acqul' feci un discreto nu· mero di ricerche: siccome però in genere i risultati furon sempre abbastanza. concordanti, così, per amore di semplicità, ho trascritto semplicemente le cifre che rappresentano la media di varie analisi:


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... SULLA RIC ERCA DEI GERMI ANAEROBI Nl~LLE ACQUE

261

Nunwro d elle cOIOIIÌS

sviluppate

Acqua o sostanza In esame

Rapporto 1\Plle colonie

:\crolliello alle

A N .V Il T A Z I O IV l

anaerobiche

At•qua potabile delle con · dotture 1 eme

22

4

Cisterna (Via S. Gallo; .

32

35

"

C isterna (Via. Ferdinando Bartolomei) P ozzo Artenano (Piazzale dC'll'Indiano) .

»

P ozzo(allacasa doii' Indinno)

l: 0. 18 18 La presa venne fatta da vari i rubinetti. l: 1 ,0~1375 Aperta- fa<'ile ad essere inquinata.

"

1· -

15

n

J· -

»

15

"

1· -

»

27 65

280

Amo ( Pont~ S. Trinita.)

»

120

640

l : O, lO12(; Pres1\ dopo on periodo di pioggo n el bacino sopra la diga. l : 5, 333 Dopo avere attraversato una patte d ella città.

L\rno (priP.Ja dello sbocco Ilei l\lugnone)

»

64 O

720

l: l , 12.3

»

1640

1950

1: 1, 18!J

n

l G380 41000

l: 3,948-! 50(1 metri al di sopt•a vi sbocca una piC'cola fogna.

»

.2480

l: 1,2043

r.

' Dista circa 50 m eki dalla conflu· en zu. dell'Arno col Mugnone. A p ochi metri da ila riva de l .M ugnone.

Am o (sopra la diga di Ro\"l'Zzano)

Circa :3 km. dopo nttra,·ersat.a la città..

Arno (dopo lo sbocco d el

Mugnone). , 1\Iugnone (all'immissione nell'Arno) . F e<'i umane (l ansa sterile in 111(1 c rnc. di acqun.)

3201)

( 'onsideriamo ora più part.icolarmente alcuni risultati di queste ricerche, e cominciamo dall'acqua potabile della conduttura di Firenze· Questa. è battericamente ottima, almeno nell'-epoca in cui si fecero le ricerche, e come ripetut amente venne controllato da esami batteriologici quantitativi eseguiti in questo laboratorio, se si limita la ricerca a.i soli germi aerobi i; risult a. invece contenere un certo numero di anaerobii, in verità però molto esiguo, qualora si indirizzino le ricerche alla loro clete~inazione. Quale ne sar à la causa, essendo essa. acqua di sorgente e quindi fra le pii1 pure come acqua potabile? Questo debole inquinamento dove avviene? Cosi l 'acqua della cisterna in via S. Gallo, che sarebbe da considerarsi buona pel numero dei germi sviluppantisi aerobicamente, contiene invece un forte tasso di germi a.naerobii: qui la spiegazione può probabilmente trovarsi nel facile inquinamento, essendo una cisterna ma.l protetta, aperta, situata in un piccolo cortile, e nella quale passano con facilità acque o sostanze di rifiuto.


SUJ,I,A HICERCA Dit i GEHMI ANAI<:ROBI NELLE A CQOI!:

Notevole il fatto che i due pozzi alle Cascine, vicino al. monumento dell'Indiano, non contengono germi anaerobii, ciò che prova la potenza d i ritenzione dei germi da parte del te1Teno che fa da filtro, pur esseudo essi, e specialmente quello addossato alla casa, a pochi metri dal Mngnone, la cui acqua in quel punto è fortemente inquinata per lo sbocco di una fogna a poche centinaia di metri al disopra, e che m quel tratto forma come un bacino di sedimentazione. Interessante è il modo come si comportano le acque dell'Arno. Già a Rov.ezzano si ha uno scarso numero di germi anaerobii nell'acqna, -pur essendo stata la presa fatta dopo un periodo di piogge. Il forte numero di aerobii esistenti è da attribuirsi al versarsi delle acque superficiali che httnno trasportato i germi più superficiali dei terreni, che come si sa sono in maggior numero aerobi i ? Può esst>re: sarebbe perciò interessante uno studio pii\ vasto del modo di comportarsi delle acque del fiume sempre nello stesso punto e nei varii periodi sia dopo le piogge sia nei periodi d i me.gra. Note-vole è l'aumento degl i anaerobii q uando l'Arno attraversa la città, specialmente verso la parte media, dove, pur essendo state chiuse molte fogne che vi sboccavano, si ha un facile inquinamento pl#r mezzo dei rifiuti, sia dalle strade, sia d.dle abitazioni pro.spicienti sul fiume. L'abbassamento del tasso del rapporto aerçbi i-anaerob~ dopo t!he il fiume ha attravt>rsato la ciità, nonostante prima. di uscirne ricevt\ delle acque di fogna, pot.rebbe depo1.;e in fA.vore d ella anto-depurazioue, banche sia. ancora molto elevata la densità di polluzione numerica dei germi, specie aerobii, fatto che potrebbe pure spiegarsi con l'ipotesi di nn pi tl facile sviluppo degli aerobii negli strati più superficiali dell'acqua (dove vennero fatte le pr ese). L'elevamento del tasso dei germi sia numericamente, sia nel rapporto aerobii-anaerobii dopo lo sbocco del Mugnone nell'Arno, ci attesta l'influenza dell' inquinamento di esso, tanto più sensibile in quanto il piccolo volume delle acque del Mugnone, correnti con una debole \elocità., viene a versarsi nella grande massa delle acque dell'Arno, in quel punto scorrÈmti con una forte velocità. Si ponga mente al fatto che le acque del Mugnone subiscono, prima deJla immissione nell'Arno, una leggera depurazione per la piccola velocità e per la larghezza del letto del Mugnone in quel tratto, ciò che rende più facile la sedimentazione delle ma~erie organiche versatevi nella fogna che vi sbocca poco al di sopra. Infine si può ril evare l'enorme numero di microrganismi contenuti nelle feci, n umero che spiega come debba grandemente influire nello inquinamento delle acque il contatto dei rifiuti della vita organica.


SULLA RIOERCA OEI GERMI ANAEROBI NELLE ACQUE

*** Cosi come il Guillemard la propone, la tecnica. dell'esame batteriologico di un'acqua per la ricerca degli anaerobii, sia assoluti che facoltativi, riesce molt0 semplice. Non occorrono apparecchi complicati, bastando un apparecchio gazogeno (sia quello più comune di Kipp, sia. uno improvvisato) per lo sviluppo dell'idrogeno, una serie di bottiglie di lavaggio del gas e infine una bottiglia di livello in comunicazione coll'ultima bottiglia di lavaggio, necessaria per fare il vuoto ed aspirare nella pipetta il substrato nutritivo liquefatto. In una prova di controllo eseguita con germi aerobii (colera, tifo, coli un bacillo fosforescente, ecc.) non si è avuto alcuno sviluppo. Unico inconveniente è che lo sviluppo di gas nelle cult ure rende talvolta difficile, se non impossibile, il 0onteggio delle colonie. In genere gli anaerobii facoltativi si sviluppavano in colonie compatte, mentre moltissimi germi anaerobii assoluti o che si sviluppavano d ifficilmente nei saggi di culture isolant i in contatto coll'ossigeno, invadono rapidamente il materiale di cultura, e con lo sviluppo di gas rendono difficile l'osservazione. Altro vantaggio non disprezzabile del metodo è la rapidità dello esame: mentre colle ordinarie culture isolanti in gelatina, per il conteggio delle colonie bisogna aspettare circa 15 giorni, col facilitarne lo sviluppo alla temperatura di 37~-sso, si può avere il conteggio completo dopo 3-5 giorni, non avendosi dopo tale periodo di tempo alcuna differenza sensibile nel conteggio delle colonie. E' necessario fare uso, nella costruzione delle pipette, di un tubo non molto stretto nè molto largo: in media. basta un tubo del diametr~> di 7-8 mm. e della lunghezza di circa 25 cm ., che ha una capacità di circa. 10 eme., cioè della quantità di materiale di cultura che si mette comunemente nei tubi da saggio. Ho trovato più conveniente usare un tubo di vetro appiattito, di mm. 4 X9, che si presta molto meglio per . il co r.teggio e anche per l 'osservazione al microscopio delle colonie, cosa che riesce più difficile col tubo rotondo. Il materiale nutritivo, agar all'l 0 / 0 , è buono, limpido suflicientemente, quasi come la. gelatina., se ben filtrato, e non dà molta spuma quando vi si fa gorgogliare l'idrogeno mentre è liquefatto, ciò che non è possibile coll'aga.r comune o coli(\ gelatina. P er ricerche speciali è facile prepararlo coll'aggiunta di adatte sosta.nze nutritive (glicerina, glucosio o altri zuccheri, ecc.). In complesso, il metodo del Guillemard mi sem bra di facile esecuzione, pronto, razionale e tale da essere di vera utilità nello ap-


2o±

SULL!!: !UCEIWA OEI GERMI ANAEROBI DELLE ACQUE

prezzamento delle condizioni igieniche di un'acqua. Certamente sa· rebbe necessario, in mol ti casi almeno, avere dei dati anche sulle specie dei germi anaerobii, come anche sulle ulteriori ricerche biologiche che ci possono dare una netta distinzione tra anaerobii nello stretto senso della parola ed anareobii facoltativi; ma., siccome queste ricerche porterebbero ad operazioni troppo lunghe e comp1icate, così sarà sufficiente contentarsi di un esame più semplice, quale è quello che ho messo in opera seguendo i consigli dell'autore. Ulteriori riicerche però saranno necessarie per poter determinare, almeno approssimativamente, una cifra, o delle cifre limiti entro le quali possono essere tollerati i germi anaerobii in un'acqua potabile. E così pure mi sembra interessante, qualora si voglia. usare di questo metodo per l'apprezzamento igienico di un'acqua potabile, il ricercare il titolo normale aerobio-anaerobio, o in altre parole la fisonomia. nor· male, se così è lecito esprimermi, dell'acqua in esame in rapporto al titolo stesso, giacchè ben si comprende che qualunque variazione nel

rapporto tra le due specie di germi, sia che si faccia a poco a poco, · sia che si faccia ad un tratto (e questa evenien~a. avrebbe una im· portanza. assai maggiore), dovrà avere un grande valore nei giudizi igienici e nei consecutivi provvedimenti che potessero essere del caso.


265

CASUISTICA CLINICA

SETTICEMIA STAFILOCOCCICA ANTRACI F ORME per il dott. E. Bassu , sotlotenente medico. Un caporale del 5i0 fanteria, certo Abruzzese, il giorno 16 aprilA avverlì un gonfiore alla metà sinistra del labbro inferiore, del che non fece alcun caso. Ma sentendosi all'indomani "u n'oppressione al petto, ed avendo forte mal di testa, si presentò alla visita medica, nella quale non gli veniva riscontrato che un edema pastoso al labbro. inrerioré, senza rossore alcuno e senza vescicole. Gli fu pertanto applicato un impacco antis ettico e venne ricoverato nell'infermeria di corpo. Alla sera però sopravvenne febbre alta (10°,3) senza brivido, con 140 P. Duran te la notte la temperatura scese a 39•,1, e la mattina del17 l' Abruzzese venne inviato d'urgenza all'infermeria presidiaria con diagnosi di eclema caf'bonchioso. DecoRso cLINICO. - L'esame obbiettivo offriva questi dati: Individuo di costi tuzione scheletrica regolare, masse musculari ben sviluppate e pannicolo adiposo not"male. colorito piuttosto pallido del viso e rosso delle mucose visibili. Notavasi che l'edema dal labbro cominciava ad estendersi alla guancia sinistra, senza partecipazione vis ibi{e delle prossime ghiandole .liofatiche, e senza che fosse apparsa vesciche tta o pustola alcuna. La mucosa del labbro inferiore era molto tumefatta, dura e paonazza. Il paziente era molto prostrato, con forte .cefalea e malessere generale. La temperatura era di nuovo salita; il polso piccolo e molto frequente, i! respiro affannoso :

T. 40&.1

P. 140

R. 32.

Lingua fortemente impani&ta, asciutta, arrossala ai bordi ed alla punta, anoressia assoluta, vomito, s titichezza ostinata. L'esame dell'apparato respiratorio risul ta negativo, cosi pur e l'esame del cuore. L'addome é un po' teso, ma indolente alla pal pazione. Fu confer mata la diagnosi di edema carboncltiot~o, poiché erano venuti delineandosi tutti i sintomi di ques ta forma, e· l'apparenza dell'edema chiazzato non aveva lasciato ombra di dubbio anche in uno dei clinici autorevoli di questa Università. . Pertanto, nella certezza che si trattasse d'infezione carbonchiosa, si prati carono ripetute iniezioni di ac. fenico e s i ricorse al siero anticarbonchioso,. Sciavo e &i fecero iniezioni eccitanti La febbre non cedette e s'aggravarono sempre più i fenomeni generali, sicchè la prop;nosi s i rese molto riservata. Al mattino suS>!eguente, cioé del giorno 18, la temperatura era scesa a 38°,5 per risalire a mezzogiorno: T. 39o,i

P. 130

R. 20


2GG

C.ASUISTICa CLINICA

Continuando lo stato grave dell'ammalato gli si fece una seconda iniezione di siero Sciavo. La tumefazione intanto diveniva d'ora in ora più voluminosa e si diffondeva al collo. Si formò qualche punto emorragico dal quale colava un sangue scuro; continuava il vomito, sebbene ad intervalli piu distanziati · di pr·ima. Il malato diveniva mollo irrequie to, respirava difficilmente, delirava di tanto in tanto. Si manirestò una forte iniezione congiunlivale sempre per propag azione dell'edèma, il quale la matlina del ·19 comparve a nche alla guancia destra. Aumentarono i fatti cefalici, la febbre oscillò verso i 38o - 38°,5. Il polso d ivenn·~ fi liforme e l'ammalato la sera del 19, vale a dire dopo tre giorni, m or ì in collasso. AN DAME NTO DELLA TEMPERATURA.

aprile ore 12 40•,3 16

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17

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J)

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18

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'17 :39°,1 7 40•,1

" 12 39',0 » ))

17 39',3 7 38',5

18 aprile ore ·12 :39",~ .,. • 17 :18°,9 " -; 38°,5 19 l)

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l)

l)

))

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l)

12 38°,5 17 37o,o

ORINE. Di reazione acida . P. S. ·normale. Vennero emesse sempt•e in quantita giusta. Leggere traccia di albumina, a ssenza di zucchero. Nel sedi' mento nulla di importante.

RiceRcHE BATTERIOLOGICHE. L'esam e m icroscopico del materiale raccollo dalla superfic:ie del labbro scarifir:ato, e del liquido ricavato da diverse parti dell'edema circostante non mostrò bncilli, ma solo qualche forma rotond a. Furono pertanto inoculate due caYie, iniettando ad una di esse (n. l) 1111 centimetro cubo di liq uido ottenuto con l' infl!'sione e l'aspirazione di una siringa Pravaz nel tessuto edematoso, ed all'altra (n. 2) praticando una tasca cutanea nella !]uale venne portato del materiale solido raschiato dalla superfice interna del labbro. La cavia n. 2 morì in terza giornata, ma all'autopsia non si trovarono i caratteri anatomo-patologici tiella morte da carbonchio. I diversi organi poco alterati le !:'ierose normali, senza emorragie; i gangli linfalici non ingrossati , la mucosa intes tinale normale, il fegato e la milza non aumentati di volume e non spapolabili. Il sangue preso dal cuore e dai grossi vasi non mostrò battel"i. La cavia n. l non mor·ì. L'in terpretazione dei fatti ci diceva che la causa della morte nella cavia n. 2 doveva l!·ovarsi in un'intossica..;ione settica prodotta dal materiale mel!'so nella tasca cutanea in quantita piuttosto abbondante. Mentre d'altra parte la sopravivenza della cavia n. ·1, ad onta del. liquido ~demJitoso iniettato, mi dimostr·ava che non pote va assoluta mente nel nostro caso trattarsi di carboncl1io tanlopiu essendo la cayia animale di scelta. Con questi risullati era da escludersi la diagnosi di carbonchio e bisognava riccrco.ro l'etiologia della forma che ci occupava. L'esame batteriologico mostrò moltissime colonie in coltura pura, che, esaminate, si videro essere costituite da cocchi. E1·ano stabe falle anche colture anaer obiche, sempre coosigliabilissime in caai di dj a gnosi oscura, ma .non si. era avuto sviluppo.


•

267

CASUISTICA CLINI CA

Le proprietà cullurali dei cocchi trovati, sulle quali è inutile insistere, mostrarono tratLarsi dello stajllococco aureo. Ma dovevamo a questo a gente palogeno riportare l'etiologia d'un fatto cosi grave e tumultuoso, oppure la sua presenza era un'associazione che complicava, aggravandola, la foema? Essendo già autorizzati per le ricerche fatte ad escludere il carbonchio, e nessun risultato a vendo avuto dalle colture anaerobiche, non ci restava che vedere quale fosse il potere pategeno del microrganismo isolato per stabilire se la sua virulenza fosse tale da spiegar<:i la fo rma infettiva acuta che avevamo seguito. Cominciammo coll'inoculare ad un topo e ad una cavia un centimetro cubo di coltura in brodo. Dopo 12 ore nell'uno, ed una giornata nell"altra si ebbe la morte per settieemia. Cominciava qualche ora dopo l'inoculazione un edema al punt.o d'innesto, edema che poi si diffondeva rapidamente a lullo il corpo. Ottenemmo parimente la morte a nche con dosi inferiori ad un decimo di brodocullura. Constatata la virulenza dello s tafìlococco isolato con risultato costante in tutti i t.opi e cavie inoculate, come rilevasi dalla se~uente tabella, iniettammo pure un coni~lio di 1500 grammi di peso con la stessa quantità di coltura (l centimetro cubo) e dopo tre giorni si verificò la morte .con edema che dall'arto posteriore sinistro nel quale venne fatta l'inoculazione, s'era andato difrondendo a ll'addome, all'arto anteriore al collo. . li r eperto analomo-palolo~tico ia tutti gli animali mostrava i caratteri di una setticemia ma con poca diffusione dei germi nel sangue e ,nei visceri. Animale

Oata

lnoculazionc

Topo N. l

2.) Aprile

T.nic-t:ionc soliocutanea di 1/ 10 di brodocoltum all'a rto posterioresinist.ro.

•

" 2

Id.

Id.

+ dopo 1 2 ore con edema diffuso n tut.t o l'addome.

+fuso dopo S ore con ed ema difaUa. parte sinistra dell'add ome.

» 3

Cavin • l

27 Aprile

27 Aprile

Iniezione di ' /. cm di brodocolturaall'nrt<> post.eriore sinistro.

+ dopo 12 oro con edema nl-

Inie-.~:ione sottocutanea. di

+ dopo 24 ore <'On odema nt-

di brodocolt ura. al· l'arto posteriore si11ist.ro.

l'll.ddome ed nll'arto anteriore.

Id.

+ dopo 24 ur e con odcma al-

3

' / 10

Id.

l'nddome.

l'nddome.

• 3 Coniglio

30 Aprile

3 Maggio

Iniezione di 'lt cm> di brodocolt.uraaU' al'to po· steriore sinistro. Iniezione sottocutnnea di ' /10 di brodocoltura. all' arto posteriore sinistro.

+ dopo 24 ore con edemi\ al· l'ndtlomt'.

+ dopo tre giomi con edema diffusa all' nùdome, all'arto anteriore, al collo.

Autopsia: Settica mia stafllococcica con scarse alterazioni degli organi t n terni e scarsissimo numero di germi.


2'38

CASUISTIOA CLINICA

••• Come si sa la virulenza dello stafilococco anche ricavato dai casi mortali di setticemia nell'uomo si mostra solo in qualche caso patogeno per gli animali. Merita perciò la uostra attenzione la sua virulenza spiccata ed eccezionale nel caso presente. Il prof. Vincenzi, in un caso di carbonchio sospetto trovò uno streptococco fluidificante patogeno per gli animali di gabinetto. Ed in due altri casi, gravi e con sintomi di carbonchio isolò un microrgaoismo cui delLe il nome diedemacocco per il fallo che nelle cavie produceva con minime dosi un edema siero-ematico diffusissimo. Tale edemacocco per le proprietà morfologiebe e , culturali si identificava con lo statìlococco albo; la distinzione ru fa~ta in base alle proprietà palof{ene. La possibilità quindi di interpretare erroneamente un fatto clinico ci dimostra l'impvrlanza del sussidio dell'esame batteriolof{ico nel diagnosticare le forme infettive, molte delle quali la clinica ci presenta solto quadri presso che uguali; e la necessità pratica di ricorrervi perché razionale sia il rimedio risalendo alla ve1·a causa del male. Il Trambusti (1) da una donna sospetta di tubercolosi polmonare per le emorragie bronchiali sofferte, per il tipo di febbre e per il greve deperimento cui era andata soggetta in poco tempo, riusci ad isolare dal sangue uno stafil ococco albo in coltura pura. Ciò ci dimostri quanto possa es8er e vario il poter e patogeno di questo gruppo di microrganismi, che lasciano ancora al clinico ed al batteriologo un vasto campo di studio. La fo~:.te r eazione locale che abbiamo visto verificarsi sul punto di iniezione ne i nostri animali, ed il r eperto anatomo-patologico in essi il quale mostr ava scarse alterazioni da parte degli organi interni con un numero scarsissimo di agenti infettanti; la mancata complicanza, almeno pet· quanto é stato possibile rilevare clinicamente, da parte dei visceri nel nostro ammalato, ad onta del processo acuto e tumultuoso nel luogo d'infezione, ci indurrebbe a credere che la straordinaria virulenza dello stsfllococco in questione era dovuto più alle sue proprietà t?ssiche che alla sua diffusione nell'organismo. Una conclusione di duplice natura si può trarre dal caso esposto: nna scientifica rei ati va allo s tudio delle proprieta palogene dello sta.ftloeoeco aureo ; l'alLra pratica rivolta alla conoscenza di una sintomatologia nuova cbe per i suoi caratteri ritenuti propri di allre infezioni può portare a deduzioni errate e falsare il diagnostico compromettendo per tal modo l'esito della cura. (! ) R. Accademia delle scienze mediche. -

Palermo. - Seduta l4 luglio 1906.


269

RIVISTE GENERALI

L'ESAME BATTERIOLOGICO DEL SANGUE NELLA DIAGNOSI DELLE MALATTIE INFETTIVE. - Rivista sintetica del dott. l''rao<~csco 'resti, maggiore m edico, professore alla scuola d'applicazione di sanità militare, libero docente d'igiene.

Per lungo tempo nella diagnosi delle malattie infettive si trascurò la ricerca dell'agente eziologico nel sangue. prima di tutto perchè scarse erano le cognizioni batteriologiche al riguardo, poi perchè le poche osservazioni fatte a la le s copo, generalmente limital,e all'esame di poche gocce d i sangue estratte da un dito, avevano se~nalato soltanto corne una rarità in alcuni èasi di gravi <;etlicemie, la presenza di microrganismi, ed infine anche per una credenza fino a poco tempo fa universalmente accettata dopo le prime esperienze del Wissokowitsch eseguite nel 1885, che cioè nelracme dei processi infettivi i batteri fossero rapidamente e liminati da l circolo sangui gno e che vi si trovas· ~ero soltanto quando l'organismo nella lottu contro l'agente infettivo aves!-je ormai perduto ogni capacila di. resistenza. Contro quest'ultimo concetto col quale si ammett~::va che solo negli ultimi istanti delle gravi malattie infettive, gener almente nel pedodo agonico o pr·eagonico, i germi infettivi penetras$ero o~:~l circolo sanguigno insorsero alcune osserva zioni qua e la isolate e i risultati di alcune esperienze sugli animali da laboratorio. Io stesso nell'anno 1U03 dimostrai con numerose esperienze sulle cavie inoculate solto cute col bacillo carbonchioso che nella mag1.dor parte dei casi anche dopo mezz'ora dall'inoculazione si poteva dimostrare la pt·esenza in circolo dei germi infetttvi. Al giorno d'oggi gli esperimenti si sono moltiplicati e le osservazioni sul· l'uomo ammalato hanno dimostrato che non solo quando una malattia infettiva assume un andamento ~::stremamente grave i micror ganismi possono invader e cosi numerosi il torrente circolatorio da potersi facilmente meUere in evidernza anche ricorrendo soltanto ai comuni processi di colorazione dei batteri, ma che anche nelle forme meno gl'avi e specialmeott} io alcuni periodi della malattia, facendo tesoro dei dive!"si metoèli di tecnica !batteriologica iu questi ultimi anni tanto progreditH, e specialmente non contentandosi più delle piccole quantità di sangue ma prelevandone invece una quantità piuttos to abbondante, facendo colture negli adatti mezzi nutritivi e qualche volta praticando l'inoculazione negli animali recettivi, si può benissimo dimostrare la presenza dei germi infettivi. Ognuno vede come anche questo sussidio diagnostico che trae dalla batteriologia la sua essenza possa in certi casi essere di validissimo aiuto alla di~gn osi clinica, specialmente in quelle forme infettive gravi nelle quali la tumultuarietà e la rapidità dell'infezione non -lascian quasi tempo al r egolare succedersi dei sintomi ed in quelle forme subdole, senza localizzazioni app·a renti che vanno spesso distinte, tanto per giustificare in qualche modo la dia-


270

CASUISTIOA CLINICA

·gnosi, con un nome che non dice nulla, coll'appellativo di in.fe,:ioni criploge· neticl!e. Le malattie nelle quali è possibile scuoprire la presenza dei roicrorganismi nel sangue sono ~ià parecchie. Lasciando da parte quelle date da microrgar.is mi animali quali le filarie, i tripanosomi, la bilhar~ia haematobia, gli embrioni di anguillula slercoralis, lo spirillo d'Obermeyer (probabilmente un protozoo), l'ematozoario della malaria, giacchè alcune di esse sono o rarissime ad osservi.n's i presso di noi, oppure, come per la malaria, non hanno bisogno di speciali C(lmmenti giacché diagnosi microbiologica e diagnosi clinica può di1·si che si equivalgono, citerò le principali malattie nelle quali le odierne ri· cerche dimostrarono la presenza non comune dei relativi batteri patogeni nel sangue e che sono: la febbre tifoide, la tubercolosi, la peste, il carbonchio, le infezioni piemiche e setticemiche, l'intlue oza, la difterite, l'infezione colibacil· la re, la meni o gite cerebro-spinale, la f(onococciemia, la f~bbre di Mal la, la ri!=<ipola, rarissimamenLe la lebbt·a e la morva. Scopo di questa mia nota é di trattare prima dei metodi generali più importanti e pratici per 1'9same batteriologico del sangue e poi di passare in ri· vista le suddette malattie per studiare in esse parti la mente l'importanza del nuovo mezzo diagnostico e per dare le norme più opportune per l'esecuzioue del medesimo. TECNICA MICROBIOLOGICA.- Come ho detto pii.l sopra l'esame batteriologico del sangue comprende: 1° la ricerca diretla; 2•1a r icerca mediante le collure; 3° la prova sugli animali. Per la ricerca diretta la tecnica è assai semplice; basta allestire un preparato sul copriog~etlo cercando che il sangue si distribuisca io sottile str•ato, essiccarlo e fissar·lo o con alcool assoluto per 20 minuti cir ca o per pochi secondi con un miscuglio di alcool ed etere a parti eguali, poi colorirlo preferibilmente con soluzione idroalcoolick di bleu di metilene o con metodi speciali a seconda der germi che si ricercano. In qualche caso, per rendere meglio appariscenti i batteri, è bene disciogliere l'emoglobina sia ricorrendo all'acido acetico all't p. 100, sia usando il liquido raccomandato dal Vincent costituito da soluzione fenica al 5 p. 100 eme. 6, soluzione satura di cloruro sadico eme. 30, glicerina pura eme. 30 e che si fa agi1·e per uno o due minuti, sia peptonizzando il plasma con soluzione acquosa di pepsina al 2-3 p. 100. In qualche caso é utile ricorrere alla colorazione col metodo di Gram. li più delle volle però il numero dei rnicrorganismi contenuti nel sangue è cosi sca rso da non esset· possibile il dimostrarli se non col mezzo delle colture, ed in questo caso non bisogna contentarsi delle minime quantità che in genere si prelevano per l'esame microscopico, ma occorrono quantità mag· giori, no'n meno di uno o due centimetri cubici. Le ricerche di Canon, LHlmann, Stern sulla batteriologia del sangue prelevandolo colla puntura delle vene per mezzo della siringa di Lt'rer banno dimostrato l'innocui là di questa piccola operazione quando si usino naturalmente tutte le precauzioni e tutte le misure di asepsi. In genere il sangue si aspira direttamente da una vena dell'avaro· braccio che si fa gonfia re applicando una fascia elastica; si può anche col Pe· tr·uschky usare le coppette sterilizzate. Generalmente il sangue si introdueé immediatamente in una provetta contenente un mezzo nutritivo liquido e si mette poi in termostato a 37' per la moltiplicazione dei germi; dopo ciò si farar.no con questo materiale nuove ricerche e specialmente nuove colture per meglio riuscire ad identificare i germi.


RIVISTE GENERA-LI

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Le col\ure cosi ottenute possono qualche volta essere sufficienti all'identificazione del ger me. Generalmente però occorre sulle medesime praticar e ulteriori prove biologiche e specialmente fare le inoculazioni negli animali recettivi che, come si sa, si praticherlinoo, a seconda dei casi, o sotto la cute, o nella cavita peritoneale, o nelle vene, o in altri punti. In qualche caso si può ricorrere alla inoculazione d!relta del s angue dell'ammalato negli animali; risultati positivi si sono pe1·ò soltanto avuti finora coi bacilli del carbonchio e della peste e cogli streptococchi. MALATTIE PRINCIPALI NELLI:: QUALI LA DIAGNOSI CLINICA VIENE CONVALIDAT A DALL'ESAME BATT ERIOLOOJ<.:O DEL SANGUE. -1. Febbre t1j0ide.- l recenti studi

sull'infezione tifosa hanno mostrato la presenza frequentissima, se non costante, del bacillo d'Eberth nel sangue quando si ricorra ad una tecnica approprinta la quale si fonda generalmente sul prelevamento di una quantità piuttosto notevole di sangue e sul pronto insemenzamento del medesimo iin terreno nutritivo adallo. Questa ricerca ha aC{!uislalo gr·ande importanza spe· cialmente per la diagnosi precoce dell'infezione e per quella diff'tlreoziale con altre malattie quali le infezioni settiche criptogenetiche, la tubercolosi miliare, la meningite tubercolare. Auerbach e Meyer insistettero dapprima per la pratica diap:nostica sull'isolamento del bacillo del sangue, ma è specialmente allo Schottmiiller, al Castellani, al N eufeld che dobbiamo i metodi più esatti per questa ricerca. Col metodo di S cbottmi.iller il quale avrebbe rivelato la pl'esenza del bacillo nel1"1<4 p. 100 dei casi esaminati, si fascia çon banda elastica un tratto dell'avam· braccio, si disinfetlala parte, si punge una vena sotlocutanea con siringa Llier, si pr elevano circa 50 eme. di sangue che si me~colano con agar fuso a 45° nella propol'zione di 2-3 eme. dl sangue .per ogni 6 eme. di agar, si porta al termostato; anche in seconda g iornata è possibile fare la diagnosi. Col metodo di CasLellani si semina invece il sangue nel brodo. Neufeld insiste sulla neces· sila di diluire accuratamente il sangue con molla quantità di agar o di brodo per impedire l'azione delle sostanze battericide del siero. Sembra che i ricercatori tedeschi prediligano i mezzi nutritivi solidi, qual'é l'agar, mentre gli italiani e i francesi preferiscono i terreni liquidi; Courmont e Lesieur raccomandano il terreuo di Cambier ; Romly una soluzione di 5 gr. Q.i peptone e 50 gr. di gluco~io in 100 eme. d'acqua da seminar si con una parte eguale di sangue; Co·nradi propone di recente un metiodo il quale ha il vanlaggio di non richiedere una quantità troppo grande di sangue; esso consiste nel prelevare il sangue merce la puntura, che_può essere r ipetula, del lobulo di un orecchio, nel raccoglier lo in tubetti contenenti della bile bovina la quale ne impedisce la coagulazione, e nel lasciare per qualche ora in termoslato facendo poi colture isolanti sull'agar Dri galsky-Conradi. Si può anche ricorr ere al sanguisugio col quale il sangue rimane liquido, non coagulabile, oppure si può usare il processo di Bergeron e Nattan-Lar rier che consiste nel1'11spirare il sangue, proiettarlo immediatamente in un recipiente di vetro contenente a cqua distillata ster1lizlata, con che si ottiene, in causa delle proprietà emolitiche dell'acqua distillata un liquido limpido, sprovvisto di fiocchi di fibrina il quale si ripar· Lisce in più provette e viene centrifugato. Gli studi di molti autori sull'argomento hanno dimostrato la grande imporlenza che ha questa ricerca nella diarYnosi del tifo· così il Curschmann trovò il bacillo nel l!angue 18 vçlte su 21 c;si, il Mammi 17 volte su 30 casi, il Rue·


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RIVISTE GENERALI

di~er 20 volle s u 30 casi, il Mollar 10 volte su J2 casi/il Perquis 38 volle su 40 casi, il Jochmann nell'83 p. 100 dei casi, lo Schottmflller nell'84 p. 100, il Rolly nelr88 p. 100, il Busr.Juet nel 100 p. 100. Il Courmont poi dice di aver trovato sempre i bacilli nel sangue verso la' quinta g iornata della malattia, e che i ger·mi rimangt>no fino. alla fine del terzo seltenado, raramente più tardi , conservando i caratteri abituali salvo una diminuzione nell'agglutinabilita. È da ricordarsi che- se nella maggior parte dei casi i bacilli tifìci si ~ono isolati allo stato di coltur·a pura, in qualche altro con complicazioni, specialmente con polmonite, si è avuto anche lo sviluppo di pneumococcbi, stafìlococchi, streptococchi. Siccome questi batteri si distinguono mollo facilmente d al bacillo di Eberth, cosi la diagnosi non otir·e a lcuna di fficollà. ~. Parat((o. Achard e Bensaude pei primi, poi in seguito una numerosa schiera di osservatori dimostrarono in alcune forme morbose che colla febbre tifoide hanno tanti punti di contatto da non esse1·e chimicamente differenziabili, la presenza nel san~ue di un bacillo alquanto diverso dal bacillo di Eberth-Gaffky e più prossimo al colibacillo, dal quale però si differenzia, spe· cialmente per alcuni caratteri colturali e biologici. La dimost1•azione di questo bacillo si fa seminando una · g ran quantita di san,:rue (4--5 eme.) in 400·500 eme. di brodo o di acqua peptonizzata, mettendo direttamente in termos tato il sangue· defìbrinato. 3. Colibacillosi. - · Il colibacillo fu isolato dal ~angue nel corso del clwlera noslras da Gilberl e Girode, in certe infezioni urinarie dA Sittmann e Barlow, nel sangue del fel'ato in un ammalato di itterizia grave da Hanot. Come é saputo questo germe vive abitualmente innocuo nell'intestino e specialmente nel crasso; qualche volta però esso può acquistare una grande virulenza e da r luogo a molte affr zioni locali e a distanza e penetrare nel circolo sanguigno per dar luogo ad una vera colibacillemia. Si sono O!"servate inoltre delle colibacillosi pseudotifiche come nell'epidemia studiata do De Raan e Kie witde Iooge su alcuni soldati; in questi casi le ricerche batler·iologiche, le l'juali J'ut•ono e· seguite colla puntura della milza, avrebbero molto probabilmente da to u n re· sponso positivo anche coll'esame del sangue. La ricerca del colibacillo nel s angue si fa come si é dello a propo~ ito del bacillo tifico e del paratifo ave ndo r iguardo specialmente ai caratteri differenziali basali sui dati morfolog ici, colturali e biologici. 4. Tubercolosi. - Le ricerche in proposito non sono molto numerose, n è sempre si hanno avuti risultati concordi per molle ragioni ma specialmente pel ratto che la tubercolosi come entità morbosa è nel più allo grado prote iforme nelle sue manifestazioni, nelle sue localizzazioni e nel suo andamento. In genere si può dire che le ricerche ad esito positivo furono specialmente fatte nelle forme conosciute col nome di tnbercolosi miliare acuta o general~z.oata, in quelle forme cioé che per la generalizzazione dei sintomi e per la rapidità del decorso assumono le parvenza di una malattia acuta da infezione. Cosi il Weichselbaum per primo trovò In queste forme il bacillo specifico nel san~ue; in segui lo il Llebmann fece esperimenti dimostrAndo che .ventit(uattr•o ore dopo un'incoulazione di tubercolina si hanno numerosi bacilli nel sangue e il Gary li trovò nei casi di tubercolos i acuta forse in rapporto colle notevoli ipertermie che qualche volta osservansi o con eerli periodi della febbre così deLta elica. Le ricerche più numerose però e più importanti sono quelle dtl Jousset il quale <li recente ha cercato di dimostrare la relativa frequenza deiJa


HIVlSTE GEKERALl

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bacillemia nel decorso della tuber·colo!:.i ac uta a vendo cura però di ricorrere ad uua tecnica speciale consistente n ella cosi della ino:3Cupia e nella inocula· zione negli animali. 11 J ou ss~> t raccomawla di attenersi Alle seg-uenti prescri· zioni: Si prelevano dall'ammalato almeno 40 gr·. di sangue di cui alcuni eme. s i seminano in 150-200 cm. di brodo ed il rima nenle s i rAccog lie in due provette sterilizzata; se il brodo rimane sterile si ha 1Tlolivo suJTicienle almeno per escludere altre infezioni del sangue all'infuori di rtuella tubercolare. Col rimanente del sangue si pr alicano inoculazioni negli animali e si fa nno le prove inoscopiche; ques te ultime sono fondale sulla dissol uzione dei coag uli che tengon impr1~ion ati i bacilli tubercolari per mezzo di un liquido peptonizzante che scioglie 11:1 fibrina ed il protoplasma cellulare senza alterare i batteri, sulla ce ntrifugazione del coagulo cosi disciolto e sulla ricerca microscopica dei bacilli nel sedimento coi noti m~zzi di colorazione specifìc:a. Dalle osservazioni in propos ito il Joussel trae le conclusioni che la bucillemia tubercolare può aversi nell'uomo in due condizioni ditl'erenLi, o come manifestazione secondaria , e questo é il caso più fr•ertue nle , o come manifestazione primitiva, e questo caso sarebbe ecceziona le ; anch'egli è d'avviso che la bacillemia sia p ropria dei casi acuti, rara nelle forme cr·on iche, e dipendente più dalla" es ten s ione ch e dalla profondità delle les ioni tubercolari. È da notarsi che accanto a 1uesti ricercatori che ammellono l'esistenza possibile di una sellicemia tuber·colare ve ne sono an che Ji quelli che la ne· j!ano. Cosi J'Jochmt1nn nega la posl"ibilii.A di tr·ovar·e i bacilli nel san gue dur·an te la vita e la ammette soltanto dopo la mor te cessando l'azione batteri· cida del siero sang uig no. La questione è quindi ancora oggello di dubbi e meritevole di ulteriori ricerche in proposito. 5. Febbre di Malta. - Pet' questa malattia l'esame baller iologico èel sangue ba molta importanza; la ricerca del rnicrococco specifico, insieme alla prova dell'agg lutinazione, anche più importante del resto, costituisce un ottimo mezzo per la diagnosi dift'erenziale il più di'Ile vol te difficilissima, fra questa rnnlatlia ed altre form e morLose quali la fe bbre lifoide, la malaria, la tubercolosi. i catarri gastrici febbrili, le setticemie criplogeneliche. È da notars i chp ad alcuni autori è riuscito di isolare il germe del sangue io circa un a meta dei casi. «. Carbonchio. - l n questa grave infezic.•ne c·.he spel"SO negli ultimi periodi acquista una vera forma selticemica la dimostrazione del bacillo specifico nel sao~ue può esser facile, specialme11Le se si ricorre alle collure. Si può anche ricorrere alla inoculazione di r etta del san~ue a d un a nimale r&cetlivo come la cavia nella quale si avrà per tempo l'edE>ma locale nel punto dell'innesto seguito poi da uoa setticemia caratteristica. L'esama microscopico del san ~ue l'iesce spesso negativo; rrualora però si presentino dei gros~ i bacilli a venti i caratteri morfologici, la disposizione special e e l'immobilità caratler·istica del germe carbonchioso si potranno anche tralasciare le allre prove essendo già abbastanza dimostrata l'esistenza di una setticem1a da carbonchio. Può darsi, in conformità delle e sperienze sugli animali sopra citaLe, che, al· meno in alcuni casi, possa l'invasione dei germi nel sangue essere pi ù precoce di quello che non si cr eda. 7. Moroa. -In rarissimi casi!sembra che ànc he in questa infezione si sieno trovati i bacilli nel sangue. Occorre d1re a questo proposi to che l'esame microscopico del sangue puro e semplice ci fornire bbe dati ben poco sicuri. B isognerà qui ndi ricorrere alle inoculazioni negli animali, specialmente alla prova 18 -

<Xornalt medtco,


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RIVISTE GEN!ì:R,\LI

di Strau~ e alla coltura in mezzi adaLti, special mente allo colLura caraUerislica sulla patata. Nel sangue Mll'uomo ammalalo il bacillo venne r iscontrato dal L omer , dal Stllmann, dal GoutchakMf. Pe r l'esame micros copico sono raccomandabili la colorazione col bleu alcalino di Lòfll er e la colorazione col metodo di Kill (soluzione rli violelLo di genziana e soluzione di potassa causlics 1 p. 1000 in parti eguali, oppure v io lello di genziana e soluzione di amm;:,niaca al O,!J p. 100 pure in parti eguali ; si colora per 5 minuti, si lava con soluzione d1 acido acetico all't p. 100, alla quale s i aggiunge tropeolina a goccia a goc· cia sino a color·azione gialla, si rilava di nuovo). 8. Lebbra.- La pres enza del bacillo della lebbra nel sangue cosLiluisce una Ye r·a rarità. Si troverebbe del resto sol tanto nei casi acuti fe bbrili, come a ·vreb· ber·o dimostr alo le rice rche del Babès in opposizione del resto a quelle del lleaven, del Rake, del Buckmasler e del Thomson . !l. influenza, -Il bacillo di P feifT~r venne trovato nel sangue circolt.mle ed in casr gra vi dal Canon, dal Klein e dal Bruschettini. Il Beck però contes ta la esattezza delle ricerche del Ca uon e del Klein e ricorda che nè al Goldscheider né al Mossè t•iusci mai di coltivare il bacillo dal sangue e che le e sper.ienze di Corni! e Chantcmesse, colle quali si ottenne l'infezione dei conigli inoeulandoli col sangue di un ammalato d'influenza, danno l'impressione che s i tratti di un'infezione secondar ia. Ad ogni modo volendo ese~ui re ricerche sul proposito, bisogna r icordare le drllkoltà elle esistono per fare una buona diagnosi differ enziale del bacillo di P feiffer, sia per le iuct~rtezze delle sue proprietà mo r·fologiche, sia per le dillico ltà di colliva zione, sia per la poca altendibililti delle prove di inoculazione sper imentale negli animali. 10. D~fle rite. - La diagnosi batteriologica della difLer·ite ha tutta la sua importanza nella constatazione del germe specifico nelle pseudomembrane ed é quindi natural e che l'esame de: sangue sotto ques to punto di vista abbia una i mpor·tan~a m ollo secondaria. Del resto sembra che la presenza del bacillo nel sangue sia soltanto eccezionale in alcuni casi gr·avissimi, come avrebbero di· mostra to le ricerche del Frosch, mentr e altri autori fr·a i quali lo Zacchiri n~· g !Je rebbero tale possibilità. È da notarsi pe ro che alcun e esperienze del Cun· ghi-Costanlin i e del Mi·lin ha nno dimostr Ato che, se nell'infezion e dill.erica pura non ha luog o l'mvasione del bacillo di Lijliler nel sangue, questa invasione pub aver luogo quando si associa un'infezione dtt streptococco o da s lafilococco, il c he fa pensare che app un to le forme gravi sellicemiche dove le complicanze e la gravità souo pr·ocurate specialmente da queste simbiosi, s ieno quelle nelle quali è possibile di mostra.r e la presenza del bacillo . Volendo fare la ricerca del bacillo difter ico nel sangue, bisognerà tener·e g ran calcolo dei suoi caratteri morfologici, della s ua resis tenza al Gr·am, della presenza dei granuli polari dimostrabili con adatti mezzi di colorazione qua le qu ello di Neisser e ricordar e che per le cos e delle più sopra non sar·à difficile, do vendo fa r colture, essere co!;Lr elli ad una rigorosa tecnica per l'isolamento !<U O dagli e ventuali germi pioge ni concomitanti. il. Peste. - In questa terribi le malattia esotica l'esame batte riologico dcl ·sang ue ha spesso un'im por la uza capitale. È nolo infatti come vi sieno dei ca si di pes te i quali, per non aver e loculizzazioni apparenti o per essere rap presentati sem plicemente da una g r·a ve polmonite, non potrebbe l'O essere diagnosticati se nza il sussidio della ricerca batter iologica. Non potr ei meglio trattare l'ar gomento che ricordando le prescrizioni che sul proposito ci dà il Mus ehold


RIVISTE GE:\KRALI

nel !:'UO ottimo lavoro sulia peste e sulla sua p1'ojllassi. Egli conl'iglia tre or dini di ricerche: l'esame microscopico, le colture, le esperienze suglì animali. P~r l'esame microscopico si allestiscono i preparati nel solito modo e si trattano o con bleu di metilene semplice, o con bleu alcalino di Lò fller, o con bleu di acetilene al borace, o con soluzione di Z1ehl diluita, o con violetlo di genziana; si procede inbltre alla colorazione caratteristica dei poi\ fissando in alcool assoluto per 25 minuti o in una miscela d'alcool ed etere per pochi secondi, colorando poi con una delle dette sostanze. Per le colture si usa il brodo, o l'ag:ar debol mente alcalino, o il siero di Lolller q uando il sangue sia relativame nte puro; quando invece sia presumibilmente inquinato con altri germi è consigliabile la gel1:1lina per coltm·e in piastre. P er l'esatta determinazione delle colture servono poi la pr·ova della mobilita, la colorazione al Gram, la coltura ulteriore in agar al 3 p. 100 di sale per la produzione delle forme d'involuzione, la coltura in brodo debolmente alcalino per la formazione delle catene e,·entualmeute la prova della fermentazione. Per le inoculazioni sperimentali s scelgono le cavie e i ratti, i ratti bianchi specialmente. Secondo le ricerche di Kolle e Martini si istillera un po' di sangue nella congiuntiva, un altro poco si inoculerà sotto cute, una certa quantità si stenderà sulla pelle dell'addome rasa, usando per tali esperienze da 4 a 6 ratti. Il prelevamento del sangue si farà o dal polpastrello di un dito, oppure meglio con un salasso, mettendo il s angue in recipiente sterile e successivamente ùefibrinandolo. 12. 1\feningite cer eb1'o-spindle.- Si sa oggigiorno che nella ez iologia della meningite eer·ebro-spinale è ammessa la moltiplicità dei germi e che anche nella cosi detta meningite cet'ebro-spinale epidemica pure ritenendosi di gran lunga più frequ ente la presenza del meningococco intractlllulare di \Veichscl],aum colle sue variata, non 6 impossibile, come anche le recenti epidemie svilupoates i in Germania hanno dimostrato, che altri germi CJUali specialmente il diplococco di Frànkel, gli sh'eptococchi, g li stafìlococchi dieno luogo alla medesima forma . Queste osservazioni danno alla vera meningite epidemica un car attere speciale pel quale si deve riconoscere che l'epidemicità della malattia, dal Iato eziologico, non si deve attribuire alla specificita dell'agen te potogeno, ma a qualche altra causa che anr:ora ci sfugge. Sè nellt! meningiti cerebr o- spinali comuni, generalmente secondarie, spesso (lipendenli da gravi infezioni generalizzate, da setticemie diverse, •è facile tro "are l'agente infettivo nel sangue circohmte, non cosi è per la vera meningite cer ebro-spinale epidemica e specialmente per fjuella data dal meningococco di \Veichselbaum, nella quale le osser vazioni non sono del tutto concordi. Citerò cosi. le ricerc;he di Oslet' il quale a vrebbe trovato una volta ti m enin gococco nel s angue, mentre il Councilman e i suoi coadiutori Albrecht e Ghon non avrebbero mai trovato il germ e né coll'esame microscopico nè colle coltm'e, e çiterò ancora il Weichselbaum il quale, ricordando la possibilità cha nella meniogite cerebro-spinale s i abbiano melastasi nelle articolazioni e n ell'apparato oculare, ammette anche implicitamente la possibilità, almeno in un dato momento, della presenza del germ" nel sangue circolante; di questo avvi~o è a nc he il Marx. Si ricordina, volendo fare ricerche sul meniogococco, le difficoltà che esistono nella sua identificazione sia per g li incerti caratteri morfologici, sia per la variabilità dei tipi . sia per le difficoltà colturali, sia per l'insufficienza dei dali r icavabili colle ·inoculazioni !:'per·imentali.


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RIVISTE GENERA.Ll

13.Jnfe:ione gonoeoccica.- La blenorragia non e più da considerarsi, come si faceva una volla, quale infezione esclusivamente localizzata agli organi ge· nilali; essa è capace, come ris ulta dalle odier ne ricerche, di invadere l'orgl\; nismo per mezzo del torrente cir·colatorio e produrre delle lesioni metastatiche specifiche quali le pleurili, le peritoniti, le artriti, le irili, le endocarditi e for·· s'anch<~ le pneumoniLi. In alcuni cas i poi si ha una vera sepsi da gonococco senza localizzazioni di sorta come quellì di Pr·ochaska, di Ahman, di Pani chi, di Oolombini, di Krnuse e quello interessantissimo descritto non è mollo dal capi\-Gno medico dotL Gr~xoni. Né s i può negare che anche nei casi comuni di blenor ragia genitale non si possa in qualche momento avere una invasione dei gonococchi nel sangue, quando compaiono sintomi generali di qualc he in· tensit-à quali il malessere, l'abbattimento, la cefalea, l'insonnia, i disturbi gastrici, la febbre irregolare inter~!alala da brividi. Cosi nel caso os~>erva to e descritto dal Grixoni si e'bbe una gonococcemia ricorrente di lunghissima durata con particolarità cliniche assai impor' tanti sia per l'andamento generale, sia per le manifestazioni febbrili, s ia per le oscillazioni del reperto ballerioscopico. Sarà quindi opportuno in certi casi di malattia febbrile lunga, ùi diaRnos i incerta, s enza localizzaztoni speciali, in individui affetti da gonorrea, .ricorret'a alla · diagnos i emobatterioscopica la quale può fornirci dei dali p r·eziosi sulla natura dell'affezione. Nella ricerca del gonococco del sangue si affaccia come nelle altre affezioui setticemiche la poss ibilità di fu r e una diagnosi microscopica e ~o !Lurate; in quanto alla diagnosi bi olo~ica coll'inoculaziooe neg li animali non é il caso di parlare, essendo noto che J'espel'imento sugli animali ha dato fino ad ora r i~ultali o incerti o nulli. In genere l'es ame diretto del sangue non da alcun ri· s ultato ed è anche da l'icol'df.u si , nel caso di r eperto positivo, la pGssibilita di una confusione col rnen ingococco di W eichselbaum , il qual fatto non si d<'ve trascurare daLa la grande~ somiglianza fra i due germi e ammessa vera l'i poLes i di alcuni autori recenti, che questi due germi rappres entino per lo meno due varietà di uno slesso ceppo. Dovendo fare l'esame microscopico s i dovrà ricordare l'importante carattere della non r esis tenza d~:~l gono~occo al Gram. In genere però J•esame mi· croscopico dà ris ullali negativi. B isogna perciò ricorrere alle colture le quali si faranno o in brodo Cùn san~ue, o in agar-sangue o io agar di Thalmann. 14. Erisipela.- Le ricerche più note sono quelle di Noordens raccogliendo il sanp;ue delle vene di un cadaver·e, quelle del Pelrusck y, del Lenhartz;, del Pfuil l, del Royer nel sangue circolante le quali avrebbero dimostrato la presenza dello s treptococco. Sembra però che esso si trovi soltanto nei casi g ravi, giacche in 16 casi, ma legg-eri, il Kraus ebbe r isullati n egativi. P er' la diagnosi batteriologica può servire il semplice esame microscopi·; o del sangue ed anche le inoculazioni n egli animali possono dare risultati positivi. Più difficile è otlenere delle colture per le esigenze speciali èhe ric hiede lo stafìlococco circa ai terreni nutritivi. l 5. Setticemie. - È nella diagnosi delle setticemie, sia delle forme manifeste come di quelle larvate, sia delle fo rme dip-endenti da una localizzazione accertata come da quelle criptogeneliche, che l'esame batteriologico del s angue può essere di una indiscussa ·utilità. Come dice il Roger, i ger mi delle setticemie specialmente lo stafìlococco, lo streptococco, il pneumococco invadono il sangue più spesso di quel che si cr ede. Soltanto si trovano in esso in cosi picco!


RIVISTE GENERALI

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numero, che riesce spesso Jiflìcile scuoprirli. Bisogna a llora seminare od inoculare grandi quantità di sangue; si constata allora che i germi vi si trovano anche nei cast benigni, sebbene sieno più abbondanti nei casi gravi. A questo proposito si hanno delle cifr e r iportate dal Bt~co le quali sono mollo dimostrative; avrebbe trovato cioè in relazione alla polmonite che in 56 ammalttli l'l volle era dimostr abile il pneumococco nel s angue e che, in questi ammalati, d i :w che guariro no 2 soli"avevaao il sangue invaso dai g et•mi,di29cheguari J'Ono 9 avev ano il !:!angue infello. Il Roger ci dA pure alh·e nozioni importanti. Cosi egli nola la presenza dello stafilococco nel sangue in seguito a foruncoli, ad antraci, ad osteomieliti, ad infezioni puer perali e chirurgiche e nota a ncora che secondo le ricerche del lakowski, cvntrarie invero a quelle dello Straus, nel sangue di alcuni tuberlosi a st.adio avanzato furono r iscontrati per mezzo della puntura di un dito stafìlococch i e streptococchi; questo fatto starebbe a dimos trare la parte i m· portante che hanno i piogeni comuni, oltre allo sviluppo delle caverne tubercolari, alla genesi della febbre elica; nola inoltre la frequenza dello stre ptococco agli ultimi momenti della vita nel sangue dt>gli amma lati che soccombono alla scarlattina, al morbillo. al vaiuolo, alla et·isipela. I n questi ultimi tempi si sono poi riscontrate una quantila d i sellicemie prodotte dai più svariati geemi e sviluppatesi in modo autoctono, quali le setticernie da s treptococco, da st.aRiococco, da pneumococco, da colibacillo, rla telrn:reno come il caso interessante descritto dal Fornace d'infezione g rave, a lungo decorso, co n.. febbre a tipo remillente, senza localizzazione speciale, causato dall'invasione nel sangue del tetrageno, e i due casi descr·itli dal Grixoni di setticemia da bacillo cer eo albo. Acr:an to a queste selticemie che sono le più rrequenti ve ne sooo poi altre più rar·e ma non.meno import.anli, ne lle rruali sono stati r iscontrati i più sva1·iati germi; fra ques ti sono da annover·arl!i il pneumobac.illo, il proteus hominis r:ap~{tlatus, il p r oteus oulyaris, il proteus seplir:us, il proteus r:apsulalus septicus, il bacillo della psitlacosi, il bacillo piocianeo, il bacillo pseudo carbonchioso, il bacillo de lla selticemia emorl'agica. il &ra·illus ."'eptieus pulid us.

..

•• l la tutto quello eh e precede risulta adunque dimostrato che l'esame baltedel sangue può in determinati casi essere di g rande aiuto nella dia· gnosi di molte molaUie infettive. Volendo ora riassumere i daLi più importanti relativi al nesso che queste r icer·che hanno colla clinica, si può co~ Ferrio di· sLinguere le batteriemie in tre tipi pl'incipali e cioé una batterremia pura con sintomi ge.nerali ed assenza di localizzazioni, una batteriemia primitiva con localizzazioni secondat•ie, una batteriemia francameme secondaria. Al primo tipo appartengono 'tutte quelle sellicemie nelle quali non è palese il focolaio d'or·igine, t utte le sellicemie dette a ppunto per ciò cr ìptogeneliche; a l secondo appar tengono quelle forme nelle quali il germe infettivo mosll'a predilezione a speciali localizzazioni in d etet•minati o rgani dell'economia come' può evvenire pc.r· la batteriemia da bacillo di Eber ~h, da pneumococco, da gonococco ecc., al terzo apparleogono le setticemie che si sviluppano e s i dimostrano soltanto a periodi inoltrati di una malattia viscerale. Ognun vede come l'esame batlerioICigico abbia la massima impor ta nza nel primo di questi tipi ùi batteriemia. Né q u i é tutto chè al gior no d'oggi bisogna ammettere anche l'esistenza di ri o lo~ico


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RH''JSTE GENERALI

forme fru ste, abortive di infezioni, le q uali, pur non manifestandosi con sintomi speciali, ma S0lo dando luogo a fenomeni d'ordine generale fra i quali in prilllo luogo la febbre, stanno per·ò sempre ad jndicare un processo infettivo esaut'i· tosi per diverse l'agioni, soccombcnle nella lotla contro l'or ganismo, importantissimo però nella produzione di certi fatti di immunità naturale, i quali pos· sono da ciò trarre la loro più probabile spiegazione. Anche in questa evenienza la ricerca batteriologica può dat•e degli ottimi ris ultati. È da augurarsi che i progressi della batler·iologia e specialmen te quell i della tecnica batterio· logica apportino I.HlCora maggior luce nei pr·oblemi non sempre facili e semplici che la diagnostica delle malattie infettive ad ORni momento ci pone inna nzi. Firenze, marzo l !lOi.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIV1S1,A MEDICA TouSSAINT, SrEuR, L orsoN, LABtT, 0f':MMLER, TANTON.

SoLMO:-~ e SJMONIN. -

La llnfadenlte me•enterica •uppuratlva, durante t1 cleoono della febbre. -- (Bulletin de la Soc. .de med. militaire (ran~:atse, Parigi, n. 1 e 2, sedute del 6 e del 20 dicembl'e 1!3116). Il Toussaint già altra volta e per il primo ha indicato la linea di condolla da seguirsi nell'intervento chirur gico in casi di p erforazione intestinale tifosa; !;i deve provvedere, cioè, non soltanto alla sutura dell'intestino, ma, ancora, al trattamento della liofadenile suppurati va ùel mesenterio. Ègli r~cconta di un soldato che, durante un ileo-tifo, presentò sintomi palesi di perilonile da perforazione , con tene~ mo ve~cicale e dis ur•io, benché al CdleLerismo la vescica risultasse vuota, e con segni fìsict rile\'anti la presenza di notevole quantità di liquido nella pelvi. La laparotomia, inlaLti, mise a giorno. un abbondante versamen lo sopra ed intrapelvico, costilui to da circa dufl Jitr·i di con tenuto intestinaEe e di pus: esisteva inollre una perfor·azione dell'ileo, che venne chiusa con. sutura a borsa di tabaçco e poi inf'ossala longiludinalmente solto qualtro punli staccAti, trasversali, a lla Lemberl. Si ritrovar ono pure due gangli linfatici meseuterici,della grandezza di una noce, flutluanti, i cui str·ati periferici, tuLtavia, erano ancoJ"a s u fric ientemente spessi e res i :~l~ n ti, tanto da non minacciare pi'Ossima l'nlcet·azione. Dopo un immediato migliot·amento, l'infermo due giot•ni appresso mori in collasso cardiaco; la sutura aveva ben tenuto, comll dimostrò la necroscopia, ed i due gang-Iii, scemati in volume Ji circa la metà, racchiudevano della mArcia omogenea, fluida e bia nca, senza che, per altro, si mostrassero ulcerati. Ora il T oussainl si domanda se la mancata enucleazione di simili ganglt non possa aver determinata, per infezione selLico ·pioemica, la morte dell'inrermo, gia pervenuto a così grave sta to di sfinimento. Egli crede che, e lfelti vamente, allorché, durante l'interven to contro una perforazione in testinale tifosa, si trovino glandole !infatiche mesenlePichc s uppurate o in via d i suppurazione, s ia obbligo preciso di enuclearle. Cita il caso del Bouilly, che in un iratervenlo di laparotomia per appendicite estirpò un gan glio mesente rico s uppurato ed ottenne la guarigione dell'infermo ; s'app0ggia ai casi, ai la vori ed alle vedute al rigua rdo del Bonjour, del Brouardel col Thoinot, del Louit<, unita mente al J enner, del Fraenkel, deii'AudPt e del R ochard, per concludere che, allorquando s'inter•vieoe per un'ulcerazione perforante t ifo~a. si deve sempre AnchA esf\minare lo s tato dei gangli mesenterici, ed, al bis0gno, enucleat•li. In ogni caso di perforazione Lifìca havvi sempre fondala presunzione della l ~ro concomitante flogosi suppurativa. Alla ma ncota diagnosi ed e51Lir pazione dt dette. glandole, cosi alleralP, de vesi fo rse aLtr1buire buon numer o degl'insuccessi Jopo interventi contro ulcer e tifose perfManli. Anzi il Toussainl


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RTVISTA MKDICA

descrive dei casi, ch'egli c ~iama di falsa pet·forazione, nei quali di quest'ultima si hanno tutti i sintomi cEnici, menlt·e poi si riscontra soltanto una mesenterite ganglionare suppurati va; ebbene in tali casi é obbligo, parimenti, d'intervenire, come, con pieno successo, fecero il Deforme, il Rochard, e I'Alglave col Boisseau. • Facile del resto è la tecnica operatoria della loro estirpazione: sulurato l'ileo, lo si circuisce ft·a il pollice e le altr·e 4 dita di sinistra ; quest'ultime si fanno scorrere sulla faccia posteriore del me~en terio fino al ganglio ammalato per solleva rio e metterlo così in evidenza: baslera allora intaccare col bisturi il fog-lietto peritoneale anteriore, che lo riveste, perché, sotto la pt•essione combinata fra l~ cinque dita, esso si sgusci con tutta ft~cililà. L'O . aggiunge alcune considerazioni sull'i ntervento in casi di peritonite da perfot•azione tifìca, che lì nora é stato ~e~uito assai raramente da successo e

s'appog-gia alla peopria esperienza, alle opere ed ai lavori del Veau, del Lejars e det Fix col Gaillar·d, per formulare il precetto. che allorquando si sospella l'esisteuza d'una tale perforazione si deve operat·e all'istante, se possibile, ed, in ogni modo, in media, llOn ollre le 21 ore, poiché s itfatto accidente riveste i caralleri chirurgici d'estrema urgenza, e le statistiche tutte sono purlt·oppo concordi nell'additarci l'esito infausto che, in genere, segue ad una ritardata laparotomia. · Lo stesso contegno s'impone al chirur~ro in caso di perforazione dell'appendice, dovuta ad ulcere. tifosa,alla quale facilmente s'accompagnano J'adenolintlte del t•elativo rneso e l'iniezione peritoneale seguita da morte. · Il Sieut· ha operato un'appendice cangrenata e avvolta in un a scesso.: al· l'esito le tale dell'infermo, avvenuto quattro giorni dopo, contr ibuirono certa· mente numerosi::>simi f•1colai purulenti con sede nei gangli mesenterici, svelati solo dall'autopl'ia. In un tifoso mor-to durante la convalescenza, in seguito alla t·epenLina comparsa di gravi fenomeni genet·ali, il reperto necroscopico rlimostrò che un intervento sarebbe stato inefficace, · perché la causa dell'infezione t•isiedeva nell'intestino gra,·mnen te ulcerato, ma sen za perforazioni, per quanto coesislessd, come fatto secondario, uno grave e vasla mesente· rile ganglionare non supput·ata. In un terzo caso, parimenti d'ileo-tifo, in quind icesima giornata, s·i cot~statò alla palpazione un identico ammasso di gang h mest>nterici tumefatli, che risol vette pero gradatamente e lentamente lino. alla guari gione. Questi tre casi dimostr·ano adunque che l'adt;nile mesenterica non sempre si comporla allo stesso modo; certamente, se essa ha r aggiu nto la suppura· zione, occone intervenit·e per· liberare il pus, ma quando l'infezione generale é dov uta alle lesioni tifìche intestina li, bisogne asteners i. Ad ogni modo quando si opera una laparotomia per appendicite o per ulcera perforata ileo-tifìca, egli, col Toussaint1 crede doverosa l'ispezione dei g-angli mesenterici . Non crede poi che, clinicamente, duran te un ileo-tifo, la presenza d'un versamento nelle region i declivi della cavità addominale sia sempre sintomo di avvenuta perforazione inteslina le o appendicolare. lovero, quando le ulcere tifiche sono profonde e numeeose, coesis te sempre una certa quantit.A di liquido sieroso e sterile nell'addome. Egli ne cita appunto un caso assai dimostr ativo, in cui la lopsrotomia, eseguita in seguito ad un simile errore diagnostico, svelò un'abbondante sier o-pelvi, sterile, accompagnata da ingorgo dei gangli mesenterici e delle placche del Peyer, ma senza la menoma perforazione.


BIVISTA MEDICA

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Il Sieur condivide pienamente l'opinione del Toussaint cirCJl il sollecito inte rvento in caso di perforazione ileo-tifica. Il Loison, per quel che riguarda il trattamento nella perforazione intestinale, tifosa , crede che, se questa s'avvera nei tre primi settenari del morbo, quando l'enterorrafia da soltanto H esiti felici su 100 operati, sia miglior partito lo stabilir·e, come fa l'Escher, un ano contro natura dell'il eo, che agisce quale det' ivalivo nelle tossine enteriche e previene lo sviluppo dei sintomi d'occlusione e di meteorisrno consecutivi alla _paralisi intesti nale ed il manifestarsi di nuove perforazioni. Ma dopo il terzo settenario é più opportuna l'enterorrafia longituùinale a punti di Lembert staccati, che fornisce da 37 a 57 s uccessi ogni 100. Egli ha frequentemente riscontrata nelle autopsie l'adenite suppurati Vl'l mesenterica, ma essa in genere colpisce numero*'i gangli contemporanenrnente, cosiccM sarebbe assai indaginoso il volerli tut.ti enucleare. I n una flerie di 70 tifosi osservati dal La bit, 3 ~orirono di perforazione intestinale: ebbene, l'anamnesi dimostrò c he essi, quando si presentarono per la prima volla allA visita medica, si trovavano ~ i à io avanzato periodo febbrile. L'Ll. sospetta in ciò un fallare primor.liale che spiegherebbe grande influenza sull'ulteriore grave decorso del tifo e quindi sulla perforazione. Per quel che riguarda la peritonite da perforazione é certame nte oramai fuori di dubbio che il buon esito dipende sopratutto dalla prontezza con cui s 'interviene e, quindi, dalla precoci là della dtagnosi; ebbene, finora,· purtroppo, noi non possediamo alcun criterio s icuro al rig ua rdo, poiché, in pratica, non lo si· può :sospettare se non qualche ora, almeno, dopo il suo esordio, e ciò perché l'effrazione dell'intestino, non s'ap palesa in maniera brutale, non solo per lo affievolimento del sensorio del paziente, ma anche perché il ..:onten uto enterico si versa assai lentamente, in genere, nel cavo peritoneale, attr·averso una fessura stretta ed a margini tumefatti. Si &piega così perché, allorquando s'interviene, si sia gia foemato, come nel caso del Toussai nl, un copioso versamento, che naturalmente aggrava di mollo il prognostico. Buoni criteri e precoci sono senza dubbio la diarrea e, in specie, l'esis tenza d'una zona dt subollusité. che sorpassi le arca te crurali e il c ui livello superiore, parallelo a queste, si sposti, inclinando il bacino, s intoma ques to che fu controllato con esattezza sul cadavere dal Toussainl. Ciònondimeno il diagnostico precoc'3 di perforazione intes tinale é semp1·e delicato e difficile. Nello stesso ordine d'idee, il Demmler é d'avviso che l'indicazione all'intervento in caso di 1>erforazione, debba poggiare piuHosto su un complesso di sintomi; anziché sopra uno solo. Il prognosti~.:o, poit dipende specialmente dal grado c.ui è pervenuta l'infezione, nè migliora coll'estirpat'e i gangli mesenterici , che rappresentano solo l'esponente della reazione alla medesima. Io appoggio alle vedute del.s ~eur, il Tanton narra di un caso in cui s'intervenne per probabile append"tcite, tanto più che la siero-diagnosi titlca era negalìva, riscontrando invece un verl:!ameoto endoperiloneale sieroso citrino, sostenuto da coesistenti localizzazioni ileo-tiflche, ma senza alr.una rottura intestinale . li Solmon, in base alle proprie osservazioni,. sospetta l'alcoolismo come predisponente alle perforazioni ileo-tiftche. Si tratta opinione é condivisa dal La bit: sembra inoltl,'e che questo gravissimo esito sia più frequente in alcune epidemie, e legato quindi, in qualche modo, ad una specie di genio epidemico.


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RIVISTA M!i:DIOA

Il Simonin è in grado di affermat·e che durante la febbre tifoidea l'ade.nile mesenterica suppurativa è di gran lunga più. frequente in Alger•ia ed in Tunisia anzichè in Francia, ove, del resto, in genere, si presenta lirnitata a n on molli gangli, cosi che ne riesce più facile il trattamenlo chirurgico durante una laparotomia. Il Toussaint, concludendo, l'iliene che la probabilità d'una adenopatìa suppurata del mesenterio sia un'indicaz ione assoluta pel chirurgo operante in caso di perforazione tifica, di verificare anche lo stato dei gangli e, al bisogno, d'enuclearli. · Quando poi si riscontra una zona di subottusità al disopr a delle ar·cate cruJ'ali, s i è autorizzati a concluderne soltanto che esiste o pio-pelvi o siero-pelv! od emo-pelvi. PASSERA.. Prof. ErcHHORST. - lllentnglte oerebro -aplna.le epldemloa. - (Deutsche mediz. Zeitung, n. 47, 1906). L'autore accolse nell'ospedale principale di Zurigo , dal marzo al maggio 1906, H ammalati dr meningite cerebro-spinale epidemica e fra questi erano due soldati da pochi giorni congedati. La magg ior parte degli infermi avevano sorpassato, di poco, l'età di quindici anni; il ineno giovane era nel trentatreesimo tumo. La malattia presentò quasi costantemente r igidità cJell a nuèa, e febbPe non mollo elevata. In un te rzo dei casi però si e bbe una poli-artrite grave e do· lorosa, la quale in quattro individui terminò coll'anchilos i del polso e della s palla s inis tra; l'anchilosi scom)Jarve in seguito a lung he cure di terapia fi~ ica. Nella me la dei cas i comparve l'erpete facciale, esteso ad una metà della faccia. Fu osservata costantemente uon leuco-citosi cospicua. La cifra d ella moJ'lalilà sa li al cinquanta p. 100. Dal punto di vista analomo·pAtologico l'autore J ice di avere riscontrato in tre so~getti varii focolai di emorragia cerebrale ed in due individui focolai di otite media suppuraliva complicata ad essuda ti ·eodo-cranici e s pinali. Ri ~pello alla cu ra, egli nsserisce di avere av-uto vantaggi cons iderevoli dall'uso della fenacetina e morfina. FUNAIOLI. Dott. GANSER. -

Cura del dellrlum tremena. -

(Miinchner medi:zinische

Wochensehri(t, n . 3, 1907).

L'autot·e a ccenna al fatto che la questione della cura del delirium tremens <è tullora aperta e che vi s ono, in Ge rmania almeno, cli~icj illus tri i quali sottraggono, nella terapia di tal fot·rna morbosa, l'alcool agl'individui affeUi da delirium. Eg li dal 1890 al 1905 ebbe in cur·a 1051 soggelli. In una meta dei èa>"i, in c ui fece uso dei vecchi metodi di cura, ebbe una mortalità del selle p. JuO; n ell'altra metà, cur·ati con metodo proprio, ha avuto una mortalità dell'uno iO . lOO. Perché ha egli ottennto il miglioramento della cifr·a della mol'lalitb.? Partendo dal principio éhe i delit·anti, quando non muoiono per s uicidio od infezio ne, s occombono a paralisi cardiaca, eg li ha volta diligente osservaz ione al cuor e, il qu ale sotto l' infiuenza dei disordini di mo to da in ques ti in· fe1·mi segni di debolezza . E dis tribuis ce ad essi, tìn dalle prime ore della lo ro e ntrala nell'ospedale, un g rammo di dig itale diviso iu cinque pre !"e, e ri pete !Periodicamente l'uso di questo m edicamento, inlegrandolo a seconda dei c a s i colle iniezioni di olio canforato. F uNAIOLI.


RIVISTA :MEDICA

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Dl un mezzo speolale per la dlfferendaslone del prooasi •uppuratlvl tubercolari e quelU eU altra natura. - (Deutsche medizin. Wocltenschr, n. 7, 1901).

lhNs KoLACZI!K. -

Si era già dimostrato che il grado dell'azione del fermento proteolitico del :::angue sul sier o è proporziona lo al contenuto dei corpuscoli bianchi con nu · eleo alterato e rispettivamente ai loro prodotti rli disfacimento . In comunicazioni anteriori Mì.iller e J ochmann avevano provato che il pus tubercolare non trattato, in ,zénerale non possiede alcuna azione fermentativa sulle piastre di Lotner. La tecnica è la se14uente: Nella ricerca dell'esame del pus si portano a mezzo di un'M•sn di platino, di un bastoncino di vetro o di una pipetta, alcune goccie del mater iale da esaminare, sopra una supel'fìcie uniforme di una piastra di Li"t(ll ~r che contiene un discreto strato di siero sanguigno dii vitello, coagulalo (eventualmente con l'aggiunta di qualche ~o· di zucchero o d'uva). La piastra di Liilller cosi trattata è tenuLa per lungo tempo, sino a 2i ore, in una stufa a 50•-55• é s i esamina se dopo trascor so CJUesto tempo, vi siano nel siero coagulato solcature. Se manca razione del fermento esse non si presentano: le goccioline di pus si essiccano, lasciando la s uperficie, piastra di Liif"llt• r, invariata. Se il processo tubercolare dal quale si or·igina il pus er·a prima s tato trattato con jodofor•mio, ne risulta manifesta prova della digPslione delle ~occio­ lìne seminate ~ul siero. Mliller e Joch ma n n inoltre sperimentarono che anche cr,Jl'aggiunta di iodo sia alter•·eno nutritivo sia ali" esame del puF<, non si ha né un rileva 11te arresto, nèuo a cceleramento manifesto della proteolisi. Da ciò ne deriva che l'insorgere dell'azione digestiva, in seguito al trattamento coll'iodoformio non dipende forse da una diretta azione cbim.ca dt!l processo fermentativo ma indirettamente da un'azione proveniente dai leucociti polinucleari. Si deve quindi secondo Mì.iller e Jochmann ascrivere l'azione s alutar·e del trattamento con iodoformio e glicerina ad un'azione leucocitica, per· cui F<i or·iginano processi acce ntuati di diges tione che li rende acce!'lsibili ai corpi Albuminoidi. Per il fatto che si osservò una mancante azione ferm entali va sul terreno nu~ritivo coll'esame del pus di origine tubercolare, Miiller e J ocbmann conch iusero, che sia da ascr·iversi un valore pratico rilevante, per la diagnosi ditf~renziale tra il processo tubercolare a quello di altra natura, al diverso comportamento sulle piastre di Lòffier. Dalle ricerche fatte dagli AA. su ricco materiale si venne a conchiudere: 1o C!Je nei processi tubercolari veri non tra ttati, chiusi, manca ogni azione di fermento pr·oteolitico del pus sulle piastre di LiiJ1ler; 2• Che il pus tubercolare non tr·atlalo può portare a fo rmazio11e di inlaccature, solchi sul siero c·o agulato, quando interveng a un'infezione m ista. Questo accade sopraLulto nei casi con esiti di fistole ed in atTezioni tubercolari delle glandole del collo; 3° Che anche nei processi tubercolari veri possono aver Juo~o fenomeni digeslivi, i quali in paragone a quelli dati da cocchi di pus fr·eschi , sono di assai poco rilievo, su piastre di Loffler, quand0 il processo sia St>llO l'influenza , del trattamento con glicerina e iodoformio: 4• Che sotto l'influenza dei momenti accennati al n. l e al n. 2, specialmente nella contemporanea azione del tratlamenlo con iodo formio e glicerina e della infezione secondaria, può l'azione di'gerente del pus tubercolare rag-


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RlVlSTA DI NEVROPATOLOGIA

giungere un certo g r11d0, il quale non permette più una differenza di queslo dal pus coccico vero in rapporto dell'azione del fermento. P er .riguardo al diagnostico che s i può dedurre dalle ricerche fatle con pus tubercolare e quelli di altra natura gli AA. trovarono: to Che coll'esame del pus su fe rmenti proteolitici a mezzo del processo Milller J ochmann viene escluso un processo acuto infiammatorio in atto e determ ina to dai comuni piogeoi. Esso parla a nche più, secondo le ricerche fin qui i~ltluite, per una afl'ezione lubel'colare la quale é verosimilmente in rapporto con una debole azione fermentali va; · 2° Che una digestione rapida, avanzata del s iero del sangue coagulato parla d·allra parte per un processo suppurativo acuto; non è escluso compie· tamenle un processo tubercolare n el ca so di un'azione positiva della reazione fermen tativa quando intervengano infezioni miste o s ia stato trattato con glicer·ina e iodoformio. GIA.Nt.

RIVISTA DI NEVROPATOLOGlA P. CoNSIGLro, tt>nente medico . - Su. 41 un oa•o 41 lnver.tone del rUle••o puplllare lumlno•o e •u 41 un nuovo fenomeno pupUlare pa.ra4o•so. (A.rlTiali eU medicina nacale, a nno Xlii , vol. 1°, fase. II, febbrato 1!JU7). l n ps.ichiatr·ia ed in neuropatolo~ia, nell'ultimo venteonio, s i sono scoperti

e studiati accuratamen te molteplici fen omeni pupil lari, dei 'JUali parecchi di una r-Pale importanza diag nostica, quali se g nacoli di lesioni anatom ich e del cervello, e specialmente delle due gr•andli entita ..:liniche: la tabeparallsi e la sifilide de~ nevresse (anisocoria; miosi o midriasi permanenti, spastiche o paralitiche ; modiflcazioni dei rifles'5i lumi noso, accomodativo, ed alla co nver·genza; ~el!n O di A r~yli-Robe rtson; riflesso miotonico e mioparetico; rifles so ps1chico (Il Piltz ed imma J.tinativo di Haal ; ritles!"o dolor1fico del Foà e Schilf; reazione palpebrale della pupilla n del W e!"tphai ·Piltz ; segno del Ga lassi-Westphal ; ni· sla~mo pu pillar·e ed hippus ecc.). Sin da Cl1arcol e Forel si era parlato di par a.lossia luminosa iriclea, cioè di inversione del r~flesso pupillare alla luce. ma il 1 o caso ben descritto è del Raggi nel 1885. Il Pillz in varie memorie ed in ultimo in una m agistrale monografia, 1902, dimostrando le numerose cause d·errore che mentiscono il fe nomeno paradosso, con una critica severa ed ac · cur·ata riduce solo a 5 i veri casi del la letteratut'H, dei quali il primo descritto dal Morst>lli in uo demente paralitico, e gli altri da Bechler ew (s ifilide cer ebri:d e), da Leitz (meningite èereb rale tubercolare), da Sile x (g rave e saurimento nervoso da trauma) e dal Piltz stess o (atrofia sifililica dei nervi ottici). I l cas o da me osser vato nel l'ospeda le mili tare di Roma è adunque il 6o della letteratu ra ; inoltre presenta alcune particolarità interessanti: si trattava non di una malattia a nalomica del ne vra~se, ma di ,.~terismo degeneraliao; l'osser vazione e ra fatta du rante un accesso con vul sr vo ; il feoorne11o non e1·a bilaterale, ma da un solo occhio, corrispondente al Ialo che, dopo, presentava la emianes tesia cutanea classica, ed il r estring i mento concentrico del C. V.; nelrinda-


RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

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gioe protratta erano accuratamente e liminate le conosciute cause d'e1•rore; sulla fine dell'accesso si aveva dapprima la rea.: ione paradosga apparente (Bur· chard), poi l'hippus, infine il torpore del riflesso normale. Inoltre ho riscontrato invertito il r iflesso dolorifìco, cioè un ne~to fenomeno paradosso di r Ulcsso irido algeaféo, mai descritto da altri autori, quando pungevo sul lato s inistro del cor po, e ciò per tutta la dur ata delraccesso convulsivo e della crisi passionale terminale. Que!'\to fenomeno paradosso, che io descrivo per la pr ima volla, oltre che per sé s tesso, ba anche grande importanza come controllo teorico alle varie teorie emesse per spiegare la patogeues i della parado<'sia fotomotrice; per brevita non sto quj a riassumere la e sposizione s uccinta che io faccio in questo lavoro delle varie teorie, e la critica relativa fondata sulle odierne conoscenze anatomiche e fisiologiche, specie dopo le ricer·che del Marina e del Petella, e fisiopatologiche, fra le qua li rimanf;ono al primo posto quelle che condussero il Morselli ad esporre la sua ipotesi della analogia con i riflessi incrociaii o parado.~si del Luchimger n egli animali d~capilati o narconizzati, e con i movimenti concomitanti della paralisi progressiva. Io credo che questa ipotesi può completarsi con quella d~ l D'A bundo sull'influenza di perturbazioni funzionali omolaterali del simpatico, e faccio sopralutto rilevare le condizioni particolari nelle quali si kova il ceJ'\'ello d'un isterico, specie durante un acce~so; la importanza del coetliciente emotivo, la specialita della réverie isterica, l'importanza delle stigmate cutanee, la possibilitti che la luce agisca su una l:'etina aoestesica come un comune stimolo sensitivo, non più con azione specifica, dando cosi la inversione luminosa, mentre la puntura cu· tanea, per interrotta azione inibitrice ùel III paio (Marina), da paralis i corticopsichica nel lato isterico, condurrebbe alla miosi dolorifica paradossa: altri fatti che qui non accenno, e la critica delle ipotes i precedenti falla rnercè le nuove conoscenze, mi pare confortino quesLa mia ipotes i, qui' appena adombrata. Infine richiamo l'attenzione sulla grande delicatezza del riflesso pupillare lumino8o, e sulla possibilità che accurate indagini s u quesli fenomeni Ju· rante le crisi convulsive facciano rilevare fatti interessanti, poiché io stesso, dopo il caso classico qui descritto, in 2 alll'i convulsivanti da iste ria ho notato hippus ed inver sione apparente omola lerale, e lo stesso fatto avrebbe visto Il collega Frisooi in un nevrotico traumatico: probabilmente si troverebbe tutta una successione graduale di anomalie iridee dinamiche, sino al fenomeno paradosso, e si potrebbe allora slud!are se si avvera anche l'inversione nellé classiche leggi del Drouin e dell'Ovio. Auto·riassunto.

RIVISTA DI CHlRURGIA GENERALE S.~· GANT.- Trattamento 4elle raga4l anall. - (MedicQ.l Record, aprile 1906).

Considerand.o dal punto di vista etiologico vi sono due forme di ragadi anali. La prima è quella data dallo stiramento prodotl<> dal passaggio di cor pi duri e voluminosi, da, o per il r etto; come pure può rappresentare l'esilo di una


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

piaga o di una ferita mal governala. La seconda forma è quella prodotta dal distacco di una valvola a forma di semiluoa, la quale per il meccanismo dei premili viene sempre più spinta in basdo, in modo che la mucosa si distacca dallo strato muscolare soUoslante. Alle voi te il processo si estende fino al la pelle, la quale si infiamma, si gonfia, mentre la mucosa é presa da edema, e ne ristJita la c!).ratteristi~ forma a garetta r},(l sentineUa, {sentine/e pile) nel cui centro si lt'O"a la ragade. I sintomi, tr anne che in quest'ultima, sono comuni a entrambe le dette forme di ragadl, e mettono capo ai dolori acutissimi, e allo spasmo dello sflntert>, per cui il malato, col differire volontariamen~ le defecazioni, diventa stittico. La r agade é stata confusa con altre affezioni della regione, ma con un esame allento si arriva a diagnosticarla. l casi non gravi e recenti possono curarsi senza intervento chirurgico, col tenet·e il corpo ubbidiente, con la cura deter siva, associata a ll'impiego dei comuni topici. I casi più gravi invece non guariseono senza un attivo intervento, quali la incisione, la divulsione,~la escisisone; m etodi questi un po' antiquati, e più o meno difettosi. Il Gant descrive perciò questo suo modo di operare, che garantisce facile. s icuro, rapido, indolente, e può praticarsi tanto nella sala-operatoria, come a domicilio del malato, senza bisogno di obbligare qu(;sto a degenza ospedaliera, nè ad nssoluto riposo. Egli opera colla anestesia prodotta dalla iniezione di acqua sterile, tanto nei tessuti supedlciali, come nello sfìntere, fino alla formazione di un rigonfiamento bianco e lucido, e riduce l'armamentario alla siringa per fare tali iniezioni e ad un paio di forbici lunghe e forti, aventi una branca aguzza, e l'altra smussa. colla punta a tenacolo. Mette il malato nella posizione della litotomia, pratica le iniezioni anestetiche di sola acqua o di lieve solazione di eucaina, o di cocaina, quindi infig~e la branca puntuta della forbice nella linea mediana un pollice dietro all'ano, mentre l'altra branca si inserisce dentr·o l'orifizio ttnale; le forbici si spingono in alto per un pollice o per un pollice e mezzo, o due, tagliando i tessuti in modo da produrr e nna ferila triangolare di due pollici di lunghezza e m ezzo pollice di profondita, la quale comp•·ende la pelle, il connettivo, lo sfintet'e, la parete posteriore dell'intes tino, e il connettivo circostante al di dietro di esso. Si tosa la ferila, si zaffa strettamente, chiudendo con garza e con un bendaggio a T. Il trattame nto posl-operativo, s emplicissimo, consiste da prima in irrigazioni detersi ve, e nella applicazione di garz:a: questa, dopo una settimana di cura, si spalma di ittiolo, o di balsamo del Perii, per attivare la riparazione. Il Gant vanta l'impiego di questo metodo in 300 casi, con effetti sempre buoni, DELOGU • e senza ~erii inconvenienti.

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P,.or. WrTZEL. -l:etlrpa.z lone della vesolca blllare. - (Zentralblatt fu r Chir urgie, 11 agosto 1906).

L'autore asseriscè che l'estirpazione della vescica biliare nella calcolosi epatica va sempre più guadagnando partigian i, dappoiché oggi si deve considerare la cistifellea come organo ùi for·mazione principale di concrem~nli bilia ri. Il metodo del Langenbuch, r elativo alla cisli-eclomia, sa ha dei "anlaggi,


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pre~enta pure spiacevoli conseguenze, quali di fficolta del trattamento asettico del peduncolo risultante dall'operazione, facil e emorragia della~ nicchia epatica della vescica biliar~. pre9enza di una grande estensione di ferila in vicinanza del piloro. Nell'intento di rimediare agli inconvenienti principali del metodo di Langenbuch, l'autore propone il segUfmte metodo per la colicisEi·ectomia. Mercé un'incisione addominale decorrente per un terzo sopra e per due terzi sotto il margine costale destro e quasi a meta del margine esterno del muscolo relt(l ~ddominale, s i mette a nudo. la fascia anteriore del muscolo e si procede poi attrllverso i fasci muscolari ,sino al foglietto posteriore ed al peritoueo. Presa una prima conoscenza della ubicazione della vescica biliare e dei suoi rapporti, si incide con precauzione la membrana peritoneale e s i estrae il fegato per quella parte che si rende necessario per mettere allo scoperto la vescica biliare e canali cistico e coledoco. S'incide il foglietto sieroso del periloneo a livello del terzo medio della cistifellea e si prolunga il taglio .fino al canale cistico: e si libera la vescica biliare dal tessuto connettivo lasso che la involge, e, a ~istanza di un centimetro dall'inizio del cistico, se ne fa l'amputazione. Si sutura poi con punti alla Lernbert il peduncolo fibro-musco· lare risultante, intratletteodo il mar gine del moncone. Si ripiegano poi e si cuciono i lembi della sierosa peritoneale e si fa la sutura degli strati adt.lo· minati. FUNAIUOLI.

G. BANDET. -

'Ferita e sutura del onore. - (Socielé de Chirur-gie, gennaio

1907).

Un giovine di ventitrè anni, che aveva ricevuto un colpo di pugnale al quinto S!Jazio iotercostale sinistro, venne condollo quasi morente dall'autore, che procedette tosto all'operazione. Inguantatosi, praticò uno sportello, aprentio largamente la pleura. Vo~endo aprire il pericardio, trovò esislei'e una siofisi fra lo stesso e il cuore; tuttavia giunse ad inciderlo, sortendo s empre pochissimo sang ue. Stretto il cuore nel pugno, soltanto allora questo cominciò a battere, ed un getto nero di sangue sfuggì dalla ferita penet1·ante nel ventricolo destro. Chiusa con due punti la ferita, rimesso a posto lo sportello toracico senza drenaggio, il ferito dopo dodici giorni era completamente guarito. L'a utore insiste sull'asstmza del drenaggio in simil caso. Il drenaggio della 11leura non è senza pericolo dal pl!.lnto di vista d'una possibile infezione di ques ta sierosa. Del resto; in simimi casi, l'intervento é talmente urgente che il chirurgo ha appena il tempo di assicurarsi di una sufficiente asepsi della pelle del ferilo e delle s ue prop~ie mani, talché, in simili casi, sarà sempre utile c iJe un'inte lìgente infermiere prepari tosto il ferito, senza andare a cercare se egli verrà o meno operato. Sar.a sempre tanto di g uadagnato ed allora baste1·à che il chi· rurgo calzi dei g uanti precedentemente bolliti. Sono pure consigUabi li, in simili casi, le iniezioni di siero intracardiache, durant~ il corso stesso dell'operazione, iniezioni preccnizzate dai chirurghi tedeschi. In un caso in cui il massa~:tgio direlto del cuore era rimaslo senza risultato, il cuore ritornò tosto a ballere appena venne introdotto nel ventricolo s inis tro un litro dii siero artiftLiale a 38°; disgraziatamente cessò di battere per sempre quando, mancando del siero caldo, ne venne, introdotto del freddo. G. BERNUCC!.


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F. Di)NITZ. - Eaten•lone ID altezza dell'ane•te•la raohldlana. - (MLùtcllen.u med. Wocllenschrift, cticemhre HJ06). L'autore, pur impiegando a prE:lferenza la lropacocaina nell'anestesia rachi· diana, avendo ripetutamente sperimentati tutti gli altri anestetici usati per simile via, ebbe sempre a riscontrare come i differenti risultati delle diverse a ne- . s tesie e dei var·i anestetici debbansi sopratutlo attribuire alla tecnica impi<lgata. Quando, ad esempio, si spinge troppo l'ago nello ::peco ver tebrale e si injetta il liquido nei nervi della coda equina, l'anes tesia è m olto limitata, mentre questa riesce molto più estesa portando l'injezione nel liquido cefalo-raçhidiano attor no alla coda stessa. Altri tre fattori hanno influenza sull'estensione dell'anestesia e precisame nte: lo stato della pressione sanguigna nella ca vita spinale, ma sopra lutto la posizione del malato e la quan tità di soluzione injettala. Per quanto r iguarda la posizione del malato, si ottiene un'anestesia meno estesa praticando l'injezione su di un malato coricato, di quanto verilìcasi ope· r·ando su di un infermo serluto e che prende semplicemente la posizione di co· ricalo. Si ottiene un'anestesia ancora più estesa se, dopo falla la puntura lombare . e l'injPzione con il malato seduto, lo si fa coricare lenendo il bacino molto sollevato. Inoltre più è grande la quantità di soluzione injeltata e più e!:tesa é l'anestesia. G. BERNuccr. Prof. \VtLM S . - L 'bpezlone del ouore nelle lealonl del v ..oere. - (Zent ra /blaltfilr Chirurgie, n. 30, anno 1906). L'autore dice che le diverse forme d'inci<>ione, h1dicate per mettere in eYidenza il cuor·e leso, ser·vono be ne soltanto nelle ferile della parete anteriore del viscer e. ma non si possono applicare o mal si a pplicano nelle ferite della parete posteriore, perché non permettono una buona e facile sutur·a dell'organo. Eg li se ne è potuto convincere in varie carùior rafìe praticate e specialmente in un caso di lesioni nel cuore per armi da fuoco, in cui una palla del calibro di 6 mm. era penetrata dal mezzo della parte anteriore del ventricolo s inistro ed era uscita dalla metà della parte opposta. Asseri~ce che, anziché arrivar·e a mezzo di una resezioue dello sterno, é m igl ior partito intenenire con un lungo Laglio inlercostale come Mikulicz e Sauerbruch hanno indicato nelle operazioni inlraloraciche. L'autore ha eseguito da '(ualche a nno, in casi di ferite della parte poste· riore del cuore, il taglio inlercostale nel 4° o nel 5° spazio, secondo il posto della lesione c0n resezione o senza resezione dalla 4<> o 5° costa in vicinanza dell'appendice sternale: in tal modo ha potuto dopo l'apertura del pericardio ispezionare bene il cuore. Ques to laglio J1u inoltre il vantaggio di. essere mollo facilmente e seguibile e di provocare poca emorragia. l"uNAl'JLr.


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RIVIS'rA DI OCULISTIOA Dott. ANDREA DE FALco, maggiore me dico. -Cura razionale dell& coog111Dtlvlte blenorragie&. - (La Clinica oeulislica: luglio-agosto, 1906). Si può dire ·~be , in ogni suo lavor o, il De Fal co impegni una battag lia, e ~e non g li arride sempre la villoria, non gli manca però mai il plauso di coloro che ne ammirano le non comuni qualita di loltatot'e, la tenaci a dei propositi e la vigor'ia giovanile della mente, che gli pe1·melte di aflrontare i più svariati problemi scientifici senza mai lasciarsi a bbattere dalla fatica o dallo sconforto: esempio salutare per quei giovani, che si s tancano e si sconfortano prima ancora d'accingersi alla prova. In questo nuovo lavoro, egli appunta le armi contro tutti i m etodi curativi usati fino ad oggi nella congiuntivite blenorragica e, in modo speciale, contro il nitrato d'argento, che fu s empre considerato invece come il rimedio sovrano di una tal malattia. Ha torto o ragione il De Falco ? Secondo me, ha torto; e mi propongo di dimostrarlo a mano a mano che riassumer ò g li argomenti da lui portati in campo a sostegno della sua lesi, non sembrandomi oppor tuno il las ciar so~pesa una questione, che ha cosl grande importanza nella pratica giornaliera. I nfatti: o il nitra to d'argento è realmen te nocivo, e allora convien escluderlo senz'altro dalla farma copea oculistica ; o lo si ritiene a ncora efficace, e in tal caso bisogna provat'e che le accuse ri vo lte gli son infondate, o per lo meno esagerate. « L'infezione blenorragica della congiuntiva - scrive il De Falco -d'ordinario tumultuaria nelle sue manifestazioni e gua vissi ma nelle sue conseguenze, offusca spesso la mente del medico .più esperto e l'induce ad esagerazioni elle favoriscono il progredire del rùale . Alla presenza dell'abbondante suppur azione congiunti vale, della chemosi e della minacciant~:~ invasione r:orneale, la prudenza dello specialista è messa a dura prova : s i potrebbe temer e l'accusa d' insipienza o di codat'dia se non si mostrasse d'affrontare con la stessa violenza il processo morboso invadente e di struttore . E giù pennellazioni sulla congiuntiva palpebrale con soluzioni al 2 e anche a l 3 p. 100 di nitrato d'argento, spesso ripetute, che, unite alle lava nde continue di soluzione di sublima to ierroneamente preferito per il solo suo valore nntisetlico), 'finiscono molto fr-equentemente coll'intaccare gli epiteli di rivestimento, in specie della cornea, e predisporre questa - perduta la miglior diga di difesa - all'irrompere del male ». Mettiamo bene le cose a posto : prima di lutto, lo specialista che non s i lascia offuscar la m ente dalla tumultuaria manifestazione della congiuntivite blenorragica né commette imprudenze, adopera di solito la soluzioue di nitrato d'argento al 2 p. 100 (rarissimamenle quella del 3 p.100) e no·u l'a pplica coup sur cuup, come direbbero i Francesi, ma una o due volte nelle 2i ore, secondo la violenza dell'infezione. In secondo luogo, son ormai pochissimi quegli oculis ti che ricorrano alle lavatur e ripetute con soluzione di sublrmato all'i p. 5000, perché lo scopo di tali lavature non é già ni produrre un'antisepsi illusoria del s acco congiuntivale, ma semplicemente d'impedire che la s ecrezione rimanga in contatto t9 - Glornak mt clìco.


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delle palpebre, della congiuntiva e della cornea : adunque, scopo meccanico e non antisettico ; tanto é vero che s'usa generalmente o l'acqua bollita, o la soluzione fisiologica bollita, o tutt'al più una soluzione debolissima d'ossiciaouro di m ercurio, il meno irritante di tutti i sali mercuriali. In terzo luogo, è pro· prio dimoskato in modo inconte~"labile eh ~ la soluzione di nitrato d'ar gento al :! p . 100 e quella di sublimalo all'i p. 5000 intacchino gli epiteli di rives~imento, in !;'peci e della cornea, e predispongano ques ta all'irrompere del male? No, ciò non è punto dimostrato, per la semplice ragione che non avviene: né l'una né l'allra delle suddette soluzioni, ap plicate sulla congiuntiva a palpebre rooesciate come si suoi fare in ogni caso, puo essere incolpata di depilelizzare la cornea; ché, in quanto alla congiunt.ivct, é noto come l'epitelio, nell'infezione gonococcica, non a spetti l'azione dei caustici per cadere in isfacelo, e come, in quattro o c!nque giorni, non oe ne r esti. quasi più traccia, a motivo dell'enorme infiltrazione leucocitaria, per la quale le poche cellule epiteliali superstiti son pres· soché tutte confus e coi leucocitt immigrati. Del resto le ricerche del Diokler (A r chio jilr Ophtalmologie. 1888) indicano a bbastanza chiaramente dove ri:;ieda il pericolo delle lesioni corneali in questa forma di congiuntivite: il pe· ri colo sta esclusivamente nel gonococco, la cui virulenza sulla cornea era gié. sospettata prima ancora d'essere dimostrata, e non nei caustici .attenuati che s'usano a scopo di cura. Il Dinl\ler, adunque, const.a~ò che, nei ca$i da lui stu· diati; l'ulcerazione corneale era il risultato di una considerevole infiltrazione leucocitaria, la quale disgregava ii tessuto pt•oprio ·della cornea, e trovò il go· nococco nell'essudato dell'ulceri!zione, nel tess uto corneale e perfino nel tessuto irideo : e gli stessi ri s ultati ottenne il Mora x (Recherches ba.-:tériologirJues sur l'éiiologie des conjoncticiles aigii.es. Paris 1894) procedendo ~tll'esame microscopico e alla cultura dell'essudalo dell'ulcera corneale. Che la caduta dell'epitelio possa favol'ire la pen·eLrazioue de l gonococco nel tessuto proprio della cornea è cosa che si comprende facilmente; ma - ripeto - non occorre invocare un'ipotetica azione depilelizzante di certe sostanze usate a scopo di cura, quando si sa perfettamente dalle ricerche del De Christmas, dello Scbaefer, del Morax e deii'Eimassian, che il gonococco &)lisce per l'intermediario d'una los· l sina solubile , il cui potere irritante sulla corn ea è tale, che quello della soluzione di nitrato d'argento al 2 p.100 è meno che nulla al suo conrronlo. Posso quindi t:ln unciare la mia prima conclusione ct·itica nel seguente modo: La di·

struzione dell'epitelio congiuntioale e la depiteli.zza:oione deìla cornea aooengono per l'azione oirulenta del gonococco, indipendentemente dall'azione dei caustici attenuati o degli antisettici adoperati a scopo di cura, e non di rado anche prima che questi vengano applicali sulla congiunlioa. Per questo lato, adunque, il. nitrato d'argento e if sublimato corrosioo '}O n merdano l'ostracismo decretato loro dal De Falco. Procediamo oltre. c Dopo le importanti ricerche del Legraiu - seguita il De Falco - si l'ilerrebbe pazzo chi volesse ritentare la fàmosa C!lra abortiva dell'uretrile blenorragica con fo rti iniezioni di nitrato d'argento nell'uretra. Quest'autore ha dimostralo nell'invasione del gonococco (il quale se ha un·atti vita prolifera prodigiosa, e da ciò il danno ai tessuti, all'opposto offt•e una resistenza debolissima a gli anti:setlici) tre pPriodi: nel 1° brevissimo -meno d'un g iorno - il gonococco dimora alla superficie della mucosa nelle sole cellule epiteliali, in cui spesso si riscontt·a in gran numero ; nel 2o, molto più lungo, esso migr·a ue!la profondità della muco!:!a, donde, alla spicciolata e nascosto nelle


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cellule di pu~, risale alla superficie per proliferare con magg ior• attività, mentre le cellule epi ~eliali, prima numerose e, in certi momenti, quasi e!Sclusive, svaniscono gradatamente dall'e><sudalo purulenlo. In questo 2° periodo, il parassita, fuori dell'ambiente aereo, ha vita menp rigogliosa chè alla superficie. Nel 3• per iodo, allo stadio, cioè, sabacuto o cronico dell'infezione, il gonococco ab· bandone gli strati profondi della mucosa per ritornare alla super·ficie. Da ciò si arguisce che l'impiego degli antisettici energici, come le forti soluzioni di nitrato d'argento, nell'uretrile blenorragica é consigliabile al primo periodo brevissimo (tempo ditficile a colpire) e quand'é cessato il secondo, in cui il processo decorre con la massima intensità e vir·ule nza. N e12• periodo - continua a scrrvere il De Falco pa ssando dalla mucosa uretrale a 'tuella congiun tiYale cui s'assiste ordinariamente, qualunque caustico, e specialmente il nitr·ato d'argento, coll'intaccare gli epiteli di rivestimento e massime quello cuticolare corneale, distrugge la miglior bar riera clte s'oppone all'invasione profonda del gonococco in quest'importante membt•ana. P ervenuto poi nella spessezza uel tessuto con~iuntivale, è necessario armarsi di pazienza per attenderlo e assali l'lo alla spicciolata sulla superficie della mucosa, dove, nei corpuscoli di pus, risale per proliferare in contatto dell'ossigeno. Si riesce non di meno a sorpreoderlo e dominarlo anche in mezzo ai tessuti stessi altra verso le vie inter>stiziali, avvalendosi della sua resistenza r idolla ai minimi termini dallo stato anaerobo. Si dovr à riconoscere che questa via, nei casi g ravi di congiuntivite blenorra~ica, è prezios~t per l'oculistà, il quale, diversamente disarmato de' suoi· caustici giudicati finora il miglior presidio terapeutico in quest'infezione, assisterebbe spesso impotente alla distruzione dell'occltio ..... Ora se all'azione di a:,renti caus tici, che in tal caso son rimedi peggiori del male, si sostituisse la iniezione innocua sotto-congiunti vale d'una debole dose di sublimato, che agisce sul gonococco nello stadio di minor resistenza, si sarebbe ratto un g ra n passo s ulla via della cura razionale di tale congiuntivile, che vaga ancora nel buio '' · Delle iniezioni solto congiuntìvali di sublimato parlerò piu. innanzi: per ora d ir •' soltanto che, dato e non concesso che, ne l!" occhio, i tre periodi dell' infezione gonococcica si svolgano colla stessa precisione cronologica dimostrata dal Leg rain nell"uretra, ris ulta evidente dalle s tesse parole di quest'autor·e citale dal De Falco <:ome, nel 2° periodo, il rivestimento epileli~tle della mucosa sia già distrutto e non possa quindi più opporre alcuna barriera n i~ all' invasione profo!~d a del gonococco nella congiuntiva, nè alla penelrazione del nitrato d'argento. 11 quale nilrato d'argento non limita la sua azione alla superficie della mucosa, ma la estende altresì agli s trati profondi, dove potrà roggiungere benissimo il gonococco. E qui cade in acconcio il rare un 'o~se rvazione importantissima: il De Falco dimentica niente meno che, oltre all'azione puramente caustit:a (os~ia d'or dine chimico), il nitrato d'argento esercita un alto potere battericida, che é soprallulto specitlco per il gonococco del N"is~er; poltlre dimostralo dal Neisser stesso con una lunga serie d'e~perienze, e riconosciuto poi da tutti gli oftalmologi non soltanto nell'infezione gonococcica, ma beo anche nelle altre forme di congiuntiviti secernenti pr odotte da varì micr organismi, a vendosi in tal modo la conf<:~rma di qua nto il Velpeau scriveva tln dal 1 8~3: " Les conjonctioites, qu'elles soient simples ou purulentes gué r issent le plus souoent aoec la plus éton· nanle rapidité pa f' l'usage des collyres àu nitrat d'argent ». E nel 190~ - cioè dopo 61 a nni - lo Scrini affermò nel suo aureo Pf'écis de thérapeutique oculaire .(Paris. Steinheil uditeur) che : • le nitrat clargenl


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délruit sur place les germes injectieu:r, et c'est ainsi r;ue le processus morbide retrocéde assea rapidemrmt ». Come e con qual fondamento può negare il De Falco questo potere battericida del nitrato d'a•·genlo, specifico soprattutto per il gonococco? E s e non lo nega, perché mai vnol escludere il nitrato d·argenlo (nelle soluzioni consuete in cui tale potere é assicuralo) dalla cura della congiuolivile blenorragica? Se mi rispondesse ancora che egli teme l'azione nociva delle soluzioni al2-3 p 100 sulla cornea io non potrei che ripetergli ci6 che ho gia dello dianzi, e cioè, che codesto timore è insussistente; e g-li aggiungerei che il Morax, a cui nessuno ose1·a ne~are la grande autorità di batteriologo e d'oculista, scrive le seguenti paro!e a proposito della cura della congiuntivite blenorragica:~ Laconcentrationde la solutionde nitrat d'argent ne do il pas l! tre inférieure a 1/50 et pa.~ supérieure à 1/30. O n réalise, par l' instillalion de ')uelr;ues gouttes une ou rleua: joì~ par jour, un bain complet de la muqueuse oculaire, et si l'an se sert de la solutìon au 1/ 50 ou au 1/40, le contact de la eornée aoec celte solutwn n'est jamais à redouter. ~ E più oltre: '' Le traitement que nous aoons indiqué ne devra pas ~tre modiflé par le .fait de la pré.~ence de lesions cornéennes. Dans un certain nombre de cas, les cauté f'isations répétées deua: fois par Jou,. ont m~me suspendu ~'éoolution des lesìons ulcéralroes et préoenu la perjoration ''· (Maladies de la conjonctive. EncycloP<'die française d'ophtalmologie. Paris . Hl06). E mi pare che sia superfluo ogni commento a queste indicazioni chiare e precìse del nitrato tJ'argento nella con· g iunti vile blenorragica: indicazioni che so n seguite con ottimi risultati da tutti ~li ortalmologi, compr·eso perfino il Kalt, il quale, nel proporre il suo metodo dulie grandi irx'igazioni colla soluzione di permanganato di potasse all'i p.3000, non cessa però dal consig liare l'applicazione giornaliera sulla congiuntiva del nitrato d'ar gento nella soluzione del 3 p. 000. La mia seconda conclusione critica é dunque la seguente: a Il nitrato d'argento esercita una oera e propria a.zione speci /ica Slll goMcocco. Le solcuioni all' 1/50- l/ 10, che son le piti raccoman· dale, non r ecano alcun danno alla cor nea >• . Vediamo ora qual metodo di c ura consigli il De Falco in sostituzione di quello 1 classico. Eccolo riassunto ne'suoi punti principali: 1°. Bandire dalla cura della congiuntivite blenOITegica degli adulti (e perché non da quella dei neonati?) i caustici, e specialmente il nitrato d'argento a forte dos e. 2° Limitare il trattamento di tale congi unti vite senza chemosi alle lavande da farsi Ofotni 5 minuti, e ai continui bagnoli ghiacciati di soluzione d'acido sali· cilico al 3 p. 1000 e alle inslillazioni di nitrato d'arJ:tento all' 1 p. 600 ripetute ogni :1 ore. 3°. Sopravvenendo la chemosi, v' è da temere per l' iotegrité. della cornea. In questo caso so n utilissime le iniezioni solto-congiunti vali di s ublimato all'i p. 2000, le quali s1 ripeteranno ad intervallo più. o meno lungo, specialmen le se fa cornea é già interessata. 4° In tutti i casi, l'autore ha unito con vantaggio alla precedente cura le instillazioni frequenti del seguente collirio: Antipirina . . . . . gr. 0.30 . gr. 0.75 Acido borico pu ro . Cianuro di mercurio . gr. 0.01 Acqua distillata . . . gr. 20 ;


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RIVISTA DI OCULISTICA.

L'amicizia e la stima che ho per l'autore non son d'ostacolo, ma d'incitamento, a dirgli con tutta fra nchezza ch'io non approvo il metodo di cura da lui proposto, e ne dirò subilo le rag ioni. Amicus Plato, sed magis amica oeritas. La scelta dell'acido sacilico come rimedio d'elezione non mi sembra delle più felici, essendo no.to che le sue applicazioni, già più volte sperimentale in ocnlistica, non ebbero mai fortuna . In primo luogo, il s uo potere antisellico è di poco superiore a quello dell'acido borico, che ha almeno il vantaggio di non esser e ir ritante. In secondo luogo, la soluzione proposta dall'autore (:3 p. 1000) sor passa alqua01lo - se non erro - i limiti di s olubilila de ll'acido salicilico {J p. 500 circa), e perciò dara luogo a depositi aghifor mi nel I'ecipiente , soprattutto a freJdo. E, a proposito del freddo, faccio osservare di pa ssata ch e l'azione dei bagnoli g hiacciati sull'occhio è un'arma a doppio taglio ; e che, appena si vada oltre la tolleranza (ch'è assai ùifficlle a precisare) s'espone l'occhio a pericoli gravissimi, in special moJo pe 1· quanto ri~uarda la nutrizione della cornea. Cit·ca il collirio di nitrato d'argento all'l p. HOO, non nascondo che lo ritengo pressoché inutile, trattandosi d'una dose audit·ittura omeopatica, starei per dire d'una dose di cortesia, che il De Falco pare voglia concedere al metodo classico in compenso degl i aspl'i colpi della sua critica demolitrice: t·ilerl'ei più logicamente ind ica ta la soluzione dell'i p. 1000, qualora la s 'impief!a~se in lavature del sacco cong iuntieale, come s'usa p,;z• iniezioni vescicali. Delle iniezioni sottocongiuntivali di sublimato all'i p. 2000, dirò' soltan to che il lilolo della soluzione è tutt'altro che debolissimo come dice l'a utore, e che, d'altra parte, la reazione violentissima ch'esse provocano nella congiuntiva non mi sembra troppo indicata in quel per iodo critico, in cui tutto il segmento ante riore dell'occhio è invaso da un processo infiammatorio dei più intensi : tanto più, data la presenza del la chemo>"-i , clae lal i iniezioni aumenteJ•anno di certo, seoz'alcun beneficio per la cOI·nea, salvo il caso che quest'ultima fosse gia ulcerata e s i temesse una rapida inva !"ione del germe infettivo (gonococco o un altro piogeno) nel tessuto p roprio. In quanto al collirio proposto dall'autore (antipirina, acido borico, cianuro di me rcurio e a cqua distillata). fa rò semplicemente osservare che il cianuro ::li me rcurio - anche nella debole soluzione dianzi indicata - non è meno irritante del s ublimato co1·rosivo all'l p. 5()00, la cui azrone é ritenuta dal De Falco dannosa alla cornea: tant'è vero che, già da alcuni an ni, s'é sostituito al cianu1•o l'os.~icianuro di mercw·io, il qua le, pur possedendo le stesse proprietà antiselliche del primo, non ha l'incon •enieule or accennato. La mia terza ed ultima conclus ione critica può esser formulata nel modo seguente: '"La cura della congiuntioite blenorragica proposta dal De Fal~;o non è preferibile a quella classica; nè i pochi casi di rtuarigione che egli ottenne col suo metodo oarranno mai a togliere al nitrato cl'ar:;ento, usato nelle dosi consuete, i! j'aoore di cui gode meritamenle p resso tutti gli oculisti "· Ma, dopo essermi valso dei diritti della critica, debbo ft~re una dichiarazione, la quale mi s ta forse più a cuore della difesa del nitrato d'argento, che, del res to, a ltri avrebbe potuto sostenere assai meg lào di me e con magg io1·e dottrina, se non con maggior convinzione ; e la dichiaJ•azione è questa . Io posso non con~eolire colle idee del De Falco sulla con giuntivite blenorra O'ica e col suo nuovo metodo di cura; ma sento di non poter disapprovare la sua pubblicazione, perché da essa - così com'è- balza fuori intera la figura dell'autore co' suoi pregi e co' suoi difelli, A cui é dovuta quell'impronta d'originalità simpatica, r.he lo <

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solleva mollo al disopra della schiera comune dPgli scrittor i. 11 De Falco, già l'ho detto, é un tipo d'o!>servatore e di scrittore sui generis, eminentemente battagliero, il quale non curva la schiena dinanzi ad alcun ora colo né segue la falsariga d'alcun aulore, ma pensa, studia, ricerca e sperimenta da sè. al· l'infuori d'ogni preconcetto e d'ogni scuola; n è si cura dei clamori che solleva co' suo·i scritti, o, quando se nn cura, li fronteggia calmo e ser eno colla coscienza d'un dovere compiuto: e questo è per lui un titolo di lode, cile molli gl'invidiano e che io son lieto di tributargli nelle colonne del nostro giornale, in compenso delle non poche amarezze ch'egli ha raccolte nelle lotte combattute per il trionfo delle sue idee. Potremo dire che il De Falco s'illude talvolta sul significato delle sue ricer che e che s'induce troppo spesso a ~ene­ ralizzar e le deduzioni tratte dall'osservazione di pochi casi, come gli è avvenuto nella questione attua le; ma non potr·emo dir mai ch'egli non lavori con vero ardore d'apostolo, a costo anche di gravi sacrifizi personali, e con una rettitudine scr upolosa che sdegna ogni transazione o dedizione, e che è riconosciuta da' suoi stessi avversari, i quali, pur 'c ombattendolo, lo stimano e gli vogliono bene. Se, adunque, egli ha scritto una memoria contro il metodo classico di cura della congiuntivite blenorragica , si può esser certi che ha credut.o di fare oper·a utile e coscienzio!'a: opera discutibile fio che si vuole ne' suoi risultati, ma non immeritevole di lode come un bel gesto d'indipendenza e di coraggio. TR0:\1BETTA.

RIVISTADI ANAT~~IIA E FISIOWGIANORMALE E PATOWGICA Sonno diurno e sonno notturno. - (Comptes rendHs hel,domadaires cles sdances de /'Acad. des sciences, Parigi, tomo CXLIIl, n. :a,

N. VASCHtDE. -

::!1 dicembre 190()). L'A., nell'intento d'elucidare il problema dc~lla fisiologia del sonno diurn o e di quello nottur no, ha cercato di stabilire se realmente esistano tra essi delle differenze psicoflsiologiche e, nel easo affermativo, in che cosa le medesime consistano, aii'infuori della questione dell'abitudine e dell'adattamento flsiolo:;ico. Il V dschide ha dunque studiato sperimentalmente l'ar~oment.o per oltre 9 anni, praticando, in morio preciso, 457 osservazioni su 41 persona d'ambo i sessi; 20 fra. esse erano lavoratori costretti a vegliare durante la notte. L'A. ha pure esperimentato su di sè stesso, sopra i suoi congiunti e su qualche amico. La base di questi studi era costituita da osservazioni concerne nti, non solo la durata del sonno, ma anche la s ua profondit.A, il comportarsi delle sensibilita taLlile ed auditiva, lo stato dei riflessi, la frequenza del polso, la pr·es~ione sanguigna, i fenomeni vasomotori, non trascurando di tenere nella dovuta considerazione l'influenza che, al riguardo, possono esercitare le condizioni biologiche e sociali ed il potere dell'abitudine. Ricco d'una tanto copiosa messe d'osser vazioni e di studi, il Vaschide è o ra in ~rado di formulare le seguenti conclueioni principali. Egli ha constatato anzitutto che il sonno diurno é assai meno riparatore e ristorante di quello della notte, quali che possano essere la sua durata rJ il

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grndo d'abitudine del soggetto: esso, inoltre, è più superficiale e, in ogni caso, majlgiormente discontinuo. Mentre, n el sonno delle notte, tu tle le funzioni dell'organismo, quali i battili ' cardiaci, la pressione sanguigna, i movimenti respiratori, la termogenesi, la eccitabilità riflessa, ecc., diminuiscono in intensil8 o si rallentano automaticamente e quasi in modo riflesso, in quello del giorno presentano invece ragguardevoli perturbazioni nel loro ritmo e nella loro costanza e subiscono un minor grado di affievolimento, tanto che solo con difficoltà ed eccezionttlmenle possono regolarizzarsi per via riflessa. . Le persone che dormono solo di gior no assai raramente raggiungono la profondità del sonno normale. La loro pupilla si res tringe di meno che in quello noLturno e mostra , solto un'eccitazione sperimentale, una dilatazione meno sensibile e r iflessa. Di giorno poi il sonno é per lo più interrotto continuamente da periodi di veglia. L 'abitudine a dormire solo di giorno può bensi, dopo molle settimane o mesi aumentare .relativamente la durata del sonno, senza raggiungere pe1·ò giammai quella normale, della notte. Di giorno, certamente, molto contribuiscono a migliorare il sonno il silenzio e l'oscurità, la quale, quando è dovuta alla notte, sembra realmente in un 'certo rapporto con la profondita di esso. In quello diurno, in genere, havvi un mag-gior grado d'attenzione. Dopo grandi fatiche esso presenta, anche meno del notturno, le qualità d'un vero sonno, poiché s i manifesta allora una specie di paralisi fisica che !ascia l'intelligenza libera, ma in leggero ~lato allucinatol'io. I sogni diur ni poi hanno una base più logica dei nottur ni: la trama onirica è più afferrabile e rimane meglio impre~sa nella memoria. Di giorno il risveglio é più rapido e l'esordio del sonno più brusco. Qualit.alivamente poi esiste grande differenza tra i due sonni, e le pe•·sone che dormono di giorno si lagnano d'una sensazione protratta di fatica, da cui non possono liberarsi. P ASS"RA.

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE F. LA NDOIS. - Contributo al gtudlzto oltntoo e. medloo-legale della meDiugo- enoefaUte orontoa iuberool&re. - (Deutsche Me,li3inische Zeilschrijt, n. 1, 1907. Si tratta di un caso di meningo-encefalile cronica tubercolare con esito letale e seguìto da autops ia. 11 malato, dell'età di 29 anni, era morto dopo 14 giorni di degenza nella clinica del pro!. Minkowski, con diagnosi di meningile tubercolare. L'anamne!"i rivelava che l'infermo aveva sofferto di convulsioni e contrazioni muscolari , le quali, un anno prima della malattia in parola, erano scomparse. Nell'inizio del maggio 1906 egli aveva ricevuto un calcio di cavallo al ginocchio destro, per cui era caduto battendo coll'occi.pile sul suolo. Non aveva perduto la conoscenza, ma. d'allora in poi s i era lap;nato sempre di cefalea; mai vi fu vomito, solo talvolta stridore di denti. Il giorno della sua entrata .in clinica vi era rigidità della nuca ed alcuni altri sintomi proprii della meningile basaie.


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All"autopsia risultò quan to segue: presenza di tubercoli miliari e sub-mi\iari ~nella pia madn'e ùella convessita e delle fosse di Silvio ; essudato pw·ulenLo, Yerdos lro, gelatinoso in corrispondenza del chiasma ottico e dei suoi dintorni. Sull'emisfero cet·ebr·ale destr o un'area di tessuto cicatriziale, fibroso, interessante la dur·a madre e le mening i molli, g rande quanto il pa lmo di una mano, esteso dHl solco rolandico destro fino alla metà del lobo occipit.ale corrisponùo>nte e in basso fin pr esso la fossa di Silvio. In quest'ar ca le meningi erano inti mamente fuse fra loro e il tessuto fibroso era alquanto penetrato nella sosostanza corticale, ivi scomparsa. In ambedue gli apici polmonari esistevano focolai tubercolari g llat•iti e una caverna bronchiectasica, del volume di un nocciolo di ciliegia, a contenuto caseo:->o : nell'inle!>tioo tenue parecchie ulceri cicatrizzale. All'esame microscopico dei tes~uti e dell'essuùato della ·base del cervello, scarsi bncil!i tubercolari insieme a diplococchi e fini bacilli; nel tessuto cicatriziale ùclla convessità fur·ono riconosciuti i caratteri di un process~ di an· tica dala, cons istente in tessclo co n ~iuntivo povero di cellule e contenente scarse cellule giganti di Lan ghans, senza depositi di sostanza ·caseosa, nè ba· cLl i tubercolar'i. Il caso, pel suo r eperto anatomo-patologico, è da annoverarsi fra le forme !:-Lraordinariamente rat·e di tubercolosi cerebrale, come lo .attesta la scarsa Jet· lera lur·a meùica, che tratta di ques to argomenlc. Nel quadro clinico esso offre, colla s ua divisione in due periodi mor bosi bçn distinti, cronico ed acuto, coll'inter·va llo di un a nno fra l'uno e l'allro, un decorso quale finora non si era o:;servato o descritto. Dal punto di vista medico-legale esso fornisce la prova che un proce;:so tubercolare del cervello guarilo fino a scomparsa di tutti i ;:intomi può di nuovo, in seg-uito a un trauma, riaccendersi e passare ad uno ;:Ladio flnol e acuto con esito leta le. L' A. ammette l'ipotesi ch e il trauma riporta to dall'infer·mo al capo abbia so· spinto i bactlli di Koch, incapsulati nel tessuto fibroso delle rneningi, fin n egli spazii linfatici subal'acnoidci, cagionandorJe cosi la diffusione nelle regioni cit·cos!.anti. Esclude l~ supposizione di un trasporto di materiale tubercolare dalla ca verna polmo nnr·e alle mening i, attr a ve rso le vie sang uigne, perché in tal caso a vr ebbe avuto luogo una tubercolosi miliare generale o almeno una disseminazione di tuber·coli miliari attorno al focolaio polmonare. Se il paziente non avesse riportato il traumatismo sarebbe s tata possibile la g ua rigione .completa della tubercolosi m eningea mediante il processo cica· triziale. Quanto alla guaribililà della meoingo- encefalile tuber colare localizzala, l'A. cita. un caso analogo al s uo, descritto dal Busse nel 1896, e le osservazioni fatte da Oppenheim su sei ragazzi dagli 8 a i 13 anni, affetti da epilessia Jacksoniana, g uarila senza operazione. Che una malallia cerebrale latente p<•ssa, in seguito a un trauma, r endersi palese è un faLlo noto nella scienza. Cosi certe menin go -encef~liti insorte dopo taluni infortunii furono m olto spesso trovate dipendenti da ascessi cerebrali ri mosti per lungo tempo inosservati, la cui membrana avvolgente s'er a resa per via in causa della scossa traumatiet~. An che il Thiem nel suo manuale delle malattie dtt infortunii cita due casi di meningHe tubercolare, con esito mortale, sviluppalasi in seguito a cadute e contusioni al capo. P. LOSCHI.


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RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA Cougreuo i nternazionale della tubercolos i, tenuto a Parlgl dal 2 al 7 ottobre 1805 . - Masson et Ce. •'diteurs, Paris, 1906. - SeztoNE S~>CC'ND ., - PATOLOGIA CHIRURGICA. - Presidente pl'Of. LAN NELO NGUE. ARLOING (Lione) : unico è il tipo del bacillo di Kocli, ma esis tono differenze n ei vari micr or ganismi s econdo il mezzo in c ui essi hanno vissuto. La tu ber·colos i umana e la bovina sono della med esima specie e tt·asmis sibilì fra loro. La t.ubercolosi de~ li anima li è pe1·icolosa per· l'uomo, come la lube1·colosi di questo lo è per gli animali ; però nella specie umana la propagazio ne da uomo ad uomo è la pi ù frequente. Le varietà attenuate s i risconli•ano di preferenza nell'uomo nelle tubercolosi clii r UI'~iche, sebbene anche queste p ossa no diffondersi in tulto l'org anis mo. Le tubercolosi chir tlrgiche pr esentano ta lora bacilli virulenti com e le tubercolosi vi~cnrali . Le varietà m eno indebolite si e saltano passando alLra\'erso l'orgMis mo delle cavie; le ptù profondamente attaccate conservano la lOI'O attenunzione, anche dopo par eccbi pas~a!.'sri . H. KOSSEL (Giessen) : ne ll'uomo, nei buoi, e nei porci si osservano due lipi di bacilli tubercolosi, desi ~na li quali tipo uma no e bovino; la tubercolosi dei bovi è prodotta dal tipo bovino; i porci sono sensibili'ssimi ai baCilli del tipo bovino, po~o ai bacilli del tipo umano ; la turber colosi dell'uomo è prodotta dai bacilli del tipo umano, che si tras mettono da uomo ad uomo ; alterazioni tubèrcolose possono essere prodotte nell'uomo anclte dai baeilli tubercolosi del tipo bovino per m ezzo di alimenti pr ovenienti da buoi tuber colosi sopr a tutto dali atte prodotto da vacche ma late di tube1·colosì ma m maria; pìccoloé il pericolo d'infezione a cui va incontro l'uomo per la tu bercolosi degli animali in confronto dì quello a cui egh è es posto per l'infezione de ri va n te dalla lisi polmonare dell'uomo. - P. RAVENEL (Ftladelfia) : esistono due tipi di bacilli tubercolosi, il bovino e l'umano ; più patogeno è il tipo bo vino, m11 a nche in quesLo s ' incontrano bacilli che hanno poco poter e patogeno; il bacillo tubPrcoloso uma no è generalmer.te poco paloge no pel besliame m a non raramente si tr o vano colture virulente per la razza bovina; il bacillo tubercoloso bovino pu6 invadere 1l cor po umano e prudur t·e les ion i tubercolose; bi· sogna per ciò premunirsi con leggi e pr ecauzioni igieniche contro la tras mis sione all'uomo della tubercolosi bovina. LANNELVNGUE, ACHARD, e GAILLARD (Pa rigi): le colture del bacillO tubercoloso in brodo glicerinato, Atten uate col calo1'e a 110° C. ciascun g iot'no, per 20 minuti dura n t e sei settimane , inoculate nelle cavie a dosi convenienti, dopo averle tubercolizzate, spiegàrono un'azione cur ativa, probabilm(:!nte s pecifica. - Eo. BERANECK (Neuchà tel): nei focolai tubercolosi la sua tu bercolina iniettata giornalmente alla dol;e di 1/4: a 1 eme. produce una fagocitosi che al· lenua la resistenza del baci!lodi Kocb. - CuourLLÉRE (Tolosa): col suo sier o (solfuro d'allile 1, essenza di mirr·a 1, siero artificiale glicerinato 100) inoculato sotto cute alla dose di 5-15 eme ; ha ottenuto buoni r isultati nelle lesioni


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tubercolose chirurgiche. - Faune, EscoYER, RABAINE padre e figlio, CuvElLIBR confermano i buoni risullati ottenuti col siero di Guguillére.- GuERDER (Parigi): il sanas (estrallo otLenuto eon l'immersione di fe gato ft•esco di met·· luzzo nella glicerina, chiuso in boccette sterilizzate a 120° C.) agisce faYorevolmente nelle tubercolosi esterne. - VtLLE'diN (Parip;i): la tubercolosi ganglionare dell'uomo fende tuberCO)OSO il conig-lio.- LYDIA RABINOWITSCH (Berlino). De JoNG (Leida), KossEL (Giessen), ARLOJNG (Lione): dopd dis cussione essi conchiudooo ch e è indispe11sabile di evitare il contagio della lubercolost da uomo a uomo, ma ancot•a n ecessario di prosegttire la profilassi della tubercolosi bovina e di t'ontinuare a prendere misure amministrative ed i~ie­ niclte contro la tras mi s~ione possibile di questa tubercolosi alla nostre specie. M . GANGOLPHE (Lione): negli a scessi tubercolosi sintomatici di lesioni ossee, la punlura sem pii ce, precoce, senza iniezione o tal ora con iniezioni di siero artificiale nella sacca produce regolarmente la guarig ione; l'intervento cruento é giustificato se si può asportare contemp o ran e~;~mente il focolaio osseo iniziale e la sa cca ossifluente che ne deriva. - R. Loewv (Parigi): con la lavatura e rilavatura della sacca tubercolosa con acqua distillata fioch è questa esce limpida e la successiva iniezione di etere iodoformico si ottiene la guarigione. - LA NNELONGUE (Parigi): dopo la puntura della sacca tubercolosa ioielta in essa la seguente soluzione: olio sterilizzato grammi 90, etere g r. +O, iodoformio gr. 10, creosoto gr. ·'2. - CouoRAY (Parigi): nella sinovite nodosa tuber colare sono' utili le iniezioni con la soluzione seguente: olio sterilizzato g1·. 75, etere solforico gr. 20, iodofor mio gr. 5. Nei corpi stranieri formali a spese dello scheletro osteo- cartilagineo articolare, l'estrazione dei corpi estranei, più o meno liberi e vitali, e le s uccessive iniezioni iodoformizzate intrarticolari possono fal'e evitar e le r ei ati ve r esezioni. - FRoELtCH (Nancy): nelle osteo-artriti tubercolosa dell'anca, del ginocchio e del collo del piede dei fanciulli giovano apparecchi speciali' che in un da to periodo e io certe cit·costanze permettono ai piccoli infermi di camminare.- CALOT (B erck- su r-~1er): protesta contro il metodo della deambulazione sostenuto da Froelich e ritiene che l'tmmobilizzazione in posizione coricata sia indispensabile per tali piccol i infermi. - LANNELONGUE (Parigi): sullo s~esso argomento, ritiene necessaria una diagnosi precoce, l'ìmmobilitA nel decubito orizzontale per l'intiera cura, col beneficio del soggiorno all'aperto per tutta la giornata, agendo fino dal pr·in cipio sui tessuti tubercolosi, sulle fun gosit.é. e sui focolai ossei con iniezion i di clor uro di zinco extra-articolari e jodoform izzate intrarticolari. - LE D ENT U (Parigi): nelle lesioni tubercolose del pugno la r eseziooe in datt~ circostanze dà buoni r isultati. -- RrmouL (Nimes), GANGOLPHE (Lione) sono dello stesso avviso. - J. ANDRtEU (Paris): Negli spo:;Lamenti della rotula per tumori bianchi del ginocchio nei fanciulli gio vano l'immobilizzazione, e il vuotamento con punture asettiche delle ida rlrosi e pioartrosi tubercolose di grande volume. E. EsToR (Montpellier): nelle tubercolosi ta rsee dei fanciulli non aperte gio va l'immobilità a ssociata alla cura generale; neg li ascessi ossiflueuti sono uli li le punture con s ucce ssive iniezioni di etere j odof6rmizzalo nelle tubercolosi a pel'Le dell'a stra galo é uece.ssaria l'astraga,lectomia tipica; nelle tubercolosi del calcagno eccellente operazione é l'asportazione soltoperiostea parziale o totale di quest'osso . - GANGOLPRE (Parigi): nelle tubercolosi dellarso, nei fanciulli di sotto ai cinque anni la guarigione avviene senza inter:vento chirurgico; dopo i dieci anni, l'astragalectomia e l'asportazione del calcagno danno ottimi ris u ltati;


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s opra i quarant'anni, le operazioni conservatrici !>Sranno sempre meno favorevoli. Se i polmoni e i reni sono sani la coesistenza di lesioni tuber·colose chirurgiche multiple non richiede l'amputazione. Se !"albuminuria é abbondante antica tenace si deve propendere per l'amputazione. Le lesioni polmonari, anche senza febbre, indicano quasi in modo assoluto l'amputazione. L'as tragalectomia conviene nel tumor bianco tibio-tars eo o sotto-astragaleo e talora !>Srà necessario as portare il calcagno e l'epi fi si inferiore della tibia. Nella tubercolosi del caléagno é necessaria l'asportazione totale di esso. Nel tumore biRuco. medio-tarseo conviene l'asportazione dello ssafoide, ciel cuboide e dei tre c uneiformi. La dis articolazione tibio-tarsea col processo di S yme-Oll ier è indicato quando de ve sacrificarsi il piede. - E. RA YMONo (Pa rigi): in due casi di os teite tubercolosa ·frontale ottenne la g uarigione asportando l'osso ma lato mediante trapanazioni periferiche nel tessuto s ano. - V. M E NARD (Ber ck-surMe r) : la tubercolosi non suppurata del tarso può gua•ire per risoluzione, quella del tarso anteriore è favorita talora dalle ~niezioui di cloruro di zinco. Gli ascessi chiusi guariscono qualche volLA senza apertur·a mediante punture con o s·enza iniezioni modificatrici. Col tempo nel maggior numero di essi so pravvengono fistole. Queste, se non ~ono complicate, guariscono s pesso con medicature asettiche compressive. Se la ft s tQta persiste è necessario di vuotare parzialmente o totlllmente le os sa malate, cons ervando le parti cartilaginee. Forme complesse possono richiedere l'asportazione di più ossi o di tutti gli os"'i del terso, anche con conservazione della funzione del piede. Su più di 150 malati una volta sola praticò l'amputazione della gamba, perché il fanciullo e ra albumiourico, e due volte l'amputazione tibio-tarsea. - GANGOLPHE, CA. LOT, LANNELONGUE presero parte alla discussione s ul tema precedente e conchiuser o che diversa e la terapia nella tubercolosi del tarso pei fanciulli e per gli adulti, nei secondi potendo più Jrequnetemente essere necessarie le operazioni e che sopratutto importa di riconoscere le lesioni assai per tempo. Ciò fatto bis ognerà impedire ai malati di camminare e di continuare la loro profes sione penosa, curandoli come malati gravi . In tal modo si potranno evitare molte operazioni e guarire gli ammalali in condizioni assai più favorevoli. A. DEMOULIN (Parigi): s opra 83 cas i di tuber colosi ileo-cecale 48 si osservarono negli uomini, 35 nelle donne. Nella forma ipertrotlca od entero-per ito· n eale, se non s'interviene chirurgicamente, la prognos i è fatale. La r esezione del segmento ileo-cecale dell'intestino nelle forme circoscritte, eseguita per tempo, dà buoni r isultati. L'esclusione intestinale bilatflrale ha dato i migliori es iti tanto nelle tubercolosi fistolose, quanto nelle non fis tolose . La laparotomia semplice può a gire favorevolmente. Nei rari casi di r esezio ne· parzia le per tubercolosi limitata al cieco gli operati guarirono. La tubercolosi dell'appendice, per lo più ulcerosa, pare che non favorisca lo sviluppo d'infezioni acute secondarie, suscettibili di produrre accessi d'appendicite acuta non tu· bercolosa (Letulle). Pare che la bacillosi e le infezioni microbiche acute nell'appendice vermirorme de l cieco siano antagoniste (Letulle). - Roux (Lo· sanna): esiste la tubercolosi ileo-cecale primitiva-locale s uscettibile dt g uarire coll'inter:vento chirurgico. La forma pseudo-neoplaslica dà i migliori esiti con l'operazione. La tubercolosi ileo-cecale é uoa tubercolosi chirurgica per eccellenza: il chirurgo deve esciderla o, se non l'osa circosériverla; qua lche volla circoscriverla per esciderla in appres so. - DEPAGE e PrNC HART (Bruxelles): la f01·ma ulcerosa della tubercolosi ileo-cecale è secondaria, la neoplas tica in ge-


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nerale pri mitiva. In questa seconda specie é giuslificalo l'intervento cl1irurgico solto forma di resezione del segmento ileo-cecale o della sua esclus ione. Discussione: ALESS.-\NORI ( H orna). Durante quasi contemporaneamente t1 Czer ny ha pubblica to casi di tubercolosi ileo-cecale. - B&RARD (Lione): l'appendicite tubercol(lsa non è ra1·issim& come ha r iferito Demoulin . CoRNIL (Parigi): è necessario di di~linguere le appendiciti tubercolose io mucose e peritooeali, secondo la loro Ol'igine. - Roux: s u 1200 a 1400 appen· dici della sua collezione si troverà forse pure quatche appendice tubercolosa. LE DeNTu (Parigi): ad un malato di tubercolosi ileo-cecale furono r esecali 96 cm. d'intestino, ma con esi lo infausto, perché soppravvenne la mor·te veototto ore dopo l'operazione per choc traumatico. -L. BÉRARD e M. PATEL ( Lione): esi~lono varie forme chh·urgiche di tubercolos~ ioteslinale: progressiva (Lube1·colosi. ipertrofìca, ulcerosa, enlero-periloneale); ftb:-o-cicalriziale, localizzata (rest1•ingimenli tubercolosi, fibrosi, iperlrotìci, vat·ietò entero- perito· neali). Nella forma pro~ressiva la guarigione definitiva è quasi sempre ec.!e· zionale; nelle forme localizza•.e, ipei'trofiche, libro-cicatriziali la guarigione può otlenersi con trattamento chirurgico ben diretto (enter·o-anaslomosi, esclusione intestinale, esclusione bilaterale aperta. enterectom111) -E. REYMOND (Parigi): in un'ernia tubercolosa, sinistra, in cui testicolo e sacco erano pieni di nodi tubercolosi e il contenuto era formato da una massa di epiploon tube1·col oso, dalla S iliaca, da una parte del colon discendente e dalla anse del tenue, ottenne la guarigione, sopp rimendo il testicolo e il cordone, asportando la massa tubercolosa epiploica, numerosi e grossi gangli del mesocolon e resecando porzione del sacco. J. DENYS (Lovanio): nella pel'ilonile lubercolosa le iniezioni con brodo filtrato delle colture del bacillo di Koch hanno dato ottimi risultati (su 16 casi, 1:3 g u!lrigioni). Lo slesso r1medio anche nella tubercolosi ileo-cecale. dà. buonis:::.imi e1<iti. - CATH ELlN: su 6 casi di nefrectomia sopracapsular-e primitiva per tubercolosi renale, ope1·ati nel riparto del prof. Guyon, si ollennero 5 esili immediati. P er la riuscita occorre fare presto la diagnos i e studiare la funziontllità del r·ene sano col suo separatore dell ~ orine. - Pt~NIÉRES (Tolosa): con iniezioni di un'e mulsione di resina d'euforbio nell'acqua glicerinala e con tenente per· ogni eme. un quarto di milligrammo d'euforbio nell'epididimo o nel testicolo tubercoloso ha ottenuto la guarigione definitivi.! di sei malati di tu ber· colosi genitale. - CALOT (Ber ck): con iniezioni di naftolo canforato (6-8 gocce per iniezione) o 5-6 (I:Occe di naftolo canforato in glicer ina (1/ 5 di nafLOio can· forato e 'i, di glicerina) nel testicolo e nell'epididimo Lubercoloso ha ottenuto la guarigione in 71 malato. - DJALIL !}HAN (dell:lgato di P èrsia): nella tu ber· co losi iniziale dell'epididimo, senza Lender.za al rammollimento, giovano le iniezioni parenchimalo!';e di cloruro d1 zinco o di eter e iodoforroico; in lutti gli a ltri casi le termocautet•izzazioni parenchimatose lar ghe. Giammai castrazione. - CoRNlL (Parigi): la tubercolosi degli organi genitali della -donna é spesso indipendente dalla tubercolosi polmonare. Es11a invade, per ordine di frequenza, le trombe, il corpo dell'utero, le ovaie, il collo dell'utero, Il periLoneo, che ricuopre le trombe, le ovaie e il corpo dell'utero è spesso sede di tubercolosi, che s i propaga talora all'appendice. Rarissima è lo propagazione della malattia dal collo dell'utero per· la vagina. - TÉDENAT ritiene che il bacillo tubercoloso giunga ordinariamente per la via sanguigna agli annessi e all'utero. D u RET opina che la tubercolosi possa propagarsi dall'intestino al peritoneo e


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ag-li organi genitali dellà donna, soprattutto col latte tubercoloso. - VrLL.EMIN (Parigi): nelle cavie l'infezione per la via san~uign a basta a riprodurre le lesioni tubercolose delle trombe. - X. B.eNDER (Par igi): ha osservato tr·e casi di tubercolosi ulcerosa della vulva, in CYi i l traumatismo esercitò un'influenza determinante. - LANNBLONGUE, rispondendo a una domanda di Duret, afferma che il traumatismo mette in evidenza una lesione Lubercolosa, gia in atto, ma la te n te, nelta par te col pila. DuRET (Lilla): nelle tubercolosi localizzate dei centri nervosi nei fanciulli, l' iolervento operatorio é poco indicato per i frequenti focolai molleplici e per la coesistenza di lesioni viscerali; negli adulti, da H - 16 anni in poi, con le oper azioni si evita che i germi morbosi si dif1ondano; io oltre si solleva lo stato generale e talor a s i ottione una guarigione radicale. - R. ALESSA:>~oru (Roma): nella maggior parte dei processi tubercolosi delle meningi, l' inler·vento c)1irur gico non é da consigliarsi. La semplice puntura lombal'e può !\er· vire a scopo diagnostico. Nel tubercolo solitario dell'encefalo, l' inter·vento chirur gico è ammesso soltanto in un piccolo numero di casi di lesioni cir·co· scritte, purché la diagnosi di sede sia netta, la regione accessibile, manchino i nati concernenti le lesioni multiple o diffuse, e le condizioni generali dell'in· dividuo siano soddisfucenti. Pel cervelletto è giustificata l'idea di Bergmann che scon:;iglia l'operazione.- W1::INTRAND {Wiesbaden): col metodo di Kocl1er (per forazione del cranio con una fresa messa in azione con un moto1·e elettrico o col processo dei dentistiCI}, intm:.liusse una siringa armata di ago nel ven tri colo laterale. estraendo 20-4:0 eme. di liquido, in un caso di lube rcolo sol1tario del cer vello e l'inferma ne otlenne mollo sollievo (scomparsa dell'idro· cefalis} La piccola operazione fu ripetuta tre volle.- LANNELONGeE (Pt~ ri g1 ) : nella tube1·colosi inlracranica (forma mista, elle sorge dalle ost'a del cranio ed invade poi le meningi e il cervello e talo;ra anche le parti molli super·fìciali) é indicata la trapanazione larga con s~orbia e martello per estirpare tutti i rocolai inlr acranici delle meningi ed anche della superficie esterna del cervello. Nei tubercolomi delle meningi. e del cervello, circoscritti e diagnosticabili, se ne deve lenlare l'asportazione. Le vere rneningili da bacillo di Koch rar·issimamente ~uariscono; in esse potrebbero giova1·e le larghe lrapanazioni con sue· cessive iniezioni di bleu di metilene, praticate al principio della malattia per modificare lo stato delle g ranulazioni tubercolose. Le aperture del cranio dovranno esser e falle nella parte inferiore della regione temporale, ove sarebbero da iniettarsi le soluzioni di bleu di metilene (e!';perienze di Omb1·edaonP) per farle penetrare nelle regioni meningee della base del cranio. Vi si potrebbe 8frgiungere la punzione lombare per favorire la disseminazione del liquido inieltato. Si potrebbe pure eseguire una doppia lrapanazione, da una par te e dall'altra del cranio, seguite l'una e l'allre da iniezioni. A. CASTEX (Parigi): nella tubercolosi della laringe giovano le pennellaLure con l'acido lattico o col cloruro di zinco, il melodo sclerogeno, la laringotomia con asportazione del focolaio tubercoloso. - R. Loewv: le donne tubercolose, specialmente se i lore eacreati polmonari contengono bacilli di Koch, non do· vrebbero concepire e dare alla luce figliuoli, perché con la gravidanza e coi parli ripetuti la malattia, specialmente la ,forma laringea, peggiora. - GouRc (Parigi): all'estrazione di un dente cariato tenne dietr·o una tubercolosi ossea, che si sarebbe forse potuta evita~e. se dopo l'operazione l'infermo avesse Jatto !requenti colluttorii antisettici. - MIO NON (Nizza): la soluzione di fluoruro di


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argento all't p. 100 è uLile sotlo forma di pennellalura nella cura della tubercolosi laringea. - MoNNIER (Parigi): l'eslratlo glicerinalo fresco di regalo di merluzzo, ·applicalo direttamente sulla laringe, giova nelle forme tubercolose che vi si localizzano. P. REVNIER (Parigi): con soluzioni di acque madri saline o sodiche cloru· rate ('0-60 per litro di acqua bollila) applicale localmente per un tempo più o meno lungo in diverse manifestazioni di tubercolosi esterne (fis tola pleurica, si novi te fungosa della palma della mano, oste ite tubercolosa della tibia, coxal· gia sacrale, male di PoU, adenite bacillare, coxalgia suppurata, adeniti multiple, adenite e peri-adenite tubercolosa, resezioni del cubito per artrite tuber· colosa) ottenne buonissimi risultati. - o.~BRÉDANNE (Parigi): con iniezioni interstiziali della soluzione di Lannelongue (olio di oliva HO; etere 40; jodoformio 10; creosoto 2) in un caso di tubercoli del testicolo bilaterale con fistole, di tubercolosi del testicolo bilaterale in massa; di sinovite tu.bercolosa della guaina dei tendini fles:>ori della mano, di fistola persistente in seguito a sino· vile tubercolosa operata; di si novi t~ tubercolosa dei tendini flessori della mano e di sinovite tubercolosa dei tendini estensori pure della mano, ottenne la gua· ri~done nel i 0 , 3°, 4° e so caso, miglioramento momentaneo nel 2°, miglioram ento rapido con probabilità di guarigione nell'ullimo. - H. MA.YET (Parigi): ha curalo 18 tumori bianchi, su iti pazienti adulti superiori ai 16 anni e su due fanciulli di 10 a 13 anni, con immobilità assoluta ed iniezioni sclerogene di cio· ruro di zinco al decimo e al ventesimo extra articolari, ~:~econdo il processo del prof. Lannelongne, e con iniezioni intrarticolari dì etere Jodato al 2 p. 100 ed ha ollenuto 17 risultati positivi su 18 casi. - LANNELONOuE (Parigi): nelle tubercolosi delle articolazioni, eccettuale quelle della spalla e dell'anca, . ottiene ottimi risulta li inoculando nell'interno di esse il liquido seguente: olio sterilizzato gr. 90, jodoformio gr. 10, creosoto g r. 2, !asciandovene una quan· tità sufficient.e affinchè rimangano nell'arti.colazione circa g r. 3 di jodoformio. Fuori dell'articolazione poi, alla periferia della sinoviale e sulle ossa stesse, inocula una soluzione di cloruro di zinco al decimo, 30 a 40 goccia di soluzione nel fanciullo con dieci a tr'edici iniezioni di 2 o 5 goccie l'una e 60 goccia nell'adulto con circa venti iniezioni. Nelle articolazioni della spalla e dell'anca consiglia le iniezioni intra-arlicolari con l'olio jodofor mizzato. In 20 casi di tuhercolosi osteo-articolari nel primo periodo, senza suppurazicme, ha ottenuto la guarigione. RoLLIER (Leysin): nel sanatorio di Leysin, in alta montagna, per le tuber· colosi esterne si ottengono buoni risultati con le cure igieniche e coi più ra· zionali ed innocui sussidi terapeutici, uniti alla cura di aria e all'insolazione locale leggera (eritema, pigmentazione). Nei giorni favorevoli gl'infermi sono esposti nei loro letti, in g randi gallerie aperte all'azione diretta dell'aria e del sole, il quale agendo sulle parti malate le modilìca beneficamente.:._ REROUL (~ìmes): la terapia solare nelle tubercolosi esterne (tumori bianchi, osteili, si· noviti, adeniti tubercolose croniche, ascessi freddi, Jupus) ai•Jla potentemente la cura medica od operatoria. Gl'infermi coricati devono esporre le parti malate all'azione diretta del sole in media due ore al giorno: un'ora al mattino ed un'ora nel pomeriggio, in astute; due ore nel mezzo della giornata, il r esto dell"anno. - P. REDII.RO (Parigi): negli ascessi freddi ossifluenti o superficiali, l'acqua ossigenata o il gas ossigenato dànoo eccellenti risultati. Il gas ossi· geno è soprattutto efficace negli ascessi tubercolosi aperti, nelle fistole tuber-


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colose, agendo soprattutto sulle infezioni secondarie e le associazioni microbiche. La medicazione ossigenata é pure utilissima nelle osteiti e nelle osteo-artriti tubercolose, nelle fistole ossee tubercolose. Essa è vantaggiosamente associata a~li altri agenti an li-tubercolosi; ha l'immenso vautaggio di poter essere largamente applicata, senza danno, senza inconvenienti, senza tema di alcun'intossicazione. Per iniezioni si adopera il siero ossigenato seguente: fosfato di sodio aJ 1Jl0 cc. 75, acqua ossigenata a 12 volumi cc. 25; oppure l'acqua -ossigenata all'acido borico di Robert a 6, 10 o i2 volumi, o le iniezioni od insufllazioni di gas intracavitarie o nei tessuti con l'apparecchio di Tbiriar. R . LoEwY: ha ottenuto eccellenti risultati con le evaporazioni di acqua ossigenata. L'acqua ossigenata a i2 volumi passa ad 8. P. REDARD (Parigi): la radio-terApia è preferibile, in un gran numero di casi. ai mezzi abituali di cura delle adenc)patie tubercolose, particolarmente all'estirpazione ed è soprattutto indicata nelle adeniti tubercolose croniche, nelle antiche forme fibr0se, senza tendt\nza al rammollimento. L'azione é lenta e produce, in generale, Ja scomparsa quasi completa del tumore. Conviene poco nelle forme subacute, con segni di caseificazione e d'infiltrazione infi.a mmatoria della cute. Dà rapide guarigioni nelle adeniti fistolose s uppurate, procura la rapida occlusione delle fistole e la cicatrizzazione della cute senz!l tracce appar·enti. - BER~ONIE (Bordeaux): conferma il valore dei buoni risultati ottenuti da Redard. - REDOUL: ha ottenuto con la radio-terapia buoni risultati anche nella cura dei tumori bianchi. :...... P . REDARD (Parigi): la radioterapia non può essere raccomandata come metodo generale di cura delle tubercolosi ossee ed articolari. Impiegata da sola, o meglio associata ad altri metodi, modifica i tessuti tubercolosi, facilita la loro regressione e trasformazione e può servire in qualche caso determinato. Nelle osteiti e nelle osteo-artriti st.iperfi· ciali, anche fistolose, dà eccellenti risultati e assai spesso guarigioni rapide. Meno bene corrisponde nelle osteo-artriti profonde, nelle osteo-sinoviti delle grandi articolazioni; però anche in questi casi lenisce il dolore e la .contrattura. Favorevolmente agisce su certe anchilosi fibrose, facilitando la mobilita e la rigenerazione di muscoli atrofizzati. VrLLEP..tlN (Parigi): tubercolosi e traumalismo. - I. il lraumalismo fa per. e. trare nell'organismo il virus tubercoloso venuto di fuod. Esistono tubercolosi chi rurgiche consecutive ad un'infezione d\retta, cioè inoculazioni sperimentali fortuite, simili alle inoculazioni del laboratorio, ma ne>n hanno grande importanza clinica. - II. La tubercolosi esiste in una lesione locale; il traumatismo agendo su quest'ultima mobilizza i germi e li dissemina a distanza. Ma la teor ia di Veroeuil dell'auto-intossicazione non ha sodo fondamento e gli a mmalati non devono essere pl'ivati del beneficio di un'operazione che asporti un focolaio tubercoloso. - III. La tubercolosi latente é posta io evidenza dal traumaLismo a condizione però che es;istano nei focol ai tubercolosi, situati a dis tanza, le condizioni anatomo-patologiche adatte (congestione, stasi sanguigna, ecc.). - I V. Il traumatismo aggrava una tubercolosi locale io evoluzione. ~!ò è clinicamente e sperimentalmente (Lannelongue) ·dimostrato. FRtEDLANDER (Vienna): l'ipotesi delle tubercolosi in seguito a tra umalismi è del tutto empirica; in molte fot·me simili all'ir.fezione mista spetta la parte principale. - MAucLAIRE (Par·igi): negli ospedali è necessario isolare in padiglioni speciali o per lo meno in locali separati i tubercolosi chirurgici contaj!iosi. Utilissimi sarebbero per tali malati ospedali speciali costrutti fuori


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delle mura delle città (Reynier). - LARDENNOIS (Reims).: meglio converrebbe isolare i tubercolosi chirurg ici in campagna o sulle rive del mare, ove aumenterebbero le fJt'Obabilità della loro guarigione. - JEANNEL (Tolosa): il l.I'àumatismo è più raramente che non si supponga il localizzatore della tub~>rcolosi. - .T. FoNT AN (Tolone): sulle tuber colosi locali in t'apporlo al servizio militare conchiude: 1° ogni tubercolosi locale esistente prima dell'ammissione a.l servizio militare deve motivarne l'ese nzione. 2° Ogni tubercolosi locale, senza ~egni di generalizzazione o di reinfezione viscerale profonda, deve essere sottoposta a cura prima di prendere un provvedimento medico-legale. 3° l guariti saranno conset•vati in servizio. 4° Per ollenere tale t•isultato i ch irurgi devono ricorrere ai metodi larghi ed energici e rinunziare ai piccoli processi detti economici. F. EsToR e CA DILLA C !Monlpellier): in uno s tudio s u Ha distribuzione geografica delle tubercolcsi chirurgiche nel dipartimento dell'Hérault conchiudono: che l'influenza dell'alcoolisnJO sulle tubercolosi chiru r giche è mininta, ma indubbia; che la proporzione delle tubercolosi chirut•p:iche ~ minore in monta::na eh e in pianura e ra gfriun ge il mass imo sul litorale marino; che in questo il pred0minio é dovuto ~opraltulo allll deusilà de lla popolazione; che, da ultimo, il clima marino, il quale spiega un'influenza tanto favorevole sui tu ber colosi sottoposti alle norme igieniche in IUSO nei sanatorii, non ~dotalo di un p otere anlilubercoloso sufficien te per preser vàre gl'individui che vivono in condizioni igieni<:he difettose. - BRUNSWIO·LE BIPAN (Tunisi): le tubercolosi chirnrgiche sono molto frequenti negli Arabi della T unisia. Ciò dipende dalla debolezza particolare dell'arabo e dalla minore reststenza del suo tessuto osseo all'infezione, dalla nutrizione insufficiente dei primi anni. dalla mi><eria fisiolo~ica di queste popol11zioni poco nutrite, e dalla loro ava1·izia congenita. LARDENNots (Reims) : nelle adenopatie tubercolose del collo, specialmente nei fanciulli, prima di a sportare le glandole ipertrofìche bisogna a gi 1·e sulle porte d'ingresso dell'infezione (mucosa della cavità ot•ale, delle fosse nasali, della fat·inge e del naso-faringe), disinfellandole, ed agendo, quando ocçorra, sui denti cariati, sulle tonsille pa laline ipertrofìche, sparse di lacune e sopral· lutto su lle vegetazioni adenoidee. - Gu YOT (Bordeaux): la tubercolosi de~ rischio ò forlu11am ente rara, ma assai grave. Nel pr incipio gioveranno il riposo e la rivulsione; appena formatosi l'ascesso, converrà pungerlo e inoculare n ella cavità soluzioni modificatrici o meglio incidere largamente, mettere a nudo la lesione ossea, raschiarla, cautet·izzarla ed affidare alle mP-dicalure ben falle il compito di agevolare la cicatrizzazione dal fondo alla superficie. Malgrado però ogni èurn, si eviterà difficilmente la formazion e di fislole persistenti, che richiederanno nuovi interventi chirurgici. - MAUCLAIRE (Parigi): nei essi in cui le iniezioni con l'etere jodoformizzato, tanto diffusibile, non possano Assere impiegate, le iniezioni di olio jodoformizzato in posizione assai declive possono riusc•re utili negli ascessi iliaci, negli asce~si freddi pleurici e nel morbo di Pott delle porzioni inferiori. C. SFoRzA.

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RIVIS'rA D'IGIENE MILITARE D. FJSCHER., Stabsarzt all'Accademia Imperatore Guglielmo.-· La tuberooloal polmonare nell'eaerolto. - (VerO.tfentlichungen aus dem Geuiete des M i· li.tdr san itatszoesens, H eft 3:i, Berl1no, Hirschwald 1907) ( l). Da questo interessante studio risulta, che la tubercolosi é da alc uni a un i in p1·ogressiva diminuzione nelle armale di tutte le g randi Potenze. In Germania, in cui la mortalità per tubercolosi polmonare nella popolazione {:ivile arriva ancora a 2,245 p. 1000, nonostante la formidabile lotta da parecchi anni conll'O di essa intrapresa e proseguita con intensità sempre crescente, la morbidilà dell'esercito per tubercolosi polmonare, compresi l'armata bavarese e il corpo d'armata del Wurtembet'IZ• è scesa dal 3,1 p. 1000 nell'anno 1890-91 all' i ,7 p. 1000 nel '1901-1902; la mortalila dal 0,42 p. 1000 al O,l7 p. 1000; e le riforme e le altre dispense dal ~ervizio sono diminuile dal 2,4 p. 1000 a ll' 1,6 p. 1000. . Nell'Austria-Un~heria mentre la mortalità per tu'bercolosi potmonare della popolazione civile è tuttora del 3,629 p. '1000, lti mon•bidità ne ll'eset·cito dovuta ad essa dal 4,1 p. 1000 sulla sua forza m~>dia annuale, quale era nel 18\JO, ~ scesa all' 1,'2 p. iOOO nel 1903, e secondo la statistica del 1 00~ all' 1,0 p. 1000. La med ia della mortalita invece presenterr.bbe del~e variazioni sensibil issime per i vari corpi d'armAla dal 0,0 p. 100 al 5,2 p. 1000. In Russia la mortalità per tubercolosi polmonare della popolazione civile è del 3,886 p . 1000; per l'esercito nel periodo 1889 189 " la morbidilà per tale ma· lattia fu del 4,0 p. 1000 sulla for za media ann uale, e nel periodo 1901 al 1903 del 3,6 p. 1000. L'a1·mata russa é fra le grandi armate d' Eul'opa una delle più colpile dalla tubercolosi. La mortalita della popolazioM civile in Inghilterra per tub~•·colo si po lrnona re è dell'1,388 p. 1000 e nell' Irlanda dell' '1.727 p. 1000. Nell'esercito del r egno unito invece, esclu ~e le colonie, sopra una forza media di circa 100,000 uomini la morbidilà media per tubet·colosi polmonnre è s tata del 3,9 p. 1000. Questa ci rra è ben diversa dalle favorevoli pl'< •pnrzioni della m orbidilà. pe1· tubercolo!!i della popolazione civile, ma si deve conslderare, che il reclutamento a soldo dell'esercito inglese é regolato con al tri cr iteri di que lli degli eserciti dei g randi Stati conti ne n tali. Le truppe coloniali invece, anche non indigeue; danno solo il contingente alla tubercolosi polmonare del 0,!)3 p. 1000. l~ Francia se la mortalit.a. per tubercolosi pol monare della popolazione civile è Jel 3,023 p. 1000, l'esercito soffr·e per essa perdite superiori a tulli gli altri eserciti. Tuttav1a la curva della tubercolosi polm onare dimostra per l'ulUl l o rflaz.lone alla memoria del prof. .SOrmaoi, che pub!Jiichiamo in questo stesso fascicolo, e a confe rma delle-sue conclusioni, crediamo utile sLralclare dalla I>Ubblicaziono del dipartimento medieo del l'tlin_istero della guerra prussiano, ques ti ilatl sulla tubercolosi polmonare nei princi)Jali eserciti europei. JO -

Giornale medico.


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IHVISTA D'IGIENE MILITARI':

timo decennio anche in Francia una tendenza a decrescere nell'esercito, tanto che dal 6.8~ p. 1000 dell'anno 1898 è giunta n~l 1902 al 5,1 0 p. 1000 della for za media annuale. Il Kelsch lo attribuisce al provvedimento adottato nell'aprile dell'a nn o 1898, di inviare in congedo 'temporaneo tuUi i candidati alla tubercolosi qua li i deboli di co·stituzione, quelli che hanno sofferto bronchiti, ecc. È da n ota.re che nell' es!'rcito francese l'aumento della tubercolosi polmonare ha seguito, dopo il ii-{70, di pari passo quello del contingente annuo re· clutalo, ciò che ha reso più difficile la seleziooe e quindi ha permesso la filtrazione nell'esercito di un buon numero di individui affetti da tuber·colosi la· tenta. Basti accennare che nel 189 i, per l'aumento di 30,000 uomini nella forza media annuale dell'eser cì lo, la mo rbidità per tubercolosi è subito salita dal i> a l 7 p. 1000. ' Sono ben 4000 tubercolosi che ogni anno si rimanda no anco ra in Francia a costituire nella popolazione civile tanti cen tri di infezione; e contro un tale pericolo è unanime l'opinione che non esista altro mezzo che l'istituzione di sanatori mi li to r i per i soldati tube1·colosi, per . i quali occorr~rebbero beo 4000 letti; ma in Italia (JUanti meno ce ne vorrebbero pe1· raggiungere lo stesso scopo! L'esercito italiano per tanto è, a nche soLto il solo ri guardo della tubercologi polmonare, il più favorito di tutti; il fran cese ne ha cinque volte di più. R A NDONE.

Pr o f. C. GALLE ~GA. -Relazione Beymond-Gallenga •alla profila..!! del tra· coma, presentata a l 18° Congresso dell'associazione onalmologica italiana in Roma , 1906. N el 17° Oongre~so déll'associazione oftalmologic&. ilaHana tenulosi a Napoli n el l'ot!obre 1!)05, gli oculisti italiani incaricarono il prof. Gallenga di rettore della R. cli nica oculistica di Pa1·ma, in unione al pro f. Reymond dire ttore de.lla R. elin ica oculistica di Torino, di r iferir e al 18° Con gl'esso intorno al tema della pro/i las.<: i del tracoma. Bastano g li illustri nomi dei rclatori per dedurre di quanta impor tanza sia sta to il lavoro presentato, che non solo inter essa qualsiasi medico, ma che é indispensabile sia conosciuto da noi rr.edici militar·i, m ollo favor evolmente citati in detta relazione, comunicata dal prof. Gallenga ol citalo congresso. È perciò che ct'edo opportuno farn e una breve r·ecensione. Uagli s tudi statistici eseguiti in diverse clin iche e divisi per provincie, e parli· colat•mente dalle s ta tistiche delle leve mirilari che sono condotte in modo uniforme in tutto il Regno, J' Ìsul la che il tracoma, do ve più, dove meno, serpeggia io tutto il nos tro pae~e, che negli ultimi quindici anni il tracoma io genere si è notevolmente aggr·avalo, e solo in po·c h i luoghi si é rilevato un lieve mifZliora· me nto . Bastano alcune cifre per f~:~1· rilevare la sconfortante percentuale del t1·acoma in conr,·onlo alle altre forme di malattie ocula r i. Questo rapporto du· rrante il periodo citato é stato del10,99 p. 100 a Parma, dove la malattia ha subito .un miglioramento, mentre invece é salito a1 1--l,50 p. 100 a Pavia, al H,68 p. 100 a Pisa, al 29 p. 100 a Napoli, al 34 p. 100 a Catania, al 40 p. 100 a Cagliarj, fino a raggiungere il 50 p. 100 a P alermo!


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Le attuali preoccupazioni dei medici igienisti e degli oculisti intorno allu diffusione del lracoma sono quindi ben giustificate non !'Olo per le sconfortanti cifre esposte, ma per le difficolta della profilassi del lracoma. Questa rapprese nta una delle questioni più complesse dovendo tendere a scop1 molteplici : essa difatti deve corregge l'e nei limi li del possibile le condizivni individuali e quelle dell'ambiente che predispongono alla diffusione dei la malattia; deve curare d'impedire il piu severamen te possibile la trasmissione del morbo dagli individui affetti ai sani, sia in rapporto ai componenti di singole famigli e, sia in rapporto alla collellività, sia in rapporto alle occupazioni e ai mestieri, sia infine in relazione al problema educativo. L'A. esamina partitamenle tutti questi diversi problemi, facendo per ognuno proposte concrete ed esatte che sarebbe troppo lungo riportare. Sludia Ja questione dell'isolamento degli ammalati e la sua applicazione pratica nelle fami glie e nelle scuole; espone la necessiLà di rendere veramente obbligatoria la denuncia del tr·acoma, che finora è soltanto nominale , esa mina In istituzione di comitati locali di beneficenza ; enumera i doveri delle autorità comunali e quelli dl>ll'ufficiale sanitario e l'azione che questi dovrebbe svolgere nelle famiglie e nelle scuole; !'tudia la istituzione ed il funzionamento delle scuole-sanatorium per i tt·acoma losi come quelle già esistenti a Milano, a Roma e in altre citta evolute. Di· scute le disposizioni speciali che attualmente sono in vigore e quelle ancora da istituire nei convitti, negli ospizi di ricovero, n egli orfanotrofi , negli opifici ecc... Circa le caserme l'A. ricorda che sono a tutti note le norme di illuminata irziene ed il chiat·o senso di r esponsabilità che anima gli egregi sanitari dell'E· sercito e della marina. Ottima cosa, soggiunge, sarà se si port·à io pratica la importante ed utile proposta fatta dal maggiore medico prof. Trombelta al Congresso d i Palet·mo del 1906 contro il tra coma. Essa è così en uociata: a I d irettori degli ospedali militari, in~et·merie presidiat·ie ecc. devono pt•eavvisare i prefetti o solloprefetti dell'arrivo in una data provincia o in un dato circondario di quei militari di truppa affelli da t-racoma di qualsiasi forma e gr•acl o i quali vengono mandati in licenza di convalescenza, oppure abbiano ottenuto il congedo assoluto in seguito a rassegna: spetleré ai medici provinciali e per ess i agli uflìciali sanitari dei singoli comuni l'accertat•e in ogni caso se il militare o ex militare tr·acomaloso debba ancora essere sottoposto a cure, a norme di vil!ilanze speciali, onde impedire che dsso diventi il centro o il veicolo dell'infezione prima nella fami glia poi ne lla popolazione. " L'A. fa poscia interessantissime consiàerszioni sul difficile problema della profilassi del Lracoma nelle carceri, problema mollo complesso poiché implica la Mlute del recluso da un lato e gl'interessi della societù dall'altro. I n dica Ftli opportuni provvedimenti da adottare per le famiglie dei ferrovieri applicate alla sorveglianza sulle linee e quindi lontano dai centri abitali; · ed io fine propone le opportune norme profilatliclte per due classi di individui che compiono illoi'O lavoro e passano la vita in comun~:: quali sono i minatori ed i marinai. A compimento di questo intf:ressante ed esauriente lavoro il prof. Gallenga dimostra l'urgenza di due disposiziOni e cioè: 1') l'istituzione di dispensat·i oftalmici ~ dà l'idea del loro funzionamento; 2°) il ricovero gratuito dei tracomalosi indi~enti nelle cliniche, negli ospedali oftalmici e nei reparti oftalmici di altri nosocomi; e nelle locaWa dove ciò non i· possibile, la istituzione di ricoveri temporanei g ratuiti, allo stesso modo


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che in alcune località dell'alta Italia sono stati is tituiti i pellagrosari e le locande sanitarie. Dopo questo e same completo ed esauriente della questione l'autore fa delle proposte che perderebbero nel r ia ssu mer·le e che per ciò riporto lestual me n te: • Come conclus:oni di quanto sono vPnuto finora esponendo, parmi di poter fare alcune pro po~te, da ser·vir e più che allro come un abbozzo dell'insieme delle mrsure che é necessar·io vengano ado ltale, in confor mità ai voti e alle proposte, che da divf-.rse par ti sono slate falle, sia individualmente in parecchie preg ia te m onogralìe, s ia collegia lm ente in diverse r iunioni di societa di rgiene, di accademie med iche, sia della n ostra sociel& oftalmologica, ed in m odo più completo nella r ecente riunione eli oculisti tenuta lo scorso aprile a Palermo. f: opportuno che le inizia tive pe Psonali s i aggreghino e vengano a da re un valido appoggio all'azione che può venire spiegata a questo proposi to dalle au tor·ità e dol governo. L'azion e privata deve essere esplicala nella cos tr tuzio ne dell'associazione o lega contro il tracoma. Questa associazione, con sede centrale a Roma, 1 costituita da u n Comita to centrale alla cui formazione dovre bbero partecipare medici, oculisti, e funzi o· nari autorevoli, nonchè persone appartenenti alle diver·se classi sociali, con comi lati provinciali e circondariali fed erali, do vrebbe coordinare la pr opria aziont> allo scopo di ottenere dal le diverse autor ità, dai cons igli provinciali A comunali, flag-li en ti di pubblica beneficenza, l'applicazione delle mis ure igic •dclw necessitate dalle attuali condizioni, operare a llo scopo di fare iuscdvere i fondi per ché la refezione scolastica fosse stabilita di re~ola in lulle le scuole fre quentate da ragazzi di famil!lie indigenti, costilue 11do a ssociazioni locali destinate alla sorve glianza de li P- abita:zioni dei poveri con speciale riguardo ai po · v·e ri lracomatosi, a coadiuvare la sorveglianza delle scuole, deglii opiflzi pr ivati ecc. Sarebbe opportuno che di questi comitati e sotto- comitali facessero sempre parLe altre pe rsone benefiche e volenterose, sopraluUo maestr i, mae~ke, ~li occlE'siastici delle diverse confessioni, con siglieri comunali, membr i delle cong-reg-azioni di carita ecc. ecc. Altra mansione di queste a ssociazioni dovrebbE' essel'e quella di officiAre le per so ne più indicute per le loro cognizioni ed altitudini di tenere pubblicl1e conferenze su questo argomento ed indu s Lriar~i in ogni gui sa pe r tener desta la pubblica opinione su quanto l!-i riferisce al bisogno di opporsi al diffondeJ·si della malattia. Per ciò che rigua r da l'azione d el governo ritengo che sia oppor tuno e doveroso fa re capo at la di1•ezione generale di san ità presso cui potrebbe es~ere costituito un ullìcio speciale per studiare il complesso probl ema che si rifer isce a Ila profilassi del tra coma. Questo im portante organismo della di1·ezione generale della sanita pubblica, dovrebbe s ta tuire col parere del Consiglio supe1·iore di sanità, tutte quelle norme generali, che s i riterra nno oppor tune di stal>ilire pel tramite dei medici provinciali, onde ottenere la statistica dei .granulosi, in lullo il r egno. ed io specie quella dPg li scolari ~ran ul osi e successivamente indicare, giu~ta ai risult~ti di questa s tatis tica, in m odo chiaro e preciso, le diverse misure che, a seconda della reRioni, città e paesi, saranno ritenute particolarmente necessa rie . In dipendenza di questa di rezi one generale dovrebbero essere impar tite di· sposizioni affinché pr esso tutte le scuole normali maschi li e femminili dt!l regno, pubbliche, pa reggiate e pr·ivate v enissero ogni anno tenute da persone compe·


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ten ti 2 o 3 conferenze agli allievi su questo argomerJto. La direzione generale potrebbe pure disporre per l'i~liluzione delle séuole sanatorium nelle località dove esse sono neces!'arie ec.J in quel numero che a seconda dei bisogni saranno occorrenti , indicando i provvedimenti igienici necessarì e le norme pedagogiche da seguire nell'impa r tire l'istr u1.ione ai ragazzi granulo si. A questo ufficio govern!l tiVO centrale dovranno essere devolute le pratiche · necessarie affinché vengano sul b1lan·cio dello Stato impostati i fondi che si l'iterranno dal Governo e dal Parlamento necessarii per combatle1'e efficacemente il tracoma specialmente per ciò che ri guarda i med ici, i maestri adibiti all'in~eguameoto dei granulosi, per la degenta dei gtanulosi aggravati per le complicazioni corneali presso gli ospedali, semp1·eché queste spese non possano essere sostenute dai municipi, congregazioni di carrtà ecc. La della di rezione !lenerale dovrà pur•e curare l'is tituzione dei di ~ pe n sarii oftalmici, dove essi mancano, pure essendo necessari pel mugg ior numero di f!ranulosi n elle piccole città, nei paesi, nelle ca m pagut>, impartire infi ne tulle quelle no r me di sorve~l ianza e di profìla!'Si occor-renti nelle scuole, opifici, ~labilim en ti pubblici e privati ecc. ecc. Infine rig uardo al modo di esplicazioHe di que!'ta azione della dlirez.iono ge· nerale defla sanità pubblica, per il m t-zzo dei mndici proviuciali, ritengo sar ebbe oppor·tuna la costituzione di con~igli governativi pi'Ovinciali e circon da riali sotto la ùipend,enza dei consigli sanita r i, alla cui costituzione nei pa esi marittimi oltre alle persone più indicate tra la cla8se dei m edici, dovr ebbero p3rtecipare i medici di porto, e nei centr i fenoviari più cospicui, i med ici isp ettot'i delle ferrovie >l . 8AN1 UCCI .

E. Joa. - La febbre ttfolde nell'eaerolto. Sue cause. - (Arc!t de méd. et de pharm. m ilit., 1906, T. 47, n. 1). Negli ultimi anni, dal 1897 Al 1902, la fehbr'e lifoide nell'eser cito fran '!ese ha causato un oume1·o di decessi cl1e ba va l'iato da 253 uel1902 a 625 nel 1899, con un minimo di 0.52 p. 1000 di forza, ciò che costituisce una cifra e levata,

specie lmente se si consider·i che in Gem1ania es"a nel 1900 fu a ppena del 'O.iG p. IOIJO. L'auto r e ha compiuto uno s tudio sulle cause della febbre lifoide e, dala l'im· portanza dell'argomento, ne riferiamo i dati principuli. Un primo punto su cui l'A. r ichiama l'attenzione è l'espet!oralo. È noto <'ggid'l che frequentemente il bacillo tiflco trovasi nell'espettoratp dei tifosi, talora per un tempo lungo, fin o selle fletlimane. Altro mezzo di disseminazione sono le uri ne dove il bacillo specifico compare dal 2° settt-nal·io e dove può trovarsi per mesi e talora per anni; cosicché ,·ari autori tendono ad accordare all e urine alt1·ettanta importanza che alle feci nella disseminazione del tifo. Quanto alle materie fecali non é piu a discutere la loro importanza come agenti di disseminazione. In esse il ba-cillo lrovasi gia dal 4° giorno di malattia e vi può persis tere anche nella con v.alescenza, e per sino dopo parecchi mesi. l uolLre l'i:ndividuo sano che ha avvicinato dei tifosi può portare il bacillo specifico nell'inte8lino ed emetterlo colle feci. L'ar.tente specifico si introduce nell'organismo per la via digestiva. Ciò é ritenuto come del tutto dimostrato dall'autore. Se O(IÌ teniamo conto di ciò e dei mezzi di disseminazione del germe, dobbiamo convincerci che uno dei fat-


:no

RIVI STA D ' IGII!:NE ~IILITARE

tori capitali ùella genes i delle epiùemie, della loro persistenza e della loro estensione, è cos tituito dal fatto che ci sfug~ono in nume ro considerevole i ME"i frusti dell"infezione. Le forme fruste del tifo sono dimos trare sia con dati epidemiologici, s ia dai processi di laboratorio (agg-lutinazione e ricerca del bacillv nelle feci ), sia infine dalla clinica. Tali for·me fruste sono molto frequenti, ma per lo più vanno sotto allro nome. Cosicché si comprende qual fonte rli di sseminazione esse rappresentino, non prenJenJosi in esse alcun provvedimento pf'ofìlatlico . Altr·e cause di tr asmissione sono quelle per conlHgio: in primo luogo vi é il contagio os pitalie r o, non frequentP., in cui la tJ·asmissione si fa dal malato all'infermier e per la via digerente, a causa di qualche negligenza nella disinfezione delle mani. Talor·a si può avere da malato a mAlato. In secondo luogo vi è il contagio nei mezzi collettivi. P rima d'ora, quando la teoria idrica era nel :::uo pieno splendore. quando si diceva che il 90 p. '100 dei casi di tifo era d'or·igine rdrica, tale possibilità dHl contagio negli ambienti di vita collettiva era appena ammessa. Le nuove vedute di Robel'to Koch, le quali si appoggiano su falli numerosi e bene sturliati conll·adrlicono a ciò . L'importanza dell'acqua s pecialmente s embl'a ess~re stata mollo esagerala nell'etiologia del tifo: mal~rado i numer osi esami falli nel suo istituto, Koch non é infalli pervenuto a trovare il bacillo del tifo nell'acqua che una sola volta; e poiché nondimeno esistono inconlestabilmenle delle rpidemie di Ol'igine idr·ica, vuoi dire che l'acqua non costitui sco pel ba cillo stesso un mer.zo favorevole, non conservandolo che per qualche giorno. D'altra parte esso non persiste lungamente nel suolo, un semestre tu tt'al più, pe r cui questi due mezzi non possono esser considerali come delle sorgeuti permanenti di contnminazione, capaci di spiegare la lunga durala delle epiJemie o l'endemia della malattia. D'altra parte, e poiché il germe n<•u può essere che un o spite a f'fallo passeg.:::ero dell'acrrua, l'ingesliooe d' un'acqua contaminata può spiegare le poussdes massires di brevissima durata, m a non i casi susseguenti che si succedono :zii un i agli a ltr•i a inter·valli di tempo co ncordanti colta durata d'incubatione del tifo. Per queste ed altre ragioni Koclt emetto la teoria che il vero age nte di pr·opagazione della malattia è l'uomo malato. Ciò spiegherebbe ad es empio perché nei villnp:gi i bambini furono tr·nvati dalla missione inviata dalla Germania in provincia renana sopratutto affetti, ciò che secondo ~ssa dipendere bbe d11 1la loro abitudine di giuocare nella polvere, infetta spesso di materie tifoidiche. I diversi modi pei quali ~i può avere il contagio ospitaliei'O possono ritr·r vars i nella vita militare collettiva, s ia ch'essa si svolga nelle caserme, nei cam pi o in manovra. Anzi nei ca mpi, sotto la tenda, negli accantonamllnti il contagio è ancora più faci le . Ma in o ~ni modo ciò non può spiegare le g randi epidemie, e ssendo limitato a l \'icino di letto o di posto. Invece in tutte queste condizi oni l'agente vettore del contagio tifoidico res ta sempre le feci e le urine, poca im· portar~ za avendo l'es pettoralo. Le latrine cos tituiscono il pr imo ·punto su cui deve volgersi l'inchiesta. Oltre le lalrine speciali a certi gruppi, vi sono latrine d'uso generale, come quelle dell'infermeria, dei cor·pi di guar·c.Iia, ecc., e sono queste appunto le più importanti per la diffusione del ttfo a tutta la caserma. Le latrine delle collettività la~ciano sempre a desiderare ; co~i cch è i frequ~'mtatori vi si insudiciano le scar pe, donde, disse ccandosi, il materiai P. può sollevar·si nelle camerate in form~ di plllvere, che può deporsi sul pane, entrar·e nelle vie aeree superiori, esse•·e.


RIVISTA D 'IG IEN E ~ILITARE

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deglutito, ecc. li materiale infellante può spargersi sulle pareti delle latrine e i frequenlalor! iosudiciarsene le mani. P er vat•ie ragioni il suolo delle caserme può essere ricoperto di polveri virulénte per i materiali infetti che siano venuti a lordarJe (fosse mobili che abbiano versato, l'urinar·e fuor·i degli or·inaloi, fallo che purLroppo è così comune, specie di nolle, ecc.). Gli stessi falli si hanno, peggiorati, nei campi e alle manovre, specialmente perché in pratica le latrine degli accampamenlt sono difficilmente curale in modo da reuderle i n of~ fensive. · Altro mezzo di contagio mediato souo le mosche, ltl quali, seconjo Ficl<er, una volta infettate, poterono infettare a lor volta dive!'si OP"getli, posandosi s u dì essi, per 23 giorni. Una importanza notevole nella genesi di cer•le epidemie di ft!bbl'e tifoide hanno le fognt-, come è noto da lungo Lempo per le osservazioni di .Murchi:::on, Budd, Gueneau de Mussy, Bribosia, rimaste clas:oicbe. Come s i esplica però questa azione delle fogne 1 Le ricP.rche fatte in Roma dall'Aiessi mostrano che l'inalazione dei gas delle fogne favorisce l'mfezione per bacillo d'Eberlh; ma bisogna che gli animali por·tino in sé il bacillo. Le materie fecali delle fo~ne non sono dannose che quando contengono il germe specifico. Il mezzo di tr·aspor-to potrebbe essere secondo L assime e Bor· das le goccioline di vapoee d'acqua, alle qual i i bacilli sa l'ebbero sospesi " come la navicella è sospesa al pallone ». Gli insetti possono ugualmente servir di mezzo di trasporto. Ma il più spesso la causa sta neg li imperfetti funzionamenti, come ristagni e ostruzioni, cui !'!eguono spesso v ersamento, rotture, e quinJi inquinamento delle regioni '<icine, donde il trRs porto all'uomo è reso facile coi mezzi già visti per le latrine . L'importanza del suolo nell'etiologia del tifo è legata a quella delle latrine, fosse e fogne. La sua nocività è legata a un inquinamento specifico, come dimostra l'immunità delle nos tre localita rur·ali, ove il tifo non infìerisce se non quando vi é stato importato, e ciò malgrado un iuquinamento permanente del suolo per gli escrementi umani ed animali. L'influenza del suolo come ospite temporaneo del virus tifoidico si manifesta specialmente nei campi, o nei luo{lhi dove per necessità di guerra i soldati debbono restare a luogo. È il suolo infetto che spiega le grandi epidemie osservate nel 1870 nell'esercito fran cese attorno a Parigi e in quello tedesco attorno Met.z; e fatti analoghi si sono osser-va~i nella guerra ispano-americaoa e in quella anglQ-boera. Md anche in questi casi la vera cau~a è 1'1mportazi one la '(Uale produce l'inquinamento del suolo. Qualunque oggetto di vestiario inquinato dall'uomo malato può divenire oc· casione di trasmissione del tifo1 donde la notevole morbosit.à e mortalità pet· tifo delle lavandaie. Nelle nostre coll ettività militari (juesto mezzo di trasmissione deve avere maggiore importanza di quanto si pensi. Nei pri mi giorni Jel male la biancheria personale bene spesso deve essere insudiciata di materie fecali e in questo periodo in cui la malattia non è ancora diagnosticata, il virus disseccato si diffonde colla polvere nella camera e pnò esser fonte di contagio. Nella tela inquinata specificamente le r icerche di Pfuhl hanno dimos trato che il bacillo puo vivere 97 giorni. l locali- soqo un modo di contaminazione anch e più indiretto .d elle vesti; tutt.avia in molte epidemie essi sono stati accusati. Oggi però noi dobbiamo ammettere che negli ambienti il bacillo d'Eberlh resista poco lempo, cosicché

..


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fnVIS'rA D'IGIENE Mll.lTARE

tutte le osservazioni antiche di riapparizione annuale dì tifo in certe camer ate, l!ovuta al lo inquinamento di queste, come pure di case a febbr e tiroide, debbono es:;er sollome!:ise a critica severa, tenendo conto soprattutto dell'esisteoza possibile di casi ft·usli e della pet·sistenza dei germi nelle feci e specialmente nel le urine dei convalescenli. È probabile che esaminale alla luce di questi dati nuovi, molte ep1demie di ca!"a e molti casi di tifo attribuiti all'infezione dei lo{'ali, all'inqoinamenlo del suolo, alle emanazioni d(>lle fogne, sa1·ebbero clas~ifìcati fra i casi di contagio; l'impot·tanza delle camerale insalubri, del suolo insu<.IJciato banalmente e dei gas fetidi si l'idurrebbe così a quell a di cause secondarie. Una causa che può provocare il tifo è pure l'ingestione di sost!loze alimentari inquinate. Ciò può o versi nelle camerate ove il bacil:o specifico può colla pol vere po!"a1·si sul pane, sull'acqua contenuta in secchie scoperte, ecc Ma in f•Jndo non vi é nessuna differenza fra ciò e l'ingestione del germe mettendosi iu bocca le mani spor·che o ttspirando e poi ùegluteudo la polvere 'iuquiuata. Alt1·a que!:'tione importante ri guar da le verdure crude, specialmente nei l uoghi a cullu•·a intensi va, intorno alle ci t tà . o ve si usa l 'annaffiamento col mater iale delle fo:-:se fi -<se o delle fogn e. Le ricerche sperimentali di Brandeis, Wut•lz e Ro u t'g~s. Cere sole hanno di mostrato che dalle verdure crude si può isolare i l bacillo d'Ebcrth; ma Biaocotti e Rizzoli hanno dichiarato e~agerati tali timor i. l n r ealtA peeo bisogna pensa r e che le matel'ie fecali possono cedere alla verdure il bacillo del tifo solo quando et·ano inquinate specll'ìcamente, e in tal caso il danno che possono por·ta1·e non può mettersi in dubbio. Esso è d'altr on de ampiame11te dimostralo dall'epidemiologia. L 'impor·tanza del latte n ella pl'opagazione del tifo è stata studiata molto am· piamenle. Schùder, eh_, ha ra ccolto la statistica p;ù considerevole, su 6:~8 epidemie studia te ha trovato che in 110 casi il latte poteva essere incriminato. Secondo Schi'tder il mecc~::~nismo d'azione del latte sarebbe il seguente: il più spesso ò un'acqua conlamiuata che inquina il IeLLe, sia che veng-a aggiunta ad 1.":-:so, sia che serva a 1ava1·e i recipi enti. D'allt•onde tutte le latterie lasciano mollo a desiderare quanto a pulizia, donde possibilità tll inquinamenti del latte e degli utensili, come pure dei deriva ti del l allo (lavatoio in comune per le hiancherie e gli oggetti che servono per la pt·eparazionE\ del latte e det·ivati , rnaoi spor ch e e venute a contatto con malati e che pui mungono il latte, laVflno i reci pienti, er.c.). N ell'ambiente m ilitar·e rimportanza attribuita al !alle varia secondo i varii paesi. Cosi m entr e in Germania essa é ufficialmente ri conosciuta, in Francia le epidemie militari, come le civili, attribui te a questo alimento snoo m ollo meno frequenti . D'aU ra parte il r:;oldato tedesco con suma mollo più latte che il soldalo ft•ancese, il quale per la sua educazione e le sue abitudini pr eferisce il vino. Tuttavia siccome nello case rme si consuma del lalte, bis ogna tener eonlo anche di esso nella genesi della febbre ti foide nell'ambiente militare. MARIOTTI BIANCHI.

BARTit f:Lt ~v, VINCENT,

DoPTER, Bonv, CAVALJER-Bl~NI~ZET, D EBRIE, SIMONIN e

La dlaaenterla nell'eaerolto: "ettologla e proftlasal. (Società .france8e di medicina militare, seduta del 6 dicembre 1906). LAFEUILLE. -

B arth~·l émy, a proposito d'una epidemia dissenteri ca ch'ebbe a svilupparsi in due battaglioni del 104• r eggimento di fanteria, durante un periodo di tir i, nel luglio ed agosto del 1906, al campo tli Ma!sons -Laffite e che delle 78 casi


RIVISTA D'IGIENE MlLlTàll.E

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e due decessi, ritiene chE', in tale circosta nza, ~i dovesse incolparne la manchevole o imperfetta applicazione delle misure profllatlichE', poiché mentre racqua da bere veniva ster ilizzata con un a!'parecchio Vaillard- Desmaroux , d'altra parte si permise alle . truppe l'uso di quella delle fontane della città, per la pulizia persona le, per le cucine e per la lavatura della btanc heria, acqua che all'analisi batteriologica risultò mantrestamente contaminala. Ne a ccusa auche il cattivo imp1ego dei bottini sistema Goux, di cui erano fornite Je latl'iue del campo, poiché essi venivano muniti non già di terra, che mancava, rua di pagl!a attorcigliata, che non poteva certo supplire allo scopo. Vmcent, invece, non crede che la diffusione del morbo sia avvenuta per \'Ìa idrica, perchè i casi non si sono pre~enlati bruscamente, né tutti insieme. E!!'li ammette beosi che il primo caso di dissenteria, che si manifestò cinrrue l!'iorni dopo l'impianto del campo, possa aver· avuto ori~ine da un'acqua inquinata., forse da quella di M~:~isons-Laffite, ma crede che gli altri, es~endo scoppiati tra compagnie prossime alle latrine, debbono imputarsi al tra~por· to dei materiali inrettaoti a mezzo delle calzatul'e dei soldati che si recavano alle latrine ed a mezzo delle mosche che poi si posavano sugli alimenti. Dopter, in base all e sue. ricerche, rico1·da che il b<~cillo di::;!>enterico pel'rnane da u n mese a sei settimane nelle feci dei convalescenti Ji questo morbo e che parecchi individui che >:embra no soltanto affetti da legge re dia rree sono realmente dei dissenterici. Ecco come si ·possono spiegare certe efJidemie. Jnfect:l la presenza nell'acqua del gel' me delfa malattia è ilh:erta o assai effimera: esso non fu mai trovato nell'inte~ tino di persone sane che si trovino in permanente contatto con dissenterici, ne, del resto, lo si riscontr a sempre in tutti i malati. Bo1·y dimostra come, nel campo di Chùlons, la dissenteria, già endemica, e ora d~l tutto scomparsa, poiché vi si sono adoUale energiche misu r•e profìlaltiche al riguardo dell'acqua, disinfettando i poui, del suolo, lasciando su di es~o rinverdire Je zolle per dud anni, dopo quello in cui fu occupato dall'accampamento, e delle latrine, adottando i bottini del sistema Goux in luogo ~elle note fosse. Cavalier-Béntizet, visitando il campo di MHisons -LaO'ìte, ·t5 giorni dopo la pa1·tenza del ·tO~o r eggimento di fanteria, non ebbe a constatare alcun caso di dissen teria, in quelle parti del campo che si t1·ovavano nelle peggiori condi zioni igieniche. Debrie sospetta che la vita militare conlribt:isca o conferire una receltivita speciale per la dissentel'ia, poiché nel setlore della Clan~e presso Briançon, un'epid~>mia da lui studiata, inflerì soltanto fra le truppe alpine, ma non tra gli abitanti del luogo, che pure vivevano nelle stesse condizioni igieniche. Simooin insist" sul valore\pro fllattico dell'isolamento anche dei cAsi sospetti e della disinfezione delle feci LafeuUie crede che talora dehbasi incolparne l'acqua usata dai ri venditor i ,fi bibite che si trovano vicini agli accampamenti, e quali vengono spacciate ttuasi soltanto ai militari. P ASSERA. FERRETTI. -

Un contatore e lndloatore del respiro (Pneumo-arilmoscopio). - (Atti della Società d1i nflturalisti dii Modena, 1906, serie 4", vol. Vlll).

L'A. ha congegnato il pìccolo strumento esortatovi dal pror. Patrizi, che intendeva giovarsene per alcune sue indagini sul re!<piro dell'u0mo durante il discorso. Il ,pneumo- arilmoscopio1 come viene sintet1zzato dal nome, serve a


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RIVISTA D'IGIENE MILITARE

r endere visibili, a numet·are, a misurare i movimenti respirato ri del torace e dell'addome. Ingt•aodend o con una le va il movimento, ne fu cogliere, al solo sguat·do, più distintamente la forma o figura, e in due appositi sistemi d i quadranti lieo conto dell'ampiezza e della frequenza della r espirazione. Lo str u· mento interamente metallico, della dimensione di pochi centimetri, é adattabile ali" uomo e ad alcuni mammiferi domestici. Può t•egistrare fino a diecimila re spirazioni. Con una semplice variante di posizione, nell' uomo, anziché essere applicato perpendicolarmente a lla supet·ficie antet•iore del torace, può essère adagialo, al disopra del panciotto, contro la reg ione stcrnale e occorr endo fun.cionare ricopet·to e nascosto dalle vesti esteriori. lo tal modo il pneumo-aritmoscopio può servire utilmente per lo studio dei movimenti respiratori n ei soldati tl ul'ant.e la marcia e su tale argomento sono g ià sta te inizia~e espe rienze. CASARI NI. Ls Gt.!c e RouYER. - Valore del mezzl profllatt.lcl attualmente impiegati contro la soarlattlna. - (Sociela .francese di medicina milita re, P a rigi, seduta del 6 di~;embt·e i 906). . Le Go.ic, dopo a vet·e riass unto le vicende dei milila•·i che 8'arnmalano di scarlallina, dal momento in cui 8i p1·esentano all a visita medica, attraverso il periodo dell'ospedale e della coovalescenzn fino al loro ritorno in caser ma, tratta di alcunt punti della profilassi di questo esantema acuto ed, io particolar morlo, della disinfezione degli oggetti di equipagg iamento e di quelli leller-ecci. Egli non é partigiano dell'anith'ide solforosa, quale disinfettante dei locali: la !:'Ua azione è spesso illus oria, poiché i germi della scarlattina in alcuni ambien ti si fissano talora con ~ rand e tenacia. Assai più allivo, invece, sembra il formol o. Rouyet• melle in rilievo la frequenza con cui la scarlatt ina é importatE\ nei regg imenti da militari che si recano in permesso al loro paese. Egli ne incol pa le disposizioni cl1e r egola no il servizio d'informazione sullo stul.o sanitar·io delle varie località, sf:.rvizi9 che talora non funziona a !fallo, talaltra troppo lardi. Egli vor-rebbe invece che tali informazioni sullo sLato 'Sanitario dei paesi fossero in via le non g ià pet• mezzo della gentlarmeria eù aLLraverso la via gerarchica, ma, nello stesso giorno, dai medici del luogo all'autorità civile e. da 'l ues ta, subito e direttamente, a quella militare inter·essala, val quanto dire al m~dico del reggimento. PASSERA.

Frequenza della. tube1·colosi nelreseroito. -Con · gre.sso naztonale d"ig iene e di sanita pubblica, tenuto a Marsiglia dal 7 a l 13 ottobre 1906. - Hesoconto di Gus tavo Reynaud. - (Anna les d' ltygiène puulique et d e ml!deci ne l égale, Paris , 1H06, 4" serie, tomo V I, dicembre).

CBALLAN DE BBLVAL. -

L'O, anzitutto, g iuclica erronea l'opinione di coiCJro che ritengono la tuber· colosi tre volte men o frel)uente nell'esercito germanico che in quello france se. Egli t·itiene che tale infezione, eso1<ena dapprima~ di ve nga autogena e che l'individuo entri già tubercoloso n ella cuset·ma. Reputa questa malattia la conseguenza piulloslo d'un decadimento orgAnico, che s ; può evitare, anziché d'1m contag io: essa perciò infìerisce là o ve le leggi della morale non sono osf:ervate . Pertanto, invece del microbo, si dovrebbe combattet·e tale deperimento fisiologico, fra le cui cause pr imeggia l'alcoolismo, che ha le sue radici specialmente nelle bettole clandestine, più dannose degli spacci sottoposti a sorveglianza. PASSERA.


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ltiVISrrA BIBLIOGRA:FICA. M. VA LTORTA e G. FANOLI. -

La tubercolosi. -

U. Hoepli, M.lano 1!l0i.

Scrivendo ques to libro g li A. hanno avuto lo S<:opo di compiere un'opera praticamente utilt>, ossia di ·fornire al pubbl ico nozioni ch iare e precise s u uu argomento che tanto inte re~sa e pa tologi e ig ienis ti. Premessi alcuni cenni stot•ici e statistici, g li A. passano a trallat·e, in diver si capitoli, dell'etiologia, dell'anatomia pa lolo:rica, della s intomalologia, della dia~tnosi e della tera pia d~lla Lubet·colosi. E poiché essi hanno cercalo di svolgere l'at·gomento più che altro sotto l'aspetto soc ialE>, si occupano assai diffu samente de i sanatorii, dell'alimentazione e della profilassi. Come appendice a l lavoro, .hanno dedicato un capitolo allo stato alluale della lotta in Italia con tr·o la tubercolosi. Il libro Jel Va ltorta e del Fanoli, ricco di undici tavole, edi to con la solita deganza dalla Casa U. Hoepli, mer ita di esser·e favorevolm ente accollo. G. GAVEL L O. - Compen41o 41 patologia e t-erapia dell'orecchio. - Un volume di pag. 236 con '107 flgut·e intel'calale nel le:::to. Torino, U11ione Tipo· grafico -editrice, 1906. (Prezzo L i.'lOJ. Que~ to

breve, ma completo trattato di mal a ltie d ~ l l'o t·ecch io fa par l ~ di una opera di maggior mole (Com pendio di Patolog ia e T era pia chi1·urgica) elle é in corso di stampa. In ess o l'egr egio A. ha sapnlo in poche palline conden~are le più importanti nozioni di Olologia, portandovi un' impronta tutta personale, frutto di lunghi s tudi e di una pratica quasi lrilus tre delle discipline della specialila. Le conoscenze otologiche debbono oggi essere non più e~l u­ sivo patrimonio di pochi studiosi, ma parte integrante del corredo scien tifico di qualsiasi m edico e specialmente del medico militare. Il libro del Gavello, ricco di un'es tesa bibliografia, com pleto in og ni sut\ parte, coo c hiare ed orig inali fìgut•e, l'iunisce quanto di più mode rno s i conosce in ma teria di otologia e mer ita perciò d i esserts raccomandato a lla be· nevola attenzione dei colleghi. T.

•

ToNztG e Q. R u&TA . - lllanuale pratico 4eU'lglenlata, con 2W incis ioni. (U. Hoepli, Milano 1907). La letter atura medica italiana ogni giorno va arricchendosi di eccelle n li ma· nuali, che COf!COrrono a disseminare la coltura scientifica nel nostl'o paese. Tl'a quelli venuti recentemente alla luce m er ita di essere seg nalato il manuale pratico dell'i~ienista dei dott. Tonzig e Ruala. È un libro d 'indole pratica, che può riuscì t·~ a ssai utile a ~l i ufficia li sanitar·i, agli allievi dei corsi cvmplemenlari d'igiene e agli s tudenti di medici na. Qua ntunque di piccola n: ole, cosl eome si conviene aJ un manuale che vuole conservare il carattere di una guida tascabile~ esso nondimeno racchiude mol· lissime nozioni di baUeriologia e microscopia, di chimica e fi sica applicale all'igiene. Speciali capitoli sono dedicati a lla vig ilanza sulle carni alimeolari, alle disinfezioni e alla statistica sanitar ia. Il libro é cor redato di numerose e nitide figu r e che pel' il lettore sono di grande aiuto.


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MISCELLANEA Il XVI Congresso Internazional e di medlcìna si t errà a Budapest dal 29 agoslo al 4 settem br e 1 ~09 . Il Comitato ord ina~ore presieduto dal prof. C. Mùller ccll'as· sistenza del p r·or. von. Grosz come segr etario generale, si é mes!:'o all'opera fin d'or·a per la prepar·azione di questa grandiosa riunione. Il Congresso sarà di viso in 21 sezioni. Sebbene non sia ancora pubbl icato il pro gramma deltagliato, non é a dubi tarsi che lr·a queste sezioni ve ne sia anche una per la me· dicina mi l itare . . Sua Maestà Im pedale .\postolica Reale l1a graziosamente acce ttato l'alto patr onato del Congr·esso. Lo Stato ungheeese e il com une di Budapest hanno gia stanziato rilevanti somme per assicurare la buona riuscita del Congresso) dal punto di vista rna· teriale. Concorso a premio per un lavoro di idrologia. - Il Comitato per I'Jialia Centrale della a Assf.ciazione m edica i t aliana ur i dl'ologia, climatologia e ter apia fisica • ha indelLo un concor so con premio di L. 300 per la miyUor memoria che si

rderisca a n11oc;i studi idroloyici intorno a una delle sorgenti termominerali pili importanti dell'lta,J ia Ceulrale. - Una Comrn1ssione tecnica, nominata dal Com1t.ato stesso pl'endera in esame i singoli l avor1 presentati. l concorren ti dovr anno inviare i l oro lavori entr·o il 31 dicembre del cor· rente anuo lfl07 al pl'esiuenle del Com itato pr·of. Domenico B arduzzi (via S. Mar· tiuo 31, Si~n a) . C1ascun la vor·o sar à contr·adislinto da un motto che saré ripe· tulo sopra una busta suj:rg:ellata contenen te il nome e l'indirizzo dell' autore. Il lavor o pr·emiato sarà pr esentato al Coogl'esso Nazionale di San Remo nel pr O!'<l'limo anno e verr·a pubblicato sul period1co dell'Associazione. Necr ologio.- l n età eli poco piu di 70 ann i, è morto a Ber·lino il grand t:) chiil'urgo n cr•gmann. E1·a nato i l 16 s~ttemb re 18:!6 a Roj en, piccola ciLt.à della Livon1a. paese di liuguated~sca ma soggetto alla Russia. l<' ece i suor pr i mi studi i e quelli unive r·~ i ta r·ii a Dorpa l , dove si laureò oel186~. Fino al 1878 fu professore di chi· r·urgia a Dorpflt ste:>so. Nel 1882, dopo essere stato quattro anni come profes· sore ~ c ll!rur·~o capo a Wi.irzbur·g, fu cl liamato all'U nivet·si ta di Berlino, come professore ordin arro di cliuica chirurgica. N on par·liamo qui dei suoi rner1 ti scientifici generali, ch è sarebbe far tol'tO ai nos tri lellori. Vogliamo so~o ri· car dare che non vi fu quasi una guer·ra per la quale Ber gmann non consacrasse la sua intera attività di chir·urgo e il suo cuore di filantropo a benefizio dei feri ti . N el 1866 egli è a capo dell'ospedale di gùerr·a di K oniginhof in Boemia. Nel 1870-71 dirige ed OJ'jZaniua le baracche-ospedale di M 11 nnhci m e di Karls· ruhe. Nel 1877 é chirur ;:!o consulente dell'armata russa dt:!l Danubio. Sebbene non fo sse militare di c al'rier a, Bergmano faceva parte del cor po sanitario ·prus· siano come generale m ed ico a la suitc. Erti un uomo a fl'ascin ante non solo per· il sapere, ma anche per' la eloquenza, p er l'a::<peLLo maestoso e venerando, e pel' la inesauribile bontà. I l corpo sanitar·i o milit.ar•e tedesco perde con .Ber·g· mann uno dei suoi astri più ful gidi ; e noi ci associamo cot•dialmente ai sLLO lutto.


3J7

Movimenti ~YYenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dispense N. t:t a i5 del Bollettino ufficiale delle nomitle).

Con R. decreto del 10 marzo, pubblicato nel Bollettino nfficiale del Gaprile, il maggiore generale medico comm. Giuseppe De Renzi, ispettore capo di sanità. militare, compiendo i 65 anni di età prescritti dalla legge, fu collocato nella posizione di servizio ausiliario. Il generale De li,enzi, già benemerito del corpo sanitario e della medicina militare per i servizii resi coll'opera e coll'esempio nella sua lunga carriera, lascia le nostre file col merito di essere stato l'iniziatore e il sostenitore del progetto di riordinamento dal quale il nostro corpo attende l'inizio della sua rigenerazione. Qualunque sia per essere la sort~ di questo progetto, il corpo sanitario non saprà mai dimenticare la gratitudine che deve al generale De Renzi, al quale ci è grato di mandare qui., interpreti di tutti i colleghi, il nostro rispettoso sn.luto . . Siamo i ntanto lieti di pubblicare la lettera-circolare, colla quale egli SI econgedato da tutti gli ufficiali dipendenti :

&9·r..eg·i e ca'ti coll~r;f'vi, In obbedienza alla legge sui limiti di età, oggi cesso dal servizio attivo. · · Nel dolore di allontanarmi da Voi, mi è di grande conforto il pensiero, che .}ascio il nostro Corpo sanitario alla vigilia di veder soddisfatte buona parte delle sne antiche e giustissime aspirazioni. A quest'opera di giustizia io non fui estraneo; essa pérò è dovuta soprattutto a Voi, alla considerazione c.he avete saputo conquistare colle lunghe prove di operosità, abnegazione e sa ldo ed illuminato spirito di disciplina. Quando, in tempi più tranquilli e più. giusti, si scriverà la storia dei progressi della medicina., in ispecie della medicina sociale, i me~ici militari italiani non avranno che ad aprire le porte e far vedere m quante cose essi furono precursori addirittura e per quanta parte seppero riuscire equi moderatori degl'interessi degl'individui, delle Istituzioni militari e del Paese. Allora, nella piena soddisfazione dei vostri cuori, non mancate di rendermi il saluto cordialmente augurale, che oggi vi invio. AI mio ottimo successore generale m edico Randone il saluto più affettuoso. Roma, li 8 aprile 1907. DE RENZI

aene1·ale medico.


318

MOVDIENTl AVVENOTl NEL CO RPO S AN!T. E NEL PERS. FARì\!AOEUTICO

Uffl olAll l n u ~v lzlo a tU v o permane n te . R. Decreto 7 febbraio Hl07. ARDUINO cav. Fortunato, maggiore medico ospedale Bologna. - Collocato in posizione ausiliaria, per ragione di età, il datare per gli ·assegni dal 1' marzo 1907.' R. Decreto 10 mar~o 1907. DE RENZI cav. Giuseppe, maggiore ~en erale medico ispettore capo di saoilà militare. - Collocato in posizione ausiliaria, per ragioni di eL.A, con decorrenza per gli assegni dal 16 apr·ile 1907. R. Decreto 28 marzo 1907. RAN DONE cav. Giovanni F rancesco, maggiore generale medico is pettore di sa· . nilà .mililar e. - Nominato ispettore capo di sanità militare, dal 16 uprile 1907. FERRERO 01 CAVALLERLEONE cav. L uigi, colonnello medico, ispettore di sanità militare. - Promosso maggior gene1·ale m edico con aozianita 9 aprile 1907 e con decorr·enza per· gli asseg ni dal 1° maggio 1907, continuando nella carica suddetta. SFORZA. cav. Claudio, colonnello medico, direttore scuola applicazione sanità militare. - Esoneralo da delta carica e nominato ispettore di sanila militare, dal 1• maggio 1907. R. Decreto 17 gennaio 1907. Ross1 Cesare, capitano medico in aspeUa Li va . - CollocaLo a riposo, a sua domanda, per anzianità di 10;ervizio e per eta, con decorrenza per gli effetti della pensione dal 16 febbraio 1907; inscrillo nella ris erva e nominato ca· valiere nell'Ordine della Corona d' I talia in considerazione di lunghi e buon i servizi. R. Decr eto ~8 marzo J!)Oi. VI VIANI Giulio, sollotenente medico 2 alpini. Dispensato, a sua domanda, dal servi zio alLi vo permanen te; in scritto con anzianità 28 luglio 1902, nel ruolo degli ufficiali medici di complemento ed assegnato distretto Milano.

R. · Decreto 30 mar.:o 1907. CM1!'EGGIANI Massimo, sottotenenle medico ospedale Livorno . - SCARZELLA Michele, id. id. Padova . - Promossi tenenti medici continuando come sopra, con decorr•enza per gli nssegni dal 1• aprile 1907. Determina~ion.e M inisteriale 11 aprile 1907. BuoA Francesco, tenente m ed ico R. corpo truppe coloniali.- Trasferito ospedale militare Messin a, dal 2} aprile 1907.

FarmaotaU mtlltarl. R. Decreto 28 febb raio 1907 DEt. PIERO GioNmni Battista, far·ma cista di ~ · classe, in aspettati va per m otivi di fam iglia dal l• aprile 1906. (R. decr e to 22 mar zo 1906). - Richiamato io s~rvizio dal 1• ma rzo 1907, con anzianità 1• giugno 1898 e desti nato ospedale Vel'ona. UEL PIEnO Giooanni Battista, id. 3 4 id., ospedale Verona. - Promosso farmacista di 2" clasRe con decorrenza per g li a ssegni daJ 1• marzo 1907. Seguirà in anzianitti il fa r maci$ta di 2• classe ELE TTO Alfonso.


:MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO S.A.NlT. E NEL PERS. FARMACEUTICO 319

Promozioni nel p13rsonala dei farmacisti militari con decorrenza per gli assegni dal 1° luglio 1906. Farmacisti capi di 2• classe promossi farmaci sti capi di 1a classe : BoLOGNINI cav. Giuseppe Carlo, ospedale Napoli.- GAYTA cav. Demetrio, id. Torino.- ABBATI cav. Antonio, id. Alessandria. - CARNELUTTI cav. Fe· derieo, id. Bologna. - B oMPJANI cav. Alessandro, id. Roma. - Russo cav. Enrico, id. Caserta. - SOLA rav. Gi useppi!, farmacia centrale mili· tare. - PELLIZZAR! cav. Coriolano, ospedale Ancona. Farmacisti di t• classe promossi farmacisti capi di 2• classe: BozzoLA cav. Eugenio, ospedale Piacenza. - BARONI cav. Edoardo, farmacia FERRARO Annibale, ospedale Genova (a centrale militare (a !:'cella). scelta). - MANTICE Giooanni, id. Brescia (dichiarato promovibile a scelta) - MANNAJONI Giooanni, id. Firenze (a sceHa). - MARINI Francesco, id. Livorno (a scelta). - NATALE Luigi, id. Chieti. - MIGLIARO! Domenico, id. Mes&ina.- FABRIS Ri·ccardo, id. Padova. - ALBERANI Emilio, id. Ravenna. - CERVELLIN Antonio, id. succursale Udine. Farmacisti di 2" classe promossi farmacisti di t• classe: RoaERTI Giuseppe, infermeria presidiaria Pavia. -CASTELLINI cav. Giuseppe , farmacia centrale militare.. - CoscERA N icomede, ospedale Bologna. F J::RRARI Claudio , id. Roma. - LuTRARIO Giacomo, id. Caserta. - GASPARI Pio, id. Torino. - MtCCHINI Antonio, infermeria presidiaria Cremona. CENTA A t (ilio, ospedale Venezia. - PeROTTA Gustaoo, id. succursale Parma. - CEPPI Ugo, id. Palermo. - FERRARA Giuseppe, id. Catanzaro. - Gen· BINO Vittorio, id·. succursale Mantova. - NoNrs Raffaele, ospedale Savigliano. - PARJSI Vineen~o, infer·meria prosidiaria Gaeta.- LOJACONO Pa· squale, ospedale M essina. - SEGNI nob. Mauri.;io, id. Firenze. -PIRAINO Stef ano Giovanni, id. Napoli. - Guror Gio. Battista, farmacia centrale militare. - TEDESCHI Francesco, infermet•ia presidiaria Aquila. - RENSI T'ietro, ospedale Brescia. - LAURINI Carlo, id. Bari.- CELLI Vincen.;o, id. Roma. - FALCI! I Emilio, id. Chieti. · Farmacisti di 3" classe promossi farmacisti di 2• classe : MARENCO dott. Vittorio, farmacia centrale militare. - MARTINOTTI cav. Carlo, id. id. id. (a disposizione Ministero finanze). - RoLLA Francesco, ospedale Novara. - CoRNELio Luigi, farmacia centrale militare. - NoNrs Gerolamo, ospedale Roma. - FoRCHERio Luigi, id. Alessandria. - ALBERTt Egidio, id. Padova. - GroRDANO Vincen.;o, id. Napoli. - GUERRIERI Raffaele, id. Ancona. - ENRICO cav. Francesco, id. Cagliari. -M ARTIN! Giocanni, id. Verona. - CERRUTI dott. Romolo, id. Roma. - Suzzt dott. Filippo, id. FireiJze. - MuzztOLI Antonio, ospedale Perugia. -CoNTI Carlo, id. Livorno. - ELETTO A.ljonso, id. Palermo. - PALLADtNI dott. Mario, id. Roma. - CoRRAOI R emo, 1d. Palermo. - BoRLINETTO dott. Oreste, id. Torino. - CESA RI dott. Carlo, id. Verona. - TooERINI dott. Teodoro, id. Genova. - MIROLLI dott. Romeo, id. Piacenza. - GHERARDINl dott. Naldo, id. Ravenna. - PAGNIELLO dott. A ljredo, R. corpo truppe coloniali. APPIOTTI dott. Ferdinando, ospedale T orino. - REGARO dotL. Pietro, farmacia centrale militare.


320

K OVUIENTI AVV.ENOTI NEL OORPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

Farmacisti di 2" classe promossi fa r macisti di t• classe e con decorrenza per gli assegni dal 1° marzo 1!107: CoRCHIA P r imo , ospedale ~ilan o. - CoRNHLl Corn elio, id. Mila no. Determina;ione Ministeriale 4 aprile t907. MA NNAfON I Giocanni, farmacista capo di 2" classe, ospedale F irenze. Tra· sferito ospedale Perugia. CERVELLtN Antonio, id. 2• id , succursale Udine. - Id. id. Catanzaro. Russr Carlo, farmaci~La di t • id, ospedale Perugia . - Id. id. Firenze. POMPEIANI Ca rlo, id. 1" id ., id. Catanzaro. - I d. id. Bari. ROB F.f\TI Giuseppe, id. 1" id. inferme r ia presidiaria Pavia. -Id. id. succursale Udine. LA. URINI Carlo, id. l • id., ospedale Bari. - Id. infermer ia presidiaria Pavia. Determ ina;ione Mìniste r iale 1i apr ile 1907. ELETTo A lfonso farmac is ta di 2• classe, osperlale Palermo. - Trasfer ito nel R. corpo di truppe colon iali. PrendPrà im.barco a Messina j l 25 aprile 1007. UFFICIALI IN CONGEDO. UfÀolall 41 riserva. R . Decreto 17 mar.;o 1907. ASTEGtANo cav. Gioo. Batli8fq, colonnello metlico distrelto Padova. - MoRoNr cav. Pirro, tenente colonnello id. Marerata. - CoRADI!SCIH Scipio ne, ma_g· giare medico id. Are1.zo. - GAGG~.sE Giacomo, capit.sno medico id. Napoli. - Cessano di oppartenere alla riserva per· l'agioue di età, conservando il g rado con la re lativa unif?rme. Enoomlo tolenne. Determ inazione Ministe r iale 4 aprile 1907. LICASTRO Git~-Seppe, da Palermo, capitano mPdico 8 ber sal'!lieri. - Trattenne e disa rmò un individuo, ct.e sulla pubblica via aveva preso a sparare colpi di rivoltella cQnlro una donna. - Palermo, 22 dicembr H 190 1. Detnntl. SA~<T I Alessandro. sollotenente medico di complet.uenlo, di~tretlo Teramo, depMito fanteria Ancona. - Morto a Doves (Svizzera). il 22 febbraio 1!10... BoccoNI Allilio, tenente medico in aspettativa per infermità non proveni~nti da cause di servizio per la durala di due anni a Roma. - Id. a Roma. il 2.. f'rbbraio 1907. STORCHI Alherlo, capitano medico riserva d i slr•elto Modena. - Id. e M odenP, 1'11 mai'ZO 1907. BaRELLA. cav. Silvio, maggior·e generale medico riserva, distretto Torino. Id. a T orino, il 23 id. CHJATONE Lodooico, sottotenente medico complemento, dislJ•etto Cuneo, 2 al pini. - Id. a Envie (Cuneo), il ·l!) febbraio 1907. "': :""" -= . Il Rcdattoro

D.r RtDOLFO Ltvt, maggiore medico. Il Direttore

D ott. G I OVANNI RumoNE, magg. generale m edico ispettor e. t6m) - Romn, 1907 - Tip. E. Voghera.

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SOCIETÀ DI PREVIDENZA TRA GLI UFFICIALI DEL . R. ESERCITO E DELLA R. MARINA NEL REGNO D'ITALIA. - Riconosciuta come Ente Morale con R. Decreto 8 novembre 1892, N. o DCCCIX, Premiata con Medaglia d'argento all'Esposizione generale italiana di Torino del1898, con quella d'oro all'Esposizione universale di Parigi del1900 ed all'Esposizione regionale operaia. di Roma nel 1902-1903. - Roma, Pia!;:;(~ B enedetto Cairoli, 117. Presidente onorario : S. M. VITTORIO EMANUELE lll.

La Sooiet8. assicura una. pensione vitalizia od un capitale in caso di morte, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3 , {pensione e capitale possono accrescersi aumentando il contributo men~tle).i -.provvede assegni vitalizi sia differiti, sia immediati; -converte 1ll v1tahzi le assicurazioni sulla vita dei Soci e dei loro congiunti; ()On?ede sussidi ai Soci, alle loro vedove ed orfani, e borse di studio ai figli; --:accorda mutui ai soci con semplice cambiale senza che occorra firma.~ ~ ayallanti. - Nessun'altra Societ è! congenere, nei limiti delle -operaz10m suesposte, può gareggiare con essa. ~n~orma.zioni, Statuti, Tabelle possono aversi presso la sede della .Soc1~ta., R~ma} Piazza Benedetto Cai?·oli, 11 7 e presso i suoi rappresen~ntJ. Per. 1soriversi come Socio, rivolgersi alla sede indicl).ndo la data ed d luogo d1 nascita del richiedente e l'operazione che intende eseguire. Situazione al 1 ° novc mhrc 'IH05.

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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. t o Il Giornale Medico del R..o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 logli di stampa. 2° L'abbonament'> è sempre annuo e decorre dal 1.0 gennaio. 3° Il prezzo dell'abbonamento é : lA

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ANNO LV - 1907

FASCICOLO

v

31 ~fAGGIO

SO~MARIO • m• • a 1 B • "1 Q 1 11 A r. 1 • Notizie sommarie rolla stausuc:a sMI!aria del Reg.(l esercito per gh anni t 90J e l 903 Pag. 313 ..adtl. - COotribat\1 allo stadio dellt~ • febbre estiva • nel militari . . • • • • • 357 Slorn e RluutJ . - Il sacco di pomodori come mezzo di coltur3 di talanl mlcrorganlsml • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • , • 373

---- -

CASUISTICA CLINICA : Roulnl. - No te di patologia cretense, pao. 315. - Soarnlla. - Contributo alla sepsl streptoeocclca, pag. 38 t . ' •

ani8TA BI GIOIUUI.I ITALU!II ~ED IE8TIEal. Rhlsta medica, pog. 383. - Rivista d.l chirurgia generale'- pag. 384 - Rivista di chirurgia di guerra, pag. 386. - Rl•lsl& di med1claa legale, pag. 3u7. - Rivista dJ t ecnica e servizio medico mllJtare, pag. 393. - Rivista bibliografica, pag. 39~. - Miscellanea, pag. 395. Movimenti avvenuti nel corpo S3nltarto e nel Personale Farmaceutico, pag. ~!!r.. (Y. l 'lrullce ndl'fnlm1o !Ulla ' opertfna)

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INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITAI.IANI ED ESTEJU RIVISTA MEDICA.

Hann. - Etiologia dell'appendicite. Mandas. - Uo caso dì febbre tìfoido a decorso ecee%1onalmente protrauo . . . liaun. - Cur:~. delle emorragie dello stomaco!' dell'lntosUuo a mezzo della gelatina.

Pag. 383 • S8a 38'.1

RIVISTA. DI CTiiRURGIA GENERALE

Wolbarat. - La prova del tre bicchieri combinata col cateterismo Pag. 381 Sprengal. - Doll'epouovrosl temporale impiegata per colmare la perdita di sostanza del 385 cranio . 38S Hank lng. - Dell'aneste.\ia lombare praticata con la novocaina RIVISTA Di CHIRURGIA DI GUERRA .

Bonnette. - Deformazioni e frammentazioni dei proiettilì da guerra nei tin di combattimenti collettivi. Jnnuenza del terreno su queste deformuìoni. Pag. 386 RIVISTA DI tdEDICINA LEGALE.

Pag. 387

Lanza. - La delin!Juenza militare. RIVISTA 01 TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE.

Pacchetti> da medicuione dell'esercito italiano .

Pag. 393

RIVISTA BIBLIOGRAFICA.

m

Mercanti. - La propaganda sa!litaria .

PQIJ.

MISCELLANEA •

pag. lt5

MOVIMENTI AV VENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE FABJtACKUTICO

396

Recentissime pubbl-icazioni :

LE MALATTIE INFETTIVE DIFPUSIBILI PIÙ FREQUENTI NEL SOLDATO ITALIANO

NOZIONI DI EPIDEMIOLOGIA MILITARE P.E."R CURA DEL

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1

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321

Destinato a reggere il 2' ufficio di questo Ispettorato, assumo dal pr&sente fascicolo la direzione del nostro giornale. Non occorre dire che Rarà mia assidua cura di conservare al giornale stesso l'indirizzo pratico che ha sempre avuto, ed il carattere di una pubblicazione periodica della specialità medico-militare. Che anzi, a meglio accentuare tale carattere, verrà restituito al giornale, come già. era stato stabilito dal mio predecessore, a datare dal prossimo anno, il

primitivo titolo di Gio?'nale di medicina miUtm•e. Nell'adempimento del "mio "n<?n facile compito conto sulla ben nota ve.lentia del redattore, maggiore m~dico dott. Livi, e sulla illuminata CO<l"perazione di tutti gli ufficiali medici. Uosì spero che il giornale, seguendo le sue nobili tradizioni, sarà anche in avvenire l'organo fedele e stimato !lei progressi scientifici del nostro corpo. Roma, maggio 1907.

p. IliiBRIACO rnaggio1·e generale medicQ, ispettore•

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r.·' ~"11a/e medi 10

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MEMO R IE

O RI G I N ALI

SO~fM:ARIE

N OTIZIE

SULLA

STATISTICA SlNlTAI\IA DEl1 REGIO ESERCITO PER GLI ANNI 1902 e 1903

MoRBO~tTÀ E

MORTALITÀ IN GE:\ERALE. - Il totale delle giornate di presenza della t ruppa fu nel1902 di 72,727,261, nel190S di 75,360,659. La. forza media fu quindi pel 1902 di 199,253 individui, pel 1903 di 206,468. Gli ~mmal&.ti, cioè i ricoverati nei luoghi di cura, furono rispettivamente 154,066 e 148,202. Le giornate di degenza nei luoghi di cura furono nel1902: 2,853,880, nell903 2,281,644. Queste cifre assolute dànno le cifre proporzionali esposte nella tabella seguente, nella quale si sono aggiunte anche le cifre dei tre anni · precedenti: · El'ITRATI P. tOOO DELLA FORZA ANN I

Rntrall nei luoghi di cura

Morti (t )

Giornata di del!l!nza p. tOOO di presenza (3l

(f !

t899

1900 Hl01

1902 1903

745 761 730

4.5 4.3 3.5

31 31

773

3.4

;{2

718

3.3

30

31

Mentre dunque il 1902 segnò un discreto aumento della morbosità, ebbe però una cifra minima per la mortalità. Il 1903 presentò poi le condizioni più favorevoli di tutto il quinquennio. La mortalità di detto anno è anzi la cifra minima di tutta la serie di anni da che esiste la statistica sanitaria militare, cioè dal 1867 in poi. (l) EscluNi gli individui en trati in osservazione.

o2J Esclusi l morti In licetoza a quelli appartenenti al corpo invalirti e veterani. (3) Comprese quelle degli Individui entrati in osservazione.


324

NOTIZIE lSO!U1ARIE SULLA STATISTIOA SANITARIA

LUOGHI DI CURA DOVE FURONO CURATI GLI AMMALATI. - Dei 154,066 e rispettivamente 148,202 individui ricoverati nei luoghi di cura, furono accolti: nel1902: 77,926 e nel 1903: 72,513 negli ospedali civili; » 10,909 , 11,551 negli ospedali militari; ,. 65,231 » 64,138 nelle infermerie. (Gli individui passati dalle infermerie agli ospedali per prosegm· mento di cura, sono computati come entrati negli ospedali). La mortalità. p. 1000 dei curati fu: nelle infermerie 0.06 nel 11:)02 e 0.26 nel 1903; negli ospedali militari 5.5 » 5. 7 » negli ospedali civili 11.1 » 14.4 » Questa differenza. di mortalità è spiegata dalla differente distribuzione delle malattie gravi nelle tre categorie di stabilimenti. Nelle infermerie infatti non si accolgono ammalati gravi, se non in casi assolutamente ec?ezionali) e, quando si può, questi vengono sempre trasferiti, in seguito, agli ospedali. Negli ospedali ci vili; per contro; la proporzione numerica dei gravi è aumentata dal fatto ohe non vi si accolgono i venerei, e in generale tutti quelli che possono senza disagiò fare il viaggio fino all'ospedale militare viciniore. MoRBOSIT1 E MORTALITÀ SECOlì'DO LE. ARMI. - E cco le cifre proporzionali a 1000 della forza, tanto per i dne anni presi in esame, quanto per l'intero quinquennio : Morbositil p. tOOO

Mortalità p. 1000

1899-t9Q3

l90~

819 643 Granatieri. 789 Fanteria di linea 850 Bersaglieri 931 930 520 649 Alpini . 914 872 Cavalleria. 703 Artiglieria da campagna . 815 1> dacostaefort.ezza 75± 711 825 753 Genio Carabinieri Legione allievi . 1252 1273 :1> Legione territor. 275 24:8 558 562 Compagnie sanità . ,. 567 488 sussistenza Stabilimen.ti militari di pena. 773 453

809 826 911 572 876 78B 732 818 1169 272 637 515 482

2.3 3.4 4.7 1.5 8.3 3.4 2.9 3.2 :u 2.2 3.6 3.2 1.9 4.0 2.8 3.1 5.3 4.3 1.3 3.5 4.5

3.7 3.8 1.6 4.7

718

746

3.4

3.8

190!

Totale genel'ale

773

t903

1903

4.3 3.5 2.7 2.7 3.1

3.3

189').J9Q3

-!.6 4.0 4.2 2.!1 3.0 3.3 4.1 3.1

2.9


325

DEL REGIO ESE:RCITO PER GLI ANNI 1902 E 1903

Però, nell'apprezzamento di queste differenze di morbosità e di mortalità tra arma e arma, errerebbe assai chi volesse attribuirla interamente alle differenze del servizio, del reclutamento, del clima, ecc. Infatti, i corpi che hanno infermerie e quelli che sono frazionati in piccoli distaccamenti, donde non è facile mandare i malati ad un ospedale, devono necessariamente, .a parità di condizioni sanitarie, presentare una morbosità minore. Così ne avviene che vi è una differenza grandissima tra la legione allievi carabinieri e le legioni territoriali della stessa arma, mentre la mortalità è di poco diffarente. Anche le compagnie di sanità, che non han no infermerie, hanno una. morbosità molto bassa, e all'incontro una mortalità non piccola. LA .MORBOSITÀ E Là UORTALITÀ SECONDO LE DIVISIONI ~IILITARI DI RE· SIDENZa sono indicate nelle cifre seguenti insieme alle medie risultanti dall'intero quinquennio. ~er la mortalità, la quale si basa su cifre fortunatamente troppo scarse, i risultati dei vari anni variano spesso molto sensibilmente fra loro, e perciò è preferibile. tener conto della mortalità mooia del quinquennio piuttosto che di quella annuale. Entrati In cura p. 1.000

Divisioni militari

Torino Novara Alessandria. Cuneo Milano Brescia

Genova Piacenza ·verona Padova Bologna. Ravenna. Ancona . Chieti Firenze . Livorno . Roma Perugia . Cagliari . Napoli . Salerno Bari Catanzaro Palermo. Messina .

---

Morti p. f.OOIJ

-~

1.90!

f.903

1899-1.903

tm

t 903

t899-l903

727 729 811 693 819 768 732 667 759 628 809 786 649 814 724 724 935 739 650 904 721

685 689 639 587 647

757 694 745 668 737 742

4.42 3.00 3.32

3.12 3.62 4.4ti 2.06 2.48 3.83

664 721 743 692

692

3.95 4.06 3.58 3.06 3.54 4.74 3.20 3.92 3.38 3.26 3.05 3.65 4.60 3.53 3.56 3.05 3.69 3.63 3.8:1: 5.09 4.03 ' 5.22 2.67 4.72 3.62

843

915 799 747

73i

849

833 610 659 698 606 746 815 616 937 727 859 780 739 707

737 708 627 831 834 662 700 6!)7 672 844

767 625 927 653 821 864 751 735

1. 4~

3.10 2.79 2.52 3.27 2.~9

3.65 3.15 3.17 4.08 2.21 2.31 2.51 3.11 3.\:)5 3.03 3.62

6.88 4.28 3.83 5.14 4.62

3 . ~)0

3.27 3.17 2.G1 3.11 3.64 4.42 4.22 3.43 216 2.73 2.40. 1.73 4.38 4.00 4.81 1.19 2.80 3.90


--

32G

NOTIZm SOMMARIE SULLA STATISTICA SANITAB.l.A

Le due seguenti carte geografiche rappresentano rispettivamente la mortalità e la. morbosità media dell'intero quinquennio 1899-1903.

:; ·:; 1 di ru.ldt1na

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J'WC'fll) dÌ &'$1

Nel considerare la mor· bosità secondo i presidii è da. notarsi che, per le ragioni accennate più sopra a. proposito della morbosità secondo le armi, i presidii più piccoli figurano sempre di avere una morbosità minore, come risulta dalle cifre seguenti : MORBOSITÀ DELLA TRUPPA PER. PRESIOII. -

Morbosita p. t OOO 100!

Presidii con forza media superiore a 5000 » » da 2001 a 5000 » » cla 1001 a 2000 » » da 501 a l 000 » » da 201 a 500 » » da 200 e menÒ . Carabinieri reali (legioni territoriali)

1903

987

857

907

830 847 833 672

868 897

773 559 275

549

248

RIPORMATI1 RIVEDIBILI E INVIATI IN LICENZA DI CONVALESOE~Z.A I~ SE·

Non sempre le malattie o imperfezioni per cui i militari vengono sottoposti a. rassegna di 1·i1nando sono contratte durante il servizio o per causa di esso i e d'altra parte, tra gli individui sottoposti a rassegna speciale, ve ne sono pur parecchi che contrassero le loro infermità dopo l'arruolamento. Perciò la semplice distinzione dei riformati, rivedibili ed inviati in licenza. di convalescenza secondo la specie della rassegna a cui furono sottoposti, non ha q nasi alcun significato dal punto di vista della statistica. sanitaria. A voler indagare quanta azione abbiano sul numero dei riformati le varie contingenze della vita militare, giova dunque méglio distin· GUITO A. RASSEGNA. -

l


327

DEL REGIO ESERCITO PER GLI ANNI 1902 E 1903

guere le riforme secondo che avvennero per infermità anteriori o per infermità posteriori all'arruolamento. Ma anche qui non cessano le difficoltà.; poichè certe imperfezioni possoco sussistere lungo tempo allo stato latente, ovvero senza dare alcuna molestia a chi le porta, di guisa che egli può nasconderle od anche non esserne consapevole. Talune di queste, benchè preesistenti a.ll' arruolamento, possono (come le ernie, le varici, i varicoceli, ecc.), aggravarsi durante il servizio e per effetto del servizio stesso. Per a-ltre infermità., la predisposizione, od anche il periodo iniziale, datano da lungo tempo prima dell'arruolamento, ma la vera manifestazione della malattia avviene sotto le armi. E perciò per esse resta pur sempre impossibile il definire quanta parte spetti veramente alle influenze della vita militare e quanta alla congenita predisposizione. Perciò, affine di tenere una regola costante, si è avuto per norma di classificare soltanto come malattie o imperfezioni posteriori all'aiTuolamento: a) tutte quelle che hanno dato luogo a riforma, rivedibilita o invio in licenza di convalescenza due mesi dopo la data all'incorporazione; b) tutte quelle che, pur avendo dato luogo al provvedimento nei primi due mesi dall'arruolamento, sono però evidentemente originate dopo l'arruolamento, quali sarebbero in prima linea i traumatismi, le malattie infettive acute, ecc., ecc. Il totale degli individui sottoposti a rassegna (esclusi quelli che nella rassegna furono riconosciuti idonei) fu di 22,591 nel 1902 e di 23,904 nel 1903, così ripartiti: Per malattie e im~errPzioni anteriori a l' ar· r•1olamento

Per malatti ee !m per· fezioni f:osteriori all'arruo amen t o

In totale

~

190!

1903

190t

1903

t90i

1903

11,406

Riformati . Inviati in licenza di conva.lescenza o rivedibili .

8,208

8,481

2809

2925

11,017

8,966

9,742

2608

2756

11,574:

I n totale .

17,174

18,223

5417

5681

22,591

12,498

-23,904

In rapporto alla. forza. media, i riformati per malattie posteriori all'arruolamento furono nel 1902 il 14.10, nel 1903 il 14.17 p. 1000, gli inviati in licenza. di convalescenza rispettivamente il 13.09 e 13.35 p. 1000. Oltre agli inviati in licenza di convalescenza in seguito a. rassegna di rimando, vi sono quelli che la ottennero dai comandanti di corpo o dagli ospedali per la durata di uno a tre mesi; e questi furono in numero di 9749, pari al 49.2 p. 1000, nel 1902, e 10,353, pari al 50.1 nel1U03.


328

KOTIZIE SOMMARIE SULLA STAT!:>TICA SANITARIA MALATTIE DALLE QUALI ~'URONO COLPITI GLI UOMI NI DI TRUPPA. -

~ella

impossibilità di entrare in dettagli per ogni singola. forma morbosa, anche per le più importanti, rimandiamo alla tabella V, dove è dato il numero assoluto e la proporzione ·p. 1000 delle malattie indicate nella nomenclatura proposta dalla Commissione internazionale di Budapest. INorvmur E~THATI IN os::.EI<VAZIONE. -

Entrarono in osservazione negli ospedali militari 5648 inscritti di leva. e 8725 individui di truppa. sotto le armi nel 1902, e 54.42 inscritti di leva, 9081 militari di truppa nel 1003. Sn 100 inscritti di leva si ebbe Pesito seguer:te: t!)(».

t 903

Uscirono con dichiarazione di idoneità 20.9 16.8 » con proposta di rivedìbilità . 23.2 22.3 ~ con proposta di riforma . 55.9 60.9 La degenza media di ogni inscritto visitato fu di giorni 2,8 tanto pel 1902 che pel 1H03. Sopra 100 uomini di truppa entrati in osservaz10ne l'esito fu il seguente: tm

1!103

27.3 25.4 Uscirono con dichiarazione l assoluta. . . di idoneità Ì condizionata . 2.6 3.0 Uscirono con proposta di rivedibilità. . 21.9 22.8 Uscirono con proposta di licenza di convalescenza . H.6 10.1 Uscirono con proposta di i n rassegna speciale 21.5 21.1 riforma in rassegna di riman. 16.5 18.0 Uscirono con dichiarazione di simulazione e provocazwne. O.OH Morirono. 0.02 0.04 La degenza media di ogni militare in osservazione fu di giorni 9.8 pel 1tl02 e 9.4 pel 1903. Nei presidi della colonia Eritrea, le condizioni sanitarie generali furono abbastanza lodevoli. Nel 1902 sopra una forza media di 734 uomini di truppa italiani (esclusi quindi gli indigeni) la morbosità fu di 625 p. 1000. L a morta1ità fu pure scarsissima, essendosi avuti 3 morti (4.1 p. 1000). Le giornate di degenza p. 1000 di presenza furono 40.

j

RE<:tE TR UPPE ALLE COLOXTF: E ALL 'E~TJ:: rw. -

Nel1903: forza media 651, morbosità. 611 p. 1000, un morto (l.ò p. 1000), degenza. media 33 p. 1000 nella forza. Nelle regie truppe distaccate a Candia nel 1902 si ebbero, su una forza media di 373 uomini, 170 ammalati e l morto, ciò che dà una morbosità di 456 e una mortalità del 2.13 p. 1000.


DEL REGIO ESERCITO PER GLI ANN I 1902 .E 1903 1

329

Nel 1!)03 forza media 359, ammalati 242, ossia una morbosità del 674 p. 1000; non si ebbero decessi. Regie truppe nell'Estremo Oriente: Nel 1!)02 lo stato sanitario generale di queste truppe fu abbastanza soddisfacente, essendosi a.vuti, sopra una forza media di 657 nomini, 271 ammalati, ossia 412.5 p. 1000, 4 morti, ossia il 6.2 p. 1000. Nel 1903: forza media 510, ammalati 197, ossia 379.6 p. 1000. Non si ebbero decessi.

Avvertenze circa le tavole statistiche. Tav. I. - Il totale degli esaminati (n. d'ordine l ) comprende tutti gli individui cadenti sotto la coscrizione, cioè tutti quelli che hanno compiuto i vent'anni, più gli omessi, i rivedibili, i renitenti, ecc. di leve anteriori. Le cifre proporzionali rela.tive alla. statma. sono r iferitè, non a 1000 individui trovati abili, ma a. 1000 coscritti in genere, abili e inabili. Tav. II e seguenti. FORZA MEDIA. - La forza media annuale è calcolata dividendo il totale delle gio1·nate di prestlnza avute durante l'anno, per 365. La forza media mensile si ottiene dividendo il totale delle giornate di presenza avute nel mese per 28, 30 o 31. · . Sono compresi nella forza media: tutti gH individui di truppa presenti sotto le armi (anche se in servizi isolati); quelli che trovansi negli ospedali e nelle infermerie e nelle carceri militari, quelli in licenza, non superiore a GO giorni. Sono esclusi dalla forza media: 1° Gli ufficiali e gli impiegati militari; 2° Gli invalidi e i veterani; 3° Gli allievi della scuola militare e dell'accademia militare. AMMALATI. Sono considerati come ammalati soltanto gli entrati negli stabilimenti di cura, escludendo però quelli entrati in osservazione, e quelli entrati negli speciali stabilimenti balneari e termali. Quand9 un malato passa diret.tamente da un ospedale all'altro per continuarvi la cura, si conta soltanto l'ingresso nel primo ospedale. Quando un malato passa direttamente dall'infermeria del corpo a uno speda.le si conta soltanto l'ingresso nello spedale. • . Quando un malato presenta più d'una malattia é sempr e contato come un solo caso di malattia, indicando la malattia più importante. Sono computati tra gli ammalati militari anche gli individui di truppa che, ammalandosi durante la loro licenza, v.engono ricoverati in uno stabilimento di cura (militare o civile). MoRTI. - Si comprendono nella mortalit à generale non solo i morti per malattia, ma anche quelli per suicidio, omicidio e cause accidentali. Non l:li com. prendono i morti durante la licenza. Gli individui già riformati, che muoiono prima di potere essere inviati alle loro case, sono computati tra i morti e non tra i riformati. AR,.MI E CORPI. - Rignardo alla distinzione per armi e corpi, è da osser·vare che nella fanteria di linea sono comprese anche alcune piccole frazioni speciali, come il deposito della colonia Eritrea, il personale di governo delle scuole militari, ecc. Non sono compresi nella statistica gli invalidi e veterani. Vi sono compresi invece, ciascuno sotto l'arma e corpo cui appartengono, gl'individui delle classi richiamate temporaneamente sotto le armi per istruzione. Nelle Tav. III e VI le cifre pt·oporzionalì degli entrati in cura distinti per mesi sono calcolate (anzichè per 1000 al mese) per 100,000 della forza al giorno; e ciò per evitare le ineguaglianze prodotte dal differente numero. d i giorni che compongono i mesi.


ll30

.XOTIZlE SO~BIARIE SULLA STATI STICA SJ\NlTARIA

TAVOLA

I:"DI CAZ IONI

Piemonttl

1

Llgurin

Risullalo detresame degli

l.

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Toscana

Emilia

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Numero t otale oej:rli inscri\li di leva esaminali.

41),835

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26.019

l

Su 1000 di essi: 2

3 4 5

Furono dichiarati idone i al servizio. Fu1·ono dichiat·ati inabili per deficienza di statur·a. Furo uo dichiArati inabilì per imperfe zioni, malattie e deformità . . . . Furono mandati ri vetlibili.

498

515

436

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5H

515

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e.~aminali.

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21

Debolezza di cos tituzione. Tubercolosi polmonnre. Mio pia r eale . . . . Vizi Ol'/Zanici del cuore Gozzi . VRt•ici. Emorroidi Ern 1e . . . . . . . . De viazione o mals conform azione dei piedi (piedi e•ruinì) . . . . . . .

2S.~

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l


331

DEL REOIO ESERCITO PER GLI A:l<XI 1902 E Hl03

nscritti di leoa dellà classe 1882.

AbTU7.ZÌ

Lazio '

Urnbrln

Mare ll e

l

e Molise l

Camtmnia

Pugile l Oa<ilicala Ca labria

Sicilia

S:~rdegn a

l

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7,708

18,65

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142

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121 287 333 187

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37.5 0.2 0.5 0.8 0.9 0.6

41.2 0. 1 0.2 0.5

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35.2 0.2 1.0 1.3 11.1 4.7 - 0.1 14.0

1.2

1.5

-

0.7

1.1 1.1

-


.. ,

332

NOTIZIE

SOM~IARfE

SULL A STATISTICA SANIT ARlA

Segue T 11. VOLA l. -

Risultato dell'e."amè degli

.

l

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!l

I NDICAZIONI

1

Numero . totale degli inseri Lti di leva e~aminali.

Piemonte

Liguria

Lombardia

Veneto

Toscana

Emilia

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'

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41,096

10,460

52,327

36,026

25,968

28,738 l

Su J()(J() di essi:

2 3

4 5

l

Furono di ~hiarati idonei al servizio. Furono dichiarati inabili per deficenza di statura. Furono dichiarali inabili pet• imperfezioni, malaltie e deformilé . . . . Furono mandati rivedibili.

499

532

431

625

503

520

35

3t

34

16

34

29

219 247

237 200

253 282

190. 169

196 267

204 247

.

Su 1000 inscritti di leoa si ebbero le seguenti stacure :

'

l

l

'

6

6fì

Di 1,55 e meno

7 Da 1,fl6 - 1,60 . 8 )) 1,61 -1 ,65 . 9 » 1,66-1 ,70. 1U » 1\71-1,7(). 11 ,80. • 1.16-1 12 1,81 e più

180 329 269 119 3'1

6

)>

70 191

66 167 305 278 135 40

268 124 36 8

63 185 319 265 126 35

51.1

48.i

25 .9 o(). 3

1.5

1.2

39 .6 0.6 2. 3 1.4 6.4 6.8

30;{

9

79 220 :283

39 131 27'!. 302 176 63 17

l

l

:247

118 41

i2

Cause di rijorma. (escl u!'-i i deficienti d i s tatura) per 1000 inscritti esaminati.

13 14 15

16 17 18 19 20 21

Debolezza di costituzione. T ubercolosi polmonare. Miopia reale . . . Vizi organici del cuore Gozzi . . . . . . . Varici. Emorroidi Ernie . . . . . . . . Deviazione o mala conformazione dei piedi (piedi equini) .

.

41. 6 0.2 1.1 2.0 22.8 6.!)

40. 7 0. 4 1.5 2. 8 28. 3 6.9

.

0. 4 1.2

o.o 1.3

1.9

2.0 :2.4 5.8

o.o i9. 3 20.6

33 .6 10.8 19.1

12.6 6.9 0.2 '10.5

16.2

18.8

2.4

2- i

'1.1

1.4

1.4

1.9

o.o

o() . 1

l l

l


DEL REGIO ESERCITO PER OLI AN~l 1902 E 1903

inseritti di leva della classe .1883.

Marc h e Umbria

12,1 u

Lazio

8,068 12,386

Abrnzzi e Molise

Campania

Poglie

TOTALE

l

Basilicota Calabria

Sicilia

Sardeg11a

del Regno

18,398

37,489

25,424

7,751

18, 117

46,164

10,892 391,413

552

455

532

570

568

327

44~

MO

382

223

482

49

49

46

59

M

78

9!)

69

~5

128

50

153

209 287

155 267

159 212

219

2~0

375

189 270

140

208 325

215 434

200 26x

96

96 238 296 219 131

98

130 2!H 319 18'> 56 13 3

142

20ft

160

189 294 301 179 31 5 1

228 305 2:H 99 26 7

38.8

40.0 0.3

2~6

2~5

310 234 89 23 3

18

2

206 308 252 101 29 6

i 59

120

277 300 201 76 18 8

26~

319 195 63 15 2

251

HR

398 243 121 30 3 1

307 307 169 53

60.0 0.3 0.4

29.0 0.1 0.2 0.8

13

3

278 314 186

M R 1

101

.

-0.6

37 .4 0.4 0.7 2.5

1.0

11.6

a.3 0. 1 14.5

14.3

25.0 0.3 1.Q 0.5 0.5 0.9 0 .1 15.3

Ò.8

1.8

2.4

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0.3

4.6

0.1

30.6 0.3

2~.6

50.1

-,0.5

43.7 0.2 0.4 0.6 i.6 0.9

0.0 12.1

0.2 0.7 0.4 3.8 1.1 0 .1 11.3

0. 5 0.1 0.9 0.1 12.8

-9.8

-8.1

13.4

2.3

1.2

2. 0

6. ·1

1.4

2.5

1.1

0.8 1.8 1. 7

-5.1

0.8

1.1

0.7

o.o

-0.5 o. t

8.7

LO 10.4 4.5 0. 1 H.7

3.0

1.9

O.R

-

l. O

1. 4


334:

NOTIZ[E SOMMARII.i: SULLA. STATISTICA SANITARIA

TAVOLA II. -

:.,Jooimento deali a ?t malati J>er dici.~ ioni nel 1902. -

-

---=~

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Torino

13,799 4-,055 5,974 10,029

Novara

7,003 2,732 2,3i3

5,105

A lesscwdria

11 ,148 4,539 4-,509

9,0i~

72!) 339 2.57 3. 00 181 21 2il 37 811 40} 2.15 3.3·2

Cuneo

9.409 3,010 3,514

6,524

13

14

Milano

9,977

3,682 4,4-86

8,168

26

Brescia

o,73i

1,76~

2,6-U

4,405

13

31 8191 4-'lO !!.60 3.1 o 16 768 461 2.27 2.i!)

8,721 3,223 3,162

6 385

20

22 ';'32l 362 2.29 2.52

!), 170

2,973 :3,147

6,!20

2.}

10,366 3,i40 4,125

i,8G5

2J

30 667 343,2.61 3.27 31 759 3!18 1 .93 2- !),9

Padova

10,i10 2.790 3,749

6,539

33

38 628 360 3.ti 3.ti5

Bologna .

6,H87 3,037 2,615

5,652

16

22 809 375 2.29 3. 15

2,:~01

l,H2

3,713

il

4,898 1.2:)9 1,919

3,178

15

6,:126 1.650 3.501

5,151

11

6,921

2,025 2,98t.

5,009

10

151 786 2!)8 2.33 3- l 7 6\9 383 3.06 4.08 201 H 8H 55;} l. 73 2.2 1 16 72t. 4-32 1.'5 2.:11

Livorno .

8,380 2,058 4,01t

6,069

15

21

724 47P 1.79 2.51

Roma.

13,tSR 5,670 0,667 12,337

33

41

!)35

Perugia .

4,0501 1, 18:2 1,811

2,993

13

16 73!! 4-i!( 3.01 ~-9·

Cagliari .

4,95}1

973 2,246

3,219

14

Napoli

1 3.~2

7,4 11 12,614

3:'>

15 650 4:>a 2.83 3.03 48 954 55!) 2.64 3.6·2

28 721 42!ì 5.65 6.88

Genova

-

Piacenza. Verona

•

-

Ravenna. Ancona

-

Chieti. Firenze .

-4-,72;>

- -

.

-

Salerno

i>,2~3

'

52'

61

72i

6U~I

43~ 3.77 , 4.42

373 1.39 1.49

so;) 2.30 3. Il

4068 1,200 1,733 l

2,933

2:1

Bari

5.8:19 1,297 3,628

4,925

201 25

Cala 11 Zfl ro

4,4391 1,H9i 2,6 11 8,:J6i! 2,038' 4,642

4,060

H

17 915 5R8 3.15 3.83

6,680

3\

7,12\ 1,351

a,321

28

43 i9H 555 4. 06 ;) - l i 33 747 558 3.92 4.62

P alormo Messinu.

l

-

TOTALE .

3,970

8~3

621 3 ,<i2 .}.28

-- -- - - -- -- --

199,253 65,231188,8351154,066 5381 675 773 44-6 2.68 3.39


DEL R EGIO ~S ERCITO PER GLt AN NI 1902 E 1()03

Se{J tte T A VOLA Il. -

'Mooimento degli ammalati per divisioni nel 1903.

. l

MAL-'TI ~;:-<TRATI

~

DIVISIONI

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35

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.

7,177 2,865 2,081

4,946

21

26 68!! 290 2.02 3.62

Alessandria

11,207 3.00l 4,068

7,162

40

;)0 63!1 363 :3.66 4.46

Novara Cuneo

.

9,7 18 3,103

2,60~

5,707

H

20 587 2()8 l. H 2.06

Milano

.

10,083 2,868 3,655

6,523

21

25

(i~';'

363 2.08 2.48

7:!'1

370 3.65 :3 .83

Brt>scia

5,481

1,981 2,025

4,006

20

21

Genova

8,687 2,836 2,934:

5,770

32

31- 664 338 :U17 3.90

Piacenza

9, !(j3

4,0:11)

6/i li

28

:li)

i21

10, i-36 3,2:35 4,5H

7,749

31

:.l:.l

742 -433 2.97 3.17

12,259 2,965 5,519

8,484

20

3:! 692 H!l 1. 63 2.61

ì,067 J,:J14 2,689

6,003

18

22 8i-!J :380 2.55 3 .11

Ravenna.

.i,9~8

2,298 '1,826

4,124-

13

18 8:13

Ancona

4,!Ji7

1,3:19 1,697

3,Q:j6

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22 610 3l:l 3.22 4. 42

6,391

1,69i 2,513

4,210

23

~.ì97

4,885

19

27 65\l 3!1:3 3.60 4. 22 24 6H8 400 2.71 3.43

Livorno

8,834- 1'7:l'ì 3,6 J(j

5,353

14

'1 9 606 410 1.59 2.16

Roma.

l5,:J8!) 5,211

6,269 11,480

~r;

42 746 40ì 2 .41 2.73

4,179 1,:3:31

2,075

3,406

6

10 815 49';' 1.4i 2.40

974 2,229

3,20:3

l

H 6Hi ·l2!J 1.35 l. 73

·1:3,685 2,802 7,017 12,819

55

60 !138 5 14 4.02 ~. 38

Salerno

4,252

l' 11 5 1,975

3,090

15

li "i'27

465 3.53 4.00

.

6,03:l

UJ08 3,275

5,183

26

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5~3

4,189 1,289 1,980

:l,26!l

5

5 780 l73 l . 1!1 1.19

Palermo

i,8i1 1,853 3,96i

5,817

15

22 7:J9 50 l l. 91 2.80

MeS$ÌOa.

7,186

1,12~

5,049

21-

28 ;o:3 546 a . :l4 3.90

-- -

-- - - - - - -

.

Verona Padova Bologna.

.

,

.

Chieti . Firenze

Perugia

.

6,999 2,088

5, l!)Il

Cagliari

.

Napoli Hari

..

Catanzaro

.

TOTALE.

.

;l561

3,920

:W6,468 6i-, 138 8i,064 148,202 555

67~

332 3 .05 3.27

36~)

2.62 3.6<i

4.3 1 4.81

718 407 2.6!' 3.25


336

NOTIZIE SOMMARIE SCW"A S'J'ATISTICA SANJ'l'ARfA

TAVOLA II I.- Mooimenlo degli ammalati per armi e mesi per l'anno 1902.

--

-

-

--

PEil 1000 DELLA FORZA l!EDI :\ •o <>·-

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Morti

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Granatieri F anteria di linea B ersaglieri . . A l pini . c avalleria A r tiglieria dn campagoa l d. da costa e fortezza . G enio. carabi n ieri Legione allieYi . Legioni lerritoriàli Id. c ompa~nie di sanita . di s ussis tenza . Id. s l.abilimenti militari di pena

.

.

Totale

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2,087

1,7091

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9

819

3.8

4.3

92,532 12,192

78,6711 276 11 ,348 28

327

850 931

3.0 2. 3

3.5 2.7

10,356

6,7251 25 17,7621 39 15,001! 50

28 649 60 915

2.4

2.7

2.0 2.8

3.1 3.4

2.5

3.2

1.7 3 ')

2.2

22,874 2,291

5,683 191 24 7M 5,321 1 11 H 825 1 5 1,252 1,959 5 6,2!)41 54 92 275 1,2x1 ' 6 i 559

2, 11!9

1,202

n

9

1,\36

1,1101

51

5

'18,395

l

33

62 8 15

1

7,5371 6,453 '

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l

19,\20

.

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CIFRE ASSOLUTE

1,561

2.3

3.2 4.0

2.7

3.t

5o71

4. 3

4.3

773

3.5

3 .5

1ni

2.7

3.4

- -~-1

199,253 154,0G6; 5351 675

PRR 1000 AL GIORNO

Gennaio . Febbraio Marzo Aprile Maggio . Giug-no Lug lio Agosto . Settembre . · . Ottobre . Novembre. Dicernb t'l'

1G3,13'

9 8n6

24

39 31

15,92 1

H

50

1.9 0. 00&9 0.00/7 2.0 0.00};) 0.0007 2.0 0.0056 0.0064

267,4-38

l !1,303

88

95

2.4 0 .01 09 0 .0118

226,16::! . 218,690

16,837

46

14,566 17,282

42

63 2 .4 0 .0066 0.0090 52 2.2 0.0063 0 . 0079 6!1 2.6 0.0072 0.010-i 60 2 . 4 0 .0069 0 .0090 74 1.8 0 .009(i 0.0127

'164,210

' 9,2:10

253,2~3

30

214-,DoO 215,081

16,2-H

4R 4-6

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10,76~)

56

156,787 153,Gfl5

8,164 7,:"!8/

45 :15

160,618

~.5 11

34-

1./ 0.0093 0. 0111

54:1 Hl 1 .GU.OOi5 0.0095

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-- --·-Totale

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538 6751 2.1 0.007-l 0.0093

l ~


DEL REGI O ESERCITO PER GLI AX:-ll

337

1902 E 1903

S-1gue T A VO L A l II - .\fooimento degli ammalati per armi e mesi per fanno 1903.

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-==~="""'==--===

I'KR IOfl() OEllA ~'ORZA MEDIA. Murir<tno

-- All\11 E CORPI

Grana tieri FaniP.ria di linee. . Bersaglieri . Alpini Cavalleria .drliglieria · da campagna Id. da. costa e fortena GPntO.

Carabinieri le~ioni allievi Id. legione terr itoriali. Còmpagnie di f!anità Id. di ~'~USsistonza Stabilimenti militari di penA

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Agosto Settembre Ottobre .

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Giorna l e metb,o.

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338

NOTIZIE SOMMARlll: S ULLA STATISTI CA SANITARIA

TAVOLA

IV. -

Mo oimento dei malati nei presidii più importanti.

(Cajliluogo di divisione e presidii SUJleriori a tOOO uomini di forza media).

- - - -'":'"'...:p R E S l DI l

\ Tor ino. Pinerolo t• Corpv d'armata . . ~ Novartt. Ver cell• Ivrea · .

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Milano. ~ Br~scifl . l Bergamo.

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Piacenza . . . Parma . . . . Cremona . . . Reggio Emilia .

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i 92


DEL REGIO ESERCITO PER GLI ~NN! 1902 E 1903

339

Mooime.nto degli ammalati per le malattie più importanti.

T A VOL.\ V. -

<Ospedalì militari, ospedali elvill e Infermerie di eorpo).

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Alcoolismo . . ., Bt·onchiLi acute. 3 e4 Colera . . . . 5 Difterite, croup . 6 Dissenteria . . . 1 Risipole . . . . . 8 e9 Infezione malarica a cula e eronica . . . . . 10 Blenorragia (casi di t• mani festazione) - bieno rragia (recidiva) orchite e a rtrite ble· norragica . . . 11 Ernie . . . . . 12 Influenza . . . . 13 Colpi di calore e assi deramenli 1~ Menin ~He cet·ebro-s pinale epidemtca . . . . 15 Morbillo . ·16 Orecchiooi

.

17

Pleurtle

18

Polmoniti . . . . Reumatismo articola re . Scarlattina . . . Scorbuto, porpot·a emor1'8 gic.;a e peliost reumalica Sifilide 1• manìfesl azione Sifilide 2• maoifeslazione Congiuntivite tracoma tosa. Tubercolosi polmon are. l d. di altri organ i Ileo-tifo . . . . Dermo-tifo . . . Ulceri veneree e bubbOUl VAillOIO e V81UOioide e varicella . . . . . Ollti . . . . . . Malallie dell'appara LO CII'CO)a · torto . . . . . St·abbia- Altre mal altie della

19

20 21

22 23 2~

25 21i 27 28

29 30 31

32 33 84 35

l

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FrenopatiE" . . . Malattle degli occhi Malattie dell'appara to Ul'O·genitale. . . . .

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2,55~

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340

~OTrZIE SOl\lMARI E SULLA ST.A.TISTICA

S.A.NITABIA

T AV.

VI.- Entrati nei luoghi

DESIGNAZIOi\"E DELLE MALATTIE

secondo la t a ''o la

MALATTIE

Gennaio

nosologica internazionale

1 A lcoholismu,s acuLtt8 (inclus. Deli- AJcoolismo . rium tremens). 2 Bronchitis acuta Bronchiti . Cole ra 3 Cholera asiatica 4 Id. nostras . Difterite, cr oup • 5 Diphtheria et croup . 6 Dysenteria. . . . Dissenteria. . . . . . Risipola . . . . . . . . 7 Erysipelas . . . . . 8 Felms intermittens (malarùz) Infezione malarica acuta e cronica 9 Febris recurrens Blenorragia 10 Gonorrhoea Ernie. . . 11 Hernia 12 Influenza Jnfluenza . . . . . . . . 13 lnsolatio (Hit::schlag, coup de cha- Colpi di calore e assideramMti • leur) . 14 M eningitis cer·ebro-spinalis epide· Meningite cerei>ro-s pinale epide:n ica mica. 15 Morbilli . . . . . Morbillo. • . Or ecchioni . . 16 Parotitis epidemica 17 Pleurilis . . . . . • . . Pleurite . . . P olmoniti · . 18 Pneumonia crouposa sioe lobaris 19 Rheumatismus articulorum Reumatismo art~olare . 20 Sca rlatina . Scarta LLina . . . . . . . . . 21 Scor butus Scorbuto, porpora &morragica o pe· liosi reumatica 2'2 S!JphWs . . Sifilide . .. 23 T racholfl.a . . . . Con~iuntivi~ tracomatosa • 24 Tuberculosis pulmonum. Tubercolosi polmonare . . . 25 l rl . cceterorum organorum· Tubercolosi di altri orEZani . • Ileo-liro • . . . . . . . • . . 26 Typlws abdominalis . De rmo-tifo . . . . . . . . . 27 I d. exantematicus 28 Variolae Vaiuolo, vaiuoloide e varicella . 29 Ulcu.s mollP. Ulceri veneree e bubboni . 30 Mo r bi auris Otiti . . . . . . . . . . . . 31 l rl. corclis . Malattie dell'a ppa rato circolatorio . l 32 i d. cutis. Scabhia e altre m alattie della pelle. l 33 Id. mentis . Fre11opatie . . . . . .. l 34 Id. oculi Malattie de~l i occhi. . . . . • 35 Id . systemat. urin. et se:J:ual.(excl. Malattie dell'apparato uro-genital.e . oen. et syph) .

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Totale gen. degli entrati in cura [ 9,R56

l


DEL REGIO ESERCITO PER GLI ANNI1902 E 1903

341

,Ji cura d i$ltinli per mesi (anno 1902 ) _...-=~=== = = =

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-= ENTRATI IN CUllA - CIFRE ASSOLUTE

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28 30 4 4-i

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353 32 17 5 23

258 18 22

15,921

19,803

18 525 316

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362

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9 162

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8,164 1 7,38i

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l

l

10,765


842

NOTIZIE SOMMARIE SULLA STATISTI CA SANITARIA

Segue TAV. VI. -Entrali nei luoghì

DESIGNAZIONE DELLE MALATTIE

secondo la tavola

~ALATTIE

Gennaio

nosologlca internazionale

1

2

3 4 5 6 7

8 9 10 11 12 13

.

Alcoholismus acutus (inclus. Deli· Alcoolismo . rium tremens). Bronchitis acuta . Bronchiti Colera Cholera asiatica Id. nostras Diphtheria et croup . Difterite, croup . Dysenteria . . . . . . . . Dissenteria. . Risipola . . . . . . Erysipelas . . . . . . . . Infezione malarica acuta e cronica Feori.s intermittens (malaria) . Febris ret:urrens . . Gonorrhoea . . . Blenorragia Hernia. Ernie. . . lnfluen:~a . . . •. . . . . Influenza Insolatio (Hitzschlag, coup de . r.ha- Colpi di calore e assideramenti leur).

14

15 i6 17 18

19

20

2'1

22 23 24 25 26

27 28 29 30 31

32 33 34 35

Meningitis cerebro-spinalis epide- Meningite cerebro-spinale epidemica mica. Morbilli . . Morbillo. . Orecchioni . Parotitis epidemica . Pleuritis . Pleurite. Pneumonta crouposa sioe lobr<ris P olmoniti Rheu.matismus articulorum. • . Reumatismo articolare . . . Scarlatina . Scarlattina . • . Scorbuto, porpora emorragica e peScorbutus . . liosi reumatica. Syphills . Sifilide • . Trachoma . Congiuntivite tracomatosa . Tu.berculosis pulmu.nwn . Tubercolosi poi rnonare . . Id. cceterorum organorum. Tubercolosi ai altri or~ani . . Typhus abdominalis . . . . . • Ileo-tifo . Dermo-tifo . . . . . . . Id. exantemat1cll.~ Variolae . . Vaiuolo, vaiuoloide e varicella Ulcus molle Ulceri molli e bubboni Morbi auris . Otiti . . . . . . . . . . Id. cordis Malattie dell'apparato circolatorio . Id. cutis Scabbia e allre malattie della pelle. Id. mentis Frenopatie . • . . . . . . . . Id. or.uU . . . . . . . . . . Malattie degli occhi . . . . . Id. sistemai. urin et sexual. (excl. Malatt1e dell'apparato uro-genitale oen. et syph). Totale gen. degli entrati in cura

0.0 19.3

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0.0 0.6 6.2

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0. 8 1.7 0.0

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0.3

0.3 0.1

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0.2 1 9.3 2.7 3.4 19.7 0.1 ' 5.1 l

3.0

19i.9 t

l


DEL REGIO ESEROITO PER GLI ANNI 1902 E 1903

343

ò.P ettra distint i pe1" mesi (anno 1902). E~TRA TI

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IN CURA PER 100.000 DELLA. FORZA. AL -GIORì'\0

Febbraio

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344

NOTIZIE SOMMARIE SOLLA S'rATlSTICA 9.\.NlTARIA

TAv. VI.- Entrati nei luoghi l

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1---:--OESIGI\"AÌIONE DELLE MALATTIE 1

secondo la taYola

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nosologica Internazionale

3

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21

r iu.m tremens) Bronchiti!~ acuta . Bronchiti Cholera asiatica Colera Id . nostras Dtphtheria et croup. Oinerite croup . Dysenteria . . . . . . . . Dissenteria . . Erysipelas . . . . . . . . Ri sipnla . . . . . . . . Febris i n termittens (malar in). Infezione malarica acuta e cronica. Fe&ris recu rren.~ . Gonorrlwea Blenorragia Hernia . Ernie . . lnfluen:~a . Influenza Jnsolati.o tHitzschtag, eoup de cha- Colpi di calore e assideramenti leur) Meningiti!< cerebro-spinalis epide- .Meningile cerebro-spinale epidemica mica Mor&ill i . Morbillo Parotitis epidemica . Ot·ecchiom Pteurilis Ple uritfl Pneumonia crouposa sioe loba,.i!f Polmoniti. .Rheumatismus ariiculorwn . . Reumatismo a1•licolat·e Scarlatinn Scal'lattina Scorbutus. Scorbuto, por·pora emorragica e pe·

liosi r e umatica 22 Syphilis Sifilirle 23 Tracoma Congiuntivtle tracomalost~ 2i Tuberculosis pulmonum . Tubercolosi polmonare . 25 i d. ere cero r um organor·um Tub ~r·colosi di altri or~ani 2fi Typhius a&domtnalis . . . . . . Ileo-tifo 27 l cl. exo ntematicu.~ Oermo-lifo 28 Var iolae Vaiuolo. vaiuuloidt~ e var tcella 2!} Ulcus molle . Ulceri vP.neree' e bubboni 30 Morbi au,.is . Otili . . . . . . . 31 Id. c:ordis Malattie dell'appar ato respiralot·io . 32 Id. cutis . Scabbia P. altre malattie della pelle. 3:~ Id. ment is Frenopatie . . . . . . . . . . 3'. Itl. oculi . Malattie cl~egli occui . . . . . . . 35 Id. sys.temat. urin et se:zoual. (r:etl. Malattie dell'appara\.0 uro ·getHlate . o

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DEL REGIO RSERCITO PXR GLI ANNI 1VD3 E 1904

34o

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NOTIZIE ::;O M~IARfE SU LLA STATISTICA SANITARIA

Segue TA v. VI. - Entrati nei luoghi

DESIGNAZIONE DELLE MA~ATTIE

secondo la tavola

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nosologica Internazionale

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20

21

Alcoholismus acutus (inclus. Deli· Alcoolismo rium tremen~) Bronchiti • Hronchitis acuta Colerd • Cholera asiatica Id. nostras . Difterite cro,t r> . Dtphtheria et cront•· . Dysen•eria . . . • . . . . . . Dissenteria Erysipelas. . . . . . . . . . Ris•pola . . . . Feb ris intermittens (m.llllll'lf~) . Infezione malartca acuta e cronica . Fe/.lris recurren~; . Gonorrhoea Blenorragia Hernia . Er rtil'. . . I ofluenza . l n.fluenza . Jnsolatio (Httzschlag, coup de cha· Colp1 di calore e a ssideramenti . leur) l1eningitis ce rebro-~pinalis epide · Me ningite cerebro-spinale epidemic11 mica Morbilli Morbillo Parotiti.ç epidemica . Orecchioni Pleuritis . . . . . Pìeurile Pneumonia c roupo.~a stoe lobaris Polmoniti. Rheumacismus llrticulorrLm . . Reumatis111o ar~icolare Scarlatina Scarlattina Scorbutus . Scorbuto. porpora emorragica e pe·

liosi reumatica Sifilide • . Con ~i unti vite tracomatosa Tubercolosi polmonare . T ubercolosi di altri nr,:rani Ileo-tifo 26 Typhus abdom,nalis . 27 Id. exantematicus Dermo-tifo . 21> Variola': Vamolo, vaiuolnide e varicella 29 m c us molle . Ulcer·i venPre.-, e hnhhnnt Otrli . . . . . . . . . . . . . 30 Morbi auris. 31 Id. cordis Malattie dell'apparato respir·atorio . 3:! Id. ctdis . Scabbia e altre malatb~ deliA peli•. :13 Id. m"ntis Freno(>atie . . . 24 Id. oculi . . . . . . . Malatl.te degli occhi . . :15 Id. ~ustemat. urin et sexual. (excl. Malattie dell'apparato uro-genilale 22 Syphilis 23 Tracoma . . . . . 24 Tuberculosis pulmonum 25 Id. · ccecerorum ornanorum

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DEL REGIO ESERCITO. PER GLI ANNI 1902 E

1903

34:7

di eura distinti per mesi (anno 1903). P:NTRATI IN CURA PER 100.000 OEl. L' FOR7.., AL GIOR~O

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NOTIZIE SOMMARIE SULLA ST,A.TlSTICA SANITARIA

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no<ologica internazionale

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acHtu.~ (inclus. Deliriwn tremens). 2 Bronchitis acuta. 3 Cholera nsiaUca. 4 hl. nostras . !l Diphl!leria et ero"!' 6 Dysmteria . . 7 Erusipelrt.~ . . . . . . . . 8 F<~ O r is inlerm.itlens (malaria) . 9 Febris recurrens IO Gonorrhoea 11 Hernia . . 1:! lnJluenza . . . . . . . ·13 /nsolatio (H1tzsclllag, coup de chaleur). · 14 Meningitis ce rebro - .~pinalis epidemica. 15 .\llor billi . . . 16 Paro ti ti.s epùlcm i ca. 17 Pleurilis . . . . . . . . 18 Pneum.onia crou(lo.qa sioe lobaris.

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28 1

Alcoolismo 125

Bronchiti . Colera . Diflerile, croup. Dissenteria Risipola . . . . . . . . . Infezione malarica acuta e croniCd Blenorragia . Ernie . . Influenza . . . Colpi di calore e assideramenti. •

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•

o

•

o

Meningite cerebro - spinale epidemica. Morbillo . Orecchioni Pleurite . Polmoniti . . . . . . Reumatismo srticolare . Scnrlatlina . . . . . . . . . Scorbuto, porpora emorragica e peliosi eeumalica. Sifilide . . . . . . Cong-iuntivite tracomatosa. Tuhercolosi polmonare. . Tuber·colosi di altri organi Ileo-tifo . Dermo-lifo . . . . . . Ulceri veneree e ·bubboni . . .1 Vuiuolo, vaiuoloide e varicella Olit.i . . . . . . . . . . MRiattie dell't~ppara to circolatorio . Scabbia e altre malattie della pelle Frenonatie . . . Malattìe dep:li occhi . . . . . . Malallie dell'apparato ur o-genitnle

Totale lol'en. d~gli en trati in cura

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DEL REGIO li:SERCITO PER GLI A NNI 190~ R 1903

349

di w ra distinti per armi (anno 1902 ). ARMA E CORPO A CUI AI'PARTENEV ANO. -

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NOTIZIE SO M~JABIE SULLA STATISTlCA SANITARIA

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NOTIZI E SOMMARIE SULLA STATI STICA

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SA~ITARIA

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Alcoholismus aeutus \inclus. De/i- Alcoolismo

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NOTIZIE SOMMARIE SULLA STATISTICA SANITARIA

Sert«e T" v. V I l. - Entrati nei luoghi

OE$1GNAZIOrìE D~LLE MALATTIE second o la t av v ia

MALATTIE

uosologica in ternnioroa le

2 3 4

Alcoholismus acultt.~ (inclus. D11li- Alcoolismo rium tr.e mens) Bronchiti Bronchitis acuta Colera Cholera asiatica Id. nostra., Diphlheria et cronp. Difler-tle ct'OUf• . Dissente ria . . Dysenteria . . . .

5 U l li ·r.qsipelas. . . . . . . . . 8 Febris intermiuens (111ttlo na) .

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OSPEDAL E MILI"l'ARE PRINCIPALE DI ROMA

BONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLA " FEBBRE ESTIVA, NEI MILITARI Per il dott. Qu id o • endcl!l, tenente medico

Sono ormai parecchi anni che nell'estate, fra le truppe di guarni·gione in alcune città del nostro paese, si nota in forma epidemica, una speciale malattia febbrile che pur non ponendo, pel suo breve de·Corso e per la rarità di serie complicazioni, in grave peTicolo la vita degli individui che ne divengono affetti, non lascia di arrecare notevoli danni facendo, col sno rapido diffondersi nei r eggimenti ed in genere in tutti gli ambienti collettivi, enormemente accrescere il numero dei malati giornalieri, ponendo per alcuni giorni gran quantità di soldati fuori servizio e !asciandoli poi, per una o più settimana, deboli ed incapaci di qualunque utile attività. Secondo le osservazioni fatte dalla maggior parte dei medici, lo scoppiare della malattia è preceduto da un breve periodo di incubazi9ne. I nuovi arrivati nelle sedi ove infierisce questa forma. morbosa., che alcuni hanno indicato col nome di (ebb1·e estiva, contraggono la malattia solo qualche giorno dopo il loro giungere, e viceversa quelli che si allontanano dal luogo infetto possono essere colti dalla febbre anche dopo qualche giorno di permanenza nella nuova sede (Sforza. Relazione ~tull' epidemia di Bologna del 189 6'). 11 periodo prodromico manca affatto, od è al più limitato ad u.n indeterminato malessere o ad un insolito disordine delle funzioni intestinali (Dott. Durelli. Memoria originale sulle (eòò1·i estive di Bologna 1895). Alcuni, poco prima di cader malati, si lagnano di cefalalgia, di spossa.tezza di leggieri doloti art icolari o muscolari ed in qualche altro la malattia si inizia con delle lievi epistassi. I n genere però l'inizio è brusco, tanto che nei reggimenti il medico è molte volte chiamato d'urgenza la sera a visitare dei soldati colpiti da febbre alta, che la mattina avevano compiuto regolarmente il loro servizio senza accusare alcun disturbo. L a febbre insorta così improvvisamente sale rapida nelle primè ore verso i 39-40 gradi, talorà anche superandoli, e dura


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358

CONTRIBUTO ALLO STODIO DELLA " FEBBRE ESTIVA, NEI MILITARI

in genere continua tre o quattro giorni. Nelle prime 24 ore raggiunge l'acme, poi la temperatura comincia a decrescere e cade, di solito completamente, alla fine del terzo o quarto giorno, dopo una leggera rielevazione precritica. Nelle tre figure seguenti è riprodotta la curva. termica di t re ammalati da me osservati nella infermeria del 2" reggimento granatierL

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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLA" FEBBRE XSTrVA, NEI MILITARI

359

sono aumentate di volume. In alcuni malati si rinnova o sopravviene l'epistassi; in altri, più raramente; si manifesta il vomito. Per ciò che riguarda l'apparato digerente, la lingua. durante il corso della malattia, e per parecahio tempo a.nche dopo la caduta della febbre, è coperta da una patina. piuttosto densa. I malati oltre l'inappetenza e la sensazione di nausea, accusano sovente dolore alla regione epigastrica, che si esacerba con la pressione e con le vaste escursioni respiratorie. Di regola l'alvo è stittico, ma in alcuni casi si ha. invece diarrea. costituita da. scariche semiliquide fetide, non molto frequenti. Per solito non si nota tumor di milza.

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Raramente i sintomi a. carico dell'apparato respiratorio assumono una intensità notevole. Si limitano tutt'al più al già accennato arrossamento del faringe che si estende talora anche al laringe. Le orine, durante la feb.bre, sono poco abbondanti, dense e molto colorate: la presenza di albumina (traccie) in esse è eccezionale. Cessato il periodo febbrile, i malati. rimangono in stato di profonda depressione nervosa: si lagnano di disturbi gastroenterici che si prolungano per più giorni: sono deboli ed incapaci di qualunque, anche leggera, fatica e qualche volta, dopo pochi giorni di apiressia, si può avere una. recid~va della. febbre e degli altri sintomi. Come ho già. accennato, ra.rament.e la febbre estiva ha complicazioni o postumi notevoli. . Rarissime le compliça.zioni polmonari. Più frequenti quelle a caneo dell'apparato digerente, come il catarro gastro-enterico che talora


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360

CONTBIDDTO ALLO STUDIO DE[,LA "FEBBRE ESTIVA 11 NEI MILITARI

rimane per qualche tempo come relitto dell'infezione sofferta: il catarro acuto delle vie biliari, molto più di rado del primo. In un caso "ho osser'va.to, subito dopo ht febbre, svolgersi una psicosi maniacale che guarì poi rapidamente. Superata la. malattia non si acquista affatto una immunità assoluta: dissi già. della. relativa frequenza delle recidive immediate; nel corso della stagione epidemica poi è possibile che un individuo contragga l'infezione per due ed anche per tre volte.

*** Questo è in complesso il quadro clinico della febbre estiva: essa si impone più per la sua diffusibilità che non per la sua gravezza. Ed infatti sopra alcune migliaia di militari a.mmalati dal 1888 ad oggi si può dire che non si conosce alcun caso . con esito letale, che si possa far dipendere unicamente dall'infezione e non dall'aggravarsi di processi morbosi preesistenti. L'importanza dell'epidemia ed i danni che essa produce consistono nella rapidità con la. q ua.le, dopo i primi casi isolati, essa. si diffonde, specie negli ambienti collettivi, mettendo giornalmente, fra. ammalati e convalescenti, nn rilevante numero di individui fuori servizio. Nelle località ove la. febbre estiva si manifesta fra i soldati, anche il resto della popolazione non ne rimane immune: è certo però cb e fra questa. i casi sono relativamente assai meno frequenti, e la. malattia. perde molto dei caratteri di contagiosità che si rivelano invece fra. i militari, quasi che l'ambiente collettivo, nel quale essi vivono, unito

forse ad altre condizioni cui vanno soggetti, quali la fatica muscolare, la disidratazione dell'organismo per le abbondanti sudazioni, la continuata esposizione ai raggi solar i ed altri coefficienti proprii della vita del soldato, siano appunto i maggiori predisponenti al contra.n·e l'infezione. Ed infatti parecchi medici militari hanno fermata l'attenzione su questa, obe fu, a varie riprese, presentata come una speciale entità morbosa e coi vari nomi di febbre climatica, di influenza estiva, di in· fluenza malarica venne ri petutamente descritta e studiata. Prescindendo dagli autori che fuori del nostro paese hanno fatta menzione di questa particola.r forma morbosa o di altre che con questa si possono identificare, fu nell'anno 1888 che dal dott. Saggini, colonnello direttore di sanità. del corpo d'armata. di Bologna., nella relazione sani~a.ria annuale di quel presidio, vennero segnalate particolari febbri infettive. manifestatesi durante l'estate tanto fra i militari quanto fra la popola.zioue borghese di Bologna.


OONTRLBUTO ALLO STUDIO DELLA "FEBBRE ESTIVA, NEI MILITARI

361

Negli anni seguenti queste febbri si fecero notare anche in altre <!ittà, prendendo sempre speciale estensione epidemica negli ambienti ~o!lettivi. Nel1896, sempre in Bologna., vennero pubblicate due monografia sull'argomento, una dal capitano medico dott. Cevaschi, l'altra. dal dott. C. A. Dnrelli, medico esercente in quella. città. Nell'anno consecutivo comparve sul giornale di medicina militare una memoria. del capitano medico dott. Loschi, che trattava pure di una consimile epidemia di febbri a: forma tifosa, sviluppatasi fra le truppe del presidio di Verona. Quasi contemporaneamente il colonnello medico dott . C. Sforza pubblicava, sul giornale di medicina militare, il risultat.:> di alcune sue osservazioni ematologiche sui malati della particolare febbre infettiva ·dominante nella stagione estiva in Bologna, ed eseguiva, per incarico del Ministero della guerra, una dotta relazione su tal m~:~.lattia. Da questa relazione e dalla pubblicazione dello Sforza, risulta che l'epidemia in questione si sviluppava i~ Bologna generalmente tutti gli anni verso la. fina del giugno, raggiungendo il massimo numero di casi nel luglio, e diminuiva in agosto, protraendosi qualche volta fino al settembre. Il suo andamento corrispondeva alla forma esplosiva del Koch con linee alquanto spezzate. La malattia si manifestava anche nella popolazione, ma è degno di menzione il fatto che il maggior numero d~i casi segnalati dai medici civili addetti alla congregazione di ·carità di Bologna, si notò in ambienti collettivi che avevano qualche analogia., con quello militar~, come l'istituto di correzione paterna e le carceri giudiziarie di S. Giovanni in Monte. Negli anni consecutivi epidemie analoghe venivano osservate fra i militari di altre città come Solmona, Tagliacozzo, Padova, Verona, Palermo, e dovunque la forma morbosa manteneva gli stessi car~tteri tanto nel suo decorso, quanto nel modo di manifestarsi. Fu solo nel luglio 1902 che anche in Roma l'attenzione delle autorità militari e dei medici venne richiamata sopra un'epidemia di febbri scoppiate in alcuni reggimenti del presidio: però anche nell' estate degli anni precedenti s1 erano notati alcuni casi di una forma epidemica febbrile fra le truppe del genio accasermate a Castel S. Angelo. (Relazione del dott. Bocconi, tenente medico). I primi malati nel 1902 furono fra i soldati di un reggimento di bersaglieri che aveva alloggio nell'antica caserma di S. Francesco a Ripa, e da una compagnia, che abitava una casermetta, restaurata di fresco, la. malattia si venne rapìdft)mente propagando a tutto il resto -del reggimento, per modo che dal 7 al 22 luglio si erano già verificati •ben 250 ca.'si di febbre.


36:3

CONTRI13'UTO ALLO STUDIO DELLA" FEBBRE ESTIVA, NEI MILITA.RI

Intanto, quasi contem pora.neamente, la stessa forma epidemica. si manifestava anche fra le truppe del genio alloggiate a Castel Sant'Angelo. Anche qui lo scoppiare dell'epidemia corrispose alla solita forma eJJpwsù;a, ed il ma.ximlJ.m dei malati lo si ebbe in una compagnia del treno che aveva quartiere in una casermetta a due piani soprastante alle scuderie, con ambienti bassi, con finestre piccole e di difettosa vent.ila.zione. (Relazione sull'epidemia, del oolonnellQ medico dott. Ferraro di Cavallerleone). Da questa. relazione risulta che dai primi di luglio fino a tutta la prima decade di agosto, i casi di febbre estiva., osservati a Castel S. Angelo, raggiunsero il numero di 3G7. Negli anni seguenti l'identica forma epidemica si continuò a manifestare fra i soldati alloggiati nelle due suddette caserme con gli stessi caratteri c linici, e con la stessa facile diffusibilità. Il fatto an~i che l'epidemia rimanesse localizzata nei quartieri di S. Francesco a Ripa e di Castel S. Angelo e rispettasse, quasi completamente, gli altri alloggiamenti di truppe, fece fare l'ipotesi che in condizioni strettamente. Iocalisticbe si dovesse ricercare la causa della malattia, ipotesi che sembrava confermata dall'osservazione che, come venne più volte sperimentato, non appena i soldati venivano allontanati dalle suddett~ caserme, l'epidemia si attenuava e finiva per cessare. Così infatti era avvenuto nel 1902, quando i bersaglieri alloggiati a S. Francesco erano stati trasferiti a Tiv<?li, e quando, nell'anno seguente, la caserma di Castel S. Angelo era stata temporaneamente abbandonata dalle truppe, che si erano d·istribuite in altri quartieri della città. A dimostrare infondata tale op.inione, dal 1904 in poi la malattia si manifestò con eguale intensità in nuove sedi, pur seguitando a rispettare alcuni alloggiamenti di truppe, come le grandi caserme dei Prati di Cast ello, che continuarono sempre a godere una relativa immunità. Fu infatti in alcuni dei quartieri occupati dai reggimenti della bri-· ga.ta. granatieri che nel 1904 scoppiò con intensità ancor maggiore la. febbre estiva, e fra questi, speciale importanza ebbe l'epidemia manifestatasi nella caserma di S. Croce in <1er)lsalemme, ove io ebbi occasione di poter seguire tutto lo svolgersi ed il decorrere .dell'infezione in quella stagione, ed OVf\ da allora. ogni a~ no, durante l'estate, si ha. se m p re una più o meno piccola epidemia dello stesso genere. La maggiore gravità. dell'infezione del1904 e la massima diffusibilità che manifestò fra le truppe della brigata gr~~onatieri e specialmente· fra quelle del 2 ' reggimento, di,p€'sero forse da un complesso di circo-


CONTRIBUTO ALLO STO DIO DELLA" FEBBRE ESTIVA, NJ!;I MILITARI

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stanze per il quale questi soldati si trovarono in quell'epoca in condi~ zioni meno felici di resistenza organica. I granatieri, come è comunemente noto, non sono, per la partico-. lare loro comple:isione, uomini dotati di una massima robustezza. L~ statistiche sanitarie di vari anni concordano nel provare come il max:imum di morbilità. e di mortalità. nell'esercito nostro venga costantemente dato da questa specie di truppe, che presenta in complesso una certa sproporzione fra. le alte stature e le perimetrie toraciche, sproporzione molto accentuata, specialmente a 20 anni, e che per sè sola può spiegare molte predisposizioni morbose. Si aggiunga che gli avvenimenti politici del 1904 avevano obbligato le autorità. militari a far convenire ed ospitare in Roma molti reparti di truppa; i reggimenti già presidi.a nti la capitale avevano dovuto restringersi in più circoscritti e disagiati alloggiamenti, e le istruzioni delle nuove reclute eran dovute procedere assai rapidamente ed intensivamente. Avvenne così che verso la. primavera la metà del 2° reggimento granatieri dovè occupare la nuova caserma Umberto I situata pressola chiesa di S. Croce in Gerusalemme. N on essendo ancora fabbricata che una parte degli edifici, fu necessario alloggiare due compagnie negli adiacenti locali dell'antico ospedale S. Croce, gli altri soldati s adattarono nei locali di nuova costruzione rimauendovi per necessità un poco agglomerati. Lo stato sanitario del reggimento era ciò non di meno rimasto soddisfacente fino al !!lese dÌ giugno: cominciarono solo allora a manifestarsi. fra i soldati, specialmente fra quelli acq na.rtìerati nell'antico ospedale (in locali poco arieggiati e con vecchi pavimenti di mattoni di terra cotta) le forme febbrili, ormai ben conosciute ed in pochi giorni. il numero dei malati che :si presentava alla visita del mattino sali ad una media di 40-50. Così cominciata l'epidemia, continuò col solito andamento assumendo nel reggimento dei granatieri una tale diffusione, da far passare in seconda linea le altre che contemporaneamente si notavano, come negli anni scorsi, nella caserma di S. Francesco ed in quella di Castel S. Angelo. Anche in altri alloggia.menti (S. Marta, S. Caterina, Cimarra) che tutti lasciavano più o meno a desiderare dal punto di vista i~ienico, e che, pur essendo distanti oltre tre chilometri da quello di S. Croce,. erano occupati da soldati dello stesso reggimento che avevano contatti frequenti e continui con quelli delle compagnie fra cui si era manifestata l' ~nfezione, non ta.rdarono . a notarsi numeros1 casi di {ebb1·e

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CO~TRfBUTO ALLO STUDIO DELLA

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FEBBRE ESTIVA, NEI MILITARI

.estiva. E l'epidemia continuò, accompagnò i soldati al campo di Tivoli ove contrariamente alle speranze si attenuò alquanto ma non si estinse, e quando, dopo circa. 20 giorni, i granatieri rientrarono nelle loro caserme, scoppiò con nuova violenza fra essi. Ancor più agevolmente fu cosi p(lssibile. osservare il modo di diffondersi della febbre estiva. Nei dormitori della truppa, dopo un primo <:aso se ne manifestavano subito degli altri, specialmente fra i compagni che avevano le brande più vicine, e t ale costante maniera eli propagazione io potei constatare e seguire più volte nelle varie caserme. Così mi·fu dato, nella vecchia caserma Cimarra, ora fortunatamente abbandonata, vedere in una camerata occupata dalla terza compagnia propagarsi quasi di branda in branda l'infezione. Così nella caserma di S. Marta potei essere testimonio del fatto che il vivandiere del reggimento, contratta la febbre, comunicò in tre o ·quattro giorni l'infezione ad altre tre persone della sua famiglia che con lui coabitavano. Dovunque poi era indiscutibile l'influenza che esercitavano le cattive condizioni igieniche degli ambienti e l'agglomeramento degli in-dividui, sul propagarsi e diffondersi del morbo ed infatti anche in questa seconda 1·ep~ise furono sempre gli stessi locali, meno felici o più afl'olla.ti, quelli che diedero la maggiore percentuale dei casi. La febbre estiva continuò a tormentare il reggimento fin verso la seconda metà dell'agosto. Verso quell'epoca si adottò il sistema di togliere di mezzo ai compagni e di isolare tutti gli individui che davano i primi segni di essere colti dall'ipfezione, anche nelle sue forme pill1 miti. Due vastissimi dormitori segregati dal resto della caserma, furono adibiti a tale uso, ed in breve occupati da numerosi ammalati che vi venivano tra~port.a.ti insieme alle loro brande ed ai loro effetti personali. Passata Ja febbre, trascorso il periodo della convalescenza, assoggettati alle debite pulizie e disinfezioni, i guariti venivano inviati in licenza alle case loro, raggiungeudosi cosi il doppio obiettivo di far più rapida e completa la guarigione e di render le camerate meno affollate di individui deboli ed inabili al servizio. Non è facile affermare che questi provvedimenti abbiano avuto una reale efficacia nella cessazione dell'epidemia, perohè la stagione era . ormai inoltrata e si a~vicinava l'epoca nella quale la febÒ'I'e estiva suole cessare di per sè. Certo è che nella prima decade del settembre il numero giornaliero dei casi cominciò a decrescere e l'epidemia scomparve poi completamente verso la metà ~i quel mese; e certo è pure che le stesse sem-

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. CONTRmOTO ALLO STUDIO DELLA "FEBBRE ESTIVA, NEI i\liLlT.ARI

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plici misure, negli anni seguenti valsero a tener alquanto più limitatorin quel reggimento, il campo d'azione dell'epidemia. Infatti nell905 e nell906 l'infezione estiva si è ripetuta, sebbene con mino~e intensità, fra i soldati dei reggimenti dei granatieri nonchè fra quelli del genio accasermati a Castel S. Angelo e fra i bersaglieri di S. Francesco a llipa.. -Hanno continuato a godere invece di una.. relativa immunità le truppe alloggiate nelle grandi e salubri caserme dei Prati di Castello. Come in Roma, del resto, anche in altre località si è continuata ad avere la manifestazione più o meno notevole, in qnesti ultimi anni, della malattia. Uno dei ca.si degno di speciale ricordo è stato per esempio quello

dell'epidemia séoppiata nel luglio scordo a Minturno. !vi il 4l c reggimento fanteria si trovava a far campo per i tiri collettivi di guerra. Gli alloggiamenti campali sono un ottimo mezzo per combattere le epidemie che si manifestano negli ambienti collettivi troppo affollati, però, prescindendo chP- la località scelta per l'accampamento deve essere estesa ed igienicamente ottima, occorre tener presente che non devono in questi casi intervenire le altre cause di 111wme·nage e di debilitazione così frequenti durante i campi in genere. (1.\ ffatica.mento, difficoltà nell'effettuazione dell'igiene personale, bruschi sbalzi di temperatura, errori dietetici ecc. ). Quest'insieme di cause dovè invece infln.i:re sui soldati aeo:: nmpati a Minturno, fra i quali forse già da prima serpeggiava sporadicamente la. febbre estiva. Il numero dei loro malati c:rebbe infatti in maniera così impressionante, da far sì che il reggimento m questione abbandonasse senz'a.ltro il campo e rientrasse neìla propria sede di Gaeta, ove, per altro, l'epidemia, come già vedemmo essere avvenuto nel 2" reggimento granatieri nel 190·! , assunse ancor maggiore diffusione e durò fino alla fine della stagione calda.

**• L'etiologia della febbre estiva è tuttora assai dis<:ussa, come lo indica. a.ncbe la grande varietti. dei nomi con i quali è stata volt.a per volta designata. dagli autori che l'hanno osservata in Italia, in Francia e nelle Colonie. Infatti analoghe forme epidemiche sono state osservate anche in Francia (Kelsch e Kiener) ; e nella Colonia Eritrea fnrono nel 1892 segnalate dal nostro Patella, col nome di febbri climatiche di l\Iassaua,


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OONTRfBUTO A LI:O STUDIO 'DELLA "FEBBRE ESTIVA,, NEI MILITARI

delle forme febbrili molt.o simili alle descritte e solo di durata e di gravezza maggwre. Alcuni autori, specialmente quelli che come il Petella ebbero occasione di osservar queste febbri nei paesi tropicali, negano nell'etiologia eli esse l'intervento di un peculiare elemento specifico. L'azione dell'elevata temperatura estiva .basta secondo essi a favorire la produzione di anormali processi di fermentazione intestinale e d i autointossicazione, tanto più se collegata ad errori dietetici ed a. strapazzi; si tratterebbe quindi di vere febbri termiche con tutte le lor conseguenze sui vari apparati ed organi, e solo in secondo tempo tali alterazioni predisporrebbero l'organismo all'attecchimento di altri germi di morbosità specifica. . Prescindendo però dal fatto che il massimo sviluppo dell'epidemia non coincide sempre con l'epoca dei maggiori calori 1 come dimostrò il B.ho l_)er Massaua, e come risulta. anch e dalle accurate osservazioni fatte dal1o Sforza durante l'estate del 1906 a Bologna, occorre ancora obiettare che pnr esistono dei climi estremamente caldi, ove le così

dlette febbri da calore son rarissime. Il Lave.ran, a Biskra, con temperatura di 40°·50° all'ombra, non ha osservato alcuna speciale epidemia di febbri ed ha addotta anche q uesta prova per negare che l'alta temperatnra del clima possa per se sola produrre affezioni febbrili. Il decorso clinico della malattia che non è sempre accompagnata da disturbi intestinali, mentre costantemente presenta dei sintomi più o meno gravi a carico del sistema nervoso, la notevole astenia che segue quasi sempre all'infezione, i suoi caratteri di contagiosità e qualche ricerca batt~riologica, che per altro non è stata pubblicata, hanno fatto pensare ad altri osservatori che la febbre estiva potesse essere una forma speciale del l'influ.enza. Però quan.do si rifletta ai caratteri ti p ici sempre eguali della malattia ch e di versi fica assai dalla proteiforme influenza, alla brevità del decorso, alla scarsezza di serie complicazioni, si esclude facilmente la attendibilità di tale ipotesi. Il maggior numero degli autori italiani e stTanieri concordano invece nel considerare le febbri esti·re come forme di natura infett.iva di origine gastro-entel'ica., assimilandole per l'etiologia all'infezione Eberthiana: febbri di natma tifoidea o paratifoidi (Rho, Pasquale): tifi abortivi (Griesingar) : t.iphoidettes (Lorrain e Brouardel) e confermano tale opiuione con lll}merosi argomenti etiologici e clinici ed in p arte aucl1 0 '" · ":l'er.;!Je batt~:-ri o lop;iche .


CONTRIBt:TO ALLO S'fU DIO DBLLA "FEBDR!l: ESTIVA, 1\"EI MILI'l'A.RI

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È un fatto constatato che nelle località dove si manifesta la. febbre ·estiva, si osserva corrispondentemente una elevazione della curva dèlle infezioni tifoidee. Il Kelsch ed il Kiener, che studiarono l'epidemia nell'esercito francese poterono anzi dimostrare, costruendo delle tavole grafiche come la frequenza delle tebbri cosi dette gastro-reumatiche, segua esattamente la curva delle epidemie Eberthiane. Le osservazioni fatte in questi ultimi anni in Roma ed in parte non ancora pubblicate, non fanno del resto che confermare tale osservazione. Passando poi all'esame del quadro clinico che l'infezione estiva presenta, è pur giusto notare che i caratteri della febbre, i sintomi costanti a carico del sistema nervoso, i fenomeni addominali che mancano raramente, la lunga convalescenza che fa COJ?.trasto con la breve durata della malattia, le non rare recidive, :sono tutti criteri che fanno pensare piuttosto che ad altro ad una infezione, sia pure attenuata, ma di natura tifosimile. Maggior luce sembra ohe debba essere portata dalla ricerche batteriologiche; però finora esse hanno scarseggiato. Il Cbantemesse ha. bensì praticato delle pup.ture esplorative della milza negli affetti da febbre estiva, ma senza alcun risultato positivo ed egli spiega tal fatto con l'ipotesi clw il germe specifico dell'infezione, che presume di natura Eberthiana., abbia una penetrazione molto limitata negli organi interni. Pitl recentemente Laza.rus e Brieger hanno accertato con sistematiche ricerche batteriologiche la natura tifica o paratifi.ca di casi che, senza tale repe.rto, sarebbero stati senz'altro ascritti al novero delle .<>olite forme febbrili gastro reumatiche, o tutt'al più a quello di semplici imbarazzi gastrici febbrili. Seguendo le traccie di questi ultimi ho creduto utile eseguire anch'io qualche ricerca batteriologica sui malati che ho avuto occasione di studiare fra i soldati del 2<> reggimento granatieri, mercè la gentilezza del dott. P a.saarella, capitano medico di quel reggimento. Le ricerche vennero eseguite in parte nel gabinetto batteriologico dell'ospedale militare del Celio col cortese assenso del direttore colonnello medico cav. Pa.risi, e sotto la direzionè del capitano medico prof. Memmo, ed in parte presso l'Istituto d'igiene della. R. Università di Roma, grazie alla cortesia del prof. Celli e del prof. De Blasi. Mi occorre quindi il gradito obbligo di esternare a tutti questi egregi il seutimen to del mio grato animo.


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CO:-ITRmUTO ALLO STUDIO DELLA "FEBBRE ESTIVA,, NEI MILITARI

Il materiale per le osservazioni è stato preso solo dai malati, nè fu possibile far ricerche necroscopiche perchè, come ho già. accennato, la {ebb1·e estiva non ha esito infausto altro che in casi eccezionali e qua.ndo entrano in campo altre affezioni, che ne modificano e svisano il quadro. . Ho proceduto metodicamente eseguendo le mie ricerche prelevando il materiale di esame o dal secreto delle fauci, o dal contenuto intRstinale o dalle orine dei malati ed esaminando anche il sangue circolante. Con il materiale prelevato facevo colture isolanti nei comuni ter. reni ed anche in qualche mezzo speciale, più adatto allo sviluppo di quei germi che erano stati sospettati come poss.ibile causa dell'infezione. Ho usato infatti molto i terreni emoglobinizzati consigliati dallo Pfeiffer, per lo sviluppo del bacillo dell'influenza. Le semine fatte con il sangue preso mercè la. puntura del polpastrello di un dito da un discreto numero di malati, diedero costantemente risultati negativi, come del r esto era facile prevedere, anche dai caratteri clinici della malattia. Le urine pure non dettero alcun risultato degno di nota speciale. Abbastanza. ricca, sebbene poco caratteristica, è stata. invece la flora sviluppP.tasi nei ten:eni innestati con il materiale preso dalle fauci. Oltre ai comuni stafilot:occhi (frequentissimo l'albo), oltre uno streptococco, oltre diverse sa.rcine, in un solo caso ho potuto isolare un bacillo simildifterico, privo però di qualunque potere patogeno sugli animali e da considerarsi c.ome un reper-to puramente occa, siona.le. Alquanto più interessanti sono stati i risultati dell'esame batte· riologico dd contenuto intestinale. Questo veniva preso co!l delle bacchette di vetro sterilizzate che introducevo nel retto degli ammalati, diluito in soluzione fisiologica sterile, e seminato nei vari terreni. I cinque casi di tipica febbre estiva da me esaminati hanno dato luogo ad ampio sviluppo di b. coli, di protei e degli altri abituali campioni della flora intestinale. In due di essi però fino dalle prìm& :>emine mi fu dato osservare tanto sulle comnni piastre di agar, q uan to nelle capsule di agar emoglobinizzato con sangue di piccione lo sviluppo di speciali coloniette delicate, semitraspa1·euti omogenee, a riflessi madreperlac~i, che invecchiando divenivano bianco-gr igiastre. L'esame microscopico mostrava queste co lonie constare di bacilli g rossi piuttosto tozzi, ad estremità arrotondate, i solati e talora riuniti a due a due, tra i quali però non mancavano elementi più corti tendenti a lla forma coccica. Nell'interno di ciascun bacillo la co lorazione met-


CONTR I B UTO ALLO STU DIO DELLA 11 FEBBRE E S'!'! VA 11 NEI l'tU.Ul'ARI

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teva in evidenza degli spazii più chiari centrali e degli addensamenti di colore ai poli. Negativa riusciva la prova della colorazione col metodo di Gram . Tali forme anche nei preparati a goccia pendente presentavano soltanto un vivace movimento b:rowniano. I passaggi nei vari terreni di coltura hanno dato i seguenti risultati: Il brodo viene diffusamente intorbidato con formazione di un discreto sedimento. L a gelatina non si :fluidifica ed in essa si ha sviluppo limitato nel punto di ·innesto e, lungo il tratto di in fissione, produzione di fini granuli che numerosi in aJto e strettamente uniti, vam1o lentamente di-

gradando. Gli strisciamenti in agar danno luogo ad una patina non molto diffusa, tenue, semi-trasparente, biancastra a riflessi madl.'eperlacei, che invecchiando diventa bianco-grigiastra. Le culture su patate danno, con sviluppo assai lento, una patina sottile, poco visibile che solo invecchiando si rende più evidente ed assume un colorito bruniccio. L e culture in latte presentano una r eazione fortemente acida, ma non danno luogo a coagulazione se non dopo una lunga serie di passagg1. Le culture ripetutamente fatte in agar glucosato, come pure negli. altri terreni, non producono il benchè minimo sviluppo di gas; così. pure le semine fatte uei brodi zuccherati. Si è avuto bensì in questi un tardivo e scarso sviluppo di acido, solo un po' più abbondante nel brodo con mann ite. Il compor tamento n ei terreni zuccherati per ciò che riguarda la produzione di gas e di a cido è riassunto dalla seguente tabella: (~as

Brodo con glucosio ,. con lattosio )) con maltosio con mannite con galattosio

Acidi

+ al terzo giorno +dopo 24 ore

+ + dopo 48 ore +

Le brodoculture, a.ncbe non receuti, non presentano la reazione dell'indolo. Il terreno di Drigalski comincia a presentare arrossamento solo dopo il terzo giorno. L'agar .alla safranina (Rothberger) si decolora e diviene fluorescente solo dopo quattro g10rn1. t4 -

Giornale medieo.


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO D E LLA "FEBBRE ESTIVA, NEI :MILITARI

Il saggio dell'agglutinazione eseguito nei vari rapporti con l'immunsiero verso il bac. di Eberth riesce costantemente nega t ivo. La sierodiagnosi con il sangue dei malati di (ebb1·e estiva ha dato i risultati riassunti nella seguente tabella: Proporzione

11000 risultato negativo 1.· 500 1/ 100 1;'50

id. id. id. id. agglutinazione evidente dopo un'ora e mezza.

Il microrganismo isolato si è mostrato nelle prime colture fortemente pa.togeno per le cavie: nei successivi passaggi ha rapi~amente perd uta la virulenza. Emulsionat e due anse della patina, sviluppatasi da una cultura in agar per strisciamento, entro l c.c. di soluzione fisiologica si inietta. il miscuglio nel t . sottocutaneo addominale di una cavia di circa 400 g. di peso; dopo meno di 24 Ol'e l'animale muore in preda a f~nomeni convulsivi violenti. L'autopsia mostra una notevoloo infiltrazione emorragica del punto d'innesto. I peremia e tumefazione delle glandole linfatiche viciniori. Poco liquido siero ematico nel pericardio. Cuore in sistole. Polmoni con scarse chiazze emorragiche. A ll'apertura dell'addome si osserva una rilevante iperemia del peritoneo parietale e viscere-le; mucosa intestinale con punti i peremici senza però formazione di ulcerazioni. Cistifellea con bile sanguinolenta. Milza non tumefatta. Reni alquanto ingranditi di volume ed i peremici. L'esame microscopico del succo dei tessuti nel punto dell'innesto, rivela la presenza abbondante del solito germe. L e colture fatte col sangue preso dalle cavità cardiache danno dopo sei ore sviluppo già notevole della patina grigiastra a. riflessi madreperlacei con tutti i caratteri già descritti. Nel secondo passaggio le cavie inoculate con la medesima quantita di emulsione appaiono già dopo ~! ore di poca voglia, rifiutano il cibo e sono agitate da tremori. Entro il secondo g iorno soccombono in preda a violente convulsioni toni co cloniche, alternantesi con periodi di calma, durante i quali resta.no diste:;e sul fianco e come irrigidite. L'autopsia anche in questi secondi passaggi dimostra una di screta infiltrazione del punto di innesto. P oco liquido siero ematico nel pericardio. Polmoni e cuore sani. . P e1·itoneo m genere alquanto iporemico. Mucosa intestinale sana.. Ci-


CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLA 11 FEBBRE EST IVA ,, NEI MILITARI

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--stifellea piena di' bile siE~rosa. Milza poco ingrandita. R eni ingrossati ..ed anemici. Glandole surrenali pure ingrossate e spappolabili. Dagli strisciamenti in agar fatti col sangue del cuore di queste -cavie si sono sviluppate solo in due tubi delle scarse colonie del solito aspetto. In un terzo passaggio con l'emulsione di t ali colture non si è ottenuto negli animali a.[cun notevole disturbo, sia con le inocula.zioni . sottocutanee, sia con quelle endoperitoneali: Pattanuazione della virulenza del ger me si è dunque compiuta assai rapidamente attraverso i due primi passaggi. Per ciò che riguardo alla diagnosi batteriologica del germe isolato, non v'ha dubbio che esso debba considerarsi come un campione della grande famiglia dei coli-simili,'campione però che dalla maggior parte di essi si distingue per spiccati: caratteri, primo fra tutti la assoluta mancanza di sviluppo di gas in tutti i te1Teni, la mancante o assai tardiva coagulazione del latte, lo sviluppo tifomorfo sulla patata, l'assenza nelle colture della reazione dell'indolo e il comportamento negli animali che si avvicina per alcune qualità. al gruppo dei ·bacilli para tifi ci. Nei successivi pass&ggi molti dei primitivi caratteri culturali si sono venuti variando, ma questo modificarsi con l'A.dattamanto ai vari mezzi di coltura sembra confermare l'ipotesi che il germe abbia nell'ambiente dell'intestino delle qualità connesse ad un'azione patogena, che poi viene a poco a poco perdendo. Che tale azione sia poi realmente in relazione con i fenomeni mor'bosi presentati dalla {ebb1·e e.<rtiva sembrami prematuro poter affermare <>ra: però non è privo di significato il reperto siero-diagnostico già i'lsposto circa l'osservata. agglutinazione del germe nel siero dei malati nelle proporzioni di l : 50; e d'altra. parte è notevole che gli animali sperimentati hanno presentato specialmente fatti a carico del sistema nervoso, quando si consjderi alla grande importanza che hanno i fenomeni nervosi nel quadr o clinico della suddetta entità morbosa. E anche in rapporto al decorso della ;febbre estiva. ha una certa importanza il fatto che l'attenuazione della virulenza del germe si compie assai rapidamente attraverso' pochi passaggi nelle cavie: dato infatti che esso abbia qualche importanza nell'etiologia dell'infezione è legittima la presunzione che questa sollecita perdita di virulenza possa essere in relazione con l'effimera durata della malattia. Le conclnsioni alle quali si può giungere dall'insieme dei fatti e delle ricerche esposte; non sono prive di interesse per la medicina militare, per la scienza cioè che, con concetto altamente moderno, si


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CO)!TRlDOTO ALLO STUDIO DELLA et FEBBRE ESTIVA, NEI MILITARI

occupa. sovrattutto della igiene e della. profilassi di quel tipo di collettività umana che è l'es~rcito. l. L o sviluppo della feblyre estiva fra i militari è connesso meglio che a. condizioni strettamente localisti ~he, come sémbrò ai primi ricercatori, ai caratteri della morbosità generale del luogo ove la. malattia

si sviluppa e sovrattutto al predominio nelle popolazioni circostanti di form~ infettive intestinali ; 2. Le condizioni antigieniche degli ambienti collettivi hanno un'enorme importanza sull'attecchimento e sulla propagazione dell'epidemia la cui. diffusione è pure favorita: in molti casi, dallo stato di mancata resistenza organica degli individui. 3. Gli studii del Chantemesse, del Lazarus, del Brieger concordano nell'affermare la natura. similtifica della malattia; ed il germe isolato nei casi da me studiati fra i malati del 2Q reggimento granatieri ha forse una certa importanza nella sua etiol ogia-, ma solo ulteriori ricerche potranno confermarne la specificità; 4. Quanto però fi no da 01:a devesi affermare si è che la miglior misura profilattica per evitare la diffusione dell'epidemia negli ambienti collettivi, consiste nel rigoroso isolamento dei primi casi. L'uomo ammalato e le sue deiezioni sono sorgente del contagio e quindi appena l'infezione si manifesti occon-e adottare per i malati di febbre estiva le stesse norme che in genere si prescrivono per la profilassi delle febbri tifoidee. Forse, data la poca gravezza e la breve durata della malattia, tali misure potranno a prima vista sembrare esagerate, ma chi ba seg•1ito lo svolgersi di un'epidemia di febbre estiva in un reggimento ed ha assistito ai dann i morali e materiali che essa vi produce non sarà di questo parere, ed accetterà di buon animo qualunque mezzo possa valere e. limi tar ne la diffusione. BIBL I OGI1 AFIA fluo. - .1/alallie predominanti nei p11r.s i caldi c lemper •llt. t89i. RHo ·PK'I'I>UA- PA•QUALK. - .lla.l&llltfl clima e >11tllnllie. - Roma 1894. I.AVRR~r>. - ìraatr tfiiiJQihte mililaire. - Paris ISU6. - Tmil~ des fiPvre.l pa·l,~lrr6. - t•.rn s 1894. CnA:>TIUIK5sF:. - f.'i.,vre typhoide. ( Trnité de mèdecine de Charcol el /Jouchard). - ~emaiue .llédical, nov. 1889. I '&T El.LA. - Le (ebbri climllt• che di Mas.~a, a. ( l:iornnle medico del R. e8erdto e

della R. •tlar~

1111 . 1891). 1\ ~:L<C H !;T 1\IF.~RR. -

:;ronz A. -

Molrtdir.• de~ pays c~!WdS 188!1. .S11/I PliOI•Igia dellr (ebbra estwe dQmincmli ammal me11/c i n /Jol ngna. ((:innr<Jie di medi ·

cm,, mililtrre. l l!!ln. .SOJYra "n tipo f1J~ciale di ( ebbre domin unte in lJologna. (Giortwle me1lico del /1. net·-

CE ''A ~cna. -

ritn e d e/111 Il 1110.-ill(t, r~t ·hr. 189:1). OcnKr.>.l . - Com lllliCitZionr alla Soci d c:i lllt liico·clllt·llt·gica di /lo/agna sulla (ebbt·e esti va, l t lu· l(lrO 189·1.

l.oscou. - /·' ebbr i dominanti nella g~tnmigione di rerona durante la sta gione estivo·alllunnale. \l}ionrole d i medicin11 mililcu·•, 1896).


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Ili SUCCO DI POMODORI .C OME MEZZO DI COLTURA DI T.ALUNI MICRORGANISMI

ì'iota dci doltorì c. 8rorza, colonnello mcclìco ìspettore e G. Ri:r.z u&i. tPnent<) meò1co

Fra i n umerosissimi mezzi nutritivi, che si adoperano in microbiologia, non ci consta che sia stato usato in modo speciale il succo di pomodori. • Noi lo abbi'a.mo sperimentato nello scorso inverno e lo abbiamo riconosciuto molto utile per lo sviluppo d'ifomiceti, blastomiceti e di talnni altri microrganismi saprofiti e pat'ogeni. Abbiamo usato il succo di pomodori acido allo stato puro, diluito con acqua al 10- 20 per cent o, o mescolato alla gelatina e all'agar iu sostituzione del brodo. Lo abbiamo pure usato in r eazione alcalina con l'aggiunta di soluzione di carbonato di sodio o nei mezzi solidi seguenti: Gelatina: P . acqua . grammi 100 )) 10-12 gelatina l peptone cloruro di sodio 0,5 riscalda per un'ora a 60° C; aggiungi succo di pomodori bollito e filtrato grammi 10-20. Alcalinizza con soluzione di carbonato di sodio, fa bollire per mezz'ora nella pentola di Kocl:i. Filtra, versa in provette o in boccette e sterilizza per tre giorni <li seguito, per venti minuti, nella pentola Q.i Koch, o all'autoclave. Agar: P .·acqua. grammi 500 » 10 agar m fili . 5 peptone . cloruro di sodio 2G , fa bollire per quattr'ore nella pentola di Koch, .aggiungi succo di pomodori bollito e filt.rato grammi 50. Fa. bollire per mezz'ora nelb. pentola di Koch.


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IL SUCCO DI POMODORI COME MEZZO DI COLTUR A, ECC.

Filtra a caldo; versa in provette e boccette e sterilizza per tregiorni di seguito, per 20 minutir nella pentola di Koch o all'autoclave~ Si svilupparono bene in tutti i suddetti mezzi nu· triti vi i microrga.nismi seguenti: pleospora herbarum, mucor racemosus,_ penic:illium glaucum, aktinomyces ca.rneus, streptotrix ocracea.. M. tetragenus, b. a.nthr acis, b. agliaceus, b. pseudo-diphtericus, b. megaterius, b. mucosus, b. pyogenes foetidus (Sforza e Rizzuti). b. piocianeus, b. fluorescens liquefaciens, sarcina aurantiaca. Vi si svilupparono poco o punto bene i seguenti : b. typhi, b. coli, v. cholerae, b. dissentericus, b. Friedlander, b. diphtericus, staph. pyog. aureus e~ albns, strept. pyogenes, b. mallei:.c. melitensis, b. pestis inguinis (b. della peste bubbonica.). COLTURE. -

Firenze, l 0 aprile 1907.

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CASUISTICA CLINICA N01 .E Dr PATOLOG I A CRETE NSE (1), per il dott. 'l'ommnso Rossinl, ca-

pitano medico. Parlando di patologia dell'isola io intendo a preferenza trattare di quello che ho potuto osservare nella zona italiana, perchè le altre zone io non le ho conosciute che en passant, ma non mi risulta che tra zona e zona vi siano ditfereoze notevoli a questo riguardo (2). La patologia dell'isola non offi•e, in genere, grandi di fferenze da que.lla della nostra llalia, specialmAnte meridionale, e soprattutto da quellH delle altre isole del Mediterraneo. Ma un'osservazione che ho potuto fare si è che molte malattie acute, si presentano con speciale benignilò, e non é raro osservare polmoniti, pleuriti e, tra le mala ttie infetti ve, il morbillo e la resipola, che decorrano apiret'liche o tutl'al più con febbre al primo o seqondo giorno eli malatlia. Da cbe dipende questo fatto f È difficile darne un'esatta, certa spiegazione, ma non é improbabile che v'influisca la continua ventilazione che rende sempre pura l'aria e che fa 11 soggiorno nell'isola gradevole anche nei mesi estivi. Il clima é temperato ed ha molli punti di contatLo cvn quello della nostra Sicilia. LEBBRA. D1 malattie contagiose speciali non vi é che la lebbra, purtroppo abbas tanza diffusa. Contansi in tutta l'isola (censimento 1900) 401 lebbrosi, SGUARDO GENERALE SULLA PATOLOGIA DELL'IS OLA. -

(l) Da una relazione lnviataci dal capitano medico Rossini sull'opera sua e degli altri medici militari italiani distaccati a C..andia, (dottori Rasìli, Brignone, Mnglìolì, Mlraglia, Barbaro, lnlllerinli, De Sarto, Bocconi, Cosso, MasSllrotti, Fiorentini) slralclamo queste note, che portano un contributo alla geogralla nosol ogica del Medi te rraneo. Non occorre che ricordiamo ai nosiri letiorl come aonesso alla nostra Infermeria presldlnrla funzioni colà, un ambulatorio gratuito che, in grazia dell'ab:llità e dello spirito di carità del nostri colleghi, è considerato dalla popolazione indil!ena come un vero benenzio. In questo an.bulatorlo dal maggio t89i al settembre 1900, periodo io cui ru rtiretto dal dott. Rossini, fo· rono pratieale UU5 visite a ben 6453 ammalati, cosi distinti per classi di malattie : Malattie da infezione. 821 Jd . degli organi della respirazione. 824 Id. id. della circolazione. t'lt hl. del sistema nervoso • 311 l d. id. dl~terente. . . . 1t87 Id. dei reni, vescica, apparato locomotore e malatlie costituzionali 1153 Id. cutanee . 3tl8 Id. veneree o siOiitiche • 107

·~ Id.

~~. chirurgich e •

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. . . . . , • . . . . 9511 Furono ese.g uite nell'ambulatorio, nel detto periodo 5li operazioni chil'urgiche, delle qua li 2-2 previa cloroformizzazione. È appunto questo ricco materiale che ha permesso al dott. Rossini di rare le osservazioni che ora pubblichiamo. ,\'. d. n. (!) L'isola, dopo la partenza delle troppe tu rche ro divisa In 4 zone, a111date ciascuna alla sol·veglianza e gover no di une. delle 4 potenze protettrici : la zona ltalinna era la più occlrtentade, con Kisamos per capo iOO!fO, perché Caoca-Kalepa-Soda, pure comprese geograncamcnte in questa 7.fJOa , erano considerate come parte neutrale.


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CASUISTICA CLINI CA

241 uommi, 160 donne. Di questi 335 sono poveri, 66 benestanti. Fra tutti soltanto 62 sono capaci di lavoro proficuo. La meta sono celibi, la metà coniugati ; 13 !:'ono in età di iO a 7;) anni e ve ne sono perfino con 52 anni di malattia su 70 di età; con 44 di malattia s u 66 anni di età e con 42 anni di malattia su 50 anni di età, Sono in genere tali lebbrosi confinati in gr·uppi di case o jillaggi vicinis.simi alle principali città dell'isola, e purtroppo nessuno a loro impedisce di venire a far compassionevole mostra di se sulle s trade più frequentate ; cosi all'ingresso della città di Canea e sulla via Canea-Kalepa gior nalmente se ne inconll'ano i solati o a trruppi. Forse in altre parli d'Europa vi sono lebbrosi in peggiori condizioni di nutrizione, ma certamente e doloroso spettacolo e nel tempo stesso un permanente pericolo quello di aver continuamente tra i piedi questi poveri infelici, condannati a trascinat'e per tutta la vita la lor o ributtante malattia, imploranti spesso inva no dalla pubbHica car ità i mezzi di sostentamento, e prima cura di un governo civile dovrebbe esser quella di radunarli e sostentarli in .speciali lebbrosari, giacché grande è la paura che specialmente nei villaggi nell' interno dell'isola, !:'i ha a riguardo della contagiosità della lebbra. Mi ricordo cbe un giorno mi fu portata dal villaggio di Asfandilè una ragazza di 17 anni accompa gnata da una donna di eta e da un prete, che mi pregarono di vis it.arla per is tabilire s e era o no leb· brosa, perché in paese era èa tut ti sfu~gita, insultata e spesso percossa, e ciò perchè il padre era morto di lebbra ed una sot•ella era tulLor·a ricoverata nel quartiere dei lebbr·osi. Visitai la ragazza e la trovai, almeuo per allora, affatto esente da lebbra, ma chi sa se il mio verdetto avrà fatto cessare la barbara per·secuzione con tro quella pover.a infelice. Un altro gior no ebbi occasione di visitar e una ragazza, suddita italiana, lebbrosa, e stante che la ma!atti.a non era mollo avanzata, ed anche per solle varne il morale, le pr oposi di venire tutti i giorni al nostro ambulatot•io, dove ne avrei tentato la cura, ma mi troncò la parola in bocca, quasi rinfacciandomi di non sapere che quella malattia era incurabile. Tanto era stìduciata e convinta di essere condannata per sempr e, che a nulla valse la mia insistenza, e dovetti a bbandona r·Ja al s uo destino. Ed infatti tale è l'opinione che tutti hanno fermamente radicata, e tra tante migliaia di ammalati mai mi è avvenuto di vedere un lebbroso ricorrere per cura al nostro ambulatorio . · R ABBIA . - Al mio giungere nell'isola tutti gli indigeni che avevo interrogati in pr'Oposito, mi avevano affermato che la rl!bbia era assolutamente ignorata, ed alcuni medici ugualmente assicuravano che, se esisteva, doveva essere ben rara, non avendola mai osser val.a; e ciò malgrado che i cani fossero anche qui, come in tutto l'Oriente, numerosi come le mosche, padroni assoluti delle vie, tutti secchi sfiniti, coperti di piaghe e di eczemi, e che tutt'altro che rar·o fosse il caso che, disturbati nei loro ozii o nei lor o a mori, rispondessero con qualche morso all'importuno viandanle. Io restai un po' scettico riguardo a questa troppo assoluta affermazione, memore ,di quanto a vevo letto a proposito dell'Egitto, che per lungo tempo godette fama di paese in cui la rabbia fosse sconosciuta ed i cani vaganti al Cairo, numerosi come a Costantinopoli , e rano da tutti consider ati come innocui . Sventuratamente nel 1886, al Cairo, un cane terrier, appartsoente ad un soldato inglese, divenne idrofobo e comunicò la rabbia ad altri cani, e da quell'anno nell'an tico impero dei Faraoni si ebbero a deplorare casi d'idrofobie, il


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cui numero andò sempre aumentando di anno in anno, dimodochè nell'ultimo decennio se ne registr~trono ben 60 casi nell'uomo e tutli mortali. Non risulta allo stesso modo che sia stata l'occupazione internazionale quella che ha por· .tato la rabbia nell'isola di Candia , ma è stata per lo meno quella che l'ha ufficialmente constatata, perché un ordine del giorno del comando internazionale del 20 marzo 1899, faceva noto che, essendosi verificato un caso di rabbia in un cane, d'ora innanzi ver rebbero senz'altro uccisi tutli ì cani che non aves sero collare e museruola, e la strage fu compiuta. Ben presto i casi di ra bbia, ~ più i sospetti, si moltiplicarono. Di casi certi non ne conosco che in due donne, una morta a Kisamos con tutti i sintomi dell'idrofobia, constatati dal tenente medico Bocconi ; l'alt1·o caso ebbi a constatarlo personalmente a Canea in una turca morsicata tre mesi prima, ed il quadro clinico era inter essantissimo, perché per 4 gior ni non presentò altro sintomo che l'idrofobia. Se ne stava tranquilla e quieta accantucciata in un angolo, e nulla faceva a prima 'Vista pensare a quella terribile malattia, ma bastava vedesse un bicchiere anche vuoto perché fosse colta da terribili spasimi laringo-faringei, che mettevano in ~nsia convulsa tutta 111 persona. Solo al 6° giorno si verificarono fenomeni paralitic i ed asfìl.tici. Tutti e due i casi furono naturalmente mortali. Seppi di qualche altro individuo sospetto di rabbia mandato a fa re la cura antirabbica in Atene, e fra questi di un sottufficiale francese, ma non potei $egulrne il decors o ulterior·e. MALATTIE INFETTIVE AC UT E. Di malattie infettive a cute non ho osservato ·nell'isola che l'ileotifo, il vaiuolo, il morbillo e la resipola. ILeorJFo. - Non ho mai osservato ver e epidemie, ma sempre casi isolati più o meno numerosi, e realmente vi è a meravigliar si che non a vvengano più fr·equentemente delle proprie e vere epidemie, dalo lo stato atLuale deli'Bcqua potabile a Can~a-Kalepa. Kalepa non ha condullure d'acqua; la maggior parte delle abitazioni usano -delle acque di cisterne o di pozzi sorgiv! ed è appunto per alcuni di ques ti pozzi inquinati che io vidi i più gr avi casi di febbre tiroide t::-a i nostri soldati .quando erano accampati a Kalepa. Se K.alepa è spr ovvis ta di condutture di acqua potabile, è però fornila a poca distanza dall'abitato . dell'unica s orgente di acqua certamente pura, .che sca turisce a monte del villaggio sulla spia~gia del mare. Gl'Inglesi, sempre pratici, flppunto al disopra di questa sorgente, stabilirono ~ loro allogg iamenti, le loro magnifiche baracche,' e alla sorgente applicarono, .ad impedir ne disperdi mento o inquinamento, una pompa che esis te tuttora. Quest'acqua é davve1·o ottima sotto tutti i rig uardi, ed io, sebbene fosse lon tana la presa e di~agevol a la via, purnondimeno non ho permesso mai altr'acqua ai miei malati, e g iornalmente la facevo trasportar~ a dorso di mulo aU'ioferme ria. La città di Canea ha invece una conduttura d'acqua che proviene da Subasci .a circa 7 chilometri; l'acqua é abbondante, e alla sorgente riunisce tutti i ~a­ ratteri di una buona acq ua potabile; ma non in buo ne condizioni è la conduttura, la quale è mal costruita in muratura, rotta in più punti, scorre sempre superficialmente, e lungo il percorso uomini ed animali vanno ad attingervi e a dissetars i, talchè quando arriva a Canea è sempr€1 inquinata da sostan ze ~tt•rogenee e dopo le piogge sempre torbida per a bbondante terriccio.


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CASUJSTIOA CLINICA

La sorgente poi, non riparata, a tuUi accessibile, presenta accumulo di materie organiche putrefacentisi. Mi ricordo di a ve1· sentito dal dott. Fandridis.,_ direttore del locale civico ospedale, che avendo una volta in cura un caso di ileo-tifo in una casa \'icinissima alla sor gente, domandò dove lavavano la bi ancheria sudicia del malato e gli fu risposto che veniva lavata alla sor gente! Né ques to é lutto, la conduttura nello stato in cui l'ho descritta traversa il villa ~gio dove sono confinali i lebbrosi i quali vi attingono direttamente e si può immaginare con quali cautele. È dolo roso che, mentre si profondono migliaia e migliaia di lire per opere di lusso di dubbio interesse e di nessuna utilità, non si trovino i fondi necessari per un'opèra cosi ind'ispens a bile. Tenendo però conto che, secondo le moderne vedute, l'acqua, e ve ro, é il mezzo più comune e più efficace di diffusione della febbre til'oiJ e, ma non l'unico e non s i può esclude re che essa possa propagarsi an cb e in altri modi, devo r·iconosce re che Canea e Kalepa sono tutt'altro cbe mollo tormentate dalla febbre tifoide, malgrado che le condizioni igie niche lascino in alcuni punti mollo a desiderare. Nei due anni di mia permanenza non ho vis to che casi di ileo-tifo nei militari e nei consulti in cillà, e come ben si comprende non ne ho potuto con· statare nell'ambulatorio. Ma tanto nei casi di ileo-tifo osservati nei militari, quanto in quelli diagnosticati ne i borghesi non bo notato nel decorso clinico d~lla mala ttia differenze degne di nota dai cas i che osserviamo in Italia. V AIUOLO. - Sul princi'pio del 1899 cominciarono a manifestarsi parecchi cas i di vaiuolo nella nostra zona e segnatamente nella Apokorona. Furono immediamenle mandati alcuni nostri ufficiali medici, come il lenente Basili, il te· nenlte Maglioli, il te nente Bocconi ed il tenente I mperiale a visitare i paesi colpiti, ed essi dettero tutte le necessarie istruzioni per l' isolamento dei malati e per le disinfezioni e vaccinarono interi paesi. Nello s tesso tempo in tutti i nos tri distaccamenti si procedè ad una seconda vaécinazione dei mi litari che al loro arrivo aJ corpo erano stati vaccinati con esito negativo, e fu spedito pus vaccinico in copia agli ufficiali medici addetti ai dis taccamenti s tes si, in modo che potessero vaccinare non soln i soldatÌ< affidali alle loro cur e, ma e ziandio le guardie cretesi e quanti borghesi si pre· sentavano; e dove il pus vaccinico non fu sufficiente , ricors ero alla vaccinazione umaoizzata. I o vorrei chiedere agli aulivaccinis ti come spiegano il fallo che non s olo non venis se colpilo alcun nostro soldato (e pure alcuni avevano contaUo ed abitava no in paesi infetti di vaiuolo) ma nemmeno nel<s uno dei carabinieri nè delle guardie cretesi che hanno dovuto fare non solo sorveglianza continua alle case dei vaiolos i, ma perfino da becchini. E lo stesso fallo mi accennava il mio carissimo collega ed amico dott. Barthelemy a riguardo della zona francese, dove il vaiuolo era più diffuso che nella nostr a, tanto che in alcuni paesi non vi era quasi casa immune, eppure nondimeno nessun soldato francese ne fu affetto; e s i trattava di vero vaiuolo confluente e spesso seguito da morte! MoRBILLo B RESI POLA . - Quanto al mor·blllo non ne ho mai visto vere epidemie nè' nella truppa né negli abitanti, ma s oltanto casi isolati, e in questi casi isolati ho osservato una p:rande benignità ; in alcuni febbre solo al primo gio1·no, e poi più nulla. Ug ualmente poss o dire per la resipola, della quale ma i. ho osservalo cas i gr·a vi, ma sempre !imitali e di poca importanza.


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Come tutte le isole del mediterraneo, e forse anche ma~gior­ mente delle altre, é l' isola dii Candia devastata dalla malaria, che intlerisce sovratutto su buona parte della spiaggia. Eppure, malgrado che nella nostra zona i 4/5 dei distaccamenti occupati dalle nostre truppe fossero in localìta decisamente melariche . pur nondimeno nè a m~, nè ai miei dipendenti, che io mi sappia, tra tante vat•ietli d'infezione malarica acuta e cr onica, è mai occorso di vedere un sol caso di perniciosa. E credo che pae~e più di Kisemos infelto da malaria difficilmente si pos!"a trovare ; e che milze, e che profonde cachessie ! Ho notato molto più frequente la forma f'JUOtidiana della terzana; cos\ su 5'79 casi d' infezione malarica curati nell'ambulatorio di Kalepa, ho osservato a36 casi di quotidiana e 243 di lerzana; molto rara la forma quartanaria. Coll'insorgere dei nuovi casi di malaria bo notato sempt·e un aumento straordinarib nel numero delle zanzare, e pensai quindj che· sarebbe stato interessante conoscere se tra queste zanzare si riscontrava l'anophelPs e in quali proporzioni; e perciò, per mezzo del tenente Massarotli cbe rimpatriava, mandai in Italia una copio~a collezione di zanzare raccolte in zona decisamente malarica. Ma non ho potuto conoscere il risulta to dell'esame di tale collezione, stante Ja improvvisa partenza del tenente Massarottt per la Cina. FesTJRB CLIMATICA. - Una forma speciale di piressia es iste nell'isola, che ho trovato denominata febbre climatica, e .!On tale nome la seguiterò a eh a· mare in mancanza di un nome più proprio, più adatto. Colpisce a preferenza i nuovi 'giunti nell'isola, ma a distanza anche<).i molti mesi dal loro arrivo, e si mani resta in due epoche dell'anno abbastanza costanti, cioè sulla fine di maggio e mese di giugno e nel mese di settembre, e mi è occorso spesso vedere <Ielle. epidemie che attaccavano i quattro quinti dei nostri soldati e che lasciavano affatto immuni ~li abitanti. La :febbre soprallgiunge all'improvviso senza prodromi, senza brivido di t'ebbre; solo negli individui che già prima avevano contratto infezione malarica si ha brivido iniziale. Non raggiun ge che difficilmente quaranta grudi, ma si mantiene da 38°.5 a 39•.5; dura dalle 36 alle ·i8 orP, raramente di più e finisce per lisi; è accompagnala costantemente ùa intensa cefalea e da dolori vaganti articolari; quasi costante è la rachialgia ; qualche volta sono concomitanti dei disturbi gastrici , ma non vi sono mai complicanze broncopolmonari, nè mai fn constatalo tumore di milza. In tutti i casi però consegue alla breve malattia una straordinaria adinamia, non corrispondente alla poca entità e alla poca durata della malattia stessa. Quale la causa 'f Credo di poter assolutamente escludere che si tratti di una forma malarica, perché l'esame batteriologico del sangue è stato S'~ mpre negativo al riguardo, e poi si sono verificate delle vero epide mie in paesi affatto immuni da malaria, come Sfalda. Escludo anche che si possa trattare di una forma tifica leggera e che possa dipendere dall'acqua inquinata, perchè si verifica anche in localita dove l'a cqua è purissima. A questo proposito mi ricordo che nella infermeria di presidio di Kalepa era ricoverato un sottufficiale inglese della nave da guerra Meli la per grave sifilide cerebrale. L'individuo era in via di completa guarip:ione, quando d'improvviso fu colto da questa febbre eli · matica, della quale vi erano molti colpiti nell'infermer·ia, ed in lui fu tiflca con tulti i sintomi sopra descritti· e nell'infermeria oon si be veva altra acqua che 'luella di Aia·Kirìakis, ottima' sotto tut~i i·rapporti. Piuttosto molto più affine sembrerebbe ad una forma d'influenza, anche per il modo t'apido di trasmisMALARIA. -


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CASUISTI CA CLINICA

sione, ma se ne dtfferenzia sostanzialmente per l'assenza .a ssoluta in Lutti i casi di tatti bronch iali, così frequenti nelle forme d'influenza. Quanto alla cura, nessuna azione esercita il chinino né sulla durata del processo né sui sintomi. l\·1eglio corrisponde un purgativo all'inizio, seguito da salicilato e antipirina a medie do:si. TuBBRCOLOSJ. Avìceuna consigliava ai suoi amma.lati di lisi, l'aria pura, sal ubre, dolce di Creta, e chi sa, che non sia dovuto in parte a questo falto il numero considerevole dei tubercolos i che si riscontrano; forsE> coloro che ascoltarono il consiglio di Avicenna lasciarono questo triste retaggio ne ll'isola. Fatto sta che la tubercolosi in tutte le sue forme è mollo diffusa e in tutta l'isola. Se diamo uno sguardo al resoconto dell'ambulatorio di Canea, troviamo 63 casi di tu bercolosi polmonare, e questi sono i casi indubbi confermati clinicamente e con esame batteriologico; ma nello stesso r esoconto troviamo 198 casi di bronchite cronica, e di quesli certamente più che la meta sono specifici, ma mancò il tempo e l'opporlunità di confrontare l'esame clinico con l'e· sa me ballet·iologico. E di t1·e soli soldati che morirono in <l ue anni per malattie mediche, due lìnit·ono per tubercolosi polmonare, in uno associata a tubet·colosi intestinale, nell'allro terminata con tubercolosi cerebrale. Nè meno diffuse e comuni sono le affezioni tubercolari dell'articolazioni e delle ossa. Ne tr·ovo registrate 48 nel resoconto dell'ambulatorio, la maggior parte delle quali richiese alti opet·ati vi; trovo inoltre registrati 17 casi di perito ai te tubercolar·e . E quello che ho osservato io a Canea-Kalepa riguardo alla frequenza della tubercolosi nelle sue diverse forme, hanno pure osservato i Jiversi medtci dei distaccamenti; e perfino a Sfakia, dove l'aria e l'acqua sono ottime, il tenente Mirag:lia è rimasto sorpreso della notevole frequenza colla · quale tali forme si osservano. ALTRE MALATTIE IN GENERE. - Tra le malattie comuni le pii.t frequenti ad osservor si sono le malattie del tubo gastro-enterico e sovratuLlo i catarri cronici dello stomaco e dell'intestino, ed io r eputo chu ciò dipenda in particolar modo dai cibi di difficile digestione, che costituiscono per la gran maggioranza la base dell'alimentazione ; inoltre la cucina, anche dei ricchi, è fatta con g rassi assai indigesti e con abbondanti arc>mi e condimenti molto i.r rilanti. Per i lUI'· chi poi vi contribuiscono lar~ramente i disot•dini dietetici nollurni, che periodicamente si ripetono durante l' epo\~a del digiuno (Bair·am); per i gr·eci alla !or· volla, il vitto assolutamente impt•oprio che usano durante la quaresima (Sat•acostì); per ben 50 giorni cioè non si cibano che con erbe e pane; proibita la carne, le uova, il pesce, il formaggio ecc; solo nei giorni festivi è permesso mangiare pesce secco, come po,lipi, stoccafisso ecc. Non fa quindi me· raviglia la frequenza di tali disturbi gastro-intestinali, con tutte le varietà di f01·me annesse e connesse. Nel solo ambulatorio di Kalepa sono stati curali 18-H casi di malattie degli organi della digestione. Nelle donne, tanto greche quanto tu1·che, e specialmente in quest'ultime, fr equentissime ad osservarsi sono tutte le forme di anemie, oligoemie, clorosi con tutto il corteo dei disturbi muliebri concomitanti e cio è dovute in massima parte alla vita cla u s~ra le cui sono condannate. Non mollo frequenti ad osservarsi negli indigeni sono le malattie celtiche e la s ifilide in particolare. Anzi in molti villaggi rurali tali affezioni sono aslutamenle sconosciute. Nell'ambulator·io, in 16 mesi, non ho osservato che 10i casi, dei quali 55 erano di sifilide ; per6 la maggior parte di questi ~asi di sifilide furono constatati in individui che avt~vano incontrato l'infezione io altri


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paesi. Purtroppo l'occupazione internazionale farà crescere il numero di tali malattie. Beninteso ch'io non parlo affatto della frequenza di tali affezioni nelle prostitute inter nazionali, che erano r·elegate in uno speciale quartiere e sottoposte a visite e sorveglianza accurata, e che malgrado ciò ci procurarono un forte contingente di malati nei nostri soldali. Molto più comuni ad osservarsi erano invece le malattie della pelle, specialmente nei greci, per la poca nettezza che; a differenza dei turchi, usano per la propria persona. E tale diflerenza è accentuata non solo per la nettezza personale, ma anche per la pulizia delle. case. E giacchè ho parlato di case dirò per finire r!ue parole ~u questo argomento. Le più comuni abitazioni, specialmente per la povera gente, sono ad un solo piano; vengono poi in numero abbastanza notevole quelle col piano terreno ed un piano superior e, r·arissime quelle a due piani oltr e il piano terreno, e più rare ancora quelle a tre piani. Nella costruzione é impiegalo con gran profusiooe il legno (abete), che in massima parte proviene da Trieste; i pavimenti tutti, senza eccezione, sono in legno e i soffitti ugualmente; frequenti pure le terrazze e i bAlconi in legno, sempre molto numerose le finestr e. Le case turche s i distinguono a prima vista dalle greche per le graticciale in legno, che ottur ano tutte le fines tre come nei nostri conventi; solo in alcune rare case signorili s i trovano i pi-anerottoli in mattonelle di cemento, ma sempre in legno sono le scale interne; non sempre il soffitto é praticabile e poch~ sono le case che abbiano canali per raccogliere le acque piovane nelle cisterne. Frequenti sono pure i giardini attorno '911e case; il s is tema delle latrine sempre alla turca con fossa morta sottostante, e solo in alcune case delle principali ciltà vicinissime al mare vi sono condutture e fogne in pessime condizioni. Una vera eccezione in fatto di costruzioni era il nuovo Os pedale Militare Turco, che i turchi però abbandonarono non ancor a de l tutto ultimato. Er·a un'opera colossale, ma cer~q non costr·ulta secondo gli ultimi dettami dell'igiene edilizia ospitaliera. Era un vastissimo fabbricato, a cortile chiuso alla Vauban , a tre piani. Il. fabbr icato di ft·onte et·a occupato da~li uffici, alloggi ufficiali , direzione ecc; gli altri tr·e lati dalle corsie ammalati. Molte le critiche che s i potevano fare, ma sovratullo era a deplorare la pavimeotazione, anche qui tutta io legno, ed una va stissima fossa morta comune proprio al davanti dell' ospedale. Il governo cretese ha ora convertito in residenza dei ministeri questo vasto fabbricato, il quale certo corrisponde meg lio per questo scopo che per il pr·imitivo per il quale era stat-o crealo. CONTRIBUTO ALLA SEPSI STREPTOCOCClCA, per il tenente med ico dottore J\lic hele Scarzella, addetto allo ospedale militat•e di Padova. Codeluppi Nino, classe 1885, soldato del reggimento Genova: r.avalleria. È di buona costituzione fisica, coo sviluppo del s istema scheletrico e muscolare regolare : é senza precedenti morbosi ereditari degni di nota. All'età di 11 anni ebbe meoingite. ~ Il gior no 26 gennaio scorso anno riportò, men Lr·e trova vasi a fa l'e il governo al proprio cavallo, un morso che gli produsse tre ferile lacero-contuse all'indice della mano sinistra. Guarì in breve tempo, senonché continuò ad avvertire malesser e, astenia generale, inappetenza, cefal ea con qualche


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CASUISTICA CLINICA

brivido di freddo, specie alla sera; fatti che durarono fino al 18 febbraio successivo, allorché, preso da alta febbt•e e dolore vivissimo alla regione clavipelt.orale destra, fu trasportato d'urgenza in quest'o!lpedale, e destinato al r epa r•to medicina. Continuando la febbre a mantenersi alla ed essendosi intanto manifestaLa evidente tumefazione alla detta reg ione, fece pa ssaggio al reparto chirurgia, o ve, in seguito a puntura esplorativ'a locale e conseguente diagnosi microscopica delress udato estratto, di infezione streptococcica, fu sottoposto ad ampio taglio immediatamente soLLo alla clavic0la destra, nonché alla r egione ascellat·e al man~ine interno del muscolo pettorale dello stesso Jato, dando esito a poche goccia di pus, il quale esaminato microscopicamente, e fattene le colture in brodo riconfermò la primitiva diagnosi di g1·ave sepsi streptococcica . In seguito a tale r isultato, si pra ticarono in s ei g iorni cqnsecutivi s ei iniezioni di siero anlistreptococcico Marmorek nel . tessuto cellulare sotlo-cutaneo tlell'addome. Successivamente compar·vero diverse localizzazioni dell'agente patogeno specie nelle al'licolazioni d el gomito sinistro e del piede destro, per cui si dovette r icorrere ad ampie aperture, che nelle due r egioni suddette as!Sunsero l'as petto di vere e proprie artrotomie. La malattia e bbe corso a cutissimo con febbre elevata, delir·io, scariche diarroiche, albuminuria, abbondante fuoruscita di pus dalle molteplici incisioni praticate. Tale stato a poco R poco andò scemando d' mtensila fino a !!comparire del Lutto, cosi che ai primi di marzo l'ammalalo entrava in piena convalescenza . Guarito completamente dopo 5 mesi, r·esiduaodo però come postumo della g1·avè infezione sofferta, a nchilosi dell'articolazione de l gomito sinistro e del piede destro. Nel mese di luglio lo si potè inviare in patr·ia in licenza di convalescenza di gior·n i novanta, passati i quali ritornò in questo luogo di cura, ove si attende di poter prender·e a di lui r iguardo i provvedimenti del caso. Le colture del sangue furono eseguite nel seguente modo: il s angue veniva preleva lo da una vena del br·accio (d isinfetlata diligentemente la c.ute), mediante una comune s iringa del Pravaz convenientemente sterilizzata. Appena perforata con l'agò la parete della vena, il sangue, per la s tessa pressione endovenosa, s 'innalzava ne lla siringa. Ne es traevo la quantità voluta, che tr·asportavo ra pidamente in provette contenenti circa 10 c. c. di brodo sterile e messe direttamente in te rmostato a 37°. Dopo B-8-10 e rispettivamente 12 ore esaminavo la brodo-cullu1·a.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISrf A MEDICA 'Dott . HANN . n. 2, 1907).

Etlologla. deU'at>p endlolte. -

(Zen lral&latl (U.r Chirurg ie,

L'autor e fa cenno delle cause rl11 1'nppendicile e dice che egli ha veduto nelle suppurazioni appendicolari dei pne:-- nordici predominare i batteri del colon e quelli pneumonici; nelle s uppu rAz •Jrti de.i p!iesi tedeschi, francesi ed americani predominare gli streptococchi e nd contenuto de lle appendiciti, os~PrvatP in Inghilte r ra, ha visto signorep;ginr·e c1uasi semp1·e il ba.cterium coli. Ha notato svilupparsi, a preferenza nei gio,·tt••i, l'appendicite da steeptococco, mentre avrebbe rilevata con maggio1• freque11za nelle persone adulte la forma mista. FUNAIOLI.

G. MENOES, tenente medico. - Un oaso d1 febbre tlfolde a. decorso e ooezlo· na.lmente protratto. - (Policltrlir'o, Sez. PraLica 1906). In una brevissima nota, il collega Dr. Mendes riferisce di un caso di febbre ti foide du rato oltre 160 gior ni, che posf<uuo dividP.rsi io un pl'imo periodo di circa 30 giorni e in quattro ricadute di var:a durata, allemate da periodi di apiressia durati pe1·sioo 15 g iorni. La ma lAta ~occombette ad una en terorragia, c a l tavolo anatomico si costatarono les ion• .:aratterit"tiche dell'ileo e del cieco. Il decorso della malattia era stato piuttosto benig no, senza complicazioni gravi, ciò che é s tato già notato da altri a utori in ques ti casi a decorso protratto. Il reperto anatomo-patologico poi dimt.>.,tr0 che l'andamento della malattia t!ra i ~ rela zione dello svolgersi e diffonde• .•1 a tappe del processo infettivo dal tenue al crasso, con consecutive eiTiol'escùn7. ~ ulcerose, a cia scune dP.lle quali aveva corrisposto pr obabilmente una r ep,.i.«e della malattia. MARIOTTt·BIANC HI.

Dott. MA uN. - Cura. delle emorra.gle dello stomr.co e dell'Intestino a. mezzo della gelatina. - (Munchner m edizinis<:/le WochenschrUt, vol. 1, 1907) . Partendo dal principio del dottore Coho, \!Ìle la gelatina purifica .la mucosa .<Jell'inteslino ed aumenta il fibrinogeno ed ag!.(!u ..lllll i gl<>buli r ossi del sangue, l'autore l'ha adoperata in modo favorevole in una serie di malattie gastric l1e ed inl.estinali, usando la rormola seguente: Gelatina pura gr. 16; Clor uro di sodio puro g r. 3; AcqUa distillata gr. ·iOO. Di tale soluzione filtrata e sterilizzata ne in ietta cento cc. nelle l'egioui glulee, rinnovando ogni 24 ore le iniezioni nel et'"O si riretn l'emorragia.

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UIVIS'l'A DI CHIRURGIA GENERALE

Ollreclhé nell'ulcera é nel cancro dello stomaco, egli se ne è giovato nel tifo e riporta alcuni dei più importanti casi curali dal fo ottobre 1905 all'ottobre 1906. 1o Giovane ventenne, entralo per tifo nell'ospedale civile di I.udwigshafeo, ebbe qualche g iorno dopo una grave emorragia intestinale , la quale. cede tte· subito ad una iniezione della soluzione gelatinica. 2• Uomo di :l5 anni entrò nel nominato spedale per ulcera gastrica ed ebbe ;J giorni dopo una forte ematemesi, che scomparve quasi subito dopo una iniezione gelatinosa. 3° Uomo di 55 anni fu curato nel prede tto spedale per tubercolosi ed andò sog getto :a ripetute emol'ragie bronchiali, le quali non s i fermarono se non coll'uso della gelatina. L'autor e dice che in ques ti ed altri casi ebbe un arresto pro nto dell'emorragia, in modo che si é formato la convinzi->ne -:he nelle perdite sanguigne gas tr iche ed intestinali la gelatina é uno dei piu sicuri emos tatici. FUNAIOLI.

RIVISTA DI CHIRURGIA GEN ERALE L. \~oLBARST. - La prova del tre bleohteri oomblna~ ool oateteriiiDlo. - Per.fe~ ionamento d el metodo per la iden ti.flcazione e separ~ione del detrito u.retrale e vescicale nella uretr ite. - (Medica l Re~ord, aprile 1906). P er lo scopo indicato nella intestazione di questo a l'ticolo è generalmente conosci ut0 il m etodo dei due bicch iert del Thompson. Ma il metodo è !ungi dalla pe rfezione, perché nella ure trite llCulissima la quantila de lla secrezione è lale, che le urine ot.tenule sono im pure n el prim o e nel secondo bicchiere , a nch e es!".~ndo ~a n a ruretra postet•iore; e v iceversa nella uretrite pos tQriore la prima mina lava e la l'econda viene limpida. Meno a doperalo é il metodo dei due bicch ieri di Goldenberg e Jadasshon. Il primo bicchiere r accoglie l'ac•1ua1di lavaggio dell'ut·etra unterio re: il secondo l' urina emessa dal malato; questo 'm etodo è mig liore del pt·ecedente, ma non dice se le ·impurtlà d~l la urina ve~go n o rlall'uretra posteriore o dalla vescica. È venuto poi il metodo clei IJUlfttro bicch ieri, cosi detto. Il primo bicchiere raccoglie acqua di lavag:;i<J dell"uretra anterior e ; il secondo b iccbiere circa due on ce di urina, cha rivela le ) m puri là dale dall'uretl'a pos te riore ; in seguito l'esamina to emette un'altra oncia o due, in un let·zo bicchiere, e questo darebbe il l'espanso dell'ul'ina c9 me è in vescica. In ultimo si pratica il mas· saggio de lla prostala, e r ammaAato urina nuova ruente ; con ciò si ha un riscontro de llo s tato della prost~~a. Come s i può at•g uire anche q uesto metodo dà dei responsi mollo incerti o fallaci. L'A. quindi propone in que-s to breve lavoro il seguente meLodo, che egli di ce di aver finora pratirato ron ris ultati sempre certi, tanto netla pt•atica privata , com e in quella ospeda l ~era.

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RIVISTA DI C HIRURGIA GENERALE

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Si lava l'urelra anteriore accuratamente fino a che il lavaggio riesce limpido, biechier.e n. 1 · esso dà le condizioni dell'uretra anteriore. Allora ~i introduce in vescica un sottile catetere molle, e si fa versare l'urina contenuta io ve5eica, in un secondo bicchiere n. 2: questo, dà lo stato dell'urina vesc~­ cale, con qualche impurità trascinata dal catetere. Lasciando in sito il catetere, si lava completamente la vescica, fino a che il lavag::rio esc~ fuori Jim. pido; ciò ci mostra che la vescica è libera di pu,; o di de trii i. Quindi si in iel (ano in vescica circa otto oncia di liquido limpido e si ritirn il catetere. A llora si invita l'esaminato a emellere due once di quest'ultimo liquido in un bicchiere n. 3 . Essendo già state la va te l'uretra anteriore e la vescica, le i m· purità che si troveranno in questo bicchiere o. 3 non posF:ono p1·ovenire se non dalla uretra posteriore. Se si vuole investigare oHre, si fa ìl maF:saggio della pl'ostala, e s i raccoglie nuovo liquido dalla vescica in altro bicctnere n. 4, il quale rivelera lo stato della prostata. Se si astrae dallo inconveniente della spinta in vescica. che può es~;;ere sana, del secreto uretrale virulento, il metodo proposto dall'A. ci sembra .!t una attendibilità quasi matematica. L'inconveniente peraltro è molto attenualo dallo immeùiato lavaggio deliA vescica. DEI.oGu.

D SPRENGEL. - Dell'aponevro•l temporale lmplegata per colmare le per · 4lte eU •ostanza 4el oranlo. - (Medizinische Bliiiter , genna10 1!'!07). Per impedire l'insorgere di un'epil es~;;ia jaeksoniana dovuta a cicatrice ossea, dopo traumatismi del cranio, occort·e impedi re il formars i di una solida riunione dopo l'operazione. Ment1·e un lembo pe1·io!:<teo dora necessariamente una cicatrice molto rigida e non è praticabile una tr ansposizione plastica della dura madre in perdite di s ostanza 'piultosto es tese, invece con l'aponevrosi temporale, la riunione con i tessuti vicini si compie semplicemente medim1te l'intermediario di un tessuto connettivo a maglie la rghe. Quando si porta in alto il lembo d'aponevrosi temporale rinforzato dal periostio, questo rimane all'esterno ed il cervello non travasi a contatto con lo stesso che mediatamente, né puo~si quindi produrre cicatrice aderente. La protezione ottenuta é certamente tanto solida come con le operazioni osteoplastiche, ma riesce ugualmente sufficiente, e ta le dill!os tros!>i in due casi in tal modo operati dall'autore. G. BERNUCCI. W. HENKING. - Dell' anestesia lombare pratloata con la novooaina. (Miinchener med. Woehensch r~ft, dicembre 'l!lOfi).

L'autore ebbe a praticare una serie di 160 anestesie per \'ia Pnchid··a con la novocaina attenendone otti mi ris ullali. Così operò soggeLli d'ogni età, da cinque a settantasette anni, per affezioni diversissime degli arli inferiori e delle regioni anale ed inguioale, talvolta per interventi addominali quali laparolomie esplorative, appendicectomie, nefreclomie transperitonea li. La qu~ntiLà di novocaina da iniettare deve esf>e l' d&bole; co~ i per una laparolomia l'autor~ non inietta più di un centimetro cubico di una ->oluzi011e al !') p. 100. 25 - Giornale medico.


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JUVISTA DI CH I RURGIA DI GUERRA

Le complicazioni consecutive, riscontratesi d'altronde in un piccolo numero di casi, sono quelle solite delle anestesie generali, cefalea, vomiti, raram eute ' incontinenza degli sftnteri, ed ebber o sempre carattere di straordinaria mitezza. Invece tale metodo d'anestesia è controindicato specialmente negli ammalati molto infetti e nei s oggetti timidi o troppo a g itati. G. BERNUCCI.

RI VISTA DI CHIRURGIA DJ GUERRA M. BoNNgTTE. - Deformazton.i e frammenU.Zion1 dei prol•ttlll da guerra nel ttrl dl combattimenti collettlvl. Influenza del terreno su queste deformazlon1. - (Jirchioes de medecin.e el d~ ph armacie militaires, maggio 19U6). Il dott. Bonnette, medico maggiore di 2" classe nell'esercito france!>e, accompagnando un reggimento di fanteria ai liri di combattimento, ebbe occasione, in quattro anni, di fare una copiosa collezione di proiettili Lebel defor mati e di s tudiare ~a clal-'siftcazione delle de.formazioni e l' influenza del terreno sulle de formazioni stesse. Potetle anche raccogliere 50 pallottole D defor mate, ed is tituire cosi uno studio, comparativo fra le deformaziohi della pallottola Lebel e quelle della pallottola D recenteme nte adottata nell'esercito f1·ancese e che. com'è noto, è un proiettile bi-ogiva le, di ottone senza rivestimento, del peso di 1:! g rammi. . L'A., dopo una rapida rivis ta storico-bibliografica sull'argomento,. dal Ledran (1737) sino ai nost..ri giorni, riporta le figure dei principali tipi di deformazioni e di frammenla·zioni, convenientemente illustrandole, così del proiellile Lel>el come de l nuovo proiettile D; e viene alle seguenti conclusioni: 1 o Le defot·mazioni della pallottola D sono meno nume1·ose, meno pronunziate, meno complete di quelle dell11 pallotlol.a Lebel. 2• Le deformazioni del proiettile D non vanno mai sino alla riduzione a forma di fun go (c!tampignonnement) ed allo schiacciamento laterale a forma di focAccia. 3° La punta delta pallottola D si frammenta talvolta (fatto r·aro), mentrechè 1 quella Lebel si fra mmenta con un'estre ma facilità. , 4° Essendo composta di un solo metallo, non è, naturalmente , possibile la separazione; come nella pallottola I.ebel, del nucleo centrale dalla èamici11 di maillechort. !Jo La deforma bilità del proiettile D essendo meno grande di qualla del Lebel, sarà. più facile l'e s trazione di esso dai tessuti. (jo Ma, coll'aumento della s ua velocità, questo nuovo proiettile sarà ancora più pericolo ~o dell'altt·o piu antico, soprattutto quando colpirà le ossa o gli orgal li Pssenzia li del cOl'pO umano. -;o l nlìne, la pallottola D conferma la lef[ge: «che la def01·mabililà di un pt·nil·tli)t· e in rapp0rto c0lla resistenza del s uo metallo "· Trana, da ullimo, l'A. dell'intì uenzn del terreno sulle defor·mazioni dei proiet· til1 Le bel. concludendo anche su questo punto che:


RIVIt:;TA DI MEDIC:I NA LEGALE'

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• La natura del suolo o della roccia urtata esercita, secondo la sua resistenza (granito, calcareo, ecc.) e secondo la sua posizione (verticale od orizzontale), un'azione con&ider evole sulle deformazioni dei proieltili. « Le roccie calcaree abbastanza friabili, assorbono per disgregarsi una buona 11arte della forza viva del proiettile; e cosi questo si riduce a fungo, più o ·meno, ma non si frammenta. «Le roccie granitiche non si di~gregano, si comportano come delle placche d'acciaio: tutta la forz.t~ viva del proiettile è impiegata nella deformazione del proiettile stesso, la quale va frequentemente sino alla frammentazione . . g Sui ciottoli predominano gli ~chiacciamenti laterali; suJ terreno .morbido i proiettili rimbalzati poco si deformano ». Stante la considerevole importanza che esercitanò le deformazioni e le fram. mentazioni dei proiellili sull'azione vulneraote dei proiettili stessi, e quindi sulle lesioni che essi producono, ho J'eputato oppllrtuno riassumere, sebbene alquanto in ritar do, il lavoro del valeule collega dell'esercito francese, nella speranza che egli troverà imitatori anche fre n01, specie fra gli ufficiali medici che accompagnano le truppe alle eserci tazioni di tiro al hersa glio, i quali hanno a gio di poter raccogliere un abbondante materiale circa le deformazioni e frammen ·1azioni del nostro proiettile 1891. P. hmRJACO.

RIVI8TA DI MEDICINA LEGALE .Avv. CARLO LANZA di Venezia. -

L& delinquenza mlllta.re. - Enrico Vo-

ghera, edilc•re. Roma, 1907. '

Questo libro dell'avv. Lanza sin d$lll'introduzione si annunzia assai interessante, giacché egli pone per base del suo studio un concalto originale e d'interesse tutto moderno, ossia la ·funzione economica dell'esercito. Un esercì lo secondo l'A. dovrebbe, nell'ordine interno, assicura1•e la comune tutela di diritto e di fatto, per modo che il ricco non vedrebbe scarsamente tutelato l'impiego dei suoi capitali nelle imprese commerciali ed indusll'iall e cesserebbe dall'essere restio ad impiegarveli; nell'ordine internazionale dcwrebbe mil'&re a garantire la supremazia nAzionale. Io tal modo le spe:oe militari diventerebbero il seme prezioso dell'incremento della ricchezza e della prosperità nazionale ed il mezzo emcace per la soluzione dei grandiosi programmi moderni di espansione e mig lioramento nel campo economico, politico e sociale. Se poi, avendo questo ~>capo, potesse d'altra parte un ese•·cilo r ecl utarsi e aver per base la !formula del Leibnitz, che diceva « datemi in mano l'educazione ed io vi trnsformerò la faccia del mondo • ecco, se~ondo l'A., il modo di distruggere il maggior numero possibile delle cause efficienti dei pericoli sociali. Conseguentemente, egli dimost••a che la quislione è giuridica, hiologicu e morale insieme; giuridica e biologica, perché il g iurista non dovra, non potra


RIVISTA DI Mi':DICINA LEGALE

mai trascurare lo studio della biologia, per ricooosf;er·e ciò che il cittadino puòdare e soltanto questo limitarsi a richi edergli, essendo la proporzionalità la base del diritto; morale perché è cambiata radicalmente la missione degli eserciti. Dice l'A. che Bonaparte, pur riconoscendo funesto e temibile l'infiltramenlo ùi callivi elementi nelle schier e dei suoi, tntlavia non se ne preoccupò, essendo il suo obbiettivo la conquista. Ora invece la difesa dei diritti della nazione e dell'individuo, l'onore della bandiera, !"integrità del territorio, le istituzioni patrir~ le industrie, i commerci sono tante esplicazioni dell'attività umana svolg-entisr nel campo del diritto e delle le:<~i morali. L'esercito è perciò un organo deL. poter e social e. l.

Delineala così la missione dell'esercito moderno, l'A. passa a dimostrarel'insufficienza pratica e scientifica delle disposizioni legislative, che stabiliscono i motivi d'indegnilà escludenti dal servizio militare. Coll'appoggio del Selli e~li dice che è un errore il considerare come base del motivo d'indegnità non il titolo del reato, ma la gravità della pena. la I]Uale col mezzo delle attenuanti od anche per la considerazione della minore ela dei delinquenti precoci, ecc., m olle volte scende a proporzione r·isibile anche per reali gravissimi. Sulla guiJa poi del Saporito, critica il ' 'igenle elenco delle imperfezioni ed infermità esimenti dal servizio mrlitar e, essendo la constatazione della sola idoneità fisica insufficiente, mentre è indispensabile l'inda~ine intorno alla costlluzion o psicltica dell'individuo, i suoi prec~denti fi sici, mor·ali e •.!riminosi e quelli della famiglia. A conferma dell'efficacia prognostica di tali indal2:ini, l'A. riferisce tal uni estratti delle relazioni perital i del dott. Codeluppi su individui che in parte fur·ono visilati dall'A. medesimo nel manicomio criminale dell'Ambrogiana in ;M ontelupo Fiorentino. Riferi sce i noltre una lar:<a casuistìca di detenuti uel carcere mililar·e preventivo di S. Francesco da Veuezia e nel reclusorio mil itare di Peschiera e l e storie di noti del inquenti militari, veri gigan ti della delin,ruenza militare come e:zli li chiama, lutti indiYidui che prima di entrare in m ilizia avevano ri,·elnla la loro ~pi ccaln prr>disposizione al delitto. In essi si lrov~lVa n o tutte o in par·te le stimmate della crirninalità, ossia la prova giur·idica del certi fif'ato penale e l'indiee elo•ru enlissimo d ei pessimi precedenti m orali, fi sio·psichici e bio-patologici personali c familiari. Se~ue un accf'nno all'inlluenza esacerbante dell'ambiente militare su taluni so~ge tli ipereccitahili, « ove le fatiche, l e pr·ivazioni, re v<>glie, la tensione nervo~a. la negazione della volontà, la menomazione deliA liberta, il cibo, le occupazioni, le condizioni di lavor o e •li q111ete sono affatto ~peciali e costi tuiscono una for·miùabile spin ta alla dissoluzione dci cat'atler·i di adattamento "· Un cnpilo.lo è dedicalo alla vig-ente legislazione in proposito, comparata con qu ~ llll delle più progr edite nazioni europee.

Il. Consecutivamenle l'A. non manca di citare lutti quelli che, prima di lui, si occupar ono della rJuestione, medici, giuristi, militari e non militari; dei quali, pe1·ò, osserva che (l nella pericolosità. del delinquen!le soldato si limitarono di ra\'vi sare, o una semplice cagione di danno per l'istituzione esercito, o la sca-


RIVISTA DI MEDICINA LEGALE

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turigioe di un pericolo limitato all'ambiente militare e non uno vi scorse una vera e propria fon te di costante ed universale pericolo sociale, non uno tenne -conto del fallo che il soldato uscendo, come spessissimo esce, dalla caserma ed entrando come, quasi quotidianamente, entra, nella societa borghese, può minarne la tranquillità e la sicurezza ». Egli avverte pure che la criminalità è in aumento, come é in aumento la delinquenza nei minorenni e la degr·adazione fisica e morale delle masse pel fatto<< della degradazione della famiglia, il cui tipo di probità é sparito nei grandi ' centri e sta per sparire negli stessi paesi rurali >l. Ragione di più per provvedere al più presto all'attuale condannabile procedura delle operazioni di leva. Ili.

Entra , quindi, nell'argomento dei provvedimenti da prendere, che in linea generale sono inspirati agl'in$egnamenti della moder·na scuola penale, «che senta ambagi e senza tentennamenti propone di purgare con un'artificiale se- ' lezione (segr·egaliva od eliminaliva) la societil. ,,. L'A. in principio del libro ha già accennato, a proposito delle nuove teoriche della scuola penale positiva, ai sostitutivi penali del Ferri (lavoro dei delinquenti incor•reggibili nelle terre malariclte) ed alla vivisezione dei delinquenti per i quali non v'è speranza di riabilitazione, proposta nel 1901 da taluni scienziati americani . E g li, perciò, augura « che la riedificazione delle norme leg islative sul r eclutamento r enda possibile l'instaurazione di nuovi sistemi, orientati secondo i principi razionali di tutela dei buoni contro i delinquenti e dei normali contro i degenerati .. rifuggendo cc da quel morboso sentimentalismo fatale, che ora si è andato infiltrandcJ a favore del delinquente e che spesso ur ta e calpesta gl'innegabili didtti della vittima e della società degli onesti •. Senonché, scendendo da questi principii generali alle norme pratiche, egli -enumera, anzitutto, le proposte di Pelleg rini, Angiolella, Cognelli, de Martiis, Tomellini, Simoncelli, Setti, Ottolenghi, F er•r•i, Lombroso, Iuccarelli, Villani, .Zerboglio, Roncoroni, Cristiani, Novello, Pucci, Hamon, Natale, Frigedo, Agoslini, Saporito e dello scrivente. In sosta nza, poiché egli trova il campo largamente mietuto, non manca di r ichiamare tutto ciò che si è detto in maLaria e quindi la necessità dalla leva morale; il concetto del Setti di sostituire alla parola educazione queste altre a prevenzione e difesa "i la costituzione di corpi speciali; J'oppoctunila di estendere l'esclusione ai mezzi idioti, mezzi dementi, semi ircespoosabili, semi epilettici, nev1·astenici e nevropatici; osser vazione in apposite case di lavoro degl'inidonei « per un periodo convenientemente lango, al cessare del quale quelli che venissero riconosciuti inlJOcui, verrebbero rinviati ai lOI'O focolari ed i pericolosi "errebbero bipartiti in correggibili ed in incorreggibili, in seguito di che-i primi verrebbet·o. riuniti in colonie agricole e mandati a dissodare terre malariche, a tutto vantaggio degli operai onesti •. Per assicurar e il necessario contingente d'idonei basterebbe il g ià proposto abbassamento del limite minimo di statura inabilitante ed un ritocco dei moLi vi di ~senzione. IV. Allra prova dello studio attento e scrupoloso che l'A. ha fatto dei precedenti della quastione, si ha nel fatto, che egli uon tra scura di accennare all'insufficienza del carattere e valore preventivo di tal uni metodi d'indagine; al pe-


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•RIVISTA DI M'EOICINA· LE GALE

ricolo che inscritli di mala fede fraudolentemente simulino deficienze biologiche o falsino dali e documenti, o subornino testimoni o periti: Per garantirsi dalle frodi , ~gli dice, bas terebbe la eapitis minutio della pe rdilli e decadenza dell'escluso da uffici ed onori pubblici. u Del r esto, e gli conchiude, io scopo é di rendere l'ambiente militare puro per quanto ~arà urnan a mente possibile ». Questa concl usione è pl'eziosa, perchè è il ricono scimento della necessaria. s eparazione tra il possibile e l'impossibile, tra la teoria e la pratica. Aggiungas i che siffatta esattezza di citazioni, siffatta scrupolosilà di nulla . omettere di quanto é stato già scritto in proposito, allontana il pens iero dal far· questioni di priorità, di originalité. Trascorrendo i pr imi capitoli del libro, credevo di poterg li far calcolo, che mentre n ou aveva mancato di citare le terrifiche e d unilaterali conchiusio ni della scuola penale positiva, ave va del tutto omesso di far porola del concetto umano e doveroso dell'educabilila e della correzione, nei limiti che la biologia. c'insegna e tu tto il nostro impianto del viver ci vile c'impone. Dando im portanLa a ssol uta ed esclusiva al concetto dell'ereditarietà e dell'adattamento, io scrivc ,·o in altt·a occasio ne, si corre rischio di venir a rimette re in onot·e, pet· altra via, i mollo sbrigativi metodi di Sparla e di schi er a rs i contro tutta l'orienlazione e l'impianto delle istituzioni civtli e l'odierno intenso spit·ito di utilizzazione di tutte le attività. Senonché nemmeno l'a ppunto di questa omissione merita l'A. in modo a >"solulo, dappoic hè, come s i é già dello, egli a ccenna alla divisione tra co rre ~­ gibili ed incorr·eggibili e verso la ch iusa del libro spende, pet· quanto un poa malincuore, qualche parola s ulla queslione e la potenzialità delle at·li mora· lizzatricl per rigeoerare i perver·s i, g l'inidonei a lla vita civile.

v. In sostanza nel libro dell'avv. Lanza la questione della delinquenza militare· e di ciò che s i consiglia e s'impone per la preve nzione e la d:fesn de ll'esercito, é trattata ordina tament~> , ampiamente, a segno che chi fosse · nuovodell'at·gomenlo non avrebbe bisogno di andare a r icer care altre pubblicazioni. Io, però, che mi sento assai obbligato a ll'A. per le tante bene vole cita zioni ch'ai fa dei miei lavori sull'argomento in discussione, sento il bisog no di disinganna rlo circa i timo!'i ch'eg li nutre sulla potenzialita mot·a le, com'egli dice, dei nos tri buoni soldati, di ras sicurare il s uo animo fervent e e illuminato diJ patriota e di cittadino. Egli in va ri punti s'é lascia to andare aù affermazioni g ravissime, come a dh·e alla « degr·adazione del s~ntimento del dovere, della disciplina, del ris petto alla legge, che si è andala iofiltraodo nell'esercito per ell'elto dell'ammissione nella milizia di elementi biologici deficienti e di numt:l· rosissimi soggetti criminali ~. L'eset·cito, per ciò, secondo lui « non offre alla Nazione nè alcuna g uarentig ia attua le per la libet·ta, né la caparra pel' la fututa grandezza ». Nientemeno ch'eg li calcola a 27 mila per anno quelli, che dovrebbet·o uscire dall'esercito <<in catene s ui '100 mila uomini annualmente entrat ivi liberi • e con tale pers uas ione crede di poter gridare sll ' e~erci lo " massa amorfa e senza coesione, ba gno penalE', pericolo, anziché presidio naziona le n e non s'avvedt>, che per riportare una casuistica di fattacci, come suoi dirsi, dovuti a militari, ha avuto bis og no di rimontare a più di due soni fa, sino al '1905, e non ne ha messo a ssieme che dodici. Analogamente egll


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RIVISTA DI MEDI CINA LEGAilE

parla di « arruolamenti falli alla cieca fidando nella illusione della virti.t correttrice della pena ; di s elezione puramente fisica, trascurando le malattie mentali, a meno che. non siano classiche, tipiche, g t·a vi, evidenti ;. che nel coscritto si ricer ca la macchina-uo mo, senza occuparsi di qual lega sieno i pazzi di cùi essa risulta composta; che sieno omesse le indagini riflettenti l'organismo psicologico dell'inscritto; che i precedenti, le condizioni biologiche e le tare mor· bose dello inscrilto o del coscritto costituiscono per lo stato 110 niun valore, come per lo stesso degenerazione, deficienza biologica e delinquenza non sono termini che si corrispondono >l. A parte l'efficacia polemica, che possono avere siffatte ossel'vazioni , io credo di potermi permettere una preghiera all'A. per quel diritto, che egli stesso mi concede, avendo messo al posto di onore, innanzi a tuue, le propos te da me falle sin dal 1889 sull'argomento dei delinquenti pr·ecoci, incorreggibili e simili. Dia un'altra occhiata alla mia memoria, che pure vedo citata « Lo. leva militare dal punto di vi sta morale • e vi trovera la dimostt's7.iooe come sia, ormai, attivo ed illuminato il lavoro dei reparti osservazione degli ospedali militari; come in base alle vi ~eoti disposizioni r egolamentari dell'elenco delle infermità inabilitanti al servizio, quale fu modificato nel 1899 ed in base alle J•elative avvertenze, che ad esso fa n seguito e sembr·ano del tutto a lui sfuggite, sia possibile ogni giorno, sia di non ammellel'e nell'eser cilo, sia di eliminare deficienti , degenerati, criminali, nevrotici, epilettici di ogni forma e grado, squilibrati e psicopatici manifesti e latenti e come sia pure possibile illuminare la g-iustizia militare, determinando la responsabililà e l'imputabilità delle rlspettive azioni commesse. Come in quella pubblicazione ebbi a dimos tra1•e, e nessuno s inora l1a potuto oppugnarla, ormai Ja legislazione è fatta e non poteva farsi in senso più largo nè pii.t scientificamente moderno, e l'A. può res tar s icuro, che l'applicdzione, della legge è curata molto pii.t di quello che non si cr eda. Il nodo della questione, perciò, non é da ricet·carsi nell'insufficienz.a dei regolamenti, 11é nel modo come i medici militari li applicano, i quali, per rubare. un molto opportuno concetto al nostro ottimo maggiore medico Pror. Trombetta, non !'Ono essi .che potranno essere incontrati sullo via di Damasco. Il nodo della ques tione sta nella massa sempre crescenLe d'mdividui di ca ttivi precedenti, che la leva versa nelle file dell'esercito, accanto agli onesti ed ai buoni, tra cui delinquenti precoci, r ecidivi, oziosi, vagabondi, vigilati dalle a utorita di pubblica sicurezza, gia ricoverati nei manicomi, nelle case di correzione, negl'istituti per deficien ti e simili. Ora io dice vo, che per tutti questi individui è da augurar !'\i che si riesca presto a vincere le difficoltà dell'ingranaggio dei nostri pole1·i legislativi, ne l senso che siano r:lesi~nati sulle liste di leva mercé l'opera di una commissione, che dia ogni garanzia di scru polosa esattezza e c he perciò do vrebbe esser e costituita dal sindaco, dal medico condotto comulltlle, dalrautorilà dei carabinieri, lutti sotto la pres idenza del pretore del rispettivo manùamenlo. In tal modo sarebbe stata a gevole la vigilanza e lo studio dei suddetti individui, sia per parte .lei consigli di leva, sia dei reparti di osservazione degli ospedali militari, dei capitani medici dei co1·pi e dei comandanti di compagnie, squadroni, batterie e simili, per sceverare quelli, che per condotta e per note somaticbe e psichiche non offrano sicura garanzia di poter . prestare un utile servizio, dagli altri che possono giovarsi dell'infl uenza correttrice dell'ambten te rnilitare.

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3U2

RIVISTA DI ~EDI.CINA LEGALE

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Altre misUt·e pr·oposte nell'islessa memoria furono la revisione dei casi di

esclusione dal servizio militare per indegnità, per comprendervi talune eonùanne per reati di stmgue con pl'emedilazione e recidiva specifica e l'istituzione anche pel nostro esercito, della categoria degl'ldonei ai servizi ausiliari, per assegnarvi quelli che non possedessero l'intiera idoneità al servizio attivo colle armi e pei quali fosse prudente, sia di non s forzare .Ja •·esistenza ol~re il giusto limite, sia di rnetterli in condizioni di non pote r· nuocere. In altra memoria consecutiva • Per la scelta del soldato al consiglio di leva '' trattai delle modifìcazioni indispensabili alla procedura della visi~ medica al Consiglio di le va, ove al perito sanitario s'impone di visitare sino a 100 individui aJ giorno nella sedu ta di 6 ore, dandogli cosi due o Lre minuti al massimo per· ciascuna visita. Quello che piullosto si potrà du·e con tuttu rs.gione è che rimandando l'attuaziqne di queste pPoposte, le quali datane. da allni e son tutto merito del pensie••o italiano e filiazione delle conquiste della nostra invidiata scuola penale, si corre il rh;chio che esse esulino all'estero, per ritornarci poi sotto ves l e straniera e colla per·dila del merito della priot•ilà ed originalila, a similitudine , di ~nte al tre iniziative e scQperte italiane. IofaUi già l'esercito tedesco é molLo avanti $Uila stt·atla di (1ueste riforme.

Vl. Il libro del Lanza chiude con un capitolo, cui· non sappiamo per·ché egli

ttbbia voluto dare il titolo di appendice, mentre per la sua assoluta originaJité. per l'importanza del contenuto, per le ~t· a vi discussioni, cui indubbiamente esso da rà luogo . costituisce il maggiore ed il vero merito dell'A. e ben meritava di avet·e il posto d'onot•e. Riportandosi al concetto espres!:;O _in principio del libro, che cc all'uo'rno noli'· male uon può lo Stato import·e il pericol oso cont.atto cogli anormali •>, egli pone la interessantissima quesg one, cc se vi tsia responsabilità civile dello Stato pet· il danno arrecato dal delinquente soldato, q uand<> ci s ia mancata diligenza nelHa scelta del coscritto ». Ed in base a larga discussione e citazione di pareri di giuristi ed autori nuulerosissimi, che trattarono della responsabilità civile dello Stato per te " ma le falle • oei suoi funzionari ; in base a pareri e g iudicati dallll magi!ilratura nos lt'a e slt•aniet·a, nonchè a casi analoghi, e discu.sse le obbiezioni che pott·ebbero e~sere ri por·tate, conchiude che sono a pplicabili allo Stato e colla più rigida severitù le norme de l diritto comune, e che perciò la ois maior che fu scudo allo Stato contro l'azione di danno per maucata selezione del soldato, non lo sollrttt•r•à più dalla civile responsabilità, ora che la scienza ha di mostrato possibile l'epurazione d elle milizie. Ri peto, allunque, che il libr·o incominciato con una coraggiosa ed ori ~i­ nal e affermazione sulla funzioo~ pr·evalentemenle economica dell'esercit.o ne iI'OI·dine interno ed internazionale, chiude con un capitolo, che da solo può costituire il merito di un libro. Nè è a disconoscere l'utilità di aver ripetuto tutto ciò, che g ià prim& di lui s'era deLLo in materia. In una questione di tanto interesse come questa, credo che bisognel'à ins is te re anche n elle ripetizioni, sino a che non sia risoluta secondo g li s tudii ed i voti ripe tutamen te ed esaurientemente espressi io. pr·o!JOSito. Ed il Laoza, ne l riassumere i vat·i lati della questione non poteva esser e

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RIVISTA Dr TEON1,CA. E SEltVIZIO MEDICO MILITARE

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C1è più completo, nè piu esalto discernitore. Però, come ho detto, il valore asso~uio e l'effiéacia

preponderante del libro stanno nella originale e vivace e la r/};a discussione del Jato economico della questione. Noi in Italia situo divenuti troppo presto e troppo intensamente bottegai, o . -se vogliamo nascondere la crudezz!l dell'affermazione con uno spunto di eleganza, possiamo dit•e che siamo praticanti volenterosi e compiacenti del materialismo storico. E ben difficile. perciò, trovare del pubblico che possa e voglia entusiasmarsi di una questione per cui il do ut des non sia immediato . .tangibile e sonante. Or quando rer ario pubblico ed il bilancio privato saran -chiamati in ballo dai t•ispettivi inter essi, e giit per taluni accenni ciò c·' lecito ~rguire non molto lontano, allora, siamone certi, si provvederà e risultera potentissimo il merito dell'avv. Lanza , come quegli, che primo fra tutti, ha -saputo modernamente ed efficacemente incanalar·e la quehttone sulla via dHlla <l'iuscita. L. ScARANO.

RIVISTA DI TECNICA .E SERVJLIO MEDICO MILITARE l'aoohtttto da medloazlone dell"uerolto Italiano. Il dott. Ed. Lavai ha recentemente pubblica lo sul g10rnale Le Caducée (l) -della cui r edaziOne è segretario, un ar-ticolo sul pacchetto da medicazione dell'esercito italiano. Egli dice che tale pacchetto trovavasi alla Mostr·a interuazionale di Milano (sezione del servizio di sanita militare italiano) e chn .appartiene al modello più recen te. Di esso t'a una particolareggiata descrizio11e, a ccompagnala da (Juattro fì. gure esplicative e ne riporta integralmente l'istruzione sul modo di M rvirsene. Quindi lo commenta dicendo che é semplice, ma non pratico, ed aggiunge: • La disposizione irregolare dei mater iali che lo compongono, la poca spes« sezza della garza destinata ad essere applicala sulla ferila, la presenza di « spille"comuni sempre di difficile applicazione per fermare una fa"cia, giusti" ' ficano ampiamente i desiderata for·mulati t'ece ntemente sct tale at·gomento " dal signor prof. Imbriaco. Quindi con~hiude che s'impone la necessillì d'un " nuovo campione, che sia in diretto rapporto coi progressi della chirm'gia. > Soggiunge infine: « Quando nel dicembre passato fu aperto il pa cchetto, ~· che avevo riportato dall'l tali a nel mese di ottobre, f{uale non fu la mia sor« pre:;a di scuoprire nell'interno dell'involucro di tela impermeabile, tolta ne la ·« cucitura, una nidiata di vet'miciattoli, che sembravano trovarsi assai benP" sotto questa tenda di nuovo genere ? È vero però che l'involucro di carta " per gamenala era intatto: Questo fallarello ci dimostra che il rivestimento dei . ~ pacchetti individuali da medicazione deve esser·e fatto con ogni accur·atezzt~, <~ per ottenere che il contenuto sia difeso dalla penetrazione dei germi di ogni ·« specie capaci d' inquinarlo. )) Noi non dubitiamo che il pacchelt•> esaminato dal dott. Lavai sia uno di .quelli esposti a Milano. Comunque sia pos~iamo assicurare che, da una dili.gente ispezione passata poco fa ai pacchelli ritirati dall'Esposizione, é risultato (l) Le Caducèe, samedl !O avril 1907, 7• aoo~e. n. 8. pag. 106. Paris.


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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

che essi trovavansi tulti in buono stato di conservazione. Gl'involucri eran(} intatti; la lor o superficie intsrna non conteneva materie estranee di soria, n& vegetali, nè animali; le carte pergamenate erano integ re, ben cucile e r ipiega te; le compres:;e di mussola e le fascia di cambric scevre di s<>stanze estranee ed asettiche, ben digrassate e dotate di normale potere a ss01·bente. Siamo perciò lieti di potere a ffe rmat•e che i nostri pacchetti da medicazione sono bene conservali. Se adunque un insetto è penetrato in quello esamina to dal do tt. Lavai attraverso qualche ri piegatura irregolare dell'invo lucro durante i sei mesi in cui· fu esposto alla Mos tra internazionale di Milano ad og ni sor ta d'inquinamenti e di vicrssiludini atm osferiche, o durante il tempo in c_ui il dott. Lavai lo tenne presso di sè, cioè dall'ottobre 1905, in cui lo por tò a Par igi da Milano, al dicembre 1906, in cui lo esaminò, tale fattarello (ce petit j ait come lo chiama il dott. L a vai) non può destare alcuna mara vigtia né alcun allarme, perché è proprio il caso di r ipetere che un fiore non fa primavera . C . SFORZA.

ltlVIS~,_t\

BlBLIOGRAF [CA.

La propaganda •anltarla, nuovo gioma le d'igiene dirello dai pr.ofes!i'ori DI· VesTEA, L USTJ G e ScLAvo : Redaltor·e cepo dotl. F'ERRUCcto M ERCANTI. Salutiamo con piacere questa effeme ride, il cui nome dice chiar amente lo scopo. Tra il ~!iorn ale scientifico fallo pet• uso esclus ivo degli ig ie nisti , che vi c~rcano il ris ultato degli sludii altrui e in com pen>.o :vi riversano il proprio, e il gior nale p'opolare destinalo a diffondere nelle masse le cognizioni mediche indtspe nsabili per far compr endere la necessità dell'igiene, c'era ancora posto per un g iornale, l'allo per quella numerosa classe di persone che, pur non facendo dell'igiene una prof~ss ione o un sop:getlo pat·ticolar e di studio hanno il bisogno, per un rrob ile tìne di cultura o per la tr&Ltazione degli affari ch e sono loro affid~:~ ti, di non r imane re -estr anei a r1uesto ramo dello scibile, che ha ormai a ssuolo tanta im portanza nella vita rnodet·na. Il nuovo g iornale s i pt·opone dunque dt far e opera di divulgazio ne, ma sempre con rigorosa esnllezza scientifica. Le nuove conquiste delle scienze igieni~;he non' vi sarallrro esposte frazionalamente via via che i singoli framme nti, che devono poi comporre redifìzio, escono dai laboratori, ma saranno fatte conoscere con larghi e completi r·iassunli generali. Perciò questo periodico sarà utile tanto a quella par te del pubblico medico, che é pur sempre la maggio- · r· anza, che assorbita dalla pratica professiona le, non ha nè il modo né il tempo dr S~l{uire il movim en~o dell'igiene o della medicina socia le attra·verso i Lr·allali e le ri viste scientifiche, quanto a l pubblico, a ltrettanto nume roso, dei pubblici amminis tr·ator1 , e degli studiosi dei fenomen i sociali e demografici. Il giot•nale s i pubblicher·à in Firenze (Via Santa Re parata, 13) il 10 e il 25di ogni mese . Il prezzo dell'abbonamento è di L. 10 all'anno. · In questo primo fascicolo che abbiamo sotl'occbio (IO maggìo) notiamo Lr a. g li articoli or;ginali, uno del nostro Tes ti s u : teset·cito nella lotca contro le m alallic popoluri. Non dubitiamo che ques ta pubblicazione inconlrera il plauso e la diffusioneR. L. c he veramente sl mer ita.

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MISCELLANEA Concorso per un libro d'igiene popolare. - La sociela toscana d'igiene apre tra i medici italiani uu concor ->o p~r un premio unico di lire quattrocento per un librdtto originale di piccola mole {quaranta pagine circa di stampa in corpo 9, formato ottavo piccolo), scrilto in forma piana e facilmente intelligibile, nel quale siano compendiate, nel modo piu efficace per una t1tile p1·opaganda popolare, le più essenziali norme d'igien e in riguardo alla profilassi delle malattie di;ff'usiuili in genere, e specialmente delle in fa ntili. Il termine ut1le per la presentazione dei lavori scade col 31 ollobre 1907. I manoscritti dovranno esser-e spedi ti in piego raccomandato al consigliere sejZretario deg!i atti della societa, cav. dott. Gus TAvo PAooA, presso la sede delia s ocietà s tessa {via Lamarrnora, 6 Firenze). Il plotone grigio.- Nel luglio dello scor so anno, per iniziativa del Club alpino italiano e a spese del si~Znor Luigi Brioschi, presidente della Sezione eli Milano del detto Club, uu plotone del 5° reggimento alpini fu vestitq (col consenso del Minister o della guerra) di un colore grigio·ct·eta di un modello comoclo e leggiero. Il pensiero patriottico e fil antropico del signor Brioschi, ebbe lo scopo ·pr incipale di rendere il nostro soldato m~mo visibi le, dandogli un colore facilmente confondibile con quello del terreno. Su tale conceLto si basò già molti anni fa la modificazione del colore nella divisa delle ll·uppe della colonia Eri tre«. Il B rioschi ha fatto a ppunto tale esperimento per dim<>strare non solo la convenienza , ma la necessità tattica di questo cambiamento per tutte le nostr e truppe. Hipewti esperimenti di tiro fa tti sopra fantocci vestiti colla divisa g1•igia e con quella attuale degli alpini, hanno dimostralo che il numero dei colpi ricevuti Jal ber saglio g rif.'( io è otto volte minore. (È da notarsi che i tiratori che riuscivano a colpire H bersaglio g rigio avevano un pt·emio, e g li altri no). La nuova divisa é semplice, pratica e comoda, e mantiene al soldato l'aspetto marziale e la caratteristica nazionale. Abbiamo avuto noi stessi il piacere d i vedere nella nuova divisa il distinto ufficiale comandante il plotone gt•igio, e di sentire confermati da.lla s ua bocca i pregi del 11uovo vestiario A l'entusiasmo con cui é stato accettato dalla truppa stess a. Non possiamo che augurarci che l'idea del Brioschi e l'esempio che egli ha generosamente dalo della sua perfetta a ttuabilità, portino presto il frult.o che devono portare. Un piccolo opus.colo illustrato, di Ottone Brentari, pubblicato or ora dalla ca~a Pat·avia, fornisce molti interessanti ragguagli su questa bella fnnovazione ..

Libera docenza. - Ancora un nostro camerata che viene accollo nel cor po insegnante universita rio. ~ questa la volta del capitano medico dottor Stefano Santucci, il r1uale ha or <?ra otteuuta la nomina a libero docente in ottalmoiatria nell'Universaté di Torino in s eguito a concorso per titoli. Ci rallegriamo con lui. Croce rossa italiana. - Ci é grato a nnunziare che l' assemblea generale dei soci ùella Croce rossa, che ebbe luogo il 20 cot·renle nominò a l'ar par te dsl romitat.o centrale, come consigliere, l' !spelLo re capo di Sanità mi litare comm. Francesco Randone. Questa nomina sarà certo a ccolta con molta soddisfazione da tutto il Corpo Sanitar·io.


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Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (DI>pense n. 16 a ~ del lJo!lcltltiO 111/iciale dt Ue 110mi ne).

Utfl o l ali lu •ervtzlo attivo permaueu te. "R. Decreto 17 marz o 100i. Capi la ui m edici promossi maggior·i medici: ·CIPRIANO cav. Luigi, 22 artiglieria camp&f!na. - Destinalo ospedale Palermo. RrNALDI cav. Scipione, infermeria presidiaria Novi Ligure. -Id. id. Piacenza (a scelta). AuATE cav. A((onso, Ospeda le Cava dei Tirreni (Salerno).- Continua come contro. SANGUINETI cav. Giovanni Carlo, 3 genio. - Destinalo ospedale Alessandria. RoMANO cav. Francesro, ospedale Cava dei Tir·reni (Salerno). - I d. id. Casertli. Tenenti medici pr·omossi capitani medici: DE STE~IIANIS Giuseppe, r eggimento cavalleggeri di Lodi. - Destinalo r eggimento lanci eri d' A osla (ti sceltA). MARCON E Stefano, ·12 ar tiglieria ca mpagnn. - Id. 7 fanteria. FANTOI.I Giulio. f)O fanter·i11. - Conti nua Ct)me con l t•o. MAR!OTTt BrANCHI cav. Gio. Balti.~ta, ospedale Roma . - Id. id. id. (a sceltaari. 25 dello legge d'a vanzamento). GtA(.IUINTA Salvatore, id. Caserta - Destinato ospedale Brescia.

Determinazione Minister iale 18 uprile 1907. GAMBtNo cav. Gaeta no, maggiore medico ospedale succursale U dine. - Tra· sferito ospeda le succursale Parma. MALAVA S! cav. Enrico, id. ospedale militare Piacenza. - Id. i d. Udine. Cun Tt-Pt~TARD.\ ca\'. Nicola, id. id. Ale ssandria. - I d. ospedale Brescia. CnrscuoLr cav. .Y icola, capi tan o m edico inferm er ia presiùiaria L ecce.- Id. id. Bari. BA Ru·:rTA cav. Salt·afo re, id. Si fanter·ia. - Id . :?2 artiglieria campagna. • V rALF: A nyelo, id. ospedale succur•sale Mantova. - I d. infermeria presidiaria N ovi Li~u re. . CerNo A chille, i d. infermeria presidiaria B er gamo . .- I d. id. Lecce. D'AMICO Biagio, id. 73 fanteria. - I d. id. Bergamo. B ENINCASA Vincenzo, id. 2 id. - I d. O!=:pedal e s u ccut·~ a le Mantova. LrCARt V inc~n:w, id. infet·meria presidiaria Catania. :._ Id . ospedale Messina. SANTOLt l:milio, id. r eggim ento lancieri di Aosta . - Id id . Cava dei Tirreni (Salerno). . GRADO Paolo , id. 2,) fanteria. - I ù. id. Palermo. BoNOMt Gaetano. id. r eggi mento lanci et·i Vittor·io Emanuele Il. - Jd. 3 genio. MILITELLO Emilio, itl . 5 ber·saglieri. - Id. infermeria presidiaria Catania.


liOVIME~TI A. VVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

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ToNtSTTI Pietro, capitano medico 35 fanteria (comandato ospedale Torino). Trasferito ospedale Novara, continuando comandalo come sopra. SoGGIU Antonio, id. infermeria pt'esidiaria SassarL - Id. 2 fanteria. M~SSEROTTI BEN VENUTI Giuseppe, id. reggiment0 Piemon'te Reale cavalleria. - I d. 35 i:l. Rrzr L uigi, lenenté m edico ·18 reggim ento ' artiglier ia. - I d. 5 bersagUeri.

SAlTA·PULETTO Saloatore, id.1° reclusorio militare Peschiera. - . Id. i3 fanteria. BARBARO Nieolò, id. ospedale militare Savigliano. - Id. 84 id. MONA Pietro, id. id. Brescia. - Id. r eggimento Piemon te Reale cavalleria. FERRARI f>ietro, id. reggimento Genova cavalleria. - Id. t• reclusorio militare Peschiera. DELLA. CIOPPA Angelo, id. 28 fanteria. - Id. 12 artiglieria campagna. VrLt.ASAN TA G iu.~eppe, id. iJ8 id.- I d. C'Speciale Firenze. DEIANA Oreste, sottotenente medico ospedale succursale Mantova. fanteria. R. Decreto 14 febb raio 1907

Id. 58

L 'anzianitA ·e la graduatoriu fra i so~totenenti medi ci in servrz1o, attivo permanente, stati nominati col R. decreto 8 settembre 1906, sono s tabilite come segue:

28 ma r~o 1905. AJMONE Modesto, 1• alpini.

28 apr ite 1905. PO~IINI

Guido, r eggimento cavalleggeri di PadO\'Iì. 27 Zuolio 1905: CoNCIATORE Domenico, ospedale Ancona. 19 agosto 1905. 0ELOGU Gino, ospedale Venezia - CANT.UfESSA. Gustaoo, id. Savigl iauo SIMUt.A Ubaldo, id. Cagliari - TJ e: NAPOLI Anto nio, id. Bologna - Mt· GLIAGct Giooanni, 19 artiglieria ca mpl'lgna. 1• settem/)re 1905. BucCIA NTE Alfredo, ospedale Chieti - SPAOARO Giuseppe, in aspettativa pet' infermità. - LAPPONI Guido, 2 granatieri - BASSo Ermenegildo, in aspett-ativa per infer·mita - CAt.ò Vi ttorio, brigata arliglie1·ia del Veneto GANGI Saloaf.ore, 2 granatieri - LIOTT1\ Giusel'/1e, 5 alpini - PAPUMBO Tommas-o, ospedale Piacenza - F1enR.o M ie/tele, 4 alpi ni. 9 aprile 1906. DE!ANA Ore.~·te, 58 fanteria.

R. Decreto 17 febb raio 1907. BuRATTI Aristide, tenente medico 52 fanteria. - Collocato a di!;posizi one dP.I Minister o degli affari esteri, dal l• febbraio HJ07, in soprannumer o al R. corpo di truppe col oniali e destinato al ~en aLlir.

Determina;ione Ministe riale 2fl apr ile 1907. CoRRADI Angelo, capitano medico reggimento cavnlleg~eri Guide. - Trasferito 52 fanteria. CARA Fran.eesco, id. 42 fanteria. - I d. infermeria 1wesidiaria Sassar i.


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MOVIMENTI AVVENU'l'l NEL OORI'O'SA~I'r. E ' NEL' PERS. F-XRMACEUTI00

' M ARSANICH cav. A:rturo, capitano medico ospedale Roma. - Tr·asfel'ito reg· gimPnto lancieri Vittorio Emanuele Il. ANNARATONE cav. Carlo, id. 52 fanteriA (comandato ospedale Firenze). - Id. id. cavallel!'geri Guide, continuando comandato come sopra. VEH AN OO Ettore, tenente scuola applicazione ~anità militare.- I d. nel R. corpo di truppe coloniali. Prenderà imbar co a Napoli il 22 màggio 1907. Il. Decreto 14 mar.:o 1907, su proposta del Ministero degli <I:ffari esteri.

Pr::NNBTTA Mario; lenente medico Ot'pPòale Bologna (Creta). valiere nell'Ordine della Cor ona d'ItAlia.

Nominato ca·

R. Decreto 18 mar.:o i907, su proposta del Ministe ro del tesoro. JANNrzzoTTO Carmelo, tenente medico 4i fanteria. l'Ordine clel ia Cot·ona d'Italia.

Nominato cavalier e uel·

R. Decreto 25 aprile 1907. 1\•fORINO cav. DomeniCO. COlonnello mediCO direllore l:!'anità militare IlJ' COrpO armata. - Esonerato dalla carica suddetl:a 'e nominato direttore scuola applicazione !:'anita militare. ToRTORA Giooanni, capitano medico ospedale Ravenna. -Collocalo iu nspettativa per infermita lemporarie n on proveuienti da cause di ser·vizio per la durata di un anno.

R. Deereto 28 aprile 190/. PALUMBO Tommaso, sottotenente medico ospedale Piacenza. Collocalo in aspettati va per m otivi di famiglia per la durala di sei m esi.

R. Decreto 25 aprile 1907. CARDI cav. F rancesco, capitano medico 4 genio. - Collocalo in aspettativa per motivi di famigiia per la durata di quattro m e!<i. I seguenti soltolenenli medici di complemento sono nomina ti sotlotenenli medici in servizio atti vo permanent~ con le anzianità solloindicale ed assegnali al corpo per ciascuno. indicato.

A n•ianità t o settembre 1905. .CAPPARF.t.~r

teria. -

Vincen•ino, distretto CAstr ovillat•i, in servizio temporaneo 47 fan· DestinaLo J• artiglieria costa. A n:oianila 21 mar.;o 1906.

FIORENZA lfln.a~io, distr et to Palermo, in servizi.o temporaneo 22 artiglieria campt~gnH. D esti nato 3 artiglieria co,.ta.

An.oianild 4 aprile 1!JOG. CIIJRONI Pietro, dislr et:o Napoli. - Destinalo 18 artiglieria campagna. Anziani/a 5 aprile 1!J06. MIONACCA Pietro, d[ Goeta.- Destinato ospedale succursale Mantova. :\loNGIJZZl Umberto, id. Milano. - I d. ·11 artigl ieri<\ cflnlpagna. LA:-~nRIANI Roberto, id . Brescia. Id. •>!<peda le Piacenza. BmGUGLIO Santi, id. M ess ina. - Il. id. No\'ara. LIBI::RATI Luca, id. Frosinone. - IJ. 2 alpini.


MOVI MENTI .t:V:V:t;<NUTl NEL CORPO SANI'!'. E NEL PERS. FARMAOEUT,IOO

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Aruianità to settembre 1906. S,\IYA Paolo, distr·etto Messina, in servizio reggimento cavalleggeri di Caserta - Destinato reggimento cavalleggeri di Caserta. · SeveRI L[tigi, id. Mode na, id. 36 fanteria. - Id. 36 fanteria. MATOzzt-ScAFA Guglielmo, id. Napoli, id. reggimento cavalleggeri di foggia. - Id. 2 alpini. CASASCO Egidio, id. Pavia, id. 7 bersaf!liPri. - Id. 1° genio . RrSICATO Emmanuele, id. Siracusa, id. -16 fanteria. - Id. 12 artiglieria campagna. ·CASELLA Dante, id. Treviso, id. 5i id. - Id. 57 fanlerit•. FRAGALE Vincen.;o, id. Catanzaro, id. 1° granatieri. - Id 1• artiglieria costa. SAvwzzl Valeriano, id. Livorno, id. 18 f~:~nte eia. - Id. 23 id. campagna. TALLARrco Giuseppe, id. Castrovillari, id. 47 id. - Id. 9 id. id. BrNr Guido, id. Roma, id. 4 id. - Id. 4 fanter1a. Qu.;.Gt.ro Celio, id. Rovigo, id. 1° id. - Id. 2 id. CRISCIONE Gaetano, id. Palermo, id. 8 bersaglieri. - Id. ospedale SavigDiano.

R. Decreto 28 aprile ·1907. AniONE Modtsto, soltolenente medico 1• alpini. - P r omosso tenente medicn con anzianità 28 marzo 1907, con decorre nza per g li assegni dal 1° aprile 1907, continuando come sopra. PoMJNI Guido, id. reggimento cavalleggeri di Pado va. - Id. tenente medico, continuando come sopra.

Determina:. ministeriale 17 maggio Hl07. Ù!DROLA ca v·. Giuseppe, maggiore medico ospedale Caserta.- Tra~fe rito .ospedale Na poli. Bozzr Pietro, capitano medico id. Piacenza. - Id. 4 genio. FANTOL! Giulio, id. id. 50 fanteria.- Id. ospedale Pia cenza. MessrNEO Giuseppe, tenente medico 2 granatieri. - Id. 92 fanteria . MASSAR! Giuseppe, id. 3 arti glieria costa. - I d. ospedale Caserta. FERRARI Pietro, id. 1° redusoeio militare (Peschiera). - Id. r eggimento Genova èavalleria. MoNTANARI Attilio, id. 66 fanteria. - I d. 11 artiglieria campagna. <::ASARIN! Arturo, id. ospeda le Ravenna. - Comandalo ispettorato saniLà militare. GANGI Salvatore, sottotenente medico 2 g1·anatieri. - Trasferito ospedale V e-

nezia. UFFICIALI IN CONGEDO.

Uf!olaU ID po•lzlone eU •ervtzlo auldUarlo. R. Décreto 10 ma rzo 1907. DE R:Nzt cav. Giuseppe, magg io re' geoerHle m edico, disleeUo Avellino. - Nomrnato graild' uffiziale nell'Ordine del la Corona d'Italia.

R. Decreto 21 marzo 190i. DELLE PIANE cav. Luigi, capitano medico d is tretto Savona. giore.

Promo~so mag -


400

MOVIltE~Tl A VYEN UTI NEL CO RPO SA~l 'i'. P. .NEL PERS. FAllllACE UTfOO

Decreto M inisteriale 12 aprile 190ì. T APPARINI cav. Cesare, capitano medico distretto Lecce.- RichiamaLo in serv tzio del 7 aprile al 16 ma~tgio ·1907, presso J'ospedale militare di Bari.

Decreto ministeriale 18 aprile 1907. CACCHIONE cav. France!lco, capitano medico distretto Campobasso. - Richiamato in servizio temporaneo presso l'ospedale militare di Olueli dal i aprile al 14 maggio l 907.

R. dec reto i9 aprile 190i. T AROCCHI cav. AdoUo, capitano m edico distretto Perug ia. - Promosso ma~­ giore medico con . anzianità 21 marzo 1907. - P1·ecederà nel ruolo il mnggiore medico DELLE PI ANt:: cav. Luigi.

Ufllolali 41 riserva. R. Vecrelo 21 mar .oo 19()7. Tenen te colonnello medico promosso colonnello medico : SoRMAN I cav. Giuseppe, d1 sl r ello Pavia. Maggiore medico promosso lenente colonnello medico: DE ·PASCA LE Ach.i lle, distretto A velli no. Capi tani m ed ici prom ossi mag-giori medici: PARLATI cav. Paolo , d1st1·ello Barl etta - RANDAGIO cav. Ernesto, id. Savona. A sTt-:NGO cav. Francesco, id. Savona - T oLLER Giuseppe, id. Como STKLLA F1·ancesco, id. Bari - GALANTE ca v. Giuseppe, id. V ellezia - SE· Vf. RJ Prospero, id. Arezzo - TRAVOSTtNI T ommaso, id. Roma- SIRAVO Beniamin o, id . Campobasso - PIRACCINI Luigi, id. Fodi - BELTRANB !·incenzo, id . Casale - CARA~IITTJ cav. A clt ille, id. Bologna - GHETTI L uigi, id . Rt~venna - (iARELLI Emilio, id. Orvieto - Ci!RQUA Nicola, id. Napoli. Te11enti meJici pt·omossi capilanj medici : CA RAFOLI Pr·obo, di:;lrello Bologna - UzAN Clnnente, id. Livorno - VERDURI Ernesto, id. Parma- OLIVA Francesco, id. Cosenza- LrcctARDRLLO M ario, id. M t'Ssina - Bt-:LLACOLONNA Anfo,1ino, id. Catania - CtoccHI Gaetano, td . Gaeta - PICCtONF. Nicolò, id. Trapani - MtLA~O Francesco, id. Savona.

Defunti. O t::~1 0NT E

Siloio, tefl<'n le medico i n aspetlali va per in rclrmi tà a T e l'in o. Mot·lo u T ot·iltn, il h apl'iiP l DIIi'. 11 R< ·<l A. ttor·n

D.r RIDOLFO L IYI, maggiore medico. Il D H'~"' t t o r'C'

Prr:TRO hrnR IACO, maggiore generale medico ispettore. GIOVANNI ScoL AR I, Gertn tt.


SOCIETÀ DI PREVIDENZA TRA GLI UFFICIALI DEL R. ESERCITO E DELLA R. MAmNA NEL REGNO D'ITALIA.- Riconosciuta come Ente Morale con R. Decreto 8 novembre 1892, N.0 DCCCIX, Premiata con Med.a.glia d'argento all' Esposizione generale italiana di Torino del1898,. con quella d'oro all'Esposizione universale di Parigi dell900 ed all'Esposizione regionale operaia di Roma. nel 1902-1903. - Ro11ta, Pia.~&~a Benedetto Oairoli, 117. Presidente onorario: S. M . VITTORIO EMANUELE III.

La Società assicura una. pensione vitalizia od un capitale in caso di morte, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3, (pensione e capitale possono accrescersi aumentando il contributo mensile); -provvede assegni vitalizi sia. differiti, sia. immediati;- converte in vitalizi le assicurazioni sulla vita. dei Soci e dei loro congiunti; concede sussidi ai Soci, alle loro vedove ed orfani, e borse di studio ai figli; - accorda mutui ai soci con s~mplice' cambiale senza. che occorra. firma. di avall~nti. - Nessun'altra Società congenere, nei limiti delle operazioni suesposte, può gareggiare con essa. Informazioni, StatU>ti, Tabelle possono aversi presso la. sede della Società, Roma, Piazza Benedetto Caù·oli, 117 e presso i suoi ra.ppresen~nti. Per iscriversi come Socio, rivolgersi alla. sede indicando la. data. ed d luogo di nascita del richiedente e l'operazione che intende eseguire. Situa.zJone -al 1° novenlbre 1905.

Capitale assicurato per indennità in caso di m01·te ... L. { ,~89,027. 08 Capitale annuo assicurato per pensioni vitalizie . . . . • 398,057. 95 Ammontare della riserva effettivamente aceumu la la . • 680,973.03

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GIORNALE MEDICO DEL

REGI ·O

ESERCITO

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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO.

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t o Il Giornale Medico del R.o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2° L'abbonamenl'> è sempre annuo e decorre dal 1° gennaio. 3° Il prezzo dell'abbonamento é : Per l'Italia e la Colonia Eritrea . . . Per l' Estero. . . . . . . . . . . U fi . 1 l t ~ in Italia . n asc1co o separa o cos a t all'estero

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.:, 4o L'abbonamento non disdetto prima del i' dicembre s'intende rinnovato per l'anno successivo. 5o l signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l'importo deJl'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). 6° Ai librai si fa lo scont-o del 10 •to• ma soltanto per gli abbonamenti delle persooe che non possono fruire della facilitazione di cui al n . 5. 7° Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc. 7 che accompagnassero le memorie, sono a carico degli autori. . So Gh autori delle memorie potranno averne gli estratti facendone ricbtesta all'atto dell'invio delle bozze corrette. Gli estrali i sono di due tipi : TIPO A . - Con copertina in bianco, 'senza frontispizio, e colla Impagina· . tura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Con copertina stampata, frontispizio, impaginatura e numerazione speciale. Il prezzo è regolato dalla seguente tariffa : Pre.:r;.:r;o d.l. oia.aou.:o. :foK1io eu. eta.s:x1pa.

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ANNO LV - 1907

FASCICOLO VI

30 GIUGNO

SOMMARIO

•E•eatJE •II!.IQII'IAI.I . ......... - Gerla· barella e ciclo-carrello . . • . . . . . . . . . . . . . . Pag. 401 flizzutl. - SoUa vlrulellla Ilei blleilll pseodo-din erici associati al bacUlo di Kocb . 4!5 CIH!tl. - Della proprietà del sapone di tener setolte neWacqua alcune sostanze m edicamentose • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43t

CASUJSTICA CLINICA : Rlnald l. - Sofia diagnosi dej"";.,orbillo . . . • • . . . •

43~

&IYI8TA DI OIOaJIIALI ITAJ.I.\1'11 ED E8T JEal . Rivista di c~rgia generale, pag. 448. - Rivista di chirurgia di goarra, pofi. 455. - Rhista di oto-rl~o-lartngolatria, pog. 459. - Rivista d1 ocoll~llca, pag. 4Gt . - Rivista di anatomia e Oslolog1a norm~tle e patolJglca, pag. 48!. - Rivista di malattie veneree e della pelle, pag. 464. - Rivis-ta d'Igiene militare, pog. 466. - Rivis ta. blbllograllca, pag. ~69. - Noti%ie, pag. 473. - Miscellanea, pag. 477. - Movimenti avvenuti nel Corpo Sam ta.rlo e nel Personale Farmaeeutleo, pag . 479. (V. 'Jndlu nell'lntrmo dtlla copertina)

Dll'\EZJONE ED AMMINISTRAZ!ONE' BOllA - Pali\Uo del Mlailte'l'o della Guerra, Via XX Set1e111bre • ROIIA

P.er le lnsemo.U a. pagamento rivolgersi esclusivamente &U'UfftOIE ITALIANA EDITRICE E DI FUBBLICITÀ - JIILANO, Via. Pietro Verri, N. 13.

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INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALI.ANl ED ESTEIBl

IUVISTA. DI CHIRURGIA GENERALE RecenU progressi nella chirurgia dei vasi sangllil!ni Slawlnakl. - Sulla parziale resezione del cordone spermatico nelle operazion• radicali delle ernie ioguinali . . . • . • . . . . MUhsam. - Di una lesione tipiu degli r.hauiTeurs . . . . . • . . • IUrohner. - Quale o il momeu~o pericoloso per l'origine di una frattura di un metatarso nella marcia ? . • . . . • • • . . . . . • . . Hergel. - causa della febhre dopo la splenectornia . RIVISTA DI CBIRURGIA DI GUERRA . Brentano. - Sulle feriti d'arma da fuoco dei vasi sanguigni e loro trattamento. aJVISTA DI OTO-RINO-LAR!NGOIATRIA. Nleddu. - Le affezioni dell'oreeehio tneompatlbili eol servizio militare . Balla. - l movimenti respil•atori anormali della membrana timpanica . RIVISTA 0 1 0CULIST!CA. De Falco. - La correzione totale della mlopia, basata so i nuovi concetti funzionali P. sulla fati ca oculare. RIVISTA 1)1 ANATOMIA E FISIOI.OGIA NOR,MAT.E E PATOLOGICA. Elnthowen. - Il Telecardiogr,lmma . . . . • . . . . . . . . DI Giacomo. - Sulle mod rrtcazioni istololtiche rlell a vena safeoa normale dalla nasc•ta alla vecchiaia e sul!.: altera.zion1 istologlcbe delle varici degli arti InferiOri . RIVISTA DI MALATTIE VÉNEREE E• DELLA PEI.LE. Uhlenhuth , Hoflmann o Roscher. - Ricerche sull'azione ,tell'at.oxil nella sllllhlo RIVISTA D'IGIENE MILITARE. Sestlnl. - La lttbercolo~! nella gente di marol con speciale riguardo alla marineria da

o·Arcr Power. -

~tnena

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Casarlnl. - Ricerche comparative tra il lavoro muocola re degli arti superiori e inferiori . RIVISTA lliOLIOGIIAFICA. , Bonnette. - Pericoli .joi liri in bianco. EIIetti •linarnic• e vulneranti delle cartucce a falsa IJIIIIO tlOia • · • • . . . . . • . . • . 'tti della Cllolca otorinolaringologlca della R. Uoiversità oi Roma.

Loeb. - Fisiologia compa&ata del cer~ell" e psicologia comparata . NOTIZ IE. Ri;nltato d~l concorso al premio Riberi Ira gli u!llclali medici é.el reg•o esercito e della regia marina, scaduto il 30 oovembre t 9116 Societa di meJicma legale MISCELLANEA • MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E ~EL PERSONALI!: FARMAC&UTICO

Pag. 448

451 453 454 455 P au.

455

Pag. 459 460

Pag. 461 Pag. 462 463

l'a!J. 41»

Pao. 466 469

1'110. 469 47t 47!

l'ag. 473 476 Pag. 477

4i9

Pubblicazioni vendi bili presso l'Amministrazione del 11 Giornale Medico , VIA

XX Sf.T"I'llllOHB. PALAZZO II KL Mo NI.!TKRO 1\I!LL A t;t;SRR A

Antropometrùt mililarr. - Risultat-i ottonuti dallo spogUo dei [ogli sanitari deUé classi 1859 ·1863; due volumi in 4:0 con at.l anto Vol. CDati, n.nt~opologici ed etnologici) con Atlnnto della geografia an· tropolog ca doli l talla. - Roma 1896. . . . . . . . . . . . . L. 18 . . . • 6 Vol. II (Dati demografici e l>iologici). - Roma, 1!!05 B~lWJ!l'"IO e S•'OBZ,o\. - Compendio di clùrurgia di guerra compilato euUa storia medico-chimrgica clelln guerra di secessione d'America. - R oma, 1888, 4 volumi, prezzo ridotto . . . . . . . . . . . . . .· . . · • 5 HBHNARDO e BREZZI. J,o sgombero degli nmmalati o feriti ÌJ1 ~uerra. Memoria premiata al concorso :Riberl. Un volume di png. 276 con molte figure e tavole grafiche. - RotnA., 1905 . . . . . . . . . . . . . !"" • 3 oO CuSANl. Esposizione sommaria dell'ordinamento e funzionamento del ser· 50 vizio sanitario in campogna pres~o i'e.~ercit.o italiano. - Roma, 1906 • DE CESA.RE. - Studio sullo mediast.ioiti (mediostiniti suppurativo, necesso mediastin.ico). - Roma. 1900. Un \"O I. di pag. 144 . . . . . . . · • . » 2 H~ltTL. - Onoll.latologia anatomica. Storia o critioc'l del mod erno lingu11-ggJO anatomico. Traduzione libera italiana doi doltori C. PR"ETTI e C. SFORZA· • (lRoma, l 884. (Edizione mro)

{I


. MEMORIE

ORIGINALI

GERLA-BARELLA .E CICLO-C.AR.RELLO Per il dottor ~a,·. Donato !lbbate. magg• ore medico

Da paredchio tempo mi vo stndiando anch'io Ji portare il mio modesto contributo alla preparazione del materia.le sanitario da trasporto per feriti ed ammalati in guerra, facendo utile trasformazione della gerla comune in gerla-barella, ed aggiungendo ad essa uno speciale carrello. Nel suo genere, la gerla-barella è nn congegno che non ha l'uguale neanche nelle dotazioni sanitarie di altre nazioni, e può colmare completamente la lacuna, oggi esistente, nel materiale assegnato al nostro esercito per trasporto dei feriti ed ammalati in guerra, come può essere utilmente impiegata in pace, nei servizi di campagna, in tutte le occasioni di esercitazioni e di manovre annuali. Siccome poi l'apparecchio si può ridurre in piccolo volume e si divide in due parti, entrambi da trasportarsi agevolmente anche a spalle, così è facile raggiungere l' imp<,rtante scopo di poter disporre, alla occorrenza, di un rilevante numero di barelle complete, nonchè facilmente trasformabili, a. seconda dei singoli bisogni, al seguito delle truppe combattenti, anche in terreni difficili ed accidentati di montagna, onde effettuare con tutta. sollecitudine lo sgombero dei feriti e degli ammalati, essendo risaputo che il ritardo nei soccorsi è la causa più grave della mortalità in guerra, e che.la vista. dolorosamente impressionante dei compagni giacenti al suolo, non dà certamente coraggio, nè ardimento ai guerreggianti. Le due mezze gerle-lbarelle sono custodite in buste di tela allo scopo di difenderle dalla polvere e dal fango ecc. e nelle stesse possono parimenti essere trasportate a dorso d'uomo al seguito delle truppe in marcia. Le medesime coperture poi, in caso di bisogno, possono essere adoperate come teli per barelle orizzontali improvvisate applicandovi le stesse stanghe, o due bastoni da montagna a cui si fisseranno, in un modo qualunque, due traverse per mantenerli a distanza necessaria. Possono pure essere utilizzate come sacchi comuni per contenere e trasportare .m ateriale da medicazione, nonchè, ripiene di paglia, di !6 -

Gli>rnale me<Ueo.


G~fH,.A·DAREI..LA

E CICLO·CàHRELV)

fieno e di foglie ecc. ecc., servono benissimo da pagliericci e giacigli

per feriti anche sulla stessa gerla-barella, ~ui carri, sotto le tende, sui tavoli improvvisati per medicazioni ed opera.zioni in campagna ecc. La gerla-barella è dunque un' imP.ortante applicazione della comune gerla a lpina al servizio sanitario in guerra ed in pace, poichè solamente con tale mezzo da montanaro, si può agevolmente trasportare qua.leiasì ferito in quello adagiamento che meglio si ravviserà necessario, in rapporto alla gravità, natura e sede delle lesioni riportate, nonchè fraliturati gravi, potendone immobilitare gli arti inferiori sugli appositi reggi-gambe, senza do~er ricorrere a ripieghi sempre diffici li a procurare in montagna, come sempre inadatti e insufticienti ai singoli bisogni. L'apparecchio è anche fornito di cappuccio e di speciale tenda, onde procurare al ferito 1 tanto durante il trasporto che nelle soste, nn sufticiente riparo coutro il sole, la polvere, la pioggia, il vento ecc. nonchè contro i rigori della notte, in caso di bivacco, specialmente in montagna. Di regola, il trasporto con la gerla-barella, si deve eseguire da. due portator~, ma. può farsi a dorso di un solo uomo, sempre però in caso eccezionale, e là do~e è assolutamente impossibile per le acciaentalità delle vie, o per J.a mancanza assoluta di esse, eseguirlo con gli attuali mezzi a disposizione delle truppe in montagna, e purchè il portatore possa riposarsi frequenten~ eute ed accompagnarsi ad altro uomo libero per il necessario aiuto e ricambio. Giova intanto osservare, che, in seguito a particolare attacco e disposizione degli spallacci, fu o~viato al grave inconveniente della compressione sulle regioni alte anteriori del torace con notevole risultato a riguardo della funzione respiratoria e della circolazione del portatore. Adoperando la gerla-barella nel trasporto a spalle, essa può essere facilmente mantenuta equilibrata, sia per la sua costruzione particolare, sia per l e necessarie inclinazioni che il portaferiti sa.prà dare al suo corpo interposto fra. il carico ed il suolo, come pure per l'uso d~i contro· spalla cci e del cappuccio frontale, che serviranno al portatore da validi mezzi ausiliari per sostenere sempre meglio equilibrato l'apparecchio addosso, e riportarne facilmente il carico sul centro di gravità. Con la gerla-barella., è facile effettuare anche il trasporto sui carri da battiìgliol'lé e da. contadini, colloéandovela fta. le fìancat·e a guisa. di amaca, affi nchè non ne siano risentite sensibilmente le forti scosse: se ne può fare uso sui treni ferroviari attrezzati e sui carri di sanità, come ogni altra barella rigida, mentre servendosi poi di uno speciale apparecchio in ferro articolate, denominato sostegno da. basto, si potrà pratica re age~olmente il trasporto someggiato.


OERLA·BARELLA E CICLU-CARRELLO

403

Inoltre la gerla-barella, come semplice gerla da montanaro, può essere largamente impiegata nei servizi ordinari di campagna, nonchè

in quello più importante del rifornimento delle truppe avanzate col notevole vantaggio di poterlo eseguire a spalle di uomo, anche di notte tempo, sostituendo il trasporto someggiato, il quale, mentre non f!. sempre facile in montagna, può essere forse neauche sempre opportuno per quelle deduzioni che il nemico ne potrebbe trarre a sua utilità. Nella. occasione gli stessi portatori trasporterebbero indietro ammalati e feriti con economia di tempo e di altro personale. Per rendere molto più fa,cile e sollecito il trasporto e lo sgombero dei feriti dal campo di battaglia, aggiunsi nno speciale apparecchio articolato, sul quale adattando la gerla-barella essa si può trasformare agevolmente in barella a ruote, e, come tale, potrà funzionare in pianura e sulle vie montane, risparmiando cosi gran numero di uomini ed energi a fisi ca dei portatori, dovendo trasportare ~pecialmente feriti ed ammalati gravi. L 'apparecchio fu denominato ciclo-carrello~ e siccome non fa part.e integrante della gerla-barella, così si può adoperare anche da comune carrello pel trasporto di oggetti di medicazione, di vettovagliamento e di equipaggiamento dei feriti ed ammalati in campagna. Dove poi non occorresse, o non fosse possibile far funzionare il ciclo-carrello per le accidentalità delle vie da percorrere, sarà ripiegato su se stesso, e trasportato a spalle, oppure potrà essere spinto a mano come una bicicletta pieghevole regol amentare~ ed i manubri ne sarebbero formati dalle capre;A·ivolte e sostenute in alto da appositi ritegni. Pertanto ho ragior(I da concludere che la gerla-barella ed il ciclo-carrello possono so(Jdisfare alle più svariate esigenze del loro uso nel servizio sanitario di trasporto in campagna, tanto più, che ogni particolarità di costruzione corrisponde oramai ai peculiari bisogni che furono rilevati negli esperimenti eseguiti ufficialmente, qualche anno fa, dai nostri reggimenti alpini, d'ordine del Ministero della guerra con alt.r i miei consimili apparecchi. Quindi mi è d'uopo sperare di aver risoluto completamente il difficile problema del trasporto dei feriti, e specialmente dei fratturati in montagna.. Infatti con la gerla-barella si può agevolmente da una vetta, come dalla profondità di un burrone, trasportare qualsiasi ferito, e s'e occorra, fino al suo letto di cura, cambiando anche trasporto da dorso d'uomo a quello a due portatori, da quello a !"note al someggiato, e così effettuarlo sui carri in genere e sui treni ferroviari attrezzati, senza bisogno di rimuovere il paziente dall'opportuno adagiamento in cui fu eollocato dalPinizio del trasporto.


404

GERLA-BARELLA E CICJ.O·CARRELLO

Struttura della Gerla-Barella. La gerla-barella è costruita di tubo di acCiaiO trafilato e s1 compone delle seguenti parti principali: 4 pareti; l sedile con sostegni articolati; 2 reggi-gambe. Sono poi annessi: 4 spallacci; 2 contro spallacci; 2 fascie pettorali;

4 maniglie di tela reggi-stanghe; 4 cinghie · reggi-pareti; 4 ganci a squadra girevoli; Sono poi aggiunte: 2 stanghe articolate; 2 fascie a tracollo per trasporto; . l tenda a tettuccio con relativi 8 paletti fermat.endt~.; l cappuccio articolato a mantice; ·1 frontale speciale per p01ta feri~i. L e quattro pareti han~o diverse dimensioni. La l" e la 3" misurano m. 0.78 in altezza per m.O.u8 in larghezza massima, e la 2' e 4• m. O. 72 per m. 0.49. Sono r ivestite di tela d'olona impermeabile ed amovibile, e presentano la figur a di rettangolo irregolare per modo che, messe insieme, danno alla gerla-barella la forma press'a poco di una piramide quadrangolare irregolare tronca a base in alto. Per facilitare Ha descrizione vennero denominate 1", 2", 3' , 4\ a cominciare da quella costituita da un solo telaio rigido.

Prima parete. - È la più importante dello apparecchio, poichè forma lo schienale pel trasporto a spalle d'uomo, e perciò si pnò ~hia­ mare anche anteriore a differenza .delle. altre denominate laterali e posteriore. Il suo rivestimento è i m bot tito con crine animale, e la superficie esterna è alquanto concava per meglio adattarsi al dorso del portatore. Lungo i lati, a metà altezza, si trovano due profonde e simmetriche insenature semilunari, ecl al disotto di esse, sono adattate, una. per parte, due sol i d~ piastrine di ferro massiccio conformate ad orecchìette con quattro fori circolari.


GERLA·B.\RE LLA E CICLO-CARRELLO

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I n alto sono prati<:ate quattro aperture nel rivestim~nto di tela, e servono, le più esterne per le cinghie reggi-pareti e per due fibbie corrispondenti ad altrettante piccole cinghie i vi cucite allo interno per mantenere i reggi-gambe in posiizione verticale, e le più int.erne per dar passaggio ai controspa.llacci, i cui capi liberi, quando non sono adoperati, devono essere sempre contenuti in apposita sacca di tela applicata sulla faccia interna della parete stessa: sul lato inferiore poi sono fissati due robusti anelli di ferro per dare punto di attacco ai ganci degli spallacci, allorchè vengono adoperati.

Seconda parete. - Si unisce alla prima con cerniere fisse ad otto

,

in cifra, e si collega alla terza con cerniere snodabili munite di chiavistello verticale. Tale disposizione delle cernier e può anche essere invertita per po· tere disarticolare dalla prima tutte le altre pareti, com presa la seconda. Questa è formata. di due telai articolati l'uno sull'altro per mezzo di speciali cerniere a fasciatura con pernio a ghianda, le quali, mentre facilitano il movimento d'inclinazione del telaio superiore all'infuori, lo sorreggono pure in posizione verticale sull'inferiore. . Sulla faccia. esterna, ed in alto verso l'angolo posteriore, vi è fissata una. cinghia con fibbia a riscontro, ed inferiormente un cappio di tela per assicurare alla parete medesima una delle stanghe pieghe· voli della gerla-barella. A metà altezza della superficie intet;na è cucita una larga fascia di tela fornita anche essa di fibbia e riscontro, e può essere usata, a seconda delle circostanze, da pettorale, da ginocchiera e da sostegno dorsale, come in seguito sarà detto. Tale fascia è sorretta in alto contro la superficie interna della parete da un cappio fatto di funicella ritorta allorchè non viene adoperata. Al telaio inferiore (lt~.tç superiore) sono fissate du·e maniglie di ro· busta cincihia, e lungo i lati verticali due ganci rettangolari di ferro gire-yoli intorno all'asse, e muniti di correggiale o di cordellina. Tanto le maniglie, che i ganci, servono per l'applicazione delle stanghe direttamente allo appare·cchio, n~l caso di trasporto a due portatori. All'estremità. superiore d ella pa rete sono praticattl quattro aperture, di cui due servono per l'uso d el cappuccio e le altre per dar passaggio alle cinghie reggi-pareti, con le quali se ne regola il grado d'inclinazione nei vari adattamenti della gerla-barella, e cioè dalla formazione d i sedia comune in sedia a sdraio, ed in lettiga perfettamente orizzontale.


406

GERLA ·BARELLA E CICLO·OA R RELLO

Terza 1;m·ete. - Si collega con la seconda mercè articolazioni snodabili, o anche fisse, a seconda dei bisogni, ed alla quarta con articolazioni fisse ad otto in cifra. È costituita pure da doppio telaio, e presenta ai lati due insenature simmetriche e semilunari. Sulla faccia ester na sono applicati due spalla.cci comuni per il trasporto a dorso d'uomo della rispettiva metà della gerla-barella. Allorchè essi non sono adoperati, devono sempre essere contenuti in una saccoccia, che è cucita sul telo di rivestimento al disotto della loro inserzione. Inferiormente si trovano due anelli per l'uso dei ganci degli spallacci, ed in alto sono. praticati nella tela due fori simmetrici, per poter fissare agli ~ngoli due cinghie reggi-pareti consimili a quelle dello schienale. Nel mezzo del lato superiore del telaio è applicata una fibbia, la quale corrisponde alla cinghia esistente sul centro del lato diametralmente opposto della prima parete, e serve a mantenerlo in posizione \erti0ale contro il fianco del ferito, nell'adattamento della gerla-barella in lettiga orizzontale. Quarta parete. -- È perfettamente consimile alla seconda per ·forma ed altre particolarità, però si congiunge alla prima con cerniera snodabili ed alla terza con cerniere fisse ad otto in cifra. La disposizione e conformazione delle cerniere permettono che le quattro pareti della gerla-barella si possano piegare l'una sull'altra a modo di paravento comprendendo nel mezzo il sedile, i reggi-gambe ed il c~ppuccio, e facilitano la manovra di poter dividere tutto l'apparecchio in due parti, onde poterle più agevolmente trasportare a spalle d'uomo.

.

Sedile.- È formato da un rettangolo di tubo d'acciaio, rivestito di tela d'olona rinforzato con cinghie disposte a croce. È articolato sulla superficie interna della prima parete all'altezza. delle insenature semilunari, ed è fornito di due robusti ganci per mezzo dei quali prende sicuro appoggio sul telaio inferiore della parete po· steriore, mantenendo cosi' in contrasto l'intera impalcatura dello apparecchio, la cui stabilità e resistenza stanno in rapporto diretto col maggior carico, che possa. gravitare sul sedile medesimo. E ssendo poi sorretto, a sua volta, in posizione orizzontale a guisa di mensoletta sulla superficie interna della parete dorsale da un solido e proprio sistema di sostegni articolati, può perfettamente funzionar~ senza bisogno di essere circondato dalle altr.e pareti della gerla-barella,


GERLA·DARI!Ll..A E CICLO·CARRELLO

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nel caso che si voglia eseguire il t rasporto a dorso d'uomo servendosi della sola parete schienale: In tal modo si otterrebbe una diminuzione di oltre la metà del peso totale del congegno.

Reggi-gambe. -Sono formati da due rettangoli eli tubo d'acciaio rivestiti di tela d'olona, ed articolati al sedile per me.zzo di congiunture a nodo, e misurano cm. 75X 14. Sui lati interni, per meglio adattarsi ai fianchi del portatore, presentano una larga curva rientrante, e a quasi metà lunghezza si trovano adattati due robusti ganci con carruco le, sulle quali si devono far sempre apoggiare gli spallacci, prima ancora, che vengano agganciati ai rispettivi anelli. Alla estremità posteriore portano due appendici in ferro massiccio a forma di cornetti, con i qnali prendono punto eli appoggio ai rispettivi fori circolari delle orecchiette in ferro collocate al disotto delle insenature semilunari dello schienale. Sono altresì forniti di tre cinghie con fibbie per gli arti inferiori, ed alla sua estremità anteriore è fissata con punti di cucitura., un'altra cinghia a doppio capo, con lungo riscontro per regolarne l'atlattamento l' in~linazione.

Spallacci. - Due eli essi sono applicati alla 3a parete, come fu già detto, ma i due più importanti sono quelli annessi allo schienale costituiti, per un tratto, da larghe e robuste cinghie di tela, e per il resto della lunghezza da corde, le quali terminano con ganci, fibbie e rispettivi riscontri. I tratti di corda giovano altresì per ridurre al minimo la larg hezza · degli spallacci ai fianchi del portaferiti, perchè possano pr"endere facile appoggio sui ganci dei reggi-gambe, e per non arrecare incomodo agli arti inferiori del ferito. Co1~trospallacci. -

Sono formati da due tratti di funi cella, che scorrono in piccole carrucole, e portano alle loro estremità due ganci a molla. Anteriormente, dopo di avere attraversate le campanelle di ritegno fissate sul primo tratto degli spa1la.cci, terminano con robuste maniglie di tessuto di canape.

Fasce pettorali, maniglie di tela, reggi-stanghe. menzionate descrivendo la seconda parete.

Sono state già

Cinghie ·reggi-pareti. - Sono di tela, e presentano vari fori praticati a brevi t ratti in tutta la lunghezza. Un capo di esse, a cui è annessa una robusta fibbia .è fissato, con punti di. cucitura, agli angoli


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GERLA-BARELLA E ClCLO·CARRELl.O

superiori della l" e 3a parete, mentre l'altro capo e libero, e termina con on piccolo gancio di ferro zincato.

Stanghe at·ticolate. - Sono di legno di frassino a fibra diritta, e a sezione rettangolare con manici ricurvi, torniti e protetti da. puntali di lamiél'a. Esse misur~no in lunghezza. m . 2.GOX 4.3 di spessore; sono pieghevoli per mezzo di robuste e speciali cerniere a angolo con incastro, e portano, presso i manici, un gancio di ritegno ed nna. ghiera. con chiavistello per tenerle chiuse. Fasce a t1·acoUa per traspot·to. - Sono formate da robuste cinghie di tela con una estremita ripiegata a. cappio, e con l'altra fornita di fibbi a e riscontro, onde poterne regolare la lunghezza a seconda della statura di ogni singolo portatore: di regola esse devono essere sempre annesse alle stanghe per poterle trasportare in marcia più agevolmente a bracc-arm, quando però non sono un ite a ciascuna. metà. della. gerla-barella. Tenda. - È costituita di tela color fulvo in proporzioni ridotte. .Alle due estremita del corpo centra le sono applicati due cappelletti di cuoio a. forma-triangolare per accogliere le punte delle stanghe disposte a guisa· di compasso semi aperto, quando vengono adoperate in sost ituzione ùei comuni bàstoui da tenda. Ai cappelletti sono aggiunte due campanelle munite di funicelle, e vi sono praticati due fori per da.r passaggio, all'occorrenza sotto il tetto della. tenda., ad una corda qualsiasi per poi fissarla a qualunque naturale sostegno in caso di mancanza delle stanghe, o di smarrimento dei paletti, e di rottura delle campanelle reggi-corde. Sulla superficie estema, ed in alto dei settori, sono collocati, in due borso a scompartimenti, otto paletti in acciaio tubolare con testa ripiegata. ad uncino. Sugli orli dei settori e dei rettangoli sono cuciti alcuni cappi, e ghiandine, mentre lungo il contorno della base si trovano vari fori forniti di corone di spago st,raforziuato per l 'impianto della tenda.

Cappw·c·io. - È costit uito da quattro se1'nicerchi di ferro trafilato riuniti a ventaglio alle estremità. alle q uali sono annessi d ue speciali ritE'gni con vite a galletto 'per voterlo fissare su lle pareti della gerla Larella, come meglio si ra v\·iserà necessario. Esso è rivestito di tela bia.nt'a all 'esterno, e di colore verdogno Io allo interno.


GERLA-BARELLA E CICLO-cARRELl,,O

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F1·ontale per parta{e1-iti. - È composto di tre striscia di tela disposte a capestro, di cui quella che si adatta alla fronte è imbottita di crine animale, e porta alle estremità due lunghe cinghie fornite di ganCl metallici per regola.rne la lunghezza a seconda del bisogno.

Struttura del Ciclo-Carrello. Il ciclo-carrello è costituito dalle seguenti parti: l intelaiatura di acciaio e fe.rro ; 2 forcelle; 2 ruote ;

2 saette di rinforzo in acciaio ; 2 freni per ruote; 2 ritegni a vite con galletto; 4 appendici laminari ; 2 sostegni a squadra; 2 mezza sale; 2 capre conformate a rettangoli; 2 camerelle in ferro massiccio ; L'intelaiatura è composta di due sban-e arenate,,. che, messe a sito, prendono la denominazione l'una di destra e l'altra di sinistra, e di due traverse, una. anteriore e l'altra. posteriore in rapporto a chi guarda il ciclo-carrello dal lato .della capra fornita di spallacci. Queste parti sono articolate fra loro in modo da permettere il ripiegamento dell'una sull 'altra, e quindi di tutto il ciclocarrello in piccolo volume a guisa di bicicletta pieghevole per essere trasportato a dorso d'uomo (vedi fig. la). Sbarre. - Sono costituite di tubo di acciaio dolce appiattito in forma ellittica, e misurano m. O.G5 in lunghezza. F ig. 1•. Ad esse sono applicate le forcelle, le ruote, le saette di rinforzo, nonchè i freni, le quattro appendici re ttangola.ri, i sostegni a squadra ed i ritegni a vite con galletto.

Forcelle e ?'ltote. - Sono consimili a. quelle d elle biciclette adottate nel nostro esercito, onde, all'occorrenza, poterle facilmente sostituire anche in campagna.


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(;ERLA·BA RELLA E CICLO-CARRELLO

Saette eli 1·in{orzo. - Sono di acciaio conformate a forcelle e servono per sostenere saldamente le estremità postflriori delle sbarre arcuate, che, a partire dal mezzo della curva, risultano più lunghe delle anteriori. F1·eni. - Sul centro della convessità delle sbarre sono i~ piantati due robusti manubri a vite, muniti di cuscinetti di gomma per mezzo dei quali prenùono mediato contatto con le ruote.

Ritegni a vite con galletto. - Sul lato interno della sbarra sono applicate due appendici di acciaio conformate a staffe semicircolari e fornite di vite a galletto. Appendici laminari. - Sono costituite da robusti rettangoli di ferro sporgenti per cinque centimetri ai lati esterni delle sbarre nel loro tratto posteriore.

Sostegni a 8quadra. - . ono formati da sporgenze di ferro tagliate a squadra, e collocati allo interno delle sbarre verso l'estremità posteriore. Jiezze sale. - Sono due spra=.ghette di acciaio articolate ai mozzi, e quando vengono congiunte nel mezzo, mediante vite a galletto, costituiscono la intera sala del ciclo-carrello. ' Trave1'se. - Sono .formate dR. tubi di acciaio con le estremità eli ferro per rendere più solide le rispettive articolazioni, e m1snrano cm. 70 in lunghezza. cc~pre.

- Sono costituite da due telai in tubo di aCClalO pl·essot:hè rettangolari rivestiti di teld. d'olona con appendice ad arco articolata alle rispettive estremità inferiori, e si denominano una anteriore, e l'altra posteriore. Misurano m. 0.70 x0.-!8 e si collegano alle traverse mediante articolazioni a.d anello, ed a quella posteriore sono anche annessi due spallacci con fibbie e riscontri. Ritegni a manit·otto. - A questa stessa capra sono aggiunti due r Ìltegni conformati a manicotto, e muniti di viti di pressione per il loro funzionamento, nonchè di due alette metalliche sporgenti sulla estremità superiore corrispondente alla rispettiva traversa. Came1·elle. - Sono di ferro ruassiccio ed adattate a.lla. traversa posteriore in modo da corrispondere a lle alette, alle q ua.li danno sicuro e saldo a p poggio in un particolare adattamento del ciclo-carrello, come sarà qui appresso menzionato.


GERLA-BARELI,A E CICLO-CARREl.L<J

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Struttura del sostegno da basto. È costituito dalle seguenti parti: 4 mezzi archi di ferro articolati (misura cm. IJO X 2' 2) ; 4 ritti di ferro profilato ad angolo con occhielli all'estremità. (misurano cm. 35X~'. •); l traversa di ferro snodata (misura cm. 35X 3'/ J . Le speciali articolazioni delle parti componenti la intera impalcatura dello apparecchio ne permettono il ripiegamento su se stesso, e la riduzione in piccolissimo volume, nonchè lo adattamento a qualsiasi basto o bardella da. montagna. Alle quattro estremità dei ritti sono annessi altrettanti tratti di corda straforzinata della lunghezza di 1netri due e mezzo.

Maneggio della Gerla-Barella. "Dovendo ad operare la gerla-barella, si fa osservare, che si possono dare due casi, o che tutto l'apparecchio si trovi riunito con le quattro pareti ripiegate su di loro, o che sia diviso in due par ti distinte, e cioè in la e 2" mezza gerla-barella. Nel primo caso occorre sciogliere le cinghie, che tengono riunite l'l pareti, e che sono applicate agli angoli superiori del la 1• e s•, indi si devono spiegare le parti stesse con un movimento a tour·de-main, e poi congiungere la 4• alla l" per mezzo delle cerniere a chiavisteflo, formando così l'impalcatura della gerla. Ciò fatto si abbasserà il sedile e lo si farà appoggiare, per mezzo dei r ispettivi ganci, sul telaio inferiore della parete posteriore, e sui proprii sostegni. Indi si collocheranno a posto i reggi-gambe assic~rancloli per mezzo delle appendici metalliche (cornetti) ai fori circolari delle orecchiette, ed al lato superiore della parete schienale, con le cinghie a. due capi. Occorre intanto osservare che, quando ]a gerla-barella viene preparata per il trasporto a due portatori, i reggi-gambe si devono sempre tenere in posizione verticale contro la superfìcie interna della la parete per mezzo delle apposite piccole cinghie ivi collocate, come già fu detto, oppure si possono adattare incrociati all'esterno della stessa (vedi fig. ~ e 13•). Qualora poi si voglia portare il ferito senza fare uso dei reggi· gambe, questi dovranno essere rivolti contro la facc ia interna delle /


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GERLA-BARELLA E CICLO-CARRELLO

pareti laterali in posizione verticale, oppure collocandoveli t rasversalmente. Ciò serve per rendere libere le aperture semilnna ri dello schienale al passaggio delle gambe, del ferito le quali, nel caso speciale, resteranno sporgenti in fuori dallo appa.recchio ai fianchi del portator e, e vi saranno sorrette dalle cinghie reggi-pareti adattate a guisa di sta.ffe. In ca.so di ripiego possono essere adoperate, allo stesso scopo! anche correggia da. pantaloni, fnnicelle comuni, cravatte da soldato ecc. ecc. Nel secondo caso, in cl!i la gerla.-barella si trova divisa i n due parti, bisogna. inna.nzi tutto togliere le stanghe a ciascuna metà, e qu indi si sfibbiano le cinghie, che tengono riunite le pareti, e si compone la gerla congiungendo la terza. parete alla seconda, e la quarta

Fig. 2•.

alla prima per mezzo delle apposite cerniere snodabili, e munite di eh ia viste l! o. ·Se poi la seconda metà fosse formata dalla 2•, 3• e 4a parete, allora solamente le due laterali (2• e 4•) si dovran no congiungere alla prima per comporre l~t gerla-barella. Da questa formazione, abbassando i telai superiori della 2•, 3s e 4• parete si avrà una .comoda sedia ordin aria a spalliera, mentre, se si abbasserà un solo dei tre telai sopradetti, si otterrà una sedia a bracciuoli, e se poi tale sedia venisse formata abbassando il telaio superiore di una delle due pareti laterali (2 • o 4a) ed inclinando l'altro diametralmente opposto, mercè le cinghie reggi-pareti, si otterrebbe la poi trona a. sdraio, utilissima per adagia.re e medicare i feriti (vedi fig. 2").


GERLA-BARELLA E CICLO-CARRELLO

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Da questo ultimo adattamento si passerà facilmente alla barella orizzontale continuando ad inclinare la parete opposta a quella già a"\)bassata, e così si avrà una lunghezza utile del telo dellallettiga di m. 1.80, mentre quella delle stanghe è di m . 2.60, ben rispondente ai bisogni del trasporto a due portatori . Il movimento d' inclinazione delle pareti si può eseguire anche graduatamente per mezzo delle apposite cinghie reggi pareti (vedi fi g. 3•).

Fig. 3•.

Con tali cinghie si regola quasi tutto il meccanismo dei vari adattamenti delll!- gerla-harella, e sebbene cosi importanti, pur tuttavia sono facilmente sostituibili con correggia da pantaloni, con comuni funicelle, nonchè con cravatte da soldato, o con vimini di qualunque specie, sempre facili a trovare in montagna.

Trasporto a dorso d'uomo. Si forma prima di tutto la gerla, indi si abbasseranno i telai della 2), . 3> e 4• parete e si collocheranno a sito i reggi-gambe. Ciò fatto, si ada.gierà il ferito sul sedile nella posizione di seduto, con ~li arti inferiori distesi ed assicurati sui reggi-gambe, avvertendo che 1 ~ questo momento bisogna. ben sostenere la gerla-barella, affinchè, sotto 1l peso delle. gambe, non si rovesci in avanti. Successivamente. si alzeranno all' intorno del ferito i tre telai abbassati, e si assicureranno tra loro con le cinghie reggi-pareti.


414-

GERLA -DARELLA E CIOLO·CARRKLLO

Per e\·itare poi, che il feri to possa, durante il trasporto, portarsi all'indietro col corpo, e quindi spostare il centro di gravità del carico, si devono applicargli a tergo le fasce pettorali annesse alla. 2• e 4• par ete disponendole a croc.;e ed affibbiandole agli angoli superiori opposti della parete schienale (vedi fig. 4•). Allo stesso scopo potrebbero pure

servire le cinghie reggi·pa.reti essendo abbastanza lunghe e resistenti per ci rcondare e sostene1·e il dorso del ferito. Ciò fatto si assicureranno i capi liberi dei controspallacci, per mezzo dei loro rispettivi 6a.nci a molla, agli angoli posteriori dell'apparecchio

1-"ig 1'.

e precisamente l'uno a li vello del sedile, e l'altro all'altezza del lato superiore della 3> parete. Essi sono validi ausiliari degli spallacci, ed il portatore facendo presa sulle rispettive maniglie, potrà, a volontà, impedire che il carico si porti indietro, e con esso il centro di gravità della gerla-barella. {vedi fig. r1'). Ultimata tale preparazione si applicherà il cappuccio per mezzo dei rispetti vi ritegni sulle pareti laterali assicurandolo con le annesse cordelline, come meglio si ravviserà necessario.


GERLA·BAREI.LA E O!CLO·CARRELLO

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Perchè poi il portatore possa prendere a. spalle la gerla-barella, occorre trasportarla su di un rialzo qualunque, facile ad incontrarsi

in terreni montuosi, oppure dovrà essere alzata da terra a braccia da altri portaferiti o, meglio ancor a, per mezzo delle rispetti ve stanghe. I n tutti i casi, il portatore si collocherà, con le dovute precauzioni, fra i reggi-gambe (vedi fig. G•) e si adatterà gli spallacci regolaudone la. lunghezza in modo che, prima di agganciarli agli a p posi ti anelli, possano appoggiare saldamente sui rispettivi uncini Fig. 6' . dei reggi-gambe medesimi. Su tali particolarità. è necessario sempre insistere, aftinchè si possa evitare il grave inconveniente dell'eccessiva compressione sulle regioni alte an terìori toraciche del portatore. Intanto il portaferiti prima di mettersi in marcia, e prima ancora che gli altri compag11i gli abbiano abbandonata addosso completamente la gerla-barella, deve assicurarsi che il carico sia bene equilibrato servendosi, a tale scopo, dei controspallacc'i e del cappuccio frontale (vedi fig. 7•). Allorchè poi il portatore sente il bisogno di riposarsi, potrà profittare degli appoggi naturali, che frequentemente s'incontrano in montagna, op· pure si servirà de-ll'aiuto dei porta.feriti disimpegnati, i quali sorreggeranno la gerlaFig 7 • . barella dalla parte ·posteriore sia direttamente con le braccia, che puntellandovi le stanghe ripiegate, o anche mediante un sostegno applicato sotto il fondo in senso


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O ERJ.,\•DARELl.A E CICLO-CARRELLO

trasversal-e, e sostenuto a mano lateralmente; a tale scopo possono ben servire le stesse stanghe. . Ad ogni modo, il portaferiti, durante il trasport o, potrà sempre essere sostituito anche senza deporre a terra la gerla· barella, poichè là si potrà sostenere, nel momento della muta, da due altri portaferiti disimpegnati per mezzo delle stanghe (vedi fig. 6•). Gio,~a intanto far osservare che, per la conformazione delle insenature semilunari praticate ai lati della parete schienale. il ferito non potrà in · nessun caso ricevere incomodo dal tratto rigido interposto fra le regioni interfemorali, anche quando il suo corpo vada incessantemente a gravitarvi contro, sospinto in avanti dal modo stesso del trasporto. È pure meritevole di considerazione la circostanza che con la gerla-barella a dorso d'uomo, si possono portare gli ammalati ed i feriti, senza che essi abbiano a concorrere direttamente col loro aiuto per sorreggersi a cavaliere del portatore, tanto più che non sarebbe possibile in mtso di fratturati delle braccia e degli arti inferiori, nè consigliabile, quando si trattasse d'individui già esausti di forze, e non presenti a se stessi. Qualora poi si voglia eseguire il trasporto a dorso d'uomo servendosi della soJa parete schienale della gerla-barella, occorrerà innanzi tutto disimpegnarla dalle altre, snodando facilmente le articolazioni per mezzo degli appositi chiavistelli.

Indi si abbasserà il sedile, e si farà. appoggiare sui rispettivi sostegni articolati, poscia si collocheranno a posto i reggi-gambe e si disporranno gli spa.llacci con le solite modalità. Sull'apparecchio così ridotto ed in tal modo modificato, il ferito non potrà esservi adagiato che nella sola posizione di sedluto, ma sempre però con gli arti sorretti dai rispettivi reggi·gambe. Il caricamento si può eseguire tanto se il congegno trovasi a terra, nel qual caso deve però essere ben sorretto dai portaferiti, quanto, e meglio ancora, se fosse tenuto addosso dal portatore medesimo. Le cinghie reggi-pareti fissate sullo schienale, potendo essere incrociate a tergo del ferito, gli costituiranno ·un valido appoggio dorsale, a ffi nchè non possa spostarsi indietro col corpo, e squilibrare così il centro di gravità. Pure i n questo uaso il portaferiti farà sempre uso dei controspe.llacci, i quali, dopo caricato il ferito, saraqno agganciati agli uncini esistenti s ul lato posteriore del sedile, o direttamente al sedile medesimo, praticando due feri toie nel t elo di rivestimento. Il cappuccio poi sani. ap plicato in modo da servire bene anche sulla sola parete dello schienale (vedi fig 78 ) .


,

.,. Ti"'!"'"

GERLA·BAREf.LA E GICLO·CàRRELLO

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Intanto occorre fare osservare che, se colla. prima parete si mantenesse articolata solamente la seconda (o laterale sinistra), questa servirebbe di valido sostegno all'altra, e così l'apparecchio, sebbene ridotto a sole due pareti, potrebbe sempre sorreggerai a. terra, anche senza. molti aiuti, nell'atto di eseguire il caricamento del ferito. I noltre, costituendo il telaio superiore della seconda parete un appoggio laterale, se ne può pure usare l'annessa fascia pettora.le per farne un dorsale al ferito.

Trasporto a due portatori. Per eseguire il trasporto a due portatori bisogna innanzi tutto comporre la gerla lasciando i reggi-gambe a sito sulla faccia interna dello schienale, oppure collocandoli allo esterno di esso, come fu detto precedentemente (vedi fig. sa 'e 9•).

Fig

s•.

(i Quindi si disporranno orizzontalmente i telai superiori delle due

pareti laterali (2a e 4~) sorreggendoli allo stesso piano del sedile per mezzo delle cinghie reggi-pareti, onde ottenere la distesa orizzontale del telo della gerla-barella di m. 1.80, sufficiente per adagiarvi qualsiasi ammalato o ferito in posizione completamente coricata (vedi fig. Sa). Colle st~sse cinghie poi sarà. facile dare alle pareti quella inclinazione che meglio si r~viserà. opportuna, ed a seconda dei singoli bisogni. In tutti i casi il telaio superiore della terza parete sarà. sempre rialzato a fianco del ferito, e, per maggiore sicurezza, verrà pure so27 -

Giornale medrco.


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GERLA-BARELL A E CIOLQ-CAR-RELLO

stenuto in posizione verticale con l'apposita cinghia esistente sul centro del lato superiore dello schienale. Intanto, eseguendo il trasporto in terreni montuosi, e specialmente molto scoscesi, occorre che sia. bene a-ssicurato il ferito sulla. gerla--barella con le apposite fascie: fissate sulle pareti 2• e 4.a a. distanza fra. loro

da. corrispondergli pressochè all'altezza del torace e delle ginocchia (vedi fig. & ). Ciò fatto, si collocherà a sito il cappuccio per mezzo dei rispettivi ritegni, ed in caso di pioggia., di vento, dì bivacco e di altre eventualità, si potrà adoperare anche la tenda, senza bisogno dì rimuoverlo (vedi fig. 9a e 13•). Qualora. si possa presumere che durante il trasporto a due porta· tori, si debba passare a quello a spalle per le accidentalità del terreno

Fig. lP.

da percorrere, cosa del resto non difficile a riconoscere in montagna, conviene fin da prima preparare la gerla-barella a. tale scopo, a.ffincbè non si corra il bisogno di rimuovere il ferito dalla posizione in cui fu già convenientemente adagiato. Quindi, in questo caso, il piano della portantina verrebbe formato dal sedile collocato nel centro, dai reggi-gambe, distesi orizzontalmente da un lato, e dal telaio superiore della 3• parete dall'altro, al quale poi si può dare quella inclinazione che si riconoscerà necessaria, per mezzo delle solite cinghie reggi-pareti (vedi fig. 6-. Preparata comunque la gerla-barella per eseguire il trasporto a due portatori, si deve sempre far uso delle rispettive stanghe,che si applich eranno allo apparecchio o per mezzo degli appositi uncini gire>oli, o delle maniglie di tela (vedi fig. &).


GERLA-BARELLA. E CICLO-OARRELLO

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Dato poi il caso che si rendessero inservibili o venissero a man<Ja.re gli uni o le altre, si potrà ricorrere a facili ripieghi adoperando funicelle comuni, correggia da pantaloni cravatte, da soldato, cinturini òa giberne ecc. ecc. Intanto i portaferiti, in tutte le circostanze del trasporto a due portatori, si servirt~,nno sempre delle apposite fascia a tracollo portastanghe per maggiore comodità ed aiuto ' vedi fig. &).

Maneggio del Ciclo-Carrello. Allorchè si voglia comporre il ciclo-carrello, il portaferiti dovrà prima di tutto sfibbiare le cinghie, che ne tengono riunite le parti, indi se lo disporrà dinanzi in guisa che la capra fornita di spallacci, ~li corrisponda alle ginocchia, e spiegherà poi le parti in modo · da formare un rettangolo in piano orizzontale. Fatto ciò congiungerà, per mezzo di apposito chiavistello, la sbarra arcuata. del lato sinistro alla. traversa posteriore, collocherà le capre a. sito ed articolerà le mezze sale <JOD l'apposita vite a galletto. Quando invece il ciclo-carrello debba servire da semplice carrello, allora la capra anteriore sarà rialzata e rovesciata sulle sbarre dello stesso, e la posteriore, cioè quella fornita di spallacci, si solleverà di tanto dal suolo, q·aanto occorra per farle prendere appoggio alle rispettive camerelle per mezzo delle alette dei sostegni a manicotto, onde possa servire da. stanghe del ciclo-carrello. Se poi l 'apparecchio debba es· Fig. IO'. sere spinto a mano, come una bicicletta comune, allora i quattro lati del rettangolo si disporranno in due soli, paralleli, con le ruote l'una innanzi l'altra, e la sbarra, che corrispondeva a sinistra, sarà congiunta di punta alla tra.versa, che, nella prima formazione era posteriore, per mezzo dell'apposito chiavistello. Ciò fatto si assicureranno le sbarre alle traverse con le annesse coreggiuole e si r.ialzeranno le capre in alto, fissandole ai rispettivi ritegni. In tale posizione esse costituiranno i manubri del ciclo-car·


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GERLA-BARELLA E <'ICLO·CARRELLO

rello, sul quale si potrà trasportare lo zaino, il fuoile ecc. ecc. del ferito (vedi fig. 1(}8). Se poi non si voglia adagiare a terra l'apparecchio, affinchè i raggi delle rtlote non vengano a contatto diretto col suolo, specialmente in caso di pioggia, si potranno riabbassa.re le capre lateralmente, e così sarà sorretto in posizione verticale.

Trasporto col Ciclo-Carrello. La gerla-barella può essere caricata facilmente sul ciclo-carrello in tutte le sue formazioni già descritte, sostenuta dalle rispettive stanghe, o sospesa per mezzo dei ganci girevoli. In questo secondo caso, i ganci, collocati al disotto dei reggi-gambe, devono essere rivolti in avanti, onde poter prendere punto di appoggio sulla tra versa· anteriore del carrello, e gli altri due posteriori devono essere girati lateralmente e allo infuori, onde farli agganciare ai sostegni a squadra delle sbarre arcuate. Fig. Il •. Nella circostanza, invece di adoperare le stanghe in tutta la lunghezza, verranno applicate allo esterno del carrello a guisa di compasso chiuso, per mezzo delle rispettive appendici metalliche (vedi fig. 11•). Prima però di eseguire il caricamento, occorre bene assicunre l' apparecchio a terra, fermando le ruote e mettendo a sito le capre, le quali, mercè le appendici arcuate, possono prendere larga base sul suolo (vedi flg. 128 ). Si costituirà così Fig . J2• . anche un solido sostegno, sul quale adattando la gerla-barella stessa, o altro mezzo qualsiasi, come una tavola, una scala, nn graticcio ecc. e collocando su di essi una


GF..RLA-DARELLA E CICLO-CARRELLO

421

delle sacche di tela del cengegno medesime ripiena di paglia, di fieno, di foglia ecc. si può ottenere dovunque un comodo tavolo da medicazione e di operazione in campagna., tanto più che adoperando la gerla-barella all'uso detto, si può sempre dare alle sue pareti quell'inclinazione che meglio si ravviserà opportuna e necessaria. Qua.ndo poi tutto è preparato per mettersi in marcia, un porta feriti, fornito di fascia a tracollo, impugnerà le stanghe dal lato della testa del ferito, ed un altro solleverà. prima le capre fissandole al disotto delle pareti distese della gerla-barella per mezzo delle a.pposite cinghie, e per ultimo rallenterà i freni (vedi fig. 13•)

Fig. 13'.

Per scaricare l'apparec~hio, il portaferiti che trasportava il ciclocarrello continuerà a tenere impugnate le stanghe, mentre un altro compagno frenerà le ruote e piazzerà le capre a sito. Indi adattandosi la fascia a tracollo si collocherà fra le stanghe per impugnarne i manici liberi, ed essere pronto per lo scarico (vedi fig. 12•).

Trasporto someggiato. Dovendo eseguire il trasporto someggiato, si adatterà al basto lo apposito sostegno reggi-gerla-barella (vedi tìg. 14.n) assicurandolo per mezzo delle rispettive chiavardette ferma armatura. Ciò fatto si disporranno i ritti orizzontalmente da ambo i lati, e ad essi si sospenderà. l'apparecchio, con l'avvertenza che lo schienale (l• parete) venga sempre collocato contro il basto.


422

GERLA-BAREI,LA E CICLO·OARRELLO

Così praticando si avrà agio di poter spiegare ed inclinare tutte le altre pareti per dare alla gerla-barella quell'adattamento che meglio si ravviserà necessario (vedi fig. 15•).

Fig. J.J•.

Nel caso che si aLbia a disporre di un solo congegno, oppure occorresse trasportare un solo ammalato o ferito, l'apparecchio si collocherà. sul centro del basto, dove sarà sostenuto dai quattro ritti rivolti

Jo' ig. 151

o

in alto a guisa di una intelaiatura di una seggiola qualunque e Vl sarà assicurato con le annesse funicelle.


.

. GERLA-BARELLA E CICLO-CARRELLO

423

In questo caso, rimanendo il piano della lettiga alquanto sollevato

sul basto, il ferito sarà ben garantito contro gli urti del capo della bestia da soma, specialmente in salita. Bisogna però osservare che il trasporto a dox;so di mulo non dovrebbe essere mai preferito in montagna ad altro qualsiasi per le molteplici difficoltà, che presenta sotto tutti i riguardi, le quali sono ben note a coloro che ebbero occasione di constatarle de visu sia in guerra. guerreggiata, sia nelle esercitazioni e manovre annuali di campagna, svoltesi specialmente in terreni di alta montagna.

Trasporto sui carri. Sui carri regolamentari, e su quelli ferroviari attrezzati, la gerlabarella può essere caricata come qualsiasi barella rigida servendosi delle rispettive stanghe, mentre sui ca.n·i da. contadini e da battaglione essa potrebbe essere collocata preferibilmente a guisa di amaca. Nel qual caso, assicurando i manici delle stanghe fra Je spirali di due tratti attorcigliati di una resistente fune, distesi a giusta distanza

Fig. 16'.

fra ~e fiancate dei carri stessi, o fra comuni bastoni da foraggio, si verra ad impedire che il congegno possa spostarsi in avanti o indietro P~rcorrendosi specialmente vie montuose, e nel tempo stesso verranno attutite le forti scosse e gli urti dei pesanti veicoli (vedi fig. 16•).

Per ultimo, mi è d'uopo aggiungere che, nella costruzione della gerla-barella e del ciclo-carrello, fu adoperato, per opportunità di luogo


424

GERLA-BARELLA E CICLO-CARRELLO

e, pm ancora, per r agione di economia, un materiale comune ed ordinario in acciaio, ferro e tela d'olona. Ma certamente si potrebbe impiegare un materiale più scelto, e quindi più leggiero come l'alluminio, il metallo lega ecc. ecc. nonche tessuti speciali di filo misto a seta artificiale, allo scopo di rid-urre sempre piì.1 il peso totale dello intero apparecchio, senza punto iudebolirne la resistenza e la solidità. Ad ogni modo, quello adoperato, sebbene grossolano, è buono, e'la costruzione dell'apparecchio è robusta, il maneggio ne è facilissimo, si scompone in due parti con la massima facilità, il volume è ridotto al minimo, ed il peso è proporzionato al materiale impiegato. Ritengo quindi la gerla-barella di mia invenzione come la più pratica, la più completa, e trasformabile per essere adibita alla pluralità dei suoi usi, nonchè la più comoda delle barelle portatili a dorso d'uomo fin'oggi ideata e cono~ciuta anche all'estero. Essa fu premiata con diploma e medaglia di bronzo all'esposizione dì Torino del 1898 e con diplomi e medaglie d'oro e di argento all'es posizione internazionale di Milano del 1906.


425 SCUOLA o·APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE Gabinetto di batteriologia dit·etto dnl maggiore medico Prof, F. TE STI

SULLA VIRUIJENZA DEl UACILLI PSEUDO-DIFTERICI ASSOCIATI AL BACILLO DI KOCH Per il dott. Ri•umtì Giu"ei>PC· lenente medico

Studiando la flora batterica delle u lcera?.i.o ni, che si determinano nelle cavie, in seguito a inocula.zione sottocutauea di sputo tuberco· lare fresco e disseccato, ho isolato in alcuni casi dei baci1li pseudodifterici, di particolare interesse per la loro azione patogena. Nel pus delle ulcerazioni cutanee della tubercolosi sperimentale, quantunq ne si tratti di lesioni esposte ad ogni inquinamento, scarso è d'ordinario il numero dei microrganismi, che si riscontra all'esame microscopico e colturale. Lo stesso bacillo di Koch, mentre nel primo periodo di ulcerazione iniziale è sempre presente e abbondante nel pus, soprattutto attorno ai nuclei dei corpuscoli purulenti, nel 2' pe· riodo, quando T' ulcera tende alla cicatrizzazione e il pus diventa denso e caseoso: o è raro o manca. I germi che più freq~entemente ho trovato associat i al bacillo della tubercolosi, sono stati i cocchi piogeni, specie lo stafilococco aureo e lo streptococco, vengono poi p~r ordine decrescente di frequenza, il bac. sottile, il bac. piocianeo, il bac. coli, la streptotrix alba e più raramente la sarcina lutea, il tetragono, il diplococco di Frankel e i bacilli pseudo-difterici . A questi bacilli pseudo-difterici, comparsi nelle colture isolanti in quattro delle cavie inoculate, ho rivolto Pattenzione, sopratutto per lo studio della loro virulenza, la. que.le per tutto il gruppo dei simildifterici è tuttora discussa. in batteriologia. Su dieci cavie inoculate con sputo tubercolare, in quattro ho isolato il bacillo pseudo-difterico, sotto due varietà, una cromogena, Paltra alba, ambedue dotate di · potere p.atogeno. Molto probabilmente la loro provenienza era dallo sputo stesso, avendo notato nei preparati microscopici a.l lesti.ti da questo. prima della inocnlazioue, dei gruppi di bacilli sinlild ifterici, ad estremità


42G

St:I..LA VIRULBNZA DEI BACli..LI PSEUDO·DIF'TEBICI

clavata, resistenti al Gram. In altre quattro cavie, due delle quali inoculate sottocute, con ~a coltura pura di tubercolosi e altre due con un ganglio caseifìcato di una cavia morta di tubercolosi, non ho ottenuto mai dalle colture isolanti del pus delle. ulcerazioni, consecutive alla inoculazione, il bacillo pseudo-difterico. La persistenza di questo n elle quattro cavie inoculate collo sputo, fu costante per tutta la durata dell'infezione, come potei verificare mediante la prova. colturale, el!eguita ogni settimana. Tale associazione del bacillo pseudo-difterico al bac. tubercolare, determina notevole diminuzione di peso delle.cavie, in confronto delle altre testimoni e un più rapido decorso dell'infezione. Come risulta dalla seguente Tavola I il bacillo pseudo-difterico si trovò nelJlulcera cutanea. eli qua.tti·o delle cavie inoculate con B sputi freschi rli tisici, mentre mancò nelle altre inoculate cogli stessi sputi disseccati per 2 o 3 giorni in termostato a 25" C., molto probabilmente per la poca resistenza dei pseudo-difterici all'essiccamento. Il peso nelle cavie delle esperienze n. 3, 4, 7, 8; diminuì di circa ' ' 3 e la morte avvenne nel termine di 4 a 6 settimane. i caratteri microscopici e colturali delle 2 varietà di bacilli pseudodifterici, isolati dall'ulcera cutanea tubercolare, non diversificano gran fatto da quelli dei comuni simildifterici, che si tt:ov:ano nella saliva e nelle altre mucose, soltanto la varietà cromogena produce un pigmento giallo, nei mezzi di coltnra, simile a quello dello stafìlococcns citreus, per cui l'ho chiamato bac. pseudo-difterico ci~reo. Tutt e e due le varietà si sviluppano rapidamente sulle piastre di aga.r ordinario a 37.) C. sia in presenza che in assenza di ossigeno: rlopo 12 ore si osservano colonie piccole oscure nella profondità e altre rotonde, biancastre, ombelicate, fìnamente granulose nella superficie del mezzo nutritivo. Alleste.ndo dei preparati da tali colonie superficiali e profonde in 2•, ii', 7", ll" giornata si vedono i bacilli raggiungere ]a lunghezza di 3-4 p.. per 0,3 di larghezza con estremità ingrossa.te; solo per la varieta cromogena si possono mettere in evidenza col metodo di colorazione del Neisser i granuli polari. In brodo si ha. dopo otto ore intorbidamento uniforme e, dopo 24 ore, deposito gr&.· nulare sulle pareti del tubo. La reazione del brodo rimane sempre alcalina. In gelatina per infìssione si sviluppano bene in superficie e in profonditi~ senza fin idificarla. Nel latte non si ha coagnlazione. Sulla patata lo sviluppo è rigoglioso, con grau produzione di pigmento per la varietà cromogena, il substrato nutri ti>o non cambia colore alla periferia della patina dì ooltnra. Xell'agar glucosato non producono gas.


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428

SU LT,A VffiULENZA DEI BACILLI PSEUDO·DIFTERICI /

CARATTERI BIOLOGICI. - Tutti e due i bacilli pseudo-difterici pro· ducono indolo, più intensamente l'albo che il citreo; non possiedono fermenti, proteolitico labico nè inversivo. Il pigmento giallo del bac. citreo è evidente oltre che sulla patata, sulla superficie dell'agar ordinario e della gelatina, e nel sedimento

del brodo nutritivo. È insolubile in alcool e in etere, poco solubile m acqua. 'l'utti f3 due questi bacilli sono patogeni per la cavia e non per il coniglio, nè per il topo bianco. A1la dose di '/, cm. c. di una coltura in brodo, per via sottocutanea, nella cavia, di 250 grammi, l' ucci~ono tra gli 8 e i 12 giorni. Al punto d' inoculazione si produce un leggero ,edema, che scompare verso il 5° giorno, la temperatura s'innal.za nei primi tre giorni, il peso dell'animale va rapidamente diminuen'.Ìo, e la morte . avviene per mara.sma generale preceduta da paralisi del treno posteriore. All'a~topsia si nota nel sito dell'edema una chiazza emorragica, congestione degli organi addominali, dell'intestino tenue, ingrossamento delle capsule surrenali e versamento sieroso nelle cavità pleuriche. Il bacillo si trova nel punto d'innesto :finchè persiste l'edema locale, non passa nel sangue, nè negli organi interni. L'inoculazione endoperitoneale della stessa dose nella cavia produce ]a morte tra i 14 e i 18 giorni con le stesse note cliniche e anatomo· patologiche aopradescritte; in tal caso v'è un leggero versamento annhe nel peri toneo. ll siero delle cavie inoculate col bacillo pseudo-difterico, nel rapporto di 1:40 a.ggl!ltina vari tipi di bacilli pseudo-difterici provenienti dal pus uretrale e dal secrato ozenatoso, e non agglutina il vero bacillo di Loffier. La quistione delle infezioni miste nella tubercolosi, sopratutto nella tubercolosi polmonare è così vecchia come ]a conoscenza. del bacillo tubercolare stesso. Lo studio di tali associazioni microbiche, iniziato dal K och, fu seguito da molti batteriologi, come il Corni!, il Gaffky, Kitasato, Carnet, Babes, Sittmann, Hirschlaff, Pasquale, Patella, Michelazzi, Zannoni, Perroncito, Luzzatto e da tanti altri. Il Pawlowsky si occupò della flora batterica nella tubercolosi delle articolazioni e notò la speciale g1·avezza dei casi in cui il bacillo di Koch era associato ai cocchi piogeni. Il 1\Iorello e Vaccari nelle esperienze eseguite nell'Istituto d'igiene della. R. Università di Palermo, hanno recentemente studiato la reciproca azione delle endotossina ed endoproteine del bacillo tubercolare su c1uelle di altre specie batteriehe e viceversa. Il primo a riscon· t rar e il bacillo pseudodifterico nel polmone dei tisici fu l'Ehret in iJ (·nsi di tubercolosi complicata a diabete. '


ASSOC IATI AL BACILLO DI 1\0CR

Lo Schiitz esaminando batteriologicamente lo sputo di 30 tisici, vi trovò 18 volte i bacilli pseudodifterici, in 12 delle quali associati allo streptococco e stafilococco, in 4 al solo streptococco, e in 2 al solo stafilococc o. Dal polmone di 2 cadaveri di tisici, egli isolò inoltre il bacillo della difterite. Non tutti i bacilli pseudodifterici isolati dello Schli.tz. si mostrarouo virulenti. Dell'associazione del bacillo pseudodifterico col bacillo di Koch, non è fatta, menzione nelle ricerche degli altri autori, forse perchèritenuto sino a poco tempo fa. come un germe sa.profita, ospite innocuo· della cavità orale di molti individui nello stato normale e patologico. Oggidì invece si va mutando il concetto nel potere patogeno del gruppo dei simildifterici, come ebbi occasione di riferire a proposito della. loro asso9azione col gonococco di Neisser nella. blenorragia. La relativa frequenza con cui si trovano i bacilli pseudodifterici nello sputo dei tisici, la loro persistenza nelle ulcera.zioni cutariee della tubercolosi sperimentale, l'azione decisamente marautica di tali ger mi nelle cavie, mi conduce ad ammettere anche per essi un' influenza non indifferente nell 'evo,lnzione del processo tisiogeno. È degno di nota il fatto che mentre gli altri germi associati al bacillo di Koch,. si mostrano attenuati nella loro virulenza, come aveva dimostrato il Luzzatto, i bacilli . pseudodifterici si rendono in vece più virulenti. Resta ora vedere se i prodotti solubili e insolubili dei due bacilli pseudodifterici sopradescritti, conservano dopo filtrazione, la loro azione tossica., e se dimostrano azione favoreggiante anche in vitro sulle colture di tubercolosi, cosa che mi propongo di studiare in altro lavor o. Da ultimo ricordo che nella letteratura si trova descritta un'altra varietà cromogena di bacillo simildifterico :. il bac. difteroide citreus, isolato dal Gra.hm-Schmith, dalla bocca di un bambino sano. Esso si differenzia però dal bac. pseudoclifterico citreo dello sputo tubercol are, perchè non cresce in gelatina e non è patogeno per gli animali .

BIBLIOGRAF IA. D i~ ..J.P/iologie der T u.berkulo.•e. * a!IW . B d. 188 p.).

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d•·m kai,rrl. r:,· ~•mtlhri.


430

SULLA VlRULEl\ZA DEI BACILLI PSE UDQ-DIFTERICI1 ECC. l

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SPLENOEn. ZMcM f. Hyg., 18H4. Bd. 18 e Omtralb. 'l 'El!!Srr.R.- Conyrè8 int•r. de l\Iéd., 1900. W ATANADE. Ziey/er/1 TJeitr., 1902. lld. 31, H. 2. ZANONl. Olinioo m cdiet• italinna, lfl!)!), p. 270. Firenze, !lj.(OSto 1110!1.

f. Bakt., 1901. Bd. 30. S. 7fìii.


431

DELLA PROPRIETÀ DEL SAPONE • TENER SClOlTE ~ELL'ACQU.-\ ALCV.\E SOST.-\~ZE " EOlCHJENTOSE

Per C:arl o «:onti. farmacista milita re

Studiando qualche tempo fa quali sostanze avrei potuto adopernre per aromatizzare una soluzione di sapone e aldeide formica mi venne fatto di trovare che alcuni medicamenti fino ad ora. ritenuti insolubili nell'acqua o quasi si scioglievano invece abbastanza bene in una. soluzione di sapone. Potendo questa proprietà avere qualche applicazione pratica 'ho cercato di sta.bìlirne il modo e la misura. Le sostanze delle quali mi so~o occupato sono : il timolo, il mentolo, la canfora, il balsamo del copaive e l'essenza di sandalo. Hanno questa proprietà anche il catrame, il guaiacolo, l'essenza di trementina; ma li ho trascurati non sembrandomi potessero avere pratica applicazione. Il coefficiente di solubilìtà di queste sostanze è in rapporto alla quantità di sapone, non all'acqua: si sciolgono bene a caldo e entro certi limiti di concentrazione, non precipitano per il raffreddamento: non precipitano pure quando si diluiscono le soluzioni concentrate. Un grammo di sapone sciolto in cento grammi di acqua tiene disciolto mezzo grammo di timolo, di mentolo, di essenza di sandalo, di balsamo copaive e venticinque centigrammi di canfora.. Dicendo sapone intendo sapone secco, preparato con buone sostanze grasse, scevro assolutamente di alcali, caustico, libero di carbonati, cloruri, e resinati alcalini. Serve bene allo scopo il sapone bianco adottato nel servizio sanitario militare, tenendo conto nell'adoperarlo della sua percentuale di acqua (15 p. 100). È bene preparare queste soluzioni concentrate e diluirle al momento del bisogno: ciò perchè con la diluizione le soluzioni di sapone lasciano precipitare parte degli acidi grassi. Siccome poi le soluzioni ad un titolo maggiore dell'8 p. 100 danno col raffreddamento una massa più o meno' solida, così non si può oltrepassare questo limite e quindi


432

DELL.~ l'BOPRIETÀ DEL SAPOSE

non si possono mantenere limpide a bassa temperatura soluzioni che abbiano un titolo maggiore del 4 p. 100 per il timolo, il mentolo, l'essenza di '>andalo il balsamo copaive, e del 2 p. 100 per la canfora. Qui si presenta spontanea la domanda: questa proprietà. solvente appartiene al sapone o al mezzo alcalino? Osservo intanto che il sapone adoperato non contiene alcali cauistco libero. È vero che il timolo si scioglie negli alcali caustici; ma non si sciolgono n è la canfora, nè l'essenza di sandalo, nè il balsamo copaive; ritengo quindi di non andare ~rrato attribuendo al sapone la. proprietà di tener disciolte queste sostanze, pure essendo possibile che il liquido ·alcalino faciliti la soluzione di alcune di esse. L'utilità pratica. di questa proqrietà solvente del sapone sta nella possibilità di adoperare in soluzione acquosa. queste sosta.nze ·che fino ad ora dovevano adoperarsi in soluzione alcoolica e oleosa. Indicherò alcune formole farmaceutiche che da questa proprietà possono derivare, con la riserva che di esse, alcune potranno accettarsi senz'altro colla certezza della loro utilità, alcune invece dovranno prima. esser sottoposte alla prova clinica. Soluzione di timolo. -- È il timolo un buon antisettico, molto meno veleno·so del fenolo, tanto che si può dare per uso interno fino a quattro gt·ammi al giorno: la sua poca solubilità ne ha reso l'uso poco frequente. P otenclosi avere mediante il sapone in soluzione acquosa fino al 4 p. 100, potrà adoperarsi nella. medicatura di piccole ferite, avendo in esso le famiglie un antisettico potente e non velenoso. Potrà con maggior efficacia. adoprarsi in certe dermatosi nelle quali finora si usava in soluzione alcoolica o o1eosa.. In soluzione diluita. a.l 2-4 p. 1000 potrà per enteroclisma, sostituire le poco utili soluzioni boriche. I quattro o otto grammi di sapone necessari a. tenerlo disciolto non credo possano nuocere, o a1 più aumenteranno le scariche alvine che si ottengono anche con acqua sola o acqua borica. L a. formola. colla quale può esser prescritto in questi casi è la seguente:

Timolo gr. 1-2-3-4; Sapon secco gr. 2-4-G-8; -~equa distillata gr. 100: sciogli ne1l'acqua il sapon~ a caldo, poi · il timulo : da. diluirsi fino a gr. 101)0. V(u<elina al timolo. - Timolo gr. l, sapone secco gr. 2, acqua distillata gr. 2 se. a caldo, lascia raffreddare e agg. vaselìna bianca gr. 9o f. pom . s. a.


DI TENER SCIOLTE ~ELL'ACQUA ALCUNE SOSTANZE MEDIOA~IENTOSE

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Si ottiene una pomata ben omogenea che potrà sostituire con vantaggio, specialmente come lubrificante, la vaselina borica.

Timoformio. - L'aldeide formica. unita al sapone e alla glicerina: che ne attenuano l'azione irritante sulle muccose, e a sostanze aromatiche che ne mascherano l'odore pungente è un antisettico potente e non velenoso. Come sostanza aromatizzante può usarsi il timolo che è odoroso e antisettico insieme. L a miscela che per amore di brevità. chiamo timoformio può prepararsi così : Sapone bianco (15-20 p. 100 di acqua) gr. 80 i Glicerina gr. 100 ; Soluzione di aldeide formica (formolo) 35 p. 100 gr. 300; Timo lo gr. 25-50 i Acqua distillata gr. 496-475. Si scioglie a caldo il sapone nell'acqua, si aggiunge la .glicerina, poi il timolo, osservando di non ,oltrepassare i 60-70° : si travasa. in un recipiente copribile, si lascia. raffreddare in parte, si aggiunge il formolo e si ·copre. È un liquido limpido il cui odore rammenta quello dell'aldeide e del timolo: diluito, l'odore di questo maschera completamente l'odore d i quella. Si potrà. adoperare all"ft-3 p. 100 come i pr odotti congeneri, potrà riuscire utile specialmente ai medici addetti alle infermerie reggimentali, perchè avranno in questo preparato un antisettico non velen oso. Anche per il prezzo è conveniente aggirandosi esso intorno alle lire 1,20-1,80 al chilo.

Gm·garismi, collutori, dentifrici. - È nota ormai l'azione benefica del t imolo e mentolo nella. cura di alcune affezioni della bocca e della gola. : potranno ora. essere adoperati in soluzione acquosa, evitando così l'azione irritante dell'alcool necessario a tenerli disciolti. Ad essi potrà. unirsi la canfora, il clorato potassico, il borace: non potrà. unirsi l 'allume: nel caso quindi che occorresse un astringente converrà ricorr er e a. quell~ vegetali (china., ratania). Eeco alcune formole che possono esserà variate a piacere, purchè si tenga presente la quantità di sapone necessària a tener disciolte dette sostanze. ,

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Giornale Medico.


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D~LLA PROl'RlE'.r.~ Oli; L SA l'O N E, E CC.

III. II. I. Borace gr. 2 Clorato potassi:o gr. 2 Timolo gr. 2 Mentolo gr. 0,20 Mentolo gr. l Mentolo gr. 0,20 Sapone gr. 0,50 (l) Sapone gr. 0,5-0 (l) · Sapone gr. 8 (l) Acqua gr. 100. Se. il sapone in 10 Acqua gr. 100 gr. di acqua, agg. il Se. a caldo e agg. acqua gr. 900. mentolo poi l'acqua rimanente e il clorato. I V. Dentifricio. Timolo gr. 2, 1\fentolo gr. l, Canfora gr. 0,50. Sapone gr. 10, (l) Essenza di menta goc. 10. Acqua. gr. 200 Sciogli a. caldo: ','2 cucchiaino da caffè in mezzo bicchier d'acqua tiepida. Un collutorio fatto con una soluzione un po' forte di mentolo è un buon calmante per i dolori prodotti da infiammazione alle gengive o da carie dentaria. Balsamo copait-e e essenza di sandalo. - L e formole citate di sopra non credo potranno sollevare obiezioni perchè il timolo, il mentolo e la canfora erano già usati da. tempo e non si tratta. in fondo che di cambiarne il solvente, alcool prima, sapone ora. Altrettanto non può dirsi rigua1·do al balsamo copaive e all'essenza di sandalo. Fino ad ora queste sostanze non potevano somministrarsi che per bocca e i danni che producevano nelle -vie digerenti erano tali che annullavano i benefici effetti an-ecati nella cura della blenon-agia e dei catarri vescicali. Potendo ora averli, mediante il sapone, sciolti nell'acqua, sarà possibile portarli, con le irrigazioni uretrali, a contatto diretto della parte ammalata? E somministrati in questa maniera avranno essi il medesimo effet to di quando an-ivano alla vescica e a.ll'uretra., dopo avere attraversato tutto l'orga;nismo ? Io pongo il problema, non lo risol'o perchè troppo lontano d!\.lla mia professione e dalla mia competenza. Ritenendo che la risoluzione di questo problema in senso affermativo sarebbe di utilità grandissima per la cura della blenorragia, mi auguro che qualcuno, competente in materia, resti invogliato di farne l'esperiillento clinico. Livorno 8 maggio Hl07. · (l ) Il sapone è calcolato come se ce nlenesM il 15·20 p. 100 di acqua.

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CASUISTICA CLINICA

SULLA DIAGNOSI DEL MORBILLO. maggiore medico.

Nl!te cliniche del dott. S. Rinaltll,

Prendendo occasione da uno sguardo retrospettivo sulle var·ie forme morbose che caddero sotto la mia osse1•vazione durante un ollenoio circa di direzione d'infermeria di presidio, e dopo speci al ~ esame delle malattie d' infezione avute in cura che, sotto forma epidemico-contagiosa, possono colpire le no~tre truppe, mi permetto di sottoporre ai colleghi alcuni punti di diagnostica riguardanti il mor·billo. · Se una tale infezione non presenta da pat·e'!chi anni la g ravità di uo tempo, fortunatamente remoto, in cui gli ospedali militari nella stagione invernale, specie nelle regioni settentrionali della nostra penisola, ospitavano un numero non indifferente di morbillosi c0n complicanze gravissime, specialmente da parte dell'apparecchio respiratorio, che por tavano a morte i pazienti, tuttavia il morbillo rappresenta anche oggigior no una entità morbosa tutt'altro che trascurabile, per la sua facilita d1 estendersi in breve tempo a gran numero di individui e per le complicazioni di cui è passibile. D'altra parte, sia per il medico militare come per ogni altro cui sia deputata la sorveglianza sanitar ia di un ag~regato numeroso di esposti alle stesse cause morbigene ed alla diffusione in terna dei contagi, é parte essenziale ed impr escindibile del suo ufficio il sollecito riconoscimento delle malallie trasmissibili, da cui dipenderà il benefico arrestarsi di una epidemia nel suo esordire o, nei casi disgraziati, la sua rapida diffusione, l'incalcolabile moltiplicarsi delle occasioni di contagio e le relative centuplicate difficoltà per combatterlo. Ciò spiega l' inte1·esse sempre vi vissimo che deve suscitarsi nel nostro ambiente militare per il quesito diagnostico sulle malattie d'infezione e serve a ~iustiflcare questi appunti su una delle più note febbri eruttive cl 1e colpiscono il nostro esercito; - argomento ques to cui hanno portato notevole contributo i lavori statistici del Livi (1882) e dell'Ostino (1895). Mi lusingo di suscitare qualche interesse nel lettore, anche se sarò costretto a cercare nella bibliografia contemporanea quelle particolarità notevoli di casuistica, che per ragioni ovvie, non mi è dato raècog liere da una esperienza sufficien teme nte ampia e convalidala dalle complementari ricercl1e di laboratorio. Una prima osservazione sui dati anamnestici. È nozione volgare che le febbri erutlive, come molle altre infezioni, lasciano nell'individuo colpilo una immunità quasi costa.nle dì fronte alla mnlaltia già superata. Ne consegue che, dopo raccolta l'anamnesi, si é quasi istintivamente portati a d escludere dal novero delle diagnosi pl'obabili in uo dalo caso le malattie soffe1·le dall' tndividuo, tanto più se si tralta eli febbri


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CASUISTIOA CLINICA

esantematiche. Ora questa norma non può ess ere accettata in modo reciso per il morbillo, e ciò per due mo Li vi; a) perché la malattia può recidivare ; b) perché J.a diag nosi di essa può esser·e s tata errala, numerose essendo le sindromi cutanee che poss ono far giudicare per morbillo dei faLLi palologici di natura fondamentalmente diversa, ~che perciò non impartiscono alcuna immunità, nè perenne, né temporanea, contro questa malattia. Come ha fatto notare Senator fin dal 1889, i l morbillo può recidiva re e le osservazioni di parecchi autori (Finlayson, S~vestre, Viraus, Slreng. ecc.) confermano lo stesso fatto . Fischer ed Aporti trovarono che la recidiva avviene facilmente in membri di una s tessa fam iglia. Il numero delle r ecidive per gli adulti sale per Roger fino al "14 p. 100. Per quanto rjguarda i 100 cas i curati nella infermer ia presidiaria di Novi Lig ure, dal 1899 al 1905, dis tribuiti come dalla annessa tavola A, dalla loro anamnes i semplicemente risulta che gii infermi banno asserito di a vere sofferto i e malattie dell'infanzia in più del 20 p. 100 dei cas i. Non può da ciò affermarsi con certezza avere essi sofferto nella infa nzia la malattia che ci occupa, però é da ritenersi che la cifra indicata dal Roger non sia anche per noi !ungi dal vero. TAVOLA A

l

Anni

Morbill. o

1899

3

21·22

3

1900

.)7

21·22-23

1901

2

Ela, Annl

~orli

Guariti

Totale

3

-

56

l

67

1,75

21-22

2

--

2

-

-

20

-

-

-

-

1902

20

2i -22

' 20

1903

-

-

-

-

lPer~ntuale

1904

5

22- 23-24

5

-

5

-

1905

9

22- 23

tl

-

9

-

1906

4

21· 22

4

-

4

-

-

99

100

1 ,00

Totali

100

l

l

L' intervallo fra il primo ed il s econdo attacco oscilla in li1~iti estremamente ampi, vale a dir-e fra 5-6 g iorni e 10 anni (Senator) o fra l'infanzia e l'età del servizio militare. Questo scompagina ogni nostro calcolo sulla durata della immunità da morbillo progresso. Delle celebri epidemie delle isole F er6e, quella avvenuta nel 1846 r ispettò quasi soltanto i vecchi che avevano superato il morbillo nella epidemia antecedente (1781), m entre Embden racconta di cinque bambini colpiti due volte durante una stessa epidemia ; e i casi in cui fra il primo attacco ed il secondo l' intervallo oscilla appena fra otto giorni e quaranta, sono abbastanza numer osi da indurre a lcuni autori francesi a descrivere di proposito una rougeole à rechute (Cha uffard- e Le moine, Comby, Vergel y, S treng)_


CASUISTICA CL I~ICA

437

Per questa ultima categoria di casi é for!Se infatti piu logico parlare di ricaduta anziché di recidiva, dovendosi considerare quella come il frutto r eitera to della prima infezione, la seconda come il frullo di una novella dose di virus giunta ad inquinare l'organismo quando la prima aveva gié esaurito i suoi effetti. In altre parole, la ricaduta appat·tiene patogeneticamente al primo attacco, la recidiva é un fatLo nuovo, una " reinfezione •. · · EYidentemente, quanto maggiore é l' inte l'vallo fra i due morbilli, tanto più sicuramente si avrà a che fare con una vera recidiva; per certi casi intermedi sarebbe difficile precisare se si tratta di ricaduta o di recidiva. A Ila categoria dei morbilli a ricaduta, sono da ascrivere i due casi seguenti da me osservati fra i 160 citali e compresi nella la vola A . 1• CASo. - Soldato lnr;lese P ietro, ff o reggimento .fanteria, classe 1878.; entrato il 9 gennaio 1900. È di buona costituzione fisica, di temperamento !infatico, non ha precedenti morbosi, né risulta che abbia sofferto le malattie dell'infa nzia; è ammalato dall'S g ennaio con febbre e cefalea intensa; l'esame obbiettivo rileva tanto alla. cute della fa ccia che del tronco, un esantema mor· bilioso caratteristico; rantoli umidi e secchi in tutto !"ambito polmonare sia di destra che di sinistra di origine b r·onchiale, ha temperatura di 39•, lingua umida, ma a ssai impatinata, funzioni gastt·o-e nteriche tor pide, area di ottusit.é della milza non aumentata. Il decorso della in fez ione è regolara fino al giorno 11 , in cui durante la notte si hanno cinrrue scariche alvirne liquide, non commiste a san gue, con ventre tumido, dolente alla palpazione, tosse stizzosa ed escreato muco-purulento. Tali faUi morbos i cessano nel giorno 18, la temperatura si restituisce al normale, l'esantema scompare, le funzioni en teriche si fanno regola ri ; ma nE;l giorno 25 l'ammala lo viene preso nuovamente da febbre eri· compare l'esantema alla cute della faccia e del tronco, me ntre colla tosse rile,·ansi molti rantoli secchi in a mbo gli alber·i hl'onchiali ed alla retrobocca si hanno segni di farin gite catarrale. Nel ~iorno 31 la temperatura ritorna al normale, l'esan tema scompare, cessa la tos~e , con quesla i fatti bronc l1iali e fa r·ingei e l' infermo entra in piena convalescenza. 2° C ASO. - Soldato zappato re Pre.~ciutti M ichelP., del 63° fa nteria, classe 1882; ~ entrato il 28 marzo 190~. Di robusta costituzione fi sica, afferma di avere sofferto all'elà di 7 anni il morbillo , non ha alcuna tar·a ereditar·ia. Da due giorni accusa male~sere generale, cefalea, secrezione congiunti vale, tos~e. Presenta all'esame obbiettivo un'esantema a macchie r osse girale, discrete, in alcuni punti alq uanto rilevate, diffuse in tutta la cute ddla faccia e del tronco; il faringe, le cong iuntive bulbari e palpebrali sono iperemiche. La tempera-

tura nella sera dell'entrata è di :38°; all'apparecchio respiratorio rilevansi pochi ran w li secchi diffusi per tullo l'albero bronchiale; ha poca tosse. I fen omeni morbosi sempre assai miti , permangono invariati fino al 31 marzo s uccessivo in cui scompare l'esan tema, e di obbiettivo nell'infermo non permane che un leggero arrossamentodella mucosa farin gea mentre la tem peratura non si eleva dal normale, per·ò l'amrmtiRlo accusa tnllora inappetenza e la lingua si mantiene im patinata. Nel g iorno 8 di aprile la tempet•alura alla ser·a r isale a 39• 2, l'addofl\e s i fa alquanto meteorico con tendenza a stitichezza e l'esantema ri· compare accomp~tgoato da tutti g li altri fenomeni catarrali sia della retrobocca che delle congiuntive e dell'a p;la reccltio bronchiale; la li falli si pr·otraggono per altri cinqf..le giorni ed in seguito scompuiono e qua le r eltquato dell' infezione, permane un'atonia gastro intestina le, da cui deterioramento nelle


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CA$0IST1GA CLl ì\IOA

condizioni generali con conseguente oligoemia e cat·diopalmo, tanto che l'ammalato non potè eRsere dimesso dalla infermeria pr ima dell' 11 maggio con proposta di licenza di convHlescenza. Il primo caso è anche n otevole per la concomitanza di sintomi da parte dell'intestino, che se non avevano l' importanza delle dia r ree coleriformi o dissenleriformi segnalate da alcuni autori (Steffens) noll sono meno un indizio di un cor so non molto comune del morbillo. L'anamnesi ci offre allri elementi utili per destare o convalidare il sospello di un morbillo in via di sviluppo, come la provenienza dell'individuo da località dove r egna un'epidemia o l'essersi egli trovato esposto in qualche modo al contagio; ma questi criteri, come è facile comprendere non hanno che un valore relativo, ed é s ui dali obbiellivi che dovremo fondare il nostro responso. Stringiamo quindi più da vicino il problema diagnostico. Che cosa havvi di palognomonico nel quadro clinico del morbillo ~ Analiz· ziamo brevemente i sintomi più importanti e cominciamo dal più appariscente, dall'eru.;ione.

Un esantema di papule r osso-rosee, appena rilevate, confiuenti, che esordisce dalla faccia, poi si propaga al tronco e da ultimo agli arti , che assume nei suoi confini irregolari verso gli iutervalli di cute sana un contorno girato come di disegni geografici, che r esta in fiore tre o quallro giorni e poi scompare seguito da desquamazione furfurea: tale é la descrizione classica dell'esantema morbilloso. Ma sen za voler entrare nella patogenesi della eruzion&, spella soltanto alle tossi ne di questa infezione il monopolio di un esan· tema cosi fatto o non s i hanno in cirscotanze diverse le stesse manifestazioni cutaDee per opera di altri tossici e di uno stesso giuoco nel turbato meccanismo vasomotore del tegumen to 1 La risposta è ovvia; basta dare un'occhiata alla lunga serie degli esa'ntemi morbilliformi per convincersi che l'eruzione non basta per caratterizzare il morbillo come, viceversa, (la cosa è troppo nota) questa malattia può benissimo sussistere con un, esantema modificato (morbillo papuloso, nodoso, vescicolare, emorragico) o senza esantema di sorta (morbillo senla morbillo). Ricorderò fra gli equivoci più frequenti nella pratica, gli esantemi morbilliformi da medicinali e certe roscole infettive di natura differente. Non mi fermerò a descriver e l'aspetto mu!Liforme delle eruzioni da antipiriua, se non per dire che alcune di indole eritematosa simulano tanto meglio il morbillo iin quanto che lo stesso rimedio provoca talvolta anche delle iper emie congiuntivali, manifestazioni sulle mucose, febbre e disturbi dello stato geoe· rale. L'eruzione medicamentosa si può sospettare con maggior ragione, se è accompagnata da pru!'ito, se rispetta la faccia, se è più fugace o più duratura di quello che avviene classicamente per il morbillo, se mostra una decisa predilezione per il lato estensore degli arti e per i dintorni delle articolazioni del gomito o del ginocchio (Paget). Nei casi dubbi si può ricorrere all'esame delle orine nelle quali non è difficile svelara la presenza del rimedio che vi compare già un'ora dopo la somministrazione ~ vi continua per 3-4 ore e per due o tre giorni se la dose fu alta e prolungata. Maragliano consiglia di servirsi come r eagente, della soluzione iodo-iodurata ; aggiungendone 50 gocce a 6 centimetri cubici di orina acidificata con 5 gocce di ar.ido solforico, si forma un precipitato rosso-bruoo.


CASUISTICA CLI:'I' ICA.

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La fenacetina può dar luogo ad un eritema papuloso che ricorda il morbillo specialmente se eve,ntualmente ac'::ompagnato da febbre come nel caso di Valentin. Negli altri casi analoghi (Cattaui, Pesce, Ballistini}, l'esantema é più abbondante sugli arti che sul tronco e simultan eo ad esso, il che può servire come criterio differenziale. L'eliminazione del farmaco per le orine avviene così rapidamenae come per l'antipiriua e si può dimostrare facilmente. Coll'aggiunta di poche gocce di percloruro di ferro si ha un colore rosso· borgogna intenso; con due gocce di acido cloridrico ed una quanlila uguale di nitrato sodico 1 p. 100 e poi con una soluzione alcalina di oaftolo in eccess.o, finché tuUa la miscela abbia una reazione alcalina, si ha una colorazione rossa che passa al violettocoll'aggiunta di un acido. Fra gli esantemi prodolti dai balsamici e specialmente dal copaive é registrata una for ma di eritema ad efflorescenze irregolari e confluenti, non dissimile all'eruzione morbillosa che anch'essa mostra una predilezione per gli arti in vicinanza delle giunmre. Le orine riscaldate tramandano un odore bai· sarnico e trattate con acido nitrico formano un precipitato che ha l'aspetto del· !"albumina ma che scompare coll'aggiunta di alcool. Un tale esantema ebbi appunto occasione di osservare in un cat·abiniere della stazione di Novi Ligure, entrato la sera del 23 maggio 1905 ed ammesso nel riparto morbillosi, presentando un'eruzione morbillifor.me estesa agli ar~i ed alla parte anteriore t.iel tronco. · N el giorno successivo . durante l'esame del paziente, essendosi constatati in lui segni di blenorragia, ebbe a confesMre di aver fatto largo uso nei giorni antecedenti di pillole di balsamo copaive stategli consigliate da un medico borghese, a cui erasi rivoltò per farsi curare della contratta blenorragia ad insa· puta dei suoi superiori. L' infermo era e si mantenne nei pochi giorni di sua degt:lnza sempre apirettico. Quando si pensa che i preparati mercuriali oltre ad eritemi possono dar luogo a febbre ed a manifestazioni sulle mucose, non ci meravigli se in un caso Ol' non é mollo riferito da Tomaschenski in una sua rivista sulle eruzioni mercuriali, il morbillo fosse simulato in un modo veramente imbarazzante per il medico. Bastino queste poche citazioni. Se avessimo avuto maggiore opportunità di scorrere trattati e riviste, avremmo potuto raccogliere probabilmente molli altri casi di eruzioni mP.dicamentose a tipo morbilliforme, ma non potremmo attenderci neppure da ciò una ·rivist~ completa dell'argomento nè la previsione sistematica di tutti i casi possibili. Chi potrebbe infatti prevedere tutti gli effetti a cui può condurre da un Ia to l'idiosincrasia individuale, dall'altro \'uso affrettato ed imprudente dei numerosissimi preparati che la speculazione dei chimici riv,ersa nelle farmacie e che molti medici accettano alla leggera, , senza un'esaua conoscenza delle armi che si accingono ad usare ? Più importanti ancora, sopratutto dal punto di vista teorico, per i rapporti che hanno eziologicamente coi processi tossici delle infezioni, sono gli esantemi post-sieroterapìci, di cui venne descritta fra le altre {eritema scarlattini· forme e polimorro, porpora, orticaria, ecc.) anche una vat·ielà morbilliforme che può interessare la faccia, iper emizzare le congiuntive, dar e febbJ•e a 38°· 39• e più, mentre mancano di regola i sintomi catarrali da parte delle prime vie aeree.


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CASUISTlOA CLINICA

Credo bene r·icordare che tutti i sieri di animali, iniettati nell'uomo pos· ~oo o pr·odurre esantemi e ciò inrlipendentemente dalle sostanze antitossiche che contengono. Siccome il si ero proveniente da un dato animale, da uno ~~sso cavallo per· esempio, t r·atlandosi di sier·o antidifterico, può pr odurre lo stesso effello in lutti gli individui a cui si inietta, cosi può aversi lo sviluppo di e1•itemi in più persone ad un tempo con simulazione di epidemia. L'eru· zione avviene di r egola tra il quinto ed il dodicesimo g iorno dall' iniezi one ma può avvenir·e anche prima o mollo dopo, tlno 46 giorni dopo come in uno dei casi di esantema da siero anli pneumonico tlescritti dal dot\Or Bosio della eli· nica di Bozzolo. Ma, se per· le eruzioni medicamentose sorregge il criterio • anamnestico della cur•a eseg uita e la fugacità e l a relativa mitezza dei sintomi clinici, ben diverso è l' imbar·azzo di chi diagnostica, quando i l morbillo é simulato da un'altra malattia da infezione a ne esistono i comuni feno m eni ge· uer·al i. Prendert'mo rapidarnente in esame il caso del tifo enter·ico, del vaiuolo, del tipo esantematico e della sifilide. Capita tl el tutto eccezionalmente di potere confondere la roseola della febbre tifoidea coll'eruzion~ morbrllosa; tullavia la cosa è possibile dal momento cl1e L eube ra cconta di t~ver v eduto durante la tluerra fran co- pr ussiana molti ca si di ileolifo con r oseola abbondante e co nfluente fìno a somigliare al morhill9 e ché lo stesso fallo trovasi confèrmalo più tardi dal Nelimann. Per la distinzione giovet•arHlO sopratutlo l e par·ticolaPita del. decorso, i caratteri della curva termica e quelle ri sorse della diagnosr bacter iologica del tifo che sono J i venute d'uso quasi cor·rente; la sier·odia g nosi di W i dal (positiva a partire dal 6°-7° giorn o di fE-bbr e tifoidea) e la t··icer ca del bacillo tifìco nelle feci col metodo ::;peciale di Els11 er che però 11 0 11 riesce posi ti va che oltrepa,.sato il 10°140 giorn o di mA h~ tlia. La cliH gnosi d ilrer emiale fra m orbillo e vaiuolo sarebbe fuor·i discussi one se si traLLIIsse solo de~) i esantemi r·ispettivamenle tipici delle due malattie, ma dove può nf:lsce re l'equi voco è lt·a il m orbillo e -!erli r aslr prodromici del vaiuul o. Esi!;le rn fat li bene descl'illo dag li autori un ra>-h oritematoso m or billiforme che ~ol o si può distin g uere dal morbi llo per le seguenli parli,~o larità . Si sviluppa li n dal primo g iorn o di febbre ed invttJe r·apidamente gr·an p<..rle della superficie culauea lasciaudo ill esa la faccia e si localizza con predilezione alle ma11i, alln super·fì cie eslensor·ia degl i arti e n ella cute c he r iveste le grandi àr· tieol azioni; dura in fi or e uno o due giorni e non percorr·e come il morbillo quella sequela di re giv ni dallo faccia alle estremita irnpie~andovi tt'e o quattro giot·ni e nell o ste-"s:> tempo impall id endo al YOi lo mentr·e é nell'acme a~l i arti. Il r ash vai uoloso srom pu l'e rapidamente e, se la malattia se~ue il suo corso classi co, poco dopo co l l' ubba~sars i de11a temperatura ha luogo l'eruzione pa· pulo- vescicolosa caraLtPr ist ica. Ca pi Ler à ben tlt rado al med ico militare di trovar!li nel bivio diagnostico fra un tifo pelt!cclril:l le ed un morbillo, essendo per fortuna la prima di queste malallie q uasi SC<\ m parsa dal nostro eser cito. Le d ue infezioni hanno comuni la f•·bbre, i si11tnmi ~<· n e ra li, la c ompar~a di un esantema circa al terzo e quar·to {!ior no e :o-ouo ~ ~fiici li da disti11g uer e nel per·iod o che preced e la trasformazronf• emor·r a!!iCtl dt:;:.d i el('meuli \:! I' U tli vi o quaudo per eccezion e questa non h11 l uogu. L eulw. cOJJ»igli d ùi tener con to dei se~uenti dali differenziali. L'in· gr·nssameuto quasi costante della rn dza. la febbr e alta e continua !:'enza re-


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missione preerulliva, l'integrita della cute del volto e lo stato tifoso, depongono per il demotiCo . Trascorsi i primi quallro giorni, il quadro delle due malattie si delinea differentemente con particolarità che credo inntile riCOI'dare. So · di non raccontare coso nuova dicendo che gli ospedali di malattie infettive a ccolgono non di rado dei sifilitici in periodo secondarioc, olia diagnosi di morbillo, Lo zelo non cl el tutto condann evole, col quale si provvede all'isolamento immediato degli infettivi, spiega questo equivoco che pur sembra banale. La ricerca diligente del sifiloma iniziale genitale od estragenilale non fallisce quasi mai; così dicasi della ple iade ganglionare della cefalea e dei dolori osteocopi notturni, eventualmente dei dolori articolari e muscolari e dei sudori mentre la febbre non ha caratteri dis tinlivt di importanza. Depongono per la sifilide la più lunga permanenza dell'eruzione che è simmetrica, di colore rameico e lascia illesa la faccia mentre colpisce con lesioni abbastanza ben riconoscibili il cuoio capelluto e le mucose visi'bili. Coste ha pubblicato recentemente due os~er·va zioni, r-oseo/a palustre, che simulava assai da vicino il morbillo, ma da cui si distingueva per il ft~llo che non esisteva nella stessa epoca alcun altro caso nella guarnigione, pe r l'assenza di sintomi catarrali, per certe particolarità dell'er uzione che compariva nel p eriodo del freddo, si accentuava nel periodo del calore e dileg uava nel terzo periodo dell'accesso malarico e non era ~eguita òa desquamazione. L'ammalalo non aYeva ancora fatto uso di m ed1camenli. Come si vede dunque l'eruzione per sè sLeii.'sa no n è carallel'islica, ma questo s intoma acquista g rande valore ~e combinalo coll ' es i ~L e nza. rlj un periodo febbrile antecedente e co,i noti s into mi da parte delle con.! !iuntive e del le prime vie a e ree. Il periodo p rotlr-omico non manca che in casi del lutto eccezionali (Grobei'), ma dura in m edia 3-i giorni e si prolun!!"a fino al nono çriorno (Marsde n) prima della comparsa dell'esantema. U n'o~servazione interessan te pel modo anormale di esordire del morbillo è quella recentemente pubblieata dal V rach e riass unta nella Wien. mecli:z. Woch ensc!tr-i,fr del 4 febbraio 1905, riguardan te un soldato che dal momento del suo ing resso all'ospedale p•·e!'enta va assieme ad alta febbt·e e costipazio ne .dell'alvo, i segni di una pleuro-polmonile con bronchite circoscritta aliA base del polmone destro. Nel gior no segu(mte ave va cefalea, delirio, T 1:1 40°, gorgoglio ileocecale e diarrea; pur mancanclo il tumore splenico si era fatto dagnosi di febbre tifoidea quando in quattordicesima. g iorna ta di ma lattia comparve J'e r uzione morbillosa tipica; la malattia volse a bene e l'individuo guarì. Se<;nodo l'a.utoel', in questo caso a local izzazione pnlmonat'f\ ha preceduto le manifestazioni cutanee del m orbillo e i sintomi intestinali hanno as l"unlo un'im· pooenza insolita ma non sconosciuta in questa febb re er·ultiva (Thorot~s). Un infe r mie re che aveva assistito questo paziente contrasse da lu i il morbillo. Un medico americano, Koplìl\. ha richiamato vivamente r attenzione dei medici su di nn sintoma precoce e da lui r·iLenuto costan te nel mot·hillo da non confond ersi con l'enantema a tutti noto. Tale sintoma consiste nella comparsa nel p rimo o secondo giorno dell'eruzion e> ed anche fino a cin<1ue ~tiorni prima di piccole macchie rotondeg~i a nti var'tabili per numero e spiccanti sul fondo roseo dell a mucosa boccale delle guancie e delle labiJ!'a per un punto bluaslt·o nel loro centro.


C.1Stil STICA CLINICA

Del re!:ìto viene descl'illo dall'autore stesso nel modo che segue: Koplik seri ve : a Ques to s inloma ha valore q ua1rdo si manifesta sulla mucosa d!elle g ua n ci e e delle Jabbr·a. Tutte quelle ma cc h ie che si possono osservare s ul palato molle o duro o s ui pi lastl'i delle fa uci od anche s ulla cong-iuntiva, non hanno alcun va lore e possono indur·l'e il medico in errore pe1·chè si possono osse rvare anche nella rubeola, nella scarlattina, nell'influe nza e nelle angine delle macchie simili s ul palato molle e duro e sui pilas tri delle fauci. Le macchie boccali da me descritte appaiono solo nel morbillo ed in nessun altro esantema come pure in ness una malattia boccale. P e r •osserva1·le è necessario fare l'esame alla luce del g iorno in tensa. « Esse appaiono come piccole macchie di colorito roseo le quali al centro presentano un punticino bianco bluastro. Si devono escludere tulte le chiazze e tutti i punti g iallas tri. 11 Per esaminare la mucosa delle g uancia si può far uso di un piccolo aDbassa-lingua o anche si può arrovesciare. in fuori la mucosa boccale mediante le dila. Sarà utild esaminare anche la superficie interna delle labbra o. Alle comunicazioni originali d i Koplik, Ifa tenuto dietro un discreto numero di lavori da cui risulta conferma lo complessivamente il valore diagnostico di questo s e11no, mentre d'allra parte non lo si è ritenuto assolutameute palo gnomonico. Viene constatato aH'incirca nei quattro quinti dei casi, per lo piu già nel primo g iorno di malattia e perfino cinque giorni prima. dell'eruzione della pelle. Alcuni, come Aronheim, hanno diminuito l'importanza del segno di Koplik, mentre secondo Michelazzi la frequenza mas sima o minore di questo ~ intoma, apprezzata va riamente dai diversi autori, a ndrebbe messa in rapporto coi varii caratteri che contraddisting uono una data epidemia; nei 100 casi di morbillo da me elencati nella tavola A, il segno del Koplik fu risconh·ato parecchie volte e sempre nel primo e secondo g iorno di periodo eruttivo. Dobbiamo però confessa1'e che nei nos tri ospedali ed infermerie poca attenzione si è sempre pres tata finora a tale r eperto, riceve ndosi per lo più ammalati a malallia ben conclamala ed una tale osservazione avrebbe assai maggiore importanza slatislica e nello s tesso tempo scientifica se fatta dai medici che prestano servizio presso i corpi. Il dottor Pirro Bolog nini in un'epidemia di morbillo osservata a Borgo Panigale, ha fissalo la s ua attenzio ne s u di un sintoma da lui riten.uto quasi cos tante e caratleris tico. Palpando cautamente l'adJome colle due mani e facendo press ioni alternate coi polpas lrelli delle tre dila di mezzo, si percepisce un fremito laltile che da l'impressione di uno sfregamenlo. Questa sensazio ne non è uniforme per tutto t'addome, ma s i per cepisce solo qua e là e sovenli solo in puuti limitati. Sarebbe dlovula , seco ndo l'autore, ad uno stato speciale della sierosa pe riloneale, r esa s cabra da una specie di enantema della siarosa stessa pal'agonabile e simultaneo all'enantema boccale ed alle altre manifest.azioni congeslizie delle mucose. Questo sinloma sarebbe precoce, coincide· r ebbe col periodo febbrile preesantematico, precedendo anche di qualche ora i faLLi boccali. Bolognini lo ha osservato in c irca 200 casi; in due soli faliì , mtt. nota espr essamente l'autore, che nessu11o dei suoi ammalati ave va un'età f'uperiore ai 12 anni . per cui resta dubbio s e il fen omeno si produca o per lo meno sia percetLibile anche neg li adulti, ciò per ragioni ovvie. Che io sappia, questo r eperto non ha ricevuto que ll'ampia conferma da parte d i altri osser-


CASU!STICA CLI:-;ICA

Yatori che è indispensabile perché un sintoma venga accettato nella pratica come un elemento decisivo per uoa diagnosi; piacemi però richiamare su di esso l'attenzione dei colleghi, molti dei quali avranno certo l'occasione di eseguire in proposito la semplicissima ricerca. Se si tien conto di quel tanto di variabilità che. presenta il quadro clinico di. ogni malattia, si comprende 'JUanto anche nel caso nostro sia interassante la ricerca di quaJche elemento diagnostico, patogoomonico o per lo. meno cosi caratteristico da fornirci, nei casi dubbi, la sicurezza che abbiamo realmente a che fare colla infezione morbillosa. La scoperta dei germi specifici che lta condotto al riconoscimento 'di sindromi proteiformi come la tubercolosi, la lepra. l'infezione blenorragica del sangue e dei visceri, l'actinomicosi e che i recenti studi sullo spirochete pallido sembrano promettere per la sifilide, manca tuttora nel campo delle febbri esantematiche e sopratutto nel caso del morbillo quasi nessun aiuto ci porgono i metodi del laboratorio. Non mancano tuttavia i tentativi in questo senso ed é nostro stretto dovere tenel'ne conto. La batteriologia del morbillo per quanto riguarda il germe !'< pecitico, non registra che dei tentativi, da quelli più antichi di Caze e Fellz (18ì l) al bacillo non coltivabile trovato nel sangue da Canon e P ielicke (1892) allo stafìlococcus pyogenes haemorragicus trovato da Pi1.na e Mari ni nelle squame epidermiche dei m orbillosi, fino ai reperti ottenuti l'anno scorso da Borio i che trovò nel san· gue, nel muco dei bronchi e delle congiuntive dei bacilli minutissimi (lungl~i appena 7/ 10 di fJ.) che si colorano difficilmente cogli u1;uali metodi, ma che prendono il Gram ed iniettati nella trachea degli animali producono pr.eumonite e passano qel sangue. L'avvenire dirà se questo od altri siano realmente i germi specifici del mor· billo; pel momento nessun vantaggio il pratico potrà riLrarre da questo ~enere di ricerche. A base delle complicazioni del morbillo venne trovato il pneumococco, lo streptococco, il pneumobacillo di Friedliinder, il bacillo di Loeffler, ecc. Nella nostra Tavc;>la A fra i 96 morbillosi figura un morto pet· gravissima compi icazione. Trattasi del soldato Mazzarella Francesco dell'H o fanteria, classe 1877. Entrato il 24 marzo 1900, affetto da m orbillo, con eruzione caratteristica, con febbre a 39°, 1 presentava nel giorno 27 sintomi conclamati di meningite coi quali .moriva nel mattino del 28 successivo. L'autopsia, oltre ad antiche aderenze pleuropericardiche ed antico tumore di milza, da prégressa malaria, rilevava le note anatomiche di una meningile della volta e della base cerebrale c<>n "ersamento sieroso purulento assai abbondanl~ nei dintorni del chiasma ed ai lati del peduncolo. Quale fu l'agente infettivo che venne a complicare così gravemente la in fezione morbillosa? Lo ~tildio del caso sarebbe stato di qualche interesse, ma pur troppo nelle nostre infermerie di presidio non sono per anco istituiti i mezzi neces sari per tale genere di ricerche. Piacemi pertanto segnalare a proposito della causa diretta del morbillo e delle infezioni in genere, il nuovo ir.dirizzo preso in questi ultimi tempi dagli studiosi per la ricerca dei germi .infettivi in quelle malattie in cui ancora sono sconosciuti o malcerti. Questo indirizzo è verso certe forme di microrganismi differenti dai comuni batteri e piuttosto da ascrivere alla clas se dei protozoi. Per il vaiuolo o per la rabbia sembra si sia giunti a ris ultati precisi. La sco-


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CASGISTICA CLINICA

perla del nostro Guarnieri di un cytoricles oaccinae o oariolae, che si trova sotto forma di cor puscolo miuutissimo nelle pustule vacciniche e v esci cole vaiuo· lose, ha ricevuto cosi ampia conferma dalle ricerche di autor i specialmente americani (Councilmao, Magrette, Calkins etc.) da assur~ere quasi all'importanza di un metodo di · diagnosi batteriologica del vaiuolo. Lo stesso dicasi di un'altra scopet·t.a, che pure è vanto della scienza italiana, i corpuscoli di Negri. cl1e questo autore ha descritto nell'inter no delle cellule ner vose e, che !';ecoodo la conferma di Guaruieri, Martinetti, Daddi, Bertarelli, Volpino e di altri, assicura la diagnosi postmortale negli animali idrofobi. Tornando nl morbillo, a parte la ricerca batter iologica, gli autori si sono ri volli all'esame istologico del sangue, sperando di tr•ovarvi delle modificazioni alla formula leucocilaria che pote o:sero avere qualche significato di diagnosi differenziale. Non possiamo fermarci qui a riassumere i risultati delle numerosissime ricerche fatt~ in questi ultimi anni sulla proporzione reciproca delle v~rietà di g lobuli bianchi contenuti nel sangue circola nte nelle malattie infettive. Ricordiamo soltanto, come regola generale, che nelle mala ttie d'indole settica, nelle Stlf•rurazioni, nella r isipela, nella scarlallina, nel t·eumatismo articolare acuto si ha un aumento e'•ide nte nella qua n ti là totale dei leucociti (iperleucocitosi); il fallo inverso, cioè una diminuzione (ipoleucocitosi o leucopenia) si osserva nel tifo addominale e nt>lla malaria; per allre malattie non è possibile fissare dei dali costAnti. Fra le febbt·i eruttive il vaiuolo risalta per un aumento delle CPIIule bianche che avviene soprf\lutto a spese dei mononucleari e per la com· parsa di mielocili. Nel morbillo non si hanno modifìcazioni caratteristiche della forma la leucocitaria (Cour·mont, MontaJZat·d, Pehù, Renaud) ed i falLi osservati non ci sembrano s ullìcieoli pc·r un'applicazione diretta alla diagnosi. Franz che ha s tudiato diligentemente una epidemia di morbillo svoltasi nella g ua t·nig:ione di Vienna ha trovato come caratteristico un aumento percentuale ed assoluto dei mononuclear·i grandi e delle forme di passaggio; aumento che ~a c•ehbe ccstanle nell'ac me dellt~ malattia e che durerebbe nella convalesce-nza pc'r pareccllio tem po. La formola leucociloria del morbillo non ha però un valore assoluto e solo potrebbe set·vire in modo indiretlo ad una diagnosi di esclus ion'3 qua odo si li'Ovassero invece (jUelle mP.gl ifl determinate del vaiuolo o della scarlat.lina o del lifo addominale. 'Tr·a ttasi qui di una ricerca sussi•liaria cui non va data una importanzA troppo ~?ran de e che vuole essere appt·ezzata sempre in correlaZIOne co o lutti g li altri sintomi del cas o in esame. Un'ultima ricerca di laborator·io, la diu.zo rea~ ione. Questa reazione scoperta e divul~ala da Ehrlicll, intes a a dimostrare l'eliminazione per le orine di certi corpi de.lla serie aromatica che in pre !:'enza di sos hwze diazoiche danno luogo a delle s0stanze azoiche color·a te, sebbene si r iscontri in modo quat<i costante ne ~ la febbr e tifoide e nel mor·b11lo (Ehrlrch, Michaelis) es is te però tanto soveoti in lulle In altre mala llie febbr·ili, che n on può essere utilizzata per la diagnosi ditf·~re nzi a le, se non nei c·osi specinlissimi 1n cui la sua assenza avvalori la diagno~ r d i (~ l'U Z i O ll i morhill if'Or Oii d'ori p;i ne tor:;sica alimentar e O medicamentosa. Fra nz, già cita to, r icet·cò fru i mililar·i mot·billosi la reazione di Ehrlich e trovò che s u 122 cas i era ben mart·ala in 47, in 6t a ppena evidente, in 11 ne1"8livR ; com pariva fra il l o ed il16o giorno, scom pal'iva lentamente ed era proporZIOIIale a lla g ra \'ila d~ lla ma lattia.


O.ASUISTIOA CLI~ICA

Come si vede adunque neppure dal :laboratorio possiamo attinge-re quel responso infallibile che si richiede da noi oei casi sporadici e, malgrado t.anla copia di studi, noi siamo ricondotti ogni giorno all'esame a ttento del quadro clinico, a quel comp,lesso sintomatico che caratterizza nel suo insieme la felbbre eruttiva in parola, senza che alcuno dei suoi elementi preso isolatamente abbia un valore decisivo. E facile nelle grandi epidemie riconosr.ere le forme aberranti, arduo sempre quando queste compaiono per le prime o sporadicamente. Non sono molti anni che i medici conl:!ideravano la rosolia o roseola epidemica come una forma attenuala di morbillo ; oggidl le due malattie si riconoscono come due entità clinicamente ed epidemiologicamente distinte. Questospecchietto che tolgo da Leube ne mostra le differenze essenziali.

incubazione .

Periodo prodromico . .

Febbre.

.

Ourva krmica

Lingua

MORBILLO

ROSOLIA

Dorata media. lO giorni (5 a 14 ; in 14" giornata l'eruzione).

Dura iu media LS giorni

Durata. media 3 giorni o anche 4 : lesi0ni catarrali specialmente da parte delle vie respiratorie {tra.cheo-bl'onchite, corizza), congiuntivioo.

Manco. od ò a.ppeoo. !l{'cen-

Elevata al JO giorno e cho ùiscende al 2° o 3" giorno dello stadio prodromico.

Manca od è leggerissima edura poche ore.

Eruzione in forma di roseola dÌIJcreta, con nodetti centrali, che àppare dapprima sul volto e lo invade uniformemente. , Massimo sviluppo deJl'esantemadopo l · 2 giorni dalla ~ua comparsa ( I)0.6o di malattia~ .

Costituisce generah:nente il primo aintoma.; ruacchie discreté e rMeé ; cominciano dal volto e durano in efflorescenze. poche 0re.

Temperatura massima al 50-6o giorno di malat.t.iA>. Abbassament.o della temperatura. per crisi , che ritorna alla. norma. o.I7~'-80 giorno.

La febbre appena accennata.

(O a21).

nato.

.

.

.

Nulla di caratteristico.

Nulla. d i caratter istico.

lnU$ti110 .

•

.

Frequente la diarrea..

Null11. di notevole.

DeaquamazioM .

Forfore.ccain principio della 23 settimana.

~fanca

Oomplica:io>li e postumi

Specialme nte eia parte degli organi respiratori (pneumonite ct~tm·rale. ple ut·ite, tubercolosi).

Mancano q u asi sempre : q un n d o esistono sono quasi ug uuli a quell~ ùel morbillo. P ossibili le recidive.

sovent.is!limo e noa ha carntteri costunti.

Ma appena da poco tempo si erano ii medici fissati sulla differenziazione di queste due forme eruttive, quand'ecco comparire s ulle rivis Le due nuove forme-


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C.·\~UISTICA. CLI~IC A

che si vogliono difl"erenli da queste e per le quali non si è trovato altro nome -che quello l'ÌSpeltivameote di QUARTA e di QUI NTA. MALATTIA. La quarta malattia, diversa dalla scarlallina, dal morbillo e dalla roseola -epidemica, fu illustrala da Cleme nt Dukes nel 1:100 sulla scorta di una speciale epide mia da lui osservata in una scuola. Secondo il precitato autore si osserverebbe preferibilmente io primaver11 e oell'!iulunno. Ha una incubazione oscillante fra !) e 21 giorni. L'esantema é scarlattiniforme, di colore roseo sbiadito e si mostra coll' iniziarsi della malatlia, invade in poche ore tutta la cute del corpo, rispetta i ~ontoi'ni delle labbra e il dorso del nMo. La temperatura -oscilla fra 3i0 40•. La durata della malattia è di 4 o 5 giorni; nello stesso tempo si notano degli ingrossamenti ghiandolari all'ascella ed all'inguine, nonché nelle regioni cervicali posteriori. Per alcuni, fra cui il Bokai, tale malallia corrisponderebbe alla. rubeola sc,arlaUinos a del Filalow (suo tralLato 18i7), per altri · invece sarebbe una forma .autonoma (Broadbent, R omer, Cheinisse, etc.) mentre per Williams, Griftìth si tratterebbe di rubeola comune con esantema modificato scarlatliniforme o finalmente di una forma attenuala di scarlattina secoqdo Millard. Gaige r ecc. La quinta malattia denominata anche eritema ifetlioo ocuio appare senza prodromi né alterazione alcuna sia nello stato generale che nelle mucose ed inle ressa la cute della raccia solto l'aspellù di un rossore diffuso e quindi le -es tremiLA sotto forma dm larghe macchie che, scolorandosi p1•ima al centro che alla periferia, assumono la forma di ghirlande. La durata è da 6 a 10 giorni. Lo Cheinisse ha proposto pt-~1' tale infezione il nome di megalerytema epi· demicum pe1·chè talvolta anche contemporaneamente nello stesso individuo, resante rna può assumere l'aspetto di erite ma infettivo e di eritema scarlaUinoide o morbilliforme. L'avvenire, lonta no o vicino non sappiamo, decidera se questi esantemi ab biano diritto o meno ad una loro auto nomia, se a ciascuno corrisponda o no un gt>Pme specifico. Fmo a prova co ntr~:~ria è prudente ritenere che ciò s ia e sforzarsi, per quanto é possibile, di dis tinguere e s opra lutto di isolarP. pe1·chè l'un contagio può es· sere dive1·s o dall'altro e può da rsi l-e nissimo c~e dei virus simili, ma differe nti e reciprocamente no n immunizzanti serpeggino fra gli uo mini e siano cause di forme non identìche che a volba a volta per la somig lianza dei sintomi elinici ci appaiono come r icadute o come l'ecidive. l o non saprei lìniJ·e questa mia b1·eve tligressione sulla diagnosi del morbillo con deduzioni pratiche più utili di quelle che scaturis cono dal considerare le diflicollà c he, qualunq ue sia l'esperienza e l'abilita del medico, s'incontrano ogni q ual volta s i tratta di decider e sulla s pecilìcità ji une forma eruttiva. IsolaJ'e presto, sempre, ad ogni costo, ecco l'ideale massimo per la profilassi d i tutte le infezioni. Necessità pratiche fac ili ad intendersi e difficili da sopprimere pe!' ragioni ovvi e. fanno ~i che anch e negli ospedali meglio organizzati s i posseggano padiglioni per ogni malallia iofetliva e non sia concessa un'ulterio re sudd ivisione n egli ambie nti e nel se1•vizio; tuttavia il progresso in<lelìnito e lodevolmente r apido di Lutte· le islituzioni sanilal'ie borghesi e milita r i, ci porLa a sperare per' l'avve nire la quasi ~egr•egazione individuale di eia· scun infeHo. Ciò può sembra r e un'esager·azione c non lo e, quando si tenga conto di alcuni fall i di osservazione comune. Gli ammala ti di una medesima infezione


OASOISTICA CLINICA

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s pecifica non sono reciprocamente innocui, come forse troppo leggermente s i suppone. Accanto all'infezione primordiale stanno le infezioni mis te e secondarie e queste sono talora altrettanto contagiose che le prime; basti r icordare il fatto che le complicazioni polmonari del morbillo sono di g ran lunga più frequenti negli ospedali che nella pratica privata e che in certe epidemie pl'edomiuano, in altre scar seggiano. Aggiungasi a ques to che, essendo am piamente dimostrato che un indivjduo può esse1·e simullaneamenle .atl"ello da più di una infezione, può portare i germi della seconda malattia a com?agni di sala che non hanno che la prima. I morbillol:i per esempio contraggono facilissimamente la difte1·ite ed in · forma gravissima; molti casi del cosi detlo croup morbilloso sono in re~llà di natura difterica. Non ho bisogno di dimogtrare ·i danni incalcolabili dell'entrata di uno di questi individui in un padiglione di morbillosi. Se si a ggiunge a lutto dò la nozione che le ricadute sono di gran lunga più frequenti, se l'individuo permane in una atmosfera di intensa infezione e se s i tiene calcolo delle forme aberranti di cui abbiamo faUo cenno, che potendo essere attinenti a d un virus diver so espongono g li ammalati a reciproche infezioni nuove, si comprenderà fa cilmente co me in mater·ia di diagnosi e di difesa contro le febbri erullive, una lunga via resli ancora aperta alla scienza ed all'attività del medico moderno. · BIBLIOGRAFIA. Del m orbillo nell"tsereiro td in pot·lieolare di un'tpldtmia domintmlf ntl pre5idi o di Fi gennaio e le bhra io t 88t). · OsTil<o. - /Jet • orbtlln nell'esercito àlaliano e nella divisioM mllilu•·f di 1 ot·lno. (Giornale d:i medicina ntiUtaN, 189~). CHA UPP ARD IIT Le1101Ns. - S1tr ·q~ttlq«es ecu de r ougeole a rechute (Sociélé Méiic au H<ipitaux, 27 dicembre t895J. CoMBY. - Arch. de .tlédee. des En(cmb. 1903, n. i . VRRGI!LY. - C011udiralions sur lu recht41e& ae la rougeole. (1/evue ntenmelle del maladitl de l'en(anee. agos tu 1898). 'STRKNG W.- Hin Pali von .lfasemrecidi iJe. (fJeulsche medie. IYoeh .• t dieemhrP 189t, pa<e. 10:84). l.OP. - Béfn(eclio11 morbillture (• écid- ve et rechtile de rougeole). (Revue menst<elle des mtJiad1es · de l "en(ance, n.. vemhr e t 896). · llucouoY. - Soclét~ Médic. d-s lhipita u.c. '27 dicemhre t895. FISCil &l<. - Orti F,ilte uon ,lfasel'llrtclctlve in eìne1· f'amìlie. ( Co1·resp. 81. (i>r Schweiz. Aerzle, t.5 seLtem bre t 898). APOIITI. - Ricadl' le e rfDid i ve nel morbillo. (l, a Pedi alt·ia, reubralo i 904). 'BATTTSTIWt. - Rimedi nuovi, vol. 1. ra11. t ':! l. Bos1o. - Dtgli esa11lemi ~itwoterapicl Wl& speciale rigua1·do agli esantemi tardivi da aier o anlipneumonico. (Clinica Aledica, t90l. n. 3). ·Leues. - ~pec Diagnosllc der i ntltt"etl Knmkheite11 vol. 11. N&UMANN. - Ueber ei11 mtuernahnllches B:cantlltm bei 1'yphm. (Cenl1·al Bt. (. hl.in . 11ledic., t 890,

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIA~·H ED ESTERI

RIVISTA DI CHI RURGlA GENERALE Beoenti progre•ld nella chirurgi& del vul augoipl. ( The Laneet, apr. 1906).

D' ARC'Y PowER. -

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Quantunque l'A. di questo lavoro si limiti a riportare le applicazioni fatte da altri clinici e sperimentatori, pure non è senza utile riassumerne il contenuto, per l'importanza pratica de gli a rgomenti trattati, che sono i segue n ti: . 1° SHOCK CHIR URGICO, E COLLASSO. - Sono qui ricordati lavori del Cr.ile, profess ore di clinica chir urgica dell' W. Re~eroe Med. college, Cleoeùmd. Il renomeno essenziale dello shock è la caduta ' della pressione san guigna, causata: più da esaurimento, che da lesioni orgnniche, motivate dallo accumularsi del sang ue nelle vene, e specia lmente nei grossi tronchi di esse, condizione espressa col termine pittoresco di emoa·aggia endovenosa. Il graduale abba!i'samento della press ione endovasale costituisce lo sh ock ; la caduta ra pida di essa stabilisce invece il collasso. / Ptù che l'esaro& degli svar iali ,mezzi adoperati dalle diver se scuole per combattere questi stati, sono interessa nti le questioni che a questi si collegano. La caduta della pressione endovasale a) è dovuta ad esaurimento del tono vasale, b) ovvero del cuore, c) ovvero dei centri vaso-motore, cardiaco, r espiratorio ? E in questo caso è dovuta a indebolimento della loro azione dirett-a , ovve r·o è dovuta a modificazione del plasmf\ sanguigno che circola nei loro vasi '? d) Dato l'esaurimento dei eietti centri ne è utile Io stimolo, ovvero pericoloso ? Se solo qualcuno dei detti centri è interessato, conYiene stimolare soltanto quelli che non sono affetti? In lali essi può giovare, se sara possibile farlo, il rialzare la pressione sanguigna con mezzi meccanici innocui ' l centri che governano la circolazione, non agiscono automaticamente, e non sono essi stimolati in modo automatico? Inoltr e non sono essi già stimolati flno· all' esaurimento prima che intervenga lo stato a noi noto col nome di s hock o di collasso? È meglio fidare sulla s timolazione di tali centri mercé medicinali , ovvero è meglio ricorrere alla loro s limolazione automatica? Dagli esperimenti s uoi il Crile è in g rado di concretare le sue idee nelle seguen·ti parole. l n molli casi il governo della pressione endo·vasale .è il governo della vita stessa. Lo sh o~:k chirurgico è un esaurimento del centro vasomotore ; il centr o cardiaco, il muscolo cardiaco, e il centro respiratorio sono inleresr;ati in via secondflria. Il collasso è dovuto a sospens ione della fu nzione dell'appaa·ecch io car diaco o vaso motore, ovvero ad emor r aggia. Le dosi terapeutiche di slt'icnina nello shock sono inerti , quelle fisiologiche pericolose o fatali. Al.la propiuazione di essa s ussegue esaurimento, q uando non morte. Non vi è differ enza fra lo stimolo esler·no (traumalil'mo), e quello pr ocurato d& qnesli $limolan ti inter ni del genere della stricnina.


RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

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Gli stimolanti dei centri vasomotorl uon sono eontr·oindicsti n ello shock e nel collasso. Però nello shock gli slimolantì car·diaci hanno s olo utile lìrnilalo, mentre la loro azione pU Ò diveni re nociva . GJi stimolanti pOSSOrtO eSSfH'e Utili nel collasso, nel quale non vi è esaurimento nei centri. Le soluzioni saline per iniezioni non sono molto utili nello shock, ma lo s ono invece ne l collasso. Il sangue non sopporta che un limitato grado di diluizione con tali soluztoni, e tosto se ne determina la eliminazio ne attraversd le vie ordinarie di assorbimento. IL liquido, che in tal modo si raccog lie nell'area s plancnica, può essere sufficiente ad arrestare il movimento del dial'ramma e delle cos te, e portare rJuindi a morte per insufficienza respiratoria. Le soluzioni saline nello s hock: innalzano la pressione sanguigna, ma non possono rnantenerla. L'adrenalina, agendo sul cuore e sui vasi sang uigni, innalza la pre ssione endovasaiEI in ogni grado di shock, anche quando fu praticata la cocainizzazione del midollo; ma, per la sua ra pida ossidazione nel cir·colo, la somministrazione di esso deve t:~sse re continua, senza giungere alle dosi esager·ate, che a~iscono in modo inibitorio sul cuor•e. L'azione dell'adrenalina può essere favorita dalla a pplica7.ione di un appar ecchio esterno di gomma , da gonfiare a volontà contro la periferia del corpo, rialzanòo con !Juesto mezzo la pressione da 2fl a HO mm. di rner·curio i11 più. 2° LEGATURA DELLE ARTERIE NELLA CON fiN UITÀ. - Giusta i recenti lavori di Ballance ed Edmunds, una legatura, per essere perfetta, deve es~ere s\tffì· cientemeote forte perch,è non si rompa, inelastica, rotonda, liscia, pieghe vole e facilmente annodabile. Non deve essere troppo gt·ossa ; dovrebbe essere falla di materiale riassorbibile, ma non tr oppo rapidamente; ed infine capace di una completa sterilizzazione. P ochi materiali rispondono bene a questi requisiti, e la scelta di essi si circoscrive ai seguenti: peritoneo d el bue, pP.I!e di battiloro, tendine del Kanguro, o cascame di seta bollito; in mancar,za di' qu.esti la seta filabile chinese, il culgut cromico, o l'intestino del filugello. La r agione che conduce a questa gradazione di scelta consis te nella omogen eità che conviene trovare fra legatura e parete ester na dell'arteria le~ata. Il peritoneo del bue, è ancora migliore del tendine, p'erchè di più lento riassorbimento. Le altre legature sono più o meno imperfette ; e quelle fatte con aorta di bue sono del tutto da rigettare, perché deboli, grosse, e cedevoli. Meglio che i soliti nodi, quello a c~tena, il nodo della vecchia, e il nodo c hi· ru rgico, che facilmente cedono nell'atto di fare il nodo di rinforzo, Ballan ce ed Edmunds raccomandano di passare due legature attorno al vaso, e fermarl e col nodo da vela. 3° TRATTAMENTO DEGLI ANEURIS~il SENZA LEGATURA. - T meto<li di CUra degli aneurismi, che astraggono dalla legatura, a parte quello del ri poso e della dieta del Bellingham, che non dà che risultati per lo più effim e r i, sono i seguenti: Le inie:zioni di gelatina; l'introdu$ion.e di corpi estranei nel sacco; come J'aqopuntura; l' immiss ione di }ili metallici ; l'elettr olisi, e il metodo Moore-Corradi. Introdotte da Lanceraux, le inie.:;ion.i ài gelatina, ba:;a no sul fallo d el potere, che la gelatina ha, di aumentare rl coefficiente di coag ulabimà del sangue circolante; il rallentamento della corre nte dentro il sacco ane urismatico, e le a~tel:'azioni delle pareti di esso, sono co ndizioni fa vorevo li per la form azione di un buon coag ulo, che io segui Lo s i o rgaoiz7.a e si res tringe . l

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Giornale medic o.


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RIVISTA DI CH lR ntGU

G b::X E RAf~U:

Tali tHiezioni Ri p t aticauo 11 el counellivo sollocutaneo, nella dose di '100 cen· limelt't cub t di una soluzione salina <!Onlenente il 2 p. 100 (e pet' Huchard 1 p. 100) d i ge lalt na, l'i petule pet· 12 o 15 vol te, ad in Lervalli di 8 a 10 g-iornt l' una dall'al tr a. L a sol uzi011e deve esser e pe t·f<:Llamente sterilizzata, per la fre· qucnle pr esenza di bnCÌ IIi di tetano ~;ile si t•inv eugono nelle gelatine del com · mer ci o. Contro l'aume:1t0 di lensioue endovao;«le, cassionato dalle iniezioni, giova l& somministrazione di ioduro di potassio, mezzo gt•ammo al giorno, P ad esso Guthrie K amkin aggi unge piccole òosi di una soluzioue L p. 100 di nitroglicerin a. Vanno ridoUi al minimo r. ella dieta gl i alimenti azotali, e così pure la quan· ti ta dei li•ruid i ingeriti. Questo metodo, ma lgrado alcuni favorevoli risulLali ottenuti, è tutto ra sttb judice, e non promelle di t•imaner e i n uso . L'ayopuntu r a semplice, osRia l' introduzione di a [.Chi lasciati in sito p er 5 11 6 g io rni che vengono rlopo l'ilirali , pt•oduce la formazione di coa~uli nel sacco E •sa Ila dalo qualche t•isultalo, ma neppur e 1<i mostra un metodo vitale. L ' introduzione di filo m etallico nel sacco fino al 1900, stando ad una stati stica di Hunner, su 14 casi ha dato 3 guarig ioni, e 11 morti. Anche l'A. di questo l avoro oper ò un catoo introd ucendo nel sacco 80 pollici di filo di argento. costituenti una superfi cie di coagulazione di 3,7 pollici quadrati; ma l'oper ato sopr avvisse solo 50 ore, ed all'autopsia fu lt'ovala un'ansa del filo spinto su nell'arco dall'a.orta. Un m iglioramento alla t ecnica di questo m etodo lo porta un recente appa· r ecchio di H. Co lt, nel quale il filo da introdurr·e nel sacco è confo t·malo 11. guisa di un fascio di fi)i, saldati a una estremità, e dotali di una grande eia· sticità, per cui, li beri, si dispongono ati ombrella divaricandosi dall'altra estre· mila Qudsto fascio di fili cosi costituito, é contenuto in una cannula che fun· ziona da tre quarti, col quale si punge l 'aneur1sma, denlt·o il quale il fd scio eli fili, s pinto lia un mandrino , si conforma a sfera. Cer·to un simile apparec · chio può semplificare di molto la operazione, rend eudola spedita, ed evitando la peoetrazione di filo nell'art~ria madre ; cd ha poi il vantaggio della steri· Jizzabili là perfetta colla bollitura. In tr·e casi r ecenti l'apparecchio avt·ebbe fun· zionalo bene, e dato o ttimi risultati. Elettrolisi. - L a galvano- puntut'a fu preconizzala da Pravaz il giovane nel 1857. Ciniselli di Cremona se ne fece apostolo, e il metodo fu seg uito dallo Yame$, e dal Duncau in ! scozia. Consiste nello introdurre nell'aneur isma un numer o v ari o di aghi cii acciaio, attraver so i quali si fa passare lA correnlt> continua di qual tt·o elemr.nli BunsGn, fi no a cessazione della pul!?azione, o fi no al la comparsa di gas rilevabile colla per cussione. Questo m etodo ha dato buoni r isult.ali, q ua ntu n'l ue anche tem po ranei, in alcuni c~:~s t scelti , ed è st.ato sostituito t!al l'o llr o Metodo rli .\Joore-Corrarli, elle consiste nella combinazione della intt·oduZ!One del filo e della 11leltrolisi . Con questo melo-lo, m e~li v che ne: due oomi· oati , si ottiene u n coagulo for'le e<i estesn. R icluede una corr ente piuttosto forlP. da 40 a .HO milliampér•es, e le sedute del la clu t•aLtl varia da tre quarli ad un'ora e m~7.28. Si pr el'et'iRre ora i ntr odu r re nel sacco il solo el ellrode posi lin•, l'ocendo agire l'altro polo dali'Psler·no, in f01·ma di una larga piastra di colone as:::orb•·nle, !"UI dor ;;o o !'ull'ncl.!0m•-. La C•'lrren te viene so m minislra ta


Rl VISTA D l CHIRURGIA GF.NEUALE

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lentamente e progl'essivamente fino al mass imo della intensità voluta, so lto il controllo di un ruilliam peromelro che si deve interporre e sopprimenùolo pure gradatamente fino a ridurla allo zero. Il Colt ha'a pplicato q uesto metodo servendosi dell"ap par ecchio proywio di c ui si è fatto cenno sopra. Secondo H unne r di 23 casi trattati col lllet.otlo Moore · CotTadi, '17 tor·acici e G addominali, 4 guarirono, 9 mi ~l i o t·aro no o ebbe1'0 prolun~a la l'esistenza; e nei rimanenti fu probabilmente affl·ettato l'esito letale. A lla diagnosi de):{li aneurssmi cavitari é s tata ap plicata da 'Vals ham e da Holzknecht la radioscopia. Secondo il p rimo di questi per stabilire 11:1 diagnosi di un ~neurisma intratoraeico l'ombra De deve essere in continuilil con quella -del cuore o dell'a orta, e l'ombra dala dall'aneurisma differisce del tu tto da quella data dalle neoformazioni. Le variazioni nella intensità fs·a l'ombra dell'aneurisma e quella del cuore banno grande valore prognoslico. 11 crescere della intensità delrombra é ind.izio di crescente stra tifìcazione di coaguli essendo il sangue fluido - completamenrte tra.>par ente ai raggi X. 4° SISTEMA VENos o. - Dopo l'orrore degli antichi per gli interventi s ulle vene, sono venuli i primi tentativi, non sempre fortunati, della cura operativa delle varici, la cuì casuislica si è andala at•ricc.hendo mano mano nell'ultimo treotennio, ed ha trovato un non discutibiìe perfezionamento n el metodo semplice ed efficace del Prendelenburg. In conchiusiooe, la chirurgia dell'apparecchio vascolare sanguigno é fungi dall'essere alla sua per fezione, e moltocampo é ancora aperto allo s tudio e alla -operosa intelligenza dei chirurgi. DRLOGU.

Sulla parziale reaezlone del cordone ap·ermatloo nelle opera:donl radloali delle ernie lngulnall. - (Zentralblu.ttfilr Chirurgie, n. 50, '1906).

Z. SLA wrNSK!. -

E stata finora opinione comune che la lesione dell'arteria sper malica interna dovesse immancabilmente produrre la cangrena o :• atrofia del testicolo. Ciò ~ s tato posto in dubbio dalle nuove ricerche (alcuni metodi di o perazioni per varicocele e per cri ptorchidia), come anche da osservazioni dell'A. sulle ernie invete1·ate. Egli, in seguito ad un lavoro del Polya, riguardante alcune modificazioni del nrocesso Bass ini per le ernie in guinali, e precisamente la diminuzione di volume degli elementi del funicelle spermatico, ha cercat,o di ridurre ancora maggiormente il volume del cordone spermatico, fa cendo rimanere in un determinato tra tto il solo dotto ddel'ente. L'A. spiega come in tal caso si conservi la nu~rizione del testicolo, mercè i ra pporti anatomici . Il cordone spe1·matico ha tre arterie, la s permatica interna dall'aorta, la spermatica esterna o funicolare dall'epigAstrica inferiore e l'arteria deferenziale clalla vescicale inferiore o media, come dall'ipogastrica. A prescindere dalle anastomosi di ques ti vasi con le a rterie vicine (ad es. l'a. funicola1'e con le a. scrota li posteriori provenienti dalla pude nòa interna), esistono anastomosi costanti delle arte1·ie del cordo ne deferente tra loro. Di g rande importanza a tal rig uat·do è il ''.a pporto delle arterie deferenzial e e spermaLicA interna. Nel polo infeJ'iot·e de l tes ticolo si divicle l'a. s permalica interna in due r amoscelli, i quali nuLt'iseono il testicolo. Inoltre la m edèsimà Jà al di soprtt dell'epididimo d.ue ra moscelli per lo stesso, uno dei quali (a. epiùidimale pos teriore) si anastomizza a pieno canale abitualmente con l'a . òeferenzialc.


RIVJSTA DI CRlRU&GIA GE~ERALE

' Questa si anastomizza alla par te media dell'epididimo in forma di arco con l'a. epididimale posteriore; i rami dell'epididimo e del polo inferiore del Lesticolo scaturiscono da questo arco. • S e il dotto deferente non vien troppo denudato, si puù esset•e sicuri, di non aver leso l'a. deferenziale e basta la conservt\zione di •ruesfarteria per assicurare la nutrizione del testicolo ''· Sulla base di questi fatti anatomici l'A. ha eseguilo una resezione parziale degli elementi del cordone nel modo seguente: Dopo l'isolamento parziale del sacco erniario, la riduzione del contenuto e la s utura o legatura dell'anello erniario, ha ricercato il canale deferente e l<> ha isolato nel tratto che decorre dall'anello inguinale interno all'esterno, asportando io massa in questo lrallo lutti i rimanenti tessuti (sacco erujario con in· viluppi accessori, elementi del cordone). Ha praticato poi l'ulteriore tipica ricostruzione del canale inguinale alla. Bassini; l'aponevrosi cosi si può suturare senza a lcuna tensione. Come vantaggio di questo metodo è da rilevare un considerevole abbreviamento e semplificazione dell'intero intervento, poteodosi escidere \insieme a gli elementi del cordone una porzione di sacco, senza bisogno di isolarl1:1. L'A. personalmente ebbe l'opportunità di eseguire il suo metodo in sette casi di ernie (due bilaterali). Dopo l'operazione alle volle si é tumefatto il testicolo per alcuni giorni, ma questo gonfiore di nessun'entibi è subito scomparso. L'A. ha potuto riesaminare due dei !luoi operati, guariti lutti interamente senza alcuna complicazione. Il primo paziente, quaranteune, operato nei due lati nel settembre 1905, non pre!';entava al momento dell'esame nel testicolo alcuna variazione di volume visibile o palpabile; come pure nessuna differenza fu rimarcata nell'attività sessuale. Il secondo caso è più interessante, percLé. fu operato a destra di una grossa ernia con resezione degli elementi del cord•me nell'ottobre del 1905, a sinistra di una piccola ernia cou il tipico processo Bassini nel settembr·e dello stesso anno. Al presente (ottobre 1906) l'A. non baosservato alcuna difl'erenza nei due testicoli. Questi casi sono una dimostr azione evidente che con l'escissione di tutte le parti costitutive del funicello spermatico, conservando il solo vaso deferente, né la funzione, nè la nutrizione del testicolo viene lesa, mentre la durata dell'operazione viene abbreviala e la tecnica r esa piu semplice. Oltre i fatti anatomici esiste una serie di osservazioni cliniche di altre malattie che comprova l'innocuit.A del suddescrillo intervento. Tal~ni chirurghi adoperano un simile trattamento nel varicocele e n el criptorchismo. Bennet consiglia di estirpare le vene dilatate nel vat·icocele ed asserisce che, per lesione dell'a. spermatica, non sopravviene necrosi od atr·otia, ciò che fu confermato dn Miffiet e da Volkmann dopo espet·imenti s ugli animali. Secondo Testu~ e Jacob dall'a. spermalica interna si origina un gruppo di vene (anteriore), il quale maschera l'arteria, perciò essa si rinviene molto difficilmente anche pet·ché il suo polso non è percepibile. Per questa ragione, nella r•esezione del ples so pampiniforme, non si è mai sicuri di non aver lesa l'arteria, se non si esciùono le singole vene accuratamente preparate. Una lesione dell'arteria speriualicn interna per·nllro è senza importa l'l za, a condizione però che rimanga inlatla l'a. deferenziale. L'A. in un ca ~o di varicocele, non a vendo potuto trovare !'1:1. spermatica interna n l'l plesso venoso, r esecò per un dato tratto l'intero cordone spermatico, ati cc:cezione del dotto defer·enle. Dopo un anno e mezzo pole riscontrar·e


RIVISTA DI ClHRORGIA GE:-IERALE

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che il testicolo della parte operata, prima piu piccolo, tornò completamente e~uale a quello del la parte sana e la funzione sessuale, diminuita prima dell'operazione, si ripric;tinò. Un interessunte contributo alla que stione in parola porta anche un metodo dell'ope•·azione del criptorchis mo. Per alcuni autori la grande difficollé. per la portata iu basso del testicolo nello scroto, vinti tutti gli altri ostacoli, é costituita dall'enorme brevit.a dei vasi del cordone spet•matico. Il decorso d~i vasi é retto, mentre il deferente decorre arcualamente tra l'anello inguinale interno ed il basso fondo della vescica; anche l'a. deferenziale forma una curva. Per tal ragione Bevau (Chicago), partendo dal dato di fatto che il dotto deferente è la parte costitutiva più importante del cortlone sper· matico, sacrifica tutti i vasi del funicello nel caso che questi costituiscano un ostacolo alla sufficiente discesa del testicolo. Bevan ha basato questa sua convinzione sui risultati di oltre 100 operazioni di varicocele, dopo le quali - ad oota della r esezione di tutte le parti costitutivo del funicello spermatico, ad eccezione de l dotto deferente e d eli"a. deferenziale - egli non ha osservato disturbi di sorta nella nutrizione del testicolo. Mignon presentò alla Società chirurgica di Parigi nel 1902, Lt•e ca~i di varicocele, operati con il metodo s uddescritto. Tutti questi fatti, secondo l'A., autorizzano alla parziale resezione del cordone spermatico nelle operazioni radicali alla Bassini. Una più lunga ed ampia osservazione scoprira forse i lati deboli del metodo. Intanto l'A. lo raccomanda sulla base della sua esperienza, che data da un anno, .ad un ulteriore esame e giudizio; in tal uni casi senza dubbio esso sostituirà la castrazione, in alcune operazioni di ernie ioguinali. L'A . osserva infine che se il suddescritto metodo non può essere designato come tipico in tutti i casi, pur tuttavia rende più facil e e breve l'operazione delle grosse ernie con funi-celio spermalico sparpagliato e difficile a rintracciare. F. CAcciA. Dott. R re HA RD MiiHSAM.- Di una lesione ttploa degli ChaWfeur•.- (Deutsehe medi3in. Woehenschrift, 12 luglio 190G). Da Lucas Cha mpionniére, Ghillini, Walther e tra i tedeschi Madelung, vengono ci tati ca s i di fra ttura della parte inferiore del radio, riportata da chauffeurs con la manovella del motore per la esagerata propulsione di esso. Perciò che riguarda il meccanismo della lesione lo Championniére distingue una frattura diretta, dovuta all'urto della manovella, che con r apidila torna indietro urtando la es\remit8. inferiore dell'avambraccio, ed una frattura indiretta per l'urto in iperestensione (frattura per arraehement). Rara invece è la frattura pet• compressione, e rara più ancora quella dovuta alla pressione e con tropres~ione per la resistenza al rinculo della manovella. Secondo Walther può anche succedere uno strappamento della estremità infer iore del radio per lacerazione dei legamenti; per Ghillini la frattura avverrebbe perchè l'epifisi inferiore del r adio, pt·emendo contro le ossa del carpo, riceverebbe direttamente la potenza dell'urto senza interposizione di tessuto elastico. Secondo invece Madelung sarebbe assai evidente che la frattura del radio nella classica posizione é una frattura per lacerazione. L'A. è del parere che .la gravita della lesione dipende dalla maniera del meccanismo.


Mi±

RIVlSTA Ul CHIRURGIA GENERALE

Se la man o n~l la urta contro la mano che si trova in fortissima abduzione, allora le forze sono più po tenti e si ha una dislocazione maggiore di qua nd<> la mano viene a trova •·s i al punto più basso del giro, in un momento cioè io cui non si compie più alcun la voro muscolare. l n realtà è diflicile stabilire il momento del rinculo della manovella, perchè avviene troppo rapidamente ed in modo inatteso. L'ipotesi dell'A. però spieghe•·ebbe la f!rand e differenza di queste frattur e deleraJinale da un meccanismo fondamentalmente uguale. Per la prognosi e per la cura non vi ha molto a dire, essendo quelle di ogni fra ttura simile del rad io. GrANI .

Quale è 11 momento perlooloao per rorlglne di un& ft&ttura. dl un metat&rao nella m&roi&? - (Deutsche m ellizin. Wochenscrift, 12 luglio 190G).

KrRCII NE I\ -

In una memoria comparsa nel 1905 l'A. aveva comunicato che, se la parte media del piede incontra una rilevatezza del ter reno, può avvenire una frattura del metatarso, allorquando per il sollevarsi dell'intera pianta del piede, che in tal caso non può avvenire completamente, più fo r temente si fa sentire il carico col portarsi il centro di gravità in avanti del calcagno e fino a che per questo peso eccessivo, il piede non sia giunto a s uperare l'impedimento col sollevare l'intera pianta. In qual momento precisamente agisce il centro di gravità dall'indie tro in, avanti s ulla pianta del piede, perchè il metatarso cosi for temente premuto contr·o l'ineguaglianzs. del te rreno, possa fratturarsi? P er chiarire q uesto punto era necessario conosce1·e la pressione esercitata dal piede sul terreno, ciò che ha fatto O. Fischer nelle diverse fa s i della marcia. Devesi in special modo por mente al peso del corpo per la pressione che viene eser citata ne l senso verticale sul terreno, la quale nell'uomo che non porti carico, raggiun ge un massimo dopoché si poggia sul terreno con tutta la pianta del piede ed un minimo che succede nello seconda meta del tempo. nell'alto dell'alzarsi di esso. La pressione quindi contro il suolo si .abbassa nel senso verticale ad un minimum s in quasi ad un quarto del peso del corpo e sorpassa un massimo di più di un ter zo della s ua grandezza. Se nel posare la pianta del piede sul terreno durante la marcia la porzione media di esso incont1·a una ri levatezza !\Il ora la pressione esercitata dalla gamba sul suolo. raggiungerà certamente nello s tesso tempo il suo mass imo; ,nell'inizio quindi della elevazione del piede dal terreno; ma la pressione sulla parte media del piede è in questo tempo assai lieve, poichè durante il massimo la linea del centro di gr avità cade ancora poster iormente al . calcagno, tutto al più sul calcagno stesso, il quale deve sostenere perciò la pressione principal e~ non vi sarà quindi da pr vt~nta re una frattura del metatarso dura nte il tempo del massimo. Sarà precipuamente pericoloso invece quando la linea di gravità cada nella parte media del piede, cioè verso la fine del periodo, quando, raggi unto il minimo, la pressione cr esce rapidamente di nuovo e diventa ugua le al peso del corpo ed e ventualmente al ca rico. In questo tempo la pr essione si esercita, come appunto s uccede nel cammino uniforme, sul pr imo osso del metatarso, e ques\o sosterrà in tal modo immediatamente la pressione, com e appunto egli è adattato a questa bisogna.


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RIVISTA DI CHIRt'"RHIA DI GOElmA

Può peraltro questa pressione esercitarsi sul terzo e sul quarto osso, o Sll di uno di loro solamente, quando s i urta contt•o una rilevatezza del terreno, e, non essendo abbastanza robusto, v~ risi milmente ne accadrà la frattu ra. Sasebbe dcsiderabr!e di sapere con qual carico avvenga la frattura di esso. L'A. ho intrapreso 8 ques t0 riguardo nur.aerùse rice1·che, però senza risultato si curo; da esse sarebbe dei'ivato che anche il 2• e il 3• metatarso, sono alli 8 sopportare pesi abbastanza rilevanti. Essendos i constatato che il pericolo dell~ produzione della frattura può esser dato dall'aumentare nuovamente la pressione verso la fine·del periodo dell'innalzamento del piede, deve studiar si di evitare il pii\ possibile siffatta Circostanza, specialmente C'O l carico di campag na perchè, secondo il Fischer, la pressione con un tal c~:~rico viene aumenta ta da 58 a 90 kg. Nella marcia, coll'incontrar-e spesso piccole rilevatezze del tel'reno, s i a vrebbero assai frequenti le fratture di metatarsi, se da una parte non vi si oppo-

nesse la muscolatura del piede e d'altra parte non fosse diminuita la contJ·opressione del terreno dalla suola più o meno spessa e rigida.

GtANr.

Doli. HERGE:L. - Causa della febbre dopo la apleneotomta. - (Cenlral&latt .fur Chirurgie, n. 2, 1907). L'autore premette chrJ dopo l'oper·azione della splenectomia si può osservare durante la convalescenza degli operati un aumento di temperatura, indipendente da infezione e da altre complicazioni. In cinque operati, di cui quattro per· splenectomie malariche ed una pel' s plenectomie da echinococco, egli notò tre volle febbr·e che crede stia in ra pporto colla necrosi dei tessuti connettivi retro-peritoneali, necrosi provocata dai fermenti digestivi della ghiandola pancreatica, lesa duraute l'atto operativo. I nfatti negli altri du~ casi, in cui l'autore oper ò con più ca~t tela, legando ad uno ad uno i vasi dell'ilo della milza, non vide

alcun rialzo febbrile.

F UNAIOLI.

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA A . BRBNTA NO . -

trattamento. -

Sulle ferlte d'arma da faooo del vul aang utg nl e loro (Arch io . (iir klin. Chtrurgie, Bd. 80, HefL 2).

L'A., medico capo del Lazzarelto della Lega Tedesca della croce r-ossa in Charbin, durante la guerra russo-g-iapponese, ebbe l'opportuni la di curart' 8 casi di ferite d'arma da fuoco dei vasi s ang uigni, dei quali 7 operati. Ad onta della scarsez za del materiale egli ne ritiene opportuna la pubblicazione, perché sin qui selo ral'e osser vazioni esistono sull'ar goll)ento e perché l'esperienze dell'A. portano un contri buto alle conoscenze acquisite in proposito nelle ultime guerre. Le ferite d'arma da fuoco dei vasi sanguigni e le loro conseguenze capitano con rela tiva frequenza nel Lazzaretto di guerra di 2• linea (più del 4 p. 100 su tutte le ferite d'arma da fuoco e più del 7 p. 100 sugli inter venti).


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Rl\"ISTA DI OHmURGlA DI GUEHRA

Nel Lazzerello ven nero :in osservazione esclusivamente ferite per proiettili di piccolo calibro (6,5 mm.) della fanteria giapponese ~ feri.te per proiettili di grosso calibro senza contemporanea lesione ossea. Nelle ferite dei grossi vasi per allr.i proiettili sono in genere lese anche le parti molli, ossa od organi in· terni in tale estensione che o si verifka la morte s ul campo di battaglia ovvero è necessaria l'amputazione o disarticolazione per sal va re la vita del feritiJ. Ciò vale principalmente per· le ferite prodotte da granate, s cbeggie di granate o di s hrapnel, da granate a mano e da un'arma speciale finora sconosciuta. Dopo i proiettili a mantello com pleto hanno provocato il maggior numero di ferite le rotonde palle degli shrapnel. Esse costituiscono la 4• parte delle ferite curale. L' A. no·n ha osservato nessun ferito di grosso vaso da palla di shrapoel, ritiene chA i feriti da palla di shrapnel con interessamento di un grosso "aso o muoiono per emorragia sul campo di battaglia, ovvero per emorragia consecutiva ad infezione della ferita. In ogni ;caso è mollo superiore il numero dei feriti nei quali nessuna Jesione vasale si ver ifica nel mo· mento, perché i vasi sanguigni elastici sfuggono facilmente ai proiettili rotondi e, per la diminuita forza viva di questi, vengono semplicemente contusi. Di fronte ai proiettili col mantello completo poco si può fa r e assegnamento s ulla sfuggita dei "asi sa nguigni. Arterie e vene sono per lo più ferite io modo ed esten!'lione varia, secondo la grandezza del loro lume, .la loro condizione di ri pienezza nel momen to della ferita e l'mcrociameoto completo o parziale della direzione del proiettile; Rildebreodt distingue 4 specie di ferite vasali: 1• Contornamento e contusione della parete vasale senza ape1·~ura prima· r ia del lume; 2° Colpi contornanti con aperlut·a del lume, pet•ò con conservazione d'una pat·ziale continuità del tubo vasale; 3o Colpi fora nti con conservazione di continuità doppia; ·i° Completa lacerazione. Le contus ioni dei vasi hanno importanza perché nel decorso asettico possono produrre restringimenti cicatriziali, nel non asettico emorragie secondarie , per necrosi della parte vasale contusa. , L'A. 118 osservato solo di rado in "ita ferili con completa lacerazione di grosse a rterie. Per questa r agione egli distingue i colpi osservati in perforanti e con tornanti. r:olpi contornanti.- Ammontano a 4, dei quali 3 riguar.-dano l'arteria brachiale ed uno la r adiale. In quest'ultimo caso il proiettile era peoetra~o qua~i pnrallellamente al decorso del vaso ed aveva lacer·ato l'arwria per circa due centimetri nel terzo infe1·iore, negli altri tre cas i l'apertura della parete vasale era di grandezza varia, però rimaneva conservata parzialmente la coutinuit.à del vaso. L'estensione della lacerazione dipendeva in parte dalla direzione del proiettile, infatti quanto più l'angolo è acuto sotto il quale il proiet. tile colpisce l'arteria e tanto più la per iferia del vaso è nella traettoria del pr<'iettile. L'apertura avviene secondo l'A. se non del tutto in gran parte perchè i mar gini della ferila vasale per la loro elasticità si t•etr aggono. t 'aper tura comparisce più grande ma il vero lume vasale subisce un restringimento che favorisce la chiusut·a spontanea. L'A. trovò le ferite vasa li magg iori chiuse nell'oper·azione dopo 13-15 giorni dal ferimento e dai sintomi deve ritenere che e<:se erauo già cl1iuse nel momt:!nlo del l'accettazione, cioè 7-9 giorni prima del-


RIVISTA Df CHIRURGIA Dl GuERRA

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l'intervento. Della più g rande importanza é la domanda: come si riforma il circolo vasale nelle ferit:e d'arma da fuoco? Poiché é possibile di esaminare il polso perife1·ico della regione ferila quari per la pluralita delle arterie, cosi si é potuto vedere che nei colpi con tornanti la circolazione nel vaso. ferito è in serio pericolo. Infatti in tutti e tre i casi di ferila dell'llrteria brachiale più della metà del lume vasale era interessata ed i margini delle ferile erano irregolari lacerati e corrosi, quindi si deve ritenere che nei colpi contornanti avviene un completo disgiungjmento del lume vasale. Cou tutto ciò nessun disturbo sopravviene nella periCer ia della regione ferita; cii) prova che il pericolo della cangrena nell'esli'emitA superiore è scarso e che nei giovani basta un minimo afflusso sanguigno nel territorio vascolare fer ilo per la conservazione della sua vitalità. Colpi foranti. - Questi, multo più favorevoli pe1• la circolazione, sono caratterizzali da due perdite di sosLanza rotonde ed isolate. L'A. ne ha osservati ed operati tre casi, dei quali uno riguardava l'arteria iliaca esterna, uno l'arteria tibiale anteriore ed uno l'arteria femorale. Nell'ultimo caso era contemporanemente ferìla la vena femorale con una formazione di una varide aneurismatica. Nei colpi foranti i margini della ferita dell'arteria si poss:>no ritirare solo scarsamente, perchè la continuità del tubo va s ale rimane conservata sui due Iati. In conseguenza può prodursi emorragia nei due fori e quindi la prospettiva di una guarigione spontanea non é favorevole. D'altra parte la n u lrizione e l'irrorazione sanguig-na nella per iferia soffre meno che nei col pi stl'iscianli poiché !',onda sanguigna lrovH più facilmente il suo decorso che nelle perdite di un sol lato. Si è notato che nella maggioranza d~i colpi perforanti, il foro di entrata del vaso non superava in grandezza il calibro del proiettile, anche se la ferita della pelle corrispondeva a questo; e secondariamente che il lume vasale dimosti·ava una sensibile dilatazione al disopra della ferita ed in minor grado al disotto. L'A. ha cercato di spiegare i due fenomeni con l'arresto della corrente sanguigna sulluog"o della ferita. Alla successiva dilatazione del lume vasale prende parte la ferila d'arma da fuoco corrispondente, la quale a lungo andare s'ingrandisce in modo che il sangue viene proiettato con violenza su di essa . Queste sono le circostanze che favoriscuno l'origine degli aneurismi ed impediscono la guat·igione spontanea per tromhosi. Ciò dimostra l'A. in un preparato di un aneurisma di arte1·ia iliaca esterna, estirpato 83 giorni dopo .la ferila con conservazione della vena non interessata. Era grande come un uovo di pollo ed aveva sede nel foi·ame di entrata mentre i margini della ferila del forarne d'uscita, fortemente ripiegati all' esterno, erano fissamEmte aderenti ad un foro della fascia iliaca esterna, ~otto il quale vi era un grosso slravaso, senza formazione però d'un vero aneurisma. Cbe si possano formare aneurismi nei fori di entra~a e di uscita di un vaso, lo dimostra il caso simile pubblicato da Von Oettingen e il caso di Bornhaupt. Anche l'A. osservò in una arteria e vena femorale contemporaneamente perforate una varice aneusirmatica in un foro e nell'altro un aneurisma <Iella grandezza di una ciliegia. Il fatto conosciuto che anche un'a.rleria considerevolmente piu piccola del proiettile può' essere perforata con conservazione di conlinuitA dalle due parti mostra l'A. in un preparato di arteria tibiale anteriore perforata nel s uo terzo superiore. .. Le. vene, come le arterie, sono lace rate, contornate o allraversete. Le vene Plll P•ccole, quelle che accompa gnano le arterie del braccio o della gamba,


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RIVISTA Dt CH!RU&Gll Dl GU ERRA

sono com ple tamente lacerate. Se invece le vene più grosse sono ferite contemporaneamen te all'arteria in modo ~he le ferite comunichino in una o due parti allora si originano aneurismi arte1·o venosi o varici aneurismatiche. Questi falli vengono pi.ù frequentemente osservati nell'esuremita inferiore, perchè là vena fino alla poplitea conserva un g rosso calibro. La fel'ita contemporanea dell'ar· ter ia e ve na per colpo perforante sembra meno frequente dell'apertura dei due lumi vasali per· proieltili che passano tt·a i due vasi lace1·andoli. Ciò avviene specialmente quando i due vas i decorrono nel medesimo canale o nella stessa guaina. Sintomatologia delle fe rite oasali. - Il primo e più importante sintomo é l'emorragia che l'A. divide in primaria e secondaria, esterna ed interna. L'emorragia esterna primaria, prodotla da proiettili completamente rivestiti, è $Carsa secondo gli autori inglesi, mentre secondo Ki.i.tlner ed Hildebrandl. é molto fo1·te (50 p. ·100 nei casi di Kiitlner). L'A. dice che secondo le notizie anam- . nestiche dei suoi ammalali si deve ritenere che l'emorragia primaria esterna può essere mollo abbondante. l sintomi dell'ematoma sono abbast11nza cSiratteristici e possono far diagno· s ticare la ferita di una arteria. Non é la grandezza dello stravaso il fatto più rilevante, poiché questo può essere anche scat·so, bensì la pulsazione ed il ru· more, conservando gli ematomi lungamente la comunicazione con l'arte ria. Se mancano questi s intomi, come alle volle avviene ed è assente pure la variazione del polso periferico, la diagnosi é dubbia. Merita ciò di essere rilevat.ot perché non di rado si osser vò durante la g uerr·a russo-giapponese lo sviluppo di aneurismi in sùldati, i quali sono tornati nel campo di battaglia dopo la guarigione a pparen te d'una ferila delle parli molli. Nei casi di ematomi senza s intomi apparenti, l'arteria è chiusa da uo coagulo .. Il tempo che impiegano a s viluppars i gli · aneurismi, è mollo vario. Prima pare che si sviluppino le varici aneurismatiche; quella oss ervata dall'autore fra l'arteria e la vena fèmorale r imontava a dieci giorni dal f~rimento ed evidentemente già persisteva. La f01·mazione però di un vero aneuris ma richiede molto più tempo. L'emor ragia secondaria es terna di regola si verifica solo dopo l'infezione del canale della ferila, o per un trasporto mal fatto. Dell'emorragie primarie interne in una delle tre g randi cavita sierose l'A. ha traLiato specialmente le fer ite del torace e rispettivamente del polmone. Egli raccomanda il " noli me tangere ,, , salvo grossi stra vasi nella pleura con disturbi nella respirazione. L'A. infine. dopo aver trattato lungamente la cura delle ferite va sali con speciale riguardo all'indicazione della sutura vasale e della legatura, viene alle seg uenti co:nclusioni: 1o Nei l&zzlirelli di guet•rti di 2" linea. si osservano esclusivamente ferite dei vasi prodotte da p1·oiettili completamente rivestiti e si tratta o di colpi contMnan ti o foranti. 2• Sembra che i colpi contornanti dell'arterie ven gano più facilmente ad occlus ione spontanea dei colpi foranti, purché non siano ferite contemporaneamente g1•osse vene c r estino quindi favorile le condizioni per lo sviluppo di !lneurismi artero- venosi. ' 3°. Sulla chiusura spontanea delle arterie ferite hanno una par te importantr i tessuti viciniori come anche i nervi e le fasce, poiché essi per l'essu· dato infìamm~:~ torio ch'e residua dopo il riassorbimento dello stravaso sanguigno, rimangono più o meno aderenti alla ferila vasale.


RIV !STA DI OTO-ni~ O·LA:RI~GOJATRIA

•io Si è autorizza ~i all'intervento opet·ativo in lutti i cabi di ferita vasale si· curamenle dimostrata, prima pet·ché io nessun caso è possibile prevedere se la ferita guarisce spoptaoeamenle ed in secondo luogo perche le ferile apparentemente guarite, possono più tardi dare origine ad aneurismi. 5' L'epoca più adatta per l'operazione è 11uando l'ematoma è completa- . mente od in gran parte t'iassorbito, ma non ancora esiste un vero aneurisma: - Opérazione intermediaria. 6• Come metodo operativo di elezione l'A. raccomanda l'escissione dellaparte colpi ta tra una doppia legaltura del tronco vasale e la dissezione delleparti vicine retralte. Questa operazione nelle grosse arterie dell'eslremita dopola loro prima biforcazione è priva di ogni pericolo per la vitalità del membr o purchè' non insorga infezione. Se si tratta di grossi tronchi vasali prima della loro divisione, principalmente dell"estremita inferiot·e, si raccomanda di favorir!:' · lo sviluppo del circolo collaterale prima dell'operazione media n Le metodica compressione del vaso centrale della ferita. i• La su~ura vasale solo di rado trova applicazione nelle ferite d'arma da. fuoco. Nella maggior parte dei ca.si l'A. fece prima la resezione della parte ferila e poi la futu ra circolare del t ubo vasale. Per lo più si adattsmo alla sutura vasale gli aneur ismi artero- venosi, provenienti da colpi contornanti, perché qui per la loro speciale condizione è possibile la se m p l ice sutura. 8° Distur·bi ner vosi spesso accompagnano le ferile d'asma da fuoco dei vasi, in parte per la contemporanea lesione nervosa, in parte semplicemente per lo stravaso sanguigno e le sue conseguenze. Questi disturbi sono rimossi solocon un atto operativo. F. CAcCIA .

Le a.ftez!olli ctell'oraoohlo tnoompa.tlblll ool •ervlzlo milita.re. -A.rchioio italiano di otologi.a, vol. XVI II , fase. 3, 1907).

NrEOou. -

In questa pregevole monografia, che già fu oggello di comu,nicazione al congresso di otolohia di Milano, sono riassunti i punti principali della questione, tanto discussa in Italia ed all'ester o, dell'inabilità al ser vizio militar·e per affezioni a uricolari. lo, che ho in ripetute monografia e in manuali considerati e discussi quasi tutti i punti della medicina legale militare dell'orecchio, sottoscrivo alla maggior par te delle proposte fatte dal Nieddu che sono quasi identiche al le mie e specialmente quella riguardante ~a determinazione del limite minimo di udizione compatibile col servizio militare e le divèrse esigenze che sotto il rappor to acustko presenta il servizio nel la cava lleria, artiglieria e ferrovieri del genio. M i per metto però di dissentire dal collega Nieddu nei tr·e punti seguenti Non credo che l'otite media pur ulenta cronica debba sempre costituire titolo di esenzione. Vi sono delle oli ti medie puruleote che son restate cr·oniche per mancanza di cura ed anche di semplice pulizia o che, gia guarile con e sito di perforazione asciutta, s i sono riacutizzate alla entrata in servizio delle reclute per i disagi e lè cause reumalizzanli, alla quale esse sono esposte ai di-


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RlYJS1'A. DI OTO·Rl~O-LAR I~ GOlATR IA

slrelli e nei viaggi dai distretti ai cor pi. Queste con pochi giorni di c ura guariscono lasciando come postumo la perforazione e questa, come l'ha dimostrato !"inchiesta n ell'esercito aus troungarico, é com patibile cop un buon ser vizio. L'olosclerosi è una mfl lallia a caratteri ancora molto indeterminati e dirtìcilmc nte diagnostica bile., tolune volte anche per l'otologo; il voleroe far menzione nell'elenco delle infermità non s emplifica ccr·to le operazio11i di reclutamento, che son fatte quasi esdusivamente da medici generici non specialisti. D'allr·a parte, se dobbia mo essere lar l>'hi nell'esenzione degli otoscl~roLici, sarebbe in? iuslo el iminare dall'eserci to ùei sordi prog ressivi con un udito al momento della vtsita relativamente buono e che raggi ungere il g rado inabilitante dopo 8-10 a nni. Il giudizio medico-legale dell"otosclerosi deve informarsi al ~iudizio medico- legale della mio pia pr ogressiva : i m iopi progressi v1 sono forse dichiarati inabili fJuando non raggiungono il grado di ametropia o di ambliopia voluto dagl i a rt. 44 e 46? E vengo al pi ù im portante quesito del metodo acumetrico. Secondo il Nieddu ua ore.cchio normale sente le parole ap par·te11enti alla zona grave a voce afona a 6 m., quelle della zona media a 16-18 m., quelle della zona acuta a 32 m. Pa1·tendo da questo cr iterio, basato s u numerose esperienze s s eguite dall'A., egli conclude che s atà causa d'inabilita al servizio militare la diminuzione del l'udito al di sotto di 1 m. per la voce al'ona ad aria residua per le parole della zona g rave, di 3-4- m. per le parole della zona media, di 10-12 m. per le parole della zona acuta. Nulla io ho da osservare su tale determinazione acumetrica dal lato clinico, qua11tuoq uc io creda clte ben poco vantaggio ne venga alla diagnosi da lresa me colle parole della zona media; ma dal lato me· dico-legale militare essa pr esenta inconve nienti serii, quale la soverchia complicatezza del metodo e nella ma!{gioranza dei casi l'indeter minatezza del giudizio, dovendo il perito emettere il parere secondo il cr iterio personale. Da numerosissimi esami funz ionali praticati in questa scuola a scopo didattico mi so no con vinto che il rap porto di percepibilita tra i gruppi delle par ole delle tre zone non s i mantiene che in via eccezionale nelle varie malattie d'orecchio e neppure nelle forme classiche dell'or ecchio medio. Ora dato il fatto mollo frequente dt un udilo ad es. di 2 m. per le parole della zona grave, di 3-4 m. per la zona medaa e di 5·6 m. rer la zona a cuta, come si comporte rà il perito? E f!uesti rapporti di percepibilità possono variare mollissimo da un caso 111l'altro: quindi tolti quesiti da riso l ver e secondo il cr iterio del perito. In conclusione, la triplice notazione a cumetrica, ottima in clinica, è troppo complicata ed indeterminata per la pratica medico-legale militare e fino a prova con traria r itengo migliore la mia notazione unica e!>primente la distanza massima alla quale é sentita la pa rola meno ben percepita di una scala a cumetric<l. OSTINO. A. BA LLA . - I movtmeDtl re1plra.totll aDormall della membr&D& ttmpanloa. - (A rcluoio italiano di otoloyia, vol. XVII , fase. 5, 1906).

In un soldoto del distretto ùi Gaeta con membrana limpanica cicatriziale, qu••sta presentava movi menti r ilmici siocr oni colle due fasi respiratorie; rien· tt·ava nell'insp11'azione e spo r·~eva nella espira zione. L ' A. discute le vari e teorie sulla fi:;iolo~ia della tromba, e cerca di mettP.rle d·a~corclo , in vocando la diversila dei movi menti della tromba nella respirazione na:::ale e boccale. OsTINO.


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RIVIS'rA DI OCULIS'l'IOA Dott. ANDnEA De FALco, maggiot·e medico. - La correzione totale della. mlopla, basata. sul nuovi concetti tunzlonaU e sulla. fatica ooola.re. (Archioio d'ottalmologia, settembre 1906). È questo un lavoro veramente magistrale, ben impostato e meglio con-

dotto, per il quale la critica può dispensarsi da ogni parola d'elogio, giacchél'elogio maggiore gli fu faLlo dall' illuslt•e pro f. An gelucci coll'accoglierlo e pubblicarlo nel suo reputato Archioio (l'otlalmologia. Con ciò non voglio escludere che fjua e là non vi sian de' punti dubbi e oscuri e delle conclusioni molto discutibili; ma nè gli uni n è le altre son tali da toglier pregio al la voro : tut~' a l più saranno quanto prima oggetto di ricerche di controllo e di polemiche, a cui il De Falco saprà r ispondere da par suo, essendo ben padrone dell'argomento. Dalle sue numerose ricerche cliniche e sperimentali, che qui sarebbe troppo lungo l'enumerare, l'autore deduce: t• Che, come nella visione vicina v'è attività di convergenza nei retti interni, cosi nella visione lontana .v'è attività di divergenza nei retti esterni & non di riposo de~li occhi; 2• Che, come la convergenza è in ra pporto costante coll' accomod.a zione per la vi~ione di vicinanza, cosi a nche la divergenza è nello stesso rayporlo coll'accomodazione per la visione d i lontananza, antagonista della prima; 3• Che il musco1o ciliare è composto di due ordini di fibre, circolar i e longitudinali, che agiscono nell'accomodazione sempre di consenso, in antagonismo e per azione riflessa , e di cui In stimolo parte dall'attività di l!onvergenza e di divergenza; 4• Che nell' emmf'tropia v'è equilibrio di refrazione statica, e perciò la convergenza coincide coll'attivita delle fibre circolari maggiore di quella delle llbre longiludinali, .e viceversa la d.i verg~nza; 5• Che nei vizi diottrici v'é, a l contrario, difetto d'equilibrio nella refrazione stalica, e di conseguenza quella dinamica agisce nelle due accomodazioni per compenso, risvegliando, cio~, per eccesso d'attivila, l"ipertrofla com· pensaliva nelle fibre circolari analo:zhe, e contemporant::amente, per difello di attivita, l'atr ofia in quelle antagoniste. Co~l nell'ipermelropia, riscontrasi iper· lrofia delle flb r o - cellule ciliari circolari e atrofia di quelle Jongitudinali; e nella miopia, s'osserva la lesione anatomjca oppot<ta; s· Che le alterazioni troflche del muscolo ciliare per vizi diottrici menano spesso alle conseguenze di dis turbi iVaso- motori e S«"Cl'elivi ne ll'ipet·metropia, ed a gravi lesioni corneali e di nutrizione del bulbo nella miopia; 7• Che le flbro-cellule ciliari longiludinali agiscono sul polo pO$I.eriore dell'occhio; quelle circolari sul polo anteriore, o meglio sulla curvatura corne1.1le. Da que$te premesse - dice il De Falco - le indicazioni curative dr lla mio· pia scaturiscono come tanti corollari di fisio- patologia, contro cui non sarà più lecito oppor si: primo dei quali corollari è che la miopia cleoe corregger si


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NH"ISTA D I A~ATO)llA E .FISIOLUGIA :\OR)IALE E P.lTOLOGICd

in tempo e totalmente, lenendo pt·esente che miopi si diventa e che le alle· r azioni coroideali Lrofìche sopraggiungono molto pres to. L"inizio d'ogni miopia e il suo progl'edire .~on contrassegnati dall'esisl_euza delle cormazioni s pas modicl.1e totali o parziali del muscolo d'accomodaziOne, dO\· ule, con1e giustamen te r itiene Herbs t, a uno stimolo volitivo dell"individuo: stimolo che - secondo il De Falco - é spt•oporzionalo, per condizioni ner· YOSe generali, agli effetti del muscolo cihfl re. Dette contrazioni sp.:1smodiche co.~tilaiscono percifi la causa immediata di quel vizio diottr ico. La· prim11 indicazione curativa saril per cons(;'guenza profìlatlir a (igiene sco: Lastica), giacchè gli sforzi prolungati della visione da vicino provocano ne• soggelli predisposti dall"età dello sviluppo e da condizioni generali la miopia per a.aione delle .fibre ciliari circolari ~·ulla c11.roatura cor neale. Sopravvenuto poi il vizio diollrico, si Jovra cot-reggerlo subito e in totalitit, prima che a\"· vengano guasti anatomici più gravi, soprallullo nella cor oide; ricordando però che, siccome lo spasmo d'accomodazione esagera spesso il difetto, cosi son indicate le inslillazioni d'att•opina, le quali ra ppresentano un ottimo mezzo coa· d iuvante della cura . L aseiando da pat·te le considerazioni sulla correzione totale della miopia, che non son più una novità per alcuno, il lavoro del De Falco si legge da capo a fondo con g ra nd'interesse per le geniali ricerche sull'antagonismo acco· t nod ati vo, sul ra pporto del retto esterno col muscolo ciliare e coll'accomodazione a distanza, sulla partecipazione della cornea a ll'accomodazione di vicinanza, ecc., .elle aprono un campo nuovo agli sperimenta tori e tendono a risolvere, in modo veramente originale e inaspettato, a lcuni dei più difficili problemi d'ottica li 8iologica e di fisiopatologia o culare . Insomma, anche con ques to lavoro, il De Falco ba combattuto una nuova battaglia, dell'esi to della qua le può andare a ssai più lieto di quello delle prece<lenti, ed io ne pren~ o a LLo con sincera soddisfazione, augurandogli di tutto cuore una lunga e non interrotta set·ie di brillanti vittorie. T ROMBBTTA.

IUYI~TA DI A~AT~)IfA E fl~WLOGL\ N~R~IALE E PATOLOGIGA - (Archioes Néerlandaises d es sc1ences e.?;actcs et natt1re/les, ser·ie 2•, tome Xl , 190u). ·

Et=-rTHOW EN. - Il Teleoardlogramma

La tecnica della trasmissione dei r.ardiogr·ammi a disLanza é basala essen· z ialmente sulla proprieta che ha il cuore di trasmettere ad ogni contrazione delle cot·ren Li elettt•iche.che s i diffondono per tutto il cor po sino alle es tremilà : m ellendo in comunicazione le man i, od un piede od una mano di un individuo coi fili di un gah·anometr·o, questo segna una deviazione ad ogni batti to cardiaco, la quole è l'espressione esalta del movi mento del cuore. Lo strumenl.o elle sene per tali rir.:erc.lre t:! il cos1 detto 11 galvanometro a corda » ; consiste in un filo di 'fUat·zo al'gentato t (>Sù come una corJa da violino in un campo nta !!nt.'lico rr.ollo intenso fr·a i due poli d'un'eletlro-calaooita: ogni volta elle

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RIVISl'A DI ANATOMJ.\ E FlSIOLOGIA NORMALE E PATOLUGICA.

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passa una corrente il filo s ubisce una d!eviazione proporzionale all'intensità della corrente stessa. .P ~ r poter r egis trare tali movimenti c iascun estremo del· l'elettro- calamita pot·ta un microscopio, dei quali uno serve a con~.:enlrat·e la luce sul filo di (jUarzo e l'altro a darne un'immagine notevolmente ing randita. Delta immagine, verticale, come il filo, viene deviata di 90• a mezzo d'un pri1;ma, per modo che assume una posizione orizzontale e viene proiettata su uno schermo avente longiludinalmenle una ressura, dietro la quale si muove con velocità uniforme una lastra fotografica. Il fascio luminoso che a ttraversa IB fessura è reso più netto per mezzo d'una lente cilindrica che proietta sulla lastra un raggio di luce, largo 0,05 mm. ed allo 50 mm., interrotto da uno spazio oscuro cot•rispondente all'immap;ine della corda: questo spazio spostandosi in ~lto e in basso coi movimenti del filo del ga_lvanometeo, che risente alla s ua volLa dei movimenti del. cuore, fissa sulla lastra sensibile una c urva, la quale ripr·oduce esattam ente i diversi tempi della rivoluzione cardiaca e prende il nome di eleltrocardiogramma. & comprende facilmente come un cuot>e malato lracci'.lra uo elettrocardiogramma diverso da un cuore sano, illuminandoci così sulla diagnosi dei vizi valvolari. Ma il f{a lvanometro è uno strumen to delicatissimo, soggetto a lle più svariate influenze, per modo che non può essere traspor tabile da un posto all'altro come gli sltri comuni mezzi diagnostici; d'aara parte r;erti a m malali cardiaci richiedono un riposo assoluto ~ tornerebbe loro di danno allontanarsi anche rnomentanP.amente non solo dall'ospedale, mn dalla stessa sala ove sono ricoverati. Per evitare tali inconvenienti il pror BosschA ha pensato di conp;iunjZere pe1· mezzo òi fili conduttori rivestiti di piombo l'istituto di fisiolo gia deii'Universila di Leida ove lrova.si il galvanometro a eorda colle cl iniche che souo situa te ad una certa distanza, ed ha potuto otteoer•e SOrprendenti CSrdi.ogrammi di indivi dui affetti da ViZl valvolari ed impossibili· \ati a m uoversi dall'ospedale. Cosi il fisiologo é riuscito a porlat·e il suo contr•ibuto diagMslico al clinico sènza va r care la ::~oglia del proprio laborator io. CASARINI.

L. Dt GrA. co:~ro -Sulle modlftoazloni istologlche della vena aafeua normale dalla nas cita alla v eoohlata e aulle alterazlonllatologiohe delle vartcl deglt a.rtl inferiori. - (Rioista Veneta di Scienze Mediche. marzo 1907). La meoooria in parola è frutto di diligenti ricerche da pal'te dt uu nostro ~ollega d el l'eser cito, gia addello quale a ssistente onorario a lla Clinica Chirut·-

gica della R. Università di Padova, e ser'e a correggere alcune idee ed a confermarl!le altre su di un argomento tanto vecchio e tanto discusso quale si i! quello delle modificazioni islologiche, fisiologiche e patologiche, subite da\\& vena safena. Le vene del nosLro corpo, e nel caso concreto, quelle degli arti inferiot•i, sono destinate a subire, dalla nascita in poi, un continuo, progres!'.ivo irrolJustimeolo e ciò principalmente per aumeu to del tessuto muscolat·e ed ela:-tico, aume nto dato da stimoli che producono una reazione corttluc!'nte alla formazione di una parete vasale semprrl più spessa . Tali sti moli po:;sono esset·e di natura ed i11tensità dift\~r·ente a seconda tlell'ela e dei val'ii so~~elli . l\1antPnendosi fra s\iwnolo da un lato e r eazione dall'altro un certo 1lquilibrio, lH vnrice ncm s\ man ~ifestu, ma accadendo che gli stimoli siano lt•oppo 111l~nsi e la reazione tl'oppo sca rsa, nasce nella vena un disquilihrio e manifestosi la va t'ice


RIVIS'rA. m :ùà l,A1'1'1E VE~EREE E DELLA PE.LLE

pel' insufficie111e rf!><istr nza a sostenere quel dalo carico di lavoro funzionale. I stologicarnenle le vene varicose o hanno una parete due, tre, quat:ro volte piit gros~a Ò('l normale oppure pr ~sentano pareti più sottili della norma. Tanto in un caso come n ell"a lLro iugrossamento erl assottigliamento sono più o meno irregolari e sa ltuari. Avendosi ingrossamento clelle pareti, notasi da una parle aumento del tessuto muscola re della parete venosa edispessimento dell'intima pPr neo forma zione di connettivo ela stico-muscolare, vale a dire fatti di pe l'itrofi ~ ed iperplasia aumen tanti la res istenza della parele "ascolare . Ma d'a ltra pat·te, nelle vene stesse, verifìcansi fatti infiammatori e rep:ressivi (infiltrazio ne pPrivascolare nell'avventizia e nella media, atrofiadialcuni vasi muscolari, framme ntazione della membrana elastica interna), i quali a se· conda della loro maggiere o minore estensione, conducono a diminuzione di resistenza della parete in un punto limitato od esteso, e con ciò a lla formazione delle diffet·enti forme di dilatazione varicosa. Quanto più i fatti regressivi aumentano, tanto più diminuisce lo s pessore della parete, tanto più si accentua il disquilibrio fra carico del vaso e resis tenza della parete, e la varice 8i fa sem pre più manifesta ; onde vediamo spesso, nello stesso individuo, alternarsi tratti di varice a parete spessa con altri a parete quasi sottile, a seconda che i falli regr essivi sono piu o meno avanzati. Ciò verificasi in generale, ma s pesso osser·vansi, in uno stesso individuo. vene varicose tutte di un tipo a pareti relativamente sottili, con fasci muscolari es ili ed atrofici. Tal fallo viene dall'A. attr ibuito ad un ma ncato o deficiente irrobostimento fisiologico del vaso, sicchè m entre nel primo caso la formazione delle varict sarebbe dovuta principalmente a fatti re~ressivi s tabilitisi su d'una parete iper trofica od iperplas tica, nel secondo caso s arebbe dovuta a mancanza o deficienza di reazione neo formativa agli stimoli funzionali. Quindi le varici non sarebbero dov ute ad un fatto di endoflebile , ma all'esa gerazione di un fatto norma le eh& più o meno si verifica in lutti gh individui col crescere dell'età , fatto normale che rappresenta .un nec essar io compenso dinamico con l'aumentalo spessore di tutte e tre le tonache vasali , men tre il formarsi delle varici stesse dipende dall'iniziar·si di uno squilibrio tra r esis tenza della parete e la:voro, a cui la stess a è c hiamata . Questo squilibrio avviene per processi reg ressivi che s i verificano sugli elementi ca paci di maggiore resistenza (tessuto muscolar e ed elastico). non di una sola tonaca, ma di tutte e tre, oppure per insufficiente reazione de1la par ete vascolare al ma ggior lavoro funzionale cui è chiamata. G. B&RNuccr.

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE r. UHLENHUTI~. E. H O FF"MANN, K . R OSCIIfo:R . -

Rtoerche •ull'aztone dell"atoxil nella •Ulllde .- (Dcutsc!te medi:inisc!te 1\'o c henscll r~ft, n. 22, J907).

Dopochè taluni scienziati a cce,·tarono l'azione le tale dP.ll"a toxil su talune i"fl<><'ie di tr•i pnnosomi, s.-gnolame ule su quelli ùella malallia del sonno e della du rinA (morbo coitale), uno degli A. (Uldenhulh) volle sperimentare con ullri lo !<lc~so r1medio 11131la !:pirillosi dei polli, il cui a gente eziologico è lo-


RIVISTA DI .MAJ,aTTIE VEXEREI~ E DELLA PEl:.LE

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spirochele gallinarum, fondandosi sulle affinità s coperte da Schaudinn, tra spirocbeti e tripanosomi. L'esito fu brillante s ia per la scomparsa del parassita dal san gue, sia per il successo del la cura preventiva nei polli inoculati. Indotti da tali risultati gli A. intrapresero tentativi di cura coll'atoxil anche nella sifilide fin dal dicembre 1906. Ess i iniziat·ono le pt·ove su 5 s cimmie (Cercocebus fuliginosus ed un Macacus rhesus), in cui era stato inoculato il virus sifilitico . Le sing·ole quantità iniettate nei muscoli, ad intet•valli di due o tre giorni, corrispondevano a 0,10 di atoxil; g li esiti fu t·ono soddisfacenti. Se questi incoraggiavano gli A. ad usare il rimedio anche nell'uomo, non li autorizzavano però a pronunciare un giudizio d ecisivo sul suo valore terapeutico, sia per il numero esiguo degli animali sottoposti a cur a, sia perché il decorso della sifilide nelle scimmie è oltremodo variabil e, essen-dovi pure casi di guarigione spontanea. In 12 scimmie furono provati anco gli effetti della cura preventiva, iniziata subito dopo la inoculazione del virus e protratta per settimane; 4 morirono, 8 rimasero in vita; n essuna rivelò segni apprezzabili d'infezione. Però essendo stato negativo l'esito in alcune scimmie di controllo, inoculate collo stesso virus, bisogna guardarsi da ogni affrettata conclusione. Anche nei conigli, i quali tollerano dosi di 0,15, furono iniziali esperimenti, i cui risultati saranno resi noti. Gli A. intrapresero poi la cura dell'uomo dapprima con piccole dosi di 0,10, 0,20, ma con esito sfavorevole, indi con quantità maggiori e con successo. Le iniezioni furono praticate nei muscoli glutei in part~:: giornalmente, in parte ad intervalli di uno o due giorni, con una soluzione di aLoxil di 10 "lo (in un caso di 15 •jo) sterilizzata per due minuti a 1000. Ora pe.rò essi fanno le prime inie· zioni ogni du~, e le successive ogni tre giorni. Le singole quantità di a to xil non furono mai superiori a 0,60. Si verificarono lievi disturbi locali, consistenti in dolori transitorii. Quanto agli effetti accessorì della cura, gli A. notano che il farmaco, il quale pel passato ha dato origine a p;ravi e in parte irrepàrabili sintomi di avvelenamento, anche in piccole dosi, come nel caso pubblicato da Waelsch (l l in quattro degli undici malati sottoposti ad iniezioni ha provocato intensi do· !ori colici, insonnia ed inappetenza, io un altro diarrea, nel sesto albuminuria e cilindruria associata a presenza di leucocili e d eritrociti. Del resto gli ammalati, fra i quali un tisico, accusarono sempre miglioramenti ed aumenta rono complessivamente in peso. Riguardo a tali distm·bi secondarii, domati in parte coll'uso deU'oppio, non si deve dimenticare che eziandio la cura mercuriale e iodica pròvocano talora accidenti sgradevoli e non di r ado pericolosi. L'azione ctell'a.loxil fu sor prendente sopratutto in tre casi di sifilide ulcerosa precoce, ed è tanto più degna di nota, in quanto cbt:, come è avvenuto in due di questi casi, tale forma morbo~a è spess o re frattaria alla consueta cura mercuriale. Molto efficace si rivelò il farmaco nelle sclerosi iniziali, anche senza uso di rimedi topioi; più lenta che nella cura mercuri al e parve la sua azione sugli esantemi papulosi. Le penoellazioni con soluzioni di atoxil esercitarono un'influenza benefica sulle papule mucose e sui sifilodermi vegetanti. Gli A. si r iservano di comunicat·e i risultati delle loro ricerche s ulla cura pre · ventiva della siéìlide e su quella delle malattie parasifilitiche, nonché a rig uardo della s omministrazione del farmaco per os et per reetum. (t) .tlun.cMtle>' medizinische IVocheuschl'i(t, 1907, n. 19, S. 937.

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Giornale medico.


4Uli

R l VLS1'A D'lGIE~E mLITARI!:

Intanto si può conchiud~:we elle I'atoxil in dosi sufficientemente elevale eser· cita un'innegabile azione terapeulica s ui sintomi sifilitici, s pecie nelle forme mtdi1:;'ne. Quan to aliA dura la di tale azione e al valore terapeutico dell'a loxil in con fr·onlo a fJUello del mercurio e dell'iodio, non è lecito per ora enunciare un g iudizio defi nitivo, colla sola scorta dei casi clinici trattati. P erò fin da or·a lo si può considP.r·a re come un ottimo rimedio contro la lue in cas i d'idiosincrasia ve rso i mercuriali e g li iodici, uonché nelle forme ad essi refrattarie. Non è ancora possibile rormulare conclus ioni s ul m eccanismo di azione del ri medio contro lo spir·ochete pallido, la cui m obilita non è modificata in vitro da una soluzione atoxilica di 1 •fo· Furono iniziate r icerche s ul comp01·· lamen to del pa ntssita nel sangue circolante dura nte la cura, le quali dovrebhero riusril•e in particola r modo interessanti nella sifilide cong-enita. PIETRO LO!:'CHI.

RIVIS'rA D'IGIENE MTLI1,ARE D t;ll. L FO'~F. SEST•Nr, C8!'itano mf:'dico nella R. marina. -

La tubercolosi nella g ente dt mare con speoiale riguardo a lla marlnerla da guerra . -(A nn. cti M edicina NaPa.le, anno XII, Vol. II, fHSC. l V, ottobre 1!)06).

Se vi e argom ento cbe possa iulere8sat·e in modo speciale il patologo, l'i· gienista , l'epidemiologo, il sociologo, questo é deUa tubercolosi come malatlia popolare ed é perciò che l)ene a proposito e colla nota sua competenza in ma· teria, il dott. Sesti ni ha s tudiato la tuber·colos i nella marineria da guerra italiana, io primo luogo, e poi io quella m er<'&ntile e da pesca e nei piroscafi rle· stìnati a scopo d'emig r•azione. L'A. ha dato r isposte esaurienti s u diversi punti o ques iti che più interessano in rapporto alla diffusione della malattia ed ha fatto proposte degne eli m olta conside t·azion e. Il primo quP.sito che egli si impone di ris0l vet•e é il seguente: qual' è la frequenza annuale della tuber colosi nella flotta da guerra italiana 1 A questo ques ito I'isponde col dimostrar~ che nella mar·i na da g uerra la tubercolosr, e specialmente quella polmooare, è più difl'usa che nell'esercito, g iacchè m entre nel ventennio 1879·98 s i ebbe per l'esercito il 2.11 p. 1000 di cast di tubercolosi polmonare, nella R. marina questo rapporto s al'l a 2.21 e, aggiun g~nd o le cifre attuali, raggi unge oggi il 2 .3~ p. 1000 delh1 fot·za m edia. Le spiegazioni cbe ~ i possnno da re s u CfUesto fenomeno sembt•ano dovute all'introduzione nella gente di mare di una certa quaolila di (~lemenli che mai hanno vassuto a bordo e che sono nali in p1:1esi lontani dal mare, al fo rte numero di vol<•ntari, alle condizioni di vita e di ambiente !'<IWCiali alla gente di mare essendo noto che la tu· bercolosi é proporzionale all'ingomhro e a lla insullìcienza di spazio dove abi· lano in comune molti individui. Il secondo quesito si r iferisce al rap porto esis tente fra la media fr equenza di tuht~r·colosi nella tlvlla e nella popolazione civile della cort•ispondente età. A que;otu pr•opo:<itiJ l'A. Ila cercato c.Ji stud ia re il modo come av viene la per-


niVIST A. D 'l GI E NE MILITARE

4:(.;7

~ila permanente nella marioeria, o sservAndola rispetto al g rado, alla categ oria, .all'eta e agli anni di servizio dei morti e riformati per tubercolosi, ed ha con~latato che le massime perdite a vven gono nei primi due anni di servizio, che ~ono specialmente colpite le età di ~2, 23, 2-l anni, che l'evoluzione della tubercolosi si fa nello stesso modo come nella popolazione civile. Da questi falLi, e specialmente da quello che le per dite mag gior·i sono nei primi anni eli servizio, si é autorizzati a ritenere che g ran parte dei casi di malullie tubercolari sono importati anzichè acquisili sotto le armi. Il terzo quesito si riferisce a quale categoria della gente di mare si riferisca il maggior numero di lubercolotici ed a qual momento del se rviz io COITisponda la maggior perdita per questa malattia. Anche sotto questo punto di vista la gente di mare ' rivela rispetto all'infezione un comportamento analogo a quello che avviene nella popolazione civile, si vede cioè che sono colpiti i più predisposti o fisicamente o per le speciali condizioni di vita e di ambiente. Sono quindi gli infermieri, i timonieri, i furieri che più vengono colpiti, e ciò per· diverse ragioni piuttosto dipendenti da condizioni speciali predisponenti, che da ragioni di contagio diretto o indiretto. Un'altra quQ.StiC'ne importante é quella che riguarda il numero degli individui riconosciuti tubercolosi durante il servizio militare nella marineria i quali abbiano precedenti anamnestici certi o sos petti di tubercolosi. L'A. ha fatto un.u diligente inchiesta a tale r iguardo dalla quale risulta che il 4.\9 p. 100 dei riformati per tubercolos i presentavano una tarli morbosa ereditaria o per sonale; egli ritiene però che questa perceqluale sia inferiore al vero giacchè nel gruppo di coloro che depongono di non aver precedenti morbosi cer ti o sospetti, ve ne sono molti i quali hanno interesse a nascondere i precedenti mor·bosi per~onali e collaterali per la tendenza che hanno ad ammettere come dipendente da causa di servizio la malattia sofferta, o per una speciale rilrosia a confessare precedenti morbosi familiari. Bisogna poi aggiungere che molti di questi candidati alla tubercolosi sono volontari i quali nor. rappresentano certo il fiore dei giovani del rispettivo gruppo di età, il che tor-na ancora, insieme agli altri argomenti, a dimostraJ•e che più facilmente si entra tubet'colosi nel ser vizio sanitario marinaresco di quello che non si diventi durante il ser vizio. A questi esami parziali di quesiti la cui importanza non può sfuggire ad! alcuno, segue un utile raffronto fra la tubercolosi nella nostra marineria da. guerra e quella delle armate stranie re. Da questo si desume che, se mpre pel tatto che la tubercolosi nell'ambiente militare segue di pari pa sso l'andamento della popolazione civile, l'Italia, la quale lrovasi in uno ti egli ultimi gradi n i della scala discendente della tubercolosi, seg na anche per la marineria uno deil limiti infer iori e questo deve essere sprone ad occuparci maggiorme nte, come dice il Di Vestea, di questa m:llattia avendo il beneficio del nostro sole che rende la tubercolosi meno grave di quella del Nord. Dimostra te così le condizioni di fatto in cui lrovasi la nos tra fl otta da g uerra per riguardo all'infezione tubercolare, il Ses tini passa ad esport'e i principii generali di difesa contro la medesima. A questo p ropos ito egli dis tiog ue due diversi modi di profilassi antitubercolare nell'armala, l'una indire! t~ che cos ti· tuisce la ve ra profilassi militare, l'altra diretta che é lu lotta vera e propria che si effettua nell'ambiente militare. ParLenrlo dal concetto che la tubercolosi nell'armata (come a vviene del r esto anche ne ll'esercito) è gener almente una tubet·colosi latentE', g ia preesislenle ,


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RIVISTA D ' IGIENE UILITARE

indipendE'nte quindi in gran parte da ragioni contagionistiche, ragion vuoi& che la prolìlassi indiretta abbia la sua massima esplicazione nella massima severità nell'esame e degli inscritti di leva e pi(t specialmente dei volontari al s ervizio militare, il elle si ottiene riformando i '\)rimi senza titubanza e non accettando gli aHri se non pr esentano piena garanzia di validità fi sica . A tale scopo si presta benissimo relenco delle infet·mitil esimenti dal servizio militare marittimo con molli e diversi artico li, colle osservazioni negli ospedali mihlari, coll'uso esteso di tuUi gli odierni mezzi diagnostici. La. profilassi di r etta, vera lollì\ antitubercolare, deve applicarsi con rigorP. nelle caserme, a bordo, negli ospedali ecc. A tale scopo occorre provvedere alla buona pavimentazione dei locali abitali, alla razionale spazzatura degli ambienti con disposizioni tas$ativ~. regolamentari, bene osservate, all'impianto di sputacchiere fra le quali a bordo potrebbero trovare utilissimo impiego i tipi proposti dal colonnello medico nella R. marina prof. Pasquale, alla mas· sima diffusione nelle scuole militari, nei reggimenti, sulle navi, ùelle cognizioni elementari d'igiene cercando di popoli>rizzare i principi fOa1damenl..qli su cui si basa la profilassi delle malattie infettive e della tubercolosi in is.pecie. Da bordo poi dove esistono cause speciali d'insalubrità proprie all'ambiente nautico e quindi favorevoli alla disseminazione dei g-ermi, bisogna allontanare il più presto possibile i tisici; bis.ogna inoltre sor vegliare in modo speciale i tossicolosi e allontanare tutte quelle cause che possono favorire. il contagio diretto o iqdi· r etto non dimenticaflrlo, a proposito di quest'ultimo, la necessità di paraffinare o coaltarizzar e, o coprire di linoleum i pavimenti per impedire la possibile inoculazione di materiale infettivo de positalo nei pori del legno per mezzo di ragadi tanto frequenti a cl osservarsi nei piedi d~i marinai per l'abitudine che ess i hanno di andare scalzi nella stagione estiva. Infine é da pensarsi al modo di proceder·e finale , quando cioè siasi r iconosciuta una forma tubercolosa. A questo propo::~ito il Sestini mette completamente da' parte l'idea delle licenze di convalescenza per i tubercolosi riconnsciuli a meno che la licenza uon venga trascorsa in luogo di cura adatto, e doma nda che le rifo r me vengano pronunciate con maggior sollecitudine di quello che non si faccia al giorno d'oggi,il che sarebbe in perfetto accor.do col volo fo1·mulato dal Consiglio superior·e di sanità il ·14 gennaio 1901, e siccome a questo punto sorge l& grave questione già ventilata dal generale medico De Renzi, se cioè l'amministrazione militare debba disinteressarsi completamente ùell'mdividuo riformato, o se.invece, per un principio umanitario, del resto evidentissimo, sia il caso di isolar lo in sa· natori speciali a carico dell'amministrazione stessa, cosl il Sestini con molta dovizia di argomenti studia il pro e il contro, specialmente dal lato economi~o della C{Ues tione, proponendo di riservare alcuni depositi di convalescenza del· l'esercito, le baracche Deker o s imili, com~ luoghi di ricovero temporaneo i qmdi poleanno ceetamente porta t·e a buoni risul tati tanto più che, come dice il Kelsch, non occorre alcunchè di speciale, ma bastano l'aria, la luce, l'alimentazione buona ed il ri poso, cose che si possono trovare dovunque. L'intet·essante la\'Oro de l Seslini termina con due capitoli, uno r igua rclanle la tubet·colo!ii nella marina m erca ntile e da pesca facendo notare che la legg-e !<ulla marina mercantile circa la tutela dell'igiene in gener e ma specialmeniG nei ra pporti colla tubercolosi ha bisogno di essere messa al cor.Iente colle moch~ 1·ne e~ i ~P nz e sanitariE', eri uno t•... lalivo alla tubercolosi sui piroscafi che lrt~!'<pO I'ta no l'rni~ ranli nel qHa le ct}lale!!g:ia vivame nte la denunzia obbligRtoria

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RlVI:STA BIDLIOvRAFlOA

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per parte dei medici di bordo di lutti i casi di tubercolosi polmonare avveratisi durante la traversata acciocché i medici di porto possano poi a loro volta denunziare l'arrivo dei malati agli ufficiali sanitari dei comuni nei quali i maiali stessi intendono stabilit•e il loro domicilio. Come risulta da una letlet·a che l'A. stesso indirizzò al direttore degli Annali di Medicina Naoa:le ed insarita nell'Estratto della Memoria di cui abbiamo offerto il sunto, questa proposta è gia in vigot·e fin dall'aprile u. s., in seguito ad una ordinanza del Ministero del{li Interni T ESTI. Bloerohe oomparattve tra U lavoro mu•oolare degli arti •aperiori e Inferiori. -(Congresso internazionale per le malattie del laooro. - Milano, 9-U giugno Hl06.

A. CASARINt. -

L'A. ba misurato coll'ergografo brachiale del Mosso e con quello crurale ·del Patrizi il lavoro muscolare artificiale e naturale degli arti superiori e in-

feriori. In relazione alle ore del ~dorno l'A. ha trovato che il massimo di energia muscolare tanto per l'arto inferiore quanto pel superiore si esplica quando il .giorno è avanzato, tanto nell'eccitazione artificiale quanto nella volontat'ia. Pero nelle ot·e inoltrate del pomeriggio la resistenza alla fatica per l'arto inferiore scema di molto in confronto dell'arto toraci co. Secondo l'A. non si tratterebbe

di' esaurimento dei centri cerebrali, ma di una paralisi fisiologica periferica ·della fati ca. Circa le professioni, quelle che obbligano lutto il ~iorno alla posizione verhcale determinano nella gamba un maggior consumo del materiale contrattile. Così pure agiscono gli esercizi ginnastici o sportivi che agiscono sull'arto inferiore. « Il che dimostra che l'azione debilitante della fatica si fa pili prentamente sentire sulle piastre motrici e sul protopiasma di quei muscoli che vengono particolarmente" e immediatamente esercitati, e la materia utile alla contrazione viene, pt·ima che altrove, esaurila localmente "· La tarda etA determina in genere un affievolimento del lavoro muscolare, ma questo è più accentuato per l'ar to inferiore: ed infine l'A. mette in evidenza i disturbi della funzione muscolare in differenti malattie nervose e stati mor-bosi (pellagra, paraplegia, anemia, ecc.). MARIOTTI-BIA.NCHl.

ltiVISrrA BIBLIOGRAFICA. Ooll. BoNNETTe. - Perloolt del tlrl tn blanoo. Effetti cUnamlol e vulnerantl delle oartuooe a falu pallottola. - (Dangers d es tirs à blanc. Ej]ets dynamiques et oulnerants d'!s cartouches à jausse balle). - Un volume di 232 pagine in'So, con 45 figure nel lesto. Editore A. Maloine, Parigi, 1!107. Il modico-maggiore di 2• classe dott. Bonnelte, spinto dalla relativa frequenza dei casi di lesioni piu o meno gravi (15-:W in media all'anno) nell'esercito francese per l'azione dei tiri con cartucce a falsa pallottola (di clu'tooe o di legno vuoto) ossia con cartucce da salve, ha fallo uno studio assai accuralo sugli effetti dinamici e vulneranti di queste ca rtucce.


470

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

In verila, il tema trattato dal Bonnelte non ha per noi la stessa importanza che per i nostri colleghi dell'esercito francese, giacchè, com'è noto, nel nostro esercito gli accidenti per le cartucce da salve, s"' pure se ne verificano, sono a ssai rari e di assai poca enlita; e ciò per la precipua rag ione accennala dallo stesso Bonnetle, che la nostra cartuccia da salve ha una carica di uu terzo minore di quella della cartuccia fr·ancese èt fausse balle. No11dimeno, non sar a

inuille un rapido cenno del pregevole lavoro del valente ed operoso collega. L'argomento é svolto nel modo più completo ed esauriente. Il dott. Boanelle, dice il pr of. Nimiar nella sua prefazione allibro, ha trattata la questione colla sua coscienza abituale: ha ripreso i falli e le ricerche dei s uoi antecessori; ha fru gato gli archivi e le pubblicazioni medico-milita ri; ha interrogato i colleghi stranieri ; e soprattutto, colla s ua ben nota in gegnos ità, ha trovato nuove esperienze. Per meglio apprezzare il potere dinamico dei colpi da fuoco in bianco, il Bonnelle ha fallo costruire un disco dinamomell'ico il quale, ricevuta la scossa dal falso proiettile o dal cono gassoso, r egistra la pressione s ubita a diverse distanze di liro. Ha ri prodotto poi in un quadro con sette fotog,•afie - quadro non annes~o al libro- i g uasti cagionali d11l. tiro colle cartucce da salve s ui Yari bersagli. Il lavoro é ripar tito in sei capitoli, di cui devo !imitarmi a riassumere br·evemente il contenuto, o dirò meglio l' intestazione. · Nel I capitolo l'A. fa una larga rassegna storico-bibliog rafica dei liri in. bianco e delle les ioni da ,essi prodotti.', ed espone anche i dati statistici relativi a tali lesioni nell'ese•·cito francese ed in quello austriaco. Nel II descriv& le cartucce a falsa palloltlola dei diversi eserciti, dividendole io cartucce con. pallottola di cartone, con !pallottola di legno vuoto, e senza pallottola ma con un semplice disco di cartone o colla sola borra. Il III capitolo riguarda : gli e sperimenti fatti dall' A. su bersa gli vari (cartone, tavole di abete, palloni di ga s idrogeno, blocchi di argilla e di sapone umido, ossa di animali, cani,. cadaveri umani) intorno agli effetti dinamici e vulneranli delle cartucce da salve, con o senza la f alsa pallottola; lo studio delle lacerazioni vestimentarie prodotte dalle cartucce slesse; tal une osservaziofli circa lo scoppio accidentale di es~e all'aria libera ; le osservazioni e le esperienze circa gli effetti dei pro~ iettili secondari, specialmente melallici , lanciati con cartucce da salve, ed un diligente studio comparativo dei liri con pallottole nuove e con pallotlùle g ià a doperate , e dei bossoli delle cattucce da sal ve normali con quelli delle stesse cartucce che hanno lancia te pallottole metalliche. Nel IV sono rac~He le osservazioni pubblicate ed inedite di lesioni per col pi da fuoco in bianco: le prime- al no. di 39 dal i89i al 1906, - sono espos te in un quadro siooltico; le seconde - al no di 2-i dal1896 al 1906- sono riferìte in e;etenso. Il V tratta de• pericoli dei tiri in bianco dell'artiglieria, allegando sette osservazioni di lesioni gravi o mortali per questi tiri. L'ultimo capitolo é dedicato allo studio delle lesioni per colpi da fuoco in. bianco secondo la 16ro s ede anatomica, ed a quello delle complicazioni infetttve: setticemia. tetano. Ri porto le conclusioni che l'A. trae dai suoi esperimenti e dai ratti clinici r accolti : · 1° AIle brevi distanze la deflagrazione della polvere delle cartucc.e a f also proiellile produce l'effetto di un vero proiettil e gassoso (orificio d'entrata éir• colore, a stampo).


RIVISTA DlBLIOGlUFICA

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2° 11 cono dei gas r esta ben raccolto sino a 15 centimetri circa ; poi va allargandosi e per dendo rapidamente della s ua forza di penetr azione. 3° 'La profondi la delle perforazioni prodotte s ui diver si bersagli è Inversamente proporzionale alla dislanza dalla bocca dell'arma. 4° Fra 30 e 40 centimetr'i, vi ha una vera linea divisoria Cra l'azione pet·rorante centrale e l'azione contundente, che ad essa si sostituisce e che é caratterizzala da una quantità di perfor·azioni parcellari, isolate e tanto meno aggru ppate quanto più la bocca dell'arma é lontana riai bersaglio. Insomma: da O a 15 centimetri, domina r azione perforante centrale (lé!'ì ioni a forma di tunnel, a margini tagliati a picco, e quindi assai {:!l'avi o mortali). Da 15 a 35 centimetri, domina ancora l'azione perforante centrale, ma s'allarga la zona contusa periferica (lesioni a fo rma d'imbuto, gravi). Da 40 a 60 centimet ri, non esiste più la zona per forante centrale; in sua vece si determina una larga zona contusa con perforazioni parcellari disseminate (lesioni meno gravi tranne pet• gli occhi). Da 75 centimetri a 3 metri, alterazioni superficiali: q ualche granulo colpisce disordinatamente il ber saglio (lesioni lep:ger e tranne per gli occhi). In conseguenza, dal punto di vista del pericolo proressionale, si possono stabilire, nel caso di proiezione dei gas della poi vere e dei minuscoli proiettili di cartone, quattro zone di gravità dec:rescente, cosi come sono state di

sopra delineate, L' A. termina coll'esporre delle norme e dei precetti per evitare che i soldati vadano incontro a sitfatli traumatis mi pr ofess iona li. P. IM RRÌA CO. Atti della. CliDioa otorinolaringologtoa della B . Università di B.om&, diretta cral prof. GHER .-\RDO, vol. IV, 1906.

Questo grosso volume racch iude una dissertaz ione sull'evoluzione degli stud! otorìnolaringologici in Italia, il rendiconto clinico per l'anno 1906, e 16 monografle, fra cui una estesissima del p1·of. Perez sui risultati statistici delle lat·ingectomie praticate in Italia. Sarebbe koppo lungo riassume re anche in poche parole 11 contenuto di tutte le monografia e mi limito ad accennare il contributo allo studio delle neurosi auricolari da info rtunio e loro s imula~ioni del prof. G. Ferr·eri, in quanto può avere importanza per la pratica medico legale militare. La vertigine è uno dei sintomi più frequenti dei traumi del labirinto e può, come s intomo preltamente soggettivo, essere facilmente simulato. Il Ferrari cerca di rendere obbiettivo il s mtomo col tracciato sfigmografico del so~getto affetto da vertigine, nel quale l'a ccesso è provocato dalla sua discesa in una gabbia d'ascensore. Il concetto di servirs i delle alterazioni circolatorie dell'a ccesso vertiginoso a scopo medico-le~ale non é nuovo e rimonta a Schwarz (sedut.a del 19 settembre 190' della società dei naturalisti tedeschi) il quale proponeva di far piegare il corpo del paziente in avanti per determinare la vertig ine, e r iferiva d'ave•· ottenuto delle alterazion.i del tracciato sflgmo~ra­ fico con questi movimenti. Ma, nella stessa seduta, Schilling opponeva di a vere avuto risultati affatto differenti nei sani, nei malati labir intici, negli operati di ra dicale con fistole dei


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RI\"ISTA BIBLIOGRAFICA

canali semicircolari, ed in soggetti che soffrivano di vertigine da allra cau~. Già in soggetti normali si avevano differenze cons iderevoli (da 9 a 11 pulsazioni): si aveva talora acceleramento, talora rallentamento del polso ed anche nei malati di labit•intite non si ebbe una legge cos tante. Anche Hinsberg non ha potuto riscontr·are alcun rap porto tra sensazione vertiginosa e frequenza del polso nei labirintitici. Data questa incertezza e contradditorietà di risultati, occo rrono molli altri studii prima che s i possa usufruire del sintomo di Schwarz e di Ferrari a s copo medico-legale. Disgraziatamente, di fronte a d una vertigine simulata , siamo ancora disarmati. « Se il paziente afferma di avere vertigine solo ad accessi, un s icuro giudizio si può a vere solo colla osservazione degli al tri s intomi, che il paziente a ccusa . A questo proposito giova ricordare che la vertigine è talora l'unico si ntomo eli neurastenia • Cosi scrive Hitzìg, che dà molta importanza all'osser•vazione dell'accesso stesso ed alla constatazione del nistagmoo ricorrente ad accessi. Il Fe rreri, riferis~e la vertigine auricolare a due ragioni anat~miche ; 1° a compressione del liquido labirintico a mezzo della staffa sulla finestra ovale nell'olosclerosi; 2• a fenomeni di a rteriosclerosi s ia per un processo di eudoarlerite obliterante, sia per un processo di arterite deformante, sia per trombosi od embolia delle arteriuzze nutritive dei territorii, la cui alterata irrorazione s ang uig na può produr·re lo stato ve rtiginoso. Questa atfer·mazione così neLLa, che il Fe rrari ripete dopo l' Escal (Anoales des maladies de l' or eille, aprile 1906) esagerandone le conclusioni, è troppo schematica : in quale categoria s i c lassificheranno le vertigini da leucemia, da brigtismo? Per essere più comprensivi, bisognerà ammellere la vertigine da aumento di pressione endolabirintica da qualsia si causa e non solo da comp ressione della s laffa sulla finestra ovale . Come pure, pet· spiegare le vertigini ad accessi , bisognerà pure amme ltere con l' Escat gli spasmi arteriosi, causa della claudicazione intermittente del labirinto. O S TINO. IAcQuEs Loes. - Flalologla comparata 4e1 cervello e pldoologla comparata. - Palermo, Sandron, 1907. · Dobbiamo e ssere grati ttl prof. Raffaele, docente di anatomia comparata nell'università di Palermo, della traduzione dell'interessante lavoro del prof. Loeb, uno dei più arditi e valorosi cultori della moderna fisiologia , che sta combattendo un'aspra lotta per l'inte rpretazione dei fenomeni biolo~ici secondo le leg~i della fisica e della chimica. L'A. si è proposto ìn questo libro di abbozzare una breve introduzione alla fisiologia compar ata del cervello e ùel sistema nervoso centr ale, ritenendo che soltanto collo s tudio delle funzioni di tutte le classi del r egno animale si possa costituire una più larga base per stabilire le leggi dei fenomeni della vita: egli per ciò ha tentato una nuo va interpretazione delle funzioni cerebrali, col sos tituire agli antichi concelti metafìsici allrettanti process i fisi ologici o reali. P remessi alcuni fatti e concetti fondamentali co ncet·neoti la fi siologia com· pat'ata del s is tema nervoso centrale, il Loeb a vanza la nuova teoria che il processo fondamentn le di ogni fenomeno psichico s ia ra ppresentato dall'allivilé. della memoria ass ociativa, comprendendo con questo termine quel mecc:anismo in forza del quale uno stimolo pr oduce non soltanto gli effetti dovuti


NOTIZIE

473

alla sua natura e alla struttura specifica dell'organo irritabile, ma anche gli

effetti di alte·! stimoli che in epoche passate agirono sull'organismo, simultaneamente1 o quasi simultaneamente al delLo stimolo. L'A. espone quindi una numer osa serie di ricerche fatte sulle Meduse, sulle Ascidie, sulle Attiu1e, sugli Echinodermi, Ver mi, Artropo.di e Mollus chi, dimos trando che le reazioni complesse che si possono provo care nell'infima s erie deg li organismi sooo causa te non da caratteri specifici delle cellule gar.glionari, ma da proprietà generali comuni a qualsiasi protoplasma, quali l'irritabilità e la facolt.a di trasmettere gli stimoli. Tratta in seguito della teot·ia segmentale nei ver tebra ti, secondo la quale nel sistema ner voso centr ale es istono solta nto gaTigli seg mentali indifferenti, mentre le diverse reazioni sono dovute ai diversi 01·gani periferici e alla disposizione anatomica dei muscoli. ' L'A., dopo avere svolto ampiamente le nuove doltt•ine dell'oriAntazione, degli istinti, dell'eredità, si intraltieoe sullo studio de lle localizzazioni ana tomiche e psichiche e sui disturbi della memoria associativa, per fin ire collo stabilire a lcuni punti di partenza per noa futura analisi della memoria fondata sul meccanismo della conduttività protoplasmatica. A. CASARIN J.

N OTIZIE Blsultato del oonoorso al premio Blberl fra glt ufftolall medlot del regio eserolto e della regia marlDa, aGaduto il 80 novembre 1908. -(Ufficio personali sanitari e male r~ale sanitario). - 7 giugno. Sul concorso al premio Riberi pubblicato con la circolare 109 del 20 luglio 1905 (Gio rnale militare, parte 2•) avente per tema : a) le malattie pr ofessionali e gli infortuni sul lavoro in rapport,o con le speciali co ndizioni di la voro ; b) il principio del rischio proressiooale per il quale l'infortunio e l'infer mità devono t3Ssere considerati come una ineluttabile condizione del lavoro ; c) quali sono le maJat~ie e gl'infortuni meglio accertati che poss ono dipendere dalla vita militare. L'ispettorato di sanit.a militare ha emesso il seguente g iudizio : Le memorie pervenute in tempo utile furono le seguenti, enumerale secondo l'ordine di arrivo, colle relative epigrafi: 1• Forsa.n te abiicient ad ojficinas - giunta il 29 novembre 1!)06; 2• Laoor-o e salute - Moto - Vita - g iunta lo stesso g iorno. lì . Il maggior e generale medico ispettore capo Randone, c he per ragioni d'uf· lCIO aveva avuto l'incarico di riferire sulle memorie quando pervennero all'ispettorato, dà lettura della seguente relazione: te M~~?ria n. f . - L'autore della memoria n. 1 l'<egnata dall'epig t·are;: Fo rsan d abuctent ad ojficinas, ha dalo al tema una soluzione pienamente corrispon?nl~ .a l doppio scopo dal medesimo prefiss osi: di de ler·minare cioè il concetto grur.!drco degli infortuni e delle malattie professio nali in r elazione al nuov(}


·1'/J

SOTIZIE

iudil'izzo della medicina del lavoro, allo spirito della moderna legis.l azione sociale e di applicarne poi i princìpii alle malattie e agli infortuni chte possono dipenùere dalla vita militare. · Con una diligentissima e ponderata disamina delle oumerosissime definizioni degli info1·tuni e nelle malallie professionali. tanto sotto l'aspetto tecnico elle dpllato giurid•co; indagandone i rapporti colle condizioni di lavoro, sia generali che inerenti alla specialità delle ind1.1slrie, e le relazioni di dipendenza o di conseguenza con altri stati morbosi preesislenti o in tercol·renti, dando at p1•incipio del rischio professionale l'interpr etazione più liberale, di considerarlo cioè f]Usle condizione in eluttabile di lavcro indipendentemente da ogni res ponsabilità neg)i infortuni e di ritene re professionali tutte le malattie che si s viluppano dura nte il lavoro ; l'autore è giunto a costitui re la figur11 giuridica delle une e degli allei, completa, chiara e logica deduzione delle premesse. E in questo lun go e paziente studio, l'autore !10n solo ha dalo prova della sua erudizione nel campo delle scienze mediche, ma di estesissima conoscenza di g iur isp1·udenza e di legis lazio ne sociale,' qual'é oggidì richiesta al perito medico legale nei g iurlizi a cui è chismato. Opp.ortunamente poi l'auto1·e prende occas ione di esaminare la legge italiana col r elativo r egolamento sulle pensioni civili e militari, facendone rilevare la non suffi,~iente corrispondenza coi principi piu sopra discussi ed ammessi. L'altra parte della memoria rela tiva agli infortuni ed alle malattie della vita militare, rives te rruel caralleee di originalita ch'è stata intenzione dell' ispettorato essa dovP.sse a ver·c. A tale scopo l'autore ha fatto uno studio eziologico mollo diligente delle malattie e degli mforluni più frettuenti nella vita militare per d edurne le relazioni di causa ad effetto tra essi e gli agenti morbosi a cui è esposto il soldalo, sia generali al pari dell'operaio, che speciali, derivanti cioè dalla sua ~·ar· ticolare miss ione. E ciò egli ha fatto con finezza e originalita di osservazioni con m olta copia di ratti raccolti nelle varie e splicazioni del servizio con citazioni di confronti e di dati statistici, \!Ompendiati poi in numerosi diagrammi e cartogrammi riuscendo cosi a scrivere non solo Òegli interessanti ed is truttivi capitoli di palolO$!ia militar e, ma a tracciare uno schema delle malattie che nel soldato si poss ono equiparare alle professionali della vita civile, il quale anche considerato come un sem plice saggio, non è meno fecondo pe1' il medico militare di utili e pratici insegnamenti. Nè l'autore ha dimenticato d'indicare, caso per caso, la profilassi più efficace, argomento questo che entrava direttamente nel t.ema, poiché scopo della nuova med.icina del lavoro è altresì quello di prevenire i danni rappresentati dagl'infortuni e dalle malattie che dal lavo'ro derivano. Quale conclusione della sua memoria l'autore avanza la proposta di anno· tare sul libretto del soldato più metodicamente e più dettagl iatamente, so pralutto per i dali eziologici. le malattie incont1·ate durante la ferma, dividendole io due grandi classi: infe..:ioni e lesioni oiolente, e di servir si della dac~ilo­ scopia impressa sul libretto per·sonale del soldato, per poterne, anche dopo lunghi anni, constatare meglio ridentita. In tale modo si potrà, col tempo, avere una sta tistica tale delle malattie e de~li infortuni piu fl'e'!Uenti nella vita mili tare da servire di base ad una vera rat0logia della vita del soldato .


N OTJZll::

Memo'f'ia n. 2.- Anche !'aulor·e della memoria n . 2 ha avuto del tema una concezione abbostooza. ampia e p1·eciso. Dopo un compendioso cenno storico s ulla evoluzione dBilo studio dell e malatlie del lavoro e su ll'indirizzo della moderna legislazione sociale, egli viene a svolgere il concetto degli inrortuni e delle mala ttie professionali, fi s sandone il caratter e differenziale nella s ubitaneità dell'azione per i primi e nella sua continuita per la seconda. ne indaga i rapporti che le une e g li altri hanno con le condizioni n~::lle quali il lavot·o si esplica, le r elazioni di dipendenza con stati morbosi preesistenti concomitanti o susseguenti, non tralasciando di accennare ad alcuno dei fattor i che possono concorrere a sta bili re l 'as~enza e a valutarne g li efl'etti. Ma mentre i diver~i argome nti ,appaiono bene e sufficientemente trattati dal lato medico, altrettanto non si può dire per quello giuridico. La rivista delle legislazioni dei vari paesi li riguardo degli infortuni è appena abbozzata; l'autore troppo facilmente si disinteressa a elle questioni legali e dei pareri giudi· ziari, cosicché le sue deduzioni non appaiono sempre sufficiP.ntemente dimostrate. Ollre di che, l'estensione dala a taluni capitoli è troppo ampia, e non in relszione, alcune volle, alla loro importanza, la loro connessione non bene evidente, e l'ordine in cui si suss eguono non il pi(t opportuno per giungere alle conclusioni che l'autore si propone. Nello svolgere la questione del rischio professionale, anch'egli giustamente da al termine la più larga inter·pretazione, eliminar:~do per gli infortuni ogni restrizione derivante da responsabilità, e annoverando tra le malattie professionali tutte quelle che si sviluppano durante il lavoro. Quindi l'autore accettA il principio che oggidi tende a prevalere dalla equiparazione, io ogni caso, degli infortuni e delle malattie professionali , mercè l'obbligawrìeta dell'assicurazione. Segue un cenno del!~ legislazione italiana sugli infortuni, dalla quale l'autore prende occasione di fare dei commenti molto ragionati ed oppor tuni sulla nostra legge sulle pensioni e sul relativo regolamento, g iungendo anch'egli alla conclusione della necessità del loro rimaneggìamento. L'ultima parte della memoria è quella che l'autore ha svolto meglio e piu completamente. Anch'egli ha bene interpretato lo spirito del tema, di restringere il suo compito ad indagar·e le relazioni di causa ad effetto tra infortuni e malattie da una parte ed agenti morbosi dall'altra, a cui è di preferenza esposto il soldato, prendendo per punto di partenza il rischio professionale ;..ienerico comune a tutti i lavoratori, e quello specifico derivante dalla specie-· lit.a del suo servizio. E ciò gli ha permesso di scrivere dei capitoli sulle malattie del soldato, che s i possono equiparare alle profe51sion~~lì, tRiunì r!P.i rrualì veramente intares!.'anti, e, per certi riguardi, anche con una impronta dì vera originalità. Ma anche qui l'autore fa una omissione, di cui non si può non tenergli conto, poichè tralascia di trattare dei mezzi profilattlci piu adatti a prevenire tanto gl'infortuni che le malattie e a diminuirne gli effetti. Argomento che, come si e visto, entra direttamente nel tema. Vi ripara, in parte, colla proposta di una speciale scheda individuai~ del !.'oldato, in cui siano sistematicamente annotati gli infortuni e le malattie iocon·


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NOTIZIE

trale durante la ferma, con particolare riguardo alla eziologia, e che potrà serviJ'e, col tempo, a tracciarne la profilassi più opportuna. Concludendo, il r'elatore è di parere cl1e entrambi gli autori delle memorie p!'esentate al concor·so hanno bene compreso lo spirito del tema, e lo hanno Holto in modo commendevole, e che ne dimostra il lungo ed amorevole s l·udio. Esse sono due bei lavori, i quali confer·maoo che i medici militari seguono i progr·ess i e il moderno indirizzo della medicina e della legisiazione sociale per potare confermare ad essi i loro giudizi medico legali. Ma mentre la memoria o. i soddisfa a tutte le esigenze del prog!'amma, com'è prel>crilto dal o. 1, P linea della circolare con cui è stato iod ello il concorso, non così s i può dire della seconda per le omissioni rilevate. I membri della Commissione, ciascuno dei quali aveva precedentemente -esaminate le due memorie, accettando le conclusioni del relalore, hanno ad unanimilà espresso il giudiz io che venga assegnato il pr·emio di L. 1000 alla memoria n. 1 contrassegnala dall'epigrafe Forsan te abiieient ad o.fficinas: e sia distinta con menzione onorevole la memoria n. 2. portante il motto: Laooro e salute, moto e vita. Preso nota di tale giudizio, la Commissione ha, seduta stan.te, constatato che autore della memoria dichiarala vincitrice del premio è il te:1ente medico dell'ospedale militare di Ravenna Casarini dott. Arturo; e della memoria da distinguersi con menzione onorevole il capitano medico Rivalla dott. Raffaele addetto al 70° reggimento fanteria. Sulla pr·oposta poi del r elatore, la Commissione decide che la memoria premiata venga pubblicata a cura del Giornale medico. del R. Eserdto, invitando pl'ima l'autore a modifìcar·e alcuni capitoli e a stralciare quelle parli, che, quantunque in relazione col tema, appaiono forse superflue e non presentano uo interesse pratico d1retto pel medico militare. Sootetà. 41 medtotna legale. Pt!r iniziativa riel prof. S. Oltolenghi, d ella Regia Università di Roma, si e costituita in Roma una società. di medicina legale. Questa società. si propone i seguenti scopi: . 1° di incoraggia1·e gli s tudi e la praliCd medico-legale; 2° di favorire le illus trazioni dell~:~ casistica medico-foreos·e ; !3° di conll'ibuire all'indirizzo razionale e rigoroso delle perizie medicolegali; 4° di pr·omuovere studi e discus!:sioni scientifiche sulle più importanti questioni medico-legali del giorno che inter essano la sicurezza e il benegsere sociale. Il comitato organizzatore sta p1·eparando lo statuto, che verrà sottoposto alla ~pprovazione nella prossima assemblea. Il peof'essore Ottole nghi, nel partecipare qua nto sopra al signor generale medico ispettore capo di sanilà, saggi unge: a Sicco me la medicina militare non può a meno di dare un grande contributo agli argomenti della medicina IE>gale, ~ le pubblicazioni scientifiche del Giornate m edico del R. ese••cilo dimos trano rruanli valorosi studiosi si trovano ll'a i l'anitari militari, iu .mi rivolgo alla S. v. perchè, colla s ua autorevole coope-


:-HSCELLANEA

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razione, voglia favorire la collaborazione degli egregi colleghi ufficiali medici,. nella nostra nascente società "· Quanta parte abbia la m edicina legale nell'esercizio pralico e scientifico del medico militare, è inutile ripelerlo qui ai nostri lettori. Siamo cet'li che il corpo sanitario saluterà con simpatia il sorgere di questo sodalizio scientifico, di eu) veramente si sentiva da un pezzo il bisog no, e ne appoggerà lo sviluppo. In altro numero ci riserbiamo di dare ragguagli sulle disposizioni che saranno ;;tate concr etale dall'assemblea sullo statuto della novella società.

MISCELLANEA Il primo medico del bersaglieri. - Il maggiore cav. Paracca, comandante il 2<> battaglione bersaglie t·i, per incarico del rimpianlo ve terano, il comm. dotlor& Gaetano Lai, al quale era legato da un affetto vivisslmo, ha rimesso al muse<> s torico del corpo dei bersaglieri i seguenti cimeli, che appartenevano all'illus tre estinto; 13 decorazioni, ft'a cui 3 al valore militare, la croce dell'ordine militare di Savoia, la medaglia commemorativa di sei campag ne di guerra, cioè: 1848-40, 1855-56, 1859-60-61. 1860, la sciabola che a veva in Crimea, la giberna, dragona, r.inlurino, pendaglio ed un ritratto colla vecchia uniforme di medicocapo del R. esercito. Il dott. Gaetano Lai, del quale annunziammo, in uno dei passati fascicoli, la morte avvenuta nel gennaio scorso in Cagliari, in età di 9~ anni, fu il primo medico del corpo dei bersaglieri, e io tale qualità ebbe l'allo onore di c urar& a Goito (8 aprile '1848) Alessandro Lamarmora, colpilo gravissimamente da una p11lla che gli fracassava la mascella inferiore.

le cantine militari agli Stati Uniti. - Anche Monsignor Messmer, Arcivescovo del Wisconsin, si è associato al movimento per la abolizione della cosiddetta. legge delle cantine. Egli ha pubblicamente dichiaralo che la proibizione della vendita di vino e di birre leggiere nelle cantine militari, costituisce un gf'avissimo errore. Un ricordo a un generale .. edlco Inglese a Firenze. - La colonia inglese di Fir·enze ha promosso una sottoscrizione per commemorare il Surgeon-general Sir John Ker Iones. Que::~Li, slabililisi ne~ li ultimi anni della sua vita a Firenze, vi dedicò tutta la sua attività ad opere di cerila, specialmente ve rso i compalriolli residenti o di pas ;;aggio in Toscana. Il ricordo che si ha in progeLlo consisterebbe neli& costruzione di un portico interno alla Chiesa Cattolica inglese d i via Larnarmora, una delle istituzioni a cui il defunto s i era magg iormeule intere!<salo in vita sua. VIaggi di stodli medici In Francia. -Quest'anno l'iline r orio scello dalla alli vissi ma Società dei V. E. M. è dei più attraenti. Il punto di pal'tenza é la città di Reims, il punto d'arrivo Divonne, presso il lago di Ginevra.


41&

)!ISCEt.,LA N ~:A

Fra questi due punti e~tremi si percorreranno le interessantissime zone det Vosgi, nel Doubs e del Giura colle loro numerose stazioni balnearie e climatiche, quali:Coulrexé ,·ille , Ville!, Bourbonne, Plombièrès, Ger ardmer, Bussa·ng, Salìns, Lons-le -Saulnier, la Faucille. Il concentramento a Reims è tìs sa to per il 31 agosto, lo scioglimento della comi tiva a Divonne pel 13 selteml>re. Il prezzo dì tullù ti viaggio da Reims a Divonne, compreso ~lloggio, vitto, mancie, vetture, e cc., é di 300 franchi. Dal confine a Reims e da Divonne al confine riduzione ferroviaria del 50 p. 100. La compagnia dei medici italiani sarA, come sempre, g raditissima ai colleghi ft·ancesi. Pet· insct·iversi mandare: to la propria adesione al doll. Carron de la Carrière, 2 Rue Liocolo, P ari~i. indicando la stazione d'~ccesso sul territorio francese (che deve essere an che quella d'uscita); 2° la quota di lire 300 al dott. J ouaust, ·t9, R ue du Colisée, Parigi. Completando la notizia data nell'ultimo fascicolo, aggiungiamo che l'egregio

collega capitano medico Sanlucci ba ollenuto la libera docenza an~hA in clinica oculistica. Dopo pochi mesi dal suo collocamento in posizione ausiliaria per effetto della legge sui limiti d'eta, è morto il 4 giugno il tenente generale conte Giuseppe Besozzi, ultimamente comandante del corpo d'armata di R oma. La sua morte ha destato il compianto di tutto l'esercito, poiché molto raramente si videro cosi ben riunite come nel generale Besozzi la r igida osservanza -della disciplina e una inesauribile bontA di cuore. Il corpo s anitar io perde in lui un vero amico. L'amicizia era, per cosi d!re, congenita in lui, essendo tlidio di un medico milltare. Il dottor Giacomo Besozzi, <>uo padre, fu uno di qnei medici pa~rioUi che fin dall'inizio del movimenw nazionale per la indipendenza la~ciarono patria, intere ssi e clientela, e corsero come volontari al!~ armi sotto le bandiere di Carlo Alberto. Laurea tosi nel 183'1 entrò nel corpo sanitario piemontese nel 1849, in età di 42 anni, col grado di medico capo di 2• classe; e s i r itirò da l servizio nel 1871 essendo direttore dello spedale militare di Verona. Ma il generale Giuseppe Besozzi non fu amico del corpo sanitario soltanto per la memoria paterna. Cons cio delle vet·e necessità dell'esercito, sapeva a pprezzare la somma importanza dei servizii cosidetti accessorii, e primo fra questi, di quello che sta a difesa della salute del soldato. Anima genero3a e cari tatevole, il s uo primo pensiet·o er.a sempre pel soldato ammalato e sofferente. Perciò ne i vari comandi a cui fu preposto, l'andamento del servizio sanitario. J'as!"ello e il miglioramento degli ospedali e de lle infermerie, il benessere degli Ammala li fut·ono sempre per lui fra le cure più gradite ed as!<idue. In 'Jùe!"ti ullimi vent'anni non pochi son o stati gli ospedali militari che han nn ottenuto in grazia del suo inter essamento, della sua insistenza e della. sua auto rità , importanti m ìglioramenli d'ogn i sorta. Del nostro corpo sanitario apprezzò d e~ 11am c nte i met•ili s cien lilìci e militari; nè tralasciava occasione per d imostrarl o. Si & per qu esto che, non co me militari solta nto, ma come medici, dobbiamo t;n sinr et·o tr·i!J uto di rim pianto alla ca1·a s ua memoria. - -- -Necrologla. -


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Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dispense n. il a ii> del Hollellino ul/ì,iate delle nomine).

Ufflolall ln •ervlzlo attivo permanente . B . decreto i9 maagio 1907. BAsso Ermenegildo, soltotenente m edico in aspettativa a Maddalena. - Richiamato in servizio dal 30 aprile 1907 e destinato 2 bersaglieri. R. decreto 25 aprile 1907. Moa oss1 cav. Giooanni, colonnello medico direttore sanita V corpo d'arm ata R ossr cav. A ugusto, tenente colo nnello medico di t·etto re ospedale Bari.Collocati in posizione ausilia ria, per ra gioni di elà con decorr enza per gli assegni dal 1° maggio 19fJ7. R . dec r eto 28 ap r ile 1907. CAMETTI cav. Siloio, te nente colonnello m edico direttore ospedale Ravenna.Esonerato da deltt\ carica e nomina to direttore ospedale Alessand r ia. Tenenti colo nnelli medic i promossi CQlo nnelli: RosANIGo cav. Alberto, direttor e ospedale Piacenza. - N ominato direttore sa· nita militare V cor po arma ta. SF:LICORNI cav. Carlot id. id. Ales s andria. - Id. id. id. id. l I l id. id. Maggiori medici promos si lPnenti colonnelli: BILE cav. Giooan ni, ospedale Napoli. - Nominato di rettore o~peda l e Bari. PuGLtSI cav. M ichelangelo, id. Firenze. - Id. id. Ra ve nna. Git;FFReDt cav. A ifredo, icl . P iacenza. - Id. id. P iacenza. R. decreto 28 mag; io 1907. F'RAGAL E Vincenro, sotlotene nte medico '1° artiglieria costa.- Dis pens ato, per sua domanda, dal ser·vizio attivo permwnente, ins critto, con anzianità ·J6 luglio 1906, nel ruolo degli ufficiali medici di complemento e·i assegnato distretto Cata nzar o, continuando il suo s ervizio di prima nomina presso il 1• granatieri. R. C:.e.c reto 6 giugno 190i. SILINGARDt Stanislao, tenente m edico 6 alpini. Collocalo in a~petta tiva per motivi di famiglia per la dur ata di sei mesi. SPADARO Giuseppe, sottotenente medico io a s pettativa per mot ivi di fam igl iA a De lianuova (Reggio Calabria). - Hichiamato m servizio ospedale militare Rave nna dal 20 g iugno 1907.

Farmaol•tl mWtarl. R. decreto 30 maggio 19ù7 . .CESARI dott. Carlo. flirrnaci sta d i 2• classe, ospedale Vt! ro na. - Collocal o in aspettativa per motivi di famiglia, da l 1° _g iugno 1!107. Dete r mina~ione ministeriale 6 {Jiug no 1907. PoLo Lorenzo. farmacista di 2" c lasse, os pedale Bologna. - TI·a~fe r ilr, o!:<pedale Caserta.

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MOVIl!E~T1 AVV E;>;OTI ~EL CORI>O S A;>;IT. E NEL PERS. FA R~IA CEOTlCO

IY.. decreto 6 giugno 1907. :" .coLA 1 A ngeio, fanna cista di 2• classe. O!i!pPdale Ca-;er ta. - Collocato in aspet· tt~liva per m otivi di fami g lia dal 1G giugno 1!)07. 050RIFICENZE

concesse per la ricorrenza della Festa Nazionale 1907. R. decreto 30 maggto 1907. Orcllne del Sa. !laurlzlo e Lazz&ro . IN CO:-IS IDER AZIO:-IE DI LUNG!Il E B UONI SERVIZI. Cavalier e. CRr.~JA cav. Giovanni Ballista, colonnello medico direttor e sanità IV cor po d'armata. 1:>~ CO:-ISIOER AZ IO:-< B DI S PECIALI BENEMERENZE. Cavalie re. BREZZI cav. Giuseppe, maggior e mf:'dico add etto comando cor po stato roaggio!'e. BARON I cav. Eduardo, fat·macista capo di 2" classe, farmacia centrale mi~ litat·e. Ordine della Corou& d ' ItaUa . IN CO:-IS IDERAZIONE Di LUNGHI E BUONI SERVIIZ.

U.f!l;; i ale. SCIU:'>IBATA ca v. Giuseppe, colonnello medico direttore di sanità IX corpo armala. Gor,zANO cav. Francesco, id. id. id. id. I id. id. MoktNO cav. Domenico, id. i d. id. scuola applicazione di sanità militare.

l1

Cavaliere. DE CEs.-.RE J.:duar do, capitano meciico 3 I.H'tiglieria costa . C t:VA SCHI Catullo, id. id. ospedale militare Brescia. T oMHA Giuseppe, id. id. 8 artiglier ia campagna. ZtBET TI Giuseppe, id. id. r e ggimento ar tiglieria a. cavallo. Rossi A 1/redo, id. id. infermeria pr esid iaria Terni. IN CO:-IS IDE:R AZIONE 01 SPECIALI BENE ~'IERENZE . ­ Commendator e.

FERRERO Dt CAvA :..L E R LF;ONE ca v. Luigi, maggior e generale m edico ispettor e di sanità mililnre. A LTOBELLI ..ti/IJerlo, capitano med ico ispettorato di sanità militar e. F usco I::mtlio, i d. id. d i1·~:: zione san ità X cor po d'at·mata. SANTI·cct S tefano, id. id. ospedale militare Roma. VACC:ARO f? r anceseo , far·ma cista di 2• classe ospedule militare Bologna. _ ~~'-~-

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~l Hc•<lH.ttor&.

D.r RlOOU'O L IV I, mnggiore medico. I l Direttore

PrETRO Immu co, màggiore generale medico ispettor e.

(';19:11 - 1\vm,o, t~vi- Tip. K. \'vglwra.

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l L& ferite cml8a.te dal/!' am~i da. gu.erra. Sintesi della relazione sanitaria sugli lltierciti tedeschi durante la guerra franco. germanica 1870 -7 1. -Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. . L. 2 lliNAYr.A. - Studii ·storico-critici sulla meningite oorebro-epina.le epidemica in Italia e particolarmente· nell'esercito. - R oma, 1883. Un volume di pag. 262 oon 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto , l 5Ò S~LIN;uu. Le lesioni tra umatiche dei centri nervosi. Memoria onorata del premio Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto . » 3 50 SronzA e Gmr.IARET,Ll. - La malaria in Italia. Opera. onorata del 1° premio al concorsi> Riberi. , Un volume con 7 gran di tavole cromolitografiche. Roma., 1885; ·prezzo ridotto . .~ . • 3 To~U:t.Lilrt. Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli ioscritti. - Roma. 1875 . » 3 50 l'l. Il - Per !"a cquisto delle opere s oprain dloate Inv iare commissioni e vaglia aii"Ammlnlslrazlone del Giornale medico del R. Esercito via XX Settembre Roma.

·------

A ltre pubblicazion i me<Uc o-miUtu,1·~: CAS~Ll PrETRO, tenente medico. - La. chirurgia. <'Onservatrice nei suoi rapporti con la tro.umatologia. e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di esegesi clinica. in rapporto allo. Propedoutica c hirurgica. generale e alla legislazione sociale italiane..- Roma. 1001, Società editrice Dante Alighieri. (Vendibile presso l'Autore, via XX Setwmbre SQ p. Jo, Roma.) . . L. [o. ro. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Associazione tip. priv. 2& ediz., 1000. {Vendibile pr&eso l'Autore. via XX settembt•e, 89 p. 1°) DE F.u.co ANDRI!lA, tenenw colonnello medico. - Patogenesi 1l.mica. delle ru~r­ la ttie ve.scole.ti, secr(ltiv e e nodula.ri degli occhi e degli organi vicini. "Cn vot in go di pa.g. 24.0 con 8 to.vole fu,ori testo. - Napoli, Società. commerciale libraria, 1905 . n FERR.utt LELLI FRA:l!CES04>, tenente modico. -Manuale di bromatologia."pei medici milit a ri. - Firenze, 1906. Un vol. in 16° di pag. 484. (Vendibile presso l'Autore in F irenze, scuola d'applicazione di sanità militare) . . 11 btaRIA.CO PIET'RO, generaleo medico. - Sull'azione degli attuali fucili da. guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio ca.libro. IStudi sperimentali, con 15 tavole di fotografie e radiografie riprodotte in fototipogra.fia). - Roma.. 1003. (Vendibile presso le. Tipografia. E. Voghera). . . . . . . n Io. w . - - Lo operazioni piÌl frequenti nella. chirurgia di guerra con 112 figure intercalate nel testo. - Firel;lZe 1898. ( Vendibile presso la Li b. Bernnrdo &eber Firenze) . ~ J.A1'o'DOLO CoSTANTINO, colonnello medico. - Ofta.lmoscopia od ottica. oculistica. ~fanul\le teorico-pratico. Un vol. in 8° con 82 figure e 12 tavole. -Napoli, stabilimento tipografico. Ferrante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, R-oma, via P rincipe Amedeo 47) " ~A.LINAnt S.U.VA'l'ORE, capitano medico. -- L'anatomia. e l.a. c hirurgia operatoria della mnfidibola e delle parti molli che la rivestono. - 1Napoli, 1906. Un vol. in 8• di pag. 139, con 58 figure intercalate nel testo. ( Vendibile presso l'Autore, Corso VittoriG Emanuele 386", Napoli) .• n lo. ll>. La chirurg ia delle viti biliari. Memoria. onorata di un attestato di lode della. Società. medico-chirurgica d i Bologna.. - Bologna, 19Q3. Un vol. in 16° di pa.g. 198, (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio'Emanuele 386, Napoli) . . , . , . . . . . . . . . . · · · · · · · · · " SU~~CCl STE.FA.NO, capitano medico, libero dooonte di oftnlmoiatria ,nella eli· ntca oculistica della Regia Univ.,rsitil. di Torino. Studio scientifico pratico sui traumatismi oculari. Vol. di 242 pagù1e <'OD 16 tavole contenenti 63 microfotografie e con prefazione del professor C. RE·oroND, direttore della Regia clinica oculietica d i Torino. Roma., Enrico Voghera. 1906. (Vendiuile presso la. tipografia Enrico Voghera. Corso d'Italia., Roma) , • TESTI FRANCESco, maggiore medico. - Ricordi di microbiologia pura ed applicato.. - .Un vol. in }6o di pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicazione di sa.nità. militare, Firenze) " Io. ID. - Le malattie infettive diffusibili più frequenti nel soldato ital.iano. Nozioni di epidemiolog,ia. mil itare. Un vol. in go grande di pa.g. 298. Ftrenze, 1907. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicazione di sanità rn il"ttare, Firenze) . . . . . . . . . . . . . , . . . . . . 11 Vm·D JA To~UIASO, capitano medico. Il Consulente Sanitat·io Guida p•·atica per conoscere e curare lo malattie in assenza del medico. lfli Edizione. Un vot di pag. 410; elegantemente r ilegato in tela. Ro<:ca San CMcia.no. L. Cappelli 1890. ( Vendibile presso l'Autore, via Naporoone Il l n. 70 70, Roma). 11

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GIORNALE MEDICO DEL REGIO

ESERCITO

Direzione e Amministrazione: Via Venti Settembre (Palmo del Ministero della guerra)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 1° Il Gio,.nale Medico del R. o Esercito si pubblica l'ullimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2° L'abbonament'l è sempre annuo e decorre dal 1° gennaio. 3o Il prezzo dell'abbonamento é :

Per l'Italia e la Colonia Eritrea . . . Per l' Estero. . . . . . . . . . . U fl . 1 t ta ~ in Italia . n asc1co o separa o cc:>s f all'estero

L. 12,-

'' 25,l) t,25

• t,50 4• L'abbonamento non disdetto prima del t • dicembre s'intende rinnovato per l'anno successivo. 5° l signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l'im· porto dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). · 6° Ai librai si fa lo sconto deliO Ofo, ma soltanto per gli ~bbonamenli delle persone che non possono fruire della facilitazione di cui al n. 5. 7° Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, f()t~grafi­ che, ecc., che accompagnassero le memorie, sono a carico degli aulor•: . 8° Gh autori delle memorie potranno averne gli estratti facendone r•ch•esta all'atto dell'invio delle bozze corrette. · Gli estratti sono di due tipi: TIPO .4.. - Con copertina in bianco, ·senza frontispizio, e colla impagine· tura e numerazione del fascicolo. 1 TIPO B . - Con copertina stampata, frontispizio, impaginatura e numera· zione speciale. Il prezzo é regolato dalla seguente tariffa : Pre2:2:0 eu. oiaaoun 'Rog:tio eu. a t a m p a TIPI DI ESTRATTI

Tipo ..4 . Tipo B .

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25

50

100

200

500

Per ogni centin&io ollre 500

4•

6,7,60

6,50

10,-

9,-

18,-

20,26,-

8,50 4,&<1

NUlllERO DELLE COPIE

6,60

Gli estratti minori di un foglio si contano come foglio intero per le ordi·1 nazioni di 100 estratti o meno. Per quelli che superano un foglio, le frazioni in più, che non sup~ra.n~81 ll;lezzo f~glio, ~i contano come metà, purché però l'ordinazione non 918 10 r1ore a ilO cop1e. . Potranno aversi estratti in carta e formato diversi, previi accordt personali tra gli Autori e la Tipografia. ge I manoscritti non si restituiscono.


ANNO LV - 1907

Suppl. al Fase. VI .

30 G IUGNO

QUADRO D'ANZIANITÀ IlE L

CORPO SANITARIO MILITARE E 118 1

FARMACISTI ltliLITARI al ) 0 giugno 1907

DIREZIONE ED A MMINIST.RAZlONE

ltOJf.A • P&W:zo del Ministero della Guerra, Via XX Settembre • ROHA


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SUPPLEMENT O A L N. 6 Jel Gior nale Medico del Regio E!lercito. -

(ANNO ~:v>

QUADRO D'ANZlANITÀ DEL

E DE l

FARMACISTI

MILITARI

al r gingno 1907

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E;-> R l CO YOG 1t F:RA T IPOGfi AFò I)P.I.I.f: 1.1•• lUI. Il. Rl! Il J.A ll f:G ISA

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INDICE

Spiegazione dei segni intlicaoU le tlccorazioni, ecc. . • .

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Ta~lla organica degli ulllciall del corpo sanitar io militare

i

Tabella graduale e numerica N. 61 degli ufllelall del corpo sanitario

8

Tabella graduale e numerica di formazione N. 39 delle direzioni di ospedali millt.1ri principali e compagnie di sanita . . . . . . . • • • . . . . . • . Specchio di riparto organico tlegll ufllciali medici, conta bili e farmacisti, ecc., per gli ospedali principali, ecc. (~5 ottobre i898) • . • • . • . . . · . • • . .

IO

Prospetto numerico di tutti gli ufficiali merticl orre~ti,·amente esistenti al t• ;.;iugno 1906

Il

Ullle1ali medi ci dell' E:;ercito permanente . . . . . • •

13

Ulllclall medi ci in aspettativa la cui anzianlta t\ sospesa .

•

3l

Utllciali medici di complemento io servizio attivo temPoraneo .

3!

Farmacisti militari . • . . • . • • . . • . .

36

Ulllciall medici nella posizione rti servilio ausiliario

40

' Ulllclall medici di riserva . . • . . . • • . • •

B

Ulllciali medici tolti dal ruoli del R. &!ercito e che conservano l'onore cloll 'unirorme

50

Riparto degli uftlciali medici e dei farmacisti mìlltari tra l diversi comandi, corpi ed ulllcl del regio cst~relto . • . . . • . • . . . . . • . , .. . . . .

51

Indice alra~tlco

Pag. 77


SPIEGAZIONE DEl SEGNI INDICANTI LE DECORAZIONI, ECC.

MM. Medaglia mauriziana . Cavaliers dell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro. Id. ~llit:lro di Savoia. Id. <Iella Corona d'Italia. Grande Ufficiale davanti ai segni delle decomzioni ~opra Commendatore. G Indicate. umcialo. Me<laglia l!'arj::ento al vnlor militare. al valor civile. Id . 6 Id. domto pel h~nemeriti della salute pubbllc... Id. pei benemeriti della salute pubblica. ~ ~ Medaglia rti hronw pei benemeri ti della salute pubblica. al valor milì13re. Id. o Id. al valor civile. o ~ Medaglia commemorativa di Crimea. la. per le campagne dell'indipendenu d'ltall" (1). Id. per le c.1mpagne d'Arrtca (1 ). c Id. per le campagne della Cina (1). 63 Croce d 'oro oon co roM ilOr an7.lan itil rti servizio. ~ Id. per anzianitll. rli srrvlzio. Croce d'argento rer an?.innitn di ~ervlzio. + Aiutante ma~~tiore in t•. Id. in t" . Atptlt. (aa . Aspettativa per motivi di Caml~:lia. Atpefl. in(er. Aspettativa per inCerm1ta. Com. Comaodo. com. comandat o. R. A. Riserva 1\'aozianltil. L. O. Libero docente unlversltarlu. P. C. l. Perito chimico igleni~ta. d. s. direzione di sanitil. O. s. direttore di sanità. o. osperlale principale. o. o. Diret tore dello ospeda le prlnci1•nlo. o. ~. ospodaie succursale. i. p . infermeria presidla ria. c. a. corpo d'armata. Se. 3Jl. Scuola di applicuione di sanita militare.

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(l ) l uumeri esponenli ind icano le camjlague.

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7 'fabtllo. Qra d1wle e llll!ll(riea ;>1. 67 degli ufficiali del oorpo ~nllarlo militar& ! Allo 44 del l!IO-I).

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Comando del corpo di stato maggiore • /.egi one allievi carabinieri reali. Reggimenti di fan teria di linea • Regeimenti bersaglieri . . . . lltg gimentl alpini • . . . . . . . . . . . // Com pagnie di disciplina stabilimenti militari rli rena ~ Reg,gimentl di cavalleria . • • . . . . . . . Re:;:: @imtnU d'artiglieria da campagna . . . . . . Re:r~imento d'artiglieria a cavallo. . . . . . . . ; Rrlf'-E;;imrnto d'artiglieria da montagria e brigat:• d'arL :.gllerla da montagna del Veneto . Reg ~i menti d'ar tiglieria da costa e da Cortezza e hri· g:::- ..ata d'arUgllena da costa della Sardegna. • . 1 RegE3imentl del genio. . • • . • . · · · · · Brig;::=ta rcr rovieri del genio . . . . . . . . . l lspe -atorato di sanità militare. . . • . • • . . l\ Olr~ .:=Ioni d i sanità militare . . . . . . • . . . Dire =:::i!lonl di 05pedali militari principi\ li , infermeriP di P • esidio e speciali e com11agnle di sanlta . . . . l s \ cu.c. la 11i gnerra . . . • . • . . . · . · · 1\ Scuc. Jn d'applicazione <:l'artiglieria e geuio Atea ~~lilla militare . . . . . . . . Scuo :.a m:litare . . . . . . • . . . \ Scuo 1a d'applicazione di sanità militare Col\e .,., <>. m illtar1· • • • • • • • • 1/ :ÌCW> l a cent rale 1:11 tiro di fanteria. Jl Scuo r a fil ra\'a llerla . • . . . .

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Possono essere sostituiti da ufficiali medici di comp1cm ento. Il) Per esigenze di servizio pos~ono esser vi adibili urnciali medi ci PfTelli~l tolti olai•reg· l!ime~ ti di fanteria fii linea e bersaglieri. li )

N~&e. - Non sooo compresi nella Jlres.Jnte tabella gli umcinlll'la~ sono portati nel quauro orga, i~o dtl R. corpo di t ruppe coloniali. Va. r landosi H numero •lei collegi militari, v~rrà vMiato in 11roporziono il numPro del cnpitD~ Yll medici atldetti ai collegi stessi. .


s Tabella gradttalt e •wmerica di (ormaziOtlt N. 39 delle direzioni di tapactallmllilarl pr\fttlp&ll • compag nie di sanlti (t7 direzioni dì o;ped.llì militari principali e 12 compagnie di sanila.) (Allo ~\ tljll 190~). !7 65 79

!7 45

llirutlori (tenenti colonnelli medici). Maggio ri medici. Capitani medici. Tenenti e soHotenenti medici.. Tenenti colonnelli o maggiori contablh Capitani contabili. Tenenti o sottotenenli contabili.

3~4

TOT AL& UfFICIALI.

83

Fan nacisti capi e farmacisti . Ufficiali d 'ordine. Assistenti focali.

6!1

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SoUuCflciali. Caporali maggio ri o capornh di contabilitil. 31 Caporali maggior i aiutanti di sanità. t'l Caporali maggior i portaferiti. I lO Caporali aiutanti di saoila, ll6 Caporali infermieri. 77 Caporali portareritì. !'!9 Soldati alutanlì di sanita. 805 Soldati infermieri. 190-1 1 Soldati portareriti.

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TOTAL & TRUPPA.

l 'Iute. - l graduali di lruppa volontari d i uo anno sono considerati io soprannum ero al quadro

. r didei grada!lli s tabili to dalla presento tabella. La rona degli uomini dì truppa delle compagnie di sanilil può essere modt0 c.'lta pe spo;i~iooe minisl~riale, secondo le esigenze di servizio.


SP8CCiitO di 1'&parlo organico degli ufficiali medici, ufficiali cor&labili, far'fnacisli, ufficiali d' orJir&e, ed auillenll locali per ·gli ospedali militari prillcitJalì, ospedali succlwJali e pt1·le

in(ermern ;pruiàiarie.

l

OSPEDALI

OSPEDALI

IIILITARI SUCCURS ALI PRIMCIP.ALI

l

UP~ICIALI 'MEDICI , C OUFFICIALI FARUAN T A B 11.1 l CI S rt

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INF'ER\IERIE ~- --~ --~- -~- l-

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I'IIJ::~HIIARIE ·-f ~g ·~

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IO (Segue) Specchio di ripru ·to organi co degli u({lciali medici, ecc. -~~~--~---=-==7-========~=====1 UFFICIALI XKOICI

OSPEOALI

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OSPEDALI

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Note. - Nr•lle infermeri~ presidlar·ie prive di farmacisti militari, o•·e lo richicrln l'im po r· l tanza •lei servizio rarmareuti<·o, si destineranno aiutanti di sanita muniti di diploma di rar mac1st~.

Uei IO tenenti dell'o~pNiale milit~re rl i Torino, 5, per tomo, saranno comandati dal dìret· tore di mnita a prèstaro senizio nelle infermerie presi<liarie <li Exilles, Fenestrelle, Moncenisio, llardon ecchia t' Crsana Torinc.<e, non co mprese lo questo sp~hio. Oci 3 tenenti d~ll'o5pedale m ilil:~re di Novara, t , per turno, sarà comandato dal direttore di sanita n pre;t:~re SPn 'izi o nella in fermeria Presidlaria di Bard, non compresa in i 1Juesto specchio ; e tlal,l'ustJedal ~ <li Savigliano gli ufficiali medici per le Infermerie presi· 'l diaTio di Vinadio e Co lle rli Tenda. l 11 serl'izio mPclico nell'i nfermeria presidiaria di Vennria Reale sarà disimpep:nato dal ca- ~ l tritano medico del 5• reggirnent~ arti~tlierìa. 1 l'iella compilaziono del pres,·ntc Specchio fu tenuto conto delia assegnazione cho ~i pu ò Inre ai rrggimenti di ranlflria di linea di ufncialr me<lici di complemento in lu ngo dì uOlciali J e iTetti vl, per sopperire ai maggiori l•i~ogni de~ l i ospedali milil ari.

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13

UFFICIALI · •EDICI Da ta di

OESTINAZIONE

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COGNOME E NOME

nascita

POSIZIOHB

MA GGIORI GEN ERALI MEDICI dal n. 1 al n. ·a 25 Lual io 1'104

15.t!.43 Randone Gio. Frantnco, u • c o§> ti>. x ... l spett. capo

e .

14 GlutinO l 808 15. U5 l mbriaco Pielro, U • C o§>,

il1 L. o. . . . .

. . lspl"ttore

21 . .,zt 1107 6. 6.53 Ferrero di Ca vallerleone Luigi , . C <{.,, ® ' '""', o? Ispettore

CO LONNELLI 1\IEDJCJ dal n. t al n. • 1

Il Aprile 11103

t! . 3.48 Sforza Claudio, $ C o§'. ?. Ispettore IO.to.5t Sclumbata Gi useppe, $ U <§-.>, ? . . . . . . . D. s. IX c. a. 8 Luglio JtOI 7.1!.49 Gozzano Francesco, • U

.g,, ® " , ? . . . . . D. s. l c. a. 211 Settembre 1908

. -.

suo.so Mor ino Dometllco e U,.;, ~.

. . . . .

. . D. se. ap.

•

28 LUIIIIO 1904 11!. 3.49 De Furia Jiltol'e, • o§o, >?. D. s. X c. a. 1~. 2.50 Caporaso Luigi , • o§o, ? . SelCI'. isp.

san. mll. 5 Aprile 1905

16. 3.49 ~a~sa l;iuseppt, • o§o, >?. D. s. VI c. a. 28 settembre 19 05 31. ll.5t.BoLbio E.'ugcnlo, <l}<,~ D. s. Il c. a.

e

19. l 5! Sasca ~·ilo. • •§>, ~ • • O. s. Xli c. n. !8 Marzo 1906 14. 7.-W Ravà Brneslo, • .;,_:.,, o? . D. s. VII c. a. l luglio 1906 19. 4.19 Susca Domertico, i; ~.?o. s. Xl c. a.

VARI AZIONI DURA NTE V ANNO


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( S~fJUI") CO~O:';I't;LI.I E TE .'~II:!'ITI ,COLONMIII.I.I IIII:DICI

dul n. ta al n. •~ 1S t•nnalo 1107 H. 7.5t Bussooe • Chi~ttone A.11L0-

mo, • ~. ~. . . . . D. s. \'Il i c. a.

l 1

27 gennaio 1807 lO. 5.49 Crema Gio.Batt .. • .§<. O. s. l\' e. a. 21 aprile IlO 7 t5. tt.49 Rosanigo Al brrlo , -§-• .§< . D. s. \'c a. U. l .5t Selieorni C a r l o , <» ....., .§< . • . Id. id. Ili c. a.

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TENEXTI COLONNELLI MIUHCI

dal n. t al n. t 8 21 aett•w• 1800 4. 3.50 Barlelta Nicolò, • o§-, .§<.O. o. Messina ........ 1808 t8. t .50 Griggi Montù Amedeo,<§>, .§<. . . . . . . . . O. o. Torino 29 11ttemllre 1.9 01 l 9.to.5l MangianU Ezio, -2-. . O. o. Mi la o o t 6. 4.55 Parisi Pelicc, • +~h ~· Id. Id. Roma 21 glllnalo 1804 l 6. 3.M Bernardo Lu~i,'*'· D. o. Palermo 28 Mtte•bre 180' !6.10.49 Or ri1 Raffae~. o§o, -}. • . Id. id. Cagliari jS. !.54 Baldan1.a Andrea, -§-. . • . • . . . . 111. id. Napoli !5.U.53 Blma .llattrizi o, • +. -§-. Vie. dir. Se. ap. (Professore titolare) 28 dloemllre 1904 U . 7.5! Verri Luiyi, <S.,, -§- . . . O. o. ~ovara t t . 4.53 Barbatella Bttore,+, ® ", Id . id. Padova 15 aprile 1805 iO. 9.50 Menoitl Michele, +. . O. o. Catau· zaro 4. 1 .54 Carratù Celutino, ®, -§-. . • . • . . • . Id. ili. Geno va 28 g1u1no 11015 t 3.10.5t D'Aiello Raffaele, >?• .:} . D. o. Ca<erta 4. 6.53 Mini ci Euge11io, .l} . . Id .id. Bologua 21 ........,. uos iO. 4.51 Pesadori f:!litii o, <§-, ~ • O. o. Brc,cia ~. 4.51 F'regni Arnaldo,+, .<}. . Id. id. l'eru):ia , 2 novembre 19 05 1. 7.::3 Uonavo~tlla Luogo.·~··} . O. o. Forenzc 8 l dlcemllre l 905 , !1.11.53 Camctli Solvio, >§-~~ O. o. Alessan -~ dria

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!Sti/UC) Tl!:oiM'fTI COLLO:INEL LI l! IIAGGIORI IIElliCI

dal a . •• al n. 18 1 marzo 1901 '!4.1,.51 Saviano 1/affcJtle,o§- ~.~- O. o. Cava ciel

Tirreni (Salerno) 1 htgllo 1101 Ut0.51 \'allicelli Anlotllo, {;,. •} . O. o. \'enezb SO OtiGbrt 1106 i. 9.33 O'Aogelanloolo 6 I l o r t,

• <§>, ~ • • • • • • D. o. Ancona !7 IMRIIO 1107

t l. ! .51 Orlandl Glovamu, ~. {•. o. o. Verona 9. 3 55 De Fnlco Andt·ta, oif'. o} . O. o. Livorno 9. tt.5' GIUlian i Fro11te1co. !§>. •} O. o. Savigliano 3 fellllrale 1107 tt. 3.53 Natoli P1aneuco. o} . O. o Chieti 15 •prlle 1907 !5. U3 Bile Giovanni, ..g,, o} • . O. o. Bari !8. 9.:a Puglisl Mlehe l anQtlo ,

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. . . . • . . . O. o. Ravenna :10. t .M Giull'redi At(',·edo, <f•, o} . O. o. Piacenza

MAGGIORI MEDICI dal o. t al n . •• 3 •arzo 1111 3l . 5.5t Testa Paaq uolt, +• ~- . o. Caserta I l lll8fllo 1191 !4. t.55 Cervlgnl Glo11onnl, o§o, ~. o. Roma 24 ........... 1111 ti . 9.55 Grieco G l ultp)Jt, .g.. o} . i•P- san. rn•l. i. &.53 \'icedomlnl Malito, ~.~. o. Padova 5 marzo 1111 13. !.55 Tallartco Bonl(acio, o§o, o}. o. Cava del Tirreni (Salerno) ~. 7.51 Vigorelli Achille, ~· , ~ . lt.l. Pado1•a . ....... 11111 t7. 9.51 Vita Gaetano, '*'· ~. . . o. Palermo t8. 4.M Cavicchia Francuco, o§>, •}.Id Perugia 15 t iiiiM 1191 H . 3.53 Piceol Ciullo.o§o, ®., " , o}. o. Milano Il dlceta"'• 1119 . 1 t , t.sa Breul Gl~eppe, • ? ,com. corpo

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Il mauo 1800 t . 4-55 Carino 'l ommadllO, ®.

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? · . . . . . . . . o. Palermo l O tlutno 1900 · l.33 ScaldaTa G 1 u 1 t p p e,?. ®., ... ? . . . . . . . o. Messina 13 7 • .56 LiYì Ridol(o, • ®., • , o}. • . . . . . . . isp. sa o. mll. u · 8·•t " 29 1900 .x. p 4 1 , Gam . bloo Gar1c&no. .Jt. y, Y · o. s. arma 3 · ·• R•:o .lll•ehtlangtlo, o§o ~. • · · . . . . . . o. Messina

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dal n. te 111 n. •• .!' 9 Mftelllln 1900 !O l t .M \'lvalf1n Ca l'In, +. {o . . o. Sui~tllano 1 20 ...,naie 1901 6. 7.M Cedrolafiiuuppe. +.{o . o. :-;a poli 8. 9.5l )!alavasi f.'nr1'"• o s. IJ<Iine 21 marzo IlO l 4.10.57 Boonomo Lorm:o. e . y . t . U. • • • . • . se. a p. (Professore lilo larP) 21 ..tt••ln 110 1 17. 3.!Sl C'lrhone Brur1o, o. Venf'1.in l attoln 1102 t . l t. 53 Garabelli Lt~iqi, o. Milano t .t t.5! Cilanna JYiç()lo, ic1. Catanzaro tG. !1.53 Falconi Gallino,+. id. Cagliari 21 d........ 1102 6.1 1.5\ GemOllo Giuliano,+. o. Roma Il marzo 1101 to. 8.53 Gemelli Cuart, o. Alessand ria Il aprile 110!1 16. 4.57 Dell'lì Uherli Gmnaro, o. Napoli tS. t.!\3 AblJate Donalo, l. p. Pa\'IA 13.1 1.56 PrP!t<:lrco Ptuquale . <Il " " , o. Bolosrna 18. 8.!13 Martif' IIO GaelnM.+ . 111. !'\a poli t i lltt....... liti :!9. 1.!\STE'S U Frnncuco, o§o. <Il " • 1.. o. . . . . se. ap. !Professore titolare) t . ! .5:i llaugr•n Franeu.,ofo, (1) 10,

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+· . . . . . . . . o. tivorno

3 aprile 1904 !13. l.:i3 P o li s tina Domerucanlon<o Bali le,+· <Il • • , o. An cena !4. 1.57 Fabris Domtruco, o§o, <Il", i. p. Tre,·iw

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u . 8.56 Ganciol O Giacomo.~· <Il".

+- .. .. . .. . o. Roma

21 sette~nllre IlM 13. 6.54 Chernbmi·Giammaroni Or· lando, o§o. o. Ruma '!7. t .5:i StefTcnoni li l l o r e , <Il " · od . No,arn 3. t.57 Tromlw lla f.'dmorrdo.e + .L. O. . . . . . . se. a p.

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IProf~•-o re lltolare J

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!5. 8.r.5 Ile Vi,::ilois Raffllf lt,

<Il " · o. Boln;tna 8. ;,:;:; Pet tman A dria11 o, o§o, <Il • "• .§>. • . • • • il1. M1lano ti dicembre 190' !4. C io ~I Mdun o Bn r a e o, <Il u . o. FirPnr" l 5. ! .55 Re Gwuppt, <Il 11 , se. gur rra 15. 7.:>6 )Jag~rtta E<JtnOIIdO, l. p. Crem<JIIa

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(Segue) MAGGIORI E CAPITANI .III!OICI

17

-----dal o. •a al n. 88

\U. 5.55 Trovanelli Edoardo, • ~. · ® • ....., ~ • . . . . o. Bologna H. U6 Bellla Emilio, o§o, ® " · ~ id. Genova 5 apr ile 1905 16. 3.57 Lan%a Bmmanuello , ~, ® • , ~ . .' • . . . o. Bari t i. !.56 Vigliardi Ltd gi Ignazio Paltrlo, o§o, ® "• o§o • • l. p. Pinerolo t6.U.55 Pagliuzzi Giacinto,+. ~ . o. Savigliano 29 glagno 1905 7.57 Galli Glov. Do»tellico, o§o,

ll

17.

~. ~

. . . . . . . o. Livorno

17.1!.55 Curli-Petarda N i c o l a,

+. ~ . . . . . . . Id. Brescia

16.10.53 Caredda Federico, ~. ® "• ~.

. • . . . . . . Ili. Ancona U 11ttembre 180S

13. 7.56 Arpa Vìttorlo, o§o, ~ • • o. Napoli fl. 3.57 Perassi Giovanni A n l ot&io, o§o, ~. L. O. . . . Id. Caserta 3. 9.54 Ragnlnl Romolo, ~ id. Torino 4.10.56 Gelmetti Arluro, o§o, ~ • o. s. Mao:ova a 1 di cembre 1905 17. 3.54 Turslni Glov. France&eo, U ~ ~ . ®" " ••, ~· i. p. AQUila t3. 7.56 Del Vecchio Ruggiero,+. ~ • . . . . . . . o. l'iapoli 15 marzo 1906 Sl. lt .56 Ruinl Camillo,~.+ . . o. Ravenna 17 giugno 1906 14. 8.56 Carta Mantiglia Fil ippo, ~. L. u. . . . . o. Torino ti. 1.57 PronoLto Benedello Sulpiz lo, o§o ~ ®, ~. . . . Id. Chieti ti. 3.57 Tommasina Mario. o§o, id. Torino l lu1110 1906 16. 3.59 Bernucci Gi ooanni, <?.

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+. . . . . .o. Verona

11 dicembre ·1906

16. 8.57 Fara ili Celulino, ~. ~ . o. Firenze t4. 5.56 Alloatti Be11edet1o, o§o, ~ .i. p. Foggia 17 •arzo 1907 3. 7.55 Cipriano L ulgi, ~. <f,, o. Palermo H. 3.57 Abate Al(on1o, ~. + . . u. (;ava dCi Tirreni (Salerno)

+.

18.1\1.57 Sanguineti G i o v a n n i Carlo, <§>, +. . . . . o. Alessandria • 16. 1.56 Rinalll.ì Sclp&ullt, :§•, ~. +·o. Piacenza ' 1 ~. 6.56 Ro111auo Jo'rance& cu, +, + ·o. CaserLa 1

C.\PITANI MEDICI dal o. t al n. t 14 aprile 1889 19. 7.57 Ausiello Pasqual e, <§>, ® ....., ~. . . . . . 1 art. costa U0.55 Criscuoli N1cola,o§o, ® •- . ~.

. . . • . . . . o. Bari

...


(Seg ~) CAPITA!CI U DICI

riai n. » al n. •2 14 apr ile 1811 13. Ui8 Saorlrt>tli Enrico, ® " ....... ~ . . . . . t1 art. 3.1!.56 1\odari ~tro, ~. ~ . . o. Pado••a 18 m.,glo 1881 SS. 1.56 Cutrl Ftnliii OIIM, <§>, ~ . IO a rt. !1.10.56 Monelli linmto, ®, ~- 11. s. VI c. a. 4 IOYIInllra 1188 U . 6.55 Capobianco Dotnt>licanlo· nw, ® ....., ~- . o. Catanzaro 9. 1.56 Samory P o1tumio, ® ......, ~ - • • . . • o. Firenze U .lt.Si NoceiH /Jomeraicu r.tt.uep-

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fJe, o§o, ~. ~

• • • • d. s. VIli c. a.

30 NI'ZI 1881

5. 3.55De SimoneZt{eri no.o§o. ® ....., o. Caserta U. 7.57 Marroc<'O Achille,+, ® .. •

+ .. ...

...... ~ - . . . . . . sc.ap. Il a,rllt 1880 18. 4.56 Petl.l Hneer1so, ~. ®.

+ o. Ravenna

81 m. .ll 1880 8. 3.58 Vitladini Camuto, ~ . ® ' ...., ~ . . . . . . !3 art. 30. tt.58 Fu lioni Aaeodato, +,®., .. ~.

. • . . . . . • o. Bologna 2 IIOWIIIIIrl 1110 !0. 3.57 Virgalhi:~Jiario, ® " •, 13 art.

+. + ....... . 5. 9.57 Ma~!! e, l Tomma~o, +.

® ......, ~ - • • . . • 7 Id.

13.1!.58 Fattori Giova,mi,+.<&> " .., ~- . • • • . . . . 16 id. 3. 4.57 Gassi Frar•u.co,+, ® .....,

· +· . . . . . . . .

o. Alessandria 7. 1.57 Gaeta Antonio, + . ® ..... , ~ . . . . . . . . 41 ranL. t. !.58 della Vali!' Prancuco, • +. ~ o. Roma (com. min. guerra)

.......

Il 1prllt 1881

+,

5. 3.58 De Lu ca Costantir1o, ® ", ~ . • . . • • o. C..'ISerta 15. 1.57 Leurini Pra11c., ® -. 3 rant. !5. 3.59 Pimpinellì P i e t r o, ® " "• ~ . . • . . o Roma 15 gh1gno 11111 n. t.56 PaiNrn()-PataraSiarlislau, ® " ... i. Il· Trapani 17 dlctmtw. 119 1 4.10.56 Cocola l'i11cenzo, ~- ®" ", ~- • • • • • • • . <1. ~ . IX c. a . 18 marzo 1892 30.11.60 Sa n l or o t;i<ISffJJit, ~® ......, ~ . . . . . u. l.i\ ornu i i. 1.59 Giani P~tlr<J. -2-. ~ . . . o. s.

+. + ........ +. +,

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Parma


(Segue) CA.PITA !II IIBDICI dal n. •• al 11. lia l t t lupo 1892

19. 4.68 Marchese Gto. Battista, -4-, ~ "• ~ .

. . . . . . o. Venezia

31.10.56 Grottl Car lo, <§o,®.~" .., ~ • • . • • . . • 17 art. 1. 4. ~9 Farina Glu.~tppe, o§o O O

®. ~ "• ~ : . . . . se. op. art. e genio

Il dloemllre 1882 ~0. 3.59 BarlettaSalratore, a§o, ~", ~• • . . . • • • . 84 rant. 31. 5.55 SUcco Antonto, o§o, ~ ". ~. . . . . . . . . 6i id. t. 8.68 Mennella Arcangelo,+, ~ ....., ~ . • . . . . o. Livorno s. t.60 Morino Pmrn:uco,o§o, ~ ",

j .

o§o. • • • • • • • • Id. Torino 17 lllcemllre 1112 31. U9 Ciacci o Andrea, o§o, ~ . • o. Roma 11 aprile 1898 7.1!.57 Gagliano Fratlcesco, <§>, ~" .. , ~. . . . . . o. Verona fl. 9.59 Gaso le / Ialo, o§o, ~ ,,..,, ~· 68 rant. tUO.M O~glano Giovanni,~.~ " " ~.

. . . . . . . . o. Verona

17 lqllo 1118 l 4. 4.58 In le lise GitUeppe, o§o, ~ , ~. • . . . • . • . 94 rant. t8.t l.60 Sehi:ul Pietro, o§o, ~ " "

-

", ~ . • . . . • o. Verona

7. U .59 Ceeehettani Domeni co, o§o, ~ " " ....., .§- . . • . 18 art.

8 •arzo IIU 9. 3.117 care! l Francesco,<§>,~ ....., .§- . . . • . . . • . asp. (am. t 8. U.68 T revlsan Eugenio, o§o, ~ . o§o. • • • • • • • • se. mil. 5. 9.59 Tavuzani Cuare, o§o ®, ~ " " " " " ,...., ", o§o. l. p. Ivrea 7. tl .59 Calegari Gio. Ballula, • · o§o, ~ "• O , , ...., "',o§o o. Milano 18 !Ile...,._ 1114 t. 6.60Salinari Saloalo r e, ~. ~ ...... o§o •

• • • • • o. Napoli

t7. 6.59 Cusmano Hnrico, ~ "

+ o.

" -

, o§o • • • • 1d. Messina tt. l .68Sclavo Luigi , o§o, ~ 01 , o§o l alp. !U. 9.59 Oarra Villorio, ~. ~ ......, o§o. • • • • • • • . d. s. v e. a. t. 3.60 De Rosa Michtle, o§o, ~ ", o§o. • • • • • • • . lane. Firenze 19)

7 marzo 1895 i'. 7.59 Gurgo Achille,

+. ~ ......

+ . . . . . . . . o. Savigliano

t 7. 6.57 Doccia Saloatort,o§o.~-.

o§o. • • • • • • • • id. Napoli tG. 3.60 l'erego Vlllorio, o§o, ~ ...... ~.

. • •

. . . id. Milano

19


(Seq"e) C"' PJTA!'II .IIIIOICI

dal n. 5C al n . . . 7 marzo 1815 l!. 9.59 Abelli Vittorio, o§<, ® ,..._,, _

+· . . . . . . . .

!56 rant. i l . 4.61 Sotis Andrea, cl:•. Ql "· . i. p. Gaeta 4 rugllo 1815 5. 7.58 Sulliotti B/ìlìo,Jfro, ~. ® "•

y . . . . . . . . . l art. rort. 13. 4.58 Cusanì Al artino, o§o, ® ......,

y . . . . . . . . . d. s. l e. a. U . !.61 Caìrone Fa11r izio, >§-, .§o . o. Napoli I l geanalo 1886 !6. 8.59 DeCe.sare b'duar do, <§•, ® 3 art. cos ta IO. 8.57 Cavaschi Catullo, ~. y . o. Brescia !!4. 8.59 Tomba Gimeppe, :0, .§o • 8 art. ti. 7.56 Tucci Filippo, o§o, .§c . . o. Perugia 1. 8.60 ZibP.tti Gi l'stppe, o§o, .§o . art. cav. to. 6.60 Rossi Alfredo, <§>. • • • i. p. Terni !4.«1.59 Virdia Tomma~o, o§o O. ~ ® .. " " •• "· .§o • • 3 art. rort. SO aprile 1818 !.t!.M Valle Angelo, .§o . . . ti ar t. :17. 5. 59 Cant~lla A/ar iano, Ql "· ? 45 raot. !6. 6.61 Oulogu Gaetano, ® " "• y i. p. Sìracusa t O. t UO Mozzettì Eli3eo, e o§o O O. ®" " "'"' ,....,..._.. "· .§o R. trop. Colon.

""• + . . . . . .

(a dl&pOii Z. min. esten ) t1.!0.61 Calore Giovanni, ® .., .§-. o. Padova 2 luglio 189 8 3. !.59 D'Ettorre Alfredo,® ". ~. id. Cbleti !8. 8.59 Marini Erneslo, ® .. "• .§-. id. Cagliari 31. 3.59 Forn6 Giacomo,® " • .§o. d. s. X n e. a . 'U. 3.59 Viai6Angtlo, ® 1' " ..... . .§-. L p. Novi Li-

gore 'lU !.60 Ct.tìno Achille, ® ·- • .§o . l. p. Lecce !. 5.60 Uelminio Orazio, Ql ,..._.., .§-. . . . . . . . . o. Pi aeenza 24 dicembre 1896 7.10.59 Corrndi A ngelo,~ . Ql ""• .§-. . . . . . . . • 5! rant. 7. 5.59 i'iO){roni AIIIOilÌO, Q) " • .§o 3 art. 9. 3.60Cotell<lS~a A l (on1o, o§o, ® ,..,.,, ~ . . . • 6 bers. 8 giugno 1897 10. 5.60 Lo~chi Pietro, ® "· .§o . o. su ce. Udine 7. 9.59 Piergianni Vi11cw ::o . . o. Chieti l i. 8.60 Onaaro lii usep]Je, ® " .., ~- . . • • • • • • '!O art. 18. 7.59 Cugi Licurgo . . . . . t i Id. t. 7.~9 Romeo Francesco, <.§o • • H ranl. 10.11.59 Giannini Alfonso , .§o . • o. Genova iO. 8.56 lli cheri Carlo . . . . . 5 genio 1. 7.58 Ma;; ne tta Fe1•di1~tmdo, y . ti art. 'tl.l~.6l rl o$sini 1'ommaso, ® ... ~

'*'·

. . . . . . . . ace. mi!.

~0. 4.62 O~ tino Giova11n i , .§-, ® ""• ~ 1.. D. . • • . . . se. ap.

(proressore tito lare) :1. 8.62 Cerone Prances ., ®. ® "·

? . . . . . . . . . o. Genova


(Segut) CAPI T Alfi Ili DICI

dal n. et al n. tta 27 ottollrt 189 7 t &. 9.61 Yanocehl Fabio, ~. . • ~ rant 5. 8.61 Spina Yincmzo, Cl> "• ~ o. Genova (a di1poriz min. /lnann)

t dicembre 1197 4. 3.60 Loscalzo VUo . • • . . o. Napoli ~. 6.&1 Fanchlotti Et1genlo, ~. . 9!1 rant. (com. o. Torino 3. 5.60 Castello Prancuco . • • o. Savigliano ti. 5.60 Doni nl Giweppe, ~ • . ! art. t 3. 6.59 Galas:lo Antonio, <» ,...., ~ . . . • . . . . cavali. Ales-

sandria (141 6. 9.60 Vilullo Glmqype, Cl> "u . i art. fort . t . 4.60 Sguuzl Vittorio, Cl> ...... • 53 fan t. 6. 3.et Mombello .6rnulo, Cl> ......, ~. . . • • • . . . 5 ali'· ti. 3.60 Moro Tito, Cl> ''""', ~ • • t genio s. 3.M GalvagnoTeonulo, Cl> "•·~ e& l'ali. Lucca

(16) 5. 6.63 Marras Ratraeu, Cl> ", ~ • o. Torino t. 9.61 Nieddu Alllonlo Cl> ", ~. Id. Firerut·

. . .1111110 1811 .,.lt.59 Ro.~si Gaetano, Cl> , ...., ~. cava li. Vlcent.'\ (!4)

9. 7,59 Del Dolio Antonio, ~ . • S9 fan t.

Il •11010 1111 t3. 6.60 Palwnbo GitUtppt . • . i. p. Casale U. 6.61 Buccino Tollla, .§- o. Cl> " ,,_,,, .§&. • • • • • • id. id. Civitavecchia t6. 5.59 PizzocaroCiemmlt.~, Cl> "49 faot. !13. 3.~ Fior ini Fiorenzo, Cl>" • • .§& o. Novara V. 9.60 Rostaguo Giweppe, Cl>''"", ~ . . • . . . . . 3 alp. 8. 9.61 Gerbaldl Gio vamti, Cl> ". 34 fan t. 19. 5.6! Cannas N icolò, Cl> " " • ~ . o. Genol'a 6.10.61 Vasllieò Giweppe, Cl>""" Id. Bologna Il &gOitO 1888 Je.ll.6! O" Amico Biagio , Cl> "• ~· l. p. Bergamo !4. 3.61 Melampo Giwtppe, ®. ~ o. Ancona 15. t.63 Paee Luigi, Cl>" ,.,.. ,.,.. ", ~ • . . . R.lrup.Colon. 1.11.6! Gristina CtUirenzt, Cl> ", ~ . • • . . • . . . o. Palermo t5. 1.62 De P risco Luigi, .§& • • • t4 art. 4. 4.60 Brignone Ferdinan., Cl>, ~ 5 Id. 6. 9.61 Faldella ~lro . . . . 55 fant. 24 novembre 1191 30. 6.6\t Littardi Nicolao, o.®,~ 3t fan t. 30.10.61 Verdura Luigi, Cl>" ". ~.o. Caglia~! &. t .61 Cara Fra ncuco, Cl> ......, ~.l. p. Sassari 5 ••rzo 1118 3. t .ftMadla Giuuppe, ~ ~.

"-. *· ..... e+ o.

<» ....., ~ . . . . • • o. :"iapoll 4 ghagno 1891

4.10.61 Coppola Nicola, ~. ® "

....., o§o • • • • • • • 6'.1 fant. (com. o. Roma)

'U


(Segut) CAPIT ANI IIBOIC I

tlal n. taJ al n. ••• 4 g l119no 1881 !3.11.61 tueiani Lavlnio, O Q, ® ....., -§.. . . . • . 59 rant. • 19. 1.61 ~·u ~co Emilio, ·~·, ~ . . d. s. X c. a. 3o. 6.61 Ve.'l'tiSiano Doru., ® ,..,., ~- • • • • • • • 7 bers. l i. 9.61 Lon;:ar1Hollol(u, ® ....... ~ se. c~:nt. tiro fan l. ~6. 1~.6~ Clnnazza Giuuppr, ®" " , ~ . . ' . ' . . ' ' d. s. Ili c. ~­ ~6. i .l8 Cuoco Luigi . ® ....., ~ • 67 rant. 16.11.6~ GualdiCarlo, O 0 1 ® ....., -?. . . . . . . . . li ul.

(com. o. l'i&IJOI i) 19. 4.61 Slmoni Gliueppt, ® " , ~- 83 rant. ~- :>.59 Oorcaria GiQvauui . . . ~ alp. 30. 10.63 f oa Tto.J;>ro, o§o, ® , ..... ? . ~ genio 6.1:!.6! Pelrone Allllrea, ® , ......,,

-§.. . • . . . . . . . 60 rant. 1 5.1~.60 Cauegallo Lo•·enzo, o§o O,

. . '63 id. 25 giug no JIU ~l. tUO Santoro Giu.uppt, o§o O. ® ...... ' . . '

® ...... ~ . . . • . . 87 rant. 19. U .5!J Cl'i•I'O Ubaldll, ® ,.... . . ~7 id. 18. 3.6~ Trc,·isani Gatl<mo, o§o • • l gran. 2 1 dicembre 1119 18. 1.6! Ci)(liutti (;iu~tflpt . . • art. mont. 16. t .60 llo•nrncasa l'iiiCtii:O, ® ,. • o. s .

Manlo,•a :!9. S.GIIIIIOOillO J\'icolino, ®". ~· d. s. Xl c. a.

19.11.GOCO>lLafava F.nrico, o§o O. ® ....., o§o. • ca vali. Caser· la (17) 18. I.Gi ~lnrmi Pio • • coli. Roma ~1. 6.61 ~anlini Gi11lio, O, ®,..... Sa,oia cav.(3) U 0.63 CahibiJe Felice,® ''""·o? ~ fan t. I l marzo 1100 10.1!.63 llPcchione l!ltort, ®,? . o. Ancona

9. ~- 63 San lucci Slr(tmo. o§o. L. O. Id. llc;,ma

,?

18.10.6~ l'a'\Sarella Ugo, ® .....

!7. l.63 .\lnisto Ptuq11al~ • .§>. c.

' gran.

® ", ~ . • • • . . o. NaiJOII l'ltiCt!IZtl, ® " ·••, ~ - • . . . . . . • id. Messina IO g lytno l iD O ti. 9.6i ll:ll trinicri l!mtltrlo , O, ® ... . . . . . . . . . 65 raut. U. 5.61 01 (i oncomo 1.11igi, o§o, ù , ® ....., o§o . • • • . . o. Dari ~s. 5.6~ Gtoeleschi Camillo, o§> 5, ® ,..,. . . • . . i9 ran t. \Creta) 29 sette111bre 1100 9. 9.6~ Ar1.<1110 Frauctscu, ® ...... ~ • . • • . • • • .13 fan t. t9.ti.61 nn,tlanelli Umberto, ® ", ~- . . . . . . . . l art. S. 1.63 1' :1-rhP!to Fero:lmmtdo, o§>, ~5. 5.63 l.lr.~ri

e

® ....., o oH"' '""', -}. ~o la n t.


(~tQUt) CA PITAN I lii!OICI

dal n. ••• al n. te7 29 settembre 1100 i. 7.61 Santo li Hm ilio, Cl> ...... • o. Cava dei Tirr eni (Salorno) 16.12.6! Donati ..4 l(onao, Cl> ' '"'' • IO bers. !0. 8.61 FedcriCJ /'(dro, Cl>, o§o • • 9 art. 20 ge11aalo IlO l 14.10.61 Oucceschl Modulo, Cl> .....,

o§o. • • • • • • • • so fan t.

18. 6.63 Oddera Luigi. Cl> ''"''• ~ .d. s. IV c. a. 15. 7. 611 Maurt Luigi, c§- O ~,Cl>"

- . ~ . . . . • . • 19art. 21 marzo 1801 !9. 9.6i Reale Vincenzo, Cl> ,.... • 37 ranl.

6 9Jugno l IO l !3. 4.63 D'Elia A.l(OIIJO, Cl> " · • • o. Venezia ti . 8.61 Marsanìch .Arturo, -§o, O, Cl>-.~-

. . .

. laoe. v. E. Il {10)

!0. 8.63 Vinci Angelo, Cl> ,...,

• 90 fan t.

28 settembre 180 l !0.1!.62 Costa Quinto, O. Cl> " "

- "'• .§o • . . . . . u bers. t. 7.63 Bogjlio·Lera Gabr.• Cl> ,.... 11 fan l. 15. 1.63 Altobelll J !~erto,~ .Cl> ...... isp san. mll. t. 1.63 Rcstlvo Pantalone G.ppe, Cl> ..... • • • • • • • 33 fan t.

t . 9.64 Cattanl Carlo • . . . . 16 Id. 31. 1.6) Como la Giulio, Cl> ...... • o. Norara 19 dicembre 1901 !6. 5.6:! Glmciii El4aenio , O, O, Cl> ,.... .,,o§o • • . • o. Perugitl 7.10.64 Rl\'8 Anlouio, Cl> "·" • • 15 art. !O.ti.6i Grado Paolo, Cl> • • o. Pa lermo 2 giugno 1902 14. U .6i Doria Ro1ario, Cl> ,.... • • i3 fan t. 31. 1.67 Ri va Umberto, Cl> ,.... • • o. Roma 31. 8.64 P ettlnelli Filo meno. • . id. Alessan-

dria 18. i.63 Chini Gada11o, Cl> ,.... " • '! bers. l ottobre 1902 !3. 1.64 Brivio FranttiCO, Cl> • 66 fan t. 8. 6.63 Nota Celio, Cl> ,...., .!6 Id. 13.11.63 Fortunato Carlo. . . 46 id. 7. '!.64 Scarano Luigi.-§>. . .lsp. san. mil.

10. 8.63 Visalli Paolo. ® ..... . 89 Cani. 8.U .63 .Martloelli Gitueppt, Cl>,..., ll art. cos ta 8. 4.63 Pastorello L'borio, Cl> '~". 36 rant. 4. 4.64 LA Cava /gna$10, Cl> , .., • 74 id. !5. l..63 Lleastro Giuseppe, o . . 8 bers. 6. 6.63 Ca lini .Alpi nolo, ® ,.... . 25 rant. ~- 4.M Giulfrida t.utgi , Cl> -

• 48 id.

7. 7.64 Zorzoli Giovanni Bnrico Luigi, Cl> ,....., • • • • cavali. Placenta (18) 6. 5.63 P ìzzocolo Ognib. Paolo, <1> ,.... "

•

• • • • • t 3 rant.

3. 9.63 !olargotta Celare, ® ,...., . 7 alp. 21 dicembre 1902 17. 3.64 Paslno Bligio, Cll ,.... . . 31 rant.


Sttllll) CAPITAlll llltr>U:t dal n . tel al n. •••

Il gennaio ltOI . . . . i. p. Siena Il aprile 1101

:!9. 6.65 Marian l Enrico

tJ. 3.~ Ol' Giorg i Beniamino, ® 93 rant. 19. 1~.641 Cambonl Fr.cuco, ®,..., .d. s. VII c. a.

t7.1:!.6\ r ellerino Andrea , ® ...... 85 rant. ft. ! .67 Faz io Gattar10, ® ,...., . . o. Mila no ~n. 5.66 Lo Bianco Luigi, ® ,..., . id. l>alermo ,g, 1.66 llonomi Gaetano.® ,.... . 3 genio :!5. 3.65 Militello Hm ilio, ® ..... , ~ "'· . . . . . . .l. p . Catania • 1111110 1808 5. 9.65 La Grotte ria

Parquale.

® ,_._ • . . . . • . 9 bers. fi.I0.65 L3 Cascia Salvai., ® ,..., 86 fan t. 1. 9.61 Saggini Evarillo, ® ,..., . o. llologna lcom. o. Padova) 28 11ttelllbre 1808 H 10.65 Verdoi iva B eniamin o, ® ts·N • • • • • • • i. Jl. C.1 pu a 16. 9.65 Pantano Arturo, ® ,...., . o. .M essina 19. 1.67 Vard eo Bfìlio, ® ,.... . . rane. Novara (!l) 20 d iM•llre IIDS !t. l t .65 Tro,•anelli Luigi, ® ' '"" . o. Bre..'Cia t5. 6.63 TortOrl\ Giovanni, ® ....... a1p. an(. 1. 3.66 C~~ tcllano Fedele, ® ''"".o. Rari 3 aprile 18 04

5. 11.6:; Stefano Umberto,® ...., . ra•all. Catania (Hl

t . ! .66 Dono Giovanni, ® ,.... . l bers. t 8.10.67 Brunello AugUJIO, ® ...... o. Aicssandria !0.11 .66 Cimino Francuco, ® ....... 75 fan t. U t iutno 1104 IO 4.66 Ma rri B:io, O. ® ....... . 3~ fan t. (com. o. Torino) , ti. t .65 Grillo Ettor e, ® ,,... . . cava li. Saluz-

zo (lt) to. 1.67 Tonletti Pitt•·o, ® , ...,

. o. Novara

(com. o. Torino) 5. 1.66 O.N ti Audrta, ® ,,... . . 41 fan t. ~. 4.67 Corhi Bdoardo, ® ,,... .leg. carab. Ro ma 28 11ttemllre 1904 U .10.68 Tohi:t Arlliro,o§o O. ®...... 3 hers. t8. 4.67 noni f>~lro. ® ...... . . 4 genio 9. 6.67 llnmlnno Nicola , ® ' "" . 8~ fan t. lt. 1.68 Teoio (ìiureppe, ® ' '"" . 54 Id . 16. ! .69 t11run Tommaro, ®

+.

,....,, ~ ... .... . . . . 51 Id. (com. o. Torino) t1. 1 69 Srnl~se GiOr iJi o, ® , ..... ~

...... ...

. . . . . ~ ranl.

IS. 1 .67 ~tnrrni8milio Paolo.®,...., l hl . !5.!!.70 Sauna AlliLio, ® ,...,, , . cavali. Monferrnlfl ( t 3) 3. ! .68 F:~rroni Enrico, ® , .... ". 6 fan t. (com. o. Roma) l

!


2!1

dal n. ••• al n . • , . 29 dloem~ 1904iS. 7.69 Sebaslianelli GiangiuiQJpe, <Xl ...... • • • • cavali. Foggia (U)

U . l.67 Costa Emilio, ® ~ . 14 fan t. 8. 8.68 Cantàfora Nieota, o . o. Catansaro 4.t0.67 Tempesta Co•lanzo, ' o , ® ,. . . . . . . . . . . 8 fant. 18.10.67 Dabbene Filippo, ® ,._,,., 78 id. -13. 3.69 Bernocci Rodol(o, ® . . lane. Montebello (8) 5 aprile 1805 i 7. 7.70 Memmo Gi ovanni, o§o, ®. L. D. . . . . . . . o. Roma 5.!1.68 Negro Brnulo, ® ..... . . 4 alp. 3. 8.68 Rugaru Luigi. ® ,._.. . . 9 rant. U.U 69 Procacci Arturo, ® "'" . 68 id. 29 giugno 1905 t7. 7.70 Andreinl Al(re®, ® . . 10 rant. :19. 9.69 Gaggia Mario, ® ,..., . . 38 Id. H. 6.69 Ferro-l.uuiNanim.,® '"'" 81 id. t&.l\!.67 San tini Federico, ® ,..., . 6t Id. tt.U .67 Coòa Carlo, ® ,..... . . . 77 id. 4.t0.68 Soggiu Anlot~io, ® ,...,. . t id.

45.10.69 Boltleri Jlobe,.to. ® ,.,., . 64 id. 28 aettetnbre 1905 i5. 8.70 Massarotti Gitueppe, ® .....

O"'"'· . . . . . . Ni1.za cav. (l) -30.t0.69 MicelaSalvatore, ® ,...,, "·i. fJ. Girgenti '.19. 6.69 Vinci Fr·ancesco, ® ,...,, . l4 nrt. 4, 8.69 Annino Beniamino . . .76 fan t. 6.1i.69 Ronga Vinun~o. ® •u• . 91 id. 20.10.70 Garau Pietro, ® ,,... " . 7i id.

S l dlcetnbre 1905 t . 6.70 Romano Enrico, ® ,..,. . tt rant.. t . 7.7i Ruta Sebastiano, O "' " 3 • cavali. Lodi ( 15) 15 marzo 1108 1.71 Jacono 1-'rancuco, O, ® ... ... " . . . . . . H },ers. t . 8 .69 Troianl Pietro, • . . . o . Ravenna

~.

1 aprile 1906 30. .7.70 Grixoni Giova•~» i . t!l fant. 17 giugno 1908 . 6 alp. 18. 4. 70 Pavia CaJimnn •

'.t7.U.69 Valerio Giuseppe.

. Genova cav.

H. t .7z Castellani Romeo. ".19. 4. 70 Maglioll Antonio.

. d. s. Il c. a . . ca vali. Roma

(4)

(iO)

1 luglio 1908 t.H.70 &Uraglia Eustachio . . . t9 rant. t.t0.69 Annaratone Cario, o§o, ®.cavali. Guide (19) (com. o. Firenze) ·18.10.70 l\lesserotti Benvenuti Giuo ...., .., . . . . 35 fan t. 21 settembre 1908 · 7.10.70 Franchi Luigi. . . . 11 rant. t7. 5.71 Rivalta Rntraele . . . 70 Id . .30. !1.7t Castoldi Bifore, ® . . 44 id.

•ewe.

,


(Segut) CHITA"I S TlliiKIITI liEOICI dal n. •71 al n. ••• t l 11ttem11rt 1106 t i. I.U Otivarl Pietro, ®. . la ne. Milano

(7) ti . 7.70 Ajrold i Luigi . . 30 rant. 1 ottollre 1906 ~9. t.70 De Snrlo Eugenio . 88 rant. (com. 7 art.) 16 d lo.mllre 1906 • 4 art. ii. tl .69 Cossu Albvlo, c» "'· 1\l. 8.69 De M11ria 1Hccolò. . cavali. Um-

berto l (23) 19. 8.69 Palmieri lla(fatle

• ti fan t.

Il. 7.68 Garn~ri Bartolomeo, ®.- se. cav. 17 Nrzo 11107

9. 5.68 De Srephanis Glrueppe , ® ,..., ", C ••• .' ". . . lane. Aosta (6) 9. 4.69 Marcone Sle(ano, ® ''"" . 7 fan t. fl. 3.69 Fantoli GiuUo. . . . . o. Piaet>nza t. 9.71 Mariotti-l.lianchi Glo. Battilta,o§o. . • . • . id. noma !;i.t 0.69 Giaqulnta Salvc1lvre • . id. Orescia

TE:'iE:'\TI MEDICI

dal 11. l al n. •• l li DIIIOit 1900 !!. 4.71 Liontl Girolamo . , o. Palermo 15. 4.70 Pìgnat.elll Filippo • 4 fan t. 15. 4. 7l 1\lzl Luigi, ® • . . 5 bors. H . 8.73 Fiorentini Emilio . 18 fant. fl. 7.i:l Rizzuti Giuseppe. . se. ap. 7. t 0.70 Tosti Domenico . . coli. Napoli !t.H . 7l Cappell o Pio . . . o. Roma 19. 7.70 Imperlali Giulio, C , .. " '· 3 art. fori. t8.11.1t Bocconi Atlilio. . . a1p. tfl(. I'J.U.74 Marengo Lor en:o . . . 3 alp.

3. 8.7! Pass~ra Ercole

. . ... . 4 bers.

lO. 8. 70 Manc111i Arl!}elantolliO • • 19 art.

(com. o. Roma> 'J3. 4.70 Gillo ne Carlo

. 4 al p.

H . 8.73 Bosco Pitlro . . 7 Id. H . 5. 7~ Satta-Pulc tto Salcalort . 73 fa n t. 1 ~. :1.76 Besso &genio Mario, O . se. cnv. 21. 1.7t Demurtt1s Con1ello . . . o. Cagliari ttom. leg. carah. Caghar l) 4.11.69 Virgill /,uigi . . . • . o. Novara H. l l.it Voca turo Geuiale . • . id. Catanu.ro 10. 5.71 Macchia Brnt3IO, ®. O .., '". • . . . . . . . id. Perugia Il luglio IliO l . o. Roma 1. 8.71 Falcetti Luig• . • 3 ge nio tG . ti. iO Gerulll Antlrea • • 3 art. fort. '!1.12.72 SirPCI Giu$eppe . :t3. 4.11 D'Aiota (iiovmllli • IO art.


(Segue) Tl!riBI'IT I u mcr da l n. •• al n. 7S Il lllfiiO IlO l

tt. 5.71 Rome Ili Francefco . . o. Verona 16. 4.70 Caccia FUippo. • . • . Id. Roma t &. 1.71 Pomponi E'r1rlco . • . . 5 fant. i l . 5.71 C a deddu Alb erto,®.

O .., , ...., . . . t9. ! .74 Torchio Brne.lo . • '!3. 11.71 Messineo Gluuppe 4.10.70 Ceru Fraru:ttco. . l 6.10.7l Tempesta p ,-a,lctsco !8. t .a Bemardi Luigi . .

13. 7.71 Samperi Gattono. . il!. 3.11 Buratti Arìalide, ®.

. o. Cagliari . 5 gculo . !li rant. . carcere mìl. Napoli . 5 A lp. . l ari. rorl. . o. Bologna . R. trntl.Colon.

(a dltpod :;. 111l11. talera)

t4. 9.7:t Tecce PaJqualt . o. !\a poli t6. 4.73 Tirelli Blio . . . • o. s. Parma 29. 11.7! Sarto Vlllorlo. . . o. ' Mi lauo 16.11.7! Senni Buratti Ugo . t 5 art. '!8. 9. 7~ Truffi Ettore . . . o. Milano !4. 1.74 Pierucci Goffredo, o§o • 7 art. t6. 8.i2 Glannelli Aleuandro, ® . 14 id. 10. ! .74 Tentoni Ba(fatla. . ca,·all. Umberto l (13) 18.11.73 Gìlardoni E11rico. . o. Milallo " · t .i-! Polel>tra Giuttppt, ® • . R. lru p.Colon. 10. 3.7! Balliaoo Enea Arturo. . o. Torino t7. 3.73 Funaioli Gaetano. . id. Firenze • id. t;asrrta H. 4.73 Massa ri Gitueppt. • 7.lt.73 Amati Giu1tppt . . .~art. u. t .7! MatlllgliR GIOI/11 11111. • O. ~ICS§illa . id. Alessan9. 9.71 Yollnari Mario . . dria 24 qoeto 110 1 . o. Bologna 9. 11.7! Pennella Mario, t? . (Creta) . l art.. costa

19. 1\1 n Borru so Pietro . !0. 1.7! Trulli Ga!lrlele . 3. 4 71 Colomba Cuare . 16. 8 7t Barbaro r\'kolo IO. !.71 Righi Alberto • .

. o. Bari . ' art. . 84 lant. . 17 art.

29 lltttmbre no l

\1 . 5.7t Yooa Pietro • •

. Piero. Reale

U-11.70 Barzotti H ncen.:;o

. i. p. Terni

(i)

t&. 8.73 Od<! l Odaone . . . o. Ancon3 !8. 1.73 Paolini Adol fo • id. Roma . id. Palermo !8. 5.73 casapinta Giovanni. 8. 1.74 Napolitani Mtlchiorra . . lane. Aosta(G) 11.10.73 Triulzi Glaclnlo . • 7 alp. t9.10.7t Anu SattJalort . • o. Geoova 13. 5. H Sa bellico Urbano . se. a p. H. 6.74 Sertoll Al(OiliO . . o. Napoli t :i. 5.75 Zuccari F«Urico. . se. a p. . o. Palermo 15. 5. 73 Amenta Antonino, ta. 3.74 De Napoli Ftrràlllafl4o . . o. s.

+.

Udine 1!.1!.14 Ziccardi GIIUtppt • 8. 3.73 Salntore Domenito !.10.73 Audlsio Pietro . .

. o. cagliari . id. Bari

• id. Genova

\li


'(StQIU) Tl:li&JITI IIIIDIC l

daJ o. ~• al n. • 18 u ......,.,.. IlO l

3. 3.74 Grippo Donalantonlo . • t art rort. 3. 7.7~ Volpe Jlaz:inl • • . o. Cava d:ei !i. 6.75 Zanu Ltini P riMO • 30. 6.74 Ricci Sera/lti O • •

Tirreni (Salerno) • 79 raot. . o. Alessandria

SS. :1.71 Castagnone Plflro •

. Id. Sa'•lgllano

fl. 7.7t Lombardo L.t Ofllda . .Id. Genova t . 1.74 Guzzardi L ui gi . . . Id. M:!Ssina :H. 4.73 Viola Pietro . . • . Id. Palermo ! .tt .74 Baudilzone Gloommf . . t alp. 13. 4.7t Zompetta Glustppt. ~ . . o. Padova ! 5. 3.7'! Simeonl Aluwndro . leg.all. cara b. f. 4. 74 Jorante Carlo . .o. Napoli i l . 5.73 Pennelli Ce1are .Id. Napoli t U'l a D'Ella AnlOflio • cavali. Foggia (Il )

':!. 3.i3 Caleodoli Saoerlo. ~ • . o. Torino 31. 7.73 Soprano Bduardo . . id. Napoli t . 9.74 Castigllola Orlcmdo. .Id. Torin? 6. 6.73 Matlia Miclltlc . 1 rant. tl .t o.73 Ca raro Nicola • . . 'l art. rort. t4. 8.7t Ruro l'incenzo . . o. Novara

ao ttnnalo 1802 8. 8.74 Ghidoli Enrico, o . . . lane. ~o,·ara 15)

27 marzo 1102 15.t 0.il O~:olinl Gi ustppe. . • 3 art !0. 8.70 Buda F.-ancuco. ®. . . o. Messina 21 &gotto 1102 ~- 5 11 Bayoo Bamondo . • . . IJrlg. rerrov.

genio l Mlltmbrt 1102 20. 8.76 Ferrari- Lelli Prallcesco . se. ap. t . 5.74 Veraodo Bltol't . • . R. trup.Colon. 13. t.76 Nacclarone Amleto . . o. Napoli t7.tt.14 Foresti Alberto • . 1d. Brescia

t. 6.74 Ferretti A,.,.igo . . • Id. Genova 'J. 7.73 Ferrabino Ollaolo • • id. Torino ~t7. 9.74 Martoglio Ftrdinalldo, .§o, ~-

• . . • . . .

R.trup. Colon.

(a difposl:. min . esten) 8. ':!.75 Gabr i Giuseppe . • . . o. Li vorno !4. 9.73 Gherardi Giov. Ballista . t6 art 7. tt .1t Ca pia l bi AIIIOni6. . . . 1. 1>. CastrO·

''illnri 14. 2.73 Armanll-Ugon Giova11nl . tlrL. cav.

t. t .75 De Angelis Gaetano 9. 2.73 Ciauri Ro&olirw . t. 6.77 Couslgllo Placido . 7. 4.74 Rostagno Carl o . • v. 6.73 Caliendo Enico , ~ -

'i3. tl. 73 Piroli Amt aeo. <§o. •

. 3 al p. • o. Palermo • rd. Roma . nr t. mo nt. . o. l.:ava dei Tirreni (Sale rno) .l. p . Terni (Creta)

i. i.i3 Casagrandi Glauco. • O. CataO UIJ'O 14. 11 .74 Pr rroni Giovanni, ® . . R. trup.Colon.

t8. 5.74 Ferrari Pulro. . Genova ca v .(4) t U O.il l lar,r.tara Ce1ore . . • . o. Torino

------


(Stg11e) TSNBNTI IIBUICI

dal n. 1 •• al n. ••• l aettemllre 1102 14. t.74 Cervellera Donalo . . . 3 art. costa 3. 9.74 Passamonli Gatla~10, ® . R. trup Colon. l 4. i.76llollsani Alfredo . . . . t art eo~ta 1 3. 6.75 Massa Goffredo • . . . R. trup.Coloo. U O. 74 Santa-Yaria Albtrlo . se. ap. t.IS.73 Frigleri Giovanni . cavali. Saluzzo ( l t) 19.1,.73 Cerarogli Tulllo . . 3 art. rort. ~- 3.75 Bedei N11urizlo • . 1 irt. Id. 3. 1.74 Piazza Beniomino . fl art. 13.11.74 Stella Yineen,o, ® . R. trup. Colon. 1 Ca dilpoli,. min. ulc-tJ i!l. 5.7! Magnaghi Guido . . . o. Genova 15.1!.74 Creseltnone RolariQ. . id. Palermo 15. 6.73ldonaeo Co•t<mllno. . R.trop. Colon. 30. 7.73 D'Amore Franeueo. • 3 art. cos ta !1.11.74 Bilotta Yineenzo. . . R. trup.Colon. !9.U.i4 Cotogno Piaro . . . se. ap. 1 ,5. 9.7t llanelnelli .Annibale. • o. Roma 1

Il th.IIO 1101

l

t. 8.73 Santomauro Ruggiero. . o. Caserb 12 ottoW. IUS

. . . o. Ravenna (com. ìsp. son. mil.) . o. Torino 9. 8.73 Bracco Gioeomo . !6.1!.75 Zatllro Antonino .Id. Venezia 6.U.76 Barile Cuare . . Id. Firenze 10.11.75 Frisoni Paolo. • i<l. Roma 18. 8.76 Mendes Guido. . id. Roma 16. 8. 76 Casarini Ariuro .

17.11.74 Foee Edgardo. !6. 8.76 Tam Guglielmo t7.10.7! Venezìale Alfredo

lcom. min. ,::uerra) . t art. costa . . o. Torino • • id. Ca"• dei

Tirreni (Salerno) 13.10.75 Sela Giacomo .

. cavali. Umberto l (t3)

:ti. t.77 Scalla Ro~ario to. 9.75 GI'U!ll Gimeppe •

. o. N:.poli . tG recl. mll.

Gaeta

• o. Peru gia 18.tt.7t Sagnotti ..4Kgmlo . li art . l!.ts.76 deHa Cloppa Angelo . U Id. 4. 8.75 Montanari Altllto. . . o. Chieti IO. 8.74 Colajanoi Jo'ederlco . . !'iizta cav. (l) !1 . 7.75 Teddo Ghmf'Pe . . t7. S 76 Paladino D!Jmtrrieo , ®. R. tro p. Co lo n. . o. Torino 30.10.75 Oellaehil. Gimeppe .

. o. Caserta 14. 3.76 Barile Pelice . . id. Roma 14.10.75 Perna Allledeo . . . 16. 5.7·~ Aceardi Mario. . . . ~ art. i l it.75 Cotronei Tormno1o, ® . . 3 id. costa 1 o aprii• 1804 3. 6.77 Zarn Sii IliO,®. • • . cavai L Gnide (t9)

31 aaoate 11105 ~- 6. 77 Falcetti PieLJ·o. . . ~4. !.i5 Biolchini Francueo

. o. Verona • 1 gran. • 47 rant.

!1. 8.76 Balestra Duilio . •

. 48 ltl.

to. 6.77 Sordi Domenico. .

•


30

(Stgut) TKMKHTI IIIOICI

dal n. ••~ al n. a.ae s 1 agosto 1805 !9. 4 77 Cnstelnovl /,odollico 5 alp. it.U.76 Balla Alllerto . . • . se. ar. 5. 3.78 Costantini Giuseppe . o. S&\lgllaoo j O.tl .76 Serio Vtto /VIcota , S ar t. 5.H .77 Leozi Armando , • . o. Torino t 9. 9.77 Scolo Piltpponeri . . S3 fant. 1. 4.16 Terra-A brami Giunppe . Savoia eav.(3) 4.1i.77 Mazzetti IAJreto . . • o. Napoli 19. 1.;9 Gazza Aleuartdro • . Id. Verona to. 5.77 Stangarooo Filippo • o. Bari 19. 7 78 Papale Ranitro . • • 19 fant. to. 8.76 Casali PieJro • . . . 13 art.

Il Httembra' 11011 t3. 7.77 Alessandrello Glo11annt. 33 ran t. 25 febllralo 1101 tt.t0.78 1ogoglia. Antonino . R. tru p.Colon. 19.1i.761li l allo Carmine • 40 Caut. ts. 3.75 Corrndi Numa. • . 6 al p. (com. se. ap ) . 8 art. ti. t .i6 !llagnlni Geremia. 21 aprile 1106 t. 1.76 Borsarelll Gio11an111. . . R.tru p.Colon. IO OIUiftO 1911 t 7.l0 77 Faragglana Frattcuco . 3 bora. 5 agosto 1801 . lane. Firenze S3. 8.77 Plcooe Bartolomeo . (9)

. t0 rant. . 73 Id. 30. t .78 Monaco Arh4Yo Ccom. se. ap.l . brig. arL co30.1!.78 Porru Pietro • sta Snrdegna 18. 7.78 1aonizzotto Carmelo o§o • 47 fao t. l settemllra 1111 IO. 5.77 Bevacqua Alfredo • o. Napoli 9.11.79 Alronzo Lu1qi • . . . • 't:1 fan t. 9.U .79 Gallia Amelio . . . . . cavali. Caserta (17} (com. se. ap.) . 48 fan L t 5. 3.78 Pau! Brmonno S3.H .77 Palumbo Luigi • 46 Id. !. 8.78 Arcarisi Giultppe. . 83 Id. t7.t0.77 Modeslinl PaolO • . l art. (com. se. ap.) 6.11.78 Maocuso Roberto • !4 fao t.

tt. 8.77 Veechlooe Adot(o

,

25. 8.77 Sollngardl Slanld elO . 6 al p. i. U8 AmaLo Llborio . • o. Messina U. 9.77 Secchi Francesco. . Id. Brescia ~. t.79 Bracco Eduardo . . id. f'lrenze !5. 7.77 llatucci Giuuppe 5 art. 3. 4.i9 De llerardmis Lu1gi. • t gran. t . 1.i7 Loogo Oo·a;io. . . • 89 rant. t•. 3.79 GroMo Valtoria • . . t bers. 15.10.77 Giordano Gilucppe . . 8 Id. !H . 5.77 Gaiottino Carlo . . . art. moot. 16. 5.78 Rinaldi 0110(rio . • • 9 hcrs. H. 1.79 Villasanta Giuseppe. . o. Fnenz~ t ~. 5.i9 U'Anna A11g1ulo. . • • id. Sa,.lgliano 22 noverr.brt 1908 11. 9.i8 Albano Ltli(li . • • • • '.H art. l

l


(.stgue) T&NRNTI B SOTTOT I!!ISNTI II EOICI

:u

dal n. s.aa al n. •••

O gennaio 1907 'J7. 4.76 Di Nola Augeto a art. rort. tl.!t.79 Falchi L uigino . . . • lane. V. K. Il (t O)

28 marzo 1907 ts. tt. 78 Ajmone Mod.edo. . . 80 marzo 1907

8. t.76 Campeggiani Mars1mo . I l. 9. 76 Searzella Michele. . . il!8 aprile 1907 '-10.76 Pominl G"ido. . • .

t alp.

. o. Livorno . Id. Padova

. c.waU. Padon Iii)

SOTTOTEN&NTI MEDICI dal n . t al n. •5

n agosto 1904 5. 9.77 Petitti LuigJ . • . . • li$Jielt. (am. 27 luglio 1905 4.11.77 Conciatore OoltltnUo . , o. Ancona 19 IQOtlO 1905

t3. t .77 Delogu Gino . . . 18. 1.79 Cnntamessa G~lavo

. Id. Sav!glia-

6. 6.79 Simula Obaldo . . Il. 7.78 De Napoli Anlo11io • i, 4.78 M!gliacci Giovanni .

. Id. C.agllari • id. Bologna . 19 art.

• o. Venezia

no

1 settembre 19oIl 7fT. 5.80 Bocciante Alfredo

. o. Chiel! . alfi, (am. • t gran. . t bers. . brlp:. art. del Veneto t. 1.78 Gangi Sal!latore . . o. Venezia !3. 6. 79 Liotta (iimeppe . . 5 al p. t6. t .79 Palombo Tomma~o. . atp. (am. liU0.77 Flerro ,flic hele. . . . 4 a!p. t6.U :78 Capparel!i Vin~mzino . t art. costa

17. 8.79 Spallaro Giurq>pe 31. 7. 79 Lapponl Guido. • "· 8.79 Basso Brmm.egUoo . tt. 1.79 Calò VUtorio • •

21 lll&rzo IliO 8 U.tS.80 Fiorenza Ignazio . . . 3 art. costa 4 aprile 1906 8. t .78 Chironi Piel1·o. . . • . t 8 art. 5 aprile 1906 S'. 8.78 Mignacca Pielro . . o. s. Mantova t7. 5.79 Mongnzzi Umberto • t7 art. 8.(0.79 Landriani Ro,erlo . o. Piacenza

9.{0.79 Briguglio Santi . . id. Novara 4.10.i9 Liberati Luca . . ! alp. 9 aprile 19 08 t 7.tl .78 Oeiana Orute . . 58 fant.

'


(Sti Ut) SOUOT t NL'\ TI MEDICI

3!

dal n. ae al n. et .......... 11011 i7. 9.80 5.1ìjn Paolo . . CAvali. Caserta ( 11)

19. 6.84 :>ever• Lui gi . . 36 fant. 9.1! .80 Matou i Scala Guglitlmo . \! al p. j . 6.8t Casasco Bgldlo • . . t 1en.lo 13. 5.8\1 Risicato Bmanuel e. . n a rt. 30. 6.79 Casella Dmtle . . . . 57 rant. H . 4.8t Savlo&zì l a ltria110 . . !3 art. !8. 4.80 Tallari~o Giu1eppe . 9 id. ti. \1.81 Bini Guido . . . . 4 rant. :ti. 6.84 Qunglio CtUo . • . :1 Id. 15. 6.i!l Crlseiooe Gaetano . o. Sa•·igliano

l:fF ICIALI YEDICI IN ASPETTAT IVA LA CUI ANZlA I'iiTÀ È SOSPESA. Data

rtl anzianlta

dal. n. s al n. • ~- ~.69 Yazzaccara Pietro, ~ ,..... 1900 maggio 13

tl.ll .7i Angclou l ~ufg l. . . . 1901 luglio 16

l


33

UFFICIALI MEDICI DI COMPLEMENTO IN S ERVIZIO ATTIVO TEMPORA NEO

dal n. l al n . .te

19 luglio 1908 5.H.79 Panella Emi Uo. . ~- 8.80 Duse Antonio . • 6. 6.80 Rubino Gaetano .

L '-79 Morosioi Giacomo . 19. 8.79 Polcenigo Pietro. . ~5. 7.79 Accorìntì Vincenzo.

. 67 rn nt. . l ber~. . cavali . Umberto l (tSJ • 45 raM. . 43 Id . . 80 id . • :t gran.

!5. 1~.80 Resegotti Bnrico .

. Nizza cavali.

~.10.80 s rerrazzo Filad~l{o .

~- 3.80 Frag:~le

Vincetazo

~7. 3 81 Fabio Raffaele

. 15. 3.81 Bruni Niccolo. . 31. 1.81 llagrini Domt~lito t. 9.79 Toscano Pietro . 27. U .79 Cnrcìo Saverio . '!5. 3.80 Gi:~rrusso GPSt<aldo. ta. !.80 Chiappazzo L1tigi . 17. 3.78 De MarlO Vimenzo. U. 7.79 Tagliarerri Bt101·e.

( l) . t gran. . t i rant. . 9 id. .ts id. • 48 id.

. 3 bers. . 35 raat. . 19 id. . 27 id . . Savoia caval i.

(3) H .H.St Coppolino Carlo . . 83 fan t. 13. 7. 79 lafolla Giulio . . . :W id. , l. !.79 Sarno Nicola . . . il id. t. 3.80 Giorcio-illarrano Nicola . 9 hers. 20. 1.81 Ma rotta Gaelano . 5 irl. t . 7.79 Sciolette Luigi . . 91 rant. lt. 6.81 Pa\'anini Plini o . . cavali. Saluz-

zo (l!) 5. fl .80 Campanile Luigi. 21. 6.80 lodellicati Oro11zo . H. 12.81 flasero Riccardo. . 29. 10.80 DI Paola Oom~nico. 30 12.79 Pesce Pietro . . H. 8.79 Banalli Diomede . 23. 1".80 Berctta Cal'lo . .

. irl. Lorli (15)

. 29 rant. . ;!(i irt. . 15 irl .

. lane. Aos r:o (6) . 65 fan r. . caval i. Guide ( 19)

~. 3.79 Solinas Sebastiano

25. :! 78 Mazzu llo Quinto. 9. 8.81 Cartolari B11rico .

.58fant. . 30 id. . cavali. Piacenza (18)

IG. 7.s.J Singlitico Giuuppe . . 13 rant. 18.10.ill Dì Geronimo p , cmcesco . ~2 i•l. 4. 5 SO ~lorgante Luigi . . . . SI ir!. i7. 5.80 namusani Francesco . . 50 i t l. 5. l.iS Lavìlla Gi1·olamo . G6 hl.

3


31

(Styllt) t.:ff'ICIALI 11 80ICI DI COIIPLEllii:NTO IN SER\'IZIO - SOTTOTENENTI dal n. 41 al n. e•

19 luglio 1906 ~ 9.1':!.80 Petitto .~nlo-nio . . . ca va li. Partova (:!U \!iì.t0.79 Colombarolli Cest~re . 75 fant. 29.10.80 Giorgi Giorgio . . .!.!i ili. 19. ;,;g Bornancini l'iltctll ZO . Lancieri Novara (o ) ~. 5.80 Mariani Altitio. . . IO fant. 'li. 9.80 NicoletLi Cal oyet·o . Piem. R. ca· ~8. 8.8(1 Castalc!o Fran cesco.

••ali. (! ) . lane. ~'ireoze (9)

'la. :!.i9 Salvotti Carlo.

. . 8.11.79 Ev~n,::elisli J.' ilippn . 30.11.i9 Paropaga llo Steta•co. t \! 11 .80 Marinosci Angelo. . 30.1:!.78 Salvaneschi /lmilio

. 6 hers . . 76 fan t.

3. 9.79 .~rgent.ina Ga.pare. :!l. 2.80 Coli ttì Silvio . . t. 1.<.80 Bottari Augusto. .

• 87 id. . 6~ id. . cavali. Monferrato {13) .!13 raut. . 40 id . . cn •·all. Lucca

!1. ~.St Siracu~a Gug!ir lmo. 6. '!.81 Giordani Giusc>ppe .

. 34 fan l. . lauc. V. E. Il

(t G)

\!6. 4.80 Benti Fut·io . . . ~. !.80 D'Aiola Nicola . . \!.H .80 CaroU>n uto JYicola . \!1. 2.79 lluggiero Andrea ~. i .19 Mamo Marcello . \!7.10.79 Fino Oommico . 18.10.81 Mazzone Anllelo . 30. !.80 Colombo BI/ore . 1.!. 4.79 Ourazr.ano Vincen~o 13. 5.79 C:H;lclli AOO!!Iino. 30. 4.81 Meli H n cen:o. . 15. 4.81 Sal hitano Luigi . 30.H.79 Gasco Giovanni. \!\!.10.78 Cri:;afulli Arttoninn. t. 6.80 Atlobhati Amedeo . t 'i!. \!. 79 Zinu i ,1/ichclc . . . !5. 5.80 Padovan Git~uppe . ~ U.80 Sicoli Fremeesco. 29. 6 St Zanella Pietro. . . 27. 5. i9 Girardi Francesco . H. 8.79 Torrigiani Camnullo 4. \!.i9 Musotto Attl!min . 17. {.79 Marcian ò Gia r,omn . ':!6. t 80 Rlghctto (iioachi.~ro. ~7. t!. 78 P roc-.acd Btwico .

.

~2. 9.79 lacobellis A!lllSiirlo. 'tO. S.r!l Oe li oratiis <.ill$r/>PP . :!. u;~ SpnragnM Hflcenzo . Il. 1 .7~ t.~no,•esc Fcdet·irn. . 18.1 U li St.1ncampiano R0$1t·rin 2. 11.79 Su:;loa .m chPle.

(101 . 3 fant. . 88 id. . 51 id.

. 8 id. .!H id.

. !5 id. . %! Id. . 16 ici. . !l id. . 23 id . . H bers. . 8~ fan t. . 59 id. . 89 id. . 'l id. . 61 id. -79 id . . :! id. . 14 ici. . 69 id.

. ' ' bers. . 60 f.1nt. -l i id.

. lane. Montellcllo (!ll . 5:! fan t. . IO ht' rl' .

. 86 fan!. • r.() i·l.

. Sci 111. . 83 hl. • en vali. c:a t :t 111:1 (U )

n. 4.;9 Vacca GiuS•'JIJ>t

. G'J tau t.

10. i .lH Fcnini Guado .

. 5J ••l.


(:,~(/llf) UPfi CJAll liE OICI Ili COliPLB II BNTO I N SERn7.10 - SOT '((ITf:\t; \ 11

dal o. tU al n. ••• 19 lugli o 1906 . SI rant. t. Ul Gallo Arturo . . il. 5 80 Yarera Giusrype. . • . G~novacavnll. ~~)

i8. 3.78 11rincipato Fmnct!canto-·

11io • • . • •

.P4 rant.

:15. 3.78 de Marco Adolfo. . 'U. 8.79 Moresco Ri z:?Uno .

. 5 in.

1.11.79 Vigo Gerolamo . !7.10.80 Riecio Cosmo . . . Il . 3.78 Dell'Aria Car melu • !3 U.i9 Citare Ila Domenicu . 1 8 81 01 Blasio Antonio 18. 6.81 Leo Cttmtnle . . . !8. 1.78 Emanuelli Paolo . t. t.SO Oe Chirico Carmine t. 5.19 Putaturo zYicola. . :ti 10.79 01 Cristina /\'unzio.

. 4 bers.

7.11.79 Greco i\'atalt . . 2.1UlO Barbieri Giovnnni U. 5.79 Be!Tot Giuseppe . G. 9. 79 Cii~Pnto Salvt~lot·e

. 70 Id.

. J~ rant. . 90 id. . 37 Id. . 9~ id. . 31 Id. • 44 Id. . 7 Id. . 39 hl. . 33 Id. . 84 id. .71 id. . Gl id. . cavali. \'l ·

conza (141 ! 7. i SO Pog~ti Longostre\•i Gi u· 1epp e . . . . • !9. 7 80 Mineo Bartol omeo . 17. 3.80 Gabrielli Giuseppe . 30. 9.i9 Melorio Sal11alor·e .

. 4!1 rant. . 54 Id.

. "18 ul. • lane. Milano (1)

18. UO Calderoli Gi useppe . !8. 8.79 Carie Car lo . . . H. 3 80 Sal adì n\ Antoni no .

• 73 rant. • 7'! id. . 74 id.

7. 6.19 Croceo Amedeo • .

• G8 id.

14. 7.78 Tozr.l Carm ine • . t . !.80 Di fazio L odotli co .

. 6 Id.

. cavali. Iloma ('!0)

'!3 IO81 Soriano Fortuflll l o. . 3l! rant. Il agoato 1808 15. 6.78 l.ania Marco . • • •

...

:•·


36

FARMACISTI MILITARI

CHI)JICO FARMACISTA ISPETTORE n. t 8 agoate 1895

6. 8.5~ Ponzi b'rasmo, e U

+ .!spett. sanità militare

• CH IMICO FARAI.~CISTA DIBETTORE n. l 4 maggio 1898 10. 9.S2 .\nlolino Btnaardo, • '*'·far. cent. mil ,

FAIUIACISTI CAPI DI t• CLASSE

dal n. t nl n. a.a 12 gennaio 1898 \. 9.53 Brcro Giovatani. far. cent. m il. so ottobre 1896 6 1~.53 .~moroso l'ilacmzo, o§<, ® "· . . . . . . . o. VeroBa 27 ottobre 189 7 23. G.jO ~·ranriosini Guido, o§<. . o. Firenze 4 maggio 1898 i!7. 1.51 Pigono Felice,+. . . . o. Cagli:ari 6 aprile 1899 18. 9.5\! La Botonola /lafT,.elt, o§o • o. Cava rlei

'*'. . .

Tirrena (Salorn o)

l

t

20 gennaio 1901

+. ...

t . ~. 5j Bolio Gio1·gao, o. )f ila n o l luglio 1906 19. ~.5 1 Bolo~ni ni Giuseppe Carlo, <jlo. • • • • • • • o. Nn [lO li :!~.12.~ 1 Gayta Demetrio, '*' . id. Torino 3.H.~5 Ab bali AlliOitiO, irl. AIC~~udr. 31. 11.31 C:trn~ lntti l''edetiro. o§> . itl. n,•logna 3.10.5ti nornr11ani AleutlllcLro, ®" " . . . . . . . itl. Roma H . 9 .:;~ nu~so B11rico, ® . . id. Caserta 7. S.:;o 5<•1a Giuseppe,-§-. . . . f:tr. c~nl. mil. l.lt.:m l'elhl7ari Corlol,uw, o. Ancona

'*'. . +

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.


(Sti)IU) F.t.IIIIACIST I IIJLITAI\I

F.\RWACISTI CAPI 01 j• CLASSE

dal o. 1 al n. •• !l llllftiO 1886

11. 1.48 Francesconi Giacomo,+. o. Novara l! lugllt 1887

U. 6.53 Carrier Al(o'IISo, ~·· . . o. Palermo Il dlot111brt 1887 7.11.50 Meneghello Giovanni,+,

®...., . . . . . . . o. Bnri l tD.31 De Paoli A n 1o ti i o, ® " ..... ., . • • . . far. cent. mli.

+.

4 ma1111o 1818 i . 3.5$ Lo vadlna Marco, o§o. • • rar. cent. mH. l a,rlle 1889 t . 3.5~ Rovere Gitutppt, o. Savigliano 20 ge11nalo 180 l 27. 6.53 Coecone Maggiorino,e, o§• i~l'· san. 21 11111110 1904 19. S.M Marini Pietro,+ ,®""'"',

+· . .

O'" "'· . . . . . . o. Venezia l lugli o 1806 3.11.51 Bouola Bugm lo, o§o. • • o. P1acen1.t. 1. 4.53 Baroni B!Wardo. o§o . • far. cent. mi l.

e

7. 3.58 Ferraro Ant~ibale . . o. Genova 8. 6.58 Mantice GlotJamll . . .Id. Brescia !'1. 7.57 Maonajoni Giovanni. . . id. Perugia !8. 5.56 Marin i Fran.ctaco . • . Id. Livorn o t9. 5 55 Natale Luigi • . . . . id . Chieti i&. 5.53 Migliardi Domenico, ® '"· hl. Messina .31. 8.57 Fabris Riccardo . . Id. Padova 3. 7.53 Alberanl EmUlo . • Id. Rave nna 4. 3.54 Cervellln Antonio . Id. Catar.zaro

FARMACISTI DJ t• CLASSE d al n. 1 al n. ti 27 ottobre 1887 "'ff. 3.5~ Ooldrlni Fedele . . • . o. s. Mantovn Il dlcema,re 1887 3. 5.51 Bifulco Aurelio • . o. Napoli ' 18. 1.55 Ru.ssl Carlo . . Id. Fi renze ~8. 9.5~ Amaturo Antonio . . id. Cava dei Tirreni (Salerno) 4 MIIIIO 1818 · t8. 9.56 Pompeiani carlo . . . . o. Ba ri 28 giugno 1902 t. U7 Giotfredi Giutrrtdo . . . o. s. Parma 1 teglio 1908 16. 7.56 Robertl Gtwtppe, ® " ... o . s . Udine tl . 1.56 Cas tellini G i u se p p e,

<»•- . . . . .

15. 6.55 Coscera Nicomede ='&. 9.59 Ferrari Claudio

+.

. rar.cent. mil.

. o. Bologna . Id. Roma


(Stg11e) PARliiA CIST I liiiLITA RI

dal Il. t 'l !li Il. S'l

,

l luglio 1906 ~- 4.:;8 Lutrario Gi11como ~11.1 Utl Gasp;. ri

. Piv, a> "".

. o. Cas••r la . . id . Torino

. i. p. Cremona 4.55 r.erlla .Wilio, ®., •• " " '" . . . . . . id . Venezia 13. i. ~i Perolta G!ul1wo . . o. s . Parma H 10 .5i Ceppi (}go . . . . o. Palermo t i. ~.59 ~licchini Antonio

+.

1 ~.

4. 2.:\8 Ferrara Giuseppe. . i•l. Calan7.;~ro Vittorio. . o. ~- Mantova 1:1.11.63 Xoni; 1/affaele. . . o. Savigliano 16 10.63 Parh;i Vincen:;o . . i. p. Gaeta 6. S.tlò [.ojacono Pasqtu1le . . o. Messina !t!. ll 62 Segni nob ..lfatJri:;io . id. FlrPnze 1.. 5.59 Piraino Ste(mto (;ltH/alllli. o. Napoli 16. 6.63 Guidi Gio. Battista. . . far.cent. mil. 13. 4.~9 Tedeschi Francesco, o, ® " " .. " . . i. p. Afilli la 16. 5.òt Rensi Pietro • . . . o. Brescia Ll 0.39 Lau rini Ca.·to. . . . i. p. Pavia 31l. 4.62 Celi i VitlctltZO . . . . o. Roma ;.B.6l Falchi limilio . . . . id. Chieti ~G. 4,:;9 Gcrhino

l marzo 1907 3. 11.6l Corch ia Primo, ® ....., . . o. Milano ::!6. 8.64 CIJrnelli Cornelio, ® . . it1. ~!ila no

FA R~IACI:>TI 0 1 ~ CLASSE

dal n. 1 al n. n 29 settembre 1903 i . 2.61 ~i colai Angelt>, ® ,..., " . o. Caserta

'*'. .

2 8 giugno 1904 31. 8.67 Vaccaro F>·tmcuco o . Bologna SJ ottobre 1904 L'. 4.61 Polo l or·tnzo . . . . . o. Caserta l luglio 1906 ~ . i.6! )faronco t!ott. l'illo•·io . ra r. cent. rnit. U:/.65 ~lartiuv lli olott. Carlo, .ç;•• id . Id. (a tlispO$i:o.. min. ,tinanze) 1. ~.61 Rol la France$CO . . . . o . Novam 10.11.65 Cornelio Luigi. • . . . far. cent. m il. 13. 3.66l'ìo nis Gerolamo, ® , ,... "·o. Roma i. 7.67 Forchcrlo Luigi . . . . 1d ..~lessand. 4, 8.67 .~ lherti Baidio. • . . id. Padova ti. 7.68 GiorfiRrlo l'i11cenzo . . . irl. Napo li 3. 7.66 Guerrieri lltl(faele . . . id. Aucona 10. 5.67 Enricn Ft· •t n ce se o, .§o, C .., '". . . . . . . id. Cagliari ~S.U.66 ~larlini r.iovanni, ®,..,, .id. Verona 3.1:!.68 Ccrruti dott. Romolo . . id. Roma :!6. 5.i2 Su1.zi dott. Filippo, ®. . id. Firenze i l . 9 7~ .lluz7.ioli A>llonio , ® ''"", c ue " ' ..1 tU_ • • • • h.l. Perogia


f St{)Utj

39

~'AIUIACIST I MI I.ITARI

dal n. 18 al n. se l l11gllo 11111 ~. 9.69 Conti Carlo. • . . • 10. l.il Eletto Al(on•o. . . . ~. t UO Del Piero Gio. /Jaltisla 5.11.74 Palladini dott. Ilario .

. o. Ltvorno . R.trup.Cr,lon. . o. Verona . id. Roma 19. 9.79 Corradi Remo • • • . • itl. Palermo 15. 3.73 Borllnetto dott. Ort&lt . id. Tonno 3. 7.78Ce.~ari dot t. Cai'IO . • . aap. (am. U . 4.77 Toderìnì do tt. TtoiJo,.o . o. Gonova '!$. ~. 75 Miro Ili dott. Romeo. • .Id. l'ìllf.t'll?.a U. 5.i8 Gherardini dott. Naldo . id. Ravenna 31. 8.77 Pagniello doU. Al(rtdo . id. Verona 3. 3.76 Applottldott. Fe~·dinando id. Torino S. 8.78 Regard dott. Pielro . . la r. r.on t. mi l.

•

F.~ RYACISTI DI COMPLEME~TO Ul 3• CI.ASSE

..


l UFFICIALI MEDICI NELLA POSIZIONE DI SERVIZIO AUSILIARIO 11

MAGGIORI Gt<:NERALI MEDICI dal n. a al n. • Il aprllt 1101 :!7. 6.41 Cbiaiso Al(om o, U• · GU o§o.

dal n. 1 al n. • 12 tellllf'alo 1111

tO. 9.38 Givo::re Gw. Balluta, U e c 4, , x ... e. . . . C;L,.alr

+

14 11nnalo 1810 !3. 7.39 LandoiO Fedet·ico, U GU .§o, ~Ronia

e e . . .. . ..

X •. EB • • . . • . . Roma

1

28 11tttmllf'l 1103 8. Ui De Ren7.1 Gilueppt, U $ GU

+ d . X ", EB

. R~ma

COI.ONNELLI MEDICI dal n. 1 al n. •

19 mtJIOIO 1888 3. J.U .~h·a ro Giuuppe, U • C +

e. X .., e. . . . . . Roma 5 marzo 18 811

!8.10.43 Pinto Antonio, e U+ <i, X

"· EB . • . . • . • . f~'lmjlal!na

4 giugno 1889 t\t. 8.43 Lombardo ,1/icl~le, U •

C+.

*·X"· 9 . . . . . . Siracusa

!0. 1.45 JanfloloCo!la nliuo, Uq, Co§-,

o? . . • . . . . . • Roma IO glu1n0 1900

e+.®,......

EB . . • • . . • . . Gonon

28 aet,.mllf'e 190 l !6. 3.46 Morossl Gw11annt, ~ U

+.

81 ottobre 1804 15. 8.~6 Pabjs Roberto, .§< • • Bologna 8 lu111o 1805

e+.

~3. 10.46 Caradonna A" lo11ltto,

+,+. ·Pallo\'a

21 giUQnt 1808

'*'•

Leopotdo, e C:+.

t.tl.46 Casa lini Riceardo,o§o, ®" " ·

m . . . . . . . . . l'iapoli 20 gennaio 180 l

X ,•• EB • • •

• • • . Iloma

dal n. t al n. 7

4 giugno 18811 \ti. !1.16 Persichetti Carlo. Frosinone 19 settembre 1888 !5. t.46 Ziugalcs A.nlonino, <f, , ~ Messina Il marzo 1900 !S.I U7 Tempo L"igi, ~. ~ . • . Torino IO giugno 1900 ti . 1.47 Stilo Pidro, .§-, .§<. • . • Mr•,ina 2 l setttmbre l l OO U.I0.$8 Guarnieri Pitlro• • • o§o. •} ll.tn

+· +· . +

20 ge11nalo 180 t !8.11.5! Cavazzocca Giuseppr, o§o, ~ Veroo;l 23 11ttembre 190 l !O. ! 51 nossi Avgttsto, o§o,

+. . .

-·

El\ • • • • • . . .

\tS. 3.45 Morpurgo Glacorno,o§o, ® ",

U. 3.44 CPn·asio Sa lvatore, • U

ti.H .U llinnclti

dal u. 7 al n. •• 21 marzo 1801 •u. 7.43 Boechia En rico,

.,

+ . . . . . . . . . Milano 1 o11ollrt 1108

EB • • • • • . . . . \'en ezi~

dal n. 8 al n. ta l ottobre 1902 t. 4.l7 Silvestri F'ranceaco, o§o, ~ '"•

+ . ..... . .. Firenze

Il aprile 1901 17.10.51 Noviani Pio, o§o, o§o • • •• Bologna 28 Httll'llllrl 1104 :!':1. 1.49 Micbiell '"'lg& , o§o, ~ • • • Udine l luglio 1105

+. .

$.t U8 Si rombo .'Vatau, o§o, Torino 12 111arzo 1101 j7. 7.48 Gorle Slloio, o§o, -2• Torino 4. 3.47 Oe Angells Lozzaro, o§o, ~· Roma

·'

.·


(Stgue) OFP. NELLA POSI7.. · DI SElli'. AUSIL. - .IIAOOIOnl, CAPI T ANI li TEN. lf f!OICI

4l

MAGGIORI MEI.IICI

Ila! n. 1 al n. 8

dal n. e al n. 18

8 dloemlwe 1887

+ . Roma t7. U8 Rlghini P•o Bllor1, +. + . Yanlo1·a

23 settemlwe 110 1

19. 9.49 Destino SaJvatore, o§o,

! 9. U l IJosti Ftli,e, o§-, .§o. • . . Milano

3().10.50 Licarl rin,m.zo, o§t. ? . . Torino l 5. 3.53 De Cesare Zaccorla, e . o§o, ® " ", Chi1•tl ll.ll.50 Macea.11no (;i acomo. ·~· <t.®

i3.t U5 Feechio Glustppe, o§-, + . . Como 22 mlfglo 1904

+ ..... .

21 ottobre 1903

15. ~.50 Ventura Ruonviclnl Pielr<l.

+. y . · . . . . . . . 1.1 vorno

, " ...., ....., fB . . .

+ . Cosenza

"ti. 8 .49 PerfE~tti Francuco. o§-,

8 aprile 1189

l 9. 'U 9 lnzitari Giuseppe,

+. +. . CasMta

Il marzo 1800 2~. t.5l Art1uioo Fortuna/n, .§>.

+ . Torin o

22 rnarzo 1906

t3. 6.55 Giano la AnIonio. o§-,+ . . Vicenza 6. 8.56 Ros;o Orute, o§-,®. + • Mondovi 14. 7.55 Nardoni Antonio, o§-, ® "·

e

+ .. · ...... Siena 21 giugno 11108 ft. 8.58 Mendini Gluuppe, +. ~ . Oologna

CAPIHNI MEDICI 1lal n. l al n. 18 Il ottobre 1888 ~. !.:16 Tarocchi Adolfo, o§o. Peru~ia !G. 5.58 Delle Paane Luigo, ® ",

+. .

+. + ......... Savona 19 maDOIO 1189

it. 8.59 Fcrnande:~~ Timoleo, o§o, .§o. Roma

dal n. n al n. •• 19 aprile 189 l 18.H .5& fi.'lrgoni Attillo, o§o. <J> "·+·Torino 18 5.!17 Conenna filo. o§o ® ®. Caserta 30. 9.57 D'Amato Carmelo, ol}o, fi,. <!J '""· Slllcrr.o 14 magg io 189 1 30.10.36 TrnvPr~i Leopoldo, Uo§o, ®"

+ . + . .. . . .

.. ",." ....., + . . . . Arezzo +. 23 agosto 18111 17. 5.:!7 Medugno Franct&co.~. ®", + . . . . . . . . . Ales,andr. ~ . . . . . . . . . Salerno 4 novembre 1889

i. ;;.38 Ruggeri Gitutppt, y . Messona t. ! .59 Aprosio Roberto, o§o, ® .......

26. 4.58 Sirlgnttno F e Il c t. o§o, ®, ® ,...., o? · · . . . . NOla !6 6.53 Srharru Guglielmo, o§o, .§o . Cagll&rl !\. 3.57 Severico Glmeppe, ~. Cremon"

+.

30 marzo 18110

6. 3.5~ Sigillo Lellerìn, o§>,® .....,, y MPs~iiHt 6.1t.;;8 Frlgoli Leonardo.-§-, ®, .§o Savona 3. 8.58 Lu cciola Gio. Giacomo, ~. +. L. D. . • . . . . Bari

a1 maggio 18110

li.l0.5i Cormagi Gluaeppe, o§o, ® ,...,

+ ......... Cata11irt

2 luglio 1810 30.10.58 T apparini Celare,?.

+ . . . . . . l.ecctl

<J> " " . 2 novembre 1880

5. 3.57 loria Luigi, o§o. ®" ...... ~. Campoh:tss. 4 novomllr o 1180 21. ~.54 Cacchione Froncuco, + .C.1mpolJass.

+. ì. l~.53 Leonarai Deneddlo, o§., ®, + · · · · .... . Roma

17 dicembre 18tl 30. 8 56 Mele Auonlo, +. ® "• + . Benevento 13 marzo 1182 1!7.1! .58 Pa.-eaie Alberto.>§>, ® • "· ~

• • . . . . . • . Na(JOII 1 1 dicembr e 1892 t~. t 1.56 Dettori Anqtlo, • ®" " y . . . . . . . . . Roma

+.

18 gennaio 1888 U. 7.57 Oo Filippls Adiulo1·e, 8. 9.57 lr.zo G1ova1111' . . . .

+ . Firenze

24 dicembre 18111 Il. 6.5~ Del Giu1lioo Gatlall O . . • 1'\apoli 2 7 ottobre 1897 5.10.61 Del Priore Garibaldi, ® '',

+ . . . . . . . . Firenze

3 giugno 1900 16. 5.4~ Oo111inedò Gimrppe .

. C.atania

I l marzo 190 5 6. 5.61 Petre.:ca .1/ichcle.

• Campoba!.

TENENTE MEDICO

n. • 18 dicembre 1173 i 9. 7.45 N~cimheni AluJandro.

. S.'llerno

. .... .


UFFICIALI MEDICI DI RISERVA

MAGGIOR l GESERALI MEDICI dttl n. t al n. a

16.11.33 fluiTa Luigi,

dAl n. • al n. •

cm-•

Gl'? ri O.

1894 !3. !.33 ldont.,nnri Luigi , U • GU

'>e " ....., ... Al~s~Mul ria mnr. :11 8. 9.33 l)alnelli /,ulgl, • C <§o, ~ •. ~ . . . . • • Plrcnze h:$(. ~

~

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1896

'''" ", m- . . . Parma clic. " 18 98

U .

18 98 t9. 4 38 l ai Ltti{Jt, MM, U. , GIJ<§o, 0. ~ Rnrna felJ. l'! 15. i .35 Pahi~ Emiho, Gli ol}> 0 0 o o. ~ ......... ~ - . . 24.tl .3& Rrcciardi Bltore, U •Co§-, ~ · Roma f;iu. Il . • . . . . - · . Firenze clic:. '4

,.,., ", m- . .

.., m- . . , . . .

COLONNELLI MEDICI clal n. e al n. ,,..

dal n. 1 al n. 8

t 8 91 K. 3.39 Aqi',::iano Glo. Bcrllisl11, U • C Qç, ~ •, PadO\'a !!ili.

+

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t 80S

~". m 8 18. 9.St Forti Clllleppe, . . . . . • . ~Otlerra mag. :;.l U4 Musizzarro Luigi, • .§o, >e "•

1 8 98

t

Ili. 9.39 Gurrriero Pl·n»ulco, • Uo§- o, Torino ou. !9 ~ " ",®. m-. . Napoli mar. IU :!:l. i.10 Lrhrnia Lurgr, •· C o§o O ~. 190. ~ •, m. . . Salerno mag. 19 16. 9 \3 Volino Carmirr e, • ~ l @!j99 m. . . . . . Torino ott. 31 t 6. 3.H Cara h ha 1/off~~ele, • C ~~ 15. !U! BaruiTallli Liborlo. • ~ Roma mar. 5 • . • . . • . . . Lecco id. 2:>.11.45 Marre,c~lchi Lodo··ico, • U o§o, ~ u ,., ® "• m- . Napoli :1pr. 9 180~ 1800 6. 3.~3 Semp l lci Ottavio. e >§o, o§t i. l 1.39 Ca h •ieri Giulio, >§-, ~,. ••, - . • • . . • . • Siena mar. Il

+- . . . . . .

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m- . . . . . Flreo~e giu. 3 7. 9 U ~lezzadri Gitmppt, ~ 3. 8.39 M(h r.i FrauctiCQ. tt C+~ o. - . . . . . . Cremona lug. 9 ~ " ® , ...., m - . Spoleto 1987 :!3. 9.&0 Gottanli Luigi, • +o. ~ ...., 19. 8.44 Sormanl Gi 11srppt, +• ~ " " . . . . . • . Ptl\'la mar. 3 ", ®" ", m- . . Verona giu. 6 TK~E~TI COLO~NF:tLI liEDICI ·1~1

n. 1 al n . .a

dal rr. ~ nl n. 8

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l L 5.H Adel;~>iO Ftdtrito, o§o, ~ " , - . • • • . . . • TOrlllo

1896 6 IU3 Borsi Giovanni,+ o. ~ .. -

oli. 18

. . . . . .. • . . Lucca giu. S

1 8 98 !9. 5.43 Bonanno Paolo, • o§o, ~ 04 " - • • . • . . . • l,u cca mar. IO

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30. G:U Bos~h~lli l!u{Jelt io, ~ . . . . . . . . Tre\·i~o U . 4.4! Or Francesco Frnncesco. U +

- . . . . . . Cnt.anZJro

+• + - .

1908

6. 'l.\1 Moroni Pirro, • . . • • • . . Macerat a mar. 19 8. 1. 13 Biamonlc Achille, ~ id . I!JU. 6 - • • . . • • Catan1.aro ia. Ui Bartalrni.Hmilio, • o§o, ~ '""·

'1901

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t903

Peru gia ott. t9 ~ . . . . . . Luec:a mnr. lO '!7.l0.4l Lupo tto f'iO!'tii; O, t!t. p§o, ~" - . . . . . . . . Pavia 111. t!. 6. 4! Giglio Gioaclriuo, o§o, ~ ". ~ Id. - . . • . . . . Firenze t DO.& Id. !9. 8.l3 Barone Dollfalo, @. ~ - Salerno 16.10., 8 Frt>.sa ..4rislodtmo, 8 =§o, ®" .., nl. 11. 9.44 Yagni Anlonfo, o§o - • Milano ~ - . . . . . . . Gorno ma!:. 'U 3.1:1. ~4 Quaranta Luci<IIIO, ~. ~ " i . 7.'6 Rc velll Samutlt, ~. ~ " - . lol. . . . . . . . . Vare:'P . . . . • • . . Mon•IOI'i ott. 3t 18. !U6 Gentile Raffaele - . Catanzaro a!l. S. 1.4~ Toni Raffaele, o§-, 'X " - . . 1(1• . . . , . . . . OrviNo 190::) hl. G. U4 landolo Luigi , ~ - . A,·cllino S. tU! Vanazzi A11louio, t d>, ~ 1!1. !3. 5.43 Crespi Cuarr, •lh ~ " - ~Iii ano - . . . . . • . ner:zarno lug. !l i. 3.46 Pt•llcgrini-T n c<ttl (;lulio , .§>, t9 .U.,9 Laera liichelr, $ ~ . ,l} 1\), ~ ", ~ - . . . . Trevaso . . . . . . . . . :Malano id. 5. \.45 ~lcoletti \'iraun:o, =§o ® @, ~ id. 1908 - . . . . . • . . Fog!!ia 30. 3. ~3 Ale.<sano ln Ca l'lo, o§o - ~I0•1ena :;iu. 4 1~. G.47 Oalrla.ssarrll Gtrt mia, • o§o, ~ - . . . . . . . Teramo ma r.~! !l. 9.4l Bertola Pitlro, o§o ®. ~ -. ~5. 6.48 Ferraresi Sulvalore, it. l . . . . . . . . . Cuneo id. . . . . . • • . ~lodena 17. ~1.43 Occaroll Emilio, •§o , ~ " - • tD07 Id. . . • . . . . . Mortena hl. 19. 6.<UI De Pasca le Achille -A l'e li i no m~r. J !9. U5 Vita Pith·o, Caltanissella fl. 3.U Pelosi ni Frau cerco, o§o @, ~ ",

t G. 8 .45 Croci Pietro -

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:MAGGIORI MEDICI dal n. •• al o.

!lal n. 1 al n. 15

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1898

d. 6.43 Ouccino Gabriele - . A,·el lino m~ r . 9 ti. U 9 Pa tella F1·a,acetco Paolo, .§o - . . . . . Pale rmo ma r. I O· 9 . 7.47 Perris Frauce~eo . - Cosenza Id. 4. &.CO Oteri b'doardo, • r§> O - . . 189& . . . . . . . . Salerno id. !6. 7.4.'i Turano Gaetauo, o§- - • Nola ott. 1 ti. U9 l!archetti Ttmlllocle, .g. -. .

t8Du . • . . . . . Macerata 5.4! Gatti Ferdi11ando, .g., ~ .. l!. 9.4! Petrilli /latra e/t, + - Teramo . • . • . . . . Ferrara mar. t :! t5. 8 45 Guaitoli Celare - • • Pe..aro u . 4.47 Sangirardl Altuamlro, 9. 3.46 lanigro AI(OIIIO, . . . . . . . . Verona lug. 4 . . • . . . Campobasso

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Id. i9. 6. 51 di Martino AIIQtlo, • U .g.® . ® ., " " " " '""· ffi . Na110li ma!:. H~ 9 t 9. !.47 Le1•1 Bonojrllo, .§o - Padova giu[l. l&

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e. o§o, ~ - . . . . • . . . Fa·osinone dic. 3. 5.47 Diztarri Roclol(o, .g. - . . . . . . . . • . . Mi lano id. • i6. 7.49 Atzenl Giuseppe, o§-. .§o - . 5. 1.5:! Tem pesta Luigi ,

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. • . . . . . . Cagliari

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15. 4.46 Capuano Emilio - Den evt>MO giu. H dlc. 19 it. 4.48 Come Ili Pio - . . . Ferrara Id.

. Perugia 12. t .H PandoiO Gaetano,~ - Rorm ~ -. • . . . Genova mar. t O H. 4.46 Generali Francuco - Modena t7. 5.46 Cri crhi Eva riiiO , r§> ®. Roma lUU5 Grillo Filippo, ~ . . . . • • . • . Roma id. H . 9.46 &Jelidoro Giustp]Je - Potenza H . 4.50 Gigliarelli Ran itro, eo§o . .§o 18. 3.47 Picardi A11/onro- . . Sassari . . Perugia id. 16. 4.5! Cherubini Edoardo, . . . . . . . Roma !4. 3.50 Guarino Luigf. • ~ . . • . . • . . · . l.'iapoli Id. t 7. 3.~i Coratlesch i Sclpioue, ~ .. - . . . . . . • • . Are:uo 10. i .51 ìSapolitano Nichelangtlo. · ~ - . • . • . . . . Roma Id. 1g. !.LI Bonito Giosué - . . Avellino i8. t0.50 Gelormini Rldol(o, e~. ~ '· t .53 Sequi .emanuele, o§o, ~ - • . • . . . . • . Cagliari . . . . . • . . Avell ino Ici. l.lf ..\8 Caro tenuto Dcomtra ico, o§o, ® 30. 3.48 F iorentino Lu_lgl , • =§o, ® , ~ - . . . . . . Catanzaro Id. - • . . . . . . . Nola 3. 7.4i Ottolenghi Davide, o§o o.~ ",

1898 10.10. 48 Fabrizi Sptrem -

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(Segue) UfnCULI DI RISEIIVA - liACGIOI\ 1 IIEDICI

dal n. a8 al n. ea

dal n. •• al n. ••

18B8

1903 t . 8 53 !lluzel nob. p:~trldo di Pistoia . . . . . . . . • Torino ~iu. H Giovanni, • o§< - Pistoia Id. t 5. 9.48 Zawerlhnl l"ladimiro, C+ !6.1'.!.5~ Catelll Giotumnl, • o§o, o§< - . . . . . . . . . . lìoma lug. H . • . • . . . . . Massa Id. tBOO ~!. 6.53 Oisblnl Pietro, • -§>, o§< - . • . . . . . . . . Morlena id. t4.f 1.48 P e e e t t o Giovanni , • o§o, ® .. "''. + -. . . . . Torino gin. 3 5. 3.51 Barrecchia N icola, • + - . . . . . . . • • Avellino hl. 6. 6.53 Arcangeli Al(o1110, • IUU3 Porleua Luigi, ~ • Varese id. • . • . . . . . Ancona id. 1.10.43 MnwmU Giovanm, + ~ • :;. '.!.53 Zoppellari Pompto, • • . . . . . . Siena id. . . . . . . • !leggio E. ili. '!0. U3 Chiari ,\'icola, ~ 6. 8.!'10 O!rredi PWro,. o§o- llerjlamo id. . . • . . , . . . Napoli Id. 31.t0.53Ciampioi Cuare, e~.®, o§o 49. 5.48 Oe Rosa /o'rancuco Napoli id. . , . . . F'ìrenxe Id. IS H.53 Turco Domenico, • + - . 9. 8.53 Tenago (i irllt]Jpe. • o§o, • . . • . • . Frosinone id. l <1. . • . AIC>S~Il11ria l &O t H . 3.54 Oistarelli A11gelo, • . . . . . . Arezzo id. 8. 7.49 Martinatzi Lodovtco, • o§o 1905 . . . • . . . . Mantova gi n. 6 10. 4.53 Buronzo Giovam1f , • +.o§< id. 9~. 7.53 C..ndri ni Ctllll:e, • Pavia . • . . . . . . . Torino lug. 9 190't 1806 8. 4.55 Giraldi Pitlro, • .§>, . . . . . . . • Paolova giu. ! ~9 1:!.56 Cantarano Coslalllino, .§o. ® ", ~ . • . . • . GaetA mar. !! h1. U. 3.5~ Cacaee Franctlco, • +-Nola !6. 6.5i Frnnceschl-Searum Hncenzo, id. t U 0.53 Splnelll Giu.uppr, • + - . . id. . . . . . . • . . Fogl(la id. ~ Regllio E. !9. 3.53 Ooii'Oiio Gio. JJallisla, o§o 3. ,.53 Artom Abramo. • - Tonno ili. - . . . . . • . . Napoli ghJ. " 'U. '.!.53 Cougnet Filippo, ® " - . ! .10.3! Lorido mua . .g.. - Avetlino id. . . . • . . . . . Ton no id. id. H. 6 57 Fa~cia Glu.3.,o§o,®" .+ -Foggia 2:;. 8.54 Pedrazzi A l (redo, • o§o. . . . . . . . . IJrPscia id. 1907 1903 19. i 5~ Parh•ll Paolo, o§o, ® " - . . :!!1.4!.5~ Pnsquale 1-'trdillaltdo, .§o,+. . . . . . . . Oarletta ma r. SI . . . • . . . . Torino mar. 19 6. 1.56 lland aclo Brnello, o§o, di 6 ® ii. 6.53 Ghiro t t i f'el •ce, ~. Id. + . . . . . . . Savona . , . . . . novigo id. 4, t.~7 Astengo Francuco +,+Savona id. 5. 6.5, Cittolini Silvio, • · + 3. H.53 Toller Ciiu.ltppt . . Como ad. . . . . . . . . Treviso id. :10. 1.53 Stella /o'rancuco . . Bari id. H . t 50 Raineri Gaetano, • + ~. 17. 3.48 Gl\lante Citueppt,o§o - Venezin id. . . · . . . Catania id. 1Ut.46 Se\'erl PrOIPtrO, ~"-Arezzo id. 46. " 54 ~lorosini .Varco, • •2>, 13. 5.~ Travostlni Tommaso, . . . . . . . . ~hl3nO id. . . • . . . . . . Roma id. !9. 4.56 Zanchi Dar~lt, fi o§o, ~ -- • . 3. 6.53 Sira ''0 Beniamino - . . . . id. . . . . . . . . Bergamo • • . • • • CaruJ)()basSO id. '.!1. .5.5~ Peroni Felice, • Oresc1a id. t7.t i 50 Rocce lla Giov.Gio•·g.-Ravenna i d. 11. 9.53 Cataltli Luigi, • •§• - • • • 13.10.46 Pirncrlnl Luigi - . . . Forh id. . . . . . . . . Cnserta itl. 5. 4.47 lleltrame Vince11zo - . Casale i d. 'Ji. 1.55 Marco-Giuseppe Achille, • 10.11 .51 Caramltll Acflllle, -llologna id. . . llaveona Id. ® '"" •• - . . . . Sa von;• ott. ~J 1~. Ut Ghettì L uigì t\ .H .5J ne Roberto (;Ciellmo, e .§o9. 8.54 Gnrelli Hmili o - . Orvieto id. . . . • . . . . Salcrnv ftl. f\.4~.~9 Ccrttua Nicola . • Napoli id. t9. t0.49 Salti lricolat e,

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<Segue) UFFICIALI DI RISERI'A - CAPITANI liEI'ICI

- - - - -- -- - ---

C.\PITANI MEDICI

dal o. c.a al n. •~

dal o. l al o. 4S 19. 1.48 D".-\ versa Giuseppe,-+ Firenze

1896

•88•

gen. 8 t4. 8.57 Mi raglia Antonino - Palermo mar. '!!. •883 t'l. t.5~ Malineon i co Lodovico - Napolì id. 16. 3.49 Rioaldi Michele, Venezia lug. 19 i3. 8.51 Reggiani Ernesto, o§o, ~ " • . • . . . . . Ravenna 5. 1.5:! Fan tasta Salvatore, o§o, ® " id. . . . . . . . . Napoli die. 9 l3. H .54 An toni Ranieri - . . r.ueca id. .886 7. 3.53 Chetoni Luigi - . . l.h•orno id. 4. U9 Sortino Salvatore, 5. !.52 Leone Baldassarre - • Ivrea id. • . . . . . . . Siracusa apr. 13 4. !!.56 Salvetti Itala - . . . Ulline id. 1889 !'!.it.53 Traina Al(on1o - . Palermo id. 25. 4.54 N ieri Nicolao - . • . Pesaro 4. 8 54 Moscati Tomma•o, <§o, ~ - . id. • . . . . . . . . .Napoli apr. 14 4.U.52 R.occa Terenzio - . Geno va id. t6. t.57 Tonello Gio. Battista - Cuneo id. ~. 8.57!Jiargaria Giovanni, ~. ® " " "· ~ - . . Savona nov. 4 ti. 1.53 Ludovisi Romeo - . Or~leto lug. 4 9.11.45 Zambelli Pietro. ~" - Brucia die. 15 1896 id. i. ~.5! Roozani Giacomo - . Vicenza t7. !1.59 Rossi Ce$are, ® tr " , ~- • • lug. ._ id. 9. 4.49 Chercher Sante - . Catanzaro IS9~ irl. 4.10.53 Bl!ano Pietro . llenevento ~- 8.45 Familiari Giovanni - Re~p;. mar. IO· id. 9. \1.53 Del piano Gi.ueppe - . Cuneo ~6. 8.54 Benedetti Giusto . Treviso Id. id. :!. 5.54 Oomeoici Sabatino- Livorno t 3. 9.49 Di Martino Carlo - . Palermo Id. id. !3.tU8 Piovano Adolfo - . . Torino '!5. 3.56 Zocco la Giuseppe- Alessandria id. id. 3.12.50 Ccrretti Luigi . . Roma !4. 2.54 G·risanti Gioacchitto - . Cefalu id.

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t t. 4.50 Panni Luigi - . . . Barletta

id.

6. 2 55 Magri Felice -

1890

. . • Catania

id.

189&·

9. 6.5t Cordova Luigi - . Reggio c. mag. 31 U. 6.51 De Feo Luigi - . . Barl ett.~ ici. 8. 5.51 Marcacci F•·ance1co -Livorno giu. i\> Id. 16. 5.53 Muodula Giuteppe - . Sassari id. 30.!0.5'!! Scimeml Erasmo - . Messina 4 1 Id. t. 4.55 Carloni Leo'IWrdo - . Arezzo 111. 1 ~· ·54 Garl:.tto Gio. Battista- Vicenza hl. 6. 5.56 Picchio i Lu!gi - . • Venezia id. 1~5. 5.~5 G·alasso Costanli•w - . Lecce id. '!7. 6.56 Guarini. Carmine - . Avellino il!. 14. 9.:>2 Buonomo Adalberto -Napoli 7 · 6.53 ~lerlo Luciano- . . Treviso id. 30. 6.51 Pronati Cesare - . . Pinerolo id. id. 3 . .$.51 Arcari Berttardo - Frosinone id. l. {.53 Pittaluga E11rico . Genol'a ici. !5. 6.58 De Simone L11igi - . Avellino id. • 30. 5.53 La Scola Fra11cesco - Cefalu 1 Id. !!7. 4.5l Mattioli Nestore . Onic to id. 28. !.55 Pignatari Salvai. - CastrOI'ill. ici. !. !1.54 Badaloni Giuseppe, $ <§> nom<~ id. ,. 18. 2 57 Marino 1'ommaso - . Trap~ni id. 8. 2.57 Marotta Filandra . Siena id. O. 2.59 Boglione .mcliete, Como id. !9. 6.59 Quirico Giova11ni, U $c <§>, ® Napoli 1 '!!. '!.54 Zuccarelli A11gelo . l.•o•li ·d. 1 H. 2.5_3 Gelmini p,_·et.·o - . id. - • . . . . . . . Roma ' id. 8. 4.56 Di Veoere Gaetano . Ilari ifl. . Bari 1 21.10.53 Console G11ueppeid. f 7. 7.47 Gatti .Angelo . . l\londovl lug. 2 30.!1!.54 Fabiani Gennaro - . . Napoli id. f6. 5.5.$ Ciccarelli A tl(ltlo, + - Barletta id. l 3.f~ 51 Laz1.cri A"gusto - . Firenze id. :!7. 7.53 Ma/a vasi Giusep]lt - Modena id. 1 IO. 4.54 Cicchelli A1mibale - Po ten ta :1892 !!2. 8 55 Paci notti Gitueppe - . Pistoia irl. i ti. l~.W.i>G Seia\pa Nunzio . Taranto a 1>r. 3 1!6. 9.56 Massalengo llobe1·to - Verona hl. id. L 56 l)euti F..allcesco . . Milauo t. 8.57 Giardino Luigi- . Campagna 1893 IU':!.55 llionlli DomeiiÌco - . . SiNla id . ili. reh. 23 8. 4.54 Oi Martino Nicolo - Girgenti 5!~. 3 56 Resci Francesco . . Lecr,e id. ili. 1 7. 5.:i7 Racchi Gio . Btltlistr& Na!lolì u. 5!.57 Roocella Cesa•·e . . Lecce id. irt. 1 23. !.45 Ca:;gesc Giact>mo . 1\apoti 44.10.56 t:hicco Al{omo - . . Barletta ltl. id. '!6. 2.~8 Arma ndi Cat"lo - Ascvli P iCNlO !li. !.58 S.1 n~a Girm;ppe ~lilauo id. id. 18. 0.50 Bnlla bene Cesare ·- . ,\ lilano 6. ~.55 Battagl ia Salvatore - . Nola id. itl . 2G. 2.50 J>aga ni Git~s~·ppe - . . norna 29. S. M Rinaldi 1\"icodemo- Ocnevcnto i ti. i•l. , ~3.U.5 1 Ma !falli n oh. emonu.ele- Sir:na 30. 9.55 Saccarcllo Angelo - . Monza id. id. 1 ~t. 4.33 l'and<> lll Anwl{o - . Pi>toia IU0.58 Goal di Tito - . . . . n oma 1900 15. H.5i Caraclonna F1·ancesco- Foggia iol. 3. 1.56 Brintli~d GiiiSP.JI}Je, ® " lla r·i giu. 3 ti. 5.51 Bergonzi C~wu·e - Reggio E. m:tr. 9 I.H .GO Serrano Costarll ino . . Bari i• l. 31. 5.46 Mosso .Angelo, C Torino clic. o 1'

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131.

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(Segut) U•'VICIA~I DI Rl~f.K\'A- C APITA.\1 liEOICI

dal n. "~ al o. •~•

dal n. •~a al n . . . . 1903

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:!1. 10.51 Cecchini Mussimo- . Spolato ott. 29 4. 7.58 Co lomialll Luigi - . Torino mng. ~ , _ ! .GO Fre..~ia Agostin o - . . Savona 1':1. 5.61 Campili Giuseppe Srena Id. id. id. 3.1f.55 Plzzillo 1\'icolit - . . Bologna 10. 10.5! Cotterchio Alt.sdo - . Prnt•rolo Id. Id. t . 6.55 Ri colti FratJC61CO- : • Chieti :.. ~-5~ Franzoni Piet•·o - . . Or~scia lti . 1!1. 19. 3.58 Ferretti Giuseppe -. Voghera 14. 7.53 L31erza Giovanni • . Bari iJ. Id. t. U5 Emiliani l'lncfn:o - ,\sco li P. id. ':16. tU!! Co1.i G.ultiiiO . Roma ! O. 3.60 l.uzz:tlti l'tllorio l.ueea Id. 4. 1 .:\t Martini Antonio . Vo,::ht•ra Id. t G. 7.59 Tommasinl Remigio - Milano id. H . 1.57 O'lppolito Snh:<JIOI'e - Taranto id. id. id. 16. 3.:;3 Joch B11 rico • Lucca !9. 1.58 No"ellì Pietro . Pistoia iO. 4.5·1 Forno A11gelo - . . Torino id. 19.11 46 Perrone GitUilJ)Jit - Castro vili. ott. 31 Id. '!9. U 9 Moois Placido - • . Utline ili. '· 9.5$ Ama ti l'hteenzo . No,·:trn id. !5.1!.51 Oe O>rro Gt llstf)ru- . Chr eti '!3. 3.51 Alessandri Carlo - . Arezzo rd. 1~. 1 0.51 Pe trella Anlottio Cn~frl.'\ i ti. '!3.11.51 Fornelli Bwtdtllo - . Torino hl. 18. 3.5t Mareilli Francuco- Fro~i none Id. H. 7.51 Stoceatla f 'rattcuco - Ven etia id. 15. 3.5\ Testa Angelo - . . Kola irt. tU! 61 Di Renzo Antonio - . Napoli id. 15. ~.56 Ol Paolo Luigi . Ch ieti id. !l. t.6! Onoralt Loren:o . Spole to Id. lrl. 17 9 5:! Mar tire Atttonio - Frosi none '!7. 8 6~ Vadalà Pietr o - . GlrgenU Id. :>. !.55 Chiarndla G11ttano - . lltline Id. lO. 8.6! Denti Pompianl Sante - . ltl. t 8.tt.55 Bruno ri~Cnrtis St&l v.- Trapani Id, IJrescia 3.11.5'! StrinJ:ari Franusco - • Ucline hl. 190& Sirna

1~.

97 . 5.:;8 Or San to Pitlro - . . Bari ~0. 9.53 Solimenc Achille - . . !'in poli 4. 1.57 An!!eletti Annibalt . Mas~a 5. 9.57 Cusmano Giacomo - PaiPrmo

111.

U . 5.56 Palagano Luigi -

'19. 8.56 tannini Ptuq uate, ~ - Potenza 14. 4.57 l>al Pou o /Jomm.-Aies•a ndria t !. !.57 Orini Tommaso. <§-,- . llona

!3.40.57 l)arehicsl Bn.-ico- . Mac~rHa ~ 6. ~.57 Quarella Gìo.Ballifta -

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6.10.5(; l'altpal:mto Salt:at. - :;aterno 30. 7.58 r.anlone f' ratLCttcO - Foggia '15.1!.58 Staderinr Carlo - . . Gr nova ! U 1.58 Urtoler Gmteppt - . Mantova t 3. 8. ~1! 7.alli Giorgio-. • Patto va 7. ~.59 l.ozzi riucenzo - . Il o ma 8. 9.11! ~arraprso Gl1Jtomo - C., e rta 9.11.60 Gaietti riltoriO Em. -M ilano 9.11.5R llainone Ercole. Fn~tgia

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6.1!.:i4 C.aputi Giovmmì- . . Napoli mng. ~l 97. ! .55 Colamusso Plavi mro . l'io la id. 3. 6.55 Matarazzo Gattar10 - ('.aMrta Id. t r,. 9.!19 Finzi Giu&eppe Ca<nle al. t :i.ll.57 Rosini Pith·o - . . Areno rfl. 3.12.58 llodella Uoo - . . Genova id . 'lr•. t 56 Cose o A ugelo • Co~rnza ltl. t i). 1.57 \'rscard i Ciovamu • t rrco i•l. !O. 3.57 Forli Pll'ro - • . l.l10rno hl. i3. 5 58 Clcrtcl ure lli Afm·lo, ~- Srrnrusa hl. 19. 4.5li llranclu <i1110lla1cnna i t!. ~1. 4.58 Ver to,·n Agoslìllo . ~t ifano hl. ':l. 3.5!! Tinti Giownui . nol o~na ici. :!~. ~.;;>\ ~',crr~;oli /,moi . Spoleto Id.

JO. l1.6~ Palazzolo t\'irolo- . Catania ma r. 11 11. 9 63 Ferrante 81agio Cosen1.a u1. 7. 0.6-1 R11ilinzonn B~tget~lo - Mriano ìrl. U .t1.6:! Ba lacco Corrado-. . Ilari id. t6. 1:t .6~ nurchi Futv1o - . llologoa tug. 9 i~. i .55 Oonede tl.('lll Manlìo - . Roma id. 7. 3.57 }loli naro Salvalor·• - Avellino rd. !O. 8.59 7.ampe lti Al(on10 - Ber~tamo rd.

9. 5 57 Ca pelli (iitueppe - . . Cuneo 13. '!.56 Lon)to Michele . Potenza 5. 5.58 Ma setti Pio - . . n oma !3. 11.58 Lceeia Parquale - • . Case rta t 9. 7.58 Balestra Ste(a11o - . Savona 5.1Ui9 M:uzarella BasilaoGael& 30. 5.60 rorraria Benedelto - . Mil&no 3. 't 59 Querenghl F'ranctiCO - Milano S.li.59 Galanti Foruto Roma 4. 8.59 Plaequadio Raffaele Ben evento 1. 7.58 Croce Sii vino . Chieti t. 3.60 Malesanl Luigi. Verona 15. 4.00 Stura fra ncesco- Alessantlri:< l 6. 4.59 traci Al(r·tdo . Perugia t t. ~.no r.a.ndolro Cuare -. . Savona 3.1 0.59 Cecoorelll Carmllo Siena 'l3 .tl .61 V:~ntlflli Glovamal - Macerata t 6. 6.60 Ghcrardi Girueppe- • Viccon 30.l0 61 Mcnatti Attilio- . Tr·apani 9. 8.60 Sl(ohlro Frrmctsco - . Nai>Oii ~- 8 60 l.rpori 1'1llorio - • . Frrenze ~l.tO.tl1 ne tti Tttllio, o§-. o - . Parma '!6. t .60 Fraguglia Paolo - . . Milano t:.. 3.61 Zanotli Hm·iro- • Va re.se t ~. 8.60 Ciaccri GIUS1!11Jle - . Sirac us;~

Id.

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id. ili. Id. hl. id. l ti. id. te l. Id. id. rd. Id. Id . t ti. Id.

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J906

U ll.:l~ Form r~tull IJemtt rio - .\ hlano 16. ·! :19 lh•ncallr Fl'lll<(eSCO- n~rj(UiliO

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l i. l.5:l llrr:t Pa•'l•ur le . Co<Nt7.A :t\ 4.;;9 )l arJA!IIO f "raiiUS(I) - • .,;ni•Oii

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3.10.51 G:t~ra /:.'llot·e -

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t !. ~.52 D'Atctonro Ra{fatle, o§o - . • . Nnpoti m3r. ~!

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(St!] liB) UFFICIALI IH Rl:' ERVA -CAPITANI IC Tf:li~ NTI .ll&OIC I

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••1 al n. •••

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t.906 t~. 6.6t C'..aocci Si.,inn io - • . Cagliari ou. l id. 9. 4.60 Falconi Gregorìf"-. Campagna \!3.tt.r.7 neracendis Giuseppe - . Ilari id. 31. 5 59 Gallia YWorio :... . . Brescia id. \!0. 1.63 Maglio Gitueppe - . Genol"a id. ~7 . 8.63 Ravignani Giusep]lt - Verona id. 16. 2 63 Vecchio C' ro - . . Piacenza Id. 14. 9.61 Hongioanni Andt·ea - Milano irt. ~5. 9.60 Cercignani Giuseppe- J.i•orno dic. ~3 H . 7.61 !..atteri FerdinatuJo - Palermo id. 18. i.61 Raimondi Camillo Giovanniid. . . . . . • . . Verona t4.t0.6t Brescia-Morra Luigi- Salerno id. id. 16. 3.61 Piccinino Giu~eppe - . i'iapoli

30. f .6t Agostini Luigi -.

'!5. ~.6t Ca pozzi Anto11io -

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1!t()(;

. Venezia rlic . 23 . ·'velli no iii. 190~

u. 3.56 Carato li Probo - .

. Bologna 11111r. it 15. 8.6t Uzan Clemente - . . Lil·orno id. 16. 1:!.60 Verrl uri Hrt1eslo - . • Parma it1. id. l8.t1l.i;O Oliva Francesco - . Coswr.a :!5. 5.61 Mele Giovanni . . Fo(.(gia id. 16. I.M Licd~•rdcl io Mario - Messina id. "i!O. Il M Rel lacolonua Attlonin o - . • . . . . . . . . Calania id. 4. 9.1H Ciocchi Ga etano - . . uaeta it1. ~9. 7.61 Pi ccione .Yicolo - . . Trapa ni id. 9. 4.6t Milano Francesco - . Savona id.

TENENTI MIWit.:t

dal n. t al n. ae

dal n. S7 al n. 71

.893

1895

16. 5.60 Ranieri Francesco - Re~~io C. reo. \13 H . 3.6'! Buongiorno Salvatore \!. 56! Belli Pasquule . Frosinone id. . . . . . . . . . ~apoli mar. 21 30.10.6 1 Brunelli /lobtrlo - . Mantova 13. 10.GS Barbara Gi,tcomo - . Trapani id. id. 6. 3.6i! D'Ambro;;io Angelo - • Nola id. 3. 6.6~ Cimaci uomo Nicola - . Napoli itl. ! 5. 'U l Chiem Michele - . Ascoli P. ìt1. \!L 1.62 Pasqualuccl lonnzto - Aquila id. id. H . s. 60 Bianco Paolo - . . Avelli no 17. 6.Gt Oe Donols ~sidlo - Sulmona ict. H.l0.60 Abate Raffaele - . . Caserta itl. t. 5.61 Na.stri Giuseppe - . . Gir!(entl id. id. 15. 3.6\! Gurrieri lla(f'a ele - . Bolo,gna id. t9. 3 60 l'almieri Giuuppe - . Napoli 26. 1.52 Grispini Crispino - . . Rou1a mar. 9 2 U!.61 Anchisi Tommaso - Cagliari id. ~4. 4.r.\! Gagliard i /lllo1·e .. Castrovi llari i1l. !t. 3.54 Floris Antonio - • . Sassari id. 5. 8.63 Pispoli Raffaello - Ascoli P. apr. 3 \!6. 9.6! Grasso Gi1ueppe- . Catania id. ili. 4.6'3 Fol eo ,tnl(mio . . Savona i<l. 9. I.Si Monte~hia ri Gl ..$eppe, C Id. - • . . . . . . . Roma seti. Il 4. 7.6! D'Addabho 01·onzo - Napoli t89o Il. ~.6: lliagiu! Caris.limo-. . Siena id. 8. !.53 Sciamanna Giuseppe-. Roma mar. t\1 17. 5.65 Cavazzani Emilio, -. Ferrara id. 29. 3.53 hlJ"a Filippo - . . . Potenza id. 3. 1.63 Caldo lguazio - • . Cuneo id. H !.55 Perozzi Gauano - . Vicenza Id. 12. 3.65 Franceschi Carlo - . . Forli id. 4. 2.54 Cantu Atltonio - . . . Como id. 1. 7.63 Faldella Pietro . . Casale id. i(). !.53 De Bobortis Robtrlo - Salerno id. '!O. \!.63 Montan o Cresce-n:; o . Nota id. ':1. 3.5'! Vianello Antonio . Treviso 2\l.H.63 Marmone Giovmwi Pa,•ia id. id. 9. !.5'! Malatesta Federico - . Nar1oli irl. ':!.13.63 Polifloro Giuseppe - Sulmona id. 1 6. 14.5~ Morseletto Giu&eppe- Vicenza id. 8. 1'!.~\! lnlantootl Rocco - . Oergamo id. 6. 7.53 Restagno Gi~eppe- Savona mar. :!1 25. 8.63 Oarlali Gio•·gio . . Siena id. id. 14. !.6t Piraino Giu&eppe - . . Cefalu 29. 4.56 Francosch i Gl•ISC!JIIt, U 7. S.53 Renzl Alfredo, ® , .... -Roma ici. . . . . . . . . llolo:;na id. !8. 8 .61 Pastore l'illCtllZO - Frosinone id. 23. 7.63 Gustinelli Ca1·melo Arezzo itl. !8. 3.63 Rocco Alusandro - . Foggia irl. H. 9.6~ Fedele 1\'icolJ;t - . . . Udine td. !9. 8.63 lacoli Ze{!iro- . . Modena Id. 4.10.6t Del Vecchio P<Uq11ale -Cascrta id. ~7.U .63 Cinti f'rance~eo-. Frosinone 31.t:!.6~ Pascall Slloio- . A<o:oll P. iol. Id. 6.H.M Chico Bìagio - . Frosinone id. 13. 7 63 Condorelii Mario - . Cataok• io!. 18. 6 .65 Porro Carlo, o§> - Savona. . id. 30. H .63 Cangiano G.van•ti - llenc,'ento id. ~. 5.65 Russi Errico - Napoli ! Ut. 62 Guidarelll Giovanni -Orvieto id. id. t3. U.61 Oamiani Vincenzo - . Roma id. 1.6. 7.6~ l.o 1\usso Camillo - • . Ilari id. 30. 5 .6\1 Giros Bmanutle - . • Roma id. ~3. 2.59 Patella (;iovmmi - . Salerno ici. ~. '!.G'! luciano Bmanuele - . Genova id. 28. 2.59 O'Ascnla Ge~uele-. fleggio C. tol. 7.1 0.6'! D'Alessandro Raimondo - . . ~. 11.63 lleretta Pietro - . . . Milano ìcl. . . . . . . • Girgenti i ti. 3. 7.49 Catucci Paolo - . . Taranto id. ~. 4.6! Della Valli! Bnrt.meo- Genova itl. u. i 51 Dal!<t.>so Pier /.uigi - . Torino iol. l A · 3.61 Torra Emilio - . . . r'\o1·ara Id. 3. 3 6~ C:ataiudd i Carlo - . . :\O l'ara id.

e +

'*' -


(Segue) UFFICI ALI DI RISB8VA - TBNBSTI IIHOICI

dal n. J.a al n. 115

l t89~

dal n. ••• al n. 178

1888

tG. ! 63 Panichi LorMzo - Ascoli P. mar. !t 4.10.63 !~agri BmUìo - . . . Orvieto giu. ~ :!0. ~ .63 Sangulnetl Bman. - . Genova id. ! Lt0.63 Grassa Antonino . lllet'sina id. !.tt .63 Guidi Dommico- . . Roma id . t'!. 7.6'! Scsselego Bnr fto - . Caglìari rd. ':16. 8.63 mannoni Fran~esco - Massa id. ti. 9.6! M auarone Al(OIIIO . Cosen:z:a id. 1 !G. '!.64 Tonnarelli Grassetti Ascani o8. 7.!11 Dotti Frnucuc11 • Siena id. . . . . . . . . Spoleto Id . ; U. 4.63 Coccia Ltugi - . . . Napoli id. 3.tÌ.63 Terzsg hi GfUieppe- . W.llauo itl. l t8. t .66 llanO Giulio - . . . Monza id. '!.H.63 Rlnaldl Gio vanni . Foggia id. ! 5. t 't.M De Flammineis Luigi 4. 9.63 Scommegna Antonio- Barlett<t id. . . . . . . . . Teramo id. 3.1!.63 Polinl Giovanni - Ascoli P. id. '!t.l\1.64 Corbl ~ Anton' o . Roma id. '!4.! 0.6\ Do France$CO Ge uua r o 13. '!.65 Parigi Giuseppe- . • Arezzo id.

i

. . . . • .

Castrovill ari

, :16. ! 6G Persichelti ,t/icll$1e - . Chieti Id. ' 13. H .66 Martino Guglielmo - C'.amrob. id. , !!6. 4.65 Bruni Carmelo - • . Napoli Id. i3. H .65 Dello Strologo Dario- Livorn o id. 30. 1.64 Perri Rt~ffcule . Catanzaro id. . . . . . . . Frosi non& Id. l . 9.6~ S~rra Egidio - . . • Casale id. !8. 4.65 ll ppi (Jbal tlo - . . Cngliarl id. !8. 9 .64 l'ret1a Domenico - Bent<veoto il!. 4. t .64 De Simone Luigi- Ca mpobass. id. 3.M Sabhathni Arnaldo - . . . ~8 t 0.64 Coll otti Edoa rdo Palermo id. , . . . . . . . Frosinone id. !!3.!1.6\ Di Ma ria Augttsl o - . Or vieto id. H . l 't.G~ Palla vicini ..oftllonio- Voghera Id. ! 3. 4.65 Levi Sal va tore - . . Padova id. 4. 5.65 Sega Virgi>lio - Forli . . . id. U 0.64 Nardò Dommico . Fog~ria itl. 5. 4.65 Morganllni C11millo - Novara id. ~3. 2 .65 l.o l'res ti Gaet0110 - lla1•enna irt. '!3.1t.64 Mastronarcli Giov. - llarletL'l id. t 9 .tl .6~ Barone l'i11cenzo - • TraJ)ani id. !8. 9.64 Rossi Gi useppe - . . Roma lrl. 1.1. t .6\ Pozzi Gaetano - . . . Soena id. ! S. 4.64 Aldinio Giu.reppe-. Potenza ici. 19. t.M Bovio Luigi - . . . Savona icl. 27 . 5.6~ Corbi t• Antonio - . Sulmona iol. ~~.H .64 AI IPgretti LtuloviM - Potenza id. '13. 3.6\ 01 Giuseppe Pier Camillo tO. 8.6~ Mereatelli l'm cwzo - . Rom~ ici. l . . . . . . . . . Napoli id. 10. ! .65 l.usarcli C<ttnilto - . Manto va icl. 4. 6.6• Lieto Salvator e - . Avellino id. l!. 9.6.1 Uontardf ili Carl o - . Brescia id. H . ! .66 Font,1 nn i\'i colo - . Trapani irl. 1!7. !.6~ Cialdea Pietro - . . . Homa id. 16. :..64 Moramarco Gi acìtllo - . Uari irt. id. 11. 6.1» De Hislo Alfonso - • . Chieti id. 1!1. 9 64 Pi sa ni Giacomo - • C.1tanzaro 13.11 .64 Vill a Gior gio - . . \'e:Je,la id. : ~. 5.64 Otto n~llo H~trico - . Ca:xliari irl. !t. 7 56 Sor!!'e Li ber«li Tìber io - Il orna od. 1 5. 8.65 Dc Luca Gitu eppe - Cosent-1 hl. 8.1'!.5$ BisceJ(Iia Ltti(Jì - C•strovillari lug. l t . 9 .65 Bice! Vin cttiZO Cosenza Id. ti. 3.54 Anuneutltlla P1Plro- . l'io la id. 3.11.63 Mileu.i .~ìchele - . A l'e llino id. 9. 4. 5:1 De NiciJ lai~ Pietro - A velli no id. t980 '!!. 6.53 C:an tu Francesco . . Lorfi icl. 12. 7.58 Rocchi Camillo . Milano giu. ~ 8. 5.55 Silipranti (i i ov. - llo•j!J(iO C. id. !9.! 0. 57 llru~nat.elll B•~!Jenio - Milano rd. 6. 6.64 Vatlora Frroueuo, ® ..... - . t i .l ,. 55 Fcrranto AuiOilltl.() - • C<'lalù !d. id . i .6!\ ne !\(>1\ili EnslclclliO - l'i3JlOii id. . . . . . . . Savon~ id. 1898 113. 3.66 Rrnrclettcll i !.elio - • lloma id. 9. 10.56 zucconi Raul . ~ ac..rata mar. t o 18. t. fl6 ~la rchesi Gi~tlio - . . Roma lrt. 2. 8.51 Alla na liiusepJlt.- . Sassa ri ici. \!9. 7.66 D'.~lcssancl ro F'elìce - Napoli id. 5. 4.5i Briga tti (;i11uppe - . Sovnra id. 1 \!3.!1.6G Accame Plet>·ct - . s~ vona id. 15.! 0.59 Tu r~trr> lo A ttlonio - r.eno1·a irt. 130.10 C>5 Pa~rano IIM ìlio . Salerno id. Hl. H.G.~ St~nra ti Ha{(IIPi c - . Cosp nzn itf. \Ut .f.5 Ili Lil tro·to Frnncesco-Palorm o id . "!1.42.65 Ginrriu.o m chrl e 19. 4 .~ 1 M alft~l /,t,ìgl- . . il•mcvouto 1899 l . . . . . . f:alta nis..;clta iot. l. 4 .63 Ln ttrCI11.n n a n onnloniOIIi t l - . :!1!. 7.50 C:acrc<c Oomcn ico - Aw lhno gul. Il \1 .10 5 1 Va ta lan> 8 ruuo-. r.a tan1.aro il!. l . . . . . . . llcnc,·c.nto i cl. 'H. 4 r.:1 IIPnnali Cm·ln - . . fl oWi!!O it1. S. \!.(>5 Mura (;io,n~wi . C::1~hart i<t. i l. '.l:'l. 7. 1i6 ~l tlll<la r.riiQ{If'rO -Ca l t:uns<l'!t ~ •d. ~6. 11.65 TAinrico Giacomo -Catan1.:1 rn 1~. 4.55 sa~clu Cm·lo - . . C:tulJiai!IID id. tG. l 1.1\G Blllhlino ni f. io com o - Ferrara id. :!. S.r~ t V~rl'ltl AI{OII~f> . • Homa lrt. irt. 26 . r,.r.;, J)rmiclto'li Albet·lq -. Vochcr., :!;j.tlt.59 Ili l.oro•111.0 I.ÌIIStPIIt - . . . 29. 1 ~ tò:l l;avnl•lini UiJ/IOlt.lo • FMI • id. . . . . . . . f::lmp:u:n:l ioi. I l 1~ 66 Contcll<\ N icl•elt- . A1•rlli no id. ~\. I li 63 r.ram 111i Tmnmruo- ll~!!~ i v ~:. Id. 8. ?.r.r. .~li;:uani l'o ~quale- . ll llano ool. '!4. 4.63 Stolll Alessanàro- . Potenza 31.!0.63 Montalto Vincenzo - Traraoi ! t.II.SO Cougnet A lbe>·to, .g.- Re:;rglo E. :!S.U.66 Bn)rlioni Egidio Giu. Ball i1ta -

id. icl. rd. i1.

119.

110.


(SegUt) OIFICIALI DI RISBIIVA - Tl!l'OI!NTI Il SOTTOT BIOI :-ITI IIBDICI

----------

49

dal o. •u al n. ••• 'IMO '1900 15. t t.65 Africa Gitutppe - . Reggio C. giu. 3 16. !1.61\ Guartagno Nicola - . Salerno g!u. 3 t7.l0.66 Angelico Gwcomo - Siracusa Id. t~.H .65 Tommasone l.uigi - Avellino id. 5. H.66 Valle Luigi- • . . Genova !9. 9.66 .\langlni Gioacchmo - Genova id. il1. t 3. tt .66 La Selva Luigi - . . F()8~tia id. 190'1 t . 7.65 Cavaliere LuiQi - . Salerno id. 15. ~. 65 Oamiani Girolamo - . Gaeta glu. 6 7. 8.65 Liburdl Baldauare - . Roma id. 27. 4.63 Sacra Errico . . r.aserta lrJ. t 6. 5.60 Graziani Carlo 10. 8.65 Allieri Achille - . . Monza id. . Rovago h1 . !16. 5.66 Savio Rizzi Angelo Milano i ti. 6.tl .66 Tra IDeante Prance1co- Girgenti .!'l id. 27. 5.64 Caruso Co,.rado - . Pale.-nto ill. ~. 9.66 Cataldo Gaetano - . . Nola id. id. t .l!.57 LojaCCino Pietro - Catanzaro Id. \U. 1~.65 Oì La !la Ft·ancesco - FogRaa t8.tl.6~ Barbagallo .lla•·io. Catania id. id. 8. 5.65 Chiavacci Pietro . Lucca Id. 6. 6.56 Russi Sa/valore - . . Lecce id . 4. 4.65 .Magnetta Yillctnzo - . Napoli '!6. ~.61 Parmil!iani Fra•tcnco - Arezzo id. 4. 6.66 Gay GiuStp]lt - . Al essandria id. t5. 6.65 O' Elia Gaetano - . . . Nola ili. '39. 7.61 Sarra Raf{llele - . . Taranto id. 31.!0.54 (;ianni f'rclli CtiCIJ - . . {;efalù iii. 6.11.65 Pepe Baldassar·e - . Fog~ia 1<1. 3. !2.6~ i;pecia lrl Glltlmao - . Palermo 8.10.66 Matarazzo Collabile- Campagna id. id. 16. 9.53 Ferro Fiorili(( o -. . Napoli 5. 9.66 !\les~ioa Ono(rf o - . . Napoli Id. id . 24. 1.65 Mariani Michele . Teramo id . t. 5.55 Cirelli Filippo - . . Ferr:1ra Id. 18. 0.6e Cerqu etti Giusrppe- .\lacerata t. 4.65 Venturoli Francesco - Bologna id. id. w. 9.66 Grimaldi To-mma$•) - Napolì id. 13.H.66 Rosi Carlo - . . . . .Forli ;.!i U. 6 tt. 7 .6tl Muggio Rium·do - . Tori n <l 17. i.66 Maiorano Gabriele - Taranto id. id. t 5 . 9.66 Balboni Aldo- . . . Ferrari\ itl. id. 19. 5.66 Ruscica (;adano - . Siracusa 7. 11).6~ Guastallerro ri•lctu:u - :'\ofa giu. \l id. 16. 5.60 OeAmbrosys Emidio- Teramo 1903 id. !!3. 10.55 Cinque Raffaele - Castrovill. 18. 4.6i Chiapporl P11Sfi1Wi e - GPnova mar. 19 16. 1.66 Di - Franca Domenico- Catania id. l S. i .66 Pi azza Gerar·d" - . Napoli (.!in. <lo id. 30.1!.66 Alessio Jlnfon io - . • Cuneo j 5. 8.66 Messi na r;;,"eppe Napoli ott. !9 !t. 7.66 Boeri Yalerio -. . . Ma~sa id. tttO& id t. 6.66 Ugolini Angelo - . . Perugia ~. 7.63 Camerino Nicoltt Napoli mag. n t5. &.66 Guas.'!&rdo Giu1eppe - Genova id. H.I0.66 Larizza Pitlro - • Reggio c. id. 1906 19.!1.55 Fioravanti Cm·lo - . • Siena mnr. H !!7. 3.66 Mìnettì Rinaldo - . Genova id.

dal n. t7e al n. •••

••o•

' l

SOTTOTE NENTJ MEDICI

n. a

dal n. l al n. •

t890 !9. 3.63 Mar7.arl Glova>ltli -

• Padova giu. 19

'1895

t8tt• !4. 7.62 Martin i Gio. Battista- Cunr.o ago. 31

23. 3.65 Cuccoru JJo Samuele - . Nola lug. Il

·l


UI'FICI ALI IIIWICI CU E CONSEnVAl'fO 11. GR ADO E L'UXIPOIUU!

UFFICIALI MEDICI tolti da.i ruoli del R . Esercito e che consercano l'onore dell'uniforme

MAGGIORI GE!'\ERALI dal n. a al n. •

dal n. 1 al n. •

t6. 6.! 1 Elia Giovanni, C ;f; C ~ ~ O, ~ - . <,>e u u " •, 63

1887'

!3. 4.3! Saggi ni Francuco, C ')e • «, fB.

. . mar. !3

e C<§o o.

t89a

. . . . . Brescin apr. 19

1893 iO. ! .t7Migli or Lulga,* C '§o ~ .'B """, t7.t't.31 Sanl&llera Giova·n ni, C i& C.§> X •• - · "", EB . . . • . O, 'B ...... ~ ., " "• EB . • lug. i7 ~- 1~.!8 Pasca Camillo, lf! C.§>, ')e ", ffi.

id. id.

COI.ONNRLLI dal n. l al n . te tt.l!.t7 Giorgini M'alleo,

dal n. 11 al n. ••

188, 18M 1{9. • c'*', "" ott. 7 9. 5.37 Pretti Carlo, U • C c§> X • " ", EB . • . • . • . gen. 16

!5. 8.!8 Mada.schi Glo. BatUsta, ~. ~ "

~

~

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1890

Il. 4.36 Barrocchino Car lo, • Uo§o, ~ ",

<§o

EB . • • . • . . . . •

,. • . . . . . . . mag. 31

189. t O. t .37 Cavigioli Amedeo, ;J C c§> o.

t7. 9.33 Rum i Hdoardo, $ Cc§>, ~ .. "• ~ . . • . . . . . . . giu.

~ " , ® "· EB.

. • . . • •

1:!

Id.

id.

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t893 !L. 6.37 Pisano Gio. BaiiWa, $ C + ~. ~ - · •. ® "· ffi. . . . . lug. ! ~ "• EB . • . . . . . • lug. l i 11. U.33 Guida St&lvatore. U • C o§o ®, ~ ••. . . • • . • • • . Ìlf. 189f.

t 4. 8.3% Pastorello Giu.eppe, 5.10.33 Giordano Giulio, • !8. 1.36 Campetti Bm·ico, ~ .. ", .§o

e C c§>,

+- . . . oLt. 31 e U + ~.

7.1!.38 Panara Panfil o, U;ftC:o§•, ~ ";'* . ®. ~ . . . , . • . . . ot t. 18 L 7.38 Carasso Giovann i, ;ft C ? ~ O ,

• • • • • • • nov. 13

~ .. '*,

189&

t . t. 37 Sappa Dome11., e Co§-, ')e", ffi dic.

EB • • . • • • •

H

e +.

3. 4.37 Vicolì Filippo, X ", ~ mar. IO 7 19. 9.37 Monti .Hober lo. • · Uo§o, ~ ,..., id. ... ED . . • • • .

189&

U. 8.34 Paris Atidrea, • Uc§>, ~ .., ffi. mar. UO.i5 Arri Enrico , f) U c§>~ O O, ~ ...... , ~ " .. " ".

7. ! .35 Radaelli PeriGie,

id.

1898

t8H

. . . mar. ti

e U + ~.

U. 9.3' Calderini PerdiMndo, • Uo§o

X ,..., "' · . . . . . . . Ing.

.t O, ~ ...., " , EB . . • • giu. Il

4

TENENTI COLONNELLI dal n. 1 al n. •

·

18. t:l.Ji ~brini nolJ. Francuco, tJ U .§-

1882 1

4 , ~ ,..., " "· . . . . . giu.

t5, 11.3i Violini Ma>·co, •

U ,~, 0 0 O

d:ol 11. 3 al n. <l 20. 8.31 Caha$"Ì /'i•t ,-n, tf* oi}o ~- ~ "

l 1

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®, ~ " " " . . . . . . ;:iu.

'.19

1890

• . • • • • ma!!. 31

1893 l . l':! .':!ts (;ro$Si Fllipf>O, •

U 'Su, X ". dic. l i


(Segue) UPPICIALI lllliOICI CII li: CUIISKftV ANO IL GRADO 8 L' U;li<rOftVR

dal o. t al o. •

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dal n. ~ al n. ••

18. 7.~8 Mariano hfatn·l : l o, . -§>, 'B' ......

1895

X ""· . . . . . . . . mar. t! !15. 8.39 Cita no a P, rlli 11antln, +o. X., '', ~ , . . . . . . . mar. 1!1 1896

'*'·

t.I!.SS Serrati GwMilltl , • c§>. X " " 13.1! .38 '\luzzioli no'UI I), x .. "'". Id. " " . . . . . . . . . . mar. t! t5 8.38 Ricu Anlonin, •§', X ...... • " · ,:i u. 4 1900 4.10 39 RoYati Franct<cto, •§• <!,, X .. " id. 6.1t.38 Di Domenico .\'lcola, ·~ et . . )!iu. 3

1903 C >§>,

8. 3. \O Lombard o Anllmlo, • ~ .._., re, ~-

.

.

.

•

•

. ma r. t9

8. 3.40 Romano (iiuuppe, ~ . . . . 5. 8.&0 Oor ghesi G1vl n111J. •?.•. X ...., "• ~ . . . . . . . . . .

l• l. td .

MAGGIORI dal n. a.a a l n . .aJ

dal n. l al n. aa

1886

e +.

l 3.1Uj Gaoberti Giooanni, X" lu~. 4 ~. U 5 Serug hi Aug usto, c§o, X • •• . no''· l ò 8. 1.38 PeriJio F •·anceun,

e , U ~.

x ..... . .... .

1887

. &J!O.

1893

t .l0.33 Fantolini Ocl()lll'cln, X ..

D"''' e•ticn,

'!3. 6.3! Papotti

x ..... .. .

. d·~. 17 l "'!t'.

*

• Oli .

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1 89:-•

. mar. l i 1 891 l.t0.3l Pisano RnfCo, X .. id . . nov. '! 17. &.35 Bruno l'i•um;,., >§o, X " " ~0. 6.34 Verd uzio l'i~trm;ll, §-, X " . hl. id . 5.1f.3l Roma Ft1·di nanlln. ~. X " 7. 8. 36 Foggetta Giuse,Jpe, @, X .. . i•l. " .11.35 ~lalocchl Tl~i Teo·:o, •2> . . id. , !0. 9.30 Frerejean·JoliiJllts .fll cittlt>,<ff( 1 1892 ~ ~ ., , . . . . . . id. 9. 3.37 Mereu Luigi, •§• O O , X ..~, ! 1. 4. 3G Campoli Ale.«cuzdl'lo. ~·. X ,..., ~. 1.34 Po;:gi Ma1·co, ~.

X.,

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17. 8.3, Ri;::a Mal'i110 . . . . . . . mar . 9 7. 8.:u Porre Aurelln, t§o, dic. 17 '· 4.26 Sam o li11c:enzo, -§o ®· X .. " id. fl. 7.3~ Salta Giu•tPPt, •?o. ~ " .. • id. t i. 5.!5 Ubertis Piet t·o ,;;, '5'<>·.. X" ., lrl. ' 3. 8.3~ Crudelì Giuli~, X ...., " id . 31. 1.31 TagÌie~o Be;·~t·(Ìfl. ·~·. ~ ;. ,; id . ~ 5 · 4.!5 ~('\lett i A»L ilnlo, {'-C,, X "

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8. 8.41 Pasquali~to P~lltgl'imo, ~. ~ " mar. 111 ~9. 0.40 Smurra Pittt·n . . . . . . id. t! . 9.41 Zurletti Prllltt"C8cn, ~. X " . ifl . 4·. 6.41 nroglio Eow icn, •§< d>. ~ ..... . 1·1. IO. 3.53 Cu rzl Decln, $ •2 , ~} irl • 15. 4.U Coruoa Aug"''"· •§• Id. 18.1!.40 01tolo Lu igi , o§> ~. o}

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(Stgru) UHICIALI IIRDICI CB~ COMSBRVAIIO IL GRADO R L' ~IPOIIME

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- - - - -- - -- - -- -- CAPITANI dal n. I l al n. te

ofal n. l a l n. ••

. 876

'.!. 4 31 Cosimato r;iu u ppe, ~'• X "' " mag. 21 !9. 4.40 Basso Ciuaeppt, X .. . l5 . !.'t9 Nizzo li Achi'/Le, '.>e " " "'' 30. 10.~8 Nardone Co ..Co , ~ . . 2. 3.34 01 Benedetto ::itltimio 28. 3.37 Tuccl B1·uuo • .

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1 88 ~

. feb. iO 188 9

. noag. l! 23. 6.40 Aud cnioo Allier·to . . . mar. IO rd. !5. 5.34 Quaranta AyMIIM . . . dic. 15 ili. l 3. 4.35 Bardelli Gto. Boli., O «S>. X ·• id.

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t G.IU9 Uass~i Vinrm ;1, .

1 8 8 2 ! 5. 2.42 Vergani Giovanni, X .. . . . id . . reb. t'! 1891

30. 3.37 Liguori rin ce·~~(l

. dle.

t . 7.3.~ F:~ell! i\'M, il ll.. X * 30. 6.38 Casotti Giovanni, X " '.!. 4.l7 Vtcc hi Fran cesco, X « .

7 17. 2.33 Alessandrini Giambattista X '"' nov.

1886 I O. 3.42 Casaburi f'ranceuo, o§-, X .. . . dic. t9 hl. i ti.

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id.

1 8 93 6. 7.!0 Carparelli lìirueppe 9. 5.36 Jrace Ga!Jrìtlt, X ..

. dic. t7 id.

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1888'!l. ! .3!1 Ronci Md•>

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9


53

RIPARTO OEGLl UFFICIA Ll )IEDICI E DEI FAR)IACISTl ~llUT A lU FRA l DIVERSI COMANDI, CORPI ED UfFICI DEL REGIO ESERCITO

ISPETTORATO DI SANITÀ MILITARE (IN ROM'A). M. G. àl. Randone Giov. Francesco (i.;pettore capo). M. G. M. lmbria<:o Pietro (iS IJettore). M. G. Al. Ferrero di Cavallerleone Lutgi (itl.). Col. M. Sforza Claudio (id.) . Col. M. Caporaso L11igi (segretari o). C. F. l. Poozi Erasmo {ispettore). M. M. Grieco Giuseppe {addetto). M. M. Lhi Ridol{o. (in.). C. M.:.>\ ltobelli A/berlo (id.). C. li. S.:araoo Luigi. (id.). F. C. Coccone Jl!aggiori no (id.). COJI A:o\DATO

T. M. Casarloi A•·lu·ro (o. Ra venna).

DIREZ IONE DELLA SCUOLA D'APPLICAZIONE DI SAliTA' MIUTARE (IN FIIIENZE). Col. M. Morino Domeni co (direttore). T. C. M. Blma Maurizio (Vice direttore) (pro fessore titolare). M. M. Buonomo Lorenzo (professore titolare) M. M. Testi Francesco (id.). Id. M. Trombeua Edmondo (id.). C. M. Marrocco Achille (ld.l. C. M. Ostino Giov(mni (id.). T. M. Rizzoti Giuuppe (assistente ordinano). T. M. Sa beli i co Urba110 (id .). T. M. luccari Federico (Id.). T. M. Ferrarj-Lelli Francesco (ICI.). T. M. T. Al. Santa Maria A lberto {id.). T. M. Cotugoo Pieh·o (id.). T. Jd. Balla Alberto (id .). COIIANDA T I

T. M. Corradi ,Vuma (6 alp.) (assistente ~traord .) T. llf. Monaco Al'luro (73 faot.) (id.). T. M. Gallia Amelio (cav. Caserta) {id.). T. M. ~lodesUni Paolo (l art. eamp.) id.). J

l

.o\DBREVI.\ZIOi'il. -

M. G. M., maggior generale medico -

Col. M., colonnello medico -

T. C. M., tenente colonnello medico - M. M., maggiore medico - C. M.. capitano me•lico -

T. M., tenente medico -s. T. llf., sottote.nente medico - s. T. M. C.. sottotancn te med ico <li com· Plemento- C. F. I., chimico farmacista ispettore-C. F. o., chimico farmacista direttore- F. C. .tar '"'1s l a capo. - F., far macista. - +, Ahlt:ulle maggiore in t•.- -,Aiutante maggio · re'" · "• • ·

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\Segue) RIPARTO DBGLI UPPICIALI liEDICI, ECC.

MINISTERO DELLA GUERRA (IN ROMA).

Segrctariato generale . OinsiOIIt gabiuello mil"lll't. COllA N DATI

c. M. della Valle France~eo (o. di Roma). T. .\1. ~lendcs Uuidò (ò . Hoiila). COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE 1IN ROMA). M. ~1. Orezzl (;iust]!}le. COMANDO DELLA SCUOLA DI GUERRA (IN TORINO) ~1. ~1.

ne Gios••ppe.

COMANDO DELLA SCUOLA D' APPLICAZIONE D'ARTIGLIERIA E GENIO (IN TORINO). •:. M. f'arioa Giuseppe.

COMANDO DELL 'ACCADEMIA MILITARE (IN TORINO).

C. ~1. Rossinì Tommaso. COMANDO DELLA SCUOLA MILITARE. (IN MODENA). C. )1. T1 evi.;an Eugmio.

COMANDO DELLA SCUOLA C.ENTRALE DI TIRO DI FANTERIA (IN PARMA).

C. M. Longari llodot{o. COMANDO DELLA SCUOLA DI CAVALLERIA (I N PIIIEROLOJ. C. M. Garneri B~trtolomeo.

T. )1. Be;so Eugenio A/urio. COMANDO DEGLI STABILIMENTI MILITARI DI PENA (IN GAETA ). t• lleclusorio (llt Peschiera).

T. ~1. 2° /leciii.Sorio (itt Gneto). T. ~1. Grassi filuseppe. Cw·cere milil(tre (in .Yapoli). T. )1. Cerza Frimcescu.

COUEGI MILITARI

C. M. ~arinì Pio (lloma). T. )1. Tosti Domm ico (l'ia(JOii).


(Segue) RIPARTO DEGLI UfFICIALI li.RDICI, !!CC.

LEGIONE ALLIEVI CARABINIERI (IN ROMA) C. M. Corbi Edoa1·do. T. M. Simeoni Aleuand,·o. LEGIOIIE CARABINIERI CAGLIARI COli.ANDATO

T. M. Oemurtas Cornelio (o. Cagliari).

REGGIMENTI DI FANTERIA. 1 gra11atitri (in Roma). C. M. Trevlsaui Gaetano. T. M. Faleetli Pietro. T. M. Do Berardinis Luigi.

S. T. M. S. T. M. C. Fragale Vì11cenzo. 2 granatieri (in Roma).

C. M. Passarella llgo. T. M.

S. T. M. Lapponi Guido. S. T. M. C. Aeeorlntl VinctiiZO. 1 fanteria (in Verona) C. M. Marini Emilio Paolo. S. T. M. C. 2 fanteria (In Vtl'OIW).

C. M. Soggio Antonio. S. T. M. Quaglio Celio.

s. T. M. C. Sicoli Francesco. 3 fanteria tin Pistoia}.

C. M. Leurini Fra11ce.!cO. S. T. M. C. Benti Fm-io. 4 fanteria (In Firenze).

C. M. T. M. Pignatelli Pitippo. S. T. M. Bini Guido.

S. T . M. C. 5 fanteria (in Ascoli Piceno).

C. M.

·r. M. Pomponi Enrico. S. T. M. C. de Marco Adolfo. 6 fanteria (in Chieh)

C. M. Farroni E11rico (com. o. Roma ). T. ~f. S. T. M.

c. Tozzi Carmine.

7 fanteria (in Potenza). C. 1\1. Marcon e S~(an{).

T . M. Mattia tflichele.

S. T. M. C. De Chirico Carmine. 8 fanleria (in Nocera lnfel·iort).

C. M. Tempesta Cottanzo. s. T. M. C. Ru g giero Andrta. 9 fatlteria (in Siena).

C. l! . Rugani L~igi. S. T. M. c. Bruni ,vicola.


CSfQUt) RIPARTO OBGLI UFPICIALI IIEDICI, ECC .

10 fanlerta (i n Livorno).

----------------

C. M. Audreinl Alfr edo. S. T. M. C. Mariani AthUo. 1t (materia (in ScllPrtHI ).

C. M. Gualdi Carlo ccom. o. Napoli). S. T. li. C. Sarno Nccola. lP fanteria (in Salerno).

C. M. Rorn1no Bnrico. S. T. l!. C. F'ahio Ra/Taelt. 13 (artteria (in Padova) .

C. l\1. Pizzocolo Og~tib~ Pttolo. S. T. M. C. Slnjtlitico Giuseppe, 14 fanteria (i11 Padova)

C. M. Co~l4 Emilio.

S. T. M. C. Zan•lla Pietro. S. T. M. r.

t !i (ollttrta (in Gmora)

C. M. Gri~oni Giovanni. S. T. M. C Oi Pao la IJomeni co.

S. T. 111. C. t G fanteria (il~ Savona).

C. M. Catt:ual Corio. S. T. M C. Colombo Bttore. 17 fa nteria (In Spnio). C. M. Franchi L~&igi. T. M. S. T. M. C. ldareinnò Git&stppa. 18 fanteria (In Pitfl).

C. M. T. M. FiorPnllni Bm.ilio. S. T. M. C. Giorl(i Giorgio. . 111 fanteria (in. .VaJl(lli).

C. M. ~lira;:rlia Eustacchio. T . M. PaJla le Ranitro.

S. T. M. C. ChiaJ•pazzo Luigi. S. T. M. C. S. T. M. r. Palombo Tomma•o. ~o fanteria (i11

Napoli) .

C. M. Scalese Giorgi o. T . l\1. v~rehionc Adolfo.

S. T. M. C. S. T. M. C. la rolla Gi~&lio. S. T . M. C. 21 {aniPria (in .flonltleont).

C. M. Paltulerl Rotroelr. S. T. ~1. C. llurnz:ano 1'111cc•a:o. 22 {a•tlt·da (In Reggio Calabt·la). C. M nomeo Prancesc(l. S. T. M. C. Mo7.zone Amitto. S. T. M. C 23 f <nllt ria (in Tmt" lll i). C. M. Doria Ro1arl0. T. llt. Seoto Filipponerl. S. T. }1. C. Castelli Agostino.

l


(Segue) ft iPAI\TO DKOLI UFFICIALI IUDICI , E.:C. 24 (anurliJ (In P<l ltr·mo).

c. !ol. Grado Paolo. T. !ol. lbncuso Ro~rlo. s. T. H. c. Mamo Marcello. !a f anteria (in Torirlj)),

c. .v. CaUni Alpino/o. s. T. 111. c. Fino Domenico. S. T. li. C. ~6 fanteria (in

Torino).

C. M. Nota Cdio.

s. T. ~- c. Rasero Rlecardo. S. T. M. C. 21 (anltrl a (in f1nnze). C. M. Cablbbe Felice.

T. M. " lronzo Luigi.

S. T. M. r.. Oe Marzo Vin cenzo. 28 (anted a (in Firt tue).

C. M. Martoccht Fabio. S. T. M. C. Magrinl Domeni co. S. T. M. C. 20 (all ltt·i a (lll Milano) .

C. M. Oel Rello Antonio. S. T. M. C. lndellicatl Oronzo. S. T. M. C. 31J fanteria (In Milano). C. M. .\j roldi Ltllqi. S. T. M. C. Mazzollo Quinto. S. T. li. C. 81 (anleria (in Fona110). C. M. Pasino Bllgl o. S. T. M. C. Leo Cltmtntt. 32 f anter ia (i n Cuneo). C. M. Liltardi Ni colao. S. T. M. C. Ricr.io Coamo •

•98 fa n/trl(l (in Glr gmll) . C. M. Resttvo-Pantal one Glllatppe. T. M. A lessanrtrello Glooannl . S. T. M. C. lll Cristi na Nun zi o. S. T. M. C.

34 (arller·i a (in Palermo).

C. M. Gcrbald i Gio oanni. S. T. M. C. Siracusa G11gUelm o. S. T. M. C.

3 5 fa nter i a (in Bol ogna).

C. M. lhsserotti -Bcnven utt Gluaeppe . S. T. M. C. GtatTuso Gtltloldo. 36 (a uteraa (in Moden a).

~· M. Pastorello Liborlo. S. T. M. Severi Luig i.

37 fanteria (In Jllanl oua).

C. M. Reale Yincerazo. S. T. M. C. Cil<lrella Domet1i co. S. 't. W. C.

57


58

(Segue) IIIPA.RTO DJ:GLI OFFICIALI llEDICI, BCC. 31! (a111~ria (i11 Ma11tvva}.

C. M. Gaggia Mat·io. S. T. ~1. C. Soriano Forhmalo. 39 fanteria (i11 Aquila).

C. M. Marri Bzio (com. o. Torino). S. T. M. C. Pntaturo Nicola. 40 fanteria (an Foggia).

c. li. Paschetto Ferdinando. T. ~1. di Lallo Carmine. S. T. M. C. Colittl Silvio. 41 fanteria (in Gada).

C. ~\1. Gaeta Attlo nio. S. T. M. C. Add obbati Amedeo. 42 fanteria (i11 Caserta).

c. li.

l

l

S. T. Al. C. Di Geronimo Pt'ancuco. 43 fanterie' (in Part1la).

C. M. Aruno Francesco. S. T. M. C. Morosinl Giacomo. 44 fanteria (in l'arma).

C. M. Castoldi Ettore. S. T. M. C. Emauuelli Paolo. 45 fanteria (in Napoli}.

C. M. Cantella Maria110. S. T. M. C. Sferrazzo Piladel{iu. S. T. M. C. 46 (anterkl (in Napoli).

C. M. Fortunato Carlo. T. )1. Palumbc. l.uioi. S. T. M. C. S. T. M. C. 47 (an.leria (irL Roma).

C. M. Oasi ti Andrea. T. ~1. Oiolchini fl'ra11cescr1. T. .\1. lannizzotto Carmelo. S. T. M. C. S. T. M. C. 48 (anleria (in Roma).

C. M. Giutrrida Luigi. T. M. Balestra Dumo. T. M. Pazzi Bnnanno. s. T. li. C. Toscano Pietro.

S. T. M. C. 49 (anleria (in Piact!Ua).

C. M. Pizzocaro Clemente. S. T. !l. C. Poggi-Longostreve Gitt$eppe. S. T. &1. C. 50 fnnltl'ia (ila Piacenza:).

C. M. S. T. ~1. C. Ramusa ni Fro.nctiCO. S. T. ~1. C. SJlaragana Vìnct!IZO,

ll


I StQIIt) IIIPAI\'10 DEGLI UFFICIALI IIIDICI, I!CC. SI fanteria (In Perugia). C. M. Lanza Tom moso (co m. o. Torino) S. T. :11. C. Carotenuto Nicola. 52 (auteria (lta Spoleto). C. M. Corradi Angtlo. S. T. M. C. Procacci Enl'ico. 53 (MIIcrw (in l't retlll).

C. M. Sguaui Vittorio . S. T. M. C. Fenini Guido. 5·1 (ault>riCI (i" l crtCI).

C. M. Tosio GIU$rppe. S. T. M. C. Mineo Bartol•>meo. ss (au/trla (ili Rtggio Emilia).

c. M. Faldeiln Pitlro. S. T. Al . C. 56.' fanteria (in Cremona). C. M. Abelli VII/orio. S. T. Al. C. Genovesi Federico. 5 i fanleri4 (irl Sauan).

C. M. Crispo libclldo. S. T. M. Casella Dante. 5 8 fanteria (in Cag/ian).

C. M. Gasole /Ial o. S. T. Al. Deiaoa Orme S. T. M. C. Sohnas Stbaali4no. 59 fanteria (in. Torino).

C. M. J.uciaoì /,a uinlo. S. T. M. C. Pasco Giovanni . CO fanleria (In 7oritl ~).

C. Jot. Pelrone Andrea. S. T. M. C. 1\lusotto Anl onio. 61 fanteria (In l'or li).

C. lll. Santin i Ftdtrico.

S. T. !1. C. Zinni Michel e. 62 (anleria (in Rimini). C. .W. Sticco Antonio. S. T. M. C. ltlarlnosei Angt/o. 63 (anleda (in Novi Lfgurt).

C. M. Canegallo Lorenzo. S. T. M. c. Vacca Glustppe. 64 fanteria (fil Tortona).

C. :11. BoiLieri Roberto. S. T. M. C. Betra Glmeppe. 65 (anlerla (In Como).

C. W. Paltrioierl Umbef"lo. S. T. M. C. Raoaldi Diomtdt 66 fanteria (in Milano). C. 111. Brivio P'rancuco. S. T. M. r.. La \·m a Girl)lamo.

59


(Stgt«!) RIPARTO DEGLI UPPICIALI IIEDICI, &CC.

60

67 (allleria (in 'l'reviao). C. M. Cuoco Luigi.

S. T. M. C. Panella EmUlo. 6$ (atlltr ia (in n rtltmo). C. M. Procacci Arlt~ro. T. M. Croceo .Amedto.

s.

c.

69 (rwleria (i n Cutna).

C. M. Coppola Ni1ota (com. o. Roma). S. T. M. C. Girardi Francuco. 10 fanteria {in Ravenna).

C. W. Rivalta llaf(aele. S. T. M. c. Moresco .Rizzoltno. 71 (a ultria ( ill Aleuandria)

C. M. Boggio-Lera Gabritl,. S. T. M. C. Barbieri Giovcanni. S. T. M. C. 7 2 fanteria (in Aleuandri a)

C. M. Garau Pietro. S. T. M. C. Carie Carlo. 73 (q,nteri"' (in Bergamo),

C. M. T..li. Satta-PuleUo Salvator e.

S. T. Id. Monaco Arluro (com. se. ap. san.) S T . M. (.. Calderoli Giuu ppt. 74 (cwltria (in Brescia).

C. M. La Ca va lgna zio. S. T. M. C. Saladioi .dnlonitao. 15 (anuria (in Genova).

c. M. Cimino Pra••ce1co. S. T. M.. C. Colombatolll Cesare. 76 (anler~a (in Genova).

C. W. Aonioo Beniamino. S. T. M. C. Evangelisti ~llppo. 77 (cmleria (i u Brà j.

C. M. Coda Carlo. S. T. M. C. 7 8 fanteria (&n Alba).

C. M. Dabbene Filippo. S. T. M. c. GalJrloll Giuseppe. 79 (allltria (in l/dlnt ).

C. M. Chelescill Camlllo. (Creta) T. M. Zanottlni Primo. S. T. M. C. Padovnn 6iuaep]Je. S. T. M. C. 80 (anltria {in l'tnt;.ia).

C. M. Ouccfl!clu .Uodello. S. T. M. c. Polccnago Pietro. 81 (tmle•·ia (i u Ancona).

C. M. 1-'erro-Luz1.i .IJanimi/wno. S. T. li. C. Mor~aule Lutgi.


(Segue) RIPARTO DIIGLI UPPICIALI IIIEDICI, SCC. 82 fanteria {lt~ Fano) .

C. M. Damiano iVicola . S. T. M. C. Salbltaoo Luigi. 83 fanteria (in .llt u ina).

c. ~1. Simoni Giwtppt. T. M. Area risi Gfmeppe. s. T. M. C. Coppolino Carlo. 84 fanteria (in Ca tam !l}.

C. M. T. M. Barbaro Nicolò. S. T. M. C. Gallo Arturo. S. T. M. C. Greco 1Yalate. 85 fanteria (it~ Novara).

C. M. Pellerino Anàrta. S. T. M. C. Stancapiano Ro1ario. 86 fanteria (In Novat•n).

C. M. La Cascia Salvatore. S. T. M. C. De Horatiis fiiu1rppe. 81 fanteria (itt Bari}. C. Y. Santoro Giuteppe. S. T. M. C. Pappagallo st,(cm o.

88 fanteria (in Bari).

C. M. De Sarto Bugenio (com. 7 art.).

S. T. M. C. D"AloJa Nico/(1. 89 fanteria (in Mtuina). C. M. Visalli Paolo. T. M. Longo Orazio. S. T. M. C. Crisafulli Antonino.

90 fanteria (in S1rae~ua}.

C. M. Vinci Angelo. S. T. M. C. Dell'Aria Carmelo. 91 fanteria (in C1vltavuchla}.

C. M. Ronga Vitlcenzo. S. T. M. C. Sciolette Lu't/i. 92 (anlr.ria (in r i!crbo}. C. M. Fanchiotti Eugeni o (com. o. Torino). T. Y. Messineo Giweppe. S. T. M. C. Di Blasio AtlfOn io. S. T. M. C. 93 fanteria (in Lecce). C. M. Dc Giorgi BeniamiriO. S. T. M. C. Argentina Ga1pare. 9 1 (<mleria (it~ Ca tan:m·o).

C. li. lnfellsc GIWtppe. S. T. ~1. C. Principato France<-.antonio.

REGGIMENTI DI BERSAGLIERI. 1 bersaglir;rl (in Torino). C. ~1. Dono Giovat~nl. T. M. GroJSO Vittor io. S. T. ~1. C. Duse Antoni o.

6t


(.Segue) RIPARTO DI GLI UPPICIALI IIIEOICI, RCC. 2 btr&aglieri (In Livorno).

C. M. Chini Gatlano. S. T. M. Basso ErrmntDIId.o. 3 bersaglieri (in Roma).

C. M. Tobia Arturo. T. M. FaragglaM Prancuco. S. T. M. C. Curcio Savm·l o. 4 be~·saDiieri (in San Rtmo)

c. ... T. M. Passera Brcole. S. T. M. C. Vico Gerolamo. 5 ber·soglieri /In Bologna).

C. M. T. M. Rizi LlliDi. S. T. M. C. l\larotta Gael1mo. 6 bersaglieri (Ili Ancona ).

C. M. Cotelessa Al(or~o. S. T. M. C. SalveU Carlo. 7 bersaDiieri (in Milan o). C. M. Vespasiano Domtnico.

T. ~1. S. T. M. C. 8 ber~aglierl (In Palermo).

C. M. Licastro Giustppe. T. M. Giordano Giuseppe. S. T. M. C.

9 ber·saglieri (In Napoli). C. M. l.a Grottuia Pasquale. T. M. Rinaldi Ono(rio.

S. T. M. C. Giorgio ~larrano 1\'icola.

tO bersaglieri (111 VerOtla).

C. M. Oenati Al(o•uo. S. T. M. C. lacohellis Agollino. ft btt·saglieri (ili Asti).

C. M. lacono France~Co. S. T. M. C. ltlell Yincenzo. t 2 btr·saglierl (in /Jrescia)

C. l\1. Costa Quinto. S. T. M. C. Torrlg1ani Camillo.

.. REGGIMENTI ALPINI. 1 alpini (in dfond.noi).

C. ~1. Sciavo J.tLi(Jì. T. l\1. llaudìwme Giovamaf. 'f. ~1. Ajm one Alodesto. 2 alpini {in C11nto\.

C. ~1. llcrr:~ria f.ir,rann i. $ . T. ~1. l.ll;cratl Luca. S. T. M. M:at .. zzl Scafa Guglielmo.


(Stgut) RIPARTO DBOLI OPP ICU.LI ldDICJ, ECC. 3 alpini {ìr& Torino). C. :11. Rostagno Gìtueppe. T. M. ~arengo Lormzo.

T. M. De Anselìs G.ulavo. 4 alpini (In l vrta).

C. M. !'\egro Emulo.

T. 111. Gillone Carlo. S. T. li. Florro Jllchetc. 5 alpini (in Milano).

C. M. Mombello Brneslo. T. M. Tempesta Francesco. T. M. Cutelnovi Loaovlco. S. T. Al. LioUa Giu1eppe. 6 alpini (In Vtrona).

C. Al. Pavia CaUman T. M. Silingardi Slanfllao. T. ~. Corradl Numa {çom. S~. ap. san.). 7 alpina (in Conegliano).

C. 111. Margotta C~1are. 'T. M. !losco Pidro. T. M. Triulzi Gfad'RIO. IEGGIMEJITI DI CAYALU!IUA. Nizza cav. (1) (in Milano).

-c. M. Massa rotti GiuHPfle. T. M. Tedde Giuseppe. S. T. ~1. C. Resegottl Enrico

Piemonte Reale cav. (!') (in Brescia). C. M. T. .Y. Mooa Pietr·o S. T. ~. C. NicoletU Calogtro. Savoia cav. (S) (ira FirenJe). C. M. Nardini Giulio. T. M. Ter ra-Abrami Gtu1eppe. S. T. M. C. Tagliarerri Bllore. Genova cav. (4) (In Padova

C. !d. \'alerio Giuseppe. T. M. Ferrari PWro. S. T. .\1. C. Matera Giuseppe.

l.arlcitri di Novara (5) (in Vercelli).

C. M. Vardeu B/ldo. T. M. Ghldoli lillrico S. T. M. C. Boroaoclnl Vincenzo. Lancierl di Aosla (6) (in Nola).

C. M. De Stephanis Gi1lseppe. T. Y. Napolitani JfelchWr-re. S. T. !1. C. Pesce Plllro. Lancieri di Milano (7) (in Savigliano). C. li. ùlivarl Pietro. T. M. Righi Alberto. S. T. M. C Ye\orio Salvatore.

63


(Segue) IIIPARTO DEGLI UFFICIALI IIBDICI 1 BCC.

L anciel'i di ,!/ antebello (8) (in Vicenza).

C. l i . Bernuccl Rodol(o. S. T. M. C. Righetto Gioaccltilla. Lancieri di F'ir·e11ze {9) (in S. M. Capua Vetere).

C. M. De Rosa Jlichelf.. T. M. Picono Bartolomeo. S. T. M. C. Casta Id o Francesco. Lar~eieri di rlttor·io Ematu,ele Il (tO)(in Parma).

C. M. Marsanich Ar turo. T. M. F:"\Jchl ~uigi no.

S. T. M. C. Giord., ni Giuseppe. Cavallegg. di F<Jggi a {ti) (in Napoli). C. M. Sehastianelti Girm Git~seppe. T. M. D'Elia Anlo>un. S. T. M. C.

Ca11alltgg. di Saluzzo ( 12 ) (in BologM).

C. M. Grillo Ettore. T. M. Frig ier1 Giovatwi.

S. T. M. C. Pa~ani ni l'lilliO. Cavaltegg. di .1/on(e r·mto (t8) (in Lodi).

C. M. Sanoa Allìlio.

s. T. M. c. Salvaucschi Bmilw. Cavalltgg. di AlusaJUh·ia (14) (in Sa l uzzo).

C. M. Gala sso Antonio. S. T. M. C. Cavatlegg. di Lodi (15) ( in Aver sa). C. M. Ru ta Sebartitmo. T. M.

S. T. M. C. Campanile L uigi. Cavallegg. di Lucca (16) (in Lucca).

C. M. lìalvag no Teotlf~lo. T. M.

S. T. M. C. Bottari A11guslo. Cavallegg. di Casrr·ta (17) (in 7 ol'irto). C. M. Cottafava Eurico.

S. T. M. Gallia Anulio (corn. Se. ap. san.) S. T. M. Saìja Paolo. Cavallegg. di Piacenza (18) {in VerotJa).

C. M. Zor7.oli Giovmmi Enri co Ll4igi. S. T. M. C. Ct•rtolar i P.nt'ico. Ca valleggeri Guide (19) (in Milmw).

C. M. Annaratone Car lo (com. o. Fire nze) . T. M. Zara Silvio. 5 T. i\1. C. Berrelta Carlo. fAtvallfgg . di Roma (!>O) (in Voghera).

c. M. Maglìoli Ar11onw. S. T. M. c. Di Fazìo L odovìco. Cavallego. di l'udova ( l?f) { m Gaserla}.

C. M. T . M. Pomìni Guido. S. T. ~I. C. Petitto .A.nlutlio.


(Stqut) All'ARTO DEGLI UIPIC IAI.I liBDICI, RCC.

Qloolltqg. di C4tania (22) (ili Fat n &a). C. M. Stefano Umbwto. S. T. M. C. Suglla Mìcl1tlt. Cnoallti/Otri Umberto l (28) (ìlt Roma).

C. &1. De Maria Ni ccolo. T. M. Ten toni Rotrcutt. T. M. Seia Giacomo. S. T. Y. C. Bobino Gatlano. Caoollegg. dì Hcen:a (2 1) (ili Vdint). C. ~1. Ros:~i Gatlano. S. T. M. C. Cilento Salvatore.

RE8CIMEIITI ARTIGLIERIA Ol ClMPlQIIl.

t artigtùria da camgogna (h1 Foligno). C. :V. Bastlanelll Umberto. T. Al. Alode.stini Paolo <•.om. se. ap. san.).

2 ar tiglieria da campagna (in Pesaro). C. M. Donini Gì11uppe. T. :V. Serio Vito M col<•. 3 artiglieria da campagna (in Bologna). C. W. Ne~roni Antoniot T. Al. Ugolini Gitueppe. 4 artìgluria da cmnpllgua (i n Cremona).

C. ~1 . Coss o Alberto. T. li. Columba Celare. 5 artiglierm da campagn~& (in \'e~u.ria El.).

C. li. Brignone Ferài11anclo. T. .Y. Matuccl Giu1epp~. c artiglieria da ca mpctQita (i11 \'igevonv).

C. li. Valle Angelo.

T. ~1. 7 artiglier ia da campagnn (in Pisa) .

C. ~1. Maggesi Tommruo. 1'. M. Pierucci Gotrred o. COIUM OATO

C. :\1. De Sar lo Eugenio (88 faot .). 8 artiglieria da cmnpagna (i 11 Vero11a ).

C. )f. Tomba Gi uuppe. T. M. ~lagninl Gtremifl. !) cu·tigti.eria d 11 ca mpugtw

(ltl Pavia).

C. l!. Ferleri~i Pi1tro. $. T. l i . Tallarico Gi 14&eppe. to arliglieria cù1 C(l m pagnu (in C!lSer ltt ).

C. li. Cutri F erdina11do. T. )J. D' Aloia Giovttnni . ft nrltglieria da campagn a (in Alew mdrìtt).

t:. )1. Sandrctti Btwico. T. )f. )lontanari Alli/io. :';

G5


(Segue} RIPARTO DIIGIJ IJ,IC14~1 MEDICI, ECC.

66

12 arligliel"ia da campag•~a (in Capua}. C. M. Magnell.a Ferdit1andc . T. M. l\larcone Sle(ano . T. M. della Cioppa Angelo. S. T. \1. Risicn to Bmamu:le. 13 artiglieria da campagna (h1 Roma).

C. M. 'lirgallita Afario. T. M. T. M. C1sali Pietro. 14 at·tigUeria da catnpag11a (in Ferrar a).

C. M. Vinci Francesco. T. M. Giannelll Atusatldro . 15 at'liglitria da campagna (i" Reggio B.).

C. M. Riva Antonio. T. /Il. Senni·Burattl Ugo. fG arligUerla da campagna (in Brescia).

C. M. Fattori Giovatmi. T. M. Gherardl Gw. Battista. 17 artiglieria da campag11a (in Novara).

C. M. Grotti Carlo. T . M. Righi Alberto. S. T. M. Moogozz1 Umberto. 18 (lrtiglieria da campagna (itt Aqui la}.

C, M. Ceçchettani Domenico. T. M. Rizi Luigi. S. T. M. Chironi Pieh·Q. 19 arliglieda da campagna lill Firenze).

C. M. Mauri Luigi. T. M. Mancini Angela>ltouio !com. o. Roma).

s. T. M, Mif:lil!çç! Giovanni.

20 artiglieria da cam1•aorm ;in Padov11). C. M. Ongaro Giu1eppe. T . M. Amati GiuJeppe.

'

21 artiglieria da campagna (itl Piacttua).

C. M. C\nti Licurgo. T. M..~!bano Luigi. 2 2 artiglieria da campagna (in Palermo).

C. M. Barletta Salvatore. T. M. Piazza Beniamino. 2.1 arti glieria d11 cat~lpagna (in Acqui ).

C. M. Vittadini Camillo. S. T. M. Sav10zzi \'a/edotto. !N artiglieria da campag11a (i11 Napoli}.

C. M. Oe Prisco Luigi T. ~1. Accanlì Mat1o.

REGGIMENTI ARTIGLIERIA DA COSTA. t arltglierìa d11 costa (in Genova). C. M. A u~iello Posq11ale. T. M. Tlorrnso Pietro. !'. T. M. Capparclll rince11 : i uo.

l


(Segue) RIPARTO OBOLI UFFICIALI MBOICI, IICC. 2 arlìglieria da costa (in Spezia). .

C. M. lllartinelli Gi•ueppe. T. M. Molisanl Alft·edo. T. !1. Foce Edgardo. 3 artiglieria da corta (In Meuitla). C. M. Or Cesare Bltuat·do. T. M. Cen·ellera Donal o. 1'. M. ·D'Amore FratiCUCIJ. 1'. M. Cotronei Tommaso . S. T. M. Fiorenza l goozio. BRIGATA ARTIGLIERIA DA COSTA DELLA lSARDEGNA (IN MADDALENA). , T. M. Porru Pietr o. REGGIMENTI ARTIGLIERIA DA FORTEZZA. 1 artiglieria da fortezza (in Torino ).

C. M. SulliotU h'filio. i . M. Bernardi Ltdgi. T. M. ~d~i .!laurizto. 2 arliglieria da (orlezza (ltl Aleuandria).

C. M: Vitullo Giuseppe. T'. M. Grippo Donatanlonio. T. M. eararo Nicola.

~

3 arliglìt ria da fortezza (in . Roma ).

C. M. Virdia 1'onm>aiO. T· M. Imperiali Gi ulio. T. M. Sireei Giuseppe. T. M. Ceratogli TuLiio. T. M. Di Nola Angelo.

REGGIMENTO ARTIGLIERIA A CAVALLO. (IN MILANO) C· M. Zibetti Giuseppe. T. M. Armanii·Ugon Giovanni. ltEGfii.ENTO ARTIGLIERIA DA MONTAGNA UN TORINO). .C. M. Cigliutti Giuseppe. T. M. Rostagno Carlo. T. M. GaiotUno Carlo.

BRIGATA ARTIGLIERIA DA MONTAGNA DEL VENETO (IN CONEGLIANO).

S. T. M. Calò Vittorio. REGGIMENTI GENIO . 1 l)tllif) ( Zapparori) (in

Pavia).

<:. t\1. Moro Tito. S. T . M. Casasco Egidio. 2 Qeni.o (Zappld or i) (in Casale).

C. "1. Foà Teorloro. T. .M. 3 ge11 1o ( T et

{i

·

.

.

egra sh e .• pecwlull) (in Finn :e). C. T M . Bono mi. Gacta>to. • 111· Ger ulli A11ci1·ea.


61(

t.Segue) tllrARTO I)KGLI UPI'ICIALI II&OICI E DBI PARII ACIST I II ILITARI, ECC.

<1 ge11i0 (f>onlieri e l11guttari) (in Piacenza).

C. .\1. Oo1.zi Pieh·o. T. M. 5 ge11io (.llimtiOt'i) (in 1'ol'ino).

C. ~1. 1\it:heri Cm·lo. T. )f. Torchio Ernesto. IJt·igaw (trt'ovieri (in 'l ot·iuo).

T. ~l

nayon Ed m oudo.

DIREZIONI TERRITORIALI DI SANITl MILITARE ED OSPEDALI MILITARI. 01Rf;7.10N8 DI SANITA ' nEl. l CORPO D'ARII ATJ, (l~

TORINO)

Col. ~r. Gozzano Franc~sco (direttore). C. .11. Cusanì Martino. 01pedale principale di Tori no.

T. C. )1. GriJ!gi·Montu Amedeo (o liret tore). )1. M. l\3gnini 1/omolo. M. M. Carta Mantigliu Filippo . .\1. M. Tommasina .~lario. C. ~ . Mo.rino francesco C. M. àlarras Raffaele. T. M. IJalliauo Enea At'htro. T. M. Calendoli Saverio. T. )1. Castigliola Orlando. T . .\l. Ferrabino O!lavio. T. M. )largara Ccsart. T. )1. Bracco Giacom o. T. !Il. Tam Guglielmo. T. ~1. Ocllacltil Giuseppe. • T. ~1 . Lenzi At·mando. F. r.. Gayta Demeh·io. · F'. Ga~!)arì Pio. F. Oorlinetto Qre.lle

+.

f. ·' [tpiotti Fertliurmcto. COIII(UidOiì

C. M. Fanchiotti /iugeuio (9t fant.l

c..\1. Marri H~io C39 ili ).

C. \l. Tonieltì Piel1·o 135 id.). C. M. Lanza 'rommaso (5! td.) l n (ermeria presidia l'io di Pinl t'olo. ,\1. M. Yì:;:liaroli f.u igi, lgtwziiJ, Pcl lel'io. Ospeclale pl'inci7Urle di !Yuvcwa.

T. C..Il. \'erri Luigi (<lirctlure). lìll01·e. C. )l. Fiol'llri Fiot·eruo +. c. )1. Co:nol;l Giulio. c. .\1. Tnuit'tli Pietro (fo m. o . Torin o). T. )1. \ 'i rl(t li Luigi - . T. M. nuro \'incmzo. ::i T. M. Bri:w gli o Snn/i. F. 1:. fran•···s•·oni fiiat(llliO. l'. llolla Ft·ttncesco . / ll(enuet·ia f)'l'tSidim·ifl d '/ vt·ect. ;\1 . ~1. SI <·IT~no ni

c M. T:ll:tl-Z~ II Ì f..'t$111'C,


(Segue) RIPARTO DBGLI UFFICIALI .IIJ!DICI B DBI I!'AR.IIACISTI IIILI T ARI, Et:C. DIRE?.IONB DI SANITA' DBL Il CORPO D1 AR .IIATA (11'1 ALBSSAMDRIA).

Col. li. Bobbio Bl1genio (tlirettore). C. M. castellani Romeo. Otpedale principale di Altuandria.

T. c. M. Cametti Sllvw (tlirett.ore). M. M. Gemelli Cuare. M. M. Sanguinetti Giovanni. C. M. Gassi Franceseo. C. M. Pettlnelii FilomeM (com. o. Torino). C. M. Brunello Augusto, +. T. M. Molinari Narto. T. M. Ricci St1·a{tno. F. C. Abbatl Antonio. F. Forcherio L11igi. bl(trmtria pruidiaria di Quale.

C. M. Palumbo Giuaeppe. ln(erme,·ia pruiàiaria ài Novi Ligur·e.

C. M. Viale Angelo. ln(ermeria presidic1ria di Pavia. Al. Al. Abbate Donato. F. Laurinl Carlo. 01ptàale principale di Savigliatao.

T. C. M. Giuliani FrtJncuco (direttore). M. M. Vìvalda Carlo. M. M. Pagliuzz.l GillCilllo. C. M. Gurgo Achille. C. M. Castello FratUuco. T. M. Barbaro Nicolo. T. M. Castagnone Pietro -. T. M. Costan tinl Giu.seppe. T. M. D'Anna Augmto. S. T. M. Criscione Gaetano. F. C. Rovere Giuseppe. F. Nonls Raffaele. DIRBZIO!I8 Ili S AI'IITA • nBL 111 CORPO D'ARMATA

(UI liii.AI'IOI.

Col. Al. Selìcoroi Carlo (dil·~ttore). C. M. Giana.zza Giuteppe. Ospedale pr·itlcipale ài Milano.

T. C. M. Mangianti Bzio (direttore). M. li. Pìcenì Giulio. M. M. Garabelli Luigi

M. M. Pettinar! .Adriano. C. M. Calegari GiQ. BattWa. C. M. Perego Vilforw. C. M. Fa.zlo Gaetano + . T. M. Sarto Viltoriò. T. M. Trum Bftore. T. M. Gilardonl Bm·lco. F. C. Bolio Giorgio. 11. Corchia Primo . F. Coroelli Corn•llo.

G9


I Stl/ltt) IIIPARTO n&GLJ UfFICIALI III!DICI E 01!1 (IAIIIIACIST I :IIILITAIII, P.C~.

; (l

Uspedute prit~cipale di Brtlcia.

T. C. )1. Pesall ori E(Jidio (<lirettore). ~1. M. Curtì- Pctanl a 1Yicola.

C. :\1. Ce1·aschì Coh1llo +. C. M. Trovaoelli Luigi.

(: M. Gmquinta Sul vCI Ior e. T. M. Mo11a Pietro. T . .\1. Foresti Alberto,-. T. ~1. Secchi France~eu. 1'. C. Mantice Giovanni .

P. Reusi Pìtlro. Inf ermeria p r esidiaria di IJet·ga m o.

C. M. D'Amico Biagio. I>I Rt:Zil) NI! DI SANIT A' IJEL I V COIIPO D'AIIIIATA ( IN GKNOVA).

Cul :\1. Cre ma Gio. Ba llisiCI (direttore). C. M. Oddera Luiyi . Ospedale principale di Genova.

T. C. M. Gan-atù f eltslino (d irettore). )1. M. 13ellia Emilio.

C .\1. Giannini Al(o,uo.

C. M. Cerone Prancerco. +. C. M. Spina Villcw zo (disp. min. fina n ze).

c. M. cannas Nicoto.

T. M. Anza Salt>alor e -. T. M. Au disio Pìeh·o. T. .\1. Lom lln rdo Leonida. T. M. Ferretti Ar r i(lo. T. M. Magnaghi Guido.

F. C. P~;rraro AlmillàlP.. F. Tod erinl Teodo1·o. Ospedale priucipalt di Pia c.enza.

T. C. M. GiufTrecl i Al(redu (di rettore)• .\1. M. Rinnlrli Scipì<me. C. )1. Delmioio Orn~iv . C. ~1. Fantoll r.iutio. S. T. M. Laodriani Rollrrlo. F. 13o7Zo la Bur;e>~io. r . Mii'O II i Romeo. b1(ermeria pr u i dla ria di Cremo11a. M. ~l. ~laggotlA Bdm011do. F. l llcchiuì Anl(mio. UqJedale $U CCU7'$<Jle dì Parma .

)1 . M. Gambino r.aetan o (direttore).

1:. ~l. Giani Pietro.

T. )1. Tirelli Elio -. F. l~ mfTredi Gluffretl o. F. Pe rou a Cinsi t i oo. I>I HE Y. I•l lill

IJI ~A ii i T A ' llBL V CORI'O D'AAIIATA ( IN VKRONA) .

Co l. .\1. Rosanl go Alberto (direttore). 1;. M. Oarra Vìtlodo. O.speda le prillcipale dì Ver011a. T. C. ~l. Orlandi Giovmmi (diretto re). : M. ~l. Oernucci Giova un i. M• .\1 .


(St!Jut) fiiPARTO DIIGLI lin'ICIALI llBDtCI K DEl PARMACISTI liiLITARI 1 ECO:.

C. M. Gagliano Francuco. C. li. O~t0 iano Giouarmi, +. C. )1 . Schitzi Pietro. T. li. Romelll Prancuco. T. M. Surdl Dommico, - . T. }1. Gaua Alwandro. F. C. Amoroso Vìnan::o. f . )lartinl Giovanm. F. Del Piero Gio. Battista. F. Pagnello Alfredo. Ospedale succur·1alt tU Mmllovr•.

li. M. Gelmelti .4t1uro (direttore). l:. )1. llcnincasa Hncen::o. S. T. li. Mlgnncca Pietro. F. Dolrlt•inl Fedele. F. Gerolno l'rttorlo.

O•pcdalt principale at Pad oça. T. C. M. Barbatelli Bltore (direttore). M. M. Vlcedomioi Matleo. !1. M. Vigorelli Achille. C. M. Nodarl Pietro, +. C. 111. Calore Giova,.nl. T. M. Zumpetla Glwuppe, -. T. 111. Scarzella Michele. ~- C. Fabris Rtccardo. F. Albertl Egidio. Coniandolo. C. M. Sagginl Evarulo (O. Bologna). ln(tr·merla pruldiarla cfl Trevil<1.

)J. ~1. Fa brls Domenico. OIRE'tiONE 01

S Af'UT A' tJSL VI COBPO

u• A f\ MAT A

(Ire 80LOG,A).

Col. M. Mas~a Giul'fiPt (11irettore). C. M. Monelli Bnusto. 01pedc11e principale di Bologna. T. C. M. Minrci EIJfltnìo (direttore).

li M. PrcSMeco Pa1quale. li. :\1. Ile Virgrllis Ratraele. M. M. Trovnnelli Edoardo. C. M. Fulloni Adeodalo, C. li. Vasili cO Giweppe. C. li. S,1ggini F.11arlsto (com. o. Pado,a). T. M. Samperl GatJano. T. M. Permetta Mario (Creta). S. T. M. 00 Napoli Anlonio S. T. M. C. Cos~ntìno AniOJ&io. P. C. Garnelulli Federico.

+·

P. Coscera J\'komed.e. F. Vaccaro Francuco. Ospedale principale di Venezia.

T. C. M. Vallicelli Antonio (direttore). M. M. Carbone Bruno. C. Y. ~rch!l-51\ t;io J}jjl1a. 10

• . ..., uun enu~l! li

•

C. M. D'Ella Al(MU0•

T. M. Z.~Oiro Alllonino, -.

71


, i ':!

(St{Jllt) RIPAIITC) DIGLI UFFICIALI II~DIOI K DEl Po\RIIACISTI IULITA RI, ECC.

S. T. M. Oclogu GillO. S. T. M. Gn~ogi Snl vat oo·e. F. C. Marini Pidro. f'. Centa Allilio. 0Jpedale $Ueturst•le di Ud , nt. W. M. Malnvasi /ùarico (direttore). 1; . .\1. Loschi Pietr o. T. M. Oe Napoli Ferdinando, - . F. Roberli Gi urtppe. Otpedale principa le di RavA na . T. C. M. Jluglisl Micltelaugclo (direttore). M. M. Rull•i Camillo. C. M. Pelli Vl nUII:'O, + C. M. Troiani Pietro. T. M. Ca~ri ni Arturo (com. isp. san. mil.). F. C. A Jberanl Hm Ilio. Jl . Gherard lni Aldo. DIR&Z ION K 01

S ANI T A' IlE L VII CORPO IJ'ARIIAT A

(111 ANCO NA).

Col. N. Rava b'rnul o (direttore). C. M. Camboul Francuco. Ospedale Jlr inciJJale di Ancoua. T. c. .\1. D' Angel:ontouìo Btlore (direttore). N . M. Poll~tina Uomen~antonlo Badie. M. M. Carcdlla Ft!dt t'lco. c. M. Mela mpo Cii .ue:ppt. C. .\1. llccchione fillore +. C M. '1 . M. Od•ll Oddoue, - . S. T. M. r.onciatore Domeni co. F. C. Pelli zzari Co•·i olann. F. Guerrieri flaffaele. Ospedale prlru:i}l,lle di Ch ieti. T . C. M. Natoli Fr a ncu co (direttore). M. M. Prououo IJmedello. C. M. O'Ritorre Alfredo, + C. M. Picrl(ian oi VIncenzo. T. M. Col ajnnn i Ftderico. S. T. M. llncciante Alfredo. F. C. Natale L uigi . F. Falchi Bmlllo. hl (t r lltt n a pr ttidkt ria di Aquilo . M. M. Tu rsini fi iov. 1')-ancesco. F. Tedeschi Fl'UilCtiCO. l ll(,.m erw pruid.iarkt di Puggìa.

N. Al. Alloa tti Belltdt llo. IJIRBZIOSK IH S A NI T A' Dt:LL' VIII COIIPO D' AftiiATA

( IN PJR IIN7. K).

Col. :\1. nu~'OII~hiatton e AnLunl o (direttore). C. M. Nocell r Oomen~o <ilrmppe. Ospedal e p r i ncipale d i Fi•·t n :e. T. c. ~- n<>oaVOjllia Luigi (llireltore). M. M. M•,scbfoi Enrico. M. M. Farnlli Cdtsllno.

C. M. Samory P o11t1m io.


(SeQtU) RIPARTO DEGLI UFFICIALI liEDIG,I E DEl FARliACISTI IIILITAII I, ECC.

i3

<:. Il. Nied•1u Anl011lu. T. M. Fonajoli Gaetano . T. M. Barile Cerore. T. M. Bracco &loarclo. T. M. \'illasanta Giu1eppe. S. T. M. C. l\fachelll N arlo. fl. C. Fraoclosini Guido.

f'. Rossi Corio. F. Segni .4/au.rizio. fl. Sozzi Filippo.

.•

Comandato

C. M. Annaratooe Caria ~cavali. Guidr) (19). Ospedale principale di Uvo,·rw.

T. C. M. Oe Fal~o Andrea (rllrettore). M. Al. Maugerì Pranceaco. ~t M. Galli Giov. D()fllenico. C. M. Mennella .Arcangelo C. M. Santoro Giuseppe +. T. :\l. Gabri Giuseppe. T. M. Campeggìaol Nauimo. T. M. F. C. Marini fi'rance.co. P. Conii Carlo . ln(trmeria pre&icliaria di Siena.

-c. Y. Mariani Bnrico. DIR!>ZIONE DI

S AN ITA' nEL IX CORPO II'AAliATA (IN ROliA).

-Gol. M. s~iumb<lta Gi uuppe (direttore). C. M. C:.eola Vmce1uo.

Ospedale principale di Roma.

T. r.. M. Parisl F elice (cllrettore). Giovanni.

•'~~· M. Cervignì

M. M. Gerundo Giu.ltano. M. M. GancloiO Giacomo. M. M. Cherubini Giammarooi Orta,do.

·C. M. Della Valle Franr.uco Ccom. Min. guerra). C. M. Pimplnelli Pietro. C. M. Ciaccio .Andrea,

+.

C. M. Santoeci Sle(ano . C. M. Riva Umberto.

C. M. Memmo Giovanni. ·C. M. M:rriotti-Bianehi Gio. Balla. T. M. Cappello Pio. T. M. Falcetti l-uigi. T. M Caecia Filippo. T. M. Paollni .J.aol(o. T. M. Consiglio Plaeioo. T. M. Mancinelli .Annibale. T. M. Frisoni Paolo T. M. Nendes Guido (com. Min. guerra). T. M. Perna An&ed.o. S. T. M. C. Della Cananea Bt1rico. S. T. M. C. Di Grottole Domenico. P. C. Bompiani Ales1muJro.

l


;'4

(St gl(t) IUPARTO HE•.; t.J L"FPIC IALI li ~OI CI E 081 FAR.XACISYI liiLITAfU, RCC.

F. Ft> rrari Uaudlo. F . t;e lli Vìttcettzo. F. Nouis r;e,·olnmo. F. Ge rrutl Jlomolt). f' . l'alladioi ,t/urio. ComanrJali.

C. M. Coppola 1\'icola (69 lant. l. r.. M. f a rroni Enrico (1\ lanl). r.. M. Corbl Edoardo l9t raot.). T. M. Mancini AtlgelanlotiiO (t 9 art).

l n(trmtrin prt$idial'ia di Civ ila vuchla.

c M. Buccino Tobw. Ospedale pt·incipatt di Cagliari.

T. C. )J. Orn'1 natrael t (olirettore). M. M. Falconi Gat~ino.

C. ~1. Mari ni Ernesto.

r:. M. Vonlura /,uigi +. T. ~1. Oemurt.as Cornelio (com. Jeg. carab. gliant. T. )J . Cadelldu AU/ertv. T. M. Ziccarcli Citueppc -. S T. M. Simufn lihaldo. t'. C:. Pigozzo Ft litt. F. ~;nr!co Fr(l)lttsco. /n (tl'mfria p•·tsìdìarltJ dì Saw u·l. C. 11. Car:1 Frauct&co.

Ospttlnl e principale di Perugw.

T. C. )1. Frc~Cnl Arnaldo (direttore). )f. M. Cavicchia FranctiCO.

c. M. Tucci F'ilìppo.

+·

C. N. Gimclli Eugenio, T. M. Macchia llrnesto, - . T. li. Saguulll Ati gallo. F. C. .Yannaiom Giovamti. F. )IU 7.Z10h A IIIOIIÌO.

/n{e•·m eria prt sidiaria di Terni.

C. M. Rossi Al(rt do. T. M. Barzotti Vincenzo. ·r. )1. Piroh Arnt deo (Creta). UIR67.10Jig Ili SANITA' Ot::L X CO RPO D'AIIMATA ( IN !'IAPOLI),

Col. M. De Furia Bllort (direttore).

c. M. :Fusco Emilio.

Ospedale prmelpale di 1\'apvh .

T. C. M. Baldanu Andr ta . ~1. M. Cerlrola t:iuuppe. )1. M. Deg li Uherll t;e,maro. \l. )1. 11art•~ llo Gadau!l.

)1. .\1 ..\ rpa 111/ot·io


(Segue) IIIPAIITO DEGLI tFFICULI IIIDICI S 0&1 FARMACISTI IIILITAIII, Bt:C.

Jl. M. Del \'eccbio Ruogtro.

c. M. 5-llioari Sa lvalore. C. Al. Boccia Salvatore. C. 11. Cairooe Pabrì:;i o. C. M. Loacalzo I'Uo. C. M. Madia Gitueppe. C. M. Malsto Pa1quak +. T. &1. l'ecce Pasqr11ale. l'. M. Sertolt Al{onw. T. .V. lnlante Carlo. T . M. Pennelli Celare. T. M. ::.oprano Edoardo. T. M. NaeeiMone Amleto. T. M. Scalia Ro&ario. T. 11. Wuzet ti Loreto. T. M. Be•acqo& Alfredo. S. T. Jl. C. Tavernese 1\'itodemo. P. C. Bolognini Carlo. F. Bìlulco Aurelio . F. Piraino Sle{ana. P. Giordano r;,lcoenzo. i(À)mandalo

t:. M. a·unldl Ct1rlo (ti rant.). 01ptdale principale di Ca1wla. T. C. M. D'Ajello Jla(fatle (dire ttore). M. M. Testa Pcuquale. M. M. Perassl Gìo11. Antonio.

Al. M. Romano France~eo. C. M. De Simone Ztfirino, +. C. M. De Luca Co1lanUno. T. M. Massari Giuseppe. T. Al. Santomauro Ruggiero. T. M. Barale Felice, - .

F. C. Rosso Enrico. F. Lutrario Giacomo. F• .Nicolal Anoeto.

F. Polo Lorenzo. lll(trmerìa prt$ùlìarìa dì Gatta.

C. M. Solls Andrea. F. Parlsi VlnceiiZO. ln{erme,·ta pruiàiaria di Capua.

C. M. \'erdollva Beniamino. OIPtdale 1lt'itiC' )Jal e di Cava dd Ttrrenì ((n Salerno).

T. C. M. Saviano Raffaele (direttore). M. M. Tallarico BOYii(ado. M. M. Abate Al(on$0,

C. M. Saotoli Emilio. T. M. Volpe Mas::HIJ, -. T. M. C&llendo Drrùo. T. 111. Veoeziale .tl(rtdo. ~·. C. La Rotoncla llatraele.

F. Amaturo A11lonio.

75


(Segue) IIIPABTO DEGLI OPPICIALI lliDJCI E DBI FARliACJSTI .lllLITABI ECC.

i6

DIKEZIONE DI SA NITA' DRLL'X I CORPO D'ARIIATA

(IS BARI) .

Col. M. Susca f>ome11ico (direttore). C. 111. Bonomo ll'icoli?w. O$pedale pritacipak di Bari.

T. C. M. Bile Giovamti. (diretcore). M. M. Laou Emmanuello. M. M. C. M. Criseuoll Nicola. C. M. Di Giacomo Luigi. C. M. Castellano Fedele T. M. Staogarone li'llippo. T. M. Trulti Gabriele, -. T. M. Salvatore Don1enùo. F. C. Meoeghello Giovanni. F. l'ompelaoi Carlo.

+.

b1(ermcria prelld.tarla di /.ecce.

C. M. Ceino Achille. O$p edale principak di CGLanzaro.

T. C. M. Menniti Michele (direttore). M. M. Ci tanna 1\'icolo. C. M. Capobianco Dommicancomo. C. M. cantarora Nicola, T. M. T. M. Vocatoro Getdale. T. M. Casagrandi Glauco . f7. C. Cervellin Anlo11io. F. Ferrara Giuseppe.

+.

lll(et·m eria presidiaril' eU Nonleleone.

C. M. lll(ermeria p1·uidiaria di Ca.tlrovillari. T. M. C.apialbi AIIIOttio. 011\EZIO~ E DI SANITA' IJEL Xli

CORPO D'A.RIIATA

(IN PALRRliO ).

Col. M. Susc.~ Vii~ (direttore). C. .111. Furoò Giacomo. O$pedalt principale d~ Palermo.

T. C. i\l. ·Bernardo Luigi (direttore).

111. M. Vita Gaela•to . M. M. Carino Tomma&lno. M. M. Cipriano Lu igi. C. M. Cristina Caslrewze. C. M. Lo Bianco Luigi. C. M. Grado Paolo. T. M. Llonll Girolamo. T . M. Casapi nta Giova11nl -.

T. Al. Vìola PUtro.

T. M. Cìaurl llosolino. T. M. A m ~nta Attlcmillo. T. M. Cresrimone Rosal'i o. S. T. M. C. Romano Ca millo. F. C. C:trrler Al(ouso. P. t:r 1ql i l'!l"· f'. Com.oli Remo.

-


(St{IUt) RIPA~TO DEGLI I:PFICIA LI IIIDICI Il IlEI FAR.IIACISTI IIILITARI, ECC. lnfe~·meria prtlidicn·ia dì Trapcwi.

C. W. Palermo J>atera Sl41tislao. lnftrmtrio pruidiaria di Girglftli.

C. M. Mleela Sotoatore. O~petlale pri11cipa/e di .!ltJ~illa.

T. C. N. Ra rletta Nicolo (dirctton>). M. M. Sealdara Gimeppe. M. M. Rizzo .1/ichelongtlo. C. M. Cusmano Eurico. C. M. Llcarl rlnun:o. C. M. Pantano A1·turo. T. M. Ouzurdl /,mgi. T. 111. Buda Francuco. T. M. Managlia Glovant~l. T. M. Amato Lib<Jrlo. F. C. Migliardl Domenico. P. Lojacono Potquale. ln(ermeria pruidiaria di Sirocu$0.

l

C. M. Delogu Gaekmo. ln(n·meric• pruidioria di Cata11io.

C. M. llilitello .llmtlio.

FARMACIA CENTRALE MILITARE (IN TORINO). C. F. O. Anlollno Bern ardo (dlr~tlore). F. C. Brero Gi ovanni. F. C. Snla Glaltppt. F. C. De Paoli A uiOniO. 1'. C. Lovadina .l/arco. F. C. Baroni JM.oardo. F. Castellini Glu1t:p11e.

F. Guidi Gio. Batta. F. Marenco Vittorio. P. Marlinottl Carlo (disp . mi11id. Filltm:;e). F. Cornelio J.ulgi. F. Regard Pitlro.

REGI COIIPI DI TRUPPE COLONIALI. t IN ASMARA).

r.. M. ll ozzettì Eli.co (disp. min. Ederi ). C. M. Pace Luigi. T. M. Burntli Arfslide (di~}J. miu. e<l er•). T Al. Polestrn GmseJ!pe. T. M. \'erando Ettor e. T. !d. llartoglio Ferdinando (dllp. mi n. uteri). T. M. Pt>rroni r;iova11r1i . T. M, Puaa•"'•· 't'l G · atlano. , : !li. PlSsamon T. .\1. Mass:t Goffredo.

. min. e31eri). T. M. Stella Vlneeuzo (dup. T. M. Monaco Co&tanl ino. T. 11. Bilotta l'lncenzo. 1'. Y. Paladino nume•lico. T Y. Cotronei Tommaso.

i7


78

( ~ fgue) RJPAOTO

I)KGLI UI>PICI.lLI li&DICI B DEl F AIIIIACISTI IIJLITAftl, ! CC.

T. ~. lngoglis A•• I011,no. T. M. Dor:<arelli Giovan11i F. Eletto .AifonJo.

PRESIDIO DI CANDIA (IN CRETA).

C. M. Cheleschl CamUio (7t fant.). T. 1\1. Pennella Mat'io (O. Bari). T. M, Piroli Amedeo (i. p. Terni).


INDICE ALFABETICO !5,Barile Felice !9 Oliano l'itlro 43 36 BarlettA Mcolò 14 Oi/ulco A11rdio 37 45 llarleltll Saloalo1·e 19 nile Giova rmi 13 Abate Al(on•o t; Anzà Snl11alor e !7 Oarroccblno Carlo r.o Diloltll Vincenzo !9 47 A!lPiotll Ferdinando 39 tJarone Donata 43 Dima Mauri::10 t4 Abata Ro tra d e t61Aproslo Roberto 41 Barone Hncen::o 48 Bmi l;ui do n Abbate Donato 361Arcangeli A/(01110 44 Baroni Bdo'lrdo 3i lliol chiui Frauctsco t9 Abhati AniO!IIO Abelll VIttorio ~~Arcari Btnlardo 45 Oarrecchia J\'icola H Diondi Domwico 45 1 48 Arcarisl Gltmppe 30 Bartali Gio1·gw 47 Oisltinl Pitlro H Accame Pietro 1 !9 Arduino Forltmalo 4t l nartalini Umilio ~t Bisceglie Luigi 48 Accardl Mal"io RarufTaldi Lìborio 4~ Olstarelll Angelo u Accorintl Vincenzo 33 Armand -Ugon Gio· Adelaslo f 't/Hrico " t~ anni 'tSI uarzolli Vincenzo i i Dltzarrl Rodol(o 43 49 Armandi Cat·lo 45 Oasiii Andrea '~' Rohhlo Bugt nlo 13 Africa Giu•'flllt AgosUnl Luigi 47 Arpa Yillorio t7:uasso Ermenegildo 31 Ollccello. Giorgio H 1 AJmone Modulo 3t Arri Enrico 50 8.1sso Giustppe 5i Roc.:hìa E11rico 40 Ajroldl Luigi !6 Asquini Enrico 511 Baslianelli Umberto ti Doccia Saloalort 19 Albano Luigi 30 Artom AbJ'atllo 44jBatolo Luigi 51 Oocconi Allilio '16 AlberanlBmiUo 37 Arzano Fronu"o ti O.'lttaglia Salootore 45 Boeri l"altrlo 49 Alberti.Bgldio 3il Asu:giano G•o. Bai· Baudizzone Giovanni t8 Rog~io·l.cn~ Gabriele i l A ldilt io Giu1eppe 481 tisla 4~ Ba,·on Br.lmo'Mo t8 Ooglìonu Michele 45 Al~~~and rello G i oAstengo Francesco 44lBeécarìa Glooatwi Il! Roldrinl Ftdele 3i oanni 30 Atzeni Gitmppe 43 lleclei ,Ila uri zio !9 Bollo Giorgio 36 Alcs'l:wrlrt Carln 43 Andenino Alberto '!S'llnellaculoona Ar1/onio 47 Bolognini G.ppe Carlo 36 Ales1anart Carlo 46 Audisìo /'letro ll711lclli Paaqunle 47 Roltlerl Hobertu i:! Ale~~ndc::inl GiamAusiello Pa1qualt 17' Oellia Emilio 16 Oompianl Aleua'lldro 36 ballie.ta 5~ Dellinzona Bugmio 46 Bonanno Paolo 4'1 Alessio A , lIonio 49 Oeltr:une Vincenzo 44 Oonavoglla Luigi 14 Alfonzo l- 11igi 30 Oenati Alfonso 23 llon~tioanni Andret' 47 Allgn.tn• l 'tuquale 48 Benedettelli Lelio $8 nonlto Giomé 43 Alle~rPUi Lvdovico .$8 Baclaionl Giuuppe 4:1 Benedettelli Manlio 46 Bono Giovanni 14 Allieri Achille 49 Balacco Corr11d0 46 Bfnedetti Giualo 45 Ronomi (;nt/ltno " Alloatti 6tntdtUO 17 Balbonl Aldo 491Denincasa l'incen::o 'l! Bonomo J\'icolh10 'lt Alt.a na c; & tutppe 48 Baldanza A11tlrea 14 Oennati Cnr/o 48 Bontl<rlielli Carlo 4S Allobelli .Alberto !JjBaldassarre GeremiU 43 BergollZi Cuore 4;; Borghesi Gaetano 51 Alvaro G:&uuppe 40 Balestra Duilio !9 8erett.1 Pitlro " Borgi Giovan.u 42 Amati Gttlltppe '17 Balestra Sle(ono 46 Oema.rcli Luigi !7 Oorlinetlo Ortlk 39 Amau ,.,-.acenzo 46 Balla A/berl o 30: Bernardo Luigi 14 Rorruso Piel•·o 'li Alllato Lfborlo 30,Ballabene Ces11re 45 Oernucci Giovanni 17 llorsarclli Giovanili 30 Amaturo .Antonio S7,8alllano E11ea A1·luro !!iiDornucci Hodol(o !5 Ro~rhetli P.ugenio 4\t AmP.n~ A ntor•i•w 11 Oantl Giulio '8 Uortini Oresl• 51 Oos l t:ul'lo 49 Amm~ndola Pietro 48 Barbara Giacomo 471 0ertola/~lro 4a lloMCO P1e11·o ':!Il Amoroso l'incen::o 36 Barbagallo Jta ri<l 49 Be;;so Bt,gmtio Ma t· io !6 Oo' io Luigi 48 ._1\e\\is\ Tommaso 4i JBarbaro Nicolo 27 'BclLi Tullio 4tì llo1.1.i f'elice 41 Andr~lni Al(rtdo t5 Bar batelll Ellore 14 Revacqua Alfredo 30 Rozzi P1tLro i4 AnKelett i An"ibole 46 Barchiesi Enrico 46 D•ngìnì CariJsim o 47 Bozzola IJugwio 3i Angel/r~ Giacomo 491Bardellì Gic. Bat· Riamonte Achille '~ Rrn•·co 8duo1·do :IO Angelol: ~l Lui!Ji 3i tisla 5t O•anchi Gino 46 Rr.~rco Gwcomo ~ Angrisa n l (ilooanni 5111.lar;!oul Allilio 41 Oiauchi Leopoldo 40 lll't'r<J Gìova11ni J•i Ann ara t;one Carlo !5!8anle Ctsare !9 Oianco Paolo 47 RrèScia-~orra /,~igi 47

A

!Annina Bm iamino

AntoUno Bm·•wrdo Antoul Ranier·i

D


80 Rre%zi Gilmppe 15,Candrlni Cesa;·e 441Cataldo Gatl<n•o 49 Cipriano Lwigi 11 1 lJria Pa~quale 46 Canc!l'allo Loren:o UC&taluddl CMIO 47 Cirelli Filippo 19 Jlrigalli (;iuseppt . 48,Canginno fllovanni 471Catelll Giovamtl 441C1tann a F'n•dinat•do M llril!none Ferdinando !t CnnnaR Ntcnlò '21 Catin i Alpillolo i3 p tanna /l'lcola 16 IJrigugllo Sau ti 31 Cantalo ra 1\ leo la ~5·Cattani Carlo il C1ttolinl Silvio 14 Brtndlccl Giuup]1t 45 Canta messa G1U1avo 31 c.uucci Paolo 47.Civlco Buroio 17 Rrioi Tomma~o 46 Ca n tarano I:OI Ia nlitto U Cavaliere Lui gi 49:Coccia Lui{li 18 Rrivio F'ra nctJCO i l Cante lla .llaria110 W Cavauani Umilio 47 Coccone Naggwri~«~ li RroJ:IiO Enrico 51 C:lntu Antonio H Cavauocca Guueppe 40 Cocola Hnct7UO 18 nrugnntelll Buan uo 48 Olntu Ji'rancuco 48 Cavicchia Pranet~eo 15 Coda Carlo ~ Bruni Carmelo 48 Ca occl Sl1ltmio H cavlgloli Amedeo 50 Colajann i F(dtrieo !9 Brunrlll Robe;·to 47 Ct;pclli fiiuJe{lpe 16 t:~cc.1rolli Ca mlllo 46 Colamusso Pla olano 16 Brune llo Allpusl(l. ~' ~:lJllnl!•' Anton io iSieecch ottanl Domettico t 9 COIIoLti B~toar.d~ 48 llrum• d r Curt1 s ~alt;apohntnco /)omeniCecchini Nalllm o 46 Colomlattt J.ulgt 16 flalore 16 ran to11io 18 Cedrola (;iuuppe 16 Golumba Cesare ~1 Brun o l'lncm:;o :i i C1pora>o Lui~• 13 C<>inu Aclulte !O COmelll Pio 13 Bucctantc Al(r tdo 31 C1pou1 Anlonm o &i Celll Hnce11 :o 38,COmola Giulio Sl Rucclno Gabrìtlt l3jc,,pparell l nn cen:ino 3l iCenta Allìlio 38 COnciatore Domtllito 31 Buccino Tobia ~I ICnppelln Pio !6 Ceppi Ugo 38 Condorelll Ilario 16 Dada F r lmr,•l co !SICapunno Jimlliu ~3 Ceralogh Tullio t9 Cond orelli Ilario 47 Buglioni A'gltlio (;i(). Caputl Giounmti '6 Cercignani Gitmppe 471Conenna lillo u Balll~la U! Cara F'rattcuco 24 Cerone F'rance&co iO~Coosi:;:llo Placido \l8 13uongl onto Sn lv••· !c arabhn Raffaelr a Cerqun 1\'ieota u :Console G1uuppe 45 tfll·t ,; Ca ratlonna Aulun illli 40 CerqoeiU Gi11seppt 49 'contella Michele 48 lloonomo Adalb,·to 451Ca ral1onna F'ra llct.co \lt :crrelll /. ulg1 451 ConU Corio 39 1 Ruonomo Lot·en:.v l 6fC1rsloll Probo 4i Cerrutl Romolo 3S Coppola Nlcota !l llu rattl ,i t'tllidt i i Caramltti Aehiltt H Cef\' 3SIO ~alvatore lO Comdeschl Sripione U Ro rchl F'uldQ lfi Cara~~o Glcwa•wi ~~~ Cervellera Donato ~ Corbl 1° A nlonio 48 n uroozo Giot•amti H Car hone Br•mo 16 t.:ervelhn .inlo••io 37 Corbl t" Anlo11i0 48 llussone-C:hlallonc An- ICar<li Francuru 19 Cervi!! n i Gl<>t!annl 15 Corbl &loardo ~ to11io H Cu rdonc Franct~eo &61Cen:a Francesco !1 Corchia Primo 38 Cnrtl(lda Ffde•·fct! 17 Cesa.rl Carlo 39ICordovn Luigi 15 Carino '/'ommnsi11o 1 sic:Pva~ehi Ccllullo w Corma,~~l Gi14stppe H Carl oul J.po,arclo ~s!t:ltelcochi Camillo u Cornello Luigi :la t:arlotto Gto. Battista ~5j'Cherrher Sanlt &:. Cornclll Co~ho 38 C 'ab.1s~l Pit tra 50 Carn~luttl Ptdtrieo 36 Cherubini Ed.onrclo 43 Corona .i llglulo 13 (:ahilthc Ftllct 2! Carotenutu O omeuiro 13 Cherubin i-Giamma t:orral1t AttQdo ~ Cacare Frtmcnro u t:.upMelll GiustpJ•t 5~ ronl Orlattdo 16 Cormdl JVuma 30 Cacc hione Frtwtt&co H !carrntu Ctlulmo H Ch etoni Luloi 4;; Co rradi Re"'o 39 t:acCI'se Domtnicn lll Ca rrh•r Al(omo 3i Ch i:u so Al(onro 40 Co rte Silvio IO Caccia Filippo i71Carruso Co l'l'lidO 49 f.ltiapporl Pa1qullf, 49 Coscera J\'icomrde 37 c~adrd llu AIIJrrlo ~i,Cnrta -~lnnliglta F i- !Chiaraflm Gaelcm o 46;Cosco Af19tlo ~6 r.nrarQ ,Yirnla '!8 IIJJJ>O 17 Citiari Nicola u jCosl mato GitUeppt S:! 1 Gn~t~:cst• Gi•uomo 45 Casah urt Fra 11ceuo 5! f.hiavacri Pitlro 48 t:ossu Alberto i6 Calronf F,•bn :•o :!OCa•:of(r.t nlli Glauco !8 Chicco Al(on1o ~; t;osta Emilio '!5 C~lderlni f'frdma ndn50 (;a>;a h l'ltlro ~~~ Chleffi Mlt h,lt 47 l:osta Quitlto il C'..a ldo l!rtw : 111 47 La-ahnl lliuur·do 40 Chini Gnetauo ~ I~L~ntlni Giuvppe 30 t :aiPI(nrt f;tn IJI!IIIsla 19 •::<>lll'lnt,, Gtoomw i '!i l:htrom P~ttro 31 Co tellessn A l(oruo !O (. nkwlclli Stll'fl'ltl ! 8 r:a<artn l Arlm·o ~!l Claccio Andrea {9 Cotronri 1'omma1o ~ !:altottclo Ht-rl(() :!8 f;a<.1<r11 Bgidi u ~' •:iacrri f; i uupp( ~G' Cottnfavn b'11rico :H c:nl o l'illnr·io 31 Ca<1•lln /Jnutt :1! c,altl~a Pit tr·n 48 Cottrrchio A leuio 16 c:..tor~ r;IOt'IIIIII Ì iO l:a>Octi Gll!l'llllnl 5! Ciatll jll nl CtSt(!'t u't:olu~nn Pit•lt'll 'l9 t ;n ll terl (;lltltiJ 42 Ca~ta~;uonc Pietr o ~8 t:iauri lto~l)/ino ~s\:ou~tnct AIIJtrlo 1$ (~:unhoni f'mnttsco !il C.1<lr llnn1 /IOIIIf() '!5 c:icrnrclli APIQtll) i 5 COugn!'t FtlipJJI• 14 1::.111emu1 .\ ir .. ln 19 t:a,c.•lluto F ttlflr ~~ c:trchc tti A ttn lbaù 4;; C01.i Gar tatt() 16 t:amrltl Stlt'IU " Ca,Hinll f;IU$'/'Pt 3; Ciglt nctl (;lll>tppe ~ c r .. mn Cio. 1/ullilla Il t:.uupef(!!>a uo t/a$simo 31 1: o<tell" f'ra•uuco ~~ r:i ma•tuomn :Yaeol11 47 Cre;cimon~ Rosario !9 l:ampPIIt 5 nruo ~,o C.~•tdno• 1 l.ntlnrico :w t:1nHrlll Fran cesco !4 Crt>spi Ct sare 13 t:amrohns'o 1;10. /Jt~l· 1 :1<ll~!hnla Orltmclo ~ Cm ti f'rlllltt'C() 4i Crirfhi .6'raruto 13 li>ill 51 Cascolotl BIIOI'f 'l:i CintJIIC nolf•ttlt ~S C:r. scione GM IOilO 3i !:'IIHJ'tli Oiu•f'P{It ~6 l:a lnldi /, uig• H Ciocchi (;nclmtfl 47 f.riscuoll 1Yieolt1 li

C

I


(St/)ue) INDIC I! ALFAOl<TICO

Crispo Ubal® H 06 Giorgi Beniamino !4 Di Lalla Prancucfl 49 P'ederici Pitlro i3 Croce Sll11ino ~6 Degli Uberti Gennaro 16 di Lallo Carmine 30 Fernaodez Timolto H Croeì Pitlro 43 Oeiana Orule 31 Di Libert o Francuco 48 Perrablno Olla11io '.!8 Crudeli Glulw 5t Del Bello ~ntonio !t Di Lorenzo Giult]>pt &8 Ferran!G B iODio 4G Cuccurallo Samude 49 Del Giurlico Gaetano 4t Di Maria Aug11sto 48 ~·errara Girutppe 38 Cu gi Licurgo stO D' E lla Al{on10 !3 Ili Martino A11gtlo 1,3 Perranto Anloatno 48 Cuoco Luigi ~ D'Elia Anlonio t8 Di Martino Carlo 45 Ferraresi S(iiVttlot·e .13 Curti-Petarda ll'icola H , D'El ia Gatlano 49 Di Martino Nicolo 1,5 Ferrari Clatulio :s1 Curzl Dtci o 51 Dell achi1 Giuseppe ~Di Nola A11gelo :u Fea·r~~rl Lull ì A·anceCusanl Martino !O della Cioppa Allgtlo 29 Oi Paolo Luigi 4G sco Cusmano Enrico t9 Della Valle D<•rlolo!D'Ippoli to Sa l oalore 4G Ferrar i Piefl·o Cusmano Giacomo 46 meo 67 Di Rcnzo Anlo11io &6 Ferrarla BmtdeUo 46 Cutri Fer dinando 18 della Valle Pra11cesco 18 Di Santo Pitlro 46 Ferraro A1111ibale 37 Delle Piane Luigi 4t Di Venere Gaetano 4:; Ferrcro di Cavalier· Dell'Olio Gio. Batliata H Oomenicl Sabatiuo 45 leone /, uìgi Dello St rologo Darkl 48 Dominedò Giw t ppe 4t Ferretti Arrigo 1 IDelminio Orazio !O Oooioi Giuseppe 21 Ferretti G•ulfppe 46 Da bbene Filippo 25 Delogu Gattano !O D'Onolrio Dllmtltico 5t Ferro Flo1·indo 49 D'addn.bbo Oron;;() 47,Delogu Girao 31 Doria Rosari o ').1 llerro- l.uxzi Mauimi· 1 Da~rasso Piw Luigi 47 Delpiano Giuseppe 45 Dotti Francesco 4111 liauo 15 1 D'Ajello Raffaele H Del Piero Gio. Bali. 39 Ducc('sclli J!lodesl() 1!3 Fierro ,lfichelt 3t Daloelli L uigt 4i:Del Priore Gat"ibaldi u Fiuzi Giuuppe 46 D"Aiessanrlro Feliee 48 De Luca Costa~ali!I O 18 Fioravanti Carlo 49 o· Alessandro Ra i· 1De Luca Ghmppe 48 Fiorentini Emilio iG 1Fiorolntlno /, uigi mondo 471Det Vecchio Pcuqrwle 41 43 0 ' Afoia GiOII4ntll 26 Del Vecchio Huggero t11EI?Lto ....tl{ons~ 39' Fiorenza lg1tazio 3t Dal Pozzo Domenico 46 De Maria Nicolò liG Kha G1ova11m 50 Fiorini Piormzo i! t D' Amato Carmelo « De Miehell Albtrlo 48 Emiliani Hnce~1.::o 46 Flo ris AntoniO D'Ambrosia Ange~ 47 Demurtas Cornelio !6 Enriro FrallctiCo 3ll Foa Teodoro Damele Pietro 51 De l'iapoli Antonio 31 Foce &lDnrdn Damianl Girolamo 49 De Napoli Ferdinando t i Poggetta Gim•' PPe :il Damraui l'incm;o 47 06 Nicolal s P i rtro 48 Folro Antonio 47 1 Damiano .t\'icola \1.4 De Nobili h'u1tacMo 481 Fongolì /-t1igì 46 D'Amico llìagio '21 Dentr Pran ctiCO 45 Fahiani Gmnaro .15,Foo t;lnn Nicolò .s D'Amo re Francesco t<J Denti BompinniSanle 4G' Fabri~ Dom enico Hi1 Forch~rio Luigi :IS 1 O'Angelantonio Et!De Paoll Antonio 37 Fabris Riccardo 37/ore~ti Alberto ~8 to1•e 15 De Pascalo Acllltlé u labrizi Sper elli 43 Pormigiui De111elrio 46 D'Anna Auguri o 30 De Prisco /,uigi ~t o Faelli Narci so n! ,Fo rnelli Re11cdeLto 46 1 D'An tona G'1"tppt M De Ren7.i Gitueppe 40 Falcetti Luigi 'IG1Forno Angelo 4G D'Antonio Ruffaele 4GiDe Risio Al(OtiiO 48 Falcetti Pietro !9 Porti Gi uteppe Darra Vittorio t 9 De Robertis Roberto 47 Falchi lìmilio 38 Forti Pirro D'Ascola Guuele 411De Ro berto Gatlano 44 Fal~hi Luigitto 3t Fortunato Carlo :!l D'Aversa Giweppe 45 06 Rosa PranctiCO 44 Fa lconi Ga11i 11 o lG Pra~a le \'{llcettzo 33 De Ambrosys Dmidio 49 06 Rosa Micht l r 19 Falr.oni Gr egorio 47 Fragugl ia Paolo Do Angells Gaela,lo t8106 Sarlo Eugenio !6 Faldella Pieh·o lll F rnnccschi Carla 47 De Angelis Lazsaro 40 De Simone Luigi 4;; Faldella Piel!·o 47 France~ehi Gwuppe 47 1 De Berard iols Luigi 30 De Simone Luigi 48 Famigliari Giovanni 4~ Fr:tn ceschi SC3rnfil U Oe Simone Z t {CI'ÌIIO 18 Fanchiolti Euge~~io 21 l'iucen: o 44 Dec:1roll Emilio Oe ceeco Giuseppe 46 Do Stephanis Giu· !Fanta:;ia Satvnton ftG Fran cescani Giacomo 36 De Cesare Eduardo iO seppe !6 Fautoli Giulio :!6 Franchi l .tdgi 2:i Do Cesare Zaccari11 41 Destino S(llvalore 41! Fantolini Odoardo 5I I Francio~ini (Jttido :lf> De Oonnis Ceaidio 47 Dettori Angelo 41 Faraggiana Pr m1cr· Fronzoni Pietro &r. 1 Oe Faeendis GiultJIPt 4i D'Ettorre AlfredO 20 !co ~O, Pro!da l)omenico ~g Oe Falco .A nd1·ea t 5 De Vigiliis Raffaele t G Faralli Celestin o ti Frl'!llli Arnaldo t4 De Feo Luigi 43 Di lrenedetto St iliFarina Giuseppe t 9 Frerejcan lolibois MiDe Fllippis Adiulore 41 mio 5~ Farroni E11rico ~~ chel e 51 De F lammioeis Ltdgi 48 DI Domenico Nicoln 51 Fascia Giuuppe 44 Fresa Arillodemo U J)e Franee!;CO FranDi Franca Dommico 49 FaUori Giovmlni t 8 ~-rc,;ia Agoslillu \G ce~eo 4~ Di Giacomo Luigi fl Fazio GaPiano 21 P'rh:icrl Uiovanni 29 De FraneescoGennaro48 Di Giuseppe Pier fAI · Fecchio t;iru eppe 41 Pris.:oli l.tOIIIII"(tO H De Furia Bllore 13 millo 48 Fedele 1Yicol" H Frisoni l'noi•• !9

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, (Stgtlt) INI>IC R AU' ABBT IC"

51 Glanl Pietro 18 Guidi Gio . Ballista S8 Levi Sal vatore 4~ 18 Gt,3noelll Aleuandro ~1 Gurgo Aehlllt 19 Liberati Luea li t7 Gianni Fralk:taco &9 Gurrieri Rn ffat lt 47 Ll bro1a Luigi l! !O Giannini Al(otuo ~ Gustinclli Carmelo 47 Llburdi Baldassorrt 49 U Giannoul Franeeuo 48 Gunard ì Luigi ~ Llcarl Vincertto U Gmnola Antonio 411 Llcarl Yinun~ :!! Gi&tluinta Satvlllot·e :!6 Lleutro Ghueppt " 1 Llcciardello Mano 47 Giardin o Luigi 45 Glarrizzo Micl~lt 48 Lieto Salvat ore &3 (;:oiJri Giu$tppt !81Gigllarelli Raniero 43 laeoli Zt(/irll 47 Liguori Vince.. zo Sl Gaeta Alllonio 18 Giglio Gloocel1ino 43 Jaeono Franct~tfl !5 Liontì Girolamo ~ Ga,::gia Mario '!51\GIIardom Enri<.o t1 landolo Cos/anlltttJ 40 Liotta Giuseppe 31 Gagliano Franctsco 19 Glllone Carlo ~ landolo Luigi 43 Llppi Ubald n 4S Gagliardi Ellort 47 Gimelll Bu{lmio ~3 lan ij;ro Alfonso 43 IJttardi 1Yicol® !l C.aioltino Cflrlo 30 Giordano Gaulio 50 lann10l P <WJualt 46 Li'•\ Ridolfo tS « !Giordano Giusq;pe 30 lanniuotto Carmelo 30 Lo Bianco Luigi !l (;alante GiuStp[Jt Galanti Fa tt&lo 4G r.lordano l'itlcenzo 38 lmbriaeo Pietro 13 Lojaeono Pasqua/t 3S 1 Gala~so Antonio ! l Giorl(i nl Ma lito 50 Imperiali Giulio 'l6 Lojaeooo PitJro 49 Grtlasso Coslantiuo 45 t.J iraldi Pittro 4\ Infante Carlo Lombardo Antonio 51 Galptli H llorio Rm~Gi ro~ Emanuele 47 lloCantone Rnecn 47 Lomban'lo Ltonida Il 1111tl~ 46 tìiuiTrPdi Alfredo 15 fnfeliso Girmppc 19 1Lomban1o Michele 111 Galli Gio. Domtnico 17 t:iufTrccJI Gi ~t/Trtd.o 37!tngoglia AnloultiO 30 Longari Rodolfo fl Gallia Amelio 30 GiuiTnda Luigi !3 lnzitari Gitmppt 41 Loogo Mie/tele 46 Ga llia Villorio &7 Giuliani Frnncuco t 5 1odi Bnrico 4G Longo Orazio 311 r.alvagno Teoneslo !l Givo~-1re Gio. llaUisla IO1,Irace Gabr~lr 5t Lo Presti Gadano lS (;Ambino Gaetano 1!1 Go ttardl Luigi U torio Luigi 41 Lori<lo GiuStPfJt 44 l.inndolil Gia como 16 G cn1;~no Prrmcueo t3 tor io /Vicolo 46 Lo Russo Ctlmillo 41 C. an<lolro CmJ rt 4G Gratto Pao l o ~!rari Alfr edo 46 f.oscalzo Vito !l •:nngi Solt·atort 31 r. ramoli Tnmmnsn 481ora PUippo H l.oscbi Pietro rl r.nrabelli Lu igi li c:rn-sa Antonino ~8 lno Gìou•mni 41 l,ovadioa llarco 37 Gamu Pietro ~~ r.r.t~si Giuseppe l.oui Hncen:;o '6 Garell i E mi fi ll u ttra>>O (ìhntpJJ t ~71 r.ucciola Gio. GiiUomo U 1 (;arne.-1 JJartnltlllti'O ~r. r: r:\7.iaui Carltl 49, !Lucianl Lavinio fl f:a~ra Ellort ~G Cìrirr.o Gluuf)f) e 15, 1Luciano Bmmwele 4i Gaso le Jtoln 19 1:ri!(~i Montu Amt dt o Ull~'l C:nscia Snl ualvn tl •t.udovisi Rom to 45 Gaspnri Pio 38 Gri ll i Alfredo 46 Lo. Ca'·~ Ignazio ~3 Lupotto Fiortnto 13 t;a,;i Franctscn 18 r. r •llo EIIOI't :t' 1Lacra Micl•ele 13 Lusardi Camillo 48 fìalLi Anget11 45 Orillo Filippo 43 La Gro ttl'rln PaJq.le : l 1Lu\rario Gfar.o11~o 3S Gatti Ferdintmdo 43 Gri tn'll.ti Tom maso 49 !.ai Luigi 4i Luuatli l'UIOrio l6 Gauherti Ginva11 " i 51 f.rrjlfiO Uonu latdonio 28 LandoHI F t dtrictl 40 (;~y (;ittuppt 49 Gri<anti Gioaccllin o 45 l..11ndr iani Robtrto :11 Gayla Dtmtlri o 31i (ìr iSJIIIIÌ Cril}'ino 4i ~..Anta Emanufllo 17 (òaul\ Alessandr!l 311 f.rl ~trna C~Uirm~ ' l ~..An ta Tomma~v i l Maccagno Giacomo Grhnetti Arturo t7 c:r iXOIII Giovann i ! a l.apponi (ìuido 31 Maccantl Gi ovaM i Gel mini Pietro 1r. Gro<<1 Pii•I'I'O 50 Larina Pltfro 49 Macchia Brn~lo lìelormini Ridolfn 43 Gro-so l'illorìo 30 La Rotontla Ra/Ti•tlt 36 M:~dasehi Gio. Bol· (; cUJelli Ctlll"' fl; lìrvtti Ca rlo 19 l.a Sctlla F'rllllrtaco 15, lista 50 •:enerali f'ratlcnr•• 4:1 r. uarlagno J\'ieolt' 49 La Sei vn Ft liee 49 'Madia Giusrppe ~l Gr ntile RII/T<rrlr 43 Guaitoli t:rsll rt 43 J.a~rza Giovann i 46 MaiTei Luigi 13 •:orhino l'itt(ln O :lS r;unhll Cllrlo ~!!.atteri f'et·dinando 47 Maggesi 1'ommaiO tM ••~rl!nld• liiflllntllll ~ l G1t:o loli 1'Jio 4~ t.aurenzana l) llnlllll ll· Maggetta Edmondo 16 Cir!rbmo·Promi~ /.u laa 51 t:uar ini Canuitt e 4l lottio 48 Maglio GiustPJ't 17 Gcrulli A11drm itò r. uarmo /.ui.,, 43 l.annni Ca rlo 38 M a,::lioli Atil07lio ,:; 1 C..•run<lo Gau li11 11n l fo oòu:arnreli Pltl r tt 4(1 t az7.rri Auausto &3 !dap;naghi Guido !!l l:hcrardi Gio. H11lla 2S1c:uas,a rolo Gw•o•ppe 49 l.e•·cia P111qunlt 46 Magnella Ftrdannndo •) W 1crardì Giu<tppe 4tò 1ò ua~tallcrro \'uum:o u l.rnzi Armando 30 Magnella l'attun:o l9 l: herardmi Aldn :19 Cluerncri 11"/Tilelt 38 t.eonardl Renedt llo 41 1!\lagni .tfnton io 43 t:ht•tti Lui~ i u cìu rrrwro f'rtuacesco s~1L!'one Rald flunrr 45 !dagnini r.uem•a S.l t;tutfoli B11rir1J '!~ lìu hln St~loalore a'll Lepori \'illnrio 41> Magri Bmilio 4S l ilnrnlll F,·/aa 41 tGuhfan•ll • Gillt'll nn i 4i jl,eurint F rotutrco 18 )lagri Ft h ce IS ,;, tnaua (;i u uppc ~ Cullll Unmtnico \8 J.evì n ona} ttto ,;lrlaioccbi Tisa Ttr•o ~~ Fuga Luigi Fnlloni Adtodafo Funaioli t;aetono Furno Giaenmo Fusco Em1lao

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(Segue) JNOlC& ALPAOETICO

30 Nevianl Pio llaiorano Gabriele 49 ~larzari (;iovanni 49 Modestini Paolo w !7 Nicolai Angelo :18 Maisto Pasquale 22 Marzoechi Pabio ti Molinari Mario llalatesta. Federico 47 Masetti Pio 46 Molinaro Salvatore 46 .~icoletti Vincenzo ~3 16 Massa Giuseppe Maiava$i Bnrlco t3 ~olisani Alfreda !9 Nieddu Antonio 2t }(alavasi Gimep-pe ,~5 45:Massa Goffredo !9 Mombello Brnesto 21 Nieri Nicolao Malesaoi Luigi i7 Nizzolì Achille 52 46r tassaloogo Roberlo "; Mona Pieh'O Maletti A.nlonio 5l ~lassari Giu~tppe :!7 Monaco Arlr1ro 18 30 Nocelli Domenico Malfatti Emanuele 45l Massarotti Giu3eppe 25 Monaco Coatanlino 29 Nodari Pietro t8 Malinconico Lodovico 45 ldassei Vince11zo !12 Monelli Hrneslo 18 Nonis Gerolamo 38 Mancinell i Annibale t9 MastronardiGiov111wi &8 Monguzzi Umberto 3t Nonis Raffaele ~8 \lancini Angelanto11, 26 Matarozzo Costabile 49 Monis Placida 46 Nota Ctlio 23 Mancuso RobtriO 30 Matarazzo Gaetano 46 )tontalto Hncenzn 48 Novelli Pltlro 4G Manesralchì Ludov. Matoni-Scala Guglitl- Montanari Attilio i9 ·~ Mangianti Ezio t4 tllO 32 Montanari Luigi 4~ Mangini Gioacchino 49 Mattla ,tlichele ~ Montano Cl'escenzo 47 Mannajoni Giovanni 37 Mattioli Neslore ~5 Montechiari Gii4UpJ1e 47 l!antice Giovanni 37 Matucci Giuseppe 30 Monti Roberto 50 Marçacci Francesco &5 Maugeri Francesco 16 Moramarco Giacinto ft8 13 Morgaotini Camillo 48 MarcheseGio. BaUilla t9 Mau rl Luigi Oddcra luigi 23 32 Morino Domenico 48 Mnzzacara Pietro March esi Glulio 13 Oddi Vdd.one 27 Marebetti Ttmistocle 43 Mazzaglia Giovanni !7 Morino Francuco t 9 Otrredi Pietro 44 46 Mazzarella Basilio 46 Moro Tito Marciili Ft·a,~cesco '!t Oggiano Giovatt•ti ~~ Marco-Giuseppe Achi/- Mav.arone Al(oMo 48 Morooi Pit·ro 4i 47 Oliva firancetco 44 Manei Gio vanni H Morosini /lfarco lt 4~ Olivari Pietro 26 31) Morossi Giovanni :Uarcone Ste(ano i 6 Mat1.etti Lorei o 40 Ongaro Gitueppe iO MarcotuJii Ca1tanUno 51 Medugno Francesca 41 Morpurgo Giacomo 40 46 38 Melampo Giuseppe i t Morscletto Git1se11Pe 47 Onorati Lnrenzo Mare n co VIUorio t:. Orlandi Giovmmi 41 Moscati Tommaso Marengo Lorenzo !6 Mele Ascattio 45 Orru Raffaele 14 Margara Ce1a1·e 28 Mele GWVIIfllll 47 Moschinì Eur ico t6 Ostino Giov011ni 20 Margaria Giovanni 45 Melìdoro Giuuppe 43 Mosci Francesco ~~~ Oteri Edoardo 43 Margotta Celare !3 Memmo Giovanni '!5 Masso A11gela ~5 Ottolenghi Davide ~3 46 Mo?.zetLi Eliseo Mariani l?l1rico !4 Menatti Atlilio 20 Ottonello Enrico 48 ! , Muggio Rlccardo 49 Mendes G1ddo Marlani Michele 49 4t Monda Caloget·o Marìano .1/a"rlzio 51 Meodiol Giuseppe 48 Marini Bm!liq Puoi() ~4 Meneghello Giopgntti ~i Mundula Giuseppe 4:i Marini Brne&to ~o Mennella Arcar~gelo i9 Mora Giovanni 48 50 Menniti ,l(ichelt Marini France&co 4:! i4 Musizzano Luigi .\larinì Francesco 37 Mercalelii Vincenzo 48 Muzzioii Antonio 31! 37 Mereu Luigi Marini PWro, 51 5I Muzziolì Dru&o 2i Merlo Luciano 45 Marini Pi.o Pabis Bmi1io 4t Marino Tommaso 45 Messerotti-Ben venuti ~) Pabis Roberto Pace L uigi '!t .\larinooe Giovanni 47 !5 Gi111eppe PacinoLti Giweppe 45 Mariotti-Bianehi Gio, 49 Messma Giuuppe 4a Balla . Pagani Gitveppe !6 Messina Ono(rio 49 4R Marotta Filandra Pa!!aoo Ba&i:io 45 llossinco Gitueppe !7 {7 Pt)gliuzzi Gi aciuto Marrnpese Giacomo 46 Me1.1.adri Gi1ueppe 42 ~9 Marras Raffaele !t llicchini A11l011•o :18 Naeciaron o Amlelo :!8 Pagni~llo Alfredo Marri Ezio \!4 )ficela Salvator·e !5 Napolitani Melchio1'rt !7 Paladino Domenico 29 Marrocco Achille Palagano Luigi t S Mfchìeli Luigi 46 40 Napolilano AlichelanMarsanlcb Arturo 46 23 Migllacci Giona11ni 31 gelo 43 Palazzolo Nicolo Martiello Gaetano 16 Migliardi Dommico 37 Narrdìnl Giulio 2~ Palermo- Patera StaKartìnazzi Lodl)vico 44 Miglior Luigi t$ 48 nulao 50 Nardò Dlmlttlico Martin eli i Giuuppe !!3 Mignaeca Pietro ~9 3t Na.rdono Carlo 5~ Palladini ,41ario Martin! Anlotlio 46 Milano Francesco <4t Pallavìcìni Antonio 48 47 Na·rdoo i .Antonia Martlni G!ooanr1i 4i 38 Miletli Michele 48 Nascimbeni Alessa11- Palmieri Gittleppe ~artioi Gia, Battista 49 Militello Hmilio li/l dro 4i Palmieri Raffaele !!4 .Martino Guglielmo 48 Minettl fli~~aldo 49 Nas tri Giust.pJ!e 47 Pallrinieri Umberto fi ..t.larlìnot,ti Carlo 21 38 Minici Eugenio 37 Palombo Giuseppe f4 Natale Luigi 'Martire Antonio 30 46 lliraglia Antonino 15 Palombo Luigi 45 Natoli Francesco !larloglio Ferdinando~ Mi raglia EtulaclliO tu NeJ(ro ENieslo .u Palombo Tommaso 31 ),!arzano Fra,tcesco 46 ~liro lii Romeo ~O Panara Panfilo 50 39 Negroni Antonio

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...


!Segue) IMOICI! ALFARKTICO

P andolli AI"IICJifo 451'ctitti Lut gi 31 IRoberli Giuseppe 3i 45 Paru lolfl Gaetano 43 ,Petrccca Alicht le lnoeca T wenzio 41 .18 l'anichi Loren~o 4i Petre lla Atttonio 4fi Rocchi CdmiUo P:111ni Luigc 45,Petrilll Raffoelt 43 !Rocco A./eucltldro 47 46 Pan tnno Arltu·o !~ Petrona Andrea ~ Ro •lclla t:go 37 l'ao lini Adolfo '!i', Petti Vifteet~:;o t8 Rodin i lltcheu l'a palo Rm •iero 30 Pottinari Adrumo I li Quaranta Luci<Jl!O 43 Bolla F.-atiCtsco 38 1 Papott i /Jo men ìro n 1 l>cttinolli f'ilommo !3 Quarella Gio. Ballista 46 Roma Ferdinando SI Pnppal:mlo .Salt:alore46 Piacq uacli o lloffarle 46 Querenghi Fr·oncesco 46 Romano Bn rico '!5 Parig i Giu1eppe lS1piazza Beniamino ! 9 (Ju irico Giovanni 45 Romano Framesco 17 51 l':.•ris A11dre11 50 Picard i An.lonio 43 Romano (;i uJ;eppe Parisi F elice I l Picchlni Luigi 43 Rome lli Franusr.o Parisi H ncen:o 3S Pi ccinino Giuseppe 47 Romeo FranctiCO Parla ti Paolo '•~ Piccione J\'l cou, 47 Ronr.alli PranctJCO 46 Parmigiani Fra11cesco 49 Picenì Git~lio t5 Roncella CtJart 5t Pasc:1 Crtwillo ~) Pironc lla•·tnlomco 30 Haccl ti Gio Ra ltisl« 45111onci U v io Pasc:.le AIIJe•·to &t •pieq;ianni rinctlt~o '!O Radaelli Ped tle Rondinlnì (ìiMomo 48 50 ila.~caU Silvio 47 PiPruccì Goffredo ~1 llagnini Romolo , 11'nonga Fincenzo i3 J>asrhelto f "erdt/11111· ! Pigna lari Sttl vatorP 4:. ll;umondl c a 111 i Il 0 IRonzan i Giacomo '-S .do • . . ;~jPignalelli Filippo !G Giov. H Rosanlgn Allltrto H l':.stno hltgw -1 Pi;:ozzo F'elicr. 3fo Raine ri Gaetano u iRosini Ptetro W Paslj uale l:enlinantlo ·,.; Pimpinelli Pìttr·o 18 Hain one E•·cote Rossi Alf r edo !!l 46 40 Pasqualtgo J>tlleg•·,,o 51· Pini o Ant o 11 io \0 Han cl:•cio Br>! esfo H Rossi Augu.sto Pasrpralucci /yrttr~ir> H ' Piovano A<lolf•1 '~I Ranr.lonc lìiovanni 13 Rossi Cesar·e l'assamonti Gotla 11" 29 Piraccini Lt1igì u nanieri Fraluesco 47.nossl Federico 1 l'assar·clla lJuo n Piraino Gill~fPJlt . 47,R3 và Ernesto t l lnossi Gaeta11<> 1 l'ass~ra Bnole ':!6 Piraino .Sio•(arto G10· Ravaldini L eopnldo 4g Rossi Gf usepp e l'a>tore Hncen~o 4i 1:a 11 ui 3S;rtavignani Gill~tJlpt 4i jRosslni Tomma&o 41 l'a~torcllo r;uuep,r 5tl Piroli Amedto '!S ne Giusrppe 16 fiosso Onsu 1 :18 l'astorello Libl)ri o :!3 ,p;:;.1 ni Giacnmn 4Spleale \"incen;o ~3' Rostagn•> Cnrlo Patella Fr1111. l'aol<~ 4a l'l~ano Glo. IJ11flistn so·necchione Ettore ~ulnostagno Gi"seppe ~l SI l'all!ll:< Giovonm " Pi~ano Rocco 5 1 Rc~ard Pietro 391Rovatl f"ranc~uo 3? Pav ia Calimau :?:l r•i$f'O ii flllffarllo 47 RPgaia ni Errtfslo 45 Rovere liiu&eJ>J1t 4! l 'uni Brmamlt1 30 l'il tal u:ra Bnrico 45 Ben si Pi~ll·o 38 Ru!Ta Lu igi l'•' retlo Giol'lltll<i Id Pizzil lu JYiroiiJ 46 Renzi Alfredo ,-..; Jrtufo Vìncen;o Pcrlrazzi Alfredo \\ Pizzo•·:tro f;lemf!lle ! l Hcstagno Git~stppt 47 •Ru ganl IAtigi l'~ijt:mi C:ato !il Pizzorolo 0{1uilu•ut '!31n esci p,·atlr.esco 451Roggcri Gitueppe t1 P c Il e g r • n i·Trit•,Le l pla1.za Ge•·nrrlo 49 Re s ti v o-Pantalone IRuini Camillo 50 Gurtio 13 1 p0 rr~ Atn·t/10 :.1 Giu~rp 11 e ~3 Rumi BrJo11rdo 49 Pr ll rrino Andrn• 2> ' p 0fl~i .1111 rco 51 Rovel li 1111111 ele "11Ruscica r;,u t ano 3i Prllizz<•ri Coriolano :ti!' Polrslra GiuseJlJlt 21 fli<,ca A>llonitt 5t iRussi Carlo 4i PrloNini F't·m1eesco 43 Pol itloro GitiSf]l)le U Ricci sua{illrt '!S Rossi lìnl"ico 49 Penne lla Alar·io 1i tl'olini Giova"'" '~ lliccl Vi>ICcnzo 48\nossi ScaJcalor t 36 Pennetlt Cesare !t: ' Poli~ti na Domrui(llll· ' Ri cciardi Ellore 4'! Russo E11riro I'Ct•C Rt>ldassarrt. \8 tnn l o /losilr l fl llicl&rri cm·lo '!O Ruta SebaJIÌOtlO Pe mssi Giovmwi An· Polo /,orenzil 3~ Ricolti Francesco 46 I onin 17 Pomini Guirlo 31 ~ lli~a .l/arin o . lll Pcre~o l"ittr>rio 19 Pompriani C(ldO 37 Hil!'hi Alberto !i l'llrft•lli PrmlC•.•co t.t l'omJloni Erwiro !7 lli~hini Piu Eltor·~ U Pcrtllo Frwtccsctt 51 1-'onr. i Erasmo 3(. llmaltl i Giovn~tni &S l'rrna Amr(/p() 2\1 Porlezza /,u it•i 44 llini\ldi ~ficllele 4!\,Sabbndini A rnaldo 18 J " Prrnni Ftlicc 4i flìnaldi fl"i codemn 45 Sabelllco Urbano 1 Pcrotta r;usii!Vll 3(1 Hinald l Onofri o 30 Saccar ello A nf}rlo '5 48 l'l'rozzi (;aelM!O 4i Pozz i GuclnllO 1.8 Hinaldi Scipione 1/ lSacr.hl C«rlo 48 Pr ossar.r.o J'asquflle 16 Hisicato Bmarwele 3t Sacra Errico &9 Pr rrl 1/nfforlr PPrris Frroucsco 1,3 Prelti Corto r.o Riva Allloulo !3 Sa!(ginl B oaristo il l'••rrone f;trtltf1J1r 46 Prot:a•·ci Arturo 1!5 Riva Umbel"lo ~3 Saggini Franasco 4t l'erroni Giovarmi :!li l'ronau i.:est~rt 4;; Hi'•alta Raffaele !5 Sagnott i Augurio !9 Per~icllelll r;,rrlo 50 Pronotto Berwlello Rizi L11ig i 26 Salja Paolo 31 Persichelli tlliclttlc 1,8 Sulpi;io 17 Rizzo tllichelartytlo 15 Salinari Salva/or~ 19 I'P.sarlo ri f.'!J ld i o 11 Pu~lisi tllic helnnoeto 15 Rinuti Gi rucppe !6Sal va tore Dommiro !i

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85

(Segue) INDIC& .U.PABETICO

Satve tti fl ltlo Samory Podumio S1mperi Gatla110

45 S··~solr•go /itr ricll

48 Tavazzani Ct!are

t9

18 Severi ~tll!lt ' !7 ' Se1 c ri Pro& ptro

3t Terce Pasquale

i7

v

44 Tedtl~ Girueppe t'.l 41 Tedeschi Pra11cuco :J8 Sangio11;10 Placido 51 Sforza Claudr o 13 Tempesta Collaotzo ~5 v arraro Fratlctuo 38 Saogi rardi Aleuan· !sgobbo Prarrcuco S€\ Tenwesta Francesco ~7 Vallata f>ittm 4G dro 43 1 Sguazzi l'illorro ~l Te mpt•Sk1 L •tigi 43 Vad or.1 f'ran cu co 48 Sangumf•t t Emauutle 48 Si~.tillo Lellel'io U Tempo Luigi 4rl \'alerio t;irrstPVt Sangnineti Ciiu~a>llll ISrllng:~rdi Stanhlan 30 T entoni Rnff•rfl' ~i l Va lle Auge/o Carlo 17 Stlip ran tr Gruva >llll 48 T erra-Ahram i Gru'Valle Lu 1g 1 Sandre tli R•rrtco 18 S>h 'C$l ri Frarrcuco '" Jtppe 10 V!llllcelll Ant011io l (; &1nn a Attilio :u 'si m~onl Alts••mrlro !B Te rzaglu Giu<t}'Jit \Il \ 'anan 1 A 11 t0111 o 43 S.'lnt.l Maria Albtrlo ~g Simoni tim~tllPt :!~ Terza~o Girrstppt H Vanclelh fii'lVOIIII& 46 Santanera GioiJilnlll so:Simula f"baldu 31 Tesro Giuseppe ~' Va nlt·u Elisio ')~ San lini F~de•·rco :!:i Si ravo 1Jenwmì110 U Te>t.:t At~gelo !H Vascelli Ari, lf•l t Santoll Emilio ~:1 1 S•rcri muu f11" :!6 Te>ta Pasquale 15 va.. hru Gìu $eppe !l S.1ntomnuro Ruggiero ~9)Sirlj(nano Fthct• 41 Testi Francesro lfo V:llalan> /JrutiO 48 ::'antoro Glruep11e Hl SiromiJo .\"alale 411 Tulti Ciio•:atwì 4r, \'errlu Al(o 11 so 48 Santoro Gauuppt ·n 'smurra flìtlru :.1·Tirl'l li Elio ~i Ve~c hi Ftti!IWto !l~ Santucci Sle(llltO !31Sog~iu Antrmlo :!~ Toltia A rturo :ti Ve 1· cl11 o Clro 47 Sapp:t DIJmm lco ~O So h. Giuseppe 30 Todcrin i Tl!:>à tl•·o :m rec•'lllonr . l•l lll(o 30 Sarno Vinctnzo nljSoli~ttcne ~cllillr Tollc r GiruepJu li Vc noziulo A l (t·t.ao !19 Sarrn lla(faele 49 Somma Gnueppe a l To m l>a Gllt$t•ppt 30 Ve ntu ra- Bu otwi d nl Sarto l'ili orio ~l1 1 So1•rano Edt~at·do ~~ To mmnsi na .Ilari•• 17 Ptet>·o ·41 Salta Glu~~ppe 5t 1Sorgo Llhtrali 1'1berio 4:\ 'fommasi ni Remiy•o &•; \'enluroh Fr·•rucuco 4U Sa tta-l'uletto Sulrlil· Sorman t GiuStJipe ~~ Tomma~onP L urtr• 49 \"er~ tHIO Hlt•u·e iS to•·e !6 Sortino Suh·alm·e 45 T(lnc ll n li io. l ltrll il lfl 4 5 Ver.lu ltva //e 11 iam&t10 'l~ 1 S:ttti Nicola U Soti;; Audt·ea ~~Toni llt<ff•<tl~ 41 \'cnl ur., / .tllflt !l Sa viano llaffuele 1 ~ Spadnro r.rusrppr 31 Tflniclli f>i(lrtt ~~ \'••r.tu rr Hr11e<l11 47 Sa•lo Rizzi Angelo 4!/,S(lrctnl" Gattono ~9 Tonnarelli li ra><ellt \'phfuzio l'mcett zCJ !il Saviozzi Vaterlano 3~ Spi na l'itrceu:o 21 Asc•min \S VcrJLn n i r.iOI'fllltll 5~ Scaldara (ìuruppt 15 SpmPIIi GitiSCJIJit " To rch io Hrnesto 2i Vcrn l.tuyi H Scalese Giorgio !41Staflt'rini C,u·lo !G To rra Gmtllll 47 V~r to va Agt~>IIIIO 410 1 Scaha Rosario ~ Sta ncati Ra ffatle 48 t'ork1rolo Allloot in \1$ V"'l':tiiano Oome•ri co tl Scarano Lulgr i 31Stanl!nrone FiÌippiJ 30 Tortora Gio,.amtl :!l \'ial~ A 119 eto ~ se~,rzella .tltchtle 41 1St~fano Umberto :!>Tosti Domtruru ~li \'•nnPIIo .-4 ulourll n Sc lnrru Guglidm11 19 SIPITenoni Ettore 16 T ra ftlcan t" Fo'ttllct•co\9 \" 1 c~•lomnu .tt11 ttto ~~ S<:hizzl Pitlro ~o; stt·lla Fraruf•co U Traina A l{o11~o 45 Vtcent ini Gtt 11 .,,,, 51 S1:1alpa ,rwr:lo 45 StPIIa Yinct~t:o :!9 Traver<i /.Npol<to 41 \'troli Ptlippo 50 Stl&lllanna Ghutppe ~i; Sticco Anlon &o 19 Tr.wostini '/'u rtllllftN U \' t~liardr Lu 1vi Jqm•· Scimcmi Branno 45 1Stllo Pitlr'l \Il TrHis~n Euge11lo tu :io Patrrw 17 Sciumbata GluftPP• 19 Storca~a FroncuciJ !6 Tre,i<a ni fia~rau., -:!~ Vt.rorelli ,fr/ullc 1~ Sciavo Lrri(l i ~·l'Stolti Altwmdro ' 8 Triulzi Giaci!IIO t7 Villa G10ryrn 48 1 Scommegna AIIIOIIiO 18 Strinpri Pra11ctsco ~6 Troia n; Piel r" ~) Vllla~anta f;ltHt}'pO 30 Scolo f 'Wppo11tri 30'Stur., Pranc•~r·J 4r, Tro m ltPlta b'1mow.lo 16 Vinci An ·1t l o •n Sebaatìanelli liicm(llrr- lsullio tli 6{i1ìo ~O 1'rovan~lli Rtl"ru·ào 16 \"ind p,-;111 cesro :e~ &eppe · '!j Sn rcll Do nteuit.n ~9 Trovane ll i L•ugi i~ Viola P1rtro :tK Secchi f'mnce~eo 3o 1su sca Domenirtt 13 Trutn Bllore ~; Violi ni IIMco 1 :>c;o:a rirglrrlo 48 S usca ~'ilo U !Trulli Gabrielr i i Virtlta 'l'flllltiiiUO :tll 1 Segni ..Va u rl:io 3S suzti f'llillPI> :!SITllccl IJrrmiJ :Il Vtr;.!.~ lltt:~ .l/ano 18 Scia Giacomo 39 p•ncci FilippQ :!O Y•rl!tli /-rriqi !!1; Scllcorni Carlo 14 'll Tltfano Gaelmro >:1 Vt~all i l'MIO !3 Sumpltci Ottavlo 4't J. Tttren Domenico a VÌ ,CMtli r;wvrlll ni &6 SonnHJnr.attl U(Jo ~71 Tur<ioiGio . P,·an.:rsro 17 Vtta Glll'trw.o 15 Se<tl!l Rmon r•ele 4~ TaglierJ fler-Mnlo ~ l Vita Pietro 4:1 Serio l'ilo /VIcola JO: Talarlco Giucomo 41! 1 Vilta•llnr C111uillo ~~~ Serra B(Jidlo 411 Tallarico Jlon i(acio W Vttullo tiiu.•tPJ)e ~l Serrano Collatrllllo 45 Tall~~rlco Gillstppt 3~ Vt\'ll ltla Cll l"lù 16 Serrati Giovanni 51 Tarn Guglielmo \!9 l'g olini fiiuseppe 28 Vocaturo tielliale ~r, Serloti Al(on~o ':17 Tapparini Cesare 41 Urtolcr GiusfPI't 41; Vo lmo C•rrmlut 4! Scroghl Augu.•ln 111 Tarorchi Adol{ot H Cl•mmlt 47 \'olpe dla::ml i~

Saugn Gh~teppe

45~Severieo Gìtittppe

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86

(Stgut) INDICE ALFA BETICO

z ZaOlro Antonino Zam belli Pieh· o Zambrini Antonio

Zarnpetli A l(o"ro

46 Zibetli Ghmppt Zanchl Dan~ '~ Ziccardi Gi11stppe ZanoUi liJlr~o 46 7.iogales Antot~ino 7.nnu ttlni Primo ~ Zoccola Gitueppe !l\) Zara Silvio :19 ZopJJellari Pompeo 46 Zorzoli GlotJa nn' 45 Zalti Giorgio Enrico Luigi 51 Za werlhnl \'ladimiro 44

•

20 Zueearl Ptdwùo !7ruccaretli ..cngtlo 40 Zocconi Raul

n u li

45 Zumpe1ta GIIISeppt 111 " [zurletti Frammo 51 23


-


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GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO Direzione e A••lnlatruJene: Via.Venti Sette~nbre (Paluzo del Ministero dellagaerra)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 1o Il Giornale Medico del R .o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. · 2° L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal 1° gennaio. 3° Il prezzo dell'abbonamento è ;

Per l' Italia e la ColOf!.ia Eritrea . . . Per l' Estero. . . . . . . . . . .

L. 12," 15,-

1) t,25 Un fascicolo separato costa ) in ,1tatlia · • t,50 t a11 es ero .{o L'abbonamento non disdetto prima del t • dicembre s'intende· rinnovato per l'anno successivo. 5° l signori abbonali militari in effettività di servizio possono pagare l'im· porto dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). • 6° Ai librai si fa lo sconto deliO Ofo, ma soltanto per gli abbonamenti delle persone che non possono fruire della fac ilitazione di cui al n. 5. 7° Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc.? che accompagnassero le memorie, sono a carico degli autori. 8° Gh autori delle memorie potranno averne gli estratti facendone richie· sta all'atto dell'invio delle bozze corrette. Gli estratti sono di due tipi: TrPo A . - Con copertina io bianco, 'senza fronlispizi.o, e colla impagina· tura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Con copertina stampata, frontispizio, impaginatura e numera· zione speciale. U prezzo è regolato dalla seguente tariffa :

Pre2;.a;o d.J. oi.aaou.:n. :fo~Uo d.J. ata:n:1pa. NUMERO DELLE COPIE TIPI DJ ESTRATTI

Tipo A. Tipo B.

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25

50

100

200

500

4'

6,-

6,50 9,-

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20,26,-

6,60

7,50

13,-

Per ogni centinalo oltre 600

8,50

4,50

Gli estratti minori d1 un foglio si contano come foglio intero per le ordinazioni di 100 estratti o meno. . Per quelli che superano un foglio, le frazioni in più, che non sup~ra.no il n;tezzo foglio, ~i contano come metà, purché però l'ordinazione non Sia mferlore a 50 cop1e. . Potranno aversi estratti in carta e formalo diversi, previi accordt personali tra gli Autori e la Tipografia. 9' l manoscritti non si restituiscono.


ANNO LV - 1.9 0'7

FASCICOLO

vI I

31 L uGLIO

\

SOMMAR IO M E •oaJ E

OJIUQI.AJ.I .

eo..ltllo. - Il sintomo miofonieo e suo valore patognomooieo nell'lsterL;mo . . . P<Jg. 481

CASUJSTICA CLiNICA: Peratl, Santomauro e Cotrotltl - Diagnosi radiografica in due lesion i traumatk:he latenti del ptede eon accenno alle malformazioni congenite, pag. aos. - Alli sa11•re11o. • Slftloselerost lnl~ale del labbro Inferiore o<l epltelioo:a uleerato, paf. l!lt 8an11. - Aeeoessl convulsivi da autolntouleaslone per aeldo ossalleo, pag. ~l !S. - Caanlt. Salla esportazione totale della ghiandola lagrimate, eome meno curativo radicale dellu eplfora, pag. tito. RIVISTE GltNERALT : lortoll. - l progressi della radiumt~pia . • . . . . . . Pag . U5 atYI8 T& •1 QIO. .&ILI I T &J.I&.I E •

ESTEal.

(f . l'I ndice t~ell'lnlemo dtlla copoerllna)

D IR EZIONE ED AMMINISTRAZIONE

KOllA • Paluzo del Hbw tero della Guna, Via XX Se~mbre • ROIIA

Per Ie IDi erzioru a pacamento rivolgerai eiClualvamente an•QNtOfE ITALIANA EDITRICE E DI PUBBLICITÀ - lilLA WO, Via P t etro VerrJ, N. 1.3..


;

INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALLUIT ED BSTBBl ntVISTA MEDICA. Christian. - Sulla causa della reaz.ione agglutinante positiva nell'ittero Wall - Sulla menlngite eerch ro spinale . . . . . . • Boschi. - Della pressione sanguigna nei tisiei •

RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE Cernll e Coudray. -Sul modo di s~iluppo degli osteòmi muscolari d'origine traumatica.

Rlohelot. - Su una terminazione poeo conoscllllta dell'appendicite. Con,ideradoni sulla . . • . . . . . . , . frequenza delle lesioni appendtcol arl Hlldebrand. - Sulle eontusionl dell'addome. . . . . . . . . . .

Pag.

53~

533 531 Pag. 533

•

536 539

RIVISTA DI OTO-BlNO-LARINGOIAtRIA. Nladdu. - Sull'esame dell'orecchio nel rerrovieri Ferrerl. - Sul l'esame dell'udito nel ferrovieri .

Pag. 54l

5H

RIVISTA DI (lCULISTIC.\. Glanl. - Sopra un caso dì daerio-adenite bilaterale durante H decorso dì IJienortagla . . . . . . . . . . . . nretrale acuta . Beauwols. - Aecidentl oculari consecutivi all'osservazione delle eelis.;l di sole

Pag. 5U 313

RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA RORMALE E PATOLOGICA. IUnoll e Spalteholz. - Le arterie coronarie e 11 cuore. Ricerche anatomiche e aperimentall. RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELU PELLE.

Pag. 5U

Hoflmann e BrG•Iaa. - Inoculazione della sifilide noi cane Julllan . - Delle blenorroid l . . . . . . . . . . . . . Stern e He11e. - Azione dei raggi ultravioletti sulla pelle e suo impleKO terapeutlco 1ri <1ermatologla . 4t •

Pag. 546 !).i.i

548

RIVISTA 01 TEliAPEUTICA. Nlgar. - Terapia doi sudori del Usiei . Otlhartll. - Nozioni elsmentari suglì Ioni

Pag. 548 519

RlVISTA DI MEOICII'IA LEGALE. Moreau. - Studio sull'ernia q uale intortu11lo sul lavoro •

Pag.

m

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA Sanfelloe. - Sull'azione dei prodotti solu bili dei blastomiceti In rapporto a ll'er.iologla dei tumori maligni . . . . . . . . . . . . . . . . Castellani. - Framboesia troplca . . . . . . . . . . . . .

Pag. 555,

555

RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Le malattie inretllve di lfusibìU più rrequenU nel soldato Italiano

Pag. 55& 557

MISCELLANEA . MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE FARMACEUTICO

Pag. 558

• . . . . . . . . . . Mangianti. - Esercito e tubercolosi Trattato di aiagnostlca medica del proressorl A. Enlenburg, W. Kolle e Welntraub .

'

551 55?

Pubblicazioni vendi bili presso l'Amministrazione del " Giornale Medico " Vu XX SBTTBMBKB, PALAZZO o KL !lltstnt>no nsLL A GOKMn •

Antropometria militare. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli 9anitari delle claasi l859-186à; due volumi in 4° con atlante Vol. I (Dati antropologici ed etnologici) con Atlante della geografia antroP<>logica dell'Italia. - Roma 1896. · • L. 18 Vol. II (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 • » 6 B.&.:ao.FFIO e S.vo&z..t.. - Compendio di chirurgia di guerra compilato sulla st;oria medico-chirurgica della guerra di secessione d'America. - R oma. 1888, 4 volumi, prezzo ridott;o • 6 60 BEBNABDO e Bn-.;:zzt. - Lo egombflro degli ammalati e feriti in gue.r ra. Memoria pt'emiata al concol'So Riberi. Un volume di pag. 276 con mol~ figure e tavole grafiche. - Roma, 1905 . . . . . . . . • • 3 6() Cue.un:. - Esposizione sommaria dell'ord.inament;o e funzionament;o del aer· vizio sanitario in campagna presso l' esercit,o italiano. - Roma, 1906 . • l DJ: Cl!:B.utE. - Studio sulle mediastiniti (medie.etiniti suppurative, ascesso medie.stinioo). - Rome., 1900. Un vol. di pag. 144 • . • . • • 2 H YRTL. - Onomatologia anat;omica. St.o.r ia e critica del moderno linguaggio anato1nico. Traduzione libera italiana dei dottori C. PRETTI e C. Sroau.. Roma., 1884. (Edizione rora) . . . . • . . • &- ·


ME MOR I E

OR I G I NA LI

IL SINTO~IA MIOFONICO E

SUO VALORE PATOGNOMONICO NELL'ISTERISMO Studi ed oss~naz lool fati<- ru·lrosp~· :at~ mi ltt;,r~ .li Roma tlP;:Ii ~n ni t905- t9ltl per il do ttor 11h icidu Consiglio , tt ut>r. t.,. hH•olrcò

L

lfentre mi occupavo, da. qualche anno, di vari i studii di psi<:hiatria e neuropatologia, servendomi del materiale ricchissimo che in tali specialità può raccogliersi nell'ospedale militare di Roma (principalmente per il gran numero eli inscritti di leva e di appartenenti ai corpi milita-

rizza ti che v1 a.ffiuìscono ), il collega. Ma.riotti-Bian chi, da. poco capitano medico, mi informò nel marzo 1905 di un lavoro, da qualche mese pubblicato, sulle miofonie, osservate in alcuni casi d i malattie

nervose. Per la opportunità che io ho avuto di seguire la massima parte dei malati e degli osservandi dell'ospedale militare di Roma ricoverati · per :malattie ner vose e mental i, mi proposi senz'altro di studiare detto fenomeno sulla. st:-rie numerosa di ammalati ehe quotidianamente passano sotto l'osservazione del Direttore dell'ospedale; e lo ste~so M.ario tti, con grande interesse, lo andava ricercaudQ in qualcçno degli ammal ati del suo reparto di medicina, che per qualche mese dirigeva . Yarie circostanze ci impedirono di fare una nota preliminare comune, ~~r cui è dovere mio, pubblicando q uesto lavoro, associare il suo nome ~1 miei primi studii sull' .argomento, per il suggerimento llatomi ed 1 1 controllo positivo e fecondo che, per quanto con pochi casi, veniva confermando i risultati ai quali sono giunto, dopo un'osservazione protratta. per circa due anni, su varie centinaia di individui. Nel n. 3 della Ri(o1·mt! Jfedica, 20 gennaio 1004, si pubb licava, ~du~que, uua nota del dott. ~icuria.ni, aiuto alla Cli nica medica propeeutlca della R. Università di Siena diretta dal prof. Bernabei, come con~'~"ilmto allo studio del fonomioclono : occasione dello studio era stato un ln~ermo di mioclonia, nel quale il prof. B crnabei, in una sua lezione lt -

c·aot-nalc mtdf •l).


IL SJ:>:TOll.-\ MIOFO~ J CO

del 24 marzo 1 D03, aveva segnalato il « fenomeno ascoltato1·io di nnnore ·rorticv.ço « Il Sicuria.ni, èom inciando dal detto infermo, ricercò tale sintoma in diversi ammalati della Clinica (circa 70 in mediai, riscontrandolo soltanto in alcuni tra i nevropatioi. Il primo caso, illustrato anche dal Bernabei, riguardava un uomo di 53 anni, che presentava, specialmente al mattino, dopo qualche minuto in cui lo si era tenuto scoperto dalle coltri, delle piccole contrazioni fascicolari, più evidenti, in ordine decrescente, nei pettorali, negli arti inferiori, nei superiori, nell'addome ed infine nel dorso, mancanti invece nella nuca, nel collo, nella faccia e nella testa; crescenti m an mano di intensità, propA.gazioue e numero, e capaci di giungere ad una. vera follia muscolare, e soggetti evidentemente alle più facili canse emotive. A.scoJLando sopra le regioni accennate, si avvertiva « un rumore

vibratorio continuo, para.gonal;Jile a quello venoso di trottola ovvero a quello prodotto da un convoglio sotto galleria»; detto rumore, (rilevato, s'intende, allo stato di riposo completo del corpo e dei singoli arti), presso a poco si mostrava ugualmente intenso sia quando si vedeva la contrazione fascicolare («il palpito muscolare;.;), come quando questa non era appariscente; inoltre, facendo contrarre a.nche fortemente i muscoli, in modo attivo o con la corrente elettrica, il detto rumore non subiva variazioni sensibili nell'intensità o nella qualità caratteristica. Il Sicuriani non lo trovava più durante il sonno, naturale o artificiale; nellA. veglia lo osservava più intenso sui muscoli pettorali, molto meno · negli arti e sui glutei, meno ancora nelle altre parti del corpo. Il secondo caso riguardava un uomo di 54 anni affetto da « mielite per sclerosi laterale :~> 1 con andatura paretico-spastica, ipoestesia destra specie nell'arto inferiore, midrìasi destra: osserva vasi la miofonia nelle braccia, .nel dorso e negli arti inferiori. 'Il terzo caso era di un uomo di 53 anni, affetto da tabe dorsale, con ipocinesi prevalente a sinistra, ipoestesia sinistra ed ipoacusia più spie· cata da questo lato; la miofonia era generale, ma più manifesta negli avambracci, braccia, gambe, dorso e regioni glutee. Il quarto caso riguardava una giovaneiste1·ica e tubercolosa, con emi i· perestesia sinistra, abolizione del r. faringeo, e tremore lieve nelle dita delle mani protese, che si propagava, accentuandosi, ag1i arti infe· riori quando intervenivano fa ttori psichici emotivi; il rumore miofonico si sentiva solo nelle braccia e nel dorso. · A queste quattro osservazioni l'autore faceva seguire alcune considerazioni, notando specialmente che, più che snl meccanismo fisiopatologico produttore del fenomeno. bisognava portare l'at.te11zione e lo


E SUO VALORg ['A'l'OG ~ t)M O ~l CO :'\EI, r.'IS1'€&TSMO

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:dtndio sul valore semeiologico che ad esso può essere assegnato. Ed os·servando che non tutti gli individui a temperamento nevrotico presentano il detto sintoma., si doma.nda>a: c a che cosa può accennare il fenomeno che è stato riscontrato così in gravi lesioni nervose, come nei leggieri casi nei quali tutto il patologismo dell'individuo si limita. soltanto al costatabile fondo nevrotico?» E poi: «Coloro nei quali si riscontra sono forse i candidati alle gnwi neuropatie, dal momento che in queste il fenomeno non fece difetto?"· A queste domande, in massima parte almeno, io ho cercato di ri.spondere con le mie numerose osservazioni, condotte specialmente allo scopo di vedere se, possibilmente, detto fenomeno miofonico abbia valore semeiologico, e patognomonico, per qualche nelìrO:~i, poichè, in tal caso, veniva ad acquistare un significato ed un'importanza molto più notevoli, per la, diagnosticr., che non quando lo si può riscontrare in malattie a lesioni nervose anatomiche, dove rimane in una situaz ione secondaria rispetto ad altri sintomi, per la diagnosi clinica, oltrechè per l'anatomica .

.Ed allora, cominciando dall'aprile 1905 sino alPautunno dell'anno ·decorso, ho continuato metodicamente e quasi ininterrottamente le mie -osservazioni, ricercando il mio fono in 4 serie di individui: sani, nevrotici, ammalati di lesioni anatomiche del ne•·rasse, e psicopatici. Pochissimi casi ho avuto da. osservare di malattie nervose vere, e cioè -due di paralisi nevritiche, quattrodidemenza paralitica, tre di alcoolismo -cronico, uno di tabe spinale : queste osservazioni avevano, per me, sol· tanto lo scopo rli controllare in dette malattie i risultati del Sicur iani. Non po~evo a priori presumere di dare una casistica numerosa, perchè tali ammalati scarseggiano ne i nostri ospedali, nè in un grande ospedale -è possibile aver conoscenza di simili ammalati che si ricoverano nei varii reparti comuni, nè tanto meno di quelli, - e sono il maggior numero, - che vengono p er subire visite fiscali o collegiali, per i provve·dimenti medico-legali opportuni. Del resto mio intento era quello, essen-zialmente, di ricercare il valore di q1.1esto sintomo nei nevrotici, profittando del grande materiale esistente nel nostro ospedale; a tale intento dividevo le mie osservazioni in quattro sottogruppi : nevra· ·stenici, isterici, .epilettici, nevrotici da trauma. Buon numero, infine, di casi ho potuto osservare di psicopatici: dei quali alcuni riattaccabili .all'isterismo o all'epilessia o a.ll'alcoolismo; gli a ltri q'.tasi tutti a forma -confusionale o maniapale (usando questo termine come espressione di periodo d'eccitamento e d'agitazione), o presentanti episodi psicosici .sul fondo di degenerazione morale e di psicastenia. Darò ai tutti questi casi un cenno affatto sommario; premetto qui ~oltanto che, dopo aver dapprima ricercn.to il fenomeno acustico in


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l l, l:il :\T<HlA liHOFO~ l CO

parola su molti individui sani o venuti in osservazione per allegati disturbi di varia sorta, indipendenti da alterazioni nervose (ernie, idrocoli, reumatnlgie, postumi di contusione agli arti, am bliopie, riniti ecc.), o giacenti in cura per gastricismi, febbre, malattie veneree ecc., in .tutto una cinqnantina circa d i i ndividui, poichè in essi - nei quali nn precedente esame nevrologico aveva fatLo escludere ogni pertnrba.zioue nervosa funzionale - mai potei riscontrare a lcun rumore muscolare, non seguita.i, dopo, a fare metodiche qnotidiaue osservazioni, ormai inutili, e soltanto di quando in quando ne r iosservavo qualcuno, per co11fermarmi nella assolnta certezza che in essi manca. qualsiasi fat.to miofouico, anche se eccitati psichicamente, od in periodo di emotività provocat.a. Una sola eccezione però convien fare, e che serve per gli altri osservatori chE\ volessero studiare l'aTgomento; e cioè, mentre il miofono si sente più for te in corTispondenza ai muscoli pettorali, come il Sicuriat}i affermava, in molti casi si avvert~ pure, su detti muscoli, in individui sani o non nevrotici , principalmente per azione del freddo un rumore: basta tener scoperto, d'inverno, un individuo, perchè si comincino ad osservare sui pettorali, esclusivamente, o molto prima e più intensamente ch e non su altre regioni del cor po, dei tremiti fascicolari, cui corrisponde un rumore muscolare. Però notevoli differenze si ritrovano fra questi soggetti, ell i nevrotici, poichè in quelli varii fatti dimostrano la causa sveciale frigo?·ica, e cioè: la concomitante orripilazione, specie sul torace; la grossolauità dei tremiti visibili, che sono irregolari, fascicolari, a periodi più o meno intensi e rapidi, senza corrispondenza dapprincipio in altre parti del corpo, essenzialmente transitiorii, non mo-

dificabili da fat tori psichici od emozionali provocati, assenti dopo che si sia tenuto coperto l'individuo; ed infine il rumore che essi muscoli dànno è grossolano, irregolare, forte, a periodi di varia intensità, a scosse, mentre ascoltando gli altri muscoli nulla si sente. Del resto anche nei nevrotici dove si riscontra il miofono, questo si sente sempre più intenso sui muscoli pettorali ,. ed, un po' meno però, sul bici p i te e sui muscoli epicondiloic.lei. IJa ragione deve essere com p lessa, e la si può intuire dalle seguenti osservaz ioni: l'arto superiore è, con In faccia, Porgano che esprime materialmente l'emozione: - i l tremito della paura, il fastidio òel fre<ldo, la volu-ttà., le scosse che per moti vi mozionali vo.rii od anche intercorrentemente tutti presentiamo in circostan ze varie ecc. si manif'e:;tano più specialmente con detti organi, e mercè i detti muscoli, che sor.o poi quelli che dànno le espressioni artistiche rappresentative e che costi tuiscono, - come diceva il Jackson, - gli strumenti p iù acconc i per mezzo dei quali si manifesta


E SUO Vtlf.ORE l'A'l'OQ :-<O~lONICO NELL'ISTERISMO

ia nostra volontà; - per la legge del James, Ln.nge e Sergì, se noi volon tariamente produciamo tremiti in detti muscoli risentiamo una. tendenza a,ffettiva, od almeno ripensiamo ad uno stato emozionale primitivo, indefinito, che poi, il nucleo rappresentativo di un'idea definisce ed individuai izza ìn emozione; e se viceversa vogliamo rì-' sentire. tale stato d'animo affettivo, lo possiamo soltanto, od almbno più facilmente e meglio, producendo volontariamente detti tremori; infine , come ha controllato per mio suggerimento il collega Pazzi, in detti muscoli, e meglio sui pettorali, vi ha la contrazione limite ed il tremore limite, applicaudo un elettrode con una int~ns ità di corrente minore. che per gli altri, e, fatto interessante, prima nei nevropa.tici

che nei sani, il che corrisponde al senso di innervazione aumentato in detti muscoli che noi proviamo quando stiamo sotto una i m pression e emozionale, in uno stato affettivo, od anche nei periodi di attenzione intellettuale. - Comunque, eliminato così una causa d'errore nello studio del fenomeno in parola: due conclusioni di un certo interesse si rilevan o, e cioè: che è molto facile a prodursi, e più facìlme'nte vi si intensifìca, il rumore muscolare comune, o il roiofonu speciale, sui ml!lscolì pettorali, i quali sembrano quindi reagire con una suscettibilità pa.rticolart~ agli agenti interni od esterni; e che (cosa del resto conosciutissima) il rumore muscolare dipende esclusivamente dalle contrazioni del muscolo, o dai tremori fascicolari, e le sue qualità acustiche sono in intima relazione fisica con le modalità del tremito o dell!a contrazione del muscolo, come diremo meglio più avanti, parlando della. fisiopatologia del miofono.

**.. Ho preferito suddivere in varie categorie gli iudividui da me esamin-ati, sintetizzando, per ciascuno, i fatti comuni che dà.nno la nota speciale alla singola categoria, anzichè dare un cenno clinico di ciascun osservando, per ragione di brevità e per essere più éonciso e ra.pido nella esposizione. :&;d ecco succintamente esposti i r isultati del le mie numerose osservazioni : I. Categm·ia: I ndividui sani, di età variabile dai 18 ai 60 anni, 110mìni ; oppure ammalati di infermità organiche o funzionali, o !:'emplicemente allegate, ma senza alcun interessamento funzionale psiconervoso, e con assenza di note nevrosiche nel temperamento ed all'esame obbiettivo: assenza del1·umore miofonico. I l. Catego1·ia: Ammalati dì lesioni nervose . anatomiche, ben defi·uite. Esiste ìl miofono nella demenza paralitica, dal 2° stad io dopo


4Sti

IL SIXTO~A MIOFONICO

che si sono ~anifestati i tremori muscolari visibili, espressione di facile esauribilità nell'innervazione motrice e nel tono neuro-muscolare: il miofono dà i.l significato acustico al fatto fondamentale dell'atassia,. ipostenia ed ipodinamia muscolare del paralitico, ha caratteri piuttosto grossolaui; è forte, ed è quindi banale la sua presenza ed il suo· valore dando esso espressione acustica al tremore a lente o medie 'v ibrazioni, fascicolare o fine, che è caratteristico della paralisi progressiva, in tutti i muscoli, ma specialmente alle mani, alla lingua. e nei miomimi ci. Perciò, come in tale malattia, così pure dovrà. riscontrarsi il miofono in tutte le malattie, e negli stadii delle malattie in cui esista tremore muscolare, sia questo spontaneo o provocato, permanente od intenzionale transitorio, ecc., poichè il miofono non è altro che la espressione acustica delia contrazione fibrillare o fascicolare del muscolo, che appa-re alla vista come tremore o palpito muscolare. Quindi è facile comprendere perchè l'ho pure riscontrato nell'alcoolismo cronico, e nelle net:riti nel periodo della degenerazione del nervo, che produce nel muscolo paresi, ipotassia, ipostenia, quindi facile esauribilità. nella innervazione od anche contrazioni 'spontanee delle fibre· per disturbi trofoueurotici del muscolo stesso. Risultati incerti ed incostanti ottenni ricercandolo nei muscoli degli arti inferiori in un tabetico, a riposo, e così pure in un pa1·alitico pa1·kinsoniano venuto per una visita collegiale. P arecchi altri casi, ricercando in questi due anni nei vari reparti, . avrei potuto osservare di malattie nervose a lesioni anatomiche definite; ma, come su accennavo, mi interessava molto di piu, anzìcbè tale ricerca di controllo, studiare invece il fenomeno in parola metodicamente nei neuropatici e negli psicopatici, essendo ormai banale· il fatto che, per l'origine fisica del miofono, questo si avverta su ogni muscolo che tremi, o sia in contrattura, o presenti vibrazioni fascico lari visibili, a riposo o per sforzi di contrazione; in questi casi esso è un semplice epifenomeno, non ha significato speciale, e costituisce quasi un corollario acustico del fatto fisico della discontinuità contrattiva. delle fìbre muscolari. III. Epìlettici: Nelle mie note trovo registrati 23 epilettici ; parecchi altri, una ventina almeno, non li registravo più, perchè, in essi, costantemente (si in tende al di fuori dell 'accesso convulsivo) mai riscont1·ai il miofòno. La diagnosi era cerziorata non solo dai sintomi che l'uffic iale medico di guardia poteva raccogliere durante la crisi m otri ce, ma anche dall'esame antropologico-clinico dell'epi lettico, dalle ricerc he del ricambio u1·inario, dalle informazioni assunte sni precedentiJ dallo studio del carattere ed in genere della personalità psì-


.E SUO VALORE PATOG);U~10);'JCO :'l'll: LL'J STER JSM O

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chica dell' infermo. Ricordo specialmente un caso assai dimostrativo: una notte l'ufficiale medico di guardia, ufficiale di complemento, osservò due accessi convulsivi in due soldati degenti in reparti diversi, e, nelle rispettive dichiarazioni, veniva alla conclusione che nell'uno e nell' altro si fosse trattato di u na forma istero-epilettica, frase, come diceva Charcot, poco felice e confu~ionaria, perchè in generale vorrebbe esprimere, - · e ciò è inesatto - una forma apparentemente mista delle due nevrosi, mentre devesi parlare soltanto, i n questi casi poco netti nelle linee sintomatiche, per esattezza scientifica, di disturbi isteriformi od isteroicli, ed epilettiformi od epilettoidi, che rappresentano oggidì >er e necessità n osografiche (.~f ingazzini); oppure significa una crisi convulsiva del grande isterismo, in cui l'apparenza epilettoide è semplicemente sindromatica, fo rmal e anzi, mentre substrato ne è la neV'l'osi 'tste?·ica, magari più o m eno degenerativa. Già dall'esame accurato dei sintom i descritti nelle dne relazioni, dalla loro successione, da alcune modalità di fenomeni po-

t.evasi dubitare che nell'uno si fosse trattato veramente di isterismo. nell'altro no (un certo D e Maria). Volendo allora. mettere alla pro;a del fuoco la mia ricerca sul miofono, la dimane mattina .andai a studiare i due soldati": nel l 0 trovai evidente (ciò venne conferm~o dal Mariotti) il miofono sui muscoli principali degli arti, e note somatiche d'isterismo, ne·lla sensibilita, nei riflessi, nel dermografismo ecc.; nell'altro assoluta assenza del miofouo. Onde senz'altro, arditamente, giudicai il l" un isterico; il 2", il De Maria., affetto da convulsioni epilettiche o almeno epilettoidi, proponendo quindi per i due informi diversi provvedimenti medicolegali. lovero l'esame antropologico e specialmente psicologico dei due confermava, in seguito, tale diagnosi; nel primo si ripeterono le crisi isteriche; il2" invece soffri va pure di vertigini, di assenze, aveva il padre alcoolista crqnico, una sorella annegata in un lav atoio pubblico ove era caduta durante un accesso del morbo comiziale ecc. Basta uno solo di questi fatti e di tali risultati d'osservazione, per cerziorare una. teoria, tanto più che nessuna contraddizione ho mai trovato; ed in casi a primo aspetto dubbii, per la sintomatologia accennata dagli ufficiali medici d i guardia co 1:stat~nti qualche accesso convul sivo, nell'assenza del miofono, gli esami ulteriori e le tùteriori indagini mi hanno sempre confermato n ell'assioma che : nell'epilettico manca a.~sollttamente il S'intoma mio fonico. Una sola eccezione conviene ricordare: in due casi (carab. Rise., e sold. :i\br.), affetti da epilessia parziale, jacksonia na, per trauma cranico, il l " con contrazioni muscolari nell'arto superiore sinistro; il 2• negli arti inferiori, per qualche minuto dopo l'accasso parziale tro-


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I L ~lNTOMA MIOFONlCO

v~tvo i l miofono. Ma, a parte la trausitorietà d el fatto, qui la pato-

geno.si dello spasmo muscolare e affatto differente che nella epilessia. Vl"'ra, e vi è molto di s imile~ nella causalità dello spasmo e del tremore, con le irritazioni motrici dell'isterico; per cui è naturale pensare -(vedi oltre la patogenesi del miofon o nell'isterico) - che uno stimolo localizzato n ei centri psicomotori corticali, se dà la convulsionE:' local izza.ta., cioè lo spa~mo ed il clonismo nel ja.cksoniano, q llando è intenso o r epentino, quand o in vece agisca lentamente o debolmente produce solo disturbi d' innervazione localizzati, tremori muscolari, c:ioè spasmi fini, clonismi fascicolari o delle fibre, espressi acusticamente col miofono, ed in modo transitorio come lo è la irritazione corticale jacksoniana.. E poichè anche in questi casi può a versi una convulsione epilettiforme generalizzata, a me sembra, teoricamente, che la presenza del sintoma miofonico possa. svelare l'esistenza della irritazione local e della corteccia o della regione subcor ticale e quindi uondurre alla diag nosi differenziale, o almeno fort,emente contribuirvi, come segnacolo di un fatto morboso localizzato nei pt·essi delle zone 1·olandiche, che localmente stimoli ed ecciti i gruppi cellulari psicomotori alle scaricl1e repentine e violente nella muscolatura corrispondr nte. IV. ;.Yev1·astenici : Ci sono, come è ben noto, \arie forme di neurastenie, divisibili nelle due grandi categorie di cereb'rastenie e di miela· stenie dal p un to di vista della localizzazione o della prevalenza dei sintomi nell'una o nell'altra sezione del neurasse; e nelle due grandi specie di eretistici e di dep?·e.ssh'i dal punto di vista semeiologico, e ciò anche a non tener conto del fatto che, per i cerebra.<~tenici specialmente, alcuni potrebbero dirsi meglio nevrastenici inteUeftuali (psicastenici del Janet), altri nevrastenici volitivi (abulici, pa.rabu.lici); altri ancora nec1·astenici .'~entimentali od a:ffettivi (sino all'i pocondria, emotil"i in genere, a t onalità concentrica, od espansiva). Orbene, oltre ai numerosi casi di semplice nervosismo, o di esaurimento nervoso transitorio che ho osser vato e che non è la vera nevrastenia del Beard, nei 44 casi che ho notato accurat amente, e per i quali la malattia causò quasi sempre un provvedimento medico-legale, ho potuto distinguere due gruppi d i individui: nell'uno, formato dai comuni nevrasteniei, intellettuali e volitivi, o spinali, od an-che a tipo depressivo, mai lw ?'iscont?·ato il 1nio(ono; nell'altro gruppo. costituito da netYrastenici eu2otit>i, per lo più a tipo eretistico, dei quali molti avevano intercorrenti fatti di eccitamento nervoso o psicoemoti vo, facilità alle reazioni nervose o senti menta! i, o fatti di i perestesia morale (o.àe.~te.~ia dell' ~;b-ndt) , molti )J?'e.~ttnfavctw ilm io(ono. Qneilto però non era mai continuo, immanente,


E :SUO VALORE PAl'OGKO MONIOO NELL'ISTERISMO

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ma. compariva solo dopo un periodo di eccitamento emotivo, di turba affettiva, di fatti angosciosi o di ambascia psichica che hanno spesso tali infermi; inoltre il miofono, di breve d nrata, a.p pari va nell'uno o nell'altro dei muscoli, nell'arto superiore o nell'inferiorE:\, dall'uno o ·dall'altro dei lati del corpo, variabilmente, e senza il carattere specifico di localizzazione che vedremo nell'·istm·is-tno. E poichè in tali nevrastenici le suddette note emotive, iperestesiche, gli eccitamenti affettivi subitanei, la impressionabilità instabile sono forme sintomatiche i.~teroidi della psiche, sicchè molti parlano nell'uomo di una frequente myxis (isteronettrastenia), è logico pensare che molte analogie patogenetiche vi siano, al riguardo del sintoma miofonico, nell'iste-

rico vero e nel nevrastenico emotivo. Anche l'uomo sano, sotto l'azione di un intenso fatto emotivo, potrà forse presentare il miofono, con ·gli stessi caratteri di instabilità e di variabiliti~, che formano il naturale trapasso ai casi di isterismo, ove il miofono ha vero valore patognomonico; ed ecco perchè più volte l 'ho potuto anche constatare con i medesimi caratteri di transitorietà, e di influenza emozionale, in alcuni casi d.i nevros-i tt·a.nmatica, la quale, quando non è un vero isterismo provocato o disvelato dal trauma morale, (ed in questo caso si rientra nella condizione isterica comune resa manifesta dallo shock morale del trauma), non è altro che una nem·ogi da spa,vento (Krii.pelin), cioè un'emozione sistematizzatct, producente una condizione psicalettica attm·no acl uno stato affettivo coa.tto (come in un mio lavoro di prossima pubblicazione). Anche qui, perciò, il fatto emozionale immanente, con le sue oscillazioni specifiche, ~ssume la nota ù;tm·oide, più ancora che nel nevrastenico puro, e quindi costituisce nna forma di passaggio, od una forma mista, per le due grandi nevrosi .es.~enziali, per cui anche il miofono trapassa dall'una all'altra, apparendo transitoriamente, e variabilmente, in rapporto alla condizione i~>teroicle, emotÌì'a; e come -tale potrà pure essera avvertito su alcuni muscoli corrispondenti alle ·parti del corpo lese, nei casi di isteria-traumatica locale. V. Psicopatici: moltissimi casi di psicosi ho avuto agio di stu·diare negli anni di mio servizio nell'ospedale, sicchfl potrebbe riuscire interessante un lavoro sulle p~icosi nei militari, come avrei in mente di fare. Il sintoma miofonico è stato da me ricercato in 124 casi, che potrei dividere, rispetto alla forma clinica, in: pgictt.~tenie, con{1tsione mentcde d 'origine autotossica, (renosi sensorio-altucinatoria acuta, p.~icosi ·Cefalalgica, degenerazione rno1·ale, {1·enastenia, paNtnoia sisternatizzata ·Cronica, psicosi emotiva (del :Morel), pstco.si alcoolica acnta, liperna.nia ansiosa, p.'ficosi da influenza e da colpo di sole, eccitamenti psico-nm·vosi ~pisodù:i con ctastie e fatti epilettoidi, psicosi isterica, frenasi epilettica.


-!!lO

lL i'l~l'OMA YIUPONICO

In tutti questi casi un ·cts8enza co~; tante del vero sin torna miofonico, con. qu este sole eccezioni: dei rumori muscolari variabili per sede e per intensità è stato pos3i bi le ritrovare in q n alche caso di psicosi alcoolica, in rapporto ai tremori caratteristici dell'alcoolismo ; in qualche caso Ji eccitamenti ematiti awti, nei quali il meccanismo patogenetico è simi le a quello accennato a proposito della necrosi t1·aumatica; ed infi ne in alcuni dei casi che poi si son potuti diagnosticare come forme di psicosi ù<terica. La mancanza, q uivi , del miofono costante, e quindi l ru ·r elatiàtù d el suo valore diagnostico per queste forme di psicosi, dipendono da varie rag ioni, che è bene accennaTe perchè non sia infìrmato il valore clel mio fono nell 'isterismo : in vero la psicosi isterica viene oggi considerata da molti come una psicosi intercornmte che si svolge i n individuo isterico, e che perciò dal fondo costituzionale prende ed attiuge alcune caratteristiche, le q uali, indistinte ed abbuiate nell'acme della psicosi, vanno dilu ~idandosi e rivelandosi mano a mano che la. psicosi s'attenua e si riaffaccia la sindrome fondamentale della nevrosi. Per cui, quasi sempre, n on è nel suo svo lgersi che può oerziora.rsi la. diagnosi di psicos1 isterica, ma dai sintomi che dopo possono facilmente cogliersi, e ·ch e permettono differenziare la passata o la digià. degradante psicosi isterica da altre forme simili, e specie daU 'epilettica. Lo stessoper varie forme .di eccitamenti episodici, con agitazione psichica, con impulsioni, che talvolta conducono ad infrazioni disciplinari gravi, & che dopo, dalle stigmate psichicbe e somatiche, si rivelano quali .equivalenti psichici episodic:i della psiconevrosi isterica. Ecco perciò come talora si riscontri il miofono, e talora. no, n elle psicosi come negli ecci-

tamenti emotivi isterici ; non considerando il fatto assai interessante in pratica che poco agevolmente, e non sempre, è possibile ricercare tali fini rumori muscolari, data l'agi tazione degli infermi, dalla quale possono sorgere varie cause di errore ascoltatorio. VI. Vi è, nAgli ospedali militari, una grande ca.tegorip. di individui che viene iu osservazione perchè ha presentato accessi convulsivi o meglio delle contrazi oni muscolari convulsi formi; in essi talora vi so n<> note anamnestiche, tal' altra no ; gli u fficia li medici di guardia sonospesso contraLlittori nelle loro diagnosi epicritiche, o sono costretti a con cludere senza dare un giudizio sicuro, ma; con diagnosi incerta, di probabilità, quando nou dicono che mancano gli elementi obbiettivi per costruirvi una d iagnosi certa o almeno soddisfacente. L'esame antropologico spesso fa n otare qualch e nota som~ttica. o fun zionale degenerativa od anomala; qualche segno di anormalità o di sempl ice anomalia o di incompl etezza rivela l'esame psicologico, e lo. indag ine sulla co? dotla, sul carattere, sulle espression i emotive degli osservanrli; t


E SUO V.ALORE P.&'l'OG:XO~!ONICO NELL'ISTERISMO

spesso riesce pure negat.ivo l'esame elettrico, il nevrologico, l' urologico. Sono individui più o meno anomali, della grande categoria dei p:.icMtenici nel senso più lato, incompleti, insufficienti, irregolari, degenerati più o meno, originariamente, o pitL spesso, per perniciose influenze dell'ambiente familiare e sociale. In alcuni poi di questi individui si trovano anomalie del ricambio dimostrabili con i saggi dell'urine, nel senso di ossaluria in forma di pi.;coli cristalli, e con oscillazioni abbastanza interessanti in relazione agli accessi convulsiformi, isteroidi od epilettoidi (l}. Orbene, in tu t ti questi casi manca nflì:ttto il sintoma mio fon ico, e ciò vale - come certamente pitt volte mi è valso - ad escludere la. natura isterica di tali disturbi, ciò che in seguito altre ragioni permettevano escludere. Ed è assai importante questo fatto, specie se messo in riscontro con nn altro, da me indubbiamente varie volte riscontrato, e per cui cioè mi veniva il sospetto forte che fossero isterici individui i quali, dopo un episodi-o di eccitamento, di agitazione nervosa o semplicemente emotiva., con escandescenze ed esaltazione, presentavano netto il miofon.o, e persistente, quando altre stigmat.e somatiche caratteristiche mancavano; il sospetto dopo, senza eccezione, diveniva certezza collo apparire in seguito di un fatto convulsivo vero, o di una netta stigmata soma.tica, o delle note psichiche che non sono meno chiare e caratteristiche delle fisiche, per quanto molto più difficili a rilevare t3 vagliare comunemente. E la stessa. importanza discriminativa ha, come per prova, il 3intoma rniofonicò, nei casi di accessi conv"lsi(o1·mi simulati, od automatici semplicemente, degli isteric-i veri, ciò che non di rado accade da. noi per la fretta che hanno gli osserva.ndi di partirseue, e per la tendenza simulatrice che è sintomatica. dell'isterico. La qnal cosa ha valore non indifferente a per i provvedimenti da prendere e per le questioni medicolegali e peri tali che spesso si coordinano. VII. Ho conservato in ultimo, a ragion veduta., gli iste1·ici, poicht3 è in essi <:he ho sempre e costantemente riscontrato il miofono, si da venire legittimamente alla conclusione che il sintoma miofonico ha per

detta nevrosi lo stesso valore patognomonico della emi-anestesia classica., e più ancora, poichè possono esservi molti isterici senza l 'emianestesia od emiipoestesia, non senza. rivelare lo speciale rumore muscolare ascoltatorio. Non contando i casi di Mariotti (2 isterici semplici, l mioclono isterico, l paresi isterica), ho studiato 94 m~si, ripetendo gli esami molte volte, e lontano da cause di errore che del (Il C:tò appare dalle ricerche che ola qualche temro ha Intrapreso nel Gabinetto batterìolo~Zico rtell'ostt•ldale il sottot,..nente medico l:angi. ed a nnunziate da lui in una oubblica~iotle che ti allo stampe iu questi goorni: secondo tali rictn·he vi sarebbe l n parccdll di questi in.:livìdui una anomalia del metabolismo organico con riJlercussiono su un slslema p>lconPn'oso poco temprai~ per costi tuzione o rer llell~ìente plastiCI là. accomodati va della per~onahta io seguito a l'lziosa ed Incompleta e<1uca7.ione.


4U2

IL SINTOMA MIOFONICO

resto è facile discriminare appena si sia fatto l'orecchio al rumore speciale, che è continuo, fì ne, come una serie rapida di crepitii sordi, o come un rombo lontanissimo, senza oscillazioni, ma talvolta intr&mezzato da qualche crepitio più forte (l). Per me anzi è più importante il fenomeno quando il rumore è assai fine e delicato, appena distinto, se non si ha educato il senso .acustico; poichè allora è affatto disgiunto da ogni palpito fascicolare visibile, da ogni contrazione fibrillare rilevabile all'occhio, ed invece pii1 nettamente in rapporto con le minime vibrazioni delle fibrille muscolari, di cui, dicevo, è l'espressione acustica. È bene ricercarlo sul bicipite, sui muscoli epicondiloidei, sul tenar, sulla coscia, sul polpaccio; è inutile fermarsi ad escludere la. poBsibilità di sua origine vasai e. Ha intensi ti\ varia, nei vari soggetti, e nello stesso individuo ; è più forte dopo un esercizio muscolare, ma specialmente dopo un'emozione d'origine esterna, od autoctona rappresentativa : per lo più è localizzato ad una metà. del corpo, come per i disturbi della sensibilità cutanea, e nelle stesse regioni metamericbe di questi ultimi ; per cui si può agevolmente prevedere, esaminando per primo se esiste il miofono, se vi è anestesia o almeno ipoestesia, e sempre localizzata. dal lato del miofono stesso. Così è possibile fare la diagnosi di nn equivalente psichico, di una turba emotiva epjsodica,, di un eccitamento nervoso e mentale, con escandescenze ed agitazione. In qualche oa.so anzi ho potuto notare che in individui i quali erano in perfetta. latenza nevrotica, e senza. alcun fatto obbiet ti ve isterico, bastava quel fenomeno di eccitamento - causa, effetto e rappresentante insieme di una rottura nell'instabile equilibrio psiconervoso dell'isterico, con abbassamento rapido del livello mentale e manifestazioni automatiche - a rivelare un miofono netto ed evidente, m ono od emilocalizza.to, e con corrispondenze, o anche non, di fatti diestesici cutanei. E quindi a,nche nell'isterico comune, che lontano dalle crisi nervose o psichiche porta un 'attenuazione ne lle Stlè stigmate, come nel miofono, questo si accentua dopo la crisi stessa, o dopo un semplice turbamento emozionale, od uno di quegli episodii di escandescenze che tanta ìmportan:>:a, e frequenza hanno da noi, nel nostro ambiente, al contrasto con i coefficienti disciplinari, ragione per oui l' Angiolella ha parlato di un'azione nevrosica dell'ambiente militare. Negli isterici che hanno 1l) Poi che io ,.ado eli continuo. nei mi l'i o>nmi di ncHopaticl. ricPreando metot1icamente il miofono rome complemento o1cll e indagonl nuvrolo!!iche, dal I!Cnnaiu an Ol!!;i Jlarecchl altri casi ho potuto a~t­ giunJ{~rc. d i'i quali uon ruccio r~ nno io •tnest.o lavom: l l'isu ltatl confermnno n~llament~ quanto qui io \'atto cs t>o nendo sulla :<pecialil;l del cncorouo - per i suoi cnratt cri particolari - netrist~rlco.


F.. ~UO VALORE PATOG:\O~JO:-IH.:() NEILL'lSTEH l S MO

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disturbi sensitivi in tutto il corpo, anche il miofono è generalizzato, ma. mi è sembrato sempre più forte nel lato o nella. regione più deficiente di estasia dermi0a. Mi sembra .cosi chiara la grande importanza di questo segno ascol· tatorio, e per la diagnosi dell'isterismo, in sè e nelle sue manifestazioni vroteiformi, specialmente neJla medicina legale e nella pratica. forense, e per il valore più generale ed immanente che esso ha ri· spetto ad altri sintomi della nevrosi, e per il suo sigpificato indiscutibile in rapporto al suo meccanismo patogenetico, che a me sembra coinvolga la patogenesi e la natura stessadella nevrosi isterica, come accennerò nelle pagine che seguono. Inoltre credo poter affermare che il 1nio(ono presenta in generale,. intimi rapporti con le oscillazioni del li vello mentale e della tonalità psico-emoti va dell'isterico, ciò che spande una luce vivida sulle relazioni che intercedono tra il miofono stesso e le condizion.i nervose e psichiche che formano la natura dell'isteria. · Qui mi basta riafferma.re che - come spero sarà. confermato da . altri osservatori - nell'iste1·ico tti t·ileva se·mp1·e il sintoma miofonico~ anche in mancanza di altri segni della nevrosi, ed all'infuori di visibili contrazioni fascicolari nei muscoli, (contrariamente alle indagini del Sicuriani), tranne in alcuni casi di isterici apparentemente guariti, nei quali però è sufficiente uno sforzo muscolare od un'emozione artificiale per rivel~re quel disturbo di motricità. intima e fine che è espressa. all'orecchio col mioforw (1 }. E mi auguro che specialmente i miei colleghi ufficiali medici vogliano ricercare sempre il miofono quando praticano .indagini nevrologiche, e per l' aiuto che esso dà indubbiamente alla diagnostica, e per il controllo positivo e fecondo che le loro osservazioni potranno dare a questi miei stuclii, cimentandoli più largamente alla prova clinica e ccmpletandoli dove peÌ' necessita di tempo e di attitudini potranno apparire scemati nella interezza.

II. Due problemi sorgono ora dinanzi alla mente al riguardo del detto sintoma mio fonico, e cioè: l o perchè e da quali fattori fisici è originato il ~more muscol!lore sopra. descritto? 2o quale è la sua fisiopa.(1) Non avendo modo clr poter ossPrvare nell'ospedale isterici I)Ulu·ili da molto tempo, non posso dire come si comporti In essi il miofono; a priori si potrcbhe dire che. se l'istPrico e guarito, o trovasi in quelle lunghe latenze nevrotlche che sono apparenti guarigioni, anche il miofono snrà in latPnza, poichè verra a maneargH la base pa togenetlca. Quindi esso non può valere a dirci se un i11d i· ''itluo e $lato un Isterico, ciò che é abbastanza natumle. In casi di 1aten1.a noo protratta talvolta l'bo riscontrato. speci& do!)o un ratto emotivo, anche per la semplice rm pressione della visita; in tal caso. però evidentemente permane il fondo della personalita isterica . .


IL SINTOMA ~IIOFO :-<ICO

' ologia in generale, e specialmente quale il meccanismo probabile di sua produzione nelristerismo, in rapporto al valore costante che esso ha nella semeiologia di questa névrosi, e quindi quale significato in essa acquista tale fenomeno? l" Ho gia detto che il miofono si avverte, ed è questa. la sua speciale .caratteristica, sui muscoli allo stato di riposo; ora noi sappiamo dalla fisiologia che il muscolo normale, nel riposo, non dà alcun suono, mentre un rumore si avverte subito non appena il muscolo si cnntra.e. È ancor dubbio se debba accettarsi l'ipotesi dell' H elmholtz che, cioè, tale rumore sia dovuto allo scuotimento della sostanza contrattile del muscolo; certo però esso è in dipendenza dal modo speciale in cui il muscolo si contrae: « in .condizioni naturali i movimenti del nostro corpo non sono effetti di semplici scosse mnseolari (come per gli eccitamenti. elettrici), dovute ad istantanee ed isolate sti molazioni, mA. quasi sempre di una serie d'impulsi rapidamente succecientisi, che provocano nei muscoli qu ello stato di contrazione durevole e apparentemen te uniforme che dicesi tetano •· (L n ciani - « Fisiologia umana • ). Le numerosissime esperienze praticate con eccitamenti elettrici da numerosi osservatori,- cominciando dal Volta, che per primo riconobbe potere le stimolazioni frequentemente ripetute produrre nel muscolo una contrazione continua, chiamata dal Matteucci tetano, e che l' Helmholtz dimostrò effetto di sommazione e fusione di semplici scosse rapidamente succedentisi, - hanno servito a dimostrare l'analogia della contrazione t etanica consecutiva ad una serie ripetuta di stimolazioni di correnti indotte con la contrazione duratura dei muscoli per effet·to dE'Ila volontà.; per cui si è. indotti a pensare che le contrazioni volon· tarie dei muscoli siano pure di natura t etani ca, vale a dire effetti di una serie di impulsi emanati con un certo ritmo e rapidita dai centri nervosi (V.· Luciaui, l. c.). Ed appunto a sostegno di questa ipotesi della discontinnitit delle stimolazioni volontarie neuro·muscolari, il Wollaston addusse il fenomono del ?'twwre sviluppato da un muscolo in contrazione, e che si sente bene per es. contraendo i muscoli del braccio mentre con un dito si ottura il meato uditivo; è un rumo1·e grave simile a- quello prodotto da una vettura che corra su un lastricato, o di un pesante veicolo che passi in un traforo, con qualche scatto più forte, come uno scoppiettio, precisa.mente nello stesso modo che per il miofono forte. Mezzo secolo dopo l 'H elmholtz studiò bene il fenomeno del rumore muscolare, e per primo ascoltò con lo stetoscopio un muscolo contratto; dimostrò cbe il fàtto acustico ha le qualità eli un rumore e non di nn tono musicale perchè le vibrazioni componenti non si succedono regolarmente, confermando anche il fatto, i m por-


E SUO VALORE PATOONO~IONIC(l NI!LL' ISTERISMO

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tantissimo per la. genesi del rumore, scopert.o dal Dubois Reymond, -che cioè applicando una corrente tetanizzante (cioè di serie di correnti indotte) al centro spinale di un anima.le, si hanno vibrazioni della stessa frequenza di quelle osservabili nella contrazione volon· ta:ria. Un altro fatto importante stabilì l' Helmholtz, che cioè il tono ascoltato non corrisponde al numero effettivo delle vibrazioni del muscolo, ma al tono di risonanza proprio delPorecchio dell'osservatore, la qual cosa può praticamente spiegare, io credo, le differenze che spesso si notano tra và.ri osservatori nel rilevare le modalità e le delicatezze del rumore, specie del miofono debole e la necessita che hanno alcuni di ripetere le osservazioni prima di percepire bene i minimi rumori muscolari, e di abituarvi l'organo acustico. Come conclusione di tutte queste ricerche il Luciani (llal quale ho tratto questi dati fisiologici) dice che i successivi studi c sono tutti concordanti nell'ammettere che tanto le contrazioni volontarie come -quelle provocate per stricnizzazione, per eccitamenti rifl.~ss i o diretti dei centri cerebrali e spinalj, sono fenomeni discontinui, dovuti cioe alla sommazione di una serie di impulsi emananti dai centri e trasmessi ai muscoli». Dunque, durante la contrazione muscolare, il rumore che sul muscolo si sente è dovuto alla somma delle vibrazioni delle singole fibrille costituenti 11 muscolo; e la fisiologia dimostra pure c~e l'eccitamento della placca nervosa terminale 110n si propaga istantaneameute a tutto il muscolo, ma ondulatam.eute, da fibrilla. a fibrilla, successivamente. E poiche nei nostri iu fermi si sente il ru· more muscolare a r.iposo, bisogna ammettere necessariamente che il mio(fmo dipenda dalla contrazione fibrillare dei mu!;:coli. E d'accordo col Sicuriani « basandoci su ciò che si rileva all'ispezione, cioè sul celere susseg uirsi dei palpiti ora di alcuni ora di altri fascetti dello stesso muscolo, si può credere che lo stesso avvenga nell'unitti costitutiva del muscolo, ossia nella fibrilla, ed in tal caso il carattere di continuità del rumore debba essere attribuibile a questo incessante e rapido succedersi di contrazioni fibrillari •· Ma se questo succedeva nei pochi infermi osservati dal Sicurim1i, non era lo stesso, completamente, nella grande maggi?ranza dei miei casi, nei quali per lo più non si avvertivano con la vista i palpiti muscolari, pur sentendosi il rumore speciale, per quanto meno forte che nei casi in cui erano visibili i tremori fascicolari o fibrillari dei muscoli stessi. Però la spiegazione è la stessa, ed uguale il meccanismo fisio-patologico: trRttasi sempre di minime contrazioni fascicolari, meglio fibrillari, di cui il miofono è spesso l'unica ·espressione obbiettiva1 l'espressione acustica dell'intimo palpito muscolare. Dal tremore a questi fini movimenti fibrillari è


lL SIN'J'O ~IA .\UOFONICO

una graduazione regolare, il cui significato è sempre quello di una. serie, piit o me.no rap ida, di stimolazio11i nervee, d'intensità, differente, senza effetto fisiologico, abortive come fatto energetico, donde il valore patologico di queste scariche involontarie, da perturbato metabolismo dei sistemi cellulari accumulatori, o da morbosa facilità di proiezione e di passaggio lungo le vie nervose centrifughe, e non da. esagerata eccitabilità. autoctona dei muscoli, poichè manca il miofono,. come il tremore, nelle miopatie primitive. Come conseguenza di questi dati fisiologici vi sono alcuni fatti interessanti, in pa.t ologia, che più strettamente ancora si colle~ano coll'argomento del miofono, e specialmente tutto ciò che oggidi si conosce sui tremori muscolari. Sappiamo che questi ultimi sono un sintomo morboso molto frequente, variabilissimo nell a fo rma, nella modalità, nella d urata, nell'ampiezza, nella rapidità, ecc. Comunque, si convien.e da quasi tutti gli studiosi che la loro fisiopatologia risiede !lelle modificazioni del sistema nervoso, assimilabili· ad una serie di convulsioni ineguali, nel tempo stesso di origine conv ulsiva e paralit ica, essendo queste due forme « modalità, graduazioni dell'alterazione della funzionalità nervosa; il tremore è convulsione e come questa è l'effetto dell'esagerazione intermitteute della funzionalità. degli elementi nervosi; il tremore è paralisi, o per meglio dire intermittente pMalisi, p~r intermittente esaurimento della fuJizionalità dei medesim i elementi (l ) » . Le recenti indagini elettriche dimostrando cl•e, dalla rapidità delle stimolazioni sui muscoli dipende se la contrazione sia tetanica od oscillante (come nettamente dimostrano le grafiche relative), dànno la giusta spiegazione del meccanismo del t rem ore, il qna1e d eri va solo dalla in com p leta ed imperfetta fu sione esommazione degli e<:ci tamenti nervosi: cond izione che avviene in tutte quelle alterazioni nervose o stati morbosi generali che irritano ed eccitano mor bosamente od a lterano il metabolismo delle cellule corticali motrici, o ne t,urbano !"armonia funzionale, sia. direttamente sugli elementi citogeni, sia j)er irritazione delle fibre proiettive, per cui ma11ca la sinergia normale dello stimolo primario e della sua normale conduzione ai centri spinali, o da questi alla periferia. Nel tremol'e si banno gradazioni marcate, poichè dal ~ero tremito oscill~torio e dal clooislll_0 si scende ~'<ino ai tremiti fini, fascicolari; la presenza del miofono dJmostra anche esistere una g radualità. ancor più discendente, per i t~·~­ mori tìbrillari, vere mìcroclonie, non visibili a ll'occhio, ma constatabdl per i loro etfett.i acust.ir.i, nel rumore ascoltatorio miofonico. (l ) ~IA~ML":>';~, nèl 1'rallàl o di Ca uta na e .1/arti{J liauo.- Ed. Vallardr.


~SUO VALOHE f'.\ TOGNO MONICO )II•:LL !STfi:fi Ji;)l() 1

Tale meccanismo spiega perchè anche d'ordinario è faeile il tremore transitorio in tutti i deboli, cioè nei nervosi, convalescenti, bambini, donue, esauriti, affaticati, nei q m-.li cause ovvie possono produrlo (freddo, emozioni, f11tica, ecc.); spiega quindi come il t remore in molte malattie si intensifichi sotto l'azione dei fattori sui ndicati, e spec:ialmente delle emozioni che turbano la normale sinergia di funzioni nt>r· vo<;e, dissociano, disintegrano il processo psichico, e ne disorienta110 le normali associazioni e irradiazioni associative etl espressive. Quindi fra trem01·e e conwlsiune vi è solamente graduazione, e passaggio di modalità: trattasi di scariche nervose da turbato catabolismo ci toneurino, turbinoso, improvviso, rapido, nell'un caso, meno impetuoso, lento, n ell'aUro, così come la scinti lla elettrica in confronto del fiocco luminoso di un effluvio elettrico : ma essenzia lm ente, nell'un caso come nell'altro, un&. scarica di energie non più accumula.te te.nsivamente nel sistema, non più adoperate sine1·gicamente, ad un utile fisiologico, volontariamente, in coordinazioni associati ve norma li; scarica che, nel caso del miofono il;terico, è come un e1fluvio minimo, cioè continuo, delicato, limitato alle fibrille o fors'anche ai dischi (ilrr·illttri nei (lì.tali è scomponi bile la .fibrilla elementare del muscolo. Queste considerazioni acquistano poi ancorà maggior valore, se si pensi che fra le varie specie di tremori una delle più comuni e freq_uenti è la varietà istericct. Il tremore isterico ha form e ed intensita molto varie, simula e riproduce quello di varie entità morbose, assume talora il principale posto nella sintomatologia della nevrosi, e magari può costituire l'unico sintoma (miocloni ù;terici). Esso talvolta si sviluppa lentamente ed insidiosamente, più spesso in modo rapido dopo un trauma, uno spavento, una viva emozione, o un accessu convulsivo; può aversi au<.:he un vero attacco convulsivo equivalente ; ha forma mono o para od emiplegica o generalizzata, ad accessi o durevole per mesi ed a nn i, di intensità minima o notevole, nel riposo o nel movimento volontario ecc. - Nell'isterismo, adunque, il tremore, come la convulsione, eli pende da una l'Ottura di equilibrio e di associazione funzi onale dei cen tri cor!iicali motorii ; la sospensione dei processi inibitorii corticali può determinare le due forme, perchè allora diventano tum ultuarie, disarmoniche, asiner-· giche le s.timolazioni dei centri spinali motorii. - Ora appunto il grande valore del miofono, oltre che per il sno significato semeiologico, è dato da. questo fatto di grande importanza fisiopatologica : esso cioè dimostra, credo, che nell'isterismo si ha costantemente e durevolmente (fìnchè dura la condizione nevrot ica) una lenta. protratta, ma debole scarica nervosa, una vera micro-con vulsione, che eccita le singole fibre mu3! -

lìi.>r11ale ·med ico.


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11, SINTO~IA MIOFO~ICO

scolari, per lo pitt in forma mono od emiplegica, formando così il primo gradino del tremore, di cui la convulsione costituisce la più intensa espressiOne. Questo fatto ha grande valore patogenetico per la natura. della nevrosi in parola: invero in essa abbiamo convulsione spesso pre,a.leute o iniziata da. un lato, emianestesie od emiiperestesie, tremori spesso limitati od unilaterali, allucinazioni spesso lateralizzate, ed infine il continuo flusso nervoso che costituisce una minima palpitazione muscolare, espressa acusticament~ dal mio fono ; che quasi sempre è unilaterale o monolocalizza.to, e sempre dal lato ana od ipoestesico quando coesistono tali disturbi della sensibilità, e più forte per lo piu dal lato più ipoestesico, specie ipoalgesico. La qual cosa. fa pensare che si tratta d i disturbi metamerici, nel dermatomero nel senso della diminmr.ione o scomparsa percettiva, nel miomero relativo a causa di indebolita innervazione, di turbata coscienza muscolare, con irritazioni centrifughe automatiche che sono, direi, spezzettamenti del tono normale, fors'anco per effetto della percezione cenkale frammentaria del comune senso muscolare. - Ciò è segno anche che la. patogenesi dell'isterismo veramente sta tutta. nello sdoppiamento funzionale del cervello, nella turbata connessione dei due emisferi ; per cui molteplici centri sono disorientati, o assonnati, o sminu,iti a funzione subconscia per deficiente tòno: da tale disorientamento, da tale sdoppiamento funzionale avrebbero origine le manifestazioni, somatiche o cerebrali, quasi sempre unilaterali, dell'isterismo, la. cui espressione episodica. è l'allucinativa., o la convulsiva (psichica.-delirante, sensitiva o motoria), e la espressione durevole, continua, patognomonica è il palpito muscolare fine, significato e rivelato dal miofono, così come per gli effiuvii elettrici quando contiguità perturbanti attirano lo scaricarsi lento e protratto della tensione elettrica da potenziale d'un sistema.

**o\! Secondo le ultime teorie sulla patogenesi dell'isterismo, questo, vera 1nalattia p.sichica, consisterebbe sopratutto in una. perturbazione di rappresentazioni mentali (Striimpell), in uno sdoppiamento della personalità (Oppenheim), o meglio, secondo il Jo.nct che ne ho. fatto uno studio profondo e completo,. in un restringimento del campo della coscienza con indebolimento della sintesi psichica. Concetti tutti che si somigliano dal punto di vista psicologico, ma che tutti esprimono solo un modo di essere della malattia e la sua tisultante psicologica, vale a dire l'effetto che le intime alterazioni, le quali che formano la natura dell' isterismo, esercitano e producono sulla attività e sulla


B SOO VALOHE PATOl~NQ~IO:s'ICO SELL'tSTil:H!SliHl

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potenzialità psichica.: lo sdoppiameuto della personalità ed il restringimento del campo della coscienza e la diminuita sint esi psi.c:hica sono la conseguenza, e la. stigmata. speciale, di al tri fattori causali primarii, vale a dire sono effetti delle perturbazioni corticali, che nel loro valore e :;igni ficato psicologico, inducono una delimitazione della mentalità, un abba~samen to di tonalità psichica, sino alla dissociazione del conc.etto dell'Io per incompleta ed imperfetta fusione sintetica di tnttj gli elementi che contribuiscono a formare la coscienza della personalità normale. Onde per Sollier, che ha scritto una poderosa oper~ in propos ito, la ragione prima e fondamentale dell'isteria è da riporsi, come pensa anche Tamburini, in c alterazioni, sie no esse di natura outrit:.i va, eh i m ica., tossica od an tossica, ~ via dicendo, dell'organo che è sede ed origine d'ogni fenomeno psichico, e della maggior parte dei fenomeni fisi ci che a quelli psichici .sono collegati, cioè la col'leccia cereln·ale coi .~u.oi cent1·i localizzati ~. Ed .appunto per il Sollier c l'isterismo è un disturbo fisico, funzi onale del cervello, consistente in un a.ssopùnento o in un so1mo localizzato o generalizzato, passeggero o permanente, dei centl'i cerebrali, e che si tra·duce perciò secondo i ceutri affetti con manifestazioni vasomotorie, trofiche, viscerali, sensoriali e sensi ti ve, motori e e psi ch i·ch~; e secondo le sue variazioni, il suo grado e la sua durata, cou crisi transitorie, con stigmate permanenti, o con accidenti parossistici : le isteri-che confermate non sono che vigilambule il cui stato di sonno· è più o meno profondo od esteso '> (l} . D ato questo concetto della. patogeuesi dell'isterismo, meglio si comprende i l meccanismo di produzione, oltre che dei varii disturbi soma.tici, anche delle convulsioni: trattasi di ::;cariche nervose da par te di gruppi cellulari che hanno perturbate, o rotta od incomplete le ·connessioni dinamogenetiche e di inibizione che passano in legami molteplici di subordinazione e di coordinazione fra i vari centri primarii, subprimar ii, secondari ecc. È l'automatismo la stigmata fondamentale delle funzioni psico-nervose dell'ister ico; e l'automatismo in<dica una funzione che si svolge imcompleta, imperfetta, non coordinata, non regolata, disarmorlica di connessioni con altre parti del cervello, con le quali normalmente è collegata in funzione sinergica, ec(t ) V. SoLLtBR. -

De la gmése de l'lli81hie, 1904.

CoLtll. - 1/Wùie, nel .llan11el des ,t/aln rH~• .t!Pnlalu dìrello dal Ballet. 1'A II RURI:SI e SRP~!LU. - W er•.smo, nel Trattalo di C(tnlani e Ma ragliano, Ed. Vall ardi. 11.. Ot AN CBI, 'ii'AN7.1. -

Trallato di Psichiatria.

I d.

- Nel 1 r att. di Cllarcot e llo~echat·d. Les degrès de ta COilscltllCt e JAI\ST. - Lts o.;cìllat&oui di' niv~a" met~ lol, nel vol. dejò:li Atti del V Cougr. l n~rnaz. d1 Psi co logia In Roma, t 905. P. JANRT. - PHtchartblit el le' obseuians menla li$, ecc. IJLocu~.

S ·•LLISR. -


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l t. :'l :\'TO)IA MlOFOXI CO

citata od inibita. Qui, come invece nell'epilessia, la scarica non è dovuta atl ipet-tensione di energia, ma, come in un ncenmulatore il quale perde la sua carica di potenziale se ha contatti o contiguità dì condnttori, co:;Ì la scàri ca ne!'vosa è data dalla fa cilità delle vié di irraùiè\zione centri fuga, o da mancanza delle nor:nali azioni frenatrici. « Ciascuna cellula nervosa può es~ere considerata, secondo il Gowers, come un magazzino di energia latente, come una molla tesa. L'energia della molla di pende dalla forza che l'ha tesa, e dalla resistenza che la mantiene tesa. Ora, fin dal 18713, H andfield Jones aveva pensato che nel cervello non soltanto e:;istevauo -apparecchi destinati a produrre dell'energia, ma anche apparecchi destinati ad impedire che essa si manife3tasse quando n on è tempO'>. E Gowers concl ude appunto che (q aesti fenomeni) « meglio si aecordano colla teoria che ammette l'equ ilibrio instabile dovuto all'instabilità della resistenza, che non con quella che am mette un aumen to della energia nervosa):. . «La resistenza interiore all'azione,- continua il Gowers, - è una funzione più elevata. delle cel1ule nervose che non la semplice trasformazione dell'energia; il cont·rollo è una fun zione più nobile che la produzione della forza. E gia Hughlings Jaekson ha considerato che le convulsioni isteroidi, come le az ioni automatiche, !!Ono sempre d o'7ute alla. sottrazione dei centri inferiori, al controllo dei centri superiori • (l), così come le convulsioni sperimentali negli animali scerebrati del BrownSéqunrd da questi attribuite ad un aumento morboso considerevole dell' atti,ità delle cellule motrici spinali sottratte alle inibizioni cerebrali. Ora la differenza essenziale tra isterismo ed epilessia con queste concezioni e come meglio sorge dalla d iffLlSa trattazione che fa il H.oncoroni della genesi dell'epilessia, sta, secondo lo stesso autore, in ciò, che nell'epilessia l'insorgere ad azione disordinata dei centri infe riori . (dai sub-pri marii agli inferiori) è fi sso, costante ed interessa sempre 0 quasi sempre determinati centri; nell'isterismo classico invece i cen· tri che possono insorgere sono svariatissimi, diffe renti nn minuto dal l 'altro a seconda delle condizioni momentanee del sistema nervoso ... così come per la differenza tra delirio sistematizzato e delirio semplice... , (cioè) l'epilessia è nn isterismo sistemat.izz ato... e la rnin~r violenza, o la mancanza della fase tollica delle convulsioni neU 'istertsmo e la non completa abolizione della coscienza sono prove che in esso i centri superiori sono meno alterati, e i centri inferiDl'i meno eccessivamente tesi .. . · {l) l)al lloxcono:><J. -

Tl'allato clin i co rl tll"t)1ilti4Ì!I, 189~.


E SUO VALORE PATOG:-\O~IO:s'ICO NELL'ISTERISMO

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Ma oltre a ciò credo, - per il concetto che mi son formato di queste -due nevrosi dopo l'osservazione di molt.issimi casi t utti in giovani ventenni (reclute, soldati, guardie) - che la differenza vi sia anche, e specialmente, per la natura e l'origine delle due malattie, delle quali l'una, l'isterismo, per lo più consegue, od ha causa occasiouale valida in un fatto emotivo intenso; l'altra, l'epiles~;ia, iu una costituzione cerebrale originariamente disarmonica, asimmetrica (Bianchi). Come conto fare un lavoro a partfl che riassuma le mie numerose osservazioni, (l ) io sono dell'idea di coloro (Bernheim, Lutzenberg) che ammettono nell'isterismo una forma emotiva. siste·rnatizza.ta, per cui uno shock emotivo, sul fondo psieastenico dell'individuo, può indurre una dissociazion e .mentale, un turbamento nei rapporti associativi: una rottura delle normalisinergie funzionali e delle dipendenzE\ fisiologiche fra i vari centri per rapporto a reciproche influenze inibitrici o dinamogenetiche, che induce assopimento funzionale di alcuni centri, orientamento speciale della mentalità, intorno al nucleo ideo-emotivo, ed automaticità di altri centri, che sì manifesta continua in tinte miti (carattere e note psichiche ordinarie dell'isterico), e riacutizzantesi a periodi. Mentre nell'epilessia, forse per l'influenza di autotossine (ema.tolisine), si rompe a volte l'equilibrio instabile che ha suo fondamento in perturbamentì strutturali, in anomalie costituti ve, donde la scarica turbinosa, violenta, nel naufragio transitorio della co~cienza, (malattia del cervello anteriore?) Con ciò non nego i rapporti che intercedono fra alcune forme isterich e e le epilettiche, ma penso cb e quelle non siano più forme pure, ma modi della nevrosi innestatisi su un temperamento degenerativo od epilettoide, per cui si hanno l,e due grandi categorie di fatti, (nell'iste· rismo che io direi ?ongenito) delle distimie morali, e delle convulsioni istero-epilettiche, per le quali verameute « e l'organo sede della malattia (corteccia cerebralej e i singoli centri affetti e la n atura intima del processo morboso sono, nella maggior parte, comuni a.lle due malattie :. -(Tamburini); pur non tralasciando però di notare come anche in queste forme convulsive isteriche, e nei temperamenti degli infermi, si riaffermi sempre evidente la nota emotiva, specialmente in alcune fasi dell'attacco (estasi, delirio), in modo assolutamente dissimile che non nell'epilessia. Comunque, è appunto a tale differenza patogenetica che io ascrivo la diversità del mio(ono nelle due nevrosi, per cui cioè questo non si avverte nell'epilettico e si rileva invece costantemente nell'isterico finchè dura (l ) L' emozione cùl!"ldtrlsmo . - Vt!di anche uu altro mio lavoro pnbulicnto in questo giornale A•1 arl(o menlo <li una comunicazione al V Congre., ;o internazionale dJ psicologia io Roma, l" Emo~ione .,e la ma importanza nelle oue1si011i mentali. '


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IL SJ:-iTOMA MIOFO:-IICO

la nevrosi. Poichè è vero che l'epilettico anche fuori dell'accesso è ammalato, ma lo è in quanto esiste nel suo ce.rvello e forse in tutto il neurusse un'anomalia costitutiva, uno sviluppo asimmetrico dei cenl:.ri e

specialmente un perturbamento evolutivo, pare, dei lobi prefronta.Ji, con anormalità istologiche della corteccia (.Roncoroni ecc.); mentrel'istericolo è, anche fuori dell'a;ccesso, per l'imperio coatto di un nucleo ideo-emotivo che orienta facilmente la ·suggestionabile mentalità dell'infermo e ne dissocia e sminuisce i poteri associativi. Per cui l'emotività morbosa dell'isterico è continua, e come tale, oltre a polarizzare, più o meno, la condotta dell'individuo e le varie manifestazioni della personalità, ha costanti le sue espressioni ejettive e somatiche, donde la mutabilità di queste, la ricchezza varia bi le della mimica e della fisonomia, i facili turbamenti vasomotorii, della pelle e delle mucose così come dell'inner· vazioue cardiaca, le parestesie molteplici periferiche eviscerali, ed infine le espressioni muscolari variabili dalle minime contrazioni fascicolari al palpito vermicolare al tremore caratteristico, nella forma conti: nua, assurgenti episodicamente sino alle convulsioni, che sono una vera reazione dell'organismo contro il predominio emotivo periodicamente accu:nulantesi nella subcoscienza degli infermi. Le turbe vasomotorie così come i tremiti muscolari, di qualsiasi intensità questi siano, costituiscono espressioni periferiche, obbiettù:ttzioni centrifughe dei fatti emotivi, a~zi dell'orientamento emotivo che è la. caratteristica psichica dell'isterismo: viceversa, come in un circolo vizioso, tali espressioni periferiche mantengono e sostengono, od anche suscitano od intensificano lo stato emotivo interno, per la nota legge fi. siologica che forma il fondamento della teoria soma ti ca dell'emozione (J ames, Lange, Sergi), che in questa parte è da tutti accettata concorde-· mente; ed ecco perchè nell'isterico sinchè è in atto la nevrosi, rimane sintomo costante la miofonia, espressione muscolareemotiva, corrisponden· temente alle regioni cerebrali tut·bate, disorientate, dissociate od assonnate; per cui il miofono è relativo a quelle parti del corpo dove esistono le altre stigmate isteriche somatiche (pat·esi, anestesie od ipoestesie, od iperestesie, dermografismo ecc.), nelle varie forme mono, para od emiplegiche. E dopo ciò è ovvio che la espressione acustica del palpito m uscolaredebba intensificarsi qua11do si riacutizza.no gli episodi isterici (dopo le· convulsioni, dopo e dm·an te gli stati ansiosi, le crisi di agitazione psico-emotiva ecc.), mentre va attenuandosi con lo emendarsi dello stato psicbico speciale, sino a scomparire nei periodi di guarigione apparente, nella quale si rialza il livello mentale, la psiche riacquista la sua tonalità normale, e la sintesi associativa si fa completa nel campo normale della coscienza; ciò che non è possibile nell'epilett.ico dove non si tratta di


E St..:O VALOHE PATliC;~<l~lO."lCO XI•:LL'J !o>TJ·:RI:;~J O

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semp!ici oscilla.ziÒni del licello mentale (Janet), ma di disarmonie costitu tive, di anomalie istologiche, strlltturali. Ed appunto nell'epilettico, se vi è ht stigmata psichica ordinaria del temperamento, essa ha tutt'altro orientamento e tutt'altro significato: e la cri;;i convulsiva costituisce una scarica totale nervosa per rottura violenta ed improvvisa di associazioni e di connessioni, con i centri pitl elevati, d ei centri psicomotori, mo1·bosamente eccitati dalla medesima causa (tossica) che annulla le più elevate funzioni inibitrici ; dopo la scarica si ha lo spossamento ueuro-muscolare, la fatica generale, l'esaurimento profondo, che non permette altre scariche minime, tranne che come equivalenza, talora, della convulsione, nel qual caso può aversi il rumore muscolare, ma in forma in-egolare, transitoria, non metamerica, e dissociata da corrispondenti diestesie cutanee.

*** Così la miofonia acquista importanza duplice : di segno patognomonico di una condizione isterica della psi(;he, e di significato differenziale fra le due nevrosi. Presente in un infermo dopo un accesso motorio, dopo un periodo di eccitamento nervoso, od una crisi agitata o passionale che rimanga di natura dubbia specie se non vi assisteva il medico, la comparsa della miofonia assicura per la natura isterica dell'accesso; o per lo meno certifica che Fìnfermo è unisterico(anche se la crisi fosse simulata - e sappiamo il valore ed il significato della simulazione, ed i varii gradi di questa, n~ll'isterico-) o magari che contemporaneamente è un isterico. · Tre sole eccezioni io ho potuto osser vare come già ho accennato di sopra (le quali eccezioni solo apparentemente ostano al significato patognomouico del sin torna): l 0 si aveva il mio fono, in forma m onop! egica, nei due infermi di epiless·i a jacl.:soniana, per pos ~umi di frattura dell'osso frontale : ma. qui il fatto non contraddice la teoria, anzi la riafferma, poichè sappiamo che ogni fenomeno morboso a carico nelle zone cerebrali prossime alla regione rolandica, sia esso una cicatrice od un tumore, o la pressione di una scheg~ia ossea ecc., determina contiun~, minime azioni perturbatrici sui centri psicomotori, sia per irritazione a distanza, sia per turbamenti circolatorii, sia per rottura d i alcuni rapporti associativi o per abnormi stimoli lnngo le vie clendr·itiche o cilindrassili che collegano le due regioni, specie se la lesione ha sua sede nella regione prefrontale. Tali abnormi stimolazioni, pertm·bando le normali funzioni della zona rolandica, possono ben produrre mi· nime scariche centrifughe come espressione proiettiva tlell'eccitamento abnorme dei gruppi cellulari della corteccia rolandica, ;;pecial-


n. S I.STOMA ~IIOFO:-<ICO

5UJ:

m ente in vwmauza all'a ccesso, ùovnto poi all'accumularsi degli stimoli abnormi, con rottura di altre vie, normali, per le quali d' ordinario sfnggono, espandendosi, le correnti nervose di ogni gruppo cellu lare; e la d iagnosi differenziale è facile perch è qui il miofono è monoloealizzato, sta in rapporto dì immediata precedenza. o susseguenza. all'accesso motori o jaksoniano, ed è quindi un fatto irritativo transitorio, quando esiste. 2• nei ue11rotici in seguito a traumi, non però in tutti: •ma qui è evidente il nesso intimo con l'isterismo, per cui molti credono ad un •iste1·i.~mo provocato, dopo Charcot, o per lo meno a molti fatti isteroidi, sul fondamento emotivo, e per il significato che l'emotività acquista in tali forme anche se considerate entità. morbose speciali (nevrosi da spavento, Oppenheim, Kra peli n; neuro.<Ji d'ango11cia B auer e Freund et:c.), da far rilevare in modo .ovvio la analogia del meccanismo col quale a lle continue scariche od e(/ltwii neurosi centrifughi corrispondano minime contrazioni fascicolo- muscolari, e quindi il miofono specialmente nelle forme dette dallo Charcot di isteria traumatica. locale. 3° ed in alcuni nevrastenici, emotivi, a tipo psichico isteroide, in forma variabile ed oscillante, la. qual cosa mette in chiaro la facile coesistenza di queste due nevrosi, e la. possibilità che cause identiche le producano, con sintomi psichici molto simili , pur rimanendo distinto il fondo specifico delle due nevrosi, ed il loro meccanismo patogenetico. Nell' isterismo invece il miofono, come ho detto, ha apparenza sintomatica, valore e significato ben differente, e definito, per le scaturigini di esso dalle condizioni medesime dell'affezione cerebrale d inamica della quale consta l'isterismo stesso.

TII. Come si scorge da. qnesti brevi cenni, la miofonia entra di pieno diritto nello arsenale semeiologico della neuropatologia., col significato general e 'di una espressione acustica di cont razioni fascicolari o fi bril lari dei muscoli, tremolanti per cause diverse. Sino ad ora. all'inizio del tremore, e come primo stadio di esso (forse in parte con differen ze di natnra. e qualitative oltre che qtmntitative), si ammette-ça il t1·emolio (iln·illare (Morselli), cioè dei « moti oscillatori che incolgono i singoli fascetti fibrosi dei muscoli, cosicchè dessi si contraggono come se fossero isolatamente eccitati con lo stimolo elettrico.... la contrazione sembra diffondersi in forma ond ulata attraverso ai gruppi o fasci di fibre, increspando q ua e là la superficie dell'organo (movimenti ver mir·olal'lì :. (1). Anche per tale trem<,lìo vale l'ipotesi della. scissione dei ( l) Yo n'KLLI. -

llan u olr '" frme•olicn dflle m (t/ttllie nercose e m tntali.


E SUO VALORE PATOG2'ì"OMONICO NELL'ISTERISMO

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-diver si movimenti elementari formanti la scossa muscolare; esso ha significato di lesione ·spinale, nervosa in generale (atrofia Aran-Du· -<:henne, sclerosi laterale amiotrofica, paralisi progressiva, ecc.), mancando in vece nelle distrofie muscolari primiti ve. I n tutte le malattie nelle quali si ba il t?·erno?·e come sintoma immanente e continuo, o transitorio, deve sentirsi il miofono, come si sentirebbe su un muscolo in fase tetanica nell'accesso epilettico: ed allora è ovvia la presenza ed il significato della miofonia. Ed è ovvio ,che si avverta il miofono in altre malattie dell'assé cerebrospinale in c:ui vi sia il tremore o la facilità dello spasmo, o l'esagerazione morbosa dei riflessi tendinei, dqve insomma una grande eccitabilità del corno anteriore spinale, od anche dei tronchi nervosi periferici (rievriti) porti stimoli continui, irregolari, irrazionali, senza finalità. fisio logica all'apparato muscolare. Vi è un gruppo interessante di malattie nelle quali dovrà sentirsi netto e chiaro il miofono, cioè nelle mioclonie (pammyoklonu,s multi· plex del Friedreich), e nei groppi affini della corea {ib1·illare, deila c(n-ea elett1·ica, ecc.; è da ricordare d'altronde che molte mioclonie sono

d'origine isterica (Faldella, Mobius, Striimpell, ecc.), sino al Raymond che considerava la mioclonia una nevrosi, espressione frammentaria dell'isterismo. Esistt>ndo in tutte queste forme il clono, più o meno grossolano, il tremolìo muscolare, la contra:t:ione vermicolar~ delle 6 bre, si deve avere naturalmente l'espressione acustica della contrazione, cioè la miofonia. Cosi come nei tremiti che talvolta presentano gli epilettici, in forma diffusa, o nelle mioclonie che in parecchi casi erano prflsentate da epilettici, in forma più o meno intensa, e più o meno gros· solana, sino ad aversi contrazioni fascicola.ri e fibrilla.ri come onde tra-

scorrenti sotto la. cute. Cosi talvolta queste contrazioni si vedono in nevra.stenici come espressione « di uno stato neuroclonico dei protoneuroni motori delle cellule delle corna anteriori » (Lugaro); e meglio ancora nella miocltimia dello Schultze, o meglio pa1·amioclono (ib1·illMe multiplo del Feletti, ove trattasi veramente di un tremolìo fibrillare fine, vermicolare (clonie {ib1·illa1·i). Del resto molte di queste forme, o per lo me.no parecchi dei casi relativi non possono staccarsi dall'isteria, e formano un passaggio naturale alle forme miocloniche isteriche (Schupfer) (1). Ma in tutte queste varietà morbose, data la contrazione muscolare, fascicolare o fibrillare, €>. evidente ed ovvio l'origina.rsi della miofonia; e questo sintomo al più assume soltanto Yalore di uno dei se.gni di un disturbo d'innervazione muscolare, e depone per una per· (l) Scuu1•FER. - Le miorlvme nella sezione med ica del Policlillico, 1904.


50ti

IL SINTQ)IA MlOFONICO

turbata funzionalità del neuraase, d'origine corticale o spinale secondO' le varie teorie degli a.uto1·i. L 'importanza invece del m·iofono, che si rileva dalle mie metodiche e numerose osservazioni, cioè del mioforw isfe1·ico, ha questo duplice valore, ed un significato bivalente: cioè in primo luogo dimostra che nell'isterico, al di fuori dell'accP.sso, in completo riposo, e senza che siano in alcun modo visibili t.remolii fini, fibrillari di sorta, si ha il mio fono; in secondo luogo, per naturale conseguenza, la miofonia esistente dimostra la presenza immanente, e continua sinchè dura la nevrosi, di fini ssime contrazioni muscolari, fibrillari, vere miao-clonie, espresse obbiettivameute col rumore muscolare, ed esprimenti alla loro volta un~ permanente deviazione funzionale del neurasse, una persistenza eli effluvii d'energia nervosa, per perturbato meccanismo inibitorio che utilizzi normalmente le potenzialità dei gruppi neuronicj in una sincronia e sinergia. di lavoro. Così queste micro-clonie sono i pri'lli rudimenti di quei tremolii che cominciano ad apparire, alla vista, quando si fa più intensa, più diffusa. e pm grossolana l'eccitazione neuro-muscolare, e si ringrandiscono mano a mano, dal tremore alla convulsione, per lo avvalangarsi delle torbe nervose di scarica, nella intensa irritazione dei p1·otonett· 1·oni spinali, o degli altri gruppi cellulari motorii snbcorticali, unita o no, a perturbata funzione dei centri relativi della corteccia. E la mancanza del miofono spe.cia lmente nelle altre navrosi, dalla ne· · vrastenia all 'epilessia, al di fuori delle contrazioni su accennater dalle clonie ai tremolii fibrillari, quando cioè non si avvert.ono i palpiti muscolari, dà il valore patognomonico speciale alla miofonia nell'ist~r·isroo, ed apporta larga luce sulla patogenesi di questa psiconevrosi, come ho· di g ià accennato. Nell'isterismo insomma, per la debole affinità che esiste fra i diversi elementi costitutivi della personalità psichica (Bianchi) e per la grande predominanza che ha in esso l'automatismo (Binet, J anet), - che la teoria del Colin di un eretismo speciale dei varii centr~ e di vario ordine, del cervello, per loro stessi autonomi fondamentalmente, spiega chiaramente,- si ha una dissociazione funzionale, per lo più unilaterale del cervello, cui corrisponde una perdita irregolare di energie cellulifughe per turbati rapporti d'associazione e di inibizione reciproca e a vicenda subordinata, donde una. stimolazione continua proiettata alla periferia, incitante le fibrille muscolari ad un mutamènto molecolare che è la prima fase della contrazione del sarcoplasma, obbiettivato in un rumore acustico. Certo anche questo fenomeno, come tanti altri dell'isterismo, erano ben spiegati dalla tanto discussa dottrina dei neuroni (Cajal, \Valdeyer, van Gelmchten, ecc.), ed erano ben seducenti le applicazioni fatte dn.l


E SUO VAI.ORE iPATOG~OMO~ICO NELL'ISTERISMO

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Lépine all'isterismo, come dal Tanzi, dal Dnval, ecc., per il sonno (l)t per le acquisizioni mentali, ecc. < Dato l'ameboidismo delle ramificazioni dei prolungamenti protoplasmatici, e la necessità dei contatti per il passaggio dell'onda nervosa, riposerebbe lo spirito interpretando il fenomeno isterico come l'espressione di una condizione tetanoide delle arborizzazioni, onde sarebb& impedito il passaggio delle onde nervose, ovvero alcuni contatti verrebbero anormalmente prolungati, e di con· seguenza quella interdizione funzionale di piccole ed estese regioni corticali e infracorticali che è il fenomeno preponderante e fondamentale dell'isterismo » (Bianchi). Comunque anche le ipotesi del Sollier e del Colin bastano ad illuminarci stù meccanismo dei disturbi psicomotori e psicosensori, integrati giustamente colle recenti dottrine del Grasse sulla gerarchia clei varii centri psico-corticali e subcorticali.

*** Co-.ì all'automatismq dei centri motori subcorticali, siano essi cerebrali o spinali (ed automatismo dei centri inferiori, per r ottura. di azioni inibitrici, significa in realtà eccitamento funzionale morboso· ed irregolare), corrisponde fra gli altri fenomeni somatici dell' isterismo una prima espressione, costante, di tremolìo muscolare, di microclonie, perfettamente iutensifi.cabili da fattori emotivi, suggestivi, dal freddo, ecc., sino alla obbiett,i vazione visiva in forma di palpiti fìbrillari o fascicolari (che in modo contiuuo esistono nel paramioclono fibrillare, nelle miochi mie, e~c.) , ma che d'ordinario possono restare si.lenti e nascosti alla osservazione, perduranti sinchè resta in atto l' isterismo, e solo significati da un rumore ascoltatorio fine, sordo, uguale, espressione di scossa. del sarcoplasma., che costituisce il sintoma miofonico, il quale allora ha importanza e valore semeiologico differenziale, e veramente patognomonico per questa complessa e proteiforme psiconevrosi, anche quando manchino o siano !abili o scialbi gli altri segni sornatici di essa. Roma, gennaio 1907. (l J V. sop ratutto 1AN7.1. -

l (alti e le i11d"~i~ni. ecc., nella Riv. Spenm. di FJ"t11ÌIIt·r ia, tS93.


oOS

CASUISTICA CLINICA DIA.GNOSI RAOIOGRAI:ICA IN DUE LESI ONI TRAUMATICHE LATENTI DEL PIEDE CON ACCENNO ALLE MALFORMAZ ION I CONGENITE, per i dottori Pcrassi Glo. Antonio, maggiore medico, Sanl.omaul'o Uuggero e Cotronei Tommaso, tenenti medici addetti all'ospedale militare di Cas er'ta. Sono l!·a scor si pochi anni a ppena, dacchè !"applicazione dei r aggi X alla diagnostica chirurgica é entrata tr·ionfalmente nella pratica, e già un ricco mater iale d'osserva zione s i é venuto accumulando, dal quale risulta, a chiare m'te, come, s enza il sussidio di quel p rezioso mezzo d'indag ine, molLe lesioni scheletr-iche. di or·igine traumatica, sarehber o rimaste ignorate. È sopraltul~o, poi nel campo delle fratture, che la geniale scoperta del Rontgen ha trionfato mir·abilmente delle non lievi difficoltà, le quali spesso si opponevano ad un'esatta òiag uosi, suprema necessità della eura, g ius ta il monito dell'illus tre clin ico di "Roma. Or tutte le fratture, quelle delle ossa del tarso sono, s enza dubbio, tra le meno facili a prodursi, ma più ancora a diagnosticarsi con gli antichi metodi di esame. La rarità e la difficoltà diag nostica di esse procedono in ra~i one inversa della grandezza di dette ossa; sicché, anche nei trattati di chir urgia a noi vicini, non s i trova alcun accenno a casi di simili lesioni nelle ossa più piccole, o della ringh iera anteriore del tarso (scafoide, cuneiformi, cuboide). Da~li autori r ecenti bisogna scender e ai modernissimi, per veder riportato qualche ese mpio di frattura delle ossa prenominate, che si potè riconoscere merce la radiografia. Essendo a noi occorso di osser vare, nell'ospedale militare di Caserta, un caso di frattura indire tta dello scafoide, in un grave traumatismo del piede, abbiamo creduto dover oso renderlo di! pubblica rag ione, non tanto per la rarita di esso (il Kohlha rdt solo. per quanto sappiamo, ne descrisse un altro, pure da causa indiretta, citato nel Trattato di chirurgia di Berginann-Mickulrcz), quanto per dimosLI'are come s ia indispen!:.'abile l'esame radiografico nella diag nosi di tali lesioni, certo molto piu frequenti di quello che non si creda. Il soldato nel r eggimen to lancieri di Firenze (!;•) C A., il 10 mag~io dello SCOI'SO' anno, veni va tl'asportato da ll'infermeria del corpo nell'ospedale sud. dello, per grave distorsione a l piede !"inistro, col quale, s taffato ed i~ forzata a dduzione, era r imasto solto il cavallo, cadutogli di quarto il dì precedente, durante le istruzioni del mattino, mentre galoppava lungo un sentiero, nella piazza d'armi di Capua. Al primo esame, de oisu e (Te tactu, nessun s intomo riuscì di colpire, che ave!'<!"e potuto far· sospellare, anche lonlanameole, l'esistenza di lesioni di continu ila nello scheletro della regione traumatizzata. Sicchè, l'enorme tumefazione riscon tra ta dal collo del piede leso sin quasi alla radice delle dita, con


CASUISTI CA CLINfCA.

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appianame nto dell'areala plant.are corJ'ispondeute, fu ritenuta, per necessità, conse~otuenza del versamen to siero-ematico, para ed endo-articolare, posttraumatico, nonché càusa, concomitan te al vivo dolore n ella parte, dell'abolita motililà attiva e dellu notevole limitazione funzionale passiva del piede. Del reperto sintomatico notato, un ìatlo solo avrebbe, forse, dovuto richiamare la nosh·a attenzione s ulla pr·obobil e esis tenza della lesione più tardi dimostr·ata dall'esame r adiografico : l'appianamento del marg ine interno della vùlta piantare. Ma, qual criterio c i avrebbe autorizzali a porre ques to s intomo, del pal'i che l'impotenza attiva del SO)!g-etto alla s npinazione e pronazione del piede, più in rapporto ad una possibile fralt~Jra dello scafoide o della testa dell'as tragalo, che non al constatato spandimento s iero-ematico , secondario alla con tusione tarso-metalarsea e g rave distorsione tibio-tarsica, od anche a quella coesistente astragalo-scafoidea, con o senza lacerazione del rispettivo apparato ligarnentoso? Confermata, pertanto, la dia gno~i emPs~a dal medico del corpo, a distanzA di qualche ora dal trauma, di g rave distorsione libio-lars ica e contusione a lla ref{ione tarso-roetalarsea di sin istra, fu l'infermo solloposto al consueto trattamento curativo: in primo tempo ap parecchio immobilizzante, tras formato, . nel decor!;'o della seconda settimana, in amavo-inamovibile, per dar luogo al massaggio e alla ginnastica medica, che furono continuati durante tutto il periodo Iii cura. Mercè questi ordinari compensi terapeutici, il C., sullo scorcio del settembre, potè esser trasferta dall'ospedale al deposito dei convalescenti in Massalubrense, in attesa della cura termale a d Ischia, con esito di lievi disturbi subbiettivi nella deambulazione e di sod di~facente r eintegrazione anatomico-funzionale del piede. · Senonchè, circa un mese prima di dimeller·e l'infermo, l' evidente deformità residuala al margine interno del piede s tesso, a livello della tuberosità dello scafoide. e la limitazione funzionale, più accentuata n ei movimenti di la· teralttà, ci destarono il sospetto di qualche les ione dt continuo nei capi ossei dell'articolazione astl'agalo-scafoidea ; e pensammo di .affida re la soluzione d~ ! quesito ai ri::~tlllati della prova con l'apparecchio radiog rafico, del quale, per fortuna. proprio allora l'ospedale era stato dotato. _E la radiografia diè pienamente ragione ai nostri sospetti, mettendo i11 evidenza il distacco completo, dalla sezione do rsale dello scal'oide, di un frammento osseo, di discr·ete dimem:ioni, presso che cuneiforme ed a base diretta in alto. Quale, intanto, il meccanismo di produzione di tale frattura indiretta 1 Pur troppo ovvio. Ci basti accennare che essa non potè verificarsi che per strafl· pimento, da esagerata tensione del legamento astragalo-scafoideo, tn seguito alla forzata adduzione e probabile contemporanea esten~ione del piede ; movimen ti preterfisiolog ici determinati, come di leggieri s'intende, dalle modalita, nelle <fU&Ii si svolse il traumatismo.

••• In un'altra grave lesione, riportata da un ufficiale al piede destro, nelle identiche circostanze del caso precedente, la diagnosi restò sconosciuta, finch é l'esame radiografico non ebbe dimostrato trattarsi di frallura completa del

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CA!òOISTlCA CLlNIC~

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metalarseo, a ci~·ca un ceotimelro innanzi alla sua base, con spo!>lamento angoiAre ester11o dei framm enti e consecutiva abolizione, da addossamento dei rispeltivi melalat·si, dd 2° e 3° spazio inlet·osseo, nei p• nti corrispondenti alla sede di frattura. Si riscontrò, allresi, lussazione compieta laterale interna della testa del 1° melatarseo, ed apparizione, al posto di questa, delle due ossa sesamoirli. Questa seconda lesione non poté essere diagnosticala, mercé i soli dati dell'esa me clinico; poicltù la poco accentuata. deformità al margine interno del piede era stata messa a <.'.arico dell'infiltrazione flogistica esis tente nei tessuti· limitt·ofi all'articolazione lussata, sul cui lato interno notavasi una ferita lacerocontusa della cute, lunga circa due centimetri e diretta verticalmente in dietro. E mentr'essa osta~olava il completo esarhe de iactu !1ella regione, la persistente parziale motilila passiva dell'allur:e impediva di riconoscere l'avvenuta lussa· zio ne. Questa fu r idotta, e le due ossa sesamoidi r itornarono al loro posto fisiologico; ma ad onta di tutti i tentativi falli, non esclusa l'applicazione al 2• dito dell'estensione permanente, mer cé strisce di cerotto adesivo, non si riuscì a correggere lo spostamento angolare dei frammenti del melalarseo, nè a ripl"islinare, al normale, il 2• e 3• spazio inlerosseo. Sulla scorta, intanto, dei dali radiografici, anche in questo caso, tuttora in corso di cura fuori dell'ospedale, il meccanismo col quale si prodùssero le surriferile lesioni, ci sembra di facile intendimento. Il peso del cava llo, gravante ad un tratto, nella caduta di esso, sul margine interno del piede in forzata adduzione, ebbe per effetto un movimento à bascule della base del 1° melalarseo verso l'esterno. Ne segui lussazione melalarsofalangea dell'alluce, per lacerazione della caps ula articolare e del legamento laterale interno, dQ<po che il~· metalarseo, spinto con violenza all'ester no dalla base del 1•, provoco l'adòossameoto delle due ossa omonime contigue, e rimase fraLlut•ato nel punto di conlatlo con quella, non potendo cedere all'urto, perchè incuneato, con l'estremo posteriore, ne lla mortace formata dai cuneiformi. Le due ossa sesamoicti, per altro, situate normalmente alla faccia inferior~ della testa del i" m etalarseo, nello spP.ssOJ'e della fibr·o-ca rtilagine della capsula articolare corrispondente, r estarono in sito ed apparvero alla radiografia, perché liberate dal sovrastante capo osseo, mercé l'azione traumatica .

••• Al p1·eceden te studio clinico si connette quello di stabilit·e, nei singoli ca&i, dati ditl"erenziali fra le alleraz1oni ossee, consecutive ad una specificata les ione violenta, e le malformazioni congenite. · Di regola, per giungere a tale J is tinzione, non s'incontrano difficoltà, essendo le lesio ni ll'aumalic!Je sotto-tegu menlali delle ossa, massime quelle a rticolal·i di recen te dala, riconoscibili mediante sintomi diagnostici raramente fallaci. Il caso potrebbe presentarsi indaginoso, qualora ad una deformazione antica si a ccoppiassero gli effetti di una causa traumalica vera od allegat-a, per cui ne conseguisse, almeno in apparenze, un quadro morboso completo. Questa situazione fu presentata, nel decorso mese, da un soldato, che ricoverò nell'ospedale militare di Caserta per sospetto di lussezione dell'anulare

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OASUISTICA CLINICA

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~ìnì stro,

riportata dieci f!'iorni prima, in seguito ttd urlo indirello, in circostanze r iferile di servizio. Col sussidio della semplice ispezione, quella era la diagnosi che !l'imponeva, -essendo il dito anzidetto a pparentemente accorciato, e producendosi, sulla sua faccia do rsale, un infossamento, a· livello della testa ar·tìcolare del 4• osso metacarpeo, ogni volla chd il dito conispon.Jente era portato in fles::;ione. . Dopo la palpazioue, tale ipulesi non si poteva più sostenere, manca ndo qualsiasi indizio di avvenuta dislocazione dei capi a l'ticolat•i. Parimenti, non coes is tevano manif~stazioni di apprezzabili alter·azioni nelle parti m·olli avvolgenti i l supposto focolaio traumatico, né si notavano i caratter istici disturbi funzionali delle lussazioni metacarpo-falangee di recen te data . Con un'ispezione più accurata, rilevavasi, alla radice della faccia palmare del dito anulare accor·ciato, un abnorme infossamento ed invece della callosità cutanea. osservabile alla base del dito omonimo di destra, era tracciata una piega a )., la quale da sola bastava a documentare e ad avvalorare l'opinione che si trattasf3e di un'an~ica deformità, con~ecutiva a trauma o dovuta a congenito arre!'to di sviluppo. Praticata l'esplorazione radrografìca, il g iudizio diagnostico di probabilità fu per r esistenza di un'anomalia congenita, consistente in un difettoso accresci· mento i n lung hezza del 4° metacar peo. La certezza assoluta si raggiunse subito, non appena, (!ioé, fu sottopos to il soggetto ad un metodico e::;ame dal -capo ai piedi. Si rilevò, cosi, una deformita del 4• dito piantare, put·e al lato sinistro e determinata da l medesimo fatto d'ar'resto di sviluppo del 4° osso metatarseo. Anche il 4° dito piantare del lato destro non si presentava in condizioni normali, essendo solle vato ed accavallalo s ul 3° dito vicino. Era, in tal modo, mppresenlato un tipo di difetto simmetrico delle dita plantari, analogamente a quanto si osserva nelle dit.a a martello, rilevabili di pre ferenza nelle seconde dita. Anzi l'analo gia si ripeteva pure nella coesistenza di altra alterazione funzionale, di origine nervosa , quella di un lieve gt·ado di balbuzie; associazione morbosa, cotesta, già messa in rilievo in un precedente r esoconto, da uno di 110i pubblicato. ìvla, per concluder e, l'ultimo speciale fatto clinico preso in esame, dimos tra come, nell'esercizio della chirurgia militare pratica, chi de minimis curat, e notti ogni difello individuale ante riore all'srrnolamento, si mette in condizioni ·di prevenire o r epr·imere per tempo gl'ins idiosi tentativi di ~fruttam en t o e .fe -voi gari sorprese. Caserta, maggio 1907.

S IFILOSCLEROSI IN IZ IALE DEL L ABBRO INFE RIORE OD EPITE-

LIOMA ULCERATO, pel dott. {;lovaoni Alessandl'ello, tenénLe medico. Il caso clinico, che mi permetto di pubblìcat·e mi ~emtra che meriti l'altenzione d ei colleghi. Esso dimos tra ancora una volta quan lo sia piena dì difficoltà e di sorprese la diagnostica medica e quanto sia vario e personale lo apprezzamento delle lesioni organiche.


CAtiC 11'5TICA CLI::-<JCA

Il caso é anche mo llo is tru lliv o, ·perché egr·egi ed esperti clinici assicura no di non aver ma i inco ntra to una lesione di tanto rilievo, eù io stesso, che as~ i d uamente pe1· tre anni ebbi a seguir·e l'immen so cinematograro sifilopatico della clinica de l pro f. Od Amicis, non solo mai vidi una lesione di ta l grado, ma dubito di paterne vedere a ltl'a nella ullcriore mia prat•ca. Ri ferisco la s toria cl ifJ ica del pazien te cosi come è riporta ta nel registro nosolog1co de l reparto vel'lerei e s ifi litici dell'ospedale militare di Palermo, ove io facevo tem porarw a menle se1·viz.io da ca po reparto. I l sergente T. l. e ntra ne ll'osp eda le il 18 ottobr e 11)05 per vas ta ulcerazione settica estesa a tutto il labbro inferior e. Pro viene dal reparto chit·urgia, ove ha dimo1·ato 5 g iornate. Non accusa precedfl nli mo rbosi ereJital'i direlli e collaterali degni di spe· cia le importanza. Fra i per·sonali a ccusa le comuni malatti e esantematiche dell'infanzia e recentemente dura n le il s ervizio militare un attacco acuto di malaria, di cui g uarì entro 8 giorni nell'ospedale militare di Bari. Poco dopo ricoverò all'inrermeria presidiaria di F oggia per adenite biin g uinale idiopatica , con esito in suppurazion e, di cui porta le cicatrici recenti. Fu dimesso dalla infermeria ùi f oggia dopo 58 g ior ni di degenza e con tre mesi di licenza di convalescenza, che venne a passii r e a Calascibetta in Sicilia, s uo paese na· tivo. La presente infermità data da c irca 40 giorni, essendosi iniziata durante la s ua permanenza in lice nza. Ricorda che vers o il terzo esterno sinist1·o del la bbro inferiore egli portava da alcuni giorni una piccola soluzione di continuo, nel senso lon gitudinale, s omig liante ad una ragade super ficiale, lunga poco m eno d'un centimetro e coverlu rl'una crosta ematica leggera e feagile, che sang uinava al minimo contatto. U n g iOl'OO, in cui mangiò dei fichi acerbi (o non a bbas tanza maturi) for se per l'azione irritante del latte di fico- cosi il paziente ins istente mente riferisce - avverti sulla pustola ragadiforme un bru~ ciore ed un p1·u!'ito s traordinario, irresistibile, ed in seguito a graltamento egli , vide la insig nifi :!ante lesione estende rsi in superfic~e fino alla larg hezza d'un soldo. l rnedici Jo.; ali , senza preoccu9a r·si di r iconoscere la lesione, la caus ticarono ri petutamente prima col nitrato d i potaS!>ÌO e poi con nitrato d'argento, ma non arres tarono la marcia invadente e distruttiva d ~lla ulcera, che rag g iungeva entro d ue g iorni 1a larg hezza d'uno scudo, si ricopriva di es care d 'un bianco sporco, ed emanava un oJore nauseabondo di gangre na. Si s tabiliva quindi una s 10d rome concomitante locale e generale d'una gra· vitA eccezionale. L'ulcera ra pida mente invadeva tutto intero il labbro inferio1·e e s pecie ve 1·so la s uperficie dentale (;jd il fornice labio·geng ivaJe; le ghiandole sol l~ mascellare, cer·vicali s uperficiali e preauricolari di sinis tra si gonfia vano, indurivano e dolevano si eia non perme ttere la chius ura della bocc&. Seguiva la febbre continua ed elevala fi no oltre 40<> s enza brividi, ma accompagnata da s manie, ag itazioni ed insonnia ostioa•.a. Fu allora che ricor;.e al p~:~rert~ di pat·ecchi m edici e chiru1·ghi della ci~ ta viciua, i qu~:~li var iamente a pprezzarono la lesione , e gli ultimi posero ~ 18.• g nosi di epitelio ma ul cera to a decorso ncutissimo e tutti fecero prognost rJ· ser ba La. L'infermo, che compre ndeva bene l'el"pression(' disperante dei medi.ci, ri~ covel'6 All'ospedale mllila1'e lli Pale rmo nelle pPggiot•i condizioni mora li e co manifesto proposito d el s uicidio, ove anche quivi non avesse trovato conforto 8 !>pel'anza.


CASVTSTICA CL I NICA

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Stato attuale ed e.~ame obbietl.ioo. - Il sergente T. l. è individuo di buona costituzione organica, di colorito bruno, con masse muscolari ben conservate, benché a pparentemente scaduto nella nutrizione gener·ele. L'infermo non accusa alcun disturbò rifel'enlesi agl'apparecchi r espirator io, cardio-vàSèòlàre, e digestivo ed al sistema nervoso 1e l'esame obhiettivo conferma pienamen te la sua asserzione. Il labbro inferiore però presenta un volume 5- 6 volte pitt del normale, quindi appare everso e pendente. Una vasta ulcerazione ha distrutto tulla l• mucosa della superficie dentale e del fornice, ha guadagnato e distrutto l'angolo labiale sinistro e minaccia quello di destr·a - essa è coverta da pseudo-

membrane di color bianco sporco, fetidi ss ime, le qual i rimosse con varia dif· ficollà scovrono un fondo ineguale, dove decisamente lardaceo, duro e dove sanguinante per granulazioni molli, rossastre, fragili. Gli orli sono duri, sinuosi e mollo irregolari ; la sec.rezione e abbondante per l' infrenabile scialorrea che l'accompagna, e l'odore che ne emana è di una peoetrazione dis perante- ne soffre lo stesso infermo, e più i camerali, che lo evitano e recl amano di star e lontani . Le ghiandole prea uricolari, sottomascellar1 e cervicali di sinistra sono molto tumide, dure e dolenti, quelle omonime di destra meno interessate, e l'aspetto del paziente è dei più s composti e r1buttanti. Osser·valo a nudo l'infermo non si stenta a riconoscere un sifìloderma maculoso di lieve grad'J, ma che si rende in seguito più appariscente; manca la dolora bililà alla pressione dei periostii frontale, st ernale e Libiale, ma v'é risentimentq linratico epitrocleare e biinguioale. 33 -

Glornalt medico.


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CASnSTICA CLIN ICA

Cio po-:;to e per 11uanlo il patièole si sia ostinato a negare recenti rapporti nalut·ali e contro natura con soggelli inl'elli ed infettanti di Jue sifìlitica, tuttavia fu da noi rosta con sufficienti ceiteri la diagnosi di sijllosclerosi inùiale del

labbro inferiore, resa .settica per tinleroento clei comuni cocchi palogeni. Furono prattcate le prime iniezioni endovenose di suhl imalo , con scar so o nullo risultato; si insis tette, dopo ampia. di;:.cussione sostenuta dinanzi al lenente colonnello medico cav. Beroat·Jo, sull'uso delle frizioni fatte con unguento met·cut·iale doppio e pel' la dut·ata med ia di 45 minuti. Contemporaneamente si somminis travano epicraticamente dèlle dosi di cloralo potass ico al 2 p.100 e si prati.::a,·ano, come roed!camenlo localò allobbro. lava~gi abbondanti di perma n~anato pota~sico 1 p. ~noo e spolvere1.ioni di polvere di china canforata e m edicalura asettica. Dopo 25 giorni di si tft<lLO lratlatnenlo si notò l'art·esto della marci:tt devastatrice dell'ulcera e 1 in si~:lendo in prosieguo cessarono la febbr·e. l'agitazione e l'insonnia e ~i rese possibile la dimora del paziente nel reparto, regr edirono le tumefazioni ghiAndolat·i, scomparve il ~ifiloderma maculoso, e l'ulcera trasformata in buona piaga, subendo le comun i fa5:i di cicatrizzazione, ~ua ri dopo f>O giorni, con sufficiente reslitulio ad inteorum del labbt•o. Sopratutto d~stò sorpresa il fallo, che con una ~~~ione di tanta estensione e gravità non sia rima;;;to defo rmato il labbt·o da cicatrice retrattile. Mi duole di non potere esibi.-e insieme alla fotografia falla all'allo delrentrata del paziente nell'ospedale, quella che si s arebbe voluta fare all'atto dell'uscita, ma che non si potè, essendosi l'infermo s0oza deferenza e senza g ratitudine soltrallo alla po;;;a. Conclusioni : 1• il caso enuncialo e descritto é sicuramen te quello di si lilosclet·osi iniziale, consecutiva ad innesto su superficie cr·uenta di materia infettante; 2• sull' ulcera sifìlitica pr·imaria per inlet·vento ed azione dei comum cocchi paLogeni, strepto-stafUococchi e dei pseudo difterici, si è avuta tumultuosa e gru ve s1ndrome di fatti locali e generali, che avrebbero per se stessi potuto determinare la morte; 3• l'ulcer·a sifìlitica del labbro con infiltrazione circoscritta o diffusa può essere scambia la !:'pesso con carcinomi, nè v'è Lr·att.atista di venereologia che non lo ricordi. P erò l'esame accurato della lesione primitiva. specie degli orli dell' ulcera, che sono dure, t'esistenti, infiltrate, non così s inuose nè cosi irr egolari come nella sifilide - l 'esame dell'età del soggetto - il decorso della lesione - l'esame ~ener·ale e la contemporaneità di altre lesioni cutanee e !infatiche nella sifilide, e tìnalmente la cura di prova protratta, prima di un in· tervento radicale e demolitore, danno ordinariamente ragione del caso clinico; 4° lo scambio col moccio e con la pustola malig na non é possibile, se si riCielte che queste sono ma~atlie molto cat•atterisliche e colpiscono individui, clte hanno rappoi'Li per pt•ofessiooe con animali vivi o cadaveri o con pelli carbonchiosi o mocciosi; 5• nei casi sospetti di sifilide non bisogna arrestar~i alla cura di prova consistente in 10-12 iniezioni di 1 egr. di sublimalo. A debellare la sifilide, allorché si annuncia con caratteri di gravi là occonono cure energiche e sufficientemente protratte, perocchè le blande cure antisifìlilich~, anche se p r otratte per m esi, non osltmo il progressivo decorso del mor bo.


CASUI STICA CLINWA

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E noi, confot'lali dall'autorità c!Je proviene dalla sana, impat·ziale osser"llzione clinica, tu8i!>Liarno percht3 gua dagni ct·ediLo e fiducia l'uso delle alte -dosi di unguento mercuriale, per frizioni, in tutti i casi di sitìliole grave e non grave.

ACCESSI CONVULSIVI DA AUT OINTOSSICAZIONE PEH ACIDO OSSALICO. - Nota preventiva pet· il dott. SaJ,;•atore Gangi, sottote nente medico nell'ospedale rnilitare principale di Homa. Dato il numero esiguo dei casi c!Je bo potuto stud1are, riferisco sotto forma ·di nota pt·eventiva le mie indag-ini ed i risultati in esse ottenuti, essendo necessarie huove e più este~e t•icerche prima di dar valore ai concetti che per il momento restano nel campo delle semplici ipotesi. Si tr·atta di tr e individui invioti in OS!'<Crvazi one all'ospedale militare di Roma perche convul~ionarii. Tutti e tre, all'infuori degli accessi convulsivi, accusavano solo dolor·i a cerchio al capo, e dolori crampiformi ai polpacci. Tali disturbi in uno dei ~og getti erano continui, variavano solo per· in tensita: aumentavauo cioè nei giorni cl te precedevano un accesso; negli altr·i due invece i dolori er·ano inlermittenti; comparivano pochi giorni prima dell'accesso, aumentavano gradatamente fìno allo scoppiaee di esso, e diminuivano nei giorni successivi fino alla scomparsa totale. Prima di passare alla descrizione dell'acce~so convulsivo , r itengo opportuno ricordare brevemente la storia clinica de~li infermi, percltè in essa sirilevano dei fatti che possono, a m io modo di vedere, presentare un certo inter esse nella interpretazione di alcuni fenomeni ed avvalo rat•e poi la ipotesi finale. P . A. scaricatore eli bordo da Napoli.- La madre del pafiente è sifilitica. Egli da bambino soffrì di enuresi e di calcoli vescicali; all'età di 8 anni, senza ,causa apprezzabile ebbe la prima convuls ione; da allor·a gli accessi si sono ripetuti in media una volta al mese. Riferisce che mollo frequentemen te ha do· lori al capo e sensazioni di cram pi ai polpacci. Tali disturbi compariscono nei giorni che precedono l'accesso ed uumentaoo gradatamente con l' avvicinarsi di questo, per iscom parire a poco a poco nei giorni succe:>sivi. A suo dire le convulsioni s i rendono più freC(uenli in seguito ad errori dietetici, a sovercbia fatica, ed a forti emozioni. All'esame obbiettivo si nota: pallore della pelle e delle mucose visibili, lieve aritmia cardiaca, e modica ectasia gastrica. Negativo l'e~;ame psichico. L. C. contadino cla Castelbaldo . - Ha negativi i pr·ecedenli ereditarii. Da .piccolo soffrì di febbre malarica e di enuresi; a 12 anni ebbe la prima convulsione. Fino a 18 anni gli accessi convulsivi si ri petevano ad ogni due mesi; ,da due anni si sono resi più frequenti: in media ad ogni 10·12 giorni. La fatica eccessiva , a suo dire, abbrevia i periodi inleraccessuali. Ha continui do· !ori al capo e crampi ai polpacci, disturbi che si rendono più intensi coll'approssimar si della convulsione; ha facile palpitazione, insonnia, e si stanca alla piu piccola fatica. È individuo di costituzione debole, ha palliòo il colore della pelle e dells mucose visibili, defici-ente il pannicolo adiposo, flaccidi i muscoli, normale lo scheletro Nulla si risco_ntra di notevole all'esame speciale dei vari


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C ASUISTICA C l, lNIOA

organi e delle diverse funzioni della vita \'egetativa, all'infuori di una faciletacllicnrdia ad ogni menomQ lavoro. Negativo l'esame psichico. P. G. conta/l m o da Si racusa. - Il padre è morto di emorragia cerebrale ; n egativi i precedenti personali. All'alà di 10 anni cominciò a soffl'i1'6 di convulsioni che in media si ripetevano ad ogni quindici IZiorni. Non sa precisare alcuna causa come origine d*'l male da cui é affetto; riferisce che le forti emo· zioni e il lavol'o eccessivo rendono più fl'equ enti gli accessi. Spesso ha dolori al capo t\ crampi ai polpacci. È individuo di costituzione discreta, ha un poco pallido il colore della pelle e delle mucose visibili, sviluppato il pannicolo adiposo, normali i muscoli e lo scheletr·o. Ha qualche intermittenza nelle pulsa· sioni cardia~he; null'altro si rinviene esaminando i varii organi e le diverse funzioni della vita vegeta:tiva. L'esame psichico é negativo. SCBEMA GENERALE DELL'ACCESSO CONVULSIVO. - Qualche ora pr1ma che· scoppi la convulsione l'infermo diventa di malumore, topesso va. a letto dove lo coglie il male, a volle si siede e cer ca di appoggiare il capo; solo una voltail primo dei soggetti studiati cadde mentre camminava per recarsi alla latrina, ma riferiva che si era alzalo a stento non potendo in altra maniera sodisfare un bisogno impellente. L'accesso vero e proprio si inizia con un senso di for.micolio generale che va sempre aumentando per inlensita e si associa presto a tremore degli arti. specie degli arti inferiori. li r espiro si rende difficile fino ad un senso di vera soffocazione. Ad un tratto si accentua il tremore, insorge un rapido obnubilamento della vi:>ta, forte capogiro e l'infermo perde la coscienza. Se é s eduto, cade gen eralme nte indietr·o, se trovasi a letto, a ssume subito· la posizione supina. Pex· il modo di eslr'insecarsi, l'accesso può essere distintoin due periodi: di agil<Uione e di rilasciamento o di calma. Nel primo periodo il paziente serra forte la bocca e le palpebre e comincia, ad aiZilarsi con movimen li irregolari e ~enerali: contorce il tronco, distende· e piega gli arti, ruota o piega la Lesta ed a volte ha delle contr·azioni tonico ... clonicbe. Mai presenJ.a s chiuma alla bocca, mai ha respirazione sterlorosa. Jl. respiro è frequente ed affannoso, il polso molto celere (180-200 pulsazioni ah minuto pr imo). Se si divaricano le palpebre, cosa cb e si riesce a fare con certa difficollà, si vedono i bulbi oculari rivolli in allo or allo interno, or ali(} esterno; qualche volta, ma raramente ruolano anche in basso. L e pupil le in genere sono mioliche ed a seconda della intensità dell'accesso, ora ré&!Ziscono alla luce ora vi reagiscono poco o nulla. t spenta la sensibilità n elle sue varie forme, persistono invece i riflessi culandi e tendinei. L'infermo continua ad emettere suoni inarticolati come di individuo che ~i lamenti. Mai si ha emissione involontarie di urine o di fecce. Questo primo periodo dura dai cinque ai dieci minuti primi, a seconda dei casi; poi s ubentra una seconda fase che chiameremo di rilasr:iamento é meglio forse di calma, in quan to il rilascia mento non è totale in tutti i muscoli. In questo secondo periodo l'io· fermo, continuando a mantenere la posizione s upina, r esta. immobile. Gli arti. sono _rilasciati co m~ pure il tronco, per3iste invece la contrazione dei masseteri e degli orbicolari delle palpebre. Il respiro é sempre affannoso, ma meno di prima, il polso sempre celere, i globi ocular i continuano a rotare orin basso or in allo, mentt'e le pupille si rendono sempre più sensibili alla luce. P t> rsiste la incoscienza e la completa mancanza delle varie forme di sen-


OA.SUISTIOA CLINICA.

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sibilità mentre i riflessi sono sempre manifesti. La temperatura in genere varia dai 37 ai 37,3, qualche volta raggiun~e appena 36,8. A poco a poco , il rilasciamento avviene anche nei muscoli della faccia, il respiro si fa più calmo, le pulsazioni cardiache diminuiscono e l'accesso tìnisc·.e dopo quindici o venti minuti primi, con un profuso sudo1·e freddo s u tutto il corpo. Se l'infermo è lasciato a se stes~o, si volla su uno dei tìanchi e si addormenta tranquillamente per destarsi dopo una o due ore per ul'inare, se invece si scuote ad arte, egli risponde con monosillabi e con l'rasi staccate, a ccusa dolori generalizzati ma più specialmente al capo ed alle gambe, senso di stì.nitezza e facilmente richiude le palpebre. Ritorna infine in pieni sensi ma . non ricorda le circostanze che seg uono all'obnubi la meuto della vista. L'accesso convulsivo per il suo modo di svolgersi presenta tutti i caratteri dì una forma epilettoide quale spesso s i riscon tra nella intossicazione Ul'emica, diabetica ecc. Un faLlo è da notare; i s into mi più importanti dell'accesso si svolgono nel campo dei fenomeni volontari: contorsioni, tris ma, chius ura fot·zata delle paJpebre, ecc. P er cui, date le condizioni speciali d P.i soggelli, un esame non a ccurtt.to potrebbe far sospettar e la simulazione. Ho voluto accennare a questo fallo perchè mi ricordo la prima volla che assi:;lelti alla co nvuls ione di uno dei tre infermi in esame, mi balenò l'idea ·della simulazion e, ed anzi fu questo che insieme aJ reper·to uroscopico speciale mi spinse ad uno studio più esalto a completo dei tt·e soggelti. EsAME UROSCOPICo. - Esaminando quotidianamente l'or ina dei tre infermi sott.oposti ad un regime dietetico costante avevo riscont1·ato che: il sedimento era sempre costituito da soli ed ab bondanti cristalli di ossalato di calce. Tali cristalli si presentavauo solto tulle le forme e dirr.ensioni durante i pet·iodi interacc essuali ; coll'avvicinarsi dell'accesso però si mostravano prevalenti le forme piccole a busta di lettera od a losanga. Solo nell'urina ricavata dalla prima minzione dopo un accesso insieme agli ossalali si notavano spesso degli u rati amorfi più o meno abbondanti. Volli vedere quali rapporli esistessero frH gli accessi convulsivi e !a. quantiLa di ~:~ ciclo ossalico eliminato nelle 24 ore, e ricercai quaoLitalivamente l'acido ossa lico n elle urine col metodo dì Neubauer . Pe r l'indole del lavoro mi asteng o dall'espurre per esteso le cirre ricavate, cosa chi! mi propongo fare nella memoria che ve rt•à a completar e questa nota preventiva, dirò sol0 che la quantila Ji acido ossalico er a menoma. Mll'urina della prima minzione che se~uiva ad un eccesso, cr esceva gradatamente ma non costantemente nei giorni s ucce:;stvi, era massima nel gtorno che prece·deva il nuovo accesso. Vorrei qui far notar e una circos tanza: nei giot·ni che precP-dono un ac · cesso, mentre si ha il massi mo di acido ossalico eliminato nell\u•i na, i cristalli di ossalalo di calce che costituiscono H sedimento di quest!:l, s ì pt·esenta.no prevalent~men te in piccole fot•me. Credo opportuno anche t·icordare una espe t•ienza dà me praticata su Lultt e tre gl'i nfermi e per più volle, perché mi sembra abbia un certo intere!'se. A cia scu no di essi nei giorni s uccessivi ad un a ccesso somministrai del rabat·ba!'o, il quale, com'è nolo, contie ne dal 10 al 45 p. 100 di ossalato di calce. Il tasso di acido ossa! ico crebbe rapidamente nelle urine, ed in breve gl'infermi furo no colti da convuls ioni le quali per intensità e durata erano super·iorì a quelle soll't.!rle precedenldmente. Il primo ~bb e un accesso dopo s oli tre l!iOr!!i di sommini s trazione del rabt~rbtu·o. men-

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OASOISTICA CLDII CA

tre il per1odo i nleraccessuale in genere variava dai 20 ai 30 giorni ed ali~ volle anche piu; gli altri due.caddero in convulsioni intense e r•ipetute doposoli due giorni, m entre prima si avevano tali disturbi ad ogni 10-1 5 giorni· io media. Cercai anche i ndagal'e la via di eliminazione dell'acido ossalico durante l'accesso, trovandosi esso, come ho detto, in quantità menoma nelle minzioni successive ad ogni convulsione. Due falli p0tei racco~rlier e , ma che si comp t•ende hanno bisogno di ulteriori ri cerch e : presenza di piccoli cristalli di ossalato di calce nel proruso ,;ud or~ che in genere acco m pagna l'all.acco convulsivo, presenza di nrélti amorfi nella p rima minzione postaccessuale. Probabi lmente quindi l'acido ossa l ico circolante nel san gue in massi ma parte si elimina per l a via del sudore. EsA~H.:: E;\1 A1'0LOGJco. - Nell'esame ematologie!) ebbi di mira l o studio morfologico ~lei vari elemen ti ed i t•appor·ti 1nantitativi ettistenli fra essi. Adoperai la tecnica che comunemente si adopc r·a in tale ge11er·e di ricer che: previa di;::infczionc della cu te di un dito qua lunque della mano, reci una puntura con uno spillo, ra ccol ~ i su di un vetrino copri- oggetti la goccia di ~an gue venuta fuori spontaneamente o dopo liev i~sima pressione a distanza e quindi la distesi per sll·isciarnento su due vetrini co pri-o~gelli; essiccai all'arra, fissai con miscela di alcool ed etere, lavai con acqua disttllata e colorai successivamente con soluzione irl r o-alcoolica di eosina e con soluzione acquosa di bleu di metile. E saminai il ~angue nei peri odi interacces;;ual i, sia quando gli infermi erano a digiuno, sia dopo i pasti; esamin ai nnclle il sangue preso durante l 'accesso e quello pr eso successivNmenLe nPile var·ie ore con!"ecutive alla convulsione. Eccello i poli nucl eati eosinofìli, lutti glt altri elementi morfologici del sangue erano normali nella forma e n ei r apporti. Gli eosino{ì.li si mostrano costan temente tle.ficienli; a digiuno su 1000 corpuscol i bianchi si riovenneeo in media 5- 6 Msinorili'; dopo i pasti la percentual e massima raggi unse appemt l'J l p. 1000. · Ne;::suna moc.Ufìcazione importante subiva il numero del-(li eosinofìli durante l'accesso e nell e ore consecutive ad e~;::o. Continuando l'esame metodico del sa.ngu'e anche dopo la somrninh;tr·azione del rabarbaro nulla di nuovo e d'impor tante rivelarono Le osser vazioni. L'unico fallo quindi rinvenuto nel campo ematologico, si fu una man(fesla costante

tpoeosinofilia. Tutti gli s lud i o~ i infatti, per quanto rliscordi pilt o meno fra l oro hanno trovato negli ind1vidui nor·mali una per centuale media di eosinofili che secondo Zappet'l vat'ia da 0,8 all' li p. 101) dei leucociti, secondo Ehlich dal 2 al4 p.100, secondo Gahritsch e ws~;ky il 3 p. 100. {Questa media naturalmente aumenta· dopo i pasti. N ei soggetti da me studi ati ho trovato invece una percentuale m edia del 5-6 p. 1u00 e che anche dopo i pasti nou SOl'J>8ssava mai l' l 1 p. 1000.

••• I falli da me c0ns talali nei lrn indi vidui in esame si possono qui ndi cosi riassu mere : 1° In questi sog~etli esiste coslanlemen le ed indipendentemen te dall'alimentazione una ipt~ relimina :t.io ne manift>sta di acid0 ossalico; ~o La quan~1tà di acido ossnlico eliminala é menoma n"?lle 24 ore conse-

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C.-\SU ISTlCA CLINICA

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cutive ad un accesso, aumenta nei giorni successivi, ed é massima pt·ima dell'accesso susseguente ; 3° I mezzi capaci di aumen tare la quantiti.l di acido ossalico nel sangue abbreviano i periodi interaccessuali e t'endono più i ntense e durature le convulsioni stesse; 4° Nel sangue di tali infermi esiste manifesta deficienza dei polinuclea li eosinofili ; e le sostanze che possono aumentare il lasso di acido ossalico nell'organismo non influiscono sul numero e sulla morfolo~ia di tali elementi; 5° Gli accessi convulsivi in questi soggdti sono comparsi per la prima volla dagli 8 ai 12 anni di età. CoNCLUSIONI. - Lo scarso numet·o dei casi che mi é stato possibile studiare non mi autorizza certam ente a ri cavar e dell e conclusion i decise, per o dai falli su esposti, se suffra::ali da ulteriori indagini pMilive, a me sembra emer ga chiaramente che esi sLono degli acces~ i convulsi vi svolgen tisi con una sindrome che li avvicina alle comuni form e epilettoidi, i quali sono in rntimo rapporto con un aumento manifesto di acido ossalico circolante nel Mngue, ed in altri termini: esistono degli accessi corwul;;ioi clomtli ad autointogsiCI.l•ion e da acido ossalico. Non ' mi sem bra che la pr od u:lione auot'mal e ed eccessiva di aciJo os!<alico in questi organismi sia effetlo di CJuella causa epiletlogena che pr oduce anche l'accesso convulsivo, che cioè l' iperpr oduzione d: acido ossa l i co sia un sin loma concomitante e non causa dell'accesso, per ché allora non saprei spie~at'm i come la somministrazione del rabar baro, il quale aumenta il tasso di acido ossalico nel san gue, potesse r ender e più fr·e•r uenti ed intense l e convulsioni .

••• Ed ora, senza pretendere di aver e risolu to il òifficile problema che ri guarda la gen esi dell'acido ossalico cit·colanle nel sangue indipendentemente dall'alimentazione, vorrei sottoporre al giudizio degli studiosi alcu ne considera zioni in proposito, allo scopo di giuslific81'e un'ipotesi che ha certamente bisogno di lìtudi più accurati e di ulteriol"i confer me prima di esstre dimostrata v.era. Un r eperto costante nel sangue dei tt'e individ ui da me esaminali si fu appunto la sensibile sca rsezza di pol inucleati ec.sinofì l i. Un altro fallo ancora: coll'aumentare dell'acido ossa lico circolan te il numero degli eo!<inofìl i non subiva m odifica zioni di sorta; uon può quindi co11siclerar;:i la ipoeosi nofìlta come una conseguenza di tale sostiHlZ8 tossica entrata in circolo. M orselli e Pastore studiando la eosinofilia in r apporto a[.rli aecessi negli epilettici, sono venuti alla conclusione che negli indi vidu i alfelti da La le neurosi esiste manifesta ipet·eosinofil ia n ei peri odi in tt>racce>'suali, che però con !"avvicinarsi dell'accesso il numer o df?gli eosinolì li diminuisce sensih ilmente fino 8.(1 aversi una vera ipoeosinofìlia assoluta o t·elativa la quale é massima durante la convulsione ; ebbene, nelle urine ti egli epi lettici dopn un attacco convulsi vo, mollo frequentemente si nola la presenza di cr istalli di ossaluto di calce. Lo stesso reperto si riscon tra nelle uri11 ~ dei pulmoni tici convalescenti , nel sangue dei quali i polinucleati eosino·fìli sono in rtumer·o scar so. Sappiamo d'altra parte che I'Ehd ich consider a le C(~ llul ~ eosinofili co me vere ghiandole unicellulari e pensa che le sostan ze in esse contenute sotto forma di ~rranulazioni abbiano un' impor·tanza cospicua n>-i fenomeni biochimici del ri cambio m ateriale.


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CASUISTICA CLINICA

Si pol r eJJbe dopo questo pensare elle in tali indrvidui, per la deficienza costante dei polinucleati eosiuofìli nel sangue e per la couseguente scar sezza rlegli enzimi che essi pr·oducono, ven gano ad alter ar si g li intimi pr ocessi del ricambio cellular e, in m odo che o si produca un eccesso di questo acido or~a­ nico non azotalo che si é a ppunto l'aci do ossalico, o v eoga a mancare la ossidazione di esso. Maggio, 1!)07. SULLA ES P OHTA/. 1 0 ~1\ T OTALE DELLA GHIANDO LA LAG R IM A LE , COM E MEZZO CU RATIVO HADICALE DELLA EPIFORA, pel capitano medico Canoas dott. Nlt•ola già assistente onoral'i o alla clinica ocuHslica della R. Uni ~ ars ita di T oriuo di retta dal pro r. R eymoud. S . ... de G .... , d'anni 67, da Favar a, si (Wesen ta va nel m ese di g iugno del decor so nuno in Gir·gen ti all a mia visita, chiedendo l'opera mia per essere liberato da una mo l <!Sta epirora all'occh io destro che, oltre alle noie pr opr ie della infermi tv, lo dislur·hava ~ravemcn te nelle occupazioni del suo ufficio. Sofler ente da circa lO anni di d acrio-cislite, venne opera to a Palermo, due ann i addietro, media nte distr·uzione del sacco lag rimal e col bur ro d'antimonio . Guadto dall'operazione, avverti ben pr est o molesta lagt'imazione chd, spr' cialmen te nelle giornale invernali f redde o ventose, si accentuava al punto da costringerlo a ripar·a r~i l'occhio con fascialtu·a prol elliva onde evitare, oltre l'incon veniente dt:> Ila molesta lagrimaz.ione, la cons1•culiva macer azione della cute dell'an golo intern o della rima pal pebrale, e q uella della g uancia. Consultatosi a P al ermo ed a Cutania fu l t>ntato il sondaggio del canale nasale ~enza r isultato, e r imandato l'i nfermo con i soliti consi g li igrenici. L 'esame obbiettivo rnceva ril evai·e, in Corrispondenza ed in dir·ezione ddla sede anatomica del sacco laf.(r imale, una cicatr ice i rre~olare, lunga circa un centimetro. infos>'ata e ader·~ ir le al per iostio del soltostante ung uis. Non vi era ever si one dei punti IRg r·imali, ne atresia dei canalini. Con una sout.la del Bowman o. 2 si ar·rivava a pt'lr·correre liberamente tutto il tratto orizzontale del canal ino snperi ore ed inferior e. N on era possibile però far e neppur·e incuneAre la "onda nella poi·ziooe per pendicolare del canale naso-lagri male; nella cui im boccatu ra si rer·cepiva un .ostacolo insorm ontabile che rlava l'impi·essione di un tessuto fìbro so neofor mato. La mucosa nasale, nella parte corri!'pondente al canale lagrim al e osti'Uilo, era ar ida; e 1'an1malato vi avvpr·li \'a un mol esto senso di secchezza, che miti[!ava ung-endo vi della Yaselin;ì horica ~uggeri tag-li da un sani tario. L a porzio oe inferiore del ca na le Ull!"O- lAttr imale era normalmente pervia : non esistevano nenfol'mazi<•ni n ~ altr i ratti palolo~i CÌ nella ca v ita del naso. luiet~ando <·on In sir•ing-a di AnE~l uu liquido coloré"lto nel canalino la~rimal e, non ::;e ne l'J>"conlrnva co mpar·;::;~1 dal uaso. Eg-liale r•~ullaLo si ebbe pr·ovocand.:> la la:rrimaz.ione col solfato di r ame nel :-;occo congiunlival e com e consigliava l o Sper·i no. Compr·ovala dopo r ipetuti esami l'assol uta i mper·meabil ila del canale nasol a:.rr i male, evit.len lemen te ostruito dal la cica trice ader•ente susseguita alla distruzir}lle del ~acco lag'rimal e; e t'iuscendom i impos!'ibile, coi mezzi chirurgici Cl)nr>,..r·iu ti, ('innda[!gio dtlalator·e pr evia in;;t illazione di qualche goccia di so· l117. 1tl~oe d1 cocaina e Rd r enttlina, Ìl'i'ignzione con dacrincr·t sma, elettr·olisi, ecc.)


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il ricos t.ruirlo; proposi al paziente l'esportazione della ghiandola lagriroale, come solo mezzo a mia disposizione per poterlo liberare dal moles to inconveniente della lagriooazione. L'operazione fu s ubito acceltal.a; e praticata pochi giorni a ppt·esso, previa semplice anestesia con la cocaina, garantito dalla più rigorosa autisepsi. Esportai la ghiandola lagrimate nella sua integr 1:tà. In ottava giornata la ferita chiru1·gica era completamente cicatrizzata, e deiJa subi.ta operazione non residuava che una lieve ptosi della palpebra super·iore, scomparsa in breve senza cure specia li. Rividi l'infermo, in se guito, parecchie volle ad intervnlli piu o meno lunghi, olt1·emodo contento dell'esito ottenuto. M.i a ssicurava elle la lagrimazione et·a completamente cessata, che poteva applicarsi al suo lavoro senza risentirne il minimo disturbo. Il globo oculare era bene umettato, la congiuntiva umida, di aspetto normale; la cornea specchiante·

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Il trattamento del le malattie delle vie lagrimali, da lungo Lampo nella quasi totalita dei casi, ha formato la dispet·azione dei chil'ul'ghi. e lo sconforto degli infermi. Spesso esse durano dei mesi, degli anni, mettendo a dura prova la pazienza del medico e la tolleranza del malato, s enza un risultato soddisfacente. Non altrimen ti si spiegherebbero i numerosi si<>temi curativi, cruenti ed incruenti, escogitali al ri~uardo, a partire dal semplice sondaggio del canale naso-Iagrimale proposto dal Bowman in sostituzione del classico chiodo di Scarpa non per an co obliato dal nostro Busin ell i e della cannula del Dupuytren ; ad arrivar·e all'esportazione totale del sacco la:n·ima.le, con tutte le modifìcazioni proposte in questi ultimi tempi. Il me todo di Bowman, non ostante tulle le modifìcazioni che ha subito (Weber, Slilling, M61•ano, ecc.) non ris ponde, per sè. prat1camente ai risultati che i sostenitori se ne riprometlevano. In molti casi, ad esempio quando esis te una notevole distensione del sacco, ciò che è tanto facile od aver>' i ; quando la mucosa abbia assunta la vera forma ipe,rplas ica; nella blenorrel\ di antica dala, ecc.; i suoi ris ultati sono ben !ung i dall'esH're soddisfacenti. La dist1·uzione del sacco lagrimale con ca ustici attuali proposta da Lore nzo N annoni verso la fine del xvm s ecolo; modi licata quindi da Ange lo ~ ann oni con l'uso dei caustici potenziali, per lun ?:o tempo· u sata nelle scuole di Torino e di Pavia dagli eminenti clinici Spet·ino e Qua glino (1861) e sostituita dal nostro Magni con l'esp0rtaziond totale del sacco lagt·imale, (1862) accettata ormai, più ·O meno modiJì~ata, dalla pluralità delle scuo le: dà in vero ris ultati più che s0ddisfacenti, nella massima rarte dei casi, come cura t·adicale del tumore la~ri­ .rnale. Nella cicatrice che sostituisce il distrutto od e!';portato sacco lag r imale, permane- un l1·agitlo fistoloso, ricoperlo da vero e p1·opt'io epilelio, il quale per· ·melle al liquido a~sorbilo dai punti lagrima li di scarica1·si per la via de l canale nasa le, evitando la lag r·irnazione (Sperino, Manfredi. Cannas, Ra va, ecc.). Pur troppo però non semp1·e, sp~>cialrnen le in seg-uito acl una troppo genet'usa causticazione de l sacco, s i ottiene questo esito desidera lo. li caso capitato alla m1a osservazione non é che uno fra i non rar·i insuccessi. Una cicatrice aderente, fibrosa, compa lla, consecutiva fot·se a reazio11e iufìammatoria troppo violenta, certo a cauter izzazione (Jitre il desidet·ato pro-


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CASUISLIOA CLINI CA

fonda , non St·mpre facil e a grttduat·e, produce la completa oblilerazione del canale naso-l~tgrimale. Avutosi questo disgraziato esito, all'inft:rmo non restano che i mezzi prott>ltivi pet· t•endet•e meno dannoso l'inconveniente della successiva· epifora, ed al chirurgo, se richiesta l'opera s ua, che p1·oporre l'esportazione della ghiandola lagrimaie.

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L'esportazione della ghianuola lagrimale non è un mezzo curativo di r ecenteapplicazione in casi di la~rimazione ~ ronica. Fino dal J 8 ~~ il dotl. Bernard e nel18i-6 il Texlor lo eseguirono esportando la sola porzione palpPbrale della ghiandola. Più tar·di venne praticato dal Discor , Tllylor, Windsor, Ca rler eJ altri, con socluisfazione. Per lungo tempo fu quindi abbando11a'o ; e solo nel 1867 il Laurence di Londr& lo ri presento al congresso periodico di ollalmologia di Parigi, pro ponendo la espOI'lazione totale della ghiandola; e confortando la sua tèsi con una casuisllca di 14 osservazioni, con H guarigioni. L'operazione in ~e stessa non é di ditlìcile e:::e(:uzione; né gruve. P er la riuscita della cura è tultavia necesMrio assicurat·si bene che quelloche si esporla sia reDimente la ghiandola, e non qualche porzione òi le~suto ce llulo- adiposo. Ciò facilmente si ottiene ponendo attenzione alla caralte•·istica struttura lobulare della ghiandola; ed a l colori to speciale bianco-rossa:::tro della medesimn. Assolutamente indispensabile è la l'igor osa e moslasia nella breccia, giacchè non è rara unn emona1'!ia di qualche entità rlel ramo lagl'imale dell'arter ia oUalmica. Ottenuta la completa emoslasia si prali-ca In suluru a strati, fino alla cute. Non deve preoccupare la ptosi della palpebra superiore, facile ad aversi come conseguenza realtiva del lraumatismo chiru,rgico. Essa scompare in breve lampo completamente, senza r eclamare cure speciali. È quasi impossibile ledere l'el ev~tore clelia palpebra, sia perché si dìstan~ia d!l!l'orbita appena dopo la •ma in serzione al bot•do· libero del tarso; sia perchè pr otetto dall'espansione de lla capsula del TerwM formante le lamine terminali dell'aponeVI'Ol'i larso·orbitaria, che accompagna il muscolo l ungo il suo tragitto nella cavità deli'OI'blta.

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La prima questione che si presenta naturale, come corollario dell'operazione, ~~ : l'occhio, dopo l'esportazione della ghiandola, continua ad essere tenuto umrdo? L'e~p erienza propria è confortata dall'autorità del Muckenzie ed altri, i quali e,:;porlarono la ghiandola logrima!e per tumori in essa sviluppa.tisi. Il Mackc.nzie elice: " L'umidità e la lubriflc~ione della congiztntioa resta inalterata dopo l'estirpazione della ahiandola » . Il dott. o· Biet•ne ed il Discon che pure e!=Sportarono la ghiaudola lag!'imale il primo perc hé degenerata, il s econdo pel' obliterazione traumatica è.lel canale na8AIH, vengono ad eguali conclus ioni. :-lo n discordi sono il Goldziher', Halt<:> rnhoff, Ahlslrlim, Coppez, Terson, Reymond, che e;:porlarono la ~h iandola lag •·ima le lussata in seguito a Lr·aurna-


CASOISl'lCA CLI:SlCA

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Il liquido che umetta il globo oculare, facilitanùone i movimenti, è segrr.gato da tutta la supedìcie della mucosa congiunti vale; ed in modo speciale dalle ghiandole del Meibomio. La ghiandola lagrtmale entra in azione solo nei momenti di emotività; o r·eageodo ad una- causa irritante di qualsiasi genere che abbia potuto colpire l'occhio. Naturalmente, e nott occorrerebbe dir·lo, alla demolizione della glliandola lagrimale si dovr-à add ive nire solo quando gli altri metodi alli a Iiprislinare le vie di deflusso delle lagrime, non abbiano dalo risullatr soddi~facenti, o non siano ::>tali possibili.

••• P er la cur·a delle affezioni delle vie lagl'imali tre metodi operativi sono a disposizione del chil'urgo, senza trascurare del tutto quelli a lli a lla creazione di vie artificiali di deflusso, che per ò non hanno dalo soddisfacente r isultato. ·(Trapanazione de\l'unouis, perforazione del seno mascellat·e, costr·uzione di nuovo canale nella di rezione del naturale oblitet·ato, dncriol'iw,cistolom ia). P e r ordine di g ra vita ch it•urgica, dal meno g ra ve, essi sono: La clilatazwne con le sonde (meccanica pro~ressiva o forzata, ch:Ltrolilica, strillurotomia, sondp a p·~rmanenza etc.). L'esportazione del sacco la{jrimale (totale o parziale, esti rpazione ìn toto ciel dotto lagrimaiP, raschia me nto del canale naso-lagr imule ecc.). L'espoda.:oione della ghiandola la{; rimale. Questi tre processi operaLLvi rispondono ciascuno a differènti e beo determinate indicazioni, che devono e::;sere ben valulate prima di decitler·e sulla ::;celta del metodo di cut'a . La semplice lagrimazione dipendente da restringimento delle vie logrimali (alteraziollli anatomo patologiche del canale naso-lagTimale), r eclama esclusivamente la dilatazione g-raduale, preceduta o susseguita t!a iniezioni mepicamentose. Casi refrattari a ques to . tt·attamento: sfiancamenll od enfisema del sacco, mucocele, suppurazioni croniche del mPdesimn, fisto le etc.; trovauo una risorse preziosa nella distruzione od espol'lazione parziale o totale de l dotto Jagrima le; raschiamento del sacco ab e.cter no od ab interno, e del canalè naso lagrimale con s uccessi ve irriga zioni morlifìcalricl; o con drena~gio, mediante ca nnula d'osso decalcificato riassorbibi le. (Guaita, Fumagalli, Tornatola, Tarluferi). · Alla esporla:oione della ghiandola lagrimate si ricorrerà, in fine, sempr e quando questi due processi operativi, (con le modificazioni a pporta tevi) siansi mostra ti, disgraziatamente, insufficienti; od una lesione tt·aumatica, od alterazione a natomo-patologica, di qualsiasi geuere, abbia dete rminato la pel'rnali60te obliterazione del canale nasolagl'imale ; e non sia stato pos~ibile, con i metodi conservativi o distt•uttivi in pratica, poterne ri prislinlare a flsiolngica funzionalità; e si voglia liberare l'io fermo dalle sofl'erenze ed i nconvenient~ della molesta consecutiva epifor a. Genova, aprile ·1907.


CA t; l STI CA CL ! ~ ! CA

BIBLI OG RAFJ A. Jlémoire III.Jr Hlt nom:ecw moynt dr g•rtrir lr8 {i~ltrle~ lagrimalr.s ecc. (rimt. d."oculil•fiquc. 1843). Iv. /,a ccwteris11tion com/,inet• at:Pc l'a/Jlatian de ia gland• lacrymalc eU;. (A n n. d'o . c~tli.•tiqur, 184;)). TEX.TOT!. - J>r. l'r.l"tirp(l( i·m d P la ~1land•· locrymal" l '/ r . (.Toumal f iir Augenheil~·unde. l 847 ). CA:>;SAS. Prrralldo frn i! mrlurlo di di/atazi•mc dd ccu1ule t!ai>ale. e la di81ruzùme clei Bacco hryrimale ero. - T01·i n o . l SO:?. 1\fASFR:EPr. /)el/a ruru radicctlr• d el tlmt ur• e d• Ifa {ixtola logrimalr (Giorn<~le cl'otUilllloloy ia itnlirma, l 8(i4 ). L.~ t;JH,:-tC'E. - · Recherchrs 8>tr l'rxtirpation de la gl!nu:le lrrr•·ymcrlc. Pari;;, 1868. t\R COLEO. Resoconto clelia Clinica oculillfica dilla R. l 'dv•· r~<ifr} tli Palermo, 1871. \VnsosoR. - .':iix cas ck tro. ifrutrnf de t•oies lacrymctlt·s 11ar l'o!llitha.tion. du sar. (An1t. Bt:n:-<An.O. -

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Il lrrtconu~ n el/(, ]>Q./1)/ogin dt•lle l<tyriu.ali. (il>i•ll'llt, 19116). - Sn/lo 71nto/oflio c trrapia tfrl/1 t:ic lartriuwli. (La cliniNJ. octtlMitca. 1003. 1\to:n:s·1. ·- RicrrrhP R(lrrim entQ./i l!ttllr ,.;,. IO[fl'imoli. (Ann. d'ott .. J90U). . S .\:"1L'o'CI. r·,mcriblllll alta ca.«tÙ•tica dt l/e /uslla:ioni tr<JumaJid•e dc/la. glt·t<mdow layrtrrtu lt·. (.~ llfl. t/'ou., l \Hl~{). (;IRil'il I O:" t:.

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RIVISTE GENERALI I PROGRESSI DELLA RADIUMTERAPIA, pel· dottor Sertoli Alfonso, tenente medico, ospedale militare principale di Napoli. - Rivista sintetica. Da una conferenza tenuta il 20 maggio nell'ospedale militare di Napoli. Questo capitolo di terapia, che ha le suggestive seduzioni delle novità, ha• meritato in questi ultimi anni largo sviluppo per ricerche ed appEcazioni, appor tando un contributo grandissimo alle scienze medico-chirurgiche. ~ Credo quindi utile riassumere in questa rivista le più recenti pubblicazionisull'argomento, limiiandomi per la brevità dello spazio concessomi t\d una ra- · pida rassegna delle varie applicazioni terapiche riel re.dium e corpi radioattivi; dopo aver accennato ni loro effetti ed alla tecnica di uso. Mi pr•opongo in u na prossima pubblicazione di comunicar•e il risultato delle mie esperienze sull'azione curativa delle sostanze radioattive in alcune affezioni· auricolari, sin oggi troppo scarse percha possa trarne delle serie conclu8ioni.

Proprietà ftsleo-ehlmlebe ed efl'etti flslo·patologfci del radio e corpi radfoatthi~ . Nel 1896 il Becqaerel s copriva che i sali di uranio, che è un corpo fo~fo­ rescente, emanavano spontaneamente raggi dotati dello stesso potere di penfltrazione dei raggi X , e che impressionavano una lastra fotografica avvolta in carta nera o coper ta di una sottile lamina di cuoio o di alluminio. Questi nuoviraggi vennero chiamati raggi Becquerel. La stessa irradiazione o radioaltivita fu in seguilo riscontrata in altri mi· nera li come nel torio. nell'uranio, nei sali di bario, dai quali i coniugi Curie nel 1898 estrassero il radio, la cui meravigliosa sco[perta ru dai fisi ci stimata come la piu impor tante dei tempi moderni ed onorata del premio Nobel. Il radio emana c·ontinuRmente irradiazioni che si propa.gano in linea rettaed attraversano i corpi opachi senza riflettersi o rinfra11gersi. Tali irradiazionisecondo gli studi dei Curie, risultano compos te di tt>e specie di raggi: raggi .. , i quali ~ostituiscono la maggior parte delle irradiazioni, vengonointercettati dal tubo di vetro nel quale sono contenuti e sono debolmente penetranti; raggi ~ . molLo simili al reggi catodici, penetrano profondamente nei tessuti e pare che siano essi che provocano le scottature e la distruzion~ della cute ~ raggi y, che rassomigliano io parte ai raggi X ed banno il massimo potere di peoetrazione. Il radio sviluppa calore, rende conduttor·i i gas, e q uindi scarica i corpi elettrizzati, condensa facilmente il vapore di acqua soprariscaldata, provoca la fluorescenza in certe sostanze, come nel platinocianuro di bar io, ma in minor grado dei raggi X. Esso inoltre con~ unica ai corpi vicini una certa radio·attivita che persist& per qualche tempo anche dopo che si è allontanato il detto metallo (radioattività indotta).


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RIVISTE GENER :\LI

Fr'a le pr incipali proprieta chimiche del radio ricordo: l'ozonizzazione del-

l'ari» ,la <.'.O lorazione permane11 te del vett·o,della porcellana, della carla e di aUri cor pi, fìn alrmmte la riduzione dei sali d'ar·gento e quindi l'impr essione della lastra fo tOgJ'afi ca. Gli effetti fi sio- patologici del radio sono s tati e!;perimentati sui tess uti ed organismi in via di svilu ppo, s ugli animali, sui baUerii, sulla cute e sull'occhio umano. Lìm•ta ndomi ai ri sullnti di ta li ricerche che possono r iflettere l'irllerpretazione de i !>Uoi e ffelli terapici, ricorderò che un tubo di radio a pplicato sulla c ute umana p1·oduce dopo br eve tempo una coogestione, dopo 8-10 giorni una ulcerazione. Le lesioni anatomiche prodotte da esso s i riferiscono specialmente al tessuto cutaneo, mentre il connellivo, i muscoli , i vasi, te cartilagini si dimos trano più r esis te nti. l tessuti ~ i o vani risentono con maggiore intens iiA degli adulti gl i effetti del radio, e cio può spiegare, dice il Sanlor·o, in qualche m odo l'azioni:! quas i s pecifica d i questo metallo s ui neoplas mi, che possono essere nllaccali e profo ndamente modificati attravet·so la c ute ed uno s tra to di muscoli, se nza che questi ul tim i tess uti s ieoo sensibilmente a lte1·ati. S econrlo (lli s tudi di Car<pari ed Aschkinass il radio uccide il m. prodigiosus in tre ore. Lo s tesso Caspari avre bbe notato anche una inibizione del radio Slllle c ulture di bac1llo della difterite e nelle adeniti tubercol:'.l r·i. Pfeif'l'er , Hotfmann, i coniu~i Curie e Dttoysz constata ro no l'azione mic robicida del radio su altri ~atter·i , e specialmente sul bacillo del'carbonchio. Piu tardi il Plaisalix, s tudiando l'influenza dell'emanaziqne del radio sulla' tossicità dei veleni, dimos tr•ò che il veleno di vipera e di sel'pente cobra, espos to alle radiazioni del radio per 50 a 60 ore, perde completamente le sue proprietà tossiche e vaccinanti. Altre ricerche sono s tate iniziate dal Rehns, da Tizoni e Bongiovanni sull'azione del radio s ul virus rabico. Secondo ques to A. il vi{)Us fiss o di viene meno virulento dopo uu'o•·a di es posizione ai raggi del radio e per·de atfatto la s ua virulenza dopo due ore. Tali risultati però sono slali negati dal Calabl'ese, il qua le dalle sue esperienze si crede autorizzato ad afl'er·mare che il radio sia inca pace di dis tru~gere il virus rabbico s ia io vitro, sia nel corpo dell'animale. Tecnica della r3dinmt.erapl~. r . I sali di radio usati

per lo più in terapia sono il cloruro e d il bromuro. Essi ~i n oggi s ono stati utilizza li in triplice modo: per applicazione diretta, per ina· !azione e per inieziOni parenchimatose. Nel primo caso ess i vengono impiegali ben chiusi in scato le metalliche ricoperte da una lastra di mica o di alluminio, che lasciano passare una parte delle radiazioni; oppure, rivestiti da una vernice speciale (Danne), che resiste ad una temperatut•a di circa 500•, e !PermeLLe per ciò anch~ una sterilizzazione facile degli strumenti, sono cementati sopra superficie metalliche piane per utilizzarli nelle applicazioni percutaoee, o conformati a c1liodri per introdurli nelle cavità. La durata delle applicazioni varia a s~conda del potere del sale adoperato e della r egione. Per il dosaggio delle radiazioni sono s lati proposti vari metodi; ma, se s i vuole avere una gross olana indicazione del tempo r.he ptlò durare una seduta di


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1•adiumlerapia con un dato campione, !'i può seguirr~ il meto.lo s uggerito da DllriP.I', Lli fare cioé ~ul proprio avambraccio delle appÌicazioni di 5 a 2U minuti primi, e notare al termine di quanti giorni apparisca il r osso ca1·atteristico. Pt!l' l'nso, se non si vuole che una reazione debole, basta mantenersi nei lim iti di ques to tempo, auclare al di là se si vuole dis truzione.dei tessuti. La tecnica delle inalaztoni di radio è anclte semplice. Si fa res11irare ai soggetti in esperimento dell'aria cl te abbia gorgoglialo in una soluzione di nitrato di torio, o. che sia passata sopra uno strato di ossido di torio riscaldato. P er le iniezioni par·enchimali infì11e Baunstein ha utilizzato soluzioni di ema· nazioni in acqua al la dose di 5-10 centimelt'i cubici. Si ottiene anche 'dell'acqua abbastanza satura di emana7.ioni distillando una so luzione di bromuro di radio. M11, per la estrema diffusibilità c~e l le emanAzioni stesse nei te!'"Uti dell'orf!anismo, anche i più lontani situati dal punto delle iniezioni, sono da pt·efel·irsi, secondo Oudin , come eccipienti l'ol io e la va!:'elina, avidissimi di emanazioni. più solubili e di !lssorbimento più lento.

Applicazioni tcrapicbc. Sarebbe lunga e fe~ stidiosa una enume1·azione di tutte le memori~ pubblicate in questi ultimi anni sulle applicazioni terapiche dci corpi radio-attivi; epperò mi limito alle conclusioni delle più importanti e dì r isultato più attendibile. AFFEZIONI CUTANEE. - Le prime osservazioni di radiumterapia nelle malattie della pelle si debbono a Danlos. E ·se rimontano al 1901, e riguard ano un certo numero di ca si di lupus tu bercola1'e od eritematoso. E~li si !"erviva di sostanze poco attive che lesciaYa in s ito per più Ol'e. in modo da produrre una radium-dermite ulcerosa. La cicatrizzazione èra lentissima, ma cal'!llter·istica pel suo aspello cosmetico pat•agooabile a ctuello delle radiumdermiti superficial i: cicatrice bianco- madreperlacea, molle, liscia, senza tendenza a re trazione. L e ulcerazioni oon sorpassa vano il derma in pro fondila. Raramente s i ebbero delle recidive le quali cedettero ad un secondo trattamento. Dopo quelle, numerose osservazioni sono state pubblicate, dal cui insieme si può afferrLare che le applicazioni di sostanze radioattive sembrano &\'ere presso a poco lo stesso valore terapeutico della fototerapia nei casi di piccoli l noduli luposi, isolati e superficiali. Le guarigioni brillal"Jti che danno i raggi Ròotgen nell'eczema e nel prurigo hanno spinto qualche auto1•e a provare la radiumlerapia, seuza d'altronde gran ~uccesso. Questi tentativi :-<arebbero stati soltanto coronali da qualche risultato positivo nelle lesioni antiche mollo r.ircoscr•tte e ribelli ai raggi X. La psoriasi semhl'8, òopo i lavori di Rhens A rli Paolo Salmon rle\1905, particolarmente arrendevole al trallamenlo del radium : due a tre minuti di esposizione con 30 milligrammi di bromuro di radio puro, basLano per ar1•ossire le placche. Il rossore dura qualche giorno, poi sparisce; cessa la desquamazione e resta Iii pelle sana appena pigmenlata: tale pigmentazione finisce per scom· parire dopo 5-6 settimane Nella sicosi, nell'acne, nell'impetigine non si sono ottenuti dei risultati. l tentativi fatti contro l'ipertricosi sono anche contl'adiltorL Contro i piccoli tumori beni~ni della pelle, verruche, papillomi, fibromi molluschi, i risultati furono soddisfacenti. Cosi pure i trattamenti radioattivi sono stati efficacissimi nella cura dei nei pigmenLart e telangettasici. Gli t\pileliomi superficiali benigni, a decorso lento, sono rt~pid umente guariti dopo le applicazioni di radium.


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L e forme ulcerose vegetanti e papillari sono tutte ugualmente modificate felicemente. Dopo 15 giorni circa da un'ap plicazione sufficientemente prolungata, il tumore resta stazionario. poi finisce col retrarsi e scompare. Trattandosi di una ulcerazione si vede in seguito la secrezione diminuire, i margini perdere la loro durezzn, il fondo as~ umere una colorazione giallo grigiastra su cui si vedono apparire dopo qualche gior no delle gt·anulazioni di buona natura: l'ulceraziooe infine si re!itringe, la cicatrice progr edisce dai bot·di al centro e copr e bentoslo la perdita di sostanza. · T uMORt MALI GN I. Le cose non vanno disgraziatamente così per r epitelioma maligno a decorso invadente, con ingorgo glandolar e precoce, la cui sede· pr eferita é s ulla lingua e sulle labbra. lvi le osser vazioni diventano raris!lime e molto brevi; s i ci tano dei miglioramenti, una certa tregua dei dolori, ma non si pat·la mai di guarigione. Ciò clte s i é dello d ell'epitelioma maligno si può ripetere per le altre forme di cancro e per gli altri Lumori maligni. Il carcino ma della m ammella, d~>ll'u· tero, del r etto, trattati col radio noo sono mai guarili. l dolori dei malati sono stati atlenuati, il decor so dei tumori si é rallentato, essi banno potuto diminuire di volume, le ulcerazioni sono anche cicatrizzate, e tullociò Don è senza importa nza sopratulto per il mor.ale dei malati, ma una vera guarigione senza r ecidive non si é finora ottenula. In grazia alla diminuzione pa sseggiera del volume dei neoplasmi si é potuto, intr·oducendo dei tubi di radiu m nel punto malato, r istabilire per qualche tempo ìl calibro dell'esofago e dlel r etto ristratto da car cinoma. Accanto a tali insuccessi generali trovo nonpertanto nella letteratura citato qualche caso isolato di g uarigion e r eale di tumore maligno · mercè la radiumterapia. Cosi Abbe riporta un caso di guarigione di un piccolo sarcoma della mascella in un fanciullo, ed Exner un caso di metastasi sarcomatosa ed u n altro di epitelioma del labbro. Nel primo di quesli due ullimi. i quali Curono presenlaLi nella s eduta del26 giugno 1903 òella societA imperiale dei medici di Vienna, traltav~tsi di un ma· lato che era stato affetto da molte metastasi cutanee, sviluppatesi in seguito all'estirpazione di uu sarcoma del braccio sinistro: nel cor so di una quindicina di sedute di radiumterapia pet· 10 a 25 minuti di applica:z.ione i tumori scomparvero del lutto. Nel secondo caso lrattavasi di un ammalato il quale et·a ~lato operato giA tr e volle per un epitelioma della commessura labiale diritl.tl: nel cor so di sei sedute della du rala di 15 minuti cia scuna, l'indurimento disparve e l'ulcertt cicatrizzò. Interessante è anche una p rova di Br·austeio: egli ha iniettato nei tumo.ri cancerosi dell'acqua satura di emanazioni, ed ha osservato in 8 ca si una diminuzione dei tumori, ed in uno una specie di liquefazione, senza alterazione della pelle di lutto un tumore, il quale é divenuto fluttuante e s i è vuotato sotto form a di un liqnido ~ia.llo, Lrasparent.e, affaUo sterile.

MALATTIE NERvosE. Le prime osservazioni sulrazione analge!?-ica del r~: dium si debbono a Darier (1903). Dei sali di debole altivita applicati per pt~ ore s opra punti nevralgici r ibelli avrebbero apportato una calma ed in alcunr casi una g uarigione completa. 1 RaymMd e Zimmern hanno constatalo l'attenuazione e qualche volta a. !;comparsa dei dolori folgoranl'i nei t.Abelici.


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Rehens ha visto invece ricomparire la sensibilità delle zone anestetiche nei tabetici e nei lebrosi. Darier (190i) ha pure presentato delle osservazioni di paralisi faccialt< recente guarita rapidamente con la radiumterapia; cita a-ocora due casi dì ne vrosi convulsiva in cui gl i accessi, che s i ri petevano ogni giOI'OO in uno, e lre quattro volte per settimana nell'altro, cessar ono dopo l'applica zione sull e tempie di Lubi contenenti del radio, il quale riuscl anche efficace in un caso di pseudoatassia neurastenica. Tali miracolosi risultati sono però ener g icame nte confuta li rlal Ra ymond, il quale ritiene che questi s ieno da paragonarsi a quelli che s i hanlJIO nei soggetti isterici con l'eletlricita statica. AFFEZIONI DELL'ALBERO RE SPIRA TORIO. - RiCOI'derò anche i tentAtivi d'in&· lazione di emanSJzioni radio-attive contro la tubercol osi pulmonare, che hanno dato a Reiowald dei r isultati incoraggianti, nonché i buoni effetti delle emanazioni del torio, pubblicati da Scharps, contr o la fm'iginte g ra nulosa . IL R.ADI UM IN GINBCOLOGIA. - Oudin e Verchor·e nel1!l06 furono spinti a pol'tare il radium nella cavi la dell'utero sperando di avere così un'azione più potente dei ragg i X , la cui penelrazione fino alla mucosa uterina non è possibile senza la r adiodermite superficiale. l risultati furono su periori alle speranze concepite: due casi di fibromi ulerini con emorrag ia in seguito alrapplicaziooe del radium ebbero dei miglioramenti r apidissi mi. Sperimentarono poi il radi um nelle metriti croniche, ne lle infezioni gonococciche del coll o dell'utero e dell'uretra, le quali si erano mostrate ri belli aù ogni trattamento, ed ebbero risultati mollo inc·o ra ggian li. In s ette cas i tipici di blenorraggia uretrale antichi, i r isultati, se nza essere bl'illanti, furono buoni: uno solo guarì completamente; negli altri Io scolo purulento cedette il posto ad una secrezione mucosa con tenente scarsi g-onococchi. l ci tati autori p ropongono un porla-radium speciale che permette di portare il sale con tutto il suo effetto a livello del collo e del cor po uterino, nell'uretra e nella vescica dell'uomo e della donna e di utilizzare anche l'azion e microbicida dei ra ggi a, mentre i raggi ~ e '( avrebbero un' azione mani festamente emostatica e decongesliva . IL R ADIUM I N ocuLI STICA.- In seguito a numerose r icer che falle alla clinica oftalmica del professore Bellarminov, a ll'Accademia m ili lare di Sai n l- Petersbour g, il Zelenkowsky notò che trenta mill igrammi di rat!iurn ap plica ti pet' 10·15 minuti s ul {Ziobo oculare non esercitano ulcuna azione. Voll e allo ra trattare venticinque casi di lracoma nel periodo granuloso con applicazioni di radium. Ecco ciò che egli ha potuto constatare nel corso di queste osservazioni. Il migliore pr ocesso di radiumlerapia nella oftalmia granul osa, pr ocesso che permette di evitare tutta l'azione nociva sul globo oculare sl~sso, consiste nello applicare e passare s ulla mucosa delle palpP.bre rovesciate uo tubo contenente 10 millig-rammi di bromuro di radio, con du rata di applicllzione di non più di 10 minuti per ogni palpebra. Le sedute si ripetono coll'inte r· vallo di 2-3 giorni. Nel periodo g ranu loso del tracoma non accompagnato da catarr o, il r'aùium agisce efficacemente ; solto la s ua influenza le gr anulazion i i>Compaiono senza lascia1'e cicatrice o altre alterazioni patologiche della congiuntiva e senza che si possa notare tendenza a lla recidi va. L'azione favorevole del radium comiocia 34 -

GÙ>r·n ale meduo.


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RIVISTE GENERALI

a manifestarsi tra la seconda e la quarta seduta, cioè nel corso di una Sfltlimana. Scomp&r!le le granulazioni, bisogna procedere ancora ad una o due sedute radiumterapiche. Se dopo il trattamento col radium si ,-ade sussistere l'infiltrazione della congiuntiva, si ricorre alle applicazioni astringenti come complemento della cura. In conclusione, senza voler fare della radiumterapia una panacea del tracoma, l'A. crede che il radium costituisca almeno un mezzo prezioso per combattere questa affezione, sopratutto nei casi ribelli ai processi usuali di cura. L'A. ha ottenuto collo stesso trallamento anche risultati eccellenti nella for ma cicatriziale del tracoma, e ritiene che si potrebbero ottenere risultati favorevoli nelle affezioni diverse degli organi della vista, se l'azione del radium sui tessuti non fosse seguita da fenomeni secondari nocivi. Jacoby ha trattato anche col radium otto casi di tracoma e tre di congiuntivite follicolare con risultato parimente soddisfacent.e. ALTRE APPLICAZIONI DEL R ADIUM. - Finalmente mi piace di ricordare un caso d'ipertrofia prostatica citato da Stegmann, notevolmente migliorata dopo l'introduzione nel retto di un tubo contenente delle sostanze radio-attive, ed un caso di gozzo esoftalmico pubblicato da Abbe nel gennaio 1896, trattato col radium con meraviglioso successo. Conelnsloni . Da tutte le ricerche falle e dai risultati ottenuti, prescindendo dai facili e precipitosi entusiasmi, si può dire che la scoperta dei corpi radio-atti vi è per la medicina una conquis ta delle più preziose. È innegabile l'effetto terapeutico dei sali di radio in molte affezioni, specie chirurgiche, il cui nume1·o sarà certamente aumentato allorquando la diminuzione del prezzo delle sostanze radioattive, oggi in commercio molto elevato, permetterà di allargare gli ef'perimenti, migliorando la tecnica di applicazione. Allo stelo attuale la radium-lerapia puo considerarsi come una importante cura complementare d i quella con i raggi R iiotge n, che ha però il vantaggio di poter·e essere a pplicata anche laddove non è possibile applicare i raggi X. Napoli, g iugno 1907.

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PJ'!Y ~ ALTX. -


RIVISTE GEXERALI

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERl

RIVISTA MEDICA Sulla causa della reazione agglutinante poaltlva nel( The 'Boston M ed. anrlsurg. Jour nal, aprile 190i).

H. C ufuSTIAN. -

l'Utero. -

È stato accertato da varii autori che il siero di alcuni individui atfe~li daitterizia, spiega una reazione a gglutinante sopra il B. del tifo. Non tenendo

conto dei casi in cui la reazione si avvera lentamente con soluzioni molto di· luite, r esta un piccolo gt•uppo di casi d'itterizia, nei quali il s iero possiede poteri agglutinanti io grado mollo allo, i quali mer itano una interpretazione, che l'A. di questo articolo t·itiene colpire nel caso che descrive. Il riassunto di questo caso, nel corso del quul ~ fu praticata la colecislotomia con asportazione di uo calcolo biliar e del diametro di oltre due centimetri, offre l'anamnes i di una febbre tifoide sofferta selle a nni prima di questa operazione; colelitiasi, con profonda itter izia; reazione ag-glutina nte positiva del siero del sangue sul B. lifico; isolamento del B. tilìco dal calcolo biliare, dalla vescica bilia l'e e dal condotto coledoco; morte: nessun reperto di tifo in allo alla autopsia. A provare che la reazion ~ del Vidal in questi casi non è dovuta agli elemenlj della bile, basta il fatto che essa non è costante in lutti gli itlerici, :oèsi vet•ifica colle dissoluzioni sperimentali di bile com1.1ne in siero normale. Esaminando la s toria clinica dei casi di ittero che danno la reazione agglutinante in cinque minuti con soluzioni di almeno 1 : 50 solto il microscopio, s i vede cbe si possono dividere come segue: a) quelli preceduti da anamnesi di febbr e tifvi de, più o meno luogo tempo avanti l'insor gere della itler-izia; b) quelli nei quali, con o senza precedenl i di febbr e tifoide, si rinven· tzono bacilli tif0si nelle vie biliari; c) quelli nei quali si ha itterizia acuta infelliva; d) e fJUelli nei quali l'iltet•izia non riveste i caratteri della natura ir.fettiva, non fui'Ono preceduti da infezione tifica, e non si può in essi dimostrare la esis tenza del B. tifoso. Data la possibilità della tarda sopravvivenza del B. del tifo, dopo la ~ua­ rigioné clinica di quèsto (fiuo a 11 anrui dopo, sP.condo Dt·oba), i casi della cla!ise (a) s1 spiegRno senza bisogno da ricor-rere a ipotesi ; e casi del genet·e furono ri portati da allri anlori, Stainberg. (carcino ma della vescica biliare). Gilberl el Let·eboullet, (cirrosi biliare), Gilberl et Lippmann (ittel'i semplici), tutti preceduti Ja infezione tifosa, più o meno an tica, 2, ·12, 30 anni pt•ima. In rapporto ai casi della classe (b) Blumenthal e Libman isolarono in diversi casi il B. ti fico dalla vescica biliare, e dal pus di vescich e biliari di indi· vidui itterici che non avevano precedenti aot~mneslici di t1fo, e il cui siero et•a do talo di forte potere agglutinante. Il g r up po (c) racchiude i casi di rnal&ttie che possono essere considera te come lifì anomal i, quale la malattia di Weil (iUero in.fettioo a forma ti(oide)-


RIVISTA MEDICA

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~

-ed altr e, quantunque nel caso speciale della malattia di Weill molti ne ritengano ap;enLe patogenelico un organismo del gruppo del proteus o del coli Abeles per altro ritiene che esistano in questi casi i bacilli tifìci, o che abbiano esistito nel t~orpo del malato più o meno tempo prima della compar·sa del·l'ilterizia. I casi del gruppo (d) non consentono una convincente spiegazione, e comprendono solo pochi casi, nei quali manca il precedente del tifo, si può sospettare che annidino bacilli di tifo, senza provarlo, o che l'agglutinazione sia ·dovuta ad altre associazioni microbiche; in fondo sono di molto dubbia inter· p relazione. Per tanto la ragione per cui più frequentemente l'ittero si associa alla presenza del fenomeno dell'a!!glutinazione del B. tifoso, deve ricercarsi nei rap·porti di causa tra colelitiasi e colecistite, e infezione batter'ica della vescica biliare. Concludendo: 1° Non è sufficientemente provata l'ipotesi per cui i principii costituenti della bile nel siero del sangue siano la causa che produce la ·reazione agglutinante del B. tifoso in que!:'ti casi ; 2• L'esame di casi validi appo~gia la ipotesi che nel maggior numero di ·questi casi Ja reazione è dovuta alla presenza di batterio-agglutinine generatesi indipendentemente cfall'ittero; H• Queste batterio-agglutinine possono originare da un attacco prece-dente di tifo, dalla presenza di bacilli tifici legati in qualunque modo alla af..fezione biliare, o possibilmente da batterii strettamente affini, capaci di stabi· lire un gruppo dotato di poteri agglutinanti. DELoGu. ·CECIL WALL. -Sulla menlnglte cerebro aplnale.

-(T/te Lancet, maggio

1907).

Sotto il punto di vista della anatomia patologica nella malattia si possono di·stinguere tre stadii. Nel primo, quando l'ammalato muore entro 48 ore dalla ·insor genza, si trova una meningo encefalite acuta, possibilmente emorragica, senza essudato, Nel SE'condo, casi di morte verso il 14° giorno, la meningo encefalite è associata a essudato purulenlo nello spazio solto aracnoirleo. Il terzo s tadio si può cominciare a constatare al 18" giorno dall'inizio, ma può durare per settimane e mesi, e spesso è causa della affezione nola col nome di idrocefalo cronico; e in questo 3• stadio può esistere un vasto versamento sieroso nello spazio sotto aracnOideo e nei ventricoli cerebrali. L'essudato pu· rulento può raccogliersi negli spazii solto a racnoidei più vasti, o sparire più o meno completamente, Non è il caso di parlare qui di altri stati morbosi che le si possono associa re. Che il meningococco sia l'unico agente responsabile della infezione non é secondo l'A. cosa accertala finora; né dall'esame dai fatti, così comuni in Inghilterra da non mancarne si può dire mai dei casi nelle corsie degli ospedali, s i può affermare la diffusione per contagio diretto come cosa cer ta. Del per iodo di incubazione nulla si sa. Lo scoppio dei 8inlomi ne é sempre -violento; e ciò basta a distinguerla dallP- forme tubercolari; ma la diagnosi nei primi stadii é talora difficile, e vaga tra quella del tifo, dell'influenza e della \febbre tifoide.


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tUVISTA MEDICA ,

Duran~e i sintomi dei primi due s tadii, cefalea, vomito, mialgie, convuls ioni, delirio, rigidità dei muscoli del collo, dissociazione dei movimenti degli occhi, fenomeno di Kernig, temperature fra i 39,8 e 40, deperimento rapido, e talvolta· eruzioni erpetiche e petecchiali, la puntura lombare può non riuscirer o dare solo poco liquido torbido. La malattia può risolvere per crisi dopo questi periodi, ma può passare al terzo s tadio, quello dell' idrocefalo, che può menare a morte, o passare allo· stato cronico, o condurre a una parziale guarigione, collo strascico di persistente stato cerebrale, imtecillità, cecità, sordomutismo, paralisi, paraplegia spastica, diplegia. Specialmente in bambini, si può giungere alla dissociazione delle suture, per l'aumento della pressione endocranica. L'incesso, la mancanza del fenomeno di Kernig e dell'opistoLono, la temperatura più bassa, sotto i 40, lo strabismo paralitico, la neurit.e ottica, e tal· volta il riscontro di tubercoli nella cot•oide, la durata, i risultati della puntura· lombare, stabiliscono i criteri differenziali fJ'a le due forme. Nella meningite tubercolare la puntura lombare suoi essere SE'guita da libero efflusso di siero solto la compressione, e il siero é leggermenla albuminoso: riduce il Hquore del Feling, e contiene pochi leucociti mononucleari. Vi si possono rinvenire ~ bacilli di Kock. Le colture in generale restano sterili. La cura della meningite cerebro spinale é difficile. Merita di essere sperimentata nei primi st:adii la sieroterapia col siero Kolle e \Vassermann, ma tenendo presente che la mortaJità normale, sem:a tal cura, é del 60 p. 100. circa . La puntura lombare nel 3o stadio è di non dubbia utilità. DBLOGu.

G. Boscm. - Della prealllone u.J1&"111pa nel U.lol.- (Ga.uetta degli ospe· dali e delle clmiclte, dicembre t906).

Da unà serie di esperienze minuziosamente còflll•ollate, l'Autore riLrae leconclusioni seguenti: Nei malati colpili da tubercolosi polmonare non osservasi mai ipertensione, esiste in vece ipolensione nel 71 per cento d-ei casi. È molto probabile che risconlrisi pressione sanguigna più elevata nei casi. in cui il processo ulcerativo à un decorso più lento e dove esso é combattuto da una notevole t"endenza alla sclerosi, e meglio ,a ncora là ove vince la· tendenza alla sclerosi stessa. Pertanto, quando in un lisico risconlrasi una tensione arteriosa normale è probabile che le les i·oni polmooali ulceralive sieno accompagnate da un notevole processo sclerosante o che questo tenda ad imporsi. Non si può stabilire un rapporto fra lo stato della pressione sanguigna e l'emissione di alasi sanguinolenle negli sputi. P arimenti non esisle nessun rapporto fra lo s ta to della pressione sunguigna e la frequenza del polso, della respirazione, e le oscillazioni della tdmperatura nello stesso soggetto tubPrcoloso. Le differenze che la media della pressione t>anguigna presenta fra un soggetto tubercoloso ed uno che non lo è punto, non hanno alcun rapporto con· le differenze che presentano negli stessi individui le medie di frequenza del pol so e della respirazione eol il {!rado di temper·atura mattutina e vespertinaG. BERNUCCJ.


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE CoRNIL e CouoRA Y. -

Bul modo dl avUuppo degU oateom.lmuoolarl d'o-

dslA• traumatlO&. - (Bulletin de l'Académie de médecine, n. 19, Séance du 7 mai 1907). Se è giusto attribuire agli osteomi traumatici in connessione con lo scheletro un'origine periostea, é però mollo dubbio che questo meccanismo possa essere invocato per spiegare gli osteomi nati in pieno muscolo e senza rapporto con le ossa della regione. Senza dubbio l'innesto periosteo situato nel seno di un muscolo vi produce un osteoma; questo fatto è da lungo tempo conosciuto, ma non è, giusto servirsi di questo punto sperimentale per applicare ad un gruppo intero e complesso di mio-osleomi traumatici la teoria generale della seminagione periostea. La rniosite ossificante, benché manchi di base sperimentale, sembra meglio che la precedente spiegare i mio-osteomi propriamente detti. Tuttavia questa teoria lascia ancora pendente la questione di sapere se nel muscolo, il tessuto osseo si origina a spese del tessuto congiuntivo, seguendo l'opinione antica, ovvero a spesa della fibra mu~colare trasformata, secondo la maniera di vedere di Breming che si a ppoggia alle esperienze di Gravitz. Gli AA. banno cercato di delucidare questo punto mercé l'esame di osteomi sperimentali praticati in giovani cani con introduzione di innesti periostei nel mezzo dei muscoli della gamba e mercé lo studio istolo1 gico dei mio-osteomi traumatici estir pati nell'uomo. 1° Osteomi sperimentali. - a) Lesioni dei muscoli. I muscoli traumatizzati con l'iutroduzione dell'innesto periosteo nal loro interno e il tessuto congiuntivo vicino sono nei primi giorni la sede di fenomeni infiammatorii. Dopo due giorni il periostio innestato è attorniato da fibr ina, da globuli bianchi poli e mono-nucleari e da grandi cellule connettivali ipertrofiche. l fasci muscolari vicini sono o atrofizzati o in degenerazione vitrea, tanto che i nuclei del sarcolemma sono entrali in proliferazione. Dopo· quattro giorni l'infiammazione è già meno viva, la fibrina è scomparsa. Dopo sei gior ni si trovano le figure ben note sotto il nome di cellule giganti muscolari. b) Tessuto osseo. La neoformazione ossea non è evidente che all'ottavo giorno e si origina nel tessuto congiuntivo, accresciuto dalle grandi cellule che attorniano l'innesto periosteo. Le cellule di qùesto tessuto congiuntivo divengono corpuscoli ossei: non vi sono ancora osleoblas ti, nè cartilagine. Le travate ossee originarie non sono in contatto diretto con le fibre muscolari, ma separate da fibrille congiunti vali . Al decimo giorno, osteoblasti e cartilagini cooperano all'ossificazione. La produzione ossea é orlata da una fila di osteoblasti e presenta alla periferia un isolotto di cartilagine. Il piano superficiale della massa osteo-condrale è formato da travate che racchiudono nel loro centro, cellule cartilaginee, mentre che, sui lor o bordi, gli osteoblasti si t1•asformano in osteoplasti; avvicinandoci al centro dell'osteoma, le tra vate condro-osteoidi si con·


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RIVISTA Dl CHIRURGIA GENERALE

tinuano direttamente con le travate ossee, non racchiudenti che osteoplasti. A questo periodo il tessuto osseo adunque é in pieno sviluppo; nondime no si nota qualche indizio di riassorbimento dato dalla presenza di lacune {ii Howship , r acchiudenti mieloplassi degli spazi midollar i. I fasci muscolari, in generale, sono separ ati dalla neorormazione ossea per mezzo di tessuto congiuntivv, ma in qualche preparazione si sono viste le fibre muscolari penetrare negli spazi midollari con il tessuto congiuntivo. Gli A A. han riscontrati questi fatti anche in osteomi traumatici estirpati nell'uomo. Dopo quindici ~iorni l'osteoma é circondato da una ca psula fibrosa che lo separa dal tessuto muscolare; la cartilagine ancora assai abbondante alla periferia, presenta in certi punti la disposizione a serie, le capsule di cartilagine essendo rag~ruppate secondo la direzione delle fibre congiunti vali, analoghe alle fibre di Sharpey, s i prolungano nel tessuto osseo e negli spazi mi!lollari. Un pezzo di 37 giorni ha mostrato un piccolissimo osteoma quasi completamente riassorbito, senza cartilagine, in vaso da tessuto fibroso e contenente osteoplasti piccoli, come di osso già antico. Ques t'osso perios teo non é punto permanente. 2° Miosteomi estirpati nell'uom o. - Di tre pezzi esamina ti l'uno non era un miosteoma propriamente detto, ma un osteoma llar gamente impiantato sull'omero ed insinua(Jtesi nel muscolo brachialA anteriore. L'osteoma di origine periost'la , ricchissimo in cartilagine, non aveva che rapporti di vicinanza con i mnscoli. Non solamente questa cartilagine ~i trasforma in tessuto osseo, ma è attaccata a bottoni molto vascolarizzati emanati dagli spazi m idollari dell'osso. Gli altr i due pezzi erano miosteomi veri. I tumori erano attorniati dai muscoli più o meno allerati e presentavano la struttura generale degli osteomi sperimentali. Nel primo pezzo che riguardava un os teoma del brachiale anteriore, si trovò degenerazione vitrea dei muscoli. atrofia dei fa sci, cellule g iganti muscolari .. L' ossitìcazione derivava dalle cellule del tessuto congiuntivo e dagli osteoblasti, non v'era cartilagine. Il secondo pezzo pr·esenlava caetilagine. V'era inoltre una fibrilliJZione dei fasci muscolari, in alcuni punti tt·asforma li in fasci paralleli congiunti vali, r idotti al loro s arcolemma per scomparsa della sostanza muscolare. I noltre s i trovano fasci muscolari atrofici, riconoscibili a lla doppia slriatura. Un tessuto fibroso a piccole fibrille attornia l'osteoma. Tutto ciò dimostr·a la fondatezza dell'antica opinione che il tes suto osseo dell'osteoma si origina dal tessuto congiuntivale e non dalla fibra muscolare F. CACC[A. G. RICHELO T . - Su tlll& termlDa.zlone pooo oonoaoluta dell'a.ppendlolte. Oonaldera.slonl suUa. frequenza delle le•loDl appeudlool&rl. - (Bulleti n. de l'Académie de nuJdecine n. 19, séance du 7 mai 1907/.

Molto si P. scritto in questi ultimi te mpi sull'appendicite, pur ttJltavia par ecchi sono ancor·a i lati oscuri che rimangono. L'A. parla della rrequenza dell'appendicite e dice che a noi pare grande ai nostri giorni , ma che anche in altri tempi non lo era meno. A queste consi· derazioni egli é ven uto dopo l'esame di un caso a bbastanza s trano capitato solto la sua osservazione. Una giovane signora dopo circa una settimana dalla g ual'igione di un'infezione influenzale violenta·; presentava tutti i sintomi


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-di un'appendicite aceta per cui si reclama va un intervento. L'ammalala paurosa non volle assoggettarvisi e non osta nte la situazione pericolosa durasse parecchio tempo, put·e alla fine i fatti acuti scomparvero e non rimase alla fossa iliaca destra che un lieve impastamento, alquanto sens ibile alla pressicoe. Dopo qualche settimana sopravvenne un ascesso dalla fossa iliaca ester na destra, ad una certa distanza dalla cresta. L'A. pensò si trattasse di un ascesso a distanza di origine infettiva, causato dall'appendicite o dall'in.fluenza. Aperto l'ascesso, s i trovò una r accolta purulenta fet:da profonda che scollava molto estesamente i muscoli glutei ; non si s copriva osso denudato. L'A . pensò ad un a·scesso delle parti molli, attribuendo la fetidité. all'infezione _grave. Un bel giorno però vide venir fuori un calcolo fecale ed allora constatò .che l'acqua dell'enteroclisma fu ol'iusciva dalla piaga della natica . Adunque il focolaio appeRdicolare, uon estinto, aveva perforato l'osso iliaco, mttnifestandosi in una r egione insolita. Dopo parecchi mesi senza fa r altro ~i è ottenuta la cicatrizzazione del seno fistoloso e la guarigione fu così perfetta che pers is te tuttora dopo sei anni. Senza dubbio è raro il cas-:> che l'osso iliaco sia attraversato dal pus e l'A. non ne trova citato che uno solo, pubblicato da Leudet, nel 1859, negli archivi generali di medicina. In questo caso la diagnos i fu falla all'autopsia; fu tt·ovalo un vasto ascess0 sotto-aponevrotico che aveva distrutto in parte lo psoas e comunicava colla fossa iliaca esterna mercè un foro. È naturale che per essere attraversalo l'osso iliaco è necessario che il pus dell'appendice abbia pl'ima distrutto la parte aponevrotica e mus colare della fossa. Ecco dunque altri fatti che vengono ad aggiungersi a quelli gié. noli per spiegare la vera natura della psoite. L'in fiammazione o cangrena contemporanea dell'appendice e dello psoas è s tata descritta da Mélier nel 18~7. da Burne nel '1858, da Leudet nel 1859, ecc. Dunque l'appendicite non è una malattia nuova, della quale gli studii antichi nor1 facevano supporre l'es is tenza. L'A. afferma che se la psoite è per lo più a destra, ciò dipende dal fatto perché essa é quasi sempre di origine appendicolar e. Cosi si trova delucidala l'etioloé,'ia della psoile in generale; l'infezione s i propaga pet• contiguità o continuità man mano nel tessuto cellulare, nell'apone vrosi e nello psoas, dove il pus penetra nella guaina muscolare per un interstizio aponevrotico. Senza dubbio vi sono altre cause di psoite, ma sono ben rare. Oltre della psoite, un -Hilro gran numero di malattie hanno subito la medesima sorte. L'A. quindi non crede, relativamente alla freq uenza dell'appenrlicite, che vi sia notevole differenza tra uo tempo ed oggi. L'apparente r ecrudescenza odierna è data dalla migliot·e conoscenza che se ne ha, dalla maggiore attenzione diretta sovra di essa in modo che parecchi fatti clinici, res ta ti lungo tempo allo stato di pro· blema, parecchi accidenti addominali di origine incerta, parecchie morti gravi improvvise oggi s ono spiegate con essa. L'A. passa quindi in rassegna e discute mollo a rgutamente tutti gli svariati ·casi di a ppendicite acuta e cronica che U!? t~mpo o non erano diagnosticati affatto, od erano invece attribuiti a malatLie dell'apparecchio digestivo, del peritoneo e dell'apparato genitale. Egli poi porta attenzione in modo speciale al•l'enteropatie secondarie e si domanda quale parle abbia l'appendicite nella lo ro etiologia. Nella comunicazione atta a ll'accademia da Dieulafoy nell'anno decorso (29 maggio 19Q(i) fu pr esa in considerazioue solo l'enterocolite mucomembranosa. Die11lafoy affermò che parecchie persone malatp, di tinocolile muco-merllbranosa s ono state operate a tor to, indotti a ciò dalla falsa idea c he la tifiocolite s ia causa di a ppenidcite.


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Anche l'A. ammette che l'appendicite non provenga dall'enterite mucomembranosa, poiché questa, egli dice, non è un'enterite e non dev'essere. rJuindi confusa colle infezioni intestinali che contaminano l'appendice. Essa 1nvece è una colopatia d'origine nervosa, deriva nte da cause mulliple; è una nevrosi secretoria e motri<'.e (Bionde!), di cui il punto di partenza pu(} essere un'affezione del rene, della vescicola biliare. degli organi pelvici, dello stomaco e dello stesso intestino. Essa è dunque effetto e non può esssr e causa;. essa è inada tta a contaminare l'appendice, ma rivela una sofferenza organica ·di cui l'appendice può essere la sede. Adunque solo a titolo secondario l'enterocolite muco-membranosa accompagna l'apptmdicitd e non è sostenibile quantoafferma Dieulafoy 'cbe n se si osserva l'enterite muco-membranosa nel corso d•una cr isi intestinale non si debba punto dubitare di un'appendicite "· Tale coincidenza invece è largamente dimostrata dall'A., da•Hepp,da LeDentu, da Réclus, ecc. Fa quindi la esposizione di dieci casi avuti in cura, come conrerma delle opinioni da lui sostenute e conchiude dicendo che l'appendice, essendo un diverticolo cieco, è un ricellacolo ed un eccellente mezzo di coltura per poco che alcune condizioni, facili a verificarsi, mettano in pericolo l'esistenza dei fa gociti. Sembra che la sua stessa configurazione, il facile trasporto degli agenti infettivi e la loro difficile eliminazione siano sufficiMti d fare dell'appendicite la pit'l specifica e la più banale delle malattie. Anche le forme alle rruali si attri buisce una causa generale (tifo, influenza, sca rlattina), non hanno secondo l'autor e altro meccanismo. Le infezioni generali hanno un'influenza costante sulle vie digestive. La ti· foide attacca l'appendice come le altre placche di P~yer; l'influenza prende la mucosa dell'intestino e del suo diverticolo, come quella della gola e del suo orecchio medio. Tutta le variet~ etiologicbe quindi possono fondersi in una. sola: l'appendicite è una malattia d'origine sempre intestinHie. La teoria verminosa di Blanchard non preoccupa l'A. Egli pensa che essa aveva credito un tempo come oggi e ammette volentieri che gli elminti, nostri ospiti, figurano tra gli agenti che irritano l'appendice e ne esaltano la virulenza. Vede nel lavoro di Blanchard due cose: una etiologia possibile da noi misconosciuta; una causa d'errore di diagnosi di cui dobbiamo tener conto. Crede adunque ch'egli dica una parte della verità, ma gli sembra ambizioso ch'egl i chiami la teoria verminosa, la sola dottrina attualmente capace di spiegare nella maggioranza dei casi il preteso mistero dell'a ppendicite. Non bisogna r elegar e nell'oblio le innumerevoli appendici che Corni! e tanti altri hanno esaminalo senza trovar vi nè ascar idi, né ossiuri, nè tricocefali. La les ione prodotta dai parassiti è una por ta aperta all'infezione e ciò è sufficiente all'A. per non dover nulla cambiare a quello che ha detto. Egli è meno fa vorevole alla teoria della insufficienza tiroldea, sostenuta da Delacour e Trémolières. In ogni modo le cause suddette dovevano agir·e in un tempo come o~gi e l'influenza che a loro si appone è una ragione di più per accrescere lb frequenza dell'appendicite nei nostri padri. Non es istono che due casi possibile di un aumento di frequenza: io l'influenza di cui le invas ioni sono state severe da qualche anno e del resto non sconosciuta alle generazioni ,pr·ecedenti; 2• il regime carneo eccessivo che da cinquant'anni a questa parte ba affaticalo, intossicato, infettato un si gran numero d'intestini. Riassumendo la questione dice che se è possibile credere alla frequenza più gr ande dell'appendicite in. questi ult imi anni, bisogna però credervi con molta moderazione.


RIVISTA DI CHffiUROIA GENERALE

L'appendicite cresce, diceva un giorno Brissand alla società medica degli ospedali, 'i chirurgi non hanno più altri bisogni e s'operano anche fra loro. È certo che la famiglia medico ·chirurgica non ne è stata esente. L'A. a undici anni ha sofferto a due riprese di un flemmone iliaco dei più gravi, che la chirurgia d'allora ha contemplato senza far nulla e che due volte si é vuotato nel retto. Humbert ha sofferto di peritiflite e molti altri nel periodo preappendicolare, Galippe a 12 anni, Reynier a 18 anni, Barthélemy a 28 anni ecc. Per comprendere la situazione attuale bisogna ricordare ciò che era la ginecologia a una certa epoca e di quello che À di ven-uta tutto ad un tratto dopo i -lavori di Lawson Tait. Si deve credere pe:rciò che le salpingiti e gli ematoteli siano più frequenti oggi che al te mpo di Nonat ? No, certamente, si lasciavano morire gli ammalati e Bernùtz faceva autopsie. L'appendicite dunque non è una mina recentemente scoverta; é una vena dicui il tenore in minerali non era esattamente conosciuto, e di cui la mise in valo,.e dà oggi risultati sorprendenti. L'A. conclude dicendo che la medicina e la chirurgia hanno già fatto molto per dissipare confusioni, per rendere accessibili lesioni a decorso violento o in·sidioso, soccorrerle d'urgenza o aspett.are a lungo. Bisogna continuare quest'opera senza tornare indietro, scrutare i fatti oscuri con cura sempre più penetrante, raggruppare i sintomi ed i menomi indizii, approfondire il diagnostico e cosi essere capaci di assumere respor.sabilita di cui i nostri padri non ave. vano neppure l'idea e che hanno per limite non l'aspetto seducente di una teoria,. d· un avvicinamento d'idee, d un ricor:io clinico. ma lo scrupolo d'una coscienza retta. F. CACCIA . O. HILDEBRAND. -Bulle oontulllonl4ell'a44ome.- (Uebe,. Bauchcontusionen - Berliner klinische Wochenschrijt, n. 1, gennaio 1907).

Nelle contusioni dell'addome è importante conoscere subito se gli organ~ addominali sono lesi: il canale gastroenterico e gli organi parenchinatosi coi loro dotti escretori. li tubo gastroenterico può essere leso in vario modo: la contusione dell'addome può produrre contu~iooe o lacerazione della tonaca siarosa e muscolare soltanto. Si forma un ematoma sotto la sierosa e così dapprincipio non si hanno altreconseguenze perché il tubo intestinale, come tale, continua a funzionare. Nepossono però sorgere delle tardive: a causa della lesione delle due prime tona-che possono formarsi delle aderenze coo altri organi che dAnno gravi fenomeni secondari. Riferisce qui l'A. due casi molto istruttivi: un individuo riportò una contu~ione all'addome per cui rimase tre giorni. a letto; dopo sei mesi comparvero segni di slenosi intestinale e alla Japarolomia si trovarono aderenze tra intestino e fegato: in un altro caso analogo si trovarono aderenze tra appendice vermicolare, cieco ed ileo. lo una seconda serie di casi può avvenire la lacerazione della sierosa e. della mucosa: se ciò an iene nello stomaco, per l'azione dei succhi gastrici, si può produrre l'ulcera dello stomaco. Se la tonaca muscolare nella contasione é stata disturbata nella sua nutrizione, essendo già lacerate le altre due tonache si formerà la perforazione completa. La contusione dell'addome può subito causare ferita perforante dello stomaco e dell'intestino. Qui subito sorge un altro pericolo, il passaggio del con-


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RIVISTA DI CRIRURGIA GENERALE

tenuto intestinale nella cavita peritoneale. Qualche volta si trova un piccolo foro di '/, 1 centim. di diametro, in altri casi sonvi piil for i e può anche aversi la complèla divisione dell'intestino. Tanto maggiore é l'apertura e tanto più facile é la fuoriu scita delle materie intestinali e magg iore il pericolo. È m ollo importante stabilire subito la diagnosi. È questo possibile? Nelle contusion i a ddominali evvi un sintomo di g ran valore, la tensione cioè delle pareti addominali, specialmente se unilaterale. Quando si visita un individuo con ferila de ll'int estino, ordinariamente si av·verte una fo1·te tensione delle pareti addominali nel sito dell'avvenuta contu!;ione che in rarissimi casi dipende dalla ferita delle pareti muscolari, nella massima perle dei casi dipende da ferita dei visceri interni. Se tentiamo di fare la palpaziooe. le dita trovano un ostacolo nella tensione delle pareti e svegliano acuto dolore. Questo sintomo ha molla importanza per la diagnosi, sebbene non s ia assoluto . L'A. ricorda un caso in cui un proiettile avea attraversato l'addome sino alla colonna verte· bra le: si fece la laparolomia in base a ques to sintomo e l'intestino fu tro va lo integro. Nel massimo numero dei casi esso per ò é giusto e l'A. non esita di ·cons igliare che al ~uo apparire il medico pratico ricorra al chirurgo. Da che dipende questo sintomo? Siccome si verifica specialmente nelle fe· r•ite perforanti dell'intestino è naturale pensare che la tensione addominale dipenda dal peritoneo, da una incipiente peritonite. L'A. ba operato un individuo che a vea ricevuto una contusione all'addome due ore e mezzo prima, e trovò sefZni manifesti di periton ile . Evvi un'altra serie di ferite intes tinali, più rare, quelle cioè del mesenterio cbe possono over luogo senza lesione dell'intestino. In queste ferite sono lacerati i vasi sanguig ni e si può perciò subito avere emorragia, che presto cessa, perché questi vasi hanno tendenza a retrarsi. Ma le conse~uenze piu gravi sono quelle date dalla necrosi della parte corrispondente dell'intestino per la mancata nutrizione, e queste solo insorgono dopo un certo tempo. Questo può anche avvenire nelle contusioni dell'addome. Si ha da vanti un ferito con una cer·ta tensione d elle par·eti a ddominali, si é dubbiosi sul da fa rsi. Dopo 24 ore le cose non vanno male e si aspetta ancora: così s i va avanti ancora sinchè il polso si fa frequente e l'individuo muore in terza, quarta giornate e anche più tardi per peritonite. Come causa della morte si Ll"ova la gangr ena dell'intestino. Sono certo questi casi che difficilmente si po~sono diagnosticare. Però è beo fatto, quando si ha il fenomeno addominale e i sintomi appaiono un po' gravi, d i ricorrere s ubito alla laparotomia. l:A. non vuoi pr oprio dare il consiglio di eseguire la laparotomia in ogni caso· di contusione dell'addome. Qualcheduna s ar·a superflua ma d'altra pa rte è difficile stabilire in modo assoluto quando sia necessaria o no. Questo dipende dalla pratica e dal talento personali e non si pu6 déter minare con r·egole e parole. Le condizioni generali devono essere tenute in gr·ao conto (facies addominali~}. L'A. non crede sia indiffe rente fare o no la lapal'otomia. Nei tessuti sani le infezioni possono escludersi, ma quando si tratta di uu peri Loneo contuso, sebbene non vi sia lesione intes Linale, le . condizioui càmhiano, il pericolo é maggior e. Almeno spel'imentalmente questo è dimostrato. Le les ioni deg li o rgani parenchimatosi milza, fe gato, pancrea s e reni hanr~o .altra fèno menol0,gia, di cui ancora l'A. tr·atta magi ~tralmente. A. VrAt..E.


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8ull'eame dell'oreoohio uelferrovterl. - (Ar-chir:io italiano di olologia, vol. X V Il I, fase. 3).

NJEoou, capitano medico. -

Assoggettando a rigorosa critica le disposizioni per le visite mediche dei fer1·ovieri in Italia, il Nieddu propone le seguenti aggiunte e moditìcazioni: 1° Si tenga conto anche del criterio della suppurazione, di tanta importanza prognostica, e dell'e!.'ame rinofariogoscopico. 2° Siano obbligatorie visite periodiche ad intervalli di 3-5 anni e la vis ita agli orecchi nelle riammissioni in servizio dopo che l'agente llll. soiTerto una grave malattia d'orecchio. 3° Che sia adottata una scala acuroetrica con tre tipi di parole corr•ispolldenti alle tre zone, grave, media, acuta, percepite normalmente a voce afoua ad aria residua rispettivamente a 6, 18, 32 rn. 4° Che nelle visite d'ammissiooe dei ferro vieri si pretenda udito norma.le per il personale cui ven~ono atfida~i i più delicati servizii ferroviarii; tutto l'altr·o personale debba p ossedere un udito da ogni orecchio non infel'iore alla '!, del normale salvo i calderai, aiutanti calderai e battimazza che potrebbero essere idonei anche con un terzo dell'udito .n ormale. 5° N~ll e visite di revis ione l'udito é da ritenersi suiTiciente se non è inferiore alla. 1/! del normale da ogni orecch io o ad 1/ , da un orecchio se da lraltro è normale, ne.l pet·souale cui occorre tm miglior udito; per gli assistenti, guarda merci, guardamagazzioo, guardia di stazione se non inferiore ad '/ 1 del normale ad ogni orecchio o ad '/ 1 da un o recchio se dall'alli'O non é inferiore a '/, ; per lulto l'altro personale se non è inferiore ad '/, llel normale da ogui or·ecchio o M almeno in un orecchio non è inferiore ad 1/ ., eccetto nèi calderai e battimazza in cui sat·à ritenuto sufficiente un udito anche da un solo orecchio non inferior·e ad '/, del normale . Nel m e ntre sottoscrivo alle pt·oposte dell'eg regio collega con f(llalche riserva circa il metodo di acuroetria, vorrei appo rtat·vi una variante. e cioè che nelle visite a macch inisti, fuochisti, calderai, battimazza, per tutto il personale cioé che è soggello a iper-eccitazioni sonore, l'acumetro non si!l la voce afona ma la voce di conver!:lazioue ad arill r.es idua nella considernzione accennala dal Nieddu stesso, elle spesl"o in questi i11dividui la voce d i co11versazione é ancora ben peecepita quando la voce afona non é senlita afl'atto. OsTrNo. FeRRERI.- Sull'esame dell'udlto uelferrovterl. -

logia, vol. XVIII, fase. 2", tUOi).

(A r chin io ilalwno d'oio-

..

In un viaggio d'istruzione nell' Amel'ica del Nord. il Ferreri raccols(~ le norme vigenti presso le varie Società ferroviar·ie per l'esame dell'udito negli aspiranti ferrovieri, ed ba con soddisfazione l'iconosciuto chP- sotto IJU6Slo punto di vista le nostr·e ferrovie di Stato emisero disposizioni di gran lunga più e satte cbe non le società ferroviarie americane.


RIVISTA DI OCULI STIOA

Nelle " norme per le visite mediche agli aspiranti ad impiego e al personale in ~ervizio » é pr escritto come limite minimo 8 m. di voce afona per il personale viaggiante e guardabarriere, 4 m. per l'altro personale salvo i calderai e battimazza per· i quali é sufficien te un'acutezza uditi va di 2 m . Ma quale delle migliaia di acumetri, che fornisce la voce umana, sarA l'acumetro regolamentare? Il Ferrari ci dA una scala acumetrica r icchissima di parole, divise in tre gruppi; ba sso, medio, alto, a seconda del tono delle parole compre se in cia scun gruppo. Quale di queste parole costitu irA l'acumetro che deve essere sentito, secondo il regolamento, almeno a 8-i-2 m. r ispetlivarnente? Né le norme di ammissione né il Ferrari ce lo dicono, ma parrebbe che l'acutezza uditiva sia misurata col mio meLodo, cioè dalla distanza mas sima alla quale è sentita la parola meno ben percepita della scala_tonale. E se é così, il limite di 8 m r ichiesto per il persona le viaggiante é esa geralo, avendo il Nieddu dimostrato - ed io potrei confermare le sue ricer·che - che certe parole a tonalità bassa come uomo, uooo, muro, mulo, che fanno parte anche della sca la acumetrica del Ferreri pronunciate a voce afona ad aria residua, non sono percepite da un orecchio sano oltre ì 6 m. E proporzionatamente dovrebbe essere diminuilo il limite minimo di udizione per le altre categorie di impiegati. Come cqnclusione, io esprimo il desiderio che anche nell' es~rcilo si tenga -conto dei progressi dell' otologia e ri peto ciò che scr ivevo fin dal 1900, cioè che per la stess-:t ragione che per i fer rovieri del genio è prescr•ilta una r igorosa visita oculistica, si pretenda per la loro ammissione un udito ottimo, e -come per l'esame degli occhi è obbli[<atoria la visita di uno specialista oftalmologo, l'esame dell'udito debha esser fatto da uno specia lista otologo. OSTI NO.

RJ.VIS'r A DI OOULISrriOA 'Dott. PIETRO GrANI, capitano medico. - Sopra un oaso dl daorlo·adenlte bl· laterale durante n deoorao dl blenorragia uretrale aouta. - (Estt·atto dalla Rioisla italiana d'ojlalmologia, 1906). La dacrio- adenite, che insor ge nel decorso d'una blenorraf,!ia uretrale, non è davvero tra le forme morLose più frequenti; e perciò son da lodarsi quei medici che ne arricchiscono la casuis tica pubblicando le loro osser va~ioni p<!rsonali - tanto più se ctiligenli e minuziose come la pr·esente: -poiché ogni ca so ha, si può dir e, qualche lato caratteristico, e favorisce sempre più la soluzione del problema relativo alla patogenesi di questa singolare affezione parahlenorragica . Il caso studiato dal Giani non e!"a complicalo da alcuna lesione concomitante al cuor e, alle articola2.ioni o in altri or gani: e se l'esame baller ioscopico òel secreto ure trale dimostrò la presenza dei gonococchi, invece l'esame della ~ecrezione congiuntivale e delle lagrime, più volte ripetuta, riuscì sempre negativo; come negativamente s i comportarono i numerosi innesti d<llla secre-


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::zione stessa nei v&rl substrati nutritivi speciali, e qu·ello del sangue prelevato dalla glandola lagrimale tumefatla. Cosicché, dati questi reper ti negativi e da ta l'assenza di metastasi in altr i organi, l'autore propende con ragione ad a mmettere che la dscrio- adenile sia sta ta prpdotta, ne~ suo caso, dalle tossine elaborate dai gonococchi più che dai microrganismi s tessi; potendosi pensare che, in tali cir costanze, l'occhio diventi una sede d'elezione per codeste tossine perchè di venuto un locus minoris resistentiae in seguito a una causa qualunque ·(per esempio un' uveite anteriore o posteriore anche leggiera). Per quanto il caso del Giani non sciolga a ncora in modo definilivo il nodo dtllla questioue, tuttavia ha un'importanza grandissima, venendoci a dimostrare, coi risultati di nuove ricer che condotte dall'a,utore con rigorosa pr ecisione, la possibilità d'una metastasi non già dell'agente infettivo medesimo, ma bensì delle sue toss ine. TROMBETTA . .Dott. A. BEAuvoxs. - Aool4ent1 ooularl oonaeoutlvl all'ouervaztone delle eoU.al 4l aole. - (Recueil d'ophtalmologie, maggio e giugno 1906). L'eclisse parzi&le di sole del 30 agosto 1905, che venne osservata da m oltissime persone senza le precauzioni indicate in tali circostanze, fu causa d'un gran num ero di quei distur bi oculari, che vanno solto i nomi di abbagliamento -retinico, di r etinite da abbagliamento, di scotoma efiecliptico, di eritema solar e retinico. Il dottor Beauvois ne r iferisce dieci casi da lui studia ti nella clinica <lei prof. Galezowski, e vi fa precedere e s eguire parecchie considerazioni sto· r iche, 'fisio - patologiche e cliniche di così wande interess e, che il suo lavoro acquista l' im~ortanza d'una completa monografia su ll'a rgomento. Notiamone i punti p rincipali. Sintomatolo!)ia. - Lo scotoma centrale è il siqtomo piu importante. Trattasi d' uno scotoma di dimensioni variabili (mm. 0,1 in altezza e rnm. 0,25 in lar ghezza, secondo il Dufour), quasi sempre cenLrale, non assolutamente nero, ma d' un colore che v!! dal nero più o meno cupo al b ianco grigiastro. Intorno allo scotoma il paziente avverte uu movimento continuo, oscillatorio o rotator io, che è tanto p1ù intenso quanto più la superficie fi ssata é chiara. L'eritropsia è un s intomo che fu notato da alcuni autori, ed é considerata come la reazione d' una retina affaticata. Le .fotopsie son mollo frequenti e si producono ordinariamente durante la notte, sotto forma di cerchi luminosi o d' una specie di pioggia di stelle brillanti. La .fotofobia non manca mai ed é in rappor to diretto colla gravita delle lesioni. L'ac u.te.ua visiva è sempre diminuita ('/ 5 , ' / 10 e perfino 1/fl>). Il campo oisioo, io {<enerale, non é ristretto, quantunque esista qualche osservazione in contrario (Menacho). Le alterazioni ofialmoseopiche son limitate alla r egione della macula, dove si nota ordinariamente una pigmentazione anormale, o una Unta rosso- cupa con un punto cenLrale molto brillante; ma son soggette a variazioni molteplici, descritte da vari osservatori. Fi8io-patologia. - Su questo punto, i risullati degli studi e delle ricerche non sono concordi; ma ~embra che si debba attr ibuire ai raggi chimici dello spettro, più che a quelli luminosi, l'azione nociva sulla retina. Del resto, lo scotoma s i spiegherebbe facilmente, sia per la lesione analomi~ a livello del punto d'applicazione del focolaio luminoso, sia per lo scolimento nervoso consecutivo a ll"azione della luce; alla quale lesione sarebbe pur dovulo l'abbass a mento dell'acute zza visiva. In qual'!lo al movimenw r olatorio, che i pazienti


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RIVISTA DJ ANATO ~IA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGIC A

avvertono alla periferia dello scotoma, si può con gr·an probabilila :>ostenere ch'esso sia io intimo rapporto coi movimenti dei granuli dell'epitelio pigmeo· toso fra i coni e i bastoncelli e colle contrazioni di questi ullimi, come già ri• sultava dalle ricerche dell' Angelucci. Prognosi. - È ordinariamente benigna, ma il Beauvois consi g lia a mantenerla r·iservata, non essendo da escluder·si il caso che il focolaio luminoso disegnatosi sulla retina, abbia distrutto l'elemento nervoso. Cu..ra. - L'autore attribuisce una ceda importanza al trattamento generale, di retto a vincere lo s tato di depressione morale e di nevrastenia, che non manca mai d'acco mpagnare questa forma m orbosa oculare. Localmente: riposo assoluto della funzion e visiva n ella semi-oscurità o mediante l'uso dei vetri gialli del Fieuzal: applicazione di due sanguisug he alle tempie se la congestione locale è mollo viva: iniezioni di stricnina (preferibilmente alla regione tempo· rale, secondo il parere dello scrivente): uso della corrente g alvaoica. TROMBETTA.

RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATO~LOGICA HmscH e S P AI.TEHOLZ. - Le arterie coronarle e U ca.ore. :alc&rohe anatomtohe e apertmentalt. - 2t0 congresso di medicina interna in Wies ba· den, aprile 1!J07. - (Deat.~ehe m edi~inisch e Woehenschrift, n. 20, 16 maggio 1907). F ino ad ora le arterie coronarie del cuore erano considerate quali vasi terminali, s e non nel significato anatomico (Cohnbeim), certamente, al pari delle arlel'ie della pia madre, nei ra pporti funzionali. Le piccole, s uperfic iali anasto· mosi, scoper·te pt•ima da Haller e di recente dal Merkel , non erano sufficienti a provvedere di sangue i territori cardiaci, iu cui fosse avvenuta la chiusura di un vaso arlet•ioso. Nei s uoi esperimenti il Cohn heim non potè, per la tecnica imperfetta, r isparmiar·e g ra vi Insulti al cuore. L'Hirsch s i propose d'intraprendet•e nuove r icerche s ug li animali, adottando una tecnica più perfezionata ed atta ad evitare il pneurnotorace. Egl i ebbe pèr collaboratore l'anatomico Sp81Le holz, il qu al~ assunse il compilo rli studiare il cuore normale. Questi sottopol'e ad cs::ame molli CUOJ'i di cani, scimmie, maiali e vitelli, nonché 10 cuori di uomini adulti e 18 di neonati, vAlendos i, per le iniezioni inlravascolari, di una soluzione g-elatinosa di cromalo di piom bo e rendenùo poi tras parenti i cuori me· dian te la loro immersione in una miscela di benzolo e di solfur o di carbonio (1). Questi -preparati, presentati al 24° cong resso di medicina interna in Wies· haden nell'aprile u. s., dimos trano che le a. coronarie non sono a. ter minali, come le ha descrille il Cobnheim. Esse s i anastomizzano in fitta rete fra di lot·o in vicinanza della s uperficie esterna cardiaca, e, in cor•rispondenza dei gl'ossi vasi, anche coi vasa vasorum. Dove il miocardio è più grO$SO, si veclono i rami staccarsi perpendicolarme nte dalla r·ete superficiale e penetrare


RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA

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neUa spessezza del muscolo, formando in esso e solto l'endocardio numerose aoa~tornosi. Ogni muscolo papillare riceve più rami, anastomizzantisi fra loro. Nell'uomo e nel cane le anastomosi presentano una notevole analogia. Il cuore è quindi straordinariamente r icco di reti vasali sanguigne .inlercomunicanti, anco in direzione trasversale. Per le ricerche di Bier è però nolo che i singoli organi, malgrado numerose anastomosi sangui:zne si comportan':l in modo vario dopo la legatura dei loro rami arteriosi. La struttura anatomica non basta quindi a far presupporre ciò che accadra io seguito ad otturamento di un'~:~r·teria cardiaco. È quindi mestieri ricorrere all'esperimento per accertare se tali anastomosi siano atte alla loro funzione. Già Michaelis nel 1894 aveva provato che io seguito alla legatura 'successiva , gr·aduale di minimi, piccoli e grossi vasi cardiaci, il cuore non s i a rreslava. L'Hirsch eseguì gli esperimenti su 8 cani e 2 scimmie, mediante la legatura del ramo discendente delra. corormria s inistr·a, che va più soggetto a malattie ed occlusioni. Tutti gli animali rur·ono operati sollo la narcosi eter·ea, previa introduzione di ossigeno nei polmoni, onde ovviare al pericolo di un pneumotorace durante l'aper tura del torace. Contrariamente ai ris ultati di tutti i precedenti sperimentatori, in niun caso sopravvenne l'arr esto del cuore. Mai si manifestarono disturbi importanti dell'attivita cardiaca. Spesso si avverarono transitorie aritmie, senza notevole rallentamento del battito cardiaco; esse comparvel'o specialmente nell'allo della legatura. Ad eccezione di un cane morto per emorragia di un"ar teria intercostale, gli altri animali dimostrarono vivacita 1-2 ore dopo l'operazione. Uccisi 2-3-~ seUimaue dopo l'esperimento, nei vat•i cuori furono riscontrati infarti o calli da miomalacia, come sono descritti dal Ziegler. Nei cani quesli infarti erano molto piccoli, lontani dal sito della legatura e si tuati verso la punta. Nelle scimmie essi erano più estesi. Contuttoc•ù qlllesti cuori non dimostrarono in vita alcuna alterazione funzionale. Perciò la scemata attività dei cuori affetti da miocardite o Ja miomalacia non devA essere attribui la se n· z'altro ad una diminuzione della sostanza contrattile. Nel cane morto per emorragia s i era for·mato un g rosso infarto rosso, che comprsndeva l'intero distretto appartenente al ramo occluso, e che devesi attribuire alla debolezza cardiaca, sopravvenuta in seguito aJI'emorragia. Devesi pertanto ar~uire che nell'angina pectoris, con abbassamento della pressione sanguigna, l'impiego dei rimedi car·diaci ad azione rapida può esercitare una grande influenza sull'estensione di un infarto. Invece se gli accessi di stenocardia si presentassero associati ad un aumento della pressione sanguigna, come nella nefrite cronica, nell'arteriosclerosi ecc., gioveranno gl"ipnotici (morfina) o gli angiodilatatori (nitrito di ami le, nitroglicerina ecc). Questi risultati sperimentali, malgrado la formazione d' infarti, dimostrano che le re ti anastomoticbe del cuore normale dei cani entrano in attività dopo l'otluramento di un ramo arterioso. Le condizioni sono esse differenti negli uomini? Dagli studi di Spalteholz ri3tllita che non esistono differenze essenziali fra il cuore dell'uomo e del cane nei rapporti anastomotici vascolari. D'altro canto la patologia insegna che vi furono casi di ostruzione di rami coronari, senza grandi infarti. Il Chiari all'su topsia di un uomo di 32 anni che presentava un'oblilerazione completa, da trombosi, dell'a. coronaria destra, ha osservato soltamo piccoli focolai necrotici nel c uore destro. 35 - Giornale medico.


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È noto poi che il Pa~enslecher legò in un fe rito il ramo discendente del-

l'a. coronaria sinistr a e in seguito alla morte a v ven uta dopo alcuni giorni, il cuore l'u ritrovato integ ro. L'autore spera che dalle suesposle ricerche rilrar1·à giovamento la terapia delle malattie cardiache. Di scussione: fl.ampeln ricorda un caso di completa s tenosi dell'a. cornuaria destra, in cui non si manifestò alcun sintomo clinico, e perciò devesi ammettere la for mazione di anastomosi vasali. Jamin fa una r elazione sulle l'adiofolografìe slereoscopiche dei vasi cardiaci ottenute in collaborazione con Merkel. R umpf. 25 anni or sono KusLer potè iniettare le due coronarie da una di esse. Ma queste iniezioni non sempre riuscivano. Schwalbe è d'avvi!:'O che dopo i risullali così imoortanli delle esper ienze di Spalteholz; è inevitabile una c·evisione del concetto anatomico delle arterie let'minali. s,wltelw/:; (l) (replica conclusionale). Anch'e~li è del parere di Schwalbe. Talvolta le iniezioni intra vascolari falliscono, IIOnoslarJle che i vasi siano stati gia lavati con soluzione fì s ivlogica a 0,9 p. 1UO eù a cir ca :38" C., nè di ciò si può dare alcuna spiegazione. La causa per· cui nell'uomo 10 et.à avanzo la sopraggi unge la morte dopo l'occlu sione di un'a . cor·on~:~ria, mentre il cAne vive, dipende dal fallo che per la conservazione vitale si devono pr·esupporre le tl'e seguenti cùndizioni: at•lerie sane, cuore sano, e valida vi!': a tergo. Se una di queste fallisce, la v ita non e più possibile. P. LOSCHI.

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE '

Inooulazlone della slftlldo nel oane. M. edizinische Wochensch r ift, n. 14, 4 apl'ile 10Ui).

HoFFMANN e 13RUNING. -

(Deutsche

È nolo che Bertarelli pel primo é riuscito a trasmeltf!re la sifilide nell'occhio dei conigli mediante inoculazioni nella camel'a anterior è o scarifìcazioni della cornea e a produrre, in un gran numero di casi, d•Jpo un per·iodo d'incubAzione di alcune sellimane, una cheratite profonda (di rado a ccompagnata ad irile) , carallerizzata dalla presenza di numerosi spirocheti pallidi e da alterazion i isl.ologiche analoghe a quelle drll'uomo. Ques ti risultati furono poi confermali da allri sperimentalori. l tentativi di reinoculare la sifilide della cornea dai conig li nelle scimmie l'imnsero senza frutto. (t ) n metorto tenuto rta Spalr.eholz prr le inini•Jni nelle coronarie è il SPguenr.e: la inie1.ionc noo ru mai e$eguit.a prima di~~ ore dalla morte. e ru prec~•1Ula ~empr(l da un'accurata lavaJura rtei va~i eardaaci, con soluzi,.nc fl~io logica a l 0,9 IJ. 100 n circa 38• C, e dal runssa!(Sio del cuor.J. l)opo l'iniezione eli una soluzione Il i gelatina al t O p. 100 contenrntf. in sosrrnsione la meta io peso di cromato di piombo, il cuore veniva Immerso prima in alcool :I.Ssoluto, poi in ben7.olo più volr.e rinnovato. e In llnc In una miscela compo.sta di tre volumi da berlr.olo e di uno di sotruro di carbonio, ,


RIVISTA DI MALATTIE ,.J~NER~E .n: DELLA PELLE

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Ultimamente però il Bt.rlarelli ha eseguito l'innesto in serie da occhio ad <tlc~hio sui conigli stes:si e in tal guisa ha ottenuto non Mio una specie di cultura pura sulla cornea vivente, ma anche un esaltamento della virulenza, dimodochè con 'luesti spirocheli, trasportati cla cor"nea a cornea, ha potuto in· feltare anche le cavi e, le qual i si erano dimostrate non recetlive pel v~rus si· fihtico umano. Inoltre colla quinta ~enerazione di que('li spirocheti sviluppati sulla cornee dei conigli cagionò tipiche alterazioni siflliliche in lre scimmie, in cui rio venne gli spir ocheli pAllidi. Gli AA. avevano già da lungo tempo inocu\'llo con successo dieci conigli nella camet·a anteriore e tentato più volte la r einfezione nelle scimmie. Ma eb· bero risultati negativi o solo lievi infiltrazioni cor·nt>ali, che non permettevano siCUJ'e conclu~ioni. P er ò una volla col materiale di una cornea, ricllvato da un coniglio infetto da sei seLtimane, otlennc t·o in un cercòcebas juliginosus, dopo ·Circa tre ~eltimane , un inliltrato corneale caralleri~lico, nel quale furono riscontrati col metodo di Giemsa, gli spit'Ocheti pallidi. l n tal modo essi fornirono la prova che la sifilide del couiglio, anche senza passaggio in set•te, può -esser e r einoculato nelle scimmie. Essi hanno inollre tentato di tt·asportare il viru s di lesi oni sifilitiche un)ane primarie sulla cornea dei carnivori, e cioè dei cani , con o senza sca rrfi cazioni preliminar·i della cornea o dell" i riJ e. In un caso la durata dell'incubazione fu -di Hi, nell'altro di 2 1 giorni. Ottennero infiltrati corneali tipici e io uno dei casi trovarono lo spirocheta pallido. Da questi esperimenti ri sulta che non solo mediante inoculazioni nella ca· m era anteriore, ma ezianùio colle scarifìcazioni della corneA si può determinare una cheratite si!i\itica, la quale dimostra che per !"attecchimento ùel. virus non è necessa!'ia una soluzione di continuo dei vasi ('anguign i, bastando l e fessure dei tessuti ri cchi di linfa ad olfrire condizioni pt'Opizie allo s viluppo degli spirocheti. P rETRo LosCHI. '

·G. JULLIAN . - Delle blenorrotdl. - (Journal de Médecine et cle Chirurgie, aprile 1907). Sotto la denominazione di blenorroicli , l' A. intende fJu egli scoli dell'ur eLt·a non gonococcici clte simulano la blenorrap;ia, ma r.he completamen te se ne distin guono per la Jor·o natura. Fra l e uretrtti esse rormAno un gruppo a parte beo distinto, finot·a non ancora ben conosci uto dAlla magg-iot•atrza dei medici Le cause ne sono molto varie : si videro appar·ir e durarrle la febbre trroid e, nella tubercolosi, nel diabete, odia srfì lide, nel r-eumatismo, nella gutta ed in seguito fl (l eccessi venerei. Da ultimo bisogna ricordare l e uretriti oeneree settiche, cau~a te tla altri m i crorf!anismi 911' infuori dei gonococchi, perciò appartenenti alla classe delle blenorroidi. P ossono comparire in seguito a ra pporti normali per contagio generale, non presentando la sect·ezione caratteri speciali , ed aumen lanùo col coi ti) e con ru so di alcoolici . M olto varii sono i microbi che vi si trovano . fl'a di essi più fl'equenti sono il micrococco albo, !"aureo, il coli·hacrllo, dei diplor~occl ri. L e più diverse specie microbielte possono incontr arsi nell'ut'el.ra ed i vi colon izzarsi quando sono allenuatQ o scornparse l e normali condizioni di difHSa drl l'uretr a -stessa.


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RIVISTA DI TE RAPEUTWA

microbi tlegli scoli uretrali possono a ssociarsi a delle specie piogene l& di cu1 virulenza tr.ovasi per tal modo esaltata ; da soli i microbi dd le blenorroidi possono r endere contagioso il secreto nel quale e!>si pullulano. La questione del contagio è molto più delicalu a risolver si per le uretrili non microbiche. Non é impossibile che il contagio a bbia luogo in condizioni e con secrelo a pparentemente ~:~ settici. Le blenorroidi, meno g ravi della blen orragia nella loro evoluzione normale, sono parimen ti· meno g ravi nelle loro complicazioni, d'altronde poco frequenti e poco nu!Derose. Così vennero talvolta segnalate delle orchili, delle pro stalili con iscuria ed un caso di reumatismo sopra vvenuti dura;"Jtfl il decorso di blenor roidi. Esse per tanto dov ranno esser curale con diligenza: le uretriti non microbiche sa1·anno tt·attate, se recenti, con nitrato d'ars:renlo all' i o 2 p. 1000, per io· stillazioni, o con lavalut•a de llo stesso al 0,50 p. 1000; se a ntiche, essendo quasi sempre a ssociate a lesioni anatomiche del canale, saranno utili le dilatazioni mediante Beniques. Le uretriti microùiche s ara nno trattate anlisetticamenle con grar.d1 lava· lure al permanganato a ssocia le a massaggio quo tidiano. Di solito bas teranno G. BEI\Nuccr. cinque o s ei lavature per far scomparire i germi setlici.

G. SreRN, H. HEsse. - Azione del raggi ultravioletti .alla pelle e aaO> lmplego terapeuttoo ln dermatologia. - (Mùnchener med. Woehenschrijt, febbrajo 1~07). L'azione dei I'a ~gi ultravioletti sulla cute si esplica provocando una der matite suped}ciale co n va~odilatazione più Q m eno durevole, e desquamazione degli s trati s uperficiali dell'epidermide. Pertanto tale iperemia e desquamazione possono essere utilizzati nella cura delle der matosi super ficiali. Cosi , gl i autori ottennero dei buoni risultati con l'applicazione dei r aggi ulll'aviolelti n ella cura dell'eczema, specialmente del sebort·oico della testa e della faccia, mentre ris ultati meno sicuri poterono rilevar e nella cura delle varie psoria!;i, n elle tricofìtiasi ed in talune a lopecie. Nella cura del lupus i raggi io parola, possedendo un'azione troppo s uperG. BER~uccr. ficiale, non dimostrarono utilila di sorta.

RIVISTA DI 1.1ERAPEUTICA G. NtoAY. - Terapia del audorl del ttalol. - (Journal de m t}decine, a p rile 1907).

l sudori dei tisici devono esser combattuti, quando sono abbondant~ per ché stancano e apossano g li infermi, tol gono loro il r iposo e li espon~ono a d elle complicazioni. Senza cer•care di sopprimerli completamente , si cer cherà di diminuirli.


RIVIS1'A DI TERAPEUTICA

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Numerosi sono i mezzi proposti, ma disgraziatamente spesso inefficaci, com'ba ttendo spesso soltanto l'effetto di una ct~u;:a cbe continua a sussistere. Uno dei più vecchi anti s udoriferi è il solfato neutro di atropina che si.prescrive alla dose da uno a tre milligrammi nelle 24 ore. Tale rimedio, stante la s ua tossicilà, n on può esser sommioistt·ato a lungo. Ultimame nte ve nne sostituito con un s uo derivato, I'Eumidrina, o nitrato di metilato d'atr·opina, c he presenta gl i s tessi inconvenienti e si dà a lla stessa dose del solfato di atropina. Parecchi lodano la ioscina, m e ntre diffuso ed efficace é veramente l'uso del'l'agart,.o, da prescriversr la sera, prima del son no, nelle due o tre ore che pr ecedono il sudore, alla dose seguente : Agarico bianco . 0,30 centigrammi Fosfl;lto di calce . 0,50 centigrammi oppure Agarico bianco . ./ 0 ,30 cf'ntigrammi Poi vere di foglie di belladonna O,O:l centigl'ammi L'acido canjorico agisce talvolta mollo be ne ; sembt•a che dal s tto insuccesso si possa concludere per la g ravità della m a lattia ; ~i somminis tra in polveri di 0,50 centigrammi, alla dose di tre o quattro g rammi. Si può anche consigliar·e di p rende re, poco tempo pr•ima del momento cl'itico, ad una mezz'ora d'inter vallo, due pillole di due centig ram mi di telturato di s oda. Lu picrolox ina, principio atti vo del frutto ch e porta il nome di cocco del Levante, è rimedio pericoloso che pr escrivesi in soluzioni alcoolizzate od in granuli alla dose di mezzo a d un milligr ammo per giorno. Il piramidone, il soifonale, il ~"lo ralosf(), ve nnero vantati da diversi autori; il piramidone venne a ssociato all'acido can fo rico solto forma di un canforato neutro di piramidone cne si somministt·a in pasticche alla dose quotidiana di 40 a 60 centig rammi. Pr·atica favorita di taluni infermi, sono delle spugnalure con alcool forrnalinato, sulle reg ioni dove di pre fe renza si produce il sudore, mentre altri adoperano, parimenti per spugna tu re, la soluzione seguente: Me ntolo g rammi 2. Acido salicilico . . . . g rammi 4. Alcoolato di lavanda . . grammi 200. Devesi continuar nell'uso dei differenti antisudoriferi, sosli tuendoli gli uni a gli altri, poiché la loro influenza generalmente non dura a lungo. I sudori non scompaiono che co n la febbre che li provoca; cosi sarà, pr·ima di tutto, sempre indicata la cura generale, la cura d'a r ia, il riposo, i r irnedii antitermici. G. BER Nuccr.

L . DELHERM. -

:Souonl elementari augll ioni. gennaio 1907) .

(Ga•elte des H6pilaux ;

Il principio d'introdurre dei rimedi nell'organismo attraverso la pelle con l'aiuto dell'elettricità è di antica data. Secondo i recenti lavori di Bonty, Kohbrausch, Os tw ald, Arrhemins, le ·molecole delle sostanze disciolte nell'acqua, in vece di esser e trasportate integralmente, verrebbero decomposte dalle cor·renti in due o più parti, ciasche-


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RiVISTA DI TERAPEUTICA

duna fo1·mata di uno o piil atomi chiamali ioni; gli uni caricali positivamente discendono la corrente, m e ntre g li altri caricati negativamente la rimontano· (ele Urol i:.i). L'elettrolisi pertanto dissocia le molecole, dividendole in ion.i, trasportandoli tanto nel senso discendente della corre nte (dal positivo al negativo) come nel senso ascenden te (dal negativo al posili V(•). Così una molecola di K Cl dislrutla, si divide in un ione potassio che può introdursi nell'organb;mo discendendo la corrente. ed un ione Cl che può parimenti introdursi, ma ri-monlaodola Tal fatto venne dimostJ·ato dal LeJuc; applicando, ad esempio, su di un conij:Ciiouna soluzione di stricnina all'anode l'animale muore sollecitamente di tetano,. mentre se la soluzione é posta al catode, l'anima :e conset·vasi perfettamente sano. Invece col cianuro di potassio, se il veleno è il solo positivo, l'animale resiste, muore se a l neJ:!a livo. L'introduzione degli ioni nell'organ ismo non ha bisogno di grandi apparecchi, basta una sm·gente di corr P-n te coolinutt. abbas tanza forte da fornire mezzo fln o a due milliampères per centim etro quadrato di eleltr ode. Quando Yuoh•i applicare l' ionizzazione al piede od alla mano é preferibile porr e la pal'le in mt recipiente o ve vel'S81<i il liquido da el etlr·i1.zare; in tal caso, uno degli eleltroJi viene immerso nel liquido, l'altro vieo posto in un punto qualunque dei tegume nli, prereribilmenle poco distante dalla regione dove s1 desidera concen trare l'azione m edicamentosa. Quando non è pos!';ibile ulilizzt~re tale dispositivo, si copre con un g rosso strato d'ovatta l'elettroJe attivo, ed imbevuta l'ovatta di soluzione mAd icamentosa , s i tlss1t l'elettrode sulla regione dove vuolsi inte rvenire.· Le soluzioni deb· bono esser fatte con a cqua dis lrllata di t•ecenle. Cos·•, volendo, ad es empio, eleUrolizzar·e del cloruro di sodio su di una s palla, imbevuto l'elettrode ovat.lalo di soluzione, lo s i applica con delle fasce elastic he perché il conlallo sia perfetto, r·ilegandolo al negativo. Un largo eleltroda positivo indifferente viene applica lo sul do rso, e la corrente viene progressivamente portata alla più alta iotens ila tollerabile. La seduta dura da dieci a trenta minuti; sono sum. cienti in merlia LJ·e seJute per settimana. Numer·osissime sostanze possouo esser cosi terapeuLicame nte elel.lrolizzate; sono più comunemente usati il li t io, .il cloruro di sodio, il silicilato di soda, lo zinco. LITro. - Viene preconizzata, la ionizzazione litinata, da numerosi autori, tanto nei versamenti articolari cronici, come negli accessi &cuti òi golla. La sol uzione da adoperRI'SÌ è compo~la di fclorUI'O di litio al 2 p. 100, neutralizzata con litina caus tica al 0,5 p. 1000. Tale sol uzione vien poiò<la a l positivo . L' ione litio tr·asforma In urato di litina solubilis Rimo l'uralo di soda po· chissimo solubile , facilitando CO!'\ l'el iminazione dell'acido urico dell'organismo. Inoltre, l'azione della g alvanizzazione lìtinata. eh t> si può portare a 50, 80. 100 milliampé l'eiE<, può ave re un'azione sedativa s ui fen omeni dolorosi delle c risi acute di gotta. CLoRuRo or sooro. - .Viene utiliz1.al.o all'1 od al 2 p. 100. Si pone la soluzione al polo n~>galivo. Si ollennero buoni r is.u ltali con l'ele ttrolisi di tal sale nelle an c hilo~i. e la sua azione é tanto piLt ellicace per quanto il tessuto sclerosolo è superficial e. Bisogna parimenti ten er conto 'dell'anzianità delle lesi-on i e della sede dell'a rticolazione piLt o meno facilmente accessibile. Occorre conside rare inollre la natu ra dell'anchilosi, cosi anchilosi recenti da


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causa traumatica migliorarono notevolmente, mentre I'imasero immutate le anchilosi blenorragiche. I migliori risultati si ottenner·o nelle articolazioni infiammate, gonfie, edematose quando l'anchilosi stava for mandosi, od in un periodo molto vicino alla sua apparizione. SALICILATO DI sooA. - La soluzione utilizzata é al 3 p. 100, pos ta al polo negativo. L'ionizzazione del salrcitalo venne preconizzala da Be rgon ie e Roques nelle artriti r eumatiche dolorose, con buoni risulta ti. Leduc l'impiegò con s uccesso nelle ne vralg ie ed in ispecie nel tic dolor·oso della fa ccia. ZINCo. - L'ione zinco viene utilizza to sotlo forma di zinco a l centesimo posto al polo positivo. Leduc eb be ad ado perarlo nella c ura degli epiteliomi de:Ia faccia, delle ulce ri an liche, delle fi s tole. Usato corrente m ente nel la pratica ginecologica, riuscì utile anche nella cura òell'ozena. Altre sostanze vennero p~:~ rimen li adoperale in terapia, quali l' ioduro di potassio (+) nella cura della scrofola, il me rcurio (+> in quella del la !>ifilide, la cocaina nella pratica odonlalgica, il ch inino (- )nella cura di tslune oevral!!ie, l'a r,l'lento ed il rame in quella dell e me tl'iti. Concludendo, r int,roduzione ele ttrolitica dei rimedi i é IlO fatto incontestabile. Anche volendo ridurre l'im portanza terape utica dell'ionizzazionc dei t•imedii, la corrente ha pe r se s tessa un'azione non trascurabile, sopratutto con le inte nse correnti utilizzate. Cosi la g alva nizzione senza salic.i tato Ja degli eccellenti r isultati ne lle pseudo·a rtriti reumatiche e nelle a r tr iti blenorragiche gra vi, menlr'e la s tessa corrente galvanica se nza chinino bastò da sola a g uarire delle g ravi ne vr algie sciatiche e del ll'igemino. In ogni modo è pr efer ibile di porre a g li elettrodi un r r rn ~dio altivo di prova ta efficacia curativa, così si av rà il vantaggio rli sommare l'azion e efle ttiva del rimedio a quella della corrente gal vanica ad intensità ele vata. G. B ERNtiCCI.

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE Stu4lo aull'ernla quale infortunio aullavoro. - (B ulle:in de l'A cadémie ro'!ale de méclecine de Bèluique, Bruxelles, 1006, n. 9 e 10, sedute del 27 ottobre e del 24 novembre).

CAMILLO MoREAU. · -

L'argome nto che forma o~?ge llo del lavoro del Moreau interessa molto da vicino anche i m edici militari, per· la str etta parentela medi co- le~Zale che intercede fra le ernie degli operai, dovute ad infortuni sul la vo t·o e quelle dei militar i dipendenti da cause di servizio. Sembra quindi opportuno il riass umere in questi) giornale i concetti fonda•ne ntali cui s'informa lo studio dell'O. Anzitutto t<gli con E. Forgue e Jeanbrau, intende pel' ernia da infort unio(hernie-acc.ident) q••ella che implica la l'esponssbilità dell'indus t•·iale o della società d'as!>ic urazione .contro gli infortuni: essa perciò de ve e~:;P.rs i p1·odotta durante il lavoro, in queH'assieme di cir costanze che s i r ic hiede per un illforlunio. Altr i auto ri, quali H . Secré tan, usano invece J'a ppelltl trvo di emia trau-


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RIVISTA DI MIW ICINA LEGALE

malica; 1na quest.u denominazione si conviene megl io all' e1·nia dipenden te da un vero e pl'oprio traumali~mo, come può essere un urlo diretto sulla parete verutrale, e quindi ha un s i,crnifìcato meno vasto, meno generico di quella rli et·ni& da infortunio, che comprende in st'· tanto la traumatica quanto quella di forza, che si manifesta cioè in s e11:uito ad uno sforzo co•·po•·eo, durante un dalo lavoro. Per il Moreau inoltre la parola ernia significa un tumo re formalo da organi cile, contenuti normalmente jn una cavita, ne sono usciti a traverso le pareti eli questa. Nella p•·esente memor ia egli tratta soltanto delle emie ad<lo minali e, in ispecie , di f"I uella inguinnle. L'O. r ic01·da f"!Uindi per somm1 capi la slrullura anatomica del canale ioguinRie e la conl'ormazione della relati va er nia e de' s uoi involucri; s i ferma a conside rare quella con~enita, dovu ta alla mancata obliterazione del sacco va ~ino - pel'ilonea.le del testicolo e •·ammenta rhe dalle statistiche del Liniger, a Bonn, 20 operai ogn i 1000 ris ultano affetti dj un'ernia addominale, ig norata nei 8/s dei casi rlal paziente. Oggi la g ran magg iot·anza degli .erniosi r eclama l'op~ra zione radicale, ma un Lernpo essi persistevano, forniti di adatto cinto,-in lavori as~ai rudi: dunque l'ernia, per lo più, non menoma considerevolmente l'aLtitudine ai mes tieri faticosi. Cosicché nella valutazione, agli efft!Lti di legge, di tale diminuii& capacità al lavol'o, s i può fldo tta•·e come eq ua la cifra del 10 p. 100. Ciò premesso, quali sono le ernie che, a senso della legge (che nel Bel~i o è quP-Ila del 24 dicembre Hl0:1) si ùevono considerare comé infortunio sul lavoro? L'ernia può esser e una ma lallia costituzionale, come può essere provocata da un infor·tunio, ossia, secondo Vao Cleemputte, da un avvenimento subitaneo, anormale, che implica l'i.nter ve nto re pentino d'una forza esterna. Perciò non può esservi dubbio che devesi anzitutto considerare come infortunio l'ernia traumatica che si pl'cduce solto l'influenza di un urto diretto, il quale dà luogo all'effrazione più o meoo estesa delle pareti muscolari, onde la fuoriuscita d'una parte dei visceri a ddominali. L'eventramento peraltro può tanto !';eguire immediatamen te il trauma (ernia traumatica direlf.'l), quanto prodursi poco tempo dopo (P.rnia traumatica secondaria). Ma questi casi sono oll•·emodo rari: V!in Hassel ne riscontrò solo 4 su 1000 cas i e l'autore, in 27 anni, nella regione di Charleroi, in tutto solo 3, epigastriche, variamente situate e tulte per contusioui della parete addominale. P erò l'urto può anche non dare direttamente un eventrameoto, ma agire al pari di uno sforzo esagerato, provocando cioè una forte contrazione muscolare ed un consecutivo aumento della pressione addominale, cui seg ue immediatamente un'ernia dell'inguine. Poichè non è già lo ~forzo dei muscoli addominali che produce per sè stesso l'ernia, rna, conne dice il S ecrétan, la pressione eccezionale sul contenuto del ventre, che si r ealizza quando, durante lllno sforzo, essendo già i muscoli addominali in normale contrazione, un ut·to .Violento aumenta bruscamente la pressione cui soggiaciono i visce ri. Ma, eccettuando i casi d'un urto diretto sul ventre, possono manifestar si delle ernie da iol'ortunio? Oggi si ammette universalmente, dopo lunga discussione che al momento in cui un'ernia s i manifesta, già esisteva una condizione anatomica Jlredisponente, sia essa rap presentata dal canale vagino-peritonf!ale, tuttora pervio, sia, almeno, da una prominenza conica del peritoneo, a livello dell'anello ing uinale intt- rno (Koc her). Kingdon, Krònlein ed altri vanno più


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là, considerando ogni ernia come diperndenle da una malattia costituzionale, essendo già tale la predisposizione. L'O. crede esagerata questa opinione e ritiene, con Forgue e J eanbrau, che uno sforzo, in speciali ctrc•.ostanze di violenza e di cattiva posizione, sia effettivam~ote capace di produrre un'er nia da infortunio. Certamente ciò accade di rado, poiché, ad esempio, in Ger·mania. l'ufficio imperiale di assicurazioni appena 32 erote su 400, denunziatele nel1o semestre 1895, l'ilenne come dipendenti dal lavo ro e nel. 1 89~ solo 39 fU 411, con una proporzione cioè delf'8 p. '100 all'incirca . Il che a gevolme nte si capil'lce, quando si pensi che una per·sona la quale da lungo tempo possedeva un'ernia senza saperlo, allorquando, dopo una fati ca normale, dur·ante il proprio lavoro, la riscontra per la prima volta o la vede appar·ir·e o ingrandirsi, può credere in buona fede d'esser vi~tima d'un infortunio. Ma perchè cosi si possa ritenere occorre (Becker) che lo sfo~rzo eseguilo sia stato non comune ed abbia sorpassato la media usuale richiesta dalla pr•ofessione, o che sia stato compiuto in posizione sfavorevole, non conveoieute. Anzi l'ufficio imperiale germanico di assicurazioni ha perfino creduto d i stsbilit·e in chilog-r a mmi lo sforzo che dovrebbesi ritenere como media usuale superiore a quella ordinaria, per ciascuna cate!l'oria d'operai. Senonchè, a parte la poca ulilita pralica di questa tabella, sitratta valutazione del grado di sforzo non basterebbe a stabilire l'esis tenza d'un'ernia di forza. Questa infatti, che é assai r·ara, si produce di colpo, in un dato momento, in un uomo sano, solto l'azione d'uno sforzo unico, ben determinalo e violento, con vivo dolore, mentre l'ernia di debolezz1:1, assai più frequente, e che non può formare argomento di veruna rich iesta d'indennità, compt~ re insen::oibilmente, poco a poco, sono l'azione di sforzi ripetuti e costituisce cosi una vera e propria malattia professionale, in cui essa si mostra, in se guito ad uno sforzo ordinario, senza grande dolore. Ebbene, i1 perito, chiamalo t1 stabilire se un'ernia debbasi a scrivere a infortunio o a debolezza, polra. nel maggior numero dei ·Casi riso! vere la queslione basandosi sopra alcuni criter·r che il Moreau va enumerando. Anzitutto la fuoriuscita violenta e '!:!forzala, attraverso il canale inguinale, d'una porzione di viscere s'accompagna pressoché sempre a caratteris tici sintomi subbiettivi ed obbiAttivi. L'ernia di fprza, infatti, é seguita da fenomeni allarmanti, da violenti dolori addominali, da pallore, da sudori freddi, da tendenza alle sincopi o da vere sincopi, da naus-ee, da vomiti, da un tumore nella regione dolente, da impossibilita a camminare ed a lavorare subito dopo l'infortunio, o poco dopo, e talora da ecchimos i per lacerazione dei tessuti co· stituenti il canale inguinale. Peraltro su questi vari s intomi, eccettuate la tumefazione e le ecchimosi, il medico può nutrire ben spesso dei dubbi giustificabili, onde egli é costretto a cercare la conferma di ciò che gli si racconta in altre circostanze accessorie. P erciò, coi tedeschi, cercher•emo di a ppurare se l'individuo ha abbandonato illavot•o subito o poco dopo la comparsa dell'ernia, se egli, po!!lsibilmente nello stesso giorno, ne ha fatto constatare l'esistenza ad un medico, il quale abbia dichiaralo che l'ernia era recente e sopravvenuta bruscamente. Il Moreau inoltre raccomanda di badare a parecchi altri criter·1: di assicurarsi anzitutto che, invece di un'ernia, non si tratti di adenite inguinale, di un lipoma sottoperitoneale o sotlocutaneo, di una stimmate del s acco, d'una cisti del cordone, d'un testicoio eclopico, ecc. Ricorda eh~ !l'ernia può essere intermillente e quindi non apparire che in alcuni momenti


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BIVIl$TA DI MEDICINA LEGALE

e non in certi altri, quantunque l'indi.viduo si sforzi per iarla uscire; che può inoltre esistere anche con oriftcio i nguinale assai stretto. B1sogna t~ner con Lo della posizione del corpo al momento dell'accidente allegato e, specialmente, se l'individuo si trovava a coscie assai divaricate, o dm·ante un s alto, o una scivolata, o una caduta in attitudini abnormi. Si consideri se lo sforzo fu brusco, violento, prolungato, improvviso, o provocato dal timore di un pericolo. Occorre pure ricercare se esisteva un'ernia precedentemente all'infortunio, e perciò, con Giorgio Sultan, cercheremo se la per-sona fu in addietro sottoposta a visita medica per altre infermità, se è stato solto le armi, se ha già subito vi~ite d'idoneita per altri mestieri, se, al momento del la disgr·azia, ha accusato l'ernia ai corppagni di lavoro, quanto tempo dopo di essa ha consultalo il medico e (jUale ne fu il responso, quale é la costituzione delrindividuo, calcolata sui criteri della statura, del peso, del perimetro toracico, degli antecedenti ereditari e personali e dell'e~ame obbiettivo generale. 1!: d'uopo riscontrare, se esistono, le impronte lasciate dall'uso abituale di un cinto. Si terrA conto anche del volume dell'ernia, poiché, co•n Kaufmann e con Fo1·gue e Jeaobrau, non la· p0tremo ritenere di forza se des!<a raggiunga il volume d'un limone, anche dopo qualche l:'ellima na dall'accidente. R icercheremo s e è l'iducibile, perché all'infuori dol caso di str ozzamenlo, facile a diagnosticat·si per al tri sintomi, !"ernia diventa irriducibile per arlerenze col sacco, che datan o cer to da luogo tempo. Il dol0re locale non ha gran peso, per chè si manifesta bensì nelle ernie di fo rz11, ma anche nei casi di traumatismo diretto s u un'ernia già preesislente. Dalla:to dell'ern ia il canale inguinale é spesso più largo del suo omonimo. Quando la si l'iscontra d"ambo i lati, si pensi che assai di rado due ernie di forza si possono presentare eontemporanea m en t~. Si tenga pur conto dell"elà del paziente, poiché se essa è inoltrata e accompagnala da impotenza ad eseguire graudi sforzi, è più pr obabile si tratti di ~rnia da debolezza. Lo spes»Me ,Jel sacco, la sua struttura e certe sue particolar!tà, indicano che l'ernia é antica. Nonostante questi criteri, la diagnosi può in un certo numero di casi rimanere incerta tra l'ernia di fo rza e quella di debolezza: allora la luce non può essere fatta che durante la cura radicale, cl te permette di fare delle constatazioni dirette e sicur·e sullo s tato delle cose, tanto che il Moreau vorrebbe che operai, inòustr·iali, s ocieté di assicurazioni e giudici si persuadessero della ~rend e utilité di accettarla o di proporla, poiché con essa si ottiene al tempo stesso il vanta:;rgio di guari1·e l'infe1·milé e di risparmiar·o controver s ie, spes~ e compensi. L'O. t::rAde inoltre che, giuridicamente, allorquando siano state accertate tulle le condizioni che a ccompagnano un'ernia di forza, poco monti se l'individuo abbia o no in precedenza avuto predisposizione all'er·nia, semprechè questa preJisposizione sia sta ta rappre~entata da un :Sacco preformato, dal cono peritoneale di Kocher, a h vello dell'anello inguinal~ interno, dalla debolezza delle pareti addominali, dal venlt.re a bisaccia, segnalatore dell'enteroptosi e di una troppo bas~a inser·zione del mesen lerio sul la colonna vertebrale: poiciH\ n·~llo spirito della legge, f'( UAsle varie predisposizioni possono durare all'intìnilo, ma non portat·e necessariamente all'ernia . Ma se prima dell'accidente esi,:;teva una punta d'ern ia o un'ernia interstiziale in via di s viluppo, non r•olra più parlar·si di pr·ed isposizione, poi eh è in tal caso l'ernia che é !"lata spinta aJresterno da uno sforzo anche subitaneo e considerevole, e ra già iocomin-


RIVISTA D'IGIENE GE"SERALE E :BATTERIOLOGIA

ciala. prima, era già in via di evoluzione e d'accrescimento progr essivo e, solo, si manifestò inattesamente ed anli~•pat.amente. Tratta~i dunque d'un'infermità preesistenLe, che Lardi o tosto avrebbe finiLo di palesarsi anche da sé, durante le ordinarie occupazioni. Tullavta se que~l'ernia di botto s'accresce notevolmente in volume, con fenomeni gravi, dopo uno sforzo insolito, il Moreau è disposto a riconoscerla come dipendente da infortunio, ma con tutte le rist::rve, e solo a patlr> che gli si fornisca la prova diretta che una quantita notevole di peritoneo nuovo sia uscito dal ventr·e dit~tro il vecchio sacco. PASSERA.

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA SANFELJCE.- Bull'aslone del prodotti aolublll del blaatomioetl iD rapporto-

all'eziologia del tumori maUgnl. lume X V Il, anno 1907, fase. t o).

(Annali cl' igiene sperimentale, vo-

È noto che il chia•·issimo professore d'igiene dell'università di Messina da

lungo t~:~mpo sta studiando l'import.anza che hanno alcuni blastomiceti nella genesi dei tumori maligni. Le ulteriori ricerche sull'argomento lo httnno portato a riconoscere che non solo i blastomiceti come tali sono capaci di produr1·e tumori, ma che anche i loro prodotti solubili hanno proprietà patogene e ciò in sel!uito all'impiego di speciali terreni nutri:tivi, nei quali i prodotti !:'lessi hanno mag§Iior facilità di elaborazione e al risultato di numerose espel'ienze praticate nei cani, nei gaLli, nei conigli, nelle cavie. Le conclus ioni alle quali è giunto il Sanfelice in questo suo inleres,ant& lavoro sono: che le cellule dell'organismo reagiscono all'azione dei prodotti solubili dei blastomiceti moltiplicandosi con alterazione della forma e della funzione, e producendo localmente un tes.::uto neoplastico, dal quale possono per la via linfatica o sanguigna generarsi numerosi focolai metastatici composti .ij. tes>; ulo per struttura simile a quello di provenienza; che per tale rag-ione, la. quale fondamentalmente differenzia i tumo•·i maligni dai tumori d"infiammazione cr onica, le lesioni prodotte dai blastomiceti debbono esser·e considerate come· vere neo plasie. · TESTI.

Fram.boeala troploa. Hggiene, vol. Xl , fas e. 1°, 1907).

A. CASTELLANI. -

(.A•·cltio jilr Schtff.~ · und Tropen

L'impor tanza Jel gene1·e Spirochaete nell' eziolo~ia di alcune malattie va aumentando di ~iorno in giorno. Ora è la volta di una speciRle fo1·ma, lo Sp. perten.uis, il quale secondo il Ca~tellani, il valente direttore della clinica per le malattie tropicali a Colombo (Ceylan), sarebbe la causa di una malattia cutanea abbastanza diffusa in Asia, ma diffusa anche in Africa, in Aus•ralia ed in Amer il!a, la framboesia. T rattasi di una forma a strullura molto de licata, distinguibile per alcuni caratteri morfologici dallo spirocbaete della sifilide e dttllo Sp. refringens, la quale si trova ricorrendo a preparati colorali coi metodi di Leishman e di Gimusa nelle lesioni papulari non ulceratc ed anche in quelle ulçerate. E sperimenLi di tra!:'missione nell'uomo e nelle scimmte avrebbero dimostrato l' inoculabilità di questa malattia la quale però non immunizza ronlro la sifilide. T ESTI.


RIVISrrA BIBLIOGRAFICA. 'Le malattie lnfettlve d11fualb111 plù frequenti nel aoldato ltallano. - No· zion t di epidemiologia militare per cura del dott. FRANCESco TESTt, maggiore medico, professor e alla ~cuo1a d'a pplicazione di sanita mititare e libero docente d 'i ~iene.- Firenze, 1907, tip. Elz ~vi t·iana . L. 7. Non e~itia m o a di re, per quanto la espressione po~sa parere ormai vecr.hia, che questo libro riempie veramen te un vuoto nella le.tleratu ra medico-militare italiana . Dopo la pubblicazione del compianto dott. Quinzio Sulle malattie pili f requenti nell'esercito, uscita nel 1892 ed ora Cl)mplc tamente esaurita, mancava un la voro ori~inale s u questa materia, sulla quale tanti progressi ha fatto la scienza medica in questi ultimi venti anni. Il quadro d'un libro s rmile non può natur·almente avel'e se non dei limiti artificiali ed arbitrar·ii . Gia il concetto di malattia diffusibile è in og~i ben di· verso da quello che si ammetteva per il passato. L e parole epidemia, endemia ecc. mentre conservano un valore pratico, hanno perduto il rigoroso signifi cato scientifico che avevano una voi la; e d'altra parte la intima conoscenza delle cause dei morbi, basa ta su lla batteriolo~ia, ha allargato enor memente il cam po delle malattie iufettive. L'A. si è quindi limitato a lle malattie più comuni nella patologia mil ilt~re ed a quelle più im por tanti per la loto frequen za e per la loro gravità. Ecco il som· mario dei s uoi capitoli: Zoonost : carbonchio, rnqrva, rebbia. - Malattie en· demo - epidemiche ad agente eziologico noto : polmonite, inftueoza, me ningiLe cerebt·ospinale eJJidemica, tubercolos i, dift.erile, tifo addominale, paratifo, febbre di Malta, drssen teria, tetano, erisipela. - Malattie endemcepidemicl!e ad agente s conosciuto ed incerto: morbillo, scarhlllina, tifo esantematico, vaioolo, parolite epidemt ca, scorbulo. - M alattie endemoepidemiche da parassiti animali: malaria. - Malattie epidemiche esotiche: colera , pes te, febbre gialla. - Ma· lottie ocular i in(l!ttitìe d!Jf«sìbili. - Malattie ceUiclte. Pet' ogni malattia l'A. ci da un f! Uadro ben dellagliato sulla eziologia ; e precisamente: sguardo storico preliminare; stato a ttuale della ma lallia, spe<:ia lmente desunto dalle statistiche italiane ed estere, sopratutto militari; Agenti ùell'i11 fezione e loro modi A vie d"ingres!Oo nell'organismo umano; Cause predisponenti o immunizzanti. Infine per ogn i morbo fa la più larga par te alla trattazione delle prolllassi (interDaztonale, nazionale e locale) esaminando prrma i mezzi diretti contro l'agen te infellivo stesso, sia allo scopo di ren· dere innocui i germi dell'infeztone, sia per impedire la loro peneLrazione nell'organis mo; e poi i m uzzi diretti contr·o le cause predisponenti, e conseguentemente i migliora menti igienici dell'ambiente militare. Il Jibr·o é sc1·itlo con quell'ordine, con quella lucidité e serenit.A di c ritica di ·cui l'A . ha già dalo pr ova in a ltri suoi scr·rtti. Se a questo aggiung iamo che ess o porta per ogni argomento gli ultimi risultati della scienza sperimentale e clinica, dobbiamo concludere raccomandandolo vivamente a i nostr·i lettori, e -dichiarandolo a nzi indispensabile al medico militare.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

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E. MANGIANTI.- &erolto e tuberooloaJ.. - (Alli del. congresso nazionale d'igiene, Milano 1906). Il tenente colonnello medico Man~ianli, che fu vice-presidente del congresso· nàzionale d'igiene tenuto a Milano nell'autunno 1906, ha fatto un'interessante relazione sul tema • ese rcito e tubercolosi •, prendendo contemporaneamente occasione di riferire su altri importunti ar·gomenti, quali l'eta delle reclute, la ferma biennale e l'abbassamento della statura. Premessi alcuni ricordi sul contagio e l'auloinfeziooe tubercolare nell'esercito, e sui mezzi di investigazione più comunemente usati per la diagnosi precoce dell'infezione, come l'l sierodiagnosi Arloing e Courmont, la tubercolina, la radiografi,a ecc., l'A. insiste sulla necessità d'un rigoroso esame obbiettivo che deve guièlare i criteri di accettazione, o di rivedibilita, o di ri forma del soldato ed accenna alle norme direltivé p~>r rendere unifor•me e più sicuro ai medici militari l'acternfJimento dtll lol'o difficile incarico, all'all!vità scientifica che va sempr e più diffondendosi nel corpo sanitar io e alle oppor·tune disposizioni emanate dalle s uperiori autorita rispello alla profilassi, che hanno contribuito a r endere l'esercito italiano inferiore agli altri quanto a tasso di mortalita e di riforme per tubercolosi. Fra le norme d'adottarsi che possono spiegare una non lieve efficacia nella lotta antitubercolare l'A. racco manda di tenere il minor tempo possibile gli nomini sotto le armi e di protrarre la chiamata di due anni, o in a ltri termini di fa r concorrere nei periodi normali i giovani alla leva nell'anno in cui compiono il vigesimo secondo d'età : tali proposte furono dal Mangianti avanzale fin dal '1803 in un art.icolo comparso nella Rioista militare italiana ri14uardante (( l'età della recluta». P er mantenere poi ogui anno l'equilibrio nel contingente di leva l'A. rir hiama in fi ne una sua proposta di dieci anni fa, di abbassare cioè il limite minimo di statura pe.r l'arruolamento da metri 1,5f, a metri 1,54, ed in proposito ricorda la resistenza dAi piccoli alle fatiche del servizio mililat•e, combattendo l'obbiezione che individui di cosi bassa statura non abbiano a soppor ta t'e il peso dello zaino e possano tornare di pregiudizio all'uniformità delle marcie. 'l'rattato di dlag no•tioa medloa. del profe.1ort A . Enlenburg, W. Kolle • Welntraub. - Traduzione italiana con note ed aggiunte del prof. AGENORE Z B RJ.

Il secondo volume di questa pregevole opera é stato testè pubblir.ato per cura della Sociela editrice libraria . Esso tratta diffusamente della parte speciale - esame della cute, dell'occhio, degli orp;ani toracici, dell'apparato circolatorio, del sangue, dell'apparato drgerente, dei reni e delle pelvi renali, delle vie urinarie e degli organi genitali maschili e femminili, del sistema nervoso, dell'organo dell'udito, del naso, della bocca, delle fau ci, della laringe e della·trachea, dei muscoli, delle Osl'a e delle al'ticolazioni. ' U n capitolo speciale é dedicalo alla semeiolica psichiatrica. Informata ai ptù recenti progressi della scienza, l'opera, che è adorna di numerose figure intercalate nel testo, r iesce veramente utile agli studiosi ed ai. medici pratrci .


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MISCELLANEA Il servizio medico nell'esercito russo. - La Reoue du Cere le m ilitaire riferisce che, in segui lo ai lavori di una Commissione presieduta dal generale Trepov, è stato elaborato un nuovo re golamPnto per l'organizzazione del servizio medico nell'eset·cito t•usso. Tale regolamento sal'a pt·os simamenle sottomesso al Consiglio militare in-sie me ai desiderala es pr·es;:;i dagli stessi medici militari e che consistono essen-zialmente: l• nella costituzione di un cot•po fJanita rio u vet·amenle militare ,,, ~iacché fino ra i medici appartenevano al quadro degli impi<>gati del Minis tero della guerra ; 2• nell'ele vamento del livello scioOLifico e pralico; 3° nell'esame preliminare per qualsiasi promozione ad un impiego superior e; 4• nel regolamen· tare i diritti di servizio e ne El' aumento del trattamen to economico; r>• nella creazione di consigl i medici provincia li per vegliare a ~li interessi particolari e :zenerali; 6• nellA fondazione di un giornale settimanale, organo ufficiale del cor po di sanità militare. Conferenza Internazionale della Croce Rossa. - La decima cooferè nza delle associazioni d~lla Croce nossa è :stilla tenuta a Londra dall'ti Al 15 giugno u. s. solto l'alLo patrona to dalle LL. M M. i Heali d' Inghilterra e sollo la presidenza del maresciallo Lord Rober-ls. Le principali :leZioni del m ondo e quasi tutti i governi vi erano rappresentati. Il Governo italiano vi inviò come suoi delegati il ma:z~•or genet•ale merlico comm. Ferr·t~ t·o di Cavallet•leone per l'esercito, e il tenente colonnello medico prof. R ho, per la marinA ; l'associazione ilali~tna della Croce nossa e ra poi r·appresenlata dal suo pr e!"idente conle Taverna, e dùl vice presidente conte della Somaglia. Ci ri~erb iam o ·:li dare tn altro fascicolo notizie più dettag-liate sui lavori di ques ta riunione. In tanto possiamo dire che es8a é stat.a molto impot•tante per le que~ti o ni che vi furono traUate, per le del ib ~ razi oni che furono p rese e i voli che furono propos ti ai governi r appresentati. Necrologio. - Il 9 mAggio è morto uno dei più illustri mae~ Lri della chirur·gia italiana, GiuseJIP6 Corrndi, in elà di 77 anni. Fu dal 1870 a l 1873 professore d clinica clururg1ca in Roma; e dal1873 in poi pt·ofessore a Fir·enze, dove aveva fatto i suoi studi J,:'iovanili, sotto la gu1da di Carlo Burci e di Fer·dinando Zannelli. Tra le opere elce eg li lascia r·icOI'dore mo il trattato di tf' rapeutica chirurgica (rim asto pur tr·oppo mco mple Lo) e il trattato delle malattie degli ot·gani genìlo-urinarii. · ·li Ccw radi lascia un g rato ricordo nel corpo sanitario; senza conll.are i num erosi medici militari u~cili dalla Ft~ coltà m t dica di Fit·enze, mollissimi furono quelli cile freque11tarono anche dopo entrali in servizio la sua clinica o come uditori o come a ssis te nti, trovando s empr·e in lui più che un maestro un amico. - La mattina del 9 lug lio nella ~ua abitazione in RomA fu trovato morto il colonnello medico in pos i1.ioM au;;il•ar·•a Carlo P crsiohetti-Antonini. La St! J'8 avanti s i era lralle nuto a conver·sare colla famiglia che lo ospitava


K OVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FAmlACEUTICO

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mostrandosi in piena salute di corpo e di spirito. Durante la notte una emorragia cerebrale lo aveva fulminato. Il dottor Persicbetti aveva lasciato il nostro cor po, }161 quale per il suo sapere e per le belle doli del suo carattere non aveva che estimatori ed amici , da meno di tre anni, per effello deJla legge sui limiti d'età, essendo nato i l 2 1 settembre 1846. Era ultimamente direttore dello special e militare di Ancona.

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dispense n. '.16 a 31. del Bollettino ufficiale delle nomine).

Ufflolall ln aervlzlQ attivo permanente . R. c~ec relo t6 giugno t U07. seguenti ufficiali medici sono prom0ssi al g rado supc ri or·e con la desti-

nazione per- Ciascuno indit:ata:

Capitani medici promossi 11agglori medici : Ferdinando, IO artiglieria campa~na. - Destinalo O!ipedale Messina (a scelta). AusiELLO cav. fJru:r,ualt', 1° arLi~tliPria costa. - Id. id. Genova . .CRIScuoLr cav. Nicola, ospeèald Bari. - Continua corna contro. Tenenti medici promossi capitani medici: LroNTI Girolamo, osp,..dale Pttiermo. -Continua come contro (a scelta). PrGNATKLLl Filippo, 4- fanteria. - Id. id. RIZI Lwgi, 5 bersagl ieri. - DestinAto :39 fanteria. FrORENTINt l'::mtlio, 18 ft~nleria. - Continua come sopra (dich iarato promoVIbile (a scelta). R•zzuTI Giuseppu.. scuola applicazione sanila militare. Destinato 5 bersagl.ieri (a scelta). Determina:;ione mi.nisteriale H lnglio 1907. PmoLI cav. Amerleo. tenen te m ed ico in fe r•merit\ presidiaria Te1·n i (comandato

<CUTR Ì cav.

a Cr·eta). -Cessa d1 essere comandato come sop!'a .

R. decreto 30 gfugno 1907. SANORETTJ cav. Enrico, capitano medho 11 artigliPt'iA campagna.- Promosso

ma!!!liore medico e ùesliuato o:;pedtlle Ales~<andria. TosTI Domenico, tenente medico co lle~io Napoli. - Id. capitano meJico con· tinuando come sopra. • Delermina;ione ministeriale 14 l11glio 1907. VESPASIANO Domenico, capitano m e>d ico 7 bersAglieri.- Tt•asfer-ilo _.2 fanteria. GuALDJ Carlo, id. 11 fanlt<ria. - Id. ospPdllle Napoli. CAN&GALLO Lorenzo, id. 6:.1 id. - Id. 1° Artigl ieria cos ta. MARIU E•io, id. 3\:1 id. - lù. ospP.dale Fil·enze. TeMPESTA Coslan:o , 1d. 8 id. - Id. 11 fanteriA. RuTA Sebastiano, id. r eggimento eava!leggtm di Lodi. - Id. t!J artiglieria campagna. AJnoLor Luigi, id. 30 fanleriu. - Id. 8 fanteria. De SAAI.o Euaenio, id. ~8 id. - Id. osp~dale Livorno. CERZA Franc~::sco, l!'nente medico ca1·ceri militaei Napoli. - Id. r eggimento ca VA lle;<geri di L odi. Scoro Ftl•pponeri, id. 23 fanteria. - I d. 85 fanteria . ARCARIS1 Giuseppe, id 83 id. - Jù. osped~)IO M es!'lllf.l, RlNALOJ Ono(rio, id. 9 ber'saglien - Id. car ceri mititat·i N apoli.


... 5G0

MOVIMENTI AVVE NUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

CoNCIATORE Domenico, soltoten. meclico ospeclale A naona. - Trasf. 6 alpini ~ B ucciANTF. Alfredo, id. id. Chi eti . -Id. ospedale Ancona. RrsiCATO E manuele, id. 12 artiglieria campagna. - Id. reggimento cavalleggeri di Lodi. Determi na;ione Minisier iale 2:'1 luglio 1901. MONELLI cav. Ernesto, capilano medico direzione sanità VI corpo d'armala.T rasferito ospedale Ancona.

FarmaolaU mlllt&rl. Decreto M inister iale 27 giugno t 90ì. PEROTTA Gastaoo, farma cista di 1• classe, ospedale succut'!<ale Parma. - Tra·

sferilo iofe1·meria pl'estdiaria Pavia. LAuRINI Carlo. id. 1' 1d. infermeria presi ùiaria Pavia. - I d. ospedale princi· pale Piacenza. MIROLt.l dott. Romeo, id. 2• id., ospedale pr incipale Piacenza. - Id. ospedale succursale Parma. .

UFFICIALI IN CONGEDO. UftlolaU 1D poalslone eU aervlzlo auatllarlo. R. decreto 23 giugno 1907. Maggiori medici promossi tenenti colonnelli medici : Des'r iNO cav. Saloat.o,e, clislretto Caserta - RIGHJNI ~av. Pio Ettore, id. Man· tova - LICARI cav. Vincen~o, id. T orino- DE CEsA~ E cav. Zaceario, distretto Chif'li- MACCAGNO cav. Giacomo, id. Cuneo- PERFETTI cav. Francesco, id. Cnsenza. Decreto ministeriale 7 lugho 1907. LuCCIOLA cav. Giacomo, capitano medico distretto BAri. - Rir.hiamalo in !>ervizio temporaneo presso l'ospedale di Bari, dal10 Jup:lio al i 0 asnsto 1907. T APPARINI cav. Cesare, id. id. id. L ecce. - Id. id. id. Bari, dal 26 1d. al 2 id. Uftlolall eU riserva.

R. d ecreto 23 giugno 1907. Maggiori medici promossi t enenti colonn elli medici;

TEMPESTA cav. Luigi, distretto Frosinone. gliari.

ATZENI cav. Giuseppe, id. Ca·

· Tenenti medici promossi capitani medici : RANIEtu F rancesco, distreUo R " ~gio Calabria -

BELLI Pasquale, id. Frosinone - BRUNELLI Roberto, id. Mantova - D' AMBROSIO .A.nydo, id. Nola - BIANCO Paolo, id. Avellino- ABATE Rn.jJaele, id. Ca ~ertlll - PALMIERJ Giuseppe, id. Napoli - PETRELLI Rigoberto, id. Ancona. Def'lultl.

P ERSICHETTI cav. Carlo, colonnello m edico in posizione ausiliaria, distretto Frosinone. - Morto a Roma, 1'8 luglio 1907. ====-~=- ~

Il R nda t.tOI"('l

D.r RrooLFO LIVI, maggiore medico. Il Diret..t..ore PIETRO lM.BRIAco, maggior generale medico ispettor e. 66\17 - Roma, t007 - Tìp. E. Voghera.

GiOVAIIl'll SCOLAIII, Gtrtftle-


Le ferite dalle armi da gtterra. Sintesi della relazione sanitaria sugli e;; eserciti durante la. frnnco.germo.nica., l870-7l.- Roma., 1889. ~ Un volume di pag. 348, prezzo r1dotto. . . . . . . . . . . . . L. 2 Catl4ate todes~hi

guer~

Studii storico-critici sulla roeningite cerebro-spinale epidemica in Italia e partieolarmente nell'esercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto . , l 50 SALL>IA.RJ. Le lesioni tra.mnatiche dei centri nervosi. Memoria onorata del premio Riberi. - Rome., 1900. Un volume di po.g. 320. Prezzo ridotto . " 3 60 S.FORZA e GIGLIARELLT. - La. malaria in Italia. Opera onorata del l 0 premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto. » 3 ToMEU.un. - Delle malattie1>iù frequentemente simulate o provocato dagli inscritti. - Roma, 1875 . n 3 50 !W. B. - Per l'acq11lsto delle opera aopral1dloate lnvlue· commissioni e vaglia aii 'Ammlnlslrazlolll del Giornate medloo del R. Esercito vl ~t XX Settembre Roma. M.ulAYI:A. -

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AUre pubbUcazio"i medtco-mtUt(wi.: C..t.SALI PrETRO, tenente medico. - La. clùrurgia conservatrice nei suoi rapporti con le. t.raumatologia e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di esegesi clinica in rapporto alla Propedeu tic a chirurgica. generale e alla Jegisla.zione sociale italiana. - Roma, 190 l, Società. editrice Dante Alighieri. (Vendibile presso l' Autore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . . L. Io. tD. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi. e ricerche. - Milano, Associazione t:.ip. priv. 2• ediz., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p . 1°) DE F .u.oo ANDREA, tenente colonnello medico. - Patogenesi lmica deUe malattie vn.scolari, secretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini. Un vol. in $ 0 di pag. :l40 con 8 tavole fuori testo. - ~apoli, Società commerciale libraria, 1905 . • FERRARI LELt.I Fu~c:esco, oonente medico. - Manuale di bromatologia. pei medici militari. -- Firenze, 1906. Un vol. in 16° di pag. 4~4 . (Vendibile presso l'Autore in Firenze, acuola d'applicazione di sanità. militare) . . . . . " Ur BRIACO P rET.RO, generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. !Studi sperimentali, con 15 tavole di fotografie e ra.diogro.fìe riprodotto in fototipografìa). - Roma, 1903. (Vendibile .presso la Tipografia E . Voghera). . • lo. ID. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure intercalate nel testo. -- Firenze 1898. (Vendibile presso la L ib. Bernardo Seeber Firenze) . . . . . . . . . . ,. . . . . . . . . ' J..t.NDOLO Cos•rANTINO, colonneUo medico. - Oftalrnoscopia ed ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un vol. in 8° con 82 figure e 12 tavole. -Napoli, stabilimento tipografico Ferrante. 1905. (Vendibile presso l'Autore. Roma, via Principe Amedeo 47) . . . . . . . . . . , . . . . . . » ~AUNARI SA..LVATORE, capitano medico. ·- L'anatomia e la chirurgia operatoria della. mandibola o delle parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un vol. in s• di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) . . . . . . . . . • ID. ID. - La clùrurgia delle vie> biliari. i\iemoria onorata di un attestato di ~ode della Società medico-chirurgica di Bologna. -- Bologna, 1903. Un vol. m 16° di pag. 198, (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) . . . , . . . . . . . . . . . . . . . • 8 UIT_UCOI S~EFANO, capitano medico, libero docente di oftalmologia e di olint'?l" ocubstica ne.lla Regia Università. di Torino. Studio scientifico pratico BUI traumatism i oculari. Vol. eli 242 pe.gine con 16 tavole contenenti 63 mi~oio~~afie e con prefazione del professar C. REYMOND. direttore della Regta clintoa.. oculiatica di Torino. Rome., Enrico Voghera 1906. (Vendibile presso la tipografia Enrico Voghera, Corso d'Italia, Roma) . . , . . • 'rl:sn FRANCESco, maggiore medico. - Ricordi di microbiologia. pura ed app licata. - Un vol. in 160 di pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'AuJ tore, scuola d'applicazione di sanità. militare, Firenze) . . . . · · · • t>. ~ m~attie infettive diffusibili più frequenti nel soldato italiano. _oztoru dt optdemiologia militare. Un vol. in go grande di pag. 298. '!:t;~nze, 1907. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicazione di sanità } .ronze) . • V tRD 1tare, T . . . . . . . . ••.• u. o~so, c.apttano medico. -- n Consulente Sanitario. Guida pratica. ~ c;.noecere e curare le malattie in aBSenza del medico. m Edizione. Un ~lipag. 410; el~~nternente rilegato in tela. Rocca San Casciano. L. ppe 1899. ( Vend1bile presso l'Autore, via Napo1eone DI n. 70 70, Rome.). •

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GIORNALE MEDICO DEL

REGIO

ESERCITO

Direzione e Amministrazione: Via.Venti SeHembre (Palazzo del MJnlstero della llletTa)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 1• Il Gio,.nale Medico del R .• Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2• L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal 1° gennaio. 3o II prezzo dell'abbonamento è :

Per l' Italia e la Colonia Eritrea . . • • L . 12,Per l'Estero. . . . . . . . . • • » IS,., t,25 ~ . 1o separa to cos ta l. in ,Italia l . U n .ascJCO a11 es ero IO J,SO 4• L'abbonamento non disdetto pri.ma del t• dicembre s'intende rinnovato per l'tmno successivo. 5• l signori abbonali militari in effettività di servizio possono pagare l'importo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). . 6• Ai librai si fa lo sconto deliO •lo· ma soltanto per gli abbonamenti delle · persone che non possono fruire della facilitazione di cui al n. 5. l 7° Le spese per gli est1·atti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., che accompagnassero le memorie, sono a carico degli autori. 8° Gli autori delle memorie potranno averne gli estratti facendone richiesta all'atto dell'invio delle bozze corrette. Gli estratti sono di due tipi: TIPO 4. - Con copertina in bianco, 'senza fronlispizio, e colla Impaginatura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Con copertina stampate, frootispizio, impaginatura e numerazione speciale. Il prezzo è regolato dalla seguente tariffa : Pre:.o;zo d.:l. o:l.a.aoun. 1og1:lo d.:l. at:a.J:X1pa TIPI DI ESTRATTI

Tipo A . Tipo B.

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Ptr

NUMBRO D&LLg COPIB

25

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100

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4,6,60

6,7,60

6,60

9,-

10,18,-

20,26,-

og11f oeDilnt.lo· oltre 500

8,50

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Gli estratti minori di un foglio si contano come Coglio intero per le ordinazioni di 100 estratti o meno. . Per quelli che superano un foglio, le frazioni in più, che non supera.no il mezzo foglio, si contano come metà, purché però l'ordinazione non sia lDferiore a 50 copie. Potranno aversi estratti in carta e formato diversi, previi accordi personali tra gli Autori e la Tipografla. 9' l manoscritti non si restituiscono.

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ANNO L V - 190'7

.. FASCICOLO

VIII

31 A GOSTO

SOMMARIO

Il E M e D l E

e Il!. l G l :W A l , l .

Costa. - Di due importanti para~siti c:'ella cute . . . . · · · · · · · · · · Pag. 5tH sa QaiiJa. - Tiro e coli In meul nu;ntlv l con sali 111 harlo. . · · · · · · · IlaIl la. - Ulteriori ricerche sulla dìmoslrazioo~ del col•bacillo pe•· mez~o del rosso 574 neu tro . • . . . . . . . . . · · · · · · · · · · · · · · · CASUISTJCA CLitìiCA: éaatal~o. - storra clinica d'un caso eli atroOa muscolare Progress lva t i po Ar:tn-Oucllenne. . . . . . . . · · · · · · ·

Pag. 58:1

aiYISTA DI GIOa..ALI ITALIUI ED E8TIEJIIll .

( V. l'Indice ntll'inltt·tto dt'lla coperUua)

D I R EZIONE ED AMMINISTFtAZ!O NE

ROMA - Palazzo del Ministero della Guerra, Via XX SeHtDibre - ROMA

Per le lnserziom a pagamento rivolgersi esclusivamente I.U'UN1.0NE ITALIANA EDITRICE E DI PUBBLICITÀ - .ILANO, Via Pietro Verri, N. 13.


INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITAI,IANI ED ESTE.Rl RIVISTA MEDICA. Davertln. - Le albuminurie int.crmlttanti . . . . . . • . . Franoh In l e Codlvllla. - Sopra un reno meno recentemente descritto nella sciati ca RIVISTA. 01 CHIHUBGIA GENERAt.E Arbulhnot Lane. - Sol trattamento delle trattore In vicinanza di articolazioni Strau111. - Pseuc.toanemie. . . . . . . . . . . LJnn Tflomaa. - Serie di gozzi asportat.i sotto l'anestesia eocaìnir.a . itooher. - Sulla guaribillta del c,ancro gastrico per mezzo dell'operazione .· RIVISTA 01 CIIIRURGIA Ili GUERRA. tlaynes. - Ferite rl'arma rla fuoco del midoll o S(Jinale . . . . tlll debrand. - Feri i.IJ d'artlla !la fuoco (lei torace c lenslone delle pareti addominali·. HIVISTA DI OT0-1\I NO -L.~RINGOIATRIA. Gradenlgo. - Su un nuovo metodo semplice di acumetrla colla voce Balla. - Memhrana congenita della faringe na.snlo . RJVI:;TA IJI TER.\PKUTICA. Dallmler. - Modi d'aziono del cloroformio 5Ul reni . . . . . . . . . Destoases. - Un auto-iniettatore delle fialette per uso iporlermico. . . . . . Bretnu e Woog. - Oclla conse rvazione del cloroformio e di un disposili\'O indicatore della sua alterazaone ~ccirlentale RIVIST.\ 111 TECNICA E SEI\VI7.10 MEDICO MILITARE. Re$Colamento sul servizio sanitario In guerra PM l'ssercito germanico . . Renant. - Considerazione generale sul senizio sani tario nel combattimento RIVISTA D'IGIENE GENERA LE .E RATTERIOLOGIA La pra1ica per le disinfezioni pubbliche e pri vate In Francia . . . . . • . Kook . - Sui risultati nnora ottenuti dalla svedizione per lo studio della malattia del sonno oeti'Afrlca orientale . ' . . . . . . . . . . . . . . Andrews e Hordu. - Stuaio sugli streptococchi patosenl . . IIIVLSTA D'IGIENE liiiLlHRE. Desfosses. - La rlisin!ozione dei soldati giapponesi reduci dalla Mauciuria. . • . Ltihe. - Sulla ionueuza dei movimenti del corpo sulla trequenza del polso e snlla ]lres· sione del sangue nel soldati . . . . . . . . . . . . . Vlry. - 1-a camerata del soldato fraocese . . • . . . . . . . . Bonnette. - ProUiassi della febbre tiroide nell'esercito, a mezzo dei bidoni smontahill RIVISTA BIRLIOGRAFlCA. Flacher.- l prim i soccorsi in una battaglia dell'avvenire.

Pag.

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Pag. 5?1) 59i Pag. :197 598 599 ··19

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Pa.

Pag.

Morino e Perego. - Relazion e sul materiale sanitario di guerra esposto alla mostra internazionale di Milano del 1906 • . • • . • • . . • • • • • CONGRESSI. -t• Congresso internazionale di salvataggio e d1 pronto soccorso a Francoforte sul .Meno nella setttmana di Penteeoste del 1908 • . • . . • . • . • . . Pag. t. MISCELLANEA . Pag. tiMOVIMENTI AVVENUTI NEl, CORPO SANITARIO E NEL PERSQNALE J:o'ARMACRUTJCO : 63.

Pubblicazioni vendi bili presso l'Amministrazione del 11 Giornale Medico , ViA

xx St-:TTKUURB, PALAZZO D&L MINISTKRO DELLA GUEIIR A

Antro-pom!llria, militarc. -

Risultat-i ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle cla:ssi 1859-1863; due volumi in 4° con atlm1to Vol. I (Dati o.otropologiei ed etnologici) con Atlanto della geogr.t\fia. antro·pologica dell'Italia. - Roma 1896. . L. 18 Vol. II (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 » 6 BARO.Il'FIO e SFORZA. Compendio di chirurgia di guerra compilato aulla storia medico-chirurgica dello. guerra. di seceesione d'America. - Roma, 1888, 4 volumi, preìzo ridotto • 5 50 BERNAJlDO e BREZZI. Lo sgombero degli .ammalati e feriti in guerra. MemO>ria premiata al conoorso Riberi. Un volume di pa.g. 2'76 con molte figure e tavole grafiche. - Romn, 1905 • 3 50 <Jo'BANL - Esposizione sommaria dell'ordinamento e funzionamento del servizio sanitario in campagna presso l'esercit.o italiano. - Roma, 1906 • • l DB CEsARE. - Studio sulle mediastiniti (medill8tiniti suppurative, 118COBBO media.stinico). - Roma.. 1900. Un vol. di pag. 144 . . • • 2 HYRTL. Onomatologia e.ne.tomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. Traduzione libera italiane dei dottori C. PRETTI e C. Sroau. Roma, 1884. (Edizione rara) a 6 -

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MEMORIE

ORIGINALI

DI DUE IMPORTANTI PARASSITI DELLA CUTE Per il tlott. Emilio ~e8Ca, capitano medico

Dermatobia noxialis e Sarcopsylla penetrans. I.

Il 24 novembre u. s., trovandomi a bordo d'una nave in viaggio di ritorno dall'America del Sud per servizio d'emigrazione, mi si presentò alla visita medica la bambina di 10 mesi, Di Cola Palmira per delle vistose tumefazioni alla testa. Ella apparteneva a una famiglia di contadini , r impatrianti dal Brasile e imbarcatisi a Rantos, che avevan per alcuni anni dimorato nella fazenda Zimboraso della colonia agricola Tiberiza, attendendo alla col ti vazione del caffè. La bambina, nata a termine, con inizio e sviluppo di dentizione regolari, era stata sempre bene sino a un mese prima, in cui, come raccontava la madre, dopo ave!la portata con sè fuori all'aperto. dove arasi addormentata, incominciarono le cennate tumefazioni, e la piccola era divenuta irrequieta, agitata, denutrita, visibilmente sofferente 1 giacchè piangeva spesso, e d'un pianto disperato, direttissimo. · L e tumefazioni che presentava eran tre: una al sincìpite; una alla. metà, circa, della regione occipitale; l'ultima più in basso, a livello della radice dei capelli. La forma era rotondeggiante i la grandezza: quella d'un piccolo mandarino i la consistenza molle, elastica, resistente; la limitazione coi tessuti circostanti, netta e precisa. La massa dei tumoretti non era mobile sul piano sottostante; il tegumento, che li c0priva, non presentava nè an·ossamenti, nè lesioni; soltanto alla sommità, quasi perfettamente nel centro, notavasi un forellino, grande quanto quello d'nna paglia. di frumento, a margini regolari, gemente, sotto la pressione, che riusciva assai doloro~a, una bava sierosa, biancastra, fìlant.e j non pus deciso, non sangue. Se non eran foruncoli, cosa dunque potevano essere? Penetrai con una pinza, ben disinfettata dal forellino, palpai una sostanza molle e strappai fuori dei lunghi filamenti. Si trattava di filaria? Ammaestrato dalla precedente, passai alla secondo. tumefazione. Allargai con un bistori il forellino, penetrai con una tl:}nta, che girai intorno, e sguscini, con 36 - r;inrnale 11w:tien.


562

DI DU.E IMPORT~N'l'I PARA SSITI DE~LA CUTE

sorpresa, un grosso verme, biancastro, globoso, segmentato, lucente, un bicho (come lo chiamavano ·gli emigranti con vocabolo spagnuolo, che significa verme) che appena us~ito dal suo ambiente e tuffato nell'alcool, in mancanza di formalina, cominciò a presentare dei movimenti vivacissimi. L'operazione era riuscita tanto dolorosa che la bam· bina si era esaurita dal pianto, sicchè dovetti differire all'indomani l'incisione del terzo tumoretto, da cui estrassi un altro verme del tutto analogo al precedente.

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Q

2

1

Fig. 2.

Fi g. l.

I! accuratamen t e l e canta r es1'd uant'1, l e pareti. infiltrat.e . . D 1smrettate b' t . h, . t . rnl 11 cuo•o . . . . d l esse st nassor trono tos o, stcc e, m capo a o to g10 ' capelluto aveva ripreso il s uo aspetto normale e la barnbina torno ga1a e fiorente come una volta. o

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DI DUE IMPORI'ANTI PARASSITI DELLA CUTE

oG3

Coi mezzi e gli indirizzi fornitimi dai professori Breda e Carazzi, :~tudiai nl:lll'istitnto zoologico di Padova il parassita, che, a un ingrandimento di otto volte, presentò le particolarità segnate dalla figura 1•, che vo n. numerare. La figura 1' lo rappresenta d isegnato dalla faccia veutrale. L'estremità superiore, o anteriore, è la cefalica; l'inferiore, o po.steriore, la caudale. Tutto il corpo, un po' raggriuzito dall'alcool, è diviso in 11 segmenti e misura in lunghezza 14 mm e 7 mm in larghezza. Esso non è appiattito, ma rotondeggiante; una sezione perpendicolare all'asse longituclinale risulterebhe, infatti, di forma presso.cbè circolare; la sua snperficie ha l'aspetto di una sostanza soffice, sollevat.a, biancastra alla faccia dorsale, bruno-gialliccia alla ventrale e lateralmente. Le due estremità .§Ono alquanto incurvate verso la superficie ventrale. 1° Seg,nento. - Comprende la testA. retratta recante chte tentacoli rudimentali e nel mezzo due spiccate prominenze, le mandibole, munite alla sommità ùi due robusti uncini, visibili ùi profilo, la cui forma e particolarità, come di. quelli che descriverò più sotto, sono rappresentate da!Ja figura 2". 2° Segmento. - Al margine anteriore, in corrispondenza della faccia dorsal6, si osservano 10 un ci n i in retroversione: nessuno alle parti liLterali; uno solo alla faccia ventrale nel solco che separa il 1~ dal 2" segmento. s~ Segmento. Il margine a.nteriore porta tutto intorno una intera cintura di 34 l)ncini in retroversione, disposti regolarmente su due file alla faccia dorsale, su una, in corrispondenza dei lati e della faccia ventrale che s'interrompono per breve tratto sulla linea medio·dorsale. 4o Segmento. - Il margine anteriore è munito d'una cintura intera di 62 uncini in retroversione, disposti con regolarità su due rn,nghi. Il segmento è diviso in due metà da nn solco trasversale, che oc·cupa tutta la larghezza della faccia dorsale e va a perdersi su.i lati. L'orlo posteriore di questo solco è forn ito d'nna mezza cintura di f3() uncini i n retroversione, disposti sn nn solo rango; 17 a destra., 10 rL s~n~stra della linea dor:;o-roediana, dove la cintura per breve trnt to 81 Interrompe e dietro tale interruzione havvi una serie trasver.salo .supplementare di o uncini, che si differenziano facilmente dagli altri , perchè disposti diversamente; sono in antiversione. &• Segmento. - È il più grande; il margine anteriore ha una intera. cintura di 67 uncini in retro,.ersione, disposti regolarmente su -dne file alla, faccia dorsale e vent.rale; s~ nna, ai lati. H a \vi inoltre


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DI DUE IMPORTANTI PARASS lT~ DEIJ,A CUTE

una mezza cintura di 33 uncini in retroversione, 18 a destra. e lo a. sinistra della linea medio-dorsale e dietro a questa una serie supplementare di 13 uncini in antiversione. rp Segmento. - Presenta r : una. cintura completa di 63 u ncini· in retroversione, disposti normalmente su due fil e, al bordo anteriore ; sulla sola. faccia. ventrale se ne conts.no 34; 2° una mezza cintura,. interrotta. da un largo hiatus sulla linea medio dorsa le di 28 uncini' in retroversione, disposti su un'unica fila ; 14 a destra e 14 a sini· stra. della linea medio·dorsale ; 3° una serie, infine, supplementare dilG uncini in antiversione, disposti su una sola linea alle parti lateralì,, su due e anche su tre alla regione medio-dorsale. 7° Segmento. - Ha una cintura completa di 62 uncini, disposti· su due file in retroversione; sulla sola faccia ventra.le se ne contano 31. Mancano la mezza cintura e la serie supplementare, ma il bordo posteriore del segmento è fornito di una cintura· di 27 uncini incompleta,.. giaccbè scompare alla faccia ventra.le, disposti ìn autiversione. 8° Segmento. - La cintura e la mezza cintura mancano completamente. La serie supplementare, alla fa~cia dorsale, è rappresentata da 11 piccoli uncini in antiversione. I segmenti 9, 10, 11, sono sprovvisti di uncini ; ma la porzione posteriore del decimo, e tutto l'undicesimo sono coperti di p iccolissime spine, sparse senz'ordine. Quest'ultimo offre anche una infossatura nella quale si scorgono con sufficiente chiarezza le lamine stigmatiche. Confrontando il suesposto reperto con quanto ha scritto speciarmente R. Blancbard su tale argomento (1), mi r.isulta chiaro che ìl parassita ·in par ola non è alt1·o che la larva d'un Estride, la Dermatobia noxialis. L a singolare malattia prodotta da larve di ditteri che penetrano e si sviluppano nello spessore del derma umano fu per la prima volta osservata e resa nota dal viaggiatore francese de La Condamine. Essa

domina nell'America intertropicale ma qualche raro caso di t ale myssis fu dato d i osservare anche da noi in individui reduci dal Brasile. Così nel congresso medico internazionale tenutosi in Roma nel 1894, il prof. G radenigo (2), nella sezione ocu]istica, espose la storia d'un bambino di tre mesi, reduce coi genitori dal Brasile, il quale presentava una enorm~ enfiagione alla palpebra superiore sinistra e tessuti circostanti, racchiudente due larve di Dermatobia. E il professore (1) fl. li~ANCIIA RD. - Sur les Oestt'ldes Amtdcains dont la larve vat dans la ptau de l'homtilt . E\tr,ut de.! An~tales d e l a Soci<?le eulomologi'lue de France. - Paris, imprimerle Eduard Duruy. ! 893.

(~) P. Gn ADENtGO . -

Sopra w1 ca~o d~ Dermatnl,ia n(l.tin li.< i1t 1m bamiJi~o lallanle. (Alti del

Il. l ;;lituto ve>lelo tlt scien ze, lette,·e ed arli , T. v., serie VI I, t S93·9l).


DI DUE fMPORTAN1.'1 PARASSITI DELLA CUTE

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Breda (l) nel 1895 ne descrisse, in una pregevole nota, un altro caso -capitato sotto la .sua osservazione nella clinica dermosifilopatica del.l'università. di Padova, da lui diretta. Il parassita ha di versi nomi in America, a seconda delle diverse re.gioni ed abitanti : Ver macaque, perchè attacca anche le scimmie, è chiamato in Cai enna e Guaiana francese; l/ er moyoctdl al Messico; Berna, Torcel da torcere per i vi vi movimenti di torsione che compie in. sito la larva, al Brasile ; ma i nostri emigranti lo dicon là, come .accennai, con parola del luogo, che significa verme, Bicho o Biiccio. Quanto alla. naturtl. del parassita si credette dapprima trattar3i d'una $pecie che attaccasse soltanto l'uomo e fu detto Oestrus humanus (2) -D. hominis (3) ; ma piìl tardi si riscontrò che anche gli animali ne vengono infestati, specialmente cani e buoi. Moltissime larve possono .attaccare a un tempo lo stesso individuo, e Humboldt racconta di .aver visto degli Indiani, il cui addome era letteralmente coperto dai piccoli tumori da esse prodotti. J. Goudot ne diede per primo una -descrizione quasi completa, ed essendone rimasto affetto alla cute d'una coscia. ebbe l'abnegazione di lasciar crescere il parass~ta per ben istu·di:arne il succhiamento e lo sviluppo; ma con tutto il suo coraggio e l'amore per la scienza non potè tollerare più di quindici giorni il dolore che gli infliggeva, dolore ch'egli paragona a quello di nn ago -ch.e sia vivamente conficcato nella pelle e lo chiamò Cutereb~·a noxi:alis. Blanchard, finalmente lo designa sotto il nome . di Dermatobia, .e mentre dapprima ne distingueva quattro varietà, tra cui due ben note, D. noxialis e D. cyaniventris, in lavori successivi, apparsi nel 1896 (4), basandosi specialmente sulle osservazioni del prof. P . S. de Malgalhaes di Rio de Janeiro, che riuscì, alla fine, a seguire la metamorfosi completa d'una larva, venne a lla conclu:Sione che1 malgrado la varietà dei nomi, t utte le Fig . 3 larve cuticole del gener~ Derma.tobia, osservate nell'uomo e animali domestici, appartengono a un'unica e sola specie: la Dermatobia noxialis, che allo stadio perfetto di sviluppo è rappresen.tata dalla fig. 3. (l ) A. BngoA. - Der malol!la noxialis, caso clirl ico. (E>tratto dalla Rlolala veneta di scietlze me.cfiche, T. XXII, 1895). (o!J HowSHIP J. - Some account o( lroo cases o( in{lt~rnmatory t umour , producw by ll1e deposit o( l he taroa o( a large FlJJ (fJesh·us luunantu) benealh l he culis, t'l the human $Ubjecl. (.1/edlcalquar· ~erlJJ Rw leto, p. t74, 1834). (3) Fn. BRA O gR, lfebt•· den soger1annlm Oeslrm homini s. ( Vet·handl. du K. K. zoo!. bot. Ges . in \Yit n, pag. 37·7! ; 1860). (4) R. BLANCII.\RD. - C·Jnlribulioru à t'él11de des DiJJLéres pamsil<a. (Extraits dos A>malel de la Socitle Hntomotogìqut de Prauce, 1896) . R. BLANCHARD. - No"velles ob1e1·vations sm· !es la,·vu dts Dtrmalobia no:cialil (8u1lelln de la .Soelètè centrate de ,lfedecine L'èle•·innire, 1896).


01 DUE BIPOHTANTI PARASSITI DELLA OU'rE

La grossa mosca ha la testa di color giallastro, occhi molto convessi distanti, assai bruni; front e e partcl medja del segme:ato cefalico molto· sal ienti; superficie superiore del torace coperta. di peli corti e neri, addome d'un color bleu c upo~ metallico, splendente. Vive in tutte le regioni dell'America intert ropicale e con predilezione nei luog hi bo'scosi ed ele>ati in riva ai fiumi; perciò è diffusissima specialmente nei bacini dell'Amazzoni e Orenoco. Ma come penetrano le sue larve nel derma e da questo sin nell'ipoderma? La.yet in un libro recentemente apparso (1) 1 afferma che è med ia11te un'a.pposita armatura genitale, situata all'estremità dell'addome, foggiata a trivella e munita d'oviscatto, che la femmina depone ad una ad una le uovb o le larve sotto Ja pelle. :Ma è provat,o d'altronde che le larve schiuse dalle uova deposte sulle foglie deglì alberi, s'attaccano pure direttamente all'uomo e agli animali, come è vero che molti dei colpiti affermano che nonavvertirono in pr~c ed enza punture di sorrta.. Perciò Toussaint spiega il fatto basandosi sullo studio delt'istologia. del tumor e. La mosca depope le uova a lla superficie della pelle, di preferenza sui peli. La larva, appena schiusa, esplora la base del pelo, 10 rigetta da un lnto e s'infossa nel follico lo, che irrita. e dilata. Poi~ essa continua la sua. marcia verso la pt·ofondi tà, distende sempre più il follicolo e fa cadere il pelo. A misura ch 'essa cresce il follicolo si dilata~ ma senza che le sue pareti si rompano. Queste infatt.i dietro· la irritazione permanente, che subiscono, si ipertrofizzano all'eccesso. Si costituirebbe cosi la capsula fibrosa, resistente, a vente sino a ()Ù J..L . di spc::;sore, nella qna!e è rinchiuso il parassita. Questa capsula. è all ogata nel tessuto connettivo sottocutaneo.. Essa stessa è formata da uno stra.to den so di fascetti connetti vali, infiltrati da una. gran 11Ua ntità el i pic~oli leucociti mononucleati. Nella sua parte superficiale la capsula si continua in un canale infundibuliforme, quasi rettilineo, stretto, pieno di pus, che mette capo a.ll'orificio del tumore. Questo canale è ta-ppezzato in tutta la sua lunghezza da uno Rtra.to di epitelio paviment oso stratificato, che si continua senza interruzione coll'epidermide. La natura follicolare del canale e della capsula., che gli fa segu it.o, s11.rebbe così all'evidenza dimostrata. Certo, le pareti del tnmore devono andare incontro a un a1to grado di infiltrazione per assumere una durezza così notevole come quella riscontrata nel

mio caso. Germi patogeni provenienti dall'esterno possono complicare l'a ffezione, causando flemmoni circoscritti o diffusi, eresi pele e persi no il tetano. \l ) A.. LA rET. -

La $ani i des Européens e11h·e les h·Dpiques. - Paris, Alcan èJileur, !90&.


DI DUf!: IMPORTANTI PARASSITI DBLLA CU'l'E

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Per estirpare il parassita innumerevoli ·sono i mezzi incn1enti impiegati dagli indigeni. Uno dei più usita.ti consiste nell'applicare sul tumore il succo o pasta ottenuti masticando o trituraudo nell'acqua o nell'acquavite delle foglie secche eli tabacco. La nicotina di11ciolta nel liquido penetra nel tumore e uccide il parassita, che non si ha che da estrarre. Nello Stato di Veracruz, invece, gli indigeni ottengono lo scopo asfissiandolo. Sopra un pezzo di carta, di tela o sur una foglia, raccolgono il lattice ricco di caucciù d'una apocinacea del genere. Tabernaemontana, chiamata Lecherillo. Si ottiene in tal modo una specie di empiastro, che si applica sul tumore. Quando prova il bisogno di respirare: la larva indiet.reggia verso l'ostacolo e la sua coda viene ad impeciarsi nel lattice ancora molle e vischioso. Si ostruiscono così gli stigmi in modo che la respirazione diventa impossibile, ed essa muore. L'aderenza del parassita all'empiastro è spesso così tenace che lo si estirpa levando quest'ultimo. Il metodo più moderno, se uon -si vuole ricorrere al histori, ùonsiste nell'applicare sul tumore un batutfolo di cot.one imbevuto in una soluzione di acido fenico al 4 %, dopo mezz'ora il pizzicore e le t_rafitture si calmano e il giorno seguente si leva facilmente il parassita sotto forma cl' un corpo nero, allungato.

Il. Altro singolare parassita della cute, per il quale ha spesso da intervenire il medico in servizio d'emigrazione nei reduci dal Brasile, è la. Sarcopsylla penetrans (l) (::7-ip~, carne, q:uÀÀ1J, pulce). I nostri emi· granti, con vocabolo del luogo, la chiamano Bicho do.~ pe.~ (verme dei piedi) (2). Ne esporrò brevemente nn caso, occorsomi nello ste;;so viaggio. L'undicenne Buzzi E. si presenta alla visita medica per una ulcerazione alla regione ungneale del 2' dito del piede destro, ulcerazione a ma.rgini anfrattuosi, abbastanza profonda, a. fondo ineguale, facilmente sanguinante. Egli accusava vivo dolore, ed affermava che essa era apparsa, dopo che, esportando l'unghia sollevata, avea estratto da sotto una specie di vermiciattolo, che mi presentava, biancastro, globoso, del volume d'un grosso pisello, che posto iu alcool e studiatolo a Padova a un certo ingrandimento, rivelò le particolarità rappresentate dalla fig. 4. Un sacco, cioè, vescicolare turgido, rlisteso, enormemente grande rispetto alla. tes~a rimasta in esso affondata e quasi scomparente. Le (l) R. lioNe Br.. - Traile de Pa.·IJ8ilolooie animai el vigètal 11ppliquee à la .llédecine- Paris, l.ibrairie J. B. 9allliére et Ols, 1896. (2) Altri norAl sotto cui viene designata sono: Dermatophllus, Rynchoprion, Pulcx penetrans; Pnce chlque (Fr.aneesi) Sandnca (Anglo-Americani), SandOoh (f edesclliJ, Chi(l;;;er, Tunga (lndiaDI).


oliH

. Ol DUE IMPORTANTI PARASSIT I DE L LA CUTE

pareti della cisti avevano l'aspetto di sostanza molle, soffice, ondulata. Il piccolo malato asseriva che, prima della formazione òell' ulcera, avea. nello stesso sito provato un intenso, intollerabile pruritO, che non lo lasciava. dormire durante la notte. Originario delle coste dell'America intertropicale, il parassita. fu, verso il 1872, (l) da un battello portoghese importato su quelle dell' Africa, dove assunse, specialmente al Congo, una straordinaria. diffusione. ffitimamente in Abissinia. fu segnalato sotto il nome di Moukardam un parassita della cute, che sembra doversi assimilare alla Sarcopsylla penetrans. Dall'Africa, per mezzo dei Coolies, fu diffuso alle Indie Orientali e per mezzo dei soldati francesi, tolti dal Senegal, nella spedizione del 1898-99, al Mada.gascar. Piccolo, d'un millimetrò apFig 4 . pena. di l un ghezza, a corpo schiacciato lateralmente di color bruno rossastro è il maschio, o la femmina gio>ine, iìg. o, (ingrandita). In quello stato esso vive come la comune Pulex irritans. Ma ben diversa forma e maniera. di vita assume la fem· m ina una volta che sia fecondata.. Essa pene• tra allora, senza produr dolore, nello spessore della pelle dell'uomo, degli animali domestici e anche selvaggi e succhia il sangue delle pa· pille dermiche. Entro la cavità, che si scava, è disposta in modo, eh~ la. testa col suo rostro è fissata a.l fondo; l'estremità posteriore è rivolta. verso l'esterno e fa da tampone al piccolo ·foro d'entrata; cambia di colore diventando Fig. 5. d'un bianco quasi perfetto, e, se speciali attriti o compressioni non la disturbano, segue regolare il p.eriodo del- • l'ovulazione, per cui la sezione mediana d~l suo cor po, ci<-è l'addome, si gonfia. enormemente, (fig. 4), riempiendosi d'un numero straordinario d i uova. (l ) M. NKVP.U-tKliAIRI!. Etlileur.

Pt·ècl• de mè<ktine -

f>a•·alllologle humalne. - Parls, De Rudoval


DI DUE IMPORTANTI PARASSITI DELLA CUTE

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Queste, quando sono mature, vengono espulse e cadono al suolo per dar luogo ad altrettante larve, provviste di trenta anelli, che si .circondano d'un bozzolo, (l) dal quale, in otto o dieci giorni, sorte l' insetto perfetto. I terreni, in cui esso abita con predilezione, sono -g li asciutti e i sabbiosi ; si trova. anche sulle erbe secche e sui tronchi di piante morte. Durante la stagione delle pioggia si rifugia nelle capanne e nelle -case prescegliendo i luoghi più tranquilli e abbandonati. L e parti del corpo che con maggior frequenza ne restan colpite, son naturalmente q uelle che più stanno a contatto col suolo. Speciale pericolo di re·

Fig 6.

$tarne infestati corrono i bambini che, trastullandosi, si ruzzolano sulla sabbia. Esso s'attacca con predilezione alle piade dei piedi, agli spazi interdigitali, al disotto delle unghie, ma ~on !ungi dall'esserne ·esenti anche altre regioni, quali lo scroto, il pene, i dintorni dell'ano, la faccia. ed anche le mani (fig. 6). · Moltissimi di questi parassiti possono invadere contemporaneamente uno stesso individuo; in qualche caso se ne contarono persino trecento, sicohè il soggetto ne era, si può dire letteralmente divorato. S viluppandosi l'addome dell' insetto dentro la onte, l'epidermide viene (l ) MANSOii Sir P. .Cusel, 1905.

1'I'OJIIcal

Difea1u, Na nt~al o{ f)ileau s o{ ll'arm Cllmales. - London,


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DI DUE IMPORTANTI PARASSITI DELLA Cl.iTE

:;ollevata e la superficie assume un aspetto bernoccoluto. Esso agisce da corpo estraneo1 irrita e infiamma i tessuti circostanti, sicchè si. determina tutto intorno la formazione di pus. A.rrogi gli effetti del ·:suc· chiamento e si potrà facilmente spiegare il senso di molestia, il dolore, l'intollerabile prurito sino a raggiungere il grado di sofferenza. crudele, ·da cui assicuravano d'esser stati tormentati alcuni dei rimpatrianti, tra i quali il par&.ssita era assai diffuso. Quando poi l'ovulazione è completa. e l'addome ha assunto il massimo di distensione, la pelle che lo ricopre si ulcera; (fig. 7) (ulcera della Oaienna) l'animale viene espulso coi prodotti della suppurazione e ne risulta una piaga a margini cangrenosi, che, se infettata con altri germi patogeni, specialmente del tetano, può esporre l'individuo a conseguenze assai gravi.

Fig. 7.

Il miglior metodo per liberarsi dal molesto inquilino è l'estrazion& prima che sopravvenga il periodo ulcerativo. 1 nostri emigranti hanno colla pratica acquistato un'abilità tutta speciale in tale operazione. Con un ago o punta bisogna sollevare cautamente l'epidermide, afferrare 1'addome e tirare dolcemente, perchè il parassita distacchi da sè il rostro; se no, l'addome si lacera, le uova si spargono nella nicchia, ove s'è allogato l'animale, e in essa restan pure le zampe e la testa. In Caienna si usa frizionar prima la pelle con unguento mercuriale e poi ricoprirla. con compresse imbevute di alcool canforato. L' epidermide così si rammollisce c si sfalda, e la Sa.rcopsylla. è a portata per es· serne tolta.. Gli Indiani spargono la pelle con sostanze di odore acre, succo di tabacco, olio di carapa.


DJ DUE IMPORTANTI PARASSITI DELLA C UTE

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La. profilassi consiste nel tener bene spazzate e pulite le abitazioni, nell'innaffiare i pavimenti con soluzione fenica o altre sostanze disinfettanti o spargervi della polvere insetticida ; nel lavarsi ogni giorno i piedi allontanando i parassiti, che si trovassero eventualmente attaccati alla pelle, strofinandola poi con un po' di trementina. Non bisogna mai coricarsi per terra. Si deve far uso di vestiti a trama fitta e di calzatura di cuoio. Tali norme sarebbe utile che il medico di. bordo impartisse agli emigranti per il Brasile, dove la salute è così · insidiata dal clima. Ma n ei reduci da quella regione io fui spettatore di tante malattie e di sì triste miseria, che, se prima non sien miglio· rate le condizioni di la.voro, io m'auguro che nessuno dei nostri coloni abbia da porvi più. piede.


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SCUOLA D' APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE CA BINETTO DI MICROBtOLOGlA DIRK'ITO l>.U. MAO. MED. P.ROF. TESTI

TIFO E COLI JNMEZZI NUTIHTIVJ CONSALI DI BARIO Per il dott. Ame lio Gallia, unente medico

L a proprietà del b. coli di fermentare attivamente gli zuccheri, con sYiluppo abbondante di anidride carbonica, è utilizzata in pratica, per il riconoscimento di questo germe, e sopratutto per la sua diagnosi differenziale dal b. del tifo, sia colla semplice osservazione delle bolle di gas che si yanno formando nei mezzi nutritivi glucosati, sia., con migliore risult:ato, facendo le culture nelle speciali provette da fermentazione. Nel corso di osservazioni sulla biologia del b. coli, affine di rendere più evidente e più comoda questa constatazione, pensai di usare, come indice dello sviluppo del gas, i sali di Bario, secondo la nota pratica introdotta dal P ettenkofer ..nella ricerca e nel dosaggio dell'acido ca-rbonico dell'aria. I primi esperimenti che io feci, aggiungendo piccole quantità non determinate di idrato o cloruro di bario nelle provette di brodo glucosato, e seminandovi poi tifo e coli, mi dimostrarono che questo mezzo poteva servire assai bene. Dopo 24 ore infatti, nelle culture di tifo si notava soltanto il solito lieve intorbidamento diffuso, dovuto allo sviluppo del germe, mentre il brodo conservava la sua tinta giallognola; invece le culture di coli della stessa età presentavano un intorbidamente notevole, con la formazione di onde polverulente di colore bianco latteo, evidentemente dovute a carbonato di bario insolubile, il quale si depositava poi lentamente sul fondo della provetta. Però nell'usare il brodo ordinario, ebbi a rilevare il grave incon· veniente del formarsi, all' atto della sua miscela colla soluzione di bario, di un intorbidamento notevole, dovuto alla reazione di questi sali cogli acidi e coi sali del brodo; sicchè il fenomeno successivo veniva a perdere molta della sua chiarezza e della sua intensità. Per -eliminare questo inconveniente, esperimentai diverse composizioni del


TIFO E COLI IN i\IEZZI NUTRITIVI CON SALI DI BARIO

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brodo, mutando le proporzioni, sia dei sali di bario, sia delle sostanze azotate, sia finalmente degli zu ccheri. Non credo necessario riportare per isteso tutte queste prove, nelle quali trovai che, quanto più semplice era. la composizione del brodo in rapporto alle sostanze azotate, e minore il suo contenuto in sale di bal."io, tanto più dimostrativi divenivano i risultati. La migliore formola per la preparazione del brodo con bario mi parve la seguente: « Peptone Witte e nutrosio anagr. l. - Glucosio e la.ttosio auagr. l. - Cloruro sodico gr. 0,50. - Idrato e cloruro di bario anagr. 0,10. A.cqua gr. 100 ». Occorre sciogliere nell'acqua a lento fuoco peptone, zuccheri e cloruro sodico, bollire, filtrare, portare a reazione neutra, aggiungere i sali di bario, rifiltrare, poi ripartire il liquido uei tubi in rag-ione di 10 cc. caduno, e sterilizzare frazionata.mente nella pentola di Koch. In questo brodo le culture di tifo e coli dopo 16-24 ore presentano i caratteri distintivi sopranotati in modo evidente. La differenza si mantiene parecchi giorni, dopo di che poco a poco ]e culture di coli si vanno chiarificando, per sedimentazione del carbonato di bario. Le culture di tifo si conservano sempre presso che limpide, con una tinta alquanto opalescente i tuttavia in esse lo sviluppo del germe è rigoglioso, e ancora dopo parecchi giorni, facendone l'esame in goccia pendente, si ritrovano i bacilli discretamente mobili, e senza alcuna tendenza ad nnirsi in ammassi, come invece avviene ccsì facilmente nel brodo comune. In base a. queste esperienze, e senza voler dare loro troppa i m portanza, io credo che la cultura del tifo e coli in mezzi nutritivi opportunamente addizionati con sali di bario, possa servire alla diagnosi differenzia.le dei due germi. Firenze, 30 magg10 1907.


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Scuola d'applicazione di Sanità Ml'litare In Firenze G.\OL>t~'l"l'l'l DI )I{CRORIOLOO IA .PTRElTO l>.'\I. MAOG. ~tr;l). PROt". TESTI

ULTERIORI RICERCH& SULLA DI MOSTRAZION~ DEL COLIBACILLO PER MEZZO DEL ROSSO NEUTRO

l'<r 11 do tt. .\ml'lio ~.;~tllill, lr·n.l 1li' u1e I1CO

Il Rothberger nel 1808 nsò per il primo mezzi nutritivi al rosso neutro, e in base alle sue esperienze affermò che « dopo 24 ore mentre la cultura del tifo non cambia afflttto di colore, la cultura del coli presenta un rischiarame11to della sostanza colorante, e nello stesso tempo uwl. forte fluorescenza. La reazione nel rosso neutro sembra caratteristica per il coli; essa non si presenta invece nel tifo, nello stanloeocco aureo ed albo, Oholera, V. Danubicus, B. Friedhinder, piocianeo, b. della difterite :.. Diversi mezzi nutritivi con r osso neutro furono proposti e sperimentati in seguito: tra gli altri la gelatina di Sheffier, l'agar di 01· dekop e in fine il brodo di Savage. Ecco la composizione di questo brodo: «In 500 cc. di acqua cnocere gr. 125 di carne di bue dopo raffreddamento aggiungere peptone Dufresne gr. 10, - clorttro sodico gr. 10 - glucosio gr. 2 150 - ricomple&are i 500 cc. aggiungéndo acqua, bollire, raffreddato decantare, poi aggiungere 5 cc. di una soluzione acquosa di rosso neutro al o0 , '0 - ripartire nei tubi in ragione ùi 10 cc. ognuno - sterilizzare all' autodave. Ogni tubo di brodo contiene così 5 mmgr. di colore ». Il bavage afferma che in questo suo brodo il b. coli produce in 24 ore di termostato o una bella fluorescenza verde se vi fu seminato in poca quantità, o una colorazione gialla intensa con riflessi fluorescenti se la semina fu abbondante, e che im·ece il b. del tifo e lo Shiga. vi si sviluppano lasciando immutato il colore del brodo. Conclude col dire « che una reazione, positiva se .non è sicuramente di~gnostica per il b. coli, pure nella gran maggioranza dei casi indica la presenza •


ULTERIOR I RIOE~OHE SOLLA DlMOSTRAZIOXE DEL COLIB ACILLO, ECC.

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di quel micro-organismo. È questa una prova che ha un gran valore negli esami correnti dell'acqua potabile ». Il Braun, in un suo lavoro « sulla ricer ca del bacillo coli nelle acque :. conferma. pienamente questi risultati; egli dice che col brodo di Sava.ge si ottiene iu modo costante e rapido, anche per minime quantità di coli 1 la reazione di R othberger (fluorescenza verde e colore giallo canarino); di più aggiunge che essa è da considerarsi veramente specifica del b. coli, perchb gli altri comuni germi delle acque e di laboratorio, a cominciare dal b. del tifo, si sviluppano nel brodo Savage senza alterarlo. Fauno eccezione a questa regola, tra gli aerobi il Mesenterico e il b. enteritidis, i quali modificano il colore del brodo, non però in giallo, e fra gli anaerobi il b. del tetano e. il bacillo dell'edema maligno che producono fl uorescenza, ma non possono naturalmente esse:e causa di errore per le loro specia-li esigenze culturali. Ammesse come vc>re queste conclusioni, il brodo di Savage sarebbe tale prezioso mezzo di diagnosi differenziale del b. coli dal b. t ifo, da dover essere preferito ad ogni altrv; e, per la importanza dell'argomento, io mi propos1, a ciò consigliato ùal magg. med. prof'. Testi. i!lsegnante batteriolog ia alla scuola d'applicazione di Sanità militare, di controllare g li esperimenti sopra riferit i. Orbene, l 'osservazione di numerose serie di culttue, fatte in brodo Savage con pii1 ceppi di b. coli, mi dimostrò con mia meraviglia che la reazione di Rothberger non era nè costante nè soprattutto rapida; talune culture d i coli mantenevano il colore r osso primitivo, benchè in esse lo sviluppo del germe fosse rigoglioso come a p pari va e dall'esame microscopico, e dalla formazione di un velo schiumoso alla superficie; altre culture mutavano la loro tinta in rosso violaceo con toni vinosi; altri infine presentavano la tinta gialla fluorescente, ma ad epoche diverse, talora soltanto dopo qualche giorno. . Assicuratomi di questi risultati col mutare e brodo e materiale batterico, volli ricercare in quali condizioni il rosso neutro esplicasse meglio la sua proprietà rivelatrice del b. coli. A questo scopo preparai dei brodi a diverso titolo di rosso neutro, e osservai costantemente che la reazione di Rothberge1· era tanto più rapida e completa quanto minore era il titolo in rosso neutro del brodo adoperato. Ottima fra tutte mi parve la mescolanza di 10 cc. di brodo ordinario con cc. 0,1 di una soluzione di r. n. all' 1 °. '0 ; ciascun tubo così preparato contiene un mmgr. di colore. Con questo brodo preparai succe~si vamente, e tenni a lungo in esame, numerose serie di culture di coli, tifo, e dei loro affini il dissenterico Celli, la psittacosi, l'hog-eolem, il paratifo A;


076

ULTERIORI IHC.EIWHE SULLA DIMOSTRAZIONE D.EL COLIBACILLO ·

inoltre di piocianeo, stafìlococco a.ttreo, colera, V. da.nnbius, V. Ma.ssaua. difterite, Friedlander. ' Ciascuna serie era fatta contemporaneamente, colla stessa. quantità. di materiale batterico (un' ansata della stessa ansa da brodootùture di 24 ore), e mantenuta poi nelle stesse condizioni di temperatura.. Ecco i risultati delle mie osservazioni : l 0 Tutti i germi provati si sviluppano rigogliosamente nel brodoal rosso neut ro ; 2" Nelle culture di coli gia dopo poche ore si ha fluorescenza, e dopo 24 ore a.l massimo il colore da. rosso è mutato in giallo canarino int enso con riflessi fluorescenti ver~i; sul fondo della provetta. comincia a depositarsi un sedimento giallo; s~ Le cuiture degli altri germi, tifo compreso, mantengono per qualche giorno, o il colore rosso rubino primitivo, o un colore rosso violaceo con toni vinosi; 4" Dopo 2-3-4 giorni le culture di b. della psitta.cosi presentano la reazione di Rothberger; questa sua proprietà, che non trovo menzionata. nel Trattato di Igiene del Calli , contrasterebbe l'opinione ora prevalente che questo germe si debba rit(\nere più prossimo al b. del tifo che al coliba.~illo. La stessa. cosa. si nota nelle culture del b. di Friedla.nder; 5° Dopo 4-o giorni nelle culture di tifo il ~rodo comincia a rischiararsi ~ poi ad ingiallire verso la. superfice libera; qui vi si forma un anello giallo rossiccio, che talora si estende in basso fino a che tutta la. cultura assume un colorito giallastro non fluorescente, con formazionedi un sedimento rosso; il tempo occorrente per la completa trascolorazione delle culture varia da sei a dieci giorni. Lo stesso fenomeno, ma. più lento ad iniziarsi e a compiersi, si osserva nelle culture di paratifo A., di Hog-colera, di stafìlococco aureo e di piocianeo; 6" Il bacillo dissenterico Celli e così pure i rimanenti germi sopra uominati si sviluppano senza alterare, neppure tardivamente, il colore del brodo. In questi primi esperimenti io aveva sempre fatto uso di materialebatterico puro in quantità rilevante (un'ansata. di b rodocultura); in seguito, per stabilire quale fosse il valore pratico di questo brodo nella. dimostrazione di quantità minime di coli, io proce-detti a. una. serie di prove con materiale molto diluito. Per preparati" questo materiale, immergevo la punta di un ago di platino in una. brodocultura. di coli di 24 ore, e con essa poi inquinavo grandi quantità di acqua (20-40 litri), sia direttam ente, sia col m etodo delle diluizioni successive. Fa.cevoI)Uindi delle serie di cult nre, aggiungendo in ciascun tubo di 1:.:-odo la stessa quant ità (nn cc.) di d iluizioni diverse, o quantità diverse t20-1 cc.


PER ~IEZZ(} VEL ROSSO ::-IEUTHO

577

e frazioni di cc.) di una medesima acqua, in cui il coli fosse molto di luito (da 10 germi a frazioni di germe per ogni cc. di acqua) . IJi eia;

scuna acqua adoperata facevo contemporaneamente alcune colture isoe lanti in gelatina e in aga.r, per controllare con esattezza il numero deir germi contenutivi . Nel valutare i risultati tenni poi due criteri princi• pali. L'uno di questi fu la determinazione della rapidità della reazion~ di R othberger, desumendola dal tempo minimo che essa. impiegava a comparire successivamente nelle diverse provette di una stessa serie, le quali venivano perciò esaminate a brevi intervalli. L'altro criterio consistette invece nell11. constatazione della varia intensità della reazione stessa, quale appariva dopo :&4:-48 ore di cultura nelle varie provette d i una serie, ognuna delle quali veniva così a rappresentare come una gra duazione di una vera scala colorimetrica..Due fat.ti furono messi beue in rilievo rla queste ricerche: I. - Esiste un rapporto abbastanza esatto fra la ricchezza in germ i dell'acqua e la prontezza e l'intensità della reazione di Rl)thberger. Riporto a mo' di esempio una delle espertenze : Quantità di aeiJU~ seminata

42' orn

t 6• ora

!\" ura

cc. 10

ti uorescenza

fiuor. int.

tinta gialla intensa tinta gialla inizio c. gial. fiuor. i 11 t. flnor. fl no r.

cc. cc. cc. cc. uc. cc. cc.

o

<.:C.

0,5

cc. cc. uc. cc.

0,4 0,2 0,2

3 2 l l

tluor. fin or. tluor.

0,8 0,6

o,1

tiuor. tlul)r.

c. giallo can. il1tenso. 0. giallo can. c. gial. int,. c. giallo. c. giallo. C . gial. l'OSf-l. fluo r. c. giallo. <'. giallo in cipiente. d uor. t ln0r.

tlnor. 0,1 fl nor. cc. 0.1 2' goéce l goccia N. B. - L'acqua seminata conteneva 10 b. coli per ogni c0. I I. - La. reazione di R othberger, nelle cultul'e fatte con materiale molto diluito, si inizia sempre neUa parte profonda di esse e procede poi verso l'al to. Prima a comparire è la fluorescenza che s1 diffQQde rapidamente a tutta la cultnra, poi verso il fond0 d<>lla <}C.

3i -

lìiorn ole m~clico.


578

ULTERIORI RICERCHE SULLA DIMOSTRAZIO NE DEL OOLlBACJLLO

provetta. appare il colore giallo che a sua volta ' invade }:>oco a' 'poco la cultura, lasciando però un anello superficiale di brodo ancora rosso o rosso violaceo, che si mantiene visibile, pure attenuandosi di spessore e di tinta, per parecchi giorni. Questo fatto appare strano, se si considera che lo sviluppo del germe, per consenso generale degli osservatori, pare farsi più rigoglioso alla. superficie libera del brodo, dove infatti si forma un velo costituito interamente di bacilli; sicchè parrebbe naturale che la reazione di Rothberger, come le altre manifestazioni biologiche, dovesse essere più intensa là dove pure la. vitalità del germe è maggiore. Assodato comunque questo fatto ne ricercai le possibili applicazioni; ed anzitutto mi parve che questa particolare ubicazione del fenomeno potesse servire, come elemento secondario di giudizio, alla diagnosi differenziale del b. coli dal b. tifo, ricordando che nelle colture di questo secondo germe il rischiaramento e l'ingiallimento del brodo cominciano alla superficie libera deUe culture e di là poi si propagano in basso. Considerando poi la costanza e la. singolarità del fenomeno, mi parve che esso non si possa ragionev1>lmente interpretare come un fatto secondar:iio ed accessorio, ma gli si debba invece attribuire una. grande importanza, come di fatto intimamente connesso col meccanismo di produzione della reazione di Rothberger, se non forse addirittura di parte essenziale ed integrante di essa. E così fui condotto a domandarmi, come si debba interpretare la reazione di Rotbberger, quale ne sia la causa diretta, e in che rapporto questa causa. stia coll'attività biologica del germe. Non è cosa facile rispondere a. queste domande; a q nanto andrò ora esponendo è da intendersi detto con tutte le debite riserve, perchè si tratta d i ipotesi che hanno solo in parte il fondamento 'loro sopra dati di fatto, e che ulteriori ricerche attua!· mente- in corso potrebbero anche in parte modificare. Poche nozioni ho trovato negli autori su questo argomento: Rothberger e Savage parlano incidentalmente di un processo di riduzione, ma nel trattato di Wassermann e Kolle al capitolo « riduzione di sostanze colora.nti da parte del b. coli ~ non è ricordato, insieme agli altri colori r iduci bili, il rosso neutro. Io mi proposi per ciò di ricercare successivamente: L - Se )a reazione di Rothberger sia dovuta ad un processo di ossi d azione. II. - Se al contrario si tratti di un processo di riduzione. III. - Se essa dipenda dalla nota proprietà del b. coli, di for-· mare acidi nei mezzi nutrit.ivi. IV. - Se invece finalmente essa sia. dovuta all'azione di alcali.


579

PER MEZZO DEL ROSSO NEUTRO l

Sottoposi a) le opportune prove chimiche sia. la soluzione acquosa ::all'l p. 100 di rosso neutro, sia la soluzione acquosa pure all'l p. 100 <Iella sostanza colorante modificata, estratta dalle culture di coli con :alcool e cloroformio, e ottenuta quindi pura mediante successive eva,porazioni e lavaggi. SAG GI COGLI OSSIDAXTI.

' Bicromato pot.

Permag. pot.

A. osmic.>

Acqua ossìg.

A. ossig. in ~o l. acida

·.c. giallastro -del bicror11.

c. violetto

c. bruno

c. primitivo

c. rosso violaceo

SAGGI COI RIDUOEXTI. A. ossalico

A. solnd rico

Solruro d'ammonio

<e. violaceo

c. ·giallo bruno

c. giallastro con prec. giallo rossic.

SAGGI COGLI ACIDI.

A. minerali vari

A. organici vari

~. rosso violaceo con toni vinosi

c. r osso violaceo con toni vinosi. Reagiscono nello stesso modo, soprasaturate con acidi, anche le soluzioni trattate in precedenza con alcali. SAGGI COG LI ALOALI. In debole quantità

I n forte quantita

-c. rosso giallastro con fluorescenza c. giallo canarino intenso. verde evidentissima. La stessa. reazione si ottiene soprasaturaudo con alcali le soluzioni trattate prima con acidi. Riassumendo, i risultati delle prove chimiche permettono di fnr.:mula.re le seguenti proposizioni: I. - Si può escludere senz'altro che la reazione di Rothberger :Sia. dovuta a processi di ossidazione, o all'azione degli acidi prodotti ·<lal bacillo coli. II. - Chimicamente il fenomeno si riproduce in modo completo e veramente suggestivo per mezzo dAgli alcali, e in modo incompleto cogli agenti riduttori. Applicando questi reperti chimici al fenomeno naturale (e qui ripeto le riserve già fatte, ben sapendo quanto più complessi delle esperienze chimiche in vitro, siano i fatti biologici naturali), restano i n {lampo due possibili spiegazioni del fenomeno: una, che si tratti di ùn processo di riduzione; l'altra, che intervenga l'azione d i sostanze .alcaline.


uSI)

t:L.TERIUltl niCI.:Ht'IIE :St:l.LA Dl1JOSTRAZIO~ E DEL. COLIJlACl LLV

(-luale dei d ne processi a vvie~e nelle cult.ure di b. coli? È il batterio che direttamente o per intermezzo di prodotti della sua attività biologica, riduce la sostanza colorante; oppure l'alterazione di questa. sostanza colorante avviene secondariamente ·p er l'azione di alcali svi-luppatisi nel mezzo nutritivo'? Ammettendo la. prima ipotesi, che si tratti di una. riduzione, si avrebbe pure una spiegazione abbastanza plausibile della particolarità già noca.ta, che cioè la reazione di R othberger si inizia e resta preva1ente nella parte profonda delle culture, mentre è nulla. o assai lenta in superficie, inq uantochè i. processi di riduzione troverebbero le migliori condizioni per la loro produzione al riparo dall'ossigeno libero. L'altra ipotesi però, che spiega i.l fenomeno coll'azione degli alcali mi pare sostenuta da qualche elemento più importante. Anz-itutto si deve tener conto della possibilita di riprodurre esattamente il fenomeno per via ch imica, mediante l'azione degli alca.Ji sul rosso neutro. Si aggiunge poi la considerazione, che, essendo il bacillo coli un germe dotato di notevole potere di trasformazione delle sostanze organiche, è presumibile che nei processi di scomposizione di queste, si rendanolibere delle so!Stanze basiche, le quali sarebbero poi la causa diretta della reazione di Rothberger. E che realmente il b. coli sia. capace di produrre alcali, fu osservato ed àsserito da più. autori; cito I'Houston, il flUale in un suo l11.voro parla di varietà di b. coli, da lui isolate dalle acque del T~tmigi, produttrici di alcali; e il Sommaruga il quale constatò, per il colibacillo, la formazione di alcali. nei terreni nutritivi poveri di idrati di carbouio e ricchi invece di sostanze azotate. Nel trattato Wa.ssermann e Kolle è detto pure esplicitamente che il b. coli form.a. alca.! i, e che, mentre la produzione di acido è legata alla. presenza r1i idrati eli carbonio, la formazione di alcali dipende invece dalla quantità, e dalla nat.ura delle sostanze azotat.e. E in fatti, nelle mie esperienze io ottenni sempre la reazione di H,othberger assai rapida e completa con bro:lo ordinario, non glucosa.to, vale a dire poverissimo di idrati di carùonio e ricco i n vece eli sostanze 'azotate. Cosicch~~ i dati sperimentali, e le nozioni sulla biologia del germe concorderebbero nel far ritenere che la reazione di HoLhberger sia dovuta ali 'azione di :;ostanze basiche, prodotti d i d isiutegrazioue delle sostanze azotate. La particolarità poi da me notata, del resi<luare di un anello rosso superficiale, farebbe pensare, 1:he i processi di scomposizione e riduzione delle ;;ostanze azotate fos:-;.> ro prevalenti nella profondità. delle culture. In superficie invece, ~t r:on tat~o coll 'ns:-;igeno libero, dove la vita della cultura è più rigogliosa, 1wverrel>be di preferellza. la fermentazione degli idrati di carbonio con svilnppo~cli acidi, i quali manterrebbero il colore rosso o rosso violaceo. dc:-lla:zona superfi ciale.


l'ER &rEZZO DEL RO~SO :\F:liTRO

CoNcr.u:::ro~n:.

- Le conclusioni principali del mio modesto studio -sarebbero in sostanza queste: I. - L a reazione di Rothberger non si può asserire specifica in modo assoluto del b. coli; altri batteri, come il b. della psittacosi ·e il b. di F riedlti.nder possono produrla ed anche, benchè incompleta e assai tardiva, il b. del tifo. Tuttavia essa è per il bacillo coli cosi rapida e intensa, da poter costituire un buon mezzo ausiliario di diagnosi e di differenziazione di questo germe dagli altri, tifo compreso: Però, questa specificità relativa della reazione per il colibacillo non si ottiene in modo sicuro col brodo di Savage, come fu affermato dal Braun; servono assai meglio i brodi meno I"icchi di rosso neutro, e meglio di tutte la miscela di 10 cc. di brodo ordinario con cc. 0:1 di una soluzione di rosso neutro all'l 0 / 0 i I L - La reazione di R . può servire ad nn esame quantitatin.. abbastanza esatto del contenuto di b. coli nei materiali molto diluiti. Però, le molte esperienze fatte in proposito mi hanno persuaso, che lo stabilire norme fisse per questo esame non è cosa facile, essendo alcuni dei criteri su cui si fonda il giudizio, troppo soggettivi perchè si possa sperare di ottenere con essi ~a necessaria uniformità di risultati. Ogni osservat.ore dovrà piuttosto farsi una pratica personale, mediar:. te esperimenti adatti i III. - La reazione di R., nelle culture fatte con coli molto diluito, si inizia e resta a lungo prevalente nella parte profonda delle culture, rimanendo un anello superficiale Ji broclo, colorato in rvsso o in rosso violaceo. Questa modalità può servire come eriterio secon dario di diagnosi; IV. - Quanto al meccanismo della reazio11e, i dati sperimentali e biologici farebbero ritenere probabile, che essa sia do\Ut.a all'azione di sostanze aventi funzione alcalina, derivate dai processi di scomposizione delle sostanze azotate del mezzo nutritivo. Mi è grato esprimere qui grazie al Sig. magg. med. prof. Testi, che mi sovvenne di preziosi consigli durante il mio la>oro. Firenze, 25 maggio 1907. BIBLIOGRAFIA. Vitjerettt·i al cliagnosfiscl~e Un~r~mclwngrn mit gr>j{trbtc» !.·rllt~·bodw, (Centr. f. Bal.:ter .. 1898, t. 24, p. 513). SREFELER. Centr. f. Bakter., t. 28, 1!)00. 0LDEKor. - Bull. lnat. Paateur, 15 feb. 11.104. S AVAGE. "Rrit. med. Journ., 1901, p. 400. lo. - J ourn. of. Hygiene, t. 2, 190 l, p. 320. RoUSTON. - - Centr. f. BaX,ter., t. 2, p. 518. VINCENT. Anu. llut. Pasteur 25 apr. l!l05, p. 233. BR.-\UN. Bull. lt~st. Pasteur, n. 13, 1906. -- L e rOU(I~ IIC!/11"( el le dia ynostic rapide 1le lr' souillt<re dc11 eaux de boiason pa.r le colibacille. \ \".\.SSERM ANN e 1\:0LLf:. Trattato di ba.Uerio/ogia.

RoTHBERGER.


582

CASUISTICA CLINICA

STORIA CLINICA D'UN CASO DI ATROFIA MUSCOLARE PROGHESSI VA. TIPO ARAN-DUCHENNE. -Contributo allo studio delle amio·trofte pro- ·

1:wessive, pel do li. 1<'. Cast.aldo, sollotenenle medico di complemento. Le atrofie muscolari rappre sentano una parte non trascurabile nelle malattie del midollo. Si rinvengo111o in un considerevole numero di mieliti, sebbene non sieno st>mpre molto apprezzAbili, comparendo ad e poca indeter minata ed in modo subdolo (sclerosi a placche); alll·a volta occupano la scena in maniera pr eponderante, quantunf(ue associate ad altri sintomi notevoli (sclero!>i lateraleamiotrofica, siringomielia, par.a lisi infantile atrofica). Tulle queste forme, però, hanno una comune origine midollare, sono atrofie mielopaliche: ve ne ha altre, invece, che, pure essendo progressive, sono primitive ed in apparenza indipendenti, almeno in origine, dalle lesioni det midollo. Queste miopatie, d'ordinario familiari e progressive (paralisi muscc-· lnre pseudo-ipertrofica tipo Duchenne, miopatia atrofica progressiva tipo Landouzy, Dejerine) sembr·ano stabilire un gradino di passagg io alla forma familiare e mielopa tica (Werding-Hoffmann) che, in vero, rappresenterebbe il tratro d'unione tra le miopatit\ primitive ed il tipo Ar·an-Ducllenne. Tale é il concetto della dottrina unitaria cui rimena ìRaymond, che, nel SII ()' trattato di Nosologia delle amiolrofìe progressive, fa osser·vare come non esiste una l io ea di demarcazione tra le mio-atrofie familiari progressive e l'atr·o fìa muscolal'e progressiva Aran-Duchenne. I differenti tipi di atrofia muscolar&progressiva non 5nrebbero che varieta di una stessa e ntita morbosa. La distrofia, che da luogo all'atrofia musco lare progressiva, può esordir·e nelle cellule lrofomotrici del midollo (e manife»tarsi nei primi tempi della vita~· ma può cominciare altresì dai muscoli, e, talora, rimanervi limitata nei soggetti .adulti. CA<so CL INICo. - Il soggetto M . P. di anni 32, nativo di Castelnuovo s. Andr·ea (Potenza) ser·gente nel 2° Reclusorio militare, è un individuo di valida costituzic•ne. In quan to ad anarnuesi familiare, riferisce che il padre mor·l per malattia epatica; la madre ha /l anni, ed è sofferente allo stomaco (?). Dalla s ua anamnesi remota s i rileva che patì febbri malariche d i breve durata all'età di 12 anni. Ne l189~, durante il servizio militare, soffri leggier·a bron· cl d le. Nel 1898 fu ricoverato per circa un mese n ell'ospe dale militare di P,oma, per bienorragia acuta; nel1900 per adenite in g uinale sinistra suppurata. Niente altro degno di nota fino all'atLuale malattia, 11 cui principio rivale a circa due anni or sono. Non abusò di vino, né di liquoJ·i, né commise eccessi sessuali: mai la s ifilide fe-.:e capolino tra i mali dai quali fu affetto. A parte le cause re umatizzaoti, cui si espos~ per la residenza m ambienti non sempre a sciutti,,


OASUISTICA CLINICA

583

che occupò per la sua qualità negli stabilimenti militari di pena, r:;on riscontriamo veruna altra causa efficiente all'infuori di una grave scossa psichica ..!he ebbe a provare la mattina del 30 marzo 1904, per un ammutinamento a v· venuto fra i detenuti del penitenziario di Porto Ferraio. La stessa notte del 30 marzo cominciarono i suoi disturbi che si iniziarono, oltre che con nn senso di stanchezza, con la difficollà notevole ai movimenti di prensione: (di falli, ess endosi destato con sensazione di freddo, trovandosi scoperto, gli riusci penoso, con sua viva nteraviglia, l'atto di tirarsi su le coltri). Questa difficoltà e questo senso di debolezza si presentò ogni qualvolta il bisogno avesse reclamato movimenti analoghi. Da qui l'inizio vero della sua malattia, che sopportò senza lamenti, e continuando a prestai' ~ervizio fino alla fine del febbrai o 1905, quando, per infermità della madre, partì in licenza. Senonché, essendosi accentuato il s enso di debolezza ed i disturbi concomitanti all' arto superiore destro, e quindi, anche al sinistro, fu costretto a chiedere ricovero all'ospedale militar~ di Cas erta, dove entr ò il 2 maggio 1907. Giammai avverti dolori agli arti detti, nè gli altri movimenti articolari appa· rirono, a quell'epoca, di molto alterali. Durant~ il suo ricovero non ebbe ~lcva­ zioni febbrili , né disturbi di sorta degli or gan i interni. La minzione e la defecazione si compievano in modo r egolare. Il medico del reparto rilevò ipotrofia considerevole, specialmente nelle mani; i muscoli maggiormente colpiti eran quelli della regione tenare edipo· tenare, e gli interossei. Gli fu praticata qualche applicazione elellrica, ed adatta cura ricostituente; e rimase io condizioni stazionarie fino al luglio 1905, quand o fu inviato a Casciano per la cura dei bagni idro-termo·eleltrici, di cui, pare, si fosse alquanto giovato. Nel mese di settembre del medesimo anno passò all'ospedale di Napoli per la cura cinesiterapica, che praticò con mediocre risultato; infine nel di· cembra 1!)05 rientrò nell'ospedale di Caserta, donde non è più uscito. Il processo, svolgendflsi per grado ed inesot•abilmente avanzandosi, prese anche gli a ltri muscoli degli arti, io gui ~ a che il quadro della malattia s i é andato, di mese in mese, modificando. L'atrofia della eminenza tenare edipo· tenare nelle due mani è divenuta massima; l~ delle eminenze a ppiallile e sfornite di tessuti molli, lasciono palpare quasi dit•ettamente le ossu. La depress ione degli spazi interossei, per l'atrofia dei muscoli omonimi, e per la incompleta estensione delle ullime falangi delle dita, ha fallo assumet·e alle mani la forma ad artiglio. L'atrofia poscia invase i musc(lli dell'antibraccio, specie gli estensor i : quindi anche i muscoli del braccio e del moncone delle spalle, particolarmente i deltoidi, per cui le regioni scapolari appaiono a ppiattite. I muscoli cucullar1 e pet· torali neanche sono stati risparmiati. I due arti s uperiori, pertanto, possiedono limitatissimi movimenti, ed addirittura impossibile riesce il vestirs i e spogliarsi. Attualmente anche i muscoli del dorso e del collo partecipano all' atrofia, per lo che riesce penosa la stazione eretta, e, sopratutto, il tener ritto il capo, che tende a cadere in avanti. · Alcuni muscoli degli a rti inferiori, specie quelli deputati a lla flessione della coscia s ul bacino, sono atrofici e paretici, donde la difficolla nell' adduzione della coscia e nella deambulazione. L'incesso è visibilmente stentato e strisciante, come nell'atassia spinale. Anche la parola comincia ad essere impacciata, nonché l'atto della deglutizione.


C.A:Sl:ISTICA CLI.S IGA

l:iono eviden\i le contrazioni fibrillari dei muscoli mimici della faccia; notevoli quelle dei mu~co li del collo e del cingolo scapolare; alla lingua si banno veri 11J1Jvimenli ve r rr.iformi. Sup<;rlalivamE-.nle apbassata la forza muscolare. Alte11uata considerevolmente la senE'ihilità laltile; in ftrado minore la let•micll, quasi uormalf· la dolorifica. Dei r·iOessi, affievoliti i cutanei; i cremaslerìci m e no . Abolili i r•ifles~ i tendi ne i agli arti supe riori: (flessori delle dita, bicipite estensore dell'antibraccio) eslremarnente alte rati quelli 11el quadricipite estensore, in mi nor grado quello del te nrliue rli Achille ed i pel'iostei. Vr::<us : 1 - Vet·una alterazione nè qualilativa ni: quanlilaliva del senso lurllinu,:o. Difetto dl.'l senso di equilibrio. L'esame s ta tico e dinamico di esso fa notare In impossibilità non solo a ll'ince:òSO, ma anche alla sta~ion e eretta ad occhi chiusi 1a IJiedi ra vvicinnli). Regolare h1 funzioni ga str o-en tet•iclJe e v esciCIJ·urinarie; ~ani gli altri M· gani. All'esam e e lellrico prevalgono lP. modilic.azioni quanlitutive, le contrazion i mu ~colari, in genere, allo s timolo galvanico e faradico appaiono pii.r o meno ritardate e len te: negli ar·ti supe rior·i si ha compl eta reazione degene rativa. DrAGNOSI. - La malattia in questo soggello pt•esentasi, come in pochi ~sem­ plari, cara lle•·islica nella forma di atrofia muscolare pt•ogressiva a ti po AranDuc henne. L'jn va!Oione pl'imitiva de i muscoli d ella emin e nza tena•·e ed ipotena1·e , l'aller·azione simme trica delle mani, e, quindi, la difl'usione progressi va ai mu!Scoli degli ar·Li s uperiori, ra ppresenta l'origine tipico delle fo r me quale era stata <:oncepita da UucltennE'. (Difatti s u 15 casi l'accolti e s tudiati da ques to auto1·e. due volle soltanto la mal allia era esordita dai muscoli degli arti inferiori, e 12 volte da quelli del tr·onco). Nel caso ci talo, il fallo primilivo e predominante è l'atrofia dei muscoli pr·esi. Questi perdetlet·o la pr·opria l'unz ione non pe r essere paralizzati, ma per c hè, in vero, distrutti. L'a tr·ofia 11on iuvase nella s ua or·ig ine in blocco tullo l'arto, o e ntrambi gli ar ti, tna i prilni od esseJ'c colpiti furon o s in goli gr uppi muscolari, e for se, in prima, quando la ma lattia e r·a pt:oprio all'inizio, ed appena era stata av vertila dal sog~etlo medesimo, addi rillul'a fa sci muscola ri soltanto; fatto che ci spiega il senso di debolezza che ci riferi ~ce nella semplicità del !"UO racconto l'infermo. Nalt.JJ·alme nle alle ranol osi 11 mus colo per·dette la propria consistenza, il Looo, e quindi la fa collé di contrarsi con energia, sebbene persistesse ancor•a la e(;citabrlità elettrica. L'atrofia dei gruppi muscolari m od ificil la for ma delle pArli aff~lle, e, rimane ndo ancora integ ri i muscoli antagonisti, e divenendone l'azione prepondet·ante, ne vennero fu ori le altitudini viziose, r ilevate specialmente sile mani, con la formazione della m a no scimrni esca, e, poscia, per atrofia com lìleta degli in terossei, la fogg ia ad arti giio. L'atrofia d ei muscoli della regione auter·o-esterna del braccio, e l'inva sione alla s palla dei tre fasci muscolat·i del deltoide hanno fatto diventare penosiss imo, se non impossibile, il sollevamento d el braccio. Nel nostro infermo, inoltr'e, l'alt·ofia dei muscoli es tensori dell!'onco concorre a sposlat•ne il centro tli gravi là. Il capo egualmente, per la fiacchezza d ef!li estensori, tende a ca-


-dere in avanti, e nemmeno lo sforzo visibile dell'infermo riesce a le nerlo rillo. ·La compttrtecipazione dei muscoli degli arti inferiori ci spiega l'andatura difettosa e trascinante. Fortunatamente i muscoli della refrione sottoioden sono conservati, per cui l'abbassl;lmento della mandibola è possibile. Non sempre veramente é a~evole stabilire una diagnosi differenziale in IJase ai sintomi clinici; potrebbesi, a volla, clubitltre, se trattasi, in alcuni casi, di una poliomielite anteriore cro nica, o della forma di Aran-Duchenne. Nel caso nostro non ca.ie ver un dubbio che cc troviamo di fronte a quest"ultima, non potendo nemmeno peusarsi a quelle for·me di atrofia secondaria che si complicano, co n maggiore o mioore frequenza, alle allre affezioni del mi(lollo (sclerosi posteriore e later·ale) . Manca, nifatti, la presenza di fenom eni spastici conu·assegnanli la sclerosi laterale amiotroflca. Inoltre la poliomielile si sviluppa più rapidamente che nel caso riferito, e colpisce fin Jall'inizio un gran numero di muscoli e provincie muscolari-, arti, ecc. determinandovi estese paralisi, menll·e può offallo mancar~:: l'atrofia. L'origine per quest'ultima è differente, cominciando la poliomielite, sovente dagli ar·ti inferiori e da l cingolo sca.polare. Non è il caso di ripetere elle. nonostante i sintomi differenziali citali, ltavvi -degli autori che . fanno delle tre forme di atr·ofia muscola1·e progressiva, tipo Aran-Duchenne, poliomielite anteriore cronica e sclerosi laterale atrofica, una forma sola. Non vi ha ragione, però, per non distinguere questi tre tipi, differenti per la sintomatologia clinica e per le lesioni anatomiche. Solo per ché si localizzano nello stesso organo, essendo diver·so, deve forse. trascurarsi di identificarle? ~on può parlarsi di siringomielia, perché mancherebber·o i s i11Lom i sensitivi, éulanei, tr·ofici esistenti in quella; né nella siringomielia riséOnlràSi sempt'è simmetr·ia nelle zone colpile. A par te ogni .a ltro fenomeno, i disturbi della sensibilila sono evide ntissimi in questa form a; il trofismo dei tessuti presenta si alteralo, nè sono infrequenti le bolle, le ves cicole, l'ingrossamento delle epifisi ossee, le lesioni articolari e dell'l pelle; fenomeni lutti che mancano nel tip0 Aran- Duchenne, come nel nostro infermo. Qualche volla, in caso di carie delle ultime vertebre cervicali ~i pre~enta una fonna di a lt•ofla muscolare alle mani, che può mentire l'inizio dell'atr ofia muscolar e progressiva, ma in siffatli casi coesistono distur'bi sensitivi e vescico-rettali, oltre la clolorabi lilà considerevole della colonna vertebrsle nei punti colpiti; e la paraplegia e paresi, che sono caratteristiche. Coneludendo adunque, possiamo senza tema di smentita a sserire di tro varci -di fronte ad un caso classico di atrofia muscolare progressiva a lipo Aran-Due.henne, insorto eccezionalmente in modo acolo 1 e conlt·addistinlo da ogni altra forma dai caralleri clinici r ilevati e ùal decorso . C ONSIDERAZIONI DIAGNOSTICHE . -


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVlS'l'A MEDICA G. DAVERSIN. -

Le albuminurie lntermlttelltl. - (Thésd de p .., ris, 1907)-

Si possono dividere le albuminurie intermillenti in <!ue gruppi: le une, albuminurie post-in.fetiìce, scorgonsi dopo la scarlattina, la febbr~ tiroide, la difterite, ecc.; le altte, albuminurie essen~iali non sono consecutive ad a lcuno stato infettivo, bensì, quelli che ne vengono colpiti, posseggono un a bito particolare. Pertan to se studiansi le diverse forme cliniche delle albuminurie iolermittenli, si possono stabilire le seguenti categorie: A lbuminuria ortostatica, nella quale forma morbosa l'orina della notte non contiene mai albumina, mentre a ppena il malato s'alza l'or ina diventa albuminosa, mano mano oumentando il tasso della stessa, fino a r a ggiuugere il maximum due o lre ore dopo la levata, vale a dire verso le 10 od 1t del maltino. Dopo mezzogiorno l'albuminuria diminuisce e scompare talvolta anche completamente alla fine riella giomata. Non trattasi veramente di un ciclo determinato giacclié puossi comandnre a tale albuminuria, facendola nascere a:d ora differen te ritardando l'alzarsi da !elLo, o fal'!a scomparire a volontà co~ far coricai'& l'infermo; tuttavia la sua scomparsa è più lenta della sua appar izione; a tal uopo sono nccessa1·ii tre quarti d'ora di r iposo. Per dimost l·areche lutto dipende dalla posizione verticale e che nulla à da fare la stanchezza muscolare si può rinnovare l'esperienza del Ma1·ie, prendendo un soggetto da letto, fi ssandolo verticalmente in una doccia di Boonet, in modo che questa !<>sostenga senza che l'infermo eserciti sfor·zi di sorta, l'ùlbuminuria appare do!J'v 20 minuti, ciò che dimostra come l'ortostatismo abbia s ul rene un'influenza immediato, poiché esso rappresenta semplicemente il tempo di passa ggio dell'orina dal glomerulo nella vescica od all'esterno. Come controprova, l'scendo si che l'infermo pratichi della ginnastica r imanendo coricalo a letto, non provocherassi mai albuminuria di sor ta. Non danno parimenti alcun risultato l'elellrizzazione dei muscoli e la faradizzazione del!& massa sacro-lombare. Pertanto la fatica muscolare non può esser considerata come s orgente di a.lbuminuria; sembrerebl1e invece che quest~ venga attenuata da un moderatoesercizio. !l vitto non inlluisce per nulla sull'eli minazione dell'albumina, ed anche iil r egime latteo assoluto, come mezzo terapeulico, riesce completamente inefficace. La fJU&ntità d'ol bumina, costituita principalmente dalla serina, varia generalmente da 0,50 centigr·a.mmi ad 1 o 2 grammi. Non determinando sresso alcun disturbo o piuttosto nessun accidente serio, l'albuminuria ortCJstalica rimane spesso latente. Spesso la rivela un'esame del-


., RIVISTA MED I CA

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l'orina praticato in stguito ad un'indisposizione o ad una cefalea. Ordinariamente benigna, la nefrite orto!:!tatica pura può perdere a. poco a poco i suor ()Sratteri e presentarsi anche con la fatica, con gli esercizi, con l'alimentazione e finalmente diventare continua. Una seconda forma dell'albuminuria iutermittente é l'albuminttria ciclù:a, pregottosa. Caratteristica di tal forma sarebbe sopratutto il suo ciclo urologico~ Le urine del malti no non contengono sempre albumina; verso mezzogiorno si produce una scarica di enorme quantità di materie coloranti, d'urobiliua e d'indicano. Poscia su queste malet•ie coloranti compare un disco albuminoso, da prima leggiero, che si accentua progressivamente, per raggiungere il suo maximum verso le tre pomeridiane. Questo è il secondo s tadio, mentre al terzo, una nuvola di urati si forma al di sopra del disco d'albumina. che si assottiglia considerevolmente e scompare verso le quattro o le cinque, mentre gli urati persistono fino a sera e quando essi scompaiono si depone un precipitato di nitrato d'urea . Contempor!lneamente riscontt·aosi disturbi funzionali molto marcati, quali fenomeni nevrastenici, indebolimento progressi vo delle forze, inattitudine al lavoro, tendenza all'ipocondria, dispepsia, dolori alle membra. Tuttavia, potendo il soggiornare a !ello impedit•e l'evoluzione di tal ciclo, verosimilmente quest'albuminuria, per la maggior parte di sus durata, deve esser posta nella categoria delle albuminurie ortostatiche, tanto più che essa generalmente guarisce in capo a qualche anno. Le albuminurie digeslioe formano un'altra categoria d'albuminuria ioLermittente, e sono sopratulto in rappot•lo con l'ipercloridria e la dilatazione sempl ice dello stomaco. Anche in esse le eredità renate, gottosa, artritica, biliare hanno una grandissima importanza eziologica. Le orine sono pallide. A digiuno, l'albumina non esiste punto, e non appare che nel momento dei periodi digestivi e la ma:>sima d iminuzione corrisponde al punto culminante dell'allo digerente, in modo che sembra l'albuminuria esser costituita dal passaggio nell'orina delle albumine della digestione che hanno subita una trasformazione imperfella. Le albuminurie digestive subiscono delle varianti anatogl1e a quelle dei disturbi digest ivi. Dut·ano un tempo indeterminato e g uariscono nel maggior numero dei eMi, ma talvolta possono evolvere verso la tubercolosi, verso il diabete e sovratutto verso il morbo di Bri ght. · Da ultimo la lune albuminurie inlermittenli entrano nella categoria delle albuminur·ie pretubercolari. Trattasi Ol'clinariamenle di g iovani che sopratulto si lamentano di stanchezza generale, giovani dai 13 ai 17 anni, la di cui albuminuria si riproduce intermiltentemente nell'orina del mattino, e senza ciclo r egolare, procede a periodi di più giorni di seguito. La quantità d'albumina variA da 0,20 a 0,80. A tali sintomi si aggiunge una generale stanchezza, un -certo grado di torpore inte llettuale, tendenza aliA cefalea, ·sensibilità al freddo. Aggiungasi che l'albuminuria alternas i con periodi di bronchite e con fenomeni digestivi di varia natura. La scomparsa dell'albuminuria senza miglioramento dello s tato generale, in tali casi, é spesso il s egno precursore di manifestazioni bacillari del polmone. Come progrìostico, generalmente quello dell'albuminuria orioslatica pura è benigno. La guarigione é la regola, ma talvolta può terminare con una nefrite. conclamata ed eccezion&lmenle con un'uremia mortale.


5S.S

HIVISTA MJ:: Dl CA

Il pro gnostico dell'albuminu r ia ciclica non è più grave di quello d ell'albuJninuria Ol'loslalica, con la quale venne spesso confusa; in circa il 78 p. 100 dei casi olliensi una perfel!a guat•igione, mentre negli altri se oe ha una relativa. Mol to più diiTicil~ é l'emettere un prognostico benigno circa le albuminurie digestice, specialmenl~:: perché delle nef1·iti ù'ant1ca data rivestono questo tipo. I n tali casi ~olln nto l'esame com pleto del malato permette di pro nunciarsi. Le albuminurie residuali, vale a dire consecutive ad uoo nefrile inf~Uiva g uarita in apparenza, talvolta persistono indefì nitivamente con un las~o costante e senza alcun ultro si ntomo, tal"altra dopo truallr o o cinque anni di durala, finiscono per guarire. j~ da temersi revoluz.ione bJ•ighlica ~reci almente nelle fOt·me iutermillenti irregolat•i e sopratullo nelle pei'IUanenti, se durano da lungo tempo. La cura deve in tali casi es~et· !;0pt·atullo rivolta allo s tato generale, poiché i medicamenti, in .sim ili co uLin. genz~, hanno un'azione ben limitata . Sopralullo 11 011 bisogoa insister troppo su l r egime latteo , specialmente nelle albuminurie ortostatichE', né sul ri poso a !e llo, poichè molti s'avvantaggiano con un mode· rato esercizio che non ~ iu nga fino Alla fati ca. G. BER NUCCJ. F. FnANCIIINI , A. CootVILLA.- Sopn. un fenomeno recentemente de•orttto DtUft .olatioa - (R enllicu nti di'Ila Società m edir;o- chirur(JtCa di B ologna,

febbi'aio 1 90~) .

Il Ft·auch ini in tre malati dJi sciatica ed in una malata di meoingile spinale e lle presentava lun go uno degli arli infet·iot•i un dolore per sede e per carattere identico a quello di un' ischialgia, ollre al fenom eno di L aségue del lato malato, osser,·t'l che, sollevando dal letto l'arto inferiore sano, si provoca va dolor e lungo il decorso dello scia tico malato. L'altezza a cui b isognava alzare l'arto inferiot·e sano pet• produrre il dolore conlrolalerala era di solito supm·iore a lluella necessaria pet· provocare il fenomeno di Laségue dal Jato malato. Il dolore conlrolatera le scompar.iva com· pletamente ed immediatamente se, dopo sollevato l'arto lo si fletteva nel ginocch io . Il fenom eno ricet·cato in una quindicina di casi fu trovato cinque volle. In via d'ipotesi spiega tale fcl)]omeno ammettendo c he la stimolazione pr odotta dallo stirameoto dello sciatico sano t•is vegli dolore nel nucleo sensilivo spinale di quello malato. Questo nucleo, morbosame11te esaltalo nella s ua funzion e, per il continuo a1·rivarvi di stimolazioni dal n~rvo corrispondente, riferir~bbe come s e nsazione dolorosa uno stimolo che in condizioni normali non avrebbe prodotto Rlcuna scnsar.ione cosciente. Il Codi villa, rilevata l'importanza di tal s intomo in casi di simulazione di ischialg ia, ricorda d'aver egli pure osservato qualche cosa di simile. Egli notò come provocando il segno di Lasègue e ft~llendo la gamba fino alla scomparsa del dolore, ques to si manifesta di nuovo se si pone con forza il piede io fl essione dorsale. Riguardo alla genesi del fenomen o riscontrato dal Franchini si potrebbe forse anche pensare che la iiessione dell'arto sano in corrispondenza dell'anca induca qualche movimento nel canale rachideo da stimolare i tronchi nervosi -della parte malata. Prove sul cada vere potrebbero dimostrare la possibilità o .meno di una tale supposizione. G. B ~RNUCCJ.


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENE RA LE Sul trattamento delle fratture ln. vicinanza dt artloolazlonl. - (The Laneet, maggio ·1907).

W. ARI3UTHNOT LANE. -

Decidere se u11a f•·atlura de i capi articolari debba es~erH curata coi mezzi comuni manuali, ovvero con l'intervento operalivo, é cosa della più alta importanza pratica; e la diagnosi esalta della modalità della fr·attura oggi dovrebbe farsi sen)pre colla radioscopia, folog•·afando la frattura in diversi piani. Ecco alcuni esempi di ft•atture operate con varii mezzi di fissazione dei frammenti: Un uomo, correndo pet·icolo di rimanere schiacciato, salta giù nella stiva di un bas timento: riporta frattur·a del capo inferiore della tibia, che é tosto lòtografala dall'avanti all'indiell·o. Il malleolo inle r·no con porzione della tibia era spostato in allo, con estesa frattura comminuti va della fibula. Quindi frattura, per il meccanismo, in posizione di cons iderevole adduzione e in stato di funzione. Scope!'to l'osso, il f••ammenlo della libia fu r imesso a posto, e fissato a mezz<> di una lemina long itudinale di acciai<", avvitata con due viti: una lunga che attraversav~:~ lo spesso•·e del capo articolare della libia, e l'altra piccola nel mallP.olo. La frattura del perone, fu abbandonata a sé stessa. Il fotogramma preso ari esito di cura dimostr·a la perfetta guarig ione della fr attura in giusta posizione dei frammenti. Senza escludet·e del tutto il tt·attamento ordinari,; colle s tecche, quando si pu6 ottenere una perfdta riduzione e contenzione dei frammenti, o quando la struttura dell'osso, o per degenerazione, o per altro. non offre sufficiente presa alle viti, ai fìli e agli altri mezzi di lìssazione diretta. nei casi ordinari, se non i'! soddisfatto della riduzione e giustapposizione dei frammenti, l'A. ricorre alla cura ope•·ativa, prendendo consiglio dallo stato del la les ione. Così a seconda del caso adopera le viti, tu l volta una sola grossa, altre volte più d'una, e ·rioforzandone l'azione con l'applicazione cti lamine metalliche; altre volte adopera la sutura metallica, il laccio tli filo 0 anche più di f'{Uesti mezzi combinati assieme. Gli stessi mezzi egli aJopera nelle rat'e frallure dei copi ~rticolari della tibia e del femore, quando i framm enti hanno tendenza alla s composizione. Delle fratture dell'anca ripo1' la un caso di frattura trasversale a livello del piccolo tt·ocantere, con s postamento an golare dei frammenti, di cui il superiore · rimaneva incuneato, colla porzione fratturata del piccolo Lrocaotere proprio nel mezzo della sezione di frattura del moncone inferiore, c con les ione dei tessuti molli. Ridotta con difficoltà la frattura, i frammenti furono assicurati con · rlue lamine metalliche, fissale con due lunghe viti oguuna. I frammenti resistettero al malgove•·no dfllrarlo, poiché il malato, un alcoolisln, scese dal letto, ·


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RIVISTA DI CRlRURGIA GENERALE

poco dopo l'operazione, in un momento di mancata sorveglianza. C0n tutto ci() la guarigione fu regolare, e l'osso, fotografato a cura finita, era rimasto in normale posizione anatomica. . Le fratture !n abduzione ed estensione delle vicinanze del polso, una volla ridotte, non hanno per lo più bisogno di suture, perché i frammenti non len<lono più a scomporsi; ma la riduzione è diffidle, e per ottenerla l'A. interviene incidendo i tessuti molli verticalmente, della parte posteriore, sul sito fratturalo, e aiutandosi nella riduzione dei frammenti con una leva metallica. Le fratture delrolecrano le tralla colla fissazione del frammento staccato mercè una lunga vite, la quale, tendendo col tempo a rimanere scoperta dalla testa, può richiedere di esse1·e estratta. L'A. ne riti•·ò una dopo 11 anni dalla operazione. Quelle della apofisi coronoide sono più diflkili a trattare; e il miglior partito è fo••se quello di asportare il frammento di osso staccatosi. Del resto bisogna regolarsi a seconda del caso. La piccolezza del corpo del radio ne r ende difficile il trallamenlo delle fratture della testa. Qualche volta si sono potuti legare i frammenti, tal allra si -è asportato il frammento o anche il moncone iotiero della testa, sempre cont buoni risultati, senza inceppo dei movimenti di rotazione dell'avambraccio. Nel distacco detla diatìsi dell'omero, come nelle fratture dell'avambraccio .al polso, l'A. interviene con una incisione poste1•iore, e coll'aiuto di leve metalliche, solo per 11:1 buona riduzione dei frammenti. Il consolidamento della f •attura avviene senza bisogno di fissazioni metalliche, tenendo l'avambraccio in completa flessione, poiché i fr·ammen ti stanno contenuti spontaneamente. l nvece nelle fratture dell'estremità superiore dell'omero, che sono sempre difficili a ridurre esattumenlt>, e a ten ere in giu:sla posizione, un mezzo di fis-sazione meccanico è necessario; sia J'allaccialur.a metallica o la fissazione con viti, a secontia della resistenza del tessuto su cui si deve lavorare. L'armamentario per l'applicazione delle viti è semplicissimo, consistendo nelle vili (numer i 5 e 7- misura inglese), e in succhielli di corrispondente -calibro. DeLoGu. H

P•eudo&nemle.- ( Ueber Pseltdoanamien, B erliner klin.iscnr; Woehen.schri(t, n. 19 maggio 1907). STRAUSS. -

~ Per pseudoanemia intende l'A. uno stato morboso, in

cui l'ispezione esterna -del paziente indica la presenza di un'~:~nemia, mentre l'esame ematologico dimostra una norma~e composizione del sangue sia riguardo alle sostanze coioranti, che agli elementi morfolog ici. La diagnosi perciò d'una pseudoanemia non può esser·e fatta che colla determinazione quautitativu dell'emoglobiOta. Il pallore della pellt>, facendo astrazione da condizioni patologiche del sanguf', può -dipendere da varie cause: da variazioni della trasparenza della pelle, che non lascia traspari re il colore del sangue nella sua normale intensità o da una diminuila irrigazione della pelle, che chiamiamo ischemia. Questa può essere prodaLLa da un richiamo del sangue in altre regioni, ischemia passiva, o da una costrizione dei vasi della pelle, che impedisce l'arrivo ad essa del la normale quantità di sangue (ische mia alli va). Non é piccolo il numer·o dei casi dipendAnti -da dimioui.ione di trasparenza della cute, quello e però mag~ore è quella deliBI pseudoanemia , dipendente da ischemia della cuL&, la cui patogenesi è dovuta a <Un cronico angiospasmo dei vasi cutanei. Del g ru ppo di questi ultimi casi sono-


RIVISTA D I CHIRURG IA GENERALE

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earatleristiche le forme saturnine e nefrogene. Il concetto di pseudoanemia come e ffetto di un angiospasmo è ammissibile. perché nei cronici avvelenamenti -da piombo, come nelle nefr iti inlerstiziali, evvi una tendenza alla costr izione dei cnpillari. Più frequente di queste due foeme è quella detta neurogena. Sì tra~ta per lo più di g iovani gracili, con muscoli poco sviluppati, piu spesso -donne che uomini, che nello stesso tem po presentano vari disturbi nervosi,

facile stanchezza, grande eccitabilità, sonno inquieto; emicrania, artralgie, e che :Spesso si dolgono di distur bi nella digestione e nelle funzioni cardiache. Sonvi indi\'idui che oltre agli altri segni di eretismo net·voso presentano . 1.1na tendenza alla s titichezza spastica: condizioni morbose che spe sso si osservano negli individui affetti da enteroptosi. Che la facile irritabi1ita del si -stema nervoso negli individui affetti da enteroptosi sia collegata con processi -di auto-intossicazione l'A. non ammette in base a sue eHperienze, che riferisce, Ch~ questa pseudoanemie negli individui affetti da ente roptosi s iano di origine a ngiomu rolica s i può anche dedurre dal fatto che questi individui soffrono spesso di disturbi intestinali, e ben si sa quanto facilmente il pallore della pelle a ccompagni l'irritazione del peritoneo. Alle forme croniche di ischemia angiospastica nei oefritici e negli avvelet~ati da piombo si può aggiunger e una forma preltamente nervosa, cioè la ma· lattia del Raynaud, che ben può essere lo ro paragonata, malgrado il suo car attere locale. • I disturbi del cuore eh accompagnano le pseudoanemie s i spiegano pure coll'angiospasmo e col consecutivo aumento di r esistenza nella circolazione per iferica. . L'A. trovò ancora frequente la pseudoanemia nell'albuminuria ortoslatica, roella tubercolosi incipiente (pseudoclorosi tubercolare) e negli arter iosclerotici. Circa la terapia é importante fare questa distinzione, perché una cura fer.,-uginosa dA poco vantaggio nelle pseudoanernie e può &!?gravar e disturbi intes~ioali che spesso in esse s i r iscontrano. Piu vantaggios i ha trovato l'A. i ,preparati a r senicali. Che questo angiospa smo a lungo andare non ab bia a produrre variazioni n ella crasi del sangue non mi par•e probabile, perché la minore irriga zione dei t~ssuti deve pur portare un rallentamento nei processi biochimici:, la pseudoa.oemia potrà Cl()Si essere un primo passo verso l'anemia vera. A . VIALE.

J. LJNN T HOMAS. -

lerle 4t goszl uportatl ntto l 'aneat..l a oooalnloa. (The Lancet, aprile 190i).

Indagini pr aticate dall'A. in unione al dott. W. Williams, mandando una -circolare ai medici del Regno Uni to, hanno confermato il concetto del fattore ~tnico nella etiologia del gozzo, iQ modo che anche in I nghilterra tale affezione tro va decis i confini in determinate r egioni ; e nei distretti che ne furono o ne sono affetti, sono stati segnati come agenti nelle vicende della maggiore o minore diffusione del gozzo, le variazioni della popolazione e la qualità delle acqua. Cosi in qualche posto il gozzo é quasi sparito colla cos tr·uzione -di nuovi acquedotti: ed e sistono casi di famiglie, originarie da distretti immuni, le quali sono state quasi iutera mente colpite dal gozzo, trasfere ndosi nelle r egioni dove la malattia è frequente. In ques ti la causa piu attendibile .è quella delle acque loca li , poichè la affezione colpisce persone che vivono in ,svariatissime condizioni di abitudini e di abitazioni.


BIVIS'fd. DI CHIHURGlA GE:-IERALE

Nella diag nosi del gozzo oggi è interessante pralicarne la r adioscopia, giusta il consig lio d~l pror. Kocher, per accertarne .Ja mobilità, del bordo inferiore i n fossato nella cavità loraciea. L' A . ha operato con es ito di guarigione 55 gozzi solto l'anestesia cocainica, compres i 5 casi di malaLtia di Gt•aves, l senza anestesia affatto, e t7 cas i solto l'anestesia generale, compresi 5 casi di malattia di Graves : tr e casi operò con esito di morte , 1 morto per complicanze respiratorie, 1 per ipertir oidis m o (entt·s mbi m or bi di Graves), eò 1 per se psi. Adopet•a l'in ci1;i on i~ a col lare del Kocher sempre che può, perché ot•octtra un ca mpo pi it largo, presenta i vas i ad angolo re tto, e lascia una cicatr ice poco vis ibil E'. Conviene opet·are ponendo l'individuo col dorso r·ialzalo, e le s palle sollevate, pel' diminuire il gemizio di san gue e l'in gor·go delle vene, e rende re la o perazione più spedita. La lesta del mt~lalo c sorretta da un appog-gio, le mani pr oLelle e legale ùielt·o il dorso; i ginocc hi fi s sali al tavolo ; al collo applica il protettore di Kocher ; lutle mis m·e per e vitare la inquinalut'll dE'l campo operatorio. Comincia l'operazione segnando col fìlo dello scalpello la linea circolare del laglio, a ppena qua nto bas ta a far gemere pocba gocce di sangue contornando la linea cu lminante del gozzo . In ques ta line a s i pra ticano da un estremo a ll'altro le iniezioni di cocaina.! p. LOO nella mis ut·a di 1 o 2 dracme, e do po si incidono gli strati superficialt fino a lutla la apone vr·os i superficiale e si scolhwo i due margini sopra e sotto. Ad angolo retto a q uesta incisione si fann o altri piccoli seg ni trasvet·sali, utilissimi per il t•iscontr·o, e per fa re le suture esatte a operazione finila . l vasi venosi sono, come nei metodi comuni, affer rati e tagliati fra dut~ lep-alure. Dovendo La!lliare lo s ternoiodeo e lo sterno lit·oideo per libe1·are il tumort• bisogna rispellarne i ventri, per non ledel'lle la ris pettiva innt:~t•vazione. Tanto questi muscoli, come gli s trati. devono e ssere esattamente r imes si, eri· cuciti, servendosi di al!hi molto fini ; e non va t1·ascurata l'apertura lasciata dal drenag-gio, che s i to~lre dopo 18 o ~4 ore. Dovendo praticar e m olle l e~ature 1·ende un buon servizio un ele~a nte appa•·ecchio divisato dell'A., e che s os tituisce mollo b ~ne gli aghi a filo per petuo. Esso cons is te rn un piccolo rocchetto con seta 00 g ire"ole entro un cerchio, che l'opera tore tiene nella m ano s iui;.;tra, fi s sandolo al mi g nolo, mercé un anello sal· rlato al cerch io, apparecchio di sem plicissima cos truzion~> , e che puo da re utilisDELoGu. sime a gevolazioni Anche in altre operazioni.

Bolla go&rlbllttà 4el cancro gaatrioo per mezso (Corre:>ponden.z Blatt f iL ,. Schweiqer Aer•.ote, n. 9, t!)Oi).

Pr·0r. Kocm:R di Berna . -

4ell'operazlone. -

L'autor e, premesso r.he il lkoqu el nello spazio di 17 anni (1881-1 898) ha e:::eg uito 52 ga slreclomie per cancro dello stomaco e che il suo primo assi;:;tente, Ma lti, in 6 anni (1 89R-190 }) ne ha es eg uili 45, dice che egli dal 100-l fino a tu tlo il 100G ne ha praticate 25: tira quin di la conclus ione che egli ha este~ o no te volmente le indicazioni per la cura radicale, mentre ha limij.ato le operazion i pallialive, poiché que!" le, a nche nei ca!';i non avanzali, dnnno ris ultati poro ~0. Id i ,.racen ti.


RIVISTA DI OHIRURGIA GJ,;NERALE

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Queste indicazioni più estese mostrano, soggiunge l'autore, che la mortalità immediata é diminuita. Mentre il Broquel su 52 casi calcolò una mortalità del 35 p. 100. la medesima nella. casistica del Matti é discesa alla metà e negli ultimi 25 casi operati da Kocher, egli ha avuto a deplorare soltanto 4 morti. Perdò la mort.alità sarebbe ridotte al H:i p. 100. Però il significato di questa : statistica di Koch'er dev'esser messo in giusta luce, giudicando secondo le loro qualità i singoli casi di morte. Dei quattro casi mortali in uno trattavasi di un individuo, che da un chi-

rurgo di Zurigo era stato sottoposto alia gàstro·enterostomia conseguendonemiglioramento transitorio. Ed in quel temp<.>, a giudizio di Kocher, il paziente· avrebbe anche Mppor tato un'operazione più radicale, ma, al momento della seconda operezione, il cancro erll !talmente progt•edito da invadere, oltreché una parte dello stomaco, anche il colon-Lrasver sv. Per questa complicazione il malate mo ri. In altro caso traltavasi di un ·intJividuo già operato incompletsmente per cancro dello stomaco, che presento ben presto una recidiva locale. Kocher resecò la parte colpit.a dello stomaco insieme ad una gl'ande parte del colontrasverso, ma il paziente mori dopo qualche giorno per polmonite. Nel 3o caso esistevano eguali complicazioni. Anche qui si dovette resec~u·e il colon a causa di estese aderP.nzP- .fra quest'organo e lo stomaco, ma la necrosi di un piccolo segmento della parete intestinale condusse alla peritonite ed alla morte. Molto più complicato fu il 4• ca so, in cui si manifestò un a!-lcesso pancreatico originatosi d.all'ulcera carcinomatosa ~astrica, dal quale ascesso derivi> un'in· fezione generale, che dopo qualche gioruo produsse la morte. Risulta pertanto che i quattro casi mortali rappresentano, nella s tatistica di Kocher, casi di malattia carcinomatosa troppo progredita, in cui l'oper azion fu intrapresa solo per mitigare i forli dolori. È poi molto importante il Hegnalare che dei 2l individui, affetti da cancro puramente gastrico e sottoposti sollecitamente a resezione, nessuno è venuto a morte. · Per formulare la diagnosi precoce del cancro dello stomaco, necessal'ia per la buona r iuscita dell'operazione, il Kocher segnalo la necessita di una buona palpazione sotto cloroformizzazione e l'importanza della determinazione del contenuto gastt·i~o, avendo riguardo più specialmente delle cosidelte emorragie acculle. Già nel 190'1 il Boss volse l'attenzione sul significato di queste emorragie, rilevando ch'e , mentre le emorragie da semplice ulcera ga strica scompaiono in pochi giorni col J'iposo a letto e colla dieta lattea; quelle generate da l cancro non cessano mai GOmplelamente anche in condizioni di riposo. In 124 casi di carcinoma gastrico, Kocher vide ·J07 volte positivo il r·eperto sanguigno nel contenuto dello stomaco o nelle feci. Kocher conclude che oggidì il chirurgo, pr evia una precocissima diagnosi . può fare a fidanza sulla tecnica pr ogredita della resezione gastrica nei casi di tumore maligno dello s tomaco in modo da rid•m·e quasi a nuila la mortalili• operativa. FuN"toLr.

38 - Giornale mtdic•J.


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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA < '

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S. HA.YNes. -Ferite d'arma 4& tuooo del midollo •plu.te. med. jou r nal, settembre 190!:>).

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Oggidi la mortalità di tali ferite, pur rimanendo elevata, grazie al metodo antisettico, s'é alquanto ridotta. Dinanzi a lesioni parziali del midollo tutti intervengono, mentre la maggior parte dei chirurghi proclama l'astensione quando trattisi di ferita sezionante il midollo, condannando l'infermo a trasci nare per qualche mese una penosa esistenza, susseguita indubbiament~ da morte. L'autore ritiene che tutti quelli che sopravvivono allo schoc iniziale debbono essere operati. Sonvi molteplici indicazioni di laminectomia sulle quali tutti son d'accordo; come nell'estrarre i proiettili, toglier le scheggie, i pezzi di vestito, i coaguli, arrestare le emorl'agie, permettere l'evacuazione dell'ddema traumatico, fare scomparire la compressione e l'i.ofezione-, combattere una paralisi; invece non tutti son d'accordo nel consigliare la sutura di una midolla sezionata. L'autore ritiene che tale tenltitivo debbasi praticare su grandissima scala anche non ottenendo che una parziale scompar sa.della parwisi e r idonando soltanto un ce1·to g rado di controllo degli sfinteri dell'infermo. Occor·rera sempre un lungo periodo di rieducazione e ~pesso una malattia intercorrente potrà occasionare la morte di malati cosi pòco r esistenti, ma gli esiti fortunati bastano per' giustificare l'intervento, e la sutura della midolla è anatomicamente possibile anche quando havvi perdita di sostanza per lunghezze da 15 a 20 millimetri. Secondo esperienze in pr oposito praticate sul cadavere é possibile una buona coatta.zione dei monconi midollari con una perdita di sostanza di 18 millimetri nella regione dorsale e di 12 nella cervicale, purché testa e tronco vengono posti in estensione completa. Il miglior modo d'applicazione di tali suture consiste nel passare una Slltura antero-posteriore attr·averso il centro del midollo, e due trasver·sal i, l'una presso la superficie ventrale, l'altra presso la dorsale. La sut:.~ra attraverso la pia madre non tiene affatto se c0n la stessa non si prende della sostanza nervo:Sa. Avvicinati i moncou1 è nota la riunione degli stessi e la rigenerazione delle fibre nervose. Occorre naturalmente mollo tempo per ristabilire la continuita delle fibre e spesso gli ammalati muoiono prima, ma l'autopsia mostra sempre un processo rigeneratore che sarebbe stato completo se ne avesse avuto il tempo. Bisogna dunque operare sempre eJ il piu presto possibile; dopo l'operazione gli infermi saranno tenuti immobili in estensione complela per la du· rata di tre s ettimane; munendoli di adatto apparecchio gessalo, poscia si inizierà la loro educazione. Bisogna continuare la cura finch é l'infermo poll·à bastare a se stesso.

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BI\'lSTA DI CHIRURGI A DI Gl'ERBA

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L'aut.ore riferisce fra gli altri un'osservazione sua per sonale d'un ragaz7.o -eui un proiettile, dopo attraver·sato il fegato ed un disco interverlebrale, aveva -sezional.a a metA la midolla spinale. Guarì dopo due interventi chirurgici con sutur'8. dei monconi residuandogli un incedere da atassico attenualo in seguito G. B eRNIJCCI. notevolmente dall'educazione. 1(). HtLoBBRAN O. -Ferite d'arma da tuooo del toraoe e teulone delle pa-

reti addominali. - (Thora:r:schusse und Batwhdeckenspannung, Berliner .klinische Wochenschrijt, n. '1 8, maggio 1907).

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La tensione unilaterale delle pareti a ddominali ha una grande importanza sia ~er· la diagnosi che per la cura delle contusioni a ddominali. Se ques~o sintomo 'llon costituisce, in modo assoluto, l'indicazione per la laparotomia, ha certamente grandissimo valore. Se iu seguito ad una ferita delle pareti e dei vi-sceri addominali si sviluppa una peritonile circoscr·ilta, l'irritazione del peritoneo, che l'accompagna, determina una contrazione dei muscoli sovrastanti . ·sonvi però casi in cui si ha una mauifesta contrazione, una specia le tensione -della parete addominale, senza che vi s ia la minima lesione d~ll'addome . L'A. ha visto più volte im;orgere una marcata tensione delle pareti addo'fllinali, quand'a!lche l'ulteriore osservazione clinica o la laparotomia stessa -~bbia escluso la partecipazione dell'addome. Eg li ricorda quaLh·o casi di ferite -toraciche, osservate in flue~ti ultimi anni, io cui era evidente il sintomo addo.minale, mentre d'altra parte non si trovava alcuna ti·accia di lesione . addominale . In tre la ferita del torace era penetrata in cavilà , nel quarto non altra· -ver·sava completamente la parete toracica. Io tre casi osservò una marcata -tensioM a ddominale, nel quarto solo dolore circoscritto dell'addome. In ferile -da punta del t.orace l'A. non osservò questo sintomo addominale. Come si spiega <1uesla tensione, questo dolore circoscritto delle pareti addominali 1 La spiega-z:one è facile: nelle ferite d'arma da fuoco del torace sono lese in vario modo ·fe par·eti toraciche; or11 uno Rguardo alla distribuzione su esse dei rami nervosi basta a far comprendere la ragione di questo s intomo addominale. I mu-scoli dell'addome sono inner vati dai nervi inlercostali. La parte più alta del .gran r etto addominale riceve i suoi rami nervosi dalle-estremilA anteriori del .5° 6• 20 nervi intercoslali, la par te soLtoslante è inner vala dai 5 nervi interco·stali inferiori l muscoli g rande oblirtuo, piccolo obliquo e trasverso sono inner·vati pure dai cinque inlercostali inferiori. l muscoli dell'addome sono. cosi innervati dalla metà inferiore ùei net•vi inter· -eostali. Questi nel loro decorso non seguono come i superior i il bordo delle cartilagini costali, ma arrivati al punto d'unione della parte cartilaginea coll'ossea -~onlinuano la direzione di questa e incrociano così la cartilagine costale pet· -distr ibuirsi all'addome. Da ciò appare che sulle pareti toraciche possono av-venire ferite di nervi intercust.ali le cui ramificazioni si estendono alle pare ti ..addominali . Si può perciò ritenere che nelle ferite d'arma da fuoco, che interes!:ano la parte posteriore e laterale del torace, facilmente si manifesta una tensione delle ·'Pareti addominali, senza che l'addome sin meooma menle leso. Così la tensione ·-delle pareti addominali non basta per farci ammetter e una lesione dell'addome -e l'indicazione della laparotomia: soltanto il vagiLare tutti i sintomi morbosi ,può d&rci un'esatta diagnosi. A. ViALE.


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Prof. G. GRADENIGO. - Ba 1Ul aaovo m.etoclo Mmplloe 41 acaaetria ooJ.la. voce. -(Giornale della R. Accademia di medicina di Torino, marzo-aptile· 1907).

Il prof. G. G1·adenigo faceva oggelto di una comunicazione alla R. Accademia· di medicina di Torino, un metodo semplice di acumetria colla voce, che giova· t~r conoscere ai nostri lettori per l'importanza sua nella nostra pratica medicolegale. L'illustre professore di oto-rino-laringologia alla R. Univecsità di Torino,. dopo ave t• falLo notare i vantaggi e gl'inconvenienti dell'impiego della voce pe1· la misura dell'udito, descrive il metodo da lui raccomandato e che qui quasi· integralmente riportiamo. A.d eliminare per quanto è possibile le cause d'et·rore d'ordiue intellettuale, l'A.. ha scelto i vocaboli chll designano i primi dieci numeri semplici, meno il 5 ed il 7, uggg iun~endo la parola jfne. Questi vocaboli, familiari a lutti, contengono i principali fonèmi della voc~ eccello il fonèma Jin, che invece corrisponde ad uno dei numeri della lingua tedesca, il fi'Ln /' e che clinicameute ha un valore acumetrico speciale. Pe r com· pleta re la llerie dei fonemi importanti l'A ha aggiunto ai nunteri la par ola fineSi ripetono, dapprima, da vicino i vocaboli sui quali cade l'esame del sog~ getto, in modo da assicurarsi che questi li intenda ben~; allora l'esaminando non avrà aJ inrlovinare s ingoli vocaboli scelti arbitrariamen te dall'esamina tor e. ma dovrà sollanto Jitlerenziare l'uno dall'altro i pochi vocaboli che già conosce. Cosi r est.ano in gran parte eliminate le cause di variazione di cara Ll~;re intellettaale. Si può usare, a :;econda del gra·Jo d'udito dell'esaminando, sia la voce Hfona con aria di riserva (le parole afone si pronunciano coll'aria che residua dopo compiuta un'aspi razione calma), s ia la voce afona di media intensirà, la.. quale di solito ;:i pt·esta meglio, rr uando si tratti ùi esaminare ammalati di orecchi. L'A . ha fatto esaminare successivamente lo s tesso orecchio collo &lesso· metodo e nelle stesse condizioni di atpbiente da dJtl'el·enli osset·vatori, pe1· mettere in luce il c0e!Iiciente individuale di err ore dovuto all'esaminatore. Com'e1·a pr evedibile, si ebbero differenze ne i risultati non· solo a seconda dell'intensita della voce afona adop<.~rata da ciasc un osservatore, ma altresl a seconda della maggiore o minore nettezza di pro nunzia, della provenienza dell'esaminatore ·'all'una o dall'altra regione d'Italia, ecc. Ad es. la purola tre è percepita a di,:;tanza magg iore, quando l'esaminatore fa vibrare bene la erre; egualmente la parola sei1 per il sibilare più o meno accentuato della esse. In gener e. però~ nota l'A., queste var·iazioni non sono tali da modificare sensibilmente il risul · IAlo clell'e:>ame. In condizioni normali i vocaboli con fonèrni di bassa tonalità e di debole in t 3nsità, c )me uno, due, sono pe1·cepiLi a distanza ruinore che i vocaboli con· fo nèmi di tonalità media, come quattro, tre, e mollo minore che i vocaboli con.. fom~ mi acuti, .fìlle, sei. Un analogo comportamento si ila anche nelle affezioni


RIVISTA DI TERAPEUTWA

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~all'apparecchio di trasmissione dei suoni -

orecchio es terno e orecchio medio - ; -solo che il difetto per i fonèmi bassi è in tal caso ancora più marcato c he iu <londizioni nor mali. Non è raro il caso che tutti i vocaboli della scala coi nu· ·meri sieno percepiti alla distanza di 5 m. e piu, ment1·e il vocabolo uno è per· ·cepito alla distanza di •t~ a t m. Nelle malatti~ del labirinto è l'audizione per i toni acuti che appare particolarmente deficiente, per es., per il sei; può dars i il caso che non solo questo vocabolo abbia perduta la superiorità nella distanza ebe lo distin~uP-va dai vocaboli con fonè mi bassi, ma sia a vvertito ad una di· stanza molto minore dei fonèmi bass i s tessi. l r isultati de ll'esame colla scala ololipica, ora descritta, hanno dunque, con· ·elude l'A., mollo valore anche per la diagnosi di sede, per stabilil·e la distri·buzione dei difetti uditivi nella scala tonale, e completano le indicazioni forniteci dall'esame qualitativo coi diapason; in casi di medicina lagale, o di medicina milita re, possono ser vire di criterio assai utile per s tabilire una simulazione o -una frode. Il Gradenigo raccomanda questa sua scala ototipica coi numer i, pet·cbè in ·confronto di allre scale olotipiche proposte, ha il vantaggio ùi esset·e più semplice, di non t\SSere punto arbitraria e, qualité particolttrmeote importante, di -eliminare in grandissjma parte le cause <l'drr0rd d'ordine intellettuale. P. IMBRIA CO .

Kembrana oongenlta della faringe nasale. - (Archioio italiano cl'otologia,vol. X.Vlll, fase. il, 190i).

.A. BALLA , te nente medico . -

Soldato del distretto di Treviso. Pr esenta all'esame rinoscopico posteriore il seguente quadro: l'intera volta del fa ringe é sottesa, come un segmento di sfer·a da un piano passante per la sua corda, da un velo apparentemen te mem· brenoso, nella sua parLe mediana all'incirca or izzontale, che s i congiunge al· l'indietro all' unione della parete poster·iore colla superiore, all'innanzi al mat·· gine superior e delle coane e che ai lati s'inserisce tutt'attorno alla s uperficie posteriore dei cercini degli o1·ifizi tubarii. Tale membra na lungo il rafe mediano è solcata da una stretta fessura sagittale, ed ai lati ha due a ltri oriflzi ovalari .a stampo. Diminuzione della facoltà uditiva dai due lati. L'A. a mmette l'origine congenita di detta membrana in base ai dali ft>rniti -dall'embriologia. OsTINO.

RIVISTA DI fTERAPEU'riCA -G. l>ALIMIER. - Bodl d'àzione del oloroformto aut reni. - (Journal de Medeeine, a prile 190i).

Se osser vasi l'azione della narcosi cloroformica nei soggetti i di cui reni sono -in apparenza sani, scorgesi come nel tredici pe r cento la narcosi sia seguita da .albuminuria, il maggior numero di volte leggera e passeggera, variando la sua -durata da uno fino a sei giorni. Ma l'mteressamento renale può talvolta esser


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.RIVISTA DI 'Jl'ERAPEUTIOA

più pronunciato e manifestar~i con modificazioni del chimismo orinario, con l& com parsa di cilindri ialini e granulosi, di emazie, di cellule epiteliali del rene ;. esso può esser talvolta tanto grave da determinare perfino l'esplosione di accidenti mtJrtali. Nei soggetti i di cui reni sono di ~ià alterati, ad esempio nei nefrilici, la. cloroformizzazione aumenta la quantità dell'albumina, ed io numerosi casi l'ammalalo soccombe all'uremia, con o senza anuria. A spiegat·e tal fatto vennero emes se tre teorie: la sanguigna che fa intervenire, senza provarla, l'alterazione della crasi sanguigna; la nervosa che vuoi spiegare l'albuminuria con l'azione del cloroformio sul sistema nervoso, ma che non spiega i disordini anatomo-patolog ici delle lesioni epiteliali dei luboli con-torti, né i segni clinici che provano l'es istenza di una vera nefrile cloroformica : infi ne la teoria tossica, alla quale pflrtecipa l'autore, che ammette agire il cloroformio o in natura o mediante prodotti di dissociazione sull'epitelio renale,.. come a g iscono il fosforo e la canlarid!e. Ritiene che le lesioni renali antecedenti creino un loeus m inoris resistentiae costituendo una s pecie di ric hiamo per l'azione tossica del cloroformio. Se in. taluni sog getti in apparenza perfettamente s ani avvertonsi delle complicanz~ ::;ostoperatorie, mentre altri in identicbe condizioni r estano perfettamente inden ni, ciò devesi a predisposizione, a difetLo di resistenza alle tos smfezioni, io una parola a debolezza renale. Il cloroformio a g irebbe s u Lali reni anormalmen te vulnerabili , come agirebbe l:'U di essi qualsia!:!i infezione, anc lte la piti. benig na. Ta le debolezza ranale, facile a rivelarsi con l'ingestione di bianchi d 'uovo~ con l'iniezione sottoculanea di ovo-alb-umina o con la prova della cloruria ali· , me nlare, sarebbe generalmente d'origine congenita, talvolta seccn,laria ad un&cachessia o ad una intossicazionne an teriore. Essa ci spiegherebbe taluni accidenti improvvisi che avven gono nel co r so od in seguito a narco;:. i cloro formica. e naturalmente indicherebbero come sia assolutamente controindtcala, in talunt. SOfrgetti, la narcosj cloroformica L'autore ritie ne con rHuchard esser-e più pericolosa, generalmente parlando, la cloronarcosi in un malato di reni che non in un cardiopatico, ne! quale, con· le do vute cautele, puossi evitare quas i sempre qualsias i disgraziato a ccidente. G. BERNUCCI.

P. DESFOSSEs . -. Un auto-lnlettatore delle fialette per n•o tpodermloo. - · (La presse médicale, Parigi, 6 marzo 1P0i, n. H.J).

Per eseguire un'iniezione ipodermica, oggi, generalmente, si a doperano l ~ fi ale tte di vett·o a contenuto sterilizzato. Si spezzano le estremita affilate del· l'am polla , se ne versa il liquido in un piccolo rf:cipiente sterilizzato da cui si aspira con la sirin ga, oppure, più semplicemente, lo si attinge direttamente con 'Juestn dall'ampolla. O g~i gioroo, però, in cui l'asepsi é la base d'ogni anche minimo allo chirurg ico, tale procedimento non si può dire rigorosamente al riparo da ognicri tica, poiché il liquido da iniettare, durante simili travasi, corre rischio di ,·enire inquinato. Sarebt-e perciò a ssai desiderabile che il medicamento dalla fialetta passosse:nci tessuti s enza venire a ce ntallo dell'aria atmosferica. A tale scopo il De-


RIVISTA DI TEC~IOA E SERVIZIO MEDICO lULITARE

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·srosses ha fatto costruire una piccola pompa premente, di metallo, in cui uno specia le congegno a molla riconduce in allo lo stantuffo appena si cessi dal premer ne l'asta. Il becco di questa siringa si adatta perfettamente alle a mpolle, che sono di cr istallo, cogli estremi affilali e rivestiti, ciascuno, d'un ma· nicotto di metallo a foggia di cono. · Per eseguire un'iniezione ipodermica basta, con una lima, spezzare le due punte di vetro delle fiale, a livello delle loro ghiere metalliche. Si raccorda l'ago di Pravaz. sterilizzato, ad uno degli estremi dell'ampolla e lo s i configge di poi nei tessuti della regione presr.elta . Si adatta infine l' autoiniett.atore all'altra estremità della fiala e si spinge Il pistone della pompa. L'aria che, dal corpo di questa, viene cacciata nella fiala, deve prima attraversare un piccolo tampone d'ovalla e d'amianto, in cui si spoglia degli eventuali germi, cosicchè l'iniezione ipodermica si può ben dire compiuta in modo pe.rfettamente asettico L'apparecchio é poco costoso, è trasportabile, e può servire pet• iniezioni da '1 a 500 cmr. PASSERA.

P. BRET EA.U. P. WooG. - Della con•ervazlone del cloroformio e ctl un dl· sposltlvo Indicatore della sua alterazione accidentale. - (Ga~ette de.<~ H6pitau:x, gennaio 1907). È noto come il cloroforrr.io solto la doppia azione dell'aria e della luce fa·

cilmente si decomponga in acido cloridrico e fosgene, prodotto quest' ultimo eminentemente tossico. Per mettere io evidenza tale decomposizione gli autori propongono qual e in· dicatore la midolla di sambuco colorata con rosso congo. Infatti la midolla di sambuco, !ungi dall'alter-are il cloroformio, a::;sicura in un certo grado la sua conservazione, mentre il rosso congo $parso in leggero !'trato sulla midolla stessa, conserva a contatto col clorofor mio puro intatta la sua colorazione, che cangia si immediatamente in bleu a p pena nel clorofor·mio stesso si inizia un pr ocesso di decomposizione. Tale mezzo molto sensibile e semplicissimo può dare la medesima sicurezza ai chit·urgi. G. BBRNuccr.

RIVISTA DI TECNICA E SERVfliO MEDICO MILITARE Regolamento sul aervtzto sanitario fn guerra per l'esercito germanico. Colla datadel27 gennaio u. s. è stato pubblicato in Germania(l),,in occasione del genetliaco dell'imperatore, un nuovo regolamento sul servizio sanitario in guerl'a (Kriegssaniti:itsor dnung) il quale sostituisce quello fin qui in vigore da· tato dal 10 gennaio 1878. Il vecchio regolamento non era più riconoscibile per le continue modiflcazioni apportatevi, sicché si t·ese necessar ia la pubbliea·

(l) Ernst Siegrried Mitller und Sohn. Berlino. editori.


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RIVISTA DI T ECN I CA l!: SE RVIZIO MEDICO HILITARE

zio ne del nuovo, il quale ha tenuto conto dei progressi della scienza e dell'esperienza ricavati dalle ultime grandi guerre. Le dotazioni snnilarie sono s~te enormemente aumentate, scartando Ira esse tutto quello che era antiquato e sostiluendolo con quanto di più recen lr~ s i a vesse in apparecchi e medici nali; s i è adottato un nuovo pacchetto da medicazione (2 per ogni militare) ster·ilizzato a vapore la cui a pplicazione si fa senza metter e le fe r·ite in contatto colle dita : un epurato re d'acqua carreggia. bile, il q11ale permette la bollitura e l'immediato raffreddamento, l'aerazione e la fil trazione di f!"rande quantità di a cqua: il laboratorio d'igiene portatile che per mette l'esecuzione anche delle più difficili ricerche igieniche, gli apparecchi ad acetilene per la rice rca dei feriti e l'illuminazione della tenda di medicazione, la quale è s tata r esa più ampia della vecchia e che può essere impiantata in 10-15 minuti da 3-oi uomini in qualche morio esercitali. Pel trasporto degli amma!ati nei treni sanitari è s tato adottato l'apparecchio Linxweiler, il r eggi-bar·el la Wulff-H ohmann ecc. Non meno importanti sono le modifìcazioni intl'odotle negli organi direttivi del servizio sanitario: al medico di cor po d'armata e stato addetto un ufficiale medico specia lmente perito in mate!'ia d'igiene; e chirurghi e specialis ti cons ulenti; alla divisione di cavalleria è s tat.o addetto un medico divisionale: il medico di tappa ha per coadiuto re un farmacis ta per l'amministra zione dei medicinali e degli apparecchi: al medico diretlot•e d'un treno ospedale è s tata concessa l'autorità disciplinare anche s ugli ammalati: i porta fe riti (~ per ogni compagnia) sono es clusivamente impiegati pel soccorso degli ammalati e ferili (p1·ima e!;si facevano parte dalla trup pa combatte nte, solo nei combattimenti esercitavano il loro ulficìo). La divisione di cavalleria è stata fornila di mezzi di trasporto e di materiali iu modo da bastare a sè stessa. l porta-feriti della sezione di sanità (SanWUskompagnie) sono stati aumentati di 4 sottufficiali e 48 uomini. Agli ospedali è s tato addetto anche un dentista e numerosi sono i carri oer gli apparecchi Rfm lg-en, di cui sono s tate munite le varie for mazioni sanitarie. Chi ud~ il regolamen to il testo della nuova convenzione d i Ginevra del 6 luglio 1006: vi è pur·e aouesso un ricchissimo indice delle materie. GRJECO.

Conal4erazlone generale aul aervtzlo aanttario nel combattimento. - (Presse Médicale, 5 set-

M. I. R F~NAN T, medico principale di 2• classe. tembre 1!.100).

Tutti s'accordano nel concepire che i soccorsi ai feriti sul campo di battaglia debbono esser pronti efficaci, por·lati con la massima cura; ma ancora con la minor perdita possibile degli uomini adibili a questo incarico; che i soccors i medesimi non siano d'impa ccio ai movimenti delle truppe e non ~iano bersaglio at nemico. È q uindi probabile e da augurarsi che in r elazione ai priocipii della taLtica odierna e delle nuove armi, essi vengano modificati sia in rapporto al personale clte al mater iale d i medicazione e mezzi di trasporto. Follenfant medico principale di 2" clas!:-e inviato in missione pr esso l'esercito russo durante la guet·ra in Manciuria, osservò che il servizio sanitario pr esso i reggimenti russi veniva spesso intr-alciato dagli eventi della g uerra che han no quasi costantemente imposto r itirate precipitose, ciò nullameno in


RIVISTA DI 'l'EONICA E Sll:RVIZIO ~lEDICO MILl'l'ARE

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eerte circostanze potè seguire assai da vicino gli . infermieri ed i porlaferili e constatare la formazione istintiva di nidi di feriti è questo, secondo lui costi· tuirebbe una formazione fortunata che potrebbe un giorno venire regolamen· tata. Ogni compagnia é costituila di un feldsheT·r analogo al medico ausiliare, dotato di un'ampia tasca di medicazione e che marcia costantemente colla s ua unità e che dirige sei portaferili, con una boraccia e due barelle smontabili. Qu6slo personale di prima linea ha r eso dei servizi grandissimi per l'a p piicazione immediata della medicazione individuale, per l' invio e il trasporto dei feriti al posto di medicazione dove i medici di battaglione prestano la loro ·opera nei casi più gravi. Un grave scoglio per l'assistenza immediata presso i russi era costituito dall'abbandono delle file dei combattenti da parte dei soldati non feriti che a~· eompagnavano i feriti più o meno gravi ai posti di medicazione ed :alle sezioni ·di sanità. Questa sollecitudine di aiuto pu6 annoverarsi tra una delle cause <11umerose di disfatta da parte dei russi. Alcune volle il cattivo funzi onamento dei posti di medicazione venne im· .pulalo alla in!:>tallazione loro tt·oppo affrettata ; i feldslterr hanno portato i loro -soccorsi più prontamente che sia stato possibile prima del posto di medica:zione, soccorsi sui quali il solualo ha diritto di contare, perchè se circostanze li facessero mancare, il ferilo cerchet·a lui stesso di trovarli nelle retrovie portando o trascinando con lui i suoi vicini indenni. M. Martigoon medico maggiore nel tempo della sua missione presso l'esereito giapponese in delta guerra, riferisce che nel Giappone il posto di medieazione è formazione essenzialmente semplice, leggera e mobile in vi rtù del materiale poco ingombrante, constando di due cassettine e quattro barelle portate sul basto di un sol cavallo: queste ri><orse assai limitate fanno ricor'l'ere assai al pacchetto di medicazione inrlividuale e al trasporto con portaferiti ~ella compag nia di sanità, che marciando con l'ambulanza arl'ivano ciònullameno sulla linea di fuoco. Il posto di medicazione si porta verso i ferili più avanti che sia possibr!l; secondo il principio della lattica gia ppone~e che porta ad impegnare le riserve .ass'li prontamente; pertanto la troppa grande fretta nella installazione dei pos ti di medicaziona è in questo caso piena di inconvenienti. Il servizio sanitario reggimentale però funziona di già prima di questo loro impianto più o meno ritardato. Il medico, gli infermieri i portaferi li si avanzano sparsi., isolatamente, piti avanti che sia loro possibile, approfittando delle accidentalità del terreno e trovano i nidi (depositi) dP-i feriti, formali istintivamente; questi nidi diventano dapprima il silo di medicazione d'urgenza, poi il posto di medicazione rudimentale, rispetto al materiale, preferendn i giapponesi la medicazione asciutta. La compagnia sanitaria giapponese a vrebbe l'unica missione di rialzare e trasportare i feriti dopoché venne loro apposta la prima medicazione. Il medico non vi io~erviene, ma solo l'ufficiale dei portaferili. A tale autonomia fa riscontroruna specie di dualismo fra militare e medico, quest'ultimo subordinato .al primo; e cosi ne~ Giappone si trova un corpo di porlaferiti da cui dipende un personale medico col suo materiale. I mezzi di trasporto di prima linea sono costituiti da sole barelle: il matef'iale di ambulanza é portato su un mulo il che dà una grande · mobilità e possibilità di venire a collocarsi vicinissimo ai posti di medicazione e spesso


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nel luogo stesso di questi. Il Giappone giudica torni di sommo vantaggio ad a$sislere il più prontamente possibile i feriti, il che é dimostrato eloquenlem ~n te da lla mortalità ed infeziosilé delle ferite avute nella guerra. Con questi principii bisogna metter in disparte l'opinione di coloro che sos tengono che il serv izio sanitario pr esso i corpi di truppa non deve intervenire durante il comballimenlo, ma solo de'Ve riserbarsi al momento in cui' s enza rischio di perdila sara dato di ulilizzarlo a l maximum. Conviene quinrlr modificare, non sopprimere il posto di medicazione, r ender lo più mobile, il' materiale più semplice, più abbondante e di facile applicazione. Per far fronte alle esigenze sanitarie attuali del combattimento, impor la aver e un personale' suballerno di infermieri e portaferiti istruiti: di qui la neces sita di un reclutamento più scrupoloso ed attento ed una istruzione più appropriata. Ciascuna compagnia deve avere l'effettivo per l'assistenza immediata nel" nido dei ferili: abbisogna per unità un medico ausiliare, due infermie ri e seiporta ferili, a ssolutam ente abituati per l'applicazione della medicazione prepa· r ata a secco. Questo personale sanitario, eli necessità Assoluta s i a vviciner ebbe R quello del la compagnia russa ed n quello della compa gnia alpina proposta dal medico principale Du brulle. Il posto di medicazione annesso ad una serie di n idi o depositi rli feriti non avrebbe dimora fissa; assiste i ferm, senza indugio apparecchia il materiale, ùsa delle risorse portatili e lascia alle sezioni di a mbulanza (di sani tà) di punta il loro antico ufficio r egolamen'lare. Sulla linea di fuoco abbisognano soccorsi òi urgenza fi sica e di necessità morale che necessiter anno una elasticità grandissima tra gli scaglioni di prima· linea . A tale in tento farebbe uopo modificare la varietà del tipo di formaziones anitaria, sia per il pet·sonale che pet• il materiale e mezzo di trasporto, pertrovarsi all'altezza della missione a ffi Jata. P. GIAN!.

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA La pra tica per le dblnfe:donl pubbllohe e private ln Francia. d"h!!giène et de police sanitaire, aprile 1907).

(Reoue

È interessante conoscere quello che si pratica negli altri paesi a propositodi disinfezioni. Riportiamo perciò i punti principal~ di lJn articolo sulle disinfezioni pubbliche e private in Fl'ancia. Le soluzioni ra ccomandate sono: il cresylol sodico, soluzione forte al 4 p. 100, soluzione debole all' 1 p. 100; I'&C((U& di Javel diluita in modo da ottenere una· soluzione con t grado clorometrico per litro; la liscivia calda con e-eoere di legno o con èarbonalo sodico; ìl solrato di rame nella proporzione di 50 g r. perlitro; il cloruro di calce di fresco preparato al 2 p. 100; la soluzione di a ldeide. formica, 20 g r. di aldeide pura per litro d'acqua; il latte di calce pr eparato di fr·esco al 20 p. 100; il sublimato corros ivo al l' 1 p. 1000; il liscivio sodico o soluzione 8C'JUO~a di :SOda caustica al '10 p. 100 tinta COn SOStanza colorante.


RIVIST .... D'IGIE:s'E GE:-.ER,lLE E BATTERIOLOGIA

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Fra i disinfdtanti gasosi sono raccomandati: l'aldeide formica ga!i'osa e i vapori d'acido solforoso. I detti disinfettanti chimici possono essere utilizzati nel seguente modo: Il cresglol sodico pei pl'odotti di secrezione, per gli espettorali, per le deiezioni, pel lavag-gio dei pavime~ti. L'acq ua di Jaoel per la disinfezione dei prodotti di secre~ione, per gli espettorati, per le deiezioni, _per la disinfezione delle biancherie, degli abiti, degir o ggetti letter ecci, degli op;getli o utensili che hanno s:er vito al malato, dellepareti, dei muri, dei pavimenti, dei mobili, ecc. Le liseioie per la disinfezione delle biancherit:l, degli abiti, degli oggetti letterecci, degli oggetti o utensili che hanno servito al malato. Il solfato di rame e il clor uro di cale~ per la disinfezione dei prodotti di secrezione e di espettorazione, e per le deiezioni. L'aldeide fo rmica in soluzione pet• la disinfezione della bianche ria, deglr abiti, deg li oggetti letterecci, deg li oggetti e utensili che hanno servito al malato, delle pareti, dei muri, dei pavimenti, dei mobili, ecc. Il latte di calce pei prodotti di secrezione, per gli espettorali, per le deiezioni, come imbiancatura delle p~reli non tappezzate. Il sublimato pel' la disin fe zione delle pal'eli, dei muri, dei pavimenti, dei mobili, pel lavaggio del corpo dell'ammalato o anche della faccia e delle mani delle persone che lo visitano e lo curano. Non può essere impiegato per la: disinfezione de gli sputi, delle materie fecali, e di altri prodotti organici. L'aldeide formica gasosa per le pareti, i muri, i paùmenti, i mobili, er.c. Il liscioio sodieo per gli sputi, per quelli tubercolari in particolare. Si dà la preferenza a~ pr imo di questi disinfettanti, il quale può rimpiazzare tutti gli altri disinfettanti liquidi. Tes n. KocH. - Sul rtsultatl ftuora ottenuti dalla spedlzl!one per lo stu4lo della malattia del soDDo nell'Afrloa orientale. - (Supplemento speciale al n. 5 t della Deuisehe Medi~inische Wochenschrtft, 1906). Nella regione dell'Amani la spedizione si occupò dello sviluppo, delle condizioni di vita, d.ella diffusione del par·ticolar•e veicolo della tripanosomiasi, la glossina palpalis, dimostrando che l'esistenza della glossina è in rapporto colla prAseoza dei boschi, che nei luoghi ove i boschi scompaiono scompare anchepermanentemente l'insetto, che come mezzi di dill'usione dei lripanosomi hannogran parte gli animali vertebrati dai quali le g lossi ne· succhiano il sangue, e non solo tutte le specie di r·uminanti, come il grosso bes ti1.1me, le antilopi, i buffali, ma anche i maiali St31valici, i coccod rilli e i varani. Da Amani la spedizione giunse a Muansa (possedi men~i tedeschi). Controogni aspe ttativa l'Africa orientale tedesca si trovò ancora quasi del tutto risparmiata dalla malattia del sonno : solo pochi casì furono osservati in persone venute dall'D ganda ; la diag nosi fu fa tta osservando al microscopio il succode lle glandule tumefalle. Il Koch volle tro'lare la ragione di questa rarità della malattia nelle rive del Victoria-Nyanza appar tenenti alla Germania e cercò distudiare le condizioni di vita e la presenza delle glossine. Egli osservò che le glossine sono eminentemente legate alla presenza dep:li animali vel'lebrati e che rapidamente muoiono quando non hanno la possibilità di succhiare ogni 2 o 3 p;iorni del sangue fresco. In Muansa ebbe anche l'occasione di dimostrare· che i coccodrilli nelle rive del lago sono facilmente punti dalle glossine. Le


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ricerche s ulle glossin~ diedero che, ad onta che non domini la malattia del sonno, circa il 17 p. 100 di queste albergano nel loro intes tino dei tripanosomi ; que~li per ò non sono identici al t r. gambiense, il parassiLa della malattia del sonno. Nei cas i in cui, potendo fare l'esame a fresco del sangue dei coccodrilli, non si ri uscì a trovare i lripanosomi, si trovò una specie di emogr egarina la quale ha però molta somiglianza coi triponosomi ; la dimos trazione che fra le glossine e i coccodrilli esist.ano determinati rapporti i quali possano mostrarsi nella diffusione dell'infezione é ad ogni modo insussistente. Data l'assenza della malattia del sonno a Muansa, la spedizione si r ecò in seguito all"isola Sese ad Entebbe (Africa orientale inglese) dove l'epidemia esiste con una pr oporzione di GQ.70 p. 100 degli abit.anti infetti da tripanosomi. Le ricer che istituite per trovare dei mezzi alti a distruggere i tripanosomi nell'organismo si riferirono all'uso del tr!Jpanrot o atoxil e port.arono a buoni r·isul·Lali tanto che fecero dire a l Koch che nell'atoxil s i trova un mezzo il quale sembra avere la medesima specificità che ha il chinino verso aa malaria. Le r·icerche mic r oscopiche eseguile s u cenlioàia di casi avrebbero dimostralo c!1e con questo mezzo i tripanosomi nel corpo umano sono sicuramente e durevolmente d~strul li. Accanto agli altri mezzi i quali tendono alla distruzione ·delle glossine, resLa come mezzo capitale per la pi'Ofllassi il trattamento curativo degli a m malati. Come vedesi il Koch, anche per questa malattia segue le s ul3 idee di profilassi già raccomandate per la mala r ia. E da notars i che anche i doltoJ"i A. Broden e l. Rodha in dello Stato del Congo hanno pubb.licato dei casi di malattia del sonno curali coll'atoxil facendo però alcune riser-ve (come fece il Kopke al congresso di Lisbona) riserve le quali inducono a ritener e quale misura di prudenza, in alcuni casi almeno, la somministrazione mollo prolungata del rimedio (o. Archio. (ii r S ehiffs-und TropenH!J?iene, vol. II , n. 3, 190i). TESTI. Honou. -Studio •ugU •treptooooobl pt.togeDl.- (VJ.n(et., 15, 2'2, 29 settembre 1906).

ANDRr>ws e

Gli AA. passano in I'ivisla le divepse opinioni sulla unicita e s ulla plurnlilà dei tipi di s treptococco palogeno e si fermano in modo speciale a studiare, a preferenza degli allri mezzi, il comportamento loro in rapporto ad alcuni terr eni nutritivi proposti dal Gordon. Con questi mezzi nutriLivi & collo studio di altri caratteri morfologici e biologici si credono autorizzali, dopo aver preso in esame 1200 campioni di questo germe, a fare i se~uenti gruppi principali: 1• Str. e1Juinus semplice saprofl ta, ed altri pure s aprofiti trovati nella saliva e nelle feci, che essi vor rebbero chiama re Str. miLis; 2• Str. pgogenes ; 3° S tr. salioar ius ; 4° Str. anginosus; 5° Str. faeealis; o• pneumocoechi, i cinque ullimi tutti patogeni. È interessante vedere la distribuzione di queste forme nelle diverse affezioni osservate. Nelle suppurazioni: Str. pgogenes 30 volte, Str'. salioarilLS 5, Str. an· ginosus 8, Str. (aecalis 2, pneumococco 19. Nelle cistiti: St r . .faecalis 4 volte, salioarius 2; nell'erisipela e nei flemmoni: pyogenes 9. Nelle siero:siti: pyo!]ene$ 2, anginosus t. Nelle peri toni ti: p!Jopen es 4, salioariU8 3. Nell'infezione puerperale: P!JO{Jen.es sempre. Nell'endocardite malignà: pyogenes 2, salioarius H, an~inosus 6,f< lecales 4, pneumococco 1. Nella scarlattina: pJ;og enes 4, salioarilts 1, anginosus 3. Nel reumatis mo articolare : pyogenes 2, anginosus 4. T ESTI.


GOf>.

RIVISTA D'IGIENE MILITARE P. DES FOSSES. - La dtalnfeztone del •oldatl glappoueat reduol 41!-lla lllau· olurJa. - {La presse médicate, Parigi, n. 9, 30 gennaio 190i).

\

Per quanto, durante la campagna contro la Russia, l'esercito giappone:;e siasi trovato in eccellenti condizioni sanitarie e non abbia avuto alcuM seria epide mia, il governo nipponico, al ter mine della guerra, credette opportuno disporre che gli 800,000 uomini, che ritornavano nella madre patria; fosser<', col lor o vestiario ed equipaggiamento, solloposti ad una rigorosa disinfeziont>Questa misura protllaLtica ebbe a costare certamente alcuni milioni, ma inl1· nitamente maggiori sarebbero stati il danno e le spese di un'epidem ia. In questa pubblicazione, corredala di parecchie ed interessanti riproduzioni· fotografiche, il Desfosses riporta i particolari oltremodo istrullivi di questa colossale operazione, fjuali furono osservati e comunicati, nel 1906, all'Accademia di medicina di Parigi, dal Matignon, medico maggiore e m embro della m issione militare francese al Giappone. Lun go la spiaggia marittima, in luoghi ·lontani dalla citta e preferibilmente in isole o penisole, erano stati i~tituiti degli stabilimenti quarantenari, forniti di uno o due moli di sbarco ed or ganizzati in modo veramente ammirevolt:~ e preciso, anche nei minimi particolari. Ognuno di questi sLabilimenti era costruito in legno, a baracche, ed era disposto in modo da r ealizzare una ri~orosa ed assoluta separazione delle persone e delle cose da disinfettare da quelle già disi nfettate. Le imbarcazioni recanti le tr uppe ed i materiali, al loro arrivo venivano fatte ancorare a '1000 o 1200 metri al largo da questi stabilimen~i. Gli uomini venivano quindi trasportati, a 40 o 50 p er volla, su dei chiatloni rimorchiati, fino all'imbarcadero, ove erano fatti scen,lere ed entrare nello stabilimento. Quiv1 tutto era stato predisposto con tale ordine e precisione da poter sbrigare uno di siffatti drappelli in circa l ora e 10 minuti, poiché gli uo mini ed i loro effetti venivano separata mente, ma contemporaneamente, sottoposti alle varie pratiche di disinfezione, cosl da utilizzare il tempo nel miglior modo possibile. Gli uomini dovevano prendere il bagno in piscine di granito, scavate nel suolo, profonde metri 1,60, larghe 2 e lunghe da 6 a 10, si da poter contenere circa 50 uomini per volta. Esse erano r iempite d'acqua di mare a 50°, temperatura cui i Giapponesi sogliono prender e il loro bagno. Dopo di questo, ognuno doveva inaaponarsi ~ lavarsi in tinozze rl'acqua dolce, dopo di che si asciuga'\'& ed attendeva in apposito locale i propri indumenti di ritorno dalla disinft>.;lion e, per uscire quindi dallo stabilimento. Gli oggetti di vestiario e d'equipaggiamento venivano disinfettati in varia maniera, a seconda della loro natura e della loro resistenza agli agenti fisici e chimici. Si impiegarono cosi delle stufe a vapore sotto pressione, che doveva agire per un quarto d'ora a 115°. Esse erano disposte in numero di 3 a 5 per ea-


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RIVISTA D'IGIENE MILITARE

•mera ed ognuna aveva una lunghezza di 3 metri, un'altezza di 1,150 ed era larga 1,40. Alcuni oggetti vennero disinfettati nelle camere a formalina, specie di casotti, lunghi, in genere, metri 4,50, lraghi 2,50 ed alti 2, foderali di cartone bituminato ed ·assolutamente impermeabili all'aria, a nche nelle por te. Le masserizie vi erano introdotte sopra degli speciali carrelli e le varie fasi dell'oper azione erano sorvegliate da una piccola finestra. In siffalte camere a mezzo di un tubo di circa 10 centimetri di diametro, che sboccava nel pavimento, veniva introdotto del vapore acqueo a 80°, per circa un quarto d'ora, dopo di cbe la temperatura interna r a ggiungeva i 600. A questo punto si faceva gradatamente penetrare, dall"allo, a mezzo di due tubi di sprav, circa un litro e mezzo della soluzione di fot·molo, contenuta in apposito r ecipiente. A mezzo del quale si introducevano di poi da 700 ad 800 gr. di soluzione di ammoniaca, allo scopo di neutralizzare così l'eccesso di formalina" d'impedirne l'azione irritante sulle muccose. Gli uomini addetti a queste stazioni portavano sul volto, in modo da r icoprire il naso e la bocca, una maschera costituita da una impalcatura di filo metallico, s u cui era montata della garza a due o a quattro doppi. Per la disinfezione di taluni oggetti vennero anche usati dei polverizzatori a formalina, costruiti in modo da potersi impiegare tanto a dorso d'uomo, quanto da fermo. Essi erano simili a quelli dei viltcultori, in rame rosso, vet'• niciato con una vernice a base d'alluminio. All'azione dei medesimi si solto · poser o ~li oggetti danneggiabili dal vapore fluente, quali le sciabole ed i fucili. Nelle camere a formalina i malet•iali erano inlt'odotli s u carrelli di varii tipi e di varie dimensioni, costruiti i11 legno intrecciato a mo' di canestra a Jarglié maglie. Gli oggetti di valore venivano rinchiusi, a chiave, in panieri {ji ~raliccio di filo metallico, foggiati a cassa . Tutto l'esercito, compresi gli ufficiali ed i ge nerali, venne sotloposlo a •{uesle pratiche. I Giapponesi sono giunti fin o al punto di vietare l'entrata, nella madre patria, alla car ta monetata di cui eri:\no provviste le truppe, la quale veniva cam· biata da succursal.i della banca del Giappone, istituite in queste stazioni. PASSERA. L òHE. -Bulla Influenza del movimenti del oorpo aulla frequeua del pollo

e sulla presalone del a&ngue nel aoldatl. Zeitschrift, 1907, 4 Hefl., 36 Jahrgang).

(Deutsche militliriir.:stltche

È noto che la frequenza del polso e la pressione del sangue vengono a su-

·l>ire una notevole modificazione durante l'attività muscolare. L'A.·s'é proposto di studiare il ra pporto fra i movimenti del COI'po e la ft•equeuza del polso estendendo le ricet·che ad un numero considerevole di soggetti e prendendo in esame la fatica di un complesso gruppo di muscoli. Dopo d'aver richiamato le esperienze del Robinson, che risalgono fino al 1i32, e quelle del Guy, dello Scb~ ­ piro, del Lango..,Yoy, dell'Hermanu Christ e del Griiobaum, espone le proprie {)SServazioni fatte su 300 soldati aven ti in media 20 anni e 4 mesi d'età: il movimento utilizzato per determinare l'affaticamento muscolare fu l'esercizio ginnastico di flettere ed estendere 10 volte le gambe sulle gtnocchia nella di· r czione ..tella punta dei piedi fino a sedere quasi sulle calcag~a: le ricerahe


RIVISTA. D 11GIENE MILI1'ABE

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furono falle al maUino, due ore dopo il primo rancio. In una prima serie di -esperienze l'A. ha stabilito la frequenza del polso nei soldati" allo stato di riposo, ed ha constatato che il numero delle pulsazioni oscilhtva: in 11 soggetti da 50 a 59 » 89 ,, » 60 a 69 )) ,, 70 a 79 )) 131

59

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,. 10

))

l)

80 a 89 " 90 a 99 »

Dopo l'esercizio muscolare ha verificato 221 volte un aumento di 10 pulsazioni sulla media normale, 67 volle un aumenhl superiore a 10 (in media 14) e 7 volte soltanto un aumento di 20. Tale elevazione della frequenza del polso si mantiene per breve tempo e dopo 3 minuti il numero delle pulsazioni ridil'lcende alla media normale. L'A. ha studiato, inoltre, le modificazioni della p1•essione del sangue sotto l'influenza del suddetti) esercizio ginnastico, ed ha limitato le ricerche a -iO soggetti. Premessa un'analisi minuta dei clal?sici lavori del Marey. del Garlner , -del Mosso, del Vierordt, del Basche del Sahli sull'argomento, l'A. riferisce di .aver ricorso per la misura della pressiono allo sfigmomanometro di Riva-Rocci, -esponendone i pregi, sia per la facile e pronta applicazione, che per l'esattezza dei da\i che si raccolgono. Egli ha stabilito preliminarmente la media della •pressione sanguigna nelle condizioni di riposo ed ha ottenuto i seguenti va~ori: per la pressione sistolica un massimo di 123 mm. di mercurio ed un minimo di 9j) e per quella diastolica un massimo di 95 ed un minimo di 73; ora per effeLLo dell'esercizio muscolare di flettere iO volte le ginocchia, ha potuto osservare che la pressione sistolica si elevava ad un massimo di 14'/ e ad un minimo di 127 mm. di mercurio, e quella diastolica saliva rispettivamente a 110 e a 93 per ritornare pressoché normale dopo 5 minuti. L'A. conclude facendo rilevare l'importanza di queste ricerche sfigmomanometriche nei soldati, quale misura della capacità funzionale del cuore. CASARINI· La oameratt. del •oldato franoe•• · - Congresso nazionale d'igiene e di sanità pubblica, tenuto a Marsiglia dal 7 al 13 ottobre 1906. - Resoconto di Gustavo Reynaud. - (Annales d'hugiéne publique et de médecine légale, Paris, 1906, 4• seri~, tomo VI, dicembre).

VIRY. -

L'O., medico ispettore dell'esercito francese, ha trattato dei vari requisiti igienici della camerata, passando successivamente in rassegna i problemi che si collegano alla scelta della sua situazione; alle dimensioni, in virtit delle quali si dovrebbero ottenere almeno 17 metri cubi d'aria per abitante, da rinnovarsi 3 volte all'ora, e l'intervallo di t metro fra letto e letto; allo stato dei muri, del soffitto e del pavimento. Egli consiglia la verniciatura ad olio, con -sovrappoeizione di altra sostanza, quale la marmoreina, l'émailline, il silexore, i vari stucchi, il porp!ty rolith, il X!Jlolith, lo stucolith, ecc.; consiglia la soppressione degli spazi vuoti sotto i pavimenti, a mezzo del cemento armato o -dei palchetti in legno poggiati su bitume, alla Ca ss~trd, alla Klette, alla Damman e \Vasher ecc., oppure l'adozione dei palchetti in legno amovibili e senza chiodi, alla maniera del Guérin. Egli vuole anche che i pavimenti siano impermeabili e perciò costruiti, nei pae~i caldi, con cemento o con varie specie di mattonelle, altrove con palchetti di legno spalmati d'olio di lino, di paraf-


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RIVISTA D'IGIENE MILlT ..\RE

fina , d'encaustico, di coaltar, di carboni!; sostanze tutte che, peraltro, non corrispondono sui vecchi pavimenti. ~ l Viry ritiene indispensabile, nelle camerate, la ventìlazione artificiale automatica: buoni risultati ha dato il sbtemtt regolamentare a vetri pal•alleli del Castaing. P~r l'illuminazione a1·lificiale egli vorrebbe si facesse uso di globi lumino s~, preferibilmente a sistema elettr ico, colloe&ti all'esterno, nei corridoi delle camerate, in modo da proiettare la luce nelle stanzetle. L'O. crede sarebbe assai più conveniente fornire le camerale di armadi e guardarobe, come quelle dell'esercito inglese e d.el germanico, anziché di tavole e di assi da pane e da corredo. In luogo dei sacconi di paglia, facile nido delle cimici, sui quali dormono tutt'ora molti soldati, desid~rerebbe i lelli a rete metallica elastica. La camerata deve servire solo per dormitorio ; perciò in essa non si dovrebbe nè mangiare, né intrattenersi di giorno per riposare. La spazzatura delle camerale, in F1•anciH, viene eftelluata con slroflnar.ci umidi. Mollo giovevole si e mostrato l'impianto dei lavabo e dei bagni a doccia. li Viry conclude affermando che l'igiene delle caserme tanto più andrà migliorando, quanto maggiore sarà la specializzazione che si r&ggiungera nell'assegnal·e ogni locale di essa ad un determinato uso. PASSBl\A. BoNNETTB. - Protllaaal della febbre Ulolde neUeaerolco, a messo del bl.. 4oa1 amontablll. - (La Presse méclieale, Parigi, 20 febbraiQ 1907, n . 15). Il Bonnette, che é fl.ledico maggiore di 2' classe nell'eser cito francese, riferisce anzitutto i particolari, non comuni, d'una piccola epidemia d'ileo-tifo, verificatasi in una caserma a Nemours (Orano), nei mesi sii maggio e giugno del 1898. Risultava in quella circostanza che i primi quattro casi s'erano manifestati, tra i militari che alloggiavano al terzo piano del!" edificio, nt>l sottotetto, mentre gli abitanti degli altri piani erano rimasti indenni. Ciò sembrava indicare un fattore epidemiologico ben localizzato. Del resto una minuziosa inchiesta compiuta dall'A., in unione alle competenti autorità, non era riuscita ad indicare una qualunque causa apprezzabile della piccola epidemia. Non si pole1•ono infaUi raccogliere indizi .a carico né dell'acqua potabile, né dell'edificio, né delle latrine, nò dell'infermeria, della cucina e della scuderia e nemmeno delle condizioni igieniche delld città. Non· s i potevano d'altra parte accusare le verdure mangiate in quell'epoca dai soldali e neppure risultò che la truppa, durante una serie di mar cia compiuta sedici giorni prima, si fosse sovraffaticata o avesse bevuta aci]ua sospetta lun go la strada, percllè in quella congiuntura, prima della partenza dal quar·tiere, ad ogni soldato vani va quotidianamente distribuito un picculo bidone metallico riempito d'acql.J.!l addizionata con caffé, da bersi in marcia. Un falLo assai impres~ionan'.e era peraltro emerso fortuitamente dur ante l'indagine: i due pr·imi ammalati erano stati puniti, prima del periodo delle marcia, perc11é sorpresi un maltiuo nell'atto tl'urinare nei :oro rispettivi bidoni, •1ualche istante prima della sveglia. Il BonneHe pensò dunque subito d'ispeziona1•e tutti i bidoni del terzo pianoe potè così accertarsi che mentr·P. un terzo ni essi presentava alrinterno nu-

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RIVISTA D'IGIE~E )fiLITARE

merose traccio di r uggine, tre esalavano addirittura un forte e caratteris tico odor e ammoniacale. Ebbe così la certezza che alcuni soldati poco curanti della puli~i&; specie tra coloro che abitavano nei piani più elevati dell'edificio, non _ Jsrfavano ad urinare nei propri bidoni, anziché sflda1·e il freddo e discendere ' fino al piano terreno per sbrigare tale occor renza nei luoghi a ci6 destinati. Baste1·ebbe, da solo, questo inconveniente, per dimostrare quanto sia utile l'istituzione di latrine notturne aci ogni piano delle caserme. Il pericolo della diffusione della febbre tifoide a mezzo di simili recipien li era dunque al'lsai g rave, poiché, in seguito agli studi del Buller, del Blake Knox e del Lesieur·, è oggi luminosamente dimostr&tH la gra nde importanza, superiore a quella delle feci, che si deve attribuire all'urina dei tifosi nella disseminazione dell'agente patogeno. [PPessocbè nel 25. p 100 dei malati si é rinvenuto infatli il bacillo d'Eberth nelle urine, in cui permangono, in genera, dal secortdo settenario fino a par·ecchie selLimane, e talol'a mesi, dopo la con· valescenza . Il Remlinger, assai recentemente, ht1 dimostrato che si possono trovare fino a 40 milioni di bacilli per centimelro cubico d'urina, nella quale possono persistere per mesi ed anni (in un caso fino a 5 anni). Evidentemente adunque, in rruest'epidemia del Bonnelte, l'infezione liflca s trasmetteva a mezzo del bidone, che, non sterilizzato, passava successivamenlei in consegna da un soldato ·all'altro. Dimostrata così chiaramente questo nuova via di contagio, l'A. volle anche escogitare un nuovo tipo di bidone, costruito io modo da permelterne agevol· mente la pulizia e l'ispezione. A tale scopo egli ha pensato di renderlo smonlabile, facendolo costruire non più in un sol pez1.o, ma in due, fra loro combacianti a tenuta d'acqua, grazie all'inlel·posizione d'una lista di cuoio o di caoutchouc ed insieme congiunti da tre viti impermeabili. Riesce co~ì assai facile di smontare il piccolo bidone e, introducendo la mano o un raschiatoio nell'interno, ripulime le pareti ed il fondo e rimuoverne ~li OSSidi. p A SSEU A.

HIVISTA BIBLiOGRAFICA. H . FrscHER. - I prlml sooooral ln una battaglia dell'avvenire. - (Die erste Hilfe in einer :ukunfligen Schlacht). Berlino, Aug ust Hirschwald, 1906.

Il prof. dott. Herm,a nn Fis chel' dedicava alla memoria del beuemerilo generale medico dell'esercito germanico von Leulhold, in occasione J.el giubileo d'oro del suo dottorato, uno schizzo, come l'A. stess o modestamente -lo chiama , nel quale sono esposti i principi che dovrebbero presiedere alla prestazione del primo soccorso sul campo di battaglia nelle g uerre future. · Noi non potendo, per ragione di spazio, fare un largo sunto del pregevo· lissimo lavoro, degno veramente dell'illustre autore e dell'uomo eminente cui volle dedicarlo, ci limitiamo a riporlarne integr·almente le condu~ioni. 39 -

GiO'rnale meaitn.


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RIVISTA BIBLIOGRAFIO.~

L'ordinamento e la r ipartizione del lavoro, dice il Fisch~ !'. r t " :vo al soccorso s ul campo di battaglia in un ~rande combattimento d '.'l o 't~ \ _..,_ •• r( :i JlO· trebbe riassumere nei seguenti punti: 1. La cura dei feriti, durante il comballiruento. spetta soltanto al So.ccc.l'-'' ufficiale. 2. L'accompa gnamento medico delle truppe al fuoco non vale. 3. I feriti sulla linea del fuoco devono essere lasciati all'autosoccorso, alla <:ui tecnica conviene esercitare i soldati sin dal tempo di pace. 4. Il primo soccorso comincia nel secondo stadio del combattimento, a sca glioni; ed è prestato, sotto gli ordini del medico della divisione, dal per· sonale sanitario di questa, già pronto e convenientemente arredato. Si effettua in tutti i momenti opportuni dell'azione militare, mediante numerosi {:>iccoli posti di medicazione sparsi su lutto il campo di battaglia e che seguono le fasi del combattimento. 5. Esso si ùeve limitare alle operazioni più urgenti, richieste dall'imminente pericolo di vita, e deve considerare come suo principale compito quello di rendere provvisoriamente trasportab!li i feriti. 6. Tutto il lavoro di soccorso, durante il combattimento, deve farsi sotto ripari naturali od artificiali, ove do.vranno rimanere i feriti gravi finché nvn sia possibile trasportarli agli ospedali (La::a rette). 7. Sulle compagnie di sanità non si può fare, per questo, efficace assegnamento. 8. Lo sgombero dei feriti, dopo la battaglia, è compito delle Associazioni di soccorso, le quali vi attendono con mezzi pt•opri; però dev'essere messo a disposizione per tale scopo tutto ciò che non é in azione presso il Servizio sa· nitario ufficiale. 9. Tutti gli ospedali da campo (~azarette) della divisione s'impianteranno, uei grandi combattimenti, in prossimità del campo di battaglia, non a ppena l'andamento dell'azione militare si asi ben determinato; e ciò affinchè si poss a prontamente provvedere al diretto trasporto dei feriti dal campo di battaglia. Il rendere trasporta bili i feriti dev'essere sempre anteposto agl'interventi ope· rativi, che non abbiano l'indicazione di ovviare all'imminente pericolo di vita. 10. l medici della divisione, che non sono più occupati sul campo di battaglia, coadiuvano quelli degli ospedali da campo, finchè non saranno obbligati a seguire le truppe. 11. Appenachè i feriti saranno medicati, operati e bene allojlati, la gestione degli ospedali sarA assunta dall'Assistenza volontaria. Il personale m ilitare col suo materiale e meZZ! di trasporto seguir&. le truppe marcianti, per essere pronto a prestare l'opera sua nei successivi combattimenti. 12. Il governo dei feriti .l eggeri;ed illraspoi·to all'indietro dei ferili gravi , dopo la loro guarigione o dopoché si sono resi trasport.abili, spella alle Associazioni volontarie di soccorso. È degna di nota nello stuctio del Fischer la posizione netta che egli fa, nelle guerre avvenire, alle Associazioni di soccorso, attribuendo loro, bensi. un largo compilo, una estesa sfera d'azione nella seconda linea, ma escludendole dal servizio di primo soccorso sul campo di battaglia. P. IMBRTACO.


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lRELAZIONE SUL MATERIALE SANITARIO DI GUERRA ESPOSTO

ALLA MOSTRA lNTERNAZIO:\ALE OI ~IIL.\NO DEL 1906 (1) 1

Per i dottori •o111enieo lllorino, colonnello medJco e Vittorio Pereco, capitano medico

Delle diverse nazioni che portarono largo contributo alla moslt·a di Milano .di tutto quello che l'ingegno umano ha saputo creare di bello e ùi utile nel campo <dell'industria, della scienza e delle arti, soltanto l'Italia, la Germania, la Svizzera, l'Austria, la Francia ed il Giappone espo!!ero materiale sanit~rio, e di --qu~ste nazioni, si può dire che l'Italia e la Germania fecero l'esposizione, s e non completa, certo più abbondante di detto materiale.

••• Nel padiglione del Ministero della guerra figuravano per parte dell'eser·eito italiano: una barella modello 1897; una barella divisibile per alpini modello 18i5; un carretto reggi-barella per il trasporto de~li infermi agli, stabilimenti sa· lllitari; una barella rigida modello 187~; IUn pacchetto medicazione; una tasca di sanità ; •uno zaino di sanita; -una coppia borse di sanità; ·una coppia cofani di sanità ; -un cofanetto di sanita per alpini ; •un carro di sanità (con relativo carico); · una carretta da battaglione per servizio di sanilà ; ·un reparto da . montagna di sezione di sanità da montagna ; -materiale per l'attrezzamento di un carl'o dei treni trasporto feriti e malati; -un coCanelto da medicinali per batteria da montagna; un ospedale <:arreggiabile modello 1897. La Croce Rossa italiana espose : un'ambulanza ciclistica; un'ambulanza da montagna someggiata; parte del materiale d'un ospedale da montagna;

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(t) Il colonnello medico Morino e il eapltano medico Perego eb!)ero Incarico dall'ispettorato di sa• nitil militare di studiare ciò che di più importante per Il servizio sanitario militare, specialmente in ~uerra era stato esposto alla Mostra Internazionale di Milano del 1906. - Sebbrne con qoalche ritardo .$i è ereduto conveniente pubblicnre integralmente la loro relazione. (i'{. d. D.)


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BELAZIO:-IE SUL MATERIALE SANITAHIO m GUERRA ECC.

carri a due ed a quattro ruote per il trasporto degli ammalati e feriti; s ezione di nave del Loyd i !.aliano arredala per il trasporto amn ~· ~.. •.: e fe rili:. un automobile ambulanza ; attendamento per ospedale da guerra da 50 let\i ; una sezione di treno ospedale; una sezione di ambulanza fluviale; una peata lagunar.e attrezzata per il trasporto di i 8 ammalati o feriti; modelli di porta-carichi di mat eriale sanitario; · una collezione di basti in uso nei diversi paesi d'Italia, che possono es-s el'e adibiti al carico del materiale sanJtario della Croce Rossa; il materiale in uso pr es;;o la Scuola samaritana d'Italia del dottor Carlo· Calliano; lettighe e barelle diverse per i p:-onti soccorsi in caso d'infortunio; fotografie ri producenti l'azione della Croce Rossa in Africa, in Calabria,. nella campagna romana, negli esperimenti dell'ambulanza fluviale Alfonso Litta ~ il telaio porta barella del dottor Losio, da applicarsi su qualunque carroper l'attrezzamento dei treni provvisori trasporto ferili ; una carrozza tramviaria attrezzata per il trasporto di otto infermi su barella;. un carro di soccorso in caso d'infortuni ferroviarii, che non è altro che· un ordinario vagone merci con qu.a ttro barelle sospese collo s tesso sistema. dei treni oi:>pedali, e con molte alt1·e barelle smontate, una tavola da medicazione, cofani di materiale sanitario, barili da a cqua, bacinelle, irrigatori ed altri attrezzi indispensabili per un intervento operativo, strumenti chirurgici ecc. ecc. La r egia marina italinna espose : un ospedale modello per navi da battaglia di t• classe , di cui si vedono· l'infermeria ordinaria e quelle d'isolamento, la sala d'operazioni, la stufa sterilizzalrice, ebullitori, autoclavi, lutto insomma l'indrspensabile per il soccor so di ammalali e fer·iti. Espose pure in altro comparlo un posto di medicazione per truppe da sbarco, costituito dal materiale che fa parte del così detto carro ambulanza Rosati: tenda con armatura metallica e copertura di tela g r eggia; barella sm ontabile; tavolo da medicazione; apparecchio per i rag gi Roentgen; cofani per mate-· riale di medicazione, pe1• metlicinali, per acqua ecc. ecc. Questo carro in ge-· gnosis simo, mollo pratico, sorregge all'occorrenza due poltrone contrap[poste per la s palliera, sulle quali si pos sono cari~;are i feriti , mentre quando le parti ·delle. po ltrone sono ri piegate, si può caricare il materiale di sopl'a accennato. In · qu esto stesso comparto erano pure esposti diversi sistemi di imbracatura per lo s carico ed il carico dei feriLi dalle navi, quali il modello Rosati-Campanile, ~:h e è una specie di amaka in tela forte so:;;pesa a due bastoni pamlleli, la sedia · barella Rho, la imbra catura per ferili della marina imperiale giapponese, il le· laio porta- ferili Ros.selli-Abbamondi ecc. ecc. che mostrano quanto anche nella mal'ina sia importante e difficile il problema del trasporto am!Jlalati e fe!'iti. Oa alcune dilLe e da singoli individui nei diversi padiglioni furono pure pusli in bella rno!'llra oggetti diversi per il ser vizio sanitario di cui !';i di1·a in appr·esso. Qui ci piace ricor dare che nel padig lione del Ministero della guerr·a il te- . ntmle colonnello medico Mang ianti cav. Ezio espose la seconda edizio ne de lla ~>ua monografia s ul lo sgombJ•o acqueo dei ferili nella Valle del Po, con 6 Lav.,le m H t'ali cl imostrati ve.


RRLAZION E SUL MATERIALE SANITARIO DI GUERRA ECC.

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•Questa edizione pubblicata nello scorso anno prima del cong1•esso per la na-vigazione fiuviale italiana, nel suo concetto e nei dettagli non si difrerenzia <!alla _.prima pubblicata nel Giornale medico d(: l R . esercito nel 1890, soltanto vi è aggiunto il s unto del viaggio compiuto ~dalla Ct·oce Rossa italiana uel 1878 colla ambulanza fluviale Alfonso Lilla. Questo importante lavoro, cha ci rivela lo s ta to attuale della questione sul !f.rasporto fluvial e dei feriti ed amm!llali nella nostr a e nelle allre nazioni fu premiato con diploma d'onor e. La Germania, per mezzo del capitano medico dottor Tobold, fece un'espo·sizione di materiale sanitario, che fu oggetto dell'ammirazione dei visitatori •tecnici. Essa lo divise in tre gruppi: 1° Materiale riguar dante il servizio sanita rio militare; .2° Materiale della società della Cr oce Rossa in Germania; 3° Materiale della società pe1· la prima assistenza a Be•·lino• . Nel primo gruppo fu esposto tutto ciò che riguarda l'armamentario del per ·sonale, il corredo sanitario delle truppe, il mate riale delle compagnie sanila~rie, quello degli ospedali da campo con tutti gli a nnessi in forma d i baracche, tendo, padiglioni ecc. ecc. riproducenti al vero la disposi~ior:e in tempo d i .guerra del servizio sanitario germamco in prima linea. · E nellB: galleria ferroviaria ha e~posto alcuni carri del treno trasporto re. 1'iti, dei quali p!:lr O!{ui treno di 39 carri ~e ue pos8ouo trasportare n. 296, .avendosi un vero ospedale ambulante. . Di notevole nei ca rri ambulanza è il modo di sospensio ne tlelle barelle, che TisuHano ben fisse e nello stesso tempo non molto soggette a scosse. Sono -esse sostenute da un telaio in fe rro, assicuralo contro la parete del carro da un'asta superiore a T, c.he colla branca trausversale entra nell'incavo di un -cuscinetto n avvitato a sua volla contr o il leg no ; in basso poggia su di una -molla avvitala a l pavimento; così le due barelle sospese l'una sopra l'altra a circa un metro, gravitano col loro curico su queste molle e risentono molto attenuali gli urli e le scosse. Ogni carro ambulanza porta 12 letti se deve ser-vire per la truppa , otto se per gli ufficiali. Col treno ospedale mi~e pure in mostra due vagoni di un treno provvisorio trasporto feriti, cosliluHo con carri merci o con vagoni di IV classe. In ess i -sono esposti tre d1versi modi di sospensione delle barelle: Il sistema di Amburgo, per il quale le barelle sono sospese alla volta del carro a mezzo di una specie di tanaglia, le cui branche di pr esa addentRno i correnti in legno che rafforzano la volla stessa, e tanto più vi si fissano, qua nto maggiore è il peso che sostengono. Ma a garantire la chiusura vi è pure una ., ,ite che attraversa i manici tenendo! i serrati (flg. 1").

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'--:::::6~0- v Fig. l.

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Da questi manici pendono due uncini che sostengono una molla a spirale, -alla quale è unita la catena con anello per il manico della barella, che in tal ,·mo~o viene. sostenuta da quattro tana g lie con rispettive molle e catene. Ad

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RELAZIO:s'E SGL MATERIALE SANIT.A.FclO DI GOERRA EOC.

impedire le eccessive oscillazioni, ogni manico esterno della 1·-:t d :• c' lega\~ alla parete del carro con un congegno di anelli di lamiera eia!> "'"· Il sistema di Grund consiste in due cavalletti io legno, bassi~ .. ··::• ·1i .,,,,.,~• parallelamente e di traverso in ciascuna meta del carro. Essi :;ono sorretti da molle elastiche e servono pt>r l'appoggio di lt·~ i> 1r elle una di fianco all'altra. Per cui combinando il sistema di Amburgo col si· slema di Gr·und, ogni carro attrezzalo di un treno provvisorio potrebbe trasportare dieci ammalali o ferili. Il sistema di \Vulff ed Hohmaon consiste iu una specie di telaio fatto da due r ettangoli in legno pos ti verticalmante l'uno di fronte all'altro, a 2 metri di distanza circa presso ciascuna delle 4 mezze fianc.a te di un carro merci. Questi due rettan goli sono riuniti da quattro aste, che decorrono in senso JongituJina.le incastrandosi nei ritti verticali, ai quali sono pure assicurati mediante la· mine metalliche. È appunto a queste aste che vengono sospese le barelle rnedianle lacci a corda. PAr maggior slabililil. i due telai di ogni mezzo carro sono riuniti l'uno all'altro mediante aste trasversali s ituate in allo ed assicurate con grosse viti. Con questo sistema in ogni carro attrezzato si possono trasportare 8 ferili. . La società della Croce Rossa gel'manica presentò un'infermeria in com· pleto assetto: una sala ja operazioni, un deposito bendaggi, uoa farmacia, 11 laboratorio batteriol0gìco, il gabinetto per i raggi Ròentgen, una stanza ds bagno; l'uniforme ed il corredo per gli infermieri volontari, ed uoa grande quanlil.S di mezzi improvvisati, sia in piccolo modello, come in grandezza na·. turale, per il tr·asporlo d~i feriti in caso di disgrazia lé dove non si possonoavere i mezzi ordinari di soccorso, o quando questi non sono sufficienti pel' il numer·o troppo g rande di ferili, come può succedere in una guerra. Di questi mezzi alcuni sono mol to ingegnosi. Così per l'attrezzamento dei treni provvisori; il Bachstelz dì Berlino ha idAnlo un telaio sul genere eH quello Wulff et Hohmann, colla differenza che le barelle sono sospese alle aste trasversali (lì g. 2').

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Fig. Z.

Second0 il sistema Biegainvski pure di Berlino le hrelle poggerebber()sopra un sostegno fatto a prisma triangolare, una specie di cavallello in eu due aste riunite ad angolo acuto sono tenute ferme da due altre &ste poste dt tra \'erso a circa 60 centimetri l' una dall'altra. Cosl é formata una testata; l'al· tra é identica a questa e le sta di fronte a circa due metri; le due Lestat souo riunite mediante correnti posti verso l'apice, e verso la base delle testate stesse. Le barelle poggiano sui bracci delle quattro as te trasversali che oltrepussano i montanti delle testate. Lo stesso Biegainvski avrebbe ideato un telaio a due piani come i gié descritti, ma sul quale le barelle poggerebbero non direttamente sulle aste Lra·


RELAZIONE SUL MATERIALE S ANITARIO DI GUI!:RRA ECC.

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;w·l''·tl!•, n~a !òopra molle a queste avvitate aventi anche degli incastri per im· ·1·•..:: -,: .~ ~.J 1 manici (fig. 3").

:':1-c""'·do il sistema Linscweiler, i vagoni attrezzati porterebbero dei mon·

Fig. 3.

tanti fatli da g r osse aste metalliche vuote, fissale sul pavimento con viti, e contro la volla del vagone con tre punte che si infiggerebbero nel legno quando l'asta metallica viene allungata mediante adatta vite che sta verso l'allo dei montanti. Nella parte vuota di questi stanno delle molle a spirale, sulle quali appoggiano le aste trasversali che reggono i manici delle barelle con opportuni lacci a corda. Il dott. Hunsdieker ha pensato di sospendere le barelle alle aste trasversali del più volte descritto telaio, mediante vili, con sottostanti molle che reggono l'uncino per il manico della barella (fig. 4"). La Croce Rossa di Betzdorf invece, per l'attrezzamento dei carri, usa un apparecchio in ferro costituito da due testate riu· nite da un cort·ente mediano. Le testate in due piani sovrapposti reggono le barelle a mezzo di "molle avvitate sulle assi trasversali delle testate stesse (fig. 5•). Secondo il sistema Glogan le barelle poggerebbero invece sopra Aste trasversali sostenute da monle, oppure starebbero sospese con lacci a corda a delle molle pendenti da uncini fissati ne lle a~te dei soliti telai (fig. 6"). Fig. 4. A proposito di carri per trasporto ammalati e pei primi so~­ corsi in caso d' infortunio, convien ricordare che tanto la Germania come l'Italia presentarono ciascuna un bellissimo modello di carro soccorso per di~astri ferroviari. / Quello della Germania è diviso in due parti, una per i letti, o bàrelle, che

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sono in numero di 8, sospese collo stesso sistema che nei treni ospedali; l'altra per uso di sala di medicazione e di operazione. Questa parte é arredata con tutto ciò che può occorrere in una sala di operazioni chirurgiche ed ogni oggetto è disposto con molto cr~terio e colla massima economia di· spazio; inoltre ogni armadietto, scatola ecc., ha gli sportelli che s'aprono dal


RELAZIONE SUL MATIHHALE SAlSITA)UO DI GUERRA EOC.

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b!isso in allo, restando fi ssi con adatte molle contro le pareti o la volta del va~one, senza perciò ingombrare lo spazio, inceppando i movimtlnti degli ope-

ratori. La luce naturale viene dall'alto e dai lati, e quella artificiale p·uò -~sere data dall'elettricità o dal gaz che serve pur·e per· la sterilizzazione dell'ac-qua e degli s lr'umenlr. Non vi mancano la latrina, nè i mezzi pet> a pprestar·e un primo ristoro ai feriti . Quello delle ferrovie dello Stato italiano, 'di cui pare dovrà essere fo rni lo ogn i compartimento ferroviario, è più elegan te e non porta che un letto con tutti gli accessor·i per i bisogni di un ammalato. Ciò ad un estre mo del car·ro, dove è situata anche la s tufa di riscaldamento. Il res to é adibito a s ala operatoria, con un vero lusso di armamentario e di atlrezzi diversi indispensabili negli inter venti cruenti ed ìncruenti. Vi sono venlilatori elettrici, lumpade elettriche fisse: e . portatili, mentre la luce naturale viene dalle finestre laterali chiuse da vetri tissi, che forse temperano eccessivamente la luce ed ostaco.,...,. !ano l'oer·eazione dell'ambiente. Questa sala può essere all'occorr·enz:a trasformata m infermeria mediante 10 letti disposti s ul pavimento, che quando non occorrono stanuo ripiegati in adatto rir;os tiglio all'altra testata del carro. ~· Della Cr·oce Rossa germanica era pure interessantisl··.,. si mo il rnateJ•iale improvvisato per il trasporto a braccia l . od a dorso d'uomo dei ft!rili, quello rer farli giacere e quello per contenet·e le fratture od immobilizzare le arti· colazion i. Si vedevano infatti barelle di tutte le for·me F ig. 6. fatte con ,bastoni riuniti a rettangolo con s opra distese coperte, t eli da te nda, tele o strisce metalliche, fa scelti di paglia, stuoie, vimini _intrecciati, corde di paglia, di corteccia d'albero e di quanto altro s i può trovare io campagua per forma r·e un piano orizzontale trasportabile cou facilità. Cosi pure vi erano carri campestri trasformati in carri trasporto feriti, mediante barelle adagiate su fasci di paglia che attenuano le scosse, o s ospese ad aste trasversali che poggiano a loro volta' e sta nno fisse ai correnti laterali s uperiori dei carri stessi. E, da to che le pareti del carro mancas~ero, dato cioé vi fosse appena il piano del car ro, si vede un piccolo modello che insegna come si po!>sono ugualmente sospendere le barelle, vale a dire assicurando a ciascuno dei lati due robuste per·tiche ad X, che nel punto d'incrocio poggiano su di un regolo che attraversa il piano del carro, colle due estremità inferiori passano sotto al piano s tesso, dove restano fissate, mentre all'altro estremo si uniscono a delle aste traverse alle quali poi si sospendono le barelle (fig. 7'). Né meno interessanti erano gli apparel!chi ~~on tentivi improvvisati con lamiera metallica sottile, cartone, paglia intrecciata ed a fa sce Lti, corteccia d'al· bero, fuscelli, filo di ferro ecc. ecc. che stanno a rappresentare l'in:zegno inventivo ed il grado di istruzione dei membri dell'organizzazione maschile della Croce Rossa germanica, La socielà per la prima assis tenza a Berlino espose tutto l'arredamento di una stazione ausiliaria della società stessa, in forma di sala d'aspetto, sala da medicazione, automobili per trasporto malati, carri ambulanza di lusso, ordi-

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•• RELAZIONE SUL MATERIALE SANITARIO TJl GUERRA ECO.

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alari, e per bambini ecc. ecc. Vi era il modello in piccolo della stazione trasporto ammalati, che è una casetta a due piani circondata da muro e con s ala -di disinfezione dei carri trasporto, che perciò possono esse1·e disinfettali dopo -<>gni servizio. A pian terreno, oltre. questa !!<ala di disinfezione, la rimes8a ~ -e la scuderia, vi è una stanza da bagno con spogliatoio per il personale. Di -sopra al primo piano vi sono gli alloggi e più sopra ancora i locali per il servizio... domestico ed i ripostigli. L'Austria di materiale per soccorso aveva quello presentato dalla Società viennese di salvataggio, che ha 33 carrozze-ambulal)za, 3 automobili, 20 medici fissi e 300 onorarii; presta soccorsi d'urgenza ad ogni chiamata per infortuni nella citta di Vienna e vicinanze. Presta pure servizio sanitario di: stazione in caso di guerra, ed inter viene nei disastri ferrovfarii a mezzo di un carro ferroviario di soccorso, mollo più -semplice dei gia ·descritti, tanto che invece della tavola d~ operazioni o di medicazione vi sono due tavolini a colonnetta, che mentre cont(1ngono materiale ·da medicazione servono a sorregg.ere la barella in cui lrovasl l'ammalato da ·soccorrere. Per questo genere dì servizio la società dispone di circa 100 barelle in ogni stazione di Vienna, e di 52 sostegni; col quale materiale si può ,prontamente attrezzare un treno per lo sgombero dei feriti in caso ù; infortunio.

Fig. 7.

Ad ogni ch iamata il medico di turno accorre con un carro d'ambulanza fornito di 5 cassette, delle quali una contiene tutto l'occorrente per i soccorsi chirurgici di una certa importanza; un' a!Lra è la cosi deLta tasca di soccorso per interventi chirurgici minori, la terza è la cassetta per i t'ratturati, la quarta ~n tiene l'apparecchio dell'ossigeno, che è l'inalatore del dott. Carlo Di un, dove in piccolo volume stanno 90 litri di ossigeno a 60 atmosf<ere, e la quinta è la -cassetta per gli avvelenamenti, chP. oltre a tutti gli antidoti, i mezzi di lavaggio dello stomaco ecc. ecc. porta una dettagliata istruzione circa l'intervento del medico nei diversi casi di intossicazione. Altro materiale esposto in questa mostra dell'Austria era costituito dalla sedia-gerla !Per il trasporto dei feriti in montagna, che non é altro che una -comune poltrona provvista di stan ghe per essere trasportata come lettiga, e <li spallacci per essere all'occorrenza caricata a dorso d'uomo. Vi era pure la barella a foa·bici, in cui le aste trasversali del telaio si aprono e chiudono -come un paio di forbici ed in cui i piedi ripiegabili parallelamente alle spranghe


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RELAZIONE SUL MATERIALE SA~ITARIO DI GUERRA ECO.

sono tenuti fi ssi, a llor ché devono sta re verticali, da uncini a molla. Ma in questo nulla vi era di nuovo. I nteressante invece era il lermoforo, brevetlatoin Austria, che é costituito da un piccolo trapunlino di gomma ripieno di una sostanza (probabilmente acetato sodico), che immersa nell'acqua bollente per circa 9 minuti mantiene all'apparecchio una temperatura uniforme ed tibba· stanza elevala per circa 4 ore, e volendo che questa s i prolunghi pel' eltrll •· non vi é che da apr ire il r ubinetto di chiusura e lasciare penetral'c l'nria. Sarebbe un ottimo calaplasma secco, che unirebbe all'azione termic;a , &uche quella meccanica del peso. Degni di ammirazione sono pure 1 fiPOiini da medicazione, dove i barattoli della garza, del cotone, dei ferri Nc. t->"C. ~i !>ossono· aprire mediante pedali che fa nno sollevare i coperchi, se:1 'H ··:1 ~ rl c.hirurgo vi mella mano. Nella mostra svizzera, oltre .alle barelle, slitte e sedili iu\f'!"Ovvil'ati per lo· sgombero dei ferili, richiamavano l'attenzione i modelli d1 car r i a due ed a quattro r uote adattati per il trasporto a mmalati, i modelli di furgoni di ambulanza e di vetture d'ordinanza per i feriti, il modello di treno attrezzalo in tutto simile al nostr·o, ed un grafico dimostrati vo della distribuzione delle società di soccorso nella Svizzera stessa. • La Francia, mentre concorse alla mostra con ricco armamentario chirurgico, d'altro materiale sanitat•io non presentò che una barella, che vet·ra de· scritta in oHra parte di questa relazione. Il Giappone concor;;e pure co n un modesto campione di materiale sanitario, di cui s i dira in seguito. Delle altre nazioni, nessuna portò il proprio contributo per la part,e mater iale- sanitario in questa mostra, che essendo intitolata dei trasporti, avrebbe potuto for nir la più bella occasiQne a tulti gli stati civili di esporre quanto riguarda i mezzi di trasporto degli ammalati e feriti, offrendo agli studiosi il mezzo di risolvere uno dei più importanti e pur non a ncora r isoluti problemi di ser vizio sanitario, massime per quanto riguarda Io sgombero in monta gna•

••• Passiamo ora a l'iferi re più particolarmen tè sopra quanto può interessare la risoluzione delle que::;tioni riflettenti il ma ter iale sanitar io, indicats dall'ispettorato di sanità militare. T.

Mezzi di lllumlnazfone del camp.o di '-•attaglia e delle formazioni sanitarie mobill. Mezzi veri e pr opri per l'illuminazione da servire in tempo di guerra per la ricerca dei feriti sul campo dr battaglia , per gli ospedali da campo e le sezioni di sanità, non figuravano nell'Esposizione di Milano, tranne che in qualche campione presenlato dal generale del genio in posizione ausiliaria ,Feioi cav. Gaetano, nel padiglione del Ministero della guerra. Uno di questi, che va sotto il nome di " a pparato illuminante per la ricerca dei feriti » è costituito da una c assettina a zaino, sul lato destro dell a quale si r izza un'asta alla circa un metro, che sorregge una lanterna a rifletto re. L'asta è allungabile mediante vite a pressione, e la lanterna girevole attorno all'asse verticale. Nell'interno della casseltina-zaino sta il generatore del 'gaz. acetilenico, che si sviluppa da tabloidi di carburo di calcio posti nell'acqua, e


RI!;LAZIONE SUL MATERIALE SANITARIO DI GUERRA ECC.

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che da opportuno ser-batoio passa mediaute tubo munito di rubinetto alla lan· terna soprastante, la quale può proiellare la IYce fino a m. 50. Sullo s tesso principio è fondato l'capparecchio a~etilenico per servizio sa· nitario in guert'a » dello stesso autore. Esso può servire benissimo come !•<ezzo di segnalllzione di un posto di medicazione e per la illuminazione della !et ' 1\ del operazioni o delle baracche di ricovero . Quello esposto è costituito Ja :.111 s:~11 ~ratore di zinco a forma cilindr iCl'l, nel quale si mettono i tabloidi òi co •·Lur·o di calcio per lo sviluppo del gas acetilenico. Questo, per mezzo di un Lt..ho, pas~a in un piccolo depuratore metallico ripieno di cotone asciutto; dal dep• trntnr~, w r mezzo di due tubi passa alla lanterna di segnalazione ed a quella iniulln •Je: Ja tenda ell illumina la tavola da operazione. La prima è una comune l. .. t-· mil a riflettore che por ta sopra un vetro la croce rossa ed è sorretta da •ID' a s ta a punteruolo allungabile a scorrimento, la quale si fissa alle varie altezze mediante vite di pressione. La seconda è faLLa come a tam· buro con riflettore soprastante, mentre al &:>otto è chiusa da un vetro, e nel centro port1t una forc ella dai cui beccucci escono le due fiammelle di gas acetilenico; il tutto è sostenuto da tre catenelle d'ottone e produce una luce inten~a, omogenea, sufficiente per qualsiasi allo operati vo. Per la illuminazione del campo di battaglia, come pure per far·o di segna· !azione di stabilimenti sanitari di prima linea potrebbero servire i '' pl'Oiettori a luce ossi-acetilenica ~ sempre del generale Faini, dei quali figuravano due bei campioni nell'Esposizione di Milano; uno da m. 0.30, l'altro da m. 0.45 di flpecchio r iflettore, e che possono proiettare la luce a parecchie centinaia eli metri. Essi sono costituiti da un apparecchio fatto da due parti ben distinte. L'una, che sta in terra è formata da una cassettina con quatfro recipienti, deiquali uno serve a gel!lerare il gaz acetilenico col solito mezzo, l'allro a gene· rare l'ossigeno mediante l'ossilìte (miscela di pE>t·ossido di sodio e di bario) e gli altri due come depuratori essendo ripieni di cotone quello per il gaz acetilenico, e di amianto quello per' l'o!Ssigeno Si è uf:ala l'ossilite perché ha la proprietà di generare l'ossigeno anche coll'acqua fredda; ma ha però l'i neon· veniente del costo eleva lo, vale a dire porta una spesa di L. 4 per ogni ora di illuminazione. l du·e generatori sono automatici, perchè essendo in comunicazione mediante due tubi con due serbatoi che stanno al di:-~opra, quandr, il gaz generato è in molta quantità, spinge l'acqua per i tubi nei detti serbatoi, e cosi questa non r estando più a contatto nè coll'ossilite nè col carburo· di calcio, cessano di svilupparsi i gaz ossigeno ed acetilenico, mentre poi pel' la sua pressione l'acqua serve a spinger e gli stessi ga.z verso la lampada a riflettor e. Sono eppunto questi due serbatoi che costituiscono l'altra parte del generator e, e vengono sorretti da un'asta a puntale in stretto r apporto coll'appar ecchio riflettore. Dai depuratori partono due tubi che mettono alla lampadina posta in corrispondenza del fuoco dello specchio, e siccome il dardo ossi-acetilenico anziché r·aggi luminosi emana raggi calorifici, cosi ad ottener·e una sorgente luminosa bisogna proiettare il dardo stesso contro una capsula di ossido di torio o contro un cubetto eli ossido di calcio. Ne viene una luce bianca intensissima, riflessa dallo specchio a raggi paralleli, ma che può ugualmente illuminare un. vasto campo essendo il tamburo, che racchiude lo specchio. g irevole attorno al suo asse verticale non solo, ma mediante una cremagliera a nche attorno ad un asse orizzontale. Il tamburr o del ritleltore porta da un lato un.


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HELAZIO!\E SOL MATiì.RIALE ::!ANITARIO DI GUERRA ECC.

finestrino a vetro colorato altt•avet·so il quale si può giudicare l'in~u sità della luce, ed il modello grande porta inollre un cannocchiale di punlamento. l due modem sono poi sostenuti ciascuno sopra un trepiedi in legno a punte metalliche, che si può allungare a piaci mento. Per il rilievo dei dettagli del campo illuminalo vi si può aggiungere un cannocchiale dello a grande campo, pure <lei Fai n i; ed allora lutto l'apparecchio può essere trasportato da quattro uoroir,i, se trattasi del modello piccolo (1905), da 5 se del modello più grande, che. è -anche munito di veotola per segnalazioni ottiche. Non fu possibile avere alcuna indicazione scritta o stampata riguat·dante i · sopradescritti apparecchi, dei quali però esiste una dettagliata relazione piresso l'ispettorato generale del genio. Delle varie SO!'llanze illuminanti sembra che il gaz acetilenico od ossi·acetllenico meglio di ogni altro si presti per la illulninazione nei vari scaglioni del servizio sanitario in campagna, ma come si è già detto. apparecchi veri e .propri a questo scopo non esistono, mentre con facilita si potrebbero costruire, visti g li splendidi mezzi di cui attualmente dispongono l'automobilismo, il ciclismo ecc. e che sono largamente presentati in forma di fanali, rifletlorii, lanterne, proiettori ecc. ecc. dalle dtLte Reina e Zanardini e Vittorio Bonomi di Milano. A rendere più facile l'uso del gaz acetilenico una I!Ompagnia francese che ha la sua sede a Parigi, ha messo io commercio la cosidetta acetgline dissous, ·che faceva bella mostra all' Esposizione nella illuminazione di vetture f~rro· viarie, tram,·iarie ed automobili, ma che stante la complicazione ed il costo -degli apparecchi che contengono questo gaz, non s embra usabile per H. ser· vizio di illuminazione in campagna. Cosi pure non sembra usabile a questo ufficio il cosi dello gaz·huile com· .prime, introdotto per l'illuminazione delle vetture dalla compagnia a Chemins de fer cle J'Ouest », sebbene in piccolo volume si possa trasporlare una grande quanlit.a di ~az, che a poco prezzo dà una magnifica luce, come quella che si poteva vedere in alcune vellure nell'esposizione. l pericoli del maneggio e la .dilficoltà del rifornimento, sembra dovranno !imitarne l'uso ~oltaolo a certi impianti. Altra sorgente luminosa è il « petrolene • presentato dalla ditta dello s.tesso nome, che ha sede in Milano. Ha le identiche applicazioni del gaz comune, ·del quale é forse più economico, ma è poco pratico per l'uso in campagna .per la non facile produzione, conservazione e distribuzione. Le u dislillerie italiane » società anonima con sede in Milano, esposero lampade e fari molto semplici ed economici, in quanto che l'alcool denaturato vale non più di 60 centesimi al chil.; ma per servizi mobili vi si oppone sempre la difficoltà di impianto e di rifornimento del materiale combustibile. Certamente l'ideale sarebbe sempre rappresentato dalla luce elettrica, che si potrebbe ottenere con un motore a benzina, una piccola dinamo, uno specchio riflettore, con un'intensità pari a quella che, coi loro magnifici apparecchi, ottengono '' la tllolecnica, ing. A. Salmoiraghi di Milano " e la a officina Ga· !ileo di Firenze , le quali per lo sviluppo òell'eletlricita hanno macchine auto· .maliche di propria invenzione. Ma la spesa e la complicazione dei mezr.i di produzione dell'energia ne sconsigliano l'uso nel caso nostro.


RE LA ZIO~ E S'L L MATERIALE S ANITAR.IO DI GUERRA ECC.

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Il.

Vettura da potersi eventualmente sostltuh·e ai nostri carri e carrette di sanità~

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Di modelli di vettura leggiera che potessero sostituire i nostri pesanti carri . e t. rrette di sanit.a. non vi era all'Esposizione di Milano che il ca rro di sard 1,., r .. od. 189r,, presentato dall" « sezione sanitaria ger manica h e che porta it Ho alt.. ri ~ le rlella così detta comp;...gnia di sanita. Questo carro ha il vantaggio di cs~ert) pl':! !:>asso e più leggiero del nostro, mentre contiene presso a poco· l'id eTJt:ca rfU>'It ti!à di materiale e permette al conducente di guidare la pariglia che lo ~r<•ina, :,Lf;•h!o sul carro stesso. Il corpo di (juesto veicolo è attraversalo da tre ;:n~~ 11l, casseUi, ai quali si ac..:ede sia a destra che a sinistra mediante sportelli. :'iollo a questi con apertura al davanti, stanno altri due scompartimenti, e finalmente due altri s\anno pure al davanti, l'uno solto al sedile del conducente e l'altro più sotto a ncora. La parte posteeiore del carro, come nei nostri, è destinata alla farmacia, la quale però al disopra in uno scompartimento del sottotetto custodisce gli apparecchi contenti vi dt~lle fratture, mentre al di!Otto, assicurati in opportune staffe di cuoio, trovansi due barili per acqua. . La · farmacia porta in una tabella tutti elencati i medicinali facenti parte del caricamento, medicinali eire ben disposti, come in tanti sr.sffali, occupano poco spazio e sono facilmente rintracciabtli. Questo carro è associato ai « carri ambulanza " adibiti come i nostri ad accogliere quattro feriti se giacenti su barelle, od otto feriti se seduti su panche alzabili ed abbassabili. Le barelle di questi carri, a differenza delle nostre, sotto il sostegno del capo porta no delle fasce per bendaggi. Oltre gli anzidetti ca r ri, che corrisponderebbero a quelli delle nostre se- zioni di sanita, la Germania ha pure allri carri di sanità, ciascuna coppia dei quali serve per l'im pianto di un ospedal~ col r.oncorso di tre così detti « carPi merci " che leasportano la biancheria e gli indumenli necessari per 200 feriti. Questi carri di sanità degli ospedali differiscono di poco da quello sopradescritto, salvo che contengono una maggior quantità di materiale. Ma le truppe germaniche in campagna hanno o l seguito di ogni battaglionedi fanteria il cosi detto carro di sanita delle truppe modello 1897 re sul quale colle medicine, in parte compres8e in tavolette, si trovano pure strumenti e bendaggi necessa rii all'assistenza dei feriti Questo ca rt'O, che nel nostro esercito sarebbe rappresentato dalla carretta a due ruote, da battaglione, é invece a quattro ruote, con sedile anteriore e sottoposto cassetto, con r eparti per riporre coperte e·d altro, mentr·e posteriormente vi é un largo spazio per gli zaini di sanità, che in battaglia vengono poetati dai portaferiti ausiliari, e per il cofano di sanità. Al disotto, in apposita braca o sostegno di cuoio, trovasi un bariletto per l'acqua ed appesi alle pareti rliversi s trumenti da zappatori. An~he le truppe di cavalleria hanno un carro di s anità, il quale, non solo contiene strumenti e bendaggi, ma serve anche come carro ambulanza al trasporto di due ferili su barelle. La cavalleria ha inoltre i carri sanitari di provvigioni, eh ~ s i trovano fra i CHriaggi delle divisioni, e che servono a trasportare casse di medicinali, viveri di conforto ecc. ecc. P er una migliore e più sollecita assistenza delle divisioni di cavalleria du- · rante lfl battaglia ·alcuni cavalli portano assicurate alla sella a le tasche di


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RELAZIONE SGL MATERIALE SANITARIO DI GUERRA ECC.

sanità per la c~valleria • contenenti parte del materiale del carro di sanità coll'occorrente alla costru"tione di barelle d'urgenza. Queste sono formate da 4 !ance, riunite due per due, e mantenute parallele a distanza di circa 50 centi· metri da due traverse metalliche terminanti ai due lati con un congegno a cifra 8 che fissa le !ance ; il lutto è ricoperto da un tessuto di tela fui va robusta. Tutto questo material13 dei diversi scaglioni del servizio sanitario germa.nk:o faceva bella mostra nel riparto della sezione sanitaria germanica insieine con molli altri oggeti della partita, quali i pacchetti da medicazione, le tasche di sanità portale dal sottufficiale sanitario di fanteria, quelle portate dal sotlufficiale sanitario delle truppe a cavallo, nonchè una ricca raccolta di buste chirurgiche e di mezzi vari d'indagine e di soccorso. III. Modelli dJ reparti di sanità per montagna. Come modello di reparto di sezione di sanità per montagna alla mostra di Milano e1·avi l"ambulanza da montagna someggiabile e carreggiabile della Croce Rossa italiana, che la presentò in tutti i suoi dettagli nel padiglione dell'igiene. Quest'ambulanza da montagna si compone di 18 colli che contengono quanto di più urgente può occol'rere per i primi soccorsi, più tre tende (tipo alpino) per l'alloggio del personale direttivo e di a ssistenza assegnato all'ambulanza. Il materiale è someggiabile su sei quadrupedi, ma può essere con facilità trasportato anche a spalla d'uomo. Su via OI'dinaria in piano, basta un carro a due ruote, trainato da un quad1·upede; in salita bisogna ne siano attacccati due. Allorquando le cassette sono someggiate possono essere aperte senza bisogno di scaricarle. L'acqua si prende dai relativi recipienti senza smuoverli, s ervendo::i dell'apposito rubinetto che é situato sotto il piccolo sportello che trovasi in una delle testate del recipiente st.,sso. Le dimensioni delle cassette, dei sacchi e della piccola cucina da c&mpo sono limitate a centim. 65 di lunghezza, centim. 4·! di altezza e centim. 25 di larghezza. Col materiale di medicazione di un'ambulanza si calcola che possono effeltuat'5i in media t 50 prime medicature di feriti gravi. Va ricordato che i sacchi da acqua per gli ospeda· letti someggiati della Croce Rossa italiana sono muniti di rubinetti co!:'ì inge· gnosi e pratici che meriterebbero di essere adottati anche nei vari scaglioni del nostro materiale sanitario. Il someggio del materiale é combinalo in modo che col carico dei soli due primi' quad•·upedi si Ila solto mano quanto può occorrere per i casi più urgenti. I colli sono cosi d istinti: 1° Armamentario. . . . • peso kg. 25,000. 2• Farmacia-medicinali . )) 34,000. 3° Sacco con medicazioni Il 17,000. 4° Sacco con medicazioni )) 17,000 !)o Sacco con m edicazioni .. 17,000. 6° Sacco con medicazioni • 17,000. ,, 64,000. i 0 Barelle a stanghe scomp. 8° Tavola da operazioni . )) 17,000. fio sacco biancheria . . • l) 16,500.


RELAZIONE SUL MATERIALE SA~ITARIO DI GUERRA E CC:.

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10° Sacco biancheria . . . . Peso Kg. 16,500. 111° Sacco apparecchi . . . . » 12,000. i::!• Cassetta generi di conforto • " 31,000. ·13° Cucina da campo . . . . • 31,000. H° Cofanetto per acqua litri 25 ,, 38,000. 15' Cofanetto per acqua . . . • 38,000. 16~ Attrezzi da zappatore e torcia » 14,500. l i" Tenda da montagna . • • . o 69,000. ! · Copertoni corde ecc. . • . . ,, 25,000. Queb(~l n•nb ulanza sembra abbia fatto buonissima prova anche in Calabria nell'ultimo dJ-,tJSI!'o del terremoto. Un campione di cofani someggiati lo presentò pure il Giappone ne l reparto -della carrozzeria, ins ieme ad altro materiale sanitario. Sono due bellissimi cofani di vimini di bambu intrecciati, e r-icoperti di pelle . Essi contengono medicinali, strumenti chirurgici, attrezzi ed oggetli vari per la cura dei feriti, ed insieme ad altri otto colli di sanità r ipieni di materiale da me· dicazione e caricati rispettivamente due per due su altri quattro cavalli, formano tutto il materiale sanitario al seguito di una colonna di mille uomini, della .quale costituirebbero come il posto di medicazione, e servono indistintamente per tutte le diverse armi. Degno di nota io questi colli, oltre alla leggerezza e solidità, è la distribuzione del materiale, ben ordinato in tante piccole cassette, che facilmente si ~ossono levare o rimettere in posto. li basto che sostiene i colli, mod. 1900, pesa circa 35 kg. e quando é carico raggiunge al massimo i 100 kg., e ciò che ha d'importante si è che può es·sere caricalo indifferentemente da cofani di l:!anilà, come da viveri (sacchi di riso) o da munizioni. I colli predetti oltre che sui cavalli possono venire trasportati anche su carrette a due ruote, che servono pure per il carico di un intero ospedale da -campo, per il quale ne occorrono 22; ogni ospP.dale può servire per 200 feriti. Il campione di queste carrette esposto presenta una lunghezza di m. 3.55, mentre lo spazio di carico non è lungo che m. 1.100 con una superficie di circa mq. 1.14i. Ha un raggio delle curve di m. 2.66, un peso di kg. 113, e può sopportare un carico massimo di kg. 200. Qualche volta è utilizzata per il trasporto .di amm..qlali e feriti leggeri. È un tipo di vettura che per la sua leggerezza potrebbe set·vire anche in montagna. Oltre a questo materiale, del Giappone va ricordata per la sua leggerezza ~ solidità una barella fatta da due bastoni di bambù, con aste metalliche trasversali ad incastro e piedi ripiegabili, con archetto in ferro dalla parte della testa, e telo dì lino robusto e di color fulvo, il tutto ricoperto da opportuno .dt•appo, che é sostenuto dall'archetto.

IV. Antomoblll per n servizio sanitario in guerra. La Croce Rossa italiana ha presentato un bell'automobile per il trasporto dei feriti. Di esso lo chassy venne fornito dalla « Fiat •, e la carrozzeria dalla ditta Sala di Milano. Detto automobile è capace di trasportare 4 feriti distesi su barelle ed 8 s e~uli. Ha pure un comodo coupè per il personale d'assistenza e lo chauffeur.


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RELAZIONE SUL :\IATERIALE SANITARIO DI GUERRA ECO.

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Nell'interno, verso la testata, è collocato il recipiente per l'acqua , all'esterno• Ialo, conlungo i fianchi, sopra adatti sostegni, stall'no quattro casse, due per tenenti l'una str umenti chirurgici ed oggelti vari, un'altra viveri di co11forto, una terza ogg~tti di farmacia e ht quarl.a la cucina. Sull'imperiale stanti> barelle e sacchi diver si con oggetti di medicazione. • Non è sl.alo possibile conoscere il prezzo di questo automobile in compleaso,. né in alcuna delle sue parti, avendolo la Croce Rossa avulo in dono. All'apparenza sembra debba servire molto bene avendo la identica capacita deii nostri carri trasporto f~riti. Forse abbassando un po' di piti il pi11uo della cassa e quello delle barelle inferiori il carico dai feriti riuscirà più facile. Di htlli gli altri automobili che figuravano nelle diverse mostre, nessuno far ebbe per il servizio sanitario in campagna, servendo tutti esclusivamente peril trasporto di un solo ammalato.

v. Vettura leggera al seguito dei reggimenti ver servizi sanltarll dJ nr~enza. In nessuna mostra, neppu1•e nella carrozzeria italiana, si potè trovare Ull' veicolo che anche opportunamente modificato pote~se risponder e alle esigenze di questo quesito. Ma ritenendo che per ollenere la massima Iebgerezza di una vettura si dovrebbe limil.arne il volume il più possibile, ci é parso che le charr ettes della ditl.a Lengel Umberto di Ostiglia o quelle della dilla Adolfo Bassi di Bolo gna doves~ero corrispondere, quando però si trovasse modo di adaltare solto al ~erlile la coppia cofani e di munire la vettura di opportuno mantice~ Si può ess er certi che, dopo la splendida esposizione di carrozzeria fatta da molte ditte di Miiano quale la «Lombarda ùi Francesco Belloni •, la « Luigi Cor· bellini "• la «Carr ozzeria italiana Cesare Sala »,la r• Carlo Sare gni e figlio», la" Carrozzeria Pavesi, e Crespi .. , una volta a loro esposl.a l'idea verra in brevee perfettamente tradoll.a in allo. La Croce Rossa italiana (comitalo regionale di Firenze) al riguardo presentòun carro idealo dal comm. Cappelli, a doppio uso per il trasporto materiale dr soccorso e di cinque ferili, due distesi e tre seduti. Queslo carro a due ruote sostenuto da molle molLo elastiche, porta, per mezzo di due telai, due barelle, l'una sopra l'altra, mentre al davanti trovasi un sedile trasver~ale, coperto ilaun prolungamento della stuoia e tela che proteggono il carro. Qualora si sopprimesse la barella inferiore e si adatl.asse meglio il s~;:dil e davanti., ne residuerebbe un carro che senza essere molto pesante potrebbe porl.are il medico e l'inf~rmiere, un ferito od ammalato in posizione orizzontale, una coppia cofani, gli zaini di sanità, nonché gli zaini e le armi dei soldati impossibi litati a proseguire la marcia sotto il peso del proprio carico.. Certame nte non riuscirebbe un veicolo da mettersi a confr onto colle chart·etles sopra ricordate, né il medico vi potrebbe stare troppo a suo agio, ma avt·ebbe in compenso il vanl.aggio di servire a diver·si scopi, t:pecialmenle dur ante le marcie e nelle esercitazioni tattiche. VI. Barelle ed altl"l mezzi df- t r ast>orto ver f'e1·lti ln montagna.

Delle molliss ime bar elle esposte nei diversi padiglioni da industriali mecca nici e professionisti ness una riuniva tuLle le qualità per pote r· ser vire ad un buon tr.as po>:to dei feriti in montag na, essPndo CJUali mollo complicate e costo;::e~


RELAZIO::-IE SOL MATERIALE SANITARIO DI GUERRA ECC.

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quali pesanti e voluminose, quali poco solide e sicure. Nel complesso mostrano non comune ingegno in chi ebbe ad idearle, e la grande difficoltà nel risolvere un problema in apparenza così facile. Non staremo a descrivere la barella a ruote portatile a zaino del colonnello medico cav. Franchini, nè quella del maggiore mt~dico· cav. Abate che va sotto il nome di gerla-barella, perchè già conosciute. Queste, e sposte l'una nel padiglione dell'igiene, l'altra in quello del Ministeri) della guerra vennero molto ammirate, e premiate la prima con m eda~lia d'argenlo e la seconda con medaglia d'oro. Non possiamo però passare sotto silenzio che la jlerla-barella Ahate attualmente, per le numerose modificazioni subite, merita di essere presa in considerazione. Per essere più facilmente trasportabile appresso alle truppe combattenti, specialmente in montagna, fu costruita in modo da poter esser divisa. in due parti quasi consimili. Ad ogni metà è aggiunta una stanga pieghevole, la quale viene ad essa a ssicurAla per mezzo rli cinghàa, ed inoltre vi sono applicati due robusti spallacci. Ad una delle due metà sono slabilmente artico !ali un sedile e due r eggi gambe, mentre all'altra sÒrno &~giunti un cappucriO' articolato a . mantice ed una tenda a lettuccio di proporzioni ridotte. Questi due ultimi accessori l>ervono a procurare al ferito un s ufficiente l'iparo contro il sole, nonché contro i rig-ori della notte, quando non fosse possibile il ricovero in luogo coperto. I n tal raso si impienla la tenda mediante le stanghe stesse della gerla· barella, piegate a guisa di compasso aperto, e degli appositi paletti ferma-tendo . Colla ge~la-barella, come lo dice il nome, il trasporto si può fare a mezzo di due portatori oppure a dorso d'uomo, ma al bisogno la gerla si può mettere col suo carico sui carri da battaglione, nei treni attrezzati, sui corri di requisizione, senza bisojlno che siano provvisti di paglia o di altro giaciglio. Può inoltre esse1·e someggiata s ul sostegno da basto ideato rtallo stesRO autore, o collocata sul ciclo-carretto, aoch'e!"so dell'Abate, con cui é reso più faciiA e sollecito lo sgombero dei f~riti dal campo di battaglia. Quindi un ferito dalla vetta di un monte può essere trasportato al letto in un ospedale, senza bisogno di esser'e rimosso dalla posizione nella rruale fino eia principio fu adagiato. Ançhe la barella Fr11nchini ha molti pregi, potend1> essere, per il tenue peso. · portatà come zaino, trainata come carr etto da un uomo oppure a rimorchio da un velocipede. Può e ssere adattala su di una slilla, adoperala come gerla, t'unzionare da barella rigida, attrezzare i carri ferroviari o quelli ordinAri di requisizione, servire da letto da campo; e meriterebbe, come 'luella dell'Abate, di essere provata in un largo esperimento in occasione di manovre o di altre esercitazioni militari. Attirò la nostra atterozione una barella da montagna dei dottori Loir e S'!hraebelé, mèdecins majors à Gr·enoble, la quale ben poco dHferisce dalle comuni bareHe, ma per la sua solidita, il piccolo volume a cui può ridm·si, il peso l'elati vameote tenue, il costo modesto, la facilità di allestimento, ci parve mer'itasse di essere presa in considerazione. Essa é costituita da due aste di legno aJ•ticolale nel mezzo a cer·niera, e che so.no tenute lontane ed in direzione parallela da due aste di ferro piatto, snoda.te al centro e fisse alle estr emità alle aste di legno colle (juali formano il t elaio. 40 -

fiior11ale mPdicn.


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RELAZIONE SU L MATE RIALE SANITARIO DI GUERRA ECC.

Qw>sto è sostenuto da l"(uattr·o piedi di legno girevoli, cosi che a barella aste di legno mentre a barella a perla vengono mantenuti ritti e fermi dalle as te metalliche tras versali. La ba· r ella vei'SO la testata porta altre CJUaltr·o as te metalliche robust~ . riunite due per· due, e clte disponendosi con opportuni fer·mi acl angolo a cuto vengono a coslituil'e un forte s ostegno per il telo della barella, che cosi in quel punto forma un piano cue, può s ervire d'appoggio al dorso del fer·ito A renderlo più solido vi concorre una quinta as ta metallica tras versale che unisce il vertice degli anI!Oli formali dall e altre quattro, e q uest'as ta i'. riunita alle due di destra adattandosi con esse paPallelamente alle as te di legno, quando il piano non fun :t.iona. Il telo che copre il telaio, di robusto lino fulvo, fisso nel cenl!·o della barella, è aperto verso il s uo ter·zo inferiot·e nel senso long itudioale e nella par te mediana, e le due mel$. vengono a combaciare mediante cinghie che si afl ibbiano alternativamente sulla parte opp(lsla delle spran g he. Cinghie e telo ùiviso servono benissimo, in caso di bisogno, ad avvol gere gli arti inferiori del ferito. V ~: rso. la testata esiste una !>D.ccoccia dove è posta la fodera, in cui si può contenere tutto l'apparecchio, e ci1e vuota s_erve da cuscin0. Kelle forli pende nze la barella carica può essere aiutata n el tras porto da un tnrzo pOI'lafer ito , che mediante una corda a ssicurala a lla testata re ~ola la d iscesa. o facilita la s alita. Il ferilo è imped ito di scivolare dalla barella dal piano inclinato, dalle cinghie del telo anzidello, e da una r·obusta fascia che al bisognu cinge il paziente a mezzo il tronco. Snoùale le a ste metalliche, ri p!egati i piedi parallelamente alle aste di legno. avvicinale queste e ri piegate iu due mediante la cernie ra, avvolto illelo, la ba· r ella é r·idotta ad un picco lo collo, che s i custodisce nell'apposito sacco. r costruttori H. Heer e c di Ollen in Svizzera, a mezzo del loro rappres entante C. Bardar di Mila no , hanno presentato una barel la che merita di essere presa in considerazione per il piccolissimo spazio ch'e!;sa occupa allorquando é ri piegata, po tendo ridurs i alle dimensioni di uno z~ino ordinario. Ciò è dovuto al fallo c he tanto le sharre long itudinali, come le trasver sali,. s ono fatte di tanti piccoli pezzi di ferro riunentisi ad X, cosicchè le sbarr'e stesse s i a l· !ungano e si raccor cia no a sometto. Il peso è di cir·ca 10 kg. per il modello piccolo, un po' maggiore per i modelli più grandi. La Svizze ra presentò pure di vers i mezzi improvvisali per il tras porto dei feriti in montagna, in forma di carri, s litte. e di sostegni a s edia con appogf! iatoio. Di ques ti uno é fo rmato come un T rovesciato, avente l'asta verticale pialla che si adatta contro la schiena del portatore, e quella trasver sale che regge un s edile su cui si siede il fel'ito, portando in avanti le coscia sulla parte s porgente dell'as ta s les sa, e lasciando cascare le gambe penzoloni di fianco al portatore, del quale colle bt'accia può cing ere il collo . Questo sostegno viene sorretto da opportuni s palla~ci. F otografie r appresentanti mezzi improvvisali per lo sgombero dei ferili dal campo di battaglia, specialmente io montag na, es pose pure il capitano medico Perego dott. Vittor io, mezzi che oltre a corrispondere allo scopo, hanno il pregio della semplicilà e della facile attuazione. Di essi si può leggere una de ttagl iala descrizion e nel g iornale meùico del R. esercito , gennaio 1903. Fu· rono premiate con meùaglia d'argento. Il cav. Giuseppe De Maria di Tot•ino, ha pt'e 5enlalo diversi tipi di barell!i a ~Lan ghe di ferro vuoto, s noùa te, leggiete e solide; e ft·a queste la barella gerla ch i u s~-1 s i possono disporre par·allelamenle a lle


RELAZIONE SUL MATERIALE SANITARIO DI GUERRA ECC.

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'i)et' montagna del dotl. Cigliulli, capitano medico. Questa barella media nte o p· '-por tu ne trasformazioni può servire al trasporto di un ferilo a dorso d'twmo, -seduto, od in posizio ne or·izzontale. EEsa è costituita da una spalliera falla da ·un telaio con sovrapposto telo che si può tenere o riz:zontale o verticale, e da un appoggio per le natiche e le gambe, foj:!'giato a ferro di cavallo med.iante -due aste metalliche ricurva e concenteiche, sulle quali è pure disteso un telo, e che si. uniscono a cerni era colla spallier•a. Se la spalliera è abbassata, il ferilo so;>ra coricatovi s i può portare mediante due alpenstock pass ati in oppor·tuni -anelli; se la spalliera è sollevata , lo stesso fet•ito, mediante g li alpenstock, si può trasportare seduto; se poi s i vuo le car·icare a dorso d'uomò, questi si mette .fra le gambe della barella, che sostiene sulle propr·ie spalle mediante un ap•poggio in cuoio e fet·ro, da cui partono le catene che si al!ganciano alla barella come ad una bilanda, mentre il ferilo seduto, colle gambe protese io avanti s'appogg ia indietro alla spalliera della barella ed in avanti colle mani alle spalle -del portatore. L'idea è ingegnosa, ma sarebbe opportuno vede t'e la bareila in '..azione sul terreno per il quale venne costr·uita. La ct•tta Alessandro P edersoli di Napoli ha messo in mostra una quantità di barelle in fer•ro, che alla legge1·ezza ~d al poco volume accoppiano una non oCI)mune resistenza, e si vendono a poco prezzo, tanto che ne furono acquistal e ·parecchie per conto · del Minis tero dell'interno. Ed a proposito di barelle, sebbene non u ~abi li in Ioontagna, vanno ricora dale quelle ingegnosis sime a bicicletta del la Croce Hossa itnliau:l fò t'nite dalla dilla Hermanoglase r• di Vienna. Co!:'i pure va menziona ta ·la bar·ella ad imbracatura giapponese, esposta nel riparto sanitario della mar·ina. È costituita come un cofano t~llun gato, di stecche di bambù e tela di vela io cui è adagialo il ferilo, che opportunamente assi-curato con cinghia si può tr·aspor·tare, vuoi caricato su di una spalla come un ~rosso r egolo, vuoi sospeso ad un palo con opportuna cinghia, carica re esca· ricare dai bastimenti mediante col'Je e carrucole quasi fosse un collo ordinario. È un me..czo semplice ma pratico, come del resto ò tutto il mate riale di que::-to ~aese attivo ed intelligente.

VII. Modelli di tende·.rlcoYero tJer ospedali da cam1Jo.

Dei diversi tipi di tende in mostra all'esposizione per il ricovero temporaneo d et, li ammalati e ferili di un ospedale da campo sembrò opportuna quella fti · -cente parte del deposito riserva <t'ospedali della Ge l'mania. Questa tcnda .(mod. 1899, fabbricata dalla ditta Salzmann e C.- Casse!) può accogliere comodamente 20 ' lelli per ammalati e ferili. E:;:;a è a forma di parallelepipedo, con tetto pri· ~ma ti co triangolar e, a doppia copertura, di tela rul va all'es terno e di tela ver<liccia all' interno. Lo scheletr·o è costituilo da due robusti ritli mediani, i quali sorreggono un corrente, che forma lo spigolo superior·e mediano del tello; e da altri diciotto r itti più piccoli che ai quattro lati della tenda sostengono i correnti laterali, i quali segnano il punto di partenza del tello e delle pareti verticali. l teli sol'relti dai correnti vengono poi al margine inferiore fis sali conlr·o il terreno da robusti piuoli metallici, che essendo falli a torciglione, quando me·dianle colpi di massa sono conficcati nel terreno, ~irano sul loro ti.S!';O verli· ~ale come una vite, e !Jenelrano a grande profondità, ac1uistaudo una r esi-


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Rll:LAZIO~E SUL HATERI.A.LE SANITARIO DI GUERRA EOC.

stenza non comune. l due teli della copertura, venendo fis!iati in basso a piin di un metro l' uno. dall'altro, limitano uno spazio triangolare che può servi1·e di.' magazzin·o. La tenda è fornita superiormente di due sfiatatoi a chiusura auto· · matica, e nelle due pareti più strett.e presenta da ciascun lato una porta con due finestre, mentre ciascuna delle parti lunghe è fornita di quattro finestre. . In tal modo l'aerazione è perfettamente assicurata. A scanso poi di un eccess ivo raffl'eddnmento in caso di calli va sta~ione, le finestre sono munite di telai. a vetri, che si ripongono in opportune custodie a lato di ciascuna finestra. Allra tenda più grande, ma forse meno pratica, e~posta pure dalla Germania, ~ quella fornita dalla ditta Baumano e Lederer Casse! - rappresentata a. Milano dei fratelli Benasedo. È una tenda divisa in tre scompartimenti da due tramezze, ed a dibi ta ad infermeria, magazzeno e scuderia; ma quando fossero levate le tramezza ed utilizzata soltanto per il ricovero dei feriti, potrebbe contenere da 32 a 40 individui. Essa fu gia oggetto di studio per parte di una. commissione militare, d'ordine del Minis tero della g uerra. Nella sua costituzione, non diffe risce gran fatto da quella sopradescrilta,. :;al vo che ne è più complicato lo scheletro, ed essendo in due scomparti sprovvista di doppia copertura, si sovrariscalda e si raffredda con molta fa.cililà. Delle altre tende, esposte dalla Germania e dalla Cro~e Rossa italiana, non é il caso di tener r.onto, giacchè per la lor o piccolezza non possono servire ad un ospedale da campo. Sono tende buone come luoghi di medicazione

o di ricovero temporaneo di ammalati e ferili destinati agli stabilimenti sanitari. di s econda linea. Nella loro costruzione pr·evale il concetto di adibire lo stesso matel'iale cbe il soldato usa nella costruzione della propria tenda. Merita di. essere preso in considerazione il sostegno delle tende ricovel'o degli ospedaletti da campo da 50 letti della Croce rossa italiana per la sua res is tenza e facilità di importo. VIII.

NuoyJ strUlllenti ad apparecchi applicabili alla chirurgia dJ guerra.

Quanto a s trumen ti chirurgrci molle nazioni hanno presentato il più ricco · c svariato materiale, costituito per aiLro dei soliti mezzi piu o meno modificati c he già possiedono anclie i nostri ospedali militari. Quello che ha colpito nella s ezione sanitaria germanica è stato, oltre la ric· éhezz.a del materiale chirurgico, la bella disposizione che esso trova nei di-versi ospedali, dove per gli strumenti di ogni specialità è s,dibita un'apposit.& vetrina, c osiccbè si vede quella dell:li strumenti per malattie d'occhi, quella per · malattie d'orecchi, quella della chirurgia comunE', per le vie urinarie ecc. . Nella mostra francese il dott. Tuud Burquet presentò una l'accolta completa d' islrumenti per olo-rino-laringoiatria, mentre la ditta 'Wulfing-Luel' ne presentò di perfett i per la chirurgia generale, ed il dott. Hamonie di Parigi una collezione splendida di strumenti per u· trattamento delle affezioni g~nito· urinarie. Anche la ditta Gaillard-Rondeau e la ditta Plisson di Parigi vanno · r•cordate per la perfezione degli s trumenti di gomma elastica, e la ditta Rainal li' r•èr es, pure di Parigi, per gli apparecchi ortopedici ; ma come già si é detlouul la di nuovo emer ge che meriti una parlicolareggiata de!;crizione. Ciò che in materia di .mezzi diagnostici meritò di esser e preso io conside' u~rone •' l'appare.:chio por tabile per· 1·a g~i X con proprio generatore di cor-


RELAZIONE SUL MATERIALI!: SANITARHJ DI GUERRA ECO.

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·:t'ente, tipo milit.are ideat<> dal generai~ medico Luigi F erraro di Cavallerleo11e, e costruito dalla ditta Balzarini di Milano, e quello ad accumulator i pure dello ·stesso autore. Questo apparecchio, che può tornare tanto utile in campagna, ò ·euslodito io tre semplici cassette, ùelle quali una contiene il genu1·atore o gti .accumulatori, una il rocchetto e la terza gli access0ri. A proposito di apparecchi per raggi Réientgeo la Ge rmania presenta un carro da campo dell'eser·1:ito r eale prussiaoo, in cui il generatore è animato da un piccolo . motore a benzina. Hocchetlo ed accessori sono Lutti opportunamente disposti su questo -earro , che si può rapidamente trasportare dovunque l'apparecchio fosse ri-chiesto. In fatto di letti operatori, me7.Zi di sterilizzazione degli strumenti e delle ·medicature, tavoli e tavolini, sostegni per ferri chirurgici, vi era tale uo'ab"bondanza ed una varietà, da essere impicciali nella scelta; ma, come gia si disse, poco o nulla vi era ùi ouo"o, e la maggior parte etei nostri ospedali sono .forniti degli stessi tipi.

••• Dovendo infine riferire su quanto di più importante ~ degno di speciale con;siderazione venne esposto nella sezione d'igiene, ci limitiamo ai seguenti cenni sommari, in vista della grande copia di materiale che faceva parte di questa imq>or.tantissima mos tra.

• ••• Le ditte italiane ed tslet·e portarono un hu·go contributo di mezzi intesi prin·cipalmente alla purificazione delle ·acf{ue, alla disinfezione delle fogne, al mi_glioramento dei mezzi di eliminazione dei prodotti di rifiuto, al risanamenlo -dE>ll'aria, alla sterilizzazione degli ambienti, degli attrezzi, dei m ezzi di mecli~azione, alla distruzione dei materiali infetti o sospetti di essere fomite di con· .tagio, all'aereazione dei locali, al rapido risciacquo delle lingerie e successivo prosciugamento, al miglioramento del materialelrli costruzione, alla pre venzione delle m~tlaltie professionali, alla indagine ra pida e completa circa le cause delle malattie infettive, alla profilassi delle medesime, al miglioramento 'dell'assi-stenza ospedaliera nelle sue diverse forme di nosocomi, pellagt·osari, sanatori, trefotrofii, istituti kinesiterapici, antirabici, vaccinici ecc. ecc. In breve noR vi .Q par te dell'igiene che a t la mostra di Milano non a bbia trovato qualche pratica applicazione. Nella sezio·ne Ranitaria germanica ci colpi un m ezzo semplicissimo di sto·rili~zaz:one dell'acqua in campagna allo scopo di reoderla potabile. Consiste .questo in un ~s'eco di tela sostenuto a circa due metri clal s uolo da un lt•epiedi, ·e dal cui fondo parte un tubo in gomma che melle ad una cas!:'etta m etallica u forma reltangolar·e giacente sul terreno. Da questa cassetta mediante un -altro tubo l'acqua giunge ad un ebollitore che si può far funzi onare tanto colla ·legna come col carbone; dall'ebull itore l'Rcqua per un terzo tubo ritorna alla cassetta e mediante un serpentino l'attraversa raffreddandosi per l'azione dell'altra acqua contenuta nella cassetta stessa, da cui esce per un ultimo tubo ed arriva ad una specie di imbuto .filtrante con rubinetto, dal quale può essere :attinta. Questo apparecchio fu costrutto dalla dilla Rud. A. Hartmann cii Berlino. La stessa ditta fornì pure l'apparecchio trasportabile usato nell'esercito germanico a rendere l'acqua potabile, apparecchio fondalo sempre sul principio <Iella ebullizione dell'acqua e che ha il pregio di tenet• riunito sopra lo stesso


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RELAZ!O~E SUL ~!.Ti::RIALE SANlTAHIO DI GUERRA ECC.

carro la caldaia per rebollizione, il fornello, i mezzi di allinzione, di perfr-igerameolo e di distribuzione dell"a cqua stessa, che può quindi e ssere raggiunta ra pidamente ovunque si trovi, attinta, sterilizzata e dis tribuita io condizio ni di potabilità. Innumerevoli a questo scopo erano vure i filtri di porcellana, amianto, sos tanze porose diverse, e com e pur·e molle le sostanze chimiche destinate alla purificazione JelracfJua. Ma fra tutti i mezzi par e che altuglmeote tenga il primato l'ozono, che secondo il sistema Frisa giungerebbe in una maniera costan te ed automatica a !<ler ilizzare le acfJue le piu rnquinale senza lasciare traccia di residui malsani, r·iJonanJo ad esse tulle le qualità della miglior acqua di sor gente. Questo sistema , adattabile alle g randi città come ai piccol i centri , potrebbe a detto Jell"inventore, sterilizza re fino a 100.000 metri cubi d'a cqun nelle 24 ore. P er la disinfezione. delle fogne ollre i mezzi piu perfezionati e giù çonosciuti di immissione di sostanze antisettiche, assorbenti, di separ azione delle parti solide dalle liquide ecc ., meritano di essere r icordati i mezzi biologici dei quali il migliore é forse quello studiato nei laboratori del Ministero dell"inlerno dal prqr. Gosio e dall'ing. Daueti. Questo sistema , ra ppresentato alla mo~tra in un piccolo modello presso il padi glione del Ministero dell'interno, ha av uto la sua pratica applicazione nella fogna della caserma dei RR. CC. in piazza d"armi. Quivi, automa tica mente, per un congegno messo in azione dall'acqua potabile che perennemente ~ira in tutti i padiglioni dell' esposizione · o.:ni 6 ore da un grnnde serbatoio penetra nel bolLino un g ran gello di acqua rimescolandovi le mater-ie escr ementizie. 11 liquame che ne deri va viene, meoliante una pompa, assorbilo e por tato ogni 2.i ore in un g ra nde serbatoio da cu i, per la g ravi:a passa in altro recipiente, do nde si scarica alternativamente ogni tre ore in al tre due vttsche poste al disotto eJ ai lati, che alla lor volta eomunicano con altre due; e da quP.ste poi scola definitivamente nei condolli di scarico. Queste vasche di passaggio sono r ipiene di scorìe, ed è a ppunto in esse che av viene la depurazione biologica, tanto che il liquame da oerastro che era, filtra dall'ultimo recipiente limpido come l'acqua pura , perft:tlamente 1 i no ,loro e senza Alcun germe patogeno. l ngegnosissimo ci a ppar ve il modello di un carro usato in Zurigo per la esportazione dei prodotti di rifiuto dalle ca se. Questo carro é costituito d11 un ~ran fu r gone no n troppo a lto, chiuso al di sopra da tanti coperchi che si aprono a scon·imento; al carr·o van no aggiunti lanli r ecipient d ì zinco ermetica mente chiusi med iante un coperchio della grandezza di quell i del car ro, e che s i apr e e ch iu·le nello s tesso modo di quelli. Ques ti secchielli ri pieni dt immondizie vengono levati da lle case e capovolti sul carro, dove, con un movimento combinato, stillando sopra uno dei detti coperchi lo fanno aprire, me!)tr e a loro volla lasciano apri1·e il proprio, così che le immondizie senza veni re a contatto coll'ambiente esterno passano dal recipiente nel car·ro. La di lla Luigi Minolelti di Milano prcsenlò l'apparecchio Esper ia, che è una pulrtrice a vuoto, brevetto Todeschini, per togliere la polvere dag li apparlamenti senza inquinar e l'aria. La poi vere solto l'azione del vuoto è por ta La a tr·aYerso tubi di go~nma in un bar ile collettor e, dove con qualsiasi .forte anti,.:ellico ,,uò esser·e disinfettala. Si ha cosi un mezzo e fficace, igienico, comodo per togliere la poi vere da qualsias i locale e dagli oggetti in esso contenuti. Per IH disinfezione degli am bienti pt·esentò una quanlil.8 di apparecchi la


RELAZIONE Sta. llryTElRlALE SA~ITARIO DI GC:ERRA ECC.

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diltè ing. Ras telli e co di Torino, la quale oltre la pompa igienica a. getto automatico, e la spruzzalrice Padova, aveva dei bellissimi congegni per la sterilizzazione dell'acqua, degli autoclavi per la preparazione del!e medicazioni, insomma tutto ciò che di più perfetto e moderno si è fatto fino ad ora per distruggere i germi patoge ni per la difesa contro la propttgazione delle malattie infettive. Infatti la lampada a formaldeide per disinfezione sistema Barthel, il forno sterilizzalore a secco Pasteur perfezionato, la spulacchiera Abba, l'ap· parecchio a vapore per la disinfezione degli oggetti infetti, i filtri dell'acqua per mezzo di candele di pOl'Cellana sistema b revettato Dmwnlow, hanno destato l'ammirazione dei tecnici e p1·ocurato alla ditta il diploma d'onor e . La ditta Mancini e De Amici di Pavia, oltre alla macchina per la disinfe zione dei locRii !:<istema Sormani, ha esposto un'infinità di apparecchi di steri· lizzazione perfèlti, e quel che importa anche a prezzi economici. Fra gli altri è mollo pratico un autoclave a Li po or·izzontale, a doppia parete, per la sterilizzazione del materiale da medicazione ed immediato prosciugamei•to del medesimo. · Anche la dilla Scherer di Berna ha prPsenlato un vero emporio di mezzi pe r la sterilizzazione, e fra gli altri, un belli;;l>imo congegno a gaz rcr la stp,rilizzazione completa io una Mia di operazioni. È unn !>pecie di telaio a canne condutlr·ici del gaz, sul quale sono ben disposti e pronti per funzionare gli apparecchi di slet•ilizzazione per la seta, i ferri, la medicazione, l'acqua di lavaggio ecc. ecc. Per la distruzione dei materiali inMli o sospetti di esser fomite di contagio, nella mostra di Milano furono esposti i soliti forni cr ematori più o meno perfeziooaii, e dalla ditlR Rastelli già menzionata, deg li apparecchi a vapore sotto pressione per sterilizzare le carogne infette e ridurle m grasso o concime. Non si fa cenno delle innumerevoli ingegnosissime sputacdliere pei tubercolosi, delle quali molte assai pratiche; fra queste una della ditta RotA diTor·ino, che presa dal tavolino da notte ;;i apre da sé, me n Lr·e il coperchio si richiude appena la sputacchiera viene riappop:giata sul tavolino. La parte laoanderia igienica ha trovato dei cultori intelligenti e pratici, che esposer o conge~ni molto utili e di facile uso. Ingegnosissimo quello della di_tla G. Bernardi e c•, detto la Provvidenza, c!1e è una lavatrice-steriliz· zatrice automatica a filtrazione continua; con essa i tessuti n0n subiscono lunga e quindi dannosa ebullizione. non Vf'ngono l>Oilop11sli Ad Attriti, causa di avaria, né ai movim enti J·apidi di rolazio11~ per cui liui!:"CilDO ad nmrnassarsi in modo che le biancherie al centr·o non possouo la varsi come quelle alla superficie;. ma si lavano e si sterilizzano contemporaneamente e non ri . hiedono per il complemento del bucalo che un uller·iore risciacquo in acqua pura. Con f!ueslo mezzo si possono fare impianti di f!ualsiasi importanza, che sarebbero utilissimi sotto ogni rapporto anche nei nostri ospedali. Altro apparecchio per lavanderia fu quello rappresentato dalla Volldampf, della casa l. A. John, presso Erfurt in Germania, che permett~ alla più piccola famiglia come al più grandA stabilimento di avere in casa una vera lavanderia a vapore. Esso è costituito da una cassa di robusta lamiera di ferro zin· cato, che contiene l'acqua che deve bollire, dal tamburo, in cui si mette la ~iancheria e che essendo provvisto di manovella si può muovere innanzi ed indietro per rimescolare i tessuti> dal coperchio che impt~disce la proiezione


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HELAZlONK SUL MATIWIALK S A.XITARIO DI GUERRA ECO.

degli spruzzi d'acqua bollente, e finalmente dal fornello generatore del calore. Anche qui la liscivazione deve essere seg uita dal risciacquo con acqua calda prima e poi con acqua fredda. E su questo pr incivio é fondata la lavanderia da campo esposta nella gal· leria f~rrovia dalla S~zione sanitaria Germanica, che in un solo carro a 4t•uote ha tutto riuoiLo, macchina, fornello, recipiente per attingere acqua, vasche per il I'iscillcquo ecc. ecc. Questo cari'O è regolamentare per il servizio ~anitario nell'esercito germanico. Molli altri apparecchi del genere e1·ano esposti nella most1•a di igiene, ma tutti fondati sullo stesso p1·incipio del rammollimento prima cpn acqua sapo· nata delle lingerie, lisciviamento prolungato a temperatura d~ll'ebullizione, rimescolamenlo dei diversi capi di biancheria, risciacquarnenti dei medesimi io ac']ua calda poi fredda. T utte queste operazioni s i possono fare collo stesso apparecchio mediante la macchina CreLlo Trcichler deliA d itta Lehmann e C. di Milano, g ià in uso in parecchi ospedali, oppure colla lavatrice Tripi. Ci l'ca il materiale di costruzione vanno ricordati per la psrte igienica, oltre le più svariate mattonelle porose che facilitan o il ricambio dell'aria negli ambienti attra verso le par eti, le mattonelle lucide in cemento, nonchè le più sva· riate vernici, per rendere im per meabili i pa vimenti ed i rnuri, cosi da poter· essere lavati e disinfettanti a piacimento. Era pure evide nte un vero p1•ogresso nel mate1·iale e noi modo di costr·uzione delle lali·ine sia per uso pri vato che per le comunità. P er non citare che la dilla Edoardo Lossa di Milano, essa pre:.enlò un pavimento latrina detto l'iy ienica, che dovrebbe corrispondere benissimo sia nei quartieri che negli ospe· dilli, polendosi adaltare ai vari tipi ùi latrina gia esistenti . Queslo pnvimento-latrina con gradino d'accesso, eli ghisa smaltata, fuso ili un sol pezzo , si congiunge direllumente alle pareti del camerino, non presenta incavature, o è angoli, è a forte pendenza verso il foro di scarico, ed ha due petlali posti later almen te al dello foro sui quali sta la persona, che in tal modo non p uò lordare a llrove. È munito di tubo ad imbocco, e piastra, per getto d'llcqua, che si spinge in ava nti a ventaglio sino all'ingresso del vaso, invadendo e lavando totalmente il fondo, retrocede poi riunito sfoga ndosi e trasci· nando ogni immondizia allo scarico centrale. L'acqua passa fra i pedali che sono rialzati, senza bag nare la persona. Il lavaggio può pr·ocurarsi con deri· vazione dir·elta dalla tubazione principale dell'a cqua me'tlianle rubinetti, sia con ca ssette di ghi~a a scarico repentino di lit1•i 10 d'acqua, funzionante per tirag· gio della catinella, oppure automaticamente ad intervalli periodici regolabili da 'IO a 30 minuti. Vi si può adattare an che il sifone, là do ve si é sicuri che non vengono inlrùdotti materiali ingombranti, ed al bisogno anche un se· dile in legno ad alzamento automatico per persone ammalate od impotenti ad accovacciarsi. Era pu1•e ingegru1sa una latrina per ospedali ti po sella, m odello Sullier, in ghisa s maltata, la quale è costru tla in modo che noo vi si può montar sopt•a, ed o bbliga chi la usa a sedel'si, senza che vi s ia il minimo pericolo di spandimenlo d'or.irta s ul pavimento. Il s edile é fo1·malo da due panchine di legno dis poste come a parentesi. che per tal modo ascludono qualsiasi possibilità di infezione ç er- contatto . Esso si alza automaticamente per contrapeso e qui ndi non può essere bagnalo da chi us a le latrina come !<emplice ol'ioatoio Non é il caso di parlare dei vari tipi di s ifoni, condolti di scarico, tubi di tlereazione ecc. ecc. presentati a centinaia di esemplari nella mostra d'igiene.


RELAZIONE SUL MATERIALE SANITARIO DI GUERRA EOO.

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Lo stesso dicasi di quanto riguarda bagni e docce, sebbene tanto nella mo-

-stra d'igiene come in quella delle camere d'albergo vi fosse una ricchezza di esemplari che diffieilmente si potrannv ammirare altrove. Per la prevenzione dette malattie professionali e degli infortuni al lavoro, ~a società, a ciò oostituita:;i, presentò una quantità di macchine delle più comunemente usate dagli operai, ma con le modificazioni atte ad impedire che i diversi meccanismi abbiano a nuocere a chi li adopera. Cosi furono pubblicate istruzioni, norme varie, statistiche ecc., allo scopo di tutelare l'operaio ne.lla propria vita e ne' suoi interessi. Per la indagine rapida e completa delle cause di eventuali malRllie inf~t­ tive la Sezione sanitaria germanica mostrò un bellissimo laboratorìo batterio-logico trasporlabile che faceva p&rle del deposito-riserva di ospedali territoriali. Altro simile trovavasi pure nel padiglione • Sanità pubblica • del Mini-stero dell'interno. Tanto l'uno come l'altro potrebbero servir di modello, dat.o se ne volessero introdurre di consimili anche presso i nostri ospedali da campo. Né sarebbe difficile trovare chi li componesse, viste le ricchezze che di questo ·materiale offrirono le ditte Koristl,a, Eis~ntraeger ed altre nella mostra d'i.giene. Non mancavano in questo reparto i mezzi intesi a curare ad a prevenire lo -sviluppo di alcune forme infettive delle quali si conosce l'agente. Così l'Is ti•luto sieroterapico milanese presentò una quantità di sieri antitossici e per siero diagnosi, come il siero contro il carbonchio ematico e quello sintomatico, la tubercolina, la malleina nonché molti tabloidi di sieri concentrati antibacteric contro la difterit.e. Vi erano pure discheLLi di ovarina, di tiroidina ecc. ecc., proc;totti animali da poco introdolli in terapia e che sambrano destinati a grandi successi. A propo~ito della cura delle malattie infettive esistevano nel padiglione d'igiene i dati del laboratorio Pasteur per la vaccinazione anticarbonchiosa fondato in Torino dal prof. Perroncilo in unione al dotL Airoldi, dati che meritavano esser presi in esame. Ma oltre a quesLi ve ne erano altri molli di dati interessanti presentati da diversi istituti ospedalieri, asili, ambulatorii, società di soccorso, pellagrosari, sanatori ecc. ecc. che con statistiche, fotografie, diagrammi, pubblicazioni diverse hanno cei'Cato di dimostrare lo sviluppo e la loro utilita, e vi sono riusciti tant-o da non lasciar dubbio che in lttilia e fuori l'assistenza medica nelle sue varie manifestazioni nulla lascia a desiderare ed è degna dell'aiuto delle classi abbienti e dirigenti, perchè possa estrinsecare la benefica azione con tutti f{Ue i mezzi che la scienza va ma n. mano scoprendo.· Ben riuscita e degna di essere conosciuta, specialme.nte dai maestri di campagna e da chi loro soprain tende, era la mostra didattica, per quanto rig~arda l'igiene delle scuole. I banchi costruiti con logici criteri, gli attrezzi gmnastici, i.sistemi d'insegnamento, massime in rapporto ai bambini, mostravano che anche nelle scuole incomincia ad infiltrarsi l'idea che l'uomo si fa dal bambino e che la salute concorre allo sviluppo dell'intelligenza. ~è va dimenticato ciò che riftette il vitto edil vestito, sebbene a questo ri· ~uar~o ~arebhe troppo lungo ;il voler dare anche un sol cenno d~ quanto il el~ 10 e la Francia specialmente, ma anche l'Italia e la Germania hanno pre· sentato in fallo di tessuti di ogni genere coi quali confezionard vestiti e co· perture igieniche per il soldAto in pace e in ~ruerra.


(l34

REJ,AZIONE SGL MAT ERIALE SANITARIO DI GUERRA ECC.

Come pure vanno ricordate le innumerevoli conserve, polveri nutritivE'. biscotti ecc. che potrebbero costituire viveri di riserva o mezzi di approvvi· gion amen lo in circostanze speciali; nè possiamo passare solto silenzio le eu· cine a piastra rAdiante, ollimo mezzo di apprestamento del cibo per le grandi comun ila. Queste cucine banno il vantaggio di poter portare all'ebullizione contemporaneamente il contenuto di mCiltissimi recipienti disposti sulle lastre gli uni vicini agli altri, senza bisogno di speciali buchi nei quali venire in~ro­ dolli ; contengono inoltre il forno, la bistecchiera,. lo scalda piatti, e riscaldano contemporaneamente una mas"'a d'acqua da utilizzarsi per bagci. Tali fornelli sarebber o l'ideale per le cucine dei nostri ospedali, massime in quelli di primaria import~nza. Quanto ai. mezzi di difesa contro la malaria e la tubercolosi il Ministero dell'Interno, la Croce Rossa italiana, la so.~ietà per la difesa contro la tubercolosi presenhH'Ono Lullo quanto fino ad ora si è fallo per debellare i due grandi flagelli; ma non crediamo il caso farne la descrizione, trattandosi di cose conosciute, delle quali giornalmente s'interessa, oltre che la scienza, anche la stampa politica, e si può dire ogni branca della letteratura medica. Milano, 30 ottobre 1906.


63(}

CO NG RE SSI 1° Congresso Internazionale dl salvataggio e dl proato soooorso a. Ftancoforte sul llleno nella settimana 41 Pentecoste clel 1908 . Per la settimana di Pentecoste del prossimo anno é indetto a Francoforte !lUI Meno il 1• Congresso internazionale di s alvataggio e di pronto soccorso, sotto la presidenza onoraJ·ia di S. E . il ministro deiJ.'Interno conte di Posadowski. Come è accennato dal prog-ramma, il Congresso deve riescire un punto di 'riunione per tulti que gli ordini di per~one che, o pe r posizione o volontaria mente, si occupano dell'argomento; ed il s uo scoro consiste appunto nel promuovere, per mezzo del recipr oco ~cambio delle idee e della comune esperienza, il p1·ogresso ed il perfezionamento degli ordinamenti e dei mezzi, che mirano ad un fine cosi altame nte uma nitario. Sono perciò invitati a mandarvi i loro rap presentanti, e a dare il loro ap· poggio al Congresso, i gove1·ni di lutti i pa esi, le autorità di Stato ~comunali, le corpor azioni, gli istituti e le associazioni che in un modo o nell'altro concorrono nell'opera di apprestare i pr imi soccor si nei casi di infortuni e di pub · bliche disgrazie, o si dedicano a favorirne il pe1·fezidnamento. Possono inoltre far parte del Congresso tutte le persone che ne fanno domanda. I lavori del Cong1·esso avranno un indirizzo essenzialmente pratico, e cons isteranno in conferenze s opra argomenti di interesse generale tenute dalle personalità più spiccate, e in discussioni sopra temi preslabilili o sulle comunicazioni presentate. Le lingue ufficiali del Congresso sono le tedesca, la francese e l'inglese. Il Congresso sarà ripar tito in dieci sezioni : SeztoNE N. 1, -

Primi .~oeeorsi ne!7li infortuni.

Concetto e limiti del primo soccorso medico - Opera volontaria e stebi lita per legge - Dovere d'indennizzo - Si gnificato del primo soccorso medico per gli s tabilimenti · d'assicurazione - Concetto dell'infortunio e s tatis tica degl'infortuni - Teoria e pratica del primo soccor so m ed ico - Metodi e mezzi d'insegnamento - L/3 specie più importanti del soccOI'SO medico - Apperec.chi e mezzi ausiliari per il 1° soccorso medico - Mezzi che salvano la vita - Improvvisazioni- Concorso delle università e accademie -Corsi teorici·e . pratici per i medici - Letteratura - Importanza delle comunicazioni casuisti<'he. SEZIONE N. 2. -

l.stru:;ione dei non medici nei primi soccorsi. (Scuole samaritane)

Preparazione all'istruzione secondo l'età professione o stato - Istr uzione della polizia, dei pompieri, degl'impiegati ferroviari e pos tali, imprenditori ecc. - Il così detto insegnamento s amaritano applicato - Ordinamento e limiti~


636

CONGRESSI

delle materie çl'insegnamento - Metodo d'insegnamento - Mezzi d'inseg namento e d'intuizione - Direttive - Esercizi pt•atici e loro ordinamento meto· dico - lmprovvisl;\~ioni - Cassette d'insegnamento e di e!2ercitazioni - Casselle per i samaritani e pacchetti di medicazione- Equipaggiamento speciale - Esame e controllo dei soccorritori, certificati - Corsi di scuole popolari s uperiori - Istruzione samaritana e igiene popolare - IsLruzione samariLana negli stabilimenti tecnici, seminari, scuole - Rapporti coll'igiene scol!islica - Cor si per dame - Istruzione nell'assistenza domestica ai malati - Corsi pratici nelle g ua rdie di pronto soccor so e negli ospedali. SeziONE: N. 3. - Seroi:oio del pronto soccorso nelle città. Or ganizzazioni io generale - hnportanza degli ospedali pel servizio di pronto soccorso - Partecipazione dell'amministrazione cittadin& e del corpo medico - Cooperazione di altri fattori nel servizio di pronto soccor so ·Guardie di sanità e di pronlo soccorso, stazioni per infor tuni, stazioni di m e· dicazione ecc , loro posizione ed arredamento - Denominazione unica di tali impianti - Servizio delle denuncie - Corsi del servizio del pronto soccorso - Trasporto degli amma lati , specie dei mezzi di trasporto, organizzazione Servizio d'accompa gnamento, assicurazione obbligatoria - Regolazione del traspor to di malati conta giosi -Disinfezione degli appar ecchi e del personale Stabilimenti di disinfezioni - Misure nelle riunioni numer ose tenute negli edifici e all'aperto - Organizzazione del s ervizio di pronto soccor so nelle catastrofi, negli incendi di teatri, oalla caduta di edifici , esplosioni ecc. - Tenuta in ordine degli apparecchi di soccorso - Depositi pel prestito di oggetti per l'assistenza ai malati - Premunimenti per epidemie, cooperazione delle guardie sauilarie - Compiti di una statistict~ unica. SEZIONE N. 4. - S eroi3io del pronto soccorso in campagna, nei centri indust riali e presso i seroi3i comunali minori. Autorità ed ostpedali e loro rela·lioni col servizio di pronto soc<!orso- Organizza-..ione e partecipazione delle associazioni del bene pubblico - Forze ' 'olontarie pel servizio di pronto soc0orso, s ocietà samaritane, colonne s a nitarie, pompieri in campagna - Servizio di denunzia degl'infor tuni, stazioni di ciclisti, st~i ooi di medicazione e loro arredam_ento - Cassette di medicazione ed apparecchi di soccorso - Specie e frequenza degl'inlfortuni- Influenza delle macchine nell'economia r urale - Trasporto dei sioistrati e degli ammalati gravi - Istituzioni di salvatag'{io e trasporto degli ammalati nelle localilà balneari - Pericoli di speciali industrie; esplosioni, scottature, infortuni elettrici ecc., loro effetti sul corpo - Specie dei soccor si - Apparecchi di socco rso, apparecchi di sicurezza - Compili dei medici delle fabbriche Servizio del pr onto soccorso neliP- catastrofi, ne~l' incendi, sprofondameoti ~cc. .:... Miglioramento dell'assistenza ai maiali - Disinfezione dei locali per ammalali, delle scuole, degli alber ghi ecc. - Concorso delle suor e comunali Conferenzieri ambulanti e speciali mezzi ausiliari a scopo di pr opaganda. SEZIONE N. 5. -

.Pronto soccorso nel commercio terrestre (Ferrooia, automobili, ecc.)

Organizzazione - Servizio di denunzia. degl'infortuni - Specie e tenuta in ordine di medicazioni e apparecchi - Specie e caratteri degli infortuni; espe-


CONGR ESSI

63T

rienza ricavata da essi nell'approntare i soccorsi - Organizzazione del pronto s occorso nelle catas~rofi ferroviarie - Specie del ricovero pei sinis~rati, vagoni-materiale - Divisione del lavoro sul .Juogcl dell'inf<'rtunio - Treni-soccorso, loro arredamento ed importanza - Requisizione e occupazione degli stessi - Improvvisazioni nei vagoni. ferroviari - Is truzione del personale Posti di medicazione nelle stazioni ferroviarie - Mezzi di trasporto per re~ rili e malati gravi - Improvvisazioni- Pericolo d'infe.zione mediante il com·· marcio - Disinfezione - Ferrovie sotterranee, s icurezza pel commercio Tramvie elettriche - Misure di sicurezza; pronto soccorso negli infortuni Specie degl'infortuni di automobili - Prestazione dei soccorsi - Improvvisazioni - Casse da medicazione per samaritani nei viaggi automobilistici Lesioni da biciclette - Infortuni in speciali mezzi di tras porto. SEZIONE N.

6. -

Pronto soccorso sul mare,

:uLlle a~que eontineniali l! co.~iiere.

Pronto soccorso nel commercio marittimo - Arredarr•ento delle navi con apparecchi di soccorso - Infortuni sulle navi - Compito dei medic1 di bordo - Organizzazione del servizio di pronto soccorso sulla terraferma - Stazioni pel sa.lvataggio dei naufraghi; loro arredamento - Battelli di salvataggio - Fanali e segnali - Posti di soccorso nelle acque continentali e costiere, su navi fluviali e costiere - Collisioni di navi - Pericoli degl'incendi delle navi e misure di sicurezza - Pronto soccorso nelle inondazioni - Vigili - Posti di :;l)ccorso ai bagni marini - Istr.uzif? ne dei membri delle società di nuoto, delle società di canottieri e di legni a vela - Metodi di salvata~gio per gli annegati Respirazione artitìci~le e s peciali soccorsi. Sez10NB N. 7. -

Pronto soccorso nelle miniere e industrie a.Jflni.

Lesioni che più frequentemente avvengono nelle miniere -Primi soccorsi·· ed assistenza medica - Trasporti diurni dei ·J'eriti - Apparecchi- Improvvisazioni - Posti di medicazione - :Grisou ecc. - Misure ed apparecchi di protezione - Apparecchi di salvataggio e speciale arredamento qegli uominiaddetti - Gas irrespirabili, esplosioni, inondazioni - Organizzazione del servizlo del pronto soccorso - Pericoli. nei lavori dei tunnel e nei cas soni, più frequenti malattie, loro profilassi e cura -Pronto soccorso e lavori di salvataggio pei seppellili solto frane ecc. - Posizione e durata della vita nei seppelliti- Speranze di salvataggio - Segni dell'avvenuta morte. SEZIONE N. 8. -

Pronto soccorso nei pompieri.

Istruzioni e esercitazioni pratiche - Mezzi d'istruzione - Compili ed attivilà dei medici dei pompieri - Materiale rli medic.azione - Mezzi di trasporto dei malati - Servizio di denuncia - Pronto s occorso negl'incendi Misure di ricovero d i persone in pericolo - Asfi ssia, infor tuni mediante l'eletLricita ecc. - Morte apparente o s egni dell'avvenuta morte - Apparecchi d.i salvatag gio e arredamento - Apparecchi ad ossigeno - Cooperazione dei pompieri nel servizio generale d~l pronto s occorso - Guardie di soccorsoPosti di medicazione - Trasporto dei malati- Importanza dei pompieri vo1ontari pel servizio del pronto soccorso in campagna - Pompieri - Samari· tani - Personale di trasporto e rl'accompagnamento.


638

CO~ O RESSI

SEZIONE N. 9. -

Seroi~io del pronto soccor so in montagna.

Caus e e specie dei più frefJucnti infortuni - Strapazzo ed èsaurimento Cecità da neve, congelazioni, fulminazione, sassate, asfissie per sprofondamenti ·nella neve - Istruzione delle guide alpine nei primi soccorsi - Regolamenti di servizio - Apparecchi di soccorso - Servizio '.ielle denuncie- Carte stradali - Arredamento dei rifugi con apparecchi di soccor;;o e materiale di medicazione - Cassette sa mari tane per i rifugi- Analetltci e mezzi di soccorso nelle malattie improvvise - Trasporto degli ammalati in monta~na - Metodi e mezzi pel soccorso dei sinistt·ati - fm provvi!':Azioni - Ricovero e trasporto - Salvataggio dai crepacci dei ghiacciai - Riconoscimento dei sinistrati - Avvertimenti sui" pericoli della montagna - Azione del cambiamento dell'oria sul corpo. mal di montagna ecc. - Statistica degli infortuni. SEZIONE

N. 10. -

fl pr-:>nto soccorso e lo sport.

Relazione lra il set'VJZio del pr·onto soccorso e lo sport - S pecie dei prov· vedimenli pel pr·onto soccorso nelle organizzazioni sportive - Stati d'esaurimento dopo gli esel'cizi sportivi e Jo)ro conseguenze - Mezzi profìlaltici Consigli medici nell'allenamento - FrefJuen7.a degl'infortuni e delle lesioni a seconda delle specie di sport - Colpo di calore ed insolazione - Mezzi ed apparecchi di soccorso, improvvisazioni nei primi soccorsi - Atti vita m edica - Approntamento di soccoritori d"ur~e nza - Servizio delle denu ncie -Stazioni di salvatag,gio, loro arredamento - Guardie volanti - Specie dei soccor si - Trasporto di feriti - Is truzione dei soccorritori d'urgenza nelle So· eietà sportive - Arredamento per i primr soccorsi. È in facoltà del Comitato di organizzazione di aumentare il numero delle

sezioni. Le comunicazioni che s'intende fare al Congresso debbono essere preannun· ciate al Comitato organizzatore per il 1• ottobre prossimo ed inviate non più tardi del 1° gennaio, scritte possibilmente a macchina, in modo da non oltre· passare il foglio di stampa, nelle tre lingue suddette. Esse possono essere riassunte nelle altre due lin~ue ammesse a! Congresso, nello spazio non mag~i o re di una pagina. Le comunicazioni stampate per cura dello st~sso Comllato ordin~tore ver· ranno distribuite, pr;ma dell'apertura, ai membri del Congresso. La durata delle comunicazioui falle a voce nelle singole sezioni non potrà ollrepassare ii 20 minuti; ma gli oratori che interverranno nella discus· -sione avranno a loro disposizione soltanto 10 minuti, e non potranno prendere la parola sullo stesso argomento che due volle. La parola spellerà per ultimo al r elatore per leggere le sue conclusioni. Coloro che prendera uno par·te alle discussioni dovranno consegnare al segretario, durante o s ubito dopo la seduta, un :;;unto dei loro discorsi. Le dimos trazioni pratiche si faranno prima delle sedute. Le discussioni del Congt·esso verranno raccolte dal segretario :renerale e pubblicate in un rendiconto per cura del Congresso stesl:;O. Op:ni membro del Congresso e tenuto al!pagamen to ùi una tassa di 20 mar• ehi (2:) rranchi), mediante la quale egli r iceve una tessera di r iconoscimento,


CONGRESSI - MISCELLANEA · M0 VU1El\TI AVVE:>:UTI NEL CORPO SAN. ECO.

639

ehe gli da diritto d'intervenire a tutte le sedute e riunioni del Congresso, e ad una copia del rendiconto. Lo stesso diritto è concesso alle signore dei congressisti dietro il pa gamento di una qnota di 10 marchi. L'indirizzo del Comitato or ganizzatore del Con:;zresso è il seguente: An das Bureau d es 1° I oter nalionalen Kon{Zresses fiir Rettungswesen zur I-hinden des Her ren Dr. Du~ms Lei pziz Nikolaikirchhof 2.

MISCELLANEA Onora.ue &l prof. Karagllano. - Ad inizia tiva dei colleghi, della citta dinanza e dei discepoli, il 22 giugno u. s. ebbero luo~o in Genova solenni onoranze a l prof. Edoardo Mat·agliano in occas ione del suo veulicinquesi mo anno d'insegnamento. Parteciparono alla festa fra le altre notabilità i professori Arl.oing, Teissier di Lione, e i r,rofeSSOI'i Baccelli, De Renzi, De Giovanni, <ìaEvagni, nonché gran numero• dei discepoli dell'illustre cl inico. Al mattino nell'aula ddla clinica medica il Marag liano tenne la sua lezione di chiusura, vivamente applaudilo; gli studenti presentat·ono in questa circostanza un bus to in bronzo del maes tro, opera pregevole d ello scultore De Alber tis , e vennero contemporaneamente inaugurate due lapidi ricot·danti l'una i nomi degli allievi che conseguirono catted re nelle Univ&r silà del Regno , e

•l'altra quelli che ottennero la libera docenza. Nel pomeriggio, nell'aula mag na dell' Univet•sità venne fatta la consegna delle tavole di fondazione de l premio Maragliano per g li studi sulla tuberco losi, da erogarsi annualmente all'autore della migliore memoria sulla iubei'eolosi, e fu offerto al mt~estro un volum e in cui souo riassunti i lavori fatti nella clinica di Genova in questi 25 an n i. Al prof. Maragliano, che conta anche fra g li ufficiali medici non pochi al· ·lievi ed ammiratori, giungano per mezzo nostro le felicitazioni e g li aug uri -del corpo sanitario militar e italiano.

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Di spense o. 3! a 35 del Bollettino t~(fìciale dtllt ?Jomillt).

Uffl ol&ll in •ervhio attivo permanente. H. c:ecreto 20 giugno '1\J07. CA REDDA cav. Federico, maggiore medico ospedale Ancona. Collocalo in posizione aus iliaria, a sua domanda , con decorrenza per gli assegni dal ·1' luglio 1907.


llOVl:\IE:STJ AVVENUTI NEL CORPO SA~'IT. E NEL PERS. FAR:\JACEUTICO

640

R. decreto 19 luglio 1907. BJoi.CHINI Francesco, tenente medico 47 fanteria. - Collocato in aspettativa> per motivi di famiglia per la durala di un anno. R. dec reto 7 luglio 1907. VrGORELLr cav. Achille, maggior e m edico ospedale P a dova. -CollocaLo in posizione ausiliaria, per ragione di eta, con decor renza per gli assegni dal• 1° ag osto 1907. R. decreto 16 giugno 1907. STANGARONE Filippo, tenente medico ospedale Bari. - Dispensa to per su& domanda dal servizio attivo permanente; inscrillo col suo grado e con la> sua anzianita nel ruolo degli ufficiali medici di com plemento ed assegnat<> di:> lretto Bari.

R. decreto 25 luglio 1907. MATOZZt·SCAFA Guglielmo, sottotenente medico 2 alpini. - Dispensato, per sua• domanda, dal servizio attivo permanente; in scritto con a nzianita 19 luglio 1906, nel r uolo degli ufficiali medici di complemento ed assegnatodistretto Napoli, continuando il servizio di prima nomina presso il suddello reggimento.

Determina;ione ministeriale 15 agosto 1907. MoLISANr A~frerlo , tenente medico 2 artiglieri~r costa. Chieti.

T rasferito ospedale

Farmaoi•U mWtad. R. decreto 1 agosto 1907. r, AURJNI Carlo, farmacista di 1• classe, ospedale Piacenza . - Colloca to in aspettativa per motivi di famiglia per la durata di un an n o, dal 1 6 agos to 1907. CoRNBLIO Luigi, farmacista di 2" classe, farmacia centrale Torino. - Tras-ferito ospedale Piacenza. UfDolall 4l d•erva. R. decreto 27 giugno 1907. \ CAGGESE Giacomo, capitano medico distretto Napoli.- Revocata e considerata come non avvenuta la sua cessazione dalla riserva, di cui nel R . decretoH marzo 1907. Def1lnU.

CAGGESE Giacomo, capitano medico r iserva distr•etto Napoli. - Morto a Napoli, il 4 lug lio 1905. BRIA Pasquale, capitano medico r iserva, rlts tretto Cosenza. Morto a Rose (Cosenza) il 7 agosto 1907. Il

Rcd at Lor~

D.r RIDOLFO Livi, maggiore medico. Tl D i rC I Lo r c

' PIETRo I:wmtAco, maggior generale medico ispettore. fi71 3 -

Rom~ . i \107 -

Tìp. E. Vlll!ho•ra.

GIOVANNI SCOLARI, Get•tnlt.


Le ferile causale dalle armi da guerra. Sintesi deUa relazione 81.\n:taria sugli eserciti tedeschi durante la guerra franco-germanica 1870-71. - Roma, lg89. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. . L. M.uU.YnA. -· Studii storico-critici sulla merùngite cerebro-spinalE' epidemica in Italia e particolarmente nell'esercito. - Roma, l8g3. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto » SALINAB.I. - Le lesioni traumatiche dei centri nervosi. Memoria onorata del premio Riberi. - Roma, 1000. Un volume rli pag. 320. Prezzo ridotto. » SFoRzA e Gwr.unELLT. - La. malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto. u To:\I.Et.Ll.NJ. - Delle r.n.a.lattie più frequentemente simulate o provocate dagli inscritt.i. - Homa, 1875 . ••

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3 50 Per l'acquisto delle opera sopralndlcate Inviare cammlsslonl e vaglia all'Ammlnlsfrazione del Giornale medico del R. Eserolto via XX Settembre Roma . N. B . -

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Altre pubbUcaztqni medico-mit(tru·i: CASALI PIETRO, tenente medico. - La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti con la traumatologia e la leggo concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di esegesi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica generale e alla legislazione sociale italiana.- Romn, 1901, Società. editrice Dante Alighieri. . L. 3 (Vendibile presso l'Autore, via XX Settembre S!l p. 1°, Roma) . ID. m. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studì e ricerche. - Milano, Associa:cione tip. priv. 2A edix., 1900. (Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) 2 DE FALCO ANDREA, teneoto colonnello medico. - Patogenesi unica. delle malattie vascolari, socrt>tivo e nodulari degli occhi o degli organi vicini. Un vol. in go d\ pagr 240 con S tavole fuori te.<>to. - Napoli, Società. commercia.Je libraria, 1905 . » 8 FERRARI LELt.I F.ltAll'CESOO, t enente medico. - Manuale di bromatologia poi nJedici militari. - Firenze, 1906. Un vol. in 16° di pag. 484. (Vendibile presso l'Autore in Firenze, scuola. d'applicAZione di sanità. militare) . n 5 WBRlAOO PiETRO, generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra e apecia.lmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. (Studi sperimentali, cop. 15 tavo1o di fotografie e radiografie riprodotte in fototipografia). - Roma, 1903. (Vendibile presso la Tipogrnfia E. Voghera.). . . . n 4 I n. I D . - · Le operazioni piò frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure intercalato nal testo. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. ;Bernardo Seeber Firenze) . :• ·s JANDOLO CosTANTINO, colonnello medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculistica. Manuale teorico-pratico. Un v ol. in 8° con g2 figure e 12 tavole.- Napoli, stabilimento tipografico F errante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, R{)n:ia, via. Principe Amedeo 47) » 8 ~ALINARI SALVATORE, capitano medico. -- L'anatomie. e la chirurgia operatoria. della. mandibola o delle parti molli che la. rivestono. - Napoli, 1906. Un vol. in g• di pag. 130, con 58 figure intercalate nel tosto. (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Nàpoli) . . . . . . . . . n 3 ID. I D. La chirurgia delle vie biliari. Memoria onorata ùi un attestato di lode della Società medico-chirurgica. di Bologna. - Bologna, 1903. Un vol. in 16° di pa.g. 198, (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 3g6, Napoli) . . . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . v l SL....,TUccx STEFANO, capitano medico, libero docente di oftalmologia e di clinica. oculistica nella Regia Università di Torino. Studio scientifico pratico sui t.raumatismi oculari. Vol. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 mi· crofotografie e con prefazione del professor C. RE'I.'lltol-.'1), direttore della Regia. clinica oculietica di Torino. - Roma., Enrico Voghera 1906. (Vendìbile presso la tipografia Enrico Voghera, Corso d'Italia, Roma) . . , . . » 4 TEsTI FRANCEsco, m!lggiore medico. - Ricordi di miorobiologia pura ed applicata. - Un voL in 16o di pag. 40g. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'Autore. scuola d'applicazione di sanità militare, Firenze) . . . . . . . • 5 II>. m. - Le malattie infettive difiusibili più frequenti nel soldato italiano. N?zioni di epidemiologia. militare. Un vol. in go grande di pag. 29g, ~nze. 1907. (Vendibile presso l'Autore, scuola. d'appli<ll\zione di sanità mihtare, l .renze) . . . . . . . . . . . . . , . . . . . . » 7 VmDIA. ToMMAso, capitano medico. - n Consulente Sanitario. Guida pratica per con95cere e curare le malattie in assenza del medico. III Ediz.ione. Un vol. di pag. 410; elegantemente rilegato in tela. Rocca San Casciano. L. Ce.ppellt 1g99, ( Vendibile presso l'Autore, via Napojeone III n. 70 70, Roma). » 3


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Per l' Italia e la Colonia Eritrea . . • • L . 12,Per l' Estero. . . . . . . . . • . " S6,• t,2S . Italia Un fasc1colo separato costa l' ainIl'es t • f,SO · ero 4° L'abbonamento non disdetto prima del 1" dicembre s'intende rinnovato per l'e~nno successivo. 5• J signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l'lch·m· porto dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (an e . a rate mensili). 6• Ai librai si fa lo sconto dettO •j0 , ma soltanto per gli abbonamenti delle persone che non possono ft'-uire della facilitazione di cui al n. 5. 7• Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fot~grafi­

che, ecc., che accompagnassero le ~morie, sono a carico degli aut.orl: .

8• Gli autori delle memorie potranno averne gli estratti facendone r ichiesta all'atto dell'invio delle bozze corrette. Gli estratti sono di due tipi: TIPO A.. - Con copertina in bianco, 'senza fronlispizio, e colla tmpegine· tura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Con copertina s tampata, frontispizio, impaginatura e numera· zione speciale. Il prezzo é regolato dalla seguente tariffa : Pre~~o d.J.

TIPI DI ESTRATTI

Tipo A. Tipo B.

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of.a.aou.:n. :i!og1J.o d.:l at:a.:D:1p8 Per

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ANNO LV - 1907

•c·. . .-.. . FASCICOLO

IX

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30 SETTElfBRE

SOMMARIO B lE M • Il l E

a R l G l :W A J . l •

La miostte osstOc:mte traumatic.l . . . . . . . . . . . . Pag. 6H Ferrari Ltlll. - Sulla sterilizzazione dr Ile aertue da bere con le compres~e oli lodato di t SOdio iodurato . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65' Bu1oagllno. -Sulla dlagno~i preco~'' •l~ lla tui.Jereotosi nei militari. . . . . . • 666 Marlotti-Biancbl. -

- -~

CASUISTIC.\ CLINICA : 1 Ctaurl. - Contnbu to all'auto-srerot~rav•a nelle pleu t ili sieroJibrinose . Bernuccl. - Un caso di estese e gravo scollature . . . . . . . • · BJ"I8TA DI GIOB!W,U .I ITALIA!WI ED •;8TEill .

( Y. l'Indice ntll'inttrJIO dtlla c~ptrllrta).

.

DTREZIONE ED A MMINISTFtAZ!ONE

ROMA • Palazzo del.IIJiolfltero della Guerra, VIa XX Settembre • ROMA

&U• Wlnm: .,.. , ~~:. ~~~~:rzioni a. pagamento rivolgersi esclusivamente

666 676

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INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERl RIVISTA DI CHIRURG IA G~NEIIALE. pog. G81 Thevenot . - Ferile o rl()ttore del peduncolo vascolare d61 rene 68! Chaaelln. - Valore connparativo OPIIe prosta teetomie . . • . Kretz. - Ricerche sull'ezioloRia dell'appenllicite (appendicite e angina). • 683 68~ Donati. - Nuovo metot1o curativo della lus$azione abituale della spalla . . . • 684 Chovel. - Antisepsi :>tt.enuta mediante pro,fuzlone llermanente di' ossigeno nasoente. . Bookenhelmer, Suler e Borchard. - Sulla cura del tetano e ~u l va lore terapeutlco del balGS!I . . . . . • . • . • . . samo petuviano in chi rurgia . 685 Tavel. - Cura delle varici con la tromhosi artificiale del le stesse . . . . . . 686 Rauenbusch. - lnsuOiazioni d'ossigeno nell'articolazione dcl:,;lnocchio a scopo terapeutleo. 686 Pulii. - La pseudoartrosi dell'apollsi stìloide del cubito . . . • . . . MUhaam. - Emorragia mortale da ulcera duodenale, verillcatasi dopo l'operazione dell'ap687 pendicite . . . . . . . . G87 Kohler. - l,ussazione d i am bedue le articolazioni della mano. Ili VISTA DI çi!IRl}IIGIA 01 GUERRA. Matlgnon. - AIJPUnli sulla battaglia di Mukrlen. Su di alcune ferite pene tranti del cranio e dell'encefalo • . . . . . . . • . . Pag. G87 RIVI STA DI OCUI.ISTICA. Addarlo. - 1. Reperto ana.tomlco delle diversa forme di tracoma e d i congiunlivite follicolare. - !. La contagiosita d!'l traWIU:l. - Ricerche sporhnentali s ull'uomo • . Pag. 689 Antonelll. - Ind icazioni d1 teratlm consenalrlce o d'intervento radicale nei traumatismi 695 gravi dell'occhio . • . . . . . . . . . . . 696 Straub. - La formula degli stati di refrazlotle e d'accomodazione dell'occhio ., 69i fhrrl . - !.'elettromagnete gigante nella ~hirurgia oculare 698 Lopez. - Formuhl del campo visivo . . . • . RIVISTA DI ANATO ~IA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA. Pag. 700 (lua!dl . - Contributo alla conoscenza delle cellule eosinollle del sangue Rl\'IST:\ DI MEOICI~A LEGALE. Pag. 701 Mo dena. - FrP.nastenla o demPnza precoce . . • . . . . . 70 i De Mlcas. - Dellb roudizioni d'idoneita al lavoro dopo i traumati>mi oculari RIVISTA D'IGIENE GENERA LE E BATTERIOLOGIA Pag. 70S Levr-Sirll(lnl. - La tripanosomlasi umana o malattia del sonno . Bandi e Gagnonl. - La vaccmazlone antidifterica . . . • 7U RIVISTA D' IGIENE MILITARE. Mine. - O:>servar.ioni fatte durante la guerra russo-giapponese da l 1904 al 1905 nell'ospe. . . • • . . . . . . . Pag. 71i da le di riserva Ili Hiroshima . Casarlnl. - Contributo sperimentale all'azione dell'alcool sul lavoro muscolare. i1 5 MISCELLANEA •

Pag. il6

MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E !\'EL PERSONAUt FARMA CEUTICO

p ,,g. il9

Pubblicazioni vendibili presso l'Amministrazione del " Giornale Medico , V!A XX S&TTSliDIIR, PALAZZO OKI. MoN!.iTKRO ORLI.A. GllKIIR A

An.tropotnetria militare. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle cl~!!i !Si>9-l863; d\le voll!l'l!i io 4° con llthmte Vol. I (Dati nntropologici ed etnologici) con Atlante della geografia a.utropologica dell' Italia. - Roma 1896. . L. 18 Vol. Il (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 » 6 B.utOFFtO e SFORZA. Compendio di chirurgia di guerr!l compih~to sulla storia medico-chirurgica della guerra di sec:essione d'America. - Roma, 18'88, 4 volumi, prezzo ridotto . • 5 50 BERNARDO e BnEzzr. Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. Memoria premiata al concorso Riberi. Un volume di pag. 27'6 con molte figure e tavole grafiche. - Roma, 1905 » 3 50 COSA.NI. Esposizione sommaria dell'ordinamento e funzionament o del eerviuo sanitnrio in campagna pres:~o l'esercit-o italiano. - :Roma, 1906 . • l DE CEsA-RE. - Studio sulle mediastiniti (meqia.stiniti suppurative, e.ecesso mediastinico). - Roma, 1900. Un vol. di pag. 144 . • . . . . . • 2 HYRTL. Ouomatologia anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. Traduzione libera italiana dei dottori C. P RETTI e C. SFORZA.. Uoma, 1884. (Edizione rara) » 6 -


MEMORI E

ORIGINALI ,.

LA :MIOSITE OSSIFICANTE TRAUMATICA Per il dolt. l~ . o . .Uariotti-Dianebi1 caritar\o merli~o

Le prime conoscenze sulle ossificazioni muscolari risalgono al xvm secolo. Tuttavia solo negli ultimi decenni del Recolo scorso i casi pubblicatisi moltiplicarono e divennero ancora più numerosi in questi ultimi tempi. Vennero così illustrate le d!le forme di ossificazioni muscolari: miosite ossificante progressiva e non progressiva e quest'ultima venne distinta. nelle sue varietà. Non è mia intenzione svolgere ampiamente l'argomento delle ossificazioni m.uscolari t raumatiche, argomento assai complesso e sul quale esistono r ecenti ed ottime pubblicazioni, come quelle del Cahier in Francia, del Werner in Germania, del Calamida in Italia e di Jones e Morgan in America. Perciò nel presente lavoro mi limiterò a portare il mio contri buto personale riferendo brevissimamente i casi da me osservati, e sintetizzando ciò che di pii1 impor tante è oggidi a nostra conoscenza su questo interessantissimo argomento. Nè mi indugerò a riferire la; lunghissima serie dei lavori che tratt ano della q uestione, rimandando per questa parte il lettore a quelli sopra ricordati, e specialmente a quello del Werner, nel quale la bibliografia è riportata accuratamente. Solo riferirò in fine le indicazioni bibliografiche di quelle pubblicazioni che sono venute a mia cognizione e che, o per essere comparse più tardi, o per altre ragioni, non si trovano citate clagli autori sopra ricordati.

*** La così detta miosite ossiJìcante progressiva ha dei punti di contatto senza dubbio assai stretti colle forme non progressive, specialmente dal punto di vista isto-patologico. Tuttavia non la ricorderò se non a cagione di queste speciali analogie con quelle forme che hanno appunto per loro carattere distintivo la non progressività, il mantenersi locali. •~ueste ultime vengono distinte in due gruppi: un primo g ruppo è r appresentato da quelle ossificazioni che i tedeschi chiamano Reiteru - Giomale medicQ.


G-1:2

LA MIOSlTE OSSIFlCANTE TRAL"MATICA

knoch.en, ed Exercierknoche11, e che molto giustamente il Calamida propone d i chiamare col nome compreusi \O di ossifi.cazioni muscolari professionali; un secondo gruppo è costituito dalle vere ossifìcazioni traumatiche, alle quali i fra.ncesi assegnano in generale il nome di miosteomi t raumatici, ed i tedeschi, e, lo dico subito, a me sembra viit giustamente, quello di myosotis ossi(icans trawnafica. Vedremo più tardi Ie ragioni di questo mio giudizio. Accenno soltanto all'opinione espressa da molti autori, che le ossificazioni prof~ssionali rientrino in fondo nella categoria delle traumatiche, poichè ::;arebbero prodoLte dalla somma di piccoli, ma ripetuti traumi; e passo senz'altro a quelle ossifi.cazioni che formano oggetto di questa nota, quelle cioè nelle quali il trauma è unico e grave, e che perciò meritano in modo speciale il nome di traumatiche. Esse vengono divise in due categorie, a seconda che abbiano o no rapporti colle ossa dello scheletro: si parla <:J.nindi di forme libere e aderenti. Le prime sono p i t't frequenti delle seconde, come ri· levasi dalla statistica del Cahier; è però da avvertire che >i souo stati alcuni i quali per dare appoggio a speciali vedute patogenetiche hanno volnto riJurre il numero delle ossificazioni non aderenti fi n q nasi a negarue l'esistenza, affermando ~.!he le libere erano prima aderenti. Ciò però assolutamente non può ammettersi; ed in uno dei miei casi, in cui si ebbe la morte per tifo, pot.ei persuaclermi che non vi era alcuna connessione fra il tumore e lo scheletro. Il muscolo che più spesso è sede della neoformazione è il brachiale anteriore. Ciò in parte è in r a.pporto colla maggior frequenza delle lesioni traumatiche del gomito in confronto di quelle delle altre artico· ]azioni circondate da masse mnscol!tri. La statistica del Cahier por ta 45 casi a carico del brachiale auteriore, e 2S e 25 casi rispetti ,-ameute pel quaùricipite femorale e pel medio adduttore su un complesso di 133 òsservazioni; ed ug uale prevalenza risulta dai casi personali d i J ones e l\[organ . Anche i miei dati confermano tale preponderanza a carico del bra· chiale anteriore e in genere dei muscoli che circondano il gomito. In un lungo periodo di tempo, di oltre 4 anni, nei quali tenni il gabinetto ra diografico dell'Osperhlr ~filitare di Roma, osserva i, come è age>ole comprendere, un uumero llOn inJ ifferente di lesioni traumatiche di ogni genere. Orbene solo 4 casi potei osservare di ossifìcazioni muscolari; tutte furono in prossimità del gomito e tre consecutive a lesioni di questa articolazione (l ). (l) Un quinto caso di o~sillcazione muscolare ho osservato, ambulatoria-mente in nn gtorane di l 7 anni nel quale in se~tuito M esercizi gl nn:utici si era s' ilnppato un tumore l am~llare. duroosseo, che pareva rar rarle J cl me,lio adduttore. i\"on ne potei es~guire la radlograna. cir~a


LA MIOSITE OSSIFICA:\TE TRAUMATIC.~

6:13

La specie del trauma ha senza dubbio una grande im portanza. Negli arti inferiori non è raro che la causa risieda in un urto improvviso, in un calcio di cavallo, ad esempio, ciò che spiega la maggior frequenza colla quale è colpito il quaclricipite femorale. Negli arti superiori, oltre l'urto diretto, un'altra causa è frequentissima, ed è rappresentata dalle lussazioni del gomito; anzi queste rappresentano il trauma che colla maggiore frequenza è cagione delle ossificazioni muscolari. Così cl0i miei 4 cnsi, in tre si era osservata una lussazione del gomito. Non mi intrattengo più a lungo a parlare dei caratteri del trauma, ed espongo i dati clinici ritlettenti i miei casi, !imitandomi a ciò che mi sembra strettamente necessario. Il ca:>o 1~ riguarda certo Z. C., al lie vo carabiniere. Il li oLtobt•e 18!)9 in maneggio egli cadde òa cavallo, batte ndo il gomito destro conleo lo steccato. Riseu tl immediatamente vivo dolo r•e e impo:>siiJiiità di muovere il ~omilo. So· pravvenne forte tumefazione della regione anetla e di gran parte del lwaccio e a va m braccio. L'esame abbietti vo e le prove radiogeafìche dim ut<tr·Mono resistenza di una lusMzion e po ~ te riore del cubito, che venne r idotta il g ior·no stes:;:o. Una seconda raliiogcafia avendo mostrato che la r iduzio11e era riuscita si applicò un apparecchio. Dopo alcuni gior·ni questo vien tolto e le ossa si tt·ovano pe1-fellamente a posto. Si praticano le cu 1·e consuete (msssaflgio, movimenti passivi pr·ogJ•es!'Oivi) e l'inf~rmo può dirsi convalescente. I movimenti sono possibili per un'e-stensione sempre mag~iore. 1\Ia ver.:;o il 14" g ior no si comincia a notare unH limitazione nei movimenti di estensione completa e di fl essione, e la presenza d i nn corpo duro, grosso come una castagna, localizzato alla par•te inferiore della faccia anteriore del braccio, al di sopra dello spazio intercondiloideo. Proseguendo nei giorni successivi il ma:;:sag~io ed i movimenti, si p-iunf!e ad un punto in cui l'avambJ•accio si ar·res la n circa 60° sul braccio. Contempor·a.neamente si ap prezza alla palpazione l'aumento di volume e di consistenza del ·corpo dui'O già descrillo, il quale occupa lo spazio suddetto, e che, scomparso in gran parte lo stra vaso e la tumefa zione immediatamente Sef!uita. al trauma, risulta di consistensa ossea, mobile coll\3 masse muscolari, mentt·e vie n fìs~ato dalla contr·azione di quesle. La r adiogr·afìa intanto, che prima non da va slcun'ombra, ed era quella di tlll gomito not·male, più lar·di, circa 2:i f!iO t'ni dopo il trauma, dimostra un'ombra tenuissima corrispondente alla regione delle masse muscolari (brachiale anteriore e bicipite), inizianlesi all'altezza del livello s.uperiore dei condili, ovale col massimo diamett·o disposto long itu· dinalmenle, estesa verso l'alto e della grandezza di una moneta da due solui , a margini netti e pt:!rfettamenle separ·ata dall'omero. Verso la m&ta di novembre l'i nfermo comincia a febbricitare: si inizia cosi un'infezione tifosa gravissi ma che il 27 novembre, sul fìnit•e del 2• seltena rio è s eguita da morte. L'autopsia, ollr·e alle allerazioni proprie del tifo, dimostrò le seguenti alterazioni a carico del gomito destro. La regione anteriore de l gomito è tumefalla. La flessicne dell"avambt·accio sul braccio si può est>guire, ma incompleta. Disseccati i tessuti molli, iofìltrali di sangue in via di riassor· bi mento, si tr ova il radio in posizione normale, e nol'male il legbmenlo anu-

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LA MIOSITE OSSIFICAN'IE TRAUMATICA

lar·e. Normale è pure la posizione dell'ulna, coll'olecranon nella sua cavita. Sulla regione ameriore del gomito, al disopr·a del condili omer·aii, travasi !a tumefazione piu ,·olte ricordata, chA é situata nello spessore del muscolo bra. chrale arileriore, e completamente circondala ùalle fibre muscolar i. Non mi riesce di trovar·e connessio ni tìl?r·ose di sorta fra il tumore e lo scheletro. sì da poter· pensare a strappamenli di perio!:'tio. Il tumore è costituito da osso :;pongioso mollo rarefaUo, ha la grandezza di un piccolo uovo di gallina e forma irregolarmente romboidale, con varie protuberanze. Sezionato il tumo re, Lrovansi nell'interno varie piccole cavilli cistiche, ripiene di sangue in preda. a metamorfosi regressiva .

Trattasi, come si vede, di un caso di ossificazione muscolare vera e propria, non aderente allo schèletro e circondata in modo completo da tessuto muscolare. Gli altri casi sono meno dimostrativi: anche perchè non seguiti da. un atto operativo o da morte, in modo da poter constatare direttamente le condizioni della neoformazione. Perciò ne dirò soltanto poche parole. Il 2° caso si riferisce a un caporale del 52° fanteria, cer to R. S., il quale aveva riportato una t::onlusione assai forle del lato interno ed anteriore del gomito. Curato in uno ospedale civile della pt•ovincia romana, venne sotto la nostt·a o~servazione parecchi mesi dopo l'iufot•lunio, perchè si giudicasse della sua in~.>bilit~ o idonP.ità al servizio militare. Anche in que!>lo caso la palpezione rivelò l'esistenza di un corpo duro, osseo interposto fra il radio e l'omero. si che nou era possibile Oellere l'e\'ambraccio oltre l'angolo rello. Il tumore non era spostabile colle ma;:se muscolat·i, perché eviden temente aJe r·h ·a al capitello del radio , ciò che fu <'onferm~:~to tl !illa radi ografia, la ' JUale dimostrò

lo presenzn di un'ombra forte, a limiti distin tissimi, situata nello spazio che normalmente è occupato dal bicipite e bra chiale ante riore. La for ma del tu· more era irregolarmt>nle triangola re colla base verso il ra·Jio, col quale ade· ril'a per l'angolo posteriore della base del triangolo. Trattandosi di malattia con tratta in servizio, e che dava di ritto a pensione, l'infer·mo non volle assoggettarsi ad un allo opet·ativo e lo perdemmo di vista. A l ~re ttanto dicasi dei casi 3• e 4•, eire osservai coi postumi gia definitivi delle lesioni riportate. e nei quali vennero praticate soltanto le cure ineruente. Il cas o 3° riguarda un soldnlo del g-e nio, certo F . D .• r icoverato all'ospedale nel 1902. .-\ ve\'8 ri por·tato una Jussazione interna del cubito sinistro, e do1Jo rrdot~a la lussazione era r·irnasto nelle condizioni in cui lrovavasi al momento in cui l'osscr·vui la primo volla. L'a,·ambraccio ora in semipronazione e fle:<!'<O ad .f!n golo ol.Ln,::o di circa 110° sul br-accio. La flessione, pronazi.one e supinazione eruno limitate e p8S$ivamente non si riusci va ad aumentarne l'ampiezza. Ollr•e a questi f~:~lli ar·ticolori, il bicipite e il brachiale anteriore presentavano contrattura ed ipott·ofìa, e in corrispondenza della lt:- ro porzione inr~rio re sr sentiva come un induramento pr·ofondo, che poteva anche altribuir·si olia conlrallura. La radiogrt~fìa dimostrò nello spazio c9r rispondente al l•rachinle anler·iorc, al diRopra dei condili omera li pet· l'altezza di circa 5 cm•. l'c~i steoza di lamelle ossee sottili, clte davano un'ombr ntenue, ma a cootol'lli nelli c perfettamente separaf.i dall'omero.

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LA MIOSITE OSSJFIOANTE TRAUMATICA

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Il ca!i'o 4° infine si riferisce ad un soldato di fanteria, G. E., ricoverato all'ospedale nel 1905. TraLlavasi di lussazione posteriore del cubito non ridotta e anchilosal!l coll'avambraccio in semiftessione. La radiografia, oltre le lesioni articolari, di mostrò l'esistenza di due ombre falcate, a conca vitA verso l'omero, ~oncentriche e distanti fra loro circa due millimetl'i, aderenti in basso alla tro· clea e in alto fra loro. La eslremit.à superiore di esse distava dall'omero circa 2 ero. l contorni erano nettissimi, e nei due terzi superiori la neoproduzione occupava evidentemente lo spazio che not•malmeule occupa il brachiale anteriore. L'ombra era assai pronunciata.

***

Sono dunque 4 casi di neoformazioni ossee nello spessore del brachiale anteriore. Tre seguirono a lussazioni del gomito, una a coutn-

Fig. l. -

Iogr. l 15 dlsm.

sione. L'urto fu sempre violento, brusco, istantaneo. Nel caso che potemmo osservare fin dall'inizio, alla lussazione segui forte stra vaso i ridotta la lussazione, scemato rapidamente lo stTavaso, dopo alcuni giorni i movimenti passivi erano largamente possibili. L'inizio della ueoproduzione ossea si avvertì al 14c giorno, ciò che vuoi dire che dobbiamo certamente riportarlo ad alcuni giorni prima.. Dei 4 casi, due erano liberi e due aderenti. Fra gli aderenti è quello seguit.o a contusione. L'esame istologico del caso primo ha. dato i seguenti risultati:


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LA MJOSITE OSSI F IOANTE TIU U MATICA

Comi ncian:lo da l tessuto m uscolare che circonda il tumore, s i nola che le fibre sono ad una certa. distanza da esso ben consenate colla loro striatu ra; a vvicin andosi al focolai.:>, le fi bre perdon o la striatur'a, a ssumono ·poco l'eo!'ina, hanno colore g iallognolo, a spP-tto e;r a nuloso; parecchie sono a trofiche e vacuolizzale, e l'a trofi a l!iunge in a lcuni cas i fino alla trasformazione della flbrn in un ammasso in fo r me e alla s ua scomparsa (fig. 1). li connettivo che sepaTa i fasci 1'-' aumentato e le arteriole che lo per corrono presentano le par eti ispessite e infU tra te ed hanno all'intor n o un a ceuruulo più. o meno rilevante di elementi piccoli, r otondi. Si ha dunque una vera a r ter ite dei minirr.i vasi (fig. 1 e 3;. Man mano ch e ci s i a vvicina a lla neoproduzione, il connellivo aumenta, è qua e Jà in mezzo ad esso trova ns i avanzi di fibre muscolari e qua lche falsa celluJa gigante di or igine muscolare, con parecchi nuclei. li con-

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Fig. 2. -

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netlivo é co >li tuito da fibrille sollilissime, ha un a spello areolare c vi s i no ta una m od ica infillra.ziooe parvicellulare, specialmente evidente in a lcuni punti. Vi sono inol tre molli fibrobla sti, e talune cellule mobili del connettivo, contenen ti pi gmento scuro, evidentemente di origine ematica. fn mezzo al tessuto cosi costituito s i n otano talora piccole aree roLondeggianli , inlor r.. o a cui il con nettivo s i dispo ne circolarmente, e che s i circo ndano di uno strato endoteliale . Sono eviden temente vas i neoformanti. Più vicino alle lamelle ossee il con nettivo si fa più denso, i fibr·oblas li più caratteristici e adulti, fi11 chè intorno a lle lamelle vi è uno stra to continuo di cellule a nucleo allungato, fusiforme, vere fib rocellule connettivali (fig. 2). In qualche punto le cellule fusifot•rni si arTolondano e si fa nno irregolarmente cubiche, colla faccia più stretta r ivolta

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LA :IUOSI'l'E OSSIFICANTE THAU~IATIOA

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ver!Oo la lamella; il n uciP.o si fa l'o tondo od ovale, con un reti colo cromatico evident ~. Vi sono delle IAmt>lle ch1• sono cit·conda te per un certo tratto da tali c~;- llul ~>, altre ove le cellule stesse sono quallro o cinque sol tanto, disposte in serie in un dato punto: ma la gran de ma?!g ioranza delle lamelle é in diretto rappor to coi Cìbrobla!': li. Ciò che è però interessante si è che si osset·\·ano tutte le su cc~ssive tr·asformazioui dai fibroblasti alle cellule c~biche sopra der-critte, le quali con cer tezza debbono essere interpretate come osleoblasli. St g iunge cosi alla parte o:::sea del tumore, la I'JUale è costituita da trabecole ossee i rregolari di forma. di grandezza, di spessore. Nella parte central e del tumore il connettivo fibt·illare è i nfar cilo di !7!lobuli ro ssi pallidissimi, appeoa r iconoscibili, che non pt·endono quasi più l'eosi na, ed i vasi che vi s'incontrano sono lut·g idi òi san~ue. La trabecole sono eostituite da una sostanza fondamental e omogenea, contenente delle cellule ossee. l n nessun pun to mi è slato possibile trovare neanche un accenno a lamelle ossee concen triche o a sistemi di Haver·s. lntere~sante è l>efruire la formazione delle cellule ossee. È agevole convincersi che esse derivan o dai fibroblasti che cit·condano le lamelle. H o detto che alla periferia di queste esiste uno strato non interrotto di cellule a nucl eo fusiforme; nella parte periferica delle lamelle si vedono cellule che per la lor•o forma e specialmente pec l 'aspetto del nucleo non si diflet·enziano gran che dalle cellule sopra dette, e sono ing lobate nello !O<pessore della sostanza ossea foodamenlale. Il lor·o nucleo allungato, fusiforme, si colora intensamente come i nuciei connettivali, e all'intorno si lta uno spazio chial'o che rappresenta la· cuvila del corpuscolo osseo, e che ha l'u1·ma allungata, presso a poco come il 'nucleo. Andando verso la parte più interna e r1uindi più vecchia dP.lla l amella tali elementi cambiano alquanto di forma: il nucl eo tende ad arrotondarsi o a fursi ovale e la ce•1ità contenente la cellula si ft1 ugualmente ovalare. Carattere spE-ciale e distintivo di quec;ti elementi resta per·6 sempre l'intensa colorazione del nucleo, perfettamenle identica a quella dei fibroblasti. Risulta quindi evidente clte le lamelle ossee aumentano di volume per apposizione successiva di nuove cellule connettivali. Vì è poi un'altr'a 8pecie di elementi. Alcune trabecole presentano il l oro conlor·no nello e cir condalo dalle cellule giu descritte, pel' quasi tutta la loro e::> t.t<nsione: ma in tratti ptu o meno estesi, sem pre per ò a!lsai limita li, il contorno della trabecola è m eno deci so, e corrispondentemente essa per una breve estensione è più pallida: essa è allora cosliluita da una scarsa sostanza fondament~l e, e da numerose cellule irregolarmentE' poligonali, con nucleo graude r otondo od ova le, piuttosto po\'er·o di sostanza cr'Omotica. In complesso ricol'dano perfettamente le cellule cartil aginee. Talor a si trova una lamella occupata in un punto quasi completam ente in senso trasver~ale da questi elementi, ed é chiaro che si tralla di zone cartilaginee, nelle quali l'ossiflcazione si fa secooùo il tipo encondra\e. Nell'osso neofot·malo si hanno pure fenomeni di ria!'s orbimento. I nfatti, sebbene rari, ho ossePvato veri osteoclasti, isolati e situati qua e l à vicino alle lamelle, ove si scavano dei r iceltacoli a spese dell'osso . Tale fenomeno é però pochissimo diffuso, essendo piuttosto rare le trabecole intorno o cui si vedono uno o due osleoclesli. Nel centro di al cune lrabecole si trovano cavilà costituite da un sollil e e delicato r eticolo, ripieno di elementi linfoidi e di globul i rossi, nel quale ta-


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J.,A YIOSITE OSSJFIOANTE TRAUMATIOA

lora si nota la presenza di vasellini neo formati, costituiti da un semplice strato endoteliale. l nter petro questi fatti come uu accenno a formazione di midollo osseo: ciò però si osserva solo in scarsissima misura. Queste particolari lA di :>truttura si osservano in tutto Il tumore. varia è però la disposizione delle lamelle ossee, le quali, se d'ordinario t'i trovano irregolarmente disposte, in alcune parti assumono un tipo speciale. Ho osservato per esempio in un punto ht seguente disposizione. Il tessuto muscolare sano comincta ad un tratto a presentare le solite alterazioni, fìncbè si tt·ova un connettivo giovane, con fibroblasti piullosto numerosi e infiltrazione par vicellulare discr etamente abbondante, specialmente intorno ai vasi. Ai lati di questa zona, nella quale si veggono qua e là avanzi più o meno inrormi di fibre muscolari, si giunge ad una specie di zona limite, da cui sorgono, come allineate, le tra· becole ossee. Al di lé. di queste si trova di nuovo il tessuto connettivo. É la disposizione designata nella figura terza.

Fig . 3. - Iogr. 115 diam.

In altri punti del tumore ho notato un addensamento mollo maggiore del connettivo intorno alle trabeco le, quasi a costituire una l"pecie di capsula. Nei preparati del muscolo preso all'intorno e ad una c~rta distanza daltn· more, si osserva che le fibre sono in generale ben couserva te; i vasi presentano una infiltrazione abbastanza sensibile delle pareti, e nell'interno dei capii· lari s i vedono ragocili contenen ti pigmento bruno, evidentemente d'ot•igine ematica e proveniente dal riassorbimento del l" ematoma . Riassumendo quanto sopra ho esposto, mi sembra di poter stabilire c be i principali elementi del processo morboso da me osservati sono:


LA MJOSITE OSSIFICA~TE TRAUMATICA

649

1° L 'ematom'a, il quale è in via di riassorbimento, è situato nell'interno del tumore ed è circondato dalla parte ossea. 2' La miosite interstiziale, caratterizzata dalPa.umento del connet~ivo, dalle infiltrazioni parvirellulari più o meno abbondanti, diffuse o a focolai, e questi specialmente intorno ai vasi (fig. 11• 3° I conseguenti fenomeui regressivi a carico delle fibre muscolari, consistenti in atrofia, degenerazione e necrosi (fig. 1). 4~ La neoproduzione di tessuto osseo in forma lamellare, senza traccia di sistemi Haversiani, con veri corpuscoli ossei; ossificazione che si origina per lo più direttamente da fibroblasti che compiono la funzione degli osteoblasti (fig. 2), e talora anche da veri osteoblasti, mentre in altri casi l'ossifìcazione si fa per l'intermezzo di cellule cartilaginee. Si ha dunque il duplice modo di ossificazioue: secondo il tipo periostale e secondo il tipo encoudrale. :i«

** Il reperto istologico da me ottenuéo concorda nelle linee generali <:on quello riferito da altri autori: infatti Pelemento essenziale è dato dalla nessuna parte che alla formazione di esso prende il tessuto mu.scolare, e dalla esistenza di fatti infiammatori a carico del connettivo intermuscolare. Il punto che, secondo me, ha la maggiore importanza -è pr·ecisamente questo: l'esistenza di nna miosite interstiziale, e la costatazione che l'osso neoformato si genera dal connettivo, sia da.i fibroblasti: sia coll'intermezzo di osteoblasti o di cellule cartilaginee. · Nessun dato ho potuto invece trovare in appoggio di un'origine periostea dell'osso neoformato, percha sia macroscopicamente, sia microscopicamente non esisteva. connessione di sorta col periostio dello scheletro. Ed anche nei tratti nei quali intorno alle lamelle esistevano cellule che ricordavano gli osteoblasti, si poteva seguire perfettamente la loro origine dai fibroblasti. Sono dunque perfettamente d'accordo cogli autori che ammettono ~ome prima base della neoformazione un processo infiammatorio del ~onnettiv<.• intermus~.:olare, come receutemente il Calamida, ed Haya -e Fujimura, i quali ultimi distinguono tre stadii: un primo stadio, -dell'infiammazione, costituito da infiltrazione di cellule rotonde nel ~onnettivo intermuscolare, e da rigonfiamento e atrofia delle fibre muscol ari; un secondo stadio in cui a.l posto delle fibre atrofiche si pro-duce uno sviluppo di tessuto connettivo; un terzo stadio in cui si form.a. oss?, che per essi ha origine coll'intermezzo di cellnle cartilag i nee, ciò che non è sempre, anzi, come si ~ visto nel mio caso, tal o ra non costituisce neanche la parte maggiore.


650

LA MlOSlTE O:>SIFlCA:\TE TRAUMATICA

Del resto anche il Ribbert ri tiene che gli osteÒmi dei cavalieri e degli esercizi nascano probabilmente su una base traumatica-infia.mm:ttoria, cosicchè debbano e:;ser classificati non come osteomi, ma bensì come miosi te ossifìcante. Escludo pertanto anch'io che (per lo meno nella maggior parte dei casi) le ossificazioni di cu i ora parliamo siano di origine periostale, mentre ritengo che senza fallo f'Sse abbiano un'origine miogena nel senso che derivano dal connettivo intermuscola.re, mentre Je fibre muscolari non prendono parte attiva al processo e solo ne subiscono le conseguenze, che si d imostra.no coi fenomeni regressivi già descritti. In conseguenza di ciò, e senza ch' io mi dilunghi a discutere part ita.mente delle varie teorie emesse per spiegA.re le ossificazioui muscolari traumatiche, mi limiterò ad escludere, secondo il mio parere, la teoria periostogena, la miogena e quella che fa derivare l'osso da organizzazione dell'ematoma (1). Vorigine t1al periostio non si è pot uta. dimostrare che in un numero limitatissimo di casi, e in gran par te assai discutibili. Così pure è da escludere la teoria miogena, se· condo la quale le fibre muscolari, sia sfìbrillandosi, sia spezzettandosi in dischi di sarcoplasma, darebbero origine all'osso. Tale teor]~ è in opposizione coi fatti, poichè, e su ciò sono d'accordo gli autori pi\1 recenti, negli elementi muscolari si osservano soltanto fenomeni re· g ressivi e mai fatti produttivi. P eggio ancora deve dirsi della teoria che faceva originare l'osso neoformato dalla organizzazione dell'ematoma, poichè a nessu no oggi venebbe in mente di sostenere l' orga· nizzazione del sangue stravasato , organizzazione che per di più dovrebbe esser così perfetta, così fine da giungere al più differenziato fra i tessuti di origine connettiva. Cosicchè ba~andomi sul mio caso, in cui trovai l'ematoma nella parte centrale del tumore, circondato dal tessuto osseo trabecolare, io · dirò che mi sem bra giustissimo il modo eli concepire l' importanza· dello stravaso, come fa il Ca.lamida, secondo il q uale l'ematoma « può tutt'al più avere influenza indiretta nella produzione dell'ossificazione, provocando colla sua ·presenza un'irritazione ~el tessuto veramente produttore di osso, o servendo come di guida, di modello alla neoformazione ». Resta dunque la teoria che fa derivare l'ossificazione dal connet· tivo intermuseolare, e questa a me sembra l'unica sostenibile nella massima parte dei cA.si. Solo in una. esigua minoranza lfl ossifìcazioni avranno origine dal periostio, e specialmente in casi in cui si ebbero (t ) ~on p;.rl> neanchr dell'~ntìca teoria di Virchow, se~ondo la quale le ossiflca~ioni Imnscolari anetiJbero avuto il valore di eso~ tosi. l dati obhiettivi e radiografi ci sono tali da stabilire una netlis· si ma. dis tin~•one Ira esostosi e o ·s•llcazioni mu scolari


l~A ~!JOSITg OSS l .FJCA:\'TE TRADIATICA

601

gravi lesioni ossee o articolari e l'osteoma era aderente. Si avrebbero allora condizioni analoghe a quelle sperimental i di Sieur, di Bertbier, di Sultan, di Gratia, quantunque siano sempre da tener presenti le esperienze del Marcus e quelle del Delorme, le quali dimostrano due fatti: 1° che per strappare lembi di periostio occorron o trazioni enormi, irrealizzabili in circostanze naturali; 2• che tiran.clo fortemente un muscolo, si strappa questo o lo fibr~ tendinee prima di giungere a strappare coll'inserzione del tendine frammenti di periostio. Per me dunque è evidente che l'origine della ossificazione sta nel connetti vo interstiziale i n fiammato, nella m iosite i nterstizia.le. Solo è da pensare che alla formazione di osso, la quale si verifica in un num ero :li casi infinitamente piccolo in confronto dell'enorme numero di lesioni traumatiche, debba concorrere una particolare capacità del tessuto connettivo dei muscoli di formare osso sotto l'azione di nno stimolo traumatico o infiammatorio. Se e come possa il connettivo dar luogo alla produzione diretta di osso, è stato lungamente discusso: e qui entriamo in pieno nella questione della metaplasia. La possibilità di una metaplasia del connettivo in osso è oggi ammessa dalla maggior parte dei pntologi, specialmente da quando si riprodusse osso sperimentailmente dal connettivo, come fecero Poscharissky, Barth, Sacerdotti e Fratti n. l\Ia il Ribbert non accetta così semplicemente qnesto modo di intendere la. neoprocl uzione. Egli ritiene che il connettivo non si trasforma giammai direttamente in osso, ma. che c si forma sempre anzitutto nn tessuto giovane, ricco di cellule, analogo al periostio e al midollo, e che solamente per opera della sua attività si origina l'osso». Quanto agli osteoblasti e osteoclasti il Ribbert ammette pure un'al tra origine, e precisamente dal midollo osseo dello scheletro per la via del sangue. E conclude che una metaplasia del connettivo in osso esiste solo colà., dove è possibile, cioè dove è compiuta dalle cellule appartenenti allo scheletro. Malgrado l'autorità. di tanto nome, sta però il fatto osservato da altri e di nuovo da me, che si può seguire passo passo la trasformazione àei fibroblasti in osteoblasti, ciò che dimostra che l'osso può originarsi veramente dal connettivo e non da elementi di origine scheletrica; anzi, come ho cercato di dimostrare, l'os3o può originarsi, e in alcuni casi come nel mio si origina per la maggior parte, dai fi. broblasti direttamente, senza che questi si trasformino prima in osteo· bJasti. Cosicchè mi sembra certa la possibilità d i una diretta metaplasia del connettivo in tessuto osseo.


652

LA MlOSlTE OSSIFICANTE 'rRA'C'MATICA

Più difficile è dire donde si originassero quei pochi osteoclasti da me osservati. Probabilmente secondo il concetto del Ribbert essi ave· vano origine midollare e si erano fissati nella località giungeudo>i per la via sanguigna. Noi sappiamo, dice il Ribbert, come in modo straordinariamente facile gli elementi del midollo entrino in circolo. Cosicchè sembra molto probabil e che dal midollo osseo gli osteoclasti riscontrati avessero origine. Concluderò dicendo che nel caso da me studiato istolop;icamente, e forse anche negli altri tre, l'origine della neoproduzione ossea fu traumatica infiammatoria, e l'osso si produsse per metaplasia. del con· netti vo intermuscolare; ciò che mi conduce a schierarmi dal lato di coloro che negano si tratti di veri tumori, e ad accettare la denomina· zione di miosite ossificante traumatica. Ma su tale questione, trattata così bene dal Ca.lamida, non mi intrattengo, non a\endo altri elementi personali da riferire, oltre quelli ai quali ho già accennato.

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Scuola d'applicazione di sanìta militare G.\111:\ LTIO D'LGlEXE D mETTO DAL

C:.U'. :\!ED. :\Lu:llOCCO ('_\ y. AC~!LL&

SULLA SJERILIZZAZIONE DELLE ACQUE DA BERE CON LE 00:\IPRE:::;SE DI IODA.TO DI SODI O I ODURA.TO Pc:r il ,(.)tt. • ·· F e rrari l .e lli . l~ll•'ll lt! lllCt.licv

L ' uso dell' iodo per la depu razione delle acque potabili fu sperimentato da ~(;humburg comparati\amente al bromo, cloro ecc., e da ::\Ialmejac con risultati assai simili a quelli ottenuti col bromo, sulla cui eflicncia ci fanno fede i primi ch e lo sperimentarono e chi in seguito ebbe ad eseguire esperienze di controllo. (Testi). Qualche dubbio \enne formulato da .Morgenrotb., \Veigt e da. SchiiJer sulla sua pratica. utilit à di fronte ai batteri patogeni, ma non è mio compito discutere in proposito tanto più che gli studi del magg. med ico ':l'est i, e la pratica esperienza fattane dalle nostre trnppe in Cina, dall'esercito tedesco, russo ece., hanno dimostrato che veramente utile è l" azione ùel bromo, qualort~. sia impiegato con certe cautele e in q aantità p roporzionata al preYed ibile inC}uinttmeuto delle acque da sterilizzare. Yaillard, nelln. sna. mem oria sull 'epurazione delle acq ue potabili in campagna, dopo d i nver }'assat.o in rassegna i vari mezzi fisici e meccanici di steril izzazione, discute sull ' impiego del permanganato potassico, cl el cloruro di calcio, del bromo e sopra tutto dell' iodo che, a suo chre, riu nirebbe meglio i requisiti di un buon metodo di depurazione delle aequo per le truppe in campagna, che deve essere semplice, rapiJo, ecouom ico, poco iugom bra n te, suilicientemeute etlìuace e senzn notevole inlluenza sui caratteri fisico organoleHici dell'acq ua. 'l'ali requisiti dovrebbero riscontrarsi nel procedimento di Georges d i prepara:J:ione estempora nea dell' iodo usaudo compresse dosate di ioduro di potassio secco e iodato eli socla che, i n presenza di altre di acido tartarico, darebbero la <} nauti ta di iodo atti,-o necessario per sterilizzare un litro di acqua, cioè gr. O,Ol). Scri-.;-e Yaillard che alla dose cli gr. O,G2o ', oo l' iodo uccide in ;) 111' i l bacillo tifico, il b. coli, il Y. colerigeno, mescola.ti in proporzioni considerevoli ad acqua steri lizzata, e che alla dose di gr. 0,05-0,07(> ; co in lO' sterilizza quagi, rom.pletamente l'a cqua della Senna e l'acqua molto inquinata d i una vasca tlel giardino di Val-de·Grace distruggendo tutti i germ i non sporifi cant.i e restando " à p eu pres sans effet :mr les spores résistantes de certaines bacti-ries banales ».


SULLA STERILlZZAZI.ONF: DF:LLE ACQGE DA BERE, ECG.

655

Non mi consta che da noi si ansi fatte esperienze c,on CJ. uesto preparato, e poichè il suo impiego sarebbe veramente utile pei nostri servizi in ca m pagua qualora realizzasse lo scopo che si prefigge, ho intrapreso alcune esperienze iu proposito serveudomi delle compresse prepa.J.·ate dalla c Société Générale Parisienne d:Antisepsie:. che, secondo la formula di Georges, dovrebbero essere così costituite: P Compresse di ioduro di potassio e iodato di soda.. Ioduro di potassio secco gr. 10 lodato di soda secco » l ,òGO per l!H) tavolette. Bleu di metilene q. b. per colorire 2' Compresse di acillo tartarico. Acido tartarico gr. lO pe1· 100 tavolette. Solfofucsina q. b. per colorire 3? Compresse di iposolfito di soda. Iposolfi to di soda . gr. ll,GO per lO(J taYolette Esse si impiegano sciogliendo insieme e completamente in un recipiente di vetro, contenente 30-.J:O gr. di ac(1ua fredda, una pastiglia N. l e N. 2, versando poscia il liquido giallo bruuo così ottenuto in un litro d'acqua da sterilizz<'l-re e agitando. Dopo lO' sciogliendo in quest'acqua gialla una pastiglia N. 3 ht :si decolora per la reazione ben nota fra iposoHito di soJa e iodo (S' 0 ' Na2 + r> H' O + I=: Na I s•0' ~a+ 5 Ht 0 ) rendeudola pronta <tll'uso senza che e,:;sa abbia perdt1to nei suoi ç:a.ratteri organolett ici, 1\.ssumeudo anzi un sapore aci· d ulo piaceyole. Non v'è chi non veda quanto profitto si potrebbe trs.n e da questo procedimento, la cui applicaz;ione, per la sna semplicit.:'t, potrebbe essere affidata per es. ai capi plotone, ai capi squad ra , che porterebbero la piccola scatola contenente l e ta\olette compresse r eattive, il cui uso è r eso anche più fa cile dal colore diverso ad arte imparti to alle singole qualità di reagenti. Le esperienze vennero fatte su acque \a.riamente inquinate, super· ficiali e profonde, su acqua sterilizzata inquinata a.Ll arte con b. del tifo, v. del colera, b . snbtilis sporificante. L'acqua raccolta entro palloni di vetro sterilizzati \eniYa subito dopo portata in laboratorio O\e si allesti,·ano colture in gelatina di ' / , . - ' ,·2 - l cc pTima e dopo il trattamento coll' iodo che veniya fa tto secondo le istruzioni date da Vaillard. Inoltre l'acqua cosi trattata veniva qualche volta mantenuta in termostato a 37° per -18" 1·ipetendo dopo questo tempo l'allestimento delle colture per accertare non avvenisse quanto Schi.i.der t.eme, che cioè i germi restino semplicemente intontiti, ma poi riprendano lena e vigore.

~

+


056

SULLA STERif,lZZAZIO~E DELLB ACQUE DA BERE

Le diluzioni batteriche vennero fatte prelevando il materiale da. colture a striscio di 24" su a.gar solidificato a becco di flauto, privo di acqua d1 condensazione. La patina batterica, asportata in varia quantità con l'ansa di platino, veniva. sospesa in 20 cc di acqua distillata sterilizza ta per ottenere un'emulsione bacillare uniforme, a. individui completamente separati. Alcune goccie di quest'emulsione si versavano nell'acqua sterilizzata rimescolando a lungo prima di prelevare il materiale per la. coltura di controllo e di trattare con lo iodo. I conteggi vennero praticati sempre il più tardi possibile e in generale all' 8" giorno di permanenza delle colture a 20°. NUMERO UEI GEilMI PER CENTillETilù CUBICO

QUAUTA DELVACQUA

111

controllo

l Acqua d'Arno - a valle di Fi-1 rflnze - limpida . . . . Acqua d'Arno - a valle di _Fi: renze - torbida

l

Acqua d'Arno - a valle ili Fi· \ renw - torbida, 6ltrata

.ì

Aequo. stagnante di una vasca di \ pubblica piazzo.. . .l

Acqua di pozzo -

\

limpida

l »

distillata

+ b. tipbi '

\

l \

» v. colerae

))

))

Acqua distillata r1ficato . . .

.~

+ b. subtilis spo· \ .

. .

.

.

. /

.

+. b.. !

Acqua potabile sterilizzata colerae .

+ v. \ .l

Ac~uo.. potabile steriliz~ata

tlpl11

.

.

.

.

.

.

a::

»

"» ))

H

" )) ))

n

32,000 12,600 15,000 675 94-! 700 500 250 317 321 340 543,510 32,802 42,588 8,300 125,000 25,780 18,000 lG,OOO 15,750 3,700 28,370 14.000 125,000 22,500 15,780

l nell'acq ua

D<>I>O il lmttamento con l

nella coltu•·a

maoteuuta

l

per t O'

1

28,750 42,000 32,560 30,300 70,000 65,000 139,000 48,000 46,000 24,000 6,800 3,800 1,300 5.3 100 140 42

o

17 20 15 120,470 10,000 6,800 60 26,000 600 90 12,300 14,000 2,220 3,240 600 55,000 GOO

o

l

per :!0'

10,270 15,000 12,560 7,450 15,000 16,000 14,500 11,240 7,200 3,800 1,200 700 120 22 10 13

o o o 5

o

l

per 30'

390 440 280 90 2,500 1,750 :{,250 820 500 430 20

8 5

o

lO n

o o o o

l)

a 37• per 48 ore

--

-

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--

11,730 760

1,700

o o

lO Pl

690 Hl

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26

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7,000 IJ.320 2,000 1,•100 1:?0 13,700

o o

14

1,700 14 (l

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6,500 5,700 2,000

3 6,80(1 5,820 2,000

o

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120 fJ

o

-

- 26 6 8


CON LE COMPRESSE DI lODATO Dl SODIO IODURATO

657

Le esperienze furono di preferenza ese-guite con acqua non ecces:;ivament~ inquinata semùrandomi che <.:ÌÒ vales:;:~ a uuwtenere le proYe in condizioni più prossime fl quelle che si verificano nella pratica. I risultati non furono soddisfacenti e di pitl si ebbero varianti tali nell'azione dell'iodio da lasciare molto dubbiosi. Un'azione battericida è evidente, ma è' ben lontana dall'essere completa, e per noi non deve bastare (\he l'agente chimico che si impiega. sia c~pace di portare il contenuto batteriologico delle acque a cifre tollerabili anche in acqua di buona qualità, poichè1 se ciò può !asciarci tranquilli per i comuni saprofìti, ci turba grandemente quando i germi sopnwiventi sono tut.i, o in gran parte, patogeni. · Come già aveva constatato Vaillard l'azione dell'iodo sulle forme sporificate fu molto debole, così come apparve par le acque di fiume molto inquinate e torbide, e quindi ad alto tasso di inquinamento chimico e batteriologico. In tale caso la filtrazione grossolana pre\entiva dell'acqua, allontanando le più vistose impurità che convogliano ed inglobano i germi, rese possibile una più efficace azione dell'iodo, così come del resto accade nel trattn.mento bromico e con qualsiasi altra sostanza chimica. Le poche esperienze eseguite per controllare le vedute di Schiicle.r non portarono ad ammettere che l'iodio eserciti soltanto un'azione di intontimento sui germi. Dopo le 48 ore di permanenza dell'acqua a 37° non si ebbe nelle colture un aumento del numero dei germi che non fosse spiegabi!e con una accidentale imperfezione di tecnica. L'aumento si verificò per l'acqua inquinata con b. sothle sporifìcato, il che era pre\edibile per Fazione debolissima dell'iodio su tali forme resistenti. Non è apparso che l'azione dell' iodo sia stata tanto rapida da esplicarsi in cR.pO a 5·10', ma richiese 30' per svolger<>i nel modo migliore; ammonimento questo prezioso da ricordarsi in pratica: e che scema alquanto la praticità del metodo che perde della desiderata re.pidità. I risultati veramente brillanti e rapidi che in qualche esperienza si sono avuti non erano spiegabili, in confronto eli molti altri mediocri, se non con una diversa quantità. di metalloide attivo, e di fatt.i, per le manipolazioni che si compiono per la preparazione delle tavolette compresse, a prim·i non sembra facile che in ognuna il reattivo possa venire E-sattamente dosato, così che la quantità di iodio svolgentesi dalla loro combinazione può oscillare entro limiti piuttosto vasti. E dico pensatamente« limiti piuttosto vasti» perchè ]a quantità di I (gr. (J,OG) che da esse dovrebbe svolgersi è calcolat~~ già in eccesso su qne1la Ycramente necessana. u -

f.iiomale medico.


658

Sl.LLA STE RT LIZZAZIO!'IE DELLE ACQuE DA BERE

Ricorsi perciò al dosaggio dell'I, che dalle tavolette si svolgeva., de· terminandolo titrimeticamente colla soluzione N/ 14 d.i iposolfìto di soda. che per ogni c.c. corrisponde a gr. 0.001 di iodo. Questo controllo serd per mettere in evidenza quan to supponevo, dimostrandomi uno sviluppo non regolare di I pari a gr. 0,07 - 0,06 - 0,0-:1:5 - 0,03 - 0,027. Si com prende come col variare del quantits.tivo di iodo possano e debbano mutare i risultati sper imentali. N ella depurazione chimica delle acque una delle- cause d'errore maggiormente a temersi è data dalla presenza nell'acqua da sterilizzare di sostanze capaci di combinarsi col reagente diminuendone sensibilmente l'efficacia. Questo fatto, già messo in evidenza da Testi per la ammo· niaca e le sostanze organiche nella bromizzazione, e da Gino D e Rossi per il cloro e la materia organica sui sali d'a:rgeuto, poteva temersi an· che per il iodio. In realtà coll'au men tare dell'inqu inamen to chimico dell'acqua per NH, e sustanze organiche diminuisce il potere microbicida. ~la quest'i neon venien te maggiormente si verific a nelle acque contenenti acido solfidrico libero o combinato. Georges a'reva già osservato che l o 2 cgr di iodo per litro vengono immediatamente di'itrutti dagli elementi che l 'acqua contiene, specia lmente dai earbonati, ma non à t enuto conto della possibilità, non certo rarissima, della presenza di H,S che per ogni milligrammo distrugge gr. 0.007±7 di iodo. In acque in cui la reazione di hleyer e di Ganassini erano ben e,·i· denti tra ttate colle compresse di Georges non ò trovato libero che milli· gramm i 5-10-12 di I. In tali acque l'azione sterilizzante fu quasi n ulla come risul ta dalla seguente tabella. Acltua ,Il pozz<> aggiunLa 1!1 H,S

l

l"u mero ilei Jlt!rmi per r.e nt imPir•> cuh lro l u ella col tura di cou trollo

rlnpo Il trat~mr•nt~n - , -

p?r t O'

l

per 30' ------~~------------

A. B.

c.

680 250

.;o o

350

225

2()0

350 200 200

La qnantita cii H,c; o!rll· 1:1\'3. da 4 a ti unllt·

gr:tmntì •,"

I n tali aCil ne l'n;d one sterilizzante si verificava quando si ecceùe~a. nella quantità di I a ttivo, sciogliendo contemporaneamente un numero doppio di ~ompresse in modo che nelPacqna vi fosse tanto I da saturare l'H,S e da. resta.rne in eccesso quale sterilizzante. L e compresse di ioclu ro e di jodato sono leggermente igrometriche e debbono essere conservate in flaconi ben chiusi. Può questa precau· zione bastare a garantirne la durata? Le prove isti tnite non Io con-


,

CO~

LE COMPRESSI!: DI lODATO DI SODIO IODGRATO

G59

formerebbero. Possedeado delle tavolette reattive conservate in buone condizioni per 2 auui ne calcolai l' I attivo e viùi come col tempo esse si alterino profondamente così da non dare alcuna. garanzia.

= =====-- -1 (Juan t ita di 1.

! N. rt'ordine

Qnanlita di 1.

li l". d'ordine

Quan tità di 1.

gr. 0,0119

7 8 9

gr. 0,00323 l) 0,003 74 C( 0,0023(1

l

l 2

gr. 0,0357

3

))

»

0 ,0 28U 0,0357

4 5

6

)) 0,0374 )) 0,0221

In base alle esperienze sopra esposte non mi pare si debba concedere molta fiducia alla depurazione delle acque coll' lodo, preparato estemporaneamente secondo il metodo di Georges, per la difficoltà di conservazione, per l'irregolarità del titolo di I, e pet· il <:'onsegnente non facile apprezzamento del numero di compresse da usare in ogni singolo caso. Sarebbe perciò da consigliarsi: volendo ricorrere all'uso dell'I, di preferirne le soluzioni contenute in fiale chiuse alla lampada, rinunciando a quella maggiore speditezza e praticità che si sperava di realizzare, impiegando le tavolette compresse iodo-iodurate. BIBLIOt'"RAFIA. (Jo1mlaf cl~ Plwrmacie el de Ohimie, 1000). S CHU:UBU RO. - Veròflentliclmngr~l 0118 dem Ciebh·tc de.~ Militc'ir·Sanitatsu·e.çens, UlOO). PF('Hr•. - - Z Pi:6<·1.rift fur Hyy ilme, l 900. T ESTI. T.a sterilizwz·i one d-.llr acque 1>rr ?ll c :zo dt•l bromo. - (Giornale rnediro d o!l R. esercito, 1!101). :\[O.P.OE:l<ROTB e W EIGT. Il t~ert"i:io d'ar.qua 1•otabi fe a 'l'ielH8in . - (H?!f! Ìniieri.c Rwulachau, 1901). S c:nt)D I!:lt. - Z eitschrift phy,. Ch e1nie, Bd. XXXVII, pag . :l\17. VATJ.L.l.UD. L'épuratùm d e l'eau potab/e en campayne. - (Archives d e 1l1M. r.t dc Pharm. Jl1ilitaire8, 1902), F. Je.-1.::-<. Épurntion de l"erttL potalilr, etc. - (Joumal d"Hygiime . HliH), C:EORGES. Préparat.ion cxtemporcwée d"jode pollr la dtérilùation du eaux. - (Arc/1. rie Jféd. et d i· Plu,.rm. Milif<lires, 1902, p. 2''· n. DE Rossr. - Sul pot1•re microbicida d ei "alì d"argento. ecc. - (Rii·. d'Jg. e 8anità Pu7>':Jlica, l 906). RouG ET et DOPTER. - Hygiène Militaire. - Libt·a[rie Bailliè re et fUs.- Ptlris, 1907. SCHCDER. Z eitschrift fiir Hyaiene. - Bd. XXXIX, pag. 3:l2, 379, 511 und Bd. XL. pag. 197. \ 't:-> CE2>'T. R ev1'e des tr~r1pes colonia! es, 1903. Cu. :\IrGKEJ,. Des méthoclcs pratiques applicable.s ci l'épuration rapide dc.~ rw.r de boi~ · son - · ( Rapport prl!scnté ctu Ool!!JY<'A colonia! de l 904. Section X I V). MAL\(F.JAC. -

Epuration d es eav.x . -


GGO

SULLA DIAGNOSI PR~COCE DELLA TUBgRCOLOSI NE! MILITARI (Jsserl'azioni e note criticiHl e srerime ntali tlel dott. "";;l"""to BuM<'~I i no, sottoLenentc metlico di compl~meoto

Delle ricerche intorno alla diagnosi ed essenzialmente intorno alla diagnosi precoce della tubercolosi eseguiti col sussidio dei raggi ultravioletti del Rontgen, furono istituite ormai da qualche tempo, non appena vennè a conoscenza ehe un tale metodo di indagine clinica pote~a rendere dei servigi nella., diagnostica meno grossolana delle malattie vere parencb imatose degli organi interni. Furono specialmente degli autori francesi, tra i quali mi piace rammentare Bonchard, Beclère, Kelsch e Boinon coloro che fra gli altri diedero impulso e vigore a codesto metodo diagnostico e che lo portarono veramente in onore, cosicchè non è meraviglia. che esso sia <1ggi a compagno quasi necessario di ogni minuta e sospetta indagine relativa alla patologia polmonare. Fu il Bouchard che fino dal 1806 comunicò di essere riuscito a sta.bilire una diagnosi di catarro tuber(;olare incipiente dall'apice valendosi della radioscopia, laddove veniva meno ancora ogni altro criterio di diagnosi fisica oggettiva. Poi il vitale argomento cadde in dominio di una lunga serie di ricercatori tedeschi, tra i quali ricordo i nomi dì Holzknech t, \Villiams I monelmann, Kraft, Rieder, Albers, Schonberg, Hildebrand, Bade, e fra noi Bozzolo per non dire di molti altri di cui il lettore di questa memoria può avere notizia gettando uno sguardo alla sintesi critica pubblicata intorno a quest-o argomento da Schellenberg e Scherer sui Beit1·ii.ge zn?· Klinik d g1· Tttbed~ttlose di Bmuer. Se noi consideriamo le osservazioni riferite da Rosenfeld nel manuale pubblicato da lui fino dal 1897 e che. porta per titolo Ueber die Diagnosti!~ inne1·e1· K1·anlcheiten mittels Rontgenstrahlen, non tardiamo <t. con vincerei di quanto sia progredito lo studio delle manifestazioni radiofaniche della tubercolosi sopratutto, nè ci sfugge il ca-pitA.}~ e profondo interesse che tale genere di ricerca ha dovuto fino ad oggi suscitare. I metodi di indagini clinicn. fino ai nostri giorni comunemente diffusi sogliono essere in gran pa~te insufficienti, non tanto per sè-1 qnanto per gli scopi profi lattici e terapentici che da essi emanano, atteso che il medico e lo sperimentatore non debbono ma.i lasciare in


&ULLA DUGNOSI PRECOCE DELLA TUBER CO LOSI NEI MILITARI

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oblio, nella passione della ricerca, lo scopo ultimo e commerciale forse cui essa mira quello che l'Huchard non disdegnava di c1efinire come la 1·aison d' étre de la Médecine. Orbene, se noi, di fronte acl un paziente o ad un indi>iduo sospetto, vogliamo attendere che sia positivo il reperto dei bacilli di Koch negli sputi, o comunque nei prodotti patologici, nella più parte dei casi alla :sicurezza deUa diagnosi manca. una sicura confidenza contrapposta nella terapia, e nel frattempo l'organismo infetto continua a spargere nell'ambiente della sua vita consueta una miriade • di germi che si diffonde, che penetra, che invade, che conduce a sicura rovina coloro che S\'enturata.mente cadono nella malefica sfera d'a?.ione. Nè è a dire che le preconiz?.at.e inie~~:i.oni a. scopo diagnostico della tubercolina diano migliori risultati, in quanto-non è lecito dissimularci i pericoli cui essa espone, nè d'altra parte rapprese n~a una tecnica facile e disponibile ad un pratico in ogni contingenza della vita professionale. L'esame radio:scopico del polmone, le tenui sfmnature che esso con· cede di discernervi, sono oggi un nuovo sussidio del più alto e del piu vitale interesse, sussidio, che non esclude certamente ogni altro metodo positivo di ricerche ma che ad esso è opportuno e prezioso complemento. Oosicchè il dott. Arnsperger della Clinica di Erb non esita ad affermare che l'esame coi 'raggi Rontgen 1~on 1·ende mai S1tperflni gli aUri metodi di semeiatica p olmonm·e, in quanto non dirà for.~e di piùt ma dà sempre in mano di chi possegga la tecnica, qualche criterio che in periodi precoci può dissipare un dubbio e può rivolgere ed indirizzare il criterio diagnostico del medico incerto. È ben vero che le opinioni dei diversi autori intorno ad una tale evidenza non sono del tutto concordi con queste vedute ottimistiche del coscienzioso osservatore tedesco, però è certo, ed io ho potuto perSOilalmente convincermene che già in precocissimi stadi delJa tubercolosi polmonare i raggi Rontgen mettono in evidenza tali peculi~~ori comportamenti dell'apparato respiratorio, che associati al vecchio ar· mamentario diagnostico, costituiscono un criterio sicuro, cui ptu·troppo il fatale decorso del morbo suole n on smentire p iù. Le osservazioni isolate che · io medesimo ho avuto occasione di fare in diversi laboratori radiologi~i, mi permettono oggi di confermare <J.Uanto ebbe a scrivere l'Arnsperger che cioè il quadro radiografico del polmone normale è assolutamente costante, certo assai più di quanto non lo sia il reperto fisico-clinico cui esso presenta. ~ormalmente il tessuto polmonare è permeabile _ai raggi ultra•ioleth e si presenta chiaro n ella immagine radioscopica, oscuro in quella


IÌG2

S'C LLA DlAG:\OSI PRECOCE DELLA Tt;DE RCOLOSI ~EI ::\IILlT,\RI

radiografica, Jaddove se esistono focolai di infiltrazione compaiono delle ombre, che, se non sono, come è logico comprendere, una stigmate caratteristica della tubercolosi, pure possono valere a confermare il dia.gnostico nei casi dubbi. :Ma questo non basta. Riferiscono specialmente degli autori inglesi che nella grande maggioran za dei casi il primo sintomo di una tubercolosi incipiente degli apici consiste in una minore ampiezza. della escursione respiratoria. del diaframma in quella metà del corpo in cui risiede la larvata lesione polmonare. Fu il \Villiams colui che per primo richiamò l'attez:.zione sopra questo anomalo comportamento, e che mise in evidenza questo sintoma cui legò il suo nome, ed il suo r eperto ebbe conferma se non da tutti, certo dalla più parte degli autori. Io, a diverse r iprese, ho avuto occasione di osgerva.re degli individui, che venivano al laboratorio radiografico~ inviati dalle di•erse sezioni ospitaliere, con diagnostico dubbio di catarro degli apici, e quasi sempre ho p:>tuto convincermi della esattezza di questo comportamento. Mentre lo schermo fluorescente indica esattamente i mo>imenti del diaframma e nell'atto respiratorio si vede una lamina opaca che normalmente discende con movimento uniforme, così da segnare snllo schermo medesimo una linea retta., che si abbassa nella inspirazione e si risolleva. nella espirazione, in un certo g~uppo di indi•idui Ja linea segnante il limite diaframmatico, lungi dall'essere retta, era come interrotta, e, mentrs una metà. laterale del muscolo compieva le nonuafi ~scursioni, quali non possono sfuggire ad un occhio esercitato, l'altra a\eva movimento incerto o di insufficiente aro piezza onde Yeniva meno la sinergia di movimento nelle due metà omologhe del medesimo sistema mm·colare. Schellenberg e Scherer non mettono in dubbio la esistenza del fenomeno, ma ritengono che asso non sia costante. Ausperger afferma di averlo trovato in circa il 6 p. 100 dei casi di tubercolosi incipiente; Pforringcr e Bunz lo riteng ono sintoma importantissimo, sebbene affermino · di non essere in grado di dare un giudizio intorno ad esso, in quanto lo reputano fenomeno incostante, e ritengono troppo difficile ad esprimersi un criterio esatto relativo alla motilità del diaframma. Io bo potuto constatarlo nettamente in quattro casi, sopra molti esaminati, e questo dopo nn lungo e;ercizio, quale poteva provenire dall'esi:\.me comparativo di individui acl apparato respiratorio integro, ed individui affetti da aderenze pleuriche cicatriziali da sinechie pleuro· perica.rdiche, ecc. Egli ò certo che il fenomeno è assai spiccato più tnrdi,. q uando cioè sono maggiori le evenienze che lo generano, le ade-


SULLA DIAGNOSI PRECOC E DELLA TOBERCOLOSI )lE! MILITARI

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renze pleuritiche (Arnsperger) ca paci tal volta di generare una escur-f>ÌOne para.dossa del diaframma con sollevamento inspiratorio ed ab-bassamento espiratorio, qua.Ie si trova in grado spiccato, quasi esclu· sivamente nel pneumotorace, le sinfisi pleuro·pericardiche, lo sviluppo di masse tubercolari includenti o comunque comprimenti il nervo frenico di uu lato, ecc. Tuttavia credo di poter affermare d'accordo coll'Arnsperger, col Williams, con Pfèirringer e Bunz che esso sia fenomeno di non piccola e di non misconoscibile importanza. 1\Ia, veniamo a un altro criterio più universalmente riconosciuto, ed al quale ho fatto già allusione in questa modesta memoria, voglio dire alle alterazioni polmonari vere che lo schermo radioscopico consente di discernere nel polmone inizialmente leso da processo tubercolare. Dice l' Arnsperger che in quasi tntti i suoi casi notò delle alterazioni nella chiarezza e nella ampiezza de11e aree corrispondenti agli apici, nonchè delle differenze nelle mutazioni di trasparenza che sogliono intervenire nelle aree medesime durante le fasi respiratorie. Questo autore dopo aver raccomandata la maggiore circospezione nel giudicare della grandezza dell'area rispondente agli apici quale può sseere mascherata da ispessimento della clavicola e della prima costa, da curve della colonna cervi,:ale, ecc., afferma però, che sempre quando esiste una lesione degli apici, si ha all'immagine radioscopica un impicciolim.ento dell'apice colpito, o, nei casi di lesione bilat.erale un impicciolimento dell'apice più. colpito, quale nemmeno può sfuggire a chi non abbia perizia in tale tecnica di osservazione. Nei casi recentissimi, secondo tale autore, non vi ha che differenze di dimensioni tra gli apici, poi, quando il processo è nn po' piìt avanzato, entrano in scena delle modifìcazioni di tNtsparenza delle aree stesse, sal vo a giungere ad un vero e proprio intorbidamento di esse, come ulteriore indizio di una affezione tubercolare incipiente del polmone. Osserva, sempre il medesimo autore, che, mentre di norma nella inspirazione per la rarefazione del tessuto polmonare sogliono gli apici farsi più trasparenti alla pene trazione dei raggi, succede tal volta di notare un compo1·ta-mento inverso per cui l'apice polmonare nella ìnspi1·azione p1'0· f'onda si fa più OJJaco .eli qttanto non .c:ia nella espù·az-ione. Egli pensa che un tale comportamento paradossale dipenda da una anelasticità acquistata dall'apice ammalato, per cui q uest.o compresso dal restante polmone, che normalmente si espande, aumenti anzichè diminuire la compattezza del suo tessuto. Io, ho potut.o conferma1·e pienamente quanto l'Arnspenger ha constatato nella numerosa serie di ammalati che ebbe occasione di esaminare e sopra 30 casi di affezione degli apici ne trovai 14 di tuber-


1313-1

SOLLA DIAG);OSI PRECOCE DELLA TUBERCOLOSI NEI lfl l.ITARI

colosi incipiente dove l'esame radiografico confermò e rafforzò il reperto clinico, otlienenclo q uindi dei risultati del tut.to conformi a quelli riferiti da Pforringer e Bunz. Ho osservato cioè in G casi .una sensibile differenza. volumetrica dell'apice ammalato di fronte a. quello sano, in otto, una note, ole differenza nella chiarezza delle immagini radioscopiche dei due apici, e la com parsa in quello ammalato di omb1:eggiature simili a venature del marmo, in nessun caso lo spostamento paradosso del diaframma. Infine i tre casi erano riunit i in t re sintomi cardinali della diag nosi radiografica della tubercolosi incipiente dell'apice polmouare: l 0 Diminuzione di ampiezza nel movimento del diaframma della parte ammalata ; 2° Diminuzione di volume dell'apice leso; 3"' Opacamento di esso. L'esattezza di questo metodo d'indagine e la conferma diagnostic-a che per altra viia mi venne in prosieguo d itempo, valsero a convin · cermi <·.he l'esame radioscopico è prezioso sussidio, nello stabilire nn diagnostico dubbio. Se esso non è metodo essenziale ed autoctono che possa eliminarne ogni ·altro e ad esso sostituirsi, non v'ha dubbio che è mezzo integrante destinato a rendere preziosi servigi e sopratutto ad assumere eccezionale importanza nello S'Viluppo della odierna terapia sociale, della profilassi. Ho creduto opportuno, di riferire questo modesto contrib.uto di osservazione personale non perchè di essa avessi creato un peculiare scopo di ricerca scientifica, ma solo perchè mi parve che ne emanassero delle considerazioni di capitale importanza. di fronte ad uno dE'i più delicati doveri del medico legale militare~ quello cioè di eliminare nel contributo annuo tutto ciò che vi ha di non idoneo al servizio: e oiò colla maggior possibile esattezza e c:ol massimo rigore. Missione santa codesta poichè se la pietà non consente che sorgano le Case1'me sanatori proposte dal Cagiot o se comunque non è possisibile la ospitalizzazione del soldato tubercolotioo, secondo gli umanitari couceLti del R ènaut propuguata strenuamente in I talia dal nostro De Renzi per non dire di altri che a lui fanno seguito, ciò non toglie che al m~dico militare incomba un dovere che emana da un'alta considerazione di morali tà umana e sociale. Obbiettivo speciale del medico militare deve essere q nello d i non introdurre n ell'esercito dei tubercolosi e di allontanarne imm ediatamente i sospetti ; in tal modo, le misure di sorveglianza e di protezione antitubercolare sono di applicazione semplice e f!'tcile. Questo non è un rigettare alla popolazione civile di cui l' Amministrazione mi litare non contrae le responsabili tà, degli indi,id ui aro-


SULLA DIAGNOSI PR E COCE DI•:LLA TCDERCOLOSI ~EI MILlTARI

GGi)

malati capaci di aumentare la sorgente d i infezioni, ma è piuttosto un restituirli così come essi \ennero senza beneficio, ma senza danno restituiti nell'ambito della moderna profilassi civile che da sola deve provvedere con ogni mezzo alla ospitalizzazi.one del tnbercolotico. Se i sanatori e tanti altri mezzi profìlattici del ge11ere, come le leghe popolari contro la tubercolosi, i di dispensari antitubercolari, i miglioramenti igienici d i ogni specie, sono armi utilissime contro l'affezione tubercolare, esse debbono appartenPre a quel complesso di misure so· ciali che sono da comprendersi sotto il nome di <o: Profilassi di Stato». Mi è è parso cosa non del tutto inutile riferire il risultato delle mie e delle altrui ricerche re lati ve alla rliagnosi precoce della tu ber· <:olosi, poichè ritenni l'argomento degno di speciale considerazione. Il facile studio dell'individuo giunto al reclutamento oppure già incorporato a far parte dell'esercito, e comunq ue sospetto di tubercolosi col mezzo dei raggi del Runtgen può essere pratica feconda di buoni e brillanti risultati, perchè come ho detto, tntt.i gli autori sono d'accordo nell'ammettere che un tale metodo di indagine clinica, se non costi· tuisce una entità a sè, è pur tuttavia un prezioso suss1dio in mauo al medieo pratico, che ne unisce i reperlii a quelli che gli vengono per :altra via. · E se l ' aver~ sopra di esso richiamata in q ua.lche modo l'attenzione, potesse recare un qualche beneficio, io ne a nei il maggior e il piLl desiderato compenso. Torino, aprile 1907.

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L007). CACIOS. - - R et·ue rl'H!Jg ièlle et clt• Pofice 8anitain•, l!lQ4) . TESTI. f,eziOtlÌ di rpùlemil)/l)yia. - Fire l17.e, l 004. BozzOLO. - Congresxo di l~fedicilla . - ~apo li, 190:!. DE RE:-."ZL. -

Uio·~wlc

,liedico dfl R. E.•rrcito. -

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6 [liU!. 577 e segg.


6Gii

CASUISTICA CLINICA CO~THIBUTO

ALL"r\.UTO-SIEHOT ERA PIA NELLE P LEURITI SIEROFI BRINOSE; pel do t L nosolino Ciaurl, tenente medico nelros.pedale milìtare principale di Palermo.

Gl i studi di Debo,·e e Rém ond aveva no dimo>"tralo negli essudati di prol!es•i tob~rr.olari delle sosLanz~ analoghe a quelle esistenti nella tuber colina di Koch. Per analogia doveva quindi inferirsi che in lutte le altre essudazioni dovessero e:::islet·e i rappr esentan ti biochimici di altre infezioni che non fosse qurlla tu bercolat•e. Ma un lavoro in questo senso, assorbiti come si è slal i dall"idea che Lulte o quasi tulle le pleut'ili e!'suda live, siero- fibrinor:e, fossero di natura tubercolare, mi sembra non sia stato fatto, sovra lutto per r oscurila che tuttora ·involge la chimica delle infezioni e delle reaz.ioni sa:utari da parte dell'economia animale. Un lavoro selettivo è stato bensì fallo, ma in via essenzialmente clinica; sti sono distinte così delle forme di pleuriti tubercolari, ma ba sale s u criteri di probabilità: poicbè nemmeno le r icerche cito· logiche, la ballet•ioscopia, le inoculaziooi sperimentali, dà ono spesso dei risultAti sicori, non scevri eli discutibilità. Era però certo che gli essudati dovessero rappresentar e se non l'essenza, almeno buona pa1·te della malatt;a , e.i era probabile che in e1!'si 8i dovessero riscontrare forse le cause ed i prodotti della infezione. Fu in base a tali po· stulnti che, nel 1891., all'Xl Co ng resso iulernazionale di medicina, il Gilbert di Gin evrtt riferì s u di un nuovo procedimento di cura delle pleuriti tubercolari mediante le iniezioni del siero che estraeYa dalla cavità p leurica aftetta . L'autore a pplicò il nuovo procellso terapeutico in t 2 malati di pleurite siero· fihrinos a tubercolar e, e riferì di avere ottenuto la guarig ione tra i 10 giorni alle t1·e settimane, più o meno presto a seconda della m!nore o maggiore aotichita del rrncesso. Bourf!tl, Maillant e Aodrè ne, Mongut' e Genty riferirono a llo stesso Gilbert su a ltri 9 cas i così curati e guarili. Scarpa a nnunziò quindi Al VII Congresso di m edicina interna inj\oma (1896) altri 9 casi di pleuri te s iero- fìbr inosa tubercolare, nei quali venne a pplicata l'au to-sieroterapia.; di essi 6 g uarirono completamente, 1 parzialmente, 2 non t·isP.ntit•ono alcuno effello Jallo cura. Nel 1889, Breton t'i(~ rì altre tre guarigioni di pleurite tu bercolare curate col metodo Gilbe r t. Rossi e Garbarin i, nel 190 l, in iettando nei vat•i ammalati di pleurite tuber · colare, a dosi crescenti (da 1- 10 cr.), Il loro proprio sier o, non ottenero alcun risultato positivo. Tschigaieff, nel t 902, ott.en ne risultati molto incoraggianti in 8 ca si di pleuriti sie ro -fibrinose, Donzello lrov6 efficace il m etodo in 5 casi di pleurite tubercolare.


CASUISTICA CLI:s" lCA

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Landolfì, nel 1 90 ~, ebbe invece r i!;ultati sfavorevoli in 7 casi di pleurite, nel 190;) lo stesso autor E', avendo vis to che in alcuni casi di pleurite e di pet·itonite tubdrcolat·e l 'autosier oterapia dava costantem ente reazioue febbri le la quale mancava in altri casi di pleurili non tubercolari, attribuì molto valor e al metodo di Gilbert, non c'la! punto di vista tet·apeutico, ma diagnos(ico; p ro~· ose quindi di sostitui r e all'orit:{inar ia denom inazione di auto- sieroter apia quella di aufo-

sir.rodiaynosi. NflllO stesso anno Scarano tentò la si er oterapia nelle pct·itol)ili tubercolar t a fot'ma ascitica. Egli per·ò mod ilìcò essenzialmente il m etodo del Gi lbert ; non si limila,•a, cioè, ad iniettare n el sottocu taneo il lil]uido estratto dalla ca vilà periloneal e, ma del versamen to pet·itomlico. est ratto da un bambino, e quindi fil trato e distribuito i n tanti piccoli malt·acci. Di talP liquido flllralo si set'Yiva egli, come di vacci no e di sier o-terapico, in altr i infermi di pr.r itonite. Egli ha tr ovato che con l'uso del siero si hanno etfelli diure tici supet·iori a quell i pr odotti da altri diur etici, che nelle forme ascitich ~ può es!;er e debellalo la febbr e, che nelle forme lib r•o-c~tseose, oltre l'ar.ione diuret ica, n ull'a llt'O di certo si ottiene, che si no ta sempre un miglioramento gen.erale dell'ammalalo. N ell' i sles~o anno, lo vane, C!>peri menlò l'auto- sier oterapia in casi di pleuriti siero-fìbrinose e di asci te c'l a perilonite complicala o non a pleuri tP. l n quattro dei cinque casi di pleurite cr-.rata con tale m etodo ottenne ri assot·billtento dell'èssudato più o meno ra pidamente; in un caso S'>pr aggiunse la morte 28 gil)l'ni dopo la prima ed unica inoculaz.ione. Iu un caso di asci te da peritonite si eiJbe t•apidissitno ria ssorbi mento del liquido dopo 15 giorni dall'iniezione. In un ter zo gruppo di osser vazioni (-1scite da peritoni te complicttta a pleurite sierofibrinoso) ebbe esito favorevole con riassorbimento abbastanza t·apido dell'essudato in due casi, esito letale in uo caso. Le esper ienze degli autori !'Opra citati d€-ponendo per· la uli lita o per lo meno per la i nnocuilà dell'applicazione del nU0\'0 pro ced imento curat ivo, mi son deciso ad esperimentare su cinque casi di pleut·ite siero· fibrinosa che . esporrò in succinto. OsseRVAZIONE 1". - Pallavicini Efisio, soldato del 2~ fanteria, della classe 188 i, P.ntrato all'ospedale il 12 gennaio 1907. Anamnesi. - Nulla di notevole nel gentilizio e negl i antecedenti personali r emoti. Il 5 g·~nnaio avverti vi vo dolor·e al costato destro, febbre, affanno, t osse sècca, stizzosa. Sluto attuaie. - Colot'i lo pallido, costituzione, nutt·izione reg olari. psnr.icolo a diposo bene llviluppato. Polso 100, re spiro 28, temperatura 3!)o mattina e 5!)o 3 sera. Vi é abolizione del fremito tor aco-vocale, ottusità, silenzio t't:Spir atorio dall'angolo inferior e della scapola destr·a in giù. L'ottusi tà, antet•iormente (deculiito orizzontale supino) segue una linea obliqua che da un po' al di solto della fossa del N out·enheim r aggiun ge la V caJ·t.ilagine costale. Dentro e sopra questa linea vi é ri sonanza pulmonare pt·ofonda, quasi skodica . Nella posizion~ assisa il limite di ottusità risale sino alla li I costa. L 'area cardiaco è l eggermente proiettata ver so sinistra, h1 pu nta balle al V spazio a cm. 2 all'infuori dell'emiclaveare sinistr a. Tos!:e secca, stizzoso , senza espettor ato. . Diario. - Dal ·13 al 19 gennaio la temper·atura é sub-febbrile la mattina (37• 6 - 37° 9) è febbrile la sera (38° 2 - 38° 9) ; il pQiso oscilla tra i 90 e i 10!> battiLi al minuto ed il re spiro dai 28 ai 30. La quantita giorn al iet·a dell'urina é scarsa !cc. 650-750).


6t.i8

CA SGI STIOA

CLI~ICA

20 gennaio. - T. 36? 8; pol~o no; 'respi l'O :10; urina cc 6')0; immutati i feno m>\nÌ pli~u1·ali, vi è fo rte ansia l'espirato ria Al mallioo !>i pratica con una s irin ga di n o ux una puntm·a a l \'Il spazio, lun ~o J'as~.: e llare posteriore, e si est ragf.!ono cc. 8 di liquido siero-fibrinoso, giallo-citrino del quale cr. 5 SI iniettano nel cellulare sottocutaneo ne l sito stes!>o della puntura. Nel liquido non !>i l'; n viene alcuna fo rma balte r·ica; g li ele m enti morfolo~ici sono e><!'ienzia lmente costi tuili da linfoc1ti piuttosto numerosi. 21 ide m. - Temp. 8 - 38• 9: polso ~lì -92 ; l'espiro 26-28; urina cc. 1000. 22 idem. - Te m p. 9 - 38° 8; pol:>o 8i ·10i:. res pir·o 22-28; ur ina cc. J:lOO. La regio ne ascellare s upet·iom1ente é sonora ; ~oslerior·menle immutati i falli obbie llivi . Si hiellano cc. 5 cii siero fibrinoso, citrino. 23 idem. - Temp. :36° 8 - as• 7; polso SO-fJ6; respiro 25-38 ; urina cc. 1400. Ottusità dall'angolo inferi0re della !':capola in giù; respiro vescicolare debolissi mo fì no all'o lta va cos ta. 24 i(lem . - Te m p. 3!i' 6 - 37• 6; polso 8i- fH; r espiro 2i-28; urina cc. 1500; ipof'onesi dall'angolo inferiore della scapolo in giù; si percepi$cono il fremi to to rRco-vocale ed il respim vescicolare debolissimi, sino in basso. Z5 idem·31 idem. _: Temperatura normale, polso normale per fr•equenza, forza, ri tmo; respiro r egolare, la q uantità g iornaliera della urina oscilla tra i cc. 1400-1600. 1 .ftbbraio. - Il liquido e completamente riassorbito; vi è lef!g-era ipofonesi alla base destra con indebolimento del murmure vescicolare. L'ammalato e n tra in convales cenza . OsSERVAZIONE 2". - Cavag-nini L uigi, soldato dell'So t•eggimento her·sa glieri, cla!'!se 1885; entrato all'ospedale il 10 gennaio Hl07. Anamnesi. - Nulla di notevole nel gentilizio. A 13 anni sofferse la tifoide. Nell'agosto scors o ebbe la malaria. 114 gennaio, dopo una lunga marcia, avver ti brividi t•ipeLuli, febbre, dolore al torace sinistro,, tosse secca, stizzosa . P er tali falli ricoverò all'ioft?rmeria del corpo, donJe venne trasferito all'ospedale. Stato attuale. - Co ndizioni generali discrete. Ha pomelli arrossa ti. Tem· pera tur a 37° 9, polso 10i, respiro 48; espellorato mucoso striato di sangue. Si nola: o ttusità a lla regione ascellare e.! infra- scapolare s inistra, con indebolimento del fremito in alto, ed abol izione in basso, silenzio respiratot·io in tutta lo regione ottusa. L'individuo si mantiene febbricitante 'e dispnoi~o, con tasso ul'inar·io massimo di cc. 8:>0, fino al ~ioruo dell'iniezione. 20 ;Jennaio. - Vi è affanno inte nso. Temp. 3i0 i- 38; polso 100; respiro 3ti. L'esame obbiettiYO fa rilevare: abolizione del fremito da circa due dila tras verse nl di sopra dell'angolo inleriot·e della scapola sinistra in fZiù; qua e la, in piccolissime zone, si avve t'te, ma mollo indebolito; anteriormen te si perce· pisce solo nella fossa sotloclaveare; gli spazi intet·<·.oslali sono pianeggianti ; re:Spir0 o bliquo; Litlen abolilo a sinistra; non s i vede né si palpa l'ictus cardinco: ottusilil, posteriormente nei limiti su accennali, anteriormente dalla III costa in giù; il margin e des tro del cuor e è spostato a destra della parasternale omonima ùi cm. 3 nel I Il spazio , di cm. 4 nel I V, di cm. 4 nel V; soffio bt·oochinte sino a cir·~a sei dita lra.sve1·se al disopra della X costa . Si pratica nel cellulare una iniezione di eme. 1 di liquido siero- fìbr•inoso, giallo- citl'ino, estratto a tra.ver·so il VII l'pazio, lungo l'ascq llor·e poster iore. · 2 1 ide m. - T c mp. 37<>-i - 37°J ; pol!>o 90-!Ju; re$pit·o 3P.-i2; urina eme. 900 Limiti s uperio ri dell'ottusità s ino a lla fossa sollo-claveare; fr·e mito abolito po·

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C.ASU l &TICA

CLI~ICA

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sler ior mente ed anteriormente . tl'anne che ~u qualche zona cit•coscr iUa, do ve sembra aiJrnentato; soffio br·onchiale in· ed espirstor io in tulla l'altezza della otlusita. 22 idem. - T emp. 3i'5- 38; polso !)4-110 ; r espiro 42-48. L'o llusila invade la r egione sotto e sopr·a -clavear·e, il limite destro del cuore è ancora pl'oiettalo verso ùestr·a: al l V spazio dista dalla paraster·na le cm. 5. Si pratica nel c~ò!llul are solto-cutaneo un'iniezione di eme. ·10 di siero-fibri!'IOM, l eg~erm ént.é ematico. La baller·ioscopia e la ciloscopia fanno rilevare : a ssenza di germi di qualsiasi fo r·ma o specie, numerosi lin focili, emazie. 23 idem. - Temp. 3io8- 37o:); polso !JB-95; respiro 30·:28; urina eme. 1200. Pers istendo la forte ansiA r el:<piratOl'ia s i pratica con il Potain u n'aspirazione di circa eme. 200 di liquido siero -ema tico, la ::ui costituzione batteriologica e ci tologica è quella notata precedentemente. 24 idem. - Temp. 37°2 37°9; polso 90-96; r·espit·o 24; urina eme. 1200. Mollo diminuita 18 dispnea soggetti va; a nteriormente, nelle fosse sopra e sotlo-claveare, suono di percussione legg-ermente più chial'o, r·espiro soffiante; posteriormenta, ottusità dalla spina della scapola in g iù, r espi1·o soffiante in tutta l' estensione. Il limite des tro del cuor·e è rie r1tr·ato ver so sini,;tra di circa ·1 cm. 25-26 idem. - Temperatura normale, la quantità d'urina si rnan lieno elevata (em e. 1300) Vi e sempre t'espiro bronchiale. 27 idem . - Tt:!mperatura, polso e respiro t•egolari; urina cc. HOO, respiro leggermente l5offiante. 29 idem. - Temperatura, respiro, polso, diut·esi re~olare. Respiro vescicolare sino in bnsso, dove per l'altezza di cir ca 4 dita trasverse vi è ollusila e diminuzione del fremi to. 5 fe&braio. - Piccola zona dell'altezza di circa q uattro dita trasve t•se, nella quale il fr emito ed il r espi ro sono aboliti ed il suono ple;,sico è olluso; a l di sopra di tale zona. altra zona limitata di soffio bronch iale. 10 idem. - Respiro ve'3cicolare debolissimo fino alla base; piccola · zona ipofonetica . 23 idem. - Da tale giorno l'infermo comincia ad a vere anoressia; lingua p atinosa, abro irregolare, t't!bbre continua, r emitte nte con massimo vesperale intorno a l 38•. F ino ni primi del marzo per sistono gli stessi disot·dini, l' ipofon esi e l'a ffi evolimento de l respiro. OssERVAZIO:'>Ii: 3•. - Balbo Giovann i, soldato del 2~0 fanteria, della classe 1885, entrato all'ospedale il 1• gennaio. .Anamnesi. - P ...dre morto di a po plessia. Da 4 giot•ni ha dolori al costalo destro, lieve tosse, secca , senza febbr e. Stato attuale. - Color ito palliJo, nutrizione a:;osa i scaduta. La metà sinistra d el torace sembra meno svi Juppata, in questo lat0 il Lilten ha brevissima estensione, mentre a destra ha una estensione di circa c m. 2. All'eeame ùel torace destro si nota: anteriormen te : fre mito per cepibile fino alla I V cosl·•, respiro debole in allo, non s i t~vverle sotto queeto limite; linea di otlusila a rcuata, con cavità in alto ed all' indenlro, tu glianle la IV costa, lunfto la parasternale, il Il! spazio lungo r ;emiclaveare; la r egione ascellare è ollus tl ; in pos izione assisa il limite d'ottusilé risale, lunP'O la parasternale, di ci rca cm. 2 ; posteriormente: abolizione tl el fremito, del respi ro da cm. -i a l di sopra dell'angolo inferiore della scapoia in g iu . L'impulso cardiaco è palpa bile al l V ed


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CASUISTlOA CLINI CA

al V spazio sinist ro lungo la paraslet·oale; il margine cardiaco, nella sua mal'· si ma di~tanza. si. trova a cm. 5 dalla metlio-sternale: a destra ,.i é im pul~o n el III e IV spazio, dove si percepiscono due t oui ritmici assai forli. F111 dal suo ingresso all'ospedale l'infermo è stato apiretlico, non affannoso, con ta5so ut·inario medio di e me. laUO al giorno. In tali condizioni si trovava anche al 28 gennaio, quando pensammo d'iniettare nel cellulare cmC'. 5 di siero fibrin oso giallo-citrino, con gli stessi caratteri ballerioscopici e citologici delle osservaz!fJtli an1ecede11ti, estratto dalla pleura destra. 29-30-31 gennaio. - Non si constata alcun fatto degno di r ilievo. / 0 .feiJ!,raio. Forte aumento rlella diut>esi (cm~. 1500). leggero aumento della temperatura (J;o; m attina e sera ), la zona di ottusità di abolizio ne del fremito e del respi ro si va restJ•ingendo in ba sso; sono immutati i fatti card ia,c i. 2 trlem. - Temperatura e polso normali, urina eme. 1500. 3 idem. - Urina eme. 1600; rE>g ione asce:lare con r iso nanza chiara; postc•·io rme nle. in basso, ottusità per tre dita lt'a5verse dove il respiro è vesci· culal'e, debo lissimo. -t idem. - Da <Juesto giorno fino allo fine del mese la diuresi si mantiene S('mpr e elevata , il polso e la temperatura sono normali. Pero le condizioni cnrd;ache sono immulate: i toni si percepiscono cosi oettamente e con l'istes::a inte nsitil, !>ia a s inistr·a che a destra nei Stli su a ccennati. OsSE IWAZto~E 4". - Fog u Antonio, soldato nel -~6· fanteria, d~lla classe 1k8G, entrato all'ospedale il 25 gen nai o. Anamnesi.- Nulla di im pot•tan te nel gen tilizio. Fin da ra g azzo, nella !'la· f!iOilt: estiva, soffr e malaria. Nei primi del dicembre s::orso cominciò a sotfl·ire dolo ri al wr·acc destro, lieve febbre, tosse lieve e secca. Vet·so il 20 entrò all'infermeria pt·esid. di Girgenli, do ve rimas e degente per· :33 gio rni. Storo a ttuale. - Co lorito pallido, nutrizione discreta. All'esa me del torace destro si nota diminuzione del ft·emito, ottusita e diminuzione del r espiro dalla Il costa i n giù; r•e gione ascellare ottusa e silente, abolizione del fremito, del r·e~pi1·o, eJ ollu;:.it.O. da due dita trosver.se circa .sotto la 8pina della 8CBpola in ~ili . La punto del cuor·e batte nel V spazio a cm. i in fuori dell'emiclaveare; vi é tumore di milza; te m peratura ;,i•; pol~o 90; respiro 40; urina eme. 1000; te mp. 3R; pol~o 108, respiro 4~ . la sera . 26-27-28 r1ennaio. - Pdrsistono immutale le sopra descri tte condizioni. 28 idem. - Si iniettano eme. 10 di liquido sier o-fì bt·inoso, leggermente e matico, batter·ioscopicamenle e cito logicamenle simile a quello dei casi precedenti. %:9 itlem.- T e mp. 37°4-37°6; pol~o 9:!; resp ir o 32; urina 1400. Respiro brou· cltiale in tutla l'estensione del torace destro. :JO e 31 idem. - Temp. sub·f~bbl'ile; polw frequente; il respiro tende alla frequenza no:-ma!e; la dtures i s i mantiene elevata. 1° fel;!J ra•o. - T emp. 37°1-:3&•~ ; polso 88; r es;1ir o 213-28. Ut·ina eme. HOO. Fremito e r espiro cl ebolis:;1mi fìno alla base, ipofonesi al sito dell'ottusité. . 15 it!em sino ali!! fine de l m ese. - L'ammalato ha degli accessi feb~~~~~ inlermille nli a tipo irregolare, sia pet· la data d1 presentazione che pet• l 10 " versinne dell'acme febbrile (ripus irwersus). Gh accessi s' imziano di n otte co;; (]ualche brivido e cessano nelle pt·ime o re del pomeriggio con su~ore. re!'pir·o ves.;icolare si avverte ma indeb : > lilo, sino alla base, ipofonesJ poste· r10rmen lP a destra .


OASUISTICA CLIN I CA

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Ossr:RvAzroNE &• . - r:aniglia Mario, soiJato della '12' compagnia $a nita, della classe 1886; entrato all'ospedale il 2!:.< gen nai0 1907. Anamnesi. - Nulla nel gentilizio. Oa h·e giorni ha febbre continua, tos»e secca, dolore al torace s inistro, affanno. Scalo attuale. - Colorito pallido, nutrizione discreta; tem peratura :l8°l; polso 90; respiro 45; uri r1a eme. 900. Vi é abolizione del fr·emito, del respiro, Qtlu»ilà da ·i dita trasver se al di solto dell'angolo inferiore della scapola sini s tra in giù. S'iniettano eme. 2 di siero. Sera temp. 3!1° !, pulso 100, respiro 3;!. 30-31 gennaio. - Immutati i falli generali e lor.a li, diure!"i scar sa. 1° .feb!Jraio. - Temp. 38•1 ; polso ~6 ; r es1 iro 28; urina eme. 900. Abolizione d~ l fremito, ottusità dalla spina della scapola, soffio bronchiale in tutta l'e s tensione; anter·io1·men le vi é ottusila d n l Il l spazio in g iù, lie\'O spos tam e nto del m argine destro dell'area cardiaca. 3 idem. - T e m p. 3~ 0 3i 0 ; polso 106 ; r·e5:pi1·o 40, urina eme. 900. L'ottusità a nteriot•meole, arri va sino alla clavicola ; risonanza s kodica nella r egione SO· pra-claveare. Si pralica un' iniezionll di eme. IO di sit:!ro tìb1·inoso giallo-citr ino -con i caratteri balle1·ioscopici delle osservazion i antecede nti. 4 idem . - T emp. 36°8-36°7 ; polso 8-t ; respi1·o 2i-35; urina eme. 1 100. 5 idem. - T emp. 36°7-3:-o ; polso 76-85, r espi ro 30·~6 ; urina eme. U OO, rischiarato un po' il suono di percussione superiormente; soffio espiratorio. Dal 6 sino al 24 fel>bra io l' individ uo é apil'~llico; la secrezione urinaria aumenta progres~ivamen le; qualche ~dorno ha delle vere debaeles urinarie di eme. 2000. Verso il 10 comincia a senti r si il re!:piro vescicolare, che dopo 2-3 giorni ei avver-te debolissimo !:'ino a lla base; alla percussione si ha sempre · 1pofonesi ed, all'estremo limite in basso, otlu~ilà; ovunque si percepisce fi·em ilo indebolito. Dal 25 al 28 ha febbre a ti po interrnitteote, quptidiana, dovuta molto probabilmente ad imbaraz.zo gaslr·o-intestinale. Riassu mendo: t• OssERVAZIONE. - P lert rile esswlatioa , siero jlf r inosa, molto probabilmente reumatica. - Due iniezioni, di cui uno. di eme. 8, l'altra di eme. 5 di siero. Si é avuto il riassorbimenlo completo del liquido in IO giorni. Non si é riscontrata alcuna influenza immediata sulla tem peralui"a, sul polso e sul l'espiro ; si é avuta invece un'azione acce ntuato s ulla diuresi. Riassorbito il liquido, l'esame non ha fa tto r ilevare elle ipof0nesi ed indebolimento del r espir•o .alla bas e. 2• OsSERVAZ IO:>:E. - Plew·ite essudatica di natura ltt&er colare. - Due iniezioni, di cui unti dt eme. 1 e l'altru di eme. 10 di siero. Non :;i può aiferms r·e quale e quanta influenza ahhia 'JUi esercitato l'nutosi eroterHpiA, poiché. pe rsistendo minacciose la dispnea sol!gettiva e.l ohbietti va e la gt·ande quan li ta dell'e!>sudato, si credetLe opportu no di inter venire con la toraceutes i. Non si può quindi dire se il r 1lorno alla norma del polso e ùel t·espiro, l' autuenlo della diuresi debbano ùipentler e più dall' uno che dall'altro inlel·\·ento. · 3• 03SEIWAZtONE. - P leurite esswlnlica e neo fo rmatica d i natura tuber. c ol11 re. - Unica iniezione di eme. 5 di siero. É da notare in questo caso la azione dell'auto- sieroterapia ~ul ri a!:'sot·bimento delli•1u ido, e co me nelle osservazioni antecedenti, la niunn a tione sui depo~ili fìhriuosi, sulla crosta pleut·ica e s ulle ad erenze. In questo caso non si é avu ta alcuna azione s11l pol;:;o e sulla temperatu ra; un'azi one diurt:tica , se di cio si può parlat·e, si espl ica tt·e gior oi dopo l'iniezione.


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CASu!STIOà CLISICA

.\ • OssERYAZIO~E. -

Pleurite essurlatioa siero {ibrinosa di vecchia data , proùabilmenle lobercolare in in.rlioiduo malc. r ico. - Unica iniezione di eme. IO di siero. È curiosa, in questo caso, la comparsa del soffio bronchiale dopo la iniezione di siero, e che durò per circa \.re giorni. Si è avuto aumento deliA diur·esi e assorbimento del liquido, ma e per·si slila l' ipofonesi ed è r esiduala una febbr·e irr e::rolare con tiptts inrusus. 5' OssERVAZIONE. - Pleurite esswlaliça siero-lìbrinosa d i natura probabilmente tubercolare. - Due rni er.ioni, di cui una di eme. 2 di siero e l'altra di eme. 10. Con p1ccole dosi non si è avuLa alcuna influenza sulla- temper atura, sul polso, sul respi r o, sulla diuresi e sulla curva ascendenl~ della pleur1te. Con la seconda iniezione si è avuta in ti ueoza sulla febbr e (caduta), aumento 'della diuresi. 11 liquido si potè co 11siderare r iassor bilo in una diecina di giorni. E re siduiJ la ottusità COJ'I'ispondente ad essudalo plastico. Non tenendo conto quindi, per or·a, di al tt•e considerazioni, si può dir·e che in quattl'O casi, nei quali è stata falla sistematicamente l' auto-sieroterapia, l'allro caso non venendo in discU!"!'!ione poichè si ricor se ad intervento di altra natur·a, si è avuto ria ssorbimento dell'essuùato, ma é resi dua la quella i po fonesi ed ottusità, indice clinico di essudazioni solide, in seno alle quali o stanno g li elemenLi della guar igione, o gli agenti insidiosi di un nuovo attacco flog istico. Cosi il quesito è ri dotto a quesli ter mini: /.'auto-sieroterapia è cur ativa o a, (fallo inutile nelle pleuriti essudatioe siero-jlbrin?se :' e nel primo easo essa lo è tota/?nenle o par~ialmente l' . I l concetto che animò il primo ri cercatore acl iniettare l'essudato siero-fibrinoso nella cura delle pleuriti fu certamente inspi r ato dalle modern e teorie !>ull' immunità. Sono og).!i a tulLi nole l~ le~gi che regolano l'immunizzazione, pe1·chè io vi debba tornar sopra. L'organismo animale, di fr•onte all'infezione, o provvede da !!'è, spontaneamente, a combattere i ger·mi infettanti e le l oro intossicazioni, od •) invece impari alla lotta, ed è allor·a la terapia che provvede, più o meno efficacemente, con vaccini o sieri preventivi o f!uralivi. Per· quanto è a mia conoscenza non so se le virtù protettive, acquistate od aumentate nel sangue, mercè la formazione di sostanze protettive o batterio· tropichP, possano lrovtlrsi negli essuda ti dovuti ad infezioni di varia natura. Vari autori avr·ebbeeo trovato n egl~ essudali tubercolari un certo potere proiettore (Debove e Rcm or.d. Wri;,!hl). È certamente in base 1:1 tali concelli che il Gilber·t per il primo tentò l'àutosieroter apia : inoculando così nel cellulare l'essudalo si elever·ebbero i poteri di difesa cl t·ll'organismo. Le esp·er ienze dei vari autori, fR l t~ nelle medesime condizioni, nelle pleur i ti, avr•ebbero confermalo in r al'le i pt•esupposli: in moltissimi casi si sarebber·o ottenute Jelle g uarigio ni (G il bert, !Bourget Mai llant e Andrène, Mongour e Ge11tes, Scarpa, Bl'eton, Iovane). in pochi casi dei risullati incor allgiauti (T,-;chigttie.ff), in molli altri cnsi per ò risaltati negativi completamente (Scar; a, Hossi e Gal'ba rin i, L andollì) Di fronte o r isultati cosi con tradiltor·i, senzA lascinrmi guidare da alcun preconcetto. in lrapr ùsi le mie esper ien ze. Ma fin da principio mi son doman<iRLO se di fronte ad una pleurite essudaliva sier o-librinosa occorra far ricor·so ad una aulu si er o terapia artificiale, quando, naturalmente (l'es;;uJt~lo c omunque


OASUISTJOA CLINICA

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r·icco di proprietà protettive) può avvenire un riassorbimento dì esso da parte della sierosa..,plem·ale. Bisogner·ebbe dimostrare che una sìerosq in istalo di malatlia sia incapace in tutto od in parte di assorbimento; ed in tale caso sta di contro il fallo delle numerose pleuriti essudative che ~uariscono senza alcun inter·vento; chi IJa un po' esperienza di tal genere di m~<latlia ricordera, ed io potrei cita1·e qualche cBisò ò~servalo all'ospedale militare, ir1dlviòui con mezzo torace pieno di liquido, che si é riassorbito tr·a profusi sudori da una notte all'altra. E mi sono ancora domandalo se per avventura un essudato, con quei caratteri che si suppon~ono, non agisca differentemente se introdotto pe1· altra via, e nel ca!'<O in ispecie, per il cellulare. È mollo probabile che per !'uno e l'altro motivo l'auto-sierolerapia potrebbe rendersi utile. In primo luogo per la diminuita facolià di assor·bim~nto da parte della pleura infiammata; evidentemente quivi fervE: un lavorio es.ageralo, se si vuole anche intempestivo, costituilo dalla lotta impegnata tra germi infettivi e tra elementi morfologici e umori dell'organi!=<mo; non ultima é certo l'importanza della neofor mazione vasale e del maggiore afllusso di sangue e di linfa, consecutivamente l'aumento della pressione sanguigna e l'insufficienza d'assorbi· mento da parte degli storni. Così vedendo le cose, l'essudalo, n el momento dell'acme e del periodo di stato del la pleurite, si troverebbe in una cavilli chiu sa. Il reinteg rarsi della funzione assorbente pleurale dovrebbe coincidere con il diminuire della pressione sang uigna e linfatica nella sierosa infiammata. Intesa in questo senso, potrebbe intendersi l'azione benefica di una iniezione sotto la cute dell' istes:w essudato che ag"ìrebbe nè più nè meno come qualsiasi altro etero-siero. Ma lutto ciò è ipotesi ed lta il valore di ipotesi; ho voluto farne cenno per spiegarmi alcune delle utili modifìcazioni che apportano le iniezioni di autosiero. L'azione del siero va studiata sul polso, sul respiro> sulla temperatura, sulla diu resi, sul riassorbimento. dell'essudato, sulla scompa rsa degli essudati pla· stici, in una parola sul processo dì guarigione. Sul polso e sul r·espiro non si ha un'influenza diretta ed immediata, essendo essa in dipendenza di fattori meccanici (compressiooe dell'essudato sul cuore e grossi vasi) e di fallori lo$s i-infeltivi, rispettivamente della febbre; la loro alterazione è quindi un cot'ollario dei disturbi tel'mici e delle lesioni pleuriche. Nei nostri casi non abbiamo riscontr ato modi ficazioni r ileva bili. L'influenza dell'auto-sier'o sulla temperatura è variabile sia nei casi degli autori citati, che nei miei . A lcuni hanno trov&to ~bbassamento o caduta della · rebbre, altri, in vece, innalzameoto della temperatura. lo non ho riscontrato nei miei casi, tranne in uno in cui ho avuto ritorno della temperatura alla norma, alcuna azione immediata sulla febbre; questa in genere c«de da 2-?J giorni dopo l'iniezione, e tale caduta procede di pari passo co o l'aumento gra· duale della diuresi. Uno dei fO:Ui più impol'tanti da m~ e da altri riscontrato é il costante aum.enlo della diuresi che si verifica un g iorno circa dalla prima iniezione. Tale aumento raggiunge quasi d' emblée il s uo acme e si mantiene costante tutti i giorni consecutivi. Il fatto mer·ìla dì essere approfondito, poiché sor gono tanti quesiti a cui per ora non si può rispondere in manconza di falli sperimentali. 43 -

Giornale medico


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CASUISTl OA CLINICA

::\ on s i può di re per ora se per· c16 concor ra una particolar e influenza sulla pressioue del sangue o sull'epitelio renate o su entrambi tali coetlìcienli . Ed a tal proposi to s1 puo obbiettare che per lo meno non tutta l'az10ne di u· ròtica debha spitlgarsi pc t· via del siero, ma ancora ed in buona parte per i l latte che co:-<lllutsce l'alimeuto esseuziale ed unrco dei pleur•i tici c·on essudato. Mr permetLo però f!lr nolat·e come in uno dei miei casi (osser vazione 4"), 111 cui si tratta va di pleuritico di veccl11a dala, alime ntalo da tempo con latte, deve cel'la menle im pressionar~ come s i sia avuto un eleva rsi sensibile della diuresi proprio in coincidenza delle iniezioni del siero. D1 pari passo procede in questi malati il l'iassorbimenlo del liquido essudato; ciò è vero, innegabile e costituisce con l'eleva1·si del lasso uri nat•io, uno dei miglior i ell'elti dell'aulo-sierolera pia. l n lulli e quattro i ca si, curali esclusiYamente con l'iniezione di auto- s1ero, abbiamo I'Bscontrato il riassorbimeoto del liquido in temlJO relalìvatneule b rev~::. Sta a veder·s i quanto in tale fe:wmeno LD11uisca il fatto dell'aumentl)l{l. diuresi od un'azione locale, specifica , s ul processo pleurale. A tJr·ro ri polr·eiJbe dirsi elle, in maucanza dd la caduta ra pida della febbre, come a vvieue per a ltl'i sie ri tera peutid, meglio spet·rmenlati e quotatr, debba n•atJcare q uest' uZ1u11"' specilìca, o di essu lr«tL~;~t·si, 1ua estJiicanttlsi in modo lento. Not non siamo però autorizzati a ques ta conclusione . E ciò, e qui e ntriamo nel nucleo essenziale della qUtstione ùel l'a uto- siet'Otera pia, perc.lté molli ratti farebbero s upporre il contra rlO. La persistenza di cer·tt dr!:'or·dioi funz ionali eù ubb1ellivi, ri:>petttvamen te l'ottusità cou a ffievolamento del r espiro, il riaccender si della feb bre in cer tuni dei miei malati, ch"' tutt'oggi n on possono c linicamente cons iderarsi g uariti, ci fa per lo meno dubttar·e che oeJJ'a ulo-siero non si debbuno r tscontrare di lullo puuto gli ele ~ menti della g uar1g iontl definili va, la somma degli elementi specllicr. Quulcu11'0 degli infermi è tuuura. degeu le all'ospedale in attesa della guarigione a~:>soluta. Si affaccia quirìJ i pru Vt!rO$i rnlle l'tpolesj che l•ell'assoclazione dell'aumeuto della d1uresi e del riassorbimeoto dell'essuù.ato, entrino delle azioui iperlen:51 \'6 e diuretiche, aunlogAme nLe a quanto avvi en e per i fa r maci diuretici. Con c (l non s' lllte nde escludere in modo as:;oluto Ul18 eventuale azione specifica, siccome avvisano i buoni risultati ottenuti da par·ecclti aulor•. Che..:chè ne sia del mdccanismo d'a zio11e, mi pare che, nell' u30 dell'auto.siero, si possa lrarr·e profilto del s uo potere di uretico e della sua iunuenz:a sull'assorbimen to dell'essudato; se quest' ultima influenza sia per· e ~ser.., col·ol lario del polere diuretico o questo di quella o s e siano entrambe funzi one si1l· cr ooa ed indipendente dell'auto-s1erolera pia, é cosa cui non mi s embra di pote re ri spo ud ~ r·e . . Ad ingal'bug liare la quistione s ta un all1·o dato di faLlo ; è noto come spe!!so· s i sia osserva ta, in seguito alla par&centesi addominale od a semplici puntur~ esplorative od in consP:.;-n>'nzll del!A l"emp!ice l ~p aroLornis, una vera e propr ia guarigione di peritoniLi LUL~rcol 1:1ri . lo non entro nP-l meccanismo di queste 'g uarigioni che per ora, nonostante le ipotesi ingegnose, rimane sèmpr·e un misler o. Sarebbe a ved~rsi se nel caso delle pleuriti non s i possa trattare d t un fatto analogo. Questo é un altro punto os..:uro della quislione, a cui io non oso nemmeno r·ifpo nder·e, perchi!J occorr er ebbe una lunga serie d i r icm·clle in quo:::to senso, che crèdo no n siano state ancor fatte. É stato detto che l'auto-sieroterapia è ind icata nelle fo rme di pleur ite tuber· colare, ciò· che e•(Ui varr<! bb3. secondo alctllni autori, ad una indicazione per


CA.SGISTICA OLIZ'\ ICA.

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tutte le pleuriti essudati ve sier·o·fìbrinose. Ma innegabilmente esistono accanto alle forme che clinicamente e sperimentalmente si comportano come l esioni di natura tubercolare, delle altre forme che hanno un decorso affatto diffe· reote, più brusco, e più celermente tendenti alla guarigione senza reliquati. Sono quelle forme che convenzionalmente si chiamano reumatiche e sulla cui natura mono-o pol irnicrobica noi ancora nulla sappiamo. Il conce tto unitario mi sembr a f!Uindi troppo assoluto e la clinica reclama i suoi dirilti. Ora, mi son r\n•malo questo concetto: che cioè, nelle fot·me cosi delle reumatichP-, I'Ruto·sierotera pia spieghi la sua miglior·e azione i osserva· zione l"), ~e pure gli ~tessi efl'elti non ~i possano ottenere abbandonando la malattia al suo decorso ed ai !'occorsi dell'ig-iene e della terapia ortlinaria. Se fos:>e vero c1èl l'auto-~ierote1·apia costituirebbe la pietra di paragone delle pleuriti siero·fibrinose, le pleuriti tubE:>rcolari seguendo il loro subdolo e lento decorso. Un'ultima quistione è quella delle do~i: l'autore del metodo si ser viva di dosi piullosto piccole mentre altri ed io tra questi, abbiamo ricorso a dosi elevate (eme. 10). lo h o potuto vede1·e che le piccole dosi non hanno nemmeno -quell'azione diuretica costante con le alt1'e dosi. Circa al modo tli distribuire il numero delle iniezioni, sembra la mil!l1 or guidla dovera E:>sse1·e la quant~la dell'essudalo e delle urine.

CONCLUSIONI. 1°. È mollo dubbio che l'auto-sieroterapia esplichi nE:'Ile pleuriti ~iero-fìbri­ n ose di qualunque natura esse siano, un'azione specifica; a questa conclusione autorizzano i risul1ati conlradi ttori, cui sono venuti i vot·i autori ed io personalmente. :2°. Dall'esAme di tu i li i cAsi però risulta che essa è una medicalu1·a innocua e che può stare accanto, per importanza, a tutti gl i altri sussidi te1·apeutici m edici atlualmente usati nella cura delle pleuriti. :;o È innegabile che essa ha una spiccata azione diuretica ed una cel'la in fl uenza sul t·iassorbimenlo dell'essudato liquido; probabilmente nel suo mec-canismo di azione diuretica interveng-ono modificazioni della tensione sangu1gna <> r enale. 4°. Non pregiudica1:do per ora, non consentendolo i risul tati non trop po concludenti, la t:ruisliOne della sua specificità, si può però bene alfermare che .essa ha un'azione dubbia sulla temperatura e quasi nulla sugli easudali solidi. 5°. Tenuto conto di lutto essa è raccornandabile, elevando per ò l e dosi. 6". Resta infine impregiudicata la qui~tione se tali effetti debbano, come nelle perilonili tubercolari, allf'ibuirsi al fatto semplice della puntura o a questa ed alle virtù speci ali del siero insieme.

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Sc.-HU'à. -


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CASUISTICA CLI::-.'I CA

UN CASO DI EST ESE E GRAV I SCOTTATURE, per il dott. G . BCI•oucci, maggiore medico. La sera del 29 lug lio u. s., entrava in quest'ospedale m ilitare, proveniente dalla vicina PesciJiera ,il soldato nel 1° r eggimento fanteria, Lombardo Salva· tot·e, della classe 1883, del distre tto militar e di Messina, perchè affetto da scot· tature di !'lecondo e terzo grado eslese al braccio sinistro ed a tutto l'arto inferiore corrispondente. Due giorni pl'ima, alzatosi al m alli no per· confezionare il rancio, volendo aggiungere del petrolio ad wna lampada accesa, in fiammatosi il liquido, questo investtva il Lombardo, pt·oducendogli le suaccennale es tese scottahll'è (1). All'esame obbiettivo scorgesi tutta la faccia anleriore della gamba sinistra, riai dot'SO del piede al punto d i riunione del 3° s upe r·iore col 3° medio della coscia, spoglia di epidermide, i cui detr·iti sor.o quà e là raccolti sotto fot·ma di voluminosi ammassi, mentre in corrisponde nza del Ialo interno dell'articolazione libio -astragalicfl, su lutla la r egione del pol paccio, del poplile e postero inferiore della coscio, la cute insensibile s l lUtto ed ischemica, rivela un processo di profonda intima al terazione delle coudiztoni di vi ta di tutti i suoi strati, ed accenna ad una non lontana eliminazione di va sto lembo escat·olico. Tutto l'arto inferiore sinistro e intensamente ede m atoso. Contempot·aneamente l'ilevansi due vaste piaghe da scollatur e :li set:-ondo grado a l braccio sir1istro, l'una intesessante tutta la fa ccia anteriore delravambraccio, l'altra tutta la r egione do rsale della mano t:orr ispondente, piaghe tota lmente scoperte di epiderm ide nel loro centro, soltanto ricoperte di brandelli della !>tessa vel'SO i bordi. Cosi circa una sesta par·te dell'intero r ivestimento cutaneo del nostro infermo pr esenlasi !>r ofondamente alterata in modo da esserne completame nte sospesa la funzione. 11 Lombardo, dota to di buona cos tituzione fisica, di temperamento sanguigno nervoso, senza traccia alcuna eli tare genlilizio ne di contratte infezioni Cl'O• niche, al momento del suo in gresso in quest'ospedale, presentava m ar·cata ipo· termia (35.4), polso filifo rme e frequente, profonda pt"ostrazione di forzP, sensorio obnubilato. Vennero praticati tosto abbonda n ti la vacri con soluzione borica calùa, tolti i bra ndelli d'epidermiJe sta ccati, aperte e svuotate le bolle che anco ra permanevano, medicate asetticamente le vaste piaghe e ma ntenuto l'arto inferiore sinistro in posizione elevala . Nei giol'ni successivi, persistendo ipotermia, pol~o tilifot·me, prostrazione profonda, sopore, s i r-icorse ad iniezioni di canfora, immergel1do rruotidianam ente l'infermo in un bagno caldo che, favo r·endo il distacco della medicazione. attenuava i dolori vi vis!>imi provati dal paziente duran te la stessa. SJilanto la mallina del 2 agosto le condizioni g enerali si presentarono alquanto migliora te, ess;endo salita la temperatur·a a 36•.4, ed avendo orinato abbondantem ente nella notte. 81 continuano i bagoi caldi, ed alla sera rl el 3 flgosto, per la prima volta, vale a di t·e dopo sette ,gioi'Di da l disgraziato acci dente, Appare un rrimo movimento febbri le con una tempemtura di 37°,9. L'elevazione febb rile termica ebbe a m :wtenersi pet· la durata di venti giorni co n temperature che da 38°,!> al mallino nei prim i. giorni salirono, nelle ore vesrer line, fino a circa 40°. (l) N~l designare il gn•<IO dell e sco lla ture seguo la classificazione che queJte distingue in tre gra•H : [lrimo, s~condo e terzo, ri~pottivamente corrispondenti a dermatite eritema tosa, bollosa ed e;sca roticn.


CASUISTICA CLINICA

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Scegliendo n el diario clinico successive le più imporlanti notizie, leggo le seguenti: 7 agosto. - · Continua l'eliminazione delle escare. La superficiè anteriore della gamba e della coscia sono qnasi completamente delerse. Persiste temperatura febbr.ile (38°,5 3-i•,5) con grave prostr·azione di forze. Bag no tepido e medicazione asettica quotidiani. ff agosto. - Esaminale le orine, trovas i contener esse albumina nella propor·zio ue dell'l e mezzo p. 1000, con tr·acce di emoglobina e con abbondanti epitel ii reoali. L e escar·e sono del tullç~ eliminate e s ulla r egione l atcro-int~rna della gamba e del polpaccio, scorges i il sistema venoso superficiale dise-::cato quasi pr·eparazione anatomica. Gravissima prostrazione di forze; si praticano ri petute iniezioni di siero-fisiologico. Dieta lallea. Temp. 37•,8-38•,9. 20 ayoslo. - Albumina •·idolt'l al mezzo p. 1000, so ltanto traccie di emoglobina e di epitelii, febbre continua, gravissima prostrazione di forze. Praticans r ripetute ipodermoclisi. T e mp. 38•-38",9. 23 aaosto. - Ot'ine normali, febbre soltanto nelle ore vesperlioe (38•,5) condiziÒni generali discr•ete, locali buone. 7 settembre. - Sulle lt~rg he superficie del polpaccio e del poplile tullor·a scoperte di cute, vengono seminati fili di garza s terili , distribuendoli sovra tutto lungo i bordi delle vaste piaghe, nell'intento rli favorire la formazi one di epidermide eccitando eventuali focolaiepidarmoidali obsoleti dei peli , dei sacchi delle ~ hiandole sebacee, dei g lomeruli sudoriferi, non completamente distrutti dalla scollatura (1). 20 settembre. - Men lt·e le superficie anter iori della coscia e della gamba sono completamente ricopel'te d'epidermide sottile e de licatissima, permangono del tuUo scoperttl la regione posteriore della coscia éd il polpaccio, senza che i t•ipetuti seminii di fili di garza s terile abbiano g ranch é valso a ridestat•e un efficac~ proctls~o di riparazione. ;-:)ulle vaste superfi c ie g ranulanti pratican;;t numeros i innesti alla Thir;:ch con lembetti di cute tolti da un coniglio, r ipetuti nei giorni successivi eon a ltri più piccoli m11 più numerosi. Condizioni .gen Prali ollime. 5 ottobre. - Tutti i lembi cutanei hann o per fettamente attecchito, però attorno agli stessi non notasi trnccia alcuna di riproduzione epiteliale, mentre il pro;:esso di riparazione si avanza lentamente dai bordi; talché della primitiva vastissima scollatura presentansi tre segmenti, il primo più gt•ande, di .forma ovalare,. interessante la regione più prominente del polpaccio, il secondo Ja re1-1ione del cavo popbteo, il terzo la laterale interna della coscia. 21 ottobre. - Il processo di cicatrizzazione, per d1fello di vasi nutritizii del t e:;suto fibroso compatto soltostante, procede io modo lentissimo. Occorro no gran cura e massim e precauzioni onde evilat·e nuove esulcerazioni del delicato tessu t) cicatriziale. (l ) Il semini., d1 flli di garza renne praticato rredendo d'ave•· scorto da principio un benevolo in nusso deglì sle~si, erentunlmenle lasciali sulle piaghe durante le medicazioni, e perché recenti stadi di patologia cutanea lendereb llero a dimostrare come so di un tessuto granuleggiante esista semllrt' uno strato microscopi camente visibile, unlcollulare, di :ettule opttclìali che vi si spingono dai bord i -della cute s~oa per attiva e ra1lidissì ma proliremzlone. Le successive s b;temalìche a!Jplicazioni diederoJ b en s-.a rsi rrottì. SePili in seguito d'altri sperimenta tori che avendo riportata da principio lmpression<' {Jentica alla mia, ebbero ulteriormente a constat<~re eiTelli utili beo lievi o del tutto nulli.


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CASUISTJOA CLINICA

Le note cliniche rosteriot•i r,eguonsi uniformemeniR, per c'irca quattro m '='~"i , accennando sempre alln straor dinaria lentezza -del processo di riparazion e della i>uperl"tite piaga del polpaccio (arl ontA che qul"sta venisse eccitata con pennellazioni di tintura di iodio e superlì ciali tocchi di nitrato d'argento), alla l'ipetuta comparsa rli bolle egzematMe sulle porzioni di cute nP.oformat11, ed alla necessitò, stante la stagione rigida, di proteg~ere l'intero arto. dot9l<1 dr circoll-llione superficiole tanto derìciente, con spe!>se fascie di lana. Jn pAri tempo rilevano le flnridissim•~ condizioni generAli del nostro infermo chP. unite alle continue attente cure locali, valser o finalmente, verso la IlDe ài febbrAio. ari otlenere un11 disct·ela ciratr inazione delln pia ga del polpAccio e con Ps;:a nn completo riv t!!'limento cutaneo e cicatt•izinle di tutto l'arto primitivamente leso. Cosi il L ombarJo, nello scorso marzo, lasciava questo luogo di cura con un arto alquanto sen~ibile all'azione degli a.~renli esterni, Abbisognevole di continue cure precauzionali onde evitare facili esulcera zioni, ma per nulla ipotrofico ~ che poteva comodamente compier e delle fl es!'i rmi della ~a m ba sulla coscia esLAse fino· a 45•, tali q•1indi da permet ter gli una discreta deambulazione e sopratutto di poter attender e, senza danno, al sedentario suo primo mestiere di cAlzolaio. ~el l a sua semplicità, lo sto1·ia clinica che ebbi sommariamente ad espone preslasi ad osser vazioni non prive di un cerio i nteresse. Così l'ipotet·mia dei primi sette g-ior ni dopo l e scottature, associala a polso filiforme e frequente eò a straordinaria prostr·azion e di forze. devesi attribuire alle subite rnoclifi cazioni generAli dell'organi!'lmO, modilìcazioni consistenti so· pratutto in scomposizione e di struzione di !'ostanze proteiche dei p'rotopla$mt cellulari e cons,.guente Avvelenamento clell'nr~anismo da assorbiment0 delle ste«s~, avv~>Jenamento c!1e snpr atulto esercita la sua azione sulle funzi oni cm·rliache, arrivando perfino all'arresto riel cuore, pr obabile palOI!enesi, in un c:oi falli embolici, della mor te c.onsecutivA ad estese scottature; mentre il concetto di shock nervoso o psichico, tuttora invocalo da par ecchi autori in simili casi,

nulla all'erma ùi concreto e per nulla ci illumina sull'essenzA del proce~so pAtologico (l). Parirneuti il successi\'O periodo ft!bbrile corrisponde al t empo du r ante it quniP., da parte òell'ot•ganismo, fuvvi Assorbimento dei prodotti di dil"integrazione delle cel:ul e mortificate dalla scottatura. prodotti che ag-iscono sul !'an(lu~ p1·ovocaodo al terazioni abbastanzn accen tuate con parziale disfacimento òei corpuscoli r ossi e con emoglobinut·ia, ment1·e la maggior quantità di frammenti di cMpuscoli e di pigmento di or igine ematica ri scontrasi negli organi per eccellenza adatti alla depu t·azione sanguig-na, milza, reni, fegato. E precisemente ad alterazioni dell'epitelio dei tubull e special mente dei tubuli contorti del ren e, nel nostro caso fortunatamente lievi e passeggere, devesi la com(l) Le princir:~ll alt~r;~zionì patologiçhe che secondo i più r-ecenti studi notansl in seguit o a ~cot­ tature sono: iper~mi~ generale ' 'enosa degli orgn ni interni, alterazioni morfologicbe dt>i corpuscoli ro~si ed emo!!lohin~mia; aumento numeroco rl ~i corpuscoli rossi nell 'u nii.\ di maSM sang uigna , formazioni trombo-embollch~, alterazioni par~ nchìmatosc degli organi in genere, desquamazione dell'en· dotclio. vasale, alterazioni parenchimalose renali ed eliminazione per l reni di emoglobina, alterazioni pneumonìliche tla pneumococco, ulceruion1 gastro-intestinali Ila trombosi. alterazioni del corpo e delle cellule protop'asmatichedelle cellule nervose, mentre le esperienze 111 Kiganitzln, Ve~;ale, Sacchi. I)'Ajello, Parase.1ndoto. inllocono ad ammellere la presenza nell'organismo di ptomaine t ossiche forlflantisi in gremho <•i tessuti scottati


CASUISTICA CLINlOA

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pa rsA, durante il p~:rioJo febbrile. per al cuni giorni nel le orine, di 11lbumina e di tr accie di emoglobi na; mancò invece qualsiasi accenno di alterazioni gastroJ

inLe!Stinali perché for tunatamente non ebbe a verifì ca r~i alcuna occlusione trombottca sulle pareti del tubo dif!erenle, ba:::tando· in tal caso la semplice pr esenza del normale CClnlenulo intestinale per delerminat·e lo sviluppo di ulcerl. La principale causa della dilfìcoltà somma incontrata, specialmente dalla estesa pia ga del polptlccio, nel rivesli t·si di nuova epidermi de, va ~op ratu.tto ri cercata nel grAvissimo disor.ìine su bito dAl tessuto co:nnelLivo che normalmente costituis<.:e il det·ma, e nella distru zione vasale propria allo stesso. Difalli quando il derma ha su bi to un 17rave traumalismo, si tra sforma in un tes· suto connettivo omogeneo di sclerosi e vengono a mancat·e in esso le divisioni (tanto propizi.e e necessnrie allo svilupparsi al di sopra di esso del tessuto epiLeliale epidP.rm ico) in ·!OT'flO pa[lillare, con distruzione dell'abbondantissima r ete YAS!lle supel'ficiale, in derma medio e profondo con i vasi comunicanti, ed in ipoderma con la t·ete vasale pr o fonda. Cosi, in tali casi, si frappongono delle diffi•:oltà di substrato eh ~ impediscono all'epidermide sana, circostante al tratto lraumatizzato, di mandare dell e gemmazioni la dove venne distrutta • . e l'attecchimento delle stesse anche se trasportatevi arti ficialmente. Ciò spiega il nessun risultato otl,..nuto con i fili di garza sterile che spera· vasi avessero eccitati i focolai epiJermoidali obsoleli , che purtroppo non esi stevano, e l'aver· allecchito, ma non pr oli ferato i ripetuti trapianti cu tanei- di pelle di coniglio che, in cir costanze più favorevoli, rappr esentano nn' indubbia conquista scientificA ed un' utilissima ri >;or sa p1·otesicn. Quando finalmente. dopo lungo vvl ger di tempo. si com piè la riparazione epid ermica, questa ebbe a presentare carAtteri affatto differ enti dal tes:::uto sa n o. ri'"ullando cos tiluit.n da t essuto di cica!rice sotti le, liscio, biancastro, mancante delle normali solcature della pelle, pt•ivo di ,~?hiandole sebacee e sudorifere, faciltssimo ad es11l cerarsi pPr l'alterata deficiente circolazioné cu tanea. Col sorvegliare di conti nuo la posizione dell'Arto ma Uato, manlenendolo in CJUella meglio indicata in simili casi. vele a dire costantemente disteso, evitossi il formarsi di r etrazioni cicatri ziali e di consecutive dAfc1rmihl. Da Ùltimo la mancata ipotrofta dell'arto, parmi debbasi rifer·ire alla natura stessa del processo cutaneo tale da richiamare alla cu te malata, e r1uindi ai vasi p rofonrl i deh'arlo da cui prendono origine i vasi cutanei, un'abbondante irrorazione san guigna. Infatti é nolo come all"opposlo, nelle ipot.rotle da inazione, il fenom eno atrofico sia do vuto ad un minore richiamo sanguigno, essendo i movimenti destinali a compiere anche tale funzione.

Il complessivo buon risullalo o!tenuto nella cur11 di lesione tanto ~~travf', che per lungo t empo fece temere dello vita st•>ssa dell'infer mo, devesi attribuire alla blllona costituzione del sol!getlo ed aliA cura razi onale adottata, cura che si inspira a due conce tti : 1° Favorire il distacco del tessuto necrosato, il rip;ararsi di quello sottos tante ed il rigermogliare su di esso dell'epidermide. 2° Impedire che le soluzioni di continuo sieno porta d'entrata di germi patogeni e quindi il determinarsi di infezion i secondarie che aggraverebbero n on poco il disordine locale e generale determinalo dalle scottature. Verona, maggio 1907.


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CASUISTICA CLINI CA

B I BLI OG R AF I A . J. f'. DuR.-\.'iT:E. -

Tratl{lto di tmtologia e terapia chimrgica. Roma, 1899.

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Le ptomainP. quale cagione d·i morte ,., e/le scollalurc. (Gazzella degli Ospedali e delle Cliniche. 18!\6, n. 17-20). 5. AJ.e:LLO e PAJ~l\SCA...,-VOLO. - S~tlll' cagùme della morte per scottature. (Gazzetta d~!1li Ospedal~ e delle Cl·inithe, 1807, n. 79). 6. TomiASOLI. - Le iniezioni di siero artifici~1lc come metodo per scongiurar la mortt nelle scottature. (Riforma m edica, 1897, n. 4 ). 7. TsCH~IARKE. - Ue.bcr Verbrennungen. (Deutsche Zeitachrift fur Chirurgie. 189', 3. 4 Heft). S. KALDE:N". - Die Aetiologie nn.d Gwese der acu/.en ]\"ephritis nach Verbrenmmg. ( Reitr69e z. path. Anat. u. allg. Path. XI Dd. 1!100). 9. ScnoLz. - Ein B eitrag zur Frage uber die Ureachtm dee Todes bei V erbre1lmmgw. (llliinc.h. med. l.Vochensch rift. 1900, n. 5). IO. ·SAOCONACUI. - Sulle alterazioni anaton~opatologiclle à egU organi Ùtterni 1:n ~erlttÌIIHt scottatura. (St>erimentale, ArchiL·io di Biologia normale e patologica. Anno LV, fasci· coli 5-6, 1002). 4. AJF.LLO e PAnASCANDOLO. -

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA DJ CHIRURGIA GE NERALE L. THEVENOT. -

Ferite e rotture del peduncolo vasool&re del rene. - (Ga -

zette des H6pilau:x:, geunaio I\J07).

Fissati alla parete addominale poslP.riore, i vasi renali, caus a la lor·o profon dità e brevità, sono al ripa:-o de lle lesioni tr·aumat.iche Indrelro la colonna vertebrale li ricopr·e in gran par·te co n le sue apofisi trasverse, mentre in avanti la parete addominale e sopralullo i viscer·i, attutiscono l'influenza delle forze vulneranti. P ertanto sono, nella lelter·atura, ra ri ssimi i CBl>i nei quali i vasi renali vennero fer·iti, rimanendo intalli i reni. I tre J'i po rlati da ll'A. si riferiscono in un caso a ferila dei vasi renali per colpo di revolver, nell'altro per passagg io di un pesante caimon sul ventre, ed il terzo a vi olento colpo dell'ipocondrio destro contr·o una cassa , s ubito da un individuo che saltando da un'altezza di circa due metri era andato a sballere con tro la cassa stessa. Perché vengano lesi i vasi rena li occorr e che il co rpo vu lnerante diriga la sua azione perp~ntlicolarmente alla parete addominale posteriore. Se quest'azione si esercita obliquamente, il r ene sa rà proiettato infuori, la sua par·ete po· sterior e, str·is0iando contro l'apofisi lrasver.:;a, si lacererà più o meno profondamente, il suo pedunc0lo sarà violentemente s tiratn, ed i ,·asi bruscamente allontana ti s i lacer•et·anno a lla loro parte media, mentre l'uretere, causa la s ua direzione, res tet•à naturalm ente intatto. Così s i possono produr re sui vasi re n al i due specie di lesioni : le une sono delle sezioni incomplete, le altre complete Più p ericolose le pr•ime, perchè nelle sezion i complete i vasi possono rel r arsi e s tabilire così una tendenza a.ll'ernostasia completa . Più importante ancora per l'infer·mo è lo s tato de llfl capsula g rassosa del r ene e del pel'itoneo eh~ Da r icopre davanti. Se questi organi non saranno lacerali , l'emor·ragia s i stabilirà nelle maglie connettivali che essa distenderà mano mano, infiltr·an do tutta la loggia renale e ~ iscend endo versò la reg ione lombar e, ma irnp~>dendo , Mi suoi coaguli, un' ul tenore gemizio dai vasi, mentre essendo lacerato il peritoneo e l'involuct·o grassoso renale, il sangud S:!olerà li beramente nel cavo periloneale. Nel primo caso, stan te la lenta emorragia. il chirurgo può inter venire util· mente anche ventiquattro ore do po l'tt ccidente, mentre nel secondo, pur non e~~en do il progno!'lico immediatamente letale, il chirurgo do vrà intervenire pru i>i'esto cl~e sarà pos~tbile. d' La. natura e la sede della lesione, il dolore a l fì a n co, la posizione a canna 1 fuctle che pr enderà ti malato. la presenza di un po' di sangu·e nell'or·ina, S A· ~.~nn o falli sutncienti per sospetlure un' emorr·agia interr.a, ed in tutti i ca;:i Intervento chirur·gico rappr·esenterà l'unica speranza di salvezza.


RIVISTA DI CJiiRUROIA GEXERALE

ApP.rto il venire o ~barazzatolo dai coaguli da esso contenuti, bi<>o,gner& procedere sollecitamente alla le~atur11 Jei vasi renali, cur ando in secondo tempo le allre lesioni concomiltw ti (lacerazio ne del fegato ecc.). Dato che la l etlalur& simultanea di vena eJ arteria r enal i aboli;;cono la circolazione funzionale del r ene, non bastando la cit·coiRzione collaterale a nutril'in, ed avvenendo sfacelo dello ste!;SO, rlopo legati i vs>"i, l'opet•azione che s'i mpor·rà sat·à l a nerrectomia. L·oper azione dovrà e;:sere condotta con la massima rapidi tà. data la g ra vità dello stato ge,.et·ale. sosten-endo l' inrt<r mo con lutti i mezzi arloperali trattandosi di abbondanti emot-ragie. G. BeRN UCCJ.

G. CHASELJN

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Valore comparativo delle pro1ta.tectomle. -

J1dde~ine, marzo

(Journol de-

I!Jù7).

Sembr·a all'A. che il metodo di Albarran, che agisce per via perinealE>, J'appre senti anche oggidi il metoJo di scelta Con c;ue:sto m etodo, anche aYendosi infezione della ft>rita si ha un'elevazione di temperatur a di appena qualche decimo di grado. Deve sol tanto attra rre l'attenzione un'elevazione termica che si verifichi dnl !'oltavo sl quindicesimo giorno, elevazione che può essere segno di un'orc!Jite coneomilante. La fer ita del bul bo non ha alcuna impoi'lanza , e la ferita del r etto può esser e sicu ram ente ev1tata ponendo, in primo tempo, un dito uel r etto e ~uidan­ dosi sullo stes:;:o. Quanto ~1lla po~SJbJiita di formarsi una lì$tola, Ulle eventual ità può evitarsi pra ticando. invec,. di una inCil'ione biischial ica sopranate d1ritta o leggermente curva, un'inci!!ione m ollo curva ·a con"e:<sit.il supet•iore. T olta la tzhiandola l'A. colloca un gro sso drenaggio nello vescica fino al rollo, non sutu r endo l'uretJ·a. tappando inwce la piccola breccia uretrale con f.{arza foggiata a sottile luugo drenaggio. Il drenaggio vescicale ,·ien fis~ato alla. parete super iot·e con un punto e tolto dopo cinque giorni di permanenza; ope· r asi parim enti sullo zatro eli !J8t'Za, tog! i endc,Jo in quat·la o quinta giornale solto un getto d'acqua bot•ica. Drenaggio e zatfo vengono l'OSlituili con una sond& senza nnovo tampona mento perineale, praticando quotidiane lavande ossigenate e zatfan•lo r opercolo con un gr osso tampone. L'A . ritien e che la pr oslatectomia pet• via alla non possa es$er indicata che nei rari casi in cui sarebbe contr oi ndicata quella pe1· via perineale. Pur essendo la sua fsecuz ione rt~pidissi ma, giacchè non occorre più d"un minuto per 1\·nucleazione della glnandola, tal mt>todo non è indicato per le abbont!an tt emorragie che $pesso non possono essP-r fr·enate nè col tamponam ento né col dito inlt•otlolto nel retto ed appl icalo sulla faccia interna dol pube e sopratutto per l'impossibilità di applicare u11 drenaggio efficace. Il p·arag-one con le istere ctomie vaginali ed addominali non regg-e, poiché in questi atti operativi la via alt.a è la via pt·opr ia, ciò cl te è tullo il contrario perIR pr oslatectomia sovrapubica. Non ritiene in.Jicala la sutura immediatA uretr o-vescicale. Per suo conto, avendo i n quallro casi tolta l'intera uret1·a pro~la tica con la ghiandol a, mal gl'ado una tecnica così poco chir urgica, vide r i stabilirsi m in zioni · r egola rissime. Riassumendo, nello sua pratica l'A. esegue la pros ta tectomia per ineal e (metodo francese) nella gran dissima maggioranza dei casi, sicur o della guari gione, perché tratta si di un"operazione sempl ice e veramente benigna che non richiede


niVISTA DI CRJRURG JA GENERALE

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al maximum più di una mezz'ora. Pratica la prostalectomia combinala perineo-t'ovrapubica nelle grandi ipertroOe ad evoluzione vescica le, r iscontrate per· tali con il ri ~con tro rombinato rello-soprapubiro o con la cis toscopia . Riser·va da ullimo la pr·ostatPctomia alta transvescicale di Fi'lll t'r·Freyer ai ca::i di pt•oSit!tici ritenzioni sli con emalur·ie gravi E< p rofn ~e che fanno "Uflpone la pr·e!'euza Ji un tumore vef'cicale l'lggiunlo!'i nlla primi tiva ipertrofìa pr·ostatira.

G. BI'.RNt;CCI. Ricerche aull'ezlolcgla dell'appendicite (appendicite e anglna). ( Verhandlungen (ler deulschen patltologischen Gesellscha fl , Iena ·J 907) .

KRETZ . -

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1 rapporti di patogenesi che l'appendicite a(;uta suppurativa ha cc•n l'angina tonsillare streptococcica furono studiAti dall'autore in 5:3 casi occorsi nell'os pedale Ft•tmcesco-Giuseppe di Vienna, in cinque anni di ricerche si!'lemo liche. L e allerazioni anatomiche delle tonsille erano in ogni raso uniformi: si trattava di una follicol ite suppurativa, di un gonfiore dell'anello !in fatico perif!lollideo e di una diffusione della flogo~ i ai gonglii retromn scellari e periscal eniti senza la complicanza di ll'ombo-flebiti come avviene nelle piemie lonsillar i con esito d; ascesso polmonare. Tali 11n~in e occonevano per lo piu nei giovani individui e guarivano !'enza relitti anatomi ci che potessero la~<cia!' supporre un nesso logico con un attacco imminente di appenò_icite, se in o~ ni caso non fosse f'ovvenuta l'anamnef'i. L 'attAcco l'li appendicite era in tutta dipendenza di quella prima infezione con esclul'lione as::oluta di coproliti, di piegfl menli o di stenosi del proce!'sO ver·mifor·me. L'an jZina, i linfalici iperpla:;:ici del collo e l"appendicite si potevano i stologica mente comprovare nelle lnr o di penòenze di pe<'gref'sive localizzazioni infettive: nelle tonsille i r esti di mucosA in ti a mmata ron formozione di essudali fìbrin osi pieni di cocchi; nei linfatici la trombosi dei seni ~tal volla la uecrosi profo:1da dei tessuti; nell'appendice vermiforrne la metastasi avveniva pe1· uoa linf~ng:otte del me~enteriolo. La via che dall'an gina all'appendici te conduce, è lu nga a seguire anatomicamente; Lullavia dei fatti analoghi venncrn r·egistr·ati da Kundrat nel le g astriti ftemmonose melaslaliche di unA lonr:<illile. N el casQ speciale i rapporti d.ei seni !in falici cervicali con i vasi eflerenti sino all'anp:olo della venA giugulore spiegano una via di•·etta per· un invasione batterica nel sanguP. U na definita l ocalizzazion e della flo gosi al p1·oces8o vermi forme nella grande ma ~gioranza dei casi è rarn. A lcune forme maligne sono complicate subito da peritonite pet· un' eru · zione di ascessi miriari o meglio di zone necrotiche corrispondenti pP l' gl'an dt!zza e pt.>r forma ai follicoli solilari del cieco invasi da embolia micotica. Nel cieco di una bambi na che macroscopicamente aopariva ~a no si OS!'eno con preparati istologici una e•·uzione recente di colonie cocci formi attorno si capillari. Il reperto non è raro nei casi di complicanza immediata della peri tonite che avviene seuza perforazione dell"appendice e prova l'analo:zia che ''i ha fra la necrosi del follicolo e l'embol ismo micotico dei capillari; onde in molti di I'(Uesti casi si potrebbe ancora far questione se l'appendicite non sia la manifestazione di un'infezione jleneralE'. Do:o.tENJco BoNo.


RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

F. DoNATI. - Nuovo metodo ouratlvo della lu••aztone ablluale 4 ella •palla. -(Bollettino delle Scien:e mediche, aprile 1907). Consiste nella cap-;uloraffia poster·iore ideata dal prof. Ghillini di Bologna, bas~)ndosi principalmente s ulle · altel'azioni anatomiche che sono la causa dello slnbilit'si di una lus~az i one abituale della spalla. Difalli nelle lussazioni recidiva te la capsula non rinviemi lacerata. ma distesa ed assotligliata per modo che la parte capsulare a nte riore, normal mente l'pe~sa e robus lissim.a, si fa debole e lassa, rnentre non bastando la lace razione o la distensione della caps ula al davanti de lla cavità glenoidea per l'u sci ta della testa omerale, è necessario sia vinra anche la r·esistenza opposta dalla parete cap$ulare pos teriore, con la di· struzione o lacerazione della s tessa. Pertanto non potendo la sutura della par·ete capsultJre anter iore opporre la ne<·.e:::saria resis tenza per tr·atlenere la tesla deWomei'O non più lenola poster·iormente, parve logico di rrovvedervi tentando piuttosto di trattener e a ter~o 111 lt>sla omerale divenu ta libera dai mezzi contentivi in una cavirà articolat•e tr·np po IRI'ga ed a pareti !asse. Tali condizioni anatomiche ed anatomo-patologichP- hanno ~ugge:-ito il metodo in parola con!>iatente ne lla formazione di un lembo cutaneo lungo il mat'· ~i ne del deltoide, ~taccando e sollevando ques to mu~colo dall' in!>eJ'zione omerale insieme alle in serzioni dP.i muscoli piccolo, ro tondo e sotlospino~o; in modo da meller·e allo swperto la capsula dal lato poste1·iore, escidendo po,.cia Yer· ticalme nte dalla porzione posteriore clelia capsula un tratto jella la rjlhezza di due centimetri, affrontando quindi i lembi dHII' incisione ed accavallandoli, suturandoli mo lto fortemente c m punti di catgul in modo da riaullarne un cordo ne fìbro,.o, spesso e r esiste nte. Completata la sutura delle altre parti, immo· bi lizza l'a l'lo con apparecchio inamidalo, togliendolo dopo d ieri giorni per· levaJ'6 i punti e rime tteodolo rosto p er la durala di altri dieci g iorni, praticando poscia movimenti attivi e pa~sivi dell'articolazione, movimenti che ordinariamente non pr•ovocano ne ,JqJore nè !=:po:stamento della testa omerale, fallo r ilevato anche d a lt'e~a me rad iografico. G. Bt::aNuccr.

Antt•ep•i ottenuta mediante produzione permanente di o• · •lgeno nu oente - (Ga:ette des HopitawtJ, ap1·il <! 1907).

G. CHOVEL . -

T1·attesi di un nuovo fermento ossigena to il trio ,siclo romelile di vanadio, doll'A. chiamalo Anios, costituito dall'as:>oci~Jzione del deutocloruro di metile sojic) con un s(lle di vonadio rappresentante un vero fermento m e tallico che in prese nza cii gl!rmi infettivi o delle toro tossine abbandona pt'ogressivamente e senza inten·uzione dell'ossigeno nascente. La car·atterisliC'i di questo corpo chimico consiste nel fallo che la sua potenza antisettica non può affi t!voli1·si. In fatti, man mano eh~ il vanadio da dell'ossigeno ai tessuti, ne prende un'e· g uale CJuantiLà al deutocloruro ed all'arra a tmosferica, e ss~ndo cos i un ossidante ed un disossidante di pt·imo ordine. È per•tan to tale proprietà fisiologica clte dà aii'Anios la :sua pl'a lica impùr· tnnza, r endendo possibili le medicazioni ossigenate a permanenza, con uno svi· luppo regolar e e per·mancnle Ji ossigeno che non irritando i tessuti sani , impregna complet~t mente gli infelli, con un po te re c heratinizzante e ger micida dei piri d evati.


RIVISTA DI OHIRORGIA GE~E~ALE

G8o

L'A . ebbe ad impiegat·e largamente gli impacchi umi di el i soluzione di An ios al 2 p. 100 nella cura di ascessi e flemmoni èonsecutivi ad acciden ti Jel lavoro ed in un periodo di tempo variabile da sette a dodici giom i viJe scomparire la su ppurazione e cicalrizzat·e c&mpletame.nlo l e ft~ rile . Con soluzione di Anios al 4 p. 100 ebbe ottimi ri sul tati nella cu ra di selle blenorragie, guarite i n tee settimane con scompnrsa completa dei gonococchi. Risullat'Ì parimenti buoni dietlt:l all' A. nel la cut·a delle cistiti. Aggiun gasi esE-er tal p•·otlolto senza odore, nè ossidar egli gli strumenti né macchiat• l e bianchet·ie. G. Ben:--:ucc1.

Sulla. oura del tetano e •ul va.lore t'era.peutloo del ba.l•amo peruvlano in oblrurgla.. - (XXXVI conqresso della società tedesca eli chirurgia , B~-w llllo, ~-6 aprile 190ì).

B o cKENHEIMER, SUTER F. BORCHARD. -

Il Bock~nheimer osserva anzi tutto come, in chirurgia, l'efficacia curati,·a del siet•o antitetanico non sia anco t·a affermata in motlo indiscutib!le. VolendCI pr ev ~ nit·e lo sviluppo dd telano Ll'aumatico, occorre iniettarne delle dosi assai for ti in pt'OS5imilà della f~rila, ciò che, in tempo di guerea, P. pressocih;; inattuabi le. Del resto, anche nell11 pr·utica ordinat•ia, é asll'ai difficile ed indaginoso lo stabilire in quali ferite !i'ia penetrato il bacillo ùel tetano e si ri chieda quindi il trattam~ nto preventivo. Infatti la ricerca <ii questo microrganismo in fll'embo alla ferita ·è spesso n egativa e ri!<ttltati del ·pari incvstanli, allt·avet·so gravi difficoltà pr•aliche, danno l 'inoculazione in un animale se n si bi l~ di particel le di tessuti della feri ta stessa o l'iniezione endovenosa d'una miscel A di sangue della per~ona in esame con una mescolanza tilolata di tossina e d'antitossina t etanica. Per le sue proprietà lievemente anti!<eltiche e fisiche, i giapponesi, nella loro ultima guerra , hanno esperimentato il bal sA mo del Perù nel ll'atlamen to delle ferite, a scopo di peeveoirne i l tetano. Tutto all'opposto di cio cl 1e è accaduto negli ospedali russi, hanno cosi veduto diminuire, nei loro, la m i>rtalità per tetano. Il bal!:amo peruviano libera, in contatto della ferita, dei prodotti battericidi eJ ingloba fisicamente i microbi, renùendoli inattiYi. Il Rocl<enheimet• ha sper·i· mentalo, con buoni ri sultati, l'aggiunta, ad esso, di antitossina tetanics. Il Suter è in grado di attestat·e l'eiTicacia del balsamo peruviano anche nel prevenire le suppura;r,ioni i n caso <ii fratLura Cùmplicala . Egli riempie. il focolaio trauma tico di balsamo: purché questo sia di buona qualitù, non si osservano fatti né d'intoll eranza, nè d'albuminuria. Il Borcbard, invece, lo incolpa di parecchi ca'li di vera nefl'ite acuta, dovuta forse auche alle fal sificazioni del prodollo. PASSERA. ,V, TAVEL.- Cura delle va.rlol oon la trombo1l artlflolale delle steiBe.(Berliner klin. Wochenscl!l'ljt, febbraio H)Oi ). Il m etodo i ndicato dall'autore per curare le varici consiste nel pl'ovocare artificialment e la trombosi dell e vene varicose. A Lal uopo, oncle prevenire l'embolia, pratica preventivamente la legoturo della safena in prossimilé. del suo sbocco nella femorale. Tale l egatura o è semplice, oppure associata a resezione di qualche centimetro della veua in parola fra due legature.


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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

Dopo venti,Jualli'O od al più la r di dopo quar11nlolto or P, nella vena varicosa veu~on o pralicale, ad altezz"l ditf~ renli, delle in iez:oni con una soluzione d'acido l't~nico al •'111ftue pr t· cento, inietlando ciascheduna v olta da due a tre centimetri cubici di deLla s0luzione, finche lnlta l a vena sia tromb1zzata. In un caso l'au· t,,re p raticò fino a cinq uanLa ill Jezioni. L'arto in f<:t·ior e diventa ros~:;o e:i in lìl lrato e tale manlien ~i per parecchie sellima ne dopo l e iniezion i , finché viene a stabilir si un a nuo ..,a circolazione. Tal e metodo cu ra tivo venne prdlicato dall'aulor t:\ in ventisetle casi, sempre con ottimi r•isullali, tran ne in u no nel IJIIale ebbe a notare la r ecidiva ; r i tiene la trombosi ar tifìcial e da lu i adopr& ta esse1·e metodo di cut·a i:1dicalo in tutte le fo r me cl iniche di var·ici ( l). G. BER:-IU CCI.

G. H A ue :-~ Bt:SC-11.- Itula.fl'ia.zlont d'oastgeno nell'artioolazlone del glnocohlo a. •oopo terapeutlco. - (ne r i i ner /,·li n i.~clle Wocllenseh r((t, aprile 1007). L'autore anmdo praticate delle insutìlazioni di os:,igeno nelle articolazioni onde ottenere delle r udioscopie pi ù evidenti, ebbe ad osservare come col oa·o che ~:ra n o affetti da affezioni articolari dolorose avvertissero un g r ande solliewJ doro si m de pratica . Vo ~t o pet·lanto tenlarne l'uso a scopo teropeutico t•iempiendo, aLtra verso uua fìne cannula, d'ossigeno le articolazioni maiale, fino alla loro completa distensione. U no o due !liomi dnpo tale operazione r ilevo sempre come l'ossigeno russe complelamen te as,.,orl1i1 o c òn scomparsa deltimpanismo; l'iniezione può esse1·e ri p~t uta una o d ue settimane più tardi. Nelle artriti cron iche e deform anti , l' insutllazione di os!"igeno diminuisce i dol ori e r~nde pi ù f~cili i movimenti articolari. Il mig lioramento fu talvolla di lunga durala, m a talaltra di uu'elficacia anatto passegg-era. N elle artriti tub.~ rcola ri conslntò sempre un miglioram ento nei sintomi soggettivi, ma 11011 può ancora pr·on uncia t·si sull'efficacia di 1al m etodo nt lla ClH'O delle J.esioni artritiche di na lut·a tuber colare. G. BERNUcct.

Purn - La psQudoartroll dell' apofial atllolde del oublto. rlelle scien;e mediche, m at·zo J ~07).

(Bulletfino

Ttll e pseudntH'lr osi. 'J UanlunfJUC a pr ima vista "embri poco importante, con un'Psa'lla conO>-cenza della l"les;:a, ser ve a spiegat•e tal uni distur bi sogetliYi ed Of.!ellivi del la r egiliJ •e cubil o -r~dio · ra r p i c a i di cui t'a pporli anatomici e funzio· nali sono cosi delicati e complessi. L 'autore ebbe e studi are due casi di simile atft·zione. La cau~a della pseudoarlrosi, in t ali casi, tr·ovasi nei rapporti dell'apofisi sli loide col carpo da un Ialo ed il r tidio dall'altro. Il l t>gameuto laterale intern o e la fibro- cartilagin e tri.a ngolare, quando sia l"lAccala l'ap•)fist sli loide, non pErmellono a quest'ultima di avvicinarsi alla sua base d'im pianto e di r iunir visi; d'altr a p11rt~, l' insufficiente nutrizione del fram mento con t1·ibuisce a mantenere 'luesto stato di cose, poiché il processo di r i · pa razione1 sla nl e tal difetto di lbutrizione, non è per nulla favorito. G. B ERNU CC!. (t) La cura delle ,.n,·ìci con la lromuosi ~rtlthale yenne prntieata anche dall'illustre pror. Our~nte ''Ile, ver ouenr re t·tl e risullalo ellhe ad introdurre nelle vene eclaslche del !Ili di catgut lmbe\' uli 1!1

hfluirto dii P•:nza (emos tauc,··J. O••i casi in lal modo curnti pubbli co una rt>lazlone il pror. lliagi MI JIIJIIc/inkt'l dell'anno t 900 (G. ll.l.


RI\IS1'A D I C:HIRL"R GIA DI Gl' I.!:RRA

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Dott. Nhi~IS.\M . -

Emorragia mortale da uloe~a duodenale, verlfloataal dopo l 'operazione dell'appeadlolh. - (Z~ n t r alb/alt .fti r Ch irurgie , n. 26, anno !VOi).

In un giovanelto di 10 anni, oper a to òt'l ii"A utore di appendicite gang r enosa , -si ver ifìcò il settimo giorno dopo !"aLlo operativo u na lipo limia, ·che fu attenuata cogli eccitanti. Il giorno sPguen te si ebbe r o vom1to emorragico e ft>c i tin te di s angue: il nono g io rno dopo l"ope razio ne avvenne la mor·te con fenomen i di collas!'o. Quale cau!'<a del l'e m o rra gia fu trova ta un'ulcera duodena!e nel te t'rit o ri o dell'arteria gastro-duoJenal e . Questo caso va a ggiunto a que lli comunic a ti da Eisels b er g e da B us~e di emorragie g a s triche ed intes tinali dopo la loparotomia. FuNAIOI.I. nott. Kò uLER. - Lwaaazione dt ambedue le artioolazlonl della mano. (2ent r a.lbl alt .fiir Cltirura ie, n. 26, t~ n no 19tl7) .

•

L 'auto r e pr'P!'en la nell'adunanza. tenuta dalla Società chi rurgica òi B erlino il 13 m(l ~~ io 1V07 nell'aula dt'll'acrndem la intito la ta all 'imperatore Guglie lmo, un soldnlo che sei s e ttima ne prima, ca fendo d a un albero, si e r·a lu ssa to am· bed uo le a rti colazioni radio-ca r picJ,e. V isi lato dal maggio r e medico Sauer il m ilitare e bbe presto i frammenti os::;ei rime~l' i al posto e g uarì rnnntenen do l' idl)neita al ser·vizio. Il C8"0 è degno di conl'ideraz ione pel' la r a t·ità dPII a lussazione dell'a rlico~ azi one Jella mano, !>pecialmente d ella lus~az ione do ppia. Fu;-; AIOLt.

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA Appunti aulla battaglia. dl Mukdeon. Su di alcune ferite penetranti del cranio e delrenoefalo. - (Pres.'je mé-

!Yl A TtGN Os, m agp-io r e m ed ,cn. dical~,

n. 20, HJO'i).

L A gue rra russo·~iapponese ha i n~egnalo due col"e: l'aumenl<' delle ferite .del c ran io e dell'e ncefalo c c i m o de r n i p r oiettil i; la fac ilita con cui certe fe r rte peneLrauli s ono sopportate. Questo fleve ricerca r·s i nella -per fezione dell'armament o, n t lla lattica e, n e l e a so speciale, nel vulo re delle tr up pe. Ma l~J'ado In pe rfe zione delle ar·ti g lie r ie, la fanteria rimane sempre la r e!1ina delle battaglie. L 'artiglieria a M ukdeu ~onsu m ò più a i 400,000 o bici. Uno s tatis ti ca inviata dalla 5" divi!:!ione, da la ~ eguente propot'z ione s ul ia caus a delle fe r ite: P r oiellili da fuci leriP. 8!1- 87 p. 100 Obici. . . . . 9·7 " l) 0-16 Armi bianche . Le fe rile penelr enti n e l cranio proven go no dai proiettili d i fuci le, di m i· tra glia e da obici. Ben dive r s i sono ~li a lletti dei proiettili moderni, la palla blindata : giapponesi e r u s si hann o u tilizzato fucili a li1·o r apido e mitragliere


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RIVI STA DI CB:IRORGIA DI GUERRA

a kaietloria a ssoi e!> lesa. Il proiettile rus!;:O è di S mm., quello giapponese •li G m m. Prima dell"uso di tàli proiPlli li M. Delorme nelle sue esperienze ~ui cadave1·i, aveva formulato l'opinione che il proiettile di piccolo ca libro non avev'o un polece sullìcienle d'a rresto, malgrado la sua forza penetrati va e elle uomini da es:::o all rave r~ati, con~inuavano hella loro marcia ; fu perciò chiamato p roietti'le umanitario. Questo p1·oiettile quando colpisce la calotta era· nica, p<Jssedendo tull.Jl IR «ua forza vivR, produce effrllli esplosivi terribili che sono in ra ppol'lo inverso della distanza percol':'a. Per ciò che r iguarda il foro di enlrM LO e di Ui'Cila e per il tragitto percot·so ùal pt·oietti!e, le esperienze non co nfe rmerebbero i ri;:ultali desun ti dal cam po di balla ~l ia. Secondo gli !>pe•·imentatori, i proiettili t1rali a distanza brevis!:'ima produrrebbero effetti esplosivi considerevoli e la doppia pP.rt'orazinne sa rebbe la regola: per lo più cosi accade; ma le eccP-zioni sono assai numerose. In una statistica della 5• divisione, che dà la ragione della morte per proiettili a seconda delle regioni si ha: • T esta e collo M o~ p. too T ronco. H,l'> n 0,6() )) Arli superiori Arti i n feriori . 0,86 )) Le le:oioni al capo danno la metà dei m :wti. 1 decessi a vvenuti nei fet•i ti n egli ospedali da campo m oslt·ano una proporzione un po' ditlerente, cosi: Tf'sla e rollo 32.34 p. 100 Tronco . G ~,18 >> A rli su peri ori 64,68 l> Ari i inferiori. 2,93 • L'artiglieria non da che il 10 p. 100 delle per dite. La proporzione delle morti per regioni colpile dagli obici ~ono sensibilmente identiche a quelle che si ottengo no col proiettile del fucile. Uccisi: Testa e collo . . . 59,09 p. 100 34,35 • T conco ed addome . 0,45 • Arti su perior1. Arti inferiot·i . 5.91 )) l morti per ferile: Test!! e collo . 55 P- 100 20 l) Tronco . . Arti ~up erio ri. 20 u Arti inferiori . 25 » Non si è mai intervenuti nelle lesioni del cranio, nelle formazioni sanil? 1·ie a,·anzate ; medicati sul principio della guer·ra, i fer·iti erano internati nel G•a.ppone. Negli ospedali di campo mancò il tempo per a pplicare la radiosCOP18 · l medici giàpponesi erano Jautori dellapr atir:a di r1muovere tutte le scheg~u.•. L·~ larghe aperture er·ano pt·econizzate come il mezzo migliore per prevenire l'al'<cesso cerebrale, complicA7.ione la più fl'equ enle e la causa più importanl~ della mo rtP. P. GJANI·


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RIVIS'rA DI OCULIS'riCA l. Reperto anatomico delle diverse forme 41 traooma e di oongluntlvlte follicolare . 2. La oontagloeità del tracoma. -- Bioerohe sperimentali aull'uomo. (llslrtl!li daii' A.rcltioio rl'ottaLmolovia, anno Xl V).

Prof. C. AoDARJO. -

I n que:;l e due r ecE>nli pubblicazioni, che oggi riassumo r; eJ' cOmQdilà (lei m edici militari, a cui deve inter essar e m ollis;,i mo lutto quanto ri gna1·da il tracoma, l'autor e espone il risultato delle SU-' Ju nA"he e pazieuti ricerche: ri sultato che, PJ'é»entem ente, può di l'si l'ullima pa r ola della scienza circa ques ta mHiattia; in attesa che ulteriori osservazioni, in speci e dal lato batLeriologico, vengano a portare maggio 1· luce sull'ar gom ento. · L L a ques liolle del kscoma - come dice benissimo I'Adda r io - è ent1·ata in questi ull•mi ann i in una nuoya fase. Secondo alcuni aut01·i, fra cu i i l Bock, l'Ottava, l'Hoùr, il Cszalis, il \Vurdma.nn, il Kromakonsky, il Peters. ti tracoma

non sarebbe u na malattia a sè; ma semplicemente un sintom" di oar i stati morbosi della con~thtntir:a · e l e lesioni anatomiche, finora ritenute specifiche delt racoma, sur ebbero comuni alla maguior petr le d elle conrJiuntioiti cro·niclìe : alla qual concl usione è pul'e venuto il capitano medico Cannas nelle sue ricerche insli luite pr esso l~t cl inica oeulistica di T orino. Ora, se è ver o i.l p1'incipio che cause microbiche differ en ti possano dar luogo aJia st essa les1one anatomica, è anche v er o che il decorso e gli esili d'un dalo processo m orboso l o caratteriz zano più esattamente che non il suo micror ganismo patof!eno. li tracoma, nelle sue vari e forme clini che, presenta molla var iabi lità ; ma il suo decorso sem p1·e cr on ico e i l suo esito in cicatrice l o fanno clinicamente dift'er enziare da tutte l e congi unti vili. L e sue alterazioni anatomiche, pur essendo in ap!Jarenza vat'iabili, si dimostrano essenzialmente identiche : òif!lltii subiscono le >;lesse fal>i evolutive e involutive, che disti nguono l a malattia da ogni altra fnrma congene1·e. N on v'ha dubbio eire, in un avvenire for se non :onlano, la bnlleriologin potrà ancor meglio diffel'enziar e la malattia in discor so; in tanto, dal Ialo anatomico, occor re conoscere: l. Se l'ispessimenlo più o m eno consiJ,.,revole dello slralo adE-noide della congiun tiva ~otto forma di rugosità pspillari o vver o in modo ditl'uso, sia o 110 caratteri sti co del lracoma ; 2. Quale sia la genesi, l'evoll;zione e l'esi to dei follicoli li nfalici dei tracoma; 3. Quali siano le alterazioni, l'evoluzione t'l gli esiti che caratteri z7.ano anatomicamente le comuni congi untiviti follicolari. L'autore divide il suo slu1lio in tan ti capitoli quante !ìOno le f0rme clin 1che di tr acoma e di congiunti vite follicolare finora ammesse dagli autori ; affinché esse (non astante che la lor o distinzione non abbia alcun fondam ento anatomico), possano più fa cilmente ser vi1·e di ri chiamo al lettore abitualo a tale no menclatura. U -

Gior11ale medico.


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RIVISTA DI OCULISTICA

È nolo che clinicamente s i distinguono tre fot·me principali di lracoma : la mista. lA .follicolare e i a di (fusa ; la quale distinzio ne è però artificiale, giacchè la fot•ma mista, in un periodo inizia le del suo sviluppo (prima, cioè, della CO!ll-

parsa dt•lle cosi deltù papille e dei follicoli) potrebbe passare come leggiera for ma diffusa, ovvero appat·ire come una leggiera infiammazione comune della congiunttva. Quando invece la malallia è inoltrata, essa è ca1·atterizzata. dalle cosi dette papille e dai folltcoli. La fot•ma .(ollic?lare ( :h1:1 io m egl io chiamerei granulosa propriamente della, o {; ranulare o anche nodulare, per evitare una confu sione colla congiuntivite foll icolare) nelle prime settimane del SUQ sviluppo, q uando, cioé, i follico li non sono ancot·a riconoscibili a occhio nudo, appal'e anch' essa come un ispessimento e un arrossamento dtfluso della congiunti va, specialmente di quella ta rs('a, in modo c! a rende1·e temporaneamente impos:;ibile la diag nosi. Quando poi questa l'orma follicolat•e è avanzata , presenta de' follicoli linfali ci distribuili in m odo più o m eno con flu en te nelle varie regioni della mucosa. Anche la forma d({fasa, in principio del s uo sviluppo, é per lo più irriconoscibile come tr·acoma, e si con fonde facil mente colle comuni congiuntiviti a cute e subacute. In seguito, la mucostt pr ende l'espello g r·igiastro !:'imile a IJUello dei follicoli, in quanto che appa re satura ta nel suo spe~so re di numer·osi punti ~rig iastri. Questo per quanto 1·iguarda l'espello clinico; ma per quanto si. rifel'isce alle a lterazioni anatomiche, I'Ac.ldario dimos tra che esse sono essenzialmente identiche in tutld le varie forme di tracoma. Dalle l'icerche is lo-patologiche di codeste tre forme I'Addar·io ha lrAllo le segul'lnli conclusioni parziali: A) Forma m i.~ta (che è quella in c ui sono rappresentate tulle le alterazioni del processo tracoma toso) : 1" Le alterazioni fondamentali del processo morbo:;o sono : l'ispessimeuto dello strato adenoicle della congiuntiva, e i follico li linfatici. L'ispessimento adenoide si manifes ta nella congi untiva tarsea solto forma delle così delle " papi Ile o; n etla mucosa r iflessa, in vece, solto formtt d11Tusa; nell'un caso e nell'allru, è dovuto ad anormale pr•oliferazione delle cellule dello strato adenoide; 2.a l follicoli linfatici dellracoma misto rappresentano una formazione cronologicamente secondaria a IJUella dell'iperplasia dello strato ade noide, e son dovuti a un processo a focolaio d'ipet·trofìa e d i prolif'er azione di linfociti a normalmente s viluppalisi nello s trato adenoide della congiuntiva; 3" L e rugosità papillari delle comuni congiuntiviti son dovute a sviluppo vasHle e a diapedes i dei leucocili dai vasi: esse non hanno nulla di comune colle escr escen;e papillari del iracoma. (Il q uale fallo - a ggiungo io - dev'esser tenuto ben presente dai medici militari incaricali d'un· ispezione in re parti di tru ppa oftalmici; giacche, per sol ilo, in tali casi v'è tendenza a esagera t'e il pericolo e a chiamare tracoma ogni forma di rugosilà papiilare); 4" Le rugosità Pll f• li lA ri del trA coma e i follicoli linflilici subisc:ooo un'involuzione speciale, corattert$lica dd processo tracomaloso; cioè uoa fa~e ul· cera ti va e una di cirrosi; le quali fasi im portano la scomparsa della papilla e rispettivamente dei follicoli, e d an luogo alla cirrosi della congiuntiva. B). Forma .follicolare (o granulosa propriamente detta): l • Le ul teraziqni di questa forma, come di f') uella misla, consistono nell'ano rmal e ispessimento dello sll'alo adenoide della congiuntiva e nella" produzione di folli coli linfatici;


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2• L'ispessimento anot·male dello strato adeno'ide precede la compat·sa dei follicoli ed é d •1vuta (come (Jet• le papille del tracoma misto) a proliferazione delle sue cellule, le quali, sotto l'influenza dell'elemento patogeno, acquistano la forma embt•iooale; divengono, cioè, mobili e ameboidi, e proliferano dando luogo. per divisione di,·e lta, a cellule rotoo le o lmfo idi con protopiA.sma scarso; a• l follicoli linfatici sor frono per un p1·oces!'O a focolaio d'iperlrofia e di proliferazione dell'elemen to linfoide sviluppatosi anormalmente; 4• l follicoli linfalici, in seguito al loro eccessivo sviluppo, si ulcen:u1o e <ieterminano al di fuor·i di es-;i una proliferazione di fibro-cellule co nnettivali, cile compenetrano i follicoli e li conducono alla cirrosi e alla scomparsa; 5". Un certo numero di follicoli pr•ofondi possono subire il detto process o d i cinosi se n z' an da l'e incontro alla fase ul cerosa . C) Forma d~{J'ccsa. (l n questa furma apparen te mente fa difetto una delle .alterazioni caratteristiche del tracoma, vale a dit•e il follicolo linfatico. L'Ad· dario lo descrisse fin dal 1901 sotto il nome di tracoma acuto). J• Il pérroJo acuto del tracoma diffuso è car-allerizzolo da alliva prolife· razione, da '!orrispondente ispessimenlo dello strato adenoide della con~inn ­ tiva e da un'attiva diapeùesi di leucociti dalle pat·eti dei vasi sanguig ni, che gius tifka la !:'ecrezione anormale della congiuntiva; 2•. Il periodo subacuto del lracoma ciiffuso è caratter·izzat0 da cons idere vole prolife•·azione e cor1·isponde nte i!'>pessimento dello strato adenoide della con :!iuntiva, dalla comparsa di follicoli linfatici e da un certo g rado di diapedesi di leucociti dai vasi, Ja quale è pet•ò minore che nel periodo acuto; a• Il periodo cronico d~l tracoma diffuso è caratterizzato da ispessimento linfoi.te della mucosa (in parte anche della sotlo-mucos~;~) e dalla comparsa d'un gran numero di foll1coli linfalici, i quali, come nelle a ltre forme di tracoma, invadono presto l'epitelio, si ulcerauo e vanno incontro alla solita fase cicatriziale o di cirrosi. Non meno inter·essanli sono i risultati dell e ricerche deli'Addario sulla congi untioite follicolare, alla cui conoscenza -come ebbi occasione di dire nella mia relazione del Congees so di Paler·mo per la lotta contro il tracoma po1·Lò purd un contributo notevolissimo il lenente medico Samper·i. La congiuntiva umana, per molteplici cause fisich e, chimiche o batteriche, può presentare, com'è noLo, de' follicoli linfatici, i quali hanno una dur·ata tem· poranea e possono coincidere con normali condizioni della congiuntiva, o vver·o con alterazioni catarrali più o meno pronunzia te. Nel primo caso, manca ogni s intomo intìa'mmatorjo, e le formazioni follicolari costituiscono l'unica alterazione della congiuntiva: un tale stato vt•nna indicato dal Saemisch col nome mollo approp r·ialo di jl)llicolo~i della congiuntiva. Nel secondo caso, invece, ai follicoli s'ass·ociaoo falli catarrali cronici, ovvero acuti, i quali possono spingersi fin al puntCI da dar luogo alla formazione delle cosi dette « papille coo~iuntivali ": e allora la congiuntivite .follicolare acquista le apparenze del tracoma, rendendo mollo d(fficile la diagnosi dW èren:ia.le. Nei casi di catarro follicolare acuto o cronico, manca ordinariamente una cau::a batterica; tuttavia, do non esclude che, in singole circostanze, alcuni batteri possano dare ori· gine a un catarr o follicolare. che, in tali casi, so rge in !or ma acuta e contagiosa. Le ricerche islologiche dell'Addario furono essenzialmente dirette a ben de· finire la struttura del nodulo linratico della congiuntivite follicolare, il quale


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RIVISTA DI OClJLISTI CA

presenta una tale somiglianza col follicolo tra coma toso, che finora non ~·era t·iuscilo a distinguere una produzione dall'altra . Ora, l'autot·e ha tt'ovalo che i car atteri differ enziali consi stono nei rappor ti ùel rollicc,lo col Le,.suto circos tante: P rimo carattere d((fer enziale (a cui finora s'è da la poca importanza) equello

rileoato dal Saernisclt: cioè. lo stato normale dello strato adenoide circostante al follicolo aelle cong itmtiviti .[oli i cola ri. Secondo carattere dUJ'e renziale - e qnesl•) dt;>!=>Ct'i tto dall'Adda rio- consiste nell'area rl'emigra:;io n~: dei lm(ociti attraverso l'epitelio, a· cui é doouta ·"fl"·cialmente la scomparsa dei follicoli, e che c? rr i.~ponde alla par te culminante dei folli coli stessi. Ed ora richiam o l 'attenzione del l ettore sull e concl usio ni generali, che l'autol'e ha tratto da tulta la set·ìe rl elle sue t•icerche sul tt·acoma e sulla congiuntivite foll icolare : c onclusioni che ri specchiano lo stato attual e della questionE', con una precisione e con una chiarezza che m ag~ iol'i non ~i polrebbet·o desiderat•e: a) L e alterazioni caratlet·i stiche del pr.ocesso infiammatorio tracomatownel suo per iodo evolutivo son due; e cioè: l'ispessimento iper plastico dello strato adenoide Jella congiuntiva e la produzione di follicoli l infulici; b) L 'ispessimenlo iperplastico ora è diffuso (come avviene n ella fo rmu di !Tusa del tracoma e nella forma follicolare prima d ella comparsa dei .follicoli). ora raggi unge la forma di rugosilà papillari, queli s' o;,sei•vano speèialn1ente nella cosi della fot·ma mista del tracoma. Nell' un caso e nell'altro, tale ispessimento é rlo vuLo a pt•oliferazione, pet· segmenta zione diretta dei linfociti dello strato adenoide della mucc>sa, e a proliferazion& - d el!~ sue cellule pialle, che diven gono rotonde, ameboidi, e si t1·asformano i n li n foci ti; c) L e rugosilà deUe comuni congiunt tviti ra sso rni~li ano apparentemente ulle cosi dette rugosità ùel tracorn a; ma in realtà ne di{Je riscono essen;ialmenle. Esse sono dovute a lurgo r~ vasale e a un cet·to grado d'infiltramento dei leucociti usciti pet' diapede~i dai vasi sanguigni; cl) I follic-o li l infalici del l!·acoma sono uua formazione subor dinata al l'iperplasia dello strado adenoide: es!'i costituiscono un processo proliferaLi vo a focolai o, in cui i linfociti si moltiplicano per mitosi, spP.eialn,ente vet·so la periferia del follico lo. Qui vi e!'iste una vera zona d'accrescimento e di tr asformazi one, in cui i linfociti a nucl eo piccolo e intensa mente colorato divengono a nucl eo grosso, pallido, vesci coloso o d'aspetto epilelioide. Per tale crescer:~za . i follicoli s'ing ro s<sano e si lan sempre più superficiali, fi11o a invadel·e l'epitelio; e) La fase ulcerativa del lracoma si manifesta nelle rugosità papillari ~ nei fol licol i: essa è preparata dalt:invasione dell'epitelio per parte dei linfvcil! ,. e dal le em01·ragie dei ca pillari superficiali: le quali emoragie conducono a sfaldamenli dell'epitelio, della corticale dei follicoli, e delle cosi delle papille ; f ) Alla fa st< ulceraliva s'associa precocement e la fase cicatriziale o di cirr osi. Es8A pl'ende Ol'igine dall'avvenli7.io dei va!;!i: in primo tempo, fa sci di f!J.ro-cellule ispessiscono fortemente l'avventizia vasale, e poi s'irradiano· fra gli elementi li nfoidi conduccnd<,li al)'att·olia, e dando luogo all'atresia dei vasi e alla cirrosi della congi untiva; !J) L a forma follicolare del l racoma non diffe,·isce esseruialmente dalla CQsi delta forma mista; nell'una e nell'allra, i follicoli sorgono a spese dello


RIVISTA DI OCULISTICA

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~trato adenoide i perplastico.

Durante il lungo rlecorso della malattia, la massima parte delle rugosità papillat•i l'i tra ~lormaoo in follicoli, chP. sor gono e s'wgrossano nerlo spessore di quelle. Cosi le papi l/e r osse d ioellgotw col tempo g r iye o fo/1 i cola ri. La produz!one delle così dette papille del Ll'acoma misto equivale i11falti a un'esage1·ata iperplasla dello str ato adenoide. ;-\el lracoma follicolare. invece, r iperpla!;'ia di cl ello strato (la qual ~: pl·eccc.le la com parsa dei follicoli) 111111 arr•iva a sollevare la mucosa in forma di ru gosità (papille) e di sold1i, 1na si l imi ta a i ~pessi rla in modo uniforme; Il) Jl tl·~t co ma di lfuso esordisce per lo più in modo acuto. Nel per i odo acuto della malattia v'ha iperpla!'ia dello strato adenoide, Lur·gor e vasale, nsl'enza di follicoli,· abbondaule diApedesi di leucoc,li dalle paret1 vasai i, i qu_a li ra~~iungono in !>arte la SIJpedlcie libera sotto form o di secr ezione. Nel periodo subacu lo, rispessimento dello strato adenoide è aumentato; la diapedesi dci leucocili òai vasi è diminui ta, e comincia la JWoduzione di follicoli linfatici. N el periodo cron •co. v'ha 1spessime11Lo della muco!'& e delln sotto-mucosa per· neopr oduzione di linfociti e pet• neop•·oduzione di follicoli supe r fì~iali e profondi; i) L e congiuntiviti rollicolari difl'et•i scono dal tracoma. L e alterazioni ana· tomo- patologiche che le contraddisti nguono si possono ria ssu mere nella produzione dei folli coli linfatici, 11ccornpn~rna ta o no da fatti ll•1gistici comuni. Quando questi ullimr mnncano, i follicoli p<>ssono l entamente ra ~gi ungere dim~nsiou i enormi ( follicolo"i del Saemisch) primA di subire una fase d'eliminazione o di scompar sa. Essi c1·cscono, corne i follicoli del tr·acoma, per mi to<>i dei liofociti; e tale crescenza avviene l'pecialmente in una zona per iferica o d'accr escimento. La fa!i'e d'diminazione e di Rcomparsa è in tal caso lentissimo, ~ avviene per ~mig•·azi o ne dei linfoci li del follicolo altr·averso l 'epitelio r icop .. en te la sua parte più prominente. Detto epitelio si di ssocia, divien !asco e prd~enta l'aspeLto d'un al v ~tH'e; ma non si s_(ctlda, nd da lttO{IO ad tt lcero~ioni

cume nel tracoma, l) Quando invece i fatti infiammatori s'accompag-nano alla comparsa dei follicoli (catarro follicolare acuto e cr o11icc)), allora v·ha p•·ecoce e abbondante emi~t·a zione di Jir.focili del follicolo altra verso l'epi telio; donde la lor o facile scomparsu e la re.~litulio ad integrum della con~iun tiva. Se i fatti infiammatori sono persistenti e d·u na ce1·ta intensita, allora s1 può a ve1·e, accanto ai folliroli, uno sviluppo papillar e uguale a quello che l'i ha nelle c~mun i con,:riuntivili; dovuto, ci 0~, a turgor·e ''asal e e ad infiltr amento di leucociti usciti dai vasi per diapedesi; m) Mentre du r a la tlop:o~; i acuta, scomparisce temporaneamente il centro gPrminutivo dei follicoli; sicché questi non pr esentano più lo caratteristica area chiot·a epitelioide; ma sembrano sem)Jiici cumuli ~i linrociti. Passato il per iodo infiammator io. riappari sc0no i cen tri ~erminnlivi folli colari. I l m agistr ale lavoro dcli'Addario, che ho cet•cato di l'iassumere nelle sue linee pr incipali, è corredato da un buon numero di m 1crof•>to~rafl e, che ri producono lulLi gli stati e tutte le fasi del pr ocesso tracumatOSt) t! roJJicoJ are; per m lJdO che, studianùole - come av,·c t·te l'autore - in condizio11i fa vo t·evoli di luce e con una l ente d'ingrandimento, si possono seguire a passo a passo l e diverse tappe per le quali l'autor e stesso è passato, prima di giungere alle conclusioni definitiv-e.


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RIVIST,\ DI OCOLISTICA

Il. Di sommo interesse è pure questo se condo lavoro sulla contagiosi là de! t r at:oma. Tutte le ri cerche batteriologiche tendenti a st.abilire l'agente specifico di CJucsla malattia, ebbero e~ito negativo. Infatti, il tracomacocco del Satller e M i che! non r esi!>telle a una severa critica; il bacillo del Shongolowicz e il micr ospo r on t racomatosu!l del N oiszowsk y non ebbero miglior fortuna; il bacill o ell10mo di Leopoldo Miiller non ri spose alla prova dell'esperimento; giacchè. moculato ul timamente dal L uer:;sen sulla congiuntiva. umana. nou cond usse a r isultati positivi. Anche l'Addario, dopo un anno d'indefesso lavor o, venne a r isultati negati vi; ma voleuùo risol vet•e a o~ni costo il dubbio circa la contag-iositli del tracoma, s'indusse a pregare il prof. Hess, direttor e della clinica di 1\farbut·g, che gl'innestasse il tracoma sulla sua congiuntiva; il che, fortunatamen te per J'Addario, il professot·e si rifiutò di fare. Tornato in Italia nel 1900, e scr•sso sempre piu nella sua convinzione circa la contagiositil del tracoma, dai risultati poco concludenti degli ~sperimenti falli dal ROrn er e da He~s sulle scimmie. l'autore si decise a inoculare la malattia nella congiuntiva di tre in dividui uffetli da cecità incurabile per atrofia d'entrambi i bulbi oculari; il quale !;lato, se ci spie~a l'annuenza dei pazienti, giustifica, fino a un cer·to punto, J'ard iLo tenlnli vo dell'esperimentatore. 1° caso. Un piccolo lembo di mucosa congiunti\'ale appa rtenente a una ragazza di 'lO ann i affetta eia tJ·acoma tipico con folli coli visibili a occhio nudo, viene esci!:o e inoculato nello spessore della mucosa riflessa inferiore dell'occhio sinistro d'un in dividuo sui 40 anni r.ieco d'ambo gli occhi. Previa saccoccia congiunti vale (preparata colla lancia !<Lretta e lunga del B owmann infissa nello spesso1·e dello parte oro detta della congiuntiva in dir ezione parallela alla sua superficie e alla rima palpebrale), si polé con fll cililà introd urre, m ed iAnte uno sLiletLo, il mater·iale d'innesto nello spessore della mucosa e indi prote~gere l'in· neslo stesso con adatta fa sciatura occlu!:<iva. 2• caso. Un piccolo nodulo gr•igia~tro delhi congi unti va pretarsea cl'un t'agazzo clodi cenne a!Tetto da Lt•acoma in entrambi gli occhi, viene e!;ciso mediante una piccola forbice curva pr eviamenle sterilizzata colla bollitura. Il pezzo viene tosto depo!;;iLato in una saccoccia congi untivale, preparata pochi minuti prima colla lancia ùel Bowmann, dell a mucosa d'un individuo affatto cieco d'entrambi gli occhi per antichi stafìlomi. Dopo l'innesto, s'applicò per l e pt·ime 24 ore una fasciatur a protettiva. 3• caso. Si esciùe un lembelto conterwnte follicoli dalla mucosA riflessa inferior·e dell'occhio c.!estro d'un paziente affetto da tracomd cronico dAtante da parecchi anni, e s'introduce solto la congiuntiva rifle ssa inferiore dell' occhio destr o d'un individuo cieco d'ambo gli occhi. Dello innesto, come i primi due, fu prati cato, ben inteso, dietro consenso dell'inferm o. L'operazione fu condolla nel modo descritto per gli altri due casi; si pralirò nna saccoccia superficialissima nel senso parallelo ·lilla rima palpebrale per mezzo della lancia del Bowmann; s'ottenne l'emostasi m ediante adatta fasciatura compressiva; e, ap· pena pronto il pezzo d'innesto, !>i poté introdurre coll'aiu to d'uno s tiletto sotto la congiuntiva. P er 2-i ore, l'occhio fu protetto da fasciatura occlusiva. Dopo -15 gior·ni dall'innesto, I'Addario escise da ciascun occhio un piccolo l em bo di mucosa rill essa inferiore, che fissò nel sublimalo e incluse in pararfina, colorando poi le sezioni attaccale ai porta - oggetti coll'ematossilina fet·r ica di H eindenhain. Orbene, in ognuno dei lre casi, l'esame delle sezioni fece rile\·are :,liti i cat·alleri del tracoma, ed essenzialmente quelli relativi alla pro-


RIVISTA DI OCULISTICA

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du~ione dei follicoli e all'iper·plasia diffusa dello strato adenoide. Ma v'ha di più: nel secondo dei casi, l"occhio sinistro dell'indiouluo prestatosi all'esperimento (ocehio in cui non. s'erct praticato l'innesto) ammalo di congiuntioite granu/osn per con.taqio propagalosi clinicamente, e solto il controllo dirf:tlo dell'os-~eroalore, dall'occhio destro. AnchP- in esso la mucosa presento le stesse alterazioni istologiche - cioè i follicoli e l'enorme iper·plasia difl"usa dello strato adenoide. La quale infezione, verilìcatasi nell'occhio sinistro durante lo svolger·si del tracoma sperimentale nell'occhio destr·o, dà rajlione del fallo clinico fi•equen tissimo, che é il contagio per mezzo della secrezione congiunlivale: la quale, per mezzo di contatto diretto o indiretto, fu !;empre ritenuta giustamente • il veicolo della congiuntivite granulosa. Io non so davvero che cosa opporrauno gli anticontagionisli ai ris ultati dc~ ­ cisivi di questi esper-imenli i quali dimostrano luminosamente che il tt·acoma é una malaLlia conta gioso, e che il contagio fu pr odotto sperimentalmente sull'uomo coll'innesLo di mucosa Lt·acotHalu!;a e per il trasporto della secrezione nel sacco congiunti vale; ma non è improbabile che essi persisti no nel loro er·rore non curanti del pericolo a cui espongono la vita collettiva col predicare una sicurezza di cui forse, in fondo in fondo, non sono neppur essi stess i COnvinti. TROMBET.CA.

In41oazlonl eU terapia oonservatdoe o d'intervento ra4loale nel traumatlsml gravi dell"oochto. - (Congresso della Società

l\1. ANTONELLI. -

francese d'oftalmologia, 1907). Per q uanto concerne i gr avi traurnatis mi del globo oculare , la tr·aumalologia oculistica non può, come la traumatolol!ia generai(>, trarre g ran profitto dai seducenti pr incipii de lla chit•urgia conservatrice ; almeno fino al giorno in cui la scoperta dell'etiologia e ctella palogenesi dell'oftalmia simpatica non permetterà di prevenirla o di g uarirla in allro modo che non sia quello della demolizione dell'occhio simpatizzante. Frattanto l'enuclea.: ione s'impone: a) in Lutti i casi di corpi eslt·anei, massime se metallici e ossida bili, che non si riesca a estrarre dall'interno del bulbo; b) in Cigni ferita lac~.-ro -conlusa più o meno estesa del guscio oculare con fuoriuscita di vitreo, ecc.; c) in ogni scottatura vasta e profonda, che abbia distrutto una larga superficie dell'involucro P-sterno o fibroso; cl) in ogni lesione gra ve d'arma da fuoco: e) in ogni ferila propriamente detta, che lasci una lunga cicatrice più o meno infossata, deformala e con frange uveali sotto la congiuntiva. Si è invece autorizzali ad attenersi alla teropta eonser oalrice: a) nelle semplici fenditure della cornea o della sclerotica; u) nelle scottature limitate e soprallutto poco profonde delle suddelle membrane; e) negli accidenti di caccia, però sotto certe ri!lerve: d) nelle ferite anche estese e complicale della cornea, a condizione che non inter essino - o interessino appena - i l limbus, e che ia loro cical_rice sia Jinear·e, regolare e senz'apparente impegno dell'iride. Tali sono, in riassunto, le precise indicazioni cieli' Antonelli, l'importanza delle quali non ba bisogno d'essere dimostrata, in s.pecial modo quamlo si lralli di lesioni oculari riportate sul lavoro o da cause di servizio. TRO~BETTA.


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RIVI STA DI OGULISTICA

?Il. STRAUf!, professore cl'oftalmologia all'Univers ità <.l'Ams te rdam. - · LI\ ror· mul& degll •t&ti dl retrazlone e d'aooomodazlone dell'ooohlo. - (Arcltioes d'ophtalmologie, n. 4, 1907). Da parecchi anni lo SL1·aub si serve d'una formula mollo semplice e chiara per ind icare i vari stati d'adattamento dell'occhio, ch'egli presentò l'anno sco1·so al Cong1•esso di Heidelher g e che ora rende nota ai lettori degli Archioes d'oplttalm,ologie. Ecco come l'auto1·e spiega il s ul) p rocedimento. Un onore mo lto comune fra i principia nti e che non è neppu1•e raro nella letteratura oflalmologica g ius tifica, secondo lui, la proposta della fo1·mola. in parola. Si domandi a un principiante d'indicare il grado di m iopia in un dato caso : egli risponderà, per asernpio, meno 4 D; ed eviJent~;;men te egli allude alla len te correttiva: ma se questa il di - 4 D , l'occltio deve aver + 4 D ; e infatti la rufrazione d'un occhio miope ù i 4 D è indicata con tutta cor rettezza dall'espressione 4 D. E cosi, lo stesso grado d'impermetropia poLrebb'es ser indicato con - 4 D. Se noi scendiamo da + 4 D a+ 3 D, a + 2 D. •-cc. fino a - 4 D, n oi passiamo per un punto in cui il segno cambia; il quale punto· non è zer o, ma piuttosto E (emmetropia ). Dunque la formula com pl ... la esprimente la miopia di 4 D è E + 4 D ; quella dell'iper melropia di 4 D ,. E- 4 D; e le formule gener ali delle due refrazioni sono: E + n D; e

+

E-n D. Pe r la notazione dell' asligrnulism o, la formu la dà la refrazione dei due me· r itliani pl'inci!Ja li: 1~·+ :1D E E+ 3D E+3D

-----'1'-

E-3D -

---~- E + 5D

- --:--- E - 2 D

E

Ma non è punto necessario indicare in lutti i casi i due g radi di ref1·azion e sulle braccia d'una croce : lo Straub f9 osservare che la notazione dell'astigmatismo é ugualmente intelligiJ)ile se si seri vono gli stati di refraz10ne de lle due sezioni princ ipali l'uno sopra l'altro , sepnrati da una linea di dtvisione e seguiti dall' inrlicazione de l merid iano: E ve rt. E- 4 D ver·l. E+ 4 D 30° nA:::ale E-2 .D or.

E - ti D or.

E- 2 D 61)• temporale

L0 Straub non Cl'ede però che le sue fo r rn~; le abbiano srmplicemente uu didattico, ma è convinto che, anche per gli speci alisl:, esse sem plifichino l'esposizione e la discussione delle que.,lioni tisiolo ~icbe e oftalmologiche. In primo luogo occorre nola 1·e che l·e formule non indicano "'olt~wto j f!radi di r efrazione, ma ciascun g rado d'adattamento al punto olLi~o dell'oc· chio. L'accomodazione fa pas~ar l'ucchio pt>r 1Uil8 serie d'adallamenti, di ctli il piu debolt: é la r·el'r-azione (stalica) e il più fQr te è l'adaUamenLo al punto pro'l· simo.; !'enza di re che l'adattamento P. anche mututo dalle lenti delle scatole dt prova e dalle le11ti correttive : or·a, nulla di più facile che l'aver solto ma no una fot·mula pel' tutti codesti adattamenti. Si d ira, per esempio, che l' adalt!lmenlo mio pico di E t ·2,5 D ~ conveniente li Il Ila per sona il cui lnvoro prin· ci pale ò la lettut·a; e che l'adattamento E + 2 D é cnn ,·enien te a chi fa laYori m anuali. vt~ ntaggio


BIVJSTA DI OOULISTICA

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V.;t•amente lo Slraub non ci dice nulla di nuovo, n ~ le sue formulo modificano punto le nostre cognizioni intorn o agli stati di refcazione e all'adalla· m ento dell'occhi o; ma quel c h'egl i dice è ri gol'osamenle esalto e te11de a corr eg gere un ert•ore d'espressione (non d'inle!'pt·etazione) d' u11 fallo. A eu i pat·e impo8sibile non si sia m ai pensato pt·ima d'ora. Il fall o ~questo : se l'emm etr opia è lo stato ùelì'occhio in riposo adaltato pP.!' i ra;rgi parall.eli , lu miopia rappresento. l'adattamento ddJ',)cchio - sempre in rip ot'o - pet· i r aggi d iverf.!enli, e l'impermelr opia l'adattamen to ]W r i ra ggi convel'genti: o1·a eh.., eosa significa tutto ciò? Signifìca che, pt·esa l'emmetr opia come base e cons iderandola come lo stato norrnaiP, la miopia ·è un eccesso, e l'ipermetropi a un d~(etto di potere diottrico : pet·ciò nulla J i più logico che indicare la miopi a col segno + e l ' i per.~nelr·:opia col segno - ; ossia precisamenle l'opposto d i quanto si suoi fare ot·a t!e gli oflalm ol o~i. i quali espl'imono la miopia col v a lore negatioo, e l'iper metr opia C'f>l valot·e positir:o delle lenti correttive, il ehe é un errore diottri co di for·ma, non di sos tanza, ne convengo; ma pur sempre grossol.ano. Si dovr•ebbe dunque dire che una m iopia di + ~D (ecct.!Sso) è cort·eggibtle con lenti (li - 4 D; e che urùpet·mett·opia di - 3D (•lifeUo) é corref!)!it>ilé con leJ!ti di + 3 D: in tal modo s'espr imer ebbe il fatto diottrico come realm ente .avviene e s'eliminer ebbe l'errore d'attri bui t'E'l ali 'ocd1io miope o i permelrope un valot·e refrangente inverso, Lol t0 iu ~· restilo da quell o delle lenti corT ettive. Son per ;;uaso che lo proposta dello f:)Lraub non avt·a co~ i (We; to fot·Luna, perché l'errore è troppo inveter ato e diffusn : in ogni modo, é oppurluno c he tulli la conoscano e v'i nsistano con tenacia per l'd r·la (Jenetrare a puèo a poco n ella no menclt~ tura diotl ric~:~ e nella prati ca oftalmolt)gica. TRo \fBETTA. E. lVhaar, capitano medico assistente ono ral'io nella Clinica oculi stica d<~lla R. Università di Tori no. - L'elettromagnete gigante nella ohtrnrgla ooula.re. - (An nali d'otlal mclo.IJIG., 1\10~).

P ren1e"3~a un'Accurata rivislll ~lo rica del l'eslt·azio ne dei cor pi e"tranei me· lalliei dAl globo oculare per m ezzo dell'elelirocalamila, e I'ÌvenJi cata molto opportunam en te al nostr o Gonella - oculi!>tu valentissi mo, per· quanto modes to - la prio·rità d'aver 11 pplicn to e l'allo cono-;cel'e in Italia un ttlle metodo d i cura ( 188~), i l :.Vl ar·r·i r i reri sce una r icca ca c.istica t•a c.-:olta nella cl in i ca o eu· listica di Tor·ino, dove egli ha compiu to qu est'anno, con mollo onor e, il bi en · nio d'assistentato o norario. I ca si ri portati si riferi scono a corpi e:>tran ci di fer ro o d'acciaio penetranti o l~tl enti l a sclera, la cot·n ea, l'it•i de, il cr istallino, i l corpo ciliare, il vill'eo, l e membrane pt'o l'ond~. e tulle, in com plesso, le pat·ti costituen ti i l ~lobo oculare; senza passare solto sil ,.,nzio i casi seguiti da esi to inft~usto, giacchò anche da questi il pratico può trarre uti li amma ~slramen ti. Il Marri insi ste giustamen te sul concetto che la peoetr·azione di un co rpo - d i 'fUalunquA nalut·a esso sia - nell'inlel'no del l'occnio, dev'esser e con.side· rata come una lesione graoisslma, astraendo dalla sede e dal l'estensione de lla fe rita ; e accen r1an do agli incalcolabi li vontaggi d'una pt•onla eslt·azione, non dime11 tica di segnalare agli oculisti le cause, che, seconcl0 le sue ri cerche, rendono infruttuose le applicazioni dell'elellr ocalarnita. L' ubicazione dol corpo estran eo, insi erue con altt•e Circostanze, inOuisce m<:>ltissirno sulla rnoggiot•e o


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RIVISTA DI OCULISTlCA

minor e probabilità di riu scita; e circostanze sfavorevoli sono, per esempio, il t.ompo dd tentativo d'estrazione; l'essere il frammento metallico invol~0 e fissato da un tessuto neoformolo, lfl cui resistenza superi la forza d"aLLrazione della calamita; oppure imp i gl iato colle t'Ue scabrosita nelle membrane profonde; o che, allraverl>ato il bulbo, si trovi al di diet1·o di esso. Ma olt1·e ai risultati mancati pe1· parte dell"eletlrncalamila g-iga!1le eél esposti nella casi~lica, l"autore accenna ancor a a~li eff;,Lli contrari dovuti - ove faccia difetto. la prudenza dell'operatore _: alla forza d'attrazione dell'apparecchio: effetti contrari che possono r iso l versi in veri dhsastri : ond' è che, nei pazienti curati dal Ma1·ri , quest: associò sempre l'uso dell'apparecchio di Hirschberg a quel lo di Haab; vale a dire che, falla l a diagnosi di p1·esenza col secondo strumento. o avvicinato. il cor po estraneo alla superficie, 1·icorse poi al primo per estrarl o ovviando cosi all"inconveniente della fuoriuscita troppo rapida del frammento, che tr!lscini o ;:,pin ga dinanzi a sò le membrane in cui s·annida, o altre pal'li essenziali dell'occhio. Il M arri che, anche itt questo lavoro, si dtmo~ tra osset·vatore dtli~en lt3 e coscienzioso, conclude colle seguenp rac'!omandaz.ioni , che avrebbe fallo bene a e;;tendere agli ospe<iali militari, in cui, 1~on meno che in quelli civili, si sente la necessita d" avere a disposizione tulli h li a pparecchi e strumenti più recenti di diagnosi e di cu1·a; ~iacchè, da questo loto, le economie mal in tese \"t1.uno a scapi to della saiute del scldato, e r·ibadiscono sempre più neila mente del pubblico la con vinzioneche i nostt•i luoghi di cura non possano competere, per ri cchezza di m ezzi dia~nostici e l er apeutici, cogli s!abilimenli civili. « Desidero ch iude1·e coll"a1Termare la necessità che in tutti gli ospedali oftalmici, nelle sezioni oculi!'ti::he de~Zli ospedali, n elle poliambulanze dei cenll·i industriali per i soccor·si d"urgenza e per gli infortuni sul lavoro. esista nella suppell etti le strumentale anch<! l'eleLLro-cal amita gig ante; e dove i mezzi sian o in difetto, le stesse Societa d'assicurazione dovrebbero facilitarne l'acquisto nel lor o stes'-O inter esse. E verl'ebbe cosi in pa ri tempo eliminato per il sa· nilario il fallo , ch"è facil e compr·endere quanto debba esser penoso. di dovei' cioè riman er e inerle per mancanza di mezzi necessari, quando sa che con es~i potrebbe arrecAre ai pazienti un utile immediato e r eale per la conservazione d"un organo indispensabile alla vita :li r elazione, e che riunisce in sè funzioni e attributi così elevali e importanti ». Inerzia - aggiun ~o io - tanto più colpevole quando si lt·atti di soldati, t quali , in seg111 to a un infortunio, non hanno la scelta nè del medico nè dd luogo di cura, ma debhono· essere ricoverati in un ospedale militare. TROMBETTA.

E. LoPEZ.- Formula del c ampo visivo. - (Recueil ctoplttalmologie, n. 6. 1907). Per sem plifìcar·e la r egistrAzion P. e la conservazione degli schemi del campo visivo. il L opez propon e unn rur·mula basata sul sistema d'asci$se e coordinale, ma e!'<pressa in frazioni e per gradi d'inclinazione e gr adi d'estensione. Sulla proiezione d'una semisfera si segnano, di 15• in 15•, i gradi da o• a 180• sul semicerchio superior e a1ndando da Jestra verso sinistra (0•, 1:>•, 30•, 45•, ecc.) e si disegnano i diametri cor1·ispondenti: inoltre, in una serie di cerchi concen trici si segnano i p;radi da Q• (al centr o della figura) fino a 90° (alla peri· feria). Lo l:lChema è un piano perp endico.lare al cono visivo guardato nella po-


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RIVISTA DI OCt:LTSTICA

sizione dell'individuo in esame; per conseguenza, si trover à a destra il campo visi vo destr'o, e a sinistra il cam po visivo sinistro. Ecco ora come il Lopez pr o· pone di fare la notazione. Ciascun diametro stlrà espr esso con una frazi one, il cui numer ator·e é il rA ~gio superiore, e il denominator e il raf[gio i nferior e: al nurneratore precederà la cifra .in gr·adi d' inclinazione sul r aggio orizzontale. P er il campo fisiol ogico e per' quelli che sono concentrici. ba"'terà indicar•e !'Uccessivamenle i diametri or izzontale e ve rticale, senza accennare l'i ncl inazione, e si riuniranno i fJUs ttro punti con una linea curva . Per· conseguenza, il campo visivo del l'occhio destr•o si scr i\·e:

C. V. d .

!IO

5()

cio- ' 7u

e fJuella del l'occhio sini,;tro: fi()

C. V. s

50

!)IJ ' 7Q

Un individuo atassico diede:

70

30

c. v. rl . = -<) :. , - :,0 . . . deIla r elrna: . 15 , IO . crrn de_!!enerazrone prgmentosa Un pazrenle 10 15 ' l'autOri' trov0: l n un'erninnop!'ia, C. V. cl .

45 () 4fl = GUo , -;o e C. V. s. = UO , 7Q

Se il campo visi vo é compatto, ma irregolare ne' suoi limiti, o eccentrico. occor'r era misurar·e 11ltresì i diametr·i obli1ui. Così, per esempio, in un CHSO di dis;tacco di t•etina. la formula er a:

C V d _

· · ·-

!)f) -

u

21) _Q

' o'

450 50 -

o

20

1O?,o O ' Gr. - :20.

Ossia, se v'ha scotorna, s'indicano, per mezzo d'una sottrazione, i li mi ti in cui la r etina è sensibil e per ciascura. ra g~io , e, quando in un r aggio non v'è percezione alcuna , si scrive O. Nell'esempio succilato, si segnarono il di ametro orizzontale, eh~ é a 0°, il verticale che è a 90°, e i diametri incliuati a 45° e a 105°; il che bisogna i11ùicare colla cifra e col se~no o nella prima parte della fr azione. Uno scolo ma cen trale negativo fu espresso nel seguente modo :

80 -

C. V. d . = tiO -

10

::.o - 8

8 ' 60 -

12;

il che -ò'uol dire che la r etina non é sensibil e nel diametr·o orizzontale che fra 80• e l0° per il pr imo r aggio, e cosi per gli altri ; rimunendo così espr esso uno scoloma di i O•, So. go e 12 intorn o al punto di fissazione . Le formule si fanno sempre più complicate quando si tratta d'indicare sco· ~o mi anulari incompleti e lacune multiple n el cam po visivo; ragion e per cui •o cre tlo che, in tali casi, la pr·oposta del L opez complichi lo schema invece di semplifìcarlo, e non sia quindi preferibile al metodo g•·aflco or dinar io. TROM BETTA .


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RIVI~TA Df ANATmiiAE FI~IOLOGfA NORJIALE E PATOLOGI~A O. Gu lt.Dr, cap: l tlllO m ~· l i co . - OoDtrlbuto t.lla ooDoaoeDza delle cellule eoalnoflle del aangae. - (.Alti della R. Ar·cad . Med. Chir. di Napoli, 1901, n. 'l). La m emoria del n o~ lro collega segna un posso non intlifferente nella co· n oH:enza delle c:ellu fe eo sinolile, sul le qunli fino ad ot•a esistono numet·ose in c~ r : ezzt' . .L' im por·tanza delle ri cerche esef!uit.e dall'Autor e, m eglio che dalle n osl r e par ole, t·isu lla dalla r el azione ch e i pr ofes!:'ori Schrt>n. Paladino e Chi ro n~:~ hanno r edatto, pt•opone11òo la inser·zione del lavoro ne~li Atli dell'Accndem ill. Tale t·elazione, mollo lusinghiera per l'Autot•e, noi r iferiamo l l'slual·

m Hnte : " T r acriata bl'evernente la slot·ia dei leucoc:ili e fallane 111 cla!;sifìcazione, accen na alle opinioni mollo dispat·ate che !:>i sono emesse sul compito funzioliHle dei polin ucleali in .genet·e, e degli eosinoflli in pMticolare, e si propone di portor e una <'On tribuzionc sperimenL!lle e clinica alla conoscenza del loro significato e d..-lla loro funzione. Il Gualrli hfl pensato di studiare da una parte l'flzione di quelle sostanze, che !Oono capaci di attivare tutte l e funzioni or!lS· niche e speciel meule del sangue e del l'emogl obina, come l 'ossigeno : e dall'allra l'azione rl i quelle sosttlnze che possono consider·ar;.i come veleni ema· li ci , quali l'os:::ido di cat·bouio, l 'acido carbonico, il pir ogallolo, e speçiQimente di quelle che trasformano l'ossiemoglobina in metaem oglobina, come la pir·odina, l'an l ifebbr·ina e la fenaceti na. <• FacelldO delle inalaziOni di ossigeno a dei cani, che presentavano nor·malmenle un di:ocreto firado di eosi nofilia (15 p. 100) . vide che il numero dei leucoci li eosinofìl i diminuiyA l'apidamenle sino alla metà (7-8 p. 100); ma questa dim in uzione non dltravR che :1 or e ciJ·ca e poi r itor nava al numero p r imitivo. Ript~t~ n do ogn i ~.do rno ~e inalazioni, si olleneva la t•iduzione suddetta; ma sempre trnm<ilOJ'ia. Risu ltati perfettamente opposti ottenne colle inalazioni di ucrdo) C81'uouico, cioé aumeuto considerevole dei l eucocili eo;;inotlti. Coll'os,.ido di cat·bonio poi ottenne più notevole ~:~ncora questo r i sultato e più f'requenti si mostr·A r on() quel le forme di eosinofil i, che sembrano dovute a r ottura del la c el lul a con fu oriu:< ci ta dlclle ~trnn ulazi o ni. E guali risultati si ebber o c'Ol piro g-Allnlo, colla fo;nacetina e colla an li febbrina, e l'eosinofilia si ebbe di più lung-a rllll'!lltl per In pi t·odina, ch'è la più IO!'sica de.lle sostanze antipiretiche adoperl'lté. « Ha sperim entato poi con SO!'Lanzc che han no indubilato poll"r e emolilivo. come l'acqua di stillata, la glicer i na e la soluzione al 10 p . ·tOO di ure.a, ed ha ollenulo distruzione più o m eno intensa di eritrociti ed una polinucleo<;i di v1.1 ri a dur·ntA: ma non lta ottenu to l'eosi nofilia. " Il Gualdi a m melle ']Uindi, che l'eosi nofilia dipen1e da uno stato d' intossicazioue, e conferma q·uesiA sua opin ione, oltl'e che coi suoi, coi dati sperim enlali di Laredde e Seiferl, di v. Jaksch, di Grawitz, di Zapperl e di altri, e


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RIVISTA DI M EDICI ~A LEGALE

coll'osservazione clinica; la quale dimostr·a che l'eosillofìlia si pu6 trovare nelle malattie più di::.parale, ma elle hanno lulle di comun e un aumento di lossicilà del siero sanguigno. " Quanto alla funzione di leucociti eo~inofili, dopo pr·eso in accnr·alo esame tutte le teoriche messe innanzi sin' ora, riti ene che i leucocili eosinofìli possano considerar si come elementi inveccl11ali, in avanzal-a involuzione, e pensa che veleni dell'organ ismo abbiano acceleralo il loro ciclo vilal4?. « La ricerca dd Guoldi è accur ata cd im por tante ... "· A ques ta r elazione non vi sarebbe nulla da a!Xgi unge.re. Solo é opportuno preci sa re meglio il pensiero dell'Autor e sul signifìcnlo e funzione degli eosinofìlì. Dopo aver e escluso c lt ~ te gr·anulazioni eosinofì e siano di !:ostanza grassa, o di glicoge ne, o bloccl ti di emoglobina in gloi.Jnla dai leucocili, o un prodotto di deg ener·azione, egli couclude coll·ammeltere che tali cellule debbono con:;iderarsi come l eucociti, i qual i per aziono di ct:rli veleni hunno ra g-giunto un cer to stato di maLurazione, eh,~ rcr·ò è anco ra lontano dalla ver·a de~anerazione.

In altre paeole, sarebbet·o nienL'allt·o che leucociti adulti; e in ·appoggio a questa Yedula l'Autore porta molti ar gomenti dei quali alcuni ba!:<alt su osset·va;:ion i personali. Questa è la pttrle più i nteressan te del lavot•o, come quella che mira a veder chiar·o in un al'gom en to cl1e fino ad ora ha dato pl'o va di resister e a tutte le investiga zioni : la funzione Jcl-{li eosinofìl i. MAR:OTT I-BIANCHJ.

RlVISrrA DI MEDICINA LEGALE G. MoDENA. - Frenuh nla e demenza. preoooe. (Perizia psichiatrica sul carabiniere V. F. imputalo di i nsubor Jinazione con omicidio). - (A nnuario del manicomio provinciale d'Ancona, a1mo I V e V, 1907). Per incat•ico dell'ufficiale islrullore presso il tribunale militare di Ancona l 'A., in collaborazione del capitano medico Melampo, ha proceduto all'esame psico·antr opologico del carabiniere V. F., imputato di insubordinazione con omicidio i n persona del proprio bri gadier·e. L'indagine anamnestica fece r ivelare una labe er editaria neuropsicopatica dal lato paterno ed una evoluzione individuale psichica ano t·male. L'esame ohbiettivo mise in evidenza caratteri degener ativi sia nella costi tuzione antr opol ogica che nell'esame funzional e: spr·opot·zione di svil uppo ft·a gli arti superiori ed inferiori, microcelalia, i rregolarita di sviluppo e di for·ma nel cranio, nella fronte, nella faccia; sliflmate degenerative all'or ecchio, negli occhi , nei rillessi lendinei, specie nel pal.ellat·e, e sopr alutto una manifesta diminuzione rlella sensibilità doloriftca che tro va il suo ri sconLro nell'analoga. insensibilili.l afl'eltiva e morale. All'esame psichico egli dimostrò un contegno sempre fatuo ed indiffer~nle, sentimenti superficiali e mancanti, volontà lorpida, inibizione scarsa, fac1le trascibilita ed impulsività e fenomeni di progr essivo e rapi do indebolì-


70:2

RIVISTA DI MI!:DIOI!\A LEGALE

mento menlllle. I l V. fu perciò ritenuto un d e~enerato frenastenico dalla na· sc•tu, uel quale le manchevolez.ze psidliche e morali si sono improvvisameute aggr·avate nelrevoluzioue inùivrd uale ed hanno assun to con la villa milrtar e canHter·r p1 U 1<(1'8Vi e !JI'Ogr•esSIVI di precoce indebeJirnelllO mentale che de\'0110 essere ascritti alla demenza prec0ce : il <leli llo quindi da lui commesso non é cl1e una manifestazione dello stato rool'lwso, la risultante di una serie di pr o· cessi pi'icluci anormali che non hanno trova la nella critica e nella ri flessione alcuna azi<)ne inibrtr·ice. Il tr·ibumde militar:~ accogliendo le suddette conclusioni dichiar ò non far!!i luogo a pr oceJer e a carico del V. per comprovata infermita di mente, ed es· sendu r1tenuto pericolosissimo per la nalura e i caratteri dei feno meni psichici costituenti la sua p~ r·sunali ta, emise l'or·,li nanza che egli venisse per sempr·e rin cltiuso in un manicomio cri111inale. ·CASAniNl.

Delle condizioni d'idoneità. al lavoro dopo l tTaum&tl•mt ooulart. - (Recuc: i l d'optalmoloyu!, n. 4 e 5, 1907).

VE i\I JCA S . -

Cr·edo orportuno di dare un lar ~o riassunto di r1uesto bel la vo,·o del De Micas. #!incchè anche nell'ambiente militare si fa sentire ormai la necessita di r iloc· care, di modificare o di r 1for·mare addirittura una gran parl~ delle disrosizwni legislative concernenti le malattie prodotte da causa di ser vizio e le indennità <.la C\Jncedet•si agli inte1•essati: e ciò sopratutlo in seguito alla promulgazione dalla l t>g;!e sugl'infortuni del lavor o nel l'ambiente civile, e agli !>lu1i recenti sull'inLer pr·etazione medico-legale di tali iofor·tuni. Ora, siccome le lesioni del· l'occhio son quelle che portano le conseguenze pii1 disastrose nella vi ta di r ela· zione e nel campo fecondo dell'attività umana. cosi è natur·ale chd esse debbano ~s;;e r·e, anche per il m edico mililare, oggetto d'osservazi one e di ricerche, perct1ti non si dica - similmente a quanto fu detto, e quasi sempr·e a torto, per allr1 arj!o menli - che, in questa branca di studi e d'applicazioni pratiche, la meJicina militare À rimasta stazionaJ•ia in mezzo ai progr essi incessanti della me· dicrna sociale. A).

D~ll'idoneilà al /aooro d'un occhio la cui acufeua oisioa e di 1~ • -

Nella sessione annuale della S')::.ielà fran c-e~e d' ortalrn' •logia del 190~. il p r o f. Tt•nc fe ce accellare l'acutezza visiva = 0,1 come l imite estremo super1ore della ceci tu, giudicando necessario deflni r·e una buona volla l'importante que· stione dal triplice punt • di vista professionale, amministrativo & screntilko. A Lale scopo, il Truc, studiò il valore pratico di quest'acutezza in individui di con· dizione fi sica, intellettuale e sociale diversa; riducendo artificialmente, per la serie normale, l'acutezza vi siva a O, 1 con vetr i opachi; e osservando, per la ser te patol ogica, val'i casi cl'ttflàioni oculari, come leucomi, iriti antiche, corio·retinili, nevriti, vizi d t refrazionf', reliquati d'oper azione di cataratta. In lutti i casi, 1 V= perm ette la deambu lazione e l'orientazion e; permelle allresi di contar 10 le dita a 8, 10, 12 m eLri, di legger e a IO centimetri, e d'attendere a lavori ma· nuali gro!;solani; si può dire, insomma, cho una tale acutez.za visiva, nelle con· diz.ioni medie d'età, di salute. e d'intelligenza é com ra tibile con un el!ercizio ' 'isivo profes:~ionale cnpece di sovvenire ai biso:zni elementari della vita. 1 Per un'acu tezza visivu i nferiore e'>cillante tra ., e ~io si può ancora andar 0 ,)

-

,


703

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE

in giro negli ambienti farniliar·i riconoscere alcuni oggelli, fare qualche lavoro grossolano, ma non si sarebbe in grado da guad~:~gnarsi da Yi vere; tantoché ìl Truc conclude che a pm·tire da

1~ v'ha visione, mentre al drsollo v'ha cecità.

La valutazione del Truc dimostra la s olleeiludine del m edico ver·so l'operaio, g iacchè essa è a vantaggio di I}Uest'ullimo; infattr le esperie111.e dd citalo au1

di visus non é un 10 -occhio inutile; e ciò è cosi vero che J'ullimo decr·eto ministeriale francese del 22 oltobr~e 190:) s ulle condizioni d'idoneità al servizio militare lta abbassalo fino a tore provano in modo non dubbio che un occhio avente

1 - -

~o

il limite dell' a cutezza ,·isiva minima r ichiesta per il servizio attivo e per

.

-tluello ausiliario. Ecco le due istruzioni rniursteriali m esse a confr·onto : quella vecchia e quella ·r ecente:

Istru;ione ministeriate del 31 gennaio 1902

rstru.;ione ministeriale del 22 ottoure 1905

1•. L'idoneita al servizio militare

1•. L'idoneita al servizio militare

.attivo richiede un'acutezza visiva

armato esige un'acutezza visiva su1 . . peeJOre o a l meno ugua l e a 111 un

. . ·uguale a l meno a ~1 10 un ocr l uo, e 1 -uguale almeno a nell'altro, dopo 10

correzione, se ne é il caso, cc•n lenti sferiche. 2•. Saranno addetti al servi zio au· siliario i giovani che hanno un visus -compreso f ra

1

2

.almeno uguale a

e

1 .

4

l.

tn un occ 110, e

l

nell'altro, dopo 10 -correzione, se ne il caso, con lenti !;<l'eriche. ;:;•. Saranno proposti per la rifor·ma quegl'inscrilli. la cui acutezza vi-

.siva sarà inferiore a

-chio e a

~

in un oc-

1~ nell'altro, dopo corre-

·zione, se ne é il caso, con lenti sfet•iche.

2

occhio, r. a

1 ~0

nell'ultro, dopo cor-

razione, se ne é il caso, con lenti sferiche. 2• Saranno addetti al servizio au· siliario quegl'insc ri lLi che hanno un . . un oc· vrsus compreso f r·a -1 e -t m ~ 4

::!~ nd l'ul-

chio, e alm<:no uguale a

lro, dopo correzione, se ne è il caso, con lenti sferiche. 3•. L'a ~u tezza vi,.iva d'un occhio inferiore o eguale a

:u ,

e quella dol-

I' altr·o infet·iore a -}, dopo corre·

zione, se ne è il caso, co11 lenti sfe· riche , motiveranno l'esenzione o la r iforma.

Dirò in fine dell'articolo quali siano le mie idee intorno a. una tale questione, -e quanto esse discordino da quelle della maggioranza degli oculisti milrtari: pel' ora procedo oltre nel riassunto per non interr·ompere la continuità dell'ar!ZO· mento. B). Dell'idoneità allaooro in generale, quando o'è una diminu•ione cl'acu-

tez.aa visioa. - La questione meglio studiata fino a d Ollgi·, la questione che Ira


• 70o:l.

RIVISTA DI MEDICINA LEGA LE

inconlestabil mente preoccupato di più gli oculisti, è quella t'e lati va al visus ne' suoi rupporli colla diminuzione d'idoneità al lavoro. Gili. le is:truzioni militari per l'idt>ueità Ili servizio armalo o al servizio ausi liario in Francia dimos trarono - dice il O d MI CI'lS - che, anche con un'acutezza visiva r eputata difettosa si poteva fa ra d'un inscrillo un buon soldato(!!

qui, come vedremo, sta l'ern re .fonclament(l.!e, eh e metterò in rilievo più lardi). S~> nza voler E'labilire un 'assimilazione completa e assoluta del mestiere delle armi cnn gli altri me~tieri - il che sa t'ebbe ingiu:slo, illogico, non scjentifìcu e falso - si deve tuttavia far' com prt:ndere ai ~iudici e al pubblico che t'acutezza visivo non è lullo nell'allo dellu visione (?), e che la sua no tazione attuala non cor·risponde esatlamente a!l a perdita òel1'1do neit~1 al lavoro. Né la soluzione del problema, né la "era formu l a della diminuzione d'idoneità al la,·oro, unicamente ba!':OLa su dati cerli , precisi, scientifici, furono ancora trovate ; e l e difficoltà ri siedono in gran parte nella le~?~e stesstJ che, volendo precisar troppo, finisce per sollevare delle obbiezioni. A pri mo a>:petto, ;:;embrer ebbe che il. mezzo piu razionale per arrivare allo scopo fu s~e quello di pr·ocedere a una minuzioso inchiesta onde stabi lir .., !'<!CU· lena visi va uecessa1·it• a nn a da la professione. M 11 si è ben sicuri, si domanda il De Micas, di non riman er spaventati dai risultati 1 Sentiamo quel che dice I'EvHns: c Ovunque l'assicurazione operaia é entrata in vigore, gli acciden ti oculari il11n dato origine a un gran n.umero di processi; in ln ~;hiltena come altrove. La l cg~e in g l e~e compensa nel seguen te m odo la diminuzione di salario che ri sulta da un infor tunio sul lavoro: un operaio eh P., dopo aver perduto un occhio, può continuar·e ad allentlere al suo lavoro e guadn gnare il iTIP.desimo solario, non ha d1ritto ad altra indennitfi fuorchè a quella rappresentata dalla metà del salar·iu pa~alagli Ju ran lo il periodo d'incapacità al lavoro•. Il Bonnaud ha pubblicato l'ecentemenl<! il ri sultato di 48 osser·vazioni rac· colte in una clinica. informandosi esaltam!!nte ,!ai malati !'IU ciò che essi ~on anco r;~ capaci di fare e. almeno si sp;.:ra , senza secondo fine:

23 muratori con V= 1 in u11 occhio e V=

~ nell'altro, fanno benissimo

il loro m estiere e guadag nano il maximum; 3 monta/ori elettr icisti con un occhio sano e l'altro totalmente perduto dovette1·o abuandonar·e la lnro speciali la per divenire apparecchiatori: con un occhio solo essi non potevano lavorar·e sulla cor1·ente; 3 apparecchiator i elellricisli con un solo occhio sano guadagnano il salario

intero ; 2 misurator i per lavol'i di piLtura guadagnano il salario intero con un occhio sano e col i'allro avente V =

1~ ;

5 uottai, buoni operai che guadagnavano sette o otto fcanchi il giorno, ebber·o diroinuilo il salut'io quando, iu seguito a infortunio, il visus d'un occhio scese a

!

o a ~ , essendo l'altr'occhio sano. Cosi continuarono a lavor are in

r agione di quallt•o fr·an chi il ginrno ; 1 cal~o laio, o ttimo lavor·ante, guodogna il salario i ntei'O con un occhio sano e l'altro con V = ..!.. ·, ~

l ca/ ;ofttio miope con coroidite miopica in un occhio, il cui V é di

!,

e con


705

RIVISTA DI M EDICIYA LEGALE

cataratta traumatica opera ta nell'altt·'occhio, il cui V é di

! , dovette aboan-

do nare il suo laooro per f>~t'e delle semplici r iparazioni , e guadag na tre franchi i n vece di sette ; • l garzone d'unJao!Jro affetto da macchie corneali disseminate in entr ambr gli occhi, con V binocul&r·e

= ! e considet·alo dal suo pa Jrone come capace

a conii nuare il suo mesi iere. Il D('henne sostiene che gl i a~enti di !>icur ezzo pubblira dehbouo aver t:

un'acute~:;a ri.'(ioa per lo meno uguale a

! sen.:a corre~ione

(il che, a parer

mio farebbe la felicità dei malvi\'enli): la Quale acutezza, secondo quest'au tor e, sarebbe suf~1ciente, a patto che il fondo dell'occhio non pt·esenli alcuna lesione p ro~resstv~ e èhe non vi sia n vizi di r efrazione per cui l'individuo sia costretto a far uso d'occhiali . Il Jocqs fu consultalo dal pndt•one d' un operaio in fotoincisione, il quale operaio •)

aveva, a 5 metri, un'acutezza visiva di

3, mentre da vicino leggeva i carat-

teri pi ù fini (non era, per caso, miope ?J. Volendo evitare che il padrone ri fiutasse il la voro a quest'oper aio, il JocfJs, nella considera1.ione che la visione non doveva esercitarsi· prcfessinnalmente che da vicino , non esitò a dichiarare clio la funzion e visiva era in buono stato. Senza moltiplicare gli f!scmpi p.ll'infìnilo, si può affermare che l'in~lt ies ta s ull'acutezza vis iva necessaria od ogn i m e~ti e re avrà un'utilila evidente, giacché perm ellct·a di raggruppare i risultati e di fis~ar nuovi limi ti. Ma ci si deve a ugut·a re che non si vogl ia prelendt>r·e di racchiudere il pet•ito in una cerchia di cifr•e im mutabi li: il m odico M pel' esperienza che a ccanto a lla malattia vi sono i malati, come accanto all'infor·tunio vi sono i ferili. C) . Divisione dei mestieri secon,lo l'acutezza oisioa p rofessionale ehe è loro neee.~sa ria. - L'uso ha pre valso di dividere i mestieri in tre g randi classi : me~lieri ordinai'i (muratori, bl'accianli, cau lonieri, ecc.); me'iliet·i ad acutezza visiva super iore ; e mes tieri visivi (orologiai, meccanici); secondo che, per esercitarli, OCt;o rre un'acutezza visiva ordinat·ia, migliore, o !'upet·ior·e. Ora, é noto clte l'acu tezza visiva fìsioloilica non è necessat·ia (>'alvo qualthe caso) all'esercizio della maggior parte dei me:;lieri, che anzi, é bene spesso sufficiente un acutezza visi\'8 mol lo inferiore alla normale. Lo schema g ra fico rlel Groenouw, g~neralm e nte adottato, dimostra che l'acutezza vi s iva pr ofe8sionalt: riman& integra finché l'acutezza visiva fisio logica nou scende al disono di 0,50

(~) : quando l'acutezza "i si va fis io logica é rido tta a 1~ l'acutezza pro-

1~ ; quando l'acntezza visiva fisiologica é di 10 , l'acutezza proft!ssionale è di ~. L'acutezza fis iologica uguale a 0,15 corrisponde a 1 fessionale é uguale a

un'acutezza professionale di ~~ e

3

co~lituisce il limile in fe rior e dell'acutezza

nece s:;oa ria alla mal!gior parte dei mestieri: al diso lto, \'ale a dire a 0,10, si considera l'acutezza pr·ot'essionalc come nulla. Si [>uò dunque dire, in liuea generale, che per i mestieri i quali richiedano $5 -

Giornale medico.


706

RlVISTA DI MEDICINA LEGALE

un'acutezza visiva speciale. l'acutezza prfesosionale è integra fin tanto che l'acutezza fisiologica resta al disopr·a di ; ; e che essa è uguale al doppio del · J'acuteu.a visiva fi sio)ogica fìuch è quest'ultima r esta compresa fra 0,50 e 0;!5. Alla divisione summenzionala, che ha il difetto d'esser troppo generale, il De Micas pr·opone di !'<O!<tiluire quesl'allr·a, la fJUale terrebbe conto d'un mag· g-ior num~r·o di parlicolaei, e sar ebbe per conseguenza, più precisa : a). Mestieri che ri chiedono un'acutezza visiva fisiologica in entrambi gli occhi: m'!!Jlieri ltltr~ -oiflioi (strade ferrale). IJ). M es lieri che r·ichiedono un'acutezza visiva monoculare o binocular·e fissala dai regolamenti (agen ti ùi pubblica sicurezza, ecc.): mestieri ad acu-

te:ua oi.sioa fissa. (In questi due casi, un traumatismo che inter essi l'acutezza visi,·a e la faccia scendere solto i limi li stabil iti, moli va l'esclusione dell'opera io). c) M estieri che ri chiedono un'acutezza visiva super·iore (orologiai, mec· ca n ici. d). Mestieri che richiedono una buona acutezza visiva. e). Mestier i che richiedono un'acutez za visiva or·dinar·ia. Inoltre il De M icas consiglia di tener sempre conto dei tr·e seguenti particolari: 19 Mestieri che utilizzano l'acutezza visivo propriamente delta. 2° Mestieri che utilizzano la visione per le distanze medie. 3• M estieri che utilizzano la visione soprattutto da vicino. OSSERVA ZIO N I.

Qui non farò che riassumere quello che ho in enimo di svol.a-er e in orcssione più propizia (rorse al Congres!<O oflalmologico di Parma) circa il concetto dell'idoneita visiva al ser·vizio militare. Innanzi lutto, in m edrcina legale militare biso~na dislin~uer bene le condizioni d'ido11eila visiva di fronte al reclutamento dalle condi zioni di menomata idoneità '' isiva al lavoro in gener e di fronte alla legge sulle pensioni : il confvnùer l'una cosa coll'altr a è causa d'etTOri, eire danneggiano ugualmente (!li individui e lo Stato, e contraddicono non solo a ogni legge di giustizia, mt1 all.resì alla l egge del buon senso. Il De Micas riferi sce con un certo compiacimento eire l'tslruzione minisleriale francese del 22 ottobre 190> abbassò fino fl

2~ i l limite dell'acutezza

vi!>iva monocular·e minima ri chiesta per il seevizio m ili la re attivo e per quello

Allfliliar·io: orbene, con buona pace del De Micas e rlei legislatori militari di oltr'Alpe, io sostengo che un tal limite è insuffie:ieolissimo alle esigenze del servizio, come ho sempr·e sostenuto che è insuffìcienle il limite di ;~ stabilito dal nostro elenco; e r1v11 ci vuoi molto a dimostra l'io. L'aver fissalo il limite 1 vuoi dire nè più nè m eno che si r· disposti ad monoculare ùi i~ (o di 1 accettare nell'esercito i monocoli; ed era meglio, anzi, passare il Rubicone e ammetterlo con lulta franchezza; !!iacchè se, come dice benissimo il Truc fondandosi su un gran numero d'osseevazioo i e d'esper·ienze, un occhio che ha

i)

l

V = JO è ancora un occhio abbastanza utile pet' i lavori grossolan:, l'occhio


RIVISTA DI ME:DIClN A LEGALE

con uo visus inferiore a

707

1~ si può considerare addirillura come cieco . Secondo

il r egolamento francese, s'avrauno dunque de' soldati con un occhio cieco, e coll'altro il cui visus-limite é di

!:

secondo il regolamento italiano, le condi·

ziooi sono su per giù le stesse, colla circostanza agg r·avante che alcuni, periti interpretando non lo spirito, ma la lettera dell'articolo 44, accettano inscrilli corr V =

; 2 in un occhio con e V=

! nell'altro : un terzo puro e semplice

d'acutezza visiva utilizzabile per tutte le esigenze del servizio, sia di giorno che di notte, sia in pace che in guerra, sia a gli avamposti che a.l tiro al ber·sHglio! Ma ne ll'escogitare le disposi:t.ioni ora dette, s'è perduto di vista un ratto essen· zia le: che, cioè, l'idoneità ,·is iva al ser·vizio militare non dev'essere valutata i n base ai limiti fissati per l' idonei la visiva ancora compatibile con un dato mestiere, ben si in base ai limiti massimi d'acutezza visi \'8 compatibili colle esigenze del :.;ervizio militare e massimamente con quelle d'un liro utile-. 1 per·melle semplicemente la deambulazione, Non dimentichiamo che ,. = 10 l'orien tazione, il contar le dita a 8, 10, '12 metri, il leggere a IO cm. e l'attendere a lavori manuali grossolan i: ora, che cosa sarà capace di fare un soldato con V=

!

in un occhio e con V =

:.:!~ ( o 11t.) nell'altro? Qui prevedo una

obbiezione c.he, a primo a spetto, sembrerebbe formidabil e : il soldato -mi si risponderà- si serve dell'occhio migliore. Lasciando da par te che si dovrebbe dire • unico occhio,. e non • occhio migliore» percht\ l'altro non conta nul la o quasi nulla, e passando anche sopra all'eventualità tutt'altro che rara, in specie in guerra, che l'(( occhio migl iore» sia colpito da un'affezione morbosa qualsiasi o da un traumc:~tismo, mi si permetter& di far osservare chele sud· dette disposizioni regolamenlari non tengono il minimo <:onto della questione del punlamento. È noto cile, eccettuati i casi mollo rari di quello ch'io soglio chiamare man·cinismo oisioo, la maggior· parte degl'individui mirano coll'occhio d~stro, tenendo naturalmente chius o l'ocr.hio sinistro: e ciò- lo constatai più volLe - pe rfi no quando quest'ultimo occhio è il migliore; ne i qual caso, si tratta d'un • puntomento d'nbitudine • uon già d'un puntamcnto coscie nte che dia risultati pratici, salvo quelli dovuti al caso: e un tal fatto era stato preveduto dagli antichi elenchi, in cui si faceva distinzione tra il visus dell'occhio destro e I')Uello ùeli'occhio sinistro. Ora, che cosa avviene colle odierne disposizioni? Avviene che un soldato il quale, tenendo chiuso l'occhio sinislt·o 1

2

!JUnti col destt·o. il cui vi!:us sia, pe t· ese mpio, di .~ - , ha le stesse probabilita d' un cieco di colpire il ber·saglio, e sarà, per conseguenza, un non valore nelle file. Che se poi mi si obbiettasse r.he, in simili casi, s'inst>gna al soldato a mirare coll'occhio srnislro, io risponde rei che, ta cendo anche delle difficoltà inevitabili in la le istruzione e del l un~o tirocinio richiesto, gli istruttori s'accorgono ben presto che chi pun ta coll'occhio sinistro deve appoggiare il calcio del fucile contro la !!pàlla s inistr·a; il che é causa di molti inconvenienti e tal· volta anche di pericoli, che mi furon o segnalati parecchie ·volle dagli ufficiali addetti al Liro. Do:1de concludo: a) che il servizio militare de v'essere equiparato, di fronte alle esigenze .del reclutamento, ai meslier·i che richiedono un'acutezza visiva s uperiore (oro·


708

RIVISTA D' IG!E~E GENERAL-e E BATTERIOLOGIA

logiai , meccauici, ecc.) non soltanto in uno, ma in entr·ambi gli occhi: Lenendo pt•esente che, in que·s to caso, il limite del visus non deve esser valutato come residuo ancora utile per un dalo lavoro, ma come un g rado necessario d"acutezza Yisi va per compiere un servi?.io delicatissimo e tutt'affatto speciale; &) cheilirnitidi

V=! (o V=! )inunocchioedi V= 'l~ (oV=-/ 2)

nell'o ltro, pos>:ono tu tt'al più esser consirlerali come limiti arbilrat•i d'atliludi lle professionale a un dato lavoro, menomata in seguito a un infnr·tunio; ma non come i limiti d'idoneita visiva a. un servizio che richiede sopra og ni altra cosa, la mallgior int€'g rità possibile di funzione in entrarr.bi :zii occhi , e cho tende essenzialmente a preparat•e una forte massa di buoni tiratori pPr il tempo di guet•ra; e) che, a mio avviso, il limite di

V= ~ nell'uno c nell'allr"occhio, é !"ul-

tima concessione che s i possa fat·e alla le ~ge sul reclutamento per l'idoneita al servizio militare ~ almP.no finch é non avremo anche noi un servizio RUs iliar io per la trup pa, a l q uale si potranno a scr~ vet·e anche i monocoli, :senza gravi in con ve n i enti. Circa l"al lr·a questione r elatrva alla dimin uzione del visus in seguito a un infortunio avvenuto per causa di servizio, mi limiterò a dire, per ora, che le nostr e d isposizioni r egolamentari al rigual'do sono arretrate di qualche decennio, e che é necessità impellente il proporne una riforma radicAle. Questa ~Seco ndo me, dovrebbe partire dal pr incipio e nuncialo dal Truc, il quale giova il ri peter! o -

s tabilisce che cla

-k

fin o a l l" unità o"è visione, mentre cla

1~ in giù o'é cecila. Occorre forse forse ricor·dare al let.lore che il " T es to unico delle leggi sulle pensioni ci vili e militari >> prescrive luttor·.a che é da ascr•iversi alla prima categoria (con diritto al mas simo della pensi<>ne aumen · talo dei s uoi due terzi, per i mi litari di trup pa) soltanto !11 perdtta assoluta e incurabile della oista. vale a dire la ecci ta t~ sso luta ? M a di ci6 in un sltr·o articolo TROMBETTA·

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA G. LEvY·SrRt.:GNE.- La tripaaoaomi&ll umana o malattia del •onno - (Ri· Yista genet·ale) (Gazetle de.~ EltJpitau;e, a prile 1907). EzroLOGrA. -

Agen te para!'lsilario òella malattia dt3! sonno è un proloz.oario

flagcllnto del gener·e lripanosoma, asMmig-lid.11le A~lì àg~nli mor bosi delle pi· rO[ilasmosi, quali l"ematozoario del La vera n nella malaria, e quello di Schmild nella febbre tlèl T exas, malaLLia pr opa gata u,gualmenle per mezzo di una m osca. D"allr·ontle il campo dei piroplasmodii An imali tende ad estendersi ,grazie ai lavo ri del Lig nie r es nell'Argentina ed a q uelli del K.ocb s ulla febbl'e della Rodes:a.


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Il tripanosoma gqmbiense, causa della malattia del sonno, è un par·as~ila di 18 a 2i !l. di lunghezza, di l .~o e 2 !.l di larghezza, vale a dire presentante due o tre vol te il diametro di un globul o 1·osso. La s ua forma ricorda quella di un pesce. Vi s i scor·gono due masse colora ntesi con g li ordina ri color i di anilina, l'una in avanti donde perle la linea che di ventando ondulata si continua nel fla gello ed è il cenlrostoma. l'allra n~l mezzo rappresentante il nodo . Tali Ol'· gani mancano di pigmento e molliplicansi pe r· bipartizione. Le in oculazioni mostraronsi positive negli animali, ma l"e"oluzione ,·aria sensibilmente secondo la specie. Nelle s cimmi e, ad eccezione dei cinocefal i, sopr·atulto nei macachi, pro,·ocasi la morte in un periodo vari abile da 30 a 60 !!i orni, c0n s ir tomi analoghi a ' lllelli dell'uomo e ciò anch~ tlopo inoculnzione di sangue d' una tri panosomiasi febo rile; il cane muore in 5o 6 selLima ue, ma può anche guar i1·e ; cavia, conig lio, sorcio ed equidii inoculAti presentano un deco rso lento, qualche volta mo rta le, mentre capx·a, montone e bovid ii rnostt•ansi refra ltarii. Presenta , la malattia del sonuo, una dist ribuzione !leogrnjlca ben definila. Estendesi sulla costa occidentale dell'Africa eq uato1·iale dal Senegal a l Congo P or toghese ed a Lutto lo sta to libet·o del Congo. Nell'inter no dell'Africa l'Uganda è la regione più. colpila, trova ndo disgraziatAmente dei potenti mezzi di propagazione nei portatr della c1viltà europea e sopratullo nel l'estendersi delle fer·rovie. Età e !!esso non harlno influenza di iòOI' la. Colpisce sopratutto i neri occupati nei lavori dei campi e che vi vono miserame nte, men t1·e non ne vanno d ~ l tutto esenti nemmeno gli eu ropei . Oggidi !:iÌ conosce esaltamen te il s uo modo di p1·opa gazione. Questa non a vviene pet· contagio d i1·et to da uumo a d uomo nè et·editar·iamenle. Venne inYece r iscontrata più. frequen temen te nelle popolazioni abitanti lungo fiumi od in vi· cinan1.a di sot·genti ombreggiate, spec1al menle se dedite alla pesca. La scoperta dell'italiano Castellan i che nel Hl03 r inven iva nel sangue umano illripano.;;oma, auri buendone l'iooculazione a lla mosca tséts•\ venne confermata da l Bruce, Dullon, Best ecc., che pet·ò r iteng-ono n on essue la glossina [>alpalis solo agente di trasmissionu, mH questa compiersi anche mediùnte altre specie affin i, quali la ylossina Ju.sca e la iachyroides; s ta però il fatto che la distr ibuzione g-èografica della malallia del sonno corrisponde esattamente a cruella della mosca tsdsf>. Questa pr~sentasi di g 1·andezza minor e di quella d i un'apt>, ~o n le ali r ipiega te sul dorso in un piano orizzon tale. Il tr ipanos<,ma tr·ovasi da principio nel ~anf{ue du ran te la fase puramente feb brile, passa in seguito nel liquido cefal o-rachidiana dove è più piccolo che nel sangue. S J;o.~TO'~tATOLOGIA. Presenta due sttldi i, il primo r isponden te alla localizzazione sanguigna del tripanosoma ed è lo stadio della .febbre t ripanosomiaca; i l secondo alla pene trazione del parassita ne l litruido cefalo-rachidiano corrispondente al periodo della malattia del sontto propt·iamente delta . P RIMO P ER IODO, FE1313RE TRIPANOSOMIAC A.- L'incubazione é lunga; può dura r·e più mesi ed o.nche qualche a nno, poiché, per lung-o tempo, si può constat a r e nel saugue di soggetti indenn i da qualsiasi fenomeno mor boso, la presenza ~i tripanosomi. Nei bianchi tale incubazione è meno lunga. Il pr imo stadio è car·atter izzalo sempre da una .febb,.e remiliente della dura ta da due a quatL1·o giorni, che punto nou ce,le a l chinino. Rar·amente os-


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ser vusi all'ini zio un periodo febbl'ile' continuo della durata di una quindicina di giorni. Il br·ivido é nullo o poco marcato ; la l'ebbre comincia a mezzogior no per raggi ungere il :s uo a cro ~ alle sei di sera ; non s or passa ordina riamente i :l8°,5, raramenlA giunge ai 4G0 • Dopo d ue o quattro giorni di rebbre, la tem pera tura ritorna alla no rma e talvolta al di s otto, per la durata di quattro o cinl'jue giorni. La defer·vescenza compiesi alla notte senza sudore, e l'a piressia puil du rar e dei mesi . Accelerazione del r espiro e del polso si possono n otare !r.dipendentemen te dalla febbre, m entr e esistono edemi in tre quarti. dei ca!'•, localizzati SOJH'alullo alle palpebre ed ai malleoli , P.demi indolori e variabili. Le adenopalie sono fr·a i si ntomi più costanti. lnca lizzaLe sopralul to a llo ster no-mastoideo, a lla foss-a sopracladcolare ed al l'epilroclea, indolore, dur<>, mobili, non ade r-e nti , poco voluminose. In due terzi dt:-i casi a vvertes i splencrne~~<lia ed epatom e!!'alia , che però pos!'ono esser dati da concom itante mttla ria. Fra i sintomi ne rvosi, in I'J Ue!;to stadio allo s tato embri.:;nale, e che più lardi dive rranno do minanti, notasi cefal ea continua, astenia, dolori vaghi alla testa, al tora.:.e ed a lle a rticolazioni, tremori della lingua , delle mani, delle gambe, che ostacolano la parola, la prensione degli og getti ed il cammino. Costanti sono l'anemia (:1,500,000 globulr ros~i) e la leucocilosi. L'appeti to e consen-~:~to, anzi spesso aumenta •.o. St:C0:--100 PKHIC' OO . MALATTIA DEL SONNO. Soltanto a quest9 periodo davasi il nome eli malattia Jet >iOnoo, q uHndo non conoscevasi il periodo febbrile s udescritto. Mentre nel primo periodo do m inano i sintomi d'infezione generale, in questo predominano i dis turbi nervosi. S'aggrava il t remito; la lingua è in pl'P.da a continuo tr emolio ed alle mani tauesto presenta ca ral.ter·e iutenzionale, mentre é più r aro e meno mar·cll.LO agli arti inferiori. Più tardi osservansi contr·t~zion i alla nuca ed ai flessori dell'anca e del ginocchio, mentre non cii rado avverlonsi con vulsioni epilettiformi parziali o generali ch e la>-ciano. dopo, un lungo tor pore. Lievi sono i disturbi sensiti vi, q uali iperes tesia del trig:emino e cefale;l . Normali manlengonsi i r·iflessi super fìciali , ed i pt·ofonJi, pr·ima au ment.uti, di minuiscono in seguito. L'intelligenza é al•1uanto indebolita, le r·isposre son lente, la m emoria ben conservata, havvi invece una ce1·ta te ndenza alla sonnolenza dalla Q!.!ale facllmeutesi togliesi l'infermo. T E RZO P E RI ODO T ERMIN ALE. Più lardi i period i di sonn olenzA diventano pi u lunghi, talora p;li infermi dormono da 18 A 20 ore al giorno . La febb re as!!ume il ti po etico oscillando da 37° a 3\io. Verso la fine, la tem peratura si obbas::;a; tale ipoter mia é di cattivo pr ognost;co, mentre il poi!'O rallenta ed il r·espi ro a ssum t:~ il tipo d i Chyoe-Stol,es. L'infe r·mo dimag ra ra pidamente, perde· involon tar·iamente feci ed orine, formansi escare al sa c'l'-o e muor·e com a toso o,l 111 S<'gui lo a complicazioni polmonari. La durata di tale perioùo é m olto variabile, ordi na riam ente è du i a 6 mesi, rarame nte l'evoluzione della malattra confermata dura più di un anno. . FonME.- Secouoo i r~cenli lavori di Koch sarebbet·o due: la leggt>r!l, che puo du ra r degl i anni senza mo ~lificazioni , limita ta a debolezza muscolare, do· lo r·i ed a de nopalia c ervicale, e la g ra"e sopradescrilta. D IAGN OSI. Facile nelle regioni ove la malattia é endemica , sara com pletata con la ricerca del tri panosoma nel ~ao gue, con l'esame dei gangli .ipertrofìzzati e del liquido cefalo-rachidiano.


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Il scr.gue verrà esaminato allo stato fr esco; ma se come d'ordinario sonvi p ochi parassiti e questi S(Jno incastrali nei globuli r ossi. s i scorgono difficilmente; qualche volla si vedono s trisci arA ft•a i globali. Meg lio si distingue la loro forma se i loro movimenti si rallentano. P er l'esame a secco, s te so il san g ue s u cl' un vetrino, lo si lìsss. !asciandolo nell'alcool assoluto per tre quarti d':>ra, colorando quindi con la fu csina alcoolica o cun la tionina fenicata. Parimenti col bleu di Giensa ad 1/ 6 ottiens i dopo un'ora colorato il nucleo ed il cenll·ozo ma in ros~ o vivo, ta m embrana ed il fla g ello in ~osa ed il corpo in bleu. Ctc\ non astante la ricerca de i parassiti è sempre laboriosa e spesso infruttuosa. L orrier scorse un pal'assita dopo l'esame di 23 vetrini, ed iu un altro caso e!:aminò inutilmen te 50 preparati. La puntut·a dei gang li cervicali dare bbe se mpre dei buoni ris ultati per la ricerca dei parassi ti, talché Koch su 356 puntu re di ga ngli cervicali av rebbe ris contrati 3i7 risulla ti positivi. L'esame del licruido ce fal o-rncltidia no dà ris ull!lti nulli da principio e positivi in un periodo avanzato, quantunf{ue il fatto non s ia sempre cos tante. Prelevati, con la puntur& lombare, IO c.c. d i liq uido ce falo-rac hidiano, centt•ifugato per un qu~:~t·to d'ora , s i esamina il deposito con un ing t·an ùimenlo di 200 diametri. PROFILASSI E CURA. - I l lungo periodo di la lenza è caus a importante di danni fAcendo conside rare come sani degli individui contaminati ; di s tru g~e re la tsé-lsé è impossibil e; si pntra riu;ocire a diminuirne il numero sopprimendo i luog hi ombreggiati pt;edilelti da ques ti insetti e dis truggendo la selvagg ina g rossa (buffali, antilopi, cignali, rinoceronti, coecndrdli) ospite abituale dei tri panosomi e nutrimento delle m osche. Per ~li abitanti dei luoghi infelli occorret•anno tele metalliche alle abitazioni, {l;uanti ~JIIe mani, ve li s ulle pa rti sco pel'te della faccia e de l collo. La lsétsé non pun g-e che di giorno, perciò do vrassi aver l'avvertenza di viaggiare di notte . Si e viterà l'in,·io d i malati iu reg ioni sane perchè questi non contaminino le t~ ù tsr1 della reg ione. La cura con ferro e chinino non diede alcun t•isullato . Migliori ris ultati dettero l'arsenico ed il trypanroth. L'ac ido a rsenioso fa sparire durante qualche gio rno i tt•ipanosomi del sang ue, per ò senza otte nere la guarig ione ; il trypan roth, colore d'anilina, avre bbe uu'azione utile sviluppando un'immunità attiva che durerebbe una ventina di giorni. Altri col01·i d'a nilina, usati allo stesso scopo, diedero r·isultati mo lto incerti. Allrettanto dicasi dei raggi Rontgen e della sieroterapia, quest'ultima preconizzata dal Laveran. Il rimedio che unico finora sembt•a dotato di vera e ffica cia curativa del terr iLile morbo é l'atoxyl, preconizzato dal Koch e da ess o u~alo largnmente nella sua campagna nell' Africa Orientale tedesca. Esso contiene il 37,6!) p. 100 di arsenico essendo quaranta volte meno tossico del suo peso di ar·senico. Il Koch ebbe a curare con es so 98l> casi che egli dis ting ue in leggP.ri e gravi. I primi vennero curali con due iniezioni di 5 c. cadauoa pra tica te al dor so c nn 24 ore d'intervallo. Sei ore dopo i Lripanosomi erano diminuili nei gan gli, per s compar ire dopo 8 ore . rn 180 malati gravi, la mag~ti o r parte ad uno stadio mollo avanzalo, par ecchi migliorarono talmente che in capo a due mesi non erano più sonno~ lenti e potevano camminare . I tripanosomi erano s compars i dal liquido cefalorachidiano, quantunque la loro scomparsa non implichi il riLorno ad integrum delle lesioni portate da un'evoluzione troppo antica. Il risultato è tuttavia im-


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portante dal punto di vista della profilassi. L a scompar!'a dei tripano~omi dura almeno dieci giot•ni dopo l'iniezione e la lor·o ricompsr:>a è eccezionale ~1nche dOJ'O tren ta o flUaran la giorn i. Sembr a che il r iassorbim enlo dei lripanosomi, modificati dall'alox yl, crei G. Bs:RNUCCI. una specie di immunita contro uller·iori infezioni. BANDI e GAGNON I. -

La vaoolnazlone antldlfterioa. cademia dei jisiocritici, seri e l V, vol. X VI 1).

(Atti della R. Ac-

A ri g uarclo di tale nota preventiva, che può aver e una notevole importanza pratica, si r i leva che Bandi, il quale con il pr of. Sciavo, dirige l'Istituto sieroler~lpico toscano, in par licolar m odo si è occupato della preparazione del ,·accino e delle esperiem.e preliminari sugli anima!i di laboratorio, mentre Ga· gnoni si è occ11pato della parte clinica e spel'imen lale in ri guar do all'uomo. I r·isullali ottenuti sono asf'ai lusinghieri e meritano di es~ere presi i o considerazione. Per gli AA. rimarrebbe ancora a deler·minare quanto tempo dur·i l'immunita conferita dal vaccino nn tid1fteri co, per· quanto ecsi sin d'ora r itt-ngono ch'essa debba avere uno durata ben più lunga della immunita passiYa cnn fer ita dai s:el'i spcci fìci. R UGA~r.

RIVISrr A D'IGIENE l\1ILITARE Doll. :--1 . MI NE. - Oaservaztonl fatte dux-ante la g uena X'UIBo- g tapponese dal 1904 al 1906 nell'ospedale dl riserva eU Hiroshima - (Arc/1. Sch((J:~·und Tropen- Httgiene, 1007, n. 12). Ora che i divcr·si periodici medico- militari cominciano a darci notizie ~ui r isultati r elativi al set•vi7.io sanitar·io dur·ante la guerra ru sso-giapponese, or·a che si comincian o ad aver e nozioni più pr ecise sul zlumet·o degli ammalali e dei mor·ti per malattie, su cprello dei ferili, sulle operazioni e;oeg-uile, ·sulle di· !'posizioni pre>~e per !'con~iurar·e le gravi epidemie che tanto di frequente e con tanta di fl'usione cnlpiscono le tl·uppe in campagna, specialmenle per quanto si rift!ri sce a quel piccol o popolo giallo che ha fatto meravi~diar•e il mondo per la tenAcia dei suoi pr opositi, pel valore dei suoi soldati, per la sapiente preparazione nlla gue t·t·a, per le saggie dif'posizioni prese ad assi cura rne l 't'si to provved('ndo prima di lutto in modo veram ente esemple1·e alla salute delle truppe, é bene sfogliando i òelli periodici fermare la nostra atlnnzione su quei punti che più ci ri guar dano ., venire a conoscenza di quello che dai me· dici mrlita ri fu o;;ser·vnlo dura11te l a guerra per nostr a istr uzione e per nostrn esempio . É per dò cl te cr·edo t1lile l'iassumere sommariam ente un articolo tll'l rlolt. Mine sull'azione esercitata dall'ospedale di ri ser va òi Hirof'himo dur ante la detta guerr a. L'ospedale di r iser va di Hiroshima er a il più gr·ande nel Giappone durante la guerr'tL Il traspor·to degli ammalali e dei l'eriti dalla Cor ea e dalla Manciur ia si fece per mezzo di navi-ol:<pedali e pi roscafi privati pe1' la vie di


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Tshushima nl porto di u~ina di dove essi furono poi tr•aspo r·lati per mezzo di carrette (linrikisba), di vetture, di barelle, e, per g li ammalali più gravi, per mezzo di barche. Il numero complessivo el i ammalati e fP-riti fu di 21J5,63i, CJUello dei morti di 225; il più grande numero di ammala ti :si osservò nei mesi di settem bre, o ttobre, novembr·e, dicembre llJO t , gennu io e l)'la rzo l !l05 corrispondentemente ai fatti d'armi più notevoli e ai relativi maggiori disa:zi. Questo enor·me numero di ammalati e ferili procurò uno slraonlinario la voro al _()ersonale medico dell'ospedale costi tuito da un generale medico ùireltore e da 6 ufficiali medici tu~li specialisti. È da notarsi. e questo é da teners i a mente, che oltre agli s pecialisti in chiJ·urgia, in medicina e i n le i"apia, vi et•ano d ne professori appo~ i tam en te des tinali l'uno alle ricer·che bulleriologiche e allo studio sulla eziolog ia del beri-beri, l'a ltro allo s tudio delle malattie in fettive, specialmente delle epidemie belliche. L 'ospedale di Hit•os hima conl>isleva di un fahbt•icalo in muratura od ospedale principale con 355 letti, 88 per ufficiali e 2G7 per soltufficiali e soldati s pecialmente des tinato ai ferili e in 7 ospeda li · aggiunti formali da baracchE', il primo con '1514 le tti, il secondo con 6SO, il terzo con 560, il quarto con 1515, ;1 q uinto con 1513, il sesto con 4101 , il settimo con 2262. Cia scu no di •1uesti seLle os pedali possedeva camere fa scial11re, laboralot•i, camere èa or~razi o ni, sale anatomiche, locali per· dis infezionr, fat·macra, camere cr·e rnalorie, cucina, ~amere da letto, segreteria , camera del meJ ico, ma gazzini per g li abili, camera del vi vandiere, ca mera per radioscopie ecc. Il numero dei ferili che ricovera1·ooo negli ospedali di Hiros hima fu di ()3,147 con 49V morti. L e oper azioni e~eguite furon o 3613. Le crfr·e più grandi furono le seg uenti: di visione cr ue nta delle pa r·ti moll i e vuota mento d i pus 4 56; estirpazione di frammenti d'ossa 6 i4; estrazio ne di pr oiettili 2~3; operazion i di aneurismi e varici 376 ; estirpazione del globo ocula r·e 139; resezioni .ar·Licolari 1353; opet•azione d'empiema 133; tra panaz:oni 106; sezion e c s utur·a dei nervi !l4; r·esezion i ossee 75; ope razione d'er·n ia 38; grandi plas tiche 34. Le operazion i di disa rticolazione ed amputazione r aggi unse ro il numero totale di 960 fra le quali 20 Li sfr·anc, 19 Choparl, 4 Pi l'ogoif, 9 Seim . Il processo di g uat·i g ione delle fe rilo~ dt:cor se in modo relativa mente favorevole. Le ferite della cute e dei muscoli im piegar·ono da 10 a J.} g iorni per la g uarigione e ~pesso si tt·ovò clte le mPdesi me era n gual'ile durante il Lra-sporlo all'ospedale. Anche le fer ite dei polmoui, del canale intesti na le e di altri ~ rgan i interni guarirono facilmente d senza consegue nze. La causa di questi buoni risultati l'A . la riferisce a l fucil e di piccolo ca libro. Nelle ferite delle ven e ne lle quali prima avevano luogo envwt· agie, s i osser\'Ò piuttosto l'aneuris ma; nell'ospedale di Hiroshima si fecet•o infulli 305 operazioni d'aneuris ma, mentre ne lla guerra cino-gia ppone se non se ne praticò alcuna. Le lesioni dei n e rvi delle braccia e delle gambe ebbero spesso per co nseguenza una neuralgia. Il corpo di un soltlato mos trò 30 ferile da sh ra pnell, un altro ebbe una ferita di sbrapnell, una da milrnglia ed una da proiettile di fucile, un altro ebbe 4.6 ferite da baionetta ; tu tti e tre guar ir ono completamente. Nell'assedio di Port-At•lhur s i usarono parecchie specie di sostanze esplodenti, specialmente di bombe a mano le quali ca gionarono iu prevalenza ferite della faccia e della parte s uper•ior·e del corpo. Inoltre i soldati ebhero a soffrire m olto pel freddo. La s ta tis tica mostrò 123 casi cti con ~el azioni ai piedi,


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36 di congelazioni alle mani, ossia un quarto sollanto dei casi; furono col pit specia lmente il pie.Je ~inistt·o e le dita della mano sinistra. :Xella dia gnosi delle lesioni da arma da fuoco r ese buoni servigi la r adioscopi9 e precisamente: t• per la ricerca della posizione e della specie di qualche cot·po estraneo; 2° per la constatazione della natura dei guasti articolari; 3• per f<tabili r e le lesioni degli organi interni. Uno speciale in teresse ebbe in questa guerrA il beri-beri. Nell'ospedale in pat·ola furono ricoverAti 66.7:21 ammalati di beri-beri dei quali El21 ebbero esito mot·lale. Specialmente l'at·mata di Pot·t-Arthur fu colpita di questa malattiA seguendo 1tna cut•va a!:'cendente dall'aprile cdl'~<g-osto del 1905, per poi discendere all'avvicinarsi della stagicne fredda. I l beri-beri f<i manifestò genet·almenle con i seguenti sintomi : disiurLi della moti litil, ossia debolezzli gr·ande delle men1bra e spesso incapacità as::ol uta el m ovimento; dolori nei mu-.coli del pnlpaccio e crampi specialmente notturni ; dol ori r.lle e!>LI•emità, alla faccia, al pello, all'addome con tendenza a p r opaga•·si dalla peri feria al centr·o; par al isi ai muscoli della bocca; idropisia: rinforzo dei battiti cardiaci alla pun t~:~ ; iperlrolìa e dila tazione del cuore destro; rinforzo dei due toni della pulmonare. Gli ammalr:lli non provavano in principio Alcun disturbo subbiettivo ; più La•·di, coll'apparire di sintomi più gravi, soffrivano per uno molesta sen'<azione di cardiopalmo accompagnala tlo int~r­ mitl enza del polso, !"ete. idr0p.,, cianosi, dispnea , vomiti, ~ioglliozzo, r:teuzione J'uf'ioa e Jecubito a~rilalo (j'tctalio). Questo senso mol esto di e~agerato im pu lso cardiaco er a sempre un segno minacciante e si manifesta va nell'acme della malattia, specialmente nelle forme complical e. Lo pro:;nwsi fu vat·ia. Le forme le~~i·••·e ebl•ero esito favorevole; le gTavi e l~ complicate terminar·ono generalm ente colla morte. Spesso la prognosi fu aggravata dal tr·asporto degli ammalati. La statistica dei casi di beri-beri fu di 821 ammalali con 319 morti in causa delle complicazioni delle quali l e pi(t freq uenti furono il tifo addomina le, la dissenteria, i catarri gaslr o-intestioali, le pneumonili, le pleuriti, le l esioni d'firma da fuoco. Il trattamento •!onsistetta

in una pozione coutenen Le solfato di magn esia, acido cloridrico diluito. tintura di genziana. ì\l olti medici usarono Hnche l'acido salicilico e il chinino, senza risultato però. L'A . l'r ovò con miglro t· r isultato l'acqua marinl.W'Sterilizzata. • I n quanto alle 1·icerche sull'ezio l o~ia d~l beri-beri è da nolnrsi che i <lottori Okadn P. K ol<Ubo nell'o:::pedale di Hiroshima trovarono nel sangue, nell'urina, 11ell~ feci degli ammalati dei diplococchi cbe studiarono dal lato mor·folo~ico, col turale e hiolo::rico; piu lardi uno di questi osserv&tori trovò anche dei bacill i e Kasuki lt·ovò altra specie di cocchi. Queste rict:rche furono però contestatP. dal prof. Malsu;;;hita il quale lrovò che i diplococchi incrimin ati et·ano presenti nncJJe sulla pelle ed erano f<imili al mtcrococeus albieans tardus di Unna-Tomma i'ol i o anche al micrococeus candieans cosi comune nell'ar·ia. l casi di tifo addominale cu rAli furono in nurn ~ro di 1:~2~ con 1i8 decessi. Il rna;,simo di diffusione eli questa malallia fu nell'anno 190~ del roe!Oe di settembre a tullo dicembre, nell'anno 1\103 avvenne lo stesso. Durante la frllel'ra si manifestò an che una rn alaUia che fu identitìcata come febbre gastrita o febbr·e di Manci uria, la ctunle però lu m eglio avvicinata al tifo addominale o al pat·atìfo. La d1ssenteria fu essai d , ffu~a. Nell'ospedale di Hiroshima si ebbero '1 683 {l mmalalt con 162 decessi. Nell'11nno 190t scoppiò questa epidemia nel m es&


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di giugno. mentre l'anno dopo il magj:!ior numero di casi si ebb~ nei m es i d i agosto, settembre e oltobre. Alcuni medici trovarono i n questa malattia il bacillo di Shi ga; nell'ospedale per·ò l e ricerche non confer·mar·ono questo reperto. anzi alcuni opet·atori, nel quarto ospedale a~giunto , trovarono costantemen te l e amebe. Dal sud della M anciur iu venne a ll'o~pednle un ammalsto con f~ bbre. for·te e~an tema , tzrave disturbo rlel sen>'ol'io; più tardi se ne r egistrarono ~·O casi nel quarto ospedale agg iunto ed anche nel settimo se ne osservò 'lualche caso . La malattia com inciava gener al m ente all'rmpt·ovviso cnn hl'ividi di fr·ed do, nausee e vomito ; la Lemper atur·a sa th·a r·apidornente a :J9°· 1-0°, il polso a 100- 120; gl i ammalati si lagnavano di g r·avd m al di capo, la l'aceta era vivamente 1:<1' r ossata. Nei casi gravi si ebber ,) anche osanlemi pelec~hiali, gl i ammalati er-ano sonnolenli, !:!pesso deliranti. Il decor·Ro ~ e lla f~ bb re aveva una dur·ata d i 12-14 giorni, poi cominciava la del'e r vescenza la quale avevfl tet·mi nP. geueralmenla in 1-t g iorni. All'autopsia non si r iscontrarono mu i ulcerazioni delle placche d ~l Peyer come anche dei fol licoli !'O ii~ari del l'intestino c ra s~o. Si fecero r icerche per s tabil ire una dia~uosi diff~ r·enzia l e col tifo addominale; secondo le osservazioni del d•. Ho riuti la pt•ova di \ Vidal fu costantemente negati va . come pure riesci negativa la d imo ~lrazione dP.i bacilli tifo:-i nelle f<'ci, m en tre si Jr·ovar ono altri bacilli cl H! il r i cercatore clriarnò bacrll i X. L'A. . ritrene cl1e questa forma m0rbosa sia da ascl'i ve r si al tifo esantematico. Si riscontr ar ono anche ca~i dr errsrpela, tetano, ft~bbre r icorrente per·it in numer·o limitato. L' A. cita un caso nnporla nl e ùi tc- tano uel (JHale in principio non furono colpili i muscoli della ftl ccia, della ma ndibola, della nuca, ma· sol tanto quell i del bra ccio destro che veniva stirato 1!11 cr ampi a«;::ai do l oro~i e contralto al tronco; l'acCt!S!;O si r i pet~va pili volle in un'or a e ùuravn akuni minuti, 'lualche voll11 era violentissi mo e dopo due ~ellimon e l'u seguito da un tetano ge:net·al izzato. L a polmonite e la pleu ri te si osservaro no specialmente in invdrno e in pt·imavcra. Cttsi di col er a, di peste, dr scor bulo quas i non se ne osset•va t·c no e p·~rciò le cifre medie dei malati e dei f~ ri ti noa fur•ono paragouabil i a quel le ddlle campagne Ji Eur opa e di allr~ parli del mondo come m ostrò la seguente !-'tatistica: fe r·i ti 1, ammAlali 1,15, mor'li per· fer·ite l , mot•ti per malaLlil' 0,::7. Sulle cam:e dei buon i risullati ottenuti riferì il pr of. K oi ke generale medico, capo d P.lla sezione sanitaria al Minister-o della guerra al Congr esso med1co di T okio. Fra gli altri mezzi !;Ono da r icor·dar·si la g r ande diffusione di un pi'!colo m anual ello d'i p;iene in campagne, l'uso ~iornali ~ ro dopo i pasti e per tre volte d i pillole di creosoto. l n r apporto alla di fesa r:ontr·o le malattie epidemiche sono da r icorJal'si: l a pulizia dei luoghi di r·icovero, la disinl't~zione der piroscafi e degli altri mezzi di trasporto, la l olla contr o g li agen~i eziologrci delle nH iatlie in fett ive come distruzio ne delle mosche, dh: tr·ibuzione di alimenti buoni, nutritivi tali da r·en der e resistente l'organismo. acqua buona. a biti che ripara sser o dal ft•cddo. T ESTI

Contributo •perlmentale all'&slone 4ell'aloool sul lavoro mu•ool&re. - Congr. interna::. per le malattie del /aco ro. - Milano, 9·1 ~ g iugno 1906.

A. CASARI:-.!. -

L'A. ha studiato l'azi one dell'alcool sul lavor o muscolar·e !'er vendosi dell'er· go grafo brach iale del M os!!o e di quel lo crurale del Patrizi. Dai numero!! i dati ra ccolti l'A. ha con!!latato « che l 'alcool in piccole do!!i determina un aumento


'i lG

MISCELLAN E A

di ener:; ia sui muscoli della gamba più spiccat.amente che nei muscoli d~>l · l'avambt·accio (fase ipercinelica), mentre ad alle dosi produce una mani festa diminuzione deìl'alti vità muscolare, più accentuata sempre per l'ar to in feriore <fase i·pocinetica) u. L 'azione dell'alcool si fa sentir e di più in ambedue gli stadi sul lavoro mu· scolare oltennt0 coll'eccitamento volontario. L'influenza dell'alcool si fa !:'enti re pni su un cen tro che sull'a l tt·o. La fra se v olgare che il vino dA al le gamhe bisogua i nler pt'dlarln nel senso di un'azione quasi elettiva sul centro midollare dell'arto peh·ico. · M ARIOT Tt · Bt A=-<CHr.

MISCELLANEA l laboratori! scientifici del Monte Rosa. - Giil dal J 8D~ il M onte Hosa, quel gi· p-aute di ghiaccio dagli splendidi r iflessi, il più suggestivo ùei monti, poesia delle nostre Alpi, era stato consacrato alla sci enza da S. M . la Regina Marg ilerìla colln costruzione su lla punta Gnifelli, a 45~0 m etri, del Labora torio di c ui l a Augu sta nostt·a Sovr ana a v eva avuto il pt·imo pensiero, p~?rcb è servisse un icame11te alle indagi ni sctentiflche. E la capanna Regins Marg-herita, fatta meta di studiosi e di sr:ienziati italiani e str anieri nel giugno 1903 dal consi· glio della A !'S0ciaziotle internazionale delle Accademie di L ondra era stata dich i11rata in fall i con voto unanime u til~ alla scienza, m eritevole dell'appoggio mondiale, e rice veva da quella attestazione solenne la sanzione della sua gr ande i n t prJI'ta nza . .Ma es!"A é forzatamente tt·oppo an gusta, ea il p1·of. M os:::o prese la inizia· li va della costruzir,ne rli un nuo-,o edificio pr esso il colle d'Oien, da costruir si in di pnndenza· r!P.lla CApnnnB R e~in a Marg-lter iiA a :'1000 metri di alliluòinr•, nel quale il ca m po delle r icer·clte alpine potesse am pliarsi, accogliendo ptù nume· rosi i cul tori della scienza . N essunl) più del M osso ave\·a il diritto di tale inizi&liva, e nessuno avr ebbe potuto cald e~gi <JI'ne la esecuzione me!!lio di lui, c he de) M onte Rosa fece il campo pr ediletto dei suoi stu,Ji sulltt fi siologia dell uom o ~u ll e Al pi, e nessuno av t·eLbe potuto inc'lntrare ma~X Ri o r fnvo t•e nel mondo scientifico coll'autorita rlel suo uome. Ed il favo r e ru in vPr o quale maggiore non si potevo sperare, e l'edi ficio S•tr se qttasi per i ncanto in una intesa inlet•nazional e, sotto l'alto patronato e col con cor so bene auspicante della Regina M adt•e, ài S. M. il Re, ~em pre pr imo a fav ori re ogni opera di arte o di scienza e con sovvenzione <Id no!"Lt·i mioisleri d~:- ll' l st r uz i one pubbltca e di Agricol tura e col concor so di dt vc t·si Stati ester i e di alcunt benemet'tti, cui deve essere orgoglio l'll\·er conLr ibuito alla riusci ta dell'impr·esa. L 'i naugurazione del nuoYo l st•Luto Scientifico ebbe luogo il 27 ago!;IO u. s.. vi conven ner o num e l'o~ i scienzia ti italian i ed e<'leri a da rl e il car attere di e una vera festa della sc ienza la pt•esenza di S. M. la Regina M at'.!!herita vi aggiun::<e !: plendoi·e e solen· nità, fa ce ndola ass urgere a "ero aY\·en imenlo nella storia dd pensiero scientifico e civilr .


MlSCELLA)lEA

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A rappre~enlaro l'esercito ed il noslr·o Cor po ;;:anìlario vi fu delegalo il generale medico Ferrero di Cavallerleone. li nuovo edificio occupa una superficie di 10 ella ri all'incirca e comprende, oltr·e ai servizi inlet·ni domestici, una ;;:er ie d i lnborntor·i scientifici di lisiol ogia, batteriologia, b01anica, zoologie, meteorolo~iiJ . forza ter·rPs tr-e, con tutte le l or o dipendenze, una biblioteca e 16 camer·e del:-tinale ad abitazione d.;glì stuJio"i . Il numero di questi è ripartito secondo la somma ,·er sn ta per sottoscl'izione dai di versi E n ti io rngior.e di un posto ogni 50(10 lire: co~ i l' A ustt·ia. la Feancia, la Germania e la Svizzera che hanno versate L. 10000 disponp-ono ciascuna di due posti, e due posti ,.i hanno pure 1'111ghillert'u per· la sottoscrizione del sig . Monti e due il B el gio per le altre 10000 lire ~oltn><<'l' ittc Jal sig. Solvay. ·. L'Accademia delle scienze di Washi ngton coll'Eiisabeth Th()m pson Scie11ce F ound ha preso anch'es~a un po:'\IO. Per l'Italia un posto è stato pr eso dalla sede centrale del Club alpi no itaiian o, un altr·o dalla sezione di M i lano dello stes:-o Cl ub, ed un terzo fu assegnato alla Facoltà di med icma di Torino cedutol e dal pr<•f. D. De Vecchi, cosicchè l' Italia, pur avendo sottoscr·itto .;omplessivamen le per la somma di L. 4 9000 non vi avril che 3 posti, non compre sovi il direttor e. I laboratori sono fln d'ora pr ovvisti di nurnei'OSi strumenti ed apr;:arecchi scientifici, ma si comprende che l'allestimento non ne é ancor·a completo, e che si arricchirà man mano, secondo l'indirizzo e le esi,uenze delle ricer<'h e che vi si faranno. Quali queste debbano esser e l o trAlle{lgi6 il M osso nel suo splendido discorso di inaugurazionn: sLuclte re meg! io 111 fJora e la fauna polare, mel!liO e più comaòamenle che non nei viaggi tragici del polo; l'acclimatazione delle piante se immediata o soltanto lenta e graduata ; il ricambio materi ale dell'organismo quando coll'altez~a diminuisce l'ossigeno, l a influenza dell"aria di m ontagna sulla anemia e la tuber colm: i: l e modifìcazioni p1·ofonde nell'or·ga nismo umano per la rarefaziOne dell'arw ; la fatica e le sue leggi, i fenomeni dell'allenamento; qua le la nutr·izione migl iore nei g randi sforzi muscolari, il grave problema dell'alcool e degli ecci tanti come ristoratori della fatica. Come si vede da questo rapido cenno molli ed importanti sono dunque i pro blemi che ri guardano anche la vi la militare, e quella in specie che si vive sulle A lpi dai nostri soldati, e noi dovremo !ie~uire con inter esse quegli stud i e cercare di porlarvi "nr.he vol eoterosi l'oper a nostra. Compiendo il voto espresso per pr·imi da esimii scier.ziati straoi et•i convenuti al Congresso di Fisiologia a H eidelherg, il ministr·o dell' I slruz.i one intitolo il nuovo Istituto sciPntifico intP.rnazion sle ad Angelo M osso. Fu ~i u -sto oma:;gio r eso all'uomo illustre, ch e tanto onor•a In scierna, e fu omaggi o reso non meno . alla nazione italiana dagli scienziati stranieri .

L' Esperanto nel servizio medico militare.- N elle guerre in:ernazionali . specialmente in quelle in cui i belligeranti parlano lingue dive1·se, il se1·vizio degli ammalati e dei ferili è materialmente resu difficile dalla incapacili:l degli utlt(!iali medici a parlare con akuni dei loro pazienti . Agli ufficiali medici ed al pt:> t'SO· naie ausi liario dell'esercito clte avanza incombe inft~ lli il dover·e di assister e gli ammalati ed i feriti delle truppe che si rit irt~n o, e questo ®vere ri esce necessl\t'iamente difficile per la incapacità di parlar·c la lin gua d<!l nemico. I n quel momento in cui il desi.Jerio di aiutare si sostituisce al desider io di danneggiare,


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MISCELLAXEA

e il sentimento della pietà pren,le il posto di quello che porta ad abbattere, ogni facilitazi one per ass icurare la applicazione dei soccorsi umanitari deve essere cercala da ambo fie parli. Nessuna circostanza migliore di questa pu6 dunf! ue pt·esentarsi per un linguagg io internazionale. S1 spe t'ò un tem po che il Volapuk riunisse i voluti requisiti souo questo espello, ma non ebbe fortuna, ed e ora passato nell'oblio. Più recentemente pertalllO, uua nuova lingua internazionale è stata inventata da Zamenhof e, sotto il nome di E~peranto, ha raggiunto una J'imarchevole notorietà attraveE'~O il mondo. Essa è facile ad imparare perch.:: è cosi chiara e semplice da es· sere insegnata in poche 01·e . La s ua grammatica puo compendiarsi in un cen· tinaio di lin ee, nè contiene nessuna eccezione od irregolarila, che sono ro~ta· colo, rinciampo principale allo studio delle allre lingue. La pronuncia è ecce· zi ona lmente Jacile, ogni lettera conscnando lo stesso valore dovunque sia essa pos ta in una pal'ola. Le radici, che servono com~:~ uno scheletro pet· le parole, sono pres e da diverse lingue accor·J ;mlisi alla loro massin1a inte t·naziooahtà. molle d •~ ll e radici e ssendo comuni a quattro o cinque lingue, cos1cche chi tra· scort·e un les to in Esperaulo può subito parerg li di legget·e semplicemente una mod ificazione tntierameute comprensibile della propria lingua. Egli è certo elle, dopo due ore di studio, il peggrore dei neofiti é capace di de(;irrat·e, coJraiutll di un dizionurin, un testo di Esperanto; in pochi mesi eg li potrà fa<!ilm ente <.:Oli veesare. La popolal'ità dell"Espe!'anlo è dimos trala dal fatto che rannuurio Tutmanda j arlrhro E sperautista, pubblicato nel HJOG, poteva dare i nomi di più che 13,000 esperantisti di tutti i paesi. Ques to numero include do ttori di tutte le nazioni ed un largo numero di m ilila r·i ai quali la conosl:enza dei suoi elementi sst·a dr grandissima impor·t~:mza. Per opera del dipartimento medico, il tenente Bayal, istruttore a Saint-Cyr, ha recentemente fatta una pubblicazione sull'Esperanto e la Croce russa, nella quale egli dà, solto forma così condensata da essere re,;a tascabile ad us o del sold<\tu, i pl'incipali cos tituenti della lingua, seguiti da un elenco dei lel'm1 ni mi li lari c dalle espressioni più in uso nel s ervizio degli ammalali. Coll"u"lo Ji quest1 Jali un urtìc1 ~:de medico, preso dal nemico, ancue se come pr igioniero, può farsi com pre ndere, e rendere uu utile servizio a quelli nelle cui ma ni la sorte delle armi lo ha fallo cadere. Vi ~~ dunque qui un vantagg io r et>le pel' fJueslo mezzv di comunicazio11e intemaziouale. Ed è questo ~.:he si propone attualmente l'Esperanto, il q uale non pt·etendu t;pa di sostilu1rsi ad ogni lin g ua corrente, ma semplicemente costituire un legame internazionale tra fot·me esistenti delle lingue nazionali. La diplomazia col s uo ommuflito incu bo di tradizioni naturalmente ta1·derà ad adot: tare un aiuto così semplice per l'opet·a sua, ma questo non sar·à il caso P81 soldatr, che troveranno grande vantaggio dalruso di una lingua ausilia.ria quale l'Es peranto. l servizi !!auitari e i medici sono specialmente progress~sll e liberi dagli inceppamenti irrup;g initi della tradizione; prendano essi l'iniziativa dell'introduzione di ques to elli<.:a ce aiuto per l'opertt loro. (Dal Tll e m ilitar!J Surr;eon, settembre 1907).


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MoYimenti anennti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico {Dispense n. 36 a 1,0 .te! Balle/tino ufliciale delle nomine).

Uffiotali in aervlzlo attivo permanente . R. decreto 25 luglio 1!107. 'CoNCI A TORE Domenico, soltoten<>nte medico (i alpin i.- Prornos:<o tenente me-

dico con anzianità 21 luglio llJOI continuando come :>opra.

Deter mina.:ione minister iale 29 agoslo 1901. llloDESTINr Paolo, tenente medico 1° ar·tiglierift camrag-na (comandato !'CUoia applicazione sanità militar·e) - P eNNF.TTA cav. M a rio, id. ospedale Bologna (comandato a Creta) - Cessa11o di e8sere comandati come snpr·a . SABELLJco Ur·oano, id. scuola appl icazione sanita mili tare. - Comandato pel se rvizio sani tario in Creta. Prenderà imbarco a Catan ia il ~ settembre 1!107 BAsso E r menefJildo, sol totenente medico 2 her~Rglie ri . - T rasferi to 3 ber~agl i e ri.

R. decreto 19 luglio Hl07. PoLISTJNA cav. D omenica;tfon io Basil.:, magf!ior e medico ospedale Ancona STicco cav. Antonio, capi tano tnedico G2 fant eria. -Collocali in posizione ausiliaria, a lor o domanda, con decorr·enza per gli assegni dali• agosto 190:". Deter mina;ione minisleriale 5 .settembre 1907. B t;o:-:oMo cav. Lorenzo, ma!:!"f!iure medico scuola applica zione sanità militare. - Trasferito ospedale Firenze. VALERio Giuseppe, capi tano m ediCO r·eggimento Genova cavalleria. - Id. scuola applicazione sanità militare e nominato inst•gnante titolare di traumato l o~in di guerra. TERHA- A BR AMJ GiHseppe, l enente medico rel!gimento SavoiA ca,·alleria - Mo· NAco Ar turo, id . 73 fanteria (comandato scuola appl icazione !"anilà mili tar e). - Tra ~fer ili scuola appl icazrone sani tà militare e n<lminati insegnanti llggmn ti di lraurnatol ogiA di guerra.• ConRADI Nu ma, id. 6 alpin i (id. id .) - GALLIA Amelio, id. r·eg-~imento cavalleggeri di Caserta (i.! . id). - IJ. id. id. id. di microhioln~ia ed epidemiO· logia. R. dec reto 23 agosto 1907. CARDI cav. F r ancesco, capitano medico in a!'pellativa per moli·;i di fami glia per la dUI•a ta di quallro m esi, a Sperlonga (Gaeta). - A m m el>~O, 11 datare dal 25 sgosto 1901, a concorrere per occupa r e i due ter'zi degli impieghi che si faccian o vacan ti nei quad r i del suo !!l'ado ed arma, come gli ufficiali con templali dall"al'ticolo 11 della l e~ge 25 maggio 1852. Determ ina: ione ministeriale 12 settembre 1907. PAcE cav. Luigi, capitano medico R. corpo di tr·uppe coloniali.- Ces8a di appar tenere al R. cor po di truppe col oniali e trasferito ospedale mi li l He F •ren ze dal 12 settembre HlOI.


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MOVD!E~TI AVVE:-IUTI :NEL CORPO sa=-l T. E NEL PERS. FARMACEUTI CO

R. decreto 26 ago.~to 1007. DELOG U Gino, soltolenen te medico m'pedal e Venezia - StMULA Cbaldo, id. id. Cagl iari - DE NAPOLl Antonio, id. id. Bologna- MIGLIACCI Giooan ni, id. Hlar·tiglierio campagna.- Pr omossi tenenti medici , con anzianità 19 agosto 1!)07, continuando come sopt·a.

R. decreto 2 settembre 1907. BINI Guido, ~oltolenen te m ed ico 4 fantet·in. -Collocalo in aspettativa per mo· ti,·i di fom !~lia per la durala di sei .mesi.

R . <lecrelo 17 agosto '1907. GASSI ca v. FraMesc(), capitano medico ospedale Alessandria. - Colloca to in posizione ttU "ilia ria , a sua domar.l da, con decorrenza per gli assegni Jal1° settembre l !J07. R. decreto 2 .~ e ttemure 1907. P F.TJTTI Lni(J i, sollolenente m edico in aspettativa per motivi di famiglia per la durata eh diciotto mel"i, a Vistt·onio. (Regi decreti 21 marzo e 14 settembre Hl06 e 3 marzo 1907). - Dispensalo, pe1· sua domanda, dal ser vizio attivo per·manente; inscl'illo col suo grado e con anzianità 25 l uglio 1904- nel ruolo de~l i ulliciali medici di complemento ed assegnato distretto Torino.

Determina..ione m inisteriale 26 settembre 1!J07. LoscA Lzo Vito, capitano u1edico o~pedule Napoli . - Comandalo stabilimento balneo militare I schia. PASCHETTO ct~v. Ferdinando, id. 40 fanteria. - T J"asfer ito 71 fanteria. BENATJ Alfonso, capitano medico 10 bersaglier i.- T1·asferito direzione sauita V l corpo armala. BoGGIO-LERA Gabriele, id. 71 fanteria. - Id. Ul fanteria.

DomA Ro~ario, id . 23 1d. - Id. 8'> id. PASTOERELLO Lihorio, id. 36 id. - Id. 50 id. PELLEn •No Andrea,id. 85 id. - Id. 23 iJ. RoNGA Vincen.:;o. id. !H i ti. - I d. r eggi mento Piemonte Reale cavalleria. ALE~SANnnr::LLo Giovanni, lenente medico 33 id. - Id. ospedale Palermo. PAzzr J::rr~tanno, id. 48 id.- ltl. id . noma. BRACCO Eduardo, iù. O!'p;-dale Firenze. - I d. 28 fanteria.

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P&rm&ol•U mlllta.rl.

Determina;ione minisleriale 29 ago.~to 1907. PEROTTA Gustaoo, farmacista di 1• classe, infe1·meria pt·esidiaria Pavia. - T1·a· srerilo O>"pedal e Milano. ConciliA Primo, itl. t• itl., o~pl'dale M i lano. Pa,·ia.

I d. infermeria presidiaria di -===-=- =

~--

Il R c d a ttorn

D.r R!DOLFO LIVl, maggiore medico. l l Dirc·ttOI'C

PI E:TRO hmnlAco, mnggior generale medico ispett?re. Gi!ò~ -

IIIJIII>, 1 ~07 -

Tip. E. Vv!;hcra.

GIOVANNI ScoLAnl, Gtrt nlr.


... Le ferite cau.sa~e dalle armi da guerra. Sintesi della t·ela zi one snn:ta.ria. sugli eserciti tedeschi d.ura.nte la g uerra franco· germanica 1870·71.- Roma, 1889. Un volume di po.g. 348, prezzo ridotto. . L. :MAN~YIU. Studii storico-critici sulla. meningit-e cerebro·spinnl!' epidemica in Italia e particolarmente nell'esercito. -Roma, 1883. Un volume di po.g. 262 » con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto SA.LINAll.I. Le lesioni t raun1at.iche dei centri nervosi. :.\lemo.rio. onorata del premio Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prozzo ridotto . • SronzA e Gxor.tARli:r.u. - Lo. m.alo.ria. in I talia. Opera onoro. t& del l 0 premio al concorao R iberi. Un volwne con 7 grandi f,ayole crom olitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto . ,, ·ToiDJLI.J.Nl. - Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli in.scritti. - Roma, 1875 . .· •

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'CASALI l?rETR-0,


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GIORNALE MEDICO DEL

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. 1o Il Giornale Medico del R. 0 Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun -. - - -_· · mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. · ·;_;· ..:. -.:. l' 2o L'abbonamento é sempre annuo e decorre dal 1o gennaio. ... ·-'...:t 3o Il prezzo dell'abbonamento é:

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4? L'abbonamento non disdetto prima del t• dicembre s'intende rinnovatC> per l'12nno successivo. 5° l signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l'importo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). 6° Ai librai si fa lo sconto deliO '/0 • ma soltanto per gli abbonamenti delle persone che non possono fruire della facilitazione di cui al n. 5. i 0 Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche , fotografiche, ecc., che accompagnassero le memorie, sono a carico degli autori. go Gli autori delle memorie potra nno averne gli estratti fa cendone richiesta all'allo dell'invio delle bozze corrette. Gli estratti sono di due tipi: TtPO A. - Con copertina in bianco, 'senza frontispizio, e colla impagina· tura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Con copertina s tampàta, fron tispizio, impaginatura e numerazione SJPeciale. I l prezzo é r egolato dalla seguente tariffa: Pre~~o

c1.J. oJ.~•ou.n. ~og1J.o c1.J. ata.:o::a.pa Per

NUMERO DS:LLE COPI E TIPI DI ESTRATTI

Tipo A. Tipo B.

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25

50

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200

&80.

4,6,60

6,7,60

6,60 9,-

10,-

20,26,-

16,-

ogul oeutloaio oltTe 500

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~OLV -' 1907 \

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FASCICOLO

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31 OTTOBRE

SOMMARIO MEM8111E

•-.uu~AJ, J .

Altollllll. - Sull' isolamento del bacillo del tlro . . . . . Modettlnl. - L'Indica numerico del Plgoet negli adenoidei.

Pag. 'T!l • • 74i

CASUJSTIC-' CLiNICA: · Sallnarl. - Riassunto cUnl:o ed operatorio di quattro an ni di esercizio chirur gieo n egU ospedali militari di BrèScla e di Napoli (f903- t917) . . • . . . . Mancini. - Un caao raro di relnrezione siiUltica . . . . . . . . . . . .

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ai'1'18TA DI GIO&IJAI. I ITAI.UIWI lED ESTERI.

( V. l'Indice nell' in lti'IIO d ella copertina) .

DTR E ZIONE ED AMMINISTRAZ!ONE

ROMA • Palazzo del Ministero della Guerra, Via XX Settembre • ROJIIA

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I ND ICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED EBTB&l \ IIIVISTA &IEOICA. Guillon. - L'esplorazione n1diotogica dello swmaco, specialmente nell'oomJ sano, studiata dal punto di vista anatomico c rtsiologlco. . . . . . ' . . . . . Pag. !;~ • t1;, Prouff. - Otagnnsi precoce della tu bercolosi con l'oflalmo-r eazione. • i'n Rl.atta . - Precoce :utero-sclerosi d'origine traumatica. . RIVISTA 01 CHIIIUIIGIA Gf;NE:RALE. Pag. i16 Schlatter . - Sulla lperemia a lla Dler. . . . . . • 77S Kettner. - Delle rente prodotte da automobili. . . . 719 Grassner . - Frattum nconoscibllt soltant o con la radiogralla. . . . . . . • 719 Bornhaupt. - Sulle rente delle articolazioni nella ~;uerr:~ russo-gi:tpponese.. . . • • 7&1 Basso. - Di taluna an omalie del tnuscolt ·•el collo 1ntere~santi per la médieina operatoria ;~ Dobbell n - Eroi a doptHa dei muscoli ad d u Ilor i. . . . . . . . . . • iSO M&1'11Giil no. - Frattura ciel cranio c cnmll'loziooe cerebrale tardiva . . . . . Hlrschfel d. - Un caso di sezione unìlater(ile del simpatico, pneumogastrico, spinale, glosso· • iSI faringeo, ipoglosso o llnguale. . . . ' • 781 Engelhartd. - Oelle pneumomt1 IJO>t~peratorle. RIVISTA 01 OTO·RINO·LARINGOIATRIA. Pag i8! Ruganl e Fragola. - Dcll'inOuenza rlella fatica s ull'o rgano dell'uo:llto. r. . . . • i81 Oatlno. - Sulla notazione acumetrlca dell'esame dell'urtito del ferrovieri e dei militari. •. • 783 Mollnarl . - L'anrstesia locale pe r le OJiernzioni pratiche sull'apparecchio uditivo • 781 Qradenlgo. - Sul criteri diagnostici nelle malattie del labirinto auricolare. . RIVISTA DI MALATTIE VENKRKB: E DELLA PELLE. Marie c Levad ltl . - La reazione degli • anticorpi sìllli ticl • nella parnlls1generale e nella tabe Pag. 7S3 8ertarelll. - Il vin1s siQhlico eurneale del coniglio e la recet tivit:l. deOe scimmie mrenorl iS6 e delle cavie a Questo virus. . . . . . . . . • . . · Uhlenhut h, Hoflmaon, Weldan.z:. ;->Sull'azione preventiva dell'atoxyl nellasiHiide sperimentale • 781 •Ielle sc1mrule e del co n1g1J. . . . . . . . . . . . · · ,w, Nelaser . - L' Atox yl nella s111llde e nella. rramboesìa. ntVISTA DI TERAPEUTICA. ii8 AlmagiA e Mendes . - Di due casi di tetano tratt.ati con co lesterina e con esito eli guarigione Pog. , ;ss flatuool. - S ul meccanismo d'azione delre sostanze diuretiche. . . . . · · • 19'1 lelllnck. - PatoloRia. e cura dep:li accidenti elettrici . ,7S!J Broad btnt. - Terapia dell'insonnia. . . . . RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA Ho11at on o Rankln. - Osservazioni sul potere opsonico del siero in rapporto al menio goooceo pog. 190 della menm!,'ite cerebro-spinale della epidemia di Belfast. t . • . . · · • 791 Eliermann. - Sopra alcuni piccollasimi microrg&llisrni della saliva umana . . • · Ronzan l. - Sul comportamento del potere batterieida del polmone dì fronte ad aleone caU3e , iH che possono moàtJiearlo. . . . . . • . . . . . . · · IHVJSTA BIBLIOGRAFICA. PM- i9l Sabellloo. - Fasciatore ed apparecchi. Fratture e lussazioni . • . . . · · Trom~a. -:-. FormU;Iario ragionato dioeullstica. Vademeeomdl ~rapeuticaocutaread USO , m de1 med1c1 pratici. . . . . . · .~ fltnllella. - Neurastenia e auto-intossica7.ioni. . . . . . • 19i Cblb aro.-- Elementi eli odontoiatria e dii protesi roascellare e facciale. NECROLOGIO. p0 g. 791 Teodoro Foa o Domenico Caponi . . . . . . . . . . Psg. ~ MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSON ALE FARMACEUTICO

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Pubblicazioni vendibili presso l' Amministrai'lone del " Giornale Medico 11 VIA

XX SETTeiiORB, PALAZZO DIL MIXUTilRO OSLL.t. GVKRRA

Antropometria militare. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle cle.ssi 1859· 1863; due volumi io 4° con atlante 8 Vol. I (Dati antropologici ed etnologici) con Atlante della geogra.fìa {; 18 t.ropologica dell'Italia. - Roma. 1896. • ~ 6Vol. Il (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 . . · · · ria BAROYFIO e SFORZA. Compendio di chirurgin di guerra compilato sulla 8:~88 1nedico-chirurgica della guerra di secessiooo d'America. Jto[l).&. ; 5 60 4 qolumi, prezzo ridotto · • • ·MeBER...~ARDO e B.REZZl. - Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra-figure moria premiata. al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con rnolte , 3 50 e tavole grafiche. - Roma, l 905 . . . . . . . . . · . • ·el ll&t'" CuBANI. Esposizione eomm!llia dell'ordinamento e funzionamento ~ , l vizio eaoitnrio in campagna. presso l'eser cito italiano. - Roma, } 90 'IJ).e· DE CEsABE. - Studio sulle mediastiniti (mecHnstiniti suppurative, ascesso , 2diastin.ico). - Roma, 1900. Un vol. di pag. 144 . . . . • • •. • ~ RYRTL. Onomatologia anatomica. St.oria e critio&o del moderno ~ anatomico. Tradu7.ÌOne libera ital!ana dei dottori P RETTI e aro»~ , 6 Ron:ia, 1884. (Edizione ri\MI.) •

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MEMOHIE

O RI G INALI

SULL' ISOLA:MENTO DEL BACILLO DEf1 TIFO Rk•·rcl•t' ;perimen l~li tld tlolt. llbe a·lu .lUob e lli . caJiit:~no me lic.., (l )

I

In torno al ia q n~est.ione RS!';a 1 com plessa, m a se m p re attrae n te d ('Ì rapporti che esistono tra il bacillo del tifo e i l bacterìu m coli, >;i i· avuto pel pa.ssato nn movimento scien tifico veramente straordinario e pieno d'interesse. Il fatto che non pochi dei più nutorHoli u;ttferiologi se u e :snll•) occupati d t mostra per sè stes:;o l' importanoa dell'argomento. Quantunque i metodi escogitati per differenziare i due microrg~­ nismi raggiungano un nnmero considere,~o t e, e t.ra es;;i vi siano di quelli, i quali, al lorchè veugono rigorosamente applicati, dauno seuz<~ dubbio risnl tati sodtlisf'acenti, pure da parte d ei hatteriologi so ne continua lo studio nella speranza di trovare finalmente un metodo semplice, facile, rapido e pii1 che {tltro sicuro. È noto che uno dei compiti più di ffic ili e importanti pei ·batteri ologi è preci:.m mente q nello d'isolare il bacillo di Eberth dalle feci, dalle uriue, dal fatJgo, da lle sostanze alimeulari, (latte, verdura) e più ancora dall'ncqua. Ch i si è provato ad isolare il bacillo tifìco in tali circostanze, iH'I, qnA.!i e qu:tnte sieno le tlifticoltà da snpenwe. Le difficol tà sono molte e ·gravi, uon solo per la. presenza di altri microrga.nismi, ma soprattutto, come nel ca:-;o dell' esame delle fec::i, per la presenzn. del b. coli, il quale al coutrario ùel bacillo del tifo cresce assai prontamen te nei mezzi di coltura. Il !bacillo del tifo è dotato di poche proprietà positive che lo po:;sano mettere in evidenza; esso si distingue piLl per la mancanza di ce:t~ proprietà, le quali viceversa caratterizzano gli altri batteri che gh st associano . .E ~osi ci diamo ragione dello stutlio costante da parte dei batterio~ logt d:t trovare n n mezzo che permetta al b. dì Eberth di svilupparsi (l) QnPste ricerche furono falle nr·ll' i·lilulo ti' igiNl C Jd ln l'ror. A. Scr.A\'o.

46 -

r.ìorrw/e mttlìrn.

(l.

Uni,or-iLJ tli Sienn, rliretto ''" '


SliLL: JSOI.AME!\TO DJU, DAClf,l.(l DEL 'I' IFO

piit facilmellte clte il colibacillo, oppure un mezzo in cui il bacillo tifico dimostri d('i <:arntteri disti ntivi, che facciano presumere la suo. preoseu Zll. Come dicevo già, i metod i che souo stati proposti sono numero· siss.imi . Ora si p rende per base lZ~- differente Gomposizione chimica dei substrati nutritivi che facilitano lo sviluppo del ilolo bacill o d i Ebert.h, ora il diverso potere fermentativo, la propriet.à. di prod urre indolo r.elle colture e d'invertire la reazione del mezzo nut ritivo, ora finalmentP la proprie! :i r1 i a ttraxersare le candele porose di porcellanA., e così di seguito ; mi~ de,7esi convenire cb e n ella pratica tali metodi non of· frono sufficienti garauzie per poter formulare sollecitamente e sicuramente la rliagnosi batteriologica. Da alcuni si obietta che l' isolam en to del bacillo del tifo n on rie· sca: perchè non si adot.tano fra i metodi speciali quelli che fino ad oggi meglio abbiano corrisposto, scartando tutti g li altri. Ma qui ~ l•e11e ricordare che la. st~ssa. abbondan7.a dei metodi è i ndizio ehe nes· SUllO di essi dà risnl tat i sicuri! :Anche o.pplicanclo t.utti i m etod i anticbi o recenti fino nd oggi desc:;ritti, e rit>etenclo gli esami a diversi intervalli, quando trat.tasi di ident.ificare i l baeillo del tifo, non rare volte si rimane incerti, se pel complesso dei var1 caratteri il microrganismo isolato si debba ritenere come un autentico l:.acillo del ti fo, o pinttoslo si debba ascrivere al gruppo rlel b. r·oli. Nei ca.:;i in cui i risul rn.t i sono dnbiJi o addiri ttm·a negtl.tiYi, si di\!P · che lf\. presenza nelle feci del colibacillo e di tutti gli altri mi· crorga !! i"m i che costituiscono la flora i n tast.inale ostacola, n ei mezzi

artificiali di coltura, lo svi luppo drl b. del tifo; donde poi derivn l:t diJHcoltò. o meglio l' i mpossibilità di isola.rl o. In altri t;ermini lo svi· luppo del colibacillo sMeùbe cl' i mpedimen to all o sviluppo del bacillo ti fico, di guisa che quest' n ltimo passerebbe come inosservato. E qne· st" a.zione diremo o~ta.cn/ante (messa in evidenza da Grim ber t) sarebbe e:-;ercitata non solo dal b. coli, ma anche ùa tA.nti alt.ri batteri. Però una. tale difficoltà s'incontra non solo quand~ si cercn. d' iso· lnre il bacillo del tifo dalle feci, ma anche quaudo trattasi di do>erlo isolare da mis1;ele artificiali . .Per spiegn:-e siffa.tti insuccessi si a~l· mt-tte cl1e l'influenza della vi ta in comune co l coli baci llo faccut j)t:·nlere al bacillo di Ebert.h le p ropri età caratteristiche. . 51 Il Remy (l ), il q naie negn, l'azione ostacolante del v. coli non tlissimula le d ifficoltà d'isolare il b. del tifo in un mazzo in cui esso h'o\·a=-i mescolato al b. coli. Ritiene per altro che dalln. vi ta in 'comune


::ìULL1 lSULAìllE;\TO nEL JJACILLO DEL TH'O

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le proprietà caratteristiche dei due microrganismi possano essere profondamente modificate : il (, _ cnli perderebbe le proprietà di fa-r fermentare il glncosio e tli formare indolo, il bacillo tifico perderebbe la proprietà lli agglutiuarsi sutto l'azione di nn siero specifico. A.llorchè l' Elsner p) dell' ist.itnto di K och, comu nicò di aver trovato un metodo, mediante il q mde l'isolamento del bacillo hfìco dalle feci ·.lei tifosi potevasi compiere non rela~iva façili tà, siccbè egli in 17 esami di feci d'individui tifosi, ben F• volte potè dimostr~l.re la presenza de l bncillo tifico, non pochi batteriologi e clinicj si clettero a sperìmentarlo. Il Lazarns (2) riferì che i n 2 L casi ottenne risultat-i che si accorda· Vt\nO con quelli eli Elsner. Il Brieger ('~) riseontrò qnasi :-lCIDpre, f}Uando vi era febbre, nelle feci d~i tifosi da lui esaminati i l.a.cilli ciel tifo. Se la. febbre scemav~., diri1inuivano pure i bacilli Il Silvestrini (4.) nelle fec i ('nelle urine dei tifosi isolò forme batteridte che a-çevano molti dei earatteri dl'i colibacilli ; ma nelle culture in gelatina di Elsner si presentf\V<LDO come quelLi del baci llo ti fico, cioè con 1\Ccrescimento len to appena app&.riscente. E così nelle miscele artiticiali dj l1. c·oli e bacillo tifìco, il Gauthiè(o) sarebhe riuscito a riprendere il hncill<l tifict) molte voltP, n.nche 6 o 7 giorn i dopo di averli m~>scolati. Il Remy (6) giovandosi di una gelùtina speciale p otè isolare il bacillo del tifo quattro mesi dopo che era stato meseolato al b. coli; ma, come già si è dett.o innanzi , con profondt> rno<l ifi cR~ioni nelle proprietà Mi due microrganismi. Il Rietsch (7) dalle numerose esperienze istituite in proposito sn di\ ersi campioni di b. del tifohapotuto rilevare che sei! uontatto avviene nei mezzi nutritivi (soluzione di peptouel, i bacmi del tifo non resistono olt.rEI i 4.-G giorni; se invece il contatto A-vviene nell' a.çq nn., i. bacilli del tifo resistono fino a 30 giorni ed anche più. Il Retout (8) al contrario, malgra,1o avbia fatto numerosi esperimr nti, non è mai riuscito ad ottenero risultati positivi . Infìne Chantemesse, (f.l) GrimbeTt, (10) VatheleL (Jl) so:;tengono che I l ! Zeit.~chri{t f, 1/!fgìe•te un •l /11 {ectionsk r . U.l 21, m1:;, (!) llerlinet· klitl. \Voohenscllri{l, u. 49. 1895. q, Deuhclle mect. ll'ochen sclll'i{l, n. 50. 1895. (4) l.a •etlimana mtàica dtllo stcrim eu/.,lr. t S~•; . 131 'rhi•e de 'rl)ul'l)ufe, l 899. (6) L c. 171 :ltaneille medic11te, n. t 7-18, 1903. (t!J T~ttse dii f>ru· i$, 1898. 191 Semailte tnéJicalt 1894 ( lt)j s . . Ocie/é de b•ologie, t 89&. 111 ) Ann. de l' Inst. J>,ultur, 189~.


721.

e assolutamente impossibile, a qualU11f!Ue metodo SÌ ricorra, isolare iJ bacillo tifìco dalle miscele artificiali. E presso a poco eguali giudizi ~ono stati emessi intorno ai molti me· todi fino ad oggi descritti, compreso q uello di P iorkowski, che da alcuni ricercatori è stato ri te nn to $ U peri ore a l metodo d i Elsuer per la rapidità dei ris ultat i ; ma passato il quarto d' ora di celebrità (mi si perdoni la frase), anch'esso al pari dei tant-i ~\Itri è quasi caduto i n abbandono. In questi ultilni anni ha. incontrato gran favore il metodo Drigal~ k i Com·adi, (1) il quale, a Jire il v_ero, merita d'essere tenuto nella m a~­ sima considerazioJte pei risulLa.t.i oltremoJo eccellenti che dalla sua ap· plicazioue si possono ottenere. N elle Typlw.~ Sta.tionen che :;i sono stabilite in alcune città del uoufine sud-ovest del la Germania, uon lo scopo d ' impedire il diffondersi dell'infezione tifosa, ordin;~r.iamente viene adoperato il terreno unt ri t ivo Drigal,:;ki-Conradi per b dimostrazione diretta del bacillo del t ifo, sia nell'organismo ma lato per vi~ dei secreti e d egli escreti, sÌ!\ n elle sostanze alimentari. }.[a. anche al metodo Drigalski -Uon ra.d i ::;i sono mosse delle m·itiehe; il Bonjean e l' Ogier (2), lo Stertz (3) e il Cambier (4\ d icono d i n on aver avuto qnei risultati che si ripromettevano. L o stesso Endo (5) assistente all'istituto pr ivato di Kita:sato non si dichiara sodJisfatto del metodo Drigalski-Conradi, e propone un altro metodo d a lui ideato, eh<', a q nant.' egli afferma, darebbe risultal·Ì migliori. Nelle 1!Jt>ha.s Stationen, oltre al t.erreuo di Drigalski, è messo in uso anehe il terreno di Endo ; e secondo riferisce il dott. Kli nger (6) primo assistente alla staz iono di Strasburgo, dagl i esami com parati vi, isti Luit i coi dile metodi, di ce ntinaia di campioni d i feci e di uri ne di tifosi o d i sospetti tifosi, è risultato che il metodo d i Endo è superiore a quello di. Dngalski. L . L ofrier (7) dice ch e tutti i terreni nutritivi per la dimostrazione del bacillo del tifo n elle feci rispondono male o assai n1ediocremente a.!l'esigeu ze teeuie;h e, efl espone quali, a s uo giudizio, debbano essere (l} UciJer· ci n \'er[aln-1.11 der· 1'!/)Jfmsbacìllen, t Zeìisclrl' f 11!1(} .• !90~) -

(2) V. Lt •ol d l' n m. 1',.oili d' ll!jgie••e pa t· BnouARDKL el MosNv. Paris, HW6. (3) Z etlschr (. 1/yg, 1!103. (4) Ctmt •·ib•ttit>tt <i l' cl~tdt d et ca ux !llimmtoir·ts - .llethodc de re.:herche dii bacllle tvpMqut . Pari~. { 901. (5) lle ~er t!ill l'uf~tlr>'t•• z•nt ,\'aç/uccì5 de1· Typlmsbac ìllen. (Aus dem priva tin~ti l ut \'OO rru/.

Dr. S. KtTA • n o) (6} /,e • Typluu

Slt~ljrfltm • •lf ll•• (ifrmon itt nella <l'igìe>te e di l l.lllìlà puh/1/lw . 11.. 1906). t7) /)m lui•'" mr.t/. Wnclten .< rllf'., l!lU;.

tolla cont•·o il li(o (Dott. MINELLI. Ri vi$1,,


SULL' iSOL.Um~'l'V DE L BAOILI,O DP.:L TIFO

725

i punti capitali di un terrenO 11UtritiV0 1 che possa servire a mettere in evidenza. il bacillo del tifo nelle feci, anche se esso si trovi in numero scarso di fronte agli altri germi e specialmente di fronte al b. coli. Pel L tiit1er il migliore t erreno nutrit i v o è l' agar al verde di malachite proposto daHolz, percbè in que:sto me7.ZO cresce bene 1l b. ti.fico mentre il b. coli cresce stentatamen te. E qui volendo, potrei passare in rassegn<t i varì metod i fino acl oggi messi in uso per isolare e identiiìcare il bacillo di Ebertll, e potrei anche riportare i giu•lizi che sono stati dat.i, circa la loro efficacia; m Q. ben a ltro è lo scopo del presente lavoro. Riassumendo i vflori giudizi, di tutti i metodi"si può dire che i riiultati i q uali si hanno dalla loro applicaz ione, soeonclo alcuni sono buoni, secondo altri sono dubbi e, il piit delle volte, negati vi. In ultima analisi r opinione dei piit è questa : che t.nt,t i i metodi rie.oeono, allorchè per esercizio analitico vogliasi ricerca-re il bacillo del tifo in un'acqua o in un liquido qualsiasi, dov 'esso sia stato in trodotto a disegno, ~ che disgra-ziatamen te assai ben diversa presentasi la questione, q n anelo si t ratti d' isflh\rlo da n n' acqna so:;pett.a. o d11.ll e urine e dalle feci di presunti tifosi.

*** Ora, lascia.nL1o Lla parte i metodi basati sul diYerso modo dì comportarsi rlel ba.ci Il o ti fico nei difi'erenti snbstrati nutrit.i vi, rimane a vedersi qual valore abbia i;er l' isobmento del bacillo di Eber th il rnetodo biologico! il quale7 come ~i sa, si fonda snlla propri etì~ che possiede nn siero specifico di agglutinare il bMillo tifi.co e di non agglutinare il b. coli, al meno in dati rappor ti (1:50). Non vi è d ubbio che un tale nwtodo d' indagine debba oggi essere considerato della massima importanza: e ciò viene q notiùianamante confermato dall e numerose r i(·erche che si praticano intorno n.l potere agglutinante dei si&ri . S petta allo S chepilewsl; i (l ) il merito di avere pel primo pensato adavva.lersi dell~:~. propri etit:~gglu tinanted iun siero per isolare in un'ac1i ua. sospetta il bacillo t ifico. E J ecco come egli procede: dissemina l' acq nu. nel brodo, e t.iene al tennost.cuo h1. coltura; dopo filtra per ca~ta, ed aggiunge al liquido fì ltrat,o il siero antit ifico. Stempera in soluzione fisiologi ca il depos ito (lei germi agglutinati, raccolti eolla centrifugazione, e con esso f'~t le (·nll nre flll agfu· lat.tosato al tornasole.


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~CI,l."I~OL•.\~IE:-.'TI) UEJ. llA CIU.O I)~:L T IFO

Es~eudo

venuto a conoscenza del suddetto metodo m i propo5i di :;egnire un proceù imento i nvet·so,· cioè di produrre l'agglutin azione dd b. coli in vece ch e q uella del baci Ilo tifi co, giovandomi della proprieu\ agglut inante tlì un siero anticolibacillare polivalente. Ritenevo che a questo modo, doYendosi fare un esame Ji fe ci, unii. vol ta l iberato i l campo dal b. coli, il q uale, come abbiamo visto. ostacola per la sua presenza lo svi luppo del bacillo ti6co, e lo fa confondere, il compito d' isolare e identi fi care il ba0i llo del t-ifo s i ren· desse assai pii1 f~Lc ile. In altri termini mi pareva logico il supporre che specialmente per l' e:;ame delle feci di tifosi o sospetti t ifosi, un processo il quale dete rmmasse l' agglutinamento del b. C()/i meritasse d'essere preso in se_ria considerazione ; e perciù c redetti bene di rivolgere l e mie ricerche a siffatto studio. B ormai un fatto ac(!nisiLo alla ~cieuza che la s iero-reazione & ap· plieabile non solo al baci llo del tifo, ma anche acl altri g ermi. Si ~n pure che colla. siero-diagnosi, nel magg ior numero dei casi, si può dif· fer enziare il bacillo d el t ifo dal colil>acillo, i l quale n on si aggluti1<1~ mai se il s iero specifico viene opportunamente diluito aimeno al h· tolo d i 1:50. vero che esistono dei bacilli del tifo che n on sono a..1:· glntinabili col s iero antitifico, e che riesce perfino negativa la prom del Remy, il q uale, come è n oto, propose d'inoculare ogn i due giorni in una cavia 2 eu. di brodo-col tura del microrganismo ùi d ubbia d iagnosi, e dopo q nindiei giorni d i tA.le t ra t tamento saggia re la l'P!\· zione ~gglutinante del siero clo21la cavia rispetto al bacillo del tit'·) autentico. Ma bacilli del tifo che sotto l'ar~ ione del siero specifico Mn restano agglutinati costituiscono una eccezione; la massima par to.? •li essi risen tono l' in Anenza agglutinante d el sie ro. Può dirsi l o stesso ùel g ru ppo del b. coli!- Quest'è precis~m e ute il problema. e lle senza alc un preconcetto mi accinsi a risolvere. Qual'lm a me fosse ris ultato che uon n n dato siero anticolibaci llare si f0sst1 ot-ten uto l' aggluti namento :::e non di. tutti, almeno dellR- mRssi ma parl r degli esemplari di b. coli, poteYo be ne appli care il metodo b iologir·ol per la ricerca del b. de l tifo, ogni qualvolta c he quest.o g erme fos:->t.' venuto a trov;~rsi commisto al colib'lc illo D' al t rr.\. pn.rte u on potev o, n è do vevo t r rtscun\ r e ciò c h e d11, àltri sperimentaf.ori e ra stato u ot-itt.o a llnesto proposito. Il primo ad istituire la. prova. sull' agglut inamento del b. coli con s ier o di sangue di ani mali inocuhtt.i con tali germi fn il Griiber (1': questi vid e che i l si ero in detto modo ottenuto ~i comport<t:va rispeftll

t


SUL!; JSOLAME~TO lJEL BACILLO DEL TJI<'O

al b. coli così come il siero autitifi0o si comportava ver::;o il h. del tifo. ' Il Duhram (J) a l pnri del W olf-Sidney t2) ebbe ad osservare che il siero di nn animale immun izzato con un campi011e d i coliba.cillo, agglnt.iull.va eletto campione; ma non agglutinava affatto, o t u t to al più molto debolmente, altri campioni. Il Bensaude ( 3 ) dopo i risul tati pressochè negativi ch e l'Achard l-±} al pa.ri di Duhr,~m, cou-;egni dalle sue esperienze, espresse il parere .che il siero ùi sangue degli animali infettnti con colibacill i non. acq uista. pot.erc agglntinaute. Il Rodet (G) notò (e le sue nsservazioni s0no Lli massima i mportanza), che i numerosi campion i di b. coli coltivati per diversi mesi sull'agar si erano resi n.ggln tinabili, e che viceversa quelli isolati rìi recente non risentivano punto l'azione del siero. latta. (6) sperimentando su un gran numero di b. culi, potè accertarsi che il siero degl i animali inoculati con b. coli manifestavasi eostant.e· me~te con forte potere agglu tinan te Yerso tale microrganismo (l : 3011;

l : 500 ; l : 1000). Da lle sue esperienze risultarono questi due fatti: « l o che ii siero di nn animale inoculato con una coltura di b. coli aggl utinava fortemen te solo il b. coli iniettato all'auima.le, mentre verso gli altri b. coli. il siero si com portava nello stesso modo del siero normale, oppure Ii agglutinava poco più d~l siero normale; < 2° che dalle feci dello steRso indi viduo si possono isolare in diverse opoche 1J. coli che, studiati col fenomeno dell'agglntinaziou t>, sono gli uni d iversi dagli a lt.ri » . Anche il Di Donna (7) che pure si è ot:cupato dello stesso argomento: rilevò q uest'ultimo fatto messo in evidenza prim!1. dn. l atta, e di più constatò che « i bacjl!i del g rup po b. coli, i quali non possiedono la. proprietà d i agglutinarsi, iniettati ancLe a forti dosi non producono nel sangue del c0nigl io sostanza agglutinante, e che al contrario possono acq n ist n.re tale pro priot.it se per di ver;:;i mesi vengono colt.ì v ati snlJ'aga.r » . Osservò pure che «il siero Ji sangue di nn animale immuùizza.to con un coliba(;illo può !l.gglutinare un aJtro b. f·oli nello stesso rapporto nel (0 V. Précis <le mir,rob lolopie cli111que •ii F. SE7.A!>•;o:.: . - Par.s , 1906. (t) Beitriiye zur l.eh>·e dtl' Agfll~<linatintt, m•l l>esun.J.wer IJe~••g•ulhlll~ au( die /Jif(el·eu~irung dtl' Coli und ProtetiSflr uppe uuà aut llie ,lfisclt ìn(eclinll IC• nll·alblnlt { flc11a , [1,1. X X V, 4899).

(3) L e phér&omene d e l'arl!l l ••tinnlion de< micrllbt•s ( Tilt<r. de Pm·ìs. 1 ~97) . (41 Stt,. l'agglt~tirwtitm tlu àiv~rs èc!ltw 'iii<J,t.~ de.< IIM11les d'Hberlh e de b•tetll•~ pnratypltiqut .; . IPrtsse '11/edt cale, 4896). (5) Journal (/P. Phy&illl oo•e rl palhnlogie, pnr Bouc uAR n ~t CIIAHRII'. (61 Zeitschl', (. 1/y(l. un d fil{<'cl ifllllkr., 19 11. (7) Allnali 'd' lgiene ~ptri ·,.ent,.lr, 19112.


l:)l:LL' ISOL.UIJ:::\'1'0 DEL BACILt.O DEL TH"O

•tuale agglutina il rispettivo bacillo, senza ch e per questo i due batteri ! 'O='i<tllH• dirsi identici, percbè può non Terificarsi il contrario • Il Besson (l) d.ìl:e che non si può aff"at,to contare sulla siero-diagnosi nelle infezioni da b. coli; pen:hè i i siero degli animali immunizzati con coliba<.;illi, ha proprietà agglutinanti solo rispetto al b. coli adoperato nelle inoculaziou i. I risultati sona invece n egativi con campioni di colibacilh legit.timi di provenienza diversa. Ma non mancano ricerche le quali dimostrano una notevole specili· cità del saggio :,iero-dia.gnostico del b. coli. li Yan de VelJe (2) avendo immuni zzato nn cavallo con b. coli, ot tenno un siero che agglutinava 21 HU 23 campioni d i diversa pro,·ellt C'nza; e !Solamente s u -:1: ca. m p ioni esso non esercitava alcuna azione. Anche De Rossi (3) ebbe risultati j)ressochè uguali, giacchè un si ero di coniglio, inoculato con nn solo campione di b. coli, aggluti· nn.va al tri 14 campioni di provenienza la più svariata; e il siero di un secondo coniglio, immnniz:.::ato anch'esso con un solo colibaci llo, a1·eva la proprieta dì agglutinare 3 diversi esemplari. Da quanto fin qui ho esposto, risult.a chia1·o che sn tale argomento 110 11 nncora è stata detta J•uJtima parola.

II. Per la di!:iparità d i opin ioni circa il modo di comportarsi del b. cfJii Ti :::petto ad un siero, volendo risolvere il quesito propostomi, a me cunveniva inna-nzi tutto istituire una sorie di esperiénze per saggiare il grado di agglutinabilità di molti campioni di b. coli, os:o:ia di quelli adoperati per l'immuni z:r,azione degli animali e di mol ti altri di di n'ere n te provenienza. Cominciai du nqne col preparare un siero a.uticolilmcillare, iniettando ad a lcuni eoni gli parecchi campioni di l1. coli. Dalle feci d i 7 individui in perfetto stato di salute isolai 7 esempl!l.ri J i (,. coli, e per la. loro identi ficazione tenni, più che ari altri, ai seguenti caratteri: 1° a l particolare aspetto delle colonie nelle colture a piatto SU gelatina i 2" al nlOÙO spet·iale di S'ìÌiuppo s ulle patate; 3~ alla coaguJa?.ÌOne del latte; 4- alla pro<'l uz.i one doll' indolo; 5" !ll la. produzione di gas nell"agar g lucosato (prova ùi Gennano e Maurea) : 6• all 'assenza Jl·ll'agglntinazione rispetto nrl nn siero spocitico antitifi co.

{1, T.:olim m croln<Jlil!lirll ' .<il'l·rJlrr.w :r •c

et• c~ntm tul111t f. llakl . l lMl . .;so A >lllll/t d '/v ic'JJt sprt·im e<~ l••l•', lflnl .

Tr.,.1nz'ouo il.cl.~ n o. - To ri uo, l 9u:t

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::òt: LI••1 1S lli.A~!E :\'I'U 11EI. B Al'IL LO IJJ•; r. 'l'U'O

7::!lJ

P er l'immunizzaz ione presc~>lsi cinqne conigli, i quali all 'i nizio de ll e in lezion i pesa vano: Coniglio ((, -» b -,. c --

gr. 1700 »

1410

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181)0 l 1)2()

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» HMO

L'inoculazione ordina riauleJl te si faceva nel con netti vo sottol'ntaneo rlell'addome o anl·he nel dorso, () ~enivano adoper ate coltu re in br odo in dosi gradatamen te c reseeuti. P er le prime iniezioni mi avvalsi di colt ure attenuate col calore, cioè el i col t ure sottoposte alla témperatura di Gù" C per lG minu ti; dopo adoper ai colture vive. ~iccome i campioni d.i /, . cedi erano in numero d i 7, nella p rima serie di esperienze per nna set.timana di sE>gn ito ogni g iorno ero uso ad iniettare ai conigli una data quantità di coltura, hon inteso, di nn differente campione di b. coli, c trattata nel moclo innanzi detto, cominciando t1al b. cot~ n. l pe r finir<' al b. coli n. 7. Qnesto processo, a dire il ,·ero p1Lrecchio l nngo, iu uni!. seconda serie di esperil'n ze fu modificato. Esso per ò, secondo il mio m orlo di -vedere, of1'rin1. il ~il.ntf:lggio d i un'i mmnni zzazione completa degli animali c.h. parte di tutti i cam pi oni tl i b. coli impiegat i e, aggiungerò anc he, in •lns i perfet.tA.mente Pgnali . Crodo bene d i far r ilevare ch e com inciai con tlosi t)iccole per e vitare l'inconveniente di indurre nei conigli una g rave H'rfe zi one o intossica:;o;io ne, le quali potessl'ro poi causarne la mor te. Adi onta di tale precauzi o ne, tntti i conigl i a lle prime iniezioni n e risentirono gl i effetti , i quali erano resi m ani festi da nuo sktto di deperimento (sensib il e diminuzi.one del loro peso). Ebui a notar e c he, nel punto dove capitava J'inie7.iOJI<'1 non poch e volte si fo rmavano dei n od uli d'infiltrazione 111olto <l ur i c clisc1·e t a m ente gros~i . i q nnli mai suppuravano . Tra un periodo d'ini ezi rmi e quello SUl'cessiYo d' onl i1Jario l a s~ i a ,·o tras!.:Orrere cir ca qnindici giorni; ma ,;e notavo che il p eHO degli a nimali era scemato, o rid ucevo !11. q uantit à d i C1>lènr a da ini ettare: oppure sospe-nd evo per qualche tempo di pmt ica.re l'inocnlaz ione . ..A. questo m od o il processo d'irumunizzazione durò quattro m es1 Cir<:8 · Dei cinque co lligli, uno (il c) vers0 la fine de l no mese mon, pn n 1 11 ch'i·o potessi rican\1'1 16 il !'!Ìer o.


SUI, L' ISIJL A)J E~TO UEL DA C I l.L11 O l:: L 'J'HW

A.l termine dell 'immunizzazione 1 con igli erano, ad ec.neziotH:' h•ll'ulti mo, aumentati di peso: Conig li o a = gr. 1 ""180 b' == ,. 1870 d= » ] 680 » l! == >> 1420)

I quattro conigli superstiti, •e on cntte le norm e dell'asepsi, suhirono il salasso della carotide destra. P er studiare il potere agglutinante dei quattro sieri così ottenut i, seguii la segnen te tecn ica: Non adopera\O colture in br·odo, ma patine bat,teriehe di colture su agar che, secondo le indicazioni di Pfeiffer e Kolle (1), sospendevo iu soluzione fisiologica di NaCr (0.75 p. 100). Raschiavo la patina delle colture, fatte su agar rappreso a becco di flauto, la stempera"o prima nell'ac(tna di colldensazione, e poi nelJ.a soluzione di NaCI <>terilizzata, che aggiungeyo a poco a poco alle provE~ tte nella pro porzione d i 10 cc. per ogn i coltura, rimescolando sempre. In tal modo ottenuta l'emulsione o meglio la sospensione batterica perfettame ute omogenea, (la quale si riconosce <.la nn intorbidan}ento lattescente uniforme) la distribuivo in pro,•ette del d iametro interno di i mm .. nella quantita di 2 cc. per ognuna, vi aggiungevo '/ ,. di cc. di si ~:~ ro. diluito an<:h'es ·o in soluzione fi siologica secondo vtwii rapporti. t? cosi stabilivo il grado di agg lutinabilità dei diversi campioni pre~i in esame. Mettevo le pro•etLe al termo~tato a 37" C, jndi procede.>o all'osservazione. Si sa cl1e se h ~azione è posit iva, quàsi sempre dopo due ore la si rileva aù occhio nudo. Ad ogni modo, se Jopo questo periodo di tempo eon l'occhio non riconoscevo la presenza eli fiocche t.ti nel liquido, facevo l ' es~~.me in goccia pendent.e; perchè è noto che mi croscopicament.e pnò esservi agglutinazione manifesta, mentre il fenomen o ll ()Jl si percepisce ancora ad oc:chio nudo. Nello studiare il differente grado di agglutina bilità di un micrMganismo rispet to a.Jl'azione di un siero specifico, io ritengo che sia necessaritt l'una e l'alt.ra i ndagine. Anche a questo riguardo ·gl i li.Utori ba.nno opinioni differen t,i. (Jo,;i p. es. il Kolle dà la prd'erenza all'osservazione macroscopica, men tre lo Steru vuole che l'osservazione sia unicamente microscopica ; il \V alter (2) invece, pur riconosce-ndo che cer to ùeterminazioni preci~e I l) Ztu· U ifl',•:·e•lfifJld iayliOSf- drr

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:;i possono effettuare solamente col micrc>scopio, è del parere che per la pratica ordinaria basta l'os:>ervazione macroscopica. Nel caso mio in tutte le prove la sieroreazione fu da u1e saggiata, sia in vitro, sia col metodo estemporan~o in goccia pe udente~ auche più volte se il fenomeno appariva neg<ttivo. Usavo sempre colture della stessa età, cioè di 2-:1: ore, in contrazioni forti e debol i, per evitare quella causa d 'errore clie talora occorre nella sierodiagnosi, e che va sotto la denominazione eli fenomeno wwadOSt>O riscontrato da Ei;:;enberg e Yolk (l) in sieri di sangue rh animali immunizzati dopo lungo tempo di conservazione, ed osservato nel siero fresco del sangue di ammalati di tifo addominale per primo elfi. De Blasi (2\ e poi da Cerrito, I atta1 ~oggera th, Su.bli e !:icheller. Le prove furono da me fat.te prima sui sette campion i ùi u. coli adoperati per l'immunizzazione dei conigli, e poi su altri :lei campioni di b. coli esistenti nella collezione del laboratorio, coutrass~gnat i questi ultimi co i N . "27, 28, ~0, 30, ·!O, f>G. In ognuno dei detti ca m p ioni feci agire i q nattro differenti sieri, cbe per brevità, corrispondentemente ai conigli siero-produttori, distinguo con le lettere dell'alfabeto :1. jj. 1J. E. rer ciascu no dei campioni di b. culi, presi in esame, furono studiati quest.i rapporti tra diluzione di siero ed emulsione batterica 1: ~O; J : GO; l : 100; l: 250;

l : 500; l : 1000; 1 : 2000; l : 5000. Hi.as:;n m o nelle d ne tabelle, che seg\wno, i risultati otteunti: 'l'A OELLA S I lì.fll

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Per la mngg ior parlo s i l'Vb(' reazione positivn nel rapporto d i l : l 000, p er a lcuni anche n el rapporto d i l : :!000. Il b. coli 2 in\·ece si ngg loLinò solo uol r.\pporto di l : .30 col siero A, o ne l t·l•pporto l : 250 coi sie ri il. D. E.

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(' l lu 'lu esla. C•>me nelle allrt• lal•cll•: <HCCP~.<Ive. re.; ta COII''•Jnuto ~he il ~e~uo J1t)..:iriva , ìl segnu- \n1lh:a re)a%iono ot•gaan·a, ..- Il ~.,~ nu ± irHfica rcl zioue tlll hhia.

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ct ) Zeilsclw. f. Il!J{J ., 19M, Ho1. '.0. ('!)

Annali à'lgitlle .~perimn•lale.

o~ptdali di 1/oma, F:~s.

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llnllrt!wo •161/a S••ciela /.n rHi lill•lll drgc•


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llapporto fra siero ed ewulsiu ne batterica

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Furono istituite le prove in concentrazioni forti e in concentrarcioni deboli. Il fenomeno fu costantemente negativo tranne in tre casi, in cui l'osSt"rvn7.ione in goccio pendent-e fece rilevare rari piccoli ammllSSi sparsi qua e l.ì. nel campo microscopico; ma solo nel rappor~o di l : 20.

+

+ +

A vendo a mia. d i:-: posizione ;:; es e m p lari di bacillo del tifo, i quali facentno parte della coll ezione del laboratorio (N. 47 .47b .47r . 55.801, saggiai anche sn d i essi se i quattro sieri spiegassero a lcuna azione. Riport(t in q nE'sta tabella. i risultati : TAilEl.LA III. ~ 1 E

n1

Tifo A

-4 7 4.7b 47c

55

so

Il

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+

{)

l

---1 Con-

tn·llo

1

napporto rra siero ed emulsione halttr.ro

Furono fatlo le pro1·e in concentrat~ioni deboli e forti. li fenomeno fn costante' mente nt'gativo. ma col s.ioro B sui campioni 47, 47b, 47r fu poRith·o nel rapporto d i l : fiO.

1 i

l

l

D<lllt> rabelle su esposte si rilevo. clae i CJUaf..tro sieri bauuo clet.er· 1r i nato anche in c-oncentrazioni a~sai deholi ( l: 1000; l: 2000) Pagglutina7.io ne di tutti e sette i campioni di ò.·coli che servirono per l'im· mnnizzazione dei conigli, e che invece non hanno esercitato alcuna azione su altri :-;ei campioni di b. coli di prov-enieo~u diversa. I uoltre risulta che uno doi sieri, precisR.mente il B, produsse l'agglutinazione dt:>i tro campic11t i di b. del tifo n e l rapporto d i 1 :GO.

•*• X on J>ngo di t.rtli risultati volli prof:edflre ad una. seconda. serie di es penenze. A ,c i n q ne 1dtri conigli inietto i sei campioni che non rimangono pnnto agglnfi Mti, cioè i N. 27, 28, 2~), HO, -l-6 e GG, fa< ·enti parte della


Sl'Ll/ l~OLA~IE~ L'O Lli':L BA CiLLO Hl<: l. 'l'IF\1

7i.\3

collezione del laboratorio, più altri sei campioni che isolo llalle feci d i di versi i n di v id ui. Allo scopo di guadagnar tempo per l' immunizzazione dei eonigli , questa volta. adotto un altro sistema, cioè per ogni campione faccio le colture in brodo, e dopo :H ore di sviluppo di ognuua prendo uguale quantità, e la rimescolo insieme alle altr~ in una bottiglia. di Erlemmeyer sterilizzata. l\Ii servo di questa miscela per le iniezioni. Come neìla prima serie delle esperienze, comincio coll'inoculare ai conigli colture riscaldate per lo minuti a 60° C in pi ccole dosi, '/ 2 cc.; man mano ne aumento la qu~1.ntità, iniettando in ultimo perfino 5 cc. di coltu re vi ve. Contraddistinguo i cinque conigli con le lettere d ell 'alfabeto (. y, h) i' l . Pe.~o dei ronigli all' inizio clelle iniezinni:

Coniglio f.== gr. B2tl » {/ == » 1350 • h » 1380 » 1290 » » 1210 l Essi subirono queste inie?.ioni: Giorno 4: febbraio Ùl():-, - cc. OJ>O d i col tu re riscaldate per 15 minuti a GO" C . '? 14 }) - cc. O. l ii i ll. id. :t 21 » - cc. l id. id. ~ marzo 190:"> cc. l di col ture vive » » 8 -cc. 2 id. '!> » id. 14 - cc. 2 ')o.). ~ _., » -cc. 0 id. » 2!) ' • - cc. 5 id. Il giorno 7 aprile pratico a t utti il salasse a lla carotide tlesLra con le regole dell'asepsi. Il coniglio h, per un incidente O:lcorsomi, m orì d urante il salasso; ma fortunatamente si potè raccoglierne il sangue. Tutti i conigli, tranne uno, ad onta che le iniezioni si fossero suecedu te a brevi intervalli, crebbero sensibilmente di peso . P erò è da tener presente che essi erano giovani (allievi), e quindi continuò in loro il naturale sviluppo. Peso clei conigli al tet·mirte delle iniezioni: Coniglio f. == gr. 14GO • g. » 1G50 » h )o 1320 » t " 1070 l 1> 1700 o

\}

==


sr l.l." TSOL.HlEX'fO llKL TIACILL.O DEl"' TJ.FO

•• A.wnù0 deciso. nel corso di qnesto esperienze, di estendere lo mir• ril'fir ch e in m od o comparativo anche all'azione agglutinante del siero ant it ifìco, ottenuto clall' inoculazione negli animali di più campioni di bacill i tifìci, in pari tempo procedetti alla immunizzazione di alrri c in que conigli coi cinque esempla,ri di bacillo di Eberth esisten ti nelhl collezione del laboratorio e· contrassegnati coi N. 4 7, 47b, .J:7c, l);), ·"O. Cir cn. alle modalità. per le iniezioni e al tempo impi egato nel compierle, adottai le s t esse norme seguite per l'immunizzazione rlei conigli ris petto ai 12 campioni eli b. coli. Questi conigli furono distinti con le lettert> 1n. 11. o. p . q. l'e.<~!) dei nm i!Jli ciii' inizio delle iniezioni: Co11i~li o m. == gr.13~1)

»

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n == » 1-! 80 () » 1400 p . =: » liSO q_ =: » 1iJ00

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'l, ra::crÌ \0 quaudo el;bero l uogo le iniezioni e la q nautittt. di coltnrP. a clope rate: (::.ior110 li feb braio 1905 ==cc. O.i>O di colt ure riscaldate per Iii minnti a. 600 O. »

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==cv. o.10 id. ~ ==cc. l id. ~ ·~ n mnrv.o J 00 ;) =cc. l di colture vivo Ili ==cc. 2 id. "' )> 1! 1 :=: cc. 2 id . :l(i » ==cc. 3 id. -1: aprile l !l()<) == cc. Ì) id. li'

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id. id.

l)roC'etlo al f:alas~o ciP-i e inqne conigl i, così immuni>~zai..i , il giorno 15 AJH'i) e. A ne ha q n es ti con i gli 11.11 mentarono di p e i'O per la stessa, ragione che ho ac(·en uatn innanzi. l'e.~o

rlf' i con igli al termine delle iniezioni: Co11iglio m == ~r. 1G30 » » 1500 11 ==

• » 1>

o =: » 1520 p =: • 1390 q ==

1>

1725


l:'er uniformità di metodo, e,l am·he p er lo scopo di non iugenerare <:Oilfnsione, des ig no pnrc q nesti s i.eri. con le le ttere maiuscole, corrispondenti alle lettere minnscole con cni \OHUCI'O dist inti i con igli. ~lfmr A~ncor .ro ,\Cu,r.AJH :

F , r;, lf, I , L

.1[, N, (J, l', Q.

:-itER! .\);TlTIE'l('I:

Bct:O tJ ui espost i i risuìb1ti c he si ebbero dall'a2ione dei varii sren :-ui c1\mpioni d i b. coli e sui eampion i di uac illo tifico : TAUf:LT.A.

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TutLi i cru11pio ni s i n t;:~lutinano l rappMt.o nlt\Jifl Ìn l o di l : 2000. tr·nnno il n . l l il q unlu I'ÌIIlll-0(' ag~lu t i nn l" :>O lo Il{' l r a pp or to <l i lt('

L: 20. Così P~~~'<' è tl f'~n o di nntll il fu t.to c·he il s ioro l spiogu su tutt.ì ì com p ioni un'azi l•ne poco tllltn ii o>S tn macroscop icmnf'nte . o ~o l o ne•l rnpport.o di l : 211 e rnrnJlzl"'nt ~ nf· l t·n p portn eli l : .}0.

Per accertarmi 5e quest i sieri ~i com por tassero rispetto ai campioni di b. coli non usati nell'immnnizzazione dei conigli, a lla stessa guisa dei sieri A, D, C, E, isolai altri 15 esemplari d i b. coli (H dalle feci, l dal pus di un ascesso in un militare operato di appendicite), e su quest.i sag~iai i sieri F, Cf, JJ, l , L.


ioG T..anELLA

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11 o:nmpicno 14 r i agglutinn e oi n el rapporto l: 20: c·o~>ì pure il eompi<me 15 co n tutn i s ier·i. Il eompiort e l!) coi flit>ri li. l: il campiono 2S eoi l'ieri F, H ; JuN• tre il compiono 2•~ coi siPri F . 1;, L, s i a)Zg!utina nel rupporto di l : 2(•. , c coi l'ieri H e l si agglutina Jlt'l r!IJ•· pol'lo di l : 100. Q\tf'f'tO sll'!l.;;o <'ampiouc eoi m~ 1 1 desimi >~ieri in c:oncentrazioni pi11 deboli non resta punto Aggllllinat o. 1 ~ieri G, H. L

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27 2S

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Anclre in qnest<t seconJa serie ùi pro\e YÌene con fermato il fatt 1) ehe dei vari ceppi Ji b. culi rimaup:ono agglutinati solo quelli adoperati

per l'immtmii'.Za.i'.ione tll."gli aHimali; mentre tutti gli altri o non ri$en· tono punto, oppure ben poco, l'azione dei sieri specifici. Mi rima neva. a vedere se e in qual grarlo si aggl n ti o assero i enm· pioni di bacillo del ti fo rÌs}Jetto ai cinq ne sieri specifici da me preparati. Quattro dei cin que cn.mpioni i mpiegati per le iniezion i venucro <1t;· glutinati in modo evidentissimo nel rapport.o d i l: 0000, uno Jtel ra 1•• porto d i l: 1000, come appare dalla TAm; r.r.,, S l KR l

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R:orr•orto Ira siPro ed ernulsi<.rt·· ba n erica

Il feoomo:>no fu costontOJ11eJil<' P''' !iJtivo nel mpporto di l : 5•)!tO p~·; campioni 47, 47 b, 47 r, od. 80 '.P:, campione 65 si ebbe fl.l!'glut.nttzt~' posi ti \'l\ solo noi rappor tod't l .• Jl) '·


SULL' I::iOLA~tE:-i l'l) DEr., DAOILLO DEL TIFù

737

•*• Ma per stabilire in modo definitivo se di versi campioni di b. di Eberth si comportassero come i cam pÌO!li di b. coli, rispetto ai relativi sieri o in modo differente, a me occorreva istituire altre prove sn pa-

recchi esemplari di b. del tifo di varia provenienza. Dalla clinica medica diretta dal prof. Patella mi fu facile avere ben dodici campioni di b. di Eberth: isolati tntti dal sangue di. tifosi, secondo il metodo di Castellani. Su detti campiom feci agire i cinque sieri antit ifici, e contrariamente a r1 uanto sì era verificato pei campioni di b. coli, si ebbe t'o sempre risu ltati positivi, e i rapporti, in cui avveniva il fenomeno, pur essendo inferiori ad l : 5000, oscillarono t ra l : 2000 e l : 500.

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n fenomeno fu positivo per tutti gli e+ + i+ -: 1+ '- ' sernplari da. parte dei cinque siori. .,. II Sappi . . + + + ·+ - l Il rapporto massimo. in cui si avverava m Gorelli. fenolllono, fu di l : 2000; il rapporto mi+ ++ + l+ - ' ilnimo di l : ()00. IV Rossi. . l+ ' ++ + + - l Si agglutinarono nel r~tpporto di l : 500; _, l I Scalfuli

'

l

IV col siero N e Q ,. i l camp one -t- ;+ r l+ l - l ilVIIcancolp ione siero Q; il campione XI coi sieri M ,

VROSi ••

1

+++ -t VH Porcellati . ++++ VIII Bianciardi. -1- + + + IX Ghezzi. . . l+ + + + + X Tangini . • + + + l++XI ;\ligrari. . • + + + + + 'XII lllButi . + + + l+ + 1VI Bellavista·

l

l

N, Q,· il campione XIl col aio:ro Q. Tutti ~li altri si agglutinarono sotto l'azione dei cinque siori, nel rapporto di l: 2000 in m odo assai evidente, sia m.icroscopica· mente, sia mncroscopicamonte.

• •• Per completare le ricerche segnando le stesse norme adottate nella prima serie dell'esperienze, saggiai pure l'azione dei sieri anticolibacillari F, G, H, I, L sui cinque campioni di b. del tifo N. 47, 47 b, 47 c. 55 e 80, di cui mi avvalsi per l'immunizzazione deglii animali. I risultati fLuono sempre negativi anche iu concentrazioni for ti, cioè nel rapporto minimo di l : 2().


738

SULL' ISOLAM.EN'rO DEL BACILLO DEL 'l'H'O

Ed egualmente si comportarono rispetto ai detti sieri anticolibaoillari gli altri dodici campioni di b. del tifo, isolati da ammalati rico·· verati nella. clinica medica. di Siena.. Finalmente praticai le prove inverse, cioè sperimentai se i sieri antitifici M, N, O, P, Q spiegassero potere agglutinante su tutti i ca.mpioni di b. coli, che servirono alle mie esperienze. Nei numerosi saggi da me istituiti non ebbi mai a constatare che i sieri antitifici agissero in modo evidente su qualcuno dei campioni di b. coli. Per brevità ometto di riportare in apposite tabelle i risultati di queste ultime ricerche, nelle quali, come ho detto, la reazione fu sempre negativa. . . Così pure tralascio di riprodurre altri specchi, riguardo al tempo, -in cui, dopo l'aggiunta del siero alla emulsione batterica., si verificava il fenomeno dell'agglutinazione. In tutte le prove riscontrai che l'agglutinazione pei vari campioni del b. del tifo, sotto l'azione dei sieri specifici, in vitro si rendeva manifesta molto tempo prima che pei campioni di b. coli rispetto ai

relati vi sieri. P el b. del tifo il fenomeno facevasi bene appari~cente m media dopo due ore; pei colibacilli in media dopo 6 ore. O" n'altra osservazione tengo a riferire. Dopo un mese ai conigli immunizzati (quattro f, g, 1:, l contro il b. coli e cinque m, n, o, p, q contro il b. del tifo), pur non avendo più oltre con tinuato le iniezioni di brodo-colture, praticai un secondo salasso alla carotide :sinistra. S tudiai il potere agglutinante di questi ultimi sieri, ed ottenni per tutti risultati corrispondenti a q nelli di prima; solo ebbi a notare una certa diminuzione, ma non molto spiccata, nel loro potere agglutinante.

nr. Dopo la prima serie di esperienze mi convinsi sabìto che per iso· lare il b. ti fico, quando esso venga a trovarsi associato al b. coli, come , per es., nelle feci, non è assolutam~nte po:;sibile avvalersi del metodo bio-

logico, basato sul prìnci pio delPagglutiuazione dei colibacilli, con nn procedimento inverso a quello tenuto da Schepilewski. In conseguenza non era più il caso di tentare ]e prove nel senso che avevo prestabilito, perchè qualunque ne fosse stato il risultato, ad esso non si sa· rebbe potuto assegnare alcun serio valore . .Mi decisi invece a continuare le ricerche intorno al diverso modo di reagire di numerosi campioni di b. coli sotto l'influenza di sieri specifici appositamente preparati, nella speranza di poter portaré un qualche contributo alla interessante questione che ancora oggi non può


SULL' I SOLAME~TO DEL BA CILLO DEL TlFO

739

dirsi perfAttam~nte risoluta. Come ho accennato già, le opm1om m torno a tale argomento sono tutt'altro che concordi. Ben s'appone il Va.lagussa (l) dicèndo che "la questione della serio-diagnosi del b. coli è in generale ancora oggi un problema degno di studio, e presenta. tuttora molti punti oscuri"'· In ultimo estesi le mie esperienze in modo comparativo, seguendo sempre lo stesso processo, ad un discreto numero di campioni di b. del tifo. Dalle lunghe ricerche che io ho istituito, è risultato, a me sembra, in maniera e vidente che è addirittura. impossibile ottenere dei siericoli, i quali siano capaci di esercitare potere agglutinante, oltre che sui ceppi di b. coli adoperati per l'immunizzazione degli animali an che su altri campioni di differente provenienza. Per spiegare questo di verso modo di comportarsi dei b. coli rispetto all'attività agglutinante di un siero anticolibacilla.re: due ipotesi si possono a.mmette1:e: o che del b. coli esistono molte specie o varietà, oppure che il fenomeno dell'agglutinazione pel b. coli abbia luogo soltanto in certe condizioni7 le quali per ora rimangono a noi sconosciute. Ma a mio avviso, date le attua li n ostre cognizioni, deve ritenersi che la vera ragioHe, per cui un colisiero uon si mostra capace di agglutinare q ualsiasi campione di b. coli, sta nel fatto che le varietà di colibacilli sono molteplici, e che non tutte possono capitare nell'immunizz azione degli animali. Qnindi, pnr non negando che in avvenire, grazie agl' incessanti progres~ i della. tecnica, si potranno scoprire, oltre quelli già no ti, altri caratteri difi'erenziali i quali adesso ci sfuggono, bisogna accettare come un postulato che soltanto con la siero-reazione si riesce a stabilire la diversità di specie, varietù. o razze di quei microrganismi che s i comprendono nell'esteso grnppo del b. coli. E a questo proposito m i sembra opportuno di riferire che da alcuni ricercatori sono state isolate dalle fec i dello stesso individuo più varietà di b. coli. l atta (2) dice che nelle sue feci e in q nelle d i nn altro individuo i solò in epoche differenti, colibacilli, che studiati col fenomeno de1l 'agglntinazione si addimostravano l'uno diverso dall'altro. Così pure Vadacca (3) avendo cura di scegliere quelle colonie che al micro( l) Bliolilgia e .<ieroler apl a della dissenteria dei l1<1mh111i. ( Armali d' Igiene apet·imtnlale, l 90Q) .

(21 La aiero<.liagnostica nelle ilt(ezio,ai <.lta coli. -

( 1/endicontt del Il. !si. Iomb. clì &cimze e lei

tere, t 901). (3) Sulla prumza d i più.vm· ittà di IJ. coli ·nelt'i11teslìno UIII(IIUì. ( 1/..asuana smaita~·ia di· Roma 190~).


7-10

St:LL' lSO!.A,\l i":;\TO DEI, DACILLO DEL TIFO

scopio prese n t.a \a no q uakhe d i versi tà. nella forma., n eli 'aspetto della. snJwrficie e nel contorno, mediante l'esame delle proprietà morfologiche e co!Lurali, della \irulenza e della. tossicità, e mediante l'agglutiuazione (?) potè accertare che anche nelle feci d i un medesimo individuo si rinvengono campioni di b. coli ~ i più varietà con differenti caratteri. t chiaro dunque che sotto la denom inazione di b. coli non debbasi intendere una specie batterica ben defin ita, ma nn gruppo di germi, i q ufl-l i se anche presentano identità nei caratteri morfologici e colturali, si diiferenziano rispetto al saggio dell'agglutinazione. In altre parole, presci udendo dalle proprieta morfologiche e colturali, nel gruppo del o. coli, così come avviene per gli streptococchi, per quanto concerne il fenomeno dell'agglutinazione, si riscontrano spesso

delle di:ffere11ze, che assai facilmente di pendono dalla loro azione biologica p. es. dai prodotti e;he essi elaborano. Intorno al valore da attribuire alle sierodiagnosi, anche se si tratta d'inft-zioni sperimentali da b. coli, gli autori non vanno d'accordo, ed i più sono del parere che tale questione merita ulteriori studi. È certo però che il siero ae;quìsta proprieta specifiche, agglutinando i diver$Ì cepri di b. coli coi quali l'animale venne immunizzato. Nelle mie ricerche è degna d i essere notata l'osservazione circa le differenze, dirò individuali, rispetto ai sieri e rispetto ai germi. ilo riscontrato (fatto questo già rilevato da altri autori) che degli st.essi C<tmpioni adoperati per l'immun i z~azione de.g li animali, alcuni risen-

tono di più e altri di meno l'azione del siero specifico, e così pure tra g li animali immunizzati con gli stessi campioni di &. coli, alcuui pro· ducono sieri molto agglutinanti, ed altri producono sieri poco agglutinanti. Mi pare che, nelle mie esperienze, detta osservazione acquista maggiore importanza pel fatto cb e gli animali da me prescelti, ossia i conigli, subiron o tutti l'identi<.:o trattamento, sia pel tempo in cui ,-eunero praticate le inoculazioui ed eiJbero luogo i salassi, sia per le q ua.l ità e quanti t.1 di brodo-colture iniettate. N e consegtre che q uaudo si parla clell'atti~ità agglutinante di un coli-siero, sarà. bene tener presenti le differenze che esistono tra gli animali siero-produttori, anche se e:s;;i appartengono alla sne:'sa specie.

li'inalmente nelle mie ricerche si è confermato pure, contrariamente a q u~:~.nto si verifica coi sieri anticoli bacillari, che i sieri autitifiei hanno la. proprietà. ù i esercit.a,re il loro poter e agglutinante non solo sui campioni impiegati pl:'r l' immuuizzazione degli animali, ma su tutt i gli altri, qualunque sia la. loro provenienza . Inoltre si è ,·isto <.:he l'atti,·i~à agglntinnnte de.i sieri antitifici, ossia il rapporto


SULL ' ISOL.\~!Eè\TO DEL DACILLO D.EL ~'lFO

741

in cui si determina il fenomeno, è maggiore di quella dei sieri anticolibacilla.ri. D ai risultati che ho ottenuto nelle mie esperienze si possono trarre le seguenti

CONCLUSIONI. l • PE<r l'isolamento del b. del tifo dalle feci non è applicabile il

metodo biologico basato snll'agglut.inazione del b. coli mediante un siero specifico. 2" Non è possibile per ora preparare un siero anticol.ibacillare polivalente, il quale sia capace di agglutinare tutti o la maggior parte delle variet.à di germi comprese nel gruppo del b. coti. s• Il siero di sangue di un animale (coniglio) immunizzato contro il ò. coli agglutina soltanto i cnmpioni di b. coli, adoperati per l'immunizzazione delPanimnle, e non agglutina altri campioni di diversa provenienza. 4° n siero di sangue di un animale (coniglio) immunizzato contro il b. del tifo agglutina sia i campioni di b. del tifo adoperati per l'immunizzazione dell'a11imale, sia gli al tri campioni di b. del tifo di diversa provemenza.. 5° L'attività agglutinante di un colisiero sui campioni d i b. coli impiegati per Pimmuuìzzazione dì un animale è inferiore all'attività agglutinante di un tifosiero sui rispettivi campioni di b. del tifo.

A l prof. Sciavo, che. mi fu largo di consigli e mi fornì tutti i mezzi per compiere le ricerche, esprimo i sentimenti della più viva gratitudine.

-- - --------


742

SCUOLA D'APPLTCAZlOKE DI SANITÀ ~liLlTARE G.~ BINETTO 'Dl 01.'0-niN()-I.AEL"GOLOGlA DUlETTO DAL CAP. l\IEOICO PROF. Q. OSTI NO

L'INDICE NUMERICO DEL PIGNET NEGI1I ADENOIDEI Per il do tt. P . Mollt',.tini, t.en~nte medico a>:h!cnte

L a dannosa influenza delle vegetazioni adenoidi del rinofariuge sullo sviluppo generale dell' individuo, fu già tema di molteplici studi. Il capitano medico prof. G. Ostino ed il tenente medico E. Gilardoni, con numerose osservazioni, fatte quasi esclusivamente su militari, dimostrarono che le adenoidi danno all' individuo, che ne è affetto, una impronta sua propria., ne fanno una individualità tutta a sè, che si può riferire alla prima combinazione morf'ologica del D e Giovanni, la combinazione morfologica linfatica. Sempre seguendo .le osservazioni fatte dai detti Autori, nell'adenoideo si notano modificazioni morfologiche, che si esplicano a carico dello sclieletro della faccia, del torace, della colonna vertebrale, ecc., dipendenti da alterazioni che presenta nell'adenoideo il tessuto osseo nella sua intima costituzione, e dovute secondo le ricerche del Le-Gendre e del Gallois ad una sproporzione più o meno accentuata fra sostanze organiche e minerali. Oltre le modificazioni morfologiche, si banno nell'adenoide~ modificazioni funzionali riferentisi in i specie all'orecchio medio; al respiro, che, compiendosi nell'adenoideo stesso quasi del tutto per via boccale, si effettua con dìfll.coltà, è incompleto, predispone a.lle affezioni delle vie aeree superiori, e fa sì che la quant ità d'aria introdotta nei polmoni è minore della necessaria. Da c iò risulta cattiva ematosi, la quale h_!!. un t riste riverbero sul circolo sanguigno rallentandolo, e sul cuore destro, che per vincere i danni della ipoossigenazione è costretto a maggior. lavoro, donde la sua ipertrofìa. Tutte queste alterazioni organiche e funzionali fanno dell'adenoideo un individuo incompleto, un individ uo che mai potra raggiungere quel grado di r obustezza necessaria, perchè possa riu~ci re vittorioso nella lotta per l'esistenza. Data tale inferiorità organica dell'adenoideo, volli applicare a molti militari affetti da tale malattia, osservati durant.e il testè decorso anno


L'INDICE NUMERICO DEL PIGNET NEGLI AJ)ENOIOEI

743

scolastico, nell'ambulatorio di oto-rino-laringologia di questa Scuola, il metodo che il Pignet, medico militare francese, ideò per calcolare con pochi dati la robustezza di un individuo, e mettere in relazione i risultati così ottenuti con il diverso sviluppo delle adenoidi da cui erano affetti i vari individui stessi. Il Pignet pensò di valutare la robustezza di nn individuo con una cifra ricavata dal confronto delle tre misure: statura, perimetro tora· cico e peso. Visto il rapporto, quasi co~tante, che c'è fra queste .tre misure negli individui normali, ebbe l'idea di sommare il perimetro tora.cico ed il peso, e di ::sottrarre tale somma dalla statura; al residuo così ottenuto dette il nome di indice nume·rico dell'uomo, indice che starebbe a rappresentare il suo coefficiente di robustezza. La formula della quale egli si serve è la seguente: Statura- (Perimetro tora.cico Peso)== I ndice numerico. Dopo pazienti e numerose ricerche egli venne alle conclusioni, che per brevità riunisco nel pres'e nte quadro:

+

Indice numerico inferiore a 10

Costituzione fortissima

Id.

id

da Il a 15 incluso

Id

(orte

Id.

id.

d n 16 a 20 incluso

Id.

buona

Id.

id.

dn 21 a 25 incluso

Id.

buona media

I d.

id.

da 26 a 30 incluso

I d.

debole

Id.

id.

da 31 a 35 incluso

Id.

molto debole

Id.

id.

maggioro di 35

Id.

debolissima

Applicato questo metodo agli adenoidei da me osservati, ebbi i risultati seguenti : nel 7,7 p. 100 l'indice numerico oscillò fra il 16 ed il 20 (riferendoci alla tabella del Pignet si tratterebbe perciò di una. costituzione buona); nel 46,15 p. 100 l'indice numerico fu compreso fra il 21 ed il 25 (cioè si trattava di una costituzione buona media); nel 30,76 p. 100 ebbi nn residuo oscillante fra il 26 ed il 30 (equivalente ad una costituzione debole); ed infine nel 15,39 p. 100 ebbi un residuo compreso fra 31 e 35 (corrìspondente ad una costituzione molto debole). Confrontati questi dati col diverso sviluppo delle adenoidi presentato dai vari individui osservati, mi fu ·possibile rilevare che l'indice numerico era tanto pjù piccolo per quanto minore era lo sviluppo presentato dalle adenoidi e per quanto più lievi erano le modificazioni organiche e funzionali da esse indotte nell'organismo: così gl'individui che presentavano un residuo oscillante fra il 16 ed il 20 erano affetti da ade-


L'I:.-IDlCE KCMERI CO DEL PJG.:\ILT KEGLl -~ OENOIDEI

noitli di lievissimo grado, con lievi disturbi respiratori ed appena percettibili disturbi di circolo; mentre quelli in cui il residuo oscillò fra 31 e 35 erano affetti da adenoidi sviluppatissime ed avevano notevoli disturb1 nel respiro (respirazione boccale, dispnea alle più lievi fati· che, ecc.), nella circolazione (reticolo venoso nei primi due spazi in· tercostali, colorito cianotico del volto durante la fatica, aumento del diametro trasverso del cuore, ecc.), nell'organo dell'udito (otite m~dia. catarrale o pnrulenta cronica~ diminuzione notevole dell'acutezza uditiva, ecc). Appare perciò ancora una volta quale az ione deleteria esercitino le atlenoidi sullo sviluppo dell'organismo: più esse sono voluminose, più debole è la costituzione degli individui che ne sono .affetti. Basta la. loro presenlja, anche in minimo grado, perchè un orgauismo non giunga al suo completo sviluppo. Un fallo interessante che ho potuto rilevare durante le mie osservazioni su1 militari adenoidei conclamati• si è, che questi, dopo venuti sotto le armi, in segn1to alle fatiche della. ·dta militare, fatiche che essi, per la loro imperfezione, mal sopportano, erano andati soggetti ad un lento, ma progressivo decadimento del loro stato fisico, che si rilevava principalmente dalla diminuzione di volume del torace, il cui pe· rimetro, pr eso durante i miei esami, era inferiore di due o tre centimetri a quello che ogni singolo individuo, dieci o dodici mesi prima, preseutav<~ all'epoca dell'arruolamento. Nei primi mesi della vita. nùlitare quasi in tutte le reclute si nota una diminuzione del perimetro toracico, d iminuzione 1)asseggera però, poichè in breve le reclute sane si rinfrancano e non tardano ad acquistare completa vigoria : l'adenoideo invece non si adatta al nuovo ambiente, alle nuove fatiche, ed il suo deperimento aumenta con la permanenza sotto le armi. Data questa ina· dattabilità dell'adenoideo conclamato alla vita ed alle fatiche militari, se ne deduce la necessità che all'epoca dell'arruolamento i periti medici militari siano rigorosi ed impediscano l'entrata nelle fili?. dell'eser· cito a questi individui, che pu:!-' rasentando l'idoneità al servizio, non saranno che malati candidati a malattie più gravi, i quali in seguito richiederanno un provvedimento medico legale per essere eliminati dall'esercito, a meno che non li si voglia vedere eterni piantoni negli u mci o nelle camerate. Ed ora un'ultima osservazione. Come si sa, negli individui ben for· ma ti la statura corrisponde quasi costantemente alla grande apertura delle bracria. Ora invece una, delle note morfologiche che contraddistinguono l'individualità adenoidea è la seguente: statura inj'e1·iore alla grande apertura delle braccia.

j

:

·1


L'ISDIC'E .NUMERICO OY.L i'lG:\ET X!,;G!.l A US:\UIIH•:J

7±5

Già dagli esami praticati dal capitano medico G. Ostino e dal tenente medico E . Gilardoui su soldati adenoidei si rilevava la notevole differeuza. che esisteva fra il diametro antero-post.eriore del torace ed il diametro trasverso : questo sorpassava sempre di parecchi e parec~ chi centimetri quello. Volli proseguire tali ricerche anche sui miei soldati adenoidei, e trovai sempre il diametro trasverso del torace di molto superiore a quello antero-vosteriore, talvolta anche di quatt;ordici centimetri, mai meno di nove centimetri. Sicchè nell 'adenoideo si ha un appiattimento del torace nel senso antero-poste1·iore'; appiattimento che è tanto più accentuato per quanto maggiore è lo sviluppo delle adenoidi. Ed è a questo appiattimento del torace ed alla conseguente prevalenza del suo diametro trasverso sull'antera-posteriore che si deve a sua volta la prevalenza della grande apertura delle braccia sulla statura nell'adenoideo.


CASUISTICA CLINICA

RI ASSUNTO CLINICO ED OPERATORIO DI QUATTRO ANNI DI ESER· CIZIO CHIRURGICO NEGLI OSP EOA LI MILITARI DI BRESCIA E DI N APOLI (1P03-l!)07), pet• il dott. Salvato•·e Salinarl, capilano medico. Quantunque i c a!:ii di m alattie chirurgiche, c he s i riscontra no nei nostri ospedali mil itari e , ri!-<pettivamenle, gli a lli oper ativi che in essi si prati.cano non possano gat·eg giare per nume t·o, varietli ed importanza con quelli di un gra nde ospedf1le c ivile, è tuttavia indubit.ato che talune categor ie d i malati, e qui nd i talune specialità d' intervenli, raggiungono negli O!tpedal i militari pro· porzioni piu alle d i quelle degli ospedali civili, sen:la dire che non mancano di fì~ural'e nei primi s va risle oper nzioni di alla chirurgia, richieste per lo piil da indicazioni d' urgenza. Non s embrami quindi del tutto privo d' intere~se questo resoconto, non fosse per altro che per il prezioso contributo che porta a lla cut·a delle les ioni tra umatiche in gener e, nonché a quella delle malattie proprie dell'età g iova nile. Esso r·ispeccbia fedelmente i princi pi[ ch e mi banno guidalo e m i guidano tuttora nella scella e nella es ecuzione dei s ingoli atti operativi ; ed alla ~ua com pilazio ne lto c et·cato fa r presiedere quella stessa sere nità di !liudizio e rigol'OSilà di a pprezza mento dei fatti , a ~ui io mi sono sforzato ispirarmi durante Lutto il mio e sercizio chirurgico. . P erchè il lavor o riesca sintetico e privo di ri petizioni, riunirò tutti i casi in quattro g l'andi ca lell'orie, c iascuna delle <lllali comprenderà altrettanti gru ppi m or bosi, e Ji ognu no di questi e lencherò soltanto i casi importanti che, pre· sentan do analogia di sintomi, hanno t•ichiesto un identico trallamento operati vo ; ed illus tt•et·ò più o meno br·evemen te queg li altri, che hanno offerto un pat·tirolare interes se s cientifico o t'ecla mato speciali interventi chirur~?ici . Agli uni ed ag li a ltr·i darò un numero progressivo, ch'esprimerà in cifre l'espone nte dell'atti vilh operalorin e contr·nssegnerò colla iniziale B i casi occorsi nell'osped81A di Brescia e colla iniziale N quelli occorsi nell'ospedale di Na poli. Nello ~pecch io che segue sono r ipor tati gli entrati distinti s econd o le categorie s uindicate.

Lesioni traumatiche: Contusioni. Distorsioni Fratture . LussRzioni. F erile in genet•e S co tt~ture . . . Lesioni lt·aumatiche degli occhi.

302 l 1!)8

56 26 180 •15 12

798


747

CASUI STIC.A CLINICA

J1a lallie di natura in.tlammatoria: Malattie della pelle c del le!"su to cellular e L infoadeniti . • · . . . . . • . . . . . Mula~lie dei mu::coli, delle g iunture e delle o:;.;a Mal attie dell'apparato r espiratorio e nel digeJ'enle ed annessi Malattie d ell'apparato genito-ur-in aJ'JO. . . . Malattie dell'o•·ecchio, del na::;o e della gryln • •

467 • 116 4~

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Malattie di nacara tubèrcolare: Tubercolosi dei comuni t e~urne11 li. • . . Id. d elle glandole li nfatiche . . . l rl. delle ossa e delle articolazioni Id. del periloneo e dell'apparato wmito-urinu1-:u

21)Z

M alat{ie oarie: Ern ie viscer ali di verse . . . Idroceli del testicolo e dPI fi <~Jic.;PI Io . V aricoceli . . • . Varici emorl'oida•·ie • . Fimosi e para tìmor-~i . . Tumori e corpi estranei dive1·si Malatlie varie degli occhi . · ·

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14 T OT ALI'; GENEI\ALF..

• 2H7

A. -- Llll!ionl tl'anmatioho.

l. CoNTUSIONI. - Metodo di cur a g-eneral e, qualunflue si l'ossP il sito ed il grado di esse, é stato il massaagio, rim edio sovJ'ano che ho t·isconLrato sovra~ullo etrìcace nelle coul1Jsion i articolari e para-arli colari. in cui, oltre ad accelerar e la scom par sa degl' idr oema!'lri pri mitivi, degl i essudal i seconda t'ii e Jòlle inlìlll'flzioni tardi ve, hfl con tribuito mirabi l mente a con~ervare J'elasticilà dei liga menti e delle fibl'o·ca •·ti la~i ni in~eJ'articola•·i , ed ha anche pt·eset•valo l'arto dalle Atrofie. N elle gravi contusioni articolar i con oersamenli cospicui e con dolori accentuati, sono m olle v olt~ r icor so in pri mo tempo alla immobilizzazione tern· poranea m ercé fa sciatut·a amidata modicamen te compre~si va, giungendo così a tranquillizzare il pazien le e ad abbreviare il pr ocesso di guar igione. I n casi eccezionali mi sono va lso dell'aspirazion e col Potai n o del ln inrisione; e, quando per l o insorger e della fehbr ò ho avuto anche il semplice so!'petto dello stabi!il'si di una inf... zione, allo svuotamento della raccolta l i•fu ida patologica ho fatto seguir e la lavatu1·a con soluzione fenica al 2 1/'~ p. 100. 1 . Sold. Previlali A, 16• arL, 22- VII-190a (B.). Jdroemarlro t raumatico del gin.ocehio. Aspirazione col Potai n e fasciatura compressiva alla Delorme. Guar., 7-Vlll-1 903. 2. Sold. Pollastri A., 11• ca v. F1)ggia, 2i-V-Hl05 (N.). Borsite prepalellare. Id. id. Guat·., 1:3- 6 -1 905. 3. Sold. Gerace S., !)o bPrs ., 2'l-X- 11)06 ( N.). Gonemartro de[.;lro. Id. id. Guar .

23· x 1-1 906.


7 .1,8

OASC I :;'r iCA CLI!\ IOA

4. Sold. Bollo ri E , 5° alp., G- V III-1 H03 (B.). Gonemarl ro d€slro. A;;pir az.ione col PNain . co nsecutiva I H ,·ar~ da con soluzione fenica, fasciatura alla Del orme. GUI'I l'. J(j.JX-1903. 5. Solcl. Profeti A. , u o ca v. Fo~!!i a, 13-IJI-1 !l06, (N.) . Vasto emfltoma alla r ef!ione l ombare. l n~i sin n e, s vuotam C'nto, sutura. Guar. per 1•, ao-111·1 906. G. Snld . StH:ellini A ., 4-:'>0 fanL, 11-XI-1906 (N.). Vasto ematoma al gomito cd al ter.~o inferiore del braccio desl ,.o. Id . i d. id. Guar. per t•, 18-Xll-1906. Tl'a i varii casi di conlusioni aclclominali ne ricor·do uno solo, quale monito al clmurgo di essere sem pr e più pr ocii,·e all'intervento che all' aspelLazione, quando e~ i sta il menomo dubl,io di una possibile le~ i o n e viscerale. Il 2:! a go~ to '! !HJfi venivA di urgenza ri co v<:raLo J'ar·ligl ier·e l n {lallin e~i A. Poche ore avanti e!,!'! i a,·e va ricevuto . un calcio di cavallo all' adclom e ed era divenuto pallido come (;era ed incosriente. Quando io lo vidi pr escnlava tuttora il pol;;o picco!a e fr eq uente, l'<>slrerni ta alquanto fredde, ma r 1spondeva alle domande, non accu"ava soffe1enze ed ll\· eva il yentl'e trattabile e poco dolente . Con oppoPtuno traLlom enlo la miglioria si accentuò al punto che ogni peri colo sembra va scongiurato ; ma nelle prim e ore del mattino il polso ridi venne piccolo e fr equente, l'eslremita t or·narono a raifreddarsi ed insorse una contrazione dolot·M a progr essiva delle paret i ventt·ali. Non lu$<ciai trascorrere gran tempo per l' i nterv e ~tlo; e l'Rmmalato era tzia sul tavolo operatorio, quando un vomito oslir1ato erl Abbondante di sostan ze alimentari mi ste a bile ed un rapido affievolirsi dell'alti vita cardiaca ne segnarono la fìne. A li' autopsia si ri scontrò che intor no al cieco le anse intesti nali erano agglutinale da fals e membranelle m c,lli e lacerabi li; e, S\'olgendo quelle con precauzione, si notarono qua e Jie, sul ten ue, gr osse chi azze di coltwito r osso-fosco, e sul tratto terminale dell' i !eo si rinvenne nella suo fa ccia libera una pt!rdiLa di sostanza della grandezza e forma di una Jen licclua, da cui coi m ovimenti fuorusciva liberamente il contenuto inte~ tinale. II. DISTORi'JONJ. - Anche queste sono state indistintamente trattate sin dal primo ~ior'n o col mas$<aggio, al quale in ~ e 1.ru i to si c'> aggiunta la mobilizzazione precoce della giun tura, dapp l'irna pa ~;:si va e quindi alliva . Nell'esecuzione di tal metoùo oi i rur·a ho evitato di cadtJr·e nella esa gerazione, esercitando quel ::enso clinico che preserva da lla rutina e dalle sorprese; e, sovraLullo, mi son !asciaLo ~ui d are dal principio che ciò che ~ i può oltenet•e colla violenza. si ol· tiene più focilmente e con m aggiore successo mercé una relaU va dolcezza e che nessuna manovra, n e!'<5 un movimento od esercizio riesce proficuo nel trattamento delle lesioni articolari, se non é diretto da un discer•nimento sicuro ed appropl'iato ai singoli ca si. E rosso dire con soddisfazion e che, nonostante il numero grande e svar iato dell e l •'sioni , nonostante la pnca d ocilità dei pazienti e talora anche il proposito determinato in essi di proluug are n deviare la cura per poter csrpire una licenza. o con se~nire un vantag gio pecunial'io, le guar i gioni complete sono state tu ttavia la regola. ' !Il. FRATTURE. - N enia eul'a di q11este lesioni bo dal{) la dovuta importanza alle sr eciali mani festazioni morbo se del caso; cosicché posso dire di non avere seguito un metodo. ma J ei metodi. M io pt•imo obbiettivo è sLalo quello di lenir·e con un'acconcia p o~izion e della par·te l~ sofferenz e dello infermo. Alla r iduzione ho pro vved uto solo quando ho visto scomparire r i pertonicità dei mu-


OASUI::,'I'ICA

C l,I~ICA

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scoli, dissiparsi la turnei'azi oll~ d(• Vula ol vees11menlo :::anl!uigno pl'itnilh'o, r idursi di molto l a sensihili!à n,;agerata della t'(•g-ione. Co':!ì lto eliminato ~li spasmi i nvolontal'ii e le contr·atture dolom~e, che mal si pl'eslauo <tlla contenzione: COi?Ì ho potu~o tlllche evitare l'incouveniente che 1111 appat·ec.chio immobilizzante purfe l tam~nle cottlen tivo divcnio:;se a poco a poco insullicient.e e persino illusori o. Realtzzata la t•iduzione cd as~icurata la contenzione, non lt0 per que«lo ces>'ato di !>Orveglinre l 'andamento della fratltu·a ed, all'occo!'reuza sono intervenuto in secondo tempo per cor·reg:zer ne e comple tarne la re golat•izzaz.ione. I nfine per pr'e\·en ire lo insorgere dell e alterazion i secon.larie, più dunnose dei calli esubet'anli e def0r·mi, ho C()tn inciato· a pr·aticare sin dalle p:·ime sellimane consecutive all'accid ~n le opportun e spdute di massaggi!', ce rcando cos ì nel con tempo di t•ealizzar•• la perfetta COIISOii.lnzione del c~:~ Ilo e la conservAzione della fun zionali ta della par·le. Che se ciò nonostaule delle nrlropalie e delle miopatie si stabilivano. io mi sono valso per· combatterle di tutte le risorse della mt>ccanotet·apia coadiu \·a ta dnll'idr·oter apiA e dall'e lettrolert~pia. Essendo spesso di ffi cile determinaPe in prim o tempo coi llH)ZZi ord inarii di esplol'azione la vera natura ùel traumr, nonché la e;:teosione e le particola!'ila di esso, e più dimcile !111CMa riuscendo lo stabilir·e la entità dei r eliquati morbos i che al lt·auma tengono di etro, in ra pp0t·to colle solf~renze e col frrl'l do d'impotenza funzionale all\' gati dal patientP, son f:lempre ricorso nei cagi dubbii alla raJi,,gl'nfia, ch't) valsa mir(lbtlmente ad illuminarmi. Es~a i111'alti in molli individui r·i tenuli affetti da semplice distors ione del piede mi ho sveiRLo una frattura del malleolo poroniero o del libinle e tal volta anche di entrambe l e ossa con o senza $po;;ta.menti; in due cosi in cui. pur essendosi dis;:ipate le note obbiellive e ripri stinati i mO\'imenli pl'l'!=<isleva il Jolol'e al pi ede nella stazione el'etta, m i hn fa lLo ri conoscet·e, in uno, la fr Rtlura dt'll'nr:-tra~alo e nell'altro quel la del calcagno. Altre volle in seguito a contusioni od a ferite conluge della gamba con as;:enza completa di allP.r·~:~zioni apprezzabili 1li forma e di dir·eziotHl ddl'art<), nonché rli >:interni subbiellivi o funz.iouali caratter·istici , la pr(,va dei r a).!!!Ì ;;c mi ha nellam<'rtle tl imo;>.tl'alo la esi~len za di unn scontirruità non soltanto di un o::<s',, ma l!'llor·a pet·sino delle due os«a.. In n1t CA!>O di fl'aLlnra inll'a.-ar·ticoil'll'e Jel collo del femore, elle r i ferirei più appresso, ru essa soiLAnto che polè far slabilit·e la d iagr10~ i, conv! in altr·e consimili circostanzH essa so la è valga a fllre esd udt'l'~ il sospello ùi una frattura ed a fare atnmeltere la sempl ice contusione dt·ll"anca.. Nè di minore ausilio ·mi è s tato quùslo mezzo d'inùagine iu casi a,.soi più r·nt·i di fl'atlut·e dell'estr·emilà dell'omer·o o del radio o de l cubito od in qucllr. oll'Hlto ecc•·zionHii delle os;:n del car!JO. del metacarpo o ddle falHngi. In seconcJ,, tempo. cioè A callo consolidato, la radio~rafìa mi lta r·e so anche ottimi !>ervi7.ii. Esga mi ha fallo più vol te cons tatare come sia ra ro oltcnPr·e unA cnAllazione idoale ed un'altitud ine assolutamente corl'elta òel mcrnbl'O guarito e come ciononostante non resid ua d'or·dinar io àlcuno conseguenza appre·l zabile ~ulla funz ionalila d ~ lla pfu·te, mentre in allr·e evenienze mi ba spi~>gato colla pre!'<enza di un accavolhtmcnlo dei framme11ti, o di un callo defor me, o d i una eso><to;;i, o di una pseutlo-a r trosi, o di un'artrite sopraggiunta, la cau~a di una impotenza piu o meno accentuala dell'arto. Accenno appena al soccorso inestimabile della r·adiogrniìa n ella r·icPrca dei vari i 1·or pi estr anei a scopo dio~no~tico e terapeutico e ri cordo che bene spesso l a scoverlA, mercé di essa, di utto di tali col'pi mi ha dato r agione di sofl'••r·enze e d'incapacit<i ri lenule sino {lliora come simu lare.


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CASUISTICA CLINICA

Allo esame radio~rafico ho fatto seguire quello elettrico nei cast m cui mi è occorso misUI·are il grado reale di debolezza muscolare e n~rvosa; e cosi ho potuto riunire lutti gli elementi positivi indispensabili per atfermare la r ealtà o meno di una im potenza funzionale, nonché per stabilire il gr ado della medesima. Ed ora accenner·ò brevemente ai metodi pr esoelti ed ai r isultati ottenuti nella cur a delle principali frattur e degli arti. F ratture del ("!more. - Di cinque fratture del femor·e, tre riguardavano la diafìsi e due il collo. Parteudo dal fatto che nelle prime il frammento supet•iore non corrisponde all' inferiot·e, pe1·ché l'azione dei muscoli pelvi-lrocanlerici, dei glutei e dello psoas lo tiene fiesso ed abdotto, ad evitar e una consolidazione viziosa ho cercato sempr e nei tentativi di riduzione di por tat·e tutto il r·esto dell'arto nella stessa altitudine di abduzione, in modo che il frammento periferico potesse andare verso il centrale e potesse la riduzione oper arsi senza scosse mercé manovre sostenute di estensione e di controestensione. Per t•ealizzare poi la contenzione ho subi to dopo applicato l'apparecchio ad esten!-.iOne per manente del Tillaux con r•eloti vo bendaggio contenlivo. Questo appar·ecchio è stato ben tollerato ed ha risp osto cosi felicemente allo scopo che due dei pazienti (soldati Mical i F. e Gazzola S.) furono in grado di riprendere il servizio nei bel'>:aglieri da cui provenivano ed il teno (8 .. . V. del re ~gimento Piemonte Reale) fu, è vel'o, riformu to ma non per la frattut·a, di cui guari senza r eliquaLi appt·ezzabi li, bensì per mania suicida. Delle due frat ture del collo, la 1• extra-Articolare con lie,ve spostamento dei ft·ammenti fu curata anche coll'a pparecchio di Tillaux o guar ì per fettamen t e; la 2" invece, ch'era del genere dell e ft'allur·e mis te, giacente cioè in parte dentro ed in parte fuori della cavita sinoviale, fu curala coll'apparecchio di Hennequin, ma in essa di~gruziatameote mancò il saldamenlo dei due fl'ammenti per callo osseo (come fu pro vato dalla radiografia), e cio non per colpa dell'llpparecchio, bensì assai pr obabilmente per insullìciente irrorazion e sanguigna, che r ese il capo del fem or e nou vital e. Allo inferm o quindi (sergente Fiore G. del 21° ar li J:!-Ii•!l'ia) r esi d uò un a t· lo di forma e lunghe7.za uormale, ma i potr·oflco ed irn-

potell lf~. Fratture clell'omero. - Avendo pr·esente la facile mancanza di consol idazione di queste fratture mi !.:Ono astenuto in efise dal metodo dello m obilizzazione pr ecoce e sono invece r·i co t'SO all'uso dell'a pparecchio gessato di 1-lenn equ_in. applicAlo, nei casi con accavallamento dei frflmmenli, solto tratione momentauea. E sso u!'ato a tempo, sorvegliato di continui) ed all'oc·~orrenza r innovato, mi ha r esi ollimi servìzi i. Basta dire che in una frattura esposta r ipor lt) La da un oltuRgeuario, il defunto cappel lano dell'ospedale, diede una guarigione cosi pronta e soddisfacente da permettergli dopo poco più di un me~c di servirsi benissimo dcll'al'lo. Fratt11 re della gamba. - Sono state l e più numerose, comprendendo, ben inle;;o, tt·a esse l e m alleolari e sopt·amalleolari. Per queste in ge'nue ho rinunziato affatto agli apparecchi inamovibi li, contentandomi di un ~Amplice semicanale ed iniziando si n dal primo momento sedute periodiche di massaggio dolce e m odera to, cui accoppiavo dopo una diecina di giorni la mobilizzazione passiva del piede e dopo pochi altri giorni il cammino in camera. Simi le tr-at.tamento ho adottalo nelle fratture isolate della dia.fìsi del pero ne. l n due fra t · ture bimalleolat'i o del Dupuy treu, in cui il versamento era enorme, i disordini


CASlìiSTlCA CLINICA

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erano gravi ed il piede tendeva ad abbandonare l'asse della gamba, ottenuta con opportune manovee la riduzione, ho immobilizzata la parte coll'àpparecchio gessalo a tre pezzi di Hennequin (stalla. ferula posteriore, anello di fis· s~:~zione), !asciandolo in sito non meno di tre settunane per tema che lo spostamento non si t·iproducesse - cosa che pt·eoccupava persino il piu convinto apostolo della mobilizzazione precoce, lo Championniére. Che anzi tollo l'apparecchio, prima d'iniziare il massaggio ho voluto asl:>icut·armi se il piede avesse ancora tendenza a spostarsi. C0sì proceòendo, il risultato è stato in ambo i casi soddisfacente; ciò che dimostra ancot·a una volta l'ulilita di as segnare a ciascuna delle r isorse curative la sua parte legittima e ll)gica in un trattamento che Jev'essere complesso si, ma armonico uei suoi elementi. Di ft·atture della sola libia alla diafìsi ho avuti cinque casi, di cui due t:On ferita de11e parti molli da calcio di cavallo. Di fratture complete della gamba me ne sono occorse sei, una delle quali esposta. Stante la ditfìcoltA che queste fratture presentano per una esalta riduzione e quelle ancot·a maggiot·i per una durevole contenzione, ho avuto sempre presente durante la lot·o cura lo spettro di una consolidazione viziosa o r·itardata e più ancor·a di una pscudo- at·trosi, reliquati più o meno di lunga durata o addirillura persistenti ed implicanti una relativa od assoluta impotenza dell'arto. P er fortuna mi sono sempre imbattuto in fratture con nessuno o modico spostamen to dei frammenti, per cui non ho dovuto ricorrere mai all'estensiouc permanente. ma mi è bastala l'inclusione della parte nell'appar·ecchro gessato a tre. pezzi su rif~ ri to, applicato però solto tr azione mercé l'ingegnoso el"pediente su~gerilo dall'autore. Anche in queste fratture i risuttati sono stati nella g r·an ma!Igionwza ottimi e potrei anche dire in lutti, se il miraggio di un compenso non avesse inrlollo qualche paziente a far passare per doloroso un callo, cui altro non si poteva rimprove r are cha la soverchia r egola rità . Frattura della rotula e dell'olec ran.on. -Di tre fatture di r otula, una trasversale e senza notevole spostamento fu curata ~in ùal pr·imo giorno col massaggio e colla posizione elevala dell'at·Lo (metodo T rlanus) e guari in poco più di un mese con ripristinamento completo della funzionalità. Le alll'e due raggiate, una con rntegrità d ei tegumenti e p~ccolo distacco dei fi·amrnenti, l'altra esposta l'l con divaricamento piu marcato, furono entrambe cu1·ate con un appar ecchio semplice a cornpresl'<ione concent1·ica (strisce di diachilon), cui si aggiunse dopo pochi giorn 1 il ma!'SRf.'gio nelle vicinanze della feattura, quindi qllello nel campo Jella fr11tlura sles!:'a ed in ullimo 11'1 ginnastica medica. L'<!si to non poteva essere più lusinghier o : i due pazienti hanno g ia l'ipr·eso le lot'O occupazioni. Ciò invoj!liet·ebbe a !<enP.rHIJzzare il metodo anche nelle ff'allure con vistoso distacco dci frammenti, tanto più che mi è occorso vedere qualche frallura di rotula così kallata, in cui pure esistendo a guari~ione completa uo allontanumento note vole dei pezzi ossei, il puziente s i serviva del suo arto come prima del traumalismo, mentre ne ho osservnle allt·e, che, pur trattate colla sutura, non permellevano all'individuo di piegare il ginocchio, in guisa ch'egli dell'ar·to si servi va come di un pistone. L'unico ca:;o occorsomi di ft·allura di oleCI'anon presentava lieve distacco interframmeotario e modico versamento sanguigno nell'articolazione, per cui bastò mantenere l'arto nella immobilita e nella esleusione oer una sellimaoa e quindi fat· seguire subito il massaggio e lievi movimenti dell'avambr accio per ottenere la guarigione.


CAl;UltiTJCA CL1NICA

Delle. a.llré fratture non par!o, perché non hanno dato luogo a consillerazioni importanti. Ricor Jer·ò qui soltanto quattro casi di fratture della base rlel cranio clinicamente dimostrate e seguite da guarigione più o meno completa, nonchè un altr'a di l'rallura per contraccol po della piccola ala dello sfenoide con ematoma extradurale sinistro per lesione della m eningea segui t o da mor·le. Per le consider az ioni , cui diedero luogo, rimando alle due note cliniche da me pubblrcate in pr oposito nel Giornale medico del R. esercito Eeltembre e novembte 190H. D ei molLi individui ri cover·ati per postumi di fratturB ho compreso nella mia statistica solo ctuèlli che entr·arono pe r essere sottoposti ad un trattamento curativo compl ementare. Tra questi ricordet'Ò solo uno che ri chiese un intervento chi rurgico di urgenza. 7. T e11en le L . .. E ., r eg. ca v. Saluzzo ; iO - V-1907. Callo doloroso delia cla-

vicola sintstra per sporgenza sotto la cute del .frammento interno aguz::o con rninrtcr·ia di ttlcerazione immediata dì qr;ella. Resezione della parte aguzza del l'r ammento, livellamen to del callo, sutura delle parti molli (13-V). Gua r. per 1• con riprislinam en lo coml'leto della funzione: 2~- V-1907. ll pr·edetto ufficiale aveva ripor·ta ta la frattura per carl ùta durante le cor se a Capodichiuo e di essa ;:;i era rullo cui' are pri n• ta men te.

IV. LussAzio:>~r. - Non hanno pr-esentato nulla di importante. I n una della spalla, non ridotta, datante da un anno ($old. Serra del 45° fant.), riusciti vani i tentativi incru en ti, pr oposi al paziente la r·esezione che non fu accettata. Io u n'altra recidivan le (solJ. Papini dell'H' cav. F oggia), non avendo !' infer·mo voluto assop-ge llorsi alla capsul orl'8 fìa, g-li con si~ lia i l 'espediente semplicissimo, ma logico, ::uggerilo dal Nelatoo, di limitare c ioè l'abduzione del braccio mercè una special e conf,.zione della manica dell'abito, tale da impedire automaticament e lo spost amento esagert~to del braccio leso dal tr onco. In una hr ~:'l l.'lzi o n e co xo-fem oral e sioistr·a - v ari ela poslero-ischiatica (sold. Zanogli dt>ll'l l 0 cav . Foggia), nono!'>lAnle la lesione dal-asse ila parecch ie o r e, ru po!'l::;ibil e la rirluzione mer cè un movim t~nto combinalo d i fl essi one, abduzit•llO e r o tazione in fUOl'i Liell'ar·lo. l n fìne in una ~ us,.az•one postet'O-int••rna C•Jmpl ela del gomito sinistr·o (!301dato Pesen ti del 9• bers.) ollenni In riJuzione, mellendo rav~:~mbraccio in iper e'>lensione, corTeg~e ndo l'acca val lamento ed i mprirnendo quindi alla parte un m ovimento di Jle!'sione. V. Fr:HITB t:-< GENER E. - Qual unr1ue s i rosse il genere della ferila, ogniqual· voltn ilo pot uto r eH iizzar e la r iunione per s uturd. la ho messa in pratica . In tal gni::w ho cnra(o, senz· oltri intet·VP,IItr complementari, 81 feriLe, che fanno ascender·e gli a l ti operativi a 88, e che pe r brevità uon elenco, non pt·esen lando e!><>è im portanza di sorta. L e riruanenli fPrite l'urnno tl'allote sin dal pl'incipio ;.:er secontla, 'lOn credcnùo!"i oppor t uno o per il loro sito particolar·e. o per la disposizione delle supel'ficie cruentate, o per il tempo trascorso dall'se· ciùenle, o per ;Jltr·i motivi consimili , addivenire alla. sutura. I se~<uenti ca si meritan o l'icorù•> pel'ché r ichiesero , oltr·e la sutura, inlerventi speciali: 89. App. Ma<>cioletli L., 89° fa nt.., 15-VI-1 905 N.) F erila lacero-contusa alla rertione p reaurieola re de.srra, interessrmte l'arter ia temporale superficiale. Legatura dei monconi dPll'arteria e !'ulura. Guar. per 2•, 17-VII-1!!0:>. 90. Sold. :\l i11iP.ri G. fl -1-1 !106 (N .). Fe rita d a taglio alla mano sinistra , con re~'i~iotu· dell'a rte ria ratliale olltt ta!Jr.ccclliera anatomica. Legntura del -


OASt!ISTIOA CLINIOA

753

l'arteria al 3° infeeiore del l'avambr•accio e s utura di ambo le fer ite. Guar . per 1•, 16-1-1906. 91. Cap. F rancia A., r1o fan t., 21-I V- IfJ06 (N.). Ferita lacer-o-contusa al p almo

della mano sinistra, CO!t r·ecisione dei tendini flessori dtdl"anulare e del mignolo. Sutura dei tendini alla W ulfler con seta e quindi !:'Ulura della ferita. Gua r. per 1•, 15- V - 11)06. 92. Sol d. Mondino G., ·i G0 fMt., U -l! 1-1007 (N.). Ferita lacero-contusa profonda della lin(l va, schiacciata tra le due arcale dentarie pet• un co lpo ricev uto ~ott o il mento. Sutura pr·ofondt~ ad U e cauter·izzazione col Paf!uelin. Guar. per 2•, 3-IV-1007. 93. Sold. OeiiR R ia A., 5° al p., J 2-V ll -1903 (B.). Ferita lacero-conlztsa della

mano de.~t ra con .frattura com minuta dellrt 3ft .falange del meclio e mortijica.;ione estesa delle parti molLi. OI!"Articnlazione della fa lang-e, r egofar!zzazione del m oncone, m ed icatura per 2". Guar. cnrnplet1.1, 26-VIII-1903. 9t Sold . LaLlu ~o P., 74° fant., 7-ll -1 905 (B.). Ferita contu.sa del pollice clestro con .fr:attura comminuta dell'ultima (alanç;e. T rattamento come sopra. Gua r. completa, 1l-II I-Hl05. 95. Sold . Cat•avag~:i o F., 24° art., 7-1- 1906 (N.). Ferita lacero-contusa del

mignolo e dell"anulare .~in istro con distacco 'Jl~asi completo delle rispettive (atrtnr,ette. Oisartieolazione rle lle falange tte, e~cissi on e delle parli .non vitali. Guar. per 2•, 7-11- H)Q(>. 96. Gua••d ia R. fin. G. B., 15-XI- 190-i (B.). FerUa di moschetto alla faccia per tentato suicidio, con (ùro di entrata in cor risponden:.a del mento e ferita a canale delle parti molli di questo, delle labbra, del naso e della glabella. Escis!"io ne d t> ile parli non vitali; regolarizzazione dei bor-di, ~\JtUI'Ii di alcuni trotti rli e~si, previo scollamento; medicazione SS<e ttica occlusi va. Gua r. par te per t • e parte per 2" con delurpamenlo. 2H- X ll - 1904. 97. Vice-br ig. dei R. c~t~ r. T. A., 21- III-1905 (B .). Ferita di rioollella a scopo suicida con Joro di entrata sotto il mento e rli u~;cita alla regione frontale superiore ed interessamento clelia lingua. Detersione del canale ; estrazio ne da l foro di uscita di parf\cchie sclle~gi1~ a ppartenenti at frontale; med ic:azione occlm·.iva. T rasloca to 1'8 aprile oll'osp. mil. di Milano per sottoporsi alla radiografia. Guar. completa, 4- VII-1905. 98. Capor. Calza I., 45° fant, 15- X -1905 (N). Fer ita di rivoltella, calibro 9 ,

con foro di entrata 2 cm. in sopra de ll'l clavicola sinistra e con riscontT'o del proiettile nella .<:pesseua delle parti molli della r egion·e sopraspin.osa. E s traz ione del proiellile, sutura. Gua r. per 1 •. 99. Guardia R. fin . T rio N., 2- X I-1 906 (N.). Fe rita di rivoltella , calibro 9,

all'antibraccio srnistro, senza .foro di uscita e con frattu ra comminuta esposta del radio. Incisione profonda all'osso con estrazione del proiettile schiacciato d i pezzi di abito e di una scheggia ossea . Medicatura asettica ed immobilizzazione . GUI\r. comple ta, 21- 1- 1907. 100. Sold. Rabufl'e tli A., 740 fant., 1 1--Xl-'1903 (B.). Ferita da taglio all'occhio destro, per fo rante la parte esterna della sclera ed il limbus cornealis corri-

sponden te in dire~ione dell'equatore del bulbo, con apertura della camera an· teriore e prociden:.a della ialoide rima.~ta illesa. Disinfezione scr upolosa dell 'occhio e cocainizzazione; divar ica mento delle palpebr e, spinta io dentro della ialo ide procidente e sutura con punti staccati sclt:ro- coogiuntivali non pene48 -

Gi ornale med:co


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OASUISTIOA OLINlOA

lranti nel bulbo. Benda g~io in primo tempo binoculare. Guar. per t• senza postumi d i sMLa, 14-Xll-1903. Fui ve1·arneote soddisfatto di quee:to successo, ben sapendo come simili ferite sogliono complicarsi facilmbnte ad irido-ciclite e menare all'atrofia del bulbo ed all'oftalmite si mpatica . Esito disgraziato ebbe invece il caso seguente: 101. Sol d. Calessi R., 16° art., 2-111-1904 (B.). Ferita d'arma da fuoco (scoppio di cartuccia) interessante a tutto spessore la cornea stnistraJ con fuo ruscita dell'umor·e .acqueo e prolasso dell'iride, del corpo ciliare e di masse crislalliniche. Ferita a tullo spessore della palpebra superiore. Disinfezione accurata della regione; suturt\ della ferita palpebrale; r ecisio ne, previa cocainizzazione ùel bulbo, dei Le!:'suli intrabulbat•i procidenti ; ins-tillazione di atropina; bendaggio binoct~lare. La cicatrice pa1•eva compiersi con lieve r elrazione dell'organo e con per·sislenza della p srcezione luminosa, quando a poco a poco l'occhio s1 avviò all'alrofia (lisi del bulbo). A. vt•ei potuto sin dal principio, in vista dei guasti avvenuti, procedere alla rimozione del bulbo medesimo; ma vol li seguire la tendenza degli ol'talmologi moderni, che sono co nset·vatori al pari dei chirurghi in genere, ànche perché il ritardo nella en uc leazione non poteva provocare gravi c()nseguenze una volla che si sorvegliava con cura l'andamento dell'altro occhio. In seguito, poicltè il pazi ~ute non volle assogge ttarsi all'allOtlperativ() complementare, lo prevenni del per icolo, con sigliando~lt ùi r icorrere subito ad un oculista, qua· lora a vver tisse il henchè minimo disturbo nell'occhio StinO. B - Malattie di origine infiamntatorfa. Senza ft:!l'marmi s ui piccoli alli operativi richiesti da li ~ malutLie della pelle e suoi annessi, passo a fat• cenno degli ascessi flemmon ol;i in genere, cir co· scr·itti o dill"usi, sdndendo rla essi solo quelli eire per la località sp~ci ale io cui SI so11ù svolti hanno a ssunta una tlsonomia caratterislica. l. AscE~sr FLEMMONOSI. - Metodo di cut·a unico è stato quello delle incisioni, di taulo più larghe, più profonde e più numerose, di q uanto più grave e più iuvadente era 11 processo. Usato a ~empo e con intelligenza il bislori ha sempl'e trionfato, ed anche in circostanze in cui la morte pareva incombere minacciosa e fatale, un ardito colpo di esso ha scongiurata miracolosamente la cata s li'Ofe e ridonata la vita. Tralasciando le oncotomie di poca importanza, quelle che per estensione, sede e prorondila del focolaio meritano di esser'e elencale, ascendono a '14$ e portano così il numero de~l'inle rv enlr a 2P. R icor·de1·6 tr·a le a ltre: due oncolomie per- jlemmone soprami loideo (angina di Ludw iy) nei soldati R o~a L. del 74° fant. (B.) e Golliuelli B. dell'11° cav. Fogg1a (N .), a decorso gravissiwo (l); una per flemmone profondo di,b'uso a tutw il collo a d ecor so maligno con minaccia di asfissia e di setticoemia nel sold. Barone G. del 24o art. (~.) ; Lr·e per jlemmoni p rofondi dW'usi degli arti nei soldati Pilleri G. del 74° f~:~nt. (B.), Nati A. e Zur.dretti T. del 4;) 0 fant . (N.); una per vasto ascesso flemmonoso della .fuMa iliaca der1lra nel soldato Lo5chir·ico del dist1·etLo mil ilare di Napoli ; tre per 1/emmoni p rofondi delle dita con d(lj'u4iune al palmo della mano nei soJJati Muzzone F. del !)Qo fanteria (N), D'An10llo G. del 2~· cav. (N.) e del sol (l} Consul t:o:re in proposilo una mi:o memoria pnllillicala nel Gìorn. meà flel R. E. {sett. t903).


CASUISTIOA CLINIOA

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<Ialo M. del 46° fan t. (N.); una infiM per flemmone p rofondo del palmo della mano destra con perivaginalite dei flesso ri diffusa al polso ed all'avambraccio corrispondente nel sold. Coccoui E. del74° fant. (B.). Il paziente durante le esercitazioni al bersaglio aveva riporta1o accidentalmente una ferita d'arma da fuoco alla r egione suddetta con arresto del proiettile, ed era stato una prima volta medicato sul luogo del til·o. Venuto all'ospedale e rimossa la medicatura, si ~elermin6 una emorragia arteriosa abbondante, che fu arrestata dapprima in modo provvisorio con compressione dell'omerale e quindi in modo definitivo -con torsione dei monconi vasali e tamponamento, previo sbrigliamento della ferita, detersione di essa ed estrazione di frammenti del proiettile e di scheggia ossee libertl. A capo di 24 ore insorsero i primi sintomi locali e generaii di un flemmone a decorso acutissimo. Praticai tosto una duplice profonda incisione; quindi, tl1ffondendosi il processo al polso ed all'avamb,·accio, procedetti all'apertura della guaina cubitale, prolungando l'incisione verso la mano -con interessamento del ligamento radio-carpico, Né qui mi arrestai; ché, non tendendo il processo a limitarsi, dovetti apl"ire anche la guaina comune radiale dell'avambraccio. Mercè cosi arditi interventi giunsi a conservare la mano, però a prezzo di una sensibile rigidità delle sue articolazioni e di una certa deformità dell'ori!ano comJJromellente alquanto la funzione. II. ULceru E SENI FISTOLOSI.- Nei casi seguenti di ulceri con estesa perdita di sostanza mi sono valso, allorché /'ulcer•a era convertita in piaga granulante, degl'innesti epidermici alla T!tie rsch e sempre con ottimo risultato. 248. Capor ale Mantovani A. 74° fa:rt. Vasta piaga da scottatura alla gamba sinistra. 249. Sold. Azzarri E., 46° fanl. (N.). Vasta piaga da scottatura al dorso del piede destro. 250. Sold. Pilleri G., 74° fanL. (B). Vasta piaga da j7emmone al clorso dello avambraccio. 251. Sold. P13gani C., 2° ca v. Piemonte Reale (B .) Vasta piaga da fe rita contusa alla gamba destro. 252. Sold. Serra G., 20° l'an t. (N.). Vasta piaga da ferita contusa alla gamba destra. 253. Sold. Rosano F., 5~· fant. (~.). Vasta pia!la da .ferita contusa alla coscia sinistra. Dei seni fisto losi, meno i due soltocitati, in cui praticai l'asportazione col bis lori del rivestimento del tragit to e la sutm·n a strati, gli allri al numero di 27, che non e lenco e che portano g l'interventi a 280, sono stati trattati colla inc:isionfl, colla recenLazion e delle loro poreti e colla cauterizzazione . 281. Sold. Caprer·a N., Sno fanl.; 20· VI-1905 IN.). Se110 fistoloso profondo alla regione latero-ceroicale destra dct pregressa adenite. Guar. per 1a, ~1· VI-1905. 282. Sold. Giglio E., 31o fant.: 15-II-1906 (N). Seno (lsto!oso profondo all'in· gttine sinistro da pre:rrcssa a'lenile. Guar. per 1•, 23·11·1906. lli. PATEREccr. - Sono rico1·so, come norma, alle incisioni immediate, geoe,·ose. profonde, condotte in g nisa da evitare la sezione del tendine. Nei paterecci osteo-periosiei ho prefe1·ila alla eliminazione spontanea, sempre lenta e pericolosa, del tratto osseo in via di necrosi o g ià necrosato, l'asportazione precoce; e quando tutta la falange ungueale era interessata, ne ho diviso di. solito i tessuti molli in due val ve, una palmar e ed una dorsale; ed, asportato


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C.ASUlSTIOA OLINIOA

l'os so morto. nonc hé raschiati ed eliminati i cenci, ho avvicinate dette valve , otte nendo così la conse rvazione c o m ple ta della forma e della funzione del dito. ~ei pochi casi in cui per diffus ione di process o buona parte di detto dito era pPrdula, ed in rpte lli n.>i qunli per anch ilo si residuale e~so anziché di \·anta g ~i o fìniva per e s sere d'in ~o mbro, ho pr e fe rito alle aspnt•tazioni parziali le totali. Un'ecc ezio ne a qu P.s ta regola l' ho falla s olamente per il pollke, il fJuale stante la sua importanza fisiologi ca può r•uscire utile anche r irlotto a minime proporzioni. Nell'ac;porlare un dito, anzichè alla disarticolazione del metacarpn s o n ri cor:::o all'amputazio ne di que sto in prossimità d e l suo estremo :::upt>riore, o per·azione nssai piu fac•le e m e no pericolosa, perché si e vita con es ~a il r·i:::chio d i aprire. ill gr•arH ie s in oviale rlldio·carpica. Rr ch iesero la u e molht.ione d ella sola fal .a nge ungueale 18 ammal ali (o:;servazion i 283 a 300). Ric ll ieseeo invece l'am p uta zione tota le del dito 3 ammalati (numeri 301 a 303).

I V. Lt:-~F O A DE.'ilTL - I-!.1 comp,·es o in questo !!ru ppo s ia le 11Je nili a decor;;o a c uto fran co, e f!U indi J' indole c hiaramente Oo gis lica c o n o St' IIZO porta di en· trata a ppre zzabile, sia le ade nili a dec0rso s ubacuto o cr·onico, riconosciUte non :li natul'a s pec ifica e S01'< le nu te o da un fiiCO i t~io microbico intraglandolare o rla srrivo continuo Ji el e menti io l'ellivi partiti da una lesio ne perife ri ca persi s tentA. Ne lle adeniti ar.uie allo stad io d'ingorgo ho tentata la cura riso l venle . De· te rminalasi la periad"nite ed insorta l~ suppttrazione, mi sono attenuto, s perimentnndo lo su va"la s cola, al m etodo rl PIIe inie zioni gen~rose di glice t·iml i0dofot·mica al decim o a s;;ocillte alla compress ione local e. Ho av11to c osi in g e nere delle g uar-1 g io ni c omplete tr·a 12·15 giorni, s e nza lame ntare mai com plicanze, nè rec idive. Anc he ne lle adeniti croniche mono-glandulari suppurai'! ho u!'alo lo stesso m e todo con esili pressochè identici. N e~li altri casi invece, riguaedanLi adeniti croniche poli-glandolar i C(ln scar.~a tentlenza alla suppur a;ione e d i cui pet· g iunta non er·a bene a s~odata la vera natura de l proce"so, ho prefe rito lo souotamento metodico seguito da sutura a strati in alcuni, che davano affiJamento per una prima e da ~a.tro in altri. Senza elencare ques ti ultimi al numet·o di 30 e che portano g l' intervent.i a 3:!3, enume rerò soltanto le a•lenili carate con satura. ~l:l't. Co por. Mallri E., 7° be rs. Poliad. ing. cronica sinistra. Guar. pet· P (B). 3:!5. Guardia di citta Chiet•ic he tti B., Poliad. ing. cronica sinistra. Guar. pe r 1c (B). 336. Guardia Aolinni R., R. finanza. Poliad. ing. eronil!<t clestra. Guar. per i" (B). 337. Guordia Guerzanì A., R. finanza . Poliad. ing. cronica sinistra. Guar. per t• (B.). 3:l8. App. Tegon O., cav. Pie m. Reale. Poliad. ascellare destra. ·G uar. per 1" (B.). 3:J9. S tJlc.l. Die rn:a F., 16° at·t. Poliad. inouin. sinistra. Guar. per 2• (B.). :Ho. Sold. Iannuzzi L, :'tfj0 fant. Poliad. inguin. sinistra. Gudt'. per 1" (8.). 3}1. Sold. Antone lli G., So bers. Poliad. latero-cero. destra. Guar. per 1" (N.) :H-2. Guardia Marioli F., g ulirdia di citta. Poliad. ascellare smistra. Guar. pe r t• (N.). • 3tl . Capor. Guelfi O., 11 cav. Fogg ia. Poliad. latero-cero. de~tra. Guar. p er t • (N. ).


CASUISTICA CLINICA

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3.H. Guar·dia p ,11·rsi P., R. finanza. Poliacl. inguinale dest ra . Gua r. per· 'l" (N.). 345. SùLI. Fattori B., go b ees. Poliad. ascellare destra. Guar. per t• (N.). In due CASi d' idrarto CrOnicO recidioante del ginocchio ('>old. Badalucco dell' So bers. e g uor·dìa di città P elraccone) ho pratical1• J'aspiraz:ione col P otain e quindi la lavanda con soluzione fenica al 2 1/ 1 p. 100 ::;eguita da quella di a cqua sterile. Guar·. completa, (Oss. 3Hi-347). In due igromi prepatellar i a contenuto liquido (sold. Oalmasso del45° fant. e sold. Lalli del 20•) misi in allo con succe!'<SO la rliscissione sotto~ utanea mercé introduzione a!la base della borsa d i un lungo tenotorno (0ss. 3i8- 349). lo un altr·o igroma prol~ferante (~old . F eliziani dd n o fanl. 8 .) ricorsi alla estirpa• :oion e in ma.~sa con sutura e fasci atura t:m'Tl.obilinante e compre~sioa,· g:uar·. pe r t• (OSS. :~ 50). l n tre casi di cisti teno- sinooia li (ya nglii), di cui non potelti ollenere lo schiacc!ame nto, usai anche con ris ultato ravor·evole, almeno per· il momento, l a d •scìssione sotloc•ilanea, chè lanlo mi fu concesso dai pazienti (sold. T•·ombini del 5° al p., B. - cisti al do rso del pieJe; sol d . Marchetli del 12° bet·s., B. - cisti a livello della zampa d'oca; e sold. Ma r·e ngo del 19° fan t., N. cisti al dorso della mano : oss. :15 1-:j53). l n un quarto (cap. Amicat•elli dP-1 :wo f!lnt , N. - ci:::ti al dorso dell a rnar ro, oss. 35i) pr atica i l'estì•·pazione e la s utura. In un soldato del 19° rant., Dore G. (N ., oss. 355) con corpi mobili articolari in ambo ' le ginocchia, causanti dolore ed im pedimento al cammino, praticai l'artrotomict bilaterale con erwcleazione, a desl•·a , di un corpo della g r·aodez:.:a di un g 1·osso fngi uolo ed, a !'l inistra, di un altro della :rra ndezza di nn !JÌ Sello, entrambi di aspello perlaceo, a superficie liscit1 , di consis te nza osteocarlilaginea: sutura a slr·atr e fa sciatu ra immobi lizzante ; guar. per· 1• a dAs tra, pe•· 2• a s iui!-ltra se uza po!i<tumi l'ile,·anli.- Questo cus0 é notevole per la bilateralità .tell'afl'ezione, cio che val e da solo ad esclu.Iere l'origine tra umalica; d e l r ~sto nessun tr·aum a a veva pt•eceduto la m alattia. l due cor picciuolì e rano surli spontaneamente in a rticolazion i che non erano mai state ammalale. Quale n 'era dunque la palogcnesi? È nolo che un'a r·trile secca può in sor'p:er e in modo s ubdolo e presentare len li.;r::imo decor !f<O; quindi é òa ritenere che i corpi in parola siano stati degli at·L•·ofìti, epift: nomeno che accompag na spesso l'artrite. V. MAI-A'frtE DELLE GIUNTURE E DE I T E N DI NI. -

Vl. MALATTIE PL€URO-P U LM ON ARI.- In due CASi di empiema Con aSSOcia:iiOne dello st reptococco e dt•llo pneranococco, conoscendo l")uauto ·q uesta si mbiosi accresca la virulenza del processo e lo renda r efrattario alla semplice p u ntura, ric·or~i senz'altro a lla toracotomia con rese~ione di una costola. (sold. Guidi A., dt!l 12° bers., B., e sold . Rossetli D., de l 45° fa ul. N ., o :ss. 356-357), seguita in entrambi da gual'igrone. E tale fu anche la condotta, d el pari con esito felice, in un terzo caso di empiema incistato (sold. Brancu Q. del 46° fant., . N., oss. 358). in cuì s ullo pneumococco in s im uiosi collo scrf.ptococco s' ìunestar ollo i mieroui della can[J rena pulmonare. I n questo caso, nonostante che colla puntura e splorativa si fosse estrallo del pus, p1·atica ta la oleuro tomia si ebbe invece f'u oruscil~ di abbondante liquido sieroso, lorbidiccio ed i osor~enza di pneumolorace a culo con minaccia di sof· focazio ne; in seg uito si determinarono vom iche ripetute di pus de nso, abbondante , verde-nerastro, di oJor e cangrenoso. Ammìs i come più pr obabile la


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CASUISTIOA CLINICA

seguente successione morbosa : pleuro-polmonite iniziale con ver~amento siaroso ; focolaio can{lrenoso del pulmooe con iocistamento attorno ad esso di un tratlo del cavo pleurico e trasformazione purulenta del liquido contenuto nella cisti; estrinsecazione altra verso i bronchi di ùetlo liquirlo insieme ai prodolli del focolaio cangreooso. Mentre l'ago della siringa esplorativa era capilato nel cavo cistico, il bistorl era caduto invece nella porzione tuttora libera della pleura. VII. IPERTROFIE CRONICHE: DELLE TONSILLE. - Venticinque furono gli Operati di tonsillotomia, che non elenco (oss. 35{)-383). Nei primi sei casi mi sono servito del tonsillotomo ; ma in seguito, avendo constatati gli eccellenti r isultati che si ottengono col semplice spezzettamento delle glandole, ho preferita l'ottima pinza di Ruault allo strumento di Fanestock, non sempre esente da pericoli e non affatto pratico in casi di tonsille innicchiate, o schiacciate, o cincischiale. VIII. MALATTIE DI ORIGINE DENTARIA. - Dei molteplici interventi che queste richiesero, ventuno soltanto meritano menzione, perchè r iguardanti fis tole gengivali (19) o fistole cutanee (2) complicate a carie ed a necrosi esfoliativa del bordo alveolare e del tratto p rossi mo dei mascellari (oss. 38i-405). IX. APPEN DICITI. - Tre casi, di cui due seg uiti da guarigione ed uno da morte. 406. Brig. R. cav. I nnocenti M., 5-VIII-190i (B.). Appendicite con paratijlite suppurata. Taglio alla n oux; svuotamento di gran copia di liquido puri· forme, misto a cenci necrolici ed a detrito caseoso, contenuto in tre focolai : uno al Jato esterno del cieco, l'altro indie tro di questo ed il terzo nella pelvi ; sutura parziale e drenaggio. Guar. per 2•, 10-IX- 1904. Avuto il sospetto, per i precedenti dello infermo e per la presenza de l detrito caseoso, che potesse trattars i di una manifestazione di natura tubercolar ~, ed essendo riuscita negativa la ricerca delle granulazioni specifiche, macroscopicamente visibili nel campo infetto, nonché quella microscopica dei bacilli, inoculai la poltiglia in una cavia ed in questa s i s viluppò la tubercolosi (consultare al riguardo una mia memoria nel giornale La Clinica chi r., 19D5, n. 9). 407. Sold . De Rosa G., 10• comp. san., 20-XI-1!-106 (N.). Appendicite con pa· ratiflite suppurata. Trattamento come s opra; ricerca p rudente ma negativa dell'app endice. In una medicazione successiva s i vide questa, dis fatta, venir fu ori a pezzi e con essa estrinsecarsi anche una cnnc1·ezione fecale. Guar. pe1· 2", 2il·XII-1906. <!08. Sold. Sandroni M., 11• cav. Fogg ia, 24-IV-1907 (N.). Appendicite con peritiflile e paratijute suppurata a deeo rso eang r en081). T rallamenLo com~:~ sopra; infruttuose ricerche del pus nei limiti sugger-iti dalla prudenza. No n credetti proceJsre più oltre, aYulo anche riguardo allo sltJto generale del paziente, e drenai in tutte le direzioni. Il g iorno seguente venne fuori dalla ferila operatoria notevole copia di pus misto a cenci necrotici, proveniente dalla r egione r etrocecale. Drenaggio ancora più accurato in questo senso. Miglioria ~en si· bile il 26, ed il 27 a piressia completa. lmpr·ovviso peggioramento la ser a del 28; comparsa di una tinta illerica a ccentuantesi di pari passo collo stato comatoso. Morto il 29. All'autopsia si rinvenne il periloneo integro ; scarsa copia di pus ùenso nella fossa iliaca; l' appendice lun ga più di 10 cm., fissata alla par ete posle1·iore del cieco e risalente sin verso il colon. Essn era cang r t3nala


OASOISTIOA OLINIOA

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negli ultimi due centimetri e ad un centimetro dalla punta presentavasi perforata ; nessun corpo estraneo nel s uo l urne. Lo spazio t•etrocolico e tutta l'area a diposa perirenale erano invasi da un vasto flemmone necrolico. Nole d' infezione grave nei varii visceri. A spiegat'e lo s trano decorso della malattia avevo a mmesso in vita l'insorgenza di un nuovo focolaio paratiflitico con consecutiva setticoemia, e l'autopsia wnfermò tale supposto. Si sarebbe intanto potuto con un intervento dalla via lombare salvare l'infermo 'l In verità, aprendo una b1'eccia più diretta all'uscita dei pr odotti mfeltivi e dall'arrivo delle irrigazioni antisettiche. il processo avrebbe potuto con più facilità e ssere debellato; ma in primo tempo non vi e ra nessun sintomo morboso indicante la scelta di detta via ed in secondo tempo fo rse nemmeno con tal mezzo si sar ebbe rag~iunto lo scopo. Il nuovo focolaio, per un inesplicabile intristirsi del morbo, aveva a ssunta non la forma s uppurativa semplice, bensì quella cangrenosa. La sua gravità quindi era dovuta non tanto alla difficoltà di esito dei prodotti morbosi, essendo già tuttora aperta la breccia primitiva comunicante col nuovo focola io, quanto al decorso micidiale assunto dal pro· cesso. Questo caso intanto dà ragione ai fautori dell'intervento immediato, che avrebbe sicuramente evitata la catastrofe e che rimane perciò il metodo di cura più razionale. Ma da noi molte volte si è lemporeggiatori per necessità, perché per lo più non ci è duto vedel'P- g li ammalati all' inizio del male; ed, ammessa anche la possibilità di cogliere la malattia in sul nascere, non ci è factle indurre il paziente o la famiglia ad acc~ttare la proposta di una laparotomia per un'affezione che da essi si sc:arnbia con un semplice imbarazzo ga strico ; senza dire che bene spesso anche il medico non sa e non può pronunziare con sicurezza una diagnosi. Cito a prova di ciò il ca so di un altro soldato (Santonastasio M. del 20 fant.) che all'ingresso nell'ospedale presentava tutti i sintomi di una tifoidea, compre~a la sierodiagnosi positiva. Ebbene, essendo l' in· fer mo deceduto dopo meno di 48 or e, all'autopsia si tr ovò rappendice cangreoala e perforata in punta senza che esistessero lesioni ti fiche. Perché adunque l'intervento precoce possa pretendere il titolo di operazione di necessità e di urgenza , come la chelotomia, occorrerebbe : 1• che la sinlomatologia dell'appendicite all'origine non desse luogo ad errori, dal che siamo ancora molto lontani; 2° che i mezzi clinici di cui disponiamo ci permettessero di appr ezzare sin dall'inizio non tanto le lesioni stesse dell'appendice, quanto la virulenza dell'infezione, e sovratutlo il modo con cui l' or ganismo si difendera contro di essa. X . OCCLUSIONE INTI':STINALE DA ADERENZE POST·OPERATORIE (Arnia inguinale). 409. Carab. leg. Napoli, Dell'El'& L. , 26-V-1905 (N.). Laparotomia mediana ;

distruzione delle aderenze; liberazione di un'ansa dell'ileo inginocchia la. Guar. per 1• senza reliq uali appreuabili. 21-VII-1905. (Consultare in proposito, pel' ·maggiori schiarimenti, una mia not.a clinica pubblicata nel Giorn. M ed. del R. E., sett. 1905}. Xl. MALATTI E DEL FEGATO. -

Due casi di cisti da echinococco.

410. Sold. Franci P., 90• fan t., 10·VII-1005 (N.), Cisti da echinococco non

suppurata. Incisione della parete addom male, pa rallela a l bordo costale, s ul punto più culminante della bozza ep~:~ticn e profonda sino al peritoneo parie-


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OASOIS't'lCA CLINICA

tale incluso; fissazione della 8ierl)sa ai bordi della ferita mercè due anse di filo; infìssamenlo di un trequarti nella cisti superf1ciale ed estrazione di circa 500 gm. di vera acqua di roccia; prensione delle pareti di quella con una pinza comprendendone tra i moPsi l'orifizio fallo dal trequsr·ti ; esLr•inseca.zione ed apel'tura della sacca, previa protezione dal peritoneo con compr·esse di garz11 sterile; dalo così esito al liquido residuale affatto privo di vesciche figlie, pro· sciugamento ,della cavità scavata in pieno parencl11ma, distacco dolce e pro· gressivo della membrana elast:ca dall'avventizia ed estirpazione della. pr·ima nella sua totalità; infine trapuntamenlo (eapizonnage) dell'avventizia ala Delbel, cioè applicazione m·ercé un ago m ollo curvo di tre giri di sutur a a borsa di tabacco condotti nello spessote della membrana connettivale, a diverse altezze di questa, cominciando dal più pr·ofondo e non annodando i singoli fi li che a manovra finita per r enderne facile l'applicazione; sopragitto s ieroso e consecutivo abbandono del fegato nel ventre; sutura delle pal'eti di questo. Guar. per l" senza complicanze e senza postumi, 16-VIII-1905. (Consultare in proposito uel Giorn. M ed. del R. E .• la miu memoria: l moderni processi operativi delle cisti idatid.ee del fegato non suppurate) . .ut. Sold. Secchi L., 9- !anl., 9-VII11905 (~.). Cisti da echinococco suppu· rata. Dup li .;~ interveuto opel'ativo, addominale il primo con resezione exlrapleurica del bot·do costale a lla Lannelongue (lO- V Il l), tran~pleuro- diaframroa­ lico il secondo (14-VIII). Guar. con resiùuale piccolo seno fistoloso. Vien di· messo il 4-XIl-1905. Le particolarità patogenetiche, cliniche ed operatorie di questo caso importantis~imo sono state da me esposte in una nota pubblicata nel Giorn.. med. del R. E., febbraio 1906.

Ascessi periretiali e periana/i.. Al numel'o di 17 loss. 4'12-4~8), sono stati lutti trattati colla incisio ne larga e preco<•e Sf'guila Ja caus licazione. M eritano mensione 4 casi d i ascesso flenwwnoflo della .fossa i.~chio-reUale, vel'ificatisi in persona del fur. Callegari MI i2 bm·s .. del sold. Impi·onta della X com p. San., del sold. P acilio del 20 fant e del capi l. N. N. del2i art. Ecco la mia condotta in simili casi: larga incisione cutauea paralleln al rare mediano per gar enlire l'arteria pudenda int.e1·na; evacuazione .Jel pus e dei cenci uecrolici; n ellamenlo della cavità con lamponi montati ed accurato drenaggio tubulur e di es~a e dei suni pi·olungamenli ( posteriore, sotto il grande gluteo; eù ante1·iore, vet·so la r·adice delle bor se). Non ho giamrnni in primo Lemp1> fenduto il retto nella speranza che la fistola noo si fot·masse e per e,·itar·e Il pericolo di una inf<'zione. Tullavie son dovuto semp!'e iotet·venii·e in secondo tempo per· in cidere il tragitto fistol oso; ciò per altro non mi ha fallo pentire della mia cClndotta, avendo cosi scongiur·ata con più s icu rezza la dilfusione del pr·ocesso allo spaz.io pelvi-sot~oper·itou ea le, perché l'elevatore dell'ano .1•espinto contro il retto aveva avuto già il tempo di arierire ad esso e di soppr·imet·e lo 8pazio intermedio. No~o anche che iu nessuno degli infermi s u citati ho dovu to deplorare la incontinenza delle. feci. ' I quaLlordici ca::;i di ,.ayadi anali (oss. 4:29-4-!2) souo stati trattati, previa aneste!'ia locale alla C•Jcaina. mercù la dilatazione digitale forzala (proce~so Récamier•). clte ho pr·er.~rilu alla sezione dello sfinlet·e (IH'ocesso Boyer), per·chè evita. la po!':stbilità della inc:onlinenza e della infezione ed é rapida nei suoi effetti . X Il. MALATTIE DEL RETT<O Il: OBLL' ANO. -


CA SO I ;S'riCa CLI~ICA

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Di dodici cHsi di _11stole ano-relialt, ~elle (o;::s, .i ft:l--H9) sono ><lnte curate colla inci!'i one dP.I tra gi tto, taglianòo col bistor·i !'ul la sondn, dopo aver·e con questa r ese complete le fistole ci eche, ecl avendo cura di r ic.Pt·car·e A fPndere tutti i diVl'.rticol i. ~ol o nei cin'lne casi soltoel encati , i n cui la fistola non era motlo pr ofonda e pt>r il modo d'inso r ger·e ed i car·atteri che offriva, si rivelava di natura tuber colar e, bo tenta ta con pr ofitto J'e!'\ci»sioue se:.;uil~t da sutur a, p !'evia anesl t-sia m or·fino-c.lorofor rnica, che ltn sernpl'e avuto cura di r endere completa prima d i procedet·e al lo r!i latazione anale e r iò pP.r evi tar e il dt•plo r ato rncidente di individui incorn pl..,la onenlt>. adùn!'rnenli:lti morti J uran te la dilatazione mede;::i ma . Per ra!.H!iull~<>re più f>~cilrnente la riuni one per prima , oltr e a preparar e pet• part>cc hi l!ior ni il paziP.nte, ho cer·cato aspOI'Lare tutti i t essuti lesi ed ottenere met·cé sutu re profonde, condotto in pieno tessuto sano, l 'ad esione dei margi ni, ciò che mi é r·iucsi to possibile in quattro dei cinque operati. 451. Capil. N. N., f:o fRnt. (ì:'\ ) . gua 1·. -~5:!. Gunr . Grrer·o, r e[!. li11. (N) guar per t •. per 1". 45 1. Carab. Sanloro, IPg. Na p. id. i rL .j.;>1t. C:npiL N . :'\. , 8° J'nnt. (N) g uar. 452. Cap. m ag. Gulrn, 2(Jo Inni . id . id. pe r 2•.

..

XIII. MA t. ATTJ E DEGLI Oll(iA :-11 GF.:"'!TO·t.' fHN AR!r.- Nei r·est rinaimenli ureirali !'\Ono abitualmente r·it•nt·so alla drlataz i ont~ graduata, l enta e pe r manente mer·cé sonde ela»Lichc a dunor n !'<l'Condo le sovie nnr·m e su~ge ri temr dal teo. r:ol. Baldanza. l risultati sono stari srrnpr·e lul'ingli ieri e con!ieglllti in bre,·e t empo. Nei due casi se!.!uenli la slenosi pr 13serrLò delle con:plicazioni che r ich it>~ero 1111 i nt er·venlo operativo: 455). S" id. veterano Bozzi E., 1n. V- 1[)06 (N). Asce.~.~o 11rino's0 per ineale rlella n rande•zfl. di una lesta di .feto. D11 p li c~ inci;;,on .. Jorl!.rilu·l illa ie. pnr'ftllela Rl rafe; disi nf~zioue e drenaçq:!io; cura dol restr·i:1 gi rn t->nlo. GuRr . cornp 1Pl n. 2 1· VI ·1Hfl6. 45ii Gua r. r.Ar cer. B. G.. 2~· V· U!Oii (\ ). F~.~if)/t! Hret rnp• n iena t!O/l..~I'Cul ù•a

ad asce.~sfJ u rin.u.~o per iaretrale d(1. resl r ingimento per blenor raoia tuttora in

atto. A ppli<•azione del clll•• l r r B a permanen1.11; rr•rentflzione c!ei bor·.i i A cauterizzazJorli ripetute del tragittn, non e•;::endo~~i potu to tentar e la sutur·a; cura del r estrin ginwnto. Gnar. cornple ta , :l - V I l l -HlOf;. Tra l e orcltiti rnerila rnenziom· il C'R!"O seguC>n tt:l o pnt(J,!;:Cue!<i Assai o;::.curo: 4:)7. Carl\l,. T. V .. l eg. Nap., 7-Vl-1 !106 (:'\) ()rcJ,it>a{linalite acuta destra pur ulen.ta eo,tsecutica a.feb&re rl'autoin.tt.Jflflieazione. L ar ga i ncisione dei comuni te~umenti e della va g inalt>; pt111 turn tlel t'albuginL•a con fuo ruscita d i pus; zutfo con garza iodoformica. Gua r . con r·estiluLio arl111 Legrum del testicolo, 27-V li 1906. Qui va invocata o la esaltazione ùi viru lenza dei micr obi endout•etrali od una infezione per via ;::.a nguig11a. Due calli di calcolo:~i o!!:;cicnle fur·onn oper l'lli colla cislolomia soprapubica: 458. Guar. L aur·rnti g., H. lìn., 18-X·i!ltl!i (N) . Calcolo oe:scicale complicato a lieC'e cistite. E picisto tornia, previa <li si nfezione della ves<~ica; rinv~·n irn ento del calcoln inuicchialo nel la parle posteriore-i 11feriore di C(uesta; estrazione alqnaulo laboriosa a l~r·uverso la prat ict~ta br-eccia pPr la g r o!'<!'<czza della pi•· tr·a pe!<ante g rl\mmi ~7 , per la fMma rre8soché sferica di essa e più ancora p(' r la super fi cie scabra, mori form e., t·i~u llFtnd o evidentemente il calcolo di os"alali ; r.osi.::cbé le labbra della ferita rima><ero alquAnto contuse e l acer,JIE>. F u tr nlala ciò nonostante la sutut·a completa delln H!Scica ed incornplttta dell'atldome con dre naggio in loco e con applicazio ue del caldere a perman enza nell'ut·etr a;


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CASUISTICA. CLINlOA

ma sia per l'intolleranza del paziente che per il facile occludersi dello strumento, la sutura non tenne, donde si ricorse al sifone. Nel contempo si curò la cistite. Guar. per 2• senza reliquati di sorta, 20·II ·l907. 459. Sold . Palazzesi V. , 24' a rl., 17-XII-1906 (N). Calcolo oeseicale complicato a cis t ile. Epicislotomia, previa ripetuta dis infezione della vescica; rinvenimento del calcolo assai profondamente situalo ed addirillura inca.s tonato in un di ver· ticolo della parete inferiore del serbatoio; estrazione oltremodo difficol tosa di esso sia per la situazione, ma più ancora per la forma a parallete.pipedo con spigol i acuii; fl'iabilità degli ~trali eslemi evidentemente fatti di fosfati sovrapposti, resistenza invece di quelli profondi r isultanti di urali; colorito giallo-gri· giaslro; superficie liscia; peso gmi. 39. Sutura parziale delle pareti della vescica e dell'addome con applicazione di sifone. Nei giorni seguenti al sifon e si sostituì il catetere a p~rmanenza, pur cercando di mantenere pervia l'apertur a so prapubica stante il persistere della cistite. Mi gliorata '!Ut~sta e cicatrizzata la ferita operatot•ia, si ve riflcò lA riaccensione di una prep:ressa infezione malarica ciò ' elle contribuì a protrat·re la degenza dell'infer mo nell'osiJedale. Ne usci g uarilo il 29-V-1907. X I V. MALATTIE DELL'APPARECCHIO UDITIVO. - Sono intervenuto n ei seguenti casi: a) in tre osteoperiostiti suppurate della mastoide, con incisione alla Wilde. svuolamento della raccolta e raschiamento del foc.o laio osseo {app. Esquizzi del 2i• art., sold. Santilli del 20° fan l. e sold. Gasparini dell'11° cav. F oggiaoss . .)fi0-46L-462); b) in due aseessi sottoperiostei della mastoide ed intramastoirlei. con lrapanazione dell'apofisi in primotempo nel sold. De Vincenlis del 20 cav. Pi(:>m. RPAie (B) e con l'lgorbiature dell'osso dapprima e quindii con a per· tu ra della mastoide nel soldato Raschella del 9<> bers. (oss. 463-464); c) in due ca si d i polipi peliuncolati, coll'estir pazione mer cè il polipo tomo di Harlmann, prev1a coCAinizzazione, e con causticazione consecuti va (guar. di citta Maltese e soldato Genda del n• ber·s. - oss. i-65-466); d) infine in un caso di esoslosi del condotto uditivo esterno rlella grandezza di un grosso cece ostr uencene il lume, coll' asportazione mercè sgorbia fine (sold. Pet!'onio del 20' fant. oss . .\ 6i).

C. -

Malattie dJ natura tubercolare.

In dodici Ca Si (OSS . 468- 4i9), in Clli O per la vastilà dell'ascesso o per la sede di esso non ho creduto opportuno interve· nire con le grandi incisioni, sono ricor so alle aspir azioni col Potain seguite. dalla tintroduzione di una mi~cela fii etere e iodoformio al 10 p. 100•. Tale trat· lamento ripetuto all'occorrenza una o due volte a grandi intervalli mi ha dato in genere buoni risultati, ma si è sempre mostrato di azione lenta. In vista di ciò. qu ando ho potuto, ho preferi to metorli pili radicali, "al dit•e in due casi (sold. Pulle:r;.~ dell'ti• cav. Foggia e guardia di tlnsnza Zoppino - oss. 480·481) la estirpazione totale della parete dell'ascPl'!'O e la sutura a strati, ottenendo guarigione per 1•, ed in quattro (nss. -i82-i85) la estirpazione parziale della pa· rete e le cauterizzazioni intercort'enli col Paquelin. ASCESSI FREDDI IDIOPATICI. -

Il. T UBERCOLOSI DP.LLE GLANDOLE LINFATJCHE.- Nei casi, in cui mi é parso

a priori impossibile un'estirpazione totale del focolaio e questo non presentava t~'ndenze evolutive di sorta, mi sono !imitalo alla cura medica, che mi ba


OASUISTIOA CLI NIOA

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dati risultati splendidi . In altri casi invece, elle pur pre;enlavano forme analoghe alle precedenti, ma in cui giA si erano fot·mati qua ~ là focolai di ram· mollimento o di caseificazione e la malattia aveva assunto un decot·so suba· culo con tendenza evidente alla suppurazione, sono riMrso agli interventi parziali, dando cioè esito ai prodotti tubercolari . fusi ed iniettando la miscela di glicerina e iodoformio al iO D. 100, allo scopo di favorire la trasformazione ci: stica dei f"ocolai , ciò che mi é riuscito ottenere in 38 individui (oss. 486-523). Quando questo intento non é stato conseg-uito, ad evitare vasti scollamenli cutanei con sfacelo del relativo connettivo, ho proceduto senza ritardo ad interventi più radicali, consistenti in incisioni ampie del focolaio, in estirpazione delle glandole non fuse ed in rasch iarnenti e cauterizzazioni del tessuto peri· glandolare alterato (oss. 52<i-56H). Infine in 23 adeniti ben loc~lizzate e non fuse, (osser vazioni 569 a 591) di cui 15 agl'inguini, 6 al collo e 2 alle ascelle, le quali mi hanno fatto sperare sin dallo inizio una guarigione definitiva, sono ricot·so senz'altro all'enucleazione com pleta e metodica del pacchetto glandolare e del tessuto periglandolare seguita da sutura a strati , 111. TUBJ::RCOLOSI DELLE OSSA E DELLE ARTICOLAZIONT. 592. Sold. Veneri L. , 12° bers.• 7- VII-1903 (B.). Osteo-artrile junJOSa meta-

carpo:falangea dell'a nulare sinistro. Artredomia, drenaggio. Guar. per 2' 17-VIII-1003. 593. Vice-br ig. Marcellino L., R. car., 6-VII-·1!)04 (B). Seno jìsloloso dct carie estelta della 6" ~ostola destra. Distacco di un lembo curvilineo a convessi lA io basso comprendente lutti i tessuti molli, resezione di circa 10 cm. di costola, asportazione clelle parti molli malate, abbass amento del lembo e sutur a cGn drenaggio. Guar. per i\ meno che in bas~o per ulcerazione del lembo da parte di un punto di sutura; cicatrice un po' in fossata, ma scot·revole ed indolente, 4-IX-'1 90t Resecai la costola, pel'chè la carie estendevasi al bordo inferiore di essa. 59L Sold. Zucarelli P., 10' suss., 10-VI-1905 (N.), Gonosinocite tubercolare suppurata a decorso subaculo (tubercolosi mista a stafìlococco ottenuto in cultura) . P aracentesi articolare; svuotamento del liquido puri forme; lavanda con soluzione al sublimato al 1/ 1 p. 1000 e quindi con acqua sterile. Guar. con esito in Rnchilosi retta (I·VIII-190i>). 595. Guardia di citta Memt F., 21-VIII-1905 (N.). Osteo-periostite tubercolare della faccia anteriore del manubrio dello sterno con ascesso ossifluente estrinsecantesi oerso il giugulo. Incisione e svuota menlo dell'ascesso; sgorbiatura del manubt·io; rasehit~mento e cauterizzazione profonda dei tessuti molli. Guar. per 2• con cicatrice aderenlt>, 11 ·X-1!)05. 5H6. Sold . Fato A., care. mil., 17-IX-1906 (N.). o.~teo-periostite tub. della faccia profonda del manubrio dello sterno e delle prime due cartilayini costali dest re con ascesso ossi.fluente nel 2• spa::io inlercoslale destro, già aperto, e con ulcera:oione della cute del mam~b rio. Asportazione con due tagli semiellittici del tratto di cute ulcera la; rl-lsezione delle parli ossee al di là dei li m ili del focolaio; cauter izzazione, drenaggio. Gua r. come sopra, 29-Xll-1906. 597. Sold. Caccialanza G, 89• fan t., 8-IX-1 906 (N.). A rtro-sinooite fungosa tibio-tarsica sinistra di data recente. Causticazioni tra8correnti, stante il ri~o­ glìo delle fungosi tà, ed immobilizzazione. Guat·. con lie'e residuale rigidilò u rttcotare, 21-X-1906.


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CàSUISTlCA CJ,IN l<.:A

n98. Capor. Papa L., 20• fant., 4-VI-1906 (N.). Gonartrocace a decorso lento ['assa.nte per le t.re .fasi essudat ioa, plastico-(ungusa e suppuratioa, dapprima chiusa quindi aperta. Immobilizzazione e causticazioni tr·ascorrenli; indi pun· tura e la vancìa endoarlicolare con n uovo periodo d'immobilizzazione; infine apertu ra di ascessi peri-e parar licolari. Guar. in anchilosi retta, r·esiduando seni fistolosi vari i, impotenza dell'ar·to per notevole ipotrofia di esso e pr ofondo depet'irnento dello infermo. Dimes~o in seguito a sua dimanda il2·lll-1907. Il Papa ha sempre rifiutato un intervento radicale, al quale per a!Lro i o non m i !<Ono mostrato propenso stante la pet•sistenza della febbre ser otioa, indizio, secondo Ver·oeuil, della candidatura alla generalizzazione del processo, la quale 8\'r... bbe potuto essere provocata dall'operazione. 5!!!!. Sold. Manchinu S., 45° l'ant., 14-VI-1906 (N.). Seni fistolosi multipli alla

reuione inr;t,ino-crarale per car ie delia branca oriuontale e discendente del pube. Apertura d ei seni; sgorbiatura dei tr·atti ossei cat•iati ; cauterizzazroni vat•ie. Guar. 20·X-1!J06. 600. Cap. Calza I., 450 fant .. 15-Xll-1 906 ( N.). A scesso f reddo della g ran-

de.ua di una testa di feto alta r egione ileoinguinale destra da carie estesa dd/P. vertebre lombari. Dappt' ima puntura, u!>pirazione ed iniezione el '<J·iodo· formica, indi incisrone larga e drenaggio. Nonostante la persisi enztt di un luogo tr'agitto fi stoloso dimostralo ad evidenza colla prova r adiogr·afìca, lo stato ge· nerale del paziente si m antenne sodoli :>facente, t.anto da poter·e in seguito a .sua di manda rimpatria re il 20· V -1 !J07. Ecco intanto un allr·o esempio luminoso dd l ~:~ beni~nrta della tublWCùlosi ossea . I n questo caso ammisi la esistenza della carie sul lato destro delle vel'lebre, il cui pr·odotto avrebbe invaso il cellular·e ~epar·a nte le fìbr·e dello psoas ed avrebbe divaricate e r espinte queste eccenteicamente, convertendo la totalità del muscolo in una vasta sacca contenu ta nelle sue aponevrosi d'invilu ppo e che si sar ebbe r •'sa super llciale superando la barriera aponevr otica in corri spondenza della fossa iliaca. u01. S dd. Tr•at>a lza C,, 2•0 fan t., 10-ll l -1 907 (N.). A.~cesso jr~ ddo (ossifluentet), a bullone di camicia, r iducentesi colla pressione. Incisione pilrallela alla nona coi'.tola e r·esezione di cir·<'a SI! i centimetri di questa; collo sprci llo non si tocca tratto osseo scoverto; d rena~gio tubular·e. Dimesso il 4-VIl-1907 in lodevoli concti4ioni ~e n e rali, ma colla persi.";Lenza di un piccolo seno luogo la parete lcl r acica. Qui ri rnase dubbia la diagnMi del punto di origine della lesione. Stan te l'as;.enza d i una pregres:;a t~ ll'~zion e pl eurica ammisi ramo probabile 11 m1 car·ie profonda dei capi delle costole ed anche dr qualche "erteb,·a con f'rll'lnazione di ascesso, il qua le si siA lateralizzalo simulando dapprima una coiiP:r.io:re sier osa incistata e quiudi pel'forando da dentro in fuori le parti molli della par·ete tor·acica. La ra diogt'alìa in questo caso non riu scì a t•ischiarare la qur>:Lione. 602. Uff. d'ord•ne P. A., dir·rz. 1Wtig., 20-ll-'1 906 (N.). Va~to ascesso ossi fluente alla regione lo miJO·cosfale sinistra da carie delle vertebre. locisione lungo il hord o inferior·e della 12• costola, svuotarnento della raccoll~:~, che pr·esentavasì anche qui a bottone di camicia. Non fu possibile rin venir e alcun punto O!<:;eo car·iato né lungo lA costola. né in corri spondenza delle verteb1·e. Raschiameuto, doter sione accurata e dr·enaggio tubulare. Dimesso per cut·arsi ambulatoriamente 1' 11·1ll·Hl06 con re siduale seno fi stoloso, ma in soddisf11centi condizioni rronet•tJir. Se non che dopo un pezzo insorsero sintomi gravi di male di Poti.


OA SUISl'ICA C' Ll:\"ICA

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IV. T UBERCOLuSI DEGLI ORGAN I GESIT O· ORINAfl.IT. 603. Guardia Bl asone G., R. lìn. lt-1 -HJOii (N.). Orchietddirlimi.ie tubercolare dP.:H ra con de{t>rentile. Emic:aslJ·azione con asportazione di buona parte del defe•·ente, previa le§!nlura di quel"tO, e cnu teriuazione ùel m oncone col Paquelin . Guar. pet• t• della ferila operatoria. Conl"ecutiva ~enet'Alizzaz ione del pr ocesso e rnorl~ con fenomeni spi cc;~li di mPning1te, 4-IV-! 906. 60t Mar inaio dei R. Equip . Cerr()lli A, 26- 1X-J!.Hl6 (N.). Orchiepùlùlimtfe t ubercola re de.~t ra con dl.'jerenftte. l nt~>I'Vtlnto CCIIYlt> sopru. Guar. per 1" C<Jrl nole'lole miglior Arne11t0 dello stato ger•e•·ale, '1 0-XI -Hlll6. V. T UBERCOLOS I 01,1, PI·:RITO:-rEO. 60i. Sold. Bl'ehetti A., :!t..o fant .. 2\- V-1907. T ubercolosi del perilolleO, tipo misto. L apa r otomia m.-diana s<,Lt<, .. mbelicalc; rnt v Pr~ime nto di scar::: is.,i rno l iquiuo nei r Pce;:si pri1 d.-..clivJ clelia ~iel'osa, bensi di ebbolld~Jnli ad<>r<' nze fncll m ente lace i·abil i, con peri ltHli'O i,.pess.to, vnscolarizznto eu in fa r cito di tubercoli. Prosciugamento con tamponi di <, vulla !:'le i'i le e ma><sA~~do metodico delltl varie zone; sutur a a strati. Guar. pe>r 1" della ferita opei'&Loria con rapi da c essoziont> della l'ebbre e dt>llt:J ~oll'tlrenze locali e cun sensibile progressi vo miglioramento dello l"tato ge11eral·~ · ~l - V 1-1!107.

LJ. -

Alfozlont morllose vario.

l. Ef\:-<JE VJSCEHALI otvc:nse. - L e operAzioni radi cali r!i e1·nie asc.,.ndono a 125 (os!'er. 605-7:!9), co;. i dist1·ibui te: ernie inguinali 121 ; ernie e rurali 4. Di esse 71 el'ano a dt·slra, 50 a sinisLJ'u, 4 biiAte,·all. 11 mel oJo esclusivamente usato pe1· le er nie ing ~ti nali é stato quello del B~ ssini nt\lla sua interezza, ad eccezio11e d1 una piccola variante g ià da altr1 p1·opo;:ta e meRsa in allo (Fili ppini, Ral darrza) t1 che a me è ptli'SH razi orr ale e vantaggiosA, quella cioè di ri sparmiare, quando é possibrle la f~:~ sdn d t Cooper e di non sutu1'81'la·al tend ine di Falloppio i n~>i eme cogli elemerrli muscolal'i. Ho dello '' quarrdo è possibil e • perché nrlle er oi e dirette di cui essa l'i veste rl sacco, non si può l'ispellarla ; ed in quelle, come le m olto volumirrose, in cui lt) strato muscolal'e é assai !'Ol· tile, é prudenza serv1r~ene quale elemento di J'tnl'or·zo. N elle ernie dirette (laparoceli)- oss. 623, 6Gl , 66::!, G75, 703 - , in cui no n vi era un ver o s'lcco con colletto, ma una semplice estroflessiOne del p~ritoneo rivesti ta dal cellulare properitoneale e dalla fascia trasversa le, lacer ata la fascia ed asportato o d iscosta lo il g1·asso, ho sempr e cercalo colla dissezio rre della sierosa dalle parl i circostanti improvvisA r e per cosi dtr e un vero sacco, praticando in seguito una sutura a bor sa di tabacco e fissa ndo la porta er nia1·ia all'angolo sup{'ri OI'e della f~rita . In 5 casi di er·nie congenite con p1·ocesso vagino-periloneale parzialmente o completamente pe1·vio (oss. 609, ol :3, 611>, 6:n, 663). ho riscontrato una concomi tante ectopia inguinale del testicolo, per cui ho c r eduto oppor tuno, anziché asportare la glandola, che giammai fu trovata io i s tato di avanzala atr ofia, pr alicar ne la fissazione allo scr olo. All'uopo altiravo il testicolo nello bor sa rudimentale e se il cordone stentava a discen dere per aderenze, ne praticavo pazien tem':lnte la di lacerazione. Ollenuta la discesa dell'm·~an o perfo1·avo con tre anse di filo l'a l bug inea sul polo infet·ior e di e sso, attrave•·savo con d etti fil i il sello scrotale, nonchè la faccia pl'ofonda del derma della borsa del lato opposto, sen za nalui·almeote ollrepassar·e la


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CASUISTIOA OLlNIOA

pelle, e, riportando i fili al punto di partenza, li annodavo, avendo cosi una sutura perduta. Il risultato è stato soddisfa cente. Nella osserv. 629 che presentava un tumore erniario apparso bruscamente, voluminoso, non facilmente riducibile e che dava spiccato ~orgoglio, riconobbi all'atto operntivo trattarsi di una extrofles~ione del periloneo formatasi per la discesa del cieco, il quale iocompletamente n'era rivestito. Non potendo Lotal· mente distruggere il sacco, lo rimpicciolii. A parte alcuni casi di cistocele operatorio provocato dalle trazioni involonriamenle ese1·citate sul sacco durante le manovre d'isolamento di esso, ho avuto tre volle l'ernia della vescica propriamente della: oss. 631, 6)9, 671. Nelle prime due tratta vasi di ernia paraperitoneale, in cui accanto al tratto vescicale erniato esisteva un vero epiplocele; nella terza invece si aveva ds fare nè più né meno che con un diverticolo della vescica senza r ivestimento periloneale. En· trambe le particolariUl non furono diagnosticate se non durante l'alto operalivo per le nole peculiari di struttura e di vascolarii.S della vescica. Un solo caso mi si pr esentò di ernia strozzata complicala ad ectopia del testicolo (oss. 6 15). Curai l'una e l'altr•a con esito felice (consul tare in proposito sul Giornale medico del R. esercito, aprile 1905, la mia memoria Le imperje:~ ioni o malattie dooute alla mancata od incompleta oblilerazione del condotto oag ino-periloneale). Nei pochi casi di ernia crurale mi sono servito del metodo Bassini colla moòificazione assai opportuna aggiuntavi dal Baldanza (consultare un'altra mia nota clinica pubblicata nel suddetto giorna le, settembre 1905). Uno di essi presentò dopo più di un anno recidiva e fu da me rioperato. Un tal fallo non depone certamente per la poca bontà òel metodo, ma va attribuilo ud un complesso di circosUmze, non ultima delle quali la suppurazione profonda della fer ita, per cui le s uture finirono coll'essere addirittura disfalle dal pus e la parete disor:ranizzata dalla ·infezione diè luogo alla formazione di un tessuto fi. broso di r esistenza affatto insufficiente. Oltr·e questo caso di recidiva ed un altro di ernia inguinale pr·esenlalosi pochi mesi ot· sono in per sona di una guardia car·ceraria (oss. 70~) op~ra ta di un gr·osso epiplocele datante da tre anni con estese aderenze e con pareti flaccide e poco r e!:istenti, e di\ me rioperata (oss. 712), nessun'altra ve n'é stata che s.ia a mia conoscenza. Nell'oss. 671 si crPdelle ad uua recidi va per lo e."trinsecarsi di una massa lipomatosa, in parte riducentesi; ma all'allo Opt!ralìvo riconobbi l'er-rot·e e mi limitai ari asportare il lipoma rd a richiudere la ferita. Il ~enere di anestesia abitualmente da me usato é stato quello ref! ionele alla cocaina, ini ettando in media nei varii strati centig. dieci del medicinale ricavato da cincrue delle nostre fialette sterilizzate; in tal guisa bo credulo I"Ì· s parmi r~ re tempo e personale, pur raggiungendo lo scopo senza inconvenienti di sorta e st'! nza disturbare il regola1·e procedere della ferita. Al cloroformio sor.o ricorso solo in <:asi ùi ernia doppia o r·ecidi va o òi individui 8overchiamenle pusillanimi, ed anche questo l1a risposto sempl"e bene. Mi sono sempre s ervito, per le suture e la legatur·a del sacco, della sel.& debitamente stel"ilizzala e, stando ai ris ultati ottenuti, posso esserne soddi· !'!fatto. Dei casi invero da me operati, 5 soltanto hanno presentato suppurazione in primo tempo (oss. 629, 635, 649, 67 1, 7:26). val dire il 4 p. iOO; se a questi poi s i Aggiun gono altri t•·e con s uppurazione tardiva, cosi della da fi lo, In quale non si sa bene se debbasi atLJoibuire ad ambientP. o materiaJe non


OASUISTICA CLI.NI0A

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perfettamente asettico o piuttosto ad irritazione fis ica o chimica provocala dalla seta, si raggiunge compl essivamente la somma totale di 8, cioè del 6,4 p. 1()(). Fortunatamente non bo da registrare alcun decesso, eire sia in dipendenza diretta dell"atto operativo. L'unico operato morto un ann o circa dopo l' intervento, il carabiniere D'Andr ea (oss. 632), fini per tubercolosi intestinale. che dié luogo a~ uoa peritonite da perforazione. Jf. IDROCELI DEL TESTICOLO E DEL F UNICELLO. - I n cinque casi d'idroceli cistici della oaginale spiccatamente idiopat ici, cioè senza lesioni del testicolo,

.dell'epididimo e del deferente apprezzabili colla palpazione della borsa e del cordone, in quegl' idroct>li, che, al dire òel LabbP, po:o;sono guarire con tuLti i m etodi, avendo da fa re con indivillui che pe r pusillnnimil.é non s i volevano ~ssogge llare ad una cur·a racliraiP, sono ricorso alle rniezioni di tintura di iod io con buoni risultati (oss. n0-7;1~) . In un sol ca so (oss. i35, capor·ale Fe· stucci del 16' artiglieria), avendo dopo l'e vacuazio ne del liquido eodovaginale palpato dei noduli sull'e pididimo e sull'ulti rno ll·atto del deferente, mi as tenni dall'iniettare la soluzione moòificatrice, e., non volendo il paziente s ubire la ~ura radicale, sperimentai, al r·icomparire del versa mento, il metodo da ta luni consi~liato delle punture multiple con aspirazioni parziali del l iquido e co~i potei ottenere una progressiva re lrRzione delle pareti scr otali. Negli 8 r imA· n enti ca si (osserv. 736 a 74~) ho operato radicalmente col pr·ocesso Beqnnann, resecando in t.oto la vag inale a livello dell'epididimo e badando di non ledere il deferente; processo che ho trovato sempre facile e beni~no e che mi é parso preferibile, perché più di qual siasi altro garan trsce dalle recidive. In due dei casi sopr a citati (oss. 740 è 741) l'affezione morbosa era bila ter·ale. P er gl'idroceli cistici del funi cella, conside r'ando ch' essi pred i ~pongono singolarme nte alla compar!'a di un'ernia, ho sempre Rdollata la es lirpazione in toto della cisti, previa a pertura del canale inguiuale e consecutiva ricostr · tuzione alla Bassini <lella parete posteriore di esso. Gli indi'llidui operalt furono tre (osscrv. 7H a 74G) tutti g uarili per p:rirna i ntenzione. Infine nei due soli casi d'idroceli comtmicanli, in cui sono intervenuto, e dei q ual i uno ero complicalo aJ er·nia (oss. 6:W), dopo avP.re dis taccato il pr·ocesso peritoneale della vag inale dag li elementi del cordone, h o r esecalo detto processo e la vagina le del testicolo ed ho quind i falla la s utura a s trati del canale A dello scroto (oss. 747, soldato Pettinell i de ll'So ber sa glieri. III. VARJCOCELI. - Ho consigliata l'operazione ed ho operato senz'l~ltro quei varicoceli, piccoli o grossi, che si pr ·e~entavan o dolorosi o c he provocavano l'atrofia del testicolo od alteravano in qr.:a lsivoglin guisa le fu nz ioni genitali, nonché que lli c iH~ per il loro volume inò ncovano !'Orio ostacolo al disimpegno del servizio Per luUi gli a ltri ho negata l'opera mia. Il metodo pre ferito é st.&. lo quello della scrotectom ia, a spoi'tando la ma ~frio r parte possibile di scroto e risparmiandone solta nto quanto basta a contenere sufficientemente i testiccli. All' uopo, senza rièorrer·e a s trumenti speciali, mi avvalgo di due comuni pinze cu r ve adattale verticalmente lungo il rare, in guisa da limita r·e colla loro convessità rivolta in avanti tutto il tratto della pieg a scrotale destinata a cadere. Dietro le pinze e ad una cert.a rlist11nza òa e sse situo, senza annodarli, dei punti ad U e tr·a fjuesti e le pinze incido lo


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C.-\St.:lS1'1CA CLJ:lHCA

scr olo con frau cltezza. Le pin1e cadono in tal g uisa per proprio peso, ma resteno a pv l'to le an!'e ol i fìlo, che, pur non permeU.endo t~ll e labbra della ferila di allo11lanar;;i òi tnollo in ~uiM da la sciar sruggire i testicoli, damto a~10 all'<.peralor e di pinzar~ lutti i VM:"i sanguinanti e di assicurare una emo· stasi ri gorosa legondoli con fili di seta passati per Lr asfissione. In ultimo stt•ingo eò Sllnodo su ro t ol~:~ llt di garza i punti ad U e vi ag-giun go una su· lur·a a sopragilto. Nei CS!'\i in cui l'ecta!'lia venosa è eccessiva, non ·manco di rt·seca re tra due ligalu r e i lratli di vene piu lut·gidi. Que!'\lo metodo nou tn i ha dato sin0ra, p.e r quanto è a m ia con oscenza,ancunu r ec·iJi,·o; e, tr·anne la fopmazione di fJ''talcho ematoma più o meno vasl oso, non lta pr esen tAto Altre cnm plicazront appr ezza bili. Se a ctò si a~giu n­ gano la fucililà e la breve dut·Ata della eseeuzione, risulta eYid ente la con venienza eli prel't:!ri rlr, a t utti ;..;li altri. Gli O!Jera ti di var·ic:ocale furont1 32 (Os8erv. i -1-8 a 77!1) di'i qu~li 30 guariti per prillln e 2 per· seconda inl••nzio 11e ( complicAli ad ematoma). In due ca8i lli para.f1mosi ribel li al!a r id uzione cruenta r icor!'ii, in uno (uM·. 7~0), alle inc:!'ioni multif.!le, c ui dovetti far seguire la circon crsi onP- ~tante il per!'lrsl er e di un rilievo ~oLLo prepurz1u l e duro e vo· lumino80 che, oltr·e a p-en erAre dr. formilà, r·i usciva di osta colo al coiln. T11le !'econdo intervento per le stabililesi aderenze fu oìtrem odo penoso, per cui ad evit.ar·e md 2• Ca!'O {oss. 781) una simile even ienza, credei oppor~u no prati.:are di pr·1mo acchi to la .circoncisione. Con IJUe!'lO f'u•·ono parimenti tr·altati nove ammalAti di fìmo!'i (osser v. iS~ a : !lO) guarili tutti per prima inten zione.

IV. P AHAFIMOSI P. FtMo5r. -

V. T liMORt EMORROIOARII. - (Os-.erv. i8l a SOJ). Pet' premunirmi del peri· rolo di una i nfnto ne ho sempre adollt~to il m etodo della cauterizzaziorH' lenta col Pal'jUt'l in, pt'e"ia anestesia morfìno-cloroformi ca e di latazione for-zala. l nodt ern orroidari i ven ivano presi ai q•1attro punti card inali dell'ano mer·C\1 pinze Ji K o<.:her eri i!<Oiati alla loro base C<•lla pinza di Lan r<enbeck a morst largh i e piatti riv~sllta da un Ialo di avorio pel' impedil'e la tra§missiC>ne del calore. Della pinza non ollrcna s~a,; a con i suoi morsi i limiti Lra pelle e mu· cosn e riu sciva al ce ntro dell'ano. Su di essa ~:ol term ocauterio riscaldato al t'O!'S0 fosco dislrug:z.,vo lentamente, bruciandoli, i nodi varicosi. All evar della pinza non ho avuto giamma1 emorragia nè immediata, n é consecutiva; inol· tr·e l'appl icn zione di essa sui l'juallro punt1 car•dinali lta per messo Iii r·ispar· miare dei lralti òi mn cn~n capaci di at'lsicurare una cicatrizzazione senza re stringimPnli.

VI . T UMORI E CORPI K!>TRANEI DIVERSI. -

Fur ono lratl.ali colla estirpazione e la suturu, ottenendo in tutti la guarigione per prima: 11 cisti sebacee dellll faccia e del cuoio capelluto (oss. i<02-812), 2 lipomi (Oi> S. 81 3-814), i cisti ciel· l'epiditlimo (OSf>. 81:)), 1 adeno jibroma d ella mammella della grandezza di un arancio (oss. 816). Parimenti alla esti r pazione con cauterizzazi on e con secutiva sono ri cor sù in un ca~o di ranula sotto/inguale òdla grandezza di una no· cella a t erer~te al pa vinrento della bocca (oss. 817), nonché in un ca:;o di papilloma al do rso d ella li ngua della grandezza di una noce, pr·e!'entan te una disposi1.Ì0ne foliaceu e l entamente svi lu ppatosi (oss. 8 18). In questa, come n~ l· l'oss. 816, la natura del tumore fu l't•lbilila cnll 'esame i;otologico


7GU

G.\Sl"lST IC A CLI::\H.' A

Due voll(l so tt O in te n ·.. nuto p~ 1· ricerca ed e.~t ra.;ione di pruiellde eli r i ooliella, e!:li::-tenle, i u 1111 c.a>:o, da Ire tuesi nella ~pes:>e zza de l bt·acc-IO destro io prossim ita delra;;cc·lln (o>:s. 81!1) rd , in tllt al tro, 11ella spes::-••ua della t·e gione la let·o-eslet·na del l'a va 111 brti~;C io :;in i8lt'o (1188. 8~0); f{ LH.. ltr·o a ltre vollu sonu intervenuto iJet• r icerca i:(l eslr'a::ione di agiti, cor.f!t•ca lisi in Lre c:a::;i nella spessezut del le rw lidu3 (agiti cln St t•ingl! e d i P n1\'az, O!'IS. X::! l-8::! l) r.c1, in un o , nella spe;;;sézzu del calca~no de;..tro, dove e,.:tst.e''Hùa II Hl lli an11 i 1111 a~o c<nnune, (oss. I:S~ ~) . In Lulte queste r icorr enze mi é set·,·ilo J t g uida il ri s('nnlt·o t·aùiù graftc o .

VI I. 0 Pt-:R AU0N t VAI \ 11!: St'Gt.l I)CCII I. - R i!.{uArtlanr. N. l:! cala<. ii , d i cui 8 lrall1Hi c olla e~ti r pAz inne per v ia cull:l11 dll e !11 sulut·a (•)88. X:!5- -<:J~) e 4 co l 1'1.1 :sch~am en to e lu cau.:.ticazi.me ul clo cu rn di zin co (oss. S:i:l-8:)6), no n ché N. ~ casi d i esenlera;ione del gloi.J o O>!nlare in pnztenti con esi lt d i congi u11li vi l •} blenorra~i c:a (o se;. R:5; -8:J ~) . Fo qui >'eguit•c uno ::-pecchio t ·l a s~ un ti v. , di l11tte le ope t·azi•m Ì pt'a tkale ( \).

S PECC HW Hf AS~ Ll ~ TI \'U Ol\ LLE OPUUZIO.\ I I'H..\TlCATE

• Pt1nzio ni ecl in ·~ i:;ion[ vu ri c ton o :;on t.a h~vnnd o con<;oCu ti vo 8uture Ynrie par fl'l'ite e per emot01ui, previo s,·uotnm!'nto . L egatore di arterie. St;tu re d i tend ini . I nter venti vari i pt>r ferite d'tut•ti da funco . Amput•lzio ni e r eS1'7. ion i vnric

4 83 2 G

.

;;

T otale.

Oncowroie vnrie pe r flcmwo ni . I one5ti epidermic i allo. Thie r-,ch Incisio ni di seni fì:;.wlo3i seguite ùn cn n te riuazione (:!7) o d·~ :>ulura (2) Amputazioni f>tlangeA (l S) e metac,.rpee (31 p er pate rocci Enucleazioni gluuùo la ri {:lO) e svuo ta me nti metoJ ici cv n suhu'"' ( 12) Interventi 1\l'tico lnri e ptLra -al'ticola ri di,·or:>i . Rosezioni di costole pt>r empiema . Interventi sulle tonsille (spozzetttunenti l !l; tonailtot.or nie 6) Sgorbiature pe r necrosi esfoliativo. dci mascellari ùa cn rio d e nlnrin. .

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(Il .V.TJ - :.;ento il ilovcrn Ili esp.ri mere tutta la mi~ grat il udi uo ai hmvi coll egh i, ch e mi rur ono ,,; valido":Li ttlt) nell'aniua e laho riosa imt, rcsa, co nvinto che ~ran rarte dei huoru ri~nl tati otten uti sia d ovuta all'11pera loro assidua, cosr.Jerw osa, illuminata; e Sllpr.• tulto so u l1eto rti csll!rnaro la mia vlvissi ma riconoscenza al dl rellore oi l)ne;to ospe•1ale, tenonle colortn~llo mcdit:o Baldaoza, che

co n aiTet:oo di padre e con compr tenza di rmwstro ttlt ru largo eli consigli c rl' iuco r3ggiaruen to, ccr•

\:.lDtJo iu t utte le guise cii racili t.1rtni il •:olllpilo. 4~ -

Gi ,)rllalc medico.


7'j(l

CASUISTlCA CLINICA

Laparotonlia pflr appendiciti . Id. per occlusione intestiuale da adorenw poiiL-opcratorio . hl. per ci!;ti da echinococco d el fegato non suppurata . . ld. 1\chlominale e tnmspl eu ro-diafranHnatica pe r idatide epatica supp. Oucotomie por ascessi flemmonosi peri•mali e periret•tali. Incisioni di fistole cno-rettali sc~ui t e tla cauterizzazione (7) o da sutura (5)

3 l l l 17

Divulsioni per mgndi m1uli

l4

Interventi por nscl'i!Si minosi, di c ui uno seguito da fistola. uretro-peniena Incisio11e dello scr·oto e clcll'ulbuginea. per orchivagioalite suppurata Epicistotomie por r.nlcolosi vescica\e . Sgorhiature della mnstoid~ per osteo-periostite suppurata Traponazìoni dell\tpofisi por ascesso intramostoid oo :E, tirpt,zioni di polipi (2), e dì esostosi (l) dal condotto uditivo.

2

Totale.

12

2

3 2 3 3GG

Prr morbi di ?Uttu ra tubct·colarc. :5tJacc!Lturo1 raschiaLOeuti e cauterizzazioni di a.'!cessi freddi idiopatici . R esezioni parziali d i ossa (2 eH costole, 2 di stemo ed l di pube) . Enucleazioni glaiantloluri (83) e svuotnmenti 1uetodici con s uturn (23) . Interventi varii artico.lori o pnra-o.rticolari .

19 5 106

4

Emicast.rn~.ioni.

~

Lapnrotomie po:r tube•·rolosi tlel peritoneo .

1

Tott&!.e.

137

l'cr malnllit' 1:ari~. Opeuvioni rnd iral i di emie visconLli dh·orso. Jd. id. d'idroceli del l••sticolo e del funicc.lu l d. id. di varicoceli . ld . id. di parafimosi e di fimo;,i. OpcrM.ioui di Yurici emorroidnrio . EotirpaziQDi di ~umori e di cor pi estrnn\'i \'llrii , Opero?.ioni diverse sugli occhi .

125

18 11

'

.

J'otu)e gell••·alc.

Il

2$ H

838

UN CASO HAHO DI HEINI'EZIONE S IFILITICA,Iw l tenente meò ico A ngcJa nt.ouio :\l a n c iai.

!:argomento non é nuovo, m a per· quanto ~i ~ iano de~cl'itli già mollissimi casi di r einl'eztonc sifìliltca , purtuttaY Jil quelli sicul'i e ben accertali sono pochiss.irn i e quando si ha l'oppot·iuntta dt incontt·tu·lle nella pt·atica qualcuno di non dubbia atlPndibililt'l, è do ~ e l'e di l'endcl'lo di pubblica r agione, per poter porta r~\ uri utile contl'ibuto al i ~' slati ~tica d i que lli "eri. Qu ~s to lo scopo delln breve pubblicazi rHJe odier1ta, ollhwJo il cnsu che vaùo ad e~po rre, lutti i dali e le gsranzic pet· la più sicu t·a autenticità. l n- molli casi rif~ 1·iti , le lesioni l'ilen ule di uoa.' seconda infezione, apparlen(' ,·a"o ancora alla p1·ima infezione. Facile pre ndere per una roseola. di uoa l<econtla inrezione u na r oseola di r ilor·no, per un nuovo siflloma un'ulcera pS'lll· •loindut'RIN (Campa11a), dei f··no m uui e lt>sioni sifì!itiche dipendenti dalla infe-


l'ASU I STTCA CLINICA

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zione antica, per fenomeni e les ioni r ecflnli, come il sifì loderma ukeroso, una panadenopatia residua s imulante una panadenopa tia primaria, forme eritematose terziarie, che posson o venire anc he dopo molti anni dal primo sifì loma , per roseola di una seconda infezione. Se facile l'inganno e l'erJ'ore anche al più esperto, più frequente capita a chi non ha la mente ben perfezionata in questi generi di studii, non disgiunto Hlla più ampia esperienza, ad un'oculatezza e discernimento particolare. Trascorrendo la lelleratur•a al rigual'do, dovrei citare molli casi di reinfezion e sifllilica, ché anzi o:zni giorno 11 e vengono descritti dei nuovi. Il prof. Campana riferisce (l) che il Koebner in un a rticolo s erio, ftn dal 1872 ne citava un discreto numero, citundoue anchn dello S<:arenzio (1866), e dopo ne furono desc!ritti altri, come da C. Pellizzari, Ta yloi', Ducre ~·. Diday, LoL(llotsky, Beumler, Delestre, Zcissl, Gugembeyer, Gaxoyen, Casptu·y, Pospelluf, Stilzler, Mallet, Aroing, Sturgis, Von Hebra, E. Lang, Schuster, K azi'tmoff, Tanturri, Hallopeau, Marcus, Jullien, Thuvien ecc., e tanti al lri fino a ragg iungere !11 cifra di 160 come é detto da Tavlor. Questi però affcl'ma cbe appena 30 dei casi descritti possono considerarsi come esempi autentici di r eiorezione l In verità trop po pochi quelli ve1·il Tale severo giudizio, di persona molLo competente, dimostra 'l uanto sono rari i casi genuini e q uanto sia dilficile la gius ta valutazione di essi, il che diJ naturalmente al fl o:;:II·o caso una maggiol'e importanza.

••• ... . . C. , uffìciale di un r eg~ imento di fanteria . Ha cir ca .~5 anni. Ha il pa dre e la madre vivenli e sani. La madre non ha avuto aborti. Un fratello fu a!Tdto da sifilide g ra ve. E gli a~sicura di aver goduto ottima solute fino al 1882, t•er quanto si sia eRposLo mollo alle cau~c r eumatizzanti ed a gli !'\ tra pazzi fìsici a morali. Ha curalo sempre l' igit'ne della pelle. Nel gi ugno del 1882, :w giorni dopo un coito imouro, virle spuntare sul foglietto e!'t.erno del prepuzio, sulla r egione do rsal e dell'asta, un' ulce1·a unica che tardò m ollo a sr.omparire e rhe il prof. De Amicis rliagnosticò ,;ifilisclerosi in1ziale del prepuzio, prescrivendogli adatta cura local~ e tre neeale. All'u lcera seguì panadenopatia carall~ris tica, il sifìlodez·ma maculoso diffuso a tullo il lr·onco. E)!li ricorda di avet' ~!Vu to dei dolo r i ossei violenti, eia fal'gli pei'Jer e il sonno pet· mollissimo ~~!mpo. Praticc'l 11110 cura mercuriale sistema tica, tanto che il prirnn anno ff}Ce 60 iniezioni doppie di bicloruro di mercurio e prese 60 g rammi di ioduro di polns:::io. Nel ·t 8B3 ebbe papule umide alle tonsille e sulla itnguo, lieve dii'RdAmento dei COfJelli con ri-petizione di una cefalea notLnrna, os tina La . Pr·atici> aUr e 30 in iezioni doppie di bicloruro di idrarg i1·io e prese 60 g1·amnr i di ioduro di potassio. Al 3° anno di •nalallia ripolò la st<.>s~a cura. Al '•0 anno fece 20 iniezio11i doppie dello s tesso ~wepa ralo merr urial e e pr ese alll'i ~o g1·arnmi di ioduro di pota!'sio. Tutte le manifestazioni col-'i s 1 diicguaronn, s i t•imil-'e s ubito dal l'orte deperimento orga nico in cui era caduto, riAcq uis tando be n presto le forze ed il s uo Yigor e primiero. Prel-'e per i1 due anni sur.cessi vi altri pc>chi g r·amm i di iodu ro pota ssico e passò così il '1886, il 1887, IS"x, 1x8!l, IR!JO, 18\J l, 1892, senza alc·un'altra cura specifìca, e senzu alcun'allra manirestozione. Nel 1892, visitato e ritenu to guarilo, gli vien pem1esso di prenJer moglie, la quale dalla vita Huova non presenta alcun di-.tut·ho, rima ne quat ll·o volte incinta, ha quattro t t ) f'rara .• t.,riu~, pag ~ 1 5 .

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C.!SUISTICA C L IN I CA

olti nll~ gr aYiùan:t.e, ' l11atlro 1•arti a t r l'lnine, quattro fì~l i sanìssi mi e ;,euza alcun'alle raziDne, ne cutanea, né oss~n, ué degli or gani in terni. I l p1·imu fi~lio muortl dopo poco tempo ùallu nasc1 la pP.r gaslr oenler·ileacuta,il secondo a 7 an ni di una grov(s,.ima polmoni le, al ~esto giorno di malallia. I dul' riman enti ha rulo J·i~pellivam e nte 'l i anni e m ezzo c 9 ann! cir ca, e stanno be· nis~i rno, come sleltef'O st'lnpr e bene in pas:salo. Sono ben color·ili, di a ppareccllio sch•·leti'Ì<'O 1'1';-{0iar e, p 1·ovvi~lr eli bnrme ma;:;se m usl.'olari, con den ti normali per fo1·ma, per ;;viluppo, pr 1· impianto, appar ecchio glandolare nor male. Siamo al 1005, 13 anni dall"aHeuut.o 1uali·imonio, ~:3 tlal pri mo sifì loma, eire!\ 20 anni senza alcuna manireslazione, '(Uondo trovnndo~ i l'ufficial e lontano Jalla sua ~igno r·o, ebbe un coito con una donna di rl11bb;a fama e dopo u na venlina Ji f!io r ni dal COllO, ,,ici e appurir e un nodulello sul prepuzio, di lato que~la volla, non sul dm·so, nodul ello che pr esto si ulccr·6, presentando una base dura, ,·er amellte ca r tilaginea, a fondo r Ameico, co n ma1·grni allo sles~o lh·ello del fouJ o, ulcera che, pe 1' quanto fOSi'8 tr·atlala con l AVI:Illde al suòlunl'llo e pomata mercurinle. al calomelano, ;:;tento mnlti gio r ni a g uarir·e. Al 40• giorno del nuovo ~ifìlom11 sudde,crillo, il co t•po de ll'individuo si r tcopre di un !"i fìloùer·rna rna culoso nwllf> co nfluente, preceduto od acc••mp>~ ­ gnnl o da febbre pt;lr a leun i ginrn i. Le gla nrlnl~ l i 11 fnliche che P. r e no r ith>tl'' di volume, fìno a palpH r si nppena all'inguine ed · •llltl rc>gioni epitr ncle:H·i, si Lumern rrno di nuo vo; si pnlpano come piccoli fap-iunl i , sono sposta bili. indol1•nlt, mollo pi u I.!'I'OS!"e qu elle lalel·n-•:et·vicali. L'indh•iduo pratica :.lO iniezit)tiÌ di :;;uhlimalo CIJ rro~ I \'O e prcndtl 3ù gr nmmr Ji iotl uro di polo~~io. All"in1z•o di tale cura l'd an(·he dui'llnle una buona Jìfl l·te di es;-:a _ ;..opra"vc n,gono dolo1·i osleocopii vio!Pnlissimi lungu l·~ tibte e lungo i l femore dr>!=:lro. che l'~>nJ••no l'andutut•a claudicante; il dolo!'<! di l p:-;ta di nolle è :,rra'·<~l l \·o ; 1'11:di,,iùuo 11011 può dormii'•'; l'abbattimento fisico e m o1·ale SC\110 e:lOa·mi, al pH!lore Jel vi"o e d.. IJe mucose visibili "trnorditllt l'io; al deper•imenlo (>l'ganic" uoLevole ; il pnr 1nic.:olo adiposo va scom p:u·endo tl gni ~io m o più. l.o ::Ialo di caehes"ia e vl' r·amenle impres:;;ionante. l n tn lc con.Jiziorre :.tli si fanno pralicai'e 12 frizi on i ;li po111at'l lllt:r·,·u• in!•· doppta, associata n cura i trlet·n a di forl i d0si di iodnro eli potassi ... Con lule cùt·a inlensi"a i sudù·~!"rl·illi fl:lnomeni si dileguatto ::;ncces~l\'ll ­ mcntc ; alla cura mel't:llt'i<de e io lica si H~soci anu intez.inni di fer·r o e .li nrsenico e cosi i n pochi mesi l'individuo l'i floJ'isce. Nnnnslanle il n o~eYO ie Jnigl Jor amenln, la cu ru ~>pecilìt8 con i niezinni p<>r•• vi ene continuala ancor a. Passano co;;i sei mesi S<'nz·allra mt~nil'eslazio ne . 11 C1dnr1l0 della pelle e d··lle muc.:os~ è tor nato nor male, le for ze I'itoroate, le glandole ingro;.:;snte si riducono Ji vol ume, ma non al ~rado della pr ima volta: r-e stano p1u aumenlule di volume nelle r egioni later o- cervica l i. Or ga ui inLer oi normuli. Nessun elemento mor boso $i I'iscontl·a all'e~ame cli nico e micro:;;c,,pico dell e urine. Pr·esenternenle l'rnùh· iduo coutinua a stare bene. C O .'i S IOERAZI()NI Cl.INICIIE. F ra i casi descritti da;.rl i autor i, poclri sono cosi <:hia1·i o co mpleti nella stor ia dt>lle. successioni m o !'bo~e del la t• e ·iella :!• infe· zione, l'inl•·rvallo di tempo c0sì l ungo t 1·a l'una e l'altra, com e nel caso nostro.


C.\::;t,; L~Tl~.\

CL I:\tt.: A

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In molli ca!' i, o la :2' infetione a ,·ven ne molto lempo dopo, o poco tempo dopo la prima; nel (IJIJIH) cu:-o la primi\ inft>z•one non presen tò una f..,norno•JJOiogia l'u fli cie11le da non far11 1:: dul.itart: della real e es i ~ Lc11za; nel seeo11d0 cMo, essendo le duè in l'ezioni mollo r uv,·ir·i nall•, le mHnifl.lslazio ni della :occonJa non eran o clw la ccJJilinuazioue cH'ver o il ritor no :li quelle della pr i •ua. Nel cHso no>-lro. d~<lB importanti: :\ el IHR2, anno del pr imo silìloma; n el 1885 ulli me n•artil'eslazioni àclla [ll'ilna sifìl itle; nel ·t xS6 t:o mpre~o al 1904 lung-o periodo rl i tempo fi•• nt.A alçu r:n lltl rtif<':\l:'lzione e qui rtdi ver-a g u&l'Ìf!ione. Durunle questo p,.t·iodo iuflltli l'llldi vJduo si Hmmoglin. non con ta gia la moglie; e procrea C•m essa 4 lìg li soni. N d l !li'~) Appnr iziuno dell'>econclo s•lìloma, colle conse-cultve Jt>HCJ'ttle manif'e«tazi oni secunda r·ie. Il pt·imo silìloma e le manil'estazron i della prima inflJ·t i ono fur·ono diagllO-"ticllle eia ull ·ll ulor·ità scientifica, qua l e~ ò quella tic! prof. DtJ Atni ei;:. Tt•oppn dtrtrr o il ~Pconclo !'ifìlotno C<>lle consecu lt\'O mnnifdstn:doni see4111darie. m .ollo piir d assiclio, dil'lgnoslicate modestalll CIIte dA noi , chr! da vHr-ii anni ci :;ia rliO dnli 11 ~tuclia t·e con predil(>7.ione •IU6!'le. di$Cipline. Cert o si ,·. che lu cr•rtezzn ;,.cientifìca si può a vere coll'e<'a me r igoro:::o e collo studio pMlico!oJ·eggiato c1i ogni !'in;.:-olo ca-;o e noi possramo co nclu l ere la hr eve e!':pflsizione col di r e rl •e si può parl are di vera e sicut·u t·enlft·zrcme quando si •~ !'icuri di aver» i seguenli dati, ch e non sono ntancuLi nl IJO$Lr·o caF-O: a) Dta gnosi sicura e.! addi ril tut·a inù i:::cutiJ,ile rJ,•IIa pr i111a infeziono. t,) Accer·Lala gu ariJ! i On•~. co11 pr ovo sit•ut·e, della prima si fìlide. CJ l nlervallo eli lempo lrn In prima e In sel:Ondn ìnfe7.ione abbastanza lungo , r " r chù. quauto ptu lnn lo{n é qu•'slo pc t·toJo di aS'-'I!IIZa di mani t'e::-lazwni, tanto p1ù sicur·o la guar·iJ.!innP della pl'llna sifì l ide. rl, D .;)KII(ISi :~ic ur'H e.l in<:llHfulab t!e de lln sncouda infezione, Cl ollo svol~tl ttt:r•t" dell 't~tfèzio u e di !'itìlcml9 nlle è:lltr·c s u cc.~ssive e cronolo ~iche manife~lazt r. ni :::eronùa•·i o 0 l anche LPrziarie, le (Junli soll:l ull11ne ~ono rnun<"ale nel nt>Ht·,, infertnn, rnn i l tempo e ancor·a l t'•'I'Po poco per· giudica r e se in segui Lo JJ()JI vo·r'f'OIIno anr h'cs«e. S•>latnente con flll " Slt d11li ,oi put'1 pndn t'l' el i t'(•.infe7.iOtte sifìli ltcn. n 0111 0 .

IO g iu gno 1\JQ ';',


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA L'a.ploraslone radlologloa dello •tomaco, •peol&lmente nell'uomo •ano, •tudlata da.l punto dl vl•ta anatomloo e a.tologlco. - (Thèse de Paris, 1907).

R. G u rLL ON. -

L'esplorazione radiol ogica dello sLomaco nell'uomo vivente sano od infermo è un prezioso m etodo d'investigazione che deve rendere all'anatomia, fisiolog ia, patologia, ma sopt•atutlo alla medicina pratica, dei grandissimi servizi. Per l'esplorazione ra diologica òello stomaco è da prefer ir si la radioscopia alla presa di pose radiogt·atìclle. Lo stomaco viene differenziato dagli organi circostanti, mercè l'in gestione di una pillola di sotlonitr alo di bismuto sospesa in una bevanda o mescolata con gli alimenti. Si pratica l'esame Mlle diverse posizioni date all'esaminando, secondo i diversi diametri dell'addome e nei di· versi decubiti. nell'inspirazione e nell'el'lpirazione. È un'espaorazione che com· piesi senza dolore e senza danno purché non tt·oppo prolungata nè r inno vata al di là di certi limiti. Normalmenl.e lo stomaco ha una direzione ver ticale, ed é collocalo quasi interamente a sinistra della linea mediana. Il piloro occupa il punto più declive dell'organo. Tale è la disposizione normale che meglio l'isponde al run· z!onamento dello s tomaco e· costituisce il tipo primitivo donde det•ivano tutte le altre forme ; è poco frequente nell'adullo anche allo stato di perfetta !!a~ Iute. La presenza di un piccolo cui di sacc:o inferio1·e, al disotto del livello del piloro, elle i classici fig urano come la forma normale dello stomaco, deve r i· g uardarsi come un prim o grado lalenle di dilatazione, e cos tituisce la disposizione più fre quente. Allo stato di vacuità lo st.omaco comprende due regioni : la prima immt!· diatamente accollata al diaframma, larga e poco elevata, dalle pareti coslan· temente manleuute allarga le da gas ; la set:onda sottostan~.e, allungata verti· calmante, stretta ed a pareti accollale. La 1·eplezione abbassa leggermente il fondo dello stomaco, s't~lla1·ga in lutti i sensi spostando il pilo ro ver so destra. I movimenti respiral.ori, quelli di propulsione e di r itirata delle pareti addominali producono degli sposlameuli verticali dello stomaco e specialmente dt!l s uo poi() inferiore. L'esplorazione radios...:opica finora rappresenta il processo piu pratico (l'e· s eme della motilità gastrica, superiore al metodo d'estrazione del pasto di prova faltn con la sonda. Essa ci conferma che l'evacuazione dellt> stomaco si opera per periodi successiv i, l'ispondendo all'isolamento dell'antro del piloro fatto da un anello di contrazione a l limito del corpo, mentre l'evacuazione dei liquidi è molto più t•apida rli quella deg li E'lementi solidi ocl in poltiglia, e ::;e· neralmcnte comin cia a ppena essi so no arri vali nello s tomaco. G. BERN UCCJ.


RlVlSTA MEDICA

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M. P ROUFF. -

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Diagnosi precoce della tuberoololi o on l'oft.lmo- reazlone. (Gaulle des HOp.itau:c, agosto I!JOi).

L'autore volle sper·imentare i l metodo del Calmelte per la diagnosi precoce tlella tubercolosi con l'oflalmo-reazione, metodo di una. semplicità !'ltraordinaria, consistente nell'inslillazione in un occhio di una goccia di tuber·colinn all'l p. 100, clte nei tuber•colosi pr odurt•ebbe ro><sor·e "otto fol'ma di parziale episclerite, mentre nessuna reazione si manifester·ebbe nei s0p;getti sani. ~ei numerosi sog~etti rr·esi in esame. talora Appositamente scelti, talallt•a presi a caso fr·a quelli c:he volontarramPnte si prestarono alla pt•ova per· con trollare il valor·e del metodo, ebbe a riJevare come r eagisser o tutti i tubercolosi, tranne un moribondo. P er· la prova inver:sa oude constatare se mai non r eagiscano i uon tubercolosi, impiegò una catngoria di sogg~tti che certament·~ o qua'>i sono esenti da tubercolosi, vale a dire i neo11ati. Avendo instillati tre bambini tli due ~io rni uno di un giorno, e h·e di due megi, in ne,.suno di es~i ebbe a manifestarf;i reazione, mentre in due del le ltwo rn ~dri ebbe rea7.i<>rJe positiva. Solo inconveniente del metodo si'lr~bbe che. i n pr·oporzione di cir'ca 1'8 p 100 delle instillazioni in par ola, la reazion e ebbe a manifestarsi veramente intensa per la durata di due o tre giorni, ed il ro <>sot·e gotto form a di episclet'lle par · ziale durò un9i volta fino a quattro settimane. L'autore stes"o ammette la necessità di ulteriori prove cliniche e sperimen· ta li, augur•andosi ehe un mel•)do di diagnosi cosi "empi ice ed ovvio entri nella p r atica giornaliera, avvertendo per•i• gli sperimentato ri di adoperare la tubercolina in soluzione all' l p. 100 pel'fellamente steril e Pd esallumeote do<;ata per una sola esper ienza. G. BERNUccr. HrvALTA . · - Preoooe artero·solerosl d'origine tr&umatloa. - (Il PolicliJtic:;, n. 3, 1907). T raltasi di un giov&ne di vent'anni all'etto tln ar·let·o-sclero si delle arte1·ie temporali e fr·ontali, la di cui or·igine certa fu un traumatismo ciel capo riportato sei mesi prima. fl caso è interes,:;ante sopralullo pe1' l'éziologia t·ari!:\sima m entre, all'infuori delle cauee ordinarie, ci tasi l'aumento dell'irritabi lità ner"osa e psichica {~iocalnri, speculatori, individui oppressi da g t·avi pr eoccupazioni morali), ciò ctJP, secondo l'autore , sa rebbe dovuto al r sppol'to esistente fra i disturbi d ell'innervazioue va!'< o rn oll·ice e le alterazioni ar'lero-!!clc r·o tiche, sopratutlo quando tali disturbi va!':O-m010ri durano da lungo t empo . Nel caso in paro la, il rapido apparire dell'arlero- sclerosi avrebbe per causa un di s turbo trofico, che consisler·.-bbe in un'allerazione dell'azione kofìca dei ner vi vaso- motori ~ulle par·eli V(l!'cOlari e sopr·alullo sulla tunica muscolare dei vasi stes~i . I nteressante è il fALlo che l'ar·tm·o -sclerosi eblJe a manifestarsi sulla r eg ione oppO!>la a quella prirnitiv1unente colpila dal tratnnalismo. Tal fatto troverebbe lo sua spiegazionP. in r ecenti scnper·te della fisiol ogia cer ebrale di centl'i vaso-motori corlicali la di c;ui sede s i Lr·overebbe a livello dell e circonvoluzioni centrali o -.•icino alle s tusse, ce11tri sopratullo destinati all'oppo s ta meta del corpo. G. BERNuccr.


RIVISTA DJ CIII RURGIA GENERALE Sulla lperemla alla Bler. ù!aff . .fiir Scf. wei.er Aerzte. n. l ~l. anno I!)Oi).

l-'1·of. CAn Lo SCIILATnm. -

(C'o rrev;oruletts -

L'aui<J f'C f11 unn rapi1!11 s•or ia del m!Jl01l() cu rativo di B ier clte egli col prof. Kt·nenl ein ha appl icatn in p i LI elle 2~>0 co:-:1 ~d accennA alle 3 maniere pt·alich·· d' irnpief!'O del metoJo slC!';i>O. Lo printa manit· t'll, clw l! In più popoiRre, consi\"'te nell'applicazionA della luce calda a mezzo cii Apprwcccll i spociRl i fatti di le~ n o al"ciullo, pr(walenlernenlc di pioppo; rwi qunli appar·ecrh i il c81dn sAle sino oltre i 100 lfl'lhli. Gli tlmmalali !=<Opporllli'OIIO aiHtulllnwnle bene quest'allA temperatura. da :3/ t d'ore ad 1 ora e solln nlo 3 volte furono in fJUnlcuno di e;:si riscontrati disturbi, poichc i n un paziente ~i t1a tl Hvo di uno a(f,•llo da \·iz io cardiaco, in altro di un nefritico e nel t.l:'l'7.0 di tm olwso. Al co nt r·ario ;.i VL'rrfìca :·oiiO, con una corta frerruenza, U·:tion i Jejlg1'r11 App&ll<l 8\'Vt-l't.ile d~ g ii 8tnfnlllati dura nte la seduta. Furono ~ollo1 o;. ti alruz1n1te del In l uce cu ldn <:i r cA 11() inJi\·idui con ri f.!idiui at·Licol>1 r i con::H'Culive A frattu r e, a lu:.sazioni, tl lle1umoni. In e;:~i si ebbe buon Cl>ito !'lf•eCi!llment•' nell·· artr·ili da g"OIIOCoccn, da !'lHfiloc<•c..:o, stl'elloeocco, ti fo: la cura !H'I'ò ~i 1·ivdò inutile ucl lt>. ar·Lr1li da hacdlo luber cul>rr e. L'efl'etlo utile s i OS!'o•rvò am·lra nell o illllttlllmHzioni or·ticoolari c-t·omch·~ di llatura f <'llll11iliC8, ed in :3 cfl~i eli l•·nd<J·VRgi llilc 11011 C I'Ppilnnt~;~ . Cna ;oe,·orula rna11iera rli produzione alliva dell' ipr r em ia Alla B11•r fu impiegfltn d;lll' aulro t·e co11 Foppnr·ecd>i ad a!'pi1 azione g raduaie 111 CO!'! di l'oi'U ncoll, ùi a"-re~~i. di IÌ!'<tole ecc. Con que!'lO metodo fun>riO lrHIIal•' :;1) i'o nne fo r 111rco· l ari: le l'ot·me benigne gua nrono l'llpidtllnf!llle, ma l e moil ~ne r.e l'isentrrono E'CM·.-o t·lld tn. l pnt~recc1 , ira nu rn er o d1 10, cu rotr con questo :-ist~: ma g uArir ono ahl>asl~ uzn prn;:to. Le nstol<' si mostr arono a~sA i ri bPIIi a q uo:sta lenlJ•iti. La terza •nanrer o eli pt·wiu l'l'e l 'ipert•m la cnn-;ii>lO nél d'ar uso del beucJ:J:.q:do applicntq in trloclo cile 11011 provo!'hi dnl or e" 11011 !'O)'pt•tmH uella loca lilic il pol!'o artel'ior--o. Nella tul>er<'•1loo;i lu du r ulo di'll'impie~o della s tasi alla B 1er è Abiluftlnu!l ltè l ora, 1na nelle i nfezi oni gr<~vr può essrr e Sufwt·ior <l. I n gel w:·t~le 1 p8ZÌ•~ IIli l'('!'Ì"[OIH) llbbn~tRIIZA bene al l'll !Jplic<IZ.ÌOIIe ci i (jU!>=:;ta t'0r111a d' Ìp61'6111Ì8. N ei primi tentati vi pni l;Ì r imane SMPI'e!'i \'edenJo r.ome e ~~a non genet·i alcun dulo re, anzi lo atlcmu i. L'a utor e r·iporta nlcur;i casi di individui colpili da in!mrnmAzioni acute di YB!'ia natura e g1·ado, casi in cu i la cura del b~mJag-gio diede successo. Ual la taltel la dei 21 patcrecc1 tol~o i !'<eguonti: A pat·te 7 poco dimosl.l'ali,·i. l'autrw& ebbe ;.ucecsso ill al l r·i v. In uno di questi trattavM I di una paz1ente ricovernla in clrnka i: 1}• g i orn o dnpo l' inrziO della malattia, col cl iLo indice desll·o fnt'lrme11te tumE'fAtln e doloroso. A ppli ca lo il benda!!gio, il cl olol·e diminuì c 2 ~iO I'Ili clopc• !'<i svuotò !>p.. rrlaneamenle il pus e subentrò con una c erltl t· n ~Jid1 là l a g-uHrigiont~ . !11 <J llri casi tratta va si di a!>ressi con linltw,:rioiti, l ini'•Jtlllt> n•li: in t ullr la !"lasi portò una dnninuzione signi fìcDnte del dolnre e


777 f•Oi Il\ g uat·ig1o ne in ternpn r ehH1 n.:11nenle bl'eve. U no s;Lutlcn le di m e-lici nR, che e rasi in l'~tlato durnnle gli P!"ercizi all!llOllliCI al dtl o p<l liicH d.,str o, si Ja;:c, ò sottoporre a fl llesto m etodo eu rHli V•1 P" '' 8 ore i l p l'i m o giOI' nO e 10 i l SProndo e <·ouft:ssò di non aver UH l· rti l ~> più doiM e qun ll' ilt' ot·a d!JpO l'appl icatione d·d ben da g~io , mA ,li ~wvl'· l'lil'l0 nu.. vam et tle Jnpo lA t·iul 07.ione rl1 esso. L'autnr e ri pol'ta anch e 3 CR!'i cli,dci ad esi to favorevolissimo : o) l u un caso si kallll \'8 di un illd ividuo con un paLE> recci o do•l di ln nwdio destr·o: i l dito e1·8 in tulta la sua t:slen:-: i ~tnc lmuc~ratlo ed art•os"' ~1l0, .. lA lllliH:lfttzinne es;lendrll'8Si ~'d una m età deliA mA nn. \'i t' l'O tumdiu.ior• e del i8 ;!hiiHHic11a Cl•l lroclel\t'e de~trll e temperatura di :J ~o. ;:;. F u aj•plicRto i l m {' to.lo dt.'ll' i pt>r emia per 12 o re. ch e condu1:1;;e nlla dimiliU7.irw e gra l uale dei dolor i e dellt1 tu r11 CI'a zio11e. S1 ebbe In vua!'lg ione en tro Ili grurni. In un secondo caso ~i trat tava di uu pale r·e~ci o del dilo medio sini :;Lro con !le llllntme incipien te e ' li11 fa11~i o i te iniziale. Il paler·eccio era accompl'lgnat0 da rebl>re legge\'8. Ftl pra ric!ili1 la Slll$i pet• 4 giorni e vj si ag}.!i unse allche una lic ,·e incisione l i n e a n~ sull'apke del ù1to. Si ebbe la guMigione in 8 giorni. In un ter·zo casu 8Ye,·a!'i un pfllflr eccin del p0llice dcs t,·o con gonrìore e ro!":::Ore eslc"i a lulln il dito. A rw !I e qni si applicfJ il s•,li lo m etodo e sube11 l1'<'> la g uat·tgtOne ent ro 12 gior11i . In 4 casi di pt•LPr ercio ùel pol lice, compli cati dA fl t' mmo~t e profondo de:-lla rnnno, iL m etodo di B1 ~r non ùie.Je t·isullalo a ku11o. Il rn eto.lo delia stn><i è stato dall·autor·e i tnpieg>li.O anche nelle a ll'~zi o n i fl emmonose. Di 2G e M i r;u1·ati nella clt 11ica <h·l pt•of. Scltlttller 6 ebi.Je,·o sn cceò<~O fa vo r·e\'u lis"irno : In un cA:::n !'li Lt'flllava d i un fl ellltll 0ne di nnlura s lrell(lcrtc.-icA dell'a vnm brnc..tn c del bt·aècio, pi'Odotlp tla una bot·:: ite dell'olerr.mn. l lllem1uone f!'u ari r.e l pr>r·!,do Ji W g iorni. I n altro cnso s1 IWu\·a un llernm•Jilfl delln ma no J e-. tr·u m ollo dolm·o"o e.l a~cn mpagnato du lint'mr!.{iOi l tl del ht'd Ceio e da lin r.. a.leuite tH•cr•llar·e. I n l t !:!ior ni ~i t•J;bt~ la ~nur1 gio 11 e . Un tC t'Z'' r.aso di llùmmott ... cnn e:<i l.l> favor evole fu nsseJ·,·ato in un nperii!O cl1e si e1·a l'et·tto r asualrue!lle. ;;:ul doi'>'O della m ·. 1 no destr a. li li fu upplioota la slasi pe r 'lunsi :1 ~Pllimt~.n t~. l n un ' ltiUL'tO cas;o t r·11 Lltwn<;;i di m l ll ~ mlll O II tJ incipiente alla mano si nislt·a rl!'igmato do tiiiR ferila di'l pun t.u rr·A i l dito m edro e rl Jito inJice. In 3 settimane fu ottenuta la gua r ii!ÌOIIe. I n 110 quinto ca;:o in segui to 11 m o r;;i calurf.l della rn tti>O destr'tt !' i ge11crò uu llen.mone che ce .lelle in l} g1o r·ni di cu!'a. Nel !'ìesto caso lraltn Vfl ~i di un flemmone dell'avambraccio sinistro che 8\'e' a a,·uto pPr punto d! pn rten zt~ una fe r ila infetta del m ig nolo. Gaurif.\ione in ::11 gior11i. N o n f tt osser·va lo alcun ,-isultato nPi segu»n l i eosi: Letto N. :m. - Ferilo do scltioct·i nrnent o del dito ind ice destro - fl emm one incipiente - l empe.rl:.llut·a 38° - ;<tasi per :3 g1o rni e, ciò m al :.rt·ad o, aumento d i tem per ntur·a lìno n :i!)• 5 incisione fra il dit9 indice e m edio detu rnefl'! zione g radu ale e dintinuz1nne t.li tem pcr·atut·a. :-i. 48. - F lemmu11n dl'llo mAno destra di nalurà slr ettor:occica - lemIJer t•ltll'B di 3S• 5 - appl ica1.io ne del metodo di Bier per 4 g io rn i - r isultato llHlln, r1uiudi incisioni multiple ed e;;:Lese.


178

HTVISTA Dl CHIRl:RGIA (.f: ::\ ERALE

;\. -H). -

Flemmone della gamba sinr::tr·a: l'applicazione della sta~ i

·il l)

a IO ore il giorn0 nou da eiTelto visibile - cu ra chirurgica e guari)!ione. Lo Scltlatl<'t' ha sottoposto all'azione r!ell'ipo•r·emia, con!leguendone e!'-il. fa vorevole, alcune ferite infette: N. G2. - Lesio ue d'arma da fu oco Jella mano destra con penetrazione riai pr oiet tile. Il proiellde fu estrallo e, applkata la ~la~i, questa fece scom parir~ in :~ gior ni il dolor e e la Lumefaziorw. N .. 63. - Stritolamento del dito medio eù anulare sinistro - .topo it·i'rernia eli 5 giorni r etrocede la forte l umetazione ed il considerevole ros::ore. N. 73 . - Fistole di data an L•ca consecutive a lesione della r ej!ione ip••le· nare destra . Dopo un'iper·emia di 20 giorni cir ca le fistole r ibelli ad ogni ··•m1 lenJono a chiudersi. N. 80. - F erila da laglio dell'arti colazione della mano sinistr a con apertura dell'articolazione e r ecisione dell'arler·ia cubilate. Cinque g-ior ni dopo i primi soccorsi suben trar·ono dolori con gonfior e e r ossore della relo!'ivne articolare - temperatura set·ale 39° L - A pplicala l'iperemia per 2~ ore ~i a bba>'sò la l emper·atura, si calmò il dolore e,i in pochi giMni la lumefazinne scomptlrve. Concluùenùo l'flulo re dice elle l'i pere mia alla Bier, stando alle sue osser vaztoni personali, serve bene nelle infiammazioni iniziali di natura specia lmeole stafìloc:occica e che nelle infezion i miste serve meglio la combinazione di un'incisione precoce colla iperemia succe<:;.iva, combinazione che abbrevia IR durala di gnarizione in una serie non indiff... t•enle di ca:<i eù evita l 'applicazione di un lun go drenaggio. F t;NAlOLl

G. K ETT:-<tm. - Delle ferite prodotte da automoblll. WochwschrUt, giug11o 1907).

(De utsche r,, ..,; , ~:.

L 'aut0 r e ebbe ad osserv ar e un caso di ferite pr·odotte da un automobile, ,1.-.vule escl usi vvmen te alla sprciale strullut·a di questo nuovissimo rapido mezzo di tra"rorto, b e n differenti dagli stt·itolamenti di ossa e spo!'tamenti di parli molli cMsecutivi al po~saggoio su di a1·li degli ol'dinarii pesanti veicoli. Un ra;.rozzo di treù ici anni essendo ;::;tato r ovesciato a t er ra da un autom0hi1P-, cade v~;~ su l dorso, me n tr e un a ru o la del veicolo, pas~nndo sul piP.Ja sinistro del t'anciull,l, ne lact>rava la calzAtur•a, le calze, i l pantalone e la ente spingendo lutto indietro e continua11do a CO!'r·ere. A ll'~~ame del ferito conslalos~i come tulla la gamba sinistra fosse spoJ · gl iale dei suoi tr gument i, cute e tessuto cellulare, che, rivoltati come una calza, forrnuvano 'lliASi uu unico lembo che gross•>l anamenle conser,·ava la forma del piede, della gamba e d e l~ coscia, lembo che continuava"i cou la cute della natica atlaccnt• > alla slessn con un penducolo largo circa venti CPh · li metri. L'ernot·ragia era nulla, c;ome pure il dolore, che compaa·ve soltanto St'lle od ollo (Zior·ni dopo l'accidente; invece l o scheletJ·o dell'ar to ioferiot•e sinistr" cosi mallrattAto erf:\ perfP.ll amente intallo . Pt·evta accurata pulizia òelle parLi ferile, si tentò di conservar le B!Jplil'>l!lÒ· • i legumenti alle ap<)llevr0!:'i, ma inutilmP.nte; sicché verso· il quinto giorun, 6!;"endosi marul'l'~lali non rlubbii ~egn i di sfucE>lo, si dovette rir.or1•ere alla dernolizi one della gamba. Intanto la t emp.•ratnrn t>ra >:ali ta eol crasi munt>!-


RIVISTA DI CI:IHWHG IA <.a:NERAUJ

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nuta rr•a i as ed i 39 gradi, cedendo per li:"i appella r.raticalCJ l'amputazione in parola. Per un momento si pot è sperare che riufermo, sfuggendo alle ordinarie complicazioni infettive, potesse salvare la coscia supcr·stite, applicando sulla stessa degli irÙ1esti cutanei, ma in uti l mente, poichà ci rca nove settimane dopo il disgraziato accidente, il bambino cominciò ad agitarsi tormentato da inappetetJZa ed insonnia, mentre le forze andavano ra pida mente declinando ed .appariva il delirio. Si dovelle praticare Rllora l't~mpulazi o n 0 alta dèl m·~rnbro fer·ilo e l'inrermo fu salvo. Una sintomalologia tanto diversu da •1uella vr·odolba dai can·i or·diuari devesi attribuire sovratutlo a due fatLOI'i, alla volocitù del voicolo ed alle pneu· matiche che rivestono le sue ruote. G. B ERNUCCL

G. GRASSSER. - Fratture rlOODOIOlbtll 101tanto OOD la racllografla. (Deutselte med. Z eitung, giugno i 90ì). L'autore cita numerosi casi di rratlure nei quali la diagnosi non fu possibile che con l'impiego dei ra f!gi X, e degli stessi stabilisce una speci e di gr aduatoria; essi sono: 1• Frattura isolata òdlu gt•ande lubcr·osilà dell'ornero, dovuta il più delle volte a Jeggieri traumalismi; 2° Fessura della cavità coliloidea; 3° Allontanamento dal perone e della tibiu alla loro eslr·em ita in ferior e con fe ssura del mRIIeolo esterno ; -\ 0 Scollanum lo dell"epifìsi del co11dilo del ft:!lliOt'e; 5° Scollamento dei legameoLi cro ciali ; 6° F essure e scullamenti della lestn del r adio. L'autot·e cita un caso di frallura dell'omet·o presa pet· una distorsione ec.l altr a del calcagno, second-o il piarso sagitlale, ambedue riv elate dalla r·adiograna, mentr e le molteplici fratture che nel lavoro possono verificarsi, alle ossa l;Opr alullo del terso, e che orJinal'iamonle passano per· distot·sioni più o meno gravi, appaiono nella loro propria veste di vere fratture solla1110 con l'impiego dei raggi X. Da ciò la ~rand c imporrlan za Jell'irnpiego di tal mezz<> diagnostico no•ll'el'el·cito e nt>ll'nr.cerlam euto di l e:;ioni dovute ad ittfortuni nel lavot·o. G. BERNUCCI.

H . B o kNHAUPT. - Sulle ferite delle artioolazlonl nella guerra rnaso-glapponeae. - (Langenhecks Archio. Band. 80°, 1!)07). Delle var·ie arlicolazio11i, secondo le osservazioni dell'aulot·c, la c()lpila con m aggio1· frequenza ru qudla del ginocc!Jio. Su cento ferile arlicoluri, ben cinquantaquallro speLlano al ginocchio, e di qu1·;:te la grande maggior·anzt~, circa tre quarti, é dovuta a proiC'LLili con ma11lello ed un quarto solo a sch<.!ggie di granata. Jl trattame11lo conservativo diede come sem pre splendidi risultati, avendo ottenuto guarigione senza r aazione nel U5 p. 100 di l'eri li al gomito e !J8 p. 100 nei CeriLi al ginocchio. I nvece con una relali\'a rrequenza ebbe a ril evar·e suppu r·azione nell'at·licolaziorre Li hin -asl r·agal i ca.


780 An ello nelle f~ri l e arlicrJlar i, ({nel le pt•odolle da c•)l pi di rimbal zo, !òopraLu tlo s•> i pr (•iettili erano tleform11 ti ed av e \· ar~o per duto parte dt~ llor0 involucro, e CJ II t~lle ds t e da seheggie J i obici o pi ~ranale, dieder·o luogo a frequ enti casi di ~ upp ur·a zi o n l'. . 't~ ll ò fer ite al'liL:ola r·i g-uArile senza r eazione giovò moltis~irùo il ma!c'saggio e tal\'o lla il bogno caldo Uon::ludendo, nella ca suislico OS!.'ervata ciall'aulore col i r altiHnento co n ~e n·a lrvo delle feT'iLe articolari J'arma da fuoeo ebbe 1'86,2 p. 100 d i ~URI'i ;!lfH l••; sol l nnl•' ne! l'8,a p. 100 do v.~ tl e r icot•r er e a re>< eziont plll o meno t::Sl e"e e Bll Artr otomi e, men tre nel 5,5 p. ·tuo fu nc<'essal'io addiveni1·e all'arnp t:l t~ zio n e. G. Br.RNUCCI. B AS>'o. -- Di talnne anomalie del muaooll del collo lntere•s:a ntl per la medlolna operatoria. - (li Mor{Jnani, giug no 1907). L'auto1·e ehl·e tol ..r a a l ossrrvar·e come il tendine intot·me..t iario d ~l digastri co non si po r lus~e n ll 't>"~n 1oide ma bensì a vesse un lragi llo quasi dir i tto fot·mar; ùo un an golo mr1l lo 11 iH''l'to in alto, m enl r·e una larga espa n:;irme apone \Toli!'a par·lr ··a dall'o"so ioi !f-, dirig en,Josi in alto, a\.lorniando il tendine, e t•ilnl' llando ::; ullo stesso osso ioide. QuP-sl'espansionc puil talora di v idersi in due ::: trutr, uno s u perio r·~ ed uno inferiore. Nel punto all·t'a \'CI'sato dal digastrico non Yi ,-. LI'U<'cia di ::<inovial t>. P tlr lArrto, dota IA!a nnn malia srom pnre il triango lo ipo ~l os>;o-i o i d eo comu· n•'m enle noto col rw: .. e di lriun;;<'IO di 1-iut.-• r , punto di t'el'ere per lA r icet·ca del l'llrler ia lr ng ua: c . Fra le annmal ie muscolari del c0llo ossel'\'flte dall'au lo1·o havvi pure la m ancAnza del lo sliioioi l eo d i si nistr a, m en tre a destra s'inl!criva alla psrle poster io r·e e•l f'" lel'na tlo'll'apnfì si sl iloidl', po rtan dosi in bt~s ;;o od in s Ya nti. pa~"'ll ndo "Il llu i l vent1·o p0;:;tc1·io1'C del di g-nstl'ico, incrocia nJolo e l'icopr endo l'al'h•t·ia fnc··in le, il nervo ipoi!lO:<;_,O e la. vena linl!ualc Da ulti mo ebbe talora H 1·ileYn r e en rne lo sl i lo - f,1 1 'Ì .l~eo possas:;:e al di :::ott o Jl' l co--lr1ltor e medio delln fa ri11~e confondei! lo le i':ue fibre cort l a fat•inge sle-<>;s. G. B en~ ucc1. Doll. D i't~lflE L IN . - i:rnia doppia del mu•ooll add11ttorl. fiì r C!ti r Hr ;;ir•, n . 21i, 1'1rll1o I!!Oi).

(Zent ra /l,lall

:\ ·- ll 't~dUIHI II ZO lvn ulo

dnll'A"SOl:iazione c lri 1·urgica di Ber l ino nd ll\ <1~i!IO u. s l'au lor n pi'O·" unta Utl !"Oidn Lo di cn vt~lleri l'l, c h e durR11 le il ;:;allo di 1111 MIS· colo ;u ·rpri~ tiJ due ern ie m11~ co l ~:~r• si mmetriche, gi·o;;se come un uo vo di prccionu e pn>;le 1wl la r egionò:l de~li addutl ol'i. E sci ~sa la parte pr ocidente deJ muH.:c1l i . O•"•hhelr n snlur0 Ln fn"'cia mu>;cola1·e ottenendo ~ua1·i g ion e complela. F l!N AJ()L I.

t;. :YlA n..v:u A~ O. -

F1·attura del ora.nio e oommo:done cerebrale tardiva. (Il .\11lr!ft1[fn i , ~i u ;rno 1!l07).

U n iuùivid• 1n \'eniw1 col pi to cln nn saso:o, lanciato con gran fM·za. al la r egi n u ·~ fltll'lelt1le. sir1 i ;~t ra , n nn \' t~ ri ììca n rlo"i, dopo il traumalismo, sPgno alcu no di commr,zione c'e r ellf' Alo. So1Lo11to in capo a !"~-' Ì oro apparve emipleg ia destrA COl i afasia m•Jli'ICe ('111'11, ed i n 8egni to !"egni di compres!"ion e corclwale ron


lll \'!S't' A IJl L'lilltl"lltaA I.J·:.S ~HA LE

it(l

polso di soli 45 ballili al minuto, cnn p11 r·a li~ì vl~!'c i cule e ,lato k{!ge:·menle comatoso. Essendo i ntervpn u li cb irn r !!icR men te ve uno t'isronlrnta la prPsenza di una frnll ut•a inadialA vet'i'-O l'at•ctolA zigomatira senza t!'accia alcuna di spandi mento sanp-ui p-no. T olti i fremmeuti ossei, s"ebbe in br-eve guur1g10rre coruplel~.

L 'autore ri li<:ne che al m omPnto J,,ll'ovvellulo Accid ente, il traUJnatismo non aves~e punto le!'a l'mleg,·iln rlel lc cellu le IH'I''" o:.;e , donde l"assenu1 di re~-tz ione. Poscia la Jacrra zione della rlt11·a lllHdi'f', ìa. c:ontn«ione dellr nwningi, l'ecdli mosi della sco rza indu.<:seco por.o alla vollu un cden• a cnlh'ltei'ale alt.eJ·&nte primo la cir colazione e la nutrizinnc della zona t•ola ndicR, po!'cin que-lla del· l'in tero cerv·~l l o. # La tJ·apnnazinno eliinini• !A c.ompt·e,::Oionr, e le cPJin l ~ n•·i·Yo="e polel'ono tornare ad uno stat o di nulr·izione IH•t'rllai~, donde la g-ual'igione.

G. B~R:-IUCCI. G. H m scHPELD. - Un oaso di s ezione unilaterale del simpatico, pneumoga.strlco , spinale, g l osso-faringeo, lpog losso e llnguale. - (Uerlin.r /:lill . W odt'!I1S"It rdt, g iugrl!l l !lfJ;), :S ei dir'<>mbre I !J:Jri, i n ~P~!Hio wi un colpo di pu~nale l'icevnlo da nn opernio al di sotto dell'at•e~-tla Zlll~omati ra dc:::ll'a, in vicirwMa dl!II'Hrlicolazion0 lernpO!'O·muscellllt'e, l'aul0r e ril evava lu c:eziOII I.! dt>l :=:r m ,.atu:l•. dd pneurntJ· !IASlr·ico, rlel:o spiliAII', del )!!osso !'I!I'ing-r~n, ipo,qlosso e l ill~llulr• tl i dt>tlO 18!0. 2\on avendo ~nturnl i i mn11coni r:f'r" o"i, dopo l!lll-t l'I!!illne e c:ornptèlu ci~atr·iz­ zazi•l ne tlt·lla ferrta, r·e,.iduar·ono !'o•llotnPni di l'aral i::: i e eli ant·:=:l<-sin dei tc rri· tor·i ir111 er·va ti da detli nPrvi, e l esui'Cdall.lo col dito una 11:'!-:!=!iPr·lr pl'C"Sione sulla t'e!:ion') corn;>r·,..sa rra I';Hr!:nlo ddla ma~r·ella e lo ;:ter·nn·ckido-rnu;:L.-ideo pr0 ' '0"8Vasi rwl mallltO 1111 vinlellt.• c.nlpl) Ji t•lsse asso ~ ir~lo n seni'O di fnt'te vellir:nmrnl •l dell:l t nri~•p:e. Ri teuen·lo LHI i re 11omnni di J'"ll.ien ti da JWt•s<:io ne meccnrr i eu e~erri la nll•;:i sul I A:'I Il g-~o !'upel'IOI'e e Jll'P-cisnnH>lL•• ;;ul llt•JilCOrte cenl J•~tle dello slolS!"n, >-i ad.Jiven11e all o shri!!linm•)11l0 cirnlrizialo ,..d alli\ Slltnt·a turdivn dei rnonco~ni del llC't·vo in P81'0ia, sulnl'a r iuscita pe!"l'elturnoute, d•1J'•l l a qunle ('C":"A r<~nn sunnOitllllAti fenomt•ni l'iflo:ssi. G. lh:R:-lur.cr.

G. ENr.ELitAHTD. - D elle pneumoolti post- opel·atorle. chirurgie, felJbrnio l !lliì).

(f'entrn.ll,latt .fiJ.r

L e pneurnntHli po!<t-operaloric consPculive all'u!';o del clo r•of,JJ'Iltio ,. dell'elet·e sono dovute a dei f(~nomeni di emol isi, eire n !"118 volta dipetiÙè dalla resislenzn dei g lubnli r ossi del so{!grlto, dnlla qullnlità di ane:-<telico che penett·ò nc1 globuli, n el pl11sma e nelle altr e cclluie dell'ot·~t~llismo e da ulli 1nO dtdla tempe· t• a ltJr'a del corpo . T ale emolisi inrlnco una diminuila r e.<:isl,..nZIJ de! so:,::.rt~llo alle in fezioni du· rant e la narcosi, fallo questo che, so•condo l'autore, !'aeehbo> confer·mato d;~ Ila d iminuzione di pnrumonili posl- opcralo t·Ie, dopo che è!lla narcosi clor ofor·rnica venne sostituita In ~c0polarnino·mt>rlìnica e l'one"ll'sia per \'in r acliirliana. G. B En :-: uccr.

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L

RuGAN! e v. FH.\GOLA. - Delrtnnuenza. della. fa.tioa. aull'organo dell'udito. - (Archivio !tal. tli Ot., Rin. e Laring. , Vol. XVIB , luglio 1907).\

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Le molteplici t'iccr'che da n oi isti tuito sullo slutlio dell'influenztt della fatica sull'oq:wuo dell'udito , su nlilil&l'i apparteneuli all'armll di fanteria ~l a quella di cavalleria Jel pr esidio di Siena, con vlWi•• specie eli affalicameuto, ci portar ono alle seguenti deduzioni: l o L'afl'aticamen l o delermina sempre una diminuzioue clel pulere uditivo; 2• Si fratta diminuzione url 1ti va è sempr e bilater·ale ; 3o L a diminuzione della facol tà uditivu è piu o tueno accentuale a seconda del ma f!~iore o minorfl affaticamento, di qualsiasi specie esso sia ; .~· Tale dim inuzio11e è minor e in coloro clte sono all enati a quel ~enere di lav<H'O che provoco la l'allea; 5• La dim inuz.ione udi ti va è naturalme11le maggior e u()gli otopatici soltorosli 8 ratica; G• La diminuzione di uditu è tempor anea e va gradatamente d ileguandosi dopo un pct•iodo più o meuo lu11 go di 1·ìposo sino a cl 1e l'udi to rilot·na allo stato i n cui era prima dell'allalicam enlo; 7° Dopo rall'alicamenlo, c1 uasi costantementf:', si munifesta iperemia della IOt'trthruna Limpanica e ri~en lirnenlo labirintico; }:.• Silhtlte tt1Lerazioll i, sempre di cnraUere kan:;ilor io, ::;;ono più o nwno . nccen tuote R seconda del magg icJre o minore ttlfaticamt'nto; • 9. La diminuzione della l'acollit udi ti ,•a e gli nll r·i falli ril evati (iperemis della nu·rnbr ana timplltl ica, l'tsenli mento labiri nlico) non sempre dopo alcune or e t.i1 r ii'01'0, nel clilr:.ruar;;i si seguono di par·i pa~so; 10. Tali l'alli dipendono da sempl ici di~lu rbi vasomolor i o ùa uu Yero stato di inlo:-;;-ieazione, il che sla i n rapp·,t·Lo con il C'onccllo che op;gi si ha della f'11lica, sin da l punto di v i~La fì sico , che chimico . II L"GMH.

G. O:':·n:-.o.- Sulla notazione acumet rlca dell'esame dell'udito del ferro· v ieri e del mllltarl.- (A rclu'vio /latiano eh O t., Rìn . e Lari n.cr., V ol. X VIli : lu ~lio 1!107.

r.· A. dopo aver e sornma •·iamen le r·icor·JaLe le varie scalo acumetr·ichc per ltt tlelcrminazione deiJ'u.filo colla par ola, dice che llCS!':UIIO di esse completa, poi eh è tale !':a1·eub~:: solo se comprendesse tu l le le parole del vocabolario: alcune com•tono d1 qnnllr o, altr e di lre, altre di due grup!Ji di par'ole com poste di fonèm1 i:::.ozonall od equoinlensivi. L'A ., che è compehmtissirno in tale arp-omento, dopo aver Jell o c!1e pm non disconosce i gr andi pr·ogt·essi falli dall'acumelrio, ;<0:'1iene che per le visite di fltnmissione nel pe1·sonal e fen oviar io e m i litAr e, il li1nite minimo cl 'udi7.ione tl•'ve esser·c r·appresentato da un solo numero e questo

e


RIVISTA lll (JTO-RI:'\0-I"~·Ril\GOlATHIA

783

ci deve indicare la distanza mas~ inw alla quale è sentita la pat·ola meno beo percepita di una scala acurn<'lrica, composta di numerose parole e che ra cchi uda le pat·ole percepite a minot' dtstanza tanto dall'ot•ecchio normale eh~ patologico. Per l'A. sembr·a clte la scala Fet•ret·i corri sp0nderebue a quest0 scl>po, salvo IJ€:[' la distanza uditiva che anche per un m·ecch io normole é ll'Oppo el eYata. In conclu!"ione, in queste ,· i~ilt> occorre semplici tà di esame ed uuil'ormitA d i giud izio: a questi desiderata ri Apnndono una scal:~ acumetrica ricca ed un limite t'isso unico di acuità uditi vA. R uGANt.

L' aneatesla loc ale per le operazioni pratloate aall' appareoohlo uditivo. - (TI11lse de Paris, 1907).

A. MOLI NARI. -

Traona nella lrapanazione della mas Loide e nello svuotamen to pelro-;mastoideo, l'anestesia l oca l~ è sulìk iente in tutti gl' intervenli praticati 8ull'apparecchio uditivo. Gli anestetici locali oggiòì impie~ali so no la cocaina, la slovaina, l'eucaina, l'alipina, la novocaina, l 'olocuina. L 'autore è favorevole !'onalu l lo all'uso della cocaina, o sola o mescolatA ad altr i cot·pi, quali acido feni co, menlolo. La formula di questo miscuglio è: !imola, mentolo, clorid rato di cocaina ana gram. uno, cloridrato di adrenalina

v n milligrammo. Altl'a buona miscel~l é quella del Gt·a y: Cloridrato di coca ina, gra mmi cinque; Alcool, grammi cinf1uanla; Olio d'anilina, Rt'ammi citHfllanta. Da ultimo, secondo R uprecltl puossi adopenH·e l'alipinn. ApplicanJoln dit•ettamelllè in pol vet·e sulle supel'fìcie da operal'si fu ror. o I•(ISSibili cauterizzazioni i ndolore COn 3Cid0 l attico 6 COO aciJO lricloroaceliCO concentraLi e la distruzione, mediante eletLr·icità, di punte d'ossa cat·iat.e. Il Ruprecht con una sohtzione di alipina add izionata d'adrenalina, dopo venticin•(Ue minuti di tumponamt-nto, poti· p rali~are raspor·tazione del mar·lello e d" l l'incud ine. Per o!lenere l'llneslesia puossi adnpcrar·e l'a pplicaziolll' diretta s ulla pnrto da 811cstelizznr e moJianle tllt tam pon·~, o dep:>sitando sulla parte stes~a dei cri~tn lli di cocaina con uno specillo da orecchie. Tal pr at1ca può convenir·e 1•er togliere un piccolo polipo o cauterizzar e unn gl'anulazione. Porìmen li dalla Lt'Otll ba puo;:..o;:i i n!"til111re un a soluzione anP8lelica nell'orecchio m edio. Ma seeondo l'aulot·e il rni;dior proce!';.O di anrsl e;:.in del timpano della l og-· f!'~lla e degli ossicini è quello 'con:,;igl iato dal N eumann e che con;:.iste nel pt·alicare una iniezione nella parete postero- supet•iore del conriotlo t~ Url1Livo e:::terno. L a tecnica da usat•si è la sef!ucnte: Previa sterilizzazione dalla si r ing-n e della ~oluz.iCJne di C(JCaina, in una cap8tda parimeute stm·ile si pralir·n l:a IHtscela cocflino-adt•enalinicn. Lav6to il condotto auditivo estet•no, prima cou ncqua e sapone, poscia ron 'alcool, ~· infig~e l'ago nel punto i ndicato, dit·i .~elldO~ i in al to eù i n ùenlro fìncl1 .'• si sente l'osso. Si iniettano allol'a alcun(~ goccia della soluzionf\ per scollare il periostio, r iportando l'ago orizzonlalmenle iudentr0, complelando allora l'iniezione. Si pr o-

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HL VISTA 1)1 OTO·RINO·LAR!:\GOIATI.UA

duce da prima una I.Jol111 di edema elle rcstr in~c notevolmo:nle il condotln, t nt~ poscia il liquido s' infìllra voJ t':::o l'attico e lo si vede u!'ci r e datr or t'cchio medio alll'averso la pe 1·fora~i o11e timpan i c~.~ Occor e allor a atte ndere una di ecina ,j; minuti pt·imu d1 o;>et·are, sicuri di ottoner tl una in:::en:;ibilttà perfetta.

G. B EH :'< L' Ct.:l . G. GnA,,t,:>~ J GO. - Sui crite ri dlagnostlol nelle malattie del b.blrlnto auricolare . - (SrwieLA E lit. Librar ia, ;\l llano, l\lU7. L . l 50). Il lavor o ~~~e ci otf1'1! i l ,·hitn·i<:l'imo A . r iuni:::ce e cnm;•lela 'l ''l'n'.o ei.Jbe li l e>'porr e u1 una conl'tll'euza tenuta a .\ltlano p1'tls;;o l' Associ at.i ono merlic11 Lombm·da . P remes~o un cenno !"UIIa cosli l ll'linne anaV11ni•·u dellllber inlo, sulla innerva?.ione e sul colll'gamf'nlc) di e:-;so coi vnri C1•ntt·i rll't'vosi elfi cui dipende, l<fì•wa le . pr·incip1\l i q uestioni J'iguA rciAnti In fi::-ioln~i a d ,..lle divt>r·,:e parti cosliluenli il lab1r in to acnst:co e non ucu~tiro. Dù ragione ,Iella leor·ia di H elmhollz cir cn 11'1 pen·ezi•l ll6 d ~·i SliOIIÌ . della f'unzinne d'orienlHllll'ntO C del fen0me110 del ri~lt1,1!11 C• . Dopo C1<'1 t1·atta dt1l!e lll'in(·ipuli uralattie del IHheri11lo, delle lesioni tr·;wma · tich ·~ e dellt• altr e Rllei·Hzinn i rli es:-:o, dimMl l'>llldo lu dillìcnltù di ;:tabilire 111 11 .tia;:rnr•;;i e~allfl dcii n v~.~ ri e mal Il Lli t~ di q ne:::L\1r ;:srw. Pl' l' farilita 1'e il cònrpiln del m" dico illu>'Ll'a :n o:ucr.e-;;ivi pur H!!r ali i con•·e~ti cui d~vu allellPI'"i pet· IH d.ng11nsi: C.:l'l ll<'clli, drc e~! i prc.po11e di d<>.sumer e dal l'amH o1ue,:;i; dtl l ln co nstd ~ rnz. iO IIC 11ei ::i11lDmi I'J I'er·lli da llllèllaltt; dall'e::;lllnc• ::;r•mallt'O in gr: n ... ral~; dai re"'ult~tli dt'll'e;o;ame nbieUI\'O dell'o r ecchio; dai r·e;;nll.fl ti de l l'e~ame f'IIIIZÌ• IIII-ll<>, !118 in ra ppnrto ull'au•llzinrw, c he nll'e•tui!lbr io statrcn d11111 mic:o . La f'O;;iz.i<ìll•~ :::pet:inlc· dt'll'organ .., le m nllt•t>l id Ìllt:o::nilP- fìs10l n)!iche : 1.> scfll':-:fl c:onn~c·~>n7.e atHllomopalologiclle d11 unfl J•arle; la nJrielà degli >'lud l, lo> compie,;->•' in tla~iui funzionHii, le rnolle!'lici ipol>'"i eme ... ~e, !!li innumer·evr,!l la,·or i pubblicati !<U que>< to :::o~~··lLo dall'a lra conco t'l'evuno a rP ndPr·e l'ar·;..rome nlo dtl)icrle o f'<lmmtlllWnl~ c:o rn pl (~ :>::o . I n tn >' U <) al ~:aos ~~~~~ ~ idee, che ,.r dtbllllono :-u qu•~ !'I O !"OggeUo, :-<i sentiva la nt~• '<'l":<i t <'r, 1111 11 >'t> lo dai cultnri tl t~ l le otoialt'i<:lie tli::-c•plill•', ma 1lr1che e p1ù eia i m ·•diei ;,!'Pilt!rici, di un l ti ,·or o, i n cui c(ln I.Jr evità, chiAr'ezza ,l'e!oq lltO e !"t\ulplicilà d'e:::po;.it.li)JJe l'<~sse ro in manier·a el•!mentare e succinta r·iepi logate le r•iit r·ecenli conof'cenze l"ci,•ntilic!Je al r iguardo. L' A. er a f<JI'Se fr a i pocJ,i;;si1 11i CApace di l t•adu r re in flllo C'fuesla p r·enH:s~A in modo esaut•ieu l e e conl j>leta. Ed ~~~li, in l'éilti, conw l'Rcilm<'nle apparisce J»l eenno filllu nP, ha con Lncclri magistr·nl1 e sintc>l ici co m p i l~1la un'opel'a, eire r·or r iSjlonrle cnmnlelomenl e allo SCc'pn. Il nome dell'A., il geue r r! •l'argomento che l r alla. cosi J illicile e cou trov<'I'S" . la hl'evi là della\'OI'O, la chia t•ezza con c ·1i è compilalo, la form a spigliA ta e :<i ntetica, il Yl:llor c d·~ ll·~ concl u ->ion i , la m1 teua del pr ezzo , sono ti toli più che suflicienti per· rarcomandarne la rlill'usio'lne rril i e•J ll··~hi e i cultori t utti delle mcdi ;l,e disci pline. To:--~ t r.T'I'L

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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE A. MARI& e C. LEvADITI. -

La reazione degU « anticorpi sUlUtlol " nella par&ll•l generale e nella tabe. - (Reoue de m édecine, luglio 'l90i).

I due autori hanno praticato una serie d i ri..:erche per ap plicare il metodo di Bordet e Geugoo all'esame del liquido cefalo-rachidiano nei paralitici progressivi, per la d ia~nos i de11a malattia. Si son se1·viti del metodo di reazione di Wassermann e Plaut, che consiste in questo principio: Ògni combinazione emoUsante necessita l'in tervento di 3 fultoei, e cioè la citàsi; un siero emolitito spe~ifi~o (ambocetlo1'e) che si prepara i nieltando ad una specie atdmale a emazie che provengono da una specie diversa b, il cui siero è scalda to prima a 56° per dis truggerne la citàsi; ed i globuli rossi della specie ò. Me><colando i tre elementi si vedono dissolversi le emazie e liberarsi l'emoglobina. Ma se~ prima di sottomettere le emazie all'azione dell'ambocetlore emolitico, s i introduce nella reazione una mescolanza di antigeni e di anC'icorpi, la distruzione degli eritracili è più o meno sospesa (asso rbimento della citàsi da parte della mescolanza). Questo metodo hanno applicalo in 67 casi allo studio del liquido cefalorachidiano, ripetendo più volle per ciascun ammalalo il saggio della potenzialità in anticorpi in esso contenuti. Io 39 paralitici generali ben constatati, con la triade sintomatica coratteristica (demenza amnesica, anisocor·ia, disartria), ma mollo diver·si per forma di ma lattia, per andamento, e pet· gravità di sintomi - allo scopo di !'ludiar e pure :;.e la reazione abbia valore pe1· la diagnosi precoce dei casi dubbi - hanno h·ovala positiva la reazione in 29, cioè nel 73 p. 100; negativa è spesso nell'inizio, ed in vero Wassermann e Plaut la trovarono invece positiva nell'88 p. 100 dei casi conclamati. Rif{uarclo alla dis tinzione dei 39 casi, si avrebbero 3 categorie: 1a, casi ati pici, passabili sotto la àiagnosi di pseudoparalisi generale, spesso con sifilide ignorala, 10 casi, 1 positivo (10 p. 100); 2•, par·alisi p ro~ressiva confermala, ma con evoluzione lenta ed alternative ,li r emissioni e di ricad ute, con una cer ta capacità al lavoro, conservandosi parte di mentali la sufficiente: 9 casi, di cui 7 positivi (i7 p. 100); 3• paralisi progressiva conferm ata. avanzata, spesso con gàlisme ed allillerazione forzala: 20 casi, con 19 positivi (95 p. 10U). Dunqu~ vi è una r elazione intima fra la frequenza dei risultati positivi e lo stato ava nzato del morbo; e poiché, con questo metodo di sperimentare, la r eazione è un indice della presenza di anticorpi sifilitici nel liquido cefalo-rachidiano, ciò si~niftca che ques~i a nticorpi si accumulano nel detto liquido man mano che il processo morboso della paralisi progressiva si avanza, e che si aggravano le al~erazioui encdalo-menin gee che form ano il substrato materiale di questo processo. La prova dell'esistenza d'un legame di causalità Lt·a i due r~uori sta in ciò che, io più di un caso, l'esame del liquido cefalo-rachidiano, fatto a due riprese, e con intervalli di qualche settimana, nello stesso individuo, ba mostrato l'eGO -

Giorraale m edtco.


78G

RIVISTA DI :M ,~LATTIE VENEREE E DELLA PELLE

si!':Lenza dì un aumùnLo nella sua ricchezza in prìncìpii attivi; e, parallelamente, l'ùss.ervazi one clinica cl imoslra un aggravamento della sindrome paralitica. I n secondo luogo, da una tabella che i due autori pubblicano, si può rilev are chiaramente fino a qual punto la presenza nel liquido cefalo-rachidiano di sostanze cA. paci di impe•li l'e l'emolisi sia in rapporto con gli antecedenti sifilitici dei paralitici generali. Si sa che, a tal proposito, l'inchiesta clinica è ~pesso ìnsu!Tìci ente, Jato lo stato mentale degli ammalati: ora, notando solo i casi probuhili, sia per il mo.no col quale Io si \JOleva r·icavare dagli infermi, sia pet· la conferma de lla famiglia, i due autol'i hanno trovato che in 20 dei 39 paralit1ci, sicuramente ()d a ssai probabilmente affetti da si filide, da 8 a 23 anni pr•ima dell'inizio della paralisi p1·ogressi va, la reazione era positiva nell'dO p. 100. Ciò m ostra nel m odo il più netto cl~e la sifilide deve essere considerata come almeno una delle cause ch e provocano presso questi infe1·mi l a com parsa d i sostanze anlilisanti nel liquido cerebro-sp inale ; invece nei pa· r al itici che negano avere avuto una nul latlìa vener ea qual!:!iasi si ha circa il GG p. 100, ciò elle dimosl.l·a pur o quanto facilmente possa essere sconosciuta tale precedenza anamnestica. N e\11) tahe dor~ale il percento delle r eazioni positive è inrer·ìo1·e a fJUello della para~ 1 s i pro g r·essiva; 51) p. 100 nelle forme pure, il 66 p. 100 n•dla tabiparalisi (per la maggior superficie del nevr·asse che è in rapporto col liquido, e la magg ior copia rli questo nel cerv ello ?). F acendo contPmporaneamente ricerche sulla citodiagnosì del detto liquido, i due autori hanno tr'ovalo non esservi rapporto co stan te tra la pr esenza di limfucil i in esso ed il suo valore-contenuto di Anticorpi; vi é invece un evidente pAI'allelismo l ra i dati fMnili dal!a siero- reazion e e quelli dell'albuminodiag noslic·A (mescolare A parli u guali in volume liquido cer ebro-spinale filtrato o cen tri fug-ato e soluzione saluJ•a di solfa lo sodico : é positiva la reazione quan do l'ehollizione provoca la compar!':a di un inlorbi damento). ln llue le ri ce,·che di contr ollo in 15 casi (rnelancolici, epilettici, idioti , alcoohzzali, saturnìnì, dementi, pt·ecoci o kaumatiei) e in 2 s ifìlilici conclamati (1 per seguitato, ed 1 demente vesa.nìco senza lesioni cer ebrali specifiche) hanno dato sem pr e la reazione negativa. Co nclu sione : tra l a r eazione positiva di Wassermann e Plaut, e la sifilide, decone una lesinne m eningea in tenso ed avanzata; gli anticorpi si accumulano n el li']uiJo ceralo-rachid1ano a misura che progPedisce la paralisi progressiva, !òia conft·ontando malati di!ft1r enli in periodi diversi, sia per gli stadi diver si di uno stesso mAlAto. P. CoNSIGLIO. BERTA nBLt.J. -

n virus slfi.Utloo c orneale del oontgllo e la. reoettlv!tà delle

so!mmle tnferlorl e delle oa.vte a questo vlrus.- (Rio. d'i(!· e sanit. p1.1.bb., L0 m aggio 1907). La ~itìlide può dar e nel coniglio utl"inf•' zione corneale trasmissibile serialmenle. N el la trasmi,::sione seriale si ha un oviùcnle esaltamen to del virus, m entre si manliene costante l'abbondantissimo reperto spil'ochelico. Inoltre possono nver si nel con iglio l esioni net·vose tardive, forse da ascriversi all'infeziolle sifili lica. Il v1r us seri ale è capace di infellare anche il macaco dando ti piche mani festazion i cutanee e cor neali, e•i é anche alLivo verso la cavia (for:>'anche ver so il m aial e). Ultimament e al Ber·larelli é riuscita anche la lrasmi~s i one nel cane e nella pecor a (v . Centratblalt fii.r Ba!o.ter., 8JWil<l). TESTI.


RIVISTA DI MALATT IE VENEREE E DELLA PE!.JT"E UHLENIIUrH, l l oFFMAN N,

\VElO \NZ. ~ Sull'a~loue

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preventiva dell'atoxy l

nella •UUlde •pertmentale delle solmmte e del oontgU. - (Deutsche medizinische Wochenschr ifc, n. :H, 2li sellembi'e 1907). In uno scrillo ante-:edenlt>, di cui fu dato un r iassunto nel n 6 del noslr·o Giornal e, gli A. ttvAvano r ife1•ito sull'esito della cura con atoxyl nella sifilide umana, nonché sull'dTic:acra pr eventiva e CUI'Aliva di es$;0 nE:< lla sifilide delle scimmie, preannunziando che er ano in cor Ro analoghe ri cerch e anche nei co· nigli, i quali tollerano il fas·maco più degli uomini e delle scimm ie. Ora essi confermano, ri ~U8l'do a queste ultime, I"Rzrone prev4~n liva e terapeutica del farmaco. I n un cer cocebus fulginosu$, inoculato con virus si lìlitico, indi sottoposto ad iniezion i di aloxil (0,10), per cui ~compaeve o~ni ~in t? mo della malattia, e, dopo sette mesi dalla pr ima infezione, reinoculato col detrito di una papula sifì litica, es:;i consta tar ono, dopo il consuelo pe1·iodo d'incubazione, la ricompar·sa d i u·na lesione specifica 1wim1tiva. Per ciò devesi ammetter e come possi bile fino a un ce!'lo g r~:~do la guar rgioue della sifilide nelle scimmie in segurto a una cura con at()xyl. Gli espu 1·irnenti di Neisser confer·mano questa ipotesi: ulterior i l!'icer cho drmn~tren11mo se tal e gua ri g ione è ùefini liva. Negli espPr imeoti sull'azione pr·evenli\"a del rimedio nei conigli, fu e~ tra lln il vir·us da un coni~dio (decimo pn$;saggio), inviato da B ertarelli di T ul'ino. Il virus fu :noculalo uella cn10e1·a anteriore d i pa r·eccbi conigli, con e seuza iri-dectomia. In nes~uno di questi animali, lrRLtali con ol oxyl, si manif,>stò cher atite od irite specifica, men tre la m ag)!ior parte dei coni~li di contr ol lo pr esenlò un'evidente cheral rte silìlitic.a, proveniente dal punto d'innesto. Riman e cosi d imostrata anche l'azione protilaltica del rimedio $;HI!lii animali. Ne sar ebbe adllrlque indicato l'uso anche n1• lla terapia umana, tanto più che il N e1sser non ha potuto ottenere col mercur1o una sicul'a azione preventiva n ella sifilide delle scimmie. Ma l'aloxyl oon è de l lullo i nnocuo negli uomini. For se le fl'iziooi con ung uento d i atoxyl !Pr esentano dei vantaggi , come si é ve t•ificato nel morbo coitale dèi r alli. Sul meccon ismn ùi azione del t·imeùio nulla si può dire; forse oltr e aci un'inlluenza immediata sul virus, ha l uogo a nche un rinforzo dei polet•i dif ensivi dell'OI·ganismo. Loscur. A. NF:ISSER. - L 'Atoxyl nella s ifilide e nella framboesia.- (D eutsehe medi::iniscl!e Woclu:nsch r \(l. n. 38, !9 settembre 1!10/). I'\ elle sue ri cer c·he SU !Xli animAli, l 'A. ha potuto consl<.~lare che una CUI'a energica falla con alte dosi Ji atoxyl ha moltél eiTi..:or•ia sul virus sifì\iti.~o dilfuso nell'organismo. In fatti le iuocu!azion i cogli estratti di milza o di midollo osseo di animali infelli abbandonali a sé o solloposli a cure con molli altri rimedi hanno esito po>'ilivo, m o11lre 1.~ medesime, dopo il trattamento atossil ico, fal liscono completamente. Ancor più utile si dimofi'tra negli anima li la cura di atoxyl combinAto col lrypaurot, che negli uomin i non sarebbe appliCAI>il~ pet· l'intensa e tt·oppo persistente colorazione eos;.:a ùella cute. L'acido aescn io;.:o si dimostrò meno ellicace dell"aloxyl. L'A. consr guì pu r e l'isulta li sor pr endenti in un orong-utan affetto da fnun boesia, couseculi va ati inoculazione, datante da pa1·ecchi mesi e


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RIVISTA DI TER.A.PEUTIO.A

ribelle ad ogni allt·a cura. Dopo dieci giorni di iniezioni a 0,10 fatte in gior ni alter·ni, tutte le ~-:lll1 rescenze erano scomparse. Così accanto all'affinità clinica ed eziologica della sifilide e delle framboe· s ia emerge eziandio la loro analogia dal lato terapeutico LoscHI.

RIVISTA DI rrERAPEUrriCA ALMAGIÀ e MENDES. - DI due oa•l di tetano trattati oon oolesterlna e oon esito di guarigione. - (Bollettino della R. Accad. Medica di Roma, Anno X .\"Xlll, HJ07, fa<:~c. 11 1-IV). La bt·evità. della nota non tog lie nulla all' im portanza che ha e che potrà forse, aug uriamolo, avere in seguito, se, come pare de altri casi posteriori, le conclusioni di essa ver ranno confermate. Si tr atta di un nuovo metodo di cura del te tano, il quale, a differenza di tanti altri, ha il suo punto di partenza in dati scientifici ben stabiliti. Le ricerche di Wassermann e T akaki aveva no dimostrato il rapporto esistente fra !"Ostanza nervosa centrale e lossina tetanica; e l'Almagià, basandosi s u quelle ricerche, aveva cercalo (JUale fosse la sostanza che nel cervello e nel midollo lega la tossina, vene ndo nella conclusione che le sostanze attive erano pr·ecisamente la lecitina e la colesterina, e in grado molto ma ~?gio re quest'ultima. E s eguendo le idee deli'Ehrlich, aveva tentato, con succ~esso, di salvare delle cavie inielLate con tossina tet.anica, iniettando loro della colesterina. Basandosi su ciò gli Autori hanno curato con iniezioni di colesterina due· tetanici g ravi, ed ambedue guarir ono. Dopo aver riportato la s toria clinica e il diario dei due infermi, g li Autori si domand<HIO: Ma so.no essi guar-ili in virtù della colester ina, o si trattava invece di due casi di quel tetano cosi detto cronico, che spesso guarisce spontaneame nte 1 Gli Autori non c redono che questa abbiezione abbia valore, ed ammettono un'azione vera e propr ia della colesterina, la quale, immessa nell'orgauismo, legherebbe la tossiua tetanica che continuamente s i forma dal focolaio d'infezione e, impedendo ad essa di giungere agli or gani ner vosi cent1·ali, darebbe il tempo alt'organi~mo di scaricarsi della tossina già legata. Quindi la dife~a che la colesterina a p· porte1•ebbe all'organismo sar ebbe pur amente antitossica. Come si vede, si tratta di una cur·a che è basala su dati sol idi e del tu llo scientifici, e l'augu1·io di riuscita appar e pienamente gius tificato. MARIOTTI-81ANCHI. MATUccr. -Sul meooanlsmo d'azione dello sostanze dluretlohe. Sperimentale, 1906, fase. 111).

(Lo

In que!:<lo lavoro, il (Juale ha conseguito il pr emio Fubini, il nostro collega ha svolto con g rande accuratezza e dottrina l'argomento dell'azione dei diuretici. I n una prima pa rte e~li l'iferisce e discute le varie teorie emes~ e fino aù oggi (teoria meccanica del Ludwig, teoria della secrezione del Bowmann~


RIVISTA DI TERAPEOTICA

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teoria che si balSa sull'esistenza di un centro specifico alla funzion e urinaria nel bulbo), e cita gli autori che di queste varie teorie si occuparono, or ap •. poggiandole, ora combattendole. Riporta quindi le sue esperienze, molto di. mostrative, eseguite variando in diverso modo le condizioni degli animali. E dall'insieme di esse conclude che non è sostenibile 11:1 presenza di un centro nervoso fra la terza e la quarta vertebra cervicale che presieda alla funzione escretiva del rene e su cui agiscano le sostanze diuretiche. Risulta invece ~videntissimo. un rapporto str·etto, costante, fra pressione sanguigna ed escre· zione. L'Autore non intende con ciò di affermare che la escrezione urioaria allo stato fisiologico dipenda solo dalla pressione sanguigna, escludendo una funzione secernente dell'epitelio r enate, poiché troppi falli tendono a farla ammellere. Solo gli sembra di poter asserir·e che in massima i diuretici agiscono come tali, soprattutto agendo sul cuore e sulla pressione s anguigna. MARIOTTI· BIANCHI. G. 1ELLINCK. -

Patologia e oura degU aooldeatl elettrlol. -

(Deutsche

med. Wochenschrijt, marzo 1907).

Secondo l'autore, gli efl'e lli elettrolilici della cor·rente continua, la rendono più dannosa della corrente alternata. Varia l'intensita voltaica necessaria a d uccidere le vittime; taluni soggetti sfug::!'irono alla morte, avendo avuto contallo con correnti di -5000 volts, mentre altri vennero uccisi con correnti di soli 95 volls . L'intensit.é. della coPrente essendo in l'agione inversa della resistenza del circuito, gli effe tti varieranno con g li individui (adulti, bambini, donne, operai dalle mani callose, ecc.) e con le reg ioni del corpo. Più grande sarà la r esistenza del suolo, meno grao<.li saranno gli effr.lti nocici della corr·eote. L'autore prende in esame gli efl'otti tmmediati q uali combuslioni, edemi, e ritemi, itter i, disturbi motori o mentali, emorragie interne, e gli accidenti lontani quali pa· r alisi, disturbr della sensibilità, s tati somigl ianti alla pal'alisi prog ressiva. Tuttora oscuro rimane il meccanesimo della morte, poiché talvolta bavvi arresto del cuore, talaltra arresto della r e;::pirazione o lesioni mortali del sistema nervoso. L'autore riti ene che nella maggior·anza dei casi siavi morte a!)pa~nle che diventa r·eale per mancanza di cure. L'autor e consiglia sempre, come metodo di cut·a in simili accidenti, la puntura lombare che potré. dimi· nuire la pressione del liquido cefalo- l'achidiano che egli trovò sempr·e aumentata nell'uomo e negli animali dopo a ccidenti di simil genere. In seguito, il trattamento cut·ativo sara puramente sintomatico. G. BERN Uccr. G. BROADBENT.- Terapia dell'lnaonnia..- (Journal de médecine, luglio 1907).

Una delle precipue cause d'insonnia è un eccesso di tensione arteriosa. Senza curare il meccanis mo che in t.ali casi produce effetti cosi molesti, basterà rilevare comè una dose di calomelano rappresenti il mi~Ziiore dei rimedi agendo essa con una tale rapidità che iJ malato crede d'aver pr eso un violento ipnotico. Dei preparati mercuriali più dolci, a dose purgativa, maoten· gono in seguito la pressione più bassa. Ogni altro rimedio o re~ime che mantenga bassa la tensione arteriosa a girà sempre efficacemente. Anche i buoni ..


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RlVIS'.rA D'IOIE::-\E GENERALE E BATTERIOLOGIA

ri sultRli che spesso oltengonsi col cloralio, sono dovuti al fatto che e:>!!o è un ipotensore. Una pressione iosufficienle é la seconda causa ch e, per un meccanismo rlifl't> l'~nle, flni!"ce con l'insonni a. In La! coso il bagno fr·eddo, ed il semicupio tepido o caldo nelle pir essie, por·tano il sonno con la toro influenza tonica sul. sistema cardio-vascolare. A questa specie di inson11ia appartiene quella del uevrastenici. In ta!une affezion i cardiache l'effetto tonico dei m edicinali cardiaci !"pesso a~por·la il sonno. Spesso baslflllO r·imedi semplicissimi CJUali una tazza di brodo caldo o di ca1lè che aumentano la tensione vasale. Ma la causo più frequ enLe dell'i11sonnia risiede nei disturbi della digestione. 11 malato s'addormenta 11ppena coricato, ma dopo un perindo determinato, che di solito è di due o tr•e ore, esso si risveglia, talvolta calmo, lalal\ra in preda ad un vero cauchemar, oppure in preda ad uo dolore al cuore, o madido di sudor·e, mentre i l cer·vello lavora inquieto, esagerando preoccupazioni e dol ori . Spesso, in t.ali ca:>i, l'assunzione di qualche leggiero alimento, specialmenle se ca lrlo, appot·ta il sonno e ciò spostando i prodoui di fdrmentazione ed eccitando la molilila del tubo dil!erente. L'esame fisico fa notare ordinariamente un certo grado di dilatazione dello stomaco e flatulenza di tutto l'addome. Sollanlo nel regime dietetico bisognerà cercare il sollievo della malallia, diminuendo farinacei, legumi verdi e liquidi. L'u ~o , quale sola bevanda; di uno o due cucchiai di wltisl<y o d'Qcquavi~e in un bicchier d'ac(jua calda per pasto rappt•esenta un'eccellen te abiludrne. Tulti gli antisettici possono esser utili, spe~ialmeote i l calomelano. Q uest'ullima varie la d'insonnia, associata alla causa. che la produce occasiona nell'infermo un'estremo pt·osleazione di forze, donde l'importanza di una esalta diagnosi della causa che ebbe a delP-rminarla. G. BER:-~ucci.

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA T. H ot:STON e J. O. RANKtN. - Oaaerva.zloot sul potere opsontoo 4elatero tn rapporto al mentngoooooo della mentnglte oerebro-aplnale della epidemia dl Belfa1t. - ( T he Lancet, maggio t907). Solto il nome di POTEn r:: OPSO:->tco è stata r ecentemente descritta da A . E. Wr·iglt l, una altitudine nuovu di cet•li mict·organismi, che sarebbe dovuta a una sostanza di cui e~si sat·ebbero cl otati, (OPSONtNA), la quale, mettendosi in lil>er·lé. dalle iniezioni praticate~ scopo vaccinante, diminuisce la r esistenza dei mict·or gani smi della stessa specie nell'organismo, e quindi li r ende più ra,cile pr·edla ai leucocili, favorendo Co!"i i proce!"si di fa~ocitosi. Di qne!Sla cognizione, che è desLinata ad acct·escere la intelligenza dei proCI~ssj eli difesa dell'organismo, m olto si occupò e si occupa la stampa amer·icaoa ed inglese degli ul timi due anni; mentre essa ha avuto accoglienza un por.o sten la la in qu<:lla tedesca, e Il li che nella noslra; per cui, senza bisogno cer·la-


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mente, ho creduto bene di premellerne il concetto generale, alla recensione del lavoro di H ouslon e Ronkin. Il metodo ùel Wright mer·ita. dicono fJuesli autori, molla allenziooe per applicarlo in modo piu ampio, che finora non sia slato fatto, alla Jìagnosi e allo studio Lli svariate iufezioni, oltre la lubt' r colar·e e la statìloc.occica, che finor·a sono state il campo piu dir·etto di tali indagi ni . Studiando sul meningococco le. ricerc he sono piu difficili a ~uperare: le prime subculture sono r·iccltc ùì forme degerHll'ali ve, che si colora110 imperfellamenle, e non si pr estano alla esatta dete rminazione opsonica. l\! a gli autori poterono sperimentare con una emulsione di prova ottenuta dallo sviluppo in agar per sei ore, di una subcullura del meningococco io un mezzo nuovo, il chapasgar, e in trentacinquesima generazione; mezzo nutritivi) udotLalo dal prof. Symmers per ottenere culture vive e success ive del detto microrganis mo, ripetute io numero cosi l'ileva'nte. · Il chapasyar consiste di una potte di liquid o t~scitico crudo, e due parti di peptone ùi Chapoleau, contene nte il 3 p. 100 di ag~:~r La emul~ione era folta colle norme or·dinaric•, ug~iungendo 1,5 p 100 di soluzione di l\·a Cl; COlllene va poche forme dege nerative e aveva luW i caratteri di buon uso. P er lo studio del meningococco la emulsione dovette farsi mollo densa, per ottenere una decisa fagociLIJsi, tt cagione del basso poter·e opsonico spiega to dal s iero normale sul mcningococco, paragonato a quello spiegato dallo s tesso siero sul bacillo luberclltar e, o sugli stafìlococch i. I nvec~ il siero di molLi casi di meniogite cerebro-spinale aveva un altissimo potere opsonico, tanto che in molle preparazioni i leucociti erano inforcili di cocchi al punto da non poter li conta re; e perciò g li autot•i stabilit•ono come limite .convenzionale massimo quello di 50 cocchi, per· i leucocili che erano in questo stato, a semplificazione dd computo. Io questo studio é stato pure accertalo in alcuni casi il potere a~glutinante del sier·o tolto dai meningitici, che non si olleneva con sieri normali, o pr·ovenieati da altl'i malati, presi per contr•ollo; tubercolosi, tifosi, febbri mallesi. I o altri termini il metodo op~onico nel caso del meoingococco ci fornisce due distinte indicazioni per deler·minare la pr·esenza o l'assenza della infezione; primo, l'indice opsonico; e, secondo, la presenza o la mancanza di agglutinazione nelle rreparazioni. T utto il lavoro è l'iassunto io una tavola contenente i dali di 63 casi s tudiati, dalla disamina della qualo sgli AA. sembra, è loro parola, giustificato d i poter dedurre: 1° Dal sesto g iorno in poi, tutti i casi esaminati, (tr·anr1e uno a l ~o ~iot•no) mostrarono un indice opson ico di 0ltre 4: alcuni casi fio dal secondo giorno io poi lo diedero di molto superiore al 4; 2° L'indice opsonico sembra sia una prova pii.r delicata che non un e'>perimento agglutinalivo, (diluzione 1 in 3, temperatura dell'incubatore, limite 15 minut i); l'efft!lto agglulinativo non si verificò mai fintanto che l'indice raggiunse 5 volle il normale, mentre dopo ottenuto ciò (tranne in una volla a l 4° giorno, indice 6-8) era deciso; 3° L'unione di questo effetto a~glutinalivo e della determinazione opsonica for nirà in quesLa malattia una prova specifica di alto valore diagnostico. La fagocitosi in questa mala~tia, dopo le iniezioni dell'emulsione densa di prova,


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e la formazione di prodotti dell'agglutinazione è tale che la diagnosi può farsi a pr·ima vista, a nche senza controlli; più che nelle altre malattie dove il ~aggio opsonico é stato sperimentato; 4• Dalla precisione · dei r isultati ottenuti pare che la prova sia valide: a) nella tllagnosi dei casi sporadici della malatlìa; b) nello stabilire la etiologia della meoingite basilare posteriore dei bambini; c) nella determinazione della natura di un cocco di incerta fisionomia bio- fisica. Corrobora, conferma , o smentisce la prova del Gt·am; f>o Perchè si potesse s tabilire una sieroterapia efficace della menin gite cerebro spinale, occorrerebbe produrr~ un siero capace di spiegare un alto potere opsonico e a gglutinante, quale non si è constatato coi sieri curativi finora in uso; e ricordando che la speciale opsonina é un a gente eminentemente termolab!le, capace di rendersi inerte alla temperatura di 60° per 10 minuti, e che il poteee op<>onico dul siero decresce ra pidamente collo invecchiare di esso. DELOGU .

ELLERMANN.-8opra &lounl plooollulml mlororgantaml 4eUa saliva umaaa. - {Centralbl. .fur Bal~te r. Orig, 1• parte, voi XLIV, fase. 2). Si tratterebbe di piccoli corpiccioli mobili, tond eg~ianti, di grossezza variabile fra 1/ 1 ·2 fJ.. i quali, sia esaminati allo stato vivente, sia esaminali col soccorso di speciali color azioni, come quella di Romanowsky più o meno modi· ficata, o trattati colla cosi de tta colorazione vitale, presentano speciali caratteri da poter far pensare che si tratti dì protozoi. L'A. non s i pronuncia completamente sulla natur·a, e fra le altre ipole<>i tratta anche della possibilità che queste forme stieoo a rappresentare deEle forme involutive o uno speciale stadio di sviluppo di qualcuno dei protozoi più soliti a trovarsi nell'organismo umano. Sembra che tali forme siano abbastanza frequenti, giacché su t3 esami di saliva s i ebbet•o 9 reperti positivi, :3 in individui sani, 10 in diverse forme morbose. Mai furono Lrovate nelle feci e nel contenuto gastrico. T ESTI. RoNzANI. - Sul oomportamento del potere batterlolda 4el polmone dl fronte a4 aloune oauae ohe poaaono modl8oarlo. - (Ann. d'igiene sperimentale, vol. X VII , anno 1907, fase. 1°). L'A. pa!->sa in rivista i di ver·si studi sulla presenza di germi negli alveol i polmonari per dimostrare che le osse rvazioni sono quasi concordi nel ritenere che, anche ammessa la possibilità della penett·azione dei germi nelle u ltime vie polmonari, essi però vengono in breve tempo allontanaLi o distrutti per opera della fagocitosi o delle sostanze batlet·icide del sangue. In seguito viene poi a domandarsi se tale poter·e di difesa sia una eslrinsei'.azione dell'organ ismo costante e dura tura, oppure se in certe speciali condizioui anormali, quali il freddo, i ra pidi passaggi di temperatura, il calJo, il bagno, la falica, i traumi, le inalttzioni di polver·i, l' akoolismo acuto o cronico, possa modificarsi nella sua essenza con danno dell'organismo. Le numerose esperienze in proposito praticate col bacillo prodigioso e col mezzo di una tecnica spec1al~ minutamente desct•itta, con fermarono prima di Lullo l'energico potere distruttivo del polmone sano vet·so i m icrorganistni in


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esso penetrati, quando sia tenuto in condizioni normali ; dimostrarono poi che l'esposizione prolungata degli animali al freddo, alle rapide oscillazioni di temperatura, al bagno, ai traumi, alla fa tica muscolare, alle inalazioni di polveri determina una diminuzione n el potere naturale di difesa, che l'esposizione pro· hmgata al caldo non modifica q uesto potel'e, che l'alcool somministrato in dose non venefica, a soggetti non alcoolizzati , fa aumentare l'azione prote ttrice del polmone, mentre la mantiene quasi normale negli alcool izzalì d'i tempo quando si continui la moderata somministt•azione d·alcool e la indebolisce notevolmente se a tali ultimi s oggetti lo si sottrae ad un tratto. L'A., senza pretendere che tali r isultati debbano essere applicati direttamente all'uomo, ritiene però che i medesimi abbiano un certo valore, tanto più che alcuni dei r isultati ottenuti corrispondono con osservazioni cliniche ese ~ui le in proposito e danno una plausibile ragione a 1nolti fa lli osserva ti dalla vecchia pratica medica. T EsTr.

ltiVISTA BIBLIOGRAFICA. Dott. URBANO SABELLtr.o. - Fa•olature ed appareooht. Fratture e lua•ztonl. - Un vol. in-t6•, di 289 pagme con 60 tavole intercalate nel Lesto, con tenenti 290 figure. - Tipogratìa Barbèra, - Alfani e Venturi, proprieLari. - Firenze 1907. Questo manuale del tenente medico Sabellico è venuto ad accrescer e il numero, g ià abbastanza notevole, delle pubblicazioni scientific he, pregevoli ed utili, c he ci va, di continuo, fo r·nendo la nostr·a Scuola d"a pplicazione di sanità militare. Oggi, per verita, allo studio me todico delle fasciature e degli apparecchi chirurgici non si attribuisce , ge]leralmente, q uella importanza, che ad esso v~:~n iva data nei tempi preantiseltici; e forse per tale n'lgione le pubblicazioni su questa materia sono !'elativamente scarse, in confr·onto tlell 'abbondanle pro· duzione libra ria negl i altri rRrni nello s cibile medico. E naturale etl è g iu!<lO che, colla intr·oduzione e col prog redire dell'llotisepsi e dell'asepsi in chirurgia, la tecnica delle fasciatur·e e deg li appar·ecchi si sia venuta man mano liber·ando dalle pedanlel'ie inutili ed ingombr·anti di un tempo; ma ciò non vuoi dir·e elle debba fl!<Sere trascurata, che de bba essere totalmente lasciata, come taluno pr etend e r·ebb ~>, al genio incentioo ed a l senso pratico del chir·urgo. Basta cons iderare che speS!';O una fAsciatu ra bene o male eseguita decide del decorso di una ferila, e ch e nelle fratture degli arti e nelle resezioni articolari un a pparecchio bene appl icato e mantenuto è uno dei più essenziali fattori del risulta to favor evole , per convincersi della grande utilità di un buon libro sull'argomento. Ho voluto premetter·e queste brevi consiLierazioni, per mostrare come il Sabellico siasi bene avvisato ed abbia fallo opera opportuna, pubblicando il piecolo volume, c he ra ppr esenta la ri p roduzione del corso pratico d'insegna-


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RIYI S'r A BIBLIOGRAFICA

men Lo da lui impartito, per parecchi anni, nella Scuola d'applicazione di sanità mi litare. I l libr·o si può considerat·e diviso in due parli. N ella prima, ri guardante le fasciature, sono succcssivamen.Le ~s po~li: i maler·iali eli cui oggt si formano le fo sce ; le norme generali pet· l'applicazione delle fasciature e le varie specie di queste; la de::<crizione sistematica delle fascialure sle:::;se secondo le varie r~ gio ni del cot·po. In un secondo eapiroJo sono trallali i mezr.i di contenzion~ rapi da, fra i quali l'A. classifica i &endagoi con fazz oletti alla Mayor-Esmarch: anche di questi descrive, m olto opportunam e11te, il modo di applicazione alle diverse parli dell'organismo. La seconda pnrte riguanla g li appat·ecchi. E qui l'A . par·la dapprima1 con sutJicio>nte lar·ghezza, della clas,;ificazione degl i appa1'ecchi a seconda dello scopo per cui vengono applicati, e dei materiali e delle norme tecniche per la loro co~lruzio11 e ed applicazione. Si occupa poi partitamentc delle l esioni nelle quali i vari apparecchi trovano la loro indica7.ione, prendendo, in particolar modo, di mira l e lesioni dello schelett·o. Passa così in r·assegna le fratture e le lussazioni sta dt:d tronco sia d <~gli arti, nonché le principal i resezioni articolari, pt·omellendo, pe1' ogni frattura o lussazione, brev i r·icordi di patol ogia e di clinico e, dove occorre, anche di anatomia; e ciò, e~li Jice, nell'intento di riclrìa· mare alla m emoria quanto di più importante bisogna tener presente cil'ca gli spostamenti dei f't·ammenli · nelle t'rul l are ed il modo di corr·eggerli, e circa i m etodi più comu ni e più a ialli pet· ridurre le lussazioni. B degno di noto il capitolo sulle fratture per colpi d'arrnu da fuoco, nel quale l'A. si occupa, colla solita bl'evilé e chiaeezza, segn alament~ delle fratture causale dai pt·oiettili delle moderne armi portati li da guerra; e, nella de· scrizione dei principal i ti pi di fratture, ricorda gli esper·imenli falli da diversi autori, e fa parola di quell i i ngegnosi, sebbene. a dire il vero. non forniti di un g ran de valore dimostrativo, istitu iti da lui stesso su candele slearìche, colla pistolo Browning e con pf\lline di piombo lanciate a mano, allo scopo di r i pro(l urrc~ le varietà d i frattu r e d i!!Jisar ie. So11o pu1·e da menzionare i l capi tolo sul materiale ed apparecchi delle no· stre dotazioni sanilfH•ie di /!Uerra, e quello sugli apparecchi improvvisati. Io non sAprei dAr torto all'A., !': e non !!'i é f<"rrnalo troppo sul primo argomento, giacché, a mio avviso, il ma t~riale degli apparecchi ch1rurgici delle nostre formazioni sanitar·ic el i '"ampaj! nu deve anelare incontro a radicali riforme, per polt'li' meglio corrispondere al le attuali esi;:enze della chirur gia di guerr a. Ma sull'impOI'tantissimo tema degli appar ecchi improvYisati é troppo poco quello elle e gli ne dice; li mitandosi solo a far cenno degli apparecchi del Port. Il hbro termina con u11a br·eve ma succosa appendice sul massaggio e sulla ginnastica medica. Alla ordinaLe e chiara esp0sizione l' A. ha , opportun amente, aggiunto un ~ran numero di figu r e schemati che, ill uslrative - 299 - che ha avuto la buona idea di riun it·e in 60 tavole zin cogt·afiche, intercalate nel testo. Le figure, in pa rte tratle <.la autori cl a~sici,. in parte dn l'ologl'al1e e da dil!'cgni or iginali o dal ver o, sono in compl t~sso ben falle e corri spondono allo scopo; ma non si può tacP. t'e <'he lascia110 a desiderare dal lnlo dell'eleganza e alcune anche dal lato d·•lla nitidezza . A. pnrte, pe r i>, queste ro~ he mende, che possono facilm ente sparire in una secnnda ed1ziotw, il laYor o é m ollo ben fatto, e non può di rsi neppure del lutto


Rl VfS'.CA DlBLIOORAFlOA

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di compilazione. La materia è ben ripat•lila e lrallflta eon ordine e con sob1•ietà, costantemente manlenula, nella parte ptu•arnentc tlotl!·inale; e la forma è ben cur11ta, chiara e concisa insieme. Forse, r ealmente, rA. è stato un po' largo in minuti particolari di tecnica; ma non CJ'edo sia da far·gliene un appunto, perché in un libro come il suo, se è da evitarsi la pedantet•ia, non si deve ca:lere nell'eccesso opposto, trascur·ando no r me e precetti necessari. Insomma, il tenente m edico Sabellico ha pubhlicato un monuole -

il se-

condo del genere nella nostra IetLerolur·a medico-militare - che, al pari di quella del Randone, venuto alla luce 20 anni or sono, fa onore all'autore eù all'istituto presso cui fu ideato ori elsbor·ato . Torna poi di g-t•ande utilit-à art ogni chirurgo pratico, specialmente nelle cond<•tte, ed ulilis!iimo ai giovani ufficiali medici, nella cui modesta biblioteca non dov rebbe mancare. P . lM BR! ACO.

Formulario ragionato ·dl oonltsttoa. Vademeoum di terapentloa oculaTe ad uso del me dici pra tici. - Un volume in 16°. di 359 pa~ine,· elegflnlemenle legato in tela. Peezzo L. 5. S . Lattes e C., librai, editori. Torino ·J907.

EDMONDO TnoMBETTA. -

È un'altra pr egevolissima pubblicazione dP-l nosh•o valente e stimato cololega; pubblicazione che fa onot·e a lui, al c<wpo cui appat·liene Hd all'istituto presso il quale da più anni insegna con pieno successo e col plauso di tulli. II lavoro non si pre,;la ad una r ecensioue troppo analitica; perciò, a da t· ne un'idea sommaria ma nello stesc;o tempo ab bastanza e:;atta, r eputo più conveniente r iA.ssumere fJUanto l'A. >:lesso ne dice nella pr efazione. Egli ebbe di mira ùi raccogliere in poche pagine lutto cio che l'espet•icnza antica a le moderne ricerche hMno dimostrato veramente utile ed efficace in terapia oculare, lasciando da parte o accennando appena quei mètodi cura tivi, che hanno ormai ft1tlo il loro tempo, come pure quei pt>odotti fat·maceutici , che enli•ano oggi io tanta abbnndanza nel campo de lla me<licina, susci tanclovi entusiasmi effimeri, dovuti « ben più a una pubblicità chiasso~'<a, clte al lor·o ''8· Iore effettivo ,,_ Il libro è dedicato particolarmente ai medici generici, i quali, come avviene nelle condotte, sono spesso obbligati a cut·are moltt:: malattie oculari, e pet•ciò torna loro di non poco van~agf!iO l'aver e a portata ùi mano una gu ida fedele e coscieuziosa; a tal fine è trattata con ma g-giors estensione la cura cl elle affezioni esterne dell'occhio, che piu fAcilmente occorrono nella pratica comune. Con ciò non è escluso, nota l'A., che il libro possa riusci re utile anche agli specialisti, • ai quali sp.:!sso fa comodo di avere subito sott'occhio una fot'mula dimenticala, o di risolvere un dubbio ci rca la dose di un Jato r imedio''· Il Trombella ha reputato oppo!'tuno e pratico s~guit•e, nella trattazione dei veri argomenti, l'ordine alfabetico, cnme già fecero anche altri, fra cui il celebt•e Landolt, sebbene con diverf>o indirizzo; ed ha fatto boni::<sitno, perché, in realtà, l'ordine a lf>.Ibelico è quello che megl io si addicè ad un formulario. Solo, pet· togliere maggiormente al manuale la rassorni::diauza con un dizionario scientifico, io avr·ei preferito di dividere il lavoro in due pa rti, raggruppando nell'una le malallie e nell'allt·a i rimedi. Ma con ciò sono lontano dal fare un appunto all'A.; intendo sollanto di espt•imer·e un mo•io di vedere mio personale, che può essere anche sbagliato.


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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Iotìne, l'A. fa un' importante rlichiarazione, ed è che ben pochi sono i rimedi od i metodi esposti, che e:.tli non abbia speriment.ali nella sua pr atica, o veduti sperimentare nelle cliniche nostrane o stra niere. Però, anche senza tale dichiarazione, il chiarissimo A. può star certo che, per il lettore intelligente ed allento, il lavor·o di compilazione non a vrebbe sopraffatto quello personale di critica o di conll·ollo; il quale, unir o alla forma eletta, chiara ed insieme succosa ed incisi va, che é propria dell'A., dà a l libro una spiccata impronta di orig inalità. In conclusione, io che ho dalo una larjla scor sa al manuale, posso esprimere la mia impressione di meciico generico, affermando che é un lavoro veramente prezioso e di una incontestabile utilitil per tutti ed, in particolar modo, pe r i medici militari, i quali, più ancora che i colleforhi civil i, sono costretti ad essere medici generici. Il prùf. Trombelt.a quindi merita i ringraziamenti sin· ceri ed il plauso d i tutti. Ad un sol punto il mio plauso, per nn momento, si arresta, ed é là dove l'A. ha, a ncol'a una volta, laRciato che si omettesse la sua qualilà di mag· giore medico e d' insegmmte alla Scuola d'applicazione dì sanità militare e dico lasciato, perché, conoscendo l'ele vatezza di sentimenti del benemerito collega, non posso ammetter e che, di suo deliberalo proposito, abbia voluto tacere un titolo, a cui de ve tenere più che a quals1asi altro, e di cui va, senza P . IMBRtAco. dubbio, al pari dei suoi colleghi, orgoglioso.

. Dott. ARCANGELO MENNF.LLA, capitano mediCO. - 5eurutenl& 8 &UtO-lDtOIIl· oa.zlont. - Nocera I nferiGre, tipografia del manicomio, 1907. L' A. si occupa di un argomento che oramai oi potrebbe dire abusato; ma

nonpertanto la s ua trattazione riesce inter essan tissima, perché egli considera, la ncurastenia, da un nuovo punto di vista. Difatti il Meonella inlerpetra tutto il poli morfo e svariato quadro clinico della complessa malattia ner vosa col meccanismo de lle auto-intossicazioni di origine gastro ·inles linale. Non é che questo concetto sia nuovo, e l'A. cita frequentemente tutti i clinici e gli osseevatori che se ue occuparono prima di lui, come il S eoator , lo Charcot., il Bo uchard, Hayem, il \.Viulc r, il Glénllrd ecc.; ma a lui rimane il merito di un'analisi perfetta di ogni s ingolo fAllo e di una dimostrazione cosi convinta e cos\ chiara da teascinnre il lellor e a pensare come lui, se anche avesse idee in proposito non conformi alle s ue. Egli s'i ndugia specialm ente a mettere in evidenza i pericoli che J'or·ga nismo incontra pel fallo di un'alimentazione tr·oppo abbondante e troppo sproporzionata ai poteri, di cui dispone l'apparato digerenLe e soprattutto lo stomaco. Quando quest'organo, la cui tolleranza é veramente straordinaria, sopraccarico di lavoro cade in stanchezza, è allora chd per la perturbata o mancat.a digestione degli alimenti avvèngono altera~ zioni del contenuto insieme con alterazioni anatomiche, per cui l'organo sLe$SO, in vece eli fun zionar e come clis tr·ibulore di ener·~ie, diventa dispensiere di veleni, causa immediata di tante infermità di Lutlo l'ot'ganismo e in particolare del s i~tema nervoso centrale. E cl1i potrebbe negare cl1e ciò cl1e a fferma l'A. non sia perfettamente esatto e logico ? È uopo ~> ggiun gere per altro che l' A. non si limila allo stutiio delle auto-inlos!'icazioni di ori g ine intestinale; ma tratta altresì di queHe dipendenti


NECROLOGIO

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dall'alter ato metabolismo di altri organi, come del fe::rato, dci r eni ecc.; sempre in rapporto a lla neurastenia, di cui rJconOS.!e il meccanismo patogenetico nel· l'alterato ricambio organico. Il lavoro del dott. Mannella é completo e propo1·zionalo io tutte le sue pa1•ti. Così egli si occupa dell'etiol o~ia, della diagnosi e della cura della neut·astenia, non per dendo mai il suo punto di vista, e dando dei consig-li terapeulici soprattutto in ra pporto all'igiene alimentare, che se fossero seguiti da tutti con fiducia, sicuramente si avrebbe per risultato la diminuzione sensibi le delle manifestazioni neurasteniche e delle consegue nti alterazioni psichi che, talora gra v i, determinAte dall'intossicamenlo del cervello. L. CAPORASo. CHIÀVARO prof. A NGELO. - Elementi eU odontolatrla e dl protesi ma.soellare e faoolale. - Volume di 6:J5 pagine con 25·> fig-u1·e. - Roma, E. Rampichini, L. 10. Il volume del pro f. Chiàvaro, raccoglie la principali nozioni di odonloiatria e di protesi mascellare e facciale, nccessa rie, anzi indispensabili, al moderno medico-chirurgo. Le nozioni sono chial'amente e sobriamente esposte: la terminologia usata è anatomicamente esatta e puramente italiana, e di questo sì deve fùr me1·ilo all'A. che ha dovu to letteralmente creal'la, ~iacchè fin qui la nomenclatuJ·a odontoiatr-ica er·a più atta a generare confusionismo che ad essere comprensibite. Il volume è diviso in sei parli: I. Anatomia, istologia, od011logenesi e fisiologia dei denti; II. Patologia dei den ti e delle ~engive; II I. Odonloiatria ope· raliva; I V. Protesi dentaria; V. Ortodonloialria; VI. Protesi delle ossa mascellari. Segue un'appendice sug li apparecchi d'immobilizzazione nelle frattu1·e delle ossa mascellari e sulla p1·otesi facciale.

NECROLOGIO Registriamo con dolore la mor·le del capitano medico dottor T eodol'o Foa~ avvenuta nel mese di oltobJ'e u. s . in Casale. sua patria, dove era addetto al ~ r eggimento genio. A ve va 4i anni. Studio;.o e zelante, era un dis tinto e stimato medico militare. Fu in Afl'ica dall' ottoJ)re 1895 al luglio 1896, e prese parte a tutta que ll'infelice campa g-na ed alla batta glia d' Adua . Nell'ottobre scorso é morto in Napoli il prof. Do m e nic o Capozzi. Non era un medico militare, ma ne notiamo qui la scomparsa, come un fatto doloroso per la scienza medica in generale. Tutte le generazioni di medici militari meridionali che sono presentemente in servizio, dal più giovane al più vecchio, sono passati sotto il tirocinio di questo illustr·e maestro, che dl:lll'insegnamenlo fece un apostolato e lo scopo precipuo della sua vita.


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Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Oi:;pense n. u a 45 ciel B11llellino uflìclale delle tlomir~).

Ufflol&lt in •ervlzlo attivo perm&nente . R. decreto 19 settembre 1907. seguenti ufficiali medici sono promossi al grado superiore con la destinazione pe1· ciascuno indica ta: Capitani m ed ici promossi maggiori m edici: MoNELLI cav. Ernesto, osped<~ le Ar.cona . - Continua come contro (a scelta). N ODARI cav. ?ieiro, id. Padova.- Id. id. T enenli medici prornos~i capitani m edici : CAPPELLo Pio, ospedale Roma. - Destinato l ep-ione carabinieri Roma (dichia· •·eto pr·omovibile a scelta). hJPF:ntA.LI Giulio, 3 artiglieria fo t·tezza. - I d. 51 fanteria. (dichiaralo proroovibile a scelta). PAsSEHA Ercole, 4, bel'saglieri. - Coulinua ceme contr o (a scelta). MARE:-<GO L orenzo, 3 alpini.- Destinalo 19 bersaglie1·i. R. decreto 30 settembre 1907. C POlHANCO co v. DornenicanLonio, capitano me l ico ospedale Catanzaro. - Pro· mosso maggiore medico e destinato ospedale Verona. Determina•ione mi nisteriale J 7 '>lloure 1~07. ANNARATONE cav. Ca rlo, copitono medico r eggimento cavalleggeri Guide. Tr•nsft>ri lo H. corpo di truppe colonrali. Pr·•mde•·a imbar co a Nopoli il4 d11:-ernlw e i907. CaMOLA Gi ulio, id O!"pedale Nova ra.. - Id. ospedtlle Catanzaro. L ANZA cav. T omrnaso, id. 5 1 rauteriR. Id. id. Novara. F'ERIW-Luzzi Mas.simtliano, id. 81 id.- Id. i2 ber'saglieri. J A CONO Franee.sco, id. 11 be•·saglieri. - Id. 30 fanteria. SE.sNI-BUHDTTI C.:go, lenente medico 15 ar li glieria campagna. - Id. 30 id. AMATI Giuseppe, id. 20 id. -'- Id. o~ ped ale Pndova. CASTAGNO="'E Pietro, id. ospedale Savigliano. - Id. 2 genio. Z uMPETTA Gi u'lefltJe , id. id. Padova . - Id. o~ p eda l e Caserta. S1~IEONJ Alessaudro, id. legione allievi carabi ni eri. Id. ili. Roma. . CALJE:>~no Errit!o, iJ. ospedale C~va d('i T i r r·eni (Salet"no). - . Id. 2 reclusorto milita r•e (Gaeta). ACCA HDI .'Ilario, id. 2i Hliglieria campagna . - Id. ospedale Cava dei Tirreni (Salerno). GRASSI Giusepf1e, id. 2 reclusorio militare (Gaeta). - I d. id. Napol i. FALceTTI Pietro, id. '1° /!I'anatier i . - I.l. legione ollievi carabinieri . . P•coNE Brtriolomeo, id. r·eggimen lo lancieri di Fir·!mze. - I d. 2~ artiglierra campagna. R. dec reto 15 sellemùre Hl07. · posi· VJ TA cav. Gaetano, maggior e medieo ospedale PAlermo. - Colloca t o 111 . d 81 zione ausil rMia., pm· ragione di eki, con decor·r·e;"Iza per gl i assegm 1° o tlob1·e ·1!J07.


MOVIME!\'"Tl AVVENUTI .KEL CORPO SA~I'r. E NEL PERS. FAR~lACEUTlCO

7!:19

R . dec reto 26 settembre l !)l)-;". CARDI cav. Francesco, capitano metlico in aspeltaliva per motivi dt famiglia, a Sperlonga (Gaeta). - Richiamato in servi.do dal 27 settembt·e 1907 e dedestinat o 40 fanteria. SrLJNGAROI Stanislao, tenente m edic:o in asp~>llativa per· motivi di famiglia per la durata di sei mesi, a Spi lambeJ·t.o (Modena). (H. decr eto 6 giug110 1907). - Dispensalo, per• sua rlomanda. dal set•vizio alti vo pot·manente; inscf'ilto col suo grad o e con la sua anzianita nel r·uolo degli ufTiciali m edici di com· plemento ed asseg-nalo distretto Modena.

Delermina::ione mi 11 isteria/e 2-1- ottobre 1007. DEL BEL LO Antonio, Cflpilano me·Jico 29 ranleria. - Tl'aSfèrilo (j fanteria. CHiNI Gaetano, id. 2 bersaglieri.- Id . 5 id. BASit.r Andrea, id. 47 fanteria. - Id. 30 itl. FARRON I Enrico, iJ. 6 fanteria (comtllldato ospedale 1\oma). - I d. 81- id., conlinuando come sopr·a. De SA.RLO Engenio, id. ospedale LiYorno. - fd. ospedale Ravenna. MACCHIA Ernesto, tenente medico id. P<J rU f!iS . - Id. 51 fanteria. D'ALOIA Giooanni, id. 10 at'tiglieria campagna. -Id. re ggitnento cavallegget•i di Padova. RoMEt.t.l Francesco, id. ospedale Verona. - I d. 7 bersaglieri. CACCIA Filippo, id. id. Koma. -Id. 1o fanteria. TeccE PasfJuale, irl. id. Napoli. - Id. 3 id. BARZOTTI Vincenzo, id. infermeria presidiaria Terni. I d. 81 id. SERTOLr Alfonso, id. ospedale Napoli. - Id. 77 id. ZuccARI Federico, id. scuola applicazione sanrtà milrlare. - Id. l'O id. MATTIA Mich ele, id . 7 fanteria. - Id. 2() id. MAGNAGIH Guido, id.' ospedale Genova. - Id. 4 ber·sagliei·i. COTRONEI Tommaso, id. 3 ar·tiglieria CO!'>l8. - Id. 10 at·tiglieria campagna. P APALE Raniero, id. 19 fanter ia. Id. O"-peuale l"apo li. hiAGNINI Geremia, id. 8 artiglieria campagna. - Id. scuola applicazione sanità militare. ~IORDANO Giuseppe, id. 8 bersaglieri. - I u. id . id. AJMONE Modesto, id. 1• alpini. - IJ. o~pedal e Torino. I seguenti utlìciali m edici sono confermati qual i a!"sistenti onorari alla clinica della univet·sità per ciascuno indicata per la dut·ata ùell'anuo scolastico 1907-l90B, a datare da 11'8 novembt•e i!J07. FANCHJOTTr Euf!enio, capitano ml!dico !12 fanteria (comandato o~peùnle Tori no). -Clini ca oaulisli<'.a ddl'uuiveri'ilà di Torino e comandalo corne sopr·a. COPPOLA Nicola, id. !i9 fantet·ia (itl . .id. Rorno). - Id. dermosililopatica id. di Roma iù. id. ToNI " TTI Pietro, id. ospedale Novat'a (id. iJ. Torino). - I d. oto·rino-lat·ingoiatrica id. di Torino id. id. ~AI\RONI Enrico, id. S't fanlet•ia (iJ. id. Roma). - 1.1. medica id. di Ronra id. id. L.IONTI Girolamo, id. ospeda!P. Palerauo. - Id. chir'Ut'gica id. di Paler·mo. MANCINI

A ngelat~lonio, teneule medico 19 Mligliet·ia campagna (comandalo

ospedale Roma). sopra.

Iù. dennosilìlopatica id. i d. Roma e comandato come


800

MOVIME);Tl AVVENUTI NEL CORPO SANlT. E NEL PERS. FARM.AOEUTICO

I seguenti uffìciali medic i sono destinati quali assistenti ouorari a lla clinica dell'unive l'sila pf;r ciascuno indicata per la durata dell'anno scolas tico 1907-1008 a datare dal 1° dicembre 1907: CUINI Gaetano, capitano medico a fanteria. - Cliuic a medica dell'università di Pis a e coma ndalO 7 a rtiglieria campa gna. BoNo Ciooanni, id. 1° ber saglieri. - Anatomia patolog ica id. di Torino id. ospedale Torino. BASILI And rea , id. 36 fanteria. - Clinica dermosifilopatic a id. di Napoli id. id. Napol i TROIANI Pietro, id. ospedale Ravenna. - Id. chirurgica id. di P adova id. id. Padova. MesseROTTt BENVENUTI Giuseppe, id. 35 fanteria. - Id. id. id. di T orino id. id. T01·iuo. GRJXONI Giovanni, id. 15 id. - Id. meclica id. di Firenze id. id. Firenze. CACCIA F i lipf•O, tenen te medico 1° id. - Id. ch irurgica id. di Roma id. id. Roma. BAMPERI Glletano, id. ospednle Bo logna. - I d. oculislica id. di T orino .id. id. T o r ino. T Ecce Pasquale, id. 3 fante ria - Id . medica id. di Napo li id. id. Napoli. TR ~:PFI Ettore, id. ospedale Milano. - Id. chirurgica id. di Pavia id. infe rmei'i& presidia ria Pa via. SgRTOLI A lfonso, id. 77 fanteria. - Id. id. id. di Pis a id. 7 arti~lieria campagna. ZuccARI Federico, id. 80 id . - Id. id. id. di Ro ma id. ospedale Ro ma. DetermiMuione M inister iale 31 ottobr e 1907. FA!'\CIIIOTTI Eu{Jenio, ca pitano med ico 92 fante ria (comandato ospedale T orino). - Cessa di esser·e comanda to come sop ra.

UFFICIALI IN CONGEDO. UfllolaU ID po•tsloae dl •entslo a ...m&rto. R . Decreto 30 settembre 1907. ZI:-IGALES cav . Antonino, tene nte colonne llo m edico distretto Messina. - Pro· mosso colonnello medico.

Determinazione m inisteriale 24 oltobre 1907.. BARGONI cav. Attilio, cRpitano medico d istretto T orino. - Trasferito distre tto Roma per c a mbio d i residenza. DETTORI c av. Angelo, id. id. Ro ma. -

Id. id. Sassal'i id. id.

Defunti. PALLAVICINI A n ton io, tenente medico di riserva, distre tto Voghera. a T orin0, il 9 agosto 1907.

MOI'lo

ERRATA CORRIGE Al fasci colo IX, pa g. 695, linea 16; invece di : persistino, si legga: persistano. Il R ed attOJ:"O D.r RIDOLFO Lrvr, maggiore medico. Tl O iJ:"ot to J:"e

P IETRO IMBR!Aco, maggior generale medico ispettore. 6S!o6 - Roma, i 907 - Tip. E. Voghera.

/

GIOVAifNI ScoLARI, Gtr'tnle.


Le ferite aa~ate dalle armi da guerra. Sintesi della relazione sanitaria sugli eserciti tedeschi d~rante la guerra franco-germanica 1S70-7 1. -Roma, 1SS9. Un volume di p:ag. 34S, prezzo ridotto. . L. 2 liANAYnA. - Studii storico-critici sulla. meningite cecebro-spimale epidemica in lt.a.lia e particolarmente nell'esercito. -Roma, 1SS3. Un volume di pag. 262 con 2 tavole ..grafiche. Prezzo ridotto . » l 50 'BALINARI. - Le lesioni traumatiche dei centri nervosi.. Memoria. onorata del premio Riberi. - Roma., 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto. • 3 50 81i'ORZA e GroLIARELLT. - La malaria. in Italia. Opera onorata del l 0 premio al concorso Riberi. Un volumo con 7 grandi tavole cromolitografiche. Roma, 1SS5; prezzo ridotto. " 3 TOMELLINI. - Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli inscritti. - Roma, 1875 . .' » 3 51' l'l. B . - Per l'acq11isto de lle opere soprai ndicateinviare commisaloni e vaglia all'Amministrazione del Giorna le med leo del R. Esercito via XX Settembre Roma.

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A ltt•e pubblicazioni medico-milit a-ri: ~ASAU .PlETRO,

'

tenente medico. - La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti con la. tramna.tologia e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di esegesi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica generale e alla legislazione sociale italiana.- Roma, 1901, Società. editrice Dante Alighieri. (Vendibile presso ·l 'Autore, vi~ XX Settembre 80 p. 1°, Roma) . . L. ID. ID. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche .. - MiLano, Associazione tip. priv. 2• ediz., 1900. {Vendibile presso l'Autore, via XX s-ettembre, 89 p. 1°) D.E Fàl.co ANDRitA, tenente colonnello medico. - Pe.togenesi unica delle ma-lattie vascolari, secretive e nodulari degli occhi o degli organi vicini. Un vol. in so di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - Napoli, Società. commerciale libraria, 19,05 . • FlmRARI LELu FnA ~CESCO, tenente medico. - Man ua.le di bromatologia pei med'i ci militari. - Firenze, 1906. Un vol. in 16° di pag. 484. (VendibiJe presso l'Autore in :Firenze, scuola d'applicazione di sanità. militare). " ÙlBRIACO PIETRO, generale medico. Sull'azione degli attuali fucili da. guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. !Studi sperimentali, con 15 tavole di fotografie e radiografie riprodotte in fototipografia). - Roma, 1903. (Vendibile presso la Tipografi~ E. Voghera). . • ID. ID. -- Le operazio:rù più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figute intercalate nel testo. -- Firenze 189S. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . ) -JANDOLO Cos·.rA.NTJNO, colonnello medico. Oftalmoscopie. ed ottica oculistica. ManuAle )l:lorico-pra.tico. Un vol. in S0 con 82 figure e 12 tavole. --Napoli, stabilimento tipografico Ferr~nte, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) ' • ilAUNARI SALVATORE, capitano medico. -- L'an~tomi~ e la chirurgi~ operatori~ della mandibola e delle parti molli che la rivestono. -- Napoli, 1906. Un vol. in s• di pag. 130, con 58 figure intercalate nel testo. (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 3S6; Napoli) . • . . . . . . . • l o. m. -- La chirurgia delle vie biliari. Memoria onorata di un attestato di lode della Società medico-chirurgica di Bologna. - Bologna, 190~ Un vol. in l&> di pag. 198, (Vendibile presso l'Autore, Corso Vittom-io Emanuele 386, Napoli) . . • , » ·S LNTUCOl STEFANO, capitano medico, libero docente di oftalmologia e di clinica oculistica nella Regia Università. di Torino. Studio scientifico pratico sui traumatismi oculari. Vol. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 microfotografie e con prefazione del p rofessar C. R:mYMOND, direttore della. R~­ gi.a. clinica oculistica di Torino. -- Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendibile presso la tipografia Enrico Voghera, Corso d' I talia, Roma) , • 'TESTI FRANCEsco, maggiore medico. - Ricordi di miorobiologia pura ed applicata. - Un vol. in 160 di pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicazione di sanità militare, Firenze) . • ilo. m. - Le malattie infettive diffusibili più frequenti nel soldato italiano. Nozioni di epidemiologia militare. Un vol. in 8° gr~nde di pag. 29S. -Firenze, 1907. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'appliCI\Zione di sanità militare, l.renze) , • "V'I.JU>IA ToMXA.so, capitano medico. -- Il Consulente Sanitario. Guida pratica p er conoscere e cvrare le malattie in assenza del medico .. m Edizione. Un vol. di pag. 410; elego.ntemonte rilegato in tela. Rocca San Casciano. L. Cappelli 1S99. (Vendi bile presso l'Autore, via NapoJeone ili n. 70 70, Rom~). •

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GIORNALE MEDICO D 'E L

ESER 'C ITO

REGIO

Direzione e A••lnlatruloae: Vfa Veatl StlteiiWe (Palazzo del•alstero della perra)

CONDIZIONI DI ABBONAIENTO. t• Il Giornale Medico del R. o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. · 2° L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal t• gennaio. a- Il prezzo dell'abbonamento è : Per l' Italia e la Colonia Britrea . . • • L. 12,Per l' Estero. . . . . . . . . . : • J5,• J,2S . Un rasctcolo separato costa ~· in •Italia , a11 ~~ro

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TIPI DI ESTRATTI

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Tipo A . Tipo B .

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25

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100

tOO

l DO

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·o

ANNO LV -1907

FAse. XI-XII

30 Nov. - 31 Dic.

SOMMARIO •E•eaiiE e 11\IQI:WALI .

llllllrlaco.. - Rtndicunto statistico delle operaz.ooi chi rurgiche eseguite negli ~taiJifi. menti sanitari milìtare nell'a nno 1906 . . . . . . . . . . . . • • . . • l'ug. 801 CASUIST.JCA CLINICA: Infante. - Rad10grnmrn• del pied<'. a proposito di due frat tu re dell'ast ragalo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . • 844 RI'I'UITA DI GJOa!WAI. I ITALIA!WI ED ·~!!ITEBI.

Rivista rnedlca. {)uy. S~t. - Rivista rtl nevroratologia, p ag. 8G5. - Rivis ta di chiru rgi~ t~;ene· rale, t?ag. 8~b. - fl ivista di chirurgia d guerra, po.g. 88!. - Rivisu Ili oto- rmu- lariugoiatna. po.g. 1184. - R1vista di orullstien, pag. 888..- tllvi!lta •li an~tomia ~ llsio!ogia normale e patolo~lc.~. piiiJ. 898. - Rivista d1 terapeuuca, pag. 001. - 1ì1vlst.a d 1 med1cma legale, p ag. 903. - Rivista rli tecnica e serv1zio medico militarP, pag. 91:!. - 1\ivlsta di lg1ene generale e battereologia. pay. 914. - Rmsu d' 1gieno militare, pag. 933. -Con· gressi1 pag. 94!1. - ~otlzle, pag. 94~. - lìivlsta hlbliog ranca, po.g. 948. - &lovimeoti av\'enutl nel corpo ll<lnìlario e nel personale rarmac•lutico, po.g. !!~S. - Indice generale dellr materie per l a nno t 907. pug. 951. (V. l 'Indi't nell'tnlti'II O della copertina)

D TR EZJONE ED AMMTNISTFtAZfONE

BOH.A · PalilUo del Ministero della G11erra, VIa XX Settembre • ROIIA

Per le lnserzio:zrl a. p&gamento rivolgersi esclusivamente

• U'UNinNJ:: rr.u UUA CniTrllf\11:' 1:' n • .,..,.,,.,. . ,., ... ;.

-~- - - -

-·


iNDICE DgLLA RIVISTA. DI GIORNALI ITALIANI ED BSTBBl '\ IIIVISTA MEDICA. Gtugtt. - Il reg1me alimentare nelle nafriti. SOholppllr. - Uo caso dì morte 1mprovvisa da • cysticcreus cellolosae • oel quarto venLricolo Crlspoltl. - Sulla tachicarcha r.arossistica esstJoziale .

PIJIJ. ~~ 853

•

ss~

RIVISTA DI NEVIlOI'.,TOI.OGIA. Nevrasteoìa c paralisi progressiva. nell'esercito . flor,....nl. - Tal une consulera~1001 ~ull;~ rlla{;II()SI delia neurastem;, ver11 c de:;ll slati Pttl'tiZZiftl. -

Pag. S55

858

l."1~tensmo

neurastenicl

Miohaud. - Delia parte pres~ dalle l'mozioni n ell 't'7.iOiogi.a dell'cpilessta f1llç l. - tontrihnlo clinico allo ~ludm delle p:;.eodo-appenditltl neqopatìche 1\IVISTA DI CI{IH UIIGIA GENE11Al.t:. f'ag. 663 Anrd. - Narcosi eterea a ~:occìe • 86-1 freudenberg. - Cura r.lurur~ìca dell'ipert.roUa prostatìca. . 864 Blrther. - Recidiva o meta.<tas1 tardiva del carcinoma mammano . S66 t;alot. -Iniezioni lntrarticolan dell'anca, loro tecnica ed importanza n elia cura della coxa.Jgia ~ Claren~e e Vllllt llls. - Metoolo r•er la riduzione di ~nticho fratture del Colles Martlni. - Sopra un nuo,·o pror."S>O Ili 3utura ;~movitJile nella r.ura radicale dell'ernia 869 ingninale 870 Pellegrini. - Contnuuto allo >tnd1o della li!lite c dell'appendici~. 871 Mlnguzlnl..... So~li inconvenienti consecutivi alla ternir-a tlella racluanestesia • 871 Brooa. - Le •iìta de1 ]JJedi fo::giatcl a martello . flnoechiaro. - lolluenu nella enuclcat.ione e •le llo scapsulamento sollo sLato anatomico • Si~ e lunzion~le del rene • 873 Tomuohewski. - l'artir.olarl mlnt11·i alla. tccn1ca clell'ancstosia del midollo spinale • 814 Re ìch. - Ossenat.toni cliniche circa l'amputazioJJe a Ilo Gritti hasate su ricerche consecn ti• e • 871 llumberg. - Di un ~into rno diagno:.tico Importante nell 'appeodicitr Rìedel. - La legatura dell'al·teria succlavia al dtòO(lra della clavicola mediante uo 'inci· ' 8~ sione lonj!iludinale, seconrto la direzione dei uervi c· 11111 '"a~o • 87?> Dodeul. - Tuborco l o~i ed appPndic1tc . 81~ Steluman. - Nuovo metodo di es tensione nella our.~ delle fn.ttu ro 811 Provera. - lln caso !11 ornia crurale <lell"uretere. Si l MeJer. - Intorno alla cura delle ferite recenti 1!18 Grozzl. - L'alir>ina nuo••o .• ncstctico locale. SiS Rammstedt. - l.a cura !Iella tiOIIe in rappo rto alla vita militare Renen . - Ferita d'arma da fuoco tlclla regione temporale ~intstra. con aras1a. Trapanazione • 3i9 del cranio e guarigione . · ·1 • 880 Tarantini. - Sul mecranismo ti'az1one dell'iperemìa da sta.si alla Dier . RI VISTA DI Cllll\UIIGIA DI GUERRA. Journh. - Rapporlo fra la forza v1vn rlei proieUili e la gravitA deiiP lesioni clu~ essi pos· Pag. 88t souo produrre . 883 8 Jrohtr . - Una rara fcr.1ta d"arma da fuoco.

.

RIVI!:ìTA 01 OTO-RINO·LARINGOIATIUA.

Sull 'ascesso extrad urale d'Origine otl!lica . Tanturrl. - Rara anomalia di decorro del seno laterale. Trasposizionc m alto rtell'<~ntro dell"os;on temporsle. Atllco-antro-ma:;toidc.ctomia. f:uarigione. • '-. Cradenlgo. - Sulla parali~i dcll"abdu cente neUe otìtL . . . . . • · 1 Osti no e Modeatlnl. - !!n mtovo s• nlomo delle malattie doll'apparecch io di percet.ione òe suono . Bruuou. - L"ofta lmo-reazìooe alla tubercolina in otoiatria ltuganl e Fragola. - Oell'inlluonu !Iella fatica sull'organo doll 'ud1to ferrerl. - Il radiuo1 nelle affezioni neoplastich c taringee. . Tonlettl. - Circa il • alore della prova tlì Schwahach n~ll;, dìa:;no>l di al~une malattie lirnln i. -

meot~Ji

Mulnl. - Sol centro laringeu rortlcale nell'uomo RIVISTA 01 ('CULfSTICA

Oloff. - Intorno all'az1one dei rag~l luminosi c di altro specie di raggi ~oll"oechi.o • 08j Marri. - Del ratlpl)rlo fra aceomod.amcnlo A, (ed Atl e senso della teru dlmeusJone. monoculi • . . . • . . . . . . . . . · Bano. - Sull"ùf!Aimoplogia traumatic;1 interna da colpi contundeot1 Ilei globo ocular~arl De Laulehecrt l. - nella n cctl\Sita. tlell'es3me r.ompleto degli occhi neì traumat isiJll ocll

Pag. 18>

886 SS6 886 887 .

• 881 888


l

MEMO R I E

OR I G I N ALI

RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE ESEGUITE ~r:GLI STABILDIEN'l'I SAXITAJU ?ITTUTAHI XELVAXKO 190G Per li dnlt. P ie tro lmbria e o , maggiore generale m~tlico ispellor~, libero •rocenlll di traumatologia e di medicina opera loria.

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. ~e operazioni chirurgiche praticate negli stabilimenti san~f.q.J:i ~~;;};.!..._ htan nell'anno UJ06 furon o 2217 con 21 mortj, cioè 0,904 p. 100. · ~ ':"~"' Vi sono però compresi, oltre a 8 11:iduzioni incruente di fratture ~ ~ 4 di lussazioni, 121 atti operativi vari, che per la loro minore nnporta.nza. non si è creduto necessario specificare. Facendo nn confronto colle operazioni eseguite nell'anno antecedente (2142) si trova un lieve aumento di 75 operazioni con un numero di decessi notevolmente minore: 21 contro 28. Ma., se guardiamo le cifre annuali delle operazioni praticate negli stabilimenti sanitari militari nel novennio 1808-1906, quali sono indicate nello specchietto seguente: :\ nn i . . . . . . . . . 1::1!>8, ll~nu, l~JUO, 1901, 1'902, 1903, 1904, 1905, 1906, Numero delle openuioni . . 8G~, 1225, 1ilG2, 1771, 2219, 200G, 2008, 2142, 221i,

.roviamo un aumento progressivo, il quale da 8G4 operazioni uel',mno 1898 va a 2217 nel 1906. Certo, il movimento operatorio dei nostri ospedali non può gareg:are oon quello dei grandi ospedali civili. Ma se si considera. che le >stre sale chir urgiche sono, in gra.ndissima parte, popolate da giovani 3lti per robustezza fisica, e che perciò -fatta eccezione dello gravi leni traumatiche, anch'esse limitate in tempo di pace- sono relativa•n te poche le affezioni richiedenti interventi operati vi di rilievo, si troit abbastanza soddisfacente l'attività cbimrgica spiegata, massime questi ultimi anni, nei nostri stabilimenti sanitari, con tendenza lmpre più intensificarsi. E ciò è tanto maggiormente degno di t, i n q u a n tochè un numero non piccolo di malati- se non si tratta n i ntervento d'urgenza - preferisce all'atto operativo l'esonerae dal ser v i zio militare colla riforma. · : segu e n te specchio A rappresenta. il quadro statistico delle openi coll'indicazione del nome dell'operatore e dell'esito degli atti ti vi . ~l s u ccessivo specchio B i vl1.ri gruppi delle operazioni sono rii. per s t abilimenti sanitari. .ll' e same di questo specchio si scorge una grande sproporzione J vim en to operatorio dei vari stabilimenti aventi un'efficienza ~ hè eguale . Ciò si rileva sopra.tutto nelle infermerie di presidio~ -:ielle quali non figurano affatto nello specchio. 'atto è degno di nota, perchè non si può attribuire soltanto al din.ovimen to dei malati nei vari stabilimenti di cura; ma molto [!men te d i penderit anche dal diverso modo con cui si esplic:-;, ~ à oh i r u:rgica negli stabiliment.i stessi .

',


lU~~D ICONTO ST,\ TJ STI C(J

Quadro

S PEOCIIIO A -

OPE I\AZI ON I

l. T I! AP.\NAZIONI

a) dell'apotlei mastoidea e aolrectorolo b) craniectomie

•

o

•

o

•

. ..

.

2. 0 PBRAZ10Nl tUO LI OCCIII

a) enncleaaione del globo oculare

o

•

•

o

•

•

•

•

•

o

•

.. .....

ò) exenternzio bulbi c) iridotomle . d) per pterigio

e) per aecesso retrobul bare f ) per en(ropion . g) di calazio . .

h) per dacrioeistlte

. . . ...

3. 01'ERAZI01'11 SUl. NA SO, ORI!CC HIO K OOL A

a) aapartazione di polipi oaaall b) miringotomie

c) acaritlcaaionl del condotto uditivo .d) aaportazione di tonsille . . . .

0 , ,.;por/orti

.. .


803

DELLE 011 ER.\ZIO~I C'RIRt:RGIC'HE, ECO.

1-~ liatis&leo delle operazioni . &S l T O

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UFFICIAli MEDICI OPERA TORI

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l Maggiori Peras11. Buonomo, Carta 2. Capitani Rl va, Tavauanl, Trovanelli, Pettinelli, Pellerino, Calegar! 3 l Capitano Calegari.

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Tenente colonnello D' Angelantonio. Yaggiorl Del Vecchio, Scaldara. Capitani Santucci, Cltlegarl. Capitano Santucci. Capitano Morino. Maggiori Carbone, Del Yecchio 2. Capitano Trovanelll. Tenenti Sa.mper!, Vi rsrlli. Capitano Sanlore.

-

-

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-

Capitano Santucci. Tenente colonnello Orlandi 2. Vaggiori Carbone S, Rollla 4, Scaldara 2, Del Yeccbic., Pagliuzzi. Capitani Santoro, Calegari 2, Loschi, Castello. Tenenti Volpe 2, Magnagbl, Truffi, Barile, Oddl. Zaffiro, Monaco C. 2. Tenente Castagnone.

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Cavicchia, Sellia, Carino 4. - ldaglfiori Tenente Ricci 2.

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Gurgo 2. - - Capitano Tenente Sertoll.

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Tenenti colonnelli Pugllel 2, D'Angelantonlo. Maggiori Galli 3, Buonomo, Gandotrl, Gerundo 6, Carino 4, Gel· metti, Bernucci 2 Capitani Santoro 3, Calegari S, Riva, Plergiannl 2, Trovanelli 2 Ourgo 2. Tenenti Volpe 4, Tlrelll, Truffi, Barile 2. Zaffiro 4, Monaco C., Ricci 2 Sottotenente Annella 2. 2


RE~DlCOX'fO

S'rA'r1S'f1CO

O PKRAZIOJiil

4

TRAOREOTOUIE

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5. TORAC!l:->TJ,!SI E Tv RACOTO~IIE toracente><i toracotomie intercostall

o

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. . ..

toracotomie retrocostali

. . .

t\. 0PI•: ItAZIO:SI S UL PERICAHDIO •

't. LAI'AROTOMIE

a) per ferite addominali .

b) per peritl)nite tubercolare c) per appendicite .

d) per ematoma retrop er itont>ale e) per ci rrosi epatica

fl per occlusione intestinale gl per tumo ri addominali

8. 0 ? &!1AZI O~I RADIC A!.! Ili Ell!\'11': Vl i;CERAI.. I a) ernie inguinall unilaterali

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OELLI': OPE II .\i'.lO::"I CliiRGRGICUf:, E('C .

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Teuen ti Balliano, Virgili, Truffi .

l Capitani Sotis, Tt·ovanelli, Caleg ari.

3 Maggior i Carta 5, Scaldara, Ger uudo, Cari no.

Capitau! Gian! 2, Di Giacomo, Riva 2, Perego. S;al in:ui, Pettine l li

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Maggiore Ocrundo.

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Maggiore Car ta.

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l Magg iore Oerundo. l Tenente Monaco C.

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Maggiore Bellia. Capitano Caleg-ari. Tenenti G ri ppo. Truffi, Ri cci.

s Magg-iori Bellia, Carta.

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Maggiori Vig liardi :J. Maggetta S, Carino. Capitani Vinci, Sotis :l.

l Magg iori Carta, Vtgliarrli. Capitano Trovanelli 2 . Ter.ent ì Tìrelli, Caccia. l Maggio re ( ·;ll'ta.

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Tene nte colouuello Bernardo.

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UFf'ICIA LI ~IF.O ICI OPF:I\A TO!ll

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1 Tenenti colonnelli ì.\lllnici, Cametti 5, D'Angelantonio 4, Puglisi 3 Orlnnd t 8, Oiuffredi G. l\fag-l!io ri Perassi l O, B~rnucci :J, Falconi, Buonomo 5, Carino 35 Vicedomini 3, Pressacco G, Oehnetti, Carbone 5, Vigliardi, Ab bate 2. Pagliuzzi, Caredda 2, Del Vecchio l ii, Citanua 2, Oe r undo 25, Scalda ra Hl. Ri zzo lO, Tommasina 2, Carta 24, Bellia 8 Cavicchit\ 7. Galli 5 Capitani Riva 5, Ourgo 2. \'alerio 4, Calore, Vasilicò, Loschi 2 Sotis 4, Trovanelli 21, Piergianni 4, Di Giacomo 4. Pimpioelli 9 Perassi, Calegari 30, Perego 4, Gian i S, Bozzi, Salinari 36, M<l r ini 2, San toro 12, Coss u, Pettinelli, Castello 2, Cuem3no, Liont 7, Troiani Q. T enenti Ricci 4, Cnstagnone 4, Monaco C. 11 , D'Anna, Samperi 2 Zanuttini, Zaffiro, Oheranli.3, Foresti l , Oddi 7, Falcetti, Caccia 2 1'7


8c)G

III!:SDI CO XTO STA TJSTI CO

OPERAZIONI

Riporto . .

b ernie ing uinali bila terali

c) ernie c rurali .

.

d) ernie della liuea ul ba.

... .

.

9. OPER AZION I DI FISTOLE A!'ALI E DI EWOR ROI OI a) fistole anali: incisione col bisturi

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c)

emorroidi : asportaz:iouc colla Jeg:~ tur-1

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col tl•rmocauterio .

ici.

col tcrmocauterio

... .

. . . . . . . . . . .

... ....

) 0. 0Jl!RAZIO!'<I SULL'.t PI1ARATI) URO• G 1\XITALE

..

a' ch; totomie sopra pubicbe b) u retrotomie

Da riportarsi


lJKLLE OPERAZ1l0N1 CHlRURGlOHE, ECC.

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Maatrofini 2, Balestra, Barile 2, Truffi 3, Virgili S, Balliano 2, Magnagbi 4, Anzà, De Sarlo 3, Cadeddu, Cosau 3, Fiorentini 3. Sottotenenti Dtojana, Villatanta, Bevacqua. Maggiori Del Vecchio, Carino 2, Gerundo S, Rizzo, Scaldara, Carta. Capitani Valerlo, Trovanelli 6, Calegari 4, Salinà.ri 2, Santoro. Tenenti F rigieri, Gherardi, Foresti, Balliano. Maggiori Carino. R izzo 3. Capitani Tro•anelll.2, Lionti 2, Valerio. Tenente Faustlnl. Maggiori Buonomo, Gerundo. Capitani Calogari, Rossi.

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Tenenti colonnelli Orlandi 4, Puglisi. Maggiori Gerundo S, Carbone, De Vigiliie, Carino, Scaldnra 5, Tommasina 2, 0\r ta 3, Caviccbla 2, Galli. Capitani Pettinelli 2, Vasilicò 3, Tavazznni, Riva, Pimpinelli, Gian i. • Santoro, Valerio. Tenenti Ricci 4, Molinnri, Castagnone, Monaco C 3, Sordi 2, Cappello.

l

Maggiori Carino, (;itanna. Capitano Giani. Maggiori Citsnna, Peraasi. Capitani Trovanelli 2, Ca!egari 2, Cossu. Tenenti Oddl, Monaco C.

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753

16

19

Tenenti colonnelli Natoli, Puglisi, Orlandi. Maggiori Citanna, Pagliuzzi 2, Vigliardi, Vicedomini, Bernucci, Carbone, Abba.te, Scald:na 3, Buonomo 2, Perassl, Galli, Cavicchia 2, Abate 2. Capitani Sotis, Perego 2, Marini, Santoro 3, Olani, Salinari 2, Lionti, Calegari 7, Rivalta. Tenente Monaco C. 2, Truffi 5. Volpe, Oherard i, Santomauro 2, Balestra 2, Ma.szini. Tenenti colonnelli D' Angelantonlo, Orlandi. Maggiori Bernucf~l, Vlcedomini 3, Carbone, Perassi, Bellia, Gerundo 2. Capitani Meiampo, Oiani, Calegari 2, Cossu. Tenenti Caccia 2, Ricci 2. Maggiori Del Vec:cllio, Carino, Scaldara. Capitani Trovanel.li 9. Santoro 2, Perego, ·Calegari, Riva, Sotis. Tenenti Truffi, Cappello

1'1


Hl-::\[>lf'OS 'I'II S1' A'l'l"''l'ICO

OPERAZIOI'\1

Riporto c) orchiectomie .

.

d) Operazioni per varicoccle .

e) Operazioni per idrocele. l) Idrocele cistico della vaginale del testicolo .

. •.

2) id rocole cistico del funicolo .

....

3) Idrocele comunicante .

f) Operazioni per fimosi

.

.

.

. . . . . . .

Da ,.;portarsi · ·


DEL 1,1': OPERAZl(l:\1 CIIIRUJlGICH F~, IWC .

809

ES I T O

UF FICIALI MEDICI I)N~IIATORI

16

19 Maggiori Carbone, Cav icchia, Del Yecchio, Carino 2, Buonomo Carta i. Capitan i Pereg-o, Salinari 2, StLntoro, Trova nelli ~. Tenenti Oddi, Truffi, Balestra.

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46

44

4

5

2

-

Tenen ti colonnelli Giuff'redi o, Orlandi 24, De Falco 3, Cametti 2, Puglisi, D'Angelantonio. Magg iori Carta 27, Falconi 4, Pagliuzzt 2, Caredda. Del Vecchio 13, Car ino 15, Gerundo lG, Gandolf!, Buonomo 4. Rizzo, Scaldara 21, Tommasina 3. Bellia 9, Cavicchia l l . Galli 2, Bernucci G, Vicedomini 2, Ge lmetti, Gambino . Carbone 2, Tursini. Capitani Calegari 39, Trovanelli 17, Pie rg iann i, Di Giacomo, Cantafora, Riva 3. V irg<~.llita, P impinelli 4, Pellerioo 2, Perego 4, Giani S, Sali n ari l 7, San toro 12. Gurgo ;!, Castello 2, Valerio 15, Calore, Vasilicò 2 Lionti ·~. Me,;serotti- Benveuuti. Tenenti Za ffiro 2, Gherardi 3, Oddi 5, Falcetti, Caccia, Balestra 2, ì\fast roflni, Cappello 2. Barile 6, Guzza rdi, Mazzaglia, Bilott-,1., Virg ill 10, Santomanro 2, Truffi 8, Mag naghi 2, Anzà, Volpe 6, Fiorentini 4. Ricci 13, l\!oli nari 2, Castagnoue S, Monaco C. 2, Surdi 6, Zanutti ni. Sottotenenti Amenta ~. Albano, Liberati.

2

-

l\lagg-iorì Cavicchia 2., Rizzo 3, Carta 4, Ced rola 2, Gerundo, Del Yecchio, Vicedomini, Scaldara. Capitani Salinari 4. Caleg-ari 4, TrovaneJ;i 4, Valerio 2, Perego. Pim pìnelli, Tavazzani Tenen ti l\la~oaghi , Tt·uffi S, Barile 3, Ricci 3, Virgili, Surd i. Volpe, Monaco C.

l

Tenente colonnello Puglisi. Mag~riori Galli, Gen111do. Capit.ani Trova nelli, Valerio·

5

Mag-giori Del Yecchio, Vlcedom ini, Sellia Capitani Cuemano, Troia ni .

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Tenenti colonnelli Orlandì, Natoli. Maggiori Vi cedo mìni 2, Preseacco, Gelmett i 2. Vìg liardi, Tursini 2, Carino 2, Bucuoruo, Rizzo. Tommasina. 3, Galli S. Capitani Tavazzau i 3, Pettinelli, Castello 2, Viale 2, Ceino, Rossi, Sotis 6, Trovanelli G, Pimpinell i 2, Nota 2, Valer io 2, Calegari 4, Gian l 4, Bozzi l, Salinari 4, San toro 6, Rivalta 2. Tenenti Ricci, J\fonaco C. 3, Monaco t\., Surdi, Accardi, Barzo"tti, Gherardi, Oddi, Trulli 2, Balestra, Mastroflni, Guzzardi, Vir~ili Lcnzi, Ball iauo, Santomauro, Tempesta, Tru ffi 3, Tit·elli 4 17


810

RK~OICONTO STA'l'ISTICO

OPER.~ZIONI

.Riporto . .

l l. RESEZIONI.

a) Resezioul di coste .

b) Lamluectomie . c) Reaezioni articolari d) Altre resezioni e raschiamenti.

.

.

. . . .. . . .

12. ARTRECTOMIE, ARTRO'l"OMIE, etc.. a) Artrectomie ~)

Artrotomie .

c) Estrazione di corpi mobili articolari

...

d) Paracentesi articolari .

. . .

l 3 . SEQUESTROTOMIE 14

A~IP U TAZI0:-<1

a) di falang i .

b) di oasa metacarpee

c' di gamba.

d) d i coscia.

. .


DELLE OI 'EHAZIONI CHIRURGICHE, E CC.

811

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Mag nag bi 2, Anzà 3, Volpe 2, Yeneziale, Fiorentini, Ghidoll 2, Villaeanta. Sottotenentì Amenta, Camerano, Annella.

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Maggiori Bellia, Scaldara. Capitani Di Giacomo, !\Iario i, Trovanelli 2, Calegari. Tenente Monaco C. l Maggiore Carta. Tenente colonnello Pug lisi. Tenente Ricci. - Maggiori Bellia, Tommasina, Vigliardi . Capitani Trovanelll 2, Sotis, Sali nari, :\Ielampo, Calegari. Tenenti Barile, Tirel li, Volpe.

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Tenenti Balliano. Tenente colonnello Puglisi. Maggiori Del Vecchio, Gelmetti, Rizzo. Capitani Calegari 2, Santoro. Tenente Virglll. Maggiori Carta, Gallo. Capitani Salinari, Riva, Nodari. Maggiori Ge rundo 4, Giulfredi 2, Cavicchia 2, Vicedomini, GelmP.tti, Vig llardi. çapitani Calegdri 2, Salinari l, Trovanelli 2. Tenente Truffi li. -- Capitani Sotis, Calegari 2.

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Mag Jiore Bellia. Capitano Calegarl. Tenente Vi rg ili. Capitano Calegari. Tenente colonnello Cametti. Capitano Trovanelli 2. Tenente Ricci. l Capitano Giani. Tenente Alessan..Jrello.


812

RI~ ~DIC0NTO ~5'rAT I STICO

OPERAZI 0 :'\1

Riparti> . . .

15. DISARTJCO I.A ZIONI,

a) delle piccole articolazioni della mano . .

•

b) delle })iccole articolazioni del piede .

. .

•

.

16 . R IDUZIONE E C U RA INC Rt:R NTA l> C f!UENTA a ) riduzione e cura cruenta di fratture

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DI F RATTt:R I' E l.I,;S S AZIO NJ.

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incruent n di fratture

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incruenta di lussazi•Jni .

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l <j, OPERAZIONI S Ul VA S I 8At\GUIG N I.

a)

Allaccia tura di arterie

b) Operazioni per varici

o

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o

18. 0PKRAZI0 1'1 S UL SISTE ~IA Gt.A="' DOLA N E l.I N F A TI CO.

a) Asportazione di g landole liufa t iche nella rPg:ione cen:cnle

.

b)

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ascellare

C)

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sottomascellare

.d)

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t'e idio· ing oino-crurale (adenopa '. . .

paticlre)

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Da n 'portarsi

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81

DELLE OI'ER.AZI• J!'Il C HIHO.RGICHg, ECC.

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Maggiori Rizzo, Pressacco 3, Carbone, Del Vecchio 2, Galli, A ba t 2, Carino. Capitani Calore. Santoro 2, Salinari 2, Calega ri 4, Trovanelli 2. T enentì Molinari, Monaco C, Truffi , Volpe, Cadeddu, Ricci.

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Maggiori Bellia, Gerundo. Capitano T rovanelli 2. Tenente Ricci.

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Capitano Trovanelli.

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-

Tenente colonnello Pesadori Maggiori Citanna. Carta. Capitano 'frovanellì 2. Tenenti Virgili 2, Foresti.

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Maggiore Pera ssi. Capitano Trovanelli 2, Cutri.

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Maggiore Pressacco. Tenente Bedei. Sottotenente Anoella.

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Maggiori Pressacco, Carta 3. Capitano Di Giacomo. Tenenti Oddi, T ruffi.

14

14

-

-

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Tenente colonnello Giutrred1. Maggiori Galli, Carta, Pressacco 2. Capitani Santoro 4, Salinari, Nodari, Pellerino. · 'Tenenti Ricci, Columùa.

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Tenenti colonnelli Giutrredi, Orlandi. Maggiore Ga lli. Capitani Saotoro, Giani. Tenenti Ghidoli, Volpe, :Monaco C, Pazzi.

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Tenenti coloonell i Giutfredi 2. Orlandi. Maggiori Cavicchia, Buonomo, Carino. Capitani Calegarl, Santoro, Perego Tenente Dedei .

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1118 1616

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Tenenti colonnelli Natoli 8, Giuffredi, Orlandi. Maggi ori Del Vecchio 6, Carino 3, Uell ia G, Cedro la, Peraesi 6, Carta i, Tommasloa 7, Rizzo, Gandolft 2, Citanna 2, Ca.r booe 3, Pressacco .J., Abate.


814

RE:\DICONTO STATISTICO

OPERAZIOi'\1

Riporto . . ·

e) Asportazione di glandole linf.'ltic he neiia regione ing:uino·crural e (adenopatie veneree)

19. 0PBRAZJ0Nl SUl TE:SDI:SI. a) Teno>rrafte

... .

b) Estirpazione di cisti ainoviali (gangli)

. . . .

:20. 0PBRAZ10NI DI PLASTICA .

. . ..

21. ASPORTAZ!ON·E Dl TU WORI .

..

a) tumori maligni ,sarcomi, carcinomi )

..

l ) angiomi

c) ateromi

.

. ..

d ) adenemi ~l

cisti

Da ,.;portarsi ·


DELLE OPERAZION I CHIRURGI CHE , EC(;.

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UFFICIALI MEDICI OPERHOIII

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Capitani Trovanelli 8, Calegari 18, San toro 4, Salinari, Giani, Riva S, Rosai 4, Ceino 2, Losobi, Vasillcò, Nodarl 2, Pettlnelli 2, Cossu. Liontl 2. . Tenenti Ricci 5, Falcetti, Caccia, Columba, Fiorentini 4, Veoeziale 2, Volpe, Anzà 2, Ti re !li, Trufll 3, Santomauro, Virgi li, Bilotta, Darlle 2. Paolini 4, 1\lastrofiui 11, Balestra 4. Ciauri, Amenta, Oddi, Barzotti, Tam S. Zaffiro 2. Sottoteneote Lapponl.

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Teuente Colonnello Natoli 8. Maggiori Vlgllard i 10, Vicedomini, Tommaalna 2'1, Citanna, Ge· rundo. Capitani Sa.ntoro, Gianl 5, Trovanelli G, Rosai, Riva. Tenenti Tirelli 10, Molinari 4, Ricci 4, Fiorentini, Veneziale 3, Lenzi, Ciauri 2. Foresti, Gherardi, Tam S, Caccia S, Mastrofini 2, Paollni. Sottoteneotl Pesce 4, Camerano 4, Razzi.

-

-

19

Tenente colonnello Pugliai. Mag-g-iore Buonomo. Capitani Sallnarl, Plerglannt. Magglçri Gerundo 2, Carbone, Tallarico, Berouccl. Capitani Santoro 2, Cossu, Calegarl 2. Tenenti Ricci, Santomauro, Magnaghl. Cc. pltaoo Sal inarl. Tenenti Balestra, Virgili.

Maggiori Gandolll, Gerundo. Capitani Calegari 2, Delogu. Tenente colonnello Pugliai 2. Msggiori Carta, Galli. Capitano Calegari. Tenente Barile. Maggiore Del Vecchio. Capitani C61no, ~allnari, S an toro. Tenente Oddl. Tenente Volpe. Tenenti colonnelli Glutrredi 5, Pugliel 3, Camettl 2. Maggiori Galli, Cavicchia, Bellia 2, Cart.a 5, Buonomo 4, Gerundo 5, Carino 4, Citanna, Del Vecchio, Fabrie, Maggetta 2, Carbone 2, Preasacco 5, Vlcedomlni S, Orlandl, Bernuccl 2.


RI~XD J COXTO ~·rATI::C:TICO

.. Riporto . .

l! cbeloìdi g) epulid i

lt) encondromi i) fi bromi

. .

l ) ig..-om i .

m~

. . .

. .

lipomi

ti) osteomi

. .

.

o) papillomi

•

o

•

•

•

2:2. E :>TRA ZIONE DI CORPI ES'l'RANF:I

. . .

11) proiettili o framm enti di essi

.

ò) a ltri corpi estranei

. .. . .

23. Ù P E:RAZLQ!'\1 PE R FLEMM O~I ED ASCE >'SI PROI!'O~Ol a) flemmon i .

. . .

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Dtr rip'ortai·Si · ·


OEJ,LR OP I':RAZIONI CR I R'GRGlCIU~, F.C'O.

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l"FFICIALI MEOICI OPEflA TORI

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19.

Capitani ~nt.>ro, Saliuar i :2, Caleg!\ri 10, Perego 2, Mesf::erotti· llenvenuti, Trovnnelli, T avazzani 2, Vasilicò, Calore, Caatello 2, Pellèrino 2. Liontl, Rivalta. T enenti Volpe. Ma~nagbl, A nzi1 2, Ferretti, Tlrelli 2, Truffi 3, Santomauro, Virgili 2, Barile 2, Balestra, Amenta, Colnmba, Loacbi, Zanutttnl, ~lonaco C. 5, Ricci, D'Anna.

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Maggiori Carbone, Carino, Gerundo 2. Capitani Calegarl, Perego, Cosau, Salinnri. Tenenti Truffi 2, Sertoli, Magnagbi. Maggiore Buonomo. Capitani SalinMi 2, Sotis, Yinci. Tenenti Anzà, Zaffiro, Ricci.

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Tenente colonnello Giu!Tredi. Mn::rgiori Galli, Bellia 2 , Codrola, Perassi 'J , Tommasina l!, <.:arino, \"icedomioi.

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Gi or no/e tntdfco.


818

RE~D lCONTO

STA.TIS'riCO

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RIEPILOGO. Numero delle operazioni 2217. Guar iti . . Rti masti in cura . F..sito non indicato

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63 52 21

Morti . .

Totale 2217 (l) In que>ta rubrica sono comprese alcune operazioni che per la loro minore import:anu

non si e credi

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DELLE OPERAZIONI CRIR ORG I CRE, ECC.

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Laparotomie . . • . .

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Operazioni rad icali per erofe vis-::erali

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Id.

sull'apparecchio uro·::;-enitale .

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Resezionf . .

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2- 2 - •

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Disarticolazioni

1- - - 1 1 - -

Rid uz ione e cura lncruenta e c ruenta di fratture e Jussuloni • . . . • .

Operazioni sui vasi eangulgnf . • • . . Id

sul sistema ghiandolare linfatico

Id.

sui tendini .

Id.

di plast.ica .

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Operazioni per flemmoni ed ascessi profondi

1 21, 6 1

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Estrazione di corpi estranei

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RENDICONTO STATISTICO

Come si è praticato negli anni antecedenti, fac:cio segmre brevi cenni sui casi piìt importanti; ~ ciò nei limiti consentiti dalle poche indicazioni e dalle ra.re e succinte annotazioni che si leggon(1 nelle t abelle nominative degli operati.

Trapanazioni, craniectomie. CnA.N!ECTOmE. Fu praticata una sola craniectomia per un processo suppurativo endocranico, localizzato. Caporale della 3' co~pagnia di sanità C. B., ~o~intomi di compressione cerebrale a. focolaio, consecutivi a otite media purulenta. Craniectomia. nella regione rolandica. Non flt trovata alcuna raccolta purulenta od altra alterazione che potesse spiegare i sintomi della compressione. Morte dopo sei giorni. La necroscopia r ivelò un focolaio di leptomeningite fibrino-purulenta., circoscritta al lobo frontale sinistro. Ospedale militare di Milano. Operatore, capitano medico Calegari. TRAPANAZIONI DELL'APOFISI ~IASTOlDEA. -

Sono segnate 12 trapa.na· zioni dell'apofisi ma.stoidea. In 11 casi l'intervento fu motivato dalla diffusione del processo suppurativo dall'orecchio medio. In 2 l'atto operativo si limi.t ò alla. incisione alla. "\V'ilde, essendo la raccolta puruJenta sottoperiostea. · I n altri 2 casi dopo l'apertura delle cellule mastoidee, si procedette a quella dell'antro : in l di questi casi si ebbe esito letale(il solo decesso su tutti i dodici operati) all'undecimo giorno dopo l'operazione ; ma non è indicata .nè la causa. immediata della morte, nèil repert.o necroscopico. In una tabella è segnata la diagnosi di cariedell'apofisi mastoidea destra, con esito di guarigione un mese e mezzo dopo l'atto operativo: trapana.zione e svuotamento della mastoide. Infineè degno di nota un caso di ma.stoidite destra. cronica. con paralisi del n. facciale, d'origine otitica, occorso nell'ospedale militare di Roma, operatore capitano medioo Riva Umberto. Venne- praticata. l'antroatticotomia. col metodo di Za.ufal-Stacke. Si rilevò l 'ebnrneizzazione

della mastoide, l'antro piccolo e ripieno di granulazioni fungose eh& si estendevano all'aditus ed alla cassa timpanica. Guarigione.

Operazioni sugli occhi. Fra. le molteplici operazioni praticate sull'apparecchio vtstvo, mb li mito a. far menzione delle seguenti:


DELLE OPERAZIONI CHIRuRGICHE, ECC.

823

ENUCLEAZIONI DEL ar~oao OCULARE. -

Furono eseguite cinque enucleazioni del globo oculare. In quattro così l'intervento operativo fu motivato da esiti di grave traumatismo. In uno- soldato del reggimento d'artiglieria. a. cavallo V. C. operato nell'ospedale militare di Milano, operatore capitano medico Calega~·i -si trattava di esiti di ferita lacero-contusa. del globo oculare sinistro con spostamento del cristallino ed intensa nevralgia del n. sopra,.-orbitale. Un altro -guardia di finanza F. G. operata. nell'ospedale militare di Messina. dal maggiore medico Scalclm·a- aveva riportato una ferita di arma. da fuoco alla faccia, interessante principalmente l'occhio sinistro e la branca ascendente della mandibola. dello stesso lato. Il terzo -carabiniere L. V., operato nell'ospAdale militare di Bari dal maggiore medico Del Vecclìio- aveva riportato una. ferita contusa al sopracciglio destro e contusione dell'occhio corrispondente con successiva iridociclite ed atrofia del bulbo. Nel quarto - marinaio carpentiere C. A., operato nell'ospedale militare di Ancona dal tenente _colonnello medico D ' Angelantonio -l'operazione fn motivata da glaucoma dell'occhio sinistro, consecutivo a grave tra.umatismo dell'occhio stesso, con minaccia. di ottalmia simpatica all'altro occhio. Nel quinto operatosoldato di fanteria G. G. ospedale militare di Roma., operatore capitano medico Santtecci- si trattava di gravi reliquati di congiuntivite blenorragica destra con atrofia del globo oculare ed inizio di ottalmia simpatica nell'altro occhio. In tutti i casi si seguì il processo di Bonnet, con esito di guangiOne. Nella tabella relativa all'operato nell'ospedale militare di Milano, è riportato il reperto ana.tomo-patologico del globo oculare enucleato: deformazione del globo stesso; fenditura di {) millimetri nel segmento superiore, interessante tutti gl'involucri dell'occhio; lussazione inferiore del cristallino. L'unico operato di esenterazione del bulbo - soldato F. G. del13, reggimento d'artiglieria, ospedale militare di Ronu1., operatore capitano medico Santtecci - era affetto da. panofta.lmite destra seguita a ferita corneale. È notato anche un caso di ascesso retro-bulbare sillistro- di cui non è indicata. la patogenesi - operato dal capitano medico G. Santo'ro nel)' ospedale militare di Livorno, con incisione attraverso la palpebra superiore ed il corrispondente sacco congiuntivale. Guarigione nel caso di exente1•atio bulbi; tuttora. incura. al31 dicembre 1906, ma. in via di miglioramento, quello di ascesso retro-bulbare. EXENTFf.RATIO BULBI. -


824

Rl!:!\DI CONTO STATISTICO

0PF.RAZIO~E nt CA.TARATTA-lRrnoToxu. -

Giova far cenno di un caso·

importante di lesioni oculari, nel quale occorsero di versi interventi ope· rativi. Il caporale del 1° reggimento genio B. C. ricoverato nell'ospedale militare di 'l'orino per gravissime ferite penetranti in ambo gli occhi con molteplici procidenze- dell'iride e con formazione di cataratta trauma· tica nell'occhio destro, fu operato dapprima di escisione delle procidenze dell'iride; e poi, avutasi cicatrizzazione piana, fu sottoposto al· l'operazione della cataratta. con taglio lineare esterno nell'occhio destro, ed a quella dell'iridotomia nell'oc<·.hio sinistro. Guarigione con soddisfacente esito funzionale. Operatore, capitano medico Mo1•ino. OPERAziONI nr PTERIGIO. - Noto, infine, che vennero praticate sei operazioni di pterigio, tu tte con esito di guarigione : in quattro casi si eseguì il pro~esso ordinario della escisione; in uno, il processo di Pa· genstecker, ed in un altro fu fatta l'ablazione parziale dello pterigio colla cauterizzazione ignea.

Operazioni sull'orecchio, naso e gola. Facciamo solo cenno delle operazioni per p olipi nasali e per tonsille

i pertrofiche.

0PERAzroxx PER POLIPI NASALI. ..- Degli otto casi di polipi nasali segnati nello specchio A, in uno fu fatta l'asportazione colla. pinza ta· gliente di Reichert; in due fu praticat-a l'escisione coll'apparecchio di Labus, e negli altri i polipi vennero asportati col processo ordinario, ossia con un serranodi (Blake, Lermoyez, Rna.ult) o con una pinza. da polipi. Guarigione. AsPORTAZIONE DI 1.'0NSILLE. - Sopra 51 operazione per ablazione di tonsille ipertrofiche, 10 volte fu adoperato lo spezzetta.tore di An;la.n; 3 volte le tonsille furono asportate (maggiore medico Bemr~cci) col metodo <;lassico di Celso, ossia col bisturi: 2 volte fu praticata la ~n· sillotomia ·col tonsillotomo di Mackenzie, e tutte le altre col tonsi~· lotomo di Fa.hnestock-Mathieu. Una sola volta la tonsillotomia fu nnt· laterale. Sono segnate 47 guarigioni~ e su 4 tabelle l'esito non è indicato.


DELLE OPERAZIONI C HIRURGICHE, ECC.

825

Tracheotomia. L'unico caso in cui fu praticata la tracheotomia - carabiniere M. C. operato nell'ospedalt~ militare di Palermo dal tenente colonnello medico Bernm·do - fu nn caso traumatico molto interessante ed anche .abbastanza strano. Ferita da taglio al collo a scopo di snicidio con didsione ve1·ticale ·mediana di tutta la cart·ilagine til·oide e con larga iru:ù;ione dell'esofago. A dar ragione della ferita dell'esofago bisogna pensare che l'istmmento feritore- un pezzo di vetro - sia st.ato diretto molto obliqua.men.te dall'alto al basso e dall'avanti all'indietro. Tracheotomia, indi sutura dell'esofago, della cartilagin_e tiroide, e delle parti molli sovrastanti. Guarigione jJer 1n·immn, con afonia.

Toracentesi e toracotomie. ToRAOENTESl.- Il numero di lO toracentesi riportato nello specchio A è senza dubbio assai minore del numero di queste operazioni praticate negli ospedali militari ; e ciò perchè, eseguendosi tali atti operativi, di solito, nei riparti di medicina, si ometti:) di segnarle nelle t abelle nominative per operazioni chirurgiche. Ne è prova il fatto che le 10 toracentesi notificate fnrono tutte eseguite nelle infermerie di presidio, dove, di regola, il riparto è unico ed il caporiparto è lo stesso direttore dell'infermeria. Fu adoperato tre volte l'aspiratore del Dieulafoy; in tutte le altre quello del Potain. È segnato l'esito di guarigione più o meno completa in O casi. In un caso - soldato della scuola di cavalleria C. G. operato nell' infermeria di presidio di Pinerolo dal maggiore medico Vigliardi - in cui 1a. pleurite destra. era insorta in complicazione di una grave affezione acuta d&l fegato, seguì l'esito letale al quinto giorno dopo l'atto operativo, per apertura. spontanea di un ascesso del margine posteriore del fegato nel capo pleurico. Degli 11 operati di toracotomia, in cinque fu dato esito al pus mediante il taglio intercostale; negli altri sei fu praticata la toracotomia retrocostale mediante l'ablazione di un tratto di una costa. Non è riferito alcun caso di toracoplastica. In tre casi si ricorse all'anestesia generale; negli altri fu fatta l'a)lestesia locale cocainica. TORACOTOMIE. -


S2G

RENDICO~TO STATISTICO

Nel caporale C. V. del P reggimento bersaglieri (ospedale militare di 'l'orino,. operatore maggiore medico Carta-Mantiglia) l'intervento fu motivato non da empiema toracico, ma da un ascesso sub-frenico d'origine appendicit.ica. Si resecò un tratto dell'ottava costa. destra, si penetrò nel cavo pleurico, s'incise la pleura. diafra.mmatica. ed il diaframma, e si diede esito ad una raccolta purulenta fetida. di circa. 300 grammi. Morte, 19 giorni dopo l'operazione, in seguito a media.stino - peri· ca.rdite fibrino - purulenta. L 'autopsia. rivelò l'esistenza di vari ascessi intrnepatici, e la diffusione del processo suppurativo per la. via. del mediastino posteriore al pericardio. Appendice, colla sierosa non ulcerata, ma con un piccolo ascesso intraparietale ed ulcerazione della mucosa. In tutti gli altri casi si trattava di pleurite purulenta. Negli operati di toracotomia intercostale si ebbero quattro esiti in guarigione e nel quinto non è segnato alcun esito, essendo l'infermo tuttora in cura al 31 dicembre 1906. Nei cinque altri casi di empiema operati di toracotomia retrocostale sono segnati due esiti in guarigione, per altri due l'esito non è indicato, ed il quinto era tuttora in cura al 31 dicembre 1906. In qu'anto alla. durata della cura post-operatoria, negli operati di toracotomia intercosta.le, fu in media. di 55 giorni, mentre in quelli, nei quali fu attuato l'altro metodo, la durata della cura post-opera· toria fu di 7G giornì.

Operazione sul pericardio. In un caso di pericardite adesi va. con forti aderenze e con sintom"i minacciosi per insufficienza cardiaca, si tentò di rompere le aderenze, aprendosi la via mediante un'incisione a. LJ e la resezione dell'estremità sternale della 3\ 4a e o• costa. di sinistra. Ma. l'ardito tE:\ntativo non fu coronato da successo, gia.cchè l'infermo soccombette il giorno seguente per collasso del cuore. Ospedale militare di Torino, operatore maggiore medico Carta-Jlfantiglia..

l aparotomie. Ne sono riportate 28 con 17 guarigioni ed 11 decessi. Ne furono praticate cinque per lesioni traumatiche: tre per ferite da punta e da taglio, di cui una con perforazione della parete anteriore dello stomaco, una con perforazione intestinale e la. terza con fuoruscita dell'epiploon, ma. senza lesione dell'intestino; una. per ferita


DELLE OPERAZI ONI CHIRURGICHE, ECC.

827.

d'arma da fuoco con perforazioni intestinali multiple; la quinta perperitonite diffusa da perforazione dell'intestino tenue complicata a la.aera.zione della capsula fibrosa del fegato, probabilmente per grave contusione addominale. Nel caso di ferita d'arma da fuoco (operatore Carta-JJiantiglia) venne resecato un tratto di colon perforato, ed applicato il bottone di Murphy; altre due perforazioni furono suturate alla Lembert. Due guarigioni - nel caso di ferita dello stomaco ed in quello di, fuoruscita dell'epiploon, senza lesione intestinale - e tre esiti letali per peritonite settica. Le tre laparotomie per peri toni te tubercolare furono praticate: una nell'ospedale militare di Milano - operatore capitano medico Calegari- con esito di guarigione; una nell'infermeria presidiaria di Gaeta - operatore capitano medico Sotù - con esito di arresto del processo locale, ma colla successione morbosa di pleurite purnlenta destra; la terza nell'ospedale militare di Brescia - operatore capitano.. medico 1'1·ovanelli - con esito letale circa tre mesi dopo l'atto operativo. Fra i 16 casi d'intervento per appendicite farò menzione di taluni,. che mi sembrano più importanti. In un caso di operazione afreddo, il maggiore medico Cm·ta-:Mantiglia (ospedale militare di Torino) praticò il taglio della parete addo·· minale lungo il margine esterno del muscolo retto di destra; indi appendicectomia, cauterizzazione del moncone e sutura del peritoneo. sul moncone stesso. Guarigione per prima intenzione. In un altro caso di cura. radicale a freddo, il capitano medico Ri·v a Umberto, (ospedale militare di Roma) fatto il taglio parietale alla Schlange, trovò l'appendice aderentissima, il che rese l'operazione assai laboriosa: resezione dell'appendice alla base, affondamento del moncone cauterizzato nella cavità del cieco, sutura del peritoneo sul moncone e sutura a strati della parete addominale. Guarigione pe1· prim.am. In un caso di appendicite suppurata, operato dal maggiore medico. Cm·ta, (ospedale militare di Torino) la raccolt!t purulenta era situata profondamente nella fossa iliaca. Con un'incisione parallela all'arcata crurale, spostato il colon, si raggiunge l'ascesso e si dà esito al pus fetido, zaffando poi la cavità, senza. ricercare l'appendice per non rompere le aderenze già formatesi. Guarigione. In un altro caso simile - nel soldato P. M . della brigata ferrovieri· - lo stesso maggiore medico Carta trovò nuotante nel pus uno spillo· ricoperto di antiche incrostazioni. Guarigione. Degli altri 12 operati, 10 erano affetti da appendicite acuta sup-· purata.; gli altri 2 da appendicite recidivante - operazione a {1·eddo - ..


.S:.l8

RENDICONTO STATISTICO

Questi ultimi guarirono tutti due, nei primi si ebbero 7 g uarigioni e 3 ·decessi, uno per peritonite preesistente all'atto operativo, uno per piemia al 30~ gior no dopo l'operazione, ed il terzo . per meningite sopravvenuta 14 giorni dopo l'atto operativo. In complesso, 16 operati con 13 esiti in guarigione e 3 esiti letali. Nel caso d'intervento per ematoma 1'et?'01Jeritoneale- macchinista -0. G. della Ra marina, operato nell'ospedale militare di Roma dal ma.ggiore m-edico Gerttndo - si trattava di u na copiosa raccolta ematica nella regione lombare e fossa iliaca sinistra per aneurisma dell'aorta addominale. Il grosso tumore fu creduto dapprima un sarcoma. In un primo atto operativo, mediante un taglio longitudinale come per la laparotomia laterale, si raggiunse _il vasto ematoma e si vuotò zaffandone poi la cavità. Ma, nello spazio di 12 g iorni, l'emorragia si ripetè due volte, il che motivò un secondo intervento per ricercare l'origine dell'emorragia, mediante un'incisione lombare sinistra; cosi .s1 riconobbe l'esistenza di un sacco aneurismatico dell'aorta. Morto per anemia acuta, tre ore dopò- l'atto operativo. Per ci1'1'0ìfi epatica si praticò P operazione di Talma nell'ospedale -milit.are di Torino - operatore maggiore medico Carta-Mantiglia - al tenente contabile P. G. ; ma seguì l'esito letale al 7• giorno dopo l 'operazione. Per occlt~sione 'intestinale da briglie cicatriziali residue di pregressa peritonite, fu praticata la lapa.rotomia nell'ospedale militare di Roma - operatore' maggiore medico Gertmdo - al soldato del 2' granatieri, R. A. Ma l'occlusione datava da otto giorni, ed erano avvenute alter azioni tali che resero frustraneo l'intervento. M:orto lo stesso giorno dell'operazione. Infine, nell' ospedale militare di Savigliano operatore tenente medico Monaco - per tumore addominale (sa·1·coma) si procedette alla lapa.rotomia, ma, fatto il taglio della parete ed aperta la cavità_del -ventre, si riconobbe inoperabile il tumore. Decesso per esaurimento, il 4° giorno dopo l'atto operativo.

Operazione radicale di ernie viscerali. Le operazioni per la cura. radicale delle ernie viscerali,nell'anno 190G, raggiunsero nei nostri stabilimenti sanitari militari il numero di 487, delle quali 447 per ernie inguinali semplici, 27 per ernie inguinali <loppie, 10 per ernie crurali e 3 per ernie d·e lla linea alba. Per l'importanza ehe ha assunto questa operazione nella nostra pratica medico-militare, giova riassumere i dati statistici che la riguar<lano nell'esercito italiano.


O&LLE OPERAZIO~I CH IRURGICHE, ECC .

820'

Le prime operazioni per la. cura radicale delle ernie dei visceri addominali furono praticate uei nostri ospedali militari, nell'anno 1892. In quell'anno i casi operati non sorpassarono il numero di 14 ; ma. negli anni successivi andarono sempre progressivamente crescendo sinoa. raggiungere, alla fine del sessennio 1892·97, il numero di 454 con 452 guarigioni A solo 2 decessi. Negli anni successivi le operazioni radicali crebbero in modo considerevole, come apparisce dal seguente specchietto, che comprende il novennio 1898·1906: 5 P E l. l 1!: D E L l.' E R r\ l A

ESI TI

Ombellc.1 lc

loguina!e

T OTAL&

l Guarigioni !

4

12 16 10

320 400 447 448 696 593 5:18 519 487

320 400 445 44':' G84 592 55G 519 486

29

89

4408

4399

e

Crurale

dellll linea alba

1898 1899 1900 1901 1902

1903 1904 HJ05 1906 Totali

312 392 495 495 624 576 540 503 473

--

-!290

2

tj

2

15

3 3 3 6

9 10 9

o

11

Oece~ l

.2 l

2 l 2

9

Il primo fatto che risalta dall'esame di questo specchietto si è che il numero annuale delle operazioni radicali d'ernia, pur mantenendosi sempre elevato, è andato gradatamente, ed in modo abbastanza sensibile, decrescendo dall'anno 1902 - allorchè, con un salto rapid-o rispetto all'anno precedente, raggiunse il massimo di 636 - al 1906. La. decrescenza non si può dire casuale, perohè si è costantemente verificata in tutto il quadriennio; ma non è facile a spiegarsi. Io credo che la ragione principale debba cercarsi nella sempre maggiore diffusione dell'operazione radicale dell 'ernil\ nelle popolazioni civili; per il quale fatto molti giovaui che venivano alle a.rmi già. erniosi, ma. non coll'ernia. in atto al momento della. visita medica al consiglio di leva., aJ distretto od al corpo, ora non si presentano più in ta.li condizioni, perchè operati prima dell'arruolamento. Emerge poi dallo stesso specchietto che sopra un totale di 4408 operazioni furonvi solo 9 decessi, ossia 0.20 p. 100. La quale propor~


830

RE!-iì>ICO~TO

ST ATISTICO

zione, certo assai esigua, concorre con quelle simili di altri eserciti, .a. provare come nei giovani soldati le condizioni favorevoli buon -esito dell'atto operativo siano maggiori che nella popolazione civile; .}a quale compr~;~nde erniosi di tutte le età, di tutte le classi sociali -e, quel che è più importante, affetti da ernie di ogni specie, grado e -data. Se, infatti, si consulta la statistica del P ort, nella quale sono raccolte 23519 operazioni radicali, si trova una mortalità. di 0.90 p. 100. L e ernie inguinali recidive nel1906 furono 7, in tutto il novennio . 67, ossia in ragione di 1.28 p. 100. Ma non si può :contare su tale dato numerico,sia perch a tal une nuove operazioni furono eseguite per recidiva di ernie operate prima dell'arruolamento, sia, soprattutto, perchè, com'è .noto, molte recidive si verificano ta.rdivamente, nel secondo anno dopo l'operazione ed anche più tardi, cioè quando la maggior parte degli ·operati militari non è più alle armi. Si ebbero 27 ernie inguìnalì doppie contro un totale dì 164 avutesi in tutto il novennio. Di ernie strozzate ne furono notate due,nel190G, una inguinale e l'alt ra della linea alba, contro un totale di 17 in tutti i 9 anni. Nel caso di ·ernia inguinale strozzata - guardia carceraria M. G., operata nell'ospedale militare di Cagliari, operatore maggiore medico Falconi - l'òperazione della erniotomia procedette senza incidenti, ma. fu seguita da .esito letale per collasso, 48 ore dopo l'intervento, e l'autopsia rivelò lo -strozza.mento interno di un'ansa del tenue. In tutti gli altri operati ~i ottenne la guarigione, per lo più, per prima intenzione. Il processo operatorio impiegato fu: per le ernie ingttinali quello . di Bassini, meno sei casi, nei quali fu adoperato il processo di Bottini modificato (operatori, tenente colonnello medico Cametti 4 e mag. giore medico Ca1•ùw 2), un caso, in cui fu adoperato il processo di Postempski (operatore capitano medico Giani), ed un altro nel quale -il maggiore medico Carta attuò un suo speciale processo ; per le e1"nie m·u1·ali, in tre casi fu attuato il processo Ruggì ·(operatori capitano medico Trovanelli 2 e ~enente medico Zanuttini 1), ·in tre il processo Salzer-Novaro (operatori maggiore medico Carino l -e tenente medico Lionti 2), in due quello Bassini (operatori maggiore medico Rizzo e capitano medico Valen:o), e finalmente in altri due .il processo Tricomi (operatore maggiore medico Rizzo); per le e1·nie della li'nea alba, in un caso s'impiegò dal maggiore medico Buonomo un suo speciale processo, negli altri tre fu attuato il processo ordinario (operatori maggiore medico Get•und.o, capitani me. dici Calegari e Roii8Ì).

al


DELLE OPJo~RAZIONI OHJ1WRGICHE1 E CC.

831

Non furono segnalati incidenti notevoli nè durante l'operaziont>, ntl post-operativi. Notiamo solo le poche particolarità seguenti. In 16 casi l'ernia era associata a varicocele sinistro, in 8 ad idrocele. Fra. le 7 ernie recidive furono segnate 2 erJ?.Ìe dirette. In nn caso (ospedale militare di Milano, operatore Calega1·i) insieme ad u.n 'ernia inguinale destra., obliqua esterna,allo stato di bubbonocele, fu trovato il testicolo atrofico, applicato contro l'anello inguinale esterno, ch~,liberato dalle aderenze, venne fissato nella. rispettiva loggia scrotale. I-; un altro caso, operato dallo stesso Calega1·i, tratta vasi pure di ernia inguina.le destra, obliqua esterna, congenita., complicata con criptorchidia. e con idrocele comunicante. Il tes.ticolo atrofico e degenerato, venne asportato. In un operato dal capitano medico Di Giacomo (ospedale militare di Bari) un'ernia inguinale destra era complicata con appendicite recidivante. F u eseguita l'operazione radicale dell'ernia alla Bassini, e l'appendicectomia, nella stessa seduta. Nell'ospedale militare di Milano, pure in una sola seduta, fu operata. dal capitano medico Calega·r i un'ernia ìnguinale bilaterale diretta a sinistra, obliqua esterna a destra, con lipocele da ambo i lati: E nello stesso ospedale e dallo stesso operatore fu praticata l'operazione radicale alla Bassini in una sola seduta, di un'altra ernia ingninale bilaterale obliqua esterna congenita, entero-epiploica, con cisti · presie-rosa e con sacco aderente al funicolo e epiploon ed intestino aderenti al sacco, a sinistra. Infine, nel carabiniere N. G., il maggiore medico Citanna (ospedale militare di Catanzaro) eseguì col processo Bassini l'operazione radicale di un'ernia inguinale obliqua esterna, interstiziale, incontrando molte e salde aderenze del sacco cogli elementi del cordone e dell'epiploon col sacco, che resero difficile e laborioso l'atto oper atorio. Tuttavia Ri, ebbe, come negli altri casi su menzionati, gu~ngwne per p1·i1nann. I./operato era anche in cura per sifiloma iniziale. · In più della metà dei casi fu praticata l'anestesia locale cocainica oppure - ospedale di Roma - la rachistovainizzazione; negli altri la cloroformonarcosi.

Operazioni di fistola anale e. di emorroidi. FISTOLE ANALI, - Ne furono operate 7G, di cui 55 col processo ordinario dell'incisione col bisturi e 20 colla spaccatura mediante il ter· mocauterio.


RE~niCO~TO STATI STICO

In un caso che nel.lo specchio d. figura. fra gli operati mediante incisione col bisturi, fu praticata. l 'asportazione del tragitto fistoloso e dei tessuti cicatriziali circostanti, e furono riuniti con sutura i tessuti sani; si ebbe la. guarigione per prima intenzio!fe (ospedale militare t1i Milano, operatore tenente medico 'l'rttffi). Degli operati col processo ordinario 32 guarirono prima del 30" giorno, in l i la cura post-operativa non oltrepassò il 45° giorno, ed in lO si protrasse oltre questo termine, l rimase in cura al 31 dicembre. Fra gli operati col termocauterio la guarigione avvenne prima del 30? giorno in 6, in 4 non sorpas:>ò il 45°, 8 guarirono dopo questo termine, 2 rimasero in cura al. 31 dicembre. Fnrono praticate 61 operazioni per emorroidi, delle qualì 14 col metodo della legatura e 47 con quello del termocauterio. Dei 14 operati colla. legatura guarirono prima del 30° giorno 12, dopo il 45~ giorno l, rimase in cura al 31 dicembre l. . Nei 47 operati col termocauterio, si ebbero 3G guarigioni prima del 30° giorno, 7 oltre il -15°, 7 rimasero in cura al 31 dicembre; per l la cui degenza si protrasse oltre il 30° giorno, l'esito non è indicato. E)toRROIDI. -

Operazioni sull'apparato uro-genitale. C1sTOTOMIA S?PRAPUDICA. - In tutti 3 i casi segnati nello specchio A l'intervento fu motivato da calcoli vescicali. Nel soldato di fanteria L. A.. operato nell'ospedale militare di Pa1ermo dal maggiore mt-dico Cari':'lo, si ottenne la guarigione senza incidenti di sorta, e l'operato uscì dall'ospedale dopo o3 giorni dall'atto operativo. In nn altro caso (soldato di fanteria T. C., operato nell'ospedale mil'ita.re di Catanzaro, dal maggiore medico Citanna), venne praticata la sutura completa della ferita vescicale e la sutura anche della ferita addominale lasciandosi solo un drenaggio di garza all'angolo inferiore. Ma. al 3' giorno dopo l'operazione, per imperfetto funzionamento del cateterea permanenza, si dovette attuare il cisto-drenaggio ipogastrico mediante un tubo a sifone. Il decorso post-operatorio, però, a parte l 'accennato incidente, fu perfettamente regolare, e si ebbe la guarigione al43° giornod all'atto operativo. Nel terzo caso (soldat.o di fanteria N. C., ospedale militare di Parma~ operatore capitano medico mani) furono estratti tre grossi calcoli dalla breccia vescica.le. Anche in questo caso fu ten tata la riunione immedio.ta colla sutura completa della ferita della vescica; ma il tentativo fallì, essendosi. il malato strappato il catetere a permanenza. Tuttora in cura al !31 dicembre, 30 giorni dopo l'operazione.


DELLE 0PERAZI0NI CHIRURGICHE, ECC.

URETROTOYIE. esterne, 7 interne.

833

Delle 9 uretrotomie segnate, 2 furono uretrotomie

URETROTOYIE ESTERXE. · - Un caso di stenosi uretrale estesa e di antica data (ca.poral maggiore V. A. del deposito stalloni di Santa Maria Capua Vetere) occorso nell'ospedale militare di Caserta, figura nello specchio A fra i casi eli uretrotomia esterna, ma, in sostanza motivò diversi ~terventi chirurgici importanti. Prima fu operato di uretrotomia esterna; ma, tornata questa infruttuosa, fu assoggettato all'epicistotomia e catarismo retrogrado, e quindi a diversi tentativi eli uretrorrafia e di uretroplastica a causa di una fistola uretro-perineale residua. È degno di nota che in questo soggetto fu protratta per oltre sette mesi la permanenza del catetere in vescica, senza incidenti e senza disturbi di rilievo. Operatori: capitano medico Boccia e maggiore medico Pe1·assi. L'altro caso di uretrotomia esterna riguarda la guardia di finanza R. A., affetta da restringimen to dell'uretra. membranosa, di forma anu- · lare, calloso, tale da non permettere il passaggio di alcuna ?nimc.gia. Aperta l'uretra. in corrispondenza dello stringimento, escisione del tessuto cicatriziale, applicazione del catetere ~permanenza e zaffamento della ferita con garza al iodoformio. Guarigione. Ospedale militare di Milano, operatore capitano medico Calega1·i. U.RETROTOMIE INTERNE. - Delle sette operazioni segnate nello spec· chio A come uretrotomie interne, una fu propriamente una divulsione forzata dell'uretra. L'esito fu la guarigione dopo 58 giorni di cura post-operatoria. Ospedale militare di Ancona, operatore tenente medico Ocldi. Degli altri 6 casi fu adoperato in tre l'uretrotomo del Maisonneuve, e uelle altre tre tabelle non è indicato l'istrumento di cui si fece uso. I n 5 casi si ottenne la guarigione in meno eli 30 giorni; in uno dopo 64 giorni dall'atto operativo. OnCHIEOTOl!IE. - 8u 17 orchieccomie, 10 furono motivate da tubercolosi del testicolo o dell'epididimo. Sono degni di menzione i casi seguenti: In un caso fu praticata, non l'orchiectomia, ma solo un'epididimectomia con strappamento del condotto deferente. Ospedale militare di Roma, operatore tenente medico Balest1·a. I n un altro, essendo i l processo limitato all'epididimo, venne aspor· tato soltanto questo. Ospedale militare di Perugia, operatore maggiore medico Cavicchia. 53 -

Glorllale mtdieo.


834

RENDICONTO STATISTICO

In un terzo caso l'orchiectomia. fu associata. a.ll'a.sportazione del funicolo spermatico e di a.lcune ghiandole linfatiche ingnina.li infiltrate. Ospedale militare di Torino, operatore maggiore medico Carta. Ed infine in un altro caso, oltre ~l testicolo, si asportò una gran parte del condotto deferente. Ospedale militare di Firenze, operatore mag-

giore medico Buonorno. Si ebbe la. gurigione in 9 casi; in uno si ebbe l'esito letale pr~r sopravvenuta meningite tubercolare. In quattro casi la. semicastra.zione fu pratica.ta per tumori. Si ebbe in tutti la guarigione per p1·imam. Degli altri tre casi, in uno è segnata la diagnosi di orchite ca.ncrenosa; in un altro, quella di epididimite lenta, ed in questo fu praticata l'asportazione della. testa dell'epididimo e di parte del funicolo; e nel terzo è segnata ]a. diagnosi di a.scesso dell'epididimo e conseguente sclerosi totale di esso. Per due è indicato l'esito in guarigione per prima int enzione; per l'altro l'esito non è notato,. PER IDROCE LE. - Delle 56 operazioni per idrocele riportate nello specchio A., 46 furono praticate per idrocele cistico della va.ginale del t esticolo, ò per idrocele cistico del funicolo spermatico, 5 per idrocele comunicante. I processi operatori impi:ega.tì furono: in 29 casi d'idrocele cistico della. vaginale del testicolo il processo dì Volkma.nn, in 12 quello di Bergmann, in l il processo di Parona, in l il processo di Bassini, in 2 il metodo dell'aspirazione àel liquido e successive iniezioni iodoiodurate; in l, finalmente, il processo operatorio non fu indicato. Nei 5 casi d'idrocele cistico del funicolo fu adoperato tre volte il processo di Volkmann, una quello di Bassini, una. volta non venne indicato. Nei 5 operati d'idrocele comunicante fu sempre adottato il processo di Bassini. Nei 56 operati si ebbero 53 guarigioni, l rimase in cura al 31 dicembre, e per 2 l'esito non fu indicato. 0PERAZION"I

OPERAZIONI PER VARICOCELE. - Anche nell'anno 1906 le operazioni per varicocele gareggiarono per numero con quelle di cura radicale delle ernie viscerali. Ascesero al numero di 4ù3, ossia 30 in più che nell'anno antecedente. Nel maggior numero dei casi furono adoperati il processo di CartaMantiglia. (88), quello di Durante (52), il processo di Kahler (33) o quello di Kocher (29). In 13 casi fu messo in uso il metodo misto,


DELLE OPERAZIOKI CH!.RURGICH E1 E CC.

83ò

<>ssia. la resezione parziale delle vene ecta.siche, unita alla resez10ne dello scroto. In 8 casi eravi associato idrocele sinistro; in 6 ernia inguina.le. Si ottennero 396 guarigioni; 2 operati rimasero in cura al 31 dicembre, e per 5 non fu indicato l'esito. Le guarigioni avvennero, 1n media, in 25 giorni. OPERAZIONI PER FIMOSI. - F urono 112, con 1 09 guarigioni e 3 esiti non indicati. Nel maggior numero dei casi (50) fu adoperato il metodo della circoncisione, o quello del taglio dorsale del prepuzio (42).

Operazioni sulle ossa e sulle articolazioni. RxsxzroNI. - Furono praticate 8 1·esezioni di coste, tutte per osteoperiostite tubercolare. N e guarirono 6r l rimase in cura al 31 dicembre, e per l l'esito nou fu indicato. Venne eseguita. una. laminectomia. per dar esito ad un essudato purulento formatosi nella cavità sotto-aracnoidea, in seguito a meningite cerebro-spinale. Apertura della cavità. e drenaggio con garza al iodoformio. Morto 15 giorni dopo l 'atto operativo. Ospedale militare di Torino, operatore maggiore medico Cm·ta. Du..e resezioni articolari degne di nota furono: quella totale dell'articolazione del ginocchio, col processojMackenzie modificato, eseguita dal tenente colonnello medico Puglisi n eU'ospedale mili tar e di Firenze, per artro-siuovite tubercolare in un soldato di fanteria; ed una. resezione atipica dell'articolazione tibio-tarsea, parimente per osteo-artrite tubercolare. Fu asportato _in quest'ultima. operazione tutto il malleolo interno e raschiata la. superficie articolare della tibia, e fu praticato lo svuotamento dell'astragalo e dello scafoide. L'operato era tuttavia in cura al 31 dicembre. Ospedale militare di Alessandria, operatore t.enente medico Ricci. Nella resezione del ginocchio la modificazione apportata al processo di Mackenzie consistette essenzialmente nel dissecare il lembo, comprendente il legamento rotulo-tibiale ed il periostio in continuazione col te-ndine del quadricipite, sino al disopra del recesso sub-crurale della sinovia.le, prima di aprire l'artlColazìone, escidendo poi la parte antero-laterale della capsula insieme colla rotula rimaste;vi aderente; ciò per proteggere il lembo dall'infezione. L'esito fu la guarigione con a nchilosi ossea rettilinea ed accorcianento dell'arto di soli 3 centimetri. Vennero eseguite altre 12 resezioni parziali e raschiamenti, con -8 esiti in guarigione e con 4 operati tuttora in cura al 31 dicembre.


saG

RENDICO~TO

STATISTICO

I casi più notevoli sono i seguenti: Un caso di osteo-periostite tubercolare dell'olecrano. Asportazione. ùel focolaio tubercolare col raschiamento, svuotamento dell'osso e causticazione co~ termocauterio. Guarigione. Ospedale militare di Genova, operatore maggiore medico Bellia. 'Qn caso di resezione del calcagno sinistro da necrosi per decubito; tuttora in cura al 31 dicembre. Infermeria presidiaria di Gaeta, operatore capitano medico Sotis. · Un caso di resezione dello sterno da. osteomielite tubercolare. Guarigione in tre mesi. Ospedale militare di Napoli, operatore capitano medico Salinari. Due -::asi di resezione parziale della tibia per osteo-periostite tubercolare. Guarigione. Ospedali militari di Milano e e di Ancona,operatori capitani medici Calega1·i e Melampo. Un caso di resezione quasi totale dell'astragalo, parziale del calcagno e del malleolo tibiale, per osteo-periostite tubercolare. Tuttora in cura .al 31 dicembre, ma in via di progressivo miglioramento. Ospedale militare di Firenze, operatore tenente medico Barile Cesa1•e. Finalmente, un caso di resezione del margine alveolare del ma.scellare superiore destro in seguito a frattura comminuti va per calcio di cavallo. Guarigione. Ospedale militare di Cava dei Tirreni, operatore tenente medico Volpe. ARTRECTOMIE1 ARl'ROTO~IIE E PARACENTESI ARTICOLARI. - È segnata. una sola. artrectomia . e fu eseguita per gonosinovite granulo-fungosa, nell'ospedale militare di Torino, dal tenente medico Balliano. Guarigione. Furono praticate 8 artrotomie, di cui G al ginocchio, per emmar tro traumatico, una al gomito per sinovite granulo-fungosa, ed una al polso per la. stessa malattia. Guarirono 4 degli operati al ginocchio, e 2 rimasero ancora in cura al 31 dicembre; degli altri 2, uno guarì. e l'altro rimase in cura. Le 27 paracentesì articolari furono praticate tutte al ginocchio per gonidrartro. Si ottenne la . guarigione in 25; in 2 casi l'esito non fu indi cato. ESTRAZTO~E· DI

CORPI MOBILI ARTICOLARI. - Ne furono eseguite 5,. tutLe dall'articolazione del ginocchio, con esito di guarigione in meno di un mese dall'atto operativo. SEQUESTROTOMIE. - Ne fu praticata una del mascellare inferiore per necrosi parziale susseguita ad ?steomielite. Ospedale militare di Mi-


DELLE OPERAZIOXI CHIRURGICHE, ECC.

837

lano, operatore capitano medico Calega1·i. In un altro caso, occorso nello stesso ospedale ed allo stesso operatore, si trattava di frattura comminutiva esposta delle ossa ~ella gamba con necrosi consecutiva di schegge. In un terzo caso il sequestro osseo era del mascellare superiore, formatosi iu seguito ad osteoperiostite. Ospedale militare di Ravenna, operatore capitano medico Sotis. Si ottenne la. guarigione in tutti e tre i casi. Furono eseguite lO amputazioni, cosi ripartite : '2 di coscia, di cui l al terzo superiore per gonartrocace (ospedale militare di. Parma, operatore capitano medico Giani) - tuttora in cura al 31 dicembre, l pp.rimente a.l tel·zo supe1·iore, per sarcoma del ginoc· chio (ospedale militare di Palermo, operatore tenente medico AleS"sandrello), -esito letale; 4 di gamba, delle quali l al terzo superiore per artrosinovite tubercolare del piede con diffusione del processo alle epifisi inferiori della tibia e del perone (ospedale militare (!.i Novara, operatore tenente colonnello medico Cametti) -guarigione, l pure al t~rzo superiore per frattura comminutiva della gamba con spappolamento delle parti molli da colpo d'arma da fuoco (ospedale militare di Brescia, operatore capitano medico Trovanellz) - guarigione, 1 al terzo medio per osteomielite della tibia ed artro-sinovite tubercolare tibio-ta.rsea (ospedale militare di Alessandria, operatore tenente medico Ricm) - tuttora in cura al 31 di cero bre, l al terzo inferiore pei· osteomielite tubercolare delle ossa del tarso (ospedale militare di Bre· scia, operatore capitano medico T1·ovaneU~) - tuttora in cura al 31 di cembre; 4 di ossa metacarpee o di falangi di dita delle mani, di cui '2 per lesioni traumatiche, - guarigione in tutti i 4 casi. A.MPUTAZIOYI. -

Ne furono praticate 28 nelle piccole articola-zioni della mano e, specialmente, delle dita, di cui 4 per lesioni traumatiche. Si ebbero 25 guarigioni, e 3 operati rimasero in cura al 31 dicembre. · Per malattia spontanea; per lo più di natura tubercolare, o per lesione tr~umatica. delle dita del piede si praticarono 4 disarticolazioni; 1 fu eseguita per dito a martello. Si ottennero 3 guarigioni e 2 oper ati rimasero in cura al 31 dicembre. I n un caso, rimasto in cura al 31 dicembre, non si riuscì a domina,re il processo morboso colla disarticolazione del dito, e fu necessario, per diffusione del processo stesso alle ossa del tarso, procedlere all'amputazione della gamba al terzo inferiore. Ospedale militare di Brescia, operatore capitano medico T1•ovanelli. DrsAllTICOLAZIONI. -


RENDICONTO 3TATISTICO

838 RIDUZIO~E

E CURA CRUENTA ED INCRUENTA DI FRATTURE. (l) - Degli 8 casi di riduzione e cura incruenta di fratture, l riguardava la frattura esposta. delle ossa nasali e la. frattura sottocutanea. P.l terzo inferiore del radio, avvenute in una guardia di finanza travolta da una valanga. Si ebbe la guarigione completa senza deformità e senza. alterazioni funzionali notevoli. Ospedale militare di Novara, operatore tenente medico Virgili. In altri 2 casi trattavasi di frattura sottocutanea del collo chirurgie() dell'omero; in l di frattura al quinto inferi()re pure dell'omero; in l di frattura del radio, ed in l di frattura della clavicola con spostamento tipico dei frammenti. Gli ultimi 2 casi riguardavano una. frattura. obliqua della tibia e del perone al te'l'zo medio, ed una frattura bimalleol~re con grande abduzione del piede. Si ottenne la guarigione in 6 casi; 2 rimasero in cura al31 dicembre. In l caso di frattura esposta al terzo superiore della gamba fu praticata l'asportazione di schegge mobili e la riduzione della frattura.: guarigione in 6 mesi. Ospedale militare di Brescia, operatore capitano medico T·rovanellì. RwuzroNE E CURA L'\CRU8NTA m LUSSAZIONI. (l ) - Sono notate 4 lussazioni, delle quali 3 del capo dell'omero (lussazione anteriore) ed l del gomito (lussazione posteriore): 3 guarigioni; l caso tuttora in cura al 31 dicembre.

Operazioni sul sistema ghiandolare linfatlco. Furono assai numerose, come negli anni precedenti, le asportazioni di gangli linfatici malati (299) ; ed in molti casi si praticò lo svuotamento sistematico dell'ascella o della fossa inguino-crura.le. La maggior parte di siffatti interventi (266) ebbe luogo nella regione inguino-crurale, o per adenopatie idiopatiche (159) o per adenopatie di origine venerea (107). Si ebbero nelle operazioni per adenopatie idiopatiche 148 guarigioni, 3 esiti non indicati, e 8 operati rimasero in cura al 31 dicembre; in quelle per adenopatie d'origine venerea. furonvi 94 guarigioni, 6 esiti non indicati, e 7 operati rimasero in cura al31 dicembre. In 14 casi si operò nella regione latero-cervicale, con 14 guarigioni i 'i u lO nella regione sottomascellare, con l O gua..r igioni i in 9 nella reg ione a.scellare, con 7 guarigioni e 2 esiti non indicati . La durata media della cura post·operatoria fu di 30 giorni circa. Cl) È Inutile notare che le fratture e le lussazioni riportate nello speechlo A rappresentano la mi· n ima parte di quelle realmente avvenute ; e ciò perché la grande maggioranza dJ tAli lesiolll non rl· chiedendo un atto operati1•o vero e proprio, non viene segnata nelle fatltlle nominative delle operouioni.


DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE, ECC.

839

Operazioni sui vasi sanguigni. LEGATURE DI ARTERIE. - Furono notate 3 legature di arterie : una. dell'arteria temporale, due della radiale, tutte in seguito a ferita,ed eseguite in loco vulneris. Una. legatura. della radiale fu associata alla tenorrafia. del flessore lungo del pollice, del grande pa.lmare e del flessore superficiale delle dita. Guarigione in tutti e tre i casi. OPERAZIONI PER VARICI. - Le operazioni per varici furono 7 con 7 guarigioni. In 5 casi le vene varicose erano localizzate in un solo arto inferiore, in 2 in ambidue gli arti inferiori. Fu sempre attuato il processo della resezione delle vene varicose, fra due legature, l'una. a.l di sopra, l'altra al di sotto del trat.to da reseca.re.

Operazioni sui tendini. Dalle tabelle nominative emergono 4 casi di tenm·rafia. In uno fu eseguita la. sutura. dei tendini estensori dell'indice e del medio; in un altro, dei flessori dell'amùare e del mignolo; nel terzo, del tendine estensore dell'anulare; nel quarto: del tendine del tricìpite brachiale. In tutti si trattava di ferita da taglio. In 3 si ebbe· la guarigione per prùnarn, in l per se-Jonda intenzione in 29 giorni. • Sono segnate 13 e.~tirpazioni di cisti sinoviali (gangli) con 12 guarigioni ed l esito non indicato. In 11 casi la. cisti aveva sede nella regione dorsale del polso,' in 2 nella regione palmare. l n 2 casi la cisti, invece che di una guaina tendinea, era della. sinoviale articolare.

Operazioni di plastica. Nelle tabelle nominative delle operazioni non è notata alcuna operazione di plastica propriamente detta. Sono segnati soltanto 3 casi d: innesti a.utopla.stici : in l fu fatto l'innesto cutaneo alla Reverdin per vasta. piaga alla coscia; negli altri 2 venne attuato il processo di Thiersch, rispettivamente, per piaga alla coscia ed alla regione dorsale della. mano in seguito ad ustione. Si ebbe guarigione in 2 casi; nel 3" l'esito non venne indicato.

Asportazione di tumori. Sui 166 casi di asportazione di tumori, con 165 guariti ed l rimasto in cura. al 31 dicembre, faremo cenno solo di quelli che ci sembrano più importanti.


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84.0

RENDICONTO S't'ATISTICO

Si praticò l'ablazione di 3 sarcomi e di 2 carcinorni. Uno dei sa.rcomi sviluppatosi nel tenente di fanteria. S. D., aveva sede nel testicolo sinistro e motivò la. semicastrazione. Ospedale militare di R oma, operatore maggiore medico Gandolfi. Degli altri due non è segnata nelle rispettive tabelle nominative la sede precisa; per l'uno è indicata la coscia destra e per l'altro la regione auricolo-temporale. Quello alla coscia era un tumore ri prodottosi. Guarigione in tutti e 3 i casi: Dei 2 carcinomi, l'uno, molto voluminoso, aveva sede al piloro ed alla piccola curvatura dello stomaco, ed aveva determinato grave stenosj pilorica e gastroectasia, con metastasi al fegato. Gastroenterostomia posteriore col bottoue di l\furphy. Ospedale militare di Milano, opera.tore capitano medico Calegat·ì . Guarigione per primam, della ferita chirurgica. L 'altro era un nodo epiteliomatoso della lingua, e motivò l'amputazione parziale di questa. Ospedale id . operatore id. id. Guarigione per p1·imam. Gli operati appartenevano entrambi al corpo delle guardie di fì. nanza. Dei 6 angiomi segnati, 5 avevano sede alla faccia, ed 1, varicoso, alla gamba. Guarigione per primam in tutti. I 5 ate1·omi avevano tutti sede al capo e precisamente: 3 al cuoio capelluto, l al padiglione dell'orecchio ,ed l alla guancia. Guarigione per 1n-imam. È segnato un solo adenoma alla palpebra superiore, asportato dal lato congiuntivale. Ospedale militare di Cava dei Tirreni, operatore tenent-e medico Volpe. Guarigione. Sono ri portate fra i tumori 105 cisti; ma molte di esse, forse la maggior parte, erano per ritenzione. L 'asportazione di esse fu seguita in 10-1 da gua,rigione per prima intenzione; per l caso l'esito non fu indicato. È degno di nota. un caso di gozzo cistico follicolare nel soldato S. S. della l " compagnia di sussistenza, operato nell'ospedale militare di Torino, col processo di Kocher, dal maggiore medico Ca1·ta. Guarigione per prima intenzione. Quanto alle altre asportazioni di tumori, ricordiamo solamente: 11 casi di fibroma in diverse parti del corpo, tutti con esito di guarigione, quasi sempre per p1·imarn; 11 casi d'igrorna, tutti alla regione del ginocchio, e 9 di essi operati colla asportazione della borsa sierosa. e guariti; 11 casi di lipoma in varie sedi, anche essi _guariti, per la maggior parte, per prima intenzione ; e 2 casi di osteoma, l'uno al lato interno della regione dorsale del piede sinistro, guarito per prima


DELLE OPERAZIONI OHIRURGIOHE, ECC.

841

intenzione in 16 giorni, l'altro all'epifisi inferiore del femore, nel quale fu asportato il tumore colla tanaglia ossivora: guarigione in 12 giorni. Questi 2 casi occorsero: il primo nell'ospedale militare di Novara, operatore tenente medico rirgih; il secondo nell'ospedale militare di Torino, operatore maggiore medico Carta.

Estrazione di corpi estranei. È notevole il numero dei casi, molto maggiora che negli anni pre<ledenti, nei quali si dovette intervenire per l'estrazione di corpi stramen. Fra i 12 casi di f erite d' m·ma da fuoco con permt~nenza del p1·oiettile o di frammenti di esso, meritano di essere specialmente menzionati i seguenti: Ferita dt~- pistola a rotazione al torace sinistro, nella guardia di città A. S .. Estrazione del proiettile incuneato nella 53 costa lungo la linea ascellare media, ed estrazione anche di varie schegge ossee. Ospedale militare di Milano, operatore tenente medico Tr·uffi. Guarigione per prima intenzione. Ferita da pistola a rotazione alla coscia destra, nella guardia carceraria C. G .. Estrazione del proiettile incuneato nello spessore del tricipite femorale. Ospedale militare di Cagliari, operatore tenente medico Cossu. Guarigione per tJrimam. Ferita da pistola a rotazione a scopo di suicidio, alla regione sopraioidea, nella guardia di città A. G .. Estrazione del proiettile situato sotto l'angolo sinistro della mandibola. Ospedale militare di Milano, operatore capitano medico Calegari. Guarigione per granulazioni. Ferita d'arma da fuoco alla regione anteriore, s~ medio, della CO· scia destra, nella guardia di città A. S .. Estrazione del proiettile assieme a brandelli del vestito. Ospedale militare di Milano, operatore capitano medico Perego. Guarigione per granulazioni. Ferita da pistola a rotazione al torace sinistro, nel soldato dell'SO• fanteria F. P .. Estrazione del proiettile incapsulato sotto il gran petwrale ~la lesione datava da 10 mesi). Ospedale militare di Venezia, operatore maggiore medico Ca·rbone. · Ferita da fucile mod. 1891, alla faccia, nel furiere maggiore G. L. del 67° fanteria. Estrazione di cinque- schegge metalliche dal naso e dalla fronte, e di tre piccole schegge dalla comea destra. Ospedale militare di Milano, operatore tenente medico 1'?·uf(i. Guarigione pe1· pr-irnam colla 'perfetta integrità funzionale dell'occhio. Ferita d'arma. da fuoco al dorso del piede sinistro, per esplosione accidentale di una pistola a rotazione nel brigadiere di finanza G. L .

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RENDICONTO STATiSTICO

Estrazione del proiettile mediante contrapertura nelJa. regione piantare. Ospedale militare di Genova, operatore tenente medico Magnaghi. Guarigione per primam. Negli altri ò casi si trattava : in l di ferita d'arma da fuoco all'avambraccio sinistro; in l alla gamba d_estra, col proiettile rimasto in corrispondenza del margine inferiore della rotola; in l alla re· gione anteriore del polso sinistro; nei 2 ultimi si trattava di schegge di proiettili rispettivamente rimasti nel cavo ascellare destro ed in corrispondenza dell'estremità superiore del quinto metacarpeo. Di questi 5, tutti guariti, 3 erano soldati, l guardia di città, l guardia carcerana. Fra gli altri 8 interventi per estrazione di corpi estranei sono da. notare: un caso di estrazione di fili metallici dalla regione inguinale destra, nel carabiniere C. G., il quale, operato precedentemente di ernia strozzata, presentava tuttora persistente un seno fistoloso in detta regione. Ospedale militare di Alessandria, operatore tenente medico Rù:l'i. Guarigione per granulazioni. Un caso di estrazione di un ago di siringa di Pravaz, infitto profondament e nella natica sinistra, in prossimità della tuberosità ischiatira, nella guardia di città C. A. Ospedale militare di Napoli, operat ore capitano medico Salinari. Guarigione per prima intenzione. Negli altri 6 casi si trattava : in 2,- un soldato ed un marinaio-. di estrazione rli aghi comuni, nell'uno dalla regione calca.neare destra, nell'altro dll>ll'avambraccio sinistro; in 2 casi - soldati entrambi di estrazione di schegge di ferro, rispettivamente dal polso destro e dalla r egione mandibolare; in un soldato d'artiglieria fu estratta una. punta di coltello dal braccio sinistro, in un altro una scheggia di legno già incapsulata nel palmo della mano. Guarigione per p1·imam nei primi cinque, nell'ultimo l'esito non fu indicato. Nella maggior parte dei casi l'intervento opera tivo fu preceduto dall'esame coi raggi Rontgen.

Flemmoni ed ascessi profondi. FLEmw::si. - Nei 26 casi di flemmoni riportati nello specchio At dei quali 10 al collo, l nella fossa ischio-rettale e gli altri nelle ~arie regioni degli arti, si ebbero 22 guarigioni, e 4 rimasero in cura al 31 dicembre. PROFo::sor. - Fra i 39 interventi per ascessi profondi con 37 guarigioni e 2 decessi, meritano di essere specialmente menzionati i seguenti casi: AscESSI

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DELLE OPERAZIO~I CFIIRUR GJCHE 1 ECC.

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Un caso di ascesso subfrenico da appendicite pregressa, nel soldato G. T. dell'87~ fanteria. Resezione della nona e decima costa destra per un tratto di 8 centimetri, incisione del diaframma. svuotamento dell'ascesso, di·enaggio. Ospedale militare di Bari, operatore capitano medico Di Giacomo. Esito letale dopo 16 giorni dall'atto operativo. Un caso di ascesso ossifluente alla natica sinistra, da carie del sacro, nel soldato A. M. del reggimento Nizza cavalleria (P). Vuotamento della cavità dell'ascesso, asportazione di sequestri, d1·enaggio. Ospedale militare di Milano, operatore capitano meclico Perego. Esito letale due giorni dopo l'atto operativo, per piemia. Due casi di ascesso alla fossa iliaca interna destra, da linfoadenite - . Caporale F. C. della brigata ferrovieri e soldato D. G. del reggimento lancieri di Firenze (9°) -. I ncisione metodica della parete addominale, vuotamento della cavità dell'ascesso, zaffamento asettico. Ospeda1i militari di Torino e di Caserta, operatori maggiori medici Ca1·ta e Perassi. Guarigione. Due casi di asce~so perineale destro, l'uno n~l soldato C. G. del 34° fanteria è l'altro nel carabiniere F. A .. Nel primo, incisione lungo il margine estel'no del m . quadrato lombare, nell'altro, incisione lombare obliqua, e poi in entrambi, vuotamento della cavità purulenta e clrenaggio asettico. Ospedali militari eli Palermo e di Cagliari, operatori. maggiore medico Carino e capitano medico Ma·r ini. Guarigione.

Operazioni varie. In questo gruppo sono comprese 76 operazioni per unghia incarnata,, 17 per spaccatura di seni fistolosi in diverse regioni del corpo, 9 per ematomi, ed altre di minore importanza. Ed ora, terminando, non devo omettere un'osservazione che è derivata dallo spoglio delle tabelle nominative morl. 8. Molte di queste tabelle sono inesatte e non contengono tutti i desiderabili dettagli, sia. in ciò che riguarda la diagnosi della malattia o lesione, sia nella descrizione sommaria del processo operativo e nella indicazione dell'esito, sia anche nelle annotazioni r elative ai casi più importanti. Poichè il resoconto annuale delle operazioni eseguite nei nostri sta· bilimenti di cura, trae la sua base, la sua ragione di essere e l'utilità che può avere, appunto dalle tabelle nominative, la necessità che queste siano redatte con tutta la possibile accuratezza è di una incontrastabile e\'idenza; perciò non occorrono in proposito speciali raccomandazioni.


844

CASUISTICA CLINICA R:\.DIOGRAMM I DEL PIEDE, A PROPOSITO 1>1 DUE FRATTURE DELL'ASTRAGALO, pel rlott. Carlo Infante, tenente medico nell'ospedale militare principale di Na poli. Può sembrare facile a prima vista leggere !òu di una lastra fotografica un t'adiogramma, per fare una giusta e completa diagnosi. Nella pratica per ò non é cosi , e chi è quotiditwamenle in un gabinetto radiografico e deve dar e al chirurgo un responso preciso, si accorge delle difficolta nell' interpetrazione g iusta della laslra. Questo non succede s empre : per molle lesioni ossee, specialmente delle ossa lunghe, isolate, la diag nosi è facile, ma essa è piena di difficoltà quando si tratla di agglomerali di os!òa piccole o di articolazioni in cui concorrono due o più capi articolari, le cui scabrezze, faccette, luberosità, sono pr·oiellale su di uno stesso piano, con maggiore. o minore inlensita di ombre. P er l'esame dei radiogt·ammi di lesioni è necessario fa re il paragone con i radiogrammi normali, ed è buona pra tica quella di confron tare sempre il rad iogramma della parte lesa con quello dell'omonima parte sana nello ste sso indiYiduo; e per non avere sorpr ese di va rietà a natomiche, che a volte anche pot<!!Ono sussister e nello s tesso individuo, paragonare molti radiogrammi normali fra loro. Ottenuto il raJiogramma bisogna ast<icurarsi che le a lterazioni r iscontrate non sieno prodotti a rtificial i per difetti della las tra o dello sviluppo di essa. Ciò si o ttiene es aminando attentamente le due facce della lastra, quP-Ila che porta la gelatina e l'opposta di vetro, la quale deve essere r igorosamPnte tee!!a. Aumentando il numero delle pose radiografiche, aumenta la sicurezza nella diagnosi". In casi di lesioni non mollo ~ ppari scenli bisog na praticare ripetuti esami ed io diverF;e posizioni, per ché spesso la radiografia, fatta sotto un'incidenza luminosa, moslt'a ciò che un'altr a non fa rilevare. Questa norma deve essere anche tenuta presente, pensando al diverso g rado di penetrazione dei raggi X. P er l'osservazione delle ra jiografie bisogna sempre ricorrer e alla lastre. la quale, esaminala sotto un' incidenza luminosa di una certa intensità, mostra più eiettagli di quello che non faccia la pruova stampata sulla car ta. Un buon metodo consiste ne l servirsi Ji una scatola di legno, la cui pare te po!ìleriore porti una o più la mpade elettriche ad incandescenza e la parete anteriore sia ratta da un vetro spulilo, a g rana finissima (come quello per la messa a fuoco nelle macchin e fotografiche) su cui si colloca la lastra fotogra· fica C:qlla gelatina r·ivolta contro di esso. Alcuni consigliano di eseguire dal neg»livo un dispositivo e poi osser varli per trasparenza, meltendoli gelatina contro gelatina ed in modo ·~he le due immagini combacino perfettamente. Premesse rapidamente queste poch e norme, ven go a presen tare i radiog rammi di due importanti lesioni dell'asll'agnlo, che mi è• occorso di osser vare nel gabinello rAdiografico dell'ospedale, a me affidato.


CASUISTIOA CLINIOA

84[)

P rima però stimo opportuno di presentare il t•adiogramma del piede nol'male, ciò che agevolerà in seguito l'interpretazione dei radiogrammi contenenti le !estoni. Il piede viene ordinariamente r adiografa to in quattro posizioni. 1• Nel sen~o antet•o-posteriore, facendo poggiare sulla lastra fotografica il tallone e la faccia posteriore della gamba con l'incidenza luminosa sul collo del piede. Questa posizione mette bene in evidenza principalmente l'articolazione tibio-peroneastragalea. 2• Nel senso laterale, facendo poggiare sulla lastra o la faccia interna o l'esternn del piede con l' ineidenza luminosa sull'esterno od interno, variandola a seconda del punto leso. 3° Facendo poggiare la pianta sulla lastra con l'incidenza lumino::::a sul collo del piede. Altre posizioni sono scelte a se· conda del bisogno dallo ste~so operatore. E same radiogt•afìco del piede nel senso trasversale (incidenza luminosa sulla faccia in tema, fig. 'l •). lo questo senso l'astt·ag:alo si presenta con tutta chiarezza come una fì g ur·a losangica, mostrando la curva convessa della troclea, che uno spazio chiaro, curvilineo, divide dalla soprapposta faccia articolare della tibia, a concavita inferiore. Io questa posizione non si vedono chiaramente i due malleoli ma le loro ombre, meno mat·cate, si intravedono attraverso l'ombra del corpo dell'astragalo; il malleolo interno più in f.lilo, si disegna con una linea più rotondeggiante, l'esterno con una line1:1 ovoidale che occupa la porzione posteriore dell'ombra della tibia, il cui polo inferiore raggiunge quasi il margine inferiore dell'astragalo. La linea curva sudrletta dell' a::;tragalo fa not.are in es~a due ombre clte sono i due rilievi che costituiscono la faccia superiore dell'osso e di cui una é più marcata (essendo piu a contatto della lastra fotogr·afica) e rappresenta quella esterna che s i piega in bast>O ed in avanti, continuandosi con l'ombra che costituisce il marg ine anteriore (testa) legget·rnente convesso. Il punto di quella ripiega tura corrisponde al collo. Inferiormente l'ombt•a dell"astragalo col suo margine quasi drillo fa notat·e nella sua metà un'ombt·a più mar·cata, triangolare, cou apice in basso su l cal cagno e che rappresenta l'apofisi esterna (faccetta malleolare esterna). Il lato anteriore di della figura triangolat·e è curvilineo. quasi rettilineo il p'lsleriot•e e con la linea il-regolare, che rappre!Senta il margine an te riore superiore del calcagno, formano come due figure rolondeggianli, che ra ppresentano il seno del to rso. Posteriormente l'astragalo fa notare un'ombra mammellonala, che rappt·e· senta i lubercoli che costituiscono la doccia pel flessore lungo dell'alluce. Nei buoni radiogrammi si possono O>i3ervare tutti e due come due ombre sopl'apposte. . Minor e difficollii offre l'interpretazione del calcagno che si presenta come una figura pentagonale. Il lato anteriore di questa figura è rappresentato da una linea retta, pat·allela ad un'altra linea retta che appat•tiene al cuboide; queste due linee rapp1•esentano l'articolazione fl'a il cuboide ed il calcagno. Il lato auteriore superior·e fa notare un rilievo triangolare che rappresenta l'ombra della piccola apofisi del calcagno che si mette in relazione con l'omht·a dell'apofisi esterna dell'astragalo. Il lato posteriore superiore è leggermente convesso e da esso parte un'ombra più chiara, q uasi evanescente, che è l'ombra del tendine di Achille. Il Ialo


84.6

CASUISTIOA CLINICA

posterior e è roLondeggiante ed irregolare, l'infer iore fa vedere l'ombra di due rilievi, uno in avanti, in vicinanza del lato anter iore e che rappresenta la tuberosilà anteriore della faccia inreriore del calcagno, ed uu altro poste-

Fig. t• .

r io1·mente cbe ra ppresenta le luberosità interna che è più grossa ; su di que sta una piccola ombr a, a ppena accenna ta, corrisponde alla tuberosità esterna, che è pi ù piccola .

l

i

t

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CASUJSTICA CLINICA

84,7

L'ombra dello scaroide, situata in avanti dell'astra~alo, ha una figura triangolare a lati rotondeg-gian li. Il lato superiore, la base del triangolo, è a convessità superiore; il lato posteriore, concavo, é fallo da uM linea parallela alla

Fig. 2•.

linea conves!!a della testa dell'astragalo. Da questo lato si parte un'ombra piu chiara mammellona re che si intravede attraverso l'ombr a della testa dell'astragalo, nella sua parte inferiore e rap presenta l'omb1·a dell'apofisi dello sca-


848

CASUISTIOA OLINIOA

foide che si mette in relazione con l'ombra data dalla parte anteriore del cal ca gno. Il Ialo anteriore dello scafoid(', convesso, in alto fa vedere una piccola omb ra più chiara che corrisr-onde ad una delle tre faccelte articolari, quella media triangolare, a base in allo, pel secondo cuneiforme. In ques ta posizione l'ombra del primo cuneiforme si disegna atlraver!;O gli altri due ed i capi articolari dei meLaLarsi con unSi forma ovoidale: il secondo ed il terzo cuneiforme, artic) lali fra loro, pt·esentano le loro faccette che s i articolano con lo scafoide, solto fo rma di una linea più oscura, parallela alla linea che segna il margine anler iOI'e di quell'osso. L'ombra del cuboide, solto forma di cuneo con l'apice io basso, piglia rapporto in avanti con l'ombra rlella testa del qua r to e quinto metatarso ed indietro con la sua fa ccia pisneggianle parallela alla faccia anteriore del calcagno che copre un'ombra pitJ scura r·appresenlata dalla porzione del ~u ­ boide c he si prolunga indietro ed in dentro al disotto del calcagno. Le o~sa di questa r inghiera, come pur·e i melatarsi e le falangi, appaiono con ombi·e più distinte nei radiogt·ammi Jel piede in posizione dorso-piantare. Pr·emessa questa descrizione a mag-gior chiarimento della interpretal.ione del radiog ramma del piede normale, ci sara mollo agevole interpretare i ra· Jiogt·ammi che seguono. La fig 2• ra ppresenta il r'.ldiogramma del piede sinislt·o del tenente del genio s ignor Arcipr·e te, d quale, essendo caduto col pallone. che e gli dirigeva, ri por·tò una frattura comminuta e$posttt dell'astragalo, i cui frammenti nell'ospedale civile di Terni, furono asportali. In questo r adiogramma noi vediamo chP, mancando l'astragalo, la libia ed il perone si son di rettamente messi in rapptll'lo col calcagno. La linea curva regolare più chiara che nel piede normale r appresenta lo spazio fra le superficie articolar·i della tibia e dell'astragalo, è in questo radiogramma sostituita dall'ombra di uno spazio chiaro irregolare, ovoidale, leggermente ristretto nel mezzo, dato dalla superficie articolare della libia e dal Ialo anteriore s uperiore del calcagno. ;;-ella parte anteriore di questo spazio chiaro vediamo una piccola ombra scura che ra ppt•esenta una scheggia ossea che pr·oviene. dalla porzione a ule· riore del malleolo intet·no, nella quale s i vede un' inctsura dala da quella perdi la di sostanza. Il calcag no, pl'ivo della pressione dell'astra galo, ha s ubito un movimento di torsione secondo i suoi a ssi trasversale e loogitudinale, portando in allo il suo lato anteriore e l'anteriore superiore. Infatti il lato anteriore del calcagno nel l'adiogramma nor{Ilale è rappresentato da una linea parallel!l al· l'altra dalà dalla faccia posterio1'e del cuboide, mentre in questo radiog•·amma una buona par te della superficie del cuboide è scoperta, residuando, fra le ombre di queste due super ficie ossee, uno spazio chiaro ad an golo quasi retto. Il profilo di tutta l'ombr a dell'osso ci fa rilevare che esso è anche rotato nel senso dell'asse Jongiludina.le. Icfalli nel radiogremma normale noi vediamo che il Ia lo inferiore del calcagno fa no tare in avanti un rilievo appena disogus to (Luberosità. anteriore della faccia in feriore), che in quesLo radiogt•nmma ~~ molto accentuato. L'arcata planLare é accentuala nella sua curva. Il perone !'li è messo in r apporto con la faccia esterna òel calcagno ed il suo apice si vede ch iaramente s ull'ombra più scura che rappresenta il tul>er· colo che limita le due docce del peroneo laterale breve e lungo.


CASUISTICA C LINICA

849

L'altro radiogramma, fig. 3•, appartiene al piede destro dell'ex sergente Moroni del reggimento lancieri Firenze, del disLretLo di Ancona , il quale cadde da una finestra, battendo al suolo sui due piedi. Hiporlò una lesione r·ile nuta per di~torsione del piede destro e, fu curalo con i soliti mezti.

Fig. 3'.

Proposto per la cura dei fanghi d' Ischia passò per il nostro ospedale ed io, avendolo osservato, supposi una lesione dell'astragalo, e volli fargli la radiografia. 64 - GfQrnalt 'mtdico.


850 Etl't~llivamente noi

CASUISl'ICA CLINICA

vediamo che la faccia superiore dell'astra~alo pr·eseuta Ile due ombre curvilinee, rappresentanti i due rilievi articolari, sformate; la curva. di esse che normalmente é un segmento di sfera, in fJUesto radiogramma si presen ta s for·mata, ovoidale. Innanzi all'ombra della libia si nola un piccola .omb1·a che rappresenta probabilmente un piccolo frammento osseo. Sfugge la diagnosi esatta della le,;ione riportata che con ogni probabìlità ha dovuto e!>-· sere una frattura ma che non si appalesa chianmente in questo radiogramma, ~seguito dopo molto tempo dalla riportata lesione. In un altro radiogramma dello stesso piede, nella posizione opposta si vede ·ChiaJ·amenle un rilievo os!!eo nella curva di uno dei rilievi articolari . La fig ura di q uesto radiogramma non è s tata pubbricata p'e r difetto di fabbricazion e nell'u ltimo momento. Per e seguire questo I'adiogramma mi son servito di un tubo Mliller a spincteJ·ometro, modello piccolo, azionato da una bobina di Rumkorff di 50 centi· metri di scintilla. La corrente impiegata non superava i sette ad ollo ampP,res di intensità, .con un voltaggio di 40 a 50 volts. La scintilla equivalente del tubo non superava i 6 e i centimetri. Le lastre fo tografich e impiegale furono le ottime Lumière, marca gialla, e ~o svi luppo fu fatto con diamidofenolo.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA n reglm.e aUmentare nelle oefrltl. - Lezione fatta alla facoltà di medicina di Parigi. (Ga~ette d es M p. 2-f> novembre 1907) .

.A. GouaET. -

L'A. premette che nella cura delle nefriti bisogna dar la massima impor•lanza al tra ttamento alimentare più che ai medicamenti, e tener sempre pre·~ente il monito terapeutico : pr imum non nocere. IL RKGIME LATTEO è, secondo l'autore, il prototipo del genere. Poi~hé con l'uso esclu!!ivo del latte va unito, come elemento essenziale di ·cura, il riposo, ed, anzi, il riposo in posizione sdraiata, la quantità di latte deve ·essere pr·oporzionata al nu mero di calor·i~ necessarie al semplice sostentamento, cioè, in media, a 2500: per fornirle occorrono litri 3 '/~ di latte di vacca, 4 ~;, di lalte d'asina. Il latte si somministr·a frazionatamente, si beve a dagio, a centellini: se ne dà una dose nelle or e nollurne, avendo dimostrato Jaccoud che l'albuminuria ·è più l'orte al mattino, quando non s'è presq_ nulla durante tulta la notte. ·Oltr•e ad essere un alimento completo, esso è d'ordinario ben digerito, h-a una azione antisellica pel suo acido latlico (la flora batterica intestinale diminuisce nel regime latteo), un'azione diuretica pe' suoi ~ali, bcoefir.a ai r eni per lo ·scarso contenuto di NaCl e la ricchezza di calce. Ha, nondimeno, i suoi svan·taggi: usato a lungo, debilita e finisce col produrre un vero stato d'anemia, .pr·obabilmente per la sua g rande povertà di ferro, che, in litri 3 '/t di latte di vacca, non raggiul)ge il terzo della razione normale: sembr·a, inoltre, che la ·sua albumina, se insuiTicientemente digerita, contribuisca a d a~gravare l'albuminuria e le lesioni renali Se la dieta lattea esclusiva non è tol lerafa, sarebbe •uu vero delitto, dice il Gou~et, oslìnarsi ad imporla: occorre, invece, sosli·tuire una parte del latte con alcuni farinacei, che, tenuto conto dello scopo te· ·rapeutico e della composizione dellaUe residua le, dovranno essere assai ricchi d'idrati di c, sutlicientemente di ferro, poco di calce, meno di N aCl, poveri di ·albumina e di gras!'o. A queste esigenze rispondono il riso, l'arrow-root, il sagit . Si può aggiungere dell'uva ben matura (azione las~ativa e diure tica) e comporre un regime cos i: !alle g r 2000, r iso 250, uva 250 (calorie 2i81). Inoltre: •u n po' di zucchero, dell'acqua dt Vich~' o Vals, qualche tazza d'infuso aromatico caldo.

REGIME IPOCLORURATO. - Ha dato, non di rado, successi brillanti dov'era ·fallito il regime !alleo, né, come questo, suoi cagionare ripugnanza, che au· •menti con l'uso prolungato. Conosciuti i danni dovuti alla r itenziooe, anche '' .s e~ca u,di N aCl (edemi, idropi, ipertensione arteriosa, crisi epilettiformi, a ccessi dt d1spnea, certi c&si di r espirazione di Cheyne-Slokes, vomiti , diarree), ne oon~egue, dice l'A., che il regime ipocloruralo trovi la sua principale indicazione


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nelle nefl'iti idropi gene. È utile pure nella sclerosi renale con ipertensiouearter .iosa, necessario q uando, in questa, vi sia tendenztl a pseudo-asma, ad edema polmonare acuto , a fenomeni d'eccitazione motrice. Si debbono usare alimenti poveri di NaCI , sia questo artificialmente aggiunto o naturalmente conte nuto (latte, patate, uova, earne, riso, zucchero, burro, legumi, pane ipoclorurato, e, per condimento, aceto, limone, aromi) . Non v'é a temere che, essendo il NaCI parte integrante del nostro organismo, possano, con tal re· gime, verificarsi degl'inconvenienti, poiché ai bisogni •!&Ila vita non ne occorre quella forte dos e che si è soliti ingerire (da 12 a 30 gr . al giorno): ba s tano· gr . 2-2,50, qua nti ne sou contenuti negli alimenti naturali. Tuttavia, data la sua azi-Jne eccitante, può riuscire utile in certi ammalati depressi o per stimolare la funzione dei reni in casi speciali IClaude, Roques et Lemoine) : sopprimerlo, pertanto, non sis tematicamente, in tutti i nefrilici, ma solo quando ciò é prec i ~ arnente indicato. Per passare, poi, ad un reg ime meno s evero, fonda rsi sulla curva del peso, specie neg l'inl'ermi, che ltan presentato edemi; ma, s opra tu\lo, s ulla elimina-· zione di NaCI, comparata alla sua iuges lione. Circa gli altri principii minerali, non ostante che il K sia il più tos sico tra quanti son capaci d i produrre Ut'emia, e i fosfati sembrino piu del NaCI nocivi· al r ene, la clinica ha decisamente stabilito c he il latte e iL riso, ricchi di a cido fosforico, e la palata, ricca di potassa, sono particolarme nte ben tollerati nelle nefrit i. REGIME tPOAZOTATO.- Un r~ gime povero di albumino.idi è necessario nella· maggior parte delle neft•ili croniche, s pecialmente nella inlersliziale, in cui é più facile ve rificarsi la ritenzio Re az.otata, temibile per particolari fenomen i uremici con secutivi (anores sia , torpore, ecc.). Circa la loro qualità , l'A. nola: bandire le uova crude (cagionano albuminuria); s e colle, io mo.iica quantità (tuorlo), sembrano preferibili alla carne, che, :secondo See, é l'alimen to più nocivo nelle nefriti, sia bianca o rossa. (Si eccettui il porco fcesco e il pros ciutto non salato). Il manzo, s econdo Robin, è meglio tollerato del montone e del pollo. Non é catrtivo il pesce , purché fresco. Le albumine vegetali si digeriscono meno e quindi pos9ono far aumentare il volume del pasto ad un infermo con buon a ppetito. L'A. conchiude col dire elle non è e satto il crudo dilemma di Chrestien: i l l atte o la morte. Soggiunge, poi, che, nella g rande uremia, è buono far pre· cedere al reg ime latteo la dieta iclrica, per 24-i8 ore, con giunta di lattosio, speci·e se quell'i s i presenti a rorma gas tro-enterica . Indica il r egime la tteo, s ia o no temperato con amilacei, nei seguenti casi: Hefrili acute, riacutizzazio ni nel c01·so delle nefrili croniche, uremia io atto o mi· naccia nle, ins uffìcie nza cardiaca. nefriti s ub-acute a<! edemi (trattamento di prova) qussi tutte le ttlbuminurie, la c ui evoluzione anterior e é sconosciuta. ~questo , insomma, il medicamento d'e lezione. quando la diuresi vien meno; ma deve es· sere di breve dur{lt8 , se a s~ol uto. [l~CQI'$Ì alcuni giorni o qualche settimana, se la polàuria non si produce , gli edemi e l'albuminuria per sistono, o, dopo aver ceduto alquanto, r·es tono s lazionarii, si passi al regime latteo-vegetale; da questo, poi, s i arr iverà g radatamente ad uno piir generoso, insÉstendo però sempre in un'a lime ntazione povera di NaCI e di Az, più povera di NaCI nella nefrite epiteliale con edemi, più povera di N nella inters~iziale .


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Il regime dietetico può essere assai largo, ricorrendo financlte alla sommi'llistrazione di carne c r uda, nei casi che generalmente non si. accompagnano a -deficiente eliminazione renale (rene a miloide , tubercolosi r en!lle, albuminur ie delle funzionali); sarà piuttosto scarso in certe nefriti interstiziali a tipo detto florido (come nella gott.a), per non provocare accessi di dispnea noLturna, dovuta fo rse a bufflj te d'ipertensione; può e, talvolla, de\''esser e abbondante soltanto nelle albuminurie delle funzionali. Per le bevande, not.a: usare il latte solo quando iJ necessario; preferire acqua pura o minerale, limonate, ecc. a modica e fra zionata quantila gior naliera (litri l '/, -2 al massimo). L'A. chiude ti suo impor tante s tudio, raccomandando, allorché si prende in cura un nefr itico, di non pt·eoccuparsi della sùla nefropati.a; proporsi, innanzi ·tutto, di non irr itar e, nè ailaticare il rene, per non provoca-re accidenti d'insufiìcienza renale; ma , in certi casi, quando nulla. fa prevedere un'imminenza di fenome ni uremici, ls condizioni generali si debbono mettere al pr imo posto VERDOLlYA . per le indicazioni terapeutiche.

Un oa1o 41 morte lmprovvba da « oyatloerou• oelluloaae >> nel quarto venbloolo. - (Centralblatt fii r allgemeine Palltologie und pathologi8ehe Anatomie, Jena, X V. Il, :?3).

.H. ScHOEPPLER. -

I l caso clinico ed anatorno-patologico che descrive lo Scboeppler è assai istruttivo, non solo nel ca mpo delle morti improvvise in ~enere, ma anche in quello della pratica militare, poiché ne' ca si in cui non si possa proceder e &!l'autopsia, questi r epentini decessi, iu tali condizioni, restano avvolti in un'oscu rità impenetra bile e lasciano l'adito aperto ai dubbi, alle contestazioni ed anche .a pretsse responsabilila. • Un soldato di ottima costituzione fi sica e che aveva sempr e prestato regolar e servizio, senza risenli1·e in alcun modo delle fati che ad esso inerenti, richiede una sera l'opera del medico, accusando mal di c~:~po e costipazione. Benché l'esame del malato riuscisse del tutto negativo, egli venne t1·ovato mor to l'indomani nel proprio letto. L'a utopsia mise. alla luce la presenza d'un cisttcel'co di ~ taenia solium u, lungo un centimetro, nel liquido cefalo- rachidiano del quarto ven lricolo. La -vescicola parassitaria ern libera, non aderiva cioè menomamente alle pareti ventricolari. Al tempo s tesso si potè apprezzare mi mal'cato idt•ocefalo, congiunto a compressione dall'interno verso l'esterno ed a consecutivo appiattimento della cor teccia dep;li emisferi cet•ebl'ali. Siffatto idrocefalo, cosi vistoso, assai probabilmente si manifestò in forma -acutissima, poiché, all'infuori della cefalalgia, non si erano palesati altri sintomi clinici di tale aumento di pressione nei ventricoli laterali. Il .r apido manifestarsi dell'idrocefalo e dell'esito letale sarebbero invero perfettamente esplicali dall'ipotesi che il cisticerco, libero da ogni aderenza , nuotando nel liquido cefalorachidittno, siasi spost.ato ad un tratto verso l'apertura del ventricolo, ostruen·dola totalmente e provoca ndo la morte prima che l'idrocMalo potesse dare segni clinici precisi della sua presenza. . Del r•esto anche davantl a fatti che par lassero per un tumore cerebrale, la .diagnosi specifica di ci~licerco avrebbe avuto il valore di una semplice e qua-


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RIVISTA )I.EDICA

lunqu~ ipotesi, ove no n si fossP.ro

poLute dimostrar e vescicole di tenia in allrP

orga ni. L'assenza pi sintomi morbosi proprii, all'infuori della cefala E.g ia, è stata qual· che volta già rilevata in cat>i di cisticer chi nei ,·entricoli. Sembra poi che lamol'le re pentina si avveri specialmente quando la vescicola parassitaria è libera, come nel ·soggetto in parola. PASSERA.

Bulla taohtoardla paro..utloa etleDslale. - Lezione di· nica del prof. Guido Baccel li. - (Gau etla degli ospedali e delle cliniche, luglio 1907).

A. CRISPOLTt. -

I n questa lezione del Nestore dei clinici ital iani è illustrata un'allra dellefelici applicazioni del metodo endove noso, fortunata intuizion e della scuola di• Roma e che ha frult'lto così meravigliosi r isultati in tanti casi disperati. Qtli ~rHll$ si delle iniezioni endovenose di strofantina, in dose di '/,, fino ~ un millig rammo, durante il pArossis mo della tachicardia essenziale, metodo· nuovo, e come nelle al tre applicazioni precedenti, coronato da immediato e sorpren dente s uccesso duraturo . L'ammalato ebbe eclampsia da bambino, si mostr ò giovanetto di tempera· mento nervoso, eccitabile, soggetto ad emicrania, e più tardi solirl di a ccessi· epilettici, che p!!rdura no. Si Slltlopose a lavori inlel!ettuali molto f11ticosi. F in da ragazzo la ricorrente emicrania si accompagnava a cat·d iopalmo. Ma dal luglio del 1906 è pt•eso a periodi var·ii da accessi di tachicar dia pat·ossistica~ nettamente caratlet·izzati, dalla frequenza del polso stt•aordinar io fi no a oltre· 200 battute al minuto, preceduti da dolore ai precordi, da prima bre,•i e miti, poi, sempre più lung hi, più frequenti, e terminanti di solito con un a troce dolor e a l cuore, paragonato dal paziente ad un colpo di pugnale. Durante i pet·iodi della esistenza della nevro~i si associava oliguria grave . TuLte le cure praticate precedentemenLe nel!li ospedali, bromuro, iniezioni di morfina e di atropina ecc., e le stesse iniezioni di s trofantioa sotto cute , n on· produssero benefìci effetti. Entra nella clinica di Roma in condizioni gravissime, con cianosi delle mu·· cose visibili e delle estremità, con respiro superficiale e frequente, obbligato· alla posizione ortopnoica, eon polso frequentissimo, non misurabile, e che doveva supe1·are i 250 battiti ; turgore delle vene del collo e fremi to visibile delle carotidi e della regione precorJiale; ingrandimento dell'aia cardiaca . Si assùciano fatto p0lmonari, tosse espettorale, versamento endoperitoneale, ing ran· rlimenlo del fegato, edemi perimalleolari e pretibiali ; fatti indicanti una inan i· fes ta r ottura di compenso. Oliguria grave, 150 c c. di urina contenente 1 p. 1000. d: albumina, d i densità 1026, nelle 21 ore . Praticata s ubi to una iniezione endove nosa di 1 mg. di strofantina, dopo 5 minuti è possibile contare le pulsazioni 'Che s i fa nno più valid e. Le iniezion i si· ripetono in numero di due, mattino e set·a, nel g iorno successivo, in seguito· alle quali , il polso discende immediatamente a 180 battiti, mentre l'urina sule· a 500 c. c. nelle 2i or e. Mantenendot:i il polso fra 170 e 180 battute, nP.l 3° gior no si pratica una. nuova iniezione endovenosa di strofaotina di 1 mg. che por-ta dopo 4 minuti le baltule dP-1 polso a 60 rialzandone la forza, mentre il malato avverte il dolor e trarillivo al cuore, che accompagnò già prima la risoluzione spontanea>


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degli accessi. I l respi ro si re:zolarizza discendendo da 32 a 20, 22 inspirazioni al min uto. Se gui una diuresi abbonda ot& (2900 c. c. in 24 or e) di utina limpida, senza principii a bnormi, e una diafor esi profosa . Le iniezioni endovenose fu rono !Pr6licate per due giorni ancora. Dura nte la cur a si stabilirono nodi bronco pneumonici, che r isolser·o, mentre le condizioni del polso e le condizioni generali se guitarono a mantenersi buone, e per altri 5 giorni furono praticate iniezioni endomuscolar·i di 1 mg. di str•ofantina. Questi, in breve, i fatti t•elativi alla importantissima l"lor·ia clinica. Vir c a la patogenesi della tachicardia essenziale parossistica, Baccelli opina che essa muove da uno stato irritativo paralitico dei gangli car·diaci ; contrariamente all'opinione diffusa che ne farebbe r isalir·e la causa ad un disturbo funzio nale dP-1 ner vo va go: i prodotti tossici che hanno origine alle sorgentidella por ta, qua ndo non trovano nelle cellule epa tiche una normale funziona lila, che esplichi intera la loro azione svelena tr ice, r iversati nell'orecchietta destra, agiscono sui gangli cardiaci, altera ndone i poteri regolatori, e f!Uindt il fun ziona mento dell'or ga no. La strofanlina , introdotta nelle vene, agisce direttamente s ui gangli ca rdiaci; come lo pr ovano esperimenti sui cani, eseguili nella clinica stessa di Roma e t•ipor tati da l Cr ispolli e dal Baccelli in questa brillante lezione, che non dovrebbe essere sconosciuta a ne>~suno per il suo altissimo valore pratico. DELO GU.

RIVIS'rA DI NEVROPArrOLOGIA P. P ET R AZZANI . -

NeVl'utenla e par&Ual progressiva.. - (Rioi.sta sperinun -

tale di [reniatria, volume XXX III, fascicolo II e 1ll del 20 settembre ·t90it~ L'A. espone e passa subito a dimo~trare, con l'autorità degli scienziati, che più si sono occupati della quistione, il pl'incipio della impossibilità di differen· ziare la nevrasteoia dal per iodo iniziale, o neurasteniforme, della par alisi progressmva. Infatti cita le parole testuali del Tanzi, del ~ianchi, del Duprè. de l Kraepelin, i qua li sono tutti concordi nell'a fferma re la impossibilità della di!\gnosi precoce della paral isi progressiva; chè anzi alcuni di essi sostengono che, per diagnosticare talora la paralisi pr ogressiva, occorre aspettare J'ulle· riore decorso del morbo. Dimostra poi che esiste dissidio fra teoria e pratica, nel senso che si è voluto teoricame nte dar troppo peso· ad alcuni sintomi del period.o inizia le, e renderli più proba nti di nevrastenia o di paralisi di quello che in. reellà non siano; oppure si è voluto parlare di altri sintomi ed ascriverli al periodo iniziale della par alisi, mentre appartengono invece al periodo di paralisi conclamata. Sicchè il concetto suesposto, di difficoltà di diagnosi, può essere tra dotto nel pr incipio, che il comple sso dei sintomi pseudo-nevrastenici della para. lisi iniziale é così simile a ll'insieme dei sintomi clelia ne vrastenia acquisita, da r endere talora , anche per anni, impossibile ia distinzione. Or, data la simiglianza delle due forme, perchè non si deve dire nevrastenia vera e


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propria, che pr·eludia e finisce per meller capo alla paralisi progressi va? L'A. perciò scende all'esame minuto per dimostrare la perfetta identita sint0matologica delle due forme morbose, e premette un caso da lui osservato, <:he cita a riprova della diffìcolta di diagnosi differenziale; in cui egli, insieme con altri valorosi clinici, stabiliva trattarsi di nevrasteoia, e, solo dopo due anni, Ri m~:~oifestarono nell'infermo le note peculiar i della paralisi progressiva. A questo punto l'A. crede bene, a chiarimento delta sua tesi, stabilire: 1° che la sindromefenomenica iniziale, a tipo nevrastenico, della paralisi progt·essiva non è a considerarsi come "spressione sintomatica nevrasteniforme della paralisi stessa io via di sviluppo, ma come la figurazione clinica della vera nevraslenia comune acquisila, che precede e melle capo alla paralisi progt•essiva; 2° che s'inlenòono accettate, in generale, le conclusioni della relazione Bianchi al Congr·esso di Ancona, intorno ai fattori eziologici della paralisi progressiva. Premesse poi alcune cùnsiderazioni schematicbe a sostegno della tesi, l'.-\. aggiunge che, quando si è dimostrata la insussistenza dei sintomi differenziali, si ha il pieno diritto di affermare che il periodo nevrasteniforme dellu paralisr non é altro che un tratto della comune nevrastenia acquisita, che precede l'inizio della paralisi progressiva e l'apparire dei suoi segni sicuri. E, a dimostrazione inconfutabile di tale somiglianza di sintomi, anche nelle sfumature, egli analizza i fenomeni nelle varie sfere organiche, facendo un parallelo e dimostrando che i più insignì autori (Huel, De Giovanni, Eichorst, Strftmpell, Oppenheim, Bianchi, Kraepelin, e molli altri) parlano ed enumerano gli stessi, iJen tici sintomi, sia quando trattano dei disturbi della nevrastenia che di quelli del periodo nevras leniforme della paralisi progressi va. Identici infatti sono i disturbi della psiche, della motilità, dei riflessi, delle funzioni vasomotor·ie, della loquela; uguali i tremori, e financo gli accessi apoplettiformi ed epilettiformi. · Circa il ~intoma dell'amimia si è voluto considerarlo come differenziale della paralis i, ma l'A. r·itiene che appartenga non al periodo nevrasteniforme, .ma alla paralisi conclamata. Dunque noi a bbiamo nella paralisi progressiva una sindrome nevrastenica: Pura: che dagli oscuri inizi della nevrastenia semplice va sioo all'apparire dei sintomi ve ri della paralisi (cioé al periodo della rigidità pupillare durevole, all'amimia, inceppamento della favella, ecc.). Mista: che va dall'apparire dei primi sintomi veri della paralisi al momento in cui i sistemi nevrastenici e paralitici concorrono a parti uguali, al quadro morboso. Ed una sindrome paralitica: M ista· che va al momento teorico di questa precedente equi valenza, alla scomparsa delle ultime tracce della nevraslenia (per iodo bt•evissimo). Pura: dal momento della scomparsa delle ultime tracce della nevraslenia in poi Cper·iodo che può durare tre o quattro anni). La identità delle due forme si ripete anche nelle cause, e l'A. afferma che, ricercando le fonti della paralisi, si dovranno trovare, in genet·e, in esse anche le cause della nevrastenia. E ripete così lo stesso lavoro di analisi, dimostrando che i fallori sono identici, col riportare le parole testuali <lei vari a utori (Cappelletti, Bianchi, Oppenheim, Tanzi, eec.) comuni all'una ed all'altra forma m orbosa. L'ereditarieta, le influenze del sesso, dell'età, del paese, della razza, le


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-condizioni sociali; la professione, il grado di civiltà, le malattie pregresse o in -corso, l'insolazione, i traumi sono fattori, ehe predispongono tanto alla nevra-stenia, quantto alla paralisi prog ressiva. C'é la variante che, mentre nella nevrastenia la sifilide figura tra le cause predis ponenti dello stesso valore di .altre, nella paralisi progt'eS!>iva è un fattore preponderante. La paralisi s'inizia in media fra i 30 e i 50 anni, mentre la nevras leoia si verifica dai 20 ai 50. La paralisi è molto più rara della nevrastenia neUè donn e ed è più frequente nelle prostitute che nelle class i superiori, a differenza della· nevrastenia, che fa quBsi l'inversa. La para lisi è eccezionale nei relig iosi, mentre la nevrastenili é tra essi frequente. Però l'A. dice che tutte queste differenze trovano la rag ione nella prima, cioè, nella preponderanza eziologica della sifilide. E infatLi si spiega cosi perché la paralisi è più frequente nelle m eretrici -e nei maschi, ed è più rara nei religiosi. La 2• differenz~t dell'età si s piega anche, all'istesso modo, eol fallare eziologico sifilide, pe rché se la pa ralisi si .ha dai 30 ai 50 anni e la nevrastenie dai 20 ai 50, ciò avviene perché oc. corre .che la sifilide agis ca vari anni per prepar·are il terreno all'insor•get·e della .paralisi. Sicché l'A. conc hiude che l'insie me eziologico delle due for·m e può essere -così compendiato : t• il qu.adro della comune nevrastenia + eleme nto sifilide é = al quadro -eziologico ti[pico della par'alisi prog ressiva ; 2• il quadro eziologico della paralisi prog ressiva - elemento sifilide = a quadro eziologico tipico della comune nevr·astenia acquis ita. Con l'ausilio dei più competenti l'A. dice che è innegabile esserò la paralis i progressiva lungamente pl'eparala o dall'ereditarietà, o da ll'a rlritis mo, o dalla -sifilide, o dal surmenage, o da eccess i di ogni genere, o da qualche altra causa, che ci sfugge a ncora. Il fattore eziologico più ammesso è la srfilide ; ma tutte queste cause, se sono da ritenersi nece ssarie, sono senza dubbio insufficienti .a spiegare, colla sola loro azione diretta, la paralrsi progressiva. Infatti, se lt• sifilide fosse causa sufficiente, la paralis i pr·ogressiva dovrebbe essere ancora più diffusa, e poiché la paralisi, in questi casi, non risente nessuna azione benefica d~tl trattamento spedflco, s i deve de:lurre che la sifilide non fa d1e preparare il te!'reno al futur·o agente eziologico, o, per· lo meno, a gisce c 0s i trasformata, da perdere il carattere suo speciale. Sicché la causa eftìciente deve essere un'altra e deve essere unica. pet·chè, qualunque sia la genesi lontana della paralisi {sifilide, arlritis mo, alcoolismo), la malattia presenta sempre la ~tessa varietà di decorso. Ad effetti similari corris pondono cause similari; spetta all'avvenire determinare l'agente specifico della malattia. Intanto possiamo dire che nella para· ·lisi prog ressi"a il sistema ner·voso, e tutto l'organis mo risentono l'effe tto di un'azione de leterea generale, che se ha, da principio, localizzazio ni più o meno numerose in alcune sedi, finisce , dopo, per in vadere tutto l'organismo, con fasi .cti accumulo e di disaecumulo. Ciò fii pensare che si è di fronte ad una so·stanza velenosa, la quale è sciolta e por tata in giro dal sangue. Questo é comprovato dal g rave disturbo della nutrizione, quale non si nota in alcun'altl'a malatlia cer ebrale; dai rialzi di temperatura,' dai fugaci e diversi stati di animo, <lalle crisi apoplettiformi ed epilettiformi. E il reperto a nalomo·patolog ico conferma l'assunto, perchè , accanto alle lesioni generalizzate nella corte-ccia cerebrale, si nota l'alterazione delle minime arterie, oltre alle lesioni del fegato, <Iella milza , dei r eni, della mucosa gastr•o-intestinale.


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Ed ora, ritornando alla nevrastenia, l'A. rileva come sia oramai assodataessere questa causala dall'aZione di veleni circolanti nel sangue. E anche quei casi, che rilengonsi prodotli da esaurimento per eccessi di qualunque genere, rientrano nella categoria anzideLla. Perché può considerarsi che l'alterato chimismo locale, la insufficiente ass imilazione di sostanze anaboliche, la soverchia disintegrazione degli elementi nervosi, la incompleta eliminazione di prodotti regressivi, dànno l'autoinlo3sicazione della cellula. Autori di grandissimo valo r·e, (juali Beard, Charcot, Hayem, Kraepelin, ribadiscono il concetto di urr a vvtlenamento, che si verifica nella nevr aslenia, specie p<~r intossicazione di origine intestinale, o per altra azione tossica recente o remota. L'A. dopo aver ricordato il quadro fenomenologico della nevrastenia da disturbi gastrointestinali prolungati, in cui si hanno sintomi ipocondriaci, ~ino al delirio di ostruzione o di inesistenza di orgoni (Hegis), viene alla conclusione che, anche nelle altre cause comuni di nevrasten ia, come l'artritismo, il surmenage, ecc., son(l io gioco i disturbi dell'apparato gastro-enterico. Queste idee collimanocol nuovo indirizzo, che, per· opera di alcuni, prendono oggi le ricerche sul- . l'origine Jella puralisi pr ogr·essiva, ls quale va ritenuta come causala rla Ufl. microbo speciale, dae alcuni hanno credulo isolare dai visceri dei paralitici, dandogli il nome di bacillus pat·alylie·ans. Bacillo cbe invade, per le vie r espiratorie e gastriche, dando una lenla los:;iemia con azio ne elettiva sui centri· ner•vosi. In ultimo l'A. dimostra, co11 l'autorità degli scienziati di maggior grido, chepuJ•e il quadro anatomo-patologico convalida la identità delle due forme mor· boso. Infatti la fi siopatologia della nevraslenia ricalca, .zona per zona, quella della paralisi, a parte semp1·e l'accen tuazione dei fenomeni. l nfaLLi le alterazionr cocninciano dai lobi frontali per estender si al cervE:~IIetto, alterazioni che nella nevrasleni& sono ancora senza sostr·ato anatomo- palologico. E il succedersi dei fenomeni morbosi ra ppr esenta l'indice della progressione del veleno, della sua permanenza più o meno duratura, degli effetti fugaci o prolungati, che cominciano come falli irriLalivi nervosi, per addivenire alla distruzione deglielementi stessi a malatLia più avanzata, dando cosi~ in principio, il quadro della nevraslenia, poi, man mano, i segni della paralisi incipiente, ed, in ultimo, il quadro della forma solenne, in tutta la sua signiflcazione clinica. L'A. in flu e rica pilola qua n lo ha già esposto e conclude, a corollar io clinico~ della sua tesi, che i parasifililici e quelli gt·avali di eredilat·ietà, gli artritici, ~ li alcoolisti; ecc. devono sfuggire ogni causa di esaurimento e ri,parmiare l'apparato digerente, evitando sopra lutto il soverchio uso di carni, che rappresenta un0 degli elementi nevrastenigeni della civiltà. D'ALOIA .

L 'l•terlsmo nell'..erolto. - (L'II!JSlérie dans l'ar mée).et p harm. miltlair es, luglio 100ì).

(Archioes de mèd.

L'importanza di (]Uesto studio è dovuta s opralullo alle considerazioni medico-legali. Spigolando ciò che pÙò avere interesse pel medico militare, occorre, anzilutto, la constatazione della frequenza dell'isterismo n egli eserci~i. Nell'esercito francese, in falli, nello spazio di 15 anni, i casi d'isterismo, che hanno moti voto la riforma, sono divenuti sette volte più numerosi, ciò che non può certo attribuirsi soltanto al fatlo, che ora una tale afl'ezione si conosce meglio che una vnlln. Del r esto l'aumento dell'is terismo trova riscontro nell'aumento del-

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l'in sieme delle malatlie nervose, il cui numero si è raddoppiato. Anche negli eserciti olandese, italiano, r·usso e tedesco !"isterismo è in aumento. Altt•a constatazione, degna eli notA, è che l'isterismo é relativamente ra ro presso gli ufficiali ed i sollufficiali, mentre si manifesta di preferenza n~i soldali aventi meno di un anno di se!'vizio e non 5olamenle neg l'individui Jelicaii, dall'aspetto femminile, ma sopratulto neg-li individui vi:zor osi, a sensibilità poco raffina ta, come a dire operai, contadini e ben poco in soggetti di, cultura superiore. La manil"èstazione non avviene all'arri\"o ai col'pi, si bbeue dopo J'incorporazione. Sono pure attaccati con frequenza i volonta1·ii, che dopo poco tempo sopportano con difficoltà l'esistenza regolare e sottomessa de l soldato. In tempo di guerra é a prevedersi che l'is terismo sarà molto frequente e dovranno essere ritenute manifestazioni isteriche numerosi casi di choc tr·aumalico e di stupore locale, paralisi riflesse e tr·emori a seguito di fel'ite. È g ià noto che lo stato di guerra porta un aumento generale delle malatlie mentali. Nell'ambiente militare sono af(cn li provocator·i, in primissimo luogo, i traumatismi sotto le forme più var ie, le fe rile per armi da fu oco, la fol gorazione ed anche la vaccinazione. In questi casi la nevrosi succede r·a pidamenle, ma anche più o meno lardivamente dopo il lraumatismo. Vengono in secondo luogo le emozion i morali inerenti alla vita militar•e, come a dire il cambiamento di esistenza sopra tutto per le r eclute; la contenzione del sis tema nervoso dovuta alla disciplina; il timore delle punizioni o le. punizioni esse stesse; la pa ura tan lo esalta bile in tempo di g uerra. Segno11o il surmenage fisico, le infezioni dive rse, l'intossicazio11e da gas tossici a seguito ·di esplosioni, scoppio di mine, cose anch'esse frequenti in guerra, i colpi di calore e l'insolazio ne, il fr eddo nelle sue varie forme. Nulla di nuovo contiene lo studio in parola in quanto alla s inlomatologia eal diagnos tico. Vi si trova la co nferma dell'automa tismo ambulatorio e dell'iocontinenza d'urina quali frequenti manifestazi.oni isLeriche , nonchè la facili tà che venga s imulato, sia qualche accidente morboso isola lo, s ia l'esistenza stessa· della malattia. Fra le considerazioni medico legali é degna di nota la seguente proposta,. che concorda con quella che a nni fa ebbi a scriverò anch'io, cioè che le r ecl ute, al loro arrivo a reggimento, siano visitate una seconda volla, in ra ~ ione di non più di 20 o 30 per giorno, I.Jcciò la visita possa essere a ccurata. L'A . aggiunge che questo esa me dov1·ebbe essere individuale, senza testimoni, a ffinché il giovane soldato possa r ispondere sinceramente e senza impaccio sui suoi antecedenti fami g liari e per sonali. P er i volontari la visita dov rà essere estremamente rigorosa, perché tra essi si trovano numerosi degenerali e iste· rici. Egualmente severa ùovrti essere la visita medica dei candidati alle scuole militari, perché « l' uomo destinato a modellore la volontà dei s uoi s ubordinati sulla sua, dev'essere rigorosamente scelto ». Un a volta entrato al corpo, i~ soldato continuerà a1 essere oggetto di osservazione, sop1•atutto durante il suo soggiorno all'ospedale o all'infer·mer ia; le stigmate e gli anleced~nli isterici saranno accuratamente notati sul libr e tto personale. Minuziosa mente bisogne n't pure esaminare i militari sottoposti a consigli di discipline, perch~ anche tr·a. essi esistono numerosi soggetti isterici. Gl'isterici latenti che prestano servizio (ciò fa dedurre che nell'esercito belga ve11gono riformati soltanto gl'isterici conclamali) saranno dal medico segna-


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lati ai comandanti, acci6 sieno trattati in modo p9rticolare, cercando d'incoraggiarli più che punirli; a d ogni modo l'eliminazione dovra esser larga, e~­ seodo dannoso di conservare sotto le ar·mi militari isterici, candidati al suicidio e a tutti gli accidenti morbosi possibili a l;COppiare per effetto del s ervizio. Le s ale di lettura, le biblioteche , le conferenze, le distrazioni, la lotta con tro l'alcoolismo, le malattie veneree, l'iner•zia (pa resse) cerebrale, che costituiscono un sì gran danno per i predisposti alle nevr·opatie, insieme cogli esercizi fisici saggiamente disposti, sono il rimedio da opporre agl'isterici latenti. Infine é degna di nota la conclusione, che al prediPposto all'isterismo, il quale venga r iformato, non spetta che una indennit8, poiché la vita militare in tal caso non esercita che un'azione secondaria ed occasionale. S CARANO •

.:Dott. BoRMANS, medico :li reggimento di 2' classe. - Talune oonslderaslout •ulla dtagao•l della n•urut~Dia vera e degll 1tatt neurutentol. (Quelq ues considdrations sur le diagnostic de la neurasthénie or·aie et des élais neurasthéniques). - (Archioes médicales belyes, luglio 190i).

Questa monografia del nostro collega dell'esercito belga dott. Bormans e il medico militare, giacché ha p13r iscopo di differenziare i caratteri etiologici, patogenetici e diagnostici della neurastenia vera da quelle sofferenze che possono appellarsi stati naurasteniformi e che a torto, com e di soven te avviene anche presso di noi, sogliono essere inglobati nel quadro della neuras tenia vera. Un tale studio, perciò, costituisce pel medico militare un aiuto efficace ne i giudizi medico-legali intorno a lla diagnosi e all'evoluzione ulteriore di detta affezione morbosa. Il dott. Bormans comincia dall'oppugnare la definizione che nel 1880 Beard dava della neuras lenia, ossia un indebolimento durevole della funzione nervosa, ciò che riuniva, sotto lo s tesso titolo, senza distinzione ben definila, tutti i cas i di astenia nervosa, l'ipocondr ia, l'isteri<;mo ed i molteplici stati degenerativi. Egli a ppoggiondosi ai risultati del congr esso belga di neurologia e psichiatria dimostra, invece, che gli s tati neurastemci comprendono tre entità ben dis tinte : 1" la nevrastenia vera; 2• gli stati neurasteniformi costituzionali; 3• i sintomi neurasteniformi che accompagnano lalune malattie organiche del s is tema nervoso e talune malattie esaurienti. Sorvolando su questa ultima forma, la cui diagnosi non é difficile e di cur il pronostico var ia secondo la natura dell'affezione causale pr imordiale, il dotto r Bormans s i ferma specialmente sulle altre due forme, la neura!;tenia vera e la neurastenia costituzionale. La neuras tenia vera ha una e liolo_gia Lutttl particolare; infatti, sen za bisogno che vi sia pr·edisposizione ereditaria o costituzionale e perciò in soggetti vArgini di qualsiasi lara ereditaria o pers onale d' importanza, sogliono pr·ovocarla il surmenage intellettuale, le in lossicazioni, le infezioni, le cause deprimenti morali prolungate, i traumatismi e qualche volla anche il surmenage fis ico. Essa attacca raramente i g iovani, ma d'ord inario· gli a dulti nelfperiodo della vila, quando l'individuo de ve lottare giornalmente contro le nume· r ose esigenze suscettibili di produrre !"as tenia nervosa permanente ed acci·de ntale. Anc he l'evoluzione ed il pr·onostico sono affatto particolari e niente si intere~.sante per


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oppone, in sul principio, che guarisca completamente e la recidi va avviene sol-tanto se l'infermo si espone nuovamente alle cause, che l'hanno fatto ammalare la prima volla. Pèr contrario la neuroslenia ereditaria costituzionale presuppone uu sistema nervoso congenitamente difettoso. debole e devialo nelle sue funzioni essen-· ziali; in altri termini il sistema nervoso è ereditariamente mal costituito per poter funzionare normalmente. Di ciò si tt·ovano !segni manifesti nell'infanzia e r. el passato morboso dell'individuo; la malattia si manifes ta senza causaben deftoita, sembra nascere quasi spontaneamente, tutt'al più a seguito di un fattore etiologico anodino e sovente lo stato morboso non è che l'esagerazione della maniera d'essere abituale. L'evoluzione è anche diversa e le ricadute sono abituali, costituendo per· questi poveri infermi un'esistenza lamentosa e triste. Sotto l'influenza di. un trattamento razionale, la malattia può migliC>rare od anche scomparire, ma· non tarder& a manireslarsi in seguito solto l'azione di un fattore anche di ben poca importanza. L'esito as!->ai probabile è una malattia mentale. Il dott.. Bormans indica i sintomi capitali e quelli accessorii delle suddette due forme morbose; tratta della diagnosi differenziale con taluni stati vesaruci· come la malinconia e l'ipocondria, colla paralisi genet·ale incipiente, colla quale· la confusione é tanto facile, che persino specialisti distinti ne sono stati tratti· in errore. Conchiudendo il dott. Bormans dimostra esaurientemente, come sia mall!i·mente fatto, sotto il rapporto diagnostico e specialmente della prognosi, di comprendere sotto la diagnosi di neurastenia malattie diverse, come a dire i numerosi casi di degenerati, eccentrici, squilibrati, bizzarri, abulici, originali, collerici, ossessionati, impulsivi, maniaci, che ormai bisogna eliminare dal quadro della neuraslenia vera. ScARAN O. H . MiciiAUO. - Della parte prua dalle em.ozlonl nell'eslologla 4ell'epl-leada. - (Thèse de Paris, 1907).

Quantunque recenti ricerche restringano sempre più il campo dell'epilessia essenziale e che in nessun caso si possa amm!'ttere l'avvento di tale infer-· mita senza un terreno particolarmente pt•edisposto, sono numerosi i ca.;i nei· quali sembra che un'emozione più o meno violenta sia st.ala punto di partenza della malattia. Così la paura causata da cani sembra avere grande importanza in tale eziologia, come l'apparire improvviso di rettili o gli incontri con buoi furiosi. ~ei bambini, la di cui fantasia venne precedentemente monlala con racconti favolosi di streghe e di fate, il rinchiuderli per punizione soli in una· camera oscura, può dar luogo ad allucinazioni terrificanti, riducendoli da ultimo dei veri psicastenici che sussultano al minimo rumore, tementi l'oscurità· che per loro popolasi di fantasmi, diventando talvolta persino epilettici. Non sono rari gli esempi di simil genere. , Uno spettacolo spavento!!o, un incendio, un assassinio, possono avere lo· stesso effetto. Lo stesso dicasi di ratti e di stupl'i; in proposito sono anche ricche le cronache di antichi medici che assistettero a scene di saccheggi dii città e villaggi. _ Da uHimo· bisogna rilevare un'infinita varietà di accidenti suscellibili di provocare un'intensa emozione per la loro importanza e subitaneità, quali caduta.


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io mare od in un fiume, sospensione ad una corda fil>sata ad una grande t•uota, aggressione di malandrini, accidenti di vellura. la vista di un ~aren te morto, un violento dolore; ma aventi sempre car attere di fatto improvviso ed inaspettato. È curioso il r ilevar e osservazioni di veterioarii che, specialmente nel cavallo, osservarono casi di epilessia provocati da un'intensa emozione e che si •ripetevano ogni qual volta l'animale trovavasi nelle stesse condizioni cbe ave"Vano provocato il primo accesso; così in tal uni r a si fu caul:'a occasionale un ·colpo di fucile od 1! fischio d'una locomotiva, od il passttggio su di un ponte sfondatosi una volta solto il peso dell'animale. Talvolta la eola vista di luoghi ove s'era maQifestalo il primo attacco basto in cavalli e cani per far ricomparire un nuovo accesso. . Per·tanto chiaramente risulta come l'emozione r ivesta tal volta nell'uomo e negli animali superiori' carattere di vera reazione patologica capace, io un ·terreno particolarmente predisposto, di renJere manifesto uno' stato epilettico ed epilettoide latente. G. B eRNUCCI. F. FELICI. - Contributo oliuloo allo 1tudlo delle pltudo-appendloltl uevropatlohe . - (fl Policlinico, sezione pratica, n. 4~, 1907)

L'A. melle in guardia contro quello, che il Talamon defì.nì a. terrore appen. dico la re "· Cita casi di Tal amo n, Brissaud, Rendu, Schrady, Kùttner, nei quali la sindrome appendicolare non et•a indjzio di affezione dell'appendice, come, in •non pochi, fu, pur troppo, obbiellivamente a ssodato dopo l'intervento chirur.gico o sul tavolo anatomico. Distingue le seguenti varietà: 1° coliche ap pendicolari o appendicalgie iste1·iche; 2° appendiciti lievi, curabili medicina! mente; :>• sindrome iliaca nevropatic'l del Brissaud. (l dolori, i vomiti, la costipazione si acc0mpagnano a tumore, che si palpa nella fossa ileo-cecale, e che, secondo Huchard, é dovuto semplicemente a contrazioni riflesse de' muscoli ...addominali); 4° appendicite lieve e peritonismo isterico o con reazione nevropatica esagerata (aoaloga alla pseudo-peritonite delle isteriche); :)o tiflo-colile membranosa. Nei C'a-,i di pseudo- appendicite isterica, dice l'A., il Klillner raccomanda di ricercare il punto isterico del Mac-Burney, che, secondo lui, r isiede anche a sinistra, si accompagna ad altri punti disseminali e si comlbina con zone anest.etiche. Non di rado le crisi dolorifiche appendicolari coin«!idono col periodo me~truale e cessano con que sto (1). L'A. rirerisce il caso d'una giovane signora, con spiccate stigmate iste riche, ·le flua li dopo aver visitato ripetute volte una sua congiunta, operata di appendicite, presentò, in seguito a forte patema d'a nimo, una sindrome fenomenica, ·simulante la fo rma acuta d~ la stessa malattia: sindrome che si dileguò, come per incanto, allorché l'A., tentando la cura suggestiva, cerco di fortemente · impressionarla, r ivelandole le frequenti l'uneste conseguenze della grave operazione, che disse indispensabile, s e la cr·isi si fossa protratta, ed ai cui preVsaoouvA. .paralivi finse di accinger3i premurosa mente. !Il Un caso simile ho avuto l'opportunità di stu1ìare anch'io in non giov:metta poco più che ven-

. tenne.

\'.


RIVISTA DI CHIRURGIA GENE RALE !Dott. ARNo.- lfaroost eterea a gooole. - (f(orrespondenzblatt.fii.r Schtoeizer Aerzte, n. 12, 15 giugno 1907). L'a utore afferma che, grazie ai progressi della chirurgia, sono sempre più -rare quelle opera.:iouì che, per se stesse, mettano i pa.:ieoti in pericolo di vita; la mortalita, decrescente d'suno in anno, proviene solo da ac~identi intercor· renti. Il principio che una grande quantità dei casi di morte vanno ascritti non all'operazione o al metodo d'eseguirla, ma a difetti organici ha, secondo l'au· tore, valore assiomatico. Dice che in ogni atto operati vo importante si é costretti ad immetter e nell'organismo dei narcotici, sostanze cioè che possono produrre i più gravi danni anche in dosaggi prudenti, e che non si conosce .ancora alcun anestetico non per icoloso. Un operatore in gastro-ectomie si lamenta di varii esiti mortali per collasso durante l'operazione, di alcune morti per pneumonite o peritonite; un altro, tra tlivet·se morti in seguito ad opera.zioni mammaritl assicura che vsrie provennero da pneumonite, .un terzo su mor ti dopo la resezione pilorica ne enumera alcune dovute a complicazioni .polmonari e cosi via. La •popolarità acquistatasi in breve dalla anestes ia ·rnidollare dimos tra una diffusa scontentezza nei chiJ:urghi dellà narcos i ge•nerale. L'autore però non partecipa all'entusiasmo di molti chirurghi per l'anestesia midollare poiché l'esperienza ha chiarito molti inconvenienti che sopraggiungono a questo metodo di narcosi. Uectz nella Munchener Me<Licin Wochenschrift, 1906, n. 28, dice che per 360 pazienti, operati con l'anestesia •lombare, 50 si lamentavano di dolori alla testa, 8 volte questi dolori furono ·da lui ritenuti mediocri, ma in un infermo il dolore durò oltre i H giorni, in un altro ollre le 6 settimane. Altri osservatori hanno constatato conseguen ze più gravi, come paralisi Jei muscoli oculari, sospensioni del respir o ed anche -un'infezione spinale. Hildebrand consiglia l'anestesia l•)mbat•e solo in casi de· ·terminati. Sonnenburg dice di non farne uso nella malallie settiche, e Krecl~ ·la vuole usata solo quando la narcosi generale non sia possibile. Fino a che dunque non avremmo un anestetico in sé e pér sé innocuo, che né danneggi i centri ner vosi, né stimoli troppo la mucosa del tratto r espiratorio, noi ci appiglieret:no for zatamente all'uso di sostanze tossiche, industrian·doci ad usarle nella maniera la più impericolo!'la. Il Witzel realizzò un grande progresso quando indicò la possibilità di somministrare l'etere co me il clorofor mio, in dosi piccole, adoperando una maschera che sia poco capace in modo da noo fa r penetrare nel paziente quantità troppo grandi di liquido. II tentativo ·di eterizzare a piccole dosi ha oramai acquistato terreno, ma perché questa ·forma di narcosi rosse accolta dai chirurghi, dovette passare del tempo, e solo nella clinica di Mikulicz, questo procedimento fu ben presto adottato. Il \Vitzel modificò questo procedimento di eterizzazione facendo un'iniezione di 2 cg. di morfina un'ora prima del principio della narcosi, ed a volle aggiun.gendo piccole dosi di cloroformio, ciò che giova ad approfondire la narcosi e


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il suo p1·ocedimento è afforzato da dichiarazioni di vari chirurghi, e l'a utorel'uSb dall'autunno del 1!JO.t., riuscendogli utile negli individui non alcoolisti enei bambini. Afferma quindi che sulla narcotizzazione in genere, ci sono molte altre questioni ancora aper·te, oltre ai danni che es~a arreca sugli elementi epiteliali, quali, la sua duratu, la sua tolleranza ecc. Dice cbe i maggiori inconvenienti provengono dall'uso del cloroformio, che richiede grande attenzione da parte dell'intero personale, mentre l'uso dell'etere è preferi bile anche per il minor personale da impiegarsi. Accenna alla relazione tra la narcosi eterea e le complicazioni polmonari,. di che fanno parola varii ch•rurghi. Asserisce che il Frochet in 29,000 narcosi con l'etere non ebbe a lamentare che 1 caso di morte. Quest:o dato ed altri moltì indurrebbero ad escluderP- o~ni pericolo in questa forma di narcosi. Ritiene quindi che sieno infondate le preoccupazioni di Wittelins rispetto all'influenza dell'etere nelle complicazioni polmonari. Questa narcosi è in uso· nel suo !)oliclinico ~ia da 2 auni e mezzo, ed é eseguito sia col semplice etere, sia combinata con morfina, atropina e bromoetile, ed ha la pregevole proprieta di togliere all'operatore molte prt>occupazioni. Me1·ita, secondo il dire di HoffFuNAIOLI. mann, di diventare la moderna forma di narcosi. A. FREUDENBERG.- Cura. ohlrurgloa 4ell'lpertro8& proatatlo&. -

(Deutsche

medicin. Zeitung, aprile i907). L'autore è d'avviso che operando per la via perineale debbasi eseguirò la prostatectomia Lot.ale che spesso evita una seconda operazione, mentre per via sopr apubfca puossi togliere soltanto il lobo· mediano, specialmente quando questo essendo ipertrofico disturba la ll1in?.ione. Però generalmente, anche per via sovrapubica. è meglio togliere per intero la pr'Ostata. Non debbonsi operare tutti i prostatici; se l' ipertrofla non dà rilevanti disturbi, s arà meglio astenersi; se invece da dei disturbi passeggieri basterà pres tare attenzione alle scarièhe, facenùo ii massaggio della prostata e sondando il paziente che in tal modo, per lunghi anni, potrà scongiurare disturbi piu dolorosi e più serii. Non bisognerà operare preco·c emente, ma soltanto quando ne risult.i ·effetti vamen te il bisogno, quando l'infermo presenta ancora orine cb rare, sebbene la pielite, le nefriti poco mar cate, lé tabi, la tubercolosi, il diabete, l'alà avan-zata non rappresentino delle assolute controindicazioni. Parimenti m'atonia ve· ~cicale non rappresenta una controindicazione, poiché la vescica ricupera tosto la sua contrattilità, ~tppena vien tolto l'ostacolo della minzione. Per Ja scelta del metodo non bisognerà esser mai assolutisti, ma attenersi invece arl una saggia individualizzazione, applicando il metodo che sarà più appropriato a ciaschedun singolo caso. G. BERNuccr.

BeolcUva. e met&staal tardiva del oaroluoma mammario. (Zentr alulatt j'u r Chirurgie, n. 26, 1907).

Do tt. Bmc'IIER -

L'autore premette che l'aspettativa, riposta dalla chirurgia moderna nella j!uarigione duratura dei tumori maligni, é stata soltanto in esigue proporzioni soddisfailta e dice che nella cura operativa dei tumori maligni si devono di-stinguere singoli casi, in cui i pazienti son rimasti immuni da r ecidiva per


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dieci, venli e piu anni: nessuno però può garantire che, presto o lardi, non subentri una recidiva <1d una melastasi. ~ Mentre il Billrolh ed il Volkmann si ritenevano sicuri per l'avvenire, quando il cancro della mammella era g uarito da più di un anno e, dopo la mancanza di recidiva di un triennio, parlavano di guarigione definitiva, il Rircher non condivide questa opinione appoggiandosi ai risultati delle osservazioni proprie. Infatti in 41 casi di carcinoma mammario r iscontrò in 27 casi una recidiva tardiva locale, io 4 cas i una recidiva ghiandolare ed in 10 C88i metas tasi tardive. Citando poi i dati di altri autori relativi alla freque11za di t•ecidiva del cat•cinoma in parola, afferma che il Barkdr l'ha osservata nel 27 •fo dei casi guarili da oltre tre anni, che il Wunderli l'osser·vò nal :t~ 0 /o dei casi guariti da oltre CJUaltro anni e che il Poulsen e I'Hirsch la notarono rispettivamente nel I!J o;. e nel 30 ofo dei casi guariti da oltre cin·que auni. La più gran parte delle recidive tardive compare nel l• decennio dopo roperazione: nel 2° decennio e specie nel a• decennio vedesi più di rado una co~parsa di re'cidiva tardiva. Nell'accurata s laiis lica di labhardt si tr·o va registrato 1'11° anno dopo l'allo operativo un caso soltanto di recidiva di carcinoma ma mmario; nel 12° anno ancora uno, nel 14° e 20° anno uno ancora e nel 26° e 300 anno due casi solnmente: a ciò si aggiungano anche due r ecidive di cancro, notate dopo il 10o c il 12° anno dall'operazione da Wunderli e (jUallro recidive dopo 1'11•, i 2°, 18° ed il 1!)o a,nno riferite da Arnsberge1· ed una recidiva dopo il 25• anno citata da Hirsch. Il Verneujl ripor ta un caso di recidiva dopo il ao· anno ed il Boeckel fa cenno di una recidiTa dop() il :29• anno da li'operazione. A questi casi il Bircher ne aggiunge uno di propria osservazione, in cui la recidiva comparve tardivamente. T rattas i di un còmmerciaote di 52 anni, appartenente a famiglia sana, ro· busto di costituzione, che nel 1889 cominciò ad! avvertire un indolenzimento nel capezzolo della mammella s inistra. Poiché le molestie mammarie andavano sempre crescendo, si fece veder·e ·ad 1m sanitario i primi mesi del1890. Nel g iu· gno dell'anno predetto, pr eseniatosi all'istituto chir urgico dell'ospedale cantonale di Aarau, gli fu riscontrato nel capezzolo della mammella sinistra un nodulo duro, coper to da pelle retratta ed aderente agli organi sottostanti, mentre nell'ascella corr ispondente si lasciavano palpare alcune ghiandole linfaliche ingrossate, indolenti e dure. Non essendovi dubbio sulla diagnosi di ca ncro mammario fu proceduto dal Birclter· sollecitamente all'alto operativo, per cni veniva rimosso il tumore e tutta la parte ammalala e fu praticato anche lo svuo!.arnento completo del cavo a scellare sin[stro. L9 diagnosi di cancro fu confermata anche dall'esame microscopico di un pezzo di tumor e. L'individuo veniva dimesso dall'ospeda le l'uiLimo giorno di g iugno in ottime condizioni gener·ali. Il 7 febbraio del 190i il commerciante dovette ritornare nel medesimo ospedale colpilo, da qualche settimana, da dolori forti alla metà sinistra del petto, ed il medico gli riscontrò nella c.icalrice della r·egione ma mmaria s inislt·a, tre noduli duri e grandi come piselli. Il !) febbra io g li fu fatta l'escissione della cicatr ice coi tre noduli. L'8 marzo successivo, l'individuo cominciò ad avvertire dolori al fegato mentre la ferita cutanea della r egione mammaria sioistra era ~ià in via di g ranulazione. Il 15lug lio dello s tesso anno avvenne la mor te: l'autopsia fece rilevare melasta<>i carcinomalo,;e nel fegato e nello stomaco e 55 - r;i nrnalt IIIPdlco.


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coll'esame microscopico del tumore si osservò un carcinoma di struttur11 alveolal'e e di qualita istologiche, identiche a quelle osservate nel tumore esportalo nel Aiugno 1890. Nel caso presente la recidiva é comparsa molto tardivamente. L'individuo molto intelligente, disse di avE\r osservato le manifestazioni iniziali della m alattia tredici anni e mezzo dopo il primo atlo operalivo, e malgt·ado si presentasse quasi subito al m edico, aveva il tumore cosi progredito da non la· sciar più sperare in una ~uarigione di lunga durata. Sorprendente fu nel caso suddello la comparsa repentina di metastasi negli organi interni. Pt~rché queste metastasi; si domanda il Bircher, non comparvero dopo la prima operazione subita dal commerciante o per lo merno mollo prima ? Questa domanda fa risorgere la questione, se questa cosidetta recidi va tardiva sia una vera recidiva o piuttosto una affo:Jzione nuova. l chirurghi più vecchi (Billroth e Volkroaun) er·ano disposti a r iconoscere in questi carcinomi tardivi una nuova malattia. Il Borrmann poi non ammette alcuna recidiva locale, ma pensa che queste recidive tardive sì debbano coflsiderare come cancri primitivi, originati da una alipia cellulare. Ribbert crede che le cellule del tumore carcinomatoso possano rimaner-e pet· lunghi anni inoperose e che le metastasi siano dovute a nuclei di tumore, che importali dalla localilà primitivamente affetta, trovano soltanto più tardi opportunità di acc1·escersi. Questa veduta scientifica é condivisa anche da Kahlden. Il Kahlùen trovò poi in 63 cas i di cancri mamma1·i bene osservati, che i.n 20 rimanevano sicuramente dei nuclei carcinomatosi nella muscolatura del petto e Heindenhein tl'ov6 degli avanzi di tumore nei tessuti muscolari della reg-ione mammar-ia in 1~ ca1•cinomi della mammella l'ecirlivanti. Quindi, dice il Bircher, le recidive tardive potrebbero essere considerate come recidive abituali, secondo pensa anche il Borst nel suo libt•o intitolato « La dottrina dei tumori ». Ed il ceso del commerciante cinquantaduenne, conclude il Bircher, appoggerebbe questa v.eduta scientifica ; poiéhè la recidiva tardiva era, nella sua struttura lstologica, completamente identica al tumore primitivo e comparve in varii punti della cicalriM FuNAIOLI.

lnleslonl bltrartlool&rl4eU'anoa, loro teoD!oa e4lmportaua nella oura della ooxalgla. - (Journ.al de mécleeine et de chirurgie, maggio 1907).

G. CA.LOT. -

Le iniezioni inlrarticolad dell'anca sono indubbinmenle di una esecuzione molto più difficile che non quelle del ginocchio e della spalla; le superficie articolari sonvi troppo streltamente incastrate, donde difficolta di penelrazione dell'ago nell'interlinea articolare ed anche nella porzioM exlra-osse11 della cavita, va le a dil'e nel fondo di sacco s inoviale. Però con un'esatta cognizione anatomica della r egione, ciò non riesce imposs ibile; io avanti la porzione cartilaginea del111 testa é direttamente percettibile (vale a dire extracoliloidea) pe1· un'altezza di 1 centimetro e mezzo in un bambino di 10 anni e 2 centimetri nell'adulto, e per aver l'altezza della zona accessibile ed utilizzabile della cavita, occorre aggiungere altri 2 centimetri, all'altezza del fondo di sacco formato dalla sinoviale articolare al djsotlo della testa. Si ha così un quad1·ato di circa 3 centimetri di Ialo nel fanciullo e di 4


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tlell'adulto, ove si possono pral1care le iniezioni. D'altronde la cavité artico· lare trova si in questo punto ad una profondità t•e lati vamenle piccola, non es · seodo essa ricoperta, all'indenlro del sartorio, che dalla pelle e da una sottile ~spansione dello psoas-iliaco, mentre è facile evitare i vasi che qui trovansi all'indentro; eviterassi parimenti il nervo crur·ale corrispondendo esso al terzo interno della metà esterna dell'arcata crurale, mentre la zona di puntura corrisponde agli altri terzi di tale melA esterna. P ertanto il punto d'elezione per tale operazione troverassi in av~nti, al di· ~olto dell'areala crurale, fra il sartorio e l'arteria femorale; cosi penetrerassi nel cui di sacco inferiore sopra il collo del femore. Tal punto di elezione sarà meglio stapililo pungendo nel fanciullo la cute a 2 centimetri o 2 centimetri ~ mezzo al disotto di una linea orizzontale che passi per la spina del pube {rilievo osseo sempre accel.'sibile), ed a 2 centimetri o 2 centimetri e mezzo all'infuori della femorale (che si sente pulsare ), e nell'adulto a 3 centimetri al disotto della linea or izzontale predetta ed a 3 centimetri all'infuori della femorale. Invece d'infigge re direttamente l'ago d'avanti in dietro, bisog na inclinarlo molto leggermente (di circa 15•) dal basso in allo e dali'int'uori all'indentro, abbassando il manico dell'ago trasver·salmente appena toccato l'osso e ciò per roegli.:. t'a t' penetrare la punta fra osso e capsula, tenendosi sempre a con~atto dell'osso. Allora spingendo l'incisione con una certa forza, il liquido penetra 1tìno nel fondo del cotile. In quanto alle indicazioni terapeutiche, il chirurgo rlovrà ricorrere a tali ininioni appena manifestansi i primi sintomi della coxalgia. Gli ordinari me<todi curativi (rilposo, estens ione continua, apparecchi immobilizzanti ecc.) spesso a nulla valgono, ed il solo mezzo veramente efficace, secondo l'autore, sono ·le iniezioni intrarticolari. E ssendo le les ioni della coxalgia all'inizio, limitate ~lla sinoviale ed alla super ficie dell'osso, ossia alle pareti della cavità arlicoJare, iniettando uno dei liquidi modificatori ben noli della tubercolosi, le superficie malate si troveranno bagnate, impregnale, penetrate, modificate e poco a poco r isanate e guarite da simili liquidi modificatori, distruggendo le fun:gosità tubercolari prima che esse abbiano potuto compromettere la vitalit8 dell'osso. Tali asserzioni s ono convalidate da numerose fortunate osservazioni per,ortali dell'autore, che constglia le iniezioni mcrdtficatrici in trarticolari in -tutti i casi di coxalgia sl!bito dopo stabilita tal diagnosi. Le soluzioni che egli inietta sono di due specie. Nelle coxalgie leggi.ere e rbenigne, inietta dell'olio creosotato iodoformizzato: Olio d'oliva ~terilizzato. grammi 50 Etere. 25 " Creosoto . 3 Jodoformio. 7 • ·iniettandone ogni volta da 3 a 10 ~orrammi secondo clte si tratta di un ragazzo -o di un &dulto. Nelle forme fungose inietta la stesl.'a quantiti.l di naftolo canforato gliceriinalo: Glicerina . . . . . . . . . grammi 20 Nanolo canforato . . . . » 3 Ordinariamente pratica dodici iniezioni alla distanza di 5 o 6 giorni l'una .dall'altra, durando complessivamentu le iniezioni due mesi. Durante tale pe-

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RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

riodo il coxalgico è sottoposto all'estensione continua, oppure immobilizzato. in un apparecchio gessato fenestrato per il passaggio dell'ago della ~iringa. Terminato il periodu delle iniezioni, l'estensione o l'immobilizzazione colrapparecchio gessaLo devo no dura re altri sei mesi, susseguiti da uu secondo· periodo pure di sei mesi di r iposo con un apparecchio ad estensione continua, mantenendo l'arto iu posi:tione corretta. Solta nto dopo un anno l'inf~rm o pntrassi alzare munito di un apparecchio amov1bile. Cosi col metodo delle iniezioni pr ecoci la coxn lgia potra guarire nella media di un anno, abbreviando così di p 1ù della m~-ta la dUt·ata ordmar•ia deliA malattia, ciò che altenuera di molto l'atrofia del piede e della ~amba del cox ial gico, senza accorciamento alcuno dell'arto malato che in media, cogli od ierni metodi curativi, è di circa 3 centimetri. G. BER~uccr. A. Mc. VIL LTAMS. - Metodo per la riduzione 41 aatiohe fratturedel CoUes - (Medical Record, maggio '1 90i).

CLARENCE

a) Fu l'Eilsw·o!'th Eliot ad adoperare il metodo qui descritto per la riduzione d t frattura dell'estremita inferiore del radio, mal consolidatè ; da lui r A. r ha appreso, ma lo pubblica perché tuttora inedito. Il processo consiste in una vera e propria osteoclaslia ; ma per' la pos izionedella fraLtrura e per la conforma zione delle parti, s i intende che non é fa cile· colle pratiche manuali; perciò si serve di una grossa chiave a morsa da meccanico, di quelle che si ac.lopPrano per stringere dadi, e simili lavori. Le branche rivestite di cotone, o di pezze, si applicano, sotto l'anestesia del curando, al polso in modo da rima nere adatta le propr io sulla linea di fra'llura , col margine della brànca-dorsale contro il bordo superiore del fram mento inferiore che fa spor genza all'indietr o. Siluat.o così lo strumento si r estringe la viLe che muove le branche, e con miuimo impiego di for za si ripr·oduce la fr·atlura sulla stessa linea della vecchia. Nes sun danno si arreca all'articolazione del polso: e la stessa contusione dei tendini e dei tessuti molli, stretti dallo strumento, è cosa di poco, che nondà luogo a inconvenienti serii. La nuova frattura deve esser e curata colle stesse nor me della f1·attura pl'imaria, rner·cè stecche anleriOl'i e posterior i. per tre settimane , lunghe lauto in basso, da permetLere il libero giuoco delle dita . /, ) RrOJ:DI T À PO STUM A AD APPAI\ENT l CON TUSIONI DEL GO.'IITU. A v vengono traumalismi del gomito nei quali a t.utta pri ma n on riesce di distinguer e altro che la s emplice contusione; e la stessa radioscopia nei primi tempi non riscontra alterazioni dello scheletro. Intanto dopo alcune settimane compaiono i f11lli di una crescente limitazione dei movimenti dell'articolazione: tanto della flession ~ come della estensione. l n questi casi è avvenuto, che senza distacco di sostanza ossea, un tratto· del perioslio dell'estremità articolare de!l'omero si è ulcerato e distaccaLo dalle sue inserzioni all'osstJ. l otorno a questo pezzel\o di periostio libero, l'o!=:SO !'; i rigenera, e cosi si stabilisce un frammento, nuovo formato, che si inlerpon•• fra · le su perfìcie di scordmento delle ossa contrapposte, più o meno, ìn modo che la MJ'8a n o1·male del ginglimo ne resta disturbala in ra gione d!ella grandezza e della posiz1one del fr•ammento neofor mato. Due radiografi~ illus trano in modo evidente un caso di questo genere passato sollo l'osservazione dell 'aut.ore. Der..oau.


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RIViSTA Dl CHIRURGIA GENERALE ~- MARTl N I. -

Sopra un nuovo prooesao dlsutura amovlblle nella oura radlO&le dell'erula lugui.Dale - (La Clintea chirurgica, n. 7 del 1907).

Premesse alcune considerazioni ~ener·ali sui criteri informativi della cura .radicale delle ernie inguinali, l'A. si ferma sulle suppurazioni tardive provocate dalla permanenza in seno ai tessuti delle suture perdute ((aden abscesse) e che possono talvolla seguire anche ad operazion i con decorso asettico. Non e ssendosi potuta evitare tale c~mplicanza col cambiar·e materiale di sutura, furon o ideAti numerosi processi di sutur·a amovibile; ma vennero in parte a bbandonati per difficolta tecnich 'l o per l' imper·fetto com baciamento dei mgrgini. Tali difetli l'A. ha voluto :scl tivare nel suo pr·ocesso, senza preoccuparsi dell'altra ob· .biezione mossa alle s uture provvisor·ie, di poter servire, cioé, di tramite ai germi -della cute verso le parti pr·of'o nde; poiché egli ritiene che tale pericolo non sia piu temibile og-gi che po;;~iamo praticare ~uture in modo, chir·urgicamente, aset>lico. La sutura da lui ideata è a ppl icabile soltanto al metodo F errari (descritto come una modificazione di quello Bassim), che, com'é noto, consiste nell'abolire il canale inguinale suturando insieme tutti i piani muscolo-aponevrotici de lla parete addominale, e affondare il funicolo sper·malico n el connettivo preperi toneale, creandogli una nuova usGi ta in cort·ispondenza dell'anello inguioale ·cutAneo. Il Mar tin i, dopo d'aver· isolato e legato il sacco e lacer a la la J aseia transrer sa:is, procede cosi: con un fil o doppio di seta, o. 3 o 4, montato ai due estre mi su oghi curvi , trafigge pr[ma d'avanti in dietro il lembo super iore, costitu ilo dalla piega che l'aponevrosi del grande obliquo fa e!'sendo r·ovesciata in alto, dal piccolo obliCJuo, da l trasverso e dalla .faseia tra'lsoersalis; poi con lo stesso ago t,rapassa, da dietro in avanti, il margine riflesso del legamento ·di Pouparl. Al:ora incrocia i due capi del fil o e con l'ago di cui è munito ciascuno di essi attraversa l' a ponevrosi del grande obliquo, il sottocutnneo e la pelle, fuoruscendo, con decorso obliquo, in alto e in basso a 3 centimetri circa dal margine d'incisione cutanea. Con la stessa tecnica colloca a ltri tr·e punti -a di;;tanza di 1-2 centimetri, avendo cura di far decussare nel sottocutaneo i •fili vicini che attravers ano il le mbo super·iore Fissa i capi dei illi su due rotolelti di gal'Za, dopo d'essers i assicurato del per fetto combaciamento delle parti profonde; controllo che si può eser·citare permettendo la s utura di tenere divaricati i mar·,gini dP.i lembi ddl'apone vrosi del gr. oblirruo fino al momento di anno·da re m fili. Riunisce i mar·gini cutanei con punti di seta inte rcis i. Al / 0 od 8° giorno rimuove i punti cutanei; leva i punti profondi al 14•., 16•, 1~· giorno. I •malati si alzano due g iorni dopo. L'A . h~ praticato tale processo in paracchi casi di ernie inguinali oblique e dir~ tte, con r·isullato immediato soddisfacentis;;imo; si riser va di riferire sugli -esiti lontani. Frattanto egli richiama l'atteozio·Je sui vantaggi del metodo F errari, specialmente se esc>guito con la sutura proposta , la quale ha il pr·egio di evitare che il lembo muscolare r imanga tagliato dai fili di sutur·a, ess endo com· preso fr•a due aponevrosi, rruella del gr. obli'{UO e la t ransuersalis; assicura 11 coalito dell'aponevro-"i òel grande obliquo per superficie in vece che per semplici margini; elimina le a bbondanti suture a piani; e, finalm-ente, per la com.pressi.one esercitata dai due rotoli di garza, determina un'azione emos tatica e ~opprime gli spazt morti e i ver::amenti ematici che secondar·iamente li colmano. C . B ARILE.


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RIVISTA DI CRIRURGIA GE~E RALE

Contributo allo studio della ttnlte e dell'appencUolt•. (Statistica Ji 155 operazioni cliniche) - (La CLinica moderna, n. 22, 1907).

PELLEGRINI A. -

In un bel lavoro l'A , concordemente alle opinioni del Santucci, del S ii va, ùel Lejars, ecc., dimostra anzitulto che, come si ha un'Appendicite, così, sebbene più ra1·amente, può aversi una tiflite primitiva. Egli infslli riferi~ce un caso (l s u 135 operati) molto istrullivo di tiRite primitiva acuta ulcerativa con periliflil e suppurativa, in cui, mentre la sintomatologia ed il decorso furono identici a quelli di un"sppendicite, l'e!=:ame macroscopico ed istologico dimost1·ò che l'<lppendice era sana. Il Kelly crede che in q!Jalche caso la diagnosi d.tfereuziale L1·a le due forme morbose si basi sulle emorragie intestina li, sulla clianea e sui fenomeni dissenterici, che possono aversi nelle tifliti pl"im1live: n ell'esempio dell'A. predominarono invece i fenomeni di slenosi intestinale. Ci1·ca !"epoca dell'i'lle1·vento chirurgico l'A., ad evitare fistole stercot·acee, ritiene che esso sia indicato Cfuando il processo sia rafft'eddato; mentr•e I'Jnl er,·eoto d'urgenza è richiesto n ei casi di tiflite perforante con perilonite diffusa. Degli operati di appendicile l'A. studia istologicamente le appendici aspor· tale: ci ta due casi in cui, oltre &ll'appendicite cronica, fu trovato un tumoJ>e fl ogistico del cieco; nota la diff~renza tra _questi tumori, le appendiciti a r~.,rma neoplastica e le neoplasie ciecali, e consiglia l'esame accurato del cieco in tutti i casi dì appendicite, perchè, trovandosi leso, all"appendicectomia possa unirsi una resezione ileo-ciecale. La cu ra medica dell'appendicite, posta in opera in 19 casi, consiste ~el tenere in riposo ed a dieta ussolula !"ammalato, nella somministrazione di oppiacei , nelle applicazioni locali fredde durante il periodo acuto, e calde nel periocio di risoluzione, provocando talora, passato il periodo acuto, la funzione intes tinale con piccoli clisteri di glicerina. La cura chirurgica è da preferirsi, perché, secondo lo Sprengel 1 i l'is u lt.ati del lt·attamento chirurg ico sono, all'incirca, più del doppio più favorevoli di quelli dbl trattamento interno. Essa consiste nell'appendicectomia se l'appendice è sem plice, nella r esezione del cieco se è complicata. Nella clinica chirurgica di Firenze solo in 3 casi su 123 si dovè intervenire a caldo; nei casi operah a freddo l'operazione fu più facile, e riuscì più sollecita allorquando il raffreddamento era completo, perché le pareti del cieco erano meno lacerabili e p1ù facilmente poteva eseguirsi la sutura. Perciò I"A., d'accordo con la.P.laggioranza di ch irur~hi, dà i seguenti consigli negli ammalali d'appendiciltl: Doveroso intervento nelle prime 48 ore: passato questo tempo, é prude nteattendP.re il raffreddamento, salvo ad intervenira per indicazioni urgenti. Siccome anatomicamente non si gua•·isce mai t:la un attacco appendicitico, é consigliabile l'appendicectomia senza a:Spellare un nuo·vo attacco. Gli ascessi perif;lppendico lari vanno incisi solo quando raggiungono un certo volume, perché, quando sono piccoli, l'essudato si riassorbe S;JOnlaneamente. Nei casi di appendicite con peritooile suppurativa generalizzala si deve intervenire al più presto, asportando l'appendice, facendo la toilette asciutta de~ ventre e fognando la cavil8 addominale. Nei casi che vengono operati per ernin inguinale destra e che hanno sofferto attacchi appendicitici, consiglia di unire l'appendicectomia all'operazione alla. Bassioi, prolungando a tale scopo alquanto in alto e lateralmente l'inci~i o ne.falla per !"erniotomia. M. VoLPE .


RIVI STA DI CHIRURGIA GENERALE

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Prof. G. MtNGAZZI Nr . - Sugltlnoonvenlentl ooueoutlvl alla teoDloa della raohlane•t881&. - (/l Policlinico, sezione pratica, fase. 3i del J907). L'A. pubblica un importante caso di alterazioni midollari seguite alla rachianestesia. Il paziente, non alcoolista ne luetico, immune òa altri precedenti morbosi gentilizi e personali, essendo affetto da ernia inguinale, si assoggettò, nel settembre ·J906, in un ospedale di Roml.l, all'operazione per la cura radicale, che fu preceduta da rachianestesia con soluzione normale di stovaina, introdotta con cannula ordinaria un po' al Jisopra della consueta Jocalitù, e cioè, a quanto pare, fra la seconda e la terza ver tebra lombar·e. Essendo riuseita inefficace la pl'ima iniezione, gliene fu praticata subito dopo un'altr·a, della stessa quantità di soluzione. Il paziente ebbd l'impressione come se l'ago fosse penetrato aiquanto profondamente. All'iniezione non segui cefalea, né vomito, né deliquio. Per una giornata, dopo l'operazione, gli parve di nnn avvertire più la sensazione delle gambe; pet• 48 ore solfri ù' incontinenza d'urina; ebbe a nche un decubito sacra le, di cui g uarì ben pr·eslo; non egualmente transitor·ì furono gli altri dis.turbi che il prof. Mingazzini polelte ril~vare nel suo primo esame il 5 maggio 1907. L'infermo pr•esentava paresi del de tr usore della vescica; mancanza dj erectio penis; a ne stesi~ totale in corTispondenza dell'apice del coccige; ipoesle!'ia tattile e te rmica quasi a forma di sella, che comprendeva la regione sacr ale e gran parte delle regioni glutec, prolungandosi in basso, nella regione interna delle coscie, per una zona lineare fino a 5 centimetri dall'inserzione dello scroto; ipoalgia nella stessa sede glutea, ma estesa per cil'ca due centimetri piit in fuori; stipsi enorme; mancanza delrifles~o bulbo-cavernoso; indebolimento unilaterale del riflesso achilleo. L'A., considerando, olll'e a ciò, la mancanza di qualuu,., ue clolore ~pontaueo, Ili tremori fìb r·illari, di ali'Ofìa nella muscolatura della gamba; l'esagerazione è el riflesso r otu leo; il ra pido formarsi rlel decubito sacrale ; la simmetr·ia dei disturbi sensitivi; la comparle~i pazione àll'anestesia, rispettivamente all' ipoestesia, di t~;~Ue le forme di sensibilità, mentre all' ipoestesia sfuggono le regioni della vescica, del perineo e dello sciatico; l'indebolimento del fenomeno achilleo, conclude per una lesione del co nus medullaris. Da tale importante comunicazione ris ulta evidente il pericolo di ledere non soltanto qualche radice della cauda equina ma addirittura il cono, quando l'agocannula s'im merga profondamente e un po' lt'oppo in alto. L'a llerazione pr odotta sarà stata probabilmente un'emorr·agia centrale o una malacia. Riguardo all'esito, la prognosi é « piuttosto seria 'tuoad functionem •. Il paziente ha migliorato negli ultimi dieci mesi mediante una cura razionale, ma non è ancora guarilo. Dal punto di vista medico- legale, l'A. pensa che, se il paziente avesse sparLo quereln per imper·izia da parla del medico, il Tribunale avrebbe per lo meno accettala la querela e mandato al ùiballimenlo l'operatore. C. B ARILE..

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A . BROCA. -Le dita del pledl foggiate a martello. -

(La Presse méd.,

P arigi, n . 71, 4 settembr·e 1907). Le dita dei piedi sono r elalivamenLe spesso foggiate a martello. Questa imper fezione, che ha molla impor tanza nella pratica militare e specialmente nel r eclutamento, può realmente essere di grande impaccio nella deambulazione, quando sopravvengano alcune deter minate circostanze anatomo-patologiche.


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RIVIS'l'A DI CHIRURGIA G ENERALE

Il diLo a martello o ad artiglio è la risultante di una viziosa flessione della seconda sulla prima falange, fatto che costituisce la l ~sione fondamentale, pri· miliva 7 cui s i aggiung e secondariamente, a titolo compensativo, l'iperestensione della terza sulla seconda, allo scopo di riportare il polpastrello del dito in un piano ori7.zootale. I g nari dcll'esutta etiologia di questa iperflessione, noi sappiamo soltan to che s oYente la foggia a ma rtello, nelle dila dei piedi, è una disposizione con· g enit.a, per sino talora ereditaria, che predilige quasi esclusivamente il secondo dito e per lo più d'ambo i lati. S iffatla alterazione da pprincipio, nelle prime epoche della vita, non da 'lussi alcun fastidio e passa cosi sovente iuoss ervata, per a g gravarsi poi gra· datamente in molli casi, fino a produrre soffere nze, do vute non alla sua stessa na.tura, ma alle facili e frequenti complicanze. Queste sono proYocate dalyo s vilupparsi di callositè, con igroma sottostente, in corrisp ondenza della faccia dorsale dell'articolazione che connelte la prima olia seconda falange, giuntura che, a causa dell'imperfezione, viene a trovarsi s olleYata di mollo ;;ul piano di quelle s imilari delle altre d:ta e che perciò deve necessariamente subire l'aUrilo e la pressione della volta della calzatura. Talot·a l'ig roma s'infiamma e s pes$o vu incontro alla suppurazione, cui seg ue un seno fistol oso, che non avendo nessuna tendenza alla g uarigione spontaneA , cos tituisce una tediosa e pericolosa infermità, cui s'a ggiunge non di rado la Jinfoangioite. Altre volte invece il dito a martello, con a dalla calzatura e con i dovuti rig uardi, non arreca alcun disturbo e non s'accompagna nemmeno a callosita. Le complicanze sopra descr itte giustificano adunque i tentativi chirurgrci di cor·rezio ne di questo vizio. P resso i fanciul li si può talora, con o pportune e fperyuenli manovre d'estensione della seconda falange, ottenere la guarigione. Ma ad una certa epoca della vila ciò diviene impossibile, causa la deforma; zio ne delle epifis i falangee ed il raccorciamon lo dei legamenti, che inducono delle vere sublussazioni. Nel pass ato si è fa tto ricorso addirittura all'amputazione o, più sem plicemente, alla teno tomia. Il Brocu ha recentemente studiato e me sso in atto un procedimento opera torio eh e a r reca ottimi risul Lati funzionali. Egli r eseca l'articolazione che intercede tra la prima e la· seconda fttlan~e e ridona così alla parte la sua direzione normale, lasciando integr·a la giuntura tra la falan g ina e la falan getta. l ncide dot'salmente sulla linea mediana, denuda i capi ossei con uno stretto raschiatoio e quindi con la pinza reseca le epifisi. T ol ta la sutura all'ottavo gior' no, dopo due s ettimane egli fa camminl\re il guo operato. Il Broc~ ha cos i trallato molte dila a martello, con effetto radicale. PASSE RA. FrNOCCHI ARO G. -

ID1luenza della enucleazione e 4ello •oap1ulamento 1ullo 1tato anatomico e funzionale del rene. - {Il Policlinico, fa se. 7 ed 8 C, 190i).

L'A. ha eseguilo le sue esper ienze sui cani, tenuti a dieta carnea, e, dopo aver praticato io alcuni lo scaps ulamento doppio del rene, in allri lo scapsulamentCI unilaterale, ha fatto un esame completo delle urine ed un esame macro e micrQscopico del rene. Dall'esa me delle urine ha tt·ovato che : nei primi g iorni che seguono l'ope· razione nell'urina emessa, di cui diminuisce la quantita, v'è aumento dei male-


RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

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1'iali solidi e del tasso dell' urea, eliminazione pi tl pr·onla del hleu di metiiene -e dell'indaco carminio ed un della crio~copico p iu allo. Ciò, secondo l'A., è dovuto alle alterazioui anatomiche causale dall'intervento, mentre al riparato trauma attribuisce il ritor·no alla norma della funzione, perchè, dopo pochi giorni, aumenta la diures i ed il peso specifico ri torna al normale. Dall'esame del rene hR n()tato che: dopo il La~lio della Cllpsuta fi brosa, si ·fOJ•ma una neo capsula, molto piu spessa d ella pr eesistente. Nel tessuto rema le ·da fugaci alterazioni, come il ri gonfiamento torbido, e da una fsse g ranuloso. degli elementi della cor tex-corticis, 19si e sl.retti da galloni connettivali provenieuti dalla neocapsula, si arri va, dopo circa 2 mesi, ad avere gettate connet·tivali più robuste che, addentrandosi nel parenchima renale, impigliano i tuboli ·ed i glomeruli piu periferici. che cadono in fase degenerativa. Da questi risulta ti e da quelli ottenuti in 4 casi di nefr•al!l'ia semplice e di nefralgia ematurica, operati nella clinica del pr<>f. Durante, in cui la nefro.lisi, avendo liberato il r en e da aderenze (riten ute causa principale di nefralgie) e -reso più libero dal s uo inviluppo udipo8o, riesci innocua e di cura radicale, facendo s comparire i dolori e l'ematuria, l'A. ritiene dover essere limitato alla nefrolisi (scapsulamenlo ùell' adiposa) l'intervento chirurgico nelle affezioni renali. Infatti daliP. esperienze sui cani ris ulla che g li efletli benefit:i te mporanei ott enuti nella funziona li la renale in seguito al t.ugl io della fibrosa sono ben pochi in c~nfronto alle alterazioni profonde cui può anda r·e incontro il parenchima renale, avvolto e costretto da un tessuto cicatriziale neoformalo, che tende sempre piu a strozzare il rene. l nvece il rene hb~rato dalla ca psula adiposa, non solo non subisce alterazioni microscopiche visibili, ma dà clinicamente r i·sullati s oddisfacenti. M. VoLPE.

Partloolarl relatlvl alla. teonioa dell' aneateala. 4el midollo aplnale. - (Centralbl . .fitr Chirurgie, n. 29, 1907).

Dott. ToMASCHewsKr. -

L'autore dice come sia attualmente riconosci uto che gli inconvenienti d 1e -si deplorano durante e dopo l'anestesia del midollo spinale, si devono più a errori tecnici in cui it chirurgo incorre, che al meLoùo in sè. Poiché questi ·errori diminuiscano di anno in anno col perfezionamento della tecnica, si ha uaa prova della verità del l'anzi affdrmato, e ciò dà lume a sperare per l'avvenire. Con questo suo lavoro egli vuole richiamare l'attenzione a due particolarità della tecnica : alla qua ntità del liquido cerebro s pinale fuori uscente, ed alla proprietà del mezzo di soluzione dell'a nestetico. P er q uanto riguarda j J primo particolare asserisce che sono s tati descritti casi di lesione tr·aumatica della mem br ana cerebrale, in cui i malati perdetlero gior nalmente alcuni ·litri 'del liquido cerebr o·spinale, defluente con lentezza e che d'altronde esistono dei casi in cui in s eguito al rapido deflusso di piccole quantità dello stesso liquido, comparvero ll!egli adulti vioLenti dolot•i a l capo e nei bambini convulsioni e Chok; causa d i queste complicazioni sarebbe l'iperemia cer ebrale, dovuta al rapido disturbo d'equilibrio fra la pressione del liquido cefalo-rachidico e lo stato di pienezza sanguigna del cet·vello. L'autore poi adduc.e va rie osservazioni, da cui deduce eire è giustissi mo fa r defluire tanto liquido cefa lo-raehidico quanto è il liquido anestetizzante, che s~ vuole immettere. Rispetto ol secondo particolare del tecnicismo dell'anestesia, afferma che i migliori me zzi


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RIVISTA DI CHlRURGIA GENERALE

di soluzione d~ll'anestetico, sono l'acqua distil lata e una soluzione fisiologie& di cloru:-o di sodio e di liquido cefalo-spinale, e che q ue~to ultimo è for se pl'eferibile agli altr i per misurare esattamente il liquido cerebro- spinale defluente e per a doperare contemporaneamente questo liquido come mezzo di soluzione dell'aneslelicf>. L'arutore ha fallo costruire un apparecchio che consiste in un, Cf•mun e tre quarti in cui é innestata una siringa contenente cinque, dieci c. c. m. L'impi e~o d i queslo apparer.chio è s emplice; il 8/, s 'infigge secondo lenote re~ole altravet•so la pelle fino al legamento appicale, quindi si ritira lo >;liletlo del ~;, . e s i assicura nellli siringa, dove può e slSer e e sattamente · misurato il liqu ido cefalo-rachidico, dopo che se n'è lasciata defluire la qua ntità vol uta: si inietta nel cavo spinale una quanti ti! della soluzione anesteticaugutt l~ al liquido sotlratlo. Se s i desidera usar e, come. mezzo di soluzione, il liquido cefalo-rachidico, si fa defluir e una dala dose di questo, e si immette nella sir inga, a mo' di polver e , la necessaria quantità di anestetico sterilizzato. L'uso di quP.sto appat·ecch io ci offre, secondo l'autor<>, i vantaggi di non dis turbare per nulla l'equilibrio della"pressione nello spazio sotto-aracnoideo e di gdranlit•e il perfetto dosaft'gio dell'anestetico. Permette inollre di risolvere l& IJUestione relativa al significa to che ha la con cen trazione dell'anestetico sul cat'attere dell'anestesia del midollo s pinale . F uNAIOLI. Dott. R EICil. - o..ervazionl cltniohe otre& l'amputazione alla Orlttl b&• ate 111 rloerobe consecutive. (Er(ahrungen ùòe r die Grittische Amputation au.f Gr und oon NachzmleNwclu.mge n). - Zentralùlaft jur Chiruruie,

n. 36 del 7 settembre l 907). L'autore, essAndo poco noli i risultati anatomici e funzionali consecutivi all'amputazione alla Grilli, ha fallo t'icerche nella clinica di Bruok su 25 a mputa ti ed ha ulilizzalo anche le stori ~ cliniche di 60 infermi. L'amputazione fu eseguita 1 i volle per tumori mali gni, 25 volte per ulceri della gamba, 6 volte per gan:.;r ena, 5 volte per lel<ioni g ravissime recenti e 10 volte per suppurazioni acute a cui partecipavano · anch ~ le articolazioni Il metodo operativo si.Jimoslrò buono anche ne i casi settici , poicM in alcuni di essi si ebbe la guaJ'ig ione per pt·ima e in molti allri non si ebbero a lamentare la gan gr ena del lembo, la necros i ossea, ecc. Dei 25 operati col metodo Grilli, 18 riveduti fJU&khe tempo do po, p res ùntavano ottima aLtitudine al lavor o ed alla deambulazione: gli allt•i 7, sebbene avessero mon cone sano, pure avevano rinunziato ad apparecchi proletici. Il Reich termina dice ndo che il metodo Grilli dà monconi buoni e idonei per i sosle~ ni di protesi e non produce le più pieeole di· slocazioni della r olula, nè igromi prepatellari. F u NAIOLI. BLUM BEno . - Dlun

alntomo diag nostico Importante nell'appendlolte.

(M unch. mediz. Woch en. n. 27, 1907 e Policlin ico) .

Il Blumberg, Ja circa un anno e mezzo, in casi di lesione recente del peritonco o di un nuovo a ttacco d'infiammazione p:·egresstt, ha riscontrato costantemente un sintomo, che può essere prezioso per definire, in un'appendicite, il mo mento in cui la fl ogosi, propagandosi a l peritoneo, è ancora circoscritla alle par ti limitroft:l dell 'appendice, e sta bilire cosi l'opportunità dell'intervento


RIVISTA DI CHIRURGIA GE:-IJ.i:RALE

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chirurgico sollecito. Il s intomo è questo: quando si preme con la mano sulla r egione appeudicolare, l"infer·mo accusa dolor«.>, che va poi scemando d'intensità fino a spa rire, allorcl1è la mano cessa gradatamente dal comprimere l'addome; se questa, invece, si allon tana in modo brusco, !"ammalato, forse per effetto della scossa i m pres~a al per itoneo da poco infiammato, avverte un dolore pi u a cuto di quello accusato durante la pressione: Le due sensazioni dolor ose, a misura che mi;..:liora 11:1 flogosi del perit.meo, si vanno equiparando, sino a di ventar· minor e e poi a svanire quella dovuta alla repentina cessazione VERDOLlVA. del pigiamento .a dclo minal e.

Prof RIEOI':t di Jena. -

La legatura delfartetla suoolavta al dllopra·.

della cla.vlcola mediante un'incisione l ongttudlnale, aeoondo la. dire-zione del nervi e del vaso. (Die Unterlindunv der A. subelaoia o/Je rhalb de-~ Sclttasselleins miltel.~ liin(J seltnilte.~ in· der Richltmg de r Neroen und rles C~f(isses) . - (Zent ralblall fii r Cllirur!Jie, n. 32 del IO agosto '1907). L'autorE< nell'ultimo semestre di studio ha pl'alicalo, dinanzi agli s ltlclenti, per la legelura dell'arteJ•ia succlo via al di fu o l'i dt>:;rli scale n i un'incisione cutanea longitudinale, che s'inizia all'altezza ùf: ll' apofì~i trasversa della quinta ,·ertebra ce rvicale e prose~ue sino alla melù della clavicola. Dopo il taglio della pelle e del muscolo pellicciaio compai ono nel campo operativo numerose-

vene, che sono legale ed incise e quindi si presenta l'arteria tras,'ers-a del collo, che s'incide ft'a due legatuJ'e. Ben presto si trova il fa scio piu s'lperficiale nervoso e poscia tra lo scaleno anticus e medius si vede un seco ndo ed un terzo ramo nervoso cervicale ed infine, ad una profondità piu gr·ande l'arteria la cui legatura ad onta della pr0fondità d el vaso si presenta facil e in buone condizion i di luce. L'autore d1Cfl che gli studenti tedeschi nella r·icerca. ùi ques ta arter ia prefe riscono questo taglio a quell~ trasver·sale, di cui fanno cenno i trattati comuni di medicina <•pera loria. A ~giunge anche di aver· a,·uto una sola volta l'occa sione di legare sul vivente, per aneurisma dell'aorta, l'arte ria s ucclavia senza produr-re alcuna paralis i nervosa. FUNAIOLI.

G. DooEuL. -

Tubercoloal ed appendlolte. -

(Thèse de Paris, ·1907).

L'appendicite cron ica a forma dispeptica e la pr·etubercolosi presentano lo stesso fJUadro clinico; ambedue s'installano in maniera sorda ed insidiosa alterando profondamente lo stato generale dell'infermo, a vendo molteplici comuni manifes tazioni mor·bos e. In ambo i casi la digestione é rallentata, a ccom-pagnata da dolore diffuso all'epigastrico con gonfiore e fla tulenza stomucale. I vomiti sono fref{u enti e piu frequenti ancora le nau!'ìee; appa re ano r essia, che mano mano "a aumentando. Secondo taluni autori, questa, neg-li ap pendicolari, é spesso el ettiva e s i r irerirebbe sopratulto al vino ed alle carni ro,.se,. donde accade che malati d'appendicite, presi per· tubercolosi, rifiutino di nutrirs i abbondantemente ed abbiano una vera ripulsione per i vini generosi eia carn6' cruda. Da ciò dimagrimento rapido ed estremo e consecutiva grande debolezza 6' senso di costante stanchezza con pallore anemico ed aspetto sofl'eren te. Riguardo alla temperatura notansi degli innalzamenti vespertini.


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RIVISTA DI CHIRuRGIA Gll:NEBA.LE

Nulla attira l'attenzione da parte deil'appendice; non ha v vi dolore addominale fisso, ma soltanto qualche vaga colica, tal volta con pr edominin a destra, accompagnata da diarrea alternata con piu f•·equente stitichezza. I n for me di tal genel'e Lr ascurasi ordinar iamente l't!same della sensibilità alla pr essione, e del piccolo cordone indurito, che potrebber o stabilire uua giusta diagnosi; piutto&to si pensa aù un'incipiente Lub8rcolosi, spesso st crede dì r ilevar e vaghi segni stetoseopièi specifici, sottoponendo l'infer mo alla sovralimenlazione che t-alvolta finisce col p1•o vocare una cri si appendicolare che finalmente permette di fare un'esatta diagnosi Occorre pertan to di conoscere sov ra lullo la possibilità di simile confusione di diagnosi, ~d allora da un lato t·ileverassi l'assenza prolungata dei segni d'ascoltazione, m entre dall'a ltra spiccheranno l'noor~ssia elettiva, la stitich ezza e la r ecrudescenza dei fenom eni tlol ùt·osi nel momen lo della più grande attività della digestione inles ~inale. I noltt·e con una pt•of0nda palpazione io corrispondenza della sede dell'uppen· -dice e piu di soven te nel punto di Mac Burn ey si pr ovoca un dol ore subitan eo, i ntenso che polra esser suscitato nello stesso punto ad ogni esplorazione, e che persiste lungo tempo dopo la sua comparsa, spesso propaguntesi all'om· belico ed all'epigastrio, giacché i filetti del pl esso mesenterico superiore, pr ovenienti dal ;:>lesso solare, si distribuiscono alla totalilà del t en ue inlestino, all'appendice, al cieco ed al colon ascendente e trasver-so. I n un secondo ordine ùi fall.i, l'appendicite è mascherata dalla tuber éolosi e non si attribuisce che a questa malattia lo stato generale del fisico colpito da appellldicile cronica, ~e nessun dolor e !òpontaneo non fa supporr e lo stato del verme. Occorr•e dunq ue veritìcare sempre se i disturbi dispeptici, cosi dannosi ai tubercolo si, non dipendano da un'alterazione dell'appendice che bisognet•ebbe allora aspot·tare. G. B ERN ucct. Doli. STEtNMAN di Berna - Kuovo metodo 41 eateulou nella oura delle fratture . - (Hine neue E:clensions-.\1efltode in der Fr c./; turenbeAancllung). - (Zentralblatt fu r Chi r ur[Jie, n. 32 del 10 a gosto '1907. L'autore dice che i ri sullati della <.ura delle fratture sono, oggi ancora, complessivamente poco buoni e che i più frequenti inconvenienti, consecutivi alle fratture, sono l 'accorciamento di un arto, la ri gidi ta di una at·ticolazione, atrofie muscolari, iper trotìe del callo, decubito, gangrena. Aggiun ge che fra i vari sistemi di cura qnello di Bardenheuet· è uno dei migliori; ma ha l' inconveniente di provocare eczemi colle sue stt·iscie di cerollo. Allo scopo dt rimediare , almeno in parte, ai sopra accennali inconvenienti, l'au~ore ha idealo un nuovo m etodo di estensione che tt•ova specialmente la sua applicazione nelle frallure della diafisi femorale. In cotali ft·atture egli, dopo aver messo il paziente io adatta posizione a l etto, infigge in ciascun condilo femorale due aghi appuntali lunghi otto cen timetri e muniti di larga capocchia ed agli estremi degli aghi, spor genti uo centimet1'0 dalla supertic1 e cutanea, applica delle çordicelle, a cui sospende pesi couven iènti. Cotale metodo estensivo si attua in pocl ti m inuti e godrebbe anche del vantaggio di non richiedere l'attuazione della narcosi, di essere semplice, di non essere doloroso per i pazienti, di non pt•odurre irritazione cutanea nè dist11rbi cir colator i e di potet•si FuNAtOt.t. .adottare sia nelle fratture com pl ical e che in quelle non complicate.


RIVISTA DI CHIRURGIA GE~ERALE

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Un o&lo dl ernia orurale dell'aretere. - (Giornale dell'Accademia di medicina eli To,.ino, aprile 1907).

C. PROVERA. -

l casi J i ernia t!E~g li ureteri finora conosciuti sono complessivamente in numer·o di tredici, distinti in due gruppi: 1° Grttppo delle ernie clell'ureie,.e semplici, diviso nelle due varietà inguinale e cr urale; 2° Gruppo delle emie dell'uretere combinate ed ernie della nesc 1ca. A questa scarsa statistica agg!un-· gasi il caso descritto dall'ttutore t•appre<>entato da un'ernia del secondo gruppo e precisamente da un'ernia dell'uretere con prolasso della vescica, prodottodalle trazioni eser cila'.e sul sacco. Oallo studio del caso in parola e da quello di tutte le ernie di simil genere risulti! come la diagnosi di lali modalità non sia possibile che all'alto opera-· tivo, giHcclré i disturbi della miozirme ed i dolori addominali localizzati agli ipocondrii sono sintomi troppo vaghi, a meno che nell'individuo ernioso e.sisla· dallo stesso lato dell'e1·nia una dilatazione cistica dell'uretere od idronefrosi. N d le ernie uretr·ali semplici l'ut·etere è disposto ad a usa sulla superficie p o· stero- esterna del sacco; n eli e compl i~ate ad ernia vescica! e, l'uretere, dopoaver seguito per un certo tt·atto, fu o1·i dell'anello, il sacco, lo abbandona e si dirige verso la vest~ica medie.lmente. L'uretere, nèl tratto in cui fa eruia, può presentarsi con pareti assottigliate,. leggermente stenolico , con dil:atazione <!istica, donje comprendesi come, nei casi in cui il lume !:'ia ristretto, si possa avere contempot·aneamente idronefrosi. Nell'operazione si deve cet·care di ridurre l'uretere in modo che non subisca infle«sioni, e la prognosi è delle più favorevoli se non esistono alterazioni gravi dell'uretere, che richiedano atti operati vi più complicati. Parimenti dalla statistica, citata rlall'autor e, appare come le ernie dell'urete1•e semplici sieno più ft•equenti come varietà crurale, mentre le ernie uretrali combinalt:l ad ernia vest:icale sono più. fre(juenti come varietà inguinale; trattasi per lo più di lapat·oceli ed il Ialo più colpito é il destro. Per la produz;one di tali ernie sembra logico ammettere che occort•a un'anomalia di decorso dell'ureLere, per la quale, questo r·esla avvicinato alla porta erniaria, oppure che esso sia trascinato dallo stesso peritoneo che prende parte alla formazione del sacco dr~ ll'ernia . G. B ERNUCCI. Dott. GIORGIO MEJER. - Intorno alla oura delle ferlte reoeutl. - ( Uber die Behandlung .f,.ische,. Wunden) . - (Zeniralblatt .fitr Chirurgie, n. 33 1 907). Il dott. Meyer ricorda i p1·egi dt:!lla mussola, consistenti nella facile steri-lizzazione e oell'atlidudine aJ a sso1•bire i liquidi dei tessuti, proprietà queste che raccomandano questo matet•ittle per r icoprire le f'P-rile. Indi accenna agli inconvenienti della mussola rapp1·esentali più specialmente dal fallo che questa, immessa nelle ferite, forma negli interstizi dei tessuti d~visi un corpo straniero insolubile, che s'incorpora co n i fasci del tessuto connetti vale e coi filamenti nervosi durante la costituzione dei trasudati delle ferite P, nel rinnovamento della medicalura, lacera gli s trAti connettivali giovani ad essa ade-. renti; ciò che non è indifferente per il decot·so della guarigione delle soluzioni ùi continuo. Inoltre l'uso della mussola può dar luogo all'inconvenientedi la~ciarne nelle ferite alcuni fìlamenti, che fuozionaoo da elemento ottimo per l'altacchimento dei mic1·o-organismi e favoriscono la suppurazione delle ferile.


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RIVISTA DI OHIRORGIA GENERALE

L'autot•e da due anni adopra, invece della mussola, dei granuli di zucchero •aventi grande attitudine ad assot•bire ~an gue e liquidi dei tessuti e a non con·tra rre aderenze con gli elementi neoformati: i g ranuli zuccherini, c he furono ·dall'autore adoperati insieme coll'acido salicilico, s i possono allontanare dalle f~rite con un getto di acqua e ser vono bene a rendere prontamente ed· energ icamente asciutte le supel'l1ci delle ferile. Il Meyer non ritiene indicata la cura zuccherina nelle ferite grandi e s uppurate ed in quelle che nascondono un pericolo di emorragia, poiché lo zuc-chero non ha valore antiemorragico t~ la riserba ~ol tanto per le ferite recenti _:per f(uelle cioè i cui strati non sono ancora r ivestiti di g ranulazioni. F UNA IOLI.

•GRozzr. - L' allplna nuovo ane•tettoo looale. aprile 1907).

(La Clinica Moderna,

L'alipina, derivato della glicerina, viene usata clall'autore nella sua pr&tica ·da oltre un anno, mostrandosi efficacissima, come anestetico locale, specialmente nelle applicazioni olo-rino-laringojatriche. I vantaggi presentati dal nuovo anestetico sarebbero : 1° L'alipina può sostituire perfettamente la cocaina anche a dosi più de·boli di questa. 2° È superiore aUa cocaina per la perfetta s ua solubilità, per la facile s te-rilizzazione delle soluzioni, per la tossicitti lieve, mentr e il prezzo del nuovo anesletict) è notevolmente inferiore a quello della cocaina. 3° lnieltata a dosi moderate per la tromba d' Eustac hio rià eccellenti ri· sullati nelle otiti medie catarrali croniche-. 4° Parimenti applicata per la via del condotto auditivo esterno e per la tromba, essa ha un'azione favorevol~ in taluni ca si di ronzii d'orecchie. 5° Il mal di gola, qualunquP. ne sia la causa. viene mitigato dall' 8ilipina applicala con pennellazioni o mediante inalazioni: essa presenta sulla cocaina il vantaggio di non provocare alcur.a sensazione eli costrizione nfl difficoltà di degluliz io~e .

6° Da ultimo nella pratica oto-rino-laringologica, l'azione vaso-dilatatrice ·dell'a.lipina è prereribile all'azione va so-costrittrice della cocaina. G. BEnNuccr. maggiore medico. - La our& della t1tllte In r&p\)orto ali& vltamllltare.- (Die Behandlung der Blinddarment•ilndung unter Beruc!.:sichtung miliriirischen Werhllltnisse. Deufsehe mililiiriirztliche Zeilsch rifl ). - 20 lugl io 1907.

RA ~IMSTEDT,

L'autore ~ i intrattiene dapprima s ull'etiologia delle infiammazioni dell'apvendice del cieco, a s~er~ndo di avere riscontrato nella massima parte derlli essudati dell'appendice estirpata dei colibacilli e degli s trettococchl e piu di rado degli stafilococchi e diplococchi. Dopo aver a ccennato alla migliore cc·noscenza dei sintomi clinici, che si ha oggi circa l'appendicite, talchè anche i medici piu giovani ne fanno spesso diagnosi sollecita, egli tratta della cura di -questa malaltia. A questo proposito dice che egli nei primi anni della sua ope· ·rosilà chir urgica e ra in generale partigiano del ntelodo astensionista, riser-


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RIVISTA DI OHIRURGIA GENERALI~

<banJo l'intervento a quei casi, in cui vi era la presenza o la minaccia di una peritonite. P~rò l'esperienza clinica lo ha indotto ad attenersi ora al sistemtt -di operare prontamente Lutti i casi gravi e di trallaro colla cura medica soltanto i casi leggieri. Di 106 casi avuti in cura negli ultimi anni nell'ospedale ·militare di ~Gnster, egli a pplicò a 63 leggieri il trattamento ·medico seguente: faceva collocare l'ammalalo di a ppendicite leggera nella !!ala d'osservazione :lell'ospedale, prescrivendo riposo assoluto a letto e somministrando pP.r 3 o 4 'giorni acqua limonata ed applicando nel luo~o del dolere una vescica di g-hiac·cio. Proscriveva assolutamente l'oppio, perché velava il dolore locale, la c.ui ·esistenza è preziosa per l'orientamento in caso di una eventuale operazione. Nei casi lievi la febbre cade fra il secondo ed il terzo giorno di malattia, me n·tre la regione del cieco perde la dolorabilità.ll quarto giorno comincia va nuovamente l'alimentazione liquida: in caso di slipsi ostinata faceva somministrare un enteroclisma di acqua e sapone; !ad dove proscr iveva ogni enteroclisma in prindpio del male. Fra gli allri 4:1 casi di varia gravita furono da lui operati 13 precocemente ·con esit.o buono, 15 nel periodo inte1·mediario e tardivo, ma 2 furono perduli; 13 poi furono operati a causa dell'appendicite cronica ~ 2 per ascessi fistolos i ·di origine appendicolare. Nel trattamento degli ascessi a ppendicitici fa\!.tore si attiene al metodo ope1·ativo della scuola di Francoforte, la quale in ogni caso di appendicite, sia suppurata o no, cerca di eliminare subito la causa dell'i nfiammazione e non si spaventa di disciogliere, a questo scopo, ogni aderenza e di aprire anche il peritoneo libero: dopo l'es tirpazione doll'appendice ~ lo svuotamento dei focolai suppurativi, qualche volta nascosti, la cavità risultante dalla ferita è accuratamente liberata dalla marcia, e quindi le pareti del ventre sono e strati riunite fino a lasciare un'apertura pet il drenaggio, la quale conduca nella regione dell'appendice eiecale. Termina intine colle seguenti proposizioni: l 0 Tutte le infiammazioni dell'intestino cieco devono essere sollecitamente curate nell'ospedale; 2• I casi leggieri si devono trattare colla cura int~rna; 3• I gravi oppure i casi non bene chiari devono essere sottoposti a pronta <~perazionP- ;

4• N.elle circostanze di ascessi appendicolari o di per itonite generale è da 1'accomandarsi la tecnica opel'ativa della scuola di Francoforte. F UNAIOLI.

-G. Ra:NON. -Ferita d' arma da t'uooo della regione temporale slutatra, oon ataata. Trapanazlone del oranlo e guarigione.- (A rchioes médicocMrur!JiCales du Poitou, 1907, luglio)

Un uomo di 25 anni ebbe a ricevere una sera un colpo di revolver al capo, .a breve distanza. Rimase tuttavia in grado di fuggire. Condotto ·all'ospedale si constatò ch'egli non aveva perduto affatto la coscienza, ma era soltanto un po' eccitato e balbettava legp:ermente. Il foro d'entrata del proietlile, piccolo, rotondo e senza emorragia, aveva 'Sede nella regione temporale sinistra. Il giorno dopQ la temperatura oscillava fra i 3i• ed i 38•,7: l'ammalato per·ò oon si lamentava d'alcun disturbo, benché la sua balbuzie si fosse andata ac-


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RIVISTA DI CHIRURG IA GENERALF.

centuando. Al malti no del terzo giorno, insieme ad un lieve aumento di lempel'atu:-a (38°,3}, con polso a 70 battute, si ebbe a riscontrare nel ferito un' afasia totale. Egli non era più in grado di poter articolare totalmente una pat·ola; ne pronunciava le p d me s illabe per terminare con altre ad essa estranee; inoiLre si lagnava di un poco di cefalea, con proj)ensione alla sonnolenza, da· cui si ridestava solo se interrogato insistentemente. Si procedetLe allora alla trapanazione del cranio. Determinato topograllcamente il centro di Broca, con le misure craniometriche, si rileva anzitutto che il for·o di entrata del proiettile è situato a duecentimetri più indietro di esso e a l un livello alquanto più basso. Il Renon taglia in croce i tegumenli in corrispondenza della ferita cutanea e al disotto del muscolo temporale e del periostio rinviene il pr·oiettile, schiaccietosi contr·o na parete cranica Esso aveva prodotto su quests una linea di frattura a spirale, che circoscri veva un'area di lavol!lto esterno pari all'incirca a quella d'una moneta d'argento da cinque lire. Que:;ta zone, perciò, si esten· deva anche al disopra del centr-o di Br·oca. Trapanando con la sgorbia e col n.artello, dapprima, e poi con la tenaglia ossivora; l'operatore può constatare· che il tavolato interno è pur esso frantumato con formazione di scheggie che deprimono lievemente la pachimeninge, senza aver dalo luogo però a versamenti sanguigni sopra e sottodurali. Introdotto un drenaggio di gar·za fino a contatto della dura madre, si r P.strìng e il laglio delle parti molli con due punti applicati sui tratti orizzontali· della croco, e si medica a piatto. Nello stesso giorno, a sera, la temperatura scendeva a 37°,5, e l'afasia f?ÌIÌ• andava alqua-nto migliorando fino a dileguarsi del tutto in capo a due o t1·0 giorni. Tolto lo stuello, la ferita guarl rapidamente senza complicanze e il malato l'iacquislò, a grado a grado, e pP-rfetlamente, la liberia del proprio linguaggio. Questo coso offre oggi un particolare interesse, davanti all'attuale e tanto dibattuto argomento della revis ione della questione dell'afasia, propugnata. cosi caldamente da P. Marie, il quale nega alla terza circonvoluzione frontale sinistra una speciale influenza sulla funzione del linguaggio, poiché assai me-· glio delle alterazioni cerebrali idiopatiche, quali i tumori ed i rammollimenti, sono> i traumatismi e le osservazioni chirurgiche in grado di portare al riguardo. un contributo di falli ben certi ed inoppugoabili. PAsSERA.

R. TARANTINr. - Sul meooanbmo d'as tone dell'lperemla da atasl alla Bler.. - (ll Policli nir.o, sez. chir., rase. IO del 1907). Varie spiegazioni sono state emesse sul m:>do d'azione dell'iperemia aliA Bier; e l'A., prima d.i esporre le propt·ie ricerche, r·iassume le teor ie deglì altri, distinguendole in quelle che partirono da semplici ipotesi e in quelle dedotte da sperimenti. Fra le prime cita quella di Heller e quella di Cornet, che attribuirono entrambi l'l'llicacia del metodo all'accumulo in s ito dei prodotti dell' attività batterica, i quali per Helle;r avrebbero proprietà germicida pe1· gli stessi germi da cui derivano, per Cornet, invece, avrebbero virtù stimolanti per il tessuti vicini. L'idea fondamentale eli esse è, secondo l'A., insostenibile, perché il metodo si dimo~tra tanto p~ù effica ce quanto più viene applicato in un periodo precoce,.


RIVISTA DI CHIRUIWlA GENERA l, E

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quando, cioò, minore è l'accumulo nei tessuti delle lossine batteriche. Il Bier, poi, tende a riLenere che l'utilità dell'iperemia dipenda da un richiamo in sito rli anticorpi preesistenti; m n l'idea é stata dimostrata inesatta dalle r icerche del Fichera. Nel campo sperimentale, alcuni autori rivolsero le loro indagini allo studio dei liquidi negli arti sottoposti all'iperemia da stasi, allri alle modifica7.ioni istologicbe di essi; altri, in fine, seguirono tulti e due i metodi. Hamburger, con procedimento poco sicur o, credette di dimostrare che nel sier o sanguigno ricco d'anidride carbonica i ~':"ermi si sviluppano meno facilmente . Esperienze consimili, con ris ultati ince rti, pubblicò il Laqueur. Il Donati inoculo simmetricamente negli orecchi di conigl i brodocullure di stafìlo e dii streptococchi, determinando poi in uno solo de~li orecehi.J'iperemiaalla Bier: all'esame istologicocomparativo trovò nell'orecchio tra !Lato una ~ reazione formal i va » molto più accentuala che nell'altro lato. Le rice •·che del Niitzel non ebbero ris ultati dimostral i vi. Il Fichera, finalmente, dal complesso delle sue svariate indagini sperimentali concluse : • Nel.le infezioni acute l'ipeJ•emia da sla si a ccompagnata da edema anche lieve, mediante il rallentamento rlel circolo, la lrasudazione e la d:iapedesi, mentre rende meno fa cile l'infezione generale dell'organismo da parte dei balleri, attenuati ma ancortt notevolmente virulenti, ne llo stesso tempo prepara ad essi un ambiente sfavor evole, sopralullo per l'azione di leucociti migrati, che spiegano in sito un potere fagocilico veramente attivo •. L'A., invece di servirsi per i suoi esperimenti dell' inoculazione di germi palogeni, ha preferito t'icorrere all'iniezione di minimi corpuscoli estranei (inchi ostro di Cina), rilenend0 che tale metodo d'indole generale sia applicabile al caso speciale delle infez.ioni. Egli ha iniettato nei due arti post.e riori di cavie, contemporaneamente, in punti simmetrici ed in direzione periferica, la stessa quantità d'inchiostro di Cina: a ll'iniezione faceva precedere e seguire (in una serie d'esperimenti soltanto segui re) l'applicazione del laccio alla Bier in uno solo degli arti, sì da avere il controllo nello stesso animale. Sucrificava gli animali dopo 3-8 giorni; uno ne uccise al 41° giorno; quindi ne esaminava gli arti posteriori mecroscopicamente ed istologicamenle. Il primo f11tto constatato fu il deposito in s ito della sostanza iniettata negli arti trattati con l'iperemia da slasi, nei quali le ghiandole linft~tich e non fu•·ono mai trovate pigmentate, mentr e nell'altt·o lato esse erano carichA di particelle d'inchiostro. Ciò è da altrihuirsi, secondo l'A., in primo tempo all'ostacolo meccanico oppo::<lo all'entrala in circolo dei corpi estranei dall'aumento della pt·essione venosa e linfatiCtl; affermazione da lui dimostrata r iscontrando uguale reperto in tr e cavie sacrificate poco dopo le iniezioni (anche 10 minuti dopo) quando et·a da escludere ogni altra influenza che non fosse quella meccànica. In seeondo tempo le s uddette particelle sono lrallenule in sito per effetto degli altri due fatti rilevati dall'A. nelle par li iperemizzate: la notevole fagocitosi e la formazione di tessuto connettivo. Sicché il Tarantini conclude che « l'iperemia da stasi agisce, tollo il fattore meccanico del primo tempo, esaltando i mezzi normali di difesa dell'organismo contro i corpi estr-anei (fagocitosi e neoformazione connettivale )n. A questi esperimenti si potr ebbe "obbiettar e che non sono, fot·se, applicabili senz'allro ai l>atter:i i l'isultati ottenuti con polvere in erte o, ~e attiva, esplicante un'azione molto diversa t!a quelli. Anche ammettendo con l'A ., in base alle ricerche del Fichert~, che l'arto Mltoposto all'ipere min Bier possa ritenersi 56 -

Giornale medico.


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lUVIS'l'A DI C HIRURGIA DI GUKRRA

come un organo refrattario contro i germi palogeni, non per questo si può concludere che i germi stessi, fin dal momento in rmi oengono inoculati, si comportino come particelle inerti; se mai , potranno considerarsi lali in seguito, quando, cioè, l'orga no n" avrà annullalo il potere infettante, non dal principio. Ora, col suo procedimento, il Tarantini sopprime propr io la rase che, forse, potrebbe essere la pii1 importa nte: la fase di lotta, cioè , fra i poteri difen sivi dell'or gano e i ~e rmi inoculati. C. BA RILE.

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA Rapporto fra la forza vlva clel prolettW e la gravità cleUele· alo.ol che e ..l poaaooo produrre. (Rapport entre la .force oice d es balles et la gr aoité d es l.Jlessures qu' elles peuoent causer). - (ReDoe d' artillerie , maggio 1907).

Jot.iRNÈE. -

Il colonnello J ournùe, colla s ua s peciale competenza in materia, ha fallo numerosi espel'imenti allo scopo di s tabilire: t o la velocità d'ar rivo che deve avere u n proiettile di una data natura, forma e peso, per mettere uomini e cavalli fuori comba ttimento; 2° la gravi là delle lesio ni che questi proiettili pos· sano cag ionare colpendo uomini e cavalli con dale velocità. l risultati ollenuti, pur non essendo, secondo l'A., cosi completi come egli li avrebbe desiderati, gli sono sembrati s ufficienti per fissare talune conclusioni di un carattere abbastanza generale. E le conclusioni, che io r eputo opportuno ripor tare perché :nteressa no anche la ehirurgia milital'e, sono le s eguenti: 1° Al disotto di un certo minimo di forza viva per unità di s uperficie non s i hanno che contusioni; Risulta dalle esperienze dell'A. che tute minimo è di circa 2 kgm. per cm,! pet• l'uomo; ed é di circa 10 kgm. per cm.1 per il cavallo; 2° La profondità delle ferile penetr anti nelle parti molli è sensibilmente proporzionale alla forza viva per unità di superficie; 3" La potenza distrutti va dei proiettili nelle parli ossee dipende dalla loro fo r za -viva totale; 4• Occor'I' e una forza viva almeno di 5 kg m. per intaccare le ossa dell'uomo e di 16 kgm. per fratturarle sicuramènte (1); per intaccare le ossa de l cavallo la forza viva ùovrebbe essere di 17 kgm., e di 35 kgm. per romperle sicuramente (2); 5• La commozione (shoch) varia nello stesso senso che il prodotto della forza vi va per la s ezione del proiettile e sembrerebbe anche, a un dipr esso, a questa proporzionale. Ne •ieri va che, se si può ucciaere con proiettili di pie· colissimo calibro, quelli di g rosso calibro, a forza viva eguale, banno un effetto fìsi.ologico notevolmente più grande. P. IMBRIAco. (l ) Si deve intendere l'uomo nudo, gìacchè, secondo l'A., per un uomo io uniforme da campagna hlsogncrebbe aumentare, in media, la forta viva di '/•· (:t) Ques te cifro, avverto l'A., non sono ammissibili che nei limiti delle esperienze da lui raue, ossia per l calib·ri compresi fra 6 mm. e Il mm.


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Dolt. E. BrRCHER. - Una rara fedta d'arma ~a fuoco- ElDe 1eltene Sohu... verletzung. - (Correspondenz - Blalt.fiir S chtoeizer Aer·.zle, n. 20-21, t o e 15 ottobre 1907). L'A. riferi!'ce un ~ so di ferita d'arma da fuoco penetrante de l torace, con lesione contemporanea della colonna vertebrale, del midollo spinale, del polmone e del cuot•e, senza morte immediata, e lo g iudi ca straordina riamen te raro, non essendogli riuscito di trovarne uno s imile in tutta la letteratura della traumatologia di pace e di guerra. Esso pr·esenla inoltre un grande in· teresse per i chirurgi militari, per,ché la ferita stes~a fu prodotta da un colpo dell'attuale fucile mod. 1889- 96 dell'esercito svizzero, ad una distanza di 300 metri, e quindi in condizioni identiche delle ferite ver·iticanlisi in RUerra. L'infor tunio avvenne nel ma!Zgio 1906 in Triengen (Lucerna) durante un ese r cizio di tiro. a segno, in cui due amici sorvìvono a vicenda da indica tori. Quello che si trovava presso il bersaglio, venne per impt•udenza colpito alla regione dors ale e s tramazzò a ter·ra. I due medici, che lo visitarono tre quarti d'ora dopo, r iscontrarono una ferita d'arma da fuoco penetr·ante nella ca vità tot•acica. con forarne d'entrata del proretlile cilindro-ogivale in corrisponde nza dell 'apofisi spinosa della s esta vertebra dorsole e fot·ame d'uscita al quarto ::pazio iote rcostale s inis tro, ~td un centimetro in dentro de l capezzolo. Ricoverato nel reparto c hirurg ico dell'ospedale Cantonale di Aa rau, rimase sotto le cure dell'A. fino al 12 settembre dello stesso anno, giorno in cui mor'r, do po una degenza di ben ·1 2! giorni.

Diagnosi clinica. - Ferila da arma da fuoco pene trante del torace , interessante 1'8• vertebra dorsale, il midollo spinale , il ventricolo sinis tro (in s istole), il margine polmonare anteriol'e :;inis lro e la 5• cos tola. Irritazioni dei ~tlntri midollar i del s impatico. Paralisi completa degli organi addominali, degli .arti inferiori, con dis turbi generali sens iti vi, motori i e troflci. Estesa fessura del pericardio e del dia framma. Emo-pneumotorace, pneumo-ematom a della ca·vilà addominale. Nella leller atura della chirurg ia di g uerra s i trovano sovente riferite lesioni di singoli organ i, e in casi più rari lesioni di pa recchi organi simulla· neamente. D'ordinario siffalte le'>ioni di parecchi organi della cavità toracica e addominale hanno un esilo rapidamente mortale e solo raramente arrivano sotto le cure del chirurgo, il quale purtrop po deve assis tere a braccia conserle al loro esito favorevole od infausto. La frequenza delle ferite d'arma da fuo co del torace son divenute notevol· mente più frequenti: Hago nella guerra del nord della Cina ciel i900, su 619 ferite d'arma da fuoco, ebbe a notarne 77 al torace, cioé più del 10 p. 100; nella guerra russo-giapponese Schaefer· ne ebbe il 14 p. 100. Nelle ultime g uerre il rapporto fra le ferite penetranti e non penetranti toreciche ha raggiunto 1'80·90 p. '100 . .-\Ile lesioni degli organi endotoracici par tecipa il polmone con la sua .grande superficie: Garré ne ha raccolto 700, di cui 525 da fucile. In seconda linea troviamo colpito il cuore, che occupa anche una superficie abbas tanza estesa della parete toracica e la maggior pal'le sono mortali: Di 110 ne g ua· rirono solo 3 seco ndo Li!wn, secondo Jamain t6 su 121 , Fischer e Rose flo o -al 10 p. 100. Più rare sono le ferite della colonna ve!'lebrale e del midollo s pinale. Fì-


tlS!

RIVISTA DI OTO ·RIJ\ 0-LARI~ GOI ATRIA

sci•er riferi sce Si morti su 137 nella guerra di secessione, Li.ihe 1"80,5 p. 1(){) nella cnmpa~na l8i0-i1 ; Haga le chiama le più terribili di tutte le ferite. Rarissime poi sono le ferite del cuore, del polmone e della colonna verte brnle. L'A. infine dichiara unica piuttosto che rara la ferita di tre or ga ni vital i, senza morte immediata, come nel caso da lui riferito, in cui all'autopsia ris ultò la seguente : Diagnosi anatomica. - Cistite purulenta. Pielo-nofrite purulenta. Degenerazione adiposa del fegato. Pleurite siero-fibrinosa ndesiva. Aderenza totale del pericardio. ! ncipiente scleros i del cuore e dell'aot·ta. Atelettasia da compres :;ione del polmone s inistro. F erita d'arma da fuoco ·lell'S• vertebra dorsale, del lobo inferiore del po lmone s'inistro, del pericardio, della quinta costola e fe ri ta da strisciamento del venlricolo sinis tro. S PINA.

Sull'uce••o extl'adurale 4'orlglne otlttoa. -(Estratto del Bollettino dell'assoc ia~ ione medica triestina, 1907).

E. RIMINI . -

Prendendo occasione da due ammalati, da lui operati e guarili di ascesso extradurale di orig ine olitica, l'A. tratta questa complicazione endocranica delle otiti. Sull'eziologia conchiude, in base alle s tatistiche, che l'ascesso extradurale si osserva co n maggior frequenza nelle otiti acute, con preferenza anzi nelle fo rmi;! miLi. E::!sO s i avrebbe più spesso nei cas i di olite dovuta al pneumococco. L e vie di diffusione del processo suppurativo dalla cassa del timpano o dalla rnas toide sono, come é generalmente ammesso, vie preformate od erosioni delle

ossa. La sede di predilezione delle raccolte purulente extradurali é, come !?i sa, attorno a l s eno sigmoideo (ascessi perisinusali) o la fossa cranica media. La lor o g ra ndezza varia da quel la di una nocciuoJa a quella di una nor.e. La <:liagnos i è spesso difficile. Secondo l'A. : 1° la febbre manca quasi sempre, ma può osset•vat•si nei casi di ascesso oerisinusale' nella fossa cranica posteriore, quando (conditio sine quct non) la parete del seno é alterata in maniera che i /!ermi piogen i, o le loro tossi ne, possono penetrare nella corrente sanguigna; 2' la cefalea é costa nte, intensa, più spesso nella regione occipilale, meno spesso n ella te mporale, talvolta riflessa nella frontale, ma il caratteristico punto do· lente, tanto sponta neamente quanto alla pressione, é al mar~ine posteriore della mas toide , pe ro esiste solo qualche volta; 3° il risultato dell'esame oftalmosco· pir.o è spesso incerto o negativo, talvolta si riscon tra la papilla da stesi od anche la neurorelinité, ma tale reperto non è caralleristico, esistendo anche nell'ascesso cerebrale, nella meningite ecc., cioè nelle allre malattie o com plicanze otiticlte e nJocraniche ; 4° il vomito e le vertigini il più delle volle man· ('flllo; 5• il polso è rallenta to, come in tutte le affezioni con aumento della prc>S · sione endocranica. Il' reftlrenle ossen ·a che la febbre e la cefalea possono esse1· sintom i poco utilizzabili quando vi ha contemporanea mastoidite. Il punto do· len te a l mt~t•gin e posteri.ot·e della masloide è buon indizio di raccolta perisinu-


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-sale, e Gradenigo aveva già segnalato in questa la presenza di un edema con dolentatura delle parli molli mastoidee, collocato non subito dietro l'inserzione ~el padiglione, come nelle masto ìditi, ma 1 ·:~. 2 centimetri dietro di essa, in un punto che cor risponde allo sbocco d131l'emissario mastoideo. Anche la papillite ·ottica puo esser b uon sintomo per la diagnosi di voluminosa raccolta perisi · nusale , perchè non si osser va nella mastoidite non complicata (Gradenigo). e nelrascesso cerebrale, nella meningile ecc. è associala ad altri s intomi di f)ueste ·<'Ornplicazioni. NIEDOU. Pa·of. D. TANTURRI.- Bara anomalia 41 deoorao del aeno laterale. Traapoalzlone ln alto dell'antro dell'oaao temporale. Attlco- antro-mastot.cleotomla. Ouarlglone. - (Bollettino delle malattie dell'orecchio, della aola e del naso, n. 11, novembre 190i). Il prof. U. Calamida (Alti del decimo congresso della Società italiana di ~ar ingol., di ololog., di rinol.) nel dar conto dE-lle variet& e delle aìlomalie ma·stoidee riscontrate nell'allo operativo su 400 interven ti praticati nella clinica e nell'istituto del prof. Gradenigo, ha riferito che il seno laterale fu osservato in vicinanza del condotto uditivo esterno e tutto affatto superficiale, subito al di ·sotto della corticale, 13 volte (3,25 p. 100), 10 volte a destra e 3 volte a sinistra e che l'antro per posizione lo si trovò anomalo soltanto 5 volte (1,25 p. 100), -2 volte più in ba sso e 3 volte più in alto che normalmente. Ora il Tanturri descrive un caso mollo interessante, in cui il seno, oltre al raggiungere il condotto uditi vo osseo, invadeva il quadrante antere-superiore della mastoide. incrociando la s upet'ficie di decot·so del canale di Falloppio e occupando la regione dell'antro, ·che non esisteva nella sua sede normale nè piccolo, né profondo, ma era in alto ·e molLo distante, in un punto nuovo nella letteratura della topoga·atìa di esso, ·extramastoideo, temporale (squamoso). L'aditus ad anlrum t ra quasi per pendicolare. Sono evidenti i pericoli cui può esporsi un operatore che non tenga conto della possibilità del descritto spost.amento del decorso del se no laterale. L'operatore deve inoltre aver presente che le anomalie di posizione dell'antro possono richiedere, per l'aper tura di esso, la sostituzione di un luogo di necessita al luogo di elezione e che la presenza dtll'antro è, secondo Canèpele e Tanturri, costante, sebbene le sue varie trasposizioni abbiano fatto ritenere ·il contrario a Hassler, Hartmann, Lucches i. Nrwou.

IProf. G. GRADENIGO. -- Sulla parallal dell'abdnoeute nelle otltl. - (A r chicio italiano di otologia, ·rinologia e laringologia, vol. XVIII, fase. 5°). Tre anni or sono il prof. G. Gradenigo r ichiamò l'attenzione su una sin·drome morbosa caratterizzata essenzialmente dai tre Rintomi seguenti: o tile media pur·ulenta per lo più acuta, dolori violenti e continui alle regioni parietale ~ temporale corrispondenti, paralisi del

VI nervo del lato dell'orecchio leso.

Mentre prima di quell'epoca si trovavano soltanto pochi ca si analoghi dispersi nella letteratura, dopo di essa ne furono successivamente descritti numerosi -cai"i. Nella sopracitata pubblicazione, che fa par te di un fascicolo speciale del1'.-\rclaivio dedicato alla sindrome del Gradenigo, sono da questi riassunti i 57 casi g ià studiati e le loro parlicolat•ità. Secondo Gradenigo, il substrato a natomopatologico di questa sindrome, nella sua form a tipica, Earebbe dato dalla difl'u-


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sione, fa vorita da cause di ritenzione del pus, del la infezione purulenta dalla. cassu timpanica alla pun ta della piramide attraverso alle cellule pneumatiche peritubarie ed al canale carotideo. Il nervo abducente sarebbe leso in cort·ispondenza alla punta della. piramide, appena ha a llraver sato la dura madre : s i tt·atterebbe di uo'osteile ci rcoscritta alla punta della rocca con secondariapachimeniogiLe ed eventualmente leplomeoingile circoscr itta. Poichè di solito la lesione si mantiene e x.lradurale, d'ordinario la s ua prognosi è benigno. L'or i· gine riflessa vestibolal'e (Bonnier, Ger onzi) o da compressione dal seno pett•oso inferiore rigonfio ne llo spazio triangolare osteoflbroso pe tro-sl'enoidale (Dor·ello), non sono ammesse, in base all'osser vazione clinica, dal Gradenigo, che !;:piega pur e alcuni casi di paralisi dell'abducente nelle otiti diversamente interpreta ti col fatto che essi non rientrano nella sindrome clinica in parola (casi di Citelli, d i Poli, di Strazza). La sindrome di Gradenigo ha importanza pratica in rruanto che indica che ur~e favorire il drenaggio del pus dalla cassa attravei·so alla apertura naturale o artificialmente praticata o ampliata della membr ana. NrEoou.

Un nuovo •lntomo delle malattie dell'appareoohio eU peroezlone del •uono. - (A r chioio italiano d i otologia, rinologia e la ringologia, fase. 6°, vol. X VIII, 1907).

OsTINO e MooESTINI. -

In nove individui con sintomi di natura labiriotica, come vertigini, vomiti . disturoi del senso statico e dinamico e nistagmo, sempre r ilevarono ristring imento concentrico od a settod del campo visivo ed inversione dei colori. In. due pazienti otorroicì si ebbero tali fatti solo quando si manifestò ritenzionepurulenta e quindi vertigini e vomito. Tale fenomeno oltre avere una ~rande importanza medico-legale negli in fo rtunii sul lavoro, essendo difficilmente simulabile. spiegherebbe in modo differente la inve•·sione dei colori ed il ris tringimento del campo visivo, fi nora consiJerati come sintomi di neurosi trauma tica. R u GA N I.

C. BRuzzoNE. -

L'oftalmo-reaslone alla tuber-oollna ln otolatrl&. - Archioio italiano di otologia, r inologia e larin.gologia , 6• fascicolo, vol. X VIII ,. 1907).

L'A. ha esteso il metodo Calmette anche alla pratica otoiatrica ottenendo esili molto brillanti; però le ricerche essendo non troppo nume1·ose si ri prometle di applicare ancor a, in altri nasi , quest-o elegante ed innocuo mezzo di diagnosi preeoce della tubercolosi. R uGANt. L. RuoAN I e V. FRAGOLA . - Dell'l.nfiuenn. della fatloa •ull'organo dell'udito. - (Alti del decimo cong resso della Società italiana d i laringologia,, d'otologia e di rinol oyia).

Gli autori ri peter ono, ampliandoli, gli esperimenti fatti dal pt•of. Pol i sopra lo stesso urgomento (Archio. ital. d i otol. , r inol., laringol., ottobr e 1894). Le ricer che venner o eseguite nei soldati del presidio di Siena e J'affalicamento fu. di varie specie: uso protratto della bic icletta , prolungata corsa, marcia, altree:;ercitazioni militari, equitazione. Fu tenuto conto della temperatura atmosf&-


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rjca, che alcune volle era molto elevata. Gli autori vennel'o alle seguenti conclusioni: L'affaticamento determina sempre una temporanea diminuzione del potere uditivo, bilaterale e, nello stesso individuo, proporzionale all'affaticamento , di qualsiasi specie esso sia. La diminuzione dell' udito e minore negli allenali al genere di lavoro esefrUÌlo ed é maggior·e negli otopatici. Quasi costantemente si manifesta iperemìa della membrana tìmpanìca erisentimento labirìntico, proporzionali all'affaticamento, dì caratter e transitorio e che nel dileguarsi non sempre seguono di pari passo il ristabilirsi dell'udito . Tali fatti dipendono da semplici disturbi vasomotori o rla un vero stat.o di intossicazione, il che sta in rapporto con il concetto che oggi si ha della fatica, sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista chimico. Queste conclusioni collimano in molta parte con quel le del Poli. Il capitano medico dotl Rugani ed il dott. Fragola hanno dato col loro studio un pregevole contributo alla conoscenza della fisio-patologia della fatica da aggiungere a quelli dati, sulla guida del Mosso, dal capitano medico doll. Altobelli e dal tenente medico dotto. Casarini del R. e~~ rcito e dal capit1.1no medico dalla R. marina dott. Olivi. 11 referente ritiene che sa rebbe s tato pregio dell'opera riportare le risultanze delle diverse prove acumetl'iche praticate, poichè, accertata con esse la qualita della diminuzione dell'udito, ne sarebbe potuta venire maggior luce sul suo modo di produzione. NrEoou. Il radlum nelle aft'ezlonl neoplastlohe larlngee. - (Arch ivio italiano di otologia, rinologia e laringologia, fase 6', vol. XVIII, 1907).

G. FERRF.Rr. -

Le conclusioni alle quali viene L'A., sono le seguenti: 1° Che la laringe acquista un'incredi bile tolleranza all'azione del radium, che conseguentemente questo corpo ha potere anestetico ; 2• Il r adium riduce anche le neoplasie mali gne e quindi è da supporl'e che distrugga quelle benigne in modo che questo nuovo corpo chimico potrà essere usato con vantaggio nella cura dei tumori benigni nei· cas i nei quali l'intervento chirurgico sia controindicalo o gli infermi vi si rifiutino; 3° Nei tumori maligni non è da spe1•are guarigione col radium, tuttavia in 'Juelli inoperabili può esso costituire un buon mezzo palliativo. RUGANI.

P. T ONIETT I. - Clroa U val ore 4ella prova 41 Sohwabaoh nella 41agno•l eU aloune malattie mentali. - (Archioio italiano di otologia, rinologia e larin 11ologia, fase. 6, vol. XVIII , ·1907). L'A. ha praticato a que:'!LO rig uardo numerose ed accurate ricerche nei ricoverati del manicomio di S. Salvi in Firenze e del manicomio di Torino, venendo alle seguenti conclusioni: 1. La conduzione osteo-timpanica negli alienati per alcoolismo cronico, paralisi progre!!siva, lue cerebrale, epilessia e nevrosi traumatiche risulta realmente diminuita; 2. Il fenomeno riesce egualmente evidente coi diapason dal do 6~, sol 96 e do 128;


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3. Il siotoma in paro la, essendo di manifesto valore medico-legale, me- , rila di essere aggiunto ai molteplici che già s i conoscono a riguardo di queste malallie; 4. Che solo una continua ricerca del sinlorna anzidetto, confortata con le metodiche auto11sie, potrà dare ragione del fenomeno e dimostrare l'importanza del segno diagnostico, o a riguardo dell'estensione della lesione anatomica, o semplicémen te in rapporto di disturbi funzionali delÌ'organo uditivo o dei suoi centri. RuGANJ.

Sol oentro larlngeo oortloale nell'uomo. - {Archirio italiano di otologia, rinologia e laringologia, fase. 6°, vol. XVIII, 1907).

G. MASINI. -

L'A. ricor·da due casi di apoplessia cerebrale, nei quali riscontrò paralisi di una corda vocale. Un caso fu seguito da autopsia e si riscontrò una lesione del piede e della metà super iore della frontal e ascendente. Non venn~ro praticate ricerche microscopiche uè della por zione corticale lesa, ùé bulbari. L'A. ritiene di potere affermare che nei due casi, e specialmente nel secondo, la lesione stia a di· mostra re che il centro motore cor ticale laringeo sia nell'uomo unilaterale ed incrociato, senza escludere che possano esistere delle fibre direlle, come si os· serva nelle ~icerche s perimentali sugli animali. RUGANI.

RIVIS'.J.lA DI OCULJ.S'riCA Dott. 0LOFF, medico nella marina militare dell'Impero germanico. -Intorno all'azione del raggllu.mlno•l e dl altre 1peote dl ra.rp •nll'ooohlo. - (Veber die Wirli:ung oon Licltt-und anderen Strahlen auf da8 Auge). - Deutsche militari.irztlielte Zeitsehrijt, 17 Heft, 1907). · Le nostre conoscenze circa l'azione patologica e terapeutica dei raggi ultrasensibili dello spettro sono cosi scarse e, per giunta, cosi contraddittorie, da costituire uno dei capitoli più incompleti della moderna letteratura scienti· fica: il che, del resto, si compr ende facil mente quando si pensi che si tratta in massima parte di scoper\o recentissimA. Ben fece adunque il dottor Oloff a raccogliere io questa monografia (che fu oggetto d'una conferenza alla Societa medica di Kiel) tutte le osservazioni e tutte le ricerche che erano spar se qua e la in pubblicazioni per veri tA non numerose, e ad aggiungervi il contributo dei la sua esper ienza personale: della qual cosa noi· oculisti gli rendiamo grazie in mod o speciale, pe1·ché dobbiamo confess are che finora siamo a ndali quasi tentoni, sia nello studio delle oftalmia elettriche, sia nell'applicazione dei raggi Hòntgen e del radio nella cura di certe malattie dell' occhio. Nessun dubbio, perciò, che l'articolo deli'Oloff sia meritevole d'un largo riassunto; ed io bo creduto di far opera utile col portarlo, quasi per intero, a conoscenza dei miei colleglti dell'esercito, anche nella considerazione che, oggidl, tanto le applicazioni dell'ele llricita all'arte della g uerra, quanto le a pplicazioni diagnostiche e


Rl\"ISTA DI OCULI STICA

le1·apeuticbe di alct~ni dei principali ra g~i ultravis ìbili dello !>peltr o negli stat ilimeoli sanitari militari hanno una diffus ione co::;ì grande, elle e legittimo il desiderio di lutti gli studiosi di rende1·si ra gione di certi fatti e ài certi problemi che, si può dir·e fino a ieri, erano ancorA avvolti nel mi8le ro. E a questo legittimo desidario- c:ome ved ranno i le ttori- soddisfa appu nto il dottor OlotT co11 la p1·esente monografia, la quale, frA gli altri pregi, ha pur quello non comune di farsi leggere non soltanto con profitto, .rna con vero dih:tto. É noto che a s inis t1·a e a destra dello spettro visibile, vale a d irt~ , al di là del 'l'Osso e del violetto, vi !>ono &.llre specie di raggi che costituiscono lo a spettro invisibile" e la cui r efran gibil ita e lunghezza d'onda pr esentano le seguenti differenze : oltre il r osso (raggi ultra-ross1, raggi di Hertz, raggi della telegrafia -senza fili), minima refrangibilità e massima lunghezza d'onda: oltre il violetto_ ·(ra ggi ultravioletti, raggi del Ròntge n, raggi del radio), massima refrangibilita -e minima lunghezza d'onda. Ora, una serie di ricerche recenti;;sime ha pos to in chiaro che i raggi dello spettro invisibile situati al di là del violello hanno Ja proprietà assai spiccata di a gire in modo tutt'affatto speciale s ull'occhio, in ·cui è p<;>ssibile - mercé i mezzi esattissi mi d'esame - s tudiare e dimostrar e le alterazioni analomo-patologiche più fin e, dovute appunto all'azione di codeste luci: s tudio e dimostrazione di grand' inlet·esse pratico, g iacché oggidì le sor· genti luminose costituile dai raggi invisibili di minima lunghezza d'onda sono parecchie, e i loro usi nell'industria e in medicina innumerevoli. Per quanto riguarda innanzi tutto i raggi ultraoioletlt, s i può dire che sono tJen nole - e non da oggi soltanto- le loro propr ietA chimiche fortemente r idultive; e s'ammette che essi spieghino un' influenza di prim'ordine in fotografia , tra!'lformando in sotto- bromuro il bromuro d'argento delle lastre. Inoltre, secondo il Sachs, la luce ultravioletta sarebbe indispe nsabile alla fioritura di certe piante; e Hertel ne dimostrò l'a zione battericida, raccomandando l'applicazione di questa luce nella cura dell'ulcus serpens; la quale propOflla va per ò accolla -colla massima prudenza per i moti vi che chiaramente appariranno in seguito. Mentre la luce solal'e (dopo la sua penetrazione attraverso l'atmosfera) e quella .del petrolio e del gas contengono I·elalivamente pochi raggi ultravioletti, la luce elettrica- in s pecie quella delle lampade ad arco - ne è ricchissima (Staerkle, Meyer, ecc.); ed è in seguito alla s ua azione intensiva, che si produce una forma mollo caratteristica d'infiammazione oculare: la cosi detta oftalmia elettrica . .La parlicolarita di ques t'atl'ezione, per sì lungo tem ;:>o disconosciuta, consiste in .eiò, che, immediatamente dopo la fi s-sazione d'una forte sor~ente luminosa di tal genere, non si mllnifesta &!cun sintomo morboso, neppure la rapida visione di immagini secondarie colorate (contrariamente a quanto avviene dopo la fissa· zione di altre sorgenti luminose, per esempio, del sole): i pazienti attendono tranquillamente alle loro ordiuari'3 occupazioni, come s e nulla fosse accaduto. Soltanto sei o sette ore più tardi,·inso rgono dolori al capo e agli occhi, che si fan •presto intollerabili; sensazione di corpi estranei f1·a le palpe bre e il bulbo; blefa· rospasmo ; 181grimazione profusa; fotofobia. Inoltre s' O!:'serva arrossamento e t umefazione delle palpebre e della congiuntiva associata a miosi; mentre- fatto -singolar·e - nonostante l' intensit.a dei !'intorni reaUivi esterni, le parti profonde dell'occhio rimangono norm<lli nella massima parte dei casi. Del res to, anche i . -sintomi esterni spariscono tanto rapidamente, per quanto rapidamente erano insorti tal più tardi in una o due 8e ttimane), e giovano ad aff'l·elt.arne l~ scomparsa i cataplasmi freddi e le ins lillazioni di cocaina.


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L'autor•e ebbe l'opportunila d'osservare questa forma tipica d'oftalmia elettrica in tre uomini del perso n~le di macchina addetto alla nave di battag lia • Kaiser Wilhelm der Grosse». Si trattava d'un ingegnere, d'un macchinista e d'u n fuochista, i quali, il giorno avanti e a bor·do della stessa nave, avevano atteso per un quarto d'ora alla fu sio ne d'una lastra da corazza mediante correnti· elettriche ad alta tensione ; nella quale manovt•a, che s'effettua in tutti i casi di r iparazioni uq~enli, l' or·chio è esposto 8. una luce così abbag liante nel punt(} di fusione, da poter e ssere a gguagliata a quella degli ordinari riflettori di bordo 10,000-60,000 candele). Orbene , anche in f!Uei tre individui, i sintomi irritativi descritti dianzi non si manifeslarono prima di olio ore circa : il solo ingegner·e affcr·mò che, •rualche tempo prima d'un tal termine e men tre ritornava a terra sulla nave, le onde provocate dall'elica gli erano apparse d1 color rosso-cupo: del res to, fin verso sera, steLLe pel'lettament~ bene come il macchinista ed il fuochista. L'esame microscopico della scarsa secrezione raccolta ne lla zona più infiammata della con~iumtiva, fece rilevare la presenza d'un gran numero di cellule epiteliali, in parte di struttura normale, in parte alterate e ridotte ia framm enti: la qual cosa deponeva per un vero e proprio traumatismo deli& s uperficie <"ongiuntivale. Gli sle~"si sintomi, rifer·ibili a questa rara affezione m01·bosa, erano già stab osservati in parecchi uomini dell'equipaggio delle navi da battaglia« P reussen ,. e " Friedrich KIH'l " , i quali s'erano es pos ti all'azione intensa della luce elettrica. (Relazione sanitaria della M arina. J882'. In una seduta della Società medica di Berlino c; novembre 1906), il Crzellitzer riferì circa una lesione pl'odolla, in cir costanze quasi identiche, dai raggi elettrici, e po~"e in rilievo un fallo, ch'è meritevole della massima attenzione. In una giornata d'esta te, si fac·evano saldature elettriche nel cortile d'una fabbrica di Ber·iino e ;;'impiegavano, a tale scopo, delle fortissime correnti. Ebbene, q uantunque la magg ior parte de)Zii operai s i trovassero a cinque metri di dis tanza dal luogo del lavoro e andassero E.' venissero continuamente, tuttavia dodici di essi ammalarono coi sintomi tipici dell'oftalmia elettrica; ossia, in p rincipio non avvertirono a lcun disturbo , mentre più tai·di, nella notte, furonolormeo lali da dolori violcnti né pot.ellero aprire 'le palpebre. È quasi superfluo il far notare ai lettori che la singolarità di questo caso consiste nel fallo che l'oftalmia elettrica colpì simultaneamente diversi individui che non prendevano JJarte diretta alle s aldature, né stavano formi in vicinanza immediata della sorgente di luce e di calore ; la qual cosa non s i può spiegare se non ammettendo che quella sorgente fosse sovraccarica di ragg i ultraviolelli. L'importanza pratica d'una tale osservazione nella vita delle grandi citta non può sfuggire ad alcuno, giacché l'industria ele ttrica favorisce- e favorirti sempre più nell'avvenire - l'insorgenza di questa forma d'oftalmia: né e da tacersi che anche l'uso delle lampadepel Finsen e di quelle a vapori mercuriali, che, com'è noto, son ricchissime cii raggi ultravioletli e sono impiegate nella cura di alcune malatti& della pelle, fu più volle cau s a dell'insorgenza di sintomi infiammatori oculari viol enti, identici a quelli descritti dianzi li fatto ben constatato eh~. nella massima parte dei casi d'oftalmia elettrica. si notsno soltanto de' sintomi flogistici esterni, meott·e rimangono integre le parti profonde dell'occhio, porta l'autore a riferire le esperìenze c he ìl Widmark e il Birch-Hirschfeld fecero sugli animali per is piegare l'azione dei raggi ul· tl'avioletti sull'organo ùella vis ta. I l Birch -Hirschfel d, sopra ttutto, co' suoi espe-


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r imenti su conigli res i afachici e colle sue ricer·che microscopiche, fece far·e un gran passo alla ques linn ~ . mettendo in rili evo non solo la causa delle rare l?d eventuali alterazioni r·etiniche nell'oftalmia elellrica, ma altresì i rapporti fca queste alterazioni e la luce ultravioleUa. Il risultato più importante di tali ricerche e di quelle deii'O::::neff. dello Strebel, dell'Hertel, dello Schuleck, ecc.~ si è che ordinariamente i raggi ultravioletti nnn possono giungere sino alla retina, ·perché, prima di giunger·vi, son a~sorbiti dai mezzi tr-asparenti - in specie dalla lente cristallina - e perciò, resi innocui: quando invece, (come nel caso dei conigli resi afachici) i raggi ultt-avioletli penetrano liberamente nell"interno dell'occhio a motivo della mancanza della lente stessa, allor·a essi producono le lesioni rAliniche 0sservate dal Cassien, dall'Uthorr e dall'autore medesimo (intorbidamento anulare intorno a lla macula e neVl'ite ottica seguita da atrofia), rimanendone maggiormente danneggiali lo strato delle cellule ganglioneri e •ruello d<!i coni. E dunque all'azione protettiva del cristallino, a ssociata all'involontario restringimento dell'orifizio palpebrale e della pupilla, che è do' 'uta l'innocuità dei raggi ultravioletti per rapporto alla retina, anche quando essi penetrano in gran numero nell'interno dell'occh io. Ma se, non ostante codP.sta aziono pr·oteltiva, s'avverano talvolta delle lesioni r eti niche nell'oftalmia elettrica, è evidente che bisogna riferirle all'intervento d'un'altra causa; la quale causa - come ora si tende ad ammellere - . sarebbe essenzialmente rappresentata dai raggi visi bili dello spettro, c he si trovano, in maggiore o minor pr·oporzione, in quals iasi sorgente luminosa, e la cui azione sarebbe puramente chimica. Qualche autore, a dire il vero, cercò d i :;os tenere che alla produzione delle lesioni retiniche non fossero estranei i raggi ultrarossi (termici); ma quest'ipotesi non ha alcun fondamento, giacchènell'oflalmia elettrica i sintomi infiammatori insor gono, al più presto, sei-otto ore dopo l'irradiazione, dientre é noto che l'ustione prodotta dai raggi calOI'ifici desta subito dolori vivissimi e arr os!c'a immediRtamente la pelle: ollreché il \Vidmark riuscì a dimostrare che la secr ezione lagrimate, l'umor acqueo e il vitreo a ssorbono avidamente i r aggi ultrarossi, rendendoli perciò innocui. Per la proprieta dianzi accennata del cristallino, d'assorbire, cioé, la luce ultravioletta. si potrebbe supporce che esso medesimo dovesse sofi"rirne ~ra­ vemente, massime nei casi d' irradiazione intensa e proh·alta: eppure finora l'accertamento di lesiont del cristallino prodotte da una tal causa fu fatto dal solo Widmark in tre cas i, in cui l'intensi tà luminosa era fortissima. )fa quando si tratta dello scoppio delJulmine, che provoca, si può di re, la formapiù grnve d'oftalmia elettrica, le cose si passa no in modo diverso e si hanno, non di rado, tanto lesioni del cristallino, quanto alterazioni delle m"!mbrane oculari profonde. Il Silex, il Leber, il Pagenstechei', il Reich, il Gonio e altri, riferiscono casi in cui tali lesioni furono molto gravi, qualcuna, anzi, ing uaribile: il BirchHirschfeld, dal canto suo, in un medico colpito dal fulmine vide intorbidamento del cl"istallino· e focolai in fiammatori sulla retina; oltrechè, da una serie di ricerche fatte su conigli esposti all'azione di potenti scintille elettr iche s imulanti il lampo, lo stesso autore venne alla conclusione che il fulmine produce, in un periodo brevissimo di t~mpo, lesioni dell'iride, del corpo ciliare e della coroide. Ora, come spiegare in questi casi la produzione di danni cosi gravi nell'occhio 1 Evid entemeot~ qui la chiusura. delle palpebre e il restr·ingimento pupillare insorgono troppo tardi per proteggere le parti più profonde; e, d'altra par tA, l'influenza eleltrolilica e quella puramente meccanica son tutt'altt·o che trascu-


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rabili. S'agg iunga ancora che, data l'azione puramente distruttmva del fulmine, si può benissimo ammettere che, in un occhio rimasto cieco all'improv viso per etfelto d'una tale causa, le lesioni non debbano essere attribuite soltanto ai raggi ullravioletli, ma ben anche - e forse più- a un'azione traumatica diretta che brucia e dis trugge con una rapidità straordinaria. Checché ne sia, è innegabile cile il quadro clinico d'un'oftalmia elettrica prodolla dal fulmine è mollo più complesso e più grave di quello dell'oftalmia elettr·ica descritta in principio. La cosi della <r cecità da neoe » rappresenta la forma più p ura d'oftalmia dovuta ai raggi ultravioleLLi. Da quanto si può desumere dalle pochissime relazioni esistenti nella letter·atura oftalmologica, pare che quest'affezione sia tutt'altro che frequente e che ins01·ga nelle regioni montuose e in quelle artiche quando, dopo una caduta ab bondaLlte e p1·otratta di neve, il sole illumina vivamente le grandi masse biancheggianti. In tali condizioni, raria- come fu dimostrato - è sovraccarica di raggi ultravioletti, i quali scarseggiano invece nell'atmosfera sopraslante alle pianure illuminate dalla luce so·lare diffusa. Le descrizioni di viaggi nelle terre artiche mettono in rilievo il fallo che, non sol· ·tanto l'uomo, ma altresì le foche, i cani e le lepri sono colpiti da questa malanìa. La prognosi è assai più favorevole che nelle altre forrue d'oftalmia pro· dotte dai rago;i u!Lravioletti; nè si verificò mai il caso d'una cecità ve1·a e propria, nel senso atlri buito dai pL'ofani a questa pat•ola: si ha tull'al più un abbaglia· mento e una diminuzione di chiarezza nella visione, dovuta all'abbondante lagrimazione e al blefarol'pasmo riflesso. Non di rado è atfelta anche la p~lle della faccia, la quale si fa rossa, tesa, dolente, e guarisce, poi, dopo essersi desquammata; il che sembra si debba riferirò pure all'azione dei raggi ultravioletti. Soltanto in pochi r.asi isolati, in -cui agirono simultaneamente anche i raggi luminosi, s'osservò decolorazione dell'tride, ulcerazioni corneali, dilatazione dei vasi retinici, iperemia del [jervo ollico. Circa un'endemia di cecità da neve nel Caucaso, r iferisce l'oculista russo Reich. In qualcuna di quelle regioni, durante il mese di marzo, era nevieato senz'interruzione per quattro giorni consecutivi ; dopo di che, il sole aveva brii· lato con intensità slrllOrdinaria sulle enormi distese bianche delle alte montagne: orbene, una gr!ln parte degli uomini, che erano stati impiegati nella s palatura della neve per render praticabili le strade del Caucaso, furono colpiti da questa forma d'oftalmia. L'esame fece rilevat•e in tutti un grado notevole di fotofobia, lagrimazione, a•·rossamento della cute palpebrale e, in alcuni, sec•·ezione congiunti vale; mentre le parli interne dell'occhio, in specie la t'eliua, erano integre. Per la stessa causa e nello stesso modo ammalat·ooo pure trenta soldati, che il Reich trovò in caserma coricati sul ventre per sottrarre gli occhi a ogni impressione luminosa, e urlanti dal dolore: soltanto nella piu completa oscurità, alcuni di essi furono in grado di socchiudere le palpebre e di andare in giro da soli. L'esame era reso mollo difficile dalla stra ordinaria fotofobia, dal blefarospasmo, dalla lagrimazione abbondante nell'apertura for· zata delle palpebre e dai violenti starnuti; i quali fatti insorgevano perfino alla debole luca d'una candela. Tutte le forme m orbose suddescritte dovute all'azione dei raggi ultravioletti ·(oftalmia elettrica in genere, abbagliamento da fulmine e cecità da neve) pre· sentano indubbiamente de' sintomi infiammatori, i quali, conte già s' é detto, susseguono all'irradiazione di codesta luce nel periodo di sei-otto ot·e, e si re· stringono (se pure si tratta dei soli raggi ulll'avioletti) a colpire le parti esterne -dell'occhlio.


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Ma, indipendentemente ùa tali forme, s'osserva inoltre rl cosi detto abbagliamento nel più stretto senso della parola; abbagliamento che insorge per l'azione dei comuni ras~ai solari nelle giornate molto chiar·e, e che è da atlribuirsi alla parte visibile dello spettro, cioè ai raggi brillanti, i quali, secondo· le osservazioni dello Czerny, giungono fino alla retir.a senza esser quasi afflitto a ssorbiti dai mezzi refrnngenli. E qui non enlran davvero in causa i raggi ultravioletti, perché è noto quanto scarseggino nella luce ordinaria del· giorno diffusa sulla pianura; nè, d'altra par·te, il quadro nosologico dell'abbagliamento presenta analogie con quello delle oflalmie elettriche: per quanto riguarda poi i raggi ultrarossi, noi gia sappiamo che essi vengon assorbili· dalle lagrime e dai liquidi interni del globo oculare. I ca~i più leggeri di quest'abbagliamento si manifestano con un moderato senso di dolor·e: l'occhio a pparisce come affaticato, e presenta tuU'al più una. lieve iniezione congiuntivale, che insorge e si dilegua molto rapidamente. Per· contro, nei casi gravi, quando, cioè, i raggi solari hanno agito intensamente e a lun go, o per via diretta (osservazione d'un eclisse) o per via indiretta (ritlessione d'unC1 specchio), la retina riman sempr·e lesa. Il primo sintomo é una. sensazione dolorosa accompagnata da rapidissima chiusura delle palpebre ; poi segue la percezione d'un'immagine secondaria, per lo più a forma di striscia, per la ragione cht>, durante l'abbagliarmmto, l'occhio eseguisce dei movi-. menti involontari e la picc•)la immagine del sole va, per• cosi dire, scivolando sulla retina. L'esame onalmoscopico fa rilevare una migrazione di pigmento nella regione della macula, e, nei casi gravi, un piccolo disco bianco-gialliccio o giallo-grigio (corrispondente all'immagine del sole), a cui segue uno scotoma centrale che non di rado si fa persistente. Per quel che si riferisce alla profilassi delle varie specie d'oftalmia accennate, l'autore r icorda come si sia accertato che basta una lastra di vetro ordinario e incoloro pe1· proteggere gli occhi contro l'azione dei raggi ullraviolel~i; lastra di vetro foggiata a guscio, in modo da adattarsi bene al contorno dell'orbita e impedir e cosi la penetrazione dei raggi laterali. Ma non bisogna scordare che, nei cAsi d'ofldlmia elettrica, .si ha da tener pure conto dei raggi luminosi, i quali son r esi innocui soltanto da vetri atl'umicati ; e che l'occhio più sensibile è, come s'è detto, quello privo di lente cristallina. Un mezzo, adunque, molto semplice ed efficace contro ogni specie d'abbagliamento consisterli nell'annerire i vetri e le lenti; ma un mezzo anche migliore parrebbe quello di far uso di parecchi vetri piani di colore complementare. Secondo il Birch Hi1·schfeld, il g iallo sarebbe il colore più protettivo; ma, non essendo indicato in tutti i casi a motivo dell'eccessivo ch1arore della luce gialla,. propone, in sua vece, un color geigio-fumo. Lo Schulek l!·ovò indicatissime le soluzioni di Lrifenilmelano nello xilolo, e quelle di oill•obenzi)IO nell'alcool ; e fec~ costruire la sua cosi detta J(ammerbrille (occhiali a camera), che però il Birch-Hirschfeld ritiene troppo costosa e incomoda. Come l'autore accennò in principio del suo articolo, la par•te invisibile dello spettro situata di là dal violetto, contiene ancora, oltre i raggi ultravioletti, 1 raggi Riintgen e quelli del radio (raggi del Becquerel), i quali, a cagione della loro scarsL-;sima visibilità, suo r itenuti, da alcuni autori, quasi innocui per l'occhio; da altri, invece, come dotali di proprie tè. essenziali. Vediamo come stanno veramente le cose. La signora Curie distingue nel radio tre sottospecie di raggi : vale a dire, i raggi aifa, beta e r1amma: ora, se-


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·condo la maggiot· parte d e~l i auto ri, i raggi gamma Sllrebbero Identici ai raggi Routgen ; della qua l~ identità può forse esser una riprova il fallo che entrambe queste due ultime s pecie di raggi agiscono nello s!esso modo s u!J'occhio: vale Il dire, che, se ostacolano lo sviluppo dei germi animali e vegetali , la loro azione batlericida propriamente delta è minima in confronto di 'luella dei raggi ultra violetti: circostanza qu e~'~ ta , che limita a ssai le lot•o applicazioni terapeutiche. Contrariamente a l Oarier, il quale attribuisce a questi raggi un!l speciale azione a nalf.'{esica e, nello sle~so tem po, stimolante, e dice d'averne ottenuto buoni effelli nel distacco r etinico e nel glaucoma, la maggior par'le degli osservatoi'Ì si mostra più o meno scetLica a Lal riguardo. É ben vero che una e nerg ica irradiazione nei casi di ulcus rodens della cor nea e di tumori malig ni ·delle palpebre e della congiunti va condusse qualche volLa a g uari gione lem·poranea ; ma è ullreltanto vero che le r ecidive !'li verificarono con frequenza non minore che con g li altri metodi di cur·a. Inoltre, il radio ha la pericolosa propt·ieta di produrre ulcerazione e necrosi della cornea dopo dieci minuti d'azione intensiva; il che espone al rischio di guarire l'ulcera rodente colla produzione d'un'altra specie d'ulcerazione. I risultati che s'ottennero, sem pre con questi raggi, nella cur·a deltracoma ·non corrisposero all e speranze. Il Birch-Hir schfeld e lo Stargat·dt riuscirono, è vero, a produrre notevoli modificazioni nei follicoli della congiuntiva per mezzo dei ra~gi Ronlgen ; ma non o ttennero, in fondo, alcun impor·tante ef·fe Llo terapeulico. L' Uthoff non osser vò mai, dal canto suo, che il radio spiegasse l'lu i tracorna un'influenza più favorev ole di quella degli allr·i mezzi di -cura; e il Gama Pinto dichiara di non averne ottenuto che risultati negati vi. Ma v'ha di più : il tentativo di agire co n questi raggi sulla cornea e sulle mem· brane ocula ri profonde allo scopo d'arrestare un processo infiammatorio, si risolve niente meno che nella provocazione di varie lesioni (caduta delle ciglia, ·Congiunti vite, in fi ammazione dei margini ciliari, della cornea e dell'iride) anche quando l'irradiazione è moderata, e colla circostanza al{g ravanle che la congiuntivite prodotta dal radio decorre sempr•e in modo tumulluoso. Un altro fallo degno di nota e il seguente: le forme morbose or accennate e consecutive all'azione del radio o dei raggi RiJntgen non insorgono mai prima dt quallordici giorni dalla prima irradiazione: il che prova che quest'azione ha un periodo abbastanza lungo di laten:za, come s'è visto a'•venire anche per i ra p-gi ull!'aviolelli. È indubitato che il cristallino possiede una speciale facoiLà di resistenza per rapporto a quella partE~ dello spettro invisibile che si tr·ova di la dal violetto; della quale facollà l'autore fece menzione parlando dei raggi ullr~vi oletLi e dell'oftalmia elettrica; ma, relalivam~nte ai ragg i Rontgen e a quelli del radio, la ·sua azione protettiva ver so le membrane profonde dell'occhio è di gran lunga minore. Infatti, io un caso di lupus frontale tra!Lato coi raggi Ròntgen, Himmel consLatò una vivissima fotofobia che egli attribui a eccitazione del oet·vo ottico; nè è da tacers i che, dalle espet•ienze del Birch-Hirschfeld sugli animali, risulta che il n ervo ottico vi ene offeso tanto da'i raggi Rontgen quanto da quelli del radio, e che un'irradiazione non di molto superiore a quella richiesta da scopi lerapeutici è ~ià s ufficien te per pl'odurrre un'atrofia ottica sperimentale duratura. Par e inoltre che i raggi Ronlgen spieghino un'azione nociva diretta sulla retina, in specie s ulle sue cellule ganglionari ; ma fortunatamente questi sfavorevoli 'f'isulLati s i verificano sollanto quando ia durata dell'irradiazione !Supera quella <ielle ordinarie applicazioni diagnostich e e curative (u no-due minuti, e coll'n8o di


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speciali mezzi pro letti vi), benché i casi del Birch-Ilirsch feld e del W Il d stiano a dimostrare che, nonos tante ogni pt'ecauzione. le lesioni retiniche possono avvenire ugualmente. Per ullimo, l'Oloff si occupa della oisibilità dei raggi Rontgen: visibilità che. in principio, fu negata dallo stesso scoprilore, mentre veniva ammessa più lardi da altri osservatori (Himstedt, Nagel, Crzcllilzer), quantunque in grado minimo; e ciò perché i btlstoncelli della nostra retina non possiedono una sensibilità sufficiente pet' raggi, la cui lunghezza d'onda è ugualme nte minima; precisamente come rorecchio non può pet•cepire che vibrazioni d'una dalo lunghezza d'onda. E, per contro, indubitalo che il radio pos siede, per rappot·Lo alla retina, un'azione luminosa evidentissima, giacché esso, cometulti i sali d'uranio, è fosfoTescente. Una piccola quantità di radio (alcuni millig rammi) emana già una luce bastevole per far riconoscere, al buio, l'ora su 'un orologio da tasca ; e se la stessa quantità viene avvicinala a un occhio chiuso oppure coperto da uno ·schermo o dalla mano, l'individuo riceve una distinta impressione luminosa, per .il fallo che la lente cristallina e il vitreo diventano fosforescenti: ossia, s i forma una sorgente luminosa nell'occhio medesimo. Questa proprietà fosforescente indusse il Javal, il London e i coniugi Curie a servirsi del radio per la diagnosi -delle malattie del fondo oculat·e e per l'is truzione dei ciechi: e i loro tentativi produssero una grandissima impPes sione, in s pecie quando si seppe che erano riusciti a rischiarare tutlo il campo visivo in un r<.i gazzo affetto da distacco retinico, avvicinandogli il radio, e a ridestare, con lo stesso mezzo, una distinta ,impressione luminosa in individui ch'eran divenuti ciechi in seguito a opacità considerevoli dei mezzi diottrici anteriori. Molli ciechi inguaribili e molti individui. la cui funzione visiva era notevolmente ridotta, si lasciarono cullare dalla speranza di riacquistare la vista; ma pur tt•oppo nessuna speranza venne realiz:.zata , e i tentativi falli nei casi di atrofia ottica e di g hiucoma assoluto ebbet·o esito negativo. La cagione- dice l'Oioff -di codesti insuccessi è semJ?licemente la seguente: non s'era pensato, cioè, che la condizione prima ed essenziale dell'azione luminosa del radio è un apparecchio oculare normale e sensibile ; la .quale condizione manca naturalmente negli individui affetti da cecila, intesa .questa nel senso strettamente s cientifico. Né v'è da a~petlarsi alcun t·isultato positivo dal radio neppure in quei cosi in cui si voglia mettere bene in rilievo i !'estringimenti o le lacune del cam po visivo non suscettibili di notazione s ui diagr·ammi, perché la sensazione luminosa provocata con tal mezzo e troppo .diffusa e perciò non adatta allo scopo. Se i lettori hanno uvuto la pazienza di seguirmi fino al termine di questo riassunt0, credo s'accorùeranno con me nel r iconoscere che l'Oloff ci ha dalo, col suo .articolo, la miglior r ivista sintetica elle mai si potesse desiderare sull'ar•gomento dei raggi ul\rasensibili in rapporto coll'occhio. Tuttavia non posso esimermi dal 1'at·~li un appunto pl'ima di finire: egli che ha raccolto così scrupolosamente la bibliografia internazionale, non ha fatto il minimo cenno dei la vori italiani, neppure di quelli pregevolissimi del Bossalino, del Pat•do e del Guglianetti, che figu-rano negli Alli di recenti congressi scientifici. Ma ahimè ! l'autore mi potrebbe rispondere che egli non ha fatto altro che s eguire l'esempio d'una parte- e non piccola- di autori italiani, i quali, tralasciando le gemme nostrane, rintracciano ·e citano ogni più misera quisquilia straniera, il cui pregio spess o consiste soltanto nell'essere espt'essa con gerog lifici che pochi conoscono e pochissimi .comprendono a stento. Chi sa di non aver pecca to, sca.gli la prima pietra. TROMDETTA .

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Dott. EziO MARR r, capitano medi.co.- Del rapporto fra accomodamento relativo A, (ed Asl e •euo della terza dimeu•lone, uel monoouU. -(An· n ali d'ottalm ., fssc. 9, IO, 1 t, 1907). Il dott. Marri in questa memo r ia, nella quale si rispecchia la severitil degli studi che s i compiono sotto la direzione dell'illustre prof. Reymond, tratta. un argomento intor no al quale lo stesso pt•ofessore fin dal 188\, con il suo studio " sui rapporti dell'a ccomodnmento con la convergenza », riuscì a stabilire delle leggi di ottica fisiologica vive e vitali. L'A. con una serie di esperimenti rigor•osi e beo condotti, si prefigge di ri· cercare il rapporto che corre fra l'accomodamento relativo ed il senso della terza dimensione in soggetti privi dJ un occhio; e se all'estensione maggiore che il primo acquista col tempo , corrisponda uno sviluppo adeguato per il secondo. Accennato alla teoria di W ùndt, che distingue nella percezione di profondità due generi di fattori . primar i o diretli, secondar i od associali ; entra in argomento riassumendo a g randi tratti i lavori deli'H ilckes e del Grussenùorf, come quelli che banno maggiore attinenza con le ricerche che intraprende: ed i cui risultati ~ono in opposizione con quelli ottenuti dal Reymond e dal ~ Pfalz, conf~rmati invece dal Mauri nei r·isultati degli esperimenti instiluiti, e· che riassume con le seguenti deduzioni: a) L'estensione del campo di A" nei monoculi, si mantiene n ei primitempi, dopo l'azioM della causa morbosa o violenta, dentro limiti inferiori del> nor·male, riferendosi a confronti stabiliti con soggetti di controllo; b) In pr ogresso di tempo l'estensions-di A, subisce aumento progr essi\·o· sino ad uguagliare e superare i soggetti in cui si abbia visione binoculare in· legra e refrazione fisiolo gicamente normale; e più che si procede in avanti, il detto campo nei monoculi tende ad uguagliarsi e confondersi con l'estensione totale dell'accomodazione assoluta (A 1); c) Il senso di profondit-à presenta nei primi periodi dello stato monoculare una riduzione maggiore di quella che presentino soggetti resi a r tificialmente monoculi a scopo di co nfronto. e tal e deficienza si aggira in limiti più bassi di quel che proporzionalmente non discenda l'estensione del campo di. accomodamento relativo, nei soggetti medesimi; · d) Il senso di profondità subisce col tempo negli individui resi permanentemente monoculi, un raffinamento continuo e progressivo, (al contr ario dei risultati òttenuti da altri osservatori) e tal fatto é nella massima parte dei ca si in rapporto di rello col progressivo aumento del campo di accomodamento r e! ali VO. CANNAS.

DotL D. BASSo (Genova). - Sull'oftalmoplegla traumatica lntema 4& oolpl ooutandenU del globo ooulare. - (Ann . d'Oltalm., fase. 9, 10, 11 , 1907). La midriasi paralitica, come pos tumo anche permanente di una contusione del bulbo oculare, é un fatto tutL'allro che raro. Il sustralo anatomico, di questa lesione è, pero, tuttora sconosciuto. Prevalse, finora, quando mancano lesioni visibili dci tessuti colpiti da paralisi, l'inter pretazione data dal Wecker e dal Vennemann che l'attribuiscono a lla scossa nervosa molecolare (shock)· subita da tutLi i tessuti dell'occhio, estendentesi anche alle terminazioni nervose ed al protoplasma delle fibre muscolari, paralizzandole.


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L'A. con osservazioni cliniche e con esperimenti, esprime l'idea che l'oflaltraumatica possa, dal lato patogene tico, entrare nellA categoria delle così dette lesioni indiretl·~, assieme alla commozione della retina, r ottura della coroide, ecc. È le teorie che asseg nano al nervo ottico il compilo nella produzione di queste lesioni (rotazione forzata del bulbo, compressione del nervo, trazione delle fibre nervose, ecc.) sono quelle che l'A. ritiene si adattino rueglio alla spiegazione del fenomeno pupillare. Nel momento di questa trazione, torsione o compre ssione del N. O. i nervi ciliari possono esser Jesi o compress i dal sangue strava sato sia pt'ima del loro ingresso nell'occhio, sia lungo il trag itto endosclerale. Da ciò la paralis i o par esi della pupilla e dell'accomodazione, più o meno duratura, a seconda de ll"entità della lesione. CANNAS. mople~ia

Dolt. J. DE LA UTSHECRET. - Della neoe••ltà dell'e•ame completo degU oochl nel tTaumatf•ml ooularl. - (De la nécessité de l'examen complet des ueu:.c, dans les t raumatismes oculaires). Ra pport présenté au premiar congrès national mèJical beige des accideots du travail etc : Bruxelles, 19 mai HlOì. - (Recueil cl'opltlalm., seplembre 1!)07). L'A. tratta un argomento della massima importanza, quale è quello della condotta che deve tenere un medico, chiamato per il primo ad accertare una lesione dell'occhio da infortunio, nell'interesse della reciproca responsabilità delle parti. L' imparzialità assoluta della. quale il medico de ve rivestirsi io questa circostanza, l'obbliga ad essere molto preciso nel rilevare i faLli dell'organo leso al momento dell'infvt'tunio. Ferma perciò l'attenzione del lettor e sulla necessità di un esame completo, rigoroso, dell'occhio, appena avvenuto l'accidente: t o per assicurarsi che non esistano complicazioni recenti nelle membrane esterne ed inter·ne; 2' per rilevare lesioni eventuali congenite od acquisite, preesistenti all'accidente in causa, e delle quali il ferilo potrebbe io seguito valersi per reclamare un titolo d'in capacità professionale. Post-O l'argomento su queste basi, l'A. fa un ordinato e metodico riassunto delle lesioni oculari indipendenti da accidenti, la di cui natura può dar luogo a contestazioni ed a differenti interpretazioni, e che perciò occorre rilevare fin dal primo esame. Per facilitare quest'esame, e sopratulto per attirara l'atlenzirJDe del medico, propone uno schema !.la riP.mpirsi attentamente e coscienziosamenle dal sanitario, specialis ta o non, chiamato a curare un ferito. C-.NNAS.

Dott. JEAN GALEzowsKr. - Emorragie preretinlohe. iiniennes) -- (Recueil d'ophtalm ., septembre 1907).

(liémorragies preré-

Premessa una rapida bibliografia s ull'argomento, studiato specialmente in l nghillerra e Germania, l'autore ri porta quattro osservazioni personali che r itiene interessanti per de lle particolarità presentate. Nella i•: avrebbe notato delle emorragie di tutto il polo posteriore dell'occhio, dovute a rottura, consecuttva ad occlusione della branca infero-interna dell'arteria centrale della retina, assorbilesi s pontaneamente, con reslitutio -acl integr um della funzione vis:vo. ~7 -

Giornale medico.


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RIViSTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA

Nella 2•: emorragie preretiniche atipiche per la sede (regione equatoriale e dell'ora serrata). Nella 3': emorragie prereliniche classiche: (polo posteriore e J"egione della mawla). · Nella 4 : Esame a natomico in occhio affetto da g laucoma emorragico; emorragie preretiniche multiple disseminate: nello spessore della retina, immediatamente al davanti di essa, nel corpo vitrio, con disposizione del pigmento ematico sotto for·ma di filamenti, nell'interno di esse. . Nelle due prime osservazioni l'autore ha intere~se di dimostrare: a) che l'emorragia può avvenire nella parte equator·iale come in quella macular·e, ritenutA finora esclusiva r egione ove desse, pe r rag ione anatomica, potevano verifka rs i; b) che l'emorl'agia cruanùo si veri fica nella regione della macula, può este nù ersi fino all'equatore. CANNAS. DolL C A MILLE FROMAGES.- Ottalmte purulente e paeuclo-membranoae non cllfteriohe, guarite ool alerÒ antlcllfterloo. - (Ophtalmies purulentes et pseudo-membraneuses 110n diphtériques gr:.éries par le serum antidiphter ique) (Anna/es d'oculist, seplembre 1907). ·

..

L'auto re illus tra due casi di grave oltalmia purulenla, riconosc iuti per pneu· mococcic.he da l r eperto batteriologico, g uariti mediante la s ierote1·apia. antidifterica. Ne deduce che il siero antidifterico possiede allr·a virtù oltre la sua proprietà s pecifica, e c0ncl ude proponendo questo mezzo, assolutamente inoffe nsivo anche per i neonati, tutte le volte che al clinico si presentan_o çasi g ravi consimili, senza attendere il risultato dell'esame balterioscopico. CA~NA S .

.RIVISTA DI ANATOliiA E FISIOWGIANORMALE E PATOLOGICA A. LusTIG. - Bui nuoleoprotelcU baoterlol e loro proprietà lmmunlz~antl. - (Lo sper imentale-A r cltioio di biologia normale e patologica).

L'A . in questa nota tratta dei nucleoproteidi batterici come mezzo immunizzante. Essi sono dei prodolti fosforati provenienti dalla d'isiotegrazione della cellula batterica, molto complessi e diversi dalle tossine batteriche che sono pt•odotti di segrezione dei microrganismi. Accenna inoltre alle propr·ietà chimico- fisiologiche e biologicl1e dei nucleoproteidi dei te ~suti in generale, che formano Jo stroma del protoplasma degli elementi istologici, e descrive i varii metodi coi quali si estraggono dagli organi, differenziandoli dalle nucleo- albumine che hanno diversa r•eazione e fondendoli coi nucleo-istoni. 'fra le proprieta biologiche bisogna ricordare quella coagulante del sangue, allorquando si i niella il n ucleoproleide in una vena di un animale; l'atione dis truttrice sull'emoglobina, che esercita il nucleoproteide del timo, del rene e del fegato ; quelle catalitiche esercitale dai nucleoproteiùi del lie vito di birra, i quali rap-


RIVISTA DI ANATOMIA E FlSIOLOG IA NORMALE E PATOLOGICA

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presentano parLe della costituzione protoplasmalica del saccaromiccs, ed infine l'azione a ntagonista esercitata in seno ai tessuti viventi dai nucleopt·oteidi provenienti da elementi istologici di diversa natura, quando vengono in contatto con gli elementi anatomici dei varii Ol'gani, cioè ùecrosi di coagulazione. degenerazione, vacuolizzazioue e disfecimento cellulare, ecc. Tali proprietà biolc•giche dei nucleopJ•oteidi degli elementi islologici dei tessuti somig liano a quelle esercitate dai nucleoproteidi batterici, i quali poi avrebbeJ'O, a differenza dei primi, delle proprietà tossiche specifiche, ed una la più importante cioé quella immunizzante, dimostrata pel primo da Galeotti coi nucleoproteidi del bacillo del colera prima e della p ~s le dopo, ed in seguito con quelli di altri microrganismi quali il micrococcus ureae, la sarcina gialla, il b. prodigioso, del carbonchio. A scopo immunizzan te i nucleoproteidi balterict finora usati sono: quelli del b. dd colet·a asiati..:o, del carbonchio e della peste bubbonica. li nucleo proteide del primo, isolato da Galeotti nl:ll 1896 e recentemente studiato da Schmitz, iniettato in quantila variabile da t a 5 mmg. per cento gr. di animale una o due vol te, confertsce dopo 24 o 48 ore un forte grado ài immunità ed è innocuo; a dosi piu forti diventa tossico. · Quello del b. del carbonchio, isolato e studiato dal Tiberti a Firenze, immunizza con tro l'azione di culture virulente di carbonchio, gli agnelli, ai quali si sono inoculati da 5.5 lino ad 8,1 mmg. di vaccino per due volLe. L'immu· nizza;:iooe con questi due vacci ni é r•imasla nel camp0 sperimentale, mentre quella col nucleopr·oteide del b. della peste bubbonica da diver·so tem po è entrala nel campo pr·alico. I primi a studiar·e le pr oprietà immunizzanti dei nucleoproteidi di questo bacillo furono il Lustig e Galeotti, ehe li estrassero da ~ulture virulente, e li iuoculat>ono ad animali da laboratorio confer·endo ad rssi una immunità attiva. Si ebbe un vaccino antipeslifero cbe por ta il nome dei due AA., dichiarato, in seguito a ricerche e seRuite nel laboratorio di Berna, preferibile ~ lutti gli altri vaccini anti pestiferi: di Haffkine, di Calmelte e della eommissione di Germania, sia perché si altera meno facilmente e si può conservare più a lungo, sia perché si può inoculare in dosi esattamente m:su rate. Tale vaccino ha proprietà curative per le forme piu comuni di peste bubbonica ed ha avuto largo uso negli ospedali per appestati a Bombay, con buon esito. L'A. enumera gli inconvenienti rilevati dal metodo di immuniz7.azione col vaccino di HatTkine, fin ora il più diffuso nella pratica , come le infezioni secondarie, il tetano che ~pesso s i sviluppano, e la brevila del suo potere immunizzante come fu dimostrato da Wigoura nelle scimmie. In ullimo tralla dell'azione quasi innocua del nucleoproteide della peste iniettato all'uomo nella proporzione di 2 mmg., come e bbe a constutare inoculandolo su se stesso e su altt•i dottori del laboratorio. Si ha let!giera e fugace reazione febbrile e loeale, disturbi generali passeggeri, che finiscono in 24 ore. L'uomo é molto !';ensibile al nucleoproteiJe della peste, sensibilità che va per dendosi colle s uccessive inoculaziooi il che dimostra il facile potere immunizzante di tale vaccino. Questo èl stato largam ente usato negli ullimi anni in tutti i paesi dove in fieri va la malattia specie a Buenos- Ayres ed in Australia attenendosi degli ottimi risultati che non si sono avuti col vaccino di Hatfkine. La dose usata per la vaccinazione fu · di 2 mmg. di vaccino per 2 cc. di carbonato di sodio al 0,5 p. 100, attenendosi un'immunità assoluta dai vaccinati in confronto dei non vaccinati che vivevano nello stesso paese infetto da peste. I nfine l'A. enumel'a tutti gl i altri metodi di vaccinazione antipestifera, che non hanno però avuto alcun seguito nel campo pratico. BEVACQUA.


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RIVISTA DI .rl.~ATO:MIA E FISlOLOGJ.A. NORMALE E P.HOLOGICA

S. P LACZEK F. KRAUSR. - Ar&onlte c erebrale &dealv& olrooaorltt& - (Zur Kenntnis der umschriebenen A rachnitis adhae8ioa cere&ralis).- Berliner Klin. Wochensc~rift, n. 29, lu glio ·1907. Se~uendo una raccoma ndazione dell'Oppenheim di

pubblicare ogni O!"servazione falla nel r.ampo della chirurgia del sistema nervoso, gli autori rifer•iscono una storia dinica importante sia fJer la fenomenologia presentata eper l'esito dell'operazione, sia come confer·ma alla possibilità, g ià ammessa rlal Krause e dall'Oppenheim, di un incistamento di liquido cerebr·o- spinale tra le mag lie dell'aracnoide in modo da dare la sintomatologia di un tumore. Il caso clinico s i riferisce ad una signora di 25 anni, figlia di genitori sani. Incertezza nel camminare e vomito, che si r ipeteva da qualche tempo, diedero, il 5- 1·07, luogo ad un consulto, nel quale si r ilevar ono i seguenti sintomi: pallore accentuato, scattimento della nutrizione generale, cefalea, vertigini, diplopia, vomito, paralisi completa del facciale destro; legger•a plosi 11 deslra. limitazione dei movimenti dell'occhio destr<', in minor gr·ado a sinistra: r eazione nor male della pupilla, né indizio di slasi nè di flogosi nella papilla: sensibilità intalla. L'es ame elettrico non rivelò alcuna alterazione nell'eccitabilitit nervosa dei muscoli della faccia :sia alla corren te faradica che galvanica. Colla percussione sull'occipite non si svegl ia io modo costante sensazione dolorosa. Nella posizione dorsale gli arti hanno movimenti normali; i riftessi agli arti infedori sono vivaci. L'andatura è caratteristica: si esegue con fatica a zig-zag ; ram· malata barcolla e tende a cadere a sinistra. Anche stando in piedi a occhi aperti dà segno di barcollar·e. Normale è l'acutezza dell'udito, integra la psiche. Con una certa probabilità si potè stabilire che dapprima si sono manifestati i disturbi della deambulazione, poi la pa:-esi e paralisi dei muscoli d~:~gli occhi e in ultimo la par·alisi del facciale. In base a quesli sjntomi ge nerali e di focolaio la diagnosi che si presenta,·a. era di tumore nella fossa cranica posteriore destra. Il sinloma più importante, l'atassia, può collegarsi con un tumore dei lobi frontali, dei tubercoli quadrif.!emini e del cervelletto. La mancanza di accessi convulsivi, di intontimento, tli disturbi psichici, comP. la presenza dell'ofLalmoplegia esterna e la paralisi ciel facciale faceano escludere la prima localizzazione. Cont1•o un tumore dei lnber coli quadrigemini s tavano la persistenza inalterata dell'udito, la mancanza di emianopsia e la compromissione del facciale. Cosi la diagnosi differenziale portava ad ammetter e un tumore del cei'Velletlo. Mancava è vet'O la rigidità dei muscoli della nuca e la papilla da stasi, m& questi sintomi non hanno valore assoluto ed ormai é assodato che anche la papilla da stesi nei lumori cerebrali non ha valore assoluto per le localizzazioni: la mancanza di questo si ntomo non esclude la presenza di un tumore cerebrale. Le condizioni della paziente man mano peggioravano, il vomito er'a più fraquenle, l'atassia era tale che più non le permetteva di stare in piedi, pel'sistente era la t~:~nd enza a cadere a sinistra. L'intervento chir urgico non potea p1ù oltre essere differito. Per la debolezza generale l'operazione venne s:e~Z uita in due tempi. L'il gen naio si apri in tutta la sua estensione la fossa cranica poste!'iore destra formando un lembo osteo-cutaneo colla base in basso e dopo 10 gior oi, con una for bice chiusa, si libero il lembo dall'avvenuta cicatrice e si formò il lembo durale. La dura madr·e non era molto l-esa, su essa non s i


RIVIS'rA DI TERAPEOTICA

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avvertiva una pulsazione esagerata: condizioni che stanno contt'O la presenza di un tumore. Per l'esplorazione di tulla la superficie della foss a occipitale è seguito un metodo rigoroso spostando successivamente il cervelletto delicatamente con una spatola pieghevole vet·so la linea mediana, obliquamente in alto e all'interno e in fine direttamente in alto. Alzato il lobo destro de l cer· ,·ellelto in alto a pparve nella s ua pat'le inferiore e vicino alla linea mediuna una vescica tesa, a pareti trasparenti e sottili formate dall'aracnoide. Aperta la cis ti fuoriesce uo'abbo11danle quanlilà di liquido chiaro: escisa la parete posler·iore si notò che la superncie del cet·vellello era copet·ta dalla pia, c he avea color ito alquanto livido, ma non pt'esentava macroscopiche alterazioni. Lo spazio cistico erasi così formato colla ra ccolta di liquido tra le mag lie -dell'aracnoide. Esplorata anche la faccia superiore del cervelletto s i trovarono adere nze .tra l'aracnoide e la dura e lra questa e il tentot·io, aderenze che s i dovea no ·essere formale in seguito a processo flogistico cronico e che vennero sepa · rate con forbici chiuse. Terminata l'oper·uzione il lembo osteo ·cutaneo fu rialzato e la ferila sutu rata lasciando un piccolo lampone . Sio dal g iorno dopo l'operazione le condizioni migliorarono,. ii facciale destro era s olo parelico, i movimenti dei muscol i dell'occhio deslt'O più estesi. Il miglioramento fu rapidamente prog•·es· s ivo e la guarigione comple tn.Vi fu per qualche giorno r ialzo di temperatura, dovulo ai manegg i inerenti a ll'esplor a zio ne, ma che non disturbò la con valesceoza. Già l'Opennheim e il Krause hanno cons tatato e riferito che gli sle~si sintomi, che sono dati dai tumori del midollo spinale e delle sue menin gi pos· sono essere davoluli ad una cit·coscrilla t'accolta di liquido cerebro-spinale in s eguito a rneningile sie1·osa !>pinale. È sempre il liquido cerebro- spinale, che racch iuso in breve spazio solto alta p1·essione a gisce come un vero tumore -e ne esplica la sin tomalvlogia. A. V IALE.

RIVISTA DI frERAPEUrriCA DoU. KoTHE. - Azione analettica dell'estratto delle c apsule surrenall nel gravi oollasd. - (Ueber clie analepli.~ch e ff'irkun!J de.~ N ebennieren eJ:· tralctes bei acuten sclweren Her~olletpsen).- (Zeniralblatt fur Chirurgie, n. 33, 19G7). L'autore fa cenno di alcuni importanti mezzi pratici direlli a combaltet'e il collasso durante la narcosi e dice che anche i! massa ggio del cuore, messo allo scoperto, non ha dalo risul tati .soddisfucenti. Perciò egli ha escogitato e messi in atto altr·i espedienti e pensando all'azione slimolatrice sul cuore del· l'estratto delle ghiandole soprarenali se ne è valso in diverse cir costanze. Riferisce due casi dioici. In un caso traltavasi di una donna di 71 anni a ccolta nell'ospedale Moabit di Berlino il 6 giugno 1906, da più anui sofferente, ad intervalli, di stomaco e riconosciuta affetta da cancro del piloro. 1116 g iugno ridetto, p!'evia l'anestesia


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RIVISTA DI TERAPEUTICA

lombare, fu operata di gastro-enterostomia: alla Ilo e dell'atto oper·ativo, es:sendo stata incolla da grave collasso, ebbe dapprima l'iniezione di canfora e di digitale e pn:.. tardi, visto l'insuccesso dei due eccitanti, ricevè una iniezione in travenosa di una soluzione al 0.1 p. 100 di 0.001 di es trntlo di capsule surrenali, per la quale iniezione r iacquisl6 il polso e la coscienza. Nell'altro caso er a in questioue un individuo di 63 anni r icoverato nel !:lOpredetto ospedale il 4 giugno dell'anno in corso, perché affetto da slenosi pilorica . Durante l'operazione della gastro-enterostomia, cui venne sottoposto il 12 giug no, cadde in collasso gr ave, che non cedette né a iniezioni di canfora e di ete re nè a stimoli cutanei nè al massaggio car·diaco, ma Hcomparve s oltanto con una iniezione intravenosa di es tratto di capsule surrenali. L'autore ha provato l'anzidetto estratto anche in a lcuni casi di debolezza cardiaca, provocata dalla polmonite, dal coma dial>etico, da uvvelenamenti ed in Lutti i casi ha osser· vat.o una manifesta azione di riovigorimenlo, transitoria per ò, della fibr!l muscolare del cuore. Ma i casi di uso con effetto sicuro •leil'estratto dt>lle gh ia ndole sopr arenali sono quelli rappresentati dal collasso !Jer rl cloroformio e per la cocaina. FuNAIOLI. G. B ARRERE. -L'acqua eU mare per uao lllterno nella eura delle dlJJpep1le

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(T/t ese de Bordeaux 1907).

Precedenti studi del prof. Carles diedero bril lanti risultati curando la tubercolos i con acqua di mare per uso interno, mentre esperimenti recenti dimostr·arono all'autore come l'uso della stessa possa riuscire utilissima nelle di~pepsi e. Na· turalmenle l'acqua impiegala a tale scopo deve esser al natura le, raccolta al la rgo e a d una eerta profondità, r ecente e non sterilizzata col calore ma 111 trata asettica meute su dell'ovatta. Tale a cqua è analoga per la sua composizion e chimica a tal une acque fortemente clorurate, come a quella di Salius nel Giura, e si somminislr·a alla dose di 100 a 200 gr·ammi per giorno secondo la posolo~ia seguente: Si prescrivono 100 c c. al giorno per i IJ·s primi giorni e 200 c c. durante !;li undici giorni "egue nti, prendendo cosi il malato, durante l'int.,ra cura. 2500 grammi d'acqua di mare. La dose l"fUOtidiana è presa in due volle: una metà mezz'ora prima del pasto di mezzodì e l'allra melA una mezz'ora prima del pasto serale. Evitasi co;:i di agire localmente sulla muco!:la gastrica al principio e nel corso della di!lestione. Tali dosi or·dinariarnenle si prenderanno pure. In tali condizioni, l'acqu& di mare produce tal volta nn po' di diarrea rea ttiva che però puossi evitare {lra · duando opportunamente le dosi. Con tale metodo curativo la lingua suburrale di venta meno spessa, meno bianca, talvolta r osea, s'attenua il sapore di pituilu, a umenta sempre l'appetito con sensazione di fame, i vomiti perdono la loro frequenza, scompaiono i rulli ncidi; cr ampi, bruciore dolorissimi si attenuano e talvolta scompaiono completamente, mentre le digestioni diventano piu rapide e facili senza senso di peso e di gontlor t>. Tali risultati non si ottengono sempre in lutti i dispeptici; simil cura non conviensi a lle dispepsie iperst.eniche od ipercloridriche, ment\-e é indi catis~ima nelle dispepsie iposteniche ed in quelle dovute alla tubercolosi. Risultati favorevolissimi ottenne parimenti l'autore in quattro casi di ente· G. BERNUc c r. rile muco-membranosa.


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RIVISrrA DI MEDICINA LEGALE Dvtt. A T TILI O AscARELLI, dell'Istituto di medicina legale della R. Univers ità di Roma. - Contributo allo ltudlo della tuberooloal polmonare traumatloa. - (Policlinico, fase. 33, 1907). Il caso riferito dal dollot• Ascarelli e le considerazioni che ne cons~guono mi sembrano di particolare interesse per i medici militari, i quali sono così spesso chiamali a pronunziare il loro giudizio sul rapporto fra una malattia in corso- o fra i reliquati di e ssa - e un'allegala causa di servizio. In tali questioni, sempre de-licatissime e difficili, la cas uislica ci offre un aiuto assai prezioso; e si può dir quasi che basti un fatto rigorosamente accertato e ben commentato come il presente, a sorl'eggere e guidare il medico legale nelle incertezze della perizia. Il caso e il seguente: Una g iovane d'anni 25 ha sempre goduto, a quanto consta, di buona salute. Nel 1905 fu ricover ata in un O!:'pedale di Roma per un'a ffezione gastrica, e nulla fu r iscontraLo dai sanitari a carico degli organi respiratori. Il 15 luglio 1906, fu vittima d'uno scfln teo tl'amviario e riportò una contusione della regione anteriore del torace sinistro e una distorsione del polso des tro. Ricoverata subito in un ospedale, non le venne riscontrato alcun segno obbiettivo di malattia interna Il 19 luglio, il medico curante della giovane acce1·tò i sintomi d'u na pleurite secca febbrile a sinistra. Il 27 luglio e nei giorni successi vi, l'inferma ebbe ripetute emottisi: di poi comparve una pleurite essudati va destra accompagnata da faW polmonari, che il sanitario ritenne di natura tubercolare; e quindi, seoz'interruzione sintomatolo~ica, una bi'Onco-polmonile tubercolar e coi bucilli del Koch nell'espE!lloralo. La bronco-polmonite decorse con sintomi gravi e rapidissi ma, cond ucendo a mor-te l'inferma il 7 novembre 1906. L'iotiera ma· Jattia ebbe una du1·ata complessiva di 114 giorni. Dall'autopsia, praticata due giorni dopo, risultò la seguente diagnosi anatomo· palolo~ica : T ubercolosi delle glandole peribronchiali e meseraiche, alcune delle quali si pres~nta"~>ano calcificate. Esiti di pleurite des tra e sinistra. Tuber coiosi polmonare ulce!'aLiva del polmone destro e del lobo superiore del polmone sinistro. Nel lobo s uperio1·e polmona re destro, una caverna grossa come una noce. Tubercolosi miliare g eneralizzala. Degenerazione grassa del fegato e dei reni. Le lesioni tubercolari avevano ii carattere di alterazioni di non antica dala ; e tale caratter e fu confer mato da un esame i sto·patolo ~o, sia ~egli a pici polmonari, sia di altre sezioni del parenchima polmonare. Ecco ora i quesiti clinici e medico- legali presentati dal caso suesposto, e la soluzione che di ciascuno di essi vien data dall'Ascarelli. 1• È possibile che un individuo abbia sempre goduto buona salute, anche fJ uando si trooano all'autopsia antiche lesioni tubercolari ? - Com'era da preveder si, l'a utor e non può che rispondere affermativamente, giacché tutti coloro


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RIVJ::>TA DI MEDICINA LIWALE

che han fallo autops ie sanno quanto spesso si ritrovino lesioni tubercolari antiche in cadaveri di individui anche robustissimi e s enz'alcuoa llara ereditaria diretta o cullaterale. In tali ca si, le lesioni tubercolari furon vinte dai poteri naturali di clifesa dell'organismo. 2o Coloro nei quali si riscontra un'antica lesione tu&ercolare, vanno considerali come soggetti che e rano predisposti all'inf ezione stessa ? -A una tale questione, che é, si può dir, nuova, o almeno è presentata sotto un aspetto nuovo per rapporto alla medicina legale, l'auto1'e risponde a un dipresso colle s eguenti parole: ammesso che per l'attecchimento del bacillo del Koch é neces;,aria una predisposizione, e che- anche i piu predispos ti, dopo aver preso l'infezione , possono guarire, é uecessario ammettere che erano pure predispos ti in un certo g rado, sebbene lieve - cioè tubercolizzabili - coloro nei quali il processo tubercolare si é inizia to, ma, in vece d'evolversi spontaneamente, ebbe per esito la calcificazione o l'incaps ulamento. 36 Un focolaio olandolare calci.flcato puo essere l'unico esponente di iubercoli, e da esso può s vilupparsi una tubercolosi generale? - La calcificazione, la trasfor· mazione fibros!l de i tubercoli e l'incap:.mlamento con o senza f',a lcificazione dei tuber coli s tessi, rappl'esentano, secondo tutti gli autori, i cosi detti processi rt di g uarig ione della tubeJ•colosi ». Ma questi esili for tunali non sono una guarigione completa, perché nei focolai m ol'bosi, così anatomicamente modificati, rimangono germi tubercolari viventi: e, per quanto non si riesca a dimos trarli al microscopio, pure essi si mantengono virulenti; tant'è vero che rinoculazione negli animali del contenuto di codesti focolai, vi determina lo sviluppo della tu bercolos i. i~ d unque lo)!ico il concludere che un focolaio latente costituisce una minacci!! continua , pote ndo da essa s vilupparsi una tubercolosi g enerale. 4° Un t rauma può esser causa ventlica eli riaccensione d'un prncesso tu&ercolare spento ~ - L' a utore dic.e che ff'a tt·auma e tubercolosi bisogna con sider are tre eventual ità: a) Il t1·auma determina l'inizio d'una forma tubercolare; &) Il trauma rende manifesta una forma tubercolarè latente o sopita; c) Il t1·auma agg rava u11a tubercolos i in atto. La prima eventualità è rari ssima (anzi, alcuni la negano addirittura), e si può tutt'al più ammettere che un trauma unico e violento prepari un terreno favorevole al bacillo del Koch. Frequente, invece, e riscontrata in quasi tulle le osservazioni, è la seconda eventualità : vale a dire, di indiYidui che, al momento del trauma, erano, clinicameule parlando, p erfettamente sani. In tali cas i, s'ammette che un focolaio tubercolare latente, il quale non aveva mai dalo alcun segno nt! subbietti vo né obbiettivo, si ridesla e si ditl'onde in seg uito al trauma. La terza eventualità, poi, é possibilissima, gìacchè è legge di patologia gene· rale che qua lunque traumaLismo aume nta la vir·ulenza dei germi : soltanto - osserva gius tamente l'autore - è importante il notare che, se tralla:;i d'un traumatis mo che colpiAAS t( n tu&ercoloso in tJ.ito, non si può più !JSrlare di tuber· colosi traumatica propt•iamento delta, ma di aggravamento di malattia. 5° Jn qual modo il trauma flUò oioijlcare un f ocolaio latente d i tubercolosi! - Esis tendo un focolt~i o di microbismo latente in un punto qualunque dell'organis mo, per es empio nei gang li m edianislici, e determinandosi un trauma in corris pondenza o in vicinanza del detto rocola io, avviene che i, bacilli, i quali sono sopiti in codesti gang li, si ridestino e si diffondano attraverso i tessuti, o


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per via li:nfatica o per via sanguigna: e ciò pe1·cht~ il trauma esercita un'azione perlur batr!ce s ulle condizioni della parte colpila, in cui scema la resi!:!lenza organica, mentre aumenta la r ecetlività mo1·bosa. Del resto, le esperienze del Salvia sono, a questo riguar·do, abbastanza dimostra~ive. È noto, infatti, che egli inoculava in animali dei bacilli tuber colari, e olLeneva la localizzazione dell'infezione in f!llel tessuto e in quel viscere in CtJi il trauma avev~ agito. 6• Quali concli~ion.i ci vogliono per ammettere una tubercolosi trat,matica? - Secondo l'autot·e, bisogna valutare le seguenti circostanze. a) Il grado della cont11sion.e e la regione colpila. - Il grado della contusi0ne può esser variabilissimo e, il più delle volte, legg iero. Più importante é la 1·eg ione colpita, la cui coni!'<pondenza collo sviluppo della tubercolosi è elemento di gran valore per facilitare la dimos trazione del nesso di causalità; b) Lo stato di s11lute al momento del trauma . - Come ben si comprende, dev'es<>er tale cile, al momento d el trauma, nessuna lesione tubercolare sia nota al ;>azien te, o clinicamente dimostrabile; c) .Il tempo trascorso f r a il trauma e l'inso r ge re del mor bo.- Dev'esser bre ve. Nella gran rna11:g ior anza ciei casi, le prime manifestazioni della malattia s i palesa no nel corso dei primi giorni del L•·aumn, e , secondo il Borri, tra le N e le 72 ore. Lo Stricker fissa il periodo di 8 mesi come limite di tempo per poter far ri~alire l'e/Tetto alla CI'IU!:'a: lo Ste1·n rest1·inge un tal periodo a 3 mesi. I n media - ag[!iun:ze I'A.~carelli -le prime maoifestaziolli si hanno dopo 3-1 ~ giorni; m a non si possono avanzare, in pr·oposito, af'l'et·mazioni sicure. i 0 Quale in i zio e decorso assume la t11 bercolosi polmonare t r aumatica:' Ness un quadro nosologico ve t·amente tipico caratterizza in modo peculiar e questa forma, la quale si può dil"e che s'inizia, decorre ed ha esito come le divet•se forme clinicamente conosciute di tuller·colosi polmonar e. Facendo ora una rapida sintesi delle considerazioni esposte dall'autore, si giunge alla conclusione che per ammellere la lub e rcolo~i traumatica è necessario : a) Il trauma ; b) Che, al momento dell'infortunio, il traumatizzalo non presenti lesioni tubercolari clinicamente rlimostrabili; e, nel caso che l'infezione abbia avuto esito letale, l'autopsia dimostri um processo di recente f'o r·muzione ; c) Che i primi sintomi tubercolosi insorgano poco dopo il lrauma. (A questo p1·oposito, l' Ascarelli fa notar·e che, qualora dopo un trauma torac ico, si abbia una pleurite secca o essudativa, questa va conside rata di natura tu· hel'colare ; giace;hè la pleuriti traumatiche non fanno eccezione alla r egola clinica generale, per cui le pleuriti primitive son quasi sempre tubercolari). Per completare questo l'iassunto, non mi resta che a trascrivere le conclusioni medico-legali dell'Ascarelli, relativò al cuso che fu oggetto della sua pre~evole pubblicazione. " Dal complesso dei fatti esposti, ris ulla chia ramente dimostrato: che la causa unica ed assoluta della mot·te della giovane fu la tubercolosi polmonare, cliretta ·conse!Juen;a del trauma: che v'era nella donna una condizione pr eesislente, rappresentata da fo· colai tubercolari latenti, i quali si ritengono essere stati necessa1·i per l'espio· sio ne del processo tubercolare >>. Prima di finire, mi sia p~rmesso d'esprimere la speranza che l'esempio de l dottor Ascarelli sia seguito da tutti quei medici legali a cui si presenti l'o p·


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porlunità di far perizie su casi di si mi l genere; giacché il contributo alla co· noscenza della tubercolosi traumatica, fin ad oggi piuttosto scarso massime per quanto riguarda la forma polmonare (quaranta casi, di cui due soli in Italia), vien acquistando di giorno in giorno maggior importanza per gli eff~lti delle disposizioni legislative circa gl'infortuni sul lavoro. E ciò dico più specialmente ai medici militari, per .i quali le perizie rapp1•esentano una parte CO!!Ì cospicua del loro servizio, e che pure non hanno sempre la forza di vincere la loro mod·~!!tia, ormai dh·enuta proverbiale, col render noli ~:~1 pubblico medico i casi medico-legali più interessanti osser•vati e studia ti al re~gimento o all' ospedale. Se, come nessuno dubita, la medici na militare è U118 vera e prop1•ia specialità in cui sono ma ggiormente coltivali e applicati gli studi medico- legali, pe1·chè ostinarci a rimaner e in coda, mentre di pien diritto potremmo figura r e tra i primi~ TROMBETTA.

liotlflcazlone alle comml..lonl cll reclutamento dell'elenco 4egll lru~orlttl 41 leva latellettualmente de.f lolentl -(La semaine médieale, Pa rigi, 190i, n. 4, 23 gennaio). All'infuori dell'alienazione mentalP, dell'idiozia e del cretinismo, in genere nei vari eserciti, all'atto dell'a rruolamento, non si tien conto dello stato psichico delle reclutP, cosicché tra queste non di rado se ne trovano poi alcune assolutamente refrattarie alle is t1·uzioni militari teoriche e pratich~, reclute le quali, per quanto dotale di buona volont8, vanno perciò facilmente incontr o a continue punizioni ed a maltrattamenti. Tratta.si invero di giovani delìci~ nli, dotati di assai scarsa capacita inlel· lelluale, i quali, come già risultarono assolutamente refrattari a qualunque in· segnamento nelle scuole, non sono del pari suscettibili d'alcun progresso nella loro vita ulteriore. È nolo che in alcune nazioni sono islituiLe delle apposite scuole per i fan ciulli deficienti. Orbene il Carrié, maestro d'una di esse· ad Amburgo, circa due anni addietro ha avuto un 'idea assai buona e pratica, proponendo, in una sua memoria indirizzata al coma ndante de l I X corpo d'a1·ma ta, di escludet•e dal servizio militare quegl'inscrilli che g ià avevano frequen lato le scuole ora delle o, almeno, quelli tra essi che ris ullavano di piu tarda intelligenza. La pro posta yenne infatti accettala e si stabilì, in seguito ad accordi inLer· venuti fra l'autm·ilà militare e quella scolastica di Amburgo, che quesl'ullima annualmente av1·ebbe comunicato ai consigli di revisione della città le copie d<>i certificati I'ilasciati a~li alunni usciti nell'anno dalle scuole dei deftctenti, nonchè i fogli sanitari r elativi. Il Canié compilava in seguito un memoriale completo sull'argomento, che il dottor Semler presentava al Reieltslag solto forma di petizione. In essa si richiamava l'attenzione del Governo sulla necessità di prescr iyere ai consigli di r evisione di p1·endere nella dovuta considerazione, non solo l'attitudine fisica de~li inscritti di leva, ma anche quella mentale; s i proponeva di far obbligo all'autorità scolastica di segnalare a quelle militari i fanciulli di tarda intelligenza, sia, per le grandi città in cui es istono scuole per deficienti, ll·asmetlendo al consiglio di revisione la lista dei relativi alunni licenziati nell'anno, sia, per le campagne ed i centri minori, inviando l'ele:1co di quegli allievi che non rurono in grado :ii compiere il periodo d elle classi primarie.


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Nel frattempo la dir•ezione medica del ministero de lla guerra, in seguito a studi sull'argomento, aveva compilata una tabella contenente una ser ie di domande da rivolgere ad ogni recluta, per s tabilirne, in base alle risposte, il grado di mentalita: esse infatti sono state scelte in modo che qualsiasi individuo, indipendentemente da ogui istruzion e scolastica, può dar loro una conveni ente r i"posta, purchè dotalo di un g rado normale d'intelligenza. E. Schultze, profess ore di psichiatria a Greifswald e Riihs, hanno voluto l'anno scorso fare un'analoga inchiesta su 100 reclute e so!Jati d'nn reggimeolo di fanteria : ebbene, un certo numero di essi n on ha sa puto che rispondere a domande il cui contenuto non é superiore alla mentalita d'un fanciullo di 12 anni di media intelligenza, e due , perfino, doveller·o essere riformati per grave incapacita mentale (1). In base a queste e sperienze il Governo tedesco ha esteso a tutti g li altr i corpi d'armata le dispos izioni che :;:ià funzionavano nel lX, a m ezzo d'una cir·colare del ministro dell'istruzione pubblica, la quale prescrive ai direttori ddle scuole per fanciulli deficienti d'inviare annualmente l'elenco di essi, nonché tutti i ce rtificati e documenti che li r iguardano, al sindaco, che, compilate le lis te di leva, li dovra tras mettere al presidente civile della commissione di reclutamento. In tal modo si renderà possibile di fare le reletive opportune indagini su~li insct•itti prima della costituzione del consiglio di revisione, evitando così di arruolar e quelli che non sono i3onei per defìcien te capaci tè mentale. PA SSERA.

G. H. L!!.MOINE. - Ascoltazione dell'aploe polmonare del giovanlsolclatl. - Anomalie respiratorie - (La presse médicale, Paris, 1907, 2 febbt'aio, n. 10). L'A., medico principale nell'esercito francese e profe!:'sor·e a lla scuqla d'applicazione del servizio. di s anità milltare di Val- dr>-G,.I:'Ice, r ic<Jrda anzitutto come l'esame ballerioscopico llegli sputi, per la ricerca del bacillo del Koc li, non ci soccorra pienamente quando, all'atto dell'arruolamento, s i tratta di ap· plicare il principio cosi vagheggia to in teoria, di escludet·e dalle file dell'eser·cito qualsiasi ~i ovane affetto da tuber colosi incipiente. Del pari non è sufTì cienle allo scopo il criterio dei comuni sintomi clinici della tu bercolosi polmonare iniziale (espirazione pr olungata e soffian te, s ubollus ità , l'antoli secchi ecc.), poichè essi appaiono, in g-enere, in un periodo abbastanza progredito del male, quando per lo più é g ià rintracciabile il bacillo del Koch. Com'è nolo (vedi ques to g iornale, anno 1906, pag. 4i8), il Grancher , Ol' non è mollo, ha proposto di ba!"are la diagnosi dEilla Lubet·colosi polmonare al suo inizio sopra un nuovo sin torna che consiste in un'anormalità dell' inspirazione e, precisamente, in un aflìevolimento dell'intensilà del murmure vescicolare in corrispondenza di uno de~di apici, segno ch· egli, sempre che sia tisso e (l) Su questo Argomento mi sembra rtoveroso qui ricordare gli studi ed i lavori MI nostro maggiore medico Bernuccl, che ha cercato di stabilire quale grado di coltura avessero r~f!:giunto e conservato l giovani chiamati alle armi, in seguito alle scuole freq uentate ed alle cognizioni altriment i acquisite prima dell 'arruolamento. (G tO\'All::.it B RRNUCt: t. - Saggio dt coUttra storlco·geogralìca di rulute ltaltane. lnchie$ ta rti un urnciale me.lico. - Rit:l~la mìlita•·t italiana. Roma, aono 48• , dispensa .Ill, dicembre 1903. - Cosa sanno dt l'it·gilto i m oi conterra>ttì noti nell'anno tB85. - Rivista militare ila liMw., a.nno 50', dispensa Xli, dicembre 1905).


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per~istent~, ritiene come mollo sicuro e, sopratutto, come assai precoce, più ancol'a di quell i or ora cnOJmerati. 11 Lemoine ha perciò voluto indagare il valore del nuovo s iotoma appli· ca to a l r eclutamento uei giova ni soldati. Uua difficoltà anzitutto gli si parava in nanzi, di stabilire rioè che cosa debba intender si per indebolimento pa lolorzico del r umore inspirator io, dappoiché gli autori non sono concordi n el ritenere se questo s ia, nei sani, u ~ua lmente intenso d'ambo i lati, su punti sim metrici del to race. Inver o, mentre Stokes, Kennedy ~d altri dichiarano elle nelle persone sane il rnurmu re vescicolare é più forte sull'apice sinistro anziché sul destro, Louis e Barlh e Roger ritengono precisamente l'opposto: Grancher poi crede che esso sia identico in intensità e dolcezza sulle reg ioni simmetriche del tor·ace, per esempio s u ambo le r egioni sottoclavicolari. Alle stesse conclusioni è giun to il Bar bier, ercez.ione fatta , cosa del r·esto gia co· nosciuta, pPr l~ regione interscapolare destra , sul margine interno dell' omo· plata di f]Uel lato, o ve l' iuspirazione e t'ealmente più forte ed a limbro bron· chiale. Ebbene, l'A.. sulla base delle propri~ ricerche, praticate per 15 anni, su 4000 malati d'ospedale e su 91!'> reclute del 32 reggimento d'at•tiglieria, é f!iu nlo a lle stesse conclusioni del Barth e del Roger , ha potuto cioè per suader !'Si che, per lo meno nell'uomo di 20 anni , l'i :'Ispirazione é normalmente più forte a destr·a che a sinistr·a e ciò non solo sugli apici, ma anche s u tulto l'a mbito polmonat·e. P eraltro egli ha osservato il f~tlo imporla!Jte che nei ma ncini che si dedicano a la \'or·i muscolari, il murmure vescicolare é spesso più intenso sotto la clavicola sinis tra che a destra. ln tali condizioni é appunto la maggioranza dei fabbri. Al co ntrar·io, i mancini che conducono vita sedentaria presentano spesso ug uale intensità inspi1·ator ia in entrambi i lati del tor ace. L'in tensità dd mu rmure vescicolare, secondo l'A., é indubbiamente in rapporto cqn l'accl'esci menlo abituale del g iuoco del torace, che avviene solto l' in lluenza dei movimenti dell'ar·lo supet·rore ; perciò nella pluralità delle persone essa è mallgiore a destra, nei mancini invece a sinistra e, nei fan ciulli , fino ad una certa e ta , cioè lì no a che, coll' eser cizio muscolare, uno degl i arti n0 n abbia a ssunto uno sviluppo predominante, uguale d'ambo le parti. P et•ciò, nel da r e il suo g ius to "alor e al fenomeno, b isogna pure tener conto dell'eta e della professione. Occor-re anche (Grancher) istituire il confronto tra due punti perfottarnente simmetrici Jel to race e limilat·e sis tematicamente l'ascoltazione alla fase inr1pir·atoria, coll' interrompere l'esame durante l'espirazione, rili r·ando l'orecchio dal torace o dallo stetoscopio, che può essere rigido, ma, megl io ancot·a , flessi bile. Ordinariamente si prediligono le r egioni sottoclavicolari, perchè più accessibili e più vicine al polmone ; ma si ricordi che in ognuoa di esse la porzione s temale, le media e l' esterna off't·ono tra loro marcate differenze. Risul1.8ti più precisi forniscono la regione sopraclavicolare e l'apice dell'ascella: inoltre s ulla base del polmone, da llo ste!<so lato ove esis te il s intoma in parola, s i trova !;'pes~o un' ins pirazione supplementare coincidente col silenzio inspirato r io dell' apice. Grancher ad unque, com' é detto sopra, ritiene che l' a ffievolimento dell' inspi razione all'apice del polmone e, specialmente, a livello della fossa soltocla· vicolare destra, sia indice s icuro di una lesione polmonare, tutte le volte però che q uesta anomalia inspiraloria sia lissa e persistente. Di conseguenza, per


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accertare il fenomeno occorre visitare più volle il sog:zelto, a lunghi ir:ter· valli di mesi. Si badi inoltre che anche d urante la convalescenza eli molte malattie inft!tlive acute si può avere una diminuzione momentanea, ma prolungata, dell'intensità del murmure vescicolar e sotto lA clavicola e che lo stesso fenomeno, ma in modo inr.ostanle, s1 può r·itrovare durante certe anemie profonde, per esempio quella malarica. Ques te circostanze stanuo a dimostrar·e dunque che, in pratica, all'atto dell'arruolamento. il criterio della diminuita intensità irispiraloria unilaterale non si presta a motivare senz' allro l' eliminazione di quelle reclute che la presentano, occorrendo ulteriori esami e controlli per assai lungo tempo . Il reperto di questo s inLoma ha tuttavia una grande importanza, perché segnala al medico militare quelle reclute che deb bono essere tenute presenti e osor vegliate nel loro ulter•iore stato di salute. Il Lemoine infatti, sulla base di questi apprezzamenti, nel 1809-1000 pr·esso il 3~ reggimento d'artigliel'ia, ha voluto esaminare sistematicame nte !14~> reclute ed ha rinvenuto delle anomalie inspiratorie s u 99 di es::;e, che ha diviso in tre g ruppi. La granJe maggioranza di f!uelle anomalie (i8 casi), era localizzata a destra, nella r egione solloclavicolare, senza alcun altro sintoma concomitante. In 64 fra essi, ossia nel 6,7 p. 100 di tutte le reclute esaminate, detta anomalia consisteva nella gili descritta diminuzione dell'intensità inspiratoria, a ca rattere fisso e persistente ; negli allri H casi (1'1,5 p. 10ll) si per•cepiva in più anche un'espirazione prolungata, parimenti sotto la cla vicola destra. Nel secondo gruppo egli ha s tudiato 12 persone, le quali pr·esentavano, invece, anomalie inspirator1e sotto la clavicola sinistra, non accompagnale da alcun altro sioloma. 9 di esse (0,95 p. 100) si limitavano ad offl'ire inspirazione rude e bassa, le altre, in più., an~he un·espir·azione prolungata. Infine nel terzo gruppo l'A. ha raccolto 9 soggetti r0,95 p. '100) che presentavano diminuzione dell' inspirazione su tutto un Ialo del petto. Non è qui possibile seguire l'A., che quasi d'ogn una di queste r eclute t'iferisce un cenno di storia e l'ulteriore decorso. Diremo soltanto che dai 99 individui sopra accennati occorre diiTalcarne 19, perché in essi l'anomalia respirator·ia era da considerarsi come consecutiva acl un'antica pleur ite. Degli 80 rimanenti, 8 furono in seguito riformati lemporar·iamente ed 11 definitivamente, per•ché il sospetto di lesione lubercolar·e divenne certezza, mentre 61 rimasero a prestare servizio s otto le armi, senza che la loro lesioue si sviluppasse ulteriormente, anzi, in maggioranza, migliorando nello stato generale, tanto che un terzo di essi, all'alto ùel congedo, era cresciuto in peso. Cosicché, per la pluratité. di questi 61 uomini, che, secondo il Grancher, dovevano considerarsi come leggermente colpiti da tubercolos i iniziale, l'ambienle militare, cui si vogliono bene spesso attribuire tante colpe e nessun f11erito, ha esercitalo un benefico e decisivo influsso sulla lor·o ulteriore salute. La vita del soldato è infatli assai più ig ienica, in sè stessa , di quella di molli allri lavoratori, specie se adibiti a certe miniere, a certi uffici e magazzini ecc. ed anche di q uella di mòlli contadini soggiornanti in regioni povere e malsane. Tale ottimo efT~lto del servizio militare si farà sen tire anche maggiormente col progr essivo miglioramento delle condizioni di vita del soldato. Ad ogni modo, nell"arruolamento delle reclute, le anomalia respiratorie e, in prima linea, la diminuila intensità inspir·atoria soLto la clavicola destra e


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l' inspirazione rude e bassa sotto la clavicola sinis tra , hanno dunque grande valore. Sottoponendo in falli ques ti milita ri ad un' u!Leriore e sufficientemente protratta sorveglianza, ove si verifichi qualche leggero disturbo di salute o segni di so verc hio affaticamento do po le prime istruzioni, o dimagrimento marcato e, in spP.<èie, pers istente. allo ra si dovl'l\, senza attendere altri sintomi, pronunziare il giudizio d i riforma, almeno temporane a. Se poi coesistono anteeedenti e reditari o personali, il medico !larà anche viemeglio confortato .a d adotlare una decis ione precoce e, al ca~o, definitiva. Infatti di allre 'i9 r ec[ute, fra le 945 suddette, le quali, pul' offrendo antece. denti e reditari o per s onali, non a ve vano però anomalie r espiratorie, una sola fu in segui to r iformata per tu be!'colosi polmonare, all'esplosione della quale for se, del res~o. contribuì po tentemente una contemporanea infezione sifllitica g r·ave, Grande dunque è l'importanza del criterio che si può desumer e dalla coesis tenza in uno s tes so militare degli antecedenti ereditari o personali e· delle anomalie t'espirator ie, senza, peraltro, che essa, da sola , possa gius tiAcure una decisione di r iforma. Anzi la recluta potrà essere arruolata del pari s e lo stato generale ris ulta eccellente, se , nonostante una leg gera diminuzione del peso, che s i riscontra costante all'inizio del!a vi la mi litare, essa conser va il s uo buon appetito ed il sonno, non r isente troppo forteme nte gli effetti della fati ca e mantiene la sua anda tura e vivacità ordinarie. Ma tale recluta do vrò però essere r ipetutamente vis itata, per controllare il segno ri· scontrato a ll'a pice ed, og ni mese, il peso del corpo. Dovrà inoltre ess ere indicata ai superiori suoi, per esserne s orvegliata e segnalata al medico per la eliminazione alla prima bronchite o al menomo indebolimento dell'organismo. Le anomalie re spiratorie dell'apice polmonare, se fi >-se e persi stenti, devono dunque allirare l'attenzione del perito medico-legale militare e richie· dono una s orveglianza speciale de l soggetto che le presenta. Esse sono pitt frequenti negli individui con tare famigliari. Lo stato generale, peraltro, resta pur sempre la base d 'og ni apprezzamento sull' attitudine al servizio militare, PASSERA. al pari che della diag nosi di tubercolosi polmonare.

L. THotNoT. -La morte per febbre tlfol4e latente. - !iota me4loo-legale. -(An na/es d'h!Jqièn.e pu bli,,ue et de méd. légale, Pari g i, 4" s et·ie, tomo VII , giu ~no 190i). I casi di morte piu o meno improvvisa, ma quasi sempre imprevista ed imprevedibilf, dovuti alla s•Jbdola esistenza d'una dotienenteria, inleressano a ssai da vicino la pratica medico-militare . L'illus tre pt'Ofessor e della facoltà di medicina di Parigi utilizzando in questa nota i reperti di tre casi personali di ileo-tifo latente. seguiti da morte, ed ana· lizzando il r a gg uardevole contributo di a6 autopsie che A. Velich, dell'istttuto del Reins berg, ha r ecentemente raccolto in una sua memor ia, formula le importa nti conclusioni ~he seguono. Esistono r ea lmentA dei cas i di tiro addominale i CJU~fi non danno alcun segno della loro presenza, fin o al momento dell'esito letale. Ques to talvolta è del lutto subitaneo, s volgendosi in pochi istanti; Lal'allra invece sopravviene in modo meno ce lere, ma pur sempre rapido, ed allora ha il tempo di accompag narsi ad un certo numero di sintomi, variabilt, cho peraltro non offrono base sufficien te per una sicura diag nosi etiologica.


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L'ileo-tifo laLenle e mortale é stato oss ervato in qualunque epoca della vita, <la! periodo d'allattamento ai 66 e 68 anni, con predilezione per quello fra i 18 e i 30, ed il de ces~o accade tanto nel periodo d'infiltrazione che in quello d'ulcel'azione delle placche del Peyer. Sembra (Velich) che la morte in tali casi sia legata principalmente a complicazioni cardiache, indotte dall'infezione dotienentel'ica (lesioni valvolari, per icarditP., endocardite, degenerazione adiposa del muscolo cardiaco,· arteriosclerosi delle coronarie) : non devesi pet•ò negare l'influenza anche delle altre iesioni organiche determinale dal mot•bo, quali le polmonari (pleuresie, polm oniti o broncopolmoniti, tubercolosi polmonare e ganglionare), le nervose (quali la meningile). le renali (infiammazione e degenerazione dei reni), le epa· tiche (flogosi e degene1•azione del fegato) ecc. È ovvio che la morte improvvisa, in simili casi, richiami l'attenzione della giustizia, poiché in un certo numero d'ess i l e persone,'appareolemente lìn'allora in florida salute, vengono colle da gravi ed inesplicabili s intomi a ddominAli, polmooari o tw rvosi, che conducono a morte in breve lasso di tempo; in un'altra serie di soggetti, invt?ce, la vita cessa bruscamente, in pochi istanti, nello stato di · piena apparente salute, anzi bene spesso mentre il soggetto allende a lavori che si reputano mal compatibili perfino con lievi indisposizioni. Nei casi non fulminanti, clinicamente si hanno talora sintomi che invitano alla diagnosi d'una bronchite, d'una bNncopolmonite, o d'un sempl ice stato di mal essere vn~<o, indeter·minato. La morte improvvisa, subitanea, sembra assai frequente, a giudic.arne dai c asi descritti dal Velich, che l'ha osservata 27 volte su 36 ca si, dal1887 al1003 <Arcltio fiir Huniene, Bd. XLIX, 190i). PAs:;a RA.

Un mezzo per aottraral al aervlzlo mUltare. - (Deutsc/,e medizinisclte Wochenschrijt, n. 46, 14 novembre 1907.

<Jo LDEMBERG. -

L ' A . rif~risce quattro casi di simulazione di linfomi tu bercolari nelle re-

gioni del col lo e sottomascellari, provocati mediante le iniezioni soltocutanee -di paraffina allo scopo di esimersi dal servizio milila•·e. Accenna pure a due casi, comunicatigli da Kiistner, di elefantiasi dello scroto prodotta nello stesso modo. La frode ebbe piena t·iuscila c il quadro fen omenico presentava tali parvenza di realta, da poter trarre io inganno o q uanto meno porre in imbarazzo anche un esper to clinico. Gli individui affetti da tali parajfinomi si presentarono, dopo un anno e me zzo o due, alla divisione chirurgica dell'ospedale Ognissanti in Breslavia per far·si operare. In tutti i so~ge lti furon o sc<!lte dall'empirico, pel' tali iniezioni, le regioni laterali del collo o quelle soltomascellari, dove è noto anche volgarmente che si sviluppano con ma(!giol'e frequenza i linfomi lube•·cola rì. Però in uno dci pazienti l'artefice poco abile, dopo alcune iniezioni al collo, che avevano dato OI'Ì· gine a tumor i troppo piccoli, forse non soddisfatto dell'opera sua, ne, segui una altra al disopra dellu scapola s inis tra con paraffina fondenle a un grado molto basso di temperatura, cosi che ne r isu ltò un grosso tumore di con~islenza tale da potersi m odella re colle d1la.


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I tumo1·i fur ono a spot·tati. Uno di questi, che datava da due anni, situati io una cavità a pareti li scie , risultò formalo di una massa compatta di paraffina, ovoidale, se nza connessioni all' intoruo. Negli allri ca si, in cui l'es tirpazion e fu polu la eseg uire solo con grande diflicolla ed abbondante emorrag ia, la massa iniettata appariva come infillrala nel tessuto ed era intr·amezzata da trabecole di tessuto connetlivo, che fo t·mavano eleganti maglie, nelle cui pareti si trovavano molte cellule giganti. Quanto alla diagnosi con vie n dire che tali tumori hanno qualcosa di fantastico. La loro fùrma lobata, la mancante spostabilità sui tessuti soltostanti, e sopratutlo la loro estesa aderenza alla cute, senza rosso re, calore ed allr1 s intomi car·atterislici dei tumori maligni devono destare sospello nell'osservatore. Accondiscendera rraLlanto il chirur go alla richiesta dei soggetti, estirpando i tumori, e sa1·a lecito pubblicare le loro fotografie 1 L'A. risponde alla prima domanda col dire che se non è debito del chirurgo il rifiutare l'opera sua a un individuo affello d:a malattia procur ala a scopo biasimevole, perché è sua missione di r estituire la salute agli organismi maIali, p ~rò non r·isullando, dai casi fin qui osserva ti, che vi siano t·eali pericoli per la es is tenza, (produzione di embolismi ecc.), il chiL·urgo sara autorizzalo a negare il suo intet·veoto per un naturale sentimento di avversion~ contro tali fr·odi. P'erci6 in avvenire egli e i suoi colleghi della sezione chirurg ica non presteranno più l'opera loro in simili contingenze. (l) Quanto alla pubblicazione delle fo to~rafle l'A. non teme di aver manca to di discrezione, avendole r iprodotte nel les to con un benJaggio agli occhi. Loscm.

RIVI~TA DI TECNICA E SERVIliO MEDICO MILITARE Ma ggiore rnedico S c HMIDT di Berlino. - Progre••l nel nrvlzlo trasportiammalati In guerra ed ln pace. - (Fortsehritte cler Rrankenbe(6rde· r ung i.m Kriens url(l Friedensdienste).- (Deutsche miliiii riir~tliche Z eits· clt rifl, 5 a go!'to 1907, 1é>0 fascicolo). L'autore, basandosi sul principio che nelle g uerre moùeme il servizio di sgombero degli ammalati assume un'importanza capitale, a ccenna ai miglioramenti che sono stati introdotti in questo servizio nell'esercito germauico: cosi i reggi menti di caval!eria sono muniti di cavalli da soma, e i reggimenti della divisione di cavalleria !Janno anc!Je car1'i sa nitari per due ammalati da porsi in letto e due a mmalali che possano star a sedere. :Nella compag nia di sanità il per sonale per il traspot·to ammalali é s tato ele velo da 1!)2 a 2H uo· mini. Il carro per g li ammalali is tituito poco tem po fa per l'ospedale da campo, verra pr esto corredalo di un numero considerevole di sostegni pet• ammalati. (l ) A noi semhrn che sarebbe più rorretto Il non negar mai l'intervento chirurgico a chi chle,to di esser sha razzalo di tali tumori; ma nello stesso tempo denunziare all 'nu toriti il caso~ come si fa di qualunque traumolismo, non importa se avvenulJ Ieri o due anni fa. N. d. n.


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A questi miglioramenti si devono aggiungere que lli relativi alle strade l'erl'oviarie, alle navi trasporto·ammalali, al materiAle sanitario specie chirur gico, ai mezzi di sostentamento. A riò si aggiunga che si è pensato a dota re il bat· taglione di fanteria di carri più leggier i. Oltre il servizio san ilario in tempo di guerra !"autore dice che l'amministra· zione tedesca ha cur11to anche il miglioramento del ser vizio sanitario in tempo di pace: così so no stMi cosLruLti dei n un vi carri per il traspol'lo degli ammalati dai r eggimenti all'ospedAle ed é stata notevolmente migliorata la dotazione degli Ospedali militari. FUNAIOLI. RtCHTER, medico di reggimento. - Le malattie degli orecchi e degli oooht nell'enrolto autro-ungarlco. - (Militii rlir:z tiiche PulJlikationen, n. 107, Vienna J. S&far, 1907). · L'A . prcmelle alle sue considerazioni alcune deduzioni statistiche tratte dalla statistica sanitaria dell'esercito austriaco. Le malallie dell'orecchio hanno una frequenza media (decennio 1895-902) di t:l.7 p. 1000 della forzll. Esse hanno pure una parte non piccola nella inabilità totale della gioventù alle a rmi, giacdtè da i/ 10 a 1/7 dei coscr itti inabili furono dichiarati tali per malattie dell'ore-cchio . Anche il numero dei militari in elfellrvo set·vizio, che vengono riformati per malattie deiJ'orecchio non è indifferente. Predominano fra questi i riformati p~r otil.e media purulenta per la quale il p. 1000 dei riformati nel detto decennio oscillo tra un minimo di 2.3 e un massi m o di {>. 7 per 1000 della forza . La pr•ogno;i, ossia la prospetliva di conserva re idonei al ser vizio gli otopatici, è relativamente assai sfavorevole, poiché la proporzione dei g uarili completamente oscilla fra i 3i4 e i 2/3 del totale degli ammalati. La degenza media degli olopatici ~ una delle piùlunghe negli ospedali militari (25 giorni, media del decennio). ln una s econda parte del suo lavoro l'A. c ritica le disposizioni vigenti in Austria circa la visita dei coscritti alla leva , e trova che, sia per la mancanza di mezzi rliap;nostiei e di tempo, sia perché la respon.sabilità di decidere sulla idoneità è dala non al medico ma ai funzionari militari, la massima. parte degl i otopa tid che passano per la leva devono essere mandati agli ospedali militari in osservazione. Quindi la necessità di avere in lulli gli ospedali medici militari sufficientemente versati neiJa specialità otoiatrica. Considerazioni analoghe fa l'A. per r iguardo alle malattie oculari, specialmente per i vizil,di r efrazione e le malattie dell'interno dell'occhio. Nell'esercito austro-ungarico i medici militari che hanno fallo studii speciali su determinati rami della medicina hanno anche ufficialmente il titolo e la carica di medici speciohsti. Di tali specialisti ve ne sono in oculistica 53, cioè il 5.2 "/o dell'inter o corpo sanitario: in otoiatria soltanto 2. L'A., considerato che per lo più, negli osptldali militari gli otopatici sono aggregati ai riparti di oculislica, propone quindi che i medici militari comandati alle cliniche oculistiche frequentino anche l'insegnamento oloiatrico, e vicever sa. R. L. 58 -

Giornale medico.


RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA A. NETTER. - Tito ed aooldentl lnfettlvt coJUieoutlvl all'uso 41 o.trlclle. - (Bullettn. cl~ l"Aead. de méd., Parigi, 190:, 11° 19, 7 maggio).

E assai antica la conoscenza dei distur-bi che possono insorgere cooseculi· vamente all'ingestiooe di ostriche e di molluschi. Non ostanle però gli s tudi ed i "oli degli scienziati, ~li accidenti dovuti a detti animali e, tra questi, in particolar modo, i ca.si di febbre tifoide, hanno continuato a manife«tar si, anche r ecentemente, con pat·i frequenza eh~ pel passato. Assai divisi sono stati fio'or a i pareri sulla fuuzione dei molluschi nella trasmissione della febbre tifoide ed alcuni autori, pur· ammettendo la possibilità della trasmiss ione di es;,n a mezzo delle ostriçhe, ritenevano ciò assai t'aro e capace di avverarsi sollflulo in concorso a circostanze tutt'affatto eccezionali. L'accademia di med icina di Parigi, davanti a una comunicazione del Netfer, in collaborazione con il Briau, il Lalouche e il flibadeau Dumas, rifer entesi a 120 casi di malattie che seguirono l' ingestionc eli ostriche, tutte provenieuti dalla stessa località, e che ~i manifestarono, in meno di quatLr·o mesi, in dodici città della Francia, affidò ad una commissione cost.iluita da Chantemesse, Chatin, Ed. Perrier, Vaillard e Netter, quale r elatore, il compilo di studiare e propor re le misure profllattiche più appropriate. Ecco ora, per sommi capi, le osservazio11i cliniche e batteriologiche e gli esperimenti che furono raccolti dalla commissione ot•a det.la e pubblicati nel cot·so di quest'anno. Anzitutto è bene ricordar e che l'uso di ostriche o di molluschi nocivi può ingenerare no a solo de lle infezioni specifiche, come il colera e l'ileo-tifo, ma anche dei disturbi gastre.oter ici, che a loro volta assumono i quadri clinici più svariati. Per quel che riguarda la febbre tifoide gia Cameron, nel 1880, avendo dimo· strato l'esistenza di sedimento di fogna io ostr iche della baia di Dublino, a veva enunzialo il sospetto ch'esse potessero trasmettere il tifo addominale, ipotesi che potè dimoslrare fond<lla qualche anno dopo, e che venne sostenuta dai casi studiati prima a Napoli ed a Firenze e poi in molt.e altre loca lità. Cosicché o g~rì non cade dubbio che le ostr iche ecl altr·i molluschi commestibili, siano legati intimamente allo sviluppo di alcune endemie di tifoide. Nell'indagare r etiologia di simili casi, non devesi naturalmente accettar e l'origine ostricaria se non qua ndo si è potuto eliminare ogni altra causa (acqua, lalln, trasmissione dirella). Il rapporto del Netter descrive appunto dettagliatamen te quattro epidemie, nelle quali interviene come fattore evidente l'uso di ostriche, chiaramente e specificamente infelle, consuma te simultanea mente in parecchie località, lontane le une da lle altre. In due di tali epidemie si trattava di pèrsone riunite a banchetti, dut·ante i quali furono cousumatc ostriche provenienti da parchi o da


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vivai, impiantali in immediata vicinanza di sbocchi di fogne. Fr a i commensali ·si ebbe di poi a svilupp11re una cet·ta percentuale di febbri tifoidi e di disturbi gasteo-intestioali. In un'altra epidemia, quella di Cette (Linguadoca), che si svol se nell'Autunno 1906, si avverarono delle particolari cir•costanze, assai dimostrativl', che meritano d'esser·e accennale. Le ostr·iche pro venienti da quP-sla ci tta, -che conta più di 35,000 abitanti, e nella quale le condizioni d'in.fezione erano assAi gravi e ben car·aUerizzate, inft:ltat'OtlO, in quella circostanza, ùelle persone in una zona assai estesa della Francia e perfino a Londra e a Ginevr a. Furono studiati, in quella coogiuutur·a, 120 malati di affezioni gastro-enteriche, 33 delle quali vennero diagnosticate con tutta si curezza per ileo-tifo. Le ostrich.; di Celte in f~ttat•ono, soltAnto in Autun. 30 persone appat·tenenti .a 13 gruppi differ·enti, provocando tra esse 11 febbr·i tifoidi e 4 morti, con una per'centuale del :15 p. 100 di morbidilà titìca frll coloro che ebbero a consumare .quei molluschi. Venne provato che le ostriche mangiate da :17 almeno, tra quei 120 colpi ti in quell'epidemia, eran o conservate in un vivaio lun go il canale di Cette, a poca di ~ ta nza dallo sbocco di più fogne, alcune delle quali ra ccogl ievano i rifiuti di case od ospedali in cui l'r1mo degenti dei tifosi. N ella stessa epoca, da altr'i osservatori, furono raccolli ancora H-2 casi di malattie occasionate dalle ostriche di Cette, fra le quali 63 fur·ono identificale .per ileo-tifo. É do>gno rii nota il futto che la commissione, incaricata di studiare l 'epidl'm ia di Celte, essendosi trovala davanti a non lievi difficolta nel cor'so delle sue indagini, poiché gli interessati al commer cio loca le delle ostriche, assai produttivo, il direttore clell'ufficio d'igiene ed i medici l0cali negavano l'csi·slenza ùella febbre tiroide .nella dttà o la dichiaravano assai rara, dovette far l'ico r·so alle slalisticlre militari, che provar·ono irrefutabilmente l'esistenza di .parecchi casi di tifo nella guarigione. Né tale funzione delle ostri che si limita al bacillo di Eberth·Gafl'k y : nel '18·W a Bridgewater e 1\ T auton si manifestarono casi di colér·a asiatrco in fan·ciuHi che avevano mangiato ostriche malsane: cosi, nel 1!J03, a Grimsby e a ·Cieelhorpes (Lincoln, I nghilterra). Gli accidenti infetti vi, le gastro-enter iti e simili, pt·ovocati dai molluschi , •possono rivestir·e forme assai variabili: si tralla talora di semplici malesseri con nausee e diarree: nei casi più gravi invece,oltr•e alle nausee s'ebbero vomiti, coliche, febbt'e, deiezioni sanguiMientc, collasso e ratfreddamento delle estremito. Si sono osservati anche disturbi nervosi, con paralisi e deliri, cardiad, respiratori e gen llO·Ut'inari. Per lo più questi acciùen ti terminano in guar! gi one, talora però si prolungano per qual cile tempo, inw~nerando un grave deperimento e qualche volta conducendo anche a mot·te, che in alcuni cosi intervenne assai ra pidamente. I disturbi gastrenterici ot·a accennali se paiono in qualclte caso dovuti ad intossicazioni, per veleni provenienti dalla decomposizione dell'ostrica, sono realmente ad ascrivl'rsi a vere infezioni. Fra le altre prove é da citare quanto ·si é osservato ~u:;tli indig eui di al cun e città òi mare, i quali hanno acquistato ·una certa immunità contro gli accidenti da molluschi, quantunque ne facciano uso quotidiano. Questa immunità non si potrebbe spiegare se non ammettendo d! carattere in.fettivo della malattia.


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La infezioni gastroenteriche sovra accennate sono dovute anch'esse all'inquinamento t!ei molluschi da par te dell'acqua di mare in cui vivono, contaminala a sua volla dai rifiuti umani. Quanto alle osser•vazioni ed esperienze ba~t~riologicht>, basterà ricordare come un'ostrica, immersa in un acqua. contenente bacilli di Eberlh-Gaffky o alt ri agenti patogeni, se ne impregni e li conservi viventi ed attivi, in modo da poter trasmettere l'i nf~zione per la via alimentare. D'altro Ialo in o;;triche sospette si sono con certezza isolati il bacillo del tifo 13 il B. enteritidis di Gi.irloer. Infine v ~nn e dimostr·ato che il bacillo d'Eberth-Gaffky può vive1e anche a lungo nelle osll'iche infette, specie se queste vengono conservale in acqua marina. Si sono così riscontrati dopo 4, 6, 9 ed anche 28 gior ni e, in ogni cas() sempre per un periodo di tempo maggiore di quello che intercede fra la pesca. e la consumazione del molluscò. Pe r· ovviare allo svi luppo di simili epidemie di tifo e degli altri accidenh infettivi, bisogna anzitutto impedire l'inquinamento delle ostriche,facendo si eh& ess<:: 11011 si tr·ovioo esJ.loste alle sczzurre di fog na. Per ra ggiungere questo scopo é necessario sotlopot•r·e ogni parco d'ostriche &d uno studio speciale, dal punto di vista topog- raflco, batteriologico e chimico, per poter stabilire ~e esso si trovi nelle cond i ~ioni volute per dar garanzia di assoluta difesa da ogo~ inquinamento. A tale inc!rie~la debbono essere sottomessi non solo i parchi di allevamento, ma anche quelli di conservazione, ù'ingr::~ ssamento e di spedizione ed anche i banchi ostrica ri naturali, per poter stabilire quali di essi sono. in condizioni da poter fornire molluschi commer ciabili. È duopo inoltre, come è naturale, che i parchi riconosciuti salubri siano sottoposti a ulteriore continua so rveglianza ed occorre infine che i molluschi formino oggetto di vigila nza igienica anche du rante i trasporti e la vendita al pubbl ÌCO. p ASS.ERA. Prof. S1Lnrmsc u~t iDT. - Sull'origine del Ufo e aul modo dl combatterlo. - (Correspondenz-Blatt fii.r Schweizer Aer.;te, n. 10, 1907). Il prof. Silberschmi~t dice che il tiro addominale si è sempre consid"!ralo come il prototipo delle malattie infettive evitabili e servì come regola per l'indicazion e delle condizioni igieniche di una citlà. . rn questi ultimi decennir. lo stato sanitario della Svizzera rispetto al tifo si è fAllo migliore, ciò clH! é dimoatrato anche dalle statistiche, indicanti la morta i i lit.

Su 10.000 abitanti dulia Svizzera s0n mor·ti di tifo, 1S76-HO- 1881-85 - t . 86-90 - 1891-9.) - 1906-000- 1901-04 3i,5 29, 1 15,9 11,2 8,6 6,5. li numero poi dei casi di tifo è diminuilo specialmente nelle citta svizzer e. Riepilogata la storia moJerna del tifo a ddominale, l'autore dice che la scopeJ·ta del bacillo del tifo nell'acqua, nelle feci ecc , si può fare sopratutto valer,dosi de i terreni nutriti d di Drigalski e Conradi e di Endo; a ccenna al piano di d ife~a coutro il tifo proposto dal Koch, consistente nel ricercare il bacillo tifoso 11el luogo dove questo è piu pericoloso cioi· snl malato e di limitare la caccia al bacillo nel moudo e~lerno ciò che è per· lo più senza ellello.


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Parla delle varie stazioni di osservazione, impiantale di etro consiglio d~l Koch in molte citt.it della Germania; della lot·o funzione pr incipale che è q11ella di conslatare sollecitamente gli eventuali casi di tifo e dell'esito delle r oceniissime osservazioni, quivi praticate, da cui sarebbe risultato che i malati leggeri di tifo ed i conva les~enti sono specialmente pel'icolosi dal punto di vista -deJla disseminazione del conlRgio. Accenna anche a casi ben constatati, i n cui i micr organi smi del tifo si poterono dimostrare nelle feci dodici mesi dopo -superata l'infezione ed in individui apparentemente sa•1i e riporta anche 4-5 casi di Lentz in cui egli osservò i bacilli del tifo nelle feci di per·sone che da dieci 15ettimane avevano superata l'inf... zione. Rifet·isce poi le constatazioni fatte da Conradi in Metz dal '1 880 al 190~ rispetlo all'immuni la locale. Cvnradi afferma che la popolazione più vecch ia di :.VIetz ~ colpila eccf.'zionahnenLe dal tifo ma che la più ~iovan e e specialmente .gli individui immigrati ammalano con facilita e varie volte anche i bambi ni ne sono colpiti frequentemente in Metz e presentano sovente forme di tifo ati·· piche ciò che ha influenza sulla dillusione della malattia. Analoghe osservazioni furono falle nel 1895, da Frosch nella cillà Wittlich in territorio di Trier. L'autore ra cenno poi di alcun<! epidemie di tifo di osservazione personale, incominciando a prendere in, consideraziane racqua potsbile quale agente di diffusione ti fica. A l cuoi anni fa si sviluppò in una piccola borf'(ala p1·esso Zuri ~o una epidemia di tifo addominale nella quale, di 300 abitanti, ne ammala r ono -quasi un terzo in breve volger di tempo. Chiamato sul posto il prof. Silberschmidt per ri cercare !"ori gine dell'epidemia trovò che i serbatoi dell'acqua della località erano in r·elazicne indiretta con una fossa a letamaio appartf.'nente a una casa di contadini. nella quai~ viveva una donna sofferente da lungo tempo di disordini inlesLinali. L'esamechimico e batteriologico dell'acqua fu fatto neli'Isliluto :nedico di Zurigo e si Tinvenne dell'ammoniaca con microrganismi del batlerium- coli, ma nou si potè mettere in evidenza alcun bacillo del ti fo. Un'allra epidemia di tHo si sviluppò iu una borgata di 1000 abitanti Yiciuo ;a Zurigo: gli impt·esari di alcune costruzioni di case ave,·ano stabil ito una -conduttura di acqua con serbatoio, ma il serbatoio fu posto acca nto ad un ruscello dove si svuotavano diversi altri cor si d'acqua e fu -constatata la comu.nicazione tra il serbatoio e l'acqua del ruscello. Alcuni anni fa, si manifestò un'infezione tipica di tifo in uno dei più grandi hlltel <li Zurigo. Nel cot·so di quasi tre settim11ne ammalat•ono di tifo in questo hùtel io persone. La diagnosi ru confermata dal repet·to dei bacilli del tifo nelle feci e -dall'esito positivo della reazi one di agglutinazione. Da primo fu indicata, quale causa dell'epidemia, l'insalata venuta dall'estero, ma dopo una scrupolosa i~pe­ :t.ione fu scartata questa ipotesi, giacchè l'ispezione dell'hòlel fece conoscere ·che vi esistevano un grande numero di difetti sotto il rapporto igienico. In seguito allo scopç.io di un r ecipiente da bagno nel 4° piano dello stabilimento Timasero le mura di questa parte dell'hòtel così umide parecchie settimane che l'acqua ne gocciolava gia attraverso le pareli. Inoltre le condutture di acqua potabile, che in questa parte dello stabile si tr·ovavano vicine a dei condotti di scarico d'immondizie, si trovarono t·otte in alcuni punti: fu appunto in -<tuesta pa1·te dell'hfltel ove si manifestarono i cnsi di tifo, che rimas e •1uivi iocalizzato per un tempo assai lun~o.


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L'tJutore segn618 poi, quale mezzo di diffusione lifica, i dolci io genere. Nd'l'estat.e pas~at.a egli ebbe l'occasione di tener dietro ari un'epidemia che haintere~se solto questo punto di vista. Dal 11) agosto fiM al principio d~ settembre 1906 companero nel più grande sobborgo di Zurigo oon meno di trentacinque forme di malattia analoghe a ti tifo. L'inizio dell'affezione fu dive1·:o ;: i primi casi ~i distinsero per un catarro gastr·o·intestinale aculi!>simo come verifìeasi nelle diarree estive; in seguito l'inizio dell'affezione fu meno brusco. cosicchè i pazienti asserivano di sentirsi indisposti parecchi giorui prima di c hiamare il medico. La malattia fu nei singoli pazienti diversamente g r a\'e: in alclllni si osservarono lutti i sintomi. di un tifo grave (t'ebbre alta , ingrossamento di milza, stupore, ecc.); negli altri il decorso fu più mite: però degli ammalati ne;:suno morì. I medici pensarono dapprima ad un catarro acuto gastro-enterico ma in seguito fecero diagnosi di febbre tifoidea. • Alla fine di agosto il Silberschmidl si recò nella località infetta e suppo~e­ dapprima una iniezione dell'acqua potabile del luogo, ma dopo che l'analisi chimica, ·più volte accu1·atamente ripet11ta, non rivelò tracci& alcuna di ammoniaca e dopo altre osservazioni fatte , potè escludere che l'acqua fosse la causa del contagio e rivolse la sua attenzione ad un'altra sorgente di epidemia, vale a dire ad un negozio di dolciumi del luogo. Risullò infatti che dei 35 pazienti 29 a vevano frequentato il principale stabilimento di dolci della località, nel quale stabilimento il pr<'prietario colla donna di servizio erano stati dimessi dall'ospedale degli infettivi di Zurigo da pochi giorni. Il Silber:;;chmidl suppose in questo caso che la donna di servizio di questo st.abilimenlo di dolci non fosse ancora completamente immune di micror#!anismi paralifo e che nella manipolazione dei dolci li trasmettesse alla cre1na tla cui poi sarebbero pas8ati ai compratori. .-~~ conforto della sua ipotesi il Silbe!'schmidl cita una epiJemia di tifo c omparsa dopo l'uso di crema ghiacciala, epidemia di cui t'a cenno il· Barras, mentre fu notato che il rispettivo fabbricante di dolci era ~talo malato <.li febbre li foideu In ultimo il Silberschmdl, si trattiene sui provvedimienti profilallici e dice che per la diffusione del contagio tifoso é pe1·icoloso ~opralulto chi superò un'infezione mite di lifo ed i com·alescenti in g"nere: !i\ccenna alla necessità· delia denuncia e alia necessità deJJa diffusione dei posti di OSSel'V8ZiOne per l'in lr~tpresa !;O !lecita delle analisi sul sangue e sulle feci degli individui sospelli. Parla anche della immunizzazione attiva, raccomandata da Pfe iffer, Kolle, Wri gt, Brieger, ecc. quale nuovo m ezzo di profilassi contro il tifo. Usata dapprima in Germania e nelle colonie tedesche, l'immunizzazione alli va· fu f'Oi adoperala nell'Inghilterra e nelle sue colonie duve 8i fecero, 8ull'uorno, oltre '100,000 vaccinazioni. I risulta•i, comunicati dalle Indie, sono favorevoli: di '10,501 soldati '·accinali negli anni 1899- 1900 sono ammalati 9G e morti 17; su 8:3,135 non vaccinati la morbosità s ali a 388 e la mortalità a 370. Anche· piu favore\'ole è un rapporto, proveniente dall'Egitto, dal quale risulta che di· 720 va.ccina li uno soltanto si è ammalalo ed è morto e su 2669 non vaccinati· 8i manifestar·ono 68 casi di tifo con 10 morti. La durata dell'immunità non è stata determinata, ma si suppone che duri un an n o circa. Io omaggio a q:.~esli risultati l'autore raccomanda l'introduzione della immunizzazione nella Svizzera sopratutto rra i medici, gli infermieri, fra fJUelli insomma che sono più Asposli all'infezione. FUNAIOLI.


RIVI STA D'IGIENE GE NERALE E BA'l'T ERJOT,QGIA

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Le lntosaioazioul allmeutart. (Le.~ intoxtcations a limentaires). - (Ga:~ette des h6pitau(l), 5 oltobt·e 1907, n. ·J H).

M . E. SACQUEPÉPF: B. -

È una rivista generale delle fo rme d'intossicazione prodotte dagli alimenti dalle quali bene a ragione l'A. esclude le malattie specifiche tras missibili cog li alimenti e cioò la tubercolosi, il carbonchio, la m~1rva, la dissenteria. il colera, le malattie parassitarie quali tenia, la la lJ·ichinos i, le intoss icazioni per tossici minerali come il piombo, l'at·senico, i veleni esogeni. Uno sguardo storico s ulla questione, dimos tra come in principio fu alla chimica che si domandò il segreto di questi avvelenamenti e furono tratte in causa le plomaiue e le leucomaine. Non fu però che più lardi che si vide che tali accide nti erano dovuti a causa microbica infe lliva o tossi infettiva e si poté fare dei medesimi una clessifìcazio11e piu razionale raggruppantloli a seconda delle loro cause animate. Considerali nel loro insieme questi accidenti, sono particolarmente frequ enti in Germania e nel Belgio, assai diffusi in Russia e in Ing ltilterl"a, più rari io Francia. Si osservano più di frequ ente in primavtwa ed in estate. La loro gl'avità generalmente è mag!liore nelle età estreme della vita. Un gruppo dei più comunemente osservati è costìtuito da quelle intossica· zioni a forma ga stro-intestinale causala dal bacillu.s enterilidis di Giirtner e germi affini (gruppo eli bacilli setlicemici, salmonells di Lignières). La maggior parte degli autor(ha descritto tre tipi clinici principali ai quali si rifer iscono gli accidenti prodotti da questo g ruppo di germi: [orma oastro-enterica,/orma co~ri(orme. forma tifoide. Non è il caso di fare queste distinzioni giacchè spesso i sintomi si intrecciano o si s uss eguono in m0do diver so. La gran maggiorttnza dei casi però si manifesta sotto forma di gastro-entertte acuta i cui sintomi sono: coliche, diarrea, nausea, vomiti, poi cefalea, vertigini, brividi, febbre più o meno alta. Spes!;O la convalescenza è pa rticolarmente lunga e penosa. ln certi casi i fenomeni acquistano una gravita eccezionale tanto da s imulare .un altacc.o di colera. Qualche volta sopraggiungono sintomi anormali quali la roseola, le petecchie, una intensissima desquamazione cutanea. Il pr ognostico è raramente grave (10 decessi p. 1000 cir ca). L'esame dei cosi d'intossicazione per pa rte di questo gruppo di bacilli mostra che si tratta il più spesso di carni, raramente di alimenti complessi , di pesci, legumi ; inoltre che in più di due terzi dei casi In carne era stata consumata allo ste lo fresco, che il maggior oumet'O di epidemie fu dato dalla carne di maiale. Si constatò poi, che in quasi tutti i cas1 in cui una carne fres ca si dimostrò tossica, essa pro veniva da un animale ammalato; disgraziatamente se la causa batteriologica fu bene stabilit.A, non si potè altrettanto bene dimosh·are l'esistenza di uno speciale quadro nosografico. In presenza di fatti di questo genere si nola quas i generalmente che tutte le person"' che hanno consumato la carne infetta vengoue colpito dalla malattia. Ciò dipende dal fatto che trattandosi di malattie ~etlicemiche tutti i tes suti, tutti gli drgani dell'animale sono invasi dai germi. Un'altra considerazione importante a fars i è che se in alcuni casi la carne riesce tossica fin dal pr~ncipio, in molti altri avviene che i primi consumatori non ne risentono alcun danno, m entre l'azione tossica si dimostra dopo un po' di tempo pei successivi consumatori; ciò sembra dipendere dal fatto che in origine i germi sono in piccola quantità, ma che successivltmente vanno moltiplicandosi tro· vando condizioni favorevoli al loro sviluppo.


RIVISTA D'H.Hl!:~J!: GEKJ!:RAL~!!: BATTERIOLOGI A

Non solamente la carne cruda è capace di dimostrarsi tossica, ma mollo spesso lo è anche la carne cotta benché io minor g rado. Bisogna non farsi troppe illusioni ~ulla cotlut·a della carne; se i bacilli del g ruppo del b. di Gt1J'lner sono secondo le esperienze di Van Ermengen e di Fischer, uccisi in 15 minuti a 60° e in 10 a 700, è anche vero che mollo spesso tali temperalUJ·e non veugono ragtziunle nella prof<mdJla dei pezzi di carne. In altri casi poi, pur e essendo sufficiente la temperatura a distruggere i bacilli, i bacilli incriminati segregano dei prodotli tossici che resistono alla ebollizione prolungata per 10·20 minuti. Un altro punto essenziale c,msisle nello stato d~lla C~Jrne sospetta. Alle volle la carne era manil'estameute alterata, ma il più spesso al contrario ha un'apparenza normale, nè sarà possibile basarci sull'ispezione sola della car ne perché in questi cas i quasi mai s i ha roc.:casione di esaminare i visceri del· l'animo le i quali ci potrebbero dimostrare oelle chiare alterazioni patologiche. Bisogna inoltre pensare alla possibilità di una infezione accidentale della carne primitivamente sana avvenuta dopo la macellazione, ipotesi che fu in qualche caso emessa da alcuni osservatori come il Kutscher, il Fromme. Questa con · cezione poi è più facilmente sostenibile quando tratlasi di carni lavorate le quali se sono generalmente già infette perchè provenienti da animali infetti, possono nondime no infettarsi durante la lavor'azione A questo proposito sarebbe interessante il polet· dimostrare la diffusione !n natura dei bacilli del gruppo del b. enteritidis, nè la batteriologia è lontana dal darne la prova. Le ricerche odierne tendono a dimoo;trare che uon si pòssono !>labilire divisioni nelle fra i bacilli tipo Aertryek, quelli tipo GaerLnt>r, ed altri, e a ritenere identici o almeno affini i bacilli dell'hog-cholera, il murisettico, il b. della psittaeosi, e perfino il bacillo parati/i.eo B. Sull'identila di quest'ultimo get·me cogli altri insorgono a lcuni autori specialmente consider~ndo il diverso quadro clinico della inLo!>sicazioue da carne e dP-1 paratifo. Il Traltmann si rende conto ciel· l'obbiezione, ma defluisce l'intossicazione da carne una forma acutissima, il paratifo una forma suba cuta di una malattia infettiva unica sotto il punto di vista eziologico. Per il momento sembra pero che la questione rimanga indecisa. Si sono spe$sO constatati degli a ccidenti tossici in s eguito alla ingestione di pes ci. Una parte dei medesimi si riferisce al botulismo, un'allra parte si riferisce ad accidenti tossi-infettivi i quali si manifestano con sintomi molto so· miglianti a quelli sopraindicati. In Francia !>i ebbero parecchie inlossicazioni dipendenti da baccalà salato, e specialmente nell'esercito e nella marina. In questi casi il baccalà aveva subito un' al terazione speciale che si manifestava con una colorazione rosea o r ossa; non et·a però in causa il com~ ne bacillo rosso· del baccalà. L'U lrich riscontrò un bacillo analogo al paralitico B ; sem· bra quindi che alcune tnloss icazioni s ieno da attribuirsi a germi del gruppo piu sopra. iudi<:a lo. In a ltri avvelenamenti alimentari si è a ccusato il eolibaeillo. ·sembra però strano che questo bacillo possa dare tali g ravi accidenti, a meno che non si voglia supporre un aumento speciale della s ua virulenza pel fatto di speciali simbiosi co01 altri germi che vennero iosieme riscontJ•ati. È ormai fuo1· i dubbio cbe può incriminarsi qualche volta il proteus oulgaris. Qui però tut li so n concordi nel ricf)noscere che si tralta di carni alterate post mortem, non per ò putrefatte ; in genere si tratta di carni lavorate. La dimo-


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slrazione che il proteo volgare coi suoi prodotti solubi li può dat•e g ra vi fenomeni ili iHLO!!sicazione ha avuto l'appoggio nelle ricerche sperimentali. Non solo le ca r ui, ma anche le patate possono esser dannose per opera di questo germP, e con molla probabilità alcune epidemie g ravi pet· uso di patate nelle quali si incriminò specialmente l'alto qua11titativo di so/an.ina, debbons i forse ascrivet·e più g iustarnenle all'azione di q•teslo germe. Clinica mente, oltre ai sintom i soliti (dia rrea, col ica, vomiti), !'i nota nei casi gra vi una tendenza al collasso car diaco e alla s incope . Raramente si sono ascritte ta li inlossicazion i a microeocchi. Piuttosto può essere in ca usa, come l'A. ha recenlemen ttl dimostrato, l'en lerococco. Alcuni g ravi accidenti . avven uti fl'a le tru ppe hanno mostrato che le ··on· ser ve di carne pos!;'ono essere e ventualmen te tossiche quando son mal prepat•ate o ma l conservate Le ulti me t·icerche, q uelle Jel Vaillard in particcJlare, hanno s ufficientemen te dimostrato che tali accirleoli sono t·egolarmente sopravveauti in seguito al c on s umo di conser vA ins ufficien temente sterilizzate, o infettate sia clopo la lor·o sterilizzatione, s ia anche durante il tempo trascor~·o fra l'apertura del le scatola che le contenevano e il loro consumo. Se non si ,\ potu to pr ecisare la palogenesi esalta di q ueste inlossicazioni, si é visto però che souo analoghe a quelle pr odotte dai ~{ermi precedenti. Tutte le precedenti inlossica zioni si presenta no clmicamente come delle in. fezioni gastro-intestinali ; vi é però un'allra categoria di accidenti, che sem brano diventare sem pre più r ari, i quali hanno uo quadro clinico tutto speciale -con pt·edominio di sinfomi nervosi. Trattasi allor•a del botulismo. In ques ti casi il principio dell'avvelenamento si fa generalmente 12 o 2i ore dopo l' in-digestione con dei dis turbi digestivi comuni. Sopra vvengono in seguito le manifestazioni !e più caratteristiche: costrizione delle fauci con disfagia, diminuzione della secrezione salivare cou secchezza penosa della bocca, poi dimi· nuzione dell'acutezza visiva che può ar·r ivare fino all'amaurosi, ptosi, strabismo immobilità del globo ocular·e, mid riasi spesso enorme, paralis i dell' accomode.· zio ne. La rnaslicazione è spesso distu rbata, l'acutezza uditiva diminuila, la voce spenta. Nei casi gravi l'afonia é completa ; appariscono la dispnea, la tosse, l'indebolimento e il rallentamento dei battili cardiaci, la tendenza alla sincope. A queste munifeslazioni si aggiungono la paresi m uscolar e generalizzata, una ostinata costipazione, alle volle la disuria o l'anuria. L'intelligenza è relativa mente poco compromessa e la sensibilità r imane intatta. Questi sintomi t•im~tn­ gono in media persino a quath·o settimane. La morte (lO p. 100 dei casi) avviene generalmente dopo una o due settiMane coll'asfissia, il coma o .la con sunzione. Bisogna notare elle in ques ta forma d'avvelenamento gli ammalati. hanno fatto sempre uso dello s tessv alimento, cioè r.arue o pesce conservati e con servati in modo tale da assicux·arne la anaerobiosi ; inoltre l'alimento è consum alo crudo. Tali alimenti sono in generale salsiccio, prosciutti, pesci salati, pasticci di caccia, conserve in scatole. Queste particolarità eziologiche si spiegano colle proprielil del ~erme che è considerato come causa del botulismo, ossia del b. botulinus di Van Ermengeu che é un bacillo anaerobio, sa profìta, il quale segr ega un veleno violento, la tossi n a botulinica, analoga chimicamen Le alla tossina telani'!a e a quella difterica, poco resistènte a tP.mpera ture a nche basse.


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Fin qu1 s1 è pa rlato di germi viventi e dei loro prodotti tossici. Vi sono prodotti tossici d'altra origine. Delle leucomaine non é più il caso di parlare. Quanto alle ptomaine, ossia agli alcaloidi della pul.refazione, la loro azione fi. s iologica é tanto meno precisata per rtuanto la putrefazione st.essa è ancora mal conosciuta. Del resto se l'uomo non mangia alimenti corrolLi, è anche ve1•o che mangiandone per necessità o per corruzione di gusto, non ne risultano generalmP.nle g r avi danni. La terapeulica delle inlossicazioni alimentari richiede dei mezzi noti, eva· c uanti, eccitanti, diffusibili; una medicazione specifica non esiste. Bisogna quindi dare il massimo valore alle misure profilalliche. Per le conserve in scatole bisogna sorvegliare specialmente la massima pulizia durante la fabbricazione, l'effica cia della slerilìzzazione, la buona e rigorosa conservazione. Per le carni occorre una efficace ispezione sanitaria sia sull'animale vivente che s ull'animale inliero macellato. È specialmente nei piccoli centri che queste mi· sure s ono generalmente trascurate. Le difficolla maggiori sono pe1' le carni infelle da germi del g1•uppo dei sellicemièi, essendo ancora sconosciuti i sin· tomi clinici speciali degli animali affetti da malattie prodotte da tali germi, né potendosi sempre rifiutare delle carni solo perché appartenenti ad animali che ebbero della diarrea, deg li ascessi ecc., tanto più che sono quaf.li sempre con· s umate senza danno. La sola risorsa attuale è l'esame balter iologico rapido di ogni carne sospetta raccomandata di recente dal Drigalski. Si deve poi cercare in ogni modo che la carne non corra il rischio di poter essere in fettata durante o dopo la macellazione sorvegliando anche lo stato sanitario dei ma· celiai, dei pizzicagnoli, dei cuochi, ecc. Quanto agli alimenti conservati (all'infuori delle conserve in scatole), o alle carni lavorate, sembra necessario sottometlerle prima dell'uso ad una conveniente cottura. T ESTI. La fltogeneal delle terre ro•ae, gialle e bolarl e la Importanza delle begglato&oee per la olroolazlone e depo•lslone del ferro. Atti della R. Accad. dei Georgojili, vol. III , anno 1906.

GA SPERINI. -

Il chiarissimo autore che tanto contributo scientifico ha portato nello s tudio ciella morfologia e della biologia delle Beggiatoe, ha in questo scritto riassunto tutte le conoscenze che si hanno s ulla. interessAnte funzione che questo gruppo di batleriacee ha nella dinamica terr esh•e esterna, facendo tesoro di tutte le ricer che ed esperienze person&.li nelle quali egli può beo dirsi un'autorità competente. Egli dimostra che il fer·ro dell~t paludi, degli stagni, delle acque ferme o (luenti sulle fo rmazioni litologicamente e geologicamente le più diverse, la comparsa del quale si inizia sotlo forma di produzioni ocracee fìoccose, leggier e, impalpabili, è dovuto all'azione specifica selettiva e fissatrice di determinati microrganismi i quali hanno IR proprieta d i depositar lo sotto forma di idrato· ferrico organoide; che tali microrganismi vanno ascritti alla famiglia delle· Beggiatoe; che nella detta famiglia si comprendono i due generi Beggiatoa e· Cladothrix , la prima colle specie B f(ùhniana e B. Ehrenbergii. la seconda· colle specie Cl. ramosa e Cl. dichotoma; che tali microrganismi sono capaci· tli alleccllire dov unque, s ia a fior d'acqua come in fondo delle polle, sia allaluce come nell'oscurilà, sia nelle acque comuni che in quelle termali, predili gendo peraltro una temperatura superiOJ'e a 10• C.; che sebbene incerto i ~


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meccanismo con cui si at·riva al composto fet•rico di aspetto organ0iùe, è cer·toperò il fatto che insieme alla tlssazione del ferro può avvenire anche quella· del manganese; che gli effetLi specifici delle due citate Beggialoe sono iu realtacapaci di produrre effelli disastros i sopra gli impianti di acque potabili, elletti però da non confondt!rsi con quella produzione di protuberanze o ài incrostatura che formansi lentamente nell'interno delle tubulature di ghisa, delle tuùereoli ferruginosi, le quali essendo indipendenti dalle Beggialoe non a rrivano mai ad allel'are i caraltet·i fisici ed organolettici dell'acqua, né ad ostruire i· tubi; che le specie citate, favorite da molte e svariate circostanze, hanno daLo· luogo per mezzo delle acque a quei depositi fet•rici di vario aspetto e potenza,. che sono noti sotto i nomi di limonite, ferro delle paludi, ipox'lnlite, terre gialle, terre r osse, ter t·o boiari, tet·ra d'ombra o di Siena ecc.; che nelle de posizioni ferriche da Beg-giatoe può col tempo venire a mancare ogni traccia della loro origine, ed é perciò che in molti essi alla filogenesi fert·i.ca s i é sostituito l'aspetto. di una formazione da causa put•amen te idrica. Queste ricerche sono interessantissime perchè, oltre A spiegarci l'origine· a i molti deposili ferrici utilissimi per l'a gricoltura e per l'industria, ci fanno anche vedere una provvida funzione d'eq uilibrio del ferro con vantaggio delle piante a clorofilla, fuuziooe che rientr-a quindi nell'ot·bit& dei più interessanti TESTI. fenome ni di biologia generale. DE GtOVANNI. - La predlapomlone alla tuberooloal. - Relazione presentata al Congres!;:o di Milano contro la tubercolosi.- (Giornale del/~ R. Società italiana d'igiene). 30 settembre 1907, n. 9). L'argomento è di vitale inte resse anche per i medici militari giac..:hè s'im· pone sempre maggiormente il precetto di eliminare al più presto dull'esercito non solo, ma meglio a ncora di impedirne assolutamente l'entrata, a tutti coloro che o presentano il dubbio di una tubercolosi latente, o hanno tali carat· teri somatici e costituzionali da render manifesto un terreno organico adatto allo sviluppo e alla diffusione del germe tut.ercolare. Ed ammessa quella che il De Giovanni chiama la predisposizione alla tubercolosi, la quale ben si deve distinguere, come anche ricorda lo stesso Autore, dalla cosi delta tubercolosi latente nella quale già il bacillo tubercclare ha por tato delle lesioni più o meno evidenti, bisogna convenire che al medio.;o militare che si può considerar e come l'ufficiale sanit.urio di una collellività tanto sp~citlcamente diversa da molte· altre , spetta in modo particolare il tenet• calcolo di quanto ci insegna l'illustre clinico della università di Padova perché, pure ammettendo che il comagio tubercolare non abbia entro l'ambiente militare quella importanza che può avere in allr i ambienti, il fallo ~tesso di avere nelle file dell'esercito dei predisposti mP.lle non solo questi in condizione tale da poter divenire da un momento all'altro preda del fatale bacillo, mtt crea sempre il mag gior pet•icolo di diffusioue del germe fatale. La predisposizione alla tubercolosi è data da un complesso di errori nella organizzazione del corpo umano i quali dut•anle l'evoluzione extra- uter ina dell' individuo, possono modificarsi, ora in bt~ne ora in male, secondo circostanze relative alla possibilità dell'ada ttamento or~anico nell'ambiente nel quale vivel'individuo. Tre fatti capita li si osservano nella evoluzione dell'infezione tubercolare, e cioè: l o la tubercolosi può uccider e durante l'infanzia, o dura nte la.


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fanciullezz11, o negli anni della giovinezza, o in quelli dell'età adulta, può allaccal'e in modo fulmineo, può avere un lun~o decorso, può ~uarire; 2° ~li or ganismi predisposti alla tubercolosi possono evitarla e possono anche guarire, se hanno modo di trasformarsi ; 3° gli' organismi tubercolosi e gli organis mi predispos ti alla malattia, hanno delle note morfologiche caratteristiche che li distinguono dai non pr·edisposti i quali non cadono mai vittima della tubercolosi. Con queste basi il De Giovanni ha studiato morfologicamenle, :lal lato anatomico cioè, il t'alto concreto della predisposizione per venire poi al suo significato bi o l o~Zico . Il carallere esterno generale è la sproporzione delle parti ond'é formato il cor·po. Il torace è piccolo r elativamente all'altezza, stretto, cilindrico; i due primi s pazi intercostali sono più ampi. Le clavicole sono o mollo lunghe o molto hrevi ; nel primo caso si possono vedere sopra un piano ascendente dall'avanti all'indietro; nel secondo s~mbrano aver forzato le s palle ad accar· tocciars i in avanti e per tal motivo le scapole si presentano alale. Altre anomalie di sviluppo s i possono osservare considerando parzialmente lo scheletro e tutte s i pr·esentano come indizio di anormale processo di ossitìcaziane. In questi casi l 'ampiezza del torace è sempre inferiore alle esigenze fisiologiche; il dalo somatometrico ne specifica meglio l'importanza; se la periferia del torace é inferiore alla m età dell'altezza per~onale e l'altezza dello s terno è infe riore. alla quinta parte della cir conferenza toracica, deve ammetLersi che lo svil uppo dei polmoni é inferiore a quello che si richiederebbe nel caso concreto. . Un altro elemento somalico importante è dato dalla maniera di sviluppo dell'addome. Se l'altezza dell'addome, od alll'i menti l1t distanza della base dell'appendice xif• ide dalla sommità del pube è inferiore ai due quinli della cir·conferenza normale toracica e la distanza delle due creste iliache anteriori su· ·periori è inferiore a i quattro quinti dell'allezza addominale, si ha una nota predisponente alla tubercolosi Tutti quesri dati hanno naturalmente valore io <JUan to si riferiscono alla quantità di sviluppo degli organi che servono alla funzione della nutrizione. Ma vi !'!ono aHri dati forse di maggiore importanza se si entra nel torace. Alla lunghezza del corpo dello sterno, che deriva dalla maggiore ampiezza dei primi due spazi inter costali, corrisponde un'aorLa a plasica. All'esame semeio· tico del cuore si avverte che il cuore è anormalmente sviluppato, nel suo complesso è piccolo, il cuore ùnislro rispetto al destro è meno sviluppato, dal che ·si comprende come ~i debba avere uno stato di costante ipolensione nel sis tema aortico e quindi un predominio di tensione nel ~istema venoso con tutttl le conseguenze rivelabili nell'intero sistema circolatorio (capillal'i venosi e si· 1>tema linfatico), e nel polmone, e nel fegato, e ne~li or·gani linfatici e linfoidi, ·e t1e l sistema venoso, e nel sistema eutaneo. Oltre a lutto questo, nei predisposti alla tube rcolosi si incontr·ano altri fa tti inerenti alla orgsmizzazione del sistema nervoso. Que~t'ultimo otfr·e delle anomalie funzionali importanti, o per naturale attitudine fi s iologica, o per essere ·dal conco rso di determinale cause facilmente impressionabile; si osservano in· falLi g-eneralmente esempi di eccitabilità e di eseuribililà eccezionali. Che l'of'i gìnar·ia od ac'luisita anomalia dell' innervazione sia in connessione coi dati morfologici surriferiti, lo si può arguire prendendo io esame le assimelrie di svil uppo delle di v er se parti del cor po.


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Que~te nole morfologiche pOs8ono evidentemente variare da individuo a individuo; ma vi è un carattere costituzionale, come a mbiente organico interno, che é comune a tutti, e che s i riferisce nlle qualità biologiche dei tessuti linfalici e linfoidi e anche di quelli epiteliali. Come avve"n ga che menlr'e· i caratteri somatologici possono fino a un certo punto modificarsi e dissimulare la discreta o la minima disposizione alla tubel'colosi, mentre rimane un fondo mutevole ma biologicamente identico e patologicamente eguale nelle attitudini teofiche e distrofiche, non sembra facile dire. L'A. però é convinto che questo elemento costituzionale è dalo dal tessuto linfatico ·c ome vet'rebbe dimostralo dagli studi embriologici moderni, dall'anatomia patologica, dalla storia intera della tubercolosi. Questo elemento però è modificabile colle modificazioni port.ate alla morfologia, e(\ è perciò che la tuJ>er colosi deve essere prevenuta, meglio che curata, col trasformare le forme e !e funzioni dei corpi ; la diagnosi precoce della tubercolosi deve essere quindi la tliagnosi della predisposizione in sen!l'o morfologico. Affermandosi l'es istenza di una predisposizione alla tubercolos i, bisogna conoscere sulla scorta dei dati morfologici qua nta sia la pt'edisposizione ed in quali parli del corpo sia più manifesta e minacciÙ3a, bisogna trovare le conclusioni anatomiche e fisiologiche attraverso le qua li é possibile intravedere le possibili mod ilìcazioni delta preùisposizioue, s i deve affrontare il problema che si t•ifet'isce alle condizioni biologiche, alle modalità biochimiche dei tess uti linfatici, '3 si devò sapet·e, per quanto poco chiaro il meccanismo, che colla trasformazione morfologica dei corpi si modificano del pari le condizioni del troflsmo a nche degli elementi linfalici. Il De Giovanni conclude dicendo che la vera diaf{nosi precoce della tubercolosi é la diagnosi della predisposizione nelle sue varie modalità individuali, che il programma terapeutico più razionale é quello che ha per iscopo di ll·asformare gli organismi pr'edisposti, secondando le leggi della evoluzione anatomica e fisiologica, che la tubercolosi si rivela come malattia sociale donde la necessità eli buone leggi concorrenti al miglioramento della specie uma na. Esorta infine a prendere in considerazione la importanza ddla predisposiz.ione nella patogenesi della tubercolosi, a farne lo studio individuale secondo i dettami della motlerna mot·fologia, sia per meglio comprendere le moltissime varianti cliniche della malattia cons iderata in tutti i s uoi stadi, s ia per megliostabilire il programma della cura pt·evenliva. TESTI.

Sul meooanbmo dell'epurazione blologloa per mezzo del lettl batterlol a oontatto e per mezzo del letti perool&torl. (Snr le m écanisme de l'épuration ùiologiljue par lit.~ baclèr ,ens de contact et par lits percolateurs) ........ (Reoue d'h yg ien.e et de po/ice sanitaire, giugno 190i, n. e).

C .u .METTP. . -

Come è saputo, il metodo d' epura zione biologica delle acque cloacali va oggi pt>endendo molta diftusione. Esso con'3la di dispositivi speciali i quali per· rnellono alla matt-l'ia organic!l conten uta nelle acque stesse di trasformarsi in prodotti minerali innocui per• mezl::o di due fasi distinte: in una prima fase che consiste nella separ azione delle malel'ie in sospensione e nella solubil izzazione della magg ior I'JUanlità possibile di sostanze OJ'ganiche non a ncora disciolte a l loro arri vo nel punto terminale dei canali d' evacuàzione, ed è la fa!l'e di decanLazione, di fe rmenta zione anaerobia nella fossa settica (S~plic Tunk degli in-


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g l esi); in una seconda, che è la fase d'epurazione propriamente della, la quale ha per effetto di fi ssare su dei corpi porosi, popolati di germi, la materia organica disciolta in modo tale che qu~sti germi prelevanno dall'aria atmosfet·ica l'oss igeno indispensabile al compimento delle loro funzioni pOf;sano mioeralizzare, vale a dire trasformare allo stato d'azoto nitrico o di azoto ga~. soso la quasi totalità dell'azoto organico che conteneva !'.acqua cl .J acel ~ in . principio. Questa seconda fas e s i compie nei cosi detti letti bacterici. Fino a poco tempo fa erano in uso per il compimento della seconda fase ·più propriamente epur atrice i lelli batterici detti a contatto; il processo con-s isteva nel lasciare per circa due ore in contatto con un tert·eno at•tifìciale por oso, generalmente costituito da scorie, l'acqua, sbarszzata prima pet· decantazione e per fermentazione nella fossa settica, dalla quasi totalitti dt-lle materie in sospensione che essa conteneva allo stato bruto. Il terreno artificiale o letto bacterico erll interamente immerso nella massa liquida; or.co'l't'eva -qu indi che quest'ult.irna non si !Spandesse 8! di fvori, e perciò il letto ~tle sso ·.t·iposava su d i uno strato impermeabile ed era racchiuso da pareti impermeabili. Dopo due ore di immet•sione s i faceva r a pidamente evacuare l'acqua in un secondo letto batterico posto più in basso del primo e di qui, dopo due o t·e ancora, l'acqua pote va anche passare in un terzo. Fra o~ni peri odo d'imme t' sione i letti riman ~ono vuoti per almeno quallro ore per aerearsi fino alle pArti più pro fonde, condizione di cose indispensabile per la vttalità nei germi a e robi che sono i ve ri agenti dell'epurazione. Questo sistema é stato us ato largamente e dà anche ora buoni risultati giacché i letti di contatto epurano facilmente per metro quadrato e per giorno da 350 a 500 litri di acqua c loacale di -me dia composizion e. Il Ca l mette si addentra nel meccanismo di questa epur azione biologica; fa ·vedere con opportune es perienze i vantagg i e g li svantaggi di questo sistema a letti di contatto, ma si ferma specialmente a cons iderare g li s vantaggi i quali sono : le difficoltà di re(Zolare con pro fitto le allernalive di immersione e di aereazione dei lelli , le spese esagerate della ma no d'o pera, e più particolarmente un fatto d'ordine biologico che è il seguenLe. Allorquando si riempie il letto coll'acqua cloacale, una gran parte di questa (un quinto circa in volume) si precipita nei drenaggi e nello strato sottogiacen te di materiale più grosso; le materiq organiche diséiolte che essa contiene sfuggono così alle azioni fisiche, chimiche e biologiche le quali non possono com piersi che alla superficie o nei pori delle scorie e del coke. Ne deriva che il coefficiente d'epura· zio ne finale s i trova sempre ridotto ai quattro quinli soltanto di quell u che doveva essere se tutte le molecole della materia organica fossero state fissale e d ossidate. Gli inconven ienti suddetti hanno trovato modo di scomparire allorquRndo si è adottato il metodo impie gato dagli igienisti inglesi per i primi, detto da essi percolating sìstem, e che può chiamars i processo d'epu razione biologica per meno dei letti batterici percolalori. Queslo processo consiste nel ricevere le a cque cloacali dopo il loro pMsaggio nella fossa 5ellica in appat·ecchi di· s trib utori che la riparliscono in pioggia o in sollili zampilli, e per intermil· lenza, sulla super fici e di un letto batterico. Con questo sistema non occorre più che il !ello batterico sia inca s tralo enh'o muri 8peciall, non è più ne cessar io dis tribuire il materia le per ordine di g ros sezza, basta che il letto batterico abbi a la fo•·ma di un se mplice s tt·ato di scorie, di coke, o di pietre fran·


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'tumale, riposante su di uno stt·ato impermeabile. Il punto più difficile di questo sistema e l"ottenet·e una distribuzione il più possibilmente uguale e regolat•e dell'acqua sulla superficie del letto; a ciò si arriva con dispositivi speciali come ! lottrniquets idraulici di Sprinklers, i distributori rotatioi, le grondaie a ocrsamento automatico, ed anche con mezzi più economici. Sebbene l'epurazione con quest'ultimo metodo non sia perfettissima sopra· tutto sotto il r.ounto di vista della quantita dei bacteri, essa però è più che sufficiente per render·e i liquidi che ne derivano privi di ammoniaca e di materie -organiche putre scibili, ed é rerciò, in vis ta anche, dell'economia, c.Jella semplicità, del rendimento maggiore di acqua depurata, che il Calmelte raccomanda caldamente questo nuovo processo d i epurazione biologica della acque cloacali. TESTI.

Balla batteriologia della parotlte epl4emloa. - (Zur Bakteriologie der Parotitis ef1idemica).

·K0RENTSCHEW SK v. -

1. Nella parotite epidemica si trova nell'essudato della gianduia e deg li allt•i organi colpiti dall'infezione, nel secreto del dolto di Stenone, nella saliva e nel sangue, quasi sempre uno speciale micrococco. 2. T utti i micrococchi isolati dai ricet·cato ri sono simili fra loro. Dalle rispettive proprietà morfologiche e biologiche e dal grado di virulenza come anche per l'eguale agg-lutinabilita col sier·o de~t li ammalali, sono le colture dell'A. identiche a quelle ottenute da T eissier-Esmein. 3. Vol1endo r itenet·e come identiche ed esattamente provate soltanto le colture dell'A. e quelle di Teissier·Es mein, si può dire che furono trovate nel sangue in 43 ammalati (su 75), Jtell'essudato glandulare 21 volte (su 29 cal'\i). Inoltre si trovò un diplococco in caso di complicazione con angina. 4. Il micrococco é agglutinalo dal sangue degli amma lati nel rapporto di 1: 10-100. Su 60 ammalali l'agglutinazione ebbe luogo po~:~iti.\·amente in 52 casi, fu rlubbia in 4, negativa in 4. 5. Nei casi leggieri, come in principio della malattia, l'agglutinazione ò debole o manca. 6. Il sangue dei sani non aggautioa. In 8 sani che ebbero già da tempo ·la p!u·otile, non agglutinò. 7. L'agglutinazione può impiegarsi come un buon metodo diagnostico · ne lla diluizione di t : 10. Può essere utile nei casi la tenti (orchite senza paroLite); più allo è il titolo, più sicura é la diagnosi. 8. Nel decorso non grave della malattia o alla fine, nella localizzazione della parotite, è facilmente isolabile il germe dell'essudato dalle glandule am•malale o dalla saliva più che dal sa ngue. 9. Nei nasi leggieri e di media gravità, il micrococco si trova nel sangue ·in poca quantita o manca. 10. Per gli animali è poco patogeno, Nei casi in cui dà luogo a :::intomi •morbosi, non dà parotide. 11. Siccome in lutti i casi anche leggieri il micrococco sì h·ova nella sa· liva e nell'essudato della parotide e più raramen te nel sangue (casi g ravi) si !flUO ve rosi m il mente concludere: a) che la localizzazione primaria principale é la parotide; u) che l'infezione si fa per la cavita boccale;


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RIVISTA D' I GIENI> GE:-IER .-\ LE E BATTERIOLOGlA c) clte coll"entrata

in circolo s i possono avere infezioni

second aru~;

cl) che con l'entrala in g ran quantità nel sangue s i spiegano i gravi

ca ;;;i simili a tifo descritti da alcuni autori. 12. Sebbene sieno necessarie ulteriori o~servaziooi, s i può vP-rosimilmente conelude1·e che i falli ricordati mostrAno essere il microcor.co in parola l'ag-ente della parotite epidemi.ca. l suoi caralteJ•i principali sono: In agar, patina lucen te , bianco-grigiastra. tenace; singole colonie rotond e, piccole, nettamente limitate. In b1·odo, inlorbidamento, deposito tenace che si solleva in spirale agitando e s i scioglie. In gelatina, colonie punl iformi, biancastre, lentamente tluid ificanti. Nel laltP, fe rmentazione dopo 2 giorni. Nella patata, patina biancas tra, abbondante. Nel 't erreno Dri;ral-=:ki-Conradi, dopo 4 giorni sviluppo sparso, puutiforme, poco manifesto. Nell'Agar al r·o ~so neutro con 1 p.100 di zucchero, nec;sun cambiamento di colore, 11essuna formazione di gas. Nel siero di sang ue, patina abbondante, biancastra. Nessuna formazione d'indolo. Nessun movimento allivo. Vivace movimento molecolare. Forma di diplococchi, cocchi ;;~mplici, t·aramente forme a te tradi, a stafìlococchi, a streplococchi . Grosf<ezza 0,8 fino a 1,5 f.l· Gram positivo. In quanto alla formazione di pigmento, secondo Teis sier alcune colture formano pigmento citrino; l'A. non ha mai trovato traccia di pigmento. TESTJ. Mo RJ. -

L'Igiene del latte. -

(La propaganda sanitar ia, n 2, 1907).

L'A., partendo dalfimportanza che ha l'alimentazione !allea, specialmentP. per l'infanzia, constata come oggi, in mezzo ai numerosi sistemi che sono i11 uso per rendere inno~uo il latte vaccino, eventualmente infetto, per conservargli integralmente le sue proprietà nutrWve. per uguagliarne la composi7.ione chimica a quello umano, non poche sono ancora le controversie che ag itano la mente dei clinici e degli igienisti al r iguardo. l n tale stato di cose l'A ravvisa come via sicura ed urgente da seguire quella che disciplina c on cr iteri tecnici e scientifici la produzione del latte. Ed in tale ar·gomento prende come tipo le v,accher ie danesi, nelle qua li, innanzi tutto, si attribuisce una grandissima importanza alla selezione delle vaccina, di cui predominano due razze : la razza rossa e la razza • pienoire •1. Le stalle sono ampie, bene illuminale ed aereate, con il pavimento inclinatoverso il centro, affinctbè gli escrementi non possano insudiciare il treno posteri6J·e de gli animali. Gran cura si pone nella scelta de i foraggi e nella distribuzione dell'aliment<r aJ Ol'e fisse. Le vacche vengono frequentemente ed accuratamente visitate da persone tecniche, ed ove si sospetti la turbecolosi si ricorre alle in iezioni d~ tubercolina, con isolamento deg li animali nei casi positivi. La mung ilur·a è oggetto di particolare attenzione: la si esegue, previa abboodanle aereazione de lle stalle, due volte, o tre, al giorno da individui che a l sommo grado curano la ~ulizia p~rsonale. La muogilura si fa rapidamente, a flì nchè s i mantenga. sempre la schiuma. che protegge il latte dal contatto· 1• rolungato con l'aria dell'ambiente. Il latle viene raccolto in r ecipienti già scru· polosamente s terilizzati e poi conservato alla temperatura di 4°, per impedire lo s ,·iluppo dei ger mi che vi si contengono. Il latte in qualunq ue modo alte1·ato non viene messo in commercio e ser v& per !"alimentazio ne dei s uini.


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Nè minore attenzione viene messa nello smercio del latte, per garantire che nemmeoo in tale operazione avvengano inquinamenti. Dalle vaccherie arriva ai nego:.ci di distt·ibuzione in bidoni convenientemente preparati e sigillati. Nei negoz.i, poi, sia nei locali, che nel person11le si ammira la pulizia più scrupolosa. Intanto il · latte, tollo dai bidoni, viene messo in altri r ecipienti conservati in celle frigorifere fino ul momento della fillrazione, che si compie con un apparecchio speciale ideato dal Br·usch; dopo di che il latte si mette in altri recipienti che veng-ono piombati ed immersi nel ~hiaccio e d'onde, mediante appositi rubinetti, si distribuisce ai compratori, portandolo in giro per la citta supra carri a cavalli o su furgoncini a mano. Il latte , però, é anche messo in bottiglie, ben tappate e conservate in ghiaccio, le quali sono fusiformi per la vendita al minuto, cilindriche per la vendita all'ingrosso. ~ Il !alte, poi, per i bambini proviene da vacche scelte fra le migliori e sottopo~te acl un r egime speciale. Inoltre per l'allattamento artificiale il latte viene esitato in bottiglie gia belle e preparate, con la necessaria aggiunta di acqua e zucchero, a seconda dell'età del lattante. Si comprende, quindi, facilmente, quanto s ia gar antita l'igiene delle popolazioni danesi nei riguardi dell'alimentazione lattea, dato un così vasto complesso di misure profilall.iche. P . FRI SONI.

C. GuÉRIN. - Balla noolvltà del latte proveniente da vaoohe taberoolo... (De la nocuilè du lait prooenant de oaches tuberculeuses). - (L'éeho médical dtt Nord, 22 settembr e t907, o. 38). La questione della nocività del latte proveniente da vacche tubercolose e sempre all'ot•dine del giorno, g iacchè oltre alle differenze d'opinione fra gli scienziati, sono molte volte in giuoco ragioni economiche di grande importanza che rendono più scabroso un giudizio spassionato, preciso sull'argomento. 11 dott. Gu&rin, capo se1·vizio all'Istituto Pasteur di Lilla, ri prende la questione, e dopo aver passato in rivista le opinioni diverse in proposito, specie quella più generalmente ammessa dalla maggio1·anza dei veterinari, che il latte diviene dannoso soltanto quando la mammella della vacca è affetta da lesioni tubercolari, si ferma a considerare l'opinione di color o che col Moussu (d'Aiforl) ammettono che teoricamente ogni vacca tubercolosa, senza eccezione possibile, deve essere esclusa dalla produzione lattifern, ma che in pratica debba essere esclusa almeno la distrihuzione del !alte come alimento nei villaggi e nelle cilla non potendosi a~solulamenle escluderlo per ora nei s uoi rappOI·ti colle industrie speciali del latte. Il Guérin si propone di dimostrare che l'{uesta esclusione deve allargarsi anche alla produzione dei derivati del latte, e particolarmente al burro. Ricorda le esperienze del Gasperini sulla resistenza dei ba cilli tuber colari nei derivati del latte, dimostra che i pr•ocessi di manipoluzione speciali che subisce il latte per tra sformars i in burro, pure ammettendo che il processo moderno di centr·ifugazione è assai migliore di quello consistente nel lasciare il latte in ri poso a bassa temperatura, non impediscono al burro di r imanere inquinato coi bacilli tubercolari e che nei burri avuti dal commercio, pure essendo fabbricati con latte proveniente da vacche apparentemente sa ne, non è raro, specie in quelli preparati col riposo e col ratfreddameoto, trovare il bacillo 59 -

Giornale med(co


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tuber·colare vivo e virulento. Notisi che nei casi corrispondenti alle ricerche positive, la prova della tubercolina diede risultati positivi, e notisi ancora che a proposito dell'applicazione dì misure di rigore in se guito a compr ovata in· fezione tubercolar·e, r iniezione di tubercolina mostrò, su 36 gruppi di esperienze, che l'infezione degli animali var iava dal 30 al 100 p. 100 dell'effettivo totale dei bovini. Il fallo poi è più grave in quanto che nella pr eparazione del burro, nelle agglo merazioni urbane, i consumatori sono più propensi ad acqui· slare il burro fabbricato col metodo antico del riposo, che é quello a ppunto più ricco di pericoli a preferenza di quello fabbt•icaLo dalle grandi latterie ben peovvis te di mezzi a deguati e meglio sorvegliate. Per la ricer·ca del bacillo tubercolare nel burr·o, l'A. consig lia la tecnica seguente: 5 grammi di burro da:esaminarsi sono rapidamente mescolati in un minuto entr·G. un moi·laio sterile con 20 eme. di etere lavato. La soluzione é posta subito entro quattro tubi della centr•ifuga elettrica in fondo ai quali si è mel"so 1/ 1 cm. d'acqua ::-terile ; pE.'r tre minuti i tubi e il lor o contenuto sono solto· posti alla centrifugazione. La piccola quantit.8 d'acqua posta in fondo ai tubi ha lo scopo di sottra rre (]Uasi istantaneamente i bacilli, proiettati nella porzione eccentrica, all'azio ne de ll'etere, sebbene sia dimostrato che l'azione del· l'eter·e sui bacilli è a ssa• debole. L'etere che tiene il g rasso in soluzione è de· cantato e i tubi sono posti in un bicchiere !'iscaldato a 37•. Le ultime traccie di etere ra pidamente volatilizzano; il liquido rimanente, circa 3 eroe. di color bianco, è in l:-eguito inoculato sotto la pelle della coscia di quattro cavie. L'A. conclude dalle sue esperienze che i burei preparati nelle condizioni ordinarie possono in qualche caso essepe dannosi e che la proposizione del Moussu deve esser~ intesa nel s enso più restrittivo. Si deve quindi pel burro usare la stessa severit.8 che pee il latte, e precisaroen te: 1o non consumaee mai il latte prima di averlo fallo bollire; 2° non permettere mai, specialmente ai fanciulli, l'uso di burro proveniente da stabilimenti ove dsistono vacche tuberco!ose. T ES TI. RuscoNr. - La. •o4a caustloa oome ueutr&Uzaante n baoWo della tubercolosi. - (Giornale della Reale Società italiana d'igiene, Milano, n. 8 del 31 agosto 190i).

ARNALDO

P er ottenere la distruzione dei bacilli tubercolosi negli escreati, si dà oggi la prefer enza agli a genti chimici, perchè più comodi e di più ra pido e facile impiego. Gli aut.ori perl'l sono tutt'altro che concordi nell' inùicar e una sostanza che, dotala di sicure proprietà microbicide, risponda perfettamente a tu tte le esigenze della pratica. La s oda caustica, già preconizzata nel 1884 dallo Schill e dal Fische r·, per le sue ottime qualilà pratiche (è inodora, poco cos tosa , non guasta i materiali), sembrava dapprinci pio l'idea le, per l'impiego nelle sputacchiere e per la disin· fezione dei pa vimenti. Ma g li stuùi del Pellegrini, del Bofinge r, del Borman!i', del Vincent, del Caeadini e del Sormani (1906), sono ben !ungi dall'accordarsi s u questo al'gomento. Mentre infatti il Vincent (1905) affermava che in soluzione al 10 p. 100 la soda caustica assicura in modo perfetto, a temperatura or·d inaria, in 6 ore e anche meno, la sterilizzazione degli sputi, il Sorrnani di recente e bbe a ris~on trare che tulle le cavie da lui inoculate con sputi di am· malati d i lubercolo!"i, misti a soluzione di soda al 5 e al 10 p. 100, per 6 o 20 ore, mor·ivano coi segni analomo-palologici di quella malattia.


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Il dott. Rusconi, asf;istente chimico dell'istituto d'igiene del Sormani, per incarico di questi ha ri preso lo studio dell'arg omento ed anzitutto, poiché nelle sue soluzioni acquose la soda caustica, a conlalto dell'aria, per effetto dell'anidride carbonica si va in parte trasfol'mando, com'è noto, io carbonato di sodio, ha voluto stabilire qual' è l'azione di questo sale sul bacillo del Koch. Ha cosi potuto sincerarsi elle le soluzioni acquose di carbonalo di sodio, titolate in modo da corrisponder e esattamente a quelle di soda caustica commer'ciale al 10 ed al 20 p. 100, non manifestavano alcwl potere sui bacilli della tubercolosi, cosicchè questi erano in g rado di riprodurre la malattia in -quelle cavie io cui ve nivano inoculati. Il carbonato di sodio, in cui s i tramuta par·te della soda causti ca delle soluzioni, è dunt{Ue un sale inerte sul bacillo del Koch, anche a concentrazione r eiati va mente forte. Lo stesso faHo il Rusconi dovelle conslatare anche per la soda caustica . L'A. si é valso, nelle sue es perienze, di quella commerciale della casa C. Erba di Milano, che contiene il 91,2 p. 100 di idrato eli sodio. Egli anzilult<>, con opportune ricerche chimiche, ha dimostrato come s1a veramente rima r'chevole la quantità di soda che. nelle soluzioni , viene re8a · inattiva per esposizione all'ar·ia, perché cambiata in carbonalo; quanti tà che, a parità di volume di soluzione, di concentrazione di quesl8, di superficie di esposizione all'ar·ia e di tempo, per la soluzione al 5 p. 100 giunge in media, dopo 24 ore, al ·-i8 p. 100 e per quelle al 10 p. 100, al 2i p. 100. Il Rusconi ha potuto inoltre constatare che gli escreati contenenti bacilli della tubercolosi, lasciati per 2-i ore in seno a soluzioni di soda caustica al 5 e al 10 p. '100, tanto in pl'esenza quanto al riparo dell'aria atmosf~rica, erano tuttavia sempl'e in grado, inoculati a cavie, dì trasmettere loro l' infezione. Cosicché è d'uopo conchiuùere col Sormani che le soluzioni di soda caustica commerciale, anche se al 10 p. 100 ed anche dopo 24 ore di azione, non spiegano. alcu na efficacia contro il bacillo del Koch, non solo per la loro facile alterabilità e trasformazione in carbonalo di sodio, ma anche perché &provviste di a ttività propria. .PASSERA.

Kuovo metodo d'epurazione delle aoque ad uo potabile, oon l'aoldo oltrloo e con i raggi aolarl. - (Archio fil r Hygien e, 1907, vo-

RtEGEL. -

lume L XI, f. 3o). L'ebullizione é senza dubbio il miglior mezzo ed il più sicuro, per garantire la purezza d'un'acqua pP.r gli usi delle truppe in guerra ed ai campi e delle spedizionù coloniali. In pratica, tuttavia, late metodo si trova .bene spessfl di fronte a difficoltà insormonlabili. Si è ricorso perciò all'epurazione chimica, esperimentando via via il iodo, il bromo, il permanganato di potassio e simili; mezzi questi che, in genere, impartiscono all'acqua dei sapori sgradevoli, senza assicurarne io modo cel'lo la sterilità.

Il Riegel, sperimentando l'acido citrico, nella pPoporzione di 6 grammi pel' litro, quantità sensibilmente eguale a quella contenuta nella limonata, ha po· tuta con;;tatare che mentre esso distrugge sicul'amente la vitalità dei bacilli del colera, non ha efficacia cosi marcata, certa e costante su quelli di Eberth e della dissente ria. ·


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Peraltro, ove l'azione dell'acido citrico venga combinata con quella dei ragg i solari, e questi abbiano una certa intensità, come sempN accade appunto nei paesi caldi, o anche nei temperati, purché d'estate e d1 pr imavera, si può cons tatare la pE!rfetta e s icura distruzione dei bacilli del tifo e di quello dissenterico dopo un'ora e mezza. Bas terebbe dunque a ggi ungc 1·e a d un'acqua il 6 pe1· 1000 di acido citric0 ed esporla al sole per il tem po ora a ccennato, pet• renderla potabile ed, insieme, g radita al palato. PASSERA. RA SETTI. -

L'lglene e gll ort aggi. -

(La propag anda sanitar ia, n. 3, 1907).

L'A., prendendo come punto di partenza la tras missibililà di alcune malattie infettive e parassilarie per mezzo degli erbag gi coltivali in orti, la cui concimazione é fatta con la spazzatura e con il contenuto dei pozzi ne1·i, parla dei vantag gi che si ritraggono, sia dal punto di vis ta dell'igiene che da quelloag ricolo-indus triale, mediante l'uso dei concimi chimici. P. FR!SON I. K . KREJOICH.- Della realatenza dell'uomo oontro U oarbonohl o. - (ll'iener klinische Wochenschr ljt, af!Oslo 1907).

Studiando lo s viluHO della pustola malig na nell'uomo, si è prima sorpresi dat fa llo della r elativa sua benignità ed in secondo luogo dal non trovar spesso nella stessa, quando non é piu recente, a lcun bacillo carbonchioso che nelle stesse culture ed inoculazioni su d'animali difficilmente rilevasi. Parimenti nella stes!"a pustola, appena la primitiva sierosila è invasa dai leucocili, scom paiono i bacilli specifìci, ciò che fa s upporre che le sostanze attive contro i bacteridi SI trovino nelle cellule. L'auto re intraprese pertanto una serie di ricerche per dimostrare l'azione dei leucociti umani sui bacilli ca1·bonchiosi Premesso che il s1ero umano non pos"iede alcuna azione LaUericida s ul ca1·boochio, che anzi nello stesso no1J sol tanto non veng·ono distrutti i bacilli, ma aumen~an o invece generalmente in qu Antità, aggiunge al sie1·o stesso dei leucoci li umani tolti dal pus di bubboni contenenti microbi in piccoliss imo numer·o Sospendendo u na data quant1la di bacteriJi carbonc!1 io;;i o in una miscela di pus e siero, oppure nel pus allo stato di purezza, vide come i bacte1'1di in pa1·ola venissero tanto in un caso come nell'altr·o r apidamente distrutti, scom parendo talora dopo poche ore. Sempre, in un periodo d i tempo da dne a quatti'O or e, constatò nei bacteridi stessi delle n•odificazion i solto forma di vacuoli chiari e di un aspetto gt·anuloso. Da ultimo la distruzione dei bacteridi si compirf!b be meglio e piu completamente quando alla miscela si a ggiunge una piccola quantità di sanf!ue. Con successi ve congelaz.ioni e decongelazioni, distruJ:tgendo nella miscela di pus e siero o nel pus soltantn, un g ran numero di leucociti, mettonsi in l1berlà la sosta nze attive co ntro i bacleridi conte nute nei g lobuli bianchi. Ed infatti in s imdi liqu idi dove una pa rte dei leucocili venne previamente distrutla ed i r i· manenli eliminati m edinnle centrifugazione, i baclet•idi carbonchiosi subiscono, come nelle espet·icnze precedenti, la desintegrazionc g ranulo!<a venendo d1str utti. G. BERNUCCI.


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F ERMI. - Comportamento del vtru rabbtco attra.verao uno o più atratl dt carta evedeae ln confronto al comportamento degli •ohlzomtoetl, del bla.atomtoett, degli tfomtoetl (spore) e delle amebe. - (Verhalten des Wutoirus den ein- oder m ehrschichtigen schwedischen Papierfillern f}egenii.ber, im Ve rgleiche .;um Verhalten der Schizom!JCelen, Blastom.IJceten, Hyphomyceien (Spor en} und der Amoben).- (Centra/blattj. Balder, , 1" par·te, Orig . X LI V, fase. '1, 23 maggio 1907). <. La saliva, le g landule salivari dei cani , dei conigli, dei ratti, dei topi e di un agnello morti pe r rabbia da virus di strada e da virus fisso, non furono mai trovali virulenti. Mentre non s i può negare l'infeltivita della saliva deg li animali colpili da rA bbia furiosa, s ieno essi cani, gatti, lupi, si può solo per• eccezione o almeno in modo inco~tante, dimos trare l' inftlttivita di tali animali i quali, Lraltati con virus fi sso o di strada , fumno colpiti da rabbia muta. Questo fatto fa cadere la speranza di studiare n ella saliva degli animali ammalati il fallor·e specifico, fuori cioé del sistema nervoso. TESTt.

- Un nuovo metodo dt vacotnazlont anttrablohe negli anlmall. (Giorn. della R. Soc. italiana d'igiene, 30 giuguo 1007, n. 6).

MA GGr.

Dalle numerose esperienze dell'A. sulle inoculazioni antirabbiche ris ultano te seguen ti importanti conclusiOni: É possibile e consigliabile la conservazione dE:! materiale rabbico in luogo che colla glicerina, con canfora o nafta1ina. È possibile pr epar·are emulsioni per le vaccinazioni antirabbiche da potersi speJi re a distanza per eventuali cure lon tane dal Jaboratario, quando si usi come mezzo di conse1'vnzione la canfora. - Per· otteuer·e colle vaccinazioni antirabbiche l'a~so luta certezza di un esito positivo sia sugli animali che sull'uomo, occorre abbreviare sempre più il ciclo delle inoculaziooi col virus pre· v en tivo e n:>are anche il midollo d'un giorno. TESTI. TtzzoNI E PANicar. - Ulteriori rloerohe sperimentali sulla pella.gra. (Weitere e:eperimentelle Untersuchungen •iiber die P ellagra) - (Centra/IJ!. f. B akler ., parte 1•, Orig. XLIV, fase. 3, G luglio 1907). ~ ei casi di pellagra a cuta g li AA. tro va rono uno speciale germe che fu co l-

1ivato dal liquido cerebro-spinale·: dal sangue, ed in un caso dagli org&ni, in coll•tra pura (Mitteil. d. Kal . A k ad. d . Wissensch., sez. V, vol. VI, sed uta del Jo aprile 1906). Con questa nuova pubblicazione pt·evenliva confermano come sempre più vet·osimile che lo stesso bacillo che produce la forma acuta della pellagra, produca anche le forme croniche. T ESTr. PREisz. - Sulla natura dell'attenuazione del ba.oUlo oarbonohloso. ( Ueber das W esen de r A bsc/ttcllchung des Mil•bradnbacillue). - (Centrabl. f . Bakter, 1" pat·te., Or ig. XLIV, fase. 3, 6 luglio 1907). La capsula del carbonchio ha una grande importanza nella infezione. Il bacillo virulento forma nel corpo delle capsule cbe poi successivamente si sciolgono. l bacilli attenuati in dete rminato grado mostrano subito nei comuni 't erreni nutriti vi la fluidificazione delle capsule, e nel corpo animale questo pr·o-


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cesso compare mollo piu rapidamente che nel bacillo virulento. Il bacillo avirulento non forma capsule, né nel ~iero di sangue, nè nel corpo animale. La sostanza della capsula si lascia facilmente separare in certa quantità. Siero dr saugue di cava llo sterile scaldato per mezz'ora a 58• si semina con bacilli, a slriscie. Le collure nello spazio di 2-3 sellimane a 37• ~i fanno gP-latinose (per la sostanza della capsula). Con aggiunta ·ii liscivio potassico e soluzione so· dica ~si scioglie la gelatina; si fìllra prima con carta , poi con argilla e si precipita con acido acetico; si lava il precipitato e si e ssicca nel vuoto. Piccole quantità di questa sostanza capsulare tolgono ai ~ieri razione di uccidere i T ESTI. bacilli carbonchiosi (siero di coniglio, di cavallo).

Oontrlbutl •perlmentall allo .tu4lo 4ella rabbia. - (Ann. d'igiene sperimentale, vol. X V Il, anno 1907, fase. 2°),

FERMI . -

L'A. riassume alcuni lavori pubblicati nel giornale della R. Società italiana d' ig iene nell'anno 1906 e ci dà importanti nozioni sulla rabbia sperimentale dei muriJi dimostrando la possibilità della loro infezione ingerendo materiale rabido, lo dosi minime per diluizione che possono essere ancora attive, le condizioni di ver se che prolungano il periodo ti' incubazione. Allri esperimenti si t•if~riscono al comportamento del virus rauido verso i filtri di car ta svedese, alla assenza di virulenza del liquido cefalo·t·achidiano dt>gli animali rabidi, all'a ssenza di virulenza della saliva e delle glandule salivari di cani, conigli, ratti , topolini affetti da rabbia muta, alla a ssenza di virulenza dell'urina di animali t·abidi, all'azione di vari agenti chimici sul virus rabido, a lla possibile distruzione in si tu del virus appena avvenuta l'infezione, all'immunizzazione; in ra p· porto ai metodi di vacci nazione contro la rabbia , a pplicati all'uomo, ven j:tono passati in rivista i metodi di Pasteur, di Ferrau, di Hògyes e di Pus carin e viene propost0 un nuovo metodo il quale ha dato eccelle nti risultati nelle espe· t•icnze sugli animali e consistente nella iniezione soltoculanea di un vaccino cos tituito da virus fisso fresco al IO 0/o ed anche molto più diluilo, coll'aggiunta_ di acido feni co all'i 0 /o. Un'importante conclusione alla quale giunse l'at:tore in seguito ad esper ienze e per osser vazioni di natura epidemiologica, é quella concernente il dubbio elle i topi possano essere dei te mibi li propa gatot·i della rabbia. Il Fermi non lo ct·ede e questa. conclusione è molt.:> confortante, giacchè ognun vede quale snt·ebbe il pericolo pe r una diffusionE> della rab bia, qualora i falli dallo si esso Fer·mi dimostrati non rimanesser o più nella cerch ia delle esperienze di laboT ES TI. ratorio, ma avvenissero anche spontaneamente. ~EUMANN.- B.loerohe sulle a opaonlne " e la fagooltoal.- (Untersuchungen

i.i.be r « Opsonine • und Phagocytose) Vol. XLIV, fase. 1, 23 maggio J907).

(Centralbl. f. Balcter., parte 1",

Sono certamente dimostrabili dei corpi baltelrotropi i quali aiutano e favot·iscono ia fagocitosi. I piu abbondanti si trovano nell'immunsiero, nel caso dell' A. nell'immunsiero deg li animali trattati con colera e tiro. Si trovano inol· tr e nel siero normale di diversi animali e dell'uomo ma soltanto in piccole 'JUantilà , ed anche, però soltanto anche qui in piccolissime quantità, nel siero centrifugato dei leucociti normali. I nvece se ne trovano appena tracce negli estratti di leucociti preparati in diversi mocti.


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Sono sorpr endenti le grandi oscillazioni sulla fagocitosi ripetendo gli espe· r imanti nelle condizioni a ssolutamente identiche, specialmente nelle ricerche parallele con immunsiero attivo e inattivato, e coi leucoci ti normali e quelli degli animali immunizzati. L'azione opsonica non compare dunque qui come fattore costante. Se le opsonine siano una sostanza sola e di qual natura esse siano, non si può dire ; si deve però certamente concludere dalle ricer che flltLe, che non possono essere identificale né cogli ambacetlori, t1è coi complementi. La loro origine é ancora in questione. Che esse provengano dai leucocili, non si possono portare prove assolute. TESTI.

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La febbre tlfolde nell'e~erolto.- La prooince méd i cale, Parigi,

1907, 20 luglio).

L'A., medico principale nell'esercito fr•ancese e medico capo dell'ospedale militare di Villemanzy a Lione, accenna anzitutto al predominio, tanto in pace quanto in guerra, dell'ileo-tifo nella nosografìa attuale dell'esercito, in cui cagiona circa un terzo di tutti i decessi. Diffuso ovunque nel mondo, sotto qualunque dima, tanto nelle colonie come nelle grandi città, e sso in Europa aumenta di frequenza e d'intensità presso quelle truppe che si trovano più vicine alle co:;te del Mediterraneo, e con mag· giore gravità e frequenza u mezzogiorno di quAslo bacino. Si può vaticinar•e fondatamente ché.la febbre tifoide, la quale dalla g uerra di Crimea in poi ha infìerito violentemente sugli {eserciti europei in tutte le · guer re, tanto in Europa che fuori di essa, minaccer à tanto piiJ da presso uu esercito all'atto della mobilitazione e del concenti·smenlo della s ua truppa, <JUanlo ma~giormenle rapide saranno tali operazioni. La fulminea simultaneità della mobilitazione degÌi eser·citi moderni, che aduna par ecchie centinaia di migliaia d'uomini in poche ore, assai be.ne si presta alla dilfusione dell'ileo- tifo. L'agente della dotienenteria è spasso ovunque e l'etiologia di questo morbo è a s!:'ai comple~sa. Il medico milita re, dunque, nel ricercare le cause ed il modo di sviluppo d'un' epidemia tifìca, non rleve trascurare alcuno dei fatlol'i, sia determinanti che pr edisponenti, che finora fur·ono indiiiati dall'igiene. Eg li dun•.1ue dov rà dirigere le sue ricerche in tutti i sensi, poiché, come dice il Kelsch, appunto nelle diver se contingenze della vita mililai·e s'impara r ealmente a conoscere la molteplicità dei fattori tifogeni. Occorrerà quindi bada re all'inquinamento delle acque e dei liquidi alimentar•i, alla contaminazione dell'ar ia, a quella del suolo, al sovra lfaticamento delle tr uppe , specie se accompagnato da ardente e protratto assola mento: Nè si dov rarmo trascurare le cause predisponenti individuali, che allesti:;cono il terr eno e lo rendono atto alla l'er minazione dei bacilli del tifo, il quale, com'è ora mai noto, é ca pace di r imanere appiattalo allo stato latente nell'organismo umano, in via temporanea e for se anche in via costante.


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RIVISTA D'IGIENE MILITARE

A buon dir itto oggi é univer salmente r iconosciuta l'im portanza clelia tra -

smissioni' idrica del tifo dadomina le, poichè numerose sono ormai le o.:~se r­ vazioni di epidemie Rcomparse soppr imendo !"inquinamento a cqueo. Meno s icu· ra mente dimostrabile é la teoria ùel s uolo, che tuttavia spiega la permanenza dell'ileo-tifo in ce1·te città in cui il suolo è inquinato. Impo1·tantissimo fattor e etiolog ico nell'es ercito é il sovraflaticemento, col quale sono sempre in ra pporto nuove recrudescenze epidemiche, nei mesi a p punto di maggior lavoro e di più gravol';i ser vizi. Negato da moai, il legame fra gli stra paz;-.i e la tifoide è tuttavia un fatto ben certo (Kelsch). Essa infalli entra bene spesso in scena dopo le fatiche inerenti a d ogni guerra. Negli eserciti moderni, come sopra si è de tto, la morbidit.a ileo·Lilìca ha su· bilo un aumento r ilevante. Questa circostanza epidemiologica non è tanto dipenden le dall'i n~al ubri 1.8 dell'a rnbien le militare. qua nto (Colin) della presenza negli eserciti attuali d'un'assai maggio1·e proporzione di giovani soldati, i quali per la loro minor resis te nza or ga nica a lle fatiche ed a lle infezioni, in rapporto appunto coll'età più giovanile e col loro organismo non a ncora giunto a perfetto sviluppo, sono più fn cilmente villima delle malattie in gener e e del tifo addo· minale in ispecie. Magg iore è dunque oggi la morbidita dei g iovani soldati daUa fe1·ma di 2 e 3 anni, in con 1'1·onto di f! Uelli c he un tem po servivano per 5 e 7. Quanto alla profilassi dell'ileo-tifo nell'esercito, e ssa deve contrappor-re le sue misure specialm ente con tro i pericoli alimentari, tanto delle acque che dei cibi, contro quelli inerenti alle sostanze eliminale dall'uomo, specie alle feci e alle urine, pal'ticolarmente per il callivo impianto e la non buona manull:!nzione delle latrine; de\'e inoltre impedi 1·e che gli a mmalati non ancora ospitali.zzati possano ùiventat·e fonte di nuovi conta gi e contaminazioni de l s uolo, e assicu1·are al soldato u n sullìciente l'iposo a ll'epoca d i servizi che richieda no mag-giori fatic he, orivazioni e stra pazzi. Il Dubrulle pr opone anche una mist1ra tutta militare, quella cioè di pr eve· tlere nei pro~e tli di mobilitazione il caso in cui al mom ento dell'adunata della truppa e dei corpi qualcuno di q ut!sti debba essere tr attenuto nellA p1·opria ~uar·nigiooe, per chè iv i infier isce in quel mome1rlo la febb1·e tifoido. Ques te tr·uppe dov rebbero esser e surrogate, s ullo scacchiel'e della ~ue rra, da altre unità combattenti, e si impedirebbe cosi che l'ileo-tifo seguis~e l'esercito mobilitato in guerro. Ma ove non si possa impudire a l tifo addo mina le di seguire i r eggimenti sul teatro della g uerra, si potr·a ricorre 1·e con mollo eiTetto a misu1·e protìlalliclte tanto negl i ac cantonamenti che nei bivacchi ed in genere nelia zona d'opera· zioni, ove g li ordini dell'autorità possono essere applicali in modo rigoroso. Ma in pace, nelle g uarnigioni ove il morbo colpisce promiscuamente e :al te mpo s tesso la popolazione civiln e quella militare, questa, per colpa di quella, diffici lmente s i può a ltua•·e una rigorosa profilassi delle tru ppe. Bisognerebbe che le a.mminisll'azioni municipali da una legislazione speciale fossero obbligate anzitutto a fo rnire ai loro ammin istrati i mezzi per prevenire il tifo addomi· naie. É questa u na queslionfl di buona volonta, d·in lelligenza e di dena ro. Occor1·e a nche r icOI'dare i tentativi di sie 1·oterapia antitifosa , fra cui quelli d t> l Chantemess(', che ha escogitato un siero unicamente a scopo curali vo, che model'erebbe i sintomi ed abb1·evier ebbe l'evoluzionA della malattia, sul f]uale però l'esperie nza non ha ancol'a dello l'ultima parolo. L'1deale, cer ta mente, s at·ebbe quello della vaccinazione preventiva, che sarebbe la misura prc.fìlallicR più radicale e s icura . P A SS ERA


RIVISTA D'I GIENE lUL11.'A:RE

Bagll avvelenamenti da oarne. fasci coli 28-29, 1907).

A NGELICI. -

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(Policlinico, sezione p r atica,

L'A . raccoglie le più. importanti notizie cb@ oggi si conoscano sugli a vvelenamenti alimentari, riuscendo a da1·e con Il suo lavoro un'idea completa sullo . stato att uale delle teorie e dei fatti che si rifer iscono ad un così in~eressante .argomento. Gli avvelenamenti da carne vanno dis tinti in due categorie: il botulismo, <lato dal h. botuli no (sa pr ofìta, a naerobio), con p1·edo minio di disturbi ne lla sfera del sistema n er voso; e la forma ga s tro- intestinale, con manifestazioni di var ia inte nsità : dai sem plici imbarazzi g astr ici, a i fenomeni che s imulano 41 cholera uostras, la febbre tifoiJe, l'avvelenamento per arsenico, talvolta con e sito leta le. Cir·ca l'eziologia (tralasciando il botulismo, s ul cui elemento causale oramai no n esiste più dubbio alcuno) è risaputo che le forme gastro·enter·iche possono r-ipetere la loro origine da va r·ì microrganismi, come il b. del colon, i r. protei, il b. piogeno auree, il b. del carbonchio ecc.; ma di capitale importanza e piu frequenti sono i casi nei quali si sono ritr·ovati i b. similtifìci o di GAr·tner, che l'A. raggruppa sotto il nome generico j i b. enterilici. Tali for·me batteriche sono sotto alcuni punti di vista identiche al b. del tifo ed a l b. coli comune: si diffe renziano, però, dal pr1mo perché fanno fermentare attivamente i terreni di coltura glucosati, e dal secondo perché non pr oducono la r eazione dell'indolo e non coagulano il latte. Sulle tossine di questi batl.erii poco si conosce: si sa, per ò, che esse sono Lermostabili, ciò che spiega il perché siano nocive anche le carni colte ed il brodo delle car·ni lessate. Questi germi enteritici !;:Ono stati riconosciuti simili ad altri germi, specifici d i alcune malattie degli animali (b. suipestife r, b. mot·bifìcans bov i, ecc.), non che a d un germe che é stato rinvenuto in una ~peci ale forma morbosa u mana, che m olto si a ccosta al tifo classico e che viene detta parali[o, donde .anche il nome di b. para tifo . Gli é perciò che gli autori, e specialmente Schottmuller e Trautmann, proposero di ritenere il b. di Gi:irtoer, niente altro che un b. paratifo, il quale si presenta sotto due ti pi ; uno che a cidifica il latte e s i chiama b. pflratifo A, ed un altro che alcalinizza il latte e si ch iama b. pa ratifo B. Natur·almente fra questi due tipi esistono anche altre differenze coltur·ali e biologiche, di agglutinazione e di immunizzazione. Circa la loro viru· le nza i pare ri dei batte riologi non sono concordi; alcuni sostengono più viru· lenta la variata A, altri la varie tà B. Certo il b. paratifo A presenta magg iore somiglianza con il b. del lifo. Ri tor nando al b. di Gà r tner l A. rifer isce che s iccome esso alcalinizza il l~tte, deve E-ssere ascritto fra i b. del paratifo B. Se ne distinguno due tipi: il t rpo enteritidis ed il tipo Aertt'ych. Questo sar ebbe indenlicl) al b. paratifo n, come avrebber o dimos trato numerose pr·ove di agglutinazione e di immunizzazione. L'A. passa qui ndi a parlare di q uei germi palogeni per gli animali, che $Ono stati identificati con i b . di Gi:irtner. Il b. suipestifer presen ta vari tipi: alcuni di questi appartengono indubbia· ~ en te al b. di Gilrtner, tipo Aertrych, m entre altri non sono stati ancora ìden tifìe.ati.


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:RIVI STA D' I GIENE MILITARE

Il b. morbificans bovis ed il b. di Malvoz ap partengono al ti po Aertr ycb, mentre il b. della dissenter ia dei vitelli a ppar terrebbe al tipo enterite originale di GiiT'tner. Il b. d('lla psittacosi a pparterrebbe al tipo Aertrych nel quale rientrerebbe anche il b. illeroide di Sanar elli. L'A. dopo aver e accennato alle cont1·oversie oggi esistenti nella classifi -cazione di alcuni batlet·i, passa in T'assegna i vari veicoli dei germi che pro ducono gli avvelenamenti alimentari. Naturalmente il più importante è rapprP-sentato dalle carni degli animali infetti, e non s0lamente dalle carni cr ude, ma anche dalle cotte, per le ragioni già delle. Le carni in tal modo inquinate non presentano alcuna alte razione nei loro car atteri organolellici e possono a ppartenere a bovini, s uini, equini ecl ovini. Ar.che le carni di animal i sani possono rappresentare un veic olo di infezio:Je se si inquin,.no nel la manipolazione che s ubiscono per speciali pr eparazioni. Altri veicoli possono e sser e l'acqua ed il latte inquinati dai germi in parola, nonché i pesci ed i crostacei, e, indirlltlamente, forse anche i comuni fattori del P. FRtSONr. contagio famigli are (le mani ed i vestill inquinati, ecc). Roccm. - Contributo alla eziologia clegll avvelenamenti per oarue. Bloerohe oomparate sul b. paratlB. - (Bulleltino delle scienze mediche, fascicolo VII , lu gl io 1907). :\el gennaio 1fl06 s i verificarono a Bologna nume1·osi casi del cosidetto av-

velenamento alimentare, in seguito all'ingestione di salsiccia di maiale. In alcuni c al'<i si ebbero i s intomi di una j:{astr o-enterite tipo • cholera nostra s ,, ; io altri s i ebbero fenomeni morbosi s ul ti po della febbre lifoide; in un ca so si verificò la mor te, seguita ad una sindr ome fen0menica, simil e a quella dell'avvelenamento pet' or;,enico. L'A., prima d: riferire sui r isultati delle ricerche, che assieme con altri sanilari fu incaricato d i eseguire sulle cause dei detti avvelenamenti, accenna alla distinzione che si deve fare tra le varie specie di a vvelenamenti a limentari. Vi sono avvelenamenti che agiscono nel tubo gaslro-enteflco solamente, almeno in principio, ed altt•i che attaccano a prefet·enza il sistema nervoso. Questi costituiscono il botulismo, dovuto a l b. botulino (sa profila ed a naerobio); quelli sono dovuti a speciali germi ed ai loro prodotti, ed i più impor tanti che si conoscano fino ad oggi sono: il b. Gflrtner (varietà en teritids) e varietà affini; p rotei ; germi del g ruppo del b. del eolo n; lo ~tafilococco piogeno aureo; il b. piocianeo; il b. del carbonchio, ecc. P erò ancora r egna molto buio s u!la eziologia degli av velenamenti alimentari, e s~eci almente sulla ptomaine. lnfaUi non si sa se possano produrre avvelenamenti alim.entari le carni di anim ali morti di rabbia o vaiolo, o morti dopo un eccessivo afTatic.a mento, in modo da avere in circolo sostanze prodotte dal r icambio materiale, anormali, o per qualità o per quantitàCosi la pulrefazione della carne, a lla quale in passato si attribuiva molla impor tanza, si è riconosciuto che, se può produrre disturbi gastro- enterici, non produce quel complesso imponente di fenomeni, che si verifica negli avvelena menti alimentar i.


RI'VISTA D'l6IENE MILITARE

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Ritornando ai casi verificatisi a Bologna, l'A. rifl)risce che, dalle ricerche praticate, risultò che l'elemento etiologico degli avvelenamenti altr o non et'a il b. di Gllrtner tipo Aer trych, che egli riliene identico al b. paratifo B. La carne infetta da bacilli. di Gtirtnt:r suole essere di bovini, equini, suini, ovini ed ha raratteri or~anoletti ci normali. Gli effetti che produce negli orga-nismi sono varii, a seconda del numero e della virulenza dei germi, della tossicità dei loro prodotti, della recillività degJ; orp:anismi stessi. Clinicatnente si possono avere semplici disturbi intestinali, come fenomeni geoet•ali gravissimi, ed anche la morte. Il b. di Gàrlner appartiene al gru pp • del b. tiphi e b. coli; però, oltre che per altri caratteri, si di fl'ere nzia da questo perché non coagula illalle, o d!l qu&llo perchè fa fermentare energicamente i tet'reni colturali glucosati. Si hanno due tipi di b. Gi.irtner; il tipo enleritidis ed il tipo Aertrych ; la sua tossina é termostabile: si ritrova anche n elle feci di persone sane e negli organi e nelle feci di animali pure sani, oltre che in par'ecchie forme morbose. Data, quindi, la diffusione di questo micror·ganisrno, si comprende la facilità con la quale possono e ssere inquinate le carni alimentari. Se poi e vero che il bacillo paratifo B. altro non é che il b. di Gùrlner, tipo Aertrych o il h. de l tifo dei topi di Lòfller, é facile concepire come l'infezione da paralifo si possa contrarre anche con l'uso dei cibi car·nei o mediante l'inquinamento delle comuni sostanze alimentari per mezzo dei topi. Del resto, sembra che in alcuni casi sì sia riscontr·ata anche la diffusiòne del b. de l tifo per mezzo delle car:-~i . Indi l'A. riferisce su alcuni studi speciali, da lui fatti, compt~l'ativi fra le varie fo r me di b. di G1i rtner e i b. paralifi, venendo alle seguenti conclusioni: - esistono due tipi di b. di Giirtuer: l'enteritidis e l'Ael'Lrych. - è impossibile diff'drenziare i generi appartenenti al tipo Aertrych dal b. paratifo B., dal b. della pneumoenlerite dei suini tipo Smilh, dal b. della psittacosi, dal b. del tifo dei topi. - non è da ammettere, come fa Zupnich, un terzo tipo di b. paratif<•; il tipo L ongcop, perché il b. Lon~cop e A. 215 presenta caratteri colturali e sierodiagnostici id e n ti ci al b. d i Giirtner ti po Aerlrych. - esistono tre tipi del b. della pneumoenterite dei suini: tipo Smirth, tipo Preisz, tipo Mac Fadyean. Il b. Smilh appa rtiene al b. di Giirtner tipo Aertrych. Il b. Preisz é forse un tipo intermed io tra il gruppo del paratifo B. e del b. fnecnlis alcaligenes e il b. Mac F adyean é un tipo intermedio tra il b. paratifo A e il paratifo B. L'A., inoltre, dal pus di UTll ascesso appendicolm·e ha isolato un microrganisrno cui lta dalo il nome di bacillo D, il quale appartiene ad un tipo ancora sconosciuto del b. di Giirtner e del b. par a tifo B. P. FRISONl. DELORME. - La •Ulllde nell"e•eroito. - (Bulletin cle l'Académie de médecine, Parigi, 1907, n. 17, seduta del 23 aprile). I militari dell'eHercito francese, dopo l'arruolamento, si infettano di sifilide io una proporzione variabile fra l' 1,5 ed il 2 p. 1000, mentre i giovaoi della stessa eta, appartenenti alla popolazione civile, la contraggono con una fre quenza media del 6 p. 1000. La sifilide adunque. osserva l'illustre ora tore, a pari condizioni di età, é in Francia 3 volle, e più, meno frequente tra la popolazione militare in confronto di quella civile.


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RIVISTA D'IGrENE MILITARE

Se si considera poi la morbosita complessiva delle infezioni veneree, comprendendo sotto questo nome la blenor ragica, la sifilitica e quella c.Ja ulcera molle, si ha il conforto di constatare che nell'esercito le medesime, nel 1903, sono scese alla ci fra totale del 27,1 p. tè{)(), mentre nel 1895 erano ancora il 31 ,n p. 1000 e nel 1880 il 60 p. 1000. 1n oltre, dur·ante la loro permanenza sotto le bandiere, i milita ri sono effica- · cemente consigliati ed istruiti sui mezzi più adatti per premunirsi, anche per l'avvenire , dalle infezioni vener•ee, e ci ò grazie alle conferenze che si tengono agli ufficiali, ai soltufficiali ed ai soldati , alla lettura di piccoli trattati d'igiene, alla pubblicazione, nei quartieri, di speciali norme profìlattiche riguardanti le malattie ~essuali, alle visi te sanitarie mensili, ecc. Ques te var ie misure debbono però essere sussidiate da una saggia ed oculald regolamentarizzazione del meretricio, intesa in particolar modo ad evitare la prostituzione clandes tina, la qua le, in parecchi centri, tende a sostituire quella pubblica, ùelle case di tollerll.IIZ8, i11 cui i pel"icoli ~ono a:ssai minori quando ve n go no assoggettate ad un a effica ce sot·veglianza. Le statistiche delle varie nazioni sono tutte concordi nel segnalare un au· mento della morbidilà sifìlilica, ogni qual volta si avveri un magg iore sviluppo del rneretricio clandestino. Ragione questa in nome della quale si é dovuto, in Italia, rinunciare all'abolizionismo, poiché la proporzione dei sifìlilici era salita con esso dal 42 al 102 p. 1000. Del pari gl'inglesi, che sono abolizio nisti convinti , debbono segnalar~' nelle loro statistiche militari la ragguardevole cifra di 75 sitìlilici di prima infezione ogni 1000 uomini , cifr·a che non ha rivali pres!'O alcun altro esercito. Da molli anni le circoscr•izior.i di Rouen, di Marsiglia, di Bordeaux e di Ajaccio tengorto il primato della percentualità d'infezioni veneree. Si è pure osservato come la pr·ostituzione clt.ndestina, esercitata su vasta scala, dalle rag azze che servono ne~li s pacci di liquori e di bevande, nelle bett ole e nelle birrerie, sia un fomite assai pernicioso. Inoltre una meretrice ò tanto più nociva quanto piu é gio vane. P. PASSERA. Dott. PsiPEn. - Mortalità del lattanti e Idoneità mllltare. - (Sauglingssterulic h k !! it unclMi l tliirtaug lichkeil) .-(Deutsch e militurii.rztlicheZeitsch r(ft 20 luglio 1907, fa scicolo J 't). L'autore , dopo aver de tto che la cur a della salute degli adulti ha fatto pt•ogr·essi straordinari in Germania, es prime il suo rincrescimento che Je condizioni sanitarie dei bambini non sieno allrellanlo fortunate ; anzi afferma che la mortalità J ei bambini tedeschi rapprese nta il pullto nero della statistica e del· l' i~i e ne ~ermanica. Cita, fra le altre, la statistica di mortalilà infantile della Svezia e della Francia e quella dell'Ungheria fa cendo risaltare quanto migliori siano, da questo punto di vista, le condizioni igieniche francesi e svedes i e come la Germa nia stia accanto all'Un g heria, Ja quale si contracltlistingue per una el ~· vala mortalità dei bambini. Accenna al sig nificato medico sociale che, secondo Darwin, Es lel'lein, Raht, avrebbe la mortalità inrantile; cioè che un'alta mortal ità dei b ambini corris pond e di r egola ad un grado elevato di idoneité dal punto di vis ta del r·eclutamento e rappresenta una vera selezione naturale. Aggiunge che ques to ra pporto tra idoneità al s ervizio militare e la mortalità dei bambini non risulte r·ebbe ve ro secondo le osservazioni accurate di Priuzig .


RIVISTA D'IOII!:~E MIJ,ITARE

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Ques ti , comparando le cifre d'idoneita presentate nell' ultimo de cennio dai di!>lretti di r eclutamento dei diversi corpi d'ar·malR tedeschi colla r·ispelliva mortalità infantile, è venuto alla coaclusion!3, che, se la mortalita dei bambini e elevata, l'attitudine al ser vizio militare é minima e viceversa. Al medesimo risultato sarebbe venuto il generale medico tedesco Vogl, il quale è l'auto re di un importante lavoro intitolato La giooentu baoarese atta al seroi.;io clelle armi Il Vog:, dopo avere a ccennato ad una delle cause più importanti di morte d-3i bambini bavaresi, richiama i cir coli militari dirigenti allo studio di una questione, che per tutte le nazioni, ma segnatamente per la Germania, ha un'importanza capitale sia dal punto di vista economico che da quello militare e l'autore conclude la sua memoria , confermando l'opinione del Prinzig sulla base di numerose osservazioni fatte nei distre tti di Greifswald, Wolgasl, La.s sao, ecc., dalle quali osservazioni ris ulta che ad una alta o bassa mor talità dei bambin i corrisponde una esigua o buona idoneità militare. F uN AIOLI.

G. CANTAMESS A.- DI una plooola epidemia dt gozzo.- (Ga.;4eita degli Ospe· dali, 1906, n. '117). l a una breve memoria, l'a utor e descrive una in let·essan tissima epidemia d i gozzo da lui osservata nell'agosto e settembre -lf)(H nel 60° fante ria, presso il quale prestava servizio in quell'epoca in qualità di ufficiale med ico. L'epidemia si verificò nell'S• compagnia, e colpì complessivamente 12 o 13 soldati, i quali provenivano tutti da famiglie e da paesi immuni da gozzo. Il 1·eggimento, di stanza a Torino, s i era recato per 2a giorni a Casellette, paese ove il gozzo é endemico, e dopo il ritorno, e io qualche caso anche durante la permanenza a Casellette, si osservarono i casi di ipertrofia della tiroide. Questa si manifestò in tulli coi medes imi caratteri, e cioè con inizio subdolo, senza sintomi acuti, feb br·e o distur bi soggettivi particolari ; la ghiandola ingrossata quasi s empre m loto non presentava caratteri speciali, aveva superficie uniforme, consistenza pastosa, ed era indolora. Colla cura iodica si ebbe in tutti r apidissima g uarigione. L' autore ricorda brevemente le varie ipotesi emesse circa l'etiologia del gozzo e le obbiezioni che a ciascuna ru·rono mosse. Quanto alle sue osservazioni egli fa notare che non possono ess~re incolpate aè l'ar ia umida e stagnante, nè l'acqua, n è tossici r·isiedenti nel suolo, nè la mancanza di iodio nelle acque o il difetto di formazione della tiroidina . E per i car·atter·i speciali della epidemia, come pure per molli faW ormai noti, sia riferentisi al gozzo endemico sia riguardanti le epidemie fiaor·a osservate, l'autore si schiera decisamen!e in favore della teoria infettiva, a ccP.noando a tutto ciò che é stato raccolto io appoggio a tale ipotesi, la q uale, bisogna convenirne, é senza dubbio la più seduce n te. MA1\IOTTI- B IAN CHI. Dott. MusKAT di Berlino.- Piede piatto, modo dlprevenlrlo e noi rapporti ooll'i4oneltà. al •ervlzlo mUltare. - (Die r·er kiitung dP.s Plattju~ses mit be.~onderer Berucksiehiigung der Wehr:/'iihigkeil). - (Deutsche mililil.rlir.;tliche Zeitschri./t, 20 agosto 1907). L'autore, dopo aver ricordato come la statistica della idoneilil e della non idoneità al servizio militare ha valore sia dal punto di vista della leva. sia da quello sociale perché suggerisce dei provvedimenti a l'avore della salute po-


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CONGRESSI

poltll'è, passa a parlare della stattslicl:l degli ammalati ai piedi nell' e5~e<ctto prussiano ed afferma che in questo esercito negli anni 1881-82 e seguenti le malattie del piede sono diminuite da 36 p. 1000 fino al tOp. 1000. Aggiunge poi che la più im portante di colali malattie, cioè il piede piatlo, procurò !a riforma, neg li anni 1!)02-90:3, a 67 inscrilti dei diversi corpi d'at·mata germanici e diede luogo alla riforma di 186 soldati. Il piede piatto, secondo l'autore, potrebbe essere prevenuto, poiché poche son le forme congenite, cioè i14 p. 100, mentre il 95 p. 100 sono for·m e acquisite le quali sono il più spesso di origine statica, poi di origine traumatica equindidiorigineparalilica. l l piede piallo é abilualmen te bilaterale e sovente congiunto adallri difetti individuali. Ricorda la conformazione del piede infantile colla sua cur vatura della pianta e col dito grosso di· rillo e fu cenno dei lre punii d'appoggio della pianta del piede in corrispon· denza ùel calcagno, del dito grosso e dèl dito piccolo: Dice che il mezzo migliore per prevenire la formazione del piede piatto é quello di adopr&re scar pe e c~lze le quali abbiano la lo1·o massima lunghezza dalla parte del dito a!luce e non.. come usasi, dalla parte del secondo e del terzo dito e aggiunge c11e ciascuu piede deve a vere scarpe propri'e. Asserisce inoltre che nell~ campagne egli hn riscontrato in maggior numero il piede piatto ciò c he attribuisce al rapido a ccr e::cimento dei piedi a cui non fa .riscontro un'adeguata ampiezza delle calze e delle scarpe. Ps·opone in ultimo dì tenere conferenze !'ò ull'origine de l piede piaUo e sul modo di prevenirlo nell'intento di diminuire il numero deglii inabili al servizio militare e di giovare all' intet'esse della difesa nazio· FUNAIOLI. nule.

CONGRESSI XIII oongress9 frenlatrloo lt&U&Jlo, Venezia 28 ottobre - 6 novembre 1907. - Breve relazione del tenente medico Dott. P. Co:o~ s!Gt.to.

Ho avuto la fortuna e l'onore di prender parte,- inviatovi dalt' lspeltorato di sanità militare, - a questo tr•edicesiroo congresso della Societa freniatrica, tenuto iu Venezia dal 28 ottobre al 6 novembre scorsi. L'ultimv congres;;o era stato a Genova nel 1904; il presente acquistava J<rande importanza anche per il fatto che era la prima volla che in un cong resso si raccoglievano insieme scienziati e rappr·esentantì di pubbliche ammin istrazioni (erano rappresentate 58 provincie), per studiare - armonizzando le esigenze scientifiche con le necessita economiche - i mezzi più acconci per la spedalizzazione dei pazzi, onde venire alla selezione dei psicopatici veri dai dementi, epilettici, criminali, idioti ed imbecilli (frenastenici) ecc. lovero $Ono enormi le spese manicomiali d'ora (s ino a me tà del bilancio delle Provi nc~; poco utile per molli anomali, e:i anche pericoloso talvolta, il ricovero nei comuni manicomi; in sufficiente la legislazione attuale, che lascia s pesso a ll'arbitrio del ma gistrato l'a mmissione o l'uscita ·di uo anomalo dal manicomio; dannosa la miscela di individui profondamente differenti per malattia mentale e mo rale, e quindi pe1• bisogni di cure e di provvedimenti tecnici e pratici.


CONGRESSI

Due sedute furono consacra te a questi studii, e si redasse un memor·iale al Governo per la dislinz!one dei vari manicomi dalle case di r icovero per i frenastenici, dalle colonie per gli epiletlici, dai manicomi criminali ecc., e per una serie di interessantissime pr•oposte tecniche ed a mministrative che aiutas· -ser o scienziati e classi dirigenti alla profi lassi morale della società, e nella lotta cont1·o il degenerato e il delinquente. Così q ueste discussioni s i ingranavano al d iscorso inaugurale del prof. Tamburini, sulla pazzia nella società moderna, e sulla conseguente necessità di ~iif~sa della società conti'O le forme morbose della mente e <.lei carattere, ar· gomento che è stato r ip1·oposto come tema generale nel prossimo congresso, relatori Tamburini, Morselli, Ellero, Pellegrini-Romano, e per il quale vi é un un com itato internazionale di !Jr opaganda, (la sezione italiana presieduta da Bianchi), eletto dal congresso internazionale di assistenza agli alienali, (i\1 ilano 1906), e dal cong1·esso internazionale di psichiatria (Amsterdam 1907). Questa è stata la parte socialmente più impor·tante dei lavori del congresso, cui modestamente ho contribuito anch'io, esponendo, in due comunicazioni, il g rande incremento delle rirorme pet' psicosi e nevrosi nell'esercito, le sue ·cause ed i suoi r apporti con la epurazione profìlaLLica morale che noi medici vi eserclliamo, facendo una vera diresa della collettività militare con tro il de· JiUo e la pazzia, elle può servire da guida, e da dimostrazione insieme, alla medicina eociale più vasta e complessa ; e di tale opera di risanameoto contro g li anomali, dimostravo le splendide risulta11ze con le g r'afìche della decrescente cr iminalità militare, nell'insieme e nei singoli reali e nella recidività. L'argomento in teressò molto i congr·essisti, e r,r obabilmenle nel pros~im o congt·esso si parlerà ancora dei moderni ra ppor·ti della scienza psichiatrica -e cr iminale con i problemi nuovi della nos tra collettività, militare. Altri temi generali discussi furon o: ll tipo del manicomio moderno; le alterazioni del 1'icambio mate1·iale nelle psicosi (ebbi a gio di far notare le espe· r ienze preliminari del nostro Gangi sull'ossaluJ•ia nei militari convulsivanti), la nosografìa delle demenze (che diede occasione al Morselli di unfl magnifica disamina delle varie specie di paranoia e delle forme paranoidi nella dementia praecox); la .frenasi maniaco- dep ressiva; ed in fin e, - il più imporlante social· mente ed il più discusso, - i rapporti dell'alcoolismo con le neuropsicopa.tie i n Italia (relatori Ama1di, Montesano e Seppi Ili), che diede occesione al Bianchi {ji un bel discorso sulla importanza tossica, ter apeulica ed economica dell'al· cool, e al Lombroso di sostenere magistralmenle la perniciosità in qualsiasi dose, dflll'alcool, nei nevropatici, la non necessità di esso per l'uomo, e la sua tossicità anche se consideralo un alimento, nei normali, in piccole dosi. Il congresso vot.ò un ordine del giorno, per una propaganda politica, so·ciale ed economica conLro l'alcoolismo, s otto qualsiasi forma, con insegnamenti educativi nelle scuole per le nuove generazioni, con abolizione del vino nei manicomi, collegi, convitti, nell'esercito ecc. (io feci notare il vanta~gi o di ~ostlluil'lo con caffè e zucchero, contro le idee finanziarie del Luzzatti), con la pr essione - mercé l& s tampa, le confe1·enze ed una apposita pubblicazione per cura della Società freniatrica - sulle classi diri genti ed il potere legislativo e· con la dimostrazione pubblica della convenienza sociale ed economica {ji destinare ad altri generi di coltura i terreni vitiferi. Su questo argomento, dal punto di vista psico ·sociologico, nei rapporti con la delinquenza giovanile, tenne una conferenza smagliante e s traordinariamente interessante per forma e dottri na il prof. Ellero. '


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NOTIZIE

luleressantiss ime , poi, le vi!:ile ai manicomi di S. Clemente e di S. Servolo e a quello monumentalP. di Padova, costato tre milioni e mezzo, finito nel luglio. Ho infine il dovE're di far noto il notevole grad imento col quale fu accolta dal congresso la cooperazione dei medici militari, il che avveniva per la prima volla. Fu anche espres~o il desider io che si collaborasse sempre ed assiduamente da parte nostra ; le nuo ve esigenze della scienza e della vita rendono, io credo, n ecessnrio il nostro intervento costante nei congr essi di siffatta importanza. Ond'è da augurare che s i vada in parecchi al prossimo di P erugia (1909) ed al 1° dei nevt·ologi in Napoli (aprite 1908) : sara questa la mi ~liore affermazione del nostro progresso anche in questo ramo im portantissimo delle scienze mediche.

NOTIZIE La giornata del 19 dicembre 1907 rimarrà memorabile negli annali del corpo sanitario. Nella seduta antime1·idiana di detto g iorno la Camera dei deputali appr ovava la legge portante modificazioni all'orga nico dei medici militari, legge a cui nella seduta del 29 dicembre il Senato del Reg no dava l'ultima sanzione legislativa. Con questa legge l'organico del cor po ottiene un a umento di l tenente generale, di 4 colonnelli, di 8 tenenti colonnelli, e di 4i maggiori, aumento che con gi unto a una corrispondente diminuzione nel numero degli uffiéi ali inferiori, mi gliora in modo sensibilissimo la carriera degli ufficiali medici. La seduta per6 del 19 dicembre della Camera dei deputati, de ve r iguardarsi come memorabile pel corpo sani tario non solo pel materiale ell'ettodel· l'approvazio ne della leg ge, ma anche per la calda e sincera dimost•·azione di stima che fu fatta in quella occasion9 dagli oratori e dalla Camera intera. L'indole del nostro gior nale e la ristrettezza dello spazio non ci consentono di riportare rrui tutto il resoconto della discussione, nè il testo dei discor!!i, improntati tutti alla più g rande simpatia pel nostro cor po, pt'Onunciati dai va1•ii settor i delle Camera. Dobbiamo contentarci di riprod urre testualmente soltanto le parole pr onunziate dal comune maestro Guido Baccelli, e quelle del nostro antico camerata, e collega di redazione di questo stesso giornale, on. Santioi. Agli altri orator i, onorevol i Borsarelli. Canlarano, Mas ini , Ramp0ldi, a i re· latori on. Liber tini per la maggioranza e on. Compaos di Brichanteau per la minoranza vadano i noski vivi ring raziamenti, che sono quelli di tutto il corpo sanitario . In modo speciule va poi segnalata la benemer enza di S. E. il generale Viganò e quella del presidente della Commissione on. generale Dal Ve1·me. Gu10o. Quando si cominc.;iarono ad in viare nelle cliniche civili gli ufficiali sanitari del nostro eser cito a perfezionar si nelle ultime conquiste della scienza e dell'arte medica, ebbi co n vivo piacere l'onore di avvicinarne non pochi, e posso, s ulla mia fede, attestare che elemen to migliore di quello non pot•·ebbe desiderarsi. lo li ho trovati nello studio indefessi, costanti nei propositi, e sereni a difiicoltù di ogni sorta. BA CCELLI


NOTIZIE

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Pensavo allora alla grande import.anza ~be avrebbe il corpo sanitario mi· lit.are, quando, per una ragione giusta, una guerra fervesse contro gl'invasori del nostro territorio nazionale, o noi dovessimo combattere qualsiasi altra causa di civiltà. Ho potuto convincermi che i medici militat•i nostri sono pari alla loro posizione, e che se in altt•e nazioni potranno i medici militari avere virtù uguale a quella dei nostri, in nessuna potranno averla ma~giore . I nostri hanno lutto: la religione del dovere, il culto della scienza, l'eroismo del st~critlzio. lo posso ricordare alcuni miei allievi che sono morti sui campi di battaglia, posso ricordare che quando, diradate ~e file, pochi e sparl:'i drappelli potevano ancora impugnare le armi, gli ufficiali s anitari nostri compiuto il loro primo dovere, hanno snudato la spada ed hanno port.alo le ultime reliquie dei nostri combattenti contro il nemico, per l'onore della patria. (Benissimo! Braoo!) Dopo questo, o signori, potl'ei fare lunghi discorsi a voi elle non ne avete bisogno.

Dirò soltanto che dalle remote istorie si sa di un grande chirurgo, che aveva nome Macaone, ferito in guerra, e che per quella ferita tremò il campo degli Argivi. Ricorderò Napoleone I affermante che, quando nel suo quartier genet·ale vi era Larrey, credeva di avere due reggimenti di cavalleria di più. Bastino queste poche parole. Io, specchiandomi nell'animo vostro, sento che voterete questa legge con entusiasmo, perché veramente, fra le cose nostre, una delle migliori può dirsi quella degli ufficiali sanitari dell'esercito. ( Vioissime approo~ion i - Molti deputati si congratttlano con l'oratore). SANTINI. Non sembri soverchia audaciu la mia, se mi attento a prender la par.Jla dopo che Lanto smagliante l'ha pronunciata l'in signA oratore ed il principe dei clinici nostri, Guido Baccelli. E bene fece il mio illustre maestro a rammentare come dalla sua clinica s iano usciti valorosi medici, i quali, ammessi nell'esercito, hanno fatto onor·e alla scuola, dalla quale provenivano, come nei cimenti guerreschi si sono affermati ad una altezza insuperata. E bene, con storica esattezza, s'apponeva l'onorevole Baccelli nel rievocare l'onore che quei no~tri colleghi medici avevano recato alla scienza, onde egli fu loro maestro, anche sui cruenti campi di battaglia, ove, illus trando l'antico italico valore, lasciarono gloriosamente la vita. Perché é bene constatare, spe· cie di fronte a coloro, i quali, parlando dei medici milit.ari, si gingillano a chiamarli non combattenti, che le st.atistiche, tanto delle guerre di terra che di quelle di mare, alla stregua delle cifre inoppugnabili, attestano come il maggior contingente proporzionale di morti e di feriti l'abbiano dato sempre gli ufficiali sanitari. E la ragione ne è per eccellenza ovvia, perché quando una unità qualunque attacca una posizione nemica, ed é respinta, gli altri possono ritirarsi, ma i medici r iman gono sotto la linea del fuoco a curare i ferili ed a morire. (Braoo l) Io non poteva soltrarmi, e la Camera me ne porga venia cortese, ad iulerloquire modestamente nella discussione di questo disegno di legge, se ho avuto l'onore altissimo, l'onore al quale maggiormente tengo, più assai che all'ufficio di deputato, per quanto cospicuo, di aver servito trent'anni nell'armata di Sua Maestà, e di aver fraternamente diviso con i miei colleghi dell'esercito tante liete e tristi, ma tutte onorevoliss ime, vicende. 60 -

Giomale medico.


94H

.NOTIZIE

Non potevo farne a meno, perchè, sebbene non abbia più l'onore, perché vittima di ignobili odii politici, di appartenere al corpo sanitario, non posso dimenticare le benemerenze dei miei colleghi e i doveri che si impongono per la loro difesa a quelli cui spetta il vanto di rappresentarli in Parlamento. Debbo vivamente ringraziat·e l'amico Compans dell'int,enso amore che egli, vecchio soldato, ha posto nella tutela della carriera dei medici militari. Che, se aves-si potuto accarezzare la più lieve speranza che le proposte dell'onorevole amico Compans avessero sortito esito favorevole, a lui mi sarei con entusiasmo associalo. Ma poichè, onorevole Compans, bisogna rendersi conto delrambiente e delle circostanze, io, pur facendo voti che a breve scadenza i suoi desiderii, nobilissimi desiderii, che sono pure i miei , sieno a ppagati allo stato delle cose ed "in presenza della r ealtà, io non posso fa1·e a meno, appunto in omaggiù ad un provet·bio mollo volgare, ma al vero rispondente, « me~li o oggi l'uovo che dimani la gallina », di suffragare del m io modesto voto l'accordo inleJ'VE:muto rra la Commissione ed il Governo. Ed una parola di dovuta lode, io, che di questi ultimi gior ni non bo avuto il piacere di porgere i miei modesti encomi a tutta l'opera del ministro della guerra, sento il dovere di porgere al gene1·ale Viganò, al quale tributo tutta l'e;;pressione del mio sentimento riconoscente, perchè, debbo dirlo a s ua lode, é l'unico ministro della guerra, il quale, dopo una lunga serie di anni, sia ve· nuto qui a proporre quei miglioramenti del corpo sanitario, che erano mode· sta riconoscenza di benemer enze insignì. Posso dissentire in taluna questione col ministro della g-uerr·a, ma per la giustizia sento in questo caso il dovere di tributargli inliero il mio modesto encomio. E non poteva essere che un sol· dato, il quale ha fatto ernica mente il suo dovere sui campi di battaglia, come l'ha fatto il generale Viganò, cbe poteva apprezza1•e ·le benemerenze del cor po sanitario. · Nè io posso dimenticare tutti gli el{regi colle~hi della Commissione: il generale P istoia, vero soldato, prode soldato e pe1·ciò appunto convinto, sincero amico del corpo sanitario, che ha speso tutte le sue energie per il suo interesse; e l'onorevole di Saluzzo e l'onorevole Gesualdo Liber-tini e tanti altri, primo fl'a luUi il mio illustr e amico, onorevole generale Dal Verme, alla cui autor ità, alla lar~a simpatia, che gode in tutta la Camera, si deve se questo disegno di leg~e oggi è venuto in discussione e approder-à in porto. Ed é confortante, nelle contrarietà e nelle amarezze della vita politica, con· stalat•e che coloro, i rruali rendono il tributo doveroso al corp11 sanitario, sieno i ver·i soldati, quelli, che hanno combattuto su i t(loriosi cnmpi della patria nostra e non sulle carte, quali il generale Dal Verme, ed il generale Pistoja. Jmperocchè sia soltanto nei perigliosi cimenti delle battaglie, o signori, che si può apprezzare il valore, non solamente scientifico. ma morale e militare de j:!l i ufficiali sanitari. E un'altra manifestazione confortante è il consenso, che da tutte le parli della Camer·a raccoglie qu~sto disegno di legge; ciò che prova che nel Parlamento italiano, in mezzo a tanti difetti, splende la grande virtu, che quando si tratta di caus e gius te, come è sta La l'emigrazione e coma oggi questo disegno di legge, spariscono i partiti e si affel'mano le coscienze oneste sempre devote al bene, e patriottiche ! (Braoo !) È inutile che io qui, specialmente d1>po le smaglianti par ole del mio illu· slre maestr·o Guido Baccelli, mi provi a mettere in rilievo le benemerenze del cOJ•po sanitario. Voglio soltanto ricordare, non con lo splendore della parola e con la sua altissima autorità, che appunto nella fatale (ma non ingloriosa


NOTIZIE

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per le armi italiane) battaglia di Adua , quando i medici militari avevano esaurito tutte le munizioni di medicazione, quanrio non avevano più neppure una benda per ferili, sguainarono la spada e condussero all'~ssallo, per respingere le orde nemiche, quei soldati, che avevano ancora bisogno di conforto e di incoraggiamento, con essi eroicamente per la patria cadendo. Quindi, vada tutta la simpatia del Parlamento e del Governo a questa ac· colla di modesti, ma valorosi ufficiali, che tante benemerenze hanno verso la Patria. Perché io debbo dire, o signori, che il valore scientifico del corpo sanitar io militare italiano e apprezzalo anche oltre· i eontlni d'Italia. Chiunque di noi abbia avuta la ventura e l'onore di assistere ai congress i internazionali medici ha potuto con patriottica compiacenza constatare l'altissima estimazione, nella quale, s pecialmente nella dotta Germania, è tenuto il nostro corpo ~anitario militare. Lavori s cientifici e proriuzioni pratiche, ricchezza di abnegazione, di sacrifici sono lo s plendido patrimonio di questo corpo, che si è affermato in ogni circostanza degno dell'onorata uniforme del soldato italiano. Onde é che io, non volendo oltre abusare della benevola pazienza della Camel'&, dichiaro che volerò con animo lieto e con lo coscienza di compiere un do vere ques to disegno di legge. E mi aug uro che il buon esempio, che ne po n~e il ministro della guerra, sia seguito dal suo collega della mar-ineria, il quale pur essendo passato l'onorevole Mirabello allraverso cinque Ministeri, nulla ha fatto per il corpo sanitario. Ma io debbo dir·e che l'onorevole Viganò eboe anche il conforto di a vere autor evoli consiglieri tecnici. Consenta, e credo che egli ~;i unira a me, che io i nvii una espr essione di lode anche all'is pettorato del corpo sanitar io, che ha coll&borato con tanta coscienza, con tanta onestà e con tanto buona. volonta, per·chè i progetti del ministro approdassero all'attuale r isultato. P erché questo corpo . ha attraversalo vicende tris tissime (come diceva bene l'onorevole Dompan s) ed 'é stato proprio il corpo disgraziato, il meno curalo di tutti i cor· pi. Oggi, pur· non ottenendo quei miglioramenti, che sarebbero nel desiderio di tutti, consegue la realizzazione di ideali che varranno a sollevare ii depres!!O morale. Ed io debbo dir e, conchiudendo, che l'alto m0rale degli ufficiali sanitari sarà un elemento di vittoria, e perché essi compit·anno con mag-giore eroismo l'opera loro, e perché i nostri prodi soldati, inviati ad atrrontare il nemico, l'>entiranno che, vulnerati, avranno presso a Jor·o, per curarli delle glorios e ferile, uomini di cuore, uomini di scienza. La coscienza nel soldato di essere dopo il periglio affidalo alle mani i. dotti e di umanitari coslituir·a, ripeto, un prezioso coefficieota di vittoria. E con 1'aug urio che, ~e dimani lo strani~ro, come dicevo l'onorevole Baccelli, allentasse alla frontie ra no~tra, noi troveremo anche nel corpo sanitario un elemento, lo voglio dire, di vittoria per la patria nostra. dò voto favorevole al diseg no di l~gge. (Bravo! B ene! - Congratulazioni).

n geaerale me4loo De Beasl. Abbiamo appreso con vivo compia cimento, che per la ricostiluziooe della ordiuar·ia amministrazione degli ospedali riuniti degli Incurabili di Na poli, il prefetto di quella provincia ha chiamato all'ufficio di soprsintendeote il mag· giore generale medico in posizione ausiliaria comm. De Renzi. ~Ientre l'onorifica nomina porge al generale De Renzi una nuova via per 'la es tr insecazione della sua alli vi là e del suo zelo in prò del bene pubblico,


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NOTIZIE - Rl YISTA BI.BLIOGRAFICA - MOVIHENTI CORPO SA~., ECC.

essa torne1·à pure, ne siamo certi, di grande vantaggio all'amministrazione ospitaliera, alla cui direzione il gener ale De Renzi appo r terà .tutte quelle dot i> di scienza, di cuore, di senno e di rettitudine, delle I'JUali ha dato lunga prova nel servizio militare. Abbiasi e gli i nostri sinceri rallegramenti.

RIVISrrA BIBLIOGRAFICA. n aarvblo aanUa.rlo 1D1Utare &ll'aapo•lsloDa Internazionale eU .Uuo 4el 1908. - (Utber da.~ MilitlirsanittitStoesen atif der i.nlernationalen A usste!· lung in Marlancl 1906) pel dott. G. STei NER stabsarzt nell'esercito austro· ungarico.

L'A. ha falla un'accurata l'i vista del mater iale sanitario esposto anche nelle· var1e sezioni della mostra milanese.

Un sunto di questo lavoro sar ebbe super fluo per i nostri lettori, molti <lei quali hanno certamente visitato la Esposizione di Milano e tutti hanno lt• tto l'accur ato rapporto dei colleghi Morino e Perego, da n oi recentemente pubblicato. Ci compiacciamo però di rilevare che, anche a parere dell'e~rregio Ct11· ler.ta austr iaco, la mostra di Milano ha servito ad offrire un 'JUa dro abbastanza completo dei prog1·essi fatti nell'organizzazione e nel materiale sanitario· mìlila1'e delle val'ie nazioni.

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Di spense n. 46 a !14 del Bollettino uflìclale delle 110mi11e).

Uftlolall ID aervlzlo atUvo permanente. R. decreto 17 ottobre 1907. PALUMAO Tomrnaso, soltotenenle medico in aspettativa per motivi di famiglia-, a Salerno. - Ammesso, a data re dal 28 ottobre 1907, a concorrere per occupare i due terzi degli impieghi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado e corpo, come gli uffic1ali contemplati dall'articolo 11 della lfHrge 25 maggio 1852. ' PALUMBO Tommaso, id. in aspeltativa a Salerno. Richiamato in servizio dal 28 ottob1·e 1907 e destinato 11 fanteria . R. decreto 30 settembre 1907. Soltolenenti medici promossi tenenti medici con anzianila 1• settembre· 1007, continuando nell'attuale loro des tinazione. B uccB.NTe Alf redo. ospedale Ancona. SPADARO Giuseppe, id. Ravenna. LAPPONI Guido, 2 granatieri. 84S!';O Ermeneoilrlo, 3 bersaglieri. Cu1'1 Vittorio, brigala arti~lieria montagna del Veneto. GANGI Salcac o r~. ospedale Venezia. LroTTA Gw$e(I[IP, 5 alpini. Frenno M icllete, .'} id. CAPPAI\EI.Ll Fincen;;ino, 1° arliglie1·ia costa. R. decreto 31 ottobre 1907. A:-;oEcozzl . Luigi, tenente medico in aspettativa l?er infe1·mità non pr ovenienti da l serviZio pel' la dura ta di un anno, a Ch1eti. (R. dec,·eto 28 settembre 1906) . - L'as pettativa di cui sopra é prorogata per il periodo di un anno.


MOVIMENTI AVVENUTI NEL OORPO SANIT. E NEL PERS. l<'ARMAOEUTICO

f.l4:9

R . decreto 3 novembre 1907. ALESSANDRELLO Giovanni, tenente medico ospedale Palermo. -

Collocato in aspettativa per infer mità tempol'arie provenienti da cause di servizio pbr la durata di un anno.

R. decreto 3 novembre 1907. SAvrozz1 Valerio, sotto lenente medico 23 artiglieria campagna. - Dispensato, per sua domanda, dal servizio alli vo permanente, inscritto co a anzianità 1D luglio i906 nel ruolo degli ulfìciali medici di complemento ed ass:egnalo dis treLto Livorno.

Determinazione ministeriale 21 novembre ·J907. GrLLONE Carlo, lenente medico 4 a lpini. - Trasferito 50 fanteria. MOLI:"'AI\1 Mario, id. ospedal e Alessandria. - Id. 10 bersaglieri. Z.uv. Siloio, id. J'eg-gimento c-avalleggeri Guide. - Id . ospedale Padova SCARZt.LLA MichtJle, id. ospedale Padova.- Id. reggimento cavalleggeri Guide. P oMJNI Guido, id. reggimento cavalleggeri di Padova. - Id. 8 artigl. campa~n a. MARGARA Cesa re , iJ . ospedale Tor ino. - I d. ospedal e militare Alessandria. M AGJ'>~AGHI Guido, id. 4 bersaglieri. - Id. id. Torino. R. dec reto 17 ottobre 1907. 0RRÙ cav. Raffaele, tenente colonnello m edico, direttore ospedale Cagliari.Collocato 10 posizione ausiliar ia. per rag ioni di età, con dec()rrenza pe1• gl i assegni da l Jo n ovembre 1907.

R. decreto 24 novembre 1907. SOGGIU Antonio, capitano medico 2 fanteria. - Collocato in aspettativa pe1· infermità. temporarie provenienti da cause di servizio per la durata di un anno. Delermina:ione ministeriale 12 dicembre 190i. A BATE cav. Alfonso, maggiore medico ospedale Cava dei Tirreni (Salerno). - Trasferito ospedale Palermo. · LEURIN I cav. Francesco, capitano medico 3 fanteria. - Id. id. Catanzaro CECCHETTA NI cav. Domenico, id. 18 artiglier ia campat;na. - Id. id . Cava dei Tirreni (Salerno). PASI:-<ù Eligio, id. 31 fanteria. - Id. 2 genio. -Rm Luigi, id. 39 id. - Id. ·18 ar·tiglieria campagna. BoRRUSo Pietro, Lenente medico 1° artiglieria cos ta. - Id. ospedale Caserta. MATTIA Michele. id. 29 fanteria. - ld. to artiglieria costa. NACCIARONE Amleto. id. ospedale Napoli . - Id. 10 bersaglieri. PALUMBO Luigi, id. 46 fanteria. - Id. ospedale Napoli. ARMAND-UooN Giooanni, id reggimento artiglieria a cavallo - Id. id. Milano. SANT0~1AUno Buggero, id. ospedale Caserta. Id. 29 fanteria.

Farmaolatl mWta.rl. R. decreto 1° dicembre 1007. NJCOLAJ Angelo, farmaci sta di 2• classe, in as pettativa per motivi di fami~li~ dal 16 giugno 1907. (R. decreto 6 giugno 1907). - Richiamato in serviZiO effettivo dal 16 dicembre 1!l07 e destinalo ospedale succursale Parma.

UFFICIALI IN CONGEDO. UtaolaU 1D poalsloiUI 41 aervtslo aaaJIIarlo. R. decreto 26 agosto 1907. CACCHIONE cav. Francesco, ca pitano medico distretto Campobasso - TRAVERSI cav. Leopoldo, id. id. id. Arezzo. - Collocali a r iposo per anzianità di servizio, con decorrenza, per gli e ffetti della pensione, dal 16 agosto 1907 ed inscritti nella riser va.


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MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTI CO

l sottonolati ufficiali sono collocali a riposo per auzianità di !!-ervizio, per gli effetti della pensione dal 16 agosto 1907, inscrilti nella t•iserva ed insigniti della onorificenza per ciascuno indicata in considerazione di lunghi e buoni servizi: BoccHIA cav. Enrieo, colonnello medico distretto Genova - T AROCCHI cav. Ado~fo, maggiore id. id. P er ugia F.eccuro cav. Giuseppe, id. id. id. Cuneo - MeNoiNI cav. Giuseppe, id. id. id. Bologna. - Cavalieri nell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro. R. deereto 27 otlvbre 1907. BAR GONI cav. Attilio, capila no medico distretto Torino . - Collocalo a riposo, per anzianita di servizio, con decorrenza per gli effetti della pensione dal 16 novembre 1907 ed inscrilto nella riserva. ~on decorrenza

Unlol&ll 41 rberva. R. r;.eereto 31 ottobre 1907. Gl'ERRIERO cav. Franeesco, colonnello medico distr etto Napoli - BERTOLA cav. Pietro, tene-nte colonnello medico id. Cuneo - P&TRILLI cav. llatraele. maggiore medico id. Teramo. - Cessano di appartenerli al ruolo·· degli ufficiali di r iser va per r agioni di età, conserva ndo il gra do con la relativa uniforme. o•OBIFIOEKZE

concesse nella ricorrenza del genetliaco di S. M. Il Re. Or4lne della Corona d'ltalla. R. dec reto 7 nov~mbre 1907. IN CONSIDERAZIONE 01 LUNGHI E BUONI SERVIZI. Cavaliere. VALLE Angelo, capitano medico 6 artigl. CANTELLA Martano, id. 45 fan ter ia. D.eLocu Gaetano, id. infermeria pr esidiar ia Si racu~a. CALORE Giooanni, id. ospedale militare Padova .

Concesse nella ricorrenza del capo d'anno 1908. R. decreto 26 dicembre 1907. JN CONSIOERAZIO:-IE DI LUNGHI E BUONI SERVfZI. Cavaliere. O'ETTORRE A 4fredo, capitano medico ospedale militare Chieti. MARINI Hrnesto, id. id. id. id. Ca~liari . DEL Mu.zro Or<Uio. id. id. id. id. Piacenza. F URNÒ Giacomo, id. id. di rezione sanita militare Xll corpo d'armala. VIALE Angelo, id. id. in fermeriu presidiaria Novi Ligure. · CEINo Achille, id. id. in . id. Lecce. DefnnU. FoÀ cav. Teodoro. capitano medico 2 genio. - Morto a Casale Monferrato it :H oltobre 1907. MALINcONico Lodovico, id. id. di riserva . distr etto Napoli. - Id. a Portici il 13 dicembre 1907. I l R e d a t t orC'l

D.r RIDOLFO •LIVI, maggiore medico. J1 D i reLtore

PIETRO l:M.BRtAco, maggior generale medico ispettore. l1 U9) - Rom3, i907- 1ip. E. Voghera.

GroVAltlil ScOLARI, Gertnle.


951

INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1907

MEMORIE ORIGINALI. An'BATE DON.\TO, maggiore medico. - Gerla-barella o ciclo-carrello . Pa[J. ALTOBELLI ALBE"BTO, capitano medico. - Contributo allo studio dell'agglutinazione degli streptococchi . • , - Sull'isolamento del bacillo del tifo Busc.A.GLtNO AUGUSTO. sottotenente modico di complemento. - Stùla ·dia-gnosi precoce dE~llo. t ubercolosi nei milittui . » CANNAS Nt COLA, capito.no modico. Sulla determinazione dell'acutezza visiva con scale di prova illuminate per tr i.ISparenza . Il CoNSIGLIO P LACTDO, tenente medico. - Il sintomo miofonico e s uo valore patognomonico nell'isterismo . n Co:~-:n CARLO, farmacista militare. Della proprietà del aRpon e di ten er )) sciolte nell'acqua alcune sosto.Il7.e medicamentoee. CoSTA Emuo, capitano medico. - Di due importanti parassiti della cute. n - Dermatobia noxialis e Sarcopsylla penetro.ns • , D DE FALCO ANDREA, maggiore medico. - Cura razionale del varicoc.el.e G.\LLIA AMELIO, tenente medico. - Tifo e coli in mozzi I).utrit.i vi con sali n di bario. , . . - Ulteriori ricerche sulla dimostrazione del colibacillo per mezzo del r ·osso neutro . . . . . . FERR~RI LEr.u F., tenente medico. Sulla sterilizzo.zione delle acque da bere con le compresso di iodo.to di sodio iodurato . » l !CBRIACO P JETRO, maggiore generale medico ispettore, libero docente di · traumntologia e di medicina operatoria.. - Rendiconto sto.tistico delle operazioni chirurgiche ceeguite negli stabilimenti sanitari militari n el· )) l'anno 190G . liLI.RIOTTI·BUNCJII G. B., tenente medico. - Resoconto sistematico d elle nu topsie ceegui te nel sette11Dio 1899- l 905 » - Lo. miosite ossificante traumatica . . D l\IENDES G uroo, t enente medico. - Contributo allo studio d ella « febbre estiva » nei militari . " MoDESTINI P., t enente medico. - L'indice numerico del P ignet negli aden oidei . n MoNACO ARTURO, sottotenente medico. -- Lo. tiroido nelle infezioni aet)) ticha, contributo anatomo-patologico . MORINO DOlllENlCO, colonnello medico e PEREGO VITTORIO, capitano me· dico. - Relazione sul mat.E>riale sanitario di guerra esposto alla m o · stra internazionale di Milano del I906 D Rxzzun GIUSEPPE, tenente medico. - Su di una streptotrix patogenao associata al microsporon furfur nEllla pit.iriasi versicolore. » -· Sulla virulenza dei bacilli P!!Oudo-difterici associati n! bacillo di Koch. SAl!l'ERI GAETANO, tenente medico. - La neurite ot t ica n elle affe:doni endocraniche . . • · » SFORZA C. colonnello medico ispettore e R xzzuTI G. tenenti' medico. - Il )) succo di pomodori come mezzo di coltura di taluni mic.rorganismi l)

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572 574 654

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373


J~UI C E oj',:Nf~f{AL I': D~;LJ,E ~1ATER1E PI!:R L' AN:-<'0 1907

Sxn.e:cr CrosEPPE, tenente medico. ·- Sulla ricerca dei germi anaerobi nelle ncque . . Pag. SORMA-'1'1 Gros.e:Pr.e:, tene nte colonnello medico nella riserva e prof. d'igiene nella R. U niversità. di Pavia.- Sulla tubercolosi n ell'esercito italiano »

259 241

CASUISTICA CLINICA. BASSt.: E ., sot totene n to modico. Setticemia stafìlococcica antraciforme. Pag. CASAU P., tenente medico. - La cefalea riflessa da ipertrofia. dei turbi~ nati a coane pervio CASTALDO F., sottotenento medico dì complemento. - Storia clinica d'un coso di a trofia muscolare progressiva tipo Aron-Duchenne » Cut:RI RoSOLINO, tenente medico. - Contributo all'auto-sieroterapia nelle pleuriti siero-fìbrinose. " FAnno~T ENmco, capitano medico. Intorno un aneurisma dell'arteria celiaca sormontante un più vasto ed antico aneurisma dell' aorta . !Jn·A~TE CARLO, tenente medico.- Radiogrammi del piede, a proposito di » due fratture d ell'astragalo . P ERAssr Gxo. ANTOI\'10, maggiore medico, SANTOMAURO RuoOERO e CoTRONEI '.rO}IMASO, tenenti medici. - Diagnosi radiografica in due lesioni traumatiche latenti del piede con accenno alle malformazioni )) congenite . RIN.~LDI S., maggiore modico. Sulla diagnosi del m orbillo . , RossL.'H To)rrruso, capit.ano medico. -- Note di patologil\ cretonse. SALI~ARI SALV ... TORE, capitano m edico. Riassunto clinico ed operatorio tli qUAttro anni di esercizio clùrurgico negli ospedali militari di Bre )) scia e di Napoli (1903-1907) • Sc-ARzELLA M.rcBELE, tenente medico. - Contributo alla sepsi streptococcica . . .. »

•

,

265 109 582

666

197 844

508

435 375 746 381

RI VISTE GENERALI. Co~ SIOLIO PLACIDO,

tenente medìco. - Importanza e valore delle vecchie e nuove riCierche urologicho od emo.t.ologiche, negli epilettici, por la medicina legale . . . . . . . . . . . Pag. SERTO LI ALFONSO, tenente modico. - I progressi della radiumterapia. . • TESTI FRANCESCO, maggiore medico. - L'esame batteriologico del sangue nellA diagnosi dello malattie infettive. »

ll R 525 269

RIVISTA DEl GIORNALI ITALIANI ED ESTERI. RIVI STA ME DICA. Albuminurie interm ittcnti (le) - Daversin ·s:· . Appendicite (etiologia dell' ) - Hann. . . . . Artero·sclerosi precoce d'origine traumatica. - Rivalta . . . . , . Cysticercus cellttlosae (un caso di morte improvvisa da) nel quarto ventricolo - Schoopplor .

Paa. ,

586 383

)l

775

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INDICE GENERALE DELLE '-:IATERi g P.S:R L'At\NO 1907

Delirium tremens (cura del) - Ganser . Emorragie dello stomaco e dell'intestino (cura. delle) s. mezzo della gelatina- Maun Esplorazione rs.diologica dello stomaco, (l') specialmente n ell'\tomo sano, studiata dal punto di vista anatomico e fisiologico - Guillon . Febbre tifoide (un caso di) a decorso eccezionalmente protratto - ~fendes Febbre tifoide sperimentale in una scimmia ospite di vermi intest.inali -Weinberg Insolazione (ricerche sperimentali sulle lesioni dei centri nervosi consecutive all') - Marinesco Linfadenite mesenterica suppurativa, (la) durante il decorso della febbre - Toussaint, Sieur, Loison, Labit, Demmler, Tanton, Solmon e Simonin . 1\leningite cerebro-spinale (sulla) - Wall . l\Ieningite cerebro-spinale epidemica - Eichhorst Nefriti (il regime alimentare nelle) - Gouget . Ossidazioni organiche (valore di alcuni metodi clinici per la determinazione delle) - Gnaldi Pressione sanguigna (ùella) nei tisici- Boschi . Processi suppurativi tubercolari (di un mezzo speciale per la differenziazione dei) e quelli di altra natura- Kolaczek Reazione agglutinante positiva (sulla causa della) nell'ittero - Christian . Sciatica (sopro. un fenomeno recentemente d escritto nella) Franchini e Codivilla : . . Tachicardia pe.rossistica essenziale (sulla) - Crispolti Tubercolosi (diagnosi precoce della) con l'oftalmo·rcazione- Prouff

9r>3 Pag.

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RIVISTA. DI NEv"ROPATOLOGIA. Epilessia. (della parte presa dalle emozioni nell'eziologiadeU'). - Miohaud Pag. I sterismo (l') nell'esercito » Nourastenia. '(della.) in genere o più specialmente della neurastenia traumatica, con considerazioni medico-legaLi - Funaioli Nevrastenia e paralisi progressiva - Petrazzani » Neurastenia (talune considerazioni sulla diagnosi della) vera e degli stati » neurastenici). - · Bormana . Pseudo-appendiciti nevropatiche (contributo clinico allo studio delle) )) Felici. . Psicologia e clinica dei lobi prefrontali - Consiglio . Riflesso pupillare luminoso (su di un caso di inversione del) e su di un » nuovo fenomeno pupillare paradosso - Consiglio

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RIVISTA CHIRURGICA GENERALE. Addome (sulle contusioni dell') - Hildebra.nd AUpina nuovo anestetico locale (l') - Grozzi . Amputazione alla Gritti (osservazioni cliniche circa l') basate su ricerche collJ!ecutive - Reich . . . Anelltesia lombare (dell') praticata con la novocaina - Henking. Anestesia rachidiana (estensione . in altezza dell' ) - Donitz . Anestesil\ del midollo spinale (particolari relativi alla tecnica dell') - Tomaschewski • . . Aneurismi dell'aorta (degli) ùi origine reumatica - Feytaud . Antisepsi ottenuta mediante produzione permanente di ossigeno nascente - Cho\·el

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I NDIO E GENERALE DELLE MATERIE PEfi L' ;\NNO 1907

Aponevl'ùSi temporale (dell') impiegata per colmare le perdite di sostanza. d el cranio - Sprengel . . . . Pag. 385 Appendicite (ricerche sull'eziologia dell') (appendicite e angina) - Kretz • » G83 Appendicite (su una terminazione poco conosciuta dell'). Considerazioni sulla frequenza delle lesioni appendicola.ri - Richelot . 536 Appendici te (di un sintomo diagnostico importante nell') - Blumberg . » 87, Arteria succlavia (la legatura dell') al disopra. della clavicola mediante una incisione longitudinale, secondo la direzione dei nervi e del vaso Riedel » 875 Cancro gastrico (sulla guaribilità del) por mezzo dell'operazione- Kocher )) 592 Cnrcinoma mammario (recidiva e metastasi tardiva del) - Bircher. R 864 C'hirurgia dei vasi sanguigni (recenti progressi nella) - D' A.rcy Power H8 Cordone spermatico (sulla parziale resezione del) nelle operazioni radicali )) delle ernie inguinali - Slnwinski . 451 Cuore (l' i:sp ezio ne del) nelle lesioni del viscere - Wilms. » 288 Dita dei piedi foggiate a martello (le) - Broca » 871 Emorragia mortale da ulcera duodenale, verificatasi dopo l'operazione dell'appendicite - Mi.ihsam » 768 Ernia crurale dell'uretore (un caso di) - Provera 877 Ernia doppia dei muscoli adduttori - Dobbelin • 780 Ernia inguinale (sopra un nuo vo processo di sutura amovibile nella cura radicale dell') Martini . » 869 Ernie ombelicali (sulla t~nica delle operazioni radicali delle grosse) e delle ernie della pa.rete addominale - Graaer . » 208 Ferita. d'arma da fuoco della regione temporale sinistra, con afasia. Trapanazione del cranio e guarigione - Renon . » 879 F erita e sutura del cuore - Bandet • » 287 Ferite del c uore (bilancio attualo della sutura delle) - Lenormant » 20G l<'erite e rotture del peduncolo vascolare del rene - Tbevenot » G8l F erite prodo tte da automobili (delle) - Kettner 778 "• 8i7 Ferite recenti (intorno alli\ cura d elle) - 1\lejer . Fistole (cura delle)- lllertens . 40 Frattum del cranio e commozione cerebrale tardiva- Maragliano • 78(} Frattura di un roetatarso (quale è il momento pericoloso per l'origine di una) nella marcia! - K.irchner . » 4 54 Fratture (metodo per la riduzione d'i antiche) del Colles - Clarence e n Williams . . . . . 868 Fratture (nuovo metodo di estensione nella cura delle) - Steinman . 876 Fratture riconoscibili soltanto con la radiografia - Grasaner . » 779 Fratture (sul trattamento delle) in viciniUlU\ di articoiMioni - Arbuthnot » 589 Lane Fratture birnalleolari (dello) - Walter » "~ Gozzi (serie di) asportati sotto l'anestesia cocainica- Ljnn Thomos 59 L Iniezioni Dntrarticolari dell'anca, loro tecnica ed importanza nella cura della )) coxalgia - Calot . 866 Insuffiazio.n i d'ossigeno nell'articolazione del ginocchio a scopo terapeutico - Rauenbusch . . 684 Iperemia alla Bier (sulla) - Schlatter . 776 » I peremia da stasi alla Bier (sul meccanismo d'azione dell') - Tarantini 880 864 I pertrofia pros tatica. (cura chirurgica dell'). - Freudenberg Ittero post-operatorio (dell') - Campora . · . • 4.2 453 Lesione tipica degli chauffeurs (di una) - Jlliihsam 42 Lussazione (una rara) -Bruno . Il 684 Lussazione abituale della spalla (nuovo me todo curat-ivo della) Donati Lussazione di ambedue le articolazioni della mano - Kohler . • 687 » 44 Lussazioni. traumatiche del nervo cubitale - Holm morbo di Hodgkin e la tubercolosi a forma neoplastica delle .g hiandole » 211 linfatiche - Cignozzi . l\Iuscoli d el collo (di talune a.nomalie dei) intere8ll81lti per la medicina opeD 780 ratorin - BaSBO . Il t!G3. N a-r cosi eterea a goC'c ie - Arnd .

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INDICE GENERALE DELLE :\t:ATERIE l'ER L'ANNO 1907

Osleomi muscolari (sul modo di sdluppo degli) d'origine traumatica Corrul e Coudray . Pneumoniti post operatorie (delle) - Ungelhartd Prostatectornie (valore compRrativo delle) - Chaselin Prova dei tre bicchieri (In) combinata col cateterismo- Wolbarst Pseudoanemie - Straus.'l . Pseudoartrosi (la) dell'apofisi stiloide del cubito - Putti Rachianest.esia (sugli inconvenienti consecutivi alla tecnica della) - )fingazzini Ragadi anali (trattamento dolle) - Gant . Rene (influenza della enucleazione e dello scapsulamento sullo stato anatomico e funzionale del) - Finocchiaro Sezione unilaterale del simpatico, (un caso di) pneumogastrico, spinale, glosso-faringeo, ipoglosso e linguale - Hirschfeld. Splenectomia (causa della febbre dopo la) - Hergel . Tetano {aulla cura del) e sul valore terapeutico del balsamo peruviano in chirurgia- Bockenheimcr, Suter e Borchard TiJlite (contributo allo studio della) e dell'appendicite - Pellegrini. TiBite (la cura della) in rapporto a lla vita militare -

Rammstedt.

Toracentesi (nuovo apparecchio per) (toracoanalgoaspiratore) - Sicuriani. Tubercolosi ed appendicite - Dodeul Varici (cura delle) con la trombosi artificiale delle stesse- Tavel Vescica biliare (estirpazione della)- Witzel .

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RIVISTA DI CHIRURGIA DA GUERRA. Batt.aglia di :\Iukden (appunti sulla). Su alcune ferite penetranti del cran io e dell'encefalo - Matignon. Pag. )) Ferita d'arma da fuoco (una rara) . Eine Seltene Schussverletzung- Bircher Ferite d'arma da fuoco del torace e tensione delle pareti addominali Hildebrand , . » )> Ferite d'arma da fuoco del midollo spinale - Haynes . Ferite d'arma da fuoco (sulle) dei Yasi sanguigni e loro trattamento Brentano . » Ferite delle articolazioni (sulle) nella guerra. russo-giapponese - Bornhaupt » Forza viva dei p roiettili (rapporto fra la) e le. gravitò. delle lesioru che essi )) possono produrre - Journée . Lesioni per arma da fuoco dell'addome (le) secondo le esperienze della guerra russo·giapponese 1904·905 - Oettingen . » )) ) !edicatura. (la) ed il metodo antisettico in guerra - Lucas-Che.mpionnière Proietttli (doform11zioni e frammentazioni dei) de. guerra. nei tiri di combattimenti collettivi. Influenza. del terreno su queste deformazioni Bonnette »

687 883 595. 594 455 770.

882· 127 212 386-

RIVISTA DI OTO-RI~O LARINGOIATRIA. Acumetria (su un nuovo metodo semplice di) colla voce - Gradenigo Affezioni dell'orecchio (le) incompatibili col servizio militare - Nieddu Anestesie. locale (l'l per le operazioni praticate sull'apparecchio uditivo Molinari. Apparecchio di percezione del suono (un ·nuovo sintomo delle malattie dell') - Ostino e :\Iodestini Ascesso extradurale d'origine otitica (sull') - Rimini Centro lari.ngeo corticale (sul) nell'uomo - Masini Disturbi d'oculomotricità (sui) per lesioru del labirinto non acustico. Ostino .

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I~DIOE GE~ERALE DELLE MAT ER IE PER L'A~NO l ~Q'j

Fatica (dell'inflnenza della) sull'organo dell'udito - R ugani e Fragola FaticA (influenza della) sull'organo dell'ud ito - Rugani e Fragola . . Ferro,"ieri (sull'esame dell'orecchio neij - !\ieddu . Ferrovieri (sull'esame dell'udito nei) - Ferrari . . . Ln.birinto auricolare (sui criteri diagnostici nelle malattie d el)- Gradenigo. Membrana congenita della faringe nasRle - Balla . . . . . . . . . .J\[ovimenti respiratorii anormali (i) della membrana timpanica - Balla . Notazione acumetrica (sulla) dell'esame dell'udito dei ferrovieri e dei milit,ari - Ostino . Oftalmo reazione (l' ) alla tuuercoHna in otoie.t.ria - Bruzzonl' Paralisi d ell'abducente (sulla) nelle otiti - Gradenigo . . . Pro,·a di Schwabaoh (circa il valore d ella} n ella diagnosi di alcune malattie mentali - Tonietti . Radium (il ) n elle afl'ezioni neoplastiche laringee - F erreri Rinofima (il ) - C11sali . &no laterale (rara anomalia di decorso del) Trasposizione in alto dell'antro d ell'osso. t.empor~;~lc. Attico·antro·mastoidectomia. Gu11rigione - Tanturri .

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IUYTSTA DI OCGLISTICA. Accidenti oculari consecutivi all'o!\sorvazione d elle eclissi di sole - Bea\t\·ois Pag. 543 Amau rosi (un caso d ' ) manifestat asi in seguito all'est razione di un d ente. Il 46 - Sant11maria . Il Azione deirajjtgi luminosi (intorno all') e altre specie di r aggi sull'occhio - Oloff 88 Il 47 Blefaroptosi spast.ica (sulla) - Santamaria )) Campo visivo (formula del) - Lopez . 698 )) 216 Congiuntivite acuta (tipi batteriolo~ ici di)' - Dunne . Congiuntivite blenorrajO:ica (Cura razionale della} - De Falco. Il 289 Dacrio-adenite bilaterale (sopra nn <'880 di) durante il decorso di blenor· ragia uretrale o-cuta . li 542 )) E lettromagnete gigante (l') nella chirnrgiao oculare - :!lrftrri 697 Emianopsia bitemporalc (di un caso di) - I~a.pp. Il 47 Emorragie preretiniche - Gale7.owski » 897 Miopia (la correzione totale della). basata sui nu o\'i concetti funzionali e )l stùla fatica oculare - De Falco . 461 Ott.almie puntlente e pseudo· membranose non difteriche, guarite col siero b antidifterico - Fromnges 898 Oftalmoplegia tranmat·ica interna (suil' ) da coipi <'Ontundenti del globo l\ 896 oculare - Basso , . . . Ottotipi (ricerche comparati,,e intorno 11lla visibilità di ) diversi - i.\Iarri. " 45 Rapporto fra accomodamento relativo A 1 (ed A•) e senso della terza dimenaione, nei monoculi (del) - ~lllrri . " 896 ~ 696 R efrazione (la formula degli stati di) e d'accomodazione dell 'occhio- Straub. Terapia conservatrice (indicazioni di) o d'intervento radicale nei traumatismi gravi dell'occhio.- (Congresso della Società francase d ' oftalmoIl logia, 1907) - Antonelli 695 Tracoma (reperto anatomico dellf.' diverse forme di) e di congiuntivite fol· licolare - Addario. 68!1 1'racoma (la contagiosità. del). - Ricerche sperimentali sull' uomo - Ad· dario • 689 Traumatismi oculari (della necessità dell'eeame com pl~tto d egli occhi nei ) )) De L autshecret. 8!l7 ))

RIVISTA DI A~ATO:\fiA E FISIOLOGIA NOR:\fALE E PATOLOGI CA. Arac ni te cerebrale adesiva circoscritta - P laczek c Krause Arterie coronarie (le1 e il cuore. RicerchE' anatomiche e sperimentali. Hirsch e Spaltoholz . . . . . . . . . . . . <:ellule eosinofile del sangue (contributo alla conoscenza delle) - Gualdi .

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!:\DICE GE~ERALE DELLE ~rATERI}; PER I.'AN:-<0 1907

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Digestione intestinale (metodo per l'esame completo della) - Papale e Pag. Landolfi Nucleoproteidi bacterir.i (sui) e loro proprietà immunizzanti - Lustig » Sonno diurno e sonno notturno - Vaschide. » Telecardiograml'l_la (il) -- E intbowen . » Vena safena (sulle modificazioni istologiche della} normale dalla nascita alla vecchiaia e sulle alterazioni istologiche delle varici degli arti inferiori - Di Giacomo •

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RIYISTA DELLE :\JALATTIE VEKERBE E DELLA PELLE. Anticorpi sifili tici (la reazione d egli) nella paralisi generale e nella tabe - :\farie o Levaditi . Paa. Blenorroidi (delle) - J ullian » )) Erpete genitale (il metodo di Jullien per la diagnosi dell') - Simonelli. Raggi ultravioletti (azione dei) sulla pelle e suo impiego terapeutico in )) dermatologia - Stern, R esse . )) Sifilide (la) delle donne di buoni costumi - Tournier . Sifilide (le nuove ricerche sulla eziologia e la patologia sperimentale della) - Levaditi . . . . • Sifilide (ricerche sull'a7.ione dell'atoxil nella) - P. Uhlenbuth, Hoffman, Roscher. . . . Sifilide (inoculazione della) nel cane - Hoffmann e Briining . l> Sifilide (l' At-oxyl nella) e nella iramboesia - Neisser. Sifilide (sull'azione preventiva dell'ato:o.:yl nellaì sperimentale delle scimmie e dei conigli - "Chlenhuth, Hoffmann, Weidanz . l> Vit·us sifilitico (il) corneale del cotùglio e la recettività delle scimmie inferiori e delle cavie a questo virus - Bertarelli . » ))

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RIVISTA TERAPEUTICA. Accidenti elE'ttrici (patologia e cura degli) - Iellinck Acqua di mare (l' ) per uso interno nella cura delle dispepsie Barrere Auto-iniettatore (un) delle fialette per uso ipodermico - Desfosses Cloroformio (modi d'azione ciel) sui reni - Dalimier . . Cloroformio (della conservazion e del) e di un dispositivo indicatore della sua alterazione accid.,ntale - Brewau e '\'oog . . Colesterina (di due casi di tetano trattati con) e con esito di guarigione - Almagià e :\Iendes. . . . . Estratto delle capsule surrenali (azione analettica dell') nei gravi collassi . . - Kothe Insonnia (terapia dell') - Broadbent Ioni (nozioni elementari sugli) - Delherm Sostanze diuretiche (sul meccanismo d'azione delle) - )fatucci . Sudori rlei tisici (terapia dci) - ~igay.

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RIVISTA DI )!EDICISA LEGALE. Alcoolismo acuto (l') e la sua valuta:~:ione penale, con particolat·a rigLiardo al servizio milit.arc - Stier . Ascoltazione dell'apice polmonare rlei gioYani soldati - Anomnlie respiratorie - Lemoine Delinquenza militare (la} - Lanza . Ernia (studio sull') quale infortunio sul lavoro - Moreau. Ernie traurnatiche (sulle) considerate come iniortunio sul Ja,·oro- Xobili

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IXDICE GENERALE DELLE MATERIE PER I}AI'ìNO 1901

Frenastenia e demenza precoce - Àfodena . Idoneità al lavoro (delle condizioni d') dopo i traumatismi oculari - De l\Iicas . Meningo-encefalite cronica tubercolare (contributo al giudizio clinico e medico-legale della) - Landois . _. Mezzo per sottrarsi al servizio militare (un) - Goldemberg . . . Morte per febbre tifoide latente (la). - Nota medico-legale - Thoinot . Notificazione alle commissioni di reclutamento dell'elenco d egli inscritti di leva intellettualmente deficienti . . . . Suicidio (frequenza. e cause della tendenza al) nella marina, iti paragone a quella dell'esercito - P odestà Tubercolosi polmonare traumatica (contributo allo studio della) - Ascarelli

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RIVJSTA DI TECXICA E SE'RVlZTO MEDICO ~ITARE. Esercito ge rmanico (regolamento sul servizio sanitario in guerra. per l') . Esercito svizzero (il servizio sanitario nell') . ; . l!alattie degli orecchi e degli occhi nell'esercito austro-ungarico (le)- Ri<.'hter Pacchetto da medicazione dell'esercito itali~no . Servizio sanitario nel combattimento (considerazione generale s ul) -Renant . Servizio trasporti-ammalati (progressi nel) in guerra ed in pace - Schmidt

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RIV ISTA D'IGIE~E GE!\TERALE E BA'ITERlOLOG IA. (IJacillo <.'arbonchioso ·(sulla n>ltura dell'attenuazione del) - Preisz . 131astomiceti (sull'azione dei prodotti solubili dei) in rappo rto all'eziologia dei tumori maligni - Sanfelico . Carbonchio (della resistenza dell'uomo contro il) - Kreibich . Curve di lavoro manuale ed intellettuale (Congresso int~rnazionale dello malattie del lavoro 9-1 4 giugno 1906). - Pieraccini e Maffei . Disinfezioni pubbliche (la pratica per le) e private in Francia . Epurazione biologica (sul meccanismo d eU') per mezzo dei letti batterici a contatto e per mez.zo dei letti percolatori - Ca1mette Epurazione delle acque (nuovo metodo d') ad uso potabile, con l'acido citrico e con i raggi solari - Riegel 'Fitogenesi delle terre rosse, gialle e boiari (la) e la importanza delle beggiatoacee per la circolazione e deposizione del ferro - Gasperini Framboesia tropico. - Castellani . :JntùsRicazioni alimentari (le) - Racquepép 6e . ·Latte (l'igiene ùel) - l\Iori . !.atte proveniente da vacche tubercolose (sulla nocivitt\ del) - Guérin l\falattia del sonno (sui risultati fono ra ottenuti dalla s pedizione per lo studio della) nell'Africa orientale - iKoch ·Opsonine (ricerc he sulle) e la fagocitosi - Neumann Ortaggi (l' igiene e gli) - Rasetti . Ostrit'he (tifo ed accidenti infettivi consecutivi all'uso di) - Netter Parotito epidomica (sulla bstteriologia della) - Korentechewsky Pellagra (ulteriori ricerche speri mentali s ulla) - Tizzoni e Panichi P otere battericida del polmone (sul comportamento del) di fronte ad alcune cause che possono modificarlo - Ronzani . 'Potere opsonico del siero (ossen·azioni sul) in rapporto al meningococco della meningite cerebro- spinale della epidemia di B elfast - Houston e R ankin. · Rabbia (contributi sperimentali a llo st-udio della) - Fermi . Saliva umana (sopra alcuni piccolissimi microrganismi della) - Ellermann .st~rilizzazione dell'acrttU\ - Reynaud

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INDICE GENERALE DELL& l!ATERII!: I'Eit L'ANNO 19ù7

Streptococchi patogeni (studio sugli) - Andrews e Hordu. . . . Tifo (sull'origine del) e sul modo di combatterlo - Silberschmidt . Tripanosomiasi (la) umana o malattia del sonno - Levy- Sirugne .

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Tubercolosi (congresso internazionale della.) tenuto a. Parigi dal 2 al 7 ottobre 1905. .Pag.14i, 297 Tubercolosi (la predisposizione alla) - De Giovanni . Pag, 923 Tubercolosi (la soda caustica come neutralizzante il bacillo della) - Rusconi . . Typhus-Stationen (le) della Germania nello. lotta contro il tifo - Minelli VM-cinazione antidifterica (la) - Bandi e Gagnoni . . . . . . . Vaccinazioni antira.biche (un nuovo metodo di) negli animali - )\faggi , Virus rabbico (comportamento del) attraverso uno o più strati di carta. svedese in confronto al comportamento degli schizomiceti, dei blastomir.eti, degli ifomiceti (spore) e delle amebe - Fermi .

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RIVISTA D'IGIEN E MILITARE.

Alcool (contributo sperimentale all'azione dell') sul lavoro muscolare Casarini. , . • An,elena.menti da. carne (sugli) - Angelici , Avvelenamenti per ca.rne (contributo alla eziologia degli) ricerche comparate sui b. pa.ra.tifi - Rocchi. Ca.mera.ta. del soldato francese (la). - Resoconto di Gustavo Reyna.ud - Viry , , Contatore e indicatore del respiro (un) (Pneumo·aritmoscopio) -Ferretti Dissenteria. (la) nell'esercito; etiologia e profila.ssi - Barthélémy, Vincent, Dopter, Bory, Ca.ve.lier-Bénézet, Debrie, Simonin e Lafeuille. Febbre tifoide (la.) nell'esercito. Sue cause - Job . Febbre tifoide (profìla.ssi della) nell'esercito, a mezzo dei bidoni smontabili - Bonnette. F ebbre tifoide nell'esercito (la) - Dubrulle . Disinfezione (la) dei soldati giapponesi reduci dalla 1\Ianciuria - Desfoss~s Lattanti (mortalità dei) e idoneità. milita.re - Peiper . Lavot·o mt1scolare degli arti superiori e inferiori {ricerche comparative tra il) - Casarini . l\Iovimeuti del corpo (sulla. influenza dei) sulla frequenza. del polso e sulla pressione del sangue nei soldati - Léihe Piccola epidemia di gozzo Idi una} - Ca.ntamessa Piede pia.tto, modo di prevenirlo e suoi rapporti coll'idoneità al servizio militare - Muskat . . . Scarlattina (valore dei mezzi profilattici attualmente impiegati contro l~) - Le Goic e Rouyer Sifilide (profila.ssi della) nell'esercito - Lafenille

.Siiìlide iléll'éSétoito (la.) -

Delorme .

Tracoma (relazione Reymond-Gallenga sulla profila.ssi del), presentata al iSO congresso dell'a.ssociazione oJtalmologica italiana. in Roma, 1906 Gallenga . . .. Tubercolosi (frequenza della) nell'esercito. - Challo.n de Belva.! . Tubercolosi Qa.) nella gente di ma.re con speciale riguardo alla. marioeria da guerra - Sestioi • ·rubercolosi {la) polmonare nell'esorcito - Fischer • ·.rubercolosi (la. diagnosi precoce della.) nell'esercito e la siero-diagnosi d'Arloing e Courmont - Grysez ed Job. Vaccinostilo {un nuovo) C:auducheau.

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DIO ICE: GE~ERALE DELLE )!ATERIE PER L' AN :-.IO 1907

RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Atti della clinica. o t.orinolariugologica. della R. Università di Roma Ferreri . Diagnostica medica. {trattato di) dei professori A. Eulenburg, W. Kolle e Weintraub. - Traduzione italiana con note ed aggiunte del prof. Age· nore Zeri . . . . Esercito e tubercolosi.- (Atti del congresso nazionale d'igiene, Milano 1906) - Mangianti Fnaciaturo ed apparecchi. Frattute e lussazioni - Sabellico Fisiologia comparata del cervello o psicologia t'oroparata - Loob • . Formulario ragionato di oculistica. Yaùemecum di terapeutica oculare ad uso dei medici pratici - Trombetta • Lesioni traumatiche o malattie chirurgiche del nl\80 e delle cavità acces· sorie -·Ostino. l\Ialattio dell'orecchio, del naso e della gola - 1\iancioli ~falattie infettive diffusibili {le) più frequenti nel soldato ita liano - Testi Manuale pratico dell'igienista - Tonzig e Ruata . Medicina legale {compendio di) compilato secondo l'insegnamento universitario - Gatta , l'.ficroscopia e batteriologia clinica. - T archetti e Goggia • Neurastenia o auto-intossicazioni - Mennella • • Odontoiatria. (elementi d i) o di protesi rnascellare e facciale - Chiàvaro. Patologia e terapia dell'orecchio (compendio di) - Gavello Pericoli dei tiri in bianco. Effetti dinamici e vulneranti delle cartucce a falsa pallottola - Bonnette . Primi soccorsi (i) in una ·battaglia dell'avvenire - Fischer. Propaganda sanitaria (la) - Mercanti . , Servizio sanitario (sull'org·a.nizzazione e funzionamento del) di prima linea nelle guerre moderne . Servizio sanitario militare (il) all'esposizione internazionale di Milano del 1906 • Tubercolosi (la) - Valt-orta. e Fanoli.

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CONGRESSI XOTIZIE .

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COXFERENZE SCIE~TIFICHE DEGLI OSPEDAL I ;\ITLITARI

473, 944

Pag,

236·

~liSCELLANEA .

Pag. 157, 3 16, 395, 477, 558, 639, 716

NECRO LOGIO .

Pag. 235, 79T

:\lOVL\lEN'l'I AVVE:-IUTI NEL CORPO S.-\NIT.-\.RIO E NEL PERSO ~ALE FAR\fACEU1'ICO Pag. 78, l JS, 23!), 317, 396,479, 5J9, 039, 710, 798, 94~

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'•ltzowakl. - Emorragie prereliniche. Fromag81. - Ottalmie puru lente e pseudo- membranose nt>n difteriche, guarite · coJ siero llotldifterico.

RIVISTA Of ANATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA Luttlt. - Sui oucle.oproteldi bacter ici e lor o proprietil. immuniuanti "•tzek e Krauae. - Aracoit e cerebrale adesiva circo,critta RI VISTA or TERAPEUTICA. Kothe . - Azione analettica dell'estratto delle capsule surrenalì nei gravi collassi Barrere. - r;acqua di mare per uso interno nella cura delle disper~ie

Pa(). 897

898 Pag,

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900 Pag . 001 !m

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE. Pag. 903 Ascarelll. - Contributo allo studio della tubcrcolosa polmonare traumatica. NotiOcazione alle commissìl)ni fii reclutAmP.nto dell'elenco rlegli inscrittì di leva intollettual9!16 mente deficietlli 907 Lemelnt. - Asco ltazione dell'apice rolmonare dei giova ni soldati. -Anomalie t espiratorle. Tholnot. - La morte pe,. frbbre uroade latente. - Nota medlco-le{(ale . • 910 911 Goldembtrg. - Un artezzo rer sottrar.si al servi zio mihtare RIVISTA 01 TECNICA E SERVIZIO MEDICO MI LITARf;. Sol\m idt. - Pro~;ressi nel ser vizio trasporti ammalati in guerra ed in pace . Rlchler . - Le malatti'l dngli orecchi e degli occhi nell'eser cito austro-ungarico .

Pog. 912

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RIVISTA O'ltiiENE GENKRALE E GATTE810toGIA . Pag. 914 'tleller . - T ifo eli arcitl enti infetti,•i con,;ecuthi all'u~o Ji ostri.:he . Sllbersollmldt. - Sull 'oril(ine del tifo e sul modo di combatterlo . • 916 Sacquep6p6t. - Le intossicaziooi allmentara. • 919 Gaspertni. - La lltogeneal delle terre rosge, gialle e boiari e la importanza delle b.egj!iatoacec 1•er la circolazione e deposizione de) ferro . 91t De Giovanni. - La predisposizione alla tubercotòsi . • ~!3 Calmelle. - Sul meccanismo dell'epurazione biolo{:ica per mezzo dea tetti !>attenei a contatto e per mezzo d!li letti porcolatori ' 915 927 Korentsohewaky . - Sulla hatteriologia della paroLite ~pidemica Mori. - L'igiene del latta. ~..8 Guèrln - Sulla noci vita del !alte (lroveoiente da vaoche tubercolose m Rusc:ont, - La soda r.alllitica come neutrali7.zame Il bacillo della tubercolosi 930 Rleget. - i'iuovo meiMo d'e pura.zione delle acque :.d uso potabile, con l'.'cldO citrico e con i raggi solari 931 Ruttll . - (, 'igiene e gli ortagg1 . 93(! 93! Krelblch. - llella resistenza dell'uomo contro al ca rbonchio <Fermi. - Compartimento del •-irus raLbico attraverao uno o più strati di carta svedese in confronto al comport.a mento degli schizomiceti, dei blastomiceti, degli iromiceti ($pore) e delle amebe . 933 ~ . Maggt . - Un nuo•·o metodo di vaccinaziom antirabiche negli aoimah 933 Tizzon i e Paniohl. - Ulteriot•i ricerche sperimentali sotla pellag-ra . 933 Preisz. - Sulla natura dell'attenuazione del bacìllo r-a rboncbioso . 933 ·Fermi. - Contributi sr erimentali allo studio della rJbbia. 9H 9~ L Ntumann . - Rlcerhe sulle • opsonine • e la fagocitosi RI VISTA D'IGIENE MIUTARE. Oubrulle. - La febhre titoide nell 'esercito . Pog. 9J5 Angtllnl. - Sugli a•·velenameoti da ,carne . 937 loccht. - Contributo alla eziolo~ia 1legli avvelennmenti per carno. Ricerche comparate .-/ ' sul b. tJaratif• . 938 Deforme. - Ln ~ilìlide nell'esercito. 939 ' ~40 Ptlper. - Mor talitil dei lattanti e idoneità. militare Calltamtlta. - Oi una pir.cola epidemia di gozzil 9" Muskat. - Piede piatto, modo di rreverirlo e suoi rapporti coll'!d.oneità al s erVizio militare 9-11 r.ONGRKSSI.

XIII congresso rrenaatr ico ita li:~no .

Poi).

94.~

NO:rtZI E. l.egge portante modiflcuioni all'organacn dei medici mili tari Il generale medaco De Raozi .

Pag

9o4

RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Il servizio sanita rio militare all'esposizione int ernazionale di Milano ·d~l t 9Q6 WOVII\IItNTI AV VENUTI N.EL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE P' ARXACEUTICO INDICE GENERA L.E DELLE MAT!RIE PER L'ANNO t907

!)47

Pa(l. !!48 Pag. 9<1.8 Pag, 951


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GIORNALE MEDICO D"EL

REGIO

ESERCITO

Direzione e A•llllalatrulone: Via Venti Settembre (Palazzo detllnlatero della guerra)

· CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. t• Il Giornale Medico d~l R.• Esercito si pubblica !'ultimo giorno di ciascun. mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2• L'abbonamento é sempre annuo e decorre dal 1° gennaio. ao Il. prezzo ·dell'abbonamento é: Per l' Italia e la Colonia Eritrea . . • • L . 12,Per l'Estero. . . . . . . . . . . • 15,• 1,25 . Italia Un fasc1colo separat<> costa ~· ainli'es tero • 1,50 4• L'abbonamento non disdetto prima del 1• dicembre s'intende rinnovato, per l't~n no successivo. 5° l signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l'imporlo dell'abbonamt\nto per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche. a rate mensili). &> Ai librai si fa lo sconto deliO •t•. ma soltanto per gli abbonamenti delle. persone che non possono fruire della facilitazione di cui al n. 5. 7° Le spese per gli estratti e quelle per le tavole lilograflcbe, fotograflche, ecc. 1 che accompag nassero le m emorie, sono a carico degli auL<>ri. So Gli autori delle memorie potranno averne gli estratti facendone richiesta all'atto dell'invio delle bozze corr ette. . Gli estralH sono di due tipi: TIPO Con copertina in bianco, ·senza frontispizio, e colla impagina~ tura e numerazione del fascicolo. TIPO B . - Con copertina statnpata, frontispizio, impaginatura e numerazione specialé. Il prezzo é regolato dalla seguente tariffa :

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Gli estralli minori di un foglio si contano come foglio intero per le ordì-. nazioni di 100 estratti o meno. Per quelli che superano un foglio, le frazioni in più, che non superano U D;~ezzo f<?glio, si contano c<>me meté, purché parò l'ordinazione non sia inferiOre a ;-~0 cop1e. Potranno aversi estratti in carta e formaL<> diversi, previi accordi personali trn gli Autori e la Tipografia. 9• I manoscritti non si restituiscono.


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