Skip to main content

GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO 1906

Page 1

?PJ

: .

PUBBLICATO

DA&It' ISPETTO~ATO DI SANITÀ fttllliTR~E ,. ,

~

••

...

#

(

..

ANNO LIV

F.A.SC. I

1906

31 G ENNAIO

SOMMARIO MEMeRIIE

ORIGI!I~I. I .

Cecoone - 1.n rnzione al imentare del sohlato in tem po di pa ce • • • • • • • Tarllltlftl. _ Le 'nt urosi tra umatiche no! loro rnppo~i colla legislntione Halinna . Sanlvccl. - Studio scien tiOco-pratlco sm tra unmusmt ocnlarl . . . . . . . ,

RIVISTE GE!'I'ERALI : Testi. -

Pag. 3 16

31

Ln profilassi della rebbre tiroide . • . . . .

RIWI8TA DI GIORliAI.I

Rivista medlcn . • • • • • • · · • Rivista di chlrttqòtia d i gue rra . · · · • Rivista di medlelnn legale. . · : · · Rivi~ d'Igiene gener ale e batteriologia

.

ITAI.I~ !II

.

. .

lE D IE8TlERI.

.

Pag. 00 61 66

Rivista d' igiene mllìt.are • · · · · · · · · · · · · · • · · · Corrispondenza . . • • · · · · · · · · · · · • · · · · · • Miscellanea · · • · · • · · · · · · · · · • · t' CÒrpo San ilario e nel Pt rsonale Farmaceu tico Movimenti a v'venuti ( v. l 'htdìee 11fll' i11lerno della eope•·lillo).

ne

67 70

it 75

7!l

DIREZIONE E D AMMINIS TRAZIONE

ROMA - Palazzo d el lUi ni stero della G11erra, Via XX Sett~mbre- ROMA

Per le inserzioni a pagamento rivolgerai escluaivamente &ll'UNIOIE ITALIANA EDITRICE E DI PUBBLICITÀ - •u..a•o, VIa Pietro V41rrl, N. 1.2.


.....

•

INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI .ED ESTERI

RIVISTA MEDICA. Rlcclarlll. - Sul meccanismo d'astone dalla bile nella genesi del ritmo raro da Itterizia • Tblrlon. - Citologia del versnmen tl artle<.lari

Pag. 60 61)

RIVISTA DI CHIRURG IA DI GUERR A Il pacchetto di medicazione dell'esercito neerlandi\Se . Pag. 61 Ptrslohtttl. - Contributo alla cura delle trattore. Apparecchio portatile di alluminio per le tratture degli arti. 65 •

RIVISTA DI MEDICINA LEG ALE. Scarano. - La leva miUtare dal punto di vista morale

•

Pag.

66

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E B.l.TTERIOLOGIA. Studi sperimentali comparati sulla virulema di diversi ceppi di bacilli tu berco· tosi di origine umana. Karllnskl . - Sulla trasmlsslhìlitil della tubercolosi d&ll'uomo agU animali Prtlsz - Ricerche comparative sulla tubercolosi dell'uomo e dei buoi • Mttlltr. -

Pag. 67

68 69

RIVISTA D' IGIENE MILITARE. Gallzln. - Les rroidures gravt>s. Prophyla.xie. Premiers soios . Dopptr e Slore. - Sull'epidemia di dissenteria nella guarnigione di Parigi

Pag. 70

CORRISPOì'\ DENZA

Po.g.

MISCELLANEA

Pa1. 75

MOVIM&r;TI AVVENUTl. NRL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE FARMACEUTICO

Pog. 79

iO 71


GIORNALE MEDICO DEL

REGIO

ESERCITO PUBBLICATO

DALL'ISPETTORATO DI SANITl MILl'l1.~RE

ANNO

LIV -

190()

RO}IA TIPOGRAFIA ENRICO VOG}{ERA

1906


MEMORIE

O RI G INALI

LA RAZIONE ALIMENTARE DEL SOLDATO I N TEMP O DI PACE Maccìorìno «::oeeone, farmacista tapo, perito·ehimlco-igienista

Colla razione alimentare non solo si deve riparare alle perdite cos tanti che subisce l'organismo umano, ma si deve fornirgli un di più di principi n utritivi che gli permettano di proseguire il suo sviluppo, ~e del caso, ed a produrre il calore e l'energia meccanica. Per l' individuo la natura ha provveduto coll'istinto, col gusto e '(;Oll'esperienza. nella scelta razionale degli alimenti . Quando invece si tratta di stabilire il fabbisogno giornaliero di alimenti per una collett ività, si presenta. uno dei più gravi problemi sociali. . Le ricerche fisiologiche e l'analisi chi mica. delle sostanze alimentari' possono dare un indirizzo relativamente razionale sull'a.li':llentazione di grande masse. :\fETODI PRINCIPALI PER LA DETERMINAZIOKF. DELLA RAZIONE ALIMENTARE:

1• Si determi na la quantità di principi nutritivi contenuti in una razione, che permette ad un individuo di forza e peso medio di conservare per diversi giorni l'equilibrio fra l'azoto assorbito e l'azoto eli minato. 2° Si determina la quantità di a limenti consumati da una collettività, senza tener èonto della differenza di costituzione di ciascun intlividuo, rtuesto calcolo dà la qnantitit media di principi nntritiù occorrenti a ciascun individuo. 3° Si dete~mina durante una serie di giorni la razione liberamente scelta, cioè la. quantità di alimenti che degli individui isolati, -,ivent.i in condizioni esterne conosèiute, consumano ogni giorno, razione che procura a loro una salute eccellente e che permette di sostenere gli sforzi corporei a. loro necessari. L'analisi diretta di questi alimenti , od il calcolo, stabilisce la quantità di principi nutriti\i organici che contiene questa razione. Dei principi immediati che costituiscono il corpo umano, gli uni !')Ono essenzialmen t.e composti di carbonio, idrogeno, ossig eno, azoto e sono


4

LA RAZIONE ALThl E);TARE DEL SOLDATO

denominati materia azotate, proteiche od albuminoidi, gli altri sonocostituiti da carbonio, idrogeno ed ossigeno e costituiscono le materie grasse. Infine nel corpo umano si riscontrano le sostanze minerali e l'acqua.. Le sostanze organiche dalle quali l'organismo umano attinge l 'energia ed i materiali di riparazione sono gli albuminoidi o proteina, i grassi e le materie idrocarbonate contenute negli alimenti. Sotto il nome di p1·oteina si comprendono le principali materie azotate ohe si trovano più frequentemente nella parte magra. e cartilaginosa della carne, nel bianco d'uova, nel glutine del frumento, nei legumi ecc. I composti della proteina si possono suddividere in materie albuminoidi, gelatinose ed estrattive. Le sostanze albuminoidi e gelatinose costituiscono la parte piìt importante della nostra nutrizione. Es~e sono la base delle ossa, dei muscoli e di altri tessuti e sono indispensabili alla struttura. del corpo. Esse producono pure l'energia e in una data misura sono trasformate in grassi ed immagazzinate nel corpo. Le materie estratti ve sono classificate colla proteina perchè contengono azoto. Esse s1 trovano più specialmente negli estratti di carne, nel br~do, non servono per la costruzione dei tessuti, non forniscono energia, ma agiscono come sostanze eccitanti ed aperitive. Le sostanze albuminoidi e gelatinose hanno presso a poco la stess11. composizione chimica, contengono cioè il 16 per cento di azoto. Si deter}D:ina la quantità eli queste sostanze contenute negli alimenti moltiplicando l'azoto trovato per

1 0

1~ ::= 6,25.

Sotto il nome di idrati di carbonio si comprendono gli amidi, le differenti specie di zucchero ecc. che si trovano nei legumi, nei semi dei cereali, nelle patate, nel latte. L'amido e lo zucchero costituiscono un'abbondante. sorgente di energia e· spesso sono trasformati in grassi ne11 'organismo. I grassi si riscontrano per lo più nell!alimentazione d'origine animale, come carni, pesci. burro ecc. Abbondano in taluni prodotti vegetali, come olive, semi di cotone, di sesamo ed altri. Si trovano in quantità notevoli nei cereali, frumento t~egala., mais. Le sostanze grassecontenll.lte negli alimenti e consumate nel corpo producono calore ed energia in quantità maggiore degli idrati di carbonio. Quando l'organismo :assorbe più nutrimento di quanto gli è necessario per l'uso immediato, una. part.e del grasso viene immagazzinata come nserva di calorico sotto la forma. la. più concentrata.

'

l l

•

l

l


J:oi TEMPO Dl PAOE

V ALO RE DELL' ALIMENTAZIONE PER LA PRODUZIONE DET,L1 ENERGIA. - Il -calore e la potenza muscolare sono forme della forza o energia. L'energia l<1.tente degli alimenti è utilizzata quando gli alimenti sono consumati nel corpo. L'operazione è molto simile a quella che si produce quando il carbone viene bruciato nel focolaio di una locomotiva. La quantità di calore fornito coll'ossidazione di una data quantità di sostaaza è denominata calore di combustione e nelle sostanze alimentari viene determinata con un apparecchio detto Bomba calorimetrica. L'unità di calore o caloria rappresenta la quantità. di calore necessario per portare da 0° ad un centigrado un kg. d'acqua. I valori a.d'otta.ti dalla maggior parte dei fisiologi sono quelli stabiliti da Riibner e cioè: Per un gramma di albumina 4,1 calorie Per un gra.mma di sostanza grassa 9,3 calorie Per un gramma di idra ti di carbonio 4, l calorie. In base però a ricerche fatte in questi ultimi tempi, il Prof. O. At·water ha trovato più esatto il coefficiente 4 per l'albumina e per gli 1drati di carbonio ed il coefficiente 8,9 per le sostanze grasse, avendo nelle sue esperienze tenuto soltanto conto delle sostanze digerite ed ossidate e la cui energia è realmente uti~e all'organismo (1). Lo seri vente nell'indicare il valore energetico dei vari alimenti ha .adottato i coefficienti di Riibner perchè generalmente usati in congeneri studi sulla razione del soldato degli eserciti esteri, e ciò allo scopo di avere uniformità di c'o nfronto fra le diverse razioni. Il prof. .l\foleschott, per incarico del governo, interessandosi dell'alimentazione del soldato, indicò la quantità di principi nutritivi dei quali dovTebbe essere composta la razione, per ·un uomo adulto e sottoposto ad un lavoro moderato, e cioè : Sostanze proteiche grammi 130 Sostanze grasse » 84 2953,8 ,calorie Idrati di carbonio. • 404 li) .>.leoni alimenti contengono una quantità di materie sulle .quali i sughi digestivi non possono digeribihta delle dil!ereoti classi di principi nutritivi e delle relative loro proporzioni, como risulta dalla s~ .(!Uente labeHa: (0. Atwater). Coefficienti di digeribili!,'\ in Generi di nlimenti Protein;~ G•·assi Idrati di carbonio ~gire lo moòo da permetterne l'assorbimento. La digestibilltà di un alimento dipende dalla

C.·u-oe, pesci, latllcini . Cereali . . . . . . • Legumi se~hi • . . . Legumi freschi, eçbaggi

•;.

•;.

·;.

~'i

95 90 90 90

98 98

ss 78 83

97

95


t]

LA RAZIONE ALl~I ElNTARE DEL SOLDATO

Più tardi Voit stabilì che la razione per un operaio adulto, e sottoposto ad un lavoro moderato, doveva contenere : Sostanze proteiche ·. grammi 118 Sostanze grasse • 56 3053,6 calorie-· Idrati di carbonio • 600 Durant e molti anni, questa razione media fu considerata come un dogma, ma. più recenti studi sperimentali di altri fisi ologi e di Yoit stesso, hanno riconosciuto che la normale di 118 grammi di albumina non si doveva applicare che ad individui vigorosi e sottoposti ad un lavoro faticoso, invece per individui meno forti e di peso meno elevato, si poteva sopperire con una q uantità di albumin a. minore cioè ribassarla fino a 100-110 grammi, quando gli idrati di carbonio ed i grassi, agenti di risparmio dell'albumina., predominano nella razione ridrati di carbonio gr. 500; grassi g r. 56).

==

Composizione clllmica e ''alore termogenteo della razione alimentare del SO} I} ato per il tempo di pace.

Normalmente si fanno :&50 distribuzioni all'anno di caffè o vino; la raz ione caffè, consta. di 10 grammi di caffè torrefatto . e di 16 grammi d i zucchero. La r azione vino è di 1/ 4 di litro.


7

IN TEMPO DI PACg

A.1le truppe c h e percepiscono un supplemento alJ!assegno vitto, a quelle a cui spetta l'indennità di marcia o di accantonamento, o l'in~lennità per servizi speciali, viene aumentata la. razione carne ed il numero delle distribuzioni del caffè o del vino. Comlloslzlone chimica e valore tern1ogenico dei vat·l alimenti che costituiscono la razione del soldato e d.l altri aUmenti che eventualmente potrebbero essere dlst""lbuitl in sostituzione.

Acqua

Pro- Grassi Idrati Calorie l teina carbon.

Aringhe salate od affumica t'e

34.4

l

Baccalà secco e salato . Barbabietole rosse, freache

16.2 84.8

Broccoli freschi Bu rro di vacca.

PER 100 GRAMMI DI SOSTANZA 1

'

o

Carne di bue molto grasso. senza ossa . ("arne di bue mezz. grasso, senza ossa.

.

Carne di bue magro, senz'ossa . Carne di vacca grassa, Id. Carne di vacca magra, id.

. o

di

l --

''

-

295.0

Atwater Gautler

9.1

34l.t> 5}.3

0.:3

4.7

37.6

Balland Id.

0.8

83.0

0.1

'1i5.5

I<~Suig

53.1

16.8

29.3

-

341.1

Id.

73.0

:.!1.0 :?0.7

5.4

-

Id.

1.7 7.7

136.3 l 0(}.'1 1!>9.8 ! 100.8 1 334.0

Id. Id. Id·

12·1.1 l

Id.

113.1 1 406.3

Id.

145.6

Id.

36.8

15.7 l

3.1

0.8 0.1

fil. O

3.8

l 5.3

' SU> '

l

76.4 l

71.0 76.4

20.5 16.6

1.8

-

28.6

-

17.1

5.8

-

19.9

Caro e di castrato grasso, id. ' Carn e di castrato mezz. g ral!BO senz'os,a Carne di cavallo, seuz'ossa

53.3

21.7

2.6

Carne di porco grasso, Id. Carne di porco magro, id.

47.4 14.1'i ; 75.5 20.1 20.0 55.8

87.3

.

Carne americana fu conaerva. Carnei n conserva, brodo com preso (fabbricazione di Cassralta ,scatolette contenenti gr. 200 di <.-arue e g r. 20 di brodo) Carote gialle, (resche Castagne. Ca voli frescb i Ceci bianchi, secchi . Cipolle fresche. Cognac

. .

Durra \Sorgum cernuum) .

-

76.0 74.3

6.8 11.5

l

l

2i>.3

12.8

-

2~6.9

79.0 r>'7. 7

2.1

0.3

8R9

3.2 3.0

1.1

18.9 3li.l

18.0

83.5

1.6

0.1

60.0 13.2

-

-

9.1

<!.l

4.6 48.8 15.'7 40.0 'j l.i

•

Cerruti

l

56.7

0.4 -1.5

Id.

l

225.9 '

'

89.4 14.4

Id.

170.9 1 34.9 315.7 1 88.'7 1!>4.0 360.1

Id. nalland Id . Id. Pasqualìoi Ballao d Ma nua le Tortelli


8

LA RAZIONE .ALIME:STARE DEL SOLDATO

-=·:----== - - - - - -1

:::::::::::=======:------;-- --=-=::-:.-~

.~ equa

PER 100 GRAt.DIT DI SOSTANZA

l

- =---==

1 ldrati Pro· l di Ca lorie teina Grassi l carbon. l

l

- -- - - - - - - - - - ----:--=-:----:'--- ---7-- - - - - - - Fagioli bianchi, seccl1i .

15.3

19.5

1.7

59.9

341.4

Ballane!

Farina di frumento a bbur. 20 °/0 •

12.4

13.7

1.6

59.3

314.1

Manuale

Farina di g ranturco.

16.8

8.0

4.1

62.6

327.6

Pasqualini

Fave secche, decorticate

11.4

21.3

1.3

55.8

352. i

Balland

Fave secche, non decorticate. Fichi secc hi.

12.9

1.2

54.5

931.8

ld.

31.2

4.0

49.8

220.6

Gautier

Formaggio (pa rmig. o lodigiano).

29.8

32.9

29.1

412.4

Laborat. Igie ne C remona

Formaggio (pecorino o caprino) .

52.4

::16.6

6.0

205.!>

Konig

Galletta (antica forma r ettang.).

8.0

15.6

l.S

73.4

376.9

Manuale

Galletta a mano, tipo l 903

11.4

10.4

0.2

75.7

354.9

Id.

Grasso suino fuso.

0.1

0.3

9!>.0

922.0

Gautier

Lardo salato.

9.2

9.1

75.7

75l.O

Kooig

Latte di vacca

81.2

3.7

( l ) 3.0

4.5

61.5

Lenticchie seccl1e.

12.6

22.3

1.0

5!:1.3

343.9

Balland

Liq uore d'anaci.

GO.O

40.0

164.0

Manuaie

Miele

30.6

0.8

74.l\

309.1

Gau tier

l\landor le, nocciole, noci secche senza guscio (media}. Olio di olive .

6.5

1 9.0

8.0

634.4

Id

0.2

9~8. 1

Salazar

Pane di munizione (abbur. 20 °/o).

37.0

10.0

0.2

45.2

228.2

Man11ale

Paste alimenta ri

11.4

11.8

0.6

75.3

362.7

Id.

Patate.

i3. 4

2.1

22.1

101.7

Balland

Piselli secchi

12.4

20.i

l .3

:>S.'i

337.6

Id

Pt>midori freschi

\!5.2

0.9

0.1

4.0

21.0

IJ,

81.6

1.7

0.2

8.3

42.9

6.2

0.4

19.1

353.5

Id. Id .

0.4

71.0

950.2

Id .

Rape (bulbi freschi) .

.

Riso giapponese

13.8

51.5 99.8

1·1.5

,_ l,;)

T onno sott'olio (olio 16,7 'Y.,).

42.7

20.:3

16.7

238.5

Atwater

Uova di gallina ( peso medio g. !'1S)

73.7

12 6

12.1

164.2

K onig

10.0

41.0

Manuale

6.3

27.5

Balla n d

99.0

40:\.9

Manuale

Riso piemontese

.

.

.

Yino col 9 al 12 % d'alcool. Zucche fresche senza scorza . Zucchero raffinato.

.

.

93.li

0.4

•

(l) Quantitil medi.t acet'rtata ncg li ospedali milil~ ri .


IN TEMPO DI PACE

9

00NSIDERAZION1 SULLA RAZIONE D.A.I. PUNTO.DI VISTA DEL SUO VALORE AÌ.l-

l'' La quantità e qualità. degli alimenti somministrati colla razione, non sono certamente sufficienti per produrre il calore e l'energia indispensabili per nn uomo adulto, e sottoposto ad un lavoro moderato. t3000 calorie nette). 2• L'attuale razione sembra contenere una quantità di sostanze albuminoidi superiore a quella minima occorrente per mantere lo stato di equilibrio dell'organismo. Questa eccedenza di albuminoidi sul fabbisogno giornaliero è soltanto apparente, poichè dei 121,9 grammi di albumina contenuti nella razione, 92,5 provengono dai cereali dei quali solo 1'85 p. cento è digeribile ed assimilabile; 27 grammi sono d'origine animale il cui coefficiente di digeribilità è del 97 p. cento. La quantità quindi di sostanze albuminoidi assimilabile, si riduce a gr. 105,7. 3'' La razione contiene una quantità d'idrati di carbonio sufficiente. Per quanto riguarda la sostanza grassa., questa è meno della metà del minimum indicato dai fisiologi e della quantità che, secondo le statistiche, .risulta consumata giornalmente dalle varie collettività estranee all'esercito. 4° Il pane di munizione (g. 750) occupa il primo posto fra gli alimE:Jnti vegetali del soldato; i principi nutritivi in esso contenuti corrispondono a più del 50 p. cento del fabbisogno giornaliero. Il pane d~ munizione è molto nutritivo e di gusto gradevole fino a tanto che è fresco, ma per il suo contenuto in acqua (37 •, .), per la sua cottura spesso insufficiente, si essicca rapidamente. Quando la mollica è secca e si sgrana sotto le dita., cessa di essere appetitoso, e delle rilevanti quantità di questo prezioso alimento vengono sciupate dal soldato. È cosa notoria che operai e contadini dimostrano oggidì una preferenza sempre più accentuata per il pane bianM. A proposito poi del contenuto in acqua del pane di munizione, giova ricordare che il comune di Roma nel regolamento d'igiene del 19!>4, prescrive che il pane non debba. contonere più del 34 p. cento d'acqua. o• La. carne, grammi 200, detratte le ossa, si riduce a grammi lGO. proviene da buoi di 2•· qualità mercantile, assolutamente sani, ben macellati: e viene distribuita sempre in buono stato di conser'l'·aZJOne. La carne lessa che rimane distribuibile dopo la preparazione del brodo, è molto minore del suo peso primitivo. Il tenente colonnello :\Iangianti ha. indicato il peso medio di grammi 8:2, g iunta compresa, desllmendolo con molta approssimazione da un totale di 6G10 kg.

ll.l:NTARE E DEL S I STEMA DI PREPARAZIONE DEL RANCIO. -


.' li)

LA RAZIONE ALJJ\I EN'r AR E Dtn, SOLDATO

Nell'esporre la composizione chimica ed il valore termogenico della razione carne, ho t enuto conto soltanto della carne lessata distribuibile e del grasso contenuto nel brodo, perchè le altre sostanze, che vengono disciolte nella carne, nelle ossa e nelle cartilagini sotto l'azione dell'acqua, consistono quasi esclusivamente in materie estrattive ed in sali, i quali, mentre so no gradevoli e molto utili come stimolanti, hanno poco o niente valore nutritivo, perchÒ non ricostruiscono i tessuti, e non forniscono energia. 6" Colla pasta e col riso (grammi 180), con lo g ramm i di lardo, con quantità va..rìabìli di erbaggi freschi, o di legumi secnhi, o di formaggio, o di conserva di pomidoro,·viene allestito il 2• rancio, il quale, per mancanza di varietà, spesso non riesce gradito al soldato, tanto più poi se confezìona.to da soldati rancieri inesperti. 'l• Del caffè nessuno potrà disconoscere la grande opportunità nell'alimentazione del soldato. Ciascuna. razione comprende 10 grammi d i caffè torrefatto e 15 grammi dì zucchero; normalmente se ne fanno 2GO distribuzioni nell'anno, parte delle qu!!.li posSOJ?-O essere sostituite, a seconda delle circostanze, con la razione vino ç , ~ di litro). Il caffè viene preparato, per lo pitl, con mezzi e con sistemi poco adatti, per cui resta non completamente utilizzato questo importantealimento nervoso, il quale, come scriveva. Moleschott uel 1883 al Ministero della guerra, ristora l'organismo facendogli dimenticare lo strapazzo sofferto. Anche la distribuzione saltuaria e non g iornaliera deìla razione ,caffè non sembra corris;>ondere allo scopo, perchè sarà difficile prevedere c1uando ad un individuo o ad un dato riparto di truppa, occorra, piuttosto <?ggi che domani, questo tonico ammirevole, capace di mettere l'organismo in cond izione di meglio sopportare gli eventuali strapazzi inerenti alla vita m ilitare. P R!l:PARAZIONE DI!:L RANCIO. Se si eccettua la preparazione del l 0 rancio che consi ste nella facile lessatura della carne: il ~· rancio si presta alla critica pel notorio modo col quale viene confezionato. È un fatto indiscu ti bile che, sulla salute del soldato, la preparazione degli alimenti ha un'importanza. non minore di quella della qualità e quantità degli alimenti che gli vengono somm inistrati. Un rancio malamente preparato avrà un' influenza nefasta sugli organi della digestion..e, perchè l' organismo non lo potrà assimilare e per conseguenza esso sarà insufficiente all'alimentazione del

soldato.


11

Di TEMPO DI PA CE

RIFORlol.A. IGIRN1CA CHE SI PROPO~E SE~ZA AUMEXTARE LA SOllMA BILA:\-

l 0 :Migliorare il reclutamento dei soldati rancieri, imitando se del caso, quello che si fa presso l'esercito di altre nazioni (l). 2' Distribuzione giornaliera e non saltuaria della. razione caffe riducendola. a: Ca.ffe torrafa.tto e macinato . gr. 7 Zucchero . » 10 a condizione però che venga usata adatta ca.fl'ettiera invece delle attuali marmitte. In tal modo non si oltra.passerebbe la spesa che ora s'incontra per tale somministrazione e cioè: 250 x 10_6 8"' Caffè distribuzione nell'anno. 365 - l o ClATA. -

Zucchero distribuzione nell'anno

9'"'0 -0

x 1-0 - 1()2.""

365 ) ' Con 7 grammi di caffè e 10 di zucchero, l in cifre tonde) si possono ottenere ancora 100 grammi di un buon infuso.

La distribuzione del vino, genere aliméntare di troppo!acile adulterazione, dovrebbe essere limitato alle truppe che godono un supplemento all'assegno vitto od mdenuità di marcia, o di soggiorno in alta montagna, o per servizi speciali. 3° Fabbricazione di pani di una sola razione ; di forma oblunga., con non più del 34 p. 100 d'acqua, colla. crosta che rappresenti il :W p. 100 del peso del pane. Per ciascuna razione si avrà una perditadi 00 (l) In uo articolo del dott. DROOIIIII:.\U (Caduc~e, n. 6, 8 e 23 del i90!J troviamo le seguenti informazioni sulla preparazione del rancio in alcuni eserciti.. PRAPICIA. - In ciascuna· compagnia an soldato é designato per turno alla 'preparazione e c:ottura degli alimenti. Lo stesso soldato non pull attendere a queste funzioni plil di \re mesi. In ciascun battaglione !JOi un cuoco di professione compie le funzioni di capo-cuoco c può essere conservato in ''ermaoen&a. Esso é Incaricato di guirtare e formare nltri cuochi ed e adibito ogni trimestro alla cucina di una unita differente. ' ui!RIIANIA.- Nelle caserme i corpi Jlreparnno i loro alimenti per battaglione raramente per com· ~nla. A cia:scuna cucina e adibito un sottufnciale, un macellaio e tre soldati. Quest'ultimi compiono r u!Oclo di cuocbl e faono preventivamente un tirocin io sotto la dil'll!Zlone del loro compagni gia ad·

detti alla cucina. Sono rimpiazzati dopo un dato tempo. OLANDA. - C•ascun corpo possiede un certo numero di cuochi, che hanno il grado cii caporale e 1·eogonn scelti fra l soldati che banno frequentato un corso com(Jleto ert ottenuto un c~rlillcato nella scuola di economia domestica di Amsterdam, o di qualche altra coDsimiie scuola. Questi caporali sono assistiti da due aiutanti cuochi al quali impartiscono l'insognamenlo teorico-pratico. NORVI!GJA. - Fino al t900 l'armata norvP.~e.~o nor• aveva cuochi perman~nLi. A parti re da rrucl lo anno furono d6:\ignali dei soldati speciali per la cucina, questi vennero scelti fra i cuochi d'alber:zo, !ornai, macellai, pizzicagnoli ecc. A suo tempo sono nominati capo-cuochi col grado Ili ca(Joral e ; per ra~rgiungere questa organizzazione furono Istituiti dei corsi teorico-pratici di arte culinMia per i fu· rierl concernenti la preparazione del rancio, l'economia domestica e la conoscenza delle derrate alimentar!.

ii'IGHJLTKRRA. - Esiste una scuola di cuochi· milit,nri al campo di AI.iershot. Nelle lo die in~ lesi :ti 1o!dati che hanno ricevuto già in Inghilterra un'i struzione culinaria viene impa rtita una seconda istruzione della dorata di un mese.


12

LA ltAZIONE ALIMENTARE DEL SOLDATO

grammi circa. Sottrarre ancora alla quantità di farina che occorre per una razione grammi 20 circa fra crusca. e fa.rinella , in modo che Ja razione proposta risulti del peso di grammi 700. Pani di una razione vennero per un certo tempo preparati e distribuiti dal panificio milita.re di Roma nel1900, in seguito a proposta fatta dal farmacista capo A. Bompia.ni e dall'Ispettorato di sanità. Nel 1901 su proposta di B alland vennero esperimentati in alcuni corpi dell'esercito fran~.ese pani di una razione, che dieddro ottimi risultati. Presentemente è allo studio una proposta di portare l'abburattamento al 24 p. 100, innovazione che porterà una maggiore spesa annua di circa una lira, per ciascun uomo sotto le armi. (Hevu,e scienti(iqne, (ottobre 1905). 4o Non apportare per ora alcuna modifìca.zione all'attuale razione carne, nè in quantità o qualità. In avvenire quando il servizio cucina fosse bene organizzato. si potrebbero utilizzare in sostituzione della carne altre derrate alimentari abbondanti in paese, ottime ed accette dal soldato, come carne degli ovini, di maiale, tonno fresco e sott'olio, baccalà . secco, olio d'olive, ecc. 5° Ridurre la pasta o riso a grammi 100 per ciascuna razione, aggiungendo 100 grammi' di legumi secchi o 300 grammi di patate. Sostituendo così ad una parte della razione pasta altre derrate che al riconosciuto valore nutritivo accoppiano l'impossibilità dell'adulterazione. La maggiore spesa per l'acquisto d i questi generi verrebbe compensata dalla riduzione di 80 grammi di pasta o riso. G0 Portare a grammi 50 la r~zione del lardo; riducendo a 2 centesimi l'assegno giornaliero, il quale basterà per l'acquisto del sale, delle cipolle e di qualche erbaggio (pomidori freschi, sedani, carote, prezzemolo, escludendo la conserva di pomidoro), quali condimenti del brodo e del 2° rancio. 7° Con 100 grammi di pasta o riso, 100 grammi di legumi secchi o 300 grammi di patate, 50 grammi di lardo colle cipolle ed altro erbaggio, si potrà preparare pel 2° rancio una vivanda appetitosa, nutriente e che si potrà variare più volte alla settimana coma infatti è stata esperimentata presso l'Ispettorato di sanità. 8° Per legumi secchi si dovrebbero comprendere solo fagioli bianchi, lenticchie e ceci. L'uso delle patate limitato ad 8 mesi dell'anno escludendo così quei mesi di primavera durante i quali facilmente si possono incettare patate germinate. 9" Il secondo rancio potrebbe essere così combinato per avere una maggiore varietà durante la settimana.:


IN TEMPO DI PACE

13

Lnnedì. - Pasta gr. 100; patate gr. 300 i lardo gr. 50; cipolle gr. 5. Jlartedì.- Riso gr. 100; fagioli gr. 100; lardo gr. 50; cipolle gr. 5. Jfe?"coledì. -Pasta gr. 100; lenticchie o ceci gr. 100 ; lardo gr. 50; cipolle gr. 5. Giovedì. - Riso gr. 100; patate gr. 300; lardo gr. 50; cipolle gr. 5 .. Venerdì. - Pasta gr. 100; fagioli gr. 300; lardo gr. 50; cipolle gr. 5. Sabato. - Riso gr. 100; patate gr. 300; lardo gr. 50; cipolle gr. 5. Domenica. - Pasta lunga grammi 180; lardo grammi 50; pomidori freschi grammi 50; cipolle grammi 5; sì farà uso di pomidorì freschi fino a quando il loro prezzo non sarà superiore a centesimi 15 il chilogra.mma.. Non si farà mai uso della corrispondente.conserva, quasi-sempre adulterata, e quando non si potrà disporre di questo erbaggio fresco, si aggiungerà alla pasta asciutta. grammi 10 di formaggio grattugiato. Nota. - Al s<?ffritto di lardo e cipolle sì dovrà aggiungere sempre un po' di prezzemolo o di foglie di sedano, a seconda della stagione e del prezzo di questi erbaggi. Nelle regioni dove viene coltivato il cavolo bianco e quando il suo prezzo non è superiore a IO centesimi il chilogramma potrà. essere distribuito una. volta la settin1a.na. in sostituzione della corrispondente quantità di patate. · Colle fatte proposte, a parere dello seri ve n te, non sarà aumentata la spesa giornaliera di centesimi 61, avendo tenuto conto del prezzo profferto dai listini commerciali delle varie piazze, per i nuovi generi alimentari da introdursi nella razione. La seguente tabella. indica. la composizione chimica ed il valore termogenico della nuova razione proposta, la quale sarebbe costituita. da due parti che chiameremo una variabile ed un'altra fissa. Dall'esame di questa tabella emerge che, portando a 00 grammi la sostanza grassa, si raggiungono colla razione le 3000 calorie necessarie per un uomo adulto e sottoposto ad un lavoro moderato. La proposta. di aumentare la razione del lardo è stata fatta nella considerazione che le nostre popolazioni rurali consumano delle rilevanti quantità di sostanze grasse sotto forma. di lardo, sugna, burro, olio, latte e formaggio, alimenti dotati di un elevato potere termogenico i e possono sopperire cosi alla deficiente dieta carnea. Quanto poi alla questione del pane, questa si presenta . sotto un duplice punto di vist.a. Anzitutto è necessario di migliorarne la qua· lità, adottando pani di una sola razione, di forma oblunga, più cotti, confezionati con farina contenente una minore percentuale di crusca e farinetta.


14

LA RAZIO~ E ALlME~TA HE DEL SOLDATO

CO!IIPOSIZIOI'iE CHIM ICA E VALuRE TERliOGENICO

Pro-

dt>lla mto1·a razion e propo~ta

trina

!ttralì di

Grassi

Calorie

car·· OOIIÌO

------ -------------------------~--~---~--~--l ( •'· ,00 .... ,........ 23 "/.; ""'

'75.0 l 34 •/o d'acq ua) . . . . . " 200 carne = 82 carne lessata . ! 25.2 l Brodo della carne . . . . . ' Parte flssa gr. lO zucchero e 7 caffè torreratto 4.1 l >> 50 la rdo . • . . . . . • l >> 20 sale da cucina . . . . l . l " 5 cipolle TOTALE parte fissa . . l JO.J.8 11.8 • 100 pasta. Parte n 300 patate 6.S nriabile

-

ì

Lunedl '

.

.

l

l

~

TOT/I.LE

parte fi&:;a .

Me rcoledl {

TOTALE

parte fissa .

~

Parte va riabile

Ì gt-., 300 l 00 riso . patate

.

131.8

49.6 485.8 2993.9

l

10.1.8

47Jj

3-18.9 2302..1

11.8 20.1

0.6 2.'ì'

75.3 54.0

•

-

. . 104.8 . . 7.5 6.3

.l

-

.ll 118.6 TOTALE

parte fissa .

j gr. 100 pasta.

.

l

Y enerdi

\

Parte

( variabile

48.1

l

l 136.7

Giovedì e Sabato

492.3 2969.6

47.5 348.9 2.'302.3

.

parte tlssa .

ao5.o

68.1

• l 10..1.8

. Parte 1 g r. l 00 paata. . . . variabile " 100 lenticchie o ceci (media) .

TOTALE

-

. '7.5 0.4 77.0 350.2 1.7 19.5 59.9 3 41.4 --"l ----

Martedì ) Parte 1 g r; l 00 riso . . . . ( variabile " 100 fagiuoli eecchi

•

348.9 2302.8 75.3 362.3

-

- -

l 122.9

47.5 0.6

3'7.8

. -

.l

-

161.0 18.6 9.9 40.G - 389.1 -

-

-

.

339.0 1'ì'll.5

1.5 6.2 2.0

·l. .

, 101) fdginoli secchi

362.3 ~~32.5

-- ·---50.8 478.2 2997.1 '

47.5 348.9 2302.3 7i.O l :!50.2 68.1 305.0

0.4

-

____

_,l 47.9 494.0 l,2957.5 -

l

10-1.8

47.5

348.9 2.'102.:;

11.8 19.5

0.6 1.7

75.3 i 361?.3 5!J.9 :!<1 1.4

l

l 136.1

49.8 484. 1 13006.0 '

Domenica~

.

t0.J..8

j g r. 180 pasta lunga . . . . .

21.2

Tvr....LE pa rte fissa .

PartE' ,·ariabile

»

10 fo rmagg-io g rattugiat(l.

.

3.:2

- --·

-

-

t17.5 8.J8.9 230:1..'1 1.2

s.o

135.5 1553.6 <Il.O

129.2

-

'

-

51.7 484.4 129~6.9

-------


15

IN TEMPO DI PACE

In secondo luogo, con tali migliorie si verrebbe ad adottare un ~1po di pt1.ne da munizione conservabile iu buono st11to per otto o dieci giorni almeno, e così verrebbe risoluto in gran parte il problema dell'approvvigionamento delle trnppe in campagna, giacchè re5terebbe possibile di diminuire quei <iepositi di gallettar che, come è noto, per la facile alterazione a. causa dell'invecchiamento, costituiscono una passività e al momento del bisogno forniscono un alimento poco gradito e spesso non utilizzato dal soldato. Ciò sarà l'argomento di ulteriori studi al riguard o. Roma, n~vembre 1905. •

BI13LIOGR.AFI A. Prindpu de nutrilion et valeur nutrili~·e clu oliments. Vedi Rtvlie cl'li!/Qi étte altmm taire, dicembre. 1903. R.uL.&50. - lletmt inlernatlonale du (alsi/icaliotU dt<l den r ie! alimentairu, Parigi, 190t. 8ALLA!\O. - .Journal de chimu ti de pharmacie, !896-!901. CsRRUll . - Giornale medico del R. ue,·clto, 1901. DAROLLII. llevue de /' /fllendtnee mililatre, 1897. l'OilRHtBR. - .Archivu médicale. belgu, gennaio, 1901. G&tTtsa. - Leçom de biol ogie, Parigi, 1900. lì•r TJRR. - L'alimentatlon d le• regi me1 ohez l'llomme etc., Pal'i~i, 1904. 1\v~t& . Chemlsche Zusam menulzung der menschl:iche•~ Nahl'ungB und Gtiiii$Smiltt ln, Berlino i88lH904. LAYIRAN. Trallé à' hygìerte mililaire, Parigi , l 89G. ATWATER. -

u Cadurée, Parilri, toot.

Il vi Uo dtl aoldato. Firenze, 1890, Gi oNWl t nud.ico del B.ercilo, 1 90~. Jla·nuale dei mtalcatnenti e sunto di analisi chimiche :it~ uso nel n. Ese•·cìlo, Roma, 1903. )lu~~-E\}'A LD. TraUt de dièWìque, PariRi, 1897. PASQOALIIII, ..tnnall delle atazioni agrarie, Forli, 1897. necue ~tientì,fique, ottubre, 1903. Rtco~x. - Revue d'h!lgféne et de police sani taire, ma1'7.o, 1899. SAI.AZAH, &la:z:~tiore medico. - L'alimenlacion del aoldado, Madrid, 1900. TOIIT&LLI. - Pubblicazioni del Labtwatorlo chimico ctmtrale delle gobellt, lloma, !893. l'wsoLI. - A-r·cltivea de midecine navale, 1899.

M.USTRELLl. MANGI.U'fT I. -

n.


16

OSPEDALE l\IILITA RE DI ROMA

LE NEUROSI TRAUMATICHE NEI LORO RAPPORTI COLLA LEGISLAZIONE ITALIA~A

Os$~rvnzioni del dott.

Redolfe Tarantini (l)

La. comprensione dei fenomeni nervosi che possono seguire ad un trauma, in un quadro a confini estesissimi, è nn fatto non molto antico · e lo studio patogenetico ne è recentissimo. Le prime accurate descrizioni · ùegli accidenti occorsi e lo studio nosografico di essi, aveva indotto gli osservatori, specialmente inglesi ed americani, a creare un nuovo tipo morboso, quello detto Railtoay fJpine o Ra.iln;a!l brain a seconda dei casi. Lo studio clinico posteriore cominciò però poco per volta a portare un nuovo contributo; cominciarono ad estiere analizzati quei casi che una volta erano descrittì secondo lo stesso tipo e fu dimostrato come non tutte ie nevrosi insorgano in seguito ad un accident e ferroviario. È bensì vero, che questo per il forte trauma fisico cui suole dar luogo e sopra.tutto per la paurosa e profonda scossa psichica, è più d'ogni altro trauma capace di determinare una nevrosi, ma non meno frequen ti sono le osservazioni di nevrosi insorte per un tra.uma di conseguenze molto minori. Mentre sulla causa determinante si è d'accordo, il meccanismo per cui un tranma può dar luogo ad una nevrosi, è stato l'oggetto d i molto studio e numerose discussioni; le varie teorie che successivamente furono emesse si possono ridurr e a tre: la prima. fu quella che face>a d eri v are tutto il complesso dei sintomi da alterazioni anatomiche (Erichsen). I sostenitori di essa ammettevano che, pure potendosi avere i primi disturbi transitori per la violenta concussione diretta del midollo spinale, o per le variazioni di pressione del liquido cefalo-rachidiano, i veri disturbi, quelli duraturi, e che costituiscono il quadro ( l) Questo lav oro fu eseguito, durante il mio senizio di volontariato d'un anno, nel gabineLto di e letlricltà medica e di ra1·liogruna d~llo sl'edale militare di Roma, diretto dal ten ente medico

dott. Mariottl Bianchi.


LE NEUROSI TRAU~IATICHE, ECC.

17

fenomenologico della. Railway spine erano dovuti a. fini~sime alterazioni della. sostanza. nervosa, alterazioni non suscettibili di esame perchè ina.ccessibili ai nostri mezzi di indagine, ma tali da determinare in secondo tempo un cronico processo infiammatorio (meningite, mielite). È notevole che l'Erichsen il quale per primo studiò sistematicamente questi stati morbosi, concluse che essi p;>tessero essere determinati da cause molteplici, pur attribuendo il posto d'onore agli accidenti fenoviari, a causa della. rapidità della commozione e dell'immediato arresto, e in parte anche per l'influenza dello shoch psichico. Ed è appunto degno di nota l'osservare come l'Erichsen, che fu si può dire il capo stipite della scuola H.natomica, nell'interpretare le nevrosi traumatiche anche egli desse un'importanza, limitata se vuolsi, allo shoch psicbico, che probabilmente rappresentava il primo fattore nella genesi di tali stati morbosi. · La teoria che seguì a questa è quella della scuola francese capitanata dallo Charcot il quale sosteneva che tutti gli stati nervosi graYi , tleterminati da un trauma, appartenevano alla nevrastenia, o all'isteria, o alla combinazione di questi due stati, adducendo che un traumatismo fisico, anche leggero, prodotto in circostanze emozionanti può creare, !>mascherare, o aggravare l'isteria, la nevrastenia, o l'istero-nevrastenia. In opposizione a questa teoria, brillantemente sostenuta dallo Charcot nelle sue lezioni, sorse quella dell' Oppenbeim la quale, pure ammettendo una sede cerebrale a tutto il corteo dei disturbi nella nevrost traumatica, non ne riconosce sempre la natura nevrastenica od istericn. Infatti, se si ritiene la nevrosi traumatica come una manifestazione isterica o nevrastenica, a causa dei disturbi che insorgono negli organi dei sensi e della sensibilità. generale, non si possono con questo stesso criterio spiegare i disturbi della. sfera psichica, ment.re i disordini dei sensi non restano nemmeno spiegati bene, perchè essi si ritrovano anche in altre malattie considerate come funzionali. Per queste ed altre considerazioni l' Oppenheim propendeva ad ammettere una. nevro-pslCOSl t,ra u ma.tica. Vi furono infine altri autori, come il \Vestphal, i quali ne crearono • un tipo morboso speciale: questi infatti so~te1 1eva che, sia fossero determinati da traumi leggeri o gravi, e sia avessero per fondamento alterazioni anatomiche apprezzabili, o solo alterazioni funzionali, sempre da questi stati morbosi balzava fuori un quadro che ave-.;·a caratteristiche speciali, la più cospicua delle quali era quella. di non aver rispondenza con nessun'altra malattia.. Queste, in breve, le principali dottrine svolte intorno alla genesi' della nevrosi traumatica. t - Giornale medico .


18

LE NEUROSr TRA.Ul.A.TICHE

Durante il mio servizio militare come volontario di un a,nno, nel Pospeda,le di Roma, ho avuto campo di studiare alcuni cnsi di nevrosi traumatica; e poichè per la gentilezza del tenente Mariotti-Bianchi ho potuto usufruire di tale materiale di studio, non credo inutile il riferirne, facendo brevi considerazioni in rapporto a i segni più comuni a riscontrarsi e di maggiore importanza, e in rapporto a lle leggi sulle pensioni e alla moderna legislazione sul lavoro. Le storie cliniche che seguono sono esposte concisamente, e sebbene l'esame fosse sempre completo, sarà accennato solo ai segni positi>· i riscontrati, tralasciando quelli nega.ti'i o dnbbi . t. T. B., solda to di ca valleria ; nel lato genlillzio esiste il fatto che la ma,lre va sojlg-ella a stati con vu 1st vi, pro babil me n te iste rici. Nulla di notevole nella a nammési r emota. Mentre al maneggio saltava un ostacolo, il cavallo cadendo lo trascinò !'òf'CO, ed egli rimase preso con lu gamha destra solto l'animale. Sentì allora vivo dolore all'arto e fu convin to ch'esso fosse r otto, benché non lo rosse. Dopo qualche giomo, quando egli tornò ai sol ili es er·cizi di equitazione, fu preso da intenso tr·emor e alla gamba des tra, cos·t che non poteodosi più r eg· gere a cavallo, fu cost•·etto afferrarsi con le mani agli ar cioni. Per un certo t~mpo continuò a presta r e servizio come potè. fin ché, colto da febbre malarica, fu ricoverato a ll'ospedale militare. Qui, curato opportuna mente, in breve g uar·l aa la malaria, ma i dis turbi a carico della gamba si sono a ggrava ti: ha dolore lungo l'arto e debolezza; a pel'iodi i1·regolari di tempo insorgono nell'arto contrazioui cloniche, ritmiche, le quali interessano quasi esclusivamente il quadricipite estensore, durano qualche tempo e poi cessano. E. O. Torpido il riflesso irideo all'accomodazione, ma ncante il faringeo e quello del tendine di Achille. Debolezza motrice dell'arto de~tro, ipolrofia dei muscoli della coscia e della gamba dello stesso lato. Anestesia tattile completa in tutto l'arto destro e nella omonima regione glutea (anaslesia a prosciutto dello Charcot), lt1 sensibilita dolorifica è abolita, così che con uno spillo SI possono alLrave•·sare tratt1 estesi di cute, la te rmica è anche essa aboli ta, e solo il calore sçoltante è a vvertito come pizzico . In un solo tratto di cute rap presentato dalla losanga poplttea la sensibilità è conservata. L'esame del campo visivo mostra un r estringi mento concentrico, quasi costante nei diversi giorni di osservazione, e per tutti i colori, sia preso ce11lrifu gan:wnle che centripetament"a. È leggermente d1miouita nei muscoli della CQscia, specialmente adduttori, la ele ttrizzazione sia fal'adica che galvanica ; con una corrente abbastanza in· tensa si eccita un vero clo no degli add utto ri e d~l quadr icipite estensore. Piu volte é collo da crisi in cui l'arto inferiore destro e sede di scosse ciO · niche senza alruna re~o l tlri tu. 2. T. A., ufr-ìcia le postale Il giorno 30 gcnmtio 1901 il treno sul quale egli viaggiav!l, in quali!.<\ d1 ambulante postale, li'i urlò a C~prano con una locomotiva rhe ma novrav!l. egli fu rov.~:"cialo a lerr·a batlendo il fia nco sinistro. Si slnnc1ò allorl:ì fu ori della \'eltura, <' ,alla vista della gente d1e co rt'r>va all'impazzata e urlava spaventosa mente fu così impr•essiooalo, che, p1·eso da un tremito generale,


NEI UJRO RAPPORTI COLLA LEGlSLAZIC~E ITALIANA

19

~i senti mancare le forze . Trasportato a Homa, si rallegrava dello scampato pe-

ricolo, non rise nt~ndo a ltro che un lieve dolore alla regione lombare1 in cui dopo apparve un ematoma, che curato convenientemente, s i riassorbi. Dopo 40 11iorni tornò al suo ufficio, che presto dovette abbandonare per il sopravveni re di un fot·te dolore nella r.~gione sact·o-illaca di sinistra che poco per· volta non ~li per mise di pog-giare più il piede a terra: nello stesso tempo avvertiva senso di lrafillura e formicolio alaa coscia e gi nocchio !' in!stro; vampe ehe dall'epigastrio salivano alla testa, produc~nd ogli capo-giri. In seguito, man mano che i r~uomeni locali cre~cevano, rendendo im poss ib i t ~ l'uso dell'arto, e Slot·ia 1Y. 1. - T. B.

- -· -

Bian~o

- - - - - - f.losso

+ + + + ++ Bleu

liCCompl:lgnandosi alcune volte a distur bi cene~tes1st per cui aveva sensazioni di perctita dell'arto, venivano di pari passo originaudosi disturbi gene1·ali derivanti dall'apprensione che il paziente aveva di cade1·e, o~ni qual volla avesse la sensazione della perdita detl'at•lo, e sempr e per il li more di g-rave malattia. Si aggiunga a questo qualche stillicidio urinoM e una leggiera stitichezza, ed una modificazione del carattere, divenuto irascibile. , E. O. il ma lato ha la coscia sinistra flessa le~IZerm"n te sul bacino, come si rileva facendolo giacere s n un a sse t•igido ed osservando nei movime nti l'insellalura lombare; non ci è ipotrotìa, non r eazione degenerali va. Di punti doloro!'i ne es istono uno in corrispondenza della seconda e ter1.a verteb1·a !'aerale e nella s incondt'O!<i sacr·o-iliaca: un altro punto la cui pressione risveglia dolore intensissimo, è della grandezza di un soldo e si tuato immediatame nte dietro il trocantere. Devo aggiungere che l'e!<a me minutissimo del malato non fece rilevare s egni che ·potessero far pensare ad una coxite o ad una nevrite, o aù una coxalgia isterica, ipotesi tutte pensa lameen te messe in discussione. L'ammalalo incede zoppicando fortemente, poggiand o~ i s ulla {{amba destra e s ul bastone, mentre il piede sinistro pog:;ia appena, ava nzando di poch i cen timetri.


20

.

LE NEUROSI T R AUMAT I CHE

3. R. E., messa gger o postale, a lcoolista. Il 29 decembre 190~ mentre via~­ giava da Roccal'ecca a R oma, il treno col q uale egli ma rciava investi un altro fermo pet• guasto. Ne ll'urto la sua ve ttura a ndò in frantumi, ed egli sbalza to fuori del finestr ino, !'Ì trovò in piedi di lato a l binario. Non riporLò che lievi contusio ni all'addome che g uariro no in pochi ~iorni. Importanti furono invece i distur bi nervosi che seguirono, consisteuli in insonni .. , trf'm o ri, ipereccitabilita, diminuzione note vole della memoria, fobia pe r i viaggi in ferrovia. E. O. Riflesso fa1'ingeo esagerato; lutti quelli s upe rficiali to rpidi. Note vole iperestesia di tutto il corpo per ciò che r ig uarda la sens:bilità termica, tattile e dolor ifica , ma specialmente per quest'ultima. Tremori delle mani pr otese. Vi è un tic del facc iale cons istente in una retrazione dell'angolo destro dellabocca e un lieve g rado di balbuzie, fatti c he l'infe rmo ass e r isce e ssere insor ti do po lo scontl'o. Es is te dermografism9 no n mollo accentuato. Cammina in · certo ad occhi chiusi. -t C. T . Via ggia ndo anche esso sull'arnbulanle postale, nello seonl i'O, di c ui precede ntemente, fu violentemente ba ttuto per terra per cui riportò per ciita momenta nea della coscienza ed una ferita lacero contus a interessa nte le parti molli della reg1one occipilale, che g uari in pochi ~iot'ni. Da allora inco mmciò a soffrire di distu r-bi consistenti io insonnia, inappetenza, facile sta nchezza dopo il più lieve lavo ro mentale e sopr·a tu tto una ft~ciiA emotivilil piu facilmente provocata da q ualsias i fatto o a llus ione che r icordasse l'acciden te fe rroviario. Que!Sti dis turbi col te mpo sono ·andali attenuandosi ma no n sono· scompars i, !>pecialme nte l'inappe tenza e l'im po:>sibilila di occupar s i di q uulun-· que cosa richiPda un certo lavo ro me nlRle. L'esame obbie tti vo non fa rilevare nullla: tutto il q uadro m o rboso è riassuuto nei J;::ia detti disturbi s ub bieltivi. 5. F. A. (l ) Viaggiando col tre no inves titor·e nello scontro di Co rne to Tal·quinia (IO gen111aio 1900) fu gettato a terra e r·iportò contusio ni di varia entita, nel lato si nis tro del torace, alla testa, al naso, al gomito e alla ~amba sinis tra. T ali lesioni g uariro no in circa 20 g iorni, tranne quella to racica do ve si formò un "asto ematoma. Rimase per f1ueste lesioni e per la scossa nervos a subita una qua r antina di giorni in letto ; in St'~u ilo sopragl!iunser o allri di· slurbi consistenti in esaurime nto nervoso, s pecialmente cere bra le, debolezza di m emoria, irritabilita , capogir·i, ronzio a ll'orecchio destro, offu scam en to della vist>~, tendenza ~:~Ila tri!'tezza e al pianto, iper e!'lesie a lla les ta, pare stesie e tremori alla mano e all'a vambraccio cieiltr o. senso di cost1·i zione al to race con fitte doloi'O·se a! la colonna dorso lombari!, im potenza, barcollamenti nel camminare, filte alle tempie e casco nevrastenico. Dopo tre mes i di cura questi disturbi in parte s i sono oltenuati ma anche presentemente non hA riNcq uis t11to la tranquillità d'animo specialmente per· la preoccupazione del danno subito. E . O. Fac ile sta nchezza visiva, moschP. volanti, oscurame nto de lla vista, a s tenopia accomodativa. Qualchfl volta dopo un capogir o o dopo ave r chiuso un occhio ha diplopia . Cam po visivo concenll'ica mente e per lutti i colori r istretto. Tre mori accennali alle d1ta delle mani e alla lin)lua. Deambula zione barcollante, dice l'infermo causata da un senso di vuoto alla testa e da capogiri; l'arto destro viene striscia to perchè l'infe rmo lo sen i& (t) Questa i loria clloica si de\'O alla cortesia del signor . capitano Ciaccio. ·.


21 .

NEI LORO RAPPORTI OOLLA LEGISLAZIONE ITALIANA

<lebole e frequentemente è sede di spasmi . Sono esager·ati i due riflessi patellari. 6. M. D., servente postale. Viaggiava col treno investitore nello scontro del 29 dicembre 190l, tra Potì e Ceprano: nello scoò tro fu violentemente battuto col lato sinistro contro il pavimento della vettura; trasportato in Roma fu r icoverato all'ospedale d1 Sant'Antonio per contusioni giudicate guaribili in 15 giorni. Il giorno seguente al suo ingresso all'ospedale fu colto da cefalea intensa, con fotofobia ed 'insonnia, accompagnate da . grave prostrazione. La defecazione e la minzione divennero ste11tate nello stesso tempo che cominciò a provare un senso d'intormentimento e pesantezza all'arto toracico sinistro. Questi sintomi si allenuarono dopo 20 giorni e residuò una difficoltà dei movimenti dell'arto s u·periore sinistro pHI dolore alla spalla e al gomito, con diminuzione di forza; incapacità all' applicaziòne della lettura per stanchezza visiva e dolor·e sopra at·bitrario, facile stanchezza ed insonnia. E. O. Il riflesso faringeo è abolito. A sinistra sono aboliti il tricipitale il radiale, e il cubitale: il rotuleo vivacissimo in en trambi i tali . Non esiste il seguo -di Mankopff. Incerto l'incesso ad ocehi chiusi. La lmgua protrusa mo!!!tra delle oscillazioni, le mani protese sono sede di moti vibratori. I movimenti attivi e passivi dell'arto superiore di sinistra si compiono ma le per il dolore che si suscita nell'articolazione ~capolo-omerale.., •

~--~ ~-· ~,~ " .;.

Storia .Y. G. - ~- D.

......

~-:

.:~ C) t l ..; - c- ,

' ' "'

J,.....:._

•

·,.,~..; -~.. ,...;:..

et:>~' .~

o·

o· ·- - - - Bianco ------Rosso

++++++Bleu ~ello slesso lato vi è

pure diminuzione della forza (infatti al dinamometro si ha trenta chilogrammi a destra e due chilogrammi a sinistra); diminuzione del ~enso t~llile nell'arto ~uper·iore di sinistt'a e nel torace dell.o stesso lato. I cir coli tattili misurati con l'est.e~iometro ris ultano molto più ampi che il normale. lpoacusia, iposmia, ipo~e:osia a !':'inistra ; vi è dermografismo. Il campo visivo ha una restrizione concentrica per lutti i colori, ed esiste il fe· nomeno di Willbrand ed il tipo Forster.


LE ~EUROSI TRAUMATICH E L'e~ame elettrico rile va una lieve ipoeccitabilità muscolare: esi:;le il segno di Flora. 7. S. V. Capitano di riserva. La ·madre ha sofferto di convulsioni ister·•che. Nel decembre 18!J I affrontando un soldato evaso dalle prigioni il quale sparava colpi di fucile contro chiunque si presentasse, ebbe una ferita alla radice del braccio destro, che rese necessaria l'amputazione. Da allora cominciò ad avvertire disturbi nervosi, che man mano si aggravarono, consistenti in dolore continuo trafiltivo all'ascella destra con irradiazioni al torace ed al braccio sinistro ; sertsazione di presenza dell'al'lo demolilo. A qu~sti disturbi locali si aggiunsero poi fenomeni generali consistenti in facile irascibilit.a., crisi di tristezza e di furore, dolore gravalivo al capo a forma df c:asco, insonnia ostinata. P er qualche Anno lavorò in una azienrla privata, ma presentemente i disturbi si sono talmente aggravati che non gl 1 é più possibile alcun lavoro anche per·chè sopraggiungono periodi di assoluta abulia e di

amnesia. E. O. È dolorosissima la pressione su! moncone dell'arto amputato. Torpido i l riflesso far•ngeo, quasi assente il cremastel'lco: aczentualo quello del trieiStoria N. 7, -S. V.

- Bianro - - - - - - Ros:\o Ol eu

+ ++++ +

pile brachiale. Il campo visivo é ristretto in modo concentrico per tutti i coloriin entrambi gl'i occhi, e mostra il tipo Forsler. Leggera iposmia a sini~tra ; diminuzione del senso erotico. La sfera aiTettiva ri!eva una facile irritabilita; f(Uella voli ti va è molto abbassala. Notevoli disturbi della memoria consistenti in amnesie, specialmente dei fatti recenti. 8. T. C., inservi.ente postale. Il padre morì di demenza paralitica. Nello scontr~ tra Pofi 6 Ceprano cadde all'indietro sul pavimento della vetLura postale. All'ospedale di Sant'Antonio non riscontJ•arono che lieve contusione al fianco destro. Condotto a casa fu colto da fPbbre alta, che lo rese delirante per circa 10 giorni.


XEI LORO RAPPORTI COLL •.\ LEGJSLA~IOXE ITALIANA

23

Nei primi IZÌ(•rni che seguirono il trauma avvertÌ! grave cefalea, fotofobia, prostrazione ed insonnia : questi di!>lurbi andarono uttenuandosi ed ora residua debolezza generale, lieve diminuzione della memo·ria, stanchezza p!>ichica, facile irrilabili\.8. · E. O. lieve diminuzione nella forza del bra<'.cio destro, quasi abolito il rillesso faringeo, torpido il cremaslerico. Compo visi v o ristretto concentricamente e pel' tulli i colori, ma p1ù pel rosso che pel bleu. Maggiore appare rerò il Stor ia .\'. s. - T. C.

- - Bian•·o - - - - - - Rosso

+ + + .._ + + llleu

campo misurato centrifugamenle. Sensazione di sibilo in ambedue le orecchie. Leggero grado di dermografismo. Nella sfera psichica esiste solo qualche fallacia pel' ciò cbe riguarda le date e i nomi delle persone conosciute. 9. P. U. fattorino tramviario. Mentre la vettura, sulla quale prestava servizi.o era in cor sa, per scongiur are un per ict)Jo fu fel'm&ta istantaneamente; egli c-.he si trovava sulla piattaforma posteriore andò a ~a.tlel'e con la regione epigastrica contro il manubrio di un freno. Immediatamente avverti vivo dolore all'epigaslri.o con irradiazione posteriore, obnubilazione della coscienza e mediocre scialorrea; dopo circa 12 giorni H dolore prima acutissimo, incessante, persisteva solo dopo i pasti . In seguito a cure appropriale (cibi liquidi e leggeri) il dolore è scomparso, ma torna ogoiqualvolta l'infermo voglia riprendere la dieta ordinaria. E quantunque segua una dieta scrupolosa, pure ha senso di ~eso al!'epiga~trio e tensione alraddome in cui avver te guazzamenti e borbori~mi. - Ha bocca amara, specialmente a l mattino, fr equenti e1·uttazioni, e per tr'e o •Juattro ore dopo l'ingestione dei cibi e sotto penosa oppressione; inoltre è affetto da insonnia, spossatezza e polluzioni notturne. È divenuto intollerante ed irascibile. E. O. Riflesso farin geo quasi mancante, abolito ' il congiun t1vale. In tutta la metà sinistra sulla cute e sulle mucose visibili vi é ìpoeslesia, ipoalgesia, ipotermia e diminuzione dell'eccitabilita faradica: vi é il segno di Flora.


24

LE NEUROSl TRAUMALICBE

Vi è discromatopsia di un certo grado specialmente per il rosso e il verde. Il campo visivo è notevolmente ristretto concentrir.amente per tutti i colori e più nell'occhio sinistro che nel dest.ro. A sinistra vi é ipoacusia ; il polso oscilla ft·a 103 e HO. 10. D. A. (l) ufficiale postale. Il fratello pare sia epilettico. Via~giando col treno in vestito re nello scontr o di Corneto Tarquinia, sbalzato violentemente, cadde disteso sul pavimento della vettura, battendo il fianco destro. Egli, che nel primo tempo non aveva t·ipor·tato altro danno che la paura, incominciò in seguito, ad avvertire disturbi cnrtsislenti in dolore vivissimo alla r egione tro~anterica destra, tremori e se r. so di vampa alla colonna vertebl'ale. Questi disturbi aggravarouo uno stato di agitazione che lo rendeva convulso. Nel tempo che i fenomeni s i aggravavAuo, cosl rin~<endolo a letto per quasi tre mesi, ne comparvero allrj, e cioè cardiopalmo, insonnia, polluzioni, grande irt•itabillla e debolezza motoria. Visitato da due distinti specialisti, questi riscontrarono anche r estringi mento concentrico del campo visi vo, emipoeslesia ed emi astenia destra. E. O. Pupille leggermente miotiche: reazione accomodati va lorpida, come pu1·e il riflesso pupillare. R1tlessi cutanei e periostei più accentuali a sinistra. Eccitabtlilà e forza muscolare diminuita a destra. Tremori alle dita c~ elle mani distese, più eccentuali a cleslra. ContraLioni fascicolari della lingua. L'estesiometria taUile dà und diminuzione a rleslra: ageosia completa, iposmia, ipoacusia ; Rinnt positivo. Visus a sini~Lra = 1, a destra = '/1 • Campo visivo normale a sinistra, a destra restringimento concentrico più marcato per il bianco che per il rosso, notevolissimo per il bleu. Pollachiuria1 insonnia, s titichezza non accentuata, raramente vertigini senza perdita di coscienza. Dal lato psichico vi é agitazione ed irritabilità: facili atti impulsivi, come fa cile l~t depressione, facile esaurimento mentale, leggero grado di abulia, preoccupazione per la salute, desiderio di guarire per tornare al lavoro cui si sente ora disadatLo per mancanza di energia. A volle sentimento doloroso di se stesso '11. C. L. Guardia di citta. Trovandosi di servizio terllò di fermare due cavalli che andavano a corsa sfr·enata; non riuscì però nell'intento, e, trascinato per par ecchi metri, venne da ultimo slanciato sul selciato, ove battendo violentemente il capo, rest6"privo di coscienza. Della ferita lacero-contusa riportata alla regione occipitale guarì in una quindicina di giorni, ma da allora incominciarono una serie di disturbi che gli impedirono di prestare un utile ser vizio. Essi consistono in dolore grava~ivo in forma acccssionale alla bozza frontale e occipitale sinisll·a specialmente nelle gior·oate afose ed umide; periodi di tristezza invincibile du· ranle i quali fugge la compagnia degli amici e dei compagni ed ha in uggia anche s è stesso; astenopia accomodati va accentuatissima, sì da non essere capace di leggere poche righe senza interrompersi per la stanchezza sopraveniente, dimir.uzione dell'udito a sinistra. E. O. Il riflesso faringeo alcune volLe quasi assente, altre esagerato. Manca il segno di Mankopfl Su tutto il corpo la sensibilità taltile è aUulita, ma non abolila: il fatto é meuo ~piccato negli arti superiori. La sensibilità dolorifica è anche più alterata pArch t} presenta una notevole diminuzione. Il senso erolico è molto dimin•Jito. Il) Questa storia clinic.'l si deve nll~ cortesia d~l sig. capitano Ciaccio.


NEI LORO RAPPORTI COLLA LEGISLAZIONE ITALIANA

L'orologio a destra è avvertilo benissimo a cinquanta centimetri di distanza , a sinistra a tre centimetri. L'acumatro del Polilzer è udito a cinque metri a destra e a cinquanta centimetri a uinistra. Il diapason al vet•tice è localizzato meglio a destra; la prova di Rione è negativa. Il visus è a destra eguale a '/~ a sinistra eguale a 1,'3 • L'esame del campo visivo dà risultatt intere~sanli soprattullo per le variazioni che offre nei diversi giorni: in un primo ~?i orno diede un diagramma che si può dire concentricamente ristretto per· lutti i colori. si a a destra che a sinistra. Il reslringimenlo è maggiore a sinistra specialmente nel lato nasale. Nel secondo giorno il campo dell'occhio s:inistro è più esteso verso l'estet·no, mentre quello del destr·t.> è pressoché eguale a quello del giorno precedente. l noltre il campo dei colori mentre a sinistra segue abbastanza esattamente quell•> del bianco, nell'occhio destro è sensibilmente più ampio verso l'esterno. In un terzo giorno nell'occhio sinistro il campo visivo si lrova ri· stretto coucentricamente e mollo di più che nei gior·oi precedenti ed egualmente pet diversi colori. Nell'occhio destro invece il campo del bianco conserva l'ampiezza dei giorni precedenti, quello dei colori è mollo più ristretto ed egualmente per il rosso e il bleu. Esiste il fenomeno di Willbrandt. Le storie cliniche delle quali ho riferito succintamente i punti ca.rdinali, si riferiscono quasi tutte ad individui che subirono visita medico-fiscale per l'accertamento del danno subito e per la determinazione del quantitativo; non sarà perciò del tutto inutile, prima di riferire le decisioni medico-legali prese, trarre alcune consi.derazioni sulle cause e sui sintomi di queste nevrosi traumatiche studiate. È certo che la maggior parte di esse si originano per un trauma fis ico violento, imprevisto e pauroso, ma non è da escludersi che un trauma di uon grande importanza, senza apportare una potente concussione del sistema nervoso, po~sa far capo ad un.a nevrosi. Ciò che mi pare degno di notare si è che in molti casi non possa invocarsi lo scotimento fisico o psichico immediato, perchè per molti giorni si vedono individui traumatizzati non risentire nessuno di quei disturbi · che danno poi luogo al quadro della nevrosi, ma godere di libertà di $lpirito e sereno giudizio, tanto che possano valutare l'entità del pericolo corso e rallegrarsi della salvezza. Solo dopo trascorso qualche giorno, quando l 'immagine reale incomincia ad essere meno netta nelle particolarità sue e prenda il sopravvento la rappresents.zione di essa, ingigantita sempre, alcuna volte dalle sofferenze fisiche e dalla preoccupazione per la. salute somatica, a volte dal racconto e dalle o:;servazioni pietose degli amici e dei parenti, più spesso dal desiderio di trarre profitto dall'accidente disgraziato, in questi individui i nsorge un processo di rumin_a zione mentale per l'immagine dolorosa e a poco per v o] ta incoscientemente sugli scarsi dati fisici essi creano una malattia


LI~

NEUROSI TRAUMATICHE

psichica. Se a questo si aggiunga che a volte il trauma per il modo speciale di azione determina le.s ioni fisiche tali per cui il soggetto non sia più capace di attendere alle sue occupazioni, facilmente si interpetra come il pensiero possa efficacemente agire per l'insorgere di una nevrosi. Ed è questo il caso di q nel bravo ufficiale, stato sempre il primo tra i suoi compagni di corso, che in un attimo, per un colpo tirato da nn pazzo, vede spa1ire i sogni e le aspirazioni legittime di avanzamento; e anche pjù sfavorevolmente deve avere agito su di esso q uella certa degradazione morale a cui si vide condannato facendo l'impiegato in u na azienda privata, perchè più stridente senti il contrasto tra la condizione presente e quella sognata, perchè continuo ed incessante il ricordo di una gioventù balda e gioviale, e triste il quadro del motlesto impiegato. Dando però l ' importanza che merita al coefficien l. e psichi co, non vogliamo però giungere agli estremi limit.i segnati da alcnni per i quali 'esso non solo potrebbe agire n el determinare lo s,·olgersi·di tutto il ·quadro della nevrosi, ma sarebbe anche capace d i determinare delle vere lesioni anatomiche ( 1) . Se noi classifichiamo le nevrosi traumatiche secondo tre tipi, e cioè, l'isterico, il nevrastenico e l' ipocondriaco, un fatto che emerge dall'esame dei nostri malati, è che rari sono i tipi puri, ma più spesso il t ipo è misto, dato dall'associazione dell'isterico al nevrastenico o all'ipocondriaco o di questi due insieme, formando un quadro diver.so per ciascun ~aso, ma con carattAristiche speciah che lo riannodano al tipo di cui costituisce una varietà. È notevole però, che anche nei tipi misti, di solito la nevrosi si svolge fondamentalmente intorno ad un fenomeno essenziale che dà il tono, mentre gli altri disturbi ·che derivano dall' altro tipo, costituiscono, per così dire, l'atmosfera che in volge e ' dà le sfumature al motivo predominante. Se però noi volessimo dedurre dalle diversf> fo rme di nevrosi traumatica, i fenomeni che sogliono riscon trarsi con più frequenza e riunirli, classificandoli, per i diversi tipi, in modo da costituire il pa1'adigma nosografico, come per le altre malattie, noi fa remmo opera vana., chè l'essenza della malattia derivando appunto dal trauma, e questo potendo variare all'infinito nelle sue forme, variabilissimo è il quadro che ne deve risultare. Vi è però un fenomeno che si ritrova in tutte le nevrosi e che può in teressare tutti gli organi nelle diverse modalità della funzione loro, ed è questo un fenomeno di esaurimento funzionale. ( t ) Dott. CHKINIS>E. -

Les emoLions morales peuvent-elle~ rl eterminer les aiTections organiqucs ai-

guès du systcmo nerveu~ ? La Semai11e ,1/dicale, t9 Juillet t905.


NEl LORO RAPPORTI COLLA LEGISLAZIONE l'rALUNA

27

E cioè, se noi riteniamo che ciascuna sensazione sia legata all'esistenza di un centro destinato ad accoglierla, e se ammettiamo che le sensazioni interne derivino dalla funzione dei nostri organi e dalla varia loro costituzione anatomica, noi potremo supporre che la perso· nalità di ciascun indi vidu0, derivi appunto dal diverso grado con cui questi centri restano nella vita associati. Se per una causa qualsiasi, uno di questi centri non fnnziona più, viene a mll>ncare la sensazione colTispondente: con questo concetto, si possono spiegare la più gran parte dei disturbi che si riscontrano nei traumatizzati. Accade come se la sensazione profonda, nell'atto del t rauma, esauris:;e il centro deputato a riceverla e venisse per conseguenza a mancarf\1 in seguito, la sensazione corrispondente a quel centro esaurito. Mentre è possibile riunire in una interpretazione unica la maggior parte dei disturbi nervosi, pure vi è una certa frequenza nella comparsa di certi dati disturbi piuttosto che di altri, in seguito a cause analoghe. Così in seguito a sconti-i ferroviari o violenze di altra natura, il disturbo che persiste dopo scomparse le alterazioni somatiche, per la lesione, è sempre o quasi sempre il dolore spontaneo o provocato. Qui cade in acconcio di accennare all'importanza del segno di Ma.nkopff: per le osservazioni fatte possiamo ritenere che non solo è fallace, ma molto spesso -è mancante; infatti, in tutti i casi nei quali andammo a ricercarlo, non lo trovammo, e perciò siamo inclinati ad ammettere, che poco aiuto possa dare, specialmente nei casi che concernano il medico legale (l). Un altro sintoma che più frequentemente si ritrova, è l'anestesia, e ciò anche per la frequenza maggiore delle nevrosi a tipo isterico: qui naturalmente coloro che non ammettono la nevrosi traumatica come entità. patologica, dicono che l'anestesia dipende dall'isteria, ed il trauma non agisce che determinando e smascherando un'isteria. « Ces affections sont dites traumatiq ues à cause de leur origine; en realité, elles ne diffèrent en rien, par leur nature, de la vrai hystérie et de la vrai hystéroneurasthénie :.. Forgue et J eanbrau: Accident.<; cll~ travctil. Paris~ Masson et C.ie, 1905. · D'altro canto, gli oppositor i di questa teoria (Oppenheim), obiettano che i disturbi della sensibilità cutanea e sensoria.le, n vero che sogliono trovarsi di frequenza nell'isteria, ma non sono patognomonici, perchè è possibile ritrovarli anche in altre sindromi fun?.ional~ del sistema nervoso, e perciò non è giusto ascrivere per questo sintoma tra l'isteria,

,

(l) Alle medes1me conclusioni arriva in un recenlissimo l3voro ìl !lASTOGI CRi v. cri t. di cliu. mtl.l., t905, n. 43).


28

LE NEUROSI TRA U.Y:ATlCH E

una malattia. che non deve esserlo. Vi. sono del resto altre ragioni ~r far ri tenere che la nevrosi traumatica abbia dei caratteri suoi propri, e cioè, le anestesie isteriche non sono così pertinaci come quelle traumatiche, ma. sono mobili e mig rano capricciosamente: non possono poi ascriversi all'isteria. tu tti i fenomeni psichici. Il fenomeno che nei malati da noi presi in esame, fu quasi sempre riscontrato, è quello che si ricava dalla misurazione del campo visivo. I n tutti i casi fu sempre trovato un restringi mento concentrico che pnò arrivare a gradi gravissimi, come caso del T. B e dello S. in cu i la visione si può tli re ridotta. q uasi ad un punto: è notevole che misurando iu giorni consecutivi il campo visivo, sempre si ottennero \ariazioni nei limiti della visione, ma sempre rimase costante il ca· rattere del restringimento concen trico. I risultati che si possono ricavare dal lo studio dei diagrammi perimetrici dei diversi colori, non sono costanti, perchè l'estensione di essi alcune volte si comporta secondo la norma, altre invece no, perchè i diversi colori, più spesso si incrociano e si sovrappongono senza leggi precise. P er il tipo Fijrst.er e pel fenomeno di \Villbraudt si può giungere alla conclusione che costi tnisca no segni importanti, ma che spesso è difficile riscontrarli. Questo del campo visivo mi pare il sintoma capitale della nevrosi in quan to si ritrova quasi costantemente e nello stesso tempo con aspetti speciali che lo differenziano da tutti gli altri casi in cui si ha una diminuzione del campo visivo. Si può spiegare il fat to ammettendo il fenom eno come dovuto ad un disturbo dell'attenzione e riferendolo ad un caso d i concentraziòne. Si può infatti ritenere che i malati (i quali sono sempre più o meno preoccupati della loro sorte) astraggano dalla visione periferica e concen trino tutta la loro a.ttenzione in un punto unico, in q uel punto in cui per essi corrisponde il trauma con le sue conseguenze. n disturbo funzionale riguardante la motilità. che prevale è senza dubbio la paralisi, spesso pertinace ed inibitrice di ogni movimento: è notevole che anche in q uesti casi ostinati e ribelli non ci sia mai 'ipotrofia muscolare o sia così lieve che si possa trascurare. Pressochè costanti sono i tremori localizzati ad un intero arto o a gruppi muscolari o alle dita della mano protesa : è notevole poi come spesso sia possibile provocare il tetano m uscolare nelle regioni affette da paralisi od anestesia mentre non è tanto fàcile osservare un caso di mioclonia spontanea, ripeteutesi ad intervalli, come quella. osservata iu u no dei nostri malati. È chiaro come sia di una grande importanza criticare esattamente ogni disturbo che si incontra nei traumatizzati per poter po1Te un pro-

r·:


NEI LORO RAPPORTI COLLA LEGISLAZIONE ITALIANA

29

nostico relativamente approssimativo quando si è chiamati a dare un giudizio medioo-lega.le.

,

E poichè l'importanza dello studio delle nevrosi traumatiche è divenuta grandissi;ma, soprattutto per le controversie medico-legali,, non sarà inopportuno accennare ai provvedimenti presi nei casi studiati, in rapporto alla legge sugli infortuni e a quella sulle pensi.o ni civili e militari. La legge sugli infortuni prescrive ai capi o esercenti industrie, imprese o costruzioni di denunziare entro due giorni (art. 25) ogni infortunio accaduto sul lavoro e sta.bìlisce un termine di un anno (art. 15) per reclamare il diritto all'indennizzo. Queste due disposizioni banno soprattutto nn carattere precauzionale; infatti coll'obbligo della denuncia quasi immediata è reso più facile il compito di chi è incarica.to di appurare le circostanze e le responsabilità nello stesso tempo che il conquesto del danneggiato è fol'Se più veritiero perchè non ancora su di esso potè il ragionamento, la libidine di guadagno e spesso i consigli di persone tecniche capaci di fornirgli un q nadro completo di malattia. Coll'assegnare un auno di tempo per reclamare l'indennizzo mi pare che la. legge garantisca. l'infortunato e i capi dell'industrie: si può infatti ritenere un anno periodo di tempo più che sufficiente per determinare chi ne è interessato a reclamare un indennizzo che gli spetti per un inforttmio, nello stesso tempo che i proprietari sono salvaguardati dalle richieste fatt.e in ma.la fede in epoche remote. Se questo limite non vale a chiarire precisamente le conseguenze del trauma. in tutte le forme della. ulteriore evoluzione è però tale che in 11uesto tempo possa chi deve mettersi sull'avviso per fare i reclami che crede necessari al suo interesse, mentre se i disturbi si aggraveranno o si modificheranno si potrà sempre chiedere una revisione di perizia nel termine di due anni (art. 11). S i comprende come la reYisione di perizia sia d~ grande importanr.a per le nevrosi che incominciano subdolamente COJ1 pochi e minimi disturbi e che tendono poi fatalmente ad aggravarsi fino ad assumere delle forme veramente impressionanti: con .la revisione in questi casi si provvede a l danneggiato, e si provvede anche a chi fornisce l'indennizzo nel caso che questi possa dimostrare il miglioramento o la guarigione dell'infortunato. In questo la legge francese, che in fondo è simile alla nostra, e anche più larga, pero~1è concede tre anni per chiedere la r evisione di perizia, e questo mi pare costituisca un vantaggio non solo per qnei casi di nevrosi progressive delle quali parlavo, ma anche per gli effetti anatomici tardivi del trauma: voglio qui alludere alle osservazioni antiche e recenti delle quali parla nel suo lavoro il Dr. Oheinisse lOC. cit..).


30

LI': .NEUROSI TRA!JMATIOHE

La legge stabilisce cinque misure di indeunizzo rispondenti a. cinque esiti diversi del trauma (art. 9.) e cioè irwbilità permanente assolrda, • inaliilitù permanente parziale, inabilità temporanea a.~soluta, inabilitèt temp oranea pm·ziale, e rnorte. Nell'unito regolamento sono poi spiegate q ueste classificazioni, e senza riferirle tutte, ricordo che va consiùerata come inv ~tlid ità permanente assoluta l'alienazione mentale non guMihile che escluda qualunque lavoro (art. 73) m entre per la grave perturbazione mentale che non esclude il lavoro manuale, il salario si considera riùot.to nella misura del 50 per cento (a.rt. 74). Di che laYoro sia ca pace un individ uo colpito da grave perturbazione mentale la legge non dice, nè dice chi mai Yorrà. assrumerlo al proprio lavoro. E possibil e che perturbati d i mente possano lavorare, ma ciò in apposit i rico>eri , adibiti a speciali lavori e cin:ondati da speciali cautele. Non affidando questi malati agli apposi t i istituti (che da noi non so se esi stano) è strano che si parli di capacità al lavoro. La legge sulle pensioni ci vili e militari poi é an cb e essa semplice nel la sua classificaz ione poiché definisce tre sole categorie el i pensioni. Alla p1·ima categ01·ia sono assegnati i casi di cecitèt o perdita as.Yolttfa, delle mm1ì o clei piedi; a-lla secon'da la perdita assoluta. di una mano o eli t'n piede o le altre infermità dichiarate per decreto reale equi valenti a tale perdita (tra esse nel regolamento è registrata l' altem zione delle facottù m entali grat•e e permanente nelle dive1·.se sue fonne) a.lla terza. categ01·ia si ascrivono tutte le lesioni ed infermità più legge1·e ?·ipm·tate in se1'V'izio non a.scritte alle categm·ie precedenti (art. 100 e 101). Qui, sorge evidente la disparità di trattamento che esiste per alcune infermità, che pur essendo diverse, hanno dei punti di contatto. Infatti mentre la perdita delle due mani e dei due piedi dà diritto alla 1• categoria di pensioni, la perdita delle facolta mentali o la diminuzione di esse non dà diritto che alla seconda categoria. Si viene così ad istituire una differenza di trattamento tra il mutilato delle due mani e colui che è gravemente perturbato nella mente, differenza che non può esist.ere ri;:petto alla capa(;ità al lavoro : l'uno e l'altro non possono lavorare. Nè a scusa del peggiore trattamento varrà l'addurre che le malattie mentali vengono di solito a chi vi è predisposto. A parte la considerazione se l'affermazione possa avere un valore assoluto, rimane pur sempre l'obbligo di co.mpensare chi lavorò quando poteva e poi per un accidente disgraziato in sen-izio non può pÌLI p restarvi l'OjJera sua.. È eerto che d inanzi a questi casi ~;he presentano tiLuta varietà sia per gl i aspetti clinici cl1e per il decorso, il Jilf:'dico non può stabilire quasi mai nu pronostico sicuro, mentre la IC'g-ge pretende dal medico


NEI LORO RAPPORTI COLLA LEGJSLAZIO~H: ITALIA~A

31

lUla prècisione quasi matematica nella determinazione del danno subito e facilmente si comprende come occorra somma prudenza per non ledere i diritti del danneggiato o dell'amministrazione. Ed è per questo e. per la conoscenza del vario decorso di que~te nevrosi che, nella massima parte dei casi riportati, il pronostico ebbe un carattere di aspettativa, e cioè agli infermi fu nconoscinta l'inabilità al servizio per uu tempo variabile a seconda della gravità dei disturbi. Si potri\ obiettare che questo non è un modo buono pe'r accertare lo stato di nn infermo, sapendosi come il decorso posteriore delle nevrosi non si a in rapporto con la rapidità con cui insorgono i disturbi e con la gravità di essi; chè anzi pare, secondo alcuni autori, che quei disturbi che insorgono poco per volta subdolamente, siano quelli che più degli altri assumono carattere di progressività e di gravità eccezionale. Questo dubbio però non deve arrestare il sanitario nel suo giudizio, perchè non avendosi altri mezzi pe1· appurare lo stato di un infermo, è sempre possibile modificare il primo giudizio con la perizia di revisione. Yi sono però dei casi in cui per la mitezza dei disturbi fn preso un provvedimento più preciso e così per il R. E. (3) e il T. C. (8) fu ammessa la possibilità per essi di prestare servizio, esclusi però quelli che riqhiedessero il viaggiare per la qual cosa essi avevano una vera. fobia . I n altri casi in cui i disturbi erano così gravi e le alterazioni psi· chiche così profonde, da lasciar supporre improbabile la guarigione! specialmente in rapporto a speciali servi2.i, come quello di guardia di çittà. nei quali è necessaria. una assolut.a integrità delle facoltà mentali. fu adottato un provvedimento radicale e cioè nel caso del C. L. (11) fu riconosciuta l'inabilità assoluta e permanente,~ nel caso dello S. V. (7) essendo riconosciuta la. grave alterazione delle facoltà mentali (Reg. 1-1ens. civ. e milit. Art. 61), e coesistendo altra infer'mità, concedente essa pure il diritto alla pensione di seconda categoria, fu proposto il passaggio alla prima. categoria di pensioni. In alcuni casi il giudizio fu poi molto dubitativo (T . A. (2); F . A. (t>)) ritenendosi la malattia essenzialmente psichica. e non fu perciò stabilita la durata e l'esito della malattia, molto dipendendo dalle condizioni di ambiente e vita· in cui gli infermi si sarebbero troYati. Roma, settembre 1905.

=


32

CLINICA OCULISTICA DELLA R. UN IVERSITÀ DI 'l'ORINO DIRI':TTA DAL PROP. Oo~m. C. Rl':"):"MO:-\D

STUDIO SCIENTIFI"CO-PRAT!CO SUI TRA U ~IATI SM l OCULARI Per il dott. 8t.eraoe IJaatueei, ea\)lt. medi co, assistente onorario

(COttli11llllZÌ()/l8

LESlO~I

1'. {t18C . .Y. Il clt l 1905) .

T RAUMATICllE DELLA LE~TE E DELLA ZONULA DI ZJ)IN.

L e lesi0ni della lente cristallina non sono rare; poichè, sebbene sia una parte del bulbo abbastanza profonda e protetta, t uttavia è tanto delicata che risente facilmente l'azione di traumi, anche indiretti, e puv presentare molteplici interessanti alterazioni. La lente difatti può essere cont7"'~a, ferita e spostata dalla sua posi· zione normale. E samineremo succintamente q ueste di verse lesioni., considerandole al solito, dal punto di vista pratico.

Contusioni tlel1n lente. Le contwrioni della lente non sono mai dirette, essendo essa protetta iu ogn i parte da altri tesRt~ti. Però indiretta ment~, un corpo estraneo qualsiasi che contunda il bulbo, pnò talvolta esercitare la sua azione solo sulla lente lasciando integre le altre parti del bulbo, ovvero ledere anche queste. Così pure • i forti scuotimenti clel cranio per caduta, o per altri traumi, possono ledere indirettamente la lente. Però bisogna ·riconoscere che tutte queste lesioni, sono, q uasi sempre, accompagnate da alterazione di altri tessuti limitrofi, specialmente della. zonula. L 'azione indiretta di un trauma sulla lente provoca una cataratta traumatica: questa alterazione generalmente si ritiene che avvenga o


STUDIO SOIENTI1t'ICO-PRATIOO SUI TRAUMATISMI OCULARI

33

per rottura della capsula anterim·e, o pet· commozione della lente, o pe1· rottura della zonula. Nel caso di la.cerazione della cristalloide anteriore, la ragione dell'opacamente della lente è chiara; poichè allora le fibre cristalliniche vengono a contatto dell'umor aqueo, se ne impregnano e si opacano. La cataratta traumatica per commozione invece, non che l'altra dovuta a lacerazione della zonula, sono state e sono molto di~cusse. Starebbe in loro favore il fatto che la cataratta da contusione spesso non segue immediatamente al trauma, ma si può manifestare qualche tempo dopo. Però non tutti gli autori ammettono che possa avvenire un opacamente del cristallino per sola commozione: pensano essi che i casi di opacamente attribuiti a commozione, siano invece dipendenti da lacerazioni della capsula verso l'equatore di essa, o da altre alterazioni organiche non rilevabili. Cosi pure, sembra molto di. scutibile il fatto che la lacerazione della zonula, per sè sola, senza spostamento della lente, possa provocare una cataratta: è difatti in corso di pubblicazione uno studio sperimentale del dottor Pardo, per dimostrare che la rottura della zouula non provoca la cataratta traumatica. Ferite dt>lJa l <'utc.

Queste ferite possono essere prodotte da corpi a punta che arri vano sulla. lente attraverso la cornea, in modo da produrre una vera disllissione, ovvero attraverso l'iride o la sclera, I,n ognuno di questi casi la capsula anteriore è lacerata, le fibre cristalline s'imbibiscono di umor aq ueo, diventando turnescenti ; e conseguentemente si opacano. I sintomi obbiettivi che accompagm.no queste lesioni sono i seguenti: la pupilla si presenta bianca, l'iride è spinta avanti verso la cornea, la camera anteriore è molto ridotta o abolita, più tardi compare l'iniezione ciliare e sclerale p iìt o meno accentuata: ta.lvolta le · fibre cristalliniche ~isgregate e tumescenti, superano lo sfintere dell'iride ed occupano la camera anteriore. In questi ca.si possono insorgere fenomeni glauco1natosi. La cataratta traumatica può presentare decm·so e varietà differenti. Difatti nei bambini e nelle persone molto giovani, può, talvolta, avvenire il riassorbimento completo delle masse nello spazio di due o tre mesi, sia spontaneamente, sia con le instillazioni di atropina. Questo fatto però non avviene quasi mai negli adulti, nei quali, se anche una 3-

G&ornale medico.


34

S'!'UDIO SOIENTIFIOO· PRATICO

parte delle fibre può essere riassorbita, rimane sempre il sacco capsulare, con masse crista.lliniche nell'interno. Così pure alla ferita della cristalloide, può non susseguire una cataratta traumatica; perchè può darsi il caso che l'epitelio capsula.re proliferando, chiuda la lacerazione al di dietro delle poche fibre cristalliniche fuoruscite dalla piccola breccia. Allora può avvenire che quelle poche fibre si riassorhano, e rimanga una piccola opacità lineare, biancastra, rappresentante la cicatrice capsulare. Queste cicatrici della capsula sono rilevabili abbastanza chiaramente col semplice specchio oftalmoscopico., dietro al quale sia posta una lente d'ingrandimento. Quando esiste modica lacerazione della capsula: l'imbibizione delle fibre cristalliniche può avvenire lentamente, ed allora. non insorgono altri disturbi oltre l'opacamento della lente. Può per6 compiersi rapidamente, soprattutto nei casi di ampia rottura della capsula, ed allora aversi un rapido aumento del cristallino con aumentata pressione del bulbo e consecutivi fenomeni glaucomàtosi. Finalmente dal corpo vuln~rante può essere inocu'lato un agente infettivo, ed allora possono sopravvenire gravi fenomeni reattivi e panoftalmite. Da tutto ciò emerge chiaro, che la prognosi delle ferite della lente è sempre riservata, specialmente quando sono accompagnate da fenomeni reattivi. Ed anche nei casi normali, ~on decorso regolare, è opportuno fare delle riserve, specialmente circa la fuuzione visiva residuale, poichè accade sovente che all'estrazione della lente,· residuino masse cristalliniche e frammenti di capsula che non è facile eliminare completamente, sia con l' uso dell'atropina, sia mediante succec;sive discissioni. Questi risultati più o meno felici pare siano sempre in corrispondenza della minore o maggiore gravità dél trauma subito òal bulbo. L'età dell'ammalato influisce anche molto sul buon risultato definitivo; poichè qualche massa residuale nei giovani, quasi sempre, si riassorbe; nei vecchi invece, ciò avvi ene molto lentamente ed incompletamente. Le alterazioni istologiche che può subir ]a lente t.raumatizzata, sono sva.riate. Ho creduto opportuno riportare le principali. L 11. fig. 35•, che appartiene ad una cataratta corticale, ci fa vedere la interessant;e alterazione della pieghettatura della cristalloide, con deposito di pigmento al di sopra di essa. Sotto la cristalloide vedonsi gli strati opaeati, ed al disotto di questi, le tibre crista.lliniche ancora normali.


SUI TRAUMATISMI OCULARI

35

La fig. 36" rappresenta la sezione di una lente traumatizzata, la quale presenta un processo di vacuolizzazione generale, con degenera* zione cistir:a. in a.lcuni pnnti. La fig. 37• è molto interessante, poichè ci mostra una particolarità non molto comune, cioè un cristallino secondario, originatosi in seguito .a trauma. In quest'occhio la ferita è avvenuta in corrispondenza della inserzione cilia,re dell'iride: il corpo vulnerante ha diviso completa* mente l'iride dal corpo ciliare e, giunto sulla lente, ne ha staccato una parte. Difatti al disot.to dell'iride si osserva la parte principale del cristallino e la capsula rotta; e al disotto del corpo ciliare, si nota il cristallino secondario diviso dal primo, da tessuto cicatriziale. Questo cristallino secondario, riprodotto a più forte ingrandimento nella fig. 38~ fa rilevare anche un processo di degenerazione cistica svoltosi m esso. La fig. 39• appartiene ad un occhio, nel quale la ferita ha interessato .a tutto spessore la cornea, l'iride, ed è arrivata sulla lente. In questa figura d'insieme vedesi chiaramente la ferita, e al disotto ed a sini-

stra. di essa, notansi masse cristalliniche di lente ferita, infiltrate e -con fu se in mezzo ad essudati, emorragie e tessuto cicatriziale neoformato. La capsula, fuori della quale sono state cacciate le masse cri-stalliniche, presentasi tutta raggrinzata a gomitolo su sè stessa. Le norme terapeutiche che si seguono nei casi di cataratta trauma· tica. nella Clinica di Torino, sono le seguenti. Se trattasi di bambini, si pratica una prima generosa discissione, ;Seguita anche da alt.re, se occorrono: coadiuvate da instillazioni di .atropina. In genere, dopo parecchi giorni, si ha il completo riassorbimento delle mas:le; il campo pupillare è perfett11.mente sgombro, e non rimane che l'unico inconveniente della ipermetropia per l'as:senza della lente. Nei giovani e negli adulti, è bene far~ qualche instillazione li atropina., per evitare fenomeni infiammatori iridei: si attende così qualche

giorno, affinchè sco m paiano o si attenuino i sintomi reattivi, consecntivi al trauma. È diffici le però precisare il momento più opportuno per procedere all'estrazione della qataratta traumatica. È prudente attendere che il rigonfiamento delle masse sia totale, in modo che, al momento dell'operazione, pl)ssano essere tutte estratte : ma nell' istesso tempo de>esi sorvegliare, molto attentamente1 che la pressione endobulbare non -sia. troppo aumentata. Nei giovani, siccome è sempre possibile nn ria.ssorbimento, si può ritardare di qualche giorno l'atto operativo: nei vecchi invece, nei


36

STUDIO SCIENT IFICO·PRATIOO

quali il riassorbimento è quasi impossibile, è più prudente estrarre al più presto la massa opacata. L'estrazione si esegue col metodo lineare ; ma se trattasi di un adulto, e se l'esame lascia intravedere un nucleo centrale sclerosa.to, se ne può far l'estrazione come se si trattasse di una cataratta senile. Se insieme alla cataratta vi fosse lacerazione dell'iride, è bene operare con sollecitudine, per evitare sinechie e fatti rea t ti vi. Le cotnplicazioni gravi che possono accompagnare questa lesione sono: l'irido-ciclite, la formazione di membrana-ciclitica, l'intorbidamento del vitreo, ecc.; però, queste sono abbastanza rare, mentre invece, più frequenti sono l'irite ed il glaucoma secondario, alle quali affezioni, è più facile poter riparare.

Corpi estranei nella lente. I corpi estrauei che possono giunger sulla lente, sono quelli già. altre volte enumerati, come frammenti metallici, piccole scheggia di silice, di vetro ecc. Pare constatato che qua.ndo essi raggiungono la lente, attraversando la cornea, diffici lmente insorgono six:.tomi infiammatori ; invece questi non mancano quasi mai, quando i corpi estranei attraversano l'iride o i corpi ciliari; ovvero quando, pure essendo giunti sulla lente attraverso la cornea, si siano fissati nella regione equatoriale della lente, vicino ai corpi ciliari. Per la diagnosi è necessaòa l'osservazione diretta con la luce focale, e l'anamnesi esatta della lesione. In questi esami, e necessario dilatar bene la pupilla, per osservare tutta la superficie della lente. Se il corpo estraneo è rimasto nella lente, e si ha l' opportunità di osservar l'ammalato subito dopo il trauma, o quando l'op::tcamento del cristallino non.è ancora completamente avvenuto, si può osservarlo benissimo direttamente. 1\fa se la lente è già tutta opacata, sarà impossibile veder! o. Così pure se il cor po estraneo occupa la regione periferica della lente, o se si sono già formate delle sinechie, che. impediscono la dilatazione della pupilla, l'esame riuscirà molto difficile. Talvolta, se il corpo estraneo è piccolo e profondo, il foro d'entrata di esso si presenterà come un punto d'intorbidamento. Se si è sicuri che la lente sia stata lesa, ed intanto non si vede in essa il co1·po estraneo, bisogna ricordare che può trovarsi, o nella camera. anteriore, o nella posteriore o anche più profondamente.


SUI TRAUMATISMI OCULARI

37

In queste contingenze, mediante la illuminazione diretta in tutte • le direzioni si può, con pazienza ed accuratezza, determinarne la sede: l'esame del campo visivo, eseguito facendo fissare una sorgente luminosa, può fornirci delle preziose indicazioni:· l'uso della lente di Zehender, è un validissimo aiuto. Per decidere sulla natura, se non basta l'anamnesi, devesi ricorrere al sideroscopio di Asmus. Assicuratici dell'esistenza del corpo estraneo, dobbiamo farne la estrazione. Se esso fosse caduto in camera anteriore, ci regoleremo secondo le norme g ià notate al riguardo. Se invece il corpo estraneo si trova infisso nella lente, si ricorrerà all'azione della calamita di Haab, che può talvolta riuscire così vantaggiosa, da provocare il distacco del corpo estraneo dalla lente, e la ~uoruscita di esso, dalla cornea. Ma in generale, non sempre avviene così; più comunemente il corpo estraneo si stacca dalla lente, e d<>f>o avere urtato contro la faccia. posteriore della cornea, cade in camera anteriore. Però l'uso d~lla calamita non bisognalimitarlo ad una seduta sola, ma ripeterlo più volte, poichè ciò che non si è ottenuto nella prima prova, spesso si può ottenere in un'altra, eseguita a dieci, ventiquattro, o più ore di intervallo. L'uso della calamita evita la lesione dei tessuti vicini ed è molto più rapiio. Talvolta, dopo l'estrazione del corpo estraneo, e quasi sempre, quando essa non è stata possibile, l'opacamento aumenta: allora. è buona pratica eseguire subito l'estr azione della cataratta traumatica.

Se per caso il corpo estraneo si trovasse nella camera posteriore! bisognerà. eseguire una larga iridectomia. e tentarne l'estrazione colla pinza. Se ciò non è possibile, è opportuno ricorrere alla calamita di Hirschberg, introducendo nella breccia una delle sue punte. E ssa sarà. portata, con molta accuratezza, in tutte le direzioni, per la ricerca del corpo estraneo, cercando di rispet.tare, il più che sia possibile, i tessuti viciniori. In questa manovra si ha spesso fuoruscita di vitreo, che bisognerà. subito escidere, soprassedendo all'atto operatorio, se non si è giunti alla fine. A proposito dell' uso della calamita di Hirschberg è bene notare che è necessario introdurre prima il magnete, eppoi renderlo attivo: così il rapido passaggio della corrente smuoverà. più facilmente il corpo estraneo. In qualche raro caso si può essere così fortunati, che 1m piccolo corpo estraneo giunto sulla lente, non vi produca gravi alterazioni, come può avvenire per le piccole ferite della capsula. Ricorderò a proposito un caso del Voasius. In un ammalato con un piccolissimo


88

STUl>I O SOIENT!FICO·PRATIOO

corpo estraneo infisso nella lente, l'A. ne provooò l'estrazione direttam~nte con la calamita: e non ostante il traumatiemo di entrata ed uscita del corpo estr1.1.neo, la capsula rapidamente si occluse, e la lent& si rischiarò in quella limitata zona, nella quale già era incominciat(} l' intorbidamento.

Lesioni della zonula: lussazione del cristallino. Per una contusione diretta sul bulbo, o per un trauma sul cranior specialmente all'occipite, ovvero per la penetra.zione nel bulbo di un corpo estraneo, che accidentalmente attraversi la. zonula, può avvenir& la lacerazione più o meno estesa di essa con consecutiva lussazion& completa od incompleta della lente. La sublussazione si ba quando la lente ha perduto l'appoggio della zonula, in un tratto più o meno esteso della sua circonf~:~renza. Allora, (} può subire un lieve spostamento verso la parte nella qua le è rimasta ancora attaccata, ovvero può girare, in modo molto limitato, intorno ad uno dei suoi meridiani. Questa posizione di su b) ussazione può r imanere tale, quando l'iride ed il vitreo offrano un valido appoggio alla lente; in caso contrario, essa sì lussa completamente. I sintomi che accompagnano la sublussazione sono obbiettivi e subiettivi, Tra. i primi sono da notare: la pupilla dilatata; una parte dell'orlo della lente, visibile con lo specchio oftalmoscopìco, sotto le parvenzadi un menisco oscuro; penetrazione di piccola quantità di vitreo nella camera anteriore, se la lacerazione è estesa; miopia ed astigmatismo lenticolare, per la mancata tensione uniforme che la zonula esercitava nella. regione equatoriale della lente: infine, intorbidamento del vitreo. Fra i sintomi subbiettivi : disturbi vari della visione; abolizione dell' accomodazione; diplopia, se l'orlo della lente giunge nel campo pupillare; percezione entottica dell'orlo stesso. Il cristallino sublussato può talvolta opacarsi; può provocare fe· nomeni d'irido-ciclite, agendo come corpo estraneo sulla regione ciliare; e finalmente, può anche dare origine ad un glaucoma. La. terapia in questi casi si limiterà alla correzione dei disturbi visivi, se ciò è possibile: in caso contrario, si eseguirà una iridectomiar una iridotomia o finalmente l'allontanameuto della lente, a secopda dei casì. La lussazione completa della lente, con integrità degli involucri del bulbo, avviene quando tutta la zonula è lacerata e perciò la lente abbandona la fossetta uveale. Essa allora, può lussarsi completamente()


SUI TRAU~1ATISMI OCULARI

39

incompletamente nella camera a.nterio~e, può lussa.rsi completamente nel vitreo, e finalmente può rimanere migrante. Quando la lente è completamente lussata nella camera anteriore, essa si presenta ben distinta. e trasparente sotto la cornea; l'iride stirata, è spinta. indietro. A questa lesione si accompagna, quasi subito, irite, con aumento della pressione endobulbare; più tardi può insorgere iridociclite, con tutte le sue conseguenze. Se invece la lente poggia contro la cornea, si può avere intorbidamento della faccia posteriore di questa, nonchè necrosi della Descemet e degli strati corneali profondi. In questi casi è bene estrarre al più presto la lente, mediante un taglio corneale in basso od in alto, a seconda dei casi, e previa instillazione di eserina. Quando la lente non è lussata completamente nella camera anteriore, si vede una parte equatoriale di essa. sporgere dal foro pupillare, stretta dallo sfintere dell'iride. Insorgono subito, in questi casi, fenomeni reatti vi del bulbo, dolori, iniezione ciliare, aumento di pressione1 intorbidamento della lente. In questa contingenza, s' instilla abbondantemente atropina, si fa mettere l'ammalato in posizione bocconi, ed aU.ora, quando l'iride sarà. tutta dil!ltata, la lente cade in camera anteriore; ottenuto ciò, s'instiJla dell'eserina per restringere la pupilla, e quindi :si pratica, come si è già detto, l'estrazione della le~te. La lussazione della lente nel vitreo, è un fatto più frequente. I sintomi che accompagnano quest'alterazione sono : camera anteriore molto profonda; aspetto molto scuro del campo pupilla.re; iridodo-

nesi, ovvero iride rovesciata all'indietro; mancanza delle immagillli di Purkynie. La lente, in questi casi, rimane adagiata nella parte anteriore e più declive del vitreo: quindi difficilmente potrà osservarsi coll'esame oftalmoscopico. Il contrario invece avverrà, se il cristallino è spinto molto indietro nel vitreo. Qualche volta la lente si vede mobile, con i movimenti della testa. Nel caso che la lente sia lussata nel vitreo, e non provochi fenomeni reatti vi, in genere non ~ opportuno eseguire atti operativi. Però se è mobile, anche se non vi è reazione del bulbo, si può tentare di r ipo.rtarla in camera anteriore, nel modo come dianzi si è accennato: cioè mediante l' instillazione dell'atropina, e la posizione bocconi dell'individuo. Quando poi vi è aumento di tensione, reazione bulbare, e non è riuscito il tentativo di riportarla in camera anteriore, occorre eseguire una. vasta iridectomia, e tentare di estrarre la lente, fissandola con un ago da. cataratta. Quest' ultimo tentativo però, riesce


40

ST UDIO SC IENTlFICO -PRA TI CO

quas1 sempre infruttuoso ed è accompagnato anche da fuoriuscita di vitreo. Se finalm ente la lente rimane indifferente nel vitreo, senza provocare altro disturbo che Je gra.ve i permetropia da afachia, conviene allora rimediare solo alla sua assenza con opportune lenti, poichè è possibile it suo riassorbimen to, soprattutto nei giovani. La lente lussata mig ran te è nn reperto molto raro, e si avvera quando per una midriasi paralitica la lente può, con i movimenti della testa, passare liberamente al davanti o al di dietro dello sfintere pupillare. In questo caso, è bene eseguire sempre l'estrazione della lente e compensarne posuìa la mancanzt~, con ad atte lenti positive. La lente può fina lmente lnssarsi sotto la congiuntiva 1 ma di questo fatto abbiamo già parlato, t rat.ta.nclo delle ferite sclerali.

LESIONI THAUMATICRE DE L VITREO.

Il vitreo può subire delle alterazioni i11 seguito a contusione del bulbo, ed a sua volta può presentare corpi estranei, ed essere ferito. In seguito a contusione del bulbo, possiamo aver e l' infiammazione del vitreo o ia lite, che si manifesta sotto l'aspetto di un in torbidamento più o meno grave. diffuso o circoscritto del vitreo stesso. Quando incomincia 1' in torbidamento, 51 fondo oculare si presen ta come d' una tinta più carica : i dettagli non hanno m~rgini ben netti, e pare quasi di vedere il fondo a ttraverso un velo. Quando invece gli intorbidamenti sono circoscritti, potremo rilevare come delle masse di colorito grigiastro, ovvero piccoli cor pi rotondi, o anche dei filamentì : Je une e gli altri moventisi con i movimenti del capo. P er osser vare hene gli accennati sintomi è necessario illuminare il fondo con luce debole P.d invitare l'ammalato a muovere l'occhio in tutte le direzioni: allo r~ durante l'osservazione, vedremo questi corpi muoversi con i movimenti dell'occhio. Riusciranno .ancora più distinti, se si ponà òietro a llo specc hietto oftalmoscopico una lente positiva che ing randisca l'immagine loro. Subbiettivamente l' ammalato accusa vista obnubilata e mosche volanti. Quest i sintomi della ialite sono più accentuati, quando la contu· sione è caduta nel segmento anteriore dell'occhio. Essi sono la espressione di essudati che invadono il vitreo: dal loro coagularsi si originano i corpi mobili, i filam enti, le masse n otanti. Quando l'infiammazione


SUI TRAUMATIS\II·OCOJ,A Rl

41

del vitreo si protrae a lungo, si ha il ra-mmollimento di esso, caratterizzato dalla grande mobilità. dei corpi nuotanti. La cm·a di quest'affezione è fondata sul riposo assoluto dell'occhio, nonchè sull' acceleramento del ricambio mater iale, mediante la som· ministra.zione dei preparati iodici internamente e le iniezioni sotto congiuntiva.li di cloruro di sodio al 3 p. 100. Giovano anche le instillazioni di pilocarpina. Un'altra alterazione che possiamo riscontrare nel vitreo, in seguito a contusione del bulbo, è l'emorragia. In ques~i casi avvengono delle rotture dei vasi retinici o coroideali, ed il sangue si versa. nel vitreo. All'esame oft.almoscopico quest'alterazione si manifesta sotto forma

di masse nerastre, con 'riflessi talvolta rossastrì, limitate in genere in corrispondenza del punto dove è avvenuta la lesione vasale. Spesf!O il resto del vitreo, può conservarai ancora trasparente. A favorire il riassorbimento di questo versamen to sang uigno, giovano le iniezioni di cloruro di soùio, e la somm inistrazione dì preparati iodici; però non sono sempre seguite da un confort-.ante risultato.

Corpi estranei uel Yitreo. Tutti i corpi estranei di diversa natura e grandezza già esaminat i, c.ome schegge metalliche, pallini di piombo, framm enti di vetro o di silice, ecc. possono giungere nel vitreo per vie differenti, sia attraverso la. cornea, l'iride e la zonula, lasciando integra la lente, sia attraverso la sclera.. Il corpo estraneo giunto nel vitreo può subire di verse fasi dìpendenti dalla. sua natura., dal suo peso, dalla sua velocità iniziale, dalle conèizi()r.Ì stesse del vitreo. Circa la natura dei corpi estranei è da ricordare che, m entre le schegge ùi ferro e di rame producono irritazione non solo meccanica ma chimica, più intensamente ancora. le prime delle seconde, pare invece dimostrato che le schegge di tutti gli altri metalli e leghe, provochino solo irritazione meccanica. Circa il peso è chiaro che la maggior parte dei corpi estranei, per la loro natura, scendono nelle parti più declivi del vitreo: solo qualcuno può r estare negli strati più alti. Riguardo alla. loro velocità. devesi notare che taluni penetrando dalla. cornea, possono r estare infissi nella membrana uveale, altri attraversarla e fissarsi nella coroide e nella retina: e finalmente qualcuno può attraversare anche la sclera e penetrare nell'orbita..

.


·.i2

STUDIO SCIENT IFICO PRATlOO

Finalmente se le condizioni del vitreo ~on sono normali, anche i casi più favorevoli lasceranno poco da sperare. I sintomi che accompagnano questo genere di lesioni sono svariati. Subbiettivamente l'a.mm.al"to non avverte quasi dolore: la diminuzione del potere visivo varia a seconda della posizione del corpo estraneo, .e delle lesioni che esso ha provocato. Differe nti quindi per po!'lizione ed ampiezza sono gli sco tomi. Obbiettivamente, quando i mezzi diottrici sono ancora trasparenti, e, previa midriasi oculare, noi possiamo riconoscE~re non solo la posizione, ma anche la via che il corpo estraneo ha seguito attraverso il vitreo; difatti essa si rileva come un cordoncino scuro che segna il tragitto P-ercorso. Se il corpo estraneo è giunto sulle membrane profonde, potremo rilevare delle emorragie coroideali o retiniche: se è sospeso nel vitreo, notasi una zona di opacame!lto intorno ad esso. Le schegge met.alliche appaiono talvolta splendenti. L'esame del campo visivo, la esatta determinazione degli scotomi, c'indicheranno quasi sempre la sede del corpo est raneo. Se non è possibile l'esame endoculare, allora la diagnosi di sede diventa molto problemli.tica. I n questo caso ci potra aiutare l'anamn•>si, la direzione della ferita perforante e la ricerca del modo col quale è avvenuta la perdita della vista, cioè se d'un tratto 0 gradatamente. La diagnosi della natura del corpo è d i grande necessità: e q u~ndo non risulti dall'anamnesi, potremo stabilirla col sideroscopio di Asmus, con i raggi Rontgen, e finalmente con la calamita di Haab. Poichè ae si trattera di un frammento metallico, sotto l'azione della calamita, subira degli spostamenti che provocheranno dolore. Però non bisogna dimenticare che se il corpo estraneo si è già incapsulato, difficilmente sarà piu spostato dalla calamita, e mancherà quindi il sintoma dolore. La p1·ognosi quindi varia a seconda della natura e delle complicazioni: essa è sfavorevole addirittura, se non sì riesce ad estrarre il corpo estraneo, poichè l'incapsulamento di esso è sempre una lontana probabilità. I concetti d irettivi circa la Clt1'a sono i seguenti . Tentare tutti i mezzi per eseguire l'estrazione del corpo estraneo, cercando di ri11pet· ta.re il più che sia possibile i tessuti adiacenti al corpo estraneo. Una lunga aspettativa è da bandìrsi, poichè, se il corpo estraneo si r icopre di densi essudati, riuscirà molto difficile spostarlo. Unica eccezio11e sì può fare nei casi di pallini da caccia penetrati nel bulbo: se non si riesce ad estrarli subito, si deve soprasseàere a qualsiasi atto operativo radicale, po.ichè spessissimo sia per la loro nat ura, sia perchè sono


SUI TRA.UMATISMI OOULARI

43

asettici nel momento della loro penetrazione, possono rimanere indefinitamente nel bulbo e ricoprirsi di un essuduto, che li incista. I migliori risultati per l'estrazione si otterranno dall'uso della calamita di H irschberg, e meglio ancora, dall.a calamita. gigante di Haab. Però anche i risultati ottenuti con questi due potenti mezzi, non sono sempre favorevoli, per le lesioni che i corpi estranei possono produrre nel riuscire dall'occhio. D ovendo adoperare i due accennati mezzi, bisogna ten~r presente che l' apparecchio di Hirschberg si deve usare quando si è sicuri che il corpo estraneo sia vicino alla ferita, o nei casi di schegge che si suppc.ngono molto piccole: la calamita di Haab non può attrarre scheggia di peso inferiore a gr. 0.02: in tutti gli altri casi s1 può usare quest'apparecchio. Tuttavia questi mezzi possono 1-iuscire infruttuosi, quando i corpi estranei sono impigliati nei tessuti profondi, o quando il potere della calamita non arriva a smuoverli. La cura cruenta si compie aprendo la sclera, in corrispondenza del corpo estraneo che viene estratto mediante sottili pinze. Questo metodo si può tentare solo quando si ;:, sicuri della sede, e quando questa è vicina alla superficie. Però nell'aprire la sclera, si va sempre incontro ad un atto operativo arrischiato, e ad esso possono accompagnarsi disgraziati accidenti, quali: fuoriuscita del vitreo, emorragie coroideali e retiniche. L e complicazioni e gli esiti che possono incontrarsi sono : le lesioni iridee del corpo ciliare, il distacco di retina, le emorragie più o meno vaste coroideali e retiniche, l' intorbida.mento permanente del vitreo, la retrazione di esso, la tisi del bulbo, l'oftalmia simpatica, ecc. *

Ferite del vit.reo. Queste possono avvenire quando un corpo feritore giunga sul vitreo, dopo avere attraversato la sclera e le mambrane sottostanti, ovvero i tessuti dell'emisfero anteriore dell'occhio. Tutte queste ferite profonde sono gravissime, poichè ledono sempre tessuti importantissimi. Quando la membrana. uveale è lesa, il vitreo si fa subito procidente attraverso i labbri della ferita. e si presenta come una gocciolina di un umore tra3parente, ma denso e gelatinoso; questi due caratteri della. trasparenza e consistenza~ non possono farlo confondere con altra sostanza. L a procidenza di esso è spesso accompagnata con quella di altri tessuti.


44

STUDIO SCIENTIFICO-PRATICO

Quando avvengono ferite gravi e profonde dellimbus, corpo çiliare e vitreo, questo può spingersi fino al davanti e riempire la camera anteriore. La cu1·a in questi casi, sarà la seguente: si recide prontamente la parte procidente e si dà qualche punto di sutura sulla ferita; se ciò non è possibile, è necessario chiudere immediatamente 1e palpeb:te, e praticare un bendaggio leggermente compressivo. Nei giorni successivi, quando le condizioni del bulbo saranno migliorate, si esciderà il vitreo ancora procidente. La comparsa del vitreo sui bordi della. ferita, e la fuoruscita di esso, se in quantità limi tatissima può ·non portare spiacevoli conseguenze; ma se è in g ran quantità, sarà seguita da distacco di retina, da emorragie retinicbe o da altre lesioni. Queste complicazioni sono sempre molto gravi, soprattutto in un occhio, p recedentemente non sano; difatti la fuoriuscita del vitreo in gran quantità può dipendere dalla fluidificazione di esso già preesistente, per antiche alterazioni delle membrane profonde e quindi allora l'occhio traumatizzato si troverà ancora in peggiori condizioni. Tutti questi dati aggravano la prognosi delle ferite. del vitreo, d i per sè stessa, sempre riservatissima. Gli esiti di queste lesioni, oltre quelli dipendenti dalle accennate complicazioni, sono: la. Tetrazione del vitreo, la ialite p lastica, o presenza di essudati organizzati nel vitreo, la tisi del bulbo, ecc. Fra le alterazioni anatomo-patologiche del vitreo, credo opportuno riportart~ un caso molto interessante di una grossa scheggia di capsula penetrata in un bulbo, e non estratta. L'individuo entrò in clinica con l'occhio traumatizzato in tisi, e Co!On fenomeni di oftalmia. simpatièa nell'occhio sano; quindi si procedè all'enucleazione del bulbo tisico. La grossa scheggia, come vedesi nella figura 40& era. penetrata attraverso il limbus nel vitreo, ed occupava tutto lo spazio nero segnato dalla lettera A. Intorno al corpo estraneo esisteva un coagulo emorragico misto ad accumuli di globuli bianchi, come è riprodot.to dalla figura 4la. LESIONI TRAUMATICHE . DELLA RI::TJNA.

Credo si possa affermare che le contusioni del bulbo provocano sulla delicatissima membrana retinica una quantità e varietà di alterazioni, superiori a tutte quelle che si possono riscontrare nelle altre membrane del bulbo; questo fatto certamente dipende, sia. dalla fìnis-


SUl TRAUM.A.TISMI OCULARI

45

sima costituzione anatomica della. retina, sia dalla sua importante funzione. Le alterazioni che si riscontrano sulla retina in seguito a contusione del bulbo sono: la C()1nmozione retinica, detta anche malattia di Berl~, alterazio·ni della macula, emorragie retiniche, 1·ottura della 1·etina, distacco di retina. Col nome di commozione 1·etinica si volle indicare uno spostamento molecolare degli elementi senzienti la luce, con riduzione de potere visivo, e non accompagnatq da alterazioni anatomiche rilevabili coll'esame endoculare. Questo concetto fu -però abbandonato, dopo gli accurati studi sperimentali e clinici che Berlin fece sull'argomento. Questo autore ritiene che in seguito a contusione del bulbo, avvenga una riduzione del potere visivo ed un restringimento del campo, e che questi disturbi funzionali sono provocati da. un'alterazione organica., sebbene lieve e transitoria, del nervo ottico e della retina; quindi le alterazioni sono più frequentemente limitate al polo posteriore dell'occhio, ma. talvolta anche, in corrispondenza del punto dove i l trauma ha agito, e tal' altra alla parte opposta. Secondo il Berli n, l'alterazione si manifesta specialmente intorno alla pa.pilla, sotto l'aspetto di un alone grigiastro, dovuto ad edema 1·etinico. Talvolta insieme all'alone, vedonsi dei tratti scolorati pallidi ; tal' altra. tutta la retina si presenta sotto un'aspetto lattiginoso; alterazioni dipendenti sempre da lieve edema retinico. Secondo il Berlin le lesioni descritte del nervo ottico e della retina, sono sempre lievi, e difatti esse, scompaiono in breve tempo. Il decor8o di questa lesione è quasi semprre breve e benigno, poichè 1'intorbidamento che si r ileva subito dopo il trauma, scompare a poco a poco lasciando trasparire normali tutti gli elementi del fondo. Se però ad essa si accompagnano altre possibili aHerazioni traumatiche, sia riguardanti il nervo ottico, sia le altre membrane profonde dell'occhio, allora si manifesteranno altri fatti che certamente variera.nno il decorso e la prognosi favorevole. La. cura si ridurrà. ad un riposo assoluto dell'occhio in luce modersta, al bendaggio, alla somministrazione di ioduro internamente. Le alte1'azioni che può subire tutta la regione della macuta lutea, in seguito a contusione · de~ bulbo, sono state studiate in ispecial modo anche dall' Haa.b. Questi avrebbe riscontrato nelle contusioni bulbari, alcune alterazioni del tessuto maculare e perimaculare, con un quadro sintomatico che ha preso il nome di malattia di ;Haab. Egli ha constatato che, subito dopo il trauma, compttre nella zona della macula una piccola macchia. rossastra, con punteggiature finis-


46

STUDIO SOl ENTJFICO·PRATJOO

sime. P iù tardi si presentano dei piccoli ammassi di pigmento scuro, che vanno a poco schiarendosi; e finalmente, dopo due o tre mesi, notasi una colorazione grigiastra diffusa, la quale, dopo qualche anno, può addirittura assumere aspetto biancastro. La malattia di Haab è seguita, in genere, da alterazioni gravi del potere visivo. Le alterazioni descritte dall' Haab, non ~;ono faoiii a rileYar si, perchè i mezzi diott.rici sono intorb!dati, per le alterazioni subite dalle altre membrane del bulbo. La cu1·a da tentare in questi casi, sarebbe quella stessa della commozione retinica.

Emorragio retiniche. Le emorragie negli strati retinici seguono frequentemente alle contusioni del bulbo. E sse possono essere periferiche o centrali, limitat.issime o ampie, assumendo cosi le forme più varie. I sintomi snbbieltivi che accompagnano queste lesioni souo vari: il potere visivo è altHat.o di\ersamente secondo la sede, e l' esten sione dell'emorragia; quindi si rilevano, secondo i casi, scotomi centrali e periferici piì.1 o meno ampi ed irregobwi ; però l'alterazione della vista avviene sempre istantaneamente. L'ammalato spesso ha la visione deformata dagli oggetti (metamorfopsia); ovvero vede metà degli oggetti; finalmente può per~epire nel campo visivo, delle chiazze o semicerchi ·od anelli di colori svariati·, ma. prevalentemente rossi. Il senso luminoso è molto r idott,o. Fra i sintomi obbiettivi nota;;i la pupilla con reazione tarda, talvolta deforme: nel fondo si rilevano focolai emorragici di grandezza differente da una piccola chiazzettina, fino a zone con ampiezza uguu.le a qualche diametro papi ilare, sempre a contorni irregolari ; molto spesso emorragie a forma di strie ~uungate. e cio perchè i versamenti si effettuano, a prevalenza, lungo il decorso delle fibre nervose della retina. Il colorito delle chiazze emorragiche varia: le più recenti si presentano di color r osso-scuro; le meno recenti appaiono rosso-chiare-, se è cominciato l'assorbimento; le antiche sono sempre di colore rosso-scuro. Quando le zone emorragiche si riassorbono, re-sidttano delle chiazze bianche; se :-~i ha la fortuna di segnire q uesto processo, si osserva che il riasso rbimento parte dal centro, e va verso la periferia della chiazza emorrag1ca. 'l'alvolt.a vicino alle chiazze emorragiche si notano delle zone irregolari biancastre, che sono la espressione della degenerazione degli elementi retini ci.


SUI TRAUMATISMI OCULARI

47

L'esame di qu este lesioni è assolutamente necessario pratioarlo sia ad immagine rovescia, per la veduta d'insieme i sia ad immagine diritta, per avere l'esatta cognizione di tutti i dettagli accennati. L 'esame 1stologico delle emorragie è molto interessante, poichè corrisponde perfettamente ai sintomi obbiettivi rilevati coll'ofta.lmoscopio. Nella fig. 42\ che ap'partiene anch'essa ad nn bul bo ferito, si nota una vasta e morragia che parte dagli strati superficiali della retina distaccata, e si diffonde tutta quanta nel vitreo. La fig. 43" è presa da un bulbo ferito, nel quale erav i distacco di ret.ina. Anche qui vi è emor· ragia negli strat.i superficiali, ma molto più limitata che nell'altra. Il deco·rso di queste lesioni è vario a seconda della loro estensione e delle com pli0azioni. N e i casi fortunati si riassorbono anche senza lasciar tracce, ma sempre con molta lentezza, i mpiegando anche dei mesi. Allora. incominciano ad assumere dapprima un colore bianchiccio, poi pigmentato, fino a scom parire. I n genere però l~sciano sempre dei reliquati. La p1·ogno.n quindi è molto riservata, La Clt?·a generalmente da seguire, in questi casi, è il riposo assoluto dell'occhio, le compresse fredde in primo tempo, qualche purgante, iniezioni sotto-congiuntivali di solfato di sodio al 4 ·; . , ioduro internamente. Gli esiti infausti di q n este emorragie sono svariati, e propriamente: atrofia dell'iride e retrazione di essa, con aumento delle camera anteriore; atrofia della retina, quando il focolaio emorragico si organizza originando un tesssuto connettivale pigmentato; scotomi dipend enti da] disfacimento del tessuto retinico i e finalmente cicli te ed atrofia del bulbo.

Rottura della retina. Questa è una delle più rare alterazioni a verificarsi. P erò può anch'essa. susseguire ad un trauma. All'esame o{talrnosC()pico. rilevasi una interruzione irrego lart~ molto limitata del tes:'luto retinico: il fondo della chiazza di lacerazione è biancastro; sui bordi si osser va un accumulo di p igmento, e qualche piccolo fo colaio emorragico. I vasi retin1ci sono interrotti in corrispouden za della lacerazione, ma tal volta possono anche per~istere. I sintomi 8ubbiettivi sono : scotomi vari, ed immediata diminuzione dell'acutezza visiva, subito dopo il trauma. N o n esiste una cura d iretta e sicura d i q uesta lesione : giova il riposo a letto, le applicazioni di compr esse fredde, il bendaggio lie,emente compressivo, e le &.!tre norme dla te per l'emorragia.


48

STUDIO SCIENTIFICO-PRATICO

Si può qualche volta constatare il ripristinarsi della. vlSione, m&· in genere, subito dopo la rottura, avviene una retra.zìone del tessuto lacerato, con consecutiva. alterazione degli elementi retinici, ed abolizione assoluta della funzione di quella zona..

Distacco traumatico della retina. Quest'alterazione può seguire ad un trauma sul bulbo; qualunque siano le . condizioni di questo. Essa si osser va abbastanza frequentemente, e sopratutto in quegli occhi nei quali coesistano condizioni anormali del vitreo. Difatti: siccome la retina è soltanto addossata alla. coroide, tranne che in corrispondenza. della papilla e dell'o·r a sermta, dove è connessa al tessuto coroideale, così il vitreo, in condizioni normali concorre a mantenerla nella sua giusta posizione; quando però esso comincia a fluidificarsi, non esercita più la normale pressione sulla retina, la quale, in queste condizioni, è dispostissima a staccarsi, sotto l'azione di un trauma che scuota fortemente il bulbo. Il distacco retinico pn.ò presentarsi in q ualnnque punto del bulbo e al disotto di esso, vi è sem-pre una formazione, più o meno abbondante di essudato sieroso. Il ..,;intoma subhiettivo caratteristico di questa lesione, è la vasta limitazione del campo visivo, corrispondente alla zona distaccata. Nei piccoli distacchi, si ha la visione alterata degli,oggetti: quando il distacco aumenta vi è soltanto la visione di una parte deg1i oggetti. Obbiettù:amente è facile .r iconoscere un ampio distacco retinico, poichè, all'esame oftalmoscopico, si rileva una zona di color grigiastro, ondulata, talvolta oscillante con i movimenti dell'osservato. Si riconosce che questa zona occupa un piano differente dal restante della retina., poichè mentre sono visibili i dettagli della parte sana, non lo sono qnelli della zona distaccata, e per vederli è necessario cambiare foco. I vasi che decorrono al di sopra del distacco, non hanno più il loro · decorso normale, ma dovendo seguire le in eguaglianze di superficie, cioè gli avvallamenti o le sollevazioni della retina distaccata, si presentano conto·rti, appaiono come interrotti e più scuri del normale. Quando però il distacco emolto limitato ed è scarso l'essudato sottoretinico, allora, coll'esame endoculare, si percepiscono delle strisce biancastre, che rappresentano le pliche retiniche. Auche in questa osservazione è necessario praticare oltre l'esame ad immagine rovescia, quello ad immagine diritta, tanto ne cess;~rio nei casi dubbiosi.


T .ATOLA F ig. 3:!•.

x.

-)

-E -F

• Ft1'ila dt•l linti.Hrf t•On dit.•isimat• dr•l cì'Ì.'llull•uO.

Cristallin o se( OIIdar·io ot·iginato in seguito a

L:l (orltA ., caduta n~ll'inserzicme cil~:1re <lt•ll'n·ide, lo:• •li-

(cl'ila penell·antc.

lluccu 1.n ~ompltlnm•nte l'irnl~ d n l coq•n rlliarc• c•l ha dl\,~0 Il cristnllino in uue (J:l.rll. A- c.:Oru-:t

A· 1:·: la porzione d el cl'islallino B de lla llgurn precedente •:sam ioata a for ttS in ;J; raoc.luncuto. I,J"csenla avanz:ato t•roccs~o di mcuoltr.~ à~ionu.

B· E-sudato fibrinoso occupnnlu •tllll'>i tulln In r;une.ra !In lc:r•oru.

C· Tr~de

li -l..eutu circondala in ullo tlalla c .•psula :>u le rlot'c l'foll.•

., ! tl'ghelllll.a

K. Grl$t.'\llloo secondario •lucca lo dalla l•·nto• Il, F- 'l'ttUuto dculriziole ch1> s••jmra i duo cro't"lh. '"""'t.i· _ __,l_'lride d;tl COT(JO ciliar~.

Fig. ~9'.

·C A-

-D

Se; iOII c O}JJlOI'Itn cn lt• 'td tm ~ull>o al>·oJi-'o per srh ,·fJ!Jil• mt'lalli,·a ptnetralaci. A· Zona occupata da uo grosso framrne o to di cnps•1la, la

quale non era stata -.~slratta , e d ura rlimasla circondata da un coagulo emorragico unito ad nccumoli Oi globuli bianchi, riprodotti nella li g nra s ullcessi va . La retina ai \' ed e dis taccato. e con \'arie l'ieghe ltalure, spitl ta cont1'o il corpo cstrauoo. T"'ad rta tCitulr me (li va.!la ,,.,.;l'-' ,~,h'JI'·aftt.

4

f~r•la

(>t:nelrant.., i· giunta tino 111la l,mtu.

A- CQrnea.•

B- Ca('"" la d.,l cri•lallino dalla 11nale le ""'"''' •ono •tale

sc~ccin.t.et nuwtru t•s·u.ca t'• rima-eta r:, ~j.!tHUitrtlata !-itl ~~· Al.t:"'qtl.

r. t.·t·it" a tnUn •p••-.ore.

·li:\'<S<'! cri•l•dlmicho dulia lente rorll;t. inlillral" ,. ,.,,,. 1\lb<! rrll ~:;•UÙ:IIi cd IIICIOrrugn•,


j'

J

Jr

•

f

•

•

t

•

•

•

..

l


T à YOLA .Xl. l .. ig. 42•

Flg 41•.

-B

-c D-

V<1&iO COQf!';l() {'Yit()>'ragiro con QC('ft.moli di o'o·n,~li IJiatlch i Hi-"~nh nt!l t:lll't•O di t.tn~ bul'Jo att·otir.:o per !ch~!I!Jia •t•atu..-a penetr'«l(lt'Ì.

Que.to Milll:ulo è qu.,Jio di cui parlasi nella fi:;tura preced'!nte, o.ss.t:r\'.4lO perù a forlt: ingl'andimento.

E,no,-ragia $07wa ,·ethtirYI tliffrtsa nd "Oitt'tJO et• uu but'>O (•rito. A 13 - 1-ooe rlt emorragia ùeg li strati s uperficiali della retina ct.u si espantfono n~l vitreo. C D- Pliche di reti nn distaccata dalla coroide e spint~ V•·r~o il vitreo: dagli strati superfi ciali di e~sa parte l"o ·

morragia..

Fig. 43•.

Fig. 441 •

E,norr-ag;a sopt·a·•·cliìtic;2.

1~'$$-ttdato t·rt,·o·""''tl in i co a pt·evalt:tL.:a steJ·<MO. sot:rappo:JlCJ ad al'runi f'IOlti di $/<1$i I'Or' OHll'Uld

A B<OOrr.1giA vi't~ a fori~ Ingrandimento B • Strati della relin~. C • Spuio sott.o-r~lil1ico )asci11t.o vuoto dal di•lac ~:o

,\ • Re tina distaccata e suoi strati. U- Sp:.u~io lasdato lilauro dal distacco e solo ~n parte. ripi~no di essud~lo a yre.v alenza si(~roso con wigraz1~11 t.t di corpuscoh t.,anclu. l. c~sudnto ol son~pposto speco~l· 111enl• dove vi è nH>~~ioru sta•i coroideule. c . Coroid<> con rorl(> sta•i nello stn>to J>rorontlo di ~ros ~l v nsi.

p- Sclel':t.


\J

j


T .A \OLA XII.

-D

A-

8--

f;u.,J.u~ 1i1roso cl~<• YÌ•••npie tutto lo sp~zio l•sr.iato

da un li>nitalD di;tacco d i reli,.l.

lib•ro

A- KtiiDa solle••ata. J<:ua presenta la p:ortirolarilio che ~li arlieo llmteroi do l coni t t.astoneani (penultimo str~to rtrso la coroide, so oo in disfacimeo lo. (;.Coroide accollata ali:> sclern con Mcentuatn St4SI •·eno~n ••Ilo alralo doi grossi e medi vasi. t - t.:l<ra. Il- ~:4111d.>to "'"rO"> cio e riempie lo sp:uio lasei:>to dalla ••tu>a dis lacca t a.

Vasto di$tflcco di r11ina ed o.trO{ioJ di eu11 e dtlla coroid• in u>l b11lb0 (•rito. A - Retina con i suoi s trati atrofici.

B - Spnzio laMciato liLcro dal distacco. C - Coroide atrofica. D- S clera.

Fig. Jtì•.

T'roli(era:ione àfpli tl""'"t' r ' linlci •• "" t!"at •o di retina distaccata in bul~o (1rito.

Fig. -13•.

Enorme 1li/Jta:io•u dà rasi r1liniri.

\ - }luu di abbondanti! prolifer:uione.

L- l'hdle (li retina di~l:>ccala e spinta vcr;o il c•nlro del bolbo O:r.gh strati di quosta so è origmata In Jll'olifu r~!oqc.

Qui gli strati relinici lf·•lle llhN n• tNie o cfollt! cellule j:anglic.nari (pe nultimo o tcrxuHimo strato vcr~o il •·l· treoJ so11o nlrollci. A ll- V Mi snnt:uignl rhft formnno n nn rete importnnto n<•Ilo strato dello rlhre oaervose e elle hanno s ultlta una cnnrmc ditnt:u:lou•!,

C - :,Otrati a·ulinici ph'a po·oronui ,.,.,·so la coroiu111 buu _crnl· s~ry~'ti·


)

~..r ··

....,


T .\,OLA Ptg . m•

XIII.

Fi g 50'.

-A

-8

Vasi retinici iltfì/tral i

-.allt0(14 dt,li 11rotl i ntern i dtf/4 re/IliO

i11

bttl1•o (<~·ito.

nervose 'e dette cellu le gangliooari, atrodci. 8- ,._ reuoi::o rortemente inftll rato. C- Strati e•terot dell~ retina ' 'eri!O la coroiùo, iu: ntcuni puoll l.en conser\'ati, in altri atrofie;.

Pi,cJw d; ,.elina fl istaccJia e flll'lala (i•• pnuo la hnt•, in u>l"'bUI~o (•rito.

A - Strah !lette fibre

,, - Lente ~ri•taltinn. 13- Teuu to liltro~o neo-rormnto c he r mnisce la retina distacc:.ta alt~ pnrt~ poster~Or6 delta lente. c D - P liche di retina distaccata o spinta in ava nti contr.> la lente. Fig. 52a.

_A

cD-

B I'N,mcot.t •·•liHi<o in "" lml~Q otrofiro 11•r (•rito.

.l l't6•nc..lo retinico nel quale sooo ancor:- vi<ibill una l >Ilo degli 8fmli rctinici. Tu Ila \a r tl tma d • 'JIICs to ~utbo ttt •• pute atrofoe3. In parte d istnceat a ,. 'l'•esto l'e, ....to rim2ne\'a isohto :ulorento al oerçt> ollko. t;. ~trro ollieo.

s~~.~,; Vt'nn.ta n e&: T'll&i rt; t·rUtl "l ·c~;,,accata i n tl fl bul~o

con (ramlolfll iO m• tolll•co 1\t'll'inte>·n o.

A- -v :\sta emor rn p;ia nel vil•·co. n c - \ ' !\qt \"(•no~i dell!l re h· esistcnto in f'"f"trispnn•f~n;;a dello

~lr:lto

d ... ll<, fihre ner,·o!\8. l \':t:o..i

pre~t·n tam~

enorme sta~i: ~ii Alra Li inkrnl chu r,.ircondauo la rtHo vnsale aono aLroll~i. D. SLrati ester ni abùastanza ben con•erTa ti.


,

-. _..

..

jl

,

........-., ~.-~

,~,

: .-~

~"


SUI TRAOliATJSMl OCU!•A IU

49

Lo studio istologico dei distacchi, riesce sempre di grande interesse scientifico .e pratico, sia per le varietà che questa alterazione può assumere, sia perchè spiega e ci rende persuasi di tutte le norme e considerazioni riguardanti la prognosi, li:t. cura e l'esito di queste lesioni. Nella fig. 44" è riprodotto un distacco retinico in un bulbo ferito; un essudato a prevalenza sieroso, riempie solo in parte lo spazio lasciato libero dalla ret ina distaccata. L'essudato corrisponde ai punti nei quali vi è stasi della coroide, la quale in questo tratto è distaccata dalla sclera. La fig. 45" appartiene allo stesso bulbo, però qui l'essudato riempie tutto lo spazio lasciato libero dalla retina; la stasi coroideale si potrebbe dire meno accentuata; la coroide è accollata alla sclera, e presenta infine la particolarità che gli articoli interni dei coni e bastoncini, sono in disfacimento. Più interessante ancora. è l'alterazione riprodotta nella fig. 46~. E ssa appartiene ad un bulbo ferito, e presenta vasto distacco di retina, accompagnato da avanzata atrofia della retina e della coroide. La fig. 47• riproduce un tratto di retina distaccata, di un bulbo ferito; essa con abbondanti ripiegature è spinta verso il segmento &nteriore del bulbo e gli elementi retinici dii essa, presentano un'abl,ondante proliferazione. Dne altre interessanti varietà di alterazioni istologiche, riguardanti i vasi della retina, sono riprodotte nelle fig. 48ft e 49". NellR. fig. 48• si osserva una. enorme dilatazione dei vasi retinici, con atrofia degli strati limitrofi, cioè dello strato delle fibre nervose e delle cellule gla.nglionari. Nella. fig. 49" poi si riconosce un'accentuata infiltrazione dei vasi retinici, con atrofia degli strati interni della retina. Il deco1·so del distacco retinico è quasi sempre fatale, per la visione. In genere, quando in un occhio è cominciato questo processo, quasi mai si ba la fortuna di arrestarlo: a poco a poco la retina si distacca. tutta e con mille pieghettature si raccoglie nel segmento anteriore del bulbo. La fig. oo• riproduce, con molta chiarezza, questa interessante alterazione. I n essa. rileva.si come la retina. distaccata sia stata. spinta fino ad essere addossata contro la parte posteriore del cristallino, a l quale è aderente, per mezzo di un tessuto fibroso neoformato, molto

evidente. La fig. 51", è stata presa anch'essa da un bulbo ferito. In r:tnesto la retina era in parte atrofica, in parte distaccata. Però in corrispondenza del nervo ottico notavasi la particola1·ità di tlll pcdnncolo r etinico atrofico, rimasto attaccato al nervo ottico. 4 -

Git>rna le medico.


50

STUDIO SCII':NTIFICO-PRATICO

Ritornando a.l decorso del distacco, giova ·notare che vi sono dei periodi nei quali il processo fa s0sta., e talvolta auc.he si nota un limitato riaccollarriento della retina. In questi casi, come ha notato il Praum, sì ossetva la comparsa dì strie bianchicce sulla ret ina, in corrispondenza delle alterazioni preesisteuti. Queste strie, secondo il prefato autore, rappresenterebbero nastri di tessuto connettivo, originatosì dal riassorbìrsi od inspessìrsi dell'essudato sieroso e siero-fibrinoso, fra retina e coroide. Questi nastri servirebbero a tener riuniti q uest.i due tessuti. Dal suesposto emerge che la p1·ognosi sarà, quasi sempre, infausta. Si sono tentatA molteplici cm·e di quest'affezione; ma purtroppo, <:on risultati poco confortanti. In ogni modo, è necessario tentare sempre il riposo assoluto nEil letto, in posizione supina, e la sommiuistrazione dei diaforetici, (salicilato, pilocarpina) per favorire il riassorbimento <.lell'essmlato; nonchè q uelna dei preparati i od ici, per riattivare il ricambio materiale. :Può riuscire anche utile la somministrazione di purganti. Si può JJraticare qualche sottrazione sanguigna, sia con le comuni sanguisughe, sia con la mignat t,a a.rtificiale di Huerteloup. P ossono gio\'are le prolungate frizioni mercuriali snlla fronte. Sono da raccoma11darsi fina lmente le iniezioni sottocongiuntivali di cloruro di sodio le quali nella Clinica di Torino sono praticate su vasta scala con discreti risultati. Nella stessa Clinica, sì è t entata anche spesse volte la cura, mediante l'eleti.rolisi, con i metodi Scholer ed .d badie, ma i r isu ltat.i non sono stat i se m pre confor tan ti. Altri, come De W ecker, Grese, Bowmanu, tentarono la cura chirurgica, cercando di estrarre attraverso il vitreo l'ess udato sottoretinico; ma purtroppo, i risultati non sempre f urono mig1iori. Si può anche eseguire la sclerotomia posteriore, cioè incidere sclerotica e cor oide con un coltellino di De Graefe nella regione equatol'iale, e poi, dare un punto di sutura, o semplicemente eseguire un bendaggio compressivo: però anche questa manovra non è seguita da confortanti risultat.i. Sono state anche tentate da Schi)Jer, le iniezioni di tintura di iodio fra retina e coroide, nonchè da Weber, le iniezioni di cloruro di sodìo nel vitreo, sempre col solito esito. Forse fra tutti i metodi sono da preferire le iniezioni sottocougiuutivali di cloruro dì sodio al 3 "( 0 • L'esito finale di questa alterazione è, purtroppo, quasi sempre la cecità.


SUI TRAUMATIS.MI OCULARI

61

Corpi estranei nella retina. Circa la natura. e la forma di essi, vale ciò che s1 è detto per gli altri tessuti. Circa il loro meccanismo d'azione, devesi osservare che essi possono giungere sulla retina sia attraverso i tessuti del segment.o anteriore dell'occhio, sia. attraversando la sclerotica. e la coroide, e qualche nlta anche, previa. lesione palpebra.le. Però bisogna riconoscere che sono fatti molto rari. Naturalmente non si può ammettere che un corpo estraneo possa rimanere in fisso solo sulla. retina: la estrema sottigliezza di questo tessuto non permetterebbe questa evenienza: quindi i corpi estranei della retina sono sempre· appoggiati sulìa coroide o sul vitreo. • Qualche rara. volta può avvenire che un corpo estraneo si localizzi alla. regione della. pa.pilla o della macula. La d-iagnosi di egsi può farsi dall'anamnesi, dai sintomi snbbiettivi, dai r isultati ottenuti col sideroscopio di Asmus e talvolta anche con l 'esame oftalmoscopico, quando i mezzi diottrici sono limpidi e trasparenti : quest'ultima condizione è anzi indispensabile per fare la diagnosi di sede. Snbbiettivame1ite si osservano gli stessi sint,omi che accompagnano i limitati focolai emorragici della retina. Soltanto è da notare ohe i disturbi saranno meno gravi quando i corpi estranei ledono la regior1e equator iale della retina; gravissimi se hanno lesa la regione macnlare • l o pen po.are. Obbiett-ivam,ente invece, quando i mezzi diottrici sono trasparenti, il eorpo estraneo si. rileva come un piccolo sollevament,o irregolare, circondato da piccoli focolai emorragici e da un alone giallastro, dato dalla reti na infìanuua.ta; se es::;o è metallico, tal volta si presenta anche lievemente luccicante. Se però il corpo estraneo è già da qualche tempo tJulla retina, allora apparisce ricoperto di nn essudato giallastro, con piccole chiazze. irregolari di degenerazione del tessuto retinico circostante. Se è stata. lesa la regione maculare, essa assume un aspetto grigio giallastro punteggiato. Il decorso di questa lesione, varia per moltepìici condizioni. Può, nei casi più fortunati, avvenire l'incistamento del corpo estraneo, provocando solo uno scotoma più o m<:~no ampio. Ma talvolta all'incista.mento puo seguire un distacco di retina, per lo stir~tmento che questa membrana subisce.


52

STUDIO sCIENTIFICO-PRA.TlCO

Inoltre la natura del corpo estraneo influisce, come abbiam gu• detto altrove, sulPandamento della lesione, poichè le schegge di fen-oe d i rame, determinano una reazione infìammatoria intensa per la loroazione chimica. Se :finalmente il corpo estraneo è asettico, può lasciare adito a q ualche spera,nza per un esito fortunato; m entre non. si potrà ma.i scongiurare la panoftalmite, se il corpo estraneo ha trasportato germi infettivi nel bulbo. Fra i casi di penetrazione di corpi estranei nella retina ho creduto. opportuno riportare una delle possibili alterazioni. Trattasi di un bulbo. nel quale era penetrato un corpo estraneo, fissatosi in "gran parte sulla: r etina, seguito poscia da emorragia nel vitreo ed atrofia del bulbo. In diversi punti della retina di quest'occhio notavasi una forte stasi ve-· nosa. Questa particolarità è riprodotta dalla fìg . 52a. La p1·ogno!Ji quindi, sempre riservata, sarà più o meno aggravata;. dalla natura del corpo estraneo, dalla sua sede e dalle complicazioni;.. dipendenti dai tessuti che ha dovuto t r aversare e ledere, prima di raggiungere la. retina. La norma generale che deve guidar la cura è la seguente: ten tal'" di estrarre al più presto e con i mezzi più adatti il corpo estraneo: si può attendere nella speranza d i un incapsulamento, solo se si èsicuri che i l corpo estraneo sia di piombo e che non v i siano fenomeni reattivi. Riguardo al processo dell'estraz ione, varia a secondo che il corpo· estraneo sia penetrato dalla. scleta o dalla cornea. Nel primo ca.so,. specialmente se la ferita è recente, si p uò, fra le labbra di essa, introdurre uno dei beccucci d ella. calamita di Rirschberg e spesso si ottengono buoni risultati. S e questa manovra è riuscita infruttuosa, ovvero. se il corpo estraneo penet.rando ha seguito la via. della cornea, d evesi subito ricorrere ad una poten te calamita, specialmfnte a q uella. d i, Haab, che sola ci p uò dare la speranza. di estrarlo, o smuoverlo e. riportarlo verso il davanti, in modo che possa essere aggredito direttamente con adatte pinze, previa vasta iridectomia. Da tutto questo risulta chiaro, quanto sia importante stabilire senon con sicurezza, almeno colla maggiore approssimazione, la sede e la natura del corpo estraneo. Se per avventura non si riuscisse in a lcun modo a praticarne l 'estnzione, e se fatalmente sorgessero gravi fenomeni irritativi, o, peggio 1 ancora, sintomi di oftalmia simpatica, è g iocoforza addivenire al piit presto all' enucleazio11e del b ulbo. Gli esiti possono riferirsi alla f nnzione visiva, e alla vitalità d el bul bo. Siccome a corpi estranei, anche estratti, possono seguire, corio-


SUI TRA.UMATISMI OCULARI

53

re tini te circoscritta., distacco di retina, alteraziot?-i degenerati ve della macula, così la funzione visiva risentirà tutte le conseguenze disastrose dipendenti da ques'te malattie. Quando poi non si è avuto la fortuna di -estrarre il corpo estraneo ed esso non si e incistato, si andrà incontro, pur troppo, all'atrofia del bulbo. ·

Ferite della retina. Le ferite da taglio della retina, possono av~emre solo attraverso gl'involucri del bulbo. Se esse avvengono attraverso la sezione anteriore del bulbo, sono accompagnate da tali gravi alterazioni delle membrane attraversate, che non è possibile diagnosticarle con l'esame oftalmoscopico, nè in altro modo, quindi si tratterà di fare una diagnosi di probabilità. Del resto poi sono tali e tante le alterazioni concomitanti in questi casi, che la ferita della retina non aumenta forse, nè diminuisce l' importanza delle altre lesioni. . Può invece avvenire, per peculiari circostanze, che una ferita cada nella. regione equatoriale del bulbo od anche pit\ indietro, che non sia molto ,vasta, e non complicata a gravi· emorragie della coroide e del vitreo. I n questi rari casi, essa, obbiettivamente all'esame oftalmosc:opico, appare come una linea rossa circondata da focolai emorragici, retinici e coroideali. Queste rarissime l~sioni, possono estendersi anche alla papilla o alla macula, ed allora, sempre ammessa la possibilità che il vitreo rimanga trasparente, 1:1Ì rilevano 1acerazioni di questi tessuti, -con focolai emorragici circostanti. . l::htbbiettivamente q n este lesioni presentano gli stessi sintomi àelle emorragie retiniche. Qu~ste ferite, non potendo avvenire da sole, possono essere accompagnate dalle più svariate lesioni della cornea, del corpo ciliare, della coroide, della. lente e del vitreo.

La p1·ogno.';i perciò varia, a seconda la gravità e le complicazioni della ferita.. Lo scopo che dobbiamo prefiggerei nella cw·a di queste lesioni, è duplice: da una parte, con ogni sforzo conservare il bulbo, come si è ~ià accennato, trattando delle ferite del corpo ciliare, della coroide e ~ della sclera: dall'altra, quando questo si fosse ottenuto, riparare alle conseguenze della lesione stes~:~a, q nali: emorragie, essudati, dist<'tcchi, ecc. Prima. di lasciare l'argomento dei traumi della retina, credo opportuno ricordare, che la retina può subire delle a.lterazioui, per nn n.ltro

,


STUDIO SCIE~TJFI CO·PRATICO

genere di trauma: cioè per la luce abbagliaute. Questo fatto p uò av,·enire quando l'occh io si trovi, per caso, esposto alla luce ossidrica, alla. luce di un .arco voltaico, alla luce di magnesio, finalmente quando si sia costretti a dirigere ltmgamente lo sguardo al sole. I 8intomi subbiettivi che accompagnano questa lesione sono : l'abbagliamento della retina : macchie gialle end ottiche persistenti: scotomi varii. L 'esame del fondo fa rilevare come una colorazione bianchiccia, limitatn. specialmente alla regione macular e e alle adiacenze; quasi fosse un'ustione superficiale della retina. Il deco rso di questa alterazione è sempre favorevole, poichè non E>s~ sendovi gravi e profonde alterazioni anatomiche, presto la colorazione del fondo, e la funzione visiva ritornano 11ormali. Basterà solo nn l nn go ripo:;;o dell'occhio, in luce moderata. ( Continua).


55

RIVISTE GENERAL I LA PROFILASSI l)ELLA FEBBRE TIFOIDE.- Rivista sintetica del ma~­ giore medico Dott. Francesco Testi professot·e alla Scuola d'applicazione di sani tà militare. Già in un altro numero di questo giornale si parlò delle idee Jel Koc h sulla pt·ofì lassi del tifo, specitdmente per cio che si riferisce all'infezione spesso cosi diffusa nelle campagne e che ha tanta im portanza riguardo all'i~ierH~ delle tru ppe, qu"Jndo queste per r agioni di campi, manovre o guerTe debbono a llt·aversat•e regioni colpite. Le id ee del Koch furono espresse in una conferenza da lui tenuta il 28 novembre 1902 all'Accademia G1lglielmo e rispecchiarono il s uo modo dì procedere per all:·e epidemie, (specialmente pe.r f! Uelle di colera e di malar·ia) il qua le é basato sulla cllag nosi pr ecoce deg li ind ividui infetti, s ul loro isolamento, su lla pronta rlis infezione dei materiali infettivi. Il Koch a conferma della giu stezza dt questo suo piano di profilass i ver so il tifo, comunicò allora gli ottimi risuJtntt ottenuti in un piccolo p~:~ese che per solito dava un gt·ande con li~e ote di lifo;;.i . Colla diagnosi precoce basata sulla ricerca del bacillo lifìco nelle feci per mezzo dell' isolamento su piastre all'agar di Dric~a l ski e Conradi oppor· tunameute modificato, e gli potè s velare dei casi latenti di infezione tifk a e delle fot•me ambulatorie che s arebbero certamente s fu :rgite alla d i ~tg no si clintca, ne curò l'isolamen to in Apposite baracche fino ali~ completa scomparsa dei bacilli nelle feci, ordinò la completa dis in fezione delle feci s tesse e di tutti i materiali di rifiuto, ed ebbe la soddisfazione n on solo di veder t:>oncat.a in bre ve tempo l'epidemia in corso. ma dt veòere nell'anno seguente lo stesso paese quasi completamente ese nte da tifo me ntrd ne furono assai colpiti quelli eircosla n ti. Il governo tedesco, sempre ossequente alla grande autorità del Koch ecu~Lode vigile della salute pubblica, impiantil a Treviri una stazione di ricer che di relta dal professore Frosch, la ouale e bbe per iscopo di studiare epidemio· logicamen te l'infezione titlca e di ricercare il bacillo d' E berth nelle escr ezioni e nel s angue dell'uomo. A questa istituzione se:rnì la creazione di J2 laboratori, la maggior parte pos ti sotto la dire.z ione di medici militari, denominate .ua; iùni d i ricerche per la profilassi della feuu re iifoide, e stabilite a T revi ri, Saarbruckeo, Metz, Diedenhofen , Hagenau. Kaiserlautern, Landau, Strasburf(o, Cobleoza, Saarlouis, ldar, Neunkirchen. lo quanto alle r icerche riflettenti l'at·mata tedesca, ciascun corpo <l'armata ha un labora torio batteriologico specia le e~ ur.o di ricerche cliniche; il funzionatn ento di questi laboratori per la p rofilassi del tifo venne fatto oggetto di studio per parte del maggio r medico dell'esercito Crancese dç>ltor T alayrach (Archices de médecine et de pharmacie militaires novembre 1903). Come abbiamo dello, il metodo di ricerca u sato dagli autot•i tedeschi per l'isolamento del bacillo tifico e quello basato s ull'impiego dell'agar di Drief!als ki


RIVISTE GE!\ ERALI

e Conradi. Io questi ultimi t empi però si ~ono proposti allr.i metodi, quali ati es. quelli dì Roth, di L orfler, di Lentz. e Tietz, di Endo, i quali hanno incontrato a vicenda il favore dei r·icercatorì, per quanto sembri assegnalo al primo dalla maggior parte Jegli autori, compre so il Neufeld nel suo articolo sul tifo del trattato di Wassermann e K olle, un valore assai grand e. Stante la grande importanza che ha questa ri cerca, riteniamo utile citare sul proposito un accur ato lavoro del maggior·e medico nell'esercito francese dottor' Braun (Anna/es (le rinstitut Pasreur, 25 settembre 1905), il quale fref}Uenlò il laborator io di N eunkirchen e poté cons tatare de oisu il modo di procedere di que:;te impor tanti ri cer che. Nel dello lavol'o sono anche presi in considerazione i metodi suaccennati , per cui la quislione della dia gnosi del bacillo lifico nelle feci o in alli'i materiali infetti come si presenta attualmente, ba ragione di m ostrarsi più vicllla alla soluzione, soluzione che è da augurarsi sia pr·ossima, giacché pochi sono i quesiti batter iologici che abbiano tanl a importanza e nello ste,so tempo che si <:J no cos.i irti di difficolta cume questo. Seguendo l'esposizione che il Brattn fa del modo di pr oce·lerP. del labo r ator io tedesco, diremo dunque che la ri cer ca del bacillo ti fico si fa nelle feci, nell'uri na, nel sHngue, che a queste I'icer che sì fa seguire la sierorlisgnosi di Wid al. Il mezzo nutr itivo, modificato, di Dl'iegalski e Conradi è il seguente: a 2 l i tri tli acqua si aggiungono 10 gr ammi d'estratto Litbig, 20 ~ramllli di nutrosio. 20 grammi di peplone seeco dr \Yille, 80 g t·ammi di a gar in bastoni (Slangenagar ) ; si fa cuocer e per due or e nella pen tola di K oclr; si fil tra, si alcal inizza leggerm ente con soluzione normal e di soda caustica ; si aggiungono 200 grammi di tintura dì l ot·11asol e (mat·ca Ka hl baum) e 30 gramm i di lattosio chimicamente pur o per sciogliere il quale si m elle in un matt·accro Erlenmeyer colla soluzione di tornasol e portando all'ebollizion e per Yenli minu ti ; si ags.riuragono 20 eme. di una soluzwne preparata di fl' esco dì gr. 0,10 di cr i stalvioletlo di H ochst in 100 eme. d'acqua sterili aala; si steriliz za defìnilivamente ripartend o il mezzo nutri tivo cosi pl'epat·slo in piccoli mali'acci da ~50 eme. Al momento di preparare le piaslrt:', si fa liquefare l'ag-ar nella pentola di Koch e si rlpartisce io grandi scatole di Petri nello spessore di 2 millimetri circa; le pia stre sono essiccale per una mezz'ora t~ll'aria l ibera. Per semiuar:e le piastt'e, si versa sulle medesime un a goccia di feci liquide ; se le feci sono dur e, si dilui scono con 2 o 3 volle il loro volume di sol uzione fisiologica. Si stende il matet·ialé con un bastoncmo di vetro curvato ad an golo l'ello. Per ciascun campi one di feci si faun o 4 piastre: ciascuna piastra I'iceve una goccia di mater iale. Ftttla la semi na, si lascia all·aria libe r-a pe1' una m ezz'or-a almeno, poi si po1·ta alla stufa a 3i 0 col coper chiO in basso. Le urine si seminano facendo due piastre per ciascun campione ed usando 4 o 5 goccie per ogni piastra. Il sangue è prelevAto Jal l obulo dell·orecchio e seminato in poche ~occie dopo aver subito una pr epa r azione speciale, di tec nica assai semplice, m a aucot·ll inedrla. Il m edesimo sangue pr ele\·ato dal lobulo dell'orecchio serve per la r eazione di Widal. Tralta si ora di identifica r e le colonie svil uppatesi sulle piastre, e qui viene la parte più diffici le della tecnica, giacche solo un eser cizio molto orolungalo può far r iconoscere in m ezzo alla ricchi ssima fi OL'a baUerl ca le picco le colonte di ti fo che hanno per caeatteri disti ntivi di esser e del diamr tro ùi 1 millimetro trasparen ti cu me goccia di ru gi ada, di color bleu. R i cono~ciuta la colonia, se'

-l


RIVISTE GENERALI

57

ne asporta una particella con un ago di platino finissimo e si sospende in una goccia di siero anlitifìco posta su di un copr iòggetti, siero antitifico di forti ssimo potere agglutinante, provveduto allo stato di polvere secca dall'Istituto per lo studio delle malattie infettive di Berlino, il quale, diluito alla dose di 1 mill1gr ammo in 10 milligrammi di acqua, costituisce il siero normale; quest'ultimo diluito in 100 volte il suo peso d'acqua é utilizzato cosi pe r l'agglutinazione. Questa diagnosi é convalidata dallo studio di alcune reazioni colturali . Basta girare all'insù il copri oggetti e da questo prelevare un'ansati! della ~occia pendente che si semina poi in agar glucosato, in siero di latte al tornasole di Petruschki, e in agar al rosso neutro; la coltur a del bacillo tifìco presenterà a ssenztt di gas, col primo mezzo nutritivo, trasparenza del liquido che diventa roseo col secondo, nessuna modificazione di colorazione del mezzo col terzo, menll.re rispettivamente si avrà pel colibacillo e pel bacillo paralitico formazione di g-as nel primo mezzo nutritivo, intorbidamento e colorazione rosso \•iva pel colibacillo, colore bluastro verso l'otlavo giorno pel paratifo nel secondo mezzo, bella l:luorescenza verde con cambiamenti in giallo pel coliba<:illo, uessuoa modificazione di colorazione pel bacillo parati fico nel terzo mezzo. Il Braun, dopo a vere parlato dei metodi basali sull'agglutinazione del bacillo t1fìco come quell1 di Chantemesse e di Wildeband, i quali hanno l'inconveniente d. agghrtioare nel medesimo tempo tanto il bacillo tiflco che il colibacillo, dopo a1er discusso i r ecenti metodi quali quello di Rolh alla caffeina, quello di U illler c•n a gar al verde malachite, quello di Otto Lentz e Tielz pure con agar al vu·de malachite, quello di Endo con agar- al lattosio e alla fucsina decolorato em solflto di soda, dà la preferenza a quello di Driegalski e Conradi il quale por lo meno costituisce un grande pr·ogresso nella ricerca del bacillo tiflco. Ptr con to nosLI'o dobbiamo con venire che questo mezzo corrisponde abbastanza be-.e alla pratica; siamo però d'accordo col Rraun nel ritenere che i risultati ca-rispondono molto bene quando si tratta di inquinare sperimentalmente le mterie fecali o qualche altro materia la, con bacilli tiflci; anche la coltura .coutenporaoea in piastre del bacillo titìco e del colibacillo ci hanno dato sempr·e su;'agar di Drie~<al ski e Conradi la carattel'istica diffe renza di colore. Nell'orga ismo infetto invece sembra che il bacillo d'Eberth subisca delle modificaziai pa rticolari che ne rendano più difficil·e la ricerca; che questo fatto dipenda, c01e vuole il Rem y, dalla simbiosi col colibacillo o con altri germi, é dt fficile stai lire. ,a conclusione che il Bra un trae dalle sue osservazioni in proposito è che il mtodo di ricerca del ba cillo titìco n~lle feci non è un metodo di diagnosi dell febbre tifoide, ma ha un indirizzo s peciale, che é quello della profilassi d'Il· l' imzione in quanto é bene utilizzabile per la ricer·ca dei casi leggied, dei casifrusti, per· la det.e rminazione del periodo di contagiosità del malato, per· svetre l'esistenza di bacilli tifici in individui sani. In quanto alla diagnosi balteritogica precoce, che è quella che dal lato clinico può interessare, l'A. darebbe la ~ferenza alla ricerca del bacillo nel sangue, aggiungendo anzi che le probabità di successo sono in questo caso infinitamente maggiori . •-\proposito di quest'ultima rice rca, è da ricordarsi che le osser•vazioni recentiendono sempre più a dimostrare la frequenza dell'invasione del germe titicO'lel sangue e l'importanza quindi di questa l'icer·ca nella diagnosi del tifo, specllmente dei casi difficili. Naturalmente non é da credersi che i germi stessi sientin tal modo difl'usi che basti una s2mplice . goccia di sang ue per sve-


58

RIVISTE GENERALI

larne la presenza. Occorrono sempt'd alcuni centimetri cubi ci di sangue pertale ri cerca; il prelfwamento però di laiE1 quantità di sangue non offre al ~iorno à'oggi alcuna difficoltà, essendo tolto O!lni pericolo per i progressi della tecnica operativa dal lato de! l'asepsi. Ormai la l'icerca batteriologica del san l'tu"' in alcune infezioni s'impone; perfino nella tuber colosi il Gary (tesi di dottorato, tip. R. Scltneider·, Lione 190~) usando il m etodo del succliiamento per mezzo de:Ja sanp:uisuf:a (metodo applicabile anche alla r·icerca del bacillo tifico) su 30 casi di tubercolo~i polmo:lllre ad &ndamento acuto, ebbe 20 ricerche negative, 4 incerte, 6 positive, queste ultime l e~ale ·for~e a stati di notevole ipertermia o di febbre etica . .N eli" infezione tifica il reperto é stato m pr oporzione più spesso positivo, ed è quindi del massi mo interesse sostituir·e alla ric~rca del bacillo tifìco nelle ro seole come s tudiò e consigliò specialmente il Neuftlld, quella nel sa ngue. Un r ecente meto•lo che può anche dare degli otLirn i r isullati e che e sempl1ce e pratico, è quello pr·oposlo da Nattao-Larrier e Bergeron. Si a;:pir·a il sangue venoso e si pr oietto rapidam ente in un recipiente di vetro conte- · nente acq ua distillata sterilizzata ; si ottiene cosi un liquido limpido, coln !:'ciroppo di t·ibes, !<provvisto di fi-occhi dt fibrina. Questo liquido si riparlisce in parecchie provette e si centrifuga per 15 minuti; si aspit>a con la pipetta il piccolo deposito e si slende sopra un vetrino copr·i O!lgett che si fisM e !'t colora al solito. Questo m etodo è basato ~> ulle proprieta emolitiche delracqua disldlola e per·melle di osser·varre il prodollo della centrifugazione di 10 cm~ . di sangue e più. (Presse méclicale, 47, 1905). i\l a ritorniamo alrar gomento che ci O(;cupa in modo speciale . E possibile con questi m ezzi di diagno~i pronta, colle misure indicate dal Koch nella citeta confet·enza giungere ad un completo risAnarnenlo delle località ove la febtre tifoide inlìerisce endemica 't Sembra che l'esperimento dia ragione alle mis1re adottale. E' noto che il Koch, e con esso molti altri epidomiologi1 sono propelsi alla teoria del contagio diretto e quindi della prolilassi diretta. La tendetza odierna e del resto favorevole a questo concetto . Le teorie localistiche, ch~un tempo fur·ooo tanto in onore, cedono man mano il campo a quelle contagimistiche. L'aria, l'acf!ua il suolo hanno certam ente una gran parte nello svilwpo dell'epi !ernia, rna non si può metter·e in dubbto che il contagio diretto, e qlllllo piu o meno diretto ma sr>mpre mollo piu attaccato alla vita dell'uomo eh ai l!t·andi fattori naturali, come l'inalazione diretta dei germi essiccati nel p.lviscolo atmosfel'ico, l'introduzione per me1.zo d'lllselli che depongooo il gt'mP. o direttamente sul nostro organismo o sugli og~eU i d'uso o sugli aHmniJ, hanno acquistato al giorno d·oggi un'importanza delle più grandi. La prof8ss1 quindi , pur non trascurando le misure indirette difensive, come l 'approvig)namento d'acqua pura, l'allontanamento dei materiali di rifiuto, l'tgiene delltabitazioni e simili, ha un compilo più strettamente legato alla sorgente delinfe;done, si occupa ctoè più speci almente dell'uom<:> ammalalo. Questo é l'elerenlo danno,-,o; questo é l'elemento che deve essere reso innocuo come è stat<falto e si sta f1,1centlo per il colera e la malar ia. La Germania ha inAuguralo .questo metodo di profilassi, metoùo che nl già più volle c1tato al'licolo del Br·aun é ria s~> unto in queste semplici ma ~ola­ mentari disposizioni: 1° Dich iarnzio oe obbl igatoria dei casi di febbre roide; 2• isolamento de~li ammalati e di tutti color o che portano bacilli nel loo intestino pur non essendo ammalati; 3° disinfezione delle escrezioni infette Tutta


RIVISTE GENERALI

59

l'orllanizzazione sanitaria tedesca, che attualmente però per tale proflla'>si è limitata all'Alsazia- Lorena, al distretto di Tre viri e a una pic<.ola por zione del Granducato di Oldenburg, si riassume in fJueste misure le quali sono dirette da un ispellore s anitario di circondario (Krei.sar·zt) e sono validamente agevolate dalle stazioni di ricerche di cui sopra abbiamo parl ato. In quanto ai risultati di questo metodo profllalti.::o è ancora prematuro il fare dell'} conclusioni~ sembra però che qualct1e r•s ultalu buono si sia otleriulo . Certamente nell'apprezzamento dei dali statistici bisogna tener calcolo di molli fattori e specialmente considerare che coll'impiant.o dei laboratori per le ricerche e stato possibile scuoprird un gran numero di casi di febbre tifoide difficili a scuoprirsi colle sole r isorse della clinica e di individui portatori del bacillo di Eber th. Il Koch confida mollo nei risultati di questa profilassi, che egli ha riassunto nel seguente aforisma ((nel medesimo modo che il chii'Urgo clte vuole localizzare un'affezione malig na deve pol'tare la sezione nei tessuti sa n i, l'igienist1;1 deve inseguire la malattia epidemica nei soggetti !:ani se vuole avere delle probali là di SUCCP.SSO ~. Dal canto nostro non possiamo che fat• plauso a (jueste idee dell'illustre batteriolcgo, che con fervore d"apqstolo egli s egue da anni nella profilassi delle p1ù terribili malattie epidemiche. Come medici miiitar•i poi dobbiamo doppiamente interesserei di tali questioni, le quali ci toccano tanto da vicino, giacché purl!·oppo sappiamo che tanto in pace che in guert•a, ed in guerra specialmente, l"infezione tifosa è una delle più ter·ribili nemiche nostre. fn fin dei conti il metodo, oltre ad essere logico, non ci sembra di difficile applicazione. Una buona preparazione balleriolog ica nella dia gnosi del ger·me lilìco nei materiali infetti dell'uomo ammalato, una buona sier•0diagnosi, la quale é oggi resa tanto più agevole inquantochè vi sono mezzi molto semplificati per otLenerla, come ad. es. l'impiego del metodo di Asakawa, l'uso del tiphusrliag nosticon del Ficker e del recentissimo diagnosticatore del tifo de l laboratorio sierotera pit:o toscano diretto dallo Sciavo, ci metter·anno presto e bene in grarJo di diagnosl•care tutti i casi dubbi, sospetti e latenti di tifo, e ci permetteranno cosi di attuare i due mezzi profllattici più direlt.i a ccombattere la diffusione dell'epide mia, l'isolamento cioè e le disinfezioni, Firenze, 15 dicembre 1905.


. RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

l~IVlS'rA

MEDICA

P. R ICCIARDI. - Sal meooanl•mo d'astone dall& bUe nella gene•l del ritmo raro da ltterJzta. - (Giornale internazionale di scien;e medichP., n. 1t', 1905).

Tuttora rimane da spiegarsi perché il polso si rallenta con qualche gior no di ritardo sull'avvenuto assorbimento della bile e perché l'atropina di sovente, se non in modo .costante, ridoni al polso la sua frequenza. L'autore si propose pertanto : Jo Di studiare gli effelli della bile sulla pura fibr a muscolare car diaca. 2" Di r icercare ~e il rallentamento dovuto all'azione sul pneumograstrico gi potesse distinguere da quello che es1sLe quando il cuore è r e,;o indipendente dall' innervazione extra-cardiaca. Risultò da tali indagini che la bile agisce sul miocardio diminuendone la -conlratlilitil, mentre le fibre dei ventricoli danno una s istole più debole e quelle degli s bocchi venosi Lendouo a ritardare l' inizi&rsi dell'onJa di contrazione. La bile posseder·P.bbe in pari tempo un'azione sulle terminazioni ner vose sensi ti ve. La fibra muscola1·e così fin isce col non sentir più l'azione dei ner vi acceleratori; mentre il ritmo diventa raro soltanto verso il terzo o quarto g iorno, pe 1·chè l'eccitazione riflessa dei nervi tJ.cceleratori, fino a quel momento, si è opposta ul ritardo. Quando la pulsazione è di ventata r ara essa può rimanere ritmica, e ciò quando la lentezza del baLLiLo é puramente di ortgine mioca rdica; che, s e nolasi una qualunque forma di a!'itmia devesi ritenere che ciò dipenda dall'azione del pne•1mo:zas trico. . L 'atropina, prescindendo dalla sua azione su •1uesl'ultimo ner vo. agisce sul miocardio elevandone la conlrallilità c l'eccitabilitA, in modo da rendere efficace l'azione stimolante degli accele,·atori e cosi aumentare la frequenza del ritmo. G. BERNUCC(. G. TH!RION. -

Cttologla del versamenti ~rtloolarl .- ( Tltèse de Paris, 1905).

L'esame citologico degli spandimenti articolari può avere una reale importanzll s ulla diagnosi delle diverse idi'ar~rosi ed io quella di supposti versam enti tnbercolari. A seconda delle varie idrartrosi l'autore ebbe a rilevare: 1° Nelle traumatiche la caraue,·istica p1·esenza di cellule endoteliali o di globuli rossi. 2° Le artriti infettive, quale il reumatismo articolare acuto ed il cronico, sono or,lina,·iamente accompagnate da polinucleosi. 3• Le artropatie trofìche dimost1·ano la presenza di globuli rossi.


RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUEnRA

61

4° I versamenti delle a rticolazioni di or igine tubercolare presentano grande analogia con i versa menti tubercolari della pleura, riscontrandosi linfocitosi nelle forme primitive, polinucleosi nelle secondarie. La polinucleosi non è legata all'acuità del versamento potendosi osservare indifferentemente tanto in casi acuti come in casi cronici. Parimenti, con le idrartrosi traumatiche, vengono spesso confuse numer·osA· allre idrartr osi mal classificate che non presentano, all'esame citologico del· versamento, né cellule endoteliali né globuli ro!'lsi, caratterizzate a nzi talvolta dalla mancanza assoluta di qualsiasi elemento citologico. Da ultimo la for·mula Jeucocitaria e la citologica dei versamenti, dipendendoda una causa generale, sono dello stesso ordine. G. BERNUCCI.

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA n pacchetto di medicazione dell'e•erolto neerlande•e. In una delle sedute del Conf:tresso medico internazionale degli infor tuni sul' lavor·o, tenutosi a Liegi nel maggio de llo sc~rso anno, il dottor Hartogh, dt

Fig. l .

'Amsterdam ha pre:;enLalo ai congressisti il pacchetto di medicazione del signor Utermohlen, direlto.re di una fabbrica di materiale di medicazione di quella città.


62

RlVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

Siccome ho avuto campo di esaminare il pacchetto e di vederne l'applicazione falla dallo stesso dottor Hartogh, e il pacchetto r iunisce le condizioni per poter essere utilmente adoperato in guerr·a, nella 14 medicazione del ferito, cosi, avendo potuto ottenere dall'Utermòhlen stasso i clichés delle figure illustrative, credo opportuno farlo conoscere a i lettori del giornale. l vanta~gi principali ·del pa.::chetto Utermohlen sarebbero, secondo il dottor Hartogh, i seguenti: ' 1° non occorrono né spilli, nè forbici, né altro oggetto; 2° la stabilità e la solidità della medicazione sono perfeltamenta assicurale da due fascie, cosi che essa non può in alcun modo spostarsi; 3° La Sùa sterilità è assolllta e si puo mantener·e tale anche nell'applica-

F ig . ~.

zione e;:Lempor·anett da mani non pulite, e ciò per la ::;ua disposizione semplice ed ingegnosa ; 4• Ogni f~ rilR anche grande può e!'sere medicala in pochi secondi. Il pacchello Ut.ermohle:l si com pone di uno slrato di o \·atta idrofila fortemente compressa, di Ire diff~ renti dimensi0ni, per rendere il p~ct:lletto suscettibile di essere adoperato in tulte le regioni del corpo e sopr·a ferile anche ampie e irregolari: il p&cchello più piccolo è di IO X 12 mentre il più g raode é di 21 X 33 centimetri. Lo strato di ovalla é avviluppato e cucilo in uno strato di lo!arza idr·ofìla, in modo da farne un cuscinetto appiallito , nel mezzo del quale, ed a cia~cuno dei suoi lati più brevi, è cucita una benda di mussola forte, larga 4 centimetri e lunga 95.


RIVISTA DI CHIR URGI A 01 GU ERRA

63

Cosi preparato, il cuscinetto è dopo piegato in tre, prima secondo la larghezza e poi secondo l'altezza, cosi che viene a prendere la forma di una pe lotta quadrata. Le due bende sono aJTOlolale separatamenle e un po' las~a· mente, percbè i due rololJni restino legf!ermente a ppiatliti in modo da poters i applicare sulla pelolta, alla quale ,vengono fissali da un cordoncino allacciato w n un nodo facilmente scioglibile, tirandone il capo lun go. I due rotoli s ono entrambi segnati dA una piccola croce, VISibile senza svilupparli. Il pacchetto cosi formato è ravviluppato in carta pergamenala, sufficiente per a s sicurarne l'asepsi nei casi ot·dinari; ed infatti il primo scopo prefissosi dall'in-ventore er·a che esso do ves~e s ervire pe1' i casi di urgenza del tempo di

Fig.

p11ce, che po ssono occorrere sulle ferr ovie, nell ~ manifatture, nelle officine, nei laboratori, e in qualunque altro sito per la prima medicazione del ferito, falla da qualunque profano e anche dallo stesso ferito. In seguito, per estenderne l' impiego in guerra , quale pacchetto di m edicazione del soldato, e quindi per assicur11rne meglio l'asepsi, I'Utermòhlen lo ha ancora in voi Lo in uno strato di tela da imballaggio di color g rigio unito, cucito nel mezzo in modo che ne risultino due saccoccie, ciascuna delle q uali contiene un paçcbetto, per cui il $Oid.a to ha $eCo due pacchet\i invece di uno $Oio, per le due aperture di entrata e di uscita del proiettile. U n tale pacchetto, da consegnarsi al soldato Al momento della mobilitazione e il più piccolo dei tre m odelli ideati daii'Utermiihlen, delle dimensioni di 10 +.i+ t clm. 1/ , e del peso di 40 gr.~ g ià st.ato adottalo dell'et'ercito neerlan· dese ed il t'Oidalo lo porla in una piccola tasca dei pantaloni dis posta in modo


64

Rl\ISTA DI CHIRURGIA DI GGERRA

elle la cucitura, che divide in due compartimenti la tela d'i nvilup po del pacchetto, corrisponda alla piega dell'inguine, cosiché non solo il pacchetto non reca alcun impedimento ai movimenti del corpo, ma è un mezzo di protezione dei va si femorali in quella regione. La maniera di servir si del pacchetto é delle più semplici e facili. Tolto il pacchetto dalla borsa di tela, s i slaccia la cordicella esterna, si leva il pacehelto dalla carta pergamenata che la avviluppa e poi si afferra colla mano s inistr a, e maotenendolo rivoltato in allo in modo che si vedano i dub segni di croce, si scioglie il nodo della corJicella interna (fig. 1). Ciò fa~lo ciascuna mano si impadronisce di uno de1 due rotoli della benda mentre il pacchetto è tenuto a 10 ce n t. dalla ferila (flg. 2\ Allora con un m ovimento r apido si allontanano le due mani (fig. 3), e cosi la medicazione si spiega del tutlo, e la faccia inle1·na, non toccata dalle dita

Fig. 4.

può essere applicata r-ulla ferit.a. (fig. 4). Finalmente, in un ultimo tempo si fissa la medicazi<•ne alla parte con giri dei due rotoli di benda che SI hanno nelle mani, i quali possono anche venire incrociati per dare maggiore stabilita alla fas ciatura (tì~. 5). Si é sempre liberi di servirsi delle due bende in uno stesso tempo o di una sola, nel quale ultimo ca so l' alll.'a benda si ripassa dopo sopra la prima. E ' un fatto che, a doperando in tal modo il pacchetto ùi medicazione di Ulermo hlen, si evita ogni contatto delle dita ~olia medicazione, e quindi la sua applicazione può essere, con tutta sicurezza affidata ai portaferrti o allo stesso solrlalo, che può anche medicarsi da sé stesso.


RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

85

L'idea poi dell'Uterntòhlen di fare tre pacchetti di diverse dimensioni corrisponde alla necessità oggidi riconosciuta da tutti gli autori di chirurgia militare, di avere a disposizione per la pr1ma medicazione del ferito, oll1·e l'attuale, clte non può servire che per le piccole ferita dei proiettili di fucil e, a ltri due

Fig. 5.

pacchetti piu grandi trasportati sul campo di battaglia al seguito delle truppe nei cofani e nei carri di sanità. · Da informazioni a vute dal sig. Utermohlen risulterebbe che il governo francese ha acq1Jistato la privativa del s uo pacchetto per dot.arne l'esercito. ftANOONE.

D.> tl. CARLO PgRsi CHETTJ, lenente colonnello medico. - Contributo alla cura delle fratture. Appareoohlo portatile d1 alluminio per le fratture degli arti. - (Policlinico, 1905). Partendo dal principio, che l'immediata riduzione di una frattura e la sollecita applicazione di un esatto apparecchio costituiscono i mezzi mig liori per la s ua perfetta consolidazionf', l'A. ha ideato e fatto cost1•uire un apparecchio unico por tatile, ris ultante da i4 pezzi ra ppresen Lati da lamine , rla doccie, da ferule di alluminio, met.allo che offre le mig liori qualità per l e~gerezza, solidit.à e facile disinfezione, dei quali 6 per le fratture dell'arto s uperio1·e e 8 deln ore rior e. I va:·i pezzi 5\i possono usare separatamen le, o unendo ne parecc hi assieme ~uando lo ric.hiede la sede e la qualità delle fratture ; poic hé essi, per mezzo di semolici congegni, possono allungarsi, accorciarsi, allargars i, in modo da riescire facilmente adalt.abili alle dimensioni e alla conformazione deg li" arti, nonché allo s tato di flessi o ne o di estensione delle r elative articolazioni. 5 -

Gion1ale medico.


66

lUVI STA DI MED ICINA LEGALE

Quindt t'a pparecch io del Persichelli si pu.ò dire St'rvibile in tu,lli i casi, sia q ual e mezzo estempot•aneo Ji im mobilizzazione dei frammenti di una frattura, che pet' la sua cura delìnitiva, !;e invece di giri di benda sempl ice, si ad oper ano bende inamidale, per fl;:;sarlo alla parte. Esso polrebb ~ t'iuscire mo llo uti le, ~pecialmente nello s'g-ombr o dei fratturati, sia ai posti ùi m edicazione r eggimentale. ·clte alle sezioni di sanità. RANDONE .

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE L. S CAIUNo, capitano medico.- La leva mUltare dal punto 41 vlata morale. - Studio cf'it:ico sul riconoscimento degli anomali nelle operazioni di reclutamento. - {Ri vista militare italiana, dicembr e 1905). Con questo brillaule sct·itto, l'autore comballe l'errore in cui cadono alcun i psichiatrt i taliani, J quali cr edono cl te nell'esercito la eliminazione dei d<.>boli di mente, dei pr-edisposti al delitto o alla pa:àia, degli epilettici ecc., sia scarsamente curala , er r ore, che lan lo più volentieri è accolto dal g r osso pubblico, quando vien fuori solto parvenze scren tifìch<>. B en a ragione lo Scarano fa· anzitutto notare cl te ben divet·so è l'esa me di un mili tare delin quente, o pazzo, o sospetto pazzo, fat to comodamente e senza limite di tempo, in un manicomio, con lutti i mezzi diagnostici dr cui si può dispone in un i s tituto, da quello che si deve e si pu•) fare pr esso i consigli di l eva, dove i l medico mili tare deve visita re in media '100 individui al gior no, in una sola seduta e per un mese di seg urto. N on è vero del resto che i medici militari, vale a dit•e tanto i singoli vi sitanti nei Consi(Zli di leva e nelle sale di osse1·vazipne degli ospedali, quanto le autorità m ediche superiori, e, per l oro consi glio, il Minister o, abbiano c hiusi g l i occhi ai progressi della psich ialt•ia moderna ed aspellino ad eliminar·e gli psichicamente inelli, sollanto dopo c he la lor o inellituùine sia stata pr oclamata da qualche fttllo clamoroso od anche tt•agico. Fanno prova del contrario, da una par·te la ma ~gior larghezza con eu i l'el enco delle infermita e le altre disposizioni r egolamenlat'i prcRCrivon o e di · scipli nano l 'all o11tanamen to dall'eserci to dei pazzi e dei candidati alla pazzia ed al del ttlo, dall'altra parte il nurnero considet•evole Ji rt forrn e per im!Jerfe· zioni psichiche in genere, tra le q uali no n sono soltanto compr esi i cas i di manifesta frenopati a, ma ancl 1e quelli di sempl ice in!'<ufficienza mentale. di passeggeri squili.brii psrchtci, di carattere inco mpatibi le colla vita mililat·e ecc. Ji guisa che g randissimo è il numero di coloro che, con tali opportune eliminazioui, ven gono salvati dal delitto, dal carcc1·e o clal manicomio. Certo, qualche progr~sso è ancora da attendersi, ma nou già uella ocu latezza e nella vigilanza dei m edic:i militari e nel la lor·o cultu t'a speciale, che non lasciano nulla a desiderare. . Altri) pregiudizio che hen combaUe lo Scarano è quello consistente n ello attribuire tutta la cosidetta delinquenza militare esclusivamente all'influe nza


RIVISTA D'IGIENE GE:'\ERALE E DI BATTERIOLOGIA

G7

della vit.a .militare, come se il soldato, apparso ad un tr·allo e:c nihilo, come Venere dAlla schiuma del mare, venisse sotto le armi vergine di ogni influenza e nou por~asse mvece seco r impronta del tw o proprio ambie nte èi na scita e di educazione. Ma ci basli di aver segnalato questo bell'articolo, che sar·ebbe impossibile <li riassumere. Sera una lettura confortante per i rrredici militari ed istruttiva pe r tutti. R. L.

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA . ;

Studi aperlmentall comparati aulla virulenza. .dl dlveral oeppl dl baoiW tuberooloal .dl origine umana.: - (Centralhlatt fil r Bakteriologie, Parasitenkunde und lnfelclionskrankheiten, vol. XXX VJ, 4·-5,

:\1oEt.LBR. -

1905).

L' A. intraprese le r elative r icerche per· determinare . la causa per• la quale l'agente della tubercolosi ora produce una malattia cronica, ora acuta, ora s uhacuta. L'A. pr ovò la virulenza di 5 diversi bacilli tubercolosi, i quali provenivana rispettivamente da un caso di lupo, da una fi.~tula ani, da tubercolosi miliare polmonare e da tubercolosi polmonar·e subacuta e CI'O· nica. Nei tre ultimi casi si trattò di uoa tubercolosi gen uina senza cornpltca· zione d'infezione mista. Le collut·e pure dei bacilli tubercolosi del tessuto luposo, del pus della fistul a ani· e della tubercolosi polmonare miliare si otten nero mediante passaggio nelle cn vie. I bacilli dello sputo del p~ziente <:ou tubercolosi polmonare cronica furono isolati direu~rnente. quelli àella tuber·colosi subacutn furono isolati e direttamente e per mezzo del passaggio nelle cavie. Sedbene i diversi bacilli tubercolol;i derivassero da malattie e tessuti diver·si, pur·e coltivati negli stessi mezzi nutritivi e per la medesima durala. pr·eseotarono lo stesso aspetlo. Per pr ovare la lor o virLtlenza le coltul'e pure furono diluito nel brodo ed inoculate nella cavità per rtoneale di cavie di egua le peso, nelle quali il deco t·so della malattia non presentò differenze di sorta. Percio l'A. conchiul'<e che il decorso diverso della t•Jbercolosi sta in r elazione C<)ll la disposizione generale iudividuale dell'intiero organismo e dei singoli organi e che fr·a i baeilli tuher·colosi e certi organi esiste una più intima affinità; che il baétllo tuberco· loso r.rova nell'organis mo di un uomo un terreno nutritivo piu adallo pel suo 1 sviluppo che in quello di un altro uomo, e clte perciò la quantità tlei g<~ rmi morbPsi e la ùisposizion<J sono di massrma importanza per il decorso dtlila mnlottia. Con ciò si spi.,ga pure il fatto, che i pl'ocessi tuber colosi. nei quali furono relativamente trovati pochi bacilli tubercolosi. come g landole linfaLrdJe, tubercolosi delle articolazioni, del le ossa e della pelle, nonostante l'alto graJo di virulenza dei bacilli stessi ivi contenuti, decorrono mollo lentamente. Nelle e seguite ricerche ioollre si rilevo il sorp rendente ratto che 3 dei 'lualtro ceppi isolati median~e il passaggio pt>r le ca vie, si mostrarono per· le


68

RIVISTA. D ' I GIENE GENERAT,E E DI BATTERIOLOGIA

cavie stes~e considerevolmente pii.t virulent! che quelli isolati di rettamente. Ne deriva da ciò che i bacilli tubercolosi, isola ti mediante il pas~aggio negli animali. po ~s e ggo no una virulenza maggiore dei bacil li coltivali direttamente; di tale fatto dovrà tenersi conto ne lle ricerche relative alla identità d~ll a tubercolosi uma na e bovina. C. SFORZA. KARLINSK I J . -

Sulla trasmtssibtlità èlell& t ubercololl dall' uomo agll aDim&U. - (CeA tralblatt f ùr Bakteriologie. Parasitenl.:uncle und l n(eklions· /i: rankheiten , X XX V l vol., n. 18 -20, 1905).

Le capre delle montagntl della Bosnia non vanno soggette alla tubercolosi spontanea. L'A. volle sperimentare se fossero suscettibili di contrarre artificialmente quelle dell'uomo. A tal uopo scelse 22 capre dell'età di 2-5 anni, le saggiò con la tubercolin11, le fece coprire da due becchi, e dopo alcuni g iornil e infettò con bacilli tubercolosi dell'uomo provenienti da 4 diversi ceppi; 1(i. capre furono inoculate nella giugulare, 3 di rettamente nel tessuto delle mammelle, 3 entro· la cavità pleurica. Per risultato si ebbe che le usate colture tubercolose furono virulente per· le capre. I baC'.illi inoculati n~lle vene si propa~arooo sop;•attutto per le g-landole Jinfaliche e cagionarono principa~mente un'infezione dell'apparato linfatico~ mentr e i polmoni furono relativamente di rado colpiti . Nfll decorso della gravidanza l'infezione fu str aordinariamente perniciosa, poiché l'aborto s i matlifestò spesso e mollissimi capr etti morir ono in te net·a età.

Ripetute oolte fu osseroato il passaggio dei bacilli tubercolosi nel latte sen.:a notabili altt!ra.aioni delle mammelle, come pure la t~bercolosi da alimenta-lione dei capretti lattanti. Fur ono ritenuti quali· casi indubbi di tubercolosi da alimentazione quelli nei quali i capretti provenie nti da capre s ane furono allattati da capre tubercolose. Ciò s i ottenne in quattt·o casi, m~t altri tre ~apretti generati ed allatt1:1ti da madri tubet·co lose morirono egualmenteper tubercolosi da allatta mento. Nel latte delle rispettive i capr~ fu riscontrata la presenza di b. tubercolosi; di esse solamente io due, nelle quali la coltura di· tubercolosi fu inoculata direttamente nelle mammelle, si trovar ono in queste focola i tubercolosi, mentre nelle altre, né clinicamente né alla autopsia, no-

nostante numerose ricerche analomo-patologiche, non ./Ìt potuto ossernare alcun punto so.~petto. In alli'e 4 capre tubercolose non fu ps;:iboile l!'ovare i b. tubercolosi. L e ricerche sull'infeziosità del latte dettero pe1·ciò in media 6:3,6 % di risultati positivi, molto vicini a quelli (66,6 o,'0) , che l'A. ottenne nei suoi espet·imenli s ul la tte di vacche lubercolose. Il latte fu com:iderato come contenente b. tubercolosi, quando le inoculazioni entr o il peritoneo di cavie e le colture rletLero ris ultati positiv i. . In queste ricet·che l'A. inoculò gr-. 0,01-0,3 di collui'e ~ecche di bacilli lu· ber colosi, contemporaneamente in altre tre capre inocu lo colture umane di tubercolosi nella quantità dt g r. 0,00! -0,00\. e potè riscontrare all'a utopsia, che tal i ptccole dosi produssel'o soltanto alterazioni local i. Con ulteriori ricerche constatò l'A. un aumento di virulerlza dei b. tubercolosi umaoi mediante pass aggio nelle capre. poi clli~ una p1ccola quantilà di g r . 0,002 iooculala nelle vene, dopo un solo passa11:gio, produsse entro poche settimane in un vitello una tale infezione, che senza il dello passaggio altrim'!oli s i sarebbe ottenuto

•


RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

69

appena do po :J-6 mesi. Da ullimo furono eseguite, in 4 capreW prove nienti da mAdri sane, ricerche alimentari con i 4 ceppi tubercolosi, adope ra li dall'auto re, ri c~::rche che dimostrarono essere pos~ ibil e la dilfusiò ne della tubercolos i per alimentazione con bacilli pt·ovenienti da tubercolosi umana. C. SFORZo\.

Rloerohe oomparatlve aulla. tuberooloal dell'uomo e del buoi.- (Cenlralblatl fii r Bakteriolonie, Parasitenkunde und lnfektionskrankheiten, vol. XXX V I, n. '18-20, 1905).

PRe1sz I-l uGo. -

Le coltur e usate per· le ricerche d'infezione si ollennel'o dalle cavie, inocu1ate a tal uopo con diversi sputi J i lisici, o con glandole caseificale e polmoni tubercolosi d 1 fan ciulli. E per le singole ricerc he non fu adoperato un unico ceppo, ma una m escolanza di IO divers e colture; tutti i bovini soltopo>ìti ad espe rimento e rano stati saggiati con la tubercolina. 6 animali furon o inocula ti sotto c ute, 4 entro la cavità pe ritoneu le, 2 e utr·o le vene co n emulsione di colturt~. lnolt1·e 5 animali furono alimentati per alcuni mesi con escreati contene nti bacilli tubercolosi, per il primo di tali animali furono m e· :>cola ti !!li sputi di -iO divet·~i tisici, per g li altri 4 quelli di 29 pazienti. Da tali ricerc he ris ult0, che .fra gli usati ceppi di tubercolo.~i umana non se ne crooò un. o solo, eia: des~e origine allo st•iluppo della tube.rcolost generale in 11.no dei 17 animali. Dei o vitelli iuoculali sotto cute solamente in uno il prot'<3SSO morboso si <Js tese sino ai nod i glandola ri vicini. Gli animali inoculati nel peritoneo e nell e veoe no n rea~irono palesemente, come pure rimasero del tutto senza etfello le ricet·chn alimentari. P e r controllo furono alimentali due vitelli con diver si or·gaui bovini tubercolosi e con dodici !>pecie di colture di tubercolosi bovina, finalmente g li stess i ant mali fu rono inocula ti entro le ''elle con un'emulsione di 6 ceppi di tubercolosi bovina. Un vitello si ammalò per tube rcolosi da alimentazione, l'altro contrasse unii tube!'colosi del le g landole peribt·onchiali , come due dei vitelli ino~u lali sotto cute con oirus umano. S{!condo l'A., se adunque l'infezione •tel bue non sempre prontamente s i ottiene anche col virus bovino, ciò dipende dal fallo che la presenza del bacillo tubercoloso solo nq n sempre, o rueglio spesso, non bas ta per produrre una tubet·colos i, poiché il s uo sviluppo può essere impedilo o facilitato da certe Cè:!Use 11011 ancora abbas tanza cono;:ciute. Fra queste cau ~e annove ra l'A. l'eta, lo stato di nutrizione e cii salult~ , la disposizi one individ uale. Simili condizioni devono pure ri szontrarsi nella d1tfus ione della tubercolo~i nmanll, poiché sollallto in t'il modo é s piegabile, come nonostante l'esis tenza di Lulle le condizioni ~enerali favorevoli all'attecchimento 11011 anco ra aumentin u propor zionalmente gl i .uomini tubercolos i. 'Pt:!rciò l'A. o pina che in circostanze favorevoli anche il oirus umano può di,·enire inft:! ttivo pel hue. P rei!:'z con fe rma inoltre le osservazioni di Arpùd, cioé che i baci lli tubereolosi dell'uomo coltivati sulle patale glicel'inate danno Ju070 ~enza eccezirme t~ colture di colore giallo-rosso-arancione, m e ntre in qudle dei buoi ciò non avvie ne. Le colture Jei bacilli bovini si svi luppar·o no più r•a pida me nte di '!U~Ile dell'uomo, contr·ariamenle alle os;;ervazioni di Kossel e Beck, i (juali l'iscontrarono un più. rapido sviluppo del bacillo tubet•coloso umano nei vari mez.zi nutritivi. C. SFOH ZA .


70

RIVIS'rA D'IGIENE MILI'fARE L e• frolclure& grave1. Prophylaxle. Premlers 1oln1. - Par le docteur E. GALIZIN, M ède~i u mnjor· aux clrasseurs alpins.- Paris, Hen ri Charles-Lavauzelle, ,;dileur - militajre.

E uno s tudio essenzial men~e pratico, fallo dall'autore durante il servizio di par ecch i n11ni nei caccia tori al pini, e frutto qui ndi della sua esperienza per-:>nnale, che lo Ira condollo a conclusiOni abbastanza nuove sugli effetti del f1·eddo e sul loro t1·uttamen to. L'autore dividt' g li accidenti provocati dal fr eddo in due categor'it>, gli uni di retti che possono essere locali o ~enerali, rlovuli all'azione unica e di retta del freddo; gli altr i, aucl1e locali o generuli, con.seguenza della reazione, ci•Jé dell'azione d'una Lemper aLul'a notevolmente superiore, che segue immedintamente a ll'azione del freddo . Questi ult imi, per i quali non occorre che ~ia p1·egressa la congelazionE', sono, ~ecooclo l'autore, i più fr equenti, ed é app unto al la tor o patogent>!'li, allo •·o meccanismo, per cosi di r e di fo t·mazione, che egli ha rivolto la s ua attem:ioue per p•·evenit'li con razionali misure profìlalliche. Su lle quali l'auto1'e si diiTvnde d i prefer enza, esaminando l utti i mezzi che concorrono a pl'otegg:ere il corpo contro il fre l do: ca lzature, vestilflen ta, ali mentazione; e ad aumentarne la r esistenza, come ad esempio lo zuccar o, che l'autore vorr~bbe semp1·e dtstribuito in notevole quanti tà al St>ldato, durante le ma r ce in rnontaglla. Tralla pure l'autore, abba:::tanza estesamente dal lato pratico, dt•lle prime cur e da pr esta·ri negli e lfdli di retti del freddo, cioè la conf!elazione e le ~ue· conseguenze. Pertanto il lib1·o del Galizin potr·à utilmente sempre essere consultalo non 1>olo dal medico al seguito delle truppe, che d'inverno operano in montagna, ma dagli stessi ufficiali. RANOONE.

Sull'epidemia eU dl11enterla nella guarnigione di Pa( Ga3elte de& HfJpitaux, n. 6~, IOt\5).

noPTER e S rcRE. -

rigi. -

Ne i m esi da agos to e selLembre del l90i s i verificarono numerosi casi di disserateria ep i d~mica in parecchi r eggi menti della guaroigioue di Parigi. All' infuori di due r eggimenti, uei I'Jua li parve infierire la s tessa epidemia pr-opagata coi rapporti di servi zio, gli altri corpi di truppa, l'.he a lloggiavano m caserme molto dtstanti l' una dall'altra, presentarono epidemie isolate, che de· corset·o ciascuna per pt•oprio con to. Le ricerche batteriol o~ich e falla hanno fornilo del le particola1·itif interes san ti non solo dal Ialo micr obiolngico, ma ancora dal Jato clinico. Il bacillocausa dell'epidemia cornune ad un J'eggimento di corazzieri e ad uno di fan t~rla, appa rtent:~vano al tipo Flexner , quello isolato dai maiali del 2;j 0 reggi-


CORRISPO:SDE:XZA

71

mento coloniale e iJentico a~ tipo Shiga, e quello del f.>0 t·eggimento fanteria al tipo Strong. L'epidemià in appat·enza g loba le, fu in realtà costituila da epidemie varie rimaste indipendenti fra di loro, e ciò non sr,lo sotto il ri:::petlo epidPmiologico, m a anchd e lioiogico, essP. ndo eso:t:l pt•ovorate da varieta sp1•ciali del bacillo disse nterico. A prima vista questo f<ltto sembra venire in appog!ZiO di quelli che sosteng-ono poter i diffet•enti tipi di bacilli dil>senterici causf!re forme cliniche pure diffe renti; cosi le forme gravi sart'bbero prodotte dal baci llo di Shiga e !]Uella benigne da •1u~llo di F lextwr, mentee le. o:;ser·vazioni clin!che non confermarono questa supposizione. La sindt·ome dt:;o;:euterica :::i manifestò col s uo carattere abitua le, dando forme g ravi e benigne indifferentemente dal ~erme causale. Le ricerche sull'ag-glutinazione portarono a concludere che i d iversi tipi ùi bacilli dissenterici non sono che razze div•·t·>"e di una m edesima spec!e patogena. GRJXONI.

CORRISPONDENZA A pro posito del lavoro del tenente medico doltor Gt•ixoni Sulla biologia degli anaerobij ins.erito nel fa scicolo di lug lio dell.'anno scorso, il doUor Giovanni Taroz<:i, libero docente di anatomia patologica presso l'Università di Sieoa, ci ha preg ato di pubblicare il seguente scri tto, che non si fece in tempo ad inserire nel fasci•:olo di dicembre u. s . A questo scr itto facciamo seguire la ris posta del dottor Grixoni, al quale avevamo fralta:nlo comunicato le bozze delle oss~ rv azioni del dottor Tarozzi, perché i lettori possano leggere in una sola voita l'accusa e la difesa . ritenendo noi che le polemiche prolungate s iano piu noiose che ulili ai lellori. Del resto riteniamo che le spiegazioni date co!!i !:=Chiellamente dal dottor Grixoni, soddisfer·anno appieno anche l'egregio prof. Taroz7.i; e che i due distinti sperimentatori impiegheranno più volentieri il loro tempo nelle ricerche scientifiche, in cui fanno ambedue sì bella pro va, che non io discussioni, per quanto corrette, pur sempre improduttive. Ecco quanto scrive il Doll. Tarozzi. ~el

N. VII di questo G ~ornale medico clel R . Esercitu apparso nel lugl io di quest'anno (1905), il tenente Grixoni in un suo lavoro intiloluto " Sulla oiolo~ia degli anaerobi "• che venne a mia conoscenza perché mi fu poi dall'A. stesso invialo. espone una serie di fatti e di deduzioni che, secondo l'espressione stessa dell'A. collimano quasi irt', totalità con quanto io avevo pubblicato sullo stesso argomento in una mia pt·ima memoria comunicata all'Accademia dei Fisiocrilici di Siena fin dal 25 dicembr•e 190i, e che avevo poi più ampiamente trattato ~n lavori successivi, tutti anteriori al p1·edetto lavoro del tenente


72

CORRISPOND ENZA

Grixoni (l). Mentre mi compiaccio della piena conferma che i r·isullati delle mie ri cerche r·icevono da qudli del dottor· Grixoni, e mi duol e noo potere dal canto mio f11re altreltanlo per· divt!rse delle O!<servazioni che si trovano nel dello la· voro e che non hanno il loro ri scon tro in quelle da me pubblicu te, senza volee m ettere in dubbio la verità di quanto as;;e•·isce il lenente Grixoni, n on posso a meno di maurl'esla r e il senso di meravig-lta c he mi produce rappr endere che le sue ri cer che fosse r o g ià iu co•·so ed in g r eo par·t e compiute qlllwdo appe r·ve i l mio primo lev(JJ'(l. lo stesso infatti mandai n el gennaio scot·so al dottor Gri· xo ni quel la mll·l pubblicazione perché mi fu ri chiesta per favore, e ne ric~vetti poco dopo una ca rt oiina pet· ringraziamenti e congr·atulazioni ~e nza c he mi si facesse akun cen no alle ricerch e ~i~t in cor so o compiute sullo stesso ar~o ­ menlo, e che fl.l r ono poi messe alla luce nel lu ~lio scorso. Quello per o che piu mn pr·eme r ettificare perché, date le sudJt!lte ci r cos t.anze, può in cel'to modo colpirmi come una taccia a me ri volla di es!'ermi pr evalso di t'atti già noti e che Ad Mle a ,·essi cred ulo bene di non r rcor·da re, o dr lroppa trascuranza, si ri t'er i sce od u rrA ci lazione bibliogt'<J fìca che si tr'ova nel la v oro del dottor Grixorri, il quale come punto di partenza ddle sue r icerche cita tlll autrore m olto noto u;;:arrdo fJUesle testuali parole: « Basandomi sulle ric~ rclre di R •!!er, il quale ave,·a visto che il b. del carbonehio si ntomatic.:o (ttrrclr 'e!'so anaet'obio obhltgalo) .~,: .~rilnp(Ja rigoylioso tn p re8en::a dell'ar•:a S«i cess11ii animali aSfJOT'Lali asett icamenrrJ , e conserva ti a temperatura di 3~ 0 in \'a;;:i sl~ · rilizzati ecc. '' · Confesso che io ig norava completam ente questa os<~' J'vaztone del Roger. e non nw ne m r r·a,·iglio. A me non consta infatti che il Roger· abbia mai consid•'r·a to il b. del carbonchio sintomatico che come strettamente anaer·obico, e ciò tan to piu nel passo a cui il dottor Grixoni vuole alluder·e. dove il Rr;ger anzi diclti!:1 !'8 in un modo ben determinato che, vol endo ossel'vaee C•1me si sv!luppi 1111 ger me nell'intern o dei tessuti dell'anim»le dopo la morte in rappm·to con un even tuale poter e bacter·icida dei te~suli stessi, si vale appuuto di un g erme anaer obico, essendo notorio che l'ossigeno libero pr esto scom pa r e dall'i olel'llo dei tessuti rlopo la morte; ed al suo scopo innesta pociH3 goccie di cultura nel pr o l'orrdo dei muscoli degli arti di una ca vi o, •ralendosi per l'in iezio rre di una sit•ing-a di Pt•avatz, evitando col'i l'i otroduzione anche dt piccole traccie tli ossigeno dall'esterno (2). L o os:<ervazione del Hoger, messa n ei termini usati dal ùollor Gl'ixoni. vieue ad e~sfll'e cornpl eta.menle tras!i;..(Urata e sostaozaahnente alterata nel fntto stesso perchl· vi si pOS!'a veder·e semplicemente una qui :::! ione di ,·a r·i~:~ t.a inlt>r'· pre taziontJ .

8ienu, 17-12-'1905. Ecco o r·n quan to scr ive m r isposta il Dott. Grixon i: Rispondo ba·evemen te alle osser·vazioni del p r of. Tat·ozzi. E, inn~:~nzi tutto. cr't~dn opp•H'luno dissipaee una preoccupazione g r ave clw a tor·to, se.:o rado me, uut t·e il T ar ozzi , per quanto c~ l i cer ch i d issi mularla ; (l ) Su.ll11 biolufli" •li alc•wi n•rmi anaerobici ecc. (lliforma medt.:a, f~bhraio ( 905, n. G. i, 81. L ltel'iv1·i usscr·vtr~iorli ,w lla crlllut·a ll er·Qb. aei germi rw.w·òiJìci. Acc.1dern ia tlci ~'t< iocr. $ieua.. 2.i marzo 19tlr.. Os.!ert>a':<ioni s~tlla rwlt1ra dei (enomeni che dclerminmto la ••sigm&a tl>r(lrr ooira ea .. ihh.l 2;; m a~~;io ! 905. S•tll•• l aleltza delle .<p01·e det t ,ta110 nfll'org11.11i~mo ecc. ihid. 't5 ma,::j::io • 905. (2) Bo.:~;u. - L r- rrtalfl llie in(.:tllve. Tmd uz •ooc ilaliana, vol. Il. l' · :lS:i.


CORJUSPONDE~ZA

73

<Juella cioè di una possibile contestazione di p•·iorità nelle ricPrche. E nolo cbe il diritto di prlorita si stabilisce sull'epoca in cui le indag ini vengono rese dì pubblica ragione, sia comunicandole dd un'accademia scientifica, sia rendendole note direttamente per le stampe. Ora il Taro:z.zi ha fatto ciò prima di me, ~ d io, n el mio studio, non solo ricordo i suoi la vori sull'at·gomenlo che erano a mia conoscenza, i più interes!:ianti d' altronde (perchè quelli posteriori non fanno che sviscerare il fenomeno da lui descritto nella comuniéazione all'Accademia dei flsiocritic1) ma cito ancora alcune delle osservazioni da lui falle, e quelle di Ori, che emanano dalle 1>ue. Inoltre a!lora dichiarai esplicitamente che, quando erano in corso le m ie ricerhe, egli comunicò 1111. nuovo metodo identico a quello che io andava sper imentando. Jigli, con aliro scopo, e .forse se· .guendo altri concetti, aoena conseyuilo lo stesso risultato. E ciò confermai in un la voro successivo: « T etauo ed hiezioni ipodermiche di chinino u, pubbli~.:alo nel 14~ della Ga.: zetta degli ospedali. Come si vede, io con la massima. franch ezza e lealtà, accellai il fatto compiuto, dolendomi s olo fra me stesso di non avet· a tem po. s:eguendn il consiglio di una persona compelenliss ima, fallo una comunicaziOne prevenLiva che desse notizia dei primi risultati da m e ottenuti. Le ricerche che formano oggetto de.l mio studio, e che tendono, è bene ri· cardarlo, a corcoborare un concetto da me, modestamente, ma con convinzione ferma, !50slenuto fin dal 189i. 1895 e 189ç), che il b. del tetano in condizioni normali vi ve sse aerobicamenle e che la vi la anaerobica fos::e solo eccezionale costituiscono un insieme log ico organico con g li s tudi precetiP-nli. Esse furono iniziate solo nell'otto bre HJO\, ap pena fui des tiualo alla Scuola d'applicazione di sanità, perché, essendo prima adde tto a d un ospedal e, non credelli conveniente alternare lo ~Ludio di germi cosi pet'icolosi, con la cura di ammalali c he presentavano fl'equ enti e svariate soluzioui di continuità. Come a llora esponevo. sperimentai dapprima con due colture di carbonch io s intomatico e di tetMo che trovai io laboratorio, e quindi con colture di tetano, edema mali~no e cnr· bonchio sin tomatico, avute dal prof. Sciavo. Queste portavano scritta a s tam-

patello la dat.a del 4 novembre. Allorché appr esi dai g iornali scientifici la comunicazione falla dal Tarozzi, le mie ricerche erano inoltrate, ma non in gran parte compiute, come egli m i aLtr·ibuisce; il r·itardo nella pubblicazione è dovuto al lungo tempo t·ichieslo per adattare i quattt·o germi a crescere in presenza dell'ossif!eno e senza frammenti d'organi. · Si fu in quel periodo che, trovandomi a dipor·tn con un esimio professot•e che conosctwa il Tarozzi, e di s,~o rren do con esso di var·i argomenti, si accenni) , fra l'altro, all'interess ante comunicazione del Tarozzi $ulla collura del"li anae· robi. Allora, fugacemente, come lo es1geva la nostra conver·sazione pcripatetica, io dissi che quelle osservazioni con fermfl.va no mie r icerche, e s i par lò d'altro. Alcuni g iomi dopo h ricevell~ in dono il lavor o del Tarozzi, cui t·isposi con una delle solite altrettanto dover·oo:;f3 quanto s t<weolipa te c•d ins ig ni ficanti cartol ine di ring1·aziamento e congratulaz.ione. Non essendov i conoscen:ra personale, non credetti del coso entrare itl ar gomento. Questa l'esposizione cronologica dei l'atti. In quanto alle discrepanze che esistono nei risulla li delle nostre ricerche, non è qui il luogo di discuterle, solo lo studio soerimen lale calmo e sereno può s ta bilire da qual parte stia la ragione. ·


74

CORRISPONDE::SZA

Ad ogni modo non cr edo fuor di proposito ricordare che l e indagini mie, che hanno riscontro con quelle del Taroz.z.i, costituiscono una piccola parte del mio studio: 6 pagine su 27. In quanto alle fon ti delle mie ricerclr e, io ritenni conveniente indicar·e da quali fnlli a me noli io a vessi preso le mosse, e ciò per chè io non ho la pretesa di IÌlr credere cile nel mio cer·vello le idee ger·moglino per generazione sponlan~>a, t>d inoltre perchè, nP.i lavori seientifici, mi par·e dover·o~o indicare chiar·nmente la via seguìta. Questo feci s<rlamP.nte per soddisfare un bisogno della miA mente, non per a cc.usar e altri di trascuratezza o peggio; infatti nel mio ;.t urlio, non e~i!'>te alcun accenno di tal ft~tlo. N on riesco perciò 11 capire per·clre il Taroai scenrla in campo a combattere contro una citazione che, per· e:::f'.ere, a suo dire, completamente trasfìgurata e sostanzialmente allt!rllla, éra per con~Pg-uPnza pr iva di og-ni vAlore, e riu sciva solo da n n osa all'i n ~::;pe rlo slTÌ ttorello ch1l l' a,·eva iuopportuuamente tirata in campo, ma che nessun male poteva nr•r•ecare al Tar·oz7.i l"te!ìsO. Ma l'interprerazione da mP. data del pa::so del Roger· è pr•oprio err·ata? ed il Hoger non Jra davvero osser Yato ciò che a me pan·e t! i capire 1 Per non prolungare una polemica clte a me francamente non pare di so verchia importanze, acceo11o solo a dei falli, lasciando che illellore da sé tram~a conclusioni e giudizi. Dico solamen te che richiamò la mia attenzione proprro quella circostanza che al Tarozzi pare ovvia, l'aver· cioè il Ho~e r visto crescE'l'e rapidamente un bacillo anaerobico as«oluto, come é quello del carbonchio sin · Lomalico, nei te='<suli morlu dì cav ia~ di coniglio tenuti in un ambiente da do,·e non si era tentato ncppur·e dì scacciare l'ossigeno. Per chi ricordi gli espedienti 1·igorosi e molteplici che si escogita r·ono per eliminare ORni traccia d'ossigeno dai substrali o ve si vo.!..drono coltivare 1 germi anaerobi. obbligati. l'osservazione del valente patologo non poteva sembrare cosi banale, tante, piu chE'. me lo perdoni il Taroz.zi, il Roger non par la di innesLo nel profo ndo dei muscoli, nè dice d'essersi va[so di una sirin ga di Pr·avalz allo scopo di evi~are l'introduzione anche di piccole traccie d'ossigeno dall'esterno, come pure non è cosl certo, come egli afferma, che in 15-17 ore, quanto durarono i periodi di osso:lrvazione del Roger , scompaia lutto l'ossigeno libero dai tessuti m orti, conservati in luoghi ri cchi di aria atmosferica, in modo da otteoersi un ambiente assolutamente anaerobico, quale era indi spensabile per la mol tiplicazione del b. del car·bonclrio sintomatico. Ecco del reslo il brano controverso del Roger, che trascrivo testualmente per evitare errori anche involontari di inter·pr etazione (l): Voici comment oous opt\r ons. L 'animai (neur, c' est à dire non vaccin1~) lopin ou col>aye, étaot tue par hl-morragie, nous detachons, avec toutes les pr écau tions anliseptiqucs, les f!U&lre membres; pui1;, avec une s•sringu e de Ptavaz, nuus io t rodui sons dans chacun d'eu x de l à <i goutles de la s.~ rosi t··· ex trai te de la tumeur charbonneuse d'un cobaye; on peut don c fs ire quatre ensemencements avec un seui animai. Aussitùt, après avoir r't> vU le virus, !es quatre membres sont placl)s dans des vases sterilise;; et porlès d ans une étuve régt ~:· e à une température de 34". Au bout de f']Uinze ou dix-sepl heures on peut facilemenl r econnai'lre, par la pal· p11tion, que les tì ssus des aoimaux l"Onl inlìltrés de gaz., aussi bien les tissus du lapin que ceux du cobaye. Cet emphyscme tieut r éellemenl. au développement du charbon sympl<1matique et non à la putrNaclioo. (Il fi OGB R -

L es, maladies ir~(eçltcuses, p~g. 1~1)5, Parls, Masson.


msCELLANEA

75

E subito dopo soggiunge : Nou.~ sommes clone t:ondltits à con.elure que les tissus du lapin et du cobaye repreNentent, apr~s lct mort, d'e:.ccellents milieux de culture pour le bacille du charbon 8!/mplomalifjue. Le ricPrche mie e del Tarozzi non ha11no fo1·se confermalo, ampliandola, ''d iote~?randola, ques ta conclusione del Roger 1 Non è sua dunque l'idea che mi indusse ad intraprender le ricerche òSJ•OSte nel mio stuòio sulla biologia dègli anae r obi? ?\è basta. 11 Tarozzi stesso, certo indipendentemente dalla o~se1·vazione del Roger, fece r icerche analoghe a quelle d ello !':cienziato francese. Inflitti a pag. 10 di uno de1 suoi lavori (l) e~li riferisce di ave r O!'l!':ervalo sP.mpre manifesto lo sviluppo più o me no ri~oglioso . già iu meno di 24 o1·e di le1·mosta to, sulla superficie di pezzi di tessuto semplicemente derositati nel fondo della provetta con solo qualche goccia di acqua che li pr<>te;:ga da un troppo rapido essiccamento, dei germi a naerobi e conclude: Riru;srLmenr/o oediamo come sia proJWielà comune a tutti i germi anaerolJici pre.<;i in esame lo svilupparsi Jironcarnen.te e r igogltolamente in presenza dell'o.~8iyeno, quante oolte si agyiunga al me • .w di coltura del tessuto oruanico allo stato naturale. Dò termine al dibattito con la speratnza di t-sse 1· 1·fusc ito a provare che le accuse mo~semi mancavano di una solida bast>. Gennaio 1906.

lVIISCELLANEA Il Premio Rlberl pel 1905 sul tema : La fatic a nella cita militare è sta Lo confe r ito al lenente medico Dott. ARTURO CASARIN!. Ur111 menzione onore,vole fu concessa al Ntpilano medico della R. marina Ooll. GEROLAMO 0Lrvr. Diamo intanto questo an nunzio rjservandoci di pubblicare nel prossimo rascicolo l'intero processo verbale della commiss ione esaminatrice. Una scuola di medicina militare cinese. - Il Govemo francese ha f0ndato a Cen-tu, nel vicereame di Se-tciù-en, una scuola di medicina militare, dove dei med1ci francesi istruiranno per la carriera militare degli allievi cinesi. A questo scopo il Senato ha votato il 2\ nove mbre un credito, per il primo imphmto, di lire 123,000; il Gover no cinese dà per· sua parte lire 70,000 per l'impianlt>, e 5'.,600 lire all'anno pel mautenimento. Vi sono poi altre sovvenzioni accordate dal Governo defi' I udocina. Il governo cinese manterrà poi 3:! studen ti, in rag ione di 1000 franchi ciascuitl). Il corso d'istruzione si farà in 3 anni. Il direltor~ di questa nuova scuola é il dottor Legendre. · Un nuovo ospedale militare sarà costruilo a \Vashington. Il Congresso deg li Stati Unili ha stanziato all'uopo la somma di aorJ,OOO dollari. (IJ TAnozzr. - Ulltriori ricerche Stlllo. cullut·a ae>·obicà liti germi anaerobici.


76

MISCELLA:-;EA

Scuola d'applicazione di sanita per le truppe coloniali. - Coll'efficace concorso di quel municipio, è stata isLituiLa a Ma r~igl ia una scuola d'appl icazione di samta , cl1e sara per lt:l t1·uppe col oniali fra nce~ i, quel lo che la ;,cuoi a :iel V a l-de-Grllce è per le truppe I'egolar•i. I l deCI·eto pre~idenzia le del 3 ottobr e u. s. determ ina l'organ izzazione e il funzionamento dì questa scuola. - Essa ~a rà di r ella da un m ed ico ispettore o da un medico pr i ncipale di 1' c lasse, da nomir~a rsi s u proposta del M111istro della guerra. li peesonale insegnante si componà di sei proressori tito lari e cinque agg-iunti. Le materie d'insegnamento s8I'8nuo : c linica mler oa e malal lie dei paesi caldi - cli nu:a este1·ua, c!Jit'UI'[lia militar~~ e malattie special i - halter iolngia - igiene militar e e coloniale - a11atomia chirur gica e medicina opel'aloria chitnica e toss1colog1a - m edici na legale - amm illlstrAzione ed ordinamen to del ::er vi zio. L'inst?gnam ento sarà irHJltJ•e all'occorrem:a completato coi cot•<>i pl'ofessati all' l sli l ulo coloniale dt M o1·siglia, con confer Pnze complementari e coll'esercizio pratico negl i ospedal i ci vili, si 1!8H~rali clte special1, della cit t.à. Gli allit• vi entr ano col gl'ado rli aide-maj<ll· d1 2• classE' . La du1·ata del co rso •· di circa otto m esi. Onori al prof. Senn. - L' Il novernb1·e 1905 a Chicago f'u dalo un banchetto al PI'Of. Nicola Sen 11, Al quale prP.s••r o parte G8i"i m·~dici ranpt·esenlanli 20 Stati . Il dull. Giust>.ppe D. llryaul di Nuova Yorli pr ;-·senlò al dott. Senn un medagl ione ti'or o. Su d'un Ialo v'era l'ef!i g i(' eli lui, ~:<utraltro l'isc1·i:done: • :\ N1cola Senu, il chi r urgo m aesti'O (lhe Masler Su rg~ on ) dai suni coll eghi '11 novembre t !-)(}:) n . Il doll. L. G. :-.1olte di M il \\'aukee gli offri una coppa d'argento a: nome dei suoi antich i discP.poli. Il dott. Ca1·lo A . L. Reed di C111cinnali disse che la l t:lt eJ·atura med ica ~meri c ana aveva avuto ini zio mol lo modestamente, cir ca 218 anni or ~ono, a Boston, col lib1·iccino del dott. Giovanni Fl esch~ 1·, sul modo di preserrar :;i dal vaiun lo. Da ollora le pubblicazioni mediche sono g i unte a tal numei'O, che messe in sieme fa 1·ebber o una piramide al cCI'ln di non modeste pr oporzi on i : t r a es"e rruelle del d•)tl. s~ r ll1 l'icor r ono fl·eq uenlemente, poi chè i11 questi ulti mi 20 !llln i es><e ammonltlno a ben 250, tra cui 2:l8 d'argom en to chirur g ico . Il corpo sanitario militare degli Stati Uniti. - Il ma;.:gior geno>r ale medico L eOIIard \ V oud ha dirello una leller a al ministr o della ~uerra, i n cui fa vh·a p1·ernura per 111 p1·onla appr ovazi11118 della lel(go• (01'8 solto l'essllle del Congre~:>o) concernente i migl ioram t:nti pel cO I'(lO e se1·,·izio sa nitar·io, e principalment•• l'!l eCPio•r Hmento della Clil'f'Ì81'8, e l'aumento oo>i f!Tadi. I l geneJ•ale \ Vood insi ... to sulla dolorosa !?Spe ri l~ nza falla durante la p-uer 1·a colla Spa~w a , e SO!lg iun !.!e che cr,lle pr·esl'nti condizioni di avanzamento non é possi bile ottene1•e un huo11 !'•'C III lamento d i medici. Co11dan na l Jt'i l> "~ol ula nten te il sistema dell'as· sunzione in ~ervlllo di eor..tract SUf'[Jf.!On.~ (mrtliei ch·ili in sel'vizio temporaneo), la quale, u!Lre aJ esse r·e più d1 spe n oho~a . ingom bra . iu tempo di guer r·a, il .set'vizio sanillll'i() di una IIUilnlità di m ed ici, dt1lti quanto SI vuole, m a che no n sonno nulla della ,·it!l m ilita r·\". Il professar Neisser è rito rn11to in Ge1·mania dopo nove mesi di soggior no a ll'iM ia di G1ave, o ve si ~'1'8 rec·a.to pe1· pr1o~eg-ui1·'·' i suoi studi sulld trasmiss1one della sifilide nelle scimmie.. L a wande abbon,lonza di quadrumani in qu.ella


MISCE LLA~EA

77

regione gli ha permesso di l'are (cosa impossibile in Europa) numerosissime osservazioni, di grande importanza, delle quali é atteso con impazienza il ris ultalo. Direzione generale del servizio sanitario militare nell'esercito germanico. - Pe r la morte del tenente f.\eOel'ale medico von Leuthold é stato nominato rlirellore generale del servizio sanitario nell'esercito !!ermanico il dottor Schjerniog, mentre il posto di medico ordinario de.ll'lmper atore è stato occupat.) dal dotlot· llbeg. l l dollor s~hjerning é ben noto anche tra noi a causa delle pre~ievolissime s ue pubblicazioni, tra le quali occupa certamente Ù primo posto quella re lativa agli effetti dei proiettili del fucile .-cermanico, clt' e gli, accompagnata dal magnifico Atlante, presentò al Cong resso medico di Roma del 1894. ll dottor Scbjerning dirige anche l'importantissima Bibliothel€ con. Coler. Egli iniziò la sua carr iera medicCl-militare nel 18i8. Il dottor Jean Charcot ha donalo alla facoltil di medicina di Pari~i tutta la Biblioteca di opere di neuropatologia posseduta da suo padre, professore Charcol, alla condizione ch'essa sia annessa alla clinica delle malattie ner vose. Il R. Museo di Berlino ha fatto un lar~o acquisto di papiri egiziani recentemente scoperti. Tra questi ve ne sono moltissimi che si occupano di medicina, e due di essi contengono lettere di lppocrate. L'ufficio coloniale germanico ha erogato la somma di circa un milione e mezzo di lir e per far fronte alle spese neces!!'arie per lo studio della malattia del sonno nell'Africa oriE-ntale. La commissione incaricala di questo studio sani composta da un competente parassitologo, da un medico molto pratico delle condizioni igieniche dell'Africa orientale e da un batteriologo che si sia specialmente dedicato agli studi sull'immunita e profilassi delle malattie infet1.ive. Si dice che il professore Koch sarà il capo della commissione, la qua le rimarrà in quelle r egioni circa un anno e mezzo . . Medici clwlll e serwlzlo sanitar io militare In Inghilterra. - Anche con una riserva bene Ol'p;anizzata é mollo difficile che i medici militari · possano attendet·e ai loro servizi territoriali allo scoppio d'una guerra. E' chiaro quindi che bisogna ricorrere all'opera dei medici civili. Un gran numero di questi, appartenenti a l distrelLo occid endale di Londra, hanno fllUO domanda al direttore generale del servizio sanitario militare di seguire un piccolo corso di lezioni e dimostral.ioni pratiche ullo scopo di e 3sere pt·onti ad ogni evenienza. Il direttore generale ha a .lerilo alla loro richiesta ed ha stabilito che tal corso a bbia a cominciare d 20 gennaio corrente. · La Croce Rossa germanica e l prigionieri giapponesi. - I gior nali giapponesi sono pieni di lodi p~r le eccezionali gentilezze usate dalla Croce R o~sa tedesca a i prigionieri giapponesi, cir~ 2000, che dopo un anno e mezzo dovevano rimpatl'iare attr·aversando la Germania per imbarca t'si ad Ambur go. Le disposizioni prese pel trl\sporlo e la cura dei ferili, 6~ in tutto, furono eccellenti. l vagoni di 4• classe non avendo compartimenti ed essendo muniti di sedili che girano intorno alla parete e di por·te alle testate, furono trasformati in vagoni ospedali con pieoo successo. Ques ti carri sono congiunli cogli apparecchi di risca ldamento, e percio ri~posero meglio degli antichi carri me rci usati a questo scopo, i quali non potevano essere riscaldati che mediante slufe portati li. La Croce Rossa tedt,sca inviò del personale a Wirballen, alla frontiera r ussa, per allestire i treni ospe-


78

M LSCELLAJ\ !!:A

dali che do,·eyano lr~:~ spo rtare i fer·iti ad Amburgo, clave dove,·ano imbarcarsi f'~l Giappone in!':ieme al g rosso dei l oro compallui, su pi r oscafi espressam oute nn le;q!inli. I cOITi erano muniti d1 letti dt>l !':1!>Len1a Linxwe1ler , di!<pos tl l'uno sull"altro com e l P. cuccette a bord o dei basll menti. di un certo numero di tavoli pieghevoli twc. e di oggelLi d1 medic.alura. Al cuni p1•igionie1'i erano gravemente ammalali di polmonite, pleu1·ite, tubet·colosl: I.'Ssi viHfrgiavano in vagoni tenuti al buio. ed er·ano continuamente assist ili da pa r ecchi dei 5:-1 infer·mieri della Croce RO RStt !o!iapponese, i quali accom pngna vono i pri giouiel'i nel loro internam ento nella Russia. Otto prig1onieri afldti da tuber colosi viallgiavauo 111 V8f!'Oni aperti: 5 di essi r110rir ono prima di Riungt"J'e a Berlin o. l n ogni star.ion e ferr11via1·ia per la quale pas~a va il treno ll'a \\'i r·hall t:>n e Berlin o, si trovavano gl'infel·mieri della Croce Rossa tedesca con cibi ed all1·o. Al cuni giapponesi erano orribilmente mutila li; un soldato, per e~empio , er·a stato am uutato d'ambo l e gam be e ':!'Elmbo l ~ br accia. L'esempio p1·aticn di si lll patia dato dalla Croce Ros;:a tedesca ai mAlati e fe1·i ù stranier·i e un'ottima dirnot<tr»zione òi quanto le societa di soccor so pns~ono fare per soli i e vo dei sotl'e1·en li, pt!r ramlciz.ia i ntet•nazionale.

XV Congr esso inter nazionale di medicina (Li.~!Jona, 19-26 aprile 1906 ). - Il Co· mitalo c>secutiYO, pr esieduto dall'an. prof. co11s. Costa Al emao, e del q uale è srgr etar·1o gene1·ale il pr•of. .Mi;.wel Bombarda, ha 111cari<.:ata l'A genzia Giovanni Cl11ari di F1renze per l'or·ganinazione di speciali ser vizi atti a faci litare l'rntervc>nto d1 molti medici ttoliani all'nnportan le Congr··~sso di Lisbona. L'Agenz1a Giovanni Chia ri di Fir enze fornirà g 1·atuitamente i pr ogrammi, le schede n'udesione, cec.; ri ceverà l e adesioni per l'inol tro a l Comitato esecutivo in Lisbona: pr ocurer à agli inscrilti, senza ~d cuna s ne;;a, i buoni di ,.,_ ùuzione ferroviaria (ribasso dal 45 al 60 p. 100 in I talia; 50 p. 100 all'ester·o}. L'Age117.ill !':udùella Ile pure or~anizzata una Comi t1va accom pag-nata co11 partenza da Il' ItAlia pPt' Li~b01111; ed a!Lra Corni! i va per :1 1•itorno da L1sbona in lle lin . l nvia1·e ~e m plice biglietto da vi~ila all'Ayen ;ia Giooonni Chiari, Firenze per l'tcev0r·e tulli i pr ogramm;, not.izie , e<:<:. m er·~ nti a questo Congresso. Congresso inter nazionllle dell'assistenza degli alienati. - Questo Co ngresso sara tenuto in ~lilan o nèl sellt>mlJre I!J06. È il seco11ù0 della sel'ie, poiché il!" Congre:o;~o fu tenuto ad Anver "ll nel 190:2. Jl se~re tl;lriO g eneral e del Congres::;o è il dottor G. C. Ferrari, a Bel'lo lia, p1'8l:"SO Bol ogna. L'i quota d'inscr!zion3 è di L . 20, da in viartti fii tesoriere dottor E. M or·pu r~<o, via Bigl i , 5. Milanv. Necrologio.- Il 30 decembre scor H\, i n eta di :H anni, si spegneva repentinamen te Hell'aceatlem ia navnle tl i Livomo, cui era uddello i r• qua lila di m edico e d1 insegnante, il lenente colonnello m ed ico del la R. M. prof. l .eon artlo <:og n e tti. Conh1va 28 anni di i<•·rviz,o effelt1 vo, ch·i qua li IO in na,·igazione. F ece la campag11a di cir cumna vi!!azinne delta Gari/Ja/di, e in ta!e occac:ione. per la genero;;a a!'~lste nza pre..:tala ai f•• r i l i del Pt>I'Ìl e tlel Chili allora in guer r·a. ebbe una medaglia cornm emor·ativa da am bedue i govemi. M ~:t la sua memoria l'estera viv ti anche nel mo udo scienlifìco, per c ilè egli fu .1no dei pr1mi medici militari a co n!'!acrarsi allo studio del la psichiatria, e clel l'anlropol<lgia cri m inala e norm ale. Pe1' sua iuiziat•va fu cr ealo ne! g rande ospedale maritt1mo di Spezia un rit•arlo alienati, che egli dil·esse con gran successo


.

l!OVH!ENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PF.RS. FARMACEUTICO

'i9

per molti anni. L ascia numer osissime pubblicazioni scientifiche. le piu importanti delle quali sono di argomento ùi psichiatria, di autropolo~ia, e di sociologia criminale. Colle numer·ose perizie fatte in giudizii penali e n ell e rassegne di riman do, rcocacci6 a sè flima di eccellente psiclliatr•a forense, e giovò ad abbatter e il pregiuJiziq che i medici mil1tar·i abbiano chiusi gli occhi ai progr·essi della moderna criminologia .

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (DispenSI!. N. l 2 de l Botltllino u ffìrirrlt delle nomin • ).

Ufflol&ll tn •er v lzlo attivo permanent e. Determina~ione

Ministeriale 4 gennaio 1906.

GAETA cav. Antonio, capitano m ed ico 57 fanteria. -Trasferi to 41 fanter·ia. RoMEO F rancesco, id. 52 id. - lri 22 id. GERBALDr Giocanni, id. 27 id. - Id. 34 id. CfiiSPO Ubaldo, id. 41 id. - Id. 57 id. CABrBBE F elice, id. 3~ id. - I d. 27 id. L1c.o~.STRO Oiu.Heppe, id. 9 bersaglieri. I d. 8 ller·sagli eri. LA GROTTERIA Pasquale, 51 fanteria. - Id. 9 iù. GAZZA -4-le.s sandro, tenente med1co 38 id. Id. ospedale Verona.

R. Decreto 31 dic.e rr.b re HlO:). ORRli cav. Ra.{Jaele, tenente col onnt-l lo m edico dir·eU0re ospedale RaYenna.Esonerato dal la sopraindicata caricu e nominato direttore ospedale Cng-liari. C AMETTJ cav. Siloio, maggiore medico ospedale ~avara.- Promosso tenente c olonnello medico e nominato direllor.e ospedale Ravenna. TuRSINt cav. Francesco, capitano m edico infermeria presidiar·1a A!Juila. - IJ . rna ~giore medico (a sceltA) continuando comi': sopra. llEL VaccHJo cav. Rug')ero, id. ospedale Palermo - Id. maggiore medico (a scel ta) destinato ospedale Bari. Ro:wANO E nrico, lenente medico ospedale Novara.- Id. capitano, destinalo 12 faotel'ia RuTA S ebastian o, id. r eggimento cavAIIeggel'i di Padova. - Id CApi tano, de· s tinalo r eggimento cavalleggeri di Lodi (a S1·elta). Determina~ione

J1iniste riale Il fJMnaio 190G.

' rEFFENONI cav. Ettore, rnag~io1·e medico, ospedale Ravenna. - Trasf~ ri to ospedale N ovara. DETTORt Angelo, capitano medico, in fermeria presidinria Sassari. - Id. inft>l'· rneria pr esidiaria Siena. V tnETTA- Vittorio Emanuele. )d. i d. id. Siena. Id. 52 fante r ia. SoGGIU Antonio, id. 12 fanteria. - Id. inferm eria pt•t•::;idiaria Sas:<a1·i.


80

MOVIIJE :-<TI AVVENOTI N E L CORPO SANlT. E NEL P E RS. FARMACEUTICO

MARZOCCHI Fabio, capitano medico 20 fante ria. - Trasfe rito 28 fanteria. VINCI Angelo, id . 28 id. - Id 90 id. SCALESE: Gl'orgia, id. 90 id. - Id. 20 id. MATTIA Mich ele, tene nte medico 22 fante1·ia. - IJ. 6 artig lieria campag na. PAPALE Raniero, id. 45 id. - Id. ospedale Novara.

Farmaolatl militari. R. Decreto 10 dicembre 1!105. GERBINO Vittorio, fa rmacis ta di 2• c lttsse in aspe tta tiva pe r infe rmità (R . Dec t·elo 7 luglio 1905). Ric llitt malo in ser viz io dal 16 di cembre 1905 e destinato o s pedale succurs ale Manto va.

UtflclaU lD poalzlone 41 aervlsto aulllarlo. R. Decreto 24 novembre 1905. . LoRmo cav. Giuseppe, capitano me dico distretto A velli no. - Colloca to a riposo pe r anzianita di set•vizio con decorrenza per gli effeUi della pen sione dal 16 d icembre Hl05, ed inscl'itlo nella riserva.

R. Decreto 30 novembre 1905. GIRALO! cav. Pietro, maggiore medico dis tretto Padov&. -Collocalo a riposope r anzianità di s ervizio con decorrenza per gli effeUi della pensione, dal 1° g ennaio 1906, inscrilto nella rise t•va e no minato cavaliere ne ll'Ordina de~ Ss. Ma.urizio e Lazzaro in considerazitone di lunghi e buo ni servizi.

OJIOBIFIOERZE concesse per la ricorrenza della festa di Capo d'anno 1906.

R. Dec reto 28 dicembre 1905. CARDI Francesco, capitano medico, inferme r·ra pres idiaria Capua. - TREVtSA~ Eugenio, id. scuola militare. - CALEOARI cav. Giooan Battista, id. ospedale Milano. - Cavalieri ne ll'Ordine della Coro na d' Italia

Notlfloazionl. M ASSA Go,{tredo, te ne nte med ico ospeda le Perug ia. El'ilrea il 3 ge nnaio 1906.

Partito per la colonia

Derttntl. C A!. VI A ttilio. so llo teneote medico, re p:gimenlo cavallegge ri di Catania.- Morto a Caltanissetta, il 7 d icem b r e 1905.

Il R eda t. t.ore

D.• RrDOLFO Lxvr, maggiore medico. Il Direttore

Dott. GrovANNI RaNDONE, magg. generale medico 1spettore. (48U. -

Rocua, t906- Tlp. !S. Voghera.

G rOYANNI ScOLARI, Gerente.


SOCIETÀ DI PREVIDENZA TRA GLI UFFICIALI DEL R. ESERCITO E DELLA R. M.A.ll.INA NEL REGNO D'ITALIA.- Riconosciuta come Ente Morale con R. Decreto 8 novembre 1892, N. 0 DCCCIX, Premiata. con Medaglia d'argento all'Esposizione generale italiana. di Torino del 1898, con quella d'oro all'Esposizione universale di Parigi del1900 ed a.ll'Esposizione regionale• operaia di Roma nel 1902-1903. - Ro1na, Pia:::;(l, Be11edetto Oail·o!i, 117. Presidente onorario: S. M. VITTORIO EMANUELE Ili.

una.

La Società assicura pensione vitalizia od un capitale in caso di morte, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3: {pensione e capitale possono accrescersi aumentando il contributo mensile); - provvede assegni vitalizi sia. differiti, sia immediati;- converte in vitalizi le assi,cura.zioni sulla vita dei Soci e dei loro congiunti; concede sussidi ai Soci, alle loro vedove ed orfani, e borse di studio ai figli; - accorda mutui ai soci con semplice cambiale senza che occorra firma di avallanti. - Nessun'altra Società congenere, nei limiti delle <lperazioni suespo:ste, può gareggiare con essa. InformazioBi, Statuti, Tabelle possono aversi presso la sede della. Società, Roma, Piazza Benedetto Cairoli, 117 e presso i suoi rappresentanti. Per iscriversi come Socio, rivolgersi alla. sede indicando la. data ed il luogo di nascita. del richiedente e l'operazione che intende eseguire. Situazione al 1° oovembx·~ 1905.

Capitale assicurato per indennità in caso di morte .•. L. i ,489,02i. 08 Capitale annuo assicurato per pensioni vitalizie . . . » 398,().!)7. 95 Ammontare della riserva effettivamente accumulata . • 680,973.03

Recenti pubblicazioni: Dott. A. G. DE F A.LCO, Maggiore medico

PATOGENESI UNICA DELLE

Malattie vascolari, secretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini Un volume in 8° di pagine 240, con 8 tavole fuori testo. Napoli, Società Commerciale libraria.- L. 8.

Dott. C. IA.NDOLO, Colonnello medico

OTTALMOSCOPIA ED OTTICA OCULISTICA MANUALE TEORlCO-PRATICO Un volume in 8" con 82 figure e 12 tavole. Napoli, Stabilimento tipografico Ferrante, 1905. - L. 8 .


GIORNALE MEDICO· DEL REGIO ESERCIT .O Direzione e Amministrazione: presso l'Ispettorato .di Sanità Militare VIa Veatl SeHembre (Palazzo del Mlnlstuo della gaerra)

CONDIZIONI DI ABBONA~TO. Il Gi{)rnale Medico del R.o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli ili stampa. · L'abbonamento è sempre annuo e deoorre dal 1° gennaio. Il prezzo dell'abbonamento . è : Pe.r l'Italia e la Colonia Eritrea Per l' Estera. . . . . . . Un fascicolo separato costa.

L. 12,» :15,1) 1,25

L'abbonamento non disdetto prima del t• dicembre s'intende rinnovato per l'anno successivo. I signori abbonali militari in effettività di servizio possono pagare l' importo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anch& a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc.~ che accompagnassero Id memorie sono a carico degli autori. Gli estratti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazio~e dli foglio, e per cento esemplari. li prezzo é eguale sia che si tratti di 100 esem· plari o di un numero minore. I manoscritti non si resiiluiscono.

Si è pubblicato:

LO SGOMBERO DEGLI

AMMALATI E DEI FERITI IN GUERRA MEMORIA dei dottori Lul.-1 Bernardo, tenente colonnello medico eGia•eppe Brezzi, maggiore medico, onorata del 1° Premio al Co.n-

c·orso Riberi pei medici militari del 1902-1903. Un v<•lume di pagine 280 éon figure. e .tavole grafiche. Dirigere le richieste alla nostra amministrazione accompagnandole col prezzo di Lire 3,50.


)) '<'!'Il.

(

PUBBLIC•.\.'1 0 1

~ " · -:, ,•;)_tj

. .. .:.; ·.-~:-1," ...

.. ..-.. .· .. ... o

•'

'

DAbh' ISPETTORATO DI SANITÀ MlhiTA~E

l

,• '

...

ANNO LIV

FASC. II

1906,

28

FEBBRAIO

SOMMARIO · -"'"1

• E • O a i E OaiGIJ!I&I. I . llrNrft. - L'azione .llella ~lonastica medica nella cura delln pleurite • ~. - O~lla lllatia MediMII.~I! nell~t t()lonla RnltPa . . . . . .

Pag-:-sì'

9i

llllblccl. - Studio scienUIIco-praUco sui traumatism. oco l:ari . . . . .

97

C' SUISTICA CU~ICA : ltllonarl. - Una rara complica7.ioM Apatica tlell'ileo·tifo • •Pag. HO RIVISTE GKNKRALI : .Tliti. - l progressi della microbiologia e della e(lidemiolo' U5 gla nell'anno 1905. . . . . . . . . . . . . . • • , • . • . • . . aiYI8T& •• G . .all&l,l IT&I,I.llll .lE. E8TIEal. Rivista medica, pag. fi!S. - Rivista di nevropatologia. pag. 126. - · Ri vista di chirurgia Jte; neraJe. ptl(l. ltt.- Rivi~ta di chlror~ia di gue.rrn, pag . 131 . - Rivista di malattie veneree e <kllla pelle, Jlllf. 135. - Riv1sta d'Igiene 1,1enerale e batteriologia, flag. 437.- Rivista di Igiene militare, JHJfl, 14~ - Congres.~i . pag. 143. - Rivista bibllograllea, pag. 147. - Con· corso al premio R1bcri, pag. 149. - Indice blbliogralleo mediro-militare, pag . 15~.- MI· scellanea, pag. 158. - Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario e nel Personale Farm~­ ceuUco, pog. l 59. · ( V. l'Indie~ m:U' lntertw della -coperlina).

DIREZIONE. ED A MMINTST:RAZIONE

&OliA • Plalaao del VlpJftaoe della Gaerra, Via XX Sette111bre • ROMA

--·- --- _

Pc le IJllerzfoDl a papmento rivolgersi esclusivamente ..... ,.11111C' ITAI l Ali& C'ft&TDif\r r

nt I!IIDDt •"•• à

_,_

--" - ~ ~ -

....___ ..

- _._


INDICE . DELLA RIVISTA DI GIORNALI IT.A.LI.A.Nl ED ESTERI

RIVISTA MEDI CA. Thue. - Tuhercolo~i rd infczi <ni sr.conr1n ric. Muucol. - lJel ''alorc semialo;:ico cieli~ micr<>poliadrnoratla ne ll a tubercolosi

Pag. t!S • l'i5

Hl VISTA 111 l'iEVROPA TOLOGIA. Pao. ns • 1 ~8

Consiglio. - l foru calori e le funzioni fl'ichiche. Rossi. - Contributo clinico anatomico allq s tu rlìo della coN'.a di Buotin;!'(On R'IVISTA DI ClllRIJIIGIA GENER ALE. Chlumsk l. - Cura delle iillezioni chirurgiche co l fenolo canfo rato . Sittler - l.a sterilizzazione dei ratelcri Pla•lici . Willlam, - Fer ite flcnctranl l del peliO, prrroranti il diaframma c ledenti ri,ceri ~ddominali BarmeHier. - La radio;:;ralla co me contrihulo alla diagnosi dei ~~n i Oslolosi.

Poi). H~ • U9 " t ~n 130

RI VISTA DI CH IR URGIA nl GU ERRA Il nuovo proi otlilc • S • del fucile w,Jesco . !'iolizie sanilanc circa la I! Uerra russo-giapponr"

Pag. l 3l 131

•

RIVISTA DI MUATTIE VE!'iEREE E [IELLA PE!.LK. Fanoni.- t.a Spiroch:oete pallid:t nella sifllil!e Lle. - Terapia l!ella lepra

Pag. 135 .• 13il

fil VISTA D' IGIE'iE GENERALE E D l TTER IO!.OGIA.

Gaiii·Valerlo e RochU·~• Jongh. - Stu<li e ricerche sul calio;il!ì del geno.ri C'1loKe Anopholc>. Po.g. t37 Tuhcrcotosi umana P ho\'in1 138 luerllach. - Azione del hìc.1· bonato <li s•oti:t ~•Il e in fezioni 139 " ~~~ Kltasato. - l.a tubercolosi perlorca e i hovì inrti;:enl ~;ìarrouesi f\ (1 Pepere. - Ricerche sui !Jacilli r!P.IIa tuhor~nlosi um ~na bovina' ed aviaria Stephans e Christophe". - Rhssu nto l!clle rictrrhe sulla malaria c sulla sua rronta ssi; sulla febbre ematurira: sua n~ l ura e prolllassi . Hl Hl P'otte•ln. - Contrìhuto nlla ha lteriolo~th rlelln ~~s tro enteriti infetti ve . Trlllat e s.uton. - L'ammoniaca nel latte ; rircrcho e interpretazione della sua presenza . • 14! Cruvellhltr. - Del valore terapoutiro r!ell 'an titossina noi siero an li tifterico . IU Raw . -

RIVISTA D' IG IE;xE MIT.ITARE. Kelsch . - l'atogenc.si tlella tuhercolosi nell'eserci to .

Pag. 14!

CO~GRESSI.

\'oli del èon~rc~so di l'arì~i ro~tr\1 la tuller~olo >i

P(lg, U 3

RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Ferrlo. - l.:1 diagnosi clinira dPIIe mal~ttie interne . Ktemperer. - Cura della calcolo•l renalP Ferrler. - De l'h ospitalis~ tion d'ur,zenrc en temp~ de guer re .

Pag. 141

COl'\ CO liSO AL l'RE MIO ntllERI

Pag. 14~

!~DICE Blni.IOGilAFICO MEDICO-~II l.I TARE

Pag . 1 ~6

M15CEU.Al'\IU

Pa~. 158

MOVI MENTI AVV ENLITJ NEL CORPO SANITARI O .E l'\EL PERSOl'\ALE FARMACEUTICO

Paq . 159

'"8

HS

.,


MEMORIE

O RI G INALI

OSPEDALE MlLITARE PRTN<CJPm DI PALERMO

L'AZIONE DELLA GINNASTICA MEDICA NELLA CURA ·DELLA PLEURITE -

4-.R;··.~ , '\ .:,-.;> ~i ...\~ .:·:.;~~~~:( • '">,:'• : ·.-;; .~

~..,.

' ..~~·~l ·~;---.....

Nota eli terapia Osicn per il dott. IL . Bernardo, tenente colonnello medico

\

,;

'.

,.

I.

..,.... : ~ , ..., ~ ,..~ ;

•••

Pleurite e tubercolosi. La. pleurite essudativa fibrjnosa, o siero-fibrinosa, è molto comune nell'esercito; ed in un ventennio ne ammalarono 42,035' individui, con un ma.ss\mo. di 1396 ed· un minimo di 294 ogni anno. In queste cifre sono compresi anche i casi di empiema, dei quali non si tiene conto essendo questi relativamente, in numero molto scarso. Come è noto, la pleurite primaria è causata principalmente, e con maggior frequenza, dal b. della tubercolosi; però non è raro il caso che t~ia prodotta. dal diplococco del Frankel e da uno streptococco.

La pleurite secondaria può Q.ipendere dai detti germi ed anche da altri che determinano diverse infeziont dell'organismo; però, generalmente essa è consecutiva a processi morbosi che si iniziano precedentemente nei polmoni, nel pericardio. nelle pareti toraciche, fino nella. cavità addominale ed in altri organi. L'esperienza ha dimostrato come ad una pleurite acuta può seguire, dopo del tempo~ una. lunga serie di manifestazioni tubercolari: alcune volte queste si hanno a lunga scadenza, e si verificano in individui apparentemente sanissill!-i nei quali non si era. sospettata mai la. presenza. di lesioni pleurali, mentre alle autopsie si rinvennero focola i tubercolari antichi obsoleti. Inoltre è stato osservato, anche in quest'Ospedale, che parecchi casi di meningiti che si svolgono con sintomi cerebro-spinali, (che si possono pure confondere clinicamente con la meningite epidemica) ap· partengono alle forme tubercolari. Così pure fu notato che dei reliquati di pleuriti non prodotte dal germe di Koch, furono propizia sede 6 - Giornale medico.

.

:>.. ~ . ~t 1 , . .. : . .,'· ""' .... . t

•

•

;

./

•

-

~j


82

L'AZIONE DELT,A GINNASTICA MEDICA

di consecutiva infezione tubercolare, trovando questa in essi favorevoli condizioni di sviluppo. Nonostante però la natura quasi sempre tubercolare delle pleurite, l'osservll-zione clinica ha fatto constatare che, colle cure adatte, si possono diminuire i danni di essa; e procurando la reintegrazione completa della funzione dei polmoni e rendendo robusto l 'organismo, si riesce non solo a. ritardare lo sviluppo dei focolai tubercolosi, ma anche a far divenire innocui quelli già prodottisi nei tessuti che a lungo andare possono pure calcificarsi e rimanere senza danno nel corpo. Ciò può avvenire tanto più facilmentE' quanto più presto e bene si cura la malattia primaria che dobbiamo combattere con tutti i mezzi, poichè, lasciata a sè stessa, avrebbe generalmente il suo decorso.

Curare la pleut·ite significa prerenit·e la tubercolosi e diminuù·e il numero d~i tisici; il trattamento quindi della pleurite fa parte della lotta contro la tubercolosi e, sotto questo punto di vista, ha la. massima importanza. II.

Alterazioni 11rodotte daJla, pleurite. Non vogliamo qui accennare al danno dell'organismo quando la pleurite è n el suo incremento o nel suo fastigio: invece, per l'oggetto che trattiamo, basta rilevarne solo le alterazioni che si producono per il ritardato assorbimento dell'essudato liquido e per l'organizzazione dell'essudato solido. L o Strumpell dice in proposito :.« Soltanto nelle pleuriti con scarso essudato, il torace alquanto dilatato riprende la sua forma primi ti va. Nei casi con decorso favorevole il raggrinzamento del torace può cessare anche molto tardi; spesso dopo alcuni anni gl' ispessimenti spariscono, il polmone ed il torace si dilatano di nuovo ; questi sono però casi d'eccezione •· Generalmente dopo ogni pleurite diffusa, con essudato abbondante, durante il riassorbimento, ha luogo un evidente raggrinzamento della metà toracica ammalata. Nei casi di media gravità. il raggrinzamento attacca a preferenza le pareti laterali inferiori del tomce; ed in quelli più gmvi anche l e sezioni anteriori e superiori. I raggrinzamenti più accentnat.i hanno luogo nei bambini e nei giovani con t orace cedevole, e sono fl'eq nentissimi nei militari, dopo una p lenrite piuttosto gra Ye.


l

NELLA OU.BA DELLA PLEURITE

83

L'espansione del lato infermo diviene minore di quella del lato sano; le coste si avvicinano, gli spazi intercostali si restringono, le fosse si approfondano, il capezzolo e la scapola si accostano di più alla. colonna vertebrale ; quest'ultima acquista un esagerato incurvamento laterale con convessità verso il lato infermo, e talvolta anche verso quello sano. Il raggrinzamento continua per molti mesi o per più lungo tempo. In altri casi avvengono estese aderenze dei foglietti pleurici, massime nei lobi polmonari inf~riori, e cagionano disturbi respira.torii persistenti. In tutti i casi di ra.ggrinzamento pleurico, nel polmone del lato sano si manifesta un enfisema vicario. Quando la pleura è coperta da una spessa cotenna costituita dal <deposito fibrinoso che ma.n mano si organizza, si hanno lesioni anche :più gravi. Così il polmone non potendo espandersi e le pareti tora-ciche rigide non potendo abbassarsi, rimangono degli spazi nei quali si trova liquido residuale che non si riassorbe; il diaframma s'innalza, le pareti toraciche si abbassano e si appiattiscono, ed il lato del torace -colpito può divenire paralitico. Quando si tratta di pleurite secca, si hanno ispessimenti pleurali ed aderenze fra i foglietti interlohri e fra il parietale e viscerale con limitazione delle escursioni polmonari. In relazione delle alterazioni suddette, più o meno estese, si hanno <!Orrispondenti lesioni della. funzione circolatoria e respiratoria e quindi anche generali dell'organismo con notevole deperimento. Perchè si producono i dannì citati di sopra? La. risposta è una: per il ritardato assorbimento dell'essudato li<tuido, per l'organizzazione dell'essudato solido. Onde rendere chiara la cosa, giova una breve dilucidazione. Vi sono dei casi lievi di pleurite in cui l'essudato è in piccola quantità e la pleura è ammalata solo in alcuni tratti: sono questi i casi più benigni che possonq passare inosservati ed anche non la-sciare alterazioni permanenti. Invece, q uando si ha un essudato abbondante l'infiammazione è estesa. a. tutta la sierosa e vi partecipa la rete Enfatica sotto pleurale viscerale ed anche i li nfatici che, partendo dtt questa, scorrono nelle trabecole connettivali interlobulari, si approfondano nei polmoni e decorrono insieme alla rete venosa polmonale : prende pure parte al processo la rete linfatica sottopleurale parietale ; e non raramente la flogosi si propaga. ai linfa,tici intermuscolari della parete toracica. Quando il processo è acuto, l'abbondante migrazione dei leucociti altera le pareti delle vie linfatiche ed occlude del tutto il lume degli spazi linfa.tici che si aprono nella pleura. Se r infiammazione non si


84

L' AZIO:-IE DELLA OlNNA.STICA MEDICA

dissipa e l'essudato liquido non si riassorbe, ovvero l'essudato solido cher tappezza la sierosa si organizza, le vie linfatiche intrapolmonari rimangono in preda ad un processo cronico infiammatorio che porta una conseculiiva sclerosi, così si altera il tessuto e la. forma del polmone. Partecipando al processo anche le vie linfa.tiche sotto-pleurali della parete costale, l'infiammazione si può diffondere al connettivo che involgele fibre dei muscoli intercostali: si può così determinare una miositeinterstiziale e pa.renchimale, e non raramente, quando il processo dura a. lungo, v'ha degenerazione del tessuto muscolare. Chi ha osservato il decorso delle pleuriti siero-fibrinose ha potutonotare che generalmente (salvo eccezioni) fìnchè v'~ febbre, l'essudatoliquido non si riassorbe e ciò perchè la pleurn e le vie Iinfa.tiche di pen· denti sono ancora in preda al processo infiammatorio: cessata la. febbre,. o comincia il riassorbimento, o si fa più npido, se prima si era iniziato. Spesso una certa quantità di essudatio liquido si riassorbe presto;· ma quando esso diminuisce sino a quella porzione bassa del cavo pleurico sulla quale suole depositarsi maggiormente l'intonaco fibrinoso che· poi si organizza, il riassorbimento si f:a lentissimo e qualche volta si arresta, tanto che vi rimane sempre un residuo liquido. I n qualunque .modo avvenga la diminuzione dell'essudato liquido, una cosa sola. è ' certa, ed è che, quando si fa lentamente, vuol dire che le vie linfatic!he, per le qual i in massima parte si attua il riassorbimeuto e gli spazi linfatici che si aprono liberamente nella cavità pleurale1 sono pocoparvi od occlusi, o pel processo intiammatorio, o pal deposito fibrinoso;e si trovano pure nelle medesime condizioni i linfatici sottopleurali ed intrapolmonari. Quando il processo dura più a lungo, il deposito fibrinoso che riveste la pleura comincia. a.d organizzarsi; l a siero sa s'ispessisce ed assieme alle propaggini connetti vali int~rlobulari subisce la fase sclerotica.; & perciò il polmone non può espandersi completamente e si deforma nei bordi. Nei processi pleuritici che durano molto, oltre alla citata. degenerazione dei muscoli intercostali si determina pure una rigidità dellearticolazioni costo-vertebrali e condro-costali, e così si vede che nel lato ammalato manca quasi ogni movimento (torace paralitico).

III.

La ginnastica medica nella cura della pleurite. Nella mia carriera di medico avevo quasi sempre veduto 'i pleuritici rimanere a lungo in preda a grave deperimento organico, l'essudato riassorbirsi con lentezza, e difficilmente attenersi che il polmone


NELLA CURA DELLA PLEURITE

85

avesse ripreso la sua espansione primitiva. Il vedere poi ad una pleurite seguire spesso la tubercolosi, mi convinse che sarebbe stato con•eniente a tutti gli altri mezzi curativi aggiungere una ben diretta ginnastica medica la quale, agendo preferibilmente sulle pareti toraciche, .obbligasse il polmone ad espandersi, e rendesse facile il riassorbimento dell'essudato. L'esperienza da me fattane in un caso di clinica privata, mi fece studiare la. cosa. e mi confortò in ques.to modo il vedere che anche altri avevano avuto preèedentemente una idea analoga. Il Ling si era proposto di agire sopra i reliq uati pleurici e sulle aderenze, mediante la ma.n aali tà intitolata: lo scoti1nento della pa1·te infe,·iore del t01·ace; egli cosi la descrive-: « L 'operatore posa la superficie pa.lmare delle mani sulle pareti laterali inferiori del torace; colle palme fa lievi e rapide compressioni .alternandole con sollevamenti, mentre il malato fa alternativamente delle profonde respirazioni >>. Lo Zender si occupò molto della ginnastica polmonare allo scopv di agire non solo sulla. funzione dei polmoni, ma anche di vincere la progressiva r igidità alla quale v:anno soggette le articolazioni costo-vertebrali e condro-costali della gabbia ossea, ove non vengano mosse artificialmente. A tale scopo furono costruiti numerosi apparecchi, dei quali alcuni .hanno l'ufficio di far lavorare i muscoli respiratorii per aumentare l'energia, altri fanno subire ai "Pazienti dei movimenti passivi di sollevamento delle costole, provocando così delle profonde inspirazioni; .altri comprimono le costoll) e così determinano una inspirazione più forte. Il Colombo, nella sua Kinesìterapia, parlando delle malattie dell'apparecchio respiratorio dice: c Nella pleurite, il pronto ritorno dei movimenti respiratorii profondi ed energici è il solo mezzo per lottare contro le aderenze che minacciano d'imbrigliare i polmoni, è il modo più efficace per impedirA alla. parete toracica di accasciarsi a misura che vi si assorbe il versamento ». Certament-e il ritorno della completa funzione polmonare è il miglior preservativo contro la recidi va e l'invasione del bacillo della tubercolosi; ed in caso che questo abbia già invaso l'organismo, rafforzando la respirazione può ritardare od impedire il fatale cammino di detta malattia e la manifestazione della tisi. In alcuni moderni trattati (corrie in qnello dello Strumpell) è detto: « nella cura di pleuriti croniche in cui sia avvenuto il raggrinzamento


86

L'AZIONE DELLA GINNASTICA liED1CA

con essudati solidi, ma senza essudato liq nido, oltre a corroborare lo stato gen~rale sono utilissimi gli est~rcizi respiratorii metodici (ginnastica polmonare). «Si ordinerà agli infermi d'inspirare profondamente e si prescriveranno frizioni fredde quotidiane sul petto. Le inspira~ioni d'aria compressa mediante l'apparecchio pneumatico, sono spesso seguite da buoni risultati ». IV.

Come agisce la ginnastica toraeo-polmouare sul riassorbimf\nto dell'essudato. Per comprendere l'azione della ginnastica sul processo pleurico è utile studiare un poco le condizioni del torace, in cui vi sia un lato con essudato pleurico liquido. Nel lato ammalato la parte inferiore, secondo la quantità dell'essudato, è più dilatata dell'altra fino a 4 a 6 centimetri in perimetro: le costole sono in una relativa posizione di semi ·elevazione, il· polmone & più o meno compresso. Tutto il lato infermo del torace nella r espirazior:.e è più o meno mobile, secondo che è meno o più ripieno di essudato liquido; in certi casi è completamente immobile per la grande quantità di essudato pleurico, od anche per l'alterazione pa.renchimale

dei muscoli intercostali e per la rigidità costo-vertebrale e condrocostale. ' In tale stato, stante la degenerazione più o meno avanzata dei muscoli intercostali, non è da aspettarsi movimento molto attivo dei muscoli intercostali esterni che sono inspiratorii. Si costituisce allora un circolo . di alterazioni concatenate l'una all'altra: il polmone non JJi dilata perchè le parett' sono im·rnobili e queste 1~on .~i mnovono per le alte!·a,zion·i dei muscoli e delle dette articolaz·ioni. Colla -ginnastica noi interrompiamo questo circolo; e perciò è necessario mettere in movimento alcuni muscoli non alterati dal processo flogis~ico, affinchè agendo sulle costole, e muovendole, obblighino il polmone del lato sano a dilatarsi al suo massimo i e così g uello· del lato ammalato subirà prima una minima, poi tma sempre graduale maggiore dilatazione. Coi movimenti di ginnastica, adat~i al caso, noi provochiamo nell'' infermo una respirazione forzata: nella. fase inspiratoria mettiamo in movimento oltre che i muscoli intercosta.li esterni, anche gli scaleni, gli elevatori brevi e lunghi ed altri muscoli come i pettorali


NELLA CURA DELLA Pf,E:URITE

87

minore e maggiore, i trapezi, i dentati, gli estensori della colonna vertebrale ; produciamo così una dilatazione bilaterale dei torace; e, mentre dai lato sano il polmone si espande dippiù dell'ordinario, dal lato ammalato si comincia ad avere prima una limitata elevazione delle costole e quindi una maggiore dilatazione del petto, per cui il polmone del lato ammalato comincia a seguire la parete che si muove e uerciò si dilata . • Nella fase espiratoria l'espirazione si può attivare o passivamente per semplice reazione elastica, oppure coadiuvarla, mettendo in azione i muscoli espiratori. Ogni giorno che passa, il movimento r espiratorio prodotto dalla ginnastica diventa pit\ ampio, ed a poco a poco può quasi divenire ugnale a q nello del lato sano. Mentre il polmone, già compresso, si dilata gradualmente ogni giorno dippiù, sino a riprendere la sua completa espansione, si attiva a poco a poco o si fa più completamente la circolazione venosa e !infatica intra.polmonare, poichè è risapu·to che i moti inspira.tori agevolano la corrente venosa e linfatica, nel favorire il riempimento diastolico del cuore, mentre i moti espiratori faci litano la corrente arteriosa ed il vuota.mento sistolico del cuore. E poichè nella inspirazione gli alveoli polmonari si d.ilatano, la rete capillare ih essi contenuta viene stirata e si verifica un allungamento ed uno stringimento del lume vasale, ed i cambiamenti op-posti avvengono nella espirazione (Lucia.ni), perciò nei movimenti d' inspirazione forzata, determinata dalla ginnastica.. si ha un acceleramento della. corrente venosa e linfatica e quindi si facilìta il riassorbimento dell'essudato. Cessata la. febbre, il ciclo dell'infiammazione principia a declinare: le vie linfa.tiche, che sboccando liberamente nel cavo della pleura partono da essa e si approfondano da .una parte nei polmoni e dall'altra comunicano colla rete Enfatica pleuro·costa.le, cominciano ad essere meno prese dal processo flogistico, diventano più pervie e permettono l'assorbimento del siero plenrale. Nello stesso tempo, a misura che ogni giorno gradualmente si muove più ampiamente la parete toracica del .lato infermo, ed il polmone compie atti respiratori più estesi, la circolazione linfatica fra il cavo p leurico e la rete intrapolmonare e sotto-pleuro-costale comincia a farsi più attiva; in conseguenza il riassorbimento dell'essudato liquido, diventa più vivo e rapido. La. fisiologia. c'insegna che nella respirazione .il polmone segue esattamente la parete toracica., e ciò tanto più facilmente quanto piLt liscia e levigata è la parete della pleura..


L' AZIO~E DEI,LA lHNNASTI CA MEDI CA

Quando si deposita sulla sierosa l'essudato solido, la detta superficie è ntvida; e lasciando il torace inattivo ne avviene che l'essudato si organizza producendo tu tti i danni citati ài sopra : invece colla ginn astica, obbligando il torace ad espandersi ed il polmone a dilatarsi, .l'essudato solido che suole tappezzare la pl~ura, viene mosso e rimosso fra. le superficie della sierosa e ne viene im pedita la stratifì.'cazione, o questa e ridotta al minimo, e così le aderenze che si sarebbero formate una volta non si costituiscono più facilmente ed i bordi del polmone non si ùeformano. La ginnastica agisce pure favorevolmente sulle alter azioni riscontrate ·nei muscoli intercostali perchè con i movimenti attivando la circolazione linfatica, diminuisce la infiltrazione leuc,ocitaria che comprimeva. e poteva portare alla degenerazione delle fibre muscolari: cosi i muscoli suddetti riacquistano la loro energia ed il torace riprende tutta la sna mobilità. ed espansione, anche perchè la ginnastica colla sua azione meccanica, vince pure la rigidità delle articolazioni costovertebrali e condro-costali che si costituirebbe colla immobilità. La cura ginnica ha pu1·e un'azione generale; e perciò, col graduale aumento della funzionalità. polmonare, noi vediamo nei pleuritici rifìo:·ire di pari passo l'organismo : i muscoli diventano più vigorosi, il pannicolo adiposo aumenta, il peso del corpo cresce rapidamente, il colorito della pelle è piit roseo, tutto il corpo diventa più r obusto in modo che gli ammalati si sentono guariti e tanto bene, da voler lasciare ben presto l'ospedal e.

Y. Applicazione pratica della ginnastica medica ai pleuritici. In base agli studi citati di sopra., volli tentare un esperimento più vasto sull'azione metodica della ginnastica sulla cura della pleurite. Nel 1904 l'applicai a pochi soldati: in questo anno ad un numero maCYCYiore ed in O'enerale si fa a tutti i convalescenti di pleurite. 00 . t:> • l P er fare eseguire la ginnastica feci acquistare i l comune Wh1te Y E xerciser. (È più ut ile quello da atleta, del costo di L . 14 e, se viene adoperato con sorvegli<tnza, può durare anche più di un anno). Prima si adoperò un solo apparecchio, poi ogni riparto di medicina ebbe il proprio. . Gli eserc.izì ginnastici che si praticano sono i seguenti : l 0 Elevazione delle braccia in alto (inspirando). 2° Abbassamento delle braccia (espir ando).


NELL.~

GORA DELLA. PLEURITE

89

3° Elevazione delle braccia in alto, rotazione esterna e posteriore {inspirando). 4° Tutti i movimenti diversi che contribuisco0no arl erigere il t ronco e ad imprimere i movimenti laterali e posteriori della eolonna vertebralel giusta. le fìgure annesse nell'istruzione per l'uso dell'apparecchio. La ginnastica, deve cominciarsi quando è cessata la febbre e l'infermo possa alzarsi. Non vi deve essere lesione del cuore o del pericardio. La ginnastica si esegue prima due volte al giorno nelle ore destinate <lal caporiparto: comincia gradualmente: per ogni amma.la~o si esegue prima per pochi minuti e poi fìno a dieci, venti minuti per v<,lta. Per non perdere tempo (volendo) può eseguirsi auche quando l'infermo1 già. a pirettico, è ancora in letto; allora si deve i m piantare l'a p parecchio in modo che l'ammalato possa eseguire i movimenti di elevazione, di abbassamento, e di rotazione esterna ed in alto delle braccia. NoRME GENERALI PER LA CUBA. -

EFFETTI OSSERVATI NEI PLEURITIOI CHE F ECERO L.A. GINN ASTIO A DOPO LA FEBBRE.- l o Se precedentemente non era stata praticata la toracentesi,

l'assorbimento dell'essudato liquido procedeva prima lentamente e poi con rapidità; il fremito toraco-vocale si ristabiliva presto, ma l'assorbimento consecutivo dell'essudato solido procedeva con molta lentezza. 2° Quando era stata praticata precedentemente la toracentesi ed estratto parzialmente l'essudato liquido, il ria.ssorbimento totale di questo avveniva in brevissimo tempo e quello solido scompariva più rapidamente. 3° L'organismo in generale diveniva più robusto tanto cile riusciva difficile trattenere all'ospedale gli infermi ed assoggettarli ad una cura ~Completa..

4° Qualche volta, in soggetti deboli, si vide ricomparire la febbre per qualche giorno: allora si interrnppe la. cura aspettando che si avesse la temperatura normale per ripreuderla. 5° Dopo decorso un anno qualche ammalato non presentava al-enna differe~za nelle funzioni respiratorie dei due lA.ti. 6• Negli infermi non assoggettati alla gi~nastica, ma alle cure -ordinarie, il miglioramento si ebbe in tempo molto pii1 lungo, nè essi -vennero inviati a casa in stato molto florido. COME S J CO~STATA. 1L MIGLIORAMENTO E t..'EFFETTO DELLA GINNAST ICA.

Ognuno direbbe che si potrebbe senz'altro ricorrere agli spiromet ri


no

L'AZIONE DELLA GDDIASTICA MEDICA

e mtsurare la. capacità polmonare prima e dopo la. cura: ciò teoricamente è vero, ma non si può applicare tanto facilmente in praticat poichè noi non conosciamo la precedente capacità polmona.re degli ammalati e quindi non possiamo fare il paragone: gli spirometri e la misura della capacità polmonare però sono utilissimi a. guarigione inoltrata o finita. È più pratico ricon ere alla. toracometria i prima di cominciare la ginnastica si misura la. periferia totale e le due semicirconferenze del torace. A IPisnra che la ginnastica produce il suo effetto, noi vediamo aumentare la capacità polmonare e diminuire la differenza fra le due semicirconferenze: in alcuni nostri ammalati la semicirconfet16nza. del lato in cui vi era pleurite essudativa. era, in principio, -fin di 4 a 6 centimetri superiore a. quella del lato opposto. È però da evitare un errore, ed è il seguente: assieme alla scomparsa dell'essudato noi vediamo divenire più "vigorosi i muscoli delle braccia, i pettorali e quelli che si attaccano al tronco: aumenta perciò ii peri metro toracico per accrescimento dei tessuti molli delle pareti del tron co: ebbene, bisogna allora nelle misure badare a non confondere e tenere conto del perimetro nell' inspirazione forzata e del perimetro che aumenta. nelle diverse fasi della respirazione. Però, come ·dicevo precedentemente, a cura inoltrata è meglio ricorrere agli spirometri od ai diversi mezzi che misurano la capacità polmonare. Un altro modo di accertarsi del miglioramento si è quello di consta.t.are se il polmone si espande bene, e vedere come si comporta la. risonanza del limite inferiore, nelle diverse fasi della. respirazione. È utile pure verificare se si produce, o no, negli ammalati, il fenomeno del Litten e per ·quanta. estensione.

VII.

Risultato complessivo della cura. Debbo io presentare un resoconto statistico? Le cifre certamente avvalorano i fatti: però, siccome i dati che abbiamo attualmente nel corso di un anno non si possono paragonare a quelli degli anni preceden"ti, esporrò solamente pochissime cifre e gli effetti complessivi della. cura. Nel 1904 la cura fu praticata per solo dieci soldati. Per ragioni di studio e per agio di visitarli, questi militari vennero inviati in licenza di convalescenza di soli tre' mesi.


NELLA CURA DELLA PLEtiRlTF.

.

91

Di essi solo uno ritornò all'ospedale ed ebbe bisogno di ulteriori provvedimenti medico-legali; gli altri fecero servizio ordinario e vennero congedati colla. loro clruJse. Nel 1905 la. ginnastica. nell'ospedale di Palermo è stata applicata a 38 militari, col seguente risultato complessivo: l o Vi fu diminuzione del numero dei riformati per pleuritE'. 2° Fu pure minore il numero di quelli inviati iu licenza di con· valescen.z a di un anno. 3° Fn maggiore il numero dei pleuritici inviati in licenza. di convalescenza minore di un anno. · 4° Indistintamente, in tutti pleuritici, l'espansione polmonare si ri· pristinava più rapidamente che una volta., si vedevano aumentate rapidamente le masse muscolari, e dileguarsi l'aspetto sofferente, e tutti risentivano un grande benessere ed un ristaurato vigore generale dell'organismo. 5° Diminuì la degenza dei pleuritici all'ospedale ed essi si poterono mandare in licenza molto tempo prima di quello che si faceva una volta..

Con ciò che ho riferito sulPazione della cura ginnastica sulla pleurite (che fu da me introdotta nell'ospedale di Palermo) non ho preteso di dire cose nuove, ma. solo dimostrare come con un semplice mezzo, alla portata di tutti. si possa contribuire a migliorare le sorti di coloro che soffrirono di pleurite. Anche se si voglia pensare che la ginnastica possa essere. solo di complemento alle cure mediche, è da prendersi in seria cons~de.razione; poichè essa, più di tutti i farma.chi, rende valido e robusto l'organismo e sviluppa tale energia, da metterlo in condizioni favorevoli per la lotta. contro la tubercolosi.

..


92

DELLA FILARIA MEDINENSIS NELLA COLONIA ERITREA Cit·ca la sua peuetrazione nelPorganisnto umano e sua cura • P~r il doti. !lieol a

Coppola, cnpltono medi cc..

La filaria medinensis ha diversi sinonimi, cioè: verme di Medina; dracunculus medinensis; dracuncolo del Kornpfer; verme di Guinea; dracunculus Persarum ; vena medinensis. Nella Colonia Eritrea gli arabi la chiamano Erig ; gli abissini Emum Boriù (malattia dei Baria); ed i Baria e le popolazioni · affini Frendit o Farandit. E ssa è un vero nematode filiforme, cilindrico, di colore biancastro, con tegumento esterno· duro, elastico ; da GOad 80 centimetri di lunghezza e dfll diametro da 3 a 7 millimetri; ma v'è qualche autore che l'ha riscontrata di lunghezza maggiore, ed il Leuchart dice che il verme di Medina può raggiungere il diametro di 17 millimetri e la lunghezza. di 4 metri. Io bo riscontrato su 132 casi la lunghezza media di 80 centimetri, ed in tre soli ne vidi una eli 102, una di 106, ed un'altra raggiungere i 109 c~ntimetri. Le due estremità differiscono in quanto che la testa. è un poco a ppi!:.ttità, e vi si ~corge una piccola apertura boccale, mentre la coda si assottiglia alquanto, ad è un pochino ripiegata ad uncino ~erso la punta. Questo parassita è endemico solo in taluni paesi delle regioni tropicali, e nell'Eritrea si trova a Cassala e regioni adiacenti. Dnrante il tempo che sono stato nel Taca e nel Barca. quale medino del 2° batta~lione indigeni, ho avuto l'agio di oss ~rvare negli ascari (soldati indigeni) che facevano parte in quell'epoca (1895) della guarnigione, 132 individui affetti da filaria. L'individuo che n'è affetto, avverte da. prima un senso di peso molesto nella par te in cui il paras~1ita pervenuto si sviluppa, indi dolore, t urgore ed infine appare un tumore, che dà luogo ad un ascesso più o meno vasto. La sede prediletta della filaria medinensis è il connettivo sott.ocutaneo o lo spazio intermusco1are; però, se essa si annida in re-


•

DELLA FILARIA. MEDINENSIS NEf,LA COLONIA ERITREA

93

g10m scarse di connettivo, o scarse di masse muscolari, come ad es. nelle dita o presso le articolazioni, allora produce un dolore vivo ed intenso, e talvolta impedisce persino la funzionalità della parte. Apertosi l'ascesso, sia spontaneamente, sia in seguito ad p.pposita incisione, tra mezzo al pus, si vede il verme di Medina, che, nel caso di apertura spontanea, si presenta bene spesso con la testa, che fa capolio<> da detta apertura; mentre da una larga. incisione praticata, appare come una. minugia., un'ansa della fi laria., che se ne sta raggo· mitolata. in uno o più gruppi su sè stessa . Come questo parassita pervenga. nell'organismo umano, i diversi autori sono disaccordi sul modo di penetrazione. Il Leuchart dice che per le osservazioni del Fedschenko sembra sicuro che il verme di Medina penetri come embrione nei piccoli ciclopi diffusi da per ogni dove, si sviluppa nell'interno di essi in forma di una larva, ed in questo stato, servendosi del ciclope come ospite intermediario, pervenga nel corpo uman o con l'acqua. da bere inquinata. Mentre il Carter in Bom bay sostiene strenuamente, come più probabile, la penetrazione pèr via della pelle. QuGsta ipotesi a me pare più attendibile della prima, per le diverse seguenti ragioni. Se la filaria penetrasse nell'organismo umano con l'acqua che si beve, durante la nostra occupazione di Cassala (durata circa 5 anni), ne dovrebbero essere stati parime.nti affetti gli indigeni e gli italiani, che vissero in quel territorio, in cui è endemico il parassita. Ora sta il fatto che nessun italiano ne fu mai affetto, pur bevendo le medesime acque degli indigeni. N'e l 1895 la forza della guarnigione di Cassala era di oiroa 700 ascari, e di circa un centinaio di bianchi tra ufficiali e truppa! or bene in quell'anno io ebbi a constatare 132 casi di filaria medinensis, tutti sviluppatisi n egli ascari o altri indigeni. Inoltre, ammettendo che la filaria in embrione venga immessa con l'acqua bevuta, dovrebbe ugualmente riscontrarsi in tutte le regioni esterne dell'organismo, mentre su 132 individui affetti, che hanno dato 215 filarie, poichè è cosa. non rara, anzi comune, di riscontrare diverse filarie contemporaneamente nello st:c:~sso ammalato, l'ho constatato 8-:l: volte nella gamba., 57 nel dorso del piede, 10 neHe coscie, 15 nel ginocch io, 6 nell'avambraccio, 8 nel braccio, 5 sulla mano, 8 nel torace, 4 nei glutei, 5 nello scroto, 2 nelle dita. del piede, 2 nella pianta del piede ed l volta nel perineo. Ciò si può meglio rilevare dal quadro sinottico seguente.


94

DELLA FILARIA MEDINENSIS NELLA COLO:SIA ERITREA l

Totale

l'iU118RO DBLLK •' ILAIIIE

---

t

l

!

l

l

3

l

16

4

de:;:li

l

a m ma -

H

l

lati

l

Totale l Propor:r.ioni delle Iliarie su tOO

l

-

9 36

l

132

-

12

-

2Hi

-

13

3

-

8-l

3~.1

8

22 12

11

2

-

26.5

8

2

3

l

l

-

4

5

4

-·

-

-

A~ambracci9.

6 4

l

-

-

Braccio

3

l 2

-

3

-

57 15 19 6 8

-

5

8.8 2.8 3.'i 2.3

-

8

S. 'i

4

1.9

5 2

l

2.3 0.9 0.5 0.5

215

100.0

93 93

13 26

12

Dorso del piede

34 24

Ginocchio Coscia .

Kumero df.'gli ammalali T otale delle filarie.

.

48

.Ripartit~ione delle filarie

sect>ndo le località Gamba.

4

-

Torace.

2

Glutei .

l

-

-

1

2

2

-

l

l

Scroto.

4

Dita del piede.

l

-

Pianta del piede .

l

Mano.

Peri neo

;

i

-

-

- l• -

93

215 l

-- -

i

48

l l

l

--36

3

- l

-

ll --

-ll 192

12

l

'i.O

L'Eulemburg porta la tabella seguente su 181 casi: 124 volte nei piedi, 33 nelle gambe, 11 nella. coscia, 2 nella mano e 2 volte nello scroto. L'Esprid riferisce che Aitchen su 930 casi 98,85 p. 100 ha sed e negli art.i inferiori (Arch. de Méd. mil., 1898) . Come spiegazione ai fatti su riferiti vi è che gli i taliani erano sempre calzat i e vestiti e dormivano su brande o angareb (letto indigeno), mentre gli ascari stavano sempre a gambe e piedi nudi, e dormivano su nuda terra, o da questa mal difesi col mezzo di una stuoia. Inoltre la freque nzf!. dei casi constatati rispetto alle regioni esterne, sta :anche a dimostrare che le regioni maggiormente affette sono appunto quelle che sono meno coperte e più esposte al contatto diretto del suolo, in cui trovasi, specialmente all'epoca delle piogge, il germe o l'embrione del paras~i ta.

Un altro fatto ancora ,·iene ad a-vvalorare la mia ipotesi, e. cioè che negli ascari di cavalleria non si riscontrò che qualche raro caso di fi laria, pcrchè, ~ differenza di quelli di fanteria, ave,·ano le gambe copert~ di


DELLA FILARIA. YEDINENSIS NELLA COLO~IA ERITR EA

95

gambali di cuoio o di tela1 A quindi minor parte del corpo esposta al contatto del suolo. Dalla. statistica dei casi che ebbi agio di osservare, si rileva che su

132 individui affetti da filaria, il numero maggiore si constatò nelle gambe (84 volte); mentre a tutta prima palTebbe che, se il verme di .Medina penetra nell'organismo p&r la pelle, il numero maggiore dei casi dovrebbe constatarsi nei piedi, che si trovano vieppiù a diretto contatto della terra ; invece questa parte del corpo occupa il secondo posto, avendone riscontrati 57 casi. Però se si pensa che il piede offre una superficie di cute minore di quella della gamba, e se si considera che la pelle del piede è molto più ispessitfl. e dura di quella della gamba, è facile potersi persuadere perchè la gamba occupa il primo posto, come regione in cui più facilmente rìscontrasi il verme di Medi n a; tanto più che come piede debba intendersi solo la parte dorsale, poichè la regione piantare, specie negli indigeni, è addirittura coriacea, quasi come suola; ~ infatti fu rinvenuta in detta regione 2 sole volte su 132. E cosi le altre regioni hanno una graduatoria a seconèa, più o meno, della loro

protezione o di.retto contatto col suolo. Dalla penetrazione del germe della filaria nell'organismo, fino alla sna. comparsa. allo stato di sviluppo, non si può precisare quanto tempo il parassita impiega in questo s.tato di incubazione, certa cosa è che ha gra..nde e lunga vitalità, poichè si sono avuti dei casi in cui la filaria si emanifestata anche oltre un anno dopo la data presunta dell' infezione. A conferma. di ciò il Powel racconta (Brit. Med. Journ., 9 gen. 904) ehe nell'aprile 1902, 16 signori e 7 servi di Bombay fecero una gita a 1labad, paese in c.ui la filaria è endemica, e circa nn anno dopo uno si vide comparire una filaria in una gamba; in seguito altri della comitiva ne furono pure affetti ed in tutto, 7 signori ed l servo. Dali' infezione contratta alla comparsa del verme il periodo più breve fu di 345 giorni, ed il più lungo di 435. In generé però si può ritenere che lo stato d'incub.azione varia dai 2

ai 3 mesi, ma ~he può durare un anno ed anche oltre. Varia. è anche la durata della malattia a seconda della sede, della lunghezza del verme, e del numero di filarie che si sviluppano su lo st.esso individuo. Io ho riscontrato in un Baria la presenza contemporanea di 12 filarie, di cui 3 al torace, 2 a destra. ed l a sinistra; 3 alla gamba destra ; 3 al braccio destro; 2 al ginocchio destro ecl l al piede sinistro. Allorquando acca.da di trovare un numero molto rile>ante di questo parassita su un medesimo soggetto, si ha, in tal caso, la dracontiasi, conosciuta bene dagli antichi e descri tta perfino da Galeno.


96

DELLA FILARIA ?.!EDJNENSIS NELLA COLOJ\'IA ERITREA

Generalmente la malattia dura da un mese o due fino ad un ·anno ed anche più. Nei 132 casi riscontrati, ebbi come durata minima della malattia un mese e 2 giorni, e come massima otto mesi circa. L'indigeno cura questa malattia non curandola, cioè aspetta che il bubbone, in cui si manifesta la suppura.zione per la presenza della filaria, si apra spontaneamente, e> mostrandosi il verme sia per la testa sia per un'ansa, l'ammalato cerca di afferrarlo con molta precauzione affinchè non si spezzi, per evitare ulteriori infezioni; difatti il verme di sesso femminile, poichè il maschio non si conosce, ba allo stato completo l'utero rigonfio, che si estendenrle per tutta la sua lunghezza, di migliaia di larve; perciò gli indigeni mettono ogni cura nel poter estrarlo per· intero, e per ciò fare, arrotolano ad un bastoncello la parte del verme che si mostra nel cavo ascessoide e tirano con delicatezza e precauzione, ed incontrando resistenza, sospendono tale operazione per ripigliarla il giorno seguente, dopo aver fissato il bastoncello con una qualsiasi fasciatura ai bordi della ferita, e così fino a che il verme uon viene· fuori tutto intero, e tale operazione può durare per diversi giorni. Io ho adopt~rato l'iniezione ipodermica di sublimato all' 1 per 100(} nel cavo dell'ascesso, ripetendola più volte nei giorni precedenti all'apertura dell'ascesso, e praticando poi l'incisione, bo potuto ottenere l'estrazione immediata della. filaria, perchè già morta. D Foulches dice dì ottenere lo stesso scopo con l'iniezione di alcool puro, e con l'aggiunta di fucsina poter c.onstatare la. colorazione di quella parte del verme, che si è imbevuta di alcool. Estratta. la filaria, vuotat.o e disinfettato l'ascesso, in pochi giorni si ha lt~. cicatrizzazione e la completa guarigione della. parte.


97

.. CLINICA.. OCULISTICA DELLA R. UNI VERSITÀ DI 'l'ORINO l Out&TTA DAI. Paof. COM>t. C. REYMO:"<D

STUDIO SCIRNTIFICO-PRATICO SUl TRAU\1ATISMI.IlCUlARl Per il dott. 8ter-o •••tueei, eapi t. meclico, assisten te onorario

(Conllrwcrzione e fine V. (a&e. •v. J).

LESIONI TRAUMATICHE DELLA COROIDE.

La coroide, allo stesso modo che abbiamo osservato pel vitreo e per la r etina, può risentire indirettamen te gli effetti delle contusioni del bnlbo. Le alterazioni che può presentare, quasi mai si limitano al suo solo tessuto, ma interessano anche i tessuti adiacenti. Per questa membrana esamineremo le emorraqie, la 1·ottttra e il distacco, dipendenti dalle contusioni b-ulbari, poscia i corpi est1•anei e le ferite che può presentare, e finalmente il possibile sviluppo di tumm·i, per causa traumatica. Una contusione esercitata sul bulbo, o sul capo, o sulla faccia, con uno dei mezzi già altre volte citati, può provocare una emorragia circosc·r itta alla superficie della coroide. Quest'alterazione si può rilevare coll'esame oftalmoscopico, quando però i mezzi diottrici, e sopratutto il vitreo, sia.uo rimasti trasparenti. I n questi casi i sintomi obbiettivi sono i seguenti: chiazze emorragiche unif0rmi nel colore, ed irregolari nei contorni, al disopra delle quali, possono scorgerai i vasi retinici senza interruzione e perfettamente normali. Esse si distinguono dalle emorragie retiniche, perchè queste sono prevalentemente a forma di stria, ed i vasi retinici che vi passano al disopra, possono essere interrotti i però spesso è difficile distinguere l'una dall'altra lesione. L 'emorragia coroideale, oltre che alla superficie del tessuto, può avvenire nel parenchima stesso, ovvero al disotto dell3. superficie posteriore di esso. Nel caso di emorragia pa1·encltirnale, noi potremo obbiettivamente constatare la lesione che si presenta cogli stessi caratteri del versamento sanguigno superficiale. Invece, q ua.ndo vi è un versamento 7 -

Giornale m edico.


98

STUOlO SCIF.NTIFICO·PRATI CO

sanguigno sottocoroideale, noi non lo potremo constatare obbiettivamente; ma soltanto dal fatto che la coroide rimarrà sollevata. Quest'alterazione è molto rara, e difficilmente si rileva con chiarezza. In questi casi può giovare molto l'esame ad immagine diritta, eh~ solo ci fa rilevare la differenza di piano, fra il punto sollevato e il rimanente tessuto normale. Le emorragie coroidea li, possono essere mascherate dall'intorbi· damt>nto e dalle emorragie òel vitreo. Col rischiararsi del vitreo, si rendono appariscenti le lesioni coroideali. Una emorragia coro·ideale di antica data, ed in '-ria di assorbimento, non presenta piì1 il solito colorito scuro, ma tende a s biadirsi. I sintomi subbù•ttiv-i che accompagnano queste lesioni sono presso a poco identici a que lli delle emorragie retinicbe; l' unica differenza sta nel fatto che la v-isione è meno alterata, essE>ndo meno danneggiati gli strati retinici. Il decor8o di quest'alterazione varia a seconda dell'im port.anza di essa ed a seconda delL'età dell'amma lato. Difatti, le emorragie coroideali molto limitate e circoscritte, po~sono col tempo ·essere riassorbite completamente, o lasciar lievi tracce; ma se invece sono estese, allora, quasi sempre, ledono gli strati prc:fondi del t essuto retinico, t>. nel riassorbirsi di esse, si origina nn tt>ssuto cicatriziale bianchiccio, che impiglia anche gli strati retinici, arrecando cosi, gravi alterazioni alla funzione visiva. Il riassorbimento avviene sempre con lentezza. Le ccnnplicazioni più comuni di quest.e. lesioni sono : l'intorbidamento, e l'emon-agia nel vitreo. La prognosi, pu.re essendo sempre gra.ve, e però meno che nelle emorragie retinicbe. La cttm consiste nel riposo assoluto dell' individuo e d.al bulbo, nonche nell 'applicazione di compresse fredde e di un bendaggio leggermente compressivo. Giovano purE> la somministrazione di qua lche pLugante e di preparati iodici, come anche le iniezioni sottocongiuntiva.li di solfato di soda all'uno per cento. Gli e11iti infausti di queste affezioni sono: sco tomi, mosche volanti, nonche distacco di retina nei casi più gravi : in qualcuno d i questi si è giunto anche all'atrofia del bnlbo . Desta mol to interesse lo studio delle alterazioni istologiche che accompagnano le e morragie della coroidt>, ed altre lesioni di questo tessuto, delle q nali ho cred ut,o opportuno riportare a lcune miCI·o-fotografie prese ùa preparati rli ùnlbi feriti. Nella fig. 53" vedonsi i vast coroi(lea li pieni e turgidi per iperemia J ella coroide, e le htmelle clel tess uto coroicleale petiva::;ale, compresse per la disteu::;ione d~?i vasi.


SUI TRA.UMATISMI OCULARI

99

L a fig. M• mostra un'accentuata stasi venosa coroidea.le, sia nei ~rossi che nei p~ccoli vasi della coroide di un bulbo ferito, specialmente nello strato dei grossi vasi, di guisa che questo strato occupa quasi tutto il tessuto. Nella fig. 55~ osservasi un caso di emorragia infralamellare: si vedono molto chiaramente le lamelle coroideali disgregate, ed in mezzo ad esse, una diffusa emorragia. Nella fig. o6• è riportato un caso molto interessante di edema della coroide, in un bulbo ferito: le lamelle coroideali sono disgregate ed allontanate fra loro dall'edema. La fig. 57" riproduce un caso di atrofia della coroide in un èulbo ferito : la retina è distaccata, e presenta degener azione cistica. Finalmente ho voluto riportare nelle figure 5& e n9• un'alterazione non molto frequente che può riscontrarsi nei bulbi feriti, e cioè l'ossificazione della coroide. I vasi di questa mero brana, come quelli di tutto l"organismo, pare siano il punto di partenza di quesLo processo degenerativo, ed il trauma una delle condizioni più favorevoli al suo sviluppo. Nella fig. 58a si può osservare l'ossificazione della coroide in un periodo non mofto avanzato, quasi il passaggio del tessuto fì broso in tessuto osseo. N ella fig. 59'" in vece è riprodotto il periodo avanzato -dell'ossificazione della coroide, in un bulbo atrofico ferito.

Rottura della coroide. Gli stessi mezzi contundenti che possono provocare una emorragia, se agiscono più violentemente, determinano la rottura della coroide. Oltre questi fattori, è necessario ricordare che sono registrati dei casi di rottura della coroide avvenuti solo per il passaggio di una palla di cannone davanti a.l bulbo. La. rottura della coroide per contusione bulbare, è una lesione che si avvera molto più frequentemente di quello che a prima vista possa sembrare. Anzi in tutti i casi di contusione del bulbo è opportuno eseguire un'accurato esame, non solo del polo posteriore di esso, ma anche della regione equatoriale, dove non raramente si possono riscontrare lacerazioni della coroide. Certo la sede di predilezione di q·u esta lesione è il polo posteriore, tra papilla e macula. La lacerazione della coroide si presenta obbiettirame1lfe, come segue. In genere, quando la rottura è recente e non esiste intorbidamento del ~i treo, si osserva una zona fa lcata conceutrica al nervo ottico, come una semiluna iiTegolare, la quale pnò trova.rsi anche \ erso la regione


100

STUDIO SCIE~TIFICO PRATICO

equatoriale, e talvolta può essere non soltanto unica, ma duplice: if fondo della lacerazione è di colorito leggermente rossastro, ma moltopiù chiaro del restante della retina: gli orli di essa sono· piuttosto scuri per lo spandimento sanguigno che accompagna la lesione: talvolta anche la zona di lacerazione è ricoperta di piccmle chiazze emorragiche. Quando ilrìassorbimento di questi limitati versamenti comincia ad avvenire, e la limpidezza del vitreo permette l'osservazione, si vedono più nettamente i bordi della. coroide retratta, ed il fondo della lesione assume 1' aspetto decisamente biancastro, per la sottostante sclera. I vasi retinici rimangono quasi sempre inalterati e passano al disopra. di essa. I sintomi subbiettivi della lesione, sono la paralisi dell'accomodazione e scotomi vari, più o meno gravi, a seconda dell'importanza della. lesione e delle concomitanti alterazioni retiniohe. Una complicazione importante e frequente di questa lesione, è la lacerazione della retina, nello ::;tesso punto della lesione coroideale. Essa si diagnostica dal fatto che i vasi retinici sono interrotti al disopra della

lacerazione. Oltre questa, che possiamo dire una complicazione 'intimamente connessa alla lesione, possiamo poi riscontrare: midriasi, irido-dialisi, rottura della zonula, lussazione della lente, ecc., come in qualsiasi contusione del bulbo. Il decorso di questa lesione è lungo e dubbioso. Se la lacerazione & molto limitata ed in individuo giovaue, se le emorragie retiniche sono puntiformi e tendono a riassorbirsi; si può spera. re iu un ri pristinamento quasi normale della funzione visiva; ma se invece le lesioni sono multiple, con importanti emorragie retiuiche e coroideali, come quasi sempre avviene, non si deve sperare in una guarigione, cbè anzi l' esito in questi casi, è spesso la cecità assoluta. La progno.si, quindi, dipende da quanto si è detto. Per la cura è da consigliare ciò che abbiamo accennato per le emorragie retiniche.

Distacco della coroide. Mentre alcuni autori ammettono la possibilità che la coroide possa distaccarsi in seguito a cont•-1sione del bulbo; altri invece ritengono che ciò possa avvenire solo per un versamento sieroso o sanguigno sotto-coroideale, che allontani la coroide dalla sc1era. . È certo uu·alterazione, che mol to raramente si riscontra; ma quando esiste, si può constatare all'esame oftalmoscopico, poichè si presenta


SUI TRAUMAT!SMI OCULARI

101

-come un sollevamento di colore scuro verso il vitreo: alla superficie della sporgenza si possono scorgere le suddivisioni caratteristiche dei vasi coroideali. A questi sintomi obbiettit:i corrispondono quasi sempre alterazioni svariate dalla funzione visiva, dipendenti da. alterazioni delle altre membrane profonde dell'occhio; percbè è raro che il distacco della coroide si presenti da solo. La cw·a consiste nel riposo e nel bendaggio dell'occhio, nella somministrazione di medicamenti già citati che favoriscano il riassorbimento dell'essudato, nella istillazione di atropina, se le condizioni del· l'iride e del bulbo lo richiedano.

Corpi {'Stranei. Gli stessi frammenti di corpi estranei , varii per natura e per forma, i quali possono colpire la retina, possono anche arrivare sulla coroide. Ciò può avvenire o dopo che il corpo estraneo ba attraversato la retina, cioè dall'interno all'esterno, o quando esso penetra nel bulbo per la via >clerale, e si arresta soltanto alla coroide. J\fa in genere, per l'intimo rapporto che passa fra queste membrane, un corpo estraneo eserciterà la sua azione sempre su ambedue le membrane. In ogni modo, ammesso che un corpo estraneo giunga nella coroide per la via sclerale, esso provocherà una emorragia o pa.rencbimale o sottocoroideale. In questi casi noi riscontreremo i sintomi descritti, parlando rlelle emorragie coroideali, e seguiremo le norme curati ve all'uopo citate. Se invece un corpo estraneo attraversa prima la coroide e poi la retina, noi riscontreremo insieme i sintomi che abbiamo notati per i corpi estranei penetranti nella retina: soltanto la coroide sarà la più interessata. P erò questa. considerazione, fatta anche da altri, si può ritenere piuttosto una sottigliezza istologica, che non trova tutta. la sua espresilione nei sintomi obbiettivi che accompagnano la l esione, ed è perciò anche di una relativa importanza, sotto il punto di vista pratico. Prat icamente dunque possiamo ritenere che i corpi estranei della coroide presentano presso a poco gli stessi sintomi di quelli della retina, tranne il caso nel quale un corpo estraneo penetrato per la via sclerale, si fermasse sulla coroide, spingendo soltanto la retina verso l'interno del bulbo. In questo caso si dovrebbe percepire all'esame obbiettivo solo un sollevamento retinico; ma questo fatto si deve ammettere piuttosto nel -campo delle possibilità.


102

STUDIO SGIENT IFICO·PRATICO

L 'analogia trovata fra i sintomi di queste lesioni e quelle rispetti.-edella retina, si riscontra pure per la prognosi, la cura e gli esiti. Soltanto credo importante notare, che il processo di ossifìca.zione della coroide può insorgere più facilmente, quando le lesioni traumatiche prodotte da un corpo estraneo, siano in special modo a carico di questa membrana., o quando essa. presenti peculiari condizioni per l'inizio e lo sviluppo di quest'alterazione.

Ferite della coroide. La coroide può essere lesa in tutte le ferite penetranti profondamentenel bulbo. Esse possono avere una limitata estensione, ed essere invece· molto aro pie. Siccome la coroide è ricchissima di vasi, _così, le più limitate ferite· eli essa, sono accompagnate da emorragie, con gravi conseguenze sia per la funzione visiva, sia per la vita del bulbo. . Quando la coroide è lesa dalla parte della sclera, essa, quasi sempre~ procida nella ferita, ed il pigmento coroideale s'infiltra in tutta la CÌ0atrice sclerale. Queste ferite però, limitate al solo tessuto coroideale, senza compartecipazione della retina, sono straordinariamente difficili ad verarsi; e perciò le ferite coroideali hanno sempre un intimo nesso colle ferite retiniche. Sztbbiettivamente sì riscontrano alterazioni della facoltà visiva, come meta.morfopsia, scotomi diversi, ecc. ed obbiettiva11wnte, se il vitreo è ancora trasparente, si rilevano: interruzione più o meno limitata del tessuto re tini co; emorragie retinicbe di forma ed intensità differenti; emorragie e sollevamentì coroidea.li, ecc. Il decorso delle ferite retino-coroideali è sempre grave; poichè oltre· le residuali alt.erazioni della facoltà visiva, possono insorgere complicazioni tali da compromettere il bulbo, come processi di irido-cicliti, retrazioni profonde della cicatrice, ecc. Non devesi dimenticare una complicazione molto interessante, che può insorgere durante il decorso di queste ferite. Da osservazioni di molti autori, specialmente del Fucbs, del Leber e del Graefe, risulta che in seguito a ferita della coroide possono insorgere, anche frequentemente, dei tumori sarcomatosi in questa membrana. Questo fatto sarebbe spiegato secondo la teoria di Durante, di Oohnheim e Leber, ammettendo che preesistesse la disposizione o il germe del tumore nell' interno del bulbo,.. e che il trauma sia stato la causa determinante lo sviluppo del tumore_ La p1·ognosi è sempre riservatissima, se non sfavorevole.

a•-


SUI l'RAUJIU.TISM! OCUI.ARJ

103

Nella cw·a di queste ferite, in primo tempo dobbiamo mirare alla conservazione del bulbo, procurando un processo di cicatrizzazione il più regolare possibile. Occorrerà perciò rimuovere i tessuti procidenti, se la ferita è dalla parte sclerale, e riunire con punti di sutura i bordi della lesione; lasciando poi il bulbo in assoluta immobilità, mediante il bendaggio binoculare. Ottenuto ciù, si agirà in secondo tempo sullo complicazioni dE:\lla lesione, cioè emorragie retiniche, emorragie coroidea.li, ecc. Anche in questi casi si è avuto, qualche volta, un lusinghiero risultato immediato; ma. purtroppo si è dovuto constatare, più tardi 1 l'insorgere di fenomeni infiammatori, che hanno provocato l'atrofia del bulbo. Quindi, pur restando sempre fautori della cura conservatrice; tutt-avia, considerando i frequenti esiti sfavorevoli, si può stabilire che, allorquando la ferita sia talmente grave per la sna estensione, per la lesione apportata alle membrane profonde, e per la fuoruscita del vitreo, da far ritenere sicura la. successiva atrofia del bulbo, si può senza a.ltro ricorrere all'enucleazione. Oltre l' irido-ciclite e l 'atrofia del bulbo, un'altra alterazione a.natomo-patologica molto interessante può segui;-e i tra.umatismi della coroide, ed è la. formazione di papille roroideali, cioè di sollevamenti in massa, a guisa di clava, di tutto il tessuto coroida.le. L 'ultima fase di questa alterazione anatomica, che si riscontra anche in molte coroidei ti, è la formazione di corpi vitrei alla superficie del t-essuto. Queste alterazioni sono state studiate molto accuratamente dal Pes,

ed ho creduto opportuno riportarle nelle due fig. 60•, 61'. Nella prima si osservano due corpi papillari della coroide, o papille coroideali sviluppatesi vicino al corpo ciliare : in. questa. figura vedesi tutta la coroide sollevata in massa dalla; parte della superficie interna di essa. Questi corpi coroideali provengono da un processo di coroideite, sviluppatasi nella vicinanza di una ferita penetrante. Nella fig. 61. è riportato un corpo vitreo sviluppatosi in una papilla coroidea.le dello stesso bulbo ferito. LESIONI T RAUMATICHE DEL NERVO OTTICO. '

11 nervo ottico può subire l'effetto di lesioni traumatiche, sia direttamente, sia indirettamente, come più comunemente avviene. Difatti un'arma da punta, un pallino da caccia, può giungere direttamente sul nervo ottico, attraversando i tessuti dell'orbita; senza


10-!

STUDI O SClE~T!FlCO ·PRATICO

ledere i tessuti proprii del bulbo, ciò può avvenire quando il corpo vulnera1;1.te, o penetri dalla regione temporale, o raggiunga il nervo ottico dalla parte anteriore, girando intorno ai tessuti del bulbo. P erò, più frequ entemente, le ferite del nervo ottico dipendono, o da schegge ossee proveniet1ti dalla frattura. delle pareti del forarne ottico, o da schegge originatesi dalla frattura. della porzione profonda delle pareti ossee dell'orbita, e spintesi fin verso il forarne ottico. Il nervo ottico può inoltre subire fenomeni di compressione: e ciò avviene o in seguito a gravi contusioni dell'orbita e del bulbo; ovvero in seguito alle accennate fratture. In questi casi possono originarsi delle emorragie retrobulbari che si estendono anche alle guaine del nervo ottico i e cosi esso può venir fortemente compresso, sia 11el tratto estracranico, sia nel tratto protetto dal forarne ottico. Riassumerò bre\ementf' i fenomeni che accompagnano le ferite e la compressione del ner\O ottico.

FHitt> del neno ottico. Il nervo ottico quando è ferito direttamente, lo è, quasi sempre, nella sua porzione orbitale, molto più raramente nel tratto compreso dentro il forarne ottico; questo fatto potrebbe avvenire, solo quando un'arma da punta molto sottile (fioretto, aghi da materassaio, ecc.), penetrasse direttamente nel forarne ottico. Le feri t:.e indi1·ette invece, possono avvenire tanto nella porzione orbitale, quanto nel tratto dentro il forarne ottico, e nella .porzione intracranica.. Quando il nervo ottico è ferito nella porzione intraorbitale, il fatto dipende sempre da lesioni ossee della porzione profonda delle p~reti dell'orbita, le quali lesioni possono, o non, a seconda. la parete les~t, estendersi alla cavità cranica. Quando invece è leso dentro il forarne ottico, o nella porzione intracranica, allora la. ferita è prodotta sempre dalla frattura della base del

.era mo. In quest'ultimo caso e nell'altro, nel quale la frattura delle pareti ·ossee dell'orbita si estende alla ca.vità cranica, la lesione del nervo ottico prel!enta solo una importanza relativa; poichè vi sono altri sint omi imponenti nhe minacciano la vita dell'infermo. Nelle lesioni ossee intraorbitali invece, sono soltanto il nervo ottico ed il bulbo, che ril:ientono del trauma.


SUI TRA l:?.r ATISMI OCULARI

105

F erite del ncrTo ottico, ne1l_a regione orbitaltl. Abbiamo visto che esse possono esistere indipendentemente dalle fratture della base del cranio. Sono accompagnate dai seguenti sintomi 8'ltbbiettivi: vivo bagliore avvertito dal soggetto nel momento della lesione: amaurosi immediata e completa. se il nervo ottico è tutto distrutto: incompleta invece, con campo visivo limitato, se la lesione è parziale. Obbiettivarnente poi si nota : ferita dei tt>ssuti dell'orbita, bulbo illeso, midriasi, pupilla insensibile alla luce: all'esame oftalmoscopioo rilevasi in primo tempo, velatura della papilla. e stasi venosa, talvolta emorragia r etinica, più tardi atrofia. della papilla.. La stasi venosa è accompagnata da ischemia arteriosa, che può presedarsi subito dopo il trauma, o dopo. Colle ferite del nervo ottico spesso si accompagnano emorragie nelle guaine di esso, ed allora si rilevano obbietti vamente: emorragie retiniche, intorbidamento della retina, pallore della papilla, sintomi di nevrite e di neuroretinite. Alle ferite del nervo ottico, possono essere complicate ferite di uno o più nervi dell'orbita (oculomotore, patetico ecc.). In questi casi, oltre i sintomi relativi alla lesione del nervo ottico, avremo quelli già citati trattando dt\lle ferite dei nervi dell'or bita. La p1·ogn()si i n queste lesioni è sempre sfavorevole. Nei casi però di ferit<~. che non leda il nervo ottico nella sua. totalità, in modo che >i sia. persistenza della reazione pupillare e conservazione della per<:ezione luminosa, giovano le iniezioni sottocongiuntivali e sottocutanee di stricnina, le applicazioni di corrente elettrica costante; la gal"anizzazione del simpatico cervicale.

F erite della sezione del neno ottico, compresa nel forame ottico. Queste ferite, tranne il caso rarissimo di una punta molto sottile <:he penetri direttamente nel forame ottico, sono sempre prodotte dalla frattnra. della piccola ala dello sfenoide, e perciò complicate alle alterazioni dipendenti dalla frattura della base del cranio. Anche in questo caso i sintomi subbiettivi ed obbiettivi sono quegli stessi che accompagnano le fer ite del nervo ottico fuor i del forarne ottico. Però è difficile che la lesione sia limitata a questo solo tratto del nervo: pm ~pesso è unita a lesione del tratto intracranico del nervo stesso.


106

STUDIO S CIENTU'JCO·PRATICO

La p1·ogno.si non solo è infausta per il bulbo, ma per l'individu<> stes.<>o, stante la gravità che presenta sempre la fra.ttura. delii\ base del cranio, e quindi passa in seconda linea la lesione del nervo. Un esito favorevole circa la vita dell'individuo, in questi casi di gravi lesioni craniche è un fatto straordinariamente raro: ma. quando per caso ciò avvenga, e se per avventura e~istesse ancora un accenno di funzionalità del nervo, potrebbero giovare, come già si è detto, la. galvanizzazione del simpatico cervicale, le iniezioni di stricnina, ecc.

Ferite d.e l neno ottico, nella sua porzione fntraeranica. Queste ferì te sono, quasi sempre, prodotte da schegge <>ssee dello sfenoide in seguito a frattura della base. I sintomi caratteristici di queste lesioni si possono riassumere come segue: Se è lesa la bendeUa ottica o tractns opticus di destra, in tutto o m parte, si ba emianop.sùt a ...inist?·a, assoluta o relativa. Viceversa se è lesa la bendella ottica .~inist1·a. Se è leso il cltimnna nella sua totalità t?·alit•en;almente s.i ha cecitèt assoluta: se è leso solo in parte, si ba ambliopia pit1 o meno grave. Se il chiaslfl(t è leso nella linea mediana, si avrà emianopsia bitem,porale. Se è leso completamente o ineom pletamente uno dei nm·vi ottici, al davanti del chiasma, nella porzioue ìntracranìca, sì avrà. cecità assoluta unilaterale o ambliopia unilaterale. Bisogna ricordare però che questi sintomi non sono sempre bene isolati, nè ben distinti: poichè spesso si trovano riuniti ad un complesso di gravi alterazioni, provenienti dalla lesione della base. La progno.<;i è sfavorevole. Circa i criterii terapentici valgono le stesse norme date a proposito delle altre ferite del nervo ottico.

COmJn·essioue del neno ottico. Quando un trau.ma qualsiasi (schegge ossee, arma da punta ecc.) invece di giungere alla sostanza propria del nervo, si limita a ferire solo la guaina di esso, avremo delle emorragie infraguainali che provocheranno, quasi sempre, una compressione del nervo ottico. Questo stesso fatto può avvenire anche nelle emorragie basilari, che si estendono al chiasma e lo comprimono.


.. SUI TRA UllATISMI OCULARI

107

Tal uni traumi sul capo, come per cadute da cavallo, da bicicleita, ecc. jed un caso è stato osservato nella clinica di Torino) sono in principio segui Li da pochi sintomi subbiettivi ed obbietti vi, che però lentamente progrediscono fino ad a.vere amaurosi uni o bilaterale, con reperto oftalmoscopico dell'atrofia del nervo ottico. Questi fatti trovano la. loro spiegazione in uua limitata fessura delle pàreti del forame ottico, accompagnata da emorragia nella. guaina, con consecutive lesioni profonde delle fibre ottiche. Un altro fattore della compressione del nervo ottico è dato dal semplice spostamento di un frammento osseo, in modo che il ner vo rimanga soltanto compresso, senza che uè le sue guaine, nè le sue fibre

nervose vengano lacerate. Per la compressione che le fibre del nervo ottico subiscono, si provoca una interruzione nella conducibilità di esse: ma se la compres· sione è persistente, per il mancato riassorbimento dello stravaso sanguigno; si originano fenomeni degenerativi delle fibre del nervo ottico, cioè l 'atrofia discendente. Queste alterazioni degenerative sono così interessanti, che ho creduto opportuno presentarle nella fig. 62•, aggiungendo, nella fig. 63•, una sezione di nervo ottico normale, a.ffinchè riesca agevole farne il confronto. Nella figura 63" si osserva la guaina esterna che circonda il n er vo ottico, costituita dalla membrana durale, dall'aracnoide e dalla. pia madre, addossate fra loro. La massa del nervo ottico è suddivi.s a in tanti fasci ottici, per mezzo dei setti connettivali anastomizzantisi fra loro, e provenienti dalla membrana piale: ciascun fascio ottico si vede poi costituito dalla riunione d'innumerevoli fibnlle nervose mielinichb. Ne.lla fig. 6210 invece, le fibre nervose hanno perduta la loro mielina, e tutta la massa dei fasci ottici è trasformata in tessuto connettivo, in alcuni punti più compatto, in altri meno: tessuto incapace naturalmente di sen,tire e trasmettere l'i m pressione luminosa. La prognosi, nei casi di compressione del nervo ottico, è riserva.t.issima, sia perchè molto difficilmente le emorragie infraguainali si riassorbono ; sia perchè non si conosce finora alcun mezzo per risollevare un frammento osseo che comprima il nervo ottico. In ogni modo, ta cura tendente ad agevolare il ricambio materiale mediante la somministrazione di preparati iodici internamente, e q nella tendente a mantenere viva la funzionabilità. del nervo, gioverà sempre. Quindi saranno da cons.igliare le iniezioni sottocongiuntivali o sottocut-anee di stricina, le applicazioni di deboli correnti elettriche costanti, e la galvanizzazione del simpatico cervicale.


10S

STt: DIO SOl El\TIFICO· PR.\ TICO

BIBLIOGRAFIA. AliA DI E. -

1'raite del maladitl dtl ytur. Tumori drtla co>·o.ae. - Gazzell a medica di Roma, t 880. DC&$ Sl derOJkOp una &eine Anrcendu ng. - Wiesbaden. 18i8. Das Sidero$kop - h'in Allpat·al .\'mm 1\'achu:eis de$ Eiset1· und Stald11JIIllt.r im irmer11 d'.~

Al>GE LUCCt. -

A s~ cs: AS>tos. AugPs. 1894. · th n.u .. - Cor~lrlbulion ti l'elucle cles tronbles cle In ViJion li !a 81Lite d 'nccldenls de chem ins de (et'. 1888. IIARSANTI. - Calarncle tnwmalique dwel oppù aoudainement à la su1te d'une commolioll d" crù· lalhtl. 1891. BA pDRY. - b'ludt .lledlco-légale &ur lt'.s t·raumotismes de !'oeil. 1895. RA o:• u•s. - Amflurosl istero-traumatlca. - (Annali eli o(lal., 1893). BARO~>I.LL - Ricerche sperimentali 1ulla sterili:.za:.ione del sacco r.O>I!)iuntioale. - Ann.ali di o{l<ll. XXIV . B8RLtr<. - De t'affectlon connue sous le nom de com moUon de la rli({-ne. t873.

Die K>'allkheitert der Or•ila. 1880. Élucle s>u- l'ama~&rose coruecuti've at~ l?·aumalisme de la region 11t'lo rbilait·e. 1883. RsnG:VANN. - Dle l.e~re vo•• den Kop(vel'letzungtn. - :)tullg:~rt, iSSO. RoRI!L. - lli&IPrO ·Iraumati3111el ucul••irtl. - Congres in ter. de llome, 189t. Oo>SALI NO. - Rotltll' a titUa COt'Oide. - Annali di O(lalm. BOCK. - Zttr Ktmntni u d~s Gesuntten u11d Krataken Thronendt·ùse. - Wlen, 1896. On or<oKAII. - Des affecllon~ sympalftique• etc . - P:uis, 1858. Bus•N F.LLI . - Sopra un cal o el(luuazio-ne anteriore eli un nucleo di cat11raUa morgaqttatJa. - ,lll · rwli di o{tat., i 887. HrstNKLLt. - Corpi estranei penetranti nell'occltio. - Modenn. 1869 e 1870. Bvst NKL LI. - Sulle ferite pttletranli nell'occhio. - Firenze, t89l. CAU~TI- - ttt.ds sur !u luxatioru du crlltallìn. - Parljti, 1885. CALLA u. - Neu{ cas d~ t·r aumaUsmt aboulluant ti une cécilé mouocutaire pt·-oduite par tme (racture du lrv11 Oflliqtlt. 1893. CA $PAR . - Pm-èlie combinée des musclel oc ula ires par lesion dirtele. t 870. Ctnt:-~C tONB. - Ricet·cl.e baiiPriolog~he stilla congiuntiva. - AnM II di o{lalm., XIX.. Con.'~. - IJie Schtmverletzungtt. du Auge&. - Erlanjlen. ISa. $tJ Jahre at•gen(ir·zlli<:her ulid al:aclemischer Leltrlhcih gkeit. - Breslau, t8!J7. Coorsu. - lnjure• o( l he J::ye. t 893. CoH~ - Lehrb t~clt der 1/ygiene cles Augts. - W ien , 180! CoLOliBO. - fligeneru;io><e dell'epllelio corn•ale. Cn .\lii':R. - Monallht(t tar· l'tlfatlkundr. 1895. Czsnli!. CK.- Die augemir·:tlichtll Optrntionen. -Wien,l893. OE SPBtttLLS. - Lèsions h·autlltlliques de l 'otìl pot~vattl aboulir à t'alrophle. t89t. OR WRt:KER . - Frach•re direcle de la parol interne de l'orbitf. par pènélra:lion d'un volumillt ll$ corps èlt•anger. lb91. - 6rkranktmgen des l!v,.a/lracltu. t 876. OE WSRRR eL LANOOI. f, - Traitè compiti d'ophlhalmoktgi t. Dtm;;s. - lieber (remde K orper i tl der Orbite•. OUPLA v e t R!lct.os. - Chirurgia dell"occhio. Ftc~ EUGBN. Ueber tllìkroorganìsmen im 1\onjunklivatsacl<. - Wie:;baden, 1817. ti'oiiTUNATt . - Aclion de1 slapllylococ.tues pyogi-ttes clan& l es blerst•rts de la cor'llù. t888. Ft NLAY. Penetraling wourul1 o{ the eyeball. llistotogical and btlcleriological r u earches urul confidel'lllions regar di ng lh.t pathogtllesis o{ sy rnpathi c ophtatmie. 189:t. Fno LtR. l'crlà't~schung von Krankhtilen. - Lelpzig . 1895. Fucus. - Dle lirsacher1 und die l'erliutur~g der Btindheit. - Wielhaden, t 885. - 1'1·atlato a'o(talmo!ogia. F U»A GAI.tt. - Ctttturia d• ca&i di dacriocistlle cmt estirpazivrte ael rar.co. GHLSNO A. - l/apporto {ra micro,.gaulsmi piogelli e pa no(talmtte. - Modena, 1886. - Generalità mi micr01·ganismi clt ll'occhio t11 condizioni nlll'mall. - tfnnali di o(talm., X VII . - Co~<h'ibt~zìotle .a llo &llldio delle cheratiti Sllper{iciali f u{ellive. - Ar ch.ivi o ài o{lnlm. G UAITA , - Pano{alalmite l<&rdi va svilt•ppatasi 6 mu i dopo un ' estrazloue d' calaralla.- Am tali di t1(taltn. 1891. -

BRnN f. os. -


'1\~YOLA

Fig. 53•.

XIV.

Fig. 5~ •.

-D

Sltt$i l'enhsa t:O:;·oid,•alt· in btdbo /.:rit o .

rtJ.Si COf'DidtaU lut•9idi p eJ' ip,:r~utia d t'lla I'OI'r)icle. (,-.• ~ \·AIIJl l"'rOiclcl\IÌ ripieni t.h

G<l.a coro1do.

s:_lri'"IIC

"

,..\ - T c "'suto r utiuico. }j D- Gr os-.i va si Vl·Oosi (•Oroidenl i. l.o !Stra to el i •1n es ti va~i

f!t:r ipt•J"t'llli,~

orrupa per la s11a distc nsionu qunsi tutlo il t.,;suto co·

C • I e~ulo c.oroidt!{Lh!: lu huuello d t •JU•·-.;lu t-·~Hiltlll curJI•$ puro tJi IJ.Ut:~"tlo 1ut"rava ... uJc, souv cotut•r~·!; •w pcl' lu lh

roiùealc . (; · Al lro Vil!iO appu.t·leu cu lc allo sln.llo dci m~ d i ,·asi. an . \:he d ilataLo. t·: · S c lora.

$1<Jlsionu oul,lta. dal vns!

c li ra 4

Fig. :;~•.

Fi g. :J'i• .

A -6

-c

Etaorrogia roroidealt! in(J·obmt•i!arr. A D- .!hbondnHte ver~a.rnento uulorragleo avve uuto nd

J:'J,•mlt C0''0Ìtl e•.l l t1 i ll b ulfJO {f!;•ilf),

vn·

r!aebimn coroidca lc. UC · LarneH~ co roid i!:& li più o mano all on t anate e tlis~rt)· pate (ra loro pe r al \'~r::;amcnto sangu ig no avvcuuto lO me,zo ad e~so.

In '1 -.~~to cnso il di.:;grf•;::amt:n lo"' l' all ontanamento fra lor·o fl11•l•! lamelle t~rolddtli è stato pro \'ocalo dull'ed ~,lHl oH·,·c ntllo nel parcuduma co l'Ottlcalu c dall'iuritll!'aziouo

successi,·a.


l

l

. i'

o!

•'

,

.

l

j

'

l

·l

l

.


TAVOLA

XV.

Fig ;;;•.

A h'ri/Ì' < clollu co•·oid~

Ossifico;ion e <l(l/a coroid• (p.-imo P••·iodo) ;,. bul~o t>·at<matis;ato.

• ~!Jfn•ro~iou c cistica de/l~ n ltna, ir> '"'l!>o f••·ito. 1· Strati iAterni ;tlrt)fiei di retina distaccala. ~ - ~lratt • •t.Jrni con degeu~ratioue cis tica ùilfusa.

:- s.?-t•io lucia lo vuoto dal distacco. l - trom coroidea le atrofico. t:- :!clerz..

A - T~s•u to fiùro,o in via di trasform:•zio ne In

te~suto

ot:UiijO.

n - sc:era.

Fig. oo•.

-B -c

4dla coroidf CprriOdfl avaro;alo), iu "" /,11/bu atr ufirO (et·ito.

6 co.-·pi pa7J i/lao-i citi/a roroi<le stil~tfJpMisi in bulbo (•·•·iw. A B-

Corpi p:lj•Ìilorl o J>Opille ~o r oidMii HilnJ'p :tte~i alta

~uperricie intt:rnn dtolla coroìde t: t•rodo ltu da sollevo:L·

mento 10 massa del tessuto coroide a le. C- Strato coroidcale profondo. Il- Sclera.


T .AYObA Fig 61•.

XYI.

Fip:. ll2' .

fOrpv r irt·ro -. cot/JO )t<>flillo•·e n cUa coroictg di "'' bui/JQ (<riiO. A· C•:po I'Jireo ori!':naLosi in "'' lato di ' "' corpo paJli l·

.Y•rro 0/li•·o al!·otìco di "'' bul&o (••·ilo. Tutto il to .. uto nen·oso, dnl qua lo risultano i fasci olliei è t.n,.._t'o r malo in ltt$'iUlO CO illhtttivo p iÙ O meno Comr•alto. ?\ e l Ctultro ~i v .. dono zonu di v~ r o tsssuto tihroso com: patto. vicino a un vaso ri1•ieno d1 san gue ~ eo u l'are t t

lan ll. dtlr:tut~ 11 11 vroc.essu d i coroidilt! svliuppatas i

!o corn'llvnlleu.:n di una. fttrila p èue trantc..

C • :>t UJ.

,;.,;lttro:l\tlu.

Fig. 63•

Sc: ione lt·ost·,·,·$a eU net·r o oui.ru uonnatr. Si ()SRPr \'8. at,J,:u~Lanz a chi:trt\m(>nte In J!U:t.iua cs l e rn~ f'l 1 ~ c1 rconda Il nervo ottico. costìlnlla d:\lla dur·td~ , ur:wnoido .,-. piale .~'ddos!'a lf!. fr:t. lor o. Si. '.:ed'!uo nett~mcnlo i f'tll~ con ntt tll\'ali <;Il e ct rC'ontiano t tasca oervos1 f~Owpone r'lt l iluervo olt.;co. l·;ssi p:u· to no dalla vis lr, pen.., lr:tno ue lla m:~-; .. a del ner\"0 anaslomizzan ,Jos l fr:ì loro ~ !Jt~n mpn­ wwdo il ue r\'O ~ l esso iu lautl l'~t sci ('lltci. d:t$iCtt nQ fzll Lo dalla riu nluno tli tante li br1ll~ ncrl" os•: mielunche.


l

,

SUI TRAUMATISMI OCULARI G•wows~t. -

GM.'il.IN. -

109

Trailc! des matadies des yeux.

Dt l'ophtahnie produUe pat· la chcmx.

GsDl'iOOW. - Atlltihmg zur Bereehnu11p der linotrbs{èihigkeit bei Sehsl iirunge11. Wiesba•len. l S35 Gtoouo. - f'urtl(tn bodies in lhe orbil. Goil.'l. - Du zo~~a op.'llhalmique. - Thoìse de Paris, 1884. Hm. - Alias unà Grutldr·iss der Ophlhalmoskopie. - !4{>/oi de l'éltcb·o-ahnMt (ori a t'exlraetion •tes corps èlranger 1 1'acitl'. 1892. lfwt~BEIG. - Ein(ii.llrung in àie Augenhtilk. - Leipzig, t89!. - OlogrtmJ di 1/eidelbtl'g. 1885 e 1893 - ucr Bltklromagnet 111 der Augenheilk. - I.eipzlg, 1885. ltru~.-Èiude l!lr tu corps èlra11gert i ntra· Oct&k&iru el tllr l'llphlalmie •ympathiqllt conaetulive.l 894. ~oca1a und TAVBL. l"orluungen 1'iber chirurg. /n{ecliurukrankheiten. - Bern.. t895. - IA111'!1alional C~ngru. - London, 18Sl . -X Co!tgreuo baler11az. 1890. K$m.- Corp1 èlranoer• implantu dmu le (ont.f de t'oed avec constrvation de la {cmction vi mtlle 18!S\. Ll•u~ot.- De la liaraty&ie l.lu ner( moleur ocutalrt exùrne. 18h. LtGg&~. - llémophlalmie con•icullve une délonalion de canon. 189j. lun. - Dll Bntsteflung der h'nlzilnJung t.md clit IVirkung der entzudungltrregenden Sch•in· llc.Ueilen. - Leipzig 1Ettgelman) 11191. LtttJOL•. - l lraumalilrnì dell'occhio eonliderati dal ptlnlo eli oisla medito lrgalt 1898. »~om. - Leil(aden (iJr Btgutaéhlwtg u11d Berechnung von Oit(alllllelchiidigung der Allgen. Breslau, 1891. ~.m.- Trailé pratique des mo ladau det yeuz. MO.UILCJ~t. - Rigeraeraziorae dell'epitelio cot·neale. lloxcaon &.- De& 1Jteuure1 de l'oeit par des cOl'PI élrangen !873. Thése de Paris. Y~tLlKlOM.- Conlribulioll à l'élude dtt corp1 è'lrangtrl de la cavtlé oculairt. - Thése de Paris, t8i8. ~ULLu. - Ober Ruptur der Cornea. Scleraltapld d"rch 11ump{e Vtrlelzun.g. - Wien, 189S. llrttXGEM. - Dìe indirekten L'ii.i onen des Auges. - Stuugart, l !Si9. - 1Xt indireklen Schuulii&iontrl dea Auges. ! 879. Puu. - Lèçou• 111r les maladies i11{lammalofres des naembratlu interne.! de l'odi. - Parigi, 18711. ~u.- r.orpi vitrei ' e corpi papillarì della coroide. - Streglio, 'l'orino, 190'!. Pttut. - D!t l"erlelz,mgen del Auges ! 899. bt~oKo.- llirniplegie I!Jrnpai/Uco-niOlrìce, accompagnée de mo11venw1ts alhètosi{ormes, etc.- Gaz. htb. de mtd. fl chir., 1900. ~ dnuolaziolti ptr lo studio del paratsWsmo rulle o{lalmie. - .A.rmali di ofl., IX. lBLu.- Traurnalismi oculad e questioni mtdico-legali. 11 Srsr. - Paltù ttlanu$ {ollcwing iujury ro l/le eortlta. 189~. ~•tliiCH. - Das utcu.~ cO'meaa terpens tmd uine Therapie. - Bonn, 1870. SAIIJ~j;n. - 1/anàbuelt àtr Augenlìetlltundt vor.t A. Graéfe und Saemlseh. ~~T~ FfRSANDKz. - fl,·ùliirt par sostauce txplodble. 189!. 111 1,.u ELbcscn. - A1ùt<lung zur aseptitchen Wuudbdhaudlullg. - Berlin, 1.893. Glaucome ti rlt placement "" eristalll''· 1894. 1 Tft~&lll, - ~rùlure par ~ coke er1 ignilion 1877. r~ftiON, - CunlribuiiOII l'ètude clini que cles brùlurtS de t 'oeil. t89 l. ~~ATOLA· - Sur 1t4 bi tUilrel de l'oeil par armes a· (et,, 1877. T~ vO!.: i STTA - Uue casi di lacerazione dtlta coroide. - Clinica qcuJ.ù!ica, vol. l. Dtr gegenwiirlige Slandpunkl i n der Palhlllogle una 1'M rop le des l!lctll corneae urpes. llaclsl.~. 1898.

a

•r.

;'!0K. -

a


110

CASUISTICA CLINICA UNA RARA COMPLI CAZ I ONE EPATICA DELL'ILEO-TIFO.- Guarigione mercè duplice intervento chirurgico (dalla via addominale e dalla transpleurale), per il dottore Sah·atore Sallnal'i. capitano medico nell'ospedale militare di Napoli. ~on vi é di certo nella

paLologia umana un morbo infeLlivo acuto plU inva<lente e più ra pidamente diffu:3ivo della feiJbre tifoidea. Pochi visceri e sistemi ot•;wnici si ~o llt'81!fto no alla sua azion e delt>leria, ~ia dirella - cioè tossimicr o bica - che indit·etla- cioè semplicemente los~ica. Per ò, come in ogni altr a fo•·ma in fettiva , così anche in questa di ven tano con pii1 frequenza sede di local.zznziolli morbo><e quelle parli del nostro organismo, che g-ia pr ima dello iiiSf> rg-er e d ... lla malatli» presentavano alle:·azioni di altro genere, sia pure allo stato iniziale o latente; e più pt•eci,arnente ciò si avvera in quegli or·gani che Mnn in più stretti rappo•·ti di vici11anza, di sanguificazione e di funzionalità coll'inte-.tino tenue, ch'è la sede eletliva delle man1festàzioni litìche. T ra questi o r )!ani va annoveralo in primo l uo~o il fegalO. Chi ha vaghezza di st:orrere la l etteratura medico-chirurgica degli ultimi anni, vedr·à che OQ'ni di piil si arr1ccllisce la serie delle complicazioni epatiche della r. . bbre tifoidea; ma, per 'lua.nto i o abbia cercalo. non mi é stato possibi le tr ovar ri ferito un cuso che ri produca nelle sue parlicolarilà patogenetiche e cliniche quello elle sto pet' illustrare. Esso perciò rappr t•senla un contributo all a categoria de~li occidenti [più rari che accompagnano la convalescenza della infezione in parola, e mer·ita dr essere lenulo presente dai medici pratici, p erchè sia l ot·o dato in analoghe ricor renze correre colla mente a si str ane successioni morbose, stabillrne la diagnosi e provvedere opportun amente ed a tempo. Il caso ri ~<uarda il soldato del 46° fanteria S. L. Aveva egli da poco superata una :zrave infezione tifìca e ~ià s'inoltr ava nella convalescenza, quando questa prPsenlò una sosta inaspettata e ben preslO riapparvero l'inappetenza, il met.•·ori smo addominale, la tinta g iallo-lerrea del volto ed in ultimo - triste fori ... ra di nuovi t->piso•li morbosi - insor se una modica elevazione termica co n <'Os tante 6l'ace1·bazione serolina. Qual e la ca•l!'\8 d• questo br-usco cambiamento di scena 1 Da parte del paziente n es~un ac~:enno indicatore; e solo coll'esame melodico e r ipetuto d ei Yìsceri, sr potè consto tA r~ un g1•Bduale twmenlo in toto dell'aia epatica e, colla prt>ssione prof,mda , si pot(• ri levar e una lit~ve dolot•abilità della med~sima. Inluenclo p1i1 <·h"' d~tlgno:• tl ca ndo, S I SO"petlò uno incipiente suppurazione epalicll, Sl'hbP.ne ui quef<l;l mll nca><sero i sintomi classici, e preci~amonte il bt•ivido sep:uiL<l da ra prda f'levRz iono-~ ter·mica ed il dnlore sponlRneo, loca le ed irradiato. Tu llavit~, d iiHlnzi quella tumefazione in;;ol'tl.\ in c:o!'i breve tempo durante la conviJit>:>cP.nza di un ilfiO·Lit'o , e cosi r apidamente pru$lre;;siva; di.nanzi un indivrJuo, la cui anamnesi r emota 11on p1·eseutsYa tracce né di malaria, nè di lu-


OASUISTICA CLINICA

111

bercolosi, nè di sifilide acquisita od ereditaria, il quale non si era abbandonato ad eccessi tli alcun genere ed in cui mancavano un distinto tumore di milza e quals ias i acr.enno di liquido ascitico nel cavo peritoneale; dinanzi quel fe gato a superficie perfettamente liscia ingranrlentesi a vista d'occhi in lutti i sensi, non si poteva ammettere altro - dato il rapido de perire del paziente e la peraistenza della febbre - che una raccolti:\ marciosa. La mancanza poi di. una smdrome franca , caratteristica, induceva a ritenere trattarsi di una di quefle forme a segnr locali e disturbi generali molto discreti. ed assai poco esplicati, da entrare in quella cl!tegoria che il CaiJai·elli chiama deg li ascessi oscuri de l fegato e che avrebbe potuto s viare la diagnosi , se non vi fosse s tato un momento etiOlogico po!'lilrvo capace d'illuminarla, val dire la infezione tifica. Per accertare intanto tale diagnosr noi possedevamo, è vero, un mezzo d'indagine ~icuro ne lla puntur·a esplol'ativa, la quale nel caso presente sarebbe riuscita utile per un altro verso, in quanto che avrebbe potuto precisare anche la sede della r accolta .,.... nozione non tanto facil e a !'tHbilir.e in un organo pressof!he uniformemente ing randito e, d'a ltra parte, i nd i ~ pe n sabil c ad a ppurare per la scelta della via da seguire in un eventuale svuotamento <iella l'acco lta. Però a 'IUesta s uprema risOI'Sa diaguos lica non s i volle addivenir·e che a d un patto , cioé che, dato il res ponso alfo:rmalivo di esstl, tuLLo ros!1e pronto per l'intervento. La puntura fu ese~ui ta nel 7° spazio intercotolale, tra la mammilla re e l'ascellare a nteriore ; e l'ago fu infossato di circa 8 cm. s in quando la mano non avvertì il senso di mancata resistenza. Al ritira t'e dello .stantuffo s i vide venir fuor·i del pus non molto denso, di colorito giallo-verdastro, per cui non vi era più du bbio che si trallasse veramente di una r ac•:olla marciosa. Ques ta - a voler g iudicare dal sito della puntura - se pur si estendeva a pt·eferenza in alto ed indietro, faceva tuttavia sperare - per la sua contemporanea esplicaZione in basso ed in avanti - di poter essere agg redita dalla via dell'addome, specialmente 'luRlora all'apertura di questQ si fOS!'\e ag:ziunta, secondo cons iglia Lanneloogue, la r·e;;ezione extra-pleurica del bordo costale. Con s imile proce· dimento si evrtava da una pttrte J'inco~venieote d'incidere la plenra e, d'allt•a parte - ar~omentttndo dal grado d'infossame nto dell'ago c he la raccolta doveva essere coverta da uoo spes so str·ato di pa t'enchima epatico - si ovviava alle g ravi difficoltà operatorie, cui certamente si sarebbe andati incontr o seguendo la via lr~tnspleurale. Lasciato a~unque l'ago in sito, onde potesse servir di guida, e -p re via narcosi morfìno-clor·oformica, procedetti all'allo operativo suddetto, resecando il relativo tra tto ex trapleurico della 7•, s•, 9• e 10' cartilag ine costale. Ma, nonostante la realizzazione di cosi larga breccia, ebbi la dolorosa sorpresa di constatare che la sup~rfi ci e e patica pres entdvasi in corr•is pondenza di essa di a~pe tto pres soché normale ed affatto priva di adere nze, le quali invece esiste vano soltanto in so pra ed in fuori dell'ago - indizio questo che il centro de lla raccolta trovavas i a ssai più in alto di quanto mi ero immag inato e ch e, per una fortuita cotobioaziooe, l'ago esploratore era penetrato pr oprio nel punto più anle••iore e declive di essa, ciò che mi aveva tratto in inganno . Tal e contrattempo però non mi avre bbe indo tto a modifica re il piano operato•·io, perchè, servendomi, come avevo gia incorninciato, della via sotto·periostea e sotto-pericondrica, mi sarei fatto strada in alto ed indietr o, reclinaudo la pleura in si em ~ a l periostio ed al per·iconti rio pr ofondo, senza tema d"incide rla, ed asportando cosi un mag giot· tratto delle costole suddette. Ma dal [JI'O·


112

OASUISTIOA OLlNICA

seguire mi sconsigliò innanzi tutLo la probabilità d'infettare il peritoneo, difficile oltremodo riuscendo la s utura dei due foglieLli per la lacerabililil di quello viscerale, ed in secondo luogo, il pericolo di un'emorragia copiosa, presentandosi l'organo congesto e r isultando dalla pt·a ticata puntura cbe di esso si dove va attraversare uno spesso strato prima di ag gredire la l'accolta. Che fare? avrei potuto ricorrere. seduta stante, alla via tr·anspleurica; ma ciò, oltreché prolungare di s overchio l'iotel'vento, avrebbe con piu facilità esposto il pazie nte ai pericoli sovraccennali e moltiplicate le difficoltà operatorie. Giudicai perciò prudente imbottire di garza la prt~Licala breccia e rimandare ad un secondo tempo il re~to dell'opet•azione, quando, cioé, la raccolta si fo:>se fatta s uperfìcittle e le adt~renze provocate dalla garza avessero chiuso anche in casso ed io dentro la grande cavità peritoneale. Così fu infatti; chè, al quinto giorno, procedendo ad un secondo atto operativo e togliendo la garza dall'apertura addominale, vi riscontr ai una fitta rete di pseudo-memhrane, le cruali c.ompletavano la bart•iera protettrice. Tale risultato dimostrava essere stato niente affilUo inutile il primo inter vento, il q.uale per giunta aveva arreca~o un altro reale vantaggio, quello, cioè, di poter e dalla praticata breccia sollevare agevolmente il fe~alo in toto, in guisa da adattarlo colla ~upel'ficie convessa alla volla diaframmatica ed alla sovrastante parete costale e da prenderlo come g-uida nell'eseguire il nuovo taglio. Questo, infatti, io diNssi lungo la i' costola, in corrispondenza della massima zona di otlll!'ità, per la lun~Zhezza di circa 12 cm . ; e, resecato il corrispondente tratto di delta costola ed incist il periostio sottocostale e la pleura parietale, suturai intorno intorno i due fo~ lietti aiero~i, sez1onai parallelamente al grande asse dt-ll'apertura pleurica il diaframma e capitai cosl clirettameote s ul fe gato, che al dito esploratore presentavas i di consistenza molle, indizio di raccolta superficiale. Non essendo sicuro che le aderenze periloneali pos tero- esterne fossero cosi resistenti come le antero-interne provocate dallo zaffo. tentai suturare da quel verso la s uperficie del fegato all'orlo dell'incisione diaframmatica, e vi riuscii in parte; m:1, a d un certo punto, l'esll,'ema sottigliezza dello strato epatiC'.O li· mitante la raccolla fu vinta dall'ago e ne usci del pus. Imbottii allora accuratamente con garza il contorno della breccia e nel centro di essa infossai il bisturi. Una enorme copia di liquido pHrifOI'IlH', g iallo-verdflstro , inodoro, si sprigionò dalla raccolta; e questa !.'embrava vuotata, quando, con somma meravig lia, vidi da e ssa uscire inl'ieme al liquido di lavagg io un pezzo di membrana ltscia, di colore biauco·grig!as tro uniforme. Questo inatteso reperto mt r~· s ubito pensare ad una cisti da echinococco suppurata, iJea che fu a vvRioratll dal fatto che, introducendo il dito nella sacca, mi fu dato avve1·tire la presenza della rimanente membrana elas tica, in parte ader·ente ed in parte scollata. l tentativi fatti per la completa espulsione di essa riu!.'cirono inutili, perché facilmenLe s i disgregava e da va s ang iJe ; laoude, pet· non prolungare l'intervento , mi limitai a drenare il cavo purulento e, senza restringere affatto la breccia toracica. suturai invece l'addo minale, lasciando però a11che in es sa in primo t~m po un sottile drenaggio. Dopo il ris veglio, l't n l'ermo parve prontamente t'ia vers i; la f,..bbre ca dde come pP.r· incanto e, dopo pochi ~io rni , veonP. fuori spontaneamente rolle irri1tazioni l'intera membrana. Tutto accenna va quindi nd una ra pida gual'igione; senonché , dopo l'espuls ione della membrana, la febbre si riacCH!'e, crebbe nole voim ... n le la secrezio ne fa lla di bile mis la a pus ed a san g ue, lo s 1ato generale del


OA.SUISTICA CLINICA

113

paziente si a!lgravò e ne seguì prostrazione profonda con minaccia di collasso. Mercé l'uso intanto di sostanze eccitanti e di dieta corroborante, nonché l'attivat9 dren&g~io, fu scongiurato il pericolo imminente; ma residnò- fonte continua di preoccupazione e di pericoli - la persistente ed abbondtmte secr ezione biliare. Questa per la sua invariabilità mi. fece in primo tem po nascere il sospeLLo che fosse sostenuta da una occlusione del dotto epatico o coledoco per parte dl una vescichetta idatidea ;. fatto questo che avr·ebbe costituita una complicazione assai grave per il paziente, il quale, per la durala della malattia e per il deplorevole stato llenerale, mal si s~rebbe prestato ad un nuovo intervento allg ressivo, e, d'altra parte. non avrebbe potuto sostenere impunemente piu a lungo la copiosa pe rdita biliare. Però il tormentoso sospetto andò man mano dileguandosi a misura che con mezzi più !i>emplici - applicazione di tintura di iodio, causticazìone con clorur·o di zinco, drenaggio assiduo ed efficace - vidi scemare la secrezione dì bile e - cosa ancora più rassicurantemigliorare gradatamente lo stato generale del paziente. E la miglioria andò in seguito sempre r;iù atfermando!>i, cosi che il S, potè lasciare l'ospedale in lodevole sta lo di nutrizione e di sanguifìcazione, senza piu accusare sol'!erenze di SOi'la e r esiduandogli soltanto una piccola soluzione 1dì continuo che l'ammalato si ri prometteva far cicatrizzare in famiglia, desiderando passare con questa le feste nataliLie.

• •• Quantunque nel pus estratto non si siano rinvenuti i caratter istici uncrn1 dell'echinococco, non vi era tuttavia alcun dubbio chd nel caso iii parola siasi !ruttato di unu cisti idatidea suppurata. La membrana espulsa avea infatti tutti i caratteri macroscopici della membrana elastica eJ anche l'esame istologico ne dimostrò chiaramente la struttur·a anisla, stratilicata. La mancanza degli uncini suole quasi sempr·e verìfìcHrsi nel liquido cistico, dopo che la fase suppurativa ha tutto disfatto e trasformato; d'altronde era per noi valido cr ìlerio di coofer·ma il sapere dall'anamnesi che il paziente aveva vissuto in st retta con· nivenza coi caur, appartenendo egli, come i sar·dì in gener·e, ad una famiglia di cacciatori. L'illustre prof. Roth, d1rcttore della Clinica chirlll'gica di Sassari ed amaco di famiglia del S., in occasione di una v1si ta fatta al medesimo, mi riferiva che le cisti Ja echinococco del fegato sono frequentissime an Sarclegoa e ch'egli già conta una numerosa statistica al riguardo. Forse ques te notizie apprese in tempo avrebbet·o potuto, pr·ima dell'intervento, farci so;.pellare la cisli; ma , francamente, ad una simile possibil 1L8. non s i penst'1 neanche, dala la preeQistenza della tif0idea che ci menuva difilato ad ammellere un a1'ces!'O. Quale era stato intanto l'agente della suppurazione? Ce lo ri velò, sin dal primo intervento, l'esame batteriologico clel pus. Sottoposto I'Juesto al microst.:opio, vi si risconlrarono numerosi bacilli di Ebei'Lh fa cil mente riconoscibili per l!l loro spiccata mobilità in goccia pendente e per le ciglia caratteristiche. Trasportato inoltre detto pus su ap pos ito ter·reno di cultura, non s i ebbt::ro altre colonitl che quelle tipiche del bacillo tifoso; e, quasi cii> non basla!<se, praticando mel'cé tali culture la siero-Jia~nosi del s angue r icavato dal puzrente, questa riuscì chiaramente positiva. Un così classico complesso di prove àimostl'ava in modo evidentissimo che l'unico ed esclusivo ag•Jnte della suppurazione era stato il bacillo di Eberth. Or· bene , la nozione Jel potere piogeno di 8 - Giornale m-edito.


114

OASUISTICA CLINICA

delt.o bacillo è da :.~n pezzo conosciuta e vari osservatori, italiani e stranieri l' hanno anche sperimentalmente dimo!ttra to. Ma ciò di cui sinora, per quanto mi consta, non avevasi e><empio nella letter atur·a, era la determinazione, da parte di si/fatti bacilli, del processo suppura livo in una cisti idati dea del fegato: e qui sta a[ppunto la rarilà del caso. . Circa la via poi seguita dal microrganismo per ra ggiu n~ere deLL'organo, si potr·ebbe pensare ch' es!::'o trascinato dal san.gue, abbia potuto colonizzarsi nel fegat.o come in un altro punto qu~:~l s : asi dell'organismo, agendo co~ì a titolo di infezione (lenel's.le; ma e più l ogico - data l'epoca d'insorger e della suppur nzione, cioè durante la convalescenza dell' ileo-L1fo - ammettere che vi sia stata uua trasm1ssione d11·ella nel fegato, per le branche della vena porta porta malor um - de1 mic ror gaui!<mi annidati sulla superficie de!le ulceri intestinali. lo tal ~11 i sa l'infezione avrebbe agito - e la cosa é più fa ci lmente eoncP.pibile - a titolo rli affezione intestinAle, com e agisca la dissenteria. Più difficile è lo spi e~arsi come i bar i Il i tifosi, pervenuti nel fegato, abbiano potuto esercitare il l o1·o potere piogen o sul liq uido intracistico, quando é noto che la membr·ana idatidea - sana e vivente - é imper meabi le ai micr obi in gener e. La spiegazione più cc,nvt!niE\nte si è che al processo suppurat1vo della cis ti abbia preceduta una fl ogof<i del connettivo pericistico, dovuta ai gerrui colÀ pervenuti ptw la via su accennata, flog·osi che, alterando la membrana idatidea, avrebbe perme!';SO l'anivo dei microbi nel liquido endocistico.


115

RIVISTE GENERALI

l PROGR ESSI D ELL A MICROBIOLOGIA E DELLA EPIDEMIOLOGIA NEL· L'ANNO 1905. - Ria ~sunto della prelezione al corso di batteriologia per l'anno scola stico 1905-1906, pel dott. F••ancc.<~co 'l'e!ittl ma~giore medico professore alla Scuula di sanita mililMe. Nel vertiginoso suc<'edersi delle ricerch e micr obiologiche ed epidemiologiche ~ llP.ne in qualche m omento fermar e la men~e ad e!i'ominare con serenila e co11

spassionato giud izio il bilancio delle conqub>te scientifiche. ed indag are quali di e"se ~ieno veramente degne di cosiderazione e si eno tali da restare nel patrimonio vero e reale do>lla scienzo, da costituire cioè un ve1•o attivo di fronte .a molle e troppe ricerch e che n on 1·a ppr esenlano spesso che un ingombran te passivo. L a mi cr obiologia e l'epidemio logia, quest'ultima stulliat.a e rifatta si può dire al lume della scienza batteriol"gica, scienza di data r ela li vamente r ecen te, ma pr odigiMamente attiva e r~conda, progl'ediscono incessantemente ed ogni auno cbe sor ge segna un nuovo ed im(Jor·tante passo nellt! conquista del sapere. Già i l Meiniche, in un b elli~!>im o studio sulle ri"ul tanze piti interessanti nel campo delle ric ~1·cbe microbiologiche, r iassunse pP.r' l'anno 190+ nella Deutsche Medt;inische WochenscT'i(t, t O f,.bbraio 1905, le conquiste più inter·essanti 'l"iflelteoli la microbiologia ed anche in g ran parte l'epidemi• logia. Per mio conto cerch er ò, seguendo anehe in parte l 'or dine seguito dal M einiche, di riassumere i:J quel che segue le principA li ri sultanze nel campo delle ricer che mi· cr obiologiche .-d epidem iol ogiche per l'anno 1905, soffermaodomi, quando ne sarà il caso, a qualche consideraz one criti ca. T RrPANOSOMIASJ. Con linuAr·ono le ricer·che già iniziate negli anni preceòenti . Può ciirl>i a questo proposito cbe ad o~ni momento nuovi J: rotozoi di {Juesta famiglia vengono successivamente scoper·ti nelle più diverse specie ani· mali. Il Thiroux ad esempio, nei numeri di febbraio e seltembr·e degli Annali PasleuT' ha studiato un tripanosoma di un uccello, la Padda ory:ioora al quale ha dato il nome di T r ypanosoma paddae ed un altro proprio del sorcio che chiam a T. Dutloni, molto s'imita al T . L ewi><i, rna non i noculahile al ratto e viceversa, ~d il Sergent nel numero di gennaio de~.d i stessi annAli ha descrillo un tr ipanosoma dei drom e•lari d II'Afri ca del Nord, mollo afline a quelli della Surra, del Na~rana, ma differenziabile ed aven te per ngenle di trasmissione i tAfani. In quP.sto modo si a vrebbero al presente, oltre i noli tripanosomi della Su r1·a, del Naganà, della Drurina,_del Mal de CAder as osservati nei g r·os:>i mammiferi come i buoi. i cavali i, i muli, il rr·ipann$<)ma del dromedario, i tripanosomi dei roditori comprendenti il T. L~wisi del r atto, il T. Dutton i det ~ o rcio, i lripano:,omi del lo scoia ttolo, del coni ~odio. dell'llam!\Ler, dello spPrm oftln, i tr•i pano!'Omi d~~l i uccelli compr endentr, olr r ò il T. paddae, il T. acium, il T. f onn3tonii, il T. Gambiae, i l tripanosoma del M ilous gooinda.


116

RIVISTE GENE RALI

Accanto a queste ri cerche, interessanti furono gli studì delloChattersee sul:acoltivazione d ei tripanosomi dai cor pi d~ L eishman-Donovan ; questi studi tolser o ogui dubbio sulla natura dei delli cor pi (già sospettati ma non dimostrati . quali protozoi) tro vati nella milza, nel midollo osseo, nelle ghiandole linfatiche,. nel fegato d'individui che ebbero manifestazioni di grave malaria e di tripanosomiasi, come pure nella splenome,:zalia lt·opicale, nel bubbone di Dehli e· nella gravi ssima anemia dell'India, il Kala·aza r, giacché l 'autore ottenne rlai corpi suddetti colture di tripanosomi u:::ar~do come mater iale di semina il sangue di un ammalato di splenomegalia con corpi di L eishman, mescolandolo in un tubo tla ~aggio con 1 eme. di soluzione di ci trato sodico al 5() %, sterilizzato a 115o. Tutte queste ricerche alla r gano di molto la cer chia delle cognizioni che abbiamo su questi fla gellati e ci mettono in grado di m eglio studiare le tripanosom ia!"i umane, le quali hanno nei tropici molta importanza, come ad esempio nella cosi detta malatt ia del sonno, malattia che colpisce specialrnenle gli indi· geni, ma che sembra, dalle r ecenti ricet•che, non ri sparmiare anche la r azza . bianca. ALTRI PROTOZOI. - Anche per le altre cl as~i di protozoi le nuove ri cerche dimostrar ono una d1ffusione sempre ma~giore di specie parassiterie. Così il Va~sal trovò nel sangue di un roditor e (Sciurus g riseimanu:s) una specie di · parassita endoglobulare molto affine a quello della m alari~ umana e si fece la domanda se qualche mammifero selvatic.o non pos~a for se prender e il posto dell'uomo nel ciclo evoluti vo del !•&I'Assita rnalarico, il Balfour studiò un emo-· gregarina nel sangue di un piccolo ros,cante, i l ratto dei deserti o Gerboa (Jaculu.~ jaculus o Jaculus gordoni), avente molti punti di somiglianza con . cet·ti piccoli parassiti vermiformi del !"anp:ue della rana, quali i D:rcpanidium, ì quali presentano nel loro sviluppo una fase endogl<•bu lare ed u:na extraglobulare; il Donovan poi conferm ò ed ampliò le ricerche falle nell'anno pr ecedente sulla pir opl asmosi umana, malattia gra ve propr1a d,..ll'America orientale, carallerizzata da eruzione petecr.hiale,f()r se diffusibil e colla puntura <Ielle zecche, . al qual proposito è da domllnd>~rsi ~e non sia forse la stessa infezione stud1ala qualche tempo fa dal Gotschlich in Egitto, in alcuni casi d1 tifo es antematico. Completano questo non pit:colo cumulo di r1cerclle sui protozoi, gli irnpot·tan li studi del Koch nell'Africa Australe. il quale in una comunicazione preventiva comparsa nella Oeutsche med Wochen.sch r. N. 47 studia il ciclo evoluti vo del P iroplasma bigeminum, la .febbre delle coste del bue di cui l'agente eziolog1co é un parassita diverso dal piroplasma per la sua forma a cr oce, anch'esso trasmesso dulie zecche, il ciclo di sviluppo dei tripanosomi nella m osca tsetsè, specialmente nella glossina fusca elle gli sembra essere più. incr·iminabil e nella dill'usione d ...l parassita che la g. morsilans. Infine è da notar~i la scopet•ta recente di una pir oplasmasi equiu$ in !~alia fall a dai veter i nari mili ta ri Barnchello e Mori. V AIUOLO. - L'agente eziolofrico del vaiuolo fu studiato anche in quest'anno, ma le incertezze non ven11er o dileguate; anche il p t•esupp o~to parassita enducellular·e desCI'itto nell'anno preceder~Le da Counci lman e V on Rose, venue negato da ~ tudi dello Schrumpf che interpt·etò i supposti paras~ili come forrne dii dege11er azione cell ulare. Piuttosto fu r ono interes::>anti le t·icer che sulla filu·a·-


RIVISTE GENERALI

1!7

:zione del virus vaccinico falti dal Negri (Gazzetta mediea italiana, N. 3) le ·quali dimostrarono che triturando fin issimamente la polpa vaccinica in 10-12 parti d'acqua e facendo passare l'emulsione attraverso ad una cande la Berkereld V ad una pressione di 3 atmosfere circa ed adoperando ogni volta una csndela nuova, si può ottenere un liquido privo di micr·organismi che inoculato nella cornea dei conigli r iproduce la r eazione del Guarnieri ed inoculato sulla cute delle mammelle delle vacche pr<•duce le pustole tipiche. Inl'lressante fu pur·e un lavoro del Guérin sul controllo del valore specifico del vac· cmo colla numerazione degli elementi virulenti basandosi sulla inoculazione delia polpa vaccinica ~ulla pelle del con i~lio e s ulla numerazione delle pustole vacciniche che s i formano in ogni centimetro quadrato di pelle di coniglio, seminal'l con deter minate diluizioni di polpa vaccinica. Questo metodo però mi sembra biso~n evote di conferma tenendo conto de lle critiche e degli esperimenti contradditori s ul metodo di controllo per mezzo del coni:zlio, metodo -che, come si sa, venne pro posto dal Ca l mette. Anche la questione s ulla depurazione rapida del vaccino, questione g ià dibattuta negli anni precedenti dal Lemoine, dallo Sbris:::ia e da altri, venne rip1·esa dal Carini il qua le a tale ~copo propone l'impiego del toluolo. ScARLATTINA. Anche per questa malallia esantematica si cercò l'ag ente ·eziologico e noo è il caso di fermarci a lungo sulla quantità di microrganismi che furono a più riprese accusati di essere la causa di questa infezione. Acrennerò sollanto ehe nell'anno 1905 il Duval (Virch. Arch. 3 vol. 179) avrebbe trovato nel siero delle vescicole cutanee scarlattinose, delle forme cellulari si· miil a protozoi che ricordano le forme deseri tle dal Mallor y.

TIFO. - Le divt>rse ricerche riguardanti questa infezione, sempre cosi importante e degna di s tudio, si riferis cono a lla eterna questione della dimostra· zione ed ide ntificazione del bacillo tifìco, a qualche studio sul biologismo suo -alla questione profilattica. In ra pporto alla dimostrazione del bacillo titlco nell'acqua potabile per mezzo di metodi chimici di precipitazione, il Miiller fece interessanti ricerche (Zeitschr. J. H!Jg., vol. fi l , t'. 1) di confronto usando il solfato ferroso, l'allume e l'ossicloruro di fer ro ; con quest'ultimo nella dose di 5 eme. in 3 litri d'acqua sospetta, ottenne i migliori risultatì. l': da notarsi al proposito che questo metodo può considerar;;i come atto ad a iutare, a ft~cilitare la ricerca, non come un ~e ro e pro prio mezzo di dimostrazione; sembra più rigoroso il metodo di Scheplewsky e \Vindel bandt, s uccessivamente a ccettato e pr aticato da Kasperek e Mine, basato s ull'aggiunta di un siero agglutinante. Per la diagnosi batteriologica, il Bormans (Rio. d'ig i ene e sanità pubblica, '16 nov.) ha un accurato lavoro dimostrante la grande utilità per la diagnosi difft:!renziale fra t•fo e colibacillo dei mezzi colturali al carciofo, <.:pecie dell'aszar al carciofo. e il Trapani {Gauetta degli ospedali, 14 ma ~gio) ha un altro lavoro dimostrante l'utilità di mettere a contatto col germe in I')Uestione della glicerina, gia cché questa impedirebbe lo s viluppo del bacillo tifico in piastr e, mentre non lo impedir·ebbe .al colibacillo e ai bacilli ebertbiformi. D~tl Jato biologico, osservazioni deii'AUassof avrebbero dimostrato la possibilità di produrre nei conigli giovani lesioni analoghe a quelle del tifo umaoo. -somministrando loro per la via digerente colture di baci llo, specialmente se ~ono in simbiosi con slcune torule, come la t. rosea.


118

RIVISTE GENER.~LI

In quanto alla profi lassi contro il tifo, notevole é un lavoro d el Braun s ull& pt•ofilassi antitifìca nella campagna, come si prtttica in Germania sotto l'impulso delle idee del Koch, profilassi basa la esclusi va m~nte s ulla diagnosi precoc'3 d i tutti i casi, anche dei latenti, s ull'isolamento dell'ammalato, sulla disinfezione dei materiali infetli. N otevoli pure sono gli sforzi proseguiti anche in quest'anno per la immunizzazione contro il tifo per mezzo di adatti vaccini. Le ric.erche furono io parte !>cientitlche, in pArte pratiche; alla prima sono da ascriversi un lavoro del Ko lle (Deut. med. Woehen., n 12) s uno s tato attualedella questione d~ll'immunizzazione contro il tifo, in base alle :ouove ricerchenel qlllale é dimostrata che un'immunizzazione du1•evole e notevole si può avere anche con colture in agar m orte, ed è indicato il modo di preparazione di un· va ccino speciale, un0 studio ùi Bassenge e Meyer caldi fautori della vaccinazione :anlitifosa cogli autolil'ati ottenuti col metodo di Brieger-M E>yer (emulsion• balleriche in acqua distillata, scuotimento delle colture. filtrazionE>), al qua le r~ riticontro un altro importante studio del Besr·edka sulla endotossina trfka e s ull' a 111tiendotossina con osservazioni importanti sulle vaccinazioni. In complesso però si r·esta se mpr~ ince r·ti sEI l'a~~n te tossico MI bacillo tifico sia un& endoto~sina . una proteina batterica o qua lche cosa di piu solubile e per con!>egue oza le speranze sulle va ccinazioni antitiriche, hanno sem pre qualche co~>a· d'infondato. Dal lato pra tico le piu importanti pro ve di immunizza;.:ione aWva verso il tifo sono state fatte col Yaccino di Kolle. il quale è co!i>ì preparato: si stemperano le colture in agar di 2~ ore con quantità uguali di sol uzione fis iologica, si sterilizzano a 60• per •Jn'ora, s i sa~gia la sterilita, s i addiziona con 0,3 p. 100 di acido fenico e si distribuisce in boccette. Il m etodo largamente adoperato nelle truppe tedesche in A frica, sembra a ver dalo b uoni risultati; baster ebbero tre iniezioni a dosi crescenti, fatte a distanza di 7, 8, 10 giorni per conferire una buona immunizzazione. È pre maturo però dare un giudizio definitivo s u questo ffi(:ltodo di vacci nazione. DISSENTERIA. - Sebbene la maggioranza degli a uto rh·itenga ormai impos-sibile l'esis tenza :li due forme di dissenter ia, una battP.r ica ed una più propria ddle r egioni tropicali amebica, sebbe ne anche le r icerche dello Schaudrnn ab · bia no convalida lo questa differ enza eziologica. pel fatto che la comune amaeba coli o come egli la chiama Entamoeba ltominis ha caratteri distintivi dalla. l~·ntamoeba histolylica causa della dissenter ia, tuttavia non tutti g li a utori sono in ciò d'acco rdo; il Bar·bagallo infatti, noto per allri studi s u que~to argomento, non é propenso alla dis tinzione fra ques te due specie e alla eziologia delladissenteria amebica Gli osservatori di malaUie tropicali ritengono invece indiscussa l'entità m orbosa della dissen teria amebiea, anzi il Dopte r che osser vòla trasmissione di questa fo rma morbosa in alcuni soldati, ha fatto inter essa nti sludi sul razione patogena dell'ameba dissenterica, per dimostrare che essa non penetr a nelle pareti intestinali per m ez1.0 della sottomucost', ma per la mucosa, che non en tra per gli oritìci g landular i ma a ttra versa la barriera e piteliale che ri veste la faccia interna della mucosa, facendos i s trada nel connettivo interg landulare, invadendo poi. le g landule attraverso la membrana basale del loro epitelio, che p enetrata in un tessu to determina una r eazione in fia mmatori& segui ta da necrosi.

L a queslione soiJevala dal Koch ne l Congresso di Londra nel l !)01, s ulla idenlita o m eno della tubercolosi dell'uomo e dei b ovini e risolta, T u BERCOLOSI . -


RIVISTE GENERA J, I

119'

dal Koch nel senso che la tubercolosi umana 1lifferisca da quella dei bovini, che essa non può essere trasmessa a questi animali e che mediante la inocu· latione S<'ttocutanea nei bovini é sempre possibile distinguere la tubercolosi umana da quella bovina, donde un pericolo cno!to lieve circa alla trasmissione della tubercolosi dai buoi all'uomo. eccitò anche in quest'anno l'atti vita degli SCEen zia~i a fare ricerche su questo argomento. l lavori più importanti s u ciò furono quello di Kossel, Weber, Heuss (Tub. A rbeit. ans d. K. Gesundheitsamte, fase. 3°) e quello di latta e Cosco eseguito nei Laboratori della s.anita pubblica (Roma, Up. delle Mantellate). Nel primo ~ono riportate delle r icerche comparative sopra bacilli tubercolari di provenienze diverse, e ~>i distinguono rra i ba cilli tubercolari degli animali a sangue caldo, due gruppi, il bacillo della tubercolosi aviaria e il bacillo della tubercolosi dei mammiferi, quest'ultimo suddiviso in due tipi: bacillo bovino e bacillo umano; si ammette inoltre che il bacillo del tipo umano attraverso il corpo del coniglio, della capra, del bue non ~i trasforma in quello bovino, che nelle lesioni tubercolari dell'uomo si trova quasi sempre il bacillo del tipo umano, solo in un numero ristretto di casi quello bovino, che non si hanno prove per pensare che i bacilli tubercolari del tipo bovino mostrino minore att1vita patogena di quelli del tipo umano, come non si hanno prove per appoggiare l'idea che i bacilli bovini soggiornando nel corpo umano si modifichino cosi da dare forme del tipo umano.. Come vedesi la questione rimane sempre oscura, specialmente non risultando dellfl conclusioni precise sul fatto piu importante della questione stessa, vale a dire sulla tras~issibilità della tubercolosi bovina all'uomo. Più espliciti sono latta e Cosco, i quali, nella loro diligentissima pubblicazione in base a numerose ed accurate esperienze concludono djcendo che il pericolo della carne e del latte dei bovini tubercolosi, per l'uomo é mollo esagerati) e che la grande e vera sorgente di contAgio per l'uomo é l'uomo tubercoloso. Certo lé! questione è molw inleressaote, perché si trana di venire a delle conclul:!ioni epidemiologiche della più grande importanza sociale. Unicisti e duaEisti si combattono su questo terreno dove il Roger, campione dell'unicismo, ha falLo tanti studi importanti. A parer mio, bisogoa ben distinguere i due Jali della queS\IOoe, ìl lato puramente scientifico, la questione cioé morfologica, botanica sopratutlo, e la questione pratica; se certi esperimenti, certi dali morfologici, certi studi di confronto ci dimostrano la possibililé di raggruppare quec;ti bacilli produttori di tubercolosi in diversi or ganismi, iu un tipo unico, mentre l'osser· vazione. la pratica comune ci dicono avere essi proprietà biologiche, specialmente patogene diverse e li distinguono in più tipi, ben venga quest'ultima ~onclusione; sarà tanto di guadagnato nella pr ofilassi delrlnfezione tubercolare la quale avrà maggior possibilita, restringendosi i limiti dei suoi mezzi difen sivi, di lottare con successo. Altri studi sulla tubArcolosi non meno importan ti furono quelli di Weber e Tante sul!a tubercolosi d(\gli animali a sangue freddo tendenti a negare in CS$i la infeUibilità alla tubercolosi al quale però fanno riscontro le os~erva­ wmi del Bertarelll che riuscì a trasmet~Are una forme di tubercolosi ad alcuni varaoi,, quello del Kramer sulla frequenza della tubercolosi umana in base alle risultanze delle ~ezioni cadaveriche e della tubercolioizzazione, quello del Kirstein ~ulla durata della vitalità del bacillo tubercolare nel polviscolo sospeso. ed altri di minor conto.


120

RIVISTE GENERALI

Le principali riéercile sulla rabbia si riflellerono sulle pt·oprietà del virus ra bico, sulla costituzione dei c01·pi di Negr i, sulla cura. Anzitutto una serie di ricerche del Berlarelli (Rio. cl' igiene e sanità pubblioo, t• novembr·e), e del Nitsch dimostrarono alcune particolarità del virus riguardanti la djffusione del medesimo fuori dell'organismo, i ra pporti fra la quantità di virus inoculato ~ il periodo d'incubazione, la possibilità dell'infezione delle glandule salivat·i del coniglio nella rabbia spertmentale con virus di strada, la possibilit.S di fare la diagnosi della natura del virus nei casi sospetti di morte per virus fisso, la non infeltabilità degli animali a sangue freddo, la filtrabilità attraverso la Berkefeld v del virus salivA.re ecc. Sono inoltre da ricot>darsi le ricerche del Volpino su a.lcune modifìcazioni che presentano i co1·puscoli contenuti nell'iotemo dei corpi di Negri (Rio. d'igiene e sanità pubbltea. 1° novembre), i quali piul· tosto che nuclei, come il Nef{ri opina, potrebbero r ealmente rappresenl!tre per sé stessi dei parassiti viventi e forse l'elemenlo flltrabile. Accennerò infine in quanto alla cura, alla comunicazid'ne di Tizzoni e di Buongiovanni letta alla R. Accademia delle scienze di Bologna nelle adunanze del 9 aprile e del 2M ma~gio, la quale tanto commosse l'opinione pubblica facendo sperare di aver trovato nel radio un mezzo polente di cura della terribile infezione. Gli Autori studiarono l'azione del radio s ul virus rabido in oitro e nell'animale, in oitro sottoponendo per un tempo determinato alla influenza diretta dei raggi del radio il virus emulsionalo in brodo sterile nella proporzione dell'i p. 100, nel· l'animale facf!nao converger e i raggi nell'ocl.'hio del coniglio infettato collo stesso virus, e ollE'e a din10strare i benelici effetti di questo mezzo curativo dimostrarono che il virus fi~><O si trasforma in eccellente vaccino. Non s appiamo ancora quali nuovi studi presenteranno gli egregi autori per provare definiti· vamenle l'utilità di questo mezzo curativo, ma non si può d'altr a parte nascondere che altri au tori rruali il Calabrese ed il Novi, in st:guito ad esper ienze contraddittorie, nutrono poca fiducia in (juesto nuovo presidio terapeutico. RABBIA. -

SIFILIDE. -Se diamo uno sguardo alla letteratura sulla s ifllide per l'anno in esame, dobbiamo convenire che poche volle un argomento fu trattato e studiato tanto diffusamente; e la ragione é que~ta che le nuove ricerche inaugurale dallo Schaudinn e dall' Hoffmann (A rbeilen au.s dem Kaiser. Gesundheitsamte, voi 22, fase. 2n) portarono una nuova luce odl'eziologia di questa infezone fino al giorno d'og-gi sconoscinta. Questi autori trovarono nelle lesioni sifilitiche primar1e e secondarie un parassita che essi a ssimilarono a lle spiro· chete, analogo a molli altt·i microrgani~mi del genere trc..vati nei più svariati prodotti patologici ed in ispecie nei Le&suti in via di distruzione, ma ditft:r en· ziabile per certi caratteri speciali sia in rapporto alla morfologia, sia in rapporto alla colorabilità con adatti mezzi. In pllrticolal' modo riesce importante il saper fare una distinzione esalta fra la spirochete della sifilide, da loro chiamata Spirochaete pallida, e la cosidett.n Spirochaete re.fringens. La prima sa· r ebbe caratterizzata dallu sua sottigliezza, dalla debole r1frangenza, delle spir e r egolar·i, nettissime e numerose e pers!stenli anche nel periodo Ji riposo, dalla color·abilitil. difficile, la quare avviene nel miglior modo ricorrendo al metodo di Giemsa nel qual caso il parass ita assume un color·e rossastro a differenza d" lle altre spi rochete che di vengono azzurognole, dal possedere un corpo a sezione circolare pt·ivo di membrana onduh1nte e fornito di un flagello per ogni estr·emi là rile,·a bile col metodo di Lòtller per la colorazione delle ciglia


RIVISTE GENERALI

121

.a differenza degli altri germi spiraliformi che hanno corpo app!attilo e pt>ovvisto di membrana ondulante. A completare queste nozioni, dovutf?l specialmente allo Schaudinn, è da n otarsi poi che lo Schaudinn stesso ritiene ultima· •mente essere la Sp. pallida pei caratteri summenzionali un genere a l'è ed accetta la denominazione di Spironema rallida proposta da VuillemiH; né basta ancora. che non contento di que::;La denominazione egli ha ancora piu di recente proposto l'appellativo di Tripanema pallida. La scoperta di Schaudinn e Hoffmann venne controllata da una quantità di o sservatori i quali trovarono ·il microrganismo negli or gani interni di bambi ni affetti da !liftlide congenita e nel sangue circolanle·di sifilitici (osservazioni di Bandi, Bul:chke, Rechzeh, Raubitscheck, Ploeger), e venne a ccettata !:.'enz' allro da Melchntkow e Roux i quali ne constatarono la presenza nelle loro esperienze di trasmissione della "Sifllide allo schimpanzè e ai macachi. Allo stato attuale la questione è in quest i termini : la maggior parte de gli auto ri sono convinti che il rinvenimento della Sp. pallida nelle legioni sospette possa valer·e come mezzo diagnostico s icuro della s ifilide, alcuni però avendo riscontrato forme analo~Jh e non ben differen:ùabili in altre lesioni ·non sifilltiche, lesioni veneree, affezioni cutanee, car·cinomi ulcerati ecc., rimangono ancora in dubbio se s1 dtlbba accettare senz'altro questo microrganismo come l'agente ezioiog•co dellA stfì Ji,le, ageute eziologico che, sia detto di' passaggio, sarebbd drmostrabde, almeno fino ad ora, soltanto nelle lesioni primarie e seconclarie, non nelle terziarie. Naturalmente, vis te le non poche difficoltil che s pesso si incontrano nèlla dimostr·azione di questi microrganismi, altri autori, e non pochi hanno cer cato di studiare i più · .acconci metodi di tecnica microscopica per r endere evidenti nel modo più. chiaro e spedito questi micr·organismi. Le ricerche sulla sifilide non si limitarono alle questioni eziologiche. Mel· chnikow e Roux proseguirono i loro studi sulla inoculazione della sifilide alle scimmie superiori, Neisser a Batavia esper·imealò la trasmissione della sifilide su 53 varietà di scimmie con diverso esito, Rol;,e (Compi . rend. 'de la Soc. de biol., gennaio), fece prove di sieroterapia antisifilitica immunizzando dei montoni con sangue reso ineoagulabile pElr mezzo dell'estratto di sanguisuga ed eseguendo le inoculazioni di 12 in 12 giorni, ottenendo un siero che saggiato su dei sifililici alla dose di 20 eme. in diversi periodi della malattia, avrebbe dato qualche benefico effetto. Su questi risullati è bene aspettare il responso di una piu larga applicazione. MBN!NG!TB CEREBRO·SPINALE. -

L'epidemia piutli)StO g ra ve che COlpì nell'anno 190~, alcune regioni della Germania, diede occasion~ a molti autori di rare studi sulla eziologia, sull'anatomia patologica e sulla profilassi di questa malattia. I principali lavori furono quelli di Lingelsheim ( Deut. med. Woehe"schr. X 26). V. Driegalski (Deut. med. Wochenschr. N. 25), W es:tenkoffer (Ber l . .-H;ad. d. M ed. 24 maggio). Dai medesimi risulta non assodala la specificità assoluta del meninJ?OCoccò di \Veichselbaum, che anzi si ammelle in un ~rljn numero di cal>i la presenza di infezioni mistè ed anche la possibilita di infe· zioni eziologicamente diversa dalla meningite da meningococco . Interes;;ante è il fallo che gli autori sono concordi ne ll'ammetteee come via d'entrata pei ~ermi infetti il naso e l'orecchio. Il \Vest·enkoffer n&lle numervse autopsie da lui praticate rtscontrò sempre tumfeazione e infiammazione acuta delle trom be <.l'Eustacchio; riscontrò inoltre lesioni nelle fosse nasali, infiammozioni fre-


122

RIVISTE GENERALI

quenti dell'orecchio medio cnmplicate talvolta da sirmsiti sfenoidalt, ma!?cellari ed etmoidali; in tutti i casi poi la cavilà naso-faringea era interessata, sebbene in ~rado diverso, e nei casi recenti si a vP. va sempre un'infiammazione limita t& alla sella turcica, il che fa pensare alllt possi~ilité della propagazione dei ~ermi info3ttivi, dalla .cavità naso-farin~ea a lla sella turcica, per mezzo dei vasi che attra ve r~aoo l'etmoide. Ques te ricerchtl sono moHo importanti dal lato epidemiologico e profilaltico. Per questa epidemia esotica si ·ebbero ricerche interessanti del Thiroux (A nn. Pasteur) tendenti a dimos trare che il cosi detto bubbone eli- , matico r.he si osserva in molte contrade all'infuori di quelle ove la peste è enrlemica , è un'infezione s pecifica, che si collega collu vera peste bubbonica, una s pecie di pestis minor de1<li antichi, uno sludio del Leq•1er·rè sulht difes,. sanitaria marittima dei porli contro l'infezione, urto stndio del BPsreòka sulle tossina e antitossi na pastosa, impor tante per la que!<linne dei vaccini e sie1•i, un interessante lavo•·o del Gosio {Z eitschr . f. Hyg. vol. 50) sulla preparazione del vaccino pestoso, la f]Uale p•·eparazione è basat~ specialmente sulla precipitazione dei germi pestos i dal liquido colturAle per mezzo di un siero agglutinante e sull'impieg-o di una reazione biolflgica, dal Gosio !>tesso scoperta e studiata, basata s ulla riduzione dei sali di !<elenio e lellurio per opera nei germ t viventi, a llo scopo di. determioa•·e la !?terililà del vaccino. PESTE. -

CoLERA. - Ollrt! ad alcuni s tudi del Kraus e del Pribram sulla qu~stione della formazione di toss ina coh:~ri~ena, oltre ad alcune osservazioni del Pr ochnìk sull'esistenza di vibrioni cole l'igeni senza colera, importanti dal lato epidemiolo gi~o. vi furono ricerche s ulla diagnosi batter iologica del colera, tanto più inlerP.s;;anti in quanto la possibile evenienza di una diffusione prossima dell'epidemia in Europa non sembra fuor di proposito . Il Dunbar specialmente (Berl. klin. Wochensehr. N. 39) colla s ua compete nza in qul:lsti studi ci insegna un metodo rapido di diagnosi basato sull'ag~lutinabilità del vrbrione del colera con un immunsiero di coniglio ; si tratta, dopo aver l'iscontrati o fortemente sospettati i vibrioni del colera al micr oscopio, di porre r:<u:due copr10ggetti una g occia di soluzione di peptone, di s temperare nelle due goccie una traccia di quei fiocchi mucosi che nuo tano nelle feci, di ag-giungere ud una delle goccie una goccia di ~iero nor male di coniglio diluito 50 v olle, all'altra una goccia di siero di coniglio immunizzato, diluilo 500 volle, di alles tire poi le gocce pendenti. · FEBBRE GIALLA. - Chanlemesse e Borrel ritornar.>no sulla questione dei rapporti fra fe bbre gialla e zanzare e diedero opportune norme profìlalliche; una Commissione americana composta dei dottori Rosenao, Parker, Francis, Beye••, dimostro il virus filtt•abil l:l e~llraverso la candela Chamberland B, ne calcolò a un dipresHo la g randezza, e tolse og ni significato eziolog ico al Mixococeidium Slegom!Jae.

M ALARlA. - Su questa epidemia proseguirono gli studi, specialme nte dal lato pr·ofìlatt•co. Il g rosso volume degli AUt: per laSocieta italiana della malaria, le numerose pubblicazioni tedesche, fr·a11cesi ed ingl e~i sulla malaria delle colonie, d1mostrarono sempre più giusto il concett>o della profilassi mista a


RIV19TE GEXERA.LI

123

base di chiniLzazione curativa e preventiva e di prot~zione della puntura delle zanzare. Una notizia abbastanza interessante è q.u ella che ci diede il Max Glogner (Archio. Sch(!fs-und Tropen-flyg,:ene) su due casi di inoculalione della malaria per mezzo della vaccinazione da braccio a braccio, ed una ricerca che potrà avere una grande importanza se verrà più ampiamente confermata, è quella della suddetta Commissione americana per lo studio della febbre gialla, sulla flltrazrone del virus malarico, essendosi dimostrato che il parassita malarico non è in grado di passare la candela fillrtwle; il filtralo (sangue diluito d'un terzanario al momento del brivido) inoculato a un individuo ~ano è in urado di determinare un accesso caratteristico, il che potrebbe far pensare a una tossina malarica. IMMUNITÀ. SIEROTERAPIA. - Delle rir.Prcbe sieroterap iche come dello vaccinazioni, ho parlato trattando delle singole inf~zioni. Sull'~mmunità s ar·ebbe imp:ossibile accennar~, anche di volo, alla enorme quantita di studi che sempre si proseguono sull'argomento. In genere twtli gli · studi sul meccanismo dell'irnmunit.à hanno portato a confermare sem pr1:1 più il concetto di Elulich, basato sulla teoria delle catene laterali .

•• • Sarei giunto al termine di questa rapida rassegna, troppo rapida forse ma imposta dalla vastita dell'argomento e potr·ei far punto con un voto ùi plauso per ht grande attivita scientifica che nel campo della microbiologia e della epidemiologia ebbe modo di svolgersi durante l'anno 1905, se non chè s'impone , la necessita di dir due parole su un argomento ancora discutibile e forse destiu.ato all'oblio, ma fors'anche capace di sconvolget·e fino ~:~d un ci~t·to punto le attuali idee sulla vita degli infinitamente piccoli o almeno di modiflcarle; voglio dire della questione dei radio&ii. Il m erito di questo s tudio spetta el doll. John Burke assistente di chimica ali'Universilà di Cambridge. il quale sarebbe l'iuscilo a dimostrare l'esistenza e a fa.r svi luppare microrganis mi in terrer.i col· lurali sterili, come il brodo sterrlizzato, mediante l'azione del radio. La pres~nLa del radio in questi terrP.ni coltUI'ali, determinerebbe cioé la formazione dopo un paio di giorni di corpuscoli microscopici i quali s i agitano nel mezzo colturale, aumentano di dimensione, si moltiplicano. Questi corpi, che però si sciolgono in acqua, costituirebbero, secondo il Burke. un anello di congi.unzione fra il regno minerale e il regno organico e precisamente fra i cristalli e i batteri, avrebbero la proprietà, trasportati in alll'o terreno nutritivo sottratto all'influenza del radio di continuare a vivere e rappresenterebbero quindi una forma primordiale di vita non ancora conosciuta; io questo m odo il radio che ha già ratto pensare all'unità della materia, tenderebbe ora a dimostrare l'unità dells vita. La quesrione è stata oggetto di studi e di critiche ed ha menato grande rumor·e mel campo scientifico, tanto più che alcuni hanno voluto trarre da questi studi argomenti per fare una campa~rna tn favore della generazione spontanea. Non è di mia competenza entrare in maggiori dettagli su di una questione CO$i scabrosa, la quale d'un lratto demolirebbe tutte le ricerche che dallo Spallan· zani al Pasteur, si sooo seguite per dimostrare la insussistenza di questa generazione spontanea tanto ar.carezzata dagli antichi ed ammessa come canone di fede scientifica per tanti secoli. Mi basti soggiungere che fra gli autori che


1:::4

RIVISTE GE~\ERALI

hAllno studiato il fenomeno. il Ram ~ay spiega il fatto, ritenendolo dovuto alle emanazioni del radio le quali in soluzioni acquose sono capaci di coagulare l'albumina formando come delle cellule ultra microscopiche le quali non sarebbero che bolle ri empite di ga~.

•• • R ivol~endo ora

lo sg11ardo indietro alla somma delle cognizioni acquisite durante l'anno 190!>, vedremo. che !"anno ste!'O~"O fu fecondo di con·~uiste e b~a a ragione detzno di essere compr esò fra i più produttivi. Ralletzriamoci quindi per le conquiste sLel"se, ma più che tutto rallclll"iamoci per un fatto capitale che domina da un certo tempo 1n tutte queste ricerche, l'indirizzo CIOè eminente· m PnLe pratico delle ricerche stesse, sia che esse riflettan o l'eziologia delle i nfezioni, sia che s1 rivolgano alltt profilassi, indirizzo principalmente basato sull'intimo legamP. che realmente esiste e che da un certo tempo non vien trascurato mai nelle ricerche miorobiologiclre fra la microbiologia pura e semplice e l e altre branche della m edicina come la palologta, la fìsiologin, la fisio logia patologica, l'anntomia p>~tologica, la patologia generale. Così veramente la microbinlogia assurge a scienz11 positiva, assu r~?e cioè arl una importanza clte forse i primi microbiologtct, più mo!'f,llo~i che altr·o per ra~ioni che le:zate ol ia evoluzion~ storica di que~ la ~cienza, intravidero ma uon misero in opera, co~ i ~"Ì hanno pui.Jblicazioni e libri come quelli ad esempio del Roger sulle malattie infellioe, i quali !'Oe for se non rappreseutano ancora il desideratum della scienza odiet'na, segnano però un grau pu s~o nei progre!>si della scienza S ltlSS8.

Firenoe, 4 f eiJuraio 1906.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVJsrrA MEDICA TRuE. - Tuberoolod e4 lnfeslonl aeoon4arle. XXXVII-4).

(Nord-med. Archio., Bd.

I n gener ale le .febbri i r regolari che mollo spesso si osservano nei tube•·colotici sono attribuite ai ge•·mi che si associano all'agente specifico; ques ta concezione per ò non ebbe mai il confor to di ricerche cliniche diligenti e nume· rose, per cui l'A. riprese lo studio dell'ar gomento. Egli studiò la flo r a b~tlte­ rica dei tisici, sia esaminando l'espettorato, sia osservando il contenuto delle caverne polm0nari. Dalle pri me indagini fatte su 207 infe•·mi di tubercolosi rilevò che il numero delle infezioni m iste è notevolmente inferiore a quello delle inf('z•oni pure da bacilli di K och, e preci samente 61 e 146. La temper atura febbri le a tipo regolar e é più frequente nelle infezioni pur e (60 p. 100) che in quelle miste (3~ p. 100), la febbre irregoll!r'e invece è in ragion e inver sa. Questi dati però non sembrano all'autore esenti da critiche, e gi usta men te non polendosi escludere che molti reper ti possano esser alterati dal contenuto microbico della cavita or·ale, perc1ò egli praticò 129 autopsie e fece l'esame batteriol ogico del coutenuto delle ca ver ne. Rinvenne un'infezione mista in 60 casi ed un'inl't!zione tuber colar e pur a in 69 casi. R isp~>llo al tipo febhrile av uto;::i negli ammalali r.hP. poi vennero a morte, e sui quali furono compiute le indagini batteriolog-iche, é difficile tr arre d ~ ll e deduzioni che possano aiuta r ci nella diagnosi, le differenze essendo mollo lievi. Infatti menLre nei casi di infezione mista si ebbe febbr e i r t·egolar e nel 55 p. 100 dei cesi, e regola•·e, piu ·o meno elevata, nel 45 p. 100, nell'infezione pura le cirre r-ispettivamente furono i3,5 p. 100 e 56,5. Basandosi quindi sulla cur va termica è impossibile dia~oo s li çare se l'infe1-ione tuber colare sia pura o meno. Resta pet·ò nrcerLRlo che, 11nc he nelle infezioni date dal solo bactllo di Koch. l'andamento della l'ebbre può essere irregolare. GRIXON r .

Dei valore aemtologlco della mloropolla4enopatla nella tuberooloal. - (Nuooa Rioista Clinico- Terapeutica, giugno 1901>).

U. MAsucc r. -

Da lungo tempo notata nei bambini deboli e dt!nulrìli, l'ivelanùosi con molteplici piccoli ingor ghi glandulari a: collo ed in altre reg-ioni, alquanto modificata nei caratteri , sussiste con quasi eguale frequ enza nella tubercolosi de~tl i adulti. L 'Autore in 31 casi di infermi di tubc •·colosi polmonare di elà var iabile dai 18 ai 60 anni. con pt•ocessi di vario JZrado, da lieve i nfìllt'pmento <li un apice polmonar e ad escavazioni ca ver nose in ambo i polmoni, in lutti,


126

R I VI STA DI NEVROPATOLOOIA

tranne uno, 0sservò costantemente le caratteristiche micr oadenopatie later ocer·vi cali ed inguinali. Tali adenopat ie osservansi più manifeste dal l ato del col lo cui corri sponde la lesione polmonare e, se questa è duplice, le adenopatie sono più pronunciate sulla sede della maggior lesione. In di~ci casi di tubercolosi addominale osseevò l'esistenza di adenopatie inguinali e latero-cer vicali, con l ieve pr·evalenza delle prime s111le seconde, però le inguinali presentavano un volume ed una durezza maggiore delle cer vicali. Da ultimo anche nella tuber'colosi pr·i maria di ghiandole quali l e sopraclavi colari, le ascellari , le mediasliniche. O!>servò 81-!li i,nguini ed al collo la com parsa di ~landole riai ca r·a ttet·i micropoliadenopatici. Oude, pPl' l'autore, la micropoliadenopa lia è l'e!>ponente delle molteplici lesioni tubercol ari, como la pleiade sitl litica é l'esponente di questa infezione. Parime"ti il virus tubercolare influenzP.rebbe, più di quanto gene1·almente si rit eugu, il g:·uppo trlandu lare epitr,)cleare, estslente lungo il margine inter·no del bic1pi te, che finora venne considel'ato come patognomonico della sifilide. L'a uto1'e 1wgli adulti a ff~ltr da tuber colosi ri scontrò la coesistenza delle adenopalie eprlr ocleari in circa un terzo dei casi, nei quali potevasi escluder e del lutto l'infezione sifìliti ca. Tali ~:~ndole ditferirebbero per la forma dal le sifìliliche, presentandosi, in"ece che allungale ed a fagiuolo, a super·ftcie schiacciata eu a margini ar ro. tonda ti, ben distinte l e une dalle altre, senza inter essamento dei cordo ni linfatici, ed a differenza delle sifì liliche, poro sposlabili. A!lgiungasi che la l or·o consistenza è quasi dura, mentre le adenopatie siflliliche, tranne che nel per iodo involutivo, hanno consistenza elastica. Da uliimo il volum e è sempre minor e di quello che notasi nell' inf"zione sifìli tica, variando da un pallino da caccia più o meno grosso, ad una piccola l en te. G. BERNUC::t.

RIVIS'rA DI NEVROPA'l,OLOGIA Doll P. C()NS!GL.Io . - I fortl oalorl e le fnnzloul p•tohlohe. - (Dal Policlinico, otlohr& Hl05). Si è m nl tn parlato di in.~ola•ione, ma chiari concetti non abbiamo sulla pato~ene s i del co~ì dello col(Jo di calor e. Non può bAstar e a spiei!A rcel o (come molli hanno pPnsato) il srJvra •·i><caldRmento.del !"Un~nr P, !"e ri cor dia mo che tllnto n ell e e«pel'ienze r-u animali, come nei casi mortali di insolazione !Il temperatura d~l sangue non era superiore a·: 40°-4:2°, in<;nfliciente per la coagulazione della nlbu mina elle alcuni hanno invocato per spiega re le para lisi ca r·diache repenLtne d1·~li in!'<olalj; nel_ te in fezion i altamen te febbrili il sistema n e rvo ~o resiste f-:pPs<;o, 1alc1ra nelle. fùhb1'i isteriche si sono r·aggiunli i 46°, nè il delirio è in rappor·lo e::;clusivo con l'elevazione termicA; e vi !'<Ono fornaciai che hanno re~i sl ito alla temperatura d'ambie11le di 55°-fiO• e pill, in forni.


RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

l gravi disturbi psichici, per lo più nel senso della depressione o del colpo di agitazione maniaca acuta e di freoosi sensoriali aJiucinatorie son do,·uti a fattori complessi: iperemia cerebrale, ipertermia, stasi venoga i po-emato!.'-i, !.'- alurazione gas!.'-O"a per effetto dA l'iscaldameoto sanguigno, tossicilà ematica, specie per Jeucomaine formete!.'-i nPI turbato ricambio, depressione bulbare, ipotonia nervosa ~enerale ecc. Poco ad ogni modo si é parlato di psicosi d'insola~ione, e non !.'-ono frequenti i essi, anche nei militari, in rapporto al numero degli insolati; dunque occorre l'altro fattore: biologico, tanto più nelle l'orme pure di psicosi, o fot•me primilivP, cioè senza la precerien:za del colpo di calore. Ho o~servato intanto io truppe io marcia, non stanche, la facilità allo automatismo cerebrale, con depressione ùella coscienza; é frequente allora l'insorgenza dalle stratt!ìcazioni dell'incosciente, di una serie di immagini effl orescenti e di associazioni raporesentative, d• impulsi e di tendenze che spesso banno conlenuto o colorito sessuale; ed ' ho potuto anzi stud iare che la le eretismo genesiaco non é frequente ad aversi per effetto dell'azione del calore come della luce intensa conlmuata, come negli inizi della fatica o al principio dP.gli effetti paraliz1.anti di alcuni veleni nervini: conseguenze cioè delta diminuita potenzialila cet·ebrativa. Ricordiamo i rapporti del c11ldo con la civiltà, con gli atlrtbuti etnici, gli usi, il temperamento dei popoli, con i diagrammi della criminalità , delle sommosse, ecc., che anche l"arle con parvenza ir•idescente plasma nella improvvisa follia eroticA dei mietituri assolali che inseguono appetenti la Mila di Codro, figlia di Jorio ! Nei Trattati non si accenna alle forme pure di psicosi da insola~ione, il cui nucleo genetico deve riposare nel modo speciale di vitali là e di reazione n euro-or~anica ; (neo rosi latente!'). Ric01·do l'analogia lor·o con i deliri febbrili di alcuni infermi, o dei fanciulli. rivelanti la disarmonia funzionale dP.I cervello, ove le aLLivita dei singoli ceulri possono flicilmente sottrat•si ai mutui legami di inibizione e dinamogenesi, vivendo in un er etismo mdividuale in modo asincrono ed asinerp:ico. Credo cioè alla disposi~ione delirante (nuclei embrionali deliranti del T an.; i),! che il pel"turbamento febbrile svel..,rebbe nella infezione come nella insolaZIOne, e!'sendo di ambe tue l'ipertermia solo un segno ed un fattore. Che dipendano. tali psico~i, da forme lhlenti, da nuclei sonnecchianti nelle anormali stralifìcaz10nr inferiori della psiche lo deduco dal fatto inconlt·aslabile che cioè la,psieo.~i da in.1ola~ione non è una for·ma pura, ma un insieme di fot•me diverse (depres!'=iv,.., 8 ~la le , allucinatorie, confuse, tnaniacali), che h~nno nell'az1one 'insolente la cauM occasiooale o determinante, ma che assumono tali aspetti e contenuto vario dall'attitudine nevro-psicopalicd del soggetto e dalle variazioni della pel'sonalità umana. Così deve pensarsi, analogamente, nelle psu:osi isteriche, puerperali ecc , ov_e l'isteria o l'infeziòne puerperale dAnno l'impulso o l'occasione al disquilibrio PSlChico quale sholc che disveJa la latente morbosi là specrale orientata secondo le modalita costitutive dell'Essere, magari con le note particolari rler·ivanti d~lla peculiarita della causa . E cosi pure, nelle psicosi da insola;;ionc, f<bbiflmo J1 !~peci a le, la predominanza delle allucinazioni visi ve (~n·euo inilante della luce), dell'eccitamento maniacale (effetto dell'iperemiA cerebr•ale e dell'esaurimento nervoso, come nei delirii tta inanizione), e dei disturbi cineslelici (per le variazioni vasomolorie da calore, proJuce11ti car-diopalmo, co11gestiona le in leapopl~tLiforme, o di stati confusionali acuti,

l f

127


128

RIVISTA DI NEVROl'J.TOLOGIA

stinale ed epatica, pallore o cianosi cutanea ecc.). Ma, oltre a ciò, di g rand& importanza dal punto di vis la patogenetico, ho potuto osserva~e tre casi di ps tcosi da insolazione nei quali il meccanismo è certamente diverso, nè da altri pensato od illustrato, e potendos i escludere assolutamente altr e cause esterne (fatica, strettoie, intossicamenti ecc.), salvo la disposizione nevrotica organica (temperamenti psicastenici, impulsi vi ecc.). E cioé (senza riassumere qui le note cliniche), in questi casi l'azi9ne del calore e la iperemia cerebr·ale hanno· agito su individui presentanti quella certa dispo~izione deltrante sul fondo psicastenico ori~inario cagionando pr·ima di tutto, e specialmente, una grave cefalea. Questa, agendo per via o1·ganica per mezzo delle irradiazioni nervose a i centri cerebrali, specie ai visivi, con l'azione fortemente inibito~ia del dolore, e fors'anc!Je per mezzo di uno stato effetti vo speciale insorgente dalla perce· zione de lle tu .. be organiche e vasomotrici che susseguono ad una sensazione (percezione che produce uno st11to emotivo che Jissocia la mentalita). cagiona in tal modo, mediatamente, il disor ienta•nento improvviso, iperacuto nelle funzioni psichiche , dirompendone l'armonia e la siner~ifl, donde la possibilila dell'ipertrofia funzionale di singoli centri, e dell'insorgenza di gr·uppi delira nti , i cui nudei ideativi sarebbero forse pr·eformati nella psichicilà dell'i"ldividuo· (Tanzi e Bianch1). Sarebbero così delle pure psicosi ce.falalgiche, studiate daSchiile e Mingazzioi s pecialmenLe, e sulle quali io stesso ho scriLlo nel Pol iclinico del marzo HJ05. La cefalea specialmente é provocata dalla luce forte, che produce pure er etis mo nervoso e disordini vàsomoto1·ii; la luce viva in iste rici è calalettizzante; la luce intensa provoca uno s tato di ipereccitabilita r ealliva (Mantegazza) ; operai C'he lavorano a luce r·ossa hanno s pes so fenomeni di eccitamento; infine la luce calorifica è vasodtlatatrice, e ciò p1·ovoca s ubito l'iperemia. cerebrale. Il dolore perturba il meccanism0 degli stess1 fenomeni di coscienza (Morselli) ; e qui la cefalea è progressivame nte intens ificata, do produrt·e offuscame nto mentale, disorientamento iperacuto, a g itazione psichica, con eretis m o sensoriale. In complesso alcune psir.osi da i nsola-1ione hanno nell'e tiologia, al primo posto, l'elemento dolore oella s ua rloppia manifestazione: di accesso cefalal gico per l'irritazione del V paio, donde irradiazioni nervose inibilorie, turbe vasali, cardiopalmo, espressioni emotive, stato dis timico; e di intensa s timolàzione luminùsa (psichialg ja ott ica), donde le allucinaziOni visive cos tanti per l'irritazione dei centri corticali relativi (Tamburini). A uto r iassunfo. Ross1. - Contributo ollnlco-anatomtoo allo 1tudto della oorea 41 Buntington. . - (R io t:Jta sperimenta le di Freniatria, vol. XXX, fast:. 11-tll, 1 90~) . T utti i cas i di corea di Hunlinglo n presen tano un pro fondo decadimen to ps i· chico, lauto che s1 può dire che i due Lralli cal·attel'is tici di questa malatlta sono J'eret.litariet.a e la psicopatia. Le fam tglte affette da que!\ta malat\ia pr esentano ~em pre la psicosi insieme alla corea, ma aic un1 membri di esse possono avere la psicost ;;enz<l1 la corea . Si può di1' e dunque che il vero coeflicienle de lla m nla tt1a non è 1 ~:~ cv rea ma la debolzeza mentale. La malattia di H unting tùn è Pss•.;nziatmenLe una psicos i di natura er edila t•ia, e può esser e acco mpagnAla o n1eno da con vulsioni coreiche od epil ettiche . La dege nerazione degli ele menti ner vosi io questa malattia é p1·imaria e. pa1·enclt imatvsa. A. MELE.


129

RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE Dottor W. CHt.UMs.:s:x. -Cura delle lnfeztonl ohtrurglohe ool fenolo oanfo· r&to. - Sezione chirurgica dell'ospedale di Cracovia. (Zen tralblatt jilr Chiruryie, n. 33). L"~~.utore d ice che, dappoichè

la cura alla Bier, t•elativa alle ferile iufette (furuncoli, ecc.) non fu riconosciuta sempre bastante nell'ultimo congresso di Berlino del 1905, egli proporrebbe di sosliluirvene una più energica. che egli' ' usa da 6 anni e che consiste nell'impiego di una miscela di acido fenico puro, canfora ed alcoor, nelle seguenti proporzioni: Acido fenico purissimo . ~tr. 30 Canfora . . . . . . . . . . . " 60 . )) 10 Alcool assoluto. . . . . . . . Tale miscela non solo non irrita la pelle sana, ma non dà moles tia neppure sulla parte malata ; quindi non dé. dolori. Accanto al potere cauterizzante, la miscela ha perduto l'odore fenico nauseante e sa sollanto di canfora. Esposta alla luce, prende un colore r oseo; se è lasciata a contatto dell'aria, la canfora evapora e r imane l'acido fenico, cb e le dà qualità cauterizzanti ; se poi è tenuta in recipiente chiuso, il liquido è durevole senza fine. La miscela P. stata applicala specie in casi di risipola, flemmoni iniziali, pustole, panerecci ecc. Ndle for me erisipelatose, la parte ammalala si spalma 2 fino a 5 volte at dì ; abitualmente il rossore decresce nel corso di poche ore ed il male scompar e in breve t-empo. Nelle raccolte purulente, aperto l'ascesso, si versa nella s ua cavità la solu~ione fenica canforata fino a 20, 30, 50 gr . secondo la sua estensione. L'Autore ha tentato detta cura anche nelle fistole tubercolari, ottenendone discreto risultato. In conclùsione e~li opioa, che se il suo non supera gli altr i metodi di cura, é per lo meno uguale a loro e può ancha con questi essere combinato, e dare buoui servi zii. FUNAIOLI.

P. S!TTLER. -

La aterlllzsazlone del cateteri elaatlol. -

(Cenl ralbl. f .

Bakter, vol. XXXIX, C. 1• e 2•, 1905).

La slet•ilizza ziona dei c11te teri eluslici è un compito d1fficile s ia perchè non sempre si ottiene una distruzione completa dei get·mi, si a perché la magg iorparte dei mezzi che si raccomandano all'uopo delet:ior ano g-li struma nti. L'A. dopo numerose es pt> rienze coi più divers i mP.zzi s terilizza nti, ope1·ando su diversi germi specialmente -sui più resistenti, viene .alle conclus ioni che i due mel.otli finora meglio r accomandabili per la pratica sono quelli di Ianet, per mezzo dei vapori di for maldeide'(umidi) alla temperutu1·a della ~tanza e l& bollitura in soluzione concentrata di solfato d'ammon to. Il metodo di lanet però disinfetta a poca profond ita la qual cosa deve essere sempre presa in considerazione e la bollitura nella soluzione di solfato d'ammonio, sebbene assai efficace, danneggia il catelere il quale perde nella 9 -

Giornalt medico.


130

RIVIS'l'A CHIRUROIOA GENERALE

-

sua durala. I due processi sono soltanto ammissi bili p:.w la pulizia preventiva degli strumenti. L'i sterilizzazione dei cateteri con vapori di formalina a 60- 70° offre invece notevoli vantaggi su !]ue.'>li due processi cosicché la sua intr oduzione nella pratica malogica può ess"!r e caldame nte raccomandata . T ESTI. W!LLJAM. -

Ferite penetranti del petto, perforanti ll diaframma e le ·

denti v!Jioert addomlnaU - (Centralulattfiir Chir., n. 5, 1905). Nelle feri le che ha nno loro sede sotto la 6• costa bisogna sospellare les ior.e del diaframma e dei visceri add<:>minali. Secondo \V. nei casi in cui dobbiam11 presumere una simi le lesione !';i 1leve dilatare la ferita e risecat'e una o due coste, e ciò per pote r vedere nellà profondi là . l'autOI'e passa a descrivere tre di questi casi. Nel primo trattasi di ferita nell' 8• spazio intercostale co n lesione del diaframma dopo l'esezaone di un pezzo della 7" ed 8• costa; quindi laparotomia per e8aminare tutta la cavità addominale; finalmente incisione lombare ed estirpazione del rene. Guarigione. Nel 2• caso la ferita da punta s taYa dinanzi all'8• spazio intercostale. Sutura del diaf1·amma e prolungamento de l taglio in basso per la laparoto mia. Sutura de lla milza ferila. Guarigione. Il 3° caso e ra simile al 2", pero nella lapa rotomia non si riscontrò alcuna l esione dei vasi addominali. C. P RETTJ.

G. BARMETTLER. - La radiografia oome contributo alla dtagno•l4el•enl 8stolo•l. - (Giornale internazionale delle scienze mediche, fe bbraio 1\105). Vista la difficoltà che spesso incontra il chirurgo per dete r minare con assoluta certezza il puntù di par tenza, la lesione primitiva ed il tragitto di u na fistola, come pure se essa é unita nel suo percorso o se presenta d:verticoli più o meno a mpiì, l'autore penso di applicare i raggi Ri)ntgen all'esam e di tali lesioni. P recedentemente alle sue ricerch~ sull'aqwmento, altri sperimentato ri avevano a tale scopo adoperate delie soode elastiche ripiene di mercurio od un filo di piombo fusib ile. L'autore sperim~ntò prima il mercurio metallico s terilizzato, che pr esentò g ravi inconvenienti dovuti al do[ore provoca to dalla forzata dis tensione delle pareti del seno, al suo ris tagno n elle parli dove il metallo trovava minor r e sistenza ed a l mancato totale rivestimento delle pareti della fistola , quindi i l bismuto, facendon é una sospensione mollo compatta ne lla glicer ina pura sterilizzata, non ottenendo, neppure con tal m ezzo, risultati soddisfacenti. Pensò da ullimo all'iodoformio, che per il suo elevalo peso atomico gode la proprietà di non essere altra vers ato dai ragg i X, fac~ndo di eRso una sospens ione in glicerina pura ~:;terilizzata al 40 p. 100, ottenendo con tal metodo brillanti r isullt~li, cùme •·is utta dalle relazioni clmiclie sull'argomento e dalle relative radio g rafie aggiunte al als to. Con tal m etodo pertanto l'aulOJ'e g iudica non riuscir difficile il poter studia r e la forma, la dimensione, la lesion_, di origine dei tragitti fistolosi, mentre il mezzo a doperato per r·ende rli impenetrabili ai raggi X non porlu alcun danno atri n fermo, riuscendo · auzi utile, dal1l la ben nota azione aotitube rcolarc dell'iodoformiO; nè deves i temer·e l"azione tossica ùello s tes,;o, tenuto conto delle condizioni anatomiche della ler,ione, per nulla opportune all'assorbimento di quals ias i sostanza. G. Bt:RNUCCL


131

RIVISTA 01 CHIRURGIA DI GUERRA n nuovo prolettlle « S •> del tuoUe tedesco. IJ dott. Ed. Lavai, nel numero del 20 gennaio del Cadueée, riferisce i dali 5f(!u:mti, circa il nuovo pr·oieLtile adottato per il fucile dell'esercito tedesco, fa· ccndone un confronto col nuovo proiettile fran cese D. A tale riguardo il Levai premette, che la nuova palla da fucile tedesca non sarebbe che una contraffazione di quella che possiede da sette anni la Francia, conosciuta solto il noml3 di proiettile D , la cui .portata é di 1000 metri superiore a qut>lla del Lebel, con maggiore velocilà iniziale e proporzionale aumento della forza di peneLrazione. La traiettoria poi e assai più tesa ed a !30 metri s i mantiene ancora non più elevala della statura media dell'uomo, mentre al di la di 700 metr·i la zona pericolosa é quasi raddoppiata. Il pr·oiettile S tedesco, secondo il Lavai si avvicinerebbe per la forma al nuovo p roiettile fl'anee8e, ad eccezione che é più corto e più arrotondato verso la base. Questo pNiettile non pesP-rebbe che 10 gr., cosl che la velocità iniziale oltrepasserebbe !lli 850 metri, con conseguente maggiore radenza della sua traiettoria, ed aumento della forza di pene trazione, sino a 360 metri ; ma da tale drstanza il proiettile D francese riprenderebbe la s ua superiorità, percbè, grazie al suo peso, conserva meglio la velocità.. Ne verrebbe quindi anche di conse· guenza, che la traiettoria 11el proiettile france8e a 1000 metri è più tesa, e la sua portata superiore di 400 metri !:l quella del proiettile S. La costituzione del proiettile frllO cese D è di consistenza uniforme. Invece il proiettile S è, secondo l'antico sistema, a nucleo centrale di piombo con camicia d'acciaio, alquanto più spes~a di quello dell'antecedente. Conseguentemente il proiettile f::-ancese D si deve deformare assai meno facilmente, venendosi cosl ad aggravare l'influenza dei colpi di rimbalzo sulle ferite [J Lavai conchiude a · proposito del nuovo proiettile S, che in un articolo apparso n el Mon.de illustré, si osserv11 con ragione che il famoso dirigibrle Lebaudy, visto dal disotto, ne rappresenta quasi la medesima forma generale, per cui riesce curioso di vedere due invenzioni di natura tanto differente, avere la m~d esima mira, di vinc~re cioé il megl io possibile la resistenza dell' at·ia, arrivando esattamente alla sldssa soluzione. H~NDONE.

Wotlsle suU&rle olroa la guerra ruaao-glapponeae. )Ilei g io rnale dell'a ssociazione dei chirurghi militar-i degl i Stati Uniti di Ame· rica, negli ultimi due numeri di novembre e dicembre 1905, ~ono compars e lalune comunicazioni circa le condizioni sanita rie dei due eserciti durante la ~uerra russo-giapponese, le propor·~ioni dei morti ai fer1ti, quelle d·~i morti per ferite Hi morti per malattie, sulla gravità e natura delle ferile ecc. , :assai interessanti specialmente nella mancalllza che s i ha tutt'ora di relazioni più este::.e .e cii quelle ufficiali.


132

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

Viene prima la pubblicazione dd dott. Sllzuki, med ico capo dell'arma t& giapponese, dal Lilolo: Note ed esperienze .durante la guer r·a naoale russogiapponese del '190\-1905, dalla quale si r ileva, che il numero compt ..ssivo dei fet·iti che si ebber·o di part~ giapponese n11lle fazioni per mare dal febbraio 1904- all'agosto 1905. fu di 3582, dei qu~;~li 1801 morirono imm('l Ealamente. Dei ferili superstiti in numero di 1791 decedettet·o altri 117. Per6, osserva ar1cora· il Suzuki, che dei 189 1 morti. 1445 vennero ingoiati dtllle onde perché i ba!< li· mo3nli su cui si trova rono saltarono in ar ra pet• l't~splosione delle mirne subacquee, così che soli 563 morirono in conseguenza delle fet·ite . Dalle osservazioni del Suzuki circa la pratica d t.JI'asep~i s i rileva che, in· mancanza di acqua, si ricorreva alla sterilizzazione delle mani dei chrrurghi e del campo operativo pe:· mezzo dell'alcool. Le ferite cutanee, quando lo concedevano le loro condizioni, venivano oronlamente suturate, ottimo mezzo per prevenirne l'asepsi. Il posto di medicazione sulle navi fu trasportato 1:11 disotto del livello dell~ linea d'acqua per renderlo più sicuro contt·o i tiri delle ar tiglierie. Medicati ed operati, i feriti erano al più presto ~;~ll onlanati dalle navi di combattimerr to e trasporlati su quel le ospedali; il so::rvizio di porta-fertli veniva. dis im pegnato dagli stessi combattenti, di cui almeno una metà avev.ano ricevuto rapposita istruzione, per lo più a braccia, non ess~ndosi ancor1.1 trovata· una barella aùatta a bordo. Il materiale d i medicazione di cui era dotalo ogni bastimento fu sempr e superiore ai bisogni, tanto che l'>i poté anche ampiamente provvedere llli pr·ifliOfli eri russi. s .cr.ome il pacchetto di medicazione ordrnario appar iva troppo piccOli) per la prevalenza delle ferite da proiettili di arli ~li e ria, es>'O venne sostituito da uno nuovo appo;:itamente confezionato pl'r la marina. ris ultante da un trian golo e da quatt1·o strati di mussola di GO centimetri di lung hezza, ripiegati in u11a compressa di 10 centim~Lr r di larghezza, e il tutto ravvolto prima in uno strato di cat·ta ~iappo n ese " poi rwcb iu~o in un piccolo s a ccheLto piil r esistente, fatto d i carla imbevuta di sugo di da tteri di palma. Questi pacchetti erano collorati, in sufficiente quantilli, in prossim1ta delle batterie e sul ponte delle navi, in tutta vicinanza dei combattenti. A Ilo scopo di evitat•e le scollature per l'esplos ione della polvere e l() scoppio dei tubi a vapore, tutte le parti del cor·po erano sempre protette dalle ve<l'>li menta. Nell'imminenza di un combattimento i marinai indossavano vestiti puliti, onde render meno racile l'infezione, e tale precauzione ha cootriburLo a lla più rapida guarigione delle ferile. A prevenit•e i danni dell'irritazione ùegli occhi prodotta dai gaz dell'a ccensione della polvere, in vicinanza delle batterie furono col locali recipienti contenenti soluzione borica. Quanto ai cat•alleri delle ferite, quelle prodotte da g ranate erano sempre cal'atterizzate da vaste laceraz.ioni delle part1 moli i ; le emorragie non cosi frequenti pel'ché i vasi r ecisi si arl'otolavano !llla loro estremilA, e soventi essi sfuggivano sll'azrone delle scheggie. Le les ioni delle ossa hanno var iato dalle semplic,i fessut•e agli estesi e numerosi sche~g iamenti. La proporzione dei malati si mantenne inferiore a quella dei tt-e ultimi anni anteceden ti alla g uerra, poiché da 3,87 p. 100 discese a 3,32 p. 100 nel190i , e a 3,01 p. 100 nel HJOS. Le malallie infettive, alquanto frequenti in principio, subirono in seguito una notevole diminuzione.


133

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

L'approvvigionamento fu fatto per mezzo di due bastimenti ridotti a tra~porti. sui quali per ò il pane s1 ~uastava facilmente causa la nebbia; secondo Suzuki sarebbe stato necessario avere a bordo dei forni. L'acqua era provvista da apparecchi di sterilizzazione. Gli ammalati venivano trasportal.i sui battelli ospedali per mezzo di piccoli battelli non essendo pos~ibile un trasporto di retto. Il ma~giore di sanità dell'esercito americano d(>tlor Seeman, in una relazione pubblicata nel numero d1 dicembre del suddetto gioroa.le, osserva cbe mentre iu tutte le grandi guerre preceJenti le perdite per malattie fur·ono in numero .assai più rilevante di quelle per fer1t~. nella guerra russo-giapponese è avve. fiUto, da parte giapponese, il contrario, come si rile,·a dalle seguenti cifre:

= 7,32 p. 100 della forza

Morti sul campo. Feriti. . Morti in seguito a rerite.

147,527 = 2~.27

Ammalati . Morti per malattie .

162,55(i 7,.435

Colpiti da malattie ia1fellive. M01·ti per malattie infettive.

10,563 = 1,93 4,557 = 0,76

.,

))

»

li

!otale dei morti, feriti ed ammalati

383,584

= 64,1 ~

»

•

Morti per fel'ite . Morti pe r malallie .

52,94-6

43,892

l)

»

9,05} = 1,5L

•

,,

=27,11 = 1,24

"»

))

)l

11,992

Totale

64,938

Pertanto su 100 uomini, 36 soltanto non furono né !feriti, nè ammalati; e i morti per ferite furono in numero molto maggiore dei morti per malaLtia. Il Se~mao attribuisce questo J'isul~to, veramente s(lrprand ent~, all' oltima o()rgaoizzazione del servizio sani lario dei giapponesi, &L la nutr·izione semplice e non Irritante ddle truppe e alla stretta osser·vanza delle norme igieniche, tanto per parte dei medici, che dei capi. La paroiH d'ordine comune era: rispar.miare le malattie, la guarigione sarebbe venuta dopo E in cio i medici.eb· bero la massimi\ libertà. Anzi il generale Oku avrebbe detto che « la migliore arma dei Giapponesi in ']Uesta campagna non .fu, ilju.eile Murata, ma il

microscopio • S-!ernan quin·li è la1·go di molte lodi ngli uffici11li medici giapponesi, e vorrehbe che il lOI'O e"Sempio t'nsse !<eguilo in tutte le guerre avvenire. Nello stesso n~.1mero di dicembre del giornAle dell'Associazione dei chirurghi militari degli Stati Uni~i d'America l' Havard, che fu durante la guerra addetto alle truppe russe in Manciuria, anche pt>r es::;e os~erv:a che lo stato sanitario ne fu m 0lto soddisfacente, poichè quantunque non sia ancora possibile una !<tati!<tica esaurieniR, la proporzione dei malati. anche dopo l'epoca delle piogge, non ollrepassò il 3ì,42 p. 100, minore di quella del tempo di pace, con un numero non rilevante di roalaLLie iu rettive e specialmente di tifo. La proporzione rlelle morti però per malattie nelle tr uppe di Manciuria. sarebbe del 3.64 p. 100, assai mite, ma superiore alla quota dei mor ti per fel'ite Jel 2,29 p. 100.


134

RIVISTA. DI ORI.RU.RGIA DI GU ERRA

Invece, conglobando le perdite per ferite e pet· malattie dell'e!.'ercit.o russi) esclusa l'armata durante tutta la guet·ra, J'Havard·sarebbe giunto a q ueste cif•·e :

'

Morti per ferite nel 1.904 (aJ eccezione dei combattimenti di Porto Arthur). M orli pet· malattie.

20,00{) 2,730

Feriti nel 1905 . . Ammalali .

100,000

Totala dei feriti durante l'intera guerra Totale degli ammalati durante l'intera guetTa Proporzione dei feriti ai malati 4: 3. Proporzione dei morti per mala ttie ai morii pt>r ferile ·l: 8.

155,000

40,000 1t5,000

L ' Havard agg iunge che non vi furono g t·andi epidemie, ed il tifo non diedemai un percento superiore al 4,7 della forza media. l\<Ia nei due inverni, tantodel 1904 che del 1905, ebbe l'antrace (peste s iberics) una notevole diffusionetra le truppe, dovuta alle pelli infette in cui i soldati si avvol gevano: tuttavia le morti non s uperarono il 2 p. 100 dei colpiti. Osserva inoltre Il S eeman, che il beri·bori rima~e intieramente sconosciuto ai russi, mentre tra i giapponesi questa malattia ha ra ppresentato circa 1'8(~ p. 100 di tutta le al Ire (1). Anche l' Hava•·d attribuisce l'ottimo stato di salute delle truppe russe durante la guerra a lle rigorose precauzioni igieniche attuate ed osservate, ed al lot•l) disseminamento, tanto che in una s tessa località n()n accampò mai che un ~olo reggimento. L'acf]UB era attinta da ·pozzi profondi 30-40 piedi, car·ica b ensì di sostanzP. minerali. ma libe ra da germi d'inf~zione; il vitto, all'iofuoi'i del pane, preparato dalle comp&g-nie ; la bevanda ordinaria il the della China. L' Havarrl crede di poler altribuir·e alla mino1·e riceltivilà, in geoerale, cl ei popoli orientali per i germi infettivi il nurl)ero a ssai limitato di malattia da e~si­ provocate nei due eserciti; per i giapponesi aggiunge, che vi deve avere influito anche la predominanza del vitto vegetale e il nessun abuso degli alcoolic i. Quanto all'azione dei proiettili, l'Ha va rd dice che i proiettili di artiglieria giapponesi si frantumavano per lo più in una massa di piccoli framm e nti, sprovvisti di ogni fot·za viva, cosi che moltd volte si tro varono incastrali a ffatto s u pP.rficialm~nte nella pelle numerosi pezzelti di metallo, senza alcuna le· s ione delle parti profonde. In un solo ferito se ne es trassero ;lOO. 1 proiettili di fuci li giapponesi si defo rma vano raramente nel corpo, né H loro mantello si lacerava staccandosi dal nucleo. P ertan to, anc he l'Havard h& potuto convincers i, elle il proiettile del fucile giapponese é uno dei più umani e non r eca grav.i danni att:·averso ai tessuti de l corpo, compresi il cer vello e il cuore. Si vide!'o ufficiali feriti alle ~ambe, al petto e al collo . continuare a comballere; cinque casi di ferite del cuore guarirono senza cura. Uo uo mo co11 ferita penetra nLe del petto fece ancora a piedi 'I B mi j:rlia ; insomma chi non res tava morto sul campo di battagl ia aveva m olle probabil ità d i g ua rir.e. P e r lo più i feriti guarili dooo sei settimane ritornavano tra le file , e nron pochi di essi erano stati colpiti al ventre e al petto. (Il Invece il Secman, nella co munìcazion~ antecedentemente riportata, dice che la mnlatlin dc~ libere le gia·ppooesi.

beri-b~ri innen nelle truppe russe, mentre ne furono


RIVISTA DI :.!ALATTIE V f~NEREE E DICLLA PELLE

135

Circa la proporzione delle ferite nelle varie regioni del corpo, r Havard riporta che dt)i 1129 feriti curali nell'ospedale da campo, N .15 dopo la battaglia suli'Yalu, per 416 si trattava di ferite delle estremità inferiori, in 309 delle superiori, in 221 de l petto, in 107 dell'addome e per 76 del capo e del collo . Le emorragie o riesciva uo subito mo1·tali s ul campo, o, se tardive, poteYIIno essere molto facilmente dominate, L eg:.:iere si presentarono le lesioni delle ossa, con sch e g~iature ~:~ppena nella nona parte dei casi. Dì 25 fer ile penetranti dell' addome e curate nel suddetto ospedale, sole sei ebbero es1to letale, quantunque molti avessero fatto a piedi circa 40 miglia e tal uni collaperitonite gia in atto; nessuno eli essi .fu sottoposto alla laparotomia! Se però le rer ite presentavano co!'l poca g ra vi tà, alcune volte erano molteplici in uno stesso ferito. Il generale Keller mo1·t'1 su l campo, fu colpito da 5 pezzi di granata e da 31 proiettili di shra pnels nelle più diverse parti del corpo. Quando sopravveniva l'infezione, essa non era dovuta a l proietti le, ma proveniva dai din tor ni della fer ita, o er a provocata dalla penetrazione di fra mmenti di vestimenta in essa, o co n seguen~a di un trasporto iuadatlo. Se le ferite non s i infettavano, guarivano tulle facilmente quantunque la medicazione s i facesse anche attendere pe r due giorni e i fe rili nel frattempo rimanessP.r o sul campo di battaglia. Certo una grande misura di precauzio ne contro la poss ibilità dell'infezione delle ferite consisteva nelltt pulizia del cor po e de li e v e~ tim enta. Gli utliciali l!'iappones i, in vis ta di un combattimento . pr•endevano un bagno, indossavano lingerie pulita, e cercavano di mantenere, per quanto era possibile, vuo li lo stomaco e l'intestino! RA N DON E.

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE Do t t

ANTON IO

F" NONI. -

La Splroohaete pallida nella •Ullide . -(Neto-

York, Jled. Journ . and Ph iladelphia M ecl. JoLtrnal, 4- n;)ve mb1·e t000).

Il dott. Fanoni, chir urgo nell'os pedale italia no di Nuova York e in allri impol·tanti s tabilimenti sanitari di quella ci u a, ha pubblicato un interessante arlìcolo s ulla spirochaete pallida. Dopo ave r esposto sobria mente, ma e~aurien ­ lemenle la parte storica dell'argomento dei parassiti che man mano si .son venuti scoprendo e che s:>no stati incolpati della produzione della s ifilide, giunp:e alla pubblicazione di S chaudinn e Horrmann (mag-gio 1905) in cui questi Autori annunciarono la scoperta di una .spiroe!taete, la spir. pallida, la f(uale aveva un nesso non dubbio colla s ifilide. Al lavoro di S<!haudinn e Hotlmann successer o altri di numerosissimi Autor i, i quali in gene rale si spiegat·ono in favore òi essi. Tre soli, osser va il Fanoni, si schierarono contro, Schi.iller, Kirlomenof'rlon e Cube e Oroelcenco. Ciò premesso, il dott. Fanoni presenta nel suo artico lo lo s ludio fallo su 17 casi di sifilide pr imar ia, secondat•ia e terziaria, descriv& la tecnica del-


136

R[VISTA DI MALATTlE VENEREE E DELLA PELLE

l'esame sia dal lato della preparazione microscopica, sia dal Ialo della colo l'azione dei preparati. Per que!<lO egli ha im piegato i metodi di Giemsa, di , Oppenheim e Sachs e di De Marino: egli ritiene che iD metodo di Oppenheim e Sach!l, sia il m•gliore per gli usi clinici. Dagli studi fatti, il d1.1 tt. Fanoni trae le se~uenti conclusioni: 1• su 17 casi esaminati, 1!) er ano sifllilici. di cui 2 nel periodo terziario, e 13 nel periodo primario e secondar io, 2 cas i se1·virono di controllo non essendo l>ifilitici, e la spiroehaete pallida fu trovata in 11 dei 13 CAsi di sifilide primaria e seconda ria. Non si rinvenne in 2 casi di lesioni te rziarie (gomme) nei 2 casi di controllo ed in 2 casi di sifilide secondaria i quali erano stati per qua lche tempo assoggettati a trallamento cur·ativo ; 2) Tutte le ulcer·e esa minate (7) fu1·on o trovate infette di spirochaet~; 3) La l:'pirochaete fu trovata altresì nella tonsilla ipertrotlca e congeslronata d'un sitìlitico al periodo secondar io e questo, per quanto é noto al dot,t Fanoni, sarebbe il pr·imo caso in cui la spirochaete sia stata trovata nelle tonsille; 4) La spirochaete fu trovata pur& nelle glando le inguioali, nelle papule, nelle placche mucose; 5) Il falto che la 8pir.ochaete non fu trova ta in 2 ca!>i sottoposti a trattamento curativo, sembra deporre a favore della sua nAtura protozoicH r.:osì come il pr·otozoo della malaria non si l'inviene nel sa ngue dopo la sommioistrazione del chinino; i) Stando ai risulta li delle recenti rice rche sembr·a che alla spit•ochaete pallida di Schaudinn debba attribuirsi l'etiologia dt>lla sifilide . Ossen·a però giustamente a questo proposito il dott. Fanoni, che prima di dire che la s ifilide si.a prodotta dalla spirochaete bisogua a vere a d i>'posizione una larga stati!>tica di casi che dimostr'i la presenza della spiroc!Jaele nelle parti profonde dell'ol'ganismo in cui non possl\ avvenire contaminazione dall'esterno. Devesi inoltre completare la triAde rl i Koch: trovare l'organismo nei tessuti, coltivarlo e inoculandolo negli animali riprodur-re la malattia. GR tECo. LrE H. P. - Terapia della lepra - (Centralblatt.fiir Balderiologie, Parasitenkttnde ltnd ln.felctionskrankheicen), vol. XXXVI, n. 21-:.?3, 190~>) . La lepra nodosa o cutanea assai rar·llme:1te guArisce, la maculo anestetiel\ invece, o lepra nervosa, di quando in quando guarisce spontaneamente. Nella prima for·ma abbondano i bacilli specifici nei tessuti, nella seconda al contr·ar io sono rarissimi, e per cooseguenza in ambedue le forme la reazione del tessuto trovasi in rapporto inverso. Devono essere studiate le sostanze profi lattiche che si formano durante il processo di g uarigione spontanea. Sembra inutile il tentativo di d1str·ugger·e i bacilli, perché questi si loca lizzaao negli organi interni. Fra i r·imedi che a giscono non solo localmente, ma su lullo l'organismo, è da prendere sopr·allutto in considerazione la tuber•colina, da usarsi in dosi pi11 grandi e per· più lungo tempo che nella tubercolosi, il joduro di potassio, l'sirolo, la liosinamina, l'oleum gynoca rdii, le iniezioni di subl imato, ecc. L· A . usò pure nelle macchie leprose la foto-ter·apia d i Fin!'en, ma non ne ottenne tlnora alcun decisivo vantaggio. Della s ie1·o·te rapia mancan·o ancora per la lepra le basi scientifiche. C. S FORZA.


137

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA B. GALLI- VALERIO e J. RooHAz·oe Jo:-:GH.- 8tu41 e rtoerohe •ul ouliol4l dd generi Culex e Auopheles. - (Alti della Società per gli studi della malar ia, vol. V I). Gli Autor i di quAsta pr egevoli ssima memoria hanno in parte ripetuto, ampliandole e completandole, le ricerche eseguite negli anni precedenti, e vi hanno aggiunto nuove e inlere~santi ricer che, rivolte a dilucidare punti ancora i:znorati o controversi , riflettenti i culicidi che più inter essano, ri ~uar·do allo studio della malaria. Dalle osservazioni fatte in campagna gl i Autori conferma no tutti i dati fìnor•a conosciuti sui rapporti della vita del le zanzare colle sta g-ioni, la temperatura, ecc. Di più gli A utori credono di poter ammettere che le uova dei culicidi possa no esser deposte a secco sulle foglie mor·te e su l suolo, ed ivi possano svernare. Conferm&no inoltro la possibilità per l' a. maculipenn is di svilupparsi in acque putr ide. Sull'influenza esercilata dalle piante acquatid1e ~ una presenza e sviluppo derJe larve. gli Autori , m~ntr·e confermano che la lemna palustris impedisce l o svilu ppo dei cu licidi , t·i fet•i scono che il)vece il ranunculus aquoticus lor o offre uu r icovero ricer ca tissi mo, perfino in acque eorrenti , o ve le isole formRte da questa pian~a sono veri nidi di onofeli. Nella stagione estiva 190-i gli anofel i furono oltre ogn 1dire abbondanti nelln valtellina e nelle zone limitrofe, com e pure nel Canton Ticino, fatt o che coincise con una leggiera recrudescenza nei casi di malaria, in alcuni focolai rlella Val tellina, di Sorico e di Ger a. Gli Au tor i hanno pure studiAto l'azione di vari animali sulle uova, larve e ninfe, ed hanno potuto osservare che agli animali che le di str uggono sono da aggiung ere le segue n li !lpeci e: Notonecla glauca, Nepa cinerea, 'f\'auco ri.s ci· micoicles, Cflprinus prasinu.~. Quest'ullimo, appar tenen le ai vertebr al1, vive a lungo i n schiavitù, co ~ icchè questa notiziA é di grande interPsse pratico, potendo e!ISO venire usuf1·uilo per la dist•·uzione del le larve nelle vasche degli orti e friardini. · Proseguendo nelle loro r icer che ed e~pt>riPnzf', ~li A utori ci r-iferiscono di aver trovato l'a. macultpenni..-r a.J Ai r olo ( Il i3 mell'l), il più al to llabitat'flno ra ronsUitato ~ ull e A l pi. Le prove eseg-uite sugli sht gn i col petr·ol io ecol saprolo, hanno dimostralo SP.ffipre più la loro importanza per la rli;; truzioue del le larve e ninfl"l. Altrellanto bene riesce il ly;;o form greggao, purclir\ ~ i nsi in soluzioni di 0.25-0,:J0 - 1 •t•. Vari bac terii non hanno dimostrato alcuna azione apprt>zzabi le sulle la1·ve e ni nfe. I nvece l'aspergillus niger e !!laucus deterrnmano la m orte del le larve anche nelle 24 ore; e per· di più l'a. niger determina nelle larve una cur io!'a lesione che consiste n ~>ll'espul s i fln e di tutto il tubo di~erente, ripieno di spor e e micelii. Questi fenomeni inLer es!';anli però non poterono otten e r~ i su larga ~~al a in campagna, poichè i n nn fossato in fettato ampiamente con aspergi/lus


138

RIVISTA D'IGIE~E GENF; R,\I,J:; E DATTERIOLOGU

n1:ger non fu possibile constatare una e~lesa distruzione delle lar ve. Cosicchèper ora tale argomento riv este un interes!'e puramente teorico. Un allro· punto, al quale si ri volsero gli studi def!li Autori, si r iferisce alle· ghiandol e sali vari di eu/ex e di anopheles . .Poterono co.•i dimostr ar e che l'estr attodi ghiandole ~ali vari di talt cul icidi ;. dulato di potere emolttico; solo questo potere non si manifesta sempre, e ciò in r elazione colla quantità di estratto impie~ato non solo, mA anrlte collu qualita del :.angue che servì per la pr ova dell'emolisi. Mentt•e l'inoculazione di questi estratti nella cavia, topo grigio e coniglio, non determina fenom eni manifesti, l' inoculazione nell'uomo produceuna forte tumefazione edematosa, accompagnata da dolore e prurito e colorazione •·osea della parte sottop0sta all' inoculazione. Finalmerlle gl i Autori hanno ripetuto le ricerche ~ull'azione culicifu~a delle pomate ca-nifot·ate (LO -20 ·u, e cr edono di doverle r accomandAre per esperim enti su vastA scala. MARIO rTJ BIANCIIJ, RAw N . - Tubercolosi umauae boviua.

(C,-nl ra/blatt .fiir BakterìologieParasiten.l•nnde unà. lnfektionskrank!teiten. -Vol. XXX VI, n. 18-20 1905).

I n base alle osservazioni cliniche di :lOOO casi di tubercolosi e rii 600 autopsie emeUe l'A. il suo parere sul le r elazioni fra la tuberco losi umana e bovina. In gene•·ale st propa~ta 111 tubercolosi polmonare negli adulti per ispirazione dei bacilli tubercolosi, che provengono da un allro caso, o per eventuale inspira zione di b~:~cilli tubercolosi secchi. l n casi rari tuttavia può insor ger e una malattia degl i apici polmonari pel' dilfusione dalle glandole linf11tictie tu· bercolose del collo; nei fanciulli la mAlattia può avere origine dalle glandole del mesenterio e attraverso il diaframma raggiunge1·e l e pleure e i polmoni. Tali malattie derivano f1·equentemente da infeztoni intestinali per mezzo del l atte. L 'A. é d'accordo con Koch nel ritenere che l a tuber·colosi bovina, la quale r igor o:>ameru le si differenzia dall'umn11a, non può prod urre nell'organismo dell'uomo il quapt·o m orboso della tubercolo~i umana, però egli è di avviso che l'uomo può es~et·e colpito da ambedue le fol"me, da tube•·colosi umana per infezione da uomo ad uomo, da tuber col osi bovina per· introduzione di b. coL latte o con Ja ca r ne. Fondando;;.i sulle sue osservazioni cliniche e ratologich e l'A . ammette che la tuberc0losi intestinale primaria, la tabes mesenterica e le altre affezioo i tubercolose delle sier ose siano di ol'igme bovina, probabilmP.nte in seguito ad int'~zione del latte, e non si tralli di vera tubercolosi umana. L ' A. diagnosticò 293 casi di tabes mesenterica P. di e!'!si non ne trovò alcuno, che fosse stato nutrito esclustvamente con !alle della madre, senza eccezione el'ano sta l~ tulti nutrit~ con latte di vacca. L'A. è di avviso, che quesLa malattia incominci nelle glandole del m esenterio e pos::a giungere da ultimo sirto ai polmoni.

Mtt alcuni fanciulli possono contr·arre una lieve infezione delle glandole me· senteriche per mezzo del latte di vacca e rtmane•·e del tulto sani. Relativam ~ nte alla scrofolo si apina l'A. che le glandole del collo possar10 essere infettate di tubercolosi dal !alle per la via delle tonsi lle e del faringe e che geneJ'Airnente ratJpresentino un'affezione locale. L'A. si occupa inoltre della diffusione della tubercolosi uei fanciulli in altr e parti del mondo. La tube••eolosi bovina nell' lndta è molto rara, al contr Ario l a malattia nei fanciulli è molto diffusa per mezzo della tubercolosi polmo·


RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

139

nare degli adulti. Tanto nella peni!'\ola malese, come in Hong-Kong, ove la tuberco losi bovina è r ara, anche nei fanciulli la tubercolosi si osserva raramente. Nell'Egitto, ove i fanciulli sono nutr·iti al petlo pet• 2 anni e p1ù, egualmente r·ara è la rnalt~Ltia dei fonciulli per tuhercolosi :;tlandolnre e add ominale. L 'A. ha nolalo in Li,•er·pool nei due ullimi anni una consider·e vole d iminuzione dellt~ tubercol,,s i eddorninale, che egli a~tribuisctj ad ur1 più rig'>· roso ..:ontrollo Jd latte ed al nulr·imen to d ei poveri con latt-e sler·ilizzalo . L'A. riassume l~ sud osservazionr nella seg-uente teoria: la tubercol(ls i umana e bovina si comportano nel corpo de ll'uomo in modo antagonistico fl·a loro, e i fanciulli, che furono infetti da tube rcolosi bùvina. non sono colpiti in appr e s so da tubercolosi polmonare. L'A. cor)chiude che una mite infezione con bacilli tuber·colosi bovini procura una certa immunità contro la lis i polrnonare, come Ja vaccinazione !Jr olila ttica contro il vaiuolo. C SFORZA-

Astone del bicarbonato di 1oda sulle infezioni. med. Ze it., ri. 2, 1!)0;:,).

AuanBACH. -

(.4l 'y.

L"azione microbicida in oitro Jel bicarbonato di soda. quando si abbia cura di mantenere la temper atura piuttosto e levata, non può esser messa io dubbio. In base a ciò l'autore ha t.enlato espertmenti sugli animali infettati c ol l!acillo del tifo o con lo st'lfìlococco e quindi o abbrmùnnati a lot·o ste!'\si o sottoposti all'azione de l bicarbonato. Egli constatò che mentre gli animali di controllo mol'irono tulli, que lli tra ttati col hicarbonato non solo re!:'is tellero all' infezione, ma pres entArono un decorso c linico meno g r ave. ApplicAndo queste indagini soer imentali all'uomo s i può ar·guire cho in casi di febbre tifoidt>, di iufiuenza, ecc. si può aumentare la forza di res istenza dell' or·ganismo coll'uso del bicarbonato di soda, o meglio con la sostituzione della co mune acqua potabile con un'acqua bicarbonato-sodica. Nella scelta deve te nersi gran conto dt>lla nutrizione rlel soggetto. Negli individui normali deve prefe!'ir~i un'acqua leggermente alcalina; negli affetri da g o tta, artrite, uricernia, o nei grandi mangialori eli carne un'acqua più concentrala, onde riportare alla norma gli umori ed i tessuti ecce s s ivamente acidi. In og-ni caso. secondo I'Auerbach. si deve sempre far uso di a cque bicarbona to-sadiche e non, come si usa piti di ft·equente, di acque bicarbo nate calciche o miste. GruxoNr.

G - La tuberoolo1l perlacea e i bovl indigeni giappone11. 1Cenlralblatt .fiir Bakte riologie, Parnsitenkunde und Inj el<liOnskrankheiten, n. 18 :w, 1905).

KtTASATO

Secondo le statistiche dell'A. la tuberco!osi umana nel Giappone è fre'IUent.e come in altri paesi civilizzati di Europa e di America. La tube r colosi prrmaria intestmale n e gli adulti e fanciulli è alquanto frequente, !';ebbt> r·•o non sia in rapporto a lla nutrizione dei fanciulli C()ll il !alle Ji vacca. Es istono gr·aQdi compartimenti , o ve nonostante la presenza d e lla tu ber co · losi umana i buoi restano d el tutto immuni. In tali r e gioni no n si fa uso né di carne, ne di latte di buoi. Ques to è un ese10pio m olto concludente , che in condizicni natural i la tubercolosi umana non è infettiva pel bue, non. mancando la circostanze favo re voli all'attecchimflnto. l Giapponesi be vono in f!:e·


140

RIVIS'rA D' IGIEXIl: GEN E RAL E E BATTE RIOLOGIA

net•ale pochissimo !alle di vacca, ed il latte no n è in particolare m olto usato pet' la llUtrizio ne dei fanci ulli. l bo vi indige ni in condiziOni naturali no n sono qua;;i afflltlo ricetti vi per la tube rcolos i pe rlac~> a. Ma se >S'inoculano a d essi grandi dosi di bacilli bovini o nelle ve ne o nel perito neo, divengo no anche i bo vi indigeni sino ad un certo g rado tu bercolos i; all'incontro t•s;;i so no ins ens ibili a li~ inoculazioni s ottocuta nee . Saggia ti con la tubercolina 15 vitelli iudi$leni, furo no ado pe rati per tali rice rche ed infe ttati con colture e co n materiale di lis i perlacea ; 6 ani mali di ,·enn e ro più o meno tu ber col osi. mentre 9, all'autopsia es eg uita rlopo 225-363 g iorni, ri s ult~>rono immuni òa tuber colo!>i. Di 5 animali meticci infettati co n tube rcolosi pe rlacea, 4 dive nnel'o tubercolfls i. Mentre le razze i mportale e le incr·ociale sono molto sens ibili alla tubercolos i perlacea , non ;;o no sensibili com e i bo vi i11dige ni a lla tube rco los i umana. l n queste ricerche f111·o no infet(ati 6 vitelli indigeni e 8 di r azza inc rocia ta in pa r te con colture, in pat·te con materiali di o rgani e ntro le ve nè, nel perilooeo, nella trachea e per inlllazione. In 2 di q ues li animali, c he m orir·ono r is pe ttivamente do po :30 e 51l gior·ni, si tro varo no allerazioni di poco conto, m e ntre nei rimane nti 12 vitelli a lle au topsie eS':}guite dvpo 101-327 g1ot' ni non SI l!'Ovò a lcuna traccia di lu be i'COlo~ i. C. SFORZA. P EPEn E. -

rla. -

Bloerohe aut b&cUll della tubercoloal umana bovina ed avta(A nnali eli i(Jiene sper imentale, fase. 111 , 1905).

La fa coltà m edica di Pisa, alla morte del pro r. Maffucci, affidò l'incarico di pr oseguire le ricerche sperimenta li sullA tube rcolosi umana d bovina, al prof. Pe fJe re, oi uto del com pianto uo m0 . Erl e:zli o ra riferisce l'ulle indagini fa lle ve nendo a concl us ioni inlt> ressanti, delle quali r iferisco le principali: to l bacilli della tube rcolosi umana virulenta sono sopportati dai bovini in proporzio ni e no rmi, con dis turbi tran!'ito ri a carico della nutrizio ne . Dopo un te m po più o meno b1·eve, gli a ni ma li se ne s ba ra zza no d imostra ndo c he per e~s i la tu ber colosi umana ra ppresenta un virus ~ttenuaLo . 2" l bacilli della t•1b e rcol n~ i a viaria s ono anche essi fa cilme nte eliminati dai bovini, anc he qua ndo ve ngo no in ie ttali nell e vene. 3° l bacil li della tube rcolosi uma.na, in qualunque m r do somministrati ai bo vini, confe riscono a q ues ti una ind ubbia r esis te nza maJrgiore alla tubercolosi perlacea . Allo J=<tesso m odo , s e no n for se pii1 energicame nte, agiscono quelli della tubercolosi bovina s tessa, pur'chè attenuati, e quelli de lla tubercolosi d r i polli in picc(lle dos i. .}• Neg li animali cosidet ti vaccin ati i ba cilli della tubercolos i bovina vengono in pa rte dis trutti ; al tri r estano annidati per lungo te mpo nelle ghiandole linfatiche, ndl midollo os~eo, nella milza ecc. e vi conse1·vano la lo ro virule n7.a, pr on li ad invade re l'or ganismo a l primo segno d' un a bbassamento d~:~i poteri fis iologici dell'ani male. 5° I tìgl i concepi ti nel periQdO d i immunità relativa della madre, no n riportano a lcuna r efr·attarielà ve rso la t ube rcolosi bovina, a nzi s arebbero me no r esis te nti . W I baci lli della tu ber colosi uma na virul en ta passati tr·aver so i bovini conser vano i propri caratte ri Liologici e colt ura li. i 11 Le p1·o teme dei bac1lli t ube r·colosi dei bovini ha nno un es po nente tos~ico assn i più olio di quelle dei bactlli dell' uo mo e degli uccelli. GRIXONt.


RIVISTA D'IGIENE GE:SERALE E BATTERIOLOGU

14 1

W. W . e CHRISTOPHERS S. R.- Blaaii1UltO delle rloerohe aulla · malaria e aulla .aa proflla..l ; aulla febbre ematurloa : aua natura e pro1llaalli.- (Centralblatt (ur Bakteriologie, Parasitenkunde und lnjt7ctions7crankheiten. Referate Vol. X XX VJ, n. 12-13, 1905).

STEPHENS J.

1. Poiché la malaria, come Koch ha dimostralo ed altri hanno confermato,

si diffonde j)rincipalmente per mezzo dei casi latenti fra gl'indigeni, e come gli nutori dimostrarono, le anopheles rnfelle (5)50 per cento) sopratutto si incontrano nelle capanne e nelle vicinanze delle capan ne degli ~ lessi indigeni, cosi la causa per la diffusione ddla malattia dai neri agli Europei e da ricercarsi nella vicinanza delle abitazioni reciproche. Es;.eodo impossibile una razionale profìlassi fra gli indi?Cen i, non r esta che separare le abitazioni e uropee dalle capano~ degl'indigeni stessi, come si é praticato in Accra ed 01.1 Calabar (Costa d'Oro). Si ottenne una difesa sicut·a restando lontano 1/:i-1/2 miglio inglese dalle capanne anche se boschetti o pian· tagioni di banane, bambù, ect., esistevano fra ~li stabilimenti. Ove r:on fu possioile una. completa separazione, le abitazioni degli europei furon o difest\ nel miglior modo possibile con allri mezzi: reti, zanzari1!re, chinina. Il. Le osservazioni microscopiche hanno dimostrato che la t'ebbre ematurica è identica con la malaria; può però avvenire eh~ quando s'intraprende l'esame micr·oscopico dopo l'accesso i parassiti sinno gia scomparsi dal sangue. lo mancanza de~d i sporozoi, gli autor i hanno fondalo la loro diugnosi :,ulla presenza dei le11cociti pigmenta ti e sull'aumento dei gt•ossi leucocili mo· nonucleari, criteri gia messi in pt•atica da Tùrk, ma in quel tempo sconosciuti dagli autori. Nei casi, in cui per mancanza di Pal'assiti ~pecifici non sarebbe stato possibile di fat·e la diagno~i. bastarono agli autori i due caratteri sopt•a indicati per concbiurìere che si tt·att.ava di malaria. In base alle loro numerose osservazioni, gli autori conchiusero che la febbre et'nalurica é una forma di malaria grave, prodotta per lo più dalla chinina e che la sua profilassi pe t•ciò è quella ste~.sa della malaria. C. SFORZA. PonevrN. - Contributo alla batteriologia delle gaatro-enterltt infettive -(Annali Pasteur, luglio 1905). L'A. in seguito ad uno studio dei caratteri mol'fologici, colturali , ma «pecial-

mente biologici (decomposizione caratteristica del glucosio) di un germe isolato da un prosciullo incriminato di gravi accidenti in persone che ne avevano mangiato, vuo i dimostrare che vi sono grandi analogie f1•a i bacilli rl.el ~ruppodel baeillus en te ritidis di Giirlner, deli'Hog-Colerct e dei paratil'i. Si potr ebbe quindi, ·secondo lui, costituire per tutti questi germi un sol Jlruppo nel quale verrebbet·o eertamente a mettersi rnolti altri attualmente separati Pd ai quali si potrebbe riservare il nome gener ico di Sa/monella già proposto dal Lignièrs pel bacillo dell' Hog-Colera. Questa comunanza di caratteri deve, praticamente parlando, rar pensare alla possibilita del trasporto di q•1esti germi dagli animali che spesso ne sono affetti e li possono a lber gare nell'i n testi no, all'uomo, giacché può ben dars i che il medesimo agente che può produrr~ la peneumeoter ile del porco, la gasti·oenterite, l'infezione pat·a ti fica umana si possa anche pro pagare oltre che colle car ni, anche col latte, colle acque supernciah inquinate ecc.


RIVISTA D' IGIENE MILITARE

A parte l 'idea strana della qualo:: i l Lig-niét·;; sembr·a essersi fallo il ptu ardito apostolo di volet· ap;giun ger·e un altro epiteto, quello di Salmonella, a un g ru ppo di ger·mi qua!>ichè non bastasser·o gli allualr , ci !lf\mbra che le nuove v~Jute del Po ttevin sieno deg-ne di molta considera zione e set·vano ad allarp-a r·e l<empr·e pi ù l'orrzr.onle nella questione della dtffusione dei germi infettivi. TES T I.

e SAtJTON . - L'ammonlaoa nel latte; rloerohe e interpretazione della sua pre1enza . - (Annali Pa.~teur, H~O!'LO 1905).

TRILLAT

Gli AA. in 1;eguito ad Hl cune r icerche sulla pr·e;.enza dull' ammoniaca ne 1 latte, dimostr·llbile con un lor o m etodo specia le, C<Hlcludono che il Jntte di vacca sana non dovrebbe contenere ammon iaca. La !'ua presenza, !>pecial m enle se é abbn ndanl~>, dovt·ebhe far pensAre, nnu come certezza, ma come pr·c~u nzi o n e , t~ll a po~sih ilita di irv1uinamenU e di in ncquamenti T eST I. L. Cauvt-:rLtiiER. -Del valore terapeuttoo 4eJl'antltoaalna nelalero antldlf terloo. - ( .4 nnaii t>asteu r, apt·ile Hl05). L e esperienze dell'A. dimostr·ebbero che l' effetto curativo di un siero non dipende esclusiva m ,~nte dal suo le11ore in unità antitossrche; che il t1tolamento delr'anlltos!"ina co m t~ si p1·atica abitualmente 11on è sufficiente a darci un co nto esalle> sulla efficacia del !>i er o; che questa é più esattamente apprezzata col calcolo della misura del potere t t>rapeutic0, misurA chA si può ottenere sper imentalmen te sulle cavie i nf~tl8te col ger·me difterico i~ permesso qui ndi òomantla r·e se sren o totalmente estr anee all'azione tf!rapeutica del sier o certe sostanze clte si trovano nel med ~sim o oltre l'antitossina, come l'agglutinina, la sensibilizzalr ice ed altre meno note. TESTI.

RIVISTA D'IGIENE MILITARE K r::LSCH. -

Patogeneal della tuberoololll nell"eaerolto. - Congrès ioterna Paris, 2-7 octobre 1!105.

tior.al de la luber èolose. -

La lnbel·colosi preleva un for•midnbi le tributo sulle collettività militar i e m ena sopr·attullo le sue stragi fr·a i j:!iovani solda ti. ~e gli ambienti militar·i. cosltluiti da uomin i scelti, sottop0sti a un regime e ad obbl ig hi pl'ofessionAii iden tici . ls genesi della tu ber colosi é di uno studio più fncile che i n qmllunque allPo luog-o: i suni due modi d'or i!!ine, l'auto-in.fe•ione e il contay10 'i si ros '5ono Of'servare in n•odo !!'Cientifko, <·ome pure il tert'f'tln sul quHie l!t> rm o,~rlie rà rl bt~cillo. Il contayio, mAnil'l'slo nell'est•l'ci lo come altrove, non hA tuttavia la nPftt8La ampiezza che gli si è , non ha guari attr·ihurla . Le polveri baciilifere, per J!li 8puli spor st sul suolo, non sono pur e tanto nocivi co me si r·itau eva. Le aspe-


CONGRESSI

143

·rienze dell'A., diligentemente eseguite nelle caserme, a Lione, l1anno dimostrato fmuocui là assoluta delle polveri delle sale e quella quasi assoluta del muco nasale dei !;'O id~li in buono sla.to di salute. La r•·edilezione manife!\ta del baCillo per il parenchimA polmonard non implica necessariamente !a più gran•le frequenza della sua int•·oduzione nell'or·ganisrno per le vie respiratorie. L'azio11e del cuntagio è assai minore di qul:llla che ammellono gli autori. L'auto-infezione procede dal ~isvegllo di focolai antichi, latenti, preesisLenli all'entrata degli uomini io servizio. La radioscopia permette spesso di svelarli Le autopsie per malattie acute intercorrenti rivelano la loro presenza nel 40 ~d anche 50 per cento dei casi. Naegeli l1a dimos.t•·ato che da 15 a 50 anni, 1i6 per •JOO dei cadavel'i hanno segni d'infezione tubercolosa e 100 per '100 passati i trent'anni. Questi foco lai r·isalgono all'infanzia (luberr.olosi ganglio-polmonare ~ ganglio-periloneple. G1·ancher, Beh1•ing, Aufrechl). La parte d~ll'auto-infezione é dunque grande neJla tubercolosi dell"esercito; essa appare predominante, se non esclusiva, durante il primo anno di serviz1o. Il terreno. li suo ufficio si sottrae in parte all'es pe•·imento, "sorpassa quello del conta~io. Non vi P. malattia in cui la re ..istenza delle forze vitali, cioè la 'Jualità dell'individuo, ~ia tanto decisiva come nella tubercolosi. Bisogna dunque lottare contro tutte le cause d'indebolimento Jelle colletliviLà sociali . In nessun luogo la potenza di .queste cause preparatorie si misura con m11ggiore esatlezza che nell'esercito. C. SFORZA.

CONGRESSI Votl del ooogruao 41 Partsl contro l& taberooloal. iional de la tube,.culose, Paris, 7 ottobre 1905).

(Cony rès inlerna-

PRIMA SEZIONE.

Il congresso emette il voto che la sezione di patologia medica sia nei futuri congressi suddivi~a in due solto- sezioni: l'una di patologia generale l'altra di clinica ter BJpeutica. Secondo roto. - Il congresso emette il voto che i poteri pubblici istituiscano in un certo n111mero d'ospedali Jaboratort provveduti di tutto l'occori·ente per la cura locale del lupus, ai quali laboratorì potranno essere inviati i maIali affetti da Jupus, che rimangono senza trattamento in un gran numerv di campagne. PRIMA E SECONDA SEZIONE RIUNITE.

Il congresso dichiara che non solo è indispensabile di evitare il conta:;rio da uomo ad uomo, ma ancora necessario di insistere nella p•·ofilassi della tubercolosi bovina e di continuare a prend ere mis ure amministrative ed igieniche ctmtro la possibile propagazione di ques~'ultima tube1·colosi alla nos tra ~peci e.


144

CO~GRE SSI

PRJMA SEZIONE.

Il con gresso, considerando ch e i r[,.ul tati sperimentali recenti conferman(). la virulenza assai frequ ente del latte qi animali tubercolosi e la po<>sibilita di contrarre, piit rrer1uememenle c he non si ammetteva finora, la tubercolosi per le vie digestive, emette il voto: 1° Che l'ispezione sanitaria sia. po;.ta in i studi o il più presto possibile; 2° Che uon sia concessa la consumazione negli stabilimenti pubblid òì o ~ni specie, ospedali, scuole, ecc , che d• !atti pasteurizzati, bolliti o ste•·ilizzati, o di lnlli cr·udi provenienti da s talle, in cui tutte le vacche sieno state Lubet•colinizzate e r1conosciute immuni. SECONDA SEZIONE.

f: urgente che al più presto possibile l 'assit"tenza pubblica si occ upi dell'erezione, fuor·i Ji Pllrigi, di ospedali ove l"iano curali Ja chir·urgi speciali i malati adulti affdti da tubercolosi chirurg ica. TERZA SEZ! O ~E.

La terza sezione del con~re::>so internazionale della tuber·colosi cons•derando: Cile la tuber•colos1, malattia contagiosa, é quasi sempre contratta dal barobrno nel focolaio famigliare contaminato; Che la tubet·colusi dell'adulto é , per l o più, 1.1na tubercolosi dell'infanzia. rimasta latente e sconosciuta; Che, in cunl>eguenza, la prese roazione dell'iufanzia, è il mezzo più prezioso· e piu efficace per combattere la tubercolosi: malattia sociale; Che - qualuniJU<l sia la porla d'ingre:>so del bacillo: farin ge, polmone, in~ test1110 o cute, - le mis ur e dr pr <'filassi devono sempre prender di mira, prirna di lutto , il contag io fami ~lia1'e ; Cile, per c16 c he J'rguarda rl fanciull o che non ha potuto es::;ere preservato , la s ua LubeJ•col o:::i 1•olmonare o gang liare è più faci l mente curabile cbe in qualuniJue aiLJ'a età della vila, a condizione che sia riconosciuta e curata per tem po; Che s 1 rl f'a nciul lo tuhercoloso fus'Se stA to riconosciuto tale e curato al pri11ci pio della sua m 3laltia, o l u tubercolosi che lo affl,:.tge guarit•ebbe, o, ('er l o m eno , r esterebbe arre;;lata anche all"eta adulta, e ~i6, a granJe beneflcio del cor po sncia le; Propone al cougr t:lsso, r 1uniLo i :1 assem blea geoet•ale. di ap provare i voti seguent•: Primo ooto. - Pel' assi curare la preservazione del fanciull o nelle f am iglie, occorre: a ) mantenere la casa in i slalo di salubrita e di nettezza perfeU.a; u) fal'e boll•re o stet·ilizzal'e il l atte, cile i l fanciullo con suma; c) se il f•)colaio fami gl iare è contamrna lO, si allontanerà il fanciullo quanto pr i ma !'l:ll'à pos~i b i l e. I f~:~ n ciU ll i poveri saranuo a!Tida.ti ad istituzioni modellate sull'opera ([(•lla pre~eroazione dc ll'in{aruia istituiti! a Parig i dal p l'Ofessore Grau cliet·; d) dir·ige1·e gli l'forzi delle mulualrtà mate•·n e A scolari nel senso della p t'es(~rvaz i on ~. con l'i giene indi viduale , con l'alimentazione, con l'ubitazione aerea ta c soleggiala.


CONGRESSI

145

Seeondo roto. - Per assicurare la preservazione del fanciullo alla scuolu, bisogna: a) Assicurare l'igiene òei locali e del mobilio; b) Moltiplicare, generalizzare, se possibile, le cantine scolastiche sul moddlo delle cantine di Saint-Etienne, di Parigi, di Roubaix, ecc., moltiplicare le colonie di vacanze, insegnare i principii d'igiene al fanciullo ed insegnargli specialmente la necessità di vivere all'8ria pura, ad amare gli esercizi pubblici, la ginnastica respiratoria e a vigilare alla nettezza del suo corpo. Per ciò che riflette gl'interni, assegnare un tempo sufficiente per la vita all'aria libera e agli esercizi fisici sa ggiamente limitati; c) Scoprire le tracce della tubercolosi con un esame medico accurato, come lo fanno Grancher ed i suoi alLievi, nelle scuole di Parigi; d) Curare il fanciullo sospetto o gia malato, pel maggior tempo pOldsibile, con un'alimentazione migliore e la scuola in campagna. Ter:zo ooto. - Completare queste misure di preseroa:zione con i modi di assisten.;a del fanciullo malato, specialmente con 111 cura climatica. Conviene soprattuto usare largamente dei sanatori marini, la cui azione sulle pretubercolosi e sulle tubercolosi esterne e gangliari é fra le più. eflicaci. QUARTA SEZIONE.

Primo ooto. -

È desiderabile che in tutte le riunioni collettive siano orga-

nizzati i mezzi per assic~rare la nettezza del corpo ed a questo riguardo i bagni a doccia, pei risultati che hanno dato, sembrano essere tali da dover essere raccomandati. Seeondo ooto. - Essendo noti i risultati considerevoli ottenuti in certi paesi dalle loro legislazioni protettrici della salute pubblica, il congresso internazionale della tubercolosi di Parigi emette il voto che la legge dia all'autorità pubblica il diritto ed i mezzi di espr opriar e ogni immobile dannoso per la salute degli abitanti, tenendo conto, per la valutazione dell'indennita, del valore sanitario dell'immobile.

Terzo ooto. - Per la Francia e pftr i paesi io cui e~iste l'imposta delle porte e delle finestre, essa deve e"sere soppressa, e devono essere incoraggiati i proprietari i privati, affinché aprano, nelle pareti delle loro abitazioni, · balconi piò. vasti che sia possibile, destinati ad aereare e soprattutto ad illuminare gli ambienti abitati. Quarto voto. - Sarà eseguita in tutte le citta importanti (di almeno 20000 abitanti) un'inchiesta modellata su quella che é stata intrapresa dalla. citta di Pat·igi, per conoscere la distribuzione della tubercolosi nelle case e ricercare le leggi di questa ri partizione. È desiderabile, a quest'effetto, di stabilire in tutte le cilla un indicatore sanitario delle case. Quinto ooto. - l poteri pubblici devono preoccuparsi nelle citta dell'orientazione delle nuove strade e di regolarla in modo che ogni parte del la strada possa, almeno per alcune ore del giorno, risentit•e il beneficio dell'azione di· . retta dei raggi solari. Sesto volo. - D'ora in avanti la larghezz11 delle strade e l'altezza delle case, che le fiancheggiane>, devono essel'e regolate in modo che i raggi solari possano, almeno per qualche ora di ogni giorno, colpire, i muri di fronte, dalla base alla sommità. l.O -

Giornale medico. ·


146

CONGRESSI

Settimo ooto. -La la1·ghezza minima dei cortili interni deve essere calcolata nella stessa maniera e darfl i medesimi risultati della larghezza delle strade. Ottaoo ooto. -Nessun ambiente abitato (compresevi le cucine, i laboratori, gli alloggi dei portieri) potrà essere illuminalo ed aereato che dalla parte delle strade. e dei cortili, aventi le dimensioni sopra indicate, e da finestroni di sezione proporzionata al iA super ficie dell'ambiente. Nono ooto. -Tutti i servizi e tutte le dispc.sizioni delle case dovranno essere studiati. affinché la ventila zione di lutti i locali vi si effettui in modo per manente che nessuna emanazione nociva possa invadere i locali abitali. Particolarmente gli apparecchi di riscaldamento e i condotti del rumo dovranno esser e co~t1·utli in modo che nessuna emanazione d'ossido di carbomo possa diffondersi nei locali abitati. Decimo ooto. - In nessun caso non si dovrà tol lerare nell'anitazionè, anche di giorno, alcun ambiente che non possa essere illuminalo dalla luce naturale. Un.decimo ooto. - Ogn i locale che fu ab1lato da un lubercoloso non dovra essere t'iappigionato od occupato da altra persona, che dopo essere stato disinfettato con cura. Dodicesimo ooto. - Nessuna cot'le destinala ad illuminare e ad aereAre ambienti abitabili polra ess ere coperta io tutto o in parte, a qualunque altt-zza, cnn invelriate o con altro mezzo di copertura. T r edicesimo ooto. - No1 domandiamo, per diradare la propa~azione della tubercolosi nella marina mercantile: ]. Che ogni riforma nella marina di guerra produca una rifot'rna corrispondente nella ma1·ina met'cantile. II. a) Impedire chf'. siano imbarcati marina ri tubercolosi, e, come sanzione di questa misura : 1• Una visita m~dica accurata al momento dell'a rruolamento; 2• Una visita simile al momen to d~ll'i mbarco; 3• L'obbligo del libretto individuale. b) Lo sbarco di ogni marinaro tubet'coloso. III. La formola d'un'igiene dell'alloggio e dell'operaio fluttuanti . IV. Il migliot'amento della nutrizione, delle condizioni del sonno, e la lott.a contro l'alcoolismo. Esercito. - 1ndipendentemente dalle misur e gPnerali d'i~Ziene, che sono o che saranno prese, in vista di m• gliorare la condizione sanitaria del soldato, sia riser vato, per ciascuna caserma, un locale speciale per t'icreazione provvisto di libri, di ~iuochi diversi, ecc., come pure di bibite sane, al fine di diminuire per il soldato i per icoli delle malattie infettive, che può contrarre al di fuor i. Che inoltre la tubercolosi, risultante dal contagio alla caserma, sia pervenuta nei diversi eserciti per mezzo di visita medica, mensile e nominale di tutti gli uomini sen..;a eeee.:ione; che i casi di tubercolosi aper ta constatati siano immediata mente se~nalali al servizio competente, come qualunqufl altra malattia contagiosa, affinché le misure di disinfezione siano pres:e ertlcacemente. Seguono molti al tri voti sulle dichiarazioni e sulla statistica amministrativa della tubercolosi . Nella prima sezione, il dottor ?.lignon di Romorantin, ha dimostr·ato e provato che una delle cause più fr·r•quenli della tubercolosi r·istede nella demineralizzazione dei tessuti, la quale costituisce un terreno favorevole al contagio.


147

RIVISTA. BI.BLIOGRAFICA.

Questa demineralizzazione ha per C8\!Sa essenziale l'impoverimento del pane in losfaU e sa li miner ali, dovuto a ll'introduzione, fino dal 1884, del nuovo l'i-

stema unghe rese a cilindri, che dà u-q pane bianchissimo, ma elimina il germe

e le parti sotto-corticali del chicco, le più ricclta in fosfati e sali m inerali. Le analisi fatte dal s ignor A . Muntz, dell' Istituto, dimostra no che il pane bianco dei for nai pari,çrini, fabbricato con farine di cilindr i, non contiene che .0,13 di fosfa t i e 1,57 di sali miner ali, contro 0,27 di fos lati e 1,i(; di sali minerali contenuti nel pane fabbricato con farine p1·odotte da mulini a mole metalliche gr·aoulanti dél sistema Schweilzer, delle Meunerie-Boulangerie della Villelle. Se si coosidera che i fosfati e i sali minerali del fr.um en to sono essenzialmente assimilabili, e facile di rendersi conto delle conse~uenze tiell'errore che commettono coloro che »acrificano la qualità nuli'iliva reale del pane al pt·e.giudJzio della sua bianchezza. Quf'ste conclusioni concordano con quelle della comunicazione del dolloré Barnay, sullo stesso argomento, aUa quarta sezione; e~Zii aggiunge' che la sostituzione della farina di cilind1·i alla farina di mole, dovuta unicamente a~ preaiudizio del1a bianchezza, è una delle cause capitali della degenerazione -dell'individuo, e per conseguenza dell'atlitudine a contrar re la tube r colosi. L'oratore richiama pure l'attenzione del Congresso sul danno dell'impasla·mento a mano, falto da operai tubercolosi, e prova che la cottu1·a non distr ugge i bacilli che possono in seguito infettare il consumato1·e. Ecco il voto emesso su tale argomento, sulle conclusioni del dott. Bar nay: 1° Che i poteri pubbl ici pongano allo studio la questione del r egolamento dei forni allo scopo di assicurare, nel più corto tempo possibile, la soppressione dell'impastamento a mano, facendo put'e scomparire questa causa di propaga zione generale della tubercolosi, tanto nell'interesse dell'operaio che in quello del consumaLore; ' ~ Che il cor po medico rea~isca contro la tendenza moderna dei consumatori a desiderare un pane sempre piu bianco e faccia loro compr endere che il pane diviene così sempre più povero di fosfa ti e di sali mineral i, il che pre· para un terreno fa vorevolissimo allo sviluppo della tubet•colosi. La paniticazione praticata nelle fabbriche di pane col sistema Schweitzer, per esempio, è la sola scevra di danni, sotto questo punto di v·ista.

c. SFORZA.

ltiVISTA BIBLIOGRAFICA. LurGr FERtuo. - La dlaguoal oUulo& 4elle malattie Interne. pografico-editrice Torinese, 1905.

Unione ti-

È un'opera essenzialmente originale, nella quale l'autore, docente di patolo~?ia medica

nella R. Università di Torino e ben noto negli studi clinici, si propone di riassumere a beneficio della pratica, i g randi progressi compiuti io questi ultimi 15 anni nella conoscenza d elle malattie interne al letto del .malato.


148

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Tutti i medici sanno, e se ne accorgono presto g li studenti degli ultimi anni di corso universitario, come essenziali e molteplici differenze corrono tra. il quadro schematico di una malattia, quale è tracciato dai trattati di patologia, è l'a spetto clinico cosi variabile del malato chE\ si esamina a letto. Ora, scopo appunto del Ferrio è di studiare Je deviazioni del quadro classico, comunemente descritto, delle malattie e delle cause che le producono, del modo in cui esse possono associarsi tra di loro e reciprocamente infiuenzarsi, del valore dei vari sintomi, della reale portata e della tecnica dei metodi di laboratorio di cui cosi estesamente oggidl si vale la diagnostica, desumendo il materiale occorrente da tutte le pubblicazioni speciali in cui si trova disperso, per riunirlo e predisporlo in un piano che corrisponda , il più possibilmente, alle esigenze del servizio pratico. L'opera consterà di quattro volumi, di cui finora è pubblicato parte del primo dedicato alle malattie d'infezione. Nei successivi verranno trattate la malattie dell'apparecchio circolatorio e respiratorio; dell'apparecchio digerente, uropoietico e delle malattie del rica1nbio del sangue; del s istema nervoso. Un'utile innovazione dell'editore è stala quella di farne seguire la pubblicazione per mezzo di puntate di 200-300 pagine, allo scopo di evitare gli inconvenienti che si lamentano per la stampa troppo frammentaria delle opere in dispense, e per fornire volta a volta al lettore una certa quantita di materiale subito utilizzabile per la lettura e per lo studio. È certo() che tutti i medici potranno ricavar•e da quest'ope ra, falla con intendimenti pratici veramente appr ezzabili, una guida utile e sicura nell'esercizio della loro arte. RANDONE. G. KLEMPERER. - Cura della oalooloal renale. - T raduzione del dott. Ar turo Gi!ardoni. - Torino, Carlo Clausen (Haos Richter succes.), È un manualetto che, in piccola mole e in forma concisa e molto chiara.

contiene p recetti veramente utili e pratici per la terapia di questa oggidj ttbbastanza frequ ente malattia dell'alterato ricambio organico. lofatti, e sposto il modo Hecondo il quale il medico deve comportarsi davanti ad un accesso di colica r enale, l'autore viene a trattare della profilassi, che sola può preveniroe le recidive, sia colla terapia dietetica c:he con quella me· dicamentosa, di entrambe le quali egli espone le norme e le modifìcaziooi riconosciute necessarie per adattarle alle tre principali manifestazioni di calcolos i, la fo sfatica, l'urica e l'ossalica. Vi fa seguire ttlcuni consigli igienici per l'ammalalo, e l'indicazione delle stazioni termali e delle fonti alcaline a cui egli può r icorrere tanto a scopo profilattico che curativo. RANDON E. De l'hoapltaU.atloa d'urgenoe eu bmps de guerre, par le D.r FERRIER. Paris, F. J;t. de Rudeval, éJiteur.

Quantunque questo libro del maggiore medico dell"esercilo francese Ferrier dati da più di due anni, non può sfuggir·e l'importanza'che viene ora ad acqui· stare dopo che le esperienze delle ultime guerre hanno dimostralo come l'esito di molte ferile penetranti dell'addome, del petto e del capo, pr·odotle dai mo-


CONCORSO AL PRE MIO BIDERI

149

derni proiettili, diptmda essenzialmente da un adatto trasporto, e, quando questo non è possibile come pur troppo accade frequentemente, dalla cura immediata sul posto.

Ma per ciò è necessario di provvedere, in un tempo brevissimo, non solo al trattamento medico- chir urgico di un numero di feriti assai rilevante, ma ancora di procurare loro le cure materiali, i mezzi di ricovero e di protezione contro le intemper ie, il mate riale lettereccio, l'alimentazione, ·ecc., e tutto ciò in via di ur genza e con norme e criteri ben diversi da quelli della ospitalizzazione lungo le retrovie. A un tale studio pertanto è rivolto il libro del Ferrier, diviso in due parti, la prima delle quali riservata ai mezzi di esecuzione più pratici per realizzare in tempo di guerra questa ospitalizzazione d'urgenza, e la seconda a porla in relazione colle situazioni tattiche che più frequentemente occo!'re di incontrare in campagna. A queste due l'A. fa seguire una ter za parte, in cui è esposto un esercizio pratico di ospitalizzazione di urgenza, fatto in base ad un tema tattico, s volto dalla guarnigione di P a rigi nell'ottobre dell'anno 1899. Bastano questi brevi ce nni per convincere dell'utilità prati·c a dello studio del maggiore Ferrier e del vantaggio che può ritrarne il medico militare anche soUo il semplice riguardo delle manovre sui quadri e sulla ca1'!.a a cui egli deve prender parte. RANDONE .

CONCORSO AL PREMIO BIBERJ lllauUato 4el oonoor.o al premio Blberl per gU uMolaU mecliol4el a. eaerolto e 41 marta&, aoa4uto n 81 marso 1 908.

La commmissione aggiudicatrice del premio, composta dei s:ignori: maggior generale medico ispettore capo di sauità militare Chiaiso comm. Alfonso presidente, maggior generale medico ispettore De Renzi comm. Giuseppe membro, eolon nello medico ispettore Alvaro comm. Giuseppe membro, e maggior generale medico ispettore Randone comm. Giovanni, membro e relatore; si è riunita il giorno 4 gennaio 1906 in s~duta privata per delibHrare sulle memor i" presentate al concorso scaduto il 31 marzo 1905 sul tema pubblicato nel Giornate militare, parte seconda, del La fatica nella oita militare: r~sisten~a organica, sc.;oi coe~cienti; eccesso di fatica (surmenage) e sue conseguenze. Il carico del soldato italiano: come poierlo alleggerire e meglio distribuire sen.;a prioarlo degli oggetti necessari. Le memorie pervenute in tempo utile furono le seguenti, enumerate secondo l'ordine di arrivo, colle r ispettive epigrafi: 1• EJ:perimentum artia atque seientiae principium, giunta il 21 marzo1905; 2• Costanza e ool()ntà, giunta il 28 marzo 1905; a• lbia redibis non morieris in bello, giunta il 3t mar zo suddetto. Il relatore generale Randone dà lettura delle relazioni s ulle singole memorie.

1


150

CONCORSO AL PRElUO RIBERI

L'autore della Mémoria o. 1, avente l'epigrafe: E:x:perimentum artis atque seientiae prineipium, pre messo che la fatica è un eccesso di attivii.A dell'organismo quando questo ha spiegato il massimo di ener~ia, viene a dimostrare tale concetto, esaminando gli etletti della fatica pr ima nella vita di relazione, ossia sull'apparato nerveo muscolare, poscia in rapporto alle funzioni della vitavegetaliva o di nutr izione.. Naturalmente, il suo studio si fonda essenzialmente sui risultati degli esperimenti; e a tale proposito si potrebbe for:se osservare, che egli si diffondetroppo minutamente, che noi comporti il tema e l'indole del lavoro, sulla tecnkarelativa; ma oltre che l'a utore rende in tal modo un ben dovuto tributo a gli scienziati italiani, tra i quali primo il Mosso, che a questo ramo della fisiologia hanno por tato un cosllarg,o concorso eli istr umenti e di metodi, dà provadella sua diutur na pratica nei laboratori, e fornisce al medico militare un utileindirizzo pratico per osser vare e studiar·e da solo, in molte circostanze di servizio, i fenomeni della fatica nel soldato. Un altro rimarco che, a primo aspetto, sembra potersi fa re alla memori& in es~tme d che l'autore abbia, di preferenza, fatto uno studio della fatica in ~e­ nerale, senza entr are direttamente nello spirito del tema. Ma basta scorrerne i primi capitoli, per convincersi che non solo egli applica le prove del laboratorio ai diversi atti in cui la fatica si esplica nella vita militare e che piu facilmente e con maggiore intensità la originano, ma con molla diligenza raccogliele esperienze praticate sopra i soldati e i fatti su di essi constatati · in ordine alla fatica, sia dagli osservatori che si sono occupati dell'argomento che da lui stesso. Per citare alcuni esempi, trattando degli effetti della fatica sulla contrazione muscolare, l'autore si basa di preferenza sugli esperimenti del Mosso, eseguiti col suo miotonomelro sopra i soldati di r itorno da una lunga marcia. Nello svolgere la questione dell' allenamenllo e della fatica periodica, e l'altra della influenza del ritmo sulla fatica, desume le sue conclusioni da falli constatali sperimentalmente sui soldati, specialmente se reclute; come ha ten uto lo stessoprocedimento per determinare l'i ollueoza di tal uni agP.nti sulla fatica, tra cui i mezzi farmacodinamici quali lo z:uccaro, l'alcool, la coca, alla cui azione dedica un capitolo asRai importante. E a conferma delle sue esperienze personali, stanno i numerosi grafici dellecurve della fatica, degli ergogrammi, ergosletogrammi, pneumogrammi, ecc.• coi quali dimostra l'infiuenza della fatica sul lavoro muscolare, sull'allenamento, sul cuore, sulla circola zione, sui riflessi vascolari, sulla respirazione, sulla velocità dei movimenti volontari, ecc. Oltre di che non si deve ommeller e la considerazione, che, se l'autore avesselimitato le sue indagini alla fatica nella vita militare, esse non sarebbero s tate sufficienti pnr giungere a stabilirne completa la concezione quale é oggidi, cioè che la fatica , dal punto di vista fisico, è la conseguenza della diminuzione della eccitabilità per l'aumento della resistenza muscolare e quindi dello srorzo sempre crescente dei centri nervosi per pr odur re lo stimolo oeces~ario; e sotto il punto di vista chimico è il risultato del consumo progr·essivo di sostanze _indispensabili a ll'attività dei muscoli, delle quali esse non si possono rifornire con la necessaria prontezza ed attività, e del derivante aumento di prodotti di rifiuto dotati "di pr·oprietà tossiche, non 11ufficentemente eliminati o neutralizzati, che esercitano sui muscoli un'azione curarizzanle.


CONCORSO AL l'RBMIO RLBE1U

151

E-i alla stesga conclusione arriva l'autore dall'esame della fatica sui centri nervosi e s ugli organi dei sensi~ donàe il bisogno sempre crescente dello sti· molo per reagire, stante la maggiore resistenza da essi oppos ta, e la necessita del r iposo per la loro reintegrazione. ~ innegabile, che tàle concezione della fatica, emanazione diretla dell'osservazione e dell'es perimento, è la più corrispondente allo stato attuale della scienza . Anche ne llo s tudiare gli effe tti della fatica sulla vita di nutrizione o vege· tativa, l'autOre non trascura alcuno dei fatti che più frequentemente occorre di osservare nella vita mililare, a pplica ndo nella loro interpretazione i risultati degli esperimenti di laboratorio. Le alterazioni pr·odotte dalla fatica, osserva l'auto re, sui sughi del ventricolo e s ulla parte meccanica della digestione, essendo il ventricolo un organo muscolare, danno luogo a manifestazioni morbose caratterizzate da depressione morale, lentezza dei movimenti, diminuzione di forze, come è stato constatato in molte g uerre. Sulla circolazione l'influenza della fatica si manifeste col cardiopalmo, colla dilatazione acuta del ventricolo c! estro, colla ipertrofia, colla mio-cardi te da surmenage; e dagli esperimenti del Mosso s9pra soldati è appunto risultato, che la fatica del cuore. è rappr esentata dall'abbassamento della pressi•me sanguigna ~ quindi dall'aumento dei battiti cardiaci. A produrre i quali effetti concorre, coglt sforz ~ muscola ri eccessivt, il peso dello zaino s ulle spalle col petto stretto nell'equipaggia mento militare. . Ma è la fun:r.ione della respirazione che per la falica subisce le modificazioni più notevoli, come hanno anche qui dimostralO gli espel'imenti istituiti COl S U (I ergoslato dal Mosso sui soldati, specie per l'affaticamento dei muscoli del torace sotlo il peso dello zaino, da condurre anche all'esaurimento. Giunto a questo punto l'A., quale a nello di congiun1.ione tra la funzione di r elazione e quella di nutr·izione, dedica un capitolo importantissi mo alla fatica in rapporto al calore a nimale, per venire a parlar e del surmenage e delle sue conseguenze, e quindi della t'esistenza organica e de' suoi coefficienti. Ormai non vi è dubbio circa l'aumento del calore prodotto dalla faticu, paragonabile a quello delle febbri traumatiche, pòr il gran numero di cellule dei tessuti che si alterano e muoiono col passaggio dei loro prodolti pirogeni nel sangue. In tal modo s i' originano le così dette f~bbri da surmenage, che durano 5· 6 gior ni e si accom pagnano ad una estrema prostrazione. Ed appunto fra le varie definizioni del surmenage, l'A. pref~risce quella del Martin, che lo fa consistere in tutta quella serie di distUI·bi, che dalla semplice stanchezza vanno finn alle manifestazioni tifose, le quali tutte ricouoscono per causa una intos· sicazione. A diminuire questi effetti dannosi della fat ica e ad aumentare la resistenza organica serve l'allenamento, il quale insegna a limitare il consumo dell'energia al puro necessario mediante la facilità, la tlessibilita, l'abitudine di non produrre altro .che le contrazioni muscolari strettaménte necessarie, ed educando a questo minimo dispendio di fatica le altre ·runzioni, e specialmente la r espirazione. A complemento del suo studio, l'A. accenna pure alia influenza della fatica sulla vita psicbica, che si manifesta con dis turbi mentali, i quali hanno molta analogia coi segni della pazzia, tranne che sono più miti e di carattere tran· sitorio. In consegue nza del surmenage possono sopravvenire delle allucina ..


152

CONCORSO AL PREMIO RIBERI

zioni e delle illusioni; e sla a pt·ovarlo l'esempio di lulle le guer re e specialmente dell'ultima russo-giapponese. La fatica poi agisce sulla memoria, s ull'immaginazione, sulla volontà, sull'energia modificandole ed affievolendole in modo da giungere all' abu~ia, all' amnesia, ad un vero stato di torpore. Si comprende quindi, conchiude l'A., quale influenza possano avere gli eccessi e sp~cialmente le lunghe marce sullo · spirito, s ul morale e sulla resistenza delle truppe. Nella 2~ parte del lavoro, circa il carico del soldato italiano, l'A. dopo avere convenientemente svolte le questioni di tì,siologia r elative al centro di gravità del corpo, ai cambiame.nti che esso subisce nei movimenti, a lle leggi che li g-overnano, alla quantità di lavoro richiesta dalla marcia e dalla corsa, al carico medio che può soppo rtar~ il soldato; dopo una diligente r ivista delle modificazioni che l'equipaggiamento militar·e è andalo subendo in lutti ~li eserciti e dei principii ai quali esso si deve informare, passa in rassegna le pr·oposte più pratiche ed a ttuabili per ripartire ed alleggBrire il carico del soldato italiano, diffondendosi specialmente s ullo zaino del capitano Grassi attualmen te in espe· rimento. Ma, affinchè anche sotto il riguardo pratico, il ~uo studio arr ivasse a qualche conclusione, l'A. ha presentato una proposta per alleggerire il caraco del soldato italiano e renderne il po!'lo 'meno incomodo, consistente nella riduzione dello zaino attuale ad avere la conformazione di un sacco non spor gente oltre l'attacco degli spaliHcci, mediante la semplice rimozione dell'impalcatura di so· steg!lo e la scucilura delle par eti laterali. Con tale semplicissima innovazione il peso dello zaino viene a subire una riduzione 'di peso dikg. 1,200, colla quale, unita alla soppressione di pochi altri Ol!gelli di corredo su cui oramai generalmente si conviene, e all'adozione delle scarpe di riposo, si verrebbe ad ottenere una diminuzione complessiva di circa 3 kg. nel carico del soldato, sufficiente per ricondurlo nei limiti in cui deve tener si. Non si può a meno di constatare, cha la proposta dell'A.; merita di essere pr esa in considerazione anche dal Ialo economico. Nella memoria n. 2 Costan~a e oolontà l'A. pr emette, che ha cercato di svolgere il tema sopratutto in relazione a lla 2• par te, persuaso che una delle cause più importanti della falica del soldato sono il carico eccessivo a cui é assoggettalo e la s •1a non adatta distrrbuzione. Conviene quindi anche egli implicitamente, che la prima parte del suo lavoro, che è pure la principale del tema è appena tracciata, e non corrispondente all'importanza dell'argomento a al cumulo delle indagini sperimentali che ha provocato. Tuttavia il concetto della fatica è abbastanza bene concretato; è ·pratica ed interessante la r ivis.ta che vi fa seguire clei cot•pi che, per la specialità del servizio, sono specialmente esposti alla fatica mentre l'analisi dei fenomeni presentati dall'uomo stanco è basala su osser vazioni ed esper imenti personali dall'autore islituiti su solda ti. M a i falli ed i dati che ne ha desunti e coi quali egli cerca di determinare l'influenza della fatica sulle funzioni, sulle secr ezi.oni, sulla termogenesi ecc. sono troppo scarsi e quindi non sufficienti per giungere da sole a conclusioni ,di confermato valore scientifico. Sfiorati poi appena gli altr i punti del tema, l'A. viene a trattare del carico del soldato italiano, e dopo un cenno sommario delle varie proposte a vanzate per alleggerirlo e distribuirlo meglio, dichiarandosi avversario dell'abolizione dello


CONCORSO AL PBEMIO RIBERI

153

zaino, conchiude col dire che lo zaino del capitano Grassi, ora in esperimento, e le moditlcazi,mi all'intero eq.uipaggiamento dal medesimo propos~e, sono, al giorno d'oggi, quanto di meglio si possa desiderare.

L'A. della memoria Ibis redibis non morieris in bello, nella considerazione cb.e la forza della fanteria dell'esercito italiano è poco lontana dalla q1et.à della forza media totale, e ne oltrepassa i 31 se vi sì aggiun~ono gli altri corpi a piedi graPJatieri, alpini, bersaglieri, e, con lalune riserve, l'ar tiglieria ùa montagna e da fortezza, il genio, i carabinieri, le compagnie di sanita, di sussistenza, si propone di sviluppare, di preferenza, quello che gli è sembrato l'obbiettivo del tema, la fatica della marcia,che è la fatica per eccellenza della fanteria. S1ccome poi anche l'armata concorre a costituire la grande famiglia militare, cosi aggiunge che entrerà pure nell'esame di speciali attività e di particolari condizioni di lavoro di alcune categorie che la compongono, su cui egli ha fatto studi in proposito; e certo l'1dea è geniale e meritevole di tutta la considerazione. Accettando anche egli il concetto, che la fatica è una conseguenza della diminuzione o della perdita dell'eccitabilità all'irr·itazione provocata dallo stamolo, l'autore imprende a dimostrarlo coll'e!iame dei suoi due coefficienti cioè la contrazione muscolare o la .fatica dei muscoli, e l'elemento nervoso centrale e periferico o la ~"atica neroosa, rilevandone i fatti pr incipali in parLicolar modo per la fatica dei muscoli, così che, sotto questo riguardo il concetto della fatica riesce abbastanza bene interpretato. .Ma tale non appar·a quello della fatica delle funzioni. in particolar modo della respirazione, e non sufficientemente !'!volto dal lato sperimentale. Prende dopo l'A. in esame i diver!.'i modi con cui si esplica la fatica nelle var-ie armi, e naturalmente incomincia dalla marcia, ma s i estende subito troppo minutamente in argomenti relativi piuttosto alla fisiologia in generale e all'igiene, che, per quanto interessanti, mancano di un diretto rapporto col tema e quindi distraggono facilmente l'attenzione dal suo obbiettivo principal.~ . Basti accennare ad es, allo studio minuto che l'A. fa delle condizioni anatomiche del piede e delle alterazioui che vi apporta la calzatura, per dimostrare le quali egli ha prese molte impronte di piedi di militari di terra e di mare più o meno deformati da scarpe difettose, per giungere, dopo lutto, alla conclusione, che ciò nonostante quegli individui erano ottimi camminatori Invece di maggiore interesse scientifico e pratico appaiono le considerazioni sulla influenza che,_da una parte, banno nella produzione della fatica della marcia. la lunghezza, la velocità, il numero de' passi, il percorso ecc., e dall'altra quella che vi esercita il carico del soldato, donde la necessità di stabilire in base ad esso la durata delle marce, perché n· lavoro, valutabile, secondo la formola del Marey, in Kilogrammetri, sia proporzionale all'ener gia di cui il soldato può disporre. Viene dopo l'A. a t.rattsre degli effetti della marcia sulle funzioni, sulla termogenesi, sulle secrezioni sugli organi dei sensi, sui renomeni psichici, con molla abbondanza di fatti e di particolari, non però lutti rigorosamente desunti o controllati dall'esperimento, e frammisti a frequenti ripetizioni di altri già citati nello studio della genesi della fatica in· generale, ciò che riesce un po' a danno della chiarezza e dell'ordine della esposizione.


154

CONCORSO AL PREMIO RIBERI

Come poi aveva premesso nella prefazione, l'autore si inoltra pure nello stuòio della fat!ca pr opria alle armi speciali, aò esempio delle marce in montagna degli alpini e dell'artiglieria, delle esercit.azioni e delle manovre per la cavalleria, del servizio del genio, di quello di trombettiere, di musirantt>, diffondendosi poi in particolar modo sulle fatiche di talune categorie dell'armata, vogatori, rematori, inservienti alle macchine e apportando in tale studio il contributo di osservazioni ed e!<perienze personali, come si rileva dalle tavole e dai grafici che vi ha annesso. Ma se ciò dimostra la buona inteuzione dell'A., di estendere le sue indagini sulll\ fatica a tutte le molteplici esplicazioni della vila mtlitare, le conclusioni che ne trae non possono avere la certezza sc.ientifica nè l'utilità pratica desiderabili, intento ques to, d'altronde, sinora assai difficile a raggiungers t, appunto perchè una simile specializzaztOne dello studio della futica è oggidì a ppena iniziata. L 'A. svolge in seguito l'argomento clelia resistenza organica, che molto opportunamente definisce la maggiore vulnerabilitA dell'organismo per i proòolli della fatica e per le malattie che tt•ovano in essa la causa determinante; ne esamina i coefficien ti tra cui mette per pr·imo il completo sviluppo fisico non ancora raggiunto all'età della leva, e quindi par la dE)IIe condizioni della resistenza nelle diverse armi, delle norme per constatarla e dei fattor·i che con· corf'ono a svilupparla, tra .cur in primo luogo l'allenamento . . E cosi giunge al surmenage o eccesso di fatica e alle sue conseguenze, che eflli spiega con l'intossicazione dei muscoli per efflltto dei prodotti riduttivi d& essi elaborati, e alla quale sarebbero pure dovuti taluni st.ati morbosi quali il male di montagna e il colpo di calore. Nella~· parte del suo lavoro l'A. si pt•opone di !:'ludiare il carico del soldato italiano in relazione al vestiario e all'ar.mamento, tr·attando prima molto este· samente la questione della calzatura, per venire alla conclusione dell~t ~osti ­ tuzione cl el 2• paio di scarpe con le scarpe di riposo, provvedimen LO questogià at!cettato e in via di prova. Passando al vestiario, egli riferisce gli esperimenti da lui falli per determina re le proprietà igroscopiche dei vari tessuti che servono alla sua confezione; e perché ha trovato che gli attuali indumenti di panno, sotto la pioggia, aumentano notevolmente di peso, COSÌ suggerisce di SO!'liLuirvi una stoffa meno a ssorbente, come quella. detta Loden. Quanto a gli altri mezzi rli riduzione del carico del soldato, l'A. si mostra partigiano dell'abolizione rlel cappotto e rli tutti i copricapo pesanti e rigidi qualunque sieno, che vorrebbe surrogati; in ogni cit·costanza, dalla semplice b~rr·etta da maresciallo. Per la questione dello zajno, pure ammettendo i vantaggi di qu~llo di tela, propende anche per la sua completa soppt·essione, che rappresenta una economia di peso di meglio di ùue kilogr. Per suo conto l'A., sotloscr•vendo alla diminuzione degli oggetti di corredo proposta da l colonnello Vandero, ad eccezione della bor sa di pulizia e del paio di mut.ahde, vorrebbe l"aft'ardellumento del carico del soldato nel telo da tenda e nella coperta da campo, l'adozione di un secondo tascapane, posto simmetricamente all'altro, nei quali .sarebbero collocali, di preferenzA, i pacchi di cartucce, la soppressione radicale del Kepi e di ogni altra copertura del capo all'infuori della berretta, e l'impiego dell'alluminio nella fabbricazione di tutti gli oggetli metallici. . ·


CONCOR SO AL Pl<EMIO Rll3ERl

155

In 'tal modo si verrebbe a diminuirEI di circa 5 kilog. l'a~tuale Cttrico del soldato italia no, be nefizio questo r ilevantissimo senza contare quello della sua migliore distribuzione.

l membri della commissione, ciascuno dei quali aveva precedentemente esa• minate le tre memorie, e in base alla r elazione del generale Randone, hanno ad unanimilil espresso il seguente giudizio: La memoria N. 2, quantunque dimostri che l'A . ha beM compreao lo spirito del t~ma e sia corredala di 9sservazioni e di esper ienze personali non traséurabili, é appena abbozzata e quindi non può competere colle altre due. L'A. della memoria N. 3, ha a vuto una concezione molto ampia del tema, perché, q uautunque premetta di volet·e. di prel'~renza. s viluppare quello cbe ne pare l'obbiettivo principale, cioè la marcia che è la fatica per eccellenza della fanteria, rivolge purelo s tudio a particolari condizioni di fatica nelle altt·e armi dell 'esercito e in talune categorie dell'armata ; e di ci6 deve certamente tenergliesene conto. Ma l'estensione che egli è venuto in lal modo a dare al lavoro, non gli ha per messo di approfondirne convenientemente tu~ti gli argomenti, nonostante la copia di fatti con molta d ili~rell7a raccolti; mentre la par te non abba sta nza larga fatta ai risullati dell'esperimt>nlo ha tolto in parte, alle conclusioni a cui giunge, la certezza scientifica det•ivau~e da una allenta disamina dei medesimi. L'ordine poi tenuto nello svolgerlo lo ha obbligato ad una eccessiva prolissità e a frequenti ripetizioni, ci6 ~he non concorre, in certi punti, alla chia rezza e semplicità dell'e~posizione, e ne rende piuttosto difficile un concetto sintelico, anche per l'abbondanza d1 dettagli e di particolari, che non hanno col soggetto un rapporto diretto. Lo s tudio poi del carico del soldato non ha condotto l'A. a suggerire provvedrmeoti che possano concorrere efficacemente alla soluzion~ del g ravissimo problema, poiché egli si limita a ri petere pr oposte giù fatte e ta lune in via di esper·imenlo; e la sola da lui presentata è troppo speciosa, e non pa ri all'i m. por tanza che l'A.. le vuole attribuire per diminuire il carico del soldato. ' Crò nonostante, la memoria in esame dimostt·a la coltura assai vasta dell'A., il s uo spirito d t osserva?.ione e buona pratica sper imentale; e se non soddisfa interamente alle condizioni dèl concor so, è un utilissimo lavoro di avviamento allo studio della fatica in tutte le esplicazioni della vita militat·e, poichè non om m~tle a lcun.o degli aspetti sotto cui deve es~ere considet'Rla. La memoria N. 1 è uno studio analitico a ssai minuto, e solto molli ri guardi completo, degli effetti ti~ iologici e patologici della fatica in gener·alt>, e voscia della loro a pplica zione a i vari alti con cui la fa tica si esplica nella vita militare. E' essenzialmente basato sugli esperimenti di laborator io; ma nello stes so tempo l'A. ha tenuto conto di tutti i falli rilevati dall'osservazione d i li!Zenl~ e rigor·osa della vita quotidiana, e specialmente di quelli chP, in ordine alla fati ca, sono sta\i consta tati sopra i soldali, tanto dai fisiologi, che si sono di prPfe· ·renza occupati dell'argomento, quanto dall'A. E nella a ccuratissima disamina degli uni e degli altri, per arrtval'e a ben fissare il concetto della fatica in tutte le sue molte~lici manifestazioni, l'A. dà prova di fino criter io, di una speciale e diuturna pratica di laboratorio e sopratutto di coltura estesissima, 1anto che non gli è sfuggita tllcuna delle cogniiiqni, anche Ji secondaria importanza, attinenti all'argomento. Basta infatti dare uno sguardo alla bibliografia annotata


156

INDICE BIBLIOGRAFICO MEDICO-MILITARE

in fine del lavoro, cho non si potr ebbe desiderare più copiosa e completa, e che trova sempre il corrispondente riscontro nelle citazioni del testo. L'A. poi dimostra la sua speciale abilità di sperimentatm·e,· colle nume rose riproduzioni di grafici rappresentanti i risultati degli esperimenti da lui is tituiti sopra sold.ali, a complemento e con-redo del s uo studio. In tal modo egli è g iunto a s t-abilire un concetto della fatica esatto e rigorosamente scientifico, corollario diretto di risultati speri.menLali uniformi e concludenti ; e a trarne tutte le applicazioni alla vita miliwre sinora possibili. Nè meno bene e convenientemente sviluppata, sia dal lato tMrico che pratico, è la seconda parte della memoria, rei ati va al carico del soldato, poiché dopo res.posizione delle nozionidi tisiologia occorrenti per porre nei suo i veri termini la quistione, ed una estesa rivista degli studi e delle esperienze che da molti anni si susseguono a ll'estero e in Italia, l'A. viene a delle proposte per·sonali, per alleggerire e meglio distribuire il carico del soldato, r azio· nali semplici e d1 f!lcile e pronta all.tuazione. La Com missione quindi giudica la memoria di cui si tralla indubbiamen te la migliore di tutte, per~hé dà al tema la soluzione più soddisfacente, che sino a d oggi si può pt•etendere. In conformità di tali conclusioni, i membt·i della Commissione banno unanimem ~nte giudicata meritevole di premio la memoria N. 1 E:eperimentum 3cie1ttiae at!Jue artis principium ; e di distinguere con menzione onorevole la memoria N. 3 ibis redibis non mor ieris in bello. Preso nota di tale verdetto, la Commissioue ha, seduta stante, bruc iata la scheda suggellata N. 2, ed a perte le a ltre, ha constatato che autor·e clelia memoria giudicata degna del premto è il Lenente mec'lico Casarini dottor Arturo, aiutante maggior e in 2• pr·esso l'Ospedale m ilitare di Ravenna; e della memoria da distinguersi con menzione onorevole il capitano medico nella R. Marina Olivi dollot· Ger olamo.

INDICE BIBLIOGRAFICOMEDICO-MILITARE Deutsche militi:i rlir~lltehe Zeitsehrijt, ottobt•e 1905. -

H OHlNB : La miocard it~

successi va uile malattie d'infezion e. - Koa: Etiologia delle fratture del collo del femore. - MERMJNGAS : Patologia e cut·a operati'\ta dell'epilessia Jacksoniana. Novembre. - ScHIAN: La profilassi del tifo nella spedizione di Herero, nel: l'A frica del sud-est. - PLAHL :: Il pt·imo soccot·so sul campo di battaglia second o il regolamento sanitario austriaco.- KERN: l d isturbi ner vosi del cuore in ra pporlo alla idoneità al servizio militare. - Gennaio. - KRULLE: La malar ia nella brigata d"occupazione dell'Estremo Oriente.- KERN : Aneurisma popliteo con gangrena del piede. = TAUBERT: Caustic.a della coxa va ra. Journal oj the R. Army medical Corps, dicembre. - CocKERtLL: La febbre tifoidea a Bermuda. - Cl..APHAM: Nota sulla tabe dorsale.- SMtTH: Alcune forme di febbre a Sierra Leone. - BLAKE-KNox: Note sanitar ie >mila guer ra. - COLLINS : Sull'esame diottrico de lle r eclute.


INDICE BmLlOGBAFICO MEDICÒ-lliLITABE

-

157

Gennaio, - BIRT: La febbre mediterranea nel sud-Africa.- FowLER: Sull'attività di alcuni disinfettanti. - BuTT: Profilassi e cura delle malattie veneree nell'esercito.- GuNTER: Condizioni sanitarie degli europei e degli indigeni a Pechino. - Ross: La febbre mediterranea a Por·to Said. - Febbraio. - GREIG: La campagna contro il tifo in Germania. - MITCHELL: La peste bubbonica alla colonia del Capo. - Ross: Rapida sterilizzazione dell'acqua per le truppe. Caducée, n. 24, 16 dicembre. - REYNA UO: Filaria Loa e microfìlarie del sangue. - N. 1. 6 gennaio.- PoLICARD: La lotta contro la tubercolosi nell'esercito tedesco. - CaAUVEL : Sulla composizione del pacchetto da medicazione. -N. 2. 20 gennaio. - CHAUVEL: Per dite per riforme fra gli arruolati volontari delle varie armi. - N. 3. 3 febbraio. - RoMARY : La tubercolosi nel!~ marina germanica. CATHOIRE : Febbre meqiterranea a Tunisi. Journal of the Assoe. oj Mililary surgeons, dicembre. - SToKES: Unificazione del servizio sanitario militare ·di lerrli ~ di mare degli Stati Uniti. SEAMAN: I l vero trionfo del Giappone. - HA VARO: I malati e i feritì nella guerra russo-giapponese. - Gennaio. - KEAN: La prevenzione de lle malatLie nell'esercito. - BuTLER: I per icoli delle orine dei tifosi neg li accampamenti militar i.- ÙTTO: Ap· paralo Ròntgen da campagna. -Febbraio. - LuNG: Dell'a icoolismo.- CRAMPE CARTER: Sulla sor·veglianza delle .epidemie. A.rchioes médieales belges, novembre. - STAINFORTH : Edemi duri traumatici. - Dicembre. - V AN Ex : Sulla cura delle fratture. - Gennaio. - HENRARD: Le varici, le loro complicazioni, e vari metodi di cura. - HAINAUT: Neurastenia e paralisi generale. .:l.rchitJes de médeeine et de pharmacie m ilitaires, gennaio. - Jos: La febbre tifoidea nell'esercito e la sua etiologia. - CoNTE : Influenza dei bagni di mare sullo sviluppo delle otiti medie. - ALVERNHB: Stato sanitario delle truppe coloniali francesi - Kot>P: I medicamenti compressi nell'esercito tedesco. - Febbraio. - BoDARD : Acqua ossigenata e perborato di soda. - MARESCHAL: Nota sul senizio sanitario militare agli Stati Unili. Militl.irar:zt, 9 febbraio. - FREUND: Malattie de lle r eclute. - Mevea: La nervosilà nell'esercito. Medicina militar espu.nola, 10 febbl'aio. - LARRA v CEREZO: Profilassi della tubercolosi. - MA S GuiNOAL: Alter·azioni dei medicamenti. GruxoNI GIOVANNI, ten ente medico: Tetano e iniezioni ipodermiche di chinina. Estratto dalla Ga:::etta degli ospedali e delle cliniche. 1905. CoNSIGLio PLACIDO, tenente medico: A lcune note di psicologia militare. Estratto dalla R ioista militare italiana, 1906. SKSTINI LEONE, capitano medico nella R. marina: Sui criteri desunti dai dati fisici per determinare la attitudine al servizio militare nella armata italiana. Estratto dagli .A.nnali di medieina navale, 1905. SneR: Fahnenflucht und unerlaubte Entfernung, eine psychologische psychialrische und militàrrechlliche Studie. Halle, a. S., 1905.


158

MISCELLANEA Commissione tecnica per l'educazione fisica. - Ben compreso della importa nza e della efficacia che lo sviluppo della ed ucazione fisica ha per l'eser cito, ed appr ezza ndo il sano e patriottico movimento che io fa vore di e~sa si .-va ~i u sta · sta mente accentuando nella nazione, S. E. il ministro de!la guerra ha deciso di proporre a S. M. il Re la istituzione di una commissione tecnica pe r la educazione fisica , quale en te consultivo compete nte per i provvedimenti e le t'il'orme che al riguarJo po tes~ero esser riconosciute utili o n ece~sarie. Della detta commissione é presidente il tenente generale della riserva conte Taverna, Renatore dlel Rep:no; ne fa parte pure come membro consulente il maggior e medico dott. Ridolfo Li vi. Biblioteca medica circolante. -La librel'ia Claus en di Toriuo (or·a di proprietà H ans Riuck) ha istituito. a datare dal febbraio di quest'anno, una biblioteca medica circolante. L'abbonamento annuo è di lire 25 per un volume a lla vol ta; lir·e 38 per due volumi, lif'e 50 per tr e volumi. Le spese di spedizione sono a ca r ico dell'abbonato. S. M il Re di Spagna ha nominato il genera le di cava lleria principe Ltrigi Fenlinando di Bavre r!:l (che come tutti sanno é dottore 111 med icina) a ispetto re di sll nilà di t• clas~e onorario (gener~ le merlicf·) del corpo !;'anilario spagnolo. Il 25 gennaio u. s. il Principe l'iceve nel P alazzo Reale di Maclrid una nurnPr 0!'8 deputazione di ufficiali medici del pr esidio. Questi gl i offrirono in dono la unifot·me del suo grado, che e~li pr·omise di indossar e nelle sue non rare visite in Sp~gna . È cer·to la prima volta che un pri ncipe di una casa re~man te rice ve un gr•~tdo nella ger·ar chia med ico militare. Ci r allegria mo viva men~e coi camertt ti spagnuoli per 1! nobile acqoisto che hanno fatto, ma sia mo anchè certi cbe tra i tanti liloli onorarii di cui, per· la sua eccels a nascita, é insignito il nuovo genera le medico, quello conferitogli dal s uo r ea l nipote gli sarà il più gradito, perchè dovuto al suo merito scientifico e profes~iona le . Com'è noto la Casa Reale di Ba v1era conta d ue medici tra ·i suoi membri, cioè, oltre al P r incipe Luigi Ferdiua ndo, laureatosi nol1 888, il Duca Carlo T eodoro, che e un distin to oculista.

La società tedesca per i cani sanitari f0rnì, su do manda delle a utorità mediche r us"e, tre cani per esser e uti lizzati in Manciuria . A quanto app1·endJa mo dal Cad ucée, questi cani resero cola ollimi ser vizii, scuopr e 11do 26 feriti, che senza di essi serebbero fatalmente morti. l cani sanltarli. -

Nel corpo sanitario germanico sat•anno istituiti, a quanto dice il ~iornal e Ham -

burger Nacllrichten., quattro posti di ml:ldico ispettore, con ~rado COI'l'Ìsponòente a quello ili comanoa n le rli brigata. XV Congresso internazionale di medicina. (Lisbona - 19·26 Rprile 1906). ~ Com unichiamo le SC'guenli Informazioni l'e la live alla X V sezione, (M ed i .~ ina m i liL&I'f>) . P!'esidente d ... lla sezione : dotl. Mo niz Tow1res . (l:a lr,ada cio Ma rquez d'A brMlte!', 0:2, Lisbona) - S e~!l·et.uri o dot t. :.\lanuel Giao (115, Avenida da LiberJa le).


HOvnfENTI AVVENUTI NEL CORPO SANI T. E NEL PERS. FARMACEUTICO

159

Temi designati ufficialmente dal comitato ordinatore. - 1• Organizzazione del servizio sanitario avanzato. - Relalori doU. .P. Gomez GoozaiAs, ispettore medico, Barcellona)- doll. Manuel Giao - colonnello m edico lmbrraco, Fit·enze. 2• Chirurgi~ di guerra al posto di primo soccorso. - Relator i: dott. Barbosa Leao (232, Rua do Ouro, Lisbona)- dott. Nimier, pr ofessore a l Val·deGrl\ce - pr of. N. s ·e nn, Chicago. s• Educazione militare del medico militare. - Relatori: doll L. Nunes (122 Largo da Gr·aça, Lisbona - dott. Lemoine, professor·e al Va l- de- Griìce. 4• Razione portatile del soldato in campagna. - Re la tori: dott Seamen, maggiore medico, New- Yùrk. Arg()menti raccomandati dal comitato. - r Personale medico chirur~ico delle formazioni sanitarie avanzate- 2• Puritìcazione delJ'acqua in campagna3* Sler·ilizzazipne del materiale chirur g ico nelle formazioni sanilat•ie - 4• Ospi· talizzazione di urge nza sul ca mpo di battaglia - 5• Disinfezione del campo di battaglia - 6• La radiog rafia e la baUe r·iol o~ia in CBmpagoa. Com un ica:io~i già annun.;iate. OoU. S . Os born (Inghillerra) Ambulanza au1omobile come stazione di prima medicAzivne s ul campo di battaglia. Seno (Chica go) disint'ezioni secondarie delle fe rite d'arma da fuo co infette . Avvertiamo ancora. che la quota per· l'ammission&al congresso (ft'. 25) deve e~sere mandata al sig. Alfredo Luiz Lopes, tesoriere del congresso , unitamente alla domanda d'ammissione, se s t vogliòno ottenere le facilitazioni ferroviarie accor·date ai con gresstsli. Esposizione di antropologia criminale. - l o ccnoessiooe col s esto congresso internazionale di antropologia criminale, che avrà luogo a Torino negli ultimi giorni del pr ossimo aprile, é stata or ganizzata anche una esposizione di an tropolo~ia criminale e di polizia scie nliflcll, destinala a t·accogliere riocumenti di ogoi specie illustranti la dottrina dell'antropologia cr tminale e riferentisi alla biolosia ed a lla psicologi!l dei criminali: preparazioni anatomiche, fotografie, lrscctati, modelli, lavori diver si di delinquenti, letteratura dei delinquenti, tlCC.

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Per~on. Farmaceutico (Dispense N. 3, 4, ~ • .6. 7 e 8del Bolltllinfl ulfìcialet dtlt~nomiu eJ .

Uffl olall l n •ervhlo attivo permanente .

Determina.; ione M inisteriale 31 dicr1mbre Hì05. Lo Bu Nco Luigi, capitano medico 5 fante r ia. - Trasferto ospedale Palermo. TRoiANI Pietro, tenente medico ospedale Chieti. - Id. 5 fanlet·ia.

Determina.;ione Ministe riale 25 gennaio 1906. LEORINt cav. Francesco, capitano medico 39 fanteria. - Trasferlo 3 fanteria. PncPINELLt cav. Pietro, id. collegio militare Roma. - Id. ospedale Roma.

PAsCALe cav. Alberto, id. 17 fanteria . -

Id. reggimento cavalleggeri di Pado va.


160

MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FAIDilOEUTICO

MARINI P io, capitano r eggim ento cavalleggeri di Padova. - T rasferito Collegio militare Roma . MILITELLO Emilio, id. 11 ber saglieri. - Id. 5 bersaglieri. MARl\1 E:.io, id. 3 fanteria (comandato ospedale Torino). - Id. 39 fanteria (con~ tinuando come sopra).

R. Decreto 18 gennaio 1900. BoccoNI Attilio, tenente medico ospedale Rom~.- Colloc.ato in aspettati-va per infermita tempor anee non provenienti dal servizio per la durata di un anno. Determina~ion e

Minilfteriale 1• febb raio 1906.

MANCINELLI Annibale, tenen te medico ospedale Livorno. Roma.

Trasferto ospedale

R. Decreto 1• febb raio 1906. TROVANELLI cav. Edoardo, maggiore merlico ospedale Bologna.- Nominato cavaliere dell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazza ro. Determina~ ione Ministeriale 8febbraio 1906.

T cccr cav. F ilippo, r.apitano medico infermeria oresidiaria T erni. - Trasfer to ospedale P erugia. Ross 1 Alf)·edo, id. ospedale P erugia.- Id. infer meria presidìaria Terni. DE SARLO Eugenio, tenente m edico ospedale Napoli (comandato 7 artiglieria). - Id. ospedale Caserta (continuando come sopra). P ENNETTI Cesare, id. ospedale Caserta. -Id. ospedale Napoli. CoNsiGLIO Placido, id. 3 artiglieria fortezza.- Id. id. R oma. Dr NoLA Angelo, sottotenente medico 91 fdnteria. - Id. 3. artiglieria da fortezza.

Determinazione Ministeriale 15jebbraio 1906. VINCI Francesco, capitano medica reggimento Piemon te R esle cavalleria. Tras ferto ospedaie Venezia. DEL PRIORE Garibaldi, id. ospedale Venezia. - Id. 67 fanteria. D eruntt.

NusrLA Pasquale, capitano medico 1 t fanteria. naio 1906.

Morlo a Salerno il 25 gen-

Il R edattore

D.• RmoLFO Lrvr, maggiore medico. Il Dlre tt.(>re

Dott. GIOVANNI RANDONE, magg. generale medico 1spettore. (4888 -

Roma, 1906- Ti p. E. Voghera.

GtOVANXI ScoL ARI, Gerente.


SOCIETÀ DI PREVIDENZA TRA GLI UFFICIALI DEL ,R. ESERCITO E DELLA R. MARINA NEL REGNO D' ITALIA. - Riconosciuta come Ente Morale con R. Decreto 8 novembre 1892, N." DCCCIX, Premiata con Medaglia d'argento all' Esposizione generale italiana di Torino del1898, con quella d'oro all'Esposizione universale di P arigi del1900 ed all'Esposizione regionale operaia di Roma. nel 1902-1903. - Rontn, Pit1::~a Benerletto Ortil'oli, 117. Presidente onorario: S. M. VITTORIO EMANUELE III.

La Società assicura una pensione vitalizia od nn capitale in caso di morte, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3 : (~ensione e capitale possono accrescersi aumentando il contributo meu~!le).i - .provvede assegni vitalizi sia. differiti, sia immediati;- converte tn v1tahzi le assicurazioni sulla vita dei ·Soci e dei loro congiunti; con?ede sqssidi ai Soci; alle loro vedove e:l orfani, e borse di studio ai figh; - accorda. mutui ai soci con semplice cambiale senza che occorra firma. di avallanti. - Nessun'altra Società. congenere, nei limiti delle operazioni suesposte, può gareggiare con essa. ~nformazioni, Statuti, Tabelle possono aversi presso la sede della Soc1~tà, Roma, Piazza Benedetto Cai1·oti, 117 e presso i suoi rappresen~ntl. Per iscriversi llOme Socio, rivolgersi alla sede indicando la data ed tllnogo di nascita. del richiedente e l'operazione che intende eseguire. Sitmu-Jonc al 1° .no,•caubre t9H5.

Capitale nssicuralo per indennità in caso di morte . . . L. t .~89,02 7 - 08 Capitale annuo assicurato per pensioni vitali1.ie . . . . • 398,0~7. 95 Ammontare del ln riserva elTell1vamcnte nccurnulat:~ . • 680,973 .03

Recenti pubblicazionz: Dott. A. G. DE FALCO, Maggiore medico

PATOGENESI UNICA DELLE

Malattie vascolari, secretive e nodnlari degli occhi e degli organi vicini Un volume in 8° di pagine 240, con 8 tavole fuori t~sto. N~poli, Società. Commerciale libraria.. - L. 8.

~ ~ - ~~~~~~~==~~==~==~~==~~ Dott. C. IANDOLO, Colonne11o medico .

.

OITALMOSCOPIA ED OTTICA OCULISTICA , .MANUALE TEORICO-PRATJCO Un volume in s• con 82 figure e 12 tavole. Napoli, Stabilimento tipografico Ferrante, 1905. - L. 8.


GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO Direzione e Ammlolstrulooe: prmo l'Ispettorato di Sanità Militare Via Venti SeHembre (Palazzo del Ministero della guerra)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Òiornale Medico deL R.o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. ' L'abbonamenl'l é sempre annuo e decorre dal t• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento é:

Per l' ltafia e la Colonia Eritrea Per l' Esterv. . . . . . . Un fascicolo separato costa.

L. 12,» 15,• 1,25

L' abbon amen~o non disdetto prima del 1• dicembre s'intende rinnovato

per l'anno successivo. l signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare r im· porto dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di ~rpo (anclte a rate mensili). Le spese per gli eslt-alti e quelle per le tavole Jitogrstìcbe, fotografiche, eee., che accompagnassero lò memorie sono a carico degli autori. Gli estratti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o Craziope di foglio, e per cento esemplari. Il prezzo è eguale sia che si tratti di 100 esem· plari o di un numero minore. I manoscritti non si resittuiscono.

Si è pubblicato:

LO SGOMBERO DEGLI

AMMALA il E DEI FERITI IN GUERRA MxuoRIA dei dottori l . ulal Bernardo, te:nente colonnello ·medico ~ maggiore medico, onorata. del 1° Premio al Co.n· corso Riberi pei medici militari del 1902-1903. Un v<•lume di pagine 280 con figure e ta.vole grafiche. Dirigere le richieste alla. nostra. ·amministrazione accompagnandole col prezzo di L ire 3 , 50. Glu•~"PI•e Brezzi ,

c


-

P UBBLICATO

l

1

~~a

DJlhlt' ISPETTO~JlTO DI SANITÀ MlhiTA~E· ~-!'J!# .

..

. . ...

ANNO LIV

:v

FASC. III

1906 l

t

•

S01V1NIARIO II F. ~IORIF.

.. ,f

ORIGI~AI . I .

Samperl. - Out> rasi di ,;nurte oru l~rn . . . . . . . . . . . . . . • . . Pag. t r.l Mar lolti·Bia"ehl. - 1.1' pleuriti lllol•li . . . . . . . . . . . . . . . . . t i3 Mauel11. - Anali'i bn lteriolo)!irn tlell':~riiUII d'ahbeH•ragJtio•l~i r~,·nJ i i •lei distnrca• mento rlPI !l• cava lleri a in r.~ri!!nlll a . . . . . . . . . . . . • . . . 18t

CAS l'JSTICA C.II I'\ IC.~: Amato. - Soprn nn •':t<O •lt a troll~ nl~ltO Cl'lll pn•:tl!si Pcl Alll'<ll'~ln, Plt(t , t 90.

lrtn ~cola rn

tlt•ll':u to supcl·iot•o s i·

Rl VISTE GE!'il!:l l.~ l.l : Trombel1e. - ::iulloJ m.tlaltie oculari slm nlalt', IMO. 19$. ..,J Rl1'1liiTA DI GIORlWAI.I ITAI.IAI'WI F.D • : liiTF.RI . l ; ;U Rivista o11 ncnopalol~ia, pag. !lOG. - · Rivista tli chirurgia genrr:tlr. pag. :!09. - Rl\'i<l~ tli oto·rlno-Jann~:ooa tria. png. ':!l i. - R hi~L, •li anarnmia c 11-iniOllia n ormale c J1.1 tologira. pog. !18. - Rll•l;ta Ji malattie ' cneree o •Iella prllt'. pa o. ~l!l.- Rh lsta oli meolì cìn:1 le · !fale, J;tl(). ~!1 . - Rivistn rl'igienc $:enerale e ha ttcriologin, Ila!/. '!:!Jò. -llivista hibliozrnllr., , pog. ~~4. - Conferenze ~ciPntillchc tte:;:li osp~dali m illtan. png. '!3:> . - M i~cel~1rt•3 ,

pna. ~38.- Mol'imenti al'venuti nel Corpo Sanit;uio e nel l't'r:~onnlc Farmaeutico. pa(J. jl9. (V. 1'/!ldìce ·l ltll" Ìlllti'IIO d tllfl COPti'IÌ!Il l).

DIREZIONE ED AMMINISTRAZI ON E

ROMA. · Palazzo del !Iinistero dellil Goe•·•·n, Via XX Scttrmbre- ROlJA


INDICE DELLA RIV,ISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RI VISTA 01 ~EVROPATOLQGIA. Consiglio. - Alcune note di psicologi'l milit<tre . . . . . . . • . . Pag. !06 Ostwalt. - Le in iezioni Ili alcliol contro l'l nevralgie d~l tri~em ino. . . • . • • !07 Ceni. - Influenza doll'alcoolismo sul potere procreativo e sui disceo<le oti. rucerr.he sperimentali . . . . . . . . . . . . !08 Kllppel. - Ana tomia pato lo~ica e natura della llemeoza precoce :108 RIVI STA DI CIIIRUIIGIA GENitRALE. Lorenron l. - Contl'ihulo cl in ico alla cura c~osccuti vn nella tubercolosi delle articolazioni. Pag. m Desjardlns. - Delle pancrc.1titi , . . • !IO !l! Elbogen. - Fissazion.l sottocutanM llell'omento !li Hleber. - l ~• narcosi morllno-scopolamini ca. ~13 llarath. - Fissazione > otto cut~nea del l'omento . . !14 Mejer. - Ci rca un caso di tuhercolo;i ileo-cecale. . %15 Bergmann. - Oelle malatti e che Pi'Cr.cCi ono il canc ro . . . . . . . . • Del-Conte - Aneurisma traumatico della femorale sinistra, asportazione pauialo del sacco ~1 5 con sutura dell 'arteri'l . . . . . • . . • . . . . . ~1 6 Payr - A11pendicite e m~la tti e ~:as trichc rta embolia. . . . ~t 6 Brunn. - Un casn di rottura tota le del p~ncrca-; -guarito colla gutura ~ 16 Parlsot - Feriti• del cuore . . . . . . . ~t1 Llllenfeld. - l.esioni sotlocut~ n ec òcll'lntest•no c loro cura Rl\' IST\ Ili OTIJ-Il lNO LARI ~GOIATRIA. llzemskr. - La sierotera(Jia antulirterie~• nell'ozena •

•

Png. ! 17

Rl\'ISTA I.JI AN.\ TOMI A E FISIOLOGIA. NORY\Lit E P.\ TOLOGIC A. Banchi. - Stntiil) a~Htomi co eli un cervello ~enr.a corpo calloso.- Di un cervello um, no son~a connessa ro e con funzioni apparentemente Mrmali

Pag. ! (S

RIVISTA DI MA.l.ATTIE VE!';tREE E OEI~LA PELI. K. Bali. - Sul trattamento del • pruritn ~ ani • in vetcrato Adramow. - Sull e alto.razioni llell'aorta nella s ifilide . . • . G•lllard. -Cura dell'artrite blcnorragir.a a el ginocchio con iniezioni intrarticolari di ; u-· blirn:o to .

P11g: tl9

•

m' !!O

III VISTA. IJI ME DICINA LEG ALE. Slier. - Oiserz ionr c a'5enr.a illr-r.ita. Stutlio r~icologico, psichiatrico e medico legale. . Pag. t~l Sntini. - Sui crtter1 desunti dal da t• Osici, per d11termioare l'attltnrtine al 5ervizio milit.ue nell'Armata ltahana fl5 RIVISTA D'IG I E~E GENERAI. & E IHTTER IOLOG IA. Reìschauer. - Snll'l rlhno$trazione del bacillo tiOeo nell e recJ coll'impiego dei nuovi metod i •H arricchim ento . . . . . . . . . . . . . . . . tllllebrechl. - Sopra una malattia di sscnterirorm ~ dell' Africa s ud-ovest. Waele ~ s~gg. - Ricerche s penmentali sulla linra vaccinica . . . Droulntau. - Utilizzazion e flietetìca e terapica dello zucchero . Pepere. - Della vaccinazion e antitubercolare nei bovini . . Klrehner. - Oella meningite cerebro-spinale epidemica DU ~k . - C.on tributo all'an;ltom ia patologica Clelia peltc Kolle . - Le inoculazioni preventive contro il tiro RIVI ~TA

Clgllulti. -

~uo,·i r.on sigli

Pag. ~.;; !!!\

!17 !ti

219 t31 !:!t

,33

lllRL IOGBAFICA.

tlel Dottor Anto mo

l'ag. 23~

CO:XFEil E~7.E SCIE~T IFICII E DEGLI O!'P W A!.l AIILITA.III

Pag. !35

MISCEI.U:"'E.\

Pag. S38

~I OVl~ENTI AV\'E:X llTI NEL CORPO SANITARIO E ~El. PIW~O~AI.It FARM.\ CEUTICO

•

Pag. !39


MEMORI E

ORIGINALI

OSPEDALE MILITARE DI BOLOGNA

Coolerenza letta agli umciali m ~dlci del Presidio il t? novembre 1905 dal Dott. Gaec-• pe rl , tenente medico.

•a..

Il 18 agosto n. s. veniva ricoverato in questo ospedale militare il s~ld~to del 5° reggi'tlento bersaglieri Peretta Salvatore per notevole dimmuzione della vijia in entrambo gli occhi. Riferiva l'infermo non &vere precedenti morbosi ereditari e di avere goduto buona salute 6.no al giorno Il luglio scorso, epoca in cui veniva ricoverato nell'ospedale ci vile di Comacchio per febbre malarica. Dimesso da quell'ospedale il 28 dello stesso mese di luglio vi rientrava dopo due giorni per febbre malarica. recidiva.. Questa volta però durante ]a sua degenza cominciò ad avvertire un notevole offuscamento della vista al quale da principio non fece tanto caso; però aumentando tal disturbo progressivamente, nei giorni successivi ne avvertì il medico curante·, il quale, avendo notata una iniezione perichera.tica, gli ordinò delle unzioni mercuriali ed il sa.nguisugio alle tempia, dalle quali applicazioni l 'infermo dice di aver tratto vantaggio. Persistendo però una notevole diminuzione del visus, il P eretta venne dall'ospedale civile di Comacchio trasferto in quest'ospedale militare. Al momento del suo ingresso l'iniezione pericheratica era completamente :scomparsa, nè altro fatto si notava all'esame esterno dell'occhio. L'iride reagiva normalmente alla luce, all'accomodazione ed alla conv_ergenza. Il ·visus però, misurato colle comuni scali · rurali appariva l'tdotto a '1,. nell'occhio sinistro ed a 1/ 8 nell'occhio destro. L'esame del fondo dell'occhio faceva rilevare un intorbidamento profondo del vitreo1 più pronunziato però a .sinistra, per cui da questo lato specialmente la. papilla non era visibile e si riusciva solo dopo un~ protratta osservazione a distinguere il punto d'emergenza dei vasi retlllic~ vasi che potevano meglio essere seguiti verso la periferia. li - Gi<lrnale medico.


1G2

DUE CASI DI SIFILIDE OCULARE

L'esame ad immagine diritta. ed a debole illuminazione faceva uotarEI eh~ Pintorbidamento era costituito da granelli finissimi e mobilissimi. Non si notava del resto alcuna macchia nel fondo dell'occhio. L'infermo oltrechè della diminuzione della vista si lagnava di veùere gli oggetti impiccioliti e non vedere quasi affatto al cadere della notte. L'esame generale infine faceva rilevare la presenza di numerose glandole inguinali e cervicali piccole, spostabìli ed indolenti alla pressione, nonch.è l'ingorgo de!le glandole epitroclee. L'opacamento della retina, l'intorbidamento granuloso del vitreo e gli ingorghi glandulari caratteristici ci fecero posare la diagnosi di corio-retinite specifica e di conseguenza adottare la cura mercuriale. A vxemmo voluto ricorrere ad una cura energica di iniezioni, ma essendosi l' infermo rifiutato assolutamente di sottoporvisi, si ricorse alle frizioni con pomata mercuriale. Con tale cura l'intorbidamento del vitreo cominciò presto a sparire, sicchè fu allora possibile vedere coll'oftalmoscopio la papilla fin allora in visibile e rilevare che i snoi margini apparivano indistinti. Questo rapido migliora."m ento progredì ancora nei giorni successivi, sicchè dopo solo quindici frizioni si notò un rischiaramento completo dei mezzi refrangenti dell'occhio ed i limiti della papilla sì delinearono perfettamente. Rimisurata l'acutezza visiva si vide che il visus a sinistra da ':,. era salito ad '/ 4 ed a destra d a 1. .1 a d 1 '~· . ~falgrado però il vantaggio e vidente ritratto dalla cura., l'infermo rifiutò di continuare più oltre le frizioni, siccbè egli venne sottoposto a rassegna di rimando ed inviato in licenza di convalescenza di un anno per notevole ambliopia. Nelle malattie del fondo dell'occhio niente vi è di specifico, e se nel nostro caso non abbiamo esitato un momento a posare la. diagnosi di corio-retiuite specifica è perchè la forma morbosa in parola è da tutti riconosciuta come il tipo classico della coroilite sifilitica. A ciò si aggiunga che gli ingorghi glandulari riscontrati nel soggetto erano affatto caratteristici, sicchè nel dubbio essi non avrebbero fatto che confermarci nel nostro sospetto. U n mezzo ottimo per riconoscere se una lesione del fondo oculare è di origine sifilìtica o no è la punzione lombare, la quale permette di fare constatare nel liquido estratto una linfocitosi simpatica. a.llorchè si tratta. di sifilide recente, linfocitosi però che non si trova nei casi di sifilide inveterata e che sco mpare col trattamento mercuriale. 'rale punzioue venne tentata una sola volta, ma riuscì negativa, cosa del resto non del tutto infrequente e che suole verificarsi in mani molto più


DUE OASI DI SIFILID E OCULARE

163

43Sperte. Sarebbe stato quindi necessario ripeterla e l'avremmo fatto se l'infermo non si fosse ri~lutc~omente opposto, tanto più che ritenevano importante in questo caso la citodiagnosi, per poter stabilire se la le-sione di cui l'infermo era affetto doveva riferirsi ad una sifilide recente ovvero tardi va. A. Foester spetta il merìto di aver dato per il primo l~ descrizione più esatta della. corio-retinite specifica, tanto che essa va. anche sotto il nome di corio-retinite del Foester. Secondo la descrizione data da questo autore, nel -primo periodo della malattia sono i fatti infl.ammatori quelli che predominano, donde lo stato polveroso del vitreo e l'intorbidamento peri-papillare. Lo stato polveroso del vitreo, per l'abbassamento della visione che determina e quello che per il primo richiama l'attenzione del malato, essendo per il r esto l'affezione indolente, e man{!a.ndo d'ordinario dei fatti visibili all'esame esterno dell'occhio. Tale intorbida.mento, che rende difficile l'esame del fondo dell'occhio ad immagine rovesciata, visto ad immagine diritta risulta costituito di granuli finissimi, mobilissimi, che da De vVeck,e r sono stati paragonati ai ,granuli di polvere messi in moto dal vento. Tali gT!muli, •che non sono altro che elementi corio-retinici, possono sfuggire all'osservazione se si esamina l'occhio con una. luce troppo intensa, ed è perciÒ che in tal {:aso è necessario servirsi di uno specchio piano e di un oftalmoscopio .a rehazione, perchè si possa far ;passare dinanzi al proprio occhio la serie delle lenti convesse per ottenere un ingrandimento sufficiente dei granelli costituenti l'intorbidamento in parola. Questi granelli, che nel nostro caso erano diffusi, possono col progredire dell'affezione, conden-sarsi in fiocchi e costituire delle opacità più o meno grandi d~l vitreo, -<>l>acità. visibili coll'oftalmoscopio solo q aando si fa imprimere all'occhio un movimento br\lSCO che valga a sollevarle, venendo le masse gr~nu­ ~os~ che le costituiscono a. depositarsi pel loro peso nella parte declive delroccbio L'opacità della retina è l'altro fenomeno che si accompagna. a.ll'intorbidamento del vitreo nella coroidite di cui parliamo. L'infiltrazione veramente ha sede nelle vene dello strato capillare della coroile, ma siccome la parte esterna della retina non è va.scolare ed è nutrita dalla -corio-capillare, così quando questa. ammala la malattia si diffonde anche alla retina, che viene per conseguen~a. opa.cata. L'opacità si condensa -d'ordinarjo, come nel caso nostro, in vicinanza dell'emergenza dei grossi vasi retinici, mentre verso la periferia essa conserva il suo aspetto normale. Avviene però talvolta che l'infiltrazione in parola, inveca di essere <liffusa, è a. focolai che si presentano all'esame oftalmoscopico sotto


164

DUE CASI DI SIEILIDB OCULARE

forma. di placche grigiastre simili a quelle della coroidite disseminata ' semplice. In tali casi è possibile una coufusio1le di questa forma morbosa colla corio-retinite specifica, la quale però si differenzia sempre agevolmente per lo stato polveroso del vitreo e per l'intorbidament~> peri-pa.pillare che vi si açcompagna., cose c.\le invece mancano nella. coroidite disseminata. semplice. Ad ogni modo la presenza di tali placche è affatto eccezionale, ta.ntochè De W ecker ritiene che in questi casi si ha a che fare con una combinazione di coroidite disseminata e di corio-retinite, combinazione che secondo lui sarebbe piuttosto frequente. Vi sono infine dei casi per fortuna rari, in cui le manifestazioni acute sono molto più gravi giacohè vengono a stabilirsi delle emora.ggie che invadono la coroile, la retina ed il vitreo e che lasciano dietro di loro delle tra.ccie indelebili. Alle lesioni infiammatorie snddescritte seguono in secondo period~> le lesioni degenerative ed allora a. misura che il corpo vitreo si rischiara si osserva la migrazione del pigmento che si deposita. in masse più o meno considerevoli, più specialmente verso la periferia. Nello stesso tempo ·si yede ma.n mano scolorarsi la papilla., che viene ad assumere la tinta giallastra. mentre che le sue arterie vengono contemporaneamente a. diminuire di volume (atrofia gialla della. papilla del Foester). Nei casi poi suaccenna.ti nei quali si avvera. l'eruzione a placche intorno alla macula, oltre ai fatti notati dell'emigrazione del pigmenti> e dell'atropia giaUa della papilla., si stabiliscono, al posto delle infiltrazioni, delle degenerazioni atrofiche, alle quali rispondono altrettanti scotomi. Infine là dove si sono verifica~e delJe emoraggie, i focolari emorragici vengono in ultimo a trasformarsi in strie cicatriziali più o men~> estese, a torto chiamato 1·etinite proli{e1·ante, a cui sì accompagna una atrofia tale della papilla da non far riscontrare più tracce di vasi. La. vista in tali casi è più o meno compromessa, a seconda della sede e dell'estensione delle lesioni, e può anche andare irrimedia.bilmen t& perduta. Nel nostro caso però i sintomi predominanti si sono limitati all'intorbidameuto de.l vitreo ed all'opacamento peripapillare della r etina e l'ulteriore progresso della malattia venne arrestato dalla cura mercuriale. Rimase è vero uno stato di torpore della retina, causa prima del: l'emeralopia accusata dall'infermo, ma questi fatti sarebbero pure scomparsi se egli si fosse sottoposto ad una. più energica e protratta cura di preparati mercuriali. In tali ca.'Si anzi sono consigliati da alcuni oftalmologi (La P ersonne, Abadie) le iniezioni endovenose di cianuro di


DUE OASI DI SIFILIDE OCULARE

165

mercurio, appucto percM si deve agire colla massima rapidità per impedire il progresso del male e lo stabilirsi consecutivo di atr~fie più <> meno estese. ' L'altro sintoma che ancora. persisteva nell'infermo, quando venne dimesso dall'ospedale, era la. micropsia, dovuta, come ognuno sa, all'allontanamento deglj. elementi sensibili della retina per infiltrazione di essa, sicchè l'immagine in tali casi viene a cadere in un numero più ristretto di elementi e come conseguenza viene essa percepita più pic<:ola. Anche questo reliquato sarebbe presto scomparso, in seguito alla -cura, come lo prova il fatto che esso si era già notevolmente ridotto. La prognos.i, malgrado l'esito fav<?revole della cura, dev'essere semJlre risèrvata, gia.cchè la coroìdite specifica è per sè stessa una affezione molto grave e senza dubbio la più temibile delle oftalmie determinate dalla sifilide secondaria; temi bile per la sua apparente benignità e per il fatto che non arrecando essa alcuna sofferenza, l 'ammalato non vi attribuisce soverchie> peso, essendo noi in generale inclinati a credere ~Ila. gravità di un morbo dal grado di sofferenza che esso determina. Ed intanto la ma.la.ttit~ lentamente e sordamente si avanza in modo progressivo ed i miglioramentj spontanei non debbono farci nascere soverchie illusioni, essendo essi troppo spesso seguiti da ricadute ancora più gravi, che menano dritto all'atrofia della papilla ed alla conseguente <:ecità. Ora se la prognosi è grave per l'affezione in sè ste~a, deve farsi a.nwra più grave nel n~stro ammalato per il fatto che non essendo egli in grado di comprendere tutta la gravezza dell'affezione che l'ha colpito,. non si sottoporra mai ad un trat!,amento energico come il caso richiede, senza sapere che egli, così operando, va con tutta certezza incontro alla perdita completa. della vista e sta costantemente sotto la ~.ontinua minaccia di una sifilide cerebrale.

••• Non minore interesse dal punto di vista clinico offre il secondo caso di sifilide oculare che mi accingo a riportare. Si tratta di un soldato del 13° fanteria (Vesigalli Giuseppe) ricoverato in quest'ospedale il 23 agosto u. s. per sifilide di seconda manifestazione. Egli era già stato ricoverato una prima volta in questo 'stesso ospedale il 25 marzo passato per sifiloma iniziale e vi era ritornato una seconda volta nel giugno successivo per la ma~ifestazione di un sifiloderma acneico diffuso più specialmente agli arti inferiori. Questa volta ,però la ma.nifestazi'one per la quale veniva ricoverato era di gran · I unga


1G6

DUE CASI DI SIFILIDE OCULARE

più grave delle prime due. Si osservava in fatti al momento della. sua entrata una ptosi paralatica completa, la. pa.lpebra. superiore sinistrachiudeva. come un sipario l'occhio e rimaneva immobile a. qua.lsiasi tentativo. Sollevata colle dita faceva notare una lieve protuberanza.. del bulbo, che per giunta era. fortemente ruota.to in fuori ed in ba.sso, ta.nto che il suo ma.rgine corneale veniva. ad infossarsi dietro l'angolo· esterno dell'occhio medesimo. Il bulbo oculare rimaneva. per~etta.mente, immobile quando l'altro eseguiva. dei movimenti in basso, in alto ed all'esterno è solo godeva. di limitatissimi movimenti in fuori ed in basso. L a. pupilla appa.riva fortemente dilatata e non reagiva affat to· nè alla. luce nè all'accom odazione. L 'acute:r,za visiva, misurata con le comuni scale m urali ed alla di · stanza. di cinque metri risultava uguale ad l. Il campo visivo non presentava alcun ristringimento, mentre iJ campo di sgua.rdo ~ era assolutamente nullo in a.lto, in basso ed all'interno. L'esame del fondo dell'occhio era completamente negativo e la pa.pilla. appariva. netta e distinta in un fondo uniformemente roseo. Riferiva l'ìnfermo che i fenomeni suddescritti si erano presentat\ e svolti abbastanza rapidamente. Egli tre giorni prima. di essere inviato all'ospedale aveva cominciato ad avvertire un senso di prurito e di molestia. all'occhio sinistro accompagnato da. notevole fotofobia, per cui era costretto ·ad un continuo ammiccamento delle palpebre. Il giorno successivo notò che la. palpebra superiore di sinistra copriva.. per metà il suo occhio ed egli non riusciva. a. sollevarla comtJletamente malgrado i più energic i sforzi. Nello stesso tempo la fo tofobia. si era accentuat a talmente da non permettergli di tenere contemporaneamente aperti i due occhi. Il terzo giorno infine la palpebra si era. comp letamente abbassata e l'occhio presentava insieme ad una diplopia. crociata. tutta la. sindronie fenomenica suddescritta. Essendo i suaccenna.ti disturbi manifestamente in r elazione coll'infezione sifilitica. contratta, pGchi mesi prima, l'infermo fu sottoposto ad una. cura. di frizioni mercuria.li prima., e di iniezioni parenchimatose di sublimato poi ed in seguito a. questo trattamento cominciò egli ra-

pìda.mente a migliorare. Alla. cura mercurin.le si aggiunse inoltre l'applicazione locale dellacorrente galvanica. la quale st\nza. dubbio contribnì non poco ad allontanare i fatti paralitici' sua.cceuna.ti. Il miglioramento fu lento, ma progressivo ed i primi fenomeni a. scomparire furono quelli dipendenti dalla. paralisi della. palpebra superiore. Successivament~ si stabilirono grado a. grado i movimenti del bulbo in basso, in alto ed all'interno. Gli ult imi appunto a ritorn ar~


DUE CASI DI SIFIIJIDE OCULARE

167

furono i movimenti dipendenti dal retto interno. Contemporanemente alla scomparsa della paralisi dei muscoli estrinseci dell'occhio venne gradatamente a scomparire la paralisi dell'accomodazione. Persistendo il trattamento mercuriale, con l'aggiunta del trattamento iodico, l'infermo ha potuto lasciare l'ospedale in perfetto stato di salute, non rimanendo di tutti i fenomeni paralitici sofferti che solo una lievissima limitazione dei movimenti all'interno dell'occhio colpito, postumi che tendono anch'essi a scomparire perfettamente. · Da. quanto precede è facile arguire che nessun dubbio poteva esistere sulla diagnosi dell'affezione da noi descritta. La ptosi, l' immobilità pressochè completa del globo, deviato per giunta all'infuori, la dilatazione e l' immobilità della pupiJJa sono tutti fatti caratteristici della paralisi totale d'3ll'oculo motore comune. Nessun dubbio anche poteva esistere sull'etiologia, giacchè a prescindere che l'oculo motore comune è uno dei nervi più frequentemente colpiti nella sifilide, risnltatava chiaro dall'anamnesi il momento etiologico. È però importante il rilevare che tale paralisi si è manifestata abbastanza precocemente, e cioè dopo soli quattro mesi dalla prima manifestazione dell'infezione. È vero che il Fournier t'ha osser vata una volta dopo il primo mese, ma ciò non toglie che siano questi casi eccezionali, mentre essa. d'ordinario si suole verificare in un periodo più tardivo della sifilide e spesso nel periodo terziario. Ma se la diagnosi di natura non ha offerto nessuna difficoltà, non ugualmente si può dire della diagnosi di sede. Da alcuni è stato messo in dubbio che i disturbi paralitici determinati dalla sifilide secondaria abbiano una ragione anatomica, onde per loro ~li p!.\111-lisi sono essenziali. Per la maggior parte degli autori p~rò esse sono determinate da un'alterazione materiale, da una compressione sopra i filetti nervosi, ovvero da una lesione propria del loro tessuto. Ammessa. quindi una lesione materiale, causa della paralisi in parola, dobbiamo stabilirne la sede che potrebbe essere nell'orbita, od a livello della fenditura sfenoidale, od alla base del cranio, od a livello del nucleo d'origine del nervo, od infine nella corteccia cerebrale. Escludiamo fin da. principio la localizzazione nell 'orbita, giacchè senza contare che la .lesione sifilitica più frequente nel cavo orbitario è la periostite gomosa., la quale si manifesta tardivamente e non precocemente come nel caso in esame; essa in ogni modo invade la parte profonda dell' orbita e può interessare l'uno dopo l'altro i tre nervi motori dell'occhio a.ncho un'oftalmoplegia assoluta, ma mai determinare di botto una. panlisi totale ed isolata del terzo paio senza partecipazione degli altri neri.


168

DOE CASI DI SIFILIDE OCULARE

La localizzazione della lesione in corrispondenza della scissura sfe-

noidale avrebbe dati fenomeni ancora più caratteristici. Anche qui la lesione più frequente è la periostite gomosa, la quale viene a determinare costantemente una oftalmoplegia totale, assoluta; giacchè vengono ad essere attaccati tutti e trd i nervi motori dell'occhio in corrispondenza del loro passaggio attraverso la fenditura suddetta. A, questa oftalmoplegia totale si accompagna inoltre l'insensibilità della vOrnea e d~lla congiuntiva, nonchè di tutta la regione innervata, dalla prima branca del t rigemino, cose tutte che nel caso nostro mancavano. A ciò si aggiunga che allorchè il processo infiammatorio è molto intenso, esso si diffonde anche al vicino forarne ottico, sicchè in ultimo ai fatti ' paralitici ed aneJSteLic.i SU!l.vvennati, viene ad unirsi il quadro grave di una nevrite ottica, con dolori vivi nella prnfondità dell'orbita e con i fatti oftalmoscopici caratteristici di una papillite più o meno intensa. Escludendo dunque queste due localizza7.ioni periferichE" non resta che riportare la lesi"o ne, od alla base od a livello del nucleo d'origine del terzo paio, ovvero in corrispondenza della corteccia cerebrale. Scartiamo subito la lesione corticale perchè a prescindere che non sono ancora conosciute le vie d~i filetti nervosi che dal nucleo dell'oculo motore con1une vanno alla corteccia, le lesioni sopra nucleari e corticali, dete rminanti delle paralisi, sono quasi sempre parziali e più spesso associate. L'Heubner ha riscontrato con una certa frequenza la ptosi p er arterite sifilitica, come pure da altri sono stati riscontrat.i dei .focolai di rammollimento al livello dello strato ottico, ma sempre in occasioni di paralisi parziale. Esclusa dunque quest'altra localizzazione non resta che ammettere una lesione basale ovvero una lesione nucleare. L'oculo motore comune, come ognun sa, trae la sua origine apparente alla base del cervello, davanti al ponte di Va.rolio e propriamente al livello del margine interno del peduncolo cerebrale, in un solco speciale che perciò prende il n'Ù me di solco dell'oculo motore comune. Il suo nucleo d'origine però è situato al disotto dei tubercoli quadrigemini, a lato e parallelamente all'acquedotto di Silvio. Questo nucleo che per molto tempo fu considerato come una colonna compatta ed omogenea è stato di recente dimostrato formato da un insieme di nuclei distinti sia dal punto di vista anatomico che funz ionale, preposti ciascuno ad uu determinato muscolo. Tali nuclei cosi disposti si succedono, procedendo dall'indietro all'avanti, nel modo seguente : 1• nucleo del piccolo obliquo, 2° nucleo del retto inferiore, a· nucleo del retto superiore,


DUE CASI DI SIFIUDE OCULARE

169

4• nucleo dell'elevatore della palpebra superiore, 5° ztucleo del retto

interno. A questi nuclei o centri debbono aggiungersi altri due scoperti da Hensen e da Volckers, cioè il centro fotomotore, e quello dell'accomodazione che, come dice la parola stessa, regolano le variazioni dell'orificio- pupillare. Questi due ultimi centri mandano dei filamenti al nervo oculo-motore comune e pare che si dispongano al davanti di quelli che provengono dal nucleo classico. Ora questa disposizione e distinzione dei nuclei spiega in modo netto come le paralisi nucleari del terzo paio debbano essere quasi sempre parziali. Infatti le lesioni nucleari sono d'ordinario alterazioni vascolari del tronco o delle diramazioni dell'arteria. basilare~ Questa arteria emette numerosi e piccoli rami che penetrando attraverso lo spazio perforato posteriore, si distribuiscono in modo particolare al nucleo di origine del uervo in parola, e siccome esse appartengono al tipo delle arterie terminali, cosi per aversi una paralisi totale del terzo paio di origine nucleare da un sol lato, bisognerebbe ammettere che la lesione vasale (endo-arterite) si fosse proprio andata a localizzare nelle diramazioni sole che vanno ai singoli nuclei dello stesso lato, ed in quelle soltanto, cosa che se pure è possibile, è per lo meno eccezionale. Si spiegano invece facilmente le paralisi" nucleari parziali, qual'è la paralisi isolata dell'elevatore della palpebra superiore e l'oftalmoplegia interna, che tanto spesso si osservano nel corso di una sifilide di seconda manifestazione. Per spiegare invece la paralisi nucleare totale bisognerebbe riportare la lesione P.ll'arteria basilare dalla quale si dipartono le arteriole per i singoli nuclei, ma in tal caso l'effetto sarebbe ugualmente risentito dai due lati, per cui si verrebbe ad avere una paralisi bilaterale. Esclusa. quindi una lesione nucleare di origine vascolare debbono escludersi senz'altro le altre lesioni nucleari quali la. degenerazione primitiva. del nucleo, stata talvolta. osservata., e la. proliferazione gommosa che si estende talvolta ad esso, per il semplice fatto che tali lesioni vengono a determinare la distruzione completa. del nucleo che nel nostro caso non esiste, come lo prova la. scomparsa. completa di tutti i fenomeni paralitici in seguito all'adeguato trattamento. Non resta. allora che ammettere una lesione basale ovvero una lesione propria. del nervo nel suo tragitto intra.cranico. La lesione basale più frequente nella sifilide è la meriingite gommosa. che ha sede di preferenza, secondo il Terrien, al li vello del chiasma e dei pedun~oli cerebrali, nallo spazio interpeduncolare là dove i nervi oculomotori comuni hanno la loro ongme apparente e sono contigui


170

DUE CASI DI SIFILIDE OCULABE

J'uno all'altro. Questo spazio interpeduncola.re viene riempito da una produzione gelatinosa, ricca di oceliule e contenente dei vasi in parte trombosati. I Nervi quindi vengo innclusi e compressi da. questa massa. gelatinosa, sicchè il risult.ato di tale compressione viene ad essere una.

paralisi nel territorio da essi innervato. In tali casi però per l'esten· sione che acquista la lesione, la paralisi è sempre bilaterale e ad essa. si accompagnano altri sintomi generali, quale il vomito, le vertigini, la perdita di coscienza ed altri disordini dipendenti dalla sfera psichica. Non sempre però la lesione basale è costituita dalla meningit& gommosa, che nel nostro caso va esclusa. E stata difatti notata talvolta la. pa.Falisi del terzo paio in seguito :an arterite _o trombosi dei piccoli vasi che si ramifica\no nello spessore del tronco nervoso come pure è stata. notata altra volta. una: nevrite e perinevrite interstiziale gommosa del detto nervo nel suo tragitto intracranico. Ma senza contare che nel nostro caso trattandosi di lesione recente dobbiamo escludt:Jre ogni infiltrazione gommosa, tale infìltra.zione non sta. d'ordinario isolata ed implica quasi necessariamente la. meningite gommosa, la quale, come abbiamo già fatto osservare, porta con sè la paralisi di altri nervi contigui e persino delle bendellette ~t­ tiche, colla conseguente emianopsia. Non essendo quindi, a mio modo di vedere, possibile ammettere una. lesione basale vera e propria e d'altra parte avendo escluse tutte le altre loèa.lizzazioni, io sono portato per necessità ad ammettere una nevrite del nervo colpito. Certo i dati anatomici al riguardo, ci mancano; gia~c bè trattando di disordini che non sono per sè stessi mortali, non & possibile avere il responso delle autopsie. Noi però per induzione e per analogia. siamo portati ad ammetterle, perchè riteniamo che la sifilide, malattia eminentemente infettiva, ha com~ il tifo, la dift~rite, la malaria, la tubercolosi, la proprietà di reagire anche sui tronchi nervosi. E d'altra parte })erchè dovremmo negare una tale proprietà ad un vi1·ti.S sì potente, specialmente nel suo periodo, più prodigiosamente fecondo, quale è il periodo secondario, quando invece riconosciamo delle forme di nevriti di origine tossica, determinate dall'alcool) ·dal piombo e dall'arsenico? E ciò tanto più che la nevrite, che è uno statomorboso dei cordoni nervosi indipendente da ogni perturbazione àei ·centri, ha tendenza a manifestarsi nello stadio precoce dell'infezione, tanto che taluno l'ha potuto persino osservare contemporaneamente alla roseola.. Il nervo affetto in tali casi conserva. la sua apparente integrità, donde l'assenza completa. dei sintomi indicanti una. partecipazione dei centri nervosi.


DUE OASI DI SIFILIDE OCULARE

171

A tal diagnosi ci guida anche il criterio terapeutico, giacchè è noto che la nevrite, qualunque sia la sua. localizzazione, cede con somma facilità alla cura specifica.. Ed il nostro caso ne è u.na. prov11. evidente, giacchè qualunque trattamento sarebbe riuscito infruttuoso se la lesione anatomica fosse stata diversa. Nel nostro ammalato abbiamo fatta fin da principio una prognosi favorevol~ per la lesione in atto, ma non possiamo fare a meno d(essere molto riservati per l'avvenire, giacchè egli è sempre sotto la continua minaccia di una. sifilide cerebrale, le cui conseguenze non s1 possono a priori prevedere.

••• I due casi di sifilide oculare suesposti\ si prestano .a delle considerazioni che cercherò di riassumere brevemente. L'occhio sia dal lato anatomico che embriologico si può considerare come un prolungamento del cervello e come conseguenza tutte le volte che esso viene attaccato sono sempre da temerai delle complicanze cerebrali. È perciò che la sifilide oculare è grave per sè stessa e per le conseguenze che può determin'are. Grave per sè stessa perchè, contrariamente a ciò che succede in ogni altro organo, la minima lesione viene a. determinare in seguito un focolaio di sclerosi che rimpiazza il tessuto normale e sopprime la funzione; grave per le conseguenze perchè l'individuo è sotto la contiÙua minaccia di una sifilide cerebrale. Onde è che se è vero ciò che dice Diday che la prima manifestazione della sifilide è come un capitolo dove l'opera intera si dipinge fedelmente e si divina, per chi ci sa leggere, dobbiamo ritenere che la. sifilide oculare, comparsa. precocemente è sempre indizio sicuro di uno svolgimento maligno di essa. Non è il caso, trattandosi di sifilide oculare, di annettere soverchia. importanza alla di visione che anche oggi giorno si· fa, di sifilide secondaria e di siiìlide terziaria, giacchè, a prescindere .che essa. è alquanto artificiosa, non è possibile distinguerla nelle affezioni sifilitiche dell'occhio, giacchè gli accidenti che si verificano nel corso del periodo secondario si possono d.nche riscontrare nel periodo terziario e viceversa. Quello che è importante invece, per le considerazioni suesposte, è di stabilire precocemente la diagnosi e di instituire il pitl presto possibile la cura.. Purtroppo però tale diagnosi non è sempre possibile a. chi non è versato negli studi oftalmologici ed intanto il ritardo della cura non fa che rendere più grave l'affezione per le lesioni irrimediabili che ven-


\ l l

172

DUE CASI DI SIFILIDE OCULARE

gono a. stabilirsi. Un'affezione endo-oculare infatti non conosciuta al suo inizio e non arrestata nel suo cammino finisce con tutta certezza col determinare una cecità. più o meno completa mentre che, diagnosticata e curata in tempo e con i mezzi più energici, viene ad essere arrestata nel suo corso, sicchè la fnnzione visiva può, se non in tutto almeno in gran parte, ristabilirsi. Per ciò che riguarda le paraUsi parziali o totali dei musc.oli dell'occhio, tanto frequentemente colpiti nella sifilide, bisogna. ricordare che anche quando non è evidente il momento etiologo, è bene instituire al più presto una. cura specifica per impedire l'aggravarsi dei fenomeni che se, dipendenti da sifilide, potrebbero in seguito rendersi inguaribili. Il trattamento in tali casi suole agire in modo lento ed occorrono delle dosi elevate di mercurio e di jodio prima che si manifesti il desiderato effettoQualunque sia però la manifestazione oculare, la terapia per fortuna esercita su di essa la sua. maggiore azione, perchè la sifilide è una malattia che meglio delle altre si arriva a reprimere ed a guarire, se non nella sua essenza, almeno nelle sue manifestazioni. Non bisogna. però trascurarla ma insistere sempre e per lungo tempo su un trattamento razionale anche quando le prime lesioni sono scomparse perchè niente di più facile che altre manifestazioni ed ancora più gravi vengano a presentarsi e che occorre combattere energicamente per evitarne le conseguenze. Bisogna sempre tenere presente però che se il trath.ment.o dà risultati meravigliosi messo in opera precocemente esso non ha la virtù di riparare "le distruzioni fatte quando è messo in opera tardivamente e di salvaguardare per conseguenza l'integrità di un organo a struttUl;a eminentemente delicata come l'occhio, dove un'alterazione anche minima è sufficiente a determinare dei disturbi funzionali rilevanti. E perciò in ogni caso l'intervento deve essere rapido ed essere applicato con la . . maggiore energia. Bologna, not:embre 1905. OPERE CONSULTATE. Focus. - Trattato di o(lalm.iatria. Ds WscKB.R et LAUUOI.T. - T1·ailè compùl d'ophlalmoloqie. De! neurile& syphililiqttes. Tèse de Parì& t 89S.

CnAMP.ENIBR- -

E. FounNtBn. - Traitc de la 6'!Jphtltr. Sypltillr ck l'oeit.

TtmniKN. -

1


173

OSPEDALE MILITARE 01 ROM .\

STUDII SULL, INFEZIONE TIFOSA

LE PLEURITI T·IFOIDI Per il dott. G . a . llarie&li-Biaaehi. tenente medico

La conoscenza delle complicazioni pleuriche nel corso della febbr e tifoide no1;1 è certamente nuova, e nemmeno può dirsi che sia recente. Già negli antichi trattatisti se ne , trova cenno, quantunque sia da. ritenere che, per la mancanza. di molti mezzi diagnostici che oggi noi possediamo, in molti casi dovessero insorgere confusioni inderimibili con altre forme di infiammazioni della pleura, specialmente in quelle circostanze nelle quali un quadro generale piuttosto grave poteva bene far pensare a uno stato tifoso e ad un' infezione tifosa. Tuttavia l'entità clinica d'una pleurite accompagnante o seguente 11 tifo addomina le era nettamente stabilita. Coi progressi della diagnostica, specialmente per ciò che si riferisce ai mezzi di laboratorio, Pargomento andò acqaistando nell'ultimo ventennio una notevole importanza; e questo periodo comincia precisamente dall'epoca nella quale fu scoperto 1 agente specifico della malattia, il bacillo di Eberth. Fin dal principio s'impose la questione della genesi di queste pleuriti, se cioè dovessero ritenersi dipendenti dal bacillo del tifo, o rappresentassero una concomitanza, un fatto sovraggiunto, dipendente da altra infezione. Naturalmente, quest'altra infezione sospéttata dovévà essere la tubercolosi; e dopo che fu risolta l'altra più lunga e controversa. questione della genesi delle pleuriti così dette a (rigo1·e, nel senso che almeno la maggior parte di esse fossero tubercolari, era ovvio che sorgesse neJla mente il dubbio, se per avventura le pleuriti che si osservano nei tifosi non rappresentassero l'espressione di una tubercolosi fino allora latente. 1


174

LE PLEURITI TIFOWI

Ed invero, alcuni caratteri clinici di tali forme morbose stavano in appoggio di questo modo .di vedere: specialmente l'insorgere subdolo, il dolore pnntorio non eccessivamente violento, e la spesso modica reazione febbrile attribuibile alla infiammazione della pleura dovevano ricordare molti dei caratteri delle infezioni tubercolari, che rappresentano, per dir cosi, il tipo più netto delle malattie subdole nell'inizio, le~te nel <lecorso, e, per certo tempo almeno, svolgentisi senza gravi fenomeni generali. Ma. se poteva sospettarsi l'origine tubercolare di talune fra queste pleurit.i, le rieerche batteriologiche davano per altre una risposta negati va. Infatti cominciano vari autori ad isolare il bacillo di Eberth dal liquido pleurico, e in pochi anni il numero di questi casi è già. considerevole. R icorderò soltanto: Valentini ! 1889), Loriga e Pensuti , Mya e Belfanti (1800), l!..,ernet, Charrin e Roger (1891), Kelsch (1892), W eintraud (189:3), Ménétrier (1896), Jemma, Besson, Troisier e Sicard (1897), Achard (1898), Frankel, Warburg (1899), Widal, Siredey, Galliard, Gerbardt, Souques, Lesné e Ravaut (1900), Ravaut, Gordinier e Lartigan, Fiocca (1!)01), Pfeiffer (1902), Vincent, Wida.l e Lemier re (190o), Barlocco (1905) . Trovato quindi il bacillo del tifo nell'essudato, era facile attribuirgli un'importanza da causa ad effetto. Ma anche questo non poteva soddisfare gli spiriti, tanto più che potevano esservi benissimo dei casi in cui, accanto al bacillo di Eber th, esistesse il bacillo di Koch. In questo caso a qual~ dei due germi doveva attribuiri!Ì un valore patogenetico nello sviluppo della pleurite? La questione era dunque nettamente posta. Visto che nel tifo si possono osservare delle pleuriti, esse ripetono la loro origine dal bacillo di Eberth, o sono l'espressione di una tubercolosi in potenza, che dall'infezione tifosa trae la favilla per esplodere con una manifestazione clinica rileva bile? La sola anatomia patologica poteva risolvere dapprima il quesito, ma per la rarità. dei casi mortali essa. non poteva. dare r isposte esaurienti. Cosicchè parvero dover portare un grande aiuto la sierodiagnosi del Widal prima, la citodiagnosi poi. Ma la prima non ci poteva dare cbe una conferma della diagnosi di tifo, se eseguita col siero di sangue, e nessun elemento nuovo, se coll'essudato; la seconda invece poteva darci buoni risultati, e ce li diede difatti, stabilendo, che, a pE'riodo in olt,rato della pleurite, si osserva una formula a linfociti nelle tubercolari, una formula a polinuclea.ti nelle altre, compresa la tifica, nella. q uale si avrebbe abbondanza di eosinofili.

·'


LE l!LEt:iRlTI TIFOlD{

175

Sta in fatto, che anche la citodiagnosi non ha valore assoluto, e che formule a polinucleari possono osservarsi anche in pleuriti tubercolari. E per di più sono stati descritti (Vincent), casi in cui l'essudato pleurico di un tifoso, che forniva una fm·mula a polinucleari, dava per converso la tubercolosi alle cavie. Ma in ogni modo, dal· l' insieme dei dati che abpiamo ormai a nostra disposizione, ' possiamo concludere che, almeno la più gran parte delle pleuriti che si osservano nei tifosi, debbono .r itenersi dbvute al bacillo di Eberth. Tutte queste forme di pleurite appartengono però alla categoria delle solite pleuriti a versamento, essudative, quelle comuni cioè, che nanno un'origine parieto-viscerale, anzi più viscerale ché altro. Sono le consuete forme, la cui diagnosi si basa sui fatti plessimetrici, e che, probabilmènte, come vedremo in seguito, hanno per loro causa determinante o una alterazione polmonale o la tifoemia. Esse rive~ono le tre forme consuete delle pleuriti essudative, siero-fìbrinosa, -emorragica, purulenta. Vi sono tuttavia. altre forme, molto meno frequenti, anzi piuttosto rare, che si originano dalla pleura diafra.mmatica, hanno caratteri clinici ~p~ciali e gravità molto maggiore, non tanto per loro stesse, quanto per le cause che le produssero. Di queste speciali forme di pleuriti nei tifosi, ben poco è detto nei trattati e nella letteratura, cosicchè non sarà inopportuno pa.rlarne. Si ha così un insieme di fatti a carico della pleura, che si sviluppano non infrequentemente nel corso del tifo. La. loro relativa rarità, e l'averne io osservati parecchi casi, mi invogliano a trattarne, cercando di mettere a. contributo tutti gli elementi dei quali sopra ho fatto cenno. per giungere a conclusioni possibilmente complete. È bene però 8.\vertire che la. più parte dei casi furono da n:ie osservati prima. della comunicazione di Widal sulla citodiagnostica1 cosicchè in quasi tutt.i non si parlerà di citodiagnosi; ma. gli altri caratteri basteranno. credo, a. formarci un concetto chiaro ed esatto sulla natura di tali forme morbose. Riserbandomi di t!atta.re delle pleuriti diaframmatiche in un se· cqndo lavoro, riferirò in questo le pleuriti essudative da me osservàte, e cercherò di sta.bilirne i ca.l'atteri. È opportuno intanto avvertire che in sette anni ebbi a studial'e circa 600 tifosi, cosicchè le per· oentuali delle pleuriti dovranno basarsi su questa casistica abbastanza numerosa.


176

LE PLEURITI TIFOIDI

**... Nello spazio di sette anni h o potuto osservare sei casi soltanto di pleuriti essudative. È una. percentuale ben modesta, che mi autorizza. a ritenere, che effettivamente tali complicazioni siano piuttosto rare. Ne riferisco brevemente le storie cliniche, desumendole da quelle raccolte v~lta. per volta. CAso I. - C. E., Guardia di finanza, entrato il 4 settembre 1902 all' ospedlale. Da 1 t giorni ha febbre. Al suo ingresso si notano i sintomi di un'infezione tifosa grave. Nulaa & carico del torace. Il ·18 si nota per la prima volta la presenza di rantoli umidi scar si sul tor·ace. s!Jecialmente sui lobi infrriori. Il 20, alle basi polmonali avvertesi respiro as pro~ ma senza nessuua modificazione plessimetrica. Il 22 l'infermo a ccusa dolore alle base del torace sinisLro, dolore che l:!) accentua nel tossire. All'esame rileval:!i una zona di ipofonesi occupante la base del torace sinistro posteriormente, per l'altezza di circa due dfta trasverse~ su di essa il mor morio vescicolare è mol~o indebolito. Insorge dispnea notevole (36·42 1·espiri al minuto), il polso si fa frequente, molle. Il 25, l'essudato ha già raggiunto r angolo inferiore detla scapola , con ottusità, e abolizione del fremito vocale e del respiro. L'infermo passa le notti insonni, lo stato generale si aggrava, la depressione aumenta. compaiono tremori degli arti. La tosse é- molesta, l'espeltorato è scarso, mucoso, con qualche stria di sangue. La coscienza è !:<empre integra. Il successivo giOt'no 26 le condizioni dell' infermo sono peggiorate, il polso è piccolo, fre<ruente. impercettibi le, e alle 11, 15 l' infermo muor e. L'autopsia non poté essere eseguila, essendo il cadavere stato r ichiestodalla famiglia. . Il 9 sellt!mbre viene eseguita la sierodiagnosi, che risulta positiva nei r a prorti di 1:40 e ·t:80. Non vieue saggiata con rappor ti ulteriol'i. Il 25 settembre si pratica, con si ringa da calomelano, una puntura esplorativa sul torace sinistro, e si estrae liquido siero~o, citrino, li!llpido. Centrifugata , dà uno scarso sedimento costituito da scarsi linfociti, molli polinucleari , qualche globulo rosso. Non rinvenni elementi endoteliali. Quant? alle curva termica, co ll'insor gere dei fenomeni polmonali e cioèdalla sera del 1i, la febbre, piuttosto bss!'a nei giorni antecedenti, si innalza di molto, assumendo un andamento fortem ente remillente, che si continua inalterato sino alla mor te. La cura consistette principalmente in antipiresi lìsica nei periodi in cui la temper'alura SOI'passava i a9°. Del resto la cura fu la consueta, principa l ~ente sintomatica . CASO Il. - C. A., ber;;aglier-e, e ntrato a ll'ospedale il 16 novembre '1 900. Il 14 ammalò cnn diarrea, inappetenza, febbr e e cefalea.


J,E PLEURITI TrFOIDI

177

All'ospedale si riscontrano i sintomi del tifo, che si delinea mollo gt•ave e si complica a catarro bronchiale diffuso. Alla fine del secondo setlenario la temperatu ra cade rapidamente al normale, ma dopo un giorno torna a salire dando luogo a un secondo periodo della durata ·di ·t t giorni, nel quale la tdmperatura, superiore di qualche decimo al normale al mattino, giunge inlorno ai 39° la sera. In complesso questo secondo periodo divet•sifica dal primo per il decorso della temperatura, e per la molto minore gravità del quadr·o generale. Persiste il catarro bronchiale. Dal i dicembre l'ammalato è a piretico, ed entra in convalescenza. Questa procede regolarmente, quando la sera del 12 dicembre l'in l'ermo è colto improvvisamente da ·febbre, che giunge a 38• 5, e· dolore punto rio alla base del torace destro. Il 13 mattina si constata sensibile diminuzione del murmure vescicolare alla base destra posteriormente, e nei giorni successivi si delinea nettamente il quadro di una pleurite essudativa, in cui il versamento cresce in modo così rapido, che il giorno 15 esso arriva all'angolo inferiore della scapola, con abolizione del fremito , e del r espiro. Da questo momento il liquido si arr•esta, poi comincia a riassorbirsi con grande lentezza, finchè si ha una perfetta guarigione. L'effetto prodotto dall' inflammazio'ne del sacco plei11:·ièo sulla temperatura, non è notevole. Il massimo raggiunto dalla febbre fu infatti quello osservato la prima sera (38o 5). Da allora si stabili un tjpo di febbre intermittente al mattino e che nel pomeriggio raggiungeva 37<> 2, 37° 5, 38•. Dopo 1f, giorni si ebbe completa apir essia. Il 15 dicembre, con siringa Tursini si estraggono circa 10 cc. di liquido che appare sieroso, citrino, limpido. Seminato in agar e in brodo, non da sviluppo di nessun germe: inoculato il rimanente a una cavia, non produce alcun fatto tubercolare. La sieroreazione del Widal nel rapporto di 1;40 e 1:80 fu negativa il i7, il 23 e il :lO novembre, positiva invece il 5 dicembre. La cura consisteUe in aotipiresi fisica nel pl'imo periodo, quando le temperature superavano spesso ii 39°; nel secondo periodo si tenne un indirizzo cu, rativo più che altro sintomatico. Insorta la pleurite, si coadiuvò il riassorbimento del liquiao con diaforetici e diUretici. Non fu necessaria l'aspirazione. B. L., soldato a· genio, entralo il 10 settembre 1900. Pare che l'inizio della malattia risalga al 3 settembre. All'ospedale si riscontra un'infezione tifoide che decorre piuttosto mite. · Sierodiagnosi positiva. Null1:1 rilevasi a carico del torace fino al 22 settembre, quando si trova a destra posteriol'mente una zona di ottusità che si estende per circa due nila trasverse dalla base, e in corrispondenza di essa abolizione del fremito e del respiro. Al disopra della zona suddetta, si ha s uono limpanico e soffio bronchiale. CASO III. -

i! - Giornale medico.


178

LE PLEURITI TIFOJDI

L'infermo accusa dolore sordo alla base del torace. Con siringa Tursi ni si t>:;traggono circa 10 cc. di liquido siero-ematico, col quale si fanuo culture in agar e in brodo, che rimangono sterili. Un topolino inoculato sopravvive; il r esiduo del liquido viene iniettato nel peritoneo di una cavia. Questa non presenta segni di tubercolosi. Il versamento resta presso a poco stazionario fino ai pr imi di ottobre, quando comincia a riassorbirsi. Il 10 ottobre non si trova piu liquido, e il 10 la pleurite può dirsi completamente risolta. L 'andamMto della curva termica presenta dati interess anti. Fino al termine del secondo setteuario la febbL·e si mantiene continua, con lievi remissioni. All' inizio del terzo settenario cominciano ampie oscillazioni e i massimi rapidamente diminuiscono. I n 16"' giornata si· ha l'inizio dei fatti pleurici, ma la temperatura continua ad abbassarsi, ed alla fine del terzo setlenario la febbre cessa. L' infiammazioue della pleura non ha dunque esercitato alcuna i111fl uenza sulla curva termica. Anche sulle condizioni generali non eser citò azione alcuna. Infine non si ebbe dispnea rilevante, né altro fenomeno degno di nota. Cura. - Essendosi jJ caso mantenuto in forma piuttosto mite, con tem perature quasi mai superiori a l 39•, la cura fll quasi esclusivamP.ote aspettante e sintomatica. Solo in pPincipio fu fa tto qualche impacco freddo.

IV. - B. E., soldato 3° ~enio, entr ato all'ospedale il iW agosto 1900. Il 19 a gosto si inizia un'infezione tifoide che segue un decor so normale nel primo periodo. L'esame del torace, ripetuto giornalmente, da le note di un catarro bronchiale diffuso fino al t• settembre, quando a lla base del torace deatro posteriormente si nota per la prima volta una certa riduzione di suono, con mormorio vescicolare alqu!VllO affievolito. Il gior no seguente la riduzione di suo11o è accresaiuLa per estensione ed intensità : essa si est~nt.le per due d1ta trasverse, e si· accompagna ad abolila espansione del lembo polmonale, diminuzione del fremito e abolizione del r espiro. Con siringa Tursini si csl!·ae liquido sieroso, limpido, giallo citrino, che si semina in brodo e in ag1:1r. Nessuno sviluppo di germi. L'infermo non si lagna di dolore puntor io al torace, non pre~enta aumento degli alli respiratori, che anzi accennaoo a diminuire, poichè nel corso de lla malaWa essi erano sempre stati numerosi, forse in relazione col catarro bronchiale e~i s tente. Il 2 sellembre a sera si hanno improvvisamente profuse enter·orragie; l'infermo cade in collasso e muore al mattino del 3 settembre in 13• giornata di malattia. Il decorso della cur va termica non ha n1,1lla di notevole ; la temperatura spesso oltrepassò i 39° e in La! ca so ricorremmo all'antìpiresi fisica. Dal 27 a~osto la febbre si mantenne più bassa e di rado raggiunse od ollrepassò i 39°_ Nessuna influenza appr ezzabile sulla temper atura esercitò l'insorgere della pleurite. Anche al mattino del 2 seUflmbre infatti es!:'a segnava 38°7. E no te vole ch e la sera del 2 settemb re, prima delle enterorragia e del collasso, s i chhe un imp•·ovvi~o s balzo a 40° 9, rlurato poche ore, fin o all'inizi? delle enterorragia. CASO

..•


LE PLEORITI TIFOIOI

179

Cura. - Ho già detLo che si ricorse talora all' aolipiresi fisica, ma per lo .4>iù la temperatura non richiese speciali interventi. Per alcuni giorni fu som-

ministral.o per via gastrica lo jodio e l'acido fe nico, senza etfetLo apprezzabile -sulla diarrea e sulla febbre (l). Autop8ia (sunto). - Pericardio liscio, lucente, con poco liquido a gonico. Miocardio degenerato e frammentalo. Endocardio normale. Pleura s inistra normale. Polmone sini!<tro congesLo. Pleura destr·a cor. stralilìcazioni tìbrinos e ~erso la base e poco liquido citrino (cir·ca 400 g rammi). In corrispondenza. della scissura inlerlobare, aderenze antiche. Po lmone -des tro con ipostas i cospicua. Una g hiandola peribronchiale calcificata, nessuna -caseos a. Peritoneo normale. Mrlza infettiva. Reni normali. Fegato con incipiente degenerazione grassa. N eli' ultima porzione dell'ileo nume rose ulceri t ifo se, alcune profonde fino alla s ier osa e coperte di coag uli. Nell' intes tino .esis te una abbondante quantità di sang ue. ~hiando le mesenter iche mollo grosse , <li a spetto midollare. c.~. so V.- F . L., soldt1to lO fa nteria , entrato il lO luglio 1900 all'ospedale.

Ver·so i primi di luglio cominciò la malattia attuale con fenom eni prodro'lnici, durati circa una settimana; il g iorno 8 lug lio comincia la feb bre. li quadro genera le si fa rapidamente g rave. L'esame del torace é sempre 'l'lef!ati vo. Il 27 luglio, cioè in 20• giornata di malattia, quando la curva ter· mica fa ·rilevare c be siamo in pieno periodo di stato, l'infermo per la prima volta ha tosse, e l'esame dimostra ottusità nella parte inferiore del torace d'amùo i lati, posteriormente, pet· un' altezza di circa tre dita tras vers e, con fremito indebolito, mormorio vescicolare affievolito , lembi polmooali immobili. Sui polmoni si avvertono pochi rantoli spar·si. L'infermo non ha dolori ·toracici. Il giorno -se~uente non $ Ì hanno variazioni; il 29 il liquido è legg ermente aumentato a .destra, stazionario a sinistra. Il cuore accenna sempre piu ad esaurirsi. Il 31 luglio i due ver;;amenli sono in via di diminuzione. e il miglioramento nelle condizioni pleuriche. si accentua notevolmente nei giorni succes!'livi. Ma i l 4 agosto si nota in corrisponddnza del lobo inferiore destro un focolaio di .Or·onco-polmonite diviso che aumenta rapidamente di estens ione. La sera del 6 a gosto forte epis tassi e modica enterorrag ia che si ripete imponente il i. La sera nuova enterorragia, collasso e morte il mattino dell'8 agosto. Interessante in ques to caso è lo studiare l'andamento delia curva termica in relazione colle varie complicanze presentate dall' infermo. Ho già detto che f inizio dei fatti pleurici si osservò in pieno periodo di stato, quando la temperatura non subiva ancora '(Uelle os cillazioni ampie, caralterisliche del periodo amlìbolo. Orbene, tmche dopo l' in'3org el·e dei faLLi pleuric i, !et temperatura mant.ennE- lb s tesso decot·so, senza. innalzarsi Affatto. Manifesta invece fu •l' influenza esercitala sulla febbre dal processo broncopolmouitico. Si è dello che esso si manifestò clinicamente il 4 a gosto; e la temperatura fì n dal 3 era sali La a 3!?' 6, ed il 4 giunse a 40' . A ubio mo dunque da un Ialo l' infiammaz ione delle due siet·ose pleuri che, la quale noH ha alcuna innue nza sulla cur·va (Il Era. quella l'epor.a nella quale si vant;mtno le miracolQse proprie tà dd lo jodio o a•·iclo reni co ; <.osicchè anche noi li esperlment:m1mo, senza, natmalmente, alcun risultato.


180

LE PLEURITI TIFUlDl

termica, dall'altro il processo polmonale che- sulla (ebbre esercita un potere manifesto. Nel periodo terminale la temperatura scende quasi al normale (37•4) a cagione delle emorragie. Anche il respiro non risente·affatto l'influenza della pleurite bilaterale. Il numero degli atti respiratorii va di conserva coll'altezza della febbre, come era avvenuto nel corso anteriore del male. In questo caso la sierodiagnosi fu positiva assai precocemente. Una puntura esplor-ativa eseguita co:'! siringa Tursini il giorno 28 luglio, diede liquido siero-em'orragico, che fu seminato in brodo e in agar. In br odo si sviluppa un bacillo che presenta tutti i caratteri del bacillo del tifo. È però poco agglutinabile dal siero dei tifosi, ma dopo alcuni passaggi in agar, il suo potere di agglutinarsi aumenta considerevolmente. Non si può mai dire tuttavia un ottimo cat:1pione per agglutinazione. Cura. - In principio, quando le temperature erano molto elevate, gli im· pac•!hi e i bagni freddi vennero falli con grande insistenza. Sop1·avvenute le complicazioni pleuriche, essi vennero sospesi. P er le pleuriti non furono fatte cure speciali. Autopsia (sunto). - Pericardio sano; miocardio pallido, flaccido; endocardio sano. Le pleure hanno perd111to la loro lucentezza e levigatezza; contengono circa 200 grammi ognuna di liquido siero-ematico, che hn in sospens ione scarsissimi fiocchi di fibrina, Focolai bronco·polmonitici sparsi a destra s u tutto il lobo inferiore, polmone sinistro congesto. Peritoneo normale, Milza infettiva. Fegato da sta s i. Sull'ileo numerose ulcerazioni delle placche del Peyer, alcune in via di riparazione, altre invece in fase progressiva. Ness una perforazione. Ghiandole mesenteriche caratterisliche. Reni con gesti. C;.so vr. - B. E., bersagliere, e ntrato all'ospedal~ il 7 maggio. La malattia s i inizia il 28 aprile. All' ospedale ~i costata infezione tifosa molto grave; sierodiagnosi positiva 1:40 e 1:80. Piu oltre MD vieoe saggiata. Qualche rantolo alle basi polmonali e poca tosse. Diazoreazione positivo. Il 25 magg io, per la prima volta, senza che l'infermo siasi !agnato di dolori al torace, o di aumento di tosse, lrovasi alla base del torace destro posteriormente, un' ottusi t& che si estende per circa tre dita trasverse dalla base e si ttccompagna 8 notevole diminuzione del fremito, abolizione del respiro, e, sul limite superiore dell'ottusità, a soffio bronchiale. L'infer mo intanto rapidamente si aggrava; Insorge dispnea intensk ( 40 atti al minuto), il polso diviene impercettibile e l'infermo, la s era del 27 maggio, muore. La mattina del 27 maggio si erano avvertili g ru ppi di rantoli cricchianti alla base sinistra, ma a cag ione dello stato dell' infermo non si potè procedere ad un esame accurato. I n questo caso la cura termica sembr erebbe aver- risentito del processo a carico della pleura. Infatti nei giorni 21 e 22 maggio la febbre si era mantenuta sempre sotto ai :J9o, con un minimo di 38-; il 2:~ la temperatura sale a 39° 8, e si mantiene elevata fino al periodo ter minale. Ma la presenza di fatti l1ronco-pne umonici concomitanti tog lie ogni nettezza al fenomeno, si che non potremmo dire con certezza quanto di esso spetti alla pleurite e quanto ai focolai di bronco-polmonite. Ed eguale considerazione potrebbe farsi 8 proposito della dispnea.


/

LE PLEURITI TIFOIDI

181

In questo caso non vennero eseguite punture esplorative. Tuttavia la natura dell'infiammazione della pleura risulta dall'autopsia. La èiiril fu la consuelil nel primo periodo (antipiresi fisica); in segui lo fu sintomatica. Autopsia (sunto). - Nulla di qolevole a carico del cuot•e. Pleurite sierofibrinosa a destra, con circa 400 grammi di liquido nel cavo pleurico. Polmone destro congesto, ma senza fatti infiammatori. Pleurite tlbt•inosa sinistra, appena inizi t~ ta, con pochissimo liquido e stratiftcazioni di fibrina sul lobo infe· riore del polmone. Focolai di bronco·polmonite al lobo inferiore sinistro. Milza infettiva, con alcuni piccoli infarti Rigonfiamento torbido degli epiteli renali. NP-1 rene sinistro, sulla sostanza corticale. un piccolo ascesso. Nell'ileo e nella prima porzione del còlon numerose ulceri tifose. Nessuna tt·accia di tubercolosi in tullo l'organismo (1). (Il Nel 1898 potei osservare altri due C.'l$i di pleurite nel corso del liro. LI riferisco in nota, es$endo stato il loro studio. molto incompleto per riguardo alla natura del processo pleurico.

CAso VII. - R. D., caporale artiglieria da fortezza. SI ammalo Il 17 ottobre 6 presento un quadro d'infezione tiroide assolutamente caratteristico (be al assolve lo due setteoari, senza alcuna complicazione toracica. Sieroreazlone positiva t:!S. Dopo 4 giorni dì apiressia sopravviene modico do!ore all.a base del torace de.stro e nel giorni successi•·i si svtluppa una pleurite a scano veFSamento, che non provoca la minima reazion.e febbrile. Dopo che l'essudato é giunto circa all'anl(olo inferiore della scapola, si inizia il riassorbìmento. che si fa lentamente. La guarigione era completa, quando il 15 dicembre si inizia una polmonite sinistra, che r isolve in u• giornata. Guarigione. CAso VIJI. - F. S., soldato 9" compagnia sanità. Ammalatosi il 3 novembre, presenta Il quadro classico della febbre tifoidc, la quale si mantien e ili media intensità, pur complicandosi a enterorragie ed epistassi. Vea·3o la fine del quarto settenario alla base destra insorgono sintomi di pleurite, che però non altera la curva termica, la quale pro· segue verso il suo termine' con granf1i oscillazioni, finché dopo un altro settenario si ha l'apiressia. L'essudato pleurico si .m antiene limitato 6 si riassorbe lentamente, anzi dopo qualche tempo si ba 1111a recrudescenza dei sintomi pleuriti. Dopo lt giorni di apiressia. si inizia una ricaduta del tifo, che risolve faYorevolmente. Sierodiagnosi positiva, t :i5. Cito i due casi puddettl per quello che possono valere, mancando essi di molti importanti ~le­ menti diagnostici.

( Contim«z.).


182

OSPEDALE MILI TARE PRINCIPALE DI NAPOLI Gabiaelto di batteriologia diretto dal dott. SALVATORE SALINARI, capitano medico

- -- - -

ANALISI BATTERIOLOGICA DELL'ACQUA D'ABBEVERAGGIO DEl CAVALL[ DEL

DISTACI..UI ENTO DE L t l° CAVALLERiA l ~ CERIGNOLA

Per il dott. l . o reto lllan.eui tenente medi co

Relaz ione. L'acqua, che nella caserma soprascritta si adopera per l'abbeveraggio dei quadrupedi e per la pulizia degli uomini di truppa, si attinge, mediante secchie, da un pozzo profondo .circa 32 metri; con parapetto molto basso (45 centimetri), protetto da. tetto e sito nel centro di un cortile intorno al quale sonvi le scuderie dei cavalli. n pozzo è in muratura; la colonna d'acqua misura un'altezza di metri uno e venti centimetri la mattina e di soli quaranta centimetri la. sera. La temperatura dell'acqua, che sorge dal fondo del pozzo e che f u prelevata verso le ore 9 del l 'i' dicembre 1905, era di 15 gradi centigradi mentre la temperatura esterna era di lO gradi circa. L'acqua era limpida, inodore, incolore, ma. con un lieve sapore terroso.

Dal pozzo su descritto, oltre un campione d'acqua per l'analisi chimica, furono prelevati tre campioni per l'esame batteriologico. Ad evitare qua.lsia.si causa d'inquinamento i campioni furono prelevati dalla massa d'acqua mercè Papparecchio Sciavo fornito di provette chiuse alla lampada e sterilizzate e che si saldavano di nuovo dopo attinta la quantità d'acqua necessaria.


ANALISI BATTERIOLOGICA, ECC.

183

I campioni furono pQJ:"tati in questo Gabinetto m apposito apparecchio refrigerante e mantenuti alla temperatura di poco superiore ai O gradi per quasi nove ore pnma di essere sottoposti ad analisi. ~

** l

Per la conta delle colonie fu innestata ]'acqua in quantità di 1 eme., '., /'~ . • ',.ed /'. 0 di eme. rispettivamente in piastre di gelatina ordinaria ed in aga.r, e la numerazione delle .colonie sulPagar fu eseguita dopo 48 ore di sviln:;:>po alla temperatura di 37 centigradi e ripetuta per altri due giorni successivi, mentre la numerazion'il delle colonie in gelatina fu continuata per più lungo tempo, finchè la fluidificazione del terreno culturale non la impedì. Si constatò in tal modo che approssimativamente il numero delle colonie sviluppatesi nelle scatole con agar era, in media, uguale a. quello riscontrato nelle scatole con gel.atina e si raggiungevano le 1020 colonie circa. per centimetro cubico delle quali 146 circa liquefacenti. Si procedette quindi allo studio delle diverse forme, rilevandone i caratteri cui turali, morfologici e biologici atti alla loro identificazione e si rinvennero così le seguenti specio che man mano descnveremo. Colonie fluidificant i.

1. GELATINA su PIASTRA. - Piccole colonie giallastre che viste al microscopio appaiono con una parte cent1-ale opaca, gro:>sola.namente gra.nolosa, ed una parte periferica più trasparente, anch'essa giallastra; dalla periferia della quale partono numerosi e corti filamenti che dànno alla cultura l'aspetto raggiato. I,a gelatina viene rapidamente fluidificata. Gelatina per infiss-ione. - Sviluppo superficiale di una pellicola abbastanza spessa. a margini dentellati . In breve si produce un imbuto di fluidificazione e dopo pochi giorni la gelatina è completamente fluidificata e contiene un sedimento costituito da grossi fiocchi grigio biancastri. Agar st~ piastra. - Sviluppo di colonie superficiali e profonde. Le prime grigio biancastre, abbastanza rilevate, rifrangenti, a margini leggermente granulosi; viste al microscopio appaiono tondeggianti, omogenee, più opache verso il centro, trasparenti verso la periferia e fornite di prolungamenti ciliati in alcuni punti simili a ricci.


184

ANALISI BATTERIOLOGICA

, Le seconde sono tondeggianti, grige, opache; vjste al microscopio appaiono omogenee ed anch'esse fornite di corte ciglia. Aga1· pe1· strisciamento. - Sviluppo di una pellicola grjgia, d'aspetto cereo, con rugosità molto rilevate. Questa pellicola è ~olto aderente al terreno di cultura. e se ne distacca difficilmente. L'acqua di condensazione è leggermente torbida. B1:odo. -Rapido ma leggero intorbidamento. Alla superficie del· brodo si forma una pellicola grigio biancastra, incompleta, che non si rompe agitando la provetta e che dopo poco tempo cade a.l fondo e si disgrega. La reazione dell' indolo è negativa. Latte. - Coagula lentamente il latte e dà reazione alcalina intensa. l microrga.nismi che h~tnno dato luogo allo s·.-auppo delle colonie sopradescritte sono dei bacilli sottili, con ~st.remità non arrotondate, con vivace movimento, di rado isolati, più spesso riuniti a due od m lunghe catene. Non sono patogeni, non resistono al Gram . II. GEL,1TI);A su PIASTRA. - Colonie superficiali e profonde che si sviluppano rapidamente ed appaiono rotonde, piccole, di colorito grigio giallastro; viste al microscopio si presentano con superficie granulosa e con margini ben delineati. Dopo circa due giorni i margini si fanno irregolari e la colonia appare circondata da un alone di fluidificazione il quale procede ad imbuto e dopo quattro o cinque giorni la gelatina è completa.mentf:l liquefatta. Dalle culture emana un odore nauseante. Gelatina per infis.-:ione. - Rapida fluidificazione alla. superficie in forma d'imbuto, lungo il tratto d'innesto in forma di canale che si va man mano allargando. Dopo dieci giorni la gelatina è completamente disciolta ed ha al fondo un deposito denso di colorito bianchiccio. Agar su pia8t1·a. - Piccole colonie bianco grigiastre che si sviluppano rapidamente sia alla superficie che profondamente. Le superfi· ciali appaiono al miàoscopio 'rotondeggianti e lievemente sollevate. Agm· per strisciamento. - Patina sottile, di aspetto umido e di colOl·ito biancastro. B1·odo. - R apido intorbidamento e ricco sedimento. Al microscopio i microrganismi che d ettero luogo alle colonie suddescritte a ppaiono come bastoncini dritti, con vivacissimo movimento, con estremità. arrotondate. Talvolta si aggruppano in corti filamenti, per lo più sono isolati. Si colorano bene coi comuni colori d'anelina più intensamente alle estremità. Si n con osce trattarsi del bacillus liq uefaciens.

.t

.,

.,

.l


l

1

lSò

I.'!ELL ACQUA D'ABBEVERAGGIO DEI CAVALLI, ECC.

m. GELATINA su PIA1rrRA. -

Colonie piccole, rotondeggianti, grigio biancastre che si affondano rapidamente nella gelatina. Viste microscopio appaiono :finamente granulose con centro brunastr•> opaco e periferia con corona. di ciglia ondate. Gelatina pér infissione. -Fluidificazione rapida in forma di coppa <:he prosegue in forma cilindrica. La zona fiuidifìcata è torbida ed ha una pellicola grigiastra alla superficie. Agar st~; piastra. - Colonie superficiali grigie, rotondeggianti, che viste al microscopio appaiono giallo brunastre, finamente granulose, c_on margine munito di prolungamenti arricciati. · Agar pe1• strisciamento. - Patina di colorito caffè e latte, dapprima <Jmogenea. e resistente, poi vischiosa e quasi colante. L'acqua di condensazione è torbida. con sedimento giallastro ed una pellicola superficiale. Brodo. - Discreto e rapido intorbidamento, con formazione di pellicola alla. superficie. Negativa la ricerca dell'indole. Pescando dalle descritte culture i microrganismi contenutivi ed <Jsserva.ndolì a.l microscopio si riconosce trattarsi di piccoli bacilli cort.i, rinniti a due od in brevi catene, con movimento vivace. Non sono patogeni e furono identificati per il bacillus mesentericus fuscus.

al

IV. GELATINA su PIASTRA. - Colonie bianco-grigiastre che al microscopio appaiono fortemente granulose, con nucleo centrale e contorno irregolare per numerosi filamenti che si irradiano nel terreno circostante. La gelatina si fluidifica rapidamente e nel terreno nutritivo sciolto, resta come un nucleo duro a forma di disco. Dalle culture emana. un forte odore che ricorda quello delle sostanze organiche· in putrefa.zione. Gelatina per infissione. - Fluidifica rapidamente la gelatina a forma di tubo. Quando tutta la gelatina è :f!uidificata si nota al fondo un deposito grossolano: mentre alla superficie si osserva una fine nubecola bianco-grigiastra. A.gar su piastra. - Colonie rotondeggianti a margini irregolari con corti prolungamenti. Sono. simili a. quelle su gelatina. A.g(w per strisciamento. - Rigoglioso sviluppo di uno strato sottile, umido splendente, bianco-grigiastro. Brodo. - R!Lpido intorbida.mento e deposito abbondante al fendo della. provetta. Decompone rapidamente il brodo con produzione di nauseante odore. Le colonie che abbiamo descritte sono composte da bacilli molto lunghi, leggermente ricurvi, molto mobili. Si presentano isolati, riuniti a due od in filamenti tortuosi e si notano altresì forme svariate invo-


18()

ANALISI BATTERIOLOGICA

lutive, come granuli, cocchi, o forme di clava. Si colora ·bene colle comuni soluzioni coloranti e resiste al Gram. Si riconosce trattarsi di un proteo. V. GELATI~A su PIASTRA. - Sviluppo rapido di colonie grigio-biancastre che rapiJ~J.mente s'infossano per fluidificazione della gelatina, la quale dopo pochi giorni è completamente disciolta. Le colonie viste al microscopio appaiono da principio tondeggianti, a margine liscio~ di aspetto granuloso, di colorito gialletto, in seguito, specie nelle superficiali, le parti periferiche diventano ondate simili a numerosi ricci e con un punto centrale gialliccio. Gelatina per infi,q.'l-ione. - Colonia grigio-biancastra con fluidificazione a forma cilindrica., il contenuto della cavità fluidificata è grigiobiancastro. Alla superficie si nota una pellicola densa anch'essa di colorito biancastro e che arriva fino alle pareti della provetta. Agar su pia..:;tra.- P iccole colonie irregolari, lucide, grigio-biancastre. Viste al microscopio appaiono a margini frangiati alle volte finamente dentellati, più spesso con un numero rilevantissimo di filamenti tortuosi che si uniscono fra loro; la parte centrale della colonia. appare di colorito gialliccio, e finamente granulosa. Le colonie profonde sono simili alle superficiali ma più dense ed opache. Agq-1· per .<;t?isciamento. - Pellicola bianco-sporca rugosa, a margine ondato sinuoso, alquanto prominente; acqua di condensazione torbidat con sedimento grigiastro. lh·odo. - Intorbidamento rapido, intenso ed omogoneo, con formazione di pellicola alle pareti della provetta e sulla superficie del brodo. Sedimento scarso, di colorito biancastro. La reazione dell'Ìndolo è negativa. Le colonie descritte nei varii terreni di cultura sono costit uite da bacilli corti, con estremità arrotondate, con movimento vivacissimo1 isolati o riuniti tal volta in filamenti. Si riconosce trattarsi del bacillus snblitis.

Colonie non ttuidifieanti. I. GELA.TI~A su PIAS'.rRA. - Colonie rotonde brillanti a margini nettir di colorito giallo-oro, di consistenza cremosa, poco rilevate e che viste al microscopio appaiono finamente granulose. Gelatina pe1· ·infissione. - Sviluppo lungo il canale d' infissione a forma di piccoli punti ed alla superficie, a forma di un grumo di sost.anza gialla mucillaginosa.


DELl}ACQUA D'ABBEVERAGGIO DEI C:AVAILLI, ECC.

187

Agar Stt piastra. - Colonié cogli stessi caratteri descritti nella. gelatina. "'lga·r per strisciarnento. - Sviluppo molto rigoglioso con formazione· di una spessa. patina. di colorito gialletto, molto aderente al terreno di nutrizione ed abbastanza rilevata. Brodo. - Lieve inliorbidamento con una delicata pellicola di color giallo, che si rompe agitando la provetta. Queste colonie sono formate da microrganismi · rotondi od ovnli, riuniti a due, a quattro od in forma di grossi g r umi, non ha attività speciali ecl ha i caratteri del micrococcus aurantiacus. II. GELATINA su PIASTRA. - Colonie biancast re come piccole goccioline mucillagi_nose, che lentamente si sviluppano, senza fluidificare le. gelatina e che si circondano di un alone bruno. Oelatina pe1· infissione. - Sviluppo lento lungo tutto il canale d' infissione. Si nota anche qui una· colorazione brunastra. .dgar su piastra. - · Colonie simili a goccioline prominenti che, viste a.l microscopio appaiono tinamente granùlose con la periferia. di colorito brunastro. B1·odo. · - Scarso intorbidamento con formazione di una pellicola. alla superficie e con un deposito discretamen te abbondante al fondo della provetta. Le colonie sono composte da corti bacilli con lento movimento e che hanno i caratteri del bacillo acquatile bruno pigmentato. Non è patogeno. III. GELATINA su PI~STRA. - Colonie superficiali e profonde. Le su· perficia.li sono di colorito ma.dreperlaueo, hanno rigoglioso sviluppo, formando come dei· piccoli bottoni bianco-lattescenti di consisteuza cremosa. Le profonde invece appa.·iono come puntini opachi e si sviluppano lentissimamente. A.gar di piast1·a. - Colonie simili alle precedenti, ma con sviluppo meno rigoglioso. Agar di strisdamento. - Sviluppo mo'lto rigoglioso con formazione di una spessa patina di colorito bianco-latteo, di consistenza cremosa e cbe in breve invade tutta la superficie delPaga.r. Brodo. - Rapido intorbidamento con formazione di nn deposito fioccoso, e di nna pellicola. superficiale. I microrganismi che costituiscono queste colonie, sono dei piccoli cocchi per lo più riuniti a due, hanno lenti movimenti oscillatorii. Non producono gas od odori speciali e non sono· patogeni.


l &l

ANALISl.BATTERIOLOGIOA

IV. G~::LATINA su PIASTRA. - Piccole colonie rotonde-ggianti, leg· germente rialzate sulla superficie della gelatina. H anno margini netti, colorito bianchiccio, aspetto lucente ed umido; dalla periferia delle colonie partono corti e sottili raggi, che si ramificano variamente. Gelatina pe1· ù1.{issione. - Rigoglioso sviluppo lungo il canale d'infissione di piccole colonie rotondeggianti, biancastre, ed alla superficie di una colonia a forma ~ircolare, a margini netti, rilevata e di colorito biancastro. Agm· b'U piastra. - Colonie madreperlacee di colorito bianco-sporco con margini frastagliati. Agm· di st?·isciamento. - Rapido sviluppo di una spessa patina di colorito bianchiccio. L'ac11ua di condensazione è torbida con sedimento bianco-sporco. Brodo. - Leggero intorbidamento senza formazione di deposito o pellicola alla superficie. Negati va la ricerca dell' inùolo. All'esame microscopico i microrganismì che dettero luogo ~lle suddescritte colonie appaiono come corti bacilli, con le estremità arrotondate, talvolta riuniti in grossi ammassi, talvolti isolati e con vi'\·ace movimento oscillatorio. Questi microrganismi non sono patogeni e non producono gas nè odori speciali.

••• Nelle culture su piastra, eseguite cogl' innesti dell'acqua da esaminare, oltre i microrganismi isolati e già descritti, si constatò la presenza di quattro colonie di muffe. Conclusione.

I criterii che in uu esame batteriologico si debbono tenere presenti per giudicare potabile un'acqua, sono soprattutto tre: 1• Assenza di qualsiasi germe patogeno; 2• Assenza di germi che, pur non essendo patogeni, sono l'indice di un inquinamento; 3" Scarsa. c1uantità di microrganismi contenuti in ogni centimetro cubico d'acqua. da esaminare, e, circa il numero massimo tollerato gli igienisti non sono d'accordo e questo varia da 500 a 1000 per centimetro cubico, oltre il quale quantitativo l'acqua deve essere senz'altro dichiarata no<.:iva. Alla ~tregua adunque di queste tre premesse e dai risultati dell'esame batteriologico, se avessimo dovuto dare un giudizio circa la. potabilità per gli uomini dell'acqua in quistione, l'avremmo dato negativo, sia per il numero eccessivo dei microrganismi contenuti in


DELL'ACQUA D'ABBEVERAGGIO DEI CAVALLI, ECO.

189

ogni centimetro cubico, sia perGhè in essa si conteneva il proteo, il quale è l'indice che l'acqua esaminata. ha subito u n inquinamento da materie organiche in putrefazione. Trattandosi però di quadrupedi, per quanto i testi d'igiene siano muti in proposito, possiamo, senza tema di essere smentiti, asserire che l'ac.qua in quistione può, senza alcun pericolo, servire al loro abbeveraggio. Ed infatti, la quantità dei microrganismi contenuti in ogni centimetro cubico non è eccessivo, poichè se ne possono tollerare, nelle acque d'abbeveraggio, anche nn numero di oltre seimila, tenendo presente che coi foraggi, e con le erbe, gli,an'imali ingeriscono un numero enorme di quei microrganismi che sono, per la gran parte, gli stessi che abbiamo riscontrati nell'acqua esa.minata. Valga lo stesso ragionamento per il•proteo. Questo batterio si trova. abbondantissimo dovunque ci siano sostanze organiche in putrefazi~ne e quindi vegeta. numeroso nei prati, sulle erbe e sui foraggi con i quali viene ingerito, senza danno alcuno, dai cavalli. Onde la sua presenza non ci induce a. dare giudizio sfavorevole sulla pota.bilità, sempre pei cavalli s'intende, dell'acqua in esame. Però il proteo rinvenuto nella suddetta acqua ci indica che il pozzo della caserma di cavalleria in Cerignola, è stato in qualche maniera inquinato da sostanze organiche in putrefazione, e siccome per la stessa via per la quale fu possibile questo inquinamento, potrebbero penetrare altri microrganismi e tra questi qualcuno pa.togeno per i cavalli, così sarebbe opportuno apportare qualche modificazione al detto pozzo, onde evitare cause facili e possibili di ulteriori inquinamenti. Tali modificazioni sarebbero, sopratutto, d' innalza.rne il parapetto e magari chiuderlo completamente, attingendo l'acqua mediante pompa; cercare di rivestire in cemento i canali di scolo delle scuderie e farli passare il più lontano possibile dal sopradetto pozzo e proibire che nelle vicinanze di questo si lavino indumenti od oggetti sporchi. Con tali modifica.zioni si potranno, per l'avvenire, evitare le comuni cause d'inquinamento ed essere sicuri che l'acqua offrirà tutte le garanzie di una buona acqua potabile d'abbeveraggio, tanto più se si considera la profondità del pozzo ed il fatto che il volume d'aoq ua che giornalmente si estrae e viene utilizzata per i bisogni della caserma. supera. la quantità che può essere sostituita dalla mappa' d'acqua sotterranea, e quindi si avvera un abbassamento notevolissimo del pelo d'acqua che da un metro e venti la mattina, scende a quaranta ce ntimetri la sera, onde l'acqua in questione v1ene continuamente ad essere rinnovata.


190

CASU ISTICA C LI N I CA SOPRA UN C~SO DI AT ROFIA M USCOL ~RE DELL'.ARTO SUPERIORE SINISTRO C!l~ PAR ALISI ED AN ESTESIA per il dott. Libor io -~mat.o, sottotenenle medico adde tto all'ospedale militare principale di Messina. Milune Salvatore, guardia di tlr1anza, è un individuo dell'età di anni 26, di ~ui sei di servizio ; asserisce che nel suo gentilizio, tanto a scendente che colla-. terale, non ci sono precedenti mor bosi ci' impor·tanza. Ha so ff~rto di febbr e malariche dapprimA nel 1903 per una ventina di giorni e poi nel marzo di questo an no per circa un mese. Egli narra che il :m otlobt•e pt·ossimo passato, essendo in servizio di perlustrazione lungo il mare, nello scendere una scaletta che menava ad una scogliera cadde battendo sopra uno scoglio con la spalla ed il braccio di sinistt·a. Per il dolor e causato dal traumatismo fu fatto subito rientrare alla brigata da dove, nella mallioa seguente, fu inviato a q ues t'ospedale. Quivi fu riscontrattt grave contus ione alla spalla ed al terzo s uperiore del braccio sinistr o con un vasto ecchimoma estendentesi sul braccio in lutto il suo terzo super iore. La testa dell'omero e tutte, in genere, le parti costituenti l'articolazione della spalla erano integr e e conser vavano i loro rap pot·ti. norma li. l movimenti attivi e pas sivi, sia di tiessione che di es tensione della mano sull'avarnbraccio e di questo ~ul braccio erano possibili e pressoché normali; in vece non si può dire l o stess(} dei movi menti del braccio sull'articolazione della spalla, il che si s piegava benissimo per il dolore c he essi provocano sulle pllrti contuse ed ecchimosale . Fu curato dapprima col riposo dell'arto e l'applicazione di compresse ghiacciate, in seguito, diminuita la tlolorabilita, si continuò col massaggio e ia somministrazione di ioduri. Però, mentre l'ecchimosi si r iassorbi va ed il dolore si a ttutiva, si è notato che i muscoli delie regioni tenare ed ipotenare. nonché quelli della region~:~ estensot·ia dall' avambl'accio, comincia:vano a de· nutrirsi. Dal lttto funzionale nota vasi, in pari tempo, ottundimento notevole de lla sensibilita ~enerale di tutto l'arto superiore s inistro e limitazione dei s uoi m ovimenti. Questi disturbi ~i accentuaro no con rapidi tà davvero sor prendente ed appena venticinque giorni circa dopo il trauma, l'ammalato presentava di gia ipotrofia di tutti i muscoli dell'arto (più accentuata dal lato estensoria), anestesia completa e paralisi, mano ad artiglio, ar to freddo con cute marmorizzata, ussenza dei r iflessi ~e ndi nei. Fu continualo il massaggio coadiuvato dalle applicazioui gior naliere della corrente faradica e da inie zioni ipodermiche di slricnina. ma, fino ra, senza van tag~io alcuno. Infatti allualmente l'ipott•ofia muscolA!'e tende a pr ogredir·e, i mo vimenti attivi non sono possibili mentt·e lo sono quel li passivi, ogni sorta di sensibilita é scomparsa in modo assoluto. Co me ho già accennalo, i muscoli maggiormente colpiti sono quelli dell'eslJ·emità inferiore dell'arto e special mente •ruelli della mano e della regione eslen~oria dell'avambraccio; c'è a nche ipolrofia e paralis i degli interossei, rivelaLa


191

CASUISTIC.I. CLINICA

dalla forma ad artiglio assunta dalla mano, nonché avvicinamento del pollice al 2° metacarpo (mano di scimmia). Il bicipite ed il tricipite brachiale nonche il deltoide ed i muscoli sopraspinoso e sotLospi noso, pur ess~:~nd o paraliuati e compresi nella zona di anes tesia, non presentano che un gt•ado incipiente di ipotrofia. l muscoli delle regioni flessorie dell'arto t·eagiscono ancora quasi tutti alla corrente farad i ca ma solo quando essa è mollo intensa; Lr·a quelli delle regioni estensorie reagiscono alle forli correnti il tricipite, i due r adiali esterni ed il cubitale posteriore. Cosicché colle f0 rti faradizzazioni può ottenersi un abbozzo di flessione delle d ila !-mila mano, della mano sull'avambraccio e di çuesto sul braccio; non é stata ottenuta mai la estensione delle dila sulla mano ma solo si è avuta l'estens ione della mano sull'avambrt~ccio e di questo sul braccio. Facendo strisciare l'elettrode lungo il decor so dei net'vi del plesso brachiale, s i provocano delle contrazioni soltanto nel territorio del circonflesso; l'ammalato non accusa, anche con corr·enti forli, alcun dnlot·e. t\lla corren te galvanica tra i muscoli reagiscono solo i flessori dell'avambraccio (bicipile e brachiale anteriOre). La corrente, s ia ascen d en~e che discendente, non dà alcuna reazione se applicala sul decorso dei nervi. · E::;iste, dunque, la reazione degeneratioa totale nel Lerrilol'io del plesso brtlcbia le. lie condizioni generali del paziente durante la malattia sono rimal"le quas i immuLate. Egli é individuo di costituzione fisica mediocre, a temperamento misto, con colorito della pelle e delle mucose visibili un po' pallido, :sistema s cheletrico poco sviluppato, pannicolo adiposo scarso, masse muscolari pic<:ole, nutrizione generale povera. Nessuna altra alterazione ne i vari organi ed a pparecchi principali. ·

.

•·•

.

Es posti, cosi, i fatti clinici osservati, tenterò a desso di spiegar·meli ed in terpr el.arli. E, an?.itutto, non nasconder ò elle al primo insorgere della di::;tt·ofht muscolare nel soggetto in esame la patoge nesi dell'affezione non mi è sem brata delle più facili a comprendersi. J ~ fatti non era, da principio, del tutto ovvio atlribuit'e s oltanto a l lraumatismo le prime alterazioni del trotìsmo muscolare, s ia perché esse furono no· Late appena dieci g iorni dopo del trauma, sia ancor·a per la lieve entità deiiP. alterazioni allora esistenti nella sfera della sensibilità. Non era quindi, in tale epoca, del tu tto ingiustificato il sospetto che si fosse tt·atl.alo di alterazioni trofiche no n di origine neurolica traumatica e che, tutt'al più, la violenza esleruu avesse avuto un'influenza secondaria, nel senso di favorire una più precoce·~ rapida atrolia dal lato sul quale essa a veva agito . Si poteva,. in altri termini, mettere in di s~ussio n e il caso che si fosse tra tLato ài una forma incipiente di paralis i mus cola re progressiva, e pr ecisame11Le di quella spinale, tipo Ducbenne-At•an. Infatti è noto che le atrofie muscola r·i progressive di origine s pinale hanno come caratteristiche generali quelle di colpire d i preferenza gli adulti, di non es~ere forme prettamente familiari. di comin c iare negli arti superiori e precis amente nei piccoli muscoli della mano {come nel caso attuale) e di non presenta re aHer·azioni notevoli della s ensibili w, car attere, quest'ultimo, comune a tutte le form e di atrofia muscolare progressiva. Inizio analogo, è bens i vet'O, pr esentano anche le sclerosi laterali amio-


192

CASUISTJCA CLINICA

trofiche; ma in queste ultime esiste anche la notevole esagerazior.e dei riflessi tendinei s in da principio e le caratteristiche contrazioni tlbrillarf. Nelle atrofie miopatiche. così bene descritte nella loro parte anatomo-patologica dal Friedreich, i fatti morbosi hanno il loro cominciamento quasi sempre dai piccoli muscoli del piede: esse, inoltre sono delle affezioni essenzialmente familiari e compaiono nella adolescenza comprendendo, anzi, le forme infantili. Lo · spiegare tutti i fatti morbosi col fattore traumatico non mi sembrava esauriente e, GUindi, sin dal principio, pur riserbando un giudizio definitivo per il tempo in eu i i sintomi fii ròssero resi piu manifesti, ho pensato che la malattia attuale preesistesse al trauma stesso. In seguito, però, l'ulteriore progresso delle alterazioni della sensibilità ha cominciato a scuotere questo convincimento. Nelle atrofie muscolari pure, qualunque sia il criterio che si voglia adottare per spiegarne la patogenesi, sono esduse le alterazioni delle fibre di senso dei nervi perif~rici perché la de~e­ nerazioue, sia essa ascendente che discendente, colpisce sempre e soltanto com'è noto, le vi~ centrifughe di conduzione dello stimolo del n'lovimento. Ora, ess.endo nel caso presente costretti ad e m mettere per forza una lesione contemporanea di fibre nervose motrici e sensilive, come meglio trovare l& spiegazione del fallo che con l'ammettere come causa iltr11umatismo di tronchi periferici? Ammesso come efficiente tale fattore, ci resta da esaminare come e~so h& a~ito e quale é la portata dei gua~;ti che ha .prodotto. ' Nella storia clinica si è d8tto che le parti costituenti l'articolazione della spalla furono sempre, e sono, integre e nei loro rapporti nor~ali. Non è quindi il caso di invocare come causa delle alterazioni che evidentemente esistono nel !Jlesso brachiale la compressione esercitata su di esso da uva possibile lussazione della spalla : invece tali alterazioni dovettero insor~re per lo schiacciamento violenta del plesso brachiale tra l'omero e la parete toracica. Tale violenza avrà prodotto gravissima contusione dei tronchi nervosi nel cavo ascellare, forse anche rottura di qualcuno di essi, e consecutivamente tanto la degenerazione disceodente delle fibre cui è venuto meno il centro lrofico, cioè le rispettive cellule ganglìari delle corna anteriori, che l'atr'Oiìa dei muscoli a cut tal.i fibre si distribuiscono. Naturalmente in seguito s i stabilirà, se non si é di già stabilita, anche la degenerazione as cendente e:.c non usu. Il vasto ecchimoma e sopralutto l'emorr·agia interstiziale, hanno avuto l& loro parte non indifferente nella produzione di tali effetti disastrosi poiché essi, con la compressione che eserci tavano, hanno contribuito a rendere impossibil·e la rigene•·azione delle fibre contuse e schiacciate. , Quali sono i nervi del plesso brachiale che hanno risentito gli effetti del trauma ed in quale parte del loro decorso hanno essi ris entito tali effetti ~ L'esame della sensibilità dimostra che essd è abolila in tutta l'èstensione deni'arto traumatizzato, compresa la spalla ; di più l'arto è freddo e marmorizzato in tutta la sua estensione. Questa colllstatazione basterebbe per farci ammelter·e che la contusione ha agito su tutto il plesso e vi ha agito nel cavo denrascella, all'apice del triangolo che il plesso vi forma prima che i nervi sr diramioo nel braccio e nellu spalla. L'esame della motilità e dei riflessi, nonché l'esame el ettrico, avvalorano tale affermazione. Il lwaccio pende affatto inerte, il deltoide non funziona; la flessione dell'avam braccio in posizione di s upìnazione non è possibile, dunque nemmeno U


CASUISTICA CLINICA

193

bicipite ed il cor aco-brachiale funzionano. Ciò dimostra che i nervi circonflesso

e muscolo-cutaneo sono paralizzati. L'estensione dell'avambraccio sul braccio non e possibile, la mano pende abbandonata a sè stessa in posizione di semi- flessione, il pollice é semifiess o ed addotto perché i suoi muscoli corto e lungo estensore ed abduttore non fuo· zionano; la supinazione dell'avambraccio non è possibile. Il radiale è paralizzatQ. Inoltre, basta esaminare la forma della mano per convincersi che esiste anche paralisi dell'ulnare. Infatti gli interossei hanno perduto il loro tono, il che è dimostrato dalla conformazione delle dita ad artigli, la muscolatura della regione ipotenare è atrofica ed inerte, ogni movimento della mano, compreso quello di flessione ulnare sul carpo, è abolito. Aggiungendo a quanto si è detto che le dita non possono esser e più flesse nelle falangi terminali, che il tenare è atrofico, che il pollice non può essere piu opposto, ch'è abolita la pronazione.dell'avambraccio, risulta a nche chiara la paralisi del mediano. Ho riferito di sopra il risultato dell'esame elettrico ripetutamente pratica to a scopo diagnostico e terapeutico tanto con la corrente•faradica che con quella galvanica. Da tali esa.mi appare che esiste di già lo reazione degenerativa totale sul territorio paralizzato, quindi il prono:;tico quoad oaletudinem, non può essere che s favorevole. Tuttavia è doveroso continuare energicamente nelle cure ed esaurire tutte le risorse di cui la scienza dispone per casi simili. Quindi occorre insistere nel massaggio e nella elettroterapia, nonché nella somministra:z.ione di ioduri e nelle iniezioni di stricnina', coadiuvando anche tali pratiche terapeutiche con la idroterapia ..r azionale. · Messina, :u dicembre 1905.

t3 -

Giornale medico.


194

RIVISTE GENERALI

SULLE MALATTIE OCULARI SIMULATE. -(A proposito del rapporto del prof. Baudry al congresso mP-dico internazionale degli infortuni s ul lavoro. - Liegi 1905). - Nota cl'itica del dott. Edmondo Trombef.ta, maggiore medico, libero docente nella R. Università di Torino. A chi segue con occhio vigile le varie fasi percorse dalle ricerche medicolegali sull e simulazioni, non può essere s fuggito un fatto singolare, cbe, s econdo me, non va passato sotto silenzio. Mentre alcuni anni addietro si rimpt·overava ai medici militari la tendenza -:- ~upposta o reale - a es agerare il nume ro e l'importanza dei casi di s imulazione di malattia fra i soldati, volendosi in tal modo quasi la::;ciar intendere che codesta esagerazione nascondeva una scarsa conoscenza dei mezzi più recenti li' indagine e dei segni oft~l­ moscopici, in questi ultimi tempi e dopo l'applicazione della legge per gli infortuni sul lavoro, noi medici militar i vediamo i nostri colleghi borghesi dibattersi faticosamente fra le difficolt.a di certe perizie medico-legali, confessando pubblicamente che il numero delle simulaziorti é aumentato in modC' straordinario, e facendo persino buon viso ad alcuni mezzi subbiettivi che, nell'ambiente militare, son ormai caduti in dis uso perché riconosciuti o inef· ficaci, o poco seri, o punto scientifici. Che cosa si deve dire di questo cambiamento a vista 1 Molle cose si potrebbero dire e non t utte allegre; ma basti una sola, e cioè, che la simulazione - sia essa un faLlo patologico o biologico - è di tutti i tempi e di tutli gli ambienti, ~ che essa non aspetta altro che l'occasione piil favorevole per mostrarsi nelle sue parvenza proteiformi per impegnare unà lotta a tutta oltranza sopra un terreno, che spesso non é il più adatto per la scienza: ragione per cui, quest' ultima arrischia di rimanere se non col danno, colle beffe. Ora, l'occasione favorevole è appunto rappresentata, uell'ambidote borghese, dalla legge per gl'infortuni avvenuti sul lavoro, come, nell'ambiente militare, era ed è tuttora rappresentata dall' elenco delle malattie che esimono dal s ervizio nelr esercito e dalla legge che regola la concessione delle indennità nei casi di lesioni incontrate per eventi di servizio. Ecco tulto; ed è miglior consiglio quello che ciascuno di noi eviti di paUeggiarsi a vicenda le inutili e poco gener ose affermazioni di scarsa preparazione scientifica e peggio, limitandosi a studiare d'amore e d'accordo i mezzi più opportuni per impedire cbe alcuni astuti poltroni ricavino dall'inganno quei benefizi, che dovrebbero es!'>er concessi soltanto elle vittime autentiche del lavoro. Osservo, per incidente, che a un di presso il medesimo fatto s i verificherebbe, a propos ito delle forme morbos e della psiche, se domani, pula caso, fosse promulgata una le~ge, che disciplinasse l'ammissione degli operai nei grandi stabili menti indus triali, col pr escrive re, fra le altre cose, una rigorosa visita medica, allo scopo essenziale d·escluder!le tutli gli anomali e i degene·


RIVISTE GE..'IERALI

195

'l'ali, È da credere che se di tale enorme operazione di reclutamento fo~sero

incaricati i medici dei manicomi e degli istituti universitari di antropologia e -<li psichiatria, essi metterebbero molfacqua nel loro vino per quanto si rife.risca alle loro ideali proposte d'una minutissima scelta antropologica e mo·rale, che or vanno facendo circa gl'inscrilti di leva ; s'avvedrebbero in pochi giorni della verità del proverbio, che (( a chi consiglia non duole il capo "• toccherebbero con mano, che altl'O é l'esame d'una cinquantina d'individui ·studiati comodamente e senza limit.azione di tempo, nei loro laboratori scientifici, e altro è il reclutamento di migliaia e migliaia d'individui nei pochi .giorni concessi alle operazioni di leva. Io non ho il minimo dubbio che, verificandosi l'ipotesi fatta or ora, s'assisterebbe a un cambiamento a vista sul .genere di quello che attualm~nte si osserva nel campo delle simulazioni oculal'i; e che noi medici militari dovremmo sorridere con indulgenza delle accuse d'incapacità e di misoneismo, lancialeci con tanta leggerezza da chi ci conosce così poco, usando la generosita di non ritorcer1e contro i nostri poco benevoli colleghi, avendo imparaLo a nostre spese le difficoltà pratiche di ciò . -che sembra cosi facile in teoria. Ciò premesso, vediamo brevemente quel che scrive intorno alle simulazioni oculari il Baudry, il quale - è quasi superfluo il ricor-darlo - può dirsi -con ragione uno specialista in questo ramo di studi medk:o- ìegali; le sue con·siderazioni, spesso acute, interessanti sempre, non riusciranno davvero inutili a noi medici militari, che ogni giorno a bbiamo l'opportunità di constata•·e quanta importanza abbiano le conoscenze oftalmologiche in medicina legale milita re, E\ di quanto interesse sia lo studio delle varie specialita. Le statistiche delle affezioni oculari, esagerate o aggravate, dopo l'applicazione delle leggi sugl'infortuni so n davvero sconfortanli. In Inghilterra - scrive ìl dottor Jamenson Evans di Birmingham - la simulazione e l'esagerazione progrediscono parallelamente a al' importanza delle indennità· accordate agli operai feriti, molti dei quali, sovvE~nzionati dalle com·pagnie d'ass icurazione e delle societa di mutuo soccorso esistenti io quasi tutta la Gran Brettagna, si rifiutano a ogni lavoro finchè non siano completamente :soddisfatte le loro richieste. In Austria, la statistica dello Schmeichler dà la proporzione del 29 p. 100 di simulatori. · In Hermania, la statistica dello Schmidt-Rimpler da circa l'SO p. 100 d'esageratori ; benché il Nieden, più ottimista (secondo il punto di vista da cui si

e

c.onsidera tale ottimismo), affermi d'aver constatato una diminuzione di sìmu· iatori, la quale è da lui attribuita alle pene seoere - prigione, ammenda ecc. - che colpiscono l'operaio conointo di men$ogna e f rode. ln Francia, le cose pare non vadano meglio che nelle altre nazioni; infatti, il dottor Jacqueau ci fa conoscere che se la cifra del 5 p. 100 gli p&r suffi·eiente per i simulatori, quella dell'SO p. 100 non gl i sembra troppo ele vata per gli esagera tori (uguale a quella della statis tica dello Schmidt-Riropler); il dollo t· "W•llot scrive che il 75 p. 100 degli operai feriti s ul lavoro sono simulatori ; e lo s tesso Baudry, clopo aver- dichiar-ato francamente che tutte le cifre dimo-strano un sensibile aumento di s imulatori dopo l'andata in vigore della legge .s ugl'infortuni, richiama l'attenzione sui dati seguenti: 5\07 feriti sul lavoro dal 1880 al 1898: simulalori furono r.ella propor· ..zione del 12 per '100.


196

BIVISTE GENERALI

1742 feriti sul lavoro ricevettero le sue cure dal 1899 al 1905 (la legge sugl'infortuni è dell'aprile 1898): i simula tori son saliti al 34 p. 100. E mi pare che queste cifre non abbiano bisogno di commenti. Dell'Italia, il Baudry non dice nulla per la semplicissima ragione che, da noi, nessun oculista si è ancora occupato in modo speciale d'un tal argomento; ma, da informazioni raccolte da diverse parti, mi consta che il numero dei simuJatori italiani non è certo inferiore a quello della Germania e della Francia. Secondo il Baudry, la classificazione dei simulatori non varia, sia che si tratti di lesioni oculari, o di lesioni d'un'altra regione qualunque del corpo. In un primo gruppo, son compre::.;i quelli che inventano di f>ana pianta un infortunio, o ingannano sull'origine e sulla natura della lesione! in un secondo, quelli che attribuiscono a un infortunio qualche malattia anteriore o concomi· tante (sostituzione) ; finalmente, in un terzo, coloro i quali fan consistere la simulazione in disturbi funzionali fittizi o reali, che, in quest'ultimo caso, son molto esagerati. Lo Schmeichler annovera, su 390 feriti, 28 simulatori del primo gruppo (24,8 p. 100); 13 del secondo (11 p. 100); 72 del terzo (63 p. 100): ed io aggiungo cbe, per quanto si riferisce ai militari di truppa e mantenendo la · stessa cifra di base dello Schmeichler, s'avrebbe soltanto lo scambio d~IIe pro· porzioni fra il primo e il secondo gruppo.

Primo gruppo. - Le simulazioni appartenenti a questo gruppo sono, in generale, troppo gro~solane per sorprendere la buona fede. dei medici periti. La sola difficoltà s'incontra nei casi di cheratite a ipopio d'origine traumatica o non : nel dubbio, si propende ad ammettere che l'operaio debba fruire del benefizio risultante da un infortunio, che puo anche essere fittizio. Secondo gruppo. - Questo comprende, per solito, individui affetti da una lesione traumatica accidentale delle membrane esterne, che essi cercano d'attribuire a un infortunio reale, ma benigno (ustione, corpi eslrnnei, ecc.) ; o affetti da una malattia di cui sanno di non essere completamente guarili (irite, cheratite parenchimatosa, granulazioni, miopia, ecc.). Se, nei casi di cherato· congiuntivite ~ranulosa, o di congiuntivite cronica d'ot•igine lagrimale1 la que· stione si risolve facilmente e con un processo diagnostico diretto, in certe affezioni delle membrane profonde - come le emorra~ie corio-reliniche e del vitreo e il distacco retinico - non si può nè si deve affermare la loro origine traumatica se non per esclusione; e lo stesso si dica di certe cataratte e delle Jussazioni patologiche del cristallino, che il simulatore tenta d'attribuire a una contusione del globo oculare. - Ter:zo gruppo. -- Questo, che é per noi medici militari il più interessante, comprende l'amaurosi, l'ambliopia unilaterale e i disturbi funzionali, che depongono per un istero-traumatismo, o per un'irritazione simpatica. Di tutte le affezioni oculari simulate, son queste le più frequenti . In tali casi, il medico perito deve risolvere le tre questioni seguenti: a) La ceci la, o l'ambliopia, è reale? b) Se v'ha ambliopia, qoal è il suo grado? c) La cecità, o l'ambliopia, é d'origine traumatica? Se l'esame oculare diligente e completo non fa rilevare alcuna delle cause ordinarie di cecità parziale o totale, il perito dovrà pensare trattarsi o d'isterotraumatismo o di simulazione: ed è appunto qui che si r ende più palese la


RIVISTE GENERALI

~97

contraddizione a cui ho accennato in principio. Vuoi sapere il lettore conae il Baudry definisce l'istero-traumatismo in un g ran numero di essi? (( Una varietà d'istez'ismo prodotta da un infortunio sul lavoro, e curabile cotla concessione d'un'indennità; aggiungendo ancora, che la maggior' parte dei medici rimane scettica, dopo l'applicazione della legge del 9 apr'ile 18&8, dinanzi alla diffusione epidemica di questa forma morbosa, e tende a farne una pura e semplice varietà della simulazione. Non precisamente in tal modo la pensava il Baudry qualche tempo addietro e ben altrimenti s'esprimeva su tale questione, nella sua magislrale monografia sui traumatismi dell'occhio (Parigi, 1904) ; ma si vede che le gravi diffìcolta pl'atiche create dalla legge pietosa lo han fatto mutare alquanto di parere e l'inducono forse ad ammettere che i medici militari, -a cui si rimproveravano, per il passato, le sue s tesse parole citate dianzi, non avevano poi tutti i torti di preoccuparsi seriamente del numero considerevole delle simulazioni e soprattutto de lle esagerazioni delle malattie oculari. Ma lasciamo da parte queste piccole questioni, e vediamo - sulla s corta dello stesso Baudry- se l'istero-traumalismo abbia tali caratteri intrinseci, da farlo distinguere da ·una forma simulata. È indubitato che certi traumatismi, d'ordine e d'entita mollo diversi, possono provocare, nell'occhio, disordini funzionali variabilissimi; ora molo•·i, ora visivL I primi consistono in contratture (blefarospasmo, nistag mo, spasmo del muscolo ciliare, che dà l'apparenza d'una vera miopia, ma col carattere speciale di render' intollerabili le l~nti correttive) ; in paralisi dei muscoli estrin seci, in ptosi isterica, in insufficienza accomodati va, in st•·abismo iste•·ico; i .quali fenomeni morbosi non sono simulabili perché richiederebbe•·o un a ffatieamento troppo grave e prolungato. I secondi 'disordini consistono in amenrosi e in ambliopia, con diminuzione del senso cromatico e del s enso luminoso e soprattutto con restringimento regolare concentrico Jet campo visivo (forma cilindrica), la cui s imulazione, non rarissima da parte delle persone addes trate in ~nlecedenza, si svela facilmente col metodo dello Schmidl-Rimpler, ripetendo, cioè, la determinazione del campo visivo con un prisma di :~o·- base in dentro - applicato dinanzi all'occhio del paziente; il quale prisma sposta l'immag ine dell'oggett.o di prova sopra una parte della r etina situata piu all'esterno del limite primitivo, e che l'individuo non dovrebbe più indicare come sensibile. S'aggiunga ancora che quasi tutti gl'is tero-traumatizzati presenta no emianestesia e insensibilità della cornea e della congiuntiva, oppur·e anal gesia ; disturbi riflessi; accessi di cardiopalmo, tremito fìbr·illare dei muscoli degli arti superiori e delle labbra; contratture, insonnia ostinata; sintomi gastro-intestinali ; perverti menti del g usto e dell'odorato ; disturbi della loquela ; disordini psichici, ecc. Per concludere: la presenza di parecehi dei s uddetti sintomi in un individuo traumalizzato - massime se con tara nevropalica - il quale sia divenuto amaurotico o ambliopico, e presenti un restringimento concentrico del campo visivo s enz'alcuna lesione apprezzabile dell'occhio, permette di stabilire, con sicurezza quasi assoluta, la diagnosi d'amaurosi o d'ambliopia islero-traumatica: e un caso di tal genere riferl all'ultimo congresso dell'Associazione oftalmologica italiana (Napoli; ottobre 1905) il mio assistente dottoe Alberto Santa Maria tene nte medico; caso veramente tipico, da lui s tudiato con molta diligenza nell'ambulatorio oculistico di questa Scuola di sanità, e relativo a un


198

RI~STE GENERALI

soldato del genio con tara neuropatica, divenuto improvvisamente amaurotico. in seguito all'estrazione d'un dente. Escluso che l'amaurosi, o l'ambliopia, dipenda da una lesione delle membrane profonde o dell'apparecchio nervoso ottico centrale, oppure da un viziodi refrazione, in special modo dall'astigmatismo, di cui si tiene iovero troppopoco conto nelle o::;servazioni medico-legali, il perito dovrà sospettare con fondamento c he si tratti d'una simulazione, ed esplorare perciò: 1• Il riflesso pupillare. 2° La dir ezione degli assi visivi. Dopo le suddette esplorazioni - e non prima, come erroneamente si suo~ fa re - si potrà ricorrere ai metodi s ubbiettivi, altrimenti detti me:ni dì 801"f' r esa, sempre s upponendo trattarsi di simuiazione dell'amaurosi o dell'ambliopia· monoculare, che è la forma piu comune. H LF L~::sso PUPJLLARE. -

Si deve premettere che questo riflesso non ha valore che nell'amaurosi, e che, a nche per quest'ultima, va soggetto a qualche rise1·va, essendo, per esem pio, conservato nell'amaurosi bilaterale d'origine corticale o sollo- corlicale e nell'is terismo, in cui l'arco riflesso rimane integro ; m entre é abolilo nelle lesioni dei due norvi del terzo paio e nell'amaurosi bilaterale d'origine pe1·iferica. Dopo aver escluso che l'occhio in esame sia alfello da un processo infiammatorio o da sinechie, che toglierebbero ogni valore all'esame, io sogl1o seguir e uo met•>do sis tematico d'esplorazione della pupilla, il quale mi diede sempr·e i migliori risulta ti nelle numerose osservazioni fa tte nell'ambulatorio oculistico di questa scuola, e c!Je qui riassumo per· comodo di q uei colleghi a cui no1> s:a famigliare la specialita oflalmologica. P RIMA SEH IE Dl P ROVE.

1• Ri fl~sso fo to-molore (alla luce diurna). Pupilla in r iposo : a) diametr·o assoluto d' og ni pupilla ; Coi pupillometri del Foll in o det b) diametro re la tivo d'ogni pupilla; Su rei. Pupilla in movimento: a) reazione diretta d'ogni pu pilla ; b) r eazione consens uale d'ogoi pupilla ; c) reazione alla conver genza e all'accomodazione. a) Occhio sano chiuso, occhio supposto amaurotico aperto. In tali condizioni, o la pupilla di quest'ultimo si contrae, e allora le maggiori probabilitil sono perlo. si mu lazione dell'amaurosi (tenendo però presenti le riser·ve falle più sopra, .e non escludendo l'ambliopia); o la pupilla rimane dilatata, e allora s i potrà pensare o al l'amiiurosi o alla para lisi del!'iridc per una causa. morbosa non ben definita, o all'inslrllazione d'un midriatico a scopo fraudolento. La diagnosi differenziale fra questi tre stati si fa per mezzo dell'esplorazione del riflesso· consensuale. ù) Entr ambi gli 'Occhi chiusi e poscia aperti contemporaneamente: se la pupilla dell'occhio s upposto amauL·otico si restringerà per consenso, ossia per · l'influenza dell'occhio sano, si propendeL'ÌI per l'amaurosi; il qual fatto si rende magg iormente palese se, s ottraendo l'occhio suppos to amaurotico alla luce di· r etta, ma -non all'osservazione, applicandogli dina nzi una mano appoggia t&


RIVISTE GENERALI

199

obliquamente sul dorso del naso, s'accertera che la pupilla si rlilata quando si chiude l'occhio sano, e si restringe, invece, quando s'apre quest'ultimo. Se, durante queste prove, la pupil!a non presenta traccia di reazione, si uovra so· spettare o una paralisi dell'iride, o una midriasi provocata ad arte. La paralisi dell'iride, quando accompagna l'amaurosi, s'associa sempre a segni oflalmoscopici di gravi alterazioni delle membrane profonde (salvo che si tr·atli d'amaurosi isterica); e, quando è indipendente dall'amaurosi, può esser consecutiva a un trauma del globo oculare, o dipendere da un'affezione cerebrospinale, o esser prodotta da paralisi dell'oculo-motore comune. Nel primo caso (trauma), è molto difficile, per non ·dire impossibile, che non si riscontrino le tracce evidenti della lesiont:l sofferta (ecchimos i palpebrale o sotto-congiuntivale, ecc.); nel secondo (affezione cerebro-spinale), che é rarissimo, la midriasi é, di solito, binoculare e s'accompagna ad altri e più importanti sintomi morbosi; nel terzo (paralisi dell'oculo-motore), la midriasi è assoCiata a paralisi dell'elevatore della palpebra superiore, del retto interno, s uperiore, inferiore e del piccolo obliquo. R ~sta quindi ad accertare se si lrdlli di midriasi fraudo · lenta, la quale talvolla vien provocata da quei simulatori che sanno, o han saputo da altri, che un occhio amaurotico presenta la pupilla largamente dilatata: e quest'accertamento si compie ancora per mezzo dell'e:;plorazione del riflesso coMeosuale; ma non più - come ben si comprende - sull'occhio supposto amaurolico, bensì sull'occhio sano ; ed ecco iu qual modo : Primo ten~po: si chiude l'occhio supposto amaurotico, men tre l'occhio sano è diretto verso la sorgente luminosa. È evidente cl1e la pupilla di quest'ultimo si restringera ad un tratto (reazione diretta). Secondo tempo: tenendo ancora chiuso l'occhio supposto amaur•otico, si copre l'occhio normale colla mano applicata obliquamente sul dorso del naso, sol· traendolo io parte alla luce, ma non all'osserva Lione. In tali condizioni, la pupilla, che prima si era ristretta perché esposta direttamente alla luce, s i dilaterà alquanto. Ter~o tempo: si apre l'occhio supposto amaurotico, continuando a osservare l'occhio no1·male dietro lo schermo della mano. Se l'occhio é realmente amaurotico, la pupilla dell'occhio sano rimarra immobile, ossia manche·l'à il riflesso consensuale: se, io vece, l'occhio é in stato fisiologico o ambliopico (ma non amat~rolieo), la: pupilla dell'occhio sano si restringerà immediatamente, ossia s'avrà la reazione consensuale e si potrà sospettare con fondamento che la dlla· !azione pupillare nell'occhio s upposto amanrotil".o sia dovuta a inslillazione frau-

dolenta d'un midriatico. Per quanto riguarda la questione medico-legale della midriasi, debbo taccomandare ai colleghi di non far troppo affidamento sul caratlet·e della dilatal.ione pupillare massima nel caso d'instillazione d'atropina, e della dilatazione moderata nei casi di midriasi dovuta ad amaurosi reale; carattere, che, secondo alcuni, permetterebbe di far la diagnosi differenziale in quattt·o e quattr'olio..~nche lasciando da parte allre considerazioni, che pur avrebbero un certo valore, basterà pensare che se è vero che l'atropina produce un grado estremo di midriasi, essa non é però il solo midriatico, il quale possa venir usato a scopo di frode; e che, per esempio, l'instillazione dell'omatropina e dell'euftalmina produce appunto quella dilatazione moderata della pupilla, che suoi accompagnare l'amaurosi vera.


200

RIVISTE GENERALI

Onde procedere, poi, a un accertamento piu preciso delle cause a cui son dovute, nei vari casi, la midriasi e la miosi, io passo alla seconda serie di prove raccomandate dal Coppez , i cui risultati mi si dimostrar ono sempre molto soddisfacenti. :SECONDA SERIE DI PROVE..

2o Iu e~uaglianza fisiologica e :esioni del dilatatore (a luce attenuata). Diametro relativo delle pupille. b) In stillazione di cloridrato di cocaina nell'occhio con pupilla dilatata. Se si tratta di midriasi spasmodica, la dilatazione supplementare é nulla: :Se s1 tratta, invece, di midrit~si paralitica, la dilatazione supplementare è massima. Nel caso di pupilla normale, ques t'ultima dilatazione é moderata. c) l nstillazione d'atr opina nell'occhio con pupilla ristre tta. Se s i Lralla di miosi pa rt~lilica, s'osser va una leggiera dilatazione: se si tratta, per contro, di mios i spasmodica, ba luogo una dilatazione normale. a)

DIREZIONE nEGLI ASSI VISIVI. -

Quest'esame, elle dà r isultati posi ti vi sia nei

casi d"amaurosi, che in quelli d'ambliopia grave { V

<1~ ), vale da solo tutti

i mezzi di sorpresa, a cui é da deplorar si che venga posposto da molti osser-

vatori senz'alcuna ragione plausibile. Ecco il modo col quale si deve procedere: Facendo fissare all'individuo, che allega amaurosi o g rave ambliopia monoculare, un piccolo oggetto s ituato alla distanza ordinaria della lettura {2223 cm.) e OS5:ervando la direzione d"entrambi ~li assi visivi, si rileverà s ubito che l'asse dell'occhio r·ealmente amaurotico o ambliopico non converge, come l'asse dell'altr'occhio, sull'oggetto fìssato; ossia, manca la condizione sine qua n on della visione binoculare: la f{Ual cosa de \'e naturalmente avvenire, giacché un occhio amaurotico o fortemente ambliopico (cioe un occhio la cui retina ha perduto da g1·an tempo la facoltà d'isolare e di percepire la forma degli oggeW), si è andato a poco a poco sottraendo allo sfor zo dalla converg~nza, legata intimamente, com"è uoto, all'accomodazione, e finisce per rimanere fisso all'inn anzi, quasi che lo sguardo fosse diretto verso un punto lontano, dandoci l'illusio11e d' una divergenza perché l'occhio sano conveq~e sull'oggetto; oppure diverge r ealmente (strabismo diverge nte da ambliopia e;c non usu). E che i risultati di quest'esame sian identici nell'amauros i e nella grave ambliopia monoculare si comprende facilmente quando si pensi che un occhio , in cui V

<.1; ,

non può più prender parte alla visione binoculare: in falli, le immagini che esso riceve degli og~etti son cosi sbiadite e confuse, cbe, sovrappouendosi a quelle percepite dall'occhio sano, rendono torbida e indistinta l'immagine risult-ante di fusione; per la qual cosa, l'organo centrale, a cui è a ffidata l'alta e complessa funzi one della visione binoculare, finisce per escludere a poco a poco t'immagine confusa dell'occhio ambliopico, appagandosi della visione monocumare; donde risull~ra che, nell'alto di fissazione, l'asse visivo di quel':L'ultimo occhio non si dirigerà suH'op;gelto. Per concludere : si può ammettere, in linea genersle, che quando v'ha sconcordanza fra g!i assi visivi dei due occhi, uno di questi non prenda parte alla visione binocular e, o percbè amaurotico, o perchè fortemente ambliopico; il quale falto, quando non dipenda da insuf-


l

.t l

RIVISTE GENERALI

201

ficienza muscolare, da paresi o da paralisi, che si saranno precedentemente escluse colle prove relative, dovrà essere riferito alla neutralizzazione dell'immagine appartenente all'occhio ambliopico, o all'anopsia completa di quello amaurotico. Quando la deviazione d'uno degli assi visivi non è abbas tanza evidente, si ricorre ad altri mezzi oùo meno s emplici di quello esposto dianzi e non meno positivi. 1• Si copre alternatamente l'occhio destro e il sinistro con uno schermo o colla mano, mentre si fa fissare all'individuo la fiamma d'una cAndela colloeata a due o tre metri di distanza : se un' occhio non subisce deviazione alcuna <juando si copre l'altr!), vuoi dire che esis te visione binoculare. 2° Quando non s'abbi~ a disposizione il diploscopio del Remy, ci si può servire della prova di Von Welz, la quale consiste nel far legg-ere l' individuo, ponendo dinanzi all'occhio s upposto amaurotico un prisma di 20°-25° colla ba~e in fuori: se esiste visione binoculare, l'occhio coperto dal prisma devierà al'interno. per poi riprende re la posizione primitiva quando il prisma stesso verrà tolto ; mentre tali movimenti non avranno luogo se l'occhio é realmente .amaurotico o fortemente ambl.iopico. Mezzi 01 SORPRESA.. - Quando poi- il che succede ben ùi t·ado - i sudde tti mezzi obbiettivi non dessero risultati soddisfacenti, si pott' à ricorrer e ai mezzi -subbiettivi, o di s orpresa , di cui parlerò piu diffusame nte in u11prossimo ar ticolo, giacchò è questo un argomento di g rand'interesse_pet· i medici legali militari, e che dev'essere sfrondato di molle, anzi, di troppe illusioni. Qui mi t•estringerò a dire che, ft·a le prove meno infide, son da consigliarsi quelle der Graefe ~ del Baudry (diplopia moooculare e binoculare per mezzo del prisma.); del Magnani (due prismi riuniti pei lot·o vet·tici) ; del Ku.g el (lenti cilindrichte); del Rem y {diploscopio); e del Balda111za (cassetta ottomett·ica). Qualora si Lrattas:.:e d'ambliopia binoculare s imulata o esagerata - che è il caso più diffìci le, ma, per fortuna, il meno 'frequente - io proporrei s enz'allro l'esperimento d~>l \Vick, che qui non descrivo avendone già discor so a lungo in una precedente pubblicazione (l), e che, non so pe r qual rag ione, ha trovato finot·a pochi<>simo favore presso i medici periti, benché sia mollo più convincente e ingegnoso dell'antico metodo con lo specchio piano (Baudry, Bartht;lemy, Helmbold). . · Per quanto si riferisce ai mezzi di sorpresa pii.t grossolani , o non scientifici, -e a quelli coercitivi, il Baudry mos tra di fat· buon viso a quegli stessi strattagemmi, che rappresentarono già un capo d'accusa per i medici militari, e che ques ti hanno ormai in grandissima parte t·ipudiàti ; in special modo la r elegazione prolungata in camera di sicurezza, ch'è cau!C'a di tanti pericoli e di tante recr iminazioni, e che G. B. Vico chiamerebbe con ragione un ricorso storico all'in'luis izione. « La ruse - scrive il nostro autore - est permise a l'expert, et il fa ut sa voir jouer au plus tlo avec le simulaleur. On peut se présenter chet. lui à l'impz•oviste et le surprendre daos son ròle. La surveillance de ce dernier doit s urtouL se faire après l'examen, car à ce moment il se relàche des efforts qu'il a fait~ pour tromper l'expert. S'il tient sa casquette à la maio, faites-la tomber à et) TROIIBKTTA. -

SuU4 dtltnnit&uione delle ametropie ntll'turcito. - {Gionwle medico di i R.

ll•u«Jo, agosto del 1904).


202

RIViSTE GENERALI

'ciesseio, et il se pounait pax· exemple que'le pré tendu aveugle la ramasse avee la plus grande facilite. Il est prudent d'éloigner le ou !es psrenls et amis qui· accompagnenl toujours le pseudo-amaurotique et ne manquent pas de l'aiderde leurs conseils, lorsque nous le soumetlons é des explorations. La surveillance cachee n'est pas dé fendue; elle se praUque d'ailleurs, en Allemagne, dans des maisons spéciales d'observation ». Ora, tutto ciò sta benissimo e son pronto ad ammettere, come gié scrissr in un- altro articoio (1), che se il simulatoJ·e fa sfoggio d'astuzia, il medico perito debba tentare di non esser da meno di lui, perché, in tìn dei conti, la sua sconfìlta roppresen ~rebb e, s ul terreno pratico, il da nn o di terze persone, eenza contare le beffe alla scienza ; ma la sua dovrà essere un'ast11zia garbata, semplice in apparenza, direi quas~ aristocratica; la sola forma. d'astuzia, insomma, che conceda qualche pr obabilit.a di vitt.ot·ia all'osservatore e che valga a gettar lo scompiglio nella tattica rusticaoa del simulatore; tenendo presente sopra ognicosa che, in codesti duelli, la calma completa, assoluta e inalterabile costituisce un enorme vantaggio, mentre l'impazienza,-l'irascibilitli. e la collera fan cadere con un soffio il piano di difesa e d'o.lfesa più saggiamente architettato. Mi ~piego con un esempio. Un inscritto di leva, o un soldato, allega amaurosi o. g1·ave ambliopia monoculare: il medico pe1·ito, dopo un es ame diligente e ripetulo, crede di poter escludere l'esis tenza di qualsiasi forma morbosa e ha !l fondato sospetto di trovarsi di fronte a un simulatore. Ebbene, che fa allora questo, perito nella maggior parte dei casi ~ fa quello che non farebbe mai uno schermitor e di scuola: dimostra subito e troppo chiaramente, d'aver compreso i} g ioco dell'avversario; il che mette quest'ultim o sull'avviso e lo spinge a tentare altre finte El altre parate che disorientano il primo, il quale, novantanove volle su cento, finisce per buscarsi una buona stoccata. Ossia, lasciando da parte il lin gua~<g io schermistico, il perito investe vivamente l'individuo sospettn, g li lancia in volto E'accusa di frode, gli fa balenar~ magari la minaccia di citi sa qual punizione, e intanto, fra un accesso di collera e l'altro, lo va sottoponendo ai var-i esperimenti di sorpresa s enza pensare che, Jopo avel'io messo cosi apertamen te s ull'avvi~o, tutto ciò che dovrebbe riuscire,_ per il simulatore, ur1a sorpresa o un' illusione del senso visivo, si trasforma nellapiù assoluta certezza me ntale che- é giunto il momento di giocar e l'ultima carta~ e la gioca con sangue freddo e con facilità tanto maggiori , per quanto è minorela calma del medico perito: il quale non s'avvede neppure che, colle sue doma nde concitate, e intempestive, roètle quasi in bocca a ll'avversario le l'isposlepiù propizie alla frode i e finiscono per cacciarsi entrambi in un tale g inept•aio· di conlraddizioni che, in ullima analisi, l'iesce spesso ben diffìcile il decider·e chi dei due sia realmente cieco: l'osservatore o l'osservato. Un per ito veramente accol'lo e conscio delle difficoltà dell'impresa si comporterà in modo ben diver·so, e si proporrà anzitutto d i trattare l'individuo so-spetto come un malato qualunque, cioè con ogni riguardo, eon un'inaltet·abile dolcezza, con una r~missivita inesauribile, beo sapendo che in ciò r isiede precisamente il segreto di quell'astuzia , la quale pare addirittura prodigiosa, soltanto perché non è aggressiva: una specie d'a s tuzia che ha qualche analogia col principio tols toiano delia non resistenza, adattato al caso speciale. Non. (Il TROltBETTA . -La simulaziorle coruicterata f]uale (allo biologico e 10ciol ogico. (Giornale medie~ dtl R . es;wcìlo, rehhr3io-marzo 1905).


\

}

RIVISTE GENERALI

203-

sppena il simulatore s'è convinto che il perito crede alle sue affermazioni, può dirsi irremissibilm~nte perduto, giacché, non essendo costretto a star sempre sulle difese, non dovendo sempre escogitare nuovi mezzi per affinare la sua astuzia, né conoscendo affatto il gio~o dell'avversario, egli non sfugge alle sottilissime spire dell'osservazione calma, diligente, assidua, che l'avvolgono da ogni pll'rte; ed é beo raro che allora non cada in una serie non interrotta di contraddizioni, che il medico legale segna· a una a una colla tranquillita d'un magistrato e che, ordinate e sovrapposte, costituiranno il piu formidabile edificio d'accusa. A questo punto del sottile e paziente lavorio d'osservazione, il perito può scegliere tra due procedimenti diver si: o completare la sua perizia senza preoccuparsi menornamente di convincere di frode il simulatore. o per~ mettersi il piccolo trionfo di farlo, come si suoi dire, capitolare: dichiaro subito cb"io pt>eferisco il primo. E lo preferisco perché la confessione dell'inganno é sempr e una scena incresciosa e ripugnante, per chiunque conservi un l'esto di dignità umana; e poi perchè essa è non di rado il punto di partenza di nuovè incidenti e di nuove scaramucce, io cui avviene facilmente che il perito perda quella tranquillità d'animo, che deve mantenere inalterata a ogni costo, fin al t~rmine dell'osservazione. Ha egli acquistata l'assoluta certezza che l'individuo è un s imulatore 1 Ebbeoe,scriva la sua relazione particolareggiata, la firmi e la mandi al suo destino, senza pt"endersi la scesa di testa di trattar la resa col suo indegno avversario, pel" godere dei frutti della sua vittoria; giacchè allora - non è il c.aso d'illudersi -egli verrebbe giudicato puramente e semplicemente alla stessa stregua di un doganiere, il q uale abbia posto la mano sopra una merce d i contl·abbando, e ne gioisca colla speranza di percepire un tanto sulla multa. Gran bella figura per un medico legHie l Nes!:Sun articolo di legge o di regolamento peescrive che ~i debba otLenere la capitolazione solenne del simulatore: la le~ge, o il regolamento, richiede soltanto una perizia; ossia il risultato d'un· osservazione scr upolosa e comp!eta, la quale contenga, nella conclusione, un parere medico-legale $Uvro d'ogni dubbio e in base a cui dovranno decidere altre persone; né è detto che talè perizia sia manchevole pt>.r il solo fatto che essa non conteng-a ancbe la confessione della frode da parte del simulatore. Se fJuesti capitola spon. taoeamente, Lanto meglio; se, invece, si mostra ribelle, negando anche l'evi. deoza delle prove a lui sfavorevoli, che cosa dobbiamo fare? sottopor! o forse alla tortura d'una coercizione fisica e morale 1 Dio ce ne scampi e libe1·i! Nonostante l'indulgenza del Baudry, ci sentiamo abbastanza colpiti dal do. !ore di antichi ricordi, cht.i vengono rinfacciati, in questo principio di secolo, ai: medici militari colla stessa violenza ingener osa con cui s'accusano i nepoti delle colpe dei bisavoli. (l) No, no: guardiamoci bene dal far dello zelo inopportuno; non sostituiamo l'istr-uttoria sila perizia, e teniamo fisso in mente che 11 giudizio coscienzioso del perito, come non é sminuito dalle aff·~ rmazioni con · lrarie del fraudolento, così non a cquista maggior valore dalla capitolazi0ne di •tnesl'ullimo: quel giudizio rimane, in tuUi i casi, ciò che é: vale a dire la parola serena " illuminata della scienza . Circa la prevenzione e la repressione delle simulazioni, il Baudry propone !"impiego di tre mezzi diversi: i mezzi medici, ch'io chi.arnerei piullosto seien· U l Dott. l MGIOIClBRos. - La simulazione della pazzia 11~ rapporto alla crim inologia alla rMdit•na k oak t alla clinica pdchialrka. (Fratelli Bocca, Torino, 1 90~).


~04

RIVISTE GENERALI

tijici, perchè questa parola ha un significato più comprensivo; i mezzi giuridici, e quelli economici. Lasciando da parte questi ultimi, che ~on tutlora un'incognita anche nell'ambiente civile, e che presentano difficoltà pl·atichegrandiss ime. e non discutendo neppure il valore dei primi, che é abbastanza ricono. sciuto, dirò ' due parole dei mezzi giuridici e dei limHi entro i quali posson essere applic&li nell'ambien le militare. l mezzi giuridici -scrive il B!ludry - prevengono (io direi dov reiJbero prevenire) il ripetersi delle simulazioni, giacché essi poggiano sul principio che i simulatori deferiti a giudizio son puniti precisamente come i trutlatori. Tale è, in teoria, la ~iurisprudenza francese io materia di simulazioni; rn11 occorre dire subito che, in pt·atica, si va a tentoni e che, quando si tratta di dimostt'are la frode dell'individuo, i giudici nicchiano, tentennano e finiscono quasi sempt'e per assolvere. In Inghilterra, la legge non punisce il simulatore; però, teoricamente, questi può esser giudicalo per tentativo di truffa. In Germania non v'ha un criterio unico: alcune volte si condanna come in Francia, altre volte lo si lascia libero e puro, in forza d'un' interpretazione che fa a pugni con la legge. In Austria, sembra che l'incertezza sia anche mag~io.re, e le decisioni giudiziHrie J.lt'Onunziate finora sono in numero così s carso, che null& ci possono insegnare al riguat·do. In Ita lia, quantunque il Baudry non v'accenni neppure, le cose non vanno n è meglio né peggio cbe negli altri paesi: soltanto. per quel che s i riferisce alle simulazioni degli inscrilli di leva e dei milttari di truppa, parlano abbastanza chiaramente l'articolo 166 della legge sul reclutamen to, il paragrafo 599 e seguenti del r egolamento sul r eclutamento, gli articoli 31 e 174 del codice penale militare, il paragrafu 751 del t•egolamento di disciplina e allegato n. 12 a questo stesso re ~olamento; i quali articoli e paragrafi ci fanno sfilare dinanzi agli occhi il carce1·e, la reclus ione e le compagnie di disciplina, ossia una sovra bbondanza di pene che, pel' essere lroppo gravi, non vengon applicate che in casi eccezionali. Sull'importante questione delle pene da comminarsi ai simulatori d'iuferrnil.à, io son convint.o che si debba ritornare di proposito •tell'imminente riforma del r.odice penale mililore, e aprir per lo meno uuo spiraglio alla luce che emana dalla scuola criminale posi ti va; in special modo per sottrarre i giudici alla dolo l'osa perplessi tà da cui si sentono oppressi quando stian per pronunziare certe condanne, che sembrano e normi in confronto al reato, donde le assoluzioni quasi immancabili; pet· meglio definire i cancelLi di provoeruione, di simulazione e d' esagera~ione di malattia di fronte alla legge; e anche per far larga parte alla condanna condizionale limitata, beo s'intende, ai.militari di tru ppa e racchiusa naturalmente nei brevi confini della lot·o ferma. Io credo che, mediante tali t•iforme più rispondenti ai tempi nuovi e ei ·critE>ri moderni della cosi detta sanzione sociale, si riuscirebbe a prevenire, più ancora che a reprimere, le simulazioni militari e soprattutto ad assottigliare le file delle compagnie di disciplina, dove i simulatori d'infermità - veri o supposti - si trovano imbrancati coi pederasti, coi camorristi, coo coloro che si son macchiati d i colpe, lé quali hanno un cat·attere indecoroso; insomma, con delinque nti di ogni genere, e, in generale, delle spec1e più ripugnanti e pericolose. Le compagnie di punizione, quando pur si vogliano mantenere come ora son costituite, dovrebbe1·o tu.tl'al più accogliere i trasgressori abituali e incorreggibili delle disposizioni r egolamentari {analoghi ai de!iquenti abituali del Garofalo e Ferri), ma non i veri e proprii tipi criminali, a cui meg lio convengono altri luoghi di


RIVISTE GENERALI

205

relegazione e di custodia; e l.anLo meno poi i simulatori, giacché bisogna tener presente che la simulazione ostinata, quella simulazione che spinge un soldato a sfidare le ripetute visite mediche, le perizie collegiali e la pubblicità d'una pena esemplare può anche non essere altro che la manifestazione d'una psicosi, di prevalenza isterica, i cui caratteri culminanti sono, com'è noto, la menzogna, la frode, la simulazione sotto tutte le forme, e mantenute a viso dperto a costo di qualsiasi sofferenza e talvolta perfino della vita. Anche qui, dun4ue, come si suoi fare per il delinquente, occorre studiare Il simulatore nella sua coslituzione organica e psichica, nella sua vita sociale o di relazione, e nun già limitarsi a considerare il reato come un' entita:astratta, puramente~ e sentplicemente giuridica, a cui sia possibile applicare uua pena adeguata facendo. completa astrazione da quel complesso di cause fisiche, psicologiche e sociali che l'hanno I?rodotto. Firenze, gennaio 1906.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA DI NEVROPArrOLOGIA Doll. P. CoNSIGLio, tenente medico ospedale militare di Roma.- Aloune note dl paloologt& mWtare. - (Rioista M ilitare, gennaio 1906). Que!>lO lavoro ru scritto per il v Congresso internazionale d l Psicologia in Roma, ed ebbe l'onor e di una lettur a integrale, benché lungo più che una semplice comunicazione non avesse permesso, data la specialita del tema e -dell'ambiente che riflettova in un consesso ove la medicina militare non ern rappresentata. Molte polemiche 'Ri agitano sul fenomeno m ilitare, e parecchi studi scientifici han vista la luce, accusa ndoci di varie mancanze al cospetto dei moderni portati dalla psicologia e delle nuove ~o rrenti del pensiero umano. Ed io volli studiare questo fenomeno, che della moderna civilLa è ancora tanta parte ed involge molteplici problemi di ogni genere, dal punto di vista della psicosociologia, così come si studiano i grandi fenomeni della società e le istituzioni varie della vita dei popoli. Cominciai col' tratteggiare le not~ psicolog iche comuni fondamentali delle n uove classi di leva, e delle a nzia ne che si congedano, dimostr andone il miglior amento in tutti i vari aspetti della psichicita, per cui è possibile, data la cultura piti ele vata in tutti gli ufficiali e lo apostolato che noi .eser citiamo come missione sociale, dirozza re, educare, e èare specialmente a tanta massa vergine di energie giova nili un senso più pratico e proficuo della vita reale, e conoscenze di nuovi aspetti della civiltà, per cui s i addiviene ad un processo incessante di na zionalizzazione, e ad una feconda inlensificazione della capillarità sociale. Ho dtmostr ato che nel nostro ambiente penetra no e vi germogliano proficua menLe tutte le idee sane e liberali del moderno pensiero scientifico; e così come vi è da noi una utile incipiente speciali1.zazione che dà fr utti ed efflorescenze di pensiero e di azione per le varie altitudini mentali, e vi è una scuola di sanità che va di pari pa$SO con le esigenze scientifiche, vero s emenzaio di perfeziona mento degli ufficiali medici sulla grande strada maestra che i geni i della scienza dissodano per i pensa tori, nello stesso modo noi a pplichiamo i •!riterii di psicologia pedagogica fa cendo, fin dov9 sia possibile, varie categorie di individui, quasi in disposizione seriale e rendendo la disciplina più educatrice, più intelligente e quindi più ~ana e fBconda, sicché possa ottenersi da ciascun individuo e da ciascun gruppo il massimo rli energie utili, nelle varie altitudini che le personalità similar • son capaci di offrire. E specialmente mi son fer mato a discute1·e. a luugo, sull'appar ente a umento delle forme neur opatiche e psicopatiche, e dei suicidi, fra i militari, dimostrando credo esauriflntemente: « che è con~egu~nza fatale dello evolver si della civiltà ste~:sa, con tutte le mollt:plici cause fisiche, mor ali ed inlelletluali di esaurimento, di snrmènaga, date dalla vita: febbr ile, dalla b.-ama del g odimento, dalle ansie insodQisfatle, da l di lagare della sifilide, del-


RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

207

l'alcoolismo e delle svariale cause di degenerazione organica e ner vosa n; - che, perciò, la eredità familiare e sociale giuoca qui la massima influenza; - che l'i· sterismo non è raro da noi perché, sebbene la vita attiva e disciplinata irrobustisca eJ ritempri l'or ganismo, impedendo la fiacchezza educativa e l'ozio perni-cioso, od il vizio ed il vagabondaggio dei vari celi sociali (Bianchi), d'allra parle ~noi arrivano giovani che por:tano una varia attitudine nevrosica nella compage ~rgaoica. e quindi· la ,impronta di una costituzionalità, di un temperamento incompleto od instabile, e di fattori educativi familiari, scolastici, etnici e me· sologici, che spesso opet·ano come ambiente cultur ale di anomalie psicosociali - che perci.ò la vita militare, con le sue necessarie esigenze, e con la richiesta ~ energie fisich~ e morali, col senso di disciplina e di responsabilità per cui si è chiamati a dare attivamente quanto è richiesto alla potenzialità ,organica per il bene singolo e di tutti, rappresenta il cimento e la pietra di paragone, nel campo organico come in que~lo nervoso o psichico, che disvela le anomalie o le incompletezza dell'essere - ; che tali motivi possono far credere alle formo psicosiche speciali ed a ll'azione perniciosa della vilà militare (Angiolella), alla incuria od inettezza di noi medici che non ci accor giamo di tali anomalie negll arruolamenti (Pellegrini), me ntre· da noi si pratica una opera ampia e sollecita di prevenzione con l'invio pronto di gente sospetta di qualche deficienza psiconer vosa negli ospedali in osservazione, e di eliminazione di tutta la ,folla degli anomali e psicastenici, criminaloidi o degenerati, con una vera larghezza di vedute, senza alcun ostacolo da parte delle autorità, che anzi ne incoraggia no con illuminate circolari e con un elenco delle infermità in cui possono far si entrare tuUe le forme fr uste, tutte le nuances che posso n() rappresentare maochevolezze o deviazioni dell'essere. Ed è appunto tale largo sgombero che fa crescere di molto il nlllmero dei riformati, per modalità di temperamenti che possono adattarsi alla vi~ sociale ed esercitarvi opera utile, ma potrebbero essere da nnosi fra noi, ove la vita intima e più cimentala può rilevare meglio la deficiente « plasticità accomodati va» (Scarano). Ed i nostri tribunal i '500 pure diventati consessi ove risuonano spesso le voci dei periti in nome dei dettami della psichiatria 6 della criminologia positiva, cosi come è più elt>vata l'opera moralizzatrice di tutti, e gli ufficiali sono più disposti a pensare .alle anomalie, nei casi di reati o maiJcanze desciplinari, più che non a lla clas· sica naturale malvagita del 'libero arbitrio. Cosi, col senso della vita civile piu ~levato, l'opera nostra volgarizzatrice di idee, si esercita di continuo in questo còmpito utilissimo e fecondo di civilta e di moralità nell'ambiente militare, che ~i ripercuote vantaggiosamente nella più complessa e multiforme vita della ~azione, conscii sempr e che il mimetismo sociale io un ambiente così circoscritto e speciale, come può essere molto più pernicioso in un r;enso, cosi, nell'aJtro, diviene fattore validissimo di educazione del sentimento, del pensiero e .della Volontà Umana. AUTO-RIASSUNTO. <7. OsTwALT.- Le lDleuonl 41 alcool contro le nevr&lgle del trlgemlno. - (La Semaine Médicale, giugno 1905.

Il 'metodo curativo della nevralgia facciale, preconizzato da Pitres e V erger -che iniettavano in loco dolenti un centimetro cubico di alcool a 60•, venne ado· perato dall'autore in quattro casi, ma modificato, iniettando alcool ad so·. alla .dose di uno a due centimetri cubici, con l'aggiunta di un centigrammo di cio·


208

RIVISTA DI NEVROPATOLOGU.

ridrato di cocaina onde render la pun\ura meno dolorosa e prevenire in pat·te il dolore post·operatorio. Perché il liquido iniettato raggiunga i tronchi nervosi alla loro uscita dal cranio o nei loro stessi canali di passaggio, si adopera un lungo ago, diritto o curvo secondo i casi, che s'immette sotto la gengiva, indietro degli ultimi molari sttperiori, lungo la tuberosità del mascellare, rimontando, secondo eh& trattasi dalla prima, seconda o terza branca del quinto, per la fessura sottorbitaria fino alla volta dell'orbita, o fino a raggiungere il forarne grande rotondo oppure quello ovale. , Praticando l' iniezione il malato avverte tosto senso di formic~olio, ciò eh& prova come siasi toccato il nervo e cosi raggiunto lo scopo. Succede paralisi sensitiva transitoria prodotta dall'alcool, che scompare ben tosto. L'iniezione è poco dolorosa ed il miglioramento verificasi ordinariamente mollo rapidamente. S'ebbe guar•igione, nei casi curati dall'autore, dopo due o tre iniezioni, finora però, stante il breve tempo trascorso da tale inter vento curativo, non s i hanno dati che possano dimostrare se la ~uari gione fu definitiva. G. BERNUCCl.

Jnnueusa 4ell'alooolbmo aul potere prooreaUvo e 8111 4laoeD4euU. Bioerohe aperlmeutall. - (Rioista sperimentale di F1'eniatria, vol. XXX, fase. II-JII. 1905).

CENr. -

Le conseguenze di queste ricerche sperimentali sono: L'intossicazione alcoolica cronica ha un effetto diretto sugli organi riproduttivi, e diminuisce la fecondità. L'alcoolis mo cronico dei genitori produce una diminuzione di resistenza nella prole, accompagnata da varie anomalie di sviluppo, determinate dall'azione diretta· dell'alcool sull'ovolo e s ullo spermatozoo prima che abbia luogo il concepimento. Queste condizioni morbose degli elementi della riproduzione favoriscono lo arresto di sviluppo e le anomalie di esso durante la vita embrionale, in seguito alla più lieve pr·ovocazione. L'alcoolismo- dei genitori s i manifesta nella prole o colla debolezza generale nelle s ue varie forme, e colla morte precoce, o coll'arresto secondario parziale A. MELE. dello sviluppo durante la vita embrionale. Anatomia patologica e natura della 4em.eDSa preoooe. - (Reoue de Psychiat,.ie, ottobre 1905).

KLtPPEL. -

Il cervello è composto di tessuti di varie differenziazioni e vulnerabilità. In

certe malattie mentali tutti i tessuti cerebrali sono Jesi indistintamente. essendo interessati tanto gli elementi neuro-epileliali (neuroni e nevroglia) quanto gli elementi vasculo-cong'iuntivali (vasi e meningi); in altre malattie mentali, al contrario, gli elamenti neuro-epiteliali soli sono affetti. Dal punto di vista patogenetico é importante determinare quale dei tessuti è leso in relazione con una data malattia. Nei quattro casi di demenza precoce studiati dall'autore non vi era alcuna reazione dol tessuto vasculo-congiuntivale : non leucocitosi del sangue nei


RIVISTA DI CHIRURGIA GE~ERA LE

209

vasi cerebrali, né diapedesi, né iperemia, ntl proliferazione o degener azione delle pareti vasali. In alcune par ti circoscritte egli trovò la proliferazione nevroglica in vicinanza dei vasi, ma essa era dovuta alla · reazione del tessuto neuro-epiteliale e non di quelle vasculo- coogiuntivo. L'autore dà la massima impor tanza a questa pa rticolare reazione nella demenza precoce: la pr esenza di lesioni del tessuto neuro-epiteliale solo mostra che il processo patogenico che interessa solamente i tessuti più altamente dif. ferenziati e perciò più fragili, deve essere leggiero di intensità, ma profondamente radicato tanto nell'individuo affetto quanto nei suoi ascendenti. In altre forme di demenza, al contrario, le pareti vascolari ed il tessuto congiuntivo pr esentano una manifesta reazione. Cosi nella paralisi generale infiammatoria le lesioni vascolari sono notevoli, e si riscontra la diapedesi, Nella paralisi generale degenerativa non vi è ~diepedesi, ma le pareti vascolari sono notevolmente lese. Nella demenza senile vi é anche la degenera7.iooe vascolare, come vi é nelle altre demenze sem.a sindrome paralitica di natura alcoolica. Tutte le demenze sono caratterizzate dalesiani organiche, ma nella così detta demenza psichica la lesione è limitata agli elementi n euro epiteliali. Sono stati riportati alcuni casi di demenza precoce nei quali fu trovata. la proliferaziooe nevroglica intorno aL vasi, mal a nevroglia è di natura epiteiiale e non congiunti vale. Se sono stati r iferiti dei casi nei rruali fu trovata la diapedesi, é quistionabile se essa non fosse dovuta piuttosto a qualche malattia infettiva intercor rente. L'a utore non tr ovò alcuna traccia di leucocitosi nel fluido cerebr•o spinale preso in vita dall'individuo stretto da demenza precoce. In questa ma.lattia il cerveilo può qualche volta pr esentare un minimo interessamento vascolare, mentre nelle altre demenze il tessuto vasculare-congiuntivale è costanteme-nte interesssato. Questa caratteristica della demenza precoce la mette del Lutto in una categoria speciale rispetto alle altre demenze. A. MEL E.

RIVISTA DI CHIRURGI A GENE RALE A. LORENZONr. - Contributo ollnico alla cura oon•eoutlva nella taberoo1081 delle artloolaslonl. - (Rio i.~ta veneta rli scienze mecliche, maggio 1905) .

.

Tale s tudio è frutto di 179 osserv.azioni di tubercolosi delle articolazioni curate nella clinica chirurgica di Padova. Dei 151 casi curati co1 metodo conservativo guarirono defin itivamente i06, in un tempo variabile da un mininum di tre mesi ad iln maximum di 2 anni e sette mesi, mentre 37 migliorarono notevolmente dando affidamento di sicura guarigione. Soltanto !5 f11rono i morti e questi per generalizzazione del processo tubercolare, mentre 4 s i rifiutarono di continuar la cura. Sopra 28 casi curati operativamente. in nessuno si ottenne la guarigione diretta per prima intenzione. Diciannove guarirono dopo un periodo più o meno H -

Giornale meclìco.


210

RIVISTA DI OEURURGIA GENERALE

lungo di malattia che variò da un minimum di 45 giorni ad un maximum di quattro anni, mentre parecchi furono curali, do po l'atto operativo, con l'appa. racchio immobilizzante, seguendo le norme della cura conservativa. Quattro fu1•ono gli amputati e tre i morti per tubercolosi generalizzata. Dal r affronto delle due tabelle r iescono evidenti i vantaggi della cura cons ervativa basata sopratutto sull'.applicazione di un esteso apparecchio immobilizzante che ad esempio, trattandosi di IlO artrite tubercolare del piede, comprenda lutto l'arto dalla radice della coscia alla punta delle dita. Tale apparecchio costringendo ad un asso! uto riposo la parte malata favorisce indirettamente la neol'ormazione di connettivo che limita ed incapsula il focolaio morboso. In presenza <li vaste ulcerazioni dei capi articolari con invasione della sinovJale e della capsula at•ticolare e raccolta di essudati e fuogosita entr o il cavo articolar e, riuscirono di· inconlestabile ulilit.a la puntura e lavatura delle articolaziou i e l'iniezione di sostanze antiselliche . atte a combatt.ere il bacillo tubercolare ed i s uoi prodotti ed a favorire la neoformazi one connettiva limitante il focolaio morboso. Con tal metodo condusse a g uarigione casi gravissimi nei quali sembrava indicata l'amputazione. Naturalmente in tutti q uesti casi, punture, lavature ed iniezioni ar ticolari furon o sempre seguiti dall'applicazione di un vasto apparecchio immobilizzante, che non mancò mai di a pplicare anche quando occorse praticar e spaccature di s eni fistolosi , allontaname nto di fungosità, di masse caseose, di sequestr i e successiva medicazione di tintura di iodio seguiti da zaffamenlo con garza aH' iodoformio. · Per uso interno somministrò soltanto dell' iodoformio alla dose di centigrammi cinque a qua.r l!nta per giorno a seconda dell'età e tolleranza dell'infermo, e lutto ciò coadiuvato dall'esposizione all'aria libera ed al sol~, in clima mite, con nutrizione abbondante e ricca di azoto e di g rass1. Soltanto quando si hann9 forme g ra vi e diffuse, eon asce!<si peri e pararticolari, con movimenti preternaturali in individui assai scaduti nella nutrizione o di eta avanzata si ricorrerà all'lllltima ratio dell'amputazione. Conclude con le ~egu enti paro!& dell'illustre Bassini a proposito delle manifestazioni chirurgiche della 'tubercolosi : F" illusione presumere di poterle guarire operandole... l'intervento operativo é quasi sempre in esse manchevole e mutilante. Per ben altra oia se ne aspetta ora la cura. l risultati ed i metodi curativi esp-osti dall'autora non sono certamente delle novità ma bensì dei veri assiomi scientifici che acquistano la massima importanza data l'estrema frequenza di tali forme in tutte le classi sociali, la militare com presa. G. B t l\N UCCI.

A . DssJARDINS. -

Delle pa.noreatltl. - (Thése de Paris, 1905).

Lo studio delle pancreatiti, dal lato chirur~ico, è di data recente, e precisamente rimonta al 1885, quando il Seno pubblicò i suoi classici. studi su tale argomento . . Quattro sono le vie per le r1uali un processo infiammatorio può propagarsi al pancreas, e precisamente la sang uig na, la linfatica, la canalicolare e la dil'ella pei' contiguità con altro or gano primitivamente affetto. Sono di origine sanguigna le pa ncreatiti consecutive ad infezioni generali, al tifo, alle febbri eruttive, alla setlicemia. Gravissime, sono poco importanti, dal Ialo chit'urgico, stante la mollcpl icila dei focolai in tutto il corpo.


RlVIST.A. DI ORIRURGIA GENERALE

21!

Debbonsi considerare come pancreatili' d'origine li nfatica , le provenienti da infiammazione d'origine sifilitica o tubercolare, dovuta all'azione diretta del bacillo di Koch o della sua tossina, oppure dell.e lossine sifiiitich'e. Le pancrealiti d'origine diretta sono rare e dovute ad infiammazioni sopra· tutto gastriche, oppure renal i' e spleniche. Più frequenti di tutte sono le pancrealiti d'origine canalicolare con ordinario punto di partenza al duodeno, mezzo eminentemente scettico, dal quale Timonta nel canale accessorio di Santol'ini guada~natndo la gianduia e di là ·ritornando all'intestino pel canale vVirsungia no. Da ciò l'es istenza di un ca<llale d'infezione .a base duodenale con i lati formati dai du e canali escretot•i, e la localizzazione quasi esclusiva di tali lesioni alla testa del pancreas. Però più frequente dell'infezione del pancreas d'origine intestinale, sarebbe -quella d'origine biliare, mentre ancor più di sovente contemporanea infezione biliare e pancreatica sono dovute a causa duodenale. Anatomo-patologicamente le panc1·eatiti possono essere o interstiziali o pa· 11'6nchimawse ed avere un decorso acuto o c"ronico. Nelle pancreatiti acute il processo può limitarsi ad una porzione dell'ol'.ga no, oppure estenders i a buona parte od a tutta la gianduia con risullato di ascesso limitato o di grande ascesso fi no ad un vero fl emmone di tutto il pancreas. Rara è la forma emot·ragica nella quale s i possono ·riscontra re degli span· dimenti in.torsliziali inter·glandulari o dei fo colai extraglandulari, :!!pesso molto 'VOluminosi ed abbondanti. Nelle infiammazioni croniche, il succo pancreatico pl'esentasi naturalmente ~lterato, più ricco di sali e contenente delle materie organiche e dei microorganismi. In un primo s tadio essa presentas i coi caratteri di un' ipertrofìa cirrotica. La perip~tncrealite, le trombosi venose, i restringi menti dell'intestino adia-cente, per compressione o sclerosi, sono tutte les ioni di vicinanza quasi sempre costanti. Parimenti osservasi spesso la stenosi del coledoco con conseeutiva dilatazione delle vie biliari, del canale cistico e della vescichetta biliat·e, con infiammazione adesiva della stessa alle parti circostanti. Dal lat.c• clinico la pancreatite è caratterizzata da una speciale sindrome, -con iltero gr>3ve, rapido dimagramento, tumore doloroso sopraombellicale e mediano, feci grassose. In modo costante avvertesi un punto doloroso, o punto pancrealico, situato s ull'l linea ombellico-ascellare a cinque o sei centimetri dell'òmbellico, punto ehe corrisponde allo sbocco del canale Wìrsungiano nel duodeno. Diagnosticala una lesione del pancreas è s empre indicato l'intervento chirurgico anche a puro Rcopo esplorativo. L'incisione cutanea laparatomica, sarà lunga da quindici a venti centimetri ~ verrA praticata sulla linea mamillare destra parallelamente al margine ~sterno del muscolo grande retto dell'addome. Le raccolte cis tiche od asces suali · verranno estirpate O drenate per via anteriOJ'e, scollando il duodeno e respingendolo in alto ed a sinistra. Trattando~i di pancreatite cronica , secondo i casi, verrà praticata la colècis tostomia, oppure il dt•enaggio delle principali vie biliari con colecistectomia. Quest' ultimo alto operativo darebbe ri s ultati favorevoli costanti nelle pancrea· \ili d'or1gme biliare, mentre sarebbe inutile quals iasi inle1·vento nei casi di drrot:ii glandulare. G. BERNoccr.


212

RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

Dott. ELBOGEN. - F..lazlo11.e •o«oouta.aea cleU'ome11.to. - (Zentralb.fur Chi,.u,.gie, 23 dicembre 1905).

L'autore riporta il caso di un impiegato militare, nel quale arasi sviluppata una ascite per cir rosi al fegato, esistente da vari mesi. Verso la metà di settembre dell'anno Hl05 furono tolti colla paracentesi cinque litri e mezzo di liquido; però, 3 settimane dopo, l'ascite si ripresentava in proporzioni considerevoli, in maniera da rendere necessario un secondo svuotamento. P oichè le condizioni di salute del paziente erano abbastanza soddisfacenti~ l'!lulore ritenne indicato fa re il tentath•o dell'operazione, la quale fu eseguita il 1O ottobre decorso, secondo il metodo indicato dal N dralh. · A tal metodo l'autore fa le seguenti osservazioni: L'anestesia per icfillrazione di Schleick giovò benissimo: soltanto la sutura del peritoneo e la formazione della tasca soLto- cutanea riusctrono un poco dolorose: del resto l'operaziMé si svolse senza I'Mzione dolorifica. Il laglio dell~ pelle fu fatto lungo 10 cm. circa; l'apertura del periloneo, dapprima piccola~ fu più tardi allargala tanto da potere introdurre cateteri metallici, rivestiti di gomma e affondarli t:~elle cavità più profonde del ventre allo scopo di svuotare il liquido, in esse contenuto: detto s vuotamento avvenne senza inconvenienti. La piccolezza iniziale dell'apertura periloneale, attraverso la quale era appena visibile l'intes tino. rese difficoltosa la ricerca dell'omeuto: ad ogni modo l'oment() fu rintracciato e fi ssato all'apertura del peritoneo con sei cuciture ed alla tasca sottocutanea con tre suture. 11 decorso post-operativo fu favorevole. Non comparve sulla pelle dell'addome l'edema consuelo; invece, alla fine della seconda settimana, furono rilevati fini reticoli venosi l:lpecialmente sulla :netà s inistra del ventre, decorrenti dal basso verso l'alto. Quattordici giorni dopo l'operazione, si manifestò nuovamente un po' di ascite, la quale fu fatta scomparire con una nuova puntura e non si ripresentò più. Sei settimane dopo l'operazione, il paziente passeggiava, asseriva di aver appetito, non accusava dolori e pr·esen tava buon aspetto. FuNAIOLI . - La na.rood mortlno-•oopol&mlDloa. Rivista sintetica.- (Internai. Ceni1'atblatt f . Ohrenheillcunde, giugno 1905).

RrEBER.

La scopolamina come sedativo e narcotico è ~ià da qualche tempo entrata nella terapia e finora non son stati registrati casi di avvelenamento mortali. Di recente si volle associare la scopolamina alla morfina a scopo eU narcosi! generale e ciò per controbilanciare la r eciproca azione specialmente sul cerv~llo. E difatti la scopolamina aumenta la. pressione sanguigna e l'l. frequenza del polso, la morfina !"abbassa: la scopolamina dilata i vasi, la mo!'fina li res tringe: la scopolamina rende più celere e profonda La respirazione, la morfina agisce paralizzanclo il centro res piratorio; la scopolamina è midriatica, la morfi na miotizzaote; la scopolamina os tacola, la morfina eccita la secrezione ghìanrlolare; la scopolamioa eccità la peristalsi, la morfioa la paralizza; la scopolamina paralizza i nervi motori, la morfina i nervi s ensibili. La scopolamina è, come si Sl1 , una miscela d alcaloidi i~omeri del gruppo dell'atropina e della tropeioa ed è es tratta dal giusquiamo. E un preparat() incostante, ciò che cos tituisce un grave inconveniellite per il dosaggio.


RIVISTA DI CHffiURGIA GENERALE

213

Introdotto in chirurgia da Schneiderlin, fu usato piu o meno estesamente <la Korff, Bios, Wild, Flatau; Steiobi.ichel, Semon, Bakes, Hartog, Witzel e parecchi allr·i, e nella pratica otologica da Bloch. Circa il dosaggio, la maggior parte dei chirurghi si attenne ro alle prescrizioni di Korff: tre siringhe, ognuna delle quali conteneva 12 decimilligrammi -di scopolamina ed un centigrammo di morfina, la prima siringa veniva iniettata soLto cute quattro ore prima dell'operazione, la seconda due ore e la terza mezz'ora prima; oppure una siringa con 1 mmg. di scopolamina e 2,5 cgl'. di morfina è iniettata per un terzo 2 ore 1/2 prima, per un ler·zo 1 1/~ ora e per l'ultimo terzo mezz'ora prima dell'operazione. I risultati finora ollenuli sono abbastanza lusinghieri. Korff su 360 narcosi non ebbe alcun inconve niente, solo qualche volta la narcosi dovette essere eompletata col cloroformio; Steiobilchel ebbe 52 narcosi fortunate. Bakes registra tre casi di mort~ però imputabili alla malattia non al nat•cotico. Hieber cosi riassume gli svantaggi ed i vantaggi della narcosi morfinoscopolaminica. Svantaggi: 1° incostanza della soluzione di scopolamina, 2° lun go te mpo di preparazione della narcosi, 3° irrequietezza motoria. Vantaggi: 1° Eccitazione psichica poco pronunziata prima dell'operazione perché la narcosi comincia nel letto, 2° onde una migliore preparazione del paziente, 3° sonno leggero senza sensazione dt soffocazione e per lo più senza eccitazione, anche se si deve aggiungere un po' ai eter e o di cloroformio, 4° nar cosi tranquilla senza salivazione, senza tosse, n è rantoli trachea li, senza disturbi gastrici, 5° sonno postoperativo profondo, abbastanza lungo che impedisce al ferilo di sentire il dolore delle ferita, 6o possibilità di nutrire immediatamente il paziente. A ciò si deve aggiungere la possibili lA di oper•are sulla faccia, senza essere ~ntinuamente interrotti dal cloroformizzatore, il quale applica la maschera . OSTINO.

Prof. NARATH.- FtaaasloDe aottoout&Dea 4ell'omento.- {Zentralblatt fiir Chirurgie, n. 32, 1905). Voralore fa cenno dell'utilità dell'operazione di Talma nei casi di cirrosi, e dice che se l'ultima parola a proposito di questa operazione non é stata pronunziata fino ad oggi, nondimeno si può ritenere che in una serie non piccola di casi, l'ascite ed altre molestie di cui s i lagnano i cirrotici , scompaiono tanto da poterli considerare come ricondo tti allo stato di salute e da ritenerli idonei al lavoro. Dice altresì, che degli organi addominali che si pres tano per la fissazione alle pareti del ventre, sono innaozitutlo da ricordare la milza e lo <>mento. l casi, in cui la milza può essere cucita al ventre, sono poco numerosi per la ragione che la sutura di questo organo costituisce un atto operativo non insignificante, che non è sopportato di regola dagli individui a cui s i vuoi praticare l'operazione di Talma. Resta quindi l'omento-pexia, il mezzo abituale a cui appigliarsi in simili casi. La tecnica di questa operazione, come è seguita dall'autore, é la seguen te: a) Apertura del ventre lungo la linee mediana, col maggior rispetto possibile delle vene oaraombelicali e sotto l'anastasia locale alla Schleich oppure so~to la narcosi cloroformica secondo le circostanze.


214

RIVISTA DI CRIRUBGIA GE~EBALE

b) Deflusso del liquido ascitico, valendosi a questo scopo di adatti cate-

teri metallici spinti nel piccolo bacino, negli ipocondri e ver so la regione lombare senza offendere gli organi endo- addominali. c) Scelta di una spessa e molto vascolarizzata falda omentale e sua estrazione fuori della fer ita cutanea, avendo cura di non r imuovere della sua posizione naturale il colon trasverso. d) Restriogimento della ferita praticata nella linea alba sino, a lascia r v) un fora rne conveniente per il passa~gio della falda omentale. e) Sutura della falda omenlale. tullo attorno al contor no del forarne lasciato. () Formazione, pochi centimetri al disopra dell'ombelico ed a lla sua sinistra, di una tasca sottocutanea, profonda, dove vien fissata la falda a mentale estratta. g) Chius ura ermetica della ferita ed adatta fasciatur·a, la quale non comprima l'omeoto s aldato. Nei primi gior ni dopo l'allo operativo osservasi abitualmente u11 edema più o meno marcato della pelle addominale; ciò che l'autore riferisce al fallo,. che il liquido ascitico si infìlr'a attraverso la parete ventrale prossima all'o m ento ed inzuppa il tessuto cellulare soltocutaueo. Verso il decimo giorno dopo l'operazione, notasi nel territorio vicino all'omento fìssa~o un reticolo venoso sottocutaneo, il quale si rende più o meno. visibile secondo l'energta de lla pressione endo-addominale. L'a utore aggiunge di aver veduto qualche volta la re te venosa sottocutanea raggiungere, in alcun~ s um tratti, la gr ossezza del dito pollice: tale rapido ed abbondante sviluppo nella rete venosa, che SCI:Irica il sangue rapidamente per vie diverse nella vena cava superiore ed inferiore, è decisivo per un buon risultato operativo. Promette infine tl i far parola in a ltr'a comunicazione dei risultati operativi. ottenuti in uua serie lunga tli casi. FuNAIOLI. Dott. MEJER. - Olroa un oa1o dl tubercolo•l Ueo- oeoa.le den.:- Blatl fil r Schwei:.er Aer;ée, 15 febbraio 1905).

(Correspon-

Il do tl. Mejer presenta un paziente di 47) anni, assai dimagralo, il quale,. da vario tempo, avvertiva dolori irradiantesi dalla regione lomba re destra verso la regione del ceco. All'esame del venlre fu rilevato, in corrispondenza quas i della regione del ceco, una tumefazione liscia, allungata, conispondenta per forma, g randezza e consistenza ad un r ene; il tumore era spostabi le e si lasciava trasportare .sino nella regione renale destra. Fu fatta dapprima la diag nosi di rene mobile. Praticato però il laglip delle parti molli costiluenli la regione lombare destra, e scoperta la loggia r e nale, onde praticare la nefror rafìa, fu constatalo con sor presa che il rene si trovava al suo posto. Esclus a quindi la presenza di un r ene mobile e praticato un più attento esame della tumefazione, nacque il sospetto d'un<> affezione ileo-cecale. Qualche mese piu tardi, praticata l'apertura del ventre a scopo esplorativo, si riscontrò una t•1m efazione della sezione ileo-cecale, grossa come un pugno, di consistenza dura, di forma analoga ad un rene; le ghiandole del mesenterio vicino al tumore, erano ingrossate, molli, mentre restremit.à inferior e dell'ileo era forte11)ente dilatala con pareli ispessite. Fu fatta di a gnosi di infiammazione ileocecale di natura lubercolaJ'e. Indi fu resecato il colore ascendente in sens<> trasver sale 8 cm. sopra la tumefazione, e fu resecalo poi l'ileo 12 cm. dalla


RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

215

val vola ileo-cecale; il relativo mesenterio venne reciso a for ma di cuneo ed asportato cogli intestini: poscia il moncone dell'ileo fu innestato sul colon ascendente. Si esegui infine la sutura delle pareti del ventre. Il paziente lasciò FuNAIOLI. l'ospedale 20 gior ni dopo l'operazione, completamente guarito. W. BERGl'tiANN. - Delle malattie ohe precedono U oanoro. - (Berliner- kli· nische Wochenschrijt, giugno 1905). È un fatto che si verifica con frequenza maggiore di quanto venga generalmente ammesso che la comparsa del cancro é preceduta da qualche malattia locale più o meno lieve. Ad esempio la leucoplasia linguale, che secondo l'autore spesso non ha alcun rapporto con la sifilide, precede spessissimo il cancro. Per (JUanto si riferisce alle estremità superiori ed inferiori, l'autor e ritiene che mai vi si sviluppi un carcinoma, s enza che sia preceduto da una qualsiasi banale aftèzione, quali malattie cutanee diverse (eczema, seborrea) cicatrici, tragitti fìstolos~ nodi pigmentarii. Tali pr ocessi patologici agirebbero modificando i tessuti, realiz· zando cosi la condi zione necessaria per l'ulteriore comparsa del cancro. G. BERNUCCI.

G. DEL-CONTE.- Aneurisma. tra.umatloo della femorale alnlatra, a.aportazlone pan.lal41 del aaooo oon autura dell'arteria . - (Giornale internazionale delle scienze mediche, maggio 1905).

Trattasi di una donna ferila nella regione anler·o-esterna della coscia sini· stra con un coltello a lama lunga e sottile, nella quale nndò mano mano for· maodosi un aneur isma traumatico che in pt•eda ad infezione venne operato di urgenza oltre sei mesi dopo riportata la primitiva ferita. Nel corso dell'at.to operativo si constatò la presenza di un aneurisma falso comunicante con la femorale mediante un'asola aperta nella parete di questa ultima, asola lunga un centimetro e mezzo e quasi parallela all'asse del vaso. In pari tempo conslatossi la presen'za di un'atlivo circolo collateJ'aie di modo che imponevasi l'allacciatura dell'a rteria sopra e sotto l'àsola, o la sutura della rerita arteriosa. Si ricorse a quest'ultima' applicando rapidamente punli staccati mollo vicini con un ago curvo e rotondo e seta mollo sottile, avendo cura di non comprender l'intima n~i punti, ri.nforzando quindi tale s utura con tre punti alla Lambert. La tenuta del vaso suturato riu~ci perfetta. Venne quindi asporlata a colpi di forbice parte àel sacco preventivamente isolato, sutu1·ando poscia i tessuti sovrastanti ed accostando più che fu possibile i muscoli del triangolo di Scarpa. Dopo regolare decorso postoperatorio l'ammalata guari con per·fetta reintegrazione circolatoria e funzionale dell'arto. Questo, che sarebbe il trentottesimo caso di sutura di arterie registrato dalla letteratura chirurgica, presenta particolare inte1•esse pel fallo che l'operatore ebbe ad agire su di un focolaio certamente scettico e dopo oltre sei mesi dalla primitiva ferila, causa dell'aneurisma, donde la conseguenza trattane dall'autore, che la sutura tardiva delle arterie possa entrare a far parte della pralica chirurgica, conseguenza d'altronde confermala da altri due casi siruili operati tardivamente con sutur8 da chirurghi americani e citati nelle G. BERNUCCI. • ultime Riviste.


' 216

.RI VISTA DI CHI.ROUG IA GENE&AL~

Dottor PA YR. - Appendlolte e mal&ttle guklobe cl& emboUa. - (Zentralulaltfiir Chir urgie, n. 21). L'autore riferisce di a vet• prodotto embolie nei vasi venosi dell'omento degli a nimali da esperimento e di essere riuscito a provocare, in tal modo, col loro stomaco e qualche volla nel duodeno, erosioni, ulcerazioni ed emorragie. Che le embolie, del territorio venoso specie, giuochino una grande parte sull'origine di certe forme di emorragie ed ulceri gastriche, fu confermato a ll'autor e anche da r eperti anatomo-palologici numerosi. lo un numero non indifferente di individui, decessi per appendicite, che non erano stati in vi la clorotici nè anemici, ma ave van o tutte le note fisiche della robustezza, e g li osservò piccole ulcerazioni gastriche (analoghe a quelle verificalesi n egli anima!t da esperimento), le quali avevano causato vomito, dolori, emorra~ie, spa smo !«lSLrico ecc. Suppone quindi che in tali casi si sia trattato di un pr oce>'so embolico gastrico, che abbia preso origine da una lt·omhosi d elle vene appendicolar i. FcNAIOLl.

-.

Dottor BR U NN. - Un ouo 41 rottura totale ciel panoreu guarito oolla au· tura. - (Zent rall;/att.filr Chirurgie. n. 3~ 1. Brum racconta, che un manovratore di 24 anni riportò una contusione nella regione alla del ventr-e e ru, due ore dopo il trauma, portato in clinica, senza che presentasse s intQmi gra vi. P oco tempo dopo il trasporto in clinica, fu preso da violenti dolori al ventre e da vomito, laiche fu deciso di suttoporlo a laparotomia esplorativa. Apet·to il ventre. si trovò nel cavo a ddominale, del sangue la cui origine si appalesava negli organi retrost.anti allo stomaco. Si giunse, previe adatte incis ioni, alla r egione del p11ncrea s e fu ossem-va to il viscere rotlo completamente e diviso in due mela, separate da uno ::puzio di due cen timetri. Le supedicie di r ottUI'a, liscie, furono riunite da s utura e l'emorragia cessò. Segui il tamponamento e la guarigione. L'autore fa notare che fra i 9 ct~ s i, fin qui des critti, di rottura sottocutailea del pancreas, il caso pr esente è l'unico che pervenne a guarigione. F UN AIOLI. PA RISOT . -

Ferite ctel ouore. - (Cenc ralblatlfii,r Chir. , n. 5, 1905).

Le ferile del cuot·e furono studiate dall'autore sotto il punto di vista medico-legale. Nei cinque casi osservati , in cui si tr atlava di ferita da punta del cuol'e, tre pazienti vissero ancora 10, 20 e 60 minuti. Nell'individuo ·cht~ si mantenne in vita per 20 minuti la lesione consisteva in una r ecisione isolata dell'arteria coronària anteriore, mentre il ventricolo non era stato aperto. Tra gli effetti di una tale lesione, il cosi detto t.ampona mento del cuore ba una g ra nde importanza. Dai pochi casi conosciuti emer ge che la lesione dell'arter ia coronaria è spesse volte immediatamente mortale, ma è pure certo che il ferito può anche viv,:;rc per più giorni. Questa differe:tza tro va anzitutto spiegazione dal fatto, che si possa format•e sul:>ito un coagulo sanguigno che ot· tut•i il lume de l vaso, ma può dipendere anche dalla po"iziooe della ferila. Quanto più periferica è la lesione dell'arteria, tanto meno è pericolosa.

C. PREITI.

:•


217

RIVISTA DI OTO.RINO-LARINGOIATR.U.

Oott. LILJENFELD. - Lealonl aoUooutanee dell' lDteatlDo e loro oura. (Zentralblatt fur Chirurgie, n. 19, 1905).

l'

: :

L'autore riferisce i seguenti casi di lesioni sottocutanee d'intestino: a) Un lavoratore, di 60 anni, ru colpito al basso v.e ntre da una stanga. Sottoposto alla laparotomia 4· ore dopo, fu riscontrata una lacerazione del digiuno, i cm. sotto la plica duodeno- digiunale e si praticò quindi una resezioue intestinale. Però il paziente mori per peritonite; b) Un uomo, di 40 anni, fu investito al ventre da una pietra distaccatasi da un muro franante. Operato, quando ~i presentarano i sintomi di una peritonite, furono rinvenute due perforazioni dell'intestino tenue, che richiesero ta resezione intestinale. Durante l'operazione però avvenne la morte. FUNAIOLI •

.·

.

RIVISTA DI OTO. RIBO. LAQINGOI~T~Ill LtzEMS:&:v. -

"'

t·

Il

:<

La aleroterapla antl4lfterloa · nell'cn.ena. - (Mt!dee. scientifi-

que, 1905). Dopochè Belfanti e Della Vedova usarono nel 1896 con successo in 32 casi ti siero antidifterico nella cura dell'ozena, altre constatazioni simili furono fatte da clinici diversi. Ed ora nella letteratura si contano 110 malati d'ozena trattati favorevol mente con questo siero; nel 22 p. 100 si ebbe la guarigione completa, nel 6 p. 100 la guarigione quasi compieta, nel 37 p. 100 miglioramento duraturo, nel 24 p. 100 miglioramento temporaneo, nel 3 p. 100 risultato negativo, e nell' 8 p. 100 risultato sconosciuto. Si può quindi sostenere con Comparair·ed l'utilità indi!::ìcutibile di questo trattamento. Nei casi di Arslan e di Caterina, nei quali il miglioramento fu tran· sitorio, si notò una benefica influenza esercitata dal sier•> sulla mucosa nasale, pur non ottenendosi il completo rista!lilimento di essa come aveva vi!\lO MolinPe. Le dosi di siero adoperate furono varie, ma sempre notevoli, fino a rag· giungere i 320 cc. L'interpretazione del modo d'a~ire sup:li ozenatosi del siero antidifterico non è facile. Certo essa non deve ricercarsi nella affinità morfologica esistente fra il bacillo dell'ozena e quello della difterite. m.a piuttosto ~u rapporti biochimici ancora quasi sconosciuti. g noto che l'affinità o l'antagonismo delle tossine batteriche non è in relazione alcuna con ht somiglianza o dissomiglianza morfologica dei diversi microbi produttori. Così si sa per gli studi di Martin e della Sieber che mentre le tossine slafilococciche sono anlagonist.e di quelle difteriche, fino a neutralizzarle in paete in caso di contatto . le tossine streptococciche invece el3altano le proprietà distr uttive della tossina del bacillo di Klebs-Lòffier. Ciò spiega come clinicamente la difieriLe compii·


218

RIVISTA DI A~ATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGiCA

cala da stafilococchi sia poco grave e permetta di far una prognosi fausta. mentre ceor1 streptococchi decor1•a sempre grave e talora conduca alla morte. Alla chimica biologica quindi spetta dare base scientifica alla sierotera pia dell'ozena, che l'esperimento e la clinica. promettono feconda di buoni risultati. GRIXONJ.

RlVl~TA DI ANATOJHAE FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA B ANCHI

A. -

S~4lo anatomloo 41 un oervello •eua oorpo oanoso. -

(Ma-

nitore Zoologieo Italiano, anno X V, n. 6). - Dl un oerveUo umano sen~o& oommeuure e oon fnnd.om apparentement• normaU . - (Archioio di fi s;o/ogia, vol. l, fase. V). Ambedue lA nole riflettono lo studio del cervello di una donna morta per cardiopatia a i~ anni ùi eta, e chP- non aveva mai richiamata l'attenzione dt alcuno dei familiari sul proprio sistema nervoso centrale; pero mentre nella p1•ima nola l'A. si occupa più che altro dello studio anatomico, nell'altra ri porta quei dati che possono avere interesse generale e particolarmente funzionale. Ntllla prima nota l'A. parla estesamente dei solchi e delle circonvoluzion~ e dice che solo sulla faccia mediale la toro dire1.ione e disposizione a pparisce ron espello anormale e caratteristico. Lo studio delle sezioni (metodo Wei· gerl 1R85) con fermò i repe1·ti macroscopici è t.:ioè la mancanza assoluta e totale del si><lema commissurale, ovvero del corpo calloso, della commissura anter iore, della lyra ; e la nuova formazione che o ecu pa va la regione attorno all'ilo, 0ve trovavasi nor·malmeote l'impianto del corpo calloso, risultò composta di un g rosso fascio dt fibre, a decorso prevalentemente sagittale, tlbre che potemno esser·e distinte, per le differenti re~ion i che associano. in tre gruppi - e cioè tibre eh~ costituiscono un s i;.lema associativo occipito- frontale, un sistema occipito-parietale e parieto-froulale ed una formazione mediale, che l'A. chiama fascio longirudinale mediate. Per l'A. la causa prima che può aver e determinato questa anomalia sfugge ail'os!"er·vazione, mentre é di opinione che l'arresto di sviluppo o la lesione siansi Vt'l'ilìciJti circa al quarto mese di vita in trauterina. Esclude poi assolutamente clte la mancanza del corpo calloso sia un fatto 'teromot·fo, come tenderebbero ad ammettere alcuno deg li AA. che illustr·arono i pochi casi consimili all'attuale, l'es i noti sino ad oggi. L'A. da lale caso, che tratLò nel modo più esauriente, r itrae la importante conclusione che. nel cervello umano, in particolari condizioni almeno, le vie associative inlraemisferiche possano funzionalmente sostituire quelle inleretnisferiche. Per· quanto riguarda poi il determinismo di formazione delle vie nssociati ve del.fascio medrale, è facile intendersi quando si ammette che queste altro non ra ppresentano se non lo sviluppo eccezionalmente grAnde di vie che {lià esistono come tali, ma esigue e dissociale, anche nel nor male, e che per la loro esiguita appunto e per· la toro dispersione, r.on ancora poterono essere nettamente rico!'losci ule. R UGANI.


RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE Sal trattame11to 4el cc prDrltu alli • 1Dveterato. med. Jou.rnal, gennaio 1906).

CH. BALL. -

(Br itisn

r casi nei quali il prurito dell'ano è il principale'sintomo dominante si possono classificare in tre gruppi: . 1• Quelli dovuti a parassiti animali, o micotici; 2<> Quelli dovuti a dermatite, sia della porzione cutanea del canale anale, che della pelle vicina; 3o Quelli in cui" la malattia è essenzialmente nei nervi che formiscono la pelle colpita dal prurito. · Nei primi due casi la cura è più o meno ovvia ed a nche efficace con mezzi esterni. I casi del terzo gruppo, rappresentano una affezione penosissima, e ribelle ad ogni cura topica. Finora si sono tentate contro di esso la cauterizzazione col termo cauterio, e l'e:;portazione della pelle della regione per escisione. L'Autore ritiene che, come si pratica sul ga nglio di Gasser per la cura delle nevralgie deltrigemino, cosi si dovrebbe ottenere uguale van~aggio nel prurito dell'ano escidendo le radici posteriori e i gangli del ter·zo e quarto paio sacr ali; ma egli non ha tentato simile operazione, temendo per In conseguente possibile paralisi dello sfìmLere anale ed ha invece adottato la. divisione delle ter mina zioui dei n ervi che for niscono la pelle atYella. F ra i r·icordi anatomi'!i in proposi lo occorre tenere pre;oente che la porzione cutanea del canale a nale è forni la abbondantemente di nervi di senso, muniti di bulbi ter minali; mentre la parte di canale, coperta di mucosa, ne è .quasi priva. E' nt-lla prima porzione che si insedia per ci0 la molesta affezione, e nel la pelle immediatamente vicina all'ano, specialmente in quelle parti cbe sono a mutuo contatto nella posizione di riposo. La zona si può estendere io dietro nella linea anoccigea , e in avanti verso il rafe, o verso la forchetta della vulva nella donna. Questa reg ione è ellitica, due volle più lunga che larga, ha in mezzo rano; riceve i nervi da l terzo e quarto paio sacra le, che decorrono sul muscolo elevatore dell'ano, e raggiungono la pelle perforando lo sfìntere ester no. Scopo dell'operazione è di dividere .le diramazioni di questi nervi tprima che raggiungano la pelle dell'area ammala ta. Oper a;i.ane. A tal'uopo, previe le solite pratiche antisettiche, si pratica da un ~ato e dall'altro una incisione curvilinea, nella regione affetta, comprendendovi l'intera ellissi,. ad eccezione. di un· piccolo picciuolo in ava n t i ed indietro: queste incisioni si approfondano fino allo sfintere. I due lemni vengono accuratamente disecati con le forbici - intorno al mar gine anale, dalla s uperficie 1el muscolo, s u su fino sopra alla unione tra la cute e la mucosa, e per la intera circonferenza dell'ano dividendo tutte le adesioni coi tessuti sotlostanti .


220

RIVISTA DI MALA.T'tiE VENEREE E DELLA PELLE

Ciò fallo si incidono anche i due peduncoli lasciati in avanti -ed indietro, bene oltre l'area di irritazione, e sì d!isecano ancora per qualche cosa meno dì un cenlimelro i bordi esterni concavi delle incisioni. Biso~na avere cura di fare una perfelli;;sima emostasia; e solo dopo ciò si rimettono a posto i lembi con punti di s utura, lasciAndo alcuni spazii permeabili per drenaggi. L'Autore riporta tre cas i gravi da lui cosi curati con successo; e, per quanto essi s iano pochi per ricavarne c riterii generali, come egli cautamente osserva, pure sono sufficienti a provare, 1° che l'operazione dà un benefizio immediato, 2• che la sensibilità s uperficiale può ripr·istinarsi, senza che il prur.ito si rinnovi. DRLOGU. ABRAMOW. - Sulle alteras loDI dell'aorta nella alflll4e. f u r die medicinischen Wissenschalten, n. 3, 1905).

(Centralblatt

Sulle aorte di sei pers one sitìlìtiche trovò l'A. oltr·e l'ìspessimento dell'intima pAr elementi fusit'or·mi nell'avve ntizia e nella media, infiltrazioni cell ularil, che per lo più incominciavano nei vasa oasorum. In tutte e tre le tuniche possono determinarsi, nelle proliferazioni cellulari, processi sclerosaoti cicatrizial i, per cni le fibre muscolari e il te.;suto elas tico della media cadono in necrobiosi. Le

medesime alterazioni, soltanto con differenze quantit.a~ive, non qualitative, trovò l'autvre anche frequentemente oelle aorte aleromatose in individui, nei qual i non si scorgevano tracce di sin lide. Per ciò l' A. ritiene che la mesaorlitis produetioa non sia specifica pei siftlitici. Caratteristiche della sifilide ft•a le malattie dell'aorta, sono indubbiamente le forme gommose. La sifilide può per conseguenza non avere grande azione nell'etiologia dell'aneurisma dell'aorta, come molti clinici e patologi sostengono. C. SFoRzA.

M. GA r.LIA Ro. - Cara dell 'artrtte bleaorragloa del g blooob.lo oon lDiesloDi lntrartloolar14l aubllmato. - (A cto1s de la Sociét é médi cale des Hòpitau:c, marzo 1905).

Ot·dinarii metodi curativi dell'artr ite blenorragica acuta sono general~nte l'immobilizzazione assoluta e, quando manifestas i suppurazione, l'artrotomia. Ad evitare tale intervento operati vo l'autore pratica la puntura della raccolta pur ulenta, seguita da lavatura abbondan te dell'articolazione con soluzione d i s ublimato all'uno per quattromila, e ciò finché il liquido, che viene aspirato, non presentasi limpido. Pone successivamente l'arto in un apparecchio ovattato senza immobilizzazione r igor osa. La reazione infiammatoria, riscontrata dall'autore nei varii casi curali col s uo metodo, fu costantemente moderata e non occorse mai ri petere tale a~to operativo più di tre volte, a distanza variabile, secondo le cit•costanze, da un allo operativo all'altro. Riassorbito liquido ed essudato; pratica metodico graduate massagg~o della pa rte cui aggiunge in s eguito mobilitazione dell'articolazione. Ri~petlo alla prognosi ed alla durata della cura, divide le s ue osservazioni in due gruppi: · 1° Quello delle artriti acute blenorragiche del ginocchio che precede, aceompagna o segue il r eumatis mo poliarticolare acuto o subacuto. È un gr uppo di casi relativamente benigni, ne i quali la durata della cura varia da quattl"O ad otto settima ne.


RIVISTA DI 1t1EDICJNA LEGALE •

22~

2° Quello delle monoarll·ili acute blenorragiche, nelle quali il pro gnostico è grave e la durata della cura mai inferiore ai due mesi.

La cura s arà completa quando non rimarrà pii! alcuna rigidità articolare, potrà evitarsi non man tene nd~ troppo a lungo l'arto immobilizzato. Con tal metodo curativo si eviterebbe quasi completamente il dolore, e scomparirebbe la febbre, dopo un leggiero sollevamento termico, consecutivo alla lavatura dell'articolazione. Tale metodo curativo non è consigliabile nelle artriti streptococciche, s tafilococciche e pneumococci~he, nelle quali sarà difficile fare a meno dell'artrotomia ; sarà utile sollanto ne1l'artrite acuta blenorragica. G. BERNUCCI. & tale evenienza

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE Dott. ~VALD SrlER. -

DlnnloDe • UI8DZ& meoli&. 8tu4lo plloologlco* ptdohlatrloo e medioo legale.- Halle. coi tipi di Carlo Marhold. 1905. (1).

Questa monografia del dottore Stiet:, gia noto per un pregevole lavoro pub- . blicato alcuni anni addietro (2), è divisa in cinque capitoli, che passerò r o.pi· damente in rivista, fermandomi in special modo sulle conclusioni, le quali presentano tutte, dal più al meno, un interesse medico-legale militare. Nel pr imo capitolo, in cui sono studiate. le cause delle diserzioni, è impoetante il notare come l'autore si schieri apertamente fra coloro, i quali negano che l'epilessia rappresenti il substrato patologico piu comune delle fughe dei militari, comprendendo sotto questa denominazione generica tanto la diserzione propriamente detta, quanto l'infrazione alle licenze e ai permessi giornalieri e set·ali. Il fattore epilettico - dice lo Stier - trova fortuna specialmente in Italia, M motlvo dell'influenza esercitata dalla scuola del Lombroso; anzi, a questo proposito, l'autore segnala a ll'attenzione dei lettori il fatto di un ufficiale medico italiano, H quale, in un suo lavot·o sulla delinquenza e pazzia nei militari, scrisse che: a all'epilessia si è assegnato un campo troppo vasto in confronto a quello concesso alle vere e proprie psicopatie •> . Ringrazio di pass!lta l' autore per questa citazione, che mi riguarda persoualmenLe; ma debbo aggiungere, a onor del vero, che in quel mio lavoro io non m'occupava affatto di diserzione, n è intendevo, con quel periodo, di escludere il deter minismo ambulatorio dal quadro dell'epilessia procursiva; ciò non mi impedisce però - e lo dichiaro fin d'ora - d'associarmi a una gran parte delle considerazioni e del]e conclusioni dell'autore, il quale dimos tra d'avere studiato e approfondito l'argom~nto sulla sco1'ta dell'esperienza personale e con vedute scientifiche moderne. !i ) Pa/mm{huht una tmérlauble E11t(ernung. Eine p!!fchologisce, p S1fchi alrisclle und mililarrechlli<he St udfe. von On. Ew uo STIBR, Oberarzt i m ~ Garde·Hegt. i:. F. (2) On. E. STnn. - Otbtr Vtrhùltmg umt Be!Jandltotg 110 11 gtillf..<lmmklltitell itl de1· Ar mee. -

Hamburg, l !m.


•

2~2

l

RIVISTA DI lUm iCINA LEGALE

Per lo Stier, adunque, l'equivalente epilettico non sa,rebbe che una causa abbastanza rara della diserzione, mentre figurerebbero fra le cause più comuni, l' isterismo, la nevrastenia, la debolezza di men1e e, in generale, le forme psichiche degenerative, da cui però non vedo come egli possa escludere lanto facilmente r epilessia che, per noi , è appunto il prototipo delle forme degenet•ative. Pur ammettendo coll'autore, che le fug he dei militari di truppa non sian rruasi mai la conseguenza d'un piano premeditato, ma la conseguenza d'una idea affettiva momenta nea, messa in allo senza un controllù cr itico sufficiente, tuttavia mi sento poco disposto ad ammettere che il carattere oscillante dell' isterico e del debole di mente e l'abulia del nevrastenico possan esser resi t't!Sponsabili delle diserzioni e delle fughe in genere, più che non lo sia il caratlere epilettico. in cui i fe nomeni motori cosi caratter istici e cosi inlimamen.te lega ti a quelli psichici, domina no, s i può dire, tutto il quadro morboso: dai semplici impulsi giratori e saltatori , alle gravissime scariche motorie, che s'estrinsecano Ol'a con a cct-ssi convulsivi, ora colle fughe vere e proprie, di durata variabile. Intendiamoci bene: io non voglio sostenere con ciò che la epiless ia debba necessariamente figurare tra le cause più freque nti delle diserzioni t3 del! e assenze illecite dai cor pi di tr uppa; tu lt'altro : voglio dire soltanto che essa non é una causa cosi eccezionale come pensa l'autore ; ma che può star·e A buon diriUo a lla pari colle altre cause a ccennate dianzi; con questa differenza: che, nell'epilettico, l'impulso alla fuga è, mi si permetta la parola , endogeno, mentre nel nevrastenico e sopt·atutto nell'isterico e nel debole di mente, è quasi sempre esogeno: vale a dire, il ris ultato d'una sugge· slione, sia nelle diserzioni isolate che in quelle collettive. Tra gli a ltri fattori morbosi delle fughe, l' autor e mette giustamente in prima linea la nostalgia, gl' ìmpulsi erotici e l' ubbriachezza, benché a questa. ullima :si debbano attribuire piuttosto le assenze dal cor po s enza permesso che le vere diserzioni ; ma spesso dalle prime s i passa alle seconde, sia per un esa gerato spir ito d'iniziativa dura nte lo s tato d'alcoolismo acuto, sia pet· il timore del cas tigo, che s'affaccia d'un tratto alla mente del ·soldato non appena si dileguano lP. nel>bie dovute all 'ebbrezza . Il secondo capitolo é quasi interamente dedicato ai dati statistici (1901-190-i) da cui r isulta anzitutto che le diserzioni nell'esercito germanico non sono molto frequenti (i,2 per mille), massime poi se si fa un confronto con quanto avviene. per esempio, nell'ese rcito ital iano, in cui, negli anni 1880 e 1881, s i· ebber o le seguenti cifre (LuccHrNr. Soldati clelinqttenti, Bologna, 1884): Diserzione semplice 12i0 (1187). Diserzione all'es tero 65 (65). Diserzione qualificata 193 (135). Ossia oltre il 7 per mille. Ma l'autm·e è troppo coscienzioso per dar valor e a un tale confronto, e aggiunge subito che vent'anni di differenza fra le due statistiche, ii diverso r eclutamento e una certa disparità di concetto gi uridico sulla disPrzione, non permettono di trarre conclusioni comparative attendibili dai dali statistici esposti dianzi. Procedendo oltre, lo Stier osser va che la frequenza delle diserzioni è senza confronto maggiore fra i soldati di cavalleria e, in gene,·ale, fra quelli entrati a far pnrte dell' eser cito per arruolamento volontario; associazione questa,che non a pparirà più tanto strana quamlo s i consideri che le a rmi a cavallo es ercitano un fascino speciale sui volontari 01·dinari; i rtuali, com' è risaputo,


RIVISTA DI MEDICINA LEGALE

223

$OD costituiti in maggioranza da giovani a cui par troppo grave il lavoro dell'officina e dei campi, che hanno un sentimento piuttosto scarso dei propri doveri, e che, passato il solito periodo d'entusiasmo per l'uniforme, risenlono a&sai più dei soldati di leva il peso della vita militare e la gravezza del regolamento di disciplina. Altre importanti conclusioni, tratte dalle s tatistiche ufficiali delr impero germanico, so n le seguenti: Per quanto riguarda· l'anzianità di ser vizio, fra i disertori predominano le reclute ; per quanto riguarda l'eta, i soldati più giovani. Le quali due proposizioni si possono fondere in una sola, avendo la s lessa importanza e lo ~tesso significa to. ln Germania, il numero delle diserzioni aumernta progressivam ente dall' est all'ovest, raggiungendo il massimo nei corpi d'armata dell'ovest e del sud-ovest. · Se la causa indiretta di quest'ultimo fatto - dice l'autore- può ricercar;;: i nella vicinanza della Francia e delln Svizze ra, che agevola le fughe, si deve però riferire essenzialmente alle differenze di cara ttere e di temperamento delle popolazioni tedesche disseminale dall'est all'ovest; la qual cosa sat·ebbe dimostrata da due fatti: 1° il numero dei soldati puniti per assenza illecita dal corpo é m ol to maggiore nei distretti dell'ovest che in quelli dell'es t; 2o il X V corpo d'armata, il cui reclutamento si fa in gr·an parte nel nord della Get·mania, da una proporzione minima di disertori in confronto dei corpi d'armata della Germania occidentale. In ciò dichia ro di non trovarmi d'accol·do coll'autore, alme no pe1· quanto ~i riferisce all'Italia, in cui nessuno vorrà negare che le differenze di razza e di temperamento non sia n più notevoli che in Germania ; giacché io sono convinto che, quando non s i tratti di diserzioni dovute a st11ti morbosi, la vicinanza delle fronti ere é un fattore di gran lunga più importante che tutle ie particolarità di razza prese insieme. Nel capitolo terzo, lo Stier si occupa dell'nificto del medico militare chiamalo come perito in processi di diserzione. Egli sostiene la necessita di una diligente raccolta dei precedenti dell'individuo, e d'un periodo d'osservazione nell'ospedale militare per stabilire se speciali condizioni morbose sian la causa della fuga; senza escludere l'opportuni la d'un even tuale ricovero nel manicomio, finchè "8lmeno - egli aggiunge - gli ospedali militari non sian provvisti di reparti per malattie mentali, la cui direzione venga affidala ad ufficiali medici specialisti. E noi, in Itlllia, ripetiamo precisamente la stessa cosa. Nei capitoli quarto e quinto, lo Stier tratta la questione delle pene sotto il triplice punto di vista: storico, giuridico e psicologico; e le sue considerazioni son cosi interessanti, cosi incisive, cosi originali, che entrambi questi capitoli, non che essere riassunti, meriterebbero d'esser tradotti da capo a fondo, contenendo essi molte verità - un po' crudA, se si vuole - c.he ci potrebber·o servire d'utile ammaestramento, mentre dimosteano con quanta pt·ecisione e con quanto acume critico i tedeschi studino le leggi e gli ordinamenti militat·i delle allre nazioni. Qui naturalmente io mi ristringo a darne un breve riassunto. Il progresso es senziale dello legislazione moderna - dice lo Stier - con·siste nell'avere stab-ilito una differenza t•ecisa rea assenza illecita e diserzione: ora, presso i popoli neo-latini, quesli due concetti cosi diversi poggiano ancut•a


224

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE

s ulla base comune della durata dell'assenza; presso i popoli germanici, iinvece, s ullo scopo a cui lP-nd·e l'individuo nell'effettuare la fuga. Ond'è che, per colpire, nella diserzione, la differenza psicologica di parecchi reati apparentemente s imili, i popoli neo-latini hanno tutt'un sistema complìcato, che trovB~ il suo fondamento su distinzioni giuridicamente troppo sottili delle varie specie di diserzione ; mentre i popoli germanici possiedono, al riguardo, poche disposizioni di legge brevi e chiare, la cui semplicità corrisponde alla semplice distinzione fra i due reati (diserzione e assenza illecita). Presso i popoli neo-latini, le pene son severissime, il loro còmputo e la l(oro applicazione s on complicali, e, quasi per ogni caso, è rigidamente pres<::ritta in antecedenza la misura della pena; mentre, presso i popoli germanici, le pene sono abbastanza miti, il sistema giuridico é samplice, e il tribunale· ha mano libera nell' indioidualizzare la procedura. Per la qual cosa si può affermare - è sempre lo Stier che parla - che le leggi dei primi sono, per rapporto alla diserzione, ben !ungi dall'essere corrispondenti allo scopo e alla ragione di giustizia (&leiben hinter den Ansp rii.chen, die man an ein :.weeken· tsprechendes und gerechtes Gesetz machen muss, weit zuruclc); mentre J,e leggi dei secondi, in specie quelle degl'Inglesi, Olandesi e Tedeschi, so n più conformi alle esigenze psicologiche e giuridiche moderne. La pena - continua l'autore - non deve rappresentare nell'esercilo un'e~ piazione o un tributo , che il colpevole debba pagare in precisi contanti - non uno di più o di meno - in ragione del fallo commesso; ma è puramente e sempliceme nte un mezzo di cui ci si serve a tempo opportuno per mantener allo lo spirito militare e integra la disciplina nelle file: è, io altre parole, l 'esplicazione piu energica di tutt'un sistema educativo, diretto sia verso i colpevoli che verso le masse, per soffocare, fin dal loro nascer·e, quegl'impulsi e quelle tendenze, le quali tenderebbero a sconvolgere l'ordine e la compagine dell'esercito. Lo studio diligente e coscienzioso delle cause e del cat·attere peculiare d'ogni caso di diserzione (come, del r esto, d'ogni reato militare) costituisce l& miglior gar·anzia che !a pena corrisponda precisamente allo scopo. Se si b·atta di fattori morbosi, l' ullima parola vien lasciata al medico, e la decisione dei giudizi s i fonderà essenzialmente sul parer e ùel perito; ma se 1! reato non é che la manifes tazione d'un cara ttere sprovvisto d'ogni principio di rettitudine e refrattario a qualsiasi tentativo d'educazione nel brave periodo del servi1.io militare, non bisogna esitare neppure Wl momento a espellere il colpevole dal corpo di truppa a cui appartiene, e, secondo i casi, anche dall'esercito, per evitare la perniciosa influenza ch'esso potr ebbe esercitare sulla vita collettiva. Scendendo ai casi pratici, l'autore è d'avvi;;o che. quando si tratti d'assenza illecita (anche se la suo durala superi i sette giorni), la pena più r ispondente allo ,.;copo e più adeguata all'inft'azione sia una semplice punizione discipl1nare, la '!Uale, non essendo nè tr·oppo dura nP. disonorante e venendo inflitta dal comandante di compagnia, lascia, pel' cosi dir·e, uno spiraglio aperto a un salutare ravvedimento nell'animo di quei soldati che non sono del tutto corroUi o ribelli. Trattandosi, in vece, di vera, diserzione secondo lo spirito della legge, in cui s'abbia la rivelazione d'uno dm I")Uei caratteri, che si mostrano ins ensibili alla voce delronor·e e del dovere, egli pensa che il mi{llior provvedimento s ia quello del


RIVISTA. DI MEDICINA LEGALE

225

passaggio a un reparto la.voratori(.Arbeiter·Aldheilung) (1), e, in caso di recidiva, la pena del carcere e l'espulsione definitiva dall'esercito. E altre considerazioni fa ancora lo Slier sull'efficacia e sulla graduazione delle pene, su cui però non credo opportuno di soffermarmi : anzitutto, perchè interessano quasi e sclusivamente l'esercito germanico; in s econdo luogo, perché l'ar gomento del sistema punitivo mi spingerebbe in un ginepraio di di~cus­ sioni, che q ui sar ebbero fuori di posto, o, per lo meno, trasformer ebbero la tranquilla recensione in una polemica vivace. E di questa faccio grazia ai lettori, appagandomi d'aver segnalato alla loro attenzione una monografia che può dirsi veramente completa, densa di fatti più che di parole, e meritevole d'un encomio speciale per l'abbondanza e l'esattezza delle note bibliografiche, le quali lasciano così spesso a desiderare in opere di maggior mole e di autori meno modesti. TROMBETTA.

Prof. L. SESTINI. Capitano medico nella R. marina. - Sul orlteri dNWlU dal d&U a.tot, per determinare l 'attitudine &l 11ervlzlo militare nell'Armata Uall&n&. - (Annali di medicina naoale, novembre 1905). La determinazione dell'attitudine fisica a l servizio mediante dati metrici, è stata sempre ed è tuttora uno dei problemi intorno a cui si affaticano i medici militari. Nella fl.. marina, più ancora che nell'esercito, per la maggior varietà dei corpi s peciali, per la maggior proporzione di arruolali volontari che imprendono servizio in giovanissima età, la questione è ancor più importante. L'A., con un discreto numero di osservazioni pet·sonali, porta un buon· contributo a questa questione. Egli deduce dalle sue osservazioni che, mentre per i giovani di 20 anni, che costituiscono la maggioranza Jegli arruolali si hanno criteri somalici ben chiari e provati, quesli cr iteri non sono a pplicabili alle categorie speciali degli allievi delle scuole e degli arruolati in età anteriore ai venti anni. Se é giusto, per questi ultimi , fino all'età di 17 anni, avere un limile minimo di Lorace eg uale a quello dei ventenni, non è g iusto però che questo sia lo stesso per i g iovanetti quindicenni, e converrebbe per q uesti stabilire un minimo ,e r ialzarlo per ogni anno s uccessi vo di el-8. Dei var i sistemi proposti per l'accertamento metrico dell'altitudine fisica, egli dà gius,tamente la preferenza alla statura ed a l perimetro toracico, soli o combinati tra loro. Il peso, buon dato anch'esso, r isulta però anche dalle osservazioni dell'autore, troppo sensibile a sva riate i ofluenze, e può d'allra parte essere modificato anche dalla volontà. R. L. (l) lo Germania, gli stabilimenti militari di pena comprendono: reparti lavoratori (Ar beil•r-Ablheil ungm) e reciWior i militari (Fe$1unga-Ge(cing11iue): i pr imi corristJondono, in (t uanto allo scopo, press'a

poco alle nostre compagnie di disciplina.

15 - Giornau medico.

E. T.


226

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BA'rrERIOLOGIA R EISCHAUEI\.- Bulla dlmoatraslone del ltaolllo tUloo nelle feol ooll'lmptgo

del nuovi metodi di anioohtmento. - (Cenf r alul. f. Balde r., 16 giugno 1905). L~ conclusioni a lle quali giunge l'A. in questo suo studio, sono le seguenti:

1) 11 metodo di ,F1cker-Hoflmann rende possibile un cons iderevole arriG-

chimento, però soltanto rela tivo, percbè da un aument-o in genere dei batter i dalle feci, non una moltiplicazione dei soli bacilli lifici. 2) L'aggiunta diretta della caffeina all'agar di Driegalsky non si dimostrò abbastanza s icura, cosi come un terreno nutriti vo trattato con salicilato di soda. 3) È invece raccomandabile l'impiego della calfeimt secondo il metodo di Lentz -Tietz. l r isulLali Mno s imi li usando il Yerde malachile ; il processo è più semplice e piu sicuro di quello di Hoffmann-Ficker, però non raggiunge ancora la desiderata moltiplicazione del bacillo tifico; 4) Volendo operare presto e a buon mercato hanno il loro posto i metodi di Driegalsky e di Endo, ma qua ndo si voglia operare con esattezza, p. es. nei conva lescenti, &i raccoma nda no i nuovi metodi ; 5) Non si giunse a re ndere utilizzabili grandi quantità di feci pe r a llestire delle piastre. Tutti i diversilmetodi di precipitazione, raccomandati a tale scopo, (secondo Schurle r e Ficker con ossicloruro di fet·ro e col siero tifico) non diedero soddisfacenti risultati. Anche il processo di Ficker e Hotl'mann impiegato per le acque e il metodo di Ca mbiar modificato colla caffeina, non si mostr arono T ESTL molto utilizzabili. G. H ILLBBRECHT. - Bopr& una mal&ttl& dlMeDterlforme dell'AtriO& Bad· Oveat. - (Arehio. .f. SehiJ!s-und Tropen-Hygiene, 1905, vol. 9, n. 9).

L'A, dopo aver citato la classificazione del Kr use delle forme dissente.richa in qua ttro specie: to l'amebodissenleria o dissenteria dei tropici; 2o la dissenteria endemica della Germania, ca usata dal bacillo dissenterico ; 3° la pseudo. dissenteria o falsa dissentet·ia non così epidemica, specialmente osservata nei m anicomi ; 4" la dissenteria causa La dai bacilli pseudodissenterici, osser vata a Costantinopom, viene a tr allal'e diffusamente di una for ma speciale della quale rileva le note cliniche, l'anatomia patologica, l'eziologia, la diffusione, la distri· buzione geografica, il modo d'infezione, la terapia, la profilassi. Le conclusioni piu impor tanti, che possono interessare il medico militare che fa par te di s pedizioni in queste regioni africane, sono le seguenti : 1" Nell'Africa tedesca sud-occidentale esiste una fo1·ma di dissenteria che per il suo decor so clinico ~i distingue da quelle sin qui conosciute; 2" Questa forma è raramente, fo1·se anche mai cronica; 3" Come successioni morbose, non s i s ono mai riscontrati gli ascessi epatici, bensì le croniche diarree, senza però muco o sangue nelle feci;


RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

227

4° Terapeulicamente giovano, assieme alla dieta liquida, in ispecial modo ;1 calomelano e gli oppiacei ; 5o Il circondario di diffu!!ione di questa forma dissenterica é il paese degli fferreros. 6° L'agente eziologico non é ancora dimostrato ; sembrano però essere

tanLo le anube quanto i bacilli di Kruse-Shiga ; 7° La via di diffusione si trova nell'acqua; go Nei reparti di truppa può la di~senteria essere trasmessa da uomo a 'llomo tanto direttamente che indirettamente ; quest'ultimo modo probabilmente -cogli insetti, poco probabilmente colla polvere; go Lu profilassi deve ricercarsi nella bollitura dell'acqua, nell'isolamento -degli ammalati, nella distruzione dei materiali infettivi, nel cambio degli accamTESTI. pamenti. W A.ELE e SuGG. Btoerohe •perimelltaU •ulla llnfa vaocioloa. tralbl. f. Bakter., 5 luglio 1905).

(Cen-

Le conclusioni di questo lavoro sperimentale sono le seguenti : 1° La sensibilità del coniglio al vaccino subisce molte variazioni. Il co- · •01glio resiste a grandi dosi di veleno vaccinico e non reagisce coll'eruzione, ma facilmente cade in cachessia; 2° La sensibilità della capra al vaccino é molto più piccola di quella del -vitello; lo sviluppo del vaccino nella capra, fa comparire nel sangue delle so-stanze agglutinanti, solo però in quantìta molto piccola; 3o Il filtrato del vaccina col filtro Chamberland F è non soltanto inattivo -colle ordinarie inoculazioni nel vitello, ma anche inietatto in grande quantità .sotto la pelle, non produce alcuna immunizzazione; 4° Lasciando per 3-4 giorni dei sacchetti contenenti una piccola quantità -di vaccino solto la pelle del vitello, questo si immunizza verso una seconda inoculazione. 11 veleno vaccinico può così mettere in liberté delle sostanze, le .quali senza alcuna pressione possono diffondersi attraverso una membrana e ·produt·re l'immunilé. Questa ricerca dimostra la possibilità di immunizzare un .animale senza doverlo infettare nello stretto senso; 5° Queste sostanze sembrano essere presenti in certa quantità nel liquido -dell'edema, il quale si ottiene con una inoculazione abbondante profonda, oppure con iniezioni soltocutanee molto vicine una all'altra; 6° Dalla coltura del vaccino contenuto nei sacchetti di collodion messi -sotLo la pelle dei vitelli, si ottiene costantemente un ricco sviluppo di streptoeocchi accanto a degli stafilococchi e ad alcuni bacilli. Queste colture non -sono in grado, inoculaodole nella pelle, di produrre le ordinarie alterazioni della medesima. TESTr. DROUINEAU. ~ette des

Utlllzsazl~ne 41eteUoa

e teraploa dello sooohero. -

Ga-

HtJpitauz. n. 61, 1905).

L' elevato valore nutritivo dello zucchero è ormai uni versa!mente riconosciuto e la teoria dell'alimentazione zuccherAta é definitivamente stabilita. Contro l'opinione degli antichi terapìsti oggi si ritiene che non solo lo zuc· -cbero non è nocivo allo stomaco, ma che gli è utile perché gli conferisce pro-


228

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E DATTER!OLOGIA

prietà stomachiche incontestabili. Le osservazioni fatte nell'esercito francese s u oltre 500 individui, i quali per un tempo vario da 15 giorni a 3 mesi, ingerirono delle dosi di zucchero diverse (+0-300 gr.) senza mai presentare, al~'infuori di due, disturbi di sorta, dimostrano luminosamente che quell'azionedannosa non esiste. Ed anche nella patologia dello sto1:naco esso trionfa. Bardet dice che ~ perfettamente tollerato dagli stomaci i più delicati, iperstenici. Lenharlz l'adopera con vantaggio nell'ulcera gastrica, Meunier nell' ipercloridria. Ewald raccomanda i lavaggi alimentari zuccherati. Strauss, in individui colpiti d& malattie di stomaco, vide che l'aliment.azione zuccherata pel retto é tollerataper lungo tempo, e riesce molto utile. Egli consiglia d.i ricorrervi nei casi d) gastrorragia, di ulcera gastrica, e quando l'alimentazione orale è impossibile, e sopratutto in casi di insufficienza motrice con iperacidità. Lo zucchero ordinario, in queste circostanzt~ è assorbito cosi rapidamente come il glucosio. Una delle proprietà meglio riconosciute dello zucchero è quello di servirecome alimento di risparmio del grasso e dell'albumina. E questa azione, già

grande nell' organismo sano, aumenta durante la febbre. Perciò Offelmann~ Boas e G. Sr;e lo raccomandano nel regime dei febbricitanti, e Munk ed Ewald considerano lo zucchero come il principio nutritivo più importante negli stati febbrili acuti .'t; Molti clinici lo raccomandano a coloro che presentano una nutrizione di-• fetlosa, a tutti i convalescenti, agli operati; Huchard a quelli colpiti da malattie consuntive, Toulouse ai neuropatici ed agli alienati, in sostituzione der feculenli. Plicque lo trova utilissimo nei tubercolotici, e dello stesso pareresono Niltis e Toulouse. Mas.salango, a sua volta'. ha esperimentato lo zucchero nell' ipera!imentazione dei tisici, ottenendo un aumento di peso rapido econsiderevole specie nei primi tempi; egli ha riconosciuto che l'alimentazione zuccherata era sopratuUo efficace nei tisici non febbricitanti, o con leggera elevazione termica vespertina, e considera lo zucchero come un eccell en ~ succedaneo dell'olio di fegato di merluzzo, non provocando disturbi <ligestivi, e facendo diminuire il tasso d'eliminazione dell'azoto. Mollo utile é l'aggiunta dello zucchero (50·90 gr.) alla razione ordinaria del tubercolotici, o per aumentare il valore nutritivo del latte. Una seconda applicazione te.rapeutìca dello zucchero viene dalla sua proprietà diuretica incootestabile. Il saccarosio o zucchero ordinario sarebbe unodei migliori diuretici. Il suo uso è perciò raccomandato da Mayard negli idropici, specie da affezioni cardiache, ove lo zucchero esercita un'azione doppia avendo anche il potere di aumentare l'energia àel miocardio. Anche nelle infezioni la somministrazione di questo prodotto darebbe grandi' vantaggi: Bardet, Toulouse, Eward lo trovano utile nel tifo, e Lesnie Richet gli riconobbero delle spiccate proprietà antitossiche. Essendo poi principio indispensabile ed immediato del lavoro muscolare lozucchero fu usato vantaggiosamente come ocitocico. Lo zucchero fu usato anche con vantaggio io patologia esterna, per le sueproprietà antise ttiche. Simnitz:k ha dimostrato sperimentalmente che la presenza del1o zucchero ostacola ai ba lteri la distruzione delle albumine: la proporzione d'albumina attaccata varia in r agione inversa della quanlitA di · zucchero presente. Peyrani di Torino l'adoperò fin dal1852 nel trattamento delle ferite, ma il suo impiego sistematico fu propugnato da Lticke che lo ripone in sacchetti


l '

l

RIVISTA D'IGIENE QF.NERA.LE E BATTERIOLOGIA

220

-di mussola insieme all' iodoformio o al naftolo e quindi lo mette a contatto

-della piaga, abbreviaudo cosi, come notò anche Fischer, la durata della cura, -ed evitando quasi sempre la febbre. Con soçldisfazione pure fu adoperalo nelle scottature, nei foruncoli ed an-traci ed in molte dermatosi vescicolose o pustolose. GRIXONI. A. - Della vaoolDazlone antlta.beroolare nel bovlnl.- Ricerche s perimentali sui baclli della tube1·colosi umana, bovina e aviaria. - Annali d'Igiene Sperimentale, - vol. XV (nuova serie), fase. III).

EP.ERE

L'A. ha continuato le ricerche sperimentali ·sulla tubercolosi umnna e bo-

vina iniziate dal suo compianto maestro prof. Maffucci. Questi era giunto alle ~eguenli conclusiO(li: il bacillo clelia tubercolosi umana determina nei booini una refrattarietà oerso la tubercolosi perlacea se essi vengono preventioamentc .trattati con culture oirulente di tubercolosi umana; i booini mentre sono -:apaci di abituarsi alle .forti dosi di bacilli virulenti della tubercolosi umana, sono meno resistenti a queUi della tubercolosi di pollo, che si mostra fo rtemente tossica per essi i il bacillo della tubercolosi umana può restar oioo nei .tessuti del vitello se l'ascesso chs si forma viene incapsulato. L'A. poi in base alle sue ricerche ha emesso il parere che allo stato odierno delle cose, e tenendo conto di tanti risultati sperimentali, nou tutti concordi fra loro, se non possiamo ritenere che tubercolosi -umana e booina rappre- · sentino entità bacillari djverse nella loro OT'igine, potremo ben pensare che per l'adattamento in un diverso terreno nel quale successioamerde e pT'ogressioa· mente si sono venute modificando e speciali.uando le qualità biologiche di una stessa specie ba'cillare, si siano u mano a mano distinti per ciascuna dei ear:~.tteri propri i, forse poco e non facilmente suscettibili eli ulteriori mod i.ftca.3ioni. Di tutti i mezzi proposti e sperimentati per rendere immuni alla tubercolosi l'uomo e gli animali non se n'è finora trovato alcuno che possa essere adottato sicurnmente e perciò l'A.cosl si esprime; " È ancora e solo ai benefici ct·iteri dell'igiene pubblica e di quella privata e individuale riserbat.o il compito di limitare l'espansione di cosi grave ed estesa malattia, che costituisce uno dei .danni maggiori dell' umanità moderna dal Ialo economico, come da quello so~iale. E in que!lto compito perseverante, in cui tutte le forze collettive e indi-viduali dovranno collaborare, sarà necessario allontanare ogni concetto aprioristico o di scuola, avendo presente che se da un Ialo (anche convenendo che ·la tubercolosi bovina abbia una parte. secondaria nell'incremento della tuber~losi umana) trascur-are affatto ogni precauzione' igienica e dì vigilanza sul bestiame tubercoloso, può riuscire di danno alla s alute pubblica, d'aUra parte col sostenere in forma assoluta che la lotta contro la tubercolosi umana non potrà riuscire efficace se non sì arresti la tubercolosi bovina (Nocard), si devia -dalle giuste applicazioni di profilassi, che debbono aver di mira, per fJUanto è possibile, tutti i pericoli r.be minacciano l'uomo sano alla mel'cé di cosi grandi ~ numerose cause d'infezione "· CoNCLUsiONI . ..!.. I bacilli della tubercolosi umana virulenta sono sopportati ~ai bovini in proporzioni enormi, con disturbi t1·ansitori a carico della nutrizione. Dopo un tempo più o meno br.eve, in ragione delle dosi iniettate, gli


230

BMSTA D' IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

animali se ne sbarazzano, dimostrando che per essi la tubercolosi umana, rappresenta un virus attenuato. I bacili della tubercolosi aviaria, allo stesso modo che quelli della tubercolosi umana, sono facilmente eliminati dai bovini anche quando vengano iniettati per le vene. I bacilli della tubercolosi umana, in qualche modo somministrati ai bovini~ conferiscono a questi una indubbia resistenza maggiore alla tubercolosi perlaces (vaccinazione ?). Allo sl.esso modo, se non forse più energicamente, agi~cono quelli della. tubercolosi bovina stessa, purché attenuati, e quelli della tubercolosi dei polli in piccole dosi. Può un solo intervento preparatorio già conferire ai bovini una spiccata· refreltarietà, anche qaando esso venga fallo per la via sollocutanea. Le alte dosi di bacilli della tubercolosi umana, innestata a scopo preparatorio, non producono sempre ipersuscettibililà degli animali verso infezion~ posteriori, e questa deve con maggiori probabilità ricercarsi .in condizioni speciali dell'indi viduo. Frequentemente la cura vaccinante residua negli animali focolai caseosi corr bacilli vivi, i quali possono conservarvi intatta, per un tempo assai lungo, laloro virulenza. I bacilli virulenti. della tubercolosi umana in dosi alte non conferiscono av bovini una vera vaccina zionne verso la tubercolosi perlacea, ma solo una maggior resistenze a cerattare transitorio e assai breve; che può essere anche raccorciata da condizioni speciali intercorrenti (gt·avidanza, parto, allattamento)~ Negli animali cosi detti vaccina ti i bacilli della tubercolosi bovina vengonoin parte distrutti; altri restano annidati per lungo Lampo nelle gla ndole linfatiche, nel midollo osseo, nella milza, ecc. e vi conser vano la loro vir ulenza, pronti ad invadere l'organismo al pr·imo segno d'un attaccamento dei poteri fi::;iologici dell'animale. l figli concepiti nel periodo d'immunità (rel&tiva) della madre, non riportano· alcuna refrattarietà verso la tubercolosi bovina, a nzi vi si mostrebbero anche meno resistenti. Le qualità del serio di sangue degli animali resi più resistenti alla tubercolosi bovina con trattamento preventivo di bacilli tubercolari umani, bovini (attenuali) e aviari, si mostrano, nelle cavie e nei conigli, affatto negative, cos• dal lato immunizzante che da quello curativo. La tubercolina proveniente dai bacilli bovini si mo~tra io pratica piti adatta che quella preparata con bacilli dell'uomo e del pollo a svelare nei vitelli piccoli focolai latenti di tubercolo~i. l bacilli della tubercolosi umana virulenta passati attraverso i bovini conservano i propri caratteri biologici. e culturali, le due forme bacillari, umana ebovina, rappresentando varietà d'una stessa specie con caratteri propri, forse poco e non facilmente sus cettibili di ulteriori modificazioni. A par ità di condizioni i bacilli della tubercolosi bovina sono per le cavie,. pei conigli, pei cani e per le pecord assai più virulenti dei bacilli della tubercolos i umana. Le pr oteine ùei bacilli tubercolari dei bovini hanno un esponente tossicoa ssai più alto di quelle dei bacilli dell'uomo e degli uccelli. C. SFORZA.


!l l

!,

.

RIVISTA D'TGIEXE GENERA.L E E BATTERIOLOÒI·A

231

Della meDincite oerebro-IPin&le epl4emloa. - (Berlinu Klin. Woeh{mschrijt, n. 23, 24, 25, 1905).

G. KtRCHNER. -

L'Autore studiò accuratamente l'epidemia di meningite cerebro-spinale che nel primo semestre del corrente anno infierl nel regno di Prussia , epidemia cbe neppure adesso puossi considerare come completamente estinta. L'epidemia in parola è un.a delle più intense che finora siensi verificate avendo finora compreso un numero di essi e di morti sette volte superiori a quelli verificatisi nel1'epidemia che decorse dal 1895 a! 1898, e ciò nel breve periodo di pochi mesi, mentre questa durò tre anni. Sconosciuto ne è il punto di partenza. Oltre la Prussia propriamente detta venne in ispecial modo colpita la Slesia e le finitime provincie Russe ed Austriache. Nel solo circondario di Oppeln nella Slesia Prussiana, dal t• gennaio al 7 waggio, si contarono ben 1,955 casi con 1,002 morti. Le Jocalit.il bersagliate sono tutLe situate ad est del fiume Oder, mentre quelle colloct~te all'ovest sono quasi immuni, ciò che chiaramente prova come tale malattia si propaghi da uomo ad uomo. Cosi s'ebbe ad esempio ad osservare il propagars i dell'epidemia in un villaggio fino allora immune, per l'arrivo in paese al sabato dt un operaio che lavorava in una regione o ve i nfieriva tale malattia, e primi ad ess·erne colpiti furono i componenti la famiglia dell'operaio e poscia i vicini. Pure l'uomo sano che abbia SOf!giornato fra malati, restando perfettamente indenne, può diventar sorgente di nuova propagazione. Nelle sue ricerche batteriologiche in propos ito egli si propos e di risolvere tre quesiti : 1.• In quanti casi si trova il micrococco t 2.• lo s i trova anche in individui sani Y 0 3. Se i micrococchi trovaosi nei malati, abbastanza numet·osi da spiegare il quadro morboso '? Trovò che nel vivente il diplococco del Weichselbann riscontrasi nel liquido cefalo-rachidiano nel 55 p. 100 dei casi. Vi si trovano spesso anche altri microrganismi specialmente stafllococchi ed un diplococco, colorantesi col Grf).m, mentre nel cadavere riscontrò il meningococco in quasi il 50 p. 100 dei casi oss ervati. L'ssame del s angue, dal punto di vista dell'agglutinazione, diede il 55 p. 100 di casi positivi, e quello delle secrezioni nasali e faringee, su 635 malati esaminati, dimost.rò la presenza del meningocco in 146 casi. In 213 individui sani abitanti delle regioni contaminate, non lo trovò che ventisei volle. La' resistenza del microbo sembra relativamente debole, m orendo rapidamente, ed in quanto al lrarne concktsioni sull'azione sua patogena, ritiene ~ili assai prematuro, malgrado molte probabilità in favore. La porta d'ingresso dell" agente infettivo sarebbe la retrobocca specialmente la tonsìlla faringea. Da principio trattasi sempre di meningite basilare, mentre l'ulteriore propagazione dell'infezione accade per via liofalica. Gli individui che a preferenza vengono colpiti, sono quelli che pos seggono una costituzione linfatica e l' agente patogeno oenetrerebbe dal di fuori per inalas ione. Bisogna lottare conlro tale infermità appl~ando rigorosamente le Sl)lite misure profllattiche, quali isolamento, disinfezioni ecc. Sarà utilissima la pronta spedalizzazione di tali infermi ; in Slesia lo furono nella pro-

Se


232

RIVISTA D ' HUE!\E GJ;;NERALE E BATTERIOLOGIA

porzione del 90 p . 1(}0, ed in g razie a tale energico provvedimento, videsi la mortalità scendere al 51,7 p. 100, cifra relativamente poco elevata, specialmente confrontata con la mortalità del 60, 70, 80 p. 100, ra ggiunta in altre epidemie. Nella curu si riconobbero molto utili i bagni caldi e sopratutlo le ripeluLe punture lombar·i, soltanto, in queste bisogna avere l'avvertenza di non evacuare una troppo grande quantità di liquido per volle, dovendosi diversamente lemer·e il sopraggiungere di bruschi accidenti spesso mor-tali. G. BERN UCCl. DiiRcK H. - Contributo all'anatomia patologica della peste. - (Centralblatt

Jur Bakteriofogie Parasitenkuncle und lnfekiionskrankheiten, vol. XXX VI, o. 12-13). L'A ., fondandosi sul risultati macroscopici e microscopici di 16 auto~s ie di peste e sopra un grande materiale clinico, !'iliene che solo eccezionalmente la peste abbia -orig ine primitiva ne!:a cute. Soltanto in uno dei 16 casi si osservò una necrosi cutanea, ed anche questa probabilmente era dovuta ad infezione secon da ria. L e gla.ndole linfatiche o gruppi di esse furono ·15 volte ritenute quali localizzazioni primarie del virus pestoso, e precisamente 8 volle le glandole inguinali di un lato, 2 volle le glandole inguinali di ambedue i lati (in cui una volta l'infezione delle glandole dell'allro lato fu secondaria, bubo secondario secondo Albrecht-Ghon), 2 volte le glandole ascellari, una volta le glandole cervicali . una volta le glandole mascellari, una volla le glandole peltoraJi. Nel 16' caso le glandole inguinali ii tutto il corpo erano immuni. Le glandole inguinali esterne ed interne furono per lo più colpile allo stesso gr•ado. In tutti i casi di bubbone inguinale primario si trovarono pure infette le glandule iliache, talora pure le lombari e le relroperi toneali. Manifestamente quindi avvenne un rapido ulteriore trasporto dei bacilli peslosi. nella maggior parte delle g landole appartenenti &Ilo stesso territorio. Le alterazioni macr·oscopiche ed is tologiche dei bubboni pestosi rassomig liano a quelle delle glandole linfatiche mesenteriche nel tifo, in ambedue le affezioni si trovò r-igonfiamento e rammollimento, tendenza alla suppuraziooe e all'emorrag ia ed alle metamorfosi regressive. Necrosi ed emorragia sono da ritenersi nella peste bubbonica quale espressione d'una regolare formazione d'infarto (infarto anemico ed emorragico). Relativamente al reperto dei bacilli della peste é da notare che questi si osser vano dappertutto nnche senza l'impiego di particolari metodi di colorazione, purché le cellule del tessuto siano ancora ben colorabili, ma se e sse sono invase dal processo necrobiotico, specialmente avanzato, allora la dimostrazione dei bacilli diviene a ssai dtfficile. I micrococchi, che K itasa\o ed Aoyama hanno trovato nelle glanùole pestose, non sono altro che bacilli della peste male colorati. Il bacillo della peste é un violento piogeno e nei bubboni chiusi trovasi in coltura pura; soltanto allorché i bubboni sono aperti all'esterno, si trovano mescolati ad esso allri batteri, specialmente micrococchi piogeni. N e i polmoni si trovò nelle 16 autopsie pra ticate 2' volle epatizzazione di un intero lobo, una volla carnificazione con formazione di multipli focolai bronchietlasici, una volta multipli ascessi di peste talora confluenti, 3 volle focolai iobulari diffusi, emorragici, ~plenizzati ed una volta forte edema dei lobi infe ·


RIVISTA D'IGIÉNE GE NERAL E E BATTERIOLOG lA

233

riori. Inoltre si osservò 6 volte bronchite muco-purulenta, che, discendendo dall'alto, sembra un repet·to inizia h~ costante, fatta astrazione dall'infezione ematogena del polmone. Tal uni antichi focolai glandolari, secondo l'A., si rivelano -clinicamente ed anatomicamente quali casi imponenti di peste primar·ia poi~ monare. Le alterazioni della milza in tutti gli stadi della malattia hanno g rande rassomiglianza con quelle che si osservano nel tifo. Nella peste !'<etticemica i ge rmi .specifici, a ccumulati per lo più in grandi ammassi intorno alle arterie, sono facilmente vi~ibili, spesso giacciono put·e nella periferia dei follicoli più di rado proliferano· nella polpa. · Gli organi parenchimatos i mostrano in tutti i casi gravi i particolari s tadii di degenerazione delle altre malattie da infezione. Naturalmente anche qui si incontrano a scessi embohci. Nei reni, fatta astrazione dalle intossicazioni dif· fuse, per lo più si ammalano in principio i glomet·uli. Essi mostrano spesso ·a!Lerazioni più gravi e lasciano quindi uscire un'enorme quantità di bacilli pastosi. Le varie emorragie delle mucose (stomaco, bacinetti r enali, ecc.) sono da -considerarsi quale espr essione della sepsi generale prodotta dal virus della peste . C. SFORZA. Le lDooulazloDl prevenUve contro U tifo. - (Detti. mecl. Woch. n. 12, 1905).

KoLLE. -

Soprattutto per impedire lo s viluppo dell'infezione tif<.'ide negli eserci ti si tenta di immunizzare i soldati con colture in brodo di bacillo d'Eberth, previamente uccise. Già gli inglesi fecero fi n dal 1899 uso di tali inoculazioni nelle loro colonie, ed il loro esempio è ora se~uito dai tedeschi che sottopongono .a tale trattamento preventivo le tru ppe che inviano nell'Africa australe. · Le statistiche inglesi raccolte da Whrigt, malg rado le lacune che presentano, sono favorevoli a questa immunizzazione prev~ntiya. l dati clinici non sono però ancora cosi numerosi da autorizzarci ad applicare s istematicamen te -questa misura protìlattica. Le ragioni scientifiche s u cui fondarci sono però numerose e ben accertale. L'immunizzazione attiva degli animali contro il ~ifo non solo con coltu r e virulenti di bacilli di Eberth, ma ancora con colture morte, è un fatto ormai acquisito, ed è noto pure il meccanis mo con cui gli animali immuni sono pre-servati da ulteriori infezioni. Si tratta di uno stato di modificata eccitabilità specifica : al piJi piccolo stimolo dei germi infettivi causali, s i formano in ogni parte del corpo degli anticorpi che dissolvono i batter i ; le agglutinine e so~oprattullo le batteriolisine sono quelle che esercitano questa funzione. Le colture in agar sono quelle clie danno le migliori garanzie di immuniz-zazione. Le iniezioni ripetute parecchie volle elevano il grado e la du rata dell'immunità. Secondo le r icerche praticate da Kolle, Hetsch, Kutscher , Besserer 'SU '100 persone, basta fare due iniezioni ad 8·10 g iorni di intervallo. Le iniezioni debbono esser fatte con dosi piuttosto elevate di collure, onde possa aversi n~l sangue un aumento sufficiente di sostanze protetLive. L'immunizzazione cosi ottenuta preserva dal tifo per un tampo abbastanza . i ungo; qualche anno. GRrxoNI.


f 234

RIVISTA BIBLIOGRAFICA Dott GrusEPPE CzGLIO't"T J, capitano medico. - •a.ovl ooJUdgU 4el Dotton AlltoDlo. - Letture di igiene per le scuole e per il popolo.- F irenze, G. Barbèra editore, 1906. - Prezzo L. 2.

E la seconda parte del libro del Cigliutti, premiato al concorso Grocco. indetto dalla Società toscana di igiene per onor are la memoria del compia ntoprof. Colzi, la di cui pubblicazione l'A. ha fallo, con lodevolissima premura, seguir e alla prima (f ). I n essa il Cigliutti svolge piil completamente, e con maggiore estensione, rar gomento, adattandolo alla int.elligenza più sviluppata ed alla ma ggiore col· tura dei lettori cui il libro é destinato, gli allievi, cioè, delle scuole elementart superiori, di quelle di tirocinio presso le scuole normali , e delle serali e festive per gli adulti. E per dare a l libro maggior pregio, vi ha unito la descrizione delle mslallie pii• spesso provocate dalla trascuraoza de lle n~rme d'igiene, inte rcalandovi per ciascuna l' indicazione dei soccorsi d'urgenza, fino all'ar rivodel medico, con un' dppendice circa le cure da J?restarsi agli am~alali. Il nuovo volume del Cigliutti é preceduto da una letlei'a del pr of. Leo nard() Bianchi, già ministro della Pubblica istruzion~, a l prof. Grocco, in occasione che questi gli inviava la prima parte del lavoro premiato, e nella quale é dettoche il Ciglmtli Ila con esso raggiunto lo scopo nobile e modesto che si era proposto, poichè il bel libriccino è chiaro, facil e, piacevolme11te e leggiadramente redatto, ingegnosamente esposto e diviso, e conLenente io piccola mole dovizia di cognizioni e di ammaestra menti utili e saggi. Questo giudizi,o di un uomo cosi eminente come il 'Bianchi, ne compensa largamente qualche a Uro non cer tamente benevolo, e, forse, non del tutto disinteressa to. Come nella prima parte, il Cigliutli si é valso di quella forma di esposizione cosi sug gestiva ed ingegnosa, nella quale si può oramai dire maesll•o, a racconlini, a dialoghi, ad aneddoti, fatta in uno stile sempre lindo, forbito ed elegante, che rende tanto amena la lettura. E siccome sapeva di non par· !are più a bambini, cosi non ha tralasciato di fare qualche punta nel campo s cientifico della fisioÌogia e dell'igiene, con molta opportunità e discermmento. È quindi da augurarsi, che anche questi Nuovi cont igli del dottor Antonio vadano nelle mani di tutti gli educatori e dei maestri; come sa rebbe vera mente desiderabile che potesse concorrer e "d elevare un po; di più la coltura e il senso pratico dell'igiene nei nostri soldati. RAN DONE. (l) V. Gl o•·n(lle Med~o del R. Bserelto, rascicolo di novembre 1905.


235

CaNFERENlE SCIENTIFICHE DEGLI ~SPEDAU MILITARI SOWRIO DEGIJ ARGOIENTI TRATTATI (D AI PROCESSI VERBALI PERVENUTI ALI/ISPE TTORATO DI SANITÀ MIL1TARE DAL 26 DICEMBRE 1905 AL 20 l!ARZO 1906).

ALESSANDRIA (febbraio). - Nlemorie lette: tenente medico CASTELLANI Rot.tEo: Progetto di mobilitazione di una di1•ezione di ospedale . lo. {ma rzo). - Memorie lette: tenente medico CASTELLANI RoMEO: Influenza dello s tato morale sull'or igine e sull'anda mento delle malattie. BARI (gennaio). - M emorie lette : TAVARILLI GIUSEPPE: L' ittero emotivo. Dopo une. breve introduzione, io cui è accennato di volo alle modttìcazioni fisiologiche e a i fenomeni morbos i cui può andare incontro un organismo che prove un'emozione, il conferenziere espone parecchi casi di iltero emotivo precoce e d' mero emotivo tardivo; qua lcuno di questi casi raccolti da lui perso· nelmente. Accennato di poi brevemente all'etiologia e sintomatologia di "tale forma morbosa , ba cercato àccuratamente di studiare la pato~enesi, aceennando alle varie teorie esistenti in propo~ito, e conchiudendo che l' iltero emotivo precoce dipende da una ipersecrezione della bile e da un rias~orbimen lo di questa a livello dtsl fegato, in seguito ad una modificazione di pressione sopravvenuta nei vasi sanguigni e nei vasi biliari, fenomeno riflesso che ha la sua . ori~ine nella corteccia cerebrale. L'iltero emotivo tardivo (che sopra vviene cioè dopo ~ualche g!orno dall'emozione) dipeJJde da un imbarazzo gastrico, funzione d(,lla rausa emozionale. BOLOGNA (novembre). - Jfemorie lette: lenente medico SAMPERI GAEfANO: Su due casi di sifilide oculare - . (Pubblicata nel presente fascicoloj. CASERTA (febbfaiÙ). - Memorie lette: tenente medico BARILE FELICE: Rapporto tra la miopia ed il linfalicismo, la scrofola, il depel'imenlo or ga nico, ed altre affezioni del ricambio mater iale. L'A. e sprime l'opinione, e la sostiene con dali statistici e clinici personalmente raccolti, che la miopia è spesso dipendente dai sopra ccennali stati mOI'bosi, siano e ssi ereditari o no. FIRENZE (gennaio). - M11morie lette: capitano medico NrEoou ANTONIO: Sviluppo e stato atLuale de iPuso dei raggi Rèiolgen in medicina. L'A. s i è occupato specialmente delle applicazioni terapeutiche e diagnostiche, possibili nella pratica toilitare. GEXOVA (dicembre}. - Comuniea3ioni: tenente medico ANzÀ SALVATORE: La chirurgia addominale nel}e ferile per a rma da fuoco. Dopo una sintesi del quadro patologico e clinico di questi traumalis ml, l'A. illustra 'un caso clinico curato recen temente nello spedale. In. (gennaio). - Memorie lette: sottoLenente medico di complemento MoNouzzz UMBERTO : I viveri di r iserva che si preparano nello stabilimento militare di Casaralta.


..._,

.236

CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLl OSPEDALI lliLITARI

Dopo aver fatto cenno allo scopo e all'utilità dei viveri di riserva , riferisce sul metodo e sui dettagli di fabbricazi<;>ne dej viveri stessi nello stabilimento di Casaralta. Accenna al valore alimentare di detti prodotti in rapporto all'epoca di fabbricazione, e termina menzionando le alterazioni che possona riecontrarsi in essi ed il modo con cui queste si rilevano. Io. (febbraio). - Mem.oT">ie lette: tenente medico ANZÀ SALVATORE: Resoconto statistico-clinico del reparto chirurgico dello spedale militare di Genova nelranno 1005. . Delinea il movimento del 1·eparto nel 1905, unendo ai dati s tatistici considerazioni cliniche e medico legali ; fa menzione di alcuni metodi curativi seguiti, illustra brevemente i piu notevoli casi clinici occorsi, ed infine fa cenno delle operazioni chirurgiche eseguile, rilevando talune particolarità cliniche ed operative. LIVOR NO (dicembre). = Memorie lette: capitano medico VJDETTA VITTORIO EMANUELE. Breve resoconto clinico sul movimento degli ammalati durante i primi nove mesi del1905, nella infermeria presidiaria di Siena. MESSINA (dicemibre). - Comunicazioni: tenente medico: AM'ATO LIBORto. Storia clinica di una amiotrofia deil'arto super ior e sinistro con paresi ed anestesia. Il caso è imporUmte per la gravità dei falli morbosi e per il loro rapido sviluppo. ·L'A. attribuisce la lesione a un trauma riportato dal malato pochi giorni avanti. lo. (gennaio).- Memorie lette: sollotenente medico LoNoo ORAZIO: chirurgia delle vie biliari. Comincia coll'intrattenersi sull'anatomia delle vie biliari, specie nei rapporti che esse assumono fra di loro e cogli organi vicini. Par'la di poi delle operazioni, che divide in due gruppi: operazioni gener•ali che sono piuttosto delle manovre operatorie e che ~i accompagnano o completano le operazioni tipiche che si praticano sulle vie biliari. Tratta fJUindi della laparoLomia, come il pr imo atto operatorio negli inlervepti delle vie biliari ed accenna alle diverse modalità d'incisioni delle par·eti ad· dominali eseg uite dai chirurgi, notando i pr·egi e gli inconvenienti di ciascuna. Accenna poi alla esplorazione, al cateterismo, alle iniezioni di liquido, alla insufflazione d'aria, al massaggio intraddominale ed~ alla litot1·ipsia. NAPOLI (gennaio).- Memorie lette: maggiore medico BILE GIOVANNI: Relazione medica sul funzionamento dello stabilimento balneotermale di Ischia durante la s tagione estiva 1905. lo. (febbraio).- Comunicazioni: lenente medico lNF... NTE CARLO: Sui rapporti fra trauma accidentale o chirurgico e i disturbi nervosi e psicopatrci. Dopo una trattazione g,merale della questione, espone un caso di epilessia traumatica osst:rvato nello spedale militare di Napoli. NOVARA (gennaio). -Memorie lette: t enente medico DELLA CroPPA ANGELO: Diagnosi batteriologica e profilassi del colera a siatico. Premessi alcuni cenni slor·ici sulle principali epidemie coleriche, tratta della incubazione del m·o rbo e dei modi della sua trasmissione. Descrive il vibrione colerigeno ed il modo di riconoscerlo all'esame microscopico, trattando ampiamente dei vari metodi di coltura di el!so, non. che dei vari metodi che valgono a differenziare tale microrganismo da altri, quali il vi·

-!

•l

-.

.,

-l

,·

'!


CONFERENZE SOIENTJFIO~ DEGLI OSPEDALI :UILITA}tl

237

brione di Melchinikotf, il vibrione di Furker e Prior. quello di Dumba1•, di Iwanoft', di Massaua o di Ghinda. Espone il metodo della siero-agglutinazione e la prova di Pfeitfer , e termina accennando alle misure protllattiche per impedire la diffusione del Il}Orbo. Dopo la confere nza vengono presentati ed esaminati alcuni preparati microscopici del vibrio:te di Koch, di .Metchnikotf e di Massaua. Io. (febbraio). - Memorie lette: lenente medico PAPALE RANIERO; Dele•·minazione numerica della intensità dei toni cardiaci. L'A. pl'esenta un nuovo stetoscopio, mediante il qnale si può determinare in cirre la intensilà dei toni cardiaci. Espone parecchi casi clinici nei qual.i ha sperimentato questo metodo. La differenza nell'acuitA uditiva dei vari opera· tori non toglie nulla alla importanza pratica del metodo, inquantochè questa si basa, più che sulla intensità assoluta dei vasi tonici cardiaci,sul loro rApporto vicendevole. PALERMO (dicembre). - Conwnietuioni: maggiore medico CARINO ToMMASO: Presentazione di un caso di claudicazione da allegati dolori al lato destro. · Io. (gennaio). - Comunicazioni: maggiore medico CAEUNO ToMMASO: Presentazione di un ammalato affetto da tumore alla coscia destra (sarcoma). PARMA (febbraio). - Memorie lette: tenente medico TIRELLI ELIO: Bacterium coli e potabilità delle acque. lo. (marzo). - Comunicazioni: tenente medico TtRELLI ELro: Su di un caso di echinococco renale. Dopo una rapida rassegna. sulla storia di questa malattia, la s ua diffusione geografica e la sùa anatomia patologica, l'autore descrive il caso clinico, if. Iustrandolo con numerosi preparati microscopici e fotografici. PIACENZA (febbraio). - Comunicazioni: maggiore medico GIUFFREDI ALFREDO: Su di un caso di frattura della teca ossea frontale per calcio di cavallo seguito da morte. RAVENNA (dicembre). - Memorie lette: sottotenente di complemento RINALDJ ALDO: Sulla presenza del bacillo di Eberlh nel sangue dei tifosi e suo valore per la diagnosi e patogenesi della febbt•e tifoide. SALERNO (dicembre). - Comunictuioni : tenente medico SAGNOTTI AuGUSTO Su di un caso di psicosi probabilmente dipendente da. s ifilide. Trattasi di un carabiniere il quale, sifilitico da sei anoi, presentò nei primi giorni di degenza allo spedale, intensa cefalea e disLurbi psichici a caratlet'6 depressivo. disturbi che si dileguarono del tutto mercé I.a cur,a antisifllitica. Io. (gennaio). - Memorie lette; sottotenente medico di complemento MARZANo VJ:NCENZO: Sulla tubercolosi della vescica. -(Es posizione di un caso clinico. - La diagnosi è stata fatta mediante l'esame batteriolog ico dei de· positi delle orine). lo. (febbraio).- Memorie lette: tenente medico VoLPE MAZZIN l: I t•agg i R6ntgen. Pervennero inoltre all'ispettorato di Sanità le seguenti memorie: Bo!'lo DoMeNrco, capitano medico: Sulla miolisi tossica del cuore. GIAN! PieTRo, capitano medico: Sopra un caso di dacrioadenite bilaterale durante il decorso di blenorragia uretrale acuta. MAzzETTI LoRETo, tenente medico: analisi batteriologica dell'acqua di abbeveraggio dei cavalli del distaccamento del 21° cavalleria in Cerignola.


238

MISCELLANEA • L'Igiene e la ginnastica nelle scuole militari. - Alla seduta dell'8 marzo S. E. il ministro della guer•·a ha presentato alla Camera un 'f)rogelto per il riordinamento de p;li is tituti militari di istruzione des tinati a fornire ufficiali per le armi combattenti. l n questo progetto troviamo importantissime innovazioni interessanti J'i!Ziene. Nel 2° anno di COI'SO delle tre accademie (che avranno sede a T orino, Modena e Napoli) è stabilito un corso obbligatorio d'igient~ e di soccors i d'urgenza. l n tutti g li anni d'insegnamento sara fatta una larghissima parte alla g innastica. Gli allievi dovranno inoltre ogni a nno prender parte colla truppa alle manovre di campag na. Di più gli aspiranti all'ammissione nelle accademie !_Saranno sottoposti a un esame di ginnastica, che diverrà in seguito sempre pitL ri gor oso. Pe r ora, conside•·ato che il poco conto in cui é pur troppo tenuta l'educazione fisica nelle scuole italiane e nelle famiglie, limiterebbe alquanto la scelta , l'esame s i limite rà ad una pro va di res is tenza alla corsa e di velocità; ad una marcia di prova e ad eser·ci7.i di salto. lo seguito gli esami saranno ancor più rigorosi. Non é chi non veda il beneficio grandissimO' che queste disposizioni ap porteranno direttamente alle qualità fi siche de i futuri ufficiali, e per via indiretta , ma inevitabile, a l progresso dell« educazione fisica nell'intel'a nazione. Il pt>ovvedimento darebbe risullati anche maggiori se fqsse es teso anche a gli arruolamenti volontarii degli aspiranti sottuftìciali. Esso apporterebbe anche ai medici roilital'i il vantaggio di una maf(gior tranquillita nei loro giudizii d'idoneit8, e certamente diminuirebbe il numero di coloro che, accettati con fiducia alla visita per la lor o favorevole a ppa renza, debbono poi esser sottoposti a 'rassegna, sotto f!Ue sto o quel titolo, perchè, mess i p.oi alla prova , r isultano effeUi V!imellle inetti alle fatiche ed a g li esercizi i militari.

La scuola d'applicazione di sanità militare. - Nel progetto di legge dell'8 marzo, di cui parliamo più sopra, la scuola d'applicazione di sanita, r esiden te a F irenze, é mantenuta allo scopo di fornire gli ufficiali del corpo sa nitario·. La circolare Rava. - Uno deg li ultimi alti de ll'ex-ministro d'agricoltura e co mme rcio, on. Rava, è stata una circolare alle camere di commercio, nella quale s i raccomanda di comba ttere l'uso in valso nelle principali citta, di denominare g li alber ghi con parole di lingue straniere, di scr ivere in lingue straniere i cartelli indicator i, e le mostre dei negozi e di locali pubblici. Questa circolare co mincia·già a portare a pratici ri::mltati. Molli municipi, persuasi dello spirito che l'ha informata, che cioè l'ecces so lamentato ha tutta l'apparenza di un inutile atto di servilismo, hanno già intimato agli albergatori ed ai neg ozianti la modifi cazione de lle loro insegne ; e parecchi ~iornali hanno iniziata un'attiva ca mpag na, in pro della ìtalianità delle insegne... Ma che c'entra tutto ciò in un giornale di medicina 1 C'entra benissimo, perchè noi vorremmo invocare una circolare Bava anche per il l ing u a~gio medico italiano, che per servilis mo non la cede a quello dep-li alber·J!al<>ri; una circola r·e che obbliga sse , per· es., a scrivere : eseniera~ione, i11 vece di e;-center•atio (che non è un latin ismo, ma un tedeschis mo bell'e buono),


HOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E .NEL PERS. FARMACEUTICO

239

ia perimetrite e la parametri te, invece di: la peri-e la parametrite (altro ledeschismo), cinesiterapico, invece di kinesiterapieo, e chi più n'ha più ne m etta. Il rl11patrlo dell'eaerclto della Manclurla. - Il numero di uom ini che dove vano esser rimpatriati alla fine di ottobre 1005 e ra di 900.000. Dal 1' novem br e al 31 gennaio circa 400.000 uomini furono r impatr iati per la via Transiberiana. La Transiberiana può imbar care 4 scaglioni di truppe al giorno, in inverno, e circa 6 in primavera. Si calcola cosi che il rimpatrio dei 500.000 uomini rimanenli possa esser tel'minalo in giugno. Ogni treno porta in meclia 700 uomini compr~so il materiale.

Nel corpo sanitario militare tedesoo. -

Coll'occasione della nom ina del dottor Schjeroing a successore del prof. Leulhold nella carica di Generalstabsar.;t dell'esercito, è a ndata in vigore una nuova disposizione, la quale, sebbene sembri costituire un semplice dettaglio, é ìmpot•tantissima perchè dimosira l'alta importanza attribuita in Germania at corpo sanitario militare. Il Generalstabsar~t (che, come i nostri lettori s a nno, è par el(giato a tenente generale col titolo di Eccellenza) a vra d'or a in ava nti dirillo ad accedere direttamente aU'lmpera l()re ogni tre settimane, per fargli un rapporto personale sugl.i affari sa nitari e i bisogni del corpo. Il Generalstabsarzt v. Coler non e bbe mai questa facoltà. Cominciò ad averla il ~uo successore v. Leuthold, perché rivestiva contemporaneamente la car ica di medico personale di S. M . Ora, colla successione del dott Scbjerning, il fatto è diventat-o anche diritto.

Necrologio. - Registria mo con dolore la perdi t~ dei colleghi: Vitletta Vittorio Emanuele, Capitano medico, morto a Firenze il 26 Febbraio u. s.; Nubila Pa${Juale, Capitano medico, morto a Salerno il 25 Gennaio, e Loni Virgilio, Capilano medico, morto in Pisa il 6 Marzo.

lovimenti anennti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (l)iapenae N. 9, t@, H e U del Bollettino · ,.~iall ùlle nomi11o).

Utflolall lll •ervhlo attivo permallellh . Determina~ione Ministeriale

22 febbraio 1906.

MILITELLo Giuséppe, tenente medico reggimento lancieri di Novara. - T rasferito ospedale P ale r mo.

R. Decreto 12 novembre 1905, su proposta. del Ministero degli a...Oari esteri. C!JBLESCRI Camillo, capitano medico 71 fanteria (Creta). - Nominato cavalie1·c dell'Ordine della Corona d'Italia.

Determinazione Ministe ria.le !0 marso HìOG. M4GLLOLI Antonio, tenente medico 25 fante ria. - Trasfel'ito 1° a•·li~lieria costa. S4GNOTTJ Augusto, id. 8 id. - Id. ospedale V e nezia. .

•


MOVIMENTI AVVENUTI ~EL CORPO SANIT. E NEL PERS. FA1U!A.OEUTICO

240

R. Decreto 1° mar.:o 1906. A LVARO ca v. Giuseppe, colonnello medico ispettore di sanità militare. -

Collocato in posizione ausiliaria per ragione di età, con decor renza per gli assegni dal 16 marzo 1906.

R. Decreto ·i febbraio 1906. V.BRDOLrVA Beniamino, capitano medico in aspett.ativa per infermità temporarie non provenienti ,da cause di servizio (Regi decreti 23 giugno 1904: e 7 luglio 1905).- L'aspettativa di cui contro deve considerarsi per infermita temporarie provenienti da cause di servizio. · R. Decreto 22 febbraio 1906.

VIVIANI Giulio, sottotenente medico 2 alpini. - Collocalo in aspettativa per motivi di famiglia per la durata di un anno.

UflolaU ba poslstoae 41 Hrvlslo auWarlo. Determinazione Min isteriale 15 febbraio 1906. I N~!TARI cav. OitJ.~Jeppe, maggiore

medico distret\o Catanzaro. -

distretto Caserta. MARGARJA cav. Giooanni, capitano medico, id. Vicenza . Izzo Giooanni, id. id. Milano. - Id. id. Saler no.

Trasferì~

Id. id. savona.

R. Decreto 1° febbraio 1906. DI MARTINO cav. Angelo, maggiore medico distretto Napoli. - Colloca to a riposo per anzianità di servizi.o, con decorrenza per gli effetti della pensione dal 1° marzo 1906 ed in scritto nella riserva. UfBolall dl rl•erva Determina.;ione Ministeriale 15 febb raio 19Q?. Mosci cav. Francesco, colonnello medico, distretto Milano. - Trasferito distretto •Spoleto. Lo Rl1SSO Camillo, tenente medico, id. Sulmona. - Id. id. Bari. CIRELLI F ilippo, id. id. Forlì. - Id. jd. Ferrara. BICO.PBKSE

•edaglla dl broaso al valor mWtare. R. Decreto 4 febbraio 1906. G H IDOLI Hnrico, da Fir enze, tenente medico ospedale Livor no. Di nolt&, animosamente entrò in una camerata, ove un soldato ubr iaco, armatosr di fucile, aveva preso a sparare contro i propri compagni, e dopo viv& collutazione, riusci a ridurre all'impotenza il forsennato, mercé l'aiuto di, altri militat·i, che con l'esempio egli aveva rincuorati. - Porwferraio (Livorno) 10 agosto 1905. l i R c:'<lat.tOt'O

D.r RIDOLFO LnrJ, maggiore medico. rl Dire l to r<~

Dott. GxovA~l RAXDO~E, magg. generale medico ispettore. (&~731 -

Rl)rn3, t !li)6 - Ti p. E. \·Qg lwra.

r

....

l


::SOC!l:TÀ DI PREVIDENZA TRA GLI UFFICIALI DEL R. ESERCITO E DELLA R. MARINA NEL REGNO D' ITALIA. - Riconosciuta come Ente Morale con R. Decreto 8 novembre 1892, N.0 DCCCIX, Premiata con Medaglia d 'argento aJl'Esposizione generale italiana. di Torino del1898, con quella d'oro all'Esposizione universale di Parigi del1900 ed all'Esposizione regionale operaia di Roma nel 1902-1903. - Roma, Pia.::::a Benedetto Cail·oli, 117. -

Presidente onorario: S. M. VITTORIO EMANUELE Ili.

;·

••

l

l

ll

La Società assicura una pensione vitalizia od un capitale in caso d i morte, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3 : '{ pensione e capitale possono accrescersi aumentando il contributo mensile); - provvede assegni vitalizi sia differiti, sia immediati i - conve1'te in vitalizi le assicurazioni sulla vita dei Soci e dei loro congiunti; 'COncede sussidi ai Soci, alle loro vedove e:l orfani, e borse di studio ai figli; - accorda mutui ai soci con semplice cambiale senza che occorra firma di avallanti. - Nessun'altra Società congenere, nei limiti delle operazioni suesposte, può gareggiare con essa. Informazioni, Statuti, 'rabelle possono aversi presso la sede della ·Società, Roma, Pin.zza Benedetto Cai?·oli, 117 e presso i suoi rappresen~anti. Per iscriversi eome Socio, rivolgersi alla sede indicando·la data ed 1lluogo di nascita del richiedente e l 'operazione che intende eseguire. Situazione al 1° no,•erubt·~ 19U5.

Capitale assicurato per indennità in caso di mo1·te .•. L. i ,489,027 . 08 Capitale annuo assicurato per pensioni vitalizie . . . . • 398,057.95 Ammontare della riserva e{fettivamente accumulata . • 680,973. o:1

l •

Recenti pubblicazioni : Dott. A. O. DB .f' ALCO, Maggiore medico

PATOGENESI UNICA .,

Malattie vascolarl, secretive e nodnlari degli occhi e degli organi vicini

....

Un volume in s• di pagine 240, con 8 tavole fuori testo . Napoli, Società Commerciale libraria. - L . 8.

,l

~

DEL. LE

.'

Dott. C. L\NDOLO, Colonnello medico

l

·OTTALMOSCOPIA ED OTTICA OCULISTICA

.

J

MANUALE TEORICO-PRATJCO Un volume in s· con 82 figure e 12 tavole. Napoli, Stabilimento t ipografico Ferrante, 1905. -

L. 8.


GIORNALE MEDICO DEL REGIO

ESERCITO

Direzione e Ammlnlstrulone : presso l'Ispettorato di Sanità Militare Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)

CONDIZIONI DI ABBON.AMEN1.'0. Il Giornale Medico del R. 0 Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun. mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal i• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è : Per l' I talia e la Colonia Eritrea Per l' Estere. . . . . . . Un fascicolo separato costa.

L. 12,o 1.5,» 1,25

L' abbonamento non disdetto prima del 1• dicembre s'intende rinnovato. per l'anno successivo. I signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l' importo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc .• che a ccompagnassero Id memorie sono a carico degli autori. Gli estratti costano L. 8 per ogni foglio di stampa ('16 pagine), o fraz ione di foglio, e per cento esemplari. Il prezzo è eguale sia che si tratti di 100 esem· plari o di un numero minore. I manoscritti non si resi 1iuiscono.

Si è pubblicato:

LO SGOMBERO DEGLI

AMMALATI E DEI FERITI IN GUERRA dottori Lul•l Bernardo, tenente colonnello medico e Glu"'ci•Pe Brezzi, mag_gio1·e medico, onorata del 1° Premio al Con· corso Riberi pei medici militari del 1902-1903. Un v<•lume di pagine 280 con fìgnre e tavole grafiche. Dirigere le ri chieste alla n,ostra amministrazione accompagnandole col prezzo di Lire 3, 50. lrEMOll!.A dei

{


Il · /3

o l

, l

... t

l

~

PUBBLICA'l'O

.l

DAldt' ISPETTO~ATO DI SANITÀ ftllltiTAnE

t.. CUD

l

ANNO LIV

FASC. IV

1906

30 APR I LE

O• 18

.,

SOMMARIO MF.IIIORIII: ORIGil'IAI.I .

ll..dtlle - Le riforme per ernia e la sua cura radlca le nell'esercito. . . . . . Png. !U Dt Falco'. - Nu ove ricerche $U)Ia etiologia e pa tOilen&~ì IIP) .varlc.ocele . . . . . t,:);) Marlottl Bianchi. - Studil sull Infezione t1fos~ - Lo Plenr•t• IJ fortll . . . . . . ~iO Sltrza. - Sulle cause d'innuinameoto da mrcrnrgan!sm&del brodo concentra lo che si prepara a Casaraila (8ologn~) per il R. esercito, e su l modo di evìtarin CASUISTICA CLrNICA : Gllardonl. - Di un caso di iptrallucinosl Isterica . • .

111

•I'I'IAT.t. DI GIORI'I.tl.l IT.ti. IAI'II F.D E8TF.•t.

~i vista di chiru rgia genera le . . . . . . . · · · · · · · · · ~ !vista di chirurgia d i guerra . . . . . · · . • · · · · · · · :!vista di ocullst1ca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • y'~~~a d' Igiene geoer31e e batt.toriologia . . . . . . . . . . . . llanea . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . . . Movimeuti a vvenuti nel Cor po Sanilario 11 nel Personale Farmaceutico . ( V. l'I ndi ce nell' inttt·no dt lla coptrUna).

D I R EZIONE E D AM M I N ISTR A ZIONE

ROllA - Palazzo del Minis tero della Gaerra, Via XX Settembre. RO:UA

Per le IJJserzfoni a pagamento rivolgersi esclusivamente

\!9R ~041

305

?Oi

3B 3t7


INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALI.A.NI ED ESTERI

RIVlSU 01 CIIJRUIIGIA GENERAtE. Bier. - Sullo Stato attuale dell'anestesia midollare, sue lndi~uioni, vantaggi c danni io confronto agli altri metodi di auestesi~. • Gatti. - Anastomosi ìntertesticolare dopo 1 ~ sezione di uno dei canali deferenti.

Pag.

~3

300

RIVISTA DI GIIIR URGIA Dl GUERRA Klrchner. -

L'etiologia delle f••auurc indiretto Llci melatarsi .

• Pag. 300

RIVISTA 01 OCUI.ISTICA. Lantsheere. -

La profi lassi dei traumatismi oculari aHonuti sul lavoro

.

Pag. 305

RIVISTA D'IGIENE Gl!:NERAI-E E B.\TTER IOLOGIA. Smlth. -

Ancbllostominsi nel suo degli Stati Uniti, con speciale riguardo al modo d'infe< •

Pag: 30i

Dammann. - C&ntributo delle relazioni fra la tubercolosi umana ed animale Hankln. - Sull'epidemiologia della peste Dercke Pacha. - Relatione sulla lepra In· Turchia Grancher. - Prima tappa della tubercolosi polmonnrc. - Diagnosi precoce per mezzo del · l'ascoltazione SOhetler . - Contributo alla diagnosi e al la epil'lemiologia ilel la •lirtorite Joteyko • oollaboratorl. - L'alcool, lo zucchero. la ~aiTcina e loro innuema s ul lavoro mu~colare . Mankowlkl. - Sulla quest ione del metzi per la distruzione delle 1.anzare come propagatrici della malaria tlorgenroth. -Contributo alla protllass• col chinino nelle truppP. dell' Africa s ud-occidentale

308

•

MISCELLANEA

Pag. 3H

MOVI MENTI AVVENUTI NEl- CORPO SAN ITARIO E NEl- PERSONALE F.,RMACEUTICO

Pag. Sl 7

ZIOn e

309 310 311 3H 31~

313 3t3


,,}'-- ...;,.

MEMORIE

OR I G l N AL I·f.~{;_.~·- ; · .; '

LE RIFORME PER ERNIA E LA SUA CURA RADICALE NELL' ESERC I Per il Dott. Gio.,, Bandone maggior {(enerale medico ispettore

Le operazioni di cura radicale di ernia (1) hanno raggiunto nei nostri ospedali militari, da parecchi anni, una proporzione, che si mantiene costante e più elevata che negli altri eserciti, compresi quelli per i quali l'ernia non costituisce, come nell'italiano, motivo di ina- · bilità a qualsiasi servizio. Il fatto, se torna a loc1e dei colleghi, deve però sorprendere, appunto perchè, nonostante la continua e rigorosa eliminazione degli erniosi, le ernie costituiscano tutta via per essi il materiale operati vo più abbondante. E tafito più se si tien conto delle riforme posteriori alParruolamento (2), che salgono ancora annualmente ad una cifra, la quale dimostra che il numero degij operati di cura radicale di ernia, con esito, all'infuori di rarissime eccezioni, di ritornata abilità al servizio non ha valso a: diminuire, troppo sensibilmente, le perdite che per l"ernia subisce ancora oggidì l'esercito. . Mettendo infatti a confronto il numero di ernie verifi.catesi in due d.Ustinti periodi, l'uno che com prende i nove anni dal 1886 al 189-±, nel quale le operazioni di cura radicale fecero la loro prima e timida

comparsa nelle statistiche delle operazioni chirurgiche degli ospedali militari, e l'altro dal 1805 al 1903 in cui vi raggiunsero il primo posto, si rileva quanto segue:

No"ennio dal 1886 al 1804 : Forza media annuale dell'esercito. Riforme per ernia . Operazioni di cura radicale . Numero complessivo degli erniosi. Numero• medio annuale . Proporzione p. cento annuale sulla forza media . 111 'S"mteMe di ernie addominali. 1 ~1 Da due a 3 mesi dopo l'arrivo delle reclutfl ai corpi. 16 - Giorn'lte medfco.

213.353 4.866 66. 4.932. 548.0 <r O.:.o.


242

LE RIFORME PER ERNIA

No,ennio dal 1895 al 1903: Forza media annuale dell'esercito. riforme per ernia operazioni di cura radicale . Numero com plessivo ·degli erniosi. ·. Numero medio annuale . Proporzione p. cento annuale sulla forza media .

201.97± 4.003 ;., ... . oo. 38 7.948. 883.1

0,44.

'fradul'endo queste cifre in dati più comprensi,i, si arriva a questo che nei nove anni da l 18D5 al 1903 vi sono stati nell'esercito itaHano 293G erniosi di più che nel corrispondente periodo dal 1886 al1894:, · ossia una media di 32t) all'anno, sopra una forza annuale più bassa di circa 12 mila uomini. Lo specchio seguente lo dimostra poi ad evidenza. An ni

1'\ovennio !896-1894 Rirorm e per erni~ Oi'•)f8ZÌO:li

Totale

Anni

!"ovennio 1895·19(13 Riforme per ernia Operaz.

188G 1887 18S8

507

507

18%

710

608

GOS

l H%

'iOS

412

472

1~89

5~1/

1890 18\H

597 530 55G

1897 1898 189U

lfì~)2

5GO

18\)B 18U±

51 li

17

548 340 418 3t>9 345 315

511

Ml

539 5[,(j

5Ci0 . u33 GliO

lDOU 1901 1902 1D03

350

Totale

57 127 298 820 400 4-:1:7

7G7 . 35 B4G 660

450

79o

G39 597

9u4 947 (1).

818

836

Si può però giustamente osservare, che i dati sopra riportati non rappresentano esattamente la proporzione degli erniosi ùell'esercito, poichè vi sono com presi anche coloro che non concoTrono n ella costituzione della sua forza media, cioè gli ufficiali e gli impiegati militari, le guardie di città e di finanza e gli allievi degli istituti militari, i quali poi fanno patte della statistica degli operati di ernia degli ospe· dali militari, venendo così ad ingrossare il totale degli erniosi e la conseguente percentuale. Allo scopo di eliminare questa causa di non completa esattezza, ho fatto uno spoglio degli operat i di ernia appartenenti alle suddette categorie eli indi,icll1i non compresi nella forza media annuale del(IJ :\di'anno 1 ~01 ~ li OIJe r:tti di ~rn la rurono 558. ~ HlH5 • 53:;.


\

E LA SUA CURA RADIOALE NIJ:LL'ESERCITO

243

l'esercito, ed ho trovato che nei cinque anni, dal 1900 al 100-i, ess1 sono stati 215, giungendo al risultato seguente: 200.922. Forza media annuale del quinquennio . Riformati per ernie nel quinquennio l!lOU-1904. 1.701. Operati dedotti suddetti 215 2.304.. Totale degli erniosi . 4005 N•1mero medio annuale 801.0 Proporzione p. cento annuale degli erniosi compresi nella forza media dell 'esercit.o. 0,40,

cifra sempre molto rispettabile Ìll confronto del 0,25 p. cento (1). Ma si potrebbe ancora obiettare, che, nel calcolo degli erniosi, pos-

sono essere inclusi i divenuti tali per recidiva della malattia e che abbiano poi richiesta una nuova operazione o resa necessaria lariforma, cosicchè essi fìgurerebbero nel computo due Yç>lt!'l. Quantunque non sia stato possibile di fare a questo riguar<lo delle indagini addirittura esaurienti. perchè è mancata·la possibilità di compulsare i fogli di proposta a rassegna, è perfettamente attendibile la considE!razione, che questi recidivi avrebbero certamente reclamato, all'atto della rassegna, o la dipendenza da motivi di servizio della loro inabilità o .Per lo meno una gratificazione; mentre dallo spoglio delle decisioni pronunziate dall'ispettorato, i casi di recidiva di ernie consecutivi all'operazione radicale sono in quantità assolutamente trascura.bili. Per cita,re un solo esempio, ve ne furono due soli nei due anni 190-! e 19051 sopra ben 1098 operati. D'altra parte e oramai provato da numerose e attendibili statistiche, che le recidive di ernie nella pratica civile, compresi gli operati in età. avanzata e in condizioni di robustezza ben diverse da quelle dei soldati, variano dal 6 all'8 p. cento (2); per cui non è un esagerazione lo stabilire, come già sostenni altra volta, che la proporzione delle recidive nei soldati non debba oltrepassare il 4 p. cento, inclusevi quelle che avvengono dopo il terzo anno dall'operazione, e quindi allorchè già gli operati sono in congedo e non possono più conteggiarsi nella statistica degli erniosi dell'esercito. · (Il Non è stato possibile di estendere l'in•1agine ad un intero nov~>nnio, prrcloè n eli 'archiv io Ile il'ispettorato non si sono pio trovate le tabelle flelle operazioni chirurgich~ prima del !900. (!l Oa una memoria del doltor riLIPPINI chirurgo primano neii'OSJI~dale civile di nres<:ia, comllarsa nel n. 3, fascicolo di marzo Il ella Ctìmca Cliin.11·gica, in'titolat.'\: espe•·ienza ài <Ltle mila opem:ioni nella cur a radicale delle ernie si rileva che, sopra ·1059 operazioni alle quali fu est ~sa la ri ce rc.1 di controllo dci recidivi e riguardanti 9il persone, sottratti i defunti e gli irreperihìli e le opera1.io ni non esegnite col metodo Rassini, rimanj!ono 871 op~razioni in 155 individui, clilì~cnl<'mente ri\'eilule e controllate, da coi emergono i seguenti risll.l tati: sopra 81l operazioni la guarigione fu riconosciute in 839 = 96.~3 11. 100 • la recidiva 3~ = 3.6i


, 244

LE RIFOR~JE PER ER!I:IA

P ertanto, dai dati surriferiti si pnò venire alla conclusione, che, nonostante l'opera. attiva e costante dei medici militari nella cura radicale delle ernie, il risultato finora ottenuto per la diminuzione delle riforme provocate dall'ernia non sarebbe riuscito troppo splendido, poichè dal O, 25 % all'anno nel periodo 1886-1894, esse sono appena discese al O, 22 •;. nei conispondenti nove anni dal 1895-1903.. .Ma il fatto acquista maggior valore se si tien conto delle riforme, posteriori all'arruolamento, per deficiente sviluppo fisico e per debolezza di costituzione, e quindi della naturale conseguenza della minore resistem;a delle pareti addominali alla pressione dei visceri, oggidi ritenuta quale una. delle cause predisponenti più efficaci delle ernie da sforzo. Ed invero, nei 7 anni dal 1890 al 1896 la proporzione media annuale dei riformati, mandati rivedibili o altrimenti allontanati dal servizio per l'applicazione dei relativi articoli dell'elenco delle infermità ed imperfezioni, ftt di 1,58 / 0 sulla forza media annuale, contro il 2 1 78 " 'o dei sette anni dal 1897 al 1903. Le cifre riportate sono troppo eloquenti per avere bisogno di commenti; e da esse è legittima la deduzione, che da. alcuni anni gli erniosi sono nell'e:Sercito italiano in costante aumento, nonostante la più accurata selezione del contingente sotto il riguardo della. robustezza e della validità fisica. Anzi quest'ultima considerazione dimostra, come non sia possibile riferire l'aumento stesso a una diminuzione di resistenza. del soldA.to. E siccome l'ernia, di qualsiasi grado e qualità, è nell'esercito ita· liano causa di inabilità assoluta; nè è a supporre che i medici militari nell'accertarla procedano ora con criteri diversi di prima: e t enuto conto che nella statistica sanitaria le infermità manifestatesi nei primi clne mesi di servizio sono computate come anteriori all'arruolamento; sembra anche abbastanza giustificata l'altra deduzione, che possano aver concorso al loro aumento de11'ultimo decennio cause che prima non esistevano, o la di cui azione era assai meno intensa, o che si esplicavano in modo meno continuativo. Non si può negare che il quesito meriti tutta. la cousidera.?;ione sia dei medici che dei tecnici; e alla sua soluzione può giovare il ricercare se i momenti eziologici sia predisponenti che determinanti · delle ernie trovino, in mutate e:Splicazioni del servizio militare o in metodi diversi di istruzione e di formazione del soldato: maggiore estensione ed efficacia di a.z1one.


E LA SUA CUHA RADIOALE NELL'ESERCITO

245

*** La comparsa improv\"'Ìsa, repentina di un ernia sia per il sacco che per il contenuto, a meno che si tratti di ernia traumatica nel senso più rigoroso dell'espressione per lesione di continuo delle pareti addominali, se non assolutamente negata, è ritenuta quale un'eccezi011e assolutamente rara. Quindi, a spiegare il meccanismo di formazione di una ernia acquisita, conviene ricorrere o alla preesistenza del sacco, o alla sua progressiva costituzione per ur:.o stato di naturale predisposizione degli elementi costituenti la regione ingninale. Data la presenza, in qualsiasi modo, del sacco, il suo riempimento :;uccessi v o dal viscere ernioso, il completamento cioè dell'ernia. si può ritenere come un fatto secongario, che può più o meno prontamente suocedere, ripe tersi ad intarvalli più o meno remoti, oppure anche non aver luogo. ' La preesistenza del sacco, per la persistenza o la imperfetta chiusura del condotto peritoneo-vaginale, ha trovato •una piena conferma nel reperto anatomico delle autopsie ed oggidì in quello di operazioni di cura radicale. A. parte la denominazione di sacco congenito, riesce del tutto comprensibile come il peritoneo, nei primi giorni di vita, sotto l'azione ripetuta di atti capaci di aumentare la pressione addominale, tosse, pianto, ponzamento, venga spinto verso i punti di minore resi* stenza delle pareti addominali e si introduca nel condotto peritoneo-vaginale. Ed egualmente, non avvenendo la completa sua chiusma., sempre per effetto della pressione addominale, specialmente se si esplica sotto form a di conati frequentemente ripetuti, nulla si oppone ad ammettere che il peritoneo riesca gradatamente a sfìaHcarlo, a dilatarlo e scivolando, per così dire, lungo il funicolo spermatico, dia luogo alla formazione del sacco, che può poi in epoche posteriori, e anche lontane, venire occupato dal viscere ernioso. Una tale forma di predisposizione all'ernia può trovarsi in individui a pareti addominali robuste e bene sviluppate; essa è poi confermata dai caratteri anatomici del sacco erniario di data antica, che consistono nella sua. conformazione a dito, nella ristrettezza del collo e nel diverso spessore delle sue pareti, rinforzate longitudinrdmente da. briglie più resistenti con strozzamenti a forma di anelli: e specialmente nelle solide aderenze del sacco con gli elementi del cordone in particola.r modo ver so il suo fondo cieco.


246

LE RIFOlU1E .PER ERNIA

U n. sacco così preformato può essere occupato dal viscere ernioso in epoche tra di loro anche distanti, tanto che riesce difficile il decidere

se la com parsa dell'ernia succeda la prima volta per cause speciali inerenti alla vita militare, oppure non sia che la ripetizione di un fatto già occorso. A determinare la frequenza di questa. forma di predisposizione all'ernia avrebbe molto valore il reperto anatomico delle operazioni di cura radicale di ernie, praticate in individui della stessa età, quali sono i soldati i ma come già ebbi occasione di osservare, non sono, sinora, a. ciò sufficienti le indica.zioni che si 'trovano sulle tabelle delle operazioni chirnrgicbe degli ospedali militari. I colleghi però che hanno nel loro bilancio un numero abbastanza rilevante di operazioni radicali di ernie, e q~esti oggidi non sono pochi, debbono convenire che i sacchi erniari, che . presentano i caratteri di uu sacco di a.ntica data e q uiudi molto probabilmente preformati, sono iu proporzioni assai minori di quelli per i quali, dall'aspetto e dai mpporti colle parti circostanti, non vi ptlÒ essere dubbio circa la loro data recente. D'altra parte, numerose ed accurate osservazioni di reperti necroscopici concordano nel ridurre a proporzioni, assai inferiori di prima, i casi di perma.nenza dell~ pervietà del condotto peritoneo-vaginale, e sPpratutto di grado tale da permettere la form azione del sacco dopo i primi mesi di vita estrauterina e il suo successivo riempimento (l ) ; rneutre vi sono statistiche di operazioni radicali di ernie che, anche nei fanciu lli, fissano a 30 p. 100 i casi di preesistenza del sacco per la permanenza del condotto peritoneo-vaginale (2). ( l) Secon1to Camper, noi n~ona ti il canale vag.na le sarebhe nervio notla proporzio ne <li 55: 70. ZtH'kr·rkandl sino al l'eta rli 4 mtsi fissa. sr.comto le s ue ricerchP, tale proporzione al 34 p. 100

rlri (a~l. ma ìn sei sollantv l'apertura sMehlw stata tale, da permettere r Introduzione dell'apice del dito. poidt•· 11d rirn:ut•·•Hi ,,ra ridotta alle rtimensiool eli una lente. llamorJti• te. su 215 l!iovani ed ad11 lti. avrehbe riscontrato Jj volte Il condotto interamente aperto, ma in ~li l'<qJertura rutltmenHtle. Anche L risultati rtelle ricerche rli Socin conrarmerebber o cl iO, ordinariamente, !"ampiezza della comunicazione del canale peritoneo val!lnale non p~rmette che l'introduzione di uno specUlo. Gra~e,· lls:;erPhhe al 30 p. tOO la proporzione ddla preformazionc del sacco erniario, in relazione alla Incomp leta chituura •lei condotto periUJnco vaginalc. (~) Bittner, 1lal rendiconto deli'oSJ>èrtale dei fanciulli in Pral!a, ha potuto rite~are, che su 38 casi rti ernie operate ~iuo al IO anni, solo per 8 si poté dimostrare la dipendenza dell'ernia dal processo v;,t~inale.

Franrk tro'ò su 81 oporazioni Ili cum radicale di ernie in in livid o i adulti. solo t8 casi (28,6 l'· 1001 in cui poteva tltmo>trar;lla prerormazione del sacco, per la permancn1a del condotto periloneo· l':>gin:tle. U•lle tabelle di Beres()wski, •lcsuute rlalla cl inica di Kocher, H Graser polli constatare, su U~ c~si .ti opcrnione per la cura ra•liralc 'l••llc erme, 43 volle l'origine eongeolta, ma vi sono ··ornpre'i molti la!L('tul ll al d1sotto dell'eta di 5 aur11, per cui la statistica non avrebi.Je grande ,·aJor.·.


E LA· SUA CURA RADIOALE NELL'ESERCITO

R ecentemente però il dottor T. Hansen, medico sta.bale nella. marina militare 'tedesca, in una memoria com parsa nel 2• fascicolo del 78° volume degli archivi di Langenbeck (1), ha riportato che sopra i9 operazioni di cura radicale di ernie, eseguite sopra marinai nell'ospedale della marina imperiale di Kiel, in 68 si trattava di sacco congenito o pref'ormato, e solo in 11 di sacco acquisito, nella proporzione quindi dell'86,1 p. 100 per i primi e del13,9 p. 100 per i secondi. S'intende che si è se m p1·e trattato eli ernie inguina..li esterne. nia egli soggiunge, che ha potuto stabilire che, ad eccezione di G, tutte le altre ernie si erano manifestate durante il servizio militare, delle quali il 37 p. 100 prima del termine del l • mese e il 28:4 p. 100 dal 1• mese al l" anno i di più, che per 42 di esse esi~ teva la certezza o almeno una probabilità che a questa assai si avvicinava, che un accidente ben determinato di servizio avesse provocato la formazione dell'ernia. A nessuno può sfuggire l'importanza di quest'ultimo fatto, che cioè la preesistenza. del sacco non si oppone alla comparsa dell'ernia in epoche assai posteriori alla sua form azione, e quindi durante il servizio militare. Si può pertanto concludere, che, se gli atti circa la frequenza della preformazìone del sacco nella genesi delle ernie non sono a~ cora chiusi, non se ne deve tran-e la, conseguenza, che un sacco, coi caratteri d i data. antica, si opponga. ad ammettere la formazione di un'ernia recente. Un'altra forma di predisposizione all'ernia è quella riposta dal Kocher nella diminuzione di resistenza delle pareti addominali, specialmente in conispondenza della porta erniaria, e in ·un preesistente sfiaucamento del peritoneo verso l'anello ingniuale interno, di modo che sotto Fazione di quegli atti per i qnali si aumenta la pressione addominale, i visceri addominali sono spostati e spinti in basso COl} una certa violenza, l'an·ello inguinale interno cede e si dilata ed il peritoueo, teso a guisa di ponte, vi si intromette e sci vola in esso, costituendo così l'inizio del sacco, sotto forma di una sporgenza conica, di una specie di cappuccio al di sopra del legamento di Poparzio, che sotto gli sforzi del tossire, per l'introduzione in essa del viscere, comunica al dito l'urto della così detta punta di ernia. Iniziata così l'estroflessione del peritoneo, continuando l'azione della medesima causa, la 'parete anteriore del canale vaginale va progressivamente perdendo della sua già debole resistenza, anche le fibre dei muscoli piccolo obliquo e trasverso si rallentano, concorrendo a diminuire gli ostacoli contro il progressivo avanzamento della estro(l) Ar·chiv (ur Klil!i!cht Chiru•·oie -

i S. Ler D. :!. tes Il.


2-1:8

LI!: RIFOlmE PER ERNIA

flessione, fìnchè in · un ultimo e più violento sforzo l'intestino penetra di nn tratto nel sacco e distendendolo lo riempie, restando così l'ernia costituita in tutti i suoi elementi. Che poi il peritoneo, in epoche già avanzate della vita, sia suscettibile di questa graduale distensione per il rallentamento delle sue aderenze, se ne ha una prova nei fatti, oggi dì abbastanza frequenti, d i ptosi viscerale, t anto più se si ammette, come già aveva fatto Benevoli sino dal seC()lo scorso, un precedente rilassamento del mesen-

terio; come lo dimost·rano le ernie dirette e le crurali, per le quali non si può parlare di pervietà. del condotto peritoneo-vaginal e e quindi di sacco preesistente o congenito, nonchè il passaggio successivo dalla semplice punta di ernia all'ernia interstiziale, al bubonocele' e all'oscheocele. L a formazione ·recente del saccò è poi st.ata oggidì ampiamente confermata dai · repert i delle operazioni di cura radicale delle ernie specialmente nei soldati, nei quali occorre assai più di spesso trovare sacchi a pareti sottilissime, trasparenti, a colletto cedevolissimo, quasi appoggia.ti sulle membrane avvil'uppanti il funicolo, tanto da. riescire facilissimo il sollevarlo senza disgregarne gli elementi, che non sacchi c he presentino i caratteri di antichità. Accanto all e due forme ora accennate di preùisposizione all'ernia, ve ne è una terza, costit uita non già da deficiente sviluppo e quindi da minore resiste11za degli strati aponeurotici n1uscolari della parete addomi nale, ma da una par ticolare conformazione del muscolo trasverso, le di cui fibre, che si dipartono lateralmente a.I margine del muscolo retto anteriore, non arri vano a rnggiu ngere la falce aponeurotica inguinale, il così det.to legamento di Henle. E presso a poco in tali casi si comportano anche i fasci c1t·l muscolo picco lò obliquo, ee1· cui tra la plica epigastrica e il margine de l retto anteriore resta uno spazio largo fino a o '/, centimetri, soltanto ricoperto dalla fascia tr asversa e dal grasso sottoperitoneale. Tale d isposizioue degli strati mùscolari profondi della regione inguinale, unita ad una congenita insenatura del peritoneo nel tratto vra. cles('ri t LO, non solo costituisce il momento pr edisponente dell'ernia inguinale interna, ma in talnni movimenti del corpo, compiti in certe posizioni, favorisce anche la. formazione dell'ernia inguiuale esterna, appunto perchè allora si .aumenta il divaricai:llento dei muscoli piccolo obl i q no e trasverso, cosi che la defio..;i eute re!l iste nza della parete su pe rioll:e-posteriore del tragitto iuguin ale faci lita l'estro{iessione del perit oneo a.ttraverso l'orifizio ingninale in terno, e la success1va fuorust:ita dej visceri.


E LA SUA CURA RADICALE NELiiESmROlTO

249

Da quanto si è venuto esponendo, sembra abbastanza logica la deduzione, che, sia. che si tratti di sacco cosi detto congenito formatosi doè nei primi giorni di vita, o successivamente in epoche posteriori ma sempre per la permanenza o l'imperfetta chiusura del c~nale peritoneo-vaginale: oppure di sacco do,nto ad una naturale predisposizione, consistehte, essenzialmente, in una deficienza o in una anomalia di sviluppo degli strati muscolo-aponeurotici della regione inguinale, la causa efficiente più attendibile si debba riporre nell'aumento della' pressione addominale esercitata per mezzo di sforzi o conati energici, ripetuti ed operanti sempre nello stesso senso, anche mediante · il concorso di trazioni dall'esterno per opera di lipomi, di aderenze, di sacchi erniari obliterati e ridotti a tessuto di ci catnce, ecc., o anche per coesistenza di varicocele, come ammette il Vigliardi (1). Formatosi il sacco, sempre p er effetto della pressione addominale, l'ernia si completa colla discesa e la permanenza in esso del viscere o improvvisamente dietro ad un ultimo e piu energico sforzo, ò, ciò che sembra il caso piu frequeute, gradatamente, per opera del viscere stesso che esce e rientra nell'addome col ripetersi o il sospendersi dello sforzo, sinchè vi rimane, anche senza che ii paziente a v,~erta ò presenti qualcuno dei sintomi subbiettivi ed ohbiettivi ritenuti generalmente patognomonici dell'ernia da sforzo. È ciò che succede nella punta di ernia che nou può tmcora ritenersi come una vera ernia, ma quale un grado a\anzato di predisposizione, la quale, poi, col ripetersi degli att i che provocano la temporanea discesa del viscere n.el sacco rudimentale, si completa in ernia q nando i! viscere stesso vi resta stabilmente, senza piu poter rientrare in cavità col cessare dello sforzo che ve lo aveva spin to.

•

** È concordemente ammesso, che la prima volta che il viscere erniario penetra nel sacco, per la distensione rapida che q uest.o viene a subire il paziente risente un intenso dolore all' inguine: ma specialmente iu corrispondenza della porta erniaria, che lo obbliga a mettersi in posizione orizzontale e chiamare il medico. Ma. dallo spoglio delle pratiche medico-legali delle ernie allegat.e dipendenti da motivi di servizio, su cui l'ispettorato doveYa. em ettere il suo parere, ho rilevato taluni casi in cui, in seguito a un fatto ben determinato, riunente in sè le condizioni ritenute necessarie alla produzione di un'ernia dietro al quale l'ernia poi si è rea l mente manifestata, il aolore provato dall' indivi?uo non ha presentato i caratteri soprau, :)ulla lr,quenre con cnrnit :wza "·~Ila l!llllla tl'ern oa del Il. E1trcilo. ulto ure ! 905).

inguio>:~le

col c or; o<r• lc (GiiJrnole medico


250

L\ RU'ORME 'PER ERNIA

descritti ed è cessato dopo qualche tempo, senza alcun altro segno che richiamasse la sua attenzione. Alcuni giorni dopo soltanto, e per il ripetersi della stessa causa, il paziente si sarebbe accorto, per la prima volta, di essere divenuto er moso . Riporto brevemente le osservazioni relative, desunte dalle dichiarazioni medich~ annesse alle p ratiche. · Carabiniere G. C. Il 30 giuguo 1903, in seguito ad un salto, a vverlì un dolore all'i nguine sinistro, che si dileguò in poco tem!iO e gli permise il giorno successivo di eseguire, a piedi, la traduzione di un det~nuto per un tratto di s trada abbastanza !unge,. Il giorno 4 luglio, nello scend ere da un burrone si a ccorge per la prima volla della pr esenza dell'emia da quel lato, che viene poco dopo constatata dal medico. Soldato B. S . artiglieria a cavallo. - Il 26 gennaio 1903, nel sollevare il pezzo r isente un dolore all'inguine deslt•o che scompare poco dopo, per cui non ne fa caso e continua il servizio. Il 4 gennaio s uccessivo , dietro un nuovo sforzo nell'eseguire la delLa manovra, compare l'ernia, accompagnata questa volta da un dolore più intenso, e che viene poco dopo accertala dal medico. Capo rale zappaiore R. O. io• bçrsaglier i. - OieLI'O un movimento molto rapido ed energico per sostenere un fa scio di bersagli che miuacciava di cadergli addosso, risente un dolore all'inguine clestt·o, che continuantlo moderatamente lo obbliga, due giorni dopo, a chiama1·e la visita del medico, il quale constata la pr esenza di un'ernia. So ld ato V. G. 10• bersa:~lieri. - Nel saltare un fosso di m.1,90 di larghezza du rante l'istruzione Lattica del 31 ottobre 190i, g li insor ge un uolore all'in§:!'u ine sinis tro, di cui informa i compagni, ma che poi scompare. Il gio1·no 3 novembre riappare il dolo re. e l'individuo nola la presenza di un'ernia inguinale sinistra; che ha bisogno del taxis per essere ridotta. Soldato M. F . 20• artiglieria. - Il 1:d orno 21 dicembre 1004, nello scendere una scaletta trasportando una cassa pesante, risente dolo r e all'inguine sinistro. 1l 23 è vis itato e, riconosciuto all'etto da punta d'ernia. è proposto a rassegna e inviato in osservazione all'ospedale militare di Padova, dove parecchi giorni dopo si constata l'emia allo s tato di bubonocele. Soldato A. U. 47° fanteria. - Dura nte le g randi manovre del 1.903 fa un violento sforzo pet• non cadere da un'altezza di 70 cm., ed avverte un dolore piuttosto t'orte all'inguine destro. Visitato dopo due giorni, non s i riscontra alcun fallo .anormale; insistendo però il paziente nell'accusar il dofore, viene poi inviato alJ:ospedale milita re di P erugia, ove s i constala l'ernia.

A molti colleghi sarà pure, come a me, toccato non infrequentemente il caso di soldati, che, richiesti di qualche indicazione sulla prima comparsa di un'ernia, l'avrebbero riferita ~d un ' epoca abbastanza. remota e a un fatto ben determinato, in seguito al quale essi avrebbero

·.·


E LA SUA CURA RADIC.AT,E NELL'ESERCITO

251

risentito un dolore all'inguine corrispondente non molto intenso, scom parso poco dopo, ma che si sarebbe in seguito ripetuto col rinnovarsi della causa che l'aveva provocato la prima volta. Certo riescirebbe molto difficile decidere, se il dolore che si presenta coi caratteri ora descritti si debba attribuire o alla prima estroflessione del peritoneo per la formazione del sacco, o alla distensione che questo subisce quando viene per la prima volta visitato dal viscere. Ma non vi può essere dubbio ~irca la realtà del fatto, che viene pure riportato dall'Hans nella memoria sovracitata e che anzi egli avrebbe constatato su se stesso. In base ad esso si sarebbe autorizzati a concludere, che la circostanza del ristrettissimo numero di ernie nei militari, ammesse sino ad oggi d ipendenti da causa di servizio, perchè mancanti dei sintomi che accompagnano le così dette ernie da sforzo, non avrebbe un gran valore contro l'asserzione, che molte ernie, che si constatano durante il servizio militare, debbano ripetere da questo la loro causa.

L'aumento della pressione addomin<1le uon può succedere senza una contemporanea tensione dei muscoli dell'addome o per m eglio dire di tut ti i ~uscoli del tronco, cioè delle pareti addominali, del dorso e dei lombi. La sua azione, per cui i visceri vengono compressi v erso i punti di minore resistenza delle pareti addominali, può esplicarsi in modo violento e repentino in seguito ad u no sforzo esagerato in posizione sfavorevole; oppure per sforzi meno energici, di minore potenza ma frequentemente ripetuti e agenti sempre nella stessa direzione. A questa forma di compressione diretta, si contrappone quella indiretta o passiva, dovuta ad una violenza esterna per c-olpi ricevuti all'inguine o nei dintorni. Si tra.tterebbe ora d'indagare, se nell'ultimo decennio i metodi di istruzione del soldato e i servizi che egli è stato chiamato a prestare, abbiano potuto rendere più facile e frequente il meccanismo di formazione dell'ernia quale è stato esposto, e quindi abbiano concorso nell'aumento degli erniosi. Una prima circostanza da constatarsi è, che le ernie si manifestarono, di preferenza: nel l • e nel 2" anno di servizio. Infatti nei 5 anni dal 1899 al 1903 esse raggiunsero la proporzione dell' 85 •/ . , cioè 1l 54, 5°/ , n el 1• anno e il 30 • ·• nel 2• anno. Che un'ernia preesistente all'arruolamento e non prima osservata, debba naturalmente presentarsi nel l" o nel 2° anno di servizio piuttosto


252

LE RIFOH ME PER ERNIA

che nei seguenti, è troppo logicamente ammissibile; ma per le ragioni svolte più sop:ra, la considerazione non è applicabile alla. ma.ssima parte, e neppure ad un numero rilevan te di casi. D'alt ra parte, vi è l'aumento reale del numero degli erniosi, che non si può mettere in sem plice relazione di cronologia coi primi d ue anni di servizio. Deve pertanto esservi sts.to il concorso di q ualche ca'"sa. speciale, che potrebbe anche ripetersi dall'acceleramento e dall'intensità della. istruzione oggidì impartita alle reclute, con un minor periodo di preparazione, prima che gli effetti di nno sviluppo mus~.;olare regolare progressivo possano manifestarsi, unitamente acl una maggiore facilità d i adattamento dei visceri addominali. L'aumento degli erniosi si è verificato in t utte ]e armi, ma non nella stessa misura. Nei quattro anni dal 1891-1894, la percentuale dei riformati per ernia dopo l'arruolamento ha variato da un masstmo di 0,26 a nn minimo di 0,20 p . 100. Nella fanteria, 0,2G p. 100. 0,2G ,. Negli alpini . Nei bersa.glieri 0,:23 , Kella ca vaileria e artigl Ì·eria <la campagna. . 0,24 Nell'artiglieria da fortezza . » 0,20 Invece nel periodo 100t1-l 803, gli erniosi riformati o sottoposti a cura mdicale sono rappresentati dalle seguenti proporzioni : Fanteria . Alpin i . Bersaglieri Artiglieria da. c:ampagna e cavalleria . Art.i glieria da fortezza e da costa .

0,4:2 p. 100. 0,36 :. 11,:16 :. 0,41 0,3'3

»

»

L'a,umento piu sensibile pertanto è stato per i bersaglieri e per la fanteria; anz i nei primi il numero degli erniosi si è semplicemente raddopjJiato. Qnali le cause più attendibili? Dallo spoglio delle dichiarazion i mediche annesse alle pratiche giunte all'ispettorato, per il parere circa. la dipendenza da motivi di servizio di . ernie, occorse nei due anni 1904 è 1905, è risultato che il fatto di servizio p iù freo??entemente allegato dagli interessati furono i salti, sia in Junghez:~:a che in alto e alla scaletta, specialmente se eseguiti collo zaino in spalla come avviene nelle marce. Sop ra 42 ernie reclamate d ipenden ti da sen·izio, per 18 la causa allegata f u appunto quella"ora detta. Ora è l

l


E LA SUA CURA RADICALE NELL'ESERCITO

253

evidente, che in questo esercizio i visceri addominali vengono violentemente spinti in basso contro le pareti addominali, mentre i muscoli tutti del tronco entrano in un forte stato di tensione per mantenere in equilibrio il corpo. La pressione addominale si accresce quindi notevolmente, e se vi si aggiunge la posizione in cui l'individuo arriva a terra colle ginocchia divaricate e gli a.ntipiedi piegati: per cui si mQdifi.cano i rapporti degli strati che entrano a costituire la regione inguinale e le sue pareti presentano in quel momento uua minore resistenza, si può comprendere 'come vengano alh>ra a stabilirsi le condizioni favorevoli alla costituzione dell'ernia. Un'altra istruzione di ginnastica, che sembra debba avere un rapporto eziologico abbastanza diretto colla produztone delle ernie, è quella degli esercizi cogli appoggi, nei quali si eseguiscono sforzi muscolari rapidi ed energici nelle posizioni più addatte a spingere e comprimere in basso i visceri addominali. Egualmente negli esercizi dell'arrampicata, alla trave, della scalata i rapidi movimenti di estensione e di flessione del tronco e delle estremità inferiori, gli sforzi per mantenere tese le gambe, le posizioni che intanto viene a prendere il co.x:po, i salti che si spiccano costituiscono tanti momenti non solo determinanti dell'ernia, ma per la loro azione ripetuta capaci di indurne una predispos.izione acquisita. La corsa collo zaino sulle spalle fa mantenere curvo il dorso, e i visceri sono cacciati violentemen~e in basso verso le aperture naturali dalle scosse che si ripetono ad ogni passo; i suoi effetti fOÌ si accrescono quando si debbono anche superare ostacoli per mezzo di salti. Il suonare la tromba è uno degli esercizi per i quali la pressione addominale non solo si aumenta, ma si esercita in modo da riunire tutte le condizioni più favorevoli sia per la graduale formazione del sacco, che per il suo riempimento dal viscere erniario. Si tratta infatti di una energica contrazione dei muscoli del torace e dell'addome, per spingere in una inspirazione forzata, attraverso lo stretto bocchino dello strumento, una colonna d'aria sufficiente -per dare delle note molto acute, che debbono mantenersi t11.li per qualche istante. Il torace e l'addome rimangono nel frattempo immobil-

mente rigidi, e i visceri addominali, già potentemente comp1·essi, subiscono poi un vero urto contro le pareti dell'addome ogniqua..lvolta la nota viene interrotta e poi violentemente ripresa. ~ei due anni che ho ricordati più sopra, la ~ausa di un'emia allegata dipendente da. servizio fu appunto attribuita quattro volte alla qualità di trombettiere dell'interessato.


354:

L~ RH'O Rmì l'EU ER::-\IA W L.A SUA CURA RADICALI!: NEI.l/F;SERCITO

Gli sforzi esagerati oltre l'ordinario, o richiesti da lavori gravi ma abituali ed eseguiti in posizione stentata ed in uno spazio ristretto, qual i ad esempio quelli delle ma.nopere di forza dei cannonieri, oppure occorrenti per sollevare pesi, ecc., sono oramai ritenuti una delle frequenti cause di formazione delle ernie; e infatti risulta dallo spogl~o dei due anni 1904-1905 che gli sforzi furono allegati in sei casi, per quattro dei quali da soldati dell'artiglieria da costa o da. fortezza. Nella cavalleria la g innastica sul c~vallo , l'esercizio del volteggio, il salto degli ostacoli debbono evidentemente provocare, la spinta e l'urto d ei >isceri contro le pareti addominali secondo il meccanismo più volte accennato. Infine le violenze esercitate sull'addome da urti di stanghe, di sbarre, di manovelle, ecc.. da cakio di cavallo, da caduta sul ventre sono le cause per cui i ·visceri subiscono quella compressione che si potrebbe chiamn,re indiretta, per la quale essi sono violentemente cacciati verso le aperture erniarie con pericolo di formazione dell'ernia, tanto pitl poi se n s1 unisce nua contemporanea lesione delle pareti addominali.

.'

Io non ho la pretesa, con tale enumerazione, di avere costruita, per cosi dire, l'eziologia delle ernie nei soldati; e tanto meno ho inteso di mettere esclusivamente a carico dei metodi odierni di istruzione e di formazione della recluta, o degli 'atti con cui oggidì si esplica la >it~t militare, l'aumento degli erniosi nell'esercito. Io ho rilevato il fatto sul quale ho creduto di richiaouu·e la. comune attenzione, poichè esso è indiscutibile, essendo tma deduzione dell'aritmetica. Osservazioni numerose e metodiche dei colleghi nel coustatare e nel valutare le cause che sembrano avere con esso un pitl diretto rapporto, unitamente ad nn maggiore e più intelligente senso di ,·erità da parte degli interessati, non potranno che condurre a delle conclusioni attendibil i.

-

--· ---- ----


255

NUOVE RICERCHE SULLA ETIOLOGIA E PATOGENESI DEL VARICOCELE

Por il dott. <'lndrea De Faleo, maggiore medica

I. -

La cura del ,·aricocele non ba progredito.

l. CENNI STORICI E CRITICI !;lTLLA Gl: RA CHIRUR GICA DEL V .ARfCOCELE. -

Come in medicina il gran numero di vantati rimedi per la stessa malattia depone tContto l'efficacia di essi, così in chirurgia processi operativi numerosi, per la medesima lesione organica, fanno dubitare della loro efficacia. Se uno è il male, unico è pure il rimedio, il quale, medicinale o cruento che sia, mirerà precipuamente a reintegrare l'organismo ne1la sua forma e nelle sue funzioni. Alla ricchezza dei rimedi ris ponde sempre la povertà di risultato, e ciò dipende dall'ignoranza,, o dallo studio inesatto della causa, che tar pa le a li alla terapia e la spinge iu grembo dell'ero pirismo, fattore ordinario della più sfacciatt~ ciarlataneria. N eJ 1838 Landouzy (1) scriveva: lJifficilwente ttotereubesi 'IJUt· lattia che sia stata meno studiatct clel vm·icocele.

Nel 1899, ,cioè 61 anni dopo, Parona di Novara (2) prima di descrivere il suo metodo operativo per la cura del varieocele, scrisse: . Oggi non si può ripetere qr~anto LandouZ!f ha detto ·r iguardo al vm·icocele; giace/tè le condizioni anatomo-patologiche, i xintomi, le cause e gli esit·i tlelmale ftwono tutti, se non ben chiariti, molto 8twliati. Fuori dubbio dal tempo di A. Cooper (3) e di Landonzy ad oggi, molto si e scritto sull'argomento; ma non è me n vero che tutti gli stnùi fa Lti non hanno diradato la nebbia, che ancora avvolge l'etiol ogia e la. patogenesi del varicocele. Jounial de! camiCliUance~ medir.o-chintrgiCfllts. Vol. 11. an . 1838. - Nuovo metodo operativo tJet· .la cura dd t>9ricocete. (Policlmico, 1899). (3/ i'ih.ATON. - Rlementi tU patologia chintrgica •·iveduli e rorntlì d11 l'em1. Traduzl one di ScussLLUiu con not e e aggiunte del pror. o• An tona, \' o l. VI, [Jag. 466.

Il) LANooozv. (~) PAHOliA.

i


2ò6

NUOVE RICERCH E SULLA ETIOLOG IA E PATOGENESI DEL VARICOCELE

Prunaire {l ) spiegò la. comparsa dell'ectasia delle vene per la disposizione dei piani fibrosi; Carlo Perrier (2) determinò con precisione l'anatomia del éordone e discusse le ipotesi etiologiche emesse .fino allora_ Sistach (3) fece .Jelle interessanti statistiche, Rigaud (4), Carrè (5), Gaujot (" ) pubblicarono le loro ricerche e Doumenge (7) descrisse una nuova. varietà di va.ricocele.

.•

2. DrscREPAXZE sur PRocr::ssr OPERATIVI.- Tutte queste ricerche scientifiche, anche ·ora in cui i processi chirurgici per il vru:icocele sorgono giornalmente come i funghi, e dovunque vien segnalata maggiore atti'vità operativa gabellata erroneamente per progresso in uonfronto del passato, non hanno influì to per niente su tale risveglio; imperoccbè, se cosi fosse, dovrebbe ormai scomparire l 'antagoni smo, tuttavia esistente, tra gli ant ichi proct>ssi di varicocele; cioè tra quelli dell'obliterazione vasale del plesso pampiniforme e l'altro della recentazione della piega scrottl.le ; sui quali p: ocessi, con variazione più di forma che di sostanza, si modellano i metodi nuovi. B oyer (8) nel 1831 dichiarava il processo di ostruzione venosa nel varicocele, di difficile esecuzione e di risultato incerto. Iobert (!J) nel 1859 lo proclamava pericoloso ed insicuro. R eclus(J.O) con a ltri riGengono ca n sa di atrofia testi colare q nello stesso, che molti proferis0ono se::npre a ll'altro della recentazione scrotale, tenuta in maggiore stima da alcuni, ed a cui altri a.ddelJita., invece, l'emorragia secondaria e la fac ile recidi va. 3. PnonREsso OPF.RATIVO DOYUTO ;.r,r:ASEPSI. - Queste discrepanze su due processi per la stessa malattia, mettendo da parte per poco tempo ii nuovo metodo di Parona. non hanno arrestato l'ardire chirurgico, al punto che n~l 1899 Dnplay (11) in una lezione clinica dice: Ad eccezione clei ca.~ i in c11i è tollemf{) il .<ospensorio e givwno i ÒCI{J11'110li (1·eddi ed altri 1·intedi, .~i può pa compia.cenM accettare negli altri _l'ope1·a.zùme della piPga sc1·otale, es.~e-ndo qnesta com pletaownte innot·ua. Tanta dispo· sizione, nella cura del varicocele, all'intervento chinn·gico, condannato (f ) P•HJ:oòAIIIR. (! ) PERRIER. -

Ou vnricore/.e, (Tesi dt ~rrashurgo 1851). CoriSHiériJiiOf>S $1U" l "ulla!OIIli'- ti la Jtii!J$t()logìe àt3 VPilltS $/)tt•maliqiU$ ti SltT l'f)

m nl/e <le lraitemenl des V111'icoccilr.<. (Thc 'C <1~> PMiS. ! Sii~). (3) S•~T ACH. - Ù11àe• .<tulisliclu•··• ''"" les vn.-ires t. l l es VMicocèltl (Gaz. me<Jicale Paris, i S63} (il DunAY el ll ~c ~u:;.- Traltato di chirurgia. t.ra•lotto da NoVARO, Vol. Vl/1, pag. 215. (r,) CAftRr':. - l:"ssni cn!itJIIC •m· t'ètiolo9ie dt' v11doocele, (nl~se de Paris, 1856). •61 G•UJOT. -Citato da RKCI.us n~l Trallato sud•letro a pag. 218. ci 1 Ouu ,. &NGt.:. - D" Vttricoc.>le de In qutt''- de t"èpidìti!Jme. Parls. t8i5. 1111 Oo rRn. - Trnitè Ile .llala1iPS chirur(licales, Vol. X, pag. !IO. t91 Jout-.:ltT. - (iaz. des lhipllQu:c, 1859. 110) llurJ.H et ll~:c1.u <. - Opfrà citata, c. s. (I l ) IJUPI.A Y. - lJul/elhtt mect. n. ~-'U ma~gio 1899. l

l

l

l


NUOVE RICERCHE SULLA ETIOLOGIA E PATOGENESI DEL VA.RICOCHLE

257

prima dagl'insuccessi. se vuolsì considerare quale progresso, esso è dovuto però, più che ad una modificazione scientifica del principio cumtivo del varicooele, alla incolumità immediata dell'atto operativo; cioè

agli studi veramente progrediti della sepsi chirurgica. Fu questa la ragione addotta da Duplay a giustificazione della sua proposta, e fu certamente quella che incoraggiò Boenning, Henry di New Jork (1), Guyon {2), Nicaise (3), Horteloup (4) e Wickham ad esporre i loro metodi curativi di legatura delle vene ectasiche o di re- · sezione sarotale. Tanto ciò è vero, che la stessa ragione non valse ad elevare uno dei due processi nominati, tanto differenti fra loro, sulle rovine dell'altro, a metodo veramente assoluto e razionale, poichè lo studio causale, dichiarato quasi completo da Parona, non risponde an- , cora alla giusta abbiezione di Reclns: le cause del va·ricocele, a·mme8se dagli atttori, sono di tutti, ment>·e e/te il va.ricocele è eli taluni soltanto. (Duplay e Reclns, opera citata). Essendo a tal punto la cosa, ognuno si do.vrà convincere che nessun trattamento curativo cruento del varicocele reggerà alla critica, fino a

tanto che l'etiologia. di questa malattia non sia. stabilita su basi solide e sicure. È ciò che intendo di fare, prima di esporre in nnova pubblicazione il risultato di 200 e più varicoceli operati in quest'ospedale militare et la maggior pP r te, con processo mio speciale.

II. -

Fisiologia tcstieolare.

4. EscREZIOXE SPERMATICA. - È necessario d'indagare, prim11. di ogni altra cosa, la funzione spermatogenetica ed escretiva della gianduia :;permatica, nella quale ultima, in speciai modo, è la chiave della patogenesi del va.ricocele. · La funzione escretiva. di tutLe le glandule secreti ve si compie, non solo, mediante nna forza che dicesi vis a tergo, cioè per la secrezione di nuovo liquido che scaccia il precedente dalla cavità, dove gli epiteli di rivestimento l'hanno generato, ma ancora per forze meccaniche di pressione, di aspirazione, eco., coincidenti con la funzione dell'organo secretivo e provocate da stimoli propri della gianduia ovvero derivanti da forze estranee a questa ed all'organismo medesimo. Infatti, è co(t) IIENI\Y. - New·l'ork tned. Jountal, vol. XLI. [lag. l:!, 1885. (j) GtJON·HACHK. - Annoles du maladtes àes orr;anet ginilo-urinail'e$, ma i 1899. (3) K!CAISB. - fleoue de Chirt1rgie, 4884.

(\) HoRTELOUP. - Du lrailemenl du 11arieocilt pa•· la restctfon du scroltlm el dts ceints {tini· nllairu. l.dcad4mie de .ttedecine, ma i 1885).

11 -

Giornale medico.


:!58

Nt:OVE RI CERCHE SULI,A ETIOLOGIA E PATOGEt\ES I DEL VARICOCELE

noscinto che la tensione del contenuto nella gianduia sebacea stimola l'a.n·ecio?· pili a contrazioni che ne aiutano l'escrezione (1). Altrett anto avviene nello strato delle fibre lisce di Kollicher circondante la porzione distale delle glandule :sudorif€'>re, e nel crema'stere di Henle intorno al cann,le deferente ed alle vescichet.te seminali (Klein, opera citata s . pag. 391). Chi ignora che l'escrezione della saliva dalle glandule parotidee · sia agevolata dai movimenti degli angoli mandibola:ri, che le comprimono, specialmente nella divaricazione delle mascelle? Chi può scouoscere l'azione compressiva delle pareti addominali e del diaframma sull'escrezione della b:ile e del succo pancreatico? :E'orse che gl'ingorghi htttei non sono la conseguenza dell' insufficiente, o mancato succiamento'dai capezzoli mammari nel tempo della funzione di questa glandula '? Mi astengo dal citare a ltri esempi ed osservo che se la natura. ha sentito il bisogno d i aggiungere altre forze alla vi.s a te1·go nella

funzione escretiva delle dette glandule con secreto; per giunta, non molto denso, avrebbe messo poi a discrezione della sola vis a tergo la escrezione delle glandule testicolari, in cui il secreto composto di sole cellule, richiede, per la speciale densità, maggiore spinta a raggiungere il dotto ·deferente, dove le ciglia vibra.tilì, lo strato muscolare sottomucoso e quello longitudinale dì Henle sono di valido aiuto alla progressione spermatica. Tutti i fisiol ogi distinguono nella secrezione spermatica: l 0 l'escrezione del seme dal testicolo e propriamente dai canalicoli seminiferi al canale deferente e lungo questo sino alle vescichette seminali, dove avviene, 2• la ricezione del seme, e da qui, nell'atto del coito, 3• la eiaculazione. Intanto si riconosce nelle ciglia vibratili la forza che, oltre alla. v-i.s a te1·go, fa progredire il seme lungo il canalé deferente e si sa che alle contrazioni delle fibre muscolari, a preferenza, è d:ovuta l'eiaculazione. Invece i fisiologi si arrestano alla sola vis a tergo per spiegare la fuoruscita dello sperma (:d) dall'estremo terminale dei tubolini seminiferi che al n. di 2 a 5 per lobulo gla.ndulare, decorrono più o meno flessuosi ed aggomitolati verso l'ilo ed il dotto deferente; forza che essi fisiologi ri tengono insufficiente per le altre gla.ndule e coadiuvata da altri mezzi~ da loro singolarmente specificati. ( l) 1\!, IOX Cl \'ARIQT . - JYilllt't/ltt.r el t mmls d' /lisiOlO!JÌP, 1'31!. 4':!8. W L \:<no1s. - Trall••lo d i fi .<i ol ugw d• ll '•wmo, tr:Htollo dn ll'ultima eclitiooe tedesca dal dottor fiAI.ll\: o ~() 0 <1\:t;l ellll

r>rcfazwi\P tli Mo r.I>~C IIUTT. Parre Il, pag. 439.

l


~UOVE RICERCHE SULLA ETIOLOGIA E PA.TOGENESI DEL VARlCOCELE

259

A Paladino (1) perciò dovè sembrare la vis a tergo non adatta da sola a spiegare l'escrezione spermat.ica, imperocchè ve ne aggiunse altre due, in verità molto vaghe, cioè il movimento ameboideo delle cellule glandulari e la forza di filtrazione del trasudato del sangue, di cui non si capisce l'azione, per la quale la secrezione sarebbe spinta dal fondo cieco dei canalicoli seminiferi al ùotto deferente.

G. V AGINALl TESTICOLARI E LORO IMPORTANZA. - Molti autori, specialmente nell'ultimo tempo, si sono sbizzarriti a considerare la vaginale propria, e naturalmente anche quella comune che in bu.ona parte si fonde con la prima (2ì, come membrane inutili. Perciò Alessandri (3) sulle deduzioni di Jaboulay e di Doyen (4) cura il varicocele svaginando il testicolo, nell'illusione d i non arrecare danno alla sua integrità nutritiva e funzionale. Su tali deduzioni Parona fonda il suo nuovo processo curativo del varicocele. Questo è un errore; poichè la natura tutto fece con accorgimento e per uno scopo, il quale per quelle due membrane si deve ormai desumere dalle interessanti ricerche di Beraud (5) di Klein, Vincenzi, Barrois (6) i quali hanno descritto, oltre al cremastere formato di fibre muscolari che sono derivazione dei muscoli larghi addominali e che essi chiamano crema.~te·re este1·no, altri due cremasteri: il mediano fatto di fibre cellule muscolari disposte a strati longitndinali sulla faccia interna della vaginale co~ une, ed il cremaste?·e interno, pure di fibre muscolari lisce più longitudinali che trasversali, stratificate sulla faccia esterna della vaginale . . propna. La presenza.r di queste fibre muscolari lisce e striate ci fa, ormai, attribuire un ufficio alle membrane scrotali a cui si rinnegava ogni importanza., oltre quella di protezione del testicolo. Esse, con il dartos avvolgendo i testicoli, ne coadiuvano la funzion e escretiva, come avviene per le altre gla.ndnle c:ircondate da muscoli, e ne facilitano notevolmente la. circolazione refiuente, massime nell' interno di queste glandule. Ciò s'intuisce più facilmente, .se si considera che il testicolo non è libero nello scroto, come alcuni crederebbero: in un punto, corrispondente alla coda dell'epididimo, il foglietto viscerale della vaginale propria. aderisce intimamente al foglietto p,a rietale; o, ciò che (ti P ,.T.ADINO. - Islìluzione di Pi&iologia, Vol. Il, pag. 37. (\!l TILLA US. - Trattato di anatomia lopogra{ica. Tradotta ed annotata da TBNCHIXI, Vol. 111 t>ag. 917 e 93J. (3) ALBSSAXDRI. - Sull'ablaziot~ della 11agiMle del testicolo eà aboli:;ione del ravo. (Policli-

nico. t897J. (l) OOYKN. -

Arch. de Chirurgie. pag. 706, t8~5.

! 5) Tl!STUT.- Trattato di Mlat.omiiJ. umaiiCl. Traduzione ciel Prof. SPEOJNO. V. 3°. P.\!', p. 140, llg. 75. (6) TILLA UX . - L. c., pay. 93t.


260

1\UOVE :RICERCHE SULLA ETIOLùGIA E PATOGE:-IESI DEL VARI COCELE

torna lo stesso, come dice il Tillaux, {l) il quale insiste molto in proposito, la tunica fibrosa comune e la tunica albugìnea aderiscono insieme. Cosi0chè per tali connessioni an&tomiche, il testicolo non può sfuggire alla dolce, per quanto efficace pressione, che i cremasteri, in contrazione, esercitano sulla sua. massa per agevolare la circolazione dei liquidi nell'interno di esso. Questa attiva partecipazione, non solo dei cremasteri, ma di tutte le membrane dello scroto, alla funzione testicolare è dimostrata, nell'atto del coito, dal raggrinzimento scrotale,· senza del quale l'effetto utile della copula non s1 raggiungerebbe. 6. Rrl"LEssr CREM.ASTERICI. - . I riflessi cremasterici sono considerati, di comune consenso, l'indice della potenzialità virile; imperocchè la funzione dei muscoli cremasterici fa parte del meccanismo di erezione. Questa, mercè i rami del plesso ipogastrico (nervi erigenti di Eckard) ed uu centro nervoso riflesso (centro del riflesso cremasterico) come può essere solleticata dalle in-itazioni nel corso di det.ti nervi, dagli stati catarrali dell'uretra, della vescica ed infine dalla compressione, esercitata sui plessi venosi prostatici, vescicali ed emorroidari (2} può anche essere eccitata dalla pressione endotesticolare spermatica. Ciò si avverte come una sensazione voluttuosa, la. quale è l'effetto anche della compressione dei cremasteri contratti sulle glandule testicolari rigurgita.nti di secrezione. Questa sensazione piacevole, che eccita spontaneamente alla copula, degenera per morboso spasmo dei cremasteri in dolore: spesso oltremodo molesto, il quale, in tal caso, non è. più fi siologico. Kocher (B) rifer isce di un italiano nel quale i dolori duravano da 3 a 4 ore, quando gli eccitamenti sessuali non erano soddisfatti. Una sera lo stesso fu costretto, davanti al rifiuto coniugale, a prendere un bagno caldo; un'altra volta in treno soffri talmente chi-' non ne poteva più discendere. A causa di tali spasimi il coito, per un ammalato di Landouzy (4), era l'unico calmante e 6 a 7 dosi rìnscivano1 a detta dell'individuo, appena sufficienti a calmarlo. 7. CnE~àSTERI E CIRCOLAZIONE REFLUE~TE - Do;po ciò chi potrebbe mettere in dubbio che gli stessi cremasteri, come g:ià. accennai innanzi, riescano di solo ed efficace aiuto anche alla circolazione refiuente, massime, dall'interno del testicolo all'infuori di esso? Ranke ha dimostrato (l ) Tt~LA UX . (":!) P HA J)INJ. -

1.. c., V.!", pag. 9':!9, tlg. ~45-!46. L. C., p:11;. 55.

(3) PJTIIA e lll ~LRoTn. - f."nc•cloJltdia d i patologia cllir11rg ica &peciale e ge11erale, tradotta da DEL Moi"TR ed A NTONllLLJ. V. 3° P. \!' . lez. 8' e 9' p. 41 3. § 139i. (41 OtJPLAY

e RKCLCS. - L. c., p. '.!!0.


NUOVE RICERCHE SU LLA ETIOLOGIA E l'ATOOENESI DEL VARICOCET,E

261

in tutte le glandul~, c che, in seguito all'irr-itazione dei ne?·vi secreton, la pressi011e .'Jangtl/igna intrat1enosa sia ctumentata dalla dilatazione delle piccole arterie ., (1). In opposizione a questa conclusione sperimentale Ludvig e Tomsa hanno affermato che la disposizione anatomica del-

l'arteria spermatica attraverso l'albuginea, è differente da quella delle vene e regola da sè sola e meccanicamente l'afflusso e deflusso circolatorio nella tensione elevata testicolare; di modo che, compresse le arterie, nel loro entrare, dalla tensione stessa e rimaste, di rincontro, beanti le vene, si ristabilisce cosìl'eq uilibrio del contenuto sanguigno. I detti due autori sono i soli a sostenere le loro teorie, giacchè tutti gli anatomici, come il Testut., ammettono che le vene del testicolo si dividono dentro e fuori l'albuginea, come le arterie (2). Tanto cbe Kocher da questa vera disposizione deduce giustamente, che, ritenendosi la tensione dell'albugine& capace di comprimere le arterie, essa comprimerebbe anche le vene. diminuendo, di conseguenza, il contenuto nel testicolo; cosa provata dall'osservazione contraria ai fatti (3). Però Kocher ha mostrato di non apprezzare l'importanza d'indagare la causa che favorisce la c~r­ colazione refluente testicolare e senz'a.ltro è corso innanzi nello stabilire l'etiologia del varicocele, come se la Patologia potesse fare a meno della Fisiologia; ovvero cbe lavis a tergo, giudicata da sola insufficiente a spiegare la circolazione r efinente nel resto del corpo, potesse bastare a quella testicolare. Quindi si contentò dì dedurre dall'aumentata attività testicolare l'aumentata pressione nelle vene del cordone spermatico e perciò la cagione dei varicoceli prevalenti nella gioventù. Egli non pensò che i testicoli funzionano Mn attività maggiore che nel resto della vita umana proprio nei giovani e che, in tal modo, la sua. teoria esclusiva sosterrebbe la tesi strana, che tutti i giovani sìmw affetti da varicocele. Ritengo che Ludwig e Tomsa se non furono felici nell'attribuire l'equilibrio circolatorio testicolare ad una inesistente distribuzione anatomica. vasale, ebbero, viceversa, il merito d'intuire esattamente l'importanza. della circolazione ·refinente nell'iperemia attiva testicolare. 8. FuNZIONE DEI CREMASTE RI. -È mia ferma convinzione che tale ragione trovasi in tutto e per tutto nei cremasteri. I due interni, fusi insieme, agiscono a preferenza sui testicoli agevolandone con i loro movimenti fibrillari e costrittivi la escrezione e la circolazione refluente dall'interno all'esterno di essi. La porzione superiore o funicort) LUil\'1 ~ e 1'011SA. - \l'imtr Sìtzullg$bet·. 1862. n. d. 56, p. !~1. (:l) TRSfUT. - L. C., p. t 30. V.~.

t3) Kocn u. - Zur operative Btltanlllung de1· l"at·ìrocele.


262

NUOVE RICERCHE SULLA ETIOLOGIA E PATOGEXESI DEL VA R ICOCELE

lare del cremastere mediano, il cremastere esterno ed il dartos, col sollevare i testicoli li avvicinano agli anelli inguinali; poi essi stessi comprimono, a preferenza, il plesso pampiniform~, favorendo con le loro contrazioni la progressione degli sperma.tozoi lungo il canale deferente e lo svuotamento delle vene del plesso in quelle addominali. Insomma all'att.i vita dei cremasteri devesi, in buona. parte, la funzione escretiva sperma.tica, la circolazione sanguigna e la nutrizione normali dei testicoli.

III. -

Etiologia del varicoceh.,.

9. VARICOCELE MALA'I"I'IA DELLA GIOVENTÙ . - Da quanto si è dimostrato innanzi deriva questo corollario di fisiopatologia: la dimùmita attività clei cremasteri rallenta l'e.~c1·ezione testicolare e fa au.mentm·e la p1·es.qione venosa nella glandttla .~tessa. Chiarita questa parte importante di fisiologia rjuscirà più facile di ricercare la causa del varicocele e restringere e semplificare i processi operativì . A proposito di ciò i criteri dei chirurgi sono attualmente cosi disparati da sembrare aJ alcuni, Ohalot (l) e Reclus (2), processo di scelta quello che per altri dovrebbe ::.-elegarsi nel dominio storico, Durante (R). Il varicocele è giudicato da tutti, salvo poche eccezioni, quale malattia propria della gioventù (Kocher) (±). E sso s'inizia nei momenti in cui la virili tà, spesso stimolata anzitempo, entra in scena vigorosamente per affermare con energica attività tutta la sua potenza naturale e segnare il limite tra la fanci ullezza e la pubertà. Nella donna il turbinio di questo passaggio alla pubertà è contrassegnato, spesso, da emorragie esaurienti uterine, e nell'uomo da forti iperemie degli organi genitali, le quali, alle volte, lasciano conseguenze permanenti, quaPè appunto il varicocele; e nella donna. la cloroa.nemia., l 'ipertrofia del collo uterino, ed io vi aggiungo il prolasso ed i deviamenti uterini detti congeniti. Ciò c_ontrariamente a.l parere di Delpech, il quale ammise che il varicocele sia il retaggio degli adulti e dei vecchi. Dalle statististiche militari di 10 anni appare che su 166,317 uomini visitati in Inghilterra ed in IrlanJa 3911 erano affetti da varici del cordone, in (l ) CHALOT. - Tntìlé de Clliru•·gie el de .lledecme oper,ltoire, 1900. li ) PORI;UK et R&CI.OS.- 1'hèraptr•li•tltt !.'hir urf}ÌCtl le. \"01. Il, p. 111 6, ~n. f8i8 (3) DUt<AliTB. - Patologia t Terapia Chinu·gica, vol. 111, pr'lce~si di reseziooe dello scrolo I l~)! . 11/tS, (4 1 PITIIA e BILl.ROTU, - LOr.. CitalO , p. 41~.


.NUOVE RICERCHE SGLLA ETIOLOGIA E PA'I'OG I!:~H~SI DEL VARICOCEJ.E

263

proporziona, cioè del 2i.3.4 per mille (l). In 95 casi di Landouzy (2) e di Omding, in 29 di Halot (3) ed in 12 di Langebech (4), cioè complessi•amente in 136 casi, il varicocele fu osservato nella. proporzione dal ò±.9 °,·o in giovani da 15 a <?6 anni, del 2() 0 o nei soggetti al disopra di questa età, quasi esclusivamente da :W a 35 anni, ~ del 18.4 "/ 0 dai 35 anni in poi. In 50 allievi della scuola militare Nèlaton,(5) vide 12 varicoceli; a!Pincontro a Bicètre in 5000 vecchi ne osservò u.ppena un caso. 10. L 'ATTIYITÀ s~:ssuALE ED IL v ,lRICOCELE.- Non si può adnnt1ne mettere in dubbio, che il varicocele sia proprio la malattia dai gio'ani e che essa sia in relazione con 11attivìtà funzionale dei testicoli. :\[a il semplice concetto che la flussione sanguigna della g ianduia, richiesta. dalla maggiore attività secretiva., sia essa sola causa dell'ectasia renosn, non può soddisfare; imperocchè la funzione del testicolo richiede una circolazione sanguigna più attiva propriamente nel vigore degli anni e nei momenti intensamente flussional i, come nell'atto dell'eiaculazione dello sperma. Che questa poi non sia la sola, se non la vera ragione del varicocele, si desume anche dal fatto che altre cause, indipenden ti dall'attività secretiva glandulare, possono determinare il varicocele: p. e. la contusione della borsa, la orchite pregressa, etc. Infatti A. Cooper ha scritto di uu individuo, in cui la contusione dello scroto produsse varicocele enorme e tale da richiedere l'operazione deUa castrazione. In un ammalato di Landouzy ìl varicocele a ve va raggiunto il completo sviluppo in un mese, dopo una contusione al testicolo sinistro. Nell'epididimite blenorragica il varicocele è la coincidenza ordinaria del male. Hélot (6) descrisse l'ectasia. venosa da epididimi te, e Guyon le varici del cordone, come segno patognomonico del cancro renale per compressione sulle vene del plesso pampinifQrme (7).

J. L. Peti t descrive il varicocole in quelli che hanno tumori cirrotici nel ventre, lungo i vasi spermatici. 11. ER.."<IA CAUSA DI VARICOC.ELE. - Carrè invoca l'influenza delle ernie che Reclus [l. c., p. 217] contesta appoggiandosi all'autorità. di Ravotz e Reicher che indicano l'uso del cinto come mezzo tera.peu(l ) D UPLAY et RKCLUS. -

L. c., (). ~U6.

(:!) LANoouzv. - Du varlcocele. Parls, t '!38. (3) HKLOT. ~ Art/l. gtn. Sept., t8~'

(4) LA NGEBBCH. - Secondo le storie morhose pul,blicat e. (:i) l:'i&LATox. - Ga$. du hùp., 1858, o. 88. (6) li ELOT. - Arch. Qm. cìlato. (7) !lhNStR. - JoNrnal de ,1/id.eclt~ el Chirurgie, nol'embre t898.


264

NGOV.E HI CERCH E SULL A ETIOLOGiA E PATOOEt\ESI DEL VARICOCELE

tico contro le flebeclasie. A me par~ che non si p ossa escludere a priori la compressione d i un viscere erniato da un foro sui vasi venosi, che dì loro natura. molto compressibili, di provenienza lontana, e con scarsa pressione dndovasale attraversano il foro medesimo. Son questi vasi, le vene del plesso pampiniforme, in cui il san.gue tende già alla stasi per la struttura di esse deficienti di valvole; specialmente poi, se la spessezza d ella parete d el sacco, la strettezza. e durezza dell' anello, e colletto del sacco stesso contribuissero ad aumentare l'ostacolo .. Ohi ha praticato, come lo scrivente, più d i 200 operazioni di ernia, ha avuto agio di osservare con quanta frequenza vi sia complicato il varicocele, che richiede, il più delle volte, l' intervento chi- rurgico a parte e in aggiunta all'operazione dell'ernia; anzi vi è chi ammette uou esservi varicocele senza punta d'ernia. A pr oposito di ciò ricordo un caso caratteristico : Savino Michele, guardia carceraria, operato da me di varicocele con asportazione di ampia piega scrotale, nel mese di agosto l!l02, dopo brevE\ tempo si ripresentò all'ospedale, essendosi riprodotto il varicocele in modo notevole, pur vedendosi il testicolo ben sostenuto in alto dallo scroto r accorciato. Riscontrai allora un enorme convoluto di vene nel plesso pampiniforme :;inistro e contemporaneamente l'enterocele i nguinale obliquo esterno, che operato il g iorno ~3 gennaio 1\)03 apportò la guarigione di ambedue le malattie. Nondimeno rimase in lui l'ectasia della vag iJiale, che, come vedremo, segna l'inizio del varicocele; sopraggiunse poi r idrocele voluminoso, che richiese una terza operazione d i recensione della vaginale con il processo di Volkmann . Vediamo da ciò e fi n da ora che le t re forme morbose, cioè l' e1·nia ù~gttinale, ib va1·icocele e l'id?·ocele cistù·o delta. vaginale del testicolo, spesso si concatenano fra ]oro, come d i causa ad effetto. Alla causa descri tta di ostacolo alla libera circolazione refluente addomina.Ie, a cui Lenoir collegava anche la compressione delle pareti addominali contratte sui vasi spermatici, ne appartengono altre, citate comunemente quali cause di \ari coce l~, cioè, la stitichezza, la prolungata. stazione eretta, le cinture strette, ecc. Ora, se si considerano assieme tutte queste ipotesi in base al concetto che comunemen te si ha del va.ricocele, non si trova fra dì lor o un vero nesso da fa r giudicare con criter io unico e fondamentale dell'etiologia. dì tale malattia. Ciò anche quando si volesse ricorrere alla predisposizione che pur s'invoca per tutte le malattie e che ultimamente il B ennet con molta esagerazione ha elevata a causa quasi assoluta in tntti i casi di ,~aricocele .

i


NUOVE RICERCHE SULLA ETIOLOGiA E PATO GENESI DEL VARICOCELE

265

Perciò Reclus, molto opportunameute, ha concluso, dopo di avere_ enumerato le diverse teorie: Ttttte qt,este ipotesi p1·ovano la fecondità eli spirito di colo1·o che le immagina·I'Ono, ma nes.cmna ·r isponde all'argomento inevitabile : questtl cau,se sono comuni et tntti ed i t vm·icorele è proprio di ta· lu.ni .<~oltanto. 12. Vts A TERGO E CIRCOLAZIO~E REFLUENTE.- Son convinto che, nella. patogenesi della massima parte dei casi di varicocele, sia uecessario prendere le mosse sempre dall'attività secretiva ed escretiva delle glandule testicolari. E per quanto Horteloup abbia pensato che siano esagerati i miglioramenti che apportano gli anni sul varicoceìe citando a conferma della sua asserzione la popolazione ospedaliera di 1600 vecchi dei quali in 14 crebbe la flebectasia con l'età, in 19 fu stazionaria ed in 8 soltanto diminuì (l), r imane sempre il giudizio di .Malgaigne, sancito dall'esperienza e uon ancora contrastato, che il varicocele tende a scomparire a misura che l' uomo si avanza negli anni (2). Io aggiungo essere a conosce11Za dei medici militari che esso si arresti ed anche règredisca, allorch.è sopraggiunge l'atrofia testicolare. Su ciò si basava il consiglio di Boyer per la castrazione nel varicocele, che egli a giusta ragione, preferiva quasi all'operazione di obliterazione venosa (3). Questo decorso della malattia è spiegabile nel solo modo che fìuo a quando la sec.rezione glandulare difetta, come nei bambini e nei vecchi, scarsa è la circola zione arteriosa, come scarsa ~:~arà l'altra venosa; la vis et te1•go basterà. alla circolazione refiuente e l'equilibrio si man terrà fra le due correnti per solae medesima forza del cuore e della. elasticità arteriosa.. Ma quando ! ~'attività glandulare richiederà un energico afflusso di sangue, come si può credere in buona. fede che al deflusso venoso basti ancora la sola vù; a te1·go? Tanto più che alla maggiore esigenza del circolo venoso si aggiungerebbe, allora, quella escretiva glandulare. 13. CREMAS1'ENIA. - In tal caso l'equilibrio si romperebbe sempre a danno del deflusso circolatorio testicolare, se la natura, sempre pro\vida. non avesse allogato debitamente intorno alle glandule allo scopo di coadiuvarle, i Cl'emasteri. Questi, eccitati dagli stimoli 1n·evalentemen fe St!SJJuali e g1tidati dal riflesso ne1·voso p1·op1·io, cioè dal crema.~terico, 1:mmo .yog(l) 0 UPL AY gr RECLUS. - L., c., [1. 2i6.

L .• c.. \'. IÌ0 , Ji , 4 G~. L. c., v . [1~1~. 2~3.

f'j) r\P.LATON. -

(3) llOYKK. -

.x


:266

:"OOVE RICERCJH; S~LL.A :ETIOLOGIA E PATOOE:>;ESI DEL VARIOOCELE

getti., come tutti gli altri rnu.scoli, all'esaurimento, detto pudò funzionale, allorcltè gli stimoli eccedono per intensità e p m· dzt?·ata. O che forse non vi è l'astenia cardiaca ed intestinale per esaurimento m.uscolare? I o ho d~scritto un'astenia muscolare generale nella masturbazione (1)1 che è poi la causa più ordinaria del varicocele. Queste alterazioni dei cremasteri si avvicinano molto all'esaurimento del muscolo di accomodazione, a cui Bada.l (2), Del Moute (3), l\[artain (4 ) e tutti gli oculisti riferiscono disordini circolatori, cause di da.criocistiti, di catarri congiuntivali funzion ali, di blefariti e eli altre malattie oc;.<lo·naso faringo-auricolari che si osservano con molta f requenza nei soldati e di cui mi sono occupato in una recente pubblicazione (f>). E allora perchè nella. patogenesi del varicoQele non si dovrebbe parlare anche d i un' astenia cremasterica? La forma morbosa iniziale del varicocele, che chiamo crema.~te­ nico e la <;onseguenz:t anatomica della fatica. dei crernrtstet·i ed, a prefere nza, è determinata. dall' onanismo nello stesso modo che dallo stesso è o~~.usato il ba llo del testicolo, èosì detto da L oevPr (()). Questa è forma. convntsh:·a dei cremasteri, nel mentre che quella ammessa da me è di e.~cwrim.ento . Ambedue, di origi ne nervosa, possono influire sulla nutrizione dei muscoli apportandovi delle alterazioni t rofi che che io, come vedremo in appresso, ho riscontrato e che altri, come Lewin ('i), hanno descritto nel varicocele grave sino alla degenerazione grassa. RecJus assicura poi, che non ha operato i varicoceli se non nei nevrastenici (8J e la nevrastenìa, che per lui influirebbe soltanto uel r endere intollerabile la malattia ha, secondo me, un' i m portante rela-

zione causale con il varicocele. D'alt1·onde la causa nervosa nelle varici degli arti inferiori fu già patrocinata da P. Dubois e Barnes (9 J nelle donne incint e. Lanceraux (10) anzi attribuisce tutte le varici ai disturbi d'innervazione trofica e Leonardi (11 ), specificando meglio le ricerche di questo autore fa. (l l OK f'A LCO. - l m]JOrltmza dell'esame oculare p t •· ìl medico l fgalc nella ruvrasle•~ia. ( Glorllale mttlla•·t m fdico , mano 1!100). (2) 0AOAL. - Dell"i.n{lr~mza d eliA anomalie della J"i(razwnc 11ella produ~ione delle mal.tllie lagrima li. A1111alt$ d 'oculi$llfJut, nu1·. Dtv. 1~%. (31 ORL ~l orn~t. - L t~ìo11i cltlliclie. (4) MA11TAIN. - Slrtdi sullt contra zioni asi111metriche del t11 . ciliare. A•malt s d'omlidique M. e G. p. 'i77 1889. (5) Us FA r.-co. - Palogmrsi tmiea delle malti li~ tlasrolal"i, seert ti ve e 11vdulari dtg li occhi e degli uroalli VICI!c i, Napoli. 1906. (6) L08V8R . /)tttl sche 1\linik, 1868.

/Jeulsche /\1&11 ik, 1861. 1.. f .• V. 8", p. ~20, p. t•. tYJ r.nau da C..zt .~ ( Are/t.: di T ocos . t VII). (IO) L.HiC Kil Alll . - /Je l"lt<"rpf.li$me, ll!Sl!. (i) LKWIN. -

(8) 0 C PLA Y KT R KCI.US. -

(Il ) L~;O~A Il D! . -

Tr•1i d t f'ar·rgi, t8•8.


:SUOVE RICERCHE SULLA ETIOLOGIA E PATOGE:SESI DEL VARICOCELE

267

di pendere le varici, come io credo per il varicocele, dalle alterazioni dei rifiessi, che paralizzerebbero i nervi vaso-costrittori. Insomma l'astenia cremasterica, che nel varicocele ha l'intera ragione di essere, se non forma, la sintesi di tutte le ipotesi, ci scopre, ormai, il mistero della funzione del testicolo, il quale nell'erezione è compresso dai cremasteri direttamente e indirettamente contro le branche del pube, per rendere con l'opposizione ossea più energica l'azione compressiva, atta a svuotare nell'addome le vene del plesso pampiniforme turgido di sangue. 14.. V ARICOCELE ASTENico. - Ora nel varicocele i cremasteri sono rilasciati e distesi, ed il muscolo disteso spontaneamente è organo stanco {Donders e von Marwel). In tali condizioni esso tarda a rispondere agli stimoli (1), e la contrazione sarà lenta ed insufficiente a far risalire le gla.ndule dove l'effetto utile della compressi.one giovi al compimento della funzione secretiva. .(n queste condizioni per ottenere. una. reazione energica dai riflessi cremasterici crescerà l 'inten~ità d egli stimoli, i quali per l'aumentarsi dell'esaurimento muscolare meneranno clall'ipertrofia allo sfia.ncameu to di r1ueste membrane. ll progredire della secrezione spermatica si rallenta e per la stasi sanguigna. cresce la pressione intravenosa. La conseguenza sarà l'idrope, più o meno, della vaginale; allo sfiancameuto delle fibre succederà ordinariamente, come nel cuore par ripresa di e11ergia, hpertrofia eccentrica, la quale, per insufficienza ripetuta, può g iungere all'atr ofia e fino alla. degenerazione grassa, che si è riscontrata, come dicemmo, nel varicocele grave. Nelle vene, poi, per gli eccessi di st.asi succe~sive si avrà l'ectasia, nella. quale concorreranno le cause meccaniche ad accrescere l'estensione ed il grado. Naturalmente anche nella glandola spermatica avverranno di conseguenza disordini nutritivi che traggono all'ipertrofia. ed anche all'ipotrofia ed atrofia completa dell'organo. Ciò in contraddizione al giudizio di Bennet (2) e di Kocher i quali, per aver veduto reintegrarsi la. funzione testicolaro dopo l'operazione eli varicocele ritengono difetto di sviluppo qMllo ch'è semplice ipotrofia da stasi, come aveva ·dimostrato prima Barwel (3) negli ammalati ~a lui operati. A proposito eli ciò .Breda si esprime con queste parole: c Certo la stasi non può favorire la nutrizione e la funzione regolare dell'o1·gmw ed è L. c., V. i", § 306. I!J WJLLtAII BsNNKT. - Vc~ric~ctle e 1<1 sua ct,ra radicale. ( 1'/le La w el, fe t>hraio ISS!IJ. 13) IJARWtL. - The La11cet, 30 marzo 1885.

(Il LANOOI S. -


268

Nl' OYE RICERCHE SOLLA ETIOLOGIA E PATOOENESI DEL VARIOOCELE

molto freque11te ùnòatte1·si in testicoli }'iccoli dal lato del vat·icocele, ma:;t;ime, s'è eli data v-eccltitl :. (l ). H.iassumo q uindi col dire che nell a patogenesi del varicooele da iperattività testicolare, il 1° momento è di esawrimento nen:o~;o, il 2• meccanico, ch'è la conseguen%a della stanchezza e del rilasciamento delle fib1·e dei cremasteri. E d allora a l rallentamento della secrezione glandulare si aggiunge qu ello della cir colazione refluente fino alla stasi, che aumenta la tensione mterna dell'al buginea, il peso del testicolo e la pressione i n travenosa. Il testicolo risale insufficientemente in alto nel coito e perciò anche le vene del plesso pa.mpiniforme si svuotano con diffico ltà nell'addome . Da q uesto tempo la pressione della lunga colonna sanguigna venosa (Ravoth-Key-Curliug (2 ) ed il d ifetto di valvole in questi vasi (Henle e P errìer, Testut e Della Vedova), il peso del testicolo e la predisposizioue individuale, concepit.a non al grado ammesso da Bennet, ma secondo il concetto patogenetico delle varici emorroidarie di Lanceraux (3) fanno il resto.

15. Y ARICOCELE MEC'CA~rco. - Dopo ciò credo che non si possa orma i più dubitare che vi siano casi di va.ricocele (e sono in maggior numero) cagionati dalPipera.ttività testicolare. A questa categoria devo anche aggregare, per tmif-ormità d i sviluppo, quegli altri casi di varicocele d a causa infiammatoria, sia traumatica, sia da infezione specifica, con r isentimento dello Rcroto, dei testicoli e dell'epididimo, da cui l'infiamma zione si comunica ai cremasteri, i qun.li restano più o meno paralizzati

dall 'edema collaterale. Però, come già sostenni altrove, non posso escludere le osser vazion i d i abilissimi chirurgi che riferiscono il varicocele ad ostacoli meccanici che direttamen te agirebbero sulla circolazione refinente test icolare; causa che io riassumo in quella addominale di Lenoù· (4).

lG. TEORIA I DRosrrATJCA. -

:Meri ta pure speciale attenzione la teoria di H.avolth, dì Key e di Curling (G) basata sulla legge idrostatica « che la pressione e.~ercitati'L ~;nl fondo di un t·a.<<o è indipendente daUa fo?·ma di qaeRfO e dallo spazio del fondo ». Qnesta legge K ey la prese anche egli ad i m prestito Ja altri p er l'etiologia del vari cocel~. Però fu Trendeleuburg (6) (l ) RnP.nA. -

1'rrzltal r; lla / ,au q <.Il f:lli•·ury., \'OI. 5°. P. 2", ft, H5. f .. C, fl. 4~t.

( i J J'ITIIA ~ R II.J,IlOTII. -

(31 LA ~t:mtA ~~ . (4 ) I. ~SIJifl . -

l. ~z.., n i ditlll'i le.

C1t a to tl:t IIK<: t.U< u e l T l'frlllllfJ rh •n•r{Ji (fl nominnlo, vol. 8, p, 1• , p. ~18.

<51 t:vR '·'~"· - Tr·a il,. 'l ' mliqrll' d es '~~"'/" dlfS rl ~ te sii eu te.s. !t\:> i. l'ar•s. (6) 1'R>::-< t>Et.>:~ m; .. r; . - l'ebrr d ie L'ntr dmt<lrwg der sapllwa lllf.l(t>tn bt t lJIIU'r$C/ttllkd \'ariull, flt itm gc ;;Il !' k/111 . Cl<i r!II'(IIP 1~\lil, l. VII, fl. 195, '!10.

t'C'"'


NUOVE RICERCHE SULLA ETIOLOGIA E PATOGENESI DEL VARICOCELE

26!}

che la elevò a principio nella cma. cruenta delle varici negli arti inferiori e molto prima fu introdotta nel dominio della pratica da A. Parè e da Dionisio, e poi da Everard Bonnet. Anzi V alette diffidò con tal mezzo il verdetto solenne del" noli tangere di Verneuil contro l'intervento chirurgico nelle varici. Del ragionamento, che Trendelenburg fece per le varici degli arti, ricorderò soltanto la parte principale, nella quale è detto che le vene risentono gli effetti compres.~ivi della colonna di sangne 1·e{lltente, quando ~<otw dilatate in modo che le valvole diste.~e non gitwgono più a chiude1·e il l« me. Ma per arrivare le vene allo stato di ecta.sia da 'rendere insufficienti le valvole quale ne sarà stata la causa? Si scorge chiaramente che se la legge idrostatica riferita può entrarci per qualche cosa nell'etiologia del varicocele, da sola non si regge. P erciò io la considero quale causa aggravante del varicocele, il quale, come dicemmo altrove, dovrà ritrarre da disturbi di differente natura la sua ragione di essere.

17. CoNCLUSIONE. - I nricoceli adunque, che s'iniziano proprio nel plesso pampiniforme, li chiamo meccanici di fror.te a quegli altri che denomino astenici. Ritengo che i primi si presentano in pratica molto più raramente dei secondi {l che se l'esistenza. di quelli dimostra la possibilità. del varicocele nei vecchi, essi non giustificheranno mai la proposizione inversa ed esagerata di Delpech già discussa in antecedenza. 18. PREVALENZA DEL VARIOOCELE A Sl~ISTRA . - Queste d~1e Cause del varicocele, l'astenica e la meccanica, ordinA.riamente agiscono insieme. Certamente poi la. seconda completa la prima per spiegare la frequenza maggiore determinata da Carlo Nébler nella proporzione del 92 . ..o (l ) del variC'ocele a sinistra. Alle ·ragioni discutibili di Morgaigne ed A. Cooper, i quali attribuivano la. prevalenza del varicocele sinistro su quello destro ad anastomosi ad angolo retto della vena spermatica sinistra con la. vena renale, e di Collisen e di J. L. P etit che la riferivano all'accumulo fecale nell'S iliaca premente sui v:tsi spermatici, se n'è aggiunta una recente ed importante di Della Vedova. Questo ha. dimostrato con ricerche fatte SLl 150 necroscopie che la vena spermatica interna sinistra è priva di valvole assai più ft:equentemente che la destra.; cioè nella proporzione di ~0,60 •/. per la prima e O. 77 • • per la seconda) cioè. 10 volte su 12 casi (2). (l ) 0 UPLAY el RECLUS. - L. C., p. !17. (! ) DURAN T I. - Patologia speciale e f)tll era/t, vol. Il, pag. !016.

(Contitma).


270

OSPEOA U<: MILITARf: DI RO~tA

STl"DII SlLL' INFEZIONE TU~OSA

LE PLEURI'I'I TIFO IDI Per il dott. G . o. ltlari oui-Dianehi, ten~ntn me•t ico

(f:onlillu/l ; loue e fine,

r. ( ascicolo :Y. 3).

Le storie cliniche riferite, rappresentano dei tipici esempi di pleuriti nel corso del tifo. Sono 6 casi, su circa 600 tifosi ~tudiati, ciò che dà, come ho detto, una percentuale assai bassa. S ulla frequen za di tali forme morbose, gli Autori non sono molto concordi. Si va così dall'opinione espressa da J emma, che ritiene la pleurite una delle complicanze più rare del tifo, opinione concordante col fatto che 1\:fagnus Hus -ne osservò due casi su 2500 autopsie, a. quella diametralmente opposta del T weedie, il quale nel 1862 ammetteva nella tifoide una spiccata tendenza alle infiammazioni delle siarose. e dava la enorme percentuale del 40 per cento. E ciò passando per una serie di gradi, tra i quali ricorderò quello dato dal Louis (l caso su 57), quello del Betke (58 su 1420), quello del Sears (18 su 1065), quello dell' Hoffmann (20 su 2500) e q uello del Liebermeister (64 su 1243). Di queste percent uali è ben difficile dire quale corrisponda alla. realtà, specialmente pel fatto che ogni epidemia possiede una fisionomia speciale anche riguardo alla frequenza delle complicanze. Ciò è tamto vero che quattro dei miei casi furono osservati nella grande epidemia del 1900, la qua.le però, è bene avvertil'lo, d1ede da sola quasi 200 casi dei GOO osser vati. Tuttavia. l' opinione di Tweedie non risponde assolutamente ai fatti, anzi è da ritenere che ::.bbia. rag10ne lo Jemma, come anche è dimostrato dalle mie ossen·azioni .


LE PL EURITI TI.FOID I

.'

•

271

A. parte però la frequenza di queste pleuriti, si presenta subito alla mente il problema etiologico che ad esse riferiscesi. In quale rapporto esse stanno coll'agente della malattia principale? Sono desse dovute al bacillo del tifo, oppure costituiscono un fenomeno d'altra natura, messo in evidenza dall' infezione tifosa, rappresentando una manifestazione di una. tubercolosi latente, manifestazione della quale l'infezione ebertiana non costituisca altro che una causa occasiona.le? Ed anche non potrebbero tali pleuriti esser prodotte da altri agenti morbigeni, ai quali il tifo non fnrebbe che preparare il terreno? Tali questioni, insolubili un tempo, si presentano più facili a risolversi oggi che la batteriologia rende per lo più possibile couoscE're quali germi contenga un essudato; ed inoltre validi mezzi diagnostici sono a nostra disposizione, quali la cxtologia e la sieroreazione. Sta in fatto che in molti essudati pleurici si è trovato il bacillo del t ifo, solo o as;;ociato a germi diversi; ma sono pur numerosi i casi in cui nel':sun germe fu potuto scoprire, ed altri nei q uali a un reperto culturale negativo corrispose la tnbercolizznzione delle cavie, a cui l'essudato venne inoculato. Si che non fa meraviglia vedere, ad esempio, il Padoa affermare che, fra le pleuriti nel corso del tifo, quelle da bac.i llo tifico sono eccezioni, e d'altra parte il R emlinger asserire che quasi tutt e debbono dipendere dal bacillo di Eberth. Se però noi teniamo conto di tutti i dati di cui possiamo avvalerci, ~confrontiamo quelli a cui sopra ho accennato con i reperti anatomici, sgraziatamente non infrequenti, possiamo arrivare a stabilire che, se da un lato il Remlinger è troppo assoluto in un senso, dall'altro il Padoa è troppo esclusivista. Fra i sei casi da me studiati, in uno venne isolato il bacillo ti:fico dall'essudato, in altri tre nessun germe ; fra quest.i ultimi, due non presentavano clinicamente- alcun segno di tubercolosi, e l'iniezione alle çavie non diede alcun risultato ; nel terzo, all'assenza dei segni clinici, corrispose l'assenza di fatti tubercolari a:ll'autopsia, non essendosi rinvenuta che una ghiandola con un focolaio calcificato. In un altro caso CVI) non vennero praticate culture, ma l'autopsia dimostrò assenza completa di lesioni tuber.colari. In complesso, si tratta di cinque casi in cui la tubercolosi può escludersi con certezza quasi matematica; fra questi, uno solo dava il reperto del bacillo ti:fico nel liquido; e se noi pensiamÒ alla grande facilità. di questo germe di esaurirsi negli essudati, dobbiamo ritenere che anche negli altri 4 casi il bacillo tiftco fosse la causa dell'infiammazione della pleura.


272

LE PLEURITI TIFOIDI

Nel caso I non vennero eseguite culture e non si potè praticare l'auto !JSia; in esso però, occorsoci nel 1901, potemmo compiere ricerche citodia.gnostiche, le quali, se non altro, tendono ad escludere una forma tubercolare. Le pleuriti dR. bacillo del tifo non sono sono dtmque così infrequenti come a taluno è sembrato dover ammettere. .Ma quale ne è la patogenesi? Tale argomento ha. assunto ai nostri giorni un'importanza molto maggiore di un tempo, specialmente dopo la dimostrazione della. frequenza della tifoemia. Cosi noi possiamo studiare nel tifo tre possibilità di infezione della pleura, le quali vengono sostenute tutte e tre dai vari autori. L 'infezione della pleura potrebbe farsi: l" pe1· via ematogena, 2• p er ria poz,,lonale, 3° per la pleura sinistra, attrave1·so il dia{1·amma, a. cagione della milza, la quale costituice il ricatto più ampio del bacillo del tifo. Quest'ultima possibilità non è affatto dimostrabile. L e pleuriti, di cui ora trattiamo, non possono originarsi dalla milza attraverso il diaframma, fiuchè la capsula è integra, ed infatti noi troviamo alle autopsie normale la superficie esterna della capsula splenica, normale il peritoneo diaframmatico. Sarebbe dunque assai strana questa emigrazione dei bacilli rinchiusi nella polpa splenica, fino a. giungere alla. pleura, sene;a provocare f~nomeni peritoneali. Del resto, come si vedrà in una mia s-econda. memoria, nei oasi assai rari in cui la pleurite ripete un'origine, dirò così, splenica, la forma clinica. è prettamente quella di una pleurit& dia.frammat ica, mentre q ui tratta::~i di 11leuriti pari eto-visceralì. R estano così due possibili vie d'infezione, l'e~ matogena e la polmonale. Per q uesta stanno in appoggio fatti importanti ; è certo che feno plenì a carico dei polmoni nou mancano quasi mai nell'infezione tifosa; trattasi di bronchiti diffuse, di congestioni, di focolai più o meno limitati di bronco-polmonite, dli polmoniti franche; ed in questi casi parecchie volte è stato dimostrato il bacillo di Eber th nei polmoni e nell'espettorato (1). Ora nulla di più facile che per contiguità il processo infettivo si comunichi alla pleura. lemma, Widal, Sonques, Acha.rd, ed altri, ammettono questa via d'infezione, la quale è resa facile dalle numerose vie di comunicazione, linfatiche e sanguigne, che mettono in rapporto il cavo pleurico e il polmone (Fleiner, Grober). Infatti, sapendosi che il bacillo t ifico si trova di frequente nei polmoni dei tifosi, non v'è (t l \·e.!ere a questo prOJJOsito il Ja,·oro del Fdnkel (Dtul. mtd. IVoch. , t 899).


LE PLI::URlTl TlJ.'OIDl

213

difficoltà ad ammettere che desso possa giungere alla pleura, quando sappiamo, ad esempio, che vi giunge facilmente l'inchiostro di China. D'altra parte non mancano i sostenitori della via ematogena, e tra questi ricorderò il Padoa; ed è innegabile che, dopo le ricerche sulla tifoemia, che ormai sappiamo così frequente nel tifo, anche la via sanguigna rappresenti una probabilità che deve essere tenuta uel debito conto. Probabilmente l'una e l'altra via debbono esser prese in considerazione nella pat.ogenesi delle pleuriti nel tifo. Da un lato le connessioni linfatiche coi polmoni, dall'altro quelle sanguigne colla grande circolazione., possono a seconda dei casi produrre l'infezione del sacco pleurico, quantunque mi sembri che, più frequentemente, debba.no essere le vie linfatiche a trasmettere il p,r ocesso morboso. Ma se la tifoemia è cosi frequente, se i fatti polmonali sono la regola, come avviene che sia 0osì rara la pleurite? A. questo proposito

giova ricordare che tutti gli autori sono concordi nell'ammettere come occorra una menomata resistenza di un organo qualsiasi, perchè il bacillo tifico possa in esso localizzarsi. Charrin e Roger, Kelsch, Achard e molti altri, fra i qurdi recentemente Besançon e Pbilibert, ammettono la necessità che la pleura costituisca un luogo di resistenza menomata., specialmente per lesioni antecedenti, perchè il bacillo di Eberth possa impiantarvisi. Ciò vale per tutti gli organi, (tiroide, colecis~i, vescica, ecc. ecc.), ed è stato dimostrato anche sperimentalmente (Mya e B elfanti). Ma non dobbiamo negare che una speciale attitudine del bacillo possa in certi casi agire come causa adiuvante, in modo da facilitarne il trapianto su di una pleura lesa. Così Kelsch, Charrin e Roger hanno riprodotto pleuriti sperimentali con bacilli tifici isolati da. essudati pleurici, mentre non è sempre facile ottenerle con bacilli di altra origine. E questo potere non sarebbe nemmeno un fenomeno vitale, perchè il Bacaloglu l'avrebbe riscontrato anche nei bacilli morti. Manca invece, com'egli riferisce, nel filtrato di colture di tifo.

*** L'anatomia. patologica delle pleuriti da. bacillo d'Eberth non differisce da quella delle altre pleuriti. Noi troviamo anzitutto le consuete lesioni del tifo a carico dell'intestino, della milza e dei gangli meseniS -

Giornolt medico.


LE PLECRITl 'l'IFuiDI

t erici e retroperitoneali, troviamo il miocardio più o meno alterato, troviamo infine lesioni polmonali diYerse. Se la infezione era duplice, il che non è punto infrequente, troviamo per ]o più. lesioni tubercolari dei polmoni, che bene spesso presentansi in forma miliare. La pleura lesa mostrasi coi caratteri consueti: ciò che più inter essa è la natura del liquido che vi rinveniamo, e che può essere siero-fibrinoso, sieroemorragico, purnleni·o. Parect:hi autori, quali Besançon e Philibert, 1fichel, ed altri, tendono ad ammettere che il liquido sia sempre emorragico e ne farebbero volentieri un carattere speciale; e ciò si accorda con osservazioni molto numerose ormai, nelle quali il bacillo tifico possedeva proprietà emorrag ipare (cistiti, nefriti emorragiche, epistassi, porpora, ematemesi: ecc.). È certo che spesso il liquido assume un aspetto emon-agico, ma vi sono anche gli essudati sierosi, quelli cioè nei quali le emazie si scoprono soltanto coll'esame microscopico del sedimento, (Levy, J emma, \Vidal, Levi e Malloizel, ecc.), e noi stessi ne abbiamo osservati quattro casi. Sarebbe vano adunque fondare sull'a.spetto del liquido un criterio diagnostico. Pii.t rara è la trasformazione purulenta dell'essudato, la quale dovrebbe esser provocata o da associazioni batteriche (piogeni), o, più spesso, da speciali attitudini piogeniche del germe del tifo su di un terreno o·pporttmo, analogamente a quanto si osserva in altre suppurazioni prodotte dallo stesso microrganismo. Una speciale importanza a questo proposito, avrebbe, a mio credere, il modo di originarsi della. pleurite, poichè, come dirò altrove, talora. gli empiemi post-tifici si originerebbero dalla pleura diaframruatica. Non si nega. però che anche le forme purulente possano derivare dal polmone, specialmente in alcune particolari contingenze : così sono stati descritti empiemi (Phillips) in casi di ascessi polmonali. La quantità dell'essudato è scarsa. Non è raro all'autopsia rim·enire [{00-400 grammi di liquido, o poco più, come del resto si può arguire dai dati clinici rilevabili in vita. È addirittura eccezionale, infatti, trovare casi nei quali il sacco pleurico si riempia di liquido, anzi è già molto se l'essudato giunga a!Pangolo inferiore della scapola o poco pii1. Ciò avvenne solt.anto in tre dei nostri casi; negli altri l'essudato non raggiunse tale altezza. La clinica di queste forme è abbastanza interessante per alcuni speciali caratteri. A cominciare dal periodo d'insorgenza, è da notare come le pleuriti tifiche po~sano estrinsecarsi in vari periodi del corso del tifo. E q n i entri !l-m o in una questione molto dibattuta, se cioè la. pleuri te da tifo po"sa costituire la prima manifestazione clinica rilevabile,


LE PLEURITI TIFOIDI

275

dando un quadro speciale di una speciale pleurite; in altre parole, s~ esista quello che venne chiamato plew·otifo. Molti autori, specialmente francesi, l'ammettono come cosa iuùùwutiùile, alki souo dubbiosi.

A noi pare che non vi possa essere alcuna difficoltà ad ammetterlo; oggi che tende a generalizzarsi l'idea che l'infezione eberthiana sia un'infezione generale, della quale una delle manifestazioni sarebbe appunto costituita dalle lesioni intestinali, non si vede perchè debba negarsi che la prima manifestazione clinica possa talora esser costituita dalla pleurite. JiJvidentemente però la. parola pleurotifo deve essere intesa nel senso che la pleurite è la prima manifestazione clinicamente rilevabile, mentre l'infezione generale doveva già esistere nell'organismo da qualche tempo. Ciò si accorda col fatto che quasi in tutti i casi la pleurite fu preceduta da prodromi dnra.ti varì giorni (febbre, spossatezza, anoressia, cefalea) e non si sviluppò bruscamente; è dunque da ritenere che esi- • stesse già negli infermi la tifoemia e fors'anche fossero già oompanse

lievi lesioni polmonali: all'una o all'altra origine si dovrebbe allora )a pleurite. I casi di pleurotifo sono però assai rari. Più frequente è invece l'osservare che la pleurite si sviluppi più tardi, sia nel corso, sia nella con va.lescenza; di una tifoide comune. Sono quelle pleuriti eh~ il Michel chiama paratifoidiche e metatifoidiche. Sulla. rispettiva frequenza di questi casi variano le osservazioni degli autori; così, mentre alcuni hanno descritto casi insorti nella convalescenza, altri invece non ne hanno osservati che nel corso del tifo. In complesso però, dalle memorie di cui ho avuto nozione diretta, risulta che nel 70 "/o circa dei casi trattavasi di pleuriti pa.ratifoidiche, e nel restante di pleuriti metat.if0idiche. Le prime si sviluppano sia all'inizio, sia nel periodo di stato, sia nel • periodo terminale; le seconde da pochi giorni a parecchio tempo dopo Ùl. caduta della febbre (61° giorno in nn caso di Remlinger). Quest'ultima eventualità è però )a più rara, mentre di solito la pleurite metatifoidica si sviluppa nei primi giorni dell'apiressia. I casi da. me osservat( confermano pienamente tut.to ciò. In uno soltanto (Caso II) la pleurite si ini~iò al 6"' giorno nella convalescenza (1); negli altri cinque l'iniziò vario dal 14° al 28° giorno di malattia, dal periodo di stato al periodo di declinazione. Si conferma dunque la maggior frequenza delle pleuriti n~l corso della infezione. Il l Ciò pure av\•enne nel Ca~o VII. (in nota), mentre nel Casn VIli l'iui7 i•1 si chhe nell'ultim o set tenarlo.


276

LE Pl-EURITI 'rTFOJDl

Qual un q ne sia l'epoca. della sua. insorgenza, l11. pleurite da tifo si inizia, decorre e si esaurisce con caratteri d'ordinario speciali, che ne cost.ituiscono un tipo particolare. . L 'inizio è per lo più insidioso: un modico dolore alla base del torace, dolore che sostituisce la classica punta, e clhe bene spesso è invece sordo, quasi gravativo, apre la scena; esso non è nemmeno costant~, potendo assolutamente mancare, come difatti mancò in tre dei casi da me osservati. Una tosse secca, non molto molesta, non dolorosa, si agg•unge. Questi sono i soli sintomi che guidino il medico a sospettare una infiammazione della pleura, sintomi ben modesti, sì che dessa sfuggirebbe spesso a.ll'esa.me, se questo non venisse fatto sistematicamente ogHi giorno. Intanto la pleurite era stata. preceduta costantemente da fatti polmonali più o meno intensi, i quali non manca.no quasi mai. Nei miei casi la presenza. di rantoli alle basi polmonali nei giorni che precedottero la pleurite fu quasi sempre notata, e questo è un elemento di grande valore per ammettere la origine polmonale della pleurite. Quelle forme però che si sviluppano nella convalescenza non sono d'ordinario precedute da fenomeni polmonali manifesti, sì che per . esse sarebbe piuttosto da ammettere un'origine ematogena. Di questi casi ne abbiamo osservato uno affa.tto dimostrativo (Caso II) perchè in esso mancò ogni traccia eli fatti polmonali precedenti la pleurite. Ho detto che di solito il dolore lieve e la tosse modica .aprono la scena. La mancanza. di rea,zione della pleura all' agente flogogeno, reazione che si esplica appunto col dolore e la tosRe, dipenderebbe secontio alcuni dalle condizioni del sensorio nel tifo; sarebbero in altri termini in relazione collo stato di profonda depressione in cui trovasi l'infermo. Noi non lo crediamo. Vi sono le pleuriti che si sviluppano in casi lievi, a sensorio perfettamente integro, o nella convalescenza, quando è del tutto scomparsa la depressione delle funzioni P.s ichiche; eppure i caratteri di insidiosità nell'esordio sono i medesimi. Onde sarebbe piuttosto da ammettere che essi dip.e ndano da una pecnliare subacuità. di tali forme morbose, inerente alle proprietà. fl.ogogene del microrganismo. Gli altri sintomi della pleurite all'iniziò mancano o sono appena accennati; manca la dispnea, e manca ogni alterazione della febbre. Solo in un caso (Caso I) si ebbe dispnea notevole, ma non è escluso che in esso esistessero dei focolai broncopnenmonici, essendo mancata l'autopsia. Allora la dispnea potrebbe esser messa in relazione con essi, come appunto nel caso VI.


LE PLEURITI T IFOIDI

~77

Ciò vale pure per la febbre che nei casi I e VI risentì notevolmente del processo toracico, ciò che era dovuto ai fenomeni broncopneumonici evidentemente nel CJl.SO VI, e probabilmente nel caso I, avendo in questo l'inalzamento della febbre coinciso colla comparsa dei rantoli che precedettero di 5 giorni l'inizio della pleurite. Nel caso II, sviluppatosi nella convalescenza, la febbre può considerarsi in relazione esclusivamente col processo pleuritico. La feb bre sorge senza brivido iniziale, raggiunge 38" 5, e da allora decorre in modo intermittente, con modiche elevazioni serotine, non raggiungenti mai temperature elevate. In questo caso, dicevo, la febbre rappresenta la reazione dovuta al nuovo processo morboso, mentre negli altri casi la curva termica prosegue l'andamento impressole dal tifo, senza risentire in modo manifesto della fiogosi nuova. Cosicchè, basandoci spe~ialmente sul caso II, possiamo concludere che anch'e per la febbre vale ciò che si è detto pel dolore, la tosse e la dispnea. L'inizio non è violento, tumultuario, imponente, come si osserva in alcune delle pleuriti così dette a frigQfl·e, ma piuttosto insidioso, subdolo, con fenomeni locali e generali poco spiccati (l). N el corso di tali pleuriti i fenomeni locali e generali si mod~l­ lano sullo stesso stampo di quelli notati alPinizio. Dei generali ho accennato alla febbre. L o stato generale non risente delle lesioni insorte sulla pleura, anche se i fatti sono bilaterali. Se lo stato dell'infermo è grave, tale si mantiene senza che si noti un aggravamento dei sintomi ; se invece Pinfermo è in buone condizioni, egli si porta tranquillamente la sua pleurite, quasi senza accorgersene. Solo si aggrava lo stato generale, quando esistono fatti bronoopneumonici ; e ciò è naturale quando si pensi che questi influiscono sulla temperatura, sul polso e sul respiro, con tutte le conseguenze che ne derivano. Dei fenomeni locali, cioè in relazione coll'organo leso, ho già detto della tosse e del dolore, lievi entrambi all'inizio e più ancora forse nel corso. La percussione dimostra una zona più o meno estesa d' ipofonesi, mobile, che dapprima non molto accentuata, .in seguito si fa più. manifesta, giungendo alla matità assoluta, quando l'essudato aumenta di altezza . 'ruttavia., come bo già detto, è raro osservare che il liquido giunga a riempire tutta la cavità pleurica: d 'ordinario sono pleuriti a scarsoversamento, e fra i sei casi da me osservati, tre sole volte esso giungeva all'angolo inferiore della scapola, mentre negli altri era ancora più liIl ) ~cl C::tso \'Il, svilliPilatosi rluranle In cc nl'ale;cc nla, la fèbh re mancò in mo•10 a~soluto.


278

LE PI,EURlTl 'l'lFOIDl

mitato. Si comprende che i fenomeni stetoscopici e il fremito vocale tat.tile si comport.ino in modo adegna.t.o alla scarsità. dell'essudato. Parecchie volte mi è occorso di osservare che il fremito era soltanto affievolito, e non del tutto abolito; e talora all'ascoltazione può avvertirsi respiro lontano anche alla base. Più spesso però il respiro è abolito, e in certi casi può ascoltarsi soffio bronchiale sul confine del liquido. Quando la quantità di esso lo permette, il fenomeno del Baccelli si esplica come nelle pleuriti ordinarie, e la trasmissione della voce afona si compie bene, in relazione coi caratteri dell'essudato, che, come si è visto, d'ordinario è siero fibrinoso, o siero·emorr agico. Quando però si tratti di pleuriti purulente, come in uu caso da me

osservato, che però era di origine diaframmatica1 si comprende che il fenomeno del Baccelli subirà tutte le ben note modificazioni col corpuscolarsi del liquido. Quanto al decorso, esso è variabile. In casi favorevoli Ja pleurite è fugace; così il Maragliano ricorda due osservazioni in cui. l'essudato pleurico si produsse e si riassorbì in pochissimi giorni. È innegabile però che, nella massima parte dei casi, il decorso è as~ai l eu to, si che UJ?- essudato limitato per quantità mette più settimane a ria.ssorbirsi. L e forme purulente possono decorrere in modo vario a seconda della. origine loro. Di solito• anch'esse banno lento decorso, almeno per un cel'to tempo, e ciò, unito alla pochezza dei sintomi generali, fa spesso misconoscere per qualche tempo la natura dell'essudato. Altro carattere particolare nel decorso di queste p leuriti, è la tendenza dell'essudato a divenire sterile. Ciò è messo in evidenza da vari autori, quali il Remlinger, lo l emma; ed io stesso iu tre casi potei constatare l'assenza del bacillo del tifo nell'essudato, qu9:ntunq ae la pleurite fosse certamente non tubercolare. Se ciò sia in relazione con agglutinine e batteriolisina contenute nel liquido, o con una speciale e notevole attenuazione del germe, sì da render pos'libile la fagocitosi, noi non sappiamo. Forse l'una e l'altra. causa debbono avere importanza, e in quei casi specialmente che si sviluppano nella convalescenza del tifo, quando cioè il bacillo deve aver perduto gran parte della sua virulenza e vitalità, dopo la lotta coi poteri di difesa dell'organi smo, riusciti ormai vincitori, e i liquidi organici debbono avere acquistato in alto grado le proprietà connesse • alla conquistata immunità.. Un ultimo elemento da studiare è rappresentato dalla sede della malattia. Nei miei casi tre volte la pleu1•ite era a destra, una volta a sinistra, due volte infine bilateTale; ma nella letteratura prevalgono i cu,si di pleurite sinistra; cosa del resto comune alle altre forme.


LE PLEURITI TIFOIDI

27!)

L'esito tiella pleurite da. tifo d'ordinario è la risoluzione. Ciò non -vuol dire che nei tifosi con pleurite la morte sia rara; chè anzi essa verificasi assai di frequente, se non nella maggioranza dei casi. Così, per esew pio, dei miei malati, ben quattro su sei soccombettero. Ma la morte di solito non dipende tanto dalla pleurite, quanto dalla gravezza del tifo. Dei quattro casi seguiti da morte, due soccombettero a gravis;?ime enterorragia, ed uno presentava focolai di broncopolmonite. Si comprende oome tra le complicanze la pleurite allora passi in seconda linea, e la gravità del ·decorso e la morte non possano da q uesta. farsi dipendere. Di rado l'esito è la suppurazÌO!le. Ho già detto del decorso subdolo di queste forme, le quali possono per qualche tempo trarre in inganno, fincbè l'esame attento dell'infermo, e la curva termica, non mettono sulla via di un'esatta. diagnosi. Ed un altro carattere di tali pleuriti purulente è dato dalla possibilità di risoh·ere senza bisogno di toracotom ia, colla sola aspirazione. Cio è perfettamente in rapporto colla attenuazione dei fenomeni d&. esse presentati, e parecchi osservatori ne hanno riferiti degli esempi (Frankel, Souques, Galliard, Gerhardt, Weintraud, ecc.). La diagnosi delle pleuriti tifoidiche si fa coi mezzi clinici e con quelli di laborato-r:_io. Si comprende come la diagnosi del versamento non abbia nulla di difficile, nè di diverso dagli altri comuni versamenti pleurici di modico grado. Cosicchè la questione si riduce a sapere se la pleurite constatata sia o no di origine eberthiana. Clinicamente essa può supporsi: (') Nel pleurotifo, quando si abbia una pleurite insorta bruscamente, dopo un periodo di malessere durato più giorni, con elevazione forte della temperatura, che dopo due o tre giorni si fa perfettamente continua o con lievi remissioni ma,ttutine; fatti che sono accompagnati da uno stato generale grave, con prostrazione, depressione del sensorio, ecc. ; b) Nelle pleuriti che si sviluppano nel corso del tifo o nella convalescenza., quando a una forma a modico versamento, d'ordinario aieroso o siero-emorragico, la. q na.le abbia. un inizio e un decorso subdolo, insidioso, si accompagni l'assenza di dati anamnestici, di abito tubercolaTe e di focolai tubercolari clinicamente rilevabili. Nelle forme purulente gioverà tener presente il carattere di subacuità messo in evidenza da vari autori, e specifico per dir così, di tutte le suppurazioni a. bacillo di Eberth; carattere questo che dovrà esser corroborato da tutti glì altri che ho già ricordati.


280

LI': PLEt.;R!Tf TIF'OlDI

Ma per giungere a.lla esatta nozione della natura della pleurite, occorrono, e non sempre sono sufficienti, i mezzi di laboratorio. Questi possono dividersi in quattro ricerche, le quali si completano a vicenda: l " Ricerca del bacillo specifico nelPessudato; 2• Siero-diagnosi col siero di sangue e col liquido pleurico ; 3• Citodiagnosi: 4° Inoculazioni. La rice.rca del banillo del tifo nell'essudato si è vista riuscire piuttosto raramente positiva: su quattro delle mie osservazioni una sola volta si ottenne il bacillo di Eberth, mentre negli altri tre casi il liquido era sterile. In ogni modo, il trovare il liquido sterile è già uu carattere importante, che esclude l'intervento di tutta una serie di germi nella produzione della pleurite. Le culture vanno eseguite o seminando in molti tubi di brodo poche gocce di liquido ognuno, o in palloncini contenenti molto brodo, per evitare l'azione batteriolit ica del liquido. Contemporaneamente si potrebbe tentare la cultura del ba.oillo tubercolare; ma q nesta, anche se eseguita sulle patate in mezzo glicerico (metodo r ecentemente ideato dal \\Tetter), non dà sempre buoni risultati, checchè ne dica l'autore, come risulta da ricerche eseguite l'estate scorsa n el laboratorio di batteriologia dell'ospedale militare, allora da me diretto, e che per non essere complete non furono pubblicate. Le riceTche siero-diagnostiche non hanno nnlla di nnoYo : solo è da notare che queste non possono darci se non la nozione dell'esistenza nell'organismo di un'infezione t ifoide, e non ci guidano a ritenere la pleurite di natura tifìca, sia che si esegua la prova col siero di sangue, sia coll'essudato. È noto infatti che, oltre al siero eli sa.ugue, anche le sierosità in genere posseggono per lo più nn'azioue agglutinant.e, sebbene in molto minor grado. (Achard e B em;aud·e, Arloing, !lfénétrier, Oourmon t, ecc). Più i m portante sarebbe il cri te rio tra t. t o dalla sieroreazione tu bercola.re, poichè in tal caso si avrebbe un elemento i m portante contro la natura tifica dell'essudato: le diA'i eoltà d i tecnica però per le siero-reazioni tuberèolari, e specialmente ]a difficoltà di M·erè culture omogenee, non permettono l'applicazione del metodo su larga. scala . Le ricerche cito-diagnostiche ,han uo importanza notevole : il t ro-çare una. formula hnfocitaria è già un ottimo criterio per ammettere lanat ura tubercolare dell'essudato , mentre una formula a polinucleati ~ in disaccordo colla origine tubercolare, e q uindi farebbe pens!l.re cb e la pleurite sia in r elazione col tifo . L e ricerche numerose degli ulti m i anni teudono appunto a ciò (Dopter, -vincent, Levi e Malloizel, Gra-


LK PLEURITI TH'OIDI

.

281

magna, ecc.). Ma bisogna ricordare che anche le pleuriti tubercolari possono avere talora, specialmente all'inizio, una formula a polinucleati (Wolf, Barjon e Cade) e che d'altra parte questa, oltrecbè nelle pleuriti da bacillo di Eberth, si osserva anche in altre pleuriti di pendenti da. germi diversi (di pl ococco di Frankel, streptococchi, stafilococchi, ecc.). Del resto in pleuriti tifiche si è osservata talora una formula iwn a polinucleati, ma con prevalenza di endotelii (Wida.l e Lemierre), od anche una vera formula a .linfociti (Barlocco); ed alcuni ammettono che le pleuriti non tubercolari non abbiano una formula citologica speciale (Czerno-Schwarz e Bronstein (l). In ultimo, dobbiamo tener presente che il mezzo migliore per scoprire la natura . tubercolare di un essudato è nppresentato dalle inocult~zioni alle cavie. Questo mezzo, inoltre, ci può fare eventualmente conoscere l'esistenza di altri germi virulenti, che producano la morte della cavia e si possano da questa isolare. Oosiochè non possiamo basarci su di uno solo dei criteri. sopra esposti, poichè tutti possono essere fallaci; mentre lo studio esatto di tutti mezzi che bo enunciati, i quali si completano scambievolmente, e il loro giusto apprezzamento ci conducono il più delle volte a una diagnosi esatta della natura del processo pleurico. Per escludere la. natura tubercolare potremo ricorrere in circostanze speciali anche alla tubercolina; ma questo mezzo diagnostico non si potrà mai generalizzare. La cura delle pleuriti tifoidiche non varia, da quella delle altre pleuriti; anzi, trattandosi di solito di forme a rlecorso mite, e a modico essudato, non sarà necessaria alcuna cura speciale. Rarissimo sarà il caso di ricorrere alla toracentesi; e quando si tratti di una forma purutlenta, sarà sempre consigliabile far precedere alla t<()racotomia la tor.a.centesi, con o senza liLvaggio del cavo pleurico, gia.ccbè, come si è visto, col solo vuotamento si hanno talora guarigtonl insperate . Roma, dicembre 1905.

·u) Oltre i lt~vori da me citati che trattano della citod iaguosi, crr. il 1a1oro tli Czerno-Schwarze. Bronstein_ ove e una ricca IJibliogra[Ja sull'ar;.:omento.


282

LE PLE:t.:RlTl TIJ.-'ùll)I

BIBLIOGli.A]'IA.. t . VAL~:'>T IIil. - Oeitra.Q ~ur Palhogcnue dt.< 't!ll' lwsbaciltou. llJetl. klitt. 1\'ocheu&ch ro{l, 1 ~89). !!. B~L~ AliTo. - IIIV. olo l. d• Cli nica Yll<tlica. 11190. 3. ~l'A o IJKI.PA NTI. - r.onh·illtLto sperom~11'11le t~llo alutlio dei proct~si l ocali deto·minall dal bacillo ti(nso. (Gio,·n. della 1/t yw Accaà. mtol. di 'l'orino. 18~0. Jlaj!'. 62). 4. LolllflA e P&:-~~uTo. - - Pleur ite da batollv del oi{o. ( Riforma medica. 1890. YOI. Il. pag. 123! ). G. LKVV. - Bt~kl~riologiscloes omd 1\lmlschrs iliJer pleuriliscloe Eryiis•e. tArch. (. expér im. Palh ot ., 18!10, l)d . ~i). 6. FHRNET. - l'n cas de pleowésoe ser o-fì/:lrineuse a vtc bacWts d.'é'bert/o. tSe•na ine m t'àica le , 1891, pag. ! 13). 7. CnAniHN et Roc ER. - lln.cille à '811trl h da11s 1111 epanchement pteurat hèmorraui•t«t. (Soc. mrà. dr~ hopila!lx. <k Pari•. t 891). Il. l\ P.LSCII . - Plcuré&it t!Cterminée t •ar l e '•<lCillt de la fo,;vo·e lypllO ide (Semaill t mrJi cal e, 16!1~. n. IO). 9. Weo~TKAUO. ~ Din Fati vu n Ty phouempyem. (llel'l. klin. Woclituscllri(l, 1893. n. 151. 10. ACIIARO e t BESSAOIIR. - /ttcfw·clles SUl' l a pt·~$t11Ct de l a ] l rOpricté ll{}Qitotinaule dans le plasma ~auguin el diven liquide• de t'orplltlisme. ( Arc/1. de med. t StJi rlm. el d'tltlat. pal/101., 1896. p~g.

748.

ti. ~l t:~o·:TRIKR.- Pièvr e ly/JI<Oode com.1>liquèe ol t ]llt llt'ésie dt·oite. tec. (Soc. med. d . ''''pilaux cle Pat·i~,

t 89G. 27 novembre. 1~. A sCtUll'~.-

Zur Aeliologie tltt' .<er oÌ.<fll f'l ro4rili$. ( Xt iùC/11·. (. /;lin. tlled icin , 1896, 0<1 . '!9). 13. AnLOII'll. - Distnbuliou d' la 1111aliere aggluliuaute cles microbes dtlltll le SllllO el quelqous aurres ho11nt 11rs de l'orgaraisme (Stmain e rni<licale, 18~7, pn!(. 38 H . Tuoa'IEII et S tCAKIJ. - Soc. mè:t. d. loòpilaot.l: de Paris. t89i, 15 janvier. 15. RessoN . - Recherclt~s bCictfriologiq!les srar la {iivre l !lpltoi de. (Rev tae tlt m èoltciue. 1897. n . 6). 16. J&l.UIA. - Contributo all'tliologia delle plsou·iti u ella ( ebbr e ti(oirlt. (Ga~zella d c(lli ospedali, 1897. ~~ novembre). l7. liARAGLIANO. - S11i caralleri clinici o/elle ti{oidl n.ll11ali in Gettova. (R. Accfld. mtd. di Genova, 13 rltc. 1897. - Gn=z. d . n•Jltdali, IR!17, 19 rllcemhre). 16. CI)UR liOliT. - ltepa•·tilioll, {orma liOII et d cslru çtioa de Ili stabsta11ct a(l!Jltalin<!lllt, chf= lts ty· ploiq11es. ($or.. de biologie, 1897. revricr). 19. .\CIIARU. - Pteuru ies ryphoi diqut$. (Semaì7lt medicate. 1898, 19 octohre). '.!O. LA uacut-:. - De$ pleures i el a bll cille cl' EIJel'lh. ('fh ese de Paris, 1899). :!l. I'IIARNKKI.. - Zu•· l.ehre v011 dm AffecliOlltll d es llespirationaapparalta beim llto Typhul . ( Dtul. med. 1\'uc/muçhri(t. 1899. n. 15 und 161. :u. \V AROURG. - Ueber Pleurilis t yphoaa. (.lliinch. m cd. ll'ocht ll scllri{l, 1899, n. 9). ~~ . MtcUKI.. - Corall'1bution à l ' l'l11de cliniques des pleurr-1its typho idiques. t Thtse d t Pal'is, 1899 900}. 2L Oo>l!LINGI\R. - ConlribuiÌOtl l'elude du p teuro-typhus. (/!fUll• de moidecine. 1900, N t ~). 2S. W 1nAl. et IlA vAUT. - Appl icalio•u clintqooes de l't•ltade dea ept~ncllemenU str o·{ìbrilleUX de lo pl;vrt: cyto·di agnoll ic. (Soc. de biolo(lie. 1900. 30 j um ). ~~. SOV•Jl!KS, I. KSNE et RAVA Ul'. - S"r olttU: ca1 de pteuresie /ypho idique. (Soc. m éd. d. /l!ipiUw.r. de Pm·o.<. 1900. t 9 janvier). ~i. S IR EilR\', Sllr un tal d e pletu·esie (l bllcitle d'E!Jt rlll . (Soc. med . d. h6pilaux de Paris, 1900, t'J oc robreJ. ~t!- r. Au.aA n o. Trailemenl, par la lltoracentèu simple, de la pl eur;,sie à bacili e d' Bberlh. (13' Cangr. intenwz. d à me<licin<o. l'ari ~ti . 2·9 agosto tOOO. Sez. Palol. Interna). ~~. (i~;O<IIAIIOT . Ei11 Pall von Typlwrempyem mil sponlaner R'.sorption. (Milllt. a. d. fìrenzgeb. d. :Jfetl. u. Chf•· .. 19UO. 0 ·1. V). Co•ulratvl. {. inn . .fNdicin, 1900. 30. Wu,AL e t MRitHP.r<.- Trois c11s de pletu~sre l!illho•oiique. (Soc. nuid. d. h<i pilaux de Paril, t. O:!, ~i j uillet). 3 1. UA CAo.oc.r.u . - l 'él'icar dilt , m!JOCardite rt p leurésie lyph oidiqo.es t:r:pértm entales. (Soc . de biologie, l ~llQ, 13 octohre). 3:!. GR<IBF. n. - Die ln(tdi01lSU'fl)' cler Pleura. (Dwt. Arch. r. klirt. M td. , 1900. 8<1. 68). 33 f! AVA UT . - Doagno.stic des PpMachements stiro-fìbrll•'-tll' de la plèvre. (TIIèse de P<tril , 190 1) . 3~. PIIILLIPS. - 1 •co ca.<n 11( l yph oid ( evtr. tl'lllo obsctn o( lung ami empyema. (Brii. mtd. Journa l. lVII I, ~~ ft•lìr.J

a


283

LE PLEURITI TIFOIDI

35. BEn:unn. - Lt'& (ormes auormalt• el rares de la {ievre lypltvide. (Ga:etle des fll)pi lau.r., 190t. n. ~!l. 27 avril). 36. GORDINIEII and LARTIGA:-1 - AIIICI'. jourmtl O( lhe med. !Ciomce&, 1901, vol. 1~1. 3i. FroccA. - Bmpimw bilaterale du tifo. (Sile. Lancisiantt degli Otpe.t. di /lomu, 1901, 18 maggio). 3S. PAUOA.- Le plturali 11ei tì(ost. (lliv. erli. di clìllìca medìc« , 1901, :•ag. ti3). 39. P F EII'VII R. - Pleurilis in Verlau(t des 'J'ypllu.~ l&bàomillalls. !Dft&l. A• eh. r. klin. Med. 190!, Bd. a). IO. W QLf', - Die ,!Jorphologie der PleuraexrHICIIe. (Uerl. klin. IV<lr/1,, i$Qj, pJg, mi). Il. BARJON et CADE. - Sur t'mterprét"tion de la {ormu.le C!flologigue des epancllemenls dans !es séreuse&. (Bull. de la Soc. mèd. des hùpitaux tle L!/011, Hl02, 7 mnrs). li. SEAIIS. - Boslon meil. a. su•·g, journat, !90!, 4 deç. iJ. J.\cQUIN. - DìagnO$tic d e la plew·ésie luberculeust che~ !es typlliques. ( '/'hèu de Lytm, 1903). u. DOPTI!R. - Pleuro-typhu~ de recllule. (Soc. métl. d. hti pila••·c de PIH'Is. 1903, !3 nove mbrn 15. V!:iCBNT.- Cylologie et signi{icalion del pl~ttr~sies typiiOidltzuts. (Soc. de biologie, 1903,31 oclohre). l&. Wm.o\L et L B.IIIRRRE. - Pteurèsie typholdi•1ue. tSoc. tle biologie, 1903, novemiJre). li. tsv1 et MALLOIZ~L. - Cytologìe d'u" ca$ de pleunsie typhoidi~tot. (Soc. méd. d. hupìta1u: de

Paris, 1903, 6 novembre). 18. Clf:nxo·ScH WARZ unc.l 13RONSTEIN. oum. 34·35.

~·eber Cytodia!JllO$Iik. (!lat. lili•l.

1\' ochenschrì{t, 1903,

19. D~SAN çox et PHILIBEHT. - Forme.~ e.vtraìnltslinal~s d e t'iu(ecliO!l ébertltiemu. ,1/emoire 1• et 2·. (Joum. de Ph!J&iOI. et de Pothol. gb1., 190i, n. 1. 50. VeTTEn. - Studio mor(otogìco e batteriologico tlrgli us~ttlati plwl'ici . !.\'etltrl. T•j.tschr. '110 01' Geneesk, 1905, Il lebiJraio: He(erate i-n Swwìne mecticale. 1905, r,:og. 197. 5!. LA~O"D&. - Journal tles pfaticims, t90~, 8 anil. 5~. BARLocco. - Pleu riti nel coo·so d ell' in(f;;ione li{oide. (Gaz;etla t.teoli osJ)••dali, 1905,3 sellembre .

•


SULLE CAllS ~ D' INQU IN A~IE~TO DA ::\IICRORGANISUI DEL BRODO CONCENTRATO CHE SI l 'HEPA.RA

A CA SAHALT A (B O LOG ~A) PE R IL R. ESERCITO E SCL MODO DI EYITARLE . Ricerche oo os~er~·:won i ot cl dottor (;!audio 8forza. colonnello medico di rett >r~ della s cuola di a(>plicazione rtl s;~ l'l i t~ mil itai'('.

n brodo concentrato, che si prepara a Casaralta (Bologna; pel R. esercito, d eri \a tlalla ebollizione della più d elil'a-ta e tenera came di manzo (coscia, lombi e filetti) ; è condito con salgeJ?-1-ma, aromat.iz· zato con sugo di arrosto al 3 ° ., e concen trato nel vuoto a lla densità di 10 o• ed alla temperatura di 50" C. tl ). Il sugo di arrosto lo rende più eccitante e gradi to e per couse· g uenza più adatto per l'Ìanimare i feriti in guerra, ma per uso degli ammalati non è punto ueot-ssario e può essere eliminato. Nell'autunno del 1904: \ersai in numerose provette sterilizzate e nella quantità di c.:c. 10 per provetta il brodo concent rato, preparato nell'inverno del detto anno e le sterilizzai per t re giorni di seguito nella stufa d i 1\:och, come si pratica pel brodo comLme, che si adopera m microbiologia . In d tle serie di pro\ette misi in coltura i seguenti microrganismi: l. B. antl11·at·ù< i '> B. coli t·m,wuwe; :3. B. Jl!J'Jcianeu.<; i

·1. B. tjpl;i abdominalis; 5. 13. ma/lei i li. B. meJien fe?·ictt·~ -rulgatu-~;

7. B. p1·odigiosu.~; 8. B. su bti /i.~; (Il Caralle ri Ilei t.ro\lu roucomtrato:

t• colo re uoccoo la ocuro: ':!0 oclore ~:ra•l e,·ole J•eoetrantc di carne arro; tv:

3° saJ•Orc ~tradevole, prouuucoa larneute oapidc> e ricurda nte quello del la rarne arrosto: 3WI'IIO e ~OnSisleu xa OICO·SJrO('i'O-<a; 5° dfllsita. a+ l'ii'IO C. ~raclo ceu t.•s•mali, J(lS(l. lliluzionu con acqua bo ll~nte.: t n l! 1·~r urodi ri si re tti : 1· 18 per hrodl o rdinari (con aggJOnla d i 1, 0

un po' <h s:t1e1.

(C3(11tOii •I'•Ht .. ri per la p rei' •r:t?.oone e r\J rnilura :111 lm pn•1a di sralolette di carne di hu~ In conSPna C t!J llwcl'lte <IJ hrudu Cllll~èlllratO.- F.lizinne <l tlo l•re 1!105).


SULLE CAUSE D'INQU!NAME~TO, ECC.

9. Prote1ts vulga1·ìs ; 10. St. pyogenes aztrer~.~; 11. Blas tomiceti recenti ottemtti dall'infuso di u t· a; 12. A spe,·gitlus ( mnigatus ; 13. Penicillium glaucum ; 14. Jfw:or m ucedo.

Ciascun mic·rorganismo fu coltivato in due tubi di brodo e tenuto per tre mesi rispettivamente alla temperature. di 18-20 e di So-37• O. Trascorso tale periodo di tempo, tutti i tubi sì conservarono costantemente sterili. Ritenendo che la sterilità dipendesse dalla elevn.ta acidità del brodo, corrispondente a 330 cc. di soluzione di soda deci-normale su 100 cc. (1)7 lo neutralizzai e in altre due serie dì t ubi coltivai i microrganismi seguenti: l. B. coli commune ; 2. B. pyocianelts ; 3. B. typlli abdominali.'f ; 4. B. subtilis.

Tutti, acl eccezione del b. Sttbtili.~, si svilupparono entro 24 ~18 ore, ma i rispettivi germi erano privi di movimento e dopo alcuni giorni presentarono tutte e tre le colture i caratteri manifesti della involnzione precoce e cessò l'ulteriore sviluppo di esse. Di numerosi altri germi, coltivati nel brodo concentrato alcalinizzato, non si svilupparono che i soliti ifomiceti, i comuni ::!Occhi dell'aria e lo stafilococco piogeno aureo. Mescolando ad una coltura già sviluppata di bacillo piocianeo il brodo concentrato, questo non ne impedì l'ulter iore sviluppo; aggiunto il brodo concentrato genuino ad una coltura recente di carbonchio ematico in aga.r, non ne ostacolò l'ulteriore sporificazione, nè scemò la. sua azione patogena., perchè inoculata. sott0 cute ad una cavia la nccise in due giorni, come di consueto. In venti scatole Petri sterilizzate versai il brodo concentrato e le tenni aperte ed esposte per tempi diversi, dapprima alla t.empera.tura ambiente, poi a. quella. del termostato e da ultimo di nuovo alla tem(l ) Risultati di analisi sul cnnteronto di t OO grammi Ili brodo concentrato (Romplani 1903). Acqua. . • . . . . . 79,5 Anid ride rosrorica . . . t ,G Estratto. • . . . . . . to,5 Sostnoza a1.otata totale . . . . . t il. t ~oeri totali . . . . . . 6,5 Estratto alcoolico • • . • . . . t4,4 C..enerì solubili In acqua . . 5.9 Cener i. . . . . . , . . . . . 3.1 Cl!neri insolubili in ac'1ua . 0,6 Sostanza azotata solubile in alcoot il.4 Cloruro di sol'! io. . . . . . . . . . . !,9 Sostanze solubili io etere . . . • . . . 0, 3 (Manuale dei medicamenti e delle sostanze accessorie di uso nel servizio sanitario militare In pace e in guerra. - Roma, 1903).


peratura ambiente, in loca.li assai polverosi, per più di un anno; ma non si svi luppò in esse alcun microrganismo. Però in pratica non avviene la stessa cosa. Di fatto, essendosi dovuto sostituire per la conservazione ùel brodo le boccette di vetro alle fiaschette di latta., pe1·chè le superficie interne di q neste erano attaccate Jal liquiJo, furono invase, specialmente da muffe (1), tutte quelle boccette, che non erano riusci te a chiusura ermetica. La chiusura fu dapprima. eseguita con tll.ppi di sughero sterilizzati, in a ppresso con dischi di caucciù e tappi di sughero poggianti sopra un anello di vetro sporgente nel margine interno del collo delle boccette, quindi con dischi di caucciù, tenuti ad intimo contatto cogli orli dell'apertura delle boccette mediante un a ca.psula. di stagn.o puro, avvitata nei solchi a spirale stampati sulla superficie esterna dei colli delle boccette stesse e recentemente con turacciolo di vetro a vite e rela.tivo anellino di caucciù, schiacciato fra il turacciolo ed un solco circo1are nella parte superiore del collo. Ma di tutte le chiusure l' unica, che veramente non lascia nulla a desiderare, è quella della fusione dei colli delle boccette alla. fiamma, da. me vagheggiata fino da quando proposi la sostituzione deUe boccette di vetro alle fiaschette di latta, caldamente patrocinata ed attuata, col concorso del valente meccanico cav. Arturo Cuppini, dal colonnello medico cav. Luigi Caporaso. Con tutti gli altri sistemi sperimentati la chiusura. completa non si ottiene che nel 90-96 per cento, mentre con quello alla fiamma la chiusura riesce sempre perfetta ed al piccolo inconveniente c he essa presenta relativamente aila spazzatura del collo per l'apertura della boccetta ed alla possibilità che q ualche frammento penetri durante tale operazione nel liquido, si rimedia facilmente filtrando il brodo prima di usa.rlo. Nelle boccette, che con gli .altri sistemi non riuscivano a chiusura éom pleta, l'aria in esse contenute e i vapori del brodo uscivano durante la sterilizzazione e l'aria afmosferi ca esterna vi penetra•a di nuovo durante il raffreddamento per colmarvi il vuoto relativo e con essa. penetravano vari germi, che si depositavano sulle guarnizioni e sui mezzi di chiusura, sulle pareti delle boccette e sulla s~perficie del brodo. Nelle ste~se boccette poi tenute anche per poco capovolte, il brodo inumidiva. i · mezzi di chiusura sino alla superficie .e sterna del collo e l'inquinamento si diffonden• lentamente dall'esterno all'interno, cosiccht- le muffe sviln ppatesi sui dischi di caucciù, sui tappi di surn Su116 ··~ rh' specie <li murre eh<' ~i s•·iluppano nelle borcctte di urodn concen trato di Casara lt:! nrenm tn un <uo prosstmo la•·o ro il fnrma cista millt:m1 Francesco Vacc-aro. Il qualt.> dispone di un ablJ<'n•lante ma teriale. Fre•!Ur llle o~ pt tc d~l Jn·odo e il peu icill ttm glnucum .


l.H l\liC'ROBGAXIS~ll Dl!L DR OIIO OO XCENTRATO, ECC.

287

ghero b sulle pareti superiori delle superficie interne delle boccette, ra.ggiur-gevano alla fine la superficie del brodo, ove continuavano a "Vegetare sotto forma. di larghe e spesse membrane (zooglee), che da ultimo cadevano al fondo pel loro elevato peso specifico. In a.hmne boccette le muffe si sviluppano tlirettamente nel brodo, in estate, quando i germi sono più attivi e il liquido ha subito per la loro lunga presenza speciali modificazioni chimiche; però nelle scatole Petri, esposte all'aria libera, ciò non è avvenuto. P er ottenere in pratica gli stessi risultati. h~ lasc'iati aperti in locali molto polverosi ed un poco inclinati 30 tubi contenenti brodo concentrato; 10 boccette di Erlenmeyer, contenenti lq stesso brodo. Ho inoltre sterilizzato, togliendo dai mezzi di chiusura il disco di caucciù, sei boccette dello stesso liquido, cosicchè i vapori del brodo uscivano durante la :sterilizzazione e l'aria vi penetrava poi liberamente nel periodo del raffreddamento. In tutti questi recipienti le muffe specialmente penicillium glat,ctt?n ~ mucor

nmcedo, però dopo lunghissimo tempo, si svilupparono .dap·

prima sulle pareti interne ed in appresso raggiunsero la superficie del liquido, come avviene nelle boccette di brodo concentrato chiuse incompletamente. Solamente tre volte dal capitano medico dott. Giovanni Grixoni, invece delle muffe fu trovato il brodo delle boccette -chiuse incompletamente inquinato da cocchi, che formano sul margine superiore del liquido, ma aderente alla superficie del vetro, un anello più o meno alto e spesso, mucoso, filamentoso, bianco-sporco. Gli ammassi dei microrganismi, che vi si addensano, dopo un certo tempo, cadono al fondo. Questi cocchi, molto grandi, si sviluppano in tutti i mezzi nutritivi che usansi in laboratorio ed inoculati in quantità rilevante nella cavità peritoneale delle cavie non ispiegano in queste a.lcun'azione patogena. Sulle lastre di' gelatina formano colonie rotonde, granulose, assai piccole e se provenienti direttamente dal brodo concentrato, la sciolgono completamente molto presto. Si sviluppano egualmente bene sulla superficie dell'agar e delle patate formando rigogliose pellicole bianchicce. Si tratta perciò .di un comune saprofita dell'aria.· e dell'arobi ente. CoNCLUSIONI. - l. Il bn>do concentrato può essere inquinato d1t microrganismi, specialmente da ifomiceti, se i recipienti di vetro, che si usano per conservarlo, non sono a tenuta completa d'aria. 2. Per attenerne una conservazione sicura, bisogna chiudere le boccette alla fiamma ed esegu1re m appresso la sterilizzazione frazionata di esse.


288

CASUISTICA CLINICA DI UN CASO DI IPERALLUCIN\)SJ ISTERICA, pel dott. Enrico Gilaa'tloni, lene nte medico nell'ospeda le militare di Tot·ino. S~bbe n e in uno dei fascicoli del nostro Giornale medico (l) del passato Anno, sia già s~to a m piamente illustrato da l collega Consigl io, un ca!"O di iperr1llucinosi iste r~a. pur tuttavia r itengo cosa non del tullo inooporluna fo re og~e Llo di breve nota un analogo CB!>O che io pure ebbi, occasione di osserva re in persona di un soldato della 30• compagnia, 3° el pini, di tempo rane<> soggiorno in Cesana T ori nese; e ciò, s ia perché casi s imili, per la loro varietà no!'ografica ed impot·tanza medico-legale, sono sempre degni di interesse e di studio, sia perché il farli conoscere giova a dimostrarne la relotiwl frequ enza.

Storia clinica. NicolA F . d'onn i 21 , contadino, fì ~l io di genitori ig noti, dA Atessa (Chieti), è sotto le armi da r ochi mesi (g"ennaio u. s ). Dalla s ua anamnesi remota s i rilevano di accertalo sol tanto due fatti degn i di no ta, e cioè : 1° c he da bambino sofferse per lungo tempo di angina facilmente r eddivante; 2• che fu aff~tto da enuresi notturna fino all'età tra i 9 e 10 anni. Dall'anamnesi pros.sima rilevasi che due anni or sono in un~t notte del mese di dicembre, mentre il paziente era nel primo sonno, fu collo da un forte spavento in cau!;'a di una improvvisa cadut& di un sa cco di granone dal soffiUo presso la sponda s inistra del proprio letto. Dopo quattro o cinque giorni dta simile fa tto, cbe l'ave va viva mente impr essionato, cominciò a notare l' insorgenza di forLi contrazioni muscola.r i ri tmiche della mano, dell'avambraccio e • braccio sinistro; con trazioni che, s uccessivamente; preser o sd interessare altresì la meta sinistra: della faccia e tutto l'arto inferiore dello stesso lato. Dette con trazioni non erano continue, ma ad accessi:- con sistevano in movimen ti intermittenti ed affatto involontarii, s ebbene coscienti; di durata molto varia· bile: - da alcuni minuti ad, una giornata intiera, talvolta protraentisi persi n<> di noltt>,- tal' a ltra no n avvertibili per tutto un ~dorn o e più. Ricorda il paziente a questo proposito che il medico del proprio ·paese gli veniva spesso sa~­ gianòo con uno spillo i riOessi e la sensibilità (per certe zone affatto scompar~a}, e che la buonardonna che per lui faceva da madre, g li stirava le braccia e comprimev~t il ventre, per farg li cessare le contrazioni. · Nel frattempo (l uglio s uccessivo), fu colto da forti febbri malariche, durante cui e ccessi febbrili cessarono le solite contrazioni, e s ubentrarono facili de( l) Giorrtale m edico del R. b'8treUo. S ir.tlo ,

lptra!lucit•Osi iJitr!ta

F'aselcolo IV, 30 aprile 1905. tenente mecl ico PLACIDO Co:-~­


• CASUISTICA CLI~IOA

289

lirii, assai gravi e per frequenza e per intensita. Però, dietro energiche ed assidue cure, guarì bene e delle febbri e dei suoi disturbi nervosi. Venuto nel gennaio successivo anno solto le armi, il F .... prestò re:;!olare servizio, senza farsi particolarmente notare, se non per un carattert> piuttosto volubile, superstizioso ed assai impressionabile. Nella notte del 28 maggio u. s., verso le ore 23, mentre stava per addormentarsi, vide ad un ll'alto al fioco chiarore della lampadina della camerata entrare dalla por!a di ft·onte al suo letto un ~rosso cane, che, rimasto fisso a gu11 rdarlo per qualche momento, andò a spiccare un salto sulle bl'ande di due soldati dormenti, per passare successivamente sotto quelle di altri ad essi vicini. Oltremodo impressionato da questa improvvisa appal'iLione, il F .... balzò in l'iedi dal IP-llo, corse a chiude!'e la porta della camerata, ed afferrato un alpenstok, si diede a rincorrere la bestia, che, per sfuggirglt, s 'avviava precipitosamente verso la porta stessa per cui e1·a tlntrata. Questa (che il soldato credeva di aver chiusa, mentre era stata nell'orgasmo del momento soHanto socchiusa) in causa dell'urlo provocato dal corpo del cane stesso in cor<'a, ebbe un battente aperto, sicché per esso la bestia potè f•Jggire, e r isparm iar,:;i il colpo che il soldato gli menava dietro, così furiosamente e violente mente da spezzare l'alpen stock. Colpito dalla improvvisa apparizione, impre~sionato sopt•allnlt'o per il fallo che il cane ttveva potuto sfuggirgli dalla por·ta, che egli credeva fermamente di aver chiusa, il F .... tornò a letto, ma tardò astoai ad addor·mentarsi. Il mattino seguente parlò del fatto ai suoi cameratr, cer cando di dissimulare l'impressione di spavento avuta la notte innanzi, ma insistentemente dichiara va di non sa persi spiegare per quale magica potenza il cane avesse po· tulo sfuggirgli, dalla stessa porta che e~! i aveva pochi momenti prima cit iusa: nè su questo punto !l'li riuscivano pe1·suasive le logict1e spiegazioni dei compagni. Non apparve più oltre preoccupato del fallo per tutto quel giorno; però sull'imbrunire, fu visto guardarsi attorno, sospettoso, come pen;ona che teme un agguato; e quando, suonato il segnale del ripol>O nottumo, la camerata ritornò silenziosa, il F .... assillato dall'incubo dell'apparizione avuta la notte in nanzi, se oe stette per lunghe e lunghe ore rannicchiato e tremante, col capo sotto le coltri, senza poter prendere sonno. Benonchè la notte successiva Yerso le 23, mentre si t1·ovava in uno stato di dormiveglia, ebbe quasi ad un tr&tto, la visione nella, precisa del cane che entrava dalla porta difronte a lui, lo fissava un momento, andava a balzare sopra e solto le brande dei suoi cameratr. Tremante di paura e di sdegno, stelle immobile alquanto tempo, seguendo' la bestia collo $j;:U81'do n~i cantucci uve la vedeva rifugiarsi, verso la porta ove credeva s i dirigesse pel' fuggire ; indi gli tendeva il pugno minaccio~o, emetteva grida di dolore, urla di spavento, gemiti di angoscia; stendeva le mani supplici; segnava co!l'indice la via che seguiva la sua visiòne; vedeva la bestia in atto di balzar·gli addos~o; cacciava violentemente e con moti fulminei il capo sotto i cuscini; si gettava addosso le coperte per prolegger si dagli assalti; balzava io piedi sulla branda, cercando febbl'ilmenle le cartuccia dal proprio zaino; corr eva alla rastrelliera e contava i fucili per scegliersi il proprio. Fortunatamente fermalo in tempo dai compagni svegliati dalle sue urla e dai suoi gemiti (e che mi riferirono con precisione e concordi la scena), afferrava uo alp~nstock e rincol'reva lu bestia nella camerata, e nella l~ -

Giornale mwieo.


290

;

OASUISTICA CLINICA

latrina, qui vi menando colpi disperati: indi tornava alla porta, indi io lelto, e perseguendo sempre la sua visione, andò ripetendo la stessa miserevole scena dalle 11 di sera sino all'alba, nonostante le parole persuasive, le esortazioni, le preghiere dei suoi compagni; di cui deplorevolmente, non uno ebbe la buona idea di rendere avvertito del fatto qualche ufficiale della compagnia o lo scrivente, allora al se.rvizio del presidio di Cesana. Dopo un sonno profondo, il F. ricordava confusamente la visione notturna avuta; e ai compagni che gli chiedevano se avesse sentito le loro parole, le loro esortazioni, diceva che li aveva ben veduti i suoi amici; che le aveva ben sentite le loro buone parole, ma che una potenza interiore lo obbligava, lo incatenava a guardare per forza il cane;- dichiarava per altro che quella bestiaccia · non era un vero cane, ma il demonio in persona solto le spoglie di cane. Alla notte successiva, verso le ore 22 '/, fui chiamato d'urgenza al letto dello s tesso soldato, pet•chè costui era tornato in preda alla suddescriLta visione. Lo trovai seduto sul letto, circondato dai compagni che invano tentavano persuaderlo, e richiamar! o in coscienza; cogli occhi sbarrati, fissi su una immagine che certamente egli vedeva ben distinta avanti a s è, balbettava con· fuse parole, faceva gesti Ot'di s upplice preghiera, ora di minaccia, ora di timore; tendeva l'indice, segnando il punto o ve si accovacciava la mala bestia; si co· priva violentemente il capo con le lenzuola e coi cuscini per sottrat•si agli as· salli del cane; balzava dal !.etto sferrando pugni sulle brande, nell'aria, ovunque credesse colpirla; spingeva lo sguardo nei punti meno illuminati della camera, negli angoli più sospetti; ritornava immobrle ed ests:~ticQ, sbarrando gli occhi e solo movendo velocemente le labbra, per scuotersi dopo qualche tempo con violenza per tutta la persona a un tr~tto, ed emettere gemiti e strida. Molti l'attorniavano confortandolo con parole, con abbracci; gli illuminavano il punto verso il quale aveva fisso lo sguardo, per dimostrargli che nulla v'era d'anormale; ma dgli fissa va attonito i n volto i suoi amici, e pur vedendo li non li ri· conosceva; pur sentendo le loro parole, non dava segno di comprenderle; e pel'seguiva la sua visiOne spaventevole e dolorosa quasi costretto da una forza a lui ùel tutto estranea; la cercava ansiosamente con lo sguardo, spostandolo dai punti illuminati ai pii.t oscuri, per poterla scorgere meglio e megli:> difendersene: e una volta raggiuntala la seguiva nei suoi movimenti. Evidente· mente egli accompagnava con lo sguardo il cane che dalla porta balzava sopra e solto le brande, si portava verso la latrina della camerata, indi fugg:iva di nuovo verso la porta: e seguendo questi movimenti, ora parlava concitato, ora s ospendeva per·sino il respiro, ora balzava in piedi sulla branda per cercare le cartuccia, l'alpenstock, e trattenuto, scendeva a terra, tentava lanciarsi verso la latrina, menava pugni violentissimi, tornava sul Ietto per nascondersi sotto le coltri, o rimanere estatico ed immobile. Malgr·ado ogni dolce persuasiva esortazione dei propri compagni e dello scrivente, la scena andava in modo stereotipo, t'innovandosi e ripetendosi gia da qualche ora, e di certo sarebbe continuata come la notte precedente smo all'alba. Essendomi, dai dati subbiellivi suaccennati, e dai pochi obbiettivi in tutta fretta raccolti, subito fatta la convinzione che si trattasse di una allucinazione ister·ica, credetti necessario per strappare il povero paziente all'in~ubo, di cui e ra predt~., di fat·e un tentativo di suggestione . Contrariamente alle mie previsioni, in questo tentativo riuscii molto presto, e con g rande fa ci lita, otlenen done un felice risultato. Ordinato a tutti di sco


CASUISTICA. CLINICA

291

starsi dal leUo del paziente e di ritirarsi ciascuno al proprio posto, mi proposi di fargli a poco a poco cr edere che io pure avevo la sua visione, che io pure distinguevo benissimo il ca ne accovacciato là dove gli appariva, di vedar lo muovere, saltar e, come a lui sembrava. Quando lo vidi ben persuaso della cosa, gli dissi : « Tu stai qui nel letto; vado io ad a mmazzarlo»: e avvicinatomi alla por ta ne spinsi violentemente un battente, dando l'impressione che il cane mi fosse sfuggito per esso, mentre tentavo di percuoterlo. Indi gli Ol'dinai di vestirsi per poterlo r incorrere aiutandolo io stes.~o nella ricerca degli abiti e nell'indossarli, poiché il paziente, pur obbedendo, per suggestione, a quanto gli andavo ordinando, ogni tanto si ar· restava per guardare sempre verso la porta, donde gli sembrava di veder riapparire la temuta bestia. « Ed ora vieni con me » gli di!:'si prendendolo sotto braccio: • lo vedi che fugge giù per le scale ... : guarda ... guar da che attraversa il cortile! lesto .. . ma non vedi che va all'infer meria, che sale la scaletta? .. . vieni, corri: ora non ci !:'Cappa più». Il paziente, pur animato d11l desiderio di correre, trascinava le gambe, come fossero state cariche di catene. Infine salimmo la scaletta, che immette nel corridoio centrale dell'infermeria, lo spinsi con un urtone dentro, e, imitando il guaito doloroso del cane percosso da un calcio che sferrai alla porta d'ingresso dello stabilimento, ne chiusi con violenza i battenti a chiave e con ca· tenaccio. Agii in modo cosi rapido e rumoroso che il Fon ... rimase stordito e confuso; si guard6 attorno sospettoso ed incerto, esaminò a lungo e per bene la serratura, i chia vistelli, i battenti, che io fingevo di rinsaldare: infine, quasi del tutto persuaso, tese l'orecchio per sentire se il cane annaspasse dal di fuo r i. «No! no!: non c'è più: è fuggito! di qui non entra , non passa : senti che la sentinella gli spara ... gli ha sparato: è morto! ora, vieni, andiamo a dormir e; possiamo stare tranquilli: l'ha proprio ammazzato la sentinella! ... vieni, spogllati, riposa, dormi tranquillo» . Lo aiutai a spogliarsi, a coricarsi, gli tenni chiuse le palpebre, e in meno di due minuti il povero allucinato era a letto, in preda ad un sonno profondo e tranquillo. La suggestione, r esa facile dal restringimento non mollo grande del campo della coscienza nel momento in cui veniva iniziata, era riuscita benissimo e di insperata efficacia. L'indomani maUioa, al primo suo svegliarsi, il soldato si stupì di non trovarsi nella propria branda, bensì in un letto dell'infermeria: rammentava per altro, sebbene in mani-era assai confusa, la brutta visione patita, e persisteva nel ritenere che il cane apparsogli er a il demonio io persona; anzi mi confidava a questo riguardo con tutta segretezza che detto demonio gli aveva detto che quando sarebbe tornato a casa sua avrebbe dovuto recarsi in un ·cer to posto guidato da un cane « per ricevere (uso le testuali parole) una confessione da una certa persona •· In seguito, a poco a poco la coscienza ritornò completamente integr~, nè il paziente, (tenuto per più giorni in osser vazione, prima di inviarlo all'ospedale militar e pr incipale per le successive pratiche medico-legali), (l) diede altri segni esteriori di allucinazione, e di traccia del sogno delirante. Anche i dati obbiettivi che l'esame uevrologico (necessariamente imperfetto ed incompleto, a causa della deficienza dei mezzi a disposizione, e per le spe· ciali contingenze del momento) aveva fatto rilevare, andarono pure dileguan(t) Fa sottoposto a rassegna di rimando e rirormato.


292

OASUI STIOA CLINICA

dosi. Di que ~ li dali obbieltivi accennerò in particolare solo a quelli rilevati con tutta sicurezza, tralasciando affatto quelli non bene accertali e per l'ora inoltrata e pel delirjo del so~-tgelto. Al pr imo esame fatto, mentre il paziente e r a in preùo alla sua allucinazione, rilevai una anestesia completa al lato sinistro del corpo per qua nto rigua rdava la sensibil iiJ.J. tattile e dolorifica, (senza però esset'e accompagnala da vera e propria e miplegia, come suole di solito accadere) : anestesia che pe1· vari dati ritenni con sicurezza d'origine e di natura psichi ca: per il lato destro l'anestesia non era cosi a ssoluta, compi et~ ipOe'$ tesia): i r iflessi cutanei erano pure completamente mancanti ai lato sinis tro , mentre al Ialo destro s i potevano rilevare ancora: esagerati invece sia a destra che a si nistra e rano i riflessi tendi nei: il riflesso addommale era conservato s ia a destra che a sinistra: aboliti il riflesso fari o geo ed il congiun ti vale: dermog1·afismo, alla meta destra piut tosto marcato: contrazioni mioclonicho di fa scetti muscolari ag li arti e alla faccia, specie a destra; tremori alle mani e a lle labbra : notato il fremito palpebrale ad occhi chius i. Alla mattina dopo l'attacco cons tatai invece che a sinistra all'anestesia compi e ta er•a !'\Uccerluta l'ipoestesia, menll·e a des~ra le varie seosibilit.é erano tor· nate pr·cssoché normali : così i rinessi: persisteva l'assenza del riflesso fa ringeo e di quello congiuntivale, nonché l'esagerazione dei riftessi tendinei; il campo vis ivo, g rossolanamente rilevato sembrava ridotto in modo concentrico, specie ùa l lato esterno in ambo Rli occhi. Non potei stabilire se vi fu poliuria o meno; e !>e c'era s tata o no nel contempo la cosidelta inversione della formola dei fo s fati. Come dissi, a11che questi dati obietti vi, andarono poco a poco dileguandosi, rimanendo semplicemente l'as!"enza del riflesso fa ringeo, e del riflesso con· giuntivale, e l'esa ~e razi on e dei riflessi tendinei accompagnata da un leggiero g rac.lo d i i per·tonia. L'esame generale non fa ceva rile va re nulla di speciale, se si eccettui una egg erissima a sim metria faccialr, e mancinismo motorio.

Questa in breve la storia c linica, interessa nte sotto il dupl ice aspello clinico diagnostico e medico-legale . La diagnosi eli delir·io allucinator io a cuto di' natura isterica, in altr e parole di iperallucinosi isterica, da me fatta i11 base ai dati obiettivi e subiettivi suacce nnati sembra mi g ius ta. Confesso che nel momen to di formularla mi ap par,·e cosi logica ed evidente che non pensai affa tto ad escludere o un possi bile de lirio d'o ri{Ji ne tossica od alcoolica; o una even tuale allucinazione di .fo,.ma . maniacale; o una confusione mentale acnta allucinatoria; o un accesso d'automatismo di natu,.a epilettica; oppure una forma. sensitiva (vi siva) di epi_ le.~sia parziale, di cui l'accesso s ensi li vo (allucinazione visiva) si potesse con· s .dt•rare come una forma attenuata, equivalente, fr' IISLa, abortiva di epilessia ; una forma cioè nella. quale l'aura s i pr esentasse isolatamente senza essere seguila dalla scarica o crisi convulsiva. Ricors i perciò tosto alla suggestione che, col suo fa cile s uccesso (ab adjuoantibus) mi rassicurò del tutto nel mio convincime nto. Del r esto come le indagini a namnestiche fecero dipoi facil mente escludere in m odo assoluto la possihilità di un delir io tossico od alcoolico, cosi dallo a ttento esame del soggetto durante e dopo l'attacco, in base '

..'


CASUJST!CA. CLINICA

293

specialmente alla emianestesia (e non anestesia completa), al semplice r estringimento (e non abolizione) del campo della coscienza, alla facilita della suggestione psichica, non mi riuscì difficile escludere il sospetto di una forma epilettica. Tratteniamoci auzilutto un momento a studiare il paziente ne i suoi antece-

denti morbosi, raccolti da lui stesso, non avendone potuto avere notizie più complete dal suo IJaese nativo. Nulla sappiamo sulla sua eredi"tarietà, essendo egli figlio di genitori ignoti; ma non si potra per certo negare che appunto per questo essa non sia abbastanza sospella dal punto di vista della psicopatia. Risulta per altro dall'anamnesi positivamente che il Fon ... sofl"rl di enuresi notturna, sino quasi all'eta di dieci anni, nonché di una g rave malattia nervosa, che, in base ai dati ed ai sintomi fornitici dallo stesso paziente, possiamo ritenere una forma vera e pr·opria di emicorea isterica. Uelle coree isle· riche, é noto, abbiamo due forme : a) la forma ritmica. b) la forma aritmica. Quale delle due forme fu quella sofferta dal no1>tr·o paziente? e come e perché insorse 'l Con ogni verosimiglianza possiamo affermare in base -alla descrizione d(!i sintomi raccolti dalla bocca stessa del soldato, che la forma da lui sofferta fu l'emicc>rea isterica ritmica. Quanto alla sua insor~enza l'anamnesi pal'la in modo esplicito: fu uno spavento, un trauma psichi co, che, agendo sopra un sistema n ~rvoso di certo ereditariamente predisposto (si ricordi fra l'altro la facilità al delir·io neg li attacchi di febbre), provocò la manifestazione (sotto speciale forma ), di un isterismo fino allora latente. Ne mancò t1'a il trauma psichico, tra lo spavento cioè e lo scoppio della manifestazione isterica il periodo ài preparazione, quel classico periodo che Cbarcot con frase scultoria chiamò: periodo eli meclita.zione, durante il quale si ordisce subdolamente il lavorio . d'autosuggestione, eire determinera poi lo scoppio dei fenomeni isteriformi. Vedremo più avanti come questo pe-riodo (il quale non manca mai) sia seguito anche dopo il secondo trauma psichico, il quale determinò la manifestazione isterica, che forma oggetto di questi appunti. E che d'altra parte si trattasse realmente di una emicorea ritmica in sog· getto isterico tendono a provarlo, olll·e i dati clinici s uaccennali. pure: a) il fatto che il medico curante andava spesso saggiando la sensibilità ed i riflessi; &) gli effelli della compressione o dello sliramento di certe zone frenatrici che il caso, o l'esperienza od il doltoee avevano appreso ai fa migliari del • paziente; c) la -cessazione delle contrazioni alla comparsa di una forma morbosa grave (febibri malariche) (è noto che le manifestazioni isteriche sogliono tacere al sopr aggiunger e di una grave malattia interna); d) r insorgenza di facili e forli delirii per effetto degli accessi febbrili; e) la guarigione completa ottenuta dopo varii mesi di cura. l nfine tutto ii' complesso dei dati sut~cc ennat i sta a sufficientemente occe1·· tare nei centri nervosi del paziente un'altitudine c0stituzionale, ereditaria, a reagire in modo paradossale a stimoli pressochè indillerenti per so~~e tti normali; per accertare in altre parole nel Fon ... quell'anomalra dell'equilibrio nervoso eminentemente ereditaria, e che in paLologia costituisce anzi !"esempio pru caratteristico di eredità similare, che noi defioia.tno isteria.


294

CASUISTIOA CLINICA

La quale, ritornata allo stato latente, allorquando il Fon ... venne e restò solto le armi, esplose nuovamente in seguito ed in conseg uenza di un altro trauma psichico, ma non con una manifestazione comune, quale quella del solito grande accesso isterico classico (grand mal) preceduto dall'aura, e s eguito dalle fasi : 1• epilettoide; 2° a crobatica; 3° passionale; q. o delirante ; bensì (come la prima volta) con una forma frusta, o megl o equivalente, che appunto per la s ua singolarità riesce vieppiù interf'ssante sia dal punto di vista clin1co-diagnostico, che medico-legale. Come l'epilessia ba le sue forme e quivalenti in cui il grande accesso convulsivo classico viene sostituito da semplici fenomeni ver tig inosi (assen.ae), o da a ccessi larvati, o con accessi d'automaJi~mo, o di forme procursive; o da a tti impu lsivi, o da fenomeni psichici (equicalenii p r otr atti). ecc...... , così per l'ister ia , oltre il g rande accesso ister ico classico, sonvi le fo1·m e incomplete, fruste, equivalenti, in c ui la coscienza permane, anziché parzialmente ubnubilata, addirittura quasi del tutlo integra ; e delle quattro grandi faRi classiche una sola può predominare su tutte l'altre, sino quasi ad escluderle; - tali forme stanno a costituire il cosidelto piccolo isterismo, (pctit mal), che compr ende con la malatlie des tics di Gillet de la Tourette, gli spasmi ritmici, l'elettrolepsia di Ber geron, il paramioclono multiplo, il dehrio allucinatorio acuto -isterico e l'emicorea rttmica o aritmica. E per vero, delle quattro g rand 1as ctass1che del grande accesso, che cosa é r·ìmaslo oel l'attecco di delirio allucinato1·io osservato nel nostro pazieute1 A f]uale, od a quali fasi possiamo noi ascrivere i fenor.Jeni clinici da lui mani· restati 1 Cr·edo che sia difficile una risposta sicura ed esatta; ad ogni modo pos~iamo subi to escludere le prime due fasi che manca•·ono atfatlo. Vediamo le altre due: La scuola della SalpeLJ·ier e nel suo ·rig idismo schematico definisce la terza fase, quale fase dell'estasi, con delirio di aziona o di sogno stereotipo, ed ego· \!entrico; con campo della coscienza sempre molto ristretto, s ino quas i alla a bolizione, perché ogni altra sensazionu del soggetto viene a ssor bita da quell"unica idea predommante che è sor ta in lui, come grurpo allucinatorio autoctono, e che informa la plasticità delle pose. e la passionalità degli attep-giamenli. La IV fase viene della invece ja!'.e del deli rio, con delirio parlato, con lo· ~01-rea, con vaniloquio, con for me sooamboliche, con risveglio di molli centri per allargamento più o meno notevole del campo dell.a coscienza , e quindi aL· tivitò più o m eno lumultuaria e disordinala <ielle funzioni cerebrali. Evidentemente nel caso nostro predominano le manifestazioni di quest'ultima fase: quali il vaniloquio, la logort·ea, l'allucinazione zoopsica, la variazione del tono sentimentale dei varii momenti dell'attacco, il restringimento del campo della coscienza non tanto forte (tale anzi da permettere con r elativa faci lita e prontezza la possibilità della suggestione); le fa si di automatismo sonambolico; ma questa preclominanza non fu talè da non permettere che traUo tratto, tra queste manil'eslazioni, facessero capolino e s'appalesassero talunc caratteristiche della Ill fase, quali: i periodi di Immobilità estatica, di atteggiamento tra lo stupi to ed il terrincato, le pose di miuaccia e di preghiera, di caccia e di fuga. Anche nel caso in pa r ola pertanto, come g ià in quello illustralo dal collega Consi g lio, come del resto, nella magg ioranza dei casi del genere, la distinzione, e la divisione delle fasi' appare artificiosa e direi quasi illogictt, poiché


CASUISTICA CLUUCA

29()

il piu delle volte, dalle manifestazioni dell'una fase si passa inavvertitamente. gradualmente a quelle dell'altra; oppure queste con quelle s'intrecciano, si sovrappongono, si fondono con varia intensità, gl'ado e misura. Vero è, ritengo, che le divisioni schematiche in clinica, se da un Jato possono essere utili a scopo scolastico per fissare nella mente del giovane studioso dei punti d'orientamento tra innumeri varietà nosografiche 'di uno stesso tipo di forma morbosa, valgono dall'altro Ialo ad ostacolare e rendere piu difficile, coi preconcetti che ne conseguono, lo studio diagnostico dei singoli casi clinici: Natura non jacil s:1ltus. Abbiamo già detto che anche questa seconda manifestazione isterica fu al pari della prima preceduta dal p&riodo di medita:;ione dello Charcot; - invero l'attacco allucinatorio insorse non la notte stessa o la sera susseguente al trauma psichico, ma solo più tardi. E circa l'insorgenza di detto attacco merita ancoro rilevare le circostanze che la favorirono : cioè il silen::io e la semioscurità della camerata: il t o facilitando nel sistema net·voso del paziente, anche contro sua volontà, il monoideismo ininlelligente della autosu ggestione e perciò stesso facendogli acquistare forza isterogena; la seconda, velando e nascondendo all'infermo gli oggetti dell'ambiente, e quindi favorendo il fenomeno d'inibizione della vista della r ealtà nei gruppi cellulari occupati doll'allucinazione. L'analogia del presente caso con quello con così lucilla e brillante trattazione esposto dal collega Consiglio, mi dispensa a questo punto da ulteriori considerazioni ul riguardo. Mi sia soltanto permesso intrattenermi il più brevemente possibile su due importanti dali clinici, osservati pure nel caso in pat'ola, eia taluni autori r itenutt patognomonici della neurosi isterica: intendo alludere al f remito palpebrale, e al mooimento dell'allucinazione. Per quanto riguarda il f remito o tremito delle palpebre occorre osse.rvare che la sua presenza o assenza può avere valore diagnostico uon per le sole form e di isteria, ma altresì in quelle di neurastenia psicastenica (ollt·eché nei casi sospetti di simulazioni di attacchi epilettici, o di amplificazioni interessate). Dai più model'Ui autori tra i pochi s intomi obbiettivi della neurusteoia, oltre la reazione miasteoica, e l'esageraziolle del riflesso patellare, viene citalo come impot'lanle anche il fremito palpebrale; il quale perciò non può avere·valore diagnostico assoluto per la sola isteria. In rapporto poi al mooimento dell'allucina;ione, il caso in parola, sembrami acquisti un pat·ticolare interesse. L'allucinazione, secondo la teoria della Salpetriere, si muoverebbe sempre dal Jato anestetico a quello ipoestetico o nor· male. Ora; nel caso Consiglio si verificava il fallo contrario: e, in quello che ci occupa, il movimento dell'allucinazione s'effelluava s tereotipatamente in vari sensi, in varie direzioni, seguendo anzi i precisi movimenti, le stesse direzioni seguite dal cane, allor ché eff~ltivamen le entrò, percorse ed usci dalla camerata. Orbene; se nel caso Consiglio, si poteva spiegare il fatto contraddicente la teoria, invocando l'ipotesi di un transjerl , come ciò sarebbe possibile nel caso nostro ? Per verità credo sia da rilénersi che per la retta interpretazione del movimento più o meno complesso dell'allucinazione, occorra risalire allo sLudio del reale meccanismo di produzione dì cosi inleressante fenomeno. L'alluci-


296

CASUISTICA CLINICA .

nazione, pure essendo un fenomeno tanto frequente e comune da poter persino sePvire quale crilet•io tassonomico di svariatissime forme di psicopalia (paranoia, alcoolismo, epilessia, isteri~mo, demenza precoce. amenza, ecc.), ba effettivamente (se se ne eccettuino le allueina:.ioni psiehiehe, che •n ratti non sono che delle pseudo·allucinazioni, o allucinazioni apperc.Jttioe, come le chiama Kahlbaum) un unico meccani:;roo pato$Z'enetico. Esso però vien spiegato in due modi diversi, secondo due diverse teorie. Per la met1o recente di queste (Tam· burini), l'allucinazione sar ebbe niente altro che il prodotto di uno speciale s tato irritativo de i centri psico-sensorii: essa starebbe a detli centri, come l'epilessia ai centri psico-molot·i : in altre parole sarebbe una scarica convulsi\'U dei centri psico-sensot•ii. Ma questa teoria, se ri esce ancora a spiegar ci le formt~ di allucinazioni più semplici ed elementari (quali gli acusmi, le fotopsie, le parestesie, ecc.), non é più suflìciente a darci una suadeule spiegazione del modo d'insorgere e di p1·odursi dell!~ forme di allucinazioni complesse, conti·

gut·ate e movi mentale, quale, ad esempio, quP.Jla che ci occupa. Come infatti si può spiegare che stimoli esercitanti la loro diretta azione sul centro visivo di un solo emisfero che abbia vig ili ed eretislici alcuni centri corticali, producano immagini complete, mentre è noto che il centro visivo di uo emisfero non è capace di dare che una mezza immagine soltanto (emianopsia) ?. E, a parte il f1\lLO dell'em!anopsia, quali dati potremmo invoca re nei varii casi di all ucinazione visiva. per accertarci che sia vigi le ed et•etistico il centro visivo di un solo emisfero cer·ebrale ~ L'emi anestesia da sola non potrebbe essere sufficiente, poiché essa e di o1~i gi ne e di natura puramente psichica. D'allra parte, in altro campo, come si spiegherebbero certi casi di allucinazione verbale unilateralizzata dove, per esempio, l'emisfero inerte fo sse il sinistro, prop1·io quello ciof> che tH:IIa sua 1• circonvoluzione temporaria detiene il (;entro dei s uoni? Meglio persuasiva sembr·ami la teo1~ia più moderna, secondo la quale l'allucinazione, nata, come idea o come simbolo più o meno configurato, o come immagine t:.>iù o meno mo'vimeutata, nella regione associativa, anzichè (come di norma) associar·si ad allre idee, o proiettarsi all'esterno come susci tatrice d'azione, re/luireb&e, r imbal!lerebbe, ret,.ocederel;be, o (a) lungo quelle stesse fibre omolaterali o controlaterali a,O'erenti di dove e 1•a venuta ; (il che contra· sterebbe alquaoto colla legge della polarizza:zione dinamica); ovvero (b) (per non violare delta legge) luogo lè fibre relt·ogradc, a funzione centrifuga e quindi ejJerenti di F !echsig e di Rarnon·y cayal (destinali di norma all'altelli:ioue); e si dirigerebbe verso e fino ai centri di sensibili là, da cui era immigrata, quando era sc.>nsazione. Non é f'JII Ì il caso di enumerare e svolRere i numerosissimi argomenti che stanno a favore di questa teoria tanto seducente : la semplice espo:sizione sche· lell'ica della sua essenza ci è sulficiente, per <)f1'èrmarl1 che per essa il mecca· nismo di produzione d~l fen o meno allucinatoJ'!O viene ad a vere una fisooom ia

ben netta e pr'ecrsa, riduct\ndosi dopo tullo a un sempl ice regresso, ad un ri· torno refluo della percezione di una imma~Zine più o meno cosciente (sia pur complessa, contigurata, o movimentata fi n che si vuole) dalla-zona psichica ai centri della sensibilità (vista. udi to.. .) donde era venuta; r egresso tanto naturale ad ammetter si, quando n e conosciamo le vie anatomiche idonee pet' cui si può compiere: per essa teo!'ia si comprende come l'allucinazione non sia una rappresentazione spasmodica convulsiva (differenziandosi anzi dalla rappresenta· zione per qualità e sede), ma s i riduca subietlivamente almeno, ad una sensa:.ione

l


OASUISTICA CLINICA

297

del tutto simile alla realtà, ne occupi l'identica porzione di corteccia, e si spartisca tra i due emisferi, o tra i relativi centri sensoriali corticali vigili ed eretistici dei due emisferi. Con questa teoria che definisce così bene la natura, e ne delimita Cl)SÌ nettamente l'origine e la sede dell'allucinazione configurata e movimentata, il movimento sia pur complesso fin che si vuole e in vario senso dell'allucinazione stessa, trova la sua ovvia e logica spiegazione anche nel caso nostro. Il quale, oltre l'mteresse clinico-diagnostico, che ho cercato di brevemente di· mostl'are, otTre anche evidentemente una certa importanza dal punto di vista medico-legale. lovero ognuno può facilmente it;nmaginare le tragiche conseguenze che sarebbero potute derivare dal delirio allucinatorio acuto del povero sol!lato, qualora il medesimo a,·esse . dovuto per proprio turno montare di notte tempo quale sentinella alla garretta della caserma, o della vicina polveriera, proprio in una delle sere .successive a quella in cui riportò il trauma psichico (lo spavento del cane); mentre cioè trovavasi nel più volte accenna to periodo di meditazione dello Charcot: oppure qualora il povero allucinato delirante non fosse stato in tempo fer mato dai suoi camerati, nel mentre colle cartuccia in mano andava cercando il proprio fu.cile sulla rastrelliera per sparar~) in direzione del punto, ove egli aveva la visione della bestia che stava per assalirlo. Fortunatamente, nulla di tutto questo avvenne ; mentre i fatti rilevati ci furono sufficienti per disvelare nel giovane e robusto alpino una forma di squilibrio nervoso, che già in precedenza nella vita civile aveva date serie manifestazioni ; e che, durante i pochi mesi di servizio militare, si era mantenuto allo stato latente. Come vedemmo, questa forma latente, che definimmo, per vari dali, di natura essenzialmente isterica, non tardò molto a scoppiare, dietro una causa ben determinata ed evitabile, dando, come la 14 volta, manifesta zioni di petit mal anziché di grand mal. Ma poiche noi sappiamo che è p81'· ticolarita appunto del piccolo isterismo, più che del grande, di poter decorrere in maniera discontio.ua, con lunghissimi periCidi di tregue, equivalenti ad uno stato a pparenteme11te del lutto normale, e con esacerbazioni più o meno eclatanti e svariatissime sempre, devolute a cause di solito impPovvise, insolite, ben precisabili ed evitabili, ecco perché è bene che ·~si simili sieno, specialmente da noi medici militari (data la relativa rarità dei casi d'isterismo maschile) studiati con la maggior po!:isibile diligenza, e fatti conoscere.

/


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE ' stato attuale dell'ane •tellla midollare, sue tndtoazfonl, Dott. BJER. - Sullo vantaggi e ~DDi ln confronto ag li altrl metodi dl anestesia - (A rchio . .fiir klin. Chiru roìe. Bd. 77, Heft I , 190:>). L'A. nel 190'1 aveva riferito sull'anestesia midollare 'in modo poco favorevole, prevenendo s ubito di portar poca fede a gli entusiasti del nuovo metodo, i quali lo descrivevano come mezzo innocuo e sicuro; consigliò auche di non lasciar cadere subito questo metodo, intimoriti .dai primi insuccessi, ma di lavorare per il suo migliot•amento. Ciò oggi si è potuto ottenere con un mezzo che sostituisce la cocaina ed è questo la stovaina, trovata dal chimico francese F ournau. Bier l'ha impiegata tanto sola, quanto unita a preparati di capsule surrenali in 102 casi. Solo ono volte ha oss~r vato fenomeni immediati, consistenti 7 volle in vomito, una volta in leggero collasso. Effellt consecutivi degni di menzione si verificarono 10 volte e cioè dolor di testa e vomiti, fenomeni che durarono al massimo due giorni. Tali osservazioni sono confermate da altri autori, tutti concordi nel ritenere che tale mezzo di anestesia midolla re produce scar si fenomeni immediati e consecutivi, poco intensi e passe{l~e ri. Due casi letali veritìcatisi, hanno raffredda to gli entusiasmi; uno fu comunicato da Chaput (Soc. di Chirurgia io Parigi, 12 ottobre 1904). In questo caso fu iniettato nel sacco lombare di una donna da uno non chirurgo, una dose minima di stovaina \1 centigr.) a cagione di vivi dolori nelle gambe essa mori in coma nel giorno seguente e con alta temper·alura. Tale esito letale si attribuisce al difetto di tecnica . .L'allro ca~o è di Sonuenburg e la morte, verilicatas! per meniogite purulenta cerebro-spinale, è da attribuirsi a d una pioemia preesistente. Sonnenburg però ritiene pos~ibile che la s tovaina abb!a creato un locus minoris resistentiae nelle meningi, donde l'attecchimento dei microrganismi cit·colanti nel sangue. Però lo stimolo sul midollo e mening i deve esser~ mollo piccolo, come dimostrano gli scàrsi fe.nomeni meningi tici ; ed in ciò la s lovaina é superiore a tutti gli altri mezzi conosciuti. Altro miglioramento dell'anestesia midollare si oltiene con l'aggiunta dei preparati di capsule surrenali, introdotti da Braun. Bier ha adoperato paranefPina e soprarenioa, iniettando il preparato di capsula surrdnale 5 minuU prima della sol uzione di cocaina; in seguito ha iniettato contemporaneamente i due prepat·ati. Bier ha usato i due preparati in 305 casi e non ha osser.vato alcun caso letale e neppure pericoloso, salvo talvolla un collasso insignificante e passeggero. Sofft.lrenze però osservò in un gran numer o di casi (la piu esatta osser·vazione am monta a circa il 70 p. 100; fenomeni consecutivi osservò solo in due casi.


RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

299

L'aggiunta dei preparati di capsula surrenale ha dato all'anestesia midollare una flisionomia tutta diversa, limit.a. l'azione deJia cocaina alJe parti più bttsse del M . S., ne impedisce il riassor bimenlo, quindi ne diminuisce l'azione tossica. II buon risultato ottetJuto con l'aggiunta dei preparati di capsula surrenale alla cocaina, ha ~pinto Bìer a far e la medes ima aggiunta alla stovain'i. Egli ritiene questollimo il mezzo migliore di anestesia midollare, finora escogitato. Schwarz invece propende per la tropacocaina, Sibelmark per l'eucaina. Bier cr..,d& che dopo questi prol!ressi l'anestesia midollare sia destinata a conservare u111 posto stabile nella chirurgia e principalmente nei seguenti casi, già dimostrati : 1° Per i vecchi e malaticci. Essi toiler·auo tale mezzo sotto quesLa nuova forma, mentre sopportano male l'anes tesia generale, particolarmente per il pericolo di successioni mor bose che non si possono controiiare. Già il fatto di roter mangiare subito dopo l'operazione é molto importante. Nei cancri del

retto gli operati con anestesia generale sono per mDlti giorni deboli e mala· ticci , gli operati invece con anestesia midollare sembrano appena malati, senza risentimenti, come avessero sopportato un atto operativo di poco conto. In tali casi l'anestesia midollare è preferibile a lutti gli altri mezzi è cosl potrà diminllire considerevolmente la mortalita. 2" In CMO di guerra. La fscililà di portar seco una grande quantità di un anestetico comodo, non alterabil e e facilmente stet·ilizzabile, la possibilità di operare con assislenza infinitamente più scarsa, sono oggigiorno vantaggi cbia;·amen te posi ti vi. 3° Nella medicina veterinaria, Kla pp ha dimostrato cl te s i può fare senza pericolo nei cani, ~atti e in altri animali domestici. L'anestesia si estende a tutto il corpo e quindi si può fare qualsiasi operazione. E noto che tali animali sopportano illale l'anes tesia generale. 4• N ella fisiologia, poichè pet· i fatti già. esposti le ricerche fisiologiche si possono compiere con tal mezzo molto prù umanamente. Oltre di ciò l'esatto esperimento degli animali e particolarmente degli uomini, i quali possono dispor·re dei loro sensi, fornira nuove vie alla fisiologia e patologia dei nervi. Solo una grande esperienza può dire se nei giovani for li l'anestesia midollare debba sostituire o limitare la narcosi . In ogni ca:;o tutte le operazioni, qualunque esse siano, si possono E!ffettuare senza dolore dal bacino in giu; in molti casi si può anche risalire più in alto. L. A. conclliude cbe bisogna progredire pian piano per non fare cattiva fama a tal mezzo con copiosi cattivi esiti. Poiché per le consegueuze dell'aoe~tesia midollare bisognava prima porre in rilievo i seguenti fatti: 1• I suoi pericoli. Bier crede che con i detti miglioramenti tale rimprovero non è più fondato. 2o I frequenti catLivi effetti consecutivi. Anche quegli sono mol~o dimiminuiti con l'impiego della stovaina e sono più scarsi dì quelli prodotti da lla narcosi generale. Dei cattivi effelti immediati, il tremolio muscolare è scomparso, il vomito é molto più raro che nella . narcosi generale. 3' I frequenti cattivi esiti. Un po' piu di un anno fa si dovè riconoscere che nel 10 p. 100 dei casi l'anestesia mancava. Certo questo costituisce uno degli svantaggi peggiori dell'anestesia rnidollare. Però i migl ioramenti e l'aumentalo esercizio nella tecnica hanno quasi fatto svanire i cattivi esiti; nelle ~!lime 300 aneste~ie midollari Bier ha avuto solo il 4 p. 100 di esiti negativi. Miglioramenti si avranno ancora con esercizio e pratica.


300

RI VISTA DI ORIRUROIA DI GUERRA

4° Si é fa llo rimpr·over o all'anestesia midollare di essere sgradevole e irri tante, perché l'ammalato conser va la coscienza. Però é doveroso dire che amma lali che hanno provato i due sistemi, specialmente uomini, preferiscono i più l'anestesia midollare. F. C ACCI A. G

GATT I. - Ana.atomoallnterteatloola.re dopo la. sezione 4l uno del canali deferenti. - (Annali delle malattie e/egli organi genito-urinfir ii,

n. IO, 1005).

L' Autore, nei s uoi esperimenti, si pr opose di far comunicare i canalicoli produttori od escretori di un testicolo cui ven p:a a ma ncare la via normale di emissione, con i tubuli della faccia interna dell'altro testicolo, possessore di via intatta di emisssione, io modo che attraverso i lubol i suninife ri, la rete di Haller, l'epididimo ed il canal defel'ente del tes ticolo sano, lo sperma possa eg ualmente procurarsi un passaggio dal testicolo le c ui vie di escrezione sono interro tte. Dagli esperi me nti in proposito l'Autore ebbe a r ilevare come pe r raggi un· gere tale scopo spesso si determini tale un traumal.is mo nei due tes ticoli da produr·re, in via definitiva , fe nomeni di de~enerazione; che tali fenomeni sono in r·ag ionc di retta. del Lt·aumat;smo opera torio, ma nca ndo invece completamente quando i l traumatis mo è minimo. ' l fenomeni di degenerazione s i manifestano qua e là nel testicolo, lasciando delle zone di tessuto normale, conse r vandosi parimenti normale il volume dell'orga no. Ciò non pertanto l'anastom osi inte r·s ticolare, praticata nelle condizioni r ichies te, conserva no n sollanto la vitalità del tessuto glandulare del testicolo, ma bensì nnche la funzione della spermatogenesi. L'anas tomosi pra ticata fra la faccia interna dei d ue tes ticoli si presenta quale nn processo ~on sigliab i l e trattandosi di lesion i operatorie o di lesioni traumatiche del canale defer e nte di un tes ticolo sano, ad ese m pio dur·aote gli alli operatori pe r lu cura radicale dell'ernia o del va ricocele, nell'ablazione di tumori solid i o cistici del cor do ne, ecc., come pure nei casi di ferite, contusioni, violenti s tr·a ppamenti. Tale operazione non è consigliabile dopo l'epididimectomia per epididimite tubercolnre. G. B ERN UCCI.

RIVISTA Ol CHIRURGIA DI GUERRA A. KIRCHNER, ge ner·ale m edico. - L'etlologta delle fratture Indirette del metataral. - (A rchio .fii r klin. Chi rurgie. Bd. 77- He ft 1). L'or·igine delle fr atlut·e indi reUe dei m etatarsi è ancora !ungi dall' e ssére sufflcientem e nte chia r ita. Il m otivo principa le di ciò, di pende dal fatto che in m olti cH~ i è diflìcile di pote r s ta bi lire un determinalo trauma. Eppure deve


301

RIVJSNA CHIRURGICA BI GUERRA

ritenersi che o~ni fra ltu•·a dei melatarsi deve es sere stalla prodotta da una data causa occasionale, la quale può essere molto variabile. Infatti non è a m~ missibile di riferir·e tutte ques te frattu re solo ad ipotetici precedenti di marcia, quantunque continua e fati cosa. Per dare un concetto della diversissima specie dei traumi prodotti dalle più svariate cause, l'autore porta il '>eguente quadro : Schulte

Stcchow

Ki rcllner

..

Thielc

Toloo l•l

-.

(:191

(35'

( àjJ

(51))

- ( 1500)

l'Ct .

p et.

P<' L

t•rt.

pc!.

15,2

(11 ,4)

16,3

•J,O

8,7

Inciampo in una pietra, in un.a zolla di t erra, il metter piede i n .. noa buca.

25,4

-

-

-

-

es tar e, 11c b iacci are

-

14,3

16,:3

4,0

(13, l)

etter il piede su una. pietra

-

-

3,6

6,0

farcia su una strada sassosa

-

1,8

4 ,0

Iettare il piede in una profon d ità (bt1ca. carreg g iata) .

-

7,2

4,0

\6,3)

Discendere. correr giù da u n'altezza .

3 ·1-

-

-

1,8

4 ,0

-

Pa sao di corsa

-

(8,5)

-

-

-

CAUSE.

'

Sa Ho in una fossa, salto nella g innaatica

Cam minare in un terreno scosces o e arato, campo di pat.ate. 1arclare (carcia, esercitazioni di campa[lna) .

20,3

-

-

2.u

-

93,9

(20,0)

38,2

()6,0

(44 ,5)

Esercitazioni .

-

(1 7,1)

1,8

-

(1 , l )

sconosciuti

-

(25,";)

90

-

(13,9)

.

Tutti gli svar iati traumi s!Uesposti possono a dunque riteners i come cau !'< ~ di fl'at\ure dei metatarsi.- Allo scopo di precisarle bene è necessa ria un'esatta ricerca sull'epoca e s ul modo in cui fu avvertito il primo dolo1•e nel piede. Si sa che ciò è molto difficile, perché s pesso g li ammalali ricorrono alla cura del medico dopo gior ni, settimane e f]ualche volta anche dopo qualche mese. Tutti i traumi suddetti per la s piegazione del meccanis mo delle fratture, possono dividersi in tre g ru ppi: 1° Salto. 2° Mettere i piedi in ~na profondità (buca, carreggiata ~cc . ). 3° Mettere i piedi su un rialzo (piet1·a. s trada sassosa, zolla ecc.) Fratture del 1° g ruppo e loro meccanis mo. - I nove ca s i a pparte nenti al· l'A. sono dovuti tre al salto della corda, tre al salto dal ponte, uno a l sallo da un alto volteggio di sbarra, uno al s alto di un muro e uno al saltare in giù da un predellino di una vettura ferroviaria.


302

RIVISTA DI OHIRURGIA Dl GUERRA

nove casi dì Schulte si verificarono per un salto rli un fosso, di una fune o per il salto dì un ponte ginnastico; i due di Thiele, uno per il salto di una fossa e uno per il salto da una cassa. Stechow ci da per i s uoi quattro casi, tre volte il salto nel fosso, il quarto non lo precisa. l casi de ll'A avvennHro pr·evalentemente nell'estate, ossia nell'epoca in cui le truppe, assoggettate a sforzi e lun~he fatiche, facilmente :si stancavano; solo tre casi si verificarono dall'ottobre al dicembre. Inoltre è da notare che nes!',Un caso si è verificato nel vero periodo d'istruzione, nel quale si esegue ginnastica sistematièa, che dagli esercizi più facili va g-radatamente ai più difficili. Stecbow dice che i suoi casi avvennero tutti nell'estate. Questo ci fa com· prendere che tali fatture sono le conseguenze •di un salto incerto e poco destro. - Il ~ ~alto in basso sicuro, regolare deve avvenire in modo che contemporaneamente le due punte dei piedi vengono a poggiar·e sul suolo. In tal caso avviene che per le contrazione vigorosa dei flessori le dita vengono fortemente flesse, sostenendo cosi il peso del corpo contro it suolo. Se in cons~gueoza della s tanchezza i muscoli sono resi deboli, accadra invece che i piccoli capi dei metatarsi dovranno sostenere il peso del corpo e di solito in tali circostanze quelli di un sol piede. - Sotto questo peso viene di . regola fratturato l'osso più lungo e sp0rgente che è il Il metatarso. Ciò viene ancora dr più. facilitato se il peso del cor po è aumentato dal ca· rico (zaino ecc). Come facilmente possa verificarsi una frattura di una delle fragili ossa dei metatarsi in conseguenza del peso del corpo, possiamo comprenderlo dalle ri· cerche di Messerer. - Egli sperimentò sulle ossa ·lunghe ·e trovò la fibula la meno resistente. - Una frattura della fibula per flessione richiedeva 45 kg, una pe1· schiacciamento 61. Da queste cifre è facil e comprendere come per l'intero peso del corpo che agisca su un debole osso dei metatarsi, sia anche per breve tempo, possa prodursi una frattura. Normalmente il capo del II o~so sorpassa gli altri, uella metà dei casi, secondo Mompurg; il terzo non sorpassa mai il Il; però se il piede è posto ob· bliquamente all'indentro, il capo del III osso é portato in avanti e cosi il). caso di salto in basso può ur tare prima degli altri contJ·o il suolo e rompersi. La frequenza di frattura nei due piedi è eg uale. La sede nei nove casi dell'A. era posta quattro volte nel collo, una volta nel limite fl'a il terzo anteriore e terzo medio, quattro nel mezzo. Fratture del secondo gruppo. -Si hànno indicazioni precise solo nei quattro cas i dell'A, tre volte per aver messo il piede in una buca, una volla in una car· reggiata. Si verificò sempre frattura del secondo metatarso, una volta fra il limite del terzo anteriore e medio, due volLe nel terzo medio, una volta nel posteriore. Per il meccanismo delle fratture appartenenti a questo gruppo, bisogna consideJ'are parecchie accidentalità.. • ll piede può penetrare in una buca s ubito, ovvero scivolarvi dopo aver pog· giato sul margine di es!;a il calcagno o la punta. In tali circostanze il peso del corpo gr a vitera naturalmente s ul piede posto nella buca. - Se la base della buca è ineguale, con il mezzo più profondo delle parti laterali, è facile che il primo me-


RlVISTA. DI CRIKURGIA DI GUERRA

303

talarso, poiché esso è situato piu allo del secondo, non possa ricevere come di Mlito il peso del 'COrpo e questo, gravitando sul secondo, lo rompe. Anche in profondità a pareti liscie (rotaie) può facilmente rompersi il Il metalarso, perchè io conseguenza dell'inclinazione laterale del corpo, non cadrà il peRo sul margine interno del piede, ma più lateralmente e in genere va a gravitare sull'osso più sporgente che è il Il metalarso; ciò però non esclude che anche gli altri laterali possano rompersi. La punta del piede però può anche, immed.iatamente dopo la penetrazione in una buca stretta o piccola, urtare contro la parete della stessa e verificarsi cosi una frattura nei metalarsi più sporgenti. In tal caso si verifica frallura del segmento prossimale dell'osso. Truka riferisce che nel caso ultimo descritto • arresto dell'avampiede in uoa profonda rotaia, uoa fossa l) avvenga frequen temente una frattura per torsione. Ciò è po!lsìbile, ma sarebbe importante studiarne bene il meccanismo e confermare i dati colla radiografia. A questo secondo gruppo sono da segnare quei casi, in cui Schulte adduce per motivi , il marciare in terreni ineguali e campi arati di patate. In tale circostanza l'intero piede o solo l'avampiede più spesso, penetrerà in una profondità e si potrà produrre una frattura. FRATTURE DEL TERZO GRUPPO.- Questo è il più numeroso e comprende più della metà di tutti i casi. ln opposizione ai precedenti vi appat•tengono quei casi in cui il piede poggiò su un rialzo. Parecchi osservatori anche recenti non menzionano tale causa. I casi di Schulte riporlati per urto souo da ritene!'e cosi: l~ persone nel marciare, hanno messo i piedi su una pietra, su una zolla ecc. e da questo intoppo sono sdrucciolate ed hanno de!:>ignato questo fatto come urto. Si uniscono anch'e al terzo gruppo tutti quei casi in cui si ve1•ificò il primo dolore nelle marcia, nell'esercitazioni ed in quei casi in cui non si sa in genere determinare una causa . Meccanismo delle fratture dei metatarsi per aoer posto il piede in un rial::o. -Si considerano solGI piccoli rialzi. Se la pianta del piede poggia su una piccola pietra, l'ordinaria po!>izione di tutta la pianta è disturbata; se pog~ta il IV e V metatarso, il piede facilmente scivolera se la pietra è piccola; questo scivolamento è facilitato dalla mobilità di queste due ossa nell~ loro articolazioni tarsali, specie del V; se po~gia invece il Il e II I metatarso è mollo difficile evitare il pjccolo ostacolo. Mentre infatti il margine esterno poggia sul suolo, l'interno può non esservi posto, il piede quindi giace con il margine interno obliquo all'insù contro la pietra, il peso del corpo perciò non può gravitare sul I metatarso, bensì sul 111 o II, poggiante sulla pietra, e se questa posizione del piede coll'avanzarsi del peso del corpo dall'indietro all'avanti dura, si avra rottura dell'osso compresso. Appena il Il, III metatarso poggia s u un rilievo i muscoli fle~ori si con· traggono, le dita ven gono fortemente piegate e poggiando contro la pianta dello stivale, cercheranno di superare l'ostacolo. Per avvenire ciò è necessario forza nei muscoli; se questi sono s tanchi, la contrazione è leggera o nulla e allora essi non sono adatti ad aiutare il piede contro l'os tacolo e non possono reagire alla pressione del peso del corpo ; la pianta del piede si arresta con il li1 o II metatarso sul rialzo e . cosi l'osso ~ forzato in tal modo da romper.si.


304

RIVISTA DI CHIRURIHA DI GUERRA

Av viene più facilmente la frattura del III o II m~tstarso, specialmente di quest'ultimo, perché questi sono coElegati fortemente coll'osso cuneiforme e quindi nella posizione del piede su un rialzo, non possono essi sfuggire late · ralmente. Puo però anche verificarsi quella del IV; quella del V è poco verosimile ed eccezionalmente può prodursi anche quella del I. Una frattura di quest'osso può avvenire solo quando l'osso è poco resistente ed il peso del corpo gravita fortemente sopra di esso contro uno spigolo mollo sporgente ed acuto . .Anche due ossa possono rompersi, o vicine (II e III, III e I V) o divise (II e IV). Dipenderà ciò o dal rialzo largo, ovvero da due rialzi str ettamente addossati l'uno all'altro (pietre puntute). La fr equenza di ogni singola frattura di questo g1•uppo è la seguente: In Stechow si trova la frattura del Il metatal'so in 13 casi, del III in 7, del IV in 2, nei casi dell'autore si trova 22 volte del Ii, 20 del III, del solo IV mai, una volla del lii e IV. Per la sede, poiché ·l'osso può poggiare in ogni punto della sua lunghezza, cosi in ogm punto si sono trovate fratture, però con più facilità nella metà anteriore più esile. Nei casi dell'autore la frattu ra aveva sede 32 volle nella metà anteriot•e, 18 volte nel collo, 10 volte nel mezzo, una volta nel terzo posteriore. La linea di frattura è varia, sembra preponderino però le fratture· trasversali sulle oblique. L'autore c rede che il maggior numero delle fratture indirette dei metatars i per la loro etiologia possano riunirsi nei tre gruppi delli. Però in ogni singolo caso è impor tante ricercarne il meccanis mo prendendo in considerazione la dichiarazione dei malati, tutte le circostanze pros~ime e particolarmente le condizioni del posto dove avvenne la frattura, il metalarso fr atturato, la sede di frattura e in caso cii possibile radiog rafia la direzione di. essa. Solo c.osì sarà possibile di porta r e maggior luce sull'etiologia di queste interessan li frallure. Infine l'autore par la s ul tanto discusso tema per ché le fratture dei metatarsi sopra v vengono con tanta frequenza llei soldati. Egli afferma che in ciò non ha nessuna colpa la calzatura, invece la ragione di tale preponderanza é solo da ricercare nella specialità del servizio militare. È stato do mandato perchè non avvengono più frequentemente fratture c.lei metatarsi nei borghesi che debbono camminare molto e portar e contempora· neamente pesi 1 La risposta è semplice; solo eccezionalmente avviene nei borghesi di subire la stanchezza muscolare, tanto essenziale nella produzione di tali fratture, con contemporanea violenza. Iofatli i hor~hesi non sono costretti a marciare in colonna, sono liberi sulla via, possono evitare gli ostacoli, e se sono stanchi possono riposarsi. s ia anche pe1· bt·eve tempo. J l soldato in vece, 'costretto ad andare in colon n a, deve por re il piede su un rilievo perchè egli non può vederlo, eppoi sui s ubietlivi bisogni della stanchezza il s ervizio mtlitare non può avere alcun rigua rdo. Appar tiene a ll'is truzione militare di abituare il soldato, in modo che anche in circosten.z e di grande stanchezza, ·e gli adoperi tutta la propria energia per rispondere alle esigenze del servizio. Se le fratture indirette dei metaLarsi si vel'ifìcano in una truppa con frequ~nza s traordinaria, vuol dir e che si è preteso troppo da essa. F. CACCIA.


305

RIVIS1:'A DI OCULIS'r iCA Dott. J. De LANTSHEERE, medico delle ferrovie del Belgio. -La protna..l del traumatlsml ooularl avvenuti •al lavoro. - (Rappor to presentato al Congresso medico internazionale degl'infortuni sul lavoro; Liegi, 1905). Secondo il relatore, la profilassi dei traumatismi oculari a vvenuti sul lavoro si fonda su due principt generali: 1° l'applicazione di quei mezzi che servono a proteggere gli occhi dalle lesioni esterne; 2° le cure immediate · che si devono prestare agli o.cchi colpiti da un trauma. II1Jr imo é soprattutto d'ordine industriale, ed appartiene perciò alla sfera d'azione dell'ingegnere e del costrullore; il secondo, d'ordine medico ed economico, rientra nel campo della chirur gia, giacché esso tende essenzialmente a conservare un massimo dj oisus all'occhio ferito, e a mellere l'occhio sano al riparo dall'eventuale pericolo d'un'oftalmia simpatica. Nello studio dei lraumatismi oculari, occorre considerare separatamenle la natura della lesione e le membrane affette, benché, in fondo, codesti due ele· menti, basati su cause esterne e su principì economici, sia.n legati fra loro da vincoli strettissimi. l traumatismi oculari posson o esser classificali nel modo seguente: senza corpi eslra- ( da stru menti taglienti; F 't nei; ) da strumenti a punta; er i e con p~esenza ?i i da strumenti conlun- ~ co~1Lusi~nesemplice delcor pi estranei; ~ denti. l occh1o; ' ferite contuse ; termici; Azione di ogen li fisici chimici ; elettrici: La prognosi .delle ferite semplici da strumenti taglienti e a punta è generalmente meno grave e può pron':lnziarsi morto presto, non essendo difficile il rendersi conto della loro sede, estensione e profondità. L e contusioni son più pericolose e richiedono un'osservazione tutta specjale; giacché, leggiere e quasi insignificanti in principio, danno luogo più lnrdi allo svi1uppo di sintomi infiammatori intensi, e s'accompagnano frequentemente a lesioni gravi delle membrane profonde, il cui esame non deve mai esser tras.c urato subito dopo l'avvenuto lraumatismo. L~ lesioni dovute all'aziClne delle sostanze chimiche sono sempre molto ;;ravi e vanno sorveg liate con ogni diligenza finch é persista la · più leggiera reazione infiammatoria .• La loro prognosi dev'essere molto ri-~. A ques·to riguardo dichiaro di non cùndividere pienamente l'opinione del relalore; o, per lo meno, farei une distinzione delle ferile del bulbo in settiche ed asettiche, riser vando a que ste ultim~. esclusivamente a queste ullime, una

l

~

.


306

RIVISTA DI OOULISTIOA

prognosi di minor gravita r elativa, poichè non si può escludere che anche le ferile asettiche, interessando i mezzi trasparenti dell'occhio non dian luogo a gravissime complicazioni (leucomi, cataratta traumatica, ecc.). Invece, nelle contusioni del globo oculare (salvo i casi di traumi molto violenti, capaci di produrre lussazione del cristallino, lacerazione della cor oide e distacco di r etina) sarei indollo dall'esperienza a pronunziare una prognosi meno grave che nelle ferite da taglio e da punta. · Dal punto di vista della profi,las•i speciale sembrerebbe oggi che gli occhiali proteltioi, il cui uso è ordinato agli operai da severe disposizioni regolamentari o da stipulazioni legali, siano il solo mezzo atto a preservare gli occhi dai traumatismi tanto nelle industrie del ferro e dell'acciaio, quanto nei lavor i di miniera, e nessuno vorra negare che essi non corris pondano in gran parte allo scopo: ma il relatore ne mette giustamente in rilievo grinconvenienti principali, vale a dire: l'adattamento non perfetto alla faccia, per cui è possibile la penetrazione di piccoli frammenti negli occhi ; la cattiva qualité del vetro. che si spezza facilmente aggravando il traumatismo ; la poca trasparenza del vetro, che impedisce la visione dis tinta. Nè si può dire che 8 tali inconv~nienti si riesca a porre riparo con gli occhiali 8 reticell8 metallica, giaccbè qu.:.sti s i riempiono di polvere, non si adattano bene, e riscaldano gli occ!li e il volto in modo straordinario. Secondo il Lanlsheere, le qualità essenziali degli occhiali protettivi dovrebbero essere le s1~guenti: lo. Riparare completamente gli occhi, anche dai frammenti più sottili. 2o. . Permettere una visione dis tinta e non ostacolare in alcun modo l'escut·s ione completa del campo di sguardo. 3o. Essere solidi. 4o. Essere d'applicazione facile P- di uso comodo. r,o. Non costar trop po cari. {)o. Essere adalli a ll'uso speciale per cui son destinati. Dal punto di vista del modo con cui si producono le ferite, il relatore avverte di tener conto: a) delle predisposi:zioni che presentan.o gli OfJer at a subire pi<i facilmente i lraumal ismi ocular i : b) delle circostanze che contr ibu i scono acl aggr avare i traumatismi stessi : due q uestioni che interessano fin a un certo

punto anche noi medici militari , cl te abbiamo abbastanza sove.n le l'opportunità d'osservare cas i di lesioni dell'occhio dipenden ti da cause di se1·vizio, e s u cui dobbiamo p1·onuncia•·e un giudizio medico-legale. Nelle predisposizioni - J1ce il •·elatore - bisogna te ner s:onto del grado d'acutezza visiva degl i operai e della integrità del campo visivo; giacché se Alcune p1'0fessioni richiedono un massimo di potere visivo, altre hanno esigenze Ji g•·an lunga minori ; s~nza dire che tale acutezza di vista dev·essere distinta da quella che è necessaria all"adempimen to pet·fetto o conveniente d'un dato mestiere e che non inter essa PI'Opr iamcnte l'attitudine professiona le. Tal'è, per esempio, il caso del miope, il qua le vede benissimo da vicino e può compiet·e facilm ente un lavor o da meccanico, s tando seduto dinanzi a una tavola nel laborator io, ma elle s'e!<POrrebbe a pericoli !"e dovesse a ndare alloruo per lo stesso laboratorio, dove cir colasser·•.> vettu re, ''a~on i, ecc. o vi fos sero ap parecchi meccanici in movimento . E s·a ~g iun ga clte l'uso delle lenti correttive non è privo d'inconvenienti per gl i opemi, soprattutto pet· quelli che lavorano in oflìcine piene Ji polvere e di vapori; poiché, in tali condizioni, gli occhiali si copt·ono di depositi che ne J imi:wiscono la traspa r enza, e finiscono per


307

RIVISTA D 1IGIESE GENERALE E BA.TTERI OLOGI.A

diventare più noeivi ehe utili. L'esame oeulare ester no ha pur e la sua impor tanza ; ne bisogna mai traseurare d'osservare i movimenti d'ammiccamento delle pajpebre, specialmente avvieinaodo le dita agli occhi ; potendo codesto esame dare un'idea del potere protettivo di fronte ai corpi estranei che si dirigono verso l'occhio. A questo stesso scopo, é utile il constatare l'eventuale esistenza d' un lagoftalmo o d'una paralisi dell'orbicola re delle palpebre, che, impedendo l'occlusione di queste ultime, permette la penetrazione della polver e e l'azione di altre cause irritanti. Nella lotta contro gl'infor tuni sul lavoro, è pur nostro dovere d'impedire l'aggravamento economico dei traumatismi ocular i, evitando d'esporre un individuo, il cui occhio é gia indebolito da un'alterazione delle membrane esterne o inter ne, a subir e un traumatismo che può diminuire ancora not.evolmente la sua funzione visiva, e r idur lo al punto da far ne un non valore professionale: del quale fa llo - occorr e dirlo chiaramente - non si tien conto abbastanza nelle visite d'arruolamento degl'inscr itti di le va, in cui certe affezioni oculari non vengono giudicate alla stregua delle esigenze della vita militare: esempio tipico, i leucomi aderenti, che son causa così frequente d'irite dopo alc une s e t· timane di servizio. · Circa le cure da prestarsi nei casi di traumatismo oculare, il La ntsheere richiama l'attenzione su due indicazioni, che s'impongono non appena l'occhio è ferito: a), proteggere l'or gano leso da qualsiasi causa d'infezione : b), assiéurarglii i l riposo. L'infezione delle ferite può essere p rimaria, ossia dipendente dal corpo vul· nèrante stesso; e secondaria, vale a dire prodotta dal contatto !:'Sterno o fa vor ita da focolai vicini: nel primo caso, s i tratta d'insufficienza di pulizia dà parte di coloro che presta n le prime cure al ferito: nel secondo, di focolai purulenti, in special modo nel sacco lagrimale. Secondo il relatol'e, la sola cura che dev·essere richiesta nelle officine consiste nell'applicazione d'una medicatUJra asettica con garza e colone sotto la fascia compressiva; mentr·e rinslillazione dei colliri, e sopra tutto poi i tentativi d'estrazione dei corpi estranei vanno riservati esclusivamente allo spedalista. T ROM I:JETTA .

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA ADohlloatomtasl Del aud de·gli Stati UDiti oou apeolale d guardo al modo d'IDfeziou.e. - tCent ralblatl .ftir Bakteriologie, Parasitenlwncle uncl fn (eldionsk rankheiten, vol. XXXVI, n. q. - 5, 1905).

SMJTH. -

Io tutti gli sta li meridionali dell'Unione rancbilos~omiasi è una malattia f1·e quente. L'A. si è occupato principalmen te dello sviluppo delle larve e della loro penelrazione nell'organismo umano, pa·r tendo dalle osservazioni di Loos, elle l'ingresso delle larve avviene per la cute.


308

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E, BATTERIOLOGIA

CoNCLUSIONI: 1• Si possono fare uscire facilmente le lar ve dalle uova, mescolando intimamente con terra una piccola parte di deiezione infetta e te-

nendola alla temperatura di 20-30° C.-29 L'uscita delle lar ve a temperatura elevata. avviene enLro 2i ore. 3• Le larve sono in principio alquanto inerti, corte, ma nca soprattutto ad esse lo sviluppo della parte posteriore del corpo. Dopo 2-4 g iorni esst-. sono mollo sviluppate ed assai mobili. 4• L'elerodnto migliore per le la rve é la terra umida, solamente in questa possono muoversi secondo il lor·o modo n~:~tural~ (serpenlino). Nella goccia d'acqua prediligono sempre le parti prosciugantisi. o• Le uova e le larve muoiono per l'aridilà e pel ft·eddo, il gelo distr ugge le une e le altre sicuramente. <E)• Le larve penetrano attraverso la cute delle estremita inferiori del corpo. La malattia cutanea , una specie di prurigine del terreno, caglonata dal loro ing r esso è molto diffus a negli stati del sud. Questa malattia comincia agli alluci in coloro che camminano kcalzi e consiste in numerosi punti r ossi, leggermente elevati, mollo pruriginosi, che si convertono in pustole, quindi in vesciche, cadute le quali rimane una su per· ficie umida, coi margini fortemente eliematosi. 7• La penetrazione nella pelle si può riprodurre sperimentalmente, facendo stringere n ella mano ad individuo sottoposto ad esperimento terra umida contenente larve . Dopo pochi minuti si avverte il pt·urito caratteristico; tolta la terra si osservano nella cute delle mani le stesse alterazioni osservate nei piedi. 8• Trascorse aleune setti-

mane dopo l'applica•ione della terra compaiono le uo/)a di anchilostomi nelle feci , le quali erano state prima accuratamente e~<aminate e trovate immuni. 9o Soprapponendo alla cute una piccola quantit.a di terren o infetto, nel quale le larve erano state prima riscontràte col mict·oscopio, fu prodotta la malattia cùtane a in pochi minuti ; la te rra r iesaminata in appresso si trovò del tutto priva di larve. 10• Al contrario non riuscl di riscontrare le larve io un prepuzio infella to pr ima della circoncis ione (per fìmosi) nonostante la caratteristica eru zione cutanea. Queste ricerche non sono aocora ultimate). 11• Quattro minuti dopo che la terra infetta era stata applicata si poterono scuoprire sulla cute, per mezzo di una lente, le larvt<, m entr·e la terra n e et'a rimasta priva. 12° La profilassi contro l'anchilostomiasi si ollie ne facilmente facendo uso di una. buona calzatura nelle stagioni estive piovose, poiché soltanto in quei giorni, in cuì col necessario calore il terreno è abbas tanza umido, ò possibile lo sviluppo deHe larve e la lot'O penetr aziooe nella cute. (Q ueste O'>servazioni tutte rig uar· dano l'anchilos tomiasi americano). C. SFORZA.. DAMMANN.- Contributo al quealto 4elle relazioni fra 1& tuberooloat umana ed animale . - ( Centralblalt fù r Balcter iologie, Parasilenlc'tnde und Jnjekt ionskrankheilen). - vol. XXX V I, n. 18-20, 1905). Dai primi risultati delle sue ricerche l'A. d imostra come sia possibile la tras missione della tubercolosi dell'uomo agli animali domestici. Eg li ha osser. vato che esis tono ceppi d1 bacilli tubercolos i dell'uomo, i quali, inoculati sotto cute ai vitelli ed ai porci allo s lt~lo di collura pul'a, n on solamente sono in g r·ado di produrre una tubercolosi diffusa, ma di ucciderli io un tempo relativamen te COJ'to. Secondo l'A. nella letteratura esiste un altro solo caso, in cui de J ong nell'is tituto di Leida, inoculando sotto cute un vitello con una col· tura pura ottenu ta dallo sputo di uoa ragazza lubercolosa mercé il passaggio nelle cavie, riusci ad uccidere l'animale in 56 giol'ni.


RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

309

L'A. ottenne il materiale dal liquido tubercoloso peritoneale di una donna prima che ques~ fosse sottoposta alla laparotomia. Nel liquido peritoneale era assai scarso il numero dei bacilli (1-2 in un preparato); lo stesso risultato si ottenne nelle granulazioni tubercolose del peritoneo. Le inoculazioni eseguite eol materiale originale e con colture pure ottenute mediante il passaggio di esse nelle cavi~ dettero il seguente risultato: un porco inoculato sottocute col mate riale genuino mori per tubercolosi polmqnare diffusa; un vitello ed un porco, inoculati sotlocute con coture pure dello stesso materiali?, ottenute con successivi pas~aggi nelle cavie, morirono rispettivamente in 28 giorni e mezzo e 42 giorni per gravissima tubercolosi diffusa delle glandole !in fatiche e degli organi. Gli animal i non erano prima tubercolosi e saggiati cCin la tubercolina non t•eagivono affatto. Gli ultimi due furono nutriti durante gli esperimenti con latte bollito. Essi furono inoltre tenuti in una stalla, nella quale e nelle relative vicinanze non esistevano animali malati di tubercolosi perlacea. C. SFoRzA: E. H. - Sull'epldemlologla della. peate. - (Centralblatt fii r Balderiologie, Parasitenkunde und lnfektionskrankheiten , vol. XXXVI, n. 12-13,

HANKIN

1905).

Secondo l'A., le epidemie recenti e le anteriori ebbero origine da Garhwal. Questa contrada é visitata solamente dai fachiri, ed i vi i pellegt·inoggi avven· gono ogni 12 anni. È quasi ce1·to che la ebbe origine la peste attuale ; anche l'epidemia del 1836, che è conosciuta sotto il nome di peste di Pali, secondo le relazioni contemporanee, con g randissima ·Verosimiglianza è da ascriversi ad un pellegrinaggio cola avvenuto. Caratteristico per due le epidemie fu: primo, che esse imperversarono più nelle campagne che nelle citta; secondo, che esse non si diffusero su estese coatrade. Anche la morte nera del medio evo principiò asl'ai probabilmente in Garhwal ; essa fu impor tata in Russia dai Tartari, quando questi conquistarono le coste settentrionali del Mar N ero, e di là per mezzo dei fuggiaschi nella restante Europa. Ai Tartari non 5i propagò dalla China, poiché gli annali chinesi di quel tempo non registrat·ono alcuna epidemia, ma dall'India, in cui nel 1344 un esercito fu decimato dalla peste; anche in quell'anno ebbe luogo un pelleRrinaggio a Garhwal. Le stesse cose sono confermate dalle relazioni &l'abe. L'A. ritiene che la peste sia principalmente diffusa dalle pulci. l ratti non sono assolutamente necessari per la sua propagazione, poiché per es. in Garh· wal, su 40 epidemie, otto volte soltanto precedette la mortalità dei ratti. Sotto il punto di vista epidemiologico è particolarmente confutata l'opinione, che la malattia si trasmetta per mezzo delle feci umane; al cc,ntrario il grande numero di malati occupati nel commercio dei cereali indurrebbe di nuovo acredere ad una partecipazione dei ralti. D'altra parte depongono contro tale opinione la piccola morbosita dei sopramenzionaLi operai negli stadii ·ulteriori dell'epidemia, la incongruenza della mortalità dei ratti e degli uomini ed il faLlo che fra la mortalita dei ratti e Io scoppio d'un'epidemia fra gli uomini può trascorrere uno spazio di tempo di 2·6 settimane. Su queste basi crede l'A. di potere ammettere una propagazione per mezzo delle pulci.


310

RIVISTA D' IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGI A

Un'iofettività delle deiezioni di questi animalì, che, per es., Simond ammette, non potrebbe perciò spiegare una grande azione, poichè per altro anche altri insetti potrebbero contribuire alla diffusione; pet•ò l'A. sostiene che nelle pulci a vviene un aumento dei bacilli della pes te ed occasionalmenle un ritor no della virulenza perduta. Vna conferma di tale opinione scorge egli in ciò, che le pulci, senza cause note, in alcune stagioni dell'anno scompaiono del tutto e nello stesso tempo talora un'epidemia di peste .improvvisamente si estingue; inollre che riuscì a lui di osservnre io una pulce, la quale si tr ovava sopra un ratto che non era morto di peste, una g rande quantità di bacilli pesto~i. C. SFORZA.

Beladone aulla lepra ln Turohla. - (Centralblatt jur Bakleriologie, Parasitenlc•m de und InJektionsb·anldteiten, vol. XXX VI;

DEY CKE PASCBA . -

n. 21-23, 1905).

L'ospedale Giilhane di Costantinopoli è l'unico, e forse anche ia tutto l' imcuri me todicamente i lepr.osi. L' A. rende conto di 26 leprosi e riporta le sue interessanti r icerche sulla collivazio ne dei r e-lativi bacilli. Da un patiente con lepra tuberosa fu estirpato as elticamente un leproma ed immprso in una soluzione fìsiologic~t di clor uro di sodio e quindi suddiviso in una serie di tubi per colture. Questi furon o tenuti per settima ne e mesi nel termostato e di quando in quando esaminati ; dopo circa 14 giorni, si sviluppò io po~hi dei numerosi tubi un particolare micror ganh;mo finora sconosciuto, res is tente a gli acidi. Lo sviluppo fu talora poco visibile ad occhio nudo, essendo limitato alle parti di tessuto leproso, ma se queste si sfioccarono, allora s ulle particelle disgregatt: si s vilupparono colLure pure a forma di gomitolo, costituile da uoa specie di streptolrrx con filamenti intrecciantisi fra loro. Tali cqllure ~i svilupparono solamente in quei tubi rimasti del resto cos tantemente s terili. Da 3 divers i lepromi si ottennero gli s tessi microbi in coltura pura. La pt•ima generazion tl della coltura riuscì assai difficilmente, ma i trapianti nei comuni mezzi nutritivi attecchirono con g rande facilità. Sull'a gar comune si osservarono dopo 3-4 giorni piccole colonie arruffale e reggiate, nelle quali si formò in appresso un nucleo centrale. Invece dell'agar comune s i usò in seguito a gar con cervello, su cui la streptotr i:K: si sviluppò più rigo· g-liosamente e sollecitamente. Nel brodo si formarono dopo alcuni giorni le coltur e a gomitoli cr.ratleristiche, che poi s i riunit·ooo al fon do, senza intorbidar·e il brodo. La streptotri;c isolata è immobile, s i colora col Gram ed è resistente agli acidi. Tali fenomeni si osservano specialmente nelle coltur.e giovani. Cogli esperimenti s ugli animali non si poteue finora dimos trare un'azione pa togena. L'A. inoculò sotto cute al paziente, dal q uale a veva ottenuto la streptothri.x, una piccola qua ntità di coltura in brodo e nello spazio di 6 settimane esegui nello stesso individuo a ltr e 11 iooculaziooi, le quali produssero un progressivo e manifesto miglioramento dal quadr o morboso. Lo s tesso buor; esito osservò l'A. in altri 5 maiali di !apra cosi tralla ti. Secondo l' A., i risullati finor a ottenuti furono i seguenti : da 3 lepromi di un caso di g rave lepra tuberosa, fu isolata e coltivala allo s tato di purezza una· caraltel'istica specie di streplothri:x: re»i~tente a gli acidi e finora ig nota, la quale, inoculata viva a llo stesso e ad altri 5 lcprosi, produsse in tutti un manifes to miglioramento, in alcuni un' inp~:~ro ottomano, che ·finora accolga e


311

RIVISTA D'I GIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

voluzione delle alterazioni cuta nt:Je e in perle, perciò, guarigione delle affezioni fepr ose. L, A. però dichiara esplicitamente che finora si tratta di favorevole influenza s ui sintomi leprosi e non su q-uelli della lepra costituzionale.

c. SFORZA .

Prlma tappa della tuberooloal polmonare. - Dlaguoal pre· oooe pe,r mezzo dell'aaooltazlone - Coogrès international de la tuberculose. Paris, 2- 7 octobr·e ·1905.

GRANCHER. -

Conelusiom . - 1° Conviene riportare la diagncsi della tubercolosi, fatta mediante lo studio dei segni fisici, ad un periodo mollo piu vicino a Il' inizio dell'evoluzione del lubercolo nel polmone. 2• La diagnosi, com'è fatta attualmente, sotto il nome di primo periodo o primo grado, è una d!agnos i tardiva. 3• Il p rimo sintomo jisico della tubercolosi polmunare o ganglio polmongre é ttn'INSPIRAZIONE ANORMALE.

4° Quest' inspira:.ione anormale, quando è fissa e persistente nel medesimo punto, è, da sola, il seano certo della tubercolosi. 5• La curabilità della tubercolosi, essendo proporzionale alla pr·ecocilà della diagnosi, si comprende l'i mpor•tanza che ha il riconoscere questa malattia quanto prima é possibile. 6° Questa diagnosi precoce , tanto importante pel malato, é almeno a.llrel· tanto imperlante per la società intiera; perchè, IJel caso della prima e della seconda tappa, il malato tosse pochiss imo o non tosse affatto; è ùuoque innocuo per coloro che l'avvicinano. Curata e guarita a lal'epoca, la tu be1·colos i cessa di essere conta giosa. 7° La tubercolosi presenta due tappe e tr·e periodi. Bisogna riconoscerla durante il corso delle due tappe e non dei suoi periodi. go Per fare la diagnosi, il medico, al principio della malattia, non deve contentarsi d'esammar e in una famiglia il malato pel quale é chiamalo. Egli deve pure, e sistematicamente, ascoltare i membri della famig lia per poco che siano sospetti e scuoprire ancora la peste della malattia, quando è ignorala da tutti. Mo lto spesso egli trovcra a llomo al malato, in altri individui, la pi·ima o la seconda tappa in evoluzione, e suo stretto dovere sariJ d'imporre la cura a questi malati, che ignorano il PI'O!Jrio male. Cosi facendo, render& i più grandi servizi, e alla famiglia di cui ha la cura, e all' intiero corpo speciale. C. SFORZA.

R. SctrELLER. -

Cobtl'ibato alla diagnosi e alla epldémlologla 4élla dltt.rlte. - (Centralùl. f . BaJ.:ter., I par te, orig-., vol. XL, fase. 1).

Dall'esame di un considerevole numero di casi di difterite prolungato per anni e tenendo calcolo della metodica speciale per la ricerca batteriologica degli oggetti inquinati dal bacillo difterico, delle prove di ricerca speciale per la diag nosi di difterite e di forme d'angina sospette, dell'esame di persone sane a conlaUo di difterici e di persone sane senza rapporto con difterici. l'A. l'ica va una serie di conclusioni molto importanti per l'epidemiologia della difterite e che qui riassumiamo : to. Sor genti d'infezione s ono tanto gli ammalati di difterite quanto i convalescenti e gli assistenti ai difter ici sani ; così pure gli oggetti d'uso e gli alimenti coi quali· gli ammalati vengono a contatto possono eventualmente essere sorgente d'infezione-.


312

RIVISTA D'IGIENE GENERA LE E BATTERIOLOGIA

2°. Le misure da prendersi contro la diffusione della difterite debbono agire, prima di lutto contro i « portatori » del bacillo difterico che sono gli ammalali e i convalescenti di difterite e il personale di assistenza; a nche gli oggetti usati dall'ammalato debbono essere disinfettali prima di essere adoperati da persone sane. 3°. Importante è la dimostrazione rapida dei bacilli difter ici negli ammalati e nelle persone che lo circondano; specialmente importante è la diagnosi dei casi leggieri. 4°. Gli ammalati debbono essere accuratamente isolati dai sani. Le loro secrezioni morbose debbono essere disinfettate e cosi pure si debbono di.s infettare le biancherie, i recipienti per mangiare e tutti gli altri oggetti d'uso. L'abbreviamento della malattia per mezzo della sieroterapia é anche importante per impedire un'ulteriore diffusione. l con valescen ti debbono essere isolati dalle persone sane che li circondano col medesimo rigore come durante la malattia ; soltanto dopo assenza Msoluta di bacilli difterici nelle secrezioni della cavità boccale e di quella nasale deve cessare l"isolamenlo degli ammalati. 5. Le persone che circondano l'ammalato, specialmente se giovani. debbono essere protette contro l'infezion~ mercé la ::;ieropr'ofllassi. Per impedi1·e la diffusione della difterite per mezzo di pe1·sone sane circondanti l'ammalato, queste debbono in ogni caso, alberghino o no i badili difterici, quando si tratta di scolari o di maestri, star lontani dalla scuola fino a che in un membro della famiglia siano sempre dimostrabili i bacilli della difterite. 6. Nelle epidemie delle scuole la sieroprofilassi non è bastevole giacché l'azione immunizzante dura soltanto per poco tempo. In una epidemia di scuola i portatori di bacilli debbono essere subito allontanati ed isola,ti da tutti gli altri fanciulli; eventualmente si potra chiudere la scuola. 7. I provvedimenti debbono anche estendersi ai proprietari e agli addetti ai servizi delle sostanze alimentari come anche agli addetti alle case d'osser· va zio ne. ~- Gargarismi di~infettarili tanto alle persone sane che a mmalate durante una epidemia di difterite sono un buon mezzo profìlallico da un Ialo contro l'epidemia in atto, dall'altro contro il prolungarsi dell'epidemia stessa. T ESTI.

L'alcool, lo zucchero, la caft'ebla e loro lu1lueua •al lavoro muuolare.- (Reoue de la Sociéte scientijìque d'hygièfle alimentair e, agosto-settembre 1905.

JoTEYKO e coLLABORATORI. -

Gli AA.. basandosi sull'impiego dell'ergografo, strumento che dichiarano eccellente quando si tratta di studiare delle modifìcazioni profonde subite dall'organismo, sull'analisi matematica cioè delle curve ergografìche, vengono alle seguenti conclusioni: Lo zucchero é un alimento per eccellenza, il produttore diretto dell'energia dei nostri muscoli e non un eccitante. I l lavoro eseguito dopo l'ingestione di zucchero si fa nelle migliori condizioni di rendimento per l'organismo umano, conformemente cio~ alla legge che vuole c he l'intensità dello sforzo nervoso decre~ca quando il lavoro muscolare da eseguirsi diventa più debole. . L'alcool a piccole dosi ha uno scopo doppio nell'organismo. Come a limento lemario, risparmia gli albuminoidi e diminuisce l'intossicazione muscolare ma l'aumento di lavoro eseguito si fa a prezzo di un .ecci lamento cerebrale in-

..


RIVISTA D'IGIENE· GENERALE E BATTERIOLOGIA

313

solito, che può diventare rapidamente dannoso per !':individuo. Può quindi essere utile, ma a piccole dosi e in certi casi. La caffeina h.a uno scopo unico, di eccitare il s.istema nervoso. Come tossico può rendere immensi servigi, ma non bisogna dimenticare che l'aumento di energia a cui dà luogo vien fatto a spese delle riserve stesse dell'organismo. Come alimento si può dire che non ha alcuna importanza. :!, TESTI. Sulla questione del meul per la dlstruzloue delle ~ansare come propagatrioldell& malaria. - (Centralbl. f. Bakler., vol. 39, fase. 3).

MANKOWSKI. -

L'A. constatando la presenza nel 30 p. 100 degli anofeli esaminati di alcuni piccoli parassiti globosi, di color r osso, appartei1enti alla famiglia degli acari ritiene che i medesimi abbiano una -certa influenza sulle condizioni di resistenza dell'ospite e possano quindi costituire una causa di noc,ume!lto alla sua vita. Sarebbe quindi interessante dì s tudiare accanto alle condizioni di Yita di lali parassiti, la specie e il modo della loro propagazione, come anche la via colla quale si produce l'infezione dell'anofele. Chi scr ive ha avuto occasione molle e molte volte di osservare auofelì pre· seotanti questa specie di parassitismo, ma non ha mai trovato che esso fosse causa di uno speciale deperimento o di qualsiasi altra fo rma di diminuita reTESTI. sistenza nella zanzara ospite.

Contributo alla proaJ.&ssi col chlnlno nelle truppe dell' Africa nd-oooldeuta.le (anno 1904-1905). - (Archi o. jii.r SchtJfs-Md T ropen-Hygiene, 1906, vol. 10, n. &).

MoRGBNROTH. -

Le conclusioni più importanti alle quali e giunto l'A. in quesli s uoi e!.' perimenti di profilassi antimalarica col chinino sono le seguenti: 1o A scopo profilaltico ba avuto la preferenza il cloridrato di chinino io polvere somministrato con ostie o in capsule di gelatina. 2• In generale la singola dose protìlattica non deve essere minore di 1 grammo. Solo nelle persone fortemente infette si può sostituire il chinino coll'euchinina (gr. t ,5). 3° Nella maggior parte dei casi basta prendere 1 grammo di chinino ogni 8 o 9 giorni, al mattino a digiuno. 4o È necessario stabilire in tutte le stazioni militari una specie di calendario per le chìnizzazioni. La pr ofilassi chininicn deve essere più severa per gli uomini dì color e i quali costituiscono una popolazione assai fluttuante. 5• Il principio della profilassi ha luogo all'epoca delln comparsa degli anofeli in relazione colla temperatura esterPt'l. 6• La profilassi nell'anno i 90i-1905 diede straor dinari risultati. 7° Danni duraturi in causa della prolungata somministrazione di chinino non se ne sono fino ad ora osservati. Come vedesi il chinino, come misura protllattìca, è stato somministra to nelle dosi che il Koch pel primo indicò quali indispensabili ad ottenere buoni effetti. Sappiamo ora che migliori effetti forse, o per lo meno eguali, si ottengono colle giornaliere distribuzioni di piccole dosi. TESTI.


314;

MISCELLANEA Onoranze al prof. Baccelli. - Il giorno 8 aprile, inaugurandosi solennemen le il grandioso Policlinico r omano, furono r ese solenni onoranze a Guido Baccelli, di cui si festeggiava anche il 50° anniversario della laurea. La solennità fu degna dell'uomo che si voleva onorat·e. Sua Maestà il Re, ministri, autorità di ogni or dine, rappresentanze di nazioni estere inlervennero alla cerimonia che, de~namente, ebbe luogo in Campidoglio. Il corpo sanit-ario militare, nel quale é tanta e così viva l'ammira,zione per l'insigne clmico, e che ne é ricambiato da a ffettuosa e non mai smentita simpatia, e1•a largamente rappresentato in que~ta festa. Tra i molti doni, pergamene, indirizzi e pubblicazioni che furono presentati all'an. Baccelli, vi fu anche un indirizzo offerto dai medici militari, così redatto da uno dei nostri lalinis li, il capitano medico Verdoliva. E:ccellenlissimo oiro - Guidoni Baccellio- sublimi arte galenica - inter praeclaros doctores- quam 'JUÌ ma:r:ime - /'raestantissimo. Saloe Romuleae decus Ur bis et inclyta proles CcLius lux celsae mentis in oriJe micat, Dctm ;daudcwt cioes ac undiryue personat aether , Omina nostra simul suscipe et obse,Juium; .Yam irt p raeceplor, tu lumen, gloria nostra, Xos miratore.'1 disci.pulique tu i . R w we, Vf idus Apr. M CMVI. - Milillun italiae medici - Summae in obse rvantiae signum. ' La sera dell'S aprile fu poi ofl'er lo al Baccelli uo banchetto ·al teatro Adriano, con intervento di cirC!a quattrocento persone, tra cui molli medici militari. Il genet·ale medico Randooe, portò al Baccelli con applaudite parole il saluto non solo del corpo s anitario, ma dell'intero esercito. Per Cesare l ombroso. - Coll'occasione dell'apertura del Cong resso inlernazi.onale di antropolog ia, cheavrà luogo a Torino in questi giorni, si renderanno a Cesare Lombroso pubbliche onoranze. Le manifestazioni di venerazione e dì gratitudine elle saranno falle al g rande scienziato, si annunziano g ià splendidissime, più assai che per la forma loro, per il gran numero di illustri scienZill.ti di og ni parte del mondo che vi interve ngono, per la spontanea e unanime partecipazione di luLLa l'Italia inlellelluale. A queste manifes tazioni il corpo sanitario m ilitare s i associa con tutLo il cuore, non solo per le g ratitudine che deve all'uomo di genio che ha aperto cosi larghe e nuove vie allo studio delle deviazioni psichi che e morali; ma ancfue perchè il Lombroso appartenne per molto tempo alla nostra famiglia medicomilitare, pP.rché diede appunto durante il suo servizio militare i primi saggi del s uo ammirabile ingeg no, e perchè trasse più d'una volta dall'ambiente militare l'opportunità e l'occasione ai primi studi delle discipli'ne nelle quali doveva poi • levarsi a tanta altezza. Lorabroso fu medico militare dal 2l maggio 1859 al 22 novembt·e 1866, fece le campagne di guerra del 1859 e del 1866. Fu dunque un .medico militare a•ulenlico, e non d'occasione. Ecco i dali principa li della sua carriera, che ri portiamo fedelmente dagli antichi ruoli del corpo sanitario . .'\lato a Veronn il 6 nocemf.Jre 1835.


MISCELLA..'\EA

Slò

Laureati) in medicina a Paoia, 13 mar~o 1858 -Laureato in chirurgia a Genoca, 14 maggio 1859. Medico aggiu nto pel tempo della guer ra e destinato allo spedale dioi.sionale di Torino. 21 mag~io 1859. Tale n etramòula nza di riseroa del 'J r.Ulrtiere generale. 27 mqggw 1859. Tale ne/tosped ale m ilita,.e di Mil.a:no, 28 giug no 1859. Tale e ffettim nel corpo sanitario militare. 15 mar•o 1860. .'dedico di battaglione di 2• clWJse 24 maggio 1860. Ta le di 1' classe, 8 set· tembre 1861. In aspettatica per mocici di _r,zm iylia, 29 nooeml,re 1863. R ichiamato in ser cùio, 11 settembre 1864 . Dimesso in seguito a .sua doman-ia , 6 dicembr e 1865. Rlammesso pel solo tempo della guerra, 20 ma-;gio 1866. Comandato presso il Consiglio super iore di sanica, IO giugno 1866. Dest;nato a lla ambulanza di riserca del 1° corpo d'a rmata , 10 luulio 1866. Dispen.~ato dal sercizio, 22 nooembre 1866. Jfetlaglia di bron;;o al r:alor militare • perche ,qi rliè a tw(uomo nello spedale dei colerosi per la cu ra dei medesimi, mostr anrlo un corarwio ed una abne· ga•ione degna di ogni elogio (Treoiso) ,, R . D. 6 dicemure 1866 . Il nost ro Giornale di medicina milicare, ha il vanto di ave1·e avuto il LQmbroso tra i suoi attivi collaboratori; anzi e~li fece par te, durante la ~ua r e!!-idenza io T ori no, de l per sonale di Redazione (\'edi Gio rnale di m ~"di~ina m elifa re, 1 62, -pag. :!, e 1803 pag. :!). Ecco per ordine cronologico gli scritti d t Lui pubblicati nel giornale : 1860, pag. 2.) : .\1emor ia .~u 11n caso di ernia diajrammatica. 18131 pa g. 136 e s<.>gf!.: Lun~o a rtirolo bib!iogr"'fìco con n•.te e com menti, sull'opera di Oe~1~1E: Jl ililiir -Chirurgisclte Suu/ien in den lralien.i:~chen IA ;areten con 1859. 1'61, pag. 2 Hl: A lcuni casi rii lesioni dei cen er i n er cosi. 1 ~ 1 , pa g. :337 : D~ll' al,uso 'iei cawr·lflsmi emoll1enti. JQ62. p& g. 225 e s('g!!.: .\fenwr ìa. sulle OTii.fillla;ion i (premia la colla menzione onor evole a l pr emio R iberi per i me,Jrct mrhl&rij. 1863, pa;z. ~J. Cenni di geogra_'ia medica italiana. - :ii medici militar i d'f1alta. 1863, pag. 1080. _\1emoria su un cumore del c1r cellerto. - (Letta a lla conf.;,renza sctentitìca dell'ospedale m ili tare di P a,·ia). lfs65, pa g. II IJ~. Comunicazione su due casi di ,·ar icella suss••guila ad innesto vaccinico (fatta alla c'Jnferenza sdentitìca dell'ospedale m ilitar e di Pavia . E, come si vede, una JJro<luzione eclettica . ma atti>a . tenuto conto delle esrgenze del ser·vizio e ..iella grande mobilitil. del cor po sanitario in quei tempi, dv\'llta a lle condizioni politiche . Nella memo ria sulla Geog;ratìa medica it.aJiana, sebbene essa sia pru ~he altro uno sei.Jema od una proposta di questionarii, si ri.,.ela lutto l'entusrasrno del Lombroso per la medicina sociale. È un caldo e palr iotlico appello, del qua le ci piace r iportare alcune r ighe. c Io ooo so se possa es.-;;ervi argomento piu a tto a.J infiammare d'ardo!~ un medico italiano q ua nto quello di r'ianimare e riunire le sparse fronde del!a patologia italiana, g eUando le basi di uoa etnografia e di una più adat ta legisla· zione igienico- pre,·entrva. Io confesso che per poter com pire o solo iniziare un'opera simile sacrificherei le più care dolcezze della vita. • Ebbene il compire questo disegno sta tutl.o, o colleghi, nelle vo;.tre mani, né con grande fatica; solo che d'o gni par te della nostra te rra ,·oi spedia te l'obolo dr qualche breve notizia geocrafìca med1ca, l'opera e~ce fuor i da se come dai lapilli coloriti il mosa ico, e rt lalia , j donà c.o;;ì un benefizio di piu • ·


316

MISOELLANEA

Vi e in queste parole tutto quell'ardente entusiasmo scientifico che, mai affievolito per tutta la sua vita, ha condotto il genio del Lombroso a cosl alto fastigio. Ed ora che egli vede intorno a sé i dotti rappresentanti del mondo intero, e l'infinita turba di discepoli d'ogni età, tributargli unanimi onori, noi ci lusinghiamo di credere che anche questo nostro rapido accenno agli anni ~io­ vanili passati nel corpo sanitario militare non giungerà discaro all'illustre veterano. Primo Congresso nazionale contro Il tracoma. - C •)SÌ vorremmo vedere d'ora in avanti trasformart~i i Congressi scientifici, e specialmente quelli medici, in riunioni di scienziati competenti, chiamati volta per ·volta o periotlicamente, a studiare e riferire su determinati argomenti. Questo importantissimo e pratico Congresso é stato aperto a Palermt) il 20 aprile, e chiuso il 23. Daremo presto ragguaglio degli argomenti trattati. Il corpo sanitario dell'esercito vi era ufficialmente rappresentato dal maggiore medico pro f. Trombetta; e quello della marina dal Lenente colonnello prof. Pet('lla, 'l'uno e l'altro ver·e autorità scientifiche, e che ebbero sull'andamento dei la· vori del Congresso f.\TaD parte di merito. Molti altri ufficiali medici vi intervennero per loro conto. Riproduciamo dal bel discorso pronunciato dal dotl Trombetta alla inaug urazione, quella parte in cui egli trattegp;ia la situazione odierna dell'esercito rispetto al tracoma, così diversa, fortunatamente, da quella del passato. « Del tracoma neH'esercito io posso dirvi poche e rassicuranti parole e cioè che la sua storia, un tempo cosi paurosa, si è ridotta oramai ad alcuni episodi isolati e eli scarso interesse; giacché il rigore inflessibile del 'r eclutamento, i trionfi non inlerrotti dell'igiene fra le truppe e nelle caserme, e l'op~:~ra indefessa dei legislatori e dei medici riuscirono a contendere all'oftalmia il cammino fra i soldati, e slrapparle il fiore della gioventù italiana e a ricacciarla nelle sue ultime trincee; la qual cosa $ignifica che il co!"po sanitario militare lotta già da molti anni con vigore e, lasciate melo dire, con onore contro questo flagello, a cui gli eserciti diedero non il nome, ma il soprannome di oftalmia militare o bellica, per la sola ragione che ne furono più crudelmente colpite. « Messo in rilievo questo folto essenziale per l'esercito, noi ufficiali medici dobbiamo però coscienziosamente dichiarare che la nostra missione non è compiuta; essa deve uscire dai confini dell'ambiente militare e assurgere alla dignit8 di una missione sociale : essa cioè non deve consister e unicamente nel dift ndere l'esercito dalle malattie contagiose; ma 8iltresi nel fare lutto il possibile affinchè queste, dalo il caso che si siano s viluppate nella truppa, non vadano poi ad inietta re quelle popolazioni civili che forse ne erano immuni; insomma essa deve mirare, specialmente trattandosi del tracoma, ad infral'\gere quel circolo vizioso; in cui s'aggira da gran tempo la malattia inquinando al· ternatamente borghesi e militari collo scambio .reciproco del contagio •· A propHito d'una polemica spirltlellca. -

Riceviamo dal nostro collaboratore dott. Trombetta, la seguente comunicazione. La pubblichiamo avvertendo che la direzione del giornale si tiene affatto estranea alla polemica: u Al signor dottore Alfredo Pagniello, il quale nel Bolù:ttino chimico e f armaceutico del 6 febbraio u. s. si lagna vivacemente della mia recensione di un s uo opuscolo (La dioina.;ione del pensiero e lo spiritismo, ecc.), e m'invita a provare con esperimenti il contrarto dE>lle s ue asserzioni, rispondo che non


:W:OVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SA~lT. E NE :L PERS. PAR)l.A.OEUTICO

317

essendo. io spiritista, come egli suppone, non so con quale fondamento, e neppure dotato di facoltà medianiche, mi trovo nell'imposs ibilità d'accontentarlo. Siccome però- a quanto pare - abbiamo bisogno entrambi di prove positive da contrapporre alle sue non meno che alle mie asserzioni, per sfuggire alla accusa di apriorismo che egli rivolge ingiustamente a me solo, così a mia volla lo invito a profittare della favorev ole oppor tunità offertaci dalla « Società per le ricerche psichiche :. sorta proprio in questi giorni in Firenze, e a prendere parte attiva con me ai suoi lavori, i quali s'annunziano oltremodo inle· ressanti, sovrattutto perchè s'avra la possibilità d'esperimentare sopra dei mediums in eondizioni rigorosissime di controllo ,e indipendentemente da ogni preconcetto religioso, scolastico o dogmatico. In tal modo daremo alla nostra polemica un indirizzo assai più pratico e uno scopo ben più elevalo che non sia quello d'un semplice pettegolezzo pse11do-scientifico, di cui godrebbero soltanto color o che, troppo timidi per sfogare apertamente il loro rancore contro

l'uno o l'altro dei due avversari e per eolrare in campo a visiera alzata, sorridono di compiacenza ad ogni bolla e ad ogni risposta, come se avessero scommesso chi sa quale somma al totalizzalore d'uno sferistcrio ». Firenze, aprile del 1906. Dott. EDMONDO TROM BETTA maggiore medico. Congresso medico Internazionale a Lisbona. - A rappresentare il corpo sanitario dell'esercito a questo Congresso fu delegato il colonnello ispellore commen datore Imbriar.o. E gli é incaricalo di redigere un rapporto sul tema: Organizza; ione del servizio sanitario di prima linea. Busta P.er .soccorsi d'urgenza del dotl Baravalle. - Questa busta risulta di un elegante ·as tuccio di for m1:1t.o Lascabile, che contiene. opportunamente preparati e distribuiti in !.anti tubetti Soloid (Borroughs-Wcllcome) i medicamenti di uso più frequente nei casi d'urgenza, come a dire, di scolLature, piccole ferite, e lesioni traumatiche, emot•t•agie, coliche, morsicatura di animali, svenimenti, collasso, ecc. Vi si trova pure una car tina di magnesia calcinala pesante, op· portunissima in caso di avvelenamento ; una benda, del cotone e del sublimato corrosivo pet· improvvisare UJla prima medicatut•a : infine un succinto ed indovinato oade mecum, colle norme principali pei soccol·si, che ognuno può e deve prestare in casi urgenti, mentra s i attende il medico.

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dispens~ N. 13, t4, 15, {6 e t7 dd Bollelti..a ulficialt ~Ile nomine).

Uffl olall l D •ervldo attlvo permanente . R. Decreto 8 mar~o 1906. IMBRtAco cav. Pietro, colonnello medico direttore sanità militare Vlll corpo armata.- - Esonerato da detta carica e nominato ispettore di saoilà militare. R. Decreto 18 feubraio 1906. VERDOLtVA Beniamino, capitano medico in aspettativa per in fermità temporarie provenienti da cause di servizio per la durata di diciotto mesi, a


318

MOVI:WENTI A"VVENUTl NEL (;0RPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

Napoli. (R. Decreti 23 giugno ·t904 ~i luglio 1905 e 4 febbraio 1906). ARUDesso, a datare dal 23 dicembre 190t:i, a cone<>rrere per occupare i due terzi degli impieghi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado e corpo, come gli ufficiali contemplati dall'articolo 11 della legg-e 25 maggio 1852. Rich.iamato in servizio dal 26 gennaio 1906 e destinato ospedale militare d i Caserta. '

R. Decreto 25 febbraio 1906. INGOGLtA Antonino, soltotenenle medico 5 alpini. - 01 LALLo Carmine, id. id. 17 artiglieria. - CoRttADI N uma, id . id. 9 alpini. - MAGNtNI Geremia, id. id. 8 a rtiglieria. - Promossi tenenti medici.

Delermina:ione M inisteriale 22 marzo 1906. D'AMATo cav. Carmelo, capitan o medico, collegio militare Napoli.- T rasferito infermeria presidiaria Monteleone. .BocC[A Saloatore, id. ospedale Caserta. - I d. ospedale Napoli. TosTI Domenico, tenente medico, id. Na poli. - Id. c91legio militare Napoli. 01 LA.LLO Carmine, id. 17 fanteria. Id. 40 fanteeia.

R. Decreto 11 mar.;o 1906. CaMPEGGIANl Massimo, sollolenenle medico in a~pettativa per motivi di fa· mip:lia per la durata di quattro mesi a R oma (R. Decreto .26 novembre 1905). - L"aspeltativa di cui sopra é prorogata per la durata di sei mesi.

R. Decreto 15 m ar:;o 1906. MAZZACCARA Pietro, tenente medico in a spettativa per motivi di famiglia per la durala di un anno a Napoli. (R. oe,:reto 19 mar zo 1905). - L'a!<peltativa di cui sopra è prorogata per la durata di uu anno. Determina~ion.e

Ministeriale 29 mar~o 1906.

MAZZAGLIA Giovanni, tenenLe m edico ospedale Messina. - T!'asferilo R. corpo truppe coloniali. Prenderà imbarco a Messina il 26 aprile 1906. MAZZ!ETTI Loreto, id. 19 fanteria. - Id. ospedale Napoli. PAPALE Raniero, id. ospedale Novara .. - ld. 19 fanteria.

R. Decr·eto 8 mar~o 1906. ScJUMBATA cav. Giu.~eppe, colonnello medico dir·etto1·e san ità militare VII corpo armata . - E !'<one1·ato dalla carica sopraindicata e nominato d.i relt.ore sanita militare VIII cot•po nrmaLa. RA vÀ cav. Ernesto, tenente colonnello m edico direttore os pedale militare Firenze. - Promosso colonnello m edico e nominato direttore sanibi VII

corpo armata. Bo NAVOGLIA cav. Ltti[Ji, id. id. id. Cava de i Tirreni (Salet•no) . - Esoneralo dalla sopraindica la carica e nominato dii'ellore ospedale Firenze. SAVIANO cav. Ra,(lìtele, maggiore medico, infermeria pres idiaria Gaeta. - Promosso tenente colonuello e nominato direllQee ospedale Cava dei Tirreni (Salerno).


MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

319

R. Decreto 15 mar.to 1906. I -seguenti urtìciali medici sono promossi al grado superiore con la destinazione per ciascuno indicata. Capitano medico .promosso maggiore medico: Rumt cav. Camillo, i4 artiglieria campagna.- Destinalo ospedale Ravenna. Tenenti medici promossi capitani medici. JAcoNo Francesco, 4 alpini.. - Destinato 11 bersaglieri. TROIANI P ietro, 5 fanteria. - Continua come contro (dichiarato promovibile a scelta). R. Decreto 1° aprile 1906. GRIXONI Giooanni, tenente medico scuola a pplicazione di sanità mi"li~re. Promosso capitano medico e destinato 15 fanteria, con decorrenza per gli assegni dal t• aprile 1906 · (a scelta -articolo 25 della legge d'avanzamento). R. Decreto 22 mar.zo 1906. PETITTI Luigi, sottoten.ente medico 65 fanteria . -Collocato in aspettativa per motivi di famiglia per la durata di sei mes;.

Determina.tione Ministeriale 8 aprile 1906. SoTtS Andrea, capil~no medico ospedale Ravenna. -Trasferito infermeria pt·esidiaria Gaeta. CASTELLO Francesco, id. id. alpini. - Id. ospedale Savig liano. GALASSo Antonio, id. id. ospedale Savigliano. - Id. reggimento cavallegger·i di Alessandria. · MARTINELLI Giuseppe, id. id. reggimento cavalleria Genova. -Id. 2 at·tiglieria costa. · !'v!ARGOTTA Cesare, id. id. 79 fanteria (comandato os pedale Roma). - Id. 7 alpini, continuando comandato come sopra.

R. Decreto 29 marzo 1906. LICARI Yincen.to, capitano medico in aspettativa per infermila non provenienti da cause di servi,zio per la durata di sei mesi, a Castl'Oreale (}tessina). (R. Decreto i settembre 1905). - L'aspettativa di cui sopra è prorogata per la durata di tre mesi.

Determina.tione Min isteriale 12 apr·ile 1906. MoNTANARI Attilio, tenente medico 44 fanteria. -

Tras ferito 66 fanteria.

R. Decreto ;:, aprile 1906. Luigi, lenente medico in aspellaliva pP.r motivi di famig lia, pe r la durata di un anno a Chieti. (Regi Decreti 2 aprile e '12 a gos to ·t !)06). Ammesso, a datare dal 2 aprile 1906, a concor t·ere pet• occupare i due terzi degli impieghi che ·si facciano vacanti nei quadri del suo g rado e cor po come gli ufficiali contemplati dall'art. 'l l della leg ge ~5 maggio 1852. Richiamato in servizio dal 2 apt•ile 1906 e destinato ospedale militare Chieti.

ANGELOZZI


320

MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO .SANIT. E.llEL PRRS. FARKAOBUTICO

Far.maolatl mlllt&rl.

FERRARO Annibale, farmacista di :1• classe ospedale Alessandria.- Trasferito ospedale Genova. To·oERINJ Teodoro,, id. 3• classe, id. Genova. - Id. id. Alessandria. Uf8ol&ll ln poalslone 41 aerrislo autuarlo.

R . Decreto 22 mar.zo 1906. I seguenti ufficiali medici sono promossi a l grado superiore. Maggiori medici promossi tenenti colonnelli medici: CoRTB cav. Antonio, distretto Torino. - De: ANGEt.IS cav. Lanaro, distretto Roma. Capitani medici promossi maggiori medici: GIANOLA cav. Antonio, distretto Vicenza. - Rosso cav. Oreste, id. Mondovi. - FRANCESCHI·SCARUFFI cav. Vincen;o, id. Reggio Emilia. - NARDONI cav. Antonio, id. Siena. tJ'fDoi&ll dl rlaerva

R. Decreto 22 mar.zo 1906. B.u.oASSARRE cav. Geremia. maggiore medico djstrello Teramo. -FERRARESI cav. Salvatore, id. id. id. Modena. - Promossi lenenti colonnelli medici. CANTARANO cav. Costantino, capitano medico, id. Gaeta. - Promosso maggior e medico. D'ANTONIO cav. Ra.fJ'tLele, lenente medico, id. Napoli. - 1d. capitano medico. FIORAVANTI Ca rlo, !'IOllolenenle medico, id. Siena. - Id. tenente medico. BICO.PERSE: MEDAGLIA DI, BR<ONZ:O AL VALOR MI(,ITARE.

R. Decreto i9 aprile 1906. BALLADORE Lore n~o, soltotenente medico di complemento, reggimento cavalleggeri Guide. - Animosamente affrontò un pazzo, tuttora armalo di coltello con cui poco prima a veva colpito numerose persone. venendo apericolosa colluttazione col forse nnato, dal quale fu ferito ad un braccio.Milano 25 settembre 1905. DefUnti.

LoNJ cav. Vi rgilio, capitano medico 2 artiglieria costa. - Morto a P isa li 6 marzo 190G VIDETTA cav. Vittorio Emanuele, capitano mdico 52 fanteria.- Id. a Firenze li 26 aprile 1906 · MIJ,.ITELLO Giu.~e>ppe, lenente medico ospedale Palermo. - Id. a Palermo li 24 mArzo 1906. Il R c ù a. t t oro

D.r Rroor.Fo LlVI, maggiore medico. Il Di r eLt.ore

Dott. GrovAXNI RA~moNE, magg. generale medico ispettore. (4~73 ) -

Ro ma, Hl06 - Tip. E. Voghera .

GIOVANNI SCOLA RI, Gtrlnle.


.SOCIETÀ DI PREVIDENZA TRA GLI UFFICIALI DEL R. ESERCITO E DELLA R. MARINA NEL REGNO D' ITALIA. - Riconosciuta come Ente \ldora,l~ çon :&. DecretQ 8 novembre 1~92, N,0 DCCCIX, Premiata. con Medaglia ' d'argento all' Esposizione generale ita:llana di Torino dell89S, con quella d 'oro a.i.J.'Esposizione universale di Parigi del1900 ed all'Esposizione regionale operaia. di Roma nel 1902-1903. -Roma, Pia::.=a Bene<7etto Cairoli, 117. Preside..nte onorario :· 8. M. VITTORIO EMANUELE III.

L a Società assicura una pensione vitalizia od un capitale in caso d i mort e, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L . 3 : (pensione e capitale possono ftlccrescersi aumentando il contributo ruensileJi - provvede assegni vitalizi sia differiti, sia immediati;- converte in vitalizi le assicurazioni sulla vita dei Soci e dei loro congiunti; concede sussidi &i Soci, alle loro vedove ed orfani, e borse di studio a i figli; - acco1:da mutui ai soci con semplice cambiale senza d Ìe occorra firma di avallanti. - Nessun'altra Società congenere, nei limiti delle operazioni suesposte, può gareggiare con. essa. Informazioni, Statuti, Tabelle possono aversi presso la sede della Società, Roma, Piazza Benedetto Caù·oli, 1 J. 7 e presso i suoi rappresentanti. P er iscriversi ~!ome Socio, rivolgersi alla sede indicando la data ed il luogo di nascita d~l richiedenté e' Poperazione che intende eseguire. Situazione al 1° novemb~·e 19Ua.

Capitale a~s icu rato per indenqiti1 in caso ~~i mortf! . . . L. :t,48H,027. 08 Capitale annuo assicurato per pensioni vital izie . . . . • 398,057 . 95 Ammontare dell:1 •·iserva ell"olllvnmcnte accumulata . • 680,!:173. 0:3

R ecenti p ubblicaz1:oni : . Dott. A. G. D.E l"ALCO, 1\laggiore medico

PATOGENESI UNICA DELLE

Malattie vascolari, secretive e nodnlari degli occhi e degli organi vicini U n volume in 8° di pagine 240, con 8 tavole fuori testo. Napoli, Società Commerciale li braria. - L . 8.

Dott. C. IANDOLO, ùolonnello medico

OTTAL~10SCOPIA ED OTTICA OCULISTfCA MANUALE TEORI CO-PRATICO Un volume in 3• con 82 figure e 12 ta•·ole. Napoli, Stabilimento tipografico F en-ante, 1905. - L . 8.


GIORNALE MEDICO DEL _REGIO ESERCITO Dlr,ezlone e A•mlnlstrulone : presso l'Ispettorato di Sanità llllltart VIa Venti Settembre (Paiano del Ministero della guerra)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Gio1'nale Medico del R. o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento é sempre annuo e decorre dal t• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento é : Per l' Italia e la Colonia Eritrea . Per l' Es terv. . . . . . . Un fascicolo separato costa.

L. 12,• 15,•

1,25

L'abbonamento non disdetto prima del 1' dicembre s'intende rinnova~ per l'anno successivo. • l signori abbonaLi militari in effettività di servizio possono pagare l' importo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anch& a rate mensili). Le spese per gli estl'atti e quelle per le tavole litogratlcbe, fotografiche, ecc.,_ che accompagnassero l~ memorie sono a carico degli autori. Gli estralti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazionedi foglio, e per cento esemplari. Il prezzo é eg11,1ale sia che si tratti di 100 esem-plari o df un numero minore. l manoscritti non si r estituiscono.

Si è pubblicato:

LO SGOMBERO DEGLI

AMMALATI E DEI FERITI IN GUERRA M.&MORTA. dei dottori Lul5l Bernardo, tenente colonnello medico ~· Glu•t'PI•e Brezzi, maggiore medico, onorata del 1° Premio al Con--

corso Riberi pei medici militari del 1902-1903. Un v<,lume di pagine 280 con figure e tavole grafiche. Dirigere le richieste alla. nostra. amministrazione accompagnandolecol prezzo di Lire 3, 50.


l l

PUBBLICA'l'O

DAbh' ISPETTO~ATO DI SANITÀ ft!llliTA~E

ANNO LIV

FASC. V

1906

31 MA.GGro

9U

'

" S O MMARIO

.. E . . &aiE

eatGI~AI.I .

De Falce. - Nuove ricerche sulla tlìol~lfla ,. palogen~$1 del •arlcoceiP. lancCIII•· - Fmolluro-perltelinma ,ottnrutaneo retroauricolare. • . .

Tlrtlll. - Bacterio m coli e potabilllà delle acQUI'. • • • • • • • .

·. .. .

Pn().

CASUISTICA CLINICA' Paollnl. - Aoeori~ma artero venoso della coscia sinistra da ferita d'arma da moro . . . . . . . . . . . . . . . . • • . . . . RIVISTE GENK RAU : Nlelldu. - Uso Ilei rn@'gi Roentgen In cn mpo~tna ecl apparecchi Roeoteeo rel•livl . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

3~1

337 ~lP

3r.~

300

aJYUI'I'A BI GIOBlWAI.I l'l'.t.I.IAlfl ED IE,_TIEBI.

Rivista medita. JIOII· 364. - Rivl~tn 111 ot•r~'r•tolrgia.po(J. 369. - R lvl~ta di chirurgia generale. pag. S7t.- Rhl, ta di r hirurgl• dii!'Uena. pag. 376.- Rivista dì oculistica, pag. 379. - Ri•lttll 111 anatnmia e fl•lolojria normale e patologlca, JIDI/. 384. - Rivista di malaltie nnerPe e della ptlle. pnfJ. 386.- Rivista tU terapentlPa, pag. 388 - Rivista tt'udene generale e batteriologia. pa(J. 389. - RiYlsta d'lp:lene militare, JlOil 39t. - Con10'1!5-•i, pog. 393. ll i~rellanea. pag. 391. - Mo•imentl avvenuti nel Corpo Sanitario e nel Personale Farm~­ centleo, pag. m. (V. l'Indite nell' (~&lerno della coptrlifta).

DIREZIONE ED AMM!NlSTRAZTONE

.ROMA · .Paiano del !finilltero della Guerra, Vii\ XX Settembre. ROMA

Per le inserzioni & pagamento :rivolgersi esclusivamente


INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTEBI

RIVISTA MEDIC A. Forli. - Delle siildromi nervose posi malariche . . . . . • Bechtold. - La pneumonite di un giorno . . . • . . • Sclllaul. - La sptenoclesi contro l'anemia splenica e la malattia di BaoU Aulllrtin. - L'albumlnorta ortostatlr.a essenziale . . . . . ChauUard. - La lltia<i del coled JCO Alllu. ~ Cora della periWllte cronica RIVISTA DI NEV ROPATOL.OGIA . Ttmaalnl. - La psicosi nell'esercito e la istlmzione di manicomi da campo Glt idaoti sapienta . . . · . . . . . . . . . feré. - Nota sui sogni degH epilettici . RI ViSU DI CHIRURGIA GENBRALE. OUret. AlesMitbrl. - Interventi chlrumci n•lta tu bercolosi delle menlngl e dell'encefalo Vllltmln. von f rledlatndtr. - Traom~tismo e t ubercolosi . . . . . . · . Scllau. - Uo' aiTeaionA toptca •tel tendine •l' Acbille . . . . . . &.noltano. - COntri buto al trattamento euratl"o dell 'occlusione intestlnale.

Pu.g. 364

384 365 366 367 368

Pag.

•

36~

374 37t

P4(1. 372

..

3~4

374 375

RIVISTA DI CHI RURG IA DI GUERRA RouviMola. - Dell' inlluenza del brudapelo sulla !'Irta di ~X~nAtruione del proiet tili . . P ag. 376 •rentano. - Lesioni arti colari, pro.totte da ar mi da fuoco nella auerra russo-gaaoponese. 377 •anteulfel. - Lesioni per arma da f11oco al coore. &ltrazaooe del prolet tale. CardlorraOa . 378 RIVISTA DI OCUI.ISTICA. L' uw dei sali organici d'argento OP.IIa c.. ngtuntivi te blenorragica grave dell'adulto . frtnlltl. -Cura dì ·certe contttUntivtti infeLtivs c.on la pomata gialla . . . . Jaaq.ueau. - U formiato di soda in terapaa ocu lare • • . . . . . . RI VISTA [Il ANATOMIA E FISIOLOGIA NOR~H t.E E P!TOL.OGICA, Ko1111 e Weber. - Rl~ultati sciAntillci delle ricerche sui bacilli tubercolari dei diversi or gani compiute nel laboratorio sanitario Imperlal e germanico . . l'In!. - Le alterazioni istologlche del midollo spinale nella tubercolosa. RIVISTA DI MAL.ATTTE VENEREE E DELU PELLE. Miauslan. - Ricerche batteriologiche sull'Impetigine vera di Bockhar t, bollosa e sul· l ' ectima. . . . . . . • . . . . . . . . . . Thlbl~rJ• e lluant. - Effetti ravoref oU della puntura lombare io talune dermatosi pruraganose . . . · · · · · · · · · · • · • · Relt11ann. - Metodo di colorazione della spirocete pallida di Sçhandinn . lewadlti e Salmon. - Localitza.zlooi deUo splrocete pallido di Scbaudlnn in un caso di siHhde eredataria.

Pag. 379 38t 383

JIU.(I.

386 386 337

"

RIVISTA Di TERAPEUTiCA. Mauone. - Azione terapeulica deii'Eimltolo . . . . • . . . . . Pu.q. Clartt. - NooVII formola di Iniezione lpod•rmica associando la canfora alla calfeiua . ltvadltl e Manom611an. - Ricerche d' istolo:da patologica sulle manifestazioni siOiitiche primarie e secontlarie nel loro rapportJ con la spirocbete pallida . . . • . RI VISTA D'IGIENE GENERALE E B\TTERIOWGIA. Bertarelll. - Ricerche e ossenazloni aperhoentali sulla rabbia • . latta e Coaco. - Ricerche sperimentali sulla t ubercolosi dell'uomo e dei bovina Wtnter. - .ulone del radio sul germi patogeni e sulle Infezioni .

384 385

Pag.

387 388 388

389 38ll

390 391

IUVISTA D' IGIENE MI LITARE. Tlraboachl. - l OItri di porcellana d'amianto e la Oltra?.ione delle acque potabili Pu.(l. Cartlntantl e Manettl. - Studio sulla ca roe in ' Onserva . . . . . . . . ,.fuhl e Wlntgen. - Sul rigonfiamento delle scatolelte di carne in conser va non cagionato da microrgaoisml . . . . . • . . . . . . . . . .

391 392 303

CONGRESSI.

Il Congresso per la lotta con tro il tracomn .

Pag.

393

.Y lSCEt.LANEA .

Pag.

391

MOVÌMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL P.ERSONALE FARMACEUTICO

Pag.

m


M EMOR I E

OR I G I NA LI

XCOVE RTCEilCI-IE SULLA. ETIOLOGIA E PAT OGENESI DEL VARICOCE LE

""~.,""'"'\. <l" '" ~ ., . ...... \.

Per il dott. .t.odrc a l)e Fulco, ma;!giorc mcdaco

..

, . :-...

(Conlìn ua;;aone e /i11e, V. {nscicolo .\'. 4).

IV. -

Comdderazioni o d ccr d te anato mo-patologieh fl.

1!) . At:rERAZIONt VASALl x1~1, vARH'OCEr.r.:. - Il \a,ricoeele, di origina

crernastenica o meccanica, è sempre una e<;ta.sia venosa., alla cui p roduzione la flebite a cuta., o cronica sotto forma dì endo, meso o peri. tlo_bite non vi partedpa, secondo me, per nulla; ad eccezionA dei casi in cui sono stati rinvenuti dei b·ombi, e di altri casi rnrissjroi organizzatisi in tumori erettili ed anche · :finiti Il ella su ppurazioue o nella morte. La massima parte J.egli autori con viene che l'ectasia venosa nel varicocele sia Ja conseguenza della aumentat11. ten:;;ioue eudovasn.le per ostacoli alla circolazione reflueute, e che essa si produca costantemente assieme ad alterazioni Hutriti ve delle pareti Yasali, quali 1'ipertrofia., l'atrofi a delle fibra-cellule muscolari, nonchè l'ìperplasia del connettivo inter.stiziale. Sono invece le alterazioni infiammat,orie croniche delle pareti quelli che alcuni ritengono conseguire al fatto meccanico vasale tTillmanns, Kirchemherger (l) Saboroff t2); alt.ri come Epsteiu (3) opinano che le alterazioni stesse sotto fo rma di endoflebite sclerotica, siano compensative , dell'ectasia, ed infine Janni (4) sostiene, che la !Il in.LllANi\S. -

'l'>·allato t.li JWlologia grne>·ale e spcciule · Chinu·g. l'noci. dal feilesco, \'. {O

p~):. ~40.

(!J SA 00110~•. -

(.,-nlersucluwgen ii ber àie non>wlcr ouot.l palhologìsc/~6 Sh·uclt'r dt•· venw. 7." ei

llillhcilun~en. (\'irchow's Anh .. llol. 5~.

(31 EP~T~IN. - l'rOe1· ctit Sh·uclur normal•r •uut tclnlìscllt•· r ene11 ( Vircllow's ..l l'eh .. Od 1113). (>l IA N:<I . - l e fini atlera::ioni delle lut11cltr venose nette varici. Es tratto dalla Ga ;;zeii!L lo~ter­ nu:;iomtle di medie. J>ratfca, n. 3- 15 reiJh raio 1900. ~~ -

Gìor1111ie metfico.


322

NGOVE RICERC'HE SULLA ETIQLO (; lA Jo: I'ATOG I.:Nil:::)l Dl~L VARICOOELF.

infiammazione endovenosa cronica eguale a quella descritta da Epstein sia il processo primit ivo che precede l'ectasia. Janni è il solo a specificare nelle varici l'endoflebite quale processo primitivo ritenuto in genere uno stato irritativo pre·3isponente alle dilatazioni vascolari da B illroth (1), e quale alterazione morbosa originaria dalla parete venosa e parti circostanti da Lesser (2) e Ziegler (3ì. Egli descrive nell'intima delle vene una. neoproclu,.ione di tessuti a forma eli. placche ovalari con l'asse maggiore di sposto lungo quello dei vasi; placche limitate internamente dall'endotelio sano ed esternama11te rlalla membrana elastica interna, sfibrata in q U'lsto tratto e contenente nelle sue maglie degli elementi cellulari embrionali, di cui alcuni allo stadio di fibroblasti. Queste alterazioni che J anni avrebbe osservato anche in vene con alterazioni ectasiche incipienti, Epstein le aveva riconosciute quale processo infiammatorio terminale e riparatore di gravi ed estese alterazioni regressive dolla med ia; alterazioni che accompagnano e piu ordinariamente precedono l'endoflebite. Se queste· condizioni anatomiche fossero esse à pred isporre le vene al varicocele, il processo di endoflebite sarebbe molto esteso. Allora per l'attività iperplastica descritta nelle placche d'i.nfiltrazioue infia-mmatoria e per la stasi sanguigna si renderebbe molto lnbile la >Ìtalità. degli endoteli, messi in mezzo tra un sangue poco ossigenato e un tessuto infiammato (placche endoflebit iche) e perciò in dissoluzione. In tal caso la caducità degli endoteli metterebbe le vene nella condizione migliore ad essere ostruite da trom bi, che viceversa sono rarissimi. Dice Tillmanns, i trombi si organizzano q uando coesiste scontinuità dell'intima vasale, che è cagionata o da trauma o da infiammazione, (flebite), ovve1:0 da notevole pressione endovasale venosa (4). A l contrario i trombi nel varicocele sono rarissimi. Ciò l o desumo non solo dall'esser garantito il plesso paro pini forme contro i traumi dallo scroto, dalle cosce e dal canale 1nguinale, non solo dalla difficoltà di penetrazione in dette venr. dei parassi ti, indispensabili, secondo Durante, all'infiammazione (5), non solo dalla pressione endovasale, come ha verificato Perrier, ma nn poco anche da lla mia esperienza personale basata su molti anni d i osservazione nei consigli eli l~va ed in numerose operazioni di varicocele praticate da me specialmente in questi ultimi 6 anni. Se Kocher al contrario di c~ che la trombosi non è rara, l'è (Il lloLI.IIOTII e Wl~l \1 AllT EII. - f'aiiJ IO(IIa f lti'l:pil1 cflit·urgictl generale, 4• lra!l. s ulla 12• tedesca. paR. Gìl . (' l I.ESM!R. - l.'tbtt• r ,,.iWt. ( l'ii'CIIOif ·s A rch.., 101, lld. 18..~5) . (3) Z1EG ~F.R . - 7"ral!alo tli an atomia patolo!l ica. Trad. ARliANNI. 2" Vo l.. P. 74. (q T ILLIIA M'" · - l.. c • • Vol. 1", ~· 1!10. (à) Ou n A!ITB. - t.. c .• ,. ol. 1°. Il . 1.

ANTONB~ll


NUOVE RICERCHE SULLA ETIOLOGIA F: l'ATOGEXESI DEL VARICOCELE

323

perchè questo autore riunisce assieme i casi di trombosi e quelli dei fl.eboliti, i quali ult.imi, secondo me, non sono, come l'intenderebbe Tillmanns, dei trombi calcificati. Imperocchè il trombo, conseguenza d'infiammazione endovasale, o si organizza, o si dissolve. Per giungere alla calcificazione occorrerebbe passare per la degenerazione degli elementi nucleari, i quali pe'rciò mal collegati fra loro ed in tessuti così instabili, come quelli scrotali, si dissolverebbero facilmente dando luogo ad emboli. Invece il semplice coagulo può passare direttamente in flebolito per la natura medesima di esso. Questi fleboliti, che pur si vedono rarament-e, non sono l'effetto di flebiti, ma del semplice rallentamento del circolo nelle vene varicose del plesso ; rallentamento, cui Til· lmanns stesso attr ibuisce anche la formazione del coagulo. Però secondo Maurice Artus, a modificazione del principio di A. Schmitt ed Hamnersten, è necessario che abbondino nel sangne i sali calcarei, di cui si ritiene ora una combinazione chimica il coagulo (l). Ciò accade prevalentemente nei got.tosi, nei q ua.li, infatti, il varicocele riveste piì1 facilmente una forma grave. Mancando adunque l'inteuuzione parietale lungo le vene, non è possibile l'organizzazione del coagnlo in trombo, ma invece il passaggio del primo a calcificazione, direttamente, per il predominio in esso dei sali calcarei sotto forma di 'granuli (Kocher). Kocher stesso cita come una rarità il caso di estesa trombosi nel varicocele conservato al Museo di Gottinga. I pro. cessi, adu,nque, di flebite in generale complicano raramente l'ectasia del varicocele; diversamente, sarebbe frequente la trombosi e la supp•lrazione con ]a, conseguenza, ~ncora più grave, deU'infezione generale, a cui debbono riferirsi i due casi di Escalier (2) terminati con la morte in pochi giorni. Un 'altro caso è quello di \ValÌin che vide morire in 4 giorni un individuo per trombosi e :flebite suppurativa del cordone. A ncbe Volkmann osservò la cangrena in un testicolo per trombosi del plesso pampiniforme (3). Un altra conseguenza della trom bosi è l'organizzazione di un tumore nel varicocele. Vi è un caso riferito da Escalier in cui alla dissezione anatomica apparivano logge beanti con o senza grumo, con una spessa membrana di rivestimento e separato da tes.s uto cellulare pressochè lardaceo. Perrior affermA. che: nel varicocele le t·ene ·restano piccole, sebbene dilata.te, pe1· un tempo m '.tggiore di quello che ne[Jli arti in{e1·i01·i. Sembra che e~se pe1·dano più lentamente la l01·o ela.~ticitù e non a r,·it,ino al g1·ado di alterazioni eh~ 'lÌ risconM·ano nel-le 1·ene degli arti. Th.e.•t.• pr~wt!éo~ ;, lfl. Ptlculloi des uie11cu de Pari• Ali-m. de la socict citi•·. Pnris. B<l. 1!• 1819 " 56. 3) 0REI>A ACIIILLII. - Trattato ilflliaiiO di chii'U,rqitl , Vol. 5' l'arte, (1, pag. t 25.

(t) M. ARTos. ( t ! ESCAUKR. -


3:!J

XGO\"E RICERCHE SU LLA ETIOLOG IA E I>ATOGE XES I DEL. VAUICOCELE

In conclusione ritengo che ì t re stadi, o gradi ammessi da. Briquet (l) nelle varici, siano l"espressione esatta del processo anatomico da causa funziona le nel varicocele secondo la mia teoria. « Briqnet com.prende nel l " grado le vene varicose semplicemente c dilatate e non sinuose, d i cui le pareti banno uno spessore propor« zionale alloro calibro. «Nel 2° grado quelle che hanno raggiunto, con una dilatazione uni« forme, uu ·Ìspessimen to delle pareti, le quali diventano dure analo4: gamente a quelle dello a r terie. « Infine nel 3° grado eli varici, le vene con ispessimenti non più « uniformi, poichè esse per atrofia delle fibro cellule muscolari e sciec rosi consecutiva si assottigliano formando delle dila tazioni globulari. c Nel medesimo tempo le valvole defor mate e d istrutte in parte, eli« ,-entano insufficien ti » . Questa divisione, esclndenrlo ogn i concetto infìit.mmatorio originario delle pareti wnose nel varicocele, è conforme alla p!~.togene::;i funzionale innanzi tliscussa. L e alterazioni che ne seguono sono di quelle nutritive sulle quali ci ha for nite not izie precise istologiche Cornil (2 ). Eg li ba descritto r ispc:;:;imeuto dell e Yene affet.te da degenerazione varicosa per i pertrofia del la media, la quale diventa dieci volte piit spes~n. del normale, mentre l"intinut non è sensibilmente ingros::;:ua. I/ ispessimen to deriva tlallo svilnppo anormale 1lel connettivo e dal maggiore Yolume dell e fib re muscolari come è stato verificato anche da 8 ,tbor off e 'l'hierfe lda. Cosicch~ in base alle ri~:erche d i Oornil r imane classico i n .b-,rancia il concetto che la /e.o;ioue cm·atfe1·ù;tica delle 1:arià :~i(l ttna flebo.~clero8i. :20. Ar .T fl:R,I ZIO~ T T r~srrcor.A R I :-:r:r, v .utl<'O C' E LE. - Il varicocel e a.p port;a alterazioni trofìche testicolari. Celso ste::;so aveva accenn~tto a tale consegaenza, riconosciuta poi da Oolli-;en e da Pott. Su 1::) casi L audonzy trovò il testicolo rim picciol ito. Egu11li osservazioni sono state fatte da Hélot., Cou rling e Gosse lin e specialmente da Barwel. È importante poi il cn.so riporta.to, da J a min (3). Nondimeno per affermazioni d i Reclus, che l'ha cercato invano nei suoi casi, . l'at rofla è rara ed è la conseguenza, q nando esiste, d ella stasi venosa, ]a quale inizia la d is,·oluzione degli elementi testicolari con l'edema interstizia le de1 canalicoli seminil'eri; edema che R eelus, ad eccezi one di d ue sclerosi parziali del testicolo e dell'epididimo, i quali Il ) n.u•JL' ST.- / 1/llibecltt#e. ( Are/t. e/r. med., IS25 e Tlcèst 1 8~4. (2 1 C••HI:<I L, - Arch. de l'lt!f<llllllflit, ISit. :t• J AM I -". - Ann·~les ·l e• malrul1es gét~ ilo-urinairP.s, 1!>89, p. ~03.


}; t:OVE IUCER.CilE Sl:LLA ETIOLOGIA E PATOGE ~ E$1 DEL VA R ICOCI::LE

3~0

ne mancavano, ha rinvenuto in tutte le altre sue dissezion i anatomiche. La ragione della rari tà dell'atrofia è fo rnita, dall'etiologia e patogenesi del varicocele da me ammésse innanzi; imperocchè se dalla stanchezza c remasterica d eri va la. stasi >enosa ed ambedue dall' iperattività testicolare, è naturale che, allorquando q nesta, per condizioni anatom iche sopravvenute, decresca o scomparisca a nche temporaneamente, eziand io a lle corueguenze sarà. imposto dal la minore at.tività sessuale una treg ua. Perciò l e conseguenze stesso non an·auno ragione d i arri,are a ll'estremo li mite della degeneraz ione e dell'atrofia. n . .:a..--.o che l'infiammazione, od nn ostac~'lo q n a lu n q ue alla circola11 ione 1·ef:luente si ag~i unga. all' iperemia da stasi, già esistente. e ne accresca l' intensitìt, è raro c~me rara. è l'atrofia. Da ciò deduce;;i che con maggiore freq uenza il varicocele d iminuisce i poteri ~·i ri l i, ma raramente li distrugge. I n questo caso, per fortuna, raro eon l 'impotenza possono sopravvenire gravi alterazioni mentali. 21. ALTERAzw~r A~ATomcn8 DEI onnrAsT F:RI NEL v AnrcocE LE. -Sono i m porta n ti a conoscer~ i le alterazioni dei crema$t eri nel varicocele. È

da presnmere, dopo 11 uan to d issi i n n::mzi a proposi t o del valore fLl nzionale di essi, che le alterazioni siano d i quelle che Cornil e R auder comprendono sotto il nome d i le!iioni da nulri~:ione insufficien te (l) cioè apparte· n enti alle alteraz ioni trofiuhe. Il ri lassamento, l" i pertrofia, l'atrofia si no alla degenerazione g rassa delle fibre muscolari e l'i perplasia connetti v1de caratterizzano tale lesione. le cui conseguenze sono eguaJi a q uelle che E icbhor st, D ehio, B rieger e T raube hanno r in,euuto quale re perto d i cardiopalmo nenroso e uell'ast."3nia ca rd iaca (~) . I nfatti \\iniwa rter ('~) paragona alle condizioni analoghe del cuore l' ipertrofì1L e poi l'atrofia ed il rilassamento delle pareti delle vene >aricose esposte alla stessa, causa della cremastenia nel \ ar icoc-ele. Il prolasso dello scroto, lo slargamen to delle vagimd i, clte si sentono ispessite e si pigiano actra'\er so le pa.reti scrotali i n tutti i casi d i >aricocele, i n pieghe pitt o meno grosse e la rghe intorno a l test icolo, la presenza d'idrocele cistico in poca o molta qnantità, sono nel varicocele la conferma macroscopica dell'alteraz ione di tono (i poste nia) delle fibre cremasteriche. Esse callendo in preda all'astenia completa gi u ngono sino a non obbedire pi.tt agli stimoli riflessi (riflrjssi cremaster ici) eù a llora l'impotenza transitoria o per manen te si desigua con tutte le consegnenze. A.i cremasteri adunque ecc itati da r ipetuti e spesso anormali sti moli sessuali, può spettar e la sor te delle fi bre mnscolari colpite d a {o1·te eccitamento nerroso. Secondo (I l Con:~ t L e RA:il'! f.R. - ,!ta nuP.I d" llo i l ologi • f'.llho lnguJilt. Oeru ière e<lition . an. t 901, pag. 61. tt l EtCIIHOR~T . - T l'a tlnto di pa lol o:Jin e t• r ap ia mediCa $f1UÌ<lh, \OI, 11. (3) Wul tWAnn:R. - 50 te;i on i d i JJI/Irolh. l:tlato pag. 6i l.


326

:NUOVE RIC EHC H E SllLLA E TI OLOG IA E l'ATOGE~"Sl DEI, V ..1 RICOCE LE

Ziegler, con l'andar del tempo, si stancano e con la stanchezza degenerano e si atrofizzano. Infatti risul ta dalle osser vazioni di L ewin che la degen erazione grassa è la compagna indivisibile del varicocel e grave. Questa for ma. degenerativa è l'unica alterazione dei cremasteri menzionata dagli autori. Roth (l) ottenne l'atrofia. ancèe nei muscoli stancati dagl i eccitamenti elettrici. Nessun autore, però, si è occupato di seguire con ricerche cliniche ,e microscopiche le alterazioni delle vaginali nei diversi stadi del varicocele. Son certo si sarebbe \e · nuti alle conclusioni, cui son o giunto io, cioè che la causa delle a l· terazioni muscolari nel varicocele sia, per l'ordinario, di natura nervosa. e che l'azione meccanica che pure contribuisce quale attivo fattore di aggravamento nel varicocele da cremnstenia, sia essa stessa un effetto della pri ma. Oosicchè nel varicocele si passa dall' irritaziol!e all 'esaurimento del riflesso cremasterico. La conseguenza sarà a preferénza un'at1·ofia semplice delle fibre tU Hscolari delle vaginali; atrofia che si estende alle fibrocellule delle pareti venose, però precednta eù accompagnata <.la note d' iper trofia più estese di quelle che si osser vano nella semplice atrofia. Anche l ' ipertrofia, che nelle forme funzionali p:·ecede l'atrofia delle fibre muscolari Ziegler la fa dipendere dalla stessa ca.usa nervosa. Egli dice: Se ad un 11W-.scolo arrivano eccitamenti nen:osì più (O'I·ti del rwr11wle, e8so, .~e non soprrwciene nna eccessiva stanchezza, suole ipert?·ofizz.a rsi (2!. Nel V!l.l'Ìcocele i riflessi c remasterici, eccitati da ripetnti coiti. si risolvouo, ogni volta, in disturbi vasomotori e nutritivi sopratutto nelle vagina! i del testicolo. A questo proposito Corni l e RanYier (l. c. p. 8G) dicono: allorchè materiali nut1·ititJi aJ·;·i't:ano in g1·ancle abbondanza. agli elementi dei tessuti, il nucleo clte, in ce1·tì casi, m·a at·r o(ico, s'ipe1·tro(izza, il pratoplasma si gou(ia e si sop1·accarica di sncchi. I n conclusione sopravviene nel varicocele a preferenza l'atrofia che Cornil e Ranvier compr endono in quelle da lesioni dei. ner vi periferici (vol. II pag. 102); però non si può n egare un certo concorso di condizioni favorevoli all' i pertrofia, special mente in ' primo tempo. I risultati delle m ie ricerche istologiche somigliano in buoua parte a q,nelle sperimentali di Mantegazza t3 l oonfe1·mate do. E:-b (4) Vulpian (5) Fasce (G) Bizzozero e Golgi (7) . Qno:3ti (l) lloTn. - Pui/Hl{)enese tler p>·og.-e.•s. ,lf~tsh·etttii'Ophìe. (Beli. 11. Zirgler, XIIJ, 1893). (il ZoBGL&R. - L. c. , \'Ol. 11. rn ~. 239. (:l) MANTKGA7.ZA. - Di ltlwne ullera;iO>li i slol ogiclle Ilei lemtli e/te lell(lOno rHelt·o al taglio dei nen ri. (Giornale di '"llllom. e [11"'>1 .• l'a"'" ISG;;). (4) ERo. - Z 11r Pat. tmtl Anat. peripltcr iSclte>· Parnl!lsen. (A rc/1. ( . lili n . .iledic. , t 86S et V tSG9J. (5) Vu~rtAN.- 5,.,. le moct i{ic. 1••e sttbissent l e.s musclfs so~ts l'in{ltwiCe de la stcliondts uer(s. (Arc/1. de Ph!J.•iol. Il t 8tl9. Ree/t . relative$, etc. Arch.. lle ti hysiul., t 887 et 187t). (6) F,,~c K. - Sttll'iiiOtnJ{ia d ei lu suli. (Gaz . clin. della SJi td. tlmi ca di Pale•'mo. 18i0J. 17) 017.7.0<!!110 l) G<li.GI. - UeiMr d re r eninderungeu d~S .llllsNelgewebes 1lach t\"erven durch.Sdlllti-

d!III!J . ( IV<e>: er med. ll'lleh, 18i3 ).


NUOVE RICERCHE SULLA ETIOLOGIA E PATOOE!'\ESI DEL VARICOOELE

327

autori ammettono per lesioni nervose l'atrofia in generale delle fibre contrattili, tra cui alcune ipertrofiche, la moltiplicazione del nucleo del sarcolemma e l'iperplasia connettivale. Ciò contrariamente a quanto ammettono Potain, Lepine, Brown-Sequard, Striimpell (7), i quali hanno riscontrato la degenerazione grassa delle fibre cont-rattili. La quistione non pare ancora risolta. Cornil e Ranvier conchiudono che, per lesioni nervose, l'atrofia semplice muscolare è la conseguenza ordinaria; le degenerazioni non sono che fenomeni accessori dipendenti da complicazioni variabili secondo i casi (come l'infezione, intossicazione, ecc.). Io sono dello stesso parere; poichè i casi esam.i.nati da me, con il preconcetto fornitomi da Lewin di trovare la àegenerazione grassa, presentarono tutti, come vedremo, reperti con caratteri prevalenti di atrofia. N el solo cremastere esterno è manifesta P ipertrofia precedente lo stato distrofico delle stesse fibre muscolari. Infatti all'iperplasia ed all'ipertrofia di molti nuclei delle fibre dei muscoli stl'iati e del connettivo interstiziale si aggiungono dei vacuo lamenti protoplasmatici, la così eletta. degenerazione vacnola?·e o iclropica, a preferenza, intorno ai nuclei delle fibre lisce, di cui tutto il protoplasma cellulare, però nei pezzi fissati coll't~cidoosmico, pare che manchi. Si osservano eguali vacuo· lamenti intorno ai nuclei ed an~he in mezzo alla massa della sostanza contrattile delle fibre striate, delle quali molte presentano fasci fibril· lari scolorati e senza. la striatura trasversale in modo d'assLlmere l'aspetto di fasci connettivali e da confòndersi con il tessuto unitivo circo:stante. A questa trasformazione della sostanza contrattile pare contribuisca l'iperplasia del nucleo del sarcolemma nelle fibre striate, delle quali detti nuclei si approfondiscono e così la dissolvono. Sicchè conchiudo affermando che nelle vaginali, come nelle pareti venosa del varicocele, avviene per astenia, a preferenza, l'atrofia semplice mnNcolct1·e~ insomma un'atrofia nevrotica, l'esito della quale Hayem compendia nelle parole di cirrosi muscolm·e. È la stessa alterazione che nelle pareti delle vene varicose Cornil definì processo di flebo·scle?·osi. Da. ciò adunque si desume l'unicità di processo e d t causa, i quali com prendono, nel varicocele, i vasi ed i cremasteri. 22. IDROCELE SIEROSO CAUSATO DA LESIO'XE DEI CREMAS'l'ERI. - Come già ho accennato innanzi, ho riscontrato, spessissimo: la coesistenza d~l­ l'idrocele cistico del testicolo con il varicocele; idrocele che conferma sempre più l'etiologia e patogenesi del va.ricocele, il qu~le dalla sua parte, varrà: a completare l'etiologia dell'idrocele sierosa di Monod e (l ) STROIIPtt,l.. - ,llu/Uple àege•uralive Nwrilis. (Arch. (. Psych. XIV. 1853 et Z. L ehre v. d. prog. Muskelatr. Zei&schr. (ur Nerven systems Arch. (. Psych, XXIX. 189i).


!328

'

NUOn: IUCI~ RCHE SULLA ETlOI,OGIA E l'A'fOGE~F.S I DEL VAIHCOCI·:LE

'J~a.rillon (1) 1 r ite nuto, giustamente, non infìammn.torio do. Pascnle (:.l1, in

opposizione al concetto di Vircho"· (3). L'etiologia cremastenica in queste due forme morbose, legate ·assieme dalla stessa patogenesi, sottrae le importanti ricerche istologicbe di Pasc(ble dall'equ ivoco seininfbmmEttorio, in cui l'ha t rascinato il sno stesso ra-gionamento. Rono importanti i casi clinici ùa lui citati in proposito: Un prete a 70 anni che 13 anni prima si era visto crescere senza causa nota, un tumore allo scroto, riconosciuto poi per idro· cela. All'operazione si constatò che, non ostante il l ungo decorso, la yaginale era sottile con endotelio sano, uonten ente liquido giallo cetrino, come nell'idropeaci te. I../ esame microscopico faceva rile1are .delle noLe di al terazioni ipertrofiche ed iperplastiche nelle fibre cellule muscolari e di altri fatti rigenerativi nel connettivo e nell'endotelio della vaginale propria perfettamente sana nel resto. Eguale reperto egli riscontrò in alt1;0 infermo (11° caso) con idrocele pii1 voluminoso. In ambedue la 'a.ginale, oltre alla maggiore distensione, rimaneva sottile ed evidentemente sana. Non così in un altro (47° caso), dove l"idrocele voluminoso, di lunga dm·ata, e senza alcuna malattia pregressa, era circondata da '7agiuale ispessi ta notevolmente e con fenomeni rigenerativi rimarchevolissimi . f:l i domanda l'au tore, come spiegare questi fatti di rigeuerazione, dove dovrebbero essere necrotici, dissolutivi e degeneratili se il processo fo:;se infiammatorio? Egli mentre esclude, per quest'ultima ragione, l' infiammazione,. fa l' ipo ce:;i che il potere formativo sia la conseguenza di stimoli continui e progre:;sivi di germi infettivi . A me pare non siH. d'accettarsi tale ragione, elle caccia dalla porta e c0n giusto criterio l'infiammazione e poi, in coutradizione, la ri chiama dalla fin estra ritenendone gli agenti nel campo stesso dei tessuti sotto forma di germi in atti~·it.à produttiva. cii tossine. Ag/.i stimoli :;peci(ìrl, cioè agli schizomicefi e loro to.<;sine, ecr·itato1·i tli floyo.~i, dice Durante, non si debbouo rifi,rire 11111tamenti Ì!ltologici, clte am·e11gono nella ?·igene1·11zione e reintegrazione dei te.~snti (-!). Son conviuto, perciò, che le alterazioni riscontrate da Pascale si debbono ascrfvere a quelle nutriti ve, d escritte i nn anzi per il varicoerle; cioè alle al terazioni funzionali del cremastere di cui t' (tt/ivitcì maggio1·e è 1·i· chiesta clalle consegnenze .<de.~se dell'a.« tenia n euo-1mt~col are sop1·avre11nta; c:ioe, dal pego ·JIIfi{J[Jiore acqu,istato dal te-'itÙ:f)lo pe1· l'edema inte1·.<diàale, l ll Mosn» et 1'Anll.l.n;.-.- T rail,; ll••• "lllla<li.-~ 1111 teslir.ule el SP$ a11>1r.us. - Parls. 1~99. (!l PASCAlA':. l"n!)int~ltli <l t'l t•sliroto . Dali ctillici, •·i cerche anatom<J·!!atologich.e, t'isullati <pe·

il"llu111ali. -

Cnn~r~<s"

(3) Vuu;unw. (4 ! llun ANTK. -

Torinu, tli9S.

Jlototoo ia à•'Ì lu>~~ori. irad. l•·a ne~~e , t • vol.

L. c., vol. t•. l'· { .


NUOVE IllCERCRE SULLA ETJOl,OGIA E PATOGENESI DE.L V.-\RIOOOJ•:LE

329

e dall'icl?·ocele cagionato dalla stasi nella ci1·colazione ì'efluente. Basta guardare la fig. I per vedere l'intensa iperemia in un pt·zzo di va. ginale asportato con la mia pinza, assieme alla piega scrotal e, m una operazione di varicocele complicato ad idrocele. Fig. l·

Largo peno di scrolo asportato m~di~nte la mia pinza da '·aricece le :>ssiem• ad "" lembo di vn.:inale fortemente inietta ta.

Eliminata l'inSammazione, Pautore ammette disparate cause nell'idrocele sieroso i cause che variano da quelle meccaniche, alle più complesse (infezioni, tubercolosi, tumori, ecc.). In qualche caso, però, trova che non si possa rintracciarla affatto, perciò ammette la fo1"ma. i<liopatiw. Al contrario io ritengo che le cause dell'idrocele sieroso si debbano studiare nel loro rapporto con le funzioni dei cremasteri. Imperocchè se l'insufficienza clei cremasteri (astenia cremasterica) riesce, come dicemmo, la causa ordinaria del varicocele, che però può essere .prodotto anche dall'insufficienza traumatica o meccanica dei cremasteri stessi (cremastenia infiammatoria), ambedue le cause pro.:lncono


330

!SlJOVE raC EROHE SOLI.A E'l'lOLOGIA E PATOGJ:o:~ESI DEL VAJUCOCELE

ezia.ndio l'idrocele sieroso, che io ho riscontrato costantemente nell'operazione dì varicocele. Tra queste due forme, adunque, vi è un nesso essenziale sia per la causa che per l'effetto, e la differenza non può ricercarsi se non nella natura stessa della causa; infatti la cremastenia favorisce di più il varicocele, il traumatismo dello scroto, invece, l'idrocele. Il meccanismo di ambedue è semplicissimo: l'idrocele- cremaste· uico nervoso è prodotto da esauriment.o, o diminuzione di tono delle fibro-cellnle, le quali si rila::;ciano, si dii:!teudono, mancando alla compressione peritesticolare necessaria alla circolazione refl uente a,renosa. La stessa atonia si può avere per trm~mati.~mo che ue paralizza, con l'edema, le fibre; per tl(lnOJ·e che le distende oltre misura; per infezione che vi apporta l'infiammazione e l'edema stesso. A queste cause d'idrocele, che sono pure di varicocele, se ne aggiunge unJa.ltra ripo· sta nell'ostacolo alla circolazione refluente lungo il plesso pampiniforme, nell'addome. In questo caso la ::.ta.si non potendo più essere vinta dalla tonic~tà ordinaria dei cremasteri provoca l'idrope della vaginale. Se questi disordini circolatori nelle vaginali si traducono spesso in alterazioni nutriti ve dei tessuti; talora si avvera che il ritorno alla circolazione non varrà a ridonare alle membrane, di ,·enute ectasiche, l'ampiezza e l'elasticitit. primiere, specialmente quando ·l'in· l:!ufficieuza cremasterica foss~ durata. lungo tempo. In tal caso il liqniclo transudato acquisterà diritto a domicilio stabile nella cavità sierosa vagiuale, come l'idrope costituzionale di De Giovanni nel cavo peritoneale (l) pur essendo diminuito il varicocele m seguito alla dìminuita attività. testinolare. 23. RrcE &CH€ lilCROSCOPICHE. l'e.w. Crernaste1·e medio ed i~tenw. - Iniziai le ricerche nelle vaginali presceglieudo i <.:asi più gravi, per quanto fosse possibile, fra i soldati. Mi proposi di ricercare, come dissi, la degenerazione grassa delle fibre ·muscolari, riscontrai,a da Lewin. Perciò usai a preferenztt, nel fissaro i piccoli pezzi eli vaginale, l'acido o~mico, secondo la formula originale di Flemming, tenendo il recipiente con il liquido di fissazione ed i pezzetti di tessuto nella cassa da ghiaccio per 24 ore~ Colorai i tagli con la safranina sola, o con la duplice colorazione; con maggiore frequenza ricorsi alla ematossilina ed eosina previa immersione dei tagli nell'acqua ossigenata. n risultato, ottenuto dai primi reperti della vaginale, m ;indusse a fare delle ricerche sulle p&.reti delle vene ectasiche del plet>so pampiniforme. Rimasi mera· (l) A. De GtorA~:"L. dica, anno t 892, p. !118.

Ancoro sulla cii· rosi t;Jatic<L deì (<lllciulli. t ezione clinica.- Ri{o•·mo mt"


NUOVE RICERCHE SULI,A ET!OLOG!t\ E PATOGJ.<:NESI DEL VA.RICOCELE

331

vigliato :qel riscontrare un vacuolizzamento in tutte le fibro•cel1ule muscolari, le quali tanto nei oremasteri medio ed interno, come nelle pareti vasali della vaginale stessa e del plesso pampiniforme, presentavano il solo nucleo colorato in mezzo a piccolo spazio, privo di ogni colore e corrispondente al p1·otoplasma cellulare, il quA.le sembra mancare del tutto. 1 Ciò invece non si avverò con altri liquidi fissatori, adoperati in tutti i casi come controllo. ~·i;o\.

Il.

Li-~

fm Jj

g_

.Le

A ·s

.u

V~o a de l

Fm •

.A s

plesso ~:lllll>ioifoi'IDe V:\CUoiizzala,

EEo<lololio. - Li Limit:>.nl~ interna. - L• Lìmitaole esterna. - S Slroma counellìvale ruti col alo della media. - p,,. Vacu oli nel protop l:>.sma d•lle libro-cellule con il nucle o centrale in spazio comt>letam~nte chiaro. - A Avventizia.

Cosicchè i preparati microscopici di vagina.le e di vene del plesso pam.i · piniforme asportate ad infermi di varicocele, guardati a piccolo ingran· dimento ed allorchè i pezzetti sono stati fissati coll'acido osmico, presentansi disseminati di va.cuolamenti. A forte ingrandimento poi è facile assicurarsi che ietti vacuolamenti corrispondono a fìbro-cellule muscolari,


332

1\I.JO\"E HICERCHE Sl'l.LA ETlOLOOlA E PATOGE:\ESI DEL YARlC'OCELB

tagliate tra sversalmente al loro maggiore asse; perchè m~l centro di essi si nota un punto intensamente colorato, il quale rappresenta senza dubbio la sezione del nucleo di dette fibre. Non è però riconoscibile tntto il corpo cellulare delle fibre stesse, essendo così notevolmente alterato da reagire con d ifficoltà ai colori. I vacuo lamenti, sopra tutto nella parete venosa, formano un reticolato fitto ed eguale, di cui le trabecole appariscono costituite da grossi fasci connettivali (fig. II). La parete venosa, specie del plesso pampiniforme, apparisce ectasica, con ripiegatura e può ben dirsi anche con ispes>imento, in modo da riuscire age\Ole distinguere le singole tuniche di cui è composto. Nelle vene del plesso, oltre al reticolato descritto, il quale mette in evidenza ed in modo moraYiglioso tutto lo scheletro connettiYale vasale, ril evansi dei ripiegamenti della parete interna., di freqnente ispessita; ripiegamenti, i qn~tli in alcuni casi, sembrano os~rui re il lume vasale ed ic altri sono trasformati in sporgenze a forma d i vegetazioni per rottura F ig . ll l.

Fm "'-.

:.

-

" . .. . . -- - \

Fm--~~ •. "' ..--- -- -....... '. • .. ...._.......... -. .. '' \ ' ': ~ ....

l ~

•

, 'l" ;

~ ..::--

v _,.

't ' '

'

'f. J ~ ', J · ~· /

. ' .·\.· ', : ·· .. . . ,

---Fm-

'

"":

,l

, .

•'

\ t :

!/ .

.,. l

•

•

~~

~.

l .

.r '

l

l • . . -. . . . ..' ' ' .' •'V , ~· . . , , .. . ... " , • - .-

l .

\

~

...

•

. A~elulro

'

r •r·

t

-

r ,

,

'

....•

""""'·

. .lr- . •

•_

- ~-

r

"'

-

Frrtt \~a {.:.io:lle e ,·a~i dr-lla -.teS~:l con fih,·o·Ce- lln1t.l' vacu olit7.n.te Frn Vn<noli ne l protò j•l a s nHt d•ll·· fil.oro-collulo dd ln ,·a~H>3le e dei

\"!l'SÌ r t,•tuH~ '"" ~ :t1,• con part!te riv,..~ t i ta dì endotelio cd in alcuu1 tratti con sli bratur~ do• llo stroma. spo rg ente in es so.

delle trahecole eon netti vali ùella media e j)er sfibrature della li m ihmte interna. Questr. n-pparisce perciò priva di endotelio di rivestimento nelle sue sfibrature determinat.e, evidentemente, dall'azione mecc;:mica del microtomo. Intant.o è da uotare che in numerosissimi pre-


~OOVE Rl CE.RCln; SULlA I~TfOLOG IA E PATOG I~ :\ ~S l OEf, VARICOCELE

3i:SG

parati ed in molt.i casi clinici non mi <è mai riuscit.o d i r iscontrare alcun carattere, che possa, anche lontanamente, esprimere un processo infiammatorio recente o pregresso. Nei cremasteri medio ed interno, nei quali iniziai le prime r icerche, riscon trai sempre vacuolamenti eguali a quelli descritti nella parete venosa del p lesso, però più distinti f ra loro e con disposizione meno regolare che nel reper to della parete venosa. Tale differenza risal ta agli occhi guardando a l microscopio l'aspetto della sezione delle vene vaginali, (aspetto che non differisce p un t o da quello delle vene del p lesso) ed il tessuto proprio della vaginale circostante (fig . III). Rospettai al print·i pio delle mie ricerche che il reperto descritto fos se la oonseguenza d i sbagli cii preparazione. Ho dovuto convincermj . Fi g . IV .

~è ·... ~-: :. -/:.~ , - ·~.:_.: ~ ,, ' •• ~8 ~ , , ~, - ,'

fm

~ l '

.

l ~... ·, , • •

'

l

~"', l '.

_,

' l! D11Q••

•

t.

l

't ••• ,

\

.. -

t .

l

l

l l ~

l

J' .. ~ ~ l ,, \\ , . • ~• -' f l J , .l. '" ' - _ .... -..::-• ,. . .. , l •• ,, ' D .v., . ,l,., , , , / .. , .,. . ~ ~' -- #"·, ,/ tJ

,

,

; •

r

m

-

l'l

l

l

-

ol

;,

,

r

rm --- - -

~

,.

, , .,

.l

:~

~· ·

_/ / .

•:

•\

.,.

. .

..

,

.

...... l 11 •

l

~

'

.

t

l

~

l' '

,.

l

• f

l j

- -

" ,.,.. ,... -

-'

•

/;"

v.<__ --·--~~:_ . .• ... -' '.'

...

, , l l 1

~ , ,

t \ ···' •

·,· ,

, x- - ~

-

•

••

,

.·_y·',

, •.

~

... .::. -

l/l

... ... ,

_. ,

r

l

•' • !

_,. ,. :

-----..; l

...

,;

... ,

/

••

•

c

•

.... .. ,

'

T rn Ya g inali del te3tico to c. n s~zion i di ,·~ne e di canaro delcrente fetal i. V v·ene eoo C g rurno sao guig11o ci rco nU:Hi da tessuto vr ov rio del1e vaginali.

- D Cau~le d"lurunt& tngli:~.to nell'epididimo con H-· epit•·l io cili n•lnco di rivos U· mento do<tnccat<> in massa dalle pareti . - p .., Filorot,~llnlu 111u8cola rì de lle pareti vasali, d ~ lle va~lnali o del c nnal& dcf.,rente sen•n ''a cuol i.

del contrario avendo ripetuto lè prove nllmerose volte, dopo di essermi premunito contro ogni possibile errore di t ecnica. Ebbi l'opportunità di fare dei preparati nelle vene del plesso spermatico appartenente ad


\

334

NUOVE RlC.P.RCHE SULl..,A 81't0LOOIA E PA.TOGENESI DI'i: L V AIHCOOEl.E

un carabiniere, il quale, sebbene affetto da ernia, apparentemente sembrava immune di varicocele. Invece le vene erano notevolmente ectasiche e si riscontrò un po' d'idrocele della vaginale. Non pertanto il vacuolizzamento delle fipro-cellule della vaginale e delle vene del plesso si presentò minore che negli altri casi di varicocele manifesto, · come si pnò vedere dai miei preparati. I nfine sottoposi ad esame le vene spermatiche di un neonato procuratomi con grandi stenti e nelle condizioni dei tessuti ve~amente non tanto propizi all'azione dell'acido osmico; ciò non ostante il protoplasma delle fibre cellule muscolari delle vaginali e del plesso rispose al reattivo colorante (fig. IV ) ed io perciò non rinvenni affatto il vacnolizzamento osservato nei preparati simili di varicocele. Questo prova ad evidenza che il reperto microscopico da me riscontrato nella vagìnaie e nelle· vene spermatiche degli ammalati di varicocele sia nna 1·eazione specia.le fornita da U' acìdo osmico e dal protoplttsrna di quelle cellttle in pt·ecla a p1·ocesrw mm·boso clissolt,fù.:o atmfico. Infatti essa manca nel neonato, apparisce minore nel varicocele incipiente, e non s1 riscoatnt affatto allorchè si usano altri liquidi fissatori: '24. CRBMAS'l'ERF: E~TF:RXO. - I reperti microscopici di questo muscolo, ottenuti da ammalati di varìcocele, confermano ad evidenza le alterazioni distrofiche riscontrate negli altri due cremasteri fibro-cellulari; alterazioni che meglio dei precedenti dimostrano la tendenza di tutte queste fibre muscolari alla degenerazione connettivale preconizzata da Corni! ed ammessa in genere da Hayem. Infatti nella (fig. V) sì vedono buona parte delle fibre muscolari scolorate, distese od ondulate, mostrando alcune la sola striatura longitudinale, molte ' l'ipertrofia con vacuolamenti e con massa protoplasmata scolorata che pare riempia ad i usnfficienza il sarcolem ma. I nuclei del sarcolemma, non in attività Cii proliferazioue: sono circondati da un alone di vacnolizzamento. Molti di essi sono in evidente proliferazione, cioè più o meno allungati e segmentati. I nuclei in proliferazione invece sembrano approfondirsi dal sarcolemma. nella massa protoplasmàtìca contrattile dissolvendo i fasci fibrillari, o meglio trasformandoli in fasci fibrosi. Molte fibre si vedono chiaramente cosi distrutte residn-ando delle placche formate di nuclei in proliferazione nel connettivo circostante. Il connettivo interstiziale presentasi in attività iperplastica, riconoscibile dalla sua spessezza e dal gran numero di cellule embrionali e di fibroblasti . Queste alterazioni trofiche con degenerazione fibrosa, le quali, in certi casi gravi, si può presumere arrivino fino alla degenerazione


NlJOVK RICER CHE SULiu\ ETIOLOGIA E PATOGENESI DEL VARICOCELI1:

33iJ

grassa, secondo Lewin, e siano precedute da ipertrofie ed accompagnate da alterazioni iperplastiche connettivali, sono dwnqne delle lesioni di nat·u ra funzionale pre-calentemente ne?"l;osa e gi accm·dano in tutto con Fi g. Y.

V1'J. l

...' l y' i ~

... ,. ·' l

c(ll \

..

Mc Md ~·

'

.. , .. ..·1 $

'li

.l j

J

l,. - ~

'

'

\

t

..

..

\

_, ~

--:~:'\~

.\

,..,

~'

"•l

'l Il

l

f

'":)t

A!. Tu\.!.& l'l'l'·

\

'

~

..\:

i

"'

l

.. l

-• • <".,

l

~

.\ ~

c

l

~-~-J ~IL

J

1: •

-t u~

;

~

l

~

~

' 4 l

' l'

.. ·. . .-.

"'

N ..

"' '

~

- \<!

•>

• l '

l

lVI

'

l '

'N l - -·

N.

~

' •

,,

'• ~

•

e

('

l lvt \•

l

f-1

t' l

' 6•• l

•

:J'. -· [.i."·

e Q~ " N:\'".•lv.cl., -.._ lv'1 c ~

~--2.

Crema.stPrt" c ~ tf,rno . ,l/ Fìbr:t cou strìotnre integre delle fi brille o scusihìli ni colorì , peri> co11 o udu· lamenti e I!On vacuo li intorno :-i nnclt:ì Nv dt•l snrcolemma. - t11a F1 br;t mu scolare

stri(l.ta ipertrofica~ sco1orata. con librille s enza. fllriat.nro tras versali , cou nuclei ipert•oll ci e \"acualizz:\li. - X S lpeq•las in dei nuclei uel sorcol~mmn. - .\'N ne lei iperplnstici ed in fossati n<·ll·> strom:> lìbrillare. - JT r: Fibra con dt•gen••rozione con nettivale - r·,, ed .Yu Placche di tes~nlo co nn e ttivo con nuc lei del s areo lemma

la causa atonica e meccanica d(t noi amuws.~a. -nel ut?·ieor·ele. Al contra1·io sono inconciliabili con la causa infiammatoria delle pareti t:enose amme8S(t d ai 1·ec,.enti stuiti.

Conclusio ui . l~ La c tua del varicocel e non può, n è poteva p1·ogredire non essendo

finora ben nota la fisiologia delle glandule testicolari. 2° L'escrezione spermatica e la circolazione refl.uente di dette gian· dule si . compiono, specialmente nell'atto del coito, mediante l'aiuto dei cremasteri, di cui le contrazioni sono regolate dai riflessi cremasteri-ci, indice della potenza virile.


336

Nt;OVE RI C ERCHI~ ~OLLA ETIOLOGIA lo: P..I.TOGENESl DEl, VARICOCEL.F.

3° Gli eccitamenti numerosi ed anormali di questi riflessi, come avviene nei giovani per abuso di coito, o per onanismo, possono produrre esaurimento nervoso e consecutiva astenia d ei cremasteri, stasi nel plesso pampi.ni.forme, indi vn.ricocele cremn.stenico. 4° Non si può nègare il varicocele da ostacolo al circolo refluente, come avviene nell'ernia inguina.le, nei tumori acldomiuali ecc : perciò due forme di varicoeele, cioè il cJ·emn~;tenico ed il 'llleccanico. L e lesioni che si riscontrano nelle pareti delle vene e nei cremasteri non sono di natura in6aroma.toria., bensì di natura trofì.ca con l'esito della flebl) e fTfwtO:>clm·osi.

\

\


337 OSPEDALE MILITARE DI NAPOLI IIIRETTO IJAI. Tl!.\ENTB COLO:<NKLLO li!WICO A.

0AL0Al'iZA

(Gabinetto d' lstologla)

EMOLINFO-PERITELIOMA SOTIOCUTANEO RETROAURICOLARE (OONTJ<JBUTO ISTOLOGICO) Pl>r il rtott . .4.1tre4o lle Yat!<aua, so ttotenen tA merlico

Lo studio dell'endotelioma. si" può dire affatto recente, e quindi ne è tuttora viva l'importa.nzct. Una forma molto interessante ed anche abbastanza rara di questo gruppo oncologico è quella neoplasia caratterizzata dalla p1·oli(erazione atipica degli elementi che ricestono all' e.qte1·no (peritel.ii) i vasi sa11gnigni e le litcune ed i va.~ i linfatici, tumore che il "\Valdayer (l ) per i l primo battezzò col nome di angio.«arcoma pleMiforme, e che Hildebrandt (2) e Paltauf (3) chiamarono peritelioma, denominazione oramai accettata da tutti . .È noto come sedi predilette di q nesto t umore sieno le meningi, le ghiandole linfat.i.chA, le si e rose, il t.es ticolo ; però e;;;;o si pnò sviluF'pare in altri punti, ed una localizzazione, quantunque molto rara, può essere il connettivo sottocutaneo, rimanendone :;empre oscura la etiologia. La; letteratura del peritelioma sott.ocutaneo difatti è poverissima di o:-;serva.zioni, ed io non bo potuto ehe raccogliere le seguenti sei, che ap partengqno per orùine cronologico a. Poncet (4), Spiegler (clne casi) (o), Frugiuele (Ci), Lagrange (7), Frugiuele (8) e che riassumerò brevemente. 11 1 W ALn ..:YEo\, rircho•v's A•·chiv, ~• Rù.

Ali(liosaNoma oder 811dotheliom tt es Kt&OcheiiS :Deulsche Zeìlsc/1. (. Chirurg. t. XXXI, f' . i63. 1891). C~) PAI.TA UP. L"eoe•· Giscflwillsle aer gla11d11111 cm·otim l Xify l e•··.< Beitnive., t. Xl, p. !tiO, 189!) . (4) PoNc~:T. Nole sur une v arit lé d e IIHnettrs con{lllcntes d11 C14it· clrevel". (11-.vue dc cili•·urg ie. 1890). m SPIEGLER. li (ler Bn!lntl&eliomc d er l/aut ( Archiv , ,,. Del· m . tmd Syph. Bd. L ). 16) Frtu<a UI! I. I!. A11gi osm·coma ple!$i (orme cistico rlell<& palpeb1·a (Gitll'llt&le detl'Ass. de& Jledici e 1\"alt&r. di .Yapoli, ~ 899). (il LA GnA~r.s. Traite rtes lwnw r s de l "oe<l, et c., t. 11. pag. 68!, t90i. (S) Fnu~t UBLe. SuU'endvlelw ma ptdpebt·at?, tlal giornale il Tottw~qsi, 1906, anno r. n. 5 e 6. (In •luesto lavoro, che ù ti p1u recente s ull'enrlo telioma, l'A. r1assume la definizione, l' isi.Oì:Cntsi, la s trut121 tiii.OERIIAXOT. Ueber tlal tubultire

tura, la elassìlicazìone d PII<l forme e la lett•ratura, facendo un 11uadro ch iaro c comt>leto dei ca ratter i generali <li qu•sto tumor.l. Farò a mel\0, in s~g uìt.o. di ritornare sulle generali ta dell'endvtr Jil)ma, rimaudando chi IIC avesse vn ghezza. a fJ ttcsto hlvoro).

ili -

Gi.J ntale medico.


338

EMOLlNFO-PEIUTELIOMA SOTTOCliT.AKEO RETROAVR IOOLARE

OsSERVAZIONE I (Poncet). - Si Lratta di un uomo di anni 53 con tumori multi pli sollocutanei al peUo ed al capo, di diverso volume, che si erano s viluppati contemporaneamente in modo lento nel corso di parecchi anni. Dalla descrizione islologica che ne Ca Bard, che esaminò il tumore, appare chiaramente trattarsi di un peritelioma sotlocutaneo. U'53ERVAZIO:-<E Il (Spief!ler 1° casQ). - C. L. di anni 66, viene rico · ver·ato in clinica nel 1893. Aveva una figlia di cui si parlel'a in !"eg-uilo. La malattia attuale data da circa 40 anni, c he egli all1·ibuisce ad una ferita sofl'erta alla regione parietale destra, vicino alla cui cicatrice nacque un tumorello, intorno al quale se ue formarono poi diversi, che crebbero a poco a poco, ùa occupare lutto il cuoio capelluto a g ui~a di una parrucca, raggiungendo una gt'andezza variabile dnl volume di un fagiuolo a quello di una pal la di bigliardo. Asportati alcun i di questi tumori, fur·ono esamin8ti istologicamente, e presentarono tulli la stessa struttura, risultando formati da un insie me di cumuli cellulari dispos ti attorno ai Vbsi da dare l'aspetto di lanti tubi, che si presentano ora in sezione tr·asversale, ora in s••zione longiludinale, contenenti globi di sostanza ialina all'interno, e separati da fasci di connettivo che formano lo stroma del tumore, anch'e.,so con masse ialine . Bastano questi pochi cenni per classiticar·e questo neopla:;ma tra i periteliomi, quantunque l'autore lo abbia denominato ertdottliomn, scarl!mdo il primo titolo, per il fatto che non ancora sono s tati dimo~trati perite/i nei vasi della cute. Osse;RVAZJONE III (Spiegler 2° caso).- Si tratta della figlia dd precedente individuo, di. anni 4~, la quale nello stesso anno 1003, s i presenta con 'tumori identid alla testa, iniziati tO anni prima. L'esame istolo:zico dei tumori estirpati é iJentico a quello testé rifer·ito: il Renaut lo dassiticò tra i ctlindr·omi. ~·A. da grande importanza all'er edi tà, come momento etiologico di questa forma di neoplasma, e rifer isce un caso simile, ùal punto di vistèl clioicu, appar-tenente aù Ance!, il q•Jale u~~ervò un ammalato con tum0ri alla testa simili ai pt·ecedenti e con tumorett1 solidi per lutto ii corpo. ·. Per tre generazioni nella fsmiglia di questo infermo furono O\'servati individui con tumori al capo, che rassomigliavano ad ateromi. Uno di e;::si fu operato da Ros~ e da Bryaut, Il quale in una seduta asportò ()O tumori. Dalla descrizione r isttlla che alcuni di essi erano pieni di se:z-o, altri inve<.:e erano piit duri e difl'el'ivano da quelli anche pcr chè s i riprodussero nella cicatrice. Tali tumot·i in ultimo presero un decot·so malig11o, e l'infermo mori per un grosso neoplasma d~l fegato, con disseminazione di noduli nell'intestino e nel pet·itont,o. Non ne fu fatto pero l'esame istologico. OssERVAZIONE IV (Fru11iuele). - Donna di anni ()5, senza precedenti ereditari. Presen ta nel mezzo della palpebra superiore sinistea un tumot·e pendulo della grandezza di una g ros~a mandorla, peùuncolato, che poggia s ulla guancia. Asportalo, all'esame istologico si potè constatare trattarsi di un tumort~ cis tico a ùiverse loculazioni , fra cui una piu g rande, allogalo nel connelltvo sottocutaneo ; le pareti cistiche erano r ivestite da masse di t·esidui neo plastici, i quali risulta-.ano formati da numerosissim i vasi capillari, intorno ai quali si stratìflcavano g li elementi neoplastici a carallere endoteliale, che in alcuni


El10L.INFO-PERIT1-:LI0}L4 SOTTI)CCT.-I.XE•) R E TROA t;RICOLARK

339

punti aveva no subito la deg~nerazione muco5a o ialina , e da uno stroma. p iuttosto scar~, io completa degenerazione ialina. L'A. quantunque lo aves;.:e denominalo un Angio~Sil rcoma pl'!ssUorme cistico, conclude trattarsi in effetti cii un per icelioma. O~SER\" AZIOSE: V (Lagrttnl!e) . Donna d1 an ni 72, cui fu estirpa to da una <ielle palpebre uo tumore della g ro!'sezz.a di una mandor la. alloga lo nel connelti•o ~ttocutuneo. Il La ngran~e che ne fece resame islolo!!ico, dia sznosttcil un angiosarcoma, ma daila fig. 1:-0 che ne é la r iproduzione, nel Traité de tumeurs de l'oeil, si può arguire trattar si anche qui un per itelioma. OsseRvAZtose VI (frugiuelt>). - l ndi,·iduo di a nni 62 da 1'\apoli, presenta un tumore nella palpebra in f-"rio re sinistra d~? lla Errossezza di una n()ce, re cidivato dopo -i mesi ad un a llro tumor etto nell" stesso sito. che era stato asporta to mercé legatura a lla base con un filo. U nt?oplasma. sito nel conneHi•o so110cutan~ o. viene enuc'eato, ed a tresame isto!ogico r ilwlt8 forma lo d a cavit8 ema ttche e mim11tose, da un gra n numero di S!)8:tii chiari di dive rsa forma e g:-andezze. alcuni dei quali ~ono globi iahni, mentre i più sono vasi Jinfalici in sezione tr8s,·et·sale, intorno ai 'juali SI ammassano gli elemenli cellular i 8 ca ratt~re en·ioteliale, e da uno slroma di les~u to connettivo con de!?enerazione talina e mtxomato5a. l" A . lo iden t ifi~a, molto giu:>tamente pèr un li n fo- periteiioma ialo::eno ( l). ~ queste poche ossen-azion.i aggiungerò quest"altra. capitatami pocLi

mesi or sono, la quale mi sembra di un certo inter~s~e percbè, olrre a portare un contributo per q'lanto mo::le~to al!a casuisti•·a di una forma neoplastica non molto frequente, il mmor r>. come >edremo, è nei primi stadii del suo s>ilnppo in aicuni punti, mentre in altri comincia a trasfvrmarsi in sarcoma. STORIA Cu:-otu . - C. G. guadia f!i fi:1anza di anni :H nati,·o de:ia pro\·incia di Ca~rla, entra io que,.to o"'~.lale o.-1 d~cembre 1 ~9 pe r hlenr•rra€!ia. N uJ:a di imp,-.rlan!e dal Jato ere 1itario e ramiha:e: il padre e mor to 9 auoJ fa di tronc1Jte; ba ma :Ire fratelli e ~)r~ile che ~odono tutù bu•. na sa iute. Per quanw è a sua conosc ~o za. non ric~~r Ja che alcuno fra i suoi ascend~uti sia morto od abbia soff,:rto di ;um.ori di ~·rta . Ha ~em? re godulo ottima !'aiute sino a due m<:"i pnma, epO<":a i:l cui ,.i C•?n ta ~o di U:c.<:ra uni'38. la qua:e !lua:-t res: d~;ao:io una iniìltraz:one dura ed eEte"a sul glsi8nde. cbe si o::ser\·8 ao~ora a !resame r·bb1ettì>o. St nola pur~ 8denopatia t.mgoinale, c:ost;tu: ~ èa g!:sianjole pi-::cr,!e, rr.ob:li, iod<·lenlL ~ uira.: ro di im~-ortant.e . Llnfermo é so·t.oposto t•llre cbe a ::a us\:a:e cu:-a ant: hi":O >:• r:-aci~'a. a]e inie zioni di ~·Jl.•. imaw co:-rr•:;ivo. D<.~ra nt.e la sua d~ ~enza 8 :ro~!="' jaJe. il C. G. riò·ama ra~1.e!lZiooe del ca ;>o reparto. capitano do\L Cai"One che lo cura•a, ~u dJ un n o:k!~t·o in corri~! ond enz.a dP.lia regione ret roauri~ola~ sio:stra

' l · Cf.-g tM: ta pr:.l:oat .Jna In i pmV-'>9rni r-~ta=M~ a.::~1;~.~ ro:D;>T'!!.O 11!1 to:t;··e ~· . no·~ ~·ld.~!4. "-tl~J fh ~I!"Jie ~io·~ roen~s a tor »::~ snl,:·~~ m,•t.o ~., ~v. jJI:anel' iu d~ ·~ -~ r:uav~n W-l~u .. .. , ••;~UC90&G c•ln·~ j a~lJ"S iÙ lknL1~>1. ;U !( StJ'·>L>,-r:z;.•u 1;.-JO,


340

EMOLINFO-PERITELIOMA SOTTOCUTANEO RETROA U RICOLARE

L'ammalato riferisce che circa un anno prima, due giorni dopo aver f»tto una g rande sudata (cosi si es prime), si accorse di questo oodulelto, allora piu piccolo, dietro l'orecchio ; ma non vi di~de imp0rtanza, non recandogli alcuna molestia. STATO ATTUALE.- Questo, che. come asserisce l'infermo, é andalo poi crescendo insensibilmenle, allo s tato a ttuale raggiunge la gl!'ossezza di un cece , cd è situato nella reg ione s uddetta, immediatamente in avanti ed a l disotto del· l'a pice deEia apofisi mnstoide, nel conneUivo sollocutaneo. La cute che lo ricopre s i preseuta di colorito e di aspetto normale, ed é un pn' aderente colla sua faccia profonda al nodulo, il quale perciò si sposta in massa col.la pelle sui tessuti sollosta nti. Ha superficie liscia, forma r otondeggiao te, consistenza duro-elastica, ed è del tullo i-ndolente. Per tali caratteri si pensò ad una cisti da ri leusione delle glandole sebacee, e mercé una br·eve incis ione della cute se ne fece !"as portazione (1), scollando il tumo re tto a piccoli colpi di bis turi dalla facci~ profonda dell a pelle, cui ader iva m ediante dei bl'evi tratti fibrosi. La ferita fu suturata, ed al quinto giorno furono tolti i punti essendo g uarila per pr ima intensiooe. Il tumol'ello, diviso in due metà, pre!'eota alla sezione consistenza solida, ed a pparisce inoltre ci r condato da una caps ula connetlivale di colorito bianca stro, che risalla sul r·eslo di colorito r oseo, con punti g rig ias tri nel mezzo. Una metà del nodulo é fissa~ nella soluzione idr·oalcoolica acetica di sublimato, e !"altra nello Zenket'. l nclusione, dopo le consuete manipolazioni, in pflr'affìoa,e colorazione dei tagli al microtomo col liliocarminio e picronigrosina P iaoese, emallume ed eosina. EsA~1e JSTOLoGrco. -

La str uttura del piccolo tumore è semplicissima ed unifo rme in tu tta la serie dei tagli falli parallelamente alla superficie ài sezione delle due metà incluse . Guar·dando ad occhio nudo un prepar·alo color·ato con emallutoe ed eosina, vi s i osser·vano, su di un fo ndo roseo, delle piccole masse di varia forma e grandezza che spicca no per il colore viola, e separate fca loro da tra~li di sostanza colorata in r o!';a. A debole ing ra ndime nto Koristka

0~~- \ si nola che tutto il fondo rosa cor-

rispollde allo stroma connellivale del tumo re, mentr·e le piccole masse, colorate io Yiola, r appr·esen lano gli a mmassi cellula ri che costituiscono gli elementi proprii della neoplas ia, disposti intor·no a degli innumerevoli spazii bianchi di varia forma e gr andezza. r otondi, a ll u u ~ati vuoti o con tenenti corpuscoli rossi. Tutti questi cumuli cellula ri separati tra di lor o, s taono a g uisa d i isololti in mezzo al connetLi vo, i cui fasci s i raddensano, sia alla per·iferia di alcuni di essi sia a q uella del neopln.sma in massa, in modo da fo rmare iotorno una vera capsu la. Da que1' ta s i partono delle gittale crmnettiva li che si internano sollo va t·ia cH t·o.n ione, suddi\·idendo il tumor·c in tanti lobuli. Si~l la capsula . che i fils<"i i fJUS.Ii da e;:sa si partono, hanno l'aspetto del C()rnune·connettivo fibrillare; non lasciano notare nulla di im portante se si ec<IJ [1.-!JIIo ~dia r:ortcsia del Cap. !lo l l. Salinarì. rhe rin rrra7.io >•nti tamcnte, la presente osservazionP.


EI\IOLINFO-Pb:RITELIOYA SOTTOOOTANEO RETROAURICOLARE

341

<:eLlua una grande abbondanza di spazi i e lacune linfatiche, in molte delle qual i si ·può chiaramente osser vare l'inizio di una proliferazione cellulare all'intor no fatta da due o tre serie di elementi e ndoteliali o periteliali, della s tessa natura cioè di quelle che formano il mantello perlvasale nelle produzioni testè accennate. l cumuli celluiari sparsi in questo stroma hanno forma irregolare, prevale però quella r otondeggiante, e varie dimensioni, da un millimetro di diametro fino a formare una massa che occupa la maggior parte della sezione. Descriverò a parte e brevemente le formazioni più piccole e la massa più grande, perchè essendo a diverso stadio di evoluzione presentano delle v.a l'ietà di str uttura. Fig. I.

a, a) cu muH aellularl neopla.stici.- bl capsula e stroma conneltivale. -c, c) vasi liofatici.- ci, d • vasi capillari san g uigni intorno a. cui si svl.luppa il tumore. Prep. induril.o col Hquido di Zenker , colorato con ema.llume ed eosina e• ohiuso nel balsamo del Canad& a debole In grand. 1\oristka oc. 2 obb. 2.

Osservando a debole ingrandimento (Fig. l , a) le produzioni cellulari più piccole, si può agevolmente vedere come esse haol!lo forma rolondeggiante od o volar e a seconda che sono capitate in sezione t!'asversale. od obliqua, e come


342

EMOLISli'O-PERITELIO~IA SO'l'TOCVT~SEO RETROA'lJR I COLARE

presentano in mezzo uno spazio piccolissimo chiaro, per lo più rotondo (C}, limita to da un unico ordine di cellule endoteliali, bene allineaLe tra loro, ora vuoto (sono i più) ora contenente globuli rossi di sangue. Intorno a questi spazii che, diciamolo subito, sono capillari linfatic.i o sangu i ~ni, si dispongo no g li ammassi cellulari in divers i s trati, formando intorno al vaso un vero mantello. Non sempre però i vasi si trovar1o perfettamente nel centro di tali produzioni; che anzi spesso essi r estano alla periferia e sono tagliati di sbieco, mentre il mantello n eoplaslico rimane su uno dei poli. E videntemente questo s uc:cedo io q uelle produzioni che sono capitate al taglio obliquamen te. La maggior par·te dei vasi, t'icouoscibili alla loro pare te esclusivamente endoteliale, che fo!'mano il centro di queste speciali, produzioni sono quasi sempre pi ù o meno di la tati, e danno al tumore un aspetto caralleristico e speciale. l n alcuni di essi la parete é ·~i rcondata immediatamente dtt scarsissimo conneltivo c he tende a diventare omogeneo; ma in nessuno di essi ho potuto riscontt·are una vera degenerazione ialina all'intorno, come é frequente in questi tumori . Ordinariamente la loro par ete é in ra pporto immediato con gli elementi cellulari del la n eoplasia, i quali circondano il vaso in quantità più o meno g rande; così méntr•e in a lcuni vi sono appena Jue o tre ordini di e lementi allo intormo, in altr·i invece se ne presentano mollissimi. Le produzior.i ot•a descrille formate da un solo vaso nel centro e da serie eli cellule allo intorno sono le meno numerose; g•acchè la maggior par te risultano costituite dall 'aggru ppamento di diversi vasi linfatici e sanguigni (spazi chiari) di varia g randezza e forma, ora circolari, ora ovoidali, ora allungati,, o con contor no sinuoso, circondati da un ma ntello cdlulare, i cui elementi per iferici fi11iscono per confluit•e e con fonder si tra di loro, in modo che non è poss ibile riconoscere limite alcuno tt·a gli a ggru ppame11ti cellulari di ciascun vaso. Immed iatamente allo intorno tali produzioni sono cir•condaLe da fesci di conne ttivo più o meno stivati, con oumet·osi va s i e lacune linfaliche, in qualche duna de lle quali si vede anche un inizio di proliferazione cellulare allo intorno. Tali fasci di connettivo sono le gittate che provengono dalla capsula del ne()plas ma come si é accennalo antecedentemente. . · . d' (Koristka oc. 4 comp.) . . O ;;servan d o a forhsstmo tngr·an tmento obb. ts t vas1, non si notano nell'endotel io che li costituisce fig ure carcocinetiche od il minimo ac<.:enno di pt·oliferazione, mentt•e gli elementi che s tanno addossati alla loro superficie esterna mos tt•ano evidenti forme di cariocinesi ati pica. Tali ele menti cellular i sono polimorfl, prevale pet•ò la fol'ma rotondeggiante e fusata; hanno un nucleo, che occupa quasi sempre il centro dell'ele mento, abbastanza g rosso, di forma per lo più oval e, che si colora facilme nte con le sostanze coloranti nucleari, in moltissimi elementi in via di mitosi, ed un protoplasma omogeneo, chiaro, ben delimitabile nel suo contorno, più o meno abbondante a seconda che gl i elementi stessi s i trovano più o meno addossati e stipati fra di :oro. · La loro disposizione é quasi regolar·me nlP. conceuLrica atlorno allume vasale, sebbene non in senso radiale, come occorre osservare qualche volla in s imili forme di neoplasia. (Fig. Il).


EMOLINl!'O·PERITELIOMA SOTTOCUTANEO RETROAURICOLARE

343

Non s i t•iscontra coi comuni ingr·andimeuti sostanza inte rcellulare frapp osta tra gli eaementi neoplastici, però a fortissimo ingrandimento e coll'immersione

si può osservare un reticolo fibrillare delicatissimo che forma l'impalcatura di queste produzioni cellula ri. Fig. Il.

3

a ) vnso cnpillaro ~anguigno. - 1,, ''' vasi capillari li n ratici con mo.ntello cellulare intorno. Prep indurito co l sublimato idroalcool acet., colorato col lito-carolinio e Pie ronigrosioa a forle lo grand. 1\oriolka oc. 4 com p. obbiet. S.

Da questi caratteri è facile dedurre la natura chiaramente endoteliale di tali eleme nti, i quali, come vedremo, si originano senza dubbio dalle cellule che rivestono ester namente i suddescritti capillari linfatici e sanguigni. La massa neplastica piu grande, che cos tituisce da sola buona parte del tumorelt<> ha aspetto un po' diverso. Essa risulta formala da una capsuls connettivale bene distinta (Fig. III a) la quale evidentemente è fatta da g ittate che partono dalla capsula propria del tumore, i cui fasci si sono più addensati intorno a questo lobulo. Anche qui troviamo mollissimi degli spazi chiari, però sono mollo scarsi quelli che ha9no forma rotondeggiante: i piu s i presentano in. sezione longìtnrfinale, rellìlineì o tortuosi, spesso ramificati o sotto formn dì fessUI'e di calibro più. o meno uniforme, di varia lung hezza, di frequente ana,.,tomizzati fra loro, in mod9 da formare una vera rete. Sono per lo più vuoti; pochi conten· gono corpuscoli rossi di sangue. Il loro lume, diciamo cos i, è sempre limitato da un unico ordme di cellule a ~rallere endoteliale, dieposte in modo regolare, che non a ccennano ad alcuna fas e proliferati va. Evidentemente la maggior parte sono lacune e fessure liofatiche, i meno èapillarì Ùnfatici o sanguigni tagliati trasve rsalmente od in sezioni loogitudinale. Intorno vi si dispongono gli elementi cellulari sotto forma dì coraoni che si anastomizzano; in qualche punto però gli elementi vi si a mmassano in modo


344

EMOLINFO-PERlTELIOMA SOTTOOUTANEO RETROA.URICOLABE

di!.'ordinalo; anzi qualche vol la si osservano cumuli di elementi che non hanno nel centro al,cun vaso o lacuna linfatica. ' Osservati a forte ingl'andimento tali elementi cellulari non hanno carattere chiaramente endoteliale o periteliale, ma piuttosto embrionario , present~:~ndo molle fas i cariocinetiche. Ino ltre il reticolo fib•·illare intercellulare qui é più manifesto e dimostrabile anche coi comu.ni ingt'andimenti. (Fig. III b). Fig

nr

' .

.'

L;na zona della massa neoplastica J>iù grande In cui l8 di,·ersç produzioni celluhui co·n nu isccno tra loro con: 111 capsu la cconettiv·ale.- b1 reticolo fi. brillare intercelluiare.- c) vaao l in fat ico In sezione trasversale,- d, d) lac une e vasi liofalici in sezione longiludinale. Prep. indurito collo Zeoker e colorato co.o emol ed eosina a medio iogrand. J.;orist ka oc. 4 comp. obb. 5.

Questo breve e succinto esame ci lascia formare un esatto criterio del tumore sì da.poterlo sicuramente identificare. Non è il caso di mettere qui in discussione la possibilità di un processo infiammatorio crvnico, o granulomatoso, non avendone lontanamente alcun carattere, nè di pensare ad una. possibile relazione della formaz ione descritta con la sifilide : basta soltanto il fatto che il tumoretto cominciò a svilupparsi otto mesi prima che l'infermo si contagiasse di infezione luetica, oltre poi all'aspetto strutturale che ne è tanto diverso, per toglierei . da un possibile dubbio. Se per poco rievochiamo alcuni dati clinici e li mettiamo in correlazione coi dati istologici, notiam0 come la piccola neoplasia che ebbe un decorso così lento, che non destò mai sofferenza alcuna, che non presentò fenomeni reattivi all'intorno, risulta costituita da una. prolife·


E:MOLIN.l!'O-P~:RITELIO llA S OTTOOUTANEO RETROAURICOLARE

345

razione cellulare a carattere endoteliale ; il che, facendoci escludere la possibilità. di qualsiasi altra lesione, ci fa ammettere senz'altro un neoplasma che, per la natura degli elementi di cui è costituito, dev'essere classificato nel gruppo oncologico dell'endotelioma. E poichè gli elementi propri del tumore si dispongono tutti attorno ai vasi capillari, che costit~iscono la massa principale del tumore, a strati più o meno numerosi e concentri ci a guisa di manicotti, &enza mai riempirne o per lo meno invademe il lume, possiamo definire il nostro piccolo tumore un pe-ritelioma. Ma. i vasi, che ne sono la sede, appartengono sia al sistema capillare sanguigno sia al sistema linfa.tico del connettivo sottocuta.neo, quindi si tratta di un emo-lin{o-pe1·itelioma sottocutaneo. · I n esso si possqno studiare vari stadi di evoluzione: co~ì le pro· duzioni cellulari più piccole formate da un vaso e da una o due file di elementi all'intorno, rappresentano il primo inizio di proliferazione cellulare, mentre quelle successivamente più grandi, che poi finiscono per confluire fra loro e formare dei veri lobuli, c'indicano uno stadio evolutivo un po' più avanzato. La massa neoplastica piu grossa, in ultimo descritta, mentre da. un lato ci fa notare come la proliferazione, in quel punto, degli elementi neoplastici si sia svolta a preferenza intorno alle lacune ed agli spazi linfatici, dall'altra l'aspetto embrionario degli elementi cellulari, la loro disposizione irregolare e disordinata attorno ai vasi, sempre però in immediato rapporto con essi ci inducono ad ammettere che in questo punto il peritelioma incomincia a diventare un vero sarcoma, che per l'origine dagli elementi perivasali, si potrebbe chiamare, in qu.esto · punto, Lm sarcoma perite!iale. È notò oome sia frequente la. trasformazione del peritelioma. e dell'endotelioma in genere in sarcoma. vero: spesso il sarcoma comincia come endotelioma o meglio si sviluppa da questo t umore, cosi come il cancro comincia o si sviluppa da un adenoma: un esempio classico e frequente è il cancro della mammella che nasce così spesso come adenoma. Secondo Monod ed Artha ud (1) si potrebbe fare un paragone tra il sa.rcoma rispetto all'endotelioma ed il cancro rispetto all'adenoma : la. prima forma di c1ascun dei due gruppi onco logici sarebbe sempre più grave dell'altra.

(l ) Moxoo e AnTUA UD. - C,llu idemtious sur l~ clussi{!catior~ aes tt~ mturs d" t e~ticule. (Revue d c Chir'"llie, t88!J ·


24G

E~IQI.IX&'O-I'ERlTRLlOMA SOTTOCOTANEO RE'fROAORICOLARE

Stabilita co,;i la n~ Lura del tumore esaminato, ci resta soltanto a vedarne la·genesi. Evidentemente sono i vasi linfatici e sanguigni del connettiv~ sottocutaneo, come pure le lacune linfatiche di esso che hanno dato origine · al piccolo neoplasma. Ma quali elementi di essi? Certo non gli endoteli che rivestono internamente le loro pareti: sia perchè non -abbiamo tracce di proliferazione in essi, sia perchè, come abbiamo detto. la neoplasia si è svolta intorno e non dentro ai vasi mede:>imi, collie sarebbe dovnto naturalmente a\·venire se gli endoteli di essi ne fossero stati la fonte. Ed allora questa deve essere ricercata negli elementi di rivestimento dei vasi, vale a dire nei pe1·iteli n el senso di Eberth, che ritiene questi identici daL punto di vista genetico agli encloteLi, oppure nelle ce/lute pe· rira..,colari od a:vz-entiziati, le quali secondo Volkmann sarebbero di natura di versa dai periteli. Non è agevole dire con precisione da quale dei due snddetti ordini di elementi si origini, giacchè difficilissima ne i'iesce la differenziaziOne. Ora nei veri periteli, souo stati finora dimostrati soltanto nei vasi tlelta pia. madre, della. glandola coccigM e pineàle, della. mammella, delle capsule surrenali, della ghiandole sali vari e del testicolo, mentre non sono stati dimostrati periteli tipici nei vasi della. cute e del connettivo sottocu taneo. Questo fatto ci potrebbe con ogni probabilità far propendere per la origine del tllmore dalle cellule perivascolari, quantunque il non essersi ancora dimostrati elementi periteliali proprii nei vasi della cute, non significhi che essi non esistano. Alcuni danno il significato più ampio al periteho, comprendendovi anche le cellule avventiziali; in ogni modo, sia il peritelio di Eberth, sia gli elementi perit;a.scolat·i od avventiziali di Volkmann proliferando, possono dare origine al peritelìoma. Così il Piauese (l ) in un suo pregevole lavoro, ha descritto it peritelioma della dura madre, i cui elementi non potè cou certezza far derivare dal peritelio degli spazii linfatici perivascolari, propendendo più per l'origine di esso dalle cellule dell'avventizia degli spazii linfatici che circondano i capillari sanguigni dello strato medio ùella dura madre cerebrale. (l) PlA~I::SK. -

Perilelioma dunre ~ertbri. (Ga; z etta /nlti"II(IZ. ai .lfaJ.., t903).


EZ.iOLlNF'O·P~lllTELIO~IA !::lOT'l'OCU'l'A~EO RETROAUR ICO LAHE

347

Cosicchè, la. classificazione del nostro tumore fra i pe1·iteliomi è giustificata, anche non potendone dimostrarne l' istogenesi dai veri periteli; nè credo; per ciò che ho testè detto, sia giusta l'obiezione che fa Spiegler (l) alla denominazione di pe1·itelioma ('llfaneo, sol perchè periteli ti pici 110n siano stati ancora. dimostrati nella cute, mentre le ricerche a tale riguardo non sono state eseguite nella cute e nell'ipoJ erma di tutte le varie regioni del corpo. Di piu non è ancora stabilito di quanto differiscano gli elementi avventiziali o perivascolari dai veri periteli, sia dal punto di vista morfologico, che embriologico: potrebbero anche avere, come ritengono alcuni, il medesimo significato.

**,

Come appare, dopo questa breve disn,min!l., fino a qllando uon. si delineeranno con precisione le differenze embriologiche e morfologiche tra periteli ed e_ndoteli, il peritelioma apparterrà al gruppo oneologico dell'endotelioma (2) cosi come vi appartengono tutti gli altri tumori, che per alcuni speciali caratteri, sono stati .finora varia.mente chiamati, cioè il sa:rcorna alveolm·e, il sa.rcoma endotet·iale, l'angiosar~'Oma, l'angio.çm·· couw p!essi fur me, il ciiin dro ...arcoma, ecc. (!) SvtEGt.Eit. - Loco cital o. (t) Non sembra ruori pro~osito riportare qui la lettemtu ra <lelrenrlotelioma cutaneo, cloe ha tanto

di r.omuno coll'nrgornent{) di cui ci o.:eupiamo, e che non e mollo ricco di ossen·azionl: - Kò NtG. - Allgem. Chirurgie, p. lltO, 1.883. Uebcr die Ht•dolheltome der l/aut. (Are/l. (. A"ti n. C:hit· .• t. X Llll. p. !9G. 189)). v A N OuvsK. - H11dotlli:iome hyalogeuc de la peau d t~ ne;. (lJ"II. <le I'Ac<td. Royate àe Med.. du

-

BRA UN. -

-

Btlyi'IJIU, p. 581.• 1895). -

VAN RA!I IlRK K, -

Hndoleliuma i~tlogerto (cilittdroma) della pelle .tel lla!O. ( Semaine :1/edica l ,

a. 18!15, pag. ':!011. End oltliorni multipli. (Annldts de Dematologie

e' de Syplitorl•·aphie, 1895).

-

Rtgut. -

-

ELsc nNtC.. - J::maltgiuerHIOitlioma tul>et•IJ$0 multiplo (Societa viennesedì dermatologia sed. del

~ol, !lS.

Annales tle Derm. etc. , 1898, p. 1059) . Etl!!oleliomi 1t!!•llipl! !1rl C'I!QÌ() çaptlltdo, CSrma j11s N"diwl~, p. 161 tS~S). - TustNI. - SQJII"a alctme varteta di endoleliomi. Osservazwni islotugiche e cliniche. (Semaine Melliclllt, p. 4i!t, 1898). - F tr RDYsE. - Ent.lo'elioml& ctilanto SII di u11a cicat-rice ili lurms. CA mtrican JiJtinlill o( Med. ~cit"llces, asosLo 1900, 1>. t 59). - HtNSOBIIG. - Die /;tinische Btdtuluii!J dt!' E11dulhetiome da Gesichtlhalll. CBeilr<ige .:;ur klin. Chir., 1899, t. !l). - TANA~A. - t:eber· tlie klìllische- Diaonose 1/Qn /!ltd rJII&etiom uucf ihre eigenlhumliche ,1/etastam&bildtmg. ( Ue11lh. Zeitsc/1. (. Cflil·., t. 45. l gv9). - WOLTERS, - tJmangioendotelioma tube1·oso multiplo, ed eman!}io.~arcoma d ella c11lt. (Arclliu. (. D., 900, t. 53. p. !69: .~mwl-.s-Firches, bibl. 1901). - ALLES. - Endollttlioma o(. clap. (N: Y. D. S., 15tl\!, 99, or. C. D., aprile 1900, p. 177; Anna/es·

-

W UL~IIT. -

Firchts, bibl. 1901). - Guru. - l.'eber 1/atmallgioenlhotetioma tuberosum mullipùx. (F esl•c-hri{l 1\aposi, 1900; AnnalesPir , b1bl. 1901). -

BBVACOuA . -

mediche, t90~).

Cititadroma cutaneo dtlJa r <giO!tt zigomnlo gmlena. (Giorllnle lnt. di SCieraze


, 348

E~lOLI.NFO-PERITEJ,lQ~fA SO'l'TOCUTANEO RETROAURICOLARE

Si tratta di tumori di natura chiaramente endoteliale, che si differenziano fra loro pei caratteri apparent i più che di sostanza; consistendo la vera caratteristica del tumore nella. natura degli elementi

istologici che lo compongono, e non nella disposizione che possono acquistare, od in certe alterazioni dello stroma; così p. es. mentre il cilindro-sarcoma si distingue dall'endotelioma in genere, per la forma speciale che acquista la sostanza icalina dello stroma, il peritelioma, o l'angiosarcoma plessiforme si distingue per la disposizione degli elementi a guisa di mantello cellulare attomo ai vasi. Tutti hanno poi il medesimo decorso clinico e sono da annoverarsi fra i tumori maligni; e chi sa se tutti hanno il medesimo momento etiologico. Per conseguenza, date le conoscenze attuali sull'etiologia dei tumori, che per tutti indistintamente è oscura, non dobbiamo per ora che a.c· contentarci delle differenze strutturali che le varie forme di tumori presentano. Chi sa se un tempo, i progressi della batteriologia e degli stud1 biologici non dimostrino anche vere differenze etiologiche tra queste varie forme neoplastiche?

Porgo i miei più vivi ringraziamenti al sig. colonnello Baldanza per i mezzi messi a mia disposizione in questo gabinetto, ed agl'illustri prof. Schron e Pianese per avere riosservati minutamente i preparati istologici.


\

349

Istituto d'Igiene della R. Universi_tà di Parma diretto dal Prof. F. G. GARDENGHI

BACTERIUM COLI E POTABILITÀ DELLE ACQUE Per il dott. F.lio Tire lli , lenente m edko

l

Data la grande disparità di opinioni sul valore da attribuirsi. al rapporto tra bacterium coli e acque alimentari, giudicai interessante il portare un contributo in proposito, pubbli.c ando il risultato' di ottanta mie ricerche su acque di quattro distinte falde e eli due condutture che attualmente alimentano la città di Parma (1). P er lo scarso valore dell 'esame batteriologico quant itativo e per la grande incertezza e difficoltà del réperto dei germi patogeni, m olti batteriologi (Macé (2)1 Krnse (3), Schardinger (4), l\Ietz (5}, Mensbm-ger e B,ambousek (6), Winslow e Hannevell (7), Escherich e Pfaundler (8), Eykman (fl) ed altri) consigliano la r icerca del bacterium coli, considerandolo come un indice sicuro d'iuquinamento delle acque (inquinamento recente secondo Chick (10) e Vincent (11) ) . Anzi Hirschbruch e 8 chwer (12) vanno più avanti e considerano detta ricerca come un servigio alla pubblica igiene, quasi importante come quella del bacillo del tifo. Pel contra.rio altri auto1·i (Dnclaux (13), Weisseufelcl (14), Kruse {3), Loe:ffler (15), sebbene piìt limitatamente, ed altri ) non credono di at· tribuire alcnn valore al bacterium coli, considerandolo come nn sapronta ubiquitario. Una opinione intermedia è sostenuta da coJoro (Freunàenreich (16), Kaiser (17), Papasotiriu (18), Gantié (lD), Hagemauu (20). Savage (21), · Dienert (22), Petruschky e Pnsch (23), che non possono disconoscere il valore del detto microrganismo come indice d'inquinamento delle acque, mli. che però, tenendo conto della notevole difl\tsione sua, ammett·ono si debba ritenelt'e significante soltanto la sua presenza in notevole copia. Vennero così proposti eli versi metodi di ricerca q uan_titativa eli titolazione del det to ge1·me. Vi sono infine autori che giudicano della importanza del bacterium coli nelle acque a seconda che esso ha un maggwre o minore grado


DACTERlU)i Col,! E P OTADILITÀ DELLI!: ACQU~;

òi virulenza, o che ne è affatto sprovvisto. Cosi alcuni ammettono

un rapporto tra origine e virulenza del detto germe (Levy, Bruns e Blachstein), ed altri lo negano (Vicent (11) e Weissenfeld (14),) sost.enendo questi ultimi che sì può trovare o no indifferentemente nelle acque coli 'irulento o no, qualunque sia il loro grado d'inquinamento. Vista tanta disparità. di opinioni , mi sono proposto di studiare: l" Quale è la diffusione del bacteri um coli e dei batteri colìsimili nelle acque; 2' Qua!e è il rapporto tra la pl'esenza. del bacterium col i e dei ba.tteri colisimili e la potabilità delle acq ne.

*** L e ottanta acque da. me esaminate furono sottoposte ad una ac-curata analisi qualitativa. e quantitativa, sì chimica che batteriologica, seguendo la tecnica già descritta in altro la\oro, fatto in collabora'Zione col prof. Gardenghi (1). Circa poi la ricerca speciale e la determinazione del ba.cterium coli .sono andato allo studio di tutte quelle proprietà che, presentandosi nel loro insieme, permettono di affermare che si è isola~a una forma tipica e così: mobilità, presenza di 4-12 ciglia laterali: non fluidifi-

cazione, prodùzione di indolo, fermentazione del glucosio, coagulazione del latte cou sviluppo di abbondanti acidi fissi, decolorazione del rosso neutro, decolorazione col Gram, agglutinazione con siero di animali trattati con colture tipiche. Ho isti-lhAÌto iuoltre una serie di prove sui principali metodi proposti per l'isolamento elettivo del germe, ond.e controllare il loro rea.le valore (Brodi Vincente Parietti, gelatina al carciofo di Rom::, fenica Thoinot, met.odi Freundenreich, Schardinger, Petruschky, Liguieres, Abba, Kaiser ). Da queste ricerche mi sono couvinto che sono da preferirsi i brodi la.ttosn.ti e poptouizzati, scbbono anche con quosti non si abbia esclu-

sivo sviluppo di bacterium coli, percbè vi crescono non pochi batteri colisimili, alcuni fondenti, ed in particolar modo i fluorescenti, i protei ecc., per la qual cosa anche il loro uso deve essere corroborato da. non poche altre ricerche dirette ad identificare il germe. P er la determinazione quantitativa ho preparato per ciascuna acqua diversi campioni di 1000-100-10-1 eme. e ciascuno di essi ho paralle· lamente praticato le colture, gli isolament.ì e le indagini diagnostica.


...

. •

~·

o

·~ •

BA CTEÉUUM COLI E POTABILITÀ "nELLE .A CQUE

3f> 1

*** Dall'analisi batteriologica qnalitativa risulta che le ottanta acque ~sa.minate debbono essere divise in quattro gruppi e cioè:

• ' GRUPPO

l

PER 100 081 REPERTI

Numero

l

l

ES.UIE ILHTERIOLOGICO r._lUALIT.HIVO positi vi j ne~ta Uv i j delle a cque ptl P•l haelerium coli , haeterinm colì ;

l }O

20

25

-

2?

15

l8,i5

-

So

1'1

-

2} ,25

4•

28

-

35

TotaU

80

43,'75

56,25

'

' Bacterium çoli e comuni saprofi ti acquatici. Bacterium coli, batter i colisimili e comuni saprolhi acquaticì. Batteri col!simi1i e comuni sapro6t i acquatici. Comuni saprofit i acquatici.

Ciascun gruppo è inoltre contraddistinto da speciali caratteri risultanti dall'analisi chimica e da. quella batteriologica quantitativa. Infatti il reperto di soli bacterium coli, per lo più dotati di notevole virulenza per le cavie, si è -avuto da 2.0 acque di falda superficiale, tutte non potabili sia dal lato chimico, sia da quello batteriologico. Il bacterinm coli ed i batteri colisimili si osservarono in 13 a.cque nelle stesse <.londizioni delle su esposte, in una sospetta ed in una sola puvabile. Pel contrario i soli batteri colisimili vennero isolati iu acque di 2a e ili a• falda, dell'e quali 3 non potabili, 5 sospette e 9 potabili. Nelle 28 acque, tutte di 3' e di 4• falda, in cui il reperto batteriologico si li- . mitò ai comuni saprofiti acquatici, se ne rinvennero solamente sette sospette dal lato c.himico. Per ciò che si riferisce alla determinazione quantì'tativa del b. òoli dirò che nelle acque delle due falde piil superficiali il germe si potè, in generale, isolare da quantità relativamente piccole di acqua e sempre non superiori a 100 eme. N elle altre acque i risultati furono variabili e spesso' non si ebbe sviluppo che da un litro di acqua. Credo però che a questa c9sì detta titolazione non sia da accordarsi un valore troppo assoluto, perchè sono troppe le cause che possono condurre alla moltiplicazione di un microrganismo ìnizialmente scarso,


3o2

DACTERIUM COLI E POTABILITA DELLE ACQUE

Per ultimo noto che ho trovato virulento il bacterium coli nelle acque più inquinate, e ciò fa pensare che si possa attribuire un certo valore anche al tanto discusso rapporto tra la sua origine e la sua virulenza..

Conclusioni. Da q nanto ho esposto credo di poter concludere: l • che non si po::~sa propriamente parlare di ubiquità del bacterinm coli nelle a cque, essendosi riscontrata la sua presenza nel43,75 p. 100 dei cJ.si e precisamente nel 25 p. 100 da solo, e nel 18,75 p. 100 unita· mente ai bacilli colisimili; 2• che la presenza del detto microrganìsmo con tutti i suoi caratteri biologici, non esclusa la patogenicità verso gli animali, si debba considerare come un indizio assai valido d'inquinamento delle acque per materiali di origine umana o animale j 3" che per ora (e mi riserbo studi più completi), alla presenza dei bacilli colisimili non si possa attribuire alcun significato sicuro, o almeno si debba dare ad essa un'importanza assai inferiore ed un carattere molto meno deciso di q ueUo che spetta al bacterium coli.

BlBLIOC<RAFIA. ( l) GAno~:Nr.nl o TIRF.I.I.I. - L e acque llelle caserme di Pat·ma. ( Bo llettintJ cl't.lt' Assooia~ione medicochinu·gica eli Pt1r111<1. fcll tJrnlo 1905). (~! YACE . T1'aiti> de bacleriologie, Paris. 190'.. (3) J\1111$11. - Zt~r hygienisçflen Beurteilung cles Wauers. ! Z ei lschr. {. 1/yg., Od. X VII, S. 53). (4) ScHARhl:\t.lm. /Jeilrag ::ttr hygienischen ncurt eilv ng cles Trinf; rca sser$. (Celllralbl. (. Bal;t.,

lld. XVI, S. 853). (~) ~I ETZ. -

Jfll;r()S/;Opisclle ll'asseranalyse. Berlio, {l\98.

(G) MBN$fil'Hr. En unrl RAMOOIN~K. - /Jeitrag ::1wt bnl;teriologiscllen .Yacluveise von Trinkwauervet' tllll'ti uigltnyw alll,lsslich in(e/;liriset· 81'1;r·mllitmgen. (Centra/bi. {. B11lrl, XXXII, S. 4i6). li) \\' 1NSLOW und HA NNK\1 &l.L. - A stw.l,•i o{ rlw lli.< lribution o{ t11e colon Oacillus o( Escherich and o{ lite seu: age sll·eplJJcucci o{ lff!ttSion i1.1 pullulcd and im]Joltuleà w ate•·s. ( Jow·n.al o{ meà. Rese<U·cll., vol. VIli. 190~). (8) Tu. ~o;c n&RICH und M. PFAt:NotER.- Baclti'Ìtlfll coli COI'IIIIHme (1/andtmch der t>athogenen Jlil;ro· org1m i.$me11, htraiiSf/fiJ. von IV. 1\olle tmd A . ll'asst1' 11l(l1111, B•l. Il. S. 33~) .

(:11 En&~A~' . - Dìe Gnnw!)sp•·obe bei 46' al&IW($millet bei tle•· 1'rinf;wassert,nlerluchung. (Cenl•·albl. {ur. /Jr~f;tu·i:Jlogle 1 Abt. OriuiMie. Od. XXX VII. • ~•li). ( Wl CniGK HAIIIKTl'~.- 1'f1e lllsll'iblllimt o(. Baci. coli comnHule. (ll y(lieu . nnud.$cl1au. Od. Xli, S. 647).

( li) Vaxcf;:H.- S11r la ~igni{iGIIliiJII du •litlctllus coli • d(I?IS /es eau:ll pOkibles. (A1males de 1'/n,~t. P11.ileur, N. ~. 190:i). 1 1~1 lli n>ciiiiHCt:ll und Sc11wcn. - Pr•i(uny des Typlwsll àlll'bOtlens n<ICIL v . O rigfllski •wd Il. Conradi ultù eiu f>' •w eh nli>llichen Pl'in;ip1en her{lesttlllcn /Jouillon. Cllgo. Runtlsc!~au. Br!. X III ,!S . 86~). (IJI II UC LAUX. -

MO.'feus à't.ramCII de~ t lllt'l; potables. (AIIn. de l'bui. Pasleur, 1893, p. 5U).


DAO'l'ERIGM COLI I•: P01.' AD1T~ITA DELLE ACQGE

355

De•· De[11nd de$ Bacterium coli im 1Vasse1· und das 1'ierexptriment ~ind keine brauchòaren llil{$mìllet fu•· ctie llygienisclle /Jeur·teihm!) des 1\'assers. (ZeiUchri{t {ur 1/ygiene

llt.J WscssBNI'F.LO. -

Bd. XXX V, i 900). t:niflcatton d ea procedes cl'allalf!St bttclùio!ogique dts eau:t. ( Comptes reudu ctu X lii congres inler1ullionllt d'lf.tf')iéne. - IJrux c!ll••• 1 ~103. lt)cne Il. 1 divis., scct. l, •Jue.i t. h ). ( 16) f'nRUNORNn•;ccH. - ilbt~• dm IV<tchweis df!$ Hacillus coli COllllniLilÌ$ im WctSUI' Il/Id dtJSen deutcmg. (Cent,·alllt. f. Hal:t , lld. X VI li , S. 10~). ( 17) K.\ISRR. i/ve·· diP ne•ltuhm(l tlts JJacterit•m coli "" ll>'U>ltltll iQQ$$!ll', (Archìll (cir /Jygie><l, ( 15) LORFPLsn. -

ne·

Lll Band., ~ lleCt., 191)5). (18) PAPA SOTIIU U. - lfntermclul'cf)m ìiber clas Forl:omme1~ cles Barter ium coli in Teig. Ai elli cmd artreide, nebst ei•tigeu /Jt mel'i>rmqen iihe•· die Bedeullmg des Baclel'iCLm coli als /r'cttkalor {ii.r Venmreiuig111tg VOil IV<tsse1· •llit Fa kalim. (Arcliiu. (. II!J(J., (Id. XLI, S. ~~). (19) G.u:n.::. - Sttr In d t lermilloJiion quantilalive dl4 colibacille ctans les eaux d'alimentalion (Ann. de l'IIIJI-Paitettr a. 1905. p. 124) . (W) HA<; ~MA~N. - Zur Cùli-fJ'Il{Jt . - ( Vierlelj. {. (IÙ i cllll. i!Jeà. IUHI offentl. Snnilulswe.w t. XXIX 1905). (21 ) SAVAGB WILLCAM G. - The caracters o( llw llacillu~ coli a s ttn indicalot· o( e.t:CI'tllll conlam;llitli on. Lancc~. 190:;. vo l. l. N. 5, (l. ~S4-2il8. (!2) D IENERT. - Des mélltod es tmployres po11r aw·vei ller lts eau:c tl e&lillefl à l'ctlimenl<~liOI~ et cle l'irtlerpretati<l ll à donww aux resullals obtemu. (Annales de l'ln.<litul Pll sletu', N. 9·25 seplembre 1905). (:!3) PsTnuscun unti Poscn. - Bacltrlcurl coli 11 l< lndilialur (tir Flikc1l Feru·lll'eiuigc<~tg von !l'aut~·. (Zeit.lchr. {. 1/!J(I, 1.11. XLIII . S. 3cll).

!3 - Gi ornale medico.


3t4

CASUISTICA CLINICA ANEURISMA ARTERO VENOSO DELL.-\ COSC IA SINISTRA DA FERITA D'ARMA DA FUOCO, per il dott. Adolfo Pnolioi, tt>nentc medico O!:'pedale mi litare di Roma. L aneuri!'ma artel'O venoso era piultoslo frequente per lo passato, essendo esso dovuto per lo più ulla la ncetta de l chirur go nel salasso. Ma oggi che questo non è più tanto in uso non è facile nella comune pratica civile incontrarsi in tale malattia; che invece é tutt'altro che r ara in guer ra . Il dotlore Schùfer nell'ultima guerra l'ns~o - giapponese ha constatato che gli aneurismi traumatici sono stati frequenti e che nel ma g~i or numero dei casi e rano cool~>m pora ncamente interesl"ate a l'ler ie e vene. Il dottor Berahau p t. che in tale g ue t'l'O ha rli r elto per circa 1 anno l'ospedale I" erskaia Obschi na in Charbin , riferi:sce che su 3600 fe t·iti da lui visti 22 erano per le;.ioni di ,·osi importanti e in 11 di essi si ebbe la formazione di anent'isrna ar teriovenoso. Perciò mi P. sambrato oppot·tuoo illustr·arne un caso da me osservato nel Rep. chi rur~tia dell'os pedale d1 Roma. li carabin iere a piedi, Anson i Ansano, il H settembre Hl02, trovandosi in s .ardego11, fu comandalo a per11oltnr e nel comune di Sadali. Entrando la sera nell'al lol!gio pt•ovvisorio !'Ci\'Oiò e n!'IIO sforzo che fece per non cadere, larivoltella fuoriuscì dalla fon. lin11 e ba ttendo sul pavnnento esplose ferenòo l'An~an i nila coscia sinis tra . E ~l i caùJe a lena, per dendo mollo sangue; alla luce di un cerino l'altro carabinier e gli fece una fastiRtura compressiva s ulla pa rte ser vendesi prima del fazzo letto e poi del pacchelt6 di medicazione e riuscl col-li ad arres tarçrli !"emorra g-ia. La matLina succMsiva l'Aol"ani fu tt·asportalo al l'ospedale militare di Cagliari, dove essendosi constatalo che r emort·agia si ero ar1·estata e che la palla et'a rimastA nella coscio, si limitarono a medicargl i la lesione, la quale si chtuse in :lO giorni. Dopo circa 2 mesi dal trauma i sanitari che lo cut•avano si accorsero della es istenza nella parte ferita di un fr emito vilu·alorio e di un r umore che da quell'epoc-a non sono più scompars i. Uscito dall'o:;peùa le dopo 3 mesi, l'An~ani si r ecò in licenza di convalescenza di 2 mesi a cosa, e, ultimati que:sti. r·i prese serviz io com picudolo fino ad oggi senza av\·ertit•e disturbi a ll'arto nfreso. na ci rca 2 anni pet·ò ha no tato la compar so ùi varici nella gamba sinistra. Non ha precedenti mor·bos i et·editarii e pe rsonali degni di nota. P ochi mesi prima di Pimanere ferilo alla coscia contrasse un'ulcera al pr epuzio. per la quale all'ospedale di Cagliari lo sottoposero ad una cura antisifililica. I~ individuo di buona costituzione fisica a scarso pannicolo adiposo coo appara to linfatico gb iandotare normale, organi interni sani. S ulla coscin sinistra un di to al di sopr·a della metà della linea c he va dalla estremità interna del sol<:o gP>ni lo crurale alla tuber osit.à del condilo interno de l femore, s i nota una cicatr ice circ•)lar·e, della gt•andezza di 1 centesimo, leggermente infossata, di colorito g rigia;.tro, non aderente, a superficie incr e spata, non dolente alla palpozione. Le vene di tutta la s uperficie postero in-


CàSUJS1'1CA CL I .N I CA

355

terna della gamba sinistra sono dilatate, fles:;uose, varicose ; la ~a iena interna forma lungo la faccia inte rna della coscia un piccolo co1·done, che si rende evidente quando l'i nfermo s ta in p iedi. Le ungh ie del piede sinistro appaiono in preda ad: un processo di sfaldamento e sono rugose. ingr·ossate, un po' brunastre. Ponendo la mano a piatto sulla cicatrice si nota un fremito, che si percepisce ancor m eglio se si approfondano le dita. Tale fr·emilo è vibratorio, forte, continuo, rinforzato ad ogni sistole cat•diacA, somigliante al ronfare di un gatto. RaggiunJZe il m assimo di intensità in vicinanza della cicatrice; ma si constata ancorH all'insopru di e ssa lungo il tragitto della femorale fino nella fossa iliaca ; non s i sente nella r egione poplitea. Cessa comprimendo l'arteria in un punto qualunque al di sopra del la cicatrice: si accen tua comp!'i mendola al di sotto. La . pa lpazione profonda nel luogo della fel'ita fa constatare lungo il percorso dell'arteria femorale un l um nretto in dol1~nte, della g randezza di una piccola noce, a fo rma di un cordone ali un gato, di consistenza duro-elastica, poco compressihile e riducibile, animalo da pulsazioni espansive. Que!!te cessano com primendo l'ar·ter·ia a i'di soprA del tumore, diventano più deboli prem endo sul tumore. Al di~ollo e all'interno di ques to si percepisce una massa mollaslra, di grandezza no n ben precisabile, a limiti indistinti che scompar·e sotto Ra pr essione, mentre contemporaneamente cessa anche il fl'emito. A s inis tra le pul!!azioni dell'arteria femorale al di sopr a d ella cicatrice sono più forti ch e a des tra, essa si pa lpa meglio, appa re piu superficiale, dilatala; al di sotto della c icatrice invece le pulsazioui so no più de boli e sul dorso del piede non é possib il ~ sentire la pedidia. La rndio:.rralìa e:.:eguila non rileva la presenza di nessuna tumefazione lungo il tr·agitlo dei va;:;i femor ali: essa però dimostra che la pallu si è arr estata al daYanti del fe more all'unione J el terzo medio col terzo supP.riore di esso. La temperatura cutan e~:~ a s inis tra su lutto l'arto é di 1 grado superiore che a destra . L'a scol tAzione praticata in cot'l'i· s po:-rdenza del tum(~relto fa cons tatAr'e un rumore di s oflio continuo, s omigliante al !"umore di un mo!ino. E sso si sente anch e su tutto il tragitto dell'arteria femor·ale, ma affievolito, come pur·e su lla ti bia e sulle ve ne dilatale della gamba, dove è però intermitleutt>. Premendo for·te sultum0re il rumor·e diminuisce d'inlensita; comprimendo l'al'lt~ L·ia centl'almt> nte contro il pube esso cessa, comprimendola perifericamente si m od ifica poco. La misurazione dei 2 arti inferiori pl'a licata quando finfermo è s tato a letto cir ca ·12 or e non fa rile vare differenza di lunglte~za e di volume nelle var ie sezion i di essi; ma ripetuta quando eg-li ha cammina lo o dopo una lunga stazione er'elta si constata che m entre la p3rifel'ia de ll'ar·to infePior·e destro aumeni.A nelle va1·ie se· zioui di 1 centimetro, quella dell'arto inferiot•e s inistro aumenta in certe sezioni di 2 centimetri e in oltt·e dc un centim etro e mezzo. Non s ì é mai r·ile· vato edema delle regioni rnalleo lari. La forza dell'arto iuferiore s inistro è pressochè ugttal e a quella dell'arto destro, con ciascuno l'in fermo solleva all'incirca 20 chi.li. Non si notano nell'arto offeso alterazioni a ca l'i co della sensibil ila tal ti le, dolor ifica e te rmica. I movimenti di esso s i compiono bene.

.

•,.

L'aver constatato nell'Ansani lung o la femorale un tumoretlo indolente , pul.. sante, io corrispondenza del qual e si per cepisce un fremito ed un ru more ci pone senz'altro in grado di far diagnol"i di aneurisma. L'essere esso comparso


356

CA~C I STICA CLJ~ICA

dopo una l e~ io ne traurnatic11. inLet'e~~aote ct>rlam ente unn ed entrambi vas i femora li ci perm ette di d ire' cht> 11on é un aneurisma arterioso spontaneo. Si può poi escludere il cirsoideo, a\'endo t'!>SO sede solo in alcune dale r egioni e for·ma ali un galA e ra cemc)sa; cosi pu1·e l'a rlerio~o tr•aum Hti co di fftJSO, perc hé voi uminoso e si manife!'tu suiJilo dopo il trauma. Delle altre due calegor·ie di aneuri!'Jni a m mess~1 dagl i Autori, l'nrlerioso lraumALico ci J'CMcrillo e l'arler-ioven<•so, st•bbene abbiano in comune l'or, frine e parecchi si ntomi, nond imeno nel caso nostr o p1··r· i car•tlleri che pr.!senlano il frem ito ed il r·umor e si deve escl udl'lt'e i l pl'imo e ammelter·e il secondo l nl'alli il frc;m i to riscontrato nell'Ansani é vi bralorio, f()rte, ('Outinuo, pr·opRganlesi lunf!o il decorso dei vas1, come appunto si hll n el l'a r~e ur·i sm u art..r'v ven uso, mentre in quello ar·ler iO!'O è dolce, debole, intermillente e non sorpassa i l i mi ti dd lum o r·e \Villiam Huoler· lo ch iamò per·ci o lllrill nw.-nwr. La Leo r·ia che spiPga meglio perché el'so sin ':ibratorio, continuo e fo rte è quella d r ChA u veau. Qu esti ha dimostralo che -ozni qual vnlla nei vasi il sangue pas;::a da una p11rle doYe In pressione è più alla in un'altra. dove es<;a ì· mi· nore. si forma una corrt2r1le e l'onda li.luida v ibra. Ora nell'aneu rism a arter o venflso, per eff<'Llo dE' Ila cornun1cazione cltt;j si slahrh«ce fl'a i 2 va si, ad ogni si~tole cnrdi aca una porzioue el i !'Ortgue dall'arteri a pA~sa n•• l la Yena, essendo quivi la pressione mi rrM e. E"!'< a poi per tal m oti vo non loma più nell'arter·ia , ma procede innanzi nr>l tratto sopraslante della vena, S).)intovi dalla vrs a tergn dol sang ue venoso eire vien e ùalla periferia. e !'<op rnllu l lo perchè la sua lenl"ione è super·ior e a quella e"'i :c<Lenle nella parla alla della vena comunicante . Quindi una prima co!Tenle ;::i fo r·ma quando i l sangue arterioso entra nella vena e una seconda quando si sca ri ca H P l lrllllo superior e; l'onda lic1uida per ciò ,·ibrR continuamen te, cosicché si ha un fr·emilo continuo e per di più forte. per clrè numet·ose sono le vibrazioni eire lo producono. Nell'aneurisma ar te ri •)SO il fremito è inlPrfnillente perc lrè le ViiJl'AZÌOOÌ si pr·Qducono SOlO quando il san!!ue dell'ar·tm·ia entra nel S81'CO e mancano quando ne ritorna essendo allora la sua pr·essione minor·e; è debol.{ perchè PSse sono poco numerose. Cir ca ai caralteri del rumore esso nell' anenr-ismll arter ovenoso f.J, comeabbiamo riscontrato nell'Anc;ani, forte, c0ntirruo, somigliante a f[U ello di un molino, di un fìlaloio, rll'mtr·e rrel l'arteri0so ha carntlere di soffìo, ·~ debol e , inler·millente, di cllurul!'l p1ù corta tlel silenzio clte gli lien ùielro. Dipende dalle stesse cause del fr emito. Il fenomeno quin•ii è unico, il tall<• l o percepisce come un fremi lo, l'nr·ecchio come un rumore. Reclus dice che si pu6 combinare la percezione delle due sensllr.ioni tenentlo fra i denti l'a!"l8 di una sonda metallica qualunque appoggiala !'<ull'aneur·isma; nell'Ansani però non son l'iuscilo ad aver·e lnle sensazionA. Sulle vene e sulle os~a il rumort~ è i nter mitlento per ché a di<>tanzn si trasmette solo la porzione piu forte. quella che si. produce quando il sangue ent ra dall'a rter·ia nel la vena. A confermate maggior· merrlP. nelladiagnof<i di aneuri!'rna a!'lerovenoso esistono o eli' Ansa n i allt•i stnLomi, e cioé le varici, i di,.lurbi dt~lla ci r colazi one at·teriosa e i funzronali. La dilatazionP. v enosa è un sintoma m ollo frP.quente negli aneurismi arte · r iovenosi e la si riscontra sopra 1111a g rande estensione del sistema venoso tanto a l disopra che al disotlo della comunicazione. Le vene al disotto deE tumore l'i dilatano in ragi one dell'ostacolo opposto al cor•so del sangue; quando come nella coscia, l a comunica zione ha luogo tra un'arteria ed una vena profonda , le vene supertìciali !<il drlataqo tardi (nell'Ansa n i dopo 1 a uno). Per


CASUISTICA CLI~ICA

357

contro le vene situate al disopra dell' aneut·i•ma si clìlatano in r agione della quantità più gran de e Jella pressione più forte del sangue che esse contengono. Esse anzi si arterializzano e la tensione del sangue nella porzione di vena vicino al tumore è tale elle essa pulsa analop-amente alle arterie. Quest'ultimo fenomeno nell'Ansani sfu gge, essendo in lui la ven ti comunicante (la femot•ale) profonda e situata nel mnzo della coscia dietro l 'arteria. E videnti . invece in lui sono i disturbi della circolazione arterio..;a; il Cllpo cardiaco della femoral e appare dilatato e il polso della pedidia non è per cettibile al tatto. Essi sono dovuti al fatto che siccome p~trte del sangue arterioso passa nella vena comunicante, si ha diminuzione di pressione in tutta l'arteria. Per effetto di ciò nel tra tto di essa situato al disopr a dell'ori fi zio di comunicazione aiTiuisce maggiore quantità di l'angue che ne provoca l a dilalazione, tlel tratto invece situato al disotto la quanti Là è 111inore onde le pul~azioni sooo debolissime. Scarsi sono i disturbi funzionali presentati dal nostro infermo: iotormentimento dopo una prolun~ata st.azione e.r etta, crt~mpi, debolfzza muscol are, legger a ipotermia, altet·azione delle unghie e tumefat.ione della ga111ba solo dopo il cammino. Essi hanno dalo se•npre cosi poco fastidio ali"Ansan i che egli per tre anni ha potuto conti nuare nel ~uo servizio. Ciò è un fatto degno di essere rile,·ato; perchè per solito i distur bi funzionali, dovuti all e modificazioni del san~ue e alle condizioni del circolo per la m escolanza cbe ~u ccede del sangue arterioso col ve noso, sono piuttosto rilevanti e spesso tanto gravi da aver resa necessaria l'amputazione dell'arto. A ccet tata cosi la diagnosi di aneurisma arler o-venoso r esta a stabilir si di quale vari eta di esso si tratti. Possiamo escludere la fl ebat·teria sempl ice o varice aneurisrnatica, che consiste nella semplice comunicazione fra vena e arteria, e manca di sacco; avendo nell'Ansani constatato un tumoreUo duro lungo l'!ilteria e un'altra tumefazione mollastra e compressibile all'intemo e indietro di esso. Il pr imo cet·tamenle sta a rappr esentare il sacco aneudsmatico, l'altro invece la dilatazione che la vena subisce al disotto dell'ori fizio di comunicazione. Nelraneurisma arler ovenoso Il sacco si riscontra 55 volte su 60 e non sorpassa mai il v6lume di una nocciuol a, es!'io pu6 esset·e situato sulla vena (an. varicoso encistico venosa) sull'arterta (an. var1coso encistico arterioso) o fra. vena ed arteria (a n. varicoso encislico intermediario); m a il venosa è m olle, l'arterioso é t·at·issimo ; per ciò nel caso nostro non r esta che pensat•e all'intermediar·io. Circa al meccani smo col quale esso si è forllluto bisogna riflettE't'e che la palla ba avuta una dir ezione lrasver ssle daJrintePno alresl ern o della coscia; quindi può aver ferili i 2 vasi: o dividendoli complet.amenle tutti e due, o dividendone completamente uno e ferendo pa rzialme11te l'a l tro, o fer endo par zialmen te ciascun vaso col penetr are rra l or0. L e prime due ipotesi non sono ammissibili, perchè o si sar ebbe avuta f>lllOrra ~ia mor tale o for 1nRzione di anetmsm a spurio; resta quindi solo la 3•. Ordinariamenle la comunir aziono e pt•imitiva ed immediata; ma può accadere anche più Lardi, come pare ~ia ancenuto nel nostro infermo; in CfUalche caso descritto da altri autori il tu m o l'e alla coscia è comparso 4 anni, 6 e par·ftno :10 anni dopo la fer1 La. L a prognosi dell'aoenrisma arlero-venoso é piuttosto !"austa: perché rimane staz1onario ; sono pochi i casi in cui esl'o ha avu to decorso pro§!r essivo ed ha finito col romper si . Però esso non può guat•i t•e spontaneamente e i disturbi


358

CAl:!UJSTIOA CL l;\ lC.'A

fun zionali chP- da si accen tuano di anno m an no fìno a rendere necessat·io uo iolervento. PeTci6 noi insistemmo presso I'A •tsani affinché si facesse operare; ma egli non volle - e ciò con suo danno evidente ; per chè la cura operativa <.le:rli aneuri!"Jni arlerovenosi é oggi sentplice e sccvra dei pericoli che pt·esenlava pel passato. Oggitli sono staLe abbandonale la compretsione e la le!J al u r a; in casi eccezional i si pt•atica l'incisione d al sacco previa legalut·a dei capi periferici dei 2 vasi e con successivo tawponamenlo della ferita . L e operazion i usate altuolt uente sono 3: l. Estir pazi one. I sche111i8 pr eliminare. Scopri t•e lar gamente il sacco e i vasi. Legatura dei capi am~renti in alto, alf~=: t·e n li in basso. L iberare il ~acco. Estit•parlo. R iunione della fr>r ita. 2. Incisione con sut/lra i::;utata defi li or ((r:; ii. - E slala proposta ed appli cala r ecente111ente ('190~) da Warren Ston Bickh.atn: a) Aneurisma oaricoso encistico intermediario. Dopo l'iscl tentia preliminare , aprire il sacco scovr ire gUi orifìzii arterios i e veuost; chiuJer li isolatamer1te con parecchi punti alla L em bet·t. l ofìne ol>literare il sacco addossantlogl i i tessuti 111nlli coo punti di seta. b) l'arire aneu rismatica. Apr·i re la dilatazi one venosa do po ischt>rnia. Scoprire e chiuder e l'orifizio di coruun icaz ione con pu uli alla Lernber t dali sulla vena. Suturare l'incis ione della vena con uno o più pi~1ni, 3. S eparaz ione d ei 2 casi con sutu ra iso lata clcyli ori.fl,oii. È il metodo id ~ale , del qual(: nel marw I!'IO i il K or te t•i fer· i alla Societù di c hirurgia di Berlir)O una bellissima appl icazio ne in un aneuris ma al'lel'o- venoso del ca vo popliteo prodoltosi da 3 mesi. I ~ch emia pt·el i winare. Incisione lunga. Scoprire e liberat·e il sacco. Incisione e quindi escissione del sacco, separando i 2 vasi. Sutu ra isolata degl i ot•ilìzii artet·Joso e venoso, st>guendo il pr ocesso usunle. Il ca so da me i llustralo parrebbe confe!'mare it detta lo di quelli che dicono che di fron te ad una fe r ita di un p-t·osso vaso bisogna ricorret·e subito all'altacciotur•a di esso. Gra Bo y~r fin dal 18:26 sosteneva ciò, facendo notare chela ferila di un·a .. ter ia non guat·tsce con altr o mezzo che con l a sua obliterazione. L 'emostasi praticata ed ottenuta con altri m ezzi por tava come conseguenza gli aneurisma traumati ci. Tale pr incipio coi progt·essi deli'an tisepsi assurse ad assiomn ed ogg i non v'é chirurgo che di fronte aila ferita di un V»SO non praticherebbe subito l'allacciatura o la sutura; la legatura e una delle poche operazioni d'urgeuza am messe nei posti di medicazione in g uerra. Però nell'ultima guerra r u:<so·giapponese, come ha o~servalo il dott. Schiifer· , le allacciatur e sul campo Ji bal tnglia sono state poco frequenti; perché col proi ettile di piccolo calibr o il tramite delle ferile è cosi piccolo che si ha l'arresto spontaneo ùell'emot•ragia. Il dott. Ber n haupt poi aggiunge c he la legatura immediata del vaso falla sul campo di battaglia conduce facilmente alla gang 1·ena c alla emorrag ia secondaria. Qui ndi la legatura non solo non è necessaria, ma dannosa. Perciò egli consiglia di liwitar~i nelle ferile dei vasi a fare una buona compr essione, immo,bllizzare l'a rto e traspol'lare cosi il fertto anche a distanza. La ragi one per cui all'a!laccialura immedrata del vaso se~rue la gan gt·ena risiede, secondo me, nello stato di ane111ia acuta e nel forte abbassatnenlo della tensione vasale ch·e si produce in un arto in conseguenza della ~rande perdita di sang ue. Ciò fa s i che il cir colo collater ale tardi a r istabilirsi, e, ri stabilitosi, non sia s ufficiente alla perfella nutr·izione dei le!'lsuti. Io ho a vuto occasione nel 1904 di allac·ciar e subito dopo il trauma la femo rale al ' • m edio della coscia in un soldato


CASUISTIOA OLINIOA

359

ferilo da un colpo di J·ivoltella e che aveva perduto 111olto sangue. Sebbene non si verificassero complicazioni a carico della fel'ita operatoria sopravven~e gangrena della gamba, onde fu necessario amputare l'arto. L'esame dell'individui) e del moncone as portato non fece rilevare nessuna causa nè generale, nè locale, che potesse darci ragione della gangr ena. Quindi di fronte alla feriLa di un grosso vaso, il miglior s istema, nelle re· gioni in cui é possibile, è di ricorrere alla compressione come mezzo di emostasi immediato; si p1•aticbera la legatura immediata solo se colla compressione l'em0rragia non si arresta; se no, prima di fat·e l'allaccialuea è meglio dar tempo al malato di riaversi dallo shock e alla pressione vasale di rialzarsi.

Roma, mar:o 1906.


360

RIVISTE GENERALI USO DEI RAGGI RUENTGEN IN CAMPAGKA ED APPARECCHI f\OENTGEN RELATIVI, per il dolLOl' Nieddu Antonio, capitano medico. ln campagna i raggi R oenlgen sono adoperati e sclusivamente a scopo di diagnosi. I!: nolo che d el frutto ricava lo dall'uso diagnostico di questi raggi la chirurg ia si é fatta la parle del leone, per la fortunata circostanza di a vere sotto il suo dominio quanto preslasi meglio ad essere osservato e r egis trato coi rag-gi X: le lesioni e le malattie dello scheletro, i corpi es tranei, i calcoli. È la chirut·gia di g ue rra che ha più specialmente da fare colle lesioni delle ossa e coi corpi estl·an ei. l r aggi Roentgen furono perciò a doperali in lulLe le campagne r ecenti ed é nella chit'ur~ia di guerra che il loro uso diagnostico raggiunge l'estensione massima ed ·il più elevalo g rado d'importanza. LESIONI DELLE OSSA DA ARMA DA FUOCO. - In queste lesioni i raggi X hanno eccP.zionale valore per la diag nosi, per la prog nosi, per la terapia. Le lesioni ossee da arma da fu oco, mollo più che le fraltut·e ordinarie, sono di forme molteplici (l). La loro diagnosi, è vero, può anche esser fatta con allri mezzi . Ma in esse è necessario che fin dal primo tempo ne siano conosciute le par· ticolarità: il decol'so della linea di frattura, la grandezza della cavità di fracassamento, l'estensione della zona delle schegge, il volume e la situazione di queste, i loro rapporti col periostio e colle parti molli. Ora tutto ciò é posto sotto i nostri occhi con meravigliosa chiarezza dai ra:zgi Roentgcn (Schje r·ning) (2). An che i n tempo secondario può sor:zere la uecessita di riconosc~re la situazione delle schegge ossee, qualora si s iano presentati disturbi indicanti co mpressione di nervi, di vasi, di organi importanti. E iardioamenie pu6 esser necessario di s tabilire se la causa di una cronica s uppur·azione sia un.a riportata frattura da arma da fuoco e di precisare il sito di un sel')uestro da allontanare operatrvaroente. La conoscenza esalta delle ci rcostanze patologiche delle lesioni ossee, in tutli questi tempi, rende più sicura la prognosi. L'esame radiografico delle fratture da arma d~> fuoco ha inoltre una influenza eviden te sulla terapia: in cui è g uida fedele per porre esattamente a co ut~:~ tto i frammenti; per giudicare se porzioni ossee s taccate possono r estare senza danno delle pal'li vici ne, e, 1ualora si trovino presso articolazioni, s~nza impedire il movimento di queste; per sorvegliat'e tutto il processo di consolidazione; per a llontanare c ve r1tuali pezzi d'osso necr·0tici.

PROIETTILI. - La forza di penetrazione dèi proiettili moderni è rilevantissi ma. Tuttavia essi restano nel corpo del ferilo, deformati o non de formali, con frequenza maggior·e di quanto cr edesi. Seconuo Senn nella battaglia di San( l l MrcKULrz. Dmtsche ,,,edizinische 1\'ochetrsrh ri(t.- 1903, n. H. l.~~nR•ACO. GIOrnale Mr.dlco del Il. Estt·ci!o. - Hl03, n. lll, IV , V. -

Sull'azione drgll alluali f ucili eta gnen·n. Sono citati ì lavon sullo ~tesso argomen to d1 nandono, dì F~rrero Ili Cavallerleone, di Pr('tt i, ili M~n~ianti 11 P:ts(j uali(:o. (~) DfUI$rllt medìzinischt 1\'ocllen~rrifl - !905, n. ti.


RIVISTE GENERALI

361

liago ciò avvenne in circa il 10 p. 100 delle fet•ile. Ris ulta dalle esperienze di Scl!jerning che JJ elle ferile longitudinali, quando sono riport-ate nella posizione a lt>t·ra, il proiettile perde spesilo la forza viva nE:lla lunga via e restii nel corpo in circa il 47 p. 100 dei casi. Anche dagli esper1menti di I mbriaco è provato che non è rara la presenza del proiettile, o di pal'te di esso, nella fet•ita. Ora, sebbene sia passato il tempo della estraz•one immediata dei proiettili, e ueanche sia consigliabile l'esplorazione delle fe•·ile da arma da fuoco col dito o colla sonda, pure in guerra occorre spesso estrarre proiettili restati in/issi ed altri corpi estranei costituenti proietlili secondari. Quando, anche in primo tempo, insorgono gravi disturbi nervosi (paralisi, contratture, nevralgH per pressioni da proiettili oel cervello, nel midollo o nei òe1·vi periferici, o I'Juan· do, p1ù spesso nelle ferite delle-artigliet•ie, si teme la presenza di corpi estra· nei, che danno pericolo di infezione, allora occorre provare la preseoza e la situazione dei proiettili e dei corpi estranei. e ciò si ottiene con sicut·ezza mediante i raggi Roentgen. In tempo secondario, allorchi; in causa di disturbi (f~bbre, suppurazione, pressiont1 di ot·gani impot'lantil è necessario allontanare operativamenle proiettili o corpi estranei, stabilendone prima il sito, g li stessi raggi sono aiuto prezioso. Cosi pure qnando Lat·divamenle occort•e essere edotti sulla atlendihilità di allegali disturbi soggettivi attribuili a proiettili od a \:orpi estranei restati infi!"si. Per assodare la diagnosi dP.Ile frallut·e e riconosceme lE< particolarità, per accertare la presenza di proiettili o di corpi estranei e fissarne la sede erano prima necessarie in alcuni casi manovre complicate, spesso troppo · dolorose e perciò richiedenti la cloronarcosi, non di rado pet·icolose per il mallrattamenlo dei tess uti, la possibilità di lesioni specialmente vasali, e di infezione. Da tali pratiche e dal correrne i rischi ci dispensano o ra i raggi X, il cui uso, oltre a dar precisione di diagnosi, é I"elativamente facile, del tutto indoloro ed applicabile senza la mimma offesa dei tessuti lesi, senza nepput· r imuoverf\ le medicazioni occlusi ve. Per l'azione dei proiettili degli attuali fucili di piccolo calibt•o sono frequenti !jli aneul'is mi traumatici. Orbene coi raggi R oentgen i vasi sanguigni e g li 01·goni contenenti molto sangue, e per conseguenza del re rt·o, sono i meglio vi!oibili fra le parli molli del corpo. Gli aneut•ismi appaiono dis tintissimi alla roen tgenoseopia. S ~haefet·, medico militare tedesco addelto a ll'ese••cito t•usso oper·ante in Manciu•·ia contro i git~pponesi, notò che le operazioni più frequenti fu1·ouo: in pt•imo luo).!o quelle richieste da aneur1smi, poi le trapanazioni del cranio pet· pr·oiellili infissi con distUI·bi cerebrali, io sE:guito quelle occor' renti per fratture con suppu•·azione. T utte f'JUes te ope•·azioui, ossena Scltjerniug, richiedono esalta rice•·cloe Roentgen. Perciò é dovere dei medici militari di acquistare fin dal tem po di pace confidenza col pr ocei'so Roeulgen. Il maueggio dello slrumenla•·io richiede molta p1·at ca, ma può esser fatto coll'aiuto di un abile opet'aio e lettricista. Invece il le~gt!r bene su uno schermo flUOI'Oscopico o s u una radiografia spella esclusivamente al medico e richiede espe•·ionza non minore che il lngger bene nel microscopio. Molti ospedali militari sono anclte da noi dowti di apparecchio Roentgeo ed ofT!'ouo mezz i suffic:enti pe!'cl oè gli ufdciali mèdici possano tenersi in esercizio sull'uso diugnostico dei ragfti X. i•: da fa r· voti che ne \'engano dotati anclt ~ gli ospedali da camp1 •. ANEURISMI TRA UM ATtc'r. -


362

RIVI STE GE~ERALI

Un buon apparecc! tio Roentgen d& campagna deve anzitutto avere una sorgen te elelt.I·ica peopria. La semplice ba lleria di elementi non geneea corren ti elettriche s ufficienti per grossi strumentai·i, quali sono ri chiesti per uso dia~n os ti co; la batteria di accumulatori dà luogo a molteplici inconvenienti; le macchine elettrostatiche a grande rendirnelllO, oltre a d essere vol uminose, forniscono cor renti elettriche a tensione spesso non s ufficientemente elevata. La ptù adatta sor gente di elellricilù per gli ap parecch i da guena è la di namo, animala da moto1·e a benzina od a spir ito. E utile che questt a pparecchi, pur avendo una sor gente elettrica propria, possano venir collegati con altra srwgente elle eventualmente si p1·esenti a disposizione, come le reti di conduttUJ•a elettr ica per illumin11zione e quelle a scopo indus triale. Essi devono esser dotali di grande mobilità, esser forniti di tutto l'occor re nte per poter funzionare indipendentemente dalle risors e locali ed otfrire ogni parte sott'occhio ed alla mano in guisa che s i possa faci lmente esercitare una a lli va sorveglianza s ui numerosi slt-umenti delicati e s ia sollecito l'allestimenlo per la funzione, pronta la r ipos iz10oe al posto di r iposo di tutto lo stmmenlario. Ques te vedute teoriclte sono cou fer·mate d all'esperienza dellu campagne r ecen ti, in cui si mantennero ulili gli a ppar ecchi a d1namo, no n ()uelli ad accumuiRtol'i. e g li Rllogati oppor turJRmente su co r·ri, non quelli chiu~i in casse ocl armadi. L'apparecchio tedesco usato in Cina, che rese buoni ::;er vigi, era a dinamo e dis posto in uo ca t'l'o. ì\ ella g uerra r usso giapponese alcuni appar·ecchi ad accumulatori, e distribuiti in casse non furono · di alcuna pratica utilit.a, menLee funzionarono bene quelli del tipo precedente. Nella m0stra del Cong r·es!:'o RoentgP-n, tenuto a Berlino nella primavera scor·sa , era esposto un esemplare dell'a pparecchio Siemens Hal::ke, CO!;truito s ulle indicazioni dello Slabsarlz Niehues ed usato dai russi in Manciuria in $elle ospedali da campo. Quest'apparecchio é allogato io un carro, che somiglia esternamente al carr o di sani là della cavalleria tedesca, e consta di: un molore a benzina od a spi r·ito, urta di namo, un indutlore di 45 c. m. di scin lillt~ , un iuterrultore \ Vehne ll, un tavolo di dì!.<posizione con pareti di distribuzione per usufruire even tuali correnti esterne (cont1nua, alternata, interrotta) fino a 220 Volt di tensione, un vollometr·o, un amper·ometr·o, un g rosso filo conduttore per poter collocare il motore, rumoroso, a dis tanza (di circa 40 metri) dall'ospedale, uo criptoscopio, uno s tativo con piede per ergerlo sul suolo, sei ampolle Roentgen con 1·igenera tore, lullo' l'occorrente per raccogliere le ombre e per fi ssare le immogioi Roenlgen, una lampada a mano per illumi nare la camera ed il tavolo delle operazioni. Un altro apparecchio, usato pur·e diii russi in Ml'lnciuria e che figurava anche esso in della moslr a, è quello della socie tà Sanilas, provveduto di am polle co11 involucro io vetro speciale, molto r icco in s ali di piombo, per localizzare l'azione dei raggi emessi. Qualora s i venisse nella deter minazione di dotare di apparecchi Roentgen il no~lro materiale sanitario di mobilitazione, occorrerebbe tener conto del lato fìnanz1ario (assoluto e r elativo al bilancio della g uerra) e del Ialo tecnico (espel'ienza delle g1le1·re r ecenti, stato attuale della radiologia, suoi p rogressi). Gli apparecchi Roentgen sono mollo costosi, subiscono continue modificazioui a scopo di perfezionamento, richiedono diuturna sorveglianza per esser mantenuti capaci di pronta e perfelta ruoziooe. A me pare perciò ch4:1 per ora sia da escludere la proposta di una dotazione stabile di apparec.::hi Roentgen per uso esclusivo da campagua. E ritengo sia meglio pr·oporre una delle due seA PPARECCHI RO EN T GEN DA GUERRA.-


RIVISTE GENERAt-I

i3G3

gueuti soluzioni. Stipulare :!On una casa fabbrican te, possibilmente nazionale e che offra solida garanzia, conlJ•alto che la obblighi n fornire a richiesta un dato numero di apparecchi Roenlgen, di determinate condizioni, moditicabili a misura dei progressi della scienza. Oppure, preferibilmente, pr edisporre le cose in modo che gli apparecchi in dotazione agli osped ali militar i siano di un tipo adatto anche per uso di campagna, vale a dire che possano venir r.aricati all'ano della mobilit,azione s u veicoli e seguire, <-ol ne cessario personale tecnico, g!i o;;pedali da campo. Naturalmente questa disposizione non impedi rebbe che gli ospedali m ilitari avessero una dotazione di comple mento per gli us i dei ra ~gi X in tempo di pace; inleudo dire sopra tutto che ess i venissero fornili degli s trumenti di dosaggio dei r aggi X, necessari per la ter11pia Roentgen che ormai tarda troppo a di/fonder si lllei nostl'i ospedali militari. Il materiale ceduto dagli ospedali te1·ritoriali a qu·elli da campo, verrebbe, ove fosse necessario, rifOI'tlito con minore urgenza. Adottando il primo dei sovra ccen nali prov vedime nti, ·non s i avrebbe che da tener pronti i m ezzi di trasporto ; adottando il secondo, occorrerebbe avere a disposizione anche le dinamo ed i m otori r elativi. Io quanto al IaLo pur·arnente tecnico della ques tione, non sar~bbe difTìcile va· riare la compos izione dello strumentario secondo i prog ressi della scienza, ed anche la disposizione di esso nel veicolo des tinato a contene1·lo eù a lraspor · tarlo, poichè non sono probabili mod ifìcaz.ioni che importino ·aumento di volume degli appa recchi. Volendo concretare oggi la proposta di un apparecchio Roentgen da campa gna per i nostri ospedali da campo, sono di parere che possa formulaJ•si come appresso: 1° Lo strume ntario sia dispos to in un carro s ul tipo delle çarretle di sanità. 2° La com posizione sia analoga a quella descritta più sopra, ma con a l· cune varianti. L' interruttore può essere abolito, e ciò evita m ol le noie. Nel Coogr·esso di Berlino risulto provata la convenienza di farne a m eno, usando indutlori con trasformatore della corrente, senza condensatore. L'indultore sia formato a sezioni, con tubi di protezione, po!>sibilmente anche con pachiteop e sia capace di dare una scintilla intensiva di 45 cm. di lung hezza. Al voltome tr·o ed all'amperometro, costituenti il dispositivo Gaiffe-d'Arsonval per ltt misur·azione della quanlita dei raggi X emessi dall'aropolla, si a ggiunga il rat!iocromomelro Benoist per misurarue la forza di penetrazione. Il cirtometro di P ertbes od il punlogr·afo di Rosenthal servono entrambi bene pe r dP-terminare la posizione dei co1·pi est.ranei e sono di poco prezzo. Il roentgenstereoscopio del maggiore medico Driioer misura co n esattezza la dis tanza dei corpi estranei dalla s uperficie del corpo, ma è alquanto voluminoso. Nelle guerr·e future si vedranno forse a pparecchi Roenlg en montati su automobili, dotali quindi di mobilltà per fino ecces!'iv.a. Ma per ora mi pare sia piu utile risolvere un altro problema, quello di potere, durante gl'interventi sulle ossa o l'allontanamento di corpi estranei a luce del giorno od a luce artificiale, rapidamente e comodamente riportare s otto gli occhi la figura di traosilluminazione tante volte fJUante occorre per una orientazione sufficienLe a raggiungere presto lo scopo. Perlhes e Grashey hanno tentaL<? la soluzione del quesito e lo ha111no anche risolto coi loro tavoli, non però in modo sufficientemente pratico.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVIS'l'A MEDIOA V. F'<mLi. - Delle sindromi nervose poat-ma.larlche. g llO 1905) .

(I l Morya u niç.iu-

Mentre sono ben noti e di facile diagnosi i disturbi che accomp-agnano la i nlezione malarica, disturbi motori, scnsitivi e trolìci, è difficile diagnosticare le f0rme che appaiono ~~uando non v'è più febbre nè para!:'sì l i nel san~ue, e quelle che avendo comincialo duran te la febbre, si prolungano dopo che questa è scomparsa. Finot·a gli osset·vatot·i, quale postumi d'infezione ma lari ca non :rilevarono che dei fenomeni che colpivano i ner vi periferici, mentPe l'Autor e ebbe a r iscontt·are, in un giovane, una sindt•dne marcatamenle cet·ebel lare, OYverosia verti gini, vomiti, astenia, atassia, ipotonia muscolare, disartria, ecc., mentre l' i nfermo, dura n'le il suo sogp:iorno ospitaliero non ebbe mai febbr-e, né mai riscontr aronsi paras;,ili nel suo san~ue. Guarì definitivamente in capo ad un mese. L'anamnesi ed un'accurata diagnosi differenziale poterono stabilire trattarsi veramente di manifestazioni poslmalariche. Questo caso confet·ma la pt•obabilita dell'origine tossica, poichò non eravi causa alcuna di lesioni anatomiche, quali la tt·ombosi par assital'ia ed ti rallen -

tamento della cil•colazionl:'. Ciò concorda con. le osservazioni di quegli autori clte nelle nevriti malariche mai trovarono dei parassiti lungo i ner vi. L 'Autore conclude: 1° Possono esister e delle sindromi net'vose centrali veramente posL- malariche, analoghe alle sindromi peri fer·iche descritte da divet•si autori; 2° I casi clte non hanno per base delle l esioni anatomiche del sistema ner voso hanno origine malarica ed una patogenesi tossi-anemica. 3° Il lutJf!O di produzione delle Lossine è il sangue, piuttostochè l'intestino. G. BERN VCC!.

G. B EC HTOLO. - La. pneumontte dl un giorno. - ( .\liincltener mcd. Woche nsehr((t, novembre 1905). Questn forma morbosa, clescrilla dal Leube di Wi'll'zburiZ fin dal 187i , presen tasi quale pneumonile anomnla, nella quale, <lopo il brivido iniziale e la elevazione tPrmica primitiva, la tem peratura sc~>nde, dopo le prime ventiquaUro ore, lino al normale, scendendo spesso, n !:}i giorni couseculivi, fino al Ji solto della normal e, m entre i segui t'ìsici propri i della pneumonile franca possono durare anc<>ra qualche giorno. F orm A estremamente rara, il Lcube in quAsi un venlrnnio e su più di mi lle pneumoniti, ne t'ì sco11trò appena dieci ca!'i. L'Autore, pe1· suo <!onto, ebu1~ a slud1 nrne Alt r·i dieci casi.


lUVIS'L\ MEDICA

lo tutti egli ebbe a riscontrare iniziarsi il processo coo un intenso brivido, con febbre prima elevata, susseguita da rapida e brusca depres sione termiea, quasi sempre accompagnata da a bbondanti suJorl. Gli all1•i sintomi sono generalmen te variabili, ed a lcuni frequentemente incostanti. Oltre all'elevazione t.ermica ed Al brivido intens o, osse1·vasi all'inizio del processo, grande prostrazione di forze, vomiti e dolo1·e p untorio, dolore ehe però el> be a mancare in due dei casi osservati dall' Auto1·e. Alla percussione riscontrasi sonorità normale od esagerala, ed all'ascoltazione dei rantoli crepitanti e talvolta un alteT'alo mormo1·io vescicolare, con manifesta localizzazione di focolaio. In due cas i avver ti s fr•egamt> nto pleurico, però apparso qua lche giorno do po che tale procos~o morboso er asi iniziato. In u:w dei due cas i, tale sfregamen t1) morboso ebbe a perl'isl!:re più settimane. In quattro casi O!-l!iervò s piccati s~ ima broncol'•)rtia. Generalmente l' e;.petlO!'ato poco <'araUeristico, uon s empre l'a s somi ~l i ò a quello della pneumoniLe franca. L'Autore ritiene debba lralta1·si, da l punto di vista eziolog ico, di un' i11fczione attenuata, probabilmente di caratlet·e epidemico o corllag ioso; e d in ratti dei casi da lui osse rva~i , q ua~~ro erano maiali comuni di fo rme apiretiche, JegenLi nella stessa sa l~:~ ed ammalatisi tutti della pneumouite in parola nel bt•e ve periodo che decorso dal 4 novembre al t R dicemb1·e J9lH, e ciò s u un totale di Jieci casi osser vati du rante quindici a.nui . G. B EnNuccr. La. splenooleal contro l'anemia splenloa e la. m-al attia di Bant l . (Semaine M élicale, n. 7, HJ06).

Sc~IIASSI. -

'-

E una nuova operazione che l'auto1·e p1·opone come tralt.amenl.o J i quesile due malattie, e che egli ha già fel icemente sperimentata in due ca si, vista la non grande efficacia della splenectomia che costituiva finora l'unico mezzo di cura di ques te entità morbose. Per dimostrare la raziona liiA tiell'atto operativo che propone, egli premette la patogenesi dell'anemia splenica. riassumendola uel modo seguen te : . Presso individui congenitamente deboli nell'apparecchio ematopojetico, si può vedere, in seguito d'una malattia infettiva, piu spesso inlel>linale, cho i ~ermi infettivi passano nella circolazione, e po~ s i localizzano a preferenza nella nulza, tanlo per le ragioni comuni a Lulle le infezioni, quanto anclte perchò presso questi individui la milza ò uno d egli o r~ani piu ricetli,·i. Questi germi pervenuti nel parenchima splenico, vi deler minano delle modificazioni s tr utturali che mett.ono capo ad una ipertrofia della milza, che può raggiungere sei, otto ed anche dodici volte il s uo volume normale; la capsula si ispessisce, le tra becole divengono anche piu spesse, i ~o rpuscoli d.i Malpighi si sf01·mano e si sclerotizzano, le lacune si àllargaoo, e spesso la lor·o superficie s i tappezza d'endot~lio proliferato. Da questo stato anatomico derivano disturbi funzionali molteplici; la pr oduzione lìnfocilica intensa di cuii normalmente la milza è la sede si trova diminuila od anche soppressa in seguito alla deformazione o anche alla distru zione degli elementi anatomici che devono provvedere alla linfogenesi .


366

RIVISTA MEDICA

D'alll·a parte l'ematopoiesi che si produce normalmente nella milza, non può compier:-si come d'ordinario, mentre la funzione eritrolìticu è esa ~e rata in ra g ione della maggiore secrezione della lienasi, un fermento che per le nuove condizioni anatomiche nella milza, può ledere gravemente l'integrità delle emazie. Questa azione nociva che la milza esercita sul sangue per mesi ed anni, può esset'e In principio compensata in un certo grado da un'azione vicariante degli altri organi ematipoietici, ma, con l'andar del tempo, essa determina auehe un incleholimenlo di questi ullimi, indebolimento che si produce tan to più facilmente, in quanto che questi organi emolopojetici vicarianli, già poco validi congenitamente, sono inetti a sopportare un lavot'O intenso e prolu ngato. Si stabilisce cosi un'anemia lentamente pro~ressiva ma fatale. Data questa pologenesi rlell'anemia splenica, lo scopo da raggiungere con l'intervento operativo è duplice: 1° diminuire la quantità di sangue che circola nelle lacune spleniche ; 2° rendere lo circolazione inlrasplenìca più rapida. Per otLenere ciò lo Schiassi é ricorso alla splenoclesi, oper azione che sì propone di procurare lo sviluppo di uoa lar·ga caps ula congiuntivale che cir condi la maggior parte della milza. Egli mette allo scoP.erLo l'organo con una larga incis ione trasversale, e poi introduce e dispone intorno ad esso più strati di f:-O rza jodoformiea che poi ritira o. cominciare dol quinto g iorno successivo all'oper azione. Egli ottiene così di pt•ovocare la formazione ùi una g rande quantità di tes· suto congiuntivo pet·isplenico, che addossandosi sempre più intitnamente alht milza, tende a poco a poco a ridurne il volume, ed a diminuire l'iperemia pas· siva che ha luogo in essa. Nello s te!'<SO tempo in questo tessuto èongiuntivo di nuova formazione nascono innumerevoli va~ellinì venosi c he stabiliscono connessioni vascolari ll'fl la milza ed i viscet•i vicì:1i, in !!lOdo che una buona parte di sangne che avrebbe dovuto seguire la via della vena splenica sino la fe~alo, passa rapidamente nella circolazione ~eneral e. Si ottiene cosi il doppio intento propostosi. Per la malattia del Banti, che taluno confonde con l'anemia splenica, ma che ne differisce pe1· la cirrosi epatica concomitante, lo Schiassi aveva proposto già qualche anno fa un atto operativo cons isten te nell'innesto dell'epiploon con la circolazione porto-intestina le, e tendente a modificare con la splenopessia i caro· biamenti rnolecolari anormali che si verificano in seno alle lacune spleniche. Egli ora é d'avviso di modificare l'operazione sulla milza aggiungendo la splenoclesi all'omentopessia, la quale ultima tende a sopprimere l'ascite e ad ass icurare un miglior fum:ionameulo del fegato, mentre la prima mod1fìca in senso migliore i fenomeni metabolici inLrasplenìci. A. MELE. Au nERTIN. -

L'albumlnuri~

orto•tattoa e s•enzlale. -

(Sematne m é:licale,

n. 4, 190!i). Tal un e albuminurie che hanno uo decorso intermiltente e ciclico dipendono dalla po!=:izione eeettn del cor po e per ciò sono delle ortostatiche. Molte di esse furono ritenuLe essenziali ; ma a misura che l'attenzione dei clinici s i fissava sopra di loro, s i veniva scoprendo che in gran parte esse sono in relazione causale coo pregresse malattie infettive, e che io tutte si ha una


367

RIVIS'l'A MI::DlOA

le3ione renate, per q uanto lieve. Sorse cosi la teor·ia r•eoale e mec.:anica del ralbuminuria ortostatica . L'autore riporta tutti i CRt·atteri ritenuti speciali della cosi detta albuminur·ia ortostatica esson zìt~l e , e fa notare come essi s i I'iscontrano egualmente nelle albuminurie sintomatiche. Questi caralte1·i sono: 1° l'apparizione rapida dell'albumina nelle urine, non appena l'inf~rm o si mette in posizione verlica.le; 2° l'albumina costitu1ta esclusivamente dalla seri na; 3° la permeahilltà sperimentale del r ene· perfetta ; 4° l'eccesso dei cloruri nelle urine; 5° l'a spetto infantile degl'infermi; 6° l'eredità oevropatica. Oltre a questi si assegnano all'a lbuminuria orlostatica essenziale due caraHeri che sarebbero i piu propri di questa entità morbosa, l'ipotensione arteriosa, e la scompa rsa d ell'albuminuria in seguito ad esercizi i muscolari violenti . Questi due cai'&lte ri però non sono né precisi nè costanti, ed in lutli i casi nou sono sufficienti per separare i casi di a lbuminuria criptogenelica, t.anto rara, da tutti r1ueg li altr i a cause note e che ne diffei·iscono pochissimo per caratteri clinici. Data la costanza della lesione ren»le, l'A. spiega l'albuminuria nella stazione eretta con un lìeviss imo spostamento del rene, e consecuLivi disturbi idraulici in esso, che ha sempre luo~o in questa posizione, a nche in condizioni normali, producendo la oligwria .fl sio lortica ortoslalico. Tale spiegllzione sembra più accello.bile di quella proposta dai sos tenitori dell'alb uminuria essenziale, i quali devono invocare una eccita l.Ji li ta anormale dei rifless i, ered ilaria, per cui dalle piante dei piedi in contatto col suolo :<i parli1·ebbc nn riflesso va!'>o-cos trilloJ'<' della circolazione renale. Che la ipolensione nelle ar·terie del rene sia cuusa del dis turbo si r ileva 811\'lie dal fallo che nelle nefriti inlerstiziali con iperlrofia cardiac a non si ha lu oliguria e l'albuminuria è s carsa, me ntre è abbonJante nelle nefriLi parencllimali. L 'A. conchiudt> che l'albuminuria ortostulica e:;se nzia le non è clte un easo particolare d'un fen omeno comune a lutto un ~ruppo di albuminurie pe r lesione renale. A. MELE. C!IAUFFARD. -

La. littul del c oledoco. -

(Semaine !t1étlir:ale, 11. 2, HJ05).

Dopo aver riportati due ca si di liliaFi del solo coledoco. se nza C•lmplica zioni di colecistite t1iJ di pericolecistiLe, né di calcoli vescicolari guariti entra mbi -con atti operativi, l'Autore passa ad indica re le bas i cliniciH~ sulle quali si deve fon dare il j<iudizio diag nostico di ques ta speciole litiosi, c he addita al ch irurgo l'opportunità dell'intervento. Nella calcolosi pura del coledoco l' i tlerizifl non é sempre cosi g r·a ve come può essere nell' iltero catarrale e come é nel cancro del pancreas, per chè un po' di bile passa ancora tra il calcolo e le pareli del condotto, quando queste non sono infiammate, come avviene nei periodi di tregua del dolore e della febbre. Il giallore della cute e delle congiuntive va invece sino all'estre mo limite quand0 sono presenti la feb bre ed il dolore. Questo modo vario d i comportarsi del coloramento ilte1·ico é quindi un primo criterio per determinare la litio'Si pura del coledoco . A questo si aggiunge la constatazione dello s tato della vescicola bilia t'e che in tal caso, secondo la legge di Courvoisier-Terrier , non e per cepibile alla palpazione, mentre fN·ma un tumore se si tr·atla di cancro pancreatico.


3HS

RI VIS'r.A MEDICA

La regione dolen le dell' ndtlome f'UÒ ind1care !i'e il dolor e ha ori gi ne dalla paNe del coledoco c he aLt.ra\·et·~a o costeggia la lesta de l pancr eas, come pur e da questa stessa ~ l t;uulola. Questa' che 1'.\ ulo r e chiama :wna pa ocrealica- coledocica si può determinare diset:nando un angolo retto nal quadt·a n te deslro del l'addome, che abbia il vertic~< al l'ombelico, e poi d ividendo q uest.'an golo con uno bisettrice. La pat·Le compr esli nel mezzo angolo t·etlo superior e .per una e<:tensione di 5 cent., s enza ra)! g iunget·e compldamente l'ombelico, è la zo n a pa ncrPI)lica coledocica, almeno negli ind :viJ ui non mollo pingui. " Più s ignifìcalivR del do lo t·e in questa diagnosi dll'fèreozia \e la febbre, la quale invade ad a~ces~i di bl'e\·e duralo (da 40° n 4 1°) e spesso t·ipe luti; e pnrAIIelamenle alla f,•bbr e procede la curva della leucoci losi, a scosse b r usclte. 11 r a pido d imagri mento pat'l'ehbe a prima vist a un ct·ilerio in fa\'O I'e del canct·o pancrealico; ma in uno dei due cas i d ell'Autore di lilias i pura del coledflcO s i ebbe unu pet•dita d i pt'so di 36 kilogrammi in dieci mesi. Questo di· magrimenlo in lnli c nsi è du vulo prolJabilmente a pancrealite cronica per dif~ fu" ione di prnces,;o, ed ull'ahba~snmen to conc;ecu livo del cc.effìciente .di utilizzazione de1 gras;:i as;;;orbili, come l'i dimo;:;l!'u ùalr analisi chimica delle feci. L'Autore espone in ultimo il mndo di formazi o ne d i q~1 esti calcoli oel coledoco, ed a questo propo;:;i to r iesce mollo dimoslt'Hliva la sezione di u n g r osso calcolo di uno dei suoi ca;:i. I n questa si vede un nucleo primit ivo tli pigm ento biliarr e detriti epll<'liali, intorno a cui l'i è venuta stt·atifi<-ando la colestear ina alla parte superiore de l calcolo. allo sles:-o m odo come si aggiungono nuovi coa~uli a quello pr imitivo d e lla trombosi venos a . A. MBLE.

e

ALtH.:. -

Cura. della perltlflite cronica. - ([)eut . IJLet{. \Voch. :?:! giu. '1 005).

Nei casi di pe rit~Oi le i n cui l'intervento chirur g ico é contr oindicalo, l'A. l"i vnle con buon risultato di alcune rego le che r ias::umiam0. Raccomanda all' jn rermo di astenersi pt'r luogo tempo dagli sfor zi, evi tando di camminare a lungo e di resta r per molle o r e in p iedi, e di eseguir e movim enti bruschi. Nei ca!:'i poi nei CJUali i sintomi son o g r avi è consigliabile tenere per più seltimnne !!li infet·mi a le tto , mentre nei casi più le)!geri è sufficiente che gl i ammalati \·adano a letto due volle al giorno per più ore ogni volla, e in CJ116!>lo tempo tengano sul ventre degli impacchi caldi. La ci r colazione recale deve esser r egolariZ7.ata sopralullo con l' ali menla 7jone vegetale a prefer enza, e costituita da p uree, ed inoltre a iutata da e n~e· r oclismi di olio, di glicerina, d 'a cq ua s a ponata . M o llo ult li r iusciranno in ques t i a mmalati ; suppos1t,or i con 1.- 3 cenlgr. d'estr atto d i bella donna, applicali u na o due ve Ile al gior no; i semicu pi tiepidi o meglio anco r a m o lto caldi; anche le fa ngatur e od i bagn i salini ripetu ti tt·e o q ua tLr o volle per settimana dara nno degli o llimi risultali. In esta te gli infer mi sar anno invia ti in u na sta z ione balneare. Con c ure a ttente e prolungate , sopr alullo dietetiche, si può gi un ger e a conseguir e una guA r igione du r atur a , o, per lo m eno, a man tener e i sinto mi a llo s tato laten te. GRIXONI.


3G9

RIVISrrA DI NEVROPATOLOGIA Le palcosl nell' eserci to e la lstltuzione di manlcom.ll da campo. - (Il Manicomio, anno XXI, n. 2).

To:.rASJNr. -

In questo lavoro, indirizzato al Presidente della Croce Rossa llaliana, l'Autore afferm a i l difetto di studii specialr ci•·ca l e malattie m .3n Lnli da pat•le del Corpo sanitario-mil i tare nostro, ed altr·i buisce a f!uesto l'opr nione erronea che la pazzia sia m• ,Jto r u r a nell'r ser c ito. Contro la pr·ima afi'...rm azio ne sta il fallo che gia da pareec hi an ni il Minister·o de lla Guerra lHl d i ~rnsto eire uffici ~:~ li m ~;~d i ci com pian o, come assistenti - ono1·arii, un c"r so bien nale di ~ tud i i p"-ichintrici in u nll Univer si lil del Regno. Ma anche prima di t~:!l e istrtuzìon e. e. all'infuor·i di qu .. lli che SPg-ui r ono questi c or si, vi furono e vi sono m ecl iC'i m ilil!lr i i tol•fl ni eire mosll'8runo in pt'1-•gevoli lavori una non comune com petP.nza in fHlLO di malattie m er.ta li , e non solam ente dal pun to di va;-:ta pr ofilall ico, c!1e all'Au lOI'e sembr a troppo unilater•ale, ma che è quello che ha mRg!!iOr fl im por la ma nell' in ler e>;se delt'est>r cilo. Che la pazzia no n sia r ilenul a un fHilo trascut•abile tra p:li uo mini sotto l e armi, an zi che alla vil a m rli ta r e sia as«PgnH to un posto tr.a le cuuse p r od ut trici e rivelatrici della foll ia, i o l o dice vo n ·~ ll a intm duzione al lo studi<> pu hblicot'> in questo nosLr·o g ior•n ,.d e " Un. a serie di os~:~eroruioni psich ia lriche in sogget t i m ilitari » gennuio 190i. « NHsce da f!U esta m aggiore d1ffìcol la di arfa tlamento alla vita nell'eser ci to, più che in q11ul un q ue a ltro ci vi le con<=orzi o, che in d i vidui r i tenu ti n ormAI i, e che probabilmente <: a re bb ~ r·o rim asti l 11 li nella tr·a nqur ll ita dell!l vi ta cittadina, rivelano le loro detìicicnze e l e loro anomali e mentali qua nJo entrano a far parte di quel mt>cca.nismo co mplrcato, rw l cui in graua ~gi•) n on trovano ad allogarsi conven ientem ente. Siccl1è la vi ta nr ll'cser c1to, più che in qua lunqu~ altra conviv e'nza, sotto questo punto di vis l~t Ira l' i mportanza d i un ener g ico r·eagenle per mettere in mostr·a l e anomalie psiclric iH·, où anc he taluni stali morbosi che passano dalla lntenza alla atti vità solo in ;-:eguìto a p;li ener gici stimoli psichici, determinati dagli stridenti a llr•iti tr a l'individuo e l'ambiente.» Ho cr·~d uto neces:<ario ril e va1·e que, ta doppia in esattezza in cui è caduto l'Autore, per meLtere, come si rl ic.:e, le co~e a posto. Eg lr però si occupa a prefere1r za ùell'eser crto in tempo di g uerra, e dai falli veramente terrifìci raccolti dur·ante la campag na ru sso-giappone~ e, l'Autore è i ndotLo a fare la proposta che vedr emo In st>gui1o al Consi glio dil'etlivo della Croce Rossa Italiana, de!la quale istituzione l'Autor e fa parte. Per òimostra1·e intanto eire la pAzzia non è infrequente nell'eser cito anch e - irì tempo di pace, e~li comincia dal ril evRre la cifra purtroppo sempre crescen te di suici di tra i militari, amm"llendo el!li senza dtseu ssione la relazi one inti ma .che passa tra la follia ed il suicidio. L a percentuAle di CJUI-!slo g enere di morte è di molLo super i ore nel no;-:tro esercito a quella d ... lf'eser ci.to francese; manca però il r el ativo raffr·onlo nelle popolazioni civili dei due paesi, per m ezzo del quale si potrebbe solamente g iudicare se l'eccesso di suicidii presso il nostro t4 - Giornale medico.


370

R IVI STA ,DI ~E:VROPATQJ,QGl A.

esercito non s ia per avventur·a che un fa Lto comune al resto della cittadinanza, data la diffel'e nza in più, notata dal Mo rselli, per la popolazione militare. Anche la pazzia conclama ta è in aumento nel nostro esel'cito, e presentasi con una percentuale superiore a quella degli altri paesi, traune che dell'Inghilterra e del Bel~io dove l'arrunlamento è volontario. La frequenza maggiore della pazzia tra gli arruolati volo nlarii, sa r·ebbe dovuta, secondo l'Autore, alla mi nore severità nella scelta del soldato . Ne l mio lavoro precitato io da vo una altra s piegazione al fatto che il ma ~gior numero dei folli si trovassero fra i carabinieri, le guardie di città e di finanza, entrati volontariamente in servizio, fatto che apparentemente è in contraddizione colla difficoltà di adattamento alla viLa militare, difficoltà che dovrebbe essere minore in chi vi entra di propria elezione. « Senonché, io dicevo allora, la apparente contradizione tra la libera scella della carriera delle a t·mi e la inadattabilità consecutiva all'ambiente militare, é dovuta al faci le scambio da parte dell'interessato tra un capriccio giovanile ed una vera vocazione, specie in chi non l1a saputo risolvere altrimenti il problema economico della vita. Ed è dovuta altresl ad un carattere turbolento ed avventuroso, a cui gli istinti eccessivamente combattivi, e gli spiriti g uerr eschi di a ltri tempi, vere sopravvivenza ataviche, fanno velo alla mente, distogliendo la da un avviamento più alto e più moderno. Nell'un caso e nell'altro la cosi della vocazione alla vita militare non é che una m anifestazione o di insufficienza di ponderazione, o di predominio di sentimenti non più in a rmonia col momt>nto stor·ico cl1e atlrav·er sa l'umanila. » Ragioni analoghe spiegano anche la maggior fr equenza di suicidii in I'JUes~a catAgoria di militari, e l'aumento di essi dopo il s econdo anno di servizio, nel terzo, nel quarto ecc. in cui Ri tr·ovano solfJmenle l')uelli a fet·ma permanente. P er ciò che riguar da gli ufficinli e la ~ra nde frequenza fra essi de lla paralisi progressiva, é certo che l'età, l' alcooli$mO e gli eccessi di venere vi hanno par·te, come dice l'a utore, ma io credo che anche le sopradetle ragioni abbiano il loro valor e per spiegat·e la produzione tra essi della follia in proporzioni suprriori alla popolazione gene1·ale ed alla truppa. Passando poi a d1scorrere de lle cause di pazzia negli eset·ci ti in campar.ma , l'Autore fa un quadro a vivi colori dei disagi, delle faliche, delle privazioni e delle emozioni che fiaccano la fibra del soldato, specialmente nella parte più delicata dell'organismo, il si:;tema ne l'voso, d onde il g rande aumento delle malattie mentali fra i be lligeranti. I più colpili sono g li ufficiali per r età più avanzata, per la responsabilitit maggiore, per i sentimenti dr famigli a più estesi e profondi. Ma il numer·o degli impa'zzili anche fra la tru ppa é enorme, e nella r e·· cente guerra russo- giapponese non mancarono esempii raccapriccianti di psicopa tie collettive. Il J acoby, medico militare r usso, ha raccolte le sta tistiche delle malattie mentali nelle gue rre franco-prussiana, russo-turca, e contr o la Cina, ed é rimas to impressionato del loro numero enorme. Ha proposto dgl i la is tituzione di ospedali da campo per psicopatici, e sulla scorta di lui l'Autore propone al benemer·ito istituto della Cror.e Rossa Italiana la ist1tuzione di manicomii da campo, che dovrebbero raccoglier·e i casi di psi· copatie che si manifestano d ul'anle una campagna, e questi manicomi dovreb· bero essere dir etti da quei membri della Croce Rossa che avessero maggiore competenza in questo genere di malattie. A. MELE.


.' '

RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

371

GH ldlotl a&plentt (r' iportato dal Mental Defeclioes' Barr nel Journal qf Mental Patholoyy, vol. VII, n. 1). In questo articolo sono riportati casi notevoli di deficienti che avevano

certe date attitudini e certe facoltà meravig liosamente sviluppate. Langdon Down parla di un fanciullo che modellava dei bastimenti da disegni e che scolpiva con grande perizia, mentre non era riuscito ad imparare a leggere ana parola. Un altro fanciullo aveva tale for·za di memoria che, dopo avere letto un libro, poteva ri peter e delle pagine intere, parola per parola. Un altro sapeva dire il nome e l'indirizzo di qualunque negozio che egli aveva visitato, e la data di ciascuna visita. Un allro ancora ricordava la dala dell'arrivo di ttJtti i suoi compagui d'istituto. Uno di dodici anni eseguiva una moltiplicazione d i due numeri, di tre cifre ciascuno, a memoria, colla s tessa r apidità come se fos sero scritti, eppur e egli era cosl poco intelligente da non avere imparal<> il nome del medico che vedeva giornalme nte da due anni. Maùdsley ri porta il caso di un imbecille il quale, dopo aver letto una sola volta un giornale, poteva ripetere a parola quello che a veva letto. Nell'as ilo di Earlswood vi era rm imbecille di grado medio che era un mer aviglioso incisore , e che copiava Jalle incisure io acciaio così bene da riuscire quasi impossrbile dis tinguere l'orig' inale dalla copia. Tom il Cieco 1 un famoso idiota musicista imparava e riproduceva un· aria appena udita, e suonava il piano in due toni contempor·aneamenle. Eg li era cosi sciocco eire a ppena finito di suonare si applaudiva da s f!. Le altitudini s peciali dei così detti idioti sapienli riguardano di solito la musica e le a ltre arti, sempre nel campo della imitazione, oppure l'aritmetica per la r apidita del calcolo, ovve ro la memoria ritentiva, specialmente per le da te . Questi idioti sono quasi sempre maschi, l'u oieo caso che si conosca nel sesso femminile è quello della Que nou della Salpòtriere, la I]Uale e r'a una rara musicista. A. MELE. CH. FeRr::. -

Nota aul sogni degH epllettloi. tembre ·J905).

(Ucoue de mddeeine, set-

Gli epil.ettici, du ra nte il sonno, sono spesso dis turbati da sogni terrificanti che talora possono costituire il punto di parte nza di un delàr·io, o prece !ere

la comparsa di un accesso, o r impiazzar·lo . Anzi talvolta i sogni a ngosciosi possono rap pr esen ta r e le sole manifes tazioni di un vero e pr·oprio stato epilettico. Però · bisognerà esser molto riservati quando tali sogni hanno sempre esis tico senza verun altro parossismo epilettico, giacché si poss ono incontrare in tutti gli stati is terici e nevrasteoici nei quali si osserva l'angoscia. In un certo numero di casi nei quali l' os-servazione dei sogni fa suppor re l'epilessia, la loro r apida scomparsa sotto razione dei bromuri in genere, non lascierà più alcun dubbio sulla loro natura. G. BeRNl•ccl.


372

HlVlSTA DI CHl RUHG lA Gl~ NEHALE Interventi chlrurgtot nella tnberoolosl delle menlngl e dell'enClefalo. - Cong rès inl~ rnalion((l de la tuiJercv lose. - Paris,

Dt:RET. -

A r. F.SSAN8R r. -

2 - 7 octobr e 1!J05. D uRET. - La cu t•a chirut·gica della. lubercolo!'i rlel/e m eningi e dell' cn ~e­

(alo prec:enla in·licazioo i. che varinuo nei fanciulli e negli adulti nelle ror me d((fuse o loca/i,ozate. J. 1'\'f ENJ :'<GITI TUf.I EP.COL OSE AC:UTE O OlFFU;;;E. - L'i nterven to ch irurgiCO, nrlln men iugile tulwr·colo~a acuta, fu oggetto d' it nportanti tentativi dal JS!J() al HJOO. F u un'ùll'a empirica che guidò i primi oper alor·i; essi voJe,•ano e<'porre all'azione drll'aria e degli ~~enti O'"iei i centl'i ner·vosi, e, con questo mezzo "O· spender·e l'evoluzinne della tubercolosi nel le nw ningi, •:ome ~>i ottiene la gua·

riuione della perilonite tnbe rcnlo~a con l rt lrtpa rolomirt. A Itri alt,.rbuenùo i pr·incipaf i distu r·bi aff', clropi.~ia cerebrale eri A ll' iperlen.~ione speravann, evacuanrlo il fiquirlo cefnlo- rachid iano, eli ar-r esta rne i tristi elf~ ttì e pr eveni re, m por·liculare, l'e11cefali te e i r·arnm ollim enti delle pa r·eli v entricofari. Il li(juido cer ebr·o-spinafe n on agisce solamen te per di!=ttens:ione mPcct~nica ma, !'tecondo le r·i cer che contempo ranee, è &acill,fero e to.~sico : esso è r ealmPnle l'a:;ente che tr·aspor la e difl'<)IJde i b-,c,/li e le lor·o tossine in Lu~te le pa rli dei centri ner•v o!<i ; vi è perciò tu Lo l'inleres«e a sbar·t~zz~t t•sene, nei limiti del 110ssibife. con l e puntur·e ventri<:ol ari o l ornb>~ r·i , e con la lr·opanazione: si preverr·a Cclsì fa deter mrnazione di l esion i irri ta ti ve e hAtler·iche, fungo le guaine perivascolari int ra ed extra cer ebrtll i. Gli al tri (atto ri patolorrici della meni o gite tu b(wcolo!=ta, in particolare !a grarwlrt~ione lubercolosa e l'infiltrazione j11Jrino·purulen ta, potranno, da I'JUesto fatlfl, es,.ero.facor ePvlmente injluenzate, nc•lla loro evoluzion e, e subire una certa reuresswne e la Lras_jiJrmazione fi &~~a.

.

Folli r~>centi, e con fermati con la puntura lombar e, l'esame cilolor,ico e: l'inocu/a;;ione positiva ne!.(li nn i mali, dimostrano: che certe meningiti tubercoloso sono suscectibili rli G UAn!G tONE. l n ciò è r iposta la ral-{ione per rspi rar·e risultati favor e"oli con un intervento PRECOCE. Il r efat.o re espone i m etodi oper atori impie~?ati e conclurle: che, nonostant e i tentAti vi quasj sempre in rrull1t osi di que«ti ul timi an ni , rwn /Jisoyna ancora

abbandonare totalme·nle il trattamento chir u rgico dell e menin yiti tubercolose. La trapa nazione laroa e il d renag(!io degli spnzi sottoarac1ioidei aur·aver so il Vnllwn Stloii, l'i r ri!la.;ione con tmua e m edicamentosa, perf~>zi onate nei loro proces;;i , potranno f<l r se dar e qualche btton r isultato, come si é ottenuto in alcuni cnsi di rncninr;ili traumatiche, o dt menin!Jile da causa otiiica o sinusale. ![. l\1 EN INGITI T UBE RCOLOSE A P LACCHe , M EN INGJTI TU BERCOLOSE LOCALIZ· ZATE. -

li relatore ammette col professar R aymond " che o1·ùinar·iamente la


RIVISTA DI CHIRUR GIA G8:-ì'ERALE

373

meoin~ite tubercolosa a placche si e!'p!ica 'con manifestazioni che ne rendono possibile la diagnosi; e, molLo spesso, essa presenta circostanze topogt·atìche che sembrano favorevoli a un tentativo d'intervento opet·atorio •; ma fino ad ora, le operazioni eseguite sono pochissime.

III. TuaERCOLoMr. - I migliori ri>mllali, ndla cura chirur gica delle tubercolosi meningo·encef'aliche, si sono ottenuti quando si é it·atlato di eslit·pat•e i TUBERCOLOMI. Il relalore fa conoscere i risultati dalla statistica che ha pubblicato : essa comprende 2i- operazioni sugli emisferi cerebrali e 12 sui lobi del ceroelleito . Si ottennero 23 esili operatori e 11 decessi soppravvenuli rapidamente dopo l'intervento. Tulli i casi fortunati, meno tre, s.ppat·l engono agli emisferi cerebrali e, quaSi esclusivamente, ALLA REGIO~ E MO fRICE. Quasi tutte le operazioni sul cervelletto sono state seguite cla morti rapide. Questi risult1:1ti, deplorevoli, devouo esser·e atlrtbuiti a un'azione troppo tarda, alla sede profonda e vicina al bulbo e ad una t ecnica insuffìctente. non permet· lente che wta via di aecesso troppo stretta. Dagli emisferi cerebrali si sono estirpati con buon esito tuberaolomi voluminosi. In un certo numero di casi, la guari gione è stata durevole; e se n'è osservata la per sislenza dopo l, 2, 4, G ed anche 8 anni. Si può conchiudere dai r·i sultali ottenuti (67, 6 p. LOO di ~ua ri gioni operatorie) che l'operazione dei tubercolumi cerebrali é gi11stifleata, put·chè noo si lt'alli di tubercolosi aoan.;-ata o generali~zata. Nei ftHlciullt, non bisogna affreUarsi ad intervenire, perchè spesso i tubercolomi sono multif.oli. Negli adul ti essi sono ordinariam ente solitari, e presentano le manifesta.tioni graoi dei NKOPLASMI ENCEFALICI (come cel'alt!e intense, edema papillar·e e disturbi visivi ecc.); è nece:ssario di LIBERARNE i centri nervosi e l'or!]anismo. ALESSANDRJ.- L'a. distin gue, sotto il ri ~uarclo analomo·patologico e clinico la meniogile tubet·colosa e il tubet·colo soltlario del cervello. Nella prima parte sull' inlel'vento chirur gico nelle meningili tubercolose, l'a. fa alcune considerazi oni sopraltutlo sulle meningili l ocalizzate alla volla (a placche) e sulla po><:>1bililà di una guarigione :!>ponlonea del p t•ocesso. Ri porta numerose o:>servazt o tù e statistiche; rru queste ultime, quella del· l'istituto anatomo-patologico di Roma. Ricorda i tentativi fatti sia sperimentalm ente, sia sui maia Li con un intervento attivo e riferisce i casi pubblicati in Ilalia. l n conclusione egli crede che n elia mag~io r parte dei processi tubercolosi delle m eningi l'interven to chirut·gico non sia da consigl i11rsi: al conlraf'io esso può riusc.ire utile in qualche for•ma di menin gil e a placche o nella cura di estti det·ivanti da una tubercolosi meni11gea localizzata e guarita. Nella seconda parte, sull'interven to nel t.uber·colo solitario del cet•vello, l'A. fa una rapida esposizione rei ati va mente alla rrequenza, a tla sede, all'e là., alla complicazione possibile con un pr•ocesso ditl'uso d elle meningi. Insiste. pure sulla coesistenza nell'organi smo di altre l esion i lubercolose e sulla possibtlilà di una guarigione spontanea.


374:

RIVISTA Dl CHIRURGIA GENERALE

La diagnosi di natura secondo l'A. è sempre probabile e per conseguenze. sempre dtffìcile è l'indicazione dell'intervento operatorio. Riporta da ullimo la statistica dei casi operati (21 sul cervello e 6 sul cervelletto), risultati che, per ciò che si riferisce al cervello, sono a bbastanza buoni. C. SFORZ A. VILLEMIN-VON FRIEDLAENDER.- Traamattsmo

e taberoolosi. -(Congrès international de la tuberculose, Paris, 2- 7 octobr e 1905). VJLLEMIN. -

La questione è esaminala sotto un quad ruplo punto di vista~

l. Il traumatismo fa penetrare nell'organismo il vir us tubel'Coloso venuto

di fuori; Il. La tubercolosi é manifesta in una lesione locale; il traumalismo a gendo su quest'ultima me tte in movimento i germi e li dissemina a distanza r JII. La tubercolosi esiste, ma latente; ne ~sun segno clinico permette di ri cono ~cerla. Interviene il traumatismo e la malattia si rende manifesta coi nostri mezzi d'investigazione. È il caso più frequente, ma anche il piu delicato da interpretare. 11 traumatismo ha localizzato al punto leso gel'mi in via di migrazioue, oppure ha e!:'so rivelato una tubercolosi già esistente ma occulta'? I V. La localizzazione tubercolo!-la é visibile, riconosciuta coi mezzi clinici ordinari; il traumatis mo aggrava l'infezione, aumenta r estensione del male. Conseguenze dei dati che precedono sotto il punto di vista dell'applicazione della legge sugli accidenti del lavoro. voN FR I EDLAENDER. - 1. La dottr ina della tubercolos i post- traumatica é attualmente ancora pur amente empirica e la sua base scientifica non è sufficientemente sostenuta nè dalle ricer che sperimentali, nè dai r eperti anatomici. 2. Nelle numerose forme di tubel'colosi post-traumatica, l'infezione combinata sembra esercitare un uflicio prepar atoriO e coadiUvante. 3. I focolai tubercolosi latenti delle ossa e delle articolazioni sono ver·osimilmente molto più frequenti che non lo fanno supporre le constatazioni accidentali fatte finora . L'esame sist.ematico di queste parli del corpo promette risultati analoghi a quelli che ha dati finora l'esame a natomico del polmone, e dei gangli linfatici, ed è necessario per l'edificazione ulteriore della dottrina d~lla tu~ercolosi post- t!'aumatica. C. SFORZA. ScHANz.- Un'aft'e:r.lone tlploadel tendine 4'Aohllle. - (ZentralblattfiirChi r., n. 48 1905). Un'aft'dzione che, a I']Ua nlo risulta, non sarebbe ancora stata descritta, viene dall'autore studia ta e rico rdata minutamente nel modo che segue: tr attasi di una tumefazione dolorosa del tendine d'Achille, 'la quale tumefazione si re nde sensibile e si sviluppa alla fine di un esageralo la vor o funziona le del tendine stesso. l pazienti cominciano ad accusare dei dolo1·i sopra il calcagno e questi dolori si accentuano nel camminare. L' affezione si è manifesta ta dopo una corsa in b.i.cicletta, un ascensione in montagna o dopo il pattinaggio o finalmente in s eguito a urto della punta del piede contro un g radino. Nel passo che fa il malato si osserva che esso eviti la rotazione del piede esLerna. Il malato zoppica oppure cammina colla punta del piede rivolta in fuori. Questo feno· meno si rende più visibile se il paziente cammina a piedi nudi.


RIVISTA DI CHIRURG IA GEN E.R ALE

375

Esaminando la parte si trova c he il pazie nte accusa la s ede del dolo1'e non al punto d'attacco del tendine come nella achillodinia di Albert ma s ul teudine medesimo. Esplol·ando il pw1to dolente indica to da l paziente s i riscontra in esso punto un ispessimenlo fus iforme del tendine. Tale inspessimeuto presenta mag· p;iore o minor durezza ed é piu o meno es teso io proporzione della inle nsita e gravità dell'alftlzione. Parimenti varia il g rado di sensibi lità a lla pr essione la quale però si riscontra sempre. Questo reperto diag nostico é chiaramente e·caralleristicamenle diverso da quello dell'achillodinia. In que~l' ultima a ffezione la sede del dolore è il punto d'allacco del tendine al calca ~n o, e la borsa s ubachillea ue ~ comparteci pe. Nel caso di cui ora c i occupia mo in vece la borsa ed il punto d'i nserzione del tendine sono perfettamen te sani ed indolen ti e l' inspcssimen to comincia soltanto sopra e finisce dove il tendine fa passt~ ggio al muscolo. Non s i può a ncora deeider e se qui tra ttas i di un vero inspessimento del tendine oppure di organiche concr ezioni. L'autore non ebbe mai occas ione di accer ta re la cosa media nte autops1a. Stando al r eperto chimico e avuto riguardo all'eziologia egli pro penderebbe ad a mmettere la p:rima ipotesi e che tutta l'a ffezione consista in un processo infiammatorio del te ndine in se guito ad una smodata a ttività del medesimo nel senso della este nsione. Ques t'affezione s i sarebbe verificata più di frequente che J'acl1illodinia di Alberl. Il traLtameoto ne e semplice ed in pari tempo efficace. Bisogna anzitutto prot.eg~ere il tendine dallo s tiramento a cui va s of!ge tto quando s i cammina_ , e questo intento s i pu ò ra,ggiungere fac:ilmente con apparecc hio di cer otto adesivo, vale a dire, con legel'a fl es!>ione piantare del piede si applica una larp;a striscia di cerotto che incominci dalla r adice dd le dita, passi sotto la pnnta del piede, solto al calca gno ed a sce nda fi no al polpaccio. Questa striscia long itudinale viene poi fissata con allt"e str isce ciJ'Colari e con giri di mussola. Tenendo l'apparecchio due o tre s e tt1rnane il dolore di solito s parisce. C. PRETTI. A. GANGITANO. - ·Contributo al trattamento ouraUvo dell'ooolu.tone intestinale. - (La R iforma medica, settembre 1905).

Nella prima parte del suo In voro, l'autore tratta della cura m edica dell'occlusione intestinale mediante l'atro pina. In qualche caso eg li ebbe. ad impie· garla da sola, in altri, il s uo uso precedette o s eg ui l' int~ t·vento chiru rg ico. La quantità iniettata variò da uno a sei lll lili g rt~ mm i , senza avvet·lire incidenti spiacevoli di sorta. L'atropina e bbe sem!Jre il potere di diminuire là sensazione d'imbar azzo, i dolori e spesso il vomito. In due cas i ottenne ri~tabi!imento del corso delle materie fecali. Invece nessun util e ricavò dalla som ministrazione dell'atropina nell'ernia strozzata ; pertllolo ritiene non debbasi mai r icorrere ad essa in tali ca si, r ap· presentando tal fa ttu soltanto una perd1ta di tempo prezioso. . Nella seconda parte, pa rlando dell'intervento chirut•gico, lo ritiene necessario m tutti i cas i nei quali la cura medica rmscì ine ffi cace. Con si glia la lapa rotom1a mediana e l'evacuazione del contenuto intestinale, m~diante bottoniera praticata s ulla parete Jelt' intestino, con successiva lavatura dello stesso, sos tenendo l'in· fermo con l'ipodermoclisi. G. BERNUCCI.


376

RIVISTA Or CHIRURGIA DI GUEHRA H. RouvJLLOIS.- Dell'lnJluenza del bruciapelo aulla forza 41 penetrastone del pro\ettiU. - {Gazetle des 1/opdaux, dècernbre 1VO:>). Numerose osserv·azioni cl1e gi un~?ono fin o ad epoca r elativamente r ecente avrebbero dimostralo com e i proiettili, sparati con arma da fuoco di cor ta misura, applicandone la canna conLI'O la pelle, non p enetrino che poco o nulla e ciò per!!hè la colonna d'aria che si trova nella canna non può ec;ser cacciata fuoi'i dal proietlile, a gendo in vece da cusciuetto elastico diminuendo o soppr im endo affatto gli eff<::tti vulneranti del pt'Oietlile. L 'autore volle sperimental mente di lucidar e tale questione limitando le sue r icer che ai proiettili dt'gli Ol'dmarii r evolver del commer·cio servendosi nei suoi espel'imenti di: 1• Un revolver v elo-dop; ; 2• Un r evolver 3:20 calibi'O inglese; a• Un revolver L efau cheux da 7 millimetri di buona qualità; 4• Un revo! ver L efaucheux da 7 millimetri della peggiore qual ita possibile. Il revolver velo -dog, arma perfezionata, spar ava car tuccia alla pit•oxilina con palle riv estite di una camicia di rame. Il revt>lver 320, calibro i n gt e~e, si ca ricava con cartuccie a polvere net'a di prima quali tà con palle di piombo ci l indro-coniche ; i revolver Le18ucheux si caricavano u ~ ualmenle con carLuccie a polvere nera di prima 6 seconda qualità e con palle di piombo cilindro-coniche. Tutte l e esperienze vennero pra t1cate su cada ver i iniettati , acciò la r esi stenza dei tessuti si a vvicinas!';e a quella dell e carni viventi. l va r ii rev ol ver eran o fì;;sati in un·aslucc;io per sopprimere il r inculo e m ant ener la ca nna contro i te ~u menti , i m pedendo ir pari t(".m po alla canna di cambiar direzione nello spa1·ar e il col po. Così, col reooloer L e{aucheux dt catlioa qualità sparato perpendicolarmente contro una coscia, v1Je la p~:.l l a alLra ver sare tutta la mas::;a delle pllrti molli anestando!>i sotlo la cul" dt:!l lato opposto. l n vece, incontr ando il fem ore , il proiettile si appiattiva, producendo l e stesse al terazi oni di quando i colpi venivano :"par ati a IO centimeLI'i i sol tan to in quest' ultimo caso sembrò che essi si appiallissero pi ù fortemente contro il corpo dell'osso. A contatto dt>lla L'egione temporale i pi'oiellili si schiacciarono con tro il cranio denudandolo senza frallurado i lo stesso faLlo os::;eevò lii'ando a IOcentimetri, soltanto, anche in tal ca~ o, l'app•allimenlo era pi ù. pronunciato. Da ul timo tirando contro l'or ecchio, l a palla r irnase nel condotto audilivo senza fra tturare le o ssa, soltan to deforrmmdos1 l egge•·mente. N ei colpi spa1·ali obliquamente, con l ale arma, i pr oiettil i slri sciat·ono sulle ossa la.nlo <"e tirati a contatto della pelle com e a distanza. Col r eooloer L e.fa.ucheu:JJ di buona qualità con ca rluccie Ct)ntencn ti g r. 0, 3 òi poh•er e nera e con pal le cil indro-coniche del peso di t1·e grammi, nei colpi


RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

377

tirati perpendicolarmente a contatto della cute, il proiettile penetrò sem pre prot'ondan•euts ne~le pàrti molli attraversandole, fraLturando, secondo i casi, le

varie o~~a. pra ticando un foro d'entrata a stampo sulla scatola cranica, perdendosi quindi illel cervello, e'nell'orecchio, facendo saltare la rocca cor.ficcandosi poscia n eli 'a pofì:>i basilare. L e les1oni prodotte con la stessa arma alla distanza di 10 centimetri, risultarono perfettamente identiche alle prime. Identici r isultati diedero i liri obliqui t.auto se sparati a contatto dei tegumenti com(:} a lla distanza di 10 centimetri. Col revolver 320, calibro inglese caricato con cartuccie contenenti g1·. 0,40 di poi vere nera e con proiettili del peso di g r. 5,20, s'ebbero risultati presso a poco u~uali ai precedenti tanto nel tiro per·pendicolare come uell'ol>lique>, sia sparando i colpi a con tatto come alla dis tanza di 10 cenlimel1·i. Col revolver velo-dog, del calibr o di 6 millimetri e con cartucce contenenti gr. 0,2 di polvere piroxll ica e proiettili del peso di gr. 2,90 incamiciali di rame, un colpo t1rato a contatto della cute sulla coscia, l'attraversò da parte a parte andandosi a confìccare profond:1mente io un tavolaccio posto dietro la stessa; cosi la forza vulneranle del pr•oieltile, con tale arma, anche a contatto, presentasi tale che la sua attenuazione, se esiste, non presenta alcun interesse clinico. Concludendo, i revoloer di buonissima qualità, ogg-idi posseggono una tal forza di penetrazione che un'attenuazione leggera della stessa, prodotta dal contatto della bocca della canna con i tessuti, non presenta alcun interesse clinico. Per i reoolver ordinarii, cl,e son quelli che più comunemente trovansi in commercio, l'attenuazione della forza vulnet'ante, quando il colpo é tirato a contatto, non è clinicamente apprezzabile. Da ultimo i revolver di basso p re~zo, caricati con cartuccia di qualila inferiore, sembra pr·esentino una lie ve attenuazione della !or forza vulneraote quando il colpo è ti rato a contatto della Locca dell'arma con i tessuti. S1amo quindi ben lontani dalle nozioni qua~i class iche di 25 anni or sono che ammettevano uoa consider evole attenuazione ed anche una soppressione completa del la forza vulnerante del proiettile, che poteva cadere a terra senza penetra•·e nei tessu ti. Le r·agiooi che spiegano tal fatto sono ovvie e consistono nella miglior qualita delle polveri impie~ate e nella mig!JMe fabbrt cazione delle armi. G. Be:RNUCCC. Dott. BRENTANO. - Lesioni artloolarl, prodotte da &Tml da fuooo nella guerra ruaao -glapponeae. - (Zentrablatt .fiir· Chirurgie, 6 gennaio 1906). L'autore ri porta 28 casi di lesioni articolari, prodotte da armi da fuoco e distinte in infette e non infetto; delle 12 infette, tutte provenivano dai combattimenti pre ~so Mukden,. dopo i quali si effettuò il trasporto ed il primo soccorso in cond1zioni oltremodo sfavorevoli e le infezioni s i mostrarono frequenti e gravi. Di queste lesioni articolari, causate da proielLili della fanter·ia giapponese, sei col!<'irono il ginocchio, due la spalla, due l'anca, una il gomito ed una il polso: furono tutte lesioni in prevalenza a d1stanza.


378

RIVISTA D I C HIRUR GIA DI GUERRA

Fr·a le 16 lesioni ar'licolar·i, non infette, tre caddero s ul ginocchio, tre sul piede, tr·e s ulla spalla, tre sul gomito, tre sulla mano, ed una soltanto sull'anca. Anche queste avevano i caraLlcri di lesioni a distanza., causate da.l proieLtil& della fauteria giapponese di (i 5 mm. di diametro, e 'JUindi mostravano piccoli fori di entrala e di uscita; le ossa erano ora contuse, ora solcate lateralmente, g iammai ridotte in frantumi e le ferite guarì vano rapidamente nelle condizioni di opportuno riposo e sotto medicalura puramente asettica. Solamente una volta fu nece~saria una artrotomia ~er la remozione del proiettile dall'artkolazione dell'anca, entro cui era rimasto infisso e dove aveva !<Viluppato sintomi g r·avi rli coxite. Un'altra lesione da vicino, non infetta, la quale a veva fracassato l'ar·ticolazione della mano, richiese la resezione e guarì. Rispetto alla cura, Brenlano l'accomanda incisioni ampie e la fissazione del memb1·o leso in apparecchi di gesso, ben solidi: le resezioni fur ono praticate di rado e furono sopratulto fatte sull'anca. Amputazioni pr·imarie non furon o eseguile che di rado, e sem pre quando vi avevano estese e profonde lesioni ossee, vascolari e cutanee : le amputazioni secondario si reser·o necessarie pel' osteo-rriieliti delle ossa offese o per flemmoni ad andamento progr essivo, ribelli a cure. Delle 12 l e~ioni in fette, ollo guarirono col semplice trattamento delle incisioni am pie, due colla resezione e due soltanto richieser·o l'amputazione, una per tetano. Nella discussione, insor ta s u questa memoria presentata dal B1•entano al Congresso dei chirurg hi bedinesi del ·1 ~~ novembre dell'anno decorso, il Bergurann prese la parole) , esp1·imendo l'opinione, che l'infezione primaria é mollo l'ara ed è piuttosto :zenerata, in guerra, dagli oggetti di medtcalura, dal trasparLo ecc. Aggiunse anche, che si deve essel'e mollo generosi nel fare resezioni sulle articolazioni infette, affine di evitare l'incresciosa amputazione: il proiettile, inflsso in tm'arLicolazione, non costituisce di per sé indicazione ad operare. FUNAIOLI. Professor MANTEUFFJo:L. - Le•loDI per arma da fuooo al cuore. E•tt&zlone del proiettile- oarcliorrafta. - (Zentralblatt.(ur Chiru rgie, n. 4 1, ·1905). L'Autore cita il ca!-<O di una sig:lOrina di 21 anno, colpita accidenLalmenle il 12 settembre 190:{ verso le H •;, dal proiettile di un revolver del calibr o di mm. 5 nel 4° spazio intercoslale sinistro. La signorina svenne, vomitò e dopo un'ora circa si risollev6 e domandò aiuto che fu dato da una suora di carità praticando iniezioni di canfora. Visitata verso le 17 dal medico, la paziente fu trovata pallida, cianotica, con 88 pulsazioni al minuto: vicino al margine steroale sini stro fu r ilevato il foro di entra ta, mentre l'ottusità cardiaca si presentava ingrandita. Il sanitario ne or dinò il trasporto in clinica dopo varie inie· zioni di canfora pra ticate, e il trasporto riusci senza inconvenienti. Però una mezz'ora dopo si rinnovò il collasso, i tuoni del cuore si rindebolirouo e, l'area di ottusità del cuore ingrandita, dimostrava che il sacco pericardico era pieno di san~ue, tanto da minacciare la vita. 1112 settembre, verso mezzanotte, dopo 9 o1·e dall'avvenuta disgrt~zia, fu c1·eduto necessario di procedere sd un atto operativo previa una iniezione di canfora ed in narcosi eLeree. Si praticò un ta~lio cutaneo lungo il margine sternale sinistro dalla a• costola sino all' s• aur·averso il foro di entrala, e si resecò la 4• e la 5" cartilagine costale, &po-


RIVJS'l'A DI OOULISTIOA

379

stando il margine sternale per due centimetri e ~pos tando il muscolo triangolare ddllo sterno coll'arteria e colla vena mammaria interna. Essendo insufficiente la resezione della 4• e 5• cartilagine costale si praticò anche la resezione della 6• e 7• cartilagme sin1slr·a, colla precauzione di allontanare la pie~a di riflessione della pleura: in tal modo il periear·dio s i presenta pieno di sangue ed, inciso, lascia uscil·e sangue a ggr·umato. Svuotato il sacco pericardico, si rileva, 6 centimetri sopra la punta del cuore e sul ventl'icolo destro, un foro rotondeggiante da cui sprizza il sangue nell'atto della dia stole: alcuni punti di sutura chiudono il foro di entrata ciò che fa cessar e l' emor·ragia. Solle,·ato delicatamente il cuore ed esploratane la sua superficie posteriore, fu riscon trata sulla parte poster·iore del ventricolo destro, un centimetr·o al di fuori dell'arteria coronaria, una prominenza coperta da piccolo s trato muscolare, la quale, alla palpazione, aveva tutti i caratteri del proiettile, che non era stato l'iscontrato nel sacco pericar·dico. Incisi quindi i pochi strati clelia parete muscolare del ventricolo destro, ne fu ratto usci're il proietti le con leggie1·a pressione e l'atto cadere nel pericardio, e si procedette alla sutura di questu seconda fe rita che diede pochissimo sangue. l n seguito fu falla la chiusura del pericardio con sutura nodosa e fu chiusa par·:zialmente anche la fl!rita c.utanea. Il polso si ristabilì e la cianosi scomparve completamente. RispeLLo al decorso post-operativo, l'Autore dice che qualche giorno dopo l'allo operativo si fo1·mò una per icardite sierosa accompa~nala da frequenza di polso e da aum"'nlo le~tgiero d i .t emperatura la quale scomparve nel cor!:'o di 15 giorni1 mentre le forze della signorina andarono progressivamente aumenlatldo. Il 25 ottob1·e 1903 era chiusa definitivamente la ferita cutanea ed il 2o febbraio HlOt la signorina era dimessa guarita dall'ospedale chirurgico di Berlino. FuNAIOLI.

RIVIS1'A DI OCULISrfiCA L'n1o del aall org an.lol d'argento nella oonglantivite bleaorragloa grave dell'fodn.lto. Il Darier, il quale si occupa da molti anni della cura delle congiuntiviti purulente coi sali d'arjlento, fece un'in teressante relazione sui risullati de' suoi studi alla Società oflalmologie,a di Parigi nella seduta det E> dicembre 1905; alla quale relazione il dottor Chauvel rispose nella seduta del 17 gennaio u. s. dell'Accademia francese di medicina, smorza ndo alquanto le tinte vivaci con cui il Darier aveva descritto le p•·oprietà d'alcuni nuo vi preparati, e d;mostran· dosi ancora e sPmpre fautore dell'uso del nitrato d'aq~ento. Non sarà discaro ai nostri lettori l'essere informati di quest'importante dibAttito scientifico. chfl qui riassumerò brevemente servendomi dei rendiconti pubblicati dal Recueil cl'ophlalmol{)gie nel n. 12 del 1905 e nel n. 1 del 1906. Il Dar ier dice che, da ollre ollo anni, ha impresa una campagna in favore dei sali organici d'argento; campagna, la quale ha tre tappe principali coc:titulte de.ll'argentamina, dal prolargolo e dall'argirolo, che egli considera come


380

RIVJST A DI OCOLISTICA

risponrlenti asc:ai mPgl io del . nitrato d'aq;ento alle indicazioni terapeutiche risultan ti da lle scoper te batteriologiche r e<.:enti. Il punto rli partenza delle sue ricerche fu la ser·ie delle f'sper ienze fatte da l N <Jisser (1898), da cui er a rima sto assodalo che certi tes,.uli i mmer si nel la sol uzione di nitr·ato d'ar gento e in quella d'ar genlamina, eran penetrati profonrlameute da quest'ultimo sale organico; mentre il nitrato, pt·ovocando coagulaz:ione degli elementi albuminosi dei tessuti. for mava alla superficie una specie di barriera insorm onlabile, altraver so la quale non era poss1bile una penel•·azione più profonda. Ora, siccom e i l gonococco non s'infìllt·a soltan to fr·a le cellule epiteliali, ma eser·cila la sua azione a maggior p r ofondità, e le lossi ne provocano la chemosi bulbare altel'SfidO molto probt~ h ilnw nte i vasi e i ne1·vi, cosi parve al Dori€r che una terapia ra gionata dovesse condurre aria ricerca non già d'un agente troppo caustico, ma piuttosto d'un ag,m te antisettico m olLo energico, il quale, però, non i spiegas~e un'azione noci\'a sugli elementi ana tomici, pur possedendo un gran potere di penetrazione. Per piu d'un anno, egli sperim ento l'argentamina (etilendi&minfosfato d'ar~ento), ma dovctLe a bbando narla perchè ancora troppo caustica: si rivolse in l>egu i lo al prota rgolv [prolein ato d'ar f(ento),, mflno causlico dell' argentamina, più penetr·ante e p1ù Mlisettico di questa; e finalmente si fermò all'argirolo, che, a suo avvi-.o, é il !'\aie orgAnico d'ar~anto ideale, giacché non solo esso i1 meno irri tante del pr ota r·golo e non coagula le albumine, ma si p0trebbe quasi afferma re che possiede pr oprieté anA I ~es i c he, o pet' lo m eno calmanti. Questo prepar·ato, cl•e contiene t.re o quattro volte più d'argento del prot~rgolo, non è per nulla causti <.:o ; r~t :xi one per cui lo si può impiegare in soluzioni abbastanza concentrate, che ne rendano il polare battericida superiore a quello <lei protar~olo, il quale non si può usar e in dosi troppo for·ti. Il Darier drce esplir itamente, basandosi sull'esperienza cl inica, che l'argir·olo può da sé sole t·enrler e dei Sf'rvigi immPusi nella cur·a della congiuntivite blenor-ragica de ~li adu Ili e in quella dtll l'nftalmia purulenLa dei neonati, purchè però se ne f;.tccio no applicazioni tanto più frequ enti e pr olungate qu anto piu è violenta l'uff'tlziOile. Ecco, ~econdo il suo avviso, il m etodo da seguirsi : Se la congiuntrvito blenorragica è nel primo stad io, fare instillazioni ogni mezz'Ma d'u11a soluzione di ar~u·olo al 10-1 5 p. cento, e due volle il l'riMuo un bagno oculare pr olungato (vale a drre inslil!azioni prolung-ate per qualche mi· n uto l enendo le palpebr e semi- aperte) colla soluzione del 25 p. cento. La pulizia or dinar·ia del l'occhio !òarà compiuta mediante le solt l e irrigazio ni di permanganato di potasse, d ipo!>ollìto di soda o d'ac(jua borica. Se, al termine di . due o tre giorni, non si verifièa un migliol'arnenlo sensibile, pur continuando le insltllazioni colla sol uzione d'argir·olo al 20 p. cento ogni mezz'ora, si potrà ricorPere al uaano oculare, secondo il metodo sopra descritto, col la stessa soluzione. Finalmente se, nono>'tanle questa cur a, la chemosi non accenna a diminuire e le palpebT'e r imang-ono tum - falle e dure, non bisogner à ~sitare a far delle cauterizzazioni due \'Oile il giorno con una sol uzioue di niLraLo d'argento al 2- 3 p. cento, anche se, per r ovescia1•e le palpebre, si fos:se costr etti a sbriglia t·e l'angolo ester·no (Il Darier fa pe1·ò nolat·e che da più di otto anni egli n on ebbe mai occasione di r·itornare all' ~;so del nitrato). Nei casi in cui il malato r icorre all'oculista verso il sesto o l'oliavo gio rno di malattia con le palpebr·e dur·e come carlrlagine e colle cornee gr.u intor·bi -


RIVISTA DI OCU LISTICA

381

date, lo stesso Darier confessa che sare.bbe imprudente il perdere un ten1p0 prezioso u;;ondo i mezzi di dolcezza, e con'>iglia d'impi el!at·e 8enz'altro il •litrato d'argento, i cui effetti polrebbet·o 'esser vantaggiMamenle sostenuti dalle inslillaliooi abbondanti d'argir olo al1 j p. cento ripetute ogni mezz'ora, le quali agiranno come antisettiche e come cal ntanti. In quanto alle comp r·e~se ghiacciale, il Darier avverte c he es;:e non hll nno alcun'vztone sul gonncocc.:o e non fanno che aumentare la tumefazione e l'indur Rmenln delle palpeiJr e: e~li tr·ova di gran lun:za pt•efel'ibiii le .-:om!'t'esse calde, che distendono 1 te!'suti e favoriscono il r iassorbimento deg-li essuda li e lo scol•l d,..i pus: al qual g iudizio io m'associo d i ~~:ran cuor~>, avendo potuto osservare:~ in m ol li c~:~si e di m•lst!·ar·e ai partigiani delle appl icazioni fredde qua11to quf'ste ullime siano mal tollcr·ate dall'occhio negli stadi d'infìltt·azione, e quan to siano benefìche invece le compresse caldo-umide, con c ui più volle t•tuscii ad areesta r P. la dic;tr uzione della cornoa. giÀ avviAla ~o tlo l'azione òP.I gh iAccio. Il DAr'Jer conclude col dire che i sali oq~a n i ci d'argento ha11 già fallo l e loro p ro ve anche nella profìlas!'.i di:'Jl 'o flulm o-bl ~ n n rreA. g•ac.:chè l'arg•> nlamina al 10 p. cento diede ollinti r isul tati, e il pr olargolo ::<i dim•l,.tl'ò supr r·ior e al nitrato d'argento; come ri sulta da una •·ecen le slnli l'-lica della Malc•r nilà d1 Basilea , in cui, su 3000 neonati, oon s'ebbe un solo ca'50 d'irJI\.. zl()n \'. È dunque più che pt·obabile che l'aegir olo si r ivelera per· lo m eno uj:!uale, ne' suoi etretti profilaltici, al protar·golo co l vn ulaggio d i non pt·odurre il n1111irno dl)lot·e al neonato. Il dotlor Chauvel, dopo aver r ia!'sunla la r elazione dPI Darier ed RV•' r accennato, non senza una lieve ti nta di scellioi"mo, agli ellèlli st1 aor ,lmari ct.!-1 protar golo e soprattutto dell'ar·girolo, conclude col d•cll iarl:lf'e che sua intenzione non è quella J i negare in modo assoluto i varlla !!gi de• sa li or·g-anici llla ben><ì di oppo!'si ri s<du lomeule all'ostracismo del ni tt·ato d'argento, la cui azione, in certe circos ta nz~. è tutt'altro che inft3rioro:l a que!'la del protargolc, e dell'argirolo. Visto e consid erato che corleo:;ti ~ali org11nici hanno un potere ' poco durevole e che, dopo q1talcl'e giot•tJo, cessano dRI mod ifìcar·e i tessuti infìammoti e le secr ezioni patol0gic:he, è evtd,..nl e che la lo1·o a1.ioue battericida va ra pid~:~mente diminuendo, e ne risulln elle la conf! iunl ivite. d<1 llo stadio acutissimo in cui si trovava al princi pio del!;\ l nro appl icazinne, pa ~sa allo stadio snbacuto o cronico senza gi unp-er e a completa g11ari gione. E, in tali condizioni, oon c'è via di SCRmpo : o acconLP.nlAI'Si d'un ri sultato incer·to e tal· volla addirittur a disastroso mediante l'uso dei sali or gAn1ci , o ricorrer e senz'indugio (~ome, del r esto, co•Miglia l o stesso Dal'iet') al nitrato d'at·gento, che ripren de allor·a lutti i suoi dit•illi. Ed io condivido senza ri serva l'opinione del Chanvel, aggiungendo che, per conto mio, stabilita la diagnosi di con~iuntivile bl~no t•rag t ca, non penso neppure a ricorrere ai sali org anici, che mi si d imo~ tra•·ono per lo più infidi, ma seguo il seg uente procedtmento, il quale mi diede sE-mpre Luoni ri sultati: Stadio d ' infiUrn.ll ione (tumPfazione palpebrale e ch,..mnsi bulbare) : applicazioni caldo-umide prolungate : appena sia eeso possibil e l'arrovesciamento delle palpebre, leotar·e d'arrestare il processo infettivo mediante l'instiltazione d'un& soluzione di nitrato d'argento al l!-3 p. cento, o con lo stri::ciAre sulla congiuntiva il lapis di nitrato d'argento. (In un ca;:o recente, questo m ... todo rru r iuscì perfettamente, e il decorso dell'oftalmia blenor ragi c:a fu mrlissimo.


382

RIV'IST ,\ DI OCULISTICA

Stadio (lio rroico : ir·rigaziooi a bbondanti di tutto il sacco congiunti vale, pra ticate quattro o sei v olle il giorno con soluzioni di permanganato di polassa, al-

ternate con al trettante irrigaziooi d'acqua sterilizzata tiepida ; il cui scopo é essenzialmente quello d'impedire che l'abbonda nte secrezione si raccolga nel fornice s uperiore per poi scendere sulla cornea. Un'a pplicazione q uotidiana di r.itrato d'argento sulla cong iuntiva, procurando di raggiungere la piega retrotarsale, ove s'infiltrano di prefere nza i gonococchi. P er l'irrigazioue del sa cco con~iunlivale, son particolar mente indicati g l'irrigalori del capitano medico Gros e del Wieden ; il quale ulLimo apparecchio non é cbe una modificazione· del primo, come g ià dis>'i nel utio ra pporto sull'esposizione oftalmologica di Lucerna. TROM BETTA. M. H. FR EN I< EL (di To lo~a).- Cura di oerte ooaslonttvttt infettive oou la pomata gialla . - (Reoue géné ra le d'ophta /mologie, n. 1, 1\106) . Credo opportuno fare un largo ri assunto di quest' irnoortanLe articolo del F re nkel, anzitutto per ché ebbi l'oppor·tunità di controllare, con la mia esperienza pea·sonale, l'esattezza dei r isultati ottenuti dull'autor·e; e, in secondo Luogo, perché nel gran coro delle voci discordi, è sempre utile l'ascoltare quella di un medico cosciemioso, il quale ci sappia g uidare altraverso il labir.iuto degli innumere voli mezzi tera peulici consigliali nelle congiuntiviti; mezz:i, che il piu delle vol le non ra ppresentano, come direbbe il Lagrauge, che i l lus~o della miseria. Le diver~enze individuali - dice l'autore - so n n rotte, tutta via si può afferntare che la rliA!-:'gioranza degli oculisti s i trova nno a un cer·lo punto d'ac cordo sui principi fondamentali della cura delle varie congiuntiviti. Oggi, per esempio , s'ammolle quasi da lulli che, nella congiuntivite blenorragica, il rime· dio piu efficacie sia il nitrato d'argento; che la congiuntivite diftel'ica debba es!'<er e trattata col siero antidifterico; che le clr er ato- congiuntiviLi flittenulari cedono ra pidamente a lle applicazioni di pomata giaiin, ecc.; ma b isogna puir riconoscere che, fra le drverse specie di cong iuntiviti, alcune soltanto sono bene individual i7.za te, menlr·e molle altre s i tr ovano ancora fuo ri d'ogni gruppo, in a lte~a di essel'e clnssiflcate con un'esallezza piu sottile e scru po· !osa. Infatti il gruppo delle congiuntiviti delle infettive s i trova oggi dissocialo in parecchie specie: si distingue la con~iuntiv ite acum prodotta dal bacillo del Weeks, la congiuntivite s ubacuta, che ha per agente patogeuo il diplobacillo del Mor•ax, le congiunltvili da bacillo del P feifTer, da pneumococco, da s lr eplococco,da bacillo del F riedlJ11der, e da slafilocncco, co11te fu recentemente di mnstrato dal Foulard. Ora, é probabilissimo che tutte codeste varietà non ricavino ugua li vantagp:i da uno stesso medodo di cura, il quale consiste, per solito, n ell'appliruzione del nitrato d'argento o de' s uoi succedanei - il protargolo e l'argi rolo - raccomanda ti dal Darier, fJUan do non si ottenga alcun risultato cogli astri ngenti più blandi, quali sono il solfato di zinco e l'allume. Ma httti g li oculisti pratici s an no per prova che vi son de' casi in cui non si riesce ad arrestare rapidarnente la s ecrezione nè coi sali d'argen to .nè coi soliti colliri; ed é appunto io que~ti casi che v.ien r accomandata, soprattutto in Russia, la pomata d'ossido g iallo di mercurio.


383

RIVISTA DI OOULISTlCA

Chi pensò d'applicare que!:>La pomata nelle congiuntiviti infettive fu la dottoressa M. K. Eniot, e, dopo i buoni risultali ottenuti dalle sue esperienze, il dottor Katz di Pietroburgo, provò il metodo in 1i8 casi, traendone le seguen ti conclusioni: 1° La cura col nitrato d'ar gento é t& l volta controindicata nei primi due o tre giorni di malattia: 2° Codesto sale non abbrevia punto il decorso dell'affezione: 3° In alcuni casi, mentre non s'ottiene alcun migliora mento col preparato suddetto, s'ottiene una stabile guarigione per mezzo della pomata gialla. E quasi alle stesse conclusioni giunge il Lundsgaard, il quale sperimentò con ottimo successo la pomata gi.alla nella congiuntivite diplo-bacillare, che è molto diffusa in Danimarca. Sopra una cinquantina di casi di congiuntivite curati colla poma la d'ossido giallo di mPrrtll'io, il Frenkel polé notare gior no per gior no i risultati in 18 casi sollan Lo, di cui 9 acuti e 9 subacuti. . 1° Congi.p.ntioiti acute. - In 5 casi si constatò il bacillo del Weeks, negli altri quattr o, nessun microbio. Nei primi, la cura cominciò fra il terzo e il sesto giorno, e la guarigione s'ottenne in una SPttimana circa.; osservando, però, che in due casi, corrispose meglio rargirolo che la pomala gialla. Nei secondi (casi amicrobici), la guarigione s"ebbe in 4-6 giorni, sia di primo acchito, sia dopo l'insuccesso dell'argii·olo. 2• Congiuntioiti subaeute. - 9 casi . l n 5 casi si trovò il diplobacillo del Morax e la guttrigione s'ottenne in una settimana per mezzo della pomata gialla (quattro casi s'ertui preserilati f1'A il 13• e il 11• giòrno di malattia, uno si presentò il2• gior no). Ne~li altri 4 casi, in cui non si trovò alcun microrga nismo e che si presentarono lardivameute alla cura, la pomata gialla produsse o un notevole miglioramento o una rapida guarigione. L'autore notò pure che in quei pazienti, nei quali si sperimentò comparativamente in un occhio l'argirolo e nell'altro la pomata g1alla, la guarigione più rapida s'ottenne in quest'ultimo, ed osservò inoltre che la pomata riuscì particolarmente etncace in tutLi quei casi di congiuntivite con secrezione che erano accompagnati da par·ecchie flittene sul limbus sclero - corneale. Si pu6 dunque concludere coll'autore che, quando nelle congiuntiviti non s'ottiene un rapiido miglioramento coi sa fi d'argento, si deve tentare senza indugio la cura con la pomata d'ossido giallo di mercurio, la quale riesce particolarmente utiile nelle congiuntiviti" da. diplobacillo del Mora x. È super fluo l'aggiungere che qui non s'intende parlare delle congiuntiviti specifiche accen· nate in principio (gonococcica, difterica, ecc), e che, trattandosi d'una congiuntivite cronica, si dovrà anzitutto escludet'e l'esistenza d'una dacriocistite latente TROMBETTA .

Dott. J ACQUE~u. - Il fermlato 41 sod& ln terapia ~oulare. - (Lyon mèdieal, 1905; e Recueil d'ophtalmologie, n. 1, 1!)06). Nel tempo stesso in cui i dottori Clèment e Huchard segnalavano all' attenzione dei medici pralici gli effetti tonico-muscolari del for miato di soda, l'autore ebbe l'idea di rtcorrere all'uso di quest'agente terapeutico nei malati che presenlano sintomi di fatica oculare, o, più precisamente, d'astenopia di fissazione, sia accomodativa che legata a un dtfetto di convergenza, servendosi d'un collirio variante da 1/ 11 a 1/ 10 instiJlato generosamente tre volle il giorno in entrambi gli occhi. Il miglioramento dei disturbi funziona li fu in tutti i casi


38!

JUVISTA D I AXATO~IA 8 FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA

notevolissitno, osservando, però che la forma d'astenopia, la quale v ~nne più rapictamenLe moditìcaLa, é quella le~aLa non soiLanto a puri disturbi accomodativi, ma soprattutto a insuffìch·nza di convergenza: quindi, secondo l'opinione esp•·es>'a dall'autor·e, sar ebbero i muscoli motori dell'occhio, che, assai più del muscolo ciliare, risentono i benelìti delrazione del l'acido formico. Gl i oculrsli pralici, clte sanno per esperienza qu11nto sian numerose le per·sone che ri corrono al loro consiglio per ctislur·bi dovuti ad astenopia arcomodativa e ad insuf1icienza dei retLi iulercri, in qu esti tempi in cui l'inlensitti di vita cerebrale richied~ s!'orzi ocul1.1ri esa~erati e continui, apprezzerann o gr·an· demente le ricerche del Jacqueau alle quali daranno la maggtor d•ffusione po::;sibile. . TRoMBL':TTA.

RIVf~TA DI A~ATOJHA E fl~fOLO~IA NOR~L\LE E Pr\TOLOGICA H. Ko:>R~: L , R. Wf!tlF.R . - Rtsulta.tt •ohntlfloi d elle rlcerohe •ui bacilli tu~ercolari del diversi o rgani compiute nel la.boratoclo sanitario 1m· pedale germanico. - (Deuc~>cfte mcd. Wocltenscftr,fl, ottobre 1 1JU~). I bacilli lubercola l'i degli animali a sanp-ue ca ldo si dividono in due classi: bacilli d t~lla tubercolosi det mammiferi e baci lli nella tubercolosi aviar ia. I bacilli della tuberGol•JSi dPi mamrnifel'i sr dividono in dut! tipi ddi<!renli essenzialmenlc> fra di lnro pPr l'a1"pelto mnr·l'olop-ico, per i ca ratteri cullu•·ali e per la vit•ulenzu: i bacil li del tipo umano e quelli del lipo bovi no. GiAmmai si po tè r e11lizzat'e la ll·e<s fMmazione di bacilli del tipo aviario in bAcilli del tipo mAmmifero; lo ste;,so dica»i per la trasformazione del bacillo di tipo urnano in bacillo di tipo bovino. I polli non presentano alcuna r ecelli vi til per il bacillo dei mammifPr i, ciò che non puossi di l'e di tutti'} le specie di uccell i, essendo riusciti, gli sperimentàtol'i. ad isolare in due pappagalli tubercolosi il bacillo di tipo umano. Nei bovini venne sempre ri ~<contrato il bacillo di tipo bovino nè mai riu scì l ' inoculaziooe di bacilli di tipo umano. Lo s te~;;so dicasi d~i maiali tubercolosi, nei quali venne sempre scoperto ti bacillo di tipo bovino. Invece, in por cellini lattanti, l'ingeslione di grandi quaotita di materiali tuber·colosi di tipo umano provocò una tu bercolosi a lento decorso. I n un giovane mlliaie ammalato di tubet·col osi dei gangli mesenterici vennet•o i solati bacilli di tubercolosi aviaria. Pecot•e e capr e venuero par·imenli inoculate 'con successo con baci lli di tipo bovino. E~;;.amint~ndo 61 casi di tubercolosi umana, 56 volte venne riscontrato il solo baèillo tubercolare di tipo umano, 9 volte il s0lo bacillo di tipo bovino, mentr e 2 volle i due tipi eran o associ» ti . I casi nei quali il bacillo t ubercolare umano apparisce solo, comprendono locolizzazioni differentissime ed individui di tutte le età, m entre i nove rasi nei quali unico ugente era il bacillo di tipo bovino riflettono soltanto bambini di età inferiore agli otto anni, ed in sei di essi venne dimostrato esser stata la via intestinale sola porta d' erltrata con localizzazioni all'intestino, ai gangli mesenterici e del collo, e con due casi di tubercolosi miliare acuta.


RIVISTA DI .U!ATO;\UA E PJ:O:IOLOGIA ~OmJALE E PA'l'OLOGlCA

385

I caratteri morrologici e cultu•·ali dei b11ciJli tubercolar i di t1 po bovino iso-

lati nell'uomo sono in tutto e per tutto identici a quelli isolati nei bovini tu· bercolosi. Sicché concludendo: 1° La tubercolosi dei bov ini, causata unicamente dal bacillo di tipo bovino, si trasmette più di sovente da bovini a bovini ; può parimen ti tra sme ttersi a maiali capre e montoni, e più di rado all'uomo. 2° La tubercolosi è trasmesso. al porco sopratutto dai bovini, più di ra1·o dall' uomo, e la sorgente infettiva ris iede sop1·atuao nella carne d'animali tuber· <'olotici e nel !alle di vacche tubercololiche. 3o La tubercolos i degli a!Lri animali domestici è sopratutto causata dal bacillo di tipo Uinano. 4° Nell'uomo, la trasmissione della tubercolosi si compie sopra tutto da uomo ad uomo. Può anche d ipendere dal bacillo d i ti po bovino portato dalle carni e dal latte. P erò di f1·equente, nell'uomo, tale tubercolosi !imitasi a delle lesioni nel punto di inocula1.ione ed ai gangli corrispondenti, ma può gencralizza•·s i ed apporlMe la morte. Pel'ciò l'uso della carne e del latte contenen ti bacilli di tipo bovino é, in modo speciale, dannoso ai bambini; donde la necessità di una rigoroEa sorveg-lianza de lle carni, del !alte, che si dovrà sempre rar bollire, e sopratullo delle vacche laWferc, s orveglianza che rappresenterà il G. BERNtJCCI. mezzo protllattico più etlìcace. PINI. - Le alterazioni istologlohe del midollo spinale nella tubercolosi. - (La Clinica moderna, ·1905, n. 4:3). L'infezio1.1e tubercolare, alla s tessa guisa di a ltre intossicazioni acute e croniche, fa risentire la s ua azione sui vari tessuti dell'organis mo, ed uno dei primi a risentiroe gli effetti è appunto il sistema nervoso, pe1·chè questo è generalmente il primo a risentire g li effelli funesti degli agenti morbosi in genere e specialmente di quelli dovuti a veleni fabbricati da agenti infettivi specifici. Ma sebbene la tubercolosi figur i ins ieme ad a ltre infezioni nell'etiolog ia delle malattie ~p inali, la s ua importanza è non di rado trascurata, o per lo meno tenuta in minor conto di tante allre malattie infettive. E siccome !:'ono scarse le osservazioni circa il rap porto che passa fra infezione tubeecolare e les ioni del m idollo spinale, l'Autore ha. voluto farne l' oggetto di speciali ricerche. servendosi sia degli individui morti per tube•·colosi, sia dei vitelli tubercolosi capitati nei pubblici macelli. Lo studio dei pezzi. venne fallo per• le cellule col metodo di Nissl, per i cordoni col metodo di Marchi e di Weigert-Pal. Dalle ricer·che dell'Autore ris ulta che indubbiamente esistono les ioni nelle ' cellule delle corna anteriori del midollo spinale umano, le quali esistendo pure in midolli spinali provenienti da vitelli tubercolosi, non possono essere escluSivamente a scritte a raUi putr efattivi. In complesso, le lesioni cellulari sono lievi e costituite da fa tti di cromatolisi ai primi stadi, e maì è stato possibile all'Autore di osservare la di~truzione completa del protoplasma e di r ado la "acuolizzaziooe. Tali alterazioni sono dovute all'azione di tossine battedche e non presentano caralteri specifici tali da poterle contradisLinguere da lesioni MARJoTTI BIANCHI. d ovute a d altre. infezioni od intossica:z:ioni. S5 -

r:i anlale medicll.


386

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE P. MINA SSI AN.- Btoerohe batterlologiohe sutl'lmpetlglne vera 41 Bookbart, bollos& e •ull'eotlma. - (Rioista ceneta d i scien:e mediche, settembre 1905).

L'autore praticò l'esame diretto e coltivò numer osi casi di impetigine delle varie forme ·e di ectima, traendone le seguenti conclusioni: · 1° L'impetigine vera (contagiosa) e la bollosa sono entrambe affezioni di or igine streptococcica. In numerose lesioni iniziali di simil genere si ottennero sempre coltur e pure di sLreplococchi, mai di s lafllococchi, e colture inquina te (streptococch;i e s tafilococchi) s'ebbero soltanto quando la lesione iniziale era invasa da un cer io grado di purulenza. 2° L'impetigine di Bockhart ba pet· agente specifìéo lo sla filococco aur eo, bacterio eminentemente Je ucotassico, al quale può talora a ssociarsi lo st.afilococco albo. 3• L 'ectima ha par imenti per a gente, se non esclus ivo, almeno normale, lo str eptococco. Gli streptococchi dell'impetifrine e delrectima so11o identici fra loro ed allo s treptococco di Fe hleisen, e ciò tanto per i caratLeri morfologici come per i colturali, però si osservarono, te nuto specialmente conto della morfologia ddlle catenelle, due forme di s treptococchi e ciò tanto nell'impetigine.come nell'ecU ma: Jo stafilococco lun go ed il b1•eve, fra le quali forme esistono tulle le altre di passaggio. Lo stre ptococco nelle affe zioni s uddette dimostrò sempre ua'aLtivilà sieroterapica di a tto gt·ado, a ttività che raggiunse il suo maximum nell'impetigine boli osa. Parimenti lo slreptococco, oelle lesioni da es~o prodolle, trova si in uno stato di notevolissima diluizione, diluizione che r iscontrasi massima nell"impetigine boli osa. Agg iungasi che quanto più la lesione è di w~cchia data tanto minor e è il numero degli streptococchi, mentre entrano in scena gli inquinamenti s econdari, normalmente ra ppresentati dall'mfezione stafìlococcica. inquiname nti che riscontl·ausi al masssimo g rado nell'im petigine contagiosa. Da ultimo l'infezione secondaria ha per agente normale lo slafilococco aureo a cui in un ter zo circa dei cas i si associa lo sta filococco albo. G. BERNUCC!.

G. TH IIliERGE, P. RAVANT.- Eft'etti favorevoll 4ella puntura lombare ln talune 4ermatoal pruriginose. - (Comp. rend. cl e la sociélé médicale cles Hòpitau:r., decembre 1901).

In uu infermo di 61 anni, alfetto da due anni da psorias i con prut·rto generalizzalo estr emamen te violento. che sopralullo ren deYa impos!'ibile il sonno, nel quale le placche psoriasiche aveYano subita uoa lichenifica z:o,~e molto a c·


RIVI STA DI l'llALATTIE VE:s"EREE E DELLA PELL.E

387

centuala, a vendo gli autori pra ticata una puntura lombare di dieci centimetri cubici, dopo poche ore videro sparire completamente il prurito. L'infermo riposò tranquillamente le notti seguenti, ciò che non gli accadeva più da due a nni. Contemporaneamente le lesioni psor iasiche cominciarono ad attenuar si ed a diminuire la loro infil trazione. Una seconda puntura, parimenti di dieci cenlimetr·i cubici, praticata undici g iorni dopo fece completamente sco mparire le leg-giere sensazioni pruriginose che erano riapparse. Riapparve in s eguito un certo g rado di prurito, ma lo s tato generale del paziente ma.ntiensi ottimo, mentre le lesioni cutanee, che resistettero per due anni ai più s "ar iati ed energici agenti tera peutici, si ridussero notevolmente. · Simili risultati ottennero g li autori, con la punlut·a lombare, in numeros i casi di lichene di Wilson . Parime nti , con lo s tesso metodo curativo, videro ~uarire casi di prurigine <iiatesica, di lichene circoscr·itto, di eczP.ma secco pruri ginoso. Tali osser vazioni, secondo gli autori, mostrano chiaramente come nella pulogenesi della psoria si e del lichene di Wil!>on abbia gr'1:1nde influenza il sis tema ner voso. G. BERNUCC I. K . RErTMANN.- •etodo 41 color&slone della splrooete pallld& dt Bohaudbm . - (Deutsch<' med. Woc!tensclcr(ft, giugno 1905).

Devesi s tenclere sopra vet1•ino pulitissimo, in strato molto s ottile, il liquido da esftminare, seccando quindi il prepa1·ato all'aria e fissandolo all'alcool as soluto durante dieci minuti. La vasi in seguito il preparato nell'acqua disti llata. p oscia si immerge, durante cinque minuti , in una soluzione al 2 per 100 di a c ido fosfotun gstico. Si rilava il preparato con acqua dis tillata quindi co n alcool a 70' g radi, da ultimo nuovamente con acrr ua distillata. Dopo asciugato accuratamente il preparato, si tratta lo stesso con soluzione di fucsina fenicata a caldo, finch é si sviluppano vapori. Allora s i la va il vetrino prima nell"acqua dis tillala, poscia s i passa r~;~p i damente nell'alcool a 70 gradi, e lo si r ipone ancora nell'acqua distillata finché esso più non si scolorì. Gli spiroceti colorati con tal metodo estempora neo, appaiono tinti in ro~so rnolto inte11so . G. B ERNucci.

s...LM ON.- Loo&llsz&slonl dello •pirocete palltdo 41 Boh&udlnn ln un ouo dl sttlltde eredlt&rta. - (Co m[l. ren. de la socidté rle Rioloyie, no vembre 1$105).

L E VADITI e

Gli a utori, avendo esaminalo un feto rno1'lo di sifilide poco dopo la uascita, ebber o a rilevare come gli organi in cui lrovavasi in maggio1• numero lo splrocete di Schaudinn fossero it polmonP, le capsule soprarenali, il fegato e la pelle. Lo ~pirillo risi<>de sempre nell'inteenn delle ct-~llul e. soltanto nel fegato osservarono numeros i ra!!~ruppam enti pe••ivascolar i di spirilli ; ciò fa supporre che tali microrganismi penilrino p1• r via vascolare. Inoltre il lor·o numero co n ~iùe r·e v o le sopralullo rw l proloplasma de:rli e le · menti nobili di taluni Orl!ani . :::piega nel bam bino afl'ell<l dn in t'ezione e1·••d ilar·ia, come tal fo rnra sia e:;tremamente gi'aY C', rivt•slendfl i ca ratler·i di vera spit·il· losi acuta . G. B F.R :-< uccr.


388

RIVISTA DI rrERAPEU'l"'ICA Azione terapeutloa dell'Elmltolo. dali, ottobre HI05).

.\. MA ZZONE. · -

(Ga.;.aetca de[Jli Ospe--

L' Elmitolo è una combinazione dell' eximetilenletr·anina, vale a dire, con termine meno chimico e più facile ad essere inteso, è il citrato di metile anidro che nell'organismo decomponesi in formaldeide liber·a che da all'orina una reazione a cida. Tale rimedio, adoperalo nella patologia Jelle vie urinarie, è superiore alla urotropina, riesce benissimo tolleralù nè irrita punto l' apparecchio urinario. Numer·ose osservazioni personali deii'Aulor·e confermerebbero-tali proprieta lerapeuliche. Avendolo adoperato in un caso di cis tite s ubacula nella quale era particCIIarmente interessato il collo, ottenne pronta guarigione, l' 0rina divenne ben pres to acida, il muco-pus disparve mollo rapidamente e con esso iltenesmo vescicale. La scomparsa di questo sintomo devesi attribuire in parte al miglinramt-nto dell'affezione principale ed in parte all' azione antispasmodica deiI' Eimitolo. l n un caso di ci!' lo-pielo-nefr ite, l'orina ritornò ben tosto acida, scomparve il pus, diminuirono le cellule dP.i bacinelli re·nali e vescicali, il tasso albuminu- . r ico scese da sei grammi ad 1,25. Mentre il miglioramento della nefr·ite con l'uso dell' ElmiLolo é un fa llo capitale e costante, l' ulropina ha speS!'O, sul ren e, un'azione irritante. G. BERN UCCI • . \. CLARET.- Nuova formula dllDlezlone lpodermlca associando la can-

fora alla oaft'elna. - (Gazzette de.~ 1/tipitan::c, novemhJ'C 1905). È uota l'azione di ambedue i r imedii negli s tati adinamici dipendenti da

malattie gen erali infettive e nelle cardiopatie. Provvisti di azione sinergica essi si presentano, specialmente per cio che concerne le iniezioni ipodermiche, sotto forme dissimili ed in<'ompatibili; la caffeina in soluzioni acquose, la canfora sotto forma d'olio canforato. L'Autore sperimentò una soluzione iniettabile, dei due rimedi riuniti, nella \or dose terapeulica ordinaria, composta aggiungendo a tre centimetr i cubici di glicerina pura s terilir.zata, un centimetro cubico della seguente s oluzione: Caffeina; Salicilalo di soda (e non benzoato) sna 25 ce nlig r. ; Acqua distillala, un g rommo. A ~giun gendo da ultimo: Alcool canforato all'l per 10, l g rammo; oppur11: Alcool ca nforato all'l per IO, gr·. 1,25.


111VIS1'A D'IGIEXE GE~ERALE E BA.T1'~;RIOLOGIA

389

La soluzione cos'• ottenuta contiene in un volume di 5 centimetri cubici, -cir.:a ~r. 0,25 di caffeina e gr. 0,10 di canfora, dosi abitualment~ usate di questi due rimedii. Tale soluzione conservasi limpida per molto tempo, ed iniettata produce vivo dolore, ma localizzato e che scompare dopo pochi minuti, fatto del resto comune a tutte le soluzioni di caiTeina; n è d'altra parte deve impressionare la iniezion~ di 5 centimetri cubici dl soluzione dati gli attuali progre>si della tecnica delle iniezioni ipodermiche. G. B ERNuccr. l

(). LEVADI TI, A. MANOMÉLlAN.- Bloerobe 4' tstologla patologloa aulle ma-

DlfestazloDl atftlltlohe prlmarle e aeooDda.rle Del loro rapporti ooD la aplrochete palllda. - (Comp. ren. de la Société de Biologie, dicembre 1905).

Gli Autori, nelle loro ricerche, vennero alle seguenti conclusioni: La spi rocele pallida r·appres~nterebbe il solo parassita spirillianu che penetrerebbe nell' intima strutlura dei tessuti alterali dai processi sifilitici primar io . e secondar·io. La spirocete pallida prolifera fra le cellule epidermiche dello strato profond0, in vicinanza immediato delle lesioni sifililiche primarie e secondarie, mentre la spirocete rifrangente pullula soltanto alla superficie di tali lesioni. La via seguita dagli spiroceti per invader·e le regioni profonde di l<'lli lesioni è quella del sistema linfatico e·del sistema vascola1·e sanguiguo. La spirocete pallida venne dagli Autori riscontrata nel lume dei vasi ematici e nel contorno degli stessi, ciò che spiega il processo d'enJo-pet•i-arterite sifìlitica. G. BeRNuccr.

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA Bloerohe e oatervazloDl apex:lmeDtaU 1ull& r&bbta. - CRicista d'igiene e sanita pubblica, 1 novembre 1905).

BERTAREt..LI. -

Sono.!liver se osset·vazioni che si riferiscono a tl alcuni punti discussi e nuovi sulla patologia della rabbia. · l" Possono talora, conformemente a quanti altri hanno osser·valo, esseee infetlate anche le ghiandole sali vari del coniglio; que··ti casi uppaiono meno frequenti per la rabbia a lungo corso dala dal virus di strada o di passaggio che non sia la' rabbia del virus fisso. Il non presentarsi nella maggior parte dei ca si virulenti le ghiandole salh·al'i dipende dal fallo che il virus non si dift'onde lungo i nervi della ghiandola s tessa. 2• Senza dare un valor·e speciale all 'esame morfologico per· 11uanto rig uarda la diagnosi della natura del virus, nei casi sospetti di morte per virus nsso sarà bene fare, oltre alla pt•ova biologica, anche qualche ricerca morro logica. A tale scopo sarà utile inoculare con una parte del sistema nervoso centr·ale dell'individuo morto un cane; e d esaminare poi il corno d'Ammone. Se anche il decOL'SO della ma'attiR nel cane fosse più lungo di quanto per solito si ha


390

RIVISTA D' IGlE~E GE ~ERALE E B.-\'J'TERlOLO(;IA

-nel virus fisso, ma i corpi di Negri si presentassero piccoli, il dubbio che si tratti di m orte pet• vir u'> fi sso acquista valore. a• Le esperienz e dimostrano rhe possouo es:;ere indipendenti tra loro la presenza del vi rus e la pre::zenza dei cor pi di Negr·i anche uella sede di predilezione di questi corpi e anche nelle forme di rabbia a decorso non rapidis· SI mO.

4• La marmolla si può i ofetlal'e col virus rabi do per la via net·vosa con r e lati va facilita ; essa però non p•·escnla le forme specifiche. ;,• l lenlativi d"inoculazione del ,·it•us r abido negli animali a sangue freddo anche mantenendoli a :r;•, sono falli ti. 6" Per la rapida ricerca dei corpi di N egl'i si presta11o la fissazione in acido os111ico, l 'iodurime11lo rapido tlt• i pt-'zzi in alcool e il successivo sezionamento a mano; pet·ò di norma i tnPtodi rapidi si dovrebbero evttur e. 7° Iu taluni cn:>i la :;:aliva cl<'lt"uomo I'abido può essere attiva e virulenta; il vit•us !!aliva•·e r~ capace ùi fìll•·aN per la candela Berkefèlù n. 5. Tesrr. I A'r T A e Cosco -

bovini. -

lUoerohe •perlmentall •ulla tnberoolo•l 4elrnomo e 4el

Homa, Tip. delle MantP.lhJte, 1!)05.

·

Gli autori, che nel ln boratol'io di microscopia e batteriologia del la di•·ezione generale delta sanità pubblic11 , ha11no avuto campo di fare m olte ri cet·che sulla gt•ande questione del giol'no sollevata per la pl'ima votta dal 1\.och al congre~so di Londra, se cioè la tubercolosi umana e quel la bovina si eno, o no, la slessa cosa, vengono a conclusioni le quali slarebbero a confermare fino a un certo punto la dualità di queste due forme tuber colari. Senza entra•·e nei detta:.rli di questo lungo, paziente e laborioso lavor o al quale gli egre!ri coadiutot·i del laboratorio suddetto hanno posto tutta la loro attività, riassumerem o le conclusioui principali le (juali sono a un dipresso le seguenti: Le esperienze autorizzano g!i autol'i a dichiarare che l'espettorato degli uomini all'etti da tubercolosi polrnonare non é capace di infettare i bovini; bisogna quindi ammettere che la tu bercolosi dei bovini avvenga per la propagazione da animale ad animale e noi t pet· conla~io da pn rte dell'uomo, giacchè l'espettoralo dovrebbe r appr esentare la sorgente quasi esclusiva dell'iufezione nel bestiame. Questo fatto è una prova sufficiente per ammettere che anche nell'uomo il con tagio avvP.nga da uomo a uomo senza iutervento dei bovini infetti, giacchè non essendo dimostrato che il bacillo bovino passando attraver so l"ot·ganismo umano pet·da la sua originaria patogeni!.A per il bue, che anzi sembra aumentare, non si può ammettere che l'uomo venga infettato dal vir us bovino t')uaodo poi il bacillo isolato dall'uomo stesso non riesce a produrre nel bue una tubercolosi genet•alizzala come quella che i o questo ani male determina il ba~illo della tisi perla cea. Si deve quindi ritenere che di regola nell'uom o si riscontra il bacillo della tubercolosi umana, nel bue t')Uello della tubercolosi bovina, germi che si differenziano specialtnente per l e loro proprielA patoge· neliche; che essi poi r appresentino due varietà di una stessa specie o due specie di uno stesso tipo, è questione più di forma che di soslanza. Gli autori quindi ccncludono dicendo che il pericolo della carne o del latte dei bovini tuhercololici pet' l'uomo è mollo esagerato, e che la grande e v(' ra so ..p-ente di contagio per l'uomo e l'uomo tuber colotico. TEST r.


RIVISTA D'IGIE~E MILJT,\RE WERNER. -

301

Azione del radio sul germi patogenl e s ulle lnfeslonl. -

(Miinc!t. mecl. Woch., 22 agosto 1905).

Le precedenti ricerche di Asc hinas~, Casparie ecc., avevano dimostrato che colture pure di microrgani·s mi pos!';ooo arrestarsi nel loro sviluppo sotto razione dei raggi del radio. Il Werner, dal canto suo, aveva constatato che, malgrado le propt•ielà bsller·icide dei raggi del radio, non si giunge ad arresta['e l'evoluzione de.lla infezione di una piago, nè a disiu fettat•la, mentre che i tessuti già forteme nte alterati dal razio nn del radio, si mostra vano r-esistentissimi ad ogni infezione. Heile dalle sue ricer che ritiene l'AuLolisi come un fallore Lerapeulico in chieurgia, e~'<sendo ri u~'<ci to ad impedir e ri nrezioue del perrloneo cori la produzione di una leucocitosi locale e con la radioterapia <'n nsec utiva. In base a questi ris ultati l'A. si do mandò se la di;;truzione dei microbi nello organismo non possa otlenersi per· via indiretta sotto l'innuenza e"ercilata dai raggi sulle cel lule, od intraprese nutue rose indagi ni pe r r·i;;olve re questa questione. Dalle ricer clw fatte eme t·~on o . per ora, due fatti principal i: l raggi del radio possono agire s ui balleri non solo ùi;;tru g~ endo li , ma privandoli dell'azione to>'< s ica, s enza dis tnrggerne le loro proprie tà immunizzanti. Inoltre le cellule dei tessuti che muoiouo solto l'influenza di questi raggi souo capaci di sviluppare delle azioni battericide, cio che non pa re debba ver ificarsi nell'ordinario proce~'<so autol ilico. GnrxoNr.

RIVIS'rA D'IGIENE MILl'r ARE TtRABOSclu.- I ftltrl dl poroell&na d'amianto e la filtrazione delle ac que potabill. - (Annali <l'Igiene Sflerimentale, fase . IV , 1905). Le esperienze fatte da accur·ati sperimentalot·i sui lìllri più in voga costruiti per la filtrazione domestica delle acque potabili nann'o <ialo spesso risullati con lt·addittori; nondimeno si è ,•iusciti a stabilire una llt·aduator ia fra e&si: i più apprezzati sono quelli di caolino che vanno sotto il nome di ChamberlandPasteur, quelli di Gino ri , d i Berkefelù, di Maasseo. Ottimi sono pure quelli tii porcellana d'amianto, conosciuti come candele di Malli···. Ma lulli i filtri ora in uso, dopo un certo numero di giorni chù vengono adoperati, cominciano a lasciar passare dei germi, senza per· altro pt·esen taee la benché minima scr epolatura; occorre perciò di tanto in tanto rinnovare il ioro potere filtrante con mezzi opportuni. Il Tiraboschi, per• consiglio del prof. Canalis , ha studiato ampiamente la questione. venendo a conclusioni pratiche meritevoli di esset· divulgate e che, sebbene riguardino in modo particolare le candele M alli···, possono in gran parte applicarsi agli altr·i filtri dello s tesso tipo. L'espediente di immerge re in una soluzione di acido acetico al 'IO ofo le candele usate per rinnovarne il poter·e filtrante, t! pericoloso nella pratica famigliare, per l'acetato di rame che può pa ssare nell'acqua filtrata. Nella ripulitura sotto un getto d'a cqua e successiva bollitura in acrrua, le candele Mallié


392

RIVISTA D ' I GIENE MILITARI!:

si consumano molto meno di •1uelle Berkefeld ed anche di quelle Charnberland; esse si possono sterilizzare con tutla facilità nella stufa a secco a 170o, senza per•icolo delle più piccole screpolatur e. Quanto più la temperatura alla quale ha luogo la filtrazion e é vicina a quella optinHwt per lo sviluppo delle Rpecie batteriche con tenute nelracqua fillraute e in essa capaci di molLiplicat·si, tanto più I)I'Oslo i germi passano nell'acli{ua filtra ta e lauto più ra pidamente va cre~cendo di ~iot·uo in giomo il l0ro numero ; (fuesto puo co&i r:-aggi un)rer e delle ci fre colossali, mille e più volle più gr·andi di quelle del f!Uantitalivo batterico dell'acqua da filtrare. Se si \' UOie che il fi ltro dia sempt•e ac(]ua sler·ile, bisognera pulire la can· deln sollo un gello d' acqua e boll il'la in acqua ogni 7-8 ~iorni se la temperatura nor1 supera i 12°- 13° C., ogni 2-3 giomi se arri va o supera i 25o C. L a rapidità del pass~:~~~tgio dei get•mi traverso al filtro dipende dalla qualila e composizione dell'acqua fillrante e dalla sua flor·a batterica. Non è regola costan te che i germi mobili passi no traver·so il filtro pr·ima di quelli immobili; la precedenza nel passag~io dipende dalla maggior·e rapidità di sviluppo e forse anche dal maggior nume1·o dei batteri presenti nelracqua da filtrare. l bacilli del li fo e della dissenteria ed i vibrioni del col era nelle condizioni ordinarie di filtrazi one non passa11o traverso al filtro nemmeno dopo un periodo abbllstanza lungo di e!':ame (t mese per· i bacilli del rolera e della dissenteria, 15 g iorni pet• quelli dt.!l ti fo). GRlXONI. CARLINFANTI e i.\IANETTJ.- 8tu4to aulla O&r .ll& In OOilltr va . -

(Arcltioio eli

Farmacologia .~pe rùn . e scienu affini, fase. VII-V.III , 190'•). Gli A A. che studiarono, dal punto di vista e~clusivamente chimicu, la carne in conserva fabbricala c..lallo Stabilimento militar·e di Casara l la per uso dell' esercito, volle['O indagarè se e quali fossero l e alterazioni che i principt alimentari della carn e subiscooo quando sono sollopo!O:li a prolungato riscoldamen~o s otto pression~ a temperatura eleva.ta, e quali l e cause del senso di rlpugnàriza che susci ta l'uso pr·otrallo di lali carni co11servale. Dallo sludi(l molto accurato dei du e val enti chimici ri sulta che il ri scald amento per 1 ora a 1:!0°,5 non produce alcuna tt•asi•H'mazione dei pr·incipt ali· rnentari della carne, e che la conservazione per lun ghi anni non determina alcuna modificazione che ri esca apprezzal.Jile coll'analisi chi mica. Questi risultati con ferman o le analoghe pr ecedenti ri cerche dd Grixoni, il quale per o, uon ritenendolo del Lutto esaurieuli, complel.ò lo studio con l'icer·che fisiologiche le quaii ùimostr·arono che, invecchilmdo, le carni in conserva sono meno utilizzabili dall'organismo umano, ciò che lascia credere che m odificazioni chimiche t'ealm en l e si veri{ìclrino. Per· cio che r iguarda il senso di nausea prodotto dal luu go uso, C. e M. riten gono che esso non possa allribuit•si ad aller azioni subite dai principi alimentari, ma più verosimilmente alla sproporzionata quanlilA di g ra sso esistente nelle scatolelle e anche allo stato in cui vi si t.ro\'tt ammassato. Essi infatti cou l'analisi trovarono n el le nostre scatolelle una qnanlill\ di grasso di molto superiore alla cifl'a m edia cl1e risconlrosi nella carn e lessa. Pet· studiar e il compo1·tarnento delle conser ve di carne in (•r esenz.a degli enzimi della dip-estione g-l i .\A. delerminar\)llO la f]U antitù di azoto che per


3!l3

CO:_IIGRESSI

Qgni 100 gr. di conserva viene, con la digestione artificiale trasformata in prodotti solu bili, ed osservar·ono che le carni conservate offrono, rispetto alla carne di bue fresca, una maggior~ difficoltà all'azione della pepsina. GRIXON!.

Pro!'. Dr. E . PFuHL e Dr. \ V rNTG EN. - Sal rlgonflamento delle aoatoleUe dl oa.roe lo oouerva non cagionato da mlororganlsml. - (Xe itscftr·ijt fil r f!uoiene und !nfel<.lionskrankh~iten, vol. tl2°, 190iJ): • Scienziati e tecnici ammettono in modo unanime clte il rigonfiamento dei fondi e dei c operchi delle scatole di latta, contenenti ca 1·ne in conserva, é un indizio certo di avaria per produzione di gas, dovuti allo sviluppo di microrganismi. Or bene, in un 1:erto numero di scatole cubiche, di un sol pezzo, di Ll'e porzioni l'una, che erano state p1·eparate due anni e mezzo prima a scopo d'esperimento cou latta debol mente s tagnata galvauicamente, si tr·ovò che il rigonfiamento era dovuto a gas idrogeno sviluppatosi per processo chimico. Sulle par eti interne delle scatole e ransi depositate concrezioni costituile da gra ~ uli bianchi, che per l'azione dell'aria divenivano tosto di colore gl'ig iobleu. Alcune raggiungevano la g randezza di una lesta di s pillo ed e1·ano costituite da fe r ro, acido fo<>forico e tracce di stagno, nella propor7.ione l'li 56,i 8 °/o di <>ssidulo di ferro, 41,76 ofo di a nidt•ide fusf'o rica e 0,82 °/o di sf.agno. Si lrallava adunfJue di un precipitato di fosfato di ossidulo di fer ro, os~idatosi in parte per azione dell'aria, e di piccola quantita di stagno, distaccato dalle pareti delle scatole unilamente alle concrezioni. Il gas era costituito da idrogeno e da piccola quantità di ossigeno per· aria rimas ta ' nella scatola in sostituzioni" cii un roco di brodo, uscito probabilmente dura.nle l'a ggr·affatura della scatola piena. Concr·ezioni e sviluppo d'idrogeno so no dovute all'azione del cooteuuto delle scatole e specialme nte del brodo sulle par·eti interne della talla; il brodo pel sollile strato di s tagno, attacca facilmente il ferro. Gli acidi or·ganici contenuti nel br·orlo, ;. pecialmente l'acido lallico, sciolgono il ferro, il quale unendosi ai fosfati forma il fosfato ferroso insolubile nell'acqua. Conclusione. - La causa del rigonfiamento delle scatole di lalla esamimtle è da attribuirsi non gia all'azione di germi viventi, ma a ll'insu/Ticiente quantila di slugno esistente s ulle pa reti della latta, come pur e lo sviluppo di gas e la formazione di f'JSfato acido di ossido tli ferro sono do \·uti a ll'azione degli acidi organici contenuti nP-1 b1·odo sul fel'ro delle p.ar·eti delle scatole e ai successivi J>I'OCPSsi chimici secondari. C. SFORt.A.

CO NGRESSI n Congresso per la lotta oontro 11 traooma. -

Resoconto sommar io.

Questo congresso, particolat·men tc importante, oltreché per l'argomento e lo scopo, an che pe1· il fatto d'essere stato l'opera e sclusiva di liberi docenti e professionisti, a capo dei quali van posti a titolo di lode il prof. Carmelo Addario e il dott. Ala imo Marchelti, si tenne in P alermo dal 20 al 23 dello scor so


394 aprile e ~> i svolse in cin c1uc sedu te molto \o.boriosc, di cui mi limito n dare p er

ora un resoconto riassuntivo. SEDUTA I NA uc uRALE. (Venerdì 20 aprile, Ol'e 9 an t.). - Numerosissimi sono i medici convenuti al congresso da ogni pa1'le della Sicilia, e alcuni anche dal continente; fra i quali ultimi, il tenente colonnello medico della r egia marina Petella dott. Gio vanni, delegato a ra ppresentat•e il corpo sanitario militare marittimo e il maggiore medico Trombelta do tt. Edmondo, delegato del Minis iero d•3lla g uerra. Assistono, quali invitati , g li ufficiali medici del pr esidio di Pal ermo: colonne llo m P-dico Susca; tenente colonnello medico Bernardo; ma~­ giori medici ~atoli e Ca rino; capitani medici Cip1•iano, Furnò, Gristina , Licastro; tenenti m<'dici Casapinta, Lionti, Ciauri ; sotlotenenti medici Mancu!;O, Ganguzza, Giorda no, Maggiore; il colonnello metlico in posizione ausiliaria Ziog-al es e il tenente m edico della r·egia marina La T o rre. È pure presente il tenente medico Sam pel'i dott. Gaetano dell'os pedale militare princi pa le d! Bologna, il f!uale deve riferire al Congresgo i ris ultati delle s ue interessanti ricel'che sulla congiuntivite follicola re. Il pr'e!'idente p1·of. Adùario dichiara aperto il Congres~>o e p1·onuncia un e levato discor so, in cu i, dopo aver fatto la storia delle varie epidemie di tracoma in Ilalia e pr esso le nazio ni principali d'Europa, r·ichiama l'attenzione s ulla questione dell'oflalm ia !!ranulosa degli em igra nti, esponendo i mezzi, seeondo lui più opportuni, per impedire che il Governo americano s'attenga a cr iteri troppo r estrittivi, i quali a ggr·avano ogni giorno più le condizioni mis erevoli di ch i è costretto a lasciare la patriA per guaddg na rsi la vita. in terre lontane.

Dopo gli applaudili disco•·si del cons igliere delegato cav. De Lachenal r·appr esentanle il Minic;tero dell'interno, de l pro f. cav. 0 '.\ cquis lo r ap presentan te il !'\inJnco di Palermo, del prof. Man fredi, r·ettor e delta r egia università degli studi, ra ppresentante il Mini!'tero delta pubblica istruzione e del lenente colonnello medico Petella, prende la parola il maggiore medico TrombeUa, del cui discot'!'O é stata ~ih riportata la mag(Zior parte nel fa!lcicolo precedente. SECONDA SEDU TA. (20 april e , ore 15). Pre.~ iclente : prof. Addario. - Ha per primo la parola il dott. Alaimo Ma rchetti (di Girgenti), u no dei m embri piu beneme1•iti del comitato ordinatore del p!'eseote Congr·esso, il quale r iferisce dottamente e diffu!.'amente sulla p rofilassi del tracoma, formulando alcune proposte, che eg li nutre fiducia vengano s ubito adottate, in vista della loro pra· ticita. E~li fa un caldo appello ai comuni, alle province e al Gover no percM finalmente sor gano in tutte le J'egioni più infestate dal morbo speciali ambulatori per i tracomafosi; e propug na pure l'is tituzione di commissari o ispettori, in persona di provetti sper.ialisti, i quali curino l'adempimento rli tutti i meZLi a lti a combattere il male. Seguono le comunicazioni del dott. Di Leo (di Ribera) s ui proooedimenti legislalioi contro i2 tracoma; del dott. Leone (di Siracusa), uno dei più ardenti apostoli della lotta contro il tracoma, s ulla profilassi del morbo ; del profes sore De Cristoforo (di Catania) s ul tracoma dei .ferrooieri; del dott. Re (di Palermo) su alcune proposte di mez:i legislatioi ; del dott. Costa (di R iace) sulla natura infettioa del tracoma e r elatioa p rofilassi; del dott. P eri (di Sestri P onente) sulle scuole de i tracomatosi .


CONGRE'=iSl

. 39f,

TERZA SEDUrA (2 1 aprile, ore 9).- Presidente: t~nenle colonnello medico prof. Petella.- Dopo le comunicazioni del dott. Berlin (di Palermo) sulla profllassi del tracorna, del pro f. Morgano (di Catania) sull' a,3ione del Gooerno e dei comuni nella lotta contro il tracoma e del dott. Lupino (di Trapani) sulla pro/llassi del tracoma, che dànno luogo a interessanti discussioni, prende la par·ola il maggiore medico Trombe.lta, il quale comincia col ricordare quanto si disse e si concretò nel 1° Congresso medico egiziano sul tracoma, lodando l'opera di Eloui pacha, a cui si deve se. uelle scuole governative e nei 1\.outlabs del Cairo, i tracomatosi non sono più che nella proporziOne del 32 p. 100, mentre nel 188i rappresentavano niente meno che 1'85 p. 100 degli scolari. Si occupa poi della diffusione del tracoma nei vari eser·cili del mondo e si sofferma con compiacenza a dimostrare che l'eser·cito italiano si trova, da questo lato, io condizioni molto soddisfacenti, in grazia dei r igorosi pr·ovvedimenti legislativi g ià da gran tempi adottati, e dell'opera indefessa dei medici militari, i quali, alit:ni sempre da ogni pubblicità, compiono modestamente e serenamente il loro dovere sia in pace che in guerra. Ad impedire, poi, anche il piu lontano pericolo che il tra.coma, svollosi eventualmente nella tru ppa, si peo· paghi a quelle popolazioni civili che ne fossero immuni, propone che i dire ttori degli ospedali n1ilita1'i e delle infermerie di presidio preavvisino i pr efe tti e i sottoprefetti dell'arrivo, in ogni circondario, di quei militar·i di truppa affetti da lracorua di qualsiasi forma e grado, che sian mandati in licenza di convalescenza o in congedo a ssoluto io seguito a rassep;na. Spetterebbe poi ai m edici provinciali, e, per essi, agli ufficiali sanitari dei singoli comuni, l'accertare se codesti mililari debbano essere ancora sottoposti a cura e a vigilanza speciale, allo scopo d'ev itar e che essi diventino un centro d'infezione, prima n~lla pro pria famiglra e poi nella popolazione civile. Quo!'ta proposta, formulala in un ordine del giorno, venne approvata con voto unanime dal Congr esso. Segue il lenente meùko Samperi, il quale legge il suo interessante lavoro dal titolo: Nuooo contriù(Lto allo awdio della convìun.tioiie follicolare dei soldati di cavalleria, in cui sono studiate magistralmente la formazione e l'evoluzione del follicolo, che l'oratore dimostra, anche nei diseg ni orig inali prtlsen· lati, come formalo da un aggruppamento di cellule linfoidi s~nza reticolo, né capsula che lo contenga. Passando poi a parlare dell'etiologia della suddetta congiuntivite, il dollor Samperi dice come dai suoi esperimenti risulti che la ~alattia ò dovuta all'atione dell'al'ia viziata dal pulviscolo e dalle esalazioni ammoniacali, e che deve essere esclusa io modo assoluto la sua natura conta· giosa. La comunicazione del dottor Samperi, frutto di lunghi studi e di pazienti ricerche, fu accolta con unanimi applaus i ùall'a ssemblea.

QuARTA SEDUTA (21 aprile: ore H). Pres iedono per turno i professori De Bono e Lodato.,...- Il prof. Addario illustra con belle e numer·ose proiezioni le sue comunicazioni dal titolo: Il sub.~trato anatomico delle oarie (orme cli-

niche di tracoma e di congiuntioitefolllcolare, e sulla contagiosità del tracoma, della quale ultima egli fornisce la prova più conv!ncentu a nnunziando d'aver inoculato il tracoma in tre individui già ciechi per altra a ffezione, e d'averne ottenuta la r iproduzione caratteristica. Il tenente colonnello medico Petella s'intrattiene sull'importan.ra clinica e :tociale della diagncsi dUf'eren~iale .fra le granula~ioni cere e false, e p1•esenta


39G

CON GRESS I

un suo quadro sinotlico contenen te i caratteri distintivi fra il tracoma e la congiuntivite folli colare, che, per la s ua chiarezza e precisione, è grandemente lQdato da lutti i congressisti. Il dottor Mannino parla sulle complican;e e sui postumi del tr-acoma in

rapporto allo stato deUa cornea. Il dotlor SjJOlo (di Palermo), un altro dei benemeriti membri del comitato ordinato re, parla sull'etiolO[Jia,.for me cliniche e traztamento del panno corneale nei tracomatosi, con molla competenza e cou ricco corredo d'osservazioni per· s ona li. Q UINTA E ULT.IMA SEDUTA (22 uprile: Ol'C 9).

Presidente In8f;!;iOre mediCO

prof. Trombetta. - Il prof. Scimemi, direttore della clinka oculistica di Mess ina, fa un'importantissima comunicazione sulla cura chirurg ica del tracoma, cita ndo un gran numero di casi della ~ua pratica professionale. S'impegna una viva discussione, a cui prendono parte i professori Addario, Petella, De Bono e il dottor Galfano. Segue il te nente colonnello medico P etella, il quale parla, mono applaudilo, sulle indic~ioni dell'interoento chirurgico nella cura del tracoma, che, secondo l'oratore, deve servire come preparazione al trallamento medico. Il dottor Vullo (di Marianopoli) parla sulla patogenesi della congiuntioile .fOllicolare, concordando in massima parte colle idee esp1·esse dal tenente medico Samperi. Il prof. Calderaro, aiuto della clinica oculislica di Palermo, tratta di una complicanza corneale fi n.ora sconosciuta del tracoma, e consrslenle in chiazze, ora grigiastre ora giallicce, solloposte all'epitelio della cornea. P resenta diver se fi gure illustrative della lesione, molto nitide e molto ammirate. Fa interessanti osservazioni sull'argomento il prof. De Bono. Il dottor Tornabene (di Palermo), segretario del comitato, tratta della cura chirurçtica del tracoma, concludendo d'essers i convinto per lunga esperienza che, nei casi di lracoma misto a ssai sviluppato, si deuba r icorrere alla cura chirurgica per abbreviare la dul'8ta della malattia. Il dottor Di Forti (di Serradifalco) porta un interessante contributo per·sonale alla conoscenza. del tracoma acuto, messr in dubbio da alcuni oculis ti, e da cui disg raziat.smen te e gli s tesso é all'c:lto. Parla per ultimo il dollor D'Alessandro sulla cura chirurgica del tracoma. Pl"ima di chiude1·e la seduta, il presidente maggior·e medico Trombetta propone un voto di plauso al comitato ordinatore del Congresso, a cui s ·associa con nobili parole il dotlor Cos ta (di Riace). Il prof. Adda 1·io ring razia e ri assume in una sintesi bi·illante i lavori compiuti in cosi breve tempo e con tanto profitto. Si stabilisce finalmente di tener·e un ~econdo Congresso per la .l otta contro il tr-a coma fra due a nni ; e, delle varie proposte c irca la sede, viene approvata a ma ~gio ranza quella del prof. P e lella, che indica la città di P a lermo, dove - egli dice - si è gettato il primo seme, che già diede ger-

mt>gli co!31 promettenti per l'a vveoire. E così ebbe te rmine questo Cong r·esso, che I'esler à memorabile per la coI'ap-f!iOsa iniziativa def!li e~t'egi colleghi del comitato ordinatore ; e che, per la praticità delle proposte e delle discussion i, è destinato a produrre ri s ullali imm ~>dia tflllH'nle b!'nefici, quali purtroppo invano s·au endono dai Congr·essi uffiTRQM 13ET TA. ciali.


3D7

MISCELLANEA Le on~ranze al Prof. Lombroso. - Come si era pt'eannunziato nel nume"ro precedente di questo giornale, il 28 di aprile, nell'occasione dell'apertura del Congresso internazionale di antropologia in Torino, ebbero luogo le solenni onoranze al prof. Lombroso, per la ricorrenza del suo giubileo scientifico. La seduta inaugurale del Congr·esso si tenne nell'Aula magna di quella Università, coll'intervento delle autorit.A, di un pubblico eletto e di un gran numero di cong ressisti stranieri venuti dalle più lontane nazioni, per rendere omaggio all'illustre creatore dell'antropologia criminale. La solennità riuscì degna del Maestro cui si voleva rendere onore. S. M. il Re volle associarvisi con un telegramma di felicitazioni. A rappresentare ufficialmente il corpo sanitario militare e l'esercito, era stato delegato il colonnello medico Fert·ero di Cavallerleone, e siamo lieti di potet· pubblicare le applaudile parole da lui pronunziate. Signore, Signori, Illustre ,\1aestro, In un articolo r ecente, scritto dallfl vostra penna così feconda · e cosi brillante, articolo che é come un riassunto a p;randi tratti del vost.ro lungo lavoro scientifico, ed in cui, a somiglianza del veterano che I'iconla accanto al caminetto il rumor delle ballaglie, le grida dei ferili, le convulsioni degli a goniz· zanli, - sono le stesse vostre parole - vi compiaces te ripassare in rivista r1uelle battaglie non meno faticose combattute per la vittor·ia della vostra scuola, Voi ricordate i vostri primi anni giovHnili come medico militare nell'esercito. E ricordate cl1e avendo avuto campo di misurare craniologicamente migliaia di soldati e raccogl iere cr·ani E:l cervelli, avete potuto dall'esercito formare il primo nucleo della vostr·a geniale e splendida collezione antropolo~ica e crimi11ale. Dall'esercito dunque i pr·imi trofei cbe lo scienziato , giunto all'apogeo uella :..doria, non può a meno di contemplare con speciale compiacenza 1 E l'esercito e il corpo sanitario militare ricordando non meno con compiacenza ed orgoglio quegli anni:duranle i quali avete appa rl~outo·~alla nostra tamiglia medico-militare, ha voluto oggi associarsi a queste solenni onoranze che tutta l' I tali a e tuLto il mondo intellettuale delle altre nazioni vi tributa, ed io mi allieto dell'alto ouore che mi è s tato conferilo di portarveue il saluto augurale e l'omaggio ùi ammirazione. Poichè mi penso che questo saluto e rruesto omaggio vi debbano tornare specialmente cari anche irr mezzo a tante manifestazioni cosi imponenti di generale venerazione che qui ricevete, perchè la evocazione di quei primi anni vostri giovanili, oltre al moslrarvi il luogo cammino glorioso percorso, deve far rivibrare in questo istante il vostro cuore del nobili e sublimi entusias!lli di quella età, che vi fecero accorr.ere nelle file dell'esercito pet• pagare voi pure il vostro tributo di soldato e di patriota nelle guert•e della indipendenza del 59 e del 66, e più tardi tfuello non meno santo della assistenza ai colerosi, assistenza in cui deste prova di tanto coraggio ed abnegazione da va ler·vi la medaglia al valore, scrivendo così una splendida pagina militare, ed a cquistando il diritto di essere segnato nel libro d'oro degli eletti dell'esercito, come lo siete a grandi caratteri in quello della scienza. Per la qu~le anche fin d'allora ful'ono non meno caldi, pari a quelli. del patriota,


3U8

lUSC ELLA.~EA

vostri e ntus iasmi, come lo dimostrano i numerosi lavori che pubblicaste di g ià in quel periodo. L'alba diceva lo spl endore del merig gio e di tutta la lunga giornata. Ma n on è soltanto omaggio di ammirazione che io vi porto in nome de ll'esercito: vi porlo benanche quello della gratitudine. Questa scienza della antropologia criminale che voi avete fondata, cui avete dedicala tutta la vostra vita e l'altissimo ingegno vostro, per la quale sono oggi riuniLè qui attorno a voi tante illustrazioni sci~ntifiche per onorarne e seguirne il Maestro, fatta or mai trionfante come luce di veritil. che ha dilegualo ogni velo di nebbia per l'isplender e sovrana, è penetrata di fat.li anche nell'esercito, portandovi il s uo soffio vivitlcatore, il suo s offio di modernita. Essa ha rollo quella forza mafCica della punizione, che era tenuta comP- l'unico tatismano per scong iura re il flage llo della criminalità, e vi ha portato i sens i de!la umauilà. Essa è guida ormai nella sele7.ione preventiva come nel:a epurazione degli elementi anomali, degenerali, inadattabili, e le perizie antropologiche si sono introdotte nella procedura à.i ogni istruzione giudiziaria militate, e in formano la g ius tizia militare sotto la influenza ,.misconoscmta fors'anche ma non meno reale delle nuove dottrine, così che sono andale diminuendo le condanne, e si son fa tte più miti le pene, ed è scemata la stessa criminalità. Il corpo sanitario militare che partecipa attivamente all'intelllsa vita scien· tifica m oderna, è entrato da tempo nelia nuova .via, e ne traccia il cammino nel· l'esPrci to. È dunque lutlo un nuovo orizzonte che voi avete aperto t E vo i potrete cosi seg uire, ne sono certo, passo a passo, con quell' amore e quella gioia profonda con cui l'avolo segue i passi .dei s uoi piccoli figli , i prog res si della nuova scuola an~he in ques to nosll'o esercito che mostra cosi di essere non già la rocca impenetrabile delhi fereea disciplina, non il masso di g ranito cristallizzato helle s ue leg gi e nei !C'uoi regolamenti, come lo vorreb bero fat• parere i suoi detrattori. ma scuola di educazione morale, scuola di caratle1·e, scuola di civilta. apurla a tutti ~li aliti mode rni. Sì, voi vedrete lo ri peto, i progressi della vostra scuola anche nègli eserciti, poiehè ee.rlamente questa scuola, qualora non voglia eccedere coll'imporre deduzioni e princi pii ll•oppo assoluti che t1·a scendono dal s uo compito, procederà sicura ed e stenderà sempre più la sfera della sua influenza, imponendosi grado a p:rado colla per s uasione anche ai più riotlos i. anche ai piu refrattarii. Maggiore omaggio .Pe rciò non potevate a m bi re, o illustre Maes tro, per le vos tre onora n ze, che questa s icurezza di vittorie futu1·e nel nome della nuova scienza e della u mani là , a confo rto di g loriose batta~Zii o perdute che rimarranno soltanto eone uo t•icordo del pas!:'ato per far fu lgere mAggiormente la luce dell'ogf!i. X Congresso della Societa Italiana di laringologia, d'Otologia e di Rinologia. - Questa riunione scie ntifi ca a vver rà in Mila no, sotto la pres ide nza del pro!'. \'illorio Grazzi, nei gio rni 1i, 18 e H) sellembre p. v. I tem i scelti pe1· la di!-:cussione gene1·ale sono i s ùg uenli : S11i metodi cliniei per l'e.~ame del senso dell'eq uilibrio nelle C!Jl'e•ioni attr h·olar i. - Rela tol'i: Nuvoli doll. Giuseppe; Os tino prof. Giovanni ; Rug-a ni dolt. Luigi . ro rp i .~t ranie r i nel fq la rinrJe, trachea e uronehi. - Relatori : D l~ Cari i dott. Oeodato ; Federici dott. Federico; Melzi dott. Crbano ; Tantur1·i dotlo1· Oomen icu.


MOVIMENTI AVVES UTI NEL CORPO S ASI1'. 1:: ~EL Pb:RS. F AUMACE UTI CO

39U

l

Le comunicazioni da farsi a questo Congresso devono essere inviate' al segretario della Società, dol.t. O. Lughini (via di Cillà, n. 13, Siena) non oltre il giorno 21 agosto p. v. È ammessa anche la lettura di lavori inediti di coloro che non appartengono all'Associazione, purchè pr eE'entati da un socio. Borsa per un viaggio di studi medici in Francia. - La Società delle acque di Evian-les- Bains , con illuminata generosiiA e con squisita gentilezza, volle conferir e ad un medico italia no u na borsa per il viaggio di s tudi medici (V. E. M.), che a vrà luogo nel sctt·embre 1906 alle s tazioni balnearie e clima -

tiche della F rancia.

'

L'istituzione di questi viaggi medici data dal 1899. Le stazioni sanitarie fran cesi vennero divise in cinque grandi g ruppi ed ogni anno la V. E. M. ne visita uno. Sin da11a loro istituzione, questi viaggi hanno avuto la simpatia ed il plauso del mondo medico di tutta Europa, perchè danno la possibilità a l medico di acquistare , in pochi giorni e con poca fatica, una somma di cognizioni di terapeutica idrominerale, che eg li· non potrebbe ottenere altrimenti. Per lo splendido indirizzo scientifico che ba sa puto da r loro il prof. Landouzy di P ar igi i per l' ammirevole organizzazione dov uta al dotl. Carron de la Carr ière ; per la signori le ospitalità dei diversi stabilimenti e per la affettuosa e cordiale fratellanza dei componenti i V. E. M., ques ti viaggi hanno sempre las ciato i più gl'a diti rico rd!i a chi ba avuto la fortuna di prendervi parte. l concorrenti alta borsa. messa a disposizione dallo stabilimento di Ev ianles- Bains, dovranno essere italiani, la urea li in medicina e do vra nno rivol gersi al Jott. Fausto Oreftìce - Venezia, S. Stefano 2803 - corredan do la. loro domanda. di quei certificati che crede!"sero più opportuni.

- -- · - - - -

Movimenti anenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dispense N. !S, 19, 20, 21 e 22 del Bollettino "fTiciale delle nomi111).

Uftlolali ln aervlzlo attivo permanente .

R . Decreto 1!) atJrile 1906. STEFFENONt c av. Ettore,

maggiore medico ospedale Novat•a. - Collocalo ut aspettati va per motivi di fami glia per la durata di un anno.

Determirta:oione )llinisteriale 3 mari{Ji D L006. MA ZZAGLIA Giocanni, tenente medico ospeciaic.' Messin a. Si considet·i come non avvenuto il suo trasferimento uel R. cor po di LI·uppe coloniali. (Determinazione minis terial e ::!2 marzo 190ti). AMENTA cav. Anton io, id. id. Bari. T rasfet·ito R. corpo di truppe colou iali. Prende rà imbarco a Napoli il 23 maggio l ~06. llALLA Alberto, id. id. 60 fanteria (comandato scuola a pplicazione sanita mi~ tare}. - I d. scuola a pplicazinoe s anità Jni lilat't•. AMATO Libor·io,. s utt,Jtenente medico !JO id. Id. D2 ra nteria.


400

MOVUlE:-ìTI A VV!::XOTI XF.L CO RPO SA:'{I 'l'. E ~EL PERS. FARMACEUTICO \

R. Decreto 26 ap1·ile 1906. BoRSARELLI Giovanni, sollenente medico 23 artiglieria campagna. - Pt•omosso tenente medico, continuando come snpra.

R. Decreto 6 maggio 1906. ToRTORA Giovanni, capitano m edico in aspettativa per infermità non provenienti da cause di servizio, per la du rata di un anno, ad One glia (Savona). ( Regi decre ti 30 aprile e 2 novembre ·1905). - Ammesso, a datare dal :!0 aprile 1906, a concorrere pér occupare i due terzi degli impieghi che s i facciano vacanti nei quad r i del suo g-rado e corpo, come g li ufficiali contemplnti dall' a r t. 11 della le:zge 25 maggio 1852.

Determina:ionc Ministeriale 17 maggio HJ06. LENZI .At'mando, tenente

m edico 26 fanteria. -

Trasferito ospedale militare

T orino. Delermina~ione .\finisteriale 24- maggio

1906.

FRA:>:CIII Luiui, l~nen te medico 2 artiglieria costa. - Trasfer ito 17 fanteria. Foc" Ecl.? ardo, irl. 17 fanteria. - Id. 2 artiglie ria costa.

Ufftcla.U In posizione dl aervlzlo a.uallla.rio. -R. Decreto 26 aprile 1906.

CARABBA cav. R aOàele, colonnello mP-dico distretto Roma. - Collocato a ripos\1 per• anzianità di servizio, con decorrenza per gli effetti della pensione dal 1• giugno '1906; inscrilto nella riserva. Nominato commendatore nell'Ordine rlella Corona d'IIalia, in considerozione di lunglti e buoni servizi.

Farmaolatl mlllta.rt. R. Decreto i 5 febb raio 1906, su proposta del Ministero rlel/.e Finan:e. CoccoNE cav. Maggiorino, farmaci s ta ca po di 2• classe, ispettorato sanità militare. - No minato cavaliet·e nell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro.

Ufiloiall dl riserva. R. Decreto 19 aprile 11)06. LoMBARDo cav. .Antonio, te nente colonnello medico dislt·etlo Roma- RoMANo Giusepfle, lenente colonnello medico, distr etto Palermo. - Cessano di appartenere al ruolo degl i uflìciali di riserva per ragioni di età, conservando il g rado con la relativa uniforme. l

R. Decreto 22 aprile '1906. GRA;,so-Bto:-.ot Luini, Lenente m edico distretto Udine . ~ione dal g r atlo.

Accettata la dimis-

n .Red at tore D.r Rmor.Fo Lrvr, maggiore medico. Il Di rct-LOPC

Dott. GxovA:"i)<I RANDO~E, magg. generale medico ispettore. 1~1 65) -flomr•, 191)6- Tip. E.

v oghera.

GlllVANNt ScoLAnl, Gerent~.


~OOIETÀ DI PREVIDENZA T,RA GLI UITIOIALI DEL R. ESERCITO E

DELLA R. MARINA NEL REGNO D' ITALIA. - Riconosciuta come Ente Morale con R. Decreto .8 novembre 1892, N.0 DCCCIX, Premiata con Medaglia. d'argento all' Esposizione generale italia.na di Torino del 1898, con quella d 'or o all'Esposizione universale di Parigi del1900 ed all 'Espot~izione regionale operaia di Roma. nel 1902-1903. - Roma, PiazJ::a Benedetto Cairoli, t 17. Presidente onorario : S. M. VITTORIO EMANUELE III.

La Società. assicura una pensione vitalizia od un capitale in caso di morte, corrispondente a l contributo obbligatorio mensile, che è di L . 3 : {pensione e capitale possono accrescersi aumentando il contributo mensile); - provvede assegni v italizi sia differiti, sia immediati;- converte in vitalizi le assicurazioni sulla vita dei Soci e dei loro congiunti; -concede sussidi ai Soci, alle loro vedove ed orfa.ni, e borse di studio ai figli ; - accorda mutui ai soci con semplice cambiale senza che occorra. firma di avallanti. - Nessun'altra Società congenere, nei limiti delle operazioni suesposte, può gareggiare con essa. Informazioni, Statuti, Tabelle possono aversi presso la sede della. Società, Roma, Piazza Benedetto Cai·roli, 117 e presso i suoi rappresentanti. Per iscriversi come Socio, rivolgersi alla sede indicando la. data ed il luogo di nascita del richiedente e l'operazione che int~nde eseguire. S ituazione al 1 ° noventbrr. 190fi.

Capitale assicurato per indennità in caso di morte . . . L. :1 /l89,027. 08 Capitale aanuo assicurato per pensioni vitalizie . . . . • 398,057. 9a Ammontare della riserva effettivamente accumu lala . • 680,973. 03

R ecenti pubblicazioni: Dott. A. G. DE FALCO, Maggioro medico

PATOGENESI UNI C'A DELLE

Malattie vascolari, secretive e nodulari degli occbi e degli organi vicini Un volume in 8° di pagine 240, con 8 tavole fuori testo. Napoli, Società. Commerciale libraria. - L. 8 .

Dott. C. IANDOLO, Colonnello medico

OTTALMOSCOPIA ED OTTICA OCULISTICA MANUALE TEORI CO- PRATICO Un volume in ~ con 82 :figure e 12 tavole. Napoli, Stabilimento tipogra.nco Ferrante, 1905. - L . 8.


GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO Direzione e AmMhllatrulone: presso l'Ispettorato di Sanità llllltare Via Veatl Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)

CONDIZIONI DI ABBONAJIENTO. Jl Giornale Medico del R. o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di sìampa. L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal t• gennaio. U prezzo dell'abbonamento è :

Per l' I tali a e la Colonia Eritrea . Per l' Estere. . . . . . . Un fascicolo separato cost.a.

• •

•

•

L. 12,» 15,• 1,25

L'abbonamento non disdetto prima del t• dicembre s'intende rinnovato per l'anno successivo. I signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l' importo dell'abbonamento per mezzo dei rispeUivi comandanti di corpo (ancb&. a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc.•. che accompagnassero le memorie sono a carico degli autori. Gli estratti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazioue · di foglio, e per cento esemplari. Il prezzo è eguale sia che si tratti di 100 esemplari o di un numero minore. I manoscritti non si restituiscono.

Si è pu.b blicato :

LO SGOMBERO DEG LI

AMMALATI E DEI FERITI IN GUERRA MEMORIA dei dottori Lul&l Ueruardo, tenente colonnello medico E' · Glut~~t"ppe Brezzi, maggiore medico, onorata del 1° Premio al Con-

corso Rìberi pei medici militari del 1902-1903. Un v<•lume di pagine 280 con figure e tavole grafiche. Dirigere le richieste alla nostra amministrazione accompagnandole col prezzo di Lire 3, SO.


~

'

Il ,

.'

PUBBLICA'l'O

Dllbh' ISPETTO~ATO 01 SJI~ITÀ f«lltlTA~E

ANNO LIV

FASC. VI

30 GIUGNO

' ' t_... )J '

'~

SOMlVIARIO

.IF..OaiE OaiGIJW ~ 1, 1 ·

&a•perl. - 1\'uo\'O contributo :1110 studio Mila ronStinnlivlt e follirnla,.e tiPI <olda.li

di ca•alleria. . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . IIGno. - Sulla mioll~ i toSllica del cuore . . . . . . . . . . . . . . . . Pat~ata. - DPtermina7.l~ na numerlra tf~ll;1 i ntPn~ìla I'! PI toni ca rdia ci. . . . . Ferrtro di CaYallerleone. - Nuovo stetMrojliO inlerro~tnle •den lo dal doli. Pasqunti.

Pag. 41'11

HG

l!r.

•aG

CASUISTICA CLI NICA: Trorr.betta - Contl'i huto all a rasuislica c1PII 'Arnbl'orlnlraumatica sim ulata vag. 438.- Ostino - lstr rl!m o ed lstero·trawmali~mo dell'ortcr hio, png. Hl!. '

JU,' I8TA DI GIOalWAI, J ITAJ.IAJWI ED IE8TEal.

Rl't'ISta mealca. f1DI1· 418. - Rivista l'li nevropatolngia, p a11 . ~53. - Riv ista di chir u rgia gtn erale, pa11. 456. - Ri•l~ln di ocull~tiea, JIOI1. 46 •. - llhtstn di ana tn011a e O~lolollia no r male e patol o(lira, JIOfl. 464. - Rivista il 'il!'iene !!enerale e halter lol~gla. paq. 465. - RlviPia blhliojlraflca. pnp. 468. - Indice bibtìogT&Uco mediro-mllitare. rn11 47j. - Conftrente scientifiche rlegll ospednll militar i, p ag. 4i4. - M l~cellnnea. pag. 477. - Corrispoode,,a, flag. 479.- Movimenti avYPnull nel Corpo Sanitario e nel PfNonale Far maceut ico, 11011. 479. ( V. l' Indite n t ll' ìn l•rnn d•lia coptrlina) .

.ol& D IREZJONS ED AMMINIS TRA Z TO NE

BOJIA - Paluzo del !Jilnlstero della Goerra, Via XX Settembre. RO:'tiA

'P.... , .. t ... .~""' ...... ~- ... -4-- -~--" ----A ... -·· --·

l


IN DICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

Rl VISTA liiEDICA. Achard. - Marlanl. - Dia.gnosi prer.oce della tubercolosi coi nuovi metodi. - Congres inter· na.tiona l de la tubercolose Knopl. - Trattamento e cura dei casi a\·anz" ti do LobercolosJ rolmonare

PtJg. 448

450

fii\'I STA DI Nb:VROP.\TOLOG IA. Ceni. - Sulla natura e sui caratteri flci principii tossici cd antitossici naturali del siero di sangue di epilettici Sanna Salarls. - Un ca;o do atrolla muscolare f'rogressiva

Pa(!.

453 4~5

RIVI STA DI CliiH UIIGIA GENERALE. · Lauper . - Cura delle pscudo·<~rtrosi secondo il professor Bier t.e Dentu. - Delle complicazioui bronco-polmonaJi post-operatorie Rlche. - Ferita da Pllllta del ventricolo destro. Sutura, guarigione Meyer. - La sçelta del metodo nelle operazioni per ingro:;samenti prostati co

l'aq. 456 457

&59 460

RIVISTA Ili OCULISTICA t tlueJ. - Eliologia e pa.togenesi di certi astigma.ti; ml irregolari con sede nel cristallino

.

Paq. 461

RIVISTA IJI ANATOMIA E FISIOLOGIA NOI\M~LE E PATOLOGICA. Pler accinl. - J..a mor fologi.a del sangue nel saturn isroo professionale • .Silvtatrinl. - Sulrazione dell'estratto acl)uoso del lobo posteriore dell'if!Oio:SJ sulla pre.slone sanguigna e sul cuore .

Pag.

~64

&6~

RIVISTA D'IGIENE G~;NERAI,E E 8 .\TTERIOLOGJA. Sforza. - Mor talita. per tubercolos i, in Italia , negli anni 1897·1110!. Oopter. - Su alcuni punti relativi a ll'azione patogena dell'ameba dissenterica .flelltT. - Ricerche sulla vac~lnazione anticolerica coi nuclcoproteidi !lei co lera -carini. - Sulla possibofìtà che l'agente del vaccino sia uno spirochete. Volplllo. - Su alcune modificazionl che presentano 1 corpuscoli contenuti nell'111teruo del corpi di NP.grl

/'ay . 46S 466 407

467

467

RIVISTA BIIILIOGRH ICA. Grocco. - Lezioni di clinica medica Teatl. - Ricordi di microbiologia pura ed applicala. Ferrari·Lelli. - Manuale di bromatologia pei m&dlci militari .

Pag. 468 • 41t 47t

INDICE BIBLIOGHAFICO MEDICO·MILITAI\E

Png. 4i!

CONFERENZE SCIENTIFICH.E DEGLI OSPEDALI MILITARI

Pag. 4H

MISCELLANEA .

Pag.

CORRISPONDENZ.~

Po.g . 4i9

MOVI MENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITA RIO E NEL PERSONALE FARMACEUTICO

Pag.

4i7

4;9


MEMORIE

ORIGINALI

-

... :t l'

·~

NUOVO CONTRIBUTO A. LLO

STUDIO DELLA CONGIUNTIVITE FOLLICOLARE DEI SOLDATI DI CAVALLERIA

Comunicazione fatta alt• Congresso per la lotta contro il tracoma, Il il aprile f9Q6, in Palermo, dal dott. Ga..&aao 8amperi, l~nente mellico

Mi sono già occupato un'altra. volta dell' argomento, che studiai sotto il punto di vista clinico e batteriologico (1). Sostenni allora., in base a vari esami eseguiti ed ai risultati ottenuti, che la congiuntivite follicolare dei militari delle armi a cavallo, da. me studiata., non do . vesse ritenersi contagiosa e che lo sviluppo dei follicoli riscontrato nei soggetti predisposti alle ipertrofie delle glandole linfatiche, non dovesse considerarsi che come il modo speciale di reagire della congiuntiva alle infezioni batteriche e ad ogni altro speciale stimolo. In questo mio nuovo studio, che non è che un complemento dell'altro, io mi occuperò prima della natura ed evoluzione del follicolo per poi ritornare a trattare dell'etiologia di questa forma morbosa. che, a mio giudizio, merita tutta. la nostra attenzione. Dopo i lavori di Saemisch e De Wecker, che vennero a. differenziare la congiuntivite di cui ci occupiamo, dal tracoma, un lungo dibattito si accese fra i sostenitori dell'unicità dell'affezione ed i partigiani della loro separazione. La difficoltà di stabilire la vera natura della granulazione per il fatto che essa raramente si presenta allo studio isolat.amente, servì come base di tale dibattito ai fautori dell'unicità, i quali vennero così, senza. accorgersene, a trascurare il lato clinico della questione. Sicchè, malgrado la differenziazione clinica delle due forme di congiuntivite suddette, dalla maggioranza ammessa, una lunga discussione sorse sul loro substrato anatomo-patologico, da. alcuni ritenuto differente (Saemisch, De W ecker, Inanoff, Berlin, Iakobson, Mauro), (l) Archivio à'o{lalmologia, 190!, voi X.

!6 - Giomait medico.


402

NUOV O CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLA CONGIUNTIVITE .FOLLICOLARE

mentre da altri riconosciuto identico (Raehlmann, Addario (l ). Tale identità istologioa, ammessa oggi dalla maggior parte degli oftalmologi, non ravvicina ad ogni modo le due forme morbose in parola, le quali per un complesso di sintomi differenti assumono una fisonomia diversa. Senza tener caloolu della etiologia, della quale mi . occuperò estesamente in seguito, la congiuntivite follicolare ha una localizzazione ed una evoluzione diversa. del tracoma, giacchè è risaputo che le granulazioni del tracoma, com paiono fin dal principio sulla congiunti va tarsea superiore, che successivamente invadono il cul di sacco superiore e che solo eccezionalmente possono diffondersi al cul di sacco inferiore della congiunti va; mentre che i follicoli della congiuntivite follìcolare si sviluppano quasi esclusivamente neUa piega di passaggio inferiore, dove si presentano come piccoli rilievi semi-trasparenti , grigio-rossastri e disposti a filiera parallelamente al bordo palpebrale. È noto inoltre che alla diversa localizzazione corri$pOnde anche un'evoluzione diversa, giacchè nel tracoma a misura che si accentua la scomparsa della. granulazione, si vede· com parire al suo posto un t essuto di cicatrice, mentre i follicoli della congiuntivite follicolare scompaiono riassorbendosi, sicchè in ultimo la congiuntiva. ritorna · perfettamente normale. Accennato così brevemente ai principali caratteri clinici differenziali tra le due affezioni suddette, ed ammessa la loro assoluta indipendenza, entro senz'altro ad occuparmi del folli colo della congiuntivite follicol~re che con tanta frequenza si riscontra. nei soldati di cavalleria..

Follicolo sua natura e sua el·oluzione. TI follicolo della congiuntiva ha dato luogo ad un numero interminabile di controversie dopo che .Bendez ed Henle per i primi lo descrissero come fisiologico l'uno negli animali e l'altro nell'uomo. Nessuno contesta. nè nell' uomo, nè negli animali l'infiltrazione linfatica della congiuntiva, infiltrazione che in certi animali, come il coniglio e il bue, viene a costituire dei veri e propri noduli; ma non da tutti è ammessa la pre::;onza dei follicoli nel fornice della congiuntiva normale dell'uomo, malgrado le asserzioni possitive di Crause, Ciaccio, Morano e Stieda, i quali ultimi sostengono però di averli trovati in numero abbastanza esiguo. Il vValdeyer sostiene, al contrario, di non averli mai Cl ) L'Aildnrio, nell'ultima comunicazione falla in Palermo al t• Congresso contro il tracoma, 3mmette una diiTeremn istolo;;ica tra il follicolo ed il nodulo tracom~toso.


DEI SOLDATI DI CAVALLERIA

403

Tisoon tra.ti nella. congiuntiva. normale, ed altri autori quali lo Stromo.jer, Huguenìn e Schmitt li hanno ritenuti sempre come produzione morbosa e come il primo avviamento alla congiuntivite traoomatosa.. Il fatto intanto della incostanza. del nodulo linfatico nella con· -ginntiva normale, unito al fatto che anche nelle altre mucose e sie~rose del corpo tale nodulo non rappresenta una formazione costante, <indica che la sua esistenza è temporanea e di conseguenza patologica. A tale nodulo, così considerato, non da tutti si è attribuito lo stesso si~nifìca.to, essendo da. alcuni considerato come una prolifera7.ione cir·coscritta degli elementi linfoidi dello stroma congiuntivale (Flemming, Marchand) mentre che secondo altri potrebbe risultare dalla diapedesi -del reticolo vascolare che lo circonda, ed in modo che gli elementi che vi immigrano accumulandosi sempre più, finirebbero col respingere il tessuto cellulare ci:rcostante. Ad ogui modo è opinione oggi generalmente ammessa, che i noduli linfatici nella congiuntiva, come del <resto nelle varie mucose e sierose, possono facilmente comparire e .scomparire senza che perciò sia necessario ammettere la loro esistenza .fisiologica. Riguardo poi alla loro struttura istologica non tutte le opinioni .concordano. Secondo Saemisch il follicolo linfatico della congiuntivite follico-lare, differente dal nodulo tracomatoso, non differirebbe dai follicoli intestinali con i quali avrebbe identica la struttura. Dello stesso avviso è Iacobson, che ritiene il follicolo congiuntivale come quello dell'intestino, formato da elementi linfoidi chiusi in un reticolo·, le cui maglie più addossate verso la periferia, vengono a costituirgli una vera capsula. Anche il Raehlmann ritiene i follicoli congiuntivali identici per struttura a quelli dell'intestino e della milza, non ammettendo però .alcuna differenza tra il detto follicolo ed il nodulo tracomatoso. Il Moauro sostiene invece una tale differenza istologica e descrive il follicolo della C11ngiuntivite follicolare formato di un reticolo a maglie di varia ampiezza, provvisto di cellule fisse addossate alle fibre nel punto di loro incrocio e di' leucociti contenuti nelle maglie. L'Addario ·infine non fa differenza tra fo llicolo e nodulo tracoma.toso (1) e dice che tanto l'uno che l'altro non sono che un nodulo }infati co e come questo costituito da U·lla trama connetti vale di sostegno ·e di due speci di elementi cellulari, d i cui la prima. centrale, che rappresenta la massima parte del nodulo, costituita da elementi linfoidi di (t) Anche I'A<1clario ammette oggi una tale rti!Terenza, co me risulta dalla sua uiLima comunica-zione fatta in Palermo n~l t• Congre;:;o pur !a lolt.'l contro il tracoma.


:404:

NUOVO CONTRIBUTO ALLO STl'DIO DELLA CONGIUNTIVITE FOLLICOLAB.E

varia dimensione, mentre la seconda specie periferica è costituita da. elementi connettivali di cui alcuni normali ed in differenti stadi di ipertrofia. Aggiunge che gli elementi periferici sono più piccoli, col nucleo meglio colorato e così addensati da non lasciare vedere la. trama di sostegno, trama che invece è possibile scorgere nell'area centrale, dove gli elementi sono più grossi ma più rarefatti. Il connettivo circostante non forma secondo lui alcuna capsula, mentre il limite reale del nodulo è costituito dagli elementi corticali che sono più addensati. Le mie ricerche istvlogiche sono state praticate sopra un pezzetto di mucosa, stata asportata dalla congiuntiva di un soldato di cavalleria affetto da. congiuntivite follicolare non secrecante. Il materiale di cui mi sono servito venne fissato al sublima.to, indurito nella. serie degli alcool ed incluso infine in paraffina. Le sezioni, praticate in serie, furono colorate in diversi modi : coll'ema.llume, coll'ema.teina. I. A. Apathy, colla.ferro-ema.tossilin.a. Heidenheim. È stata fatta anche la. tripla colorazione Apa.thy, cioè colorazione prima coll'emateina e poi colla fucsina e picrato d'ammoniaca.. Fu fatta in ultimo la tripla. colorazione secondo Van Gieson. I migliori preparati però si sono ottenuti coll'emateina Apathy, e colla tripla colorazione di ema.teina, fucsina e picra.to d'ammoniaca. Nelle varie sezioni, da me eseguite, il follicolo completamente sviluppato appare come un aggruppamento di cellule sferiche mononucleate ed a protoplasma granuloso, ma.ggiormente stivate verso la periferia., dove il più spesso esse sono limitate da spazi a guisa di fessure, che potrebbero ritenersi spazi linfatici. Non si vede però traccia alcuna di capsula che lo circonda ed isola (fig. l). · Tale ammasso cellulare arriva fino al disotto dello strato epiteliale ed anzi il più spesso vi si infiltra. in modo tale che non è possibile più distinguere i varstrati dell'epitelio, strati che in qualche sezione appaiono anche spostati dall'infiltrazione. L'epitelio congiuntivale appare in svariati punti cosparso di cellule in degenerazione mucosa, che non hanno però alcuna relazione col nodulo. La delicata trama connettivale è completamente coperta dall'infiltrazione nodulareed appare chiara solo nei dintorni del follicolo, dove si nota un numero rilevante di vasi san· guigni di nuovo. formazione. Non pochi di tali vasi si osservano anche nel uodulo in mezzo all'infiltrazione cellulare, il che fa ritellere che essi partecipino in modo molto attivo alla formazione del follicolo favorendo l'immigrazione dei leucocitj, che insieme alla proliferazione delle cellule fisse del connettivo vengono a costituire la parte essenziale del nodulo. Sicchè stando così le cose niente di speciale avverrebbe nella. congiuntiva giacchè qu1, come altrove, si avrebbe una


DEI SOLDATI DI CAVA LLERIA

405

~xn.xn.igra.zione di leucociti, ~itario

là dove uno_ stimolo meccanico o pa.rassi è rivelato e ciò· allo scopo di proteggere l'integrità del

tessuto~

Il reticolo descritto da. tutti gli altri autori non è stato da me riscontrato in nessuna delle numerose sezioni, come pure non mi è stato possibile risoontra.rne traccia neanche in quei follicoli, che per difetto di se,zione erano rimasti sfrangiati. Ho .tentato anche lo sbattìm.ento di alcune sezioni ed anche in esse, a dir vero poco bene riu-scite, non è stato possibile rpeva.re traccia di reticolo. Tale reperto è m Fig I. - !Follicolo nel suo completo sviluppo.

·,&

ilontraddizione con quello di Willard e Piok i quali hanno descritto un doppio reticolo: uno a. grosse maglie ed un altro a maglie più fine; ilOme pure è in contraddizione col reperto del Mqa.uro e dell'Addario, il quale ultimo ha descritto un reticolo proveniente dai fasci connettivali periferici le cui fibre, sempre più dicotomizzandosi verso il centro, formerebbero scompartimenti sempre più piccoli. Ora questa differenza. di reperto potrebbe, a mio modo di vedere, spie~i ammettendo una infiltrazione superficiale ed un'infiltrazione profonda. dello stroma congiuntivale in rapporto ciascuna col grado ed entità della malattia. Sicchè mentre nell'infiltrazione superficiale


406

NUOVO CONTRmUTO ALLO STUDIO DELLA CONGIUNTIVITE FOLLICOLARE

l'ammucchiamento degli elementi avverrebbe immediatamente al disotto dello strato epiteliale, che perciò in q uesto punto diverrebbe leggermente prominente: nell'infiltrazione profonda invece l'ammassamento avverrebbe in mezzo allo strato adenoide della congiuntiva lecui maglie verrebbero ad essere riempite dagli elementi immigrati. Così. gli elementi fibrillari del reticolo connettivale della. congiunti va, in parte divaricati ed in parte distrutti, verrebbero a. costituire le magliedel reticolo descritto nel follicolo. Questo modo di vedere spiegherebbeanche i di versi reperti ottenuti dai varii osservatori; spiegherebbe di fatti il reperto del 1\'loauro eh~ ha descritto il follicolo come formato da leucociti impigliati in un reticolo nei cui punti d'incrocio stanno dellecellule fisse, essendo queste stesse cellule quelle proprie del connettive> normale, che stanno addossate alle varie fibre. Così pure verrebbe spiegata la capsula che involge il nodulo, descritta da alcuni autorir essendo anch'essa la naturale conseguenza dell'addossamento dellemaglie verso la periferia, dovuta. al maggiore addensamento dell'infiltrazione. Il terzo reticolo poi descritto da Willard, potrebbe essere costituito o da una sostanza di coagulazione, come egli stesso ritiene, ovvero potrebbe essere il prodotto dell'organizzazione del plasma che avvolge gli elementi del nodulo. · La mancanza dunque di qualsiasi reticolo starebbe ad indicareun'infiltrazione superficiale della mucosa congiunti vale, infiltrazione che avrebbe quindi poco carattere di stabilità, donde la facilità che hanno alcuni noduli Enfatici di comparire ora in un punto ora in un altro e di scomparire senza lasciare traccia di sè. 'l'ale fatto, notato dal Flemming, ho potuto anch'io ripetutamente constatare, essendomi spesso occorso di vedere in pochi giorni la scomparsa di follicoli che si: erano rapidamente formati. Nelle diverse sezioni il follicolo iniziale poi appare come una diffusa infiltrazione cellulare, le cui cellule però non sono così pigiate come nei noduli completamente sviluppati, .nè come questi. nettamentelimitati (fig. II). ' Essi lasciano facilmente riconoscere la trama connetti vale di sostegno formata di fibre e di cellule fisse ad esse addossate. L e cellule linfoidi che lo costituiscono sono identiche a. quelle descritte neL nodnlo che ha raggiunto il suo completo sviluppo e sono maggiormente sparse verso la. periferia dove gradatamente si confondono colle cellule fisse del circostante connettivo. Mancano nel nodulo iniziale le cellule di grosso formato irregolarmente stellate e ·fornite di processi protoplasmatici state descritte da Acidario e ritenute da lui geneticamente appartenenti alla trama di sostegno.


DEI SOLDATI DI O.AVALLERIA

407

Man mano che la formazione del nodulo progredisce, gli elementi cellulari prima sparsi si vanno addensando sempre più verso il centro Fig. II. -

Follicolo iniziale.

l

di esso, dove .vengono a costituire un vero nucleo intorno al quale si

vanno gradatamente concentrando gli elementi periferici (fig. III). l Fig. Ifl. -

Follìcolo in via di formazione.


408

NUOVO CON''l'RmUTO ALLO STUniO DELLA CONGIUNTIVITE FOLLICOLARE

Così attorno a. tale 'nucleo di elementi cellulari, il quale oper.a. come centro di attrazione, gradatamente si addensano tutti gli altri elementi cellulari che nel nodulo formato appaiono il più spesso allineati uno dietro l'altro e cosi addensati da costituire, come si è detto, un limite netto di divisione tra il follicolo ed il connettivo circostante. Riassumendo il follicolo della congiuntivite follicolare, da me presa in esame,' risulta costituito da. un'intensa infiltrazione di elementi linfoidi mononucleati ed a protoplasma granuloso, maggiormente ammassati verso la periferia, dove formano un limite netto, senza che vi Sl possa distingltere una capsula, nè alcun reticolo che li contenga. Fig. IV. - Glandole tracomatose di Henle.

Un'altra particolarità si pr:esenta ora alla nostra considerazione. In alcune delle numerose sezioni fatte in serie si è potuto osservare, oltre ad un'infiltrazione più o meno diffusa dello stroma, un infossamento o meglio un invaginamento dell'epitelio soprastante in modo talao che in qualche punto esso si presenta come una glandula tabulare scavata profondamente nella mucosa congiuntivale. Mentre in altre sezioni esso appare come una glandula. di forma e dimensioni varie, sperduta nel connettivo sotto mucoso e senza alcun t ragitto di comunicazione colla superficie (fig. IV). Si distingue però nettamente la normale struttura dell' epitelio congiuntivale ed una infiltrazione circostante tale da apparire in qualche sezione come un nucleo di formazione di un follicolo. Sono


DEI SOLDATI DI CAVALLERIA

Jme •n:1 ID9

u~ 53 1•

409

queste le stesse formazioni notate nel tracoma., descritte da. Henle come glandole tracomatose, le quali, essendo state in seguito riscontrate in malattie della congiuntiva differente dal tracoma, perdettero quell'importanzutata loro dapprima attribuita. Ora tale infossamento dell'epitelio congiuntivale pare dovuto al fatto che lo strato adenoide della mu(l()S& congiuntivale infiltra.to ed arricchito di vasi di neoformazione, diviene, come oggi è generalmente ammesso, più molle; per cui non offrendo la normale resistenza all'epitelio congiuntivale, questo prolifera e s'infossa scavandosi dei solchi. E la sua proliferazione è in alcune sezioni manifesta, giacchè vi si osservano chiaramente delle cellule epiteliali in stadii diversi di cariocinesi. La mancanza poi di qualunque comunicazione da parte di questi spazi, tappezzati d'epitelio congiuntivale colla superficie, dipende evidentenente dal fatto che il solco, che l'epitelio si è scavato, a causa dell'infiltrazione superficiale della mucosa, si restringe sempre più verso la superficie e finisce per obliterarsi rimanendo in tal modo sequestrato in mezzo allo strato sotto-mucoso come uno spazio di figura e dimensione varia, tappezzato da epitelio normale della congiuntiva. Detti spazi del resto non si trovano che dove esiste una diffusa infiltrazione della. mucosa ed a loro non si attribuisce nessun significato. Riguardo l'ulteriore trasformazione del follicolo non ho potuto constatare mai nelle numerose sezioni nè il rammollimento, nè la. loro apertura e conseguente svuotamento all'esterno. Ho notato si degli sfaldamenti epiteliali dovuti evidentemente all'infiltrazione leucocitaria, come pure delle cellule epiteliali in degenerazione mucosa, ma in numero abbastanza limitato ed il più delle volte lontano dal follicolo, ma mai uno stato ulceroso e tanto meno un processo di riparazione. Pare invece che l'involuzione del nodulo avvenga lentamente per riassorbimento graduale degli elementi linfoidi che lo costituiscono in modo che al posto del nodulo rimane prima un'infiltrazione cellulare diffusa che viene in seguito anch'essa a scomparire, sicchè non residua. in ultimo che tessuto perfettamente normale. Il follicolo quindi non deve considerarsi che come un aggruppamento di elementi linfoidi determinato da un processo irritativo della congiuntiva, cessato il quale scom pare per riassorbimento senza lasciare traccia alcuna di sè.

Etiologia. Venendo ora a parlare dell'etiologia, una prima questione da risolvere è quella di stabilire se la congiuntivite follieolare di cui mi occupo debba ritenersi contagiosa come il tracoma. Le opinioni al riguardo


410

NUOVO CO.STRIBUTO ALLO STUDIO DELLA CONGIUNTIVITE FOLLICOLARE

sono disparate e le varie asserzioni non si accordano per venire a delle conclusioni precise. Nè può fare meraviglia. un tale disaccordo, quando oggi c'è ancora. chi mette in dubbio la contagiosità del tracoma., per il fatto che ci è rimasto tuttora sconosciuto l'agente etiologico. Ma, domando io, chi ardirebbe allo 'Stato attuale della scienza. negare la contll.giosi tà del va.iuolo, della scarlattina. e del morbillo pel solo fatto che non è stato identificato il loro agente specifico? La scienza., lo speriamo, non tarderà. a. conferml\.re la contagiosità di 'Q.na malattia, che già da secoli la clinica ha riconosciuta tale. Ne danno affidamento le ultime osservazioni ultramicroscopiche del Raehlmann, che però hanno bisogno di ulteriori conferme. Ma se anche tutte le ricerche dovessero ancora per molto tempo mantenersi negative ciò non diminuirà per niente l'im por tanza delle osservazioni cliniche, che hanno stabilito in modo irrefutabile la contagiosità della malattia. Nè la recente comunicazione di Foulard pubblicata nell'archivie d'ophta/.mologie dell'agosto ultimo, aggiunge nulla di nuovo all'argomento. Il detto autore riporta un caso caratteristico di contagio del tracoma, da lui constatato a Parigi in due famiglie abitanti la medesima casa ed aventi tra eli loro rapporti di comunione. Ma quanti di questi casi non potrei riferire anch'io per esser e nato e vissuto in un paese dove il tracoma fa strage? Il fatto stesso della sua. rapida diffusione in mezzo alle classi più disagiate, dove maggiore è l'agglomerazione e dove la miseria è tale da non per· mettere ad una numerosa. famiglia che l'uso di uno stesso cencio per asciugarsi la faccia, e di un unico letta per la numerosa. prole, indica che la malattia è dovuta ad un agt\ote specifico non ancora de:finito e che l'azione del contagio dev'essere direttamente legato alla seèrezione (1). Ma dobbiamo noi ritenere lo stesso per la congiuntivite follicolare? Al riguardo non pochi sono coloro che preferiscono ammettere l'ipotesi di una affezione parassitaria, ipotesi appoggiata dall'esperienza di Axenfeld il quale dopo avere asportato un follicolo da uu individuo 1 t~.ffetto da congiunti vite follicolare non secrecante e dopo averlo schiacciato lo trasportò nel clll di sacco inferiore della propria congiuntiva dove, dopo 14 giorni, venne a svilupparsi la. stessa forma di congiuntivite con i follicoli simili a. quelli dell'individuo dal quale aveva tratto il materiale. Si aggiunga che la stessa forma morbosa gli si manifestò in seguito nell'altro occhio e che l'affezione guarì dopo un anno c1rca senza cl.fe ne residuasse traccia alcuna. Cl ) L'Atl!l~rio nel disco r;o Inaugurale letto in orcaslone del t• Congresso contro il trncoma, tenutosi in P~lermo nell'arlrlle ultimo, die.le comunlcaziono dell'inoculazione ratta del tracoma, a tre indJv·idui all'cUi da cecità lucurabiJe, e dell'cs,to positivo ollenuto in tutti e tre. venendo cosi a tronca re de.ll nitil·amente la fjue3llone sulla contagiositn del tr;~coma.


'E

delle

DEI SOLDATI DI CAVALLERIA

411

Certamente non è possibile negare la sua grande importanza all'osservazione su riportata. Però io credo che sotto il nome di congiunticuro vite follicolare aggruppiamo noi oggi una. serie di affezioni congiun:i è tivali che riconoscono però un'etiologia differente, giacchè se è vero, come io ritengo, che lo sviluppo del follicolo non rappresenta che il modo partièolare di reagire della congiuntiva a.gli stimoli di qualunque natura, nessuna meraviglia che un' infezi~"me batterica qualsiasi possa :r· produrre, in determinate condizioni; lo ~viluppo dello stato follicolare, oome nessuna meraviglia che tale sviluppo possa verificarsi anche in seguito ad altre influenze nocive, come il fumo e le atmosfere pregne di pulviscolo: allorchè esse vengono ad operare in modo stabile e continuo. E oiò perchè, sotto l'influenza di un'irritazione il più spesso prolungata, per il conseguente sviluppo del reticolo vascolare della mucosa, si viene a dett'rminare un'immigrazione di leucociti che, insieme alla. proliferazione degli elementi fisiologici della congiuntiva, costituiscono la causa essenziale dello sviluppo dei follicoli. Ed ecco perchè non è infrequente l'insorgere della congiuntivite follicolare nelle scuole e nelle caserme, dove per la numerosa coabitazione e per la mancanza di ventilazione, le congiuntive degli individui, ivi agglomerati, sono esposte all'azione continua dell'aria viziata. E che le condizioni poco igieniche dell'ambiente costituiscono per sè sole il fattore essenziale dello stato follicolare suddetto, lo prova anche il fatto osservato da Stromayer della comparsa. costante dei follicoli nella congiuntiva degli animali domestici privati del soggiorno in piena aria. e chiusi nelle stalJe. Numerose del resto sono le ricerche eseguite dai vari oftalmologi per vedere di scoprire l'agente specifico della congiuntivite follicolare, ed il reperto. batteriologico riscontrato dai singoli ricercatori è dl>i più vari. Sono stati isòlati: lo stafilococco albo e citreo, il bacillo sottile, il bacillo di Weecks, il mesenterico, lo pneumococco di ]ì:ankel, il bacillo eli Reymond-Colomiatti, nessuno dei quali è stato riconosciuto specifico della congiuntivite in parola. Daltronde, come risulta anche dalle mie precedenti ricerche, la maggior pa.rte di tali microrganismi si riscontrano in svariate condizioni nella congiuntiva normale, dove vivono allo stato di saprofita, onde non è possibile attribuire loro una azione specifica. Possono, è vero, in date circostanze, contribuire a determ i nare ed a. so:~tenere la. flogosi della mucosa conginntivale, senza che perciò possa ad essi attribuirsi un'azione specifica. Io anzi per la con giun ti vite follicolare dei soldati di cavalleria escludo in modo assol u to i l contagio, sia perchè nei cinque anni di permanenza nella cavalleri a non mi fu dato mai di notare il passaggio della malattia da


412 NUOVO OONTRmUTO ALLO STUDIO DELLA CONGIUNTIVITE FOLLICOLARE

un individuo all'altro, malgrado la comunanza di .vita tra gli affetti e i sani, sia. perchè le ricerche batteriologiche da me istituite Jl.nohe nei follicoli, sono riuscite costantemente negative, sia infine per i vari esperimenti che mi accingo a. riportare, dinanzi ai quali, a me pare non sia più possibile alcuna obbiezione. Ro riportato già nel mio precedente lavoro vari tentativi di inoculazione, fatti nei sani, ool materiale ricavato da. individui affetti da congiuntivite follicolare secrecante e non secrecante, tentativi rimasti costantemente senza effetto. Del resto neppure il Mayweg ed il De Graefe hanno potuto ottenere tale trasmissione colla inoculazione della sola secrezione congiuntivale. E siccome contro tali prove sta. anche l'esperienza dell'.A xenfedl su riportata, così l'ipotesi di una affezione parassitaria non è stata abbandonata e si è supposto che l'agente pa.togeno della congiuntivite in parola, più che nella. secrezione congiun· tivale, d ovesse ritenersi annidato nell'interno del follicolo. Per rimuovere quest'ultima seria obbiezione ho voluto fare altri tentativi d'inoculazione col materiale ricavato direttamente dai follicoli. Ho voluto provare prima l'inoculazione nella mucosa. congiuntiva.le del coniglio ed a tal uopo ho praticata., con. un bisturi la.nceola.re, una. piccola sa.c1coccia nel cui di sacco inferiore della. sua. congiuntiva, ove ho introdotto un follicolo di fresco asportato e schiacciato. Ebbene, se si eccettua una lieve iperemia dovuta più che altro al tra.uma.tismo esercitato sulla mucosa, non si è avuto altro a.notare, e dopo otto giorni la. congiuntiva. dell'animale era. ritornata perfettamente normale. Non differente risultato ha. avuto il tentativo d'inoculazione fatto nella mucosa congiuntiva.le del mio occhio sinistro. Per questo esperi· mento, previa la sterilizzazione più scrupolosa degli strumenti, io ho asportato dalla mucosa. congiuntivale del medesimo soggetto un follicolo, che ho avuto cura. di prelevare dallo stesso sito dal quale in precedenza avevo tratto la mucosa che mi è servita. per le ricerche iatologiche su riportate. Tale follicolo, posto subito in una capsula. di vetro, anch'essa sterilizzata, venne schiacciato ripetutamente e ridotto in poltiglia prima di essere trasportato nel cul di sacco inferiore della mia congiuntiva, dove a similitudine di quanto si pratica. per l'innesto del vaccino, furono fatte delle scarifi.cazioni superficiali per rendere più facile l'attecchimento. Ebbene, se si toglie un leggiero senso di molestia· e di pizzicore provato i primi due giorni, io non ho avuto altro ad avvertire. Ed il tenente medico dottor Bedei, che io sento l 'obbligo di ringraziare perchè si prestò gentilmente ad eseguire il t entativo d' inoculazione nella mia congiuntiva., nelle sue visite successive non notò altro che una lieve iperemia congiuntivale, non dif-


DEISOLDATIDIOAVALLERIA

413

ferente d'altronde da. quella. che si notava. nei due occhi prima. deL· l'esperimento. Del resto sono orrùai passati due mesi e niente di nuovo àÌ è presentato. Dopo ciò, a me pare, che sieno più che fondati i motivi che nìi spingono a sostenere che la. congiuntivite follicolare dei soldati di cavalleria non è da ritenersi contagiosa.. Ma se è esclusa l'azione di un agente specifico, a quale causa deve attribuirsi la comparsa. della congiuntivite suddetta.? In proposito non mi resta. che rimettermi al mio precedente lavoro. Riferii allora. come già da. tempo i pratici avessero attribuita. molta importanza al pulviscolo che si solleva dalla strigliatura. del cavallo ed alle esalazioni fortemente ammoniacali che inquinano l'aria delle stalle, dove per ragioni di servizio il soldato è talvolta costretto a trattenersi delle intere giornate. Sostenni che, tanto il pulviscolo che le esalazioni suddette, per natura loro molto irritanti, erano da rite· nersi la causa delle frequenti iperemie che si sviluppano nei soldati di cavalleria.. Dimostrai che i microrganismi che si riscontrano normalmente nella. congiuntiva. si mantengono innocui finchè l'attività fisiologica. dell'epitelio non viene turbata., ma. aggiunsi che una volta turbato, per opera del pulviscolo e delle esalazioni su accennate, l'equilibrio fisiologico degli elementi che compongono la resistenza. orga· nica della mucosa in parola, essi trovando le condizioni adatte ·per la loro moltiplicazione, contribuiscono a sostenere la flogosi, la quale, essendo il prodotto di una causa che costantemente agisce, passa facilmente allo stato di cronicità. I follicoli che in seguito si sviluppano sono secondarii ai fenomeni infiammatorii e compaiono solo dopo che le cause hanno agito per lungo tempo e ripetutamente. La loro produzione in ogni modo dipende in gra.n parte dalle speciali condizioni individuali. È notorio infatti come in certi individui, nonostante le ripetute flogosi congiunti vali non si ha mai sviluppo di follicoli, mentre in altri anche i processi irrita.tivi più semplici e di modica intensità finiscono col determinarli. Secondo quanto riferisce anche De Wecker, vi sono ad esempio individui in cui basta. una. sola. istillazione di atropina o di eserina per provocare lo sviluppo dei follicoli ed anche dopo anni, allorchè ogni traccia di una tale congiun·tivite di origine tossica. è scomparsa, una nuova. istillazione può nuovamente determinarli. Ora. pare che i soggetti dove più facilmente si producono tali fol licoli sono quelli predisposti allo sviluppo del tessuto adenoideo, tanto che Guy e Coppez sostengono esistere un intimo rapporto tra la detta congiuntivite e le vegetazioni adenoidee del retro·faringe, e Delbes


414

NUOVO CONTRIBUTO ALLO STUDIO DE I,LA OONGIUNTIVITE FOl-LICOLARE

avrebbe trovato la coesistenza delle due affezioni nel 50 per cento dei casi. Anche dalle mie osservazioni risulta. che i follicoli si sviluppano più facilmente nei soggetti con numerosi ingorghi glandulari. Riassumendo conchiudo ora come allora che la congiuntivite follicolare dei soldati di cavalleria non è che una forma. di congiuntivite cronica da causa non specifica ed in cui i follicoli, che si sviluppano più specialmente negli individui eminentemente linfatici, non rappresentano che il modo speciale di reagire della loro congiuntiva agli stimoli di qualsiasi natura.

Conclusione. Pochi sono oggi coloro che si ostinano ancora a non fare distinzione tra tracoma e congiuntivite follicolare, mentre a ltri per contro (La Grange-V'alude) vorrebbe fare di quest'ultima una nuo~a suddivisione distinguendo la congiuntivite follicolare vera e propria. dalla congiuntivite con produzione di follicoli. Per vero io non so comprendere su q nali basi possa, allo stato attuale della scienza, poggiare una simile distinzione, non essendo possibile una. differenziazione clinica tra le due forme, nè potendo l'etiologia fornire maggiori ra.gguagli. A me pare che debba riservarsi il nome di congiuntivite follicolare a tutte le forme di congiuntivite contrassPgnate da produzione di follicoli nel cui di sacco inferiore della congiunti va, con integrità assoluta però della congiuntiva ta.rsea. superiore. Or di tale forma mor-

bosa, ad etiologia varia, la congiuntivite che si riscontra nei soldati di cavalleria ne rappresenta il tipo classico. In tale congiunti~ite, il follicolo, che non è altro che un aggruppamento di elementi linfoidi determinato dal processo irritati~o della congiuntiva, si sviluppa più facilmente nella. piega di passaggio inferiore, perchè i vi più direttamente agisce lo stimolo. E la sua produzione non è dovuta che all'azione dell'aria viziata dalle esalazioni ammoniacali e dal pulviscolo. I batteri poi che vi vono normalmente nella. congiunti va possono agevolare e sostenere la flogosi det erminata dalle condizioni ora dette, senza però mai esserne la causa essenziale. In ogni modo tale congiuntivite, che si sviluppa più facilmente nei soggetti predisposti alle i pertrofie delle glandole lin fat iche, non de N assolu ta.meu te ritenersi contagiosa. Bol ogna 2 apri le 18Uti.


DEI SOLDATI DI CAVALLERIA.

415

BIBLIOGRAFIA. mcerche anatomiche e llalleriol ogiche sulla congitmtlvlle lracomaw1a.- ( Arch. d. o(lalmologia, vo i Il. lasc. 5°·6°J. · AIBN F&Lo. Bakteriologìe des Auges, t895. - Beih·cige .zur Aeliolog i e der 1\oujtmklivalt iiiZ:undungen, t896. BLUliB&RG. Ar;hìv {ur Ophthahll. COPPBZ. Ctmjonctio1le (olticululre ti vigtlaltl)ns adttiOidt& dt< naso-plaarynz , t889. (Arch. d 'o · f'hlh. XIX) . DR WBCRI!R et LANOOI.T. - Tratti complet d 'opiltalmol nu ìe, T . (. Os GRA BPB. - ~-Il/l Grae(e's l;litl. \'llrlt·(lfge, Rerlìn, t 87 L Gu11; • ...:. Vegèlalinn adé11oides du phnrynx . Tramacti on o( llae l11ternalional mtdlca l Congreu. London, t881. LAGBANGB llt VALUOR. - 8tlcyclopédle ('al! ( llise d 'op/llhalmt>IOQit. T. V. . :l!IAJN EG. ltafìammaci one (ollicolar• della cougìunlìva nelle scuole prima.-ie d i 1/agen. - Pe11Jchri{t z. Feier d. tìin(~ioiiìhr. J~tbilmms d. Arzt- Verelns dts lleg.-/Jez.ìrk Arn1berg. Wie.;baden. t 893. FLElUIING. - Sludìen iibt t· Rtgener ot!Otl der Gewtbe (Arch. f. m ikt·niC. A11at, ts&l. .WoRAX. - Recherc/!es bacterìoti)Qiques su r l'etìotogìe d e lu co,jmutidte granuleuse. (Amtales d'oculistìque, 191.a. T. t38J. MULLER. Zur JJacteriolvgie aes T racnoms. 1 ll'ien. kllll. ll'ocheniChri{t, Hin). RACHLIIANN. - UBbtr ·rra~hom. IJ• tlnige Zttr Augtn/uilk, 1905. SA&IIISCH. La congìuttto vlte (ollìcotare. Grue(e-Saemisch-1/andlluch de1· gesammten Augeuheilku.nde, t 875·i904. S A»PERI. - La congi!4nlivlte (oltìcolare nei militari delle arm i a cavallo. (At·chl v. d 'bflalm., t 91.a). Scsllro. - Lymph(otlikel der Bi!tdehm.t l des Auge&. Wl~n. 187!. VILLAno.- Reclurches sur l'anatomie pnlholngiJlue de la conjoncllvite gt·anu l!use. IA I'c/!ì vcs d 'nphlal· mologie, !896). · WALT&R. Congì~tntivite {ollìcntare e tracnmalosa. (Arei•. (. Augtnlleill:., t S99, T. XXX IX). W AL OSYBR . - lJeitriige zur Lehr e d•r Granulotsett A ugmkrankhdleu. ( Deuliche 1\lin l k, 1859) ADDA RIO. -


416

ISTITUTO DI ANATOMlA-P!.TOLOGICA DELLA. R. UNIVERSITÀ DI TORINO DIRETTO 0 .\L PROF. PIO Poi

SULLA MIOLISI TOSSICA DEL CUORE Note di anatomia patologica per il dottor Dcnaeaieo aoao , capitano medico.

I casi di miocardite, che io ebbi occasione di osservare in reperti necroscopici, si riferiscono a due soldati morti improvvisamente nel corso di un'angina. suppurativa, dalla quale, in vario grado, venne colpito ogni militare dei diversi quartieri di Torino nella decorsa stagione inv.ernale. Dagli autori vennero descritte parecchie forme di miocardite nella infezione difterica, sia nella giovinezza del processo che nei periodi inoltrati di sua guarigione; era quindi necessario per noi in quella contingenza di rivolgere il pensiero alla grave infezione, perchè & nozione comune che non ogni caso di difterite decorre con segni clinici che permettono di affermare la natura di un'angina pseudo-membranosa. come, eccezionalmente, vi sono delle angine senza. false membrane causate del bacillo di Loffier. Da qui a concludere che le pretese angine semplici, catarrali, erpetiche seguite da paralisi cardiaca., non - sieno che delle manifestazioni difteriche più o meno a normali è breve. il passo. In questi ultimi anni, per vero, lo studio delle miocarditi si & venuto allargando, per~hè comprese nel vasto campo delle infezioni più qualificate (tifo addominale, difterite, pneumonite), alcune altre a sindrome più modesta, mal conosciute e d'importanza che appare fin d'oggi prevalente nella nosografia del cuore per la diagnosi dell'insufficienza motrice idiopatica del miocardio (Forlanini). Come si erano osservate delle nefriti a decorso a lungo latente, ad ingresso ignorato, o riferibili a.d un'angina lieve, lontana, inosservata, si è venuti allo stesso modo ad ammettere una miocardite a decorsoprocedente incerto e ad ingresso ignorato.


417

SULLA i'tfiOLISI TOSSICA DEL CUORE

In prova di ciò un gruppo casistico ne riporta per essa momenti minimi di patogenesi; sono piodermi, od abrasioni suppurate delle mucose libere: foruncoli o flemmoni poco estesi; più di soveÙti è più facile l 'induzione che non la prova diretta della via dell'infezione. Rindfleisch (1) descrive un caso di miocardite acuta inaligna insorta tre settimane dopo un'iniezione ipodermica inquinata di stafilococco piogene citreo. Zuppinger (2) la osservò in un fanciullo in cui insorse da un flemmone circoscritto del piede. Freund (3) ne ebbe quattro casi in giovani individui in cui si manifestò con poca febbre, dilatazione del cuore e progressivo scompenso del circolo: scarsa albumina nelle urine e tumore splenico lieve. La morte avvenne fra il quarto ed il settimo giorno di malattia. L'esame istologico diede per ogni caso una miocardite acuta interstiziale ad infiltrazione diffusa mononucleare; cellule eosinofìle, zone emorragiche ed in qualche punto anche steatosi delle fibre muscolari. Schmorl, che intraprese delle ricerche batteriologiche, ebbe risultato negativo per ogni caso. Era esclusa l'eziologia da tifo, scarlattina, difterite, sepsi, reumatismo. Freund non esclude però l'infezione verosimilmente microparassitaria, donde le tossine che si localizzarono nel miocardio. Thorel (4), per un caso decorso rapidamente mortale che anatomicamente si presentò con necrosi a focolai delle fibre cardiache e forma:tioni di cellule gigantesche, riconobbe quale momento eziologico la· sifilide gommosa. Era. nn granuloma sifilitico che presto sarebbe divenuto un neoplasma di miocardite .sclerosante tendineo. La casistica del dott. Busc)l (5J medico capo del corpo d'armata in Germania, non ha importanza per noi che per il numero davvero grande dei colpiti (81 Herztodesni.llen) nelle contingenze più diverse della vita militare, come dopo gli esercizi ginnastici, nelle marcia, durante il riposo della notte e nel libero passeggio })er le vie. Restano i casi clinici nei quali l'infezione è esaurita e della pre-

m

gresso. intossicazione residuano le lesioni anatomic he nel mioca.rdio,

le quali danno per sintomo un abbassamento della pressione arterio::;a anche nelle convalescenze avanzate, quando nulla .fa sospettare uno stato anormale del cuore per una sua più facile disposizione all'affaticamento (miopragia cordis) . (t) RtHOFLRISCU. - Bin Pall von diJfuser akuter My ocat•dtt!l. Diss. Koeoisberg, t89S. (t > Z UPP!NG Kn . - Ul•er llt rztod bei anscllei11end bedeutuugsl osen oùtr/l<ichllcller Gescllw twpro· ussen. ( IVien. l:lin. Wochenschr&(t, 1901. 13) FRRUNO. - Zur Ken11l11iU der akulttl di/Tust" .1/yocardltis. (8erl. klit&. IVocllenJcht-ift, 1::!9$) . (4) TUORli L. - Uber viscer11lt Syphilis. ( !"&rcftows Archiv, 1900, 151). (5) Busco. - Uber plòtzlicllt ToiUs(<ille mit hesonder er IJerucks icllligtmg d et· lltilillirar ;llicltrn Verhtiltnisttll, 1904. f7- Giornale medico.


418

SULLA MIOLISI TUSSIOA DEL CUORE

Un a tale condizione è facile a verificarsi nei giovani individui in cui le tonsille possono farsi il focolaio di un'infezione e di una conseguente intossicazione da veleni batterici. Una prevalente localizzazione di tali tossi ne nel miocardio tuttavia è rara; onde non credo inutile di riferire sop'ra. due casi che ebbi opportunità di osservare al tavolo anatomico e di studiare sia dal lato batteriologico che nei loro reperti istologici. Al signor colonnello medico F erraro di Cavallerleone, che mi concesse la :ezione dei due cad averi in perfetto stato di conservazione, la. m1a nconosceuza.. 1° CAso. - Capo rale Rossi Antenore d'anni 23, morto il 22 novembre 190l. Diagnosi clinica: Tonsillite. Es ito: Morte per paralisi cardiaca. Di cosltluz.ione forte, di buona nutrizione . Gentilizio immune ; nell'anamnesi numerose angine tonsi llari ad ogni ri co rrC:~nza di s tag ione guarile s enza appare nti rel atli d i sofferenza da parte di alcun organo. La mala ttia che lo trass~ a morte incominciò pochi g iorni avanti con dolo re e RI'ross ime nto dPIIe fauci, tumefazione delle tonsille, rossot·e del volto, febbre a 39', polso frequente ma r egolAI'e per ramo. Nulla da parte dei visceri. I n quattro ~-tiorni cessò la febbre e la malattia accennò di risolvers i: dalle tonsille si s vuotarono alcuni ascessi mi ~liariformi, e la mucosa apparve Jctersa, at•r•os sata e leggermente protendente fra i pilastri. Mentre discor·reva con i compagni in tutta a pparenza di iniziata g uarigione mort va improvvisamente con i segni della pa ralisi ca rdiaca. Reper·to n ecroscopico. Sta to di conset·vazione ottimo ; nulla alle meningi ed al cea·vello: gli organi del collo, la laringe, la faringe arrossa ti per infiammazione acuta ; gangtii sottomascellari e paraca:-otidei normali di g randezza e struttura." Tonsille ipet·trofìche, protendenti fra i pilastri con punti di suppurazione sparsi, piccoli, mi gliariformi, facilm ente rimovibili. Alla ~ezione di e sse una raccolta di pus denso per confluenza di piccoli a scessi endofollicolari. Nessun edema della mucosa, sottomucosa e connettivo adiacente. Tiroide normale; timo persistente, piccolo. Nel pericardio poco lifl uido, citrino, tr·asparente, cuot•e g loboso, rotonde~~iante, molle, dis teso in diastole, con apice for·· malo dai due venll'icoli. L'epicardio opucalo, bianco, gt·i ~io con due placche tendin ee di antica sclerosi. Lun go la coronal'ia sinistra antet•iore piccole emorrag ie soltosierose, che ver so il c ingolo si raccolgono in una vas ta s uggellazione . AI'lerie coro na l'io p~rvie in ogni ramo. A Ila sezione le cavità s i p1•esent.ano dilalRte con poco sangue n e ll't~trio ed ot·ecchietta di J estt·a. Nessun coagulo di fib rina. Endoca rdio opuca lo, latlescente ma con apparecchio val volare int&gro. Il miocardio è fl acci,Jo con pareti di spessore normale, de pressibili al tatto, a supel'ficie di sezione lucente pet· una s teatosi di ve rsamente sparsa, ma conJluenle verso g li a pici in una larg-a zona gia lla, amo1·fa, r ile va ta. Fra queste i ~ole di degeneraz1one acuta si vedonn au cot·a dPile placche di sclerosi solto forma di punti stellali ma nifestamente dept·essi s ulla s upel"fìcie di sezione dove appaiono bianco opachi per co nnettivo antico. Non tu tti pe1·ò sono di un·or gauizzazione cosi progredita, perchè fra di questi se ne vedono alcuni di connef...


SULLA ltllOLISI TOSSIOA DEL CUORE '

41~

tivo meno denso, di colord roseo, non depressi. Nel grande papillare di .sinistra una steatosi a strie pallide lucenti. Polmoni soffici, espansi in ogni parte con ipostasi nelle par ti declivi; pleure iucenti e libere di aderenze; gang!ii peribronchiuli con poca antracosi ; nulla .agli apici ed ai grossi bronchi. · Milza g rande, polposa, di colorito roseo; non discernibili le trabecole ; follicoli poco visibili. Reni congesti e torbidi; nulla al fegato, intestino, pancreas, capsule surrenali ed organi genilo·urinari. Da quanto siamo venuti esponendo, vediamo come l'aspetto macroscopico {}elle lesioni da noi rilevate si possa imporre come una miocardite parenchimatosa acuta a focolai, insortll da una faringo-tonsillite di carattere setticemico come ne fanno ftlde il tumore acuto di milza e lo stato torbido dei reni. Ma questa forma acuta si era svolta sopra un miocardio già precedentemente leso più volte per cause patogeoiche verosimilmente irlentiche a questa ultima so· praccennata, e passato in guarigioni successive per un processo di infiammazione ::-eattiva, connettivale, onde l'aspetto di sclerosi diversamente evolute nel roiocardio, ma attestanti una distruzil>ne periodica delle fibre muscolari. L'esame microscopico ha messo in rilievo dei fatti che in parte stanno a su f. fragare queste ipotesi, ed ha rildvato che la causa delle lesioni sopradescritte fosse, non una mic~si ma un prodotto batterio-tossico svoltosi nelle tonsille ed invalso ad alterare il sarcoplasma e le fibre cardiache. Esame batterioscopio e culturale. Dalle tonsille, dalla milza, e dal cuore si fecero numerosi trapianti nei diversi mezzi. di cultura, brodo, gelatina ed agar Sulla superficie di quest'ultima si distese una goccia di sangue d'uomo sano raccolta asettil!amente come mezzo particolarmente indicato a differenziare certe forme batteriche come il bacillo di Pfeitfer e quello della difterite. L'esame microscopico diretto del pus delle tonsille non rilevò alcun intreccio di fibrina, ma globuli polinucleari, linfociti ed epitelii a diverso stadio di disgregazione. Io questi elementi rari cocchi ora isolati ora a catenelle di quattro a sei elementi, colorabili con le comuni miscele basiche di anilina e r esistenti al metodo di Gram. Non si ebbe alcuna colorazione di forme- batteriche. Le cultur·e prelevate dalla milza e dal miocardio non diedero mai sviluppo di -colonie nei mezzi nutritizi, ancne dppo trascorsi molli giorni dall'innesto praticato, onde era necessario affermare che l'infezione delle tonsille non avesse dato nè selticenui nè focolai embolici nel miocardio, ma si fosse svolta come un'intossicazione. Dai trapianti fatti con un'ansa infettata profondamente nella tonsilla sull'agar sangue, dopo quarautott'ore si ebbe uno sviluppo di colonie piccole, puntiformi, bianche, leggermente opache, rilevate come granuli di miglio, che all'esame microscopico erano formate di cocchi a catene di due o sei elementi e resistenti alla colorazione del Gram. Essi avevano lo stesso aspetto dei cocchi osservati nei preparati allestili direttamente dal pus delle tonsille. La cGi tura era allo stato di pure7.za assoluta. Nella gelatina si ebbe uno sviluppo lento, e solo al selLimo gioi'Llo in termnstato a 2~· si ebbe una colonia bianca teouissima, non fondente, lungo la h m~a d'intìssiooe. Nel br·odo diedero un lieve iutorbidamento dopo 12-18 ore, e voscia un depos ilo filamentoso formato di uno stt·eptococco ad elementi sollili e numerosi.


420

l

SCLLA :\!JOLIS I TOSSICA DEL CC:O RE

Con un'ansa di qneste brodo-culluré si innestò solto cute un Lopolino bia nco ed il f!io r no seguente si ebbe un arrossi menl<• ed un edema nel sito d'innesto. L'esame dir etto di questo siero con le ordinar ie colorazioni basiche di anilina non diede la prova di batteri, ma coltivalo sopra a ga r ed in brodo formò an cora lo s viluppo di uno streptococco in tut lo ide ntico a quello delle preceJen U culture. Con ques l"u llimo brodo si inoculò un secondo topolino mediante parecchie ans e in u na saccoccia sotto cute a lla pa rte interna della coscia. Si ebbe cosi urfin lensa r eazione infiammatoria' con edema di Lullo !"arto e poscia la formazione di un ascesso con sellicemia da slre ptococco. Anch e una cavra ed un piccolo coniglio di 900 g r. inoculati St)llo cute co n una brodo-cultu ra s i mostra rono r efra ttari ad eccezioue di un leggiero edema nel srto d'rnnesto, e, nel conigl io, di uo ptccolo ascesso che passò a guarigione senza fenomen i di maras ma da parte dell'anima le. Ora l'innesto sotto cutaneo di microorganis mi, se decor re in man ier a meno grave che non quando lo si pratichi di rettamente ne l sa ngue o nelle graud r cavità delle sierose, è s uflìciente non di meno ad esser e probativo di u na recetti vi~à pt ~ o meno squisi ta di un animale verso un di'lO microbo come la ca via per il bacillo di Lùlller. il C{)oiglro ed il topo ~er il pneumococco. Le prove btologiche , uniLam ente a (jUelle cultu ra li e di str uttura, erano per ciò sufficienti per le diagnosi òello streptococc.o con esclusione di ogni a ltro batterio. A vva!oraLa cosi sperim en tai mente la patog enesi, ed esclusa anC{)ra la di ffusi one ~e tti cem ica del lo s treptococco, quale fu la sua modalità di azione sul cuore, sui r eni , sulla milza'! L'esame istologico d reJe a r ilevare a lterazioni infia m mator ie e degenerative nel mioc.ardio, le quali, in concomitanza di altre lesio ni nella milza e nei reni si potP vano ritenere di natura tos!<ica ; venne pr aticato per i diversi organi pa rticolarmente lesi: le tonsille, il cuore , la milza ed i reni. Oltre riudurimenlo in alcool per la r icerca dei microorganismi. la fissazione venne ottenuta col sublimato Mflller (Foà) e col metodo di March i. pa rticola rmente indicato per la rir.erca del gr·asso nei tessuti. Quest'ultimo metodo concPde ancora di colori! re coll'ematossili na od eosina oppure con il liquido del van Gieso11; é perciò sufficiente a s tudiar·e l'insieme degli elementi pe renchi ma losi e a differ enz.iare nettamente la sleatosi . Nelle tonsille le a lterazioni che si rile vano C{)O le o rdinarie colorazioni nuclear i si J•iducono alla presenza dj ascessi endofollicolari in diver so stadio di evoluzione; alcuni con un detr·ilo amorfo e leucoctti polin ucleari periferici i n in voluzione; altri svuotati C{) n par·eti collabite ; altri a ncora con cicatrice in i· ziata da elcmMli fibroblastici e fibr ·è connettive. Colorando col metodo di We igert per la fibrina si m ettono in evidenza degli slreploco cchi di versamente sparsi nei follicoli: ora ad acc umuli di zooglee, ora a piccoli g r·uppi di catene fra il lessuto linfoide con reazione di flogosr. Su lla mucosa e nelle lacune delle superficie nessun depos ito di fibrina o neerosi dell'epitelio. T utto l'in~ i eme ilelle lesioni s'impone come r,m'infiamma~ion e piogeni~ che é decors a per soste succ~ssiv am e nle estese al parenchi ma ghiandolare, ma c?n reazione sempre iden tica da parte del tessuto inq uinato. Ora é ben no to che l'innesto ripetuto di piogen.i nei tessuti vale ad esaltarne la virulenza,


SULLA MIOLISI TOSSICA DEL CUORE

421

()nde la possibile insorgenza di fenomeni tossici in gruppi a natomici particolarmente predisposti come i reni, i centri nervosi ed il cuore. Un lavoro postumo di Schmaus ('1) si riferisce appunto ad alcune paralisi bul bo spinali, <:osi dette di Landry di patogenesi in gran parte tuttora oscura, ma che l'autore pone in giustificato nesso con la tonsillite streptococcica. Il miocardio venne esaminalo sopra molte sezioni delle sue pareti con tagli in serie, dalle quali si potè stabilire che i focolaj di tniocardite si svolsero in maniera sempre identica sebbene in più g ran numero nel ventricolo sinistro ~ nel g r osso papillare. A piccolo ingrandimento sopra un comune preparato coll'ematossilina ed Msina si possono dis tinguex·e tre ordini di alterazioni: la frammentazione delle fibre cardiache; la necrogi estesa a molle di esse e l'infiltrazione parvicellulare diffusa. In og ni parte l'allargamento degli spazi interfìbrillari ed in alcune sezioni del ventricolo sinistro delle larghe zone di sclerosi antica con periarterile fibrosa-ialina dei vasi limitrofi. Le fibre cardiache sono interrotte nei tratti di unione delle s ingole cellule -e per linee di frattura a margini frastagliati comprendenti la cellula muscolare stessa e talora il suo nucleo, onde lo formazione di brevi segmenti con nuclei variamente disposti e frammentali. Così colpilo il miocardio si presenta d is~regato nella continuità delle s ue fibre con quella particolare alterazione -conosciuta sotto il nome di j ragmentatio co1·dis per una causa to~sica che valse a disciogliere il sarcoplasma cementante. Questo, secondo le vedute aprioristiche aulla s truttura normale del cuore <:he Hr.yJenhain (2) e Marceau (:l) avanzat·ono a spiegare la contrazione del muscolo, sarebbe un'attiva e vitale sostanza tendinosa che presiede all'allungamento delle fibrille e dalla quale esse traggono ancora il loro sviluppo per i processi metabolici che ivi si iniziano. La tossina avrebbe coal colpito la fibra cardiaca nel suo più vitale elemento. Le alterazioni delle cellule muscolari non sono uniformi: la striatura in .alcuni g ruppi di ess e è conservata: in altre é scomparsa per iniziata degenerazione torbida ; in altre ancora è discernibile il così detto état moiré (Re.naut) con tratti chiari interlìbrillari di liquefazione del protoplasma. Colorando col metodo di Marchi si possono mettere in r ilievo delle finissime goccia ai grasso uniformi di grandezza ed occupanti fittamente la cellula muscolare. La sleatosi non colpisce tuttavia ogni fibra, ma è limitata a quelle di esse -<!he si presentano meno lese da altri processi degenerativi e che, trattate con ie normali soluzioni coloranti nucleari, mostrano ancora l'integ rità anatomica delle loro fibrille e dei lovo nuclei. Io alcuni punti è differenziabile una degenerazione jaliaa che avviene per gruppi di flbre decisamente colorantisi con l'eo:-sina o con il rosso del van Gieson, vitree, omogenee che rassomigliano ad una fibra connettiva. Ma le alterazioni maggiori sono necrotiche e variamente distribuite fra le ilbre muscolari, sia limitate ad alcune di queste, sia a larghe zone come grumi (l) SculiAUS. - Beflrag sur Kmnlniu der akulen ,tfyeliti s und Land·r yr'schm Paralyre. I Zieglus' lltilragt, 31. t905}. · (~) HsYDIINH AtN. - Ueber dit Slruktur der mtnschlichtn 1/erzmuskelr. (Anat. Anz. , Bd. !0, t904>. (3J 14ARCBAU. - Rechtrchu 111r ~"rtrucl!u·e e lt deVIIOpptmtnl compari dts {ibru cardiaqtul 4an• ta 1erie da vertebrrs. (.-fJtn. Société de• &ciencts, t933).


422

SULLA MIOLISI TOSSICA lJEL CUORE

di emo~lobina disciolta . È notevole il fallo che in prossimita di questi focolaj dr necrosi si trovano delle emorragie abbas tanza e~tese con globuli r ossi in per· fetto stato di conservazione. Quivi è la fusione di molte fibre in una materiaa lbuminoide omogenea e di masse ir·regolari, come coaguli amorfi, vitrei, qualche volta alternati da porzioni ancora normali di muscolo. In nessun· punto di questi focolai necrobiotici s i ba la reazione coll'~:~cido osmico. ma i· loro margini restano delimitati da una sostanza omogenea giallastra e lucente come un plasma, quan<lo vengono trattati con saffranina ed acido piaico. A questa speciale necrosi, che ha u.n riscontro in certe forme di necrosi da fosforo e di a trofia gialla acuta del fegato, venne da Eppioger (l) dato il nome di miolisi, la quale egli studiò sul miocardio di bambini a strullur11 ancora ft:· tale éolpiti da difterite. Negli spazi intel'llbrillari una infiltrazione pa rvicell ular~ ad elementi piccoli mononucleati con globul i di sangue che si raccolgono a eu· muli in prossimità delle tibre maggiormente degenerale . Nelle zone di sclerosi tra i fasci connettivi e sull'awentizia proliferante der vasi l'infiltrazione è di altri elementi : sono fibroblasti, rari linfocili e celluiP eos inofili grandi, mononucleate. L~t colùrazione in tutte non avviene sempr6 decisamente in rosso, ma a lcune di esse assumono una tin ta variegata per granuli rO!'ISO· scuri alternati ad altri granuli azzurro-rossaslri i quali, secondoEhrlich e Pappenheim significherebbero giovanissimi granuli eosinofili immaturi, racchiudenti ancora residui di sostanze basiche. Nella milza vi ha l' iperpla!-iia dei follicoli linfatici come del resto in o~<nt milza di individuo giovane; una ricchezza ùi sangue fra g li elementi delln polpa ed a llorno ai folli coli, lungo le diramazioni vascolari e delle trabecol\l connetlive dei grossi elementi a protoplasma abbondante , che alla colorazione di Pappenhe1m (pir onina e verde di meti le), r'e!1 g iscono cor ne le plasmacéllult! a protoplasma bas ico e nucleo ricco di cromosomi. 1:: un tumor·e splenico che ha molla analogia con le milze ottenute dal prof. Foà (2J, sollo l't~zion c di sieri citotossici o con quelle di tifosi in quin ta o sesta settimana di malallia~ in cui per uno stimolo avvie:1e una ri ~ene razione di polpa splenica. Nei reni una degenerazione lO!'bida dei canalicoli contot•li. Volendo brevemente riassumere, si può affermare che la. tossi n a. svoltasi da streptocoochi nelle tonsille si fissò sul miocardio già. in precedenza in processo di miosite callosa, esito o di un tessuto di granulazione ovvero di un' iperplasia connettivale da distruzione di fibre muscolari. Ma le alterazioni ultime si. possono guardare tutte dallo stesso p unto di vista: si tratta di uno scioglimento di fasci muscolari per un ~dema tossico-infiammatorio che dapprima agi sul sar· coplasma, poscia sul pnrenchima. d elle cellule muscolari e fiualment& attorno alle fibre muscolari stesse. La fragmentatio coJ•dis sarebbe il fenomeno agonico ultimo. Al fatto clinico corrispondono numerosi risulta.ti sperimenta] i: io voglio solamente accennare ai reperti che Ch,•rriu (2 ) ottenne nei conigli.. ( Il

E r PINGEn. -

Die t•J.&isclle .llyolisis aes llt1·;ens IJei /Jip/llerltis. Dtlltscfl. mid.

Sthri(t, i 903. (~l Cu,nnl.~.

-

Archi vts de Brolog i~. 1901.

ll'vclltll·


SULLA MIOLISI TOSSICA DEL CUORE

423

cui iniettava nel circolo sanguigno le proteine di piocia.neo e a quelli identici di Tallqvist {l) per le tossine da. streptococco. Il reperto era diverso a seconda del periodo di tempo e di azione delle due sostanze, e passava dalla degenerazione parenchimatosa di alto grado, alle isole di necro:>i con flogosi reattiva all'intorno e finalmente alla proliferazione interstiziale con alterazioni cirrotich~ del connettivo. 11 CASO.- Soldato Farina Luigi d'anni 20, m orlo il 22 marzo 1905 in Chivasso. Diagnosi clinica: lo ns~llite e br onchite. Fenomeno terminale: Paralisi CBl'diaca. Le notizie cliniche ci furono comunicate dal dott. Provera medico comunale di quella città e si possono brevemente r·iassume1·e: da quattro giorni ricoverato per una tnnsillite, ebbe poscia una diffusione di catarro alla trachea ed ai bronchi. La mattina del 22 marzo venne preso da collasso con dispnea e scomJJenso pr ogressivo del cuore, che andò aggru vanùosi in poche ore fino alla morte. · Reperto necroscopico. Pallore della cute e delle muscose: · lumidezza del cellulare sottocutaneo pel' leggero edema. Menin gi e cer·vello not·m~:~li. LR faringe e la laringe arrossale con qualcbe g rumo di muco: ganglii linfatici del collo normali per grandezza e str ullura: il cinllolo li n fatico della base della lingua e della farin ge con il ri spettivo epitelio tumefatti e copet·ti di una patina di muco denso che si es tende pure su lle tonsille. Queste sono ipertrofiche: spaccate. presentano numerosi punti necro tici eJ altri suppur·ali clw ~i racco lgono al centro in un aSCI:'SSO. P olmon i liberi io cavilit con eder11a ~d ipostasi uelle parti Jeclivi: parenchi111a aeralo in ogni parte: pleure lucenti; nella cavita pleul'it:a di ambo i !ali una raccolla di liquido limpido cit1·ìno. La mucosa dei grossi e medi bronchi arl'ossata e coperta di muco tenue e sanguigno. Poca anti'acosi nei ganglii peribronchieli. Nel pericardio una disc!'eta quantità di liquido. L'epicardio opalescente: pervie :e corona1·ie con qualche ecchimosi lun go il lo!'o decorso. Il miocardio globoso ìn diastole con apice smozzato: con<sistenza delle pareti molle, edematosa. Alla sezione le cavità piene di s angue e di coaguli flbrinosi preagonici; integro l'endocardio e l'apparato val volare. Sulla s uperficie di taglio una sleatosi ad isole g iallo·pallide, lucenti, più imponenti nelle pareti · venlrico lari di sinistra e nel grosso papillare. Punti sparsi di congestione dei piccoli vasi o di fini:osime emort'agie. Milza gl'ande, congesLa, con polpa abbondante. Fe ~ato con stnsi venosa; reni con g esti e tor·bidi ; nulla agli altri visce!'i. N el piccolo bacino una discreta quantita dì liquijo sieroso. Diug nosi anatomica·: T onsillite necrotica-s up pu raliva; tracheo-broochite acu la e miocardite parenchimatosa. Causa della morte fu l'insu!lìcienza del cuore, donde l'edema cutaneo e la legf!iera idropeascite. . Le ricei·che batteriologiche e culturali fllrono condotte con i metodi soliti di tecnica giA descritti nel primo caso e che per brevità si pos~~no o mettere. A noi basta di accennare che lo slreptococco isolsto allo stato di assoluta pul'ezza dalle tonsille e dai bronchi, el'a di un~ virulenza squisita per il coniglio, eh~, inoculato alla dose di 2 c.c. di una brodo·cultura di 24ore nella vena mar( t ) T A LLQVIST. - Uwer clie Binwirktmg von Slrtplokokke» und ihret· Toxine tmf den Htrzm~<skel. ( Zieg~r·.s Bei:rti"gt, !5, 1899).


42-1

SU LLA M IOLIS I TOSSICA DEL CUO RE

gì nale delrot'ecchio, moriva in meno di due giorni con setti~emia e localizzazioni multiple al cuore ed al rene in forma di infarti e di ascessi migliari. Dalle cultu re prelevate dal miocardio e dalla milza, non si ebbe sviluppo di sorta. Esame istologico. A presci ndere dalle alterazioni delle tonsille a forma di infiammazione s uppura liva con streplococchi numerosi e resistenti al metodo eli Gram; e da quelle dei bronchi di identica natura, cioè di bronchite catarrale, pet• le quali non è più luogo di diffondersi in descrizioni dettagliate e minute, mi basta ora riferire sui reperti istologici del miocardio. A piccolo in g randimento focolai emorragici numerosi ed estesi fra le flbt·e muscolari ed un ingorgo dei vasi. Nessuna cellula globulifera. Gli spazi interflbrillari alla rgt~li, ampiamente comunicanti per frattura delle fibrille e delle cellule muscolari (Frag-mentatio cordis). Con il metodo di Marchi ar;.pare molto evidente la s teatosi limitata a quei punti o gruppi di flbl'll che con le ordinarie colorazioni nucleari hanno ancora conservala la struttura istologica normale. l n allre parLi la degenerazione è necrotica a forma di mio lisi, con intorno veste zone emorragiche. Non si notano focolai di infiltrazione parvicellulat·e, né au· mento dd conneUivo inters tiziale o di quello dell'awentizia dei w~si. Quindi la lesione fu pUl·amente degenet·ativa, parenchimatosa, di origine pu1•amente tossica a decorso rapidamente mortale. Forse questi focolai di de· g-enerazione ad inrezione avanzata o per successive intossica·doni, avrebbero potuto farsi centro di una attiva leucotassi positiva, onde la possibilità di sostituzione di un'infiammazione ad una degenerazione. II fatlo avt•ebbe delle analogie nelle dermalomiosili degli individui diabetici, e fu possibile ad osservarsi anche nel miucardio in certi periodi di infezioni varie: da Mosler e R osenbach nella difterite, da Zenker ed Hayem nella febbre tifoide. Vol endo addivenire ad un riassunto sintetico dei nostri casi, possiamo dire èhe una tossina da streptococco si localizzò sul miocardio dando luogo .ad una necrosi p er un processo di lisi (Myolisi tossica) che ha un riscontro in altri tessuti, come nel fegato per l'intossicazione da. fosforo o per ittero grave ; nel sangue per sieri emolitici o per fermenti batterici, ad esempio, da proteo volgare, da bacillo difterico e da bacillo fluorescens Jiquefaciens. Ma il t empo e le modalita d'azione delle tossine furono diverse nei due casi: nel primo, gia in processo di miocardite callosa, al fatto degenerativo s'aggiunse una reazione infiammatoria; nell'altro la lesione della cellula muscolare si fece rapida con funzione di questa rapidamente spenta. • In ambedue ragg iunse un grado di potenza che valse a determinare le alter azioni del miocardio estese e gravi fino a produrre la paralisi cardiaca. • A l mio maestro prof. Foà ed al Colonnello Griggi, direttore dell 'ospedale mìlìtare di Torino, 1 llliel ringraziamenti per gli obbliganti aiuti e consigli. Torino, gennaio 190G.


42ò

DETERMINAZIONE NUMERICA DELLA INTENSITA DEl TONI CARDIACI

Memoria letta nella conrerenza scientillca tenutasl nel mese di F~bbraio 1906 all'Ospedale ~lil i tare dì Novara dal dott. Baaie ro Papale, ten ente medico.

!MPORT.ANZA DELLA RICERCA DELL'rNTE~SITÀ DEI TONI. --Lo studio della

intensità dei toni cardiaci, a torto trasandato da molti clinici, ha una grande importanza pratica, tanto per la diagnosi e la prognosi delle malattie cardiache, per le loro modifì.cazioni durante il decorso, per lo stato generale dei cardiopn.tici; quanto in molte circostanze non lievi in cui può trovarsi il medico militare, che riveste principalmente la carica di perito. Accade piì1 volte infatti ricevere alla vi"Sita medica soldati che, dopo marce piuttosto lunghe o dopo altre rilevanti fatiche, accusano un malessere generale, e che spiccatamente riferiscono al respiro ed al cuore. Visitati con cura, si riscontra sovente un cuore sano all'apparenza e nulla di anormale agli organi respiratori. Ed ecco sorgere il dubbio, la lotta della coscienza col dovere, ~ella disciplina col timore di nuocere. È malattia o simulazione? Chi sa! Ormai è tutto rifatto l'importante· capitolo della medicina legale militare riguardante la. simulazione, e ricordo sempre le severe ·parole <:an cui il mio maestro, il maggiore medico prof. Edmondo Trombetta., nelle sue lezioni di medicina legale condannava le antiche, brutali trovate, che avrebbero dovuto smascherare il simulatore. Forse un modest-O contributo allo sviluppo di questa riforma sarà dato dallo studio delle incipienti cardiopatie e delle cardiopatie da sforzo, rivolgendo la. nostra attenzione alla. intensità dei toni cardiaci. L a minima variazione di tale i.ntensità. non può assolutamente es· sere rilevata da orecchio clinico nudo, per quanto sia raffinato, manifestandosi il disturbo, come dimostrerò appresso, soltanto nel rapporto dei singoli toni tra loro. Non sono io certamente il primo a studiare tali variazioni, nè ad ide~re un apparecchio misuratore dei toni ; ma


DETERYI::iAZIONE NUII!ERICA

ho cercato di stabilire quale tra quelli finora esistenti possa meglioessere utilizzato, e come possa rispondere allo scopo. STETOFONO~t ETfW

GAERTNER- BETTELB:Ent. - L'Hes~ler, il Moeli, il Vierordt, il May ne tentarono più volte di stabilire quale gradazione avessero i vari toni dei diversi focolai relativamente alla intensità; e non è molto Gaertner e Bettelheim, fondandosi su due principii di fisica, ideo,rono uno strumento molto a,d atto allo scopo. Le dtl!e leggi . . s1 enunciavano: l Quando nella continuità di un tubo acustico, fatto di materiale compatto, s'intercala in un punto a piacere un pezzo lungoparecchi centimetri di un tubo di caotttchouc molle, si ha la propagazione dei rumori solo per la colonna d'aria interna al tubo e non per la sua parete. 2°) Modificando la colonna d'aria si ha una variazione nella propagazione del rumore o del suono. Dapprinci pio provoearono la modificazione della colonna d'aria e 0

)

quindi l'indebolimento v la soppressione del rumore con lo stabilire delle stenosi nel tubo solido, intercalandov\ un pezzo simile ai diaframmi a disco dei vecchi microscopi. Ne risultò uno strumento troppocomplicato e di dif'licile maneggio; per la qualcosa cercarono di modificare la colonna d'aria mediante nn'incisnra laterale al tu.bo metallico, e costruirono lo stetofonometro, che neanche corrispose esattamente allo scopo. fhETO:o:COP!O 0ERTEL-BOCK. - L 'Oertel allora ed il B ock di Monaco, lo modificarono, e costruirono uno stetoscopio nuovo che si compone di t re parti. (Berlin. klin. lV'ochen.~chr., 203) . I) U n imbuto ~i ebonite che si applica al punto di ascoltazion~ e che si adatta ad: II) Una parte mediana, }g, quale consiste in una serie di tubi disposti nel seguente modo : Due tubi eli uguale lunghezza sono introdotti l' uno nell'altro e portano entrambi una finestra di una data ampiezza. E ssi g irano lungo un asse vertica le di modo che la finestra dell!uno possa essere ristretta e persino occlusa dalla parete integra dell'altro. Una scala millimetrica segna la larghezza della finestr a, che, come h o detto, può ampliarsi e restringersi a piacere. Questi d11e t.ubi sono avvolti da un terzo eli ll!lnghezza metà dei primi, che può scorrere con leggiero attrito in alto ed in basso, accorciando ed allungando la detta finestra. Anche la lunghezza dell'apert.ura può segnars1 per un'altra scala millimetrica..


DELLA INTENSITÀ DEI TONI CARDIACI

427

III) A questa parte mediana si aggiungono due tubi di gomma terminati in due ulive, che si introducono nei meati uditivi esterni. È facile comprendere come la variazione della ampiezza della. "finestra faccia variare la dispersione delle onde vibranti, la quale, se è completa, produrrà la. scompa.rsa totale del tono. Un tono forte, in~ tenso meno facilmente potrà annullarsi per quell'apertura che annulla un tono meno forte: è quindi necessario aumentarlo finchè esso scompa.ia. del tutto. Proprio di questo punto noi dobbiamo tener conto, poichè è quello che ci indica esattamente la intensità del tono; e, poichè l'apertura presenta in alto e di lato, una scala millimetrica, col moltiplicare il numero dei millimetri che segna la larghezza della fìnestra con q nello che ne segna la lunghezza, noi avremo numeri-

camente l'equivalente del tono, cons1rlerato nella sua intensità. Feci costruire qnesto stetoscopio ma, praticando tale esame nello ospe~ale militare di Napoli, anche con l'apertura di un solo millimetro, non ascoltavo più quel tono che chiara-mente percepivo allorchè lo strumento era completamente chiuso. Ripetendo però la. ricerca su me stesso, nella mia camera ad alta sera, allorchè era circondato da un silenzio quasi completo, riscontrai che veramente i toni s'indebolivano allorohè aumentavo l'apertura; però non giunsi mai a stabilire con precisione il punto in cui scompariva il tono . Lo strumento era malagevole ad usarsi, poichè nel muovere i tubi tra loro la finestra di apertura s1 modificava a sbalzi trol?po grossolani. MoorFIOAZIO~ I

'l'ale inconveniente l'incontrai in ogni ricerca e fui costretto a modificare lo strumento, stahilendovi due movimenti eli precisione: il primo cioè quello di rotazione dei due tubi interni ;1-B (vedi :figura annessa) l'ottenni, saldanno all'estremità del tubo B, dalla parte dell'imbuto · di as<'oltazione nn anello dentato, il quale riceve il movimento di rotazione da una vite perpetua mossa da un bottone a). Il secondo cioè il movimento di trastazione del tubo C l'ottenni saldando lungo la parte posteriore· del detto tubo, ed al centro della superficie estenla un'asta dentata che riceve il movimento da un rocchetto mosso da un bottone b). Notai inoltre che variando la pressione dello strumento sul sito di ascoltazione, variava anche il risultato della ricerca; se però lo poggiavo leggermente, avveniva che talvolta il margine dell'imbuto si sollevava dalla cute risultandone una di~;>persione di suono, tal'altra scivolava dal focolaio d'ascoltazione specialm.e nte quando non si manteneva il soggetto in posizione supina. ,Adattai allora all' imbuto PERSO::'i.AI"I

ALLO STnmrENTO. -


428

DETER:UINAZIONE NUMERICA

dello stetoscopio un anello di gomma che impedisce lo scivolamento e fa da cuscino elastico allorchè. si comprime in certo modo lo strumento.

Apportate tali modifica.zioni che mi sviarono questi inconvenienti, c-ercai di stabilire : a) il rapporto normale di tutti i toni autoctoni e propagati ; b) di quali toni noi possiamo servirei; c) come tale rapporto si modifica negli ammalati ; d) come meglio dovremo usare il nuovo strumento. Nelle numerose ricerche eseguite su soldati sani notai sempre un rapporto costante fra. gli otto toni, e ritrovai numericamente esatta la scala del Castellini. Riporto qui alcuni dei risultati ottenuti: l. Lanti Agostino, cavalleggieri di Foggia. 44 - 2° tono sulla mitrale 12 l 0 tono sulla mitrale lo :. » tricuspide 32 - 2• • • tricuspide lO lo 20 • 26 aorta 6 • aorta • " p » » pulmonare 6 - 20 • • pulmonare 22 RAPPORTO NORMALE DEI TONI AUTOCTONI E PROPAGATI. -


DELLA INTE~SIT~ DEl TO~l CARDIACI

2. De Luca Filippo, soldato del 45• fanteria. l • tono sulla mitrale 40 - 2° tono sulla mitrale l • :. ~ tricuspide 30 - 2~ » :. triouspide lo • :. aorta. 6 - 2° » » aorta lo » » pulmonare 4 2° • » pulmonare

4~9

lO lO 24: 18

3. Splendi Soe1·ate, cavalleggieri di Foggia.

r tono sulla mitrale l • ,. lo » l0 »

» '>

»

86 - 2° tono sulla mitrale tricuspide 40 - 2" » » tricuspide aorta. lO - 2° » » aorta pulmonare l O - 2" ,. » pulmona.re

14 lO 30 24

4. D'Alessandro Vincenzo, cavalleggieri di Foggia. l o tono sulla mitra.le 30 l" » » tricuspide 20 l" » » aorta l" .,. >> pulmonare - -

2" tono sulla mitra.! e 2• » » tricuspide 2" » » aorta 2° » » pulmonare

lO 8 20 18

5. Roattino Francesco, soldato della 10" compagnia di sussistenza .

l" tono sulla mitrale 128 - 20 tono sulla mitrale lo » » tricuspide 70 » 2" » tricuspide l" lo

..

,.

»

»

aorta pulmonarè

20 6 ').• 4-

ecc. ecc.

~

»

•

» »

aorta pulmonare

4

lO 56 3-:1:

\

Da queste ricerche risulta: a) Che il tono più ~orte è il r tono sulla mit rale mentre il più debole è il l 0 sulla pulmonare ; b) Che il lo tono tricuspideo segue il 1" mitralico; c) il 2° tono aortico è la metà circa del l 0 mitralico ; d) Che il 2° pulmonare. è meno intenso del2° aortico; infatti dalla media generale ho avuto: l n tono sulla mitra.le GO l0 » • tricus p i de 35 2" » • aorta 30 2° » » pulmonare 22 -

'

2• tono sulla mitrale 2• » » tricuspide 1° » • aorta 1• » ~ pulmonare

9 7 5 2

Dr QUALI TONI PossuAro S ERvmc r . Ottenuti questi risultati sui normali, ho cercato l'intensità dei toni sugli ammalati; e prima di ogni altro, mi son domandato se si11. necessario conoscere la intensità di tutti gli otto toni. Il 2° tono mitralico ed il 2° tricuspide, essendo propagati rispettivamente da quello aortico e da quello pulmonare, non potranno


430

DETERMINAZIONFJ NUYERICA

ma1 rivelarci lo stato di q uelle parti che concorrono al1a loro formazwne. Degli altri sei toni-solt.anto quattro io !ho potuto determinare costantemente, poichè il l" aortico e il l" pulmonare, come appare anche dai risultati che ho riportato avanti, molte volte si sperdevano, appena che io interrompevo la continuità del tubo ; per cui fui costretto :a tralasciare questi due toni. Restano quindi quattro toni·: il 1° mitralico, il 1° tricuspideo, il 2h aortico, il 2" pulmonare. Di tutti e quattro noi dobbiamo tener conto; nè so comprendere perchè il Bock ne abbia considerati soltanto tre, trascurando completamente i fenomeni acustici della valvola tricuspide che si ascoltano a primo tempo. Dalla misura della intensita del tono si:stolico, ascoltato sui focolai delle valvole anricolo-ventricolari, noi vogliamo conoscere principalmente la forza del muscolo cardiaco; poichè del coefficiente val volarè e di quello dei tendini papillari (Castellini) noi sappiamo abbastanza Jalla chiarezza e n ettezza del tono. Ora il Bock, pur affermando che lo stato dei muscoli della metà sinistra si riconosca dal l' tono mitralico, ritiene che quello dei muscoli delia metà destra si rilevi dal secondo tono pulmonare, dando così al secondo tono pul monare una facoltà. che non gli spetta punto. Finchè lo si voglia ritenere come indice della 'pressione del piccolo circolo, si può aver ragione, sebbene non in tutti i casi; ma che poi sia capace di indicarci la. forza del vent.ricolo destro, io non lo Cl·edo per niente. Supponiamo infatti che una sten osi mitralica sia adeguatamente compensata dalla ipertrofia del ventricolo destro, di guisa che aumenti t anto l'impulso con cui esso spinge il sangue attraverso la piccola circolazione da vince.re la remora; naturalmente l'urto, pel quale le valvole sex;nilun ari si chiudono, cr esce ed il 2• tono si accentua. I n questo unico caso il 2• tono pulmonare sarà l'esponen te della forza ventricolare, e q~indi dello stato dei muscoli . .Ma, se il vent.ricolo destro uon ha. la forza di superare la resistenza circolatoria in modo du. svuotare il letto Yasàle, e spingere il sangue nel cuore sinistro, l'accen tuazione del 2" tono si aYrà. lo stesso, ed el'lso sarà spiccatissimo. Orbene in tal caso pnr avendo il 2" tono pulmonare. accentuato il muscolo cardiaco nou è affatto più forte del normale. D'altra par te se il ventricolo destro è tanto fia cco, da non sostenere nean che l'apertura delle semilunari per tutto il tempo necessario a che esso si svuoti, se pochissimo sangue potrà spingere nel territorio pulmonare e le valvole si cominciano a chiudere prima che la sistole ventricolare


DELLA INTENSITÀ DEI TONI CARDIACI

431

sia completata, allora l'urto dell'onda determinante la chiusura. deHe semiluna.ri viene a cozzare con la pressione intra.ventricolare, ed il 2° tono pulmona.re non sarà affatto 'a ccentuato, ma si andrà indebolendo fino a scomparire. I n questo caso la debolezza del cuore non si può rilevare dall'accentuazione maggiore come vedemmo pel 2° caso, anzi esso risulterà -dalla debolezza del tono. Pretendiamo dunque riconoscere dal 2° tono pulmonare se il ventricolo destro sia valido o fiacco? È evidente allora che l'intensità del 1° tono tricuspideo ci è di grande aiuto nel giudicare lo stato muscolare del cuore destro; come -quello del 2° pulmonare ci rivela la pressione dell'ambito pulmonare. . Co~l.E TALE RAPPORTO SI MODIFICA NEGLI A)!MALATI. - Assodato quindi quali e quanti toni sono necessarii, per conoscere da una parte lo stato dei muscoli cardiaci e dall'altra lo stato delle arterie, la pressione arteriosa, e gli ostacoli che sorgono nel territorio vasale, ho seguito il comportamento di essi in alcune malattie, mettendo in rapporto gli -equivalenti numerici dell'intensità tonale éon lo stato del polso e la quantità di orina: · 1° CASO cLr:-;rco.- Provitola Giovanni, di anni 47, guardia carceraria. Insufficienza aortica da arteriosclerosi (morbo di Hodgson) in periodo .di scompenso con edema generale ed asma cardia~o. Aia del cuore aumentata in tutti i suoi limiti; aia del battito spostata in basso ed in fuori (6° spazio intercostale in fuori alla papillare); tutte le arterie superficiali sono dotate di visibile pulsazione, vivace alle carotidi, più debole alle pedidie. Manca il polso capillare di Quinck, ed il se.gno di Fred. Miiller. All'ascoltazione si nota sul focolaio aortico soffio protodiastolico int.enso, aspirativo e lieve soffio raspante a 1 o tempo. L'intensità dei 4 toni è: .. r tono mitralico . ~8 l" tono tricuspideo . 10 2° tono aortico 50 2° tono pulmonare . G5 Urina nelle 24 ore 620 eme. con g . 1,05 °/ 00 di albumina; polso duro, frequente, ineguale nelle due radiali (differenza di dilatazione dell'aorta ascendente e discendente - Castellini). Drscus,;rONF. DEr~ CASO. -

Indubbiamente il cuore è in uno stato -anormale. Il 2" tono pulmonare è il p iù accentuato, mentre il l 0 tricuspideo, è il più debole. Se ne deduce una remora grave nel piccolo circolo, che il ventricolo destro non è capace di vincere. Trattasi di un edema acuto del pulmone, dovuto:


432

DETERMINAZIONE NUMERICA

a) alla remora sanguigna nelle vene pulmonari, effetto della in-

sufficiente capacità del cuore sinistro costretto ad accogliere il sangue della cavità sovrastante e quello refluo dall'aorta.; b) alla. stenosi pulmonare causata dal cono aortico dilatato; c) all'arteriosclerosi renale. Il 2° tono aortico, in gran parte sostituito da un soffio, è esageratamente rinforzato ed è esponente chiaro dell'arteriosclerosi, mentre il l" tono mitralico ci rivela. con la sua debolezza un ventricolo già fiacco e dilatato.

Cura.- Riposo assoluto- dieta lattea. Internamente: Joduro di sodio - diuretici. Dopo qualche giorno l'asma diminuisce, si risolvono gradatamente gli edemi, l'urina aumenta fino ad averne circa 4 litri pro die. Cessa. l'ineguaglianza del polso, l'intensità dei toni resta così modificata: 1° tono mitralico. . 36 r tono tricuspideo . 22 2° tono aortico 50 2" tono pulmonare 4:0 L'aumento delle urine .dimostra. clinicamente l'accresciuta velocità della circolazione sanguigna per l'aumentata forza con cui il sangue è spinto nel grande circolo: infatti il l" tono mitralico sale a 36, ma anche lo stato muscolare del cuore destro è migliorato, poièhè il l • tono tricuspideo aumenta di intensità (22), e corrispondentemente il 2° tono pulmonare diminuisce di intensità, pur mantenendosi sempre accentuato. Mi astengo dal riportare i risultati che ottenni dalle ricerche intermedie, poichè lo credo superfluo. Non risulta che una progressione, spesso variabile, verso il rapport.o normale, progressione che risulta chiaramente con questo metodo mentre sarebbe stato impossibile constatarla col semplice udito, non potendo controllare lo stato presente della forza tonale con quello di un altro giorno, se non con un rapporto del tutto mnemonico. Così nei tempi scorsi la temperatura di un febbricitante, raccogliendosi con la sensibilità termica, non poteva paragonarsi con quella di un altro gion10, se non con uno sforzo di memoria per lo più fallace. Alla mano però si è sostituito il termometro, una sensazione subbiettiva è stata surrogata da numeri ; non dovremmo anche per la intensità cardiaca sostituire alla memoria uditiva numeri paragonabili fra loro sempre che lo si voglia? L'ammalato migliorò fino ad ottenere i seguenti dati: l o tono mitralico . 40 l o tono tricuspideo . 32 2° tono aortico 50 2° tono pulmonare . 28 La quantità delle urine fu di 1700 eme. nelle 24 ore. Il rapporto delle intensità dei diversi toni si avvicinò a quello che riscontrasi


DELLA INTENSITÀ DEI TONI CARDIACI

433

nello stato fisiologico, permanendo solo un'accentuazione del 2" tono aortico, esponente di un'arteriosclerosi generale. 2" CASO. -Del Mela. Antonio, caporale maggiore del 45• fanteria, affetto da. poliartrite reumatica e sussegnente insufficienza mitralica, dovute probabilmente a lesioni di continuo deUa valvola, esistendo un bel rumore musicale di pigolìo (fenomeno d~l Capozzi); la successione dei risultati fu : l o tono mitralico 25 - l " tono tricuspideo 18 2 marzo 1905 2" aortico 7 - 2~ • pulmonare 28 18 marzo 1905 l " • mitralico 30- 1° » tricuspideo 25 20 • aortico 13- 2° pulmonare 20 ,. l'' )) mitralico 30 - l " 22 marzo 1905 tricuspideo 32 20 » aortico 13- 2° )) pulmonare 18 con prevalenza stabile dell'accentuazione dei toni del cuore destro. Il 25 ·marzo è inviato al corpo, m attesa dell'esito della subita rassegna. ))

..

3° CASO. - Querci E duardo, caporale 45° reggimento fanteria, affetto da. poliartrite e susseguente miocardite, presenta: 1• tono mitralico 15 - l " tono tricuspideo 42 2° » aortico 28 - 2• • pulmonare 35 il 22 aprile 1905 è inviato al corpo in attesa dell'esito della subita rassegna. 4" CASo. - Garofano Antonio, soldato 46• reggimento fanteria, presenta a riposo 110 pulsazioni della radiale e 180 dopo un giro di corsa per la sala. l • tono mitra lico 82 - l • tono tricuspideo 20 65 - 2• ,. pulmonare 28 2" » aortico Si rileva un'ipertrofia. del ventricolo sinistro ed un ostacolo nel Circolo pulmonare. È rassegnato il 5 magg1o 1905 per cardiopalmo. 5• CAso.- Riporto un caso alquanto singolare che dimostra chiaramente come questo stetoscopio noti sensibilmente ogni piccola variazione della intensità dei toni cardiaci. A v evo ricercato la forza dei toni in una donna ricoverata. nell'ospedale Incurabili (II sala) ed il risultato era stato come quello che ricavai dai sani: l • tono mitrale 62 - 1o tono triouspideo 40 2• » aortico 24 - 2° >> pulmonare 18 !8 -

Giortlt~le medico.


434

DETER~ti~AZIO);E

:snLERICA

Questa donna 'tempo fa fu operata di stafìlectomia per affezioni al palato molle. Dopo pochi giorni della mia ricerca costei corse pericolo di morir~ soffocata per spasmo della glottide i aiutata in tempo, s1 risollevò alquanto. Ripetetti la ricerca e trovai: 1o tono mitralico 70 - l o tono tricuspideo 4d 2° c: aortico 26 - 2° • pulmonare 50 Il ~ tono pulmonare era aumentato quasi del triplo; la pressione quindi del piccolo circolo si era elevata. Il disturbo rapido, intenso della respirazione fece ad un tratto diminuire l'ematosi, per cui sorsero >arie cause di aumento della pressione nel piccolo circolo. L 'accumulo di acido carbonico o la scarsezza di ossigeno dovette produrre un anormale eccitamento dei centri va.somotori, che esplicandosi con la contrazione rapida. di. tutte le piccole a neri e, e tra queste delle diramazioni dell 'arteria pulmonare, fu causa di elevazione della pressione nel territorio di essa. Di piu quel sangue dispnoico per l'all!mentata viscosità non potette sorpassare il sistema capillare: formando una seconda causa di aumento di pressione nell'arteria pulmonare. E finalmente la. diminuita espansione del torace, dovuta allo spasmo della glottide, riducendo il letto >asale per la retrazione del pulmone, fu l'ultima causa dell'aumento di pressione e quindi dell'accentuazione del 2• tono pulmonare. L'ammalata fu operata di tr:acheotomia, dopo la quale il rapporto dei toni ritornò al normale. l" tono mitralico 48 - lo tono tricuspideo 45 26 - 2• » pulmonare 22 2° » aortico 6• CAso. - Oonigliaro Francesco della l()o compagnia ~ussistenza.. Nel maggio ultimo scorso, dopo una insolita marcia alquanto l unga., accusò disturbi del respiro e del cuore. Esaminatolo accuratamente non rilevai alcun dato patologico. All'osservazione però della intensità dei toni, riscontrai: l" tono mi tralico 28 - l " tono tricuspideo 22 2" :~> aortico 30 - ~ :. pulmonare 34 dopo due giorni di riposo ebbi: l " tono mitra.lico 35 - l 0 tono tricuspideo 30 2" :. aortico 26 - 2° » pulmonare 23 l'esentai per un mese da ogni servizio gravoso e lo sottoposi ad Ul" cura ipodermica di citrato ferroso ammoniacale, anidride arseniosa e nitrato di stricniua. Non ba pii1 avuto alcun distmbo ed ha preso parte alle grandi manovre.


DELLA INTENSiTÀ DEI TONI OARDIAOI

435

Conclusioni. Con questa breve esposizione dei principali risultati ottenuti dalle mie ricerche concludo: l ° Che il rapporto della. intensità dei va.rii toni cardiaci è rilevabile solo grossolanamente dall'orecchio nudo, mentre questo steto·scopio fa risultare le minime variazioni dell'intensità. dei quattro .toni, sufficienti a dare un giudizio dello stato del cuore; 2• Nell'uso di tale strumento è indispensabile un silenzio quasi ·assoluto nell'ambiente, altrimenti i rumori esterni di~turbano l'ascol-tazione; . go È necessario che si abbia un certo esercizio e più di ogni :altro una grande pazienza; 4° Si ascolti prima con la finestra dello strumento completamente chiusa, e posoia gradatamente la. si apra; ripetendo poi Pespe:rimento con la finestra del tutto aperta, · chiudendola a poco a. poco fino a. sentire il tono. La media dei due risultati darà l'equivalente -numerico dell'intensità. tonale; 5° Nessun errore può sorgere della differenza di udito·da osser-vatore ad os3ervatore; poichè come ho già. detto non è l'equivalente di ciascun tono che ha importanza, ma. il rapporto tra l'uno e l'altro. Che se il r tono mitra.lico che io ascolto con un'ampiezza della. lìnestra dello stetoscopio, poniamo, di 50 mm. è ascoltato da. un altro con quella. di 25 il rapporto di questo l o tono mitralico al 2• tono .aortico sarà. sempre del doppio, e la deduzione sarà in tutti i modi la stessa; 6° Lo studio del rapporto dei toni ci fornisce dati in gran parte .sicuri per rilevare le cardiopatie transitorie ed incipienti. Napoli, dicembre 1905.


436

NUOVO STETOSCOPIO INTERCOSTALE Ideato dal Dott. VITI'ORIO P .!SQUALI (Brevetto n. 80970)

Il dott. cav. Pasquali, che appartenne al nostro Corpo sanitario !asciandovi ottima memoria di sé, ha idealo un nuovo stetoscopio allo scopo di renderne più facile ed esatla l'applicazione negli spazi iotercostali ed infraclavicolari~ anche nelle persone mo)lo denutrite aumentandone così il valore acustico. F(9.c

Le modiflcazioni introdotte dall'A. allo stetoscopio comune si rifel'iscono· sia al piede che al padiglione dello strumento. Come si rileva dalle unite figure l'A. ha dato al piede (fig. B) una forma leggermente convessa, rettango~ lare, a doppio piano, dei quali il più basso, cioè quello più prominente è più strett.o in modo da infossarsi perfettamente negli spazi intercosteli, mentre il . piano soprastante più largo viene e.d appoggiare sulle due coste limitanti, e


NOOVO STETOSCOPIO INTEhCOSTALE

437

l'apertura dello stetoscopio è di forma ovalare. AL padiglione ha dato invece la ror·ma stessa del padiglione dell'orecchio, per modo che questo vi si possa adagiare in modo perfetto con esatta corrispondenza dell'aperturll dello stetoscopio colla conca dell'orecchio. Fig. A, n. 1. Questo stetoscopio corrisponde perfellamente allo scopo che l'A. si é prefisso, e riesce utile in modo speciale per l'esame del cuore, per cui é assai raccomaodabile e ne va data lode all'A. Il padiglione però richiede una certa abitudine nell'uso dello stetoscopio perché prontamente vi si applichi l'orecchio esattamente, ma l'A .• pel' coloro che per. detta ragione lo giudicassero incomodo, ha pure adottato altro modello, il quale, a dd'ferenza del primo, come dalle figure C, ed a, b, é cit·colare ed ba la concavità corrispondente all'apertura dello stetoscopio, centrale anziché periferica. Per maggiore comodi Là lo sleloscopio puo essere diviso in tre parti, riuscendo cosi tascabile come un piccolo portamonete. Il padiglione, come dimostra la figura C, può anche esser e, per· renderlo tascabile, piegato parallelamente al tubo. Il prof. Bozzolo di Torino e il prof. Fenoglio di Cagliari hanno sperimentato questo stetoscopio nelle loro rispettive cliniche e lo hanno giudica~o bene rispondente allo scopo. L.FERRERO 01 CAVALLERLEONE.


438

CASUISTICA CLINICA

CONTRIBUTO ALLA CASUISTICA DELL' AMBLIOPIA. TRAUMATICA. SIMU LATA, per il dott. Edmondo Troaubetta, maggiore medico. H prof. Oresle Parisotti ha pubblicato recentemente nella Rivista italianadi oftalmologia da lui diretta, ia storia di un caso importantissimo d'ambliopia lrautra lica simulata, che merita tutta la nostra attenzione per l'eventualità dr cas i analoghi nella pratica medico-legale mil•tare, giacché - giova il ripeterlo per· coloro i quali non se ne mostr.ano ancora persuasi - l'ufficiale medico èsoprattutto ed essenzi almen~e un perito io ogni circostanza del suo servizio, e perciò le cognizioni di m edicina legale militare gli son tanto, necessarie quanto· quelle di patologia e di clinica. Ria.ssumo brevemente il caso del Parisotti: Un operaio ricevette un urto violento, per il quale cadde e andò a battere· contr o il suolo la parte destra del capo, risultandone una ferita lacero-contusa nella r egione temporale e frontale, associalo a ecchimosi delle palpebre e della congiuntiva bulba re. La fet•ita fu detersa e suturata immediatamente, e guarì pet• prima intenzio ne: l'occhio fu fascialo; ma, nè allor·a nè al rimuovere la fascia tura nei 9 giorni consecutivi al trauma, si fece attenzione al funziona mento dell'organo. Passate circa tr e setlimane, il ferilo s'accorse di non vedere più distintamente coll'occhio de-stro, e fu allora che, pre..senlatosi a un oculista, si senti rispondere che nessuna lesione era constatabile per mezzo dell'oftalmoscopio. Iu~nto, siccome Je cose andavano peggiorando e cominciavano a insorgere disturbi anche nell'occhio sinistro, il ferito, preoccupato della sua vista e de' suoi interessi, decise di presentarsi al prof. Parisotti, doma ndandogl i di esaminarlo e di r ilasciar gli quindi un certificalo esprimente il risul tato dell'esa·me, che doveva sPrvirgli per esigere dalla Società assicuratrice il giusto compenso. L'esame dei mezzi traspa renti, dei riflessi pupillar i e quello oflalmoscopico riuscir ono assolutamente negativi, menll!'e l'esam& subùieltivo diede il seguente risultato: Visus O. S. L'acutezza visiva non andava di là di 1/ 10 coli~ tavole del Vignes: era di 6/fiJ colle tavole dello Snelle n. Il r isultato era dunque u guai e, per • quanto l'esame fosse r ipetuto più volte con tavole differenti. O. D. La ricerca, pure condotta nello stesso modo, diede, per quest'occhio, acutezza visiva sempre uguale a '!w Usando tutti gli slrattagemmi richiesti dal caso, non si r iusci mai a ollenere r isposte diverse. La facoltà cromatica era pure gr·andemente alterata nell'occhto destro, alquan to nel s inistro: l'esame col cromaloscopio dall'Antonelli diede i seguenti• risultati: O. S. Il verde non era avvertilo affallo; il rosso, a ppena all'apertura di 10;.. il viola, a quella di 7. O. D. Il verde era visto all'apertura di 1i; il rosso, a quella di ~; il viola,. a quella di 4. ·


OASUISTIOA OLINIOA

439

Colpito dalla discordanza notevolissima fra il risultato dell'esame funzionale e l'aspetto del fondo dell'occhio che, nulla rivèlava a carico del nervo ottico, ma non ancora incredulo, poiche l'ambliopia traumatica poteva esistere senza apparenti allerazioni del fondo oculare, il Parisotti procedette all'esame perimetrico, pensando con ragione che se malizia fosse stata nell'individuo durante gli esami precedenti, questa non riuscirebbe a nascondersi in questa prova decisiva. Nei due primi esami, eseguiti con un intervallo di alcuni giorni, la forma del campo visivo era veramente caratteristica delle forme d'ambliopia trau· matica, ossia ristretta in modo pressoché regolare : tuttavia, nel secondo esame, l'osservatore fu impressionato da un atteggiamento per sé stesso insignificante dell'individuo. Mentre ordinariamente, durante la ricerca peuimetrica, tutti i pazienti stendono le braccia sul piano della tavola che sorr egge il perimetro, il ferito teneoa le mani appoggiate sulle ginoechia sotto il piano della taoola; la qual posizione .non naturale indusse il Parisolli a fare, dopo tre gioroi, un nuovo esame, invitando il paziente a tenere come tutti fanno, le braccia sulla tavola. Lo sconcerto - di-ce l'autore- si manifel'tò subito s111l suo volto, e insistette nel dire che la posizione primitiva gli era molto più comoda; ma accorgendosi che a nulla avrebbe valso la sua insis tenza, prese la posizione indicatagli dall'osservatore. Quale non fu la maraviglia di quest'ultimo quando vide delinearsi, nel nuovo esame perimelrico, una forma di campo visivo che non aveva più nulla che fare con quelle ritratte negli altri due esami pr ecedenti, e quando s'accorse ehe il campo visivo di destra era quasi identico a quello di sinistra! Non nasco!>e al paziente la sua maravi:zlia, ma questi disse con molta pronteu:a che tale differenza doveva dipendere da un certo sLato di agitazione che sempre risentiva ogni volta che teneva le braccia in quel modo dopo il traumatil'lmO soffer to; aggiungendo come egli fosse pur costretto a mangiare io una pClsizione speciale, non appoggiando, cioè, le braccia sul tavolo'; e che, anche nello seri vere, doveva ricorrere a qualche artifizio perché gli a va m· bracci non posassero sulla tavola. 11 P a risotti finse d'acquietat•si alle spiegazioni addotte dall'individuo, ma volle, seduta stante, una riprova del fatto, e facendogli prendere la posizione che aveva mantenuta nei primi due es11mi, ricominciò la ricerca. Era già quasi al termine dell'esame dell'occhio destro, e lo schema si presentava quasi identico a quello ottenpto nei due primi esami, quando fingendo che gli cadesse in terra una matita, che appositamente aveva presa colla mano sinist,·a, il Parisotti si chinò rapidamente per vedere quale posizione avessero le braccia dell'individuo ora divenutogli sospetto, e potè accertare che egli teneva il braccio sinistro disteso sulla coscia sinistra, mentre l'indice e il medio della mano destra poggiavano col polpastrello nel punto ove si tasta la radiale per esaminart3 il polso. Per non insospellire il simulatore, egli tacque e continuò l'esame ricavandone due schemi. uguali in tutto e per tutto a quelli dei primi esami : allora finse di mostrarsi convinto del danno sofferto per il lraumatismo e invitò l'interessato a venire a ritirar~ il certificalo dopo alcuni giorni. In codesto frattempo, gli fu possibile accertarsi che, in trattoria , il simulatore mangiava tenendo le braccia come tutti le tengorio, vale a dire appoggiate sulla tavola, e che, nello scrivere, dava alle bracciala J:.Osizione che si vuoi dare da tutti. Ri presentatosi qualche giorno piu tardi il simulatore per ritirare il certificato, il Parisottì lo sottopose a un nuovo esame del campo visivo acce· lerando il movimento del porta-oggetti sull'arco perimetrico, e allora venne


440

CASUISTIOA CLINICA

fuori uno schema che non concordava più affatto con quello del primo, se· condo e quarto esame, ma era molto più risLretto. Convinto in modo assoluto della simulazione e dell'abililà non comune spiegata dall'individuo per rendet·e conforme alle sue asserzioni il risultato d'un esame che si è !'empre creduto sottratto al dominio della volonta, il Parisotli rifiutò naturalmente il richiesto certificato e disse al simulatore; confuso e stupefatto, qual era il mezzo da lui adoperato per trarre in inganno l'osservatore. L'indi· viduo, pregando e scongiurando di non svelare ad alcuno l'accaduto e promet· tendo di non insistere oltre nelle sue pretese, fece una confessione completa raccontando che, edotto 8ul modo di fun:;ionare del perimetro e sapendo che questo strumento svela la simulazione perché non si può riuscire a ricordare il punto al quale si è detto di vedere in un precedente esame, nella prima oss:er· vazione aveva cont.ato le baltute del polso, dopo le quali accusava di vedere l'og· getto in ciascuna posizione del perimetro, e aveva fissato in mente codesto numero accanto al numero di posizione del perimetro stesso. Ma come sapevate voi- domandò immediatamente il Parisotti al simulatore -a qual punto dovevate dire di vedere nel primo esame, per dare agli schemi del campo visivo quella data forma che per voi era l'iniziale? E se io, nei diversi esami, avessi cominciato le osservazioni con posiz·oni dilf~renLi dell'arco pe· rimetrico?- A tale domanda egli rispo!ie che era pt·eparato a tullo: sapeva a quante battute di polso doveva dire di vedere in ciascuna posizione del perimetro, e aveva numet·ato io mente fino a 12 posizioni dell'arco- ossia per lo spostamento di 15 in 15 gradi - prendendo per punto di partenza l'estremo inferiore del meridiano verticale principale. È superfluo aggiungere che, ripetendo -tutto l'esame funzionale dopo questa scoperta, l'(lsservatore trovò V = 1 in entrambi gli occhi, d normalissima la facoltà cromatica. Come si vede, la frode di quell'operaio fu molto ingegnosa, dirò perfino scientifica; e ben s'appone il Parisotti supponendo che l'individuo fosse stato istruito da un indegno mestierante, il quale, per ver!{ogna nostra, appartiene con ogni probabilità alla classe dei medici; ma non meno accorto fu l'osservatore nello svelare la frode, basandosi sullo studio diligente e minuto dei varii atteggiamenti dell'osservato, i quali, infatti, debbono sempre essere op;· getto dell'attenzione del perito, a cui nulla - assolutamente nulla - deve sfuggire, neppure ciò che parrebbe a primo aspetto insignificante. A que~to proposito, io ricordo un caso simile occorsomi nella pratica privata, e che riferisco qui brevemente perché esso mi darà modo di far menzione di due mezzi di sorpresa, che sperimentai più volle utilissimi nelle simulazioni del restrir.gimento del campo visivo. Si trattava ù'uu operaio, il quale, aveudo dportato un non grave trauma· tismo alla regione frontale, si presentò al mio esame accusando una diminuzione d'acutezza visiva così notevole in entrambi gli occhi da permettergli a male pena di dirigersi da solo. Come nel caso del Parisolti, l'esame oftalmo· scopico era ne~alivo; e, pet' giunta, non riuscii a constatare alcun'allerazione del senso cromatico: non mi restava più che la prova pet·imetrica, a cui annetto sempre un gran valore in tutti i casi d' isLero·traumatismo, e la eseguii con ogni attenzione e con ogni scrupolo, senza dar troppo peso al dubbio di simulazione, che giA cominciava a farsi strada nella mia mente. Lo schema che neri· trassi (col perimetro del Landolli era veramente caratteristico d'una nevrosi trau·


,. OASUISTIOA CLINICA

441

matica: consisteva cioè. in un circolo quasi perfe tto che non andava oltre a 20°; e tale lo ritrovai nei quattro esami che feci nei giorni suucessi vi, sal vo lievis:~ime differenze di pochi decimi dì grado. Se non che, l'aspetto sospettoso dell'mdividuo e una strana fìss1tà del suo sguardo sulla mia persona mentre io stava. eseguendo l'esame per imetrico, mi ribadirono sempre più nell'animo il primi tivo dubbio di simulazione, a l quale non m'ero potuto sottrar re neppure dopo una ser ie di prove che dovevan a ppa rire abbastanza -convincenti. Decisi perciò di ripetere la detèrminazione del campo visivo, prima colla prova dello Schmidt-Rimpler, e poi con quella del Wilbrand, che raccomando vivamente per la loro semplicità e per la sicurezza dei loro risultati. Eccone in breve la descrizione: t• Metodo dello Schmicll-Rimpler . - Consi!>le nel ripetere la determinazione del campo vis ivo applicando dinanzi all'occhio del pa ziente un prisma di 30• a base in dentro. In tal modo, si sposta l'immagine dell'oggetto di prova - che è stato visto precedentemente sul limite periferico del ca mpo visivosopra una. zona retinica situata molto al dì là di codesto limite, e che il paziente non può nè deve indica re piu come sensibile. (È oppor tuno, come consiglio lo stesso Schmidt-Rimpler, di lasciar entrambi gli occhi ape1·ti, per impedire che, per effetto del prisma, il punto di fissazione centrale sia anch'esso spo11tato verso la periferia; il qual fatto produrrebbe una deviazione corrispon-dente dell'occhio esaminato per màntenere il punto di tls~azion e suLla macula lutea , e infìrmerebbe, per conseguenza, og ni r isultato). 2° Metodo del W ilbrand. - Consiste nel fissare alla colonnella di sostegno (!eJI'appoggia-mento un filo nero da cucire, di lung hezza ug uale al doppio della distanza che intercede fra l'occhio e il punto di fissazione. All'estremità libera di q uesto fìlo, si assicura una pallottola bianca (o un disco di carta) di dimen-sioni doppie di quella usata come oggetto di prova, e la si a ttacca a un capo d'una hacchetta di ferro, ner a e sottile, che, dall'altro capo, è tenuta dall'osservatore. Inoltre, dal lato delle sue facce laterali e posteriore, il perimetro -dev'essere ricoperto da uno schermo di stoffa nera, allo scopo d'impedire la fissazione di qualche punto di ritrovo a cui il paziente possa limitare l'esten-sione del suo campo visivo. In una prima seduta, si farà la determinazione perime trica nelle condizioni ordinarie d'esame: il giorno successivo, si eseguira fa prova per mezzo dello stesso perimetro, a cui però si sieno a ggiunti il fi lo e lo schermo ; ricordando che se si vuoi esaminare, per esempio, il meridiano vertice le d'un occhio, si dispone l'arco perimetr ico in senso orizzontale; e, m e ntrA il paziente jl:Jsa il punto centr ale, si sposta la pallottola, o il disco di ~rta, secondo il meridiano verticale dalla periferia verso il centro. Si ferma l'oggetto di prova nel punto in cui il paziente dice di cominciare· a vederlo, e p oi, ricondotto lentamente l'arco di contro al filo nero, si nota il g rado con ~ui quest'ultimo viene a coincidere e si segna sullo schema il limite del campo visivo. Se non .v'è simulazione, i limiti così trovati nei vari meridia ni devono naturalmente corrispondere a quelli del primo esame, perché le dimensioni del· l'ogge tto di prova son aumentate di pari passo colla sua dito1lanza dall'occhio. Orbene, tanto col primo quanto col secondo mezzo di sorpresa, ottenni nel tnio es so due schemi totalmente diversi da quelli dei primi e!'ami; e cioè, colla prova dello Schmidt-Rimpler, un campo visivo mediocremente r istretto da l lato nasale~ ma tutt'altro che circolare, e, colla prova del Wilbrand, un campo visivo quasi completamente norma le .


442

CASUlSTICA CLINICA

A questo punto, sicuro di trovarmi di fronte a un simulalore, e curiosb di conoscere come egli avesse architellato l'inganno,gli posi :soU'occhio i vari diagrammi del suo campo visivo cosl discordi fra loro, e gli dimostrai senz'altro che essi costituiva no la prova più chiara e lampante della sua mala fede. Allora, precisamente come nel caso Pari~·>tli, il s1mulatore si diede per vinto, e, dopo ave1·mi promesso di non insistere più oltre nena fr·ode, mi confessò che, istruito da una certa persona circa l'importanza del restringi mento del campo visivo nelle nevrosii traumatiche, egli aveva scelto, durante gli esami perimetrici, due punti di ritrovo rappresentati dai bottoni d'osso sovrastanti ai due taschini laterali esterni della cappa bianca ch'io indossaYo nel laboratorio, e che cor rispondevano a circa 20° della graduazione del perimetro. Aggiun!'e che la prova dello Schmidt Rimpler aveva cominciato a disorientarlo alquanto, non tacendo però che, essendosi reso conto dell'azione dei prisma, t~veva già pensato di contrapporre, in un altro esame, una nuova frode. a quello straLtagemma: ma il colpo di ~razia gli era stato dato dalla prova del Wrlbrand, in cui, perduti di vista i punti di r itrovo a cagione dello schermo nero che mi Rottraeva quasi completamente ai suoi occhi, era stato costretto ad affidarsi al caso, che, in verità, l'aveva servito molto male. È appena necessario l'aggiungere che, ripetuto da capo tutto l'esame su.bbiettivo, trovai la funzione visiva in perfette condizioni fisiologiche, come gié a vevo supposto dopo i ri· sultali negativi dell'esame obbiettivo. . Per conchiudere: nella rifìorilura di simulazioni che s'osserva attualmente nell'ambiente bor ghese dopo l'applicazione della legge per g li infortuni sul lavoro, e che avr a fra non molto una seria r ipercussione nell'ambiente militar~. tornando purtroppo a pullulare gli specialisti della fr ode, i quali cercano di estender e di nuovo il loro commercio agl'inscritti di leva e ai soldati, occorre innanzi tullo ricordare che le nevrosi traumatiche e l' istero-Lraumati!'mo ocuJar·e son le l'orme preferite dai simulatori, perchè esse richiedono pochi sacritizi personali e so n tuttora oggellCI di molle discussioni fra gli scienziati; la qual cosa torna sempre di gran vantaggio alla simulazione. In secondo luogo, non bisogna dimenticare che l'P.same perimetrico, il quale parve finora inaccessibile alla frode e perciò di valore grandissimo nelle perizie, è divenuto da qualche tempo un campo aperto agli inga nni, soprattutto in grazia di alcuni psimdo-cotleghi, i quali non s i vergognano d'asservire la scienza ai loro istinti criminali e a i bisogni della loro vita giornali era. Sars perciò buon con· siglio, in tali casi, di ripetere la determinazione del campo visivo seguendo i metodi dello Schmidt·Rimpler e del Wilbrand; come pure di non servirsi esclusivamente del perimetro del Landolt, ma di proceddre a diverse prove com· parati ve coi perimetd del Badai, del Pedrazzoli, del Poligoani, del ParisoUi, ecc., che son meno noli ai profani, e coi quali si l'iuscirà quasi sempre a districare la rete d'inganni tessuta dai s1mulatori. ISTERISMO ED ISTERO-TRAUMATISMO DELL'ORECCHIO, del prof. G. Ostino, capitano medico, libero docente di otorinolaringologia nella R. Università di Torino. Dopo l'esauriente monografia del mio illustre maestro, prof. Gradenigo auricolari dell'islerismo » parrebbe un Cuor d'opera ritornare sull'ar·gomento dell'isterismo dell'orecchio. Ma la clinica trovu cosi fre<• Sulle manifestazioni


CASUISTIOA CLINICA

quanti i casi che non possono essere circoscritti nelle strettoie del trattato che ogni contributo può costituire una pietra all'edifizio di quel determinato capitolo. I due casi che sto per esporrP., offrono dei particolari interessanti, specialmente dal lato diagnostico.

••• 1. P. Umberto, soldato ntll 19 artiglieria, classe 1882, distretto di Firenze. La madre ed una sorella vanno soggelle ad accessi epilettici sotto forma di assen:ze. Il paziente dagli 8 agli 11 anni ebbe frequenti accessi convulsivi, clhe dal medico curante furono ritenuti di natura epilettica. Sofferse ripetutamente di bronchiti e polmoniti e nel 1903 di tiro. Non ebbe mai in precedenza malaUie d'orecchio. Il 24 febbraio 1901 si presenta all'ambulatorio otorinolaringolo~dco della Scuola narrando che la sera prima era stato colto da vivissimi dolori all'orecchio desltro, non accompagnali nè da rumori, nè da vertigini, nè da scolo purulento. All'esame obiettivo si riscontra quanto segue. All'orecchio destro due suggellazioni ecchimotiche sulla .membrana timpatica, l'una che occupa il terzo mediano del manico del martello, l'allra la region~ del triangolo luminoso e più propriamente la base di esso triangolo. Rinite secca a nteriore, fall.'ingite granulosa. La regione mastoidea destra é sede di un dolore spontaneo e provocato: la zona dolorosa si estende inferiormente fino alla metà del collo ed all'indietro è nettamente limitata da una linea che passa per la regione mediana della nuca. I riflessi faringei,. congiunti vali e cr~masterici sono esagerati: notansi diverse zone ipoestesiche sul dorsCl, sugli arti superiori ed inferiori. Esame funzionale dell'orecchio destro: diapason vertice laLeralizzato all'orecchio sano. Rione positivo, orologio percepito per contatto e per via aerea a

~:~~ . Il campo uditivo alla Gradenigo dà le seguenti percentuali:

_ 25 D _ 25 S l _ 23 l 1 _ D o - i - 100 °-100 -wu co -

°

:lO d t _

30 d • _ 33 d , _ 24. d 5 _

l14

tuo 0 _100 o• - tuo 0 - wu 0 - tuo

Limite superiore dell'udito, misurato col fischietto di Galton-Edelmann 1,6 (27840 v. d.).

La voce afona é sentita a 50 cm. e sono percepiti alla stessa distanza tanto i numeri che le parole comuni e tanto le parole composte di fonemi di tona· lità acuta (sasso, osso) che quelle di tonalità grave (uva, fumo). Esame funzionald degli occhi (prof. maggiore medico Trombetta): emiopia: a sinistre; a destra, corrisponrlentemen!le al lato interno, restringimeolo conceotri'co del campo visivo. Nel campo visivo per i colori inversione dei limiti normali. Campo del Wilbrandt evidentissimo. Il muscolo ciliare presenta durante l'esame sch!ascopico alternative rapidissime di rilassamento o di contrazione per modo che è modificata a sbalzi la refrazione oculare.


444

OASUISTICA CLINICa

Decorso. Le suggellazioni echimotiche andarono man mano rimpicclolendosi s~nza òffrire quelle g radazioni di colore che si~:~mo soliti osservare nei versamenti sanguigni sottoeutanei, e verso la metA. di mar·zo non re!Stavano, come traccia delle ecchimosi, che due opacamenti circoscritti. Dietro adatta cura guarl la rioile secca anteriore, migliorò la faringite. L'acutezza uditiva subl variazioni notevolissime, non in rappor·to coi dati obiettivi: l"iperestesia della r egione mastoidea e del collo scomparve dopo poco tempo. Il paziente si sottrasse alla nostra osservazione verso la fine di marzo.

••• Il caso ora riferito non poteva lasciar dubbio sulla sua natura: l'esame somatico e i dati anamnestici erano già da sol.i io grado d'\ndirizzarci alla diagnosi. · La ~indrome auricolare, per conto suo, presentava tutte le caralleristiche dell'isterismo: insorgenza subitanea, lateralizzazione del diapason vertice al lato sano, diminuzione uniforme di percezione per tutti i toni della serie dei diapason del Gradenigo, percezione osteo-timpaoica de[ dhtpason minore che nei soggett.i normali, percezione ad egual distanza dei numeri come delle pa· roie comuni, delle consonanti di maggior intensità e di tonalità più acuta (sibilanti) come di quelli de minor valore fonetico (labiali); assenza di vertigini e di rumori soggettivi. Esso però si allontana dalla comune sintomatologia dell'ister·ismo dell'or ecchio per la presenza di due fenomeni non frequenti : !"ecchimosi della membrana timpanica e la localizzazione dell'algia isterica. Le emor·ragie auricolari di natura isterica sono classificate dal Gradenigo in tre categorie : 1° emorragie periodiche provenienti da vasi sviluppati in tessuti patologici (granulazioni e polipi della cassa) e che sopravvengono indipendentemente da qualsiasi lesione traumatica; 2• emorragie periodiche dell'orecchio a membrana timpanica integra, che sono parte di fatti emorragici, di carattere neurosico di altre mucose e della cute; 3• emorragie periodiche provenienti soltanto dall'orecchio a membrana timpanica in condizioni normali. , Le pr·ime sono abbastt1nza frequenti. Ricordo un mio cliente affetto da otite media purulenla cronica destra con polipi, il quale andava sogtrello periodicamente ad emorragie auricolari, supplementarie di flussi emorroirlarii. Nella sera susseguente all'esportazione dei polipi, malgrado il tall]ponsmento, ebbe uno scolo sieroso sanguigno così abbondante e persistente che dovette recarsi all'ospedale a farsi tamponare più fortemente. Rarissime sono invece Jé emorragie provenienti esclusivamente dall'orecchio in soggetti con membrana timpanica integr·a tanto che alcuni AA., éd es., anche recentemente il Voss; non vi prestano troppa fede, dovendosi negli isterici sempre sospettare la simulazione che co~tituisce una delle stigmate della neuro~i io parola. Il Voss riporta un caso classico di provocazione di otorrag ia ro una paziente, la quale si serviva a questo scopo di un ago finissimo, e da <tuesto vorrebbe desumere che tutti i casi finora pubblicati di otorragia isterica


OASUI STICA CLINIOA

siano molto sospetti. Ma la sltnulazione, scrive il Gradenigo. è resa poco pro· babiledalla completa uniformit.A del quadro clinico nei differenti casi. «Il sangue usciva a ~roccioline dai condoLli escretori delle ghiandole ceruminose, a P.re ferenza nella parete posteriore superiore del condotto uditivo, in taluni sog· getti alla parte media del condotto e in altri in vicinanza del meato ». Il Voss tra i fenomeni angioneurotici dell'is terismo auricolare descrive l'arrossamento della membrana. « Il tono fondamentale della membrana è sempre il grigio, l'iniezione può essere molto forte, i singoli vasi essere molto piu voluminosi cosl da non potersi distinguere gli uni èagli altri. lo uno stadio più avanzato la membrana è rossa, come rigonflata, proprio come in un'alite media acuta subilo dopo la rottura della membrana. Tale rossore non è da attribuirsi ad una iperemia della cassa, come ha dimostrato p.iù volte la paracentesi, ma ad una forte ripieuezza dei vas i dello strato epidermoidale della membrana timpanica ». Il quadro obbiettivo dell'olite media acuta, dice Voss (ed io direi piuttosto della miringite) può ess ere un sintomo dell'isterismo. Non ho trovato in ·letteratura un caso di ecchimosi timpanica, come manifestazione dell'isterismo, ed il mio ha tanto maggiore interesse, in quanto che la chiazza emorragica risiedente alla base del triangolo luminoso, data la cur· -vatura del condotto, non poteva essere toccata da uno strumento feritore, e quindi e ra 8S80lutamer:te da es clude r si la provocazione.

Lo speciale comportamento della mastoidalgia isterica è stato gia descritto da Voss. La iperestesia cutanea, in una serie di cas i, non si limita all'antro o alla punta, come nella mastoidite, ma si estende su tutt.a l' apofisi, s i spinge la· !ora fino alla mammella e sulla linea mediana del collo ed indietro raggiunge la linea mediana della nuca. Questa zona iperestesica talora è meno sensibile alla forte compressione che al contatto superficiale. Altre volte vi sono punti dolorosi corrispondenti a piccole sporgenze dell ' apofisi mastoidea od al punto di uscita del nervo occipitale dai muscoli della nuca.

••• 2. G. Gius eppe, soldato. Nessuna ereditA otopatica o neuropatica, nessun precedente morboso personale. Il giorno 18 luglio 1 90~ durante un'esercitazione tattica, dopo una scarica a aalve fattagli rasente all'o recchio destro da un compag-no cbe gli stava dietro, fu vil'< to portare le mani all'orecchio stes!!o e, fatti pochi passi, cadere' a terraprivo di sensi. L'ufficiale medico, chiamato d'ur~enza, Io trovò privo di coscienza, in preda a convulsioni abbas tanza violente, caratterizzale da contrazioni diffuse con fo rte inarcamento della schiena, volto congesto e mosso da rapidi movimeoti dei muscoli mimici, ro ta~ione dei.bulbi oculari in alto ed a sinistra. Tali crisi convulsive erano precedute da movimenti istintivi della mano verso l'orecchio destro ed alternate a periodi di calma relativa' durante i quali p~r6 n o n ritornava la coscienza. Ques to s tato di cose duro dalle ore 8 alle 15 del giorno 18, allorquando, risvegliatosi, il 'paziente accuso forti dolori e '-umori all'orecchio destro. Gli accessi convulsivi si ripeterono in segui to ed intervalli regolari e furono pre-

. l

.•


446

CASUISTICA CLINICA

.

senziati parecchie volle da medici militari, i quali ne riconobbero la natura isterica. Circa cinque mesi dopo comparve alla nostra osservazione. Egli affermava ehe i rumori soggettivi che lo tormentavano dopo il trauma erano completa· mente cessati; della pristina sinlomatologia permanevano, quantunque attenuati e più rari, i dolori acceasionali all' orecchio, specialmente notturni e gli accessi convulsivi. Il paziente all-ega completa sordit.A a destra. L'esame obbiettivo otorinologico, .salvo una stenosi ed una curvatura esa~erata del condotto, non fa rilevare nulla di anormale e l' a~coltazione auri· colare p~r mezzo del catetere lubar io ci assicura della perfetta pervieta della tromba. Poche esperienze ci rivelarono la falsità dellt~ asserzioni del G. circa la !SOrdilA completa a destr·a. Il diapason vertice, laleralizzato dal paziente all'o. racchio sano, non sarebbe stato piu percepito quando l' orecchio sinis tro era chiuso; non sar·ebbero stati percepiti i diapason gravi e solo per uno o due tiecondi gli acuti avvicinati all'orecchio destro, ançhe quando l'orecchio sano non era otturato; l'orologio sarebbe stato percepito a contatto del padiglione eolo quando l'or·ecchio sano era lasciato aperto. Messi i due condotti uditivi in comunicazione fr·a di loro, per mezzo del tubo interauricolare di Gellé, il G. asseverava di sentire il diapason e l'orologio a pplicato nel mezzo del tubo anche quando la branca che andava all'orecchio sar.o era chiusa ermeticamente in modo da impedire l'apporlo delle onde sonore. Lo stesso r isultato si ottenne col tubo ad Y di Blocl1. Se si introducevano due specchi auricolari nei condotti uditi vi e si praticava l'esame funzi onale colla parola deU'oreccltio sano, si constatava una distanza uditiva per la voce a lona maggiore di otto metri; identica distanza uditiva si otteneva quando si sostituiva allo speculum dell'orecchio sano un altro speculum ripieno di avalla bagnata in modo da effettuare la chiusura ermetica del condotto uditivo esterno (metodo di T schudi). • Con questo ultimo dispositivo fu dimostrato che l'acutezza uditiva all'o· racchio preteso sordo e ra maggiore di 8 m. Dopo tale dimostrazione obiet· ti va di simulazione il G. capitolò ed all'esame funzionale si ottenne il seguente risultato, che si può ritenere attendibile. Diapason vertice indeterminato. Rinne positivo con do-1 ; diminuzione di percezione di grado leggero per i diapason do-1, do, sol e do-1; ottima la percezione degli acuti. Sbalzi enormi nella pet'capibilit.A dei diapason, quando ~ra intervenuta la stanchezza uditiva. I nversione della formala normele della ecl!ilabilita galvanica dell'acustico, ma con correnti abbastanza forti. All'esame della vertigine voltaica, il pazien Le p1egava costantemente il capo dal lato del polo negativo. Ad occhi chiusi pl'esentava oscillazioni nella stazione eretta, no n riesciva a stare sulla punta ùei piedi e nella deambulazione fa ce va notare carallerisl1che devia zioni a zig-zag. Nislagno orizzontale e verlmcale non Rppena s i far.eva portare rapidame nte lo.sguardo rispetti va me n te versol'est~rno o verso l'allo; esso s i accentuava maggiormente durante l'applicazione della corrente galvanica. All'esame dell'apparato visivo, il maggiore medico prof. Trombetla ha avuto il r eperto seg11ente: r iflessi papillari normali, presente il fenomeno del R osenbach (tremoho delle palpebre ad occhi chiusi) fondo oculare normale, t·e~ trmgi mento concentrico del campo visivo con iu versione dei colori. 1


OASUISTICA CLINICA

447

••• Le crisi convulsive cui va soggetto il G. sono dovute a spavento od alla irritazione sonora 'l La localizzazione del dolore accessionale mi fa propendere per quest'ultima ipo~esi. Il Gradenigo , nella monografia citata, ha riunite parecchie osservazioni di accessi convulsivi isterici provocati ora da malatlie dell'orecchio esterno e della membrana timpanica, ora dell'orecchio medio e della tromba d'Eustachio, ora dell'apparecchio di percezione del suono. A -quest'ultima categoria deve essere ascritta la nostr·a osservazione. · Ma quello che caratterizza e distingue il nostro caso di istero-traumatismo ~ la prevalenza dei disturbi del sen~o statico e dinamico del labirinto su -quelli del senso acustico. Data la simulaziony della sordità, si avr ebbe potuto pensare alla simulazione dei disturbi di stalica e di deambulazione, se il nistagmo, fenomeno obiettivo e c11e non è possibile imitare ad arte, non -ci indicasse un disturbo reale ed indiscutibile della funzione dei canali semi-circolari. Questa dissociazione di funzione e di disturbi dei rami vestibolare e co-cleare del nervo VIII paio si verifica di rado nel senso sopranotato ; si hanno molto spesso delle sordità labirintiche senza concomitanti rlisturbi dell' equi· iibrio, mentre si osserva rarissirnamente il fatto opposto, almeno nelle lesioni or ganiche dell'orecchio. Al contr·ario, nell'istero-traumatismo pare che l'organo vestibolare presenti una ma g~iore vulner·abilità a confronto dell'organo -cocleare. I neuropatologi difatti annoverano tra i sintomi di isterotr aumatismo, la vertigine, il fenomeno di Romberg. Disgraziatamente però essi non attribuiscono all'esame dell'orecchio quell'importanza che, ad esempio, danno ·all'esame oculare. Qua e là, nelle storie cliniche degli istero-traumatizzati, noi troviamo riferito che l'orologio è sentito a tanti centimetri, che vi ha diminuzione d'udito, ma mai un esa me funzionale acustico e vestibolare completo. Larga messe di conoscenza potranno mietervi i neuropatologi quando eseguiranno melodicamente l'esame del senso vestibolare secondo le norme dettate òa von Steia. « Il Romberg labirintico, scrive Max Egger, ha diritto di entrare nella sintomatologia clinica )), P er i quesiti medi<'O legali, che potranno occorrere nella pratica militare -e per la leg~e degli infoetuni sul lavoro, acquista una eccezionale importanza la presenza o m~no del nistagmo, sintomo non s.imulabile. Non si dimentichi però che il nista~mo, contrariamente alle vedute di Cha rcot, può essere di natura isterica, come hanno potuto dimosteare Eerè e Sabrazés e più recentemente Santos, _F ernandez

••• Ai due casi surriferiti potrei aggiungerne altri due, uno in soggetto por1.atore di otite media catarrale cronica, l'altro io individuo affetto da sordità a tipo labirintico Ma siccome non escono dal quadro comune dell'isterismo .auricolara, ne faccio grazia ai lettori. Le quattro mie osservazioni hanno tutte un carattere comune: l'associazione dell'isterismo oculare a quello auricolare e ciò anche in quei soggetti che non presentavano altre s tigmati isteriche negli altri sistemi ed apparecchi.


'

RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA Dlagno•lpreoooe della tuberooloel ool nuovi metocU. - Oongres lnternatlon&l de la tuberoalo••· - Paris, 2-7 octobr~ 1905.

A cHARD. -

MARIA:N r. -

A CHARD· 1 numerosi metodi r ecentemente immaginati per la diagnosr della tubercolosi f~:~nno chiara testimonianza degli s forzi e dell'ingegnosita de~ ricercatori. Ma la maggior parte sono di esecuzione troppo delicata e presentano troppe difficolla d'interpretazione per poterli usare comunemente nel giornaliero esercizio pratico. Essi però non debbono essere scartati, perchépossono riuscire ut ilissimi in casi speciali. Ma non si dimentichi che i processj. più antichi costituiscono tuttora la base della diagnosi precoce. Le prime induzioni si traggono dalla costituzione generale, dai precedenti dell'indi viduo, dai disturbi funzionali. L'esame locale precisa questi sospetti. sé si tratta di tubercolosi ester·na o di ' tubercolosi polmonare, il pratico devefondarsi soprattutto su quest'esame, praticato senza il soccorso del laboratorio. con le sole risorse che ha in se stesso. Egli deve pe rfezionare sempre piu i suoi sensi e il s uo gi udizio per acquistare la facoiLà di fare con questi semplici mezzi una diagnosi precoce prossi 01a alla certezza. Per la tubercol os~ ' particolarmente deve soprattutto fare il maggiore assegnamento polmonare

per tale diagnosi s!Ull'aseoltazione. Con qùesta non devono solamente rilevarsi i segni da lungo tempo riconosciuti per classìci, quali l'es pirazione prolungata, la subottusità, l'aumento delle vibrazioni locali, i rantoli, che denunciano la esistenza di tubercoli già conglomerati ed un'evoluzione relativamente avanzata, ma deve ancora porsi mente all'asimmetrià dell'inspirazione, che il pro· fe!>sore Grancber considera come il segno più adatto a svelare, per la sua sede alle sommita -e per la sua permanenza, la fase detta di germinazione dei tubercoli, cioè la lesione veramente iniziale. Per fare questa diagoos4 il pratico potrà ricorrere con discernimento ai· nuovi metodi. Relativamente ai processi generali applicabili ' alla ricerca di ogni specie di tubercolosi, egli dispone della pr oYa della tubercolina e della agglutinazione. Att-endendo i perfezionamenti che si potran·no ottenere dalla seconda, è forse la prima, che, nonostante i suoi inconvenienti, ha dato i migliori ris ultati. · Fra i processi speciali, a pplicabili alle lesioni particolari di ciascun organo, la radio-diagnosi è uno dei più preziosi. Essa è utilizzabile per le lesioni dello scheletro, per quelle della pleura e soprattutto del polmone. Ogni pratico dovrebbe rendersi famigliare un tale potente mezzo d'indag ine e saperne giudicare i risultati. Per la diagnosi della tubercolosi polmonare, la ricerca del bacillo di Koch negli escreati é un. mezzo relativamente tardi vo. Non può dirsi altrettanto dei


1UVISTA MED10A

449

versamenti delle sierose; sebbene non si tratti che del minor numero dei ma, lati, la pleprite, l'ascite, l'idrocelo, sono molto frequentemente manifestazioni precoci della tubercolosi. La presenza dei bacillo., svelato nei liquidi con !"esame microscopico. la coltura, l'inoculazione, l'inoscopia, fornisce allora la certezza. Per la pleurite la citoscopia é capace di fornire pure la più grande probabilité.. Cosi con l'impiego giudizioso degli antichi processi e dei nuovi, confrontando gli uni con gli altri, il clinico può t:riungere di buon'ora a riconoscere i primi attacchi della tubercolosi. Ma se egli ba ancora qualche dubbio. non aspetti mai la certe zza per intraprendere la cura ter·apeutica. Se la doppia condizione di una buona diagnosi è di veder presto e giustamente, qui importa più di veder p resto che giusto. Perché, se deve essere commesso un errore, val meglio armarsi per combattere un nemico immaginario che farsi battere, per non avere preso a tempo le armi contro nemici sconosciuti. , M ARIANI. - Le probabili la di g uarigione della tubercolosi sono pcoporziooal i alla precocita della diagnosi. PREDISPOSIZIONE EREDITARIA. - Le lOSSine spe·cifìcbe passando n el feto creano nell'organismo stigmali speciali, che lo predispongono alla tubercolosi. PREOISPOSIZIONI ACQUISITE.- Principalmente: 1° Le malattie infettive, in particolare l'influenza e il morbillo; 2° L'alcoolismo ; a• Gli accessi a!.'malici e le pleuriti a (rigore; 4• Alcune cardiopatie, specialmente la stenosi mitrale e la

piccolezza del cuore; 5° L'elevazione del coelfìciente del ricambio respìralorio. (Robin e Binet). CoNDIZIONI GENERALI DEI PREDISPOSTI ALLA TUBERCOLOSI. - 1• Dimagra- mento. - Quando non r iconosce alcuna causa apprezzabile; 2o Vegeta~ioni adenoidee del fa ringe.- Rappresentano, secondo Dieulafoy, il primo stadio d'una tubercolosi ganglionare cervicale, capace di raggiungere il polmone; 3o Neoralgie ed artralgie. - Sopratutlo la nevralgia intercostale, la sciatiica, del trigemino, (!el sopraorbitat·io, del crurale, d!el ples!.'O brachiale, la nevralgia lombo-addominale e la lombo- sacrale. L'herpes ~oste r sar ebbe talvolta un fenom eno pt·emunitorio; 4o Anemia. - SopJ•attuUo nelle giovani donne e nelle ragazze. Grawitz insiste sulla forte diminuzione dell'emoglobina, non proporzionale alla diminuzione dei globuli rossi, il cui numero é talora normale o aumen tato; 5° Dispepsia. - Spesso leggera ipocloridria. Mar.fan ha descritto una sindrome iniziale iperpeptica della lubet·colosi; · 6° Glandola tiroide e acloridria. - Il dott. Allaria ha dimostralo che, nei tubercolosi i quali presentano softet·enze gastriche, la cura tiroidea fa riapparire l'acido cloroidrico nello stomaco. Turban ha segnalato la tumefazione clelia tiroide all'inizio della tubercolosi. 7° Polso e p ressione arteriosa. - La frequenza del polso (Niemeyer), all'infuori dello stato febbrìle, è un' eccellente testimonianza della tubercolosi la · t.ente ; egualmente, l'abbas-samento della pressione arteriosa; 8. Splenomegalia pretubercolosa. - Oss ervata da Tedeschi, confermala da Bernheim; 9° Disturbi pupillari. - La miosi o la midriasi, a volta a volta osservata da vari autori, è soprattutto importante quando è unilaterale ; :!9 - Glor11ale medico.


450

Rl!VISTA MEDICA

1Qo Segno genginale. - Fondato sul colore speciale del margine delle gengive; • 11' Broncojonia subiettioa. - Sensazione sgradevole di vibrazione ~eotita dai malati par lando: 12° Febbre latente. - F-acili elevazioni termiche cagiona te da fatiche leg· gere. Si o~serva lo sles~o fenomeno iniettando il siero fisiologico; 13° La tenrleMa al sudore, quando essa si accompagna ati altri indici di tubercolosi ; 14° La tosse, piccola, secca e talora spasmodica, alla quale spes~ o si fa poca attenzione; !5° La dispnea al menomo sforzi) ; 16' L'emotti.~i. quando sopr avviene, in istato di salute apparente. Le emottisi Jep-gere (Maragliano) sono di buon augurio, indicando un processo di r·ipa razione; '17 . Amiotr ofle, che si devono di~ t i nguere rlal semplice dimagrimento. Os· servate !':Oprattutto nel mu!;colo sterno- cleido-ma stoideo e nella calotta sca· pulo-toracic.a. EsAME FISICO. - 1° Percussione. Non ha che piccola importanza per la diagnosi precoce della tubPrcolosi, può s~r vire a dimostrare l'adenopatia tracheo· bronchiale (segno Iii Guénau de Mussy) e la diminuzione dell'espansibilità poi· m onare. 2° Ascoltazione. - Dà risultati molto più sicuri. Si devono soprattutto studiare le piccole alterazioni del timbro, del ritmo, dell'intensità della respi· razione, quando e sse sono nettamente circoscritte; 3° Rantolo orale. - A vvicinarido l'orecchio alla bocca del malato, il quale compie una respir azione profonda, si possono talora percepire rantoli prQfondi; che non s'intendono ascoltando il torace (GalvAgni). La somministrazioue del· l'ioduro di potassio (Sticker) e l'inieziOne ùi tube t·colina possono r endere questi rantoli più evidenti ; . " 4° Spirometria. -Serve a svelare le alterazioni della capacità respiratoria, che non manr.,ano mai al princip~o della tubercolosi polmQnare; 5" Radio.~copia.- Fornisce (Bouchard, Ma rag liano, Kelsch, ecc.) un eccel· lente metodo di diagnosi della tube rcolosi iniziale ; es~>a svela le adenopatie tracheo- bronchiali; le placche di pleurite secca, le infiltrazioni polmonari, i focolai profondi di tubercoloai, la dtminuzione dell'espansibilità polmonare; essa rnetle in evidenza il fenomeno di Litten (diminuzione della mobilità del dtaframma dal lato malato). C. SFORZA. A. KNoPF. -

Trattamento e ·oura del oul avanzati di tuberooloal polmonare. - (.Wed. Record, nov. 1!)05).

Io questo !' tudio fallo come ogge tto di annuale conferenza della Associazione nazionale per lo studio e la pr·otllassi della tubercolosi in Washington, l'A. comincia dal divide re i COlSi avanzati di tubercolosi in quelli ambulatot•ii, e in quelli che costringono il malato a letto. P~r i ca~>i ambulatorii, a parte il ricov ~ro in un sanatorio, dove pochi relativamente possono essere ospit11U, la cura individuale igienica e iatt·ica, che è generalmente consigliAlA, é quella che l'A. di quesLo s tudio, accetl.a egli stPsso. Però sono questi i mnl&ti più pericolo-::i per la dttfusione del conla:;tio tubercolare ricorJ ando che uno solo ùi essi può disseminare in uu g io!'no i.OOO.OOO.OOO di ba\:llli.


RIVISTA W:EDIOA

451

Per la raccolta degli sputi di questi malati, che lasciano il letto e la casa, ~·A. propone di provvec!erli di calzoni con l?acçoçce impermeal.lili. In ·Qna me~­

-tere ogni giorno una pezzuola di tela, destinata a ricevere gli sputi, e l'altr·a ~accoccia a ricevere la pez.zuola quando é stata sporcata. RiLornand·o a casa -ia pezzuola è distrutta col fuoco.. l malati costretti alla degenza in letto l'A. li classifica in malati da l'icoverare in un sanatorio, in quelli da curare in O!>pedali, nei malati a domicilio ~en es\anti, e nei malati poveri, abitanti i villaggi, o in casiae di citta. P er molle e s variate ragioni i sanatori cercano di non ricoverare ammalati .di tubercolo~i in stadio a vanzalo e sarebbe bene creare perciò sanatori appo·siti per tali ammalati, dove ognuno dovrebbe avere la camera propria, con porte scorrevoli, pareti impermeabili e lavabili con antisettici, pavimenl.i sempre ·ripuliti con pezzuola umida, e le altre not·me ben note. Le sputacchiere devono essere le!lgere: e servono bene quelle con doppio fondo d'alluminio, quelle ·tascabili a camera interna movibile, e coperchio, ·quelle di cartone) da bruciare volta a volla dopo usate (modello Seaburu e Johnson), à seconda delle 'forze del malato, per ricorrere :alla pezzuola, quando il malato é tanto debole -da non potersi più servire di questi arnesi. li re~ime di questi ammalati deve essere quello dell'aria aperta, il piil che ~i può. I sanatori appositamente costruiti hanno, o dovrebpet·o avere, l'opportunità di tenere questi ammalali in comode verande. Ma per i malati delle -campagne l'A. ricorda i campioni delle piccole abitazioni adatte all'uopo, e ne -(ià bella zincolipie, come la tenda del prof. Fisher, lo sleeping sltack del dotlore .:Millet; la tenda Fucker, ventilabile dal tetto e dalle ptlreti mobili; la ca!:'a-tenda ·del Biggs-Adir ondack, usabile per n0ve mesi dell'anno. Per gli ammalati a domicilio una riduzione della abitazione in un facsimile -di un sanatorio si può ottenere da quell" verande, o terrazzi coperti che non :Sono rari in molLe costruzioni anche di citta, a secondo piano. Essi si possono ~ostruire in aggiunta a qualunqllte fabbricato senza molta difficoltà, con assitto, •usufruendo di qual•Jnque fineslra, e occorrendo, si rlemolisce il davanzale, -come porta di accesso, munendone o no le pareti di vetri, e proteggendole con ~ende, mentre si coprono con un tetto leggero. Su questo schema sono le installazioni consiglial-e, con lievi dilft~renze tra loro da Froudeau, e dal dottore Millelt. Un apparecchio utilizzabile a domicilio é la mezza tenda, specie di garilta -di tela, tutta aperta da un lato, adalttJbtle ad una sedia lettiga, a spalliet·a pie'Shevole, mollo opportuna per la cura del riposo all'aria aperta, essendo tr·a~portabilE'. Una comune sedia a sdraio, e un ombrello da giardino o da spiaf!gia di mare, possono sostituit•e questi cos tosi adattamenti, per i maiali piu poveri. Per i mesi di inverno rautot·e ha studiato una tenda da finestra, ( Winllow :tent), destinatn a permettere al malato di stare permanentemente a letto, presso la finestra, e di ustlfruire clelia luc~:~, dell'aria, e del la vista, senza esser·e esposto a correnti ~'aria, e seuza che l'aria della camera si mescoli con quella M ila <tenda stessa. Il conge!.{no consiste in u"u specie di Mffiello da vetLur·a, ave nte un raggio di cir·ca 90 cent. co!>.lnlito 1n tela russa impermeabile, con un finestrino chiuso da una lmnina dt mica dalla parte che corris ponde al margi ne libel'o del letto, con la grande apertura verticale , che aderisce al telaio della fines tra, e col lato inferiore orizzontale, munito di lembi volanti, che appoggiano sul lelto !=<OprA le coperte. La circolazione dell'aria è allivata dalla sl~ssa .espirHzi9ne del mì1lato, è conduLla dalla parete ar·cuata della tenda .in alto, e


452

RIVISTA MEDICA.

sfugge dalla commessura libera lasciata fra i telai della finestra (1). Natura! ~ mente l'apparecchio é costituito con una intelaiatura di ferro per renderlo rigido. Tulla la tenda si può s ollevare in massa dal letto, per gli eventuali bisogni, mercè una sospensione con pulegge, facendola girare sopra l'angolo superiore dei lati verticali, che si fissano al telaio della fine~ tra. Come s'intende il letto col malato, deve essere addossato alla finestra, e l'apparecchi(} lo copre per tutta la metA verso la tastiera. Questo apparecchio, di facilissima costruzione, rende eccellenti servigì tanto per il malato, come anche per la profilassi, e per il morale degli altri membri· della famiglia. Un altro buon apparecchio peli' il trattamento all'aria apE>rla è l'A è'rarium del dottore Bull di Nagoluck, (Connecticut). Esso risulta di un cortiua~gio che con intelaiatura adatta, e apposito tetto, a doppia volta, si applica al di iuol'i della finesLra della camera, formando un piccolo ambiente, dove l'ammalato èspinto fino a tutte le spalle, introducendo la tesliera di un letto sospeso, mentre dal lato della camera l'apertura della finestra é protetta da un for~e tendaggi(} verticale. Però questo apparecchio si caUiva meno facilmente la fiducia deio pazienti, ed ha l'inconveniente di destare apprensioni nel vicinato, per la lisiofobia che oggi giorno é ormai così diffusa nel mondo . I n ultimo, altro .apparecchio che tende allo stesso scopo é la tromba d'aria· del dottore Kellogg, la quale, in breve, consiste di una manica a vento fatta di un tubo flessibile di 25 centimetri di diametr·o, di olona, o di gomma, con cerchi metallici opportunamente collocati perché non si afflosci, e sufficientemente lungo perché arrivi' fino al letto del malato, e ne riceva le espirazioni, da un cappucciO di tela aperto, in modo da formane come una specie di cappa. da camino, attorno al capo del malato; e per·chè dall'altro lato arrivi alla finestra, dove si fissa con apertura libera al tii fuo ri. Da questo lato si melle una borsa di machintosh che si può stringere o allargare, o chiudere a piacimento,. per r egolare la cor·rente dell'aria fredda. Il Kellogg intensifica l'azione di questa tromba d'aria, con un ventilatore elettrico, che mette in una apertura d.i fìnestra,_ e per mezzo di un secondo tubo viene innestato alla tromba assicurando una corrente costante d'aria, elle si può anche riscaldare lungo il percorso artificialmente. Secondo l'A. questo a pparecchio può rendere buoni servizi in tempi cattividi pioggia o di neve, ma, a parere nostro, oltrechè costoso, è di meno facileapplicazione, e di effetto meno sicuro. L'A. si diffonde poi a consigliare la cura igienica, e medica di questi malati, per quanto riguarda i letti, che devono essere due, per poter cambiare l'infermo~ le sedie, con acconcia curvatura delle spalliere, la biancheria, l'uso del massa ggio per risollevare l'appetito, la frequente pulizia della cavitA boccale, la dieta, l'idroterapi1:1, tanto per mitigare i sudori notturni (spugnature tiepide), come perovviare ai pericoli di una emottisi (vescica di ghiaccio E~ul precordio); l'impieg(} di a ppro priato esercizio fisico, nonché sul trattamento morale del malato a seDELOGU. conda del suo temperamento, e dello stato del suo animo. (l) Occorre avvertire che l'A. parla qui delle finestre americane, che risultano di un telaio superiore ll sso, e di una mPLa inlerion! scorrevo!~ verticalmente sul primo. Entrambi i telai sono d'ordinario lo ren·o, e muniti di vetri. Fra i due t.elai, a mez1.a altezza della floestr.a, Il cui davanzale é di una quaranllua di ccntimetrì, rosta naturalmente nna lntercapedlne che provvede alla ventilazionedella camera cd è quella sulla quale conta l'A.. per la ventilazione della sua tenda. Nelle nostre llnestre~i dovrebbe provvedere tagliando un vetro.


453

RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA (;f!NT. -Sulla natura e •ul oaratterl del prlnotplt tosslol ed antltosttol na-

turall delstero dlsangue dl eplletttol. - (Rivista sperimentale di freniatria, voJ, XXXI, fase. II). Dai risultati di nuove ricerche sull'azione del siero di sangue di epilettici injettato negli epilellici, il Ceni trae i seguenti coeollarii circa l'argomento .quivi enunciato. Giova premettere intanto che egli chiama siero ipertossico {Juello che nella dose curativa di 10 eme., e anche meno, è capace di determinare, in qualsiasi epilettico essa venga injetLata, dei fenomeni quasi immediati di intossicamento acuto specifico, che ra~Zgiuogono il loro massimo grado nelle 24 ore dopo la injezione. Questa intossicazione acuta e caratter izzata da fenomeni di reazione locale e generale molto analoghi a quelli che si hanno injettando io un epiletlico l'antisiero umano, specialmente se questo è preparato 4mmunizzando un animale col siero di epilettici. I fenomeni di reazione locale consistono in un processo infiammatorio d'aspetto erisepelatoso, che può durare per più gior ni, e scompare poi lentamente senza lasciare alcun residuo; i fenomen i di r eazione generale consistono in un senso di prostrazione, di malessere, di pesantezza al capo e in uno stato di confusione mentale, accompa. .gnato non di rado da febbre e da uno stato di !'lvogliatezza e di ansia e anche .di peggioramento delle manifestazioni morbose epilettiche. Il siero di sangue risulta ipertossico assai spesso nei casi di epilessia gora· ·vissima e più propriamente in quei periodi di recrudescenza (status epilep4icus, ecc.), che non di rado insorgono, senza causa nota, a perturbare il de· -corso regolare della malattia. Il grado di tossicità del siero non é però in rapporto diretto colla gravità della manifestazione morbosa. Il Ceni chiama ipotessico il s ie1·o quando, injettato in un epilettico anche ·nella dose curativa di 10 eme., di regola non da luogo ad alcun inconveniente ·immediato sia locale, sia generale. In questo caso il siero é dalla ma!'lsima 'Parte degli epilettici ben tollerato se a nche l'injezione della suddetta dose é -ripetuta più volte. Solo in alcuni casi le injezioni ripetute possono. per ra.gioni individua li a noi sconosciute, deter minare un peggioramento della malattia. -Di regola generale il siero di sangue di un epilettico non ~ravissimo e nel decorso ordinario della malattia è ipotossico, e tale si mantiene neHe di v erse fasi (accessuali ed inleraccessuali) della sua malattia . L 'an tisiero specifico è quello che il Ceni ottiene dal sier o di un animale a-coni~Ho o capra) iojettato col siero di sangue di epilettici o di individui nor- . mali. Que~lo antisiero, anche in piccole dosi, possiede la pr oprietà di determinare negli epilettici stessi dei gravi fenomeni di reazione locale, di solito accom pagnati da disturbi generali a carattere specifico. Questi ultimi consi-stono generalmente in uno stato di confusione mentale e in un aumento delle manifestazioni morbose dell'infer mo che possono essere facilment~ seguiti .anche da un inf?alzamento della temperatura. Siccome questo antisiero injet-


454

RIVISTA DI NEVROPATOLOGI..\

tato in individui non epilettici, an c ne a dosi assai considerevoli, non è stHt<> capace mai di determinare fenomeni d'intossicamento specifico come nell'epilettico, cosi il Ceni ritiene che questo antisiero abbia realmente qualche analogia intima coi principii epilellogeni naturali, e che si debba cousiderare costituito prevalentemente da uno dei due elementi che formano il principiotossico epilettogeno, e precisamente da quell'elemento del principio tossico checorrisponde alla sostanza sensibiliuatrice (anticorpo. ecc.). Questo elemento· avrebbe perciò le stesse proprietà della sostanza sensibilizzatrice naturale che c1rcola allo stato libero nel sangue dell'epilettico, ~i~d agirebbe rendendo pil.L sensibili gli elementi che sono la sede anatomica dell'epilessia all'azione dei principio attivo del tossico epilettogeno, cioè dell'alessina (citast) specifica. Quest'ullima non esisterebbe nell'epilettico allo sLato libero, ma legata ad elementa cellulari, come tutte le citasi in genere, secondo il concetto d! Metchnikoff, e · come il Ceni dimostrò in altro suo lavoro. Oltre ai poteri tossici dianzi accennati, il sangue degli epilettici possiedeanche un potere antitossico, cioè la proprietà di neutralizzare l'azione tossicadell'anlisiero specifico, proprietà che rappresenta assai probabilmente una forza protettrice naturale dell'organismo, e che può, nel suo g rado, notevolmet~l& variare da individuo a individuo, e variare nello stesso individuo nei diversi periodi della sua malaLLia. Nei casi f~:ravi e più propriamente nelle fasi di r~­ crudescenza della malattia (status epilepticus, ecc.), insieme ad un aumento del potere tossico del siero di sangue, si ha una diminuzione del potere antitossico, la quale persiste per un po' di tempo anche dopo la scomparsa dei sintomi gravi della malattia, e il ritorno allo sLato di ipotossicita del sangue. Ecco ora quali sono i corollat•ii che il Ceni trae dai risultati delle sue nuove· ricerche; I. Dall'intima analogia tra le proprietà tossiche del sieh di sangue degli. epilettici, in modo particolare del siero ipertossico, e quello dell'antisiero umano, specialmente se q uesto è preparato immunizzando un animale col siero degliepilettici stessi, risulterebbe evidente la natura affine dei principii epileltogeuit cor principii emotossici naturali. II . Pe1' la stessa ragione dai risultati delle ricerche dell 'autore risulterebbe che i principii antitossici ri'Scontrali nel siet•o degli epilettici debbonoconsiderarsi di natura affine ai pr·io cipii antitossici naturali, che rappresentano un'energia protettr·ice dell'organismo. Rimane però sempr·e a sLabilire ~>e nei casi in cui il siero di ~angue degli epilettici p1·esenta un'azione curativa specifica, questa si debb.a mettere in rapporio coi suddetli p1•ìncipii antitossici specifici, oppure con altri principii. III. 81ccome tanto l'antisieto specifico, quanto il siero ipertossico degli epilettici sono termostabili (sostanza sensibilizzatrice) e hanno negli epilettici stessi un'identica azione, cioé a giscono peggiorandone le condizioni morbose senza . indur1·e un aumento apprezzab]le del potere tossico del siero di sangue dell'individuo stesso, al contrario di quanto avviene nelle fasi di recrudescenza na- tura!~ della malattia, accompagnata appunto da forte aumento del potere tossico; cosi il Ceni é portato a supporre che lo scoppio delle crisi morbos&in questi due casi sia bensì sempre dovuto ad un fenomeno di intossicamentospeciftco, ma che sia però in rapporto con combinazioni bio·~himiche diverse. l principii attivi contenuti nei due tipi di siero suddetti o a giscono direttamentesui centri nervosi, oppure, come é più probabile perché piu confol'me alla loro-


RIVISTA DI NEVROPATOLOGI A

455

)'!&tura e alle idee odierne sulla duplice composizione dei tossici organici , agiscono realmente come semplici sostanze s~::nsibilizzatrici, unendosi al principio attivo (alass ina) che è legata agli elementi cellulari, che sono la sede anatomica diretta dell'epiles:Sia. cioè dell'allerato ricambio specifico. IV. I n ogni caso, s pecialmente dopo quanto si é detto sulla proprietà del siero ipertossico del sangue degli epilettici, si è obbligati ad ammettere che il principio attivo riscontrato nel siero sia intimamente legato ai corpuscoli del sangue e che la mas;:;ima parte di questo principio circoli nel plasma vivente in uno ~tato di latenza, mentre solo una minima parte di e sso circola allo stato libero. Divel'samente non s i s aprebbe s piegare come un epilettico possa sopravvivere quando circoli nel suo plasma una enorme quantità di un ~ossico cosi polente. Resta però sempre a dimostrare se questo stato di inatLivita del tossico epi lettogeno nel plasma vivente sia d o vuto alla presenza di un anticorp'O, o se pure sia dovuLo a un intimo rappor to lra il tossico stesso e gli elementi cellulari del sangue. A. MELE. l

Un caso di atrofia muaoolare progre..tva. -(Annali di neoroloyia, anno XXIII , fa se. lll).

SANNA S A LARlS. -

Un contadino di 26 anni, senza alcuna .eredita nevro patica, all'età di 19-20 anni incomincia ad avvert1re difficoltà nel sollevare pesi e concomitante atrofia progressi va della muscolatura de lla rad ice degli aeti s uperiori p r ima, indi delle cosce, atro.fia attualmente un po' più acce ntuata al lato de~tro del corpo, e non preceduta da aumento di v olume delle masse mu~colo ri ora atrofizzate, o di sin~oli muscoli; la faccia a n che al presente, non é gran che interessata, all'oP.posto dei muscoli del dorso. I movimenti attivi delle bracc ia s ono assai difficoltati, mentre sono po:>sibili i movimenti passivi. L'eccitabil ità elettrica, galvan ica e faradica, dei muscoli intePessati dall'atr ofia è notevolmente diminuita, ma di essa non si hanno modificazioni qualitative. Non si osservano contrazioni fibrillari, neppure nei gruppi muscolari atrofici. No n partecipano al processo morboso i mus coli della favella , della deglutizion e, né quelli oculari. S o no normali i riflessi t:ulaoei , periostei, il pupilla re ; manca a destra il rifless o patellare il quale a s inistra è notevolme nte diminuito. Sono normali il campo visivo, le varie mqdalità della seusibilità e le funzioni degli s flnteri. Le funzioni della vita vegetaliva sono fis iologiche. L ' urina contiene urea e cloru:ri in abbondanza. L 'esame is tolog ico di frammenti muscola ri ai'portati dal bicipite brachiale destro mostra fibre muscolari di tutte le dimensioni, nessuna pe1·6 ipertrotìca ; n o n s ono vis ibili le stria tu re long itudinali, né sempre le tras versali ; il protoplas ma ha piccole ft::ssure' a losanga fra cui si insinua il connettivo. I nuclei de'l sarcolemma most rano lieve e parziale aumento numerico, senza per ò aumento del proloplasma differenziato e senza caratteri degeuerativi spicca t1 della sostanztl contrattile; l'endomis io non è i!ipessilo ; é invece abbondante il connettivo che circonda il fuso neuro-muscolare.

)


456

RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

vasi sanguigni sooo normali al pari di qualche visibile fascetto nervoso· Questo ca~o è importante perchè wostt•a che i diversi tipi di atrofia muscolare progrel:'siva che si soo voluti crear·e un po'troppo schematicamenle, io fondo non sono che equivalenti clinici di un unico processo morboso, il quale può avere nei diversi casi diver·sit.à di note istologiche, di modalità cliniche e di periodi in iziali, in quanto s i possono a,·ere alterazioni nel midollo spinale, nei nervi periferici e ne i muscoli, si possono avere sintomi rif~rentisi a un gruppo muscolare o ad un altro, si può a vere J•inizio della modalita nelle va. rie eta. senza che questi fatti valg àno a giustificare la creazione di diversi tipi, i •1uali si f!Ossono fondere talvolta in un caso solo, come nel presente. L'autore infaLli, in un ra pido esame, rafTronla il suo caso coi diversi tipi ammessi, ed a nessuno lo trova somigliante, in modo che lo si possa far rientrare nell'uno o nell'aiLro di essi. Questo caso non è un esempio del tipo Aran-Ducheone, perchè, pur mancando l'eredità fami gliaee, pur essendosi avuta J'atrofia nell'età adulta, e pur essendovi sola partecipazione dei muscoli della faccia, tuttavia non e ssendosi l'atrofia localizzata prima ai piccoli muscoli della mano, e mancando allresl i movimenti fìbrillari e la reazione degenerati va, non si può parlare del tipo mielopatico della malattia. Né si tratta di distrofia muscolare, fqrma descritta da Erb, in cui egli comprende le diverse modalità cliniche, la giovanile, la pseudo-ipertrofica e l'ereditaria, perché la malattia non si iniziò nell'infanzia né nell'adoles cenza, pseudo ipertrofta non ~sisle e vi é poca atrofia de1 muscol i facciali. Nemmeno s i ha a c:he fare col ltpo Leyden- Mobius che é ereditario e si inizia nell'infanzia. Il tipo Cbar·cot-Murie o peronale non si adatta al ca so pe1· la localizzazione dell'atrofia, per il fi!Odo di propagarsi in senso discendente e per mancanza di movimenti fibrillari e di reazione degeneraUva. Né ci si adalta il tipo Werdnig-Hoffmann, perché i sintomi morbosi non ebbero origine negli arti inferiori, non cominciarono nell'infanzia, non vi è pseudo ipertrofia, non vi sono caratteri familiari. Il tip6 al quale piil si avvicina il ca!:'o descritto sarebbe quello di LandonzyDejerine, o facio-scapolo-omersle. Però se la Jo,calizi.azione dell' atrofia è simile a quella di questo tipo, mancano di esso due caratteri essenziali, l'inizio infantile e la ereditarieta. A. MELlE.

RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE Dottor LA UPER. - Cura delle p•eudo-artro•l ••ooodo n profe••or Bler. (Corresponden.: Blatt jur Schweizer Aerste, 15 luglio 1005). L'autore rifer isce la p roposta, fatta dal « Bier,. al principio del corrente amno, di curare le fratture mal consolidate con le iniezioni di sangue praticate entro ed attorno al luogo di rottura , ed accenna ai buoni risultati ottenuti dal« Bier, in dieci casi di pseudo- artrosi dei quali nove guarirono col trattamento r idetto entro tempo breve. Riporta nel suo lavoro la spiegazione data sul meccanismo


RIVISTa DI CRmURGIA GENERALE

457

di guarigione dal « Bier '' che dice rhe il sangue, sparso attorno al focolaio della pseudo-artrosi, ha il potere di ravvivare il tessuto del callo , svolgendo un lieve processo . di flogosi localmente, flogosi che può accompagnarsi anche a vero stato febbrile. Quale contributo alla teoria del « Bier ''• l'autore cita i seguenti due casi : 1° signora N. N. di 71 anni, nativa di Wildersvohl, non ebbe malattie im · portanti prima .che entrass e, il iO ottobre 190 ~, nell'ospedale di Berna. per rrat· tura delle ossa di ambedue le gllmbe da causa diretta. A sinis tra notavasi una frattura sottocutanea, obliqua, del terzo inferiore della tibia e del perone, con ecchimosi in minime proporzioni: a destra si osservava una frattura, trasver-sale, del terzo infer iore della sola Libia; fr1;1 ttura eire e ra complicala con ferila della pelle . Amoliata la ferita cutanea, fu messo in evidenza il focolaio di rottura ed i frammenti ossei furono ridotti e suturati: la frattura da qaesto lato guarì in s ei settimane. Invece la frattura della gamba sinis tra, malgrado il trattamento identico a quello della destra·, non era consolidato dopo cinque s ettimane: una ulteriore applicazione di apparecchi immobilizzanti per oltre quattro -settimane, il massaggio ecc. non diedero buon risultato. Il 3 febbraio 1905 fu fatta, nel focolaio di frattura, la prima iniezione di trentacinq ue centimetri cubici di sangue umano, mentre la gamba era lasciata nella doccia di Bonnet: si ebbe febbre a 38° gradi con arrossamen<JO e gonfiore lo-eale. Il 10 febbraio fu eseguita una seconda iniezione di trentacinque .centimetri cubici di sangue, la quale venne ripetuta una terza volla ed in dose. di qua r anta centimetri cubici il 17 febbraio 1 primi di marr.o le ossa della gamba ~t·ano ben consolidate, tantochè la donna, verso la metà di marzo, poteva essere dimessa dall'os pedale guarita; 2° uomo di 44 anni di Lauterbrunnen, senza pre ced~nti no tevoli, riportò ;1 2 novembre :190~ una frattura della gamba destra nel terzo inferiore con moderata ecchimosi. Dopo opportuna riduzione, l'arto fu fasciato e· messo in una doccia metallica~ al termine di quattro settimane la frattura non era consoli<lata e, dopo aUre cinque settimane, il callo non si pres entava, s ebbene la gamba fosse stata lasciata in riposo e sottopo~ta a massagg io ecc. Fu deciso allora di fare le iniezioni san!!uigne con sang ue tolto dallo stesso ~ndividuo ed inoculato nelle proporzioni sopra indicate. Si ebbe anche questa volta un po' di febbre con arrossamento e tumefazione locale. Nel ~ennaio del -corr ente anno l'individuo era messo in libertà, perché completamente guarito. L'autore, volendo inte1·pretare il meccanismo di guar igione delle iniezioni .alla << Bier" crede di poter asserire che il sangue iniettato abbia realmente il poter e di agire come stimolo flogistico sul callo e basa la sua asserzi one sulla reazione generale e locale, che le iniezioni sangui gne hanno prodollo anche nei suoi due casi allegati. FuNAIOLI.

Delle oompUoas lonl bronoo-polmonalt poat-operatorte. (Arcltioes générales de Médecine, mano 1906).

A. LE DENTU. -

Indipendentemente dalle alterazioni renali ed epatiche prodotte dagli anestetici, bisogna tener conto delle complicazioni . che hanno per s ede l'appar ecchio r-espiratorio. Sembra che le operazioni praticate sugli organi addominali e le cure radicali delle er nie le pr ovochino con una certa predilezione. Cosl in una statistica del Mikulich, sopra 1,787 operazioni addominali, com-


458

RIVISTA D I CHIRURGIA GENERALE '

prese le ernie ·curate radicalmente, si ebbero 14:l casi di pneumonite, dei quali 65 morlali, nella proporzione dell'otto per cento di mortalità. ' L'aspetto clinico di tali <'.omplicazioni polmonari va soggetto a numerose variaz-ioni, dal semplice raffreddore con qualche grosso rantolo alla pneumonila lobare doppia soffocante e mortale. Così possoflsi distinguere diversi tipi daffer eòti l'uno dall'altro: Prirìto tipo : segni di semplice trachea-bronchite con apiressia, raffre-ddamento, ronchi sonori, leggier·a sensazione di peso allo s ter no. Secondo tipo: caratterizzato da dolore puntorio che manifeslasi il giorno stesso o l'indomani dell'operazione, seguito bentosto, all'ascoltazio!)e, da un focolaio di rantoli fini piuttosto sottocrepitanti che crepitanti, generalmente alla base d'uno dei polmoni. Raramente v i é soffio. La temperatura spesso ~?i eleva molto poco e non sorpsssa i 38°,5. Nelle forme più caratteristiche e più estese, essa naturalmente sale di più. I l dlistur·bo respiratorio molto forte è dato più dal dolore puntorio che dalla congestione polmonare. Ter~o tipo: sintoma predominante é l'ambascia del r espiro non in rapporto con l'intensità del dolore puntorio nè con l'esistenza d'una grande quantità di rantoli secchi o rnucosi. Il mur mure vescicolare é affievolito, ridotto onullo sopra estensioni più o meno conside revoli da un sol lato o da ambedue. Quarto tipo: sintomi congeneri, subitanei, accom pa~nati da manifestazioni polmonari più limitate che s i producono a più riprese e ad intervalli più o meno considerevoli. Le remissioni sono seguite da ricadute con un decorso .. in complesso, più regolar e che nei tipi precedenti. Quinto tipo : le manifestazioni sono più tardi meno brusche nel loro apparire, ma ins idiose per la scarsa accentuazione dei sint0mi, che invece presentano notevole gravezza essendo legali a due cause fra le più pericolose di La li complicazioni, l'infezione e la stesi sanguigna nell'a p parato r espiratorio. Rispetto alla loro evoluzione il più di frequente es;;e rnanifestansi nei due primi giorni dopo le operazioni, non di rado al terzo ed al quarto, talvolta; ulteriormenta. Ma perché si possa ritenere che esse dipendono dall'atto ope· rativo non bisogna che il loro inizio sorpassi il quarto o quinto giorno. La risoluzione del processo si produce io un lasso di tempo di varia durata. che dura in media dagli otto ai quindici gjorni. Avendosi esito letale, questo si produce abitualmente per due differenli meccanismi, o per esa~erazione dell'asfissia o per degenerazioue della bronchite catarrale in bronchite purulenta infeUiva. Le cause principali di tali complicazioni sarebbero, oltre alla possibile ).n· fluerza d'una predisposiziooe individuale, l'anestesia per i bronchi, l'infezione, il raffl'eddamento, la stasi S!inguif(oa considerala qual r isultato dell'i· postasi rneccunica e dello shoek traumatico, la posizione rovescia del cOt'podura nte lunghi alti operativi, l'apertura dell'addome con i consecutivi disturbi

dell'apparato respiratorio, la disturbata respirazione e l'impossibìlilà di tossiree di espettorare, da ultimo le influenze epidemiche. La rorma embolica delle complica1.ioni bronco-polmonari, ormai generalmente arn messa, é caratterizzala dalla ls t.anlaneila del suo modo di apparir& e dalle riprese degli accidenti. Corrisponde al ·quarto dei tipi prima enunciati. Però spesso le pneumoniti emboliche non si distinguono sintomaLicament& dalle altre e la loro diagnosi esalta può far;;i spesso soltanlo basandosi su lalune associazioni morbose.


RIVISTA DI CRIRURGIA GENERALE

459

Grande importanza ha la sede delle operazioni. Czerny osservo il66 per cento di poeumoniti nelle operazioni sulla regione superiore dell"addome, e l'autore r itiene che lo choc addominaiA possa solo spiegare tale circostanza , sopratutto quando non esiste infezione precedente, c1uando non si produsse infezione aìcuna operatoria, quando non si possono assolutamente incolpare nè il raf· freddamento nè gli anestetici . L'autore non a mmette p;rande importanza all'aspirazione, dura nte l'anestesia, di mucosilà secrete dalla mucosa bucco-faringea, non sapendosi spiegare perchè i germi che abitano costantemente la bocca e la faringe aspettino il momento d'un'operazione per incamminarsi verso la laringe ed i bronchi. Parimeuli egli ritiene sieno ben pochi i casi nei quali gli anestetici producono delle complicazioni polmonali, e ciò sopratutto dopo che si evita il raf· freddamento dell'operando e dopo che gli anestetici vengono scelti fra i chimicamente più puri. Ritiene l'espousabile l'agente anestetico soltanto quando trattandosi di SO!lgetli giovani e vigorosi, il gior no stesso dell'opera zione, manifestasi pneumonite doppia od edema bronchiale, senza che nell'or10a trovisi traccia alcuna di albumina e senza che alcun organo presenti una tara qualsiasi. Dallo studio delle statistiche risulta il cloroformio più pericoloso dell'etere, ma per esperienza propria ritiene che l'etere eserciti sulla larin ge e sui bronchi un'azione irritante più forte di quella del cloroformio; del resto ritiene debba si incolpare, più che gli anestetici, la caLliva tecnica nel somministrarli. Suggerisce da ultimo una serie di misure protllattiche aLte a scon giurare simili pericolose complicar-ioni, misure che possonsi riassumere: Nel guar darsi dal più leggiero raffreddore, cot•izza o Lracheo·bronchite, e da tutte le affezioni cardio-polmonari, rimette ndo gli aLti operativi non urgenti fino a g uarigione od a notevole miglior amento. Nell'aver riguardo all'età avanzata qua ndo con essa avvi enfisema polmonare e spesso leggiera bronchite c;ronica. _ Nell'evitare il ralft·eàdamenlo dei maiaLi avanti, durante e dopo l'operazione, non adoperando mAi soluzioni fre.dde e possibilmente un !elLo operatorio ri-

e

>~Caldalo.

Non impiegare che anestetici purissimi, riducendo, più che sarà possibile, la durala dell'anestesia e le do~i consumate. Tet•minata l'operazione provocare un pronto risveglio ed un'arupia respirazione onde favorire l'espulsione delle mucosità ponendo così to:SLo fine alla stesi sanguigna nei polmoni. Ricorrere da ultimo all'anestesia locale compresa la rachistovainiuazione, se havvi pericolo serio che l'anestesia generale possa avet·e una s fa vorevole G. B eRNUCCI. influenza sull'apparato polmonare. R 1cHE. -Ferita.

da. punta. del ventrloolo 4e•tro. Sutura, guarigione_·(Centralbl att jil r Chirurgie, n. 36).

Ricbe ci comunica un altro caso di guarigione di una fel'ita da punta del cuore e precisamente del ventricolo destro, mediante la sutura. L'o;;>erazione fu praticata poco tempo dopo il ferimento. ~ iche praticò due tagli netti convergenti e formanti un angolo di cui un lato scorreva trasversalmente aUraverso la ferila al 4° spazio intercostale, e l'altro la to s'incurvava in alto ver so il marg ine sinistro dello sterno. Tagliò l!i 3•, 4• e 5• car tilagine costale e ro-


460

RIVISTA DI CRIRUBOià GENE'RALE

vesciò in fuori le parli molli ~ i lembi di cartilagini recise. Un tentativo di chiudere prima la fe rila del cuore median·te uua pinza, fu causa di una: lacerazione la quale aggravò la emorragia; pari es ito ebbe una prima sutura con cui s i era perforata la musculatura. Dopo messo allo scoperl~ e tirato in fuori il cuore si riuscì a chioder•e la ferita coll'aiuto di punti di catgut non perforanti e di fermare l'emorragia. C. PRBTTr. La scelta del metodo nelle operaztolll per lng roasameatl proata tlol - (Medical Record, ottobre 1905).

\V. Meven. -

Dopo svolle le considerazioni ~ull'a rgomento, confol'late dalla esposiZione di più casi clinici, da lui stessi trattati, l'A.. viene alle seguenti conchiusiooi, su questo argomento, che è fra i più importanti della chirurgia, non solo per la difficoltà degli interventi, ma anche per i caratteri di urgenza che spesso r iveste l'obbligo di solle vare gli a mmalati di ipertrofie proslatiche: 1° si hanno oggi tre metodi efficaci per· operare nelle ostruzioni prosta· ti che; vale a dire, la prostatectomia pe rineale, la soprapubica, e la pros tat.olomia galva no cau!'tica (operazione di Bollini) ; 2° non è s tato provato finora che cia scuno di questi metodi debba esse·r e considerat-o come e~clusivo per bontà, poiché tutti e ~re sono ,capaci di dare durevoli giovamenti; 3• sempreché le condizioni del malato, :a parte l'età - la consentano, raperazione da praticarsi dovrebbe essere la prostalectomia1 rappresentando essa dal lato chirur~ico la operazione più perfezionata, col procurare la totale rimozione della ostruzione meccanica ; 4• mentre è vero che tanto il metodo perineale come il soprapubico si possono adoper·are con vantag!ZiO costantemente, nella rimozione degli ingrossamenti della ghia ndola, e cia§lcuno in modo esclusivo, pure il lavoro del chirurgo sarà più facile, e l"inleres!ie del malato meglio garantito se s i impiegheranno in pratica entrambi i metodi, s cegliendo ogni volta quello che più si adatta al s ingolo caso. La scelta della operazione giusta le indicazioni, non è cosa fn cile fino ad ot:rgi. Si richiedono tuttora ulter·iori refer ti dei chirurghi che praticano l'uno e l'altro metodo, per decidere la quistione. Entrambi i metodi sono ecce~l.enti ed utili. F ino ad oggi la scelta del metodo riposa in larga scala sulla inclina-zione personale. Sulla base della s ua esperienza personale l'A. è forse autoriz-zato ad affermare: a) le ghiandole che s i palpano dal retto, e non si sollevano di molto al disopra dei muscoli dello sfintere anale, possono essere attaccate dal basso ; b) se invece sono si tuate più in alto, e la massa iperlrofizzata si proietta bene indietro nella vescica, e, meglio ancora, s e il cistoscopia ha rivelato la pre· s enza di un lobo mediano, tali ghiandole si dovr·anno asportar dall'alto; c) dal basso converra meglio allaccare quegli in gros~amenti di carattere molle, in stadii iniziali, che tanto di frequente vengono trovati risultare dall'àg· gruppamento di più ooduli minori, ciascuno dei quali si può enucleare isoaatamente; . d) nel 33 p. cento dei casi, nei quali non si palpa dal retto tumore, alc uno, ma nei quali la distensione della vescica s i argomen ta dall'urina residua, ovvero dalla rilenzione totale, ma intanto l'ostruzione è rivelata dal cistoscopio, conviene a preferenza la prostatectomia soprapubica ;


RIVISTA DI CllffiURG IA GENERALE

461

e) pure la via dal pube è indicata quando l'ingrossamento è complicato da un calcolo in vescica , o da calcoli di dimensioni tali, che non si possano estrarre con facilità attraverso la dilatazione del muscolo sfintere interno; f) sì de ve scegliere la via soprapubica nei malati con urine mollo torbide, sempre che sia urgente l'immediato drenaggio della vescica. · In ques ti casi la ghiandola potrà esserè asportata in uoa secc.nda seduta ; g) la ~omparsa, relativamente frequente, di carcinoma della prostata può divenire un fatlore per decidere in favore della completa asportazione della ghiandola dall'alto ; 5° acquista importanza l'argomento della conse rvazione del potere ses suale. Si richiedono. ulteriori indagini per decidere circa la influenza di ciascuno de i due metodi sul r iguardo. Finora pare che la operazione sopra pubiea abbia vantaggi su quella perin<lale, quantunque in questa si risparmino tanto la porzione della ghiandola che circonda immediatamente l'uretra prostatico, come i condotti eiaculatorii. Se le statistiche future provassero che con la prostatectomia soprapubica la funzione sessuale resti più garantita, anziché con quella perineale, la scelta della indicazione riceverà una direltiva nei pa· zienti nei quali questo punto mertta ancora di essere tenuto in considerazioue; 6° l'operazione del Bollini dive n la di dovere quando il malato rifiuta l'in\ervente cruento, ovvero quando vi si opponganù altre contro indicazioni; 7° dato che anche la operazione di Bollini sia rifiutata, o ehe non s i possa eseguire, sarà giustificato di abbandonare il paziente all'uso regolare del catetere; 8° prima di intervenire col metodo Bottini è indispensabile l'indagine col cistoscopio. Esso è purd' necessario pl'ima di praticare la prostatectomill peri· neale, allo scopo di deter·minare se esistono un lobo mediano o calcoli i se ne potrà fare a meno se si è scelta la via soprapubica, quantunque la netta co· noscenza delle condizioni della vescica anterior·i all'intervento, sia sempre favorevole all'operatore. In quel 33 p. 100 di prostaLici che non offrono alcun ingrossamento alla palpazione rettale, il'solo cistoscopio può stabilir e una diagnosi netta e circos tanziala i 9" il tempo della operazione, per quanto riguarda i prostaLici, è segnalata dal m omento in cui è resa di neccessit.à la regolare cateterizzazione per urinare. Giammai 8i dovrebbe affidare il catetere agli stessi ammalati. I malati in buone condizioni generali, che abbiano tempo e cura di cateterizzarsi da sé con la dovuta antisepsi, potranno J>rovvedere a ciò da soli, quando rifiutano l'intervento operativo. Altra stretta indicazione per operare è il dolor e persistente nel perineo, al collo della vescica, e al ghiande, che resiste al trattamento comune; 10• converrebbe che i chirurgi si familiarizzassero tanto coi due metodi di prostatectomia, come con la operazione del Bottini, in modo da potersi r egolare rettamente coi malati che si confidano alle loro cure, non potendosi impiegare ·un 'unico metodo in tutti i casi di ingrolisamento prostatico, col miglior· vantaggio del malato. In altri termini bisogna adattare la operazione al caso. G. DELOGU.


462

RIVlS'rA DI OCULISTICA NuEL . - Etiologia e patogenul 41 oertl astlgmatt.mllrregolarl oon sede nel orlstalllno. - (Rerme gén~rale d'ophlalmològit, u. 8, 1905). Ci si trova non di rado dinanzi a casi d'ambliopia abbastanza pronunziata, in cui la cornea è normale o presenta tutt'al piu un leggiero intorbidamento che non basta a renderei ragione della grave diminuzione rl'ttcutezzR visiva, mPntre, d'altra parte, noti v'è trliccia d'astigmatismo regolare. A illuminazione obliqua, il cristall ino apparrsce trasparente; ma se si procede all'esame oftal· moscopico a distanza con lo specchio piano, il campo pupillare non si presenta uniformementP ro!>so, ma occupato da piccole zone più o meno scure, sfumate verso g li orli e separate da striscie più chiare, di color r osso. Un tale a spetto si modifica con l ~ggieri movimenti impressi allo specchio; ossia, le zone scure si spostano ed alcune zone rosse si fanno scure, e viceversa; risultandone quell'ins ieme di ri tlessi cangianti della pupilla, che noi tutti conosciamo per averli visti più volte. Ot•bene, l'autore, basandosi su alçune sue osservazioni personali, e!lprime l'avviso cbe in questi casi si tratti di astigmatis mo irregolare del cris tallino, quale conseguenza d'una blenorrea dei neonati, allo s tesso modo della cataratta polare posteriore , che fu Titenuta per gran tempo congenita, mentre oggi, in special modo dopo le ricer·&e del Dor, del Treacher · Collins e dello stesso Nuel, la si cousidera come un reliquato della suddetta malatLia. Ma come spiegare la fisiologia patologica dell'astigmatismo del çr istallin o in se~uito alla blenorrea dei neonati ? Anzitutto bisogna 1·icordare che - da quanto risulta dalle osservazioni concordi de,l!"li autori - la cataratta polar e anteriore non é gia dovuta a un intorbidamento dietro la capsula de! cristallino, nè a un deposito sulla faccia anteri01·e di questa stessa caps ul~, ma alla presenza d'un tessuto lamellare situato fra la capsula e l'epiltelio. I o secondo luo~o, è ormai a ccertato da un g ran numero di ricer che, che ques to tessuto lamellare è il prudotlo d'un 'attivit.A formatrice anormal~ delle ·cellule epiteliali: in terzo luogo, che, neì cast dr cat~raLta polare anterior e, l'ambliopia non risulta dalla presenza del:a leggiera opacità, ma dall' irregolarutà del cristallino i ntorno all'opacita medesima. I nfatli, nell'adolescente, l'opacità bianca, quasi puntiforme, non occupa, per lo più, che una minima parte de lla pupilla e, all'esame oftalmoscopico, i nove decimi dell'area pupillare si mostrano tras parenti; mentr·e essi presentano una refrazione molto irregolare, ossia un vero e proprio asli~Zmatismo irregolare del cristallino, da çui di pende quasi esclusivamente la diminuzione d'acutezza visiva. Or•a, é probabilissimo che l'astigmatismo del cris ta Ilino senza cataratta polar e sia un fatto analogo all'astig:maLis mo del. cri· stniJ ino con cataratta ; in altr i termini: che l'astig matis mo lenticolare senza catarnllR sia un grado più p1·onunziato dell'alterazione la quale produce questo s tesso astigmatismo con ca taratta. P er ch iarire r1uest'ultima affe•·mazione, vediamo brevemente la patogenesi e la fisiologia patologica della cataratta polare ant,~riore.


RIVISTA DI OOULISTIOA

463

L'opinione del Trear.her Collins, secondo cui una tale cataratta risulterebbe dal contatto prolungato del cl'istallino con la cornea dopo la perforazione di quesl'ùltima, cade dinanzi al fatto ben dimostrato dal Nuel, che, cioé, ~a cataratta polare anteriore può produr si in seguito alla blenorrea dei neonati, senza che avvenga perforazione corneale, e, per conseguenza, sen1a che il cristallino s'addossi alla cornea. Secondo il Nuel, la patogenesi sarebbe la seguente: cc Al· cune sostanze flogogene, segregate·dai microbi intracorneali, si.diffonderebbero nell'umor acqueo (come pure verso i vasi pericorneali) , ~. più !ungi, nell'iride ov!l produrr ebbero un' irite. A livello della pupilla, esse giungono contro la capsula del cristallino non protetta dall' ir1de e penetrano fino all'epitelio capsulare, le cui cellule, ancora in piena attività formatrice a quell'età, vengono irritate dalle sostanze flogogene stesse, proliferano e producono il tessuto lamellare e fibrillare costituente la cataratta "· Nel neonato, la comea è più pic-ciJia e la · camera an.teriore meno profonda che nell'adulto; pE>r la qual cosa le ·sostanze tlogogene han da per correre un tragitto piu breve nel primo pe11 giun• gere all'epitelio del cristallino, e la catarattA polare anteriore si produce più raramente nell'adulto, in seguito a ulcere corneali. D'altra parte, la pupilla del neont~to é mollo ristretta, per modo che, soltanto in un periodo ulteriore, vengono allo scoperto alcune zone del cristallino protetto dall' iride contro l'azione nociva; il che spiega come, nell'adulto, la cataratta non occupi che una piccola parte, più o meno centrale, della pupilla. E una confer·ma a queste idee sulla patogenesi della cataratta polare anteriore è stata recentemente portata da Huwald, il quale, in casi di punture d'api, il cui pungiglione non era penetrato che nella sostanza prop•·ia della cornea o nella CHmera anteriore, descrisse, come alterazione. ultima, una cataratta pola•·e anteriore, che egli spiega ammettendo un'azione nociva esercitala direttamente sull'epitelio del cristallino. · Ciò po!Sto1 si comprende perfettamente come la blenorrea dei neonati, con o senza complicazioni corneali, possa dar luogo ad astigmatismo del cristallino senza che vi s'associ una cataratta polare anteriore. Nel caso di compii· ~zio ne corneale, la cosa é abbastanza chiara: le sostanze fio go gene, sviluppa tesi nella corn~a, si propagano fino all'epitelio del cristallino a livello della pupilla (e un po' intorno alla medesima) e provoeano un'alli·vità anormale delle cellule; ma quest'atti vita, per una causa ignota (forse perché le sostanze flo:gogene vi arrivano in quantità minima), pur non dando luogo a una cataratta vera e propria, produce indubiltatamente un' irre~olarità di refrazione al polo an· teriore del cristallino, irregolarità la cui espressione é l'astigmatismo irrego!are. In altre parole: si tratterebbe d'una cataratta polare anteriora che non ha fatto capo a un'opacità completa. In quanto all'astigmatismo irregolare del cristallino, che risulta da una semplice blenorrea non complicata da cheraliiA, si può dire che, dopo le prece-denti considerazioni, non abbia più nulla d'enigmatico. Il pus blenorragico, con o senza complicazione d'un'infezione d'altra natura, contiene sostanze flogo.gene, le quali, dala la sottigliezza della cornea, e la poca profondttà della camera anteriore nel neonato, possono giungere per diffusione fin all'cpilt• lio del polo anteriore del cr·istallino e suscitarvi un'atti vita anormalt>, il cui risultato, insufficiente per produrre un'opacità, può esser ba-<tevole per costituire un grado sensibile d'astigmatismo irregolar·e della lente cri:>lallina. TROMBETTA.

l


464

'

RIVJ~TA DI ANATOJHA E FI~IOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA P IERACCINI.- La morfologla del sangue nel saturnt.mo proteulonale. -

(La Clinica moclerna, 1905, n. 40). L'Autore ha studiato 13 operai, tutti a ddetti a lavori importantti un contati() a bituale col piombo; di essi due soltanto erano all'ospedale per colica saturoina, ~li altri furono studiati nel campo del lavor o. Quantunque presenta ssero una tinta bruno- pBilida, pure nessuno -offrì una d e~lobulizzazione cosi pr ofonda come a prima vista pareva dovers.i ammettere ; cosicché è da r itenere che g li operai si adattino enl!·o un certo lim;te all 'azione del piombo. Ciò é dimostrato anche dal fatto che anche nei casi, in cui fu constatalo il piombo nelle urine, si osservarono rarissime forme poichilocitiche. macrociliche e microcitiche. Una sola volta l'Autore ha òsservato rarissim~ globuli rossi nuclea ti. Talchè egli è portato a concludere che l' ipoglobulia e la dis trofia glo bulare non sono fenomeno spiccato e costante del saturnismo cronico ; in qu.esto la oligocitemia è dominata dalla oligocromoemi.a , onde il valo re globulare è sem pre basso. Il l'atto più importante dal punto di vista semiologico è costituito dalla' presenza nel sangue circolante di emazie a g ranulazioni basofile, tingibili cioè & secco coi colori basici. Queste g ran ulazioni basofile si presentano piccole, uni· t'ormemente disseminate nella emazia, di numer o vario da 4 a 10 e più, contenule in globuli di aspetto e grandezza normali, per lo più alquanto più pallidi dei sani. Queste granulazioni da alcuni r itenute un'alterazione degenerativa dei globuli r ossi, da altri sono state considerale come uo segno di rigenerazione del sangue. Esse sono m olto frequenti nel sangue dei salut•nini (8 volle su i 3 casi). cosicché l'Autore ritiene la loro presenza un sintoma di importanza almen() uguale a q uello della pr esenza del piombo nelle urine. Per r ig uar·do ai g lobuli bianchi infine, l' Autore ha trovato ciir e normali e uoa formula qualilali\'a leucocitaria eh& si accosta alla normale, s alvo qualche dd1ereoza io piu o in meno per le s ingole forme. MAR IOTTI BI ANCHI .

Sull'astone dell'estratto aoquoao del lobo postèrlore dell ' lpoflsl sulla presalone sangalgna e aul onore. - (Rio. erit. di clin. med., 1905, o. 2~). '

SILVEST RINI . -

L'Autore ha spel'imentato con ipofisi di bue, pecor a, castrato ed uomo. Triturava in un mor·taio il lobo posteriore, a g giungeva circa 3 cc. di soluzione acquosa di clo ruro di soùio al 0,75 °jo per un lobo dj bue, filtrava. Il succo ottenuto veniva iniettato agli animali per diverse vie e di e ssi s i mis urava la pressione sangui gna.


RIVISTA D 'IG I E..'IE GENERALE E BATTERIOLOGIA

465

Dall e sue ricerche l'A. conclude: che H lobo posteriore dell' ipofisi contiene una sostanza, la quale iniettata per via e ndovenosa produce un abbassamento grande della pressione sanguigna e poi uno inalzamento al di !SOpra del normale : prima cessazione del polso nella gratì0a, poi amplificazione enorme e rarefazione; che d osi più Corti iniettate n ello stesso modo . uccidono nel primo periodo l'a nimale a traverso convulsioni, tremori, con mi osi manifesta; che e s tratti di ghiandola pineale, del lobo anteriore ipofisario della ipofl· s i n a, della paratireoan.titossina non prod ucono alcun effetto consimile; che l 'estratto del lobo anteriore non vale a distruggere o a modificare sen s i bil mente l'azione dell'estrallo del lobo poster iore; che !"adrenalina anche a piccoliss;me dosi aggiunta all'estratto del lobo ipofisario posteriore non solo neutralizza l'azione deprimente della pressione, ma dà quel rialzo che è dovuto alla adrenalina stessa e non impedisce la s uccessi va azione eccitante sul cuore, avendosi ugua lmeute la amplificazione e la rare fazione del polso; che l'azione dell'estratto del lobo posteriore ipofisario s i dispiega anche a depr e ssori del Cyon ed a vaghi r ecisi ; che l'aver otlenuto sol tanto azione eccitatrice della sistole cardiaca, per dosi r elativamente piccole, specialmente se iniettate sottocute, lascia sperare pos-sibile l' introduzioDe di questo nuovo potente veleno del cuore io terapia; che certe sindr omi mor bose, che vanno oggi sotto il nome generico d i nevr astenia, di nevrosi io genere, o di nevrosi del cuore, pO$sooo avere la loro or igine in qualche perturbamento della funzione ipolìsaria, che s i intravede ormai cosi complessa come qu~lla di altre glanllule di gr·ande importanza peE' l'econom ia animale. MARIOTTI BIANCHI.

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA Kortalltà per tuberpololl, 1D. ItaUa, negU aD.Di 1897- 1902 (1) .(Congrés international de la tubercolose, Paris 2-7 octobre 1905).

SFORZA. -

Conclusioni: 1. La mortalità per malattie tuberculari in I talia è in progressiva diminuzione essendo discesa da 2115 (anni 1887-89) a 15'35 (anno 1902) sopra un milione di abitanti. 2. Nell'anno 1902 la mortalità per tubercolosi disseminata e polmonare occupò il settimo posto fra tutte le cause }Jiù frequenti di morte. 3. Nello stesso anno 1902 morirono per tubercolosi 52032 individui sopra un totale di 32.831.644 abitanti . .i, Il maggior numero di morti per tubercolosi avvenne nell'estate e nella primavera; il minor numero in invet·no e in autunno. (Il t dati statistleì relativi furono tolti dalla • Statistica tlelle cause di morte •, pubblicata dal Mini · stero di agrieollura, industria e commercio. Direzione generale delle s taUstiche. 30 - Giornale medico.

>


466

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

5. Le piu frequenti forme di malattie tubercolari furono: la tubercolosi polmonare, la tabe mesent.er ica e la tubercoloo(i intestinale, la tubercolosi disseminata, la mening1te tubercolare e l'idrocefalo acquisito. 6. Nel quinquennio 1898-1902 si osservò il m~imum di mortalità per malattie tubercolari nel Kr uppo di eta da 20 a :19 (o di 20 a 40 anni); il minimum nel gruppo di 60 a so anni. 7. Nel gruppo di età da 10 a 19 anni (o di più di 10 a 20 anni) la mortalit.A delle donne per tubercolosi disseminata e polmone re fu di 277,9 °/oo; quella degli uomini di 169, 9 Ofoo· 8. Io generale la mortalità per tubercolosi in Italia é maggiore o elle donne che negli uomini. 9. Le professioni più colpite dalla tubercolosi furono le s~guenti, io ordine decre!>cente: s tudenti; tipografi e litografi; commessi di studio e di ne~ozio; barbieri; camerieri di caffé e d'albergo; f11bbrt, maniscalchi, meccanici; calzolai; sarti ; falegnami ed ebanisti; minator i e cavatori; oper ai in genere; facchini; macellt1i e pizzi.ca gnoli; caffettieri, trattori, vinai; mugnai e fornai; muratori e imbianchini; filatori e tessitori. 10. La mo1·Lalita piu elevata si OS!':ervò nelle re~ioni seguenti: Liguria, Lombardia, Toscana, Lazio, Em1lia, Veneto, Puglie, Piemonte e Sardegna. Menoelevatafula mortalità nella Cam pa nia, negli Atruzzie Molise, neli'Umbria, nelle Marche, nella S icilia, nelle Calabria e nella Basilicata. 11. La mortalità per tubercolosi fu più grande nei comuni piu importanti e più popolosi, eh~ nei comuni più piccoli. 12. Fra le grandi città di p1ù di 60000 dbitanti, ltl mortdlilà per malattie tubercolari fu più elevata, in ordine decrescente, in Pisa, Brescia, Padova, Genova, Lucca, Alessandr ia, F irenze, Milano, Livorno,. Bologna, Roma, Catania, Verona, Taranto, Spezia, Napoli e Tortno. Meno elevata al contrario fu, sempre per orcline decrescente, in Ferrara, Pis toia, Modena, Messina, Bari, Pal~rmo, Ravenna, Venezia. P erugia e Trapani . L'Italia ha ottenuto il r imarchevole risultato della diminuzione della mortalità generale da 27,99 %o (anno 1887) a U, 1;, 9/ 00 (anno 190:2) soltanto con l'a p· plicazione delle nuove leg gi sanitarie e protìlatt1che. Per la tubercolosi, la differenza io meno fu di 530 mor ti sopra un milione di abi1anti e questi risultati d1verranno forse anche migliori se si P•>trà piu largamente assicurare l'a limentazione gratuita ai fanciulli pover i, per i quali si è già fallo qualche <:osa con la istituzione della r e fezione scolastica ne i giardini d'infanzia. l:lenefìcii ma~giori si otterra nno poi sicuramente con una lotla più attiva e ben dir etta contro la tubercolosi. · DoPTER. -

terloa. -

Ba aloanl p1llltl relatlvl all'astone patogena dell'ameba dleeen(Annali Pasteur, luglio 1905).

L'A. avendo avuto occa&ione di e~aminare due casi di dissenteria amebica ~eguiti da morte, viene alle conclusioni: 1° Che l'ameba penètra nt·lle pareti

intestinali per mezzo della mucosa e non della !':ottomucosa, come la maggior parte degli aulort pr,..tendono; 2o Che non entra per gli Ol"ifici glandulat·i, ma attraversa la barriera epiteliale che riveste la ft~ccia interna della mucosa, e si fa strada nel tess uto connettivo interglandolare invadendo pot le glandole


.

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

467

:8.ttraverso la membrana basale del lor o epitelio; di qui va poi nella soltomu-cosa; 3° Che quando penetra in un tessuto, deter mina subito, loca lmente e a .distanza, una reazione infiammatoria destinata a lottare contro l'invasore, rea:zione la quale è però presto seguita da una necrosi, manifestazione costante ed essenziale della sua azione patogena. T ESTI.

B.lcerche •nlla vaoolna:r.tcne anticolerica col nucleoproteldl del colera. - (CentT'albl. f. Bal,teT'., vol. XXXIX, fase. I).

·OT T O H ELLER. -

Seguendo la tecnica del Lus lig per la preparazione dei nucleoproleidi dei :batter i pestosi, l' A. ha fallo esper imenti negli animali da laboratorio sulla vac-cinazione anticolerica pPr mezzo d ~i nucleoproteidi dei vibrioni colerigeni. Con una semplice iniezione gli animali si rendono immuni verso una dose più volte letale di vibrioni e ciò tanto pel ceppo usato per l'immunizzazione quanto per altri ceppi. Ripetendo l'iniezione l' immunità si fa più forte e duratura. l vantaggi di questo metodo d'immunizzazione sono che il dosaggio del ma·teriale da inocularsi é facile ed il controllo del preparato negli animali è esatto, che si può preparare il materiale in gra.1de quantita in forma secca come polvere, facile da conservars i senza che perda d' azioue, re:.istente al calore e ..quindi di pratica applicazione nelle contrade tropicali. TKS TI.

Sulla po•slbWtà che l'agente del v aoolno ala uno •plroohete . - (Centralbl.j'. Bakter, parte I, vol. XXXIX, fase. 6).

· CARINI. -

L'A., dai caratte ri morfolo~ici che pr·esenta il preteso spirochete descr itto ·dal Bonhoff, dall'e~>ame dei fotogrammi annessi alla memoria di questo autore {Berl. klin. Wochenschr., n. 36, 4 sett. 1905) e per altre considel'azioni risultanti dalla lettura della memoria stessa, non può assolutamente ritenere che si tratti in questo caso ài un parasstta. Egli ritiene piuttosto che si tratti di prodotti artificiali soliti a furmarsi ad es~mpio nei preparati a striscio di succo ·di milza, o anche di organi io istato di infiammazione, nei quali molto facilmente si possono dimostrare io uumer o ma ggiore o minore di questi pseuòo· -spirocheti. TESTI.

Su alcune modUloaslonl che pre•entano l o orpu•ooU contenuti nell'interno del oorpl41Regrl. - (Rioì$ta d'igiene e sanità pubblica, 1 novembre 1905).

'VoLPINO. -

L'A. usando un metodo speciale da lui già pubblicato e consistente in una ·colorazione successi va al picrocarmino e al bleu di metilene alcalino seguita -dal differenzia mento io alcool picrico, dimostra che i corpicciuoli contenuti nell'interno dei cor pi di N,gri non possono essere nuclei c.,me il Negri opina. ma possono realmente r·a ppresentare per se stessi dei par ass 1ti viventi dail'esame dei quali può ris ultare la ricostruzione di un loro probabile ciclo e volutivo. Egli descrive 7 forme dive rse che possono es~ere s uccessive modifìcazioni l'una dell'altra; in esse si arriva alla formazione di corpuscoli minutissimi baslonciniformi che in fine fuoriescono dal corpo di Neg ri e rappresenJ.sno forse quello stadio del parassita filtrabile alla candela. T~sn.


468

ltiVISTA BIBLIOGRAFICA PIETRO GRocco. Vallardi 1906.

LesloDl d1 ollnloa med1oa. - Volume primo, Milano, F _

Segnaliamo ai nostri lettori la comparsa di questo libro di grandissimo interesse clinico, perché fatto a base di molti e ben scelti documenti clinici, esaminati, studiati, discussi con potere e sapere critico, con rigore di logica. D~:~ esso possono trarre infiniti vantaggi i medici pratici e gli ufficiali medici del· R. esercito. Un concetto altamente scientifico animò l'autore alla bella impresa, condotta con speciale diligenza ed erudizione, avvalorata dalla grande sua pratica. Eg li ha egregiamente raggiunto lo scopo pr efissosi di offrire alla scnola u11 buon saggio di studio su impor tanti forme cliniche; ai medici pratid un buon criterio diagnostico e curativo di alcune importanti affezioni. Vi si ammira il' valore, la bontà del metodo clinico del Grocco, il rilievo completo di dati che gli perme~te di arrivar e a diagnosi mollo finì e difficili, la fo1·ma didattica dell'esposizione, la discussione del ca so, nitida, sapiente, concisa. Inoltre opportunamente meLle in corsivo i dali e le o5oser vazioni più importanti che il casopresenta, e r icapitola sovente in fine della discussione quanto di più saliente ru dimostrato durante le lezioui. Quest.e sono in riumero di trenta, e fra esse· alcune vanno segnalate per una g1·ande originalità di osservazione e di esposizione. Sul morbo di Flaiani-Basedow egli porta un largo contr ibuto della sua personale esperienza. L'autore afferma che in esso una par te veramente predominante è r appresentata dai fenomeni cardio- va scolari,. i quali offrono la stessa.. sindrome che si ha nelle g ravi cardiopatie organiche. In alcuni casi es!"i rappresentano sempre o quasi sempr e la fenomenologia predominante o quasi esclusiva, da poter ne costituire una forma clinica speciale. Già nelle prime fasi del morbo F laiaoi, il cuore sotto gli attacchi di tachicardia appare dilal8to. Questa dilatazione talvolta é fu gace, leggerissimi>, ma non manca mai; essa si p1·ovoca, si riscontr a, si. rende più manifesta con qualr-.he: affaticamento muscolare. Sono talora veramente sor prendenti la rapidità ed il· grado con cui ventricoli ed orecchiette si dilat.a11o e la rapidità éon cui il cuore riprende il suo normale volume. Vi sti possono in questi casi rilevare pronti, intensi, fugaci rumori cardiaci funzionali o d'insufficienza valvolare relativa. La gravezza del morbo di Basedow non è tanto misurata dalla tachicardi&. per sè, quanto dalla miastenia del ~uore. È grave quel morbo in cui si hauno le rapide ed intense dilatazioni cardiache, come sogliouo essere indizio di gravezza anche maggiore le definitive dilatazioni e la conseguente ipertrofia cardiaca. Espone pure reperti anatomo-palologici del sistema nervoso e la loro impor tanza clinica. Un caso importante di pura isteria traumatica o di is terotraumatismo forma oggetto di due lezioni, a cui come appendice egli aggiunge altri tre casi a meglio illustrare questa speciale forma morbosa ~he ha per subslralo fondamenta!~


RIVISTA BIBLIOGRAFICa

46~

-esclusivo delle sofferenze dei pazienti l'isterismo, e per agente provocatore di <JUeslo il trauma. In tutti questi casi l'isterismo si svolge solto il movente del trauma, come s i sarebbe svolto sotto l'azione di agenti isterogeni. Sono c vere proiezioni psi-chiche che per tal modo si determinano dalla cortaccia cerebrale alle località -del trauma ». Hanno tutta la parvenza di lesione materiale, mentre non sono che iste ronevrosi locali che una volta determinale in una data forma vi sogliono persistere, salvo possibili ir·radiazioni e consociazioni sintomatiche. Una buona psicoterapia ben applicata varrà in questi casi a guarire i pazienti ceieremente e completamente. L'autore ba pagine originali circa la reazione miastenica per mezzo del tetano cfaradico col me todo del Flora. Esso vale a darci il segno di una abnorme esauribilità eletll·omuscolare anche in casi difficili. Tale reazione miastenica per· l'addestrato ricercatore non è suscettibile di totale simulazione e quindi é un ·segno di grande valore, perché facilmente rivelabile in malattie nevrosiche in -cui si ha talora l'interesse di simulare. P erò essa perché possa dare un buon ·fondamento diagnostico occorre s ia coordinata per sede ed estensione, cogli -altri s intomi della malbttia. l due casi di nevrosi traumatica che formano argomento di due lezioni, -offrono campo all'autore di esprimere dotti giudizi sulla patogenesi di questa ·malattia. Come un traumatismo può ingenerare lesioni organiche nei centri nervosi o nei nervi periferici, così può produrre sconcerti puramente funzionali, turbamenti nervosi senza lesioni organiche apprezzabili o con les ioni iosufficienti a spiegare il quadro clinico. Svolgesi in tal caso una sindr•ome nevro-sica che può riprodurre il quadro clinico dell'isteria, della nevrastenia, della ipocondria, della malinconia, della isterooevrasteoia traumatica, dell'epi!essiaecc. Però va considerata inaccettabile l'asserzione di coloro che sogliono stabilire senz'altro per ogni sintomo di nevrosi traumatica una ps~cogenesi. Questa vale solo nell'isteria traumatica, in cui il trauma psichico ha poca parte in conft·onto del trauma fisico. Una speciale raccomandazione l'autore fa al medico metten-<lolo in guardia dai possibili gravi errori in cui può cadere facilmente, specie se poco esperto nelle ricerche cliniche in soggetti nevrosici. Non bisogna ne.gare senz'altro la nevrosi traumatica nel paziente per ciò che esso fu colto in fallo, in un atto di simulazione: questa può avvenire per vari moventi e spesso per ottenere una maggiore indeonit8, a cui l'ammalato sente di aver diritto. Né devesi credere essere segno di simulazione quello che non é se non il pro-dotto di una suggestione in vario modo incoscientemente indotta dal medico indagatore sul paziente nevrosico. Non si deve perdere di vista la grande vo· .Jubililà ed instabilità dei sintomi e la facile e svariata suggestionabililà dei soggetti, per evitare di ritenere simulati fenomeni realmente morbosi. L'autore in poche pagine tratta pure magistralmenle la cura delle nevrosi '-traumatiche dal lato curativo, umauitttrio e mP.dico-legale. Tre lezioni sono importantissime, specie per noi medici militari, a cui per lo speciale genere di soggetti si presentano non di rado (orme cerebrali sifl· .litiche poco evidenti o presentanti un complesso di sintomi poco netti o facili a trarci in inganno. L'autore dà preziosi consigli terapeutici sul tempo, sulla modalità, sulla dose e sulla durata della cura specifica. Cita brillanti esiti dove tali cure furono opportunamente e saggiamente prescritte. Di speciale importanza sono le considerazioni sulla sifilide spinale, sui crileri che ci debbono


470

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

guidare nella differenziazione fra manifestazioni sitililiche e parasifilitiche anche in epoca avanzata, e s ulla loro associazione. Due ottime interessantissime lezioni sono quelle sul morbo di Ed1-Goldjlam, sull'apprezzamento dei sintomi, sulla reazione miastenica, sulla esauribilitil dell'iride, e sulla possibilità d'intreccio con sintomi basedoviani. Assai pre~evoli sono le lezioni sulle .forme pseudogastralgica, enteralgica, e· metr·algic11 della colica biliare; sulle sindrome nervose complicanti la colelitiasi , sulla polineurite da colelitiasi, sulla febbricola epatica, sulla diagnosi dif· ferenziale fra forma dispeptica della colelitiasi e fegato dispeptico, sulla pleur1te metaepatica, sulla eolica biliare nelle molte sue varietà che egli ha saputodiscernere, individualizzare, curare colla sua personale esperienza fatta in numer·osissimi casi esaminali a Montecatini. Importantissima per la finezza di diagnosi è la lezione ri guardante la febbre sijllitica assai protratta. Uno studio diligente è falto sulla neorastenia e sulla iperslenia dall'autore· ben befinita ed individualizzata. Di speciale importanza anche per noi medici militari sono i capitoli 15, 16. ii, ove sono suggeriti tutti i mezzi dì clinica e di laboratorio per la diagnosi· della.febbre tifoid e, la sua dilferenzazione dallafebb re mediterranea. La sierodiagnosi, la baUeriodiagnosi, la puntura della milza sono studiate in rapportoal loro valore pratico. Qui lo spirito clinico è bene associato alle ricer che più moderne, più delicate del laboratorio. Sono pur•e trattate con giusto ed acuto· criterio la prognosi e la cura della febbre tifoide, e sono espresse le sue opinioni sul paratifo. La lezione su!l"aseesso cerebellare da otile media semplicemente catarrale· e quella sull'ascesso cerebrale sono assai importanti. Questa ultima è sopraltullointer·essante per la diagnosi difficilissima fatta in modo bJ·illante, f)Uantunque molto tempo fosse trascorso dal trauma subHo alla manifestazione dell'ascesso in una parte del cervello piuttosto tacita, la distanza dell'ascesso dalla zona del cranio colpita, la sicurezza con cui venne consigliato l'intervento chirurgico ed il felice esito di questo. Importanti sono le lezioni su di un caso di menin11o-ence.falite tubercolarecon progressa oli te media suppur·ativa, siruulaote un ascesso cer·ebr·ale; e su un caso di trombojlebile suppuratioa dei seni oenosi della base cranica perpropagazione dai seni etmoidali e sfenoidali. · In un'altra lezione pr esenta tre casi di emiplegia in cui l'autore ha campo· di suggerire, valHtare i criteri di differenziazione tra emiplegia isletica ed emi· plegia organica. Interessanti sono le lezioni sugli aneurisma dell'aorta, specialmente per H sintoma indicato dall'autore del rinforzo dei toni cardiaci sulla tra chea e sullalarinf:re, per il fenomeno Cardarelli-Oii ver e per i molti precetti diagnostici> esposti.

••• Da questo brevi ssimo cenno si può aver e un'idea dell'interesse che ha il" libro del Grocco e quanta benefica influenza possa avere sulla cultura medicaEgli merita perciò tutto il massimo encomio e le più vi ve congratulazioni. Ci au~uriamo che presto il primo volume sia seguito dagli altt·i due dell'interess antissima opera che non poteva essere più utile, più importante e più pregevole. C. ANNARATONE.


RIVISTA BIBLIOGRA.PICA

471

Dott. FRANCEsco TESTI, mag~iore medico, docente d'igiene. - Bloor41 41 mloroblologla pura ed appUoata. - Firenze, Scuola tipografica salesiana,. 1906, un vol. di .pag. 40t Prezzo L. .5. , F. FERRAtu-LELU, tenente medico, assistente al gabinetto d'igiene nella scuola d'applicazione di sanità milita re. - •anaale 41 bromatologia pet me41ol mWtarL - Firenze, Scuola tipografica salesiana, 1!:J06, un vol. di · pag. 58i. Questi due volumi, ven uti alla luce da pochi giorni, sono conformi all'indi-· rizzo essenzialmente pratico che si da all'insegnamento della microbiologia e della bromatologia presso la Scuola d'applicazione di ~anità militare in Firenze. P er chi non possa specialmente dedicarsi allo studio della microbiologia, di q uesta scienza che ogni giorno acquista sempre piu ta nta importanza e cons egue incessanti p rogressi, il libro del Testi è una guida maneggevole, concisa cbiat•a, assai bene ordinata e ricca di nozioni teoriche e pratiche veramente utili. Il libro che il Testi ha voluto per sua modestia intitolare semplicemente Ri-· cordi di micr obiologia s i divide in tre parti. La 1" tratta della morfulogia e de lla biologia generale dei batter i e rlei principali microrgaoismi patògeni, microbiolofJÌa t eorica; la 2• si occupa delle ricerche batteriologiche che hanno rapporto con l'igiene e con la clinica, e c<>mprende un capitolo assai importante sull'immunità, vaccinazione e siero terapia, microbiologia applicata: la 3• descrive le operazioni che occorrono nelle comuni r ice1·che pratiche, tecnica micr ouiologica.

Voler dir e di ogni capitolo sarebbe tr oppo lungo; basti sapere che ogni parte del libro è svolta con quella competenza e diligenza che tutti riconoscono nell'autore pei suoi precedenti htvori. N el manuale del Ferrari-Lelli le cognizioni di clinica applicata all'igiene sono esposte e riassunte in modo che, in breve tempo, è possibile acquistare, dirò cosi, quell'orientaziooe necessar ia per mettersi in grado di riso! vere con esAttezza un quesito di bromatologia. A meglio ·illustrare il meccanismo dei varii processi chimici molto opportunamente, a seconda del bisogno, sono state riportate formule ed equazioni, che riescono a facilitare il compito di cibi si accinge a tale ricerche, guidato da criteri scientifici. Il manuale é diviso iu due parti. La. parte generale comprende le operazioni fondamentali di chimica . e quindi parla dei reagenti, de~li elementi dianalisi quanti tali va ecc. ; la parte speciale s i riferisce all'esame dell'acqua, argomento trattato diffusamente, e dei varii generi alimentari di uso ordinario presso l'esercito: pane, fQrmaggio, vino, olio, latte ecc. Un capitolo é consaCI"a to all'esame della galletta ed un altro a quello delle conser ve a limentari. 11 manuale del Ferrari-Lelli risponde dunque all'esigenze . della sc1e nza e della pratica. Ho fiducia che entrambi i libri, i quali dimostrano ancor a una volta la valentia e la fecond a operosità degli ufficiali medici a ddetti quali insegnanti alla scuola di sanità, saranno accolti con molto favore da i colleghi dell'eser cito, a1 quali massimamente si raccomandano. P otranno giovarsene con indiscutibile v antaggio non solo gli allie vi della scuola di sanil.à, ma bnnsl i capitani medici che sono comandati ogni anno al corso bimestr.ale d'igiene, e i lenenti medici che sono chiamali agli esami di uvanzamento. A. ALTOBELLI.


472

INDICE BIBLIOGRAFICOMEDICO-MILITARE Arehioes de rnédecine et pharmaeie m.ilitaires. Apr ile 1906. -

SI~10N e

PERRIN : l g l'aci li nell'esercito; quel che si può e che si deve fare. - LrGONZAT: Dermite professionale nei soldati impiegali come macellai. Mag·gio. - BR.A UN : La ricerca del bacillo d'Ebertb e sua im portanza per la profìlassi della febbre tifoide. - BoNNBTTE: Deformazion i e frammentazi oni dei proiettili nei liri di combattimento collettivi. Influenza del terr eno su queste deformazioni. - LÈQuEs: Distacchi r etin ici d'origi ne palustre. - CosTe: Contribuzione allo studio clinico delle o ti ti e delle otalgie palustri. - RoMARY : li servizio sanitario nell'esercito argentino. - Giug no. - RoBERT : Trasporto dei malati e feriti in Algeria e Tun isia . PtcHoN : Rotture aponevrotiche ed ernie muscolari della r egione tibiale anteriore. - JoLY: Cura dell'idrocele col l'ipiegamento delle tuniche fibrosa e va ~in al e. - GtLLrARD: Su un' epidemia di febbre tifoidea a Lilla. Deutsc!te m ilitarar.ztliche Zeiischr{(t, giugno. - B.auNzLow: Importanza della m oderna chirurgia nasale per l'idoneità al ~ervizio militare. Reoista de sanidad militar, 15 giugno. - SIERRA: Il personale di sanità militare nell'attentato del :31 maggio. La medicina militar espanola, n. 2-ii, 25 mag~io. - A. F. CARO: La tubercolosi nella marina da guerra. - 10 giugnl). - Statistica sanilaria dell'esercito spagnuolo. - GONZALEz DELEno: Profilassi della tube.r colosi n ell'esercito. .Arehioes médicales belges, febbrai o - GLYSELYNCK: D ell'acuita visiva e del suo esame dal punto di vista militare. - HoToN: Un nuovo metodo di an estesia generale col cloruro d'etilP.. Arcnioes de médecine naoale, giugno. - AUFFRET: Soccorso ai feriti nelle guerre marittime. - LE MÉHa UTÉ; I struzione per l'esame dell'acuità visiva e del senso cromatico per mezzo del disco cromo-otlom etrico Le Méhauté. Journal of the Rogal .Army Med ical Corps, apr ile. - HoRROCKS e CRAWFORD KBNNEDY : Relazione sul modo di propagazione della r~ bbt·e mediterranea. - l . BRUCE: Sull'uso degli apparecchi Roentgen. - CRAWFORD KENN EOY: Sulla febbre di Malta nello <Jpedale militare della Valelta. - MANGJN: Le zanzare patogeniche a Giamaica. - BALCK: Servizio sanitario reggimentale in India. - WARD: Note s ulla inoculazione an!l.ilifosa. - Mc CoLLoca: Carretto filtro da campagna . ...._ MACPIIERSON : Organizzazione e r isor se della cr oce rossa giapponese. - Giugno. - a elazione della commissione ~ulla febbre m edilet•t•twea, BRucE : Apparecchio Roentgen.- WARDROP: Infezione delle latrine e febbre tifoide in India. Journal oj the .A!!sociation o! Militar!/ Surgeons oj the U. S . .A., marzo 1906. BANISTER: Osservazioni medico chirurgiche alle isole Filippine. - ABBAMONDI, tenente colonnello della R . marina italiana :: Ulteriori ricerche su-


INDICE BIBLIOGRAFICO MEDICO-MILITARE

473

gli accidenti che occorrono ai palombari.- J. H. FoRn: Il ser viZIO dei negri negli ospedali. - GRAYSON : Nuova banda a reticella contro le zanzare. - Apr ile. - HAMILTON: L'esame preliminare delle reclute per l'esercito degli Stati Uniti. - AoAMS: Sullo stesso argomento. - BANISTBR: Diagnosi dei difetti visivi simulati. - AMOERG : Difelli dell'udito e servizio militare. - Giugno. - SEM : Il primo soccorso sul campo di battaglia. - RAJNSFORO: Sulla evoluzione del s~vizio medico nell'eser cito inglese. Milittirarzt, n. 12, l 5 giugno. - Hooa: Su,! la cosiddetta profilassi del tra coma nell'esercito. R eoista sanitara militara, Bucarest, maggio, n. 2. - Numero speciale per festeggiare il giubileo del Re Carlo L Contiene una dettagliala storia della• Rivista sanitaria militare )), che è n ello stesso tempo una storia dell'attività scientifica del corpo sanitario rumeno.

'BEVACQUA ALFREDo, tenente medico: Un caso di isterectomia addomino-vajlinale per carcinoma del collo. - Nola clinica ed anatomica. (Estratto dall'Archioio italiano di ginecologia, anno IX). 'CASALI PrETRO, tenente medico: Epistassi da Haemopis vorax nel rino-faringe. Roma 1906. (Estralto dagli Atti della clinica oto-rino-laringoiatrica di Roma). PEREGo VITTORIO, capitano medico: Sopra un caso di cah:olosi delle vie biliari e di assenza della cistifellea. Napoli 1906. (Estratto dalla Riforma medica, anno XXII, n. 6). RUGANI LUIGr, capitano medico: Il per·borato di soda nella pratica otoiatrica. Firenze 1906. (Estratto d(ll Bollettino del prof. Grazzi). RUGANI LUIGI, capitano medico: Intorno alla struttura della mucosa delle fosse nasali e delle cavità accessorie, ricerche di istologia comparala. Firenze 1906 (Estratto dall'Arch. di Anatomia ed Embiologia). 'SANTA MARIA ALBERTo, tenente medico: Sulla blefaroptosi spastica. Contributo diagnostico. Palermo 1906. (Estratto dalla Clinica oculistica). S ANTUcci STEFANO, capitano medico: Note di batteriolog ia oculare specialmente in rapporto alla profilassi delle forme follicolari e tracomatose. (Estratto dagli Annali di medicina naoale, anno Xl , vol. Il, fase. VI). Suzzr FILIPPO, farmacista militare: l s emi oleosi e gli olii della Colonia eritrea. Monografia illustrativa di una mostra campionaria presentata alla Esposizione di Milano del 1906. ì'aoMBETTA EDMONDO, maggiore medi-co: Lo stt·apazzo intellettuale e le nevrosi. Contributo alla etiologia della corea. Firenze 1906. (Estratto dalla Clinica moderna). VALERto GrusEPPE, tenente medico: L'asepsi chirurgica - Nuova sterilizzatrice per uso chiru1·gico a triplice uso e èon sistema separatore. (Estratto dalla Clinica chirurgica, anno XIV). Voss : Il bacillo piocianeo nell'orecchio. {Veroffentlichungen aus dem Gebiete des Militàr·Sanitàtswesens. Heft 33, Berlino 1906).


47 4

CONFERENlE ~CIENTIFICHE DEGLI O~PEDALI MILITARI SOWRIO DBGIJ ARGOIB.NTI TRA'l'l!'ll (DAI PROCESSI VERBALI PERVENUTI ALL1 ISPB:T'l'ORATO DI SANITA MILITARE DAL 21 llA.RZO 1906 AL 21 GI UGNO 1906).

ALESSANDRIA ·(aprile). -Memorie lette: farmacista militare RosERTI GtuSEPPE : Sul )atte. g uo accurato studio chimico del latte, e specialmente sui mezzi della sua conservazione, sulla ster ilizzazione, sulle varie preparazioni di latte condensato (ta vole lle di latte, latte in poi vere, ecc.). Fa un'ampia illustrazione 'del Keflr, al quale accorda maggior fiducia in confron to di altre preparazioni. Io. (maggio). - Memorie lette: farmacista militare RoBERTI GtUsÈPPE: Dell'arsenico e dei suoi composti. BARI (febbraio). - Memorie lette: soltotenente medico di complemento NARDo NE DoMENICO: Sulla sifilide nervosa latente e sue stigmate. Dimost1·a dapprima che il virus sifìlitico si annida con estrema frequenza s ul s istema nervoso, ma che esso produce le affezioni caratteristiche solo presso alcuni sifìlitici, mentre presso molti i disturbi ch'esso virus determina sono· latenti e richiedono perciò una cono~cenza speciale per essere svelati. Accenna quindi ai disturbi pupillari, ai disturbi dei riflessi t endioei, a quello cutaneo plantat·e ed alla liofocitosi cefalo·rachidiana, i quali sintomi si riscontrano siano da soli, che associati fra loro, o ad altr.e manifest..azioni specifi che. Dimostra come i suddetti sintomi siano di efficace aiuto alla diagnosi della sifilide, specialmente il seguo di Argyll-Robet·tsoo, la linfocitosi e l'irregolarila pupilla re. Classifica tali sintomi della 'sifilide nervosa latente in due gruppi, o periodi: quello d~lle reazioni passeggiare e quello delle lesioni fisse. En.umera nel primo gruppo la linfocilosi secondaria, i disturbi leggieri e fugaci del l'Ìflessi e l'esagerazione temporanea dei riflessi teodinei, il cui significato prognoslico è nullo e per essi non é richiesta alcuna indicazione terapeulica particolare. Nel secondo g ru ppo comprende il segno di Argyll-Roberlson cou la linfo-· citosi che l'accompagna e l'abolizione dei riflessi tendinei; segni questi di una localizzazione fissa sul sistema nervoso, i quali precedono la tabe, o la paralisi ' pr-ogressi va. Per essi perciò la prognos i é riservata e conclude dimostrando. la necessità di adottare in tal caso il trattamento specifico.

Io. (marzo). - Memorie lette: sotlotenente medico di complemento BACCARt CARLO : Sui tumori del medias tino.

.

Dopo la storia di un caso clinico da lui osservato, il conferenziere a ccennaalla cura praticata nei tumori con i ra ggi X, riportando una lunga statistica


CON:FIERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI HILIT..\RI

47!)

di tumori, massime epiteliali, curati con la radioterapia ,e si ferma in particolar modo a considel'are i r isultati ott.:muti da tale cura nel suo infermo. Passa quindi all'esame minuto dell'ammalato, ponendo in relazione fra loro i vari fenomeni ch'egli mostta, quindi s'intrattiene a lungo nel precisare la etiologia, la natura, ,la sede del tumore. In ultimo, dopo una .sommaria diagnosi differenziale, con cui pel' esclusione ammette che d.ebba trattal'si di un linfosarcoma del mediastino àhteriore, conclude accennando alla gmvità della pl'ogoosi in questi tumo!'i ed alla cura chirurgica che da vari anni ha dato buoni risultati io alcuni casi riportati dal pro f. Salomone. BOLOGNA (febbraio). - Memorie lette: sottotent.e medico LtBERATt Luc.o. ~ Ricerche eli n.efrodiagnostica funzionale. · (flassegna e critica dei mezzi diagnostici, chimi.ci, clinici, chirurgtci, ecc., impiegati nelle malattie dei reni). lo. (marzo). - Comunica:~ ioni: tenente medico BEO Et MAURIZIO: Storia clinica di una meningomielite trasversa sifllitica. L'A. fa seguire a questa sto rià considerazioni anatomiche e cliniche sulle affezioni sifllitiche dei cen tri nt~rvosi, sulla prognosi generale di queste fo!'me ed accenna quindi ai metodi di cum adottali nelle cliniche italiane e straniere. lo. (aprile). - Memorie lette: tenente medico SAMIPERt GAETANo: Nuovo conlributo allo sludio della congiuntivite follicolare nei soldati di cavalleria. (Pubblicato nel presente fascicolo del giornale). CASERTA (aprile). - Comuniea:rioni: sollotenenle medico di complemento PAt..UM BO ToMMASO: Su di un caso di sordomutismo iu seguito a trauma al capo in soggetto isterico. Trattasi di un soldato, che mollo prima dell'arruolamento aveva riportata una cornata di bue alla regione tempol'ale destra; e in seguilù al trauma ed ello spavento aveva perduto l'udito e la parola. Di questa lesione era guarito perfettamente quando arrivò alle armi. Due mesi dopo dell'arruolamento ricadde però in stato di mutismo e sordità. CATANZARO (aprile). - Memorie lette: maggiot·e medico CrTANNA N t cOLA : Contributo alla casuistica dell'epicistotomia. Espone dapprima la storia clinica dèll' ammalato a nome Tossani Celso, soldato del 21• fnoteria, ed i critel'ì che indussero alla diagnosi di calcolosi vescicale e che fecero rilevare come il calcolo era voluminoso, duro, lapideo, incuneato presso il collo vescicale. Discute in seguito circa l'intervento operati vo, venendo aJia conclusione che l'unica operazione da farsi e m quella del.l'epicistotomia. Descrive quindi l'atto operativo, facendo rilevare come, date le buone condizioni della mucos1t vescicale si credette opport.uno di s uturare per prima in tensione, fissando contemporaneamente la vescica a gli strati profondi ; del ventre. · Espone in seguito come il processo post-opet·ativo procedeva lusinghiero ed afebbrile fino al quinto giorno, quando par un mancato funzionamento deHa sonda uretrale avvenuto di notte, la consecutiva raccolta urinosa, distendendo la vescica, si ap!'i-va una breccia attraverso la fer ita vescico-addominale. · Fu necessità allora april'e due punti di su~ura e stabilire il cisto-drenaggio con un tubo a sifone, assicurando meglio con due punti di sutur a laterali la


47U

CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI Y ILITA1U

giù avvenuta adesione vescico-pariet.ale. Espone in seguito come al decimo giorno dell'incidente fu tollo il dr·enaggio ipoga strico, e l'indiviJuo fu dopo qua· rantatre giorni avviato guarito in licenza di convalescenza di gior ni novanta. Dopo brevi considerazioni circa l'oper azione, il confer·enziere ritiene che sia ~onsigliabile e pr·uden le che in ogn i caso di trattamento per riunione immediata nell'epicistotomia, venga praticata la sutura deHa pare te 'anteriore della vesr:ica con gli s trati profondi del ventr e. GENOVA (marzo).- Si tennero delle dimos trazioni di anatomia chirurgica sul cadavei·e fatte dal tenente medico ANzÀ SA LVATOR E.

M E SSINA (febbraio). -· Memol*ie lette : !>ollolenente medico L oNGO ORAZIO: Seg uito della memor•ia sulla Chirurgia delle vie bilial"i, (v. fasci colo di questo giornale del 31 marzo 1906 pag. 236). Io. (marzo). - Memorie lette: sottotenente medico LoNGo ORAZIO: sulla chirurgia biliare (continuazio ne e fine). PAL ERMO(febbraio). - Comunica:zioni: tenente medico LtONTI GEROLA~r o: Riferisce su di un caso di tubercolosi d~ll e g l ~wdole linfatiche medias liniche posteriori, peritracheali e retroperitoneali con tubercolosi secondaria prevalt-nlemente dei polmoni, ed impo•·tante non solo dalla1o anatomo-patologico m a anche dal clinico pe r· il fattQ che l'attenzione durun te la vita non era stata richiamata che sugli organi del respi ro.

Comunicazioni: lenente colonnello medico BERNARDO L utGr : Sul servizio sanitario di pronllo soccor so pr·esso lo spedale militare di Palermo .

Io. (marzo). -

Nel 1905 fu a pprestalo il pronto soccoeso a b en 507 individui della popolazione civile d'ambo i sessi, dei quali IO furono pure r icoverati per qualche giorni) nello spedale e 6 vi mor;rono. Tra i casi curati sono notevoli 57 ferile da punta e da taglio, 20j lacero contuse, 4 ferile d'arma da fuoco, 20 tra frallur.~, Jussazioni e disto rs ioni, 5 ustioni, 3 commoz.ioni cerebrali, 16 avve le namenti, 6 a sfissie. Furono su questi va ri casi eseguite diverse oper azioni importanti quali laparolom ie, suture te ndinee, ecc.

Il conferenziere aggiunse una. dotta. esposizione s torica dell'organizzazione del pront<' soccorso si io Italia che a lJ'estero. Io. (aprile). - Comunicazioni: tene nte colonnello medico BERNARDO Lt11GI : Pre'Sentazione di due militari ricoverati nello spedale effelli da diplopia, sostenuta in entrambi da paresi del piccolo ohliquo. PIACENZA {marzo). - Memor ie lette: farmacista militare MIROLLI RoMEO: Sulle analisi qualitative delle acque. L'A. svolge l'argomento dal punto di vista puramente pratico, riportandos i alle condizioni in c ui si trova l'ufficiale medico in campagna. SALERNO (marzo). - Memorie lette: tenente medico VoLPE MAZtiNI : Nota clinica sulla m1ocardite d i origine traumatica. 'frattasi di una g uat·dia di città, che per contusione al precordio da colpo di bastone, cominciò a soffrire di tachicardia con affanno e se nso di angoscia. L'e· sam e somatico fece rilevar e tutti i sogni di una pericardite cir coscritta con mioca rdite cronica (forma tachicardica di Hucbard).


MISCELLANEA

477

SALERNO (aprile). - Memorie lette: sottotenente medico di complemento CASTALDO SABATO: sulla Gastrorragia. Io. (maggio). - Memorie lette: farmacista militare LA RoTONDA RAFFAELE: Sul modo di eseguire l'analisi del vino. L'oratore incomincia col dire che l'esame del vino dev'essere iniziato con quello dei caratteri fisici, ossia del colore, della limpidezza, del sapore e dell'odore. Passa a quindi a dimostrare, con esperimenti pratici. la determinazione del· l'alcool, e poscia fa conoscere il modo da eseguirsi per la ricerca del piombo, del rame, dello zinco, dell'acido salicilico e dell'aggiunta di acqua. Tratta infine del metodo di ricerca delle materie coloranti, specie con sostanze derivate dal catrame e chiude la conferenza dimostrando come s i procede per la ricerca della saccarina e della dulcina. '

SAVIGLIANO (marzo). - Comunicazioni : maggiore medico MACCAGNO GIAcoMo: Presenta un individuo in osservazione per sofferenze alla regione addominale ritenute dipendenti da un' op~razione di appendicite subita l'anno precedente. Pervennero inoltre all'ispettorato di sanità le seguenti memorie: Ce vASCHI CATULLo, capitano medico : Sopra un caso di sordomutismo isterico. PASCA LE ALBERTO, capitano medico: La gomma del corpo ciliare. PERASSt GrovaNNI, maggiore medico: Estirpazione a peduncolo di pleiade ghiandolare . inguinale. SALI· NARI SALVATORE, capitano medico: Contributo anatomico e clinico allo studio delle fratture e delle lesioni meningo-encefalitiche della base del cranio. SERTOLI ALFONso, tenente medico: Un caso di lussazfone traumatica della s• vertebra dorsale. VERcELLI LUIGI, sottotenente medic~o di complemento : Condi'O·pericondrili e osteo-periostiti da sforzo.

MlSCELLANEA Lunedl 11 ~iugno fu inaugurata a Ginevra la conferenza internazionale che ha per scopo la revisione della convenzione di Ginevra. Hanno aderito a questa conferenza quaranta Stati; dei quali 37 vi sono personalmente rappresentati. L'Italia vi é rappresentata dal maggiore generale medico ispettore commendalor Randone. La conferenza ha lo scopo di definire meglio, con bna piti esalta e dettaglia.ta redazione degli articoli, i diritti e gli obblighi dei belligeranti, per la protezione r eciproca degli ammalati e feriti.

la revisione della convenzione di Ginevra. -

Medici militari all'estero. - Da diversi mesi, per richiesta del Commissarialo generale per l'emigrazione, i capitani medici dell'esercito concorrono con quelli della marina nel servizio di Commissario regio a bordo dei piroscafi che tt·asportano emigranti nelle due Americhe. Siamo lie ti di constatare che questo nuovo e delicatissimo servizio affidato al nosLro corpo é disimpegnato in modo lodevole dai nostri ufficiali, e con sod-


478

JliSCELLANEA

disfazìone t~mlo degli emigranti come del personale dei piroscafi sia esteri che nazionali. . Ag~iungiamo che un nostro distinto collega, il tenenlo medico Falcetti, é . "Slato destinato a far parte della missione italia na al Marocco, di c ui è ca po il comm. Malmusi, missione la quale, a quanto apprendiamo dai giornali, è or a "Sulla via del ritorno. Cucine rotabili. - Alle ~randi manovre francesi di quest'anno sara oggetto di esperienze pratiche l'utilizzazione di cucine rotabili che permettano di preparar·e il rancio e il caffè durante la marcia o il combattimento. A tal uopo il Minislet·o bandisce una spe cie di concor so fra gli industriali, i quali, eotto determinate norme, sono autorizzali, a far seguire le truppe dai loro apparecchi ed a farli funzionare praticamente. Congresto nazionale di Idrologia . - L'aduna nza generale dei soci tenuta a Venezia nell'ottobre u. s., in occasione dei V li Congresso internazionale d'Idrologia, Climatologia, Geologia e Terapia fisi ca, designò Milano a sede dell'v III Congresso uazionale ed il Consiglio Dir·ettivo dell'Associazione radunatos i 8 Roma il 28 aprile u. s. fissò la s ua apertura per il 3 di ottobre pr. e la sua durata nei g iorni 4, 5 e 6. È già stato costituito in Milano un Comitato or ganizzatore cosi composto: P residenti onorari : P ro f. S;m. Mangia galli, Pro f. Menozzi. - Presidente: Prof. Devoto. -Membri: Dottori Burgonzio, Divieni, Malacrida, Moroni, Marzorati, Ripamonti, Rossi, Zufft. - Segretario: Dott. Gerardo Fraccari.- Cas<Jiere: Dott. Luigi Viganò. La sede del Comitato é Via Maozoni 10. Nuova cartuccia per i fucili inglesi. - Sir Charles Rose, l'inventore del fucile che por·ta il suo nome, sta sperimentando una nuova cartuccia pel suo fucile. Questa avrebbe una velocità iniziale media di 820 metri al secondo, meotre'il fucile attualmente iu uso nell'esercito inglese non ba che 608 metr i di velocità iniziale. Nuovo oapedàle militare a ChAiona-aur-Marne. - A Chàlons; oltre a nuove cuserme, si sla anche costr·uendo un nuovo ospedale militare, il quale sarà pr onto per funzionare ne ll'P-state 1907. Que5lo nuovo stabilimento é costr uito con tutte le r egole della igiene ospitaliera. Comprenderà tre padiglioni, per i malati di chirurgia, i malati di malattie medic:he ordinarie, e per i contagiosi. l n tutto 150 letti. Gli angoli di .tutti i locali saranno arrotondati: 1 pavimenti saranno spalmati di bitume compresso impermeabile; il riscaldamento sarà a vapore, e tutto il movimento del servizio sarà fatto al coperto.

.

.

Necrologio. - E morto nello scor so aprile in Parigi Léon Colin, che fu per molti anni 8 capo del C0rpo sanitario dell'esercito france;;e. Colin fu u n medico milrtare tipo, essendo al tempo stesso un organizzatore e un amminis lratnre di talento, ed uno scienziato di valore. Tra gli importanti scrilli che g:li assicul·ano un posto nella lette l"atura meJi ·.a sono da menzionare i suoi studi clinici da medicina militare e i suoi trattati s ulle febbri intermiltenli e sulle mala llie epidemiche. Era ultimamente Presidente dell'Accademia di medicina.


479

CORRISPONDENZA Dal maggiore medico dott. Testi r iceviamo la presente comunicazione che di buon grado pubblichiamo: Nell'ar ticolo sui pro~ressi della microbiologia e della epidemiologia nel 'l'anno 1905 pubblicato nel numero di febbraio u. s . di quest'anno in q uesto .giornale. a proposito .degli ultimi studi relativi al virus vaccinico, ven ne citalo un lavoro dt~l Negri, dimostrante la tìltrabilità del dPtto virus atlr!lver so le candele Berkefeld V ad una pressione di tre a tmosfere. È doveroso però r icordare Tipar8indo cosi ad una involontaria omissione, che anche il Pro f. Casa grandi i 'l una ser ie di comunicazioni ·alla Società dei cultori delle scienze mediche e naturali di Ca gliari fatte nei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno del 1905, r iprendendo gli studi cominciali nel 1903 e prosPguiti nel 190~, dimostr·ò la filtrabilita del virus altr·averso tutte le grandi ~ piccole candele Berl<efeld V, N. W. Chamberland F. e B. Silberschmidt, aiutando la filtrazione con una pressione negativa corrispondente al massimo a 760 millimetri di mercurio. Queste -ricerche che, r icordate io un lavoro riassuntivo di quest'anno pubblicato negli Annali d'Igiene ~perimentale, danno al Casagt•andi ra~ione di insistere sulla -priorità che gli spetta nella dimostrazione della filtrabililà del virus vacciuico, banno poi anche interesse pel fatlo che cercano di precisare s~mpre meglio -quello che nella formazione della pustola vaccinica è dovuto al germe del vaccino e quello che é dovuto agli stafilococchi. TESTI.

!oYimenti anenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico Con R. D. del 7 giugno inserito nell' ultimo Bollettino, or ora. uscito, il ma.ggior generale medico Ispettore capo, comm. Alfonso . Chia.iso, compiendo gli anni prescritti dalla. legge sui limiti d'età è stato collocato in posizione di servizio ausiliario. Il generale Chia.iso, dopo la. grave ed acuta malattia che tenne tutti in trepidazione poco tempo fa 1 era. ora. tornato colla. consueta vigoria di corpo e di spirito all'alta. carica. che ha retto con tanta competenza e con tanto amo"re per il nostro Corpo. Ciò rende tanto più doloroso il suo ineluttabile allontanamento ; e noi gli mandiamo, in-

terpreti di tutto il Corpo sanitario, un caldo augurio e un grato saluto. (Dispense N. 23, t4 ili e 26 del Bolleltino uflicialt delle nonline).

UtflolaU ln •ervlzio atUvo permanente . R. Decreto 17 maggio 1906.

DEMoNTE Siloio, lenente medico ospedale To1·ino. - Collocato in aspettativa pPr iuf.-rmità ternporat·re non provenienti da cause di servizio, per la durata di uu anno.

'


480

MOVIMENTI AVVENUTI NEIL CORPO SANIT, E NEL PERB, F ARM ACEUTICO

R . Decreto 27 maggio 1906, su proposta del M inistero dell'In terno. PrERUccr Goffredo, lenente medico 7° artiglieria campagna. - Nominato cavaliere nell' Ordine della Corona d' Italia. R . Decreto 24 maggio t906. CAREDDA cav. Federico, maggiore medico ospedale Chieti.- Collocato in aspetla1tiva per motivi di famigl ia per la dura ta di cinque mesi. Decreto M inisteriale 3 giugno t 901. ScALDARA cav. Giuseppe, maggiore medico Ol"pedale Messina - LIVI cav. Ridoifo, id. ispettora to sanità militare. - Ammessi alt• aumento sessennalè di sti pendio dal t• luglio t900. Determina,;ione Ministeriale 14 giugno 1906. PANTANO Arturo , capitano medico 4{)<> fanteria.- Trasferito ospedale Messina~ SARTO Vittorio,' lenente medico 4" alpini. - Id. id. Milano. GRrDoLr Enr ico, id. ospedale Livorno. - Id. reggimento lancieri Novara.

Determina,;ione Ministeriale 21 giugno 1906. SraECI Giuseppe, tenente m edico 3 artiglieria fortezza (comandato scuola applicazione sanità militare) - TERRA·A ORAMr Giuseppe, id. 6.fanteria (id. id.).Cessano di essere comandati come contro. S uRor Domen;co, id. 89 id. (id. id.).- Cessa di essere comandato come conLro e trasferito ospedale militare Ver ona. OliOaiFIOEliZE

concesse per la ricorrenza della Festa nazionale 1906. R. Decreto 27 maggio 1906. Orcllue del ... •aurtzlo e Lu.za.ro. Cavaliere. SuscA cav. Domenico, tenente colonnello medico, direttore ospedale Bari. GUARNJERI cav. Pietro, id. id. id. Chieti. BARLETTA cav. Nicola, id. id. id. Messina. CA VAZZOCCA cav. Giuseppe, id. id. id. Brescia. Ordine della Coroua d'Italla.

Commendatore. BrANCHI cav. Leopoldo, colonnello medico, direttor e sanità IX cor po d'armata~

Caoaliere. MARIOTTI-B!ANCHI Gio. Battista, lenente medico,·ospedale Roma. QuA RA NTA Luciano, tenente colonnello medico, riserva .. CHIARI Nicola, maggiore medico, id. ARRIVI E PARTENZE DA E PER L'AFRICA. AMENTA cav. Antonino, tenente medico, ospedale Bari. - Partito per la colonia Eritrea, il 23 maggio 1906. I l R eda.tt.oro

D.r Rroor:.Fo LIVI, maggiore medico. rl

D~rctt..ore

D ott. GIOVANNI RANDO~E, magg. generale medico ispettore. (5~Gil -

Homa, t 906 - Tip. E. Voghera.

GIOVA~XI SCOLAR I, Gerente.


:SOCIETÀ DI PREVIDENZA TRA GLI UFFICIALI DEL R. ESERCITO E DELLA R. MARINA NEL REGNO D' ITALIA. - Riconosciuta come Ente Morale con R. Decreto 8 novembre 1892, N .o DCCCIX, Premiata con Medaglia. d 'argento all' Esposizione generale italiana di Torino del1898, con quella d 'oro all'Esposizione universale di Parigi del1900 ed all'Esposizione regionale operaia di Roma nel 1102-1903. -ltoma, Pitt.:::-a Be11edetto Cairoli, 117. Presidente onorario : S. M. VITTORIO EMANUELE III.

La Società assicura una pensione vitalizia od un capitale in caso di morte, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3: ·{pensione e capitale possono accrescersi aumentando il contributo mensile); - provvede assegni vitalizi sia. differiti, sia immediati;- converte in vitalizi le assicurazioni sulla vita dei Soci e dei loro congiunti ; -concede sussidi ai Soci, a lle loro vedove ed orfani, e borse di studio ai figli; - accorda mutui ai soci con semplice cambiale senza che occorra. firma di avallanti. - Nessun'altra Società. congenere, nei limiti d·elle operazioni suesposte, p uò gareggiare con essa.. Informazioni, Statuti, 'rabelle possono a.versi presso la sede della Società, Roma, Piazza Benedetto Cai1·oli, 117 e presso i suoi rappresentanti. Per iscriversi come Socio, rivolgersi alla sede indicando la data ed il luogo di nascita del richiedente e l'operazione che intende eseguire. Situazione al 1° novembre 19H5.

Capitale assicl!ralo per indenni!.~ in caso di mo•·le . .. L. {,489,027. 08 Capitale annuo assicurato per pensioni vitalizie . . . . » 398,057.95 680,973.03 Ammontare della riserva effettivamente accumulata . •

Recenti p ubblicazioni: Dott. A. G. DE FALCO, Maggiore medico

PATO.GENESI UNICA DELT,E

Malattie vascolari, secretive e nodnlari degli occhi e degli organi vicini Un volume in 8° di pagine 240, con 8 tavole fuori testo. Napoli, Societa Commerciale libraria.- L . 8.

Dott. C. IA.,.DOLO, Colonnello medico

()TTALMOSCOPIA ED OTTICA OCULISTICA MANUALE TEORICO-PRATICO Un volume in s· con 82 figure e 12 tavole. Napoli, Stabilimento tipografico Ferrante, 1905. -

L. 8.


..

GIORNALE ME·DICO DEL REGIO ESERCITO Direzione e A!!!mlnlstrulone: preaso l'Ispettorato di Sanità Militaro Via Venti Settembre (Palazzo del Mlnlstrro della guerra)

CONDIZIONI DI ABBON.illENTO. Il Giornale Medico del R.0 Esercito ai pubblica l'ultimo giorno di ciascun mase in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal 1• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è: Per l'Italia e la Colonia Eritrea Per l' Esterv. . . . . . . Un fascicolo separato costa.

L . 1.2,» 1.5,• 1,25

L' abbonamen to non dis detto prima del 1• dicembre s'intende rinnovatoc per l'anno successivo. . l signori abbona ti militari in effettività di servizio possono pagare l' im-

porLo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc.,. che accompagnassero h~ memorie sono a carico degli autor i. Gli estra tti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (i6 pagine), o frazione · di foglio, e per eento esemplari. Il prezzo è e guale sia che si tratti di 100 eaem·· pla:ri o di un numero minore. l manoscritti non si resiJtuiscono.

Si è pubblicato:

LO SGOMBERO DEGU

AMMALATI E DEI FERITI IN GUERRA MEMORIA dei dottori Lula;·l Bernardo, ten~nte colonnello medico E' Ghuu•1•1•e Brezzi, maggiore 1nedico, onorata. del l o Premio al Con-.

corso Riberi pei medici mililiari del 1902-1903. Un v<•lume di pagine 280 con figure e tavole grafiche. Dirigere le richieste alla nostra amministra2iione accompagnandole· ool prezzo di Lire 3 , 50.


P UBBLICATO

DAhh' ISPEJ.TO~ATO 01 SANITÀ ftllùiTA~E .! ,

. .. ..

ANNO LIV

FA ~e.

VII

.e

3 1 Luc:uo

SOlVJMA 'R IO HF.!tiOBIF. ORIGIJWAI.I

Consiglio. - L'~mozione e la sua importnr.~a nelle os•P$<Ioni mPntalì . . . . . PM . !!Il Balla. - tjimn mar>no e ha~tni di mare in rapporto colle malattie dell'orecchio . 503 Sforza o R zzutl . - Sopr:t un nuo1·o hacillo J1iogenn r•tirlo i•ol~to d:tll~ crosln (li malati d1 ozen:• . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . 512

------

r.ASUISTICA CUNII':A: Cerone. - l'apilloma rntanPO ~rifeliomat oso nndorr\:ltoille. RIVJSTE GENEHA I.I : Testi. - Sulla mcningitu cPr~bro-spin:llo epidt•mir·:t. . . . a n·18TA DI

GIOII~AI. I

•

:i lfi 5~:1

ITAJ. I AJ\'1 F.U To:8TEBI.

Rtv1sta meatrn. 1' 011· 5.16. - Jl ivlsta rti nevrrrntolof(oa, png. r.:o. - Rh·i<tn rli ehirn rg•a gPnP· raiP. pno. 542. - HivisL'I di ocnli<tico. png. 5~5. - ""''t..'l rli mnt;,llic ,.,.n~n·o P aella pelle. pag. 547. - Riv1s ta rl'i~Ziene ;:ener~le e IJallrriOif'gon, 11n11. 5~9.- Notizie, rurg. 55! . - Movi men ti avvenuti nel Corpo S:wìtario e nel Per~o oaic Par m:•c~u t ico, pag. 55.~. l V. l' ft1di ce

•trll'r••'e•·,., dr/Cn CIIJicrlilln).

D [R,EZJONE ED AMMINISTRAZIONE

ROMA. - Pala.z:zo de.ll\Jinistero <lclla Guerra, Via L~ SCU<imbrc • ROMA

Per le inserzioni a. pagamento rivol!Z'ersi esclnAi'vllmAnt.A


INDICE DELLA R~VISTA DI GIORNALI ITALIANI gD ESTERI

IIIVISTA MEDICA. Vaasteenbe11Jhe c Breton. - 1~'1. leucocitosi digestiva ed il suo valore diagnost1 co l aboUIIB. - Il soOlo presistolico paraxifoldeo indice della fatica del cuore .

Pag.

536 ~:J7

Barrauoni. - Dell'intossicazione tabagica e sua lmportanu nell'eziologia dell'Ipertensione arteriosa lmbort. - l,a librinuria RI VISTA DI NI!:VROPATOLUGIA.

- Timpano. - Osservazione clini~:<~ di un raro caso dl fobia. Ang lolella. - Sulle allucinazioni e sulle P.licosi allucinatorie

Pag.

5'1) 541

lllVISTA DI CHIRUIIGI A GI!:NEHALI!:.

Cl1aput. - Cura delle rratt11re complicate di gamba . De·Beule. - Nuovo metodo di gastro enterost.omia . Dev lc e Fromtnt. - Delle perforazioni intesUnali nelle ricadute o durante la convalescen za della febbre tiroide e risultati operatorii Schtinberv. - Contributo alla cura dei raggi ROntgen applicata al sarcoma della pelle Walter. - Dell'anestesia con la scopolamlna

Pag. lilt 51 t

M3 5H

54'

RIVISTA DI OCULJSTIC.4.

Roohe. - ~ota su due casi di paralisi oculare traumatìc.,, Allen Perrr e Castellani. - Sull'agente della congiuntivi te contagiosa acuta a Ceylan lmpens. - L'alipina, nuovo anestetico localo

Pag. 5&5

5.6 5'6

RI VISTA Di MA.LA1'TII!: VENEREI!: 1!: DELLA PKI.LI!:

Metchnlkofl c Rou•. -Esperimenti s111la prolllassi della silllidc Adamton. - Cura della tlgna per mezzo dei raggi X RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTKIUOLOGI A.

Wolt. - SuJ mai di mare. . • • Pafl. M!l Wellmann. - Di un insetto emittero sncchi;,tore del sangue di un anlropodo e cl• u occa· sionalmente attacca i mammiferi (uomo) 550 01termann.-La faringite menlopocoecica considemta quale origine della meningite epidemica 550 Sorgente. - Ulteriori ricerche sul mcnlngococeo. 5!it NOTIZIE. La nuova Conven~ione di Ginevra .

Pag.

55:!

MO VI MENTI AVVENUTI NEL CORPO SAN ITARIO E NEL PERSONALE fi'AR!IlACEUTICO

Pog.

558


MElVlORI E

ORIGINA LI

L'EMOZIONE E LA SUA IMPORTANZA NELLE OSSESSIONI MENTALI (tl · ' di psi•'OIJatolv::in medico·tnilitare per il dott . ... ~·on .. i ;:lì o , Lenente metlko Stuilio

I. Si è discusso a lungo sul valore dell'elemento emotivo nelle osses· sioni mentali, nè ancora l'accordo esiste, fra i cn ltori delle varie scienze psicologiche. Contrariamente a c1uanto è successo per altri argomenti, la psicopatologia, la quale, con l'esperimento n mano e Ja possibilità d'una analisi sottile eù evolutiva del fatto montale- alterato nella sna funzione e nella sua colesc;enza, si disvel~t nei suoi antecedenti e componenti - non ha dato qui una nozione decisa e nelitn.. Onde g li psicologi e gli psichiatri hanno sentito spflsso l'argomento in modo intlividnale, o guidat;i da.! preconcetto teorico, o falsati dal metodo puramente introspetti vo, od, infine. forzando magari i fatti a11e loro teorie. Certamente pnò discutersi a lungo se, intanto, l'emozione abbin. origine somatica od intellettuale, essendo problemt~. che, pnr con i progre;;si della psicofisica e psicologia. sperimentale, si sottrae in gran parte alla sperimentazione diretta. Rit:ordiamo, che per la scuola classica, nell'emozione 11 fatto pri11ci pale sarebbe l'elemento intellettivo : nn' iùea, un per cepito in genere, determinerebbe uno sLato affettivo, la cui r eazione periferica costituirebbe la. obbiettività del fenomeno. Cioè l'emozione sarebbe un rifles:>o cerebrale, da una percezione che si riveste di parvenza disti mica e che, per contraccolpo sui Cflntri inferiori, si proietta alla periferia in espressioni emotive. (l) Sa ra bene avvertire che quasto lavoro - ciel r1uale un largo suolo fti cnmunica lo :.1 Congresso loternazlooale di Pslr.oln~ln clell'ann o scorso in llo ma , e recdnlemen te ou bb licalo nc!(ll Atti flel Cong resso - ru compila to nt~ll'apnle 19!15; rimnnPI(gtato in pa rlt•. ru presentato al nostro giornale nel seLLembre succeoiiVO, tua non rutu to pnbh lirare prima cl'om. E cio dico sia percht• J!O•:o conto ho ootuto l•' uere, ora, eli nltri lavori s ur ce.~<ivi snll':u~omrnto, sia perché (Jualcht> stl t•lio, pe r es. del .ll ajano puiJIJJic~to negli Alli del Congres~o. s 'imrernuL su con· cettl a nalo;::hi a quelli da mc sostPnutl, bendw svolt i in•l ipcno len tcmrn tc l'uno da ll'a ltro . la (lll:ll cosa del rrst o torna a mia sod(lisfa?.ione, e può dare maggior valore a Ile mie irlec, eh<'. lo spero, sa ran no llra tic;omente accolte nel nostro amhiente. 31 -

Glornaìe medico.


-18~

L'J<~~IOZlONI;; E Là St:A IMPOR'l'A ~ZA NELU~ O::;SESSIO~I MEXTALI

Per la scuola del James invece (Lange, Sergi, Ribot, ecc.) l'emozio ne è data dallo avvertimeu to che fa la coscienza di t urbe somatiche (nel circolo, r espiro, attività mnscolari, espress ioni mimiche, cenestesi in gener e), indoYatesi per riflesso diretto della sensazione ; quindi fondamentale l'elemento emotivo, mentre l'intelligenza interverrebbe secondariamente per constatare io stato emozionale e fissarlo. Talvolta invece lo stimolo, per le modifieazioni organiche, è dato ~b una idea, vale a dire da una r~ppresenLazione mentale, come pure lo J a mes am· mise per il primo i l'avvertimento d i tal i emozioni costitairebbe il tuno emotivo. Se ricordiamo gli stud i del .Jiosso sulla paura, ci convinciamo meglio che, in seguito a sensazioni semplici, p rim a che intervenga la l)ercezione per mezzo d i nn secondo arco r iflesso nucleo-cor ticale, si ha già la istintiva reazione, d i sem pli ee riflesso, dell'organismo con i moti di difesa, di fuga, di contrazioni cin esiodiche, reaziunc che si estrinseca non solo nei muscoli della vita d i relazione, ma anche, e più specia1mente. in gnelli della vitr.L organica, e nelle funzioni fond am entali della cenestesi viscerale: respiro, battito card iaco, circolo periferico, peri::;talsi intestinale, orripilazione, ecc. Sono queste espressioni istintive di difesa e di protezione, utili nella lotta per la vita (Danvìn), che salva,guardauo l'unità organiC<L con la maggiore prontezza e eol minimo dispendio di fo rza, prima che intervenga la coscienza, lo che i m porterebbe tempo maggiore agli atti di difesa (~osso) . La coscienza constata dopo il pericolo corso, percepisce il profondo turbamento della cenestesi, si emoziona cioè; correrà mag>Lri a difese intelligfl nti, perchè a p· propriate ad un fine, usufruendo saggiamente di tutte le energie disponibili; oppure modererà. l'emozione con il riconoscimento della falsità del pericolo, e ciò tanto più qunnt;o maggiore è la somma delle nozioni meutali Jell' ind ividuo, poichè ]a paura, sino alla iridescenza intellet· tua)e del misticismo, è data sempre na ignoranza, relativa o transi· toria, per deficienza di nozioni dei fenomeni d'ambiente, o per sminuito potere di appercezione 0he fa cilita la fantasmagoria e le evanescenze formali della ideazione. Quindi una sensazione produ ce da una parte, per riflesso, le molteplici espressioni emotive periferiche, mentre, per archi diastaltici superiori, v iene percepita, nel]ft cor teccja (zone psicosensomotrici), risve· gliamlo i mmagini associate, od idee relative; intanto la corteccia ha sentore delle già avvenute modificazioni organiche, per le oude tur· l>ate che ad essa salgono dalla mutata cenestesi; tali prodotti, fusi insieme, dànno la emo.::ùme co:sciente, che è u.n complesso psichico di 01·dine pÌLt elevato. E :;sa quind!i si compone : c d i tendenze, cioè di


e.lementi motori, e di stati di coscienza grade\'oli, penosi o misti: questi due fattori formano un tutto in apparenza indivisibile,. (Ribo t). Ma io.cliyisibile non è, perchè ce lo insegna la fisiopsicologia, e ce lo conferma lo studio psi.cogenetico, per q nella legge generale che la più completa conoscenza d'nn fenomeno è data dall'eYolnzione del feno meno stesso (Speacer). L'emozione è uno stato indefinito, diffuso, non individualizz~tto: l'idea le dà forma netta e definita, la riveste e la plasma, più o meno variamente, in una entità organica (emozione coscie1)te). :Jia lo stato distimico può restare solo, come tonalità ge~erale dell 'animo, o come teuuenza. non definita, nel senso clel piacere o del dolore, i due poli at.traverso i quali oscilla la. attività umana (Mantagazza~).

Qui. sono più notevoli le discrepanze; il 'fitt:hener specialmente, sostiene la necessità clello elemento intellettivo, cosi come i ricorùi sensoriali, riproducibi.li anche allo stato di indifferenza sentimentale, sarebbero invece indispensabili per il ridestarsi dell'emozione. l\li sembra però gli abbia risposto esaurientemente il Ribot nella sua J>s.IJcltologie de.~ .'ienti-rnents, cosi come anche recentemente lo Staddart (V. Annali di ne~·1·ologia del Bianchi, aprile 'OG). A parte le induzioni moderne di psicopatologia. mi pare che gli studi della evoluzione dei fenomeni psichici, cominciando da quelli magistrali del Sergi, ci dimostrino la originarietà dello stato emozionale, come con-elati.vo al fenomeno della neurilità, per il fondamen tale stabilirsi del senso piacevole o doloroso degli stimoli esterni od interni, sin dal primo movimento di difesa o eli attacco, e dal primo m<tnifestarsi dei bisogni e dei rapporti coll'ambiente nel protoplasma. Per cui l'idea, la nozione che impersona lo stato emotivo, può man·Care; dunque è elemento secondario, non come importanza, ma come prodotto di evoluzione, essendo sopraggiunto nella psicogenia, per un perfezionamento della cerebra.zione umana. <La vita organica, vegetati va, apparisce dapertutto e sempre prima clelia. vita animale. Ora, la vita organica si esprime direttamente per i bisogni. e gli appetiti, materia della vita affettiva; la vita animale per le sensazioni, materia della vita intellettuale » lRibot). E se c'è .azione reciproca, e se la coscienza può rinforzare od attenuare l'intensi~à emotiva, per i rapporti reciproci che intercedono fra tutte le atti vita della mente, e che il Brown-Séqnard chiamò di inibizione e -di dinamogenesi, vi è sempre scissione e separazione tra tali due elementi, che il morbo specialmente mette in ev-ìclenza, disgregando e turbando; per .cui, a seconda delle varie condizioni statico-dinamiche


.. o

181

di ciai:cuna personalita, ora l'uno elemento soverchia, ora l 'altro, offuscando e Yelando il pitt debole (deliri o:<sessioni emotive). J\ell" evoluzione mentrde poi, per la preponderanza che assume Pelemento ideati \O-sens:u~ionale, il fenomeno appare sintetico, indi visibile, e nella sna >es le impersonata; ciò, per u n bisogno di logica e per l 'importanza che siamo usi dare alle id ee, materia del pensiero - per cni l'uomo è lale in cospetto alla Natura, - fa as~urgere l 'elemento intellettuale al posto principale e causale, come fatto d i coséienza, a spese della difrnsa, indistinta emotivit.à che ci appare eli grado inferior~, e quasi mcuo dignitosa. Pure l'uomo opera come sente, molto più che <.:ome pensa, nel senso però della tendenza che muove e deteTmina, come asse attivo, il complesso orientamento dato dal pensiero. Qnest-e inù ttzioni psicologiche possono tr0vare una spiegazione negli ~tndii pii1 rt·centi di fisiologia cerebrale, sintetizzat i da l lavoro dello Stocldart.: è im portantis~imo, per la conoseenz(t del fenomeno complesso, riassumerlo qui bre,emente : Egìi ricorda che l'emozione è una sensazione complessa, le cui componenti derivano da. nn insien.e1 ord inariamente involontario, di reazioni motrici aù una percezione od idea; (luintli non vi sarebbe l!t pretesa preesistenza, alle sensazioni organiche, di nn t\mo sentimentale legato all'idea (Titcbener). La emozione cioè pro~i ene dal com plesso d-elle sensazioni dei movimenti istinti \>i insorti dallo ~.ta.to nel quale l 'iallividuo è posto; e quindi si svolge insieme a ll e modificazioni organiche, che <limno i l tono affettivo. Tutto <.: iò si sYolgerebbe nel primitivo sistema eli connessione cerebro-spinale, che preceùe il sistema piramidale pii1 evoluto: sistema costituito dal fascio conicotalamico del 1\:Ionakow, dal f. cortico-talamo-rubrale del DPj 0rine e clalle fibre talamo-rubro-spinali. Eù allora, formatasi un'idea, o registratasi nn a sensazione, dai ri>;petti vi centri : associati vo o di percezione (zona .<wmesteticaì, si origina un impulso che, lungo tale sistema primordiale di fibre cortico-spina.li, per mezzo delle corna anteriori, si ripercuote alla periferia e sui visceri, procl ucendo una serie complessa di modificazioni: le sensazioni muscolari, \asomotorie e le espressioni mimiche determinano secondariamente lo ::;lato affet,t ivo, cioè l'emozione. Re.~tfl, in fatto che la ten lenza,, anteriore d'origine, rima.ne sempre fondamentale, esi'a c.; h e cleri va da una organiz7.azione più semplice, da un rifle;;,;o spino-bnlhare, come effetto eli un seoso cenestetico nella stati ca normale, o nel m uta t o dinamismo, donde la gran legge psièologica <.:he l'emozione trae te .me scafw·igini e la sna inlenj(itù. dallrr. n>ne.~tesi. J~a conoscenza e l'esperim ento, poi, no1\'adnlto, possono anche risvegliare r emo:~.ione, la quale probabilmente ha sua seJe (come erno-

•

~

fl

o

l

l

l

l


L'EM.OZION8 E LA SUA IMPORTANZA NELLE OSSESSIONI :d ENTALI

48!)

zione coscientP-) (J ) (Flech:;ig e Kirchhoff) in quella che il Bianchi chiama zona somesr.etica, « focolaio centrale delle emozioni e delle passioni », alla quale arrivano le onde :;pinttli, che si avvertono come dolorose o piacevoli per i riflessi d eri vanti Llal senso di disturbato meccanismo circolo-respiratorio e di i nnervazione motrice, e dai nuclei talamici (centri delle espressioni emotive secondo il Bechterew); «è in questa. sfera che l'umore del1 '1~n imo si plasma nella coscienza cenestetica » (Bianchi) ; e come sopra ho accennato, è il talamo che viene a costituire il centro del sistema primordiale dei fasci rubro-spinali. 811 di essa, d'altra parte, agiscono come fattori di semplice appercezione, inibitorii o d.inamogenetici) i centri ideativi. Cosi questi ultimi possono risvegliare una emozione pre(;edente, oltre che modifìcarla i n vario modo sia per nuovi elementi intellettuali che, in accordo con le condizioni biopsichicbe del momeuto, variamente la incrostano; e sia pure perchè, per il sintonismo fra emozione e cenestesi, q nella deve l'Ìsentirsi n ella sua tonalità ed intensità. dell a tonalità cenestetica generale. Per cui ogni emozione risvegliata difficilmente è uguale, benchè simile, alla primi ti va; questa può essere stata fngace, non a p percepita dalla coscienza distratta, e, quando essa viene per inconscia associazione risvegliata, può dare l'illu::;ione di un prodotto intellettuale (~). :Ma l'emozione non può essere creata e.r nihil dalla idea, percbè questa è incapace di produrre da sè una reazione emozionale. I./ idea stessa. non sorge da s1; che per il contenuto mo torio iclea-(01·za d el Pouillée), e movimento è tendenza, onde, nel d eterminismo degli atti come uel processo associtttivv, vi è il suùstratv 11i ltu tOuo inùistiuto emotivo, di piacere e dì dolore, a seconda della agevolezza cerebrativa o del senso di resistenza interna. Il metodo introspettivo ci dimostra che il pensiero di una disgrazia o di una felicità, che non abbia fondamento reale, che sia scompagnato da rn.ppresentazioni sensoriali e da figurazioni mentali, lascia fredd i, indifferenti, non ci commuove, ecl il battito della vita non si turba., ed il pensiero relativo perdura fugace, trascinato nell'incosciente dalle fluttuanti correnti della vita psiehica. Che se allora cerchiamo, pur mentalmente, di impersonare le nostre fantast.icaggini, allora il cuore batte, il respiro si turba, nel ( l) Verli s ulla emoziono coscient e un mio recente lavoro: Psicologia c clinica <lei lobi pref'ronlali. Morga)(ni 1906, e nel quale discuto anche delle ultime idct~ clello :>ciamanua sulla s~de prelron tal e clelia emozione cosc:icnte. · (i) Su l]nc•sto ar::omcn to •Iella ricvo.;;chilità rlella cmozion<l mol tn s i i1 scritto : in ultima ~nalisi bi;ogna distinguere, col Jarne;. l"emo;iunc: id,·•ale o ricorolata, e Jn elllfiZtOIIc rt!cupecata o reale, che, accompaguanrlusi c"n Id e;press:oni cmvtive usuali, ò ~imile !li 11ualrta alla primìtiva o prece!lente, benr hé possa thiTerirc <li g raJo. ( V. PAT~>I. - S"uii'A.•socw:illllt' 111f'cllot,, Ìh•gli Ann:lli di Nevrologia del Blancb i t 905). ~tampalo !lal


486

L'EM0%10::-<E E LA SO.A. IMPOR1'A~ZA !\'ELLE OSSESSIO~ l :lt(E~TALI

timore del dimno o nel desiderio del ]:>Ossesso, ed avvertiamo un'emozione che accresce il \alore ed il tono del sogno mentale, gli dà forma distimica, colorendolo con un affetto, lo fa perdurare e noi avvertiamo la tenùenza ad orientarci in un senso o nell'altro, per conseguire quel piacere o per sfuggi r~ a quel dolore. Sarebbe questa la ·irnmaginati?:a emozionale (Patini). Ed è \ero perciò che g li stat.i intellettuali puri sono scoloriti di tono emotivo, fredd i ed indifferenti, perchè non si scaricano; l'astrazione mentale non ha tendenze; ma in generale l'agevolezza del pensiero. ch e rlà nn senso di accrescimento di vitalità (Ferrero) e lo ste:;so senso di innervazione periferica che esiste in bgni lavorio mentale, per cui il senso muscolar~ si è detto man t~nere ed accrescere il proc;esso di attenzione provocata (Bain, Lange ecc.), dànno un senso di euforia, di ipertoualità, che costituisce una indistinta parvenza di p iacere; e viceversa. E tale genesi può falsare il giudizio, quando invece l'analisi pos iti\a d el fenomeno mette og ni elem ento .n ella sua giusta luce. Un esperimento ps icologico poi, da me provato e ripetuto, ci dimostra chiaramente il fondamento emotivo: io sto coricato, cerco di assopirmi; sento squillare il campanello di casa e subito il cuore accelera i suoi battiti e nel respiro si ha nn arresto, una lunga inspirazione ed u na protratta espirazione - la m ente si rialza un p o' dalp assopimento, ma nessun contenuto vero vi penetra; è un semplice stato emotiYo generale, molto confuso ed indistinto, transitorio. Questo, perchè io so di non aver e interesse a chi suona, per ch è è, per es., la serva; ma se non lo so, la reazione non si limita alle turbe organiche riflesse, insorg endo un'idea, un percepito, che, aggregandosi all' elemento prim i tivo. costituisce un'emozione. l\.[a se, infine, attendo q ualcuno o q ua.lchecosa, l'emozione è più forte, più rapida, essendovi già una disposizione emot iv~ dell' animo che moJtip1ica l 'effetto sensazionale, mentre sorge un gruppo ideativo che constata con soddisfazione o co nferma nella t ristezza temut.a., sulla b ase distimica precedente. Ta le esperimento h a somiglianza con quelli del Mosso, di attività onir iche piacevoli o dolorose a seconda di stimoli anecati ad un dormiente, mentre degli apparecchi registravano le varia zioni riflesse organich e. Ed ha il suo complemento negli stati sentimentali che le posizion i ed atteggiamenti dello ipnotizzato eccitano e producono. S'intende così come non possa esservi rapporto, in generale, tra l'importanza della idea e la intensità della. emozione, essendo du e termin i eterologhi, a seconda del soggetto, della disposizione del m omento, della rapidità delJ' emozjone stessa, dell'essere questa. estranea,

.


L'E:I.lOZIO~E E Iu\ Sl"A IMPOR'rA~ZA NEL I,E OSSESSIONI )l F.NTAL I

4:8T

o no, alla psiche del soggetto ecc., e questo, tanto nel campo fisiolog ico, che patologico. Fattore importantissimo, adunque, la rapidità, l' i mprovvisità. della sensazione emozion<l.nte, che il Biauchi chiama la sm·pre.ça, «la quale rompe il corso normale delle rappresenta?.ioni e dei sentimenti, con la m i nu.ccia imm.ine11te alla i n tf'griti della propria personalità fisica e psichica ». L' ìdett non ha. il tempo di formarsi convenientemente, come risultato rlelle nozioni indi.-idnali , per opporsi all'invasione nella coscienza di nn cosi forte elemento perturbante; non inlierviene intera la forza volitiva per ricono~cere, moderare e vagliare l'emozione, donde la paura grande o la gioia. mortale persino, per i suoi intensi riflessi organici, appunto percbè l'alta tensione ment.ale arresta e paralizza i centri d i appercezione cosciente che dà il Ml(-ront1·ol. Questo è il meccanismo dell'emozione, la !ptale, obbiettivata in intense ed iridescenti espressioni esterne1 concentriche od espansive, esercita un vero potere dissolvente sulla mentalità, dissociante e disgregante della sintesi psichica, donde una forma di polarizzazione monoidealE', con contrattura del campo della coscienza, quasi una psicalessi che deriva da un assopimento funzionale di molti centri cerebrali insieme con una concentrazione monoideista de~ l e sminuite attività mentali. Ricordiamo l'isterismo da emozione, che è equivalente alle condizioni d'una crisi osse!lsionante, per la formazione di sistemi psicofìsiologici indipendenti ed invadenti, che si impongouo nella coscie]1za e perturbano grandemente le attività sintetiche della volontà. Si dice che vi è tn.lvolta diversità d i espressioni esteriori emozionali, ma ciò può spiegarsi con h~ co:;titnzione individuale, e con la interferenza di forze eterologhe, (così eome l'alcool produce pallore o congestione nei vn.ri individui), che dà. le forme iperten-;ù'e ed ipoten.çil"e reazioni paradossali ecc. del Dumas (per es. espres:>ioni di gioia nella collera di alcuni delinquenti o selvu.ggi), od anche per la esistenza di condi?.ioni morbose varie (pianto e risa spasmodiche nelle lesioni tala.miche, espressioni emotive esterne. senza rispondenza emozionale intima negli emiplegici (1)1 collera fredùc~. dei russi ecc."!. Eccezioni tntto che confermano la teoria generale, dimostrando an(.;he la morbosa so · para.zione tra i due elementi costitutivi, come quando, nell'esistenza di uno stato generale affettivo, esa.gerato nelle espre;;sioni esterne per asinergia dei varii coefficienti, data da lesioni nucleari o centrali , ( l ) Anrh~ qui d~l rr, to il Pat•ni, nel lavoro cil:llo, dfmn<tra e.o;<cn•ì un:~ a$Soria~i•llll' nudi 11tu , e 1111in<H essere con[ermaLO il Ile-so che la IPOrin soma lica flell"emozione VUOIC f'Si~lerc tra 'JOC$18, la s•u~nzione a l'elemcnlo intelletth·o.


4tsd

1. E.\I(IZIO:SE t: LA St; A IMPORTA:\ZA l\ll:LL& OSSESSI0:\1 ME~ TALI 1

manca la. possibilità di una coscienza. e cioè di una imperson azione emozionale. Nè l'esisten?:a di centri corticali capaci di agire sul cuore e s ul re::;piro (Bechterew) è una difficoltà, chò auzi ci spiega il fondamento :6.~ico- anatomìc:o dello avvertimento periferico e ùella ripercnssione ejetti va., accord andosi q uinùi con la. teoria fond<Lme.ntale del Sergi, ùel « c..:ent.ro emo tivo princi pale primario» che sarebbe nel bulbo, come ceut ro 1·egolare e produttore delle turbe reatt.ive organiche. Le a sserite contrarie esperienze del Binec e Com·tier, per cui tah·olta «la 7'eazione emozionale. la cosciem:a. dello stato affettivo, precedereube Je moclifi· caziou i \aso-mot.rici, po;-:sono spiegarsi con una i ti usione sperimentale, pl•rcltè talora ii sentimento dt'IIO sforzo d' iunervazione e dei disturbi vasomotori cl1e si scarica può, percepito, sembrare una precedenza della reazione emozionale. I nfatti ~i parlano eont ro le esperienze molteplici del l\fos:;o, e q nanto d'or dinario si o~::;orva nello studio della emozioni con il guanto dE-l Patri zi, i l pleti::;mografo ecc. Ed infine il ricordo di una pe1·cezion e o l 'associazione per mezzo di nn elemento intellettivo puro può a \~ere una tonalità distimica per r ievocazione di stati affotti vi precedenti da lla incoscienza.; e cosi indune in errore. In ta.l modo mi spiegherei il caso dell'ereutofobo che al Bianchi sembra costituire argom ento contrario all'origine somatica dell'emozioue. Infine n on è g iusto dire ch e l'affettività è un modo della intelligenz11. (Amaud), e della coscienza, ma è pintt.o~to un risul t.ato della cenestesi, onde trae le sue scaturigini ùagli appanna.ggi organici, e può avere così esistenza distinta; i l tono a.ffettivo n on è parte integrante del fenomeno psichico, )a qualcosa, come ci spi~ga lo scarsissimo risultato in timida tore d ella pena, e la vanità dell'istr uzione senza educazione, ci rende pure ragione della eteronimia fra l'evol1;1zione intellettua!e e l'e\·oluzione morale dell' umanjtà.

*** II. Se passiamo al campo p!'icopatologico, troviamo, per riguardo alle ossessioni, la stess::t dispari tà di giudizi sul valore principale o se· condario, e fiuan co sulla presenza, o non, rle1!0 elemen to emotivo in esse. Nei primord'ì della psicl1iatria Esquirol e Pillel, non ancora ing ombra la mente d i prec·oncett i teorici - ciò che porta fata !mente la sottigliezza n.ualitica dell'osservazione ù i un fenomeno - aveva no g ià parlato di ?1/IJiltJI/I ttn Ì (' a fj'ett ire coutrn p poste alle ?I/On0111unìe i111 pul.~i re. E prima ancora cl1e il concetto incompleto 1lelle monomanie fos~e ripudiato, i l ::\lorel :t\e\a descritto genialme 11 to l'ossessione come malattia d ella emo-


.

L'EMOZIONE E l.A :KA lì\IPOILTAl\ZA ~ELL~ 0$SI~S::ii().NI M ENTA l. l

481:1

ti vità, facendone un delirio emoti'Go. Da allora è stato un alternarsi di ·opinioni, contradditor ie spesso, od ecclettiche : cosi il Westpbal la descrisse come una forma di deli rio ~>i8tematizzalo o paranoia abortiva., con. siderando ì' elemento e moti v o, accessorio e secondario, come causato dalla natura ùell' idea, dal contrasto di essa 00n la coscienza del malato. ·e Ja.l senso d' impoten.z a nella vittoria volitiYa contro il parassita mentale. Si acco::;tano a questo modo di \'edere i concetti di idt'e (ii:òse, di idee incoe·J·cibili d.el Buccola, <lel 1'amburini, ecc.; di Jla?·cmoia. ruclimcntm·ia d i Arndt e Morselli , fo ndata su d i un disturbo in telletttHd e primitivo, -chò iu parte può pxestarsi a confusione, e;;sendochè gli autori differenziano l 'ossessione Jal delirio in qna.nto quella viene avvertita dalla coscienza come un intruso, un parassita, contro il quale essa lotta, mentre nel paran_oico il delirio Yiene accettato come ospite, ed orienta morbosamente la mentalità. Fors'anche. si tratterà di gradi, in rapporto ad una costituzione p iù o meno arrestata congE'nitamente, e ad un contenuto -emotivo più o meno debole, perchè, quando l'elemento emotivo è fiacco, il delirio penetra lentamente, s' infiltra senza dissociare, non ttubando mpidamente l'armonia mentale. Dall'altri!. parte vi è il Berger che parla di nem·osi emozionale; il Freund e l' Hecker di neNnsi d' angoscùt; tutta la. scuola francese i u gener ale è per l' im p01·tanza preponderante dell'elemen to emotivo, ed io c redo poter sottoscri vere alla idea di Pitres e Régis che «bisogna considerare l'emozione come l'elemento primiti vo e fondamentale dell'ossessione:. ~ ed a lla conclusione del Féré : « le impulsioni' dette irresistibili sono sempre in ra pporto con una emotività morbosa; le idee fisse hanno la loro origine nella e moti \·ità morbosa». Altri sono ecclettici ; alcuni, come il B ianchi, pur seguendo l'ultima ()pinione, essendo restii ad acct-ttare la ipotesi periferica dell'emozione, non gi'ungono a conclusioni radicali, cui bisogna pur giungere con lo studio positivo della natura e genesi della emozione cosciente, anche per le .finalità pratiche, cioè per le applicazioni medico- legali ch e cou · le teorie psicologiche vanno interpretate. Sta in fatto che l'ossessionato era, per lo più , g ià. un ammalato prima ~ello inizio d ella ossessione; la sua tempra psiconervosa ha dell' isteroi.de; è un nevropatico in generale, vale a dir e più facile a manifestare attituclini névrosiché. Si d ice giustamente che <. Possessio!lé sembra la :figlia o la sorella della nevrastenìa » {Pitres e Régis). Di tale condizione nevrosica è fatto più saliente, e fondamentale per effetto della debolezza irritabile, d ella esauribil ità nervosa, la emozionabilità, che produce una specie di iperest~sia morale, una faci le eccitabilità, uua mu-


.J:!JO

L'I~MOZIOXE E LA SUA Hl.I'ORTA~ZA NELLE OSSESSIO~I :MENTALI

tabilità di onde nervose per rapida disintegrazione dei legamenti celluhwi (Herzen); esse sono condizioni adatte per il predominio degli elementi emotivi, sul fondo generale di una perturbata cenestesi, sia d'oTigine endowma, per reviviscenze emozionali, sia per esagerata reazione psico-. emotiva ai minimi stimoli dell'ambiente. Così può aversi facilmente rossessione in seguito al predominio coatto di un percepito qualsiasi, che orienta su di sè la mutabile psichicità del. soggetto, agevolato dalla condizione ipobulicR, corrispondente alla diatesi di incoe1·ciùilità del Tanzi; e gli ossessionati sono tutti abulici, incerti , esitanti, dubbiosi, perchè ristretto è il loro campo di coscienza, e deficiente la sintesi mentale. Ma l'abulia. non è la malattia fondamentale, come et:ede l'Arnand, perchè essa stessa è una risultante del più ristretto campo di coscienza e delle assopite attività psichìche. Si concorda invece dalla maggioranz!\ degli scrittori che fondamentale è una primitività dell'architettura menta]e, una certa incompletezza della personalità psichica, per cui non a v viene nn normale e comJ.>leto adattamento della ment.alità dell'individuo con le condizioni complesse dell'ambieiite fisico e sociale, ed è ~acile sopraggiunga un disadattamento, quasi la potenzialità dell'organismo mentale del soggetto si sminuisca dinanzi a l succedersi degli stimoli d 'ambiente e si logorasse presto e facil· mente negli attriti della lotta diuturna. In. tali condizioni il soggetto, rimast_o un vinto, proietta al di fuori la sua incapacità a seguire le grandi correnti ' umane inalveate per il corso normale della vita. e del lavoro, e ne risente quell'impressione continua di sospetto, di diffi.' primitiva, più organica, attorno denza., di paura, che è l'emozione alla quale si orienta.no le altre att.ività della mente, e le ragioni della condotta, sì da rendere l'individuo un prodotto aberrante della. specie in nn dato periodo storico della società.. Ma questa alterazione mentale è sempre necessaria come condizione c.onge.nita? od anche come conseguenza di cause ipostenizzanti (infezioni, fatica, ecc.?). Non perchè gli ammalati ri'portano spesso il prin· cipio delle sofferenze ad nn fattore causale che più n e colpisca l'atten:done è da credere che questo fattore non abbia fatto altro che dare l'ultimo crollo ad una mentalitÀ. giit. dcterioràta. Bisogna pensare al valore che può aver e una emozione intensa ed improYvisa, che prodnce nn vero shock morale, paralizzando le a ttività p:;ichic: he, in una ±'orma di polarizzazione mentale più o meno durevole, cni co11segue f:.ut.to il meccanismo psichico che è base patogenetica dell' isterismo. Si ha cosi, per abbassamento del livell o mentale, una forma che ch iamerei di psica~;tenia rwqui8ita, con la nota. speciaJe dell'angoscia e rnoti•a: il ricordo incosciente o per associazione sensazionale nelle co-


1/EMOZIOXE E L3. SU .-'l niPOR'U~ZA ~ELLE OSSESSI0:-<1 ME:-l'l'ALI

J!Jl

m uni contingenze della vita, produrrebbe la crisi ossessionante. Come effetto continuativo del turbine emozionale e della sminuita tonalità psi'3hica, si avrebbe lo stato psichico interparossistico di ipobulìa, di esitazione in tutti i modi della attività mentale e psicomotrice, di facile

automatismo psicologico, di emotività esagerata; e poi le crisi convnlsionarie della coscienza~ quasi ltlll\ scarica isterica endogena, con l'autosuggestione ossessionante e la sindrome angosciosa più o meno evidente, e con sembianze multiformi in rapporto alle particolarità dinamogeniche individuali. Per cui le forme cliniche debbono considerarsi apparenze sindromatiche date dall'impronta di. ciascuna personalità, che variamente rifrangono nn medesimo stato morboso, ~osi come diversamente le onde sonore sono accolte e rese da risuonatori di intonazione di versa. Quindi le distinzioni di gruppi clinici nelle ossessioni dobbiamo accettarle solo per semplificazione empirica., per necessità nosografica, e per la fisonomia pitl decisa. di qualcuno dei loro aspetti (impulsive, emotive, intellettua.Ji, ecc.). ·Il pensiero mio adunq ne è questo : nel cervello normale di un affaticato o di nn distratto p uò esistere un abbozzo di ossessione, musicale • specialmente, od anohe del dubbio che certi atti non siano stati commessi (deficienza dell'avvert.imento muscolare, acinest.esia) - ·; presso certi altri soggetti (psicastenici, degenerati ereditari, anche nevrastenici od isterici) per la facilità. delle dissociazioni mentali, e la facile indipendenza dei fenomeni di automatismo psicologico,· unite ad una parestesia ed iperesteria morale, sorgono le ossessioni gravi, realmente pa.tologiche. Ma tal voi ta la genesi può essere di versa: se le emozioni hanno origine periferica, se la coscienza interviene dopo per avvertirle ed individualizzarle, definendole nei loro rapporti, non possiamo a-mmettere che quel dato centro della emozione cosciente e quella zona corticale percettiva per irradiazione nervosa centripeta, siano tratti ad ipertrofìa funzionale, in nn eretismo dinamico in mezzo ad un assopimento generale del cervello per la contrattura della mentalità, che sussegue allo shok emozionale? A Vl·emmo così tutte le condizioni della diatesi di incoercibilità: da una parte nna specie di i.perallucinosi e:JWzionale, con la sindrome angosciosa più o menò accentuata od attenuata, che si impossessa della mente, ossessionandola ; dall'altra lo stato di psicalessi monoideativo (ipop1·osessi) che ci spiega le caratteristiche mentali ùell'ossessionato (abulia, restringimento della co scienza, ecc.). Va.zione d isgregante dell'emozione agirebbe come contenuto e prodotto della forma ossessionale, e come d isposizione acquisita del cervello, cosi come nelle neuropsicosi da scontri ferroviari:, nelle quali talvolta non precedevano disposizioni nevrosiche speciali, tranne


4U2

l .'EllUZIOX t,; E LA St:A Dll'ORTAXZA :-IELLE OSSESSIOI\l :llE:'\T ALI

quelle deficienze di neuropsichicì tà che si t rovano in ogni uomo norma le, considerato come una deviazione dal tipo, più o meno, pel fat.to di trovarsi in con tinuità evolutim (De Giovanniì. Queste nenropsicosi hanno m olte n ote comuni con gli stati ossessionautì ; le iperestesie ipoco odriache o n osofobiche sono .-ere stigmate di ossessione mentale, e possono produrre anch e le crisi d 'an goscia, colJle po::~souo associars i a vere fobie multi ple (specie iopo(vbie). Cosi può pi ù legictimamente dirsi t'o..,sessionll 1mcr. e111ozione si:stelllatizzata, <;be allora: con tale co ncetto, può ìndovarsi in una m ente della corunue norrnalità, soggotta ad azioni traumatiche speciali; il n evrosi co t ra umatico ha il fondo di novrastenia (Cbarcot) provocata, prodotta dal lo shock emozionale, come nn primo gmJo di perturbamento mentale. Dnnq ue pos,;iamo pensare ch e l'emozione improvvisa, rapida, sorprendeu te, sc~to ta la compage neuropsichica, inducendo quella condizione m o rbos~t sulla quale germoglieranno le varie idee fisse e fobie a fison omia, differente per la costituzione psichica originaria e per lo dii·

ferenti auquisizioni men tali , vertendo ora :;u p ercezion i ipocondriac11e, ed ora più su forme ideati ve, ecc. Le ossessioni anche idea. ti ve, che si hanno nei defaticati, durano poco perch è manca od è debole l'elemento emoti vo, che dà il tono e la intensità motrice alla idea forza ; come s' intende che, sorta una idea parassita, i mperante, l' infermo seu ta accrescersi la e mozionabili tà per il contrasto, la lotta, il senso psichialgico: ecc., donde un circolo vizioso. Poich è « l'emozione, ri percuotemlusi verso la col'teccia, vi risveglia idee appropriate, e l'idea appena nata ri torna alla base a rav vivare i sentimenti donùe è uscita • (l >allemagne) . Quindi l'angoscia emotiva non è esclusi va mente c~re· brale. D'altra parte talt:l concezione può conciliare le opinioni contradditt orie che si estendono alla natur a dell'ossessione, che mentre per Beard ed altri è un siutoma 11evrastenico, per l\{agnau lo è di d egenerazione morale, per Kriipelin di nevrastenia ~osiituzi onale, per Krafft-Ebing infine sarebbe « una forma. di degenerazione psichica a base nevrastenica " ·In complesso, poiohè t u tte la osservazioni sono esatte, dobbiamo pensare ch e l'ossessione è po3sibile a germogliare su di ogui turbamento o deficien za di psichi cità, siano forme cerebrasteniche acquisi te od origilli.nie, o degenerative, od ereditari e psicasten ich e, ecc. E tal e fondameuto di organizzazione darebbe il suo cliché :1 elht fìsonomia dell'osS(';,;;;ione, nella sna d urata e pervicacia, n ell a sua gravità, ecc., come anche le ;arie età in cui insorge, bisog:1ando nell'adulto cause bene rl e lì.J~ite, meutre bttsta.no nel giontae le ca.use d'amb1ente poco definite e poco iud ividnal1zzate . P ossiamo pensare ch e le fobie ipocond riache


L'I':MOZ!Ol\E E L,A SU.\ DIPORTANZA XELt.E OSSESSIO~ I )IENTALI

493

abbiano signifìca,to più grave, e che Ee fobie intellettua li indichino una forma parafrenica preceden te, percbè l'ossessione vi si infiltra e prewle corpo grad.-ttamente in una vera forma paranoide, con scarso elemento emotivo ; mentre nei temperamenti ist.eroidi, nP.i così detti timidi, ecc, prevalgono le intense forme emotive, che hanno i l loro abbozzo in ang oscie t ransitorie dei nevrasteniei (K. Ebiug). Ed in ultima analisi è sempre il t ipo della per3onalità di nn soggetto che dà l.a fisonomi.a speciale della ;:;indrome ossessi va., per ctlÌ sono cotn.n to differenti le conseg.:enze di medesi mi fa &tori ca. nsali esogeni, l a qual coso. deveassumere p iu g r~nde im por tanza, di q uel che ancora non sia, per la definizione dei quesiti d i pratica medico ·legale. ~Ia che l'el-emento emotivo esiste anche nelle ossession i intellettuali,. lo di mostra. anche l'ana lisi dello stato ossessi0nante: per es. nella pazzia del dubbio l'e mozione è offuscata, e pare sorga (&sorge in · gran parte per il forte contenuto motorio clell' idea incoercibile) in linea secondaria,, ma indagando bene si trova al di là della fob ia del d nbbio (non fidandosì completamente di quan to dice l'infermo) nna serie di disturbi volit.ivi ed emozionali 1 sorgenti dal fondo della emotività morbosa, & specie la cosi òetta panra del contatto che è un a netta fobia emotiva. Come tipi cl inici, le varie fobie descritte rappresentano germogli pitl apjJari::;centi fra. la folla delle espress1oni morbose della emotività ; una fobia non esiste mai allo stato isolato, ma insieme ad altre vivacchianti, umili, nel sot.tosnolo dello automatismo cerebra.le. , E la pazzia del dub,bio è una forma più grave, perc hè cl' indole degenerativa, perchè permane ormai per forza propria in una mentalità disgregata, quasi una iperallucinosi ideati va che con la s ua iridescenza intellettuale, maschera il velame emotivo sul q ua.le lentamente è germogliata. R ecentemeJlte negliA·1·rh.ù;es de N enrologie, 1905 (riportato negli ..411nali del Birmcki, fase. IV-V, 1905) G. Deny e P. Camus, riferendo sudi un caso d i delirio metabolico della ·personalità, legato a disturbi d ella cenestesi, dopo aver ricorda. ti i precedenti lavori di \Vernicke, Bonnier, ecc. per spiegare l ' insorgere di idee deliranti iu seguito ad emozioni rip'e tute, pensano ad un pert.urba.mento, ad uno choc, ad un élrrn.nlement dei centri cort icali della cenestesi (zona somestctica) - j donde sensazioni. anormali , che disorientano la personaliH, d::mdo origine a prodotti as· sociativi mentali eterogenei, p er forma e contenuto, al la vita sociale

normale (delil•ii), men tre Fassenza dell'elemento miOJ.>sichico delle per· cezioni impe-lisce la coalescenza deJie sensazioni attuali con le già.. fissate· nel ricordo, dalla q uR,le coalescenza la personalità. r.rae l'orientamento nel t-empo e nello spazio, e la conoscenza clel J [e. Ed essi credono allora ad un caso di f'e ne.sle.~iopatia (Dnprè), così. come lo am ·


J!),l

L'E~lOZIO:\ g E LA i'W~ lMPOHTA~ZA NELLE OSSE:òS!ONI MG~TALI

met tono il Cotard (delirio negativistico) ed il Séglas. Tutto ciò concorda c.:on quel ch'io ho ùetto di sopra, essendochè, in ultima analisi, spesso è lo shock emozionale che provoca i disturbi della cenestesi, che possono permanere, più o meno attivi ed integrali, pertur bando cosi la ::;rntimentalita ùel soggetto (eh ~ nella cenestesi ha. le sue intin:e scatn rigiui), cd in ultimo poi anche dispolarizzando i nuclei ideo ·emoLivi che clànuo I'orientameuto alle attività p;;icomotrici e qui ndi alla condott.a sociale. Dunque possiamo daTe una g rande im portanza causale all'emozione; se q uesta spesso dà il crollo, ed occasiona l'estrinsecazione d'una morbosit-à preparaht dal terreno costitnzionale, o dallo sconcerto che i molteplici ordinarì stimoli emotivi e seusazionali inducono in una menta.lita debole, o si aggiunge ad effetti esaurienti, di sunnénag e, ecc., talvolta può rappre;;en ~are la causa esclusiva, o quasi, di una. nevropsicosi angosciosa, con osse.ssioni episodiche; cio però è ral'O, in co m p lesso, e le cause occasionai i hanno piit import.anza sull' inizio e sulla forma dell'ossessione. La qnale «scoppia frequentemente in segttito ad una. circostanza determinata, che imprim e alla malattia il suo carattere particolare e diviene d'ordinario l'origine della idea. predominante» (Arnaud). 1\fa rarità non Yuol dire esclusione, e lo studio di qnaJche caso clinico permetLe affermare la possibil e assorgenza. di uno stato ossessionante, in seguito a forte e rapida ed improvvisa emozione. Nè questo importa una prognosi meno gra ve, per la creduta. assenza. di. f~;~.tti dipendenti dalla difettosa organizzazione neuro-psichica; poichè, se il fatto avviene di 1·a.do, è da ammettere chè lHemozione, per indurre quella. morbosita spec ia.l~:J, in un duraturo stato psical ettico, doveva rappresenta.re un elemento causale di g rande intensità ed improvvisità, coma nei grandi spaventi, nei dolori intensi e subitanei (disfrenie cefalalgiche), co me nei neuro-psicosici da scontri fenoviarii l ecc.

*** III. E veniamo infine ad un terzo lato della q uistione, alla. possibile insorgenza, o trasformazioue dell'idea. fissa in idea delirante. Si dice che d'ordinario l'ossessione è tale perchè la. coscienza. l' a.ppercepisce come in truso, come parassita., come elemento estraneo alla psichicità. inJ ividuale . .Ma questo per lo più a vvieue soltanto nella fasi intarparossistiche, mentre durante la crisi ossediante spesso la coscienza è grandemente offus0ata dal turbine emotivo, dal sentimento angoscioso 1·ie\ocato ed aggnH"ato dai riHessi cerebrali, ed allora manca. od è molto


J.'EMOZ!Ol\" U: LA StiA Bfi'OWI'ANZA NELLU: OSSESSIONI MENTALI

490

annehhiata la percezione di par~tssitismo dell'idea e dell'emozione ossessionante, nè allora è più da par larsi di lotta, di sentimento, d'impotenza: ecc., come ca.use di emozione; vale a dire che « durante l'accesso ossessi vo, in molti casi, l'infermo non riconosce punto la irrazionalità della sua paura, e quindi del suo contegno » (Bianchi . Tah·olt<t infine gli infermi, anche nelle fasi incerparossistiche, banno la co· scienza confusa. di uno sdoppiamento della per;;onalit.à, di due pensieri chb contra::;tano e dei quali uno sarebbe imposto, e viene subito, onde !e idee si con fondono, la resisteuza vien meno, vi è una specie di aJ•tttamento alla eondizione morbosa da parte di una mentalit.à deteri or<~.ta del morbo, o da tabe e ree! itaria, ecc.; si mescola il vero al falso, sorge automaticamente la tendenza logica a spiegare h\ coazioni' del gruppo os::;ediante come imposizione dallo esterno, e d~t ciò alla parvenza l)aranoide non vi è più distanza, tanto più qtu~nto meno vivace ed appariscente è l'elemento emoti ,·o. Il Fabret, nella sua relazione al Congresso interna7.iònale dell8SU 1 negò la trasformazione delle iùee fisse in forme paronoidi i ma l'osservazione ulteriore ha dovuto ammetterne la possibilità. C'osì lo Schiile: « l'idea o:~sessiona.nte non re:-;ta necessa.riarneu te i n opposizione prolnngata con il delirio. La coscien!tla, ancora lucida in principio, può. annebbiarsi a poco a poco, ed il malato accetta l'idea ossessionante che prende posto in mezzo agli altri suoi pensieri; la separazione scompare e l'idea. ossessionante diventn. un vero delirio~. Il quale è Ji natura per lo pit't malinconico ans:io::~o, per lo stato psichialgico fondamentale, ma talvolta anche di forma paranoide, nelle così dette

ossessioni intellettuali. Ed è ciò una specie di esagerazione delle con · dizioni ordinarie di tali p:~ichicità morbide: '< gli infermi sono o timorosi, o scrupolosi, con i perestesia morale, con fastidio del contatto dell'amlJiente, ed eccessiva attenzione sul me (autofìlia),. (Arnaud). Ed accade appunto, talora, che a lungo andare, va sbiadendo la lotta contro la idea fissa., si forma un certo orientamento ideativo verso il nucleo emozionale dapprima riconosciuto come parassita, e dalla p anra si passa alla conrinzione, la quale, appunto perchè in contrasto con la realtà e con le condizioni norntali comuni agli altri, costituisce un germe delirante. Così è formata la pa1·anoia ?'ndimentale os!!essiut del Morselli. Nè la precedenza della cau::;a emozionale deve oSSere un ostacolo ad ammettere ht -insorgenza o la trasformazione delirante i del resto molti autori sono d'avviso che esistono deli1·ii .~e,.oncla?·ii spogli di ap· pariscente contenuto emotivo dopo la trasformazione nella fucina del subcosciente. Ma anche per i deli?·ii primitivi è da discutersi : essi contengono un nnclèo embrionale nella psicogenesi (Tanzi) che cause spe-


...

4!JG

L'EMOZTOXI': E LA SC A U!POR rANZA )\Et..!. E (JSSESSlOSl :1<113:\'TALI

ciali possono i pertrofizzare come un tumore ideativo, di rom pen~e la sinergia mentale. Ed io accetto pienamente quanto seri ve il Bianchi: « per conto mio convengo con De Montyel che un'anomalia della ceneste:;ia sia il fattore capitale dei deliri i sistematizzati. Il touo emotivo è il vero terreno sul quale germogliA.no i delirii; q nesti 1 risultanti da. int.erpetrazioni 11.llegoriche, sono un fenomeno secondar-io per associazi0ne tra stati emotivi ed idee. A voler es:-;ere l'Ìgorosi dovremmo dire che tntt.i i d elirii sono secolll1arii. Solo è bene aggiungere che nei primitivi lo stato emotivo è meno evidente e meno int.enso -.. ll Majano, nella sua comunicazione al Congresso internazionale di Psicologia dell'anno scorso, sulla Gene.~i emoti1:a della pa1·anoia, ricorda le sue idee precedentemente esposte nel 1903 : «Io !?Ono, per conto mio: cosÌ! persuaso della grandissima importanza e della priorità evolutiva delremozion~ rispetto all'idea, che da. parecchio tempo vado fra me e me consideraudo la paranoia cl'onica tipica come una p~;zcosi di pura gene.~i emozion(tle. Secondo io penso, una costruzione originaria cho accanto ad una ipertrofìa di quegli apparecchi viscerali e nervosi i qna.li sono il fondamento anatomico della emozione di paura, non presenti un robustissimo sviluppo dei centri superiori di critica, costit uisce la condizione essenziale per l'insorgere della psicos~ appunto per<;iò degenerativa, cronica ed inguaribile » . Rono anche le idee svolte specialmente dal Del Greco, dal Grimaldi e dal Bianchi, ecc.; soltanto io p~nso ancora che in taluni casi, per forme psicasteniche acquisite, uno shock emozionale intenso o ripetuto, può, ossessionando la mentalità, determinare un d isorientamento che vada sempre più assumendo la tendenza paranoide, per eccesso di percezione interna su prodotti fa lsati della cenestesi (cenC~:>te.~iopatia clet lhtfn-é.ì), qu1t.si predominasse la a.lter<~ozione nella zona somestetiua, fors'anche con ipertrofia. funzionale delle vie prim itive cortico-talamo-rnbro-spinali dell'emozione, che darebbe la disposizione individuale e la primiti<rità èvolntiva. d ella forma parano ide. TJunqne potremo ammPttere che delirii paranoidi siano capaci di sorgere con elemen to emotivo, da uno stato ossessionante, dopo una più o meno lunga eln,borazione cerebrale? Certamente che sì, in qualche caso; a questa conclusione bisogna pur venire con l 'osservazione scrupolosa del caso patologico, se l 'ossessione ha spesso causa emotiva, e se t:Livolta vi è trasformazione di essa, onde la coscienza, indebolita e ri>d.retta, roroincia n.d adatt.arsi ~ d i penda ciò dalla costituzione degouerat i.\'a, o L1a1 per:;istcre di una condizione isteroide o atassica della psichicità paralizzata. con il perma.nere della ipertrofìa. funzionale di certe zone c-0rebrnJi, i cni prodotti invadono prepotenti la coscienza ridotta. Bd ecco perchè non è in fref'] n ente nello ossessionato, contrariamente


L'EMOZIONE E LA SUA IMPORTANZA NELLE OSSE:SS l ONI MENTALI

497

a.lle idee del Falret accettate dal Congresso, la- insorgenza eli alluoina.-

zioui, date evidentemente dallo eretismo f•mzionale di certi centri, sul substrato di uua condizione disintegrativa ed asinergica della psichicità. E la possibile allegorizzazioue di tali nJluciuazioni, che per alcuni (Sciamanna) sono già dei veri delirii, costituisce il germe della idea delirante, nel senso della melancolia o della paranoia. Del resto il delirio è dato da una monoideizzazione, per asinergico funzionamento éerebrale, nell'anarchismo psichico, e la associazione morbosa esiste in quanto le idee relative hanno maggior for7.a intima, per l'elem ento motore che è in esse, e che la. causa emozionale, dopo averlo creato, rinforza ed accresce, direttamente o per riflesso. Per venire alla conclusione, accetto pienamente q n an co sori ve il Bianchi: « il- delirio è un prodotto mentale sempre preformato che ri-

sorge ed invade la mente se sono mutate le condizioni di esistenza della personalità, e la coscienza si indebolisca; uno stato emotivo più intenso, l'esagerato soggettivismo con auto-osservazione, mantenuta attiva dall'alto potenziale emoliivo, dd il concentramento appercettivo, ecc., sono condizioni che favoriscono il sorgere del delirio », tanto più perciò quando già esislieva un'idea ossessionante che solt.anto tende alla organizzazione paranoiéle. Certamente ci vuole una disposizione organica perchè tutto ciò accada; in vero non tutti gli ossessionati diventano paranoidi o paranoici ; anche che si tratti di forme psicasteniche, per cui, accanto ad una emotività morbosa, vi sia difetto di autocritica, e convergenza appercettiva sulle turbate sensazioni cenestetiche. In ciò il fondamento della orientazione paranoide della mentalità il cui valore degenerativo e dato specialmente. dal prepotere, su di quella, delle emozioni d'ordine infe;iore, meno evoluto, come la paura ed il sospetto, l'orgoglio, la vanita, ecc., ed a carattere egocentrico, come in tutte le personalità inferiori, sia tale inferiorità originaria, costituzionale; o sia prodotta da condizipni acq nisit.e (fatica, emozione, intossicamenti, surménage, ecc.). La prevalenza di coteste emozioni non evolute - che sorgono a poco a poco nell'incosciente, o sono provocate dallo shock emotivo (traumi psichic1, nevrosi d'angoscia, ecc), - « dimostra nn difetto nella evoluzione della personalità, nella quale manca quel grado eli potere appercettivo, che è la più Bicura garanzia di un giusto adattamento dell'individuo nel sno mezzo » (Bianchi l. c.), come può anche dimostrare una disposizione del momento per cause speciali, per quelle variazioni, pur nei limiti fisiologici, dentro le qnali oscilla la personalità. E ad ogni mollo non si può negare, praticamente, il grande valore causale di una. speciale azione emotiva, in qualche caso, per gli effetti medico-legali. 32 - Giornale medico.


1JlB

r:E~IOZI0:\10: F. LA SUA IMPOkTAXZA N'ELLE OSSESSI0:\1 MENTALl

•** Uoncludo: una emozione intensa, improvvisa, deprimente puo Indurre in una. mentalità normale (coadiuvata o non da minori coefficienti di stanchezza, di nervosismo ordinario, ecc.), ·una condizione

psicalettica con orientamento coat.to, in \1na coscienza ristrettasi, delle attività sminuite della mente, ed insorgenza ossessionale di gruppi di percepit.i dalle zone cerebrali eretisticbe in relazione con gli stimoli emozionali; tale stato ossessionante può anche subire, più o meno: col tempo, una trasformazione, un tentativo di allegorizzazione - specie se esiste un elemento allucinatorio- una forma parano id e, graYe quindi prognosti,camente, salvo la concorrenza di _intime ed ester ne condizioni favorevoli . Questa conclusione, evidentemente, ha. la sua grandissima Importanza pratica, poichè nou facciamo la scienza per la scienza, ma in beneficio della umanità, per espandere i limiti del progresso del pensiero, ed accrescere la somma delle acquisizioni ' mentali utili nella lotta sociale. Tale lato pratico io uon vedo accennato in a lcnu lavoro di psit.:ologia o di 1nedicina legale, ed intanto appunto è stata l'osservazione pratica che mi ha indotto a q nesto studio di psicopatologia, la quale può così offrirmi il materiale sufficiente per la retta ìnter· pretazione del caso clinico, nelle sue attinenze medico-legali. C., guardia di città: padre epilettico i età 30 anni con 13 di ser\izio; costituzione fisica mediocre; soffrì di tifo, di malaria, di reumatismo, e p iu volte di blenorragia ed ulceri molli. Condotta bno11a; attivo ed intelligente, normale psichicamente. Forse da qualche tempo era un po' stanco, per ragioni di servizio, ma veramente cominciò a star male (e nel servizio dei corpi mi li tari le imlisposiz ioni vengono subito rilevate sul primo nascere e ch.l soggetto e dai superiori) dopo unA. intensa emozione di panra, improvvisamente pr ovata circa due anni e mPzzo prima, alla vista di un lat1ro che si lanciava coutro di lui, iu borgh ese e non pronto a lla difesa, con un lungo coltello in pu· gno: collu ttò, non fu ferit;o, ma l'impressione ricevuta fu forte e stette qualche po' con un seuso di convuli:>o, con battito celere del cuore e su· dore fredclo. Da allora non ha potuto fa.re più bene il servizio, essendo di \enuto emozionttbilissi mo, mutato eli carattere, spesso scontroso, i po· bulico e poco der iso nella condotta, e con crisi ossessionanti, angosciose, specie qunndo è di servizio in un luogo molto frequentato, perchò


L'EMOZIONE E LA. SUA !MPO.RTANZA NELLE: O~SESSIONI MENTALI

499

gli pare che tutto debba correre contro di lui per fargli male: viaudanti, carrozze, tramways, ed anche gli alberi e i lampioni (forma ve?·tiginosa); la crisi angosciosa due volte lo ha obbligato a gettarsi a terra per adinamia. Spesso le crisi cominciano (particolare molto interessante) con cefalea d1e progressivamente si intensifica, perturbandogli allora la mente con forme allucinatorie visive, in uno stato di agitazione ansiosa, e con la rappresentazione ringrandita della scena emozionante e relative turbe organiche (specie tremori nelle gambe, sudore freddo e palpito cardiaco). Da alcuni Il'lesi a poco a poco è di venuto sospettoso, diffidente; <:rede essere trat~ato male da tutti, e che i suoi superiori gli vogliano male, e che qualcuno verament~ voglia malmenarlo durante la crisi; pare che senta, talora, dei rumori (illusionali) che interpreta prodotti .dalle persone che egli crede . gli piombino addosso. Talora è agitato percltè crede che gli negheranno giustizia e vogliano sbarazzarsi di lui; tal' altra ha sapore amaro rìel cibo che suppone gli abbiano guastato acl arte i per lo più taciturno, circospetto nel parlare, poco comunicativo i crede a volte che la sua cefalea sia prodotta da effit1vi magnetici disposti sottq il letto, e cosi pure n.lt.re parestesie delle membra. Infine è costretto spesso a voltare d'improvviso la testa quasi che gli si parlasse dietro, e, richiesto insistentemente, fa credere senta q_ual.cbe cosa che lo minacci (molto probabilmente per il risvegliarsi della memoria visiva del fatto - in associazione mediata - che d' improvviso gli dà il sospet.to pauroso d'nn ripetersi della scena minacciosa). Insomma vi è allegorizzazione allucinatoria per crisi, con tendenza alla ·s istematizzazione, e tono diffidente e sospettoso dell'ambiente per riproduzione atavica. Qui la patogenesi è molto netta ed interessantissima: nna emozione improvvisa ed int~nsa, come attentato alla integrità personale, produce una grave panra depressiva; sorgono crisi ossessionanti ed uno stato -ossediante duraturo; si ba una forma critica ansiosa, con tonalità depressi va, allegorizzazione e tendenza. paranoide della psichicità.; nelle crisi, o sorge dapprima il ricordo della emozione provata, con la netta precedenza delle tnrbe organiche e cenestetiche, o la cefalea intensa. ·Questa, prodotta probu.bilmente dalle turbe vasoruotorie sui rami del V paio, aggrava le condizio11i mentali critiche per.i.l doppio meccanismo ·Organico e degli stati affettivi (K. Ebing), (come anch'io ho accennato in nn lavoro sulle Disfrenie Cefalalgiche) !l); dall'altra, per gli effetti or,ganici, di irradiazione e vasoparalitici, intensifica lo stato emozionale, (Il Policlinico, 190-3. -

V~tli nuch~ ì vat·•i ma;;is trJ li lavori del .Mingaz1.i 11i.


500

L'EMOZIONE E LA SUA DiPOR'rA:-IZA N ELLE OSSESSI ONI MENTALI

ed il ricordo pauroso, donde un vero delirio emotivo angoscioso, con illusioni cenestetiche, che poi l' ideazione incosciente dell' infermo personifica in ossessioni fobiche di versa, allegorizzando i turbamenti distimici; le q nali ossessioni, lentamence si sonn infiltra te nella psichici tàr del soggetto, tendendo alla sistematizzazione, anche nei periodi interparossistici. È da ammettere che poi le episodiche idee deJiranti di persecuzione lascino uno strascico di diffidenza, di sospettosità ed anche di autofilia, sempre però su tonalità. depressiva. L'infermo non è isterico. Giudicai trattarsi di uno stato psicastenico acquisito, di origine nettamente emozionale, a parvenza paranoica, dalla cui q niformità insorgano episodicamente, con o senza l'intermediario eli accessi oefalalgici secouùarii alle turbe organiche (base dell'emozione rievocat a) idee ossesionanti varie, netta.mente emotive, con allucinazioni talvolta, ed illusioni cenestetiche allegorizzate, che due -yolte hanno aVLlto tendenze au-_ tocostritti ve. Ho sopra ricordato il caso pubblicato da Deny e P. Camus, di una. ammalata la quale, dopo prolungate preoccupazioni ed emozioni, ebbe una serie di disturbi mentali a tipo paranoico, con metabolismo della personalità, idee persecutorie ed ipoc:ondriache, eh~ dopo andarono attenuandosi, rimanendo solo idee di paura ed uno stato appreusivo-sospettoso. Anch'e-ssi al)nnettono tale clipe11denza etiologica, spiegandola con i disturbi della ceneste.si cerebrale. Non sarà inutile ricordare che il caso che ho esaminato rimonta all'autunno del1D04; recentemente ho avuto l'opportunità. di studiarne un altro, pure assai interessante, e dal lato scientifico e dal punto di vista medico-legale mi litare. Trattasi di nn ufficiale il quale 20 anni prima cadde da un affusto di cannone, riportandone lieve commozione cerebrale; gli rimase specialmente il ricordo penoso del rintronamento sentito nel battere il capo al suolo, e dei fosfeni prodottisi ne.ll' Ùrto. Da allora si svolse una forma di rwm·astenia traumatil"a, con questo di assolutamente caratteristico, che andarono man mano assumendo la massima importanza nel quadro c linico varie fobie, ma specialmente l'astrofubia (lampi e tuoni), riproducenti le due condizioni sensazionali del t:.rauma (a~sociazione em?tiva mediata). Si è svolr.o uno stato psic:astcnico, con ossessioni emotive gravi, crisi d'angoscia, a.ssociate a follia dc3l dubbio, delirio del contatto, fobie ses:mali, ecc., con svolgimento lento e lunghissimo, che è segno della. lotta Mpn\ e dolorosa t.ra il cervello e il gruppo ìdeo·fobico originato dallo shock emozionale che, in un orgn.no commozionato, avrà truvato nn palmlwn fn.vorevole al suo atéecc himento ed al sno svolgersi parassitario, di lenta a!Bimilazione della eoseienza. Spesso, nel sog~etto in discorso, e per.lut.a la. eoscienza della irra,.;ionalit::b dei germi deliranti, d urante la


L'EMOZIONE E T- A SUA IMPORTANZA NELLF.: OSSil:SSlONl M ENTALI

501

~risi; ma inoltre un'esame accurato mi ha fatto rilevare un orientamento

permanente di sospettosità, di timore diffidente, di reazione irrifl~ssiva indeterminata contro l'Ente-governo, con tendenza a credersi malvisto, maltrattato, deteriorato nei suoi diritti ecc. Anche in questo caso io h o -diagnosticato una forma di pm·anoia nulimentale ossessiva inguaribile, - parabulùt coatta os.sessit'a del MorsE:Illi - ed ho n ettamente e risolutamente sostenuta la sua provenienza d a causa di servizio, per l'origine sua prima in un tr au ma di più ch e 20 anni addietro, con quello specialissimo nesso causa.le mediato che ho accennato, e per cui si è messa in prima linea la astrofobia con la crisi angosciosa relativa, che ha fatto credere per tanto tempo ad una semplice forma nevrastenica. E non h avvi chi non veda, allora, la grande importanza che assumono questi casi, forse non rari da noi: così come negli operai infortunati, per le ragioni pratiche oltre che per l'interesse scientifico dell'argomento; ond'è che io mi sento lieto di aver avuto la fortuna di poterli studiare, questi due ammalati, sottoponendo ora ai colleghi u fficiali queste mie considerazioni, che ebbi già l'occasione di svolgere l'anno scorso nella. ITI Sezione del Congresso internazionale dipsicologia in Roma. Concludendo: una emozione intensa., improvvisa, deprimente, può indurre in una mentalità normale (magari coadiuvata, o non, da possibili coefficienti ordinarii di stanch ezza, n ervosismo, ecc.) una con dizione psicalettica, con orientamento coatto, in una coscienza ristrettasi, delle .attività sminuite della mente, ed insorgenza ossessionale di gruppi di percepi ti delle zone cerebrali eretistiche in relazione con gli stimoli emozionali. Tale stato ossessionante può anche subire, più o meno, u na trasformazione, un tentativo di allegorizza~ione, specie se esiste un elemento allucinatorio, assumendo cioè una forma paranoide, grave quindi proguosticament.e. Dunque: una forma di pa1·anoia 1"tulimentaria (Arnd t), con ossessioni cri tich e angosciose, ro pa1·abttlia coatta (Morselli)], ossessionante, di origine e di causa emozionale. Il lato pratico medicolegale, di quanto ho esposto, come derivazione d el raro caso clinico osservato, è importantissimo perchè può mettersi indubbiamente, in specialissime contingenze medico-legali, la dipendenza diretta ed esclusiva di una forma morbosa della mentalità ad esito e prognostico paranoide da causa di servizio militare. E ciò rappresenta un valido beneficio economico per F infermo, che certamente deve essere eliminato dall'ambiente mili tare. Così, come sempre, la scienza deve servire alle esigenze deH'ars m.edicct1 per il bene dell'umanità, nella vita pratica, con le sue applicazioni feconde di ut ile sociale!


502

L'~:M07.IONE E LA SUA IMI'ORTA~ZA ~ELLE Ol'lSESSIGNI MW11TAI,J

:::** La bibliografia di questi argomenti è ricchissima, ed è quindi iuuti]A far qui una lunga lista di opere e riviste.- in ogni trattato di psi-

chiatria e di psicologia, ed in ogni rivista speciale l'argomento viene svolto da va.rii punti di vista, tranne che dal lato medico legale, su l quale nulla si trova. Ad ogni modo il lettore potrà confrontare specialmente i Trattati del Bianchi e del Tanzi, le liialadies Mentale.~ dirette da Ballet, le P sicosi di Blocq e Ballet, annotate da Morseli i, le opere del Sergi, la Psicologia del J ames, e gli studi del Ribot ( P.flicologia del sentimento, della volontù, er·c.).


503

SCOùt:\ DI APPLIGAUONF. DI S.INlTÀ MJLlT AIU: UJ FIRKNZI: AMllULA'I'OlUO DI O'I'O· RINO·LARINGOLOGIA DlRET1'0 DAL P ROP. G. Ost.inu

CLIMA MARINO E BAGNI DI MARE I N RAPP ORTO COLLE MALAT TIE DELL'ORECCHIO Per Il tenente merlrco .t.. Balla, assistente

L e opinioni degli autori sull'azione curativa del clima e dei bagni

marini nelle malattie de1l'orecchio e sui rapport.i causali tra queste. e quelli, sono state per lungo tempo, e sono tuttora assai disparate. Gli uni sono dec1si avversarii della cura marina nelle affezioni auricolari, gli a ltri la permettono solo in specia:Ii forme di otopa.tia ed ancora in dete:rminati soggetti. Già. nel 1&16 il Bargelli ni (l) scriveva: c I bagni marini sono consigliati nelle malattie dell'orecchio, eppure sono anche più dannosi, inquantochè aumentano la romba e la sordità ». Nel 1864, Pagenstecher (2) parlava d'influenza dannosa del clima e dei bagni marini nelle affezioni dell'orecchio, confermando le idee, già espresse da Kramer (3), von Troltsch (4) e Erhard (o). E dello stesso parere, ma specialmente per l'otosclerosi accompagnata da forti rumori soggettivi, erano L ucae (6 e 7), Bonnafont (8) e Schwartze (9 e 10). Quest'ultimo dichiarava che la cura marina provoca ben ~pesso un peggioramento della. otite, specialmente nelle persone a.nemiche, affette da debolezza generale o da forme ereditarie e subdole di otite media catarrale cronica. Sexton (11), su 800 casi di malattie d'orecchio, ne trovò. 65 dovuti ai bagni e D' Aguanno (12), pure su 800, 31. Rosati (13) e De Champeau:s: (14), <)_Uest'ultimo medico della marina militare francese, parlano di frequente dimi nuzione d'udi to nei marinai. Martini (15) viene a conclusioni identiche a quelle dei suddetti autori ed aggiunge che la ripetuta immersione del capo provoca disturbi deH' udito, anche in chi non ha mai sofferto di malattie d'orecchio, nè vi è predisposto: opinione questa condivisa da Cozzolìno (16 e 17), Grazzi (18 e l!J), D'Aguanno (12), il q uale, tra altro, aggiunge: « In tutte le varie forme di otopatia, i bagni freddi, specie di mare, debbono proscriversi, perchè dannosi ». Conte (20), medico militare francese, ha osservato nel luglio ed agosto degli anni 1902, 1903 e 1904, un notevole aumento dei ca:;i di otite suppurata, nelle truppe dell'Algeria e Tunisia, casi assai più numerosi di quelli avutisi nelle truppe. dell'interno della Francia, n ello stesso periodo di tempo.


504

OLTMA MARINO E DAGNI Dl MARE

Gli autori, contrari alla cura marina delle otiti, ne fanno risiedere l'inflneoza dauno~a: 1° r1ella so>reccitazione del sistema nerveo-vascolare (Cozzolino) (16); 2° nell'azione irritante dell'aria di mare, pregna di sa.li o carit·a di va por d'acqua tD 'Aguauno) (12) ; W nei frequenti e bruschi mutamenti della temperatura e del tempo, nei venti predominanti sulle spiagge (Moure) (21 ), cause di raffreddamento generale del corpo, di riniti, faringiti e di secondarie oto-sal pingi ti ed otiti medie; 4" nella tempera tura fredda e nelle proprietà irritanti dell'acqua :::ulle pareti del condotto uditivo esterno e sulla membrana timpanica, alla q nale può sovente venire comunicata dall'acqua stessa un urto che vinca la sna elasticità. e la laceri (salto a capofitto ed anche sui piedi, qualora l'onda acqu ea incontri il condotto uditivo esterno nella direzione del suo asse [Ostmann (22) J; 5• nella penetrazione dell'acqua salsa nell'orecchio medio, sia attraverso il condotto udit ivo per perforazioue preesistente della membrana timpanica: o per recente lacerazione di questa, sia, benche più raramente, dal naso e dalla bocca per la tromba di Eustachio. L'a.cqua, oltreche quale liquido irritante, agirebbe come veicolo di germi infettivi, presenti nel condotto uditivo e nella rinofaringe, e talvolta. come veicolo di sabbia, fango, organismi vegetali ed animali varii (Knapp) (23). Opinioni, affatto contrarie alle surriferite, fur0110 in vece espresse, nel 1872 e nel 1875, da Magnus (~4), Guye (25 e 26), Schurig (27), Gruber (28) e Hessler (29 e 30). Nel 188:>, Boboue (Hl), in una sua prege\'ole memoria, parlava di utilità clel bagno di mare nell'otite scrofolosa, nelh~ sordità. nervoso. delle persone isteriche, ne1l'otite sifilitica. Al Congresso di Bonlogne-sur·mer, del 1804, Ladreit de Lncharrière et Castex (32) si facevano iniziatori di una discussione sull'argomento e concludevano che, se la cura marina è controindicata 11ell' otite secca e nella malattia di l\fenière, è invece indicata nelle otopatie di natura scrofolosa, rachitica, tubercolare, congestizia, nelle quali, secondo Wagenbi.user (33 e 34), spesso si ha rapido ristagno della suppurazione, anche croniea e la cicatrizzazione della perforazione, senza che sia stata praticata alcuna cura locale. 1\Iorpurgo (%), ri ferendo dell' infiuen zR- dei bagni marini nelle otopatie d ~>gli indiviùni scrofolosi, fa noto che di 188 di tali am lll alati, dai 5 ai 20 anni, 77 ritrassero un notevole miglioramento dell'udito, dopo la ~;nra, fatta nell'ospedale mari t tiJJJO di Trieste : in nessuno poi si stabili affezione acnta, ne alcuno tlei casi cron ici si ria~;utizzò . Kijrner (è3!i), esponendo l'esito élella cura marina sni scrofolosi, otopatici, ricoverat i nella. clinica di Gross-Mn- · rit:?. (1\Iar del J ~alt i co), dice che di 13 casi di otite media purulenta cronica, 10 guarirono SC'nz'alcuo trattamento loc:ale e, di essi, 2 con cicatri zzazione della perforazione timpaniea; inolt re non si ristabilì sup-


505

IX RAPPORTO COLLE ltALA'ITIE: DELL'OREI'CHIO

purazione in 10 casi di perforazione asciutta, e di 31 casi con cicatrice della membrana, solo iu 2 riapparve secrezione purulenta, indoJora, previa rottura della membrana. Piene (M), dopo una pratica di -cinc1ue anni e l'osservazione di 59 casi, conclude decisamente che <l il m~:~>re è un aiuto potente nella cura dell e otorree degli individui liufatici » . Tutta questa seconda serie di autori, adunque, ritiene indicata. la cura marina (clima e bagni) nelle malattie dell'orecchio a base scrofolosa, congestizia e consiglia, specialmente nel caso di incipiente affezione tubercolare, il clima marino dolce del Mar Mediterraneo (Castellamare, Isola del Lido presso Venezia, ecc.), delle coste merid!ionali dell'Inghilterra (e:astings, Brighton, Ramsgate, I sola di Wight) e del Mar Baltico (Wagenbiinser) (!34::). Fin qui le opinioni dei vari autori. Io credo però che, più che. da osservazioni isolate, se pure numerose, si possa solo emettere un giudizio sull'argomento in discorso, coll'esame della maggior o minor frequenza delle otiti, nelle grandi collettività, quali ad esempio, gli eserciti, studiando la percentuale di malati d!orecchio, sulla forza media, nei d i versi mesi dell'anno, rispettivamente nelle truppe, di guarnigione sulle rive del mare e nell'interno del paese. Questo studio, che può essere fatto col sussidio delle relazioni medico-statistiche delle varie nazioni, ci indicherà la precisa parte che il clima ed 1 bagni marm1 hanno nell'etiologia delle otiti . Le varie statistiche Cl dànno 1 seguenti numen proporzionali: German ia

(38 e 39)

Att>trìa (40)

Russia (H)

Olanda (4!)

Italia (43)

Baviera P~cl usn

189.H90!

189H898

1896-1900

18!18-t!l()t

1.50 o 00 l 31 ,,

0.86 o ~.

0.88 o 00

1.00 o oo

Febbraio.

l.Oì •; •• 0.99 ,,

0.79 "

o:m •

0.91 "

Marzo.

0.88 ,,

1.31

1)

o 76 •

1.10 •

0.85 ,

Aprile .

0.71

1.10

Il

0.86

Maggio

0.65 •

0.9S "

1.11 " 1.05 ,

Giu gno.

o 9'l ,,

1.09 » 1.02 ,,

0.61 " 0.58 »

o93 Il

0.91 ,,

Luglio.

1.21 »

1.07 ))

0.49 " 0.46 ))

0.78 •

Agosto . .. .

o.i'1 "

o85 "

0.64 "

Settembre . . . .

0.50

~

0.311 »

0.72 ,,

Ottob re.

0.38 ~ 0.68 ,,

0.40 l) 0.3!'\ ,,

0.96 Il o97 ,,

1.62 •

0.48 ))

0.52 "

O.i8

Novembre . . .

l 03 ))

0.58

>)

0.54 "

O.G8

h

Dicembre. . . .

o6\1 "

1.20 .. 1.20 ,,

O.i7 ••

0.47 "

0.80

"

MESI

t873 1896

. Gennaio . . ...

l)

Il


50G

CL IMA :.IARJ:\0 E DA.G:<I DI ;\lARE

Io rapporto al suddetto quadro devo osservare, a proposito della Germania che Scholze (44) ritiene che, più che i bagni, più ancora. delle detonazioni d'arma da fuoco, predispongono alle malattie dell'orecchio i rapidi ed improvvisi camùia.ment.i di temperatura, di pressione atmosferica, l'umidità del clima, insomma il frequente e repentino altcernarsi dei fattori meteorologici, quali si hanno specialmente llei tre mesi invernali (gennaio, febbraio, marzo), perchè mentre pe1· il periodo 1878-98, il per mille degli otitici sulla forza media fu di l.Oo nei suddetti tre mesi, esso fu solo 1,03 nei tre mesi estivi l'giugno, luglio, agosto). La. statistica francese non riporta le percentuali mensili degli otitici, però Chauve1 (45), di 1884 otopatici, ne riscontrò 418 in inverno, 479 in primavera, 274 in estate e 213 in autunno. Di 1H79 otitici, di professione nota, 23 erano n1arinai; di 352 casi di otite media pnrulenta, 21 erano stati ca.usati da penetrazione di acqua nei condotti uditivi, e rispettivamente di 139 casi di otite media catarrale, 6 riconoscevano la. stessa. causa.. D'altra parte Nìmier (46) ritiene che sia innegabile l ' influenza del clima marino sulla produzione delle malattie d'orecchio, e che il clima di montagna non abbia un' influenza sì ml\rcata sulle · morbosità. delle affezioni auricolari, come il clima mA.rino. Considerando le cifre più sopra riferite, si scorge che per i nominati paesi d'Europa, sì è beu lontani dal poter affermare con assoluta certezza che i bagni in genere e che il clima ed ì bagni marini in particolare, rappresentino uno dei più importanti fattori nella. produzione delle malattie d'orecchio: dovremo dunque !imitarci ad assegnare ad esso fattore uno dci posti secondari. Ed infatti, se per la Francia. si può, per quanto dice il Nimier, essere al quanto dubbiosi in merito all'argomento che trattiamo, non po;:;siamo più esset:lo per la Germania, l'Austria-Ungheria, la Rus<;ia, l'O landa e l'Italia, le cui percentuali mensili massime tli otitici corrispondono ai mesi d'inverno e di primavera. E di buona. parte di tali paesi, che per a. l tro non difettano di spiaggia marine e di importanti fiumi, è ben noto il rigido clima invernale! A spiegare le oscillazioni me11sili del numero assolnto di militari otopatici in Ita.!ia, così scr:ive il prof. Ostino (47 e 48): « Nell'esercito italiano, la morbosità. è massima. nei mesi di marzo ed aprile (cioè nell'epoca di arrnola,mento delle redute di fanteria) e qnesta CJfra rimane ancora alta nei mesi di giugno e luglio per r inclusione, in t.ali mesi, degli otopaticì non ancom congednti, e per l'affluire di nuovi malati tra i richiamati. Si ha una seconda elevazione in gennaio, per l' arrnolamento delle reclute di ca~all t.ria, per i fattori climatici, per le


l~ RAPPORTO CO LLE UALATTIE DEL!.'ORECCHIO

507

malattie infettive (morbillo ed influenza), le quali regnano in questo mese :.. D'Aguanno <12), dai xesoconti delle classi di leva, da quella del 1854 a quella del 1863, ha visto che le provincie maggiormente colpite erano la Lombardia, il Piemonte, la Liguria, la Sicilia, la Sardegna, il Veneto, la Toscana e concludeva di poter affermare « quasi senza. tema di errare, come le alte montagne, le profonde vallate e la vicinanza dei ghiacci, mauteneudo continuamente dei venti freddi, umidi, un clima molto variabile, siano una causa efficiente per la patogenesi dei morbi auricolari » e che « la maggior parte delle provincie marittime sono colpite a preferenza di quelle più discoste dal mare». Mancioli (49), col sussidio del le re lazioni medico-statistiche delle condizioni sanitarie del R. Esercito, h&. redatta una. speciale statistica che riporta per il decennio 1894)-1899, il numero annuale di otitici ed il loro per mille snlla forza media delle varie divisioni. Egli ha considerato le « otiti acute:. catarrali e purulente, ed avvertendo di intendere pure parlare delle otiti ria.cutizzate, concludeva: «Le otiti acute 10 ria.cutizzate) hanno un decorso ciclico con un massimo ogni± anni, coll'esacerbazione nP-ll'annata in principio di primavera., ed un altro meno importante al principio dell'autunno » e « le zone più colpite sono gli estremi d'Italia e ad occidente; quelle dell' ~tali a ceutrale (meno R oma e Perugia) sono sotto la. media ». I o ritengo, invece, che sotto il termine di « otite » delle nost.re relazioni modico statistiche militari si comprendano tutte le svariate manifestazioni patologiche dell' organo dell' udito, e non solo, come vorrebbe il Mancioli, l'o ti te catan:ale e purulenta. Di queste due ul-

t ime varietà indubbiamente pren lgono le riacutizzate, percbè chi abbia pratica di ,servizio sanitario militare sa che oltr~'~ l' 80 °,10 delle otiti, che si osservano negli ospedali militari, sono anteriori all'arruolamento, e spesso datano dall'infanzia; per cui il giudicare della distribuzione geografica delle otiti dalla statistica dell'Ispettorato porta a conclusioni affatto erronee. 1 Una certa conclusione di probabilità possiamo trarre dalla statistica dell'Ispettorato di sanità militare (43) per quanto riflette la riacutizzazione di suppurazioni antiche più o meno estinte, paragonando fra di loro la morbosità auricolare delle diYisioni di mare con quella delle divisioni di tena nei vari mesi dell'anno. Compresi tra queste ultime quelle eli Torino, Novara, Alessandria, Cuneo, Milano, Brescia: Piacenza, Verona, Perugia, Firenze, e tra le prime, quelle di Genova, Livorno, A n cona, Napoli, Catanzaro, Cagliari, Bari, come quelle che sono disposte, per massima parte, lungo la spiaggia marina, o che hanno il loro massimo effettivo in g randi città di mare. (Y . tavola).


508

CLlMA lllARINO E DAGNI DI MARE

Dando uno sguardo ad essa tavola, vediamo che le elevazioni delle due curve coincidono con la stagione invernale e con la frequenza delle malattie infetti ve (morbillo, influenza, eco....), con la chiamata delle reclute di oaYalleria, di fanteria, delle classi in congedo, precisamente come ha affermato il prof. Ostino. Ma il caratteristico della cur va delle di visioni marittime, si è che il permille di gennaio (1.10! è identico al permille di agosto, donde risulta che l'influenza del dima marino . « invernale -. appare altret.tamto manifesta (se pur non di più, come dimostrerò in appresso) di quella dei bagni marini e dei bagni in genere. Morbosltà au ricol are mensile comparata nelle divisioni ' terrestri e marittime nel quìnquPnnio 1891H90\I. (Cifre proporzionali a t OOO di forza m~dia).

r

l

l "~ 1 s .i.::x ~ !i s ! ~ i .I -S d "' "' ~

:J ìJlJ

.;:j

;;

.~

Il--

.sf-

o

o

.:.-3

c;.

:u o Il!il

:Y .j

l,o. l

(o

-. ..;;

l

ll.35

) '

l

..

:

·..l

; :

l:\/ /~

~.

:

;

l

~

..

...

\ : .. .. \l •.

l \

,o ;;,

l l l

'

~

11L

l

··.\

089

o;o! 1 oG~

l

l

1.10

0.')(1

l

A

l

· ~ !!

..~ .,'

J

l l

\

,

l

.tf. l l

1\

l

1

l

rv

7" ~

l

- - -Jlt1~1,.d I''UU~h .... ~ ••••.• • •.. •. PihS.Ic.t.l mJrtl!tme

Ho ùett.o solo « clima marino :1) 1 perche per le divisioni maritt ime nou si può invocare, nel me:;e di gennaio, come per le terrest.ri, quale impùrtanle <:ausa della maggior morbosità auricolare, l'arruolamento delle reclute eli cavalleria, perchè elelle città di mare, la sola Napoli è sede di un reggimento eli cavall eria stessa.' E che l' incostanzn, del clima marino ill\-ernale di buon t rat to (lelle coste d'Italia , coi suoi venti impetuosi, ton la sua alta umidità atmosferica, coi suoi rapidi sbalzi di


l~ UAPPOR1'0 COL!, !!: MALATTIE Dfi: J,L' ORECCHIO

òUO

temperatura sia potente fattore produttore di o ti ti, lo dimostra il permille di gennaio (1.10) delle divisioni marittime più alto di quelle delle terrestri, ben eh è nel più gran numero d i q n este nou faccia difetto, d urante la stagione invernale, la freddezza del clima, pure più costante ed asciutto, e come di:;si, l'aumèntato n.fiollamento delle t ruppe, per Parruolamento 1lelle reclute di cavalleria. Che se i bagni marini esercilas!:ero una decisa azione nociva sull'orecchio, si dovrebbe avere un'elevazione della curva delle di visioni marittime anche nei mesi di gingn(} o luglio, e non solamente in agosto come effettivamente è. Io non voglio con ciò escludere, di proposito, che questo sollevamento delle curve in agosto non debba essere at.tribnito, in parte a i bagni marini ; certo è che dopo ht prima q uintlicina di agosto si prendono bagni molto meno che in giugno, e spec ialmente in luglio ; del resto, da nno sguardo alle tavole, risulta che pure in settembre, ottobre, novembre la curva delle divisioni marittime è più alta di quella. delle terrestri. Per convalidare coi dati statistici le different i opinioni degli Autori più sopra menzionati, sarebbe ntile che le relazioni medico militari specificassero le varie forme di otite, pt·eferibilmente osservate nelle divisioni terrestri e maritt ime. Si potrebbe così dednrre se il c lima marino predisponga maggiormente alle fm:me secche o secretive d'otite , od anche ad isolate affezioni del nervo uditivo, come vorrebbero tal uni autori. Con quanto sono andato più sopra dicendo, ri peto, non intendo negare una cert.a. influenza, n oei va., dei bagni marini sn!l'orecchi.o, nel senso che possano talora essere causa di otopatie acute o di rincutizza.zione di antichi processi otitici: ritengo però che ben più nocivo dei bagni marini, e tanto q uanto le altre cause patologiche (malattie infet tive, detonazioni, tra umi), sia il clima marino in un determinato pe riodo dell'anno e precisamente nell' invernale. Ho anche parlato di « bagni in genere » . Intendo accennare ai bagni lli fiume, di lago: di grandi vasche che le trnppe delle divisioni t errestri fanno nei mesi estivi. E poichè questi ultimi bagni differiscono dai marini non solo per la non salsed ine della loro acqua, ma anche ben soventi per la maggior inq nina.zione di questa per materiali organici e germi patogeni, 'si dovrebbe pure avere, tra le truppe delle divisioni terrestri, un aumento « estivo » del numero d i otopatici il ch.e invece non è. Ciò ammesso, p ere hè si vorrà privare del benefico effetto del clima marino "estivo=-> e dei bagni di mare, alteruati ad impacchi generali di sabbia calda, quelle persone, le quali soffrono o soffrirono eli otiti, di n atura scrofolosa, tubercolare, e ne1Je q uali l'affezione pri maria. può molto beneficare da.lla cura marina'!


51()

CLIMA MARINO E D AGNI DI MARE

P iuttosto si dovrà cercare di rendere nulla. l'azione noci va, già di per sè piccola, del clima marino c estivo:. e dei bagni di mare nelle otopatie, con l'osservanza di alcun~ precauzioni, facili àd essere poste in pratica, e che per l'ambiente militare sarebbero: l" Ad ogoi recluta, al momento del suo arruolamento, sia praticato tm a~.:curato esame degli orecchi, e come vorrebbe Conte (20), anche della rinofaringe: l'eventuale reperto patologico, non tale però da esimere la recluta dal servizio militare, dovrebbe essere inscritto sul libretto personale, perchè serve di norma al medico del corpo, ond'egli dispensi dai bagni di mare e di fiume t utti i soggetti con esiti di pregres~e ot.iti medie purnlente. Però, se lo stato generale, lin fatico, scrofoloso, di un ruilitare, antico otopatico, richieda il suo invio in una stazione marina, il medico, dirigente lo stabilimento balneare, sia informato della cosa e prenda le cautele necessarie, affine di evita.re all"antico otopotico la riacutizzazione della pregressa affezione, col pretendere cioè che egl i si otturi i condotti uditivi con taro poni di ovatta, preferibilmente imbevuti di olio o di cera rammollita (WagenhiiuseT) (33).

2° proibire assolutamente il salto a capofitto nell"acqua: ;_~o instruire i ncofiti del nuoto a non deglutire acqua.

BIBLIOGRAFIA.. (l ) IJAII GELI.ISI. -

(jazzella IOsCalla delle • ciftJ Zt tlltdico·{i$icht nel •• lc hhr•i o IS\ 6. Ollrtnkr·a•tl.:/.eite~~. IArcltiv. fii•· Ohrtll·

(j) PA Gt<:N~TRt:••~n. - Bemerkuii{Jtn :;ur Ba lneotlm·apit der lteil~··wde, l. 1861. pag. !84).

(3) Kn ,ut en . -

h"f'l:mrllnii tmd lleilrmg der Olirmkrank~eiten, pag. t" .

(4) \', TRU LTSCII. - 1\rrmkiiPittn dt$ ()lu-;>$, pal(. 166. (:i) EnnA 1111. - Ralin11elle Ollulrik, 18:19, pa~t. U 9. (6) LUCA R. - Schtidlickett d~s Setnu(enlltnlts liti Ohrnlltl deu. (A r chi v. (ii.r Ohrmlltilkuudc, l'!, 186~1.

pag. 147). li) LUcA 11.- 1\n lle Biidt•· u nd Snlufl . I Archiv {tir Oh1"ellh eillilmdc. VI, 1871, pag. !99. 18) OONI<APONT. - 7"t•aité dP$ malnd ie~ llt l'orcill~, 1Si3, r•ag Si. (9) Scu\1 ART7.R. - 1\all• Brìder und Sul u(t. I Archio (iir Ohrtnheilkundc, VI, ISil). {IO) Scuw •R 't?. l. - 1/islnl"isci•P •md kr<lische llemtrl> ungm Zltl" allqtmeintn Ther·aptt tle•· O/irtJI I>~·•m· lillttlen . ( Arehlv (tir 0/wmlleilkllfldC, IX. 1Si5. Jlal! . U 8 e ! 99/. {I l ) 'f:nON. - Dis•n•er o( lhe t•ar (T'OITI hal'hlng. (.\'ew rork llfff:Jico l Re.conl. 1878. n. 18). H!l O'Ar.U•NNO - /)i# r i/m:inn e ge.ogmftr<t e gr nvita 1lelle mnl11l11e d'or ercflìo ill Italia. (llnllettiuo d eJI• Tlllllflllte dctr ..reccltio. twso e (!Oli,, 1 8~~- pn!!. 97. U S c 184). ( 13) Ro•A T I citalo in CAsn:x . - llullntin de I(V!/IItJt)/ng lt, r·hiuotople, otologie. mnr' 11!9~. (14) OP. CIIA>IP&~ux . - /Ju lt·t~ilem ent dfs otorrhl'tS at< borcl d • In flldr . tArchivel mltl'llaliono les d•' laryuyolog~t, oroloQi e, •·Mu oloqit, :...otll 1!1<10). (l :i) MA»Tilil - lt~fluPnM dei hng" i t11 " ""·e ~u ll.:; {tm ~ioue ar~dilica. {fJI)//ellitlO delle malallie del· t"vrecriiiO, IIG$1o t g•,la , 1899. p~;'{. 7) . ( lll) C<l7t.:OLIMl. - l.'orrrr luo,. i l fl ll$0, tu gt~la e lr1 tmtnr~tlrtnpia. 1/!t{orma m tdi ca. 1885, 199, 21JJ, :!01 n 2M).

Oi t (}o1l'OLI:>IQ. - l ginu dfll"oru chw, tS:•I. !!Il, GnAZ7.1 . - Gli •ff•lll dea b<IQtli '" g ener<.~lt su/l"l)romw d•ll"wlito. f Alli del .'iOciPILI il••lto na. d• lnri upoloqia , nt ol n!lia e rlm•l"u•n . 1900. Jln.:;:. 19, ). <19 • (iHAZ7.1. - Jlilll«ale d1 ot•tluJin. - Tipogr.•na CooJ•èral••a, F•r~tue, lll86.

.s• Co,.or·csso d1•tla


IN RAPPORTO COLLE MALATTIE DELL'ORECCHIO

511

(~) CoNTI!. -

De l'iuflnet~ce des baìns de mer mr le devétnppe,.,enl tl lt rti vei l des otites moyetmt.'!. ( A rchives de méd•cine Pl clt pluu·mar.ae militaw•s. l c06, pag. 36). (!l) MouRE. - De t'i nflu-nce de l'aìr de ln nw· su;· les malatlits de l"orti lle. (1/evlle hebdomadai!·e de laryngulogie, a·ototngi e t1 de rlliMin!lie. 1889, pag. 145). (U) OsTliANN In n i'1 1S. - Handhuch der .# ìlitorkrankheiten. (Ad. 111, pag. HB, lipsla, 19001. (:13) KN APP, - Zeil•cht"if l (ur 0/lrt.nheillomde. VIli. l. (~4) MA<òl'IUS. - Seehi1Jer 1111d Lt<{l. ( Ar chiv (Ur Ohr mheitkuncle, VI, !Sii, pnJ!'. !'.l9). (~5) Gurs . - Seebcider tmtl L u(l. cA;·chlv fìlr Ohrmlu:ilkrmdt, VI, 187 1. pag. \!99). (26J Gur~>. - Seeltlidn· unrt /.,.{1. ( Ar·chiv {tir 0/ll'etllitillwn!le. IX, 1875. pag. 307). (\!7) Scn~RIG . - Seeluiaer unà l.u{l. (Archi rJ {iir Ulrrenlleilkunde, VI, 187 1, pag. 299). (\!SJ fl•linER. - SetiJfieler·. IAt·chav (ii;· Ohr·enheill;rm le, IX, 18i5, pag. 308) . (99) H &sS LkR. Der Bm{luu de$ Klimns und de;· WWt runu a 14( die l:.'•r31elumg, r erhiihmg und fleilung vor~ Ohr-Na•erHmd Rachertlirankheilm. In 1/.. ug's klit• i sche l'ortrtiu~. ll, 1897, pag. 7. (:11)1 H essr, ER. - /\!ima wut W ille•·rui(}Rtlnfl•use. l•• Jllat4'S EncyklopiuJie de;· Oh;-enheilkunde, 1900, pag 183 ~ 1\limati.<cl•e 1\nren. l bi•l., png. I Stì. {31) Bo noNP.. - Le malattie dPlt'orecchi o pro.Jlllle. tU&i lmgrr~ di 11111re cd i m e:;i per prevenir /e, (Bol· telli llu delle n1111rallie dell'o recchw, nasn r !IOifl.l 885, pa~. Gc) . (3!) LA URRIT OR L ACIIAIIII> ~ R~ et CASTU . - /rl(litati0118 fl eontr·oindrcatiOII$ ellrllllt mtnt mariti <ltliU ltl affection• des oreille$, du nez, d" pharyn:r: et du ltii'!JII-'C. ( La France mè:1i cale d Pari s mtdicat, 189&, n. 3t. [la~. 481). (3Jl W AG KNHAUS~n. - AllgerllPine 1'/lerapie der Uhr·atreclioueu . In Schwart :;e'l lltm:1buch der Ohrrnheilkrmde, l, tsn, p" g. 707. (3~) \\' AG E NHA IJSISH. 11!/dro t/lrrap i f, tn /llma's blltJJklopridie der Oh.-enhcilkuticlt, 1900, [la;:. 17'!, e See/Jàdcr- uud Seektama, l bitl., Plll!. 363. (35) Mo nP unGo . - 811g11l marini td. anwltalali ù 'nrecçllio. (ArchiVIO ilalitiiW d 'otoloyia. ri11olog1a e ltrr·in_qo/ngia. 18!17, pag. 113•. (36) K nn NRII. - Deitr·ag ztu· Kmntnis de;· lVìt·kuug de• 1\ùslenklimM 1\ tiÙ der Seeb(uler au( Ohrm · kr·atlkheilen rmd au( di~ 1/yperplaslt dtr Rachenm.alulel. ( Xeilschrl{l {ii1· Ohnmlieilkwule. XXXI V, 1898. p~~ - 21 P. XXVI, 1900 . P•!!- U~l. {37) Prs•• ne. - 1'rnitemerrt d,s otor·rhees Clll bnt·d de la m er. ( Ar chi ves mlenraliorrale& d e lm·yngQlogi e, ùlnlogie tt 1'hlllQ/Ilgie, nov. ùc•·. 1.9110) . (38) \' rt.I.AR~:·r -Di~ Z•ultlhmt der Ollt·enerh'l'lllli;wt!ln! in tuucr er Al·m ~e. (Deul$clle militiirrii·ZIIicllt Z eilschrì{t, 1899, p:1g 4t\:!) (39) Vii.LARRT. - Oi e Oh.re•terkl'alllir.mgcn i n dtr· deutschm Ar·mce. ( Deulsche millltiràrztticlre Zei l· schri{l, 1900. p;r(.r:. \!~). (40) .fllhtinge ZII den Slltli•lilietl d er Snnilàt.sve>·lltlllmsse tl'r !1/mmsclla{t der K. U. 1\. Ollerrei cllisch f.'ngm·ischen 1/t fl'ts i11 àen Jalirm 1898· 1 1199·19011·1~01- 1902 . ('I l S11ppléments a u.c Comptes rendtiS .~ur t•,;tat saniluire de t' ArmJe sse pend11rrl l es an-nees til91-

n..

18 95-18 •6-1897·t8•8.

(42) Supplém•>tlls att.ç Slalasliques m edi cflles de I'A•·mée .veerla1adaise pendarrt tes a!luetl 1896·1897· 11198- 18119 1900 . ( S3) Relazioni medico-<talillicll• s ulle condi:inni Sflni1•1rie del R. e.1ercalo negli Man i 18 98-1899-1900· IPOt-t.Oe, co mpilala dcaWiJp•lloraln Ili sa11itti tllllilare. (~ ~) ScHOLZF. Utt• Zugall(} a n Ohrertkrar&klreiten i11 .ter deutscl&en Armee . !Dettlsche mitillir llt·zt!iche Zeilschri{t, 190!, pag. ti7) (~ i) Cli4UV~:I.. - Ob.!trvations sl•rli$1iftllt$ ti clinìfJII6S Sllr l~s af(tdiOIIS tle l'm·eille examinees elll'ailèts a l 'hupitnl milil-ur e d14 Vttl de Gt ace de HJSO ci 18 110. (Archi ve• de tu oiilecarre et pi>nrmacie mi· littJirt. '189!, Tnm~ 20, pag 16 1). (ifiì NrY I KR. - Contribuli Ot& Il t'i.ltlde t.le Ul f'tparti/IOtl uèograplliq"c en Pranre dcs CI/Teclions de t 'nrcille. ( Aruwles des maladies de l'orei llt. ll11 laryrrm, à11 nez el à rt pharuu:x, 1892, pag. H9). {-~i l Os TrNo . - Drt 8rkrank1mgen des Uhrl!$ it~ dt r u,lieni~cltell, (rauzti~isclten, deulsrhe•• una cì.l l-.r· r eichasch· <m!Jar·i$cher< Armee. (lflltl'rlntaorlales Cer1tralblall {iir Olu·cr~heitli!lllde, lland Il , Ile O li, [llli[. 33 1). (481 On•No. - 1.11 m eclicir1a legale mllilare d ell'•wecchio, d el naso e della gola. - Firenze, 1!1(11 ,

pag. 9). (~9) M A NCIOJ.I. -

/.e nliti uc11le in /lali(l . (tl rehivio italiano di ot"logi11, rinntf)gia e tnrillgOl llgia , ·1903, pag. ~61 ).


512

RCUOLA DI APPLICAZIOKE DI SANITÀ MILITARE ( ~abln ctto di

mlcrobiologla)

SOPRA UN NUOVO BACILLO PIOGENO FETIDO ISOLATO DAL LE CHOSTE DI MALATI D I OZEN A Oescrizions di'i Dott ori (;laudio 8rorza , colonnello medico e G iu•e ppe Ri a ,.u&i tenente me 1ico

In molti casi d i ozena, curati nel T urno di rino-laringologia e di otologia. dell'arcispedale di S. M . Nuova in Firenze, abbiamo p er gentilezza d o l direttore ili n;;tre sig. pro f . .A.. Toti, al q n a le porgiamo i nostri vi vi ringraz iamenti, eseguito l'esame microscopico e batteriologico del pus e d elle croste nasali in vari periodi ùella malattia. Col pus e con le croste, prèlevate mediante piccoli tamponi di cotone steriliz7.ato, veui vano all estiti prepart.ti colorat i e col ture isolanti in gelatina e in agar, sia col metodo ordinario di coltura aerobictt1 sia coi D1etodi speciàli di coltura a naerobica in piastre alla B otkin e nelle pipette alla Guillemard (1). N ei preparati mieroscopici, ottenuti direttamente per istrisciamento ùel pus e delle croste di ozena su vetrini copri-oggetti, colorati col liq uido del Luffier, la fio ra batterica il più delle volte è scarsa e in q ualche caso non si riesce ad osservare che pochissimi microrganismi1 in mezzo ai leucociti polinucleari, alle cellule epitelial i degenerate e ai 61ament.i di fibrina. Ia &Itri casi il re perto microscopico è ver la. maggior par te costituito da bacilli tozzi, non resistenti al Gram, d'ordinario app r~iati, provvisti d i capsule e cl.ai comuni cocchi piogeni. Col metodo d i colorazione di Ziehl-Neelsen si mettono tal volta anche iu e\idenza i baçilli resisten ti. agli acidi, di aspetto tutto affatto simjle a hl.cilli d i K ocb, ma non patogeni per la cavia. Nelle colt ure f11.tte col metotlo aerobi co, qtlasi costantemente abbiamo isolato il bacillo mucosa di Lu<:Pmberg-A.bel, da solo o associato ad altri microrganismi, appartenenti al grnppo dol Friedliinder : bastoncini cor ti, immobili, non sporigeni, capsulati , non resistenti al Gram, non fl uidifì cant i la gelatina. Solo in due casi abbiamo ottenuto, in coltn ra pura, il bacillo p:;.eudo·dift.erico, simil e alla varietà descritta


SOPRA U~ NUOVO B.-\CILLO P!OGENO FETIDO, ECC.

513

nell'ozena da.l Belfanti e Della Vedova, non dotato di potere pa.togeno per gli animali da esperimento. Associati ai suddetti microrganÌsmi, abbiamo isolato lo stafìlococco piogeno aureo in 7 casi, lo stafilococco albo in un caso, lo streptococco piogeno in 3 casi 1 il diplococco di Fraenkel in 2 casi, il tetragono in l caso, la sarcina gialla in 4, il bacillo piocianeo in 2 e il bacterium coli in l caso. Il bacillo mucosa eli Lowemberg-Abel nelle colture isolanti aero· biche si sviluppa rapidamente e, come avevano già notato il Belfanti e Della. Vedova, invade presto la superficie del mezzo nutritivo in modo da ostacolare lo sviluppo delle colonie degli altri germi. Lo stesso fatto si nota allestendo direttamente dal pus di un ozenatoso una col · tura in brodo: dopo () Òre si osserva in goccia pendente il solo bacillo mucosa. Ricorrendo contemporaneamente al metodo anaerobico d'isolamento, sia in piastre alla B otkin, che in pipette alla Guillemard, il bacillo mucosa non si sviluppa, la comparsa delle colonie dei comuni piogeni o manca o viene rallentata. In tal modo siamo riusciti a mettere in evidenza un particolare microrgauistno patogeno, anaerobio facoltativo e l'abbiamo trovato persistente in 3 casi d'ozena tipico. Omettiamo per brevità le storie cliniche : si tratta di tre malati eli o;-;ena cronico, con ristagno di croste nelle fosse nasali ed atrofia, accompagnati da fetore, curatii dal prof. ToLi con asportazione dei turbinat.i metli eù

altri razionali sussidi terapeutici. Il bacillo anaerobio facoltativo da noi isolato è nn bastoncino corto, sottile, ad estremità arrotondate, generalmente appaiato, mobilissimo, lungo da 2-3 fJ. per 0,3 1~ di larghezza, facilmente colorabile coi colori basici di anilina, non resistente al Gram; presenta, specialmente se colorato con la fucsinr,t fenica, v-acnoli ne l suo protoplasma, da ritt~· nersi come punti di degenerazione e non come vere spore, è provvisto di capsula, quando il materiale proviene direttamente dalPorganismo animale. Le colonie, sviluppatesi nell;ambieute privo di ossigeno, raggiungono la g randezza di un grano di miglio, sono rotonde, granulose, · più opache nel centro, circondate da bollicine di gas. Così isolato il bacillo, si può trapiantare anche sui comuni mezzi nutritivi, dove si sviluppa assai bene in presenza di ossigeno a.lla temperatnra di 22° a 37n C con i seguenti ccb"ratte1·i coltumti. In brodo produce, dopo 12 ore, a 37° C un intorbidamento intenso con scarso deposito al fondo, senza cambiare la reazione alcalina del mez:.~o nutritivo. 33 - (ìiorllale medico.


f>l4

SOPr<A O~ XUOVO :BAOILLO PIOOENO l''ETIDO

In gelatina a. piatto forma colonie piccole, biancastre, rotonde, finamente granulose, che producono al secondo giorno la. fusione della gelatina stessa con sviluppo di fetore particolare sgradevolissimo. I n gelatina per infissione lo sviluppo è nastriforme lungo il f.ratto

d'infissione, con bolle di gas; poco rigogiioso in superficie; le colonie confluendo determinano la fusione comple~a della gelatina, la quale diviene torbida con sedimento granuloso. In agar a becco di flauto produce una patina sottile bianco-opalina, splendende, di consistenza mucosa. In agar a piatto, si osservano colonie rotonde, di colore hi&ncastro, uoutornate come da velo a margini netti. Su patate forma una pellicola spessa, bianco-sporca tendente al giallognolo. Nel latte si svi lu ppa coagulandolo lentamente, senza alterarne la reazione ·anfot~ra e producendo un particolare fetore. Xell'agar glucosa.to o lattosato si sviluppa con forte sviluppo gas.

ai

- Il bacillo anaerobio-facoltativo, isolato non produce indolo, nemmeno coll'invecchiare delle colture, nè acidi, nè pigmento. E' dotato di un enzima proteolitico e labico. Esso è patogeno per le ca,ie, i topi bianchi e i conigli. L a sua virulenza si attenua di poco collo sviluppo in aerobiosi ; uccide gli animali in breve tempo con fenomeni convulsivo.tetanici. La. cavia, inoculata per via endo-peritoneale alle dose di' l cc di coltura in brodo, muore dopo 12 ore; per via sottocutanea dopo r, giorni. Il coniglio, per via endo-peritoneale con 2 cc della stessa. coltura, muore dopo 18 ore; per via endo-venosa, con /, cc, dopo 10 ore e per via sottocutanea. con 2 cc dopo 4 giorni. Il topo bianco muore con '/ , 0e1 per via endo-peritoneale, in 8 ore e~ per via sottocutanea, in 14 ore. Secondo la via di penetra~ione si forma ai punto d'inocula.zione sottocutanea un edema circoscritto con poche chiazze di ecchimosi ' nel connettivo sottostante, solamente, se la morte avviene dopo il secondo giorno, vi si può tro,a.re un po' di pus denso e biancastro. Nel peritoneo si nota abbondante essudato siero-purulento, vi è i peremia degli organi addominali, specialmente del fegato e dei reni. La milza non aumenta di volume. La vescica è distesa da urina albuminosa. Il bacillo si pllÒ isolare dall'edema e dal liquido peritoneale, non si trova nel sangue, salvo nel caso d'iuoculazione endo-venosa. CARATTERI BlOLOGICI.


ISOLATO DALLE CROSTE DI MALATI DI OZI'::\A

51ò

Abbiamo da ultimo ripetuto sui cani l'esperimento fatto dal Perez e dal de Simoni, portando a contatto della mucosa nasale, con disepitelizzazione precedente e ad epitelio integro, delle ansate di coltura in a.gar del bacillo sopra.descritto, ma non abbiamo ottenuto a lcuna reazione locale. Co~srDE RA.Z10NI E CO:\C'LUS IONI.- I principali microrganismi, descritti

q uaE produttori dell'ozena, sono: il bacillo m n coso di Li)wenberg (2), Abel t3), il bacillo pseudo difterico di Della Vedova e Belfanti (4), il bacillo di Pes e Gra.denigo (l>), i l cocco-bacillo fetido di Perez (6). Il

de Simoni ha inoltre isolato nella rinite fetida un bacillo piogeno fet ido (7). Il microrganismo da noi isolato e descritto, si differenzia nettamente dai precedenti e dal g ruppo dei pneuroobacilli capsulat i per la sua g rande mobilità, per la proprietà d i fondere la gelat ina. e pe>r la sua particolare azione patogeua negli animali da laboratorio (topi, cavie, conigli). N on e dimostrato che esso sia l'agente specifico dell'ozena, ma è certo per lo meno che deve prender parte alla produzione del feto~·e .

BIBLI OGRAFIA .

• ( l ) G C r ii.L IIliAR o . - Amwles de L' l nslilut Pt;ul em·. I POG. (i) LÌJ WENURH(l.- Ann .u es de l'ln <til al P tl.<lellr, 1 8Y~, pal(. ~92.

(3) U J I•. - Zeitscltrl(t (ur 1/ygim e. 1!196. pal(. 89. - Cen t,·atolatt ( iir Bal:leriologie Pamsilenkullde und lo(ekh iJlt<kranklìeilm, Bd. Xlii . pa:z. 161. (4) I>KLLA VRilO\' A e BsLFA:ooT•. - Archi vi•> illlliauo di lllolo(Jill, vo lnme IV, JUg. 189. (51 Pgs e GRA .. KNIGO. - fle(Ji n Accnd•mia <lt medici11n d1 Torino, IO luglio i89G. (61 I'ER KZ. - Annales de 1'/MIII ,.I p ,,s le11r, 1~99 e 1901 (7) Ot: SuiONI. - lii(r,.ma medi ca, i89!1, e :zella degli ntpedalì, t 901, n . U t , p~g. !28~.

r;..


516

CASUISTICA CLINICA P APILLOMA CUTANEO EPITELIOMA T OSO ANGIOMAT OIOE per il dottor Francesco Cerone, capitano medico nel 6° reggimento fanleria, a ssistente onorario nella R. Clinica dermosifilopatica della R. Università di Roma. C... A ... di A... , di an ni 6i , lavandaia. nata a Palombara Sabina, domiciliata in Roma, entr·ò nella nostra clinica il 9 marzo i 905. Nulla di notevole riferisce r iguardo allo stato di s al ute dei suoi parenti ; ha partorito otto fi gli, dei ryuali quattro sono viventi ed in buona salute, tremorirono in tenera età, ed uno, mostruoso, mori durante il trava~lio del parto. E:::sa soffri, in età di circa 20 anni, febbri malariche, a tipo quar tanario, per quasi un anno. Due anni fa le apparve sulla gamba destra, alla regione anterio re, do,•e é ora il male, una escr·escenza, come un porro, che non le dava m ole!';tia alcuna, e che essa curava , per consiglio di arniche, con applicazioni locali di malva e con lavande al sublirnato. Intanto tale escrescenza an dava mano mano aumentando di volume, ma da circa un mese, tale aumento si è svolto più rapidamente. Bambina, ebbe pestato, da una vetLura,l'alluce destro, per cui fu .sotloposta ad un'oper·azione chirurgica, della quale ora si notano i postumi, in una cicatrice ed in una deformità di tal dito. STATO ATTUALE. - Donna di costi tuzione scheletrica regolare, ha nutrizione genPrale decaduta. muscoli llacciJ i, colorito della cute e delle mucose visibili alquanto pallido. CuTe. - Normale su tutto il corpo, meno che ne lla r F!gione designala innarni, della gamba destra cioè, dove si not.a un tumorello più piccolo di un uovo di gallina, di colorito rossofocco, a superficie in e~uale , alqua nto bernocc:oluto. che da l'aspetto come di un cavolfiore, er·oso in parte dell'epitelio, umido per detrito sier·osanguinolenlo, in qualche tratto · appena ulcerato, facilmente sang-uinante, di consi!'lenza carnosa, po~?g-iant~>, colla sua base, sulla cute, dalla quale però si può sollevare fJUasi in totalità, meno che dal centro, dove aderisce per una superficie dell'estensione di una moneta da due centes imi ; cosicché eletto tu m o retto non è sessile, ma peduncolato, a peduncolo corto; .la cule ~tessa é mobil e sull'osso: nei solchi tra le ineguaglianze della superficie del tumorelto si nota detritus bianco- ~r, gias tro. Tale tumor·e è indolente, anche CJnando si polpa e si solleva e solamente ca~iona un senso di bt·uciot·e all'inferma. La sens ibilità latlile, sul tumore, pnre conset·vata; invece appare dimi nuita quella termica, non distinguendo bene, l'inferma, Il caldo dal freddo , ed attutila la dolorifica. Sulla cule ddl'addome s i. notano delle strie per pre~r·e~se gravidanze, e sulla superficie interna dell·~ cose~. macchie br·unastre, a disegno, dovute all'azione del calor•e, per l'uso, che fa l'inferma, dello scaldino.


OA.SUISTIOA CLll\ICA

517

CoNNETTIVO SOl'TOCUTANEO. - È scat·so e in relazione alla denutrizione g-ener·ale, ma senza particolari alterazioni. GLANDOLE LINFATICHE. - L'esame di queste, nelle varie regioni, cervicali, laterali del collo, sopra e soltoclavicolari, ascellari, inguinali e poplìtee risulta quasi negativo: solo, nell'inguine destr·o, se ne palpano come piccole avellane o cec.i, tanto nella parte inguinale, come verso la regione crurale. l ORGANI INTERNI. - L'esame di questi nulla fa rilevare di anormale, all'infuori dì un po' di catarro dei bronchi, caratterizzalo da r·espirazione vescicolare aspra e da scarsi rantoli a madre bolle, sintomi rilevabili spedalmente n elle regioni posteriori del torace, e più a sinistra, dove l'inferma, in corrispondenza della scapola, avve rte dolore. La milza ha limiti fisiologici. TEMPERATURA. - Normale. FuNziONI DIVERSE. - Le diverse funzioni organiche si compiono r egolarmente. URINE. - L'esame dell'UI·ina non fa riscontrare princ~pii anormali, patologici in essa. PESO DEL CORPO. - Chilogrammi 68. DIAGNOSI CLINICA.- Papilloma epileliomatoso della cute della gamba destra. DIARio CLINtco. - 10 marzo. A fine di preparare l'asepsi local e, per un piccolo atlo operativo di a sportazione del tumoretto, si pratica una medicatura con garza protettiva al s ubl1mato e fasciatura. 11 marzo. Asportazione del lumoretto - Sut11ra della soluzione di continuo e fasciatu ra protettiva - Iniezione sottocutanea di liquore arsenicale di Fowler (gocce ùied). 12 marzo. Si lascia in posto la fasciatura di ieri- I niezioni di liquore arsenicale di Fowler (gocce dieci). 13, 14, 15 mar·zo. Iniezioni di liquore arsenicale di Fowler (gocce undici). 16 marzo. Febbre a 38°,2- Escursioni Lor aciche 40 - Pul sazioni 90- Ran· toli umidi, a medie bolle , pii.J abbondanti per cag ioni reumatizzanti. 17 marzo. Questa mattina l'infeJ•ma è apireltica. Ness un nuovo sintomo toracico - Conservasi regolare la fasciatura alla gaml>a - Iniezione di liquore ar!:-'eoicale di F o>v ler (gocce dodici). · 18 marzo. Elevazione di tem peratura n elle ore pomeridiane di ieri (38°,5). I eri sera ed o~gi l'inferma é ritorna tu a pireltica. Ness un sintomo toracico nuovo. Si toglie la fasciatura dalla gamlm. L'incisione operativa è g uarita pet' p r ima intenzione - Si asportano i punti di sutura - Iniezione di liquore di Fowler (gocce tredici). 19 marzo. Apirellica - Imezione di liquore arsenicale di Fowler (gocce q uattordici). 20 marzo. Nel pomeri ~~io di ieri elevazione di temper·atura (38Q,2), stamane di nuovo api1·ellica- Iniezione di liCJuOr e arsenicale di Fowler' (gocce quindici). L'inferma permane ancora a lcuni giorni in clinica senza presen tare fatti deg ni di n0ta, ed e~sendosi consolidata la cicatrice del piccolo tumore asportato, é fatla uscit•e, dietro propria ri chi e~ta. Riveduta dopo tt•e mesi nessun segno nè locale nè generale degno di nota. Guarigione com pleta.


518

CASUIS'l'ICA CLl);lCA

Esame istologfr.o del tumoretto. I metodi adoperali per· l'indurimento e prepat·azionc dt>lle sezioni anatomiche del dello tumore sono stati i segueuti; immer8ione del tumore in l rqui lo di Miillet·, e dt esso, poi, alc.:un i pezzi si passaron o prima in alcool ordmario e poi in alcool assoluto, ed indi se ne fecero inclusioni in paraffina ed in cell oidma. Per le colorazioni si sono adoperale l e soluzioni acquose di bleu di melilene, di eosi na, di picrocal'min•o, di emAtossilina, di ruxina, di eritrosina. Col bleu di metilene come coiorazione di contrasto si è adoperata l 'eosina, sia consecuti vamente, sia facendo una miscela delle due soluzioni: e col picrocarminio come colot·azioM di contra sto si è aJoper ata l'ema.tossilina. Altri melo li di colorazione delle sezioni sono sta te: 1• Fuxina e saft•anina 5 p. 100. Negrosina 1 p. 100 con aggiunta di qua !che goccia di soluzione acquosa di eosina. 2° Miscela di soluziontl di eritrosi n a i/'2. p. iOO con soluzione acquosa di bleu di metilene. 3• Miscela di verde Lumier ·1 p. 100, fuxina, eosina 10 p. 100. q.o Una misc':!la di soluzione acquosa di ernatossilina e di bleu di metilene. 5• M rsccla di propalina 10 p. 100, bruno di Btsmark 5 p. 100, violc~to di genziana 1 p. iOO. o• Mi scela di soluzioni a<"quo!'e di violetto di genziana ed eosina. Coll'uso delle coloraziòni semplici di bl~u di metilene, eosina, picrocarmini o, emalossilina. fuxina, erilrosi na, s'rr.tese fissare bene la struttura pt:otoplasmalica, la esalla terminazione delill super ficie cellulare, e poter colorare le appendici cigliali delle cellule dello strato del Malpighi, cadute in una incompleta cheratilìcazione, come succede nei tumori. Le color azioni successive con bleu di metilene ed eosina, o con una miscela delle due soluzioni acquose. o con ematossilina e picrocat·minio, con violetto di genziana ed eosina, l'uso t'azionale delle miscele nd azione reciproca, come la eosina ed i colori neutri o basici, ci aiutarono a segu it·e. le fa si dtverse dei granuli protorlasmaticr, che si trovano in queste c~llu l e epitelrali di tumor i. Le colorazioni inol tt·e con le !'egueuti miscele: Fuxina e safranina 5 p. 100 ci m iser o in e~idenza l e emasie e i primi derivati .Ji quegle, e ci fecet•o n(•lare, con pt·eci!'ione, non solo un f!r&ùo di angiomatosi dPI tumor~--tto, ma i derivali della penetrazione della imbibrzione emor ragica derm oepiòermira di esso. :Sig-r·osiua 1 p. 100 con a g~iunta di qualche goccia di soluzione di eosina, opput·e: erilrosinll. 1/:!. p. 100 e soluzione acquosa di bleu di metilene; oppure: Vet·de L umier 1 p. ·tOO, che segnava con maggiot•e contrasto i limiti deg li eslravasali sanguig11i color·Dti in ro sso, e lo stato ti• cos tituzione epiteliale e connettivale del tes!"ulo principaìe, avente la tinta verd e untforme, in unione colla Fuxina, eosina 1U p. 100; oppure con miscela di soluzioni acquose di ematossilina e di bleu di meti!ene oppur e con Propalina. 10 p. 100. Bruno di Bismark 5 p. 1CO. Violetto di genziana i p. tuO.


CASUISTIOA CLINICA

Con queste tre colorazioni :abbiamo seguiti i singoli elementi epiteliali, gl'inclusi cellulari , che ci parevano parass1 ti, l e degenet•azioni cheratinicbe, mucoidi idropiche di par ti del citoplasma, del nucleo sorpreso t.alora, ma di r ado, negli atteg.tiamenti della cariocinesi, dei nucleoli; opp:.~re con il Triacido di Pappenheim, oppure con la Driefarben mischung. Esa mi nando i preparati dalla superficie alle parli profonde, si vede conser· vato nella superficie del tumol"ello un sottile strato della S"et·ie cornea, i nterrotta qua e là, anche un po' dello stt·ato lucido; in gran quantità zaffi epiteliali molto sviluppati, che si app!'Ofondano e si insinuano nel det·ma: e qua e là, anche, isole epiteliali diS"giunte. Il r esto è connettivo, ma piuttosto scarso, con le sue lacune plasmaliche e le cellule endoteliali: ma, anche in mezzo a f)uesto, si vedono cellule epiteliali isolate, o riunite a gruppi, accanto a corpuscoli simili a l eucociti, emasie, granuli . L a ve~elazione ep1teliale che si avanza in tutte le dir ezioni ver M il derma, invade questo, ·lascia qua e là, nel m edesimo, delle isole epitet.iali del r eticolo malpighiano, ha tutto il carattere di tessuto epiteltale, come quello dello strato mucoso Jella cute, ma con cellule poco dlf'fet•enziate nella p~:opri a evoluzi one, cosicchè nelrinsieme si riconoscono come tali, ma i ndividoalrnenle ciascuna ha qualche deficienza nP.l nucleo, nelle appendici, nt~ lla colorabilité, nel pt·o· toplasma. Eseguendo un esame più minuto del le cel lule con maggiore ingrandimento, si yede che quelle dieg-li zaffi, delle isole epiteliali suddette ed anche quelle isolate, hanno quasi tu lli i caratlel'i delle cellul e del corpo mucoso di Malpighi, cioè: cellule, a con tomo poligonale, con sca r~o pr otoplasma, nucleo gr osso, che si colora più intensamente, e non !Janno ciglia, così evidenti tutte, come nello stato no•·male. Dappr esso a queste cellule epi teliali qua e là si vedono granuli, che per il color ito, che prendono intensamente in bleu, nelle colorazioni con m iscele di bleu di melilene ed eosina, dùnoo l'aspeHo di grar.uli di eleidina, e di esRi se ne vedono isolati ed in aggruppamenti. In alcuni preparati si vedono anche alcune conformazioni a strati concen· trici degl i epitelii, ai quali, sebbene simili, non abbiamo Cl'eduLo di attribuire la denominazione di cipolle epi teli(lli. Attorno ai vasi sa nguigni anche si vede c.he que,c:;te cellule crescono in num el"o, a misur a che si trovano pii• vicine ad un tipico tessuto epiteliale. Esaminando il tumore per Io stato dei vasi e nervi si è potuto constatare chè eSfìO ha v~tsi sanguigni con proprie par eti, delle quali si vede più distiutamenle lo str ato endoteliale, mentre, in altri anche lo stt•alo m edio acquista una maggiore spessezza da far supporre siano vere e pr oprie pareti vasali, alcune da neoformllziooe, ahr e da stato anatomico fìsiolol!ico del hi pat'te. Oltre di questi vasi si osservano anche lacune, alcune vuole, altt·e ripiene di globuli sanp;uigni; in alcuni preparati tali lacune si vedono in gr an numet·o, tanto che ivi il tumore pt•ende l'aspetto di un angioma cavernoso, come non è raro trovare io queste neofor mazioni di stl'uttura com pl essa, e la cui origine, specialmente per lo stato della vascolarità, risale ari un ·alterazione congenita o della innervazione delle pat·eti vasali. Io al cuni punti si vedono anche emorra gie inter·sliztali . lll alcuni preparati si riovengon.), verso le papille, spazi connettivali larghi, con elt'menli linfoidi, e nei quali si trova qualche vaso sanguigno isolato: il tumore, in tali punti, assume l'aspetto di un linfoma. Particolarilé quest.a che si suole trovare nei tumori d i origine neurotr ofìca, i cui fenomeni si spiegano contemporaoearnen le su parti, tessuti, e, t.alora, or gani differenti, come chiari-


620

OASUIST ICA CLINI CA

remo nel breve ragionamento che seguirà. E questa osservazione di fatlo spiega anche che a misura che si va nel centro del tumor·e si tr ova uoa struttura inde· terminata e di tr·ansizione, con prevalenza di elementi connettivali e con ceHule che mal si potre bbero definire per epiteliali, per la loro piccolezza e per la poca precisione dei mar·gini, ma che si allineano, configurandosi nella disl ri· buzione, e reagendo alle tinte, nel modo stesso di quelle epiteliali. In preparali trattati col nilt·ato di argento si vedooo filamenti interepilelici, che seguono la di r ezione delle cavità plasmatiche intercigliali. Considerazioni. Come si vede dall'esposizione della costituzione istologica di questo turno· retto tr·attasi di uua neoformazione con struttura complessa; l'enor•me sviluppo delle propagini epiteliali interpapillari lo ra!'-somiglierebbe ad un papilloma; invece quelle isole epiteliali disgiunte, quella serie di cellule epiteliali dello strato del Malpighi invadenti il connetlrvo, in tulle le di rezioni ed in tutt'i g radi, quelle isole di a ggregati cellulari, che ra ppresentauo l'invecchiarsi dell'epilelio, e che vorrebbero si mulare delle a ggl'egazioni concentriche, come di strati a cipolla, lo carallerr?.zano per epitelioma. lnLanto, come si é uotato, in •1ualr.he prepar·ato, quelle Jacun~ ripiene di globuli sanguigni, danno l'idea di uno stato angiomatoso circoscr itti', e quelle emorr·agie intersliziali, non factli ad osservarsi negli epiteliomi, ed invece comunr nei sarcomi, richiamano alla mente la natura di quesli ultimi tumol'i; cosa che anch e l'espello grossolanfl del tumore (quell'ammasso· car noso peduucolato) faceva in sulle prime pensar•e ; e dove esiste connettivo, C(Uesto è fatto, qm.t é la, lacunare; e le fibre che lo formano, hanno preso l'aspetto di un reticolo finissimo, come di un tessuto linfoide. Ma la preponde1·anza del tel"sulo epiteliale, nella costituzione istologicu, confer·ma la diagnosi di epitelioma ; sebbene ancl1e quegli spazii connettivali, verso le papi Ile, con elementi linfoidi , dimo:>lri che, poi, non solamente l'epidermidP., ma anche il connellivo prerrde parte sUi va alla formazione di questo tumore; e fa vedere nell'insieme di esso, quel polimot•fismo anatomico, che é raro nei tumori tipici a rapido decor•so, maligni, principalmente epiteliomatosi, é frequente in quei tumori, nei quali s i puo risalire all'idea dell'esistenza di qualche successione tra un primo nucleo embr·iologico, r imagto in un tessuto, ed un tumor•e organnide svoltosi poi : di un pr·irno renorneno teratologico, succeduto poi dalla evoluzione completa di uo tumore. D'altro canto un tumor·e ('Ile lta una sl ru tlura cosi complessa, fa nascere il pen!'ier·o dr ri!"a lire alla sua etiologia e meccanigmo di genesi, che dovrebbe, poi, infine SUl"Ridiare la pratica curativa. l\la nello s tudio dell'etiologia dei turnori ~pesso non è possibile considel'are isolatarnente uno dei momenti eLiologici piu comuni (il trauma, il parassita, ~li agenti chimici, fisici, la predispo· !'izi<)lle istolog-ica), e nel sin~ol o ~aso clinico se s i Yuole dare una spiegazione plau!'.ibile della cau:;a del m ule, bisogna ri('otTt>re a parecchi dei momenti di· nanzi citati. Ciò avvii' ne pur e pei lumor·i cutanP.i . per quali ancora non può disconol>cersi un alti'O fattore palol'!enetico: il sistema ner·voso; e questo, altt"r·ato o lèso, può trovars i, ins ieme agli nlll"i momenti etiologrci sopr·adetli, o con qualcuno di e::;~i, a produrre i propt•ii eflelli.


CASUISTICA CLINICA

521

Tal momento hanno pure consideralo, nella genesi dei tumori cutanei Baerensprung, Symon, Hesmarch, Koebner, Hallopeau. Il ReckJinghausen ha ve· duto, ~e non una dipendenza, una coincidenza, dei fibromi della cute e di altri organi, coi nt~urofibromi: il fallo è da notare, se non illustra completamente l'argomento da noi riportato. L'alterazione del sistema nervoso pu6 essere congenita, ma anche acquisita; e la letteratura riporta esempii del genere già citati dei sarcomi e fibromi, per lo stato congenito, e dei non rari casi di cheloidi, sviluppatisi in territorii di tessuti les;i con traumi, od altrimen ti, nel sistema nervoso, proprio della parte, o di tratto di nervo lontano, corrisponde:ote alla parte cheloidiena. Lo studio anatomico, poi, in casi di tumori cutanei, ha fallo scovrire, nei terr1torii, ·ove si trovavano, lesioni del sistema nervoso di tali regioni. Oltre alla predisposizione del tessuto, ove s i trapianta il male, bisogna ammettere u;na pred1sposizione del tessuto che va a trapia11ltirsi; il quale, come la cellula uovo, come la cellula spermatozoide, porterebbe con s.:: i germi dell'attività dell'organismo da cui si é s taccato. Così, secondo Orth, bisogna ammettere questa p1·eparazione nella -cellula epiteliale, la quale, uelle metastasi caJ·cioomatose, uon ba solo la proprietà di andarsi a Lrapiantare dove spesso non si trova epitelio, ma, ancora, quella di portare, ·in questo nuovo tessuto, la riproduzione di quel tessuto e piteliale del Mal pighi, od a lt ro a cellule cilindriche, od altJ'O, con capacità della genesi di cellule mucipare, non cerio trovabiti in ogni qualsiasi tess uto epiteliale. E se la teoria parassitar1a dei tumori è ancora campata in aria, si può pensare ad una causa concorrente nel sistema nervoso in questi mali, che ad altro ; pur non negando che lo stimolo parassitario possa essere esso stesso, se non cagione tutta, almeno pt•ed isponente, o determinante del tumore. Esempii di tumori dipendenti da alter»zioni del sistema roet•voso sono angiomi, che riproducono la distribuzione anatomica dei rami cutanei, di branche di senso, del quinto paio dei ne•·vi cr·anici, e specialmente della seconda branca, • alcuni casi di vero sarcoma del Kapos i, i cui fenomeni I'ej:{ressivi di trofls mo esistenti, l"iconoscibili per la morfologia, per la di:stribuzione, per le alterazioni anatomiche rilevate nel sistema n·e rvoso, inducono in ques to giudizio (Campana) ». Vi e dippiù una g r•ande categoria di tumori, nella quale prende parte attiva il sistema net·voso, per lo sviluppo abnorme e pe.r le morbose e pitì g ravi deviazioni, che s i possono presentare: e basta r ivolp:ere uuo sguardo alla letteratura, specialmente arricchita per l'opera c.le ll' Esma1·ch, per avere esempii note voli di fibromi , osteomi, fibrosarcomi , con evidenti alterazioni contemporanee del sis tema nervoso, in relazione. Nel caso, che ho preso a studiare, non si può certamente all•·ibuire la ca~ione a t!"aumati s mi diretti locali, che non ve ne sono stati; nè ad un'azione chimica pu6 dars i parte, ch'è mancata. Al nucleo aberrante di Konheim non è solo da pensare, poiché, questa cagione, se c'è, non é stata cosi abnorme da differenziar·si dal tes!';uto loca le. E neppure s i può ricorrere esclusivamente allo stimolo parassitario, per ché, nei numerosi preparati fatti, allo scopo di ritrovare microrga nismi, non é s tato poss1bile constatare la pr esenza di qualsiasi di essi, di qu~ lli noli e studiati con serieta di successo. Unica causa possibile pr edisponente deve rintracciarsi nella lesione di (jualche r a m o nervoso, del nervo tibiale anteriot·e, lesione avveuuta nell'accidente ca-


522

CASOISTI CA CLINICA

piLato, da bambina. all'inferm a, quando riportò quel trauma all'alluce dP.stro, pestato sotto le ruote della vettur a, e per cui fu sottoposta ad operazione chiru r gica, e della quale r imane ancor a una deformaz•one nel citato dilo. È possibile che, a causa dt:llla riportata lesione, e del consecutivo corso del morbo chi•·urg ico, qua lche ramo nervoso del tibiale anlet·ior e, sia stato compr omesso, per cui ne sia ri sultato uno stato abno rme di questo nervo e con conseguente ùist•'olhmo nella r egione innervata da esso; e, quindi, una causa predisponente a f~:~ r ammalare; e che, poi, intervenuto uno stimolo qualunque, sia anche l'attrito il trauma, ed in un'eta in cui è facile lo sviluppo dei neo}Jlasmi, da una ptccola verruca, esistente nella re~ione, si sia sviluppato un epitelioma.

E (jtti, vicini a termine; perché l't~ggiunr.iou e della parola angiomaLoide nel titolo ciel presente lavoro 1

L 'aFrgiunzione di essa e utt'affermazione di mup:giore differenziazione diagno<;tica, che noi pQniamo dinanzi all'acchio del lettor e, per far meditare: se questa particolarilli. mot•fologica, che ne rio::hiama, per casi consimili, congeniti ed acquisiti, alla relazion e, fot·se di dipendenza, del fenomeno con il sistema nervoso, alteratu nella parte, od inl1uenzante abnormeme.ute !>UIIa parte, non sia da tent.or presente anche, pel fenomeno epitt>ltale, nella sua sli'ULtura caral· leristi<.:a epitelioma tosa; per av(lt'e un'osser·vazi one che ne faccia creder e di fJuesla influenza del sistema nervoso anche sul sistema epiteliale .

••• Avendo potuto seguire '[Uesla osservazione, in tutte le particolarita islolog iche e cliniche, noi abbtamo voluto rtpOI'l8t'e u.n esempio di questi tumor1 epileliomatosi cutanei di completo eflelto dd la cura coll'aspot•tazione; ad onta che si t•·aLLasse di un caso non discuttbtle tli epitelioma. Cr·ediamo di dover richiamare l'attenzione, su questo modo favorevole Ji esito per l'azione concomitante dell'uso iHtern o di preparati al'Senicali. Adunque il nostro è un piccolo contributo causislico di'tumori epiteliomatosi, nella cui genes'i devesi pur ri conoscer e una !n(luenza del sistema nervoso; n ella C!uale deve aver avuta parte benefi ca , nella c ut·a ad U!'IO iutet·no l'arsenici), la cui intluen2.a in questi tumori neurolrotìci riconosciut.s, nel !flar couu• neut'otrofìco dd Kap osi ed in a l tri stati pa.lologici g t·avi, della serie di alcuni lumor·i (liufotni, sarcomi cul.anei) e di alcune neorormazioni progressive distr ofi clte (liclseoi veri della cute).

e

Rin g r azio vivamen te il chi!liri ssi mo prof. Campana, direttor e della clinica, pe1· i t·onsiglt e le a•no,.evoli cur e avule per me nello studio duranle l'anno scoiS;stico, e per il preseule l avoro.


523

RIVISTE GENERALI

SULLA MENINGITE CEREBRO-SPINALE EPIDEMICA.- Rivista sintetica e critica del dott. Francesc.~o T esti, maggiore medico, professore alla scuola d'applicazione di sanità rnihtare. Che la maf('gior parte delle malattie epidemiche tendo a dimi nuire d'intensità per opera del progressivo incremento che l'j!liene dà aUe misure pro· filattiche, è cosa che non ha bisogno di dimostrazione, e~sendo i dati statistici pronti a darne le prov~ atl ogni momento. Tutte l e grandi epidemie, e specialmente le esottche, si souo, in certo modo, ·ri tirate davanti al continuo e pertinace estendE-rsi dei fatlo1·i di difesa preventiva che agiscono sia direttampnte sulla vitalità del germe morboso, sia iodtreltameote sulle cause pre-

dispooenli organiche, locali e sociali. Se però questo r i$ultato così confortante è stato rajlg-iunto definitivamente p&r m olte m alattie infettive, una volta certo assai piu diffusibili che al giorno d'oggi, non bisogna d'allr H pal'le disconoscere che alcune r esistono purtroppo ancora con tenacia sconfortante e senza alcun accenno ad attenuarsi, e che non si può neppure escludere la possibilttà in alcune altre di un r itorno, sia pure temporaneo, alla virulenza di un tempo con un novello pertcolo quindi per· la loro difl'ustbilità, non si può escludere cioc~ la possibilità di certe oscillazioni sp·esso aventi carattere periodico, oscillazioni tanto bene illustrate dal Celli nei suoi magist!'ali studi di epidemiol ogia. Fra le malattie infettive dHfusibili piu tenaci e c.apaci anche di queste oscillazioni è da annoverarsi fa meni ngite cei·el:tr o-spi naie, malattia la quale per· fortuna non acquista mai uua diffusione quale cii vien data da molle altr e, ma che merita di essere ben studittla per· la sua gravità spesso eccezionale, e pel fallo, importante per noi medici milita r•i, che non di r·ado attacr.a i soldati, a ozi . spe;.so da questi prende principio per di t'fondersi poi al resto della popolazione. A questo propo!>ilO è bene rrcordare che specialmente le prime epidemiP, che f'ur ono anche le piu gravi, come quella che nE'l 18:17 da Ba10na nei bassi Pirenei si dilruse più lardi nella Spagna, nell'llalia, nella Danimarca, poi nerdi anni successivi in tutta l'Eur opa, originarono dalle guarni gion i per poi diffondersi nelle pPpolazioni e nell e ~uaroigion i vicine . La meningite ce· rebro-spi naie può quindi fino ad un cer io punto aver pos to f1•a le epidemie piu proprie dell'ambiente militare e non a torto come fecero il Mauay ra da noi, il Yiiger mn Germania che ha una completa e dotta monografia sull"argoment•>, essa fu og~etlo di speciali studi per parte di medici mtlilari. Dicevo che la meniogite cerebro ·spinale va soggetta ad alternative d'attenuazioni e recr udescP-nze, ed infatti mentre da un certo tempò essa non dava che i soliti casi annual i, non molli invero. nella popolazione civile e in quella milìlAr e (nel nostr o esercito dai 26 ei 28 casi all'anno circa), Lutto ad un tratto sulla fine dell'anno 190i e lungo lutto il decorso del 1905 essa ha avuto una no-


524

RIVISTE GE!\ERALI

tavole recrudescenza in alcune ragioni della Germania, diffondendosi di qui nell'Austria, minacciando altre nazioni nelle quali, compr esa l'Italia, sembra si sia avuta una certa elevazione nel contingente della morbosita e della mortalita normali per que!!la malattia, e destando un certo all&rme, giustificabilissimo del r esto dala la gravità del male che conduce ad una mortalita in alcune epidemie veramente impressionante. La compa rsa improvvisa in forma epidemica e il rapido estendersi dell'epidemia, i numerosissimi lavori specialmente compar·si ne i gior nali tedescbi, la ripercussione che si è avuta di questa epidemia anche fuori dei centri d'origine, le di~cu ssioni che ancora una volta s i ~ono fatte sull'eziolog ia specialmente, sul modo di àiffusione, sull'andamento epidemiologico, sulle numerose cause predisponenti, sulla sinlomatologia e sulla profilassi di ques ta m a latlìa, mi hanno' deciso a riassumere ,in quello che segue tutle le più importanti recenti nozioni relative a tali argomenti, tanto più importanti in quanto, come ripeto, a noi medici militari non poco interessano.

••• FOCOLAI DELLA RECENTE EPIDEMIA. -

L'epidemia r·ecenle che è Stata forse una delle piu g ravi che si conoscano, cominciò nel novembre dell'anno 1904 nella Slesia prussiana e n elle reg ioni limitrofe dell'Austria, ma specialmente nei distretti di Appel (dal novembre al giugno 2106 <:asi co n 1-i!Jl letali), di Kattowilz:, ed in quelh di Bres lau e Leignitz, attaccando s pecialmente alcuni centl'i industriali dove é notevole l'ecce;;sivo agglomeramento della popolazione e le norme ig ieniche delle abitazioni sono abbas tanza trascurate. Più colpite furono le prime elà, ma non pochi cas i furono osservati anche oe~li adulti, tanto nella po polazione civile che in quella militare. Dalla Slesia prussiana l'epidemia si diffuse in Austria, r estando però limitata alla Slesia austriaca e alla Ga· lizia. Nello s tesso tempo si accesero altri focolai in Rus sia ed anche in Francia ed in Italia, e sebbene ancora m a nchin o i r elativi dati uliìciali, l'E-pidemia ha ce rtamente assunto, per quanto r isulta da parziali od ined ite relazioni, un carattere di diffusione notevole. EztoLOGJA.- La questio ne dell'dgente eziologico della mening ite cer ebrospinale ha s ubito divePse fasi; dis g razilitamenle è una delle più inlt•icate giacchè, lasciando da parte le più ttnliche teorie al g iorno d'oggi senztl discuss ione inaccetta bili , comd quella sostenuta dal nos tro Manay •·a , il quale del resto fece uno studio della malattia riai la to s to rico ed e pidemiologico molto impo•·Lante, da un lato si ··bbe pel' un certo te mpo la ferma persuasione che solo un g erme, il me 11ing ococco cioè di \\'eichselbau m, fosse l'agente dell'infezione, dall'altro si d; t'fus e l'opi11ione, da mol ti autori a ccettata, eh ~ il m P.ning-ococco pure e ssendo l'a g-en Le più fre•1ue nle, non fosse ve•·ame nLe specifico, e che anche il diplococco e lor·s'ancbe lo s treptococco oJ altri piogeni poL,~sser·o causare la meui ngile ; non poch i infine lro vaJ·ono in simbiosi due o più di qu~s li g ermi e discusset•o sulla possibilità di un'infezione in pre valenza mista. La ques tione s ulla unicità o men o dell'a g-ente specitìco, sulla s pecificila, o non, del rHen ingococco o dr plo•·occo inL•·acellu lare di \Veichsdbaum che dir s i \'oRi ia, è dihattnla nell e diverse roe m o ri ~ e neg-li alti delle società mediche di Berlino, ùi Li )Js ia, di Vienna, pu bblica ti spe.;ialmente n ei giornali tedes chi


RIV! STE GENERALI

;

e precisamente nella Deuisclte, nella BP-rliner, nella Milnchener, nella Wiener mellizinische Wochenscrift, ne lla Medizinische Klinik, ecc. Ma prima di riassumere le più importanti di queste comunicazioni rig uardanti la questione eziologica, sarà bene vedere qnali erano le opinioni più a ccreditate dei batteriologi e degli epidemiologici prima dell'attuale epidemia. Se consultiamo i principali trattati di batteriologia vedremo che in tutli, s'intende dei più I'ecenti, é descrHto come agente eziologico principale della me niogite cereb1·o-spinale e pidemi(:a il meningocot:co di Weichselbaum; mentre però alcuni indicano CJUes to come l'unico agente della malattia, altri accennano alla possibilila che altri g~rmi possano venire in causa, e per ci tarne alcuni vediamo ad esempio che il Lehmann ed il Fli.igge fanno alcune riserve "'ulla specificita del meningococco, che il Macé pure accettando le conclusioni del vVe ichselbaum e del J i:1ger, non nega l'importanza in certi cas i dello streptococco piogeno e del pneumococco, che il Grtnlher affe rma la possibilità della meningile da altri g ermi che non sieno il meningococco, clte il Casagrandi indica come unico ap:eote il cocco di Weiclt;:elbaum compl"endendo, e, come io penso, ben a ragione in un solo tipo i due tipi ammessi dal P iaundler, tipo Weichs.e lbaum e J i.iger, che il Bessou ammette potere essere la menin gite prodotta tanto dal me ningococco come dallo stafìlococco e dal pneumococco, e cha in una nota del Bertarelli a questo trattato è detto essersi la me ning ite da roening-ococco osservata per la p1·ima volta in Italia solo nel 190 1 dal Vanzetti e che in Francia specialmente dal Netter in estese ep idemi ~ si riscontrarono quasi sempre germi diversi dal meningococco iolracell ulare. Tralascio di citare altr·e ope1·e per ve nire a ,iue r ecenti, una di epidemiologia del Mar' X, ~d una di battel'iologia, il 1'8 · ceotissimo cioè ed esauriente trattato sui gel'mi patogeni di Wassermao n e Kolle ; nemla prima s i dice che la meningite cerebro-spinale non è data da un unico a gente eziologico veramente speci fico, potendovi concorrere g li s tafllococchi. gli streptococchi, il pneumobaci Ilo, ma che nella forma più esattamente epidemica si osservano specialmente il meningococco e il di plococco; questo ultimo sebbene negato da molli, no n può metter si fuori discussione dopo le numerose osservazioni di Netler, Flexner, Barker e dello s tesso vVeichselbaum. Nell'opera del W essermaon e Kolle poi, e nell'articolo s ulla meoingite che é precisamente del We ichselbaum, questo autore dice che l'eziologia· d ella meningite non è unica, polendovi essere menin giti date da di plococchi, s treptococchi, s lafilococchi, dal bacillo dell'intìuenza. dal bacillo della polmonite, dal bacillo del tifn, dal colibacillo, dal bacillo della morva, dal bacillo del.la peste, mu che ne lla vera mening ite e pidemica s i tende a ritenere che l'agente sia unico, il meoingococco, sebbene ciò no n sia dimostralo. Come vedes i la questione era ancora aperta quando comparve la recente epidemia. Vediamo cosa ci dissero i ris ultati delle numerose riCer che in proposito. Troppo lungo sar·ebbe l'es aminare uno per uno i diver si lavori s ull'argomento; Sarà più utile riunire in g ruppi i ris ul tati più importanti per trarre qualche utile conclusione. T ali g r· uppi sono cosi ripa rtiti: l o presenza costante del diplococco intracel lulare di Weichst> lbaum che è ritenuto quindi come ragente specifico della malattia: i più ca ldi sostenitori di ques to conceU'> eziologico sono il B agi n:~ ky, il Senator, I'Hasermann , il K1·aus, il Jacobilz, il Radmann, ecc., i quali n·o n mellono in dubbio le specificità del meningococco ; 2° s imbiosi del meningococco con a ltri ge1·mi, specialmente col di plococ co come hanno osservato v. D1·iegalsl~i, W esten hi:dfer, Heismann, v. Li ngelsheim, ecc.;


52G

RIVISTE GENERALI

3° lfl resenza del solo diplococco della polmonite osservata daii'Auch~, daii'Hen eke, dall'Her tz in un'epidemia militare; 4° non !;pecitìcita del meningococco potP-ndo la meningite esser pr odotta dai più svariati germi e in ordine di frequenza dal diplococco intracel!ulare, dal pneuruococco, dallo streptococco, dallo statìlococco, dal pneumobaci!lo e perfino da g"rmi m eno stuctiati e non ancora ben distinti pei loro car·atteri quali un cocco descritto dal Kretz (Soc. Med. di llienna, sed uta del 27 ottobre 1905), r esistente a l Gram, facilmente collivdbìle, con disposizione a Letradi o in corte catene, con colture macroscopicamente analo!Zhe a quelle del pio~eoo a lbo, forse assimilabile ad un cocco de!>crillo dal J<il{er nel 1895, ed uno streJdocoecu.s mucosus osservato dallo Schottntùller (M iinch. med. Wochenschr., n. a4, 36, 1905). Le questioni non si sono per·ò limitate alla ricerca dell'agente eziologieo com e unità !<pecifica, ma si sono estes~ anche ad altr·i punti già da tempo controver si e spedalmente alla iden· tifìcazione o meno dei diversi lipi del meninj?ococco di Wt!ìchselbaum e al posto che spetta a quest'ultimo fra i diplococchi congeneri. È noto che le di· verse varieta che s i osser va r·ono del meningococco furono r runìte attorno a due tipi principali, il lipo cosi detto Weicla st>lbaum e il tipo Heubner-Jiìger; i· noto allt'esi che il primo sarebbe differenziabile dalla forma a doppia sfera, talora a g ru ppi dì qut~llro el ementi o a corte catene, dalln scolorabilità al Gram, dalla difTicoltà di sviluppo nei comuni terr•en i collurali, il secondo dalla proJu· zione di aggruppamenti a catena o a g rappolo, dalla col•)rabilità al Gr·am. dal fac:rle accrescimento su i terreni collurali. La questione della diverl'ità a s!'Oluta dei. due tipi fu variamente interpretata e dtl molti $i ritenne che per il g rande numero di forme intermedie s i trattasse piuttosto di un tipo unico modrlicabile a seconda degli individ ui e delle diver·se epide mie. Anche in molti lavori relativi alla recente epidemia fu ripreso questo studio, e diversi furono i pareri degli ~:~utori; cosi il Manletlfel (Munch. med. WocheMchr., n. 43) ritiene i due tipi Weichselbaum e Jager come a<>solutamente d is tinti e de llo s tesso parere é il Weichselbaum il quale anzi (Wiener lrlin. Woclwnschr., u. 30) va più in là negando al s econdo tipo og ni val ore eziolo!!ico; altri autori invece non danno che poca importan1.a ai ~ ratteri differenziali specialmente alla r esistenza o m e no al Gram. Nella seduta dP.J 1° m aggio 1905 della Soe ietd di medieina interna di Berlino si dis cusse appunto la questione ed il Kraus, il Japha, il Meyer, il Salze negarono l'importanza della reazione al Gram ritene ndola altamente vnriabile, qualche volta anche nello stesso ceppo colturale a seconda di mone circostanze. Ma la prova più importan Le per dimostrare c he non s i tra lta a ltro c he di modifìcazioni trans itorie della stessa specie o dello stesso tipo specifico fu dala dalle sieroùiagnosi. Il S H'gen te infatti nel V congresso pediatrico italiano (Policlinico, Sez pratica. HJ05, pag. !l93) dimostrò che colla prova s iero·diagnoslica non sì rie~ce a stabilire dilferenza di SIPt'Cie fra i due tipi i f)lllali debbono qui ndi conside rars i come una !Oemplìce var·ie rà di una specie unica e qua:>i non bastasse questa prova anche a ltri criter·i concorre rebbe ro a dimostrar vero questo concetto unitar·io, giacché il S orgente stesso, dal liquido cefalorac hidiano dì rneningitici conte nente forme diplococciche s imili al gonococco, fa cendo colture io tlgar· ~l:ceri nato ollenr.e lo sviluppo del rneniogococco tipo Jiigel'-1-leubne r, quando il liquitllo estratto e ra scar:<o; otteane invece il tipo Weichselbaum quando il li']uido era abbondan te. La Riero·diagnosi è poi importante per ùistinguere il m eni•1goco-:co propr'iarnente dello da altri diplococclti specialmente dal pneumococco, c he com e a bbiamo visto, molli autori am-


IUVISTJJ: GENERALI

527

mettono quali agenti della meningite. Questo metodo diagnostico é tanto più interessante dal lato batteriologico in quanto, come ben dice il Meyer (S•Jtietà d i medi-i na interna di B erlino, 1° maggio 1!105) i pneumococchi trovati nell'e!'sudato cefalo-ra chidiano dei mening•l1ci spesso assumono forme che li fanno assomigliare a me11ingococc hi dal che ri sulta una difficol tà nou lie:we nella distinzione fra il rnenin gococeo e il pneumococco, dillicoltà che si può superare, olt1·e ad s'Itri mezzi di diagnosi batteriologica, come il MP.yt>r stesso atft~rma, colla ~iero-di11gnosi per mezzo ùel sie1·o antipneurnococcico ù1 Riimel'. Anche il v. Lingelsheim nelle nurnero«issi me r iceeche ba~te1•iolol!iche praticate alla stazione i g ienica di BPutheo nell' Alta Slesia le quali condussero del r esto ad uu reperto molto variabile nella di~gno~i balleriologica, fece largù uso della siero-dit~gnosi ottenendo il sie1·o spee.1fico antimeningococdco da conigli unmunizzati; nella supposizione che, come vedrP.mo più avanti, le vie nasali possano essere ,la via d'ori~ine e di· d • tfu~ione dei germi morbosi e particolarm ente del menin~Xococco , si pr esc1·isse anzi, analogamt~nle a quello che si fa per la diflerile, che si inviassero al labot·atorio, per g li opportuni esami, tam· poni imbranati di sccrelo na:'ale. l Un mezzo che certamen t e porte1·Pbbe una g ran luce sulla que;.tione dell'agente eziologico sarebbe quello sperimenta le m P.rcè le inoculazioni in animali recettivi, ma finora f(UAsta ricerca ha dato I'isullati b•! n poco alt...ndtbili sebbene rtualche cosa di più si sia ultimf!mente fatto in confr onto al passato. Voglio accenna1·e cioè, oltre alle ricer che di Heubnet· il qut~le avr·ebbe riprodotto la malaltia nella capra, a f(U elle del v. Lingelsheim che con iniezioni intraspinali del menin g-ococco nello scimmia ottenne una for·ma òi meningite ana lo~a a quella dell'uomo, e quella recen tissima di Wa nslPenbe1·ghe e Gry><ez (Annali dell'/sciliLtO Pasteur, gennaio 'l!JOG) i qua li con un meningococco isolato dal liquido cefalo·t·achid ano in un caso tipico di meningile cerebro-l"pinal e ottennero nelle cavie e nei comgli una forma morbosa identica a quella dell'uomo. Ritornerò sll questo lavor·o a proposilo della epidemiologia ddla meningite cerebr o-spinale. · In compiesse che cosa possiamo concludere da tulla questa numerosa serie di studi sull'agente eziolo~ico de l a meni n gite ce1·ebro-spinale i È veramente . il meniogococco soltanto capace di produrre questa forma mot·bo;,a, oppure lo sono tanto il rneningococco che il pneumococco, for s'ancile altri gcrmt ·t Sono i p;e.rmi in parola specifici io quanto alla loro palogònicità 1 sono cioé sempre pato~en i, o sono piuLLosto semplici saprofiti cavaci solla11to di ar:quislare in dete l'mioale condizioni di terreno favorevo le la virulenza necessaria pe1· dar luogo alla car atteristica i nfiammazio11e delle rneninf!i cerebr o- spinali 1 Forse non si va errati a l' itenere che il meningococco è il principal~:: ag-ente della malattia, ma non si può escludet·e che ad cs~o seguano pet· rr ...quenza il pneum ococco, come é stato indubbiam~ nte osservato da molti autori e for se altri g"ermi; d'altra parte sembra che dal lato morfologico vi sieno una quanti là di f orme apparentemen te diverse specialmente pPr caratteri biologici distinti ma facilmente ri conduc1hili allo slC'sso tipo ; la prova sier odiagn•Jstica tende ad avvalorare di molto que:;:to concetto. Molli trarranno da quanto ho riferito la conseguenza appar·entemenle log ica che in questa spee1e di caos batter iolog•co la scienza dei microb1 stia per' fare bancarotta, quasi rimpiang.. ndo le vecchiE> teorie cosmo·lellur iche od altre consimili. lo sono invece convinto che queste ditncoltà che di giorno in g iorno


528

RH'ISTE GE!\ERALI

si fanno più gr·avi non sono cbe il risultato degli studi sem pre pi ù accurati ed estesi, che le apparenti contraddizioni ai postulati prù saldi della balleriologia non sono che In r eazione indispensabile ai tr oppo facili entusiasmi di una scienza novella quando germe morboso e malattia rappresentavano la stessa cosa. Oggigiorno diverso è H concetto della patogenesi delle malattie infettive: il ·subslr·ato, il terreno in cui il germe vegeta. gli imprime delle qualità, fra le quali quelle patogene, le più svariate; le simbiosi lo aiutano, lo deprim ono o lo modificano nelle sue atti vita ; si é visto inoltre, ed io non mi stancherò mai dal ripeterlo, che la questione delle speci e beo nette e decise dei germi palo geni, come fvrse anche di tutti gli altr·i ger mi, va man mano cedendo il posto a quello dei tipi dei gr·uppi. Ho accennato a quesut'llima idea perchè mi sembra rappresenti appunto la prova dei tratti d'unione che legano o possono legare i divet•si tipi del meniug-ococco, e forse il meningococco col gonococco, coi diplococchi, e col pneumococco in ispecie, concetto sintetico çhe oltre a sempl iJìcar·e di mollo l'interminabile c spesso spinosissimo compito del batteriologo n ella diagnosi della specie r·ende fol'se più chiari e più comprensivi certi fatti ancora oscuri nella dottrina delle infezioni. Mooo DI DIF'FUSION~: OE:LL'AU ENTE INFETTIVO.- Lasciando Ora da pal'le la questione dell'agente eziolof!ico, ma dichiaran doci d'altra parte convinti per l'insieme degli studi già citati che il meningococco o diplococco i ntracellulare, piu o meno m odrficabile nei lor·o caratler·i , è l'af!ente più comune dell'epidemia, veniamo ad un'altra questione anch'essa assai importanie e che si collef!a alla vera· epi·iemiologia della meni n gite. Come si diffonde il viirus meniogilico ? Quali sono le sorgenti, i veicoli, l~ vie d'entrata dell'infezione? È l'infezione s tessa sempre eteroctona o può anch'essere autoctona 1 Tutte le questioni in parola sono, come ognun vedd. della massima importanza perché riassumono tutti i postulali più impor·tanti per una attiva pr ofilassi. A questo proposito sono specialmente le ricer che del Westenlroffer, del Radmann, del Kirchoer che debbono essere ampiamente consultate, r·icer·che che dieJero luogo a dotle ed impor·tanti discussioni in seno !';pecialmenle alla Soci età medica di Berlino . .Allo scopo di meglio intender e il valor·e delle ultime ri cerche sulle vi'3 di ditfu!lione dall'agente infettrvo è mestieri p!ir tire dalle importanti osservazioni del Wdstenhorl'cr il quale in 27 autopsie di meningitici trovò regolarment e grandi qnanlita di muco nelle cavità alte del naso e della faringe, la tonsilla

faringea fortemente rigonfia e iniettata , tutta la parete posterror e rlel faring e edematosa e cosi il cer ci ne de;l' orifìcio della tuba Eustacchiaoa. Più di rado e11li trovò iniettate le fosse nasali; frequentemente trovò infiammazione dell'orecchio med io complicala, talora da sinusili sfenoidali; il fatto più importante fu, specialmente nei casi r ecenti, la costanza di una infiammazione specialm>-!nle limi tota alla re~ione epifì;;aria e alla sella turcica. IL' A. pensa quindi chP. la propagazione dei germi infetlivi si fa ccia dalla cavità naso-faringea ll l!a .sell a turcica per mezzo dei vasi che altra versano l'etmoide e lo sfeooide e fòr <>'anche in qualche caso dall"oreccltio medio p>!r mezzo dei cannlicoli car·olidei-Limpanici, e concl ude dic·~n lo che la meningit~ cerebro-spinale è con lutta probabi litA una malattia da inalazione dale per·ò alcune cause predisponenti le qnali possono es.c;ere or ganiche, personAl i, come avviene Rpecialmenle nei bambrni liufatici i quali tnlli pre;;entarono all"e~ ame necroscopico tonsille iper•lr ofìche, in grossamento glanJu lare gener·ale c timo grosso, tumefazione


RIVISTE GE~ERALI

529

delle glandule del P eyer, o prodolle da agenti esterni determinanti un cronico catarro delle fauci per opera della polvere di carbone, di vapori acidi ecc. come avviene appunto nei popolatissimi cei'l~ri industriali rlell'alta Slesia. Analoghe osservazioni fece il Radmano. E gli distinse due forme di meningite ce· rebro-spinale, una forma acuta che porta rapidame nte a morte per la forte infiammazione ed infiltrazione purulenta della pia, ed una più lenta nella quale la morte avviene dopo parecchie settimane per idrocefalo inle1·no, ed anche esso fra le nole aoatomo- potologiche tr·ovò la tumefazione delle gianduia solitarie dell'intestino, delle placche del Peyer e delle glandule mesenteriche. E gli però diversamente interpreta la patogeoesi della malattia; per lui il fatto che già nel principio della malallia non solo le meningi, ma anche l'apparato glandulare é affetto) significa che l'infezione non si propaga per una via diretta, ma avviene per la via san~uigna come le altre infezioni generali ed anche l'esantema a culo che qualche volta fu osservato lo dimoslra, mentre non è dimostrato, secondo la sua opi nione, che l'infezi.one meningea avvengil dir ettamente per le vie nasa li o faringee. Anche il JakolJitz (Miinch. mecl. Woehenschr, n. 45) tendu ad ammettere questa opinione; eg li pure tr·ova che non sempre é dimostrabile l'infezione cerebrale pee la via del naso e del farin ge, ma nel medesimo tempo desidera che le osser·vazioni del Radmann vengano riprese e più pro fondamente s tudiate. L' A. ha fatto osservazioni importanti, anche perchè eseguite su s oldati, esaminando dal la to batteriologico 1!)0 uomini di una guarnigione infetta e a titolo di controllo altri 50 uo mini di un'al· tra guarnigione che non aveva mai av uto contatto colla prima, nè con malati, nè con portatori di menin gococchi rimasti indenni; nel cavo naso-faringeo di 62 individui della prima categorra e di 12 della seconda, trovò dei diphJCOCchi intracellulari reni formi che non presero il Gram ; germi che, secondo lui, solo pel' questi caratte ri, non possono d irsi veri meningococchi ma polreb• baro essere germi a ffin i o menin gococchi avirulenli. L'interpretazione di ques te ricerche tanto più che non si fecer.o esami colturali e prove sier·o - diagnostiche resta quind.i sospesa. Le ri r.erche di v. Lingelsheim collimano in parte con queste; anch'esso ha fatto ricerche su individui sani che trovavans i a ·contatto, o non, con meningitici ora riscontrando ed or·a no i meningococchi; egli conclude che probabilmente il meningococco é un volgare agente' infettivo; percbé abbia importanza di vero agente eziologico bisogna che si presenti per lo meno in una g rane-le quantità nella mucos a naso-faringea. Infine l'Hasemann non esclude la possibilità d'infezione per la via nasale, avendo spesso ris contrato abbondanti i meoingococchi nella cavità nasale ed essendo note le osserva· zioni di Wagener e Allmann i quali riscontrarono spesso in vivo nella retrobocca dei colpili delle lesioni analoghe a quelle descriLte dal Weslenhofl'er. In complesso da tutto questo dibattito risulta che delle ragioni circa ai dive rsi modi di patogenesi della meningiLe cerebro-spinale ve ne sono per lutti. Parmi però di dover concludere che avvenga la infezione direttamente per p1·opagazione dallé vie naso-faringee come per tanto tempo si è ammesso o avvenga per la via sanguigna, il fallo dei reperti batteriologici quasi costantemente positivi di meningococchi o di germi affini, o di diplococchi nelle cavita nasali e faringea, per quanto le controversie diagnostiche sul proposito non sian poche, ci deve far pensare che queste cavità siano la sede naturale di germi lltti da un momento ad un altro ad invadere l'organismo, o perché acquistano una virulenza per cause ancora ignote, o perché il terreno locale 34 - Giornale medico.


530

RIVISTE GEiSERALl

e generale in cui germinano s i fa favorevole, o perché vengono ad un tratto a mancare certe r esistenze di cui l'organismo dispone alla azione de~li agenti infettivi, e che esse debbano avere quindi una grande importanza nella dift'usione dellù mAlattia. Del resto il germe infettivo, sia meniogococco o diplococco, non è dei più res istenti agli agenti esterni ed è logico quindi ammel· tere una diffusione da persona a persona pel fatto che persone ammalate eliminano in diversi modi e trasmettono più o meno direllamente alle per sone sane i germi nn! loro momento di virulenza esaltala. Gli ultimi es perimenti di trasmissione della malattia alle capre, ai conigli, alle 8Cimmie provano ap· punto che questi germi una volta esaltaLi sono capaci di agire direttamente su questi Animali provocando in essi la st~ssa fo1'ma morbosa che si osserva nell'uomo. Notizie raccolte da distinti medici veterinari mi assicurano che i cavalli, le capre, le pecore vanno soggette anche spontaneamente, almeno in apparenza, ad una forma di meningite analoga a quella dell'uomo; non è qlllindi ruor di luogo pensare che anche Cf uesli aniimali possano rappresentar e un focolaio d'o rigme di questa epidemia. E per terminare ciò che ha tratto all' epidemiologia di questa malattia é i:lter essa nte l'accennare alle osservazioni del Laffot·gue, (A rchioes de médecine et de phar macie militai re, 1905. pag. 462) ad anche a quel le recenti di Wansleenberghe e Grysez. Le prime furono fatte j o Tunisia dove si trovò la zona di difful"ione è mollo estesa ; ti Laffur g ue insiste s ull'idea che forse passano inosservati molti casi benigni. e che certe manife~tazion i come cefalea, ft!l!bri r emillenli, torcicollo, lombaggine, potrebbero e~ser messi in conto eli una meningiLe se la puntura lombare fosse di uso corrente; sarehbt!ro questi casi benigni che perpetuerebber o l'endemici là, men tre non vi sarebbe bisogno di pensare ad un contagio accidentale per importazione. I n quanto alle osser n1zion i di W ansleenberg he e Grysez è da no· ters i che CJ.UG~ti autori, oltre al fatto inter essante dell'aver riprodotto la menin~ile cerebro-spinale nei coni~di e nelle cavie con meningococchi isolati da un tipico caso dell'uomo e ùell'a.ver di(Uostrato che esperimentando io serie nei detti animali mer cé l'moculazione iutracet·ebrale di sostanza nervosa centrale di anillHl li in fetti s i può conserval'e il virus analogamente a quanto a vviene pel virus t'!lbbico, hanno esaminato sistematicamente le secrez ion~ nasali di numel'osi individui, tanto di coloro che avevano avuto contatto con malati quanto di coloro che erano rimasti estranei ad ogni fo colaio epidemico ed hanno riscontrato un diplococco a g rani di caffè, disposto spesso in ammassi ent r o i leucociti, colol•abili, o non. col metodo di Gram (for!Se analogo al micrococcus catarrhalis descritto dal Pfeilff> r) che dà collure identiche a quelle del roenin~ococco e che spesso é virulento fra i dè lli animali da esper imento, specie quando erano affelli da l e~gi ere affezioni nasali, da r inite, da sinusite. Queste os:<ervazioni sono intP.ressanli prima di tutto per· la epidemiologia perché te ndono a dimostrare che il meniogococco è un germe molto piu diffuso di quello che non si creda generalmente, che probabilmente è un germe banale come il pneumococco, s uscettibile co me esso di acquistare in ct:rte condizioni una grande virulenza fra le quali condizioni, come osservano gli autori, hanno molla impot·tanza quelle meleoric he (sta~io n e fredda, umida), dando così luogo ad epidemie d'origine autoctona, ed infine perché dagli s tudi morfologici e colturali praticati dagli autori stessi si manife sta una certa tendenza ad a ssimilare il m enicgoco.::co al pneumococco, al micrococco catarrale, al gonococco a ppunto come dall'assieme degl i s tudi r ecenti mi pareva logico sospettare e

..


RIVISTE GE~ERALI

531

come del resto ha cercalo di mos trare il Pinto a p1·oposito dell'iden tificazione fra meningococco e g-onococco. Sarebbe s tato, a mio pare1·e, più completo lo studio degli egregi autori, se avessero a proposito del loro meningococco, m esso a profino anche il comportamen to sier o-diagnostico. SINTOMI E DIAGNOSI - Anche solto il punto di vista della sin tomatoll)gia e della diagnos tica la recente epidemia ha dato luogo a molle discussioni. Fur ono presi in osser vaziont> in modo speciale alcuni s intomi come la rig idità della nuca. il >;egno di Kcrnig, l'erpete ecc. In alcune sed ute della Società di S lesia per la coltura patria lenutesi a Breslavia fu in particolar modo trattato d ei sintomi e della diagnosi; co;;ì lo S lriimpell , il Curlius . l' Heinc. il Meyer , l'Hinsberg trattar ono dei sinto mi ' più spiccAti neHa recente epide mia quali la febbre, il mal di ca po, la rigirlita della nuca, l'erp Pte, il segno di Kerning, dimostrando ch e non sempre sono tulti p1·esenti e che spesso la diagnosi é tutt'altr o che facile specialmente in quanto s i rif&risce a lla d i ~tinzione f1·a mening ite cerebro- >;;lina le epidemica e menin:zite tuber colare. Anche altri autori fecer·o ricerche in propos ito : co~i il Gi_jppet•L ( Ber liner [(/in. Wochensch r. , n. 21 e 2il) s u 44 casi, solo in 20 osser·vò la tipica rigidità clelia nuca e nei casi senza questo sintomo dislin~e pel diagnostico tre ti pi, un tipo nel qua le pr·edomina l'elevam"'plo del capo (seg no sfavore vo lr.), un lipo in cui non ~i osserva che febbre· e forti dolori nei mo vimenti pns~ivi, un ter7.o tipo con a llt·a febbre e compar sa di vescicole er p.•tiche, il BAg ins ki diede grande im portanza per la ù1agnosi al modo d'in vasione dei sintomi morbosi. alla lempe!"atura, allo sllilo del sen sor io, il Gra\\'ilz poi asse~nò il pr imo posto pr. r la diag nosi diffe t·enziale alla form olo leucocitnria del liquido cef.aiO· l'llchidia no estra tto c01la puntura lo mbare, la quRie dar·••bbe per la men in g ite tuber colare una prevalenza delle cellule linfoidi e solo p1ù tardi s i a ssocierebbel'O le polinucleari, mentre nella meniugile epid.~ mica sarebbero in pl'evale nza fin da principio le polinucleari, e diede anche importanza a lla concon•itante lc ucocitosi del san~ue nel caso di meningile tubt>r colar e. A llri aulo1·i, co me il Sena tor, a ccenna1·ono alla fre ~uenza dell'or·ticar·ia e dell'ei·pete nella ro,•ma epidemica; ed altri rivo!· sero speciale attenzione alle lesioni oculari; cosi I'Ulht•ff (Soc. mecl di LipMa. seduta del 9 maggio 1905) osset•vò nell'epidemia di Slesia '11 0 cas i nei CJuali si ebbe ti volte Iii neurite ottica= 15,5 %, 4 volle l'oftalmia metaslalica, 3 volte la cheratite, 15 volle la paralisi dei muscoli ocula r·i, 3 volle dis tu r bi pupillari, 8 volte il n istag mo; in gene1·e Lutti ~li autori ~ono con vinti che sia per lo studio batteriologico. sia pe1· f1Uello deg-li altri eltltnenti morfologici mici·oscopici, ò necessario praticar s empr9 la puntura lombare . Poche parole s ulla c ura la quale com pre nde specialmente la puntura lombare, i bagni tiepidi . la mot•fìna. Qua~i LutLi g li autori sono d'a ccor do nel valore di questi tre mezzi ter·apeutici specialmente della puntura lombare la quale pra ticata per tempo e sistematicamen te r!petuta pe r lo meno alleggerisce di molto le sofferenze dei pazienti. Il Ruhemann poi raccomanda il ioduro di sodio per via interna, per via ipodermir;a e per iniezione nella cavità rachidiana, il Sehrwald preconizza l'azione locale dell'argento colloidale e V. Bettencou,·t e França (Zeitschr. ( . Hyg., 1 90~, vol. 46), sperimentarono con buoni r.isultati le iniezioni entro lo speco verlebral e di lisolo all'l •; •. CuRA. -


632

RIVISTE GENERALI

EPIDEMIE MILITA RI. Per la importanza che ha la meningite cerebJ·o-spi·nale pei medici militari, !'tante la sua facile invasione nelle truppe, sarà bene veder e qual e contributo essa abbia dato in questa specie di risveglio epidemico nella m o1·bosita militare. Dicia mo subito che fortunatamente la diffu sione epidemica della malattia non sembra abbia di mol lo sor passato i limiti dei pri· • m ili vi focolai dell'alla Slesia; consultando i f!iornali medici militari principali delle diver se nazioni europee non tr ovo in falli che i diversi eser citi sieno stati mollo ser iam ente colpiti. D'allra parte però un ri sveglio nell'attività di questa form a morbosa si é avuto nnche nel l'Ambiente militare e •1uesto ri sveglio é gia per sé stesso molto si~nifìcante e deve mettere in guard ia per l a possL bil ita di un futuro scoppio epidemico. Fra ~Zii autot'i che più specialmente hanno studiato la malattia nei militari n oterò I' Hencke che già citai pel fallo che quest'autore trovò costantemente il pneumococco quale agente eziologico, il Kirchner (Berl. klin. Woch enschr. 1!-105, n. ~i) i l quale osservò molli casi nei militari, per o con poca tendenza alla diffusione (in gener e nell'esercito tedesco 20-:30 casi all'anno nelle caserm e) , il v. Driegalscki che fece osservazioni nella sezionA batter·1ologica. del XI co1·po d'armata a Kassel (Deutsch. med. Woe!tensch r. 190\ n. 25) concludendo sulla necessità per la diag-nosi dell'esame micro!'\copico dell1quido cefalo·rachidiano, sulla frequenza delle infezioni miste di meningococco A pneumococco, sulla importanza somma che possono aver e nella pratica certe forme l eggiere, ambulatorie, il LafioJ·gue che studiò un'epidemia a Tun isi ed anch'esso diede gran de importanza epidemiologica, corne vedemmo più sopr a, alle fMme leggiere di m eoingite, il Jacobitz. ( .\1ii.nch . med . Wochenschr. n. 45, l !lO!>) anch'esso più sopr a citato. Un'epidemia alrruanlo notevole fu qnPIIa che si osservò nel 14• ba l· taglione dei pionieri tedeschi e K eh l nel 1 903·Hl0 ~, preceden te I'JUiodi all'attuale ri sveglio epidem ico ma che può per ò facilmente esservi collegala (Ve· ri~{fenl l . a. d . Gebiete rl. Militiir , Saniliit.s- We.<tens, vol. 31, 190.-l). L'epidemia si lor alizzò agli uomini di questo battaglione accaser mato a K ehl, mentre n ella p opol azione civile non si ebber o che due casi, dal23 dicembr e 1903 al 2.5 ap ril e 1\:10) si ehbero 26 casi con un solo decesso, e fu im po rtan li R~im o un caso, che ebbe esilo di guar igione, di polmonite da meningococco (senza meningi le). In questa epidemia si venne alla conclusione che individui senza esser e ammalati possono servire di veicolo al meningococco il t t uale si trova generalmente nella loro mucosa nasale. All'infuor·i di queste osservazi on i di medici militari specialmente tedeschi e di queste circoscritte epidem ie non mi r isulta per (Juanlo io abbia ri cercato che altre nozioni recenti esistano sulla meningite nell'ambiente militare; anche nel nostro esercito non sembra che si sia avuto a deplorare alcun ri sveglio epidemico import~ote per quanto invece nella popolazione civile la malattia sembra essersi inostrala in questi uli imi tempi più freq uente come le relazioni dei giornali politici ci fanno specialmentA sapere. V edrdmo a suo tempo quello che ne dirà in proposito l a statistica ufficiale del Regno. Intllnto si hanno al· cune comunicazioni scientifiche sull'argomento il che prova che realmente i casi di osservazione non mancarono. L 'interessante argomento ci porta a vedere quello che si é fatto e studiato da noi, e perciò, chiedendo venia se mi sarà ~fuggi to qualche lavoro e se non potrò parlare di tutti per non dilungarmì troppo, citerò i principali.


BIYISTE GENERALi

533

OssERVA ZIONI 01 AUTORtlTALIANt.- Flamini (Società Lancisiana degli ospedali di Roma, seduta 8 luglio 190:>) comunicò un caso di meningite cerebro-spinale complicato a pericardite e g uarilo. La puntura lombare t·i!evò la presenza del meningocco del tipo più atLenualo; fin dai primi giorni i germi et·ano inglobati nei leucociti del liquido cefalo-rachidiano la quale fa gocitosi può far pensare ad una prognosi mAno infausta. Nella stessa seduta il Sorgente cita aicuni casi ili meningite infantile fra i quali uno avente molli punti di somiglianza col pi·ecedente; nel liquido cefalo-rachidiano si trovarono scarse forme diplococciche s:mili a gonococchi. Lo stesso autot·e (V. Congresso pediatrico italiano) studiò come già vedflmmo, la questione della importanza o meno dei divet·si tipi d1 meuingococchi colla prova della siero-diagnosi. Cattaneo (Renclic. dell'a.ssocia::ione medico-chir. di Parma). unno VII, 1905) studiò una mening ile put•ulenla da bacillo di Pfeifiet· ; importante è questo caso nel q uale la meningite si manif'estò subilo, s enza che precedessero allri fenomeni influenzali. Vaccaro (La medicina iwliana, n. 20) studiò un'epidemia di meningite cerebro-spinale a Lungro nel 1905, ìllustr-audo i casi più impot·tanti, volgendo parlicolat·e attenzione alla diagnosi dill~t·etlziale fra meniugitn comune e meningite tubercolare subacula, facendo pa•·Ltcolari osserva~ioni sulla contagiosità mostrandosi propenso a ritenere cht: la contagiosità dit·etta. dall'amtnalalo al sano deYe essere per lo meno estremamente raro e diflicile, che il risvt>glio virulen to del germe indipeu den te m ~ute dall'organismo inl'etlo può esset•e dato da circostanze ambientali non ancora definile, e favorito dallà peculiare combinazione morfologica individuale la quale predispone gli ot·gauisrni alle malattie delle sier-ose. Chiadini nel Nuovo raccoolitore medico, n. 7-!l, 1905, trattò delle lesioni anatomiche che interessano il naso-raringe, le tonsille, l'orecchio medio, la t·eg ione ipotìsaria e la pia madr-e, 0el co!'ì detto segno di Kernin g che ritiene non patognomonico, della penelrazione del genne la '(Uale avviene (Jel n<lso-fat•inge alla sella turcica e di la alle meningi per· m ezzo dei vast che atlt•aversano lo sfe· ooide, come anche per mezzo dell'orecchio medio. Curne vedcsi l'A. in parola è seguace delle teorie del 'VVesteu hiilfer. A complemento di queste notizie e a tlilucidazione della questione se il g-erme della meningile si d1tlonda per contigu ità o per via sanguigna alle llleningi, citerò infine un lavoro sperimr.nlale di V. Maragliano (Ga;;.3etta degli 011pedali e delle cliniche, n. 19, 1!J05), il quale con una serie di espertenze fece inalaee ad un gran numero di conigli una coltura Yit•ulenla di diplococchi, riuscendo .ad ottenere la meningite senza clte il gem1e !'i diffondesse n e nel sangue nè in allri punti dell'oi·ganismo. ll ris ultato è tanto più notevole, in quanto è noto che nel coniglto l' iofe:lione diplococcica si gE:Jner·alizza con estrema facilità.

CoNCLUSIONI GENERALI. - Venutu al te1·mine di questa r ivi sl~t sui lavori più importanti ultimamente pubblicati a pt•oposito della meningite cerebro-spinale ed in vista delle molte discussioni, e, diciamo pure, dei molti dubbi che quà e la insorgono specialmente su punti che sono della massima importanza per le conoscenze epidemiologicl•e e per la pi'Ofìlassi, sarà bene riassumere i dati piu importanti che si ricavano dalle conoscenze acquisite. Naturalmente queste concl usioni non potranno essere che l'esponente delle nozioni più a ccettate dalla maggioranza degli osservatori; quelle meno accettate,


534

RIVISTE GEYERALI

pur non n egando loro la possibilità di esserlo più tardi, r esteranno almeno per ora a dimostrare q uanto ancora rimanga a fare in questo campo e ad invogliare gli studiosi a proseguire negli studi sull'argomento specialmente nell'ora atmale in cui l'indirizzo per lo studio delle malallis epidemiche ha basi vaste di osset·vazione e di esperimento ed una guida rigorosamente scientifica. Riassumendo dunque abbiamo: 1• che l'agente eziologico rlella meningite cerebro-spinale é dato pri ma di tutto dal meningococco di Weichselbaum con tutte le sue vaPietà che forse si possono a ragione ricondurre a un tipo unico, e questo specialmente nella vera forma epidemica, ma può esser dalo anche dal pneumococco, e ben ché più t·aramenle, dallo str eplococco, dagli stafilococchi, dal pneumobacillo, dal bacillo dell'influenz a e germi a ffini; 2• che questi germi, il meningococco specialmente, possono u preesistere nell'ol'ganismo, specialmente in cer te cavità naturali come quella naso-faringea allo stato latente, esallat·si in seguito a determinate cause non ancora ben conosciute ed invade re l'asse cerebro-spinale p1~r da l' lungo alla m eningile (infezione a utoctona) , oppure possono trasmeltersi da ammalato a sano pl'obabilmente per un meccanismo analogo a quello con cuj avviene in alcuni casi l'infeztone tuber colare, ossia per la inalazione dii·etta di ger mi contenuti nelle goccioline tli saliva o di sputo comunque proiettate dalramm al<~to; a questo pr oposito non è fuor di luogo r icordar e, per quelle considerazio ni che potranno con ulteriori studi meg-lio assodarsi, che alcuni animali . e specialmente le peco1·e, le capre, i cavalli hanno forme analoghe di meningite ~ clte la trasmissione da ammaJato a sano avveng a specialmente per via diretta, 1;embra ris ultare dal fa tto della !abilità del menin gococco in ptwticolare a tutti gli agenti estemi dan no$'i; 3° la diffusione del germ e sembra flit'si specialmente per comiguilà ossia dil'etlamenle dalla mucosa na$'o-faringea infetta a lle meningi per mezzo dei vaserelli comunicanti; non è esclusa però la possibilità, con1e molle nuqve osservazioni farebbero r itener e, che la infezione possa anche avvenit·e per via emalo· gena come pet· altre infezioni generali; 4° hanno ~:mmde impo rta nza nella d1tfusione della malattia cet·te ca•Jse predisponenti, sia orga niche o individ uali, come il linfatismo, le malattie, anche lf'ggiere, pregresse e in allo della mucosa oaso-fat•ingea, s ia locali o fisiche come le cattive abitazion i, la stagione fredda cd umida, sia socia li come certi mestiéri che occas1onano la formazione soverchia di polver-e o di vapot'i acidi, o che danno luogo a slt·apazzi corporei od espongono a brusch i carnbi11menti di temperalut·a come può avvenire nell"ambiente mil itare, lutto ciò in quan to predispone ai catarri della mucosa naso· fa1·ingea. Tutte le suddette considerazioni ci aprono la ,, ia alla profilassi la quale a conclusione di ques to lavoro e nfi'gli speciali riguarJi della vita militare si può riassumere coJrJiigei·, p-enerale medico dell'esei'Cito tedesco, aulot·e, come d issi più sopra, di una completa monografia sulla malattia in questione (Sulla meningite cerebro·spinale malattia delle armate, vol. IX della b iblioteca v. Coler , 1 UO~) nelle seguenti mis ure: a) in ogni caso presunto di men ingi te cerebro-spinale praticare l'esame batteriologico del muro nasale; b) usare come mezzo di diagnos i a nche l'agglutinazione; c) esaminare soLto lo stesso punto di vista lutti i compagnii di camerala dell'ammalato e tutti que lli che presentano starn uti soverchi, tosse, mal di capo, ecc. ;


RIVISTE GE~ERALI

535

d) isolare tutti quelli che hanno all"esame batteriologico presentato cocchi

intr.acellulari, specialmente se questi non resistono al Gram ; e) praticare insutllazioni nas ali di polvere di ~accarina e acido !Jor·ico a lutti gli uomini delle camerate infette ; f) mantene re l'isolamento fino a scompar !ìa dei cocchi Jal muco na sale; g) disinfettare immetlialamente i fazzoletti e gli espettorati ; h) disinfettare le camere dei molati. i) ~or·vegl iare l'ig iene generale della caser·ma ; k) se il numero dei malati ct·esce, eva cu11re immediatamente la caserma e dividere gli uomini in piccole frazioni ; l) disinfettare com pletamente la caserma evacuata e ri parare con cura tutte le altre. F ir enze, lu~lio 1905.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RlVlS'rA MEDICA V ANSTEENOERGHE e BRETON.- La leuoooltosl dtgeatlva e.41lauo valore dta-

gnoatloo. -

(Echo médica/ du nord, 1\J05, n. il8).

Sì sa dia luugo tempo ehe nel periodo digestivo flS'iste nell'uomo sano un au111ento dei globuli bianchi, nel sangue cir·colante. Questa leucocìlosi ha formato og~etto di numerose ricer che der fisiologi che quasi tutti ne hanno ammesso l'esistenza. MiHier pel primo, nel 18!l0, cercò di lrsr·ne un elemen to di diagnosi precoce del ~an cro dello stomaco. Le sue conclusioni sono state conf er·mate e combattute, cosico,;hè anche oggi lo questione non è risolta. La l eucociLosi digesti va esiste in tutte le età; essa segue ad ogni ingestione di cibo, e r aggiunge il massimo dopo .} ore. Le teorie emesse per spiegarla sono varie. Una spiegazione d'ordine analC>mico fu data da H nll meisler. Egli ammise che l 'assor·bimenlo delle sostanze albuminoidi producesse l'ipergene<>i del ·tessuto linf'oide dr~ ll'intestino; le cellule di f!ue;:to tessuto ripr·ese dai linfati ci. sar ebbero v er sate nel torrente circolatorio. ll cide nhtlin obiettò che il contenuto in globuli bianclri con tenuto nel canale tot·acico non val'iava aflallo dopo il pasto. M a Pohl contestò che il dotto tor·acico fosse la sola via d'accesso dei globuli neoforrnali ver so l'appareccl1iO circolatorio e attribui in g ran parte questa funzione alle vene intesti nali. Questa teoria fu balluta in breccia da Burian e Schi.i rr' che c.!im,Jslr'8l'OtiO come l'aumento g lobulare e la peptonizzazione non vadano di pal'i passo. Que~ti ullimi aulf>ri ellora ammisero che la l eucocitosi digestiva fosse par agonabil e a lull~ le leucocitosi infettive conosciute. Si Lrallerebhe di un processo di r enzione contro le sostanze nocive introdotte rll~ l sangue ct>i pr·odotti d'elaborazione degli alimenti. Altr i invece ammisero eh e l a leucocìtosi digesti va era do vu Lo alla cherni ola ssi cel i ular·e, susri Lata in quel momento nel sangue dalla presenza di prodotti digerili e di sostHnze dige;:live. Ccsicclri· ogp;ì é lecito t'itent>r·e che l'apparizione della leucoci tosi pr.st-di gesti ,·a é dovuta alla produzione di sostanze nuove, sia distruttive dei g lobuli bianchi, sia ecci tative de!XIi orgttni ematopoietici. Essa {! perfettamente paragonabile a quella che i m ic1·or ganismi e le loro tossine pr·oducono quando si sviluppano nell'organismo. Su questa base, clit•emo così fisiologica, gli autori I1Rnno iniziato le loro t•icer·che. H anno eseguilo la primA pr esa di sangue al mattino a digiuno; hanno fallo pr ender e subito dopo al SO?gelto una colazione di pane e latte ; due ore dopo hanrro pref'O di nuovo il sangue; a mezzodì dejeuner ; 4 or~ dopo nuo~a presa del san:.rue. Così fucendo. hanno sempre constatato nell'uomo sano una leucocilost drgestiva, consistente in uu dumento da 3 a 6.000 g lobuli bianchi, aumento che si riferisce irrdiiTerentern ente ai polinudeati e ai mononucleati.


RlV!StA MEDICA

537

Esis tono però nor malmente allo stato di digiuno e alle differenti ore del giomo delle variazioni leucocitarie; la polinucleosi è più marcata a digiuno che dopo i pasti. L'elevazione complessiva non raggiunge tuttavia mai il grado constatalo quando l'individuo mangia e non abbandona alcuna delle sue abitudini di esistenza. Quindi gli autori creJono che la leucocilosi digestiva è Ùo fatto normale che deve essere osservato abitualmente nell'individuo sano; e ritengono che si debba conside1·a re come leucocitosi digestiva una elevazione globular e oltrepassante almeno del terzo, e talora della metà, le cirre primitive. Passando a ricercare il fenomeno nei vari stati patologici, gli autori hanno prima di tutto studiato i casi loro occorsi di cancro dello stomaco. Su 13 casi osser vati, ·12 volte hanno constatato l'assenza della leucocitosi digestiva, e nel 13o caso ebbero risultati dubbi. È importante il fatto che,fl'a i 12 casi, ve ne erano due clinicamente dubbi,. nei quali la s inlomalologia faceva piuttos to pensat•e a una g astr·o-nevrosi; in essi l'intervento fece poi rileval'e l'esistenza di un neoplasma. il fenomeno dell'assenza della leucocitosi digestiva esiste dunque realmente; ma esso oltre al cancro dello stomaco si trova anche nel cancro del fegato, come gli au~ori hanno vi~to in tre casi loro occorsi. Ciò lenrle a pt·ovarc che le lesioni neoplas ich e le quali ledono t'(t'avE:menle la mucosa (.!astrica e gli ot·gani annessi dell'appat•ecch io digestivo (fe~ato e forse pancrea~) sopprimono la reazione Jeucocitaria nel periodo digestivo. La maggior parte degli autori hanno sostenuto che l'assenza di peptonizzazione nel cancro df>llo stomaco basti a spiegare il fenomc11o. Allri hanno voluto !<labil it·e un pat·allelismo l!·a disparizione dell'acido cloriJrico libero e assenza della leueocilosi. Altri a ncora hanno ammesso una speciale azione d•}! cAncro sugli ot•gani emopoietici. Que!<t'ultima ipotesi é certamente infonda la: in falli gli autori in 3 casi di cancro, non interessante ~li organi digestivi banno visto esistere la hmcocitosi digestiva come nei sani. Restava ancora a veJere se il fenomeno avveniva o no nelle all'azioni gastriche non neoplasiche, in malattie diverse, producenti disordini ~astrici, e in malattie varie non interessanti all'alLo la funzione gaslr1ca. In lutti questi casi gli autori hanno constatalo la presenza della leucocitvsi digestiva. Da tutto ciò emet·ge un importantissimo cor·ollario. Ad un periodo in cui non é facile di diagnosticare una gastrite tossica da uo'vleera semplice o da un neoplesma la· r icerca della le ucocilosi digestiva si impone. Nessun processo chimico sarà a llot·a concludente, nes~un si ntoma s icuro permetlera di presa· gire la natura della affezione; la for-mula leucocila•·ia stabili la prima e dopo il pasto fornisce in questo momento un elemento rli alto valore pet· la diagnosi. Essa resta dunque un s intoma pr'ezioso pel suo valore dia~no!Stico e prognosttco. M ARJOTTI-BIANCHI. LABOUGLE.- Il soffio

prealstollco paraxlfoldeo indice della fatlo& del ouore. - (Arch. de méd. et de pharm. milit., 1905, t. XLV, n. 5).

II Lamacq nel 1903 stabiliva pe l primo la natura, il valore e le modalila cliniche di questo soffio, che sebbene raro, pure deve essere ricercato. in patologia militnre specialmente, allo !<tesso modo come gli altri segni di astenia cardiaca all' inizio, e cioè prolungamento del pn·imo tono e sdoppiamento del medesimo.


oSS

niVISTA llEDIOA

Il sortìo presistoli co sat·ebbe iofalti il primo sintomo dell'affaticamento del cuore, ed annunzia le dilatazionE' pr·osstma, se già non esiste. I suoi caratteri si ria ssumono uei tr e daLi seguenti : 1• È un soffio presistolico. 2• Ha il suo mHssimo di per·cezione sulla linea che va dall'apice all'appendice xifoide. 3• Non si propaga. È un soffio breve; talora è intenso, ma per lo più è leg~ero, la l ora appena accennato. È piu doJce di un soffio organico e fa l'impressione di un soffio super ficiale. E incostante, essendo susceLLibile di sparizi one e òi riapparizione. Si distingue dal soffio presistolico della stenosi mitralica per la mancanza di fremito, i cat·att eri del polso, piccolo e senza ampiezza nella' stenosi, di rado invece modificato nell'astenia, pel volume dd cuore, che è poco modificato uella slenosi mitralica, m entr e uell'asler.ia vi è dilatazione; la mancanza di propagazione nel caso Jel soffio da a!'tenia e il suo focolaio di ascoltazione sulla linea apicu-xifoidea completano g li elementi per la diagnosi diff~renz iale. La diagnosi va fatla pure dai r umori pericardici, che però ncm souo mai esclusivamente presi stolici, ed hanno caratteri di ruvi dità e durezz~ speciali. Ln patogenesi di qu~sto soffio é inter essante a studiare. L'ipotesi Ji una slenosi mitr alica funzionale spasti ca nnn è·ammis!>ibilf', anche perché si concilia male coll'astenia miocardica. Né é da amm~ttere che il soffio dipenda da una coutrazione energica àell'orecciHella, donde la formazione di una vena liquida soffìant~; infatti è ormai stabilito che l 'orecchietta non pt'oduce mai vene sofJìanti per quanto forte sia la sua sistole. Cosicché per esclusione il meccanismo si deve ricercare nella contrazione dei muscoli tensori della val vols, eosicchè in un cuore al'fàlicato la contr azione dei pizzi valvolari sarebbe diminuita all'inizio della sistole, con una fu~gi li va iusuffir.ienza funzionale e pt•oduzione di un rum ot'e nel primo attimo d~lla sistole. Queste• ft!norneno avverrebbe nella lricuspide, poiché la sede paraxifoiJea del soffio farebbe presumere ch6la sua origine ri sieda nel la lricuspide. L'importanza di 11uesto segno sta in ciò, che esso fornisce un criterio: t • nel J'endimento da pr evedet·si di un dato cuore; 2° nel trattamento preventivo di una cardiopatia (dilatazione, miocat•dite) giacché i tonici cardiaci costituiscono l'indicazione terapeulica; 3• nell'anestesia chirurgica, di cui la forma e il modo d'impiego (clorofortiliO od e~ere) varieranno secondo que~lt~ constatazione clinica, e::ssendo nolo l'et'l'ello noci vo del clorofor mio sulla fì,br·a muscolare del cuore. MARIOTTI BIANCHI.

Dell'lntossloa.zlone ta.ba.gica. e sua. importanza. nell'ezio· logla dell'Ipertensione arteriosa. - (Ga:..etla medica italiana, settembre 190~ . .

C. 8 ,\RRAZZONI. -

La nicotina è un v eleno del cuore ed un eccitan te della fibra cardiaca, possiede incontestabilmeute un'azione ipel'lensiva e determina u no spasmo perifeT'ico. Tale azione ;:clerogena si produce sopratulto nei neuro-artr ilici e nei costrctli a vita sedentaria, soprututto se tale vita si svolge io ambienti uffumi-


RIVISTA MEDICA

539

cali. Ne!i fumatori inveterati, trovandosi dinanzi a sintomi di angina pectori s, si dovrà sempre pensare all'intossicazione tabagica. L'ipertensione tabagica si manifesta ugual mente, qualunque sia il modo di penetraz.ione od il taiJacco impiegato. M ostrasi più sensibile il sesso femminile, e l'ipertensione, nei graudi fumatori, é meno sensibile che nei so~getti nor. abiLuati. Quando una prima dose di tabacco Ila ultimata la sua azione ipertensiva, somministrandone una seconda subito dopo, questa presenta una azione più lenta e m eno sensibil e. A digiuno, il tabacco produce un aumento di pressione più ra pido e più forte, ma di durata minore dell'aumento dato dal tabacco somministra to in piena di gestione. , I so{rgetli a tensione nor·male presentano un aumento istantaneo, di dlll'ata proporzionale alle dosi, al tasso di nic.olina, ed al potere ed alla durata di as-

sorbimento dell'organismo. l soggelli che tr•ovansì in ipertensione mostrano ì siutomi precedenti con depressi one mar cata del >'istema nervoso ed irregolar ità del miocarclio. I n quelli ad elevata tensione, il tabacco dete1·mina uno sta to di i perten sione con dispnea, angoscia precol'diale, spasmi, vertigi ni, tremori, convulsioni. Il tabacco per la sua azione ipertensiva possiede indub biamen te un potere diut•etico. Allo sfigmogrofo la lachi.cardia passeggeru prodolla dal tabacco é contrassegnata da picrole elevazioni con successi va linea orizzontale e da deboli ascensioni successive. Per tanto nei fumatori invetera ti occorrer à cer·car·e di moderar e la fun es ta abitudine , proibendo di fumare a di~;iurto e cer·cando di fttl' adi)Lta r e l 'uso di tabacchi che possiedano poca nico tina o denicoli rnz7.aLi. G. BERNuccr. IMBERT. -

La flbdourla. - (Centralùlat.t Jùr Clri r., n. ·i-7 1 19fJ5).

Fino dal 1~)02 l mbert ha studiato e descr·itto un cnso di fibrinuria . Da quell 'epoca i 11 poi egli eh be occasione di .,·ederne altt•i due casi, che o t· a ci ri f'er·isce estesam en le. L a flbriouria non é una malattia sni gener is, ma è un sintoma caratterizzato dalla presenza di fi brina e da elemen ti fìbri no;:eni nell'or ina, senza che vi sia la concomitanza di ematuria o di clliluria. L'alfezione in disc0r so s embra esser e mollo ral'a pe1·chè l'autore, all'infuori delle tt•e osservazioni sue proprie, non poté spi~olare dalla medica l ettera tura che nove altri casi, e anche questi non pienamente genuini. I sinilomi r!Ssenziali della tìbrinuJ·ia sono : la secrezione di masse fibrino se coll'orina e la spontanea coagulazionP, dell'orin a emessa di fresco. Di ::~olito l a flbrinuria coesiste ad una affezione r· enal e e quest'ul tima può esscr·e della più svariata natura (nefrite tossica, degenet·azion e amiloiùe del rene, pielite cal· colosa). La prognosi della fiorinuria di pende dalla alfezione r enate pr imo1·ia. La dlagno~i è <ii sol ito facil e. Natur a !mente nello $Labilire tJUesta diagnosi do· veeruo pensare alla possibilità della cosi<.lella fal$a fìbrinuria, cioè dell'ematuria e della chiluri a. Il trattamento terapeutico di questa affezione è puram ente sintomatico .

C. P.


540

RIV[STA DI NEVROPArrOLOGIA TtM PANO. -

Osservazione ollnloa di un raro oaso 41 fobia. - (Tiw Journal

o( Menlal Pall•olof!!J, vol. Vll , n . 1) .

UnA donna senza nessun precedente nevmpatico ered ila ~.:io o per·sonale, durante la convalescenza di una gastr·o-en ler·ile. già più volle recidiva, ebbe un nuovo attacco di vom ito e di sturbi i ntestinali, m l'ntre era in ten ta ad una Jet· tuea ascetica. Da quel momento la donna non polè più leggere né un lrbro, ne UllfJ scrillo qualunque, per ché, come ella stessa d iceva a lraulor e, non apprna v i si pr o va va era !:'Opra fratla dalla pa ura cii esser presa dal vomito, e si sentiva male anche a veder allr·i legger e. Questa cur•iol'a fobia durava già da tr edici an ni. Ne!>suna anomalia l'a utore pote ri scontrare nel sistema nervoso di questa i nft3r ma, n é nelle sue facollt. psichiche. L'unico caso analogo che pnr e si trovi nella lelleratura é quel lo del BatLil:LI·Jii che l"aulore riporta. Un in ~egnere senza pr ecedenti er cditar.ii, aveva 1FUlO soltanto delle mani· festazion i ne\"l'opatirhe come allacclli epilettiformi nel la con valescenza di un lifo. E~ l i si er·a falla rapidan~ente una fortuna. ma la pt!r dé lulta per speculazioni !Sbagliate e per· la mala fede di un suo socio. Co8lr·etlo a ll'ç!gtJre lulli i giorni la numer o !'.'A corrispondenza dei suoi cr editori, fu preso tutto ad un tratto da una invincibil e ri p u ~nanza di legger·e piu que!le ed altre l elt~re. Quando vi er a assolutamenl<' coslr ello egli tremava dall'emozione, e bi!"o~uava che chiamasse io aiuto tutta la sua volontù per r iuscire a lacerare la bu8la. Entr·nmbi i ca~i r·appt'e!"eutano una abulia per lo meno p11rziale, con emozionalitil esAg-eralA, l e qnali cond izioni sono le basi psicologiche fon damentali in Clli :<i !SVi luppano le f"ohie. Queste un a· volta er Ano considerale come sem pl iei idee fis!:'e, o mani festa zioni emozionali causate Ja concezioni im pera tive. M ore l le chiama\"& delirio emoziounle, esager azione del la emozionabililà in relazione ad un'idèa o!'ses!'.ionale. M ngnan conl':iJer ava le fobi e come una manifestazione della degenerazione. Però tanto la eliolot:ia quant o la sinton•t~ tologi a dC'lle fobie mol'-trano che C!<Se di!f,~ r·iscono l r n di lor o nei si rr gol i ca!'i, c si pr esentano solto tre for·me principali, l a degeuer·l'lli'"a. la nevt"aslP. nica e la psicaslenica. Nella forma rlegenernlh•a !!li elementi diHgllostici sono le stigma te tìsiche, psichiche e funzionali della degenerazione, col pt'edominio delle seconde. N ella fot·ma nevr·asleuica prevalgono i dislu r hi d i~ peplici, l'insonnia, il fa cile affaticamento fisico ed inleìlelluale, il sentimento di sflducia, la tendenza aliA esager azi1)ne dei pt'Opr•i mali. Nl'lla for ma psica~lenica si ha la tendenza al pessimismo, la nozione err·onea delle rela zioni fra causa ed efl'etto, e ·~uind i fAlsi 'r agionamenti. Sono que~le le fobie rn~no tenAci e più coercibrli . Il caso ri pf•rtalo dall"aulor·e può essere classificalo tra le fobie degenerati ve per· la sua lunga durata , per· In forma assolutamente assurda, e per la inanità <li ogni sl'or.w a dominare la paura di Jegg-el'e.


RIVISTA DI ~EVROPATOLOGIA

541

Anche il caso del Batlislelli è di forma degenerativa. In mancanza di stigmate anl!·opologiche degenerntive, si deve ammettere in questi casi una latente invalidita psichica, messa in luce da unu scossa fisica o moral e. La pr·ognosi in questi casi è evidentemente più grave; e la cura non può esser e altra che quella psichica. A. MELE. Sulle &lluoJnazlonl e salle paloo• l alluolnatorle - Il Manicomio, anno XXI, n. 1).

ANGIOLELLA. -

A proposito di un caso che clinicamente é piuUosto comune, !"autore porta il suo valido contributo ùi idee e di giuste rilles;,ioni in favore della teoria

sulle allucinazioni del Tanzi, e della reale esis tenza delle psicosi allucinstorie . Un individuo cade in uno stato di depre!'\sione malinconica per· circa un mese dur ante il s uo servizio militare, senza altre con:::eguenze per allora. Pochi g iorni dopo che ha preso moglie è in vaso da un delirio di gelosia prima, di persecuzione poi. e finalmente di g randezza. Tale delirio è soste nuto e si è jnizia~o con errori sensoriali, consistenti in allucinazioni principalmente acu' stiche, parendogli di udiee voci che mettessero in dubbio la fedelta della moglie, che lo minacciassero nella vita, che lo e levas~>ero ad una condizione so. ciale molto s uperiore alla s uu. Nei precedenti dell'infermo vi era di impor tante che a ùodlci anni ri po rtò frattm·a del parietale destro. Venu to a morte nel manicomio per tubet>colosi, aJI'auto!Jsia si tr·ovò d~· for­ mazione del cranio nel luogo del trauma, che produceva un infossamento nella circonvoluzione pal'ietale inferiore destra. in vicinam:a del ramo posteriore della scissura di Silvio, nel limite cioè del lobo parietale col tempor·ale. In questo punto la sostanza grigia e ra atrofica, e quella bianca per un cel'lo trlltlo sosliluila da nn tessuto g rigiastro. La s ede di queste lesioni, e le allucinazioni sofferte dall"infermo, inducono l'autore a ritenere pr·obabile la teoria del Tarzi sulle allucinazioni stesse. Que sti, a differenza dea Tamburini che mette va la. sede di quei fenom en i morbosi nei centri sensoriali, la melle in centri psico-sensor iali' di piu elevata di gnità funzionale, in cui il fatto sensoriale diventa psichico. Queste zone piu evolute sarebbero nelle vicinanze delle aree sensoriali del t•ispettivo senso specifico, e questo caso dimostrerebbe la verila di tale asserto. Infatti, la lesione descritta. nel limite tra il lobo parietale ed il tempo rale sarebbe appunto nelle vicinanze dell'area sensoriale a custica che sta nella prima e seconda temporale. Quella lesione occuperebbe il centro che si potrebbe dire ps ico-acustico o uditivo nel senso vero della parola, cioè quello della ra ppresentazione uditiva, della udizione psichica. Poiché le sensazioni e le consecutive percezioni sono il substrato di tutti i poteri mentali, è chiaro che un clislur·bo nelte s fere di quelle debba indurne uno grave in questi ; é strano quinrli il voler negare l'esistenza delle psicopatie allucinatorie o fr anosi sensorie. Questo è in breve quanto dice l'autore nella seconda par te del suo pregevole lavoro, dichiarandosi apertamente contra r io all'abuso che si fa ora delle formeclioi che stabrlite da Kr·oepelin, la franosi maniaca depressiva e la demenza precoce, nel cui quadro clinico si vorrebbe far rientrare la franosi sensoria. A. MeLe.


.542

RIVISTA DJ CHIRURGIA GENERALE L. CHAPUT. - Cul'& delle .fratture oompUoate di gamba. - (Gazetle des hòp i iaux , settembre 1905). \

L'autore in una lezione sulle rratLure complicale di gamba tenuta all'ospeBoucicaul cosi compendia le indtcazioni terapeutic-.he dei singoli casi: 1• trattandosi di.fer ite p un l (formi basterà disinfettare accuratamente arto e fèrita ed immobilizzare; 2° nelle piccoLe .ferite occorrerà esplorare previamenle il focolajo di frattura col dito, e se la pelle è la;·~amente !5COltaltt, se sonvi numerose scheggia con emorragia abbondante, occot·rer·a intervenire secondo i val'ii casi, però rispettando sempre le sche~gie anche se conse rvano appena un simulacro di aderenza. Se in vece alres ploraziooe digitale rilevansi lesioni poco importanti, tutto si limiterà alla disinfezione dell'arto e della ferita, a stenendosi da qualsiasi a ltra pratica ed immobilizzando l'ar·to ; 3• nelle f erite lar ghe non a ccompagnate da g ravi lesioni delle parli molli, secondo i casi, s i regolarizzer·à il focolaio, astenendosi spesso da quals iasi intervento in primo tempo, applicando soltanto una adatta medicazione, r imettendo ogni altt·o atto oper·ativo a lla ~econda o Lerza medicazione; 4• nelle .fer ite con S!!hiacciamento delle parti molli, tolle le scheggia ossee che assolutamente non s ono più in alcun modo aderenli, si occludera antiseLlicamente la ferJla, mai praticando amputazioni immediate, E>seguendole soltanto quamlo la ganf!rena o la suppur azione hanno t'e!'a impossibile la conservazione; 5• ne lle f r attur e complicale infette inlerverrasi am piamente resecando i frammenti, praticando contr o aperture e d applica ndo dreuaggi. In fondo l'autore nl!lla di!'se di nuovo, ma enunciò pr·incipii che debbonp ess er cos tante me nte presenti alltt mente di qualsia si chir·url'o , e s pecia lmente del militare. G. Br:RNuccr. d~le

Nuovo metodo di gastro enterostomi&. - (Zentralbl att .fi~r Cltiruryie, 30 dkembr·e 1\105.

DolL. DE-B EuLe. -

L'Autore ricorria il s uo metodo di gastro-enterostomia, pubblicato l'an no decor·so negli annali dell' Accademia r eale di medicina del Belgio, metodo che ha l' rnleolo di evitare, in modo semplice, il riflu sso del succo biliare e pancreatjco nello s tomaco. Eg li propose allora di attuare la gastr o-enterostomia con un boll0ne costruito in modo da costringere il contenuto dello stomaco, la bi le e il succo pancr eatico a percorrere la via del tratto efferente dell'ansa inlP-slinale anastomizzalo. I l bottone consta di dne parti : l'una, da adattarsi allo s tomaco è piccola e l'altra, da introdursi nell'intestino, è più g rande : il lume del bottone decor re non diritto, ma ricur vo di 30 gradi in maniera da aprirsi in modo terminale nello s tomaco e laterale nell'intestino.


RIVISTA DI CHillORGIA GEKF:RALE

543

Il bottone è facilmente avvitabile e disvitabile. Fissate con sutura a borsa di tabacco le due parti del bottone nello stomaco e nell'intesti no, si fa ~n·are la parte intestinale del bottone in mor!o da farne coincidere il gt·ande asse con il gr ande asse del capo effet·enle dell'intestino. Allora si avvicinano e s'introducono r uno sull't1ltro i due segmenti dd bottone, il quale rimane chiuso. L 'Autore riporta venti casi d' individui, Op•lrAti da ·varii autori, col suo metodo. Dei venti casi clinici, due volle fu operato pet· sLenosi benigna del piloro con successo; in 18 volle s'intervenne per cancro dello stomaco (9 volle con successo). Il bottone fuori-u scì d1.1ll' inte~Lino 1l volte 17-:.!H giorni dopo l'nperazione e 3 volte fu trovato, a mezzo dei rag gi Riientgen, nella regione ileocecala; una volla cadde nello stomaco. Negl1 a!tri casi, in cui non fuori - usci, non diede mai luogo a molesti e. L'Autore, r atl'rontando i t•isultuti ùi p-a!<tro-enterostomia conseguiti con il proprio metodo coi ri;..ullati ottenuti coi metodi piu comuni , crede di poter attrib)Jir e gli esil.i splendid i al fallo dell'immediato e perfetto ristabilimento normale Ira lo stomaco e l'intestino, rag ione per la quale si evita il vomito; il che è di grande importanza, poiché il paziente denull·ito ed affamato com'è, abbisogna, fin dal primo ~Zioruo dopo l' operaz1one, di nutrizio ne. Al!f;iunge, che secondo la sua esperienza clinica non ha da segnalare comseguenze gravi, derivanti dall'uso del bottone. FuNAI OLI.

E. Dev1c e G. FROMENT. - Delle perforazioni lnteatlnalt nelle ricadute e durante la oonvaleaoenza della febbre tifolde e risultati operatorll. (Reoue de médecine, ~ettembre 190:)). Frequente complicazione ùelle ri cadute della febb1·e tifoidea é la perforazion11 intestinale, riscontrata dagli autori venti volte nel cOI'!<O di una ricaduta, su 280 perforazioni. Tale complicazione pre!'enta;.i più di f1·eqnente durante il de· corso di gravi l'icadute, con intensa diar1·ea e notevole meleori smo, ed é nei sog· getti debilitati ed obesi che tale co1nplicazione presentasi più pe1·icolosa. Generalmente appare alla fìne del pri1110 settenai·io oJ. al principio del se· condo. Tal fatto dimostra come siano le ulcerazioni pr i111a compa1·:;e che si perforano non avendo avuto il tempo di cicatrizzarsi . I nfatti, in una settimana, delle nuove lesioni non ù\'J'ebbero avuto il h.\mpo di appr ofondirsi sufficientemente, per romp er e interamente le tuniche inteRlioali. E:siste dunque una completa analogia fra le febbri tifoi<li a r icaduta e quelle a forme prolungate. Parimenti nelle pe1·forazioni che ve1·ifìcansi m·l dccol'so della convalescenza non lraltasi spesl<O di un vet•o con val escente, ma piuttosto di un malato di febbre tifoidea prolungata laten te. T ale continuila di processo manifesta!;i con qualche sintomo anor male, e l'indica sopr attutto la curva termica che mantiensi costantemente elevala alla sera. Da ci6 la necessità di una continua !;Orveglianza di tali infermi onde impedire che un'imprudenza comprometta la vita di malati convalescenti, ma che posseggono ancora ulceri alooi('he che cicatrizzano molto lentamente. L e cure mediche saranno soprattutto profìlattiche, continuando a sorv~gliare l'infermo finché permane una temperatura che non sia perf~ttamente normale.


541:

RIVISTA DI CRIRUBGIA GE~E RALE

Falla diagnosi di perforazione, s'impone l'intervento chirurgico, solo mezzo d'intervento e che da fino al 33 p. 100 di successi per le perforazioni consecutive a ricadute ed il G6 p. 100 per quelle della convalescenza. Infatti, quantunque non tr·attisi di febbr•i tifoidi realmente g uarile, lo stato di relativa apiressia e di a pparente convalescenza, pongono l'infermo in buone condizioni oper·alor·ie. G. BeRNUccr. Dottor ScHONBERG. - Contributo alla oura del raggi Bontgen applloata. al aarooma della pelle . - (Zentralulaétfor Citirurgie, 6 gennaio 11106). L'autore riferisce che un uomo di 4<i anni fu l1·asportato nell' ospedale di S. Giorgio in Amburgo, il 30 a goslo 1!)05. All'infuori di un cAtarro leggiero e di una blenorragia, contratta 18 anni fa, il paziente non fu passivo di altre malattie. Da quasi 5 mesi, !"i accor·se di piccole tumefazioni, indolenti, nel mezzo del dorso, tumefazioni che ulcerarono poco alla volla la pelle. Esaminato microscopicamljnte un po' di mater·ralc, eliminato dall'ulcera, fu l'iconosciuto trattarsi di sarcoma cutaneo a' piccole cell ule. Il malato, di buona costituzione fisica, fu dapprima sottoposto ad ini ezioni ar•seniose, e, quindi, dopo l'insucce.;so della cura arsenicale, fu fallo passare nella sala costrutla: per gli individui da curarsi coi raggi Ri)n tge n. Già, dopo due sedute, la tumefazione cutanea cominciò a dimin uire di volume e la s uperficie ulcerata si andò di giorno in giorno ripulendo ed impiccolendo. Trenta giorni dopo l'inizio d ella cura, si manifestò una colorazione bruna, leggiera, dei tessuti cutanei, colorazione che è rimasta costante. Nel cor·so di pochi mesi si !'&!!giunse la guarigione. I n complesso, furono necessarie poche sedute per far scompar·ire il tumore. Fu a dottalo il sistema delle piccolè sedute d'ir·r·adiazione. Sulla guida di questr e di altri consimili casi, l'autoil'e crede di poter asserire che il sar~oma cutaneo è suscettibila di poter guarire coi raggi Rò11tgen in breve tempo e piti. sicuramente del cancro della pelle. FuNAIOLI. M. vVALTER.- Dell'aneateaia. oon la soopolamlna.. - (Act. de la société de chirurgie, febbraio 1906)-

L'autore riferisce i risultati ottenuti in 347 casi di anestes ia rnorfo-scopolamino- cloroformica, cioè sostituendo la preventiva iniezione sottoculanea di un cent igrammo di morfina con altra con<>istente in un milligrammo di scopolamina con mezzo centigrammo di morfina. Tale iniezione, praticata un'ora prima della cloroformizzazione, avr ebbe il vantaggio di sopprimere completamente qualunque appr·ensione anche negli individui i più nervosi ed eccitabili, e di dare, dura nte l'anestesia cloroformica, un sonno leggiero e calmo, con respirazioni ampie ed assenza di nausee e vomiti, meDLre una piccola quantità di clorofor mio basterebbe per compiere operazioni di lunga durata. Da ultimo l'autore, con l'anestesia in parola ebbe ad osservare costantemente un aumento della diuresi, sicché i malati così trattati, emisero fio dal primo giorno da mille a milleduecento grammi di orine. G. BERNUccr. /


545

RIVISTA DI OCULISrriCA RocHE. -

Nota. su due oasi dt para.lbl ooula.re traumatica.. -

(Recueil

d'ophtalmologie, n. 2, 1905).

I l primo caso si riferi sce a un giovane di 18 anni, il quale, nel chinat•si rapidamente per raccog!iere un fioretto da terra, ne ricevette un urto della pun.ta sull'orlo infet•iore dell'orbita sinistrll. I sintomi più importanti presentati dall'individuo erao quelli d'una paralisi de l piccolo obbliquo 1 che guarì completamente e stabilmente in meno di quindici giorni. Il seconJo caso si verifì~ò in una donna di 63 anni, la quale, nell'allaccare una vacca nella stalla, aveva ricevuto una cornata ver·so la regione inferiore dell'orbita. All'esame obbiettivo, pt·esentava una ptosi quasi totale, per cui, malg·rado ogni sforzo e nonostante l'aiuto del muscolo fr·ontale, l'inferma non riusciva a divartcare le palpebre più che di 3/ , di centimetro. In questo caso la guarigione s'ottenne in un mese . Qual'è, si doma nda l'autore, la lesione che può produrre una paralisi oculare isolata, sul tipo di quelle or ·accennate? Si possono eliminar·e le fratture della base, desct·itte magistralmeote dal P anas, perché, in tali casi, é leso l'oculomotoré esterno nel punto in cui contorna la cre!>ta superiore della t·occa; donde una paralisi del retto esterno. Una lesione del fondo dell'orbita darebbe luogo a una paralisi corr·ispondente ad un ramo nervoso; cosicché, se fosse

leso l'oculomotore comune, s'avrebbe una paralisi simultanea dell'elevatore della palpebra, del retto infel'iore, del retto superiore, del retto intemo e del piccolo obliquo con ofLalmoplegia interna; ma, in nessun caso, s'avrebbe una paralisi isolata del piccoto obliquo o dell'elevatore della palpebra. I noltre, le lesioni nervose del fon do dell'orbita s'associano sempre ad altr·i sintomi sen siti vi (le!;ione- del trìgemino), sensoriali (lesione del oervo ottico), vascolari (lesio,n e dell'arteria e della vena centrale della t'etina). Un'emorragia bulbare potrebbe forse spiegare una simile lesione? Sembra molto difficile all'autore l'1unme1.tere che un traumatismo della faccia- sopr·atutto se poco grave - s!a in gr·ado di pt·odurre un'emorragia a livello del bulbo, in special modo in un individuo giovane; e come !;Upporre, d'altra parte, che un'emorragia bulbar e sia sutficientemente localizzata da inte!'essare un sol muscolo oculare 1 Dinanzi' a tali osservazioni si sarebbe autorizzal.i a pensare a un istero-lraumalismo; ma allora bisogoet·ebbe ammettt-re un isterismo monosiotomatico, g iacché, nei due casi dell'autore, la parati · i oculare costituiva il solo !iiintomo riferibi le a codesta nevrosi; mentre é r.oto che il suo carattere culminante consiste precisamente neJJa diversità e nella fugacità delle sue manifestazioni. Il Roche crede che, in entrambi i suoi casi, si possa invocar e un ,solo meccanismo etiologico: cioè, una lestOne diretta dello s tesso muscolo motore o del suo filamento oet·voso. Nella prima osser vazionE', la punta del fioretto s'insinuò fra il gDobo oculare e la parete orbitar ia. andando a produrr e una contusione del piccolo obliquo s ul pavimento dell'orbita; nella 35 Giornale medico.


546

RIVISTA DI OOULISTIOA

seco nda, il muscolo non venne dit•ettamenle inter'essato dal corpo contundente (corno di vacca), ma pet· mezzo del globo oculare, che esercitò su di esso una compressione schiacciandolo contro la parete orbitaria. Partendo da questo principio, dice l'a utore, si può costituit•e tutta una classe di paralisi oculari, dovute a una lesione periferiea (probabilmente un' emorragia intramuscolare) e caratterizzate dalla benignilli della loro prognosi, giacchè la paralisi si dilegua quando l'emorJ•agia vien riassorbita. TROMBETTA. Sir A LLEN PERRY, e A. C ASTELLANI. - Sull'agente della oongtuntlvlte oon· tagiosa acuta a Ceylan. - (Th e JouT"nal o.f tropic·al medicine, 1 l'eobraio' 1906). Gli AA. ht~nno studiato moHi casi di congiuntivite conta giosa acuta caratterizzala da rflpido inizio con g:rande tumefazionE\ delle palpebre, catarro mucopurulento e in alcuni casi decisamente purulento, chemosi della con:ziuntiva, emor ragie sotlocongiuntivali, viv11 fotofobia (congiuntivite calar1·ale emorragica di Nettleship). L'affezione e1·a aggravata qnalche volta da lesioni corn~ali e spe~so s i dimost1·ò grandemente infeltiva colpendo più individui d9lla stessa famiglia. ~ Le ricerche batteriologiche dimostrarono la pr esenza costante di un bacillo a vente i caratteri del b. di Koch- Wechs. qualche volta associato al Micrococcus pyor;enes albus e al bacillo della xerosi. Gli esperimenti sulla patogenicità del ba.c illo di Koch-\\1echs (Bacte r ium aeg!fptiacum Lehmann e Neumann), esef.!uiti inoculando ora il pus ora le colture pure del bacillo nella congiuntiva delle scimmie diedero risultati negativi. In un caso però nel quale si fecero precedere all'inoculazione delle piccole scariflcazioni della congiunti va si ebbe una marcata iperemia. L'inoculazione delle colture pu1'e nel peritoneo delle cavie e dei conigli non diede luogo ad alcun fenomono morboso. T ES T!. M. P. IM PKNS.- L 'allplna, nuovo anestetico locale. - (Journal de pha,.macie et de chimie, n. 5, seplembr e 1905; t\ Recueil d'ophtalmologie, n. 1, 1906). Questo nuovo anestetico loesle che I'Impens ottenne in collaborazione col dottor Hofmann, è una sostanza perfellamente cristallizzata, non igroscopica, che fonde a 169°, solubilissima nell'acqua, e che , chimicamente, sarebbe il cio· ridrato di tetrametildiamino-etildimelil-benzolcarbinolo primario: le sue soluzioni acquose si possono sterinizzare benissimo facendole bollire, a fuoco vivo, pe1' 5-10 minuti al massimo, senza pericolo di altei·azioni. Le proprieta anestesiche dell' alipioa sembrano essere supe1·iori a quelle della cocaina, giacché sono ancoJ'8 sensibili in quelle soluziOni in cui quest"ultima ha g ia cessato di a gir·e. Dopo la lunga a pplicazione d'una soluzione al 0,0:25 p. 100, si osserva che la sensibilità della, cornea è attutita; alla concentr·azione del 0,05 p. 100, il riflesso è scomparso, e i colliri all'i e al 2 p. 100 anestetizzano completamente l'occhio umano io 60-75 secondi. L'anestesia dura, io generale. 8·10 minuti. Inoltre l'alipina, come la stovaina, non presenta che un g-rado debolissimo di lossicita; non produce nè midriasi, nè vaso·costrizione, né dislurbi d'accomodazi one. TROMBETTA.


547

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE EDELLA PELLE ~lETCHNtKOFF e

Rour. - Eaperlmentl aulla. proflla.aal della. sltlllde. (.Acad. de méd. de Paris, giuguo Hl06).

Un'interes~anti.ssima comunicazione é stata fatta da Metchuikoff e Roux .all'accademia di medicina. Dopo un r iassunto delle lor·o precedenti espP.rienze sulla trasmissibilita del -contagio sifìlitico, sulle scimmie, :zli autori hanno riferito Stti risultati di nuovi esper-imenti, che ~em bran o esser·e fori eri di enormi benefizii pratici. GlÌ AA. fecero d!lpprima $Opra numerose scimmie una ser·ie di esperimenti, d ai quali è risulta to che l'appliclizione di una pomata contenente il30 p. cento di calonìelano, falla alcune o re dopo la inoculazione di virus sifìlitico sul punto stesso della inoculazione previene lo sviluppo di quals iasi lesione sifilitica . Dopo di ciò gli A A . s ono pasf.'ati a sperimentar·e su Il' uomo. Urto studente dì buona volontà ed esente da infezione sifìlitica sì ereditaria che acquisila si pr·es tò all'esperimento. Il t o febbraio scorso, gli fu inoculato il vi r·us sifilitico preso da due ulceri dure, sul solco prepuziale. Ne·llo stesso tempo e collo stesso virus furono inoculate 5 scimmie; una delle quali però morì di bronco·pneumoniLe .pochi giorni dopo. Un'ora dopo l'inoculazione fu spalmato colla pomata di ca~omAl~:~no e sottoposto a massaggio per otto minuti il punto dell' inoculazione nello studente e in una 'élelle s cimmie. Lo stesso fu fatto venti ore dopo a u n'altra scimmia. Le altre due scimmie rimasero come controllo. In esse la •lesione iniziale apparve diciassette giorni dopo; mentre oella scimmia cb e aveva a vuta l'unzione venti ore dopo. dalla inoculazione, la lesione apparve al . 32o giorno. Invece nè lo studente nè la scimmia sottoposta a ll'identico suo trattamento non hanno avuto mai alcuna manifestazione sitllitica.

,H . G. AoA:o.~soN.- Cura. della tlgna. per mezzo del raggi X.- (The Lancet, giugno 190i>). L'applicazione dei raggi X s ulle placche di tigna produce la cadula dei ca'.pelli, dando luogo a delle aree alopeciche . dove in s eguito tornano a c1·e scere i capelli, ma non il fungo, che viene eliminato interamente col capello caduto, .pqre s enza essere s tato ucciso. P e r e vitare i danni ormai ben noti che tale cura fisica può produrre sulla p('lle bisogna adoperarlo con discernimen to saggìando ne la quantità di raggi impiegala. Keinbock ha !iimostralo che la qu& nti là di raggi X , necessaria per de ter· mina re la cat:l ula dei capelli, varia da 5 a 7 unità Il del la scala di H olzknecht, servendosi del radio·cronometro del Benoisl, anziché delle pastiglie dèllo stesso Holzknecht, che difficilmente si ritrovano in commercio. A d amson, a sua volta, si serve in queste applicazioni del radiomelr o del .Sebouraud, il quale é basato s ulla facolla che ha il platino cianuro di bnrio di


548

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DI!:LLA PELLE

colorarsi in ragione del tempo durante il quale resta esposto all'azione dei raggi X, e perciò m ragione della quantità dei J'bggi ricevuti. Egli ha perciò fissalo quel pl.mto di colore campione che corrisponde alle 5 unità H · deli~ scala di Holzkoechl. Per cui se nel punto di mezzo della distanza che passa fra l'anticatode del tubo dell'apparecchio radiogr•afico, e la parte da depilare Si interpone UO& pastiglia radiomel:'ica fatta colla ordinaria carta :fluorescen te al plat!no cianuro di bario, allor·ché questa avrà preso il colore campione si sarà sicuri dii avere somministrato le 5 u. H. di Holzchnechl e noo più. Può variare il tempo nece1<sario a otte nere tale punto di colore a seconda della carica del lubo e della forza della cor·renle, ma la dose dei raggi impiegata è quella necessaria a produrre la depilazione senza pericolo di danno, per quanto l'operazione vada in lungo. I capelli cominciano a cadet·e H giorni dopo l'applicazione e se:;::uila per alcuni giorni: ritornano poi a crescere dopo sei o otto settimane e a lla fine di tre mesi sono d i nuovo cresciuti. L'A. ritiene questo il-mi~?liore mezzo radiometrico per questo scopo, perche dà i risultati indipendenlemente dalle rause di errore, carica del tubo, inten· s ità della corren te, stati fi sici dell'atmosfera: come lta potuto provare con e;,;perimenti di controllo, misurando il tasso dei singoli elementi impiega ti, ciu~ iotensita 1lel la corrente, lun ghezza della scintilla ecc. Per· proteggere l'operatore i tubi sono chi usi in u'n astuccio metallico rive· stito di ebanite, aperto solo dal lato che guarda il malato nel punto che si vuoi medicare. Si adoperano tubi regolatori che si mantengopo a una lunghezza di sciot•Ua da 8 a i O cm. La pastiglia al platino cianuro di bario, posta a metà fra il cent1·o del tubo e la pelle del malato deve essere proLelta con carta nera dalla luce del giorno, perché questa la scolorirebbe tosto, a menochè non si operi nella came1·a oscura. Se le placche sono poche si irraggiano una a una; se tutto il cuoio capelluto é invaso, si irradia tutto, prendendone il maggior cerchio possibile, e procedendo avanti, mentre il resto si prole:;{ge con uoa lamina di piombo. Dopo la radio applicazione non vi è altr o da fare che un gere la r egione con una lieve pomata ammoniacale di mercurio giornalmente per evitare la disseminazione della malattia all'atto della cadulta dei capelli. Nelle ir•radiazioni co mplete di tutto il capo, l'A. si serve anche di una forma dii fil di feno, che di vide il capo in settori, in modo che riesce facil e, con placche di: lamina di_piombo forate esporre a pezzo a pezzo tutta la pelle malata. senza diimt\nticarne nè sovra 1rradiarne alcun tratto. L'A. ne ha tl'attato 40 casi felicemente. Il metodo è innocuo e riesce sen•pr·e, senza lasciare calvizie permanenl<>, a patto di non prolunga1·e l'azione dei ra ggi oltre il limite segnato dalla giusta colorazione della pastiglia, 2° che ogni par te non sia esposta più di una volta alla t•adi~:~zione, 3° che la parte esposta sia tenuta alla dista11za fissa dall'anticatode del tubo. Con esso il periodo da cut·a della ligna si è ridotto da due anni, a tre mesi. G. OELOGU.


549

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA :Eu GENIO WoLF.- Sul mal 4l

mare. - (Deutsche med. Woehensehr. 3 gen-

naio 1906). Numerosi e vari medicamenti e trovati furono consigliati da medici e pro· fani per combattere il mal di mare, e da molti anni venne costiluita in Parigi una società contro questo disturbo, che parecchi scr1tti ha pubblicato ma finora con scarso utile risultato. Uno dei mezzi proposti é la sedia a vibra:r.ioni elettriche, apparecchio al.qunnto complica.to, in cui per lunghe ore si è esposti a scosse che riescono ~ssai vive anche per chi si trova su terreno solido. Si può certamente con questo metodo di vibrazioni rendere insensibili aicune parti del corpo, ma nasce il dubbio se si possa con ciò prevenire il mal ~i mare. Si aggiunga la s ua poca adattabilità nelle vario contingenze della vita sul mare. il richiedere mollo spa1.io per la sua applicazione, che deve esser fatta perciò sopra coperta, circostanze Lutle c:he lo rendono poco pratico nella ·sua attuazione. · Un'altra invenzione è quella del Kappmeier, il quale ha adottato contro il mal di mare una compressa umida, assai calda alla testa e che denominò Cappa di Nettuno. Questa é rappresentata da una. compressa riscaldata ed umida, munita di apparecchi0 di distensione. Perciò non solo la testa vien TiscaldatA, ma viene anche esercitata una pressione alle tempia, alla fronte -ed all'occipite. La compressa oltre essere calda deve essere applicata più rapidamente che sia possibile per portare il flusso sanguigno dalla regione dello stomaco alla testa per fa r lo nuovamente divenir regolare. Causa la pressieoe ed il riscaldamento, ha luogo un corso più adatto del sangue nel cranio, la regione dello stomaco é sgravata ed il circolo del sangue si fa normale; per ·tal modo il paziente si sente alleg~erito. Naturalmente tali apparecchi sono soltanto adoperali dalla gente agiata, perché nessuno vorrebbe usare un apparecchio che , poco prima era stato adibilo per la testa di un altro. Un a ltro mezzo assai più pratico, più comodo, alla portata di tutti sarebbe .quello qui descritto. Debbono peraltro essei'e proibiti vestiti stretti, calzoni, panciotti affibbiati, e nelle donne sopratutto il busto. Un recipiente di acqua bollente e due asciugamani, bastano per lottare contro il minacciante mal -di mare. L'acqua deve almeno avere 80 0.; gli asciugamani piegati e adattali alla larghezza della fron~e, immersi nell'acqua calda, torti e cosi caldi fermati attor no al capo con un. mezzo qualunque alla portata e mantenutivi -cosi più saldamente stretti che sia possibile. Questo primo fomento sarà assai rapidamente sostituito da un altro, e cosi -di seguito, finché il paziente prova un senso di benessere per tutto il corpo. La compressa allora non verra ancor tolta ma tenuta anche per qualche t empo attorno al ca po. Il bere, il mangiare, il fumare durante il processo im.oediscono il successo del trattamento. Il senso di benessere che si manifesta


550

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

con i ripetuti sbadigli ed il bisogno di stirarsi denota il principio della completa vittoria sul mal di mare . Questo senso di piacere s uccede in molti dopocirca mezz'ora, in mollissimi dopo un'ora: ben inteso' che debbono essere rigorosamente osservate tutte le indicazioni s opt·acitate. L' uso di odori, il pr ofumare il corpo o la cabina deve esser vietato. L'inizio della cessazione del mal di mare si estrinseca colla sete la quale non può essere sodqisfatla in nessun modo: il paziente ama star tranquillo sinchè avverte una sensazione di fame. E tostoché questa si fa sentire, deve bere a piccoli sorsi un the al· lungato, caldo, senza zucchero, senza lalte od altra ag~iunta e mangiar pane biscottalo. Due ore più tardi egli può impunemente prendere i pasti di bor d0,. bere e fumare. Questa cura è radicale, e chi la segue anche quando il mare non è mosso rimane libero dal mal di mare. Cosi questo me7.Zo a gisce incondizionatamente e senza costo di spesa. P. GIANI.

F. C. WELLMANN. - Dl un luetto emlttero auoohlator.e del sangue dl ua artropodo e ohe oooaalonalmente attaooa 1 mammtfert (uomo).- (Tite.Journal of tropical medicine, aprile 2, 1906). Decisamente l' entomolol!ia medica di giorno in giorno ci scuopre nuovi orizzonti. Ora è la volla eli un insetto emitlero appat·tenenle alla famig lia dei Reduoidi, probabilmente il Reduoius personatus, il quale infes~a in gran quantità le capanne dei nativi del Benguella nell'Africa occidentale e punge di fre· quen te l'uomo con punture dolorosiss ime. Questo insetto, dello dagli indigeui oehiudunrLu ha la curiosa proprieta tli succhiare il sang ue di una zecca pure comunissima in quelle regioni, l' Ornithocloros moabata (Murra y), la quale è saputo essere l'agente di trasmis sione di una speciale spirillosi, malattia febbrile propria di quei paesi, detta anche malattia da ;eeca. È caratteristico il modo con cui questo insetto si impadronisce della p1·eda e ne 8uccllia il !.'angue. e una fi g ura riportata dall'A. mostra appunto l' insetto che stringendo fra le due paia anteriori di zampe la zecca le infigge sul dorso il proprio rostro acutissimo. L 'A. a ccenna all'importanza grande che questa osservazione può avere in. patologia per i tre seguenti ordini di idee : 1° per il fallo della probabile distruzione per parte di questo insetto di animali propagatori di malattia; 2° in ragione delle sue punture velenose; :3° per la concepibile sua importanza come agente di propagazione di malattie, sia direttamente che indirettamente, col concorso cioè di allri animali. T t:sTr. A. OsTER~tANN. - La faringite menlngoooooloa oooalderata quale orlgln•

della. menlnglte epldemloa. - (Deutsehe m~ cl. Wochenscltrij't, 15 marzo 1906). L'autot·e porta un nuovo con tributo alla teoria dell'origine faringea della meui ng ite meningococcica, e le sue ricerche so n frullo di osservazioni praticate nella recente epidemia di mening ite cet·ebro·spinale che colpì la Slesia Prussiana. In sei famiglie dove eranvi stati più casi di mening ite cerebro-spinale, e ~l i scelse i soggetti rimasti immuni, raccogliendo, con le opportune cautele, del


551

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

•

muco dal loro naso-faringe, seminando tale secreto io scatole Petri contenenti dell'agar. In ciascheduna famiglia, talvolta in un solo individuo, talallra in parecchi, ebbe a constatare la presenza di meningococchi nel muconasale. Questi vennero isolati ed identificati grazie ai loro caraltet:i morfologici e colturali e con l'aiuto di sieri specifici fortemente a~glutinanti pet• il meniogococco e quasi senza azione sui p!:>eudo- meningococchi. In molti degli esaminati esisteva un catarro naso-faringe•) piu o meno intenso in atto od in via di guarigione o di già guarito, ed ir1 altri la mucosa in par ola era perfettamente integra. In parecchi casi l'autore potè dimoslt·are come malati di rioite portatori di meniogococchi avessero infettati compagni di scuola e di lavoro, diventando punto di partenza di focolai epidemici in località rimaste fino allora immuni. Parimenti dimoslr•ò sperimentalmente come tali individui, to;;sendo o starnutendo ed anche parlando possano proiellare dei microbi fino a cinquanta centimetri di distanza, determinando lo sviluppo di tipichE\ colonie di meningococchi sopra scatole di aga t· collocate a tale distanza dalla loro bocca. I divel'si tentativi te rapeulici si mostrarono inutili, cos icché risultò impossi· bile ottenere la scompar.sa del meningococco che può.restare l unghissimo tempo nel retro-faringe $enza che sia possibile fat"nelo scompartre. Da ciò la neces· sità ili rigorose misure profilaltiche e di isolame11to associate ad un'accueata igiene della bocca. L"autore conclude col dichiararsi convinto partigiano della penetraziooe del meuingococco per via faringea nella cir·colazioue generale e di là nelle meningi. . G. BERNUCCI. SoRGENTE. -

mterlorl rloerohe sul menlngooooco.- (Cen.lralbl. f . Bakter.,

vol. XXXIX, fase. I). L'A., che già in un precedente lavoro aveva espresso l'opinione che i d iv ersi tipi di meningococchi ammessi dagli autori non rappresentino che semplici variazioni dovute a modifìcazioni del substrato ove trovasi il batterio dà nuove prove di questo asserto, venendo alle segue11ti conclusioni: 1° Anche per mezzo della sieroreazione non si riesce a trovare differenze specifiche fra il meningococcb tipo Weich selbaum e quello tipo Jag•~r- H eubner; per conseguenza questi due tipi ctebbono semplicemente considerarsi come varielà di una stessa specie batterica. 2° I meningococchi isolati dai casi di meningite cerebro-spinale per mezzo della prova d~ll' agglutinazione, hanno dimostrato un comportamento diverso da quello prosentuto da aiLri diplococchi isolati dall'organismo um~no. 3° Il siero di sangue di un meniogitico Ja meningococchi aggiutrna fino alla diluizione dell' 1: 100 il meningococco isolato dallo stesso individuo e fino alla diluizione dell' l : 50 ciascun altro meningococco, mentre non ha alcuna azione sul diplococchi isolati da altri casi di meningite. 4° Mentre il siero di un coniglio immunizzalo con un comune diplococco agglutina il diplococco stesso fino alla dii uizione di 1 : 300, non ha invece alcuna azione sul menlngococco. 5<> Il siero autipneumonico Pau e è inattivo verso il meningococco; agglu~ tina invece il pneumococco fino alla diluizione 1: 1000.

Tesn.


552

NOTIZIE LA Nl ;OVA CONYE~ZIONE DI GINEVRA. In attesa di poter far luogo alla relazione sulla conferenza tenutasi dal giorno 11 giugno al 7 luglio p. p. in Ginevra per la revisione della Convenzione del 1864, alla. quale prese parte, quale dele· gato del :Ministero della guerra, il maggior generale medico ispettore Randone, ci affrettiamo a pubblicare il testo integrale della nuova Convenzione, in sostituzione di quella del1864, quale sarà sottoposto alla approvazione delle potenze che si sono fatte rappresentare alla Conferenza. Co uv ~ntion pour

l'amélioJ·atiou du sort des hlessés et malades

dans Jes ;u· nu~es eu camJutgue. CHAPITHE l. D cs blcssés et m:tlade!S.

At' l. 1. - Les militaires et les aulres per~onnes officiellement altachées aux armées, qui seront blessés ou malades, devront è lre respeclé:s el soignés, sans dis tinction de nationalité, par le belligéranl qui les aura en son pouvoir. Touterois, le belligérant, obligé d'abandonnet' des malades ou des blessés à son adversaire, laissera avec eux, autant que les circonstanccs militaires le per·mellront, une partie de son per sonnel ot de son matériel sanilaires pour contribuer à les soigner. Art. 2. - Sous r &serve des soins à leur fournir en verlu de l'a rlicle prècédent, le~ blessés ou malades d'une at•mée lombés au pouvoir de l'autre belligérant Ront prisonoier s de guerre el les régles gcnél'ales du dt·oil des gens concernanlles prisooniers leur sont applicables . Cependant, Jes belli gcrants resteot libres de slipuler entre eux, à l'e~gard des prisonniers bl es~és ou malades, telles clauses d'exceplion ou de faveur q•J'ils jogeront util es; ils auronl, notamment, la faculté de convenir: De se r emellre réciproquement, après un combat, les blessés Jaissés sur le champ de bataille; De renvoyer dans Jem· pays, aprés les avoir mis en é tal d'èlre transportés ou après guérison, les blessés ou malades qu'ils ne voudront pas gardòr prisonnier s ; De r emettre à un Étal neutre, du consentement de cslui·ci, d~s blessés ou malades de la partie adverse, à la charge par l'Élat neutre de les interner jusqu'à la fin des hostililés. Art. 3. - Aprés chaqne combat, l'occupant du champ de balaille prendra des mesures pour rechercher Jes blessés e~ pour les faire prot6ger, ainsi que le!> morts, cootre le pillage el Jes mauvais traitemenls.

•


NOTIZIE

553

Il veillera à ce que l' inbumalion ou l'incinél'alion des morts soit précél ée

<l'un exameo attentif de leurs cadavres. Art. 4. - Chaque belli!!ér·ant enverra, dés qu'il sera possible, aux autoritès <le leur pays ou de leur armée les marques ou piéces militaires d'identité trouvées sur les morts et l'élat nominatif des blesst>s ou malade·s r:ecueillis par lui. Les beUigé ranls se tiendront ré~iproquement au courant des inleroements -et des mutations, ainsi que des entr ées dans les hò pitaux et des décés survenus parmi les blessés et malades en leur pouvoir. Ils recueilleront tous les objets d'un usage personnel, valeur·s, lettr·es, etc., qui seront trouvf.s sur !es champs de bataille ou délaissés par !es blessés ou rnalades décédés dans !es -établissements et t'ormations sanitair es, pour les faire trausmeltt·e aux intéressés par !es autorités de leur pay:z. Art. 5. - L'autorilé militaire pourra fai!'e appel au zéle charitable des habi· tants pour r ecueillir e t soigner, sous son contrùle, des blessés ou malades des .armées, en accordapt aux personnes ay~:~nt r épondu à cet appel une protection spéciale et certaines immuoité::. C:H .\P IT RE II . D es i'o1•matioos et. é tabllssem e nts !!'anit.ab•es.

Art. 6. - Les fot'malion s sanitait•es mobiles (c'est-à -dire c.elles qui sont destinées é accompagnar les ar·mf> es en campagne) et !es établissernenls fixes -du service de sant.é seront protégPs ~ l respeclés per !es belligé rants. Art. 7. .....:.. La p:rotection due aux formalions et é tabli3semenls !>anitaires -oesse s i l'on en use pour commetlre des actes nuisibles à l'ennemi. Art. 8. - Ne sonl pas cons idè rés comme t'> tant de nature à priver· une formation ou un é tabl issement sanilair·e de la proleclion assurée par l'arlicle 6: t o Le fai t que le perso n nel de la formation ou de l'élabl issemenl est arm(· ~t qu'il use de ses ermes pour sa propre d•~fense ou celle de ses malades e! blessés. 2° Le fait qu'à défaut d'i nfirmiers armés, la forma lion ou l'é tablissement -es~ gardé par un piquet ou des !:"entinelles munis d'un mandat régulier. 3° Le fait qu'il est trou,·é dans la formation ou l'ét8bliss emeut des ar mes el cat·toucbes retirées au x blessées et n'Ayant pas encore eté versées au sei'· vice compétent CHAPITRE III. Du persoonel.

Art. 9. - Le personnel exclusivemeot aflecté 8 l'enlèvement, au tr·ansport et au lrai.temenl des blessf>s et des malades, ainsi qu'à l'administration des formation~ et établissemenls saoilaires, les aumòniers attachés aux armées, s~ront respectés e t protégés en toute circonstance; s'ils tombent entre !es mains de J'ennemi, ils ne seront pas traités comme prisonniers de guerre. c~s disposilions s'appliquent au personnél de garde des formalions et élablissements sanitaires dans le cas pré vu à l'article 8, no 2. Art. 10. - Est assimilé au personnel visé à l'article précédent le personnel des Sociètés de secours volontaires dùment reconnues et autorisées par leur Gouvernement, qui sera employé dans les formalions e t établissements sanitaires des armées, sous la rèserve que ledit personnel sera soumis aux lois et règleme~ts militaires.


56-1

NOTIZIE

Chaque Ètat doit noli.fier à l'autre, soil dés le temps de paix, soit a l'ouverture ou au cour!; des hostilités, en tout cas avant tout emploi effeclif, les nomsdes Sociét~ s qu'il a auto risées à prèter leur concours, sous sa responsabilité, au ser vice sanilaire onìc iel de ses arm èes. Ari. 11. - Une Sociè:té recounue d'un pays neutre ne peut pr è ler le concours de ses personnels ~t formations sanitaires a un belligé ranl qu'avec l'assentiment préalable de son propre Gouvernement et l'autorisation du beiiigéraot lui·m ~ me. Le belligér ant qui a acceplé le secours e~>t tenu, a vant tout emploi,' d'en · raire la notification à so n ennemi. Art. 12. - Les pe1·sonnes désign ées dans les artici es 9, 10 et i t continueront, aprés qu'elles seront tombèes au pouvoir de l'ennemi, à remplir leurs fonctions sous sa direct~oo . L01'sque leur concours ne sera plus indispensable, ell es seront r envoyées a leur I'H'lnée ou à leur pays dans !es délais et s uivant l'ilinéraire compatibles avec !es nécessités militail'es. Elles emporteront, alors, las effets, les instruments, les armes et !es chevaux qui sont leur propriétt'> particulière. Art. 13. - L'ennerni a ssure1'8 au pel'sonnel vis•! par l'article 9, pendant qu'il sera eu son pouvoir, les mè mes allucations et la mè me solde qu'au personnel de.s mè mes grades de son a1·mée. CHAPITRE IV. Dn matél'iel.

Art. 14. - Les for·mations sanitaires mobiles conscrver ont, si elles tombent au pouvoir de l'ennemi, leur maté riel, y compris !es allelages, q uels q ue soien.t !es moyens dò transpor t et le per·sonnel condudeur·. Toutef1)is, l'autoriLé mililaire compétente aura ls faculté de s'en se1·vir pour les soins des blésses et malades ; la r estitution du maté riel aura lieu dans les conditions pre vues pour le personnel 5an itoire, et. autant que possible en mème temps. Art.. '15. - Les biltimen ts et le matèriel des établissements fixes demeurent soumis uux lois de la gruerre, mais ne pourront étre délourués de leur emploi, tant qu' ils seront nécessaires aux blessès et aux malaùes. Toutefois, lec: com mandanls des troupes d'opéralions pourront en di3poser en cas de nécessiles militai1·es imporlanles, en assurant au préalahle le sort des blessés et malades q ui s' y trouvent. Art. 16. - Le mate rie! des Soc,,:t<is de secours, admi ses au bùnéfìce de la Conve ntion conrormti menl a ux .conditions d~te rmin ces par celle-ci , est considé ré camme propr·ié té privée et, camme tel, respP.clé en toule circonstnnce, s auf le Jroil de rèquisition reconnu aux be llig~~ ronls s elon les lois et usages ùe la guerre . CHAP ITRE V. Dcs <·on, -ois d'é,·acuation.

Art. 17.- Les convois d'évacuation se ront traités comme Ics formations sanitaires mobiles, sauf Ies dispos1tions spuciales suivantes : 1° Le belligèrant inte r ceptanl un co nvoi pourra, si !es n éces!Sités militaires l'exigent, lo d1sloquer en se char·geant des malades et blessès qu' il contient.


NOTIZIE

555

2° Dnns ce ca!', l'obligation de renvoyer le persoonel snoilnire, prévuc il rarticle 12, sera étendue A tout le personnel militaire préposé au transport ou à la garda qu convoi et munì à cet elfet d'un mandat r égulier. L'obligation de rendre le matét•iel sanitaire, pré vue à l'article 14, s'appliquera aux trains de chemins de fe r et bateaux de la navigation intérieure spécialement ot•ganisés pour les évacuations, ainsi qu'au mah~ ri el d'aménagement des voitures, trains et bateAux ordinaires apparte nant au service de santé. Les voitures militaires, autres que celles du service de saolé, pounont étrecapturées avec leurs attelages. Le personnel civil et !es divers moyens de transport provena nt de la r équisition, y compris ' le matériel de che min de fer et les bateaux utilisés pour les. convois, seront soumis aux t•égles g~ o é rales du droit des gens. CHAPITRE VI. Du signe distinct.U.

Art. 18. - Par hommage pour la Suisse, le sig ne héraldique de la croix rouge sur fond blanc, for mé par interversion des couleurs féclérales, est maintenu comme embléme et signe dislinctit" du service sanitaire des arm(·es. Art. 'Hl. - Cet ernblo~me figure s ur les drapeaux, les brassards, ainsi que sur tout le maté riel se rattachant au service sanitaire, avec la pe rmission de l'autorità militaire compe tente. Art. 20. - Le personnel protégé en vertu des articles 9, alinéa 1•r, 10 et 11 porte, tìxé au bras 1!8Uche, un brassard avec croix rou~e sur fond blanc, délivré et limbré par l'autorité mililaire compé lente. accompal!nt- d'un cer lifìcat d'identité pour !es personnes rattachées au service de santé des armées et qui n'auraienl pas d'uniforme militaire. Art. 21. - Le drapeau dis tinct1 f da la Convention ne peut è lre arboré que sur les formations et élablissemenls sanitaires qu'elle m·donne de respecter et avec le consentement de l'autorilé mililair·e. Il devra é lre accompngné du drapeau nalional du belligéranl dont relé ve la formalion ou l'établissem'!nt. Toutefois les forma tions sanilaires tombées au pouvoir de l'ennemi n'arboreront pas d'autt•e drapeau que celui de la Croix-Roug e, aussi loogtemps qu'elles se trou vero nt dans celte si tuation. Art. 22. - l.es formations sanilaires des pa ys neutt•es qui, dans !es conditions prévues par l'article 11 , auraierrt é té autot·isces a fournir leurs services, doivent arborer. avec le drapeau de la Convention, le drapeau nalional du belligérant don t elles relèvent. Les dispositions du deuxiéme alinea de l'artide précédent Jeur sont applicables. Art. 23. - L'emblème de la croix rouge sur fond blanc et !es mols Croi:xRouge ou Croi:x de Genèoe ne pourront étre employés, soit en temps de paix, soit en temps de guerre, que pour protéger ou désigner las formations et établissements sanitaires, le personnel et le matt'> riel protl·ges par la Convention.


.56G

NOTIZIE

CHAPITRE VII. De l'applieation et de l 'exécution de In Convention.

Art. 24.- Les dispositions de la présente C>nv~ntion ne sont obligaloires que pour les Puissances contractantes, eri cas de guerre entra deux ou plusieurs d'entre elles. Ce'! dispositions cesseronl d'è tre obligatoires du moment ou l'une des Puissances belli~oYérantes ne ser ail pas s ignatair e de la Convention. Art. 2'>. - Le!': commandan Ls en chef dM arméP.s belliJZérantes auronl A pourvoir aux M lails d'exécution des arlicles prér:édents, ainsi qu'aux cas non pré vus, d'après les instructioos de leurs Gouvernements respectifs el confo r· mément aux principes généraux de la pré';ente Convention. Art. 26. - Les Gouvernements signatail'es prendront !es mesures nécessaires pour instruire leurs troupe~, et spécialement le personnel prolég(>, des dispositions de la présente Convention et pour les porter à la crmnaissance des populations. CH AP JTRE VIII. De l a répressit>n des abus et des tnrracUons.

Art. 27. - Les Gouverneme nls s ignataires, dont la l•''gislation ne serait.pas dés è. pTésent suffisante, s'engagenl à prendr e ou à proposer à leurs légis latures les mesures nécessaires pour empécher en toul tem ps l'emploi, par des particuliers ou par des sociétés autres que cellP-s y ayaot droit en vertu de la présente Couvention, de l'embl è m~ ou de la dénomioation de Croia:- Rouoe ou Croia: de Gèneoe, notamme nt dans un bul commer·cial, par le moyen de 1narques de fabrique ou de co-mmerce. L' inlerdiction de l'emploi de l'emblème ou de la dénominalion don t il s'agil produira soo etfet à parlir de l'époque de•erminée par chaqu~ législation et, au plus LBI'd, cinq ans après la mise en vigueur de la présente Convention. Dè, celte mise en vigueur, il ne sera plus llche de prendre une marque de fabrique ou de com merce contrair·e a J• inle1·diction. Art. 28. - Les Gouvernements signataires s'engagent ég-alement à prendre ou a proposer a leurs l é~i;:Jatures , en cas d'insuffi3ance de leurs lois pénaEes militaires, les rnesur·es nécessaires pour r éprimer, Em lemps de guer1·e, !es a ctes individuels de pillage el de ma uvais lraite me nts envers des blé'3ses el malades des armèes, ainsi que pour punir, comme usurpation d:insignes mi litaires, J'us age abus if du drapeau e t du brassard de la C1·oi'x-Ro uge par des rnilitaires ou des particuliers DOn proL1;gés par la présente Conve ntion. Ils se comrnuniquertml, par l' intermùdiaire tlu C:onseil fédo~ral suisse, l es . disposition::; l'elatives A celte r épression, au plus tar d dans les cinq ans de la ratification de la présente Cooveolion. DISPOSITIONS GI~ NÉRALES.

Art. 2!l. -La prt'>sente Convention sera ratifìée aussi-tòt que possible. Les ratifications seront Mposées à Ber ne. Il sera dresst'> du dép6l de chaque ratifica tion un proci:s-verbal dool une copir, certiflf>e ~onforme, sera r emise par la voie d iplomatique A toute~ les Puissnnces contractaotes.


NOTIZIE

557

Art.. 30. - La p1·ésente Convention e11trera en vigueur pour chaque Puissance- six rnois après la date du dépOl de ses ratificauons. Art. 31. - La présente Conventio11, dinnent ratifì&e, remplacera la Convention du 22 aoùt ·186-i dans Jes rapports entre les I~tats contl'actants. La conveotioo de 1864 resle en vigueur dans les rapports entra les parlies qui l'ont signée et qui ne ratifìeraient pas égalemenl la présente Convenlion. Arl. a2 - La présenle convenlion pourra, jusqu'au :H dècembre prochain, ètre stgnée pa1' !es Puissances représentèes à la Confùt·ence qui s'est ouverte à Genéve le 11 juio 1906, ain si que par les Puissances non représentées à celte Conférence qui ont signé la Conventioo de 1864. Celles de ces Puissances qui, au 31 decembre 1906, n'auront pas signé la présente Coovention, rest.cront libres d'y adhr'· r &r par la suite. Elles auront à fai re conoaìlre leur adhésion au moyen d'une notification écrite adressée au Conse il féd éral suisse et communiquée par celui-ci à toules les Puiss ances contr·a c la o te s. Les autres Puissances pourront demander à adhérer dans là; mème forme, mais leur demande ne produit·a effet que si, dans le dé lai d'un an à partir de la ootiflcation au Conseil fédtSral, celui-ci n'a reçu d'opposilion de la part d'sucune des Puissances conlractanles. Art. 33. Chacune des parlies contractantes aura la faculté de dénoncet• la présente Convenlion. Celle dénonciation ne produir-a ses effets qu'un an après la notifìcation fai Le par ècril au Con seil féJéral suisse; celui-ci communiquera immédialement la notificalion à toules les aulres par·lies conlractantes. Celte dénonciation ne vaudra qu'a J'ègard de la Puissance qui l'aura notifiée . En foi de quoi, les Plénipolehliaires 011t signé la présenle Convenlioo et J'ont revé lue de leur~ cachets. Fait à G·enè ve, le six juillet mil neuf cenl six, en un seui exemplait•e, qui restera dt:posé dens les at·chives de la Conf•!dération suisse, et dont des copies, certifiées conformes, s eronl remises per la voie diplomalique aux Puissances contractanles. (Sign.atures).

Inoltre, ed in conformità. dell' articolo 16 della convenzione per il regolamento pacifico dei conflitti internazionali del 29 luglio 1899, che ha riconosciuto l'arbitraggio come il mezzo più efllcace e nel t;ne· desimo tempo' i:l più giusto di regolare le contestazioni non risolte per via diplomatica, la conferenza ha emesso il. voto seguente: ~ La conference ex prime le voeu que, poni' arri ver à une intertn•ètalion età une applicalion aussi exactes que possible de la Convention de Genéve, !es Puissances conLractantes soumettenl à la Cour Permanente de la Haye, si les cas et les circonstances s'y )Jrélent, les dilf,:.,·ends qui, en temps de paix, s·é:éveraient entt·e elles, relali vement à l' iuterprétation de la dite Convention ».

(Signatures).

l


.558

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dispense N. 23, ~6. ~7, !8 e 29 del Bolutlino ufficiali delk nomin4) .

Uffl o l a li l n aervlzlo atti v o pe r manente .

Determinazione Mini.steriale 14 giugno 1906 . · PANTANO Arturo, capitano medico 40 fanteria.- Trasferito osped&le Mes;;ina . SA RTO Vittor io, tenente medico 4 alpini. - Id. id. Milano. GmooLJ Enrico, id. ospedale Livorno. - Id. reggimento lancieri di Novara. R Decreto 7 giugno 1906. CHIAISO cav. Aljonso, maggiore generale medico, ispettore capo di sanita militare. - Collocato in posizione am;iliaria per ragione di eta, con decorrenza per gli assegni dal 1• luglio 1906. R. Decreto H giugno 1906. DE RENZI cav. Giuseppe, maggiore generale medico, ispettore di sanilà militare. - Nominato ispettore capo di sanita militare. lMBRIACO cav. Pietro, colonnello m edico ispettore di sanità militare. - Promosso maggiore generale medico, con anzianHà 28 giugno 1906, contim:ando nella carica controindicata. IANDOLO cav. Costantino, id. direttl)re sanità militare X corpo armata. - E sonerato da tale carica e nominato ispettore di sanità militare. R. Decreto 17 maggio 1906. DBMONTE Siloio, teneute medico ospedale Torino. - Collocato in aspettativa per infermita temporarie non provenienti da cause di servizio, per la durata di uu anno. Determina~ione Ministeriale 21 giugno 1906. ·SJRECI Giuseppe, tenente medico 3 artiglieria fortezza (comandato scuola applicazione sanilA milìt6re) - TERRA·ABRA MI Giuseppe, id. 6 fanteria (id. id.). - Cessano di essere comandati come sopra. Sunor Domenico, id. 89 id. (id. id.). -Cessa d1 essere comandato come contro e trasferito ospedale militare Verona. R. Decreto 7 giugno 1906. ToRTORA Giooanni, capitano med i.~o in aspettativa ad Ooeglia (Savona). (Regi decreti 30 aprile e 2 novembre 1905 e 6 maggio 1906).- Richiamato in ser· vizio dal24 ma~gio e destinato ospedale militare Ravenna. R. Decreto 10 giugno 1906. FARAGGJANA. Francesco, sollotenente medico.3 bersaglieri.- Promosso lenente medico continuando come contro. De CESARE cav. Zaccaria, ma~giore medico ospedale di Napoli - SIRIGNANO cav. Felice, capitano medico 12 artiglieria campagna- MEDUGNO cav. Francesco, capitano medico o:~pedale Livorno -PA SCAW!: cav. Alberto, capitano medico reggimento cavalleggeri Padova. - Collocati b posizione ausiliaria a loro domanda, dal t• luglio 1906.


lltOVULENTI AV.VENOTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FAR~U.CEUTIOO

559

R. · Decreto 17 giugno 1996. I seguenti ufficiali medici sono promossi àl grado s uperiore con la des tinazione per ciascuno indicata : Capitani promossi maggiori: CARTA MANTIGLIA cav. Filippo, ospedale Torino. - Continua com e contro (a scelta, art. 25 della lep-ge sull'avanzamento). PRONOTTO cav . Benedetto Sulpi~io, t• artiglieria fortezza. - Destinato ospedale Chieti (dichiarato promovibile a scelta). ToMMASINA cav. Mario, ospedale Torino. - Id. id . Novara (id. id.). 1 Tenenti promossi capitani: PAVIA Caliman, ospedale Verona. - Des tinato 6 alpini. VALERIO Giuseppe, id. id.- Id. regg imeno Genova cavalle ria (a scelta) . .CASTELLANI Romeo, id. Alessandria. - Id. di r ezione sanita II cor po d'armata (pron:JOvibile a :scell.a). MAGLIO LI A n ton io, 1~ artiglieria costa. - Id. reggimento cavalleggeri Roma (id. id.). R. Decreto 21 giugno 190G. LICARl Vincen~o, ca pitano medico in aspettativa a Cas ll·oreale (Messina). Richiamato in servizio dal IO g iugno 19013, destinato 51 fanteria. R. Decreto 1• luglio 1906. DE FuRIA cav. Ettore, colonnello medico di r ettore sanità Xl cor po d'armata. Esonerato dalla carica cont1•oindicata e nominato direttore di sanità X co.rpo d'armata. l seguenti ufficiali medici sono promos si al grado superiore con decor renza per gli a ssegni dal 1' luglio 1906 e con la destinazione a cia scuno indicata. Tenente colonnello promosso colonnello : SuscA cav. Domenico, direttore ospedale B ari.- Nominato direttore del X corpo d'armata. Maggiore promosso tenente colonnello : V ALLICELLr cav. Antonio, ospedale succu!'sale Udine. - Nominato direttore ospedale Bari. Capitano pr omosso maggiore: BERNUCcl cav. Giooanni, 6 alpini. - Destinato ospedal~ Veronà (a scelta). Tenenti promossi capitani: MIRAGLIA Eustachio, 2i artiglieria campagna.- Destinato 11 fanteria. ANNARATONE cav. Carlo, ospedale Firenze. - Id. 52 id. comandato ospedale Firenze (a scelta). MesseROTTI BENVENUTI Odoardo, 3 artiglieria campagna. - Id. reggimento P iemonte Reale cavalleria (promovibile a scelta). Determina~ ione Ministeriale 12 luglio 1906. GAMBINO cav. Gaetano, maggiore medico ospedale Verona. - T1·asferito ospeda le succursale Udine. DeGLI UBERTI cav. Gennaro, id id. Genova. - Id. id. Napoli. MENNELLA cav. Areanpelo, capitano medico 4 genio.- Id. id. Livorno. CARDI cav. Francesco, id. id. infermeria presidiaria Capua. - Id. 4 genio.

r


560 MOVIMENTI AVVENUTI l\E.L CORPO SA.NIT. E ~EL PERS. FARMACEUTICO SuLLIOTTI Ejlsio, capitano medico ospedale Genova.- Trasferito 'l' artiglieria. fortezza. MAGNETTA Ferdinando, id. 80 fanteria. - Id. 12 id. cam pagua. CERONE Francesco, id. 6 id.- Id. ospedale Genova. MARRAS Ra:!faele, id. ospedale Alessandria. - Id. id. Tori!llo. FoÀ cav. Teodo ro, id. direzione sanità Il cot•po d'armata. ~ Id. 2 genio. PASCH ETTO cav. Ferdinando, id. ospedale Ancona. - Id. 40 fanteria. VtSALLt Paolo, iJ. id. Messina. - Id . 89 id. VEROOLtVA Beniamino, id. iù. Caserta.- Id. infermeria presidiaria Capua. AccA.RDI Mario, lenente ·medico ospPdale succursale Mantova, - Id. 2·t artigl ieria campagna. TERRA·ABRAMI Giuseppe, id. 6 fanteria.- Id . r eggimento Savoia cavalleria. VECCHtONE A.dolfo, sottoteoenle medico reggimento Savoia cavalleria. - Id. 20 fanteria. ARCA.ru:;J Giuseppe, id. 4 fantet·ia. - Id. 3 artiglieria costa. Fa.rmaol•tl milltarl. R. Decreto i giugno 1906. R ussi Carlo, fat•macista di 1• classe, in aspettativa per infet•mità compt'ovala. (R. decreto 18 maggio 1906). - Richiamato in ser vizio dal i' giugno 1906 ed~!ìlinato ospedale militare P erugia. Determina:ione Mini~teriale 2l giugno 1'906. SoL~ ca v. Giuseppe, farmacista capo di i" classe, ospedale militare P erugia. Trasferito farmacia centrale mtlilare. Suzzi dott. Filippo, farmacista di ;>• classe R. corpo truppe coloniali. - TrasferiLo ospedale Firenze. PAGNJELLO dotl. Alfredo, id. 3• id. ospedale Firenze. - Id. R. corpo truppe coloniali. Ufiloiall ln oonsedo. UrriCIALI NELLA POSIZIONE 01 SERVIZIO AUSILIARIO. R. Decreto 7 giugno 1906. CHJAISO cav. Alfonso, maggiore generale medico distretto Roma. -Nominato grand' uffiziale nell'OPùine della Corona d' Italia in considerazione di speciali benemerenze. R. Decreto 21 luglio 1906. MoRPURGo cav. Giacomo, tenente colonnello medico distr etto Milano. - Promosso eolonnello. ME:-lDINJ cav. Giuseppe, capitano medico distretto Bologna. - Id. maggiore. Defantl. GARRONE ca v. Giuseppe, maggiore medico r iserva distretto Mondovi. - Mot·to a Romagnano·Sesia (Novara), il 22 febbra io 190tl. Il R edattore

D.r RIDOLFO Lxvi, maggiore medico. Il DircLLoro

Dott. GxOVA:\NI RANDO~E, magg. generale medico ispettore. (52tii) -

1\oma, 1906 - Tip. E. Voghera.


SOCIETÀ DI PREVIDENZA TRA GLI U~FICIALI DEL R. ESERCITO E DELLA R. MAB.INA NEL REGNO D'ITALIA. - Riconosciuta come Ente Morale con R. Decreto 8 novembre 1892, N.0 DCCCIX, Premiata con Medaglia d 'argento all'Esposizione generale italiana di Torino del1898, con quella. d 'oro all'Esposizione universale di Parigi del1900 ed all'Esposizione regionale operaia. di Roma nel 1902-1903. -Roma, Pia::r:a Beneiletto Cah·oli, 117. Presidente onorario: B. M. VITTORIO EMANUELE III.

La Società assicura una pensione vitalizia od un capitale in caso d i morte, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3 : (pensione e capitale possono accrescersi aument ando il contributo mensile); - provvede assegni vitalizi sia differiti, sia immediati; -converte in vitalizi le assicurazioni sulla vita dei Soci e dei loro congiunti; concede sussidi ai Soci, alle loro ,-edove ed orfani, e borse di studio ai figli; - accorda mutui ai soci con semplice cambiale senza che occorra firma di avallanti. - Nessun'altra Società. congenere, nei limiti delle operazioni suesposte, può gareggiare con essa. Infenna.zioni, Statuti, Tabelle 'POSSOno aversi presso la sede della Società, RtYma, Piazza Benedetto Caù·oli, 117 e presso i suoi rappresentanti. Per iscriversi come Socio, rivolgersi alla sede indicando la data ed il luogo di nascita del richiedente e Poperazione che intende eseguire. Situazione al 1° oovembr~ 19U5.

Capitale assicurato per indennità in caso di mo.rte .•. L. {,489,027. 08 Capitale annuo assicurato per pensioni vitalizie . . . . ,. 398,057. 9l> Ammo~tare della riserva effettivamente accumulata . • 680,973.03

Recenti p~tbblicazioni: Dott. A. G. DE FALCO, Maggiore medico

PATOGENESI UNICA DELLE

Malattie vascolari, secretive e nodnlari degli occhi e degli organi vicini Un volume in 8° di pagine 240, con 8 tavole fuori testo. Napoli, Società. Commerciale libraria.- L. 8.

Dott. C. IANDOLO, Colonnello medico

OITALMOSCOPIA ED OTTICA OCULISTICA MANUALE TEORICO-PRATICO Un volume in 8" con 82 figure e 12 tavole. Napoli, Stabilimento tipografico Ferrante, 1905. - L. 8.


'GIORNALE MEDICO DEL REGIO ES·ERCITO Direzione e Amministrazione: presso l'Ispettorato di Sanità Militare Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Giornale Medico del R.• Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mase in fascicol i di 5 fogli di stampa. L'abbonamento è sempre aunuo e decorre dal 1• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è: Per l' Italia e la Colonia Erilrea Per l' Ester;;. . . . . . . U n fascicolo separato C( •$la.

L. 12,n

•

tS,1,25

L'abbonamento non. disdetto pr ima del 1• dicembre s'intende r innovato per l'anno successivo. 1 signori abbonati militari in effetti vi là di servizio possono pagare l' importo dell'abbonamento per mezzo dei ri 'f')A ltivr comandanti di corpo (anche a rate mensili). · Le spese per gli estratti e que lle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc·., che accompagnassero !t:l memorie sono a carico degli autori. .. Gli estratti coslan() L. 8 per oglli foglio di s tampa (16 pagine), o t razione di foglio, e per cento esemplat'i. l1 prezzo è eguale sia che si traLti di 100 esem· plari o di un numero minore. l mauos•;rtlll uòn st resittuiscono.

Dott. FRANCESCO TESTI.• Maggiore medico

Rlf~OUDI DI ~llf:UOiliOtOGIA PUU~ ~~D APPLIC~T! Fir<'nze HHH1- Sc11nl~t 'l'ipogrHfic:t 8!Lle;·iana - Prezzo L. D •


. {1.

ANNO LIV

FA~ù.

1906

VIII

2 J 1\ (ic I~TO

SO lVI ~ lA f ~ I O .w 1•: :11 o n 1 • : o n 1 (~ 1 ~ ' r. 1 Mancini. ·- Azione ol~i ra::~-:1 Ront :;Pi , -u ll~ ,·u lr or~ <11 Ar iHlriOn Srh .. n lelllìi o di T neo ph r ton Ton,;nr~ n • . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

CASUISTICA CI.INICA: Sertol l. -

l'<~r;li i~ i lui.IIN:tlr.

Rtorsio ne d opp ia rndlo.:n rpka . nnt--TA DI

(~IOIIJ\.41 . 1

l'ag.

dl'll ' ulrwro ~ortsec·nti v8 :t d i·

. . .

.

. .

I'I'AI.IAI\1 I•: D

.

. .

, .

.

~tGI

~83

F.~TF.RI .

l'llvr~la

mecllra, pag. GAA. - R hi~tn tli rh o rur~t•a S!•·u~r:t l~. pn{l 5!10. - Rhi~ta rti olo- rino - lnr lngo ia tria, pag. ~911. - lli • IS ia • 1 ' 1)1 11·1•~ ::~ ·"'~ "'t' lr·• •r r n o lugia , J'fl !J. 5!l'J. - Ri\' l•l.a bihlio~ranc., , pog. &:t ~ N.r ro lnJ;tll , 1'''(1. Cl 1:0 - ln•l•ct• loil• lir,graliro met11rorm lli13re . J)llfl. 638. - :lll~relln nc~. poo 638. - ~' ''' n11en ti n" o•nutl n el Corpo s,,nitnrlo e ue l P er· s onate F:~rmarenl ico , pl)o . tì~9. ( V l'Indi ce 111'11' in'r~"~~• ' ·detta CIIIICI'Iiut•l.

DIR E Z IONE E D A :MM tN lSTR AZIONE

.llOHA -Palazzo del Mi nistero della Guerra, Via XX Settembre. RO~IA


INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MED ICA. Ple$sl. - Sul triangolo paravertcbrale OPJ!OSto dJ Grocco . . Goldhorn . - Nuovo metodo vcr la ricerca della splroceU! l'•allida 1lella si Oiide Horclcka. - S ulla dlazorea~ionc nclln m:tlarln e nel tifo actdominalo

RIVISTA Ul CtllllUflGIA GENEilAI.E. Neri . - Adenocarcinoma pnmilivo d1 un' apfocodfce vermi forme con lollammaziooe crunlca causa di ripetuti attacchi :~ppendfcitl Martin. - Un caso di lrallamrnlo del lf•lnnu lrnllmalico colla ~fcrot('r.l f•ia nei tropici Fertig. - Dell' ulccrn traumatica dello ~tornaco . Sode. - Cnra chirur;dca dell'appendltite «ramer. - Un caso d' insomdenza mitrnloca, di on;;mc traumatica

Pay. &!1{1 G!IO

tm

5!11 5!11

RIVJST\ J)l UTO-IIINO·L ARI ~GOIATR IA. Hasslauer. - L'ellolot::ia òell'ozena. Canli. - Eplst.assl da • llaemopis Voru • Jwl rmofann;.w Ili VISTA [)'J[;IE~E li~:~ KilALE E D \TTEIIIULOI;I.\.

Graziani . - Sulla possibili ti• e rrer1ucn1.a 11' infe1.ione per mez1.0 <Ielle mani dei tuhcrrolosi Pag. 59) Oauducheau. - fliprorluzlone spcrlm~ntale della dissenteria amulJica coll' inoculazione intra venosa del pus <LI u"n asc~sso epatico :;99 Randone. -

l.a conferenza di revisiooe d r·lla convenzione d i Ginevr;~

f>nl).

600

IIIVISTA IIIOLIOGRAFICA. Guald l. - AtUJtlli cono~cenze sull'inwicgo dl'i r:lS(I(i Runtgen . Ferrlo. - l.a dia~nus1 cl inica !l~li e mal:lttiC Interne • Schmidt. - Vndo mccum diagno1Slico tcra(louliCil per stuilenti c modici ltl'at•ci Pagn lello. - La luce • Gatti. • Gl• OS(lÌLI muini c le st.ououl eli m ollrlot moutuosl.' . Rossonl ,. Galli. - nu:errht' sulle pro('nrta du•teliche del PI;Noou ldUC ucll' osututu "' ~lin1ca medica dirçt t.' rt.o.l pro!. Gu••tn Har.eclli . ,.

l'a(} . 63t 633

633 634 63~

635

(';ECitOLOGIO. Arena, genrr:lh_, naetllrfl nnll:l. ri:;Brvn Giovanni ~·avro, colonnello medi<;o

''"(l· G35

I~UICE BIBLIO[;IlAFICO M EOICO ·~II.I TAM:

/'llfl

638

~ISCELLANEA

Pog.

6 '8

f>ag.

6~:1

G3G

.

MOVIMENTI AVVEN!!rl NeL CUili'U ::; \~li'\ RIO E ~t-; L PEIISO~.\I.E FA IIMACEUTICU

.:..:....===-=--


MEMORIE

ORIGINALI

AZIONE DEI RAGGI RONTGEN SULL~ CULTURK DI ACIIOIIIO~ SCUO~LBI~II KDI TRlCOPUYTO~ TOJSURUS

Ricerche sr•erimentali nel dotto r Aar;ela•••onio Mancini, tenente medi co eseg uite nella Clinica dermosiO iopa tica del li. istituto supenore eli Pirent.e

La R ontgenterapia, la radiumterap in., la fototerapia, e ]e diverse applicazioni d i luçe natllrale ed artifìciale (rossa-gialla-biauca-azz;urra )" sebbene nate da poco t empo, banno già fatto pass i giganteschi e moltemalattie cutanee hanno in loro un potente presidio terapentico. L 'utilità e l'importanza di tali , mezzi di cura è ben dimostrata dal numero di istituti fototerapici che sono sorti in questi ultimi anni, come quelli di Copenaghen, Londra, Firenze, Vienna ed altri dove le diverse applicazioni suddette riportano sempre nuovi trionfi , col rendere il benessere e la vita alle centinaia di ammalati, ch e dalle ngioni, anche le pii1 lontane vi si recano a cercare aiuto e conforto. È noto a tutti come i raggi R ontgen abbiano uno dei primi posti in questo nuovo genere di terapia e come siano d'efficacia indiscutibile in un gran numero di affezioni, delle quali cito alcune soltanto a titolo di ricordo, come il lupus volgaris, l'eritematoso: l'epitelioma eutaneo snper· ficiale, la micosi fungoide, il sarcoma diffuso di E'.aposi. Sono stati sperimentati nell'acne, nelle follicoliti, nelle adeniti strumose, contro le quali ultime hanno dati risultati soddisfacenti nella clinica del profes. sore Pellizzari. E così è provata oggi la loro azione terapeutica sicur a in alcune mioodermatosi, quali la tricofizia e la tigna favosa. Queste . due malattie coi mezzi parassiticidi, e colla depilazione guarivano an che una volta, ma la guarigione seguiva ad una cnra molto lunga., ovvero non era definitiva e la malattia recidiva\·a subito. Si hanno esempii di tigne resistite per 30-40 anni e più, se non curate, come quella tricofitica disseminata del capellizio, descritta per la prima volta dal prof. C. Pellizzari (1). I raggi R ontgen costituiscono· anche in queste tigne un mezzo sicuro di cura, come si legge nella. 36 -

Giornale medico.


562

AZIOto:E DEI RAGGI RONTGEN

letteratura, ricca dì lavori. in proposito, quali quello del Sabauraud (2), del Noiré (3), del Belvt, dello Schiff, dell'Auché (4), del Freund, del Bodin e Costex (5), del Besserie e l\(ezzerette (6). (Statistique de radio~hérapie) e della statistica ùeglì istituti fototerapici (~) (7). L'argomento che io ho preso a trattare riguarda il modo di agire di tali raggi sui parassiti dello. tigna tricofitico. o fo.vosa in coltura. È un argomento, come si yede, attinente all'applicazione che si fa dei raggi Rontgen alla cura di tali micosi ed ha. lo scopo di vedere se i raggi X; agiscono mediante un'influenza dannosa esercitata sui parassiti. L'importanza di t11-li ricerche appare non poca, quando si pensa che se, oltre all'azione che banno i raggi X sui tessuti, si potesse dimostrare che essi avessero un'azione parassitic~da. conoscendo in che quantità ed in che modo la possedessero, si potrebbero fare applicazioni pii1 leggere ed i n dose appena bastevole per distruggere il parassita nel tessuto, senza arrivare alla depilazione, che colle applicazioni modiche e non ripetute e transitoria, mentre altre volte pnò divenire permanente, costituendo un grave inconveniente. Si comprende f<tcilmente che non è fuori di proposito, se, prima di esporre tali ricerche, il metodo tenuto ed i risultati ottenuti, io ricordo brevemente l'azione dei raggi X, sui tessuti normali. P er Gossmann, Ehrmann (8), Salomou, e!;lsi producono una. reazione macroscopica, un eritema vescicale, caduta dei peli, escara fino alla. mortificazione completa clei tessuti. Istologicamente per Kaposi, Neisser, una. ;vaso-dilatazione consider evole, seguita da fuoruscita dei globuli sanguigni dai vasi, ed un'infiltrazione infiammatoria del t.essuto. Per U nna l'alterazione primitiva sarebbe la degenerazione delle fibbre congi untive, che divengono basofile; l'infiltrazione avverrebbe in seguito. M. Darier ba constatato suila pelle del coniglio un inspessimento di tutta l'epidermide, ma speuie dello strato granuloso e corneo. Anche lo Scholtz ha t rovato che i raggi X modificano gli elementi cellulari della cute, che finiseono pe'#'degenerare lentamente, mentre gli altri tessuti (congiuntivi muscolL.r.cartilaginei) non sCll10 affatto alterat.i. Si è sperimentata l'azione dei raggi sui batteri e sui micl·oorganismi patogeni e non patogeni, ma per quante ricerche io abbia fatto n eli <t letteratLlra, specialtnente d i questi ultimi anni, non ho trovato altri che si fosse occupato di sperimentare l'azione dei raggi X SLli parassiti delle tigne. Invece ho trovata studiata l'azione sui batterì ed ho (') Nell'istituto rutoter~ piro di Firenze sono stati rt>~o larmente cu rali nell'anno t905 11. 93 U· gnosi, •lei quali 43 S>no guarili Cll al gcnu~lio 1~06 H er,,no tuttora ifl osserra>.ìone e 36 ìn cura.


l>ULLE COLTURE DI AOHORIO.N SOHO~L~INII, ECO.

563

-trovato anche che regna molta discordia circa quest'azione; perchè al·cnni li avrebbero trovati molto attivi, altri poco, altri niente affatto. Lo Scholt.z (U) riferisce che Pfeiffer studiò l'a.zione dei raggi Rontgen ed anche del r adium sui batteri patogeni e non patogeni, sul prodigiosus, sul bacillo Hebertiano, in colonie di agar, sullo stafilococco e trovò che i raggi non hanno alcun' azione. L'Holzenecht (10) ha trovato che i raggi Rtintgen non provocano alcun notevole arresto di sviluppo dei batteri. Sugl' ifomiceti patogeni e non patogeni in cul tura, fu esperimentata dal Ceresole (11) l'azione del radinm, ma non dei Rontgen e precisamente sull'aspergillus niger, sul mucor mucedo, sull'oidium albi·caus e sul tricophyton tonsurans, che solo dopo un'esposizione prolungata che giunse fino alle 20 ore e più perdettero la facoltà di svilupparsi. Nelle nostre ricerche, come vedremo, Pesposizione delle colture -di tricophyton e di Aohorion non poteva durare tanto a lungo, come nelle ricerche del Ceresole col radium, dovendo noi !imitarla al solo tempo che dura un'applicazione dei raggi nella cura di un capellizio ammalato ditigna. E siccome nu'applicàzione ben fatta, basta per avere la guarigione e l'applicazione dura dai 10' ad un'ora al massimo, fino -cioè alla decolorazione della pasticca (radiometro del Sabourand) fatta di platinocianuro di bario, che sotto l'azione dei raggi cambia colore gradatamente, per vedere se i raggi hanno un'az ione sai parassiti in cultura, occorreva far durare l'a.pplicazione un uguale periodo di tempo cioè fino a IDO!lifìcazione del radiometro. Tali ricerche furono da me fatte nel laboratorio, annesso alla clinica delle malattie della p311e, diretta dal prof. O. Pellizzari, controllate e guidate dal prof. F. Radaeli, primo aiuto e coll'assistenza del dott. Paoli. In esse ho tenuto questo procedimento: Ho preso il materiale per la culliura dell' Achorion e del Tricophy· ton da due serie di ammalati di G bambini cias(;Uua, degenti in clinica, prima che fossero sot&oposti alla cura radioterapica. Ho tenuto per lo studio clinico degli ammalati, per l'esame m icro~copico dei paraasiti in vita, per la preparazione dei terr eni culturali più. adatti, per l'esame macrosco pico delle colonie e del loro sviluppo progt·essivo, per l'esame microscopico di esse, per la loro esposizione ai raggi Ront· gen, per l'annotameoto giorualiero delle os:;ervazioni rilevate, un'identica condotta per tutti i dodici ammalati. Per questo fatto sarà bene che io esponga nella maniera più breve possibile, il procedimento g~? nerale tenuto per descrivere pitt dettagliatamente le operazioni ed i .risultati speciali, ca.so per caso.


AZIONE DEI RAGGI RÒ~TOE.N

564

Ho scelto l'am malato di tricofizia e di favo, ne ho studiata la forma. clinica, ho fatto l'esame microscopico del parassita nel pelino tronco o nell a squama (tricofizia) o d'un pezzetto di capello smorto o 'scolorato o di crosta favica (scutulo) con trattamento di soluzione di potassa caustica al 40 ° o e con l'ingrandimento di 400 diametri. Risultato positivo l'esame, ho asportato con pinza depilatoria o con ago sterilizzato alla lampada, per la tricofizia, un pelino tronco della medesima chiA-zza esaminata od una sqnamettina, e per la favosa. un pezzettino di capello malato o un di disco fa vico caratteristico; ho passato questo materiale separa.tamente in etere in un vetrino da orologio, per pochi minuti, allo s..;opo di distruggere gli altri microorganismi specie i piogeni. Indi con ansa di platino ho proceduto al disseminamento nei terreni sterili. PnEPARAzro::-;E: DEI TBRREN1. - Ho adoperato i soliti metodi usando il ma!'<simo rigore in tutte le operazioni e sterilizzazioni del materiale adoperato. Ho preferito per le cnlt nre del tricophylon l'agar maltosato del Sa.bourand, secondo 'la sna. formola: :.\[a} tosi o Peptone . Acqua.

gr. »

,

3,80 0,75 100 -

che solidifica nella proporzione del l± per ogni 1000 eli agar; e l'a.gar e glucosio ed il lattosio pnro per l' achorion. Ho dovnto f!l.re nn<\ correziOni\ durante il corso delle ricerche. Io avevo preparato i terreni cu lturali nelle solite provette del laboratorio, ma mi sono accorto nell'esporle ai raggi Rtintgen, che il vetro conteneva piombo in discreta quantità, rilevabile per l'aspetto nero che la provetta presentava al radioscopio; ora, siccome il piombo avrebbe trattenuto i raggi X, e d'altra. parte io non potevo, come avevo pensato, far pn.ssare i raggi attraverso il tappo di filo di cotone idrofilo, esponendo le provette \7 erticalmente e nella direzione dei raggi stessi, per la. lnnghezza di esse, superiore di molto alla distanza che di norma, deve intercedere (li> centimetri) dal centro del tubo Crookes, }],Ila superficie della cute, affetta da tign!\ e nel nostro caso, alla superficie della cultura; ho dovnto sospendere la preparazione dei terreni cultnrali nelle comuni provette e· farne costruire delle altre speciali. Ho fatto all'uopo costruire dalla ditta Righini delle provette di vetro lunghe centimetri 5 e larghe centimetri 2.n0; )e ho sterilizzate secondo le norme e vi ho preparato il terreno fino ad un centimetro


SULLE CULTURE DI A C HORIO~ SCRO!\LEI NII1 ECC.

oG5

-e mezzo di altezza, facendole consolidare non a becco· di flauto, ma orizzontalmente, perchè la colonia offrisse ai raggi tutta la sua superficie. E così ero anche nelle condizioni volute per l'applicazione dei raggi X, riguardo alla distanza; infatti dalla cu ltttra alla parete del tubo crookes, intercedevano soltanto 7 centimet ri e mez;zo. A questo proposito d ebbo dire che il dottor Paoli, collega di laboratorio, ha provato a preparare il terreno sulle capsule di Petri, che >enivano chiuse oltre che col coperch io di vetro con una 0arta sterilizzata posta sotto il coperchi o stes:;o, in modo che nell'esporle a i raggi si poteva levare il coperchio, facendo così pA-ssare questi attra-.;-erso la carta soltanto. Ingegnoso metodo e buono anche questo: io l'ho adqperl\-tO in uno dei casi, come in seguito esporrò, ma non pos,;o nascondere che presenta l'inconveniente che, il terreno, dovendosi la capsula aprire continuamente per fare le applicazioni e rimuovere la carta onde fare l'esame dell e colonie ed i trapianti sne;cessivi all'applica7.Ìone, s'iuquina facilmente ed oltre all e colome tricofiticbe e favose si sviluppano altre colonie, che disturbano quelle. DrssE mXAME~TO.

- Preparato e sterilizzato il terreno nelle provette speciali suddette, ho seminato nel centro del terreno il materiale, infiggendo l'ago molto superficialmente; le ho lasciate in un piccolo armadio nell' oscurità, perchè la luce solare non influisse sullo sviluppo delle muffe, ed alla temperatura ordinaria del laboratorio, che variò dai 16~ ai 21". A principio le avevo messe alla stufa., alla temperatura. ottima per lo svilup po degl' ifomiceti (33°-38°), ma però non ottenevo mai colonie pure, parche si sviluppavano anche i piogeni. Fu allora che mi attenni al consiglio del Sabouraud di tenere i terreni culturali alla temperatura dell'ambiente, \'ariabile dai 18' ai 24°, perchè i parassiti delle tigne possono proliferare a temperature basse, dove i batterì si sviluppano meno faci lmente. P erfezionato cosi il metodo e tolte tutte le cause di errore ho potuto ottene11:e colture pure di tricofizia e di fav-o, vemmente caratteristiche; le ho seguite nel loro svil uppo progressivo, annotando giornalmente le differenze di sviluppo e di vitalità, previo accertamento coll'esame microscopico. Quando ho visto che lo svilu ppo era abbastanza inoltrato, cosa che avveniva per .la tricofiz ia in un tempo variabile dagli 8 ai 20 giorni e per la t igua favosa dai 11 ai 25, ho asportata, con anza di platino s~eriliz zaLa, una piccola particella della colonia e l'ho seminata. in altro tubetto, con terreno identico a quello della cultura madre, tubetto che mi doveva servire di termine di paragone, tra ·lo sviluppo di una col tura normale e quella ottenuta dalla cultura


06G

AZIONE DEI RAGGI RO~TGE~

esposta. ai raggi. Fatto questo, bo esposta la cultura. madre all'azione· dai raggi Rontgen, nel medesimo modo e colle stesse regole, colle· quali si espongono ai raggi i tignosi per la cura, e nel caso nostro, ponendo i tubetti speciali vertical mente, in modo che i raggi pibvessero sulle culture attraverso il tappo di cotone ed a!Ja. distanza di T centimetri e mezzo dal tubo Crookes, notando per ogni applicazione gli A.mpères, i Wolts, il tempo di esposizione necessario per ottenere la decolorazione della pasticca del Sa.bouraud, che variò dai 20' ai 70'.

Dopo l'esposizione ho con ansa di platino sterilizzata, prelevato un piccolo frammento dalla cultura esposta (cultura madre) ed ho fatto il disseminam ento in due a!tri tubetti. Avevo così una coltura di confronto (prima dell'esposizione) e due culture (figl ie) derivate da quella madre dopo l'esposizione. ~ei giorni successivi ho osservato tut.to ciò· che è seguito nei tre tubetti, notando le pitl piccole differenze di forma, di grandezza, di colore, di vitalità delle nuove colonie. Ho di queste ripetuto l'Asame microscopico sempre per accertarmi,. sebbene pTesentassero i caratteri ma.croscopici identici alle rispetti ve· colonie madri che si trattasse della colonia seminata e non di altra mu:lfa accidentale. La cultura madre non l'ho abbandonata dopo l'esposizione come cosa già. usata e non più utile, ma notate le variazioni subite nei giorni successivi all'applic&.zione, l'ho, dopo 'i o 10 giorni, esposta di nuovo ai raggi Rontgen colle stesse regole ed ho da essa, prima e dopo l'esposizione, riprodotte tre culture (una campione e ~ nuove figlie) e ciò· per vedere se non solo una, ma due esposizioni fossero capaci d'influire in qualche modo sulla vitalità dei parassiti e sullo sviluppo delle colonie. E ciò perchè anche nelle tigne quando non avviene la depilazione con una sola &pplicazione, questa si ripete dopo che è spenta la reazione della ente. In questo modo venivo ad aumen tare il numero delle esposizioni e della casistica, perchè se ho esposte ai raggi 12 culture eli tigna (sei di tricofizia e sei di favo), con dne applicazioni per ognnna ad intervallo di 7 g iorni, ho fatto 24 applicazioni. Ho notato i risultati ot,tenuti caso per caso, come ho cercato di trascnvere qui appresso, quanto più fedelmente ho potuto: Trfcoflzia. A.mhrosini Raffaele fu Francesco, da Napoli, di anni '10 'f,. ~ ammalato di tigna lricofìlica. del capellizio da 3 mesi. Eulra in clinica il 1!:! febbntio 1906. Non ba lallo alcuna cu ra in precedenza. J• CAso. -

20 ( cbb'f"aio: eS(tme clinico. - Numet•ose chiazze sparse nel cupellizio della g1·andezza variabile dallo moneta di 2 centesimi a quella di. un soldo, dove L


SULLE CULTURE DI AOHORION SOHONLEINIT 1 E CC.

567

capelli in parte sono caduti, in parte tronchi a fi or di pelle. Questa è leggermente arrossita e ricoperta di piccole squamettine rorroracee, bianco-sporche. Nelle chiazze il bambino avverte lieve prurito.

Esame microscopico. -

P0sitivo pel lricophy lon, che appare nell'interno del pelino tronco con spore cubiche dispos te a catena, con filamenti miceliati scuri che si dividono dicotomicamente.

Disseminamenio. -Si fa in agar e maltosio colle r·e~ole suesposle. l primi giorni il terreno rimane sterile , all'S• g iorno si vede un ruolo biancastro nel centro del terreno. luo~o d' in fissione. Al '10• g!orno la colonia ha la forma e la grandezza di un piccolo rilievo, circondalo da un lieve ~olco, dal quale par~ono delle oer,·ature raggiate. E di colore bianco sporco. ricopert o da fine lanugine. 7 mar:o : esame microscopico dell.a colonia. - l ntr~:ccio fittissimo di miceli, luo~hi, sollili, ramificat i dicotom1camente e nei punti di articolazione e. di ramifica zione, piccoli nodi rifrao:renli la luce (spc.raug i). Previo trapian to della cuhura campione, si fa l'espos iziòne ai ragg i Rimtgen della cullura colle regole suddette e dopo da essa si fa il trapian!.o delle due culture tìglie. L'esposizione dura 50', tempo che occorre per la decolorazione della pasticca. Gli Ampèr es impiegati sono 2 '/~ i Wolls 140, g li H 4 "• · Nei giorni seguenti i 3 tet·reni nuovi rimangono sterili, ma, senza r itardo od anticipo di neppure un gbrno, al 6° giorno comincia a vedersi un puntino biancastro nei tre terreni, al quale si sostituisce un piccolo disco che va sempre aumentando, tanto che al 15° giorno è della forma, della g randezza, se non di più, della cultura madre, di color bianco grigiastro, disco con un rilievo centrale, cui segue un pi c,~olo solco rotondo e da esso alla pe rift'ria delle rag·. g ia~re. ' Anche l'esame microscopico in tutte e tre è po$ilivo con abbondanti miceli. La cultura madre nei ~ìorni seguenti all'e-sposizione, nè subilo dopo di essa, n on presenta alcuna modifìcazione apJ.Irezzabile; cont;nua a crescere e dopo 7 giorni viene di nuovo espos ta ar rag-gi, previo trapianto della cultura campione e quello delle nuove culture figlie dopo l'esposizione. Ma anche questa volta il terr··~no è rimasto s teril e i primi cinque g ior·ni soltAnto, e precisamente al 6° giorno ho cominciato a vedere la l'ipr·oduziooe del pa rassita e le culture al 15' giorno e rano a d lln medesi mo livello di sviluppo, di forma e di colore. ·

•

Intanto nell'i~lilulo roto lerapico il bambino ammala.to vie ne esposto ai raggi, e l'applicazione si fa in due giorni: Il 20 marzo su tre zone della testa, la 1• o l'r·ontale, la 2• o brPgmatica, la a• o del vertic~. Il 21 marzo !<UIIe Ire rimanenti, 4" od occipilale, 5• o temporo parielale sinistra, 6• o lempor·o parietale destra. Al 15° giorno la de pilazione è completa nella 1", 5', 6' zona ed infatti è avvenuta nelle 2•, 3" e 4• dove rimangono isole di capelli. Là dove rimangono dei pelim tronchi, dopo avere atteso ancora vari grori1 i, si ricorre alla depilazione meccanica. Si fa l'esame microscopico dei pelini tronchi rimasti e l'esame è positivo. Su tutta la testa si praticano saponale, si passa lo spirito salicilico, e la tintura di iodio. Dopo 15 gior·ni non ~i trovano più pelini malati. Si ripete l'esame delle squame e di qualche pelino: l'esame è negativo Il bambino si può ritenere guarito. ~tpplica~éone

Rontgen all'ammalato. -


' 568

.AZIONE DEl RAGGI RO:-ITGJU:

2° CAso. - Carnarda Ernesto, fu Giuseppe, da Napoli, di Anni J4.. Entra in clinica i l 2!1 gen11aio 1HOG pet' tricofìz.ia dill'usa del capellizio. Dico che un mese primo si era accorto di una pi ccola chiazzettioa nella regione parietale destra , che s' 111 ~ra ndiva sem pre più, io quella che nei dio tomi ne sor g-evauo delle altre .

.10 gennaio: esam e clin ico. -

Chiazze diffuse all'occipite, al v erti ce, a l b1·egma, al par·ieta le dest1·o più g rand e, lu lle co1 caratteri e1·itemo·!'l'{uamost del l'erpt!l~ loHs urant~ , e coi capelli tron ch i. E.~ame m icroscopico. -

Si ra macera1'e una piccola squametla i n soluzion e di polassa al 40 o o per qualche ora e si osserva. Uu ''e1·o nido di spor e r otonde, r·iunite rra lo1·o da sca1·si e b r evi micell.

Disseminamenlo. - ·I n agAr mallosato. Ln sviluppo dopo soli 5 g iorni eli sle· rilila del terreno comi ncia ad apparir·e come una piccola nubecola bianco~ri giA stra. Al 10° ~ i o rno é gl'ande co me una lente, I'ilevala sul terreno, con Lm r·ilie\'O centrale e "er,oo la per•if<'l'ia. va sfumando g r adat!lmente con con· torni Irregolari. Al 15• f!i "r·no tal i cacatleri sono più P. \'identi. Ha un aspttlo polverulenlo per· fine pelur·ia.

15 .feubra,:o : esame micro.~copico ddla colonia. - ll eticolo J i numerosi mi· celi non molto lunghi, piult osto soltili cou corti articoli e pochi nodi. Anch e le r amificazioni so11 o scarse e dicotomiche. Trapianto della cu ltura campione- esposizione della c ullu1'a madre e lra· pianto dello due cullur·e figlie.

Cllltura camp,Jone. - Comincia a svilupparsi al ()o g i•>rno. Al 10° é una piccola le11te pianeg_giante ; al tfl• è mauireslamente cre8cicla, coi caratt eri della cultura m ad re. Esposizione ai ra g gi . della c ultura madre : dura 4o', c;on un ampera g~ io .di "/, cm., voltaggio di 130, con H 4. Nessuna modi ficaz ione immediata nella c ultura e;:posla, nè nei g iorni seguenti, in cui lo svi · luppo continua. I due terreni per le culture fì~lie r·iman gono sterili solo per 4 g iorn i, per c hé al 5° g ià si nota il cat•atleristico punti no biancastro, nel luogo d'infls8ionP. A l 6° è un piccolo miglio, al 10•. è aumentato in Iar~h ezza, come un disco circondato da una zona pol verulenta. A l 15• gio1•no r a14giunge la grande7.za di un centesimo e gl' ifì sono numerosissirni e ben di8lio ti. Esame m icroscopico. -

Po>:it1vo : numerosi m iceli, sollili, ·a1·licolati, r am ificati. Dopo 7 gio1·ni la cultura madr e si espone di nuovo ai l'a·ggi: applicazione coll e 8olite t'ego lP.

•

Cultura matlrP..- Continua A cre~ce re in pr·oporzione. Nuovi trapianti, ma le tl'e ultime lìgli~ (cA nq•ione e le dlie dopo la 2• esposizrone) sono pos1li ve m aoire!òla menle al 4• ~!Ìn ru o. Salvo piccole di fl'er enze di forma pi ù o m eno allun!Zala, ess•~ continuano a cr e::.cer e tanto, che al 15° giorno appaion o come un pi ceolo tappeto di col or hinncn ~po rco, con fìnis:;ime r igalur e r eggi ate dir·elle dal eenlr-o, Alqulmlo l'ilo• \'ato, alli'l. perifeeia che si va perdendo g1'adala· mente nel I'P'< lo ciel Lert·eno. ~nnterosi gl' ilì. N ..-lla cultura madr e esposta dus v olle 110Lo !ònlo urr colori to prù brun o, ma non tJrreslo ùi 8vilu ppo.

Applica;ione Riinlgen all'am malato. - Il 7 mar·1.o ~i fa l'a ppl icAzione dei rn::,rgi succ·el'sivflmenle in tutte le 8Ci zone. La depi lazione é completa dopo :!0 gio rni c11·cn, rno ro!<Lono d~i pcliui lron<dti che ~'Ì tul;:;ono colla pi nz e tta . Il .:!5 aprili:! l'o'sanre è anctwa positivo in qualche pelino r i masto. Si ce1·ca di por-


SULLE CULTUllE DI ACHORION SCHÒNLE! NIT1 E C('.

569

1arli via lutti, .si fanno saponale ed applicazioni di spirito salicilico e di tintura .<Ji ioJio. Il 25 maggio $i rifa l"e~ame. Non si tr·ovano piu pelini tronchi, l'esame di qualche squamellina è ne~tati v o. Il bambino si èonsidtn·a guarilo. Si traUiene ancora per precauzione, \'Olendo aspetLat'e il ritoru o dei capelli. 3• CA SO . - ida N esti, di An txclo, da S. Mauro, di anni 10. È in t.:linica dal 10 febbl.'aio ·J906 per tricotìzia del cuoio capel lu to. Dice che lA pre:;>ente malal· tia le comincio come tante boll1cine r aJ.Ygruppate, un paio di m esi pr·ima di entrAre in clin ica, duran te i quali è s tata Clll'ala con lavande eli sapone al ca· trame.

11 .febb,.aio: esame clinico. -

Chia zza grande, quanto la moneta di ci r'ca 2 soldi, nella re:;ri one parietale destra, due più piccole all'occipite con capelli radi, alcuni tronchi a fi or di cute, che L1·a ,!:!li spazi iulerfoll icolll.l'i pr·esenlano uno stato pilir·isiaco con distacco di sr1uamelte bianc he, secche, amiantacee.

Esame micrc,scopieo. - Il pelino tronco di una chiazza è invA>;o da spore abbondantissime polied l·iche, r iun i1e a ca tendl11, nella pl) l·Le midollare di es!So, .più scarse nella sostanza co t•ticah.•. Disseminamento. -Nel liquido 01allosato del Sabouraud: sviluppo piuttosto Già al 5° giorn o si nota una chiazzettina miliarica . Al 10° sor passa

ri~oglioso.

la grandezza di una l ente, rna di forma più allungata, di color·i to bianco-crt-ma. Al lo• giorno ad uno degli estr·emi è compal'sO un altro nodulino, ·che prima distaccato si va fond endo colla colonia gr'Olllle che è della ~r·ond e zz a e della forma di una piccola fo glia di ulivo, alquanto •·ilevata al centro e ricca di una .fj oissima peluria.

26 febb f'aio: esame microscopico. - Miceli lunghissimi e molto sottili, l'amificati dicotomicamente, ed anche trico tomicamente articolati, con articoli piuttosto lunghi al l'estremità dei quali, dei r igonfìamenti lraspat·enti. Trapianto, nel la provetta, della cultura campione. A pplicaziooe, trapianto delle due culture fi glie. L 'H pplicazione dei t•aggi Rontgen dura 35', con 4 ij, 2 1/ 1 Am pèr es, '140 W olls. Sviluppo nella provetta campione m olto vivo, progressivo. Gia altOo giorno la colonia è grande quanto quella della cultura madre, ugualmente spessa al eenlr·o, di col orito biancastro poh·erulf-nto. N elle due provette per le culture figlie, il terTeno r imane sle•·ile solo pet• tr•e giorni. Al 4° giorno si nola il carallel'istico puntino l>iancaslt·o. All'8• giot·no è alquanto rilevato, m ollo piu largo, d1 l'or·ma allun~ato. Al 12° ha la forma di un piccolo fa giuolo, con un ri lievo cent1·ale. A l 15° gior·no é un h:1rgo disco alluugato, a superficie opaca, gri g iastra, a contOt'JJÌ sinuosi, cor. un avvallamento .circolare tr·a centro e periferia. Cultu f'a mad f'e dopo l' esposi•ione. - N essuna modificazione appar·ente Jlè nel color•e, né nella forma. Dopo 7 giomi é con tinuala a sviluppar):'i. Si espone per la 2" v olta ai ra ggi. Si fanno i tre trapian ti, uno prima dt>lla 2" esposi zione (campione) ed altr·i 2 dopo. Anche q uesta volta la cultur·a madre continua a svilu ppar si dopo la 2" esposizione, seuza alcuna mocl ificazione. E cost i tre te•·reni rimasti sterili, per 4 giorni soll&nto, danno la riprod uzione del fungo, ~h e al 1':l0 giorn o raggi un ge presso a poco il medesi mo gt·acto d1 svi.tu ppo, che aveva in tale giol'llo nella cullut·a madr e ed in quella campione.


570

AZIOXJ;: DEI RAGGI RONTGEN

Il 1:2 marzo applicazion.e nella 1•;. 2•, 3" zona; il 14 nella 4•, 5'', 6. I capell.i c·adono dopo 20 gior·ni, totalmente nella 3•, : >•, o•; !:'alo parzialmente nella 2a, t• e 48 • Esame microscopico dei pelioi J"ima;;ti, po;itivo. Si finisce col por·tarli via tutti colla dupilazione meccanica. Si applicano ~uponale :-:pr rito-saliciliche, tintura di iodio. Il 3 apr i le si r ipete l't>same rli rrualche squamelLH e si trova positivo. ~i continua coi paras,.iti cidi.suddelli . Il 18 april e non si riscoutrano pelini malati, qualche squam alta esaminata dà risultato negatrvo. La bambina si può rilener·e guarita. Si tralliene ancora per precauzione e per vedere il rilot·no dei capelli.

App/ica;ione R;jntaen all'ammalata. -

4° CAso. - Am elia Manelli di Annrbalt>, da Galluzzo, di anni ·12. È ammalata di lricofìzia al capellizio da 4 anni e mezzi). N ei primi due anni fu degente in que!lla clinica e curata coi soliti mezzi più adatli, i parassilicidi, la depilazione meccanica. Usci guarila, ma dopo due mesi la malattia riapparve (probabilmente pel contatto con un'altra sorella ammalata anch'essa di tigna) con unapiccola chia1.zeltina che, ~ebbene cur·ata a casa coi soliti mezzi, crebbe e oei 2 anni si ditl"u!>e di nuovo a tu tla la testa. Rientrò in clinica 1'11 febbraio 1906.

12 Jebbraio: esame clinico. - Due grosse chia.zz., ed altre più piccole diffuse in lullo il cApellizio, ron capelli ra di e tr onchi in parte, cute un po' arrossita e squamctte ahbondanli bianco spor che. Esame microscopico. - Numerose spore piullosto piccole, arrotondate con· scarsi miceli , nel centro del pelino tronco. •

Dissemin.amento. -

l n agar mal tosato. Colonia caratteristica di tricofiziaal 1• ::dorno, allungala e formata ùa 2 chiazzette rotonJe, cl.e tendono a fondersi. Al 1o0 giorno ha i SP~uenli caralleri: le due colonie sono fuse, per cui risulta una sola colonia pii1 lunga che lot·l!a, con un infossam?-nto centrale e piò spessa alla pertferia, ricopel'la da tìnissima lanugine di colorito biancosporco.

27 febbraio: esame miero.~copiro.- Micel i sottili rettilinei; presto ramificati, con piccoli nodi r•ifran genli tra g-li articoli.- Trapianto della cultur·a campione, esposizione della cultura madre ai raggi, trapianto delle 2 culture figlie da essa. Applir.azlo ne dei rar~gi. - Dl!l·a 40', con 2 ' :1 amp~res, 127> volls, 4 '/ 1 H. Nella provetta della cultura campione t•iproduzione del funf!O, che al o• giorno già presef\la una colonia punlifor·me, che va nei giorni sPguenli "-r escendo di ~tran• dezza e di spe•sore ; al 15° giorno é di forma quasi ovale, lievemente infossala al centr o, d• colorito hianc'"tsll·o. N elle due altre provette il t.,rreno neppure· rimane stet·i le ; al 5° ~ior·no anche in esso appar·e un piccolo modulino hiancaslro, che al HJo giomo !'i pt•esenla come un di~chetLo allungato pi9ne~giante, ed al 1f:l 0 gio rno appare lievemente infossalCI al centro ed alla periferia più spesso, di color bian ~.:aslrl) polverulento per abbondanza di ifì . Nella cultura marl r r>, dopo t'esposizione ai ra ggi, non si nota nulla, il suo svi luppo continua Si asso~getta ad una nuova e!>posizione dopo!'! g ior·n i, pr'evio l!·apianlo in un tubo della cultura campione e dopo l'esposizione trapianto di due nuove cultu r e figlie. Si attende e dopu 4 giorni di slet·ilita i terr eni presentano la cor·alleristica nubecola biancastra che gia sl10• gi orno é una patinAlarga come una lente irregolare, piuttosto spt'ssa, ricca di ifl. Anche nella, cultura madre esposta 2 \Oi te non avviene alcun arreslo di sviluppo.


Sl'LLE CULTURE Dl .A.CHORW~ SCHO NLEII\111 E CC.

571

Applicazione Ronlgen all"ammc.latn. - Il 10 marzo si ra ura'applicazione nella r•, 2", a•. 4• zona; il 12 nella 5" e 6•. Dnpo 13 giorni cominciano a ca· dere i capelli ed al 20• g iot•no la depilazione é completu nella 1", 2•, 3", zona; mentre qualch e isola ne rimam" nella 4•, 5", 6". Si pr ocede alla depilazione d i quelli che r eslano dopo aver alteso pat·ecchio tempo. Si applicano sa ponale e spiriLO i'alicilico. Si fa l'e>'ame m icr·oscopico dopo 17 giorni. Si trova qualc he pelino l!·onco ancora, m cui l 'esame é positivo. Si conlinua coi pal'assiliciùi e coll'asportare. i pelini tronchi che si vedono. L 'esame microscopico pralicato tl 15 aprile è negativo. Il 30 slesso, del pari. La bambina si ritiene gtUarila. 5• CA~o. - Gino N e~;i di Eteocle, da 'campi di anni t :i. ~; amm11lato di tricolìzia del capellizio da un anno. Entra in cli~i ca il li'l dicembre Ul05, do"e é ilegenLe anche il fr11tello Vezi o di anni - colla sLe~"a affezione. Non ha falLo cure di sorta in pt·ecec!enza.

16 dicembre 1905: e.3ame clinico. - Due chiazze all'occipite abba;:;tanza grandi ed alcune altre piccoliE>sime sparse nel cuoio capelluto, coi carallet•i deJJa pseudarea, con capelli r adi, addirittura mancanti, con pelle appena arr ossata e piccole squamelline. forforacee. Esame microscopico. - Spo r e piccolissime r otond e ammnst::ate in ~ran numero coò scar~i e corti miceli sulla parte miùollare del pelino tronco.

Disseminamento in ayar e mallosio.- La colonia si s viluppa presto tanto che al 10° g iorno è già come un piccolo _d isco con un rili evo che s picca a l centro, ùi colorito quasi bianco-t•oseo; intorno al rilievo si ha · un solco superficiale, da cui partono verso la perifet·ia dei l'ili evi a ra g~i di colorito biancastro e tutta é ricoperta da fine lanug ine che é più scarsa e bassa nèl solco attorno al rilievo. 28 dicembre: esame microscopico della colonia. - Fttlissi mo intreccio di cellule miciliali, m"llo lun g he e sollilissirne, articolate e ramificate dico tomicamente e tricotomicamente c on ramificazi oni piuttosto lun g he. T ra gli articoli appaiono d ei rigonfiamenti più rif'ran genli. Dalla cultura si prepara quella cam pione, si espone quella madt·e ai J'a g~i e dopo da essa si pr eparano le due culture fi~die. L'esposizione dura 45' con 2 '/. ampéres, YOlls '1 30, H. t. ' '~ · Cultura campione. - Si s vi l uppa r egolarmente. Il 6 g ennaio è g ià come una piccolissima lente, con l'ilievo centrale quasi roseo e verso la periferio pre senta un accenno di ra~giatut·e. Il 2 1 gennaio queste sono più ri le vate; é mantfesto anche il piccolo solco attorno al rili evo centrale. AbbondAnti ilì alla superfìc:iP, che danno alla cul tura un aspetto r oseo-g1·igiasLro. An che g li altri due terreni innestati dopo l'es posizi0ne non riman gono sleri_li. r--;a sre anche in essi il tricophyton, si sviluppa pro~re ssivAmente senza ritardo ri ><pèlto alln cullut•a campione ed a quella madt·e. Al JOn g tot·no si nota un piccoltssimo rilievo centrale roseo con un avvallamento appena sensil<ule all'intorn o. Al 15° !dorno, rilievo, solco e r& J!'g iatur e sono ben definite come disti nti sono anche gl' ifi che formano la fì tta peluria biancastra della culture. La cultura madre espos ta continua a pr ogredire. Al 7° g iorno dall'esposizione (5 gennaio) il rilievo centrale é g rosso più di una testa di spillo, i solchi


.b72

AZIOKE DEI RAGGI RÒ:-;TGEN

sono più profond i, la rolonia ha assunte pr opcrzioni ma ~tf.:iori. Si e!i>pone (Jer la 2" volta e si pr eparano altre 3. provette da essa, utta pri ma della 2• esposizione (campion ~) l e altre due subito dopo. Nessuna mvdiflcaziono apprezzabi le nella cullura madre, ed ar.che nella alt1·e a p1·ovette: la ••iproduzio ne è già evidenttl al f>• g 1orn o.

Esame microscopico. ~ A nthe quest'esame conferma la l'ip•·oduzione del fun~o. Micel i sotlili, lun g hi, abbondanti.

-

29 gen.nain-30 gennaio : npplicmiune Rijn.l?en a/l'ammalatu nelle solite zone . - Depilazione co mpleta in tutte le zone i l 25 febbraio. Si t'1pete l'esame m icr oscopico varid volla. Il 25 marzo, i l 10 apr•il e, il 2~ ap1•ilf': ri esce uPgativo. Si adopel'a in questo f1·attempo qualche pat•assiticida per pura pr ecauzione e pet~ slimolat·e il ritorn o de1 ca ~elli. Il hambino si melle fuori g ual'ito.

Go CASO. - Vezio Nesi di Eteoclc, da C11mpi , di anni 7, fi'Atf' Jio dell"ammnlalo precedente. E ammalato eia mollo tempo. Entt·a in clinica il 6 marzo 1906. 7 marzo: esame clinico. - T1•ico/"ìzia di fl'u sa del capellizio con nume1·o~e piccole chiazzelte coo desquamazione e peli tronchi.

t.'same micro~copico . l

Numero se spore t•otoude piccol:ssime nel pelino

ila la to.

D isseminamento in Of!tJ.r e mallosio in una capsula di Petri. - Il fungo c;i ripr l)duce: Il 13 marzo già appaiono cinque piccoli puuticini biancastr i nei cinque punti d'innesto. Il 17 m arzo sono sostituiti da piccole chiazze di varia fo r·ma , alcune r otonde, Altre ov11li, al tr e p!ù i1·r egolari. Il 22 marzo si sono ing randite di piu, hanno un rili evo centrale, che va g r adatamente diminuendo all'mlorno tino a forma re un so lco ùal quale !!i vedono partire allri rilievi a -r agg i. F 1tta peluria che dà alle culture un aspetto polverulento. 23 marzo: e110me microscopico. - n eticolo di filamenti miceliati, num e1·usi, più !l'rossi degli ord1n ari, r amificati dicototnicumenlc e tt•ico tomicarnente, lunghi e fl essuosi. Trapianto in una provetta ('iella cultura campione). - Il 23 marzo appar e rzià positivo come un capo di SJJillo. I l 7 aprile é g t·and e quanto una lente. Il 12 ha una l'q_1·ma irr egolo rm enle ovale, di col or bianco-gl·rgiastro.

E!!posi:eione della capsula Petri ai raggi (senza coperchio). - L'esposizione du ra 50' cou 2 '/! am péres . 140 volts e 4 H. Si s o lleva la carla da filtro, si fa il trapianto in due altre pr·ovelle (cui. figlie). Fin da l !t• gior·no si comincia a uola~ lo svi luppo delle due colonie figli•~ a ~u i sa di un punticino, cile all'So ,.dorn o è g r·anùe quanto un a Lesta di spil lo; al 10° più ~rande ancora ; al 15° è più ~tr·ar.de di una lente con un l'ilie,·o cen tra le e p1ccnli cerchi concentt·i ci ~Ila periferia ricoperta di nu met·osi ili.

Esame mic,·oscOJiico. - Posi li vo. Micel i curalt e1·islici lunJ!hi , rarni ficali. :'\ella cu ltur·a mad r~ della capsula dP.I Petr-i, g ià esposta non si avvera nessun r eale a1·r esto, chè anzi dopo R g ior n1 dall"t>sposi zione si sottopone ad una seconda C!<posizione e si nota che le chiazze ~ono cresciute di nuovo di grantl t'zza. ln falli invece di 5, se ne C(,n ta no altre ~t'i in VICinanza, più piccole del llll'desimo colorito bianco-spor·ro e molle alt re muffe di color r·osso-verde e colonie di piol!eni, che p~rò sono ancora lonta ne dalle chiazw di tricofìzia.


SULLE CULTURS Dl ACHORI01'1 SCHONLEDIII, E CC.

573-

~nche ai 3 nuovi trapianti, uno

prima della 2" esposizione (campione) e due dopo segue la riproduzione del fun go coll'istessa vitalita e collo stesso grado di sviluppo, presentando già &110 g iorno, colonie caralter·isliche e riconoscibili della tricofizia seminata.

Applica:;ione R i)ntoen all'amt,lalato. - Il 30 mar·zo: applicazione nella 1\ 2", a• zona. Il 3 aprile nella 4•, 5•, 6•. Il 23 apei le l a depilazione è completa in tutte le 6 zone; l' 8 mag-g io, e il 23 maggio non si riscont1•ano più pelini tronchi. Il 1° giugno l'esame microscopico di una squamellina è perfdtamente negativo. Il bambino si riti ene guarito ed è per uscire, come è gia uscito il ft·atello. Ed ora passiamo alla

Tigna fayosa. 1° CAso. - Finocchi Silvio fu Raffaelt>, dll Tizzana, di anni 18. È ammalato di tigna favoso ùel capelli zio da 10 annr. Fu 8 anni fa. cura to in questa clinica coi soliti parassiticidi e mezzi meccanici. Dopo un certo tempo la malattia ricomparve t: si diiTuse pt·oducendo molle chiazze di alopecia pe~::manente (cicatricr). Rientra in clinrca il 10 mat·zo.

t 1 mar.oo: esame clinico. - Oltre alle chiazze di alopecia esistono croste di col or giallo di zolfo, che si ammassano in gran quantità etl in esse si vedono capelli sco lor ati, friabili. È caratterislico l'odore di topaia che tt·amandano.

Esame microscopico. - Un pezzello Ji capello lratlato con potassa in soluzioue del. 40•1.Iascia veder e nell'interno di esso dei filamenti r ettilinei (micelìì articolati, del111 larghezzn dai 2 ai f> fJ. e della lunghezza dai "12 ai lf> p., che seguono esattamente la direzione Jel capello. N o n si trovano spore.

Disseminamento nelle prooecte .speciali con agar e glucosio.- I primi giorni il terreno 6mane sterile, solo ttll' S" gtorno comincia a scor ger si un piccolo oodulino miliaril'orme. A l tOo giorno (20 marzo) è un po' più ~~ecentuato . Il 25 appare della gl'8ndez7.a, della fo r mll, <lei colo r e di un11 piccola pel'la un po' schiacciata. La sommità è alquant o depressa al centro, sollevata nlla pertferia (sc u~ul o t'avico). Il 30 marzo appar~ un veJ•o scutulo con piccole ineg uaglianze alla supet·fìcie fatte da infossarnenti e rilievi. E~ame

microscopico.- i'iumet•osissimi miceli gracili , piuttosto corti, rami-

fica ti a brevissima dist11nza du tutte le parti formnndo il caratter·istico tarso favico. Dall a cultura avuta si prepara lo provetta, per la cultura campione. Si espone ai ragg-i la cultura madre e dopo si l'a da essa il trapianto delle cul ture figlie. L'e!'po s iziont~ cessa dopo 45' con } I-I, 2 amp èr es, 130 w olls.

Cultu ra campione. - :-.ion si v ede ttncora nulla nel terreno innestato fino all'So giorno (9 aprili') quanJo appare un g tobeltino appen11 vi;;ibile e che l'il aprilt: spicca d1 pru. Il 14 è una piccola perltu a opaca a supet'licie rugosa con lieve depressione centrale. I l W april e, è un piccolo di:,oco favico caJ·atteristico. Nelle due provette per le culll!t'e figlie peovenieuli dalla cultura madre esposta, il terreno appare intatto e sterile fino al ;o giorno, quando già com-


574

AZIONE DEI RAGGI RONTGEJS"

pari-;ce un punto biancas tro, cbe aumenta di grand ezza nei giorni success1v1.. Al 10° g iorno é un noduletto miliar ico arrot.ondato. Al 15° giorno si é slargato. al(juAnlo e !"i pt>esen la avvallato al cenl!·o, sollevato alla perif~ria , ben circoscritto, sul r esto del terreno, che nei dintot•r•i è inalterato.

Cultura madre. - N on subisce alcuna modificazione in seguito al l'esposizione, continuo a svilupparsi. A 7 giorni dall'esposizione si espone di nuovo, previo un passaggio in una provetta per form are la cultura campione e dopo l'esposizione un allro per for·mare le 2 provette fi gl ie. Anche in tutle e tre si ha la riproduzione dopo alcuni g iorni con l'e~ame microscopico pos1tivo (miceli caralturi stici). A pplicazione Ròntaen all'ammalato. - Il 7 mag-gio 1906 applicazione nelle zone 1" , 2•, 3" ; il 9 nella 4'', 5•, 6'. l capell i cadono dopo poco tempo. Il 26 ma~­ gio rin11-1ne ancora qualche punto non depi lalo Si funno applicazioni di tintura d1 iodio. Si levano i pel i rima sti . Si ripete l'esame micl'oscopico varie volle. Il 10 g iug no si lt·ova ne~a tivo. Si continuano le applicazioni di tintura di iodio e spiri to sAiicilico. L'esame·sar à ripetuto. 2° CA SO. - P iet•g uidi Valel·io di Giuseppe. da Carrara, di anni 12 È ammalalo di tigna favosa del capellizio da 7 anni e p!l re che abbia avuto un frat ello, attualmente morto, ammalato pr·ima, anche di tigna. Entra in clinica il 2 dicem br e 1905. Dice che la malattia g li cominciò come tante bolle, cui seguirono delle cro!:'ie, che si ditfusero in tutta l a l esta. I l 3 dicembre si fa l'esame clinico. - Si nota in tu tta la meta anteriore del capo una larga chiazza di al opecia pe ..manente con cicat1·ici e diffusi nel resto del capei li1.io, scutuli ti pici , cos titui ti da ammassi di croste giallast\·e·sporche, aLtrav er!>ali nel cent1·o depPesso da un c11pello sco lor·ato , secco, che si strappa facilm ente. To~tl iendo una c r·osticinu siffutla si vede al disotto una super·ticie er o:oo, umida, secernenle un umor e viscoso.

E$ame m icroscopico. - Filamenti gros~i spOI'ulali piuttosto fléssunsi solo nel centr o de.l CApello. Le spore sono 1·otonde, più g ros se di quelle trico fili che. DisseminameMo. - Questa volla lo fo nel Jallosio puro. Al 10' g ioPno (15 dicembr e) si osaer·va uno scutulino rudimen tale d'un colol'ilo bianco tendente »i hl t> n. Il 20 dicernb1·e è più cara t teristico l o scutul ino ed è della gt•an<l ~zza di un piccolo cece appiattilo al cenlt•o, di colorito piu chiaro e ben circ<Jscrilt o e 111'JilO so lleva to alla p"rifer·ia.

/:'same m icro.lcopico. - Miceli grossi avviluppati e rilOI'l i su sò stes;;i che fom1H nn un g r·ande arnma!"sn . Sono presto r amifìcHli a gu isa di JH~nn ello . Trapia nto del la cultura carn pi<'ne. Esposi;:ione ai ra~gi ,., tr·H pianto •Ielle due culture nf!l i ~. L'esposiziOne della cultu1·a madr·e dura :l 5' . giusta il tempo occorso per la colo r azio11 e del iA pasticcn del Sabouraud, con 2 '1,ampères,4 't, H,130 volls. Gl'i nuesli d,..Jin culturA madl'e rel'lt~ no ~l.e ril i nei fii'Ìm t giorni, ma già all'8" :;rior no appar e un g r·M•el li :IO gri g iasli'O, che a11 0• pre!'enla cnnlorni più l't'gol ari. Al 15° appam nvvAII~Jlo al centro, solleva to al la pcr·ifer ia, g ran de come un pi:oellcJ alquanto depr es!'!o.

Cult u ra campione. - Sviluppo chiaro al 10° l!ior no. Al t5· f(iorno scululo caratter istico.


SULLE CULTURE DI ACHOR ION· SCHÒ NLEI Nll, ECC.

575

La culltlra madre dopo P-sposta non s i modifica in uulla salvo dopo 8 giorni po' più bruna. Si fa di essa la 2• espo~i zi o n e e i tre nuovi innesti come al solilto. La cultura madre anche ora proi!J'ed isce l"em pr e più, I'irrianendo solo il color ito più bruno; tanto gl"innesti p~ r la r ullura campione, quanto -quelli derivanti dalla cultura madre espo~ta la 2• volta, tìniseono quasi conLemporaneamente, per non dire questi ultimi anche p1•ima di quelli collo svi· lupparsi ripJ•odu cendo scutul i tipici. ~ppare un

Applicazione Rontgen all'ammalato. - Si t:Snno l e applicazioni il 10 e 1'11 feb· braio nelle 6 zone solite. I cRpelli stentano a cAdere, tanto che nellA ma11gior ·parte del capellizio non cadono. Si ri pete il 22 febbraio un'applica zione sulla 4" zona. L'esame é aucora positivo nei cApe.lli rimasti. Si passa allA cura com· plementare dei parassiLi<.:i ch imici . L'11 ma!"zo si ripete l'esame. Si conlinua colle applicazioni di spirito salicilico. 3° CASO. - P11landri Silvio di Ferdinando, da Pian della Gatta, di anni 12. Dice di esse r ammalato di tigna favosa da 5 tlnni. È in clinica da 5 mesi. Ri.'ff>ri sce che la presente malattia gl'incominciò come una volalichina su un sopracciglio; d opo si ditfuse alla te sta, dove appa rvero tante bollicine cui seguirono di'Ile croste. Ammassi di cros te p-ia llastre sporche più o o meno abboncianti nella forma del d1sco fa vico. Le croste sono aderenti, sec·che, sfarinabili, tramancia no l'odore cii urina di belve. I Cllpelli sugl i sculu[i più giovani pt•esenlano ancora C()lorito normale, mentr<' in quelli piu g rossi e vecchi sono scolorati, atrofici, si r·ompono fa cilmente. Oltre alle croste si notano chiazze cicatriziali con alopecta permanente.

15 gennat:o: esame clinico. -

Esame microscopico. - A gglom erat o di mi celi spor·ulati, co mpalli, ramifi-

cati in nuovi fil amenti più brevi dei quali ciascuno porla una serie di spore ovoidali.

Disseminamento in agar e glucosio. - L o sviluppo dell" cultur a madre avviene rapidam ente trwlo che al 10° giot·no (26 gennaio) si vedono già come tre corpiel'iuoli riuniti di color bianco-gt·i~iaslro, roton di, grandi come tre capi <l i spillo. Il 31 gennaio. ognuno di essi è cresciuto di volume, l"i é allar·gato, ap· piattito ed insieme appaiono come un tl'ifoglio, di colorito bia11castro.

Esame m icroscopico. - Miceli lunghi, piuttosto fr i'OSsi con numerosi en·doconidi.

·

Cultura campione. - 11' 16 febbt·aio (15° dal trapianto) ;;i ha un bottoncino di color cii sostanza ce1·ebrale, a superfi cie irregolare alquanto depressa al centro. L'esposizione della cultura mAdre dura 50' cnn 4 H, 2 ' ', ampér~~, 120 voi l!!'\ Essa non si modifica, coutinua n svilupp81'Si. Il trapianto nel le due provetle co11 agar e p;luco!!<io dà d pr oduzione del fungo, il qu>~ l e al 10° !Z'iorno :.rià s i vede in colonia pura come un corpicciuolo g loboso. Al ·15° 'luesto é scutuli l'orme e g rAnd e quauto un cece. A 7 giorni dalla 1', una 2• esposizione della cultura madre ai raggi, non 1•r od ur.e alcun ca rnbiamento in essa, nè arresto di sviluppo. Anche la OliOva cul tura ca mpion e e Le due nuove culture figl ie si rifot•mano con rigog lio al>ba<'lanza vivo.


• 576

AZIO~E DEI RAGGI RO~TGEN

Applicazione R(jntgen all'ammalato. - Al solito in due volle, il t o ed il 2 marzo, nelle 6 zone. Dopo 20 giorni cir ca incomincia la depilazione, ma non è completa: nei punti in cui i capelli sono rimasti (pi ccole i sole) si fa la depilflzione m eccanica e la cura compl ementa r e di spirito salicilico, previe s.aponate e di tintura di iodio. Si p1·atica l'esame micr oscopico il 6 aprile, il 21 aprile ed il 6 maJZgio. È nega tivo. Il bambin o si riti ene guarilo.

4• CAso. -

M agbe1·ini Gino di Alf,·cùo, da Firenze, di anni 15. È a mmalalo di ti~oa l'avosa da tre anni. Entra in clinica i.l i2 gennaio 1906. Fece altre cure come l'a ppl ica zione di varii paressi licidi e la depilazioue, ma guarilo, la ma.lnltia r iappa rve non mollo dopo.

23 yennaio: eMme clinico. - Scululi t'avici cat•atterislici con capelli scolorati cht? si spezzano facilmente e m olto scar!'i.

Hsame microscopico. - Positivo per ra chorion in cultur a. F ilamenti grossi spor·ulati Pd anche non spof'ulati ftessuflsi con picP.oli e cor ti ra m i riuniti a ter so fa vico.

Disseminamento (/attosio). - Sviluppo, cultura m ocl r e, viYO. All'So gioro o (2 febbraio) a p pare nel tcrrPno un piccolo cOI'picciuolo bl uastr o che va crescendo g r ada tamente ed il 9 febbraio .~ ~ rande co tn e un pi!<ello . lie\'emente dApr·esso al rentr o, con s uper fici e ineguale, con C11lor ito più ch iaro e contorni ben circoscr·i Lli.

Esame microscopico. - Positivo. Filam enti g1·o:;si con numoroi'li endocon i,Ji. Cultu ra campione. - Al ·JOo gior no lll coloni a è fm·rnala e della ~r·a nde zza ùi un globell ino arrotondato, a superficie irregolar e. A l 15° gior·no è uno scululi no di color bianco tendente al bleu. Pe1' l't•spÒ!i= izione della cultura madre ai r11 ggi il r·aoliom etr·o si colora o :10' questa volla con 4 H, 2 amperes, 120 volls. l d ue tt·aptanli (culture fig lie) el1'80 giorno cominciano a v eder si come un miglio che Cl'e!'ce n ei g-iorni seg uenti con un a vital ita e r ig<1glìo m olto vivat.:e ed al 15° giorno è più gr·osso dr un cece a forma di scutulo e R.rpera d i rr.olto la grandezza, che al 15o g iorno aveva 11:1 colonia madr e. Que:-;ta nei giOI'ni seguenti alla 1" e"poRizioue continua 11 svrlupparsi. Al tOn gior·n o viene di nuovo esposta e veugono di nuovo ratti i trfl inn e~ti , che non lat'dano anch\•ssi n r igerm ogl iar e ed a formarsi nuovi scu tuliui caratteristici. E.~ am e

microscopico.- Ancl1e questa volla è positivo. Miceli caratteristici

sporul at1.

Applica:ione Rantgen all'ammalato. - I l 17> fl:!bbraio si pr ocede all'ap pli(·oz.rone dei 1 ·ag~i all'ammolalo, successivamen!e nelle 6 zone del capelltzio. L a d,.pii Azio11e avvtene qut•si complel am•mte, Lrann e che nella 2• zona, dove i pt'ii r tm!l!'<t i ven ~o n o ti r ati meccanicamente un po' alla v ol ta e vien pr aticata l a CUI't) pu r aRSi!ICidll. I n questa zonA si lta un r iacconno di piccoli Sf·utulini ma pPeslo scom paiono. L'e!':ame microscopico del 1° giugno, l'ipc tuto onche il I O gi ugno è negativo. Il bambino si r iliene guarito.


SUJ,LE CULTURL' DI A CHORIO~ SO RÒNLEINll , ECC.

577

a• CASO -

Biag ioli Francesco fu Gabbriello. da Dicomano, di anni 16. Aff~rroa che è ammalato di tigna fa•osa del capellizio d<t 11 anni. Fu degente in quest'ospedale la t• volla, dove fece la cura alh>ra in vigore: cerotti depilatori, pomata salicilica, tiolu.r·a di iodio. Gt~arilo, fu dimesso. Dopo 3 anni la malaLlia riapparve, forse per nuovo contagio. Rientra in clinica il 6 genn~io 1906. 7 gennaio: esame clinico. - Capelli radi nella regione br·egmatica e ciel ve1·tice per atrofia cicatriziale. Le regioni ternporoparielali oltr·e a chiazzette di cicatr·ici presentano crosLe formanti sr.utuli favici dove i capelli smorti, frag ili, quasi polverulenli a trofici, stanno a confermare la dia~nosi del favo. Viene confer111ata ancora dall·e.~ame mir:roscopico che è positivo con mic:eli e spore in tutta la sostanza del capel lo. Di.~.~eminamento in agar e ylacosio. - Il 17 gennaio la colonia é come una piccola p.:~rl» 'opaca, lievemente schiacciata. Il 2:2 si ve,le lll dep1·e~,;;ìone cen · trale più accentuata e la p8rte piu periferrca ptù solleva ta, la s up<>rlìcie rrregola re con piccoli rilievi e depressioni. li 27 gennaio é cresciuta quanto un grosso cece a superficie irregolare, d'aspetto ostr·ecoid~ , ùi colori to come sostanza cerebra le indurita.

é.same mieroscOt•ico. - Filamenti miceliali, lun lJhi con br·ayi e numerosi rnmi a tar·so favico. En<.loconidi ben manai'esti lra gli articoli. Nella pr·ovella per la cultura carnpi•>ne si ho la l'lJletizione della colonia madre con sviluppo p r·ogressivo ed al '15° giot•no ha presso a poco la forma e l'ao;;pello di essa. Solo oltre alla colonia del funp-o è sorta una colonia di piogeni che pe1·ò è abbastanza lontana d»lla nostra. L'applica.zil)ne Ri.inll{en a lla cultura mAdre dura solo 25' con .'J, H, 2 '.'t ampères, 140 volt>:. Mal~rado l"applicazione i trapianlt <.I P-lla cultura madre esposta, anche q~te':!La volla. germogliano. Sr hanno scululini ché al !5° giorno, sorpassano di qualche poco la grandezza tli qu.·llo della eultura campron, . La cultura madre ~ diventala solo più oscura dopo l'esposrzionP., ma ba assunte pr·oporzioni maggiori al 10° giorno, in cui si e><pone una 2" volla. Nernl!'eno questa volla il suo sviluppo viene ad esser ostacL•lalo e nemmeno i nuovi tra pian ti che da es,.:a si fanno non r ie!>cono a non germoglrarl:'. Applica~ione Runtgen all'ammalato. Il 5 marzo nella P, 2", 3• zona. Il 6 mgrzo nel!~:~ 4•, 5•, 6• zona. Il 9 aprile i ca pell i sono di g ià caduti, ne rimangl)uo ancora pochi in qualche zona, dove l'esame miCI'Oscopico é positivo. Si tolgono colla depilazione, ~i applicano i parassith:idi. Un altro esame micr oscopico dopo 15 giorni r resce negativo. Si ripete questo il 6 m aggio, ed il 21. f~ negativo. Il bambino é riten uto guarilo.

6° ED ULTIMO CA Sù. - 'forrigiani Ezio di Ettore, da Firenze, ùi anni 5. .È ammalato di tigoa favosa del capellizio da 8 mes i. Non ha fatto Clll'e precedeuti. Ha in cliuica un altro ftatello (Enso) affeLLo dalla stessa micosi.

27 gennaio: esame clinico. -Cumuli di sostanza giallastra asciutta che :ormano delle cros te di varia grandezza a forma di scodella, ombelicale ed io cor rispondenza dei follicoli peliferi. Capel!i radi, in alcuni punti si ve37 -

Giornalt m~dico.


578

AI':IONE DEI RAGGI RONTGEN

dono piccole cicatrici con pelle l11('ente e drpre~!;:a e non si possono ['iscontrare io essa !'JUell e pieghP, (;he si l'anno uella pelle sana.

/::.<:ame mic ro.~coptcO . - Filamenti in part,.. arli(;Olali, in parte no; ramificati; gl i at'licoli so11o dali da spot•e, le c{tJ&li sono a dup]Jio coutot•no, con conleuut.o gyanulat·e.

Disseminamen.to (ar1ar gl11cOsato) . - Il pa1·a s~ila si ri prorluce. Una piccola ec>lonia d1 es!\0 é apparisceute all'So g iorno dall'innesto (7 febbraio) come un p<Jnto, alquanto l'ilev><lo, Lianca,;ll'o. Il l::! febbraio è iu;zn111ditu ed appa1·e. come una pc:rla Il 16 f··btlt'RIO è· aumentato e pni ma n 1f~sla la depres.::i ,,ne cenlr·ale e la periferia più sollevata (sc u~ul o~ di colure e di uspetto cerel>l·irorme, circoscriUo nelLameole nel r e:>to del terTt:lnO. Esame microscopico. -

Posi tivo. Miceli grossi e spore del fungo.

Crtltura campion.P. - Un ptccolo scutulino tipico è già ch iar o al 12° giorno (1° marzo) JeiiR urand ..zztt di uua pic(;<.lltt lent1cchiR, di color· jZrq..ria!>lro. EspoSizione della cu ll11rR madre ai r·aft~i f-Pr 35' f'On 4 H , ampéres 2 '/, . v olts HO. Trapia nto dr e~"a 1wi due t~rr·eni p ... r le cul ture tigli~. In enlr ambi al 9° giorno ict uno, al 10• nell'nltro, conlin<'ia ad apJ>arir~ un punto b1ancastro che al 1:.!0 ;ziorn o è lllg'i'BIHiito. Al 15° ![iOr110 è uno scutul1no che raggiunge le proporz.io11i d1 quc•llo rlella cultura camp1orw, e JliÙ allungato e co11 superficie p1ù itT•·golsre. Al 20° g10rnc' 0110 sc·ulolo grAnde cn me un grosso ct~c:e, con r ilievi e tlepl'l:l"~Sicllli tlila superficie A g-ui"A di un'ostrictt. Cu ltura madre roll'e!<!)IIS•zioue non si mndifì c~:H, cont•nua il suo sviluppo. AE 10° g iorno si el'lpo .. e di nw,vo e se ne ft1n11o i soliti lrl'l innesti. Alleudo lo snluppo di essi. Sono pus•livi anche que;;La volta, né la cultura maJre accenna a d1minuire di vilahlà.

c

A pplica:ione Ri)~t~g"n all'ammalalo -L'Il ap•·ile ed il 13, l'ammalato vi en sollnpo!tlo ai rB!.!;.!i H•·lle G zone solite. La dt-1pi1Rzione avv1e>ne abbon·l><nlem t•nte, ma in qu11lche zona r·iman.trnn o tiPi Cl:1pe1Ji, dove J'e"'atne mict•nscnpico lro va ancora 11 fu11 !!O Si p r·occ~o~e a IlA d ~>p i laziocte rn.,cca•dr a ed ttll'» ppl ic-azione dei !.'Oiiti f'BI'B!'<>'Ill <~id J. Il 5 mnfrgìn, il 20 !=<i ripete l'tJsame microscopico che ra"ulla negativo Il brtmbìno si consiJet•a guttrito, ma atlen.J~ in clinka il r ilOI'IIO d.:i capelli.

I 12 casi suesposti parrebbero pochi per venire a delle conclusioni, ma considerando che per ogni caso si fecero due applicazioni Rontgen e quind i la prova fu ripetuta 2 volte per ogni caso, e che i risultati furon o sempre iùentici e costanti in tu t te le prove, fa t te colla ma~sima oculatezza e col rigore voluto, a me parrebbero sufficientissimi per ad· di,·enire a conclusioni positi ve e giuste: Qui !l di si può senz'al tro affermare : l 0 che i raggi R ontgen non ha uno azione deleteria sull' Achorion Schoeul e in ii e su l trico pbyton t,onsurans col ti vati in agar gl ucosato, lattosio, e agar mal tosato;

'


SULLE CO J,TUR E DI ACHOR:ION S CHONI,EINII, I<:CC.

579

2° che tali parassiti non vengono distnttti nelle c ulture suddette non solo, ma non perdono nemmeno la loro vitalità. ed il loro regoglio, nè questi sono punto a ffievoliti, (perchè lo sviluppo della cultura madre, esposta per due volte a i raggi continua a progredire come prima); 3u che i r aggi non modifìeano affatto, nè l'aspetto macroscopico delle cul ture di tali parassiti, nè il reperto microscopico; 4° che il t erreno di cultnra non deve snbire nessuna influenza o modificazione apprezzabile nella sua costituzione, in modo da non essere più adatto allo sviluppo e ulJa vita dell' ifomiceta. o• che di conseguenza ci è lecito affermare che, se i raggi non hanno al cuna influenza nociva sui detti par&ssiti, nella vita cttlturale nella quale trovano le p iù adatte condizioni per la loro massima attività.: non debbono averla nemmeno nella loro vita parassitaria. Ero giunto a queste conclusioni quando ho letto nel Jo~t~·n al of Cutaneo/M Di:;ea"~e.<: llel 1!)05 che :\fewborm nel suo lavoro Bingwonr~, of the Scalp cu·red b.11 tlze X-1·ay (1:&), nel riferite g li studi e la cura coi ragg i X, fatti dal Sabouraud, ~3d i ri::;ultati ottenuti à l' E cole de Lailler, in numerosissimi ba.mbini tignosi, aggiunge che dopo 15 giorni dall' applicazi one dei raggi, i ca peli i cadono senza sforzo alcuno, e che fatta c la semi n a dei capelli .::n.dut.i coi raggi, in terreni d i cultura sterili si sono avute cult.ure posi ti ve caratteristiche del parassita • · Dunque qnest.a la riprova d i quanto noi si era affermato in base a i risul tati de1le nostre esperienze. Questo nuovo fa tto mi ha invog liato ad approfon ~lire la qnostione ed anch' io in tre casi dei suesposti (2 di tricofizi a ed l di favo ), i soli che si t rovavano nel periodo della depilazione dopo l' applicazione <lei raggi, 1ptando io sono venuto a conoscenza del lavoro del Mewborm, ho p reso alcuni polini caduti, li ho innestati in agar maltosato ecl ho otten uto al 10° giorno già la riproduzione del p arassita in m~stato, ed ancora vitale, con essi. Quindi anche per questa v ia viene ad essere confermato il fatto ne suna azione paras:-;itìetda dei raggi X nelle tigne. Ed allora, se non si può invocare un potere parassiticicla dei raggi, con quale meccanismo essi agiscono? S i può prima di tutto pensare alla depilazione che segue alla loro applicazione, cosa che a priori si capisce, perchè essendo il pelo l 'ele~nento piì1 attaccato dal parassita ed il principale focolaio di esso, colla sua cad uta, il tessuto si libera in gran parte del parassita. E che la depilaziona sia un potente fattore favorevole, è comprovato dai seguenti fatti. La guarigione è più rapida e definitiva in quei bambini ed in quelle zonE> d i un medesimo cuoio capelluto in cui i capelli sono cadut i completamente.


580

AZIONE DEI RAGGI RONTGEN

La depilazione anche nei veccl1i sistemi di cura rappresentava un presidio e1fteacissimo tanto che io credo che qulllche volta potasse bastare da solo. Un esempio l'offro io stesso. Il prof. De Amicis, mio maestro, q uiudici anni fa, durante i miei studi universitari a Napoli, mi depilava una chiazza di t.rico:fìzia alla barba, non allo stato di sicosi, ma nella forma di erpete tousurante, e senz'altro io guarii completamente. P erò oltre a.ll'azione depilatoria i raggi Rontgen spiegherebbero un'altra azione : Noi vediamo abbastanza frequentemente dei bambini, i quali ancora qualche tempo dopo le applicazioni Rontgen presentano dei peli ammalati e nei quali si potrebbe quindi temere di avere una recidiva della malattia. Qualche volta abbiamo anche assistito in casi d i tigna favosa al rifiorire di piccoli scntuli in zone non completamente depilate. Ma siamo rimasti meravigliati nel constatare come q uesti piccoli focolai cedes:;ero completamente a poche a_pplicazioni di a cido salicilico e di tintura di iodio. Quesf.o fatto (non potendo essere interpretato come un'azi one diretta sul parassita) fa logicamente pensare a un aumento di resistenza del terreno su cui il fungo si sviluppa, e potrebbe esser variamente spiegato . Il prof. Pell izzari propende per ammettere che i tessuti sottoposti al Rontgen si trovino per un periodo pitl o meno lungo di tempo in uno stato di diminuita vitalità, di inibizione funzionale, la quale potrebbe rendere i tessuti stessi meno atti allo svi luppo del parassita. Su questo punto continuano però nella clinica le ricerche e lascio la questione insoluta, limit!'tndomi ad affermare che per q nanto risulta dalle mie ricerche e dalla osservazione clinica, l'azione dei R ontgen parrebbe esser duplice, depilante e modificante i tessuti. E mentre la depilazione meccanica era, ed è un mezzo tanto barbaro di guarigione, la caduta del pelo coi r aggi Rontgeu avviene in modo dolce, data dalla semplice irritazione della papilla, che cede il pelo, senza. sforzo alcuno. L'unico inconveniente che può accadere coi raggi è r alopecia permanente dovuta all'atrofia della papilla eh& segue a dose eccessiva di raggi, che tiene o a troppa prolungata. esposizione o a. troppo bt·eve distanza. della. cute assoggettata ai raggi o ad una inadeguata posizione del radiometro del Sabouraud perchè troppo distante dall'anticatode, virando meno della rispettiva quantità . che ne riceve la pelle. Però in casi in cui la tecnica dell'applicazione fu rigorosa, si ebue pnr tuttavia qualche zona di alopecia permanente. Iu tali casi il prof. P ellizzari attribuirebbe l'alopecia ad un'alterazione trofoneu rotica per pregresse malattie tossiche ed infettive (scarlattina,.


SULLE CULTURE DI ACliORlO.N SCI!ON!.EI NH , ECC.

5tH

morbillo, tifo), obe hanno lasciato un locus miuoris resistentiae od un'alterazione delle fibre nervose per iferiche in alcune zone d i certi capellizii. ~ r.•

* ~: Spiegata così la guarigione della tigna per mezzo dei raggi R ontgen non con un'azione parassit.icida, ma colla modificazione speciale suddescritta dei tessuti del corion, che vengono resi più resistenti al progresRivo sviluppo del pan1-ssita e colla depilazione, perchè i raggi possa!lO rendere i migliori l'Ìsultati , occorre applicarli in dose tale da ottenere questa duplice azione. Qualora la depilazione non avvenisse con un'applicazione, occorrerebbe ripet er]a almeno un'altra volta ed a distanza dalla prima, quando la reazione del t essuto è completaménte cessata. Nel caso in cui solo pochi peli, o capelli, o qualcuno di essi fosse rimasto, procedere alla de p i !azione meccanica senza lasciare neppure un pelo, specie se è tronco o ammalato. E siccome ciò nei più dei casi è impossibile, perchè ~em pre qualcuno ne rimane, che non trasparisce nemmeno all' esterno, come una radice, ricorrere allora ai rimedi chimici, quali l'olio di cade, lo spirito salicilico, la tintura di jodio, previe saponate, rimedi che oltre ad esser parassiticidi, , sarebbero di stimolo anche al ritorno dei capelli, là dove questo ritarda. Ripetere l'esame microscopico ogni 15 giorni, a ttendere con scrupolo alla pulizia personale ed igiene del bambino. Nei casi in cui gli ammalati sono molti da curare, come negli ospedali, occorre invigilare che i bambini non si scambino la pezzuola di garza, colla quale vengono fatte le medicature. Che queste siano rinnovate tutti i giorni; che i già. depilati coi raggi non restino a contatto coi nuovi giunti; che le sale e le infermerie siano rigorosamente disinfettate, perchè i peli caduti a terra carichi di spore, tornando col pulviscolo sui capellizii in via di guarigione o guariti, sono causa di nuova infezione. Ed in questo caso la recidiva si attribuirebbe ingiustamente a risultato manchevole della cura da parte dei raggi Iiontgen . E tutto questo ho visto praticare con l'oculatezza voluta ed in modo veramente ammirevole nell'istituto fototerapico e reparto dei tignosi annesso alla clinica delle malattie della pelle diretta dal prof. C. Pellizzari, dove i risultati della cura. delle tigne coi raggi Rontgen sono soddisfacenti. Prima di chiudere questo mio modestissimo lavoro mi gode l'animo di manifestare le più vive grazie al prof. C. Pellizzari ed all'egregio prof. F. Radaeli ed a tntti i colleghi di laboratorio che coi loro saggi consigli mi sono stati di utile guida nelle mie ricerche.


582

AZIONE DEI RAGGI RONTGEN 1 ECC.

BIBLIOGRAFIA. niw·che Utl lricoplt!JIO!l. (GiOI'IlOie ilaliallO d elle malattie VCI!e>'U t $Ìfì/iti,he~ marzo 18&1). t~) SAuuURAIJu et No11ag, 7't·allrmtt ulo dtlla fl gtta IO>ISIIranlr roi •·ag()i X . tPt·t.•~e m lidicale. numNo 104, 190$), (3) S AOt>UA AUD et NOuiE. - Cul'a d r lla h g11a I011 >'11TCI>llt coi raggi X. (Mwtdt. m•diz. 1\'u cll .. n. 19, 19<15). f•J A UCH ~:. - 'fl'.tllmnrnl•i d P/Ia tigna lmwu·fl!t.le 'olia l't~diultl'(lpia . (Ga:dk hebdumadotre tlts (l ) C. p._LLIZZAAI. -

se~enc~s

midtcalrs cle Bordtau.~;, n, 3, 19l10)

(5) lloms e CAss.:x. -

T t'llll••u"'"l

I'(U/JOIIt•• ,.opoq<~e

d t•.< teigllrl. (At·cltivts d'cl.•ctricil~ mcdtcalt, nu-

m ero 15r.. 190'> ). 16) ll~:~s~rua Pl MKZZKiiKTTP.. - Stati:stiqut t'fldÌI)//Ie.-npl1t"•' . 17) C. P u LtZZAIII. - lslituto fot~>lcraptcu anucs>o alfa cl11oica Ll~rmoszOit•pat ica (n·lazic·ne pPr l'anno 1905). 8) Elln'I.INN. -

Br{11i&I'IIII(J•'II ubt>r di•• tll~rttf~<'"'i.a/1,· lVtrk u ng d er t'lulr icil<il urtrl d •· r X .tt·ahlen.

(w,..,,..,. nu•dirwi.•cli•• 1\'orh,•u•chri(l. n. 30 e 31, 19()11.

(91 Sciii)I.TZ. - f)loul.< cll' md&cltu., rh•· ll'urlt•'•ur.tn·i[l . n. 3. 1904. CLO) llut.7. 1iNKCIIT.- 1',-l,.•r /loollllllllilm!l tl<'r Alop••ri•• a••r•·11/a mi! llot~tg.·ntichl n ~l·sl Sl!ul~o·lt <iber d tt$

1\'r<m <le•· l! ùltlu• 11- ll'tr/;uug. ( ~ lllli.~cl"• /tu lld~cl!tW, n. 41, 1901 1. 111) Cv.nK<ut.N. - A;tn , ,• ,,,., t'.t<Jò11m <111/e m"ff•' poMyn•e e uot1 IJIIIogm•·· (fltvislll V•'ll••la <h .<cìt•n;• f)H·tlirli t . rascicoltl Xli, 3•. 1 ~11~1. (U) M•W IJOI<X A. n. - /ltii!J I(IOrm ,, IIIP Scalp wn•d b•! l ht• .\'-ray. ('l'ile jOIII'IlCII o{ CllltHi f OUS o;,.. mun , llll!(. t 59, 1905). ii:J) J&M;~.,;r.M~: el CIIATIN. - Trarli'mmt d•r lupu< par l··s nuuvelle.< mt'tltodes. (Congr~< intornalioMI rte la lllher,·olose. Parts 2·7 oc tohre I V~5J . (14) ER»EST B ESNt~R L. flnor.v et L. JAr;<JUKT. - Pratiq•uJ do•nultlnloni'f'IP, volume rremtPr. (15) 1\nnAN llUI.liAN. - liffr lti 1/..i rniJII' .\' .<ull• tJtt•o t1r 1 p i ccflli .auim111i. ( lluiHil& o{ lite Jnlm 1/opkm's llf1Spil11l, rt. lfi:i, flalttmur~. ft:hhraio 19Un. (l 6J VoN ll. 1\A,.ITZ· I\Ol.OIIS\'AII.- IJI' I' Wt•t•llt d el' tgmb~ltalltlltmg btt Favv.<. (nill. DPI'tn(ll. di

n....

t1t~datJ••st).

117) VoN T. M. Il. MA tlE Au. (Ori/. md. Jo•u·~t rtl, t• July 1905) . - J.a curn dell!J tli,lt ~tpliylla capitis m edumte l l'ag(Ji /li;•• t; e11. (18) Dr. SCtii'<RIIEn. - 'f ,·attenll·•tl dt l11 l ••t(lne par lt~ ratlt•tlltérllpil' (:\l. Bortin de Renncs). {Sfmaine 111 è.dìcate. roag. 3!18). (19) Dr. Scu,.~;utR.- 7'railmt,•n/ dt< malatlie< etd•wus pro· lt•.< •·ay•on; cle Riiltlgm. tSwtll lllt ' ntéd&cale,

p:og ~13). (:111) $ c uot.T7.. - /',•b'l' die ll'irk•utg dea S-slralllm auf dtt lhmt uud iltrt r .•rtçntdutt{) l•~i dt1' Jl,•han•lltt110 d t'l' l/tllllkr<~•tkh~il··•t. l AUg. md Ct•ulral:t·iltlll!)).

-·


583

CAS UI STICA CLIN ICA PARALISI BILATERALE DELL ' ULNARE CO~S EC UHVA A DISTOR· SI O~ E DOPPIA RADIO-CARPICA per il dott. Alt'on !oio Scr toH , leuenle medico all'ospedale militare prtncipale di Napoli .

Le distorsioni delle articolazioni della mano, relatì "amen te frequenti, sono dovute a preferenza a lla forzata rotazione, :flessione ed estensione ed alla tlessione radiale od n l n a.re. Dì massima frequenza sono qnelle dell'articobzìone radio-carpica prodotte per mezzo della flessione dorsale forzata nella cad uta ~ulla vola d ella mano, nella quale in seguito alla forte azione violenta, viene molto spesso distaccat;a l'estremit~t inferiore del radio p<'r mezzo del legamer1to volare profondo del carpo. In tutti i casi, c~nale effetto immediato del momentaneo e parziale allontanamento delle superficie articolari, si osserva un corrispondente sti.rA.mento o una corrispondente lacerazione dei ligamenti di:;tesi, specialmente dei torti ligamenti tra le ossa del carpo, lacerazione delle capsule articolari, dei ligamenti dell'articolazione radio-ulnare inferiore; inoltre distaechi di frammenti dalle ossa dell'antibraccio e del carpo, del processo stiloideo dell'ulna e del radio, e finalmente distensione o la..:erazione rlei muscoli, dei tendini e dei vas!. Le complicazioni nervose nelle distorsioni del le articolazioni della mano nei trattati di chirurgia o non sono accennate o :sono vagamente ricordate, forse perchè i nervi della regione, e sopratutto l'ulnare, quantunque occupino al pugno una posizione relativamen te superficiale, che li 1·enùe con facilità aceessiuili ai traumi in genere; purtuttavia essi, per cause anatomiche, rise n tono pii1 di llicilmente gli effetti della brusca, per quanto momentanea, distensione nelle distorsioni. Ed invero, in parecchi anni di esercizio chirurgico in quest'ospedale ed in q uello di Verona, nei quali ho potuto osservare moltissime e gravi distorsioni delle articolazioni della mano, variamente complicate, mi è occ~rso rarissime volte di constatare complicazioni nervee. E perciò che mi è :o:embrato non privo di un certo interesse il seguente caso clinico. D soldato nella X compagnia di snssistenza lYionga A.le.;sandro, d i anni 24-., da Semiano (Pavia), il luglio 1904: in Napoli, mentre tirava su con delle funi da un balcone del primo piano <lei casermaggio militare dei Gr!i.nili un armadio, essendo venuta meno la ringhiE:>ra del balcone, precipitò dall'altezza di 6 metri sulla strada. Sollevato privo di sensi fu trasportato al vicino ospedale civile di S. Maria di L oreto, dove gli furono riscontrate le soguenti lesioni: una lieve ferita. contusa alia testa con commozione cerebrale; gravi distorsioni delle articola· zioni radio-car pee complicate a frattura dell'apofisi stiloide del radio


C'M'O I STICA CLL."'ICA

a d estra e prvhabile frattura delle ossa del carpo a sinistra. Dopo qumdici giorni di degenza in de~to nosocomio pass0 nel reparto chirurgia di quest'ospedale. Al suo ingresso non fu rilevato nessun postumo dell a. eommozione cerebrale; la ferita alla testa era affatto cicatrizzata; gli arti su peri ori erano murtiti di tm apparecchio immobilizzante gessato esteso dalla testa dei metacarpi al disotto della piega del gomito. 'l'rascorsi circa venti giorni àall'accidente vennero rimossi gli apparecchi e si potè constatare una. leggera tum efazione di ambedue le regioni carpiche dovuta ad infi ltrazione dei tessuti molli . A destra si notò anche un lieve ingrossamento dell'apofisi del radio, uniforme, regola.re, di consisten%a l"olida. Coll'esame r adiografico si potè con fermare la diagnosi di frattura dell'apofisi stiloide del rad io a. destra, escludenJo per altro quella delle ossa del carpo a. sinistra, dove si dovette a\7 Verare solo lacerazione dei cort;i ligamenti delle ossa che lo compongono. Frattantc() la fnnzi.onalità degl i arti era notevolmente com promessa : Yi era rigidi ti delle arei colazioni radio-carpiche, i potrofia dei muscoli aut.ibrachiali, rimarchevole limitazione di tutti i movimenti ùelle ma11i con assoluta impossibilità di quelli di lateralità d elle ult.ime q ualtro d ita. F u subito iniziato il mas>;aggio associato a ginnastica passiva, cui si fece seguire quella attiva coadiuvata dall'elettricità. Di questi mezzi si avvantaggiò progressivamente l'indi viduo: rimasero però inerti i movimenti di laterabil ità Llelle ult ime quattro dita in ambo le mani, le quali cominciarono ad assumere u na posizione permanente di ahduzione e leggera flessione, ri leVandosi altresì speciali disturbi vasomotori e trotiui, che andarono sempre più accentua.ndosi. L 'i nfermo continuò il massaggio, la faradizzazioue dei muscoli paralizzati, i bagni caldi, fruì anche di una lunga cura di fanghi e docce nello stabilimento termale ù'Ischia, ottenendo però un limitato vantaggio. Il seguente esame obbiettivo si riferisce a circa otto mesi dopo il trauma, quantlo l'individuo venne dim esso dall'ospedale, espletate le pratiche di riforma con diritto a pensione. E,-AME ODBIE1.'1'IYO. Indi,iduo di robusta costituzione fisica: nulla di notevole nel gentilizio. 11è alcu n precedente morboso degno di rilievo. Non presenta akuna lesione organica o funzionale a carico dei visceri toracici ecl addoU1inali. .Nulla si rileva di abnorme riguardo al sistema nen·o;;o generale: ne:;snna zona d i anestesia o di i perestesia n ella cute degli Enti inferiori, del tronco e delle braccia. Così pure sono normali gli altri organi di senso specifici . .A !l'esame dC'~li arti ~'tl]'Priori si nota ~:he ambo le mani sono in una permanente po,;i7.ione eli abdn;,ione e di lieve flessione radiale sugli antibracci. i po llit·i abdotti, le altre q uo. tt;ro dita serrate ed estese. Da tale pusizione risulta che il ca ,-o d('Jla mano appare acuentuat.o. J;a mano è leggermente de\' Ùl.ta verso illnto radiale, e questa ÙPviazione s i esagera qna11do la si flet.te passivamente sull'a,·ambra'tcio. Gli spaz i int.erossei si presentano un po· depressi, le solcature dell a regione metacarpea. sono più pronunziate, l'eminenza ipotenare è diminuita .


585

OASOIST!CA CLINICA

MoTILITl. - La flessione ulnare delle mani e l'adduzione sono molto limitate. Attivamente non sì riesce a mettere in uno stesso piano il margine cubitale dell'avambraccio col margine cubitale della ma.no. La flessione completa delle ·ultime tre dita è abolita; i movimenti del mignolo sono quasi completamente annullati; l'allargare ed il restringere le dita, come pure la. flessione della prima falange e l'estensione della seconda e della terza di tutte le dita è impossibile. Il pollice non può essere addotto. SEN8IBILI'rl. - Lo studio della sensibilità degli arti superiori, fatto sistematicamente in ciascuno dei territori sensìtivi, dà i seguenti risultati: Sen.sibilità gene1·ale cntanea. - Al lato dorsale delle mani l'li os· serva una zona ipoestetica nel campo di distribuzione del radiale ed una zona perfettamente anestesica in quello di distribuzione del cubitale; zona la quale comprende l11. met.à interna del dorso delle mani e le -regioni dorsali del quarto e quinto dito. Sul medio la metà interna della prima falange è i poestetica; mentre la metà esterna della seconda e terza falange dell'anulare si trova .anestesica. Alla regione palma.re delle mani trova si una zona anestesìca all'interno, limitata all 'esterno da una linea alquanto obliqua, la quale partendo dalla metà della regione carpica va a finire all'estremità libera dell'anulare seguendone la linea assile. Sens-ibilità clol01·i(ica. - Esplorando la sensibilità. dolorifica con lo estesiometro di Leydeu si trova al lato dorsale di ambo le mani analgesia nella zona di distribuzione del cuh!talf\1 piu nella metà interna della regione dorsale delle ultime due falangi dell'anulare ed ipoalgesia nelle zone p~riferiche apparten~ntt al mediano ed al radiale.

Senso dello spazio. - Fu misurato anche con l'estesiometro :li Leyden. La distanza minima i11 cui l'ammalato percepisce ancora distinte le due punte del compasso è espressa in millimetri, e si riferisce alle parti di ambo le mani in cui sono conservate la sensibilità .tatti le e dolorifica. Polpastrello (indice, medio, pollice) 518 m m. Faccia palmare della 2• falange 4,5 » (),'7 ::. » dorsale della 3• falange » palmare del capo dei metacarpi 6, '7 » ~uo,. l\Ietacarpo del pollice Dorso delle mani 30' » An ti braccio 40,50. &nsibilità bm·icct. - Nella zona del cubitale in ambo le mani non è avvertita nemmeno una forte pre::.sione di l kg., mentre nelle zone limitrofe l'individuo sa rilevare differenze di pressione piuttosto notevoli. Sensib·i titù terrnica.- Rilevasi notevole ritardo di percezione all'antibraccio di ambo i lati. Alle mani nella zona del cubitale essa è nulla; nelle altre zone è appena avvertita la differenza di freddo e di ca.ldo.

== ==


58()

CASUISTICA CLI NICA

Senso di sforzo. - Si ottengono col dinamometro i seguenti nrultati: Braccio destro: lO kg. - Braccio sinistro : 18 kg. La. sensazior.e con ambo i pollici : l kg. Lo stesso risultato si ottiene con gl'indici e coi medi. È nullo con gli anulari e con i mignoli . Senso ?nU8colare. incerto. RIFLESSI. -

.Il senso muscolare delle ultime dita. è molto

I riflessi tenclinei sono assenti.

CoxorziONI TrWFIC"RE. - La muscolat.ur& delle regioni ipotenari è ipotrof:ica: esse si presentano appiana-te. E anche diminuito l'adipe sottocutaneo e la pelle delle mani e degli an ti bracci, in corrispondenza del campo di distribuzione dei nervi ulnari, appare secca e liscia (glossy skin degli americani). Notasi pure una dilatazione permanente dei vasi cutanei, per modo cbe la pelle conserva. un colore rosso vinoso permanente. Non si osservano alterazioni a carico delle unghie, uè edemi . EcCITABJLITA F;L.E'l'TRICA. _.

r

Con la cor rente galvanica si hanno

i seguenti dati: ex) applicazione indiretta: Chiusura catode Ohinsura anode .Apertura anocle .Apertura. catode ~) applicazione indiretta:

!lraccio sinis tro

Braç,;io des tro

5 Il A

7 p. .A 10 Il .A

4 Il .A 7 jl .A 6 p. .A 20 Il .A

Braccio sinistro

nra•:cio destro

4tl A

Chiusura catode ace. a 4 Il 17 Chiusura anode deb. a 5 Il .A Apertura !.mode llJ.L.A Aper~ura catode lo 11 .A 2° Eccitabilità con la corrente faradica: -x) applicazione diretta : Ar;l CClO sinist ro

La contrazione na~n~e stando i due roccheHi completamente sovrapposti ed il nucleo ad l.

G ~~ .A 8 f.L .A 8 Il A 20 jl .A

Braccio destro

Id.

l. ~) applicazio11e indiretta. flrarcio sini~tro

Braccio .!estro

La contrazione nasce stando i due rocchetti completamente soprapposti ed il nucleo a O.

La contrazione nasce stando due rocchetti sovrapposti per •, . ed iluucleo a O.


CASUISTlCA CLINICA

587"

Dal suddescritto esame scaturisce chiara Ja diagnosi di paralisi bilaterale del cubitale con incipiente atrofia degenerativa dei muscoli innervati dalle sue branche e dist~;rbi sensitivi, trofici e vasomotori della cute a cui si distribuisce. Qual'è però la nat.ura della lesione che ba colpito simultaneamente i due cubitali? La paralisi fu effetto di compressione, di ,contusione o di lacerazione del nervo? La compressione o poteva avverarsi durante le manovre di riduzione che dovettero eseguirsi prima dell'applicazione dell'apparecchio immobilizzante o essere l'effetto immediato di questo : ragioni anatozniuhe escludon<J la prima ipotesi poichè il nervo, il quale decorre nel polso piuttosto superficialmente è separato per mezzo di p1ani musco· lari delle ossa; mentre la seconda ipotesi può anche escludersi essendo mancati durante il tempo in cui l'infermo tenne applicati gli appa.· recchi dolori spontanei. La contusione d'altronde avrebbe dovuto essere tanto grave e cagiouare una rottura degli elementi nervosi, data la intensit.à e stabilità dei fenomeni eli pandisi e di analgesia. e la loro comparsa dopo il trauma quasi immedia.ta. Non resta. quindi che ammettere una distensione con lacera· zione fibrillare del nervo, avveratasi nella violenta d istorsione radiocarpica. E parrebbe essere questo il meccanismo :più ordinario delle nevriti traumatiche consecutive a distorsioni. ·


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA , PLEssr. - Sul triangolo paravertebrale oppoato di Groooo. - ( Rio. crit. dì r.lm. med. 100), n. ~6) .

I l Gro(:co nel 1!)02 illustrava un nuovo sintoma diagnostico di ra ccolte liquide endopleuriche, che chiamò triangolo paraverlebr·ale opposto. Esso r ile vasi sul torace dal lato opposto al versamento, e consiste io un tr iangolo di ottusità, 11 .cui lato inle1·no è r appresentato dalla linea delle a pofisi spinose, il lato i111'P r iore dal confine inreriore dell'ar ea di risonanza toracica per un tratto di !!=Oli lo oscilla n Le fra i 3 e i 6 centimetri, il l ato ester no da una linea obl iquamente ascendeote, che sì un isca ad angol o acuto colla l inea mediana v er 1<o !'••str emo superrore del li vello dell'essudato. La base si allarg-a quanto maggìo1·e è il liquido endopleurico; il leiangolo si modifica per estensione ed ottusita coi va1·ìi ct.;cuhiti, cogli alli respirato1·ii, e a parità di condizioni é più n otevole per il v ersamento di deslt·a: nel suo ambito si se nte una diminuzione del rnurmure vescicale. Dopo la memol'ia del Grocco quasi tutti g li autori la confer marouo; altr i diminuì l'impor tanza dd fenomeno. L'autore ha perciò ricercato il sintoma nei s uoi mala ti di pleurite, ed ha constatalo che si riesce con facilità a mettere io evidenza il fenomeno; però è necessa ria una percussione non molto forte. Esistono per ò casi in cui la dimostr·azione non ne appare chiara, essendo iodeciso il limite esterno. T ultavia l 'autore ha potuto in lutti i casi confermare resistenza del sinloma, col comple:;so dei fatti che lo costituiscono. Sulla patogenesi del fenomeno Baduel e Siciliano invocano, qua le elemento principale, lo spostamento del sacco pleurico, che va ad addossar si davanti ai -corpi vertebr ali e ~pinge a vanti a sè il medìastino, il quale invade il torace opposto. L'autor e in un caso, in cui sul ve1·san•ento si ascoltava un ti pico soffio br onchrale, potè accertare che il s?rrìo oltl't!p8$Sava la linea m ediana per cessar e circa a livello del l ato esterno del triangolo; cosicchè f> possibile io questi easi mettere in evìdenzn il triangolo anche per· m ezzo dell'ascoltazione. Altro fenomeno che l'autore ha ri cer·cal.o sul t r iangolo è 11 cosidetlo fenomeno del soldo, usato dall' Heub ner per la d i a~nosi del pneumotorace, e proposto da l Da,·ezac per i v er samenti pl eurici con poca fortuna. Messo il malato seduto e fi ssal o un punto sicuro di otlusila dovuta al liquilio nella r egione anle•·iore del pelto, ge11 eralm ente nel 4° spazio sulla mamrnrllare, vi si applica una moneta, <..he un assisten te percuote con un'altra moneta o col ma1·tel lo spi'Ovvi!':lO della g-o mma. I ntanto l'o;:;:e,·vatore ascolta po;:te1·io1·mente, e nel caso della ri cer ca del ll'ia ngolo, pr·ocede in senso ot·izzonla le dal Ialo del versamento al lato sano. Sì può percuotere con colpi secchi e fo r ti, oppur e mollo piano. In ambedue i casi la trasmi ssione sì fa bene solo


RlVIST·A M EDICA

58!ì

finché si é sul triangolo, cosicchè si può con tale mezzo delimi tar e in modo esatt1ssimo il sintoma di Grocco, m ett endolo i11 rilievo anche ove colla percussion e sem plice r iusciva difficile o vi erano grand i incertezze. Ri~uflrdo poi ad altri fenomeni che si possono apprezzare sul triangolo, il fremito tattile é notevolmente diminuito verso il lato esterno, general mente abolito in prO!>Simità della linea mediAna; il fenomeno del Baccelli si compor la nello stesso modo come sul ve1·samento, e cosi pure la bronco fonia, l'egofonia . M aRIOTTI-BtANCHI.

B. GnLOHORN. - Nuovo metodo per la rloeroa della splrooete palllda della.. slflllde. - ( Wtencr l>.linische Wuchensch r~;i, febbt·aio 1906). R11ppresenta il metodo più semplice Onora esco~ti ta t o per· la ricerca batteriologira della spirocete della sifil ide. I n duecento centi metri cub1ci d1acq ua si scio~tlle un grammo di ca 1·bonato di !ilio cui si ag-giungono duA g rammi di bleu di metil ... ne medic.:inak Sa r iscalda la soluzione a bagno- mari a tino ad ottenere una tinta uniforme policroma . Si Oltra allorA su co tnue, acidificando posci~t una m ... tà della sol uzione con dell'acido acetico al 5 p. 100, fìno ad ottener e una r eazione debolmen te ac·ida con la cat•ta di torna"ol e. Si aggmn~e a llora l'altra mela della soluzione policroma ver~nudo nell~ soluzione cos1 ollen ula, unR soluzione acquosa debole di eo~ ina (di circ.:a mezzo p. 100) fìno ·a (H'èCipitazio ne c,>mple ta, ciò chtl si ver ifica fi ltr-ando Lra LLo trauo una piccola parte, fin chè il filtra lo diventa di un colol'e bleu pallido leggerm enlt! fluorescente S1 l a!>cia allot·a ripo!>are per venltquattro or e, filtrando po:>cin su doppia ca t•La da fìlta·o, disseccando lentamente il precipita to ad una l em pertt lura di cir cll 40 g rada T ale prodollo secco l o s i scioglie nell'a lcool rnt-tilir:o e la soluzione stt lura cos\ ottenuta si pone a ri po~a re per un gwrno, poscia fil tr andola. Per servirsi di ·tAle soluzio ne, sopra un prepf!rHlO non fissaLo, se ne pongono tante go<'.ce che bastino a coprirlo, v et·sando, dopo pochi secondi, l 'eccesso, eù i ntroducendo lentamente il preparato nell'acqua distillala, dopo ù i che si se•·ca all'aria. La spirocete appare colorata in rosso porpora con tendenza al bruno od al bruno nerastr o se si tralla con l e sol uzioni di Gram o di L ugo!. Con tal metodo la spirocete si d ilf~t·eozia. mol to facilmente dagli spir i Ili sapt•ofìtic! volgari.

G. BKl\NUCC!. I AROSLAv HoRCICKA.- Sulla 4lazoreazlone nella malaria e nel tifo addominale. - (A r cftio Sctttffs ·und T r open-ff.tHJiene, dicembre 1905). · L. A. conclude che la diazoreazione nelle r·egioni non malariche e un sussidio multo importante per la diagnosi del tifo, a nche nei casi di r ecidive tiflche, ma che nelle r egioni malat·iche questa r eazione perde ass11 i di valore specialm ... nte come mezzo diagnostico differ enziale fra tafo addominale e m alaria. La diagnosi del tifo si dovrà quindi basar e !:'ul l'esame microsccpico del sangue, sull'esame batteri ologico delle feci (eventualmente dell'urina e dP-IIe roseole)~ sulla reazi one di Wcda l l t~ quale si è r esa tanto facile e alla porlata di ogni medico coll'uso del {f,p/wsdiagnostikum di F aket·. T ESTI.


590

RIVISTA· DI CHIRURGIA GENERALE N.::Rr. - Adenoca.rolnoma. primitivo dl nn'appendloe vermlforme oon lu,!.ammazlone oronloa oan•a. dl rlpetntt atta.oohl a.ppeudtoitl. - (2ieglcr's B eitrt.lge.fiir anat. Pallwl., 3i, 1 90~)) . Un ~iovaue di 29 anni venne 0peralo di appendicectomia per· un attacco acuto d'appendicite r ecidivante, e dopo 19 giomi potè lasciare l'ospedale guar·ito. L'Appendice l un ga 12 cm. presenta ispessito ed iniettato il rivesti mento perilonenle, turJZida, lesa: alla sezione notasi ispessimflnto di tulle le tonache, specialmentt3 della mu><colare di cousistt>nza quasi cartilaginea. Il suo lume circa alla metà è obliter ato da un tessuto fibroso : la mucosa al di sopra 13 al di sotto eli qne~;to tralto è iperemica, ispessi ta ·e coperta di uno strato denso di pus. L't>same istologico, oltre ad un'infiammazione a tipo necr olico dei follicoli e ad un'infiammazion e produttiva connettivale della sottomucosa e del pel'ileneo, ha mPsso in rili evo numerosi nidi epiteliali carcinomalosi a di!>posizione tubul~:~re con lume rive stito d~ più !'Lrali di cellule, limitati all'interno della tunica muscola rE>, dalla quale sono separati da uno str ato connetti v o sottomucoso ricco di vasi. I casi di carcinoma primitivo dell'appendice vermiforme sono estremamente rari, e sono stati quasi tutli trova ti in giovani individui. Una circostanza é de~na dr cnnsiderazion e, ed é l'or·dinaria associazione del neoplasrna con l'appendicite specia lmenttl cr·onica, la quale autorizza a non esclud~re che l'infiammazione cronica abbia qualche parte nell'origine di questi neoplasm i·appendicolari, secondo il concetto di Hibbert sulla metaplasia. La metamorfosi r egressiva cÙi l'apper.dicA ver·mifor·me andò Mg-gella nel cor·so della sua evoluzione tllogeneti l'a IH r enderebbe predisposta ai pr·ocessi r egr essivi de' !'tUOi e lem ~ nti epiteliali pt>t' l'\011e!'cen:tn filo~enetica. Non e quindi infondato il so;:;pello che la ra· rità dei c»rcinomi appendicolari pr·rmilivi sia soltanto apparente e che un certo numero di essi c reduli primitivi del cieco siano invece secondari a carcinomi prrm•tivi latenti del l'appendice. La rroz•one e"Rlla dd pericolo real e ciel carcinoma nell'appendicite, anchA n ~IJI) stnlo attuale delle nostre cognizioni ancora imperfette per mancanza di os-;<!rvazioni Ststemntiche e numer0se di appendici esportale. contribuir'à a Ji. mitrne semp re più il cttm po della cura m ed ica in questa mnlallia . DoMENICO BoNo.

M· x MARTIN.- Un caso di tra.ttamento del t etano tranmatloo oolla sieroterapia nel tropici. - (A rchio. fii.r Sc/tijfs-und T ropen·II!Jgiene, vol ume IO

n. 4, HIUG). L'A. ar.cenna alla gr·ande fr·equenza nei tropici dell'i11fezione lelanica delle fe t·itl3 a ddi'>irenza dt>lle infezioni piog~ne che sono piuttosto r at·e, e ùt>scr·i ve un caso d1 tetano tr·aumatico traLlat o coll'antitossina telanica, un'antitossina gtà preparaLn da qua.s1 due anni, conc;ervatn per 15 mesi nella farmacia, ma


RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE

591

(!he non pr esentava alcuna alterazione apprezzabi!e, nè per cambiamento di colore, né per intorbidamento, nè per deposito di precipitati. Furono inoculate nelle coscie due dosi di antitos!.<ina (= 200 unttà immunizzanti) in sieme ad l centigr. di morfina. Subito la malattia p1·est~ decorso b enigno ; la guarigione completa pe1•ò non avvenne elle dopo 4 settimane. La g ravità f.lel caso cosi felicemente curato coll'anti•-Os$i!la di BltCh$t, l'~;~s­ sersi avuta la guarigione aù onta che l'antitossma stessa non fos se pnJ fres ca imcora~giano ad estendere questa pratica, la quale nella c llirurg ia militare e specialmente in cer ti casi di ferite lacero-contuse, imbl'atlate di polvere, di terriccio, di ftmgo, può avere un impiego p1·eventivo di grande importAnza. T ~STI-

\V. FERTIG. - Dell'ulcera traumatica dello atomaco. Woehensclt r ift, settembre 1905).

(.\1ilncltener med.

Un giovane di costituzione l'Obustissima, di poco più cii vent'anni, senza preceden ti morbosi di sorta . ri ceveva un calcio di cavallo alla r ep-ione epigastrtca. Venne tosto praticata la laparotomia, con la quale si verificò essere assorutamente integri i visceri acidllminali. Dopo due giorni l'infermo v enne colto da r•pelute ematemesi che lo trassero a morte cinque giorni dopo l'intervento o perat•vo. All'autopsia riscvnlraronsi quattro ulcerazioni gaslt'iche aventi sede lungo la piccola curvatura dello stomaco, una delle quali aveva in~accala l'arteria co•·onaria stomatica corrispondente. L'autore spiega l'apparente contrudizione fra il risulta to della laparotomia ed il reperto necroscopico, ammettPodo la pt•oduzione di infiltrazioni em,rrag-•che nella mucosa dello stomaco. causate dal prtmitivo traumati ~ m o, inr-ìltt·azioni che avranno presentato dei punti di minor resistenza all'azione del succo ~raslrico donde la produzione consecutiva delle ulcerazi oni. G. BERN uccr. DoLL. BooE. -

Oura ohlrurgloa dell'appendlolte. - (Zentra lbfatt Ju r Chi-

r u r gie, n. 45, 1905).

L'autore, è partig iano della cura cbirur~ica nell'appendicite, consi.rd ial.o a -ciò dai brillanti successi dell'111tervento cltir·urgico p1·ecoce. Dei 450 cAsi, da lui opt!rati, novanta g uarirono lu tti anc he percltè fur()IIO solloposti a.! operazioni nei primi tre giorni della malatLia. Di 163, che presen Lavano ascessi semplici, nove morirono. I n 58 casi di appendic ite suppu1·at.a con complicazioni, la mol'taltta sali a 2l; in 1:~9 casi si trovò all'opPrazio ne una per·itonite dill'usa, che io 77 guarì, ma in 62 progredì e condusse a mo1·te. FUNAIOLI. Dott. KRAMER. Un oaao d'loaufflclenza mitra.Uoa, dl origine traumatica. - (Zentralblatt jur Chir uryie, n. 8 , 1906). ll dottor Kramer racconta che un lavoratore di 36 anni, !'ano, subì una f()rte contu<>ione della metà sinistru del venlt·e, ri cevendon e doiOI'I e mo le~ti e da p arte del cuore in modo da r ender si inadatto al lavor o. OA II'esa m ~. pratir ato da val'i medici , risull0 un quadro di malattia, che eon g• a• •de p•·obabtl i lit lasciava concludere per una impotenza funzionale della val vola mill'al o:~. F UNAIOLI


592

,. ·'

L 'etiologia dell'ozena. - (Centralblait j(u· Balcleriolouie, Pa rflsitr-nkunde und Jn.ft:law n.skranlcheiten. - Referale. - Vol nrne XXXIV e XXXVII.

Doll. W. HA:>SLAUER -

<JzENA QUALE MALATTIA GENUINA.- Per B. Fraenkel e i suoi numer osi seguaci la d•a:.mo=<i d1 ozeua e !Ziuslilicala quando esi,.touo i tre siuto rni: atrofia, forrnaz ionA di cros te e fetore e può esclud~ rsi la presenza di uo corpo estraneo, di u•• a ca•·•e ossea o di un seque!<l r o, uu'ulcer81zione della mucosa nasale od un p r ocesso stOi itico del oal'o. Nel processo all'Glico il secreto nasale diviene an 1d1'0 e vi:"ch10so, adel'i;:ce alla mucc•sa e si dissecca sotto l'orma d i croste. Queste poi si pul r ,..fannn C danno Or igmP. ad Ull f~ lOJ'e disguslOS0, specifìco, donde 11 IHH!lfl di 0zentt F rae•1 kel d 1stingue un 'o..oaen.a sìmplex o catarrhalis e. l u n'o.:aena oera Zaurttll ritt>'tle l'at•·nfia c:ongen ita, un iLa a vol ume enorme del le cavi La nasali, do11de rt!'lagno d t-l sf'crelo nasale e pulr,..fazione. H t·~ rnaiHI e Bat·th , oltre le cause addotte da Zaufall !<pie~tano il di:-s•~ cca mento e la pulrel'azione del secreto nllsale COO l'iiiSIIIJÌ\.:ienLP- r Ì>:CAidamenlo rlell'1:1 ria inspit•ata e nnade~uata satur azione con V8 JHll'e acq ueo. Sauvages .e Ttllot sono di contrario avviso, pe t·ché l'ozena s'inco" tr·a anche nei nasi an .. rmalmenle str etti; Berliner spiega l'atrofia per 111 pr··ssi one del tur·biualo m ...dio sul sello ; per ò questa spieg!lzione ebbe pochi l'11~gu a ci , perc!Jè l'ozena n o n s i trova in molti casi di nasi strettissimi e 11Pppure nella t•egiooe del tu r binato m ed io, quale sede di predil.-ziooe. Saeng>'r sta per l'allormole larghezza del naso; Rosenfeld, H opmann e Kayser · riten go nn l'at r ofìa con r;ren i la. I n oppo:-izione a quesl& spiegazione dell'atrofia congeni ta la ma g~i or parte degli autori riti en e l'atrofì.a fJuale con~eguenza di un processo snppur·ativo in li a mmatol'io con i perlrofìa ed infiltrazione parvicellulare, neofor-mazio ne connelli vule e successivo ra ggrinzamento, accompag-nato da distr uzione di vasi e glandole (M. SchmitH, l:khech, Rosentbal, Z•H::kerkaodl). L 'atr·olìa, per Walb, dipende da com pr·essione delle croste ; queste poi si clecompongono per l 'azi ..ne di un particolare microrganismo. Krause ascr ive l'alterazione del s..c relo a decomposizione adiposa degli epilelii g-landolat•i degenerati e ad infìlll'&Zione di picc-,ole cellule con consecu tiva putrefazione. Per Rethi, E. Fraenkel ed H abermaon ~o 10 l e al,er11zion1 delle glandoUe di Bowmann e delle glandole aci nose della 1uucosa nasale la causa prin cipale delle alterllzioui; la decomposizione del l<ecr·eto e i l retore sono proclotti da balterii. Frank H . B oswor th ritiene che rozena nei fao r.iulli sia dovuta a catarri nnsali purulenti; il s...creto uument.alo s'inl"pessisce e pr.,sciuga in crost1-1, r.:he rimangono aderenti , si decompongon o e producono cattivo odore. Vollonann, ScbucharJl, Seifert ri tengono pure qual•' causa d..-ll'ozena un'allet·azione della secrezione, d ovu ta aL m ull:lmeulo dulrepitelio cilind1·ico in epitelio pavim enloso.

·1

·. '.


RIVlSTA. DI OT O·RI NO·LAIUN GOIA.TRIA

593

P<!r la produzione del fetor e i rnicrorgsm ism i secondo Seiferl agi scono nella rinite atrofica (elide, ma non hanno alcun'azione nella rinite atrofica semplice. Zarniko, al contrario, non ammette che l'at1·ofla dipenda da un processo cronico inliammatorio, ma riL•ene invece che si tratti di disturbi troro-uf'rvosi, col Ctmcorso però necessario di un mi cror~a ni s mo specifico. Bayer, H echt, Capart ed altri con s idera11o pure l'ozena come una Lrofonevr osi. Si~benmann ripone la base della teoria n·· lla metapla"ia dell'epitelio, da cui Jipendono la formazione di croste e la pulrefazione caratteris tica. Egli cùstingue tre gradi di ozena : 1o La mucosa nasale è ricop erta da una membrana colorala, trasparente senza fetore; 2• sulla superficie dPIIa mucosa è secregato un liquido purult:nto, che piu o m eno rapidam ente si prosciu ~a in croste, si decompone pr·estissimo e pro· duce il tipico fetor e dell'ozenil ; ' 3° esiste pure una forma di r inile aLr·ofì ca fetida , senza malatlia dei seni ed atrofiu dei turbinati. Dello stes~o avviso sono Hollin ger· e Gr·ossko pf: Schi inemann poi osserva, pure convenendo in gr·an parre col Sr el>enm~~nn , che la m >' La!Jiasia s'incontra pure assai fre4uentemeute anche nei nas1 appar·entemente sani; mentre Alexander non da impol'tanza diagnostica al la m Piaplasia, per ch é questa è tanto rr·equenle da poteri« con ... iderare qua~i come fi " iolog tea. Schi"•nemann r•iti..,oe che la metaplasia d.-ll'epi telio $Ìa acrp nstla e non congenita, e di penda da un proce!'> so infiammatorio i n atto o decorso. t< ssa fa pa rte delle alterazioni che si osservano nell'ozena. unitamenle alr'al r otìH delle ~:dando le, alla neofol'lnazione di connettivo, all'ispessimento del perws tio , alla rar·erazione delle ossa e alle alter:azioni vasai:. Tanto S\!hrinemann, quanto E. Fraenkel, dànno g r·a.nde importanza all'allerazione secreti•a d e ll ~ glandole, speciHlmenle ùi qu .. lle di B vwmann, che lisio· logicamente impediscono una decomJHlSizione del secreto nasale. P~r Gerber la metaplasia dell'epitelio sarebbe prodotla da una lues congenita. Cholewa e Cordes co nvengono con S\!h6nem11nn che oell'ozena il processo cominci nelle parti profonde, anzrchè uell'epit... lio. Essi ritengono che nelle ossa e nei tur•binali si svi luppi un processo morboso analogo a quello dell'osteo-malacia, che atrofizza i turbin~:~ti nAsali coi vasi sanguig ni e toglie il nutrimento alle r estanti parti intt>rne del nal"o (mucosa, epitelio). L'esito finale è ralrofia dt queste parti con succe ~ sive alterazioni della sf?.crezionc, for-ma· zione di croste e decompo<>izioue. Pure Cozzolino e Pasmanik rileujlono primaria l'atrofia ossea; il primo la. crede cou genita, il secondo dipenùenle da un ar·resto di s viluppo. . TROR!A OIU.L'OzENA QUALE MALATTIA. A F OCOLAI O DELLE CAVITÀ ACCES~OR!E.

Miche!, <!Onsiderando che n ell'ozt>na la se\!rezi one abbbondanle non può dipendere dalla mucosa na!i'ale atrofìctt e povl'ra di ~dandol e , Sll$lenne c itA la malattia avesse sede nei seni, !>pe··ialmeute nPII't·lmoidale e nello srenoidale, ove il pus si accumulertlbbe e diverrebbe fetido. Ma GrLinwald dimostrò che le croste fe tide non dtpendOI •O sempre da suppunJZioni ò~i seni, ma da sup· pur azioni della faringe, delle tonsi l le e da fotoiAi purulenti della muco:>a nasale. H aj... k r·itiene che i fo col ai purulenti non bestino per ispiel!are lulli i casi di ozena. Schaf!'ar, Bresgen e molti aiLri sono invece caldi partigiani della 38 - Gionwlt mtdlco.


594

RIVISTA DI OTo-RINO·LARTNGOIATRIA.

teoria locale; N obel e Uihnber::t riscontrllrono in 79 casi di ozena suppur azione dei seni. Alexander 0$\S;,rva t•erò che difficilmente si spit>ga perch~ un catar·ro pu I' U l en lo d(•lla mucol"a d'u.na ca vi là acces><oria prnd uca Lulora un proces!:lO iperplastico, t'o1'mazione dt p.,Jipi ecc e talaltra atrofia d.-Ila mucosa e delle ossa. D'all1·a pa1·te, J'ozena s'incon tra pure nei fanciulli rtUtmdo non sono anco1·a fo1·mate le cavtla Rccesso1·ie. Conviene ad ogni modo che nella ma11gior parte dei casi di ozena PSistHno fo.:olai purulenti, ma rttiene che l'ozPna sia la malattitt principale e l 'affcztone delle ca vità 11ccessorie seco••dHria. Q;1servazioni di Fl'eudenthal e R oca1•d conf,..!'mAnn tale opinione. Al exAnder e Cordes, in base ai ril'ultati delle l<'ro ricerche istolngiche, ammis..-ro che l'ozena dalla mucolla nBtsttle possH di ffondersi nell'mlerrto dei seni atLraver!'o lo slruto midollare delle ossa. W ertheim, fondandosi sulle sue ricerche anatomo·patologicha sul cad11vere, dimostrò che il processo morboso si diftonde dalle cavità nasali ai seni . Freude11 thai fa osservare che i malati di ozena non a vverlono il fetore, mentre •1uesto e avvertito da coJ .. r·o nei qua il sono affetti i seni; nè l primo ca..o adunque i nervi olfttttorri sarebbero distrutti, nel secondo sarebbero ancora sensibili. Grossknpf sostiene che le indubitate guarigioni spontanee df'll'ozt>na e la ma:zgior frequenza di tale malalLiA nelle donne non possono conciliarsi con la teoria locali~trt:a . E)!li riferil'ce oue cal"i, nei quali trovò del luLLo nor·mali i seni mascellari, etmoi o..ifr li e sf~::noiolali. Per la ma~gi or fr equenza dell'ozena

nelle donne egli rlLa il Voltolioi, che dwhil:lrll I'Pzena quasi come malattìa esclusiva delle donnd; S :hi:if'f<lt' ch e nei suoi malati le donne fum·ono di una volla e mezzo superiori agli uomini; J ura~z e Mrchel che trovarono la malaLtia uoa volta più fre•JUente nelle donne a11z1chè n ...gli uomini e Kl'ieg che osservò 9,. casi di mallatlia nell~ donne e 4~ nel{li uomini. T EORIA BACILLARE O TEORIA INFETTIVA. E. Fraenkel OSservò pel p1·i m0 i baeilli nell'ozelll! e li riten 11e quali prndultori del fetore. ma non specifici. L i:iwemb<>rg rite11ne il suo bacillus mucosus qu11le pruciuaore dell'o,erH•, l'ot· tenne in coltura pura, mR non potè p1•es~ntare per lt1 sua dimostrazione alcuna prova posiliva. Abel pel primo dllltOSLrò che l'ozena f'ra prodotto dal ù. mucosn.ç. Per lui il fetore 11011 é 11ece~sario per l'ozena esisteHd one d.-i casi senza catlivo odor·e, come pure s'rrJcontrallO casi ostinati di ozena, che continuano per molti anni. !'enza atrofiH; noentra in tullfl le fasi dell'oz•~na 11011 mancatiO mAi la secr ezinne cal·atter·islicA e la formazione di croste. Abel in tutti casi da lui esaminali, circa 100, tr•ovò lo stel"so microrganismo, il b. muco/fus. In base alle sue l'iCt>rche el'(li ~i unse al le se~rue nli conclusiont: ·to Nel na-;o può o!'ser'<arl"i uu particolare pro~c.-><so mo rboso, che incomincia con lo, mani!'estazi0ne di pi ccol i fncolai isnlali di secreto v1st:hioso, muco-purulento elle ra vidamenle s1 ùi><secca in croste alla !'UJierfìcie. I forola i possono col tempo di venir·e sempre più ~!rossi e invaJere finalmente estese parti della mucosa nasole; 2• Coll'estensione dei focolai avvenl(ono pure alterazi oni della mucosa ua1'ale ; non e ce1·t" ... e in t.ulli i casi l '1pertrofia sia seguita dall'atr·ofla, in og-ni modo pt"I'Ò l'o pertrofla dell11 mucosa è quella che pt'e(·eJe, m entre l'utrolia di essa ed anche dt>i turu111aLi e il l'isultalo finale del pr·ocesso (d'onde il nome di rh i 111Lis ~~ r ophtellrt!':); :1• l n una s.-ri e di casi avviene una decomPOsizione delle croste, che si formano, accornpHgntr l a da felor·e d i ~gnstuso. Questo fetore è un sintomo ac-


RIVIS'J'A DI OTO-RINO-LARINGOIATRIA

595

-ce:;sorio ed incostante; i casi, n~>i quali · si osserva, prendono il nome particolare di rhiniti$ atroplticans foeliria od o.zaena (oera o simple:x); 4• La malalt1a può dd'l0nd~rs i nello spazio rino-farin~eo, oppure talora avere ivi pri ncipi0, pu6 inoltt·e diffonder si nei seni nasali, nell'orecchio medio, nella laringe e tr achea. In queste localizzazioni il processo percorre g li stessi stadii in tutti i ptccoli focolai di secreziOne; 5• La malattia è inftlttiva e ciò è d1mostrato da focolai morbosi, che si diffondono dalle sedi primarie e dalle manifestazioni frequenti della malattia nei membr•i della stessa famiglia. I n un caso si riuscì a riprodurre la malattia sperimental men,te; 6• 11 p•·ocesso ozenatoso è prodotto dal b. mucosus, che ras~omiglia al pneumobacillus, dal quale per ò é possibile di nettamente distinguerlo. Esso si trova in Oltni stadio dt"l processo nel particolare sect·eto, sembra però che non penetri nella mucosa. Non si trova in nessun'altra affezione del naso e con la guarigiOne scompare; ;o R iusd in un ca~o d'inoculare nel naso il bacillo in coltura pura e di riprodurre i primi stad1i della malattia; · 8° L e sostanze tossiche elaborale dal bacillo e la pressione prodotta dalle -eroste suli'E>pitelio cilindrico vibratde della mucosa spietzuuo l'atr ofia; 9<> Il fetore, quando esi ~te, non é prodotto dal b. mucosus, ma da altri microrjlanismi cile pt>n etrano nelle masse di secreto. Conferma •IO in grao. parte le conclusioni di Abel, Strlibin~. Po.uls.eo e Krieg. A nche Stein e Baurow1c~ si a<>sociano ad Abel. Stein su 47 casi, dei quali 44 di ozena, trovò 1l b. mucosus; su 35 casi di nasi normali o non ozenatosi lo rinvenne due volte soltanto. Baurowicz esaminò 50 casi, di cui 10 di nasi normal1, 18 di rhiniti:s simple:r.. 5 di rhinitis hypertrop ··icans. 1 di suppurazione dell ~ cellule etmoiJali, 1 di si(illde Lerz1 ari~J e 15 tli rm1te atrofica, d1 cui 7 con ozena. In tutti quegli c:asi trovò un badllo capsulato s1mde a quello di L owemberg-Abel , io altri ·mancò. Poiché quM-to bHclllO si trova tanto nella forma di rinite atrofica semplice, rtuan to nella feti.la, Baurowicz vorrebbe che si chiamasse bacillus eap$ulatut rhin1lùiis '2trot'hicae. Della Vedova ~ Bt~lfanli snst-- nne1·o che l't•gente dell'ozena fosse un bacillo pseuJod 1flE'rico con virulenza ·ntLenuata, che pro·lurrebbe fer ore, secrezione ed atrotia. Le iniezioni dr siero Arlt~olifterrco avr...bbero dato agli Autot·i ottimi ri sultati. Stein consider-A tale bacil lo come un innocuo ospi~e della mucosa ns.sale, che non ha nulla di comune col b. pseudodifteri co. Su R6 pazienti trovò Stein 30 volte il b. pseudod1fleril~n. di cui 25 volle nell"ozena. In apprE>sso Delia Vedova distinse due for·me di ozena, l'una con atrofia precoce, alterazioni pr ofoude della mucnsa, ostinata formazione di croste e fetore più intenso ed in cui si trovò il b. pseudodifter 1co; la seconda meno acula con sect·eto più fluido e fetore più disgustoso pi'Ociolto dal b. di Lowenber~. Pes e Gradenigo in una st\r'ie di casi di ozena trovarono oltr·e il b nwcosw; di Abel e qu.. llo di Belfanti un p81'licola1·e piccolo bacili<:!, dìlftcdmente colorabiiP, il quale possederebbe un'1mportanza etiologi ca; pet·ò non confet·mata da Slein. Per Perez il microrganismo specilìro dc ll"ozPna è un cocr.o-bactllus f oettdus, da lui isolato, col quale avrebbe r1pro dotto ne1 conig li la rinite atrofici'!. Stein non glt concede alcun'itnportanza etiologica, ma lo ritiene indubbio produttore del fetore. In appresso Perez ri conobbe nel b nHtcosus, quale costan te compaguo del cocco-òaeillus Joetidus, una cet•ta impodanza. Con numel"ose ri cerche tentò inollre


596

RIVISTA DI OTO·RINO·LARINGOIATRJA

dimosLr·are che è possibile illra!>porlo dPII'ozena dal cane all' uon10 e dall'uom<> al cane. Perez: emette le seguenti conclusioni: 1) Evitare la coabitazrone del cane con l'uomo; 2) proibire il contallo intimo e la convivenza dei sani coi malati d'ozena; 3) disinf... ttare i fazzol~tti; 4) antil<epsi delle secrezioni nasali; 5) cauterizzazioni della mucosa nasale d& raccomandarsi. Abel considera il IJ. mucosus simile al pneumobacillus di F r iedliinòer, e al b. capsulatllS di Pfed1er e l o classilica pt'rci6 fra r pneum"baci lli; però e,;l"o si differenzia dal b. del Friedlander perché nellt~ ci) Jture soltote produce una membrana piu fluida, non si dispone per infi;:;l"ione a chrodo ed è patng-eno per topi e cavie. Alcuni sep-uad di Abel si a.s!':oc•auo alle sue ronclusioni, altri osservalnl'i però assai più numerosi rileng.,no il b. dell'ozena. ideuti•:o a quello del Friedli.inder. Stanno per la primR opinione M ora nn, Bt~urow icz, Cozzolino e Steio; per la seconda, Klamann, Thosl, Bediner·, H ... jek, Fl'ick.., Hébert, Clair·mont. de Simoui, de Campos Sales, L uc, H ope, Vulenl rn, Rundstr um, Strong, Berthold. Hagertion. De Simoni rili ene il b. muco.~,,.~ come una st>mplice varietà dP.I pneumobacillo di F1·iedliinùer, O"pile ~:~biluale della mucosa nRsaJ... Clair·mont ammelle pure che il b. ùell'nzena sia identi•·o a quello rlel Friedlà•Hier, m>~ diff.. renle dal b. del r~noscte roma. Klenl)-..erer e Scheier, in ba~e alle lor o ricerche, conchiudono che i cos1detti bacilli dell'ozena e del rino>"cleroma suno iderrtiet o l b. di Friedlùnder. Anche Dreyfuss e Kl .,mperer ritengono i l h. rlell'ozena identico con quello del Frit>dliinder; es!'.o però non SHr ebbe l'Hgente nè del. felure, rrè dell'atrofìa, perché non penetra nei tes.,uti. Cholewa e Cordes affermano che l'inft'zione non è prodoLt.a dal bacillus mucosus o~aenae. sebbene questo sia stato trovato da esl"i io lulli i processi ozenatosi. Tale bacillo deve la sua fama ad una certa ubiquità e l"iccome travasi n HI mag:.!ror numero di casi di ozena manifesto, cosi può ser vire pP.r COIIf<ll'mar e ltt diRgnosi n..-i casidubbi. H çch l ritiene pure l'oz~<na una malattia non inft.'ttiva, poichè i sussidii terapl:'uti ci, speeialmente l'elettrolisi combattono il r~tor~. ma non i ba tterti. Al exander e H ·mdelsohn opi nano che, se le conclusioni di A bel fosseroesatte, il b. mztcosus equiva1-rt-bbe per· l'ozens al b. di Koch per la diagnosi della Lubercolosi. Pòl'Ò su 60 casi di ozPna AIPxander non l o trovò 6 volte, e in 4 cai'i specialmente di ozena, tipico. Inoltre Alexander non trovò mai il b. mucosus in u11a cellula, in un corpuscolo purulento, o in una cellula ep•teliale e 11ei tessuti. Se non penetra nei tessuti non può adunque es!'lere la cAusa dell'ozena. Al exander lo l r o,·ò pure in t1 1r caso d• suppuraz10ne d.-l seno fl·ontale ed in pa rec~hi casi di sifilide terzi11ria con necrosi ossPa. Le ricerche di Alexander, K femperer e Scheier e di Fri eke confermano che 11 IJ. mucosus, identico col b. del Friedlànricr e del rino"cJ.-lroma, é un ab1Luale ospite dellabocca e del naso e perciò non può servire esclusivamente per la diagnosi dell'ozena. S1élr-k ritiene l'ozena come un' infezione dt>l rHl!':O dei neonati da gonococchi della wuco::;a vaginale . Bresgen si M>!'Oda a Stii,·k, ma il gonor:occus non ha alr.un'imporlanza speci!ica, perché n011 J>i trovò mAi nel secreto dell'ouna e perchè i lentativr d'inoculazione di E. Fraer1kel riu~cirono n ... gativi. In un g r·and e numero eli essi si osJ>ervn rrequenl... mente lo sviluppo dell'ozena nei me.nbri ùi una stPSSa famrglie. Ru~~nf·· ld, Freuòenth»l, CholPwa, · KJ'iPg, Paulsen, Demme, Harlma no. Schrni Lhuisen, Strti bi n g, L o·wemherg, Steill


RIVISTA DI OTO·RlNO-LARINGOIATRI•\

597

'hanno rifet•ilo ca~i simili. Su questi ozeni famigliari si basano i sostenitori della teoria bacillare per la diretta propogazione dai malata ai sani, come del resto si osserva la daffu~ion~ del processo nl:'llo s teS!'O individuo dal naso alla larange e alla tral'lwa. Altri autori, come Rosenfeld, Freudenthal, Cholewa e <Caparl spiegano tale Jaffusione con la disposi~ione ereditaria. Freuden thal invece è di avvi~o che l'ozena dipenda da frequeuti cata rri atrofici della .Jnucosll nasale, sostenuti da defìcenza di umidila nei lu::>gh i ahilati, d'onde deriva il prosciu~amento òel!li strati superfìcaali della mucosa nasale e la metaplasia <lell'epi telio da cilindrico in pavimenloso, con ristagno delle secrezioni glandolar i. Lo stesso processo avviene nei peli, con e!Oito di caduta e n~>gl i orecchi, il cui risultato finale é l'accumulo di zaffi di cerume. Colla xerasia o peosciugamento spiega il Ft·eurlenthal la formazione d~lle croste, la distruziOne delle glandole, il fetore e tutti ~li altri f'e nomeni, che si osservano nell'ozena. Per ia formazione del fetore contribui~ce pure la pr esenza del b. mucosus di Abel, quale predisp<•nente alla s intomatologia dell'ozen11. Il b. mucosus può essere trasportato direllame nte nel naso dalla va jlina, ove pur'> spe!<SO trovarsi. Pro-cessi m orbosi a focolai trovansi non di rado nell'ozena, ma Fr·eudentha1 ripone l'importanza ma~Zjliore nell'atrofia. Alexander stu':lio il rapporto tra l'ozena e la li si polmonare e conchiuse che l'ozena sebbene si trovi congiunto spesso con la tisi polmouare non ha -con l'etiologia di questd alcun rapporto; ma secondo lo stesso autore e Bresgen ~sil'>terebbe nei malati di ozena una disposizione alla li~i polmonare. A tale dispo!i>izio:~ e contrabuisce la soppr•essa azione ballericiàa nei malati di ozena, che esiste nel naso normale col suo scarso contenuto di germi e l'epi~elio vibratile intatto. c Il filtro, che suole difendere l'organismo dai nocivi esiti dell'invasione batter1ca diviene una specie di te rmostato per i microrganismi e -costituisce perciò un permanente focolaio infettivo del corpo umano:.. Inoltre il naso atrofico non può riscaldare l'aria inspirata e s aturarla con l'umidità e perciò i polmoni sono irritati da un'aria oou abbastanza pura. l microrganismi, inspirati con l'aria attraverso la mucosa nasaleint.atta. compre~i i b. tuberrolosi, sono ricacciali fuori o distrutti, il naso malato di ozena non é capace di provvedere a ciò. Conchiude perciò Ah·xander che l'ozena predispone alla Lisi polmonare e per la profilassi bisogna evitare che i fanciulli a fft:tli da oz&na trovio si in contatto con ,qenitori tubea·colosi. Recentemente Alexander fa notare che in una serie di casi furono tt·ovati nella mucosa nasale bacilli resil<tenti agli acidi, apparentrmente simili a quelli della tubercolosi, ma non identici, perché si sviluppano anche a 20° C. Grtinwald non ritiene che il &. mueosus di Abel sia la causa dell'ozena , ma ammette che le sue proprietà cultur ali spieghino i fennmeni particolari del secreto tendente alla vil;chiosità e perciò aderente alla mucosa con succes~ivo pros:ciugamento e formazione di croste. Il b. mu.cosus ha pure pdrte nella produzione del retore per la necrobiosi da compressione con successiva atrofia e degenerazione dell'epitelio. Deile, in un ca;,o tipico di ozena nasale, oltre il d iplocoecus pneumoniae .isolò l'a. jumigatus, patogeno per gli animali. In conclusione, varie sono le teorie messe in ca mpo per ispiegare la etiologia dell'tJZena, ·ma nessuna é stata finora universalmente accettala, perché come bene osserva il Griinwald, o si é cercata una base eliologica ad un quadro morboso molto compltlsso o, tentando di analizzare e spiegare i singoli sintomi, si è perdulo di vista il tutto. C SFoRZA.


RIVISTA. DI OTO-RINO-LARl~GOIATRJA

598

Tenente medico PIETRO Co\SAt.r. -

rinofarlnge. -

Eplstas•l 4& u Baemopl• Vorax » nei

(Alti R. Clincca Otorinolaringoiatrica R. Unicersilà di

Roma, '1905).

E scat·sa la casuistica di f'a ng uisughe vi venti penetrate per la via orale nel cavo r inofaringeo o nella laringe a v.iandanti, coloni e soldati che in zone povere d'acqua si dissetano con quella dt'i fossat1 o alle fonti le cui scalur i{lioi sono espostealiordi'lerra. Durante le grandi manovre nei la Campanili MI decor so agoslo, l'A. osser·vò tr e casi di profuse rin orra g ie in mililari per Haemopis vorax impiantale n"lla cupola r·ino-fal'ingea. l p1ccoli i r udine1 natanti alla superficie delle acque esposte, non viste for se per· l'ondeggiare della pr ima falda acquea mossa dal vento, o dalla polla sor~i va della fon le, o per la vis a l ergo nei ruscelli, sono sorbite da ch 1 vi appr·essi le incaute labbra per b •'re, cosicchè vengono inghiottite e culle brevi mac:celle aderiscono elle mucose. da cui suggono infaticabilmente sangue. Questo non ha quasi msi treg-ua nell'ulfluire dal punto di allacco della ventosa, perrhè l'avido anellide, dopo di aver riempito i sacchi addominali di cui è provvisto, nou cessa di succhiare il liquido nutril•zio. La sindrome clinica non è faci lmente schem~J tizzobile . Sintoma principale è lo stillicidio sanguigno del naso se il parassita altacca la parte alta del r inofarin~e che sta sopra il livello della rima palatina e si osservs un caratteristico lappezzamento della parete posterior·e della farinr.re per un velo di sang ue rappreso, annerilo, in mezzo a cui scende st>rpeg~iando come un nastr o di sangue rutilante che si versa nel retrogola. Altro sinloma è il pizzicore doloroso che il paziente avver te nel punto d'attac<'O delle ml!scelle dell'tmellide e che può var iare d'inlensita a seconda della regione colpita come pure può essere rappor(ato ad or gani contig-ui sia per rapporti nervosi, sia per l' 1g noranza del pazienl.e che accentra in un or·gano principale quando oon sa riferire ad una ben delimilata zona anatomica Il pizzico può essere unico o multiplo a seconda della slazionarieta o meno delrhaemopis. La !'ensazione di cor·po estraneo in gola si può dire costante se qui si aderge il par·a~sita, uon così succede se l'attacco é nel cavo r inonfaringeo. l disltu•bi respir·atori e fona~ori mancano o sono minimi verchè il par·assita cerca il propr 1o domicilio nei me.andri piu obsoleti del r·inofat·inge e della sua purte bas;.:a per non v enir•e distu1·bato dagli alimenti, bPvande e colpi di to~"se. La prognosi é rausla, ma o ltre il 15° giorno di per·manenza de!la guatobdlidea pntrebbero !:Opi avvenire minacci osi sintomi di soffocazione e eli indeboll mento. Per· la terapia protllalticn f'i potrebbe propol're di filtrare le acque potabili !:'e tra l,!'~on o loro m·ig'llle da sorgenti esposte. La cura medica deve essere una vera cur·a nec:e.~sicatis co me su<'cesse in un caso all e g randi manovre in cui si fece B!'<pirar·e il fumo di lflOile sig<~relle al paziente e l'haemopis stor·dila cadde dalla cupola l'inofaringeu nel retrnf!ol~. Citelli propugna il tabacco da presa inspirato dAlle coane, altri le inalazioni cloroformiche, ma la cura di scella deve esf'ere la chirur gica: Rinoscopia anteriore e poster·H.. re e Jarinf!oscopia e sulla gnida de!!li !"pecchi nff<'rrare e ritirar·<3 •l parassita co n un~:~ pinza di Fauve!, di Ki.icher, di Franckel, di Ruggì o col più adatto SLI'Umento pel r eces:oo auatom1c0 invaso. (AUTORIASSU NTOÌ·


599

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA Bulla postlbllità e frequ4!n:r.a d 'lnfezloue per mezzo delle manl del tuberoolotl. - (Annalt d'ty tene sp<Jr imentale,. fase. l v, '1 905).

GRAZIANI. -

L a pre~enza di germi ratogeni ;:ullll pelle u mana e speciAlmente sulle mani é m essa fuor1 di dubbio da numerose I'icerch e. Sicco me per ò si v erifi ca con relativa rarit a l'infezione dell e fe1•ite, se ne <ledu;:se che la c:ute umana presenta un certo pote1·e di distruzione o per lo meno di attenuazione dei germi. R1rzuar do al bacillo dell11 tubeJ'Colosi m entr·e alrun1 autor1 ( Di M ulle1, Wigura, Br ict.. r ecc ) lo rinvennero su l la pelle dei l ubeJ·colotici, altri come Nikolski, Ma s~o ff non riuscirono a metter·lo in evidenza né sulla cute nù sulle mani dei tisici. I l Graziani, seguendo una l ecniC'a ri gor o;:a, ripetè le inda~in i , e Tinvenne sia direttamente che mdirellamenle il bacillo di Kocl1 nelle mani di 1:3 su 2~ soggetti tub~> rcoloti ci esaminati. T alr baci ll i. in oculati i n animali r ecellivi, d1edero la malattia e la morte per tu het'C(Ilosi. N è J'u;:ua le pulizia dd le mAni con acqua e sapone é sufficiente ad a;:portar·e o di;:tt•urzgr.r e inte1·ame1Jte i bacilli tubercol ari, 1:dacché l'A. rmsci & ritrovare bacilli dt K och vivi e virulenlJ anche dopo aver pt·ocedulo a tal e lavaggio. ' Dalle r 1cet·che p1·esenli r1 ~ulln anche che la !?-e mplice stretta d i mano é sover.tl veicolo dell'infezio ne tubet·coiAre. Dopo aver slrt!Llo la mano ad indivivid ui tuber('olosi eg li in un terzo dei casi r invenne ~ u l la sua mano il germe spec1fico ; çhe ;:e la stretta si ripeteva su parecchi iufet·toJ alloral'inl-.•zione a vveni va costantemente. GRtXONI.

Biproduzloue sperimentale della dlttenteria a.meblo& ooll'lnooulazlone intravenota del pua di un aaoeaao epatloo. - (The Jou rnal oj troptcal medtcine, f ebbt•aio 15, 19Ufi).

A. GA UDUCHEA U. -

L'A. cita il seguente P.sperim ento pe1• spiegare la possibilità della convei'sione di una i nfez1one da epatite suppur al iva in dis,ente t·•n . E>!li ltn ottenuto del pus fresco da un paziente europeo re;:id ~ ute tW I T ouchino afl'etlo da ascesso epatico. Di questo pus che alla ri··eJ·cll ballel'iol o~ica d1etle tre specie di bacilli: il pioc1aneo, un btoeillo simtle al dis><Pulet·lcO di Shiga, un bacillo liquefacienle, emulsionato a parli e:.ruA ii con Rcqua sa lata, i n trod u ~se 4 cent. cubici nella vena m esenlet·ica di un ca ne adultù d,·l pAe;:e. Do!'o una inc.;ubazione di 4 giorni e mezzo l'animale pl'e~e n tò una CIH'a tler isti ca tl i s:::en l e ria con presenza nelle feci d1arroiche nei pr imi tre g10t'lli d1 numerose nrnebe, lu n~ he ~O !J., vi vam en te mobdi, le quali n.an mano si ftlcero p1ù rare fino a scom parire menLre le evacuazior.i inte:;li nal i p t··.:.~ero una forma prettamente emor1'agica. La morte venne dopo ol to giorni. All'a ul<•psia si trovò l' int.,stm o crasso vivamente infiammato e pi eno di ulct>razioni i;:ola te e roulltJe JJti fino al c1eco; il rimanente dPgli intestini e gli altri visceri erano normHli. In veritA se l'espel'imento spiega fin o a un certo punto la convertibil ità di un'affezione nell'altr·a, lascia m iJlte lacune circa alla questione eziologica ancora tan to comballuta. T ESTI .


600

LA. CONFERENZA DI REVISIONE DELLA CONVENZIO NE DI GINEVRA llelazlone a S. E. il Miuistro della guerra P•r il OotL. GioYaaai Bandone, maggiore generale medico i:;pettore

Ho l'onore di rassegnare a V. E. la relazione sulla conferenza tenu· tasi in Ginevra, dal giorno 11 giugno al 6 luglio 1905, per la revisione della Convenzione del 1864 « per il miglioramento della sorte dei feriti delle armate in campagna .. , alla quale fui cl!all'E. Y. delegato quale rappresentante di cotesto Ministero. IL ~tOVlMENTO REVISIONISTA DELLA CoNVENZIONE DEL 1864. -

La Convenzione stipulata in Ginevra il 22 agosto 18G4 per la protezione dei malati e feriti in guerra era apparsa, fin dal principio, incompleta nè corrispondente, teoricamente, al suo scopo; le gnerre poi che si susseguirono dal 1866 al 1905, ne avevano fatto praticamente constatare le lacune e le imperfezioni. Già nel 1868, appena quattro anni dopo la sua proclamazione, i de,legati delle potenze firmatarie d i quel patto internazionale, avevano creduto necessario di riunirsi nuovamente in quella città. per apportarvi le modificaziuni ritenute sin d'allora indispensabili; ma all' infuori della aggiunta dei cinque articoli addizionali per la estensione della Convenzione alle guerre marittime, che non ebbero, d'altra parte, l'approvazione che da un ristrettissimo numero di potenze, non si venne ad alcuna conclusione. Nè miglior risultato si ottenne, quando la questione venne posta all'ordine del giorno dei numerosi congressi delle associazìoni volontarie di soccorso dei malati e feriti iu guerra; o delle riunioni giuridiche internazionali, indette allo scopo di deliberare sul diritto delle genti e sulle leggi e costumi delle guerre. La stessa conferenza dì Bruxelles del 1874: si occupa della Convenzione di Ginevra unicamente per poter ins erire nel suo protocollo, che gli obblighi dei belligeranti concernenti il servizio dei malati e feriti sono regolati dalla Convenzione del 1864 salvo le modificazioni di cui essa potrà essere l'oggetto.


LA CONFERENZA DI REVISIONE DI~LLA CONVENZIONE DI GINEVRA

601

Bisogna arrivare alla conferenza dell'Aia del 1899 per vedere il mo-vimento revisionista fare un passo decisivo verso l a sua realizzazione, · col voto emesso ad unanimità che si debba procedet:e, in un tempo abbastanza vicino, alla riunione di una conferenza speciale aven te per oggetto lo studio delle modificazioni da apportarsi alla Convenzione ·di Ginevra. L'OPERA DEL GOVERNO FEDE RALE svizZERO. - In omaggio a. tale deliberazione~ il governo federale svizzero riprende le trattati ve già fatte .altre volte, e nel 1903 indirizza un primo appello alle potenze, ma, per il ritardo frapposto da taluna. di esse nella risposta, resta per quel· •l 'anno ogni decisione sospesa. Il teutativo è rinnovato nei primi mesi dell"anno 1904, e ne par certa la riuscita, quaudoJa. guerra, improvvi·s amente scoppiata tra la l~ussia e il Giappone, fa riman.dare per la se-conda volta la nuova conferenza. L'ADESIONE DELLE POTENZE ALL.,!. RivNIONE DELLA CONFERENZA PER L' l l -GIUGNO 1906. - Conchiusa la pace, il governo russo prende esso stesso l'iniziativa e, dietro aceordi col Consiglio federale svizzero, questo de-cide di convocarla per 1'11 giugno dell'anno presente, e invita i 40 governi firmatari della Convenzione del1864 a farvisi rappresentare. Di ·essi 37 rispondono all'appello, inviandovi la maggior parte delle dele.gazioni molto importanti e numerose i la. Russia. 6 delegati, 5 il Giappone, la Gran Brettagna. e gli Stati Uniti, 4 la l!"rancia., la Germania, l'Austria-Ungheria, ecc. Si sono astenuti la Turchia, la Bolivia, il Veneznela e la Colombia, le prime tre perchè non hanno ancora accettata la Convenzione, l'ultima per avervi dato t roppo tardi il suo assentimento. Ad ogni modo, se si risale a 42 anni addietro, epoca della prima

-conferenza a cui hanno partecipato solo 17 Stati con i loro 27 d(llegati, si vede che un gran passo oggidì si è fatto, e che, da europea, l'opera della carità internazionale per assicurare la sorte dei malati e feriti in guerra è divenuta mondiale. LA COMPOSIZIONE DELLE DEI.EGAZIONI. - Le delegaziòni delle principali potenze erano composte: 1° di diplomatici di primo ordine come R~ò:­ VOIL, ambasciatore di F rancia a Berna, DE BùLOw, fratello del Gran

cancelliere, ministro della Germania in quella città., OoiER ministro delia Svizzera a Pietroburgo, DR EGEREGO, ministro aufltriaco a Berna; e poi i ministri o incaricati di affari dell'Argentina, della Spagna, dei Paesi Bassi, del Giappone, della China., dAl Portogallo, della Persia, ecr..


602

LA OONFEHENZA DT REVISIO~E DELLA CONVE~ZION.E DI GINEVR.'

tutti presso il governo federale; 2° di giureconsulti e di uomini di legge di incontestabile rinomanza, anche per cariche antecedentemente coperte in altre riunioni internazionali, quali il RENAULT professore alla

Sorbona e che fu già relatore all'Aia, il DE MA~TENs, russo, consigliere inttmo e già presidente del congresso del PAia, Zorm, professore a Bona, Kr;H~<:Do v, gre(:0 1 professore a Berna, ecc. ; 3° di ~1J:lì ciali di stato mag· giore, quali il generale barone v. MANTEU1'FE1. 1 per la Germania, il generale YEaMOLOFb', per la .Russia, il generale JoHN ARDAGH per l'Ing hilterra, il tenente generale den BEER PooRTUGAEL per i Paesi Bassi, il colonnello ÙLLJVIER per la Francia, ecc.; 4° di ulhciali del corpo sanitario m ilitare delle di v erse armate, qual i delegati tecnici, tra cui il v. URIEL capo del servizio sanitario austriaco col grado di tenente generale, il VILJ,ARET medico prine1pale dell'esercito tedesco col rango di maggior generale, il generale di brigata O'REILLY, medico dell'armata degli Stati Uniti, il colonnello :M f:RsE-r, medico in capo dell'armata federale, ecc. La delegazione italiana era composta del mar chese l\!Aunro-r di Ca-

stel Maurigi, già dep~:tato e vice president-e dell'associazione della Croce Hossa ita!Jana (nnico rappresentante delle as3oci&zioni volontarie eli c;occorso presente alla conferenza) e lo scrivente. Il marchese Maurigi venne in seguito dal Ministero degli esteri nominato delegato in r , e come tale si riservò sempre il diritto d i voto, poichè, appunto per il diverso numero di membri componenti le delegazwm, era stato deciso che ogm ~ussion e potesse disporre dì un solo voto (l).

IL QUF.S-riO.NAR I~ FEDERALE PRESO f>ER B.ASF. DELLE DISCCsSIONI. - Il governO federale, allo scopo di stabilire i punti della vecchia Convenzione meno chiari o incompleti che dovevano formare oggetto delle discussioni della conferen za attuale, aveva redatto nn questiona.rio, trasmesso. in antecedenza alle potenze coll a domanda di aùesione alla conferenza.

Da nn rapido sguardo del meùes11no si pote-,;ra argomentare fac ilmente, che lo scopo della conferenza nou era di cangiare nè lo spirito nè la im pronta della Convenzione dellRG±, ma doveva esclusivamente mirare a. migliorare la sorte dei malati e feriti in guerra. Anzi il governo· federn.1e aveva fa.t.to una cond izione sine qua non della sua partecipazione attiva. ai lavori della nuova. conferenza, chfl essa. dovesse riattaccnrsi a quella del 18G± e restare fedelcl alle idee che l'avevano inspirata. (Il Il rav. Vannutelti adrletto alla legazione it~liann di Berna vrnne in seguito aggiunto alla delein qu:l11ta di segretario.

ga~lune i tal inna


LA CONFERENZA DI REVISIONE DELLA CONVItNZIONE DI GINEVRA

603

E la conferenza ha segui.to tale indirizzo, tenendo presente che, sino a quando vi saranno guerre, le esigenze militari resteranno sempre preponderanti ; e che qualora si fossero imposte ai belligeranti condizioni destinate a restar poi nel fatto lettera morta, o si fosse vincolata la loro libertà d'azione, la Convenzione avrebbe perduto ogni valore perchè non sarebbe stata rispettata. Arduo pertanto era il còmpito della conferenza, ma per la competenza dei delegati intervenuti e per la prudenza con cui essi hanno proceduto nelle discussioni, animati dal medesimo ~pirite di fran ca lealtà e di concordia; e per essersi saggiamente -eliminate tutte le questioni che non avevano una portata internazionale, cosicchè l' interesse di tutti gli Stati che si erano fatti rappt:esentare era eguale, la conferem:a ha potuto proseguire regolarmen te e ininterrottamente i suoi lavori e giungere, dopo quattro settimane, alla redazione di una nuova Conve.nzione, risultante di 33 articoli invece di 10, i quali, affidati alla redazione del prof. RI·:NAULT, di incontestata competenza n,e lla materia, sono informati al più largo criterio di umanità e ili libertà conciliabili collo scopo supremo della guerra, che è la vittoria. L ,{ SEDUTA n'tXAt:GrRAZIO.NE E LA ~OMIXA DJ~L PRE:s !D.F.NTE. - Conformemente alla proposta fatta nella circolare d'invito dal governo federale, la. conferenza può tenere la seduta d'inaugurazione, nel pomèriggio del giorno 11 giugno, nella grande aula dell'università e alla presenza del Consiglio di Stato del Cantone e repubblica di Ginevra e di 80 delegati delle varie potenze, con uno splendido discorso del presidente della confederazione elvetica F oRRER. Succede a questi S. E. l'ambasciatore REvorL, che riveste il p1ù alto titolo diplomatico fra le perso· nalità presenti, il quale propone venga, per acclamazione, chiamato alla presidenza della conferenza S. E. EDOARDO ÙDIER, già. presidente del comitato internazioual~ dt:llle associazioni della Croce Rossa e recentemente nominato ministro a Pietroburgo della Svizzera., e che rappresenta questa nazione alla conferenza. L'OntER assume tosto la carica, e con un terzo discorso, in cui rievoca i precursori de~la Convenzione del 18G4 tra cui l' italiano Palasciano, traccia la storia delle fasi da essa attraversate fino ad oggi, dimostrandone l'opera di ci,·ilizzazione e eli progre~so umanit.ario cni la nuova. conferenza ' è chiamata; e propone di acclamare presidente onorario l'ottuagenario Gustavo .MoY~IER, presente, che col Dm·oun, col MAU.NOIR e coli'AFPIA ne e stato nno dei primi e pitl attivi collaboratori. La proposta è accettata all'unanimità e Mov~rER va a prender posto a lat.o del presidente OolF:R.


·60-1

lu\ CO!S'FERENZA DI REVISIONE DELLA <:O NVE~ZIONE DI GINEVRA

LA. PRIMA. SEDUTA. PLENARIA.· LA coNS1'ATAZIONE DEr POTERI, IL .REGOLA~1E!\TO DEIJ,A CON11'&RENZA E LA FORMAZIONE DELLE ComUS:::IONf. Il giorno seguente, 12 giugno, nella sala detta della Regina dell'Hòtel de ville di Ginevra, si tiene la prin1a seduta plen~~.ria, ·nella q ua.le, dopo l 'appello nominale dei delegati e la constatazione dei loro poteri, l'adunanza costituisce l'ufficio di s~greteria, approva il suo regolamento e stabilisce il modo con cui la conferenza deve procedere nei suoi lavori. A tale proposito, il presidente OorER propone che sia ritenuto come base delle discussioni il q uestiona1·io formulato dal governo svizzero e che già ogni delegato possiede. Il questionario com prende quattro categorie di proposizioni suscettibi'li di essere raggruppate in quattro rubriche: l n feriti 1 malati e morti; · 2~ persona.le sanitario; 3• materiale sanitario; ,J,l• segni, abusi, sanzioni e questioni generali. ÙDIER crede che la conferenza si possa dividere in quattro commissioni, di cui ciascuna abbia a studiare uno dei quattro argomenti. Sopra proposta di OorER stesso le commissioni si costituiscono mediante liste di sottoscrizioni lasciate aperte all'ufficio di segreteria, sulle .quali ciascun delegato appone la sua firma per indicare a quale o quali delle commissioni egli vuole appartenere. Lo scrivente, in relazione alle istruzioni avute, si è inscritto nelle 3 prime commissioni, le quali dovevano trattare essenzialmente que· stioni d'indole tecnica. Costituitesi le commissioni, ciascuna di esse ha proceduto alla nomina del proprio ufficio, risultante di un presidente, di un vice-presidente, di un relatore e di un segretar io. Le nomine sono avvenute per acclamazione, dietro proposta dei membri più influenti e notevoli della conferenza. È designato presidente- della prima commissione il generale barone MANTEUF"h'EL della delegazione tedesca, della seconda il capo ùel servizio sanitario dell'esercito austriaco v. URIEL, ohe, per la imperfetta conoscenza della lingua francese, si fa sostituire dal medico di stato maggiore dott. ScHUKING: della terza il generale Sir JoHN ARoAGH della delegazione inglese, della quarta il signor de MA RTENS. Sono chiamati alla carica d i relatori il prof. RENAULT francese, il professor KEDEDGY dell'università di B erna, il colonnello di artiglieria 0LLI VIER e il medico principale PAUZAT anche essi entrambi francesi. Il marchese MAUHIGt sulla proposta del DE MARTENS, e in omaggio alla. associazione della Croce Rossa, è nominato vicepresidente della seconda. ~ommissione.


LA CONFERENZA Dl llEVISIONE DELLA CONVENZIONE DI GI~EVUA

605·

Sopra proposta del presidente OoiER si delibera che le commissioni abbiano soltanto a pronunciarsi e a votare sopra i principi di massima sottoposti alla loro deliberazione, e che la traduzione in articoli dei medesimi sia affitiata al relatore di ciascuna commissione. G li articoli poi così formulati dovranno essere approvati da ciascuna commissione, che potrà apportarvi lè modificazioni che riterrà opportune. Infine una commissiòne plenaria, da designarsi al termine dei lavori delle singole commissioni, pro,c ederà alla revisione eli tutti gli articoli, per coordinarli e ridnrli a dizione uniforme, per essere sottoposti poi alla approvazione delle rispettive potenze. Una tale ripart,izione del lavoro della conferenza, e del modo di funzionare delle commissioni, è stata causa della sua d urata maggiore di quanto era stato previ~to dal governo federale, ma 110n è men vero che le discussioni hanno così potuto procedere ordinate, calme, efficaci; che tutti gli argomenti vi hanno avuto il necessario svolgimento dai delegati più competenti : e che il testo della convenzione è risultato completo, esplicito e chiaro da non dar luogo, per quanto è possibile,. ad interpretazioni equivoche od erronee . •

I LAVORI E LE DELIBERAZIONI DELLE COMMISSIONI. Tracciato cosi il piano dei loro lavori, le commission i vi si sono Sllbito. accinte, succedendosi le une alle altre nelle sedute del mattino e del pomeriggio tenute nella storica sala dell'Alabama. 1- COMMI SSIONE. - EsTENSIONE DELLA PROTEZIO~E DELLA CoNVEN·. ziONE A'!'ICHE AI NON MILITARI. - Còmpito della prima commissione era di occuparsi delle modificazioni da apportarsi all'articolo 6 della vecchia Convenzione, riguardante la condizione giuridica ed il trattamento dei malati e feriti. Prima di tutto, la commissione,, accettando il principio che i militari malati e feriti debbono essere raccolti e curati a qualunque nazione appartengano, ha deliberato dli dare ttlla parola milita1·i il signifi cn.to più esteso possibile, compren.clendovi non solo i combattenti, ma t utto il personale non combattente (elemosinieri, vivandieri, ecc.) ; e l'ufficio ha redatto in tal senso il primo paragrafo del nuovo articolo 6, che, modificato poi colla sostituzione delle parole.« i militari • e le altre persone attaccate officialmente alle a1·rnate, secondo la proposta della delegazione francese, è st.ato votato .ad unanimità dalla commissione. Tale articolo impone tassativamente al belligerante di curare i malati e feriti che cadranno in suo -potere, obbligo che non era che lon-


606

LA OONF.E RENZA DI REVISIOXE DEU.. A CONVEXZIONE DI G I NEVRA

tanamente adombrato nella primitiva Gonve11zione. Ma d'altra parte, per rendere più facile al vincitore 'questo gravissimo còmpito, la commissione h~ egualmente deliberato che il belligerante, cosLretto ad abbandonare rot.dati e feriti al suo avversario, Jascierà con ~ssi, sino al limite concesso dalle circostanze, una parte del suo personale e del suo materiale per contribuire a curarli. Per giungere a una tale formula, secondo la quale si provvede ad assicurare il primo soccorso dei feriti sul campo di battaglia senza privare il partit.o che si ritira. di tutto il suo personale e materiale sanitario, la commissione ha dovuto sottostare a una lunga discussione, coronata da una deliberazione veramente equa e con·ispondente allo scopo che Ja commissione si er a prefissa.. PrOTEZIONE DEI MALATI, ~'ERITI E ~IOR'l'I CONTRO IL SACCHEGGIO E I CATTLVI TRATTAMENTI. Vengono dopo in discussione le questioni proposte dal Consiglio federale relative alla protezione dei malati e feriti contro il saccheggio e il cattivo trattamento, alla inumazione o incenera.zione dei morti, alla loro identificazione e alla comunicazione delle liste di questi e dei feriti alle autorità del rispettivo paese; proposizioni queste in aggiunta e a complemeuto del§ l, articolo 6 deUa vecchia convenzione, che non ne faceva alcun cenno. Pur ammettendo che i codici penali e il regolamento di servizio in guerra di quasi tutte le armate provvedano, con sanzioni rigorose, a proteggere i caduti nell' impossibilità di dif,mdersi, la commissione si è mostrata di parere unanime, che la nuova Convenzione venga anche essa ad assicurare i solriati messi fuori di combattimento, che essi non cadranno nelle mani delle così dette iene dei campi di battaglia. E la commissione si è convinta, che tale obbligo spetti altresì all'occupante il campo di battaglia., ma nello stesso tempo ba osservato giustamente, che non possa venire formulato in modo troppo assoluto, per non legare la responsabilità dei comandanti delle truppe, al di là di ciò che essi possono fare. Ed appunto, l'articolo redatto dall' ufficio della commissione dice, che l'occupante il caro po di battaglia prenderà le misure necessarie per la protet.ione dei feriti e dei malati contro il saccheggio ed i cattivi tra.tt;amenti, senza remlerlo responsabile se Je ·circostanze vi si opporranno. S'è fa tto osscn·are a tale rig uardo, da qualche delegato, che alle volte è ditl-icile decidere quale dei due parti li sia rimasto padrone del campo di bat.taglia, e che anzi può succedere che entrambi debbano abhan11onarlo per ragioni tattiche o logisticbe, e allora. tutti gli obblighi fatt i

l


LA CO:SFERENZA DI REVISIONE m:LLA <.:ONVENZIONE DI GINEVRA

607

-dalla nuova Convenzione di cui ora si occupa la commissione, resterebbero insoddisfatti. Ma era facile la risposta, che la Convenzione non può considerare tutti i singoli casi; essa stabilisce dei principi generali, suscettibili naturalmente di eccezioni, alle quali lo spirito umanitario e filantropico che oggidì anima la nazioni saprà provvedere. ÙBBLIGHI DELL'OCCIJPA~TE IL CA)!PO DI BATTAGLIA VERSO I l!'I•:Rl'l'I, MALATI

Partendo pure dal principio che non se ne possa fare all'occupante il campo di battaglia un obbligo assoluto, la commissione ha votato che egli veglierà (jhe l'inumazione o ]' incenerazione dei morti sia preceduta da un esame attento dei loro cadaveri, per rimuovere dalE )tORTI. -

l'animo dei feriti lo spavento, pur troppo così diffuso nelle truppe, dì -essere seppelliti o bruciati vivi. l\1a contro il parere di taluni delegati, di affidare, in ogni caso, ai medici il riconoscimento dei cadaveri, come è prescritto dal regolamento di servizio ~anitario presso taluni eserciti, la commissio11e è stata di parere, che l'esame del medico non dovesse essere imposto in modo formale. Ed egualmente, in omaggio al principio di non imporre alle nazioni obblighi che non abbiano un interesse internazionale, la commissione ha respinto, con 14 voti contro 7 e 2 astensioni, la proposta del questionario federale della marca o placca di riconoscimento da portarsi da tntti i militari, che permetta di stabilirne l'identità, ed ha accolto all'unanimità quella di lasciare a ciascun paese la libertà di adottare o no il sistema della. placca, limitando naturalmente l'obbligo per l'occupante il campo di battaglia di inviare all'avversario, collo stato nominativo dei feriti e dei malati da lui raccolti, le placche e i segni trovati sui morti. Invece, in relazion~ all'articolo 14 della Convenzione dell'Aia, i belligeranti si terranno (e qui è incluso l'obbligo) reciprocamente al corrente degli internamenti e delle variazioni, nonchè degli ingressi negli ospedali e dei decessi avven.u ti tra i malati e feriti in loro potere. Essi raccoglieranno tutti gli oggetti di uso personale : valori, lettere .ecc. che saranno trovati sui campi di battaglia o lasciati dai malati o feriti morti negli stabilimenti e nelle formazioni sanitarie, per farli trasmettere' agli interessati col mezzo delle autorità dei paesi. CoNDIZIONE GIURIDICA DEI FJJ;R!TI. -La commissione è venuta in seguito a discutere la grave questione dello stato giuridico dei feriti e malati, se si debbano considerare cioè come prigionieri di guena e quindi siano a loro applicabili le regole ge11erali del diritto delle genti ' concernenti i prigionieri, senza riferirsi perciò alla Convenzione dell'Aia.


G08

LA CONFERENZA DI R E VI SI ONE DE LLA CON VFJNZIO:t-."B DI GINEV'lU

Sotto questo riguardo, la commissione è st ata unanime nell'ammettere, senza discussione, il principio, che i malati e feriti debbanoessere considerati come prigionieri di guerra. È in questo senso chei r egolamenti di molte armate avevano interpretato la Convenzionedel 1864, per cui non si tratta che di constatare semplicemente una situazione di fatto, dicendo che i malati o feriti in potere di un belligerante non sono che dei prigionieri per i quali si reclamano delle cure speciali. Indipendentemente da esse il belli!gerante, che li ha fatti prigionieri, evidentemente p uò prendere a loro riguardo le stesse misure di soHeglianza degli altri p·rigionieri, potendo un ferito prigioniero tentare anch'egli d i evadere a suo rischio e pericolo . • SoPPlUi:SSI O:-<E Dl~L

s· ALINEA DELL'ARTICOLO 6• DltLLA CoNVENZI ONE DEL

18G4. - D questionario del Consiglio federale aveva posta la domandar se si dovessero sopprimer e gli alinea 2-3-4 dell'articolo 6P della vecchia Convenzione. Quest.i alinea si riferiscono allo scambio faco ltativo dei feriti dopociascmn combattimento, all'obbligo di rimandare nei loro paesi i ferit i che dopo la guarigione saranno riconosciu ti incapaci a servirer colla facoltà. di potere egualmente inviare gli altri, alla condizione di non riprendere le armi durante la guerra. Il primo quesito che si è posto la commissione, cioè se si dovesse ammettere, che i feriti o malati avessero diritto a un trattament~ speciale all' infuori delle cure loro assicurate dalla Convenzione, èstato risolto n egativamente con 14 voti, sopra 8 contrari e 2 astensJnnl. Non rimaneva quindi più che (la. sapere, se si dovessero introdurrenella nuova Con venzione certe facoltà già con.template dall'articolo 6 della vecchia., di lasciare ai comandanti facoltà di conchiudere, tra di essi, condizioni speciali concernenti i malati o feriti prigionieri. Taluni delegati banno allora osseryato, che la. Convenzione doveva.. occuparsi degli obblighi e non delle facolta da pr~nders i di comune accordo tra i comandanti stessi, per cui proponevano la radicale soppressione dei tre alinea. Ma si è fatto loro notare, che qualora nella. nuova convenzione si fosse taciuto della facoltà d ello scambio dei prigionieri, già riconosciuta. dalla Con ven?.ione del 1864, ciò sarebbe forse· apparso un ritorno in addietro, la. commissione ha deciso con 16 voti contro 6 astensioni, doversi inserire nella n uova Convenzione certe facoltà riservate ai comandan ti dei beli igeranti per il trattamento reciproco dei malati o feriti, che l' ufficio di redazione della Commissione ba riassunto nei term ini seguenti:


LA CO~FERE~ZA DI R~VISIONE DELI,A CO~VE:-IZIO:\E DI <oiNEVRA

GC!J

i belligeranti restano liberi di stipulare tra di essi a riguardo dei prigionieri malati o feriti, talune eccezioni di favore che giudicheranno utili; essi specialmente avranno la facoltà di con venire : a) dì rimettersi reciprocamente, dopo un combattimento, i feriti lasciati sul campo di battaglia; b) di rinviare n ei loro paesi, dopo averli me:>::;i in stato di essere trasportati, o dopo guarigione i feriti o ma.lati cbe n on vogliono ritenere prigionieri ; c) di rimettere ad uno Stato neutro, col consenso di questo, i malati o feriti della parte avversaria, colP obbligo allo Stato neutro di intelìl&rli fino a guerra finita. QuesVultima faco1Ut non era menzionata nella vecchia Convenzione. Qualche delegato aveva pure proposto di aggiungere una quarta facoltà, di autorizzare cioè, in caso di investimento di una, piazza forte, la sortita di malati o feriti dalla piazza, restando però inteso che questi diventerebbero prigionieri delFassediante che li tratterebbe secondo le regole ordinarie. Ma questa proposta, inspirata ad un coneet.to altaml'nte umanitario e la soluzione della quale è delle più controverse, è stata respinta con 19 voti contro 4 e 3 astensioni, sotto il pretesto di non dovere limitare la libertà di azione dei comandanti delle armate di investimento, ma per molti altri motivi facilmente rilevabili, che la commissione non ha creduto dì ricordare. CONVOGLI DI EVACUAZIOII'E. -

:ùfODIFICAZTO~ ~~ K!DICALE DF.L Ò

DEJ.-L.ARTtCOLO 6" DEI,LA Ou~VE:i'ZI0:\1~ DEIJ 186±. -

0

ALINEA

L'ultimo paragrafo del-

l' articolo 6 della vecchia Convenzione riguardava i convogli di evacuazione, ed era mo~to sbrigativo, poichè si limitava a dire che i convogli di ~vacuazione, con il personale s::tnitario che li ilìrige, saranno coperti da una neutralità. assoluta. La Commissione è stata subito d'accordo, che non pote!:lse assolutamente mantenersi un articolo redatto in questa forma, perchè esso ha dato luogo a dei malintesi, i quali hanno legitti mate le accuse della violazione della Conv~nzione in talnne gnorre. La questione dei convogli dì evacuazione è molto complessa e la formula dell'articolo che li riguardava era troppo concisa. · Considerati nel -loro insieme, 'non vi pnò essere duhbio che i convogli di evacuazione, come tutte le formazioni sanitarie coperte dalla croce rossa, debbono essere rispettati se la scorta non fa atto di ostilità, cioè non si deve tirare su di essi nè possono essere catturati. Ma n on si può non ammettere, che la loro circolazione non deve ostacolare le 39 -

Giomaie medico.


610

LA COXFERE~?:A DI REVISIO:\E DELI,A CO);VENZTONE DI GINEVRA

operazioni del belligerante della regione che i convogli a.ttra>ersano, che questo ha il diritto di visitarli, di modificarne l'itinerario, di arrestarli momenta.nrameute e anche d i dislocarli completamente, incaricandosi dei mo.la.ti e feriti che trasportano. Non si tratta più qui ' di un'ambulanza che va a raccogliere o ha raccolto dei feriti, che non si potrebùe disorganizzare senza dauno di questi, ma solamente di feriti o malati dì già med icati e messi in condizioni di essere trasportati e che si trasferiscono da un posto all'altro; quindi, se il belligerante che intercett.a il convoglio provvede egli stesso ai feriti o malati 110n si può domandA.rgli altro. I convogli di evacuazione comprendono i medesimi elementi delle altre formazioni sanitarie: cioè malati e feriti, personale e materiale. Dovendo quindi essere considerati sotto questi tre punti di vista, la questione del loro trattamento interessa egua.lmenté le tre prime commissioni; ma siccome occorre uno studio generale, che non può essere fatto che da una commissione sola, è stato deciso di affidarlo alla prima, che ha. già discusso tutto ]'articolo 6 della vecchia Convenzione, l'ultimo alinea del quale riguarda appunto i convogli di evacuazione. MALATI E FE IOTI DEI CONVOGLI 01 I'VA GUAZIO:-IE.- Quanto ai malltti e

ferit.i è naturale che essi, diventando prigionieri di gueiTa, debbono sottostare b-Ile condizioni che la commissione ha fatto ad essi. Personale dei com·ogli di evacuazione. - Il personale del con voglio può appartenere a diverse categorie : l • il pe1·sonale sanitario com prendente tutte le sue varie spe· cialita; 2° il personale milita1·e addetto al t?·a.~porto, sia che si tratti di cond ncenti di vet.ture non esclusi ve per il servizio di sanità, sia di quello addetto aU'eserci:r.io delle ferrovie o impiegato pei bastimenti; 3'· il pe1·sonale milita:1·e incaricato della scorta e della guardia ùel convoglio. A queste tre categorie di personale, che può essere addetto ad un convoglio di evacuazione, la commissione decide siano applicate le norme stabilite per i co11duttori delle formazioni sanitarie o per i picchetti e le sen tinelle che le difendono, cioe che esso debba essere rinviato appena ne cessa 1l bisogno, e non possa essere fatto prigioniero . .J:• il per80nale cicile, che comprende i couduttori delle vetture di re q uisizioHe, :il personale non militare di servizio delle ferrovie e gli equipaggi dei bastimenti mercantili, al quale la commissione delibenl- debba essere applicato il diritto comune di guerra, cioè che non


LA CONFERENZA DI REVIS!ONE DELLA CONVENZIONE DI GINEVRA

61 1

pnò essere fatto prigioniero, ma può a sua volta essere requisito da chi lo crede necessario, oppure licenziato o rinviato. Insomma, la commissione ha voluto stabilire una differenza tra il personale militare addetto ai convogli di evacuazione e il personale civile o di requisizione. Non è infatti giusto che, se in mancanza di vetture di ambulanza appositamente costrutte per il trasporto dei malati e feriti, un belligerante avrà adoperato a tale scopo dei carri viveri, o da bagaglio, o da munizioni, i soldati di cavalleria, di arti· g1ieria e del treno, incaricati di questo servizio di non combattenti, debbano essere esposti ad essere fatti prigionieri; e lo stesso deve dirsi <lei per3onale militare ·che può trovarsi in un treno militare o in un .battello destinato all'evacuazione dei feriti. MATERIALE DEI CONVOGLI DI E_vacuaZIONE.- Ma la stessa larghezza. la

·commissione non ha creduto usare verso il materiale dei convogli di evacuazio11e. Questo materiale può anche essere di varie specie. Se si tratta di materiale regolamentare appositamente costrutto per l'esclusivo servizio di sanità, compresi i treni sanitari e le navi ospedali costrutte e organizzate alla scopo suddetto, la croce rossa inalberata sulle vetture, sui vagoni o sui battelli li porrà sotto la protezione ·della. Convenzione. E lo stesso sarà per il materiale di attrezza.mentb, valevole ridurre le vetture, i vagoni, i bastimenti a mezzi di trasporto dei malati e feriti. Me le vetture militari, coi loro attacchi, destinati ad altri servizi, e tanto più poi il materiale proveniente dalla requisizione, che può comprendere tanto le vetture requisite quanto il materiale ferroviario e i bastimenti mercantili utilizzati t em pora.neamente e secondo le circo· stanze per i convogli di evacuazione, apparterranno, conformemente al diritto delle genti, al belligerante che se ne impadronì. Le restrizioni che la commissione ba voluto portare all'articolo della vecchia Convenzione, che si limitava a proclamare la neutralità assoluta dei convogli di eva.cuazi0ne col personale che li dirige, può forse se m bra re limitazione del principio della protezione in tutte le circostanze dei feriti · e malati in guerra. :Ma bisogna considerare, che lo scopo finale di questa è la vittoria, e che per raggi un gerla si deve tener conto di tutti i mezzi atti a scemare la potenzialit.à del nemico, tra. i quali hanno certo non poca importa.nza i mezzi di rifornimento delle armate, le vettnre e i carri militari, i bastimenti e i convogli ferroviari, che, mentre si possono utilizzare per lo sgombro dei malati e feriti, non è men vero che hanno per primo uffic io di servire a l fine sovr a accennato. l


LA OONF'ERE~ZA DI Rt::VJSIO.NE DELLA CONVENZIONE DI Gl)IEVRA

'G12

Potrebbe però sembrare una contraddizione che la commissione abbia fatto un diverso trattamento al personale militare conducente e al materiale di trasporto pure militare, ma che non fa parte del servizio sanitario; la commissione ha pensato, che le ragioni di ordine morale che possono valere per non far prigionieri i conduttori non sono ap-· p licabili al materiale.

SECONDA. COMMI SSIONE. - PER:-:OXALE SAXITARJO. - La seconda commissione doveva esaminare le modificazioni da apportarsi agli articoli 2 e 3 dalla Convenzione del 18fi4 relativi al personale sanitario pro· tetto da.1l~;~. Convenzione. E)<"U"MERAZIO;:.!E DEL PERSONALE SA:-Il'fARJO

PROTETTO

DALLA

CONVEN-

La p1·ima tesi posta dal q uestionario federale era, se non fosse stato conveniente enumerare di una maniera più completa questo personale, che non lo facesse l'accennato ar ticolo 2. l\1a nella considE-razione, che ciò non sembrava posl'ibile per le differenti categorie di persouale· addetto alle formazioni e agli stabilimenti sanitari, si è preferito di adottare una formola generale, che comprendesse tutte le categorie del per:;onale sanitari<;> che non hanno nelle armate nno stesso nome. E il comitato di redazione ha formulato l'articolo in questo senso: il personale officialmente addetto al traspo1·to e al trattamento dei malati e dei feriti, come all'amministrazione degli stabilimenti sanitari, i ministri di culto ufficialmente attaccati alle armate, saranno rispettati e protetti in #ogni circostanza; se essi cadono in potere del nemico non saranno trattati co~e prigionieri di guerra. L'articolo venne così. votato dalla intera commissione. · Ma il comitato di redazione finale vi ha apportato due cangiamenti: Esso ha sostituito la parola e8clusivarnente a.l motto ufficialmente, parendogli che la prima avesse un significato troppo ampio, poichè estenderebbe la protezione della Convenzione agli uomini che, quantunque ufficial mente, sono però solo occasionalmente incaricati del trasporto dei feriti, come i portaferiti in Francia e presso di noi i portaferiti eventuali dei reggimenti, i quali quando non sono chiamati per questo servizio rientrano nelle fi le dei combattenti. In tal modo, mentre si mantiene la restrizione della neutralità concessa dalla vecchia Convezione ai soli portaferit i che rivestono ufficialmente e sin dal principio delle operazioni tale qualità, perdendo 11 carattere di combattenti benchè continuino a rimanere in mezzo a questi, come sono presso di noi i portaferiti reggimentali, questi porZIO!\E. -


LA. CONFERENZA DI REVISIONE DEI,LA CO~VENZIONE DI C: INEVRA

()13

taferiti sono implicitamente com presi nell'articolo, ciò che non risultava dalla Convenzione del 18154, perchè veniva soltanto ammesso al beneficio della neutralità. il personale degli ospedali

o dollo (1,00-

bnlanze. I portaferiti eventuali <.:h e, secondo il nostro regolamento di servizio sanitario in campagna, dovranno sostitnire i portaferiti reggimentali nei corpi o frazioni di truppe che ne sono sprov,-isti, continueranno ad esser fuori della Convenzione e non potranno essere muniti del bracciale internazionale, ciò che non sare!Jùe stato, qualora il comitato generale di redazione a\esse mantenuto la. parola ufficialmente, come era stato proposto dalla commissione. Invece la parola uffi('ialmente è stata puramente e semplicemente soppressa per ciò che rigunrda i ministri del culto, poichè la commissione ha osservato, che cluesti non sono attaccati ad un'armata che in quanto hanno con essa un legame u1tlciale, e non per loro sola volontà, per cui la parola uf-ncialment.e costituisce una ripetizione inutile. MoDU'ICAZIONE RADlC'Af,E INTHODOTTA NELL'ARTICOLO DELLA \"ECCHIA

DoNVE:\"'IONE A RIGUARDO DEL PF:RSOKALE. - Ma la modificazione più im~ortant.e apportata all'articolo della vecchia Convenzione, con cui viene .stabilito la neutralità del personale sanitario; è la soppressione delle parole: quando {unzione1·iì e sino a q·nando 1:i .<~m·anno fet•iti da raccogliere e da socco?·?·e,·e. La commissione ha ammesso, senza difficoltà, ch"' tale restrizione non doveva esistere, e che il personale doveva essere protetto in ogni circostanza, come è detto nel nuovo articolo, ciò che d'altra parte -era già stato fatto nelle ultime guerre. Qualche delegato ha però fatto rilevare il pericolo, che un'ambulanza potrebbe così libe>ramente circolare sul teatro delle openizioni, facendo la parte di esploratore. , Un delegato della Germa.uia aveva inoltre proposto, che venisse -escluso dalla protezione della Convenzioue il personale sanitario dei corpi di truppa al quale e::;sa. non può offrire che una protezione illusoria, poichè questo personale è facilmente esposto, per le esigenze del

.suo servizio, al fuoco nemico. Ma la commissione ha. osservato, che, per quanto la. proposta fosse basata su qualche considerazione abbastanza giusta. tra cui q nella dì togliere d~lle cause di recriminazione e di reclami contro l'inosservanza della Conven~ione, si doveva pensare alla difficoltà di una separazione del personale sanitario dei corpi da quello delle formazioni sanitarie, ambulanze, sezioni di sanità, ecc. che concorre col primo nello sgombro dei feriti dal campo di battaglia, ed all'apprezzamento che avrebbe fatto (}i una tale restrizione l'opinione pubblica.


Gl4

l,A. OONFERE~ZA DI REVISIO.:s'E DELLA CONVEN ZIO)(E DI GINEVRA

Quind i la commissione ha ad unanimità rigettata la pr oposta. La discussione al riguardo è stata assai viva, specialmente tra i medici militari. SoSTIT UZIOI\E DELLE PAROLE

« RISl'ETTATO E PROTE'l'TO l» A QO ELI.E Dl

È da notare che nel nuovo articolo l'espressione il personale ,<?arù ri.-•petta.to e 1n·otetto ha sostituito le pa.role di neutro o di neut~·alitcì., che han dato luogo a tante critiche, po:ichè pareva indiscutibile, che il personale sanitario non poteva spogliarsi della sua neutrali tà. E tale di0itura è stata pure adottata per il materiale. L'articolo, quale è stato concepito, assicura. al personale sanitario la p iù ampia garanzia, che esso potrà, in ogni circostanza, esplicare l'opera sua in favore dei feriti, sin dove lo potranno permettere le esigenze e le difficoltà della guerra. E sso segna uno dei principi più larghi sanciti dalla nuova ConvenzlOne. « =-EUTRO E Nli:UTrtAI.ITÀ. -.. -

ES'l'E~SIO :'>"E DELLA PROTEZIOSE DELLA CONVENZIONE AL PERSONAI...E DELLE SOCIETÀ VOLONTARIE DI SOCCORSO.- Viene dopo in discussione la seconda

parte della questione, se tra il personale protetto dalla Convenzione deve farsi menzione di quello della società di soccor~o; e di det,e rminare le condizioni alle quali egli deve essere, come il personale u ffi ciale, rispettato e protetto. A tale proposito, il delegato italiano marchese M.u; RHH, nella sua q ualità di vicepresidente dell'associazione della Croce R ossa italiana, aveva., sino dalla sed uta antecedente, presentate le proposizioni seg uenti: Saranno ammessi a godere del beneficio della neutralità, oltre il personale militare impiegato nel ser vizio sanitario presso i belligeranti: il peraonale delle associazioni della Croce l~ossa milita.rmente organizzate i le ambulanze appartenenti all'Ordine sovrano di Malta, all'Ordine teutonico e all'Ordine dei Giovanniti; le società volontarie di soccorso, autorizzate dai governi r ispettivi a prestare servizio presso le armate, e posti da essi sotto la. dipendenza. as.~oluta delle associazioni della. Croce Rossa officialmente riconosciute. Tutto q uesto personale dovrà essere sempre autorizzato dal rispettivo governo a prestare serviz.io, e sotto la. dipendenza esclusit;a dei comandanti delle a1·mate in campagna.

.,


LA CONFERENZA DI REVISIONE DELLA CO~ VE~ZIO:SE DI GINEVRA

615

Il marchese MA URIGI ba esplicato e sost.ennto le sue proposizioni, insistendo sopratutto per l'associazione della Croce R ossa, che in Italia è una corporazione quasi militare, degna di essere imitata cl agli altri Stati, e che non deve mai confondersi colle altre associazioni di soccorso. La commissione ha trovato una formola molto opportuna., secondo la ~uale potessero concorrere nel servizio sanitario ·in guerra tutte le as· sociazioni volontarie che avessero i requisiti per far lo, nelle parole: che solo le societù debitamente riconosciute dai 1·ispettivi gocerni avranno diritto al doppio privilegio della p1·otezione e del ri.<:petto. Quanto alla domanda del MAUHIGI1 di enumerare le società riconosciute in nn ordine determinato, corrispondente all' importanza e alla anzianità del loro servizio, la commissione ha dovuto conchiudere che le esigenze del diritto in ternazionale non permettono di adottare tale classificazione. La nuova convenzione sarà, come l'antica, nn patto tra gli Stati sovrani; e gli ordini particolari, per quanto elevata possa essere la posizione dei loro ce p i, non possono rivendicare tale qualità. Essi devono porsi, come le altre società, sotto la tutela di un governo che sì obblighi per loro. D'altra parte, ha ancora osservato la commissione, tutte le società riconosciute dai loro governi dovrebbero, al medesimo t itolo, essere menz~onate nella nuova Convenzione. La commissione ha poi sancita, senza disct1ssioni, la clausola che il personale delle società riconosciute, che sarà inviato nella zona di operazioni delle armate, dovrà esser e sottomesso alle leggi e regolamenti militari. CONOIZIONI ALLE QUA.ti IL PERSONALE DJ SOCCORSO VOLONTARIO È COMPRE· ·

:;o NELLA CoNVENZIO:SE - Restava a trattare della terza parte della 'questione posta dal consiglio feder ale re lati va mente a lle società di soccorso, d i determinare cioè le condizioni alle quali il personale di queste società deve essere garantito e protetto. Ma la commissione, conforme al principio ammesso pregiudizialmente, di escludere dalla convenzione quegli obblighi che non presentassero un interesse internR>zionale, ha creduto di lasciare a ciascuno Stato la cura di regolare, secondo le sue preferenze e i suoi bisogni, l'impiego e l'azione delle società di soccorso in guerra, limitandosi a insistere sulla condizione della sottocommissione del loro personale alle leggi e regolamenti militari, quale garanzia dell'osservanza della Con.. venz1one. Conseguentemente, la commissione non ha creduto di venire alla discussione della proposta della delegazione portoghese: che in 1•egola


LA CO~r'EflE.KZA DI REVISIONE DELLA CONVENZIONE DI GINEVRA

'GlG

genc1·ale i I:IM'?:i2?. dalle .r:ocictù di .•occorso volorda?-io sm·armo pr(stati in Mconda linea (l).

I nvece la commissione ha CL'eduto che spettasse alla Convenzione di determinare le cond izioni alle quali una società, legalmente riconosciuta dal go-çeruo di nn paese neutro, potrebbe, in caso di gqerra tra due nazioni, offrire d~i soccorsi all'una o all'altra. Postasi la. questione se la, societit dovesse essere 11.utorizza.ta da entrambi i belligt'ranti, la comm issionA ha acceduto all'opinione, che sia necessario soltanto rantorizzazione del belligerante al quale la società deciderà di offrire il sno concorso, coll'obbligo però a questo di farne la notificazion e, prima dell'impie~o, all'avversario. Quesba clausola è semplicemente l'applicazione della regola gene-

r ale introdotta dalla Con\enzione, secondo la quale ciascun governo dovrà comunicare agli altri governi segnatari della Convenzione l'fllenco delle società di soccorso da esso riconosciute. Ad evitare poi l'eccesso di zelo in cui potrebbero incorrere talune società di soccon;o, la commissione ha deciso che, per poter offrire il loro concorso a un belligerante, esse debbono prima ottenere l'assentimento del proprio go>erno. 0BBJ,IGI1I E DOVERI DEL l.'EHSO:s'ALE SANITARIO C'AVUTO IN I>OTEHE DEL ?\E-

l\IIOO . -

Tra le questioni proposte all'esame della conferenza dal consi-

(l} l medici militari presenti alla conrerema, in una riunior;ae printa tenuta fra di loro per concertarsi sopra tal une <]uestioni di Ol'tline pummente tecnico, che potevano formare oggetto di discussione delle varie commis~ioni, avevano, In (;'Pnerttle, dimostrata una tendenza a non ammettere le associazioni volonlarie dì soccorso in prima linea. Lo scrl\•ente a l riguardo, osservava che l'associazione della Croce ross~ italiana ha fatto allestire un r.erto numero di formazioni san1t.~rie mobi li, ambulanzette di montagna e ospe•1all da 50 e da tOO letti, che si possono impiegare con molto vantnggio in t• linea ir.sieme ad uguali stabilimenti del servizio ufficiale. In oma~~lo &l principio oramai sancito d.1lle esperienze delle ullime guerre d,.lla cura. sul luogo specie delle ferite dPI capo. del torace. dell 'arldomè. Soggiungeva però tosto lo scri vente che il concorso di tali un ila s~ nitarle nell'as~oclazione della Croce Ro~stt nel servizio t1i primn linea doveva essere n•golato secondo norme ben •leterminate, per assicurare al rnmionamento del s~1·•lzlo sanitario l'unita di dir-z~oue e quindi di azi O>I( necess~l'iO. perché esso possa' corrlsponrlere al doppio ~COllO, cio6 rli pre~lare le cure t1i urr:;Pn7.a ai fentl e di flrov••edere al loro sgombero rta l r.ampu di battaglia in modo rcgt,lure c nel minor tempo I>OS>ilJil c. Ma que~Lo intento non si puo rag-g•un;:cre senza l' incoroorazione etTettlva delle unita sanitarie delle assoctnztonl <Il soccorso in ·~uelle nlll cla lt, come si pratica nell'esercito t~desco e nella ttlpentle"za tecnica. amministrallv~ e discinlinal'l' del loro personale dagli uniclali medici PreJ>osti a capo delle formazioni sanitarie uffi ria li. · In Francia vi è una (!ìrc7.iOne ro mnne delle tre soci eta della Croce Rossa colà esistenti, la qual e trae ori)(infl ue~ li ordiui st•J"sl tlel m1nistero della guerra trasmessi alle tre sucieta suddette pPr me7.zo delta dircz•onc generale del servizio tll sanlta nlllitMe. l/opera poi delle tre s<H:ieta é coordinata e regolata dal la commi>slone su1•eriore rtelle societil d'assistenza in tem1>0 di guerra, sotto la presiclenza Ilei tlirclloro generale rlel sr.rvizio di sanit.'l, e chl' e composta di medici militari, di uftlciali di amministra.zion o ') di flue rarpresentan LI di cia;cuna dP.lle tre soc1età. · In tal modo v'e unita n.. n solo di azione e di cooperuione tra le associa1.ion i di soccorso ma tr11 queste e il servizio sanitari o uillci•lo, poiché \1 è unita di direzione che si concentra nel capo del ser1'11.10 sanltano militare, unico intermedio tra le associazioni di soccorso e il Min iswro della guerra.


LA CO~.FERE:\ZA DI REVISlOXE DELLA CUNVEXZIO~E DI GINEVRA

617

glio federale aravi pure quello degli obblighi e dei doveri del personale sanitario caduto in potere del nemico. Per i .primi, la commissione ha accettato ad unanimità il principio, che il personale dovrà, in questo caso, continuare a compiere le sn"e funzioni sotto la di?·ezione del nemico, modificando la dicitura proposta dal consiglio federale la quale d ice-va .sotto gU oNlini. Ma quando il suo coucor"o no.n sia pitt indispensabile, il personale sanitario, sia ufficiale che delle società di soccorso, sarà rinviato alla sua armata o al proprio paese, las(;iando all'autorità nemica la. decisione del momento della sua partenza e della, strtìda che dovrà tenere. Inoltre la commissione ha riconosciuto al personale sanitario il diritto di portar seco, nel ritorno, non solamente tutti i suoi oggetti ed effetti personali, con gli strumenti chirurgici, ma anche le armi ed i cavalli di sua proprietà. UNA PROPOSTA GIAPPONI'.:SI:: CIRCA IL t>ERSO~ALE ,.:ANITARIO.- Nel

corso cl.alla discussione, la delegazione del Giappone aveva presenliato la proposta, che v:leta al personale sanitario di oltrepassare la linea di ·combattimento del nemico o di sortire dalle piazze assediate, senza esserne autorizzato da un perm~sso speciale. La. proposta giapponese ha dato luogo ad nna viva discussione, nella quale si è avuta occasione di rendere omaggio allo zelo del personale sanitario e ai suoi sentimenti di umanità, venendosi però a[la conclusione, non essere necessario includere nella Convenzione la proposta in questione, per ciò che il personale sanitario è posto sotto l'autorità del comandante, cosicchè la sua azione, durante il combattimento, dovrà essere definita dai regolamenti di ciascun paese. La convenzione non ha da fare altro che proclamare l' inviolabilità del personale sanitario en tou.t état de canse cioè in qnalsia.~i circostanza. DIRITTI DEL PERSO~ALE SANITARIO OA 'r>ARTE llEL ì\E~UCO DI· CUI :f; CADUTO

-Restava. da stabilire i diritti del personale sanitario in quanto al trattamento che gli deve essere fatto dal nemico, .n elle cui mani egli è caduto. La Convenzione dell'Aja aveva già ammesso ad unanimita, che questo personale ha diritto al soldo, diritto già riconosciuto dall'articolo addizionale 2 della Convenzione di Ginevra.. Però la commissione non si è associata ~:~.!l'opinione manifestata da taluni delegati, di non fissare in antecedenza questo soldo e . di riferirsene al nemico, ma ha condotto la discussione a determinare quale esso dovrà. .e.ssere. L."i POTERE.


G18

LA COXFERENZA DI IH~VISIONE DELLA UONVENZTONE DI GINEVRA

Si sono al riguardo manifestate due opinioni: l'una che il soldodovesse rappresentare il trattamento fatto al personale dal paese da. cni esso proviene, l'altra. che fosse eguale al soldo del personale dello· :;tesso grado de ll'armata nelnica. · La commissione si è pronunciata. quasi ad unanimità per la 2a proposta, emettendo anche il voto, che nella redazione dell'articolo si tenesse anche conto della. circostanza, che certe nazioni determinano la loro tariffa eli soldo non solamente secondo il grado, ma anche secondo le funzioni del personale. CF:sS AZIOXI': DF: I.LA PROT~:zio:-:E ACCORDATA DALLA Co,;vENZtoNE AL PER-

~0:'\Al.E SANI'l'AJW.>.

Quale ultima deliberazione la commissione ha emesso, in relazione alla questione posta dal Consiglio federale, che la. protezioue cessa per il personale sanitario quando commette degli atti os.ti li, altrimenti che per sua propria difesa, o di quella dei malati o feriti affidati alle sue cure. -

3" COMMISSIONE. - MATERIALE SANITARro.- Compito della 3~ commissione era di definire le questioni relative al materiale sanitario. INVIOLAniLIT.À DEt,LE J:.'OR.\IAZJOXI SA:SIT ARIE. - La commissione ha per

prima cosa ammes~o ad unanimità il principio della inviolabilità delle formazioni .çanitm·ie, adottando anche per esse la formola già usata per il personale, che debbono essere rispettate e protette dai belligeranti: 1·ispettate al I?omento dell'attacco e protette quando vengono catturate. Molto giustamente poi la commissione ha soppresso la restrizione che limitava la inviolabilità delle formazioni sanitarie sino a che vi erano malati e feriti, per non esporre le medesime, e specialmente quelle che dovevano o riti.rarsi o segnire le truppe, a trovarsi nell'impossibili tà di provvedere a soccorrere altri malati e feriti: per essere sprovviste dei mezzi occorrenti. Naturalmente la commissione, come già era nella Convenzione del 18(i4, ha ammesso senza eccezione, che la protezione delle formazioni sani tarie ùebba ces:;are se il belligerante se ne serve per commettere un a tto di guerra, quando, per esempio, nn ospedale dà ricatto a combattenti i quali verrebbero così ad essere posti sotto la difesa della. Croce Rossa. fc:r•::'\Tl~ E LLE E PI CCHETTI AR.\IATI DI GUARIHA AI~LF. FO mt ,\7.10~1 ~A~ITARIE­

Nollo stesso tempo la commissione ha deliberato che, l'essere guar-


LA CONFERENZA DI REVISJO~E D~LLA CONVE:-<ZIOXE DI GIN!!:VllA

619

date le formazioni sanitarie da un picchetto o da sentinelle non le priva della protezione; ma la discussione è stata al riguardo piuttosto viva, specialmente per parte dei delegati delle potenze che mantengono armato il loro personale sa.nitario, tra cui la· Germania, e quelle che non l'hanno tale: Italia, Gran Brettagna, Russia ecc. Sembra quindi dall'andamento della discussione, potersi conchiudere che, per assicurare al personale sanitario la protezione della Convenzione di Ginevra, non occorra la condizione del suo disarmo. Consentanea poi al principio ora stabilito, la Commissione ha risolto negativamente, con 16 voti co11tro 6 astensioni, la questione se, in caso di cattura delle formazioni sanitarie, i picchetti e le sent~ ­ nelle debhano essere ritenuti come prigionieri di guerra, ma nello stesso tempo ha voluto, che, per godere di tale immunità, i picchetti e le sentinelle siano muniti di rego1are mandato. Infine la Commissione ha ammesso, che, anche trovandosi nella formazione o nello stabilimento sanitari delle armi o delle cartuccia non ancora versate al servizio competente, essi non restino perciò privati della protezione loro assicurata nell'articolo G. Bisogna ben dire che la comm1sswne non poteva andare più oltre in tali concesSIOni. APPLICAZIONE DF;J., PniXCIPIO DELLA. ]S\"IOLABIJ..IL..\. .1 LLF. FOJn!AZIOXl SANI-

Ammesso il principio della iuviola.bilit~ delle formazioni sanitarie, la commissione è stata di unanimb avviso che esso dovesse essere diversamente applicat o secondo che si trattava di formazioni sanitarie mobilì o fisse. Dopo una lunga discussione, soste-nuta di preferenza dai medici militari, si è convenuto di comprendere tra le formazioni sanitarie mo·· bili, tutte quelle che accompagnano o sono destinate ad accompagnare le truppe, e che per conseguenza hanno dei mezzi di trasporto appositi, sono costruite secondo i tipi nettamente definiti, sia che trasportino con esse i mezzi di ricovero, tende, baracche, ecc. o che si impiantino, per funzionare, in fabbricati che incontrano sulla loro • strada. Evidentemente quindi gli ospedali da campo e gli ospedali delle società di soccorso, che hanno per iscopo di ricoverare e curare temporaneamente malati e feriti, contemplati dal regolamento di servizio sanitario in campagna nell'esercito italiano, anche se installati in case appositamente scelte, sono sempre stabilimenti mobili e come tali hanno diritto di essere, secondo lo spirito della Convenzione, rispettati e protetti, tanto per il personale che per il materiale che li compone. TARIE MOBILI.-


LA CO ~FEREI"ZA DI I?EVI~IOXE DELLA CO:\VENZIONE DI GI~EYRA

{)20

La Commissione ha deliberatamente deciso di escludere la denominazione « Am.bulanza » anche secondo P interpretazione che le era. sta t a data dall'articolo 13" addizionale del 20 ottobre 188G. PROPO:'iTA IJE L GE :\I~RALE MEDI CO RA~DO:\'E REL,\TIVA AI )lEZZI DI TRASPOitTO

r: IL PER:-:OS'.\.LE ('ONDt:CgXTE DELLE FOR.\ IAZfOXI SAl\tTARlE

~!OBILI.

- l\{a dall'andamento de lla discussione, e specialmente da una nuova. proposta di redazione degli artico li 1-4 della Convenzione del 1864 presentata dttlla legazione francese, in cni era detto che le ~etture di requisizione non militari erano sottomesse al diritto comune~ poteva arguirsi che il ma.teriale sanitario delle formazioni mobili, trainat,o da Yetture non militari e con personale del tl·eno borghese, non potesse goder~? dalla protezione concesstt della Convenzione. Perciò lo scrivente proponeva, che si aggiungessero all'articolo 4 (2° alinea) della Convenzione del 18GJ, al ~naie si riferiva precisamente la proposta della de· legazione francese, le parole: « qualitnqu.e sieno i mezzi di traspo1·to e il perRonale conduttore». La proposta .RA::\DO::\E ::veniva depositata all'ufficio della commissione e, discussa nella seduta successiva, era approvata all'unan imità. CO:SIIl:GIO~I CHE REGOLANO LA R~;S'riTUZJONE DEI, ~fAT~;R!ALE S ANITARIO

il principio adottato dalla Commissione, le formazioni sanitarie mobili conserveranno il loro materiale in ogni circostanza, cioè anche se non vi sono più malati e feriti, colla facoltà però all'avversario di servirseue quando ve ne abbia. il bisogno . .M:a, d'altra parte, si e fatto considerare che vi sono delle circostanze militari che hanno un 'importanza pari al trattamento dei malati e feriti, per cui la commissione ha all'unanimità fatto diritto alle domande di varie delegazioni, che spetti all'autorità mìlitare competente decidere circa il momento, la via e il modo con cui il materiale delle formazioni mobili potrà, col personale, essere rimandato. In una parola, le formazioni sanitarie .mobili saranno restituite al belligerante a cui appartengono, ma quando e col"mezzo che l'avversario crederiL opportuno, e tenendo la via che da questi gli verrà assegnata. E non si può dar torto alla commissione di una così fatta restrizione, i m posta da. considerazioni di primo ordine facilmente rileva bi li. DF.:J,J,E FORMAZIONI

SANITARIE MOBU.I. -

À dunque, secondo

DIY E HSITÀ DE LL' APl'LtCAZIO:-<E: DEJ, PRINC IPIO DE I.J",A. INVIOLAJ.!ILITÀ Af,LE F ORMAZIONI SAXITAitrE FISSE.- Viene quindi la commissione a trattare l a

questione delle formazioni militari fisse, le quali com prendono i fab-


LA CONFERENZA DI REVISIONE DEI,LA CONVENZIONE DJ GINEVRA

621

bricati e il materiale degli stabilimenti sanitari appa1'tenenti allo Stator e che si trovano per lo più nel territorio nazionale; e ad unanimità decide che e:>si restino sottoposti alle leggi della guerra, cioè che il materiale diventa buona preda e che il nemico può utilizzarne i fl1.bbricati, ma non prima che il loro impiego non sia più necessario ai malati ed ai feriti. Però le delegazioni di Germania e Austria-Ung heria a vevano votato il principio colla riserva formale delPaggiunta. restrittiva, a meno di necessitì'L milita,·i imp01·tanti. Questa clausola. sç>lleva delle denegazioni e delle obiezioni assai vive, tanto che 12 delegazioni Papprovano, 12 la respingono e 3 si astengono. Si tratta va di tener conto delle esigenze militari e delPinteresse dei malati e feriti; e dopo varie proposte si arri va ad una formola di conciliazione, secondo la quale i comandanti in capo po · tranno disporre degli stabilimenti sanitari fissi appartenenti allo Stato in caso ùi necessità militari importanti, e dopo di avere assicurato nel modo migliore possib1 le la sorte dei malat.i e feriti che vi si trovano. L'emendamento viene approvato q uasi all'unanimità. ESTE~i';IONE: DE:L TRA.TTA?tiE.:-iTO FATTO ALJ,A PROPRIETÀ PRIVATA, AGLI STA·

Il voto evidentemente siriferiva agli stabilimenti militari appartenenti allo Stato. Ma a questo punto il marchese MAUR JCòi fa osservare che, a fianco di questi, vi sono delle cliniche, degli ospedali civili egualmente appartenenti allo Stato, ma creat i per i bisogn i della popolazione, in nn determinato raggio di t erritorio, dei q uali non si possono privare gli abita~ti e che quindi debbono essere a..c;solutamente inviolabili e non possono essere sottoposti, sia per il materiale che per j fabbricati, a cattura o a requisizione, ma soltanto utilizzati dall'armata occupante per curare, nella misura della loro disponibilità, i suoi malati e feriti. L a delegazione ~i Austria- U ngberia fa notare che, a termini dell'articolo 56 della Convenzione dell'Aia, i beni dei comuni, quelli degli stabilimenti consacrati al culto, alla ca1·ità, alle arti e alle scienze, anche app<.\rtenenti allo Stato, saranno trattati come la proprietà privata. Le delegazioni di Russia e di l!.,rancia confermano tale apprezzamento, per cui, in vista di queste una nimi dichiarazioni, il delegato italiano dichiara che g li sembra inutile di sottoporre la sua proposizione al voto della con1missione. E la commis!'ione decide di sopprimere nell' u.rticolo la dicitura, comp1·esi gli o.sl1edati fis.'fi appartenenti allo Stato, che, in base alle dichiarazioni fatte, è incompatibil e con l'assimilazione di tnt ti gli ospedali ci vili alla proprietà privata. BJLIME~TJ CIVJLI CONSAC!B.aTI Al"L,\ CARITÀ. -


·6~2

LA. CO:Nl!'ERENZA DI REVJSIO~E DELLA CO~VENZ IONE DI GINEVRA

'J'RATTA)!E~TO ~'ATTO DALLA CoxvENzroxr::· AL :MATERI~LE SA);'IT ARIO DEI'.LE

SOOIETA DI ~OC'C0RSO . - L 'ultima questione che la aa Commissione imprencle n. di~cnt.e1·e è q nelle. dPI trat.t.n.mento a. cui deve sottostare il materiale delle società di s.occorso. Quanto al materiale delle formazioni mobili, non vi possono essere difficoltà per ammettere che esso debba essere rispettato e protetto, ::;ecomlo il principio generale a mmesso e votn.to daila commissione al principio delle sue discussioni. È stato invece oggetto di vive discus~ioni i l materiale degli stabilimenti fissi appartenenti a queste società. Al riguardo si manifestarono subito due tendenze, l'una di assimilarlo ~~.gli stabilimenti militari, facendo valere i legami che, in generale, le società di soccorso hanno collo Stato, per certi paesi assai intimi, essendo in parte le società sovvenzionate dallo Stato; l'altra che qualunque siano questi legami, le società di soccorso debbono aver diritto all'applicazione della regola proclamata dal regolamento dell'Aia, a termini della quale la proprietà privata non è soggetta a confiscazwne. D'altra parte, se il materiale delle società di soccorso potesse es· sere bottino di guerra, verrebbe certamente arrestato il loro sviluppo, poichè i privati non sarebbero disposti a concorrere nell'acquisto di un materiale esposto semplicemente e puramente ad essere catturato. 1\h non conviene anche farsi troppe illusioni su questo punto. Se la proprietà privata non è confiscabile puramente e semplicemente ·essa non è però intangibil'3. Il diritto moderno ammette il diritto dì req uisizione pe(' le cose necessarie a ll'armata, e tra. queste puo trovarsi il materiale appartenente a società di soccorso come quello appartenente a privati.

QUARTA COl\:G\HSSIONE. - SEoxo OI::,'TINTIVO o~:LLA Col'\'RXZrONL . Suo >;IGNH'I CA'l'O . -

La prima questione sottoposta all'esame della com-

missione, è di sapere. se si deve mantenere qual unico seguo distintivo della protezione accordata dalla Convenzione la Croce Rossa su fondo bianco, secondo l'articolo 7 della Convenzione del 1864. Nessuno ùei delegati prosent<~ al riguardo alcuna proposizione; lo emblema della Croce Rossa esiste da 40 anni e la denominazione ne è divenuta popolare in tutti i paesi ci vi li. Essa non è già un segno religioso, ma un omagg-io fatto alla Svizzera., come sarà ricordato opportunamente noll'articolo della nuova Convenzione, per cui non può urtare alcuna convinzione religiosa, nè impedire alcuna potenza di accedere alla Convenzione.


LA CONFEUENZA 01 REViSIONE DELLA 00~VENZIONE DI GINEVRA

623

La proposizione di accennare anche nell'articolo che la Croce Rossa è formata da cinqu·e quadrati eguali è combattuta dal R!!:NAULT, che la ritiene non solo inutile ma dannosa, poichè basterà che si alterino in minima parte le dette proporzioni per legittimarne l'abuso; mentre la sola dicitura di Croce rossa in campo bianco lo esclude, qualunque possano essere le dimensioni della croce. Viene in seguito in discnssione ove l'emblema deve o può figurare, per assicurare la protezione della Convenzione, sia che' si tratti di persone o di cose. Per queste ultime, la commissione decide che non occorra fare l'enumerazione di tutti i singoli oggetti, ma che basti una. formula che comprenda tutti quelli suscettibili di riattaccarsi al servizio sanitario. Per esempio, tutti gli apparecchi, strumenti, materiale di medicazione ecc., che si trovano in un'ambulanza, in una carretta di sanità dell'esercito italiano, godono della protezione assicuratt1 a questa, quando anche non portino l 'emblema convenuto. Allo scopo di garantire che i carri, i vagoni, le vetture portanti l'emblema della Croce Rossa non possano essere rivolti ad altro scopo che per il servizio sanitario, fu presentata. la proposta, che essi dovessero -essere colorati in bianco; ma l'obbiezione che un tale materiale sanitario sarà. facilmente riconoscibile a distanza, e potrà servire d'indicazione della presenza della truppa in una località determinata, l'ha fatta rigetta:te. ' È pure stata sollevata la questione, di prescrivere una divisa uniforme per il personale sanitario delle diverse armate, o almeno per il personale non militare, ma la commissione ha dovuto riconoscere, che ·q uantnnqne l'uniformità presenti dei vantaggi, non si può · pensare a imporre dei limiti alla libertà dei governi. Si passa in seguito all'esame dei mezzi valevoli a reprimere l'abuso dell'emblema della Convenzione, e la commissione riconosce che quello più sicuro è che l'emblema non possa es.sere concesso, senza il consenso -dell'autorità militare; ciò che dovrà essere esplicitamente dichiarato nel,l'articolo. · CONCES~IO:\E ED GSO DEL RRACCIALE INTERNAZIONALE. -

Ammesso questO principio generale, Ja Commissione si è occupata di certi dettagli particolarmente interessanti per l'uso del bracciale interna.iionale. Poichè questo segno non ha valore se non emana dall'autorità mili~ tare, che deve avere la responsabilità del suo impiego, la commissione, dopo discussione, approva che il bracciale debba sempre essere da essa -distribuito, che deve essere portato al braccio sinistro, !l'l quale sarà fis-


624

LA OO~FERE~ZA DI REVISIONE DSLLA CONVENZIONE DI GJXEVRA

sa.to per evitare che si possa facilmente mettere o levare; e che il bracciale sa.rà accompagnato da un certificato d'identit~ per le persone addette al servizio sanitario dell'armata, ch<3 non vestono l'uniforme militare. Tutti quest.i dettagli, di cui si rileva a prima vista l'importanza, non erano contemplati nella Convenzione del 18G4. . NoRi\lE CHE REGOLAXO L 1 USO DELLA BANDIEHA PORTA:'\TE L 1 E)JULE)!A. DELLA

yOl't-v.ENZlONE. - Anche per la bandiera portante l'emblema della Conven7.ione, la Commissione ha stabilito, che essa non possa essere inalberata che col consenso dell'autorità militare, condizione di cui non era fa.tta menzione nella vecchia Convenzione, e che inveee è indispensabile per evitat·e gli abusi, e rimuovere l'illusione che basti alzare la bandiera. clelia Croce R o;sa, colla intenzione di ricoverarvi ammalati e feriti, pelessere esente dall'alloggiare le truppe d'invasione. La commissione ha poi mantenuto il disposto della Convenzione del 18G4, secondo il quale la bandiera della Croce Rossa dovrà essere, in ogni circo;tanza, accompagnata dalla bandiera nazionale. NORl!E PFR L 1 USO DELl,A BANDIERA XAZIOXAI~E. - A questo punto SOrg&

tra i membri della commissione una discussione a ssai viva, se per bandiera nazionale si deve sempre intendere quella del paese al quale si riattn.cca, per la provenienza, la formazione sanitaria. Sotto tale riguardo

si sono fatte due ipotesi: di una formazione sanitaria di un belligerante caduta in mano del nemico, o di quella di un paese neutro, venuta. a prestare la sua opera di carità ad nn belligerante1 alla quale sia toccata la stessa sorte. Qual sarà. la bandiera nazionale che queste due ambulanze dovranno inalberare'? L a soluzione non poteva essere difficile n el secondo caso, poichè è troppo evidente che le formazioni sanitarie di un paese neutro, aut.oriz-

zate a prestar l'opPra loro presso un belligerante, non possono innalzare, accanto a quella di Ginevra, che la bandiera del paese da cni provengono. Quanto a.l primo, dopo interessanti discussioni, ha potuto prev~lere la soluzione veramente razionale e anche la più umana, pAr il rispetto dovuto ai vi n t~; cioè che le formazioni sanitarie, cadute in potere del nemico, !lon inalbe1·eranuo altra bandiera che quella della. Croce Rossa,. per tutto il tempo che si troveranno in quest!\ condizione.

An1:so DELL'EMDLE)fA DELLA CoNVENZIONI!:. -

:1\lJ~CRE REPRESSIVE DA

o.\r c:ovEH:ìl'r SEGNATARI DELLA Co:-:n:NZIO'NF.: . - Adottati tali p rincipi , la commissione stA.bilisce quello importantissimo, che l'eroAUOTT,\RE


LA CONFERE:-lZA DI REVISIO~E DELT~A CO~VEXZIO.NE DI (li:\EVRA

()2()

blema della Croce Rossa deve essere rispett<~to, cioè che non deve mai essere distolto dalla sua nobile destinazione: e l'ar ticolo, che l'ufficio della commissione ha redatto, non potrebbe essere più ch iaro ed esplicativo, poichè comprende tanto l'emblema stesso che il ~otto Croce Rossa o Croce di Ginevra, che entrambi non potranno essere impiegati, sia in tempo di pace che in tempo di g nerra, che per proteggere e designare le formazioni e gli stabilimenti sanitari, il personale e il materiale protetti dalla Convenzione. Ciò posto, la Commis:;ione ha dovuto constatare che degli abusi si sono verificati in ogni tempo, sui quali la Gran Brettagna, specialmenLe, ha creduto di richiamare l'attenzione della conferenza. Si è voluto mettere a profitto il successo delltt Convenzione di Ginevra a scopo commerciale, adottando perfino l'emblema·come marca di fabbrica sopra i prodotti pitt differenti: la qual cosa non serve certo ad inspirare su di essa la fiducia del soldato e del pubblico. È quindi nell'interesse di tutte le nazioni, che non si abusi del segno della Convenzione, e che le potenze si obb lighino d' interdirne l'uso in modo assoluto, -senza che alcuna autorità possa accordarlo, anche se fosse una società nazionale di soccorso volontario. Presso molti paesi, rappresentati alla conferenza, la legislazione è già. intervenuta a reprimere gli abusi di cui si parla; ma per quelli in cui non vi sono leggi sufficienti, i governi dovranno proporre ai legislatori le misure necessarie ad assicurare 11 rispetto d.ell' interdizione dell'abuso degli emblemi della convenzione, per mezzo di Sfi.nzioni penali. E gli articoli concordati dall'ufficio di redazione della commissione contemplano tut.ti questi casi . N ella considerazione poi che tale di vieto non può i m porsi bruscamente, poichè converrà lasciar tempo agli interessati di provvedere diversamente a garantire i loro prodotti dalle contraffazioni, la commissione è convenuta di accordare un limite massimd di cinque anni, dopo il quale non sarà più permesso dii depositare marche di fabbrica contenenti l'emblema e la. denominazione della Convenzione. OBBLIGO AI GOVER:NI DI I STRUIR 1.: LE TRUPPE CIRCA LE 1)!:..;1'0:->IZlOXI DEL;L-A

CoNVENziONE. - Ma è occorso sovente di constatare: che la Co nvenzione

di Ginevra non è stata applicata per l'ignoranza di coloro che ne avevano l'incarico o l'obbligo; quindi la commissione ha ancora creduto necessario 'di imporre ai governi l'.obbligo di prendere le misure necessarie? per istrui1;e le loro truppe, specialmente il personale protetto dalla. Convenzione, circa le disposizioni della Convenzione stessa, e per portare quest e disposizioni a conoscenza delle popolazioni. 40 ·- Giornale medico.


626

L,l CONFERENZA UI REVIS!O!\F. DEI.LA CON VENZIONE Dl GINEVRA

APPELLO AI T'nn·.ATI m OURA.RE ~T ALATI E FERITI IN Gl'ERRA E PROTEZIONE SPECIALF: LORO ACCORDAT.\. - A tale proposito è da ricorda.re che la corp.missione era stat.a iucn.ricat:L di esaminare auche l'art. 5 della vecchia Convenzioue, oggetto, a ragione, di molte critiche e di cui il questionario federale aveva proposto una radicale modificazione, abolendo la disposizione troppo vaga ed elastica, che diceva che ogni ferito, raccolto e cu rato in una casa, serviva a questa di salvaguardia; e l'altra che l'a.bitante ch e avrà raccolto presso di lui un ferito sarà dispensato dall'alloggiare t ruppe, e da una parte delle conLribuzioui di guerra che gli potranno essere imposte. Ma la commissione ha creduto che non convenisse addirittura venire ad una tale soppressione senza sostituirvi qualche altra. disposizione, che non i m peci isse, a chi vuol essere caritatevole, di prestare un'utile assisten7.a ai ma.lati e feriti; e questa è di lasciare che l'autorità militare faccia appello allo zelo pietoso degli abitanti di raccogliere e curare. durante i combattimenti o dopo l'occupazione di un territorio e sotto i l suo controllo1 militari feriti, accordando alle persone che hanno risposto all'appello una protezione speciale e certe immunità. Si comprende che questo appello può essere rivolto tanto agli abitanti che si trovano sul teatro di operazioni, come a quelli di un paese neutro, nel caso eccezionale che quivi si svolgano le ostilità, quanto agli abitanti di nn paese belligerante.

3' SEDUTA PLENARIA.- NoMINA DELLA coMMISSIONE DI REDAZIONE DEL TESTO DELLA 00NVE:\ZTONE E DELLA RET-<.ATlVA RELAZIONE.- ln tal modo le commissioni han posto termine ai lavori ; non restava più che gli articoli redatti dai singoli uffici fossero approvati nelle sedute di chiusura delle commissioni stesse, ciò che avvenne senza che i delegati vi abbiano dovuto apporta.re modificazioni di rilievo. Il presidente 0DIER ha quindi. indetto la O' seduta plenaria della Conferenza, n ella quale, data lettura degli articoli presentati dalle singole commissioni, questi vennero approvati da tutti i delegati presenti. Dovendo però essere ordinati e ridotti a dicitura uniforme, il presidente propone che sia a tale uopo nominata una commissione generale di redazione, composta di 15 membri: cioè dei quattro relatori delle commissioni; di cinque giureconsulti e dei ministri plenipot.enziari o inviati straordinari della Spagna, dell'Olanda, della China, della Persia, d ell'Argentina, del Portogallo e della Svizzera. Questa commissione è pure incaricata di elaborare e redigere le norme e le disposizioni generali per l'applicazione e l'esecuzione della Con-çenzione.


LA CONFERENZA DI REVISIONE DJ<;LLA CONVENZIO~E DI GINEVRA

627

Dopo di che i l presidente ÙDJER constata che i lavori della Conferenza sono finiti, e informa i delegati che saranno a-vverLiti a domi-cilio del giorno in cnì avrà luogo l'ultima seduta plenaria, per la Jeti ura e l'approvazion e del testo della nuova Convenzione, secondo la redazioue della commissione suddetta e la firma dell'atto e del relativo protocollo.

LA PROPOSTA RUSSA DI ARBITRAGGIO NEI.·f_.~ COKTESTAZIOXI CIRCA L 1INTER • 'PRE'l'AZIONE DELLA STIPULAZIONI~ DELL.A COX\'ENZIOXE. -

l\Ia intanto il nr;: MAR'I'EKS, capo della delegazione russa, aveva presentato una propo:;ta nf'll'nltima seduta della 4" commissione, d'inserire nella nuova Conyenzione di GinevTa la sti pulazione seguente: « Gli Stati cont1·aenti sono vermti d'accordo, eli pol'tare dat•anti alla Corte permanente delt' Aja tntte le conte.~ta.z ioni che sorgeranno t1·a di ·e.<Jsi, relativamente alla interJn-etazione delle tst<ip·t~lazioni delta pre.sente Convenzione, se le ci1·co8tanze non ·v i si oppongono ~ . Il DE MARTENs, in un'altra seduta plenaria, tenuta il giorno 2 luglio, svi luppa la portata pratica della sua proposizione, spiegando che il motivo della medesima è di determinare un'autorità che debba interpretare la Convenzione per mettere fine alle divergenze che si sono così ·di sovente manifestate circa il senso della Convenzione di Ginevra. Del resto aggiunge il DE MABTENs , la proposta non è che l'applicazione dell'articolo 16 della Convenzione dell' Aja, secondo il quale l'ar'bitraggio è riconosciuto dalle potenze come i l mezzo più efficace, e nello stesso tempo pit1 giusto, di regolare le diffe1·enze, che nelle questioni di ordine giuridico, e in primo luogo nelle questioni d' interpretaziòne o di applicazione di Convenzioni internazionali, non sono · state risolute per via diplomatica. _ La proposta russa è oggetto di vive discussioni da parte specialmente dei diplomatici presenti alla Conferenza. n capo della missione ·tedesca DE B ùLO W dichiara, che la Germania non pot.rebbe aderire alla proposizione di DE MARTENS: perchè essa esce dai limiti previsti; però qualora la proposta DE MAnTE~S riunisse una forte maggioranza, il Governo tedesco potrebbe ammettere uu voto al riguardo, da inserirsi non nel testo della Convenzione ma nell'atto final e, che non deve es·sere ratificato dalle potenze. Il presidente allora propone di nominare una commissione incaricat.a. di formulare un testo, che tenga conto delle diverse opinioni espresse circa la proposta DE MARTExs, prendendo per base la controproposta tedesca. L a commissione risulta dei signori DE 1\fART!-;:-;s, DE B uLOw, RENAULT eden BEER PoRTUGA""L capo della delegazione olandese.


628

LA CONFERENZA DI REVISIO::-IE DELLA CO:-IVENZIO:-IE DI GINEVRA

L'ULTil\:CA SEDUTA PLENARIA DELLA CONVENZIONE.APPROVAZIONE DELLA RELAZIO~""E OP.!, RENACLT E DEI CAPITOLI DELLA CONVENZIOXE . Il 5 luglio ha luogo l'ultima seduta plenaria, al principio della quale, il presidente annunzia la morte de! consigliere di Stato di Ginevra VrNCI':NT, vice-presidente della Conferenza, in seguito a un accidente accadutogli alcuni giorni prima. L'ambasciatore RevorL si fa interprete dei sentimenti dell' assemblea, che si associa al lutto <lella famigli'a e della popolazione ginevrina; dopo di che si apre la discussione sopra il rapporto finale sulla Conferenza redatto dal RrmaULT, e sul testo della Convenzione. N essnn delegato domandando la parola, il rapporto è a.dottato, e il presidente ringrazia il relatore 1\I. E. RENACLT del modo magistrale con cui egli vi ha riassunto le discussioni della Conferenza (àve apprm:azioni). In seguito sono adottati, senza discussione, tutti i capitoli del testo ad eccezione del V e delPVIII, per i quali fanno alcune riserve le delegazioni degli Stati Uniti, della Cina e del Gia.ppone1 che saranno insarte nel processo verbale della sed"Qta. V iene poi messo in discussione il progetto di redazione di un protocollo finale della Conferenza, nel quale, dopo essersi constatato che la Conferenza, in una serie di riunioni tenute dalPll giugno al o luglio, ha discusso e redatto il testo di una Convenzione ch e porterà la data del G' luglio 1906, si dJCbiara pure che la Conferenza, in conformità dell'articolo 16 della Convenzione dell'.Aja, ha emesso il voto che, per arrivare ad ~na interpretazione e ad una applicazione, il più possibilmente esatta, della Conveuzione di Ginevra, le potenze contraenti sottomettono alla Corte permanente dell'.A.ja, ~;e il caso e le circostanze vi si prestano, le di ,·ergenze che, in tempo d·i pace, sorgeranno tra. di esse relativamente alla interpretazione della detta 0onvenzione. Con questa. formola la commissione ha creduto di conciliare le varie opinioni manifestate al riguardo della proposta russa; ciononostante essa non ha avuto l'approvazione delle delegazioni della Gran Brettagna, della Corea e del Giappone, mentre la Spagna. ha votato favorevolmente., ma ad ?·e(e1·endum.

SEDUTA DI CHIUSURA DELLA CONFERENZA.. - FIRMA DELLA CoNVEXZIONE DEL PROTOCOLr..o .FINALP:. - Fin~lmente il giorno 6 luglio si tiene la seduta di chiusura della Conferenza colla segnatura del testo della Convenzione dai delegati muniti dei poteri dai rispettivi governi, e del protocollo finale da tutti i delegati che han preso parte alla Conferenza.


LA CONFEREXZA. DI REVISIO~Il: DELLA COXVENZIONE 0( GI~EVRA

629

RIASSUNTO DELLE PR INCIPALI MODIFIOAZIONI APPOR't'J'ATE ALLA CONVENZIONE DEL 1SG4. - CONCLUSIONE. La convenzione firmata a Ginevra il 6 luglio, per il miglioramEinto della sorte dei malati e feriti delle armate in campagna viene adunque a. sostituire quella del 22 agosto l SG±. Essa contiene 33 articoli invece di 10, e le modificazioni introdottevi si possono riassumere nelle seguenti. L a protezione accordata dalla nuova Convenzione, oltre che ai. militari feriti e malati, è stata estesa a tutte le persone of:licialmente .addette alle armate, senza distinzione di nazionalità. 'l'anto gli uni che le altre debbono eRsere cmati dal belligerante ·di cui cadono in potere; ma !"avversario, obbligato ad abbandonare al nemico mA-lati A fAriti, deve però ]asciare con essi, nella misura che gli è possibile, parte del sno materiale e del suo personale per curarli. La condizione giuridica dei malati e feriti caduti in potere del nemico è quella degli altri prigionieri di guerra, per cui sono ad essi appl icabili le regole generali del dirit.to delle genti, sotto la riserva <ielle cure che loro si debbono ·prestare. In ta.l modo, si toglie ai feriti !a qualità d i neutri, ma viene lasciata ai belligeranti la facoltà di stipulare tra di loro talune clausole di fav,.ore a riguardo dei medesimi, già in parte comprese nell'articolo 6 della vecchia Convenzione. La differenza essenziale consiste in r.iò, che nella Convenzion e attuale non si parla piil eli obbligo di rimandare ai loro paesi i malati e feri ti, che, dopo guarigione, saranno riconosciuti incapaci di servire. La restrizione potrebbe forse sembrare un .r egresso; ma rimuove molte cause di l!Ontestazione, per la difficoltà di determinare l'incapacità a servire, ad esempio, di un soldato e di un generale. L'o@cupante il campo di battaglia, dopo il combattimento, prenderà le misure per proteggere i feriti al pari dei morti dai cat'tivi trattamenti e dal -saccheggio; veglierà a che l'i n umazione o l'in cenerazione dei morti sia preceduta da un esame attento dei loro cadaveri; che le placche o marche d'identità siano inviate alle autorità avversarie collo' stato nominativo dei feriti e malati; che gli internamenti, lo variazioni ecc. dei medesimi, come i decessi, siano portati a conoscenza dell'armata. nemica. Di questi obblighi imposti al belligerante, che rimane padrone del campo di battaglia, non era fatta menzione nella vecchia Convenzione. È stato ammesso il principio, che saranno rispettate e protette dai belligeranti tanto le formazioni sanitarie mobili che gli stabilimenti militari fissi del servizio sanitario; la protezione non verrà a. cessare, anche quando il loro personale usa delle armi per difesa propria o dei feriti che vi sono ricoverati.


630

Tu\ CONI:<'ERENZA DI REVISIONE• DELLA CONVENZIONE DI GINEVRA

Il personale addetto al servizio sanitaxio sarà rispettato e protetto,. cioè parteciperà dei benefici della Convenzione, in ogni circostanzar. e non più soltanto sino a che rimangono feriti da raccogliere e da. soccorrere. Il pers·onale delle soci.età di soccorso volontario, nei riguardi della. Convenzione, è assimilato al personale sanitario militare, sotto la riserv.a. che esso dovrà sottomettersi alle l eggi e regolam enti militari~ Le formazioni sanitarie mobili conserveranno, SE\ cadono in potere· del nemico, il loro materiale e i loro mezzi di trasporto, qualunque· sieno q nesti, e dovranno essere rimandate all'avversario unitamente al personale; l'autorità militare competente avrà facoltà di servirsi di. questo materiale, solo' per quanto esso è necessario alla cura dei malati e feriti . I fabbricati e il materiale degli stabilimenti fissi r!mangono soggetti alle leggi della guerra, ma non potranno essere stornati dal loroscopo, sino a che sono necessari ai malati e feriti.

Il materiale delle società di soccorso, tanto delle formazioni sanitarie mobili che degli stabilimenti fissi, è considerato come proprietà privata, sal v o il diritto di requisizione. I convogli di evacuazione saranno, per principio, considerati come le formazioni sanitarie mobili, colle riserve imposte dalle necessità militari_ L'uso del segno distintivo della Convenzione~ Croce Rossa su fondo bianco, non potrà essere concesso che dall'autorità militare competente, la quale ne sarà responsabile. L'emblema della Croce Rossa e il motto Ct·oce Rossa o Croce di Ginevra non potranno essere impiegati, sia in tempo di pace che· j~ tempo di guerra, che per designare e p roteggere le formazioni e gli stabilimenti sanitari, il personale e il materiale protetto dalla ConvenzlOne. Tali sono, a grandi tratt.i, i nuovi principii sanciti dalla Conferenza di revisione della Convenzione di Ginevra; è da augurarsi che gli artico l i della nuova Convenzione, che li traducono in atto, ricevano la sanzione dei poteri pubblici, poicbè essi segnano un vero. progresso nella codificazione delle aspirazioni umanitarie, che miranO· a rendere meno dura la sorte delle vittime del dovere. Le sedute della Conferenza hanno sempre proceduto nel modo pitL calmo e obiettivo, senza mai dar luogo ad incidenti e colla più perfetta unità. di intento, nei delegati, di conciliare, nell'interesse comune, le divergenze di opinioni e di vedute che potevano esservi tra di loro. Ed infatti, le questioni più gravi furono quasi tutte ri3olte a unanimità o a gra.n maggioranza di voti.


LA CO~FERENZA DI REVISIONE DELLA CO~VEXZIONE DI GINEVRA

631

Ginevra poi ha fatto ai delegati l'accoglienza più splend ida e cordiale che si potesse desiderare, dimostrazione questa dell'importanza che annetteva alla conferenza, destinata alla revisione di quel patto internazionale che da essa prende il nome. I NFORMAZIONI PARTICOLARI.- Valendomi

dell'opportnnità cbe, non facendo parte della 4" Commissione, restava a mit1. disposizione il tempo in cui questa teneva le sue riunioni: e usnfruendo dei giorni liberi di sedute per dar tempo agli uffici del le commissioni di attendere ai lavori d i redazione, ho potnto visitare i principali istituti di beneficenza e di istruzione di Ginevra, i laboratori e le cliniche universitarie e assistere a taluni atti operativi d'importanza·, in quella chirnrgica.. E mi è grato riferire all'E. V., che ho trovato ovunque il più largo consenso e le maggiori facilitazioni dalle autorità. competenti. Approfittando poi dei tre giorni consecutivi, intercorsi tra la 5~ e la 6" seduta plenaria, mi sono recato anche a Losanna, nell a clinica del prof. Roux e a Berna in quella del Kocher, entrambi due illustrazioni chirurgiche di primo ordine, e anche là ho potuto assistere ad operazioni importanti e nuove, tra cni quelle eseguite sulla prostata dal Roux. Gli speciali ordinamenti militari della Svizzera mi hanno tolto ogni opportunità di visitarnE> ·gli ospedali militari e le case1·me. Come già ebbi a riferire all'E. V., i medici militari intervenuti alla Conferenza hanno tenuto delle riunioni private. In una di queste il dottor Haga, medico principale di l" classe col rango di colonnello dell'esercito giapponese, ha letto una relazione sui feriti dell'ultima guerra, curati nell'ospedale militare di Jerosima, di cui fu direttore, diffondendosi su molti particolari e dati statistici relativi alle ferite delle moderne armi da fuoco, alla loro gravità, natura, entità ecc. La lettura è riuscita molto istruttiva ed interessante. Altra comunicazione sui malati e feriti durante l'assedio di PortoAr.tur è stata fatta dal dottor Bogalewski, dell'esercito russo, la quale è stata seguita da un'animata discussione tra i presenti, circa la preferenza da darsi all'asepsi o all'antisepsi in guerra. Queste riunioni hanno mirabilmente servito a mantenere vivi tra i medici militari delle diverse armate i vincoli di cameratismo e di solidarietà, che tanto efficacemente concorrono ad ·assicurare la. sorte dei malati e feriti in guerra, per la quale si è riunita la nuova Conferenza di Ginevra. Roma, agosto 1906.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Dolttw C. Gr,;A!.I''• tapi tano medico.- Attuall oono1oexu;e 1uU' Impiego del raggi Bontgen. W>"lJ'atlo dalla Nuova rivista clinico-terapeuttca, n. 5 e seu!J. 1906). Ho voluto a:;sumeJ·mi l'incarico, col cortese assenso del direttore del ~ior­ tlule, eli fllre una lwe,·e l'ecensione òi questo lavoro, per due ~pt-:ciali r a{.ti oni. Anzitutto, desideravo aveJ'e l'occasione di rivolgere una parola di lode ed anche d i rinp'l'aziamt>nlo al capitano medico Gualdi, per la predilezione con cui si occu(la dPgl i sludi di r atlialrJ!]ia. Non occorr e qui ri cor dare, perché a Lutti noti, i gran<lis!'\imi vantaggi che In pealica medtco-mililar e può trarre e trae dall'impiego dei r afrgi Ri'H1tgt>n, SI ~ in pace sia in guer ra, cosi nel c·am po clinico ~ Ler·apeulico. come in quello della 111edicina lf'gale. Ebbene, m ent r e i maggiori no:<tri o spedal i militari l'Ono f'o enili, da tempo. di buoni apparecchi radiografici e radioscnpici, e f!l i al tri vanno man mano formandos.me, sono ancora relutivamente pochi - conviene pur cont'esMrl o - g li ufficiali medici che si -occupano assidunmente, seriam ente, profondamente, nun da sempl ici dilettanti, di questa impoi'Laute e non fa cile sp<1cialità. Ed io Lulle le volle l!l!e m'imballo i o uno di essi, oon posso t•istar mi dall'esprim er g li il mio compiacimento e dal r ivolgergli una parola d' incorag~iamen to e di elogio pet· l' opet'a :sua m eritor·ia. Ciò premesso, IR pubblicazione del Gualdi non è e non pretende di esset·e un la voro originale. Essa, Cl) me dice Io stesso A., ha lo·scopo utilissimo, specie per i medici praLici ai quali é. i n pa1·ticolar modo, diretta, di r iassum~::re brevemente qu~mto, riguardo alla radiologia, e stato sino ad oggi stabilmente acqui!'\il o alla scienza; e lo scopo a me p81'e pienamente ra~g iunlo. Il lavoro è diviso in !JnaLlro capitoli. Nel primu, parlando della tecnica radiologic:a l'A. passa in ri,·ista i vari elementi di cui l'apparecch io radiologico si compone, mostrandone i per fezionamenti conseguiti, e le norme tecniche che debbono r egolarne l'im piego. N el secondo sono passati in r-apida rn!'\segna i ri sull~lti diagnostici otlenuLi e che si possono ottenere dai raggi X nel la ri err ca rlei cor pi strnniet'i, nell'esame delle ossa e delle arltcolazioni, in quello d ...l torace ~ dell'addome : a pt·oposito dei corpi stra oiet·i si fa pure cenno dei val'i metodi pet· localizzal'li, dandosi la pr eferenza al m etodo stereoscopico, ulili,;simo anche nello studio delle fratture. N el ter·zo capitolo, detli· calo alla R•ì nLg-enLeral'ia sono esposti succin tamente i ri sullali terapeu tici ottenuti e quelli che e lecito sperar e aHcora nei va1·i g ruppi di mala ttie: affezioni infettive ~ cutanee, tumori, leucemia e pseudo leucemia ecc. Nel quar to, in fine, sono enumera ti ~ l':n co nvenieuti della Riint!!enterapia (t'ad iodrrmiti,tlislurbi cardiaci e nervosi, congiuuliviti, alterazioni delle gh iandole se-ssuali ecc.), ed i t'irnf'di profìlaltici riteuuLi più ellicaci. Ed ora l'egregio coll~ga vorra per metter mi una piccola osservazione, la quale costituisce appunto la seconda delle r agioni che mi hanno tndollo a scrivere quesLe pocl1~: t·ighe. Il capiLann m edico Gualdi non può Ìf!110t'are l a parte prf'sa da i medici militari dL tutl1 i paesi nel grande movimento scientifico suscita.to dalla scoperta


633

RIYIS1'A BIBLIO GB.AFICA

del Rontgen, ed il contributo da e~si portato nel campo delle indagini diaftnoslidle, e::l anche in quello ùei per·f~zionamenti del metodo. T ullavia nt-1 lavor·o del Gualdi non è citato neppw·e un solo m.edi co mil itare, e nelle inclica:liOni, bibliografiche non figura alcuna dell e non poche pubblicazioni, anche recenti di medici militar·i . Si direbbe che l'egregio coi!Pga, lontano da qualche tempo ùal ser vizit'l, siasi ricordato più di e.-<se r e assisten te onora r·io io una copi;:;cun clinica, anziché uflic1alc medico dell'eser ci to. N on si abb1a a male i l dottor Gual<li di queste mie par ole. dettale soltanto da un sentimento affHtlo imper·sonale, facile a comprender si. D'altr onde, egl i é in buona e nurnerosa compagnia; e più perché - mi si la;:c.i dir·e anche 11ue:sto - da n11i, mentr•e si grida giustam ente che la medicina mililar·e è una vera e propria ;:pecialità , pochi s'interessano della lette ratura medic'o-mi lilar tl. Cniudo il mio breve arlicolo <>~p r·irnenùo i l voto che ~li u fficia li m edicì, nelle lor o pubblicazioni scieutifirlte vog-liano s<'mpre tener pr esenti an che quelle precedenti dei loro collPg hi sullo stesso argome.. to : è un atto di giUstizia non solo, m a un dovere, il cui udempiml'nto torna evid•.::ntem eute a vantaggio di tulli. P . hiBRJACo. L UIGI FERRIO. -

'La diagnosi olinloa delle malattie lnterpe. - Puntata

z·.

Malattie da Lnfezione. L'unione ti po;:rra ftca ed itrice torin ese ho pubblicata la 2• punlala del 1° volume di quest'opera vel'amente ori g inale dnl f"errio, l'u li lila della qua le per il m ed ico pratico si reo,ie sempre piu pal est' , per· lo scopo che con essa si è p refisso l'autor e, di studiare ~i o i> la deviazione delle mala ttie dRl quadt·o c lassico che ne dànno i trattati, apprezzando il valore di ciascun s intoma in base · alla r elativa patog-enesi e al ra p!Jor·to che e~'<so può aver·e CO:!li allri, e dando ai metodi di diag-nosi fis ica la lor·o r eale portata. In questa puntata l'A. continua a tra ttare della diagnosi delle malattie d'infezione, e tra gl i altri capitoli ve ne è uno che si può dire nuovo del tutto, dedicato alla patologia della vaccinazione, cioè alle sue anomalie sia di decorso che n e lle form e di eruzione, ed ai caratteri diflt~reu z i ali delle m edesime dalle .manifestaz1oni cutanee delle altre in fezion i. · • Vi sono a corredo delle splendide fi g ure, talune delle quali ori ginali. RAN OO NE.

Vade meoum diagnostico terapeutlco per studenti e medlol pratlol. - T r aduzione s ulla 6' cd u !ti ma edizione t t>desca del

ll eiN RlC H ScrtMrDT. -

dott. Giovanni Puglie!'i, medico primario a L od i. barda, 1906.

Soci-e tà editr·rcf' lom-

N onostante i numer osi lavori del g-enere, laluni rl ei quali anche il~:~l ia ni, non possiamo a m eno che r·accomanùare ai colleg-hi q uesto dello Sclnuidt di L ipsia, vollato in italiano dal don. Pugliesi, il cui sc:opo .~ veramente pratico, poiché si limita alla dia~no!Si clmica e alla ler·apia dei!P maluttie p1ù impol'lanti, in forma succintdmenle sintetica e secondo l'i n lir·r zzo cli nico occorr·errle ai bisog ni giornalieri del medico esercente. La ter apia poi vi è svolla con senso di sobt·ia praticità, e l a ri ce tta zione, come osserva il traduttore, è semplice e castigala, da poter anche servire di modello. I noltre vi è un sunto di talune special ità, quali delle malattie della pelle, -degli oechi, della sifilide, che concor-re ad aumentare il pregio del libro.


634

RIVISTA BIDLIOGR,\.FICA

Il !'11 ~ 1i esi poi vi ha fatto qualche lieve modificazione per ciò che si r iferisce alla ooslt•a farmacopea in conft·onto della tedesca ; e alle indicazioni di accrue e stuzioni di cura del lesto, Ila fatto segui1·e quelle delle acque e stazioni italiane. l n una parola un libro buono ed utile per il medico pratico. RANDONE. l

Dottor ALFREDÒ PA GNIELLO. - La l ace. - Memoria premiata con la 1• medaglia di bronzo al concorso internazionale della società Francese d'igiene di Parigi. - Roux c Viarengù, Roma e Torino. La socie!A francese di Ig iene, allo scopo di cont.ribuire alla diffusi9ne e alla vohrarizzazione nel popolo dei pt·ecelti di igiene, a veva proposto per l'anno 1905 il lema seguente a La luce, sua azione :sugli esseri vive11li vegetali ed animali )). •Al concorso ha · preso pal'le il dollor Alfredo Pago iello, farmacista mililare, e la sua memoria, dal titolo La luee, è stata premiata con la prima medaglia di bronzo. La distinzione cosi t•iporlala dal Pag niello in una gara inter·nazionale, indetta da uno dei pr imi istituti seienlifici della Ft•ancia, è una prova non dubbia del met·ilo reale del lavoro, fatto molto bene, e notevole sopratutto per la er udizione dell'autore e la dil if!enza usata nel raccoglie1·e tulle le osser vazioni ed i fatti sull'argomento finora a cquisiti alla scienza, e nell'averli con mollo criterio ordinali e rivolti aL flue pt•opostosi, sempre adoperando un liug naggio rtgor osamente scien tifico, ma in uno stile semplice, piano, facile, che, oltre ad agevolare la intelligenza del libro, ne t·ende attraente la lettura. Senza fermarci ad esaminare i vat·i capito!i della memoria del Pagniello, io cui egli, dopo un'esposizione sintetica delle varie teorie sulla luce, studia e commenta la su(,l azione vi\'ificante sugli esseri vi venti, piMte ed animali, i suoi etlelli dannosi e le sue azioni chimiche, facendovi seguire delle br·evi considerazioni ig ieniche, ci limiteremo a dire, che, mentre egli ha raggiunto con essa lo scopo proposto dalla Società d'igiene di Parigi, ha pure falla opera utile e protìltevole per lutti coloro che non hanno fatto sullll luce studi speciali. RANDONE. Cav. Dottor FERDINANDO GATTI, maggiore medico della riserva. - GU o1plsl marlDl e le •taz.lonl ollmatlohe montao1e. Note d'igiene e di cura.- Fer-· rat·a, Tipowatìa Bresciani 1906. Il breve scritto del collega Gatti è rivolto a comballt'r e l'uso dei bagni marini nella cura deiie manifestazioni scr ofolose nei fanciulli, e quindi contro l'istituzione degli ospizi mat·ini, che tuttora perdura, e che, secondo l'A.. non ha r·agione di essere. Il fatto principal.e che egli adduce, e che ha potuto desumere dagli appunti clinici presi du ranle la cart•iera militat·e, sta nella minima quantità di iodo metallico che coi bagni marini viene a ssorbito dalla cute, mentre il iodio è il mezzo per· eccellenza per· allivat·e rl ricambio or·gaoico ed esercitare una efficace e indiscutibi~e azione riparatrice. Perciò sono utilissime nella cura della scrofola le acque l:;aline iodnte, la somministrazione di iodio medrante la tintura di iodio pre~ a gocce e le inieziolli iodale alla Durante. Ma a coadiuvarne razione, è necessario che i ptccoli malati sieno allontanati dalle cause acquisite deila scrofola colla perma-


635

NECROLOGIO

nenza nelle stazioni climatiche in montagna, che egli vorrebbe sostituire alle colonie marine. Senza entrare in apprezzamenti circa le 'NÙute del collega Galli, ci limiteremo a ricordare che in tal une provincie di Jtalia, ft•a cui in P iemonte, di fianco alle colonie marine vi sono ora le alpine, entrambe istituite per i fanciull i scrofolosi pover i. RANDONE. Prof. EuGENIO RossoNr e dottor GrovANN I GALLI. - Bloerohe sulle proprietà dietetiche del Plaamon fatte nelrtatltuto dl ollnloa medica diretta dal prof. Guido Baooelll. - Estratto dal Poltclinico, sezioue prat1ca. Come si sa , il plasmon è l'albumina del latte preparata col metodo di Sieboltl e messa con tal nome i'L1 commercio. Gli autori avendo esperimentalo il Plasmon nella clinica di Roma duranle l'anno scolastico 1902-'1903, hanno riunito nella nola pubblicata dal policlinico i risultati delle ricerche, che loro hanno permesso di formarsi la co o vinzione: 1° che il Plasmon, anche pr0lungandone l' uso, non produce disturbi gastro-intestinali; 2° che anche usato per piu giorni non produce albuminuria; 3° che il Plasmo n viene a::;similaLo ; 4° che il Plasmon è indicato in qlll~ i casi, nei quali è necessar·ia una nutrizione intensiva, per cui trova la sua piu oppor-luna appl icazione nei malati d i tifo addominale. RANOONE.

NEOROL.O GIO ARENA, generale medico nella riserva . I l giorno 17 agosto si è spento. nella g1·ave eta di 89 anni, nella sua villa di S . Margherita sui colli di Torino, il geneeale medico nella r·iserva Arena- · Macelli comm. Gaetano.

,

Colla morte dell'Arena scompar·e non solo il Nestore · dei medici militari it.aliani, ma una d6Jie più curatteristiche fì~<ure di quellu schiel'8 gloriosa di veterani ~el corpo sanitario, che si è trovata a tutt·~ le baltaghe del risorgimento nazionale, e vi ha compiuto il suo dovere con tanto coraggio ed abnegazione, da riportarne le maggior i distinzioni di cui possario vantarsi gli

stessi combaltenti. Ed in vero l'Arena, in qualità di chirurgo maggiore nelle campagne dell818-i9 . g uadagna la menzione onorevole a PAstrengo, la medaglia d'ar;:rento al valore militare a S. L ucia e una seconda menzione nella disgr·aziota giornata di Novara . Destina lo nel 1855 a far pa rte del corpo di spedizione sardo in Crimea, ha dal nostro alleato, l'imperatore dei francesi, la cr•oce della Leg ion d'onore. Nella campagna del '1859 oltre allu concessione di una terza me nzione onorevole, é nominato cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, per la condott.a


63G

l\EOROLOGIO

tenuta alla balla glia cii S. Martino nel prestar e l'opera sua ai frlrili; e in quella del tll60-61, uiTiziale dci Ss. Maur·izio e Lazzaro per i buoni servizi durante l'assedio di Capua. Poi colla campag-na ciel '1R66 l'A rana è autorizzalo a fregiarsi della medaglia commemorativa delle guerr·e per l'indipendenza d'Italia con tutte le fa~cette d u l 18 i !l al 181ì6. · Nel 1867 é d«>coralo dell'Ordine della Corona di Pru!:'sia di 3• classe; e succc!>siva mente di tulli i nostri ordini cavallereschi sino al grado di grand'ufflzials Mauriziano. Tante e cosi onorifiche distinzioni , se sono una prova del m~rilo personale dell'A r ene, dillloslt·ano pure come sia sta ta appr ezzata l'opera sua dr medico militare. Iniziata l'Arena la carriera oel 1 ~43, qual e chirur go maggi.or·e presso l'ospedale militare di Cuneo, viene nel1'anno !"Uccessivo addello al corpo reale d'artiglieria delresercito .sardo, che egli più non lascia sino al 1860, quando è nominato medico divisionale di 2• classe a.IJ"o:;pedale mililare di Torino. Durante la lunp;a per·manenza di ben t6 anni in quell'arma., che accog-lieva allora la. pat·le più distin ta dell'eset·cilo, I'At·ena ha !>apuLo acc~pparrnrsi non solo la. stima, ma la confidenza e l'amicizia delle per!\onalità m ilitar·i piu spiccate fra cui il compianto ciuca òi Genova Ferdi!lando di Savoia. fratello di re Vittorio e padre della r egina Margherita, che lo volle a med1co pet•sonale e della famiglia ducale, posto che egli tenne fino a pochi anni fa. . Pervenuto al grado di colonnello, l'Arena è nominato. nel 1878, m"!mbro dell"aflora. C0mitato di san i là militare e addetto all'u ffi~'io di pr-esidenza. In tale posto e in unione al maggiore ora colonnello m edico nella riserva com m. Guida, l'Arena studia e pr·epara la composizione delle formazioni sanitar ie di mobililazione, portate dall'ordinamento Ricotti del 1?74; anzi viene lasciata a l ui la cura. dell'allr.slimellto di tutti gli ospedali da campo di 200 lelli, anche quando nell'anno successivo é collocalo, dietro sua. domanda, a rip oso. Egli è l'inven' tore della bRr ella scomponihile in uso presso le truppe alpine. · Né l'Arena tralasciò, nello stes,o tempo, di coltivare la. scienza ; nominato membro dell'Accademia di n1edici11a di Torino, ne fu se~retar·io per IJar ecchi . anni e, come tale, ebbe la tlir·ezione del giornale m edico dell'Accademia stessa. Ma il c.ampo principale della sua operosità fu l'esercizio pratico, nel quale r·aggiunse speciale t•inomanza anche fuori dell'eserci to. R iliratosi a vit.a del luLto privnt.a, egli-potè a lungo godere di una ,·ec~hiaia ve,gel<.~ e !'< Ana, confortata daglt affetti di ft~miglia, e dalle memorie che tt lui doYevano tor·nare di heu f!'t·ata sod,!i;>fazione, per la parte avuta nell'epopea del 1 IIOSLrO r isoqzimenlo. RAN OONf..

GIOVANNI FAVRE, colonnello medico. i:: con l'animo pr ofondamente adùol0l'alo che scri viamo qui il nome di Giovanni Favre.

Povero amiro! erano poco) piu dì due mesi che noi lo ~aiutavamo prima che e)!li la!'.cia,.se Roma , per andare, come di C<•l1SIIeto, a trascorrere l'estate tra i !'<uoi monti del B1e!Jese, e il Jlorirlo aspetto, e l'umore suo sempre gaio e


~EOROLOGIO

637

vivace non ci face vano certo pres Ulner e che quella sarebbe s tata l'ultima vol ta che l'avremmo veduto . Un Lelt·gramma del s indaco di Mongrando ci ha ora portato la triste notizta che eal i è mo r to il giorno 18 di ques to m ese di agosto. P ochi sono i colleghi che couobbero il colonnello Favr·e , i quali non abbiano avuto occasione ùi ammirat'nH la cot•lesia e l'ones tà dei modi, il ca-' rattere leale e coociliantt-, l'in ge~no pl'olltO e ver·:satile, l'as:stHIIHJtezza eù e4 uanimità del giudizio, ma sopt·atulto l'i nnata bontà dell'animo, per cui egli era natUJ·almente tratto al bene. E tali pregevolissime qual! là ·n Fa v r e ha dato pro,·a di possedere, in grado eleva'to, tonto nei ra pporti di set·vizio cogli inferiOri .. supel'iori ed eguali, quanto nelle comuni relazioni della vita. Ma é so pratutlo nel posto delicato e non facile di st'grctario del l' tspe ttorato di sanità militare che Pgli ebbe campo di esplica l'le; e quante volte si dovette a lui se si fece Ji rillo a g 1usti del'ide ri, a me 1·iti reali, a rag1oni private di inellutabili neces,;ita; !'e in f.!l'avi ques tioni ùi servizio, potè , chi doveva esserne arbitro, farne l'upp rezza mento più conforme a ve rità. ! Giovanni Favre nacr1ue nel 18}3, ed iutrapr·es a per obblif;<O di leva, come tanti altri in quei tempi, la cat'J·iet'a medico-militare, !>in dall'inizio della campagna del ·1866, ad esl:'a rledrcò una attivitù ed uno zelo non mai smentiti, e sempre r ivolti a compiere il suo dovere e a tenere allo il buon nome ed il JeCOI'ù del corpo eui appar teneva. Ebhe incariclli onorevoli e di tìùucia, tra cui quello di ra ppresentare il Ministero della guer-ra e il cor po sani tario militare al Co ngr esso internazionale di Brux .. Ji es per la profilassi delle malaltie veneree, sul quale argomen to fu re ta tore nella pa r·te che si t'i fer ì va agli e ser·ci ti. Ammesso a ft·erJuen lar·e il co1'so di per ft'zin namento s ull'i ~ i e ne pubblica, instituito dal ministro Crrspi presso la direzione generale di ~anllà, potè ac"Juist.Hre uoa particolare competenza nel le questioni r elative all' ig 1ene delle truppe. Anche sulla chirur~ia di g ue1ora e s ul servizio s anitario in campagna fece studi s peciali, aiutatovi dalla conoscenza delle lingue esler·e; e fu poi partico· larrnente versato nella medicina legale militare, e nell>l interpreta1.ione e nella applicazione delle leggi e dei re~olamenti ai suoi molleplici casi. Arrrvalo al g rado di colonnello, il Favre aveva compreso che gli ineSOI'abili limiti di età gli avrebbero precluso lu via al g rado SUJJI'emo; ciononostante egli attese sino all'ultimo momento colla solita alacritÀ e diligenza agli obblighi del s uo uffido, e qu,ando fu obbligato a lascial'lo, dimostrò tanta quiescenza e sereuilà di animo, quali solo pos~ono provenire da un carattere ben tem pr·ato ed eqUilibraLO. Ed ora che, confortato dall'afftlllo dei s uoi famigliari e dall'amicizia e dalla stima di tutti,il Favre poteva ll'ascorrere tran rruillamente una ancora non breve esis tenza tra i suoi prediletti s tuùi di lette1·atura e di arte, la morte prematura è venuta crudelrneule a t1·oncare una vrla così eflicacemente utile ed opet'ose. Ma la sua m emoria rimarrà sempre cara, IZralissima e confortante ne~l i ufficiali lutti del corpo sauitario mi li tare: e specialmente di chi lo ebbe a compagno sino dai banchi deii'UniveJ'St là. RANDON E.


638

INDICE BIBLIOGRAFICO MEDICO-MILITARE SAN TA M ARtA Do\l. Alberto. tenente m edico assistente al gabinetto di oftalmo logia pt•esso la l"CU 0 1a di applir azione di sanità militare dir·etto dal magg iore m Pd i (~o pro f. Trombettn: Sulla B lefl:lroptosi spastica - Conl!'ibutodiagno~t•co . (Estratto dalla elinica oculistica, per iodo mensile, per i medici prali<·i). SANTA MARIA Dot t. Alberto (come sopra): Un caso di amauro~i manifeslatasi in sp~uito all'estrazione di un den te. GuALOJ Dott. Carlo, capitano med ico: Valore di alcuni rnetorli cliniéi per la determ iMzio ne delle O!:'Stdaziooi ot·gani che. (Estratto dalla R~fo rma Medica) . FuNAIOLI Dott. Giulio, sollotenente medico d.i complemento: Sulla patognesi del cancro. Rivista sintetica. (Estratto dalla Rioista crittca eli clcnica medica). FuNAIOLI Dott.. Giulio, sottotenente meòico di complemento: Della neuras tenia traumatica con considerazio•d medico-legali. (Estratto dalla Rioista critica di clinrca medica).

MISCELLANEA Il XIV Congresso Internazionale d'igiene e demografia sara tenuto a Berlino dal 23 al 29 settembre 1907. li comitato ordioatore, presieduto ·dal direttore d el l'ufficio imperial e di sanità, ha stabilito che il Congresso sarà divi so oel l e seguenti otto sezioni: I. Microbtologta e parassilologia applicate all'igiene. - II. I giene diet etica e fi siologia i g ienica. - ll l. Ig-iene infantile e scola!ttir.a. - IV. l g iene professiona le e del lavoro. - V. Profllassi delle malatlte infettive E'd assistenza degli infermi. - VI. a) I giene delle abitazioni e delle città - VI u) I giene dei trasporti. - V l l. I giene mtlitat·e, navale e col oniale. - V l i I. Demografia. Il Congresso terrà probabilmente le sue riunioni nel nuovo palazzo del Reichst.ag. Durante il Cung t·essu avrà luogo una e!:>posizione igiemca. S•1gl'etario general e del Congresso è il dottor· Nietner. Comunicazioni e domande d t schiarimenti vanno mdi rizzate : An de n General l'ekreli.ir des X IV lnter11alional en K ongresses fiir H y g iene und Deroographitl, E tchhornstrasse, B erli n, W. !l.- P er quanto J'iguat·dn l'Esposizione rivolgersi al pro r. Ruboer, Hessischestrassc, 4, Heelin, N. -i.


639

:Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dispense N. 30, 3t , 3~. 33 6 3\ do l Bolleltì»O t~fTiciale delle nomine).

Ufflotali in servizio attivo permanente.

R. Decreto 10 giugno 1906. :Scfl!a.Ru cav. Guglielmo, capitano medico ospedale ' Cagliari. - Collocalo in posizione ausiliaria, per ragione di eta, cot~ deco rrenza pet• gli assegni dal 1° luglio 190t>.

Determinazione :\1inisieriale 19 luglio 1906. >CoRRAOI Numa, tenente m ed iao 6 alpini - MONACO Arturo, so ttotenente medico 73 fan teria - GALLIA Amelio. id. reg~imento ct~vallegget·i di Caserta MooESTINI Paolo, id. '1° artiglieria cumpa~ na. - Cumanc.Jali scuola d'applicaziOne di 11anita mìlitare. Si presenteranno a detta scuola il 'l" settem-

bre 1906. R. Decreto 28 giugno 1906. DEL PRIORE Garibaldi, ca pitano medico 67 fanteria. - Collocalo in posizioue ausiliaria a s ua domanda, con decorrenza per gli a ssegni dal 1' luglio 1906. Dete rmina~t:one M inisteriale 26 luglio 1906 .

.CANNAS Nicolò, capitano me dico infermer ia presidial'ia Girgenti . - Trasferito ospedule Genova. MrcELA Saloatore, id. id. 33 fanteria. - I ù. infermeria presidiat·ia. Girgenti.

R. Decreto 22 luglio 1906.

Filippo, tene nte m Pdico 1• alpini. -Collocato in aspeUativa, per motivi di ft~miglia , per la du rata di sei m esi.

S rANGA.RON E

Determina~ione Ministeriale 2 agosto 1906.

INOOGLtA. Antonino, tenen te medico 5 a lpini. - BoRSARELLt Giovanni, id. 23 art1glieria campagna. - Trasfe riti R . cor·po di truppe coloniali. Prenderanllo imbarco a Napoli il 15 11gos to 1906.

R. D~ereto 5 lu$JliO 1900. RICCI UTI cav.

Francesco, ma~-tRiore medico in aspettativa. -

Colloca lo a ripo:>o per iofe r mila non prove nienti dal s ervizio, con d ecorrenza per gli etfdli della peusione- dal 12 giugno 1906 e nominato cavaliere nell'Ordme dei Ss. Maur1zio e Lazzaro.


640

MOVIMENTI AVVENOTI ~EL CORPO SA ~ lT. E ~ EL PERS. FARMAOEOTICO \

Uffiolall ln poalzlone 41 aervblo &us lll&rio.

R Decreto 21 oiugno 1906. RAI NERI ca v. Gaetano, ma~giore medico pistr etlo Catania. - Collocato a ri poso pPr anzianità di SP.rvizio, con decorren za per ~li effetti della pE'n!<ion~ dAl 16 luf!lio 1\JOG, i n!'critlo nella ri ser·va e nominalt> cavaliere n eli'Or d me dei Ss. i\"laiirizio e LHzzaro m con!::1derazione di l unghi e buoni se1·vizi. FASCIA. cav. Giuseppe, capitano medico td. Fo~~ia . -PARLATI cav. Paolo, id. id. Barl ella. - MARGARIA cav. Git.oanni. id id. Savona. - Collocati a l'i· poso per An7.ianilA di ~ervi zio, con -decorrenza per g li effetti della pensione dal 16 id., ed ins.:ri lli nella riser va.

Determina•ion.e Minister iale 2 agosto 1906. CASALINI cav . Riccardo, Lenente co l onnello medico distr etto P adova. - Trafer i to oisLrello V enPzia pe1· cambio di r esidenza. R ANDACIO cav. Ernesto, capi tano medico, id. Genova. - l d. id. Savona , id. id.

Uftiot&ll 41 riserva.

R. Decreto 2L git1gno 1906. Capi tani m e,l ici prom ossi mag-f:{iori medici: DeLL'Ouo ca v. Gio. Battista, <;ltstr elto Napo li Loaroo cav. Giuseppe, id. Avèllh10 - STRANO cav. , \ ntonino, id. Ca tania - FA3CIA cav. Giuseppe, id. F oggia.

Deter minazione M inisleriale 2 a.goslo 1906. BADALONI cav. Giuseppe, cApi tano m~d ico distr etto Bologna. - Trasferito disti·etlo Roma per ca m bio di resi denza. CHJEF'FJ M ichele, tenenle med ico, iù. Aquila. - Id. iù. Spoleto ici. id.

RloompeJDSe al valor mllltare.

R. Decreto 1.5 luglio 1006. MEDAGLIA DI

BRO:-IZO.

GU ALDI Ca rlo,

capitano m ed ico 21° fanteria. - CoLLOGA Enrico, sotlolenente medico di compl em ento, ~ià in servizio al21° fa~ teri a. - In occ11sionerlei Le1·remoti della Calabr·ia cooperat•ono, con ri schio rle!la. propt•ia vi la, al e:alvataggio ù1 pe r~o ne peri colanti f't·a l e macer ie, cunmdo con zelo e cari tà e!'emplare i numerosi feriti. - Stefanaconi e Piscopio (Catanzaro) 8 setLembre 1905.

' Dispensa N. 20. -

lhtt11lo azlon.l ARCA RISI Giuseppe. - Jncece di : 3 artigli eria costa, legga.si: 8~

fanteria. I l

R,~daLtOl'n

..

D.r RIDOLFO LIVI, mnggiore medico. Tl Dire t LO r<.:

Dott. GIOVANNI RA NDO)IE, roagg. generale m edico ispettore.

• '

.....' l

GroVA~>Nl ScoLARI,

GertnLe;


~OCIETÀ DI PREVIDENZA. TRA GLI UFFICIALI DEL R. ESERCITO E

DELLA R. MARINA NEL . REGNO D'ITALIA.- Riconosciuta come Ente

Morale con R. Decreto 8 novembre 1892, N,o DCCCIX, Premiata. con Meda.glia d 'argento all'Esposizione generale italiana di Torino dell898, con quella. d'oro all'Esposizione universale di Parigi dell900 ed all'Esposizione regionale operaia. di Roma nel l )02-1903. - Bonw., Pia::::(l Benedetto Cairoli, 117. Presidente onorario: S. M. VITTORIO EMANUELE III.

La Società assicura una pensione vitalizia od un capi tale in caso d i morte, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3 : '(pensione e capitale possono ac"crescersi aumentando il contributo mensile); - provvede assegni vitalizi sia differiti, sia. immediati;- converte in vitalizi le assicurazioni sulla vita ·dei Soci e dei loro congiunti; -concede sussidi ai Soci, alle loro vedove ed orfani, e borse di studio ai figli; - accorda mutui ai soci con semplice cambiale senza che occorra firma di avallanti. - Nessun'altra Società congenere, nei limiti ··delle operazioni suesposte, può gareggiare con essa.. ~ Informazioni, Statuti, Tabelle possono aversi presso la sede della -Società, Roma, Piazza Benedetto Cai1·oli, 117 e presso i suoi rappresentauti. Per iscriversi come Socio, rivolgersi alla. sede indicando la data ed il luogo di nascita del richiedente e l'operazione che intende eseguire. Situazione nl :1° novcmbt•e t9n5. Capita i ~:~ assicurato per indennità io caso di morte . . . L.. i /189,027. 08 Capitale annuo assicurato per pensioni vita lizie . . . , 39R,0:57. 95 Ammontare della riserva elTettivamente accumu lala . • 680,973.03

Recenti p ·ubbl'icaàoni : Dott. A. G. DE FALCO, Maggiot·e me(lico

PATOGENESI UNICA Malattie vascolari, secretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini Un volume in 8° di pagine 240, con 8 tavole fuor i tt:lsto. Napoli, Società Commerciale libraria. - L. 8.

Dott . C. IA~DOLO, Colonnello medico

OTTALMOSCOPIA ED OTTICA OCULISTICA MANUALE TEORICO -PRAT1 CO Un volume in s· con 82 figure e 12 tavole. Napoli, Stabilimento t ipografico Ferrante, 1905. -

L. 8.


GIORNALE MEDICO DEL

REGIO

Direzione e Amministrazione : presso l'Ispettorato di Sanità Militare Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Giornale Medico del R. o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 rogli d• stampa. L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal t• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento é: Per l' Italia e la Colonia Eritrea . Per l'Estere. . . . . . . Un fascicolo separato costa.

L. 12.IJ )1

15,1,25

L'abbonamento non disdello prima del t• dicembre s'intende rinnovato· per l'anno successivo. 1 signot·i a bbonati militari in effettività di servizio possono pagare l' importo dell'allbomnoeuto per mezzo dei rispetLivi. comandanti di corpo (aoch& a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., che accompagnassero lo m emorie sono a carico deg li autori. Gli estratti co!<tauo L. 8 [Jer ogui fovlio di stam[Ja (16 pagine), o frazione di foglio, o per tNtto esemplari. Il prezzo é eguale sia che si tralli di 100 esem· plari o di uo uumero minore. I manos•..:ri tu 11011 si reSlltuiscono.

Dott. FRANCESCO TESTI, Maggiore medico

RICOHDI Ili ~IICHOIJIOLOGI! PUHl ~~D APPLICA.Tl U:-1 \ "OLmJE DI PAGIKE 4ù8

Firenze l ~JOG - Scnola 'l1 ipogr11fica Salesiana -

Prezzo L .. 5.


PUBBLICATO

ANNO LIV

1906

30 REITE~IDRE

SOìVJMA}< IO UF.MORI E

ORIGIN.oll. l .

Salinarl. - Contributo nuatomico e clinico allo studio del le f•·nuore ('dd le ll•sioni men ingo-encefaliche tlella base <lei cranin. . . . . . . . . . . . . . . Pog. Altobelll. - l.a malaria nell'esercito rlurante il 19u5 . . . . . . . . . . .

1ì~ l

oiii~

CASU ISTICA CLI NIC\ : Sertoll. - Ur• caso di lussazione traumaliC:I della o• vo•rtt•h•·a dor., ale. pa(l. ìiM. - Tlrelli. - Un casn l'li ochinococco rena le, f)(l{/. 66H. - Caccia · r orunco lo e raranefrite s uprurat.t, pa(l. Gfi!l. - Infante. • Un caso gr·ave rli CJ>il essia traumatica, pag. 67.1 . - lmbriaco. • Osteotomia rlol femore ~inisl ro, in scgu1to a fraLtura riunita ron rallo de forme e doloroso, pa{J. lli9. RIVISTE GENER ALI : Coppola. - l.a rurallilita rlclla taho e •Iella J•:tr:t.lisi ~~~neralo d'ori~ine stOiitica, pag. G!lt . RI"18T.4 DI GIOK!11AI.I ITAI.I.olNI • :u "~'I' ..: RI .

(v. l' l nclice nell' i llltrlln della cvpm·llna).

D I REZIONE ED AMMINISTRAZIONE

&OH ·Palazzo del Miniatero della Guerra, Via XX Settembre. ROMA l

Per le inserzioni pagamento rivolgersi esclusivamente ----•••w•ii·i.·li:ro;;;w; ...;;..,à &

rne"I"DII't

l


INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

lti\"ISTA MRUIC: ·\ . Ca vezZ1111 - 11 toracento.•io . . . . . . Boisson. - Cont'l~iosill\ e llr"OIIIas$1 della ~··arlatllna. Leonardi. - Influenza rl~l freddo c !lei caldo sullo srihll'l'O di tniune malattie

Pag. r.9~ f\93 fo9l

ltiVI $TA 01 NÈ VROi'ATOLOGIA. i:oluccl. - Le impronte va~colari del tll)lum ll>iro (pllr i;l r~icolog ia speriment ali' P per la ;;emeio tìca della simnlazion~l . Pao. fo!l3 Sesta. - Un caso di corea dr Hunl in;ttun . li96 Riva. - Un caso di :;:lossop l e~ia unilaterale isol:lta . t\!li RI\"I:O:l'A 1)1 CIHRUllGIA GENERALE.

Sunge. - !'inovo processo d"amputaziont,~, per ottenere monconl diallsarl. non osteop la,tici. capaci di SOPilOrtare In rlirNtn rressiono rt "nn ap parecchio rti protesi Pringie. - Trattamento doll"emlliema . . . Mlntz. - lncom·en ienti consc•·nti vi alla remo1.ione dell'arpenò ire . Jouanne. - Co ntributo alli) ~ruclio dell'origine epatìca delle emorroicll

Pog. 1i98

6V9 6~9 il)\)

RI VISTA DI CHIR URG IA 01 GUERRA.

Pavlovsky. -Considerazioni <ull o ferite ol'armi ìlAfrH•co os~ervate cluran tc la p-1rP.rra russo· l'a() . 701 l(i31ì J)Om :SP • • . • l primi soccorsi ~ui ca mpi Il i hnltag lin . . . iO t i(l3 Colmers. - Sulla <tues tion e <IPI trasporto doi feriti gra,•i. . ()ettlngen. - Im piego d'una ·so luzione rli mnstirc per ottenere l'at l~~ione •l Al mate rlal<• •h 'i(l'. lllPt1rcn tu m sulle ferite di guerra Rl V ISTA nl OCUI.ISTiC.\ . .Poulard. - ConlJll(iOsita llcl tracoma frlin kel - !tlidriasi alternante . Luerssen. - llice rche batt.erio lo:tiche ~u l tr;~cornl\ \liViS rA 01 A:'\HOMIA E FISiOI.Or. IA NOR~I ALF. E i'ATOI.O GICA. Suner. - Del potere an tit ossico Llof r1111i

Pfi[J.

t05

iO:> i ('t'i Pag.

iOti

Po() .

70i iO:!

rtiYI STA Ili MM.!TTIE VENF.REE E OELI.A PELLE.

Man ahan. - Dimo:<trazione d eli n Stlirochcta pnllida della sifilide e descrizione di un metodo . . . . . . . . rpp•do di colorazione. ti irscb. - Cura dell'urtrite hl enorra:;icn colla stasl alla Bier .

IIIVI STA Ili TERAPEUTIC.\. Maragllano. - Adrena li na cri inft•zloni locali · . . . • . . . . . Pag. Severino. - Metodo semp licissimo pc•· scopl'ire la stomatl te min acciante, l'int olleranza o la satllrazionB mcdicamunto~a dnmnl~· una cura mercurialc . . . -Cohn. - Atl()licazione rlei raggi Runtgen alla lencemia,alla pseudo·leuccmia ed ai ca rcinomi

itr.f

HO

au

lllVISTA O'IGI~:i\E G ENERALE~: B.\TTEIUOLOG I.\. Pag. i ii Goslo. - Sulla metùdica per In prPJln razione rl~l vaccino a nlille>to;o 71t Baruohello o Mori. - Contnhuto allo s tllclio rlella pirop l:•smosl 'Ross. - Lll questione del motltl d'infezione delln leb bre di Malta . 7 t :! ili! Gosio. - in•li r·~torr llelln \I la b;1tterica e loro pratica lmportan7.o . . . . . Bertarell i. - tu torno alla im rnunl zzuzrone a tttva dell'uomo contro il colera m,•dlantc prorl utti .rautolisi ciel vihrione co lcrigcno, l'Il intorno alla natura cii questi prortottl rl'au · 10lr $Ì il 3 i~IHCE

lllULI OG RAFICO MEOtCO-)IILITAil F.

PII{J.

i l3

Pag.

713

'"in r en>.C/ ~l.o lt••so, col onuull u mdiru n riposo

P <l!J.

i li

liO\•tm::-m AVVE:-iUTI ;\El. CORI'O S.\~I N RIO E :\EL PEUSO:'\ AI.E FARli.\ CEllTICO

Pag.

i ·IS

l

<:u:-;n:RE~ZE SCIE!'iT IFICIIE OECil.l OSPEO AI.I MILITARI

l"ECfiOI.OCilO.

- - - -- --


MEMORIE

ORIGINALI

OSPEDALE MILITARE DI NAPOLI

CO~TR I Bl!TO ANATOMICO E CLl~ICO ALLO

STUDIO DELLEFRATTURK EDKLLK L&SIOlf VE~UGO -nCEFALICIIR DEUA BASE DEL CRA~IO Pt·r il olotl. Salvatore 8alina•·i, ca[latauo me,l!r•1

Nonostante i meravigliosi progressi che in questi ultimi tempi han fatto l'anatomia e,la fisio-patologia dei centri nervosi, le lesioni basilari dello encefalo restano tuttora avvolte nel più fitto velo. Tutto concorre per altro a renclerne difficile e persino impossi bile i l riconoscimento: la profondità delle lesioni, la mancanza o defièienza di sintom i a foco lai, la concomitante commozione, che nasconde colla sna imponente fenomenologia ogni altra manifeHtazione morbosa. Dinanzi ad un individno che, vitt.ima di un forte t raum1ttismo al capo, ui si presenti uon perdita com p leta o '1 na,si completa della cos~ienza e con scolo di sangne dalle cavita naturali della faccia (ol'ecchie, naso, bocca), senza che in lui si riscontrino ]P-sioni apprezzabili delle parti molli e tant.o meno sint0m i evidenti di scontinuit~~ della calotta cranica, noi, pur essendo consci della gra.vezz<L del caso e pnr sospettando l'esistenza di una lesione basilarE:', non possiamo tuttavia c?n sicurezza formulare u na diagnosi, nè emettere alcun pronostico stcuro. I piit grandi gmM;ti, al pari della in colnrnit~L anatomicA. più completa, possono esistere in quel cranio e con egna le probabilità allo shock iniziale può seguire da un istante all'altro il più tmgico degli eventi, come tener dietro, a più o meno breve scadenza, il ripristino d~Ua sal ute. Quale testimonianza più oloq uente della nostra impotenza dlagnostica? . Bisogna tuttavia confessare che al riguardo molto si è progredito al giorni nostri mercè le numerose osservazioni sugl'infer mi, nonchè mercè gli studi sperimentali sopra i traumi del capo. Per lo meno è ent rato nella mente dei più il convincimento che uon ogai frattura 41 - fìiornate medico.


GJ:2

CO:-I'rRIDU'I'O A:-IATOMTCO E CLt::iiCO ALLO STUDIO DELLE FRATTUR~

della ·base sia necessariamente associata ad alterazioni tali delle meningi e dell'encefalo da renclerne senz'altro infausta la prognosi. È venuta così man mano scemando la reputazione di fatali. che hanno goduta per lo passato simili fratture e si è fatta strada nell'animo del chirurgo la necessità di non precipitare il proprio responso. Come durante F infierire del temporale non è dato al contadino prevedere i danni che deriveranno al suo campicello, così non è dato al clinico sin che dura lo stato d'incoscienza pronosticare l'esito definitivo della malattia; occorre che la commozione si dissipi e che rientri la calma per apprezzare equamente le conseguenze del traumatismo. Molte volte il paziente non più ricupera la coscienza e passa dallo stato comatoso 'al sonno della morte; molte altre volte ancora., pur dissipata la commozione, non per questo il clinico acquista la completa. visione delle cose, bensì egli rimane perplesso come lo era in primo tempo. A fissare pertanto possibilmente una diagnosi precisa, occorre saper bene raccogliere tutti i sintomi, anche quelli apparentemente trascurabili, ma più specialmente occorre saper dare ad essi la vera interpretazione ed il giusto valore; nel che ci dev'essere guida preziosa la conoscenza anatomica profonda della regione. Ed è con questa scorta che io mi a ccingo ad illustrare quattro casi a me occorsi nello spazio di men di un anno, i quali, pur meritando per le loro molteplici analogie di essere riuni ti in un unico gruppo, si prestano tuttavia per le loro va.riet.à. sintomatiche ad uno studio particolareggiato, da cui possono rica varsi m o!te pratiche eonel usion i. Nel primo di questi casi non fu in verità confermato il concetto diagnostico di una fra ttura della base; quindi esso, a rigore, non dovrebbe e~sere preso in considerazione. 'l'uttavia credo opportuno riferirlo e per la gnmde rassomigl iam>;a che i n primo tempo ha presentato cogli altri casi che riporterò in seguito e, specialmente, per le particolari considerazioni che mi diede occasione di fare. Il caso riguarda l'agente di finanza •Garufi Giovanni: il quale la sera del 4 sett.embre dello scorso anno, ess(}ndo p iantone al porto mercantile, nel rasentare la banchina, mise un piede in f1dlo e cadde, battendo colla testa sul fondo eli una barcaccia. Himase parecchie ore senza coscienza e dall'orecchio destro fuori uscì del sangue in copia discret<t. Al suo ingresso nell' ospellale fu fatta diagnosi di com!nozione ce1·èb1·nle con ofo1·1·a.gia. d,,xfra e probabile (mttura. de/.la. ~·ocra . La mattimt ::;eguente l'infermo era. presento a sè ::;te:<,o, pnr accnsando tur.tora stordimento e forte d olore a l capo. Dall'orecchio non colava più sangue ed irrigato e d esam Ì H~tt.o il condotto, non si riscontrò al eun'apprezzabile scontinuità d~lht membrana tirnpanica. Dopo pochi giorni scomparvero anche l o


E DELLE LESJ0:'\1 ME:)fl:'>«O·ENCEI-'AI..JCHE DEI.Lu\ lJ.A SE DEL C' HA~IO

64.3

·stordimento e la cefalea, non insorile alcun altro sintomo morboso cerebrale ed il Garufi, rientrato nel più completo benessere, fu il lG dello stesso mese licenziato con un breve periodo di riposo. D a informazioni assunte, m i è r isultato che del subito traumatismo non gli è residuata alcuna conseguenza. In questo caso nulla di piit logico che ammettere in primo tempo una probabile frattura della rocca. La natura d31 trauma, i sintomi che ad esso immediatamente susseguirono e, sovratutto, l'otorragia persistente, piuttosto copiosa, ne davano piena autorizzazione. n decorso della malattia dovette però farmi ricredere, essendo inammissibile che la presenza. di una frattura ttvesse potuto trascorrere cosi silenziosa me n te; e venni a questa prima conclusione pratica, c he cioè un' oto?·ragia con~;ectttiva ad un (01·te t?·anma del capo e congiunta a commozione· cerebrale, se impone al chint1·go l'obbligo di pen.~rwe ad UIUL {1·att1tra deUn rocca, non dà pet·ò il diritto di concludere semp1·e pe1· una tale lesione, ancl~ qu,ando lo scolo sang~tigno .~ia per.~i.~-tente e '·elatil;amenfe a bbondante. Donde proveniva quel sangue? Ecco un altro punto che occorreva ·bene assodare. Data l'integrità della membrana del timpano, risultante ·dallo esame diretto, si sarebae dovuto senz'altro ammettere che l'otor-ragia provenisse dal condotto uditivo esterno ed escludere affatto la proven ienza dall'orecchio medio. Eppure nessuna lesione fu dat o scor· gere nè lungo tale condotto esterno, nè nei suoi dintornL A spiegare tale apparente contradizione, venne in mio soccorso l'anatomia. Già il Tillaux aveva prevista ecl interpretata tale possibilità. Egli infatti fa osservare nel suo trattato che la membrana del timpano è incastonata, mercè un cercine fibroso, in una ~;canalatura, da cui è solcato l'anello osseo col quale si termina il condotto uditivo esterno. Questo anello nel segmento superiore è interrotto per un trat.to che dal 'l'illanx è valutato ad un ottavo della circonferenza. Or bene in questo punto, • d ice l'illustre anatom ico, la membrana non presenta cercine fibroso, nè è i n castonata, ma direttamente si continua collo strato periosteo del condotto, sotto fo r ma di un velo t enne e sottile. Quale meraviglia quindi ch'essa abbia ceduto in taJ punto n.d una raccolta sanguigna formatasi nella cassa senza che sia occorsa una vera. perforazione? D'altra parte nulla di strano che un urto violento della testa, capace d i generare commozione, <~ia stat,o anche capace di determinare la. la('eraz ione d ella mncosa della cassa e quindi uno scolo di sang ue nello in~erno di questa, se11za. concom itante frattura della base. Di qui una seeonda. conclui>ione pratica, che ciou «la integritrì bell e as.-;otl.::tta della memln·ana non è .wnnp1·e indizio cedo ~lella lJ I'ovenienza del sangue dalJ,'o?·ecchio esterno e dellct inteuritiì deU' m·eechio medio » ('l'illaux).


64-!

CO~TRIBUTO ANATOMICO E CT,DIICO ALLO STUDIO DELLE FRATTURE

Il secondo caso, clinicamente più importante, occorse a poca di-· stanza dal primo in persona del soldato Agnoloui Guido, addetto al locale comando di di visione. Questi, la mattina del 12 settembre 1905, salito sul davanzale di una finestra per prendere un paio di calze che aveva sospese ad una cordicella, precipitò giù nel cortile da considerevole altezza. Chiamato in suo aiuto, lo trovai col capo immerso in una pozza eli sangu~, che colava dall'orecchio sinistro e dal naso, in stato d'incoscien2a completa e col polso oltremodo raro e filiforme. Su tutto il lato sinistro del capo notavansi ecchimosi m ultiple, una delle quali più vasta e pitl pronunziata esisteva sul sopr acciglio corrispondente; nessuna traccia però rileva vasi di frattura della calotta. Fattolo trasportare coi dovuti riguardi all'ospedale, rimase per circa 48 ore in questo stato gravissimo, continuando la fuoriuscita di sangue, sotto forma di stillicidio, dall'orecchio sin istro e presentando anche, ad intervalli di tempo variabili, emissioue d.i sangue dalla bo~ca, nonchè · ritenzione assoluta di fecci ed urina. Tntto accennava quindi ad u n esito letale, quando nelle ore an'timeridiane rlel 14 cominciò lentamente il risveglio, il polso si andò facendo più ampio e più frequente ed il paziente cominciò ad emettere dei lamenti. 'l'ale barlume di vita si affermò nelle ore successive e la ma.ttina dello l'Agnoloui ern. pressochè cosciente ed erano ce::;sati i \~omi~i e l' otorragia. rersisteva però la cefalea insieme alla paresi della veseica e del retto e ad uno stato d'intontimento e di depressione tutt'altro che rassicurante. Ma anche questi sintomi a,ndarono man mano dissipandosi; e già ritornava il lJenessere, qnanùo la mattina del 21, cioè nove giorni dopo H subito traumatismo, mi accorsi che nel campo del facciale sinistro si andava stabilendo una ptlresi, Ja qnale br>n pre,;to si estese a tutto il territorio del nervo, convertentlosi in vera paralisi. La diagnosi qùind.i di nna f'i·afftn·a della ba.~e non potevasi pitl mettere in llubbio, e perciò tornava a fa rsi di bel nuovo oscura la prognosi. Se non che t feno meni pa1'alitici dopo un JJO' d i tempo cominciarono gradatamente a dileguarsi, la 6sonomia del pflziente ridi venne pressochè normRle e tornò in ln i il bnon umore, ritenendosi gnarito. Per non perderlo totalmente di vista lo si mauclo al deposito di con,alescenza di Massalubrense, dove stette per un pezzo bene, q nando un g iorno fu i vi improvviso.· m.mte colto da un actt:.~so convul8il;o con tutti i caratteri del gran male <'Jiilettico. Rientrò per questo nell'ospedale; e quando qui lo rividi fui colpito dal suo profondo mutamento. Il viso non conservava i primitivi lineamenti, uè più esprimeva. la serena giovialità di una \Olta, ma lasciM-a leggere a chiare note l'indifferenza e l'ape.tia; ~'in­ fermo stesso ac-cusa-..·a debolezza. e malessere indefiniti, che lo invita-


E DELLE LESIOSI ME~IXGO·E~CEFALIOHE DEI.LA BASE DEL CRàNIQ

•

645

vano a rimanere q nasi sempre a Jet co e si lament.'l<va di pesantezza ·e stordimento al capo, accompagnati ad intervalli da capogiri e d{t vertigini. La mattina del l 0 dicembre fu colto da un nuovo accesso convul-

sivo riconosciuto anche questa ,o]ta di natura epilettica. Preoccupato da queste gravi e tardive manifestazioni, pro\vidi perch è il pa~iente fosse per lungo tempo esonerato dal servizio e fatto rimpatriare. Da notizie pervenutemi ho appreso che il suo stato è rimasto pressochè stazionario, ch e gli accessi convul si vi si sono ancora ripetuti e che si sono accentuati i distttrbì della ll{era p.~ichi('a. Il .caso si pre:-;tava a f'Onsiclemzioni molteplici e rileYanti. Occorreva. anzitutto iìtabilire la sede della frattura. L' otorragia in primo tempo, la paralisi facciale consecn ti va indicavano senz'altro un a frattm·a t?·a.~·eJ·sa od obliq~a delta 1·occa irradiata coìla massima probabilità dalla volta. E si poteva essere ancora più precisi; ~i poteva., cioè, dalla estensione della paralisi facciale, arguire il pnuto in cui ùetta frattura si era avverat,a . Nel nostro infermo i ufatt.i, oltre la paralisi di tutti i muscoli della faccia, si riscontrarono : abolizione del gusto nella metà , corrispondente della lingua, deviazione del velopendolo palatino ed esaltazione dell'udito, mentre in primo tempo vi em stata diminuzione di questo. Ciò provava cbe la lesione aveva dovuto veriticarsi 1non solo al di là della origine della conia del timpano1 la quale per generale consentimento è quella che presiede alla sensibilità gnstativa della lingua e che si stacca dal nervo nn sei millimetri circa prima della sua uscita. dal foro stilo-mastoideo, b.ensì anche al di là dell'origine dei superficiali, eli cui i l grande distribuisce, q naie radue nervi petrosi , dice motrice del ganglio eli i\Ieckel, l'influsso nervoso ai muscoli tensori del velopendo lo palatino, ed il piccolo anima, quale radice motrice del ganglio otico, il muscolo tensore della membrana del tim pan6, val dire il muscolo del martello. Questo muséolo ha per effetto, contmenclosi, di diminuire l' ampiezza delle vibrazioni della membrana tiropanica e di moderare in conseguenza l'intensità delle onde 'sonore; aonde segue che, quando esso è paralizzato, insorge l 'esaltazione ·dell'udito e persino l'aborrimento pei forti suoni. La lesione adunque risiedeva al d i là del ganglio gen i col ato~ da cui partono appunto i due nervi petrosi superficiali e che trovasi in conispoudeuza della seconda curva che il faccial e forma quando, dopo essersi immesso uell'acque·dotto di Falloppio ed aver camminato dapprima pert~endi col ll.rmente all'asse della rocca, s'inflette un'altra volta, dopo un cammino di quasi mezzo centimetro, per di venire parallelo a quest'asse, val dire \erso 1a parte media delJa rocca medesima.


G!G

r0~1'RlBOTO A~A'J'v mt'O E C LI~ICO ALLO STGDlO DELLE FRATTURE

Per il modo intanto di stabilirsi della paralisi, cioè gradatamente,.. nonchè per il suo precoce e graduale dileguarsi, la si ritenne dovuta '1 semplice compressione; d'altra parte, considerando l'epoca in cui essa insorse, cioè nove giorni dopo il traumatismo, si fu in grado anche di stabilire l 'a.genté della compressione, che altro non poteva essere se non il callo riparatore. Questo callo dapprima esuberante, come tutti i calli in formazione, aveva costretti e compressi il nervo ed il ganglio n el loro couùot to ricettore; in seguito, riducendosi esso di volume, era veunta man mano a mancare la sorgente della compre;;sione e la paralisi era andata di pari passo dileguandosi. Quale l'origine dell'otorragia? QuPsta, per la sua pronta comparsa, per la persistenza ed abbon/]anza, non si poteva certamente attribuire ad una semplice rottura della membrana e nemmeno a lesione della mucosa della cassa; esclusa del pari qualsiasi ferita da parte dell'orecchio esterno, perchè non constatata, non rimaneva che ammettere la lacerazione dell'arteria stilo-mastoidea, ramuscolo dell'auricolare posteriore o , della. occipitale: il quale corre col nervo facciale nell'acquedotto di Falloppio e può quindi facilm ente essere leso nelle fratture trasverse de!'la rocca. In primo tempo e durante ttttta la degenza dello infermo nell'ospedale, nessun sintomo morboso poteva. farmi ammettere lesioni apprezzabili del contenuto cranico. Le manifestazioni tardive però, cioè gli accessi commlsiri e le turbe clella psiche, mi fecero pensare alla esistenza di gravi alterazioni meningo-encefaliche. Le convulsioni infatti, se pur non accennavano ad interessamento delle zone psico-motrici, perchè generalizzate e quindi non aventi i caratteri di fenomeni a focolaio, esprimevano però indubbiamente lesioni tali delle meningi e dello errcef!kl"O da determinare per vi~ riflessa irritazione delle zone epilettogene. D'altronde in un traumatismo come quello subito dall' Agnoloni, non era da meravigliarsi se alle alterazioni meningo-encefa.liche inerenti al focolaio di frattura altre se ne siano aggiunte consistenti in foco lai di sclerosi nevroglica consecutivi a contusioni indirette, nonchè in gittate sclerotiche dovute a degenerazioni secondarie. E poichè siffa.tte .alterazioni sogliono prodursi e progredire insidiosamente, mi potei dar ragione dello insorgere tardivo degli accessi convulsivi, i quali inoltre, per .determinarsi in modo brusco ed improvviso, avevano bisogno che le singole eccitazioni si susseguissero e si sommassero .in guisa da produrre un e.stremo grado ài tensione. Facilmente spiegabili furono del pari le alterazioni della psiche, Considerando infatti che è ordinariamente in seguito. ad una commozione che insorgono disturbi eli tal genere; tenendo inoltre presente-·


che ne l nostro infer mo il trauma si era bensì esplicato su tutta la massa. encefalica, ma a preferenza nel sen:-:o antere-posteriore, com'era provato dalla bozza esistente sul sopracciglio sinistro, in guis!l da far ritenere che piLl ne avevano risenti te le t:onseguenze i lobi occipitali ed i frontali, sovratutto i prefront:1.li ; ricordando infi ne che so110 questi ultimi lobi che rappresentano l:t parte d('] cervello, in cui avviene la fusione fisiologi ca e la sintetizzazione di tutti i prodotti sensoriali e motori, onde è costituita una personalità psichica (Bianchi), chiara ri~ sultava la genesi. dei disturbi intellettivi dall 'Agnoloni presentati. Triste reta.ggio per quel disgraziato, il quale, al dir di Lasègue, aveva così p~rduta la sua verginità cerebra le ed era entrato tra i candidati alla follia ed alla paralisi generale! U n terzo caso, che molto si rassomiglia al precedente, seuza però riprodurne la gravezza e la drammaticità., è quello offerto dal soldato del 20" fanteria Bisson Yittorio. Questi mentre il 28 dicembre dello scorso anno, in qualità di attendf\nte, montava in piazza d'armi un cavallo, fu sbalzato di sella e battè colla testa contro il suolo. Alcuni altri soldati presenti alla scena, non vedendolo rialzarsi, accorsero in suo aiuto e lo trasportarono dapprima in uua stauv.a li tlappresso e quindi in carrozza alla inferm er~a del corpo. Coli~ rim ase qualche ora incosciente, emettendo sangue dall'orecchio sinistro e presentando vomito continuo dapprima di materie alimentari e qniudi acquoso misto più o meno a sangue. Dissipfltasi la commoziouc, persisterono gli altri due sintomi, specialmente il vomito che durò sino al mattino seguente, quando il Bisson fu ricoverato alPospedale. Alla prima mia visita egli era perfettamente cosciente; couservava però l'aria intontita, rispondeva a malincuore alle domande che gli si rivolgevano, preferendo non ·essere molestato, e si lE>.mentava di forte cefalea localizzata a sinistra, specie nel campo dell'apparecchio uditivo. Nessuna lesione apprezzabile delle parti molli del capo, nè delle ossa sottostanti . L'esame dell'orecchio sinistro fece rilevare presenz{Ldi piccoli grumi, asportati i· quali mercè irrigazioui antisettiche, fu posta in luce una. perforazione lin eare della membrana sita nel suo quadrante superiore interno. La cefalea pe rsistette ostinr.ta ed intensa nei giorni successivi, rendendo il paziente triste ed eccitabi le e determinando i n ~ sonnia, inappetenza e d~perimento generale. Il 13 gennaio, val dire sei gi.orni dopo il traumatismo, insorse e si stabill gradatamente una paresi nel campo del facciale sinistro, analoga per estensione a q uella studiata nel caso precedente, con questo di particolare che qui esisteva in modo cospicuo l'aborrimento per i forti suoni, per cui il Bisson era obbligato a rimanere col capo nascosto tra le coltri, invocante un ri~


G48

CO::-."TRJJ3UTO AXA1'0 MICO E Cl,lNICO ALJJO STUDIO DELLE FRATTURI!:

medio alle sue sofferenze. La pa,resi in pochi giç>rni si dileguò e con essa l'esaltazione dell'udito; anche lo stato generale del paziente andò Jentall1ente miglioranclo1 senza che nessun nuovo sintomo morboso in~:orgesse . Ma nou scompar\e la cefalea cbe, continua dapprima, si fece in seguito intermittente e parosistica senza però mai assurgere all'importanza di u n sintomo a focolaio. Essa anche oggi tormenta il Bisson, accompaguan ·.losi di tant.o in tanto a vertigini, come gentilmente mi informa il medico di Orgiano dottor Caliari. In questo caso, come in quello dell'Agnoloni, identiche dovevan o ritenersi la natura e la sede della lesione ossea, perohè identiche si presentarono le manifestazioni sintomatiche ad essa relati~e. Non potè ammetter.-;i lo st.es~o per rigu~rdo a Ile Uesioui delle meuingi e dello encefalo. QLli infatti p i Lt lievt>. e fugace f u la commozione, e non si ebbero i sintomi tardi vi classici riscontrati nel caso precedente. ~i pensò quindi che se alterazioni vi furouo del contenuto cranico, queste dovettero ess€'re leggere e facilment.e riparabili. Un solo fenomeno J>ertanto s'impose alla nostra considerazione e fu la cef'alalgia rimar- . chevole per la sua tenaeità ed intensità. Essa per l'epoca in cui i nsorse, cioè sin dal primo istante del traumatismo, e per la irradiazione a. tutta una met~L dt>l rorpo, non potè altrimenti essere interpretata che q naie espressione della irritazione dell e meningi p rovocata, in primo tempo, dal maltrattamento delle membrane per la presenza del focolaio di frattura e, secondariamente, dalla formazione del callo riparatore e da nna conseguente osteite <Jondeusanle capace di comprimere i nervi de lla dnra e di provocare così lo insorgere delle crisi dolorose. · Ed eceoci all'ultimo caso, per gravità. ed importanza fenomenologica il più ricordevole di tutti, quello occorso recentemente al soldato Borghi Ant.onio del 12• reggimento artiglieria,. Egli veniva Ja mattina del 22 aprile u. s. ricoverato di urgenza in istato di commozione grave e con abbondante sc.:olo di sangue dall'orecchio sinistro. Alla metà sinistra della regione occipit ale presentava una bozza sangnigua della grandezza di un'arancia, di consistenza uniformemente duro-elastica, senza sintomo alcuno rivelatore di fràttura dell'osso sottostante. Da informazioni a:;;sunte risul tò avere egli ricevuto qualche ora. prima da un c1n·allo nna groppata in deLta regione ed essere stramazzato a terra. L o stato d'ineoscienza si protrasse per oltre due giorni ed altrettanto presso a poco durò lo stillieidio sanguigno dall 'orecchio. Nel frattempo egli presentò periodi di abbattimento alternati con periodi di eccitazione; durante qnesti ultimi emetteva griàa fortissime e si coutorce\a connllsivamente in guisa 'da richiedere di essere fre-


E DELLE LESIONI MENINGO·ENCEl'ALlCHE DEl,LA BASE DEL CRANIO

649

nato. Il polso oscillava fra i 4:5 ed i 50 battiti a minuto; le pupille reagivano poco alla luce; vi era ritenzione di urina e di fecci. Al terzo giorno l'organismo par ve riuscir trionfante nella lotta contro la morte; la commozione comi n ciò a dissi parsi, il polso a. riaversi, le pupille a reagire più energicamente allo stimolo luminoso. Però i periodi di eccitamento divenivano più frequenti, più continuati i lamenti, ed un nt~ovo fenomeno morboso si delineava : la pm·esi clel fac·ciale sini~;t?·o. Al quarto giorno tutti i sintomi sudclett.i accennavano a migli oria; il xisveglio era completo, la cefalea meno accentuata, persino la paresi tendeva a dileguarsi; ma un'altra sorpresa ci attendeva : il paziente accusava un grave di.~tnrbo della 'Di.~ione in arnbo gli occhi; egli, cioè, vedeva assai confusamente gli oggE>tti grandi e non distingueva affatto i piccoli; inoltre aveva cl·i plopia. Questi disturbi funzionali, anzichè migliorare, si accentuarono nei giorni success1v1 tanto che per un pezzo parve al Borghi ùi essére divenuto veramente. CleCO. Allorchè le sue condizioni generali permisero di f<~re una p rima volta l'esame dell'apparecchio visivo, si riscontrò inna,nzi tutto una insufficienza dei 1·etti inten1~, i qn ali mal rispondevano ai movimenti associati e quindi davano origine ad una diplopia incrociata nel senso orizzontale; ma ciò che più attirò l'attenzione fu una. neuro-retin'ite bilaterale rilevabile coll'esame 9ftalmoscopico e che spiegava la quasi cecità in ambo gli occhi. Fu anche in questa occasione che, osservando per la p1·ima volta incedere i l }Jaziente, mi accorsi di un altro fenomeno morboso passato sino allora inavvertito. Egli infatti mal si reggeva Sltlle gambe e nei tentati vi di movimento procbdeva barcollante, a zig-zag, divaricando i piedi come per allargare la base d i sostegno. Questo disturbo della deambulazione non pot.evasi certamente mettere in rapporto coll'alterata funzionalità visiva: ma dovevasi ritenere quale espressione di un'ata..vsia ce1·ebel/.are. E poichè alla incoordinazione dei movimenti si accoppiavano anche senso dii vertigine e notevole debolezza negli arti, si dovette, oltre l'atassia: ammettere .uno stato di a11ta.~ia-aba.'<ia. Tale complesso di sintomi importava, come s'intende, una prognosi riservatissima quo ad talituclinem; ma il tempo Yenne ben presto a dissipare le ansie , ed in capo a nou molti giorni la vista cominc~ò a rischiararsi e a di venir pill franea la deambulazione. Presentemente altro in lui non si riscontra che una leggiera diminuzione del visus con reliquati appena apprezzabili della, neuroretinite, nonchè una lieve incertezza nell'andatura i e di altro l'ammalato non si lamenta che di q ualclle capogiro e, ad intervalli, di un senso di cerchio molesto attorno il capo.


650

CON'fru:BUTO ANATOMI CO E CLINICO ALLO STUDIO J>E LLE FRATTt:RE

Anche in questo ca:so non può negarsi l'imponenza del trauma, nè· può disconoscersi. che questo abuia agito più per via indiretta che per via diretta. Di qui la commozion e grave, duratura, che in primo tempo parve per sè sola mettere in pericolo la vita del paziente; di qui ancora la fratt ura irradiata della. pilrte mediana della rocca, rìvelatasi coll'otorrogia COIJiosa e protratta e specialmente colla paralisi facciale sinistra. E va notato che qui, a differenza che nei casi precedenti, la paraliei non comparve m secondo tempo, bensì poco dopo il trauma- · tismo; inoltre essa non durò a lungo, ma in breve si andò dissipando. Ciò fa pensare che ben altro ha dovuto esserne il fattore etiologico; e qnesto .assai probabilmente va ricercato nella com pressione esercitata dal sangue proveniente dalla rottura dell'arteria stilo-mastoidea. D ato tale agente compressore si spiegano anche la lievezza e la fugacità della parai isi . .Più difficile riesce interpretare esattamente la patogenesi degli altri fenomeni morbosi. Q~telli di origine cerebellare sì possono far dipenderedalla commozione, sovratutto se si tien presente che questa per lo più risulta da disgregazione molecolare degli elementi ne1·vosi o addirittura ddla loro contusione e lacerazione (D'An tona), e se inoltre si considera com'essa nel caso in parola si è dovuta più specialmente· esplicare sul cervelletto, sul quale ha con maggiore intensità agito il colpo, cadendo sulla regione occipitale. Ed alla commozione si può anche ascrivere la insufficienza dei retti interni e quindi la. diplopia, avendo lo esame funzionale degli occhi assolutamente esclusa la paralisi àei muscoli. l\Ia non si resterebbe certamente appagati se si volesse dalla commozione fare parimenti dipendere la neuro-retinite, per la qualeoccorre invocare un altro fattore capace dì agire direttamente sui nervi ottici. Or bene, se consideriamo il modo d'insorgere del disturbo visivo,. cioè poco tempo dopo l'avvenuto traumatismo ed in forma gradatamente progressiva, e se d'altra parte teniamo conto ch'esso è andato in seguito a poco a poco diléguandosi, possiamo anche per questo fenomeno ammettere quale agente patogenetico la compressione, la quale da altro non ha potuto essere data che da sangue stravasato, sia ch'esso provenisse dal focolaio di frattura della fOCca, sia che si originas~e suJ, posto per propagazione della linea di frattura verso la parte mediana, cioè a dire al corpo del lo sfenoide. Resta ora a stabilire la sede della alterazione ottica. Dato il criterio della bilateralità di questa e la mancanza <li sintomi di compressione cerebrale generalizzata, per cui si è in obbligo di ammettere l'esistenza di un focolaio circoscritto· agente esclusivamente nal campo dei nervi ottici, ciò che per altroconcorda. coi caratteri dell' alterazione oculare rassomiglianti più_


E DELLE J,ESIONl ~IE:-IlNGO·~;:\CE:u'AJ,ICl:II-: DELLA DAS E DI!:L CRANIO

Gò:L

a quelli di una neuro-retinite discendente che a q uelli di una neuroretinit.e asce11dente o da stasi, dobbiamo $enz' altro ritenere che il tratto leso sia appunto il chiasma. :f; nel chiasma infatti che le due bandelle ottiche si congiungono con parziale decussazione dello loro· fibre, occupando così un breve spazio e potendo qnindi fa-cilmente essere interessa.t~ nella t.otalita da una lesione qualunque pe1· qua11to l.imita.ta questa sia; ed è dal chiasma che partono, com'è noto, i due nervi ottici. Io uon ho fatto sinora alcun accenno al trattamento curativo messo in' uso nei casi in discorso, e la ragione è semplicissima: esso non è con~ sistito in altro che in una cum aspetta11te e sintomat.ica. Calmare le sofferenze degl'infermi, sostenerne le forze, assi curare loro la calma ed il riposo assoluto, vuotarne ad. intervalli la vescica ed il retto, t ener ben nette e disinfettate le cavità della faccia per evitare possibili infezioni dei focolai di frattura, ecco- in breve' riassunta tutta l'opera mia curativa. Mi si può rimproverare di aver fatto troppo poco e di aver lasciata trascorrere quah:he occasione propizia per un salutare intervento chirurgico? Credo in coscienza di no. Il detto di Roflenthal che cioè (( le le.~ioni della base del c1·anio ltanno più ìntm·e~.~e di.a(JIW.~tico che ope?·ativo > è rimasto vero anche oggidì nonostante i 20 anni circa trascorsi dal giorno, in cui l'autore lo pronunziò. I tentativi d'intervento sono in questi casi sempre audaci, sovratutto quelli eseguiti a livello della fossa cranica media. Essi inoltre il più delle volte sono inutili; in non ra.ri CR.si riescono persino daunosi; ed il chirurgo ha l'obbligo di giovare, ma. sovratutto quello di non nuocere. È sempre disastroso per lui, qualunque ne sia. la. fama, veder morire un individuo durante o poco dopo un atto operativo inconsulto; e d'altra parte la natura medicatrice possiedet come dimostrano i fatti su riferiti, tali risorse da smentire le prognosi · più disperate. Forse gl'interventi nelle lesioni della base sono più giustificati in secondo tempo per debellare delle complicanze gravi, od in epoche· lontane dal tra.nmatismo per curare e modificare conseguenze tardive pericolose ; ma anche in queste ricorrenze bisogna, secondo me, procedere molto cauti ed avere una direttiva più o meno sicura. Le speranze mal fondate sono spesso seguite dai più amari ùisinganni e molte volte si r imane, senz'a.ccorgersi, vi~tima della soverchia smania. operatrice. Se intanto colla esposizione di queste storie cliniche avrò anche in piccola parte contribuito a rendere i colleghi meno corrivi e più circospetti nello intervenire chirurgicalmente in casi di lesioni osteo-meningoencefaliche della base del cranio, sarò abbastanza compensato del miolavoro.


LA ~IAL~IUA NELL' ES~l\CITO DURANTE IL ~t90a !'iot:l rlel dott. ,\lbe r&o A.Uobe lli Cl•Jiìlauo medico Il )

Anche nel l!JOii, come negli anni antecedenti, vennero adottate misure profilattiche e curative contro la ma.laria nell'esercito. A tal fine, in seguito ad approvazione del :Ministero della guerra, dall'Ispettorato di sanità militare furono con apposita circolare indicate le norme da seguire per combattere tanto le forme recidive quanto quelle primitive. A.mmesso come principio fondamentale che i recidivi malarici rap• presentino indubbiamente il fomite d'infezione tra una stagione epi<1emica e quella successiva, l 'opera degli ufficiali medici addetti ai corpi, innanzi tutto, fu rivolta a uurare i recidivi. · · Per evitare che alcuno di essi sfuggisse e per ottenere' che tutti fossero sottoposti alla cura, in primo tempo, fu eseguito, in ogni corpo e reparto di truppa, un censimento di coloro che in antecedenza ebbero a soffrire infezione malarica, compre.ndendovi, bene inteso, sia. i milit.ari delle classi anziane, sia i nuovi giunti sotto le armi . Alla cura dei recidivi, la quale fu praticata nel periodo preepide: mico, tenne dietro la cura dei nuovi infetti, non perdendo mai di mira lo scopo nell'un caso e nell'altro, dopo essere riusciti a troncare gli aecessi febbrili, di istituire con tutto rigore la cura igienica., cioè la bonifica dei col piti da malaria. La profilassi con i sali di chinina fu attuata est.esamente e, pur lasciando a.i medici libertà nella scelta del metodo di som~1inistrarli, fu dì preferenza adottata la cbinizzazione continua o giorualiera. I sal i maggiormente impiegat.i furono il cloridrato e il bisolfato sotto

forma di tavolette compresse. Sempre col fine di concorrere etlicacemente nella lot.ta contro la malaria e di preservare i militari dall'infezione, furono a ltresì applicate le misure profilattiche stabilite al riguardo dall' Istruzione per l'igiene del R. esercito (20 novembre 190i3). (Il Una rela·~i o nc 1:on mni(S~i ori ilettagli statistici è stata pubblicata ne!:li Alli drlla Soci età pu {}Il stud i della m t•lt•ria (Vol. VII, (906).


LA :MALARIA NELL'ES8RCITO DURAXTE IL 1905

65'>

Quindi a tutti i militari residenti in presidii dichiarati ufficialmente zone malariche, come pure a tutti quelli che per esercitazioni o per servizio di pubblica sicurezza dovevano recarsi in luoghi riconosciuti malarici fu somministra to il chinino, dando la preferenza al metodo continuo con piccole dosi (40 egr. al giorno) su q nello discontinuo o periodico (1 gr. per uno o due giorni di seguito, in detenninati giorni della settimana). E che questa profilassi, basata sull 'uso sistematico del chinino, abbia. in gran parte corrisposto, s.i può desumere dal fa.tto che durante l'epoca delle grandi manovre, svoltesi nella Campania, i casi di malaria di nuova infezione furono poco numerosi; perchè, giusta le disposizioni emesse in antecedenza con la circolare suindicata, i medici addetti ai reparti di truppa, che parteciperanno alle manovre, ebbero premura di somministrare o far somministrare il chinino, a scopo profilattico, a tutti indistintamente i· militari componenti i reparti stessi. L'isolamento e la profilassi con speciali mezzi prot~tti vi furono praticati in alcuni luoghi e precisa.mente dove anche i malarici della popolazione civile venivano pnra is0lati e protetti. · I quadri che seguono, dimostrano il movimento dei malarici nell'esercito dtminte il lDIJ,:), distinti per cor po d'armata. 'Nel quadro .J sono riport.ati tut.ti i recidivi con l'esito conseguito dalla cura: nel quadro l:J sono segnati i n novi infetti. Per l'accertamento della diagnosi tutte le volte -c he fn possibile si ricorse all'esame microsco pico del sangue. Furono designati sotto ln. denominazione: specie dell' infezione incel·tt~1 tutti que-i cfl.si, in cui1 essendo insufficienti i (lati anamnestici e clinici, oppure essendo negn,tÌ\0 o nHulcando athl irittura l" esame ùel sangue, non si potè formulare una sicura diagnosi. I casi di malaria furono 4701, c-ioè 2X-18 recidivi e 1K3:1 primitivi.


LA ~IAT.ARI ,\ ~EJ.r/ ESERC11'0 Dl' R A~TE Il. 19Qj

Stato dei militt. ri rlir. .w j/l'irono 1'/c.;e.vili j'efliJI'ili di nattH'a malarica

r f!Ì"[11l0 1001 a l l" gingno J!IO:i di tutt i i CO?'PÌ d'armata

dal

SI'ECIE I)!LL' INFitliONE CORPO

...,

..

O'!RIHT\

l

6~

..

....

~§

=,

.. o

c.:=

"'c.. -"'"'

1-

41

'i:

~ -

!'!

{::.

-

c:

c

.:i

ESITO ,-

d

;;

...o....

..

~

~ c::

\19

iS

21

oo

99

li

50

38

12

oo

l 50

~

C!)

o 1-

::&

l 54

l

3

2\l

2

2

tl2

3

l

21

!:17 l

iS

9

oo l

8~

5(;

G

l

32

!l:> '

';8

li

oo

- 95

\'

137

2i

26

!'7

:247

20i

40

oo

24i

YJ o

15

2

IO

45

72

56

16

oo

7:2

\Il.

21i

:33

4-1

148

442 1 337

l O?

l

4<1 2

'i Ili

ll4

7

45

l Q] l 70

21 ll

oo

l

o

Il

•

o Ili.

1\'.

~

'

l 5

521

:i~18

123

oo

5:.11

-IO

304

10!1

:l-I O

168

l

40!l

44

63

IOG

115

2i5

13\l

l

415

21

55

f!:)O

:l65

55

l oo

3:20

IG

86

x

;;.o

15

~lo

20:.1

X. Ilo

104 l

o

l

l

l -· 1l21'o

li5

l

l

l 140 1-

l

T1)1ali

91 l

253

166

IX. o

l

:1:18

:!HIS

1209

•

l

'

l

l

--

'

l

:!120

l

3 l 2818

~25

l


Goo Qt:ADRO

B.

J:Jtato dei militm·i colpiti da malaria di nuova i·1tjezione nellct stayione l'pidrmìca 1905 di tntti i corpi d' a?"'nata. SPECIE OELL'INFE7.luNE

CORPO

l

D' .~RMATA

l l.

Ter1.ana

l

a u tu" 1wle

lncrrta

..

..

3

7 t

H

.

Il[

.

' l\'

.

!

l

F..< llvn-

Quartana

.

l

l

li

2

..

..

..

2

24'

l

5

5

35

lO

39

161

,

19

159

456

~G

104

92

313

4()

97

l

l

,

VI

\ !)

..

3

Vli

:.no

15

72

·y 111.

·;5

..

s

128

15

:

l

t

IX '

x. Xl . Xli .

'

.

Totali .

1:>

..

.

105

.

l

..

5

l

\',

Tolali

l

l

78

28

2

27

216

23

78

16

• l

884

'i9

331

l l

l l l l

l l ()

il

217

559

1853

Confrontando i suddetti dati con qtlel li dell'anno precedente si ·co.n~t~ta un aumento di liM casi, disLinti in l G!""l rec idi\·i e ·185 primttlvt, come risulta. dal quadro seguente:

l


LA MALARIA NELL' ESii:RCITO DORANTE I L 1905

CORPI

(JUAORO .d

QUADRO B

Ca-;1 d'IOfezioJ:c recidin1

C1Si di ('rimitiva o nuo'a infezione

IJ' AR~IATA

t901

i 90j

I.

l)j

99

li

lO

Il

0~1

50

1:2

6

III.

40

Ri

3:2

2

l\'

81

V5

4

35

221

241

li2

l \il

)'"' !O>

~2

31

l \l

Yll

300

442

311

451)

\'Ili

153

!H

l?t\

104

lX.

39'7

;):!]

301

31:~

;.;

·118

409

l:!li

9"'i

Xl .

33tl

415

l S\1

.J:~3

~Il.

4;)1

320

:2:!4

2li

2848

131)8

1853

o

\'

\'1

o

Totali .

.

.

1905

.

Ora. se si consiùerano tnt ti i malarici recidivi e nuovi infetti, curati nell'ult.imo trieunio, vedosi che essi, in ognnno dei tre anni, superano i -1000; ma nou rnggiungono i nOOO. Infatti nel l!ìOR se ne ebbN·o n. 4U0j; nel 100.1 n. !0-17 : nel HlO:J n. 4.701 , come si rilen1 dtd q un dro che segue :


--·---·-

-

-'"Cl P> ...,

...,

~

(l>

:.;· ~

...... o

COl! Pl

h;j ~

D'ARMATA

s· ~-a(!)

~ :l

'"l

..

(l>

..... (JQ

c;.

......,.

o

~·

~..., ...... C't"

o

~·

1"'1

&<l~ro ~·

t::S

(!)og;

o

$1) cc .,... ...... ...... IJJ l)> ~ ~

< .......... ..... ...... ~

....,

l)>

s·(t> ~ g;(/) ..0

.,... ~ o

:r. ?)

~

o

1903

l

r 190'

1905

l . 903

l

1901

~ 1!105 l l 9U3

19(1,

1901

1903

Ul04

t 90:;

52

61

(i

l

l

30

2

3

38

2~

44-

171

84

109

Il .

~l

24

34

2

2

2

5

5

2

36

46

18

134

77

56

..... .....

Ili.

47

46

64

12

5

3

8

(j

8

..

'1

24

2

l

31

15

21

98

72

37

149

85

89

IV .

59

53

80

6

58

30

130

V .

181

1~2

142

VI.

:10

55

24

VII .

13'7

414

•121

3()

.

113

10~1

fl()

8

7

13

l 12

8-1

27

8R

116

20\i

96

l()

34

;2()

8

(j

2

24

~6

48

408

52

158

152

91

30";

394

644

898

o

105

c: l!:: >-

248

Ji3

1423

698

23

6

5

24

12

10

9:.!

68

71

o c

0...

IX

43'1

240

294

119

30

31

~86

158

164

681.

246

345

$1) · v

...... ,_.-:

x.

289

12()

78

45

13

1'1

61

55

67

Hll

305

344

58()

574

50G

0$

M-;

Xl.

183

:.10(1

418

];l

41

Iii

130

9-!

141

3:.!:2

190

;.?22

647

i>25

818

XII .

1\JG

211

17!:1

21

:J5

:n

l l:.!

1U4

110

119

2 1)[,

211

508

615

5ill

8:H

~

~

t:1

Cl>

~ 0... ~­ ~

ù)'

o

(l

t!

'7. t-'l

(';

("

p..O~ ~

t'l :;,

~

109

-s

l':

w

87

om "'

t-t.

288

109

>1 '"C

z

369

Vlll.

'"l o "" ~

> ("

21

19

s

()

;...

::: L'l

(l>

(!) ......

e:

(" H

0...

....

~

)..

0...

P>' c..... ..o s:: 8>

(JQ

1!104

TOT\1.1

9'7

~

'O :::!. "" (l> '"l

l l 1~05 ~

-

··--·

I!W:F. IITA

l .

O

-

1!103

- -

-

~ ES TI VO · AU_TU.'\NA LE i

QlJ.\HTiiN.\

...,

:!.(')~'""""'

"-

'

TEilZANA

l l

/

l l

H

o o o•

.... c .... -

:::· Q

;J".,.o

.... ..... s::

sP> '"O

-

--

--

--

$1)

l

'

Tota lì

1856

1737

2010

~9()

201

254

741

55<1

·--- 6()9

2089

1555

17'68

4985

4047

4701

é•

-·


u ,·ddit:i 111·l tl'ie~tnitJ L!JV.1-!10u.

-

-

TER Z \ N,\ CORI' l Il' AR~ .\T.I

-

(Jll.\11 f .\ :'i l

l I(I(IJ

•~o:;

190~

lt'03

1 \10~

l

'

l

--

f !)()j

190.3

l

1

27

82

18

:?9

2

2

3

11 ;.,;;

:23

t32

12

5

~

~.o

fio

8

..

\'.

135

!li!

tS'7

16

Yl .

:?!>

40

15

Il~

192

sa

.

\'li Ylll

l:\ .

.

X.

.

Xl . Xli.

1:'-CEIIT A

1003

1004

TOTAI.I

1905

1903

l 90l l 191»

;::

6

1\.

111()3

-

::-<

54

.

IO Il

-

Il>

41

Ili .

c:;•

-- -

E:HIVO·All f l':>i:'i.\I.E

7!) Il .

O'> 00

l

)..

:"'

30

:.!l

41

142

(jj

l

!JU

:l

5

2

34

40

17

123

tl5 l

50

4

l

24

8

21

85

.fl)

81

6

:.!2

~

l

56

:?9

32

141

81

!J~

:>l

h!

27

17

12

26

ISO

103

57

298

22{) l 24i

1;11

8

5

2

6

5

lO

lO l

65

45

140

21'7

23

21

33

13

43

44

IlO

H

1•18

260

115 1 7:2 SGO 442

-i Cl

72

34

l ti

li

5

17

IO

7

'il

6~ ,)

4;)

187

7.

271

H :l

166

so

153 1

!H

20

16

177

106

86

556

128

253

1082

:1\)ì

52 1

•..

215

121

50

40

12

15

45

30

40

JGS

28&

304

468

409

,_. oCJI

l

.

.

.

.

148 1

202

li

3ll

44

4G l

S9

63

235

H2

106

403

836

41 5

1:17

147

104

16

32

21

61 l

:,7

55

144

215

140

358

l :il

l 320

I G57

114!>

1209

8\ìl:l"/

175 l 444 l 314

r

r.n

C'l C'l

c

o

338

>

~

!;C

l l9

152

l'l

~

l ll

1318 l 10li8 l lJ2(j l 238

;:... :;.:

::0

-Totali .

> ::0 .....

3

2679 l l/8<1 8


1<luoui itlfetti nt•t tl'iennio 190 .1-90!;.

--

-

-

.

TOT.\1.1

INCERT.~

ESTIVO-.WTU~NAtt;

Q li ART.l~.\

TIWZ•~.\

- --

-

CORP I IJ' AR\1 \H

1903

l !IO~

1!103 l

-

-

l

18

8

'i

Il

9

G

5

. Jll .

G

23

2

4

IV .

3 .

~4

1913

1 \kl ~

-

--

.. .. .. ..

..

.. .. ..

1903

190:i

-

.. .. ..

190\

3

l

..

..

..

2

l

2

.. 9

1 00~

l !ld3

. ----

. -·-

-

-

19Qj

190:i

1903

----~

l 8 . . ,.

1905

- -- - -

R

s

2!)

17

lO

6

1

11

12

G

.. ..

i

7

5

2

2

1904

..

13

32

2

l

5

8

4

35

IO

13

()

3!)

71

62

161

~ i:

> t" > ;:l

.... >

z

l'l

C" t"' t'l

!n

t<l

~ (')

Y .

"fi

4:l

105

3

4

7

g

VI.

r v

15

!)

..

2

2

3

11

19

'7

18

37

l !l

\"Il

23

222

210

l

15

14

45

n

9G

ri2

159

I:l4

344

l(r_,(j

Ylll

:16

15

75

.,

- 25

..

..

..

7

2

3

21

3

26

61

20

101

IX .

l GG

121

1~8

:m

lO

1:)

10!)

:>2

'i8

127

118

92

441

SOl

313

x.

74

~

28

!j

l

2

)(i

25

27

23

!12

40

11 8

126

97

.... t" ,_.

Xl.

72

81

216

l

5

22

84

55

78

Si

48

116

244

189

433

o c•

5!)

124

75

5

s

Ili

51

47

;)5

36

50

'il

150

224

ltl7

l 4 10

559

12\lR

136R

1Rr>3

X Il.

. 1

To~tli

.

. 1

r.os

6G!l

83-1

(ì J

l

.J!)

l l 'jl)

~

'"' t::l Cl

:::;,

>

...z t'l

~

l

297

240

331

132

l

c. c• c


660

!,A MALARJ.:I. NELL'ESERCITO DURANTE IL 1905

Con un semplice esame dei dati esposti nei quadri, di sopra riportati, si deduce che i risultati ottenuti nel 1905 sono stati meno favorevoli e confortanti di quelli conseguiti nell'anno antecedente. I casi di infezione recidiva e d'infezione nuova, e specialmente questi ultimi, sono stati più numerosi, ad onta che le misure pro:filattiche e curative abbiano avuto dovunque rigorosa applicazione. In paragone del 1904 vi fu lieve aumento di recidivi nel I, IV r V, VII, IX e Xl corpo d'armata. Vi fu diminuzione nel II, VI, VIII, .X, XII corpo d'armata. Aumentarono i casi di nuova infezione nel IV, V, VII, VIII, IX e XI corpo d'armata. Diminuirono nel I, II, III, VI e XII. Come si è potuto rilevare dalle relazioni, inviate dai direttori di sanità, i casi recidivi si verificarono più frequentemente tra i militari dell'ultima classe i quali avevano contratto l'infezione malarica prima del loro arrivo sotto le armi ; invece assai scarso fu il numero dei militari delle classi anziane, i quali, sottoposti a cura durante la stagione epidemitla dell'anno precedente, sieno stati colpiti da recidiva. Se si paragona il numero totale dei colpit i 4701 con la forza m edia dell'anno 20±,745 si ha che la proporzione dei malarici: nel 1905 è stata del . 23.- p. 1000 nel 190:1: fu del. 19.21 » nel ] 903 fu del. ~±.14 » nel 1902 fd del. 2443 » Il che significa che, se si è avuto a lamentare un aumento in confronto del 190:1:, vi è stato per al tro una diminuzione in rappor to agli altri anni precedent i. · A spiegare la maggiore estensione della malaria nell' esercito durante il 190G, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione, devesi ricordare nn fatto di somma importanza, ossia il frequente trasferirsi di reparti di truppa da paesi immun~ in località notoriamente malariche, per ragione d'ordine pubblico. Ma, prescindendo dai frequenti servizi di pubblica sicurezza, compiuti in paesi malarici, per modo che nn maggior numero di soldati fu esposto a con&rarre l'infezione, bisogna pure aggiungere che altri militari vennero inviati nelle Calabria per soccorrere i danneggiati del terremoto, e che molti di essi furono colpiti da malaria grave, ginsta quanto è stato riferito dal direttore di sanità dell' XI corpo d'armata. D'altra pa.rt.e si sa che tra un anno e l'altro vi sogliono essere delle oscillazioni, e quindi il volersi basare sui dati di un solo anno per trarne delle deduzioni sarebbe assai pericoloso. L'esperienza e la


LA MALARIA .NELJ.'ESEllC lTO DURA~TE Jl, 1005

()61

storia delle epidemie insegnano che ogni epidemia ha la sua speciale fisonomia e il suo part:.icolare andamento, i quali non sempre obbe· discono a leggi costanti. Riguardo a tutt:.o il resto, l'andamento epidemico è stato analogo a quello dell'anno antecedente. Così pure la distribuzione geografica delle varie forme della malaria (terzaua, quartana, estivo-autun nalP:) t:rova perfetta corrispondenza in <1nella della popolazione civile. I nfatti più frequente è stata la terza na, poi l'estiva-autunnale ed in ult imo la. q nartana, con la conferma. di q nanto è stato già. da tempo osservato, cioè che nei presidi de.ll'alta Ita lia la malaria è più mite e meno estesa, mentre in quelli dell'Italia meridionale e insulare essa non è solamente più diffusa, ma altresì piìl grase per il predominio <iella forma esti \·o-autunnale.


6G2

CASUISTICA CLINICA UN CASO DI LUSSAZIONE TRAUMATICA DELLA. 6" VERTEBRA DOR-

SALE, pe r il dott. ScrtoU Alfonso, tenente medico nell'ospedale militare pr incipale di Napoli. Tra le lussazioni traumatiche delle ver·tebre quelle della regìone dorsolombat·e s ono rarissime. La disposizione delle superfici articolari, la loro mobilità molto circoscritta· la fo r za dei ligamenti che le uniscono, i muscoli potenti che le circondano, la· connessione infine, per le vertebre dorsali, con le costole, sono condizioni che rendono tanto rare tali lussazioni che sin dai tempi d'lppocrate esse fu rono credute affatto impossibili a verificarsi senza frattura precedente. Se si ammettessero, dice il Nèlaton, senza critica, tutti i falli riferiti nelle opere di chirurgia, il numero delle lussazioni vertebrali sarebbe notevole. Quando però si considera che nella maggioranza dei casi i sintomi osservati in vita si potevano anche riferire ad una frattura delle ver tebre, ad una commozione del midollo o del cervello od anche ad una semplice distensione dei ligamenti, e che poi all'autopsia si sono ùissipali i dubbi che si avevanosulla diagnosi, si diventa un po' circospetti nell'accettare alcune osservazioni che lasciano a desider.are sotto il rapporto dell'aulenticilà. Anche il Bonnet dimostrò coll'esperimento che i piegamenti forzati della colonna vertebrale, qualunque sia la direzione in cui vengono fatti, non determinano mai una lussazione pura, ma sempre combinala a frattura; ed avvalorò le sue esperienze l'idea che essenzialmente alle verwbre loraciche Le· nute insieme per mezzo di con~essioni molto più forti nou fosse affatto possibile una lussazione. Frattanto alcune sezioni hanno dimostrato senza il minimo dubbio l'esis tenza di lussazioni pure sia delle vertebre dorsali che di quelle lombari, no· nostanle la robus tezza dei dischi intervertebrali di queste ull.ime, la resistenza degli altri legamenti e la posizione delle apofis i articolari sfavorevole all'o-· riginarsi di una lussazione. Il Malgaigne riporta tredici casi di lussazioni delle vertebre dorso-lombari accerl.ate coll'autopsia del cadavere: di queste una era' della sesta dorsale, una della nona, due della decima, cinque della dodicesima, tre della p"rima lombare ed una della seconda. Il Richet ne cita allri ono casi e lo Jamain ne riporta un altro pubblicato ùa Roberl di lussazione indietro senza frattura della quinta vertebra dorsal& su Ila sesta. Di dieci casi citali dal Néla ton e dimostrati nella magp;ior parte coll'autopsia, cinque appartenevano alla 12" dorsale e cinque alla decima e prima lombare. Un altro caso viene desct•iii.Lo da Harrisoo di lussazione pura in dielt·o dell& terza vertebra lombare, ed altri esempi, p~::r quanto sempr·e rari, sono riportati da chir urgi più moderni.


C.ASUISTICA CLL'XICA

663

La mag gior frequenza delle lus~azioni dorso-lombari si è os::.etvata nel se(.{mento compreso fr·a la decima e lu seconda lombare, punto in cui é relativamente maggiore la mobililé. della colonna verlebrale, e la dodicesima vertebra dorsale é quella rhe più frt~qu entemente si é trovata lussata. l n gentlre le l ussazioni pur·e non sono mai complete: occorrerebbe una violenza tanto forto e diretta, la quale fosse capa ce di scacciar·e l'osso dalla sua posizione anziché scompor·lo. Lo spostamento non è dunque che pal'ziale, e, vuoi che il corpo della vertebra superiore ollrepassi in avanti quello della inferiore, vuoi che soltant0 un'apofisi articolare si lussi, il canale midollare per lo pi(L é a bbastanza largo perchè la midolla non venga sempre mollo compressa; ciò che spiega come alcuni individui hanno potuto sopt•avvivere ad una simile lussazione anche non ridotta. Im portante a questo proposito é l'osservazione di Steinmann, riportata tes tè nella « Semaine médicale "• di un caso di lussazione bilaLera.l e completa della quinta vertebra cervicale in avanti, confermala dalla radiog rafia, in cui il corpo della vertebra lussata ripos ava con la sua faccia infer iore sulla faccia anteriore del corpo della vertebra sotlos tante. Purlultavia la midolla era intalla, nonostante la considerevole deformité. della porzione cervicale, e non si constatò il minimo accidente di compr·essione midollare . Circa il meccanismo di produzione delle lussazioni dorso-lombari vengono ascritte dai chirurgi quali cause più abituali una caduta sul dorso, un urto della re~ione contro qualche corpo duro e sporgente, u11a caduta sulle natiche. un peso che cada sul dorso curvato. Così nel caso pubblicato da Robert l'individuo concorreva all'ele vazione di una Lrave da armeggio del peso di 400 Cg. Ef"li trovavasi nel foro destinato a ricevere la base di questo enorme pezzo di leg no, quando esso s'i_nclinò lentamente contro di lui: la faccia anteriore del torace essenrlo poggiata sull'orlo del foro, la parte più elevata della regione dorsale ebbe a soffrire la pressione ed il peso della trave, e la parte superiore del tronco fu fortemente flessa in avanti. Quando l'offeso fu rialzato era paraplegico: si notò una sporgenza os!:'ea alla parte media della regione dorsale. Morì all'undccimo g iorno, ed all'autopsia· si trovò il corpo della quinta ver·tebea dorsale s u di un piano poster iore a quello della sesta, i grandi ligamenti anteriori e posteriori divisi, la fibro-cartilagine interarticolare lussata, le a pofisi articolari inferiori della C]Uinta vertebra situate ad un centimetro in dietro delle apofisi cot·ris pondenti della sesta; la midolla e1·a spappolala a livello della lussazione .

•••

Il seguente caso clinico che bo potuto studiare per gentil~ concessione del capitano Salinari, che dirige in quest'ospedale il reparto chirurgico, mi pare assai interessante sia, come ho premesso, per la rarità de!le lussazioni trau'matiche dorso-lombari, sia perché si presta ad alcune considerazioni, essenzialmente sotto il rapport·o del meccanismo di produzione. Bonecchi Serafìno, della classe '1882, di Figline Val d'Arno (Firenze), soldato nel 46• reggimento fsnteria, non ha alcun precedente gentr lizio, e la sua anamnesi remota é quasi negativa. È di buona costituzione o rgaoica, e presenta discreto stato di nutrizione generale.


<664

CASUIS1'ICA CLINICA

Il 14 luglio 190i , mentre si ll'ovs.va ai liri di combattimento col suo battaglione a Termini Imerese ( Palermo) ebbe l'ordine di sollevare una cassa del peso di ci1·ca 60 k g. contenente cartucce, e nel carica1·e sulle spalle tale peso avverti un fortissi~ o dolore al dot•so in corrispondenza della regione interscapolat·e. Il dolore fu passegger o e l'individuo non ebbe distur bi di sorta nei giorni conseculi vi: continuò regolarmente il suo servizio si no al gennaio del decorso anno. Jl 15 d. m. , trovandosi di cucina nella caserma dei Granili, montò sul focolaio pet· concorrer e con altri due compagni al sollevamento dall'incastro di una gr ossa caldaia di quelle che servono pel ran cio piena d'acqua: nell'eser ci tar e colle braccia un grand e s forzo avve:·lf d'un tratto un dolore al do1·so e per delte l'equifibr io catlenJo in una marmitta a lui vicina piena .di ac qua fredda. Soll evato ed acco m pa~ma to al l'i nfermeria ri corJa che la sera mede:-;ima co minciò ad accusar1~ cmmpi dolot·osi agli at•li i11fer iori , impossibilita di' raddrizzat·e il do r so e diJiicollè nella deambulazione, che anùò poi gradatamente aumentando fino a r ender gli itnpossibi le la stazione eretta. R icovera to in ryuesl'ospeJale pr·esentò i si ntomi di una paralisi spa!=>lica degli arli i 11 feri ori : andatut'a pareto-spasUca, esager azione t! ei rifl es;oi r o tulei , fenom dni del Babinski; m entre n on vi er·ano disturbi dell'emissione dell'urina e dell e feci e le ,·at•ie seMibilità ed i sensi specilìci erano afl'llllO normali. Nel la porzi one più al la deliA seziOne dorsale della colonna vertebrale si notava una mar ca ta ci fusi an ~o lar·e. L'apofisi spinosa della quinta vertebr a dor·sale toccAnlSi mol lo spor gentP, meutre in cor rispondenza d ella ses ta nota vasi una mauil'esla drpr ef'sione l'Otto la fJuale si toccava la settima dor sale. La pt·essione locale non pro vocava min imo dolot·e all'o fl'eso, al quale riul>civa pet·ò i mpossi bil e estendere compl etamente il dor so e curvarsi in avan ti senza con tem poran eamente gen ufle ttersi ; erano per fellameo te mobili la sezione cer-

vicale e Jomuare della colonna vertebrale. L'esame radrografì co conferm ò la diagnosi di lussazio oe del la sesta vertebr a i neo m pletn i n a vanti seuza coutemporauea frallura. Venne appl ica lo all'infermo un busto ingessato, previa sospensione, e nei giorni consecutivi da una finestra aper·ta in corri spondenza della cifosi fu pos· si bile r idurre gr adatamente la quinta vertebra dor sala, per modo che l'apofisi spi na le di questa di venne sens1bile al tatto come quella sottoposta. l benefi ci etl'elli dell'apparecchio e riduzione non tardarono a verificarsi: scom parvero i dolori , la deambulazione divenne successivamente possibile senza l 'ai uto del bastone, scomparve al'l'a tto l'andatur a spaslica, i riflessi r otulei tornarono 11ormali. scomparve il fen omeno del Babinski. Oi!gi , cio è tre tuesi circa dall'applicazione del busto, questo è stato rimo::;so. L 'infermo cammina spedi tamente, gli sono possibili i movimenti di flessione del tronco ed è in condizioui òi poter essere dimesso dall'ospedale.

..

•• Ed ot•a alcune bt•evi considerazioni : Come si determinò la lussazione Y N el caso in esame la lussazione vertebrale si avverò per una esagerala flessione io avanti della curva fisiol ogica della sezione dor sale della colonna.


OASUISTI CA CLu'HCA

665

Allorquando l'indivi duo sollt~vò e ettr icò !\ulle spalle la cassa di cartucce, il t raum a diretto sulla porzrone più alta delia sezione dorsale M ila colonna no n dovette riusci r•e che a lace:-are parzralru ... nte glr apparecchi di arresto tra la 6" e la 7" v ertebra dor·sale l'<.'nza p(•r altr·o deter minare uno spostamento rlella ver•tebra; dovette v er•ificar>"i cioè una semplice diastasi, la quale nùn pr odusse alcuna conseguenza appt·... ~urhrle. Cr ,.nto fJerò un punto di minore t'esistenza fu fllcile a verificarsi la secondtt vo•LA 1~:~ lu-<>;azione collo stesso meccanismo dt esagerata flessione d e terro1111~la dalla lrazi, .ne in avanti ed in basso della porzi one alta della se1.ione LorA•! ica per· me1.zo di due potenze, passive dirò cosi r ispetto alla colonna vertebraltl, r·appresentate dalle braccia sollevanti il peso, e dall'altra pot .. nzll postEwr ore allr\'u r ApfJr esentata dai muscoli estensori , i f!Uali attiravano indi<!tro In Cl) lon nu vertebr·aJe per rad driLZarla e coadiuvare cos i all'elevazione della 'aldAra. L'inegua glianza delle poL•·nza produsse com e ronsejlu en ~A che il fulcro ra ppresentato dalla 6• e ;• vr>rt~hra •·edt>Ue per una condizione patol ·• ~ica g ià in precPdenza stabilita; il di$<:,, irolt> rvor•t•·hrale ~>cl 1 l t- ~Zanw nti tr·a ~li archi !:'i lar:erarono questa volla C' o m p l etA rnesrte e lu verlebs·a ~ u peri or·n sci volò ìn a · vunti disgiungenjosi CO!:'i l e apofi:.: i ar•Lic0lari le uu~ dalle altr·e: di:;giunzione la quale divenne perman cnt", c roé le dut1 apl)tì ~ i nrti•·olu r i inl'es·iori ~ i uncinarorro avanti a quelle supes·ioro d e lla v ~ r·J• • bra in ft~r·io r·e. Si detet·minò questa volta quel g"Ptw r e di lu..:>azrone co''' dP ltA per fl e~ si o n e i n avanlr, quel tipo cioé d1 lu,.sazioone ve r· t~h r11 le pr ù frt>q uero lo e che sovente è accompa~nata da fr al lura da !'lrappo d .. lla lnmina cor ticale dd cor po della ver·tebr·a e tht frattura dell ~ !'Uperli ci >~r licolari. Quali furo no g li efl'ell• sul m•.follo spina l.-? Fertunatamente r. on fur·ono g rnvi, !'e si tren conto delln J'rl'nluzione completa dei sintomi spinali Amrne;:sn una lu-.;sazione i ncompl eta, il midollo tlo\"elte subire una sem plk.e inO e:-~s io11 e c compressio11e 11el co11tempo senza ~ravi . alterazioni della sua compagé. So si fq ::;se verificata un n conlem pot'anea f'r·attur a, r.he non fu per altr·o rivel rtla dalla r adrogr·nfla, i fenom eni nervosi da parte del midollo spinale sar·ebb t~ ro stati ma~giori e diffici l mente sarebbero ~ comparsi del tu tto appena avvenuln la r iduzione della lussazione. Napoli, giugno 1006.

BIBLIOGRAFIA. L e~:oni di palt,/oyia

iiA N7.r . -

MAI.GAIGNR. -

c/u,·u•·ul(ll Pirerw •. ISM. Tmoti dt• (mcttn·e• e ,,,., l":~:ollou& l'Mi•. t tif;~

Patologia e cli11lca clolr,.ruica . Nap.ll•. 1 ~61> . Elrmenti di paiiiiO!JIII cl•i•·,.··urcrt, vor. IL IIARRISOS . /lioi&la inlernaZ IOII!IIe di .lfd l' t:hlr., tliC~ !l\ ltre ISSi , 11 l i . PoRo us e RKCLUS. - 1"rallr de lht rllpt •' chlrurgwtl•··

J AliA IN . -

:Olt:r.ATON. -

ClinicrJ cloiru rQ ica, vo t. 1. Chi rurgia ap•citllt . vot. lt. 1lo.A ~o c~ - Luuauo" i del!<' cerltlrrr. A L88RT. - T rn1rato di chiru r gia, ' ol. Il l'oLLIIA!(NS. Trallaln di patologia geli. ' 8ptc. clu r ., •ol. '' Le Os:cTu et O!toET. - Traiti dt ctoir., cli11. t t oprr, U!95 ToLLAUX. 1\oK~I G.

-


HGG

CASU!STI CA CL HH CA

U~

CAS O DI EC HI:"i t)COCCO HENALE osse r· vato dal Ootl. Elio Tit•eJll, tenente medico nell'Osped!lle milit.at·e succursale di Parma .

Dopo il fe:;ato (41 o 0 ) ed il polmone (12 o o), il rene (10 o.) é l' Ol'g"ano nel quale si possono meno raramentt• r H.lcontrnre le cisti da echinococco. Questa per centua le tolta dalla s tatis tica del Frey (l) è, per quanto ri guartla il r ene, assai ele vala, e dalle alt1·e st'llistiche, che r iporto, viene a d esse1·e notevol mente ridotta. Da vaine (l) in ratti, su 56() lo~l izzaz ioni d i verse, le r isco n l rò solo30 volte nel l'ene, Ne isset' (3) 80 su 983, Madl}lung 7 s u HJ6 e Tltornas 2 sole su 307. Sommundo le diverse statistiche pubblicate, Houzel (~l s u 2111 ci~li rltt echinococco ne cita 115 del r e ne, avendosi così una p1·opo1•J.ione del 5,4i o o,. pr·oporzione che scenderebbe al 5°/v secondo le ulte riol'i rjcerche dello Zr·erkl· bach t5) e al 3,7 °,0 secondo que lle recentissime del Lyon (6). Generalmente viene colpito un solo l'ene ~ d il sinistro lo è con una freq ue nza qua;:i doppia del destro. Sui J l casi raccoltr uall' Houzel, 20 volte ePa ammalato il rene sinistro e solo Jt H destro. Sulla via che s eg uirebbe il parAssita per g iungere a l reno, la maggior par·te degli autori a mmette come piu probabile d suo trasporto ~illra ve r><o al lol'I'ente circolatorio, il che non viene giudieato possibile dal Perroocilo (7), essendo giL embrioni piu gl'(.~ssi dei vasi portali e dei linfatici del mesen tere e c rede eh& ess1 attraversi no, perfora ndooe le pur elt, l'apparato d•gerenLe, cad~w o nel cavo peri to neale e di li st dirig-ano ai di vers i organi. S enza voler escludere questa possibilita, certo assai pr obabile, ~ bene rile· vare come la abbiezione del Perroncito venga a perdere assai del s uo valore .. se si pensa alla d ilatabilità dd va:;i portali e dei liofalici del mesente1·e ed alla elasticità degli etnbrioni di echinococco, i quali avendo una consistenza pres· soché gelatinosa, possono ridursi notevolmente di volume a llungandosi, onde · il loro passaggio pei detti vas i si ùnnosll'a tutl'alli'O che impossibile. Inoltre . in favore della teoria circolator ia rotlitano la frequenza de lla localizzazione epatica e la r~rità di quella 1·enale e le osser vaz•oni cliniche del Kirmisson (~),. Sclnvartz i9), Marguet (10·, e Segond (11), i quali avrebbt~ro osservato una e vide1 l!·aumi sulle localizzazioni delle idatidi, come ap punto si den te influenza l avvera pei micr organis rni circola nti nel sang ue (b. tuber·colare, piogeni, ecc.). Ordinar·tamente le cisti idatidee raggiungono nel r ene un volume poco considerevole, per·cl· ··~ il loro contenuto s i versa per lo più all'esterno per la via dell' uretere. Si osset•varono però anche c1s li a ssai voluminose, si da r imanerne· io gran parte o completamente di:Ùr utto il parenchima renllle ed esserne in( l) L USSA NA g Il Oli AltO. Elmitlli inlestìnali. ( Truticlto italia11o di p!llnl ag ia e taa pia mr.JICa, \'0 1. \'0 , parte m·. pal(. 3t9). 1~} llA ,. A 1NE. - T r<lllf. d,·.: t'Il t'' ; o (111't.< d (/ •'·' 111 a lndl,·.: vermiueu <e$. - Pa ns, 1810. (31 NKISSKR. ( Ji e HchinOCU(~•·t~lil't)IINhl'il. - Berlin, l l!i3. (') HOUZKL . - CcJIIIriiH<IIOII a t'elude de.< Jo.' y$l t.< 1/ytlO!if/tiC•du rtill. (1/tVtll' do· CIIII'UI'I/lt', n. 8, l t!98l. !5) l'nKnKL IJACII. - l '"<·i coti St<lla 1111n lllrn d i Cl.<li d11 ~cillra<•cocco. ( Witll. klin. Woc:h., n. 367, t 905J.

(6) LYOC' . -

BchinOCOtC " ·' Di•t'<H '- Ìtl !\'IJ I'Ih A IIIU ÌCa . \ Aill<'l'icall ) I)UI'II tll O( .1/t dicaL scitllct•.

Jan uar) t90'!}.

(') PEnnc•:<C ITO. - l para•.<IU d tll' uomn t <l••yta a>Hmati . - Mol ano , 1 88~. (8) 1\tnll•ssoN. - A•·ch. gera. tte •tedecine, 1883. !~) !:'CH WA RTZ. - Tt·u•ww li.<me d f\y ,tc.: h!fd(ltiqur<. ( Arch. l/t'li. d•• .lttrl(cinr, 1881}. IIOJ MARGV KT. - 1\<JSie.< hyaallque.< tk< mu.<cles, l lll!S. (Il} s~GOND . - Prt••e mtd. 1879.


CASU I STI CA CLINICA

667

vasa buona parte della cavita adclominale (Sa n g~) lli (l ); Simon (2), C<Jr•lero (3), ecc.). La cis te può trovars i immediatamente solto alla copl'<ula r•enale, o anche più profondamente nel parenchrma. e man mano che si sviluppa, costituisce un tumore ela!'ltico, arrotondalo, a ll e volle flulluanle, che si diparte dalla superfi cie del r ene. t 'echinococco può inoltre essere ace falocisti (pitr r·ar-o) o non: a quesl' ultima categoria appartiene il caso ch e ora vt:ngo esponendo .

••• L'appuntato musicanle nel 43° re~rgimenlo fanteria Oliva Beniamiuo di Gioiadel Colle (prov. di Bari) è di costituzione fisica robusta e s ana e no n ha importanti precedenti morbosi ereditari ed individuali. Narr·a di a ver sofferto nel maggio 1905 e nel febbraio u. s. di due lie vissimi accessi colici al r ene sinistr·o, irradiantisi lungo l' uretere dello stesso Ialo, ces;;ati dopo cir·ca dieci minuti colla emissione nelle urine di tre o qua llr·o vescrcole, grosse quanto un pisello, • e di frammenti di vescicole. Nell' inler·vallo fr-a i due a ccessi non av vertì mai alcun dis turbo, neppure colle fatich e delle manov re di campa~n a. Lo esaminai per la prima volta nel mese di febbraio, dopo il secondo accesso. Accusava un senso di intorrnentimen lo alla r egione r ena te si nistr·e, e questa aJJa percussione ap pariva lievemen te ingrandita ed atlrav.. rso alle pareti addominali si palpava, s uscitando modicissimo dolore, il r ene nella sua forma e· consistenza caratteris ti ca e senza rilevare alcun s in toma che potes~e far pensare alla esistenza di una ciste, anche di piccola dimensione. L'esàme chimico e microscopic.o delle urine rimase completamente negativo. Nella no tte del 17 marzo u. s. fu sorpreso da un terzo accesso colico violentissimo che durò più di un·o ..a e cessò dopo che ebbe espulso colle urine 6 vescicole piccolissime ed una g rossa quanto una noce. All'esame obbiettivo constatai un aumento ancor più evidente della re ~ione renale e colla palpazione, assai dolorosa, ho potuto seotire s ulla faccia anterior'e del rene sinistro ed intimamente adeso ad essa, un corpo grosso quanto un pugno, arrotondalo, di consistenza molle ed elastica, che face va pensare ad una raccolta liquida o semiliquida. Integri tutti g li allri organi addominali e toracici. L'esame chimico delle urine diede 1 ~ 0 '00 di albumina. Non ho praticata la puntura esplorati va de lla cisti, sia pei pericoli ad e.ss& inerenti e sia per·ché per la diagnosi poteva essere sutficiente lo stabilire la. natura delle cisti espulse colle urine.

• •• Si tratta di cisti semplici o di cisti parassi tarie? Quando il bacino renale e l' uretere sono sede di una affezione infiammatoria cronica, in rari casi, si può formare un processo di pielile o di ureterite cistica, dov·uto a t'itenzione di secreto nelle glandole o ·c ripte preesiste nti o (l ) S•NGAI.LI. - C{# e àa echmocorco del r~ne .<inl;oll ro di •trao1·di11at·la grande;;,a. (Ga :;tl ta medica Lombarda, !890. (t ) SIIIOl'l . - .were~hirurait> (pu bhlìcata dal Braon - tipi En ke, 1877). (3) CoRDBRo . - Co11lribulo alta cura con.<rr v!ltiva cl elia ci~le <la ~CIIillncocco d~l rtn e. - Pa rma

Tlp. Pellegrini, t9Cn.


CASUI STICA CLL'HCA

•

neofot·mate ~ allora co;Je urine vengono e~pul se delle piccole ci!;<ti della ~ra n­ d ezza di un acino di miglio o di canape, bia nche, di tessuto oonuettivale puro e contenenti un liquido tenue e viscoso. Le vescicole da me raccolte n on avevano affatto i caratteri suaccennati ; e sse erano di colorito bianco o p~;~ co, a pat·eti sottili, simili 8 pellicola d' uov<e risultavan o costituite da una membranella estern a, sottile, tenet·a. moli .., racilmente lacerabile e di consistenza analog a 8 quella dell'albume cotto. c .. Jresame microscopico si mellevtt in evidenza uno strato esterno (eulieolll ) lamelJare, slr8tiftcato. di natura chilin oide, formato da una ser ie d i lamelle con.;entl'iche; ed uno strato interno (gPminale o parenchimale) assai sottile e c••sttLuto da una sostanza granulare pro to plasmatica. Aderenti alla parete int<.>r11a di q uesto str·ato. si vedevano numerose for·mazi oni sfer iche o cave, mi:zliar ifo1·mi, ri ves tite da una sottile cuticola, r otta la quale, appartvano numer osi grupp1 di teste di echinococco invaginate o no (cistinido). L a cavità cistica ri sultava occupata da un liquido incolor o, ricco di c loruro d i sodio, con poca albumina e glucosio e collr teste e g li uncini c aratteristici .

••• S1 tratta certamente di c1sli da echinococ<'o del rene si11 istrn, malattia di protznosi 8:"Sili riset'vAla anche n ei casi in r ui man ca i l tumore c istico e si ha e m i s~io ne delle vescicole colle urine (guarigione 30 °/o). DAl la staliSliCit dd Y.~e raud (H! l' u 6't casi di svuotamento del la cil'te ne111i orp:oni vicini) l' el'ito p11:t ru vorevole si >-arebbe osservato al~ra ve rs o l' inte ~ li :10 ( ~u 4 Ca ~'<i, 3 g uar1gio11i); per ò questi furono casi oltre Oi!ni dire fel ici e sart!bbH as!'a i ripr•ovt! vole il bast~rs i su di e!'si, per abbandonare l'ammalato a sè , ~pera ndo ~ n unti fluarig ione spontanea che si avvera abbastanza r aramente.

•• • N el pa s~ ato si provarono inulilmente le cure mediche (preparati m ~rcur·iali ioduro pol t\ssico - lremenlin:a), ed in questi ultimi tempi dal D(·vé (l) si fecero con non migliore esito òiverse pr ove d i si er oterapia antiechinococc1ca. A parte l e inie1.ioni end ocistic he di subliroalo corrosivo all' 1 °/oo consigliate clal Baccelli, riu scite efficaci solo nei casi di cisti unica. la soluzione del pl'obl ema spella alla chinrrgia, la q uale sebbene nei suoi primi tentativi (puntura H••m plice - puntur a e dr·enaggio - processo Recamier-Simon) no n abbia nvuto t' i:;ulLati trotJpO incoraggianti (su '13 ca si, 6 morti, 3 stazionari e 4 g uariti), pure ha conseguito lo sco po colla nefrectomia, o assai meglio colla nefr·ot omia. La nefrectomia costitni::..ce un intervento a ~sai più grave della nefr·otomia. Sn H Cil !'; Ì (1-Iouzel (2), N ovaro Ul, Albarran (4l, Gaugitano (5), D'Antona (6), \I J Ot:n :. -

t• l nnc·t !ali ous •'clttn<IC/Xdqtle.s d tt cobaye. - i 0 E.<>ai de $é1·vt11irapic m•h-echìno-

cocc••l"t. (C. R. Sor. /Jiri!"!J••·, t. LV. So'ance tltt !~ jdovier 1903 . (lp. U!, B i). U) llonzE~ . - 1.. c.

r.

(31 N O VAII V. - ~ mdicontn d··'L'<IIIIIO .<CQ(a<lir.o Ofi- 97. ( f.lin. Cllìr .• IS98, W ). (4) At. BA IIRAN.- Soc. Cl11r. PMt:j, séan.;e 5 j u111 1901. (5) fiAsGc rANtl . - &hi,.orocco m iiPUl'alo del ren ~ d e•l,·o. 1\'e{n:clorllla . (R•{orm n med&ca. n. tlt· t\ 3· 11 ~ . anno 1901. (t;) O' ANTON•. - /rtd&ell ; 1o11i dritti nc[•·tclolllla $pecia ltl•t nle per tumori m atìyt•i l Il Policlanico, ~ez. Chi r.,

fn.;c. 2~ novomt1re IOOOJ.


fl69

CASUISTICA OL INICA.

Pluyette (1 ), Tansini {2) e Irving Haynes (3) ) si ebbero selle morti, vale a dire un~~ mortalità del 50 • ·., onde la nerr•ectomia deve esser e considerala solo come

un processo di applicazione eccetionale, al quale si deve ricorrere (Albarran) solo quando il r ene è distrutto e non pre~en ta alcuna utilità runzionale (cosa assai difficile a s-tabilir e) e le sue condizioni anatomiche rendano possibile la estirpazione senza pericolo (Boeckel). Esaur·ienti rurOI •O pel contrari o i ri sultati della nefroto mia, poiché su 28 ope· reti <H ouzel (4), P osad~-~s {5) , Bazy (6), Monod (7), Tullier (1l), Simon (!l), L o umeaux (10), Leyars (Il), Te rri~r (12), Richa r d (13), L egueu ('14), Ceccherelli (10)) si ebbe in tutti la ~ua rigioue. I n tendo parlare non della nerr•otomia in due tempi, orma1 abbandonata, pel'chè la cisti può apri r si in m odo spontaneo, op· pure quando s'incide sul tumor e l e arlerenze possono n on esser·e sullicicntemente solide; e neppura della nefrolomia in un tempo transt:,eriloneale che si applica l"Olo in seguito ad una l apor·o tomia esplot·ativa, ma bensì di quella extraper1toneale o lombar e, colla quale si r ealizzano lutti i vantaggi oper·ativi, coi 100 °/. di guArigioni. Bolo i n casi eccezionali, quando cioé la ci!'ti si sia sviluppata dal polo inferio r e del ren e e non pos;:a essere svuotata comple~amente. si potrà pl'alicare la r esezione di essa con un tratto di t•ene, !".uturandone successi vamente il par enchiroa . Il Tessier oper ò un caso consimile con risul tato favor·evole.

•*• Questo br evemente lo stato attuale della questione. Era mio intendimen to di r icorr er e ad una nerrolomia l orn bare, mn Psseudosi l'infermo rifìutatn, si dovette applica r e 11 dispo"lo dell'ar·L. 74 dell'Elenco delle infermila. FOR U~COLO E PARANEFRITE SUPPURAT A. per il do ll. l·'illppo Caccia,

tenenle med1cu ueii'Ol"pc·Jale mililare p1·i ncipale di Roma. Riva Attilio, seq!ente del 3• bersag-liP.ri, fu inviato all'ospt'dale il 5 dicem· bre 1905 e ru dimesso il 3 apt·ile UJ06. Egli sol o presenta d' imporltmle nel gentilizio che il padr e (! morto di brooco- al veolite ; n on ha pr ecedeuti morbosi per sonali d ~gni di rilie vo prima della malattia attuiJne, salvo la compMsa, ci r ca ( l ) PLU\'ETTK. (!) TANSI;\1. -

Soc. Cl•ir. P:oris , s~<Ulcr• tlu 23 juillel 19111. ,\~e{reclomia

A. l, pag. IO) . (3} I RVJNU HH ~<ES. (&) llouzllL. - L. è.

t ran.<perl lmtwlt• pu ci<ll tlfl eclt inococcl). Gttarlgaone. (Clm. CIJ{r.

{ ~93,

1/ydaii!L r:y., t< o( llle 1\iàneu. (Antwl< o( Surge-ry, j uf y, t90t)

(51 POSAIlA S. - n·ailcmtlll ile> 1\g.<lc.< flyllahq uet. (llevue de cflin11·gi~, 11. 3, (1. 1899, p. 380. (61 B•zY. - Sociél~ tlt~ cf•irur~:tie de P:m~, séa ncc du 5 juln 1901.

l•f.

Ici.

id.

H

•

100!.

(i) MoNoo. Id. id. 5 • {901. (8) TuFPJKR. Buti. Soc. Chit-. Paris, ! ju in 1901, pag. 638. (9) StWO!C . - L. lt. (IO) LOU)IRA UX. Deux ta$ d e 1\y .<le hydali'luc du r eln. ( Anna/fs dts malmJics at.< orga~tt& gènito-

urlflaires. n. H , novembre t 8!t9, pag. 1174) . (U) LeY'.o.ns. - Bull. Sue. de Ch'r. Pari s, séance 2 mai 190!. (]~) TRRRIRR, ltJ. id . ti jUill 1902. (13) RICHARt>. ltl. l<f. i•t. ({4) Li>GORU. Id. ori. itl. ( U ) CQnosno. - L. c.


1371)

CASUISTIOA CLINICA

quar·anla t:ior oi pr ima, di due foruncoli, uno nel cavo ascellar·e ed uno alla regione dorsalt> dell'avambraccio, che guarirono completamente in pochi giorni, tanto che potè regolarmente continuat•e il suo servizio. Dopo circa un mese dalla guarigione dei forun coli, alla fine di novembre, incominciò ad avvertire m a:1canza d'appetito, malessere geneJ•ale, prostrazione di for ze, lieve dolor abilita alla re~ione lombare e r~bbre. Fu perciò r icoverato aii'ospedale nel r eparto sollufficiali. Qui vi all'esame obbiettivo fu riscontrato: lingua impania t.a , addome meteorico e legger mente dolet~ te alla pre~sione, gorgog lio nelle fosse iliache e lieve·· tumefazione di milza; null'a l tro di anor male. La temperatnra, durante la degenza all'osperlale, fu m o lto irt•egoiAre; nei primi sei giorni si verificò febbre ser·otina di 38°,5-39° con r·emissioni quasi fino al nor male nel mattino (37°,3-37o,5); segui una settimana di a1piressia quasi completA e poi un secllndo periodo febbrile di circa dieci giorni con i caralleri del p rim o~; in seg11it.o si ver ificar ono sol o lievi r 1alzi di 37" ,2-37°,5 con qualche r aro a&~ e giorni di completa apiressia fino all'epoca in cui fu dato esito al pu:o. La febbre alle volte. er a preceò nta da b!'ividi e rim etteva con !>Udor e. All'esame til:llla region e renat e, ripelutamente eseguito, nulla fu notato di anormale, sal vo una do lorabilita alla pr essione tn corr1!"pondenza della 12• costola ~ini s tra. I ntanto lo stato g enerale andava deperendo sen!'IJbilmenle; 1'111fer·mo era diventato magr o, pallido, le f•)rz e sempre più di m JnuinlllO e le lut>be n... llu sferA digestiva do minavano (anorr·esia, sele, meteor·ismo, defecazioni irregoiA ri ecc.). V er so la mela òel succes;;ivo g-ennaio iucominciò a m an ift>!'lta r~>i lieve tumefa.:ione de!la re~ion e lomh1we sinistra nello !'lpAzio coMo-i l iaco, che si accP.ntuò r11~i g iorni con secutivi; comparve dapp!'una eùema d ... Jia c ute, arrossamento ed 111iine anche fluttua zione pr·of•>nda in cnr•·isponden za del triangolo di PeliL. I l 18 ~en na io fu fatta una puutnra e CtJll il pus raccolto, di aspetto giall astr o, cremoso, fu p ra ticato l' esam e h3lleJ·iulo;.;u;o. A pp~-' llti accer· ta ta la ò1a;:nùsi di a sce!::~o da stafìlococco p1ngeno auJ·Po, ""'1o i ntt>n·enuto. ClorofOI'm izzato l'infer mo, ho pr·atJeHLo u n' ltH' J!"JOue Jon:zitudi naie, sec0ndo la dir·ezìone rlel ta~lio lombare al la Sìmo11, dA l l' t t • co;;tola fino alla cresta Iliaca. I ncisa ICI cu te, ìl l'lllli>Culaoeo, l'ttponf'vrr.si lombAre et1 il fogliello medio dell'a pon evr o;;i rlel tra!lversn, ho tr·ovato una r;~c~nlta J)IIJ'Uienta al disopra del m11sc0IO quadrato dei lombi, nella sua parte infe1·iore ed ester·na. Il pus però pro ,·eniva dA ll 'alto, fu or·iu sr·enùo da un foro piuttosto !'~lrello, posto immedtatamentt: al di solto della 12• costola ed alt r aver ,.ante il quarl r ato dei lombi (asc<•!<so en &outon de cltemh;e). Sbrip;liato il IJUAdr·ato rlei lombi, .ho constatato che la cavità ascessuale era posta anlet'JOrmente alla 12• costola, e quindi l 'ho r esecata per poter metter e alio scoverlo il ca vo, poi ché l'ascesso in modo evidente a veva sede preferibilmen te intorno al polo superi ol'e del rene. Raschiata la cavità, riun1ta parzialmente la ferita operatoria, ho zt~ffato con garza iodoformica l a par'le non l'itmila. •· , Dopo tale allo operativo le condizioni generali :;ubito mif.!liorarono, la par te cicalr17.ZÒ in modo rel ativam ente rap1do e l' ummalato poti! uscire co mpl ~t a ­ mente guari to dopo circa due m e1>i dAI I'in lE' I'v~>nto. L'esame balle ri olof.{JCO ru t'se~uito nel gabinetto dell'ospedale, dir·etto dal di· stinto batter iologo, rapitano medico prof. Giovanni M emmo. Dal materiale si sono falli pr·eparati per strisciamento per· l'esam e microscopico e cul ture isolanti nei V!J rÌJ t erreni nutt·itivi. Nei pr·eparati con le colo-


CASl.TIST!CA CLINICA

671

T&zioni semplici (Zield, Lofller, Ehrich) si riscon trano leucociti a nucleo polimorro e ~occh i liberi, isolati, ma per lo piiJ riuniti a due o in piccol i ammassi. Nei preparati cou il metodo di Gram risulta che i cocchi resistono al Gram. Nei preparati con le colorazi,oni speciali per la ricerca del bacillo di K0ch (metodo Koch-Ehrich-Weigert =metodo Ziehl-Neelsen = metodo Ziehl-Gabbet) non si riscontra il bacillo della tubercolosi. Una parte del malel'iale è stato emulsionalo io 2 eme. di brodo e si sono l'atte culture isolanti in gelatina e in agar. Si è avuto lo sviluppo in cultura pura ùi un cocco, che per i suoi carattet•i morfologici e culturali, è stato idenUiìcato per lo st~fi l ococco piogeno aut·eo. All'esame delle urine dappt·ima nulla si riscontrò di anormale; ri petutolo poi, quando comparve la tumefazione si ebbe il !'eguente reperto: peso specifi<:o 1013-1015, di colore giallo-pallido con tracce non determinabili di al bumina. All'esame microscopico si rinvengono cellule epiteliali, qualche cellula d.ella pelvi renale, ra rist:imi cilindri ialini, numet·osi corpuscoli di muco-pus. Ripetuto l'esame qualche p-i or no dopo l'inter vento, nulla s i trovò più di anormale.

..

• • Questo e il caso clinico che ho potuto illustrare, grazie alla cortesia del signor magg iote medico Ganrlolfi cav. Giàcomo, mio capore parto, che me ne ha perm,.sso l'opet·azione e lo studio. Esso, sebbene non nuovo nella letteratura medica, presenta importanza per il suo particolare decorso. pet• la fre<yue,,za abbastauza ra1·a, speciaJm(!Hle 11o>gli ospedali militari (ch ' io sappia, n un u'è !>lalo descl'illo alcuno) e per. l'accertamento completo della dia gnosi. Infalli nel recentissimo Lrallalo di chirurgia di Bcr gmann - Milwlicz (1904), Schede sctwe che le dimostrazioni dil·etle nel pus paranefritico sono solo pubblicate in s arso nume ro, e ri il più delle volte si tratta di re perto di bacilli tuhercolari. Furouo per·ò pubbl!cati casi con r-eperto di pneumococchi, slafìlococchi, streplococchi, bactet•iurn coli, aetinomices e bactet•ium pio~ene. Prima di fare -f!Ualche com;iàerazionc clinica s ul caso descritto, credo opportuno far preceder·e alcune nozioni anatomicl1e. La t aps ula adiposa del rene (sede degli ascel>si patanefrili ci), unita alla cap!-iula tibrosa con numerosi traLLi di tessuto connettivo piuttosto lasso, e circoudata da un involucro fibr·o::;o speciale, fascia t·euale di Get·ota, la quale la separa completamente dal tessuto connettivo retro-peritonenle, salvo nel polo inferiore del r ene, dove il grasso della capsula adiposa si continua con quello della fo ssa iliaca. P~t· lò r eçenli ricerche di L.Pjars e Tutiier è noto che esis tono numeros e anastomosi dei tronchi venosi della zona perirenale con quelli del parenchima .renale. L'arco periren~:~le, molto abbondante per lo pio, va nel distretto vascolare della vena renule non solo dal polo super·iore ed inferiore del rene per mezzo della veoa soprat·enale e quindi del plesso venoso dell' uretere. ma anche direttamente dall'ilo. Inoltre esistono numerosissime anastomosi colle vene del parenchima r~nale stesso e comunicazioni dirette col plesso spermatico. Pet' altre ricerche poi, specialmente di Stahr, fu dimos(rata una ricca rete di _capfllari linfatici del rene, della c~tpsula fi brosa e di quella adipos a, tra loro <lomunicanti con anastomosi d'ogn i specie.


672

OASUISTIC.A. CLINICA

Con la :base di tali nozioni anatomiche e con la conoscenza d:i numerose esperienze di laboratorio e di os~ervaztioni r.lmiche che i batteri patogeni, agenti di processi infiammatori, penetrati per qual<:iasi punto nella via sanguigna. sono eliminali attraverso i r <>.ni, non é d•flicile poter r icostrui re la palor.renesi di suppur.azioni paranefrit i che con secutive a malattie infettive acute (vaiuolo, tifo, scarl11ttina, febbre puerperal<>, difterite ec,..) od a suppurazioni della cute e sottocutaneo (foruncoli, paterPcci, eczemi, flemmoni ere.). E merito del Verneuil di aver stab•lilo per 11 pr:mu nel 1888 la relazione Ll'8 fot·uncolo od antr·ace ed asce!"SO pr ofondo e lontano. È risaputo poi per le ricerche di L owenberp;, Pasteur· e Gilbert ch e il foruncolo è dato dallo stafìlococco piogeno aureo ed albo, ide uti ~o a qu.,llo che protluce l'osteomielile infettiva e che il pus dell 'asce!lso se~oncln r·io contiene lo stesso microbo del fo· runcolo. Nel caso del ser·gente Riv.a, lo stafilncocco piog:eno aureo, dimostt·ato ron l'esame batterioloszi co, non poteva provenir e che dai forun coli soll'eJ•Li pre cedentemente (circa un mese prima), non esistendo alcun'allra causa d'infezionein lui che aveva sempre g:oduto buona sal ute. Come si spie~a poi la localizzazione proprio nella cap!"ula adiposa siu istra1 Dalle osservazioni anatomiche esposte è faci le comprendere come. dai capillari r·enal i i batteri cll'e attraveJ'><ano i r el"li, p0ssano penetrare in quelli della capsula adiposà. s,~ intervengono poi speciali alteraziqni locali dP.Ila circolazione. prodott~ o da un trauma passato ino!"servato o da una causa t·eumalica f!Ual;:iasi, esse po!"so no cr eare un locus minoris r·esi" lenliae, donde la localizzazion e e lo svt luppo dei ger·mi infellivi E che una tli tali cau"e possa fncilmente vel'ilìcarsi n ella vita attiva e abbac:tanza disagiata di 1111 m •lilare, é fA cile per·suaole J'SPne. Daupr·i ma i l decor·<;o deliA mai»Uin del R•va non sembrava quello tli U\1 ascesso, bensì pre...,entava tutti i caJ'alleri dù un' into><!"i c11zione rzeneea le. E ben a propo!i'ito il .Tordan in una comunicazione fAlLa al XXXIV Congres!"O ddla società l ede;:ca di chirurs,ria ( Berlino, apt·il e 100:1) , 1c;;u 12 o;:ser vazioni di flsce~si renali e perirenali, sviluppali ;;i in segui:.O R forun coli od aiLrt fl>colni suppuralivi cutanei, dice che la li asce;:,:;i pos.::ono r esta r e inavve1·tili per lung-o tempo e spesso sono confusi con un tifo, una menin~ile od un' appenclirile. I n falli ~li ascessi paranefrilici furono osservAti specialmeJ1te nel peri odo della deferveseenza e furono para gonati da Trélal a qu el l i ùel :a convalescenza di ft"bbri g'ra vi; sono stati descritti come l'esprt>ssione di una lieve infezione gener ale ed anche come il primo grado della piemia franca. Inver o, sempre riferendomi al Ca$0 desct·itto, per le estese esperienze di T ricomi dappri ma e più r ecentem en te di Mu;:catel lo ed Oltaviano, si sono ammesse tre forme principali d'infezione l'rcneral e slafìlococcica, tra loro intimament e connesse, cioè : la forma tossiemir.a, la f•)rroa tossiemica con b11Lteriemia e la forrr.a piemica. L'intossi cazione però costituisce il primo fatto fondamentale e cost"'nle di tutte e tre l e forme e 1·a ppresenta la cau~a delle varie allerazioni orf{aniche e prepara il sustrato alle localizzazioni melaslaliche. La malattia del Hiva, specialmente pe1· il modo di svilupparsi ed il decorso del primo rnese, presenta tutti i caratteri di un' infezione ~enerale di lieve inteusita, quale suole appunto v erificarsi per germi non molto virulenti, come lo stafilo cocco pioge!:lo aureo. Il per indo d'incubazione dell'infezione secondaria fu abbastanza lungo, poiché decorse piu di un mese dalla primitiva infezione (for·uncoli). Adunf!ue nel nostro caso il fatto preponderante nel primo periodo fu un' i nfezione generale sta-


C'A.SUISTICA CLINICA

673

filococcica a decorso benigno ; solo cosi possiamo spiegarci l 'andamento molto vari o della febbre. P er g li studi del Rodet, Courmont, Demel , Mosoy, Mar·cano ed altri si sa che le sostan ze tossiche, segr ega te dai germi, ma n mano che si producono, si diluiscono ne.ll' intera massa sang uigna, per v eu ire in parte distru~le dai vari or·gani ed in pat·te eliminate. Si potrà compr endere quinui come nel caso che tale n eutr·al izza:dooe sia cosi attiva da impedire l'accumulo nel ::-angue di notevoli quanlìtà di lossi ne, si possano 8Yer e per iod i dì attenuazione di maggio r e o minore durala. Può però ciò non avvenìr·e in un dato momento etl allora l' i stantaneo accumulo di sostanze tossì0he neii'Mga11 is mo determinerò fatti di Nl37.ir>ne più o meno inter)sa. Sembra che i n tal periodo r-ea t li vo l'ot·gan ismo e><alti tutti i propri mezzi dì difesal peL" neulealìzzt~re l'azione toss1ca, riuscendo vi, benché non sempr·e, temporaneamente. Tale esaltazione ha un limite variabile e,l appena r allentatosi può dar luogo a nuovi accumuli tossici . Con l'altemAr'si di tali pe1·i0cl i noi possiamo spiegarci g li accessi febbrili co::;i it•regolari, w·rifìcat..i;;:i nel Hiva. Per·ò a tali deduzioni diagnoslir.he era molto dìllicile poter venire nel prì ncìtJio della malattia, non esistendo alcun se~no certo per poter p1•nsa•·e ad un' infez.1one secondaria, provocata ùa for uncoli, già da tempo gutt rili e seguiti rer g iunta da un completo periodo di benesser e. l nfalli ~i pensò ad una febbr·e infettiva d'origine intestin ale (par atifìcrt ), non potendo arnmellere il tifo per il modo di comportarsi della febbre, pet• l a sier·o- diagno!:'i, parecchie ~olte ne!=!"ativa e per l 'assenza degli altri sintomi propri di esso. Però i n ;;e~uitn t'aculizzursi del dolor·e, la comparsa di tumefa7.ione nella 1·egione l ombar e, i ratti r eoali sopra vvenuti ecc. ci portarono alla diHgnosi di S'ices,.o p~r·1 renale. Sì tt·aua va solo di pt•ecisar·ne la natura : i pr ecedenti anamnestici (paJ re m or to di beonco- alveolite), il dolore più accentuato l un!ro la 12• co~tola, il dep<! r ìme11to genera le nGtevole potevano far· pensar e ad un processo tuberco laee, d'origine propabìlm ente co~ lale, con estrin secazion e in tor·no al r·ene. Fu per ciò praticato l'esame e baller iologico e fu in tal caso mollo utile per la diag11osi di natur a della malattia e quindi per l'i11dìcazione precisa dell'intervento . AllrH cosa degua d i nota nel nostro caso é In com pa1·sa di pus nelle urine e di lievi f:atli r enal ì. Si sa che il pu1> p~ ò prende1·e le direzioni più svaria te ; a tal proposito ne sono state descr i tte molle. L'ascesso può fa1·sì strada pt'incipalmente all'estel'no , via la più abituale per la sottig he7.za delle pareti. L a tendenza natarale d~l liquido pui'Ul ento é verso il lria n gol o di Peti t, fol'mato all'infuori dal margine posteriore del grande obliquo, all' mdentr o dal margine esterno del g rande do1·sale ed in basso dalla cresta iliaca (base del triangolo). L'area dì tale spazio è sprovvista d'aponevrosi lombare ed é occupata dalle fibr e posteriori del muscolo piccolo obliquo, il quale si trova così dll·ettamente il rapporto del tessuto cel lulare sottocutaneo e la pelle, donde la minore resistenza. Inoltre l 'ascesso può aprirsi nel cavo per1toneale o pleurico, nel polmone, nel bacinella o nell'ureLere stesso, nella v escica, nella vagina, nel colon, nel duodeno, lungo lo psoas in modo da ra ggiungere il legamento di P..>uparL Chassignac osservò un ca1>o nel quale il pus av eva invaso il foro sotto-pubico. Nel nost1·o caso, ol tre la direzione all'esterno v erso il triangolo, vi fu anche una limitata perforazione con tutta probabi lità della pelvi renal e che si è rapidamente chiusa, et"sendo subito scompa1·so il pus dulie urine. 43 -

Giornau mt dico.


674

CASUI ST1CA CLINICA

La lieve cilintlruria si può spiegar e con il distur bo cir colatorio e quindi consecutivo edema da stasi, pt•ovocato dalla compr essione. L a dimostrazione evidente di ciò é la repen tina scomparsa di ogni alterazione r enate subito dopo 1' intervento. Questo dalo, co;:.ì dimostrativo nel nostro caso, darebbe r agione a coloro che sostengono che la cili ndruria può riscontrarsi nella semplice stasi r enale (Senalor). Roma, maggio 100J. B I BLIOGR.\FIA. SCHEDE. -Lesion i e malattie dei reui e deg li ~trtteri. - Cliin1rgia pi"<llica dtl Bergm ann. OrunsMik ulicz. O&VOTO. - ,llalll ltia dei 1'(111. - TratiM<> italiano eli pa tologia e !••rapi:~ mertica. Polfclinico t90~ . sezione clltr uro ict&, n. 6, 7, 8, 9. Deulsclre medi:. Wocliw, n. 50, 1901. T JLLAUX. - Trattato di a11alomia topoor a{lcfl, p. 11. TA R A NTJ~n.- Potìctmico. se~ione ]Hal ica, 1905, n . 4~ JonoAN. - Policlinico, sezione p•·atico . 1 90~. n. ~1. l:IJNOt. - Gazzella degli ();pedal i e delle dwiclte, 1906. n . :l6.

PeR&Z. -

SeN ATOR. -

UN CASO GRAVE DI EPIU·;SSIA T RAUMATI CA, per il dott. Cal'lo lnfanf.e, tenente m edico n el l'Ospedale militare principale di Napoli. L'epilessia traumatica può com inciare subito dopo il trauma, o un interva llo di tempo più o meno lu~ go può correre fra esso e l'insorgere dei primi sintomi. Riferisco bre"emente su di un caso m ol to grave che studiai in quest'ospe· dale due anni or sono, sotto la di r~ zi one del sig. maggiore De Cesar e che et·a presidente della commissione di visite colle~iali che decise in merito. Il caso è i mporta11ti ssimo, sia per ché i l quadro clinico chiaro dell'epil essia si maniftlslò a granùe interva l lo dal tr auma, sia per·chè non é molto che il povero ammalalo è r estato vittima del suo male. Prima di P.Sporr e in bre ve l a storia clinica, non c t•edo inutile r icordare sommariamente il r apporto che esi!:lle fr•a il trauma accidentale o chirurgico ed i di~turbi psicopatici o nervosi in genere che ad esso possono se~uire. Un trauma anche piccolo può es»er causarli distut·bi intellettivi piu o meno gravi, fino a pr odurre i rn hecillità, idiotismo, epiless1a, demenza, ecc. E difalli qualtt1H1ue trauma ch e agisca sulla volta cranica, a secondA della spe•:ilìcita delle al:erazioni anatomo-patotogrche elle pi'Oduce, dovra sempre dare drstur·l11 psichici diver si, òal semplice obnubilAmenlo della coscienza fino alla completa pet•d ila di essa. L'amnesia po>'t-traumatice (:. dA lutti conosciu ta, ed essa può ri guardnr·e i fatti recen ti (amne>'iR pr imaria\ o i fatti precede11U al trau ma (am11esia r·etr ograda). E tale amn~si a p111'>, in ce rti casi, r imontar e a un periodo di tempo molto l ungo ed esser e tra11sitnria o dtn·atura . Vario è l'e>SJtn di tali sta li morbosi post- traumalici: infatti essi o interamente scompaiono a poco k poco in un mese o due, o ne residuano ostinata cefalalgie, vertigi ni, di;<turbi d1 sensibilila, delicien:t.a psichica ed anche, ma piu


OASUISTICA OLTNICA

675

Taramente, una psicosi cronica. In qualche caso, come hanno comunicalo il Landerer e l'Huguenin, può per fi no seguire una demenza paralitica. Vario è il tempo che separa il trauma dalla malattia nervosa consecutiva. Il Kraffl-Ebìng ne dist!n~ue tre categor ie: una prima, quando la malattia nervosa segue i mmediatamente il trauma; una seconda, quando inle1·cede un tempo più o meno lungo; una terza, quando il trauma non rappresenterebbe se non una causa pt·edisponenle alla nevrosi, che poi sarebbe in seguito determinala da una causa occasionate qualsiasi. Le lesioni anatomo-patologiche che fl'equentemente troviamo, come bene ha esposto il Virnicchi in una sua bella memoria, sono delle complic11nze s!!lerotiche, quali le possibili aderenze della dura madre alle ossa del cranio· e la esistenza di cicatrici ossee che diventano lo stimolo continu.o dei centri nervosi. Influiranno anche i disturbi di circolazione cerebrale e lo stato anatomico <Iella sostanza cerebrale, alterata per compressione où altra causa meccanica. Secondo il Bergmann la demenza sarebbe dipendente da fatti degenerativi, ·consecutivi a difetto di nutrizione che di viene duraturo. Cosi nella demenza paralitica da trauma si avrebbe all'autopsia atrofia della corteccia e di tutto il cerve!lo, dilataziOne e ripienezza dei ventricoli, i spessi menti ed opa camento delle meningi, come nella comune demenza paralitica. Il Virniccbi, considerando il rapporto fra trauma e psicosi, combatte la teoria emessa da qualcuno, che consideralo spavento e l'emozione morale che -accompagna l'accidente traumatico come causa della [Jsicosi, poiché spesso il ferito, colpito, perde la conoscenza e quindi non può risentire gli effetti nè dello spavenl.o nè della emozione morale. Egli invece ammette la predisposizione in molli individui alla follia ed alla demenza, di cui poi il trauma sarebbe la causa occasionale potente, sia per la disorienlazione degli elementi nervosi, sia per gli effetti anatomici che si possono costituire in seguito al colpo. Rimane però sempre il dubbio se senza quella data cqusa la malattia si sapebbe verificata. Il Christian ed il Bianche ritengono i traumi come cause fisiche dell'alienazione mentale, come le emozion i intense sarebber'O le cause morali. Nei casi di psicosi t.ardive dei traumi, con un attento esame :anamnestico, si l'iscontra quasi sempre uno s tadio prodromico speciale: disturbi della sensibilita, dei sensi specifici, cambiamento del carattere, monoplegie, ecc., come nel nostro inf~rmo. Il Krafft-Ebing ritiene che dopo una lesione riportata al capo rimane spesso ·nel ferito una vulner·abilita psichica che dà sviluppo ad una vera e propria psicosi, solo quando sopraggiunga un'altra causa occasionate alt.a a produrre tale affezione. Però egli richiamò l'attenzione sull o stato psichico di tali pa zienti, facendo notar·e che le condizioni della sensibilita e della percettivila di ·essi é mollo cambiata, presentando una eccessiva eccitabilit.a pstchica ed una marcata iperestesia. Aggiunge che le lor·o idee non sono perfetfamenle connesse: essi sono incapaci di pensare a lungo e mostrano un'e~agerata rE>azione psichica sotto l'influenza dei più leggeri eccitame nti. Si trovallo, in una parola, in una tale disposizione d'animo che può considerarsi comi:\ una condizione intermedia fra lo stato di salute e di malattia psichica. Egli fa un pronostico ara ve per' tutti, per chè dice che tali individui non present-ano alcuna resistenza contro le varie influenze morbose e finiscono per


ò76

<'ASCJSTICA CLI~JC'A

venir colpiti, :spesso anche vari anni dopo dell'epoca in cui riportarono il trauma,. da una qualche psicos•, provando lutto ciò c:he una lesione kuÙmalica al capo puòesser causa che l'iudividuo che vi andò soggello, acquisti una g1·ande predisposizione alle afftlzioni psichiche. · Il L ombrO!>O riferisce l'osset·vazione di Gall de.i due fralt>lli Danesi che, caduti da u11a scala, batterono del capo al suolo. Di questi due uno Jivenne di g rand e in gegno e l'altt·o che era ge••tile, illibato, virtuoso, cr•miJ,ò carattet·e, .dandosi al viz1o ed al crimine. Dalle sue Ol>servazioni ripot·ta che su 2!)0 casi studiati, non meno ni 20 avevano ripot·ta toP. ferile al capo fìn dalla te11e1'a eta. Il Del Bunk ne osserv ò :.!5 casi su 5 in cr iminali. L o Spurzhei m os!':ervò un fanciullo in cui, dopo 1111 col po su l capo, si cangiò ìl ca•·allere, diventando irascib1le e cupo. E I'Acl·ell ne notò un aiLro in eui per frattura dell'oSi<O temporale fu mestieri ese${ui1•e la Lrapauazione: l'infermo guarì, ma da allora most:rò una spiccata inclillaZi·one irre>'islibile · ' al furto. L 'indivi<luo ùi cui fu o;tgetlo la rrostt•a osservazione era un contadino del vicino pae~e di Giu~liano. P11rlì soldato nf·l noYembre 1891 e fu as:o:egnato al r eggime11to lancieri di Novara (5•), ollot·a di !>lanza ~ Br·escia . In un ~do rn o del mese di ~prile dell'anno successivo, essendo rli guardia alle scuder it>, nelle ore ciel secondo go verno,. menlr·e con una pala fa ceva pulizia solto le zampE> di un cavnllo, ebhe da es~o un calcio iu pien a faccia che lo ferì e lo fece str amazza re al suoi n. Egli r 1!'Pri che era pr ..-sente al fallo un l>eq:renle, eli cui' fece il nume e t•icor·cla\'a allr'e!!'l il nome del cavallo, che si cllia- . mava Scall•·o ed era notoriamente r1tenulo i l più temibi le del ro>~gim e nto per• i morsi ed i cx lci che dislr·ihui,·a. tanto che fu poi rifo rm ato per tr1 ste indole. Per la viol enza del calcio l'ipnr·tò re ri la lacero-ronLusa al nal>O, e,J altra ferila contusa all'occipite, \'aU!"Hia dall'urlo della caduta sul selciato della scurler1a. fo11 subito trasportAto all'inferm erin del cor po , dove un mèrlic0 frenò l'imponente emor-rA g-ia che Yeniva dal naso ed applicò dei punti di sulut·a alla f.erila dell'occipite. La st.cssa sera fu ri coverato nell'o~pedale militare di Bt·escia ùalf]uale dopo21 gio1•ni usci guarilo. con ciclllrici ben consolidaLe al naso ed all'occipite. Senonclrc da allo r·a egli comioci6 ad av ve!'tire nella zonA della ckalrice occipitale delle pa.t·eslesie, consis tenti in fm·n•icolii ed in senso di s tiratur·e, con ricorr enti cefalee. Tali distur bi l!rano spP.sso cl)nsocia li ad accessi di contr atture toniche, specialmente nel campo del facciale. dappl'ima i stantanee e fugaci, ma in se ~ui to più frequen ti, di mag~iore duraLa eJ accompagnale a perdita della coscienza. Ri ferì che una volta fu colpito da uno di tal i accessi mentre mangiava dei fichi e poco mancò che non r estasse soffo cato. L'attacco Jucò crrca due m inuti, dopo dei quali r invenne, l'i&c']uistando pienamente la cosciP-illza. Contemporaneamente a tali distur·bi, E'g li si accorgeva del camhiamenlo nel suo cb r atlere: mentre prima era calmo e bonario divenne irritabile, intolleran te. attaccabrighe. Riferì c he per tali disturbi era spesso costretto a ricorrere al Capitano medico per consigli. Cosi passò il resto della sua ferma. non avendo disturbi di eJ1lita mag~iore;: a nzi egli assicurò che, eccello quei piccoli accessi che divenivano col tempo-


Or.\ SUIS'I'IOA GLINIC' A

677

-sempre più rari, g odeva ollima salute. Dopo il congeJamento, ritornò in patria .al lavoro dei campi e stelle bene per parecchi anni, dopo dei '(Uali i disturbi nervosi si riatl't~cciar·ono con l'insoJ·gere di veri accessi C·onvulsivi più intensi, sempre di mag~iore durala e sempre con perdita della cosci<~nza ed amnesia, e seguiti da uno !->talo di ahballumento che gli durava due: o tre g iorni, obbligandolo a resta r e a casa senza la vor·o. EgH notava che l'nppros;;imarsi de~Zii a ccessi era preceduto da un'aura consistente in pal'e!ò<lesie e specia lmente l'Mmicolro 11el campo della cicatrice oc~ipilale.

Nel suo paese divenno subito notorio essere egli affetto da epilessia, essendone slaln colto sulla pul.blica via, nel lavoro, in chiesa. Un giorno l'necesso lo colse mentre era su di un alber·o a coglier frutta, ed egli cadde riportando una ferita alla nuca; ed i vi appunto si nota,·a una cicat:-ice. Pet·dette la coscienza e, ~ol le,· ato da Alcuni compagn i e pot·tato a casa, ritornò in sè, nulla r ico rdando dr:ll'accaclulo. Fu preso un'a ltra volta da un accesso di automatismo ambulatorio: si trovò in camicia e mutande sulla via di A ver;.a, sen:t.a !'apél'lle In ragione, mentre ricordava di essere a Giuglianl), clnve poi venne rif!o ndotto da uu amico che lo tro'vò smarrito per via.' In paese consultò tutti i medici, senza gio,·amento Uno ùi essi, pensando al rapporto che poteva e~istere tJ-a l'epi lessia ed il trau ma ri pol'tato nel 1 8~2, lo accompag nò all'ospedale Gesù e Marill, proponendo la cura chirurgica. Questa fu s<:artata, ed eg li allot'a ricor·se a specifici, riusci ti inutili. In queste condizioni allora rivolse domanda al minislei'O de lla guerra, rap· portando la sua malattia al trauma di cui aveva sofl'erlo W anni pt•ima . Il Ministero della Guerra ordinò una visita collegiale ed !'!gli l'u ricoverato in IJUeslo ospellale a disposizione della Commissione di cu1 il !"tgnor tnsj!giore medico Oe Cesare era il presidente, io il se~re lario. Il Ferrat·o era individuo di huona costituzione organica, con scheletro e masse muscolari vantaggiosamente svi luppati. Presentava carattere piuttosto vivace con gesto mollo emotivo: era Abbastanza quenllo pe l suo male, fa cendo dipendere da es:>o tutte le sue disgl'azie. Non ave,·a lot·to! Il llB'"O che fu sede del trauma era alquanto sfol'malo e deviato a sinistJ·a ; s i no tava no tre cicatrici, una al lato destro, una seconda dii·ella obliquam'3nle nella parte inferiore del dorso, ed una terza, alquanto inagolare, in corrispon-. denzli d~l solco naso genieno. La carti lagine sinisl!·a p1·est'nlava un' incisura nel margine inferiore, rendendo alquanto sformato il conlol'no della narice. H sello non pre;;entava allerazioui e le vie na!':ali erano pervìe. Nella r egione occipitale, due centim etri in alto ed a sinistra del corrispontlent~ tubercolo, si notova una cicatJ'ice slellala della esten~ione presso a poco di un centimetro ·~ua drato, bian.ca, iotlnbl'a, lucente, nor. sdereute ed indolente alla p ressione. fl Fer-raro però accusava dolore in corrispondenza di tale cicatrice, quante volte si sposla,·a la cute della re~Zi one . Nella ZOO!i di tale c icatrice l'i ootavli una spicca ta ane ~ te;.ia ed analgesia. Le sensazioni di caldo e di freddo non erano a.vverttte. T ali disturbi d i sensibililA si estendevano anche in una zona di nn centimetro e mezzo ci rca all'intorno della cicatrice stessa. Sull e cicalt•ici del naso non si notavano disturbi sensili vi.


678

CASUJSTICA CLJ~ICA

L'esame del sistema nervoso generale fu ne:zativo, non facendo notare alcun disordine nella sfera motoria, sensiliva e riflessa. Anche i sensi specifici eran o normali: solamente l'olfatto et·a evidentemente mdeboli to: egli non percepiva nelle diverse prove, rodore dell'aceto, dell'aglio nè quello cJel tabacco. Nulla JWe>entavano di anormale ~li organi della vila vegetativa. Anche l'esa me delle urine fu negativo. Durante la permanenza iu questo ospedale fu colpito varie volte dalle fugaci contratture dtl piccolo male, a cui più frequentemente andava soggetto, ma esse non poterono esser constatate, sta n~e la loro brevisf'ima durata. Però con rintt'r,·atlo di pot;h i giorni, ehhe due forti atta.:ch i convu lsivi i quali furono prese n~iati dAgl i Ulliciali m edici di ~JUa rd ia. ~ei delli accessi furono rilevati tulli i sintomi del grand e male epilettico, com pr esi quelli insimulabili, come la c1anoi'i, l e pupille midriatiche ed immobili alla luce. La Com111is!"ione prese anche conoscenza dei documenti in fo1·mativi, dai quali risultavauo provate le asser·zioni olel Fe1·raro. Il Consiglio di amminist,·azione del Ro>g-gimPnto infatti, pres,:o cui non esistevA alcun certificato medico eoncer·nenlt.> il trauma so!Tr>J'lO dal Ferral'o, con apposito processo verbale, in data 18 luglio 190:2, fatto a base di informazioni e teslimouianze, dich iarava la l esion (~ tJ'aumalica di lui, riportata per cause di .~e rcizio .

C n estnltto MI r egistro nosologico dell'anno 1892, dell'ospedale militare di mtdico di guardia, che ricevelle il ferito e g-li apprestò le prime cure, dimof"t J·arono le ferite ripor·Late dal mede· simo e la permanenza ùi lui all'osperiale dal 30 aprile 189:2 al~~ maggio. Un& lettera informativa del maresciallo dei reali carabinieri, comandante la st.azione di Giugliano, in data 7 ottobre 1902, compr ovava che il Ferraro er·a notoriamente affetto da epilessia e che tale malattia era cominciala dupo d suo ritorno dal set•vizio militare e che i di lui genitori e la sua famiglia non soffrivano di t11le malattia. In base a tali fatti il Fer1'aro fu giudicalo inabile al servizio militare per malattia incontra la in sef(uito a lesioni in servizio, da ascriversi alla terza delle categori e per lfl pensione. Intanto pochi mesi or sono, da un ex caporal e della compagnia di sanità, compaesa uo del Ferraro, seppi che questi era morto i n seguito ell'epilessia. Non poletti sapere se l'accidente terminale et·a stato deter·minato da rrualche cacluta e quindi deci;.i pet· curiosità di inform ormene. Mi r ecai per·sona lmente a Giugliano, dove agevolmente ri cercai la vedova la quale or a vive miseramente con tre figlie in tenera età. Essa mi raccontò che il marito da un paio d'anni non era più quello eli prima. Gli attacchi convulsivi si erano fatti più f1·equenti, di dur'ata maggiore e lo la· sciavano ~bbattuto, stor·dito per un pajo di giorni. Disse che in media gli accessi si ripetevano uno per· settimana, et·ano preceduti sempre da una specie di mt1lesser e, di cefalea gra vativa, con senso di formicolio sulla cicatrice occipi tule. Tal1 accessi gli sopraggiungevano dovunque, ed una volla fu colpito dt~ li'accesso meutre saliva l'ul tram w ay, tanto che sta Vfl per esser travolto dalla vettu ra di rimorchio, ed il personale del tram elevò verbale di con,travvenzione contro di lui ma non fu dulo corso t1lla cosa, in vista della malattia, di cu i sotfriYa. Bre~cia ed una dichiarazione deii'Uftìciale


CASUISTICA OLI~lCA

679

Gli accessi di automatismo ambulatorio s: fecero anche più fr·equenli: egli

si tl'ovava lontano, in allri paesi e poi, ricondotlo a casa o l ornalovi da sé, ne domandava conto agli al tri, anzi diceva di non ricordare più la commissione di cui aveva avuto incarico e che non ~>;;isleva. Aveva avuto un notevole cambiamento di carattere. Pr·ima bonario, paziente, affezionato alla famiglia, poi irri tabile, noncur·ante. Per un nonnnllll -un uscio che sbatteva, una sedia ch e andava per terra , una bambiua che ~< riùava- si irritava e diventava eccitato, rosso in v iso, con gli occhi iniettati. Veramente non arrivò mai ad essere violento. · Gli accessi non avevano alcuna causa oc<'asionale, non i cambiamenti atmosfertci, non le emozioni od altr·o. Il 22 agosto 1904, durante il giom o, fu colto eia un accesso più forte del solito che dut•ò anche rnol to più a lungo, a cui :>eguì uno stato di abbattimento sopor oso che òurò huona parte della notte. Gli accessi l'inùomani si f~cero più fr equenti: negli intervalli era in preda aù allucinazioni per cl1e con una candela io mano fru gava per c6aa e cer ca va ùi snidare qualche C0$6 che gli riusci va certamente penosa. Nelle o1·e pomeridiane gli accessi ebl•er o piu breve in leJ•vallo ed e~rli r·estò parecchie or e in uno st~Lo di cala lOIIia, con gli occhi shart·ati, di:rrignando rorte i denti, mentre uua bava sangnioolenla gli fuoriusciva dalla bocca, finchè mori probabilmente per paralisi car·d iaca e respiratoria. Sa1·ebbe stato importante all'autopsia la ricerca di qualche lesione ossea in seguito al trauma e la ri cerca di postumi sulla massa encefulica: ma essa non fu praticata. L o Ziemssen cita il caso di uno di questi infer·mi io cui, venuto a morte, all'autopsia fu ri conosciuta una perdita cii sostanza nelros;-;o pa ri etale destr o. Il pezzo mancante costituilo da una lamina ossea d el re,;ten~io ne di un pollice quadr ato, era scivolato fin sotto il mar·gine dell'osso parietale, da cui er asi distaccato, ed e1·a rntimamente unito a quest·ullimo per mezzo di una massa di tessuto osseo. La dura e la pia madr·e aderivano validamente a quest'ultimo ed alla !';Uperficie del cervello. Esisteva pur·e una pel'dita di sos!anza in ambedue le cir· convoluzioni cerebrali, con asso ttigliamento della corteccia e Lutto alrinlorno. per l'estensione di circa un pollice quadrato e mezzo, un orlo avente lo spes sore di 2 millimetri. Non mi pare senza importanza la storia di questo caso disgl'aZiato, che ci interes"1;1 così da vicino e ci dimostra ancora una volta quanto grande sia la nostra r esponsabilità ed il nostro dovere nell 'osser vazione di ogni caso eli trau· matismo, ora specialmente che viene sem pre p1ù validamente difeso il diritto dei colpi ti negli infortuni sul lavo1·o. OSTEOTOMIA DEL FEMORE 31;:\ISTRO. IN SEGUI TO A FRATTURA RIUNITA CON CALLO DEFOR :.VJE E DOLOROSO. pel ma,ç.'gior gene1·ale medico P. lmlwiaco, ltber·o docente ùi lraumatol ogia e di medicina operatoria. Bonatto Francesco, soldato del r eggi mento Sa voi a cavallel'ia (3•), per caduta da cavallo a Siena, il 3 febbrai o i !JO.t., Ul'tando violentemente contro un mu1•o r iportò diverse lesioni gravi com plicate con commozione cer·ebro- spinale, e precisamente: la frattura soltocutanea del femore sinistro al terzo superiore;


680

CASUI ~TICA

CLINICA

una feritn lacero- conLuea alla ref!'ione occipilale; una c:onlusiùne alla regi one lombare con probabile e111alorrachi.~. N ell ' i nfe1·mer ia presidiaria di S1ena, ove il Bonallo venne immediAtamente tra~porlalo, la ferita fu riunita con selle punti di sutura, ed all'arto fratturalo fu applicalo un apparecchio ad estensio11e continua coi pe:;:i. Intanto, nelle pt•ime tre selLi mane i disturbi nell'emissione dell' urina e delle fèci. iner enti alla le!>i one spinale, re~(· ro necessario J•icor·rere, di frequente, t~ l cat•·leri smo ed agli enlei·o d i:?mi; la quale ci r costanza aggiunta alla grande irre'l uielezzo Pd i ntnllm·Anza del soggetto, contribui a determinare un vizioso salda mento dei 1'1 ·amm enLi (il ~uperi n re in fuori ed in avanti; l' inferiQI' e indentro, indietr o ed i 11 allo), con accol'ciamenlo dell'arto di ollre 12 cent., dolore n ella sede della ft•attut·a e v i~lo~a deformazion\'\ della coscia. Tt'a!'l'er·ito il BMa tto all'ospedale militar·e di Firenze, in condizioni general i poro soddisfacenti e nelle Accennale condizioni dell'arto fratturato, si rimase dapprima un po' pet·plessi cir ca l 'intervento operativo ; tanto più che l'arto infet•iore destro em ancora più i potrofi co del sinistro ed in islato di quasi com· plet11 impotenza funzi onale. :\la, poiché l' esame elettrico non r-ivel ò una r eazion e dcgenet·ativa molto pronunziata nè nell'uno nè nell'altr o arto, prevalse l'idea d' intervcnir·e, nella convinzione che J'osteotomia avrebbe recato almeno il vantaggio di far· spari1·e il dolot·e e di diminuire, se non cort·eggere del tullo, la rle for·.ui tà. L'oper·azione fu praticata dallo scrivente il 18 agosto 190-J, pt·evio esarnt• radiogr afico della parte, il qual e pose in piena luce l'accn vallamento angola re dei fr"ammenli. Con un o inci~ i one di circa 15 cent. nella re~< i on e esterna della coscia, ~i mise a nudo il focolare della fl'attura ; si ru ppero collo scalpello le fortissime arlet·enze formatesi fra le facce corrispond enti dei due frammenti ; si r ecen tar ono e r egolarizza1'ono colla sega a catena le estremita libere dei frammenti, rese irregolari e voluminose, specie IJUella del frammento superiore. da molto esuberante neoproduzione ossea; e si cercò di affr ontare le superficie r ecentale: la qual cosa ri <>r::ci con rH olta difficoltà, per la posizione in abduzione ed in rotazione esterna, in cu i et·a fortemente fissalo Il frammento superiore. Si fece la sutura ad ansa con for·Le filo d'argento (pt·ocesso descr itto da Lejars), che venne r·atforzata con doppia l egatura dei fr·ammenti, parimenle con flli metall ici. Accurata emostasia; sutura pr ofonda e superficiale della ferita; drenaggio capill Are asettico Agli angoli; apparecch io ad estensione continua coi pesi, alla Volkman n. La ferita non ebbe decor so asellico, ad onta di tutte le piu ri gorose cautele adQpera te. Senza dubbio l'infezione locale e la conseguente suppurazione fur ono favorite tl~\lla defìdenza nervoso tullor·o persistente nella parte in segui to al traurn a sp i nt~le. Si fo1•rnc'\ un e:;leso focolat·e purulento; ma il pr onto ed energi co intt'r venlo chir·nrgico valse a dominare ben prèslo il processo infeil ivo. In pochi giomi cadde l a febbi'P, la suppur•ezione si ri dusse al minimo, ed il lavori o di r·iparozioue della soluzione di conLinuit.à os;.:ea potè iniziarsi e procedere r egolar e ed indisturbato. Giova notare che non fu mat abbandonata la e!"tensione coulinna coi pesi (G-8 l'gr.) avvalorala da un appar ecch io sufficien· t emente immobilizza!)te, a stecche. Alla fine di Nlobr e, pot.:o più di due m esi dopo l'osteolomia, i frammenti ossei er<'ln.O completamente e sa ldamente r iuniti. Rimase un tramite fistoloso da cui f!erHeva una cpr la quant ila di siero lortido.


.CASU!STIOA CLINICA

681

Nell'ulteriore decorso, il p rogre~sivo migl ior·amenlo nell<' cond izioni locali ·l' generali fu turbato da var ie r ecr·udescenze fl ngi"tiche, motivate, twa volta dalla presenza di un piccolo seque:::tro, altre volte da pezzi !Di filo d' argento staecatisi dall'osso. S i r esero quindi nec.-sl'arie incisioni dilalatric i e nuove inci~ioni, u:na delle quali, della lung-h ezza di ollo o nove cent. alla fa ccia interna •.lella coscia, ed un'allra più piccola alla faccia post~>rior·e: da to esito al pus ed ai corpi estranei, le f~rite c icatrizzarono P~-'l'ft:'llam en te. Nell'agosto 1905, allor che furono iniziale a l'i gùardo d€'1 soldato Bonallo le pratiche ·per la pensione. egli pr·esent11va ancora una notevolf.: ipolrolìn di entrambi gli a rti pel vici, più p r·onunziata nel des tro, con reazi one elettrico secondo la formula normale, ma tard» e fracca , spe,·ie ne[o!li estensori della g>amba ; a ccorciamento rlell'arto sinistr·o di cir·ca sei cent. ; lim itati i movimenti dell' articolazione coxo-femor·ale . rlel ginocchio e del piede n el lo stesso arto ·sinislt·o; liberi i movimenti dell' arto destro, ma più tlebol i di quelli del sinistro. Munito di un apparecchio di protesi, consis tente in uno stivalelto col tacco allo sei cenL., e coll'appoJ.!gio di due g rucce il Bonatlo cominc1 ò a dare dei passi, ed a poco a poco riese: a camminar e abbastanza sped!ilamente cos i in piano co me nel salire e discendere le sca le. Dura n te il periodo di tempo di allri cinque mesi circa, trascorso al deposito di convaiescenza di Monteoliveto, prima di e~sere inviato in congedo, il ~ipetulo soldato migliorò grand .. menle non solo nella nutrizio ne genera le. ma anche nella nutrizione e funzi on alita deRi i arti pt>lvrci : re~ola rmente cicalriz.zate da tempo le fe r ite ch irurgiche, diminuì,. mediante il m~ssaggio e la ginn a3tictt a rticolare, la r igidità delle :articolazioni del ginocchio e ,del piede sinistro, ed i movimenti sia dell'arLo sinistro che del destro s i r eser·o più en er~ici ; cosicché il soggetto, acquistata m11ggio!'e coscienza e fiduci a nelle sue forze, potè abbandonar e una !!ruccia e camminare con una gruccia sola ed un ba;;tooe, las ciando fondala spera nza che fra non molto av l'ebbe potuto far senza anche dell'altra stam pella. Da ques ti brevi cenni che, per la speciale importanza del caso, si é creduto opportuno qui riferire, emer ge come l'interven to operalivo, se non diede e non poteva dare - un l'isullato completo, non tornò eertame nte in fruttuoso . Valse, infatti, a far scomparire del Lutto la penosa sensarione dolorifìca da cui il paziente era di continuo tormentato; a diminuir·e di ml)llO la deformità; a ridur re l'accorciamento da 12 a 6 ce n t.; ed a far· partecipare, s ia pure limitatame nte, !'(Irto afl'eUo alla deambul<lzione, mentt·e pl'irna es5o penueva cion-dolante dalle grucce, alle quali, stante' l'impotenza funz iunale anche ùell'at·to ~nfe riore desll'o. era interam en te r accomandato il peso del corpo.


G82

RIVISTE GENERALI

LA CUR .\BIL ! T .~ DELLA TABE E DE LLA P .\.R.\LISI GE~ER A L E R IOI NE SIFI LI TIO:\ per il dolt. Nicola Cop(lola: capitano medico.

o·o-

I. Troppo lungo sarebbe il voler riportare le ipotesi cl1e si sono tratte in campo nelle varie epocl1e per spiegare sia la genesi sia l'etiologia

ùella. tabe. L'eredità da. un lato, i raffreddamenti, i la-vori esagerati corporei e psichici, gli eccessi sessuali. dewrminate malattie acut.e o traumi dall'altro sembrano poter considerarsi causa della tabe, nella stessa guisa, come può esserlo la. vantata « soppressione del sudore dei piedi :.: è il ri petersi della tanto frequente confusione tra causa ed effetto. L 'unico fattore etiologico che per la maggior parte degli autori moderni, possa affermarsi con qua.lche fondamento di verità , è il rapporto fra la tabe e una infetione sifilitica pregressa. Tale relazione fu stabilita sopra tutto per i lavori d i Fournier in Francia ed Erb in Germania ; e le statistiche susseguenti dei vari autori che si sono occupati della questione, non hanno fatto in generale che vieppiù confermare un tale concetto. Infatt i (T1•aité de JJiéd . et Thérap., t . IX,

Déjerine et Thomas, pag. 759-1002), nell'88 e nel 91 Fournier constata che su 100 tabetici, 93 sono sifilitici; E rb trova la percentuale di 89, Gowers di 90, Déjerine di 97, R aymond di 90, Quinquand di 100 e 8trumpell afferma che su 100 ammalati di tabe 61 asserivano con certezza di aver per lo addietro sofferto di sifilide e 29 dichiaravano di aver avuto soltanto un'ulcera senza fenomeni secondari ; si raggiunge così il 90 per 100. Schtitz a sua volta dice ·~he presso i non tabetici la sifilide si trova 22 volte su 100, presso i tabetici 90 volte su 100. Insomma per D~jeriue e Thomas la tabe è sempre di origine sifilitica, e per quanto ammettano la teoria attuale di Fournier, di cui ora parleremo, esser cioè la ta.be di origine, non di natura sifìlitica, tuttavia riconoscono tra le due un legame costante d i causa ed efeffetto. È da notarsi che solo abbastanza di rado si riscontrano in amma· Jat i eli tabe lesioni sifilitiche terziarie : e che nella maggior parte dei casi, la sifilide pregressa non era stata mol to intensa. Strumpell nel suo trattato dice di aver veduto in tabetici ulceri cutanee gravi, periostiti gommose, ecc. e ultimamente Raymond e Guillain (Société Médicale de.~ Hopitau:c, janvier, 190-i.), pubblicarono un caso interessante di una donna presentante contemporaneam ente alla tabe, manifestazioni cutanee assai marcate (sifilide papulo crostacea della mano). Questi


HlVIST!!: LèE:>IERALI

6&3

autori aggiungono che in realtà non sono gli ammalati di sifilidi secondarie gravi con eruzioni cutanee numerose, quelli che diventano il piit di sovente tabetici o paralitici geuera.li. Al contrario presso questi ultimi la sifilide fu benigna, essi l'hanno quasi dimenticata fino al momento in cui le localizza.zioni nella midolla spinale richiamano la loro attenzione sulla infezione pn"gressa. La connessione fra tabe e sifilide può S}Jiegare la frequenza maggiore della prima nell'uomo, di quello che non sia nella donna: il suo presentarsi specialmente nell'età media: in iudividui di cond izione relativamente più elevata, di preferenza nei cittadini e in ispecie in determinati stati sociali (negozianti, u.!liciali ... ), molto meno in certi a.lt.ri (contadini ... ; ecclesia~tici, maestri ...). La mortalità nella discendenza stessa dei tabetici confermn. essa f?U re il rapporto con la sifilide: difatti secondo Bassart (La cles,.endance d~s ta/Jètiques. 1'1d!8e rlc Pari.~, 1904), la m ortalitit si ri:;eontra per lo più presso i figli prima an~.;ora che la tabe si manifesti nei genitori: la causa sembra dunqne essere la cansa stessa della tabl?, cioè la sifil ide. La tabe ereditaria esiste, ma in proporzioni miuime e quasi trascunt.hili: giacchè nelle varie osservazioni di tabe giovanile e tli tabe ereditaria, la sifiliJe ereditaria è il fattore per cosi dire costante della tabe. Ed anche gli accidenti nervosi di q nalunq ue ordinA che in cosi forte provorzioue colpiscono i fanciulli dei tabetici, sembrano non dipendere direttamente dalla tabe dei padri, ma dalla eredo-sifilide dei figli.

II. Ma anche la paralisi generale deve, secondo molti autori, pors1 m rapporto colla sifilide, come per i primi fin dal 1Sò7, affermarono Esmark, Jessen e Kielberg. Rieger ha constatato che sopra 1000 casi di paralisi generale studiati da 11 os:>ervatori, la sifilide presentava una pi?rcentuale del 40 per 100; mentre su 1000 altri casi di malattie mentali non raggiungeva il 4 per 100. Sérieux e ]fanarier (1'raité de lttféd. et Thé1•ap., t. I X, 1902, pag. 160), trovavano 60 volt.e su 100 certa, o assai probabile, Pinfezione sifilitica, 28 volte su 100 la sifilide probabile ; in 14 casi la esclusero còn probabilità, in 7 casi la esclusero con certezza. Pierson ha una percentuale di n volte su 100 di sifilide certa o probabile; Régis 83 volte sn 100 di sifilide cer ta; Alzheimer sopra nn numero rilevante di paralisi all'inizio trovò sifilide certa, o assai probabile, Sò volte su 100; certa, assai probabile o probabile 21 volte su 100; in 3 casi soltantq mancavano antecedenti sifilitici. Ma v'è di più; Krafft Ebing scelse 9 individui colpiti da paralisi generale e presso i quali nè l'esame nè l'anamnesi rivelavH.no traccia di ·Sifilid& ,pregressa; praticò a ciascuno da qnindici a 20 iniezioni di prodotti eli placche mucose e ulceri dure; osservò i malati, uno solo eccettuato, per cento ottanta giorni consecutivi ed in n essuno · riuscì a scoprire traccie di contagio. Raymond Sérieux propendono anch'essi J)er la teoria eli F ournier e spiegano i casi di paralisi generale non sifilitica considerandola. come una sinJrome che può dipendere da infezioni ed intossicazioni diverse; ma la più frequente è la sifilide. Nonne in nn


.(l84

RlVJSTB GE~ERALl

suo recente lavoro dichiara che la paralisi generale progressiva non è una malattia specifica sifìli ti ca del cervello i esiste tra l'una e l 'altra un legam e di connessione. ma n on di causalità. M11. v'è di pii1. Blaschko ha t rovato che lo stesso rapporto ch e pas!':a tra la sifilide dell'uomo e quella della donna (4 : l ì intercorre pure tra la paralisi generale dell'u omo e quella della donna; e il rapporto tra. la sifilide delle città e la sifilide delle campag ne, coin cide col rapporto tra l a paralisi generale delle città e la paralisi generale delle campagne. L'nn a manca dove l'a.l tra è sconosciu ta o quasi (Islanda): l 'u na è più c0mune ad osservarsi dqve l'altra è più frequente ad av~::rsi (marinai, viaggiatori, u fficiali ... ). Val ga un esempio assai dimostrativo; Kratft Ebing su 3000 ammalati di paralisi generale ha notato un solo prete: e q nesti era sifilitico. Ed anche in casi di paralisi genende infantile o giovanile è eccezionale (Leredde) che non possa essere messa in evidenza la sifil ide dei genitori. Come la tabe, così la paralisi generale, è: secondo Fournier (L a paralusie gérrérate de la .~yphilis . Atadérwie de rnéderine, 13 février 190G), è, per così dire, costante nell a ;;ifilide benigna: sopra 1:)5 casi, la sifilide non si era mostrata grave :fin dall'inizio che tre volte, mentre all'opposto su 243 casi di sifilide grave non si notò alcun caso di pan lisi generale. Sconosciuta durante il l 0 e il 2° anno dell'affezione sifìlitica, la paralisi generale va considerata come l'effetto d 'un trattamento curativo incompleto; difatti sopra 100 casi si constatò che 811 volte la cura aveva durato da un mese a un anno, e 5 volte soltanto la cura ei·a. sta ta éompleta. Fouruier aggiunge ch e v i pnò essere predisposizione, ma con azione assai secondaria; tanto vero che in 112 casi egli non ha osservato che 2 volte uu'e'r edità. manifesta.

III. Da quanto siamo andati esponendo, è innegabile il rapporto che corre tra l'infezione sifì.litica da un lato, e la tabe e la paralisi generale dall'al t ro. Conviene ora chiederci di che grado sia questo rapporto, a qual ordine appartenga questo legame. Sono note le idee di Fournier a questo proposito; egli, per quanto affermi che può o ugual-

mente, o più spesso, essere messa in evidenza la sifilide presso uu ta· betico di quello che n on lo sia presso un ammaìato di gomme sifìlitiche, tuttavia (L eR a(fections Parasyphilitiques, Paris, 1884) considera sia la tabe quanto la paralisi g enerale, como malattie d' origine, ma non di natura sifì li ti ca, malattie, cioè nelle quali la sifilide, ·M me anteceden te n on è sempre costante, le cui lesioni sono differenti da quelle della sifilide, e contro le <1_unJi il trattamento specifico n on esplica azione alcuna. Veramente Fournier n ell'82 (L'ata,,·ie locomot rice d'origine syphilitique, Paris) distingueva a gruppi di tabe: un primo grnppo (tabe a ntica) iu cui i l mercurio "'non fa niente, resta. assoluta mente iner te :. : un secondo gruppo (ta.be meno antica, ancor giovan_e) in cui il trattamento specifico p uò dare ristùtati reali, innegabili, influenzando favorevolmente o cer ti <;Ìntomi (20 casi) o tutto


RIVISTE GE~ERALI

685

l'insieme della malattia. per un certo tempo (lO casi) o fermandola nel suo progredire (8 casi): e un terzo gruppo (tabe nascente) in cui tut.ti i sintomi possouo scomparire sotto l'influenza della cura. E' da notarsi che il trattameu to praticato da. Ji'ournier, per quanto lungo, si riduceva alle sole frizioni mercuriali. Contro tale teoria para-sifìlitiea è sorto Leredde (La ~wtuJ·e syphilitique et la CtH·abilité du ta/le.~ et de l(t Paralysie gdnùale, Paris, HJOi~) il quale sostiene che tanto la tabe, quanto la paralisi generale sono affezioni di nature sifilitica, curabili col trattamento mE>rcnriale od ag· giunge che tale verità è scono,;uiuta, e perchè il t.rattamento mercnriale non si fa. in modo regolare e a dosi sufficienti, e perchè si formano lesioni secondarie, e certi sintomi, dapprima curabili, diventano definitivi, e perchè gli istologi hanPo creduto di poter dichiarare di na.tura non sifilitica. certe lesioni la cui natura era loro swnosciut.a. A \(Uesto proposito è bene ricordare che Obersteiner e Redlicll nei loro studi suH'essenza e pa.togenesi della degenerazione tabetica dei cordoni posteriori (Gent1·. Blat., 12, l tiG·.b) dichiarano che la sifilide, la quale pro· duce tanto processi memngitici che arteriosclerotici, è il più importante momeuto etiologico della tabe. Ancha Naglotte (Pathogénie da, tabes dorsale. Pr(Js.~e 11-fédicale, IO d(;_ cembre 1902 e 3 janvier l!lOo) dice che unendo i1 reperto anatomo-patologico alle nozioni etiologiche oggigiorno stabilite dalla clinica e daiJe statistiche circa l'origine sifilitica della tabe, non s1 pnt• rifiutarsi eli concludere che la meningite della tabe è una T!l(.lllingifie sifilitica, a lenta e\·olnzione Jetel'minante una nevrite ra(licola.re per un processo regolato dalla ùisposizione anatomicl~ delle vie Enfatiche. E più tardi l\Jarie e Guillain (Les l hions da 8Y·~tème I .IJIItJJhatiyue po.~tliriew· de la 1noelle sont l'ori!Jine d1t proce.~s!tS anoiomo-pathvlogique clt~ tabes.- 1Julletit1 médical. n. :Y, l!J0:3) scrivono : « La tabe non è altra cosa che un 'altP.razione si fil i tic: a del sistema linfn.~ico posteriore della midol la ».

IV. Ma una vol~a dimostrato il nesso fra Ja sifilide da. un lato e la tebe e la paralisi generale dall'altro, è da chiedersi perchè contro queste ultime non sempre secondo gli uni, mai o quasi secondo gli altri la cura specifica non esplichi la solita sua azione favorevole. Strumpell pensa a veleni chimici (tos~ine che si formano dentro l'organismo sotto l'influenza dell'infezione sifilitica, veleni che spiegherebbero Je crisi aventi in parte già. molta somiglianza a fenomeni tossici; ed aggiunge che la tabe (e la pa.t·alisi) come affezione nervosa post·sifilitica sta con la sifilide nello stesso rapporto, in c1ti le malattie nervose secondarie stanno con le malattie infettive acute, come per es., le paralis~ post-difteriche e le atassie con la preceduta difterite delle fauci. c E ovvio - dice Strnmpell - che il mercurio, il quale agisce solo contro le neoformazioni sifìlitiche, non può avere azione sulla tabe, che sarebbe dunque una malattia neTvosa degenerati va secondaria o consecutiva alla sifilide ».


~SG

RIVISTE GE~EBALl

' AI contrario Le1·eùde, nel lavoro testè citato sostiene che la ta.be e lu paralisi generale (dei sifìlitici) sono curabili col trattamento mercnriale e sono malattie sifìlitiche; esse guariscono col mercurio oome t ut te le altre lesioni sifilitiche, purchè queste non siano nè cicatriziali n è pigmentarie, e q nello sia usato a dosi sufficienti. D Leredde a conferma di questa sua opinione riporta una statistica assai inte· ressante e numerosa. Giti. Fournier e 1\iarie prescrivevano nella tabe il mercurio allo scopo di attenuarta ed arrestarla nella sua marcia progressiva: e Babinsky e Ballet (Soctété de netwologie, Ujanvier 1902) attribuivano all'influenza del trattamento mnrcnriale la frequenza con la quale oggidì si osservano casi di ta.be all'inizio e di ta.be arrestata nella sua evoluzione. Bockhardt durante tredici anni curò !.)5 tabetici, eli cui 72 erano allo stato iniziale, 23 atassici, 22 furono perduti di vista e 4 morironq; dei restanti 69 (58 allo stato incipient.e) in 10 la tabe fece progressi lentissimi, 33 migliorarono, 12 ebbero retrocessione completa. della malattia 2 tra 11 ammalati, giunti al periodo della incoordinazione, videro scompal'ire i disturbi vescicali ed i disordini d'incoordinazione non aumentarono. Diukler (Berl. klin. Woch., IO aprile 1889) trattò 71 tf~betici con le frizioni mercuriali, di questi 58 migliorarono, e dei restanti che non migliorarono o peggiorarono, 2 morirono: la necroscopia d imostrò in essi una meningite con endoa.rterite sifìlitica diffusa.. Lerooine· che al congresso di medicina. di Tolosa. aveva già dichiarato guaribili la tabe e la paralisi col benzoato di mercurio ad alte dosi (0,05 a. 0,08 gr. pro die), riportò in un suo lavoro (l?é.'lttltat~ dtt traitement merc1triel intensi( a.ppliqu.é (Ì. la pamlysie générale et a1t tabes. Re~·u.e 1Wt?'Ologiqne, 30 l uglio 1902) il risultato della cura specifica in 6 casi d i tabe confermata; in ~utti ottenne o guarig ione o miglioramento sensibilissimo e durevole nei disturbi di incoordinazioue; e aggiunge che un ammalato può prendere gr. 0,06 di benzoato dì mercurio per 40 g iorni consecu tivi (gr. 2,40) senza disturbo alcuno, e che con g rammi (),03 di benzoato al giorno mai si osserva idrargismo anche do po 20 e 30 giorni di cma. Robin ((;azetfe 1uédicale de Pari.~ 1882) narra il caso di un sifilitico presentante i primi sintonù della tabe diagnosticata da Gubler e Oharcot, e trattato subito col mercurio: ogni disturbo scomparve senza lasciare alcttna traccia di sè, e nel 1902 queste condizioni pE>rmanevano immutate. G·rasfet (Traitement spéci(ique dcms les maladies cles centres ne1·reux. - Le1;on.« de cliniqtte médicale, Paris 1903) ricorda un caso di tabe curata da Erb col mercurio e guarito; alla autopsia ~ i trovò scl erosi dei cordoni posteriori. Successivamente lo stesso autore riportò 2 casi di tabe trattati colla cura specifica; l guarì, P al-· tl'<) mig liorò as::;ai. Duhot (J:nnales cle la Policlinirzue cent1·ale de Brtt.relles, marzo 1!102) guarì con ripetute iniezioni di ca lomelano ut!l in~ rlividuo tabet.ico pre~entante i classÌt;Ì fenomeni della tabe. Anche Dey:ty (Echo 11u;rliml de Lyon, 15 marzo 1~102) colle iniezioni di calomela.no e con l' iod nro constatò in un caso la guarigione completa della tabe. Leduc ( Co ngre.~ de l' a.~:;ociation française powr l'a rarzrement cles Scienr·e.c;, l !lOO) r iporta 4 casi d i tabe curata colle iniezioni di su-


l

l

687

RIVISTE GENERALI l

blimato, e dichiara di aver ottenuto guarigione quasi perfetta in 2, miglioramento sensibilissimo in uno, mentre il quarto (un tabetico con atassia pronunciatissima anche agli arti superiori) presentò un discreto miglioramento, ma poi improvvisamente mvrì. Altri casi di tabe guarita o migliorata col trattamento mercnriale presentarono pure Renaut, Bergis, Grand-Clément ed altri. E non soltanto la tabe, ma anche la paralisi generale risente azione benefica dal trattamento specitlcf). Infatti Lemoine (lavoro citato) con alt~ dosi di mercurio ottenne !'l. guarigione di 5 ammalati, l'arresto della malattia nel suo progredire in tre ammalati, e nessuno . migliorato in un numero non precisato d'individui. Aub11rt (La para.lysie générale sipltilitiqtte vraie, Lyon, 1902) in 10 ammalati ottenne 4 guarigioni, 4 miglioramenti, e l arresto della malattia; il 10° ammalato mori di tubercolosi polmonare. Ca.ssaet (Cong'l·ès cle Médecine, Toulouse, 1902) riporta 3 casi : in un primo si ebbe a1~resto della ma· lattia, in un secondo gu~rigione completa ed in un terzo caso tm tale p:o_gressivo miglioramento da far ritenere prossima la completa gnangiOne. Come si vede la statistica è impressionante assai e spiega all'esuberanza il perchè da molti clinici si cominci seriamente a sottoporre ogni caso di tabe e di paralisi ad un intensivo trattamento mercuria.le.

v. :Ma prima di parlare della cura e della sua modalità, è bene spen- . ·dere qualche parola su quei casi di tabe e di paralisi generale in cui dal trattamento an ti si fili ti co non si è ottenuto risultato alcuno. Ogni volta che esiste nel sistema nervoso una lesione (sifilitica o no), v'è sempre la possibilità che essa porti una consecutiva degenerazione. Ora si ricordi che nella tabe la maggior parte delle lesioni si hanno sui cordoni posteriori della midolla spinale, mentre nella paralisi generale le cellule nervose stesse vengono precocemente colpite: donde consegue l' incurabilità senza dubbio molto più marcata della paralisi in confronto a quella della tabe. Questa semplice constatazione è di per sè stessa sufficiente a far consigliare un trattamento curativo tanto più precoce quanto più i fenomeni nervosi sono accentuati, trattamento che, come vedremo, potrà dare risultati soddisfacent.i solo a ~osi sufficienti. Quanto p1ù la lesione ha avuto tempo di distruggere il tessuto sul quale essa si è impiantata, tanto più difficile e problematica. sarà la speran'la in un risultato positivo da parte della cura.. E' ovvio che il mercnrio, il 'luale agisce solo contro le. neoformazioni sifilitiche, non può agire sopra uo religuato sifìlitico, un tessuto connettivo di nuova formazione impiantatosi colà dove prima esisteva un tessnto specifico e fnnzionan te. « N on si può pretendere - d ice Rovighi - che il mercurio ed il ioduro abbiano i l potere di stabilire la guarigione, quando le fibre nervose sono degenerate o sclerosate "· ('Tmtt. !tal. di Patol. e Tempia Med. di1·. Cantoni e Jfa1·agliano, vol. H, P. IV. pag. 203).


RIVISTE GE~ERALI

P er alcuni autori il trattamento mercuriale nella tabe e nella paralisi generale, non solo sarebbe inutile, ma dannoso. U ltimamente, a mo' d'esempio, Maurizio Faure in uu suo lavoro intitolato : c Prognost.ico attuale e nu0va terapia della tabe, (SJc. d e Jféd. et lÌtl Clìi1·. PNttique, mai Hl0-!1 scrive: c E ' ind ubitab.ile: l • che i tabetici non g uariscono in ragione d iretta della quantità di ioduro e di mercurio che estii assorbono; 2" che gli aggravamen ti sono più numerosi nei tabetici che sul,iscnno un trattamE:'nto autisifilitico intensivo, che n ei tabetici n on curati (Belungon e F aure) » . P er il primo punto la statistica pìù sopra riportata rispon,le a suflicienza : per il secon do si può obbiettare che non tutti gli autori sono di qnesto parere (L ereùde esclude che nella tabe i l m ercurio sia d i qnalehe danno) e si può affermare che g li aggravamenti sono talom (è abbi\.stA nza ri\.ramen te) più gra'i nei tabeti<·i inolt rati curati col mercn rio, solo perchè in IJUesti la malattia si anesta, quando non può ormai più retrocedere per le defìni· t i've lesioni stabil ì tesi; gli a.ggnwa.menti stessi vi appaiono quindi più manifesti~ più ap pariscenti di quello che n on si a nella tabe non curata. col mercurio e lentamente progressi va. Oltre a ciò e stato da alcuno segna lato il perieolo del mercurio nell'atrofia del nervo ottico, ma an(·.he su questo punto gli oftalmologi so n ben l ungi dall'essere di accordo. Si pensi ad ogni modo che ta le lesione c·.onduce fatalmente a ll a ceci't à : e d'alt ro cauto consiglierà sempre una cura imensiva il easo p nh blicato da Diukier (V . la v. cit.ittol di un malato atl'et to da atrofia del n ervo ottico i l quelle non poteYa carumi nar solo, e che dovo 56 frizion i ùi pomata m ercuriale, presenb~sa una vista COl"i buona da poter pattinare ! D'a l. tra. parte qun.l danno può arrecnre il m ercurio nsato n. dosi tera peutiche, q nando esso non espii cn, un' azione parassiticida, ma agis<:e lentA.mente, p ro'ba bilmente i n modo i ndiret.to, rin forzando i mezzi di difesa dell 'orgt\.nismo? (Salmon- La .,yphi/i.~ et la b{tctérivlogie - LcL S,IJ}Jhilis, n. J.•). · Anche n ella para] isi generale n iniziato il pi ù prest.o possibile il tralLamento specifico. P erò le cont1izi oni in cni si presenta la cura per l'entità. anatomica col pi ta dalla malattia, sono as:>ai meno favorevoli cl te nella tabe; ma ciò non toglie che le statistich e confortino anch e qni )'u;;o del mercurio. E vero che i n q nalche raro caso di para lisi avanza t~:~. il tratta.ment\J mercuri<de può condurre ad un <tggravamento, m a se da un lato ciò è concepibile a causa dell'azione specifica sviluppata e delle trasformazioni da essa determinat.e nei tessuti, dall'altro non e men vero che a niente g iova l'abbandonare scientamente l'ammalato al suo destino. VI.

Stabil ito così che il trattamento intensivo del mercurio nella tabe e nella paralisi generale n on solo non è dannoso, ma anzi dà dei reali e duraturi risultati, vediamo quali siano le regole che debbano guidare· nella cura.


RIVISTE GENERALI

689

Prima di tutto è da chiedersi qual' è il sale di mercurio pii1 a ttivo e quale è la dose più convenien te. Al giorno d'oggi è dalla maggior parte dei sifìlografì accettato che chi agisce è il mercurio; il radicale non esplica alcuna azione, se non quella della forza di aflìnità mo)ecolare col mercurio stesso, per cui a parihì. d i condizioni varia la quantità di quest'ultimo. Il radicale può però agire come para-collatende in tutt'altra azione, cb e nulla ha a che fare con la specifica; ciò avviene 1•er es. per il cianuro di mercurio ad alte dosi (Barthélemy, Lafay e L evy-Bing). Circa il modo di somministrazione, le frizioni sono nel nostro caso di utilità affaUo seC'ondari~t ed è titrnno chf'. 'insieme a. molti altri, anche Strnnpell consigli nella. tabe questa forma di medicazione: « ... riteni(l,mo per giustificato - egli dice - ed anche da desiderarsi, che nella tabe Jncipier.te si abbi!\ a tentare la cura delle iniezioni, e sotto ta.lune ci rcostanze anche nella tabe ava.nzata, specialmente qnauclo certe anomalie della forma clinica possa,no a.ccennare alla possibilitit dell'esistenza contempuntuea d i al terazioni gommose» . Soltanto forse in forme paraplegiche si potrà dapprima ri ~orrere alle frizioni, le iniezioni presentanJo in tal caso una certa dillicoltù cl'eseènz1one e pericolo di nevrosi, ascessi, ecc. (Rubino) . L~\ via gastroenteTÌC.<t è naturalmente da se:artarsi a priori per le alte dosi di medica.mento da ~tdoperare. L e iniezioni s'impongono, siano esse di sali solubili o in so lubil i. Il calomelano (~5 per 100 di mercurio) Ai userà a dosi modcrate: e ricordando che esso viene riassorbito specialmente nei primi 3 o 4 giorni, non si ricorrerit a dosi di 20 e 30 egr. alla settimana, ma1 come da alcuni si è fa.tto, alla solita di 10 egr.; oppure, come prOIJone Lercdde, ~i far:t nna prima iniezione di 10 egr., nna seconda do!•~' G giorni, nnn. terza dopo cinque, ecc., osservandone attentamente la tolleranza da. parb dell'ammalato. Non è consigliabile l'olio grig io, perchè troppo spesso si riassorbe con lentezza. P referibili ~ono Je iniezioni di sali solubili specialmente il bioduro o il bensoat.o (Lemoine, Leredde). Questi sali contenenti il 1··1 e il 45 per 100 di mercurio, possono iniettarsi nella dose di 8 egr. a l giorno (gr. OJH3!1-gr. 0.0:-3li di mercurio) e sono assai ben tollerati dai tessuti . Coll'ermofenile Leredde raggiunse i 12 egr. al giorno (0.4B di mercurio) senza inconvenienti; è comodo per la sua solubilità (egr. 5 in un cmc3 • di liquido) ma sembra meno t rasformabile in mercurio. Si è già ved uto non e:;;Rere il cianuro consigliabile ad alte dosi. Queste iniezioni che si fanno nei solit i l uoghi e C'Olio :;olite cautele, non producono localmente fenomeni speciali ; si hn. una costante nodosità dapprima assai voluminosa, che dopo nn cer to tempo va gradatamente d iminuendo. Anche il dolore non è affèttto insoppor tabile. Importante è la reazione che presentano gli ammahLti al mercurio introdotto ad alta dose. < La sensibilità dt>gli infermi~ estremamente >ariabile, gli uni non sopportano più di 0.02 per giomo, g li altri sopportano (J.0:\5 erl anche più::. (Leredde) . Se negli ammalati d i forme comuni d i sifilide ncrvo~a conviene adoperare fin dall ' i nizio il mercurio a d•Jsi elevate, neP.d. ~ -

Giornale medi co.


G~lll

R(V IST F: CfE:\ ER ALI

ta.be e nella pandi;;i gPI'ièrale si può com inciare a dosi mmon e ::;aggia.re i n seguito ]o. suscettibilità e la toll eranza dell' in fermo al med icamPnt') ele,anclo la, q11ant,ità del sale d i nn mezzo o d i u n egr. per ~ i vrno. Alle dn:si nHt;;;;ime gl i ammalati presentano una più o meno intensa r eazion e termica ed una seu:-;azione d i fat ica : ed è otti mo metodo studiare at Lenta mente la cun ·a termica, e se troppo si eleva, ~ ospend e re le i n iezioni per 2-:l: or e e r ipreuderle in seguito a una dose. di medi<'nmento di un egr. meuo d i q uella che aven t procurata l'e}e,azione d ell a tempera t ura. Le p eggiorate condizioni generali degli ammal ati rappresentate in modo pratico e tangibile dal d im inuire del loro peso, le ori n e con t rM ce d i a lbum ina, i fat t i i ntestina li faran no temp oraneamen te sospendere l a cm~t per poi ri prenderla a dosi meno eJe ,·ate. Di g ran de im portctnzn. è la s tomatite i e a questo proposito si può affer mare che, nella g rande pluralità. (lei casi, un' accurata puliz ia dei dent i e una ben mantenuta ig iene della bocca escludono o almen o r en d ono raro tale noioso accidente. Ottimo procedi mE-nto sarà adunqne di iniziare }R. cura mer curia le solo dopo aver affidato il paziente ad un dentista (L eredde) ; ripetere durante la cura tale procedimen to, e giornalmente ord inar~ agli a mmalati d i pulirsi i deuti e le gengi\e con uno spazzoli no m olle ed u n sapone dentifricio, e d i lavarsi poi la bocca con un bic.:hiere di acqua con tenente un cucchiaino d 'acqua ossigenata, oppure con clorato potaosico, come usualmente si pratica . Di capitale impor tanza è la soppressione com pleta del t abacco, giaccb t> si può affer mare che ogni 5ifì litico che fuma, avrà semp re p lacche mucose i n bocca., m a soprat utto sarà m inacciato dalla leucoplasia buccal e, la q u?.le è i l pre-

ludio dell'e pi tilioma della. bocoa ; !l~ l volte su 100 g li individui colpi·ti da cancro della bocca son o \ ecchi sifìlit ici leucoplastici (Brocq . Su:r le traitement d e la, sypliilis att début. - J on1·n. de M écl. et de chi1·. p1·at., 10 avriJ 1!100). A questo proposito piacemi ricordare che la lencopla.sia ,.a secondo Fournier p osta tra le mal attie parasifilitiche insieme alla. tabe ed alla poralisi g eneral e; e che n ei lavori r ecenti di Bartbelémy e Gaucher si dichiara la sua assoluta c ura bil i tà col t rattamento mercuriale. Rig uardo all'azion e cura tiva. d el j oduro potassico, si sa orm ai che se è reale contro l e gomme sifì litiche, i suoi effetti sono nulli o quasi nelle l esion i d i sclerosi a l ent.a evoluzione. P er i tabetici n on sembrereube adunq ue ind icato; per i paral itici poi sarebbe forse meg li o escl uderlo a causa degli ictus apople t.t iformi a cu i Ja facilmen te luogo (Leredde). A nche D ieula ro.r (Patolo{fia interna, vol. IV , pag. 743) è poco fa vor evole a ll'uso deU 1 joduro; e così si esprime in proposi to : "' I o, per p arte mia, penso che l 'joduro sia bene spesso del tutto inutile ; ciò che guarisce Ja sifilide (acciden t i secondar i e terziari), è il mercurio, ed è col solo mercurio, senza. j oduro, che io ho ottenuto la g uarigione di si fi lid i terziar ie g ravi inv eterate... •. :Ma certamen te lo j oduro, el i cui non si possono neg<\re gli effetti ben efici cont ro g li. a ceidenti dolorosi d el periodo secondario e con tro la sclerosi cardio-va.scolare e p ol mon a re, si d imostra sop1·a tutto u t ile nel periodo terziario


RIVISTE GEXER ALI

(;!)1

quando vi siano p rod uzioni gommose. Perciò in q nei casi di tabe, nei quali per la atipicità della simlrome fenomenologica del q n adro cli· nico si possa sospettare la presen za tli gomme sifì litiche nella midolla spinale co ntemporaneamente alla sdcrosi dei cordoni posteriori, il trattamento misto di mercurio ad alte dosi e d i joduro sarà sempre più efficace e più sicuro. , Somministrando separatamen te i due farmaci, si potrà così real i zzare u n trattamento assai energico, e tale du. per meUere di uti li zzarf' la somma integrale degl i effetti terape•.1tici che ciascun medicamento è capace di dare. (Bizard. L'iodu?·e de pota.,.~ iwn dans le t1·a.i tement de la syphilis. - Q1Linzaine 1'héra.peutique, UJ05).

tO


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVlS'rA MEDICA U~JBE:nTo 0AVE:ZZALT. -

Il toraoente1lo. anno XIII, fascicol o tr).

(Il Policlinico, sezione pratica.

Il torcu:e11lesio é un miovo appnrecchio idL'alo rlal dott. Cavezzal i }1e1' vuotare rllziona lme11le un vPrsn mento pl eu I'I CO e, •flWIHIO occor r a, !averne i l ca vo, senza appot·Lare alcun daunn nll'AmmRialo: 111a serve anche ef!'l'P~iamente per evAcuare, cnn lavugg10 o m eùict~ zione succe~siva, tjuahmn;i raccolla delle ca vità naturali o patolo jliCht>, e quindi l'a;;clle, la perilouite tuberc·olai·e, la per·icardile, l' rdJ•oce l ~>.. le cisti da ~c hinot:occo del fegato, i versnmenti or·ticolari: è utilizza bi le snelle per pralrca re altra \'!' l'SO un ca telere la l a va tura della ve;;crca. È nolo chP- nP;;"uno dP.i numeJ•o;:i appnrecc-hi per l<'~ l or acen tesi , J'ra cui quelli clns;:ici del Pnla1n e di'l llil.'u la.f(ly, é capace di togliere un essudato pltHi r i<'o !'t!nYa peri•;Oil) o dn11110 fWr rinl'~r·tnn: J'islrurnt~nto del Riva, a end uta d'acqua, ottimo nella dinic:R, 11011 ù ••nlrHIO ll•'lln f.ll'nlica cau!':a il prezzo elevat o eJ il suo \'olu me e perché, oltre l'opert~tore . 1·ichiede anrhe un al'sistente. e>"igenze que~le che non lo r endono ~:~cr·ello alla mag-gior par1e rlei m edici. sia nelle con rotte, sio nAIIa prat1ca pt·ivata. L'apparecchio di'l Cavezza! i I'IChiama a prima giunta rotlenzione sullA pr·opr ia. l'ernplrcita: è unA boccl"lla cilindri ca eli Yelro, t~ lt~rga base. t:Mpace di ·100 c .c.: all'arnhoccalul'a òi essa, i n ulto, ù applicula, mediante un tubo a vite. una palla elAstica di Ourit; a liv.·llo d ... lla ba;:e. inollr P, in due punti diameLJ•alment e op· posti , >'i aprono due beccw·c·i, mumto ciascuno di un r obinetlo metallico: l'uno di e;;l'i, fl mezzo tli un tubo di ~on1ma Oul'll di ci rca 50 c:enlimetri, fa capo ad un trequ1H·li da loracente«i, l'altro é fornilo di un tubo di eJllu;;so, identico e della ;:lel'sa lunghPZZil. AllreltAnto se111plice è lfl maniera di ser·virsi dell'a pparecchio: que;;to, compre$& la palln ed i tubi, viene anzitutto sterilizzato éol· l 'eboll izione: :<i avvila fJIIindi la pall a all'imhoccatu ra superiore, la si comprime in guisa da scHccilw'! dalla bnccella IJlllilll'Arìa é poss1bile e poi sì chiudono i due r obinelli, cui si ttdwtlano i tubi : lo strument.o è cosi pronto pe1· l'operazione. Questa !'i pratica com e al solito, inlì)!geudo il tr·equarti nell'Se spazio in· ter co><lale F<ulla linf'a St~8j1olal'~ o nel 7° sulla a!\cellare po!!<ler ior e. stando l'io ft~rmo in posizione semi!"drainla o !'edulo sulla spondA del letto: la boc<'ella può es;:t• re rolltwala an<·he $li questo. vicino all'ammalato. Si apre quiudi parzra lnwiiiC' il robinf'lto clte l l'l•va::;i Jal ltJio del Lre•iua rli, si IO:;!Iie lo stilello da que~l'ullimo e all~> rl'l, cau~a la l'Hr.-razione dPII'aria nell'interno dd Loracentesio (che l'A. Ira rni::-U I'a l,> col mllnometr'n, r tsconl rando cos'1 che la fH'essiolle intema è minor·e di quella al!nosferica di ci rca 35 mm. di mel·curir1), t'essudato v1ene aspiralo nell'apJ'ai'"CC'IJIII fìno ad un certo lh•f'lln. Quando si tratti di una raccc,lto pleurilica sutricielllenienle abbondan te, si opre di poi il r obinetlo deJ


RlVISTA MEDIO!\

G93

tubo d'eftlusso e cC>sl si stabilirà una corrente di liquidù 1.1tlra verso tutto l'appl.lrecchio che, per el'<sere l't~perturR. di quest'u ltimo tubo ad un li\rell o inferi ore della pun ta del lrt>quarli inflllo nc>l cavo, Rgirà !>ec:ondo l~ legg i fisiche del sifone. E manten endo, come t'a i l Ca vezza l i, l'eslr Amilil liber·a del tubo di scarico ad un livello di :30-10 cm. più l.Jal':so di quello d ~l trequarli, si é sicuri che l'effiusso dell'essudato si arrestera l'<pontaneamente allorrtuando la pr essione endopleurica sa rà d1sce,;a a-:!0 mm. eli meJ'Cut·io, corri>"prllld enli appunto alla depressione chè può produrre unn colonna d'essudalo che 11hbia la suddetta altezza di 30 cm. circa . ll icor Jando rl1e l a p r·e~sione endopleurica lìsio· logica è nega tiva ed ugua le n-211 mm. di rnet•cur io, possiamo dunque avere la cer tezza che l'appar ecdno dull' A., ndoper·at.0 come sifone nel modo sopra detto, non è capace di produ tTP. una dec0m pr es,.Jone endolot'llcica superi or e alla uormale e quindi i co~i delli fenomeni ex oa(•tw, '1118~ l'emoptoe, l'edema poi· monare acuto, la lipolim1a. Dt:l r e!'to il Cavezzu l i, con O'<:"CJ'\'Szioni manomek iche durante l'opel'azione, ce 11 e ha dalo la p1·ova in ron testa!Jile. Ove ~i lralti d1 piccole raccolte, come in quai<'he pleuJ•ite l'acca la, può 6"!'-et•e necessario di far agire il loraceulesio o011 più come !"ifont>, ma com>; a"piralore e ciò manovrand o opportunamente la p~:~lla e i due r obinl'lli i n m(,do da aspir ar·e pr·ima una ceJ'la quanti tà di es!'utlato nella bocce tta e poi cacciar·nela fuori e cosi successi vamente fino alla tota le evacuazione del cavo pleu1·itico. L'appare cchio si presta pure ollimamenle, dnpo lo svuotamcnlo, Hlla lavatura della pleur a, nei casi in cui é ind ica ta, inne~tando al l'estr emità libera del tubo d'efflusso quello d'un irri ~atore contenente l iquido asettico o antisettico mantenuto ad un'altezza ' 'ariahile tl l disopra del livello del trequal'li , ma non maggiore di 50 cm. Il l iquido di 1 ~:~ ''atur a che t:osi s'mtroduc.e dev'essere presso a poco uguale, in quantità, al l'e~"uolato estratto e ven·a poi evacualo a m ezzo dell'apparecchio stesso, manovrato come sifone. Il toraceotesio a~isce duDque in modo lento, ed automa ticamente s'a rresta allor·qua ndo, con l'evacuazione dHII'essudalo, s· é rag-giunta una decompr essione endotoracica pari alla normale: non r ichiede as!'islente, non offl·e il peri eol o rlell'entr·ata dell'aria nel la pl eu r a, non pM~iedP stantuffi, cosi facil i a diventAre inservibil i st momen to dell'uso, è di manegf!iO assai semplice, é comodo a trasportar si, ftjcile a scomporsi. per fettamen te sle1·i lizzabile e di pr ezzo i llfer iore a quello di tutti gli allt•i apparecchi congeneri. P ASSERA •

•

9oJssoN. -

Contagiosità ,e pro1llasst della scarlattina. -

(Annales d 'h!J·

gien e puuliql(e, 1!106, marzo).

Durante una piccola epidem ia d.i scAI'l attina che ebbe a vet·ilìcat·si tra gli .allievi della scuola di samta m ilitare di Lione, il Boisson ha potu to osser•vare dei falli che vengono in appoggio delle afl'~rrnaz i o ni del Lemoine, del Sevesl!·e, del M oizart e d'altri, es~er e cioè uno !'Car lattinoso fonte Ji contagio fin dall'inizio della rnalalti<t, ossia dal momento in cui s'appalesa l'angina specifica. Questa teor·ia é in disaccordo, come é noto, con qJ.!ulla f!ener·almente am messa, la qual e attribuisce la mas!'ima parte nella lrasrntS!'Jone del mo r·bo alle squame che seguono l'esantema. Nell'epidemia osserYata dal B oisson i dati anamne,.lici hanno tanto mnggior valore i n quanto forniti da infer·mi ~.:he erano studenti di m edicma. P er 9 dei 15 al lievi che vennero colpili in rruella circostanza l'A. pot0 slabi-


G94

RIVISTA MEDICA

lire con cert(lzza la prove nienza del contaiio: orbene, mentre, s u tale numero~

n ven ne1·o i nfellati da uno scarlattino'lo che trovavas! nel periodo iniziale e 2

da un m a lato nel pe riodo eruttivo (uno di1·eUamente, l'allro in m odo indi1·etto), 1 solo invece lo fu da un convalescente. L 'A . cita inoltre il caso di un fanciullo di 6 anni clw, in citta, 4 giorni dopo il contallo con uno scar fatlinoso, presentò un'angina, cui, ·i-8 ore dopo, seguì l'esan tema caraller istico: ehbene, il padÌ'e e la ntad re di lui, chP- non avevano a vuto r apporLi con altri infetLi di sca r lattina, l'uno 2 e l'altra 3 g iorni dop.o l'ei·uzione del figlio, furono alla !or volla p 1·esi dalla ma lallia. L 'A. conclude perciò che la scar-lattina é contagiosa dal principio del periodo d'i nvasione fino alla fase preeruttiva, non appena dichiarate le prime alterazioni angi nomatose, essendo in fond o i prodotti di ques te i veri a genti della tras missioue. Egl i ri taene assa i probabile che le squame della scarla ttina non s iano contagiose se non perché imbrattale da secr ezioni della mucosa fa ringobuccale e reputa inoltre del lutto et·roneo l'attribui!'e alla squama scarlattioosa· lo stesso v>Jlore della crosta del vaiuolo, come veicolo di trasmissione del contagio, poiché in quest'ultima malattia il sangue si è mostrato dir ettame nte contagioso pe r inoculazione, mentre per la scarlatlioa, 1r1 cui le inocuJa1.ioni di sangue furono sempr e negative, il processo morboso é r appresentato essenzialmente dall'angina specifica , mentre l'esantema non é che un fallo secondario. Consef!u~ ntemente il Boisson vuole che la profilassi debba sopra· tullo mirare alla rigorosa disinfezio ne de lle cavi là boccale e farin ~-tea dei malati, a mezzo di ~a rgari smi con soluzione di permanganato di potassio all'i p. 1000,_ con acqua iodata e simili, senza trascurare tuttavia le misure che fin'ora quas i esclusivamente furono messe in alto contro q uesta infezione: l' isolamentoP ASSERA. del malato e la dasi ufezione degli a m bie nti.

G. LEo :o-~ A nor.- IuJluenza. del freddo e del oa.ldo .-allo avtluppo di talun& ma.la.ttie. - (Gauelta d egli o.spedali, agosto). Le numerose osservazioni dell'autor e s i rife1·iscono all'influenza delle stagion i s ull'emorraf!ia cere brale, sul sistema nervoso genera le, s ul tubo gastro·

e n te !'i co. Spesso caldo e fa·eddo a~i re bbero nello ;.tesso m odo. Le freque nti emo1-ragie cerebr ali che osservansi nell'inverno, spiegansi con un'inte nsu congestione vi~cerale, a ccumulandosi il sangue nel cuor e destro coo :-;ta si e dilatazione pel'ma nen te dei vasi e da ulljmo rottur·a degli stess i. In estate, il sang ue perife rico essendo in quan tità ma ggio!'e, il cuore è soggello ad una ipe r l'unzione, s1cchè vieppiu g r·an tli saranno le proba bili la d i veder amosciar si, in certo qual m odo, le pare ti delle arterie del cervello, per eccellenza ot·gano pel'iferico. U guaii so no i disturbi digestivi òell' inve rno e dell' estate; in in vero o essi sono dovuti alla congestione viscerale, ed in es tate invece ad una forle diminuzione de l sangue negli or gani centrali. i·: nolo come gl i an tichi nulo l'i desMt'O grande im porta nza a l fattore tempera tura, che poscia, quasi di me ntacato, l'autor·e dimostra praticamente come efi't!ltivamente possegga un certo valore. G. B ERNUC CI.


695

RIVISTA DI NEVROPArrOLOGIA P.·of. C E'5ARE CoLUCci. - Le Impronte vaaoolarl del dolore fisico (per la psicologia sperimentale e per la aemelotloa della almulazlone).- (Annali di N11orologia fll !<C. l \'-V, anno XXIII , Hl06). I n questo eMuriente e magnifico lavor o il Colucci studia che cosa valg-a in rapporto al dolore il tracciato del polso, quale sia il f"i gnifìcal0 di queste r ela· zioni, e la loro importanza fisiopsi colngica : ma i l valor e speciale di queste rice1·che, nel campo pratico. è dal (! dalla pos!ii bil ith di ave1·e m ed1a nte s.iffatte indagini un dalo preziosis8imo, massime per i medici militari e (];;ca l i, elle valga a discoprirci le simulazioni e le rlissimulnzioni, di fenomeni parelici o con tratturali, di convulsioni o di an<>stesie, come specialmente avvengono n ei criminali ;:riudicabili, nei dPgeneral i , ed in coloro che tentano esimer si dal servizio o cer cano car pire inolennitit da traumi, ecc. La gra fica del polso é un r Pa ttivo sensibile del dolor e, com e si sa da un pezzo {Bernard, Meynert, Frank ecc.); M orse ili accenna a modifìcazioni della cir colazione cerebrale in 1'8ppor to ad una per cezione algesica. Ma mancava uno studio metodico e comp\Pto, come questo fallo dal Col ucci, con numerosissimi casi clinici, di individui tenuti in osser va1.ione pl:lt' lo pii1 per per izie, ed i cui diagrammi sono asgolutamente dimo!:'tr·a tivi, per fa1·ci veòere il mod0 Vllrio di r eazione sfigm o ~rafìca nelle di v erse spe('it:l di punture. Riassumo qui io bre ve alcune M l! e conclusioni dt> l Colucci , rh e possono ser vir e a noi, nella speranza che !>ia pure po~sibile acldiveni1·e all"applicazione pl'atica di tale metodo d'indagine, pe r cui occoiTe semplicerne11te u11 0 sfìgmogt·afo ed un tam bui'O del Marey: 1° Il dolor e fisi~o di una puntura cutanea più o m eno lll'esto e con magl!iore o minot•e intens1t8, produce evidenti impronte sul lt·acc1ato sflgmografi co; ma la r ap1ùità e gr ado della r eAzi one vtlS<:olare non ha. rapporto aSf\Olul<> con la intensi tà del rlolore, ma ~re~so ha rapporto pr oporzi onale, allatto individuale ; le moo.litìcazioni va!':ah si verificAno in gen ~ 1·e in serie di divet·se pulsazioni. 2° N on c'è r eazione vasaiP- caratl,er istica al òo iMe, ma per lo piil negll individui allo stesgo dolo1·e segue una stessa r f'A zion<>, più rapi tla e nolevole se si punge lo stessC> arto cui si applica lo strum ento, o se si sti mola 1'8rto infer iore ( intervento inibitorio meno attivo su llo stimolo p1ù lontano dai centri). 3• Nelle pu11tur e subdole e di sol'pl·esu spesM si ha dilatazione iniziale, ma ca ratteristica è la fase sncc0ss1va di vasoco::;trizioue, che e più pl·ou ta nei tipi a facili rifl essi va~ali, e !a conti nuità è propor7.i oraata spes:-;o alla durala del dolore, e dura più del dolo1·e stesso; inollre per l u più si m odifica pure il dicrotismo. e piu ancor a r apice o plalenu dello sfìgmogram ma. 4° Lo sfor·zo per dis:simula ,·e la per ce zione dolorosa non i mpedisce la vasocostrizione, pur poteudola un po' l'i lardare, ma spesso allMa si pr esenta dopo piu accen tuata o più duratu ra ; ad ogni murlo il t racciato del pol!ìO si m.otliji.cct


696

RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

sempre in [ua/.~iasi .forma da fJilello di p rima; si ha cioè sempre un eoidente mutamento nel tipo della pulsa;ione, sopralutlo se si nasconde al sog~etto lo scopo dello e.speri m on lo. 5o Cosi i l rrll e~so ,.a!"ale doloro~o può essere vantaggiosamente utilizzato per discoprir·e la simul::t:li nne di una auestesia o di una ipoesl '!sia dolorosa (p:.oeudo -istet·ici, criminnli, ne"rolici d~ trauma. traumatizztt ti sul lavoro ecc.) 11 tracciato pl eli~mogrAfìco rnfint•, in que!'te r icer·clH•, dà un aiuto pr·ezioso, per chi> ci rh· el a vasocoslrizioue !':pesso prù prog-ressiva ed unifor·me, con discesa del i a curva del Lr·acciato parallela alla inlen :>iltl e permanenza tlello slrrnolo doloroso. P. CONSIGLIO.

Un caso di oorea di Huutlugton. - (Ricista SJ•erimenlale di .fr ('niatria, \OI. XXXI, f'asc. I l).

8ESTA. -

Un uomo di 40 Anni, sen1.a pr ecedenli mol'lJ o~i per sonali, in ~eguilo ad un t rfo cominciò a ~offr·ir·e eli fenonwni corei ci , ai quali ben presto seguir·ono manrfestazioni p~ichiche, per le quali fu ricoverato una prima volta in manicomio. Ne usci guarilo dalla malattia menlale, e m rgliur ato dei disturbi m otol'ii, ma dopo cinque anni \'i dovè ritm·nare per una for ma di depressione malinconica che volse ben pt•eslo in completa demenza. Intanto anche i falli COI'eici l'i aszgravarono al punto da non la~:tciar·e ne!)sun gr·uppo muscol ar e in condizioni nor·ma.li, oon e sclu ~a la faccia e la Jinp:ua.. i\lori dopo al(juan Lo lcmpo per· enler·ite acuta. L'autore riporta questo cnme un CfiSO tipico di corea di Huntinjllon perchl> ollre i disturbi m0tol'ii iJeutiei a quelli della cor ea di Sydenharn, pr·esentava i seguenti carallel'i clinicr. La malattie era ereditaria perché la. nonna patema, il padre, una sorella ed un fratello del padre furono coreici, come pure una sorella ed un fr1:ilt>llo tlel paziente, e la. madre morì pazza. L'er·editariela è i l primo carattere asse~nalo da Hunliltglon alla ma.latlia cui egl i diede il nome. L a infer mila sor·se nell'da media, a dilfet·enza della corea comune eire é ordinariamente nella fanciullezza. E ssa fu io~uaribi l f', malgrado tutte le cur·e. m entl'e lt~ guarigione é qua!>i sempre l'esito della corea di Sydenham. E finalm ente si accompagnò ad alienazione mentale a forma depr essiva e progressiva sino alla demenzra, come si verifi cò cos tantemente iu tutl i i casi finora oss.~r vati .

All'autopsia fu trova ta : IPptomen in gite cerebro-spinule; sclerosi dei vasi del cervell() e del midollo, più grave nei piccoli, m eno nei medii e meno ancora nei gros~i; diminuzione P.d alterazioue rlelle fibre ner•vqse tangenziali. L'autore cr ede chr i l pr·ocP.~so mor boso si sia iniziato dai vasi piccoli propr·ii del si~Lema uervn~o , e che di mano in n1ano ><i sia esteso ai più gr ossi, propa~[andosi in SCJ.!Hilo a !Judli della pia madre, e determinando la leplomenrngile, eir e a sua volla avrebbe protlolle le lesioni delle tìbre tangenziali. Egli però non cr•ede queslc lesrouì specifiche d ~ lla corea, perchè nè i l processo corlicale, né le aiLerazroui vasalr possono esser e invocate come causa dei di::turbi motor·ii, e:.osendo 'luei r eperti analomo-patolog-ici comuni ad allre malattie; e rili<!ue che in (juesta forma mot•bo:-:a vi sia un f)uitl di special e clte melle in islalo di abnor·me allivita gli elementi rwrvosi, c eire potrebbe f'!':sere, come nel l'epilessia, una speciale altr razion e del ricambio, per la quale nell'or •·gani!'; mO dP.I coreico cir coli ttn to"sic0 cltc eia un l ato stimoli ali ele~


RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

697

menti nervosi, e dall'allro produca le descritle lesioni vasai i. La demenza progressiva invece é certamente, come tutti ammettono, in ra pporto ~oll'alte r•a­ zione cor·ticale. L'autùre infine emette le seguenti proposizioni in base ai dali più imporlanli che risultano dall'esame del suo caso e ch>gli altr·i fin ora pubblicati : 1° La corea di Hunling ton é una malutlia sui generis, a carattere ~pic­ catamente ereditario , e che non é in ra pporto alcuno colle altre forme di corea, gpecialmente con quella del Syrlenharn . 2° Il processo anato n•o-patologico é, per• lo meno nella m~ggi.oranza dei casi, limiLato in principio ai Yasi del sistemA nervoso ceulrale. P er la sua diffusione alla pia vi ha poi la leplomening ite e, conseguentemente, l'alterazione de~di -elernen ti nervosi. 3° Le lesioni anatomo- patologiche risconlr•ttte spiegano la demenza progressiva propr~a della malattia : non paiono invece sufficienti a spiegar·e completamente il disordi ne motol'io. A. M BLE. RrvA. - Un oa•o 41 glos•oplegla unilaterale Isolata. - (Rioisla sperimentale eli j ren.iatria , vol. XXXI, fase. Il). La maggior parte dei casi d i glossoplegia unilalerHle è dala da traumi o da compressione in vari pun ti del deco r so dei nervi ipogl o~s i, e pochissimi casi sono descritti di forme tossiche. Nei c1.1si riportati come forme idiopa tiche l'autore ritiene che la causa s i debba ~e1·care in una ne urite dell' ipoglosso che può segui r e ad infiammazioni g landolal'i causatP. da pt·ecedenti atlezioni fa ringee. Il caso ri portato dal Riva s i può ritenere unico per la sua etiologia. U na donna di 40 anni, senza alcun precedente mo rboso che a vesse potuto, anche loutanamente, influire sulla infermità alla f{Uale anelò soggetta, es:s~ n­ dosi trattenuta troppo a l un g-o accanto ad una stufa di carbone Co!:!k, fu pr esa dai primi sintomi di into~sica zione per ossido di carbonio, r itirand osene con una fortissima cefaiAig ia. Questa si protrasse per cinque o sei giorni, limitata al lato s inistro della testa, e con ditl'usione alla regione soprao rhitaria, all'orecchio ed al mascellare inferiore dello stesso Ialo. Nel medesimo tempo la -donna s i accorse dr non poter piu pronunziare liber·amente le pa role colle lettere s, t, z, di non polel' rimuovere più le bricciole di cibo rimaste tr a la guancia sinistra etl i denti, se non coll'aiuto dell e dita , e sporgendo la lingua davanti ad uno specchio vide che essa e ra deviala a s inistra. Venuta solto l'osservazione dell'autore pochi g iorni dopo, questi notò che non vi erano fatti mo1·bosi ri feribil i ai nervi cr·auici, tranne q uèlli della ling ua. ·La metà sinistt•a di questa era in totalità atr·o/ica, a super ficie rugosa, flaccida, e non presentava contrazioni nei movimenti volontari, i quali era no tutti possibili meno che ver·so s inistra. ' L'ammalala guarì in dieci settimane colla corrente faradica applicala s ulla ~ io gua. Non trovando alcuna lesione nè alla fat·inge, ué alla laringe, n (: in altri punti dove avesse potuto essere off0so l' ìpoglosso nella sua porzione ex tra~erebrale, l'autor·e ammette ~he la glossoplegia fosse rlovula ad una nevrite di quel n er·vo causata dalla intossicazione per ossido di carbonio. A. ì\IEL.E.


698

RIVISTA DI CHIRURGlA GENERALE BuNGE. -

Nuovo processo d'amputazione, per ottenere monconl dla8.aari, non oateoplaatlol, oapaol dl a.opporta.re la diretta preaalone d'un appareoohto dl proteal. - (!Jeitriiqe ~. kl tn. Citi r ., XL VII, 3).

Tra i varii tentntivi che s i sono falli per ottenere, nelle amp ut.azioni nella continuità di un arto, specie dell'iofel"iot·e e in particolar modo della gamba, un moncone capace di soppor tare, a lla s ua estremità, l'applicazione diretta d'un apparecchio pr otetico, s u cui, poggian<'lo il peso del cor po, l'operato possa camminare, é noto il processo osteoplastico di Btet· e von Eiselsberg, che consiste nell'applicare sulla s uperficie di sezione della diaflsi un segmento d'osso preventivamente tagliato ed ader ente al periostio. Questo metodo é tuttavia un poco complicato e quindi non alla mano di tutLi, inoltre, talvolta, il lembo osteopla· s tico s i é necrosato ed eliminato, compromettendo il s uccesr;o. Il B u n~e invece ha ideato il suo procedimento in seguito a d un'osservazione ch'egli ha potuto fare sopt•a un suo operato d'am putazione a lla gamba, col metodo osteoplastico: il segmento osseo dec;ti nato a ricopriee la superficie di sezione della diatìsi si nrlcr osò e dovette essere estratto; in tale circostanza s i potè constatat·e che il canale midolla re era obl iterato da osso di neoformazione, ch e, per altro, non protrudeva in alcun modo a l di fuori, oltre la s uperficie di sezione d ella dialis i, superficie ch'era rimasta regolare, piana e levigata. Il malato guari e potè servirs i ottima me nte del suo moncoue di gamba per camminare, po~gian do il peso del corpo di t•et~m ente sopl'a l'es tremo di esso. Il Bunge ne concluse che il lembo osteoplastico non è indispensabile per ottenere un moncooe indolente ed allivo, capace qui ndi di sopportare la pressione diretta contro un a pparecchio di pt·otesi, bastando, allo scopo, una superficie di sezione diafisaria esente eia ogni vegetazione ossea, ptana e non ade!'enle ai tegumenli. P er raggiun~ere questo r isu ltato eg li anziché confezionare il solito manicotto di periostio, s poglia di questo involucro l'estremità del moncone osseo, per alcuni millimetri d'altezza e quindi la svuota a~!' interno, per uguale estensione, del suo midollo: cosi riuscir·ebbe ad ollener·e una s uperficie di sezione ossea molto regolare ed inca pace di da r e ipervs tosi ed un moncone osseo il cui estremo non é piit in grado, perché secco e liscio, di contrarre aderenze con le pa rti molli di r icoprimento. L'esperienza ha inoltre di mostrato cbe questo sistema di denudamento dell'osso non dà luogo, come si potrebbe supporr e, a n ecrosi secondaria. Ecco come procede il Bun ge. Anzitutto egl i pt·eferisce all'incisione cir colaJ·e quel la ovalar e o a lembi disiJguali; cosi, nella gamba, pratica un g ran lembo anteriot·e ed uno poster iore piccolo ed in tal modo è meglio in grado di l:icongiut·are ogni aderenza della cicatrice. Inoltre egli confeziona dei lembi Rollanlo cutanei, sema muscoli, poich è questi in dctìniliva degener·nno in tessuto tìbroso. Stabilito il ounto in cui deve segare r osso, 2 o 3 millimetri al


RIVISTA DI CHIRURGIA. GE:\ERALE

69lt

disopra incide cir-colat·mente il periostio e lo distacca accuratamente dall'osso, dall'allo verso il basso. Seziona la diafìsi con la sega e quindi, c9n un piccolo cucchiaio tagliente d~l Volkmann aspot·La pe1' alcuni milllrnett•i di altezza il midollo osst>o dPl moncone, diligenLemente raschiaudolo dalle pat·eti del canale midollare. Nell'!imputazione della gamba egli sega la fibula a parecchi cer.timetri piu in alto d~lla tib1a: quella iufalli non serve come punl() di appog-gio e, nei giovani, pu0 in se)!l:ito allunga•·s i e sporgere o!Lre il livell o di sezione della libia, con danno per la cicatrice. Con tale processo il Bunge ha operato 12 amputazioni di gamba: i n un caso !iollanto il moocone é dolente, pE.<t' numerosi nevromi cicaLI'iziali r ecid i vanti: f:li altri camminano speditam.ente, appoggiandosi sul lor o moncone, pet' nulla doloroso. Questo soddisfacente t•isultalo ~Sarebbe dovuto alle ragioni so1wa menzionate e su cui è basato il metodo, ma anch•! al fatto che col proce!'~O ovalar e o a lembi si ottiene una cicutt'ice eccentr·1ca . che perciò sfug-ge alla . E. PASSERA. pressione del moncone osseo. PRtNGLE. -Trattamento dell'emplema. - (Central/;/att fii,r Chir., n. 38, 1905) .. L 'autore ra ccomanda la resezione della 9" costa nella linea scapolare quale punto più profondo del torace nella posizione supina, ed in seguito la lavatura ael cavo pleurale per allontanare i coaguli di fibrina. Se il polmone, con questo atto operativo non mMtra alcuna tendenza ad espandersi di bel nuovo, Prin ~le stacca colle dita o colla sonda meta llica o J'elevstor·io le aderenze tra le due pagi ne pleuriche. Per r·egola avviene di O!:'Set'vsre >:ubito dopo, una migliore espansione del polmone sollo i colpi Ji. tosse. Soltanto in pochi cas i fu l'autot·e obbligato in seguito a pt'ocedere alla toracoplastica. Se questa operazione è necessaria, e~li pratica la r esezione secondo Esllander, togl iendo anteriormente dalla 2• fino alla 9" costola un pezz.o che nella costa di mezzo ha la maggior lunghezza e che gradatamen te diminuisce in allo ed in bosso. Pet· quanto ~li é possibile, egli allontana tutta la pleut'a inspes<:ila. Se neanche con ciò il polmone non si espande com.plelameute, egli riseca anche il pezzo poslet·iora di cos ta dalla 2• alla 9". Nei casi poi più oslinati nei quali anche questa operazione non abbia effetto, egli esporta ancora in t0lalità la 2" e 9" costola e se trova necessario anche la 6". Non approva l'operaziOne di Schede perché, a suo parere, con essa si togl ie alla scapula il suo 8!'Pvggio e si pt·ovoca una no tevole tendenza alla scogliosi. G. PRE'rTI. Dott. MINTZ. - Inoonveulen.ti con•eoutlvl alla remoztone dell'appendice . - (Zentralblatt /ii..r ChirLtl'fJie, n. 45, 1905). L'auto•·e comunica i ùue seguenti ca~i: l. Uu ragazzo di 15 a noi, oper·ato di appendicectomia, cominciò a lame11· tarsi di dolori nel quadr an te inferiore destr o del ventt·e, quattro mesi dopo subi ta l'operazione. La laparolomia, inll·apresa dopo allt•i nove me>~i , reca con>'tat.ar·e che l'omento ed il colon trasverso erano adet·enti alla cica trice oppendicolar·e e che il colon era inginocchiato 2. Un giovane di v~;~-nl'anni fu opl'rato nell'aprile 190~ ùl appendicectomia. Nel luglio ùello stesso anno ><i iniziarono, nella r egione del cieco, dolori, che


700

RIVISTA DI CHIRU RGIA GE~ERALE

fln,JMono pro,gres~ivarnente llllmPntando eti erano accentuati ;;:peçialmenle prima della tief('Cazione: per que'<ti doloc·i inRi-;tt>nll fece nuovamente ricovero allo ospeclale gli ullimi del mese di settembre HJO~. La lapar0 tomia, eseguita pochi g iorni dopo il di lui ing r es"O in clinica, mise in rilievo cii e dall'111leslino cieco si distac.::avano tre cordoni fil> rosi, i quali si fis!!avnno alla parete nel ventre e che l'omc nto e l'ileo erano aderenti colla cicaLri ce Appendicolare. Dopo l'eliminazione delle aderenze il giovane poté r ittc(jUi~tar<} la :salute. FUNAIOLI.

1;. JoUA:-i:-iE.- Contributo &llo atudlo dell'orlglue epatto& delle emorroidi. - (Ticése tle Par i.~, 1!105). N ella pr oduzione dPIIe em,rc-oidi. oltre le ca u~e locali. meccaniche ed infet•tive, ha gr~:~nd e impor·tanzll, lll cougestione portale pa~!'ivl\ òa alterazione epatica . Ed infalli le t>morroidi sono fr·equenLi nelle atrezioni epatiche d'origine venosa o biliare, latenti od evidenti. Non si ri~contran o nelle cir·ro~i venose, IJensì nella cir-rosi latente o grasso,;a e uell<~ slearosi epnlictl, menlt·e nPIIa l1lia~i bil iare tllcuni autori riscontrar ono fino all'oltantacinque per cento di emorroidarii. L'assoc1arsi delle cm o1•roidi alla massima parte delle 'atfezioni epatiche e dovuto aiJ'i per·tensione portale elle accompagna le affezioni stesse, donde la <lilatazione delle vpne emo1·roidal'ie. Le emorr·oid i possono esF<nre la sola conseguenza d i tale ipertensione porlA le od associarsi ad altr·e, quali le ematemesi, Ja splenome(Zalia, la circolaziOne soltocutaneo addominale. Può anche accade.re che tutti yuesti diversi sintomi si presentino coulemporane~m en le ciò che viemmag~iormente prova la IOl'O comune origine. Che le emorroidi siano una frequente precoce conseguenza dell'iper tensione portale facilmente ~ i comprende, considerando come es'"e si formino nel punto p1i1 declive della circolaziont• portale, là dove l'azione della s lasi deve farsi sen· lir·e in modo ;:>ili attivo. Analom o- patologicamente considerate l e lef'ioni ' 'enose sono caratterizzate da ipertrofìa fibro>:a e libro-muf'colare della tunica media, cui poc;f'onsi aggiun~Pre delle les10ni d'endoOebite, con seguenza piuttosto che causa di dilatazione venosa. Sotto tal p unto di vista le emori'Oidi acquistano un considerevole valore diaguoRLico, r avpresentandn 11 seg110 riv elatore ùi un'affezione epalica laten.le. Par imenti spiegasi il benefico influsso apportaLo agli ernorroida1·ii dalle perdite sangutgne per r ottura dci nodi stessi, e ciò pe!'ché tali perdite diminuiscono l a plelora portale ed atlP.nuano la luna delle sue conseguenze. ::lollanto se tali emorra g ie ernorroidarie si ri petono di fequenle e sono troppo nbbo11danli, in lRluni !.'pa t ici, po!<sn no c1·ear•e uno sta lo di grave an e m ia e l'Il ppref'enlA re la l volta un vero pe1·icolo. Altra prova della pro lu1.ione delle eu1orr·oidi dt>l'i\'anti da ipertensione portale, r·isco nlr~ si nel fallo che il mAssaggio di r·elto del fegato può, modificando la cir colazio1ae i ntraepalica, apportare indls!!ulibi llnente, notevo le ~ollievo a laJuui emorr oidarii. G. BeHNuccr.


701

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA Coulderaztonl sulle ferite d'armi da fuoco osservate durante la guerra russo-giapponese.

PAvtovsr-:Y. -

L'A. ha riferito, al X v Con~resso inteena:donale delle scienze mediche, tenutosi 8 Li!i'bona nell'apr ile SCOl'$0, le Sue OS>"ervazion i Sopra oltr e :3000 fer ili. Egli non r itiene i pi'Oietti :i di piccolo ca libro meritevoli in alcun modo dell'altrrbuto di umani lar·i, p01ché essi danuo, sul campo di battaglia, una mor... talita immediata mu~giore che ,:tli a ntichi, la quale sta alla vulnerabilila nel rapporto di 1 a 3, iuvece di i a 4 o di l a 5, come in passato. L ' A., per contro, ritien e che i ferili da pr oiettili di piccolo calibr·o che sfuggono alla morte i mmediata, diano OJ!gi una a,;sfli m agl.!ior ù percenlualita di g nari!<ioni, dovute anzitutto alla poca gravita, in genere. delle l esioni , grazie al piccolo diametro dP.II'agente vulner·anle ed all'incamiciatur·a, la quale nwamente permette l' introduzione di fr·ammeuli di ves tiario, ma dovute anche ali" impiego del meto:lo asettico e della chir·urgia con,.:ervatr·ice alla pratica di g uerra. L'A. aggi unge ch e devesi fare un· eccezione per le ferite del cranio, del r achide e, sopralutlo dell'addome, che furouo ~empre f!l'avi~~irne e per lo più mor·tali ; le alll'e, invece. gntu'irono in ~e n ere r apidamente e sl'nza con1plicHzioni , usando la pur a P. semplice meùicatur•a oc~c l us i va . E . PASSE RA.

I primi aoooorsl aul oampo dl battaglia. Su questo

ar~omerrto

venneJ·o fatte parecchie comun icazinni al r·ecen te

XXX V Congresso della Società tedesca di cili r·urgia (Badino, 4-7 a prii ~ 190G), sulla base. naturalmente. delle o~servazioui e impt·e~.:< ioni personali rrportatl;l nella g uerr•a ru sso- g:appon E>se da cia;::cu n re l ~:~lo re. Zoge vo11 Mant.eull'el (di Dorpa~J. ha r :rerilo la p1·opria F<or·presa per g li scar si servigi •·esi dai posti di medicazione di t'ef!gimento. Trovo eccell en ti , P•'r il pr onto e improvviso sgombro dei feriti d' •Jn posto di m eclicazione, l e grnndi colon ne di 100 ca rri. L 'ora tore, che si tt·ovavA sulla prima liuea delle truppe ru$se, crede che i medici non possano acco>< lar si ai combattenti a meno di 3 o 4 chilometri di distanza e che, nella scelta della l ocalità per l' impiauto dei po~ti d i medicazione, si debba aver e pt·esente che il so ldato ferilo ritor na sempt•e per l o stesso cammino con cui é andalo al Cuoco e per istinto si accosta al le srrade fer r ate. Ci r ca la natur a delle feri lf', l' ot·ator·e ha os;;er valo che le palletLe degli shrtt pnel, le quali penetr•ano nei tessuti a profoudità assai va riabi li, a seconda della distanza. sorro !Oernpre infette per frammenti ùi vP.stiario, a difrer enza dei proiettili di fucile, i quali p•·oducono fori as!'a i piccoli e non danno, a suo avviso, g r avi fenom eni esplosrvi, anche alle piccole distanze. Nei cavalieri predominavano le le;;ioni alle gambe e(l al v entre, nei fa ntacci ni délle trincee quelle al capo ed agli arti super·iori. Quanto ai primi soccorsi, l'oralot•e ritiene che le ferile del ca po e del collo, tran ne in caso d' ur genza, non deb-


702

RIVISTA. DI CRlR ÙRG IA DI GUE RRA

bensì toccare in modo alcuno ai posti di medi('azione , ma solo negl i ospedali, elle l' emotcwace, solo in pre~enza di minaccitJnte asfissia, debba parzialmente essere svuolalo; cl 1e in prima l inea non si debbano toccare l e ferite addomilloli; cht> le ferile deg-l i OJ'Li vo;.diono esser e immobilizzate a lungo con un 11ppar ecchio gessato e che uelle amputazioni non bisogna cercate d'ottener e la riunione per pr hnam, pe1·chè questa manca spesso, ed allora ne risulta un monrone l!uneiform e, L o Scllii fer (di Berlino), insieme a due colleg-hi russi, ha avuto a~no di passa r e in t•asSPf!na, in t1·e corpi d'armata, più di 7000 uomini r ie ntrati g-ua r·i ti nelle loro fìle, fino al 1° ma~J~io 190\ cifrli che rappr e· sentava ni<'ntemeno che il 55 per cento di lulti i ferili avuti da quei corpi. Alcuni militari erano s tali fer 1li lino a 5 e 6 volle, ritornando g uariti, dopo c1ascund, a presta r·e sel' \'izio. Assai utile si dimost r ò il pacchetto individuale do medicazione. Il Bernhaupl (rl i Riga), ha r i ferito su 1i5 lesioni da fuoco articolAri, sia di r·eLte che per fissurazioni eplfìsarie irraùiantisi alle articolazioni. rla lui OS!'er·vate fra 2265 ferili. curati in un'ambulanza della Croce rossa. Quel le fl'a tali l esioni che P.rano state prodotte da colpo di fu cile erano complicate, nel H per cento dei casi, c0lla permanenza, nella ferita, del proietlile; quelle dovute a sh rapnel n el 69 per cento. Tale complicanza si è mostt'ala NS!'ai grave, per la fa cili tà e gt·ovità con le qt~ali ne con;:egue l a suppurazione. Questa, quando é dovulu a str eplococco anzichè a slafilococco, si presenta assai piu vi r·ulenta e ri chiede un intervento ;:ollecilo ed enerl!'ico, solto forma di t•esezione articolare ed anche di amputazione. Colmers (di Berlino), in base alla ~ ua esperienza, r·itiene che sul campo di battaglia un semplice apparecchio inamovibile gessato, da non esser~ poi rinn ovato che in uno stabilimento fornito di tutto punto, sia il mi gliore t t'Rttamento d'una ferita-ft'atlura, poiché ha dovulo convincer.,i che le disinft>zioni, i lava g~ i ed i tamponamenti fatti in prima linea furono in g<>ner e se~uiti da gravi infezioni. Brenta no (di B er·lino), consiglia, nelle ferite dei vasi san:;1:uigni, il semplice bendaggio compressivo, senza il tamponamen lo, ch'eg-li ha veduto esser·e se-mpre causa d'infezione. Von Bergm onn (di Berlin0), è d'avviso che la assoluta immobilizzazione degli at•ti feriti sia di cajpitale irnpor·tanza. N on capisce per ché debbano controindicarsi le allacciature delle arterie sul campo di battag-lia , ricorrendo, in loro vece, alle f11 sciature compressive. Dello stesso parere è anche Zòge von Manteutfel, lanlo piu che le allacciature, ove non sieno praticate in primo tempo, sono r ese in seguito assai indaginose dall' imbibizione flogistica dei tessuti. H enle (di Breslavia) ha praticato, in Manciuria, 21 operazioni sui nervi (neur orrafle e inne!:lli nervosi) !:'ia per compressioni che per lacerazioni di essi: buon numero di esse ha ra g:;!i unlo il suo scopo, pet• le altre il risultato non si può ancora considerarA co me definitivo. Egli ha fatto uso di seta finissima. Von Oetlin g"en (di S te~litz) ha ril evato la ;:>osiliva benignità delle ferite addo· minali da fu cile che sfuggono alla morte sul campo, p0iché il proiettil e giap· pone!i-e produce, perfin o nel fe~ato e nel la milza, fra i 3 e i 400 metri, dei ca nali a sezione cir colare, che vengono obli terati da un coagulo. L e palle di sh r apnel, invece, p t·oducono gra vi guasli. per lacerazi one, tali dR richiedere l' 1mmediata lapar otnm ia, la q11a le pct·ò, prAticata 111 teli ci r cos tanze e da un ch irurgo in ~>spe rto é quasi fatal mente m ol'tale. L'or ator e i:> d'avvi !"O però che qualsiasi medico, anche se ·non dotato cii suflìcienle pratico operativa, debba i ntervenire nelle vl)ste lacerazi oni della parete addominale, per shrapnel, uelle vaste ferile con pr ocidenza de,ll' intestino e in ogni lesione con sintomi di slroz-


RIVISTA DI CHIRURGIA 01 GUERRA

703

t.amento intestinale o d i minacciosa emorragia. Il trattamento medico deve limitarsi alla dieta assoluta. alla mor tìna. alle compresse g hiacciate, o, se minaccia la perilonile, a quelle calde, a 45"-50•. Con tro l'opinione del Rieger , che afferma là reale umauitarielà del proiettile del moderno fucile, si schiera decisamente il VreJen (di Pietroburgo), che ricorda i cumuli di cadaveri orribilmente mutilati, da lui visti sulla collina P utilov (P orto Arthur); i proiettili moderni danno una mol'lalità immediata due volte più g rande degli antichi e(l é perciò assai naturale che i !;!upers titi feriti siano m numero più esiguo e di g ravità ·relativamente minol'e d'un tempo. E. PA SS ERA •

•

Sulla questione 4el trasporto del ferltl gravl. - (Deutsche me· rli~in Wochensch rij't, ap1·ile i 90rij.

C o LMERS. -

Il miglior trasporto sarebbe quello fatto cor. la bar ella a mano (non, come si p ratica in Russia, portata sull~ spalle da quattro uomini) ed a tal proposito cita il caso di un ufficiale russo il cui femore era stato fracassato sopra l'articolazione del ginocchio da fe1•ita d'arma da fuoco, il quale potè esser traspo1·tato sopra una barella fino alla ferro via, per 28 gioi'Oi, con una sempl ice fasciatura e senza s tecche. e v i sarebbe giunto senza j:travi disturbi con la ferita guarita completamente e la s aldatura dell'osso, malgr ado un notevole accorciamento. I mgliori veicoli s u buone strade sarebbero senza dubbio i carri da trasporto · per ttmmaJati, a cp.!aUro ruote e<i imbottiti; per !e strade dilftcili, s coscese , incassate, inve.:e, que lli a due ruote in uso in Finlandia, imbolliti, come giA si tr·ovano p1·cs3o alcune colon ne di trasporto de:la Croce rossa. I carri g randissimi a qualtro ruo te avendo le sle$8e barelle pel' trasporto ammalati di quelli a due ruote, i feriti potr·ebbero essere trasportati dagli uni sugli altri, co,n risparmio di tempo, senza cambiare rl i letto; allernttndo e mutando solo i porta feriti. Vi s arebbero per altro lesioni che non concedono nessun trasporto, pena una morte quasi sicura, come quelle del cavo addomina le e dei visceri. La esperienza dell'A. avrt!b be mostrato che anche g ravi lesioni del cavo pe· ritoneale con molteplici ferite dell'intestino, per la massima parte, vengono a guari gione, se operate nelle cinque ore dal trauma ; coll'aumentare delle ore diminuisce la probabili là rlella guar·igione, cosicché dopo 20 ore si può g iudica r e inutile ogni interve nto. In ta l modo si dov re bbe operare sul campo; ma la esperienza delle ultime g uPrre, e specialmente della g uerra dei Boeri, mostra che g li operati sul ventre generalmente muoiono; dei non operati, di regola, un per cento, abbas tanza elevato, rimane in vita; di qui la impossibilità di intraprendere una laparotomia sul campo di battaglia od in un ospedale improvvisato; senza aggiunger·e la mancanza di tempo e le difficollA tecniche. Dovrebbesi quindi !asciarli al loto destiiiù e spera re solo sui fucili di piccolo calibro che daono ferite semplici e liscie. Un mezzo solo sovrano potrebbe porre ri paro alla morta lità in lesioni si tratte ed è di impedire og r1 i trasporto; perchè s i sa che nelle ferile intestinali si for· mano rapidamente occlusioni, quando il corpo s ia in riposo, che im ped i~co uo la fuof'iuscrta delle mate l'ie ft!cali e con ciò la minacciante peritonite diflusa; quindi, oltre gli a ltri s ussidi , dovrebbe essere vietato per i pr·imi cinque gioi'Oi ogoi trasporto a mezzo dei carri e della ferrovia. A tale intento i porLaferìLi dov rebbe1·o sa pere che tali ammalati debbono lasciarsi quieti il più poss1bile nel posto in cui si trovano, copr irli e non permettere loro nè di mangiare. nè di ber•e, e segnare il luogo con una picco la bandiera per essere più facilmente riteovato.


704

RIVI STA DI OHIRURGIA DI GUERRA

Compiuto il trasporto dei restanti ferili, si stabilirà un posto di medica zione speciale, un punto eli ritrooo per questi feriti . Questo punto di ritrovo per i non traspor tabili sarà sotto la salvaguardia internazionale, e segnato di g iorno con uoa banderuola, di notte con una !an· terna con la croce rossa. Vi rimarrà assegnato un medico con personale appo· sito ; anzi un medico potrà avere sott' occhio molli di ques ti punti di ritrovo quando non siano tra 1oro mollo distanti, e si ergeranno ripari contro le intemperie, liuché non saranno accolti in un ospedale da campo, quando anche non s i pPnsi di pr ovvederli di tende speciali. Se rarmHta si avanza, tali inl'e•·mi potninno esser I'icevuli in luog o di cura nelle vicinanze ; nella ritirata, saranno affidali alla tutela e cura dei nemici. In fJUesta località oltre fer·1ti di tal p:ener·e si pot•·ebbero r iunire i mor ibondi e gli alt.r·i non traspoi'Labili, e così prestare loro qualche conforto negli estremi m omenti, evitando un inutile e dannoso lrt;~sporto . Il personale, se fulto prigione dol nemico, potrà esser messo in libe1·tà mercè uno stabile accordo, ed in tal modo i Giapoonesi dopo la battaglia di Mukden laseiarono liber·i i m ~d ici e le su0r e degli ospetlali da campo, permettendo loro di a llraYer;;are le linee dei comba~ten li.

È vero che durllnle il comballimento, com e per il posto di medicazione cosi per· questi {((oghi di rilroon, potra succedere clte siano esposti al fuoco, ma è pur vero che cit'1 accadrà l'Bramente, di modo che Ln.li casi non saranno numer•o.~ i e molti potr·Anuo, senza lo stra pazzo ùeltl'aspor to, esser e strappati a lunghe e penose rnalal l•e ed alla. morte. Sarebbe necessario a C]ue'-lo scopo una nuo,·a organizzazione dt>l perso nale, perché il dividel'lo lor·nc•·ebbe a svantag-;!iO di m olli fer·iti m erilt!voli di assistenza ed aiuto, ed è appuuto ciò che si dovrebbe far·e in una prossima conferenza della Couven7.ione di Gin evra. GIANI. \V. von OJ·:TTINGEN. -Impiego d'una soluzione di mastloe per ottenere l'a-

desione del materiale di medloatura sulle ferite dl guerra. L'A., qua le medico c:apo della Croce rosRa livoniana, nella r ecente guerra rHsso - ~iapponese, in oma~gio al principio fondamenlllle, ormai consacl'ato dalla

esperienza delle uiLime g rtlndi guerre, che cioè, sul campo tli ball&f<lia, le ferile vanno m aneg-giate il meno che s ia possibile, lta voluto esperimentare, nell'occlus i on ~ di ess<>, una soluzione composta di 20 gTammi ùi mastice in lacl'ime. ci 50 g rammi di cloroformio e 20 goccia di olio oi lino, o, in difetto, di ricino. L'A. allorquando i ferili ulll uivano ai po::ti di w edicazione, a mezzo di un pennello in· tinto della soluzione di ma3lice, ve1·niciava la cute cir·costanle alla ferita, per un'estensione pari a quella de l palmo di una mano , senza curar!';i prima nè di !avaria, nt'· di •·aderla du' peli, nù di dtsin fettarla . Applicava poi su di essa, facendoli aderire al mastice, dei quadrati, di 10 cm. di Ialo, di colone idrofllo e di garza, slerilizzali e contenuti in a pposito sacchetto di carla per·gamenala, già prepa1·ato in precedenza e con~'<ervalo con altr·i simili in scatole ste rilizzate . P <•ichi• Il cloroformio s i evapor·a ra pidamente, è JJSlurale che il materiale d~ med ica lu ra aderisr a ben ,,resto eù assa i intimamente alla cule, formando cosi. lillà barrier·a ali\~ infezioni consecu tive. Aggiungasi che la soluzione del dott. von Oellingen non ha alcun potere i1·r itan te sui legumenti. E. PASSERA.


705

RIVIS'TA DI OOULIS'l 1CA FouLARD. - Contagloalità. del tracoma Seduta dd 7 febi.Jr·aio l !J415).

(Società d'o flalm ologia di Parigi ,

Il Poular·ù ebbe occa!':iOntl d'o~,. e r vare un cac;o mollo car allt! t'is Lico di contagiosità del tracoma; su cui ric hiama l'attenzione dei coll eghi. Un certo M. P. si pr<>senla alla clinica dell' Hc.tei-Dieu pet· condurvi una s ua bambina di 7 anni, la q11ale è afl't'lta da una con gi untivittJ a decorso cr·onico, senza r Pazione vascnlare acr•entuala e st>nza sect·ezione. R ovesciando la pa lpebra superiore, si constatano le al terazro ni no n <~ ubbì e drd lt·aco ma in eutl'ambi gli occhi. La con giuntivite dul'a da più d'un armo. Gli occhi del padre son malati da lunghis;.imo tempo. ed è ra ci !e l'accP.rlare che si tratta d'una congiuntivite identica A quf' lla della fi g lia: la !>les!la cr•onicita, lo :"l esso ti po lento d'evoluzione, la stes-.a localizzazione e lo steo:;so as petto delle lesioni ; con la sola difTer enza, che vi sono, in pi ù. ci ca l rici d.-Ila congiuntiva tarsale superiore e lesioni tracornato:::e del seg mento su periore della corn ea. La fam i ~< l ia P. compr ende ant ora quattro bambt ni e la madre, ch e il Poulard va a visitar e a ùomictlio, non avendo potu to avet·e, s u di e:::si , informazioni soddisfacenti ; e il risultato dPlla vi:.;i la e ti seguente: tanto IH madre, quanto i bambtni son tracomnlo s i, compreso l'ultimo nato, di 3 mesi. N ella casa stessa, una. f~:~miglia vici na, com posta di mad•·e e fi gl ia. entrambe assidue pt•esso la fami glia P. Sl) ll all'elle da lt•acnma; ed è itrle l'e~~ante, ti nntat·e elle, mentre la madre si recava al lavot·o, sua ti ~lia veni va atlidala alla signoru P. e g-iocava co' suoi bambini. L 'autore cercò di staLilire il muJo di t•·asrnissione della tnalatlia e concludo col dichiara••e, che es.,o potè a vvenit•e per mezzo del le dita dci bambini. che giocavano insieme per gionttt l 13 intere, e tocca vano ~'<uc~ess ivamenle g li !'lessi oggetti; ma, con ma~gi o r pr obabilita, per mezzo d'un ce ncio elle serviva a Javar 1 Ja faccia ùi lulli i componenti la l'ami glin P .. e che fo rs•~ venne pur e str ofinato sul volto della piecola vic tna . snidata alle cut·e, ver·amen te poco igieniche, della famiglia ste!"sa. « H o osservato più volle, dice il Poulard, ca>;i di lracoma ditrusi a tulli i m embri d'una famiglia; ma è questa l a prima volta che mi si ù pt·esentato un r.aso cosi lipico di contagio, nel quale vi fu trasmissione a una fami glia vicina, e -fatto non comune - a un bambino di appena tr·e rnesi v. TnoMBETTA. FRANKEL.- Mldrlul alternante. -

( Wiener medi;,. Wochensch., n. 271,905).

Si pott·ebbe applicare questa denominazione a fJuetla fo•·ma singol a1·e di midriasi in cui ora una ora l't~! tra pupilla ~i mostra più dilatala e più ristt'etta alternatamente. Frenkella chiama Mitlriasts a bascule e ne distingue due modalità eziol ogiche cioè l o la spo ntanea , ~· la provocata. La prima si manifesta nelle malattie dei c·entri nervosi (pat•alisi, tabe ecc.) n elle irritazioni del simpatico (tumor i). Inoltre la si osserva in quelle affezio ni nelle qual i ha luogo 45 -

Gior11ale medico.


7()6

lUVfSTA nr A~ATOMfA E FI~IOJ,OC:l.A ~OTU(ALI;; E PU'OLOGICA

.

'

la irl'ilaz.ionc del sinrpalico p1~ r via rifle!=;<;a (~eur'O!'i, l !"teri!'IUO). A lla midl'iasi alte rnt~nte provocata si ridurrebbero quei casi nei quali o l'eccitabilità riflessa Jei due occhi alla luce eol alla accomodazione è ineguali'\ oppure nella contr·azione dell'orhil;n181'e ~i urani festa una i11 eg ral e t•eazione pupillar e. Perciò lo millriasi spontanea pr1wiene sempre da una irrilflZione del simpatico cer vicale e per· conse!!uenz.a la ~i trove t·ebbc spesso ai';~ociata ool altri sintomi propt·ii Jello suddelltt irritazione del simpatico, fra i qualr l' allfrrgameolo do•lla rima palpebr·ale. Es!'a mid t•iasi spontanea é sempr•e un segno assni e~pressivo e che dinola l'inizio di una set·ia infertnrlò. P ·t· f{Uanlo CtlltC~-'rue la midriasi altt?rn ant•~ provocala essa do"ra esser e a ppr t>zzata sulla misura dellt• iol't!rmità da c ui dipende. C. PRETTt . •\. L ueRss ~;;o;. - Rioerohe batteriologiche sul traooma. Ba/der., parte 1•, v0J. XXXIX, fnSl'. h).

(Centra/bi. J.

Le rict-rclte dell'.\. confPI'llter·ebbrt•o che pol<iLi var,leule in un piccolo numero di casi di Lracoma ~i lrova il bacillo descritto da L. M i't ller, senza però clrè si po:;;oa a questo bacillo allr·i bntt'e l'importa11za di agente specifico. La bassa percentuale delle ri c.:erche positive iu pl'oposito, il futlo che lo stesso bacillo si può trovare nelle semplici affE-zioni calat·rali e l'esito negativo delle inoculazioni falLe in congiun tiva con colture pu l'e ::ar·ebber o tutte ra gioni conlruie alla spectfìci ta del bacillo lli MtilltH' L'A . non vuoi neg<~re per ò la r.-ossibili lò, stante lo sca r so numero di inoculaziooi congiun tivali faLle col bacillo di M ul let', che in qualche caso si possano .avere dei t·isultali positivi. TEsTr.

RIVISTA DI ANAT~)HA E F1SIOWGIANOR~IALE E PAT~WGICA A. SUNER. - Del potere antlto..too del renl. de Pali!Ologie géru;rale, dicembre 1905).

(lournal de Ph!Jsiologie et

Grazie al lavor·o metabolico che gli é proprio, il r ene agisce allivamenle sul funzionamento gene1·ale dcll'ol':zanismo. Invece nes:;u1aa delle ricer che sperimentali finora pralicale r i uscì a dimostrare l'esistenza di una secr ezione parlt<'ol al'e ben definila, che passando nel torrente cir colalor·oo eserciti una delet·miuata azionl':l sui processi nutr itivi, simile, ad e~e mp io, a ciù clte verificasi per In tir"irle, per l'i pofìsi, ecc. Soltanto si potè dimo ~trar·e il pntet·e anliuremi1~0 degli eslr'alli e dei succhi ren ali e del sangue pr oveniente oa l l'emulg.-n le. Pertanto Il rene possiede un potet·e antitossico pat·agonabile a quello del fegato per la flssazione e trasformazione di Laluni pl'odolli dannosi. Recen ti lavo1·i dirno~tt·arono come il rene più che un fìltl'O sia una ghiandola e come l'attività sua glandofa r e possa spiegare il potere antitossico del r ene. Infatti la secrezi one ~landol a re decomponesi in un dnplic~ aLlo consislenle pr ima nella fissazione e tt·asformazione dei principii tossici, secondariamenLo 11ell'clim inazione di tali prodolli più o meno m odificati.


RIVISTA DI MALATTIE VE~EH.EE E DELLa PELLE

707

Quando i prodotti tossi ci sono troppo abbondanti, pat•al izzano l'azi()ne se-cretor ia, provocando l'ut•em 1a. I succh 1 r ena.li c•mten~•mo i proc.lotli secreti della ~hia ndola pet· neu tral izznrt>, in v1a o rdinar1a, i vt•leni uremici, e l'azione dell'iniezione di tali suc<·hi è di atti var e, c.la. una pa r te. il polet·e antit0;.sico del ren e, e d'allra parte di fRvorir·e l'elimirHlZione; poiché l'azione autitosl'<ica r emila e la secrozio11e orinaria sono due as;Jel ti diff<Jrenti do•lla stessa funz ione ).!'landulare. Concl udendo, pt•t• 11011 potendo dim0slrare nettam ente la secreziohe interna -del ren e, si deve tl"altronde Hmmellere che il rene !."ecf'rn e dei corpi che hauno per elf~tto di n eutralizzAre i v e l ~ni d•' ll'or gAnismo "che ven ~Zon o pot·tAli al suo contatto, cambiandoli in prodotti meno nocivi da esso secondariAm ente eliminati. G. BERNUCCI.

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE • T. I. MANAH-'N· - Dlmo.str&zlone della apiroohet& pallida della sifilide e deaorizlone dt un metodo rapido di colorazione. - (Bvslvn medical and su r gical Jour nnl, Hl8 l"ZO 1005). L 'autore pt'OJ•One il seguente metodo di colorazione della spi rochoeta della s ifilide, che dà una colorar.10ne ptù intensa in cmque rninuti, in cambio del m etodo di Geimsa , per il qual& occot-rono 18 o re, per ollene1·e una colorazione pi ù debole. Il m etodo è quP;.to. Cinque decimi di grammo di pr·ecipitato di eosina bleu rli m etilens anidra si aggiungono a 100 c. c. di alcoole rnetilico pur-•, r .-'altivo ~11 rantito di Merck, e dopo otten uta una soluzione concentrata, si filtra. Si l'rendono 30 cc. del lil! rato e si aggiungono 10 cc. di alcoole melilico put·o. La tool uzione é cosi pronta per l 'uso ;··si devt~ tenere in luo~o fr esco, e ben tappato per evil at·e la evaporazione. Avvenenrlo questa, si fot·ma un precipitato che oscuf'a il pr epa rato, tino a renderlo indecifrabile. Si copre il . pr eparato colla soluzione goccia a ~occia fino a che il copri og· .getti ne può convenien temente con tener e, per un minuto. Quindi si aglo{iunge acqua a gocce, fino a che si protiuce sulla super ficie una patina metallica; snglio:10 bastare quattr o gocce Si fa stare pe1· cinf{ue m inuti ·e si lava con acqua - f{Uanto basla per levare il liquido colorante. I COJ1luscoli rossi si colorano in b leu, e la ;.pirochoela in z·os!."o. Prolun gando la lavatura ·con acqua, l a spiz·ochoetu si scolora alquanto. Si a sciu~a il copr i o~ge tli alla tìamma e si JHOnta 10 bal;.amo. Bisogna avet• cura di slenJere bene e molto unifùrmemenle il materiale di e;.ame. M erooo 01 PnESA DEL :.tATERtALE. - a) D11l si;li loma. Si lava la lesione con acqua e garza, asportando quanto più o-i può del tessuto necrotico. Con un tenotomo si fa una ptccola incisione di 4 mm. di lungh ezZII per 2 di profond ità nel punto di unione tr a l 'area ulceri.\la e il mar·gine in dut·ito. Si asciu~Za il saBgue con garza, e si comprime per far e la emostll sia. Col dot•so di un tenolorno si pren de un poco di lll!!ter iale dal fondo e dai mat•g)ni della ferita: esso è un '3iero sanguinolentn, che si stende sopra un copri ogget to di 7/ 8 òi pollice, ben' pulito con alcool assoluto e'l etere, cc11ne per i pr eparati di sangue;


708

RlVISTA DI :\!AL.ATTIE VENEREE E DELLA PELLE

&) Dal muco. Varia il metorlo di presa colla localizzazione della lesione_ Nelle scr·epolaLure della lingua o nelle papule mucose ulcerale si lava con garz.aed acqua, e il materiale vi eu p1·e~o con uua piccola spatola smussa, colla quale si rasch ia lei!IZ'eru1ente la base della manifestazione, dopo arrestato il ~-temizio <li sangue e steso sul copri oggetti. Nelle papulè r ecenti, non ulcerate, se ne solleva il tn araine col t<'nnlorno, e una g ·)ccia o due del sier·o sanguinolento proverrienlt-~ da ll11 piC'.COia t",;r·1ta, si spa r gllnO sul v('lrino. c) Dalla pelle. Si può o"ser·va1·e il siero di una vescica pr ocur11l0 con am· moniaca concen tr·ata: mA a questo metodo é wr~lio sostituire qul'sl"altro. Si st1·ofrna la pelle con nlcool e.! acl'(ua. Si sceg-lie una delle più beli~ macchie o papu le, e se ne raschiA lo strato ~·1perficiale della pelle fino a comparsa di poco ~ie1·o sanguinolento, finn a for·morsene una ~occia , dove si fa to ccar·e la faccia del copri oggetli. La ::roeria clte gli aderisce :::i stende. L'autore ri por ta 18 C'asi di esam1 suoi che dtedero le seguenti vat•i t~z ioni della prei'enza od as!'enza della spir ochof'lA pallit.la: 1

Sifilomi . pre>;enle 4 ca!'i \ Papule mucose . . . 6 )) " DrAGNO!'I CLIKICA.- · Manil"estazioni c utanee )) 2 n Sifilide. ( Stwgue . . . . . . l) o .. » Gomme della lingua . o •

~ssente 'l ))

l)

» l)

caso

• o ,, 3 ),

4 J

• ))

DJAGNO!';J CLINJC.~.- ~ AJ!~:zioni non s(ti·

Pre;:enle O ca;:i -

assente 6 casi

liticlte o dubbie, Conclusioni: 1° L'aulo1·e dalle i'ue o~;:ei'vtnioni ritiene C'he la costanza del 1·eperto della spi1·ochoeta pallida nelle les1oni sifìliliche dimostra d1e essa è il vero parassita che pt·oduce l'in fez ione sifi litica. 2° Che col suo metodo si ha una maniera p1•atica di fare una diagnosi precoce, il che giova per intraprender•' prontamente il trattam ento specifico . 3" Il reperto della spirochoeta pallida nelle papule mucose convalida il fallo clinico noto della loro cf,ntagiositit (1). G. DELOGu. Dott. HIRscH. -

Cura dell'artrite blenorragica oolla .tasl alla Bier.

(Zeruralblatlfiir Chi rur'gie, n. 9, anno l l;l06). L'auto!'e r·iferiscl:} di aver i r alla lo, colla stasi alla Bier, :~5 ca si rl" infez.ione gonococ•:ica localizzata all'articol azione del ginocchio e di avere ottenuto pr onta scomparsa dei dolori articolari, s ufficientemente pronta detumel'az.ione e non ha mai o;:;s~rvato rigidità articolari consecutive. Appli cò la stasi 2 volte al giorno, dapprincipio per pochi minuti, poscia · per m ezz'ora fìno a un'or a. FUNAIOLI. (l ) L'autore dPila recensione. convinto fautore della efllcacia cl~II'Mportazione clel sifiloma, como cura al to rti va della infezione .silllitica. ha pubblic.110 nn dal 1896 una ma memoria (Riforma medi ca 2 ~iu~no 1896), allo scoro principale rfi promuov~re l'adozione di tale l•iceola operazione In morto ~e­ neraltJ nell'esercito, e cot ttiJilare una lar~a e ~•stematiz1.ata ~taHstka basata sui risultati del gran,le esperimento, a Il ne di risolvere rl conlro,·erso argomento della eOic.~cia o meno di tale Intervento allo scopo pre•lello. Le nuo,·e SCOJlerte e questo lavoro ora r••censiorJato in i<pecie, che i signori coJIPgbi Lecnici non lasceran no senza e'ame e controllo, valgono molto per porre la flropo~ta mor:testa del redattore del 'Jlresente nella via di una piu ragionata attuabilità. G. OsLoou.


709

RIVISTA DI TERAPEU'fiCA TI. MARAGLI -'NO -

Adrenaltll& ed infezioni looall. dali e delle cliniche, 9 g:en nuio 100b).

(Ga.s~el{a degli Ospe-

Nella leller alura esistono rasi di flemmo11i 1";avi e di necrosi esleF<e, attribuiti alle iniezioni d1 udrenallllH; 1'.\uto•·e vo lle l'icercare sperimentalmente l'influenza della ~tes"8 sul l 'evol uzione d'infr!zioni locali provocate da micT'Orgaoismi d i va•·ia virulenza. Prima sua cura fu di aF<sicurar·si sperm1entalmentt> dell'innocuita delle injezioni d'u na soluzione di clcJI'Idruto di adrenalina all'un per mille ~ui tessuti sani di un conip;li•·>. Quindi in una prima serie di otto con1gli iniettò a tu l li delle colture di stafilococ<'O do•·ato in prPporzion~ di un centimetro cubico per ciascheduno di 6f<!;i ed a quattro di ess1 pa1·imenti un cenlimett•o cubico di adrenalina in soluzione all'uno per duemila. l (jua ttro co•ugli che erano stati inocu lati con il solo stafilocco rnori(·on o sollec:ila1nente, mentr e n\'g li adrer:alizzati la mor·Le fu notevolmente rilardtJl!l. Due di e~<si erano stati inoculati con una coltura virulenlissirna e non mo~trarono alcuna l e~ione locale, mentre al COntrariO dite altr i inoculati COn Ulla COltura 8lleDUI)la perchP, vecchia, presenlarono una gr·ave inf~ziom\ locole ~otto forma di flemmone. L'Autore ~pie{!a tali risultati col potere isehem izzanle dell'adrenalina che •·itarda il passaggio dei germi patop:eni nella circolazione e per consegueuza la mo•·te per setltcemia, favorendo invece l o sviluppo di un'infezione l ocale. I n una seconda serie di e$perimenti, ricercò quale fosse l'influenzA dell a adrenalina ~u micr organismi di m<>dia virul t>nza che ini ettati aJ animali pt·oducono un'infiammazioni:! locale evidente senza causare l a mor te. Dieci conigli venner o inoculati sotto la pelle dell'or·ecchio destro con un mezzo cen timetr'o cubico d'una stessa cultura su brodo d1 !SLI·eptococclti di media vir ulenza; in pari lern po, cinque di essi vennero inoculati, alla base dell'or ecchio con una soluzione di adrenal ina alruu per duemila . L'influenza aggravante della adrenalina fu manifesta; non sollonto fu molto più intenF<a la r<>azi'lne loca le negli ani mal i adrenalizzati, ma tre morirono e due si manlenner·o per più €!iorni in uno stato g1·avi:;simo, mentre rlegli animali di roratr ollo non m orì alcuno. Par imenti marcato furano le diflim~nze dal punto di vi~ ta della natuea del le lesioni; mentr e i coni~ l i di controllo p1·esentat·ono soltanto infiltt·azione sierosa dell'or ecchio, !!li allr·i ebbero ga ngrena o umida o sPcca. Uguali r isultati si ottennero con lo stalilococco. In un'altr a serie di esperimellti volle stabi lire ;;e dei m icrorganismi inoff'ensi -..i inoculati da soli poteva no d i ve n te re vir nlunti per dc·i tessuti anemizzati con l'adrenalina. Adop erò delle coltur·c attanuatisl'imo di ~tafìlococchi speri mentale su d'un coniglio, inietlllndo quest.e a dieci conigli, praticando a cio que di essi una seconda ini ezione dt'llla solilH sol uzioue di adrenaliua all'uno per duemila nella proporzione di un centimetro cub tco rer cinscheduno. Gl i animali di controllo pret'-entar ono soltanto lie\'e r ossore e legge r a Lumerazione, mentr e negli altri si produssero degli ascessi e due mori r ono in capo a tre g iorni.


710

RlVl::iTA DI TElUPEUTlèA

Da ùllt mo injellando alla periferia di ascessi e di llemmoni g1a w via ,re vuluzione una picco la quantità clelia sudJett a !:'Oiuziono di adr enalina, e cio in ra~ione di non pii1 di due centimetri cubici, vide sempre aggravarsi notevolmente la lesione local e. L'autore r itiene non si posl"ano applicar e esattamente alla patologia umana i r·isultflti delle sue esper ienze, riconosceudo quan to le cond izioni della pratica ch irurgica sif!nO differenti da quelli dell'esper imento, sia percl1è nel l'uomo ra-. r·amente im pie~ansi soluzi,)n idi adrenalina supet•Joriall'uno per 10,000, sia perchf. l'mcisione chirurgica da esi LO a buona parte del liquido injettato, e da ulti mo perché nell'uomo. ll'llllandosi di proces><i infiammatori i locali, la fe rita viene· dr enata, ciò che as::;icura J'e;;ito all'esterno dei pr odotti noci vi. Tu ttavia r itiene, che, ad onta di tali condizioni, che notevolmente di minuisclìno i pericoli dell'iscbemia ath·enalinica, sia imprudente l'usarla a livello dei tessuti infiammati o nelle l or o vicinanze, e do,·ersi utilizzare tale sostanza sol ton to negli interventi su tessuti sani. G. BER NL'C CI. SEVERINO. -

llleto4o aempllolsalmo per aooprlre la atomatlte mlnacolante, l'Intolleranza o la saturazione medicamentosa durante una cura mercurlale. - (Semaùte Mddicale, n. 16).

Pel' conoscer e quflnùo é imminP.nte 111 stomatitc Ju ran te una cura mer curiale il F ournier ri chiama l'attenzioue sulla "iodr ome da lui delta stomalile d'allarm e. Questa consiste in un gusto strano nella boc~:a, alle~amento dei denti, l ieve imbarazzo nella masticazion e, alito di odore non anco1·a fetido m a forte, uno dei secondi molat•i scalzato, e talvolta anche qualche incisivo , dolore alla p1·essio11e sopra di essi ed arrossimento delle geng ive. Il Severino ha e"-CO!!itato un mezzo semplicissimo pet• sèopl'it•e quando la stomatite m en~uriale é imminente. Egl i passa con un pennellino la tintur a di jodio fresca e pura sopra uno o più incisivi inferiori nella lor o fa ccia este1·na poi invita l'individuo ad in saliv~t·e abbondantemente quei denti. Se la r eazioneè positiva, a capo di un m ezzo minuto circa, i Jenti si coloran o i11 r osa più o meno cat·•~·o . Il coloramento é dovu~o alla for mazio ne del bi-joduro di mercuri o, la qu ale si lta solam~nte quando, per reccessiYa quantité di mei.•curio circolante nell'organismo, esso si el1mina anche co lla saliva, oltre che colle feci e coll' urina . Quesw metoùo di ricerca dE\! mercurio nella saliva può !:'ervire anche nel caso di un avvelenamento in cui il vel eno sia ig noto. o quando siasi compiu to a scopo suicida e l'infermo si rifiuta di di t•e di quale sostanza tossica si 1'-i a servito. A. Mr::LE.

Applloasione 4el raggi Bontgen alla. leucemia, alla pseudo· leucemia e4 al oarolnoml . - (Zentralldatt fii r Chirurgie, n. 9, 1906).

Dott. C oHN. -

Il Coh n dice, cb~ nei pochi casi d i leucemia spl enica, nei quali applico lacura Rontgen, ebbe, dopo poche sedute, un m iglioramento sor·pr endente nello stato gener ale dùi pazienti e.l una dimmuz1one d iscr eta nel v olume della milza. Più tardi pet·ò, ad onta d~lla con tinuazione della cura R•3n tgen, l a malatlia si l'ia~gravò e costt•inse gl'inJh·idui a r icorrere ad altre cure. Dice inoltre che otLenne buoni ri sult11ti in due casi di pseudo- leuccmia eJ i n va1·i cnsi d i Cfii'C~i nomi cutan ei: s ul cancro cu taneo del viso e~li preferiscedi regola la terapia ROntgen alla cura chi rurgica. FuNAIOLI.


711

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA Bulla. metodica p n la prepara.done del vaccino antlpestoso . (Zeitechr. f. llyr;., vol. 50).

Gos1o. -

Le diflìcoltà p1·incipal i che si l tanno nella pt·eparazio nr. di 1111 b uon vaccitto anlipestoso sono essenzial m Pn l e tre, qtH' IIa di prel'ar·a re una gr ande q uan tità di materiale attivo in breve tet t\po, quella d i dare uno ~ara nzia a,;solu ta su l! ;:~ assenza el i germi estranet, 'fu PIIa di gar·t•rtl l r e ~u lla 8tobtli ta tl(!lle do;;i fi;;sa le per l'inoculazion e. L'Autore per ovvia1·c nel miglior m odo possil.Jile Il queste ditlic:ollà che possono 1·enden:l 111e no app.li cabile un m ezzo di i1nmunizzal'.ionr atti va itta u~urato dal Ferr·an ::1 proposi to del cctlrra e che è di mostralo n\'er g tà re~o degl i ottimi servizi a proposito d<>lla pes te, ha m e,:so in opera un nUiw o t11odo di preparazione del vaccino bAsato specialmente sulla coltura del ~e r 11 r e peslnso in larg-hi e ><Ollili stt·ati di brodo nntri tivo, sulla sepa1·azirm e esalta dci balte1·i da l liquido colturale per mezzo ùi un sie1·o ap:f:lulinan lc, !'= ulla pr ova de lla stel'ilita per mnzo del lellurito potassico osf'ia pel' mPzto d i una pro, •a biologica di· pendente dal ratto che q uesto sosta nza comunk a una colo1'azionc 11erast1·a ad un li'juidv contenente ge rm i !JIJO sta to ''i verr lt>. Questo melodo hu il vantaggio anche di pote1· forni1·e il ITI''Jdo a i ti tolare p1ù faci lmente e più esattamente il vacci no (peso del l i q u iJo COl ti enen l e la ll t8Sf'<·• btd lt?r icn - pc·so del liquido se11Za i corpi batteri ci pl!:;o della 11cassa batteri ca) e di escl uder e l'impiego d e~ l i a n ti settici. Riassumendo, i pu nti prin ci pali su1 quali si ha ~ a qu c~ t o nuo vo metodo di pre;)arazione del vaccino pestoso sono i seguenti: 1" Coltivazione del ba cillo specifìco ,.i1·n lento in strati e ~ t es i , ma so ttili, di brodo ; 2• Precipi taziOne dei g iov a ni baLI eri per m ezzo di un ~ i e 1·o di forte potere agglutinante e separazione del liquido non impiegabile; 3• Slel'il izzazione e prova della sl e1·ililà per me7.ZO del tdlurilo potassi co ; 4• Ti tolazioue del "a cci no : 5• E sclusione degli antise ttici liu ci tandosi ad una ri g01'osa asepsi . T es n.

=

Contributo allo atudlo della plroplaamosl. - (Rioista cl'artir;lieria e genio, vol. 111, 1906).

BARUCHELLO E MoRI. -

L e piroplasmosi, fino ad o1·a, fUI·ono ~en e 1·a l menle consic..lec·a te come mnlallie esotiche. In Eu,·opa esistono soltanto le ossen•azioni di Gug l ielrni, dt Russi e di Ziemann. Ad esse devono a gg iun~er·si quell e nurnero~e fatte dai due AA. sui cavalli della g uarnigione di Roma e dei r eggimenti che si 1·ecano ai poligoni di Nettuno e di Bracciano. Colorando i preparati d ~ sang ue colla miscela ùi Giemsa, essi osservarouo dei parassiti endog lobulari di t'o rma e dimensi oni vade, onde, dal punto di Yi -


112

RIVISTA D'ICIE:\1': GE:-I ERALE E BA'M'ERlOLOOIA

~la morfolo~ico, li divi~ e ro in •ruallr o gruppi pl'incipali: t'orme rotond eg-gi.lU li, forme allung-ale, forme in vi n di S~' ÌS"io ne e forme flagel l ate Volenrlole dispor re a seconda dPII11 f1·equer~za ~larebloero in que!:t' ordin e: forme ro tondegginnti, fo•·•ne allungate, forme llag .~ll ale e fo1·me in viA di sci s:-:ione. Il numero .lei ~lnbull contenenti i pa r a"«iti varta a seconda del momento in cui !<Ì fu l'esame, ed a !'e•·on iu della g ra ,·i là della malattia; talvolta si r i~con Ll'ar ono i n vnsi d ai paras!'iti li 110 i l 50- GIJ per ce n lo dci g-lobu li. l tentativi f'utt1 dagli AA. dt riprndul're lA mAit~Lt.iA inocu lando 10 cc. di sangne l'iccb i;";sinlo di p81't~SSili, ueltot•rent.~> ci•·cnlalori o di cavalli sani, sono t'i usciti infruttuosi . GRIXONI.

E. R. Ro!':S - La questione del modo d 'lofezlone nella febbre dl lllalt&. - (T/te ./o11rnal qf trrJJ'ir.al medicin" , fH'nn. l ?l, HJOii). L'.\ . dopo ovet· pns~Atn i n t'asse!wa e di!'cu;:si i seguenti modi d'in fezione do•IIA ft'bbre di Mnlls. o rin è: il rontallo dirello. ,zlt abili inquinati. l' ut·ma infet~a, l'arcrua polahile inqni11aln con urina, in!"elli pungenti, altri mezzi 111rlir etli, c,nclutle con l'nmtnett,..:--e la pos!"ihllilà d··lla ll'asmi;:sion\' della malalliR pPr 1nezzo d elle poh·eo·i, dell' acqua, cl egli ali m~nti, d•· Il' urina i n fet ta, meni r e [!li ~embt·a impr·oha hde ol C• nlA!!io diretto. ln q u11nto lillA possibilità cloe insetti pungenti, come il Cule:r. t'ipiP.n.~, i l Cule:r. fatigan.~ . la Sle(lomya fa/ciaw, l'AcarlOIJllfa .;ammilii, pn~><ono lrasmellere la malattia, l'A. la ri llene dPgna di fermare l'attenzione degli !"l utlio<>i e diman.ta quindi che !li facciano r icerclte ampie t'd e>;a uri(•nti !'<ulra rgqmenl C'. T ESTI.

Go<;JO. -

Indicatori della vita batterica e loro pr&tloa Importanza

(Zeit.~ehr.

f. H 't(J ., YOI. !l i ) .

L'autore in due nole precPdenli (:H Atwile e l~ mag!.!io 1 90 ~). in una nota t•ia,:;sunliYa (H a).!'n!'<lo 1!lO:>) pt·e;:entate aii'Accntlt'mià dei Linrei e in q ue!>la dt!lta~ l iata pubblicAzione COillpar>:a nella Z eit.qcfo·i f t ,fìi r lfygiene, espone ilt•i!>ultalo d l·Ile sua ricerche sull'azione dei telltH'iti e se leniti alcalini quali buo11i indici della vitA balleric'l. giAcché e!"si venf'I)IIO scomposti dAi micl·organismi e trasfut'mn ti in prodotti di riduzion e colortJti chr Yflt1no a pigmenlar e le cellule \'Ìvenli. I tellul'ilì danno un preeipilato nero, i seleniti un preripilato r o,:so. Sono preferibili i primi perch r la colorazione é più nella e meno e><entc rla equivoci e pe1·chP ~()no pt·ndolti pit't stabili; è t•accOtnanda to soprattutto il telltH'ilo polassico. La r N•zione è sem>il,ili<:simn; Pl'\S8 l> però, cnme luUi i fenomrni biologici, in dipenderoza di ><pecial• Pnndizioni rhe ri g·.tardano tonto la qoantità che viene postA in opera d nl r eAlli vo quonlo alcune condizioni di vita dei microt'I!Bnismi. La rt'az.wne è specia lmente sem:dhi lizzata quando il Ler·l'eno nult•ilivo contenga de Ilo wcclll' t'O. L'Aul() t'e roccornandn l'im piPf!O di questa r eAzione biochitnir a spec.ia lmPnle p••r l a dimn!'lt'a7.ione d•>llo strt·llilà dd sit>l'i t~rapru ti ci, dei cosi detti vaccini m(~rti C()m~ é il CA!"O del Yaccino pestoso (p. es. il vaccino antipe;:toso d i Hnll'kitlt') con,.ido'rAndo che il sale agisce cnn evidenza anche od una diluiziOne dPII 'J:JOOUOO n deli'J :iWOOOO, rhe n e~li anim<di du esperinwnto 1'1nnesto rli 5·10 eme. della soluz ione 1 :251J00 produce appt~ na f~:nomeni locali dileguahil i in pochi


INDICE DlBLlOORAFICO M.ED I C0-MlLITARE

713

giorni , che i pr·eparati d' uso ipodet•mico s'impiegano d'ordmarìo in volumi rela1iv~:~ n~tmte ristretti. Questo processo di valutazione della slet•ilizzazione dei vaccini e impie ~alo òal Gosio nel suo metodo per la pt·eparazione del vaccino anlipestoso. T ESTI.

Intorno alla lmmunizzazlone attiva dell'uomo contro il colera medl&ute prodotti d'autoltal del vtbrione oolerlgeno, ed Intorno .alla. natura di questi prodotti d'autollsl. - (Sperimentale, an no LIX, fa·

.BERTARELLI. -

·scicolo 2°, ltlarzo ·apr·ile). L'A. dimostra con prove spet·imentnli in parte esPguite su se stesso cl1e il metodo del Shiga tl'immunizzuzione coi pr·odolli aulolitici oietet'rnina nell'uomo e negli anilllali, anche pel colera, la con1parsa di agg lutinin e e di !'Oslanze baltet·icide, e che la dul'ala d'immunizzazione é notevole e pat·agonabile a ({Uella che si ha cogli altri sistellli d'immuuizzazione alli va; che si possono ottenere i prodotti autolitici immunizzanti allo stRto o>ecco, p r ore~so per6 costoso e poco pr atico; che si posso110 aver·e p1·odotti immur11zzanli aut1)lilici anche con germi privi di ciglia; che il materiale autolitico del bacillo tifoso e con tutta probabilita costituilo, almeno in gran porte, dl'l sostAnze !•rn teiche del f(r·uppo ·delle nucleine. TESTr.

INDICE BIBLIOGRAFICO MEDICO-MILITARE 4rchioes de merlecine et de pltarmacie miliiaires, luglio. -

IveRSENC: N ola sulle evacuazioni dci ferili per mezzo di treni ~anitari della r•ele ferroviaria del sud della Francia (a scartamento ri dollo). - ORourNEAU : I cuochi mil itari. - Fot.LCNF'ANT : l mpres:>ioni chit·urgiche della guer'ra ru:>so giapponese.

- Agosto. - OunRULLE: Il servizio sanitario nella ~uerra di montagn~. - Sellembre. - EnlWT: Studio sul tr•asporto dei ferili in montagna e sulle barelle alpine. - ÙADtOT: Un apparecchio di l r »sporto per fer·iti distj'si. - GAUTHIER: Descrizi one e modo d'inapiego di u11a slrlta-bul'ella per· lt·a~porlo di ammalati. Gbl:vRrEn: Nota sull'usò del per borato di soda nella cura delle ferite. A rchioes de médecine nacale, lug-lio. - BAnTtii~ LF..\t v: l pacchetti da medicazione per il tempo di pace e per il tempo di guena n<'lla ma r·ina francese. - BoNAIN: Estirpazione Ji un volumino!'o aueut·is1na del la femorale. Agosto. - Statistica medica della marrna ft·ancese per il 1!102. -Settembre.- CAZAMIAN: L'ami gdala quale via di penetr·azione del cncc0baci llo pestoso. L'an~iua pestosa, spP.cialmenle nelle fo1·me Jdl'atl'ezione dell e p.~l ­ monari !Jrimitive.- PLAZY: Ulceri ~ililitiche multiple.

Deutsche militiiriir·~tliche XeitschrUi, lug lio. -

EcKERT : UsservRzioni bulteriologiche sulla dissenteria nella Cina settentrionale. - BR UNZLO\\': L'importanza della mod~rna chit·ur·gia nasale per t'Attitudine al servizio mìlitat'e. - v. REtTZ: Caul'e e cut'a d~l r I leo.


714

DiO ICI:: DlBLIOGRAFICO ~lEDIOO ·M fLI'l'ARE

Deuusclte m iltlariir.;tliclte Zcifschnfl, a~o !:>-IO. - KOIKE: l risu ltati del se•·vizio~anita•·io milita•·e ginpponese nell'ultima {<'uerra. - H1uscn: <lsservazioni di chicu r~i a milittJre nella g-ue!'ra contro gli Ottentott1 del 1904-05. I l ELHER: Sulla par otile ed orchi te epidemica e le sue com !Jlicazio ni.

Areh io"s m,·rfica lf'8 bel ne.•, luglio -

BOL'RGEoss: Dell'ançhilo:;;lomiA'>i.

A go~lo.- MEHRS: Tri pano~'<omia!;:i e malattia dd sonno.

Journal of tlle A~sociation. o( .\1ilitw•tt Su roeo,ls, lug-lio. - 'VoooHUPF e 'W oooerm y: LR pl'olìl~:~s~ i dtelle malattie nell'e~el'cilo. - DEVI NE: M etodi pratici per la ru•·ifi ca7.ione d!'ll'&cqua potab1le. - Ross (tenenw colonnello medico dell'esercito me:>sicano): M ezzi pel ll't~"POI' lO di fei'ili distesi sopra s li'Sd<' di montagnu. - ::-\uHMA.:-.1 RoBERTS : Hiforme pr opost-e nelle latrine da ca~t~po. - PA GE: 1\'laiRr·•a e zanza•·e alle isole Filippine. A.~.wsto . -

VA~ R..:l"SSELAI!R

T ULLY v A l' GliA N : 14 ras;.

H OFF: N ole med!co- rr.ilila•·i in Manci uria.F-erite d' ar ma da fuoco dell'addome. os~ervazion i su

Selle mlm~ . -

8f:YB!\ : Pr ofìla:;si delle malattie e specialmente de~ti esantemi nella mat·ina. - M ILLER e THOMBURGII: Cura detta ;.:-onorrea nei m iIHari. - TH O~tA SO:-<: Analge,.ia spina le nella chi rurgia milllare.

Jou r nal o.f l/w Rrlltal Arm'J M edicai Corp.s, lu!!lio. - Happorli delta co mmis-· ~ione per la febi>re medrterranea (<;t;gue). - BRuce: Sull'uso doStli a pparerchi Runt~en (~e~ue). - BRuo~: M ahJtlie parassitari e del sud Afr icA. - LENT H AL CIIEATLE: Lfl mnb•lìlit d ella pc•lle io r appor'lo colle f~rite da fuoco. - GkEtG: D~tlH d ~lta compar·!'ia del bacs ll0 dellu peste nel ~ang-ue periferi co. - T.\1\AKI : L'igi ene e il ses•vizio !'M ilario nell'esercito giapponese. A g osto. - Rapport t della comll·,issione pet• la febbr·e med ileL·anea (seg ue). - Il ARRISON: Metodo r aprdo e prAtico per l a diagnosi della febbre tifoi dea ." - BevERJDG J'>: I spezione deJ.!Ii alimenti conservati in scatole. - St!l tetub•·e. GAIFFI'fH e FJRTH: Steril izzazione dell'acf!ua. febbr•c:: tiroide col ,·accino ti foso.

BraT : Cura della

Le CadlleGe, 7 luglio.- Il ~P. rvizio saoilar·io rus,.o in Manciuria. - L a tenuta del soldato g iapponese.

Co~" e viste~

- 2l luglio. - MATWNON: L e evacuazion i per mezzo di navi nella g uer ra russo~ ~a ppoue>'e. 4 ag• '"lo. -

Rouss..:L e

LESNES: Osservazioni di ister ismo in militari.

MATJGNON: Gli ospedal i bai'8C(:he di T oldo. - FROELICH: n servizio ~anitario militare all'e;.posìzione di M ilano.

18 agosto. -

1° settembre. - F ASQUELLE: Vaccino nor·male e vaccini m odirìcoli nelle riva cc inazion i. - BotGI'Y: Cril1ca del moteJ·iale di set•vizi o >'anilariu in cam-

pagna. 15 setlcmiH·e.- Foi. LENFANT · F ormAzioni sanit.ari e di b11lleriologia e di di:;.infezione. - LAVAI..: La ca;.a di convalesce11 za militare (Soldaten GeneFlllngheim) di L eltenb:)clJ. GIAN l PieTRo, cupi tano m edico: Su pra un caso di dacri oaden ite bilaterale dur ante rl decorso di blenorJ'lH!ia pr elr ale acuta . Frascati 1!JOG (Estratto dali& Rivi sta ita liana di otLalmologia) .


BARILE CESARE, tenente medico: Un nuovo processo per la cura radicale del varicocele. Milano 1006. {Estratto dalla Clin ica ehirurgica). Nuwou AN T ONIO, capitano medico: Uso dei rai!g-i Roentgen 10 otOI'iuolarin gologia paragonato all"uso nelle altr·e sr:ienze mediehe. Biella 1906 (e~lrtrtto dall'Are. ilal. di otolog ia).- Traite cl'f!ttrtii.me, publié sous lA diredion de P. BHOUARDEL el E. ;\Ios~Y.- l X. H.'J!JÙ:ne miliLaire per J. RouGEr et CH. OOPTER, Pari s Baillio:·r·e, HJ07. Un vol. di 350 pHgine ~ou 69 figure nel testo. Fr. ì 50

CONFERENlE S~IENTlFICnE DEGLI O~PEDAU MILITARI SOIMARIO DEGLI ARGOMENTI TRA'ITATI

(D.u PROCES~l VERBALI PE RVENUTI AI,L'ISPETTORATO DI S,naTA )11LITARE DAL 21 GIUGNO 1906 AL 21 SETTEM..BRg 1D06).

M emo rie lette: s0ttotenente m edico MONACO ARTURo; La ti1·oide nelle infezioni settiche, contrrbuto analomo patologico. CASERiA (giugno). - Memorie lette: tenente medico GtAQUINTA SALVATOnE: Squilibrati e degener ati. Conferenza. l3RESCIA (marzo). -

L lVORNO (giugno). - M emorie lette: capi tano m ed ico SANTORO GIUSEPPE: Un caso di fimosi ade1·ente ed un C8!<0 ùi ascesso acuto profondo della loggia parotidea 8inistra.

Il caso di fimosi fu notevole pe1· aderenze tra la faccia dorsale del glande e il prepuzio, donde nacquer o dislul'bi rrell 'orina7.ione, essendo stato il meatoOt'iunrio otturato dal prepuzio stirato in allo. Resasi i nevitabile un'operazione , si dovette scolpire nella parte dor·sal e un nuovo glande unendo l'odo prepuzi aie all'asta. L'infer·mo usci poi perfellamente f{Ua r ito.

Memorie lette : sollot~nente medico di complemento A MENTA GAETANO: Sopi'a un caso di Epiplocele crur ale. :'IIESSINA (luglio). - M emorie lette: lenente medico INFERRERA ANGELo: Localizzazioni della sifilide nel si!>tema ner voso. PALE RMO (maggio).- Comunicazioni: tenente colonnello medico BERNAnDo L UIGI: Presenta due inscritti .di leva 1·icoverati in osservazione per sordo· mutolezza, roelteudo in evidenza l'ar resto di svil uppo dell'apparato utlilivo esterno, per cui il condotto è rimasto allo sta lo infantile, cioè br eve e diritto, cosicchè è possibile fare l'esame della membrana del timpano direttamente.

M ESSINA (giugno). -


71Q

CONFim~NZ E SCI E:-iTll:'1CHE Dll:GLI Q!;;PEDAL.I MfLil'ARI

P.-\LEHMO (giu gno).- Co munica~ioni : tenente colonnello medico BERNARDo L u1G1: Presentazione di due casi di m el anconia con sìLofobiA, e di un ca,;o di insufficienza psichiea.

Io. (lug lio). - Comunica;ioni: l enente medico CtAURt RosOLINO: Presentazi one di un amma lalo !'i co veralo nel ri parto venerei. Trtllta ~i di un individuo silìlilico atft!tlo da l:'rniple).!ia ed emianeste:sia destra completa associata a notevole r·i st•·ing-iHlen to del campo visi\'O >P. scompa r~a dei t•itlt!ssi t~ nùin •·i nel IALO atTdl.o. HAVENNA. (lu~lio). - Comunicazioni: tenente merlico CASARJNt ARTURO: Comunica i r·i sullali dell'esauw psicoant•·opologico del banùilo Giu;,E> ppe Musolino fallo nel penitenztario di Lucca. Premesso ch e a bella po~ta egli ha v oluto ritardare J'e><posizione di queste indagtrti fino nd oggi, in cui f ortunatamente é attutilo lo strepito eh~ solle,·n tale dt~ linquente e s'è dileguata la morbosa curior;:ilà degli amatori di processi celebri, l'A. fa J·ilevar e l'im portanza che pos~ono avere delle ricet•che pel nted ico milil.flr e, e ricord a in propusil.o i la\'OJ·i del Pucci e dello Scarano sulln del in•1uenza nelresel'cito. Quella vistosa variante umana, che fu Giuse ppe MY· solino , può r appr esentare Ìl• un'inchiesta fisio logica-psichica quanto di pi u inleref!sante può attrarre l'attenzione di uno stu dioso; e forse rimarra eccezio· ntl l l' per l'avvenire. Passa qt!inrl i a far e una desct•izi one minu ta de!!li a vvenimenli luttuosi di cu i fu triste p•·otagonista il giov11ne bandito, e dim.::>stra eh~ le numerose azioni cri rninalt, l e fJUSii ad un e!.'ame superficiale possono sembrare sl egate e di spa· rate, di spo~ te nell'Gl'dine naturale, danno sembianza di' una linea continua della condot ta eslet·iore del delinquente e d ivt>nlano una conseguenza fatale e spa · '' entosamente l o~i ca. Tutte le vile abbattute da Musolino sono al di fuori coll egale colla pr etesa innuenza sulla condanna di Reggio e al di dentro ..da un u nico s.enttrnento nato per essa e in!!J ganlilo uel cervello Jiel bandito. Divide perlanto l 'or dine ct·onologico dei delitti in ùue periodi; il primo che va dalla e vasione dalle cnr ceri di Ger ace all'uccisione della g uardia Chirico, dal gennaio all'agosto 1899, e che com prende cinque omicidi, qvallr o ferim en ti ed un allentato colla dinarni iA. Il secondo pel'iodo, che va dal mancato omicitiio del Sinicropi al fe•·i mento del Ziri lli, cioè dal febbraio al setterni.Jre del HlUO, n el quale si annoverano due omicidi, quattro ferimenti e due incendi. L'A. viene quindi a LralLnre sui 1wecedenti anamnef:ttci del bandito e m ostrn il quadro geOe!llogrco della famigliA, dal quale risulla clte tanto nP.I r•amo paterno quanl o nel materno dei Ftlast.ò, più individui ri sullao<O nevropatici, epilellici, nevrastenici. D'al tra parte il padre acC'umula alcoolism o, epilessia, la mad r e i sler i:-;mn e tubercolosi i d ·~i quutlro fratelli, tre portuno lo srampo del!en erativo: Vincen zi na, la sorella ma ~gtore , e la sola con a ppar enza sana; Anna è una ister·ica; I ppolita fu in preda a fenomeni d'indole epilettoid e; At1tonio, il più l!'invnnt>, è ir·asf'ibile e li tigioso. Er;:pos ta l' iurlap-t ne annmne.stica eredi l aria e personale, l'A. com unica i ri sultati dell'E-same antr opologico, p1•esenta fotografi(•, lL'arciHti e dise;.cui del bandit0 (~ fa pt·ima un esame fisico gt> nera!e d ell'indi,. iduo, poscia viene ad llflfl particolare anal isi del peso e della statura e parla Sl.tCC"'Sf:iva meute delle ano malie del cranio, della faccia, degli occhi, della bocca, denlalur·a, orecd1ie, mandibola, collo, torace ed a1•ti. Presenta il disegno cirtomelrico di Mnsolino dal quule l'isulta uno S\' tluppo ntag~iore dHl lato sini -


717

.:-!IWROLOGlO

slr o, e mostra la fotogr·afla der solchi pnlmari, delle impr·onle di gitali, ecc. Le numerose stigmate raccolte quali la plag io pr osapia, la confo rmazione di tullo il tt•on c-.o obl iquo di complessione, le singole anormAIIla del cranio, del viso, del collo e u n ce1·to g r ado di ipt! rtr•ic.;osi costitui scono allr etlaute o rm e anatomiche della detrenerazione ed assumono una importanza d1 un certo val ore se si tiene con lo degli antichi passi clelia famìglia sulla via degenerativa, e guadagner an iw ancor· più in con s r dr~ razior)e per i rre:.rolari de ll"or ga nisrno i n

la

funzi o n ~.

L 'A. vorr l.'bbe ot·a i noltr arsi nel l o studio della vita ot•ganica del bandite ma, stante l'rwa tarda il pr esiJen le ne rim anda alla prossima sed uta la conl inuflzione. SALERNO (fo,!iu ~no) . - Memorie lette: tenente n1e.Jico ARMAN:-<r CoRR ADO: Sul si ntomo .Ji T roisier. Iu. (luglio). - lvlemorie lette: tenente medico VENEZIALE ALHU·:oo: Su un caso di forma larvata di malaria, consider azioni dragnostiche e tera p(~u tich e. Pervennero ino1!1·e all' ispettorato d i sanità militare le se$!nenti memor ie . BAssu E., !.'Ottotenente m edico di co m p!·~ men to : Dia;.rnosi cl in1ca e diugnosi bal~eriol ogi ca dell'edem a ca rbonchioso. - CITA NN A i'\ ICOLA, mAggiore m E>dic:o: Un operato di epicislotomia pe r calcolo>~ i.- FnAGOLA V 1N CE~ zo, sollotenenle medico : Contr·ibulo slatisti eo a lla cat•ie dentar1a nei mi litar 1. - RIZZUTI GruSEPPE, l.ènente medico : ~~~ di una str·eptot1·ix palngenH a!<sociata al microsporou fur·fur nella pitiria!'i vendcolore. - I o. l o.: Azione della luce sulla fosforescenza dei batterii l umino:;t. - Io. lo.: Papillomi Jei venL1·icol i latera li del cervell o. - I o. I o.: Sulla vi r ulenza dei bacill i p:::eudo·di flerici associati al 'bacillo di Kock. - SmEcr G., tenente medico : Sulla r icerca dei ger mi anAer obii nelle a cque. - L moNATI BRRNARDINO, tenente medico di complemento : Le m edicins prevenli va e le ferrovie ciel lo Sta lo. Quu le dovr eubll esser e la profilassi contro la m elal'ia nolle fe rt•ov i~.

NECROLOGIO Nel ·di 21 agosto u. s. serenamen te spegneva s1 rn Roma, ci r condalo dalle affettuose cure della m oglie e dei fi g li il colonnello m edi co in riposo

Dott. VINCENZO MALTESE . l' Nat? .a Marsala i l 13 apr ile ·IS:J5, fu tra i primi ad accorrere nelle file delesercitO meridionale, non appena Gor1baldi sbarcò in q uella citt.à, talché con Dec:eto Dittatol'iale in data :20 ottobre 1860 fu nominato m edico di reggi mento· (caprtano) presso lt.1 r iserva dell'Ambulanza generale dei volontari ita liani.

l

·l


Ilo

)[Q V DI E~Tl AVVE:S OTI l'~~ L CO RPO S AN!T. E N E L l'ERS. l!'ARMACEUTlCO

C0 n tale grado entrò nell'esercito italiano in dala 29 giugno 1 86~, ed in e>;:;O percor-se r·e~olarm e nle la sua carrier·a s in o al grado di colonneno, co pr·pndo cosi la cari<'a di direttor e di sanila del XII corpo d'ar·mata prima e del IX poi in Roma. · n ,·unqul' egli si tro vò, come òipenolenle o superiore, !"eppe farsi amare e sliroare ; eorn pi sempre i l suo dovere con e«em plare Psa l tezza ; amorevolissi mo v er'!"o çdi ammal ati, no n lo fu meno ver so gli amici e ~l'inf6l'iori; animo fo rte, di lPm pra Ad amanlirw, era arnor·evole, sensibile, delicato ; oltremodo modeqo, si te11 ne apl)arlalo (fnando poteva em er·ger e. . Io cb~ l'ehbi superi or·e, U!!UA io• ed ar•1ico pnlei i n più occasioni apprezzat' r•e l'oae!"là dei senti menti e l a r•di tludiu e dt>gl i alli. Lascia tr-e fi gli, che sono non degeneri d..;l le virtu rater11 e. Ad essi ed alla ve,l ova de!<ol ata, rnando da questo :ziornal e, a nome dd colleghi le più sentite corr.Jogl inn7.e. DE RE:-<Zl

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico Ufflolali ln aervlzlo attivo permanente . (Qis pense N. 35, 36, 3i, 38 e 39 de l B olltlli»O uf/ìcial~ <W/lo nomi11t ).

R . Decreto 5 agosto 1906. Solto tenenti medici promossi tene11ti medici dali o agosto ·1906, continuando nell'attuale loro destinazione: 'PtcoNE Bartolomeo, r·e~gimenlo lancieri di Firenz~ - VECCilfONE Adolfo, 20 fanteria - MoNACO Arturo, n id. (comandalo scuola applicazione sa· nilà mililarP) - PoRRU Pietro, brif!ala al'liglier ia costa Sardegna - I ANNIZZOTTO Carmelo, 47 fanlet·ia.

Determina;iorre Ministeriale 23 agosto 1906. DE FAI.co cav. Andrea, maggiore medico, ospedale Napolì.- Tcasfer ito ospedale Bari. D EL Vgccuro cav. Ruggero, id. id. Bari. I d. id . Napoli.

R. Decreto 12 luglio 1906. ·Sr JNA Vince n~o. capitano med ico H fanteria. - Collocato a disposizione del Ministero delle finanz e, dal qual e per~epi ra g li assegni e le indennila speltantcgl i, dò l 1~ \u ~l i o 1906.

Determinazione Minisleriale 6 st:ltemi.Jre 1U06. MoNACO Costantino. lenente medico ospedale Savigliano. - Trasfe1·ilo R. corpo truppe colon tali . Pt·endera im barco a Na poli il 12 sellembt·e 1906.


MOVIM:B:~TI A VVE~UTI ~ EL CORPO S.A~IT. E NEL PI!:RS. FAR~!ACEt.:Tll'O

719

Determinazione Ministe r iale 13 settem&re IH06. VrNCI Francesco, capitano medico ospedale V euezia . - Tra:-;ferito H al'ligl ieri a campagna. SPINA VinceMo, i d. ·H fa nteria (a dispo>;izione <..lel Ministero delle finanze. - I d. ospedale milita re Genova, continuando a d1sposizione del M inister•o delle finanze. R. Decreto '1° settembre l!)OG. DeLLA VALLE cav. Fra n(:eseo, capitano medico ospetlu le Roma (co1nsndato M inistero i!Uetl'a). - Rettificato i l cognome come appl'esso: DELLA VA t.!. E cav. Francesco. Sottotenen ti medici pt·omo,;si tenenti medic i con decorrenza per g li assegni dal 1° settembre Ul06, con tiuuando nell'attuale destinazione: BEvAcQuA A ((reclo, ospeda le Napoli - ALFo;-.;zo Ltcirti, 27 fan teri a - GALLIA Amedeo. reg~b o ento caval lei!:.:-e rl cii Ca~e t·ta (comtondato scuola applicazio ue sanita militar e)- PAzzt Ernwndo, 48 fanter ia - PALUMBO Lui!;i, 46 i d. - ARCARISI r;iuseppe, 83 id. - M ODESTINI f'aolo , 1° arLi gl ieria campagna (comando SCUl)la applicazione ><fl tlilnria militare) - l\1 A:>:cuso Hoberto, 24 fan teria - Si t.INGA ROt Stanislao, JD id.- AMA1 o Li borio, 92 id. - St:ccHI Francesco, reggimento P iemonte Rea le cavaller ia. - BRACCO é'cluard l), id. cavalle~;.re ri di Lucca - MATUCCI Giuseppe, 5 ar·tigliet·ia campagna - De BrmNARDINtS L uigi, l" granatieri - LoNGO Oraào, 8!l fanter·ia - GR0$80 Vit. torw . 1• bersagliet·i - GroADANO Gica;efl/J~, 8 i~. - GAIOTTINO Carlo, r eggimento artiglieria montagna- RINALDI Onof r io, 9 her "aglieri - VILLASANTA Giuseppe, 58 funteria- D' ANNA A upusio, ospedale Savigliano.

R . Decreto 10 settembre l !)06. 'Rossi Cesa re, ca pitano medico 15 a1·tiglieri a campagna. - Collocato in aspettativa per infermihl 'tcm por ari e non provenienti da cause di servizio per la durata di sei m esi.

Deter minazione Minìster iale 20 settembre 1906. BURATTI Aristide, tenenLe medico R. co!'po tr uppe coloniali. - Trasferito ;!2 fanteria, dal 9 ollobr·e 1906. ·pALESTR A Giuseppe, id. i d. id. - l tl. o spedale Genova, dal \1 id. CoTRONEI Tommaso, id . id. id.- I d. 3 ar·tigl ier·ia costa; dall'8 seltembre 1906. MONA Pietro, id. to genio. - Id. ospedale Brescia. Rtccr Serafino, id. 11 artig lieria campagna. - I d. id. Al essa ndt•ia. 'SECCHI France.•co, id. re~tgimen to Piemonte Reale cavallPria. - I d. id. Brescia. SAGNOTTl ..4 ugusto, id. ospedaie V en ezia. - I J. id. Per·ugia . ROMELLI Francesco, ill. brigfl la a r tigli eria montag na del V eneto. - I d. id. Verona.

R. Decreto 8 s, ttembre 190G. I seguenti sotlotenenti medici di complemento sono nom inati sollotenenti medici in servizio attivo perma nen te con ri serva di anzianità ed assegnati per ciascuno ul cor po contt·onotat o : :MoRAl.l•t E {l idio, di stretto Torino. - Destinato ospedale Alessandr·ia. - NrcoLA Beniamino, id. id. - I d. 11 artiglieria campagna.- SPADARO Giuseppe, id. Reggio Calabria. - Id. pspedal e Lt vorno. - SIMULA Uba l<lo, id. Sassari.


720

MO VThi ENTJ AVVE~OTI ~EL OORPO SANIT. E ~EL PERS, FA.RMAOEUTl C<>

- Id. id. Cagliari . - L APPONI Guido, id. Roma. - Id. 2 granatieri. - BocCIAN TE .!t{(reclo, 1d. Chieti. - Id. ospedale Chieti. - Dt: NAPOLI Antonio, 1tf. Cosenza. - Id. id. B ologna. - DeLoGu Gino. id. Cagliari.- Id. id. Venezia. - CANTAMESSA Gustaco. id. Casale. - Id. id. Savigliano. -GANGI Salc;alore, id. Callltnissella. - Id. 2 granatieri. - DEIANA Oreste, id. Ca ~liari - I d. o~pedaie succur!<Hie Mantova. -BAsso E rmenegildo, id. Sassari.I d. id . :-lovat·a. - CALù Vittorio, id. Lucca. - Id. bri~ala artiglieria montagna del V eneto. - CoNCIATORE Domenico, id. Napoli.- Id. ospedale Ancona. - LIOTTA Giuseppe. id M essina. - Id. 5 alpini. - FIERRO Michele •. id. Ca!<et'IA . - Id. ~ id . - AmoNe Mo, [esto, id T orino. - Id. t• id. - PoM!Nt Guido, id. Verona. - Id. r ef!gimeulo cava lle~geri dt Padova.- Mt· GLIACCt Giooan.ni, id. Campa~na. - I J. 1° genio. - PALOMBO Tommaso, iJ. Palermo. - Il. ospedale Piacenza.

Uf.llol&U in po1lztone dl •ervlf.lo auaillarlo. R. Decreto 26 luglio 1906. MoRvSJNI cav. M arco, magg iore medico dislrl'ILO Milano - CtTTOLt:->I cav. Siloi•J id. i,J. Tr·e,·i::o- FRANCE:SCI-I t-SCARUFFI cnv. l'i ncen:.;o. id. id. Regl!iO Emilia. - Collocali n t'ipo->o, pel' anzio111t.à di sflrvizio, con do::col'renza per ~l i erfelli della pension11 dal 1° settembr e ·I!HI6, in:;;cr·iLLi nella riserva e nominati cavaliel'i nell'Or'di11e di Ss. Maurizio e Lazzaro pel' lun ~h i e buoni servizi.

Uf.llolall dl rlaerva. R. Decreto lG agosto 1906. CAHASso cav. Giorann.i, colonnello medico, di!<lrotlo T orin o. - Cessa di appar· tf'uer·e al ruolt1 dPgli ullìci»li di r iserva per· ragione di etil conservando il gt·oolo con l o re lativ~;~ uuif•H'me.

N otlfloaztonl. ARRI\"! E PARTENZE DA E PEH L'AFRICA. PALESTRA Gi useppe. t~n ente mecliro - BuRATTI Ari.~tide, id . id. -Ritornati in l ~uiia per rim palrin defìn1livo 1'8 settembre t!lOG . MoNACO Co.~tantin.o , id. id.- PAG:-IIBLLO A(( redo, 1'11rmaci,la3• classe. - Partiti pel' la colonia Eritrea il 12 setlembt·e 190G.

Defunti. BELL!AZZI cav. Arturo, farma cista capo di 2• classe, ospedal e Genova. - Morto a Genova, il :H agosto 1906. FA v RE com m. Giooannì, colonnello medi co, servizio ausil iario, distretto Roma. - IJ. a Mon )Xnllldo ( ~ovara), il 17 id.

li R otla t.lO r'n

D.r R1DOLYO Lrn, maggiore medico. Il DircLLoro

Dott. GIOVA:'\)II Raxno~E, magg. generale medico ispettore. (54 t i) -

1\uma , t 906 - Tip. E. Voghera.

GIOVA:< NI SCOLARI, Germle,


SOCIETÀ DI PREVIDENZA TRA GLI UFFICIALI DEL R. ESE.RCITO E DELLA R. MARINA NEL REGNO D' ITALIA. - Riconosciuta come Ente 1\iorale con R. Decreto 8 novembre 1892, N.o DCCCIX, Premiata con Medaglia cl" argento all' Esposizione generale italiana di Torino dell898, con quella d 'oro all'Esposizione universale di Parigi dell900ed all'Esposizione regionale operaia. di Roma nel 1902-1903. - l~uma , Pia::o Bcuet7etto Cairoli, 117. Presidente onorario : S. M. VITTORIO EMANUELE III.

La Società assicura una pensione vitalizia od un capitale in caso d i morte, corrispondent.e al contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3: (pensione e capitale possono accrescersi aumentando il contributo mensile!; - provvede assegni vitaliz i sia differiti, sia immediati;- eon verte in vitalizi le assicurazioni sulla vit~t. dei Soci e dei loro congiunti; <:oncede sussidi ai Soci, alle loro vedove ed orfani, e borse di studio ai figli; - accorda mutui ai soci con semplice cambiale senza che occorra firma di avallanti. - Nessun'altra Società congenere, nei limiti delle operazioni snesposte, può gareggiare con essa . Informazioni, Statuti, Tabelle possono aversi presso la sede della Società, Roma, Picu:zcL.Benedetto Cairoli, 117 e presso i suoi rappresen~anti. Per iscriversi come Socio, rivolgersi alla sede indicando la. data ed 1l luogo di nascita dot richiedente e l'operazione che intende eseguire. Situazione al 1° no,·embi·•~ 19U5.

Capitale assicu ralo per inden nità in caso di morte .. . L. i ,489,027 . 08 Cnpitale annuo a:;sicnrato per pensioni vi talizie .. .. .a 398,057. 95 .\ mmonlnre del In riserva eiTettivamcnte nccum ulala. • 680,973.03

Recenti pubblicazioni : Dott. A. G. DE }' ALCO, ~laggiore medico

PATOGENESI UNICA DELLF.

Malattie vascolari, secretive e nodnlari degli occhi edegli organi vicini Un volllme in s• di pagine 2±0, con 8 tavole fuori testo. Napoli, Società Commerciale librar ia. - L . 8.

Dott. C. IANDOLO, Colonnello medico

OTTALMOSCOPJA ED OTTICA OCULISTICA MANUALE TEORICO-PRATJ CO Un volume in s· con 82 figure e 12 tavole. Napoli, Stabi limento tipografico Ferrante, 1905. - L . 8.


GIORNA.LE MEDICO DEL R E GIO ESERCITO Direzione e Amministrazione: presso l'Ispettorato di Sanità Militare Via Venti Settembre tPalazzo del Ministero della guerra)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Giornale Medico del R.• Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamenti) è sentpre annuo e decorre dal 1• gennaio . I l prezzo dell'abbonamento è: Per l' Italia e la Colonia Eritr ea . Per l'Estere. . . . . . . U n fascicolo separa to costa .

L. 12,~ 1 5,• 1,25

L' a bbonamento non disdello prima del 1• dicembre s'intende rinnovato per l'anno succes sivo. l signori abbonati militari in effettività di sex:vizio possono pagare l' importo de ll'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche. a rate mens ili). Le spes e per gli estr·atti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc.,.. che accompagnassero l ~ memor ie sono a carico degli autori. Gli estra tti costano L. 8 per og11ì foglio dì stampa (16 pagine), o frazione dì fo glio, e per cento esemplari. Il prezzo è eguale sia che si tratti di 100 esem· plarì o di uu numero minore. l msnoscr·ittt non s i resi Il u iscono. .J

"-

--

-

-·

.....

......

-

.....

-

Dott. FRANCESCO TESTI. Maggiore medico

RlliOilDI Ili UlCltOBIOLOGIA JlURA ED APPLIC!T! C\ , .OLUME DI PAGJKE 408

Fire11ze UJOG -

Scnola 'l'i pografica Sal e~ iana - Prezzo L. O•


{l,

F.ASC. X-Xl

ANNO LIV

~3 1

OrroimE

no xO\ Jo:\IIJHl ·:

1 906

~Oi\ I ì\ I A HJO •• •: u o n 1 1 : o n 1 f~ 1 " " 1. 1 Ra ndone

ll•'floloronlo 'l• lo,l oru olellll on~ra/.iOIII ·· lurur..:ol'l oc CS••I(uit·· n·'.: li ,,,_

IHIInwnll saml.1ro u ullltro ll•!li';IIIII·J l'.loll Gerundo. - C:·'lU"'t,l-·r trorai uu.·tw ~~~~~ ·• 1111 ,. t ... , 'h r al 'H 'l •'\liiUTunutr·. '\ •Il r ,_

/'•1'/•

tuha ron \a~tu •·rnatom 1 t•fl•l't-:lrll•''dart- . . . . . ... Rlzzutl . - A~iOil" ol111lo lnr•· sull a f,,,,,.,.,.,,.,,uta •l•·i I•Allo•oo lumi11nSo . . Nleddu. - l.o• :llft•fl!lfli •lo•ll'uro•r··luo '""'''"''"llhlh ··o l >ef\ IliO molll:lrl' •

c:À~ITI STIC\ o:I.T:'iii:À

i~l

;fit i1i

;s1

Salinarl - o; •• fl,loiPr:\71 ''" .tii111JIII•H'IIIrnr.:odo• '" "' 111) Chi! rar•> do frattura lnoloretta olo•ll .o Ila"• tl~l o'l':llllu ,.,.,, "''''"'' oltlll'arlt•n.o lfl"llinf(••a lllo'JII\, /llf{J. 8d:l. - Perassl. • E-llrp:vo•HI• o p~ollll'o'nlu tlo lolt•i•t~lo• l!lll;lflt lOI Jr•• no,:11111 dP, 1'"!1· o;;lS. IIIVIST~ G~;'l/1-;ll \1.1 Balla \uu\1 111 lo Il oli ~un n •li'ulooouo>l.rm;;·ol ·.:• 1, 1• 1•1. ~Il

nn l"''f' \

Ul (;IOU;\Af. l IT,\1 .1 \ ' l I : U I : "'TI : RI .

l \' /' '" lio'f n<'ll'lll/(1'11" <l~llol "'''''i'/Ìl/111.

O!RE7.10N'E ED Al\l.:IITNl::STRAZIONE

ROMA · l'alazzo dt·l Mioist~ru della Guerra, \'ia XX Scttewbrt> • .&OliA

Per le inserzioni a. pagamento rivolgersi esclusivamente

R ~ / /


INDICE DELLA RIVIS TA. DI GIORNALI IT.A.LI.A.Nl ED ESTEBI

'

RI VISTA MEUICA. 11astogl. - Qualche a ppunto intoroo al valore pratico del se~< no di MnnkopiT Glanasao. - l:urobìlinuria consecutiva alla narco-;i clooro!ormica . . . . . . Thlellé. - Cura della tuh~rcolosi con lo correnti d'alta fre<1uenza e d'alta tension e, basata sullo s tutlio del chimism() res piratorio • • . . . . . • . . . Fantino. - Conttibuto n Ilo sturtio de1 calcoli delle vio bilia ri ed uri nariu Romani. - Le enterorra ~;ie occulte nell a ftlbhre tiroide Terni. - Studio s ull a peste . . . . . • HIVISTA 0 1 NEV ROPATOLOG IA. Rlbakol. - Le malattie ps ichi cho In rapporto ngli a\·venimenti politici russi Fratini. - Noté dlnichil Sttll'e!iologià è sul dMorso dAII 'ata~sia loeomotri c•• Sandr l. - Uo caso di echioococco multiplo del cervello . Picqué. - Varicocele ed ossessioni , . . . . . RI VISTA DJ CHIR UrtGIA GENERALE. Carnot. - Oe~li a>cessi sotto-dia!rammatici . . . . . . . . . • • Salaghi. - Sull a s pondilosi ri7.omell ca . . . . . . . . . . . . Loevlnsohn. - Chi usura intestinal e e res tringimento dell 'in testino in se::uito a peritoflite. Karewskl. - Preparazione di catl!Ut nsetttco, solìllo e di conserva1.ione iudeO nita . . Gebeler. - O~ Il e embolie polmonarl consecutive ad operaziol'li sull'addome. . . . Lohnsteln. - Prostata e trauma . . . . . • . . . . . Redard. - La merticazlone ossigenata nella cura tlella tnhercolosi locali . • Gosaet. - OP.Il'ulcera {lCPtica del digiuno consecuti va alla ~tastro·enterostom ia . Deuttohlander. - Oell'•pere mia venosa e del suo modo di agire nell e fra ttu re • Sauvet. - Delle nstole Ilei canale toracico . . . . . . . . . . . Krecke. - Se sia possibile riconoscere i casi d'appendici te ellO esigono un inten ·ento ope. ratorio immediato . . . . . . . . • . . . . . . Senn. - L'Iodio in chirurgia con speciale rigonrl!o al suo im.pingo come antisettico . Heusn1r1 - [.a dlsinrezlon6 chirur!tica a mezr.o della bAnzina jodnttl . . . . . Gras. - Adeno ncmmoni mguinali ed iliaci cura ti con le iniezioni di vaselina iodorrormica Fowler. - Un caso di sutura del midollo spinale totalmente reciso da un colpo d'arma da fuoco . . • . . . . . • • . . . Olivi. - Un lip oma in sede non r.omone . . . . . . . Moser. - Trattamento della go tt.~ e del reumatismo coi raggi Rontgen Frelherr. - il piccolo taglio addomi nale nell'~stirpazione deii'!IJl(lendìcc Frank. - Contributo al la ossillcazione traumatica dei muscoli. . . RIVISTA DI CHIRURG IA. 01 GUERRA. Terap ia rlel tetano, $pecie neUa chiru rgia di guerra . RIVIST:\ 0 1 OTO·R INO-LARII'\GOIATRIA. Hasslauer. - l mir.ror~ani$OJi dell a cavità nasale e dei seni nasali allo st~ to normale e 1•atologico RIVISTA 01 MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE. Thompson. - Lo scolo cronico nelle malattie organiche e Co nzionaii delruretrn posteriore - Uiagnosi e eura. . . . . . . • . . . . . . • • Graham. - Impiego dell' Esco lina por attivare il processo de l Finsen nel trattamento del lup us vulgaris. • . . . . . . . . . • IHV ISTA DI MEOICH'lA LE GALE. 011. - Un nuo,•o segno IH':J.ticn por ~t• bilire la realtà della morte . lcard. - Il certlflr.ato automa tico di dcces.~o. in assenza del medico, a mezzo ·dcii; rea ~ ziooe solfldrica . · RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOG IA. Sull'assistenza ospitaliera In Italia e in alcuni altri Stati . . . . . . . . Gu6rln. - Controllo del valore del vaccino j enneri:tno co lla numerazione degli elementi virulenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . Glerusa. - .~pparecchio gazoa:tono tras porlabìlc per la distruzione dei ratti - Appareccbio trasportablle por la sterilizzazione dell'acqua pot.1bild . . . . . . . Manceaux. - 0 Jsturllì dell'~ccresclmento nei militari. . Coat.e Hlbbert. - lnnuenza del vaino lo sulla vaccinazione •

Pag. Si i

sn su ~3

~m

llt4

Po.g. 827 S!8

8t9 830

Po.g. 830

832 833

834

835

~35

Sl G 8~7

837 HJS

839 839

840

841

Pag.

sa

Po.g. 845 Pag. 85& St.i

Pag. S5S

•

s.9

P ag. :l4ò0 SGI 86!

8~

863

!liV!STA P' IGIE!"E MIJ..ll'A!\E, Manuale d'igione del solùato giapponese . . . . . . . . . .. . Matlgnon. - Le malattie epide miche nell'esercito giapponese! d urante la guerra di Mancmra Woodrull. - St~ti neurastenic:i cagionati dalla lu ce soverrh a. . . . • • Labb6. - Il re~! me dietetico nell 'esercito ~ia J>ponese e ne1 pr incipali e.~P rciti europei. • Lemo lnee e Slmonln. - Rappo rto rra lo $lato sanitario dell'armata e l'abitazione etei soldato RI VISTA lliBLI OGR AFICA. Relazione medica sui proteu or3ti tedeschi ( 1 903- 190~) NISCELUNEA MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSON.~ I.R FARMACEUTICO

-·--====

Pag. 864

,

864 865

866

IliO

Po.g. Siù Pag. 8i4 Pag. s·· Il '


MEMORI E

O RI G INALI

RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE ESEGUITE ~EGLI STABILIMENTI SA~l'l'AHT mLITAHl ~l:: LI.. 'A~~O H1Ui:i

Pe r il d ott. Col. nurul o n e. tH:tg~uHe l!•·u~rnlc mrt liro, bpettorc

Le opern,zioni chirurgiche praticate negli stabi limenti san itari nell'annv l!:l05 so mm~tno a 21±2, con 2ti morti, cioè 0,~8 "!•. Vi sono però c-omprese 17 Yidnzioni incrnente di frat ture e 10 di lussa.zioni. Il seguente specchio A ra.ppresentfl. il qnn.dro statistico dello ope razioni coll'indicazione ùell'esi to e clel i10me dell'Ol)eratore . . Nel successivo specchio B le operazioni.- sono ripa.rt it.e per gruppi e ,wf" t,..... e · ~-. · . ·.• Y A... P l. st a b1' )'1ment1.. .~

.

..-·: • .

~:-'!· - 'l'

•

(

,

~ ;····~ · ··· .

f'~.

. ..

-... ' . .. ..

•. l

'

.

. : .

.~

'J •

..,;."

\ ,! ·'\ •. ..•.,<'·

.. ·y ·

46 -

c·•orrw le m e.ti rll.


RBNDICON'l'O STATISTICO

S I'EC CJIIO

A

Quadro

0 P t: H ,\ l t O :'\ l

AM!'I.iTA ZIQNI

di falang-i

di ossa metacarpee . di avambraccio

di g<unba

.. ' .

di cosaia

Dio; A RTICOLAZivNI

fa la ngo- falangea.

...

flllang-o-metacarpca.

.

del 1° metatarso.

. . ..

RE:ScZJ0:-:1

dell'estremità inferiore dell'omero del maecellare inferiore del cubito sinistro ·. di costole . .

T RA PA l> A ZIO!': l

d eli 'apofis i mastoide .

id

id seguita da ant.rectomia.

per olite media $!tp purala . id.

. ..

id.

Id.

della fo~aa cranica posteriore .

per meningite ot i fica .

della fossa. temporale

per l~gat.ura menì" gea media Da riporturri . · ·


l

723

DELLE OPERUIO~I OHIRURG1CHE, ECO.

} statistico delle operazioni. ES l T O ::.e

'-0

,:a._

_,"

o

.

~;;

;:

"t.0

~o

.s

'-' l ~-~

~

~

=-

~

O PERATORI

'

f

ll

_,

!::::

.. -<

t:

...o

o

::;;

l 3

l

..

..

..

4 Maggiore Giutrredi. Capitano Sa1ioar i. Tenenti Caccia, Cadeddu.

..

.. ..

l

:l .... .... 3

) .. l l

20

..

..

..

..

..

..

..

.. ..

..

3

l

li .. l

l

11 ..

·l ù

l l

.. . . .. .. .. l

l

l

l3

2

.. l ..

.. .. ~2

..

4

..

..

20 Maggiori Carbone 2, Preasacco 2, Testa . Capitani Saotoro ii, Salioari 2, Giaoi 2, Federici 2. » Santucci. Ma rras Tenenti Zaffiro, Valeria. 4 Magg iore Vicedomioi, Del Vecchio. Capitani Rossini, Ferro-Luzzi. l Maggiore Cametti.

Magg iore Carta l Tenente colonnello Min ici. l Maggiore GiuO'redi. 8 Maggiori Oerundo. Cavicchia, Del Vecchio. Capitani Santoro 2, Perassi, Boccia. Tenente Anza. l

Ma~giori

. . l' ..

1

Giutrredi 8, Carta 8, Vigliardi 2. Capitano Viale. 15 Maggiori Giutrredl, Carta 12. Capitani Calegari, Tonietti. 1 Maggiore Carta . l Tenente Torchio.

..

8

86

l

- -- -r·-6

"

.

l 151 ..

.

Carta. 4 Maggiori Gerundo. Or1andi. Capitani Santoro, Boccia 41 Maggiori Ge rundo, Orlandi, Rizzo. Capitano Di Giacomo. l

..

..

Capitano Calegari.

19

.


724-

R E ~ DJ CO :-o;TQ

STATI STI CO

O PERA Z I O :" l

·

Riporto

. .

CII A ~l ECTO~J JE.

per estraz ione e sollevomtnto di 1chtggte os.

PA R ACENTBSI A RTICOLA R!.

per go n i drarto traumatico .

per (}Ot!id rarto blettor r(lgico r ecidi vo . A RTR010M l!!

per gon artrit e crot1 ica 3iero·jibriuosa.

•

per art rite suppurata del polso StNOV ! ECTOMI E

p er ern ia. della sitiOViale rali1o carpea.

•

R tDI[;7,.J0N E R CUR A 1:-ICkUF.I\TE DI FRATTURE

I n.

IO.

IO.

DI LUSSAZIO:-II .

R tOU ZIO:-IB E CI: H A CRUI':NTA DI FRATTURE

delle ossa del naso. del mascella re in ferlore . d ~ll a

•

cla,•icola

di dita. .

di entrambe le c:>ssa ùell'a":unbralr!cio.

dell'ome ro. della rot uh el i gamba .

oell'articolazioue omero cubitale. JliD vZIONE E CURA CllUE:-ITA DI I.USSAZ!ONI


lr--

DELLE OPERAZIONI CIDROR GICHE, E CC. 0-~

-~

ES l T O

..~g_ ' l "

•" ~

c. -c -c: ~-

e

!:..

;:

:~

!i~.

Il

..

SI

:

l

"

l

~

l

6

4

..

8

861

..

l

41 ..

..

o

1-

.. . . ..

l l

..

..

..

lj

l

Maggiore \'igllardi.

9 Maggiori Oerundo 3, Vigliardi 2, Carbone. Capitani Cale,:rar i, Riva. Tenente Ziccard i. 1 Capitano Trovanelli

..

.. .. .. l . . ..

l

1"· l

.... ....

E z.

== = ,.

i21

t.

OPERATORI 0:

Capitano Boccia. 1 • Sotis . l

..

l

. . ..

18

l

... .. ..

~aggiore

Perassi.

Mag~iori Glutr:edi 3. Cametti 2, Yigliardi, Teata. Capitani Boccia 5, Federici 2, Fattori. Tenenti De Sarlo 2. Virgili.

l

IO

. .

.. .. ..

.. l .. l

Il .. 3 lJ

.. ..

l

..

.. ..

..

l

2

..

..

Capitano Tro•anelli. l Maggiore Carta. 3 Magjliori D'A 1ello 2, Carbone. l Maggiore GiutJredi. l

Mag gio re C!l rta 5 Mag-jlior l Vigliardl, Gerundo, Carta 2 Capitano Rossini 3 Magg iora Rizzo Capitani Calegari, Trovanell i.

.. . .

..

l

-.

..

1 Maggiore D'Aiello.

--- Hl

l

8

Mag~riore 1\atoli.

l

.. ..

..

121

1

.. ..

s ..

.. ..

,

Ca pitani Salinar i. Boccia, Federici, Marras. Tenente Virg11l 2.

.. ..

2

l

10 Magjliori Vig-liardi. Giutrredi, Gemelli, Perassi.

1 Maggiore Carta.

146

725


72G

HK~WICO~'rO

STATISTI('O

OPEri AZIONI

Riporto SPACCATURA E SVUOTAME'òTO DI Ehl t\'fOMJ TRAUMATICI.

SPACCATURA DI ASCESSI OSSE I C0:-1 SCUCCHIA!A~IE:-<TO 0 RESEZIONR PARZ "ALE DI OSSA.

•

SRQUESTROTO~JIE

per processo uste i tico am!o.

0STEOTOMIE

per callo osseo drjorme . per carie per empifma.

T ORACOTOMIE .RETHOCOSTAU .

lo.

id

ll"TERCOSTAI..l •

o

TORACOPLASTICA COL METODO DE!, SCHf!DE TORACENTF.S! . 1!'(CJSIONJ DI ASCE!>SI E FLIDI~!ONI PROPONOI

In.

L O~IIJARI

lo.

I KOUINAI.l.

pet· asass 1 J'arnnefn"lico .

o

per ascesso della fo ssa t/iaea ·

I NCISIONE & CURA DI A:\TRACI SPACCATURA ED ALTRE OPERAZ10:-II 01 gg:-;1 FISTOI,QS I •

li:SCISION& DI ULCERA t. U POSA SUi- DORSO DEL PIEDE E SOFAOOTOMIR .

per estt·azton e di sd,•ggie d'osso•


727

OPERATOR I

16

l

8

l-tG ~)

:\Iag-!:!"io ri Natoli, Vigliardi. Or!audi. C:ipitani Boccia 2, Santoro, Ferlerici, Trovancll i. Tenel)te Yalerio.

10 Tt>n1mte colonnello :\finici 1\lap:~iori Or!andi 'l. Cavicchia 2. Galli. c .,pitani Boccia, Sotil>, Feder1ci, Hh·a.

3 ..

:1' :\lap:J:;iore Abate. Tcneuti Mouaco, Anzà. Map-f!;iore Geruudo.

l

2 Colonnello lm briac:o.

T rovanelli. l Teeente Paolini. 1:,l Tenente colonnello Minici Capìt~no

2

:\[afl~iuri Gernnùo :3, Ginll'rodi, Cameiti, Polistena, Carta. C:!.pit:tno B"ccia.

13

3

l () :\la zp:iori Pr!ttioari :3, Pressac:o 2, Puglisi, Maggetta, Citaona, f>erassi. Gallì. Tenemi Anzà. 3, :\lolina.rl, Paolini, Zaffiro.

l l

,,

l i illajrgior e Carta.

illap:p:iore Yig-liarc! i. il Capit:ani De logtl ·1, Sotis, Marras.

Giuliani. Yiglia rdi, Gandolfi, De Falco, Pa;l'liuzzi, D' A n · nll :\la!!ziori a-e lant.onio. Cart.a.

:2

l

:j

Cnpiwni Srmtoro 2, Boccia, Rin ald i, T ro,·noell i, Giani Toueu t i De Sarlo, 8eortoli, Anzà, Sntt.a-Puleddu.

:\1np:p:iore Puglisi. 41 Capitani Ma rini, De Giorgi Tene•lte 1'roian i.

2 Capit.ani Giani, Santoro. 5 Capitano Boccia. Tenenti De Sarlo 2, Santa Ma ria. Soprani. G Majrg-iore D'.\ie llo, Perassi, Del Vecchio. Capitano Ta,·azzani Tene·nti Anzà, l'ao li ni.

l

l'

l

Maf!giore Carla.

l

C~tp i tano

·- -- ---

~.,~·

22

2

Toscbi.


7:38

RE::-;OICO:-ITO STATI :-:iTlCO

or~:n A Z I O Nt

Ripa?'{O TRACHEOTOMIR.

per at~yin a del LudtTJig .

LAPARATOMI E .

pet· appendicite acuta. per

id.

(oper azt Otle a f red•

pe r p et·i/01ltlt tubercolar e .

. .

per cisti ematica r etroperi fonealt 1!C1' j tr ffe penetranti .

(t ranspleurale) .

pe r feri ta pet1et rat1le.

p er conltuione addominale per occ/usiotle intesti11ale per a~ees1o del fegato.

seguita da gastro-entero- stomia .

pet· ste111Jsi pi/orica dll ttlcet·a go.< il

0PERAZ10)il 01 FISTOL1·: AI'ALl

spaccat.ura col processo ordi nario.

incisione ed esportazione d<'i tessuti ul cera ti. e sutura superficiale e profonda .

spact·atura col terrnocau terio

.

DIVU LS10)11 lll RAGAOJ ANAI. f.

Da n'portarsi .


}

46

l' l' I I

.. ·

51 Ten colonnP!lo Minici. Mag'giori 1\atoli S, Gerundo 2, Orlaodi 2 , Viglia rdi 2, Pressacco 2, Giuffredi 2, Citanna, Cametti, Cavicchia , Pagliuzzi, Carta 2. Peraa6i. Capitani San toro 2, Boccia 2, Santu cci 2. Calega ri 2, Giani, Pe rego . Sotis. Tenen ti T rufti 4, Torchio 2, l\1oli narl, De Sarlo, T'annetta, Troiao i, Rivalta. Sotto tenente Daocale 2, Marcotulli. Il Mag-g iori Vi gl iard i S, Gerundo, Parassi 2 . Capitani Sabnari 2, Federici, Giaoi. Tenente Truffi. i

l\la g-~iori Ge ruodo, D' Angelnotonio. Capitano Calore. Tenenti 1-'aoli ni 2., De Sarlo 2.

8 Ma)!giori Gt1rundo 2, Gandoltl 2, Natoli 2, Carta. Capitano Roseini.


730

HE:-; OICO~TO S'l'A TISTlCO

OPEIIAZ I 0;\1

Ripor/o Orr.nAZI0:'\1 PER E~JORHO!OI .

carbonizzazione col termo-cau terio

esportazione meriianto incis ione circol<tre della mucJsa, dissezione dei noduli e su.tur.

esportaz.ione mediante legatura

.

ÙI'EJUZJ0:-<1 DI CIJUA HAOICALE 01 ER):JE

ioguinali

inl'ui nai i doppie. id.

strJzzate .

Da n'port(lrs•


DELt;g OPEfUZl0:'\1 CHIRGRGI CHE, E CC.

-

-·

-

ES l T O

"'"' ;~ l """' " ·== -~ -"'t<>'.,.: i: !(

:;

-

"-· ~"i

e~

2115

!2

' z"

29

.. ~ :a l ?. l 1-

2 ' 21

341

~

-

l) P E Il .~ T O R l

l .....,

o

731

39

13

2

.•

41

Maggiori Orlandi 8, Vi g liardl 3, Bonavoglla 2, Cametti 2. Gan dolfl, Cer vi gni, Puglisi, Carta 2, Perassi 2, Tornrnu6iua. Capitani Sal>nari 3. Lucciola 2, Vasilicò 2 . Boecia, ::ìantucci. Tenenti Truffi 2 , Tt·oiani 2, Caccia, Torchio, De E'arto, Yalerio Castagaone.

13 Maggiori Yigliardi -1. Natoli 2, Carbone, Carta. Capitani Caleg ari H, Sàntoro Tenente Ricci. 2 Tenente ~!onaco.

IO

4tr: Colonnello lmbriaco.

Ten. colonnello :lfinici 6. ~faR"giori Vi(fliard t 3~, Carta 30, Orlandfl 5, Perassi 7. Caruetti 21 Natoli 18, Carino li, Ge rundo 24, Pag linzzi 2, Gandolfi G, Pe t tinari 3, Cavicchia 9, Giulfredi 10, D'Angelantonio 3, Rizzo 30 Scaldara 6, Pressacco 4, Carbone 2, Puglisi 2, Bonavogi ia 3 De Fa!co 2, Bt'llia, Vicedomiui, Del '\'ecchio 8. Capit>~.n i , Salioari 31 , Boccia 2<!, Santoro 13, Calegari 11 , Giani 7, Lucciola 6, Santucci •', Calor•1 G, Sot1s 4, Di Giacomo 4, T ro vanelli 4, Federici 4, Cusmano 3, Rossi n i S. Vasilicò 8, Lo acbi 3, Riva 2. Ferro-Luzzi 2 , Perego 2, Gu rgo 2, Nodari , Yerdura, Garau. Tenenti Troiani 18, Truffi 10, Anzà 10, De Sarto 7, Castag nooe l u. Paoloni li. Monaco 5, ~fo linari 5, Valerio 4, Ziccardl :3, Ricci 2 . Rivalta 2, Otldi 2, Ca'!cia 2, Lionti 2, Torchio 2. Cafraro, Gherardi, Pavia. DJ Kapoli, Pinoli, Mancinelli, Ba rile, Santomauro, Trulli . Soprano. G ri xoni, Pénnetta.

H

14 Maggiori Cavicchia 2 . Perass i, Orlandi, Carta 2. Capitani Boccia 4, Di Gia como 2, Ca1egari. 2 Maggiore Testa. Capitano Giani.


732

REXDlCOXTO STATJSTICO

UP~RA7.10i'\l

Riporto inguiuo c ru rali

ÙPF.HA ZIO=" l PE R TU MORI

cisti dermoidi, ematiche, ecc..

cis ti siooviali tendinee .

. ..

lJorse mu cose (pr~rotulu).

ig-rom ì rpt·erotuter) .

lipomi, fibromi .

:1Ui2'ÌOIOÌ.

nevrom i. sarcomi (della coscia) . adeuo-carciuoma del rett.o u copla~rui

<Iella lingua .

Da riportat·si


DELLE OI'EI?AZlONl CHIRlJRGlCHE, ECC.

l

733

ES l T 0

l "' l

c

o

·-;,

.,

~~

;::

OPEI1ATORI

.. _,

= l ::;;:<>

;c

--~~~~--~---------------------------------------1

842,

·Il

2

21

16

8-1

Mr.g-g-iori Vi~Jiard i <l, Ca rnetti, GiufTredi, :"'atoli, Scaldara, Dc l''alco, Ca rtd. 2, Perassi. Ca pitani Salimtri 3, Bocc-ia. Tenenti Paolin i. T orch io.

l

l

85

lì

li

11 ..

.• l

.. l .. l

. . l ..

.. l .. j

l _l • l

•001

11

L

-

Natoli 5, Orlandi 3. Vi!!'liartli ;3, GiufTredi 3. G er uudo 3, Pug-lisi 2, Carbone 2, Cervi~ni 2, Pct tioari, Cita nna, Carino, Galli, Ca metti, Ma!<::retta, Pc!rdSSi :.l, <:a nn 2. Capitani Boccia 4, Tav azztl ni 4, T r<Waoeili 4, Perego 3, Salioari :t, Sant ucci 2, Santoro 2, Giani 2, ~larras, Tommasioa, F ederici, <"alep:;tri, Riva. T e nAnli Anzit lO, Truftl 2, Paolini. De 1\apoli, Monaco, Ziccardi, (iberarcli, Rivnlta, Pennetta, Darile, Castagoone. T i1·elli. Sottoteuento Camerana . Orlandi 3, Ca rin o 2, Geru n rio, Gnll i. Tornnnu;i n:1 3, Carta 2. Capitani, ~:tntoro, Riva, Boccia. Vasilicò, Caleg-ari. ~lag-J:(io r i

('ap:tauQ Cal<•g-arl Tenente H.rile. 'i T enente colonoeilo ;'\finici.

l ll l ..

l

~lag-gior i

3 M al!':::-i ore P•'rn~ai.

l

7:

l

~laggiori

\'igli<Hdi 2 , Orlandi. C:np•tani Call'g-ari, Samucci.

Tenen te Tru rti. ~l ng-giori

23

Vijrl ia rdi 3, GeTunùo 2, Puj:tlisi, Orlando, Pressacco, Ca· metti. Yic••domini, Carta. Tomm::sinn, Pea·as,;i Capita n i Sdntoro 2. Lucciolo 2. Ln~chi, F'e rro, Luzzi. T ene nti Paolini, Li o nti, Trufti, De Sarto.

7

~l ng-sriori Vigliardi, Gernndo, Da l•'alco, Perassi. Capitan i Salinari , Rim , Del Vecchio.

l

:\faggiore Car ta.

l

Tenente colonnello Bona•uglia.

l

Mag-~iore !'intoli.

:3 ~lag-g-iore Carbono. Capitano Cal•·l!'ari. Tenents Caccb.


Hr::O>JC\IS1'0 Sl'ATI:'>TICO

R ip orto

ostcomi . cisti da ecbioucco del fegato ranula gozzo colloide cistico

pò! i po del retto . E"I'ORTAZIO:\E DI GICA'l'RICI CHKI.OWI . 01'EI1AZIO:\I DJ CN(HIII' 1:\CA!l:\ATE

colla es ti r p:~.zione semplice.

colla espor tazione della matrice colla esportazione della matrice e sutura.

E .;TR AZIO:\E DI CORPI ESTRANEI.

id.

DI 1'1101 B1'TI 0 FltA~IME:\'Tl 01 '";~r.

O t•ERAZI0:\'1 PLA5TICIIE •

b:-E~Tl EPIDERMICI ALI,A T HIEIISCH

•

. ..

. .

T&:\'ORAF!E •

. . .

N ~:nwR .\FIE (ucundaria} . 0PEn \ Z!O:\'! O! 011'0 A MA li T ELLO

id.

SINDACTI!.!A

Da riportarsi


D~LLE OPb:RAZIONl CRrRURGICHE,

ECC.

·-

:

ES lT O

73;)

---,- -

OPERATO Ili

.,... <

...

t= 43

2

21 lO"iO

:l :: l

l

Capitano Cale~ri.

l l

Capitano Salinari.

l

~la~iore Tommasina.

Tenente De Sarlo.

,.

..

2 ..

Tommaafna.

2 1\lal,!giore Del Vecchio. (;api tnno Loschi.

3'2

l

..

S3 1\Jag-giori Orlandl IO, Carbone 10, Del Yecchio 3, Giuffredi 2, l.\bg p:e tta 2 J.o'a bris. Capi tano Sotis 2 T enenti De Napoli 2, Sertoli. 11 Maggiore Villliardi. Tenen te Truffi 10.

S Maggiore C(\ rta 2 Tenente Torchio.

l

..

3 ..

2 ..

5

~1 a:rp:iori Pera asl, D':\ iello, Natoli. Capitani Doccia, Sotfs.

!)

MaJrgiori Viglfardi, Bozzi. Capitano PE'rego. Tenenti Truffi, Monaco.

3

·~lagp:iore Bozzi. Capitano Delosru Tenente Aozà

2

Ma~giore Carta. Capitano Boccia.

9 ·Ma.g giori Puglisi, Gandolfl, Gemelli, Carta, Tommasina Capitano Boccia. Tenenti Anzà, Ricci, Ziccardi. l

M a~giore Carta.

S

~ aggiore Carta. Capitano Callegari 2.

l

Maggiore Pressacco.

3

l ..

..._

l l ..

..

··

Ir~ -; --- -~ '

3

21 ll5St


73G

RENDICONTO S'rATISTICO

OPERAZ I ONI

- - - - -- - - - - - -- - - - --

- -L. '

Riporto . . . E S POHTAZIOl'\.E.DI GHIANDOLE LIKFATICHE

per ade11opatie tubercolari.

del collo .

dell'ascella. .

id.

id.

id . .

. ..

dell'inguine .

id.

id.

id..

. ..

dell'in g uine.

per adwopatie vu1eree. .

:) VUOTA ME:-ITO S ISTI>HAT ICO DF.I. COLLO

per a1U11opatie.

...

id.

l o.

l o.

ID.

lO.

ID.

DE!.l,A F OSSA. INGUI · l'ALE •

id.

01>1.1.-A l>O!'::A 1:'\Gvi:"O

CRt;HAl.F..

itl.

Da riport((r,'~


DELLE OPERAZIONI CHIRURGICH E, ECO.

737

~========~~:~-~~-~-====-~~~================ -

-:: -E__ s_t,_T_o_ __

~~ ...

l

~

OPERATORI

cC:

:;g e "'"" e~

::c; l 1082

21 11531

l

l

22 Maggiori Gerundo 21 , Carta 3, Peraslli. Tomma.sina . Carbone, GiutTrecli, Citanoa. Capitani Trovanelli, Boccia. Tenenti De Sarlo G, Torchio, i\lonaco, Sertoli, Truffi.. ì Maggiore Cavicchia. Capitano Faocbiottì. Tenenti Paolini 2. Anzi 2, De Sar to Tenente colonnello Barbatelli.

2'2

l 93

106 Maggiori Giuflì·ida, PressacC'o 6 . Natoli 3. Vigliardi, Carbone .2, Galli 2, Pagliuzzi, Gandolfi, P~ttinarj , Citaona, Cenigoì, Tommasina 4. Cr.rta S Capita ni Delogn '1, Santoro 6, Salinari 5, Trovaoelli 4. Cal ore 2, Yidetta 2, Ceino. Boccia. Riva, Calegari, Del Vecchio. P erassi. Tenenti Paolini 1:!. Tirelli 7, De Sarto 6, Troinoi 3, Molioari 3, Pennetta 2, Anzà 2, Torchio, Fiorentini, Oddi , Sertoli, Caocia, Santomauro. Sottoteoente Long-o

13

1

l l

' 81

!:fi Magg-iori Gandoltl, Magg-etta, Tommasina 41. Capitani De Lnca 4, Gian! 3, Marras 2. Ca t ini, Trovanelli, Basile 4. Tenenti Tirelli 7, Accardi 2, Amati, Columba. Sottotcnente Leozi. Sot toteneote di complemento Camerano l i. 'i Magl!iori Ca vicchia, Citanna., Carta 5.

10 Magjl"iori Yifrliardi 2. Giuffl'edi, Orlandi, Carta 2, Tommasina. Tenenti Paolini, Truffi., De Sarlo. l l

l

7~

5

..

79 Maggiori Pressacco 'i, Yigliard i 4, Katoli 4, Vita, Carta 15, Tommasioa 2. Capitani Pierflianni 6, Gi:mi S. Calegari 3. Santoro 2, Yasilicò 2. Boccia. Delogu. Tenenti Torchio 10, Truffi. 6, Paolini 5, A.nzà 2, Gilardoni, Samperi l, Ugolini l, Troiani, Balliano.

8 hlag-;.: iori Carino 2, Tommasina 4. Tenenti l.ionti, Farrioni.

21 1419 47- G ' &Ot·nale meaico.


738

R EX DICO:\TO STATISTICO

l

OI'ERAZIOJ'ìl

R i porto Q I'Eit AZ IONI PER VA IIICOCELE.

01'F.Il AZ10:'\I P F.B VARI CI

•

OncHtECTO)IIE

. . . ..

1 u tulJucoic::t

. . . .

. . ..

EP IO!DlhlECTOMIE

.. .

Ol•f:RA ZIONI DI OllCIIIDOPESSIA URETROTO:IIJE J!':TERII'K.

per slenoiJ da bietJorragia

0PP.RAZ10NI DI PLASTICA URETRAI,F.,

per ipo1padia .

. ..

per slenosi deii'Ot'ljizìo u re tra le SBRIOL IAMENTO DEL F UN!COI.O Sl'llllMAT!CO ,

per tl cvralgia da operaz ione radicale di errua.

CI<>TOTOhllE SOI'RAPUB!CHE. L ITOTRISSIE .

D• ripor tarli


DJ::I.Lf>: Ol'ERAZl!):-ii CIIJRCRGIOJ{E, ECC.

739

-

=

ES l TO

..-f<g"'_

'

=. -= =~

~

UPI::IlATOil l

L ~ -:1.1

o

.,.

=- ' :.:::"'

c:-::

~

l 13~u

si

G5

l ~~~

'

l

' w

..

l\J:;~::r::riori (ferundo 42, C:arL<t :~2 . Caml.'tti 22, Odandi 21, Vi::rliardi l!), :\a t oli l !:l, l'rPRsaccn l l, Cnr hone 8. Rizzo 8, I't>tiin:lri 5. Gi u f-

:Jì3

6

..

..

fredi 3, Cervt p-oi 3. B>llia 3, Bona\'OI!'Iia 2 , Ca\'Ì('ehi:\ 2 . ?llauJte ri 2. Sca ld:t~a 2, GaodoJO, Falconi. Perassi ·1, Del Vecch io 2, 'flHnm:'l~sina, H ari le. l apitani Cal e~a r ì 14, Santoro 9, Calore t:, R i'f:l 1, Ferlerìci ·1, Yasilirò 4 F er ro- Lu z1.i 4 ~alinari 4, Giani :3, Trovanelli 3 Di (i lacomo 2, Cusmano :2, Pellerino :!, i..ucciola 2 , Ro~sini , Tomtuasi na, Pere;ro. Suti~. Ten~nti Tmfli 18, Torchio Il , Y& lcl'io 11, Yi•·gili 10, Paolioi 8, 1\lonaco 5, Anza 5, De Snrlo ·1, Ricci 8, Pavio:1 3, Ul!ol ini 2, Molina ri, Zailirn. Oùdi. Cnstagn ooe, Cossu. Rufo, Hancole, Massar<>tLi, Manci nelli. <?O Ten c olonn e llo ~lin ici 2 l'll a!:;riori Vi 1-"liar11ì r>, Orlo.ndi, Carbone. D'A ng-elantouio, Carta 5.

l 8 .. l

..

..

..

..

..

..

..

..

..

..

..

2 T eo. colonnello C<unetti .

..

..

..

41 llfr<~tA"iori i~and ol!l, F~Jcoui .

l

31 2

'' 11

Capitani Call'~a r i, Santo ro, Cal ore. Teueute Trufd 2.

8 Ten. roloun!.'llo :l!inici

' Ma!!ifÌori GanrloHi 2, Yig-l iardi 2, (ierundo Ve! Yer.cliio. Tencute 'l' ru fti.

l

}Jap-giore Ca r bone . :--.ta~>riorEl Ge ru n•lo .

31Capttani ~ous, Calegari.

Capitano Federici. T enente Castagnone.

..

..

..

2

l• .. l!l

..

.. ..

li l "

2 l

.. 11..

..

..

) .. .. .. .. l .. - - - .. .. ~!l,

'l'l

M a~g-iori

Ge r u ndo, G iufl'red i.

Ma gg-iore Galli . Orlo.ndi.

Capitano Trovanell i .

11

3 1\fagsriore )) 'A i ello.

Capitani Bern ucc i, Federici. ll Capitano Lucciola.

- 3 - 21.,-1 1899

~

l J l


14()

nJ~ ..,-DlCO:-iTO !'ìTATT!'TI C'O

~--=--------

-- =o P E n _, z 1 o :\ 1

Riporto . . Ol•f:HAZIQ);I DI I' IMO!il

. . . .. .

•

ÙIIF.IlAZIQNI DI IOI!OCELR

col metodo B3s~ in i. id

id.

i d.

mo:lliflc;'ttO

) DllOCELE Ct:51'1CO IlEI. 1'BSTIC()I,Q

co l metodo \'olkmann.

•·

id.

id.

Bergmann

id.

id.

Parona

id.

id.

D n r:lOlE'

id.

i ti.

colla puntura e iniezimiC iodata

)l)(tOCELf: Cli>TICU DEL FUNICOLO

•

o

. - .

0J>EI<A7.10);1 SUG I.I OCCHI

esportazione della 11:hiandola l ag-dma l e strabotomia

•

.

euucle;tzlone del bui In oculare

D·: ,.,·portc~r.u

•


DEI.LE OPERAZ101'/I CHI RURGlCH E, ECC.

74 1

'

ESI T v

l :0:<.:)

ll l

~~

l =

c: -c: ·-c:

;"

-., .,, l

c

E:..

.. ~

--t:

~

o

O PER ATOlli

,...

..

...

"'

:;;! 2': ..... =~ --r---------~~------------------------~-----------

1504

il

3

99

l

..

21 1899

..

100 Magg i<>l'Ì Caruone 5. Pressacco 3, Ge rundo 2, Vigliarcli 2, Orlandi 2, Ganrh>lfì, GmiTredi. Vicedornini. Gal li, Nato! i, Carino, Cavicchia, Tomu:Jasina \1, Carta 2, Del Yeccbio. Capitani T avazzani 8, s~ntoro a, Santucci 3, Salinari, Trovauelli. Federici, Yi ale, hl ed ugno, Delo:::u 2, PPilerino, Barile. 'J'enenti l 'enuetta 7. Paolroi 4, Lenzi 4. T ru ffi 3, Torchio :1. Cacci'!, Anzà, ACC<lNli, Gherardi, F e rrabino, De :\apoli , T irelli, Ales· sandrello. lktlliano, Zarlìro, Ziccardi, Amati, Rivalta, li arau. Sottotenente complemento Camerano 9.

'

11 3

..

..

..

19

l

Il

l l

4

}l

!l 2

..

t

4

~Ia~~iori

..

..

Giutrred i :'?. Y 'f:\'liu rdi, Gerundo, Hi zzo, P uglisi. Snutoro 2. Salinari, Boc~ia, Trovanelli. 3 i\ht g-p: iore C<l metti 2 . Tene n te Y:d e rio.

..

..

20

..

..

4 ?.lap-p-inri Pressacco, Pc Uirmri.

C;~pitani

Petti o a r i 3, Katoli 2, Gerundo, P agoliuzzi, Pug-li~i, Rizzo, Carta. Capitani Santor11 2, Salinari 2, Boccia. Fedèrici. Teut•nti TvrclJio. Anzà, Jlicc i, Castag-rwue. ~J ap-::r!ori

Capitano Calore. T cnen t(l Pennet.ta.

,

' l

l

..

..

.. .. ..

..

2 Capiraoo Ri\'a,

..

1

4

..

..

..

4 :.Iagg-iori Ge r untlo, Orlandi, Perassi, Ca metti.

l

l

.. ..

.. ..

l

..

..

.. .. ..

..

..

-- ---- - 19:JG

73

3

:3

;\l ;~p-g-iore

Vig-liardi .

Ma~tg-iore Orla nel L Ca pi ta n i S:tn t ore,, Salinari, Delogn.

l

Capitano Mo rino

l

Maggio re Galli.

l T e u. colonnello ~Ji n ici.

21 205:l

l


R r,; :-;mco:-;TO S'l' ATIS'l'WO

R iporto

di calazlo .

di plerigio .

iridectom fe. Ot>Ef!AZJ( I:S I SUl. :-:ASO, GQl.A J; OllECCHIE

esporlatione d i ~ ra nulazioni adonoidee n ello s pazio naso-faringeo.

miriogotomio . esp:>rtazi one di polipi del condo.>tto uditivo if).

nasali .

iù.

in cisioni alla ''~'Ild e

tonsillot:Jmie

R!EPJLOGO. Numero clelle operazioni :!1 ·17. Guari ti . Rimasti in cura Esito nullo . Morti.

2050 'i3 3 21

Totale 214ì


• 743

DELLE OPEIUZIO~l CHIRURUICHI::, ECO.

==-

--

ES IT O

..~~_

l

_,=

~

.~

'5

-·=-

~ te

~

"

O l'EllA TORI

l

.::

l

.E

%-;

::; ~

o :o;

"'..:<

l-

....<O

19".1

13

• ,)t)

20'

..

3

21

..

..

.

_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _:.___ _ - · .. -

-:---.:.....!..--_:_~...:.__!.._

2053! 20

~ag:;riori Orlandi 3, De Falco 2, Car bone, Vigliardi, Cttanna,

Galli. Capitani Santoro 4. Sahnari T enenti Anzà 2, Ri\'alta, Zafriro, Gbe:ardi, Castag-none. 5

:\[a~goio r i

Cnmetti, De Falco. (;apitann Sautoro. Tenenti Cnstuhli, Basile.

2 Mng-p:io•·e De Fnl r.o. Capitnno Lucciola.

~l l

l 3 7 \\)

.. .. ..

..

.. .. . . . . .. . . ..

..

..

..

..

G :\lag-giore Dc F11lco .

De Fal<'o. ]l Id. De Falco l i Id. s Ma:;r!!ior i Pt>ra!',;i, 1:\atoli. l Tenente n icci.

~, :\lag-~?iori 0? FRh•o 2. Vigliardi, Citannn, Carta . Capitani (;ioni, Santoro.

..

..

\

i3

3

..

49 Ten. colunnt>l lo !llinici. Ma::g-iol'i De l'alco 4, Gernndo 2, G;mdolfl 2, Pu g-liR ' 2, Pa~t l iuu:i. Katoll, Ca r bone, Galli, PresRacco, l'cn.ssi, !llartg;etta 2, Del \'l'cellio. Capi tani Santucci 4, Trovanelli 2. Pier!:!'ianni 2, Castf.'llanò. Vasilicò, Snntoro, VtdE'tt:t, Calore, Buc<'ia, Fe rr(l, Luzzi. Gi ani. TeoPnti Caccia 2, ZarH ro 2, Monaco 2, De Sa rio 2, l:';~~ sera, ~J o ­ lmarl, H icci :t. o ,tdi.

-l?l 2147


74:1:

RE:\DICO:\TO S1'A'l'IS'l'ICO SPECCHIO B

-

Operazioni ripartite

o s r r.

l

31.. 1 11 ~l

Amputazioni e disarticolazioni

:1 l ..

Rl'sl"zioni e altre operazioni sulle ossa e arti· colationi

\ · .. , l l 3 l l l l..

Trapanazioni, craniectomie

2:! . •....

3 .... i ~~' . .

Operazioni per traumi

1) 6 .. 1..

2 (),. . 5 . . . . . . l .. . . ... .

To race o tesi

l l .. ,.... i .. . . . . .l . ... .. . . . . · · .. , ...... l

OpPrazioni per empiem;t toracico

!)l l 4 .. .. .. 3 l l

~

2 ..... .

.. ..

Tracheo tomie

l

l .. .

Laparotomie .

9 1, .. , ..

Id.

sull'apparecchio biliare.

Id.

per fi:;tole anali pe r emorroidi

JIl.

per t u mori

Id.

per ernie.

Id.

.. l

2 .. l . . . . . . . .

u l

l 2 1a 1 .. 2· 2

!.. l.. l.. ,.. " l"

:2 /

. ... : .. t

a

11'1 .. , ·~~1

1

5l 2 1 4

12 .. . . . . . . 98 .. 1 a 2 1! 5 18 710 3: :1 1 2 , .. ~1 1 1 1 3D :?2 11 19 5711311101 91 :21 i12 6

sul sistema Jinfatico g-hiaudolat·e

t312 ..

l

112 .. 4 1 ·20 •

~ t\ lO 201 l :3 312 .. IS..

per varicocele

lrl.

per v11 rici

Id

sulle vle genilo-urinarie

hl

prr corpi est rane i

"

" .. ' l 1

per unghie incarnate

Id.

varie /plas tiche, tenorafle, ecc )

lei

sul naso, gola e orecchi

~r. : ~' l l , 4~ 5

Id.

sug-li occhi

1 l .. l 2

3 .. •

-~-

l.. [..

3 l .................. ~

.1. . 11 .... 2 1.. 10 .. 10 .. ! 2 .. 2

Id.

T OTALI

l

s :1 :3 3;:) s 9 .... 1::> l ~: . . . . 1.. s... 1 1111.... · .. . 2~ 'i "'. 5 1.1 !)l 2 4: l (j 3 81;21 1 l 2

4ti al) 9 6 f>2 • i

Id.

l

···l: ·t"l"

. . •.... j ...•

.... '.. I l .. . .. : . . . . . . . . l 11 \ .11. i.. .. ,.. " i" .. ..... ,.... '' l" "l" ....... 4

ld.

23 2 ........

.J. ··r-r·,2..

.1. . .. '.. '........ 1. .'..!.. 1\ .. " l"

1

Operazioni 9ul t nùo gastro enterico

l

l

Oncotomie e incisione ti! ascessi pt·ofondi c seni fistolosi Incisioni inguinali e loml>:.ri.

l

..

22 /

. . . . . 1...... ' 1' 1 ..

2 2 .... l ? . : l 3 ) .. 12"l 1 1 2,..

l

s,.. , 2 .... " l. l

:

--- - - - ·-- -- - - ~ - - -~~

1

. 316 18141 rd:t:?4 :6o 1 ·1~.til 4-l Joa 28 48 5 li 1 G;;2~

1

•

•


DI~ L I,E OPEIUZIO~r CHIRL'RGI CIIE, ECC .

per gruppi e per ospedali. F -=-=...._ =-=-=-=- ------Hl

-==--=-:o=== ====---=--===== l N F E Il ~~ E Il l E


n ~~~D il'O );TO S'l'ATI~T J CO

7-lG

In confo rmi ~à. di quanto si è pratica.to negli sco!·si anni, si fa segu ire una breve esposiz ion e dei casi più gra\Ì ed importanti citati nel rendiconto; n ei limiti però assai ristretti, concessi dalle rare annotazioni apposte nelle tabelle nominati\-e degli operati.

Amputazioni e disarticolazioni. Le amputazioni eli gamba e di coscia, all'i nfuori di una per osteo sarcoma, furono rich ieste da processi tubercolari dE>lle articolazioni del p iede e del ginocchio, contro i q n ali erano riesci ti i n utili i tentati\·i della chirurgia conservatrice.

O. G. soldato lancieri Firenze : osteo-a1·t;·ite fiwgo...:a d el pied e cleRtro . Ar·t rer tOIIlia con r c;:.ezione del rnNI!twlo <>~te run. !'e~uiia da 3Sli·ngalerl•1mia per· di n·u;:ione di proco~!''-O. I r'lfì ne a111putnzion.~ . Guariginue. o.~peclale Roma.. .lfa.ggi•11·e Gei'nmlo .

Per le am p ut.azioni della gamba non è acce;mato al metodo adoperato; per c1nelle della cosc.ia, in due f u il mcfotlo a lembi muscolocutanei e in due il metodo circolare. Le esporta;:ioni totali o parziali di tli !,a o di ossa metatarsee o metacarpee furono r iuhieste da ne erosi esito di pa terecci, o da processi di osteo-art;rite fnngosa., o da. feri te per strappamento; tre vol te da ferite d 'arma cla fuoco.

Resezioni ed altra operazioni sull e ossa e sulle articolazioni. RI·:-.:r:zr0:\1. -

Nessnn caso notevole.

In cinque casi d i frattura commiuuti.\a con notevole spost1Lmento dei frammenti, si èdo nlto ricorrere alla 0PER.\:liONr

I'E n

T RA1Jm . -

suttl!"a metalli1'a seguita dall'applicn.zione dell'apparecchio immobilizzante, per lo p iù il ben1laggio gessato. C. F. )[aggiore ca.rabinieri .RR. IlJ"ftttuJ'a eli entNtmbe le ossa dell'ara.mln·a.o:io t•on fuoru:qcita dei j"rnlltiii Pilf i. Suluru ÌllfJUOdf'ftla (<'erchiAmenl0 ?) dell'u lna fmlturala comminulivamenle al suo terzo iufer cO J'e. Il n1alolo nbbawJona l'oi'pe<la lc dopo un m ese, in con tinuazione eli r u1·a al p1·opr·io domicilio. Si do vello però, i n :2• tem po, prnce l ere alla reseziooe delle eslremila dei

l'rammenti caduti in necrl),;i. Q.,pedal(' Piace1lz(( . .1[CI(J[JiOre (/ iu.ffredi.


DELLE OI'Jo:(t.\ZI(J:\"1 CHIRCHGICHI~, !::CC.

L. S. Soldato artiglieria a c::walto. Fnttlura comminutt:va apel"fc(, della, gamba sinistra con noten1le accawlla lllf!nto cle·i {1·arn111.ent.i ed impos-~ibilitcì

eli contenzione.

Sutura ID''tnlli ca dai t"f'ammeuti Jella libia c•l appiu·eccbio gei'sato. In cura al 31 dicemb1·e l!JO:>.

Ospeda.le il:Iitano. Capitano CaJegari. Sergente G. S. 3° alpini. Fratlnra complicata cleU'omero pe1· colpo di fu.ci/.e. Sutura dei monc.oni con filo metallico. E<;ilo ne:;alivo pe1· non avvenuta con solidazione.

Ospedale Tol'ino. J[ayr;iore C111'ta.. Soldato P. G. l" artiglieria da fortezza. Fratta Nt d<'lta clcu;ù·ola sinisti'Ct con {1·amm en to i ntemo molto !?porgente .sotto la cute. Scopertura del focolaio di f1·attura , n·sezione del f1·ammento sporl!e11te, cerchiag-gio con filo metallico. Gvarigior11~.

O>:peclale Tm·ino. •lfaggio1·e Carta. Soldn.to S. V. Piémont.e Uoale cavalleria. Pratturct tlnppia della mcmclibola inferiore con cli~tr,cco del bOI'clo al-veolare. Sutura con filo d'a1 gen io. !11 C'ura al :~1 dicembre 1!10li.

Ospedale flrescic_L. Capitano Trovanelli. Anche nei cinque casi di frattura della rot;ula se ne è praticata la sutura, o il cerchiamento, o l'uno e l'altro contemvoraneamente. Il piit importante è stato c1nello del maggior Gerundo, che sani riportato per esteso nel giornale. Orr;RA ZIONl l'E!t CAL LO DJ-:1-'0IOLE. -

È assr~i interessallte quella prati-

cata dal colonnello medico ora generale Imbriaco, n ell'o:-; pedale militare di Firenze. Soldato B. F. :1:)0 fanteria . Callo deforme e dolorr;.~o del 3" .~nperiore clel femo?·e sini.~tro con acr·o1·r·ùtmentu deU'm·to di 12 cm. ]Je1· deciazione angolare e .~ovrappo.~izione clei (ra.mmenti. Con una incisione di 12 cm. iiulla r e;:donc est•' r na della co~cifl, mC's;;n allo scoperto il focolare di fl'~:~llura, si rompono collo scalpello le forli><;: ime adereuze esistenti f1·a i ctu e frammenti, l"i crnl:lnlano e si rr ~o lt~:-inan o colla l"ega a catena le superfìcie di fratlu!'a dei medP.simi espor tando ~li Rbloondanli osleotlti formativisi attorno, e quindi si ce1·ca di otle1u:n·e i l ratTronlnm cnlo, ciò che riesce difficile per la forte abduzione del frammento supe1•iore. Sutura ad ansa dei frammenti secondo il p1'ocessn d,• l L <>jaJ•s; sutura superficiale e profonda delle pal' ti molli , dt'enu~gio ed estensione permauenle con pesi.


748

RE~DICO~TO STATISTICO

La feri la non ha tiec:orl'O asetlico, poic hè si slabi liso:e un este;,;o focolaio pu ruh.•nlo, ma si ri esce io breve a tlonunar e d processo suppu1·ativo, tanto che, dopo poch i g iorni, quello di ripantzione è bene avviato. Dopo due mcs1 i framm enli SOIIO cornpletam ~n te saldati, r accnrciamenlo è ridotto a 6 cm. e quanJo l'indi vi duo é congeJnlo, me1'r.é le cure sussidiur :P. ell'lll'icilà. massa~gio, ch inesi tPr apia ed un ~\dallo tl!'pa!'ecchio lli'Oll:'i(·o. può la><ci&l'e J'o:::pedale con una sola stampella e l a pro"petliva di pt•ogTessivo miglioramento. (Vedi GiOI'· nale medico, settembre l UOii).

Guardia finanza 8 . G. Callo osgeo deforme per accarallameuto dei frammenti da fì·atttu·ct CO?ttpletct della gw,1bn cle.-;tra con notevole accor-

ci a mento. O"Leot,tmia della li bio e ùel pe1·one nel punto di l'l'Altura e >-ulura metallica dei fnHnwenti . In cura al ;$ 1 dicembre 190f, O~J,eila/e Bre<~cia. Capitano T ra-

canelli . 0PEHAzroxr l'ER Lt:ss A;:aoxr I~YETIW .\Tt~ mRWl'CJDILI.- Furiere 2\L A.

scuola caY!tlleria. ~ussazione della .']~ e .p articolazione metata J·.~o -fa· l<myea. niditzione crue11 la con inl'i:::ioni dorsali; decapi Lazi<lne dei m r lala r si e s u ~ lura og><e» con lili di ><eia. Guari!-!iOIII:' con rr 1 • ri~lirwrue11ln dello funz ione. O.wedale T or ino. Maggiore

Ca rta.

Soldato S. :JL artiglieria tla forte7.za. Ln..,sazione pos!e1·iore det go'l liifo :.:inistro. Tentata ]A riùuzione iucr uenta inulilmenl<>, P po~c:ia I'Rr'll'olomia, ugualmente senza ri~ulL»lo . si pro(·ede alla r rst>zi une delJ'e..:tr emilu ir. ferinl'e dell'omero ml'dianlo il lagli(J di K ocher e f'i oLLien~ U l l rnif,!lionJmeulo nel ln mobilita del· l'articolazion e. 0;>ped1Lie Torino. Jf n~mio ,.e Car la . SJ·:Qt "E»TRfi1'0.\ItJ.: r.;o OI'ERAZIO:\I \T,- \1118 l'EH PHcH 'E>;SI ,)s'fE!l PATJCl J:: r.11RO

E~lTr. -

Non si t ro,·ano riponate nelle tabelle nominative d t>gli operati eh e due sequestrotomie del m<tscellare i nft•riore, una per via. orale per 11ecrosi conseentinL a furita, <Ltrma da fuoco . O.~pe<lale G;,nora. Tenenta Jnziì; l'altra (uu,,liale !) eh neurosi progressiva dell'osso, con e:::ito di conservazione di wtti i demi. r;..,peclale ]Jari. 'J'ew!llle culonnellù illi-nici. 1'ra le molteplici op<'razioni richieste da proce~:<i o~teitici- Lube r­ colari ne!-lsuna preseuta fatti meriLevoli di speciale menziOne. I>ARA CE:\TE~l, ARTHOTO)tfl<:, AR'I'Iii·:C'TO~IIE Elt AI.Ttn> Ot'EH \ZI O:\I Sl"LLE. ARTtCO LAZJOXr E r,orw A~:\'Essr. -

Lo svuotamenLo dei liquidi delle cavi tà ar~icolar i , essudat i {logist ici, sa.ugne ecc. coll'apertura delle articolazioni. o colla. JXtracentesi seguita o no da iniezioni modificatrici, senza attenderne il ria,;sorbim euto 1 è una pratica ontmai gcner::dmente adot-


DRLLE lJI' J!:R,\ZIONl CHIRuRGI CHE,

~<;(;(' .

tata negli ospedali militari, che vale ad accelerare sensibilmente il processo di guarigione, specialmente nei processi crontc1 e nello recidive, e a preven ire gl i esiti dannosi di u na immobi lità a l ungo prolungata. Ancl1e l'estirpazione de Ile bori'e sierose peri articolari, per igromi o flogosi su ppurate, ha sostituito la semplice punzione, o la inutile cura risolvente con pomate, pennellatnre di tintura di i odio ecc.

Trapanazioni , craniectomie. L'apertura del cranio fu pratieata tre \Olte, dLlO por trauma ed un a per processo su ppura,ti v o. Soldato G. M., scuola ea·ntl leria. FJ·rdtnra del cranio nellcL 1·egione tempm·ale cle;;tra con sintomi eli comp1·es ..:ione dGt clepres.-;ione di scheggie ossee. Epileii:<·i a jacb;oniancL. ('a usa non indicata. Trapanazione gP.gnila da e:=>por tazione di ~;:ch eggie e sollevarn enLo in massa della porzione S!]uamosa del lemporale. Gunrig1on e. In(e·rnw·ia Pinerolo. Maggiore Viglirù·(li. Soldato G. 'l'., 5!!0 fau teria. Fra ttu1·a .-;cfteyr;iata 1lella 1:oltn del c1·a nio per colpo a. sctke di f utile : (enoNwni cere!Jmli {JI'a.ci. Dilatazione della breccia ossea e sollevanwnlo di schcf!gie; alloccislura di un ramo !.erlll inale della meninl!eR mPdia. M or·to poche Ol'e dopo l'operazione.

Ospeclale l'm·ino. Tenente Torchio. Le iH operazioni di trapa11azioue eli apofisi mastoidea furono, in tutti i casi, provocate da, clifl'usioue d i proces:oo sn ppn rati \'O di ot.ito media di ugnctl natura, e mai per cura diret,ta di otite cronica, quantunque il reper to operatorio abbia. in talune di esse dimostrato che l'ot:.ite doveva clnrare dfl. lungo tempo, e che non sarebl~e ginnta a guarigione se non si fos:>e Jall'esterno a.rri vat1 alle cellule mastoidee e n:ll'antro, infiltra ti o ripieni di gn nnla.zioni. I n li'> ca:;i, dopo l'apertura dolla ma:;~oide, si procedette a quella dell'antro o per faci litare i.l cletlnsso de.l pus o per rimuovere le cause clte mautene\ano la suppura.zioHe uelle otiti croniche. J:j certo che, anche nella prima iudica.zione, l'esito dell'operazione è meglio assicurato quando si arriva siuo all'ant.ro per stabilire tra questo, le cell ule mastoidee e l'orecchio medio una piit a m pi1l. comunicazione. Infatti il maggior numero d i tfl.li operazioni fu eseguito nell'ospetlale militare di 'l'orino, senza alcun decesso, mentre q naltro casi di morte ri snl ta no dovnti o ad ascesso cerebrale o a meningite purulenta, per diffusione


7oo

RE~OlCO~TO ~T.\Tl~TlCO

del processo snppurativo dell'orecchio medio, nei quali si era limi tato Pintervento operativo alla semplice apPrtura della mastoiùe. U n'al t ra os::;ervazione ùa farsi è, che sopra 34 mastoidectomie per rac<:olta purnlenta da otite media di egua l natura, 22 occorsero ucll'ospeLlale militare d i T urino e !l in quello eli Piacenza, probabiJmente per la predominanza di quelle forme morbose infettive, che piu di frequente si complicano colla snppurazione dell'orecchio medio, quali iJ morbillo, l'infl.nen?.a, la polmonite, ecc. e nelle quali l'e:>ame microscopi<:o hu constatato la :r.n·esenza delle medesime forme bt1cillari.

OJJerazioni per emp1ema toracico. Gli erupiemi operfLti col la semplice toracotomia intereostale hanno dato tre mor~i, dne per p(llmonite ess.'nclo l'empiema metapneumoniro, ed uno per edema polmouare, consecutivo al troppo rapiclo ripri>;t inamento della circolazione per la sottrazione di ben~> lit.ri di pus ùal tora<:e destro. Di opentti colla resezione costole vi fu un solo morto per preesisten te sef ticoew i a. Il tempo impi('gato nPlla. guarigione non ha. presentato ditì'erenze sensibili nei due metodi. poichè fu in media di 78 giorni per la pleuTotom.ia intcrcostale e di 'il 11er la rett·ocostale. Hisnlterebbe però dalle. tabelle chirurgiche, che due operati di plenrotomi1~ intcr.;ostale avrebbero lasc·iaLo l'ospedale non guariti, ciò el1e non sarebbe successo negli operati ùi r ese?.ione costale. Circa la cura consecutiva manca affatto ogni anllotazione al riguardo. I due operati di toracoplastica andn.rono entrambi a fine . I n uno l 'empiema era tubercolare, comunicante con una ca,erna e per la sua durata aveva proùoLto grave atelectasia polmonarc, cosicchè occorse l 'ablazione di 6 coste dalla 4• a lla !l"'. O.~peclale 1'ori11o. J fa ggiore CtLrta.

Laparotomie. P er peritouifi it~bercola ri due operazioni e due guarigioni .

Soldato P. G. d'artiglieria da. fortezza. Pe1itonite tube1·colare. L apar·otum ia mcdianu ombelico - pubica. G uar·i gione per pr ima.

Ospedale Roma. 1lfaggiore Giuliano.


'i 51

Soldato P. P. reggilJlento Guide. P e1·itonite tubel'colm·e. Laparotomia m edianA sollo-ombelicale. Pro~<'Ì il f:'l\ 111enlo totale della cavità aspor·lazione di masse tuberct~l ur·i dl'll'omento. Sutura a strati. Guarig ione per prima.

Ospedale Milano. Ma.(Jfjio,·e T"igl im·di. Per appendià te acuta so110 specialmen te inte r essanti ta lnui dei casi operati nell'ospetlale d i Torino dal maggiore Ccn·ta. Soldato G. 1\I. 5n° fanteria. 11ppendicite acuta .suppurata. La parotomia con la ~ti io obliquo- lR Le r·ale : » ppc) ndiceclnrn ra . Asces:>o heu cirnon s i s lacta no le adel'enzf . MMt.c f•èr pP rilonite :-<etlic·a. All'autopsia si consta ta peril<lllile d:fl'r1sa purule nla con molteplici a rle!'C:nze ditno~ tra n ti che il pr·oces!'io dat>~va du var·i g•or·ni; cang1·ena ~azo~à della mucosa inles ~i nal e . La cavitù dell'ascesso t.> cir·coscritla a l r ece:>so ileo-cecale rnferiore e non cornunica colla ~l'll. IHI <~ cav1La pel'itoneale. co~crrtto,

OsptJdate Tm·ùw. J/ aggio re Carta.

Capitano B. L. 4:8° fanteria. "JPlJendil'ite. Taglio lttle rale, aù et·l~ n ze d...t cieco all' e;;;t.•rno, r·imos;:;e le quali si trova

una cavità a,-:ce:>::;uale posteriot·e, che vjenc zafl'al~:~, s ulul'andosi po1 il cieco a per·i loneo par•ielalo. Gua rigione per• pr ima.

Ospedale Roma. J{(Tggiore fJei'lmdo. Sold ~Lto

P . G. 2° artiglieria eh~ costa. Appenclicite awta Mtppw·ctfct.

La paroto111 ia anle ro-mediana. T ar nponamento ll~ l la g-rondo cs,·i tà pet·itonale, ape r-llll'a dell'a«eesso e.,i~ tenle nel rec·~ sso ile•J- cecale infer·ior·e con propagazione nello spazio relro-ve;:;cira le; ù rena~gio . Guari g io11e. O.~pedate

l 'o1·ino. J!agyiore Carta.

In due operazioni per appendicite acuta, il maggiore Carta benchè avesse ritrovato l'append ice, n on ha creduto di resecarla stante le aderenze contratt.e; in un'altra l'a.ppendiee era libera uella cavità dell 'asce sso; in una quarta l'appendice si presentava idropica, infiltrata. e ricope r ta di essudaLi fibrinosi. Olt re a questi casi (li appendicite acuta, il maggiore Carta ha pu\·e, nell'ospedale militare di Torino, praticato due appendicectomie a fredc!o per appendicite recidivante. Caporale maggiore B. G. 60° fanteria. "lppenclicite recidivante. Appe ndicectomia a freddo, guat·igioue per pri111a. L'appe ndice è a d•lren te al fo ndo del cieco, il g ra.ude o me nto non presenta alter azione ; resecata l'appendice , s i risconta·a un'intensa ipcremia della sie rosa, lurgida, rigontlata all'estremita c entr·ale ov'.l la siero:::a ha un color1to giallastro e in un punto vìolaceo in immine nza tli rompers i. Sezionata, s i OS!;\er va nel punto accen nalo una piccola raccol ta di pus ed una alterazione anulare della mucosa e della muscolar•e, cosicché non l'esta più intatta c he la sie1·osa


75:3

llE:\0100::\TO SrATISTICO

T enente

n. M. Appendicite 1·ecidit:ante.

Operazi one radicale a fr·eddo con tAglio al margi ne esterno del mu~colo r etto. A sportazione m elodica dell"a ppe ndi ct~ con manichelto sieroso e sutura doppia del ld sier o!'<a. Guar·igione per pl'ima. L'appendice era ader ente alla faccia poRter·iore del cieco e tutto altor·no l'omento in!':pessilo e ag-gl utina to ne li18!'Cb era va la presenza . Staccate cautamente Lulle l e adet•cnze, si potò r esecare l'or gano, il f'JU <de era ing-rossa to del doppio; la !>Ua superfi cie si erosa ruvida e giallaslr·a; l e par·eti si twesenta vano ingor•gt~te, fr·!abilissi m e, in preda a degener·azione gr assa. All a base dell'appendice esisteva un calcolo feca l e.

O.<pednle Torino. Jiag{Jiore Cm·ta. Complessi.,·ameute le operazioni per d.ppeudicite furono l G, con due m orti. ossia il 1:2,T.> p. 100, t n tte a carico delle appendiciti acute. 1\elle laparotomie per t1·numi dell'acldo111e, iu una ferita penet.r n.nte d'arma da pnnta e taglio, fatta la lapa rotomia, si è trovata lesa la milza. ~{orte i n 4" giornata. 0.-:pNlrtle Roma. 1lfag!Jiore Gertmdo.

Un c~tso molto inh~ressanLe di ft~ rit.a all'addome è il seguente: Sold. P. N. Ferita da punta e fa!Jiio al costato sini.~tro, snll'a...,cellare poste1·iv1·e in coi·J·i.spomlenza del cleci11W .~pazio inieJ·c'l·"letll', penetrante in t11rittÌ aflran' l'.~l) la Jllenm ed -il diaframma, con (uoria.-;cifa dell'epiploon. Si pr·alicn un'inci!>ione di 10 cm. : !':i r eseca la 10" col:"tola e si e~porta J'epiploon pr ociden!P, alloudantlon~:~ ti r imanente allr·nver so la ft>r ita del diFrl'r·arnma , previa su tura a Ctlleoa. Sutur·a dello fecilo del diaframma, 7.affaml'nto del1 ape rtura pleu r ica e !'<Utura pn rziflle della culn . Guar·igione.

Ospedu.le .lWctl/1). j.Jfnggiore 'l"iglinrcli. Sola . B . . \. Ca.valleggeri Foggia. Grare confusione all'ipo('ondrio ;>l 7'1Ì8tro. Lap»rolornin medin lateralizz111a; 8i trova r ottura dellll milza che OJ ·la re coml'l spappolRIA; si pratrca la l egatura iu nHt~sa del suo peJuncolo. M ot•le il ~ior rw S1•gut>nle. t

()spnlale P11lermo. Jfag!}iore Xatoli.

:-)erg. G. JL l!'t'l'itn d(/. punta e taylio pew!fi'Hille nelle~ l'egùme ombelicale inferior e con fuoriu.~cita cleil'umento. Re><('zione dell'om ... nln e !>Uluru

Guar·i~ione

O.<:peclalP. ,.\ -ovara, Jlaggiore Ca 111etti. 8old. G. D. Contusione adclominah e :;ucce.~sivn ci.~ti emtdica. .\fnrsnpifllizuli:ione di v ol nmino!<a ci~li parn- Nlro-llr'OI('rale. ZafTFrmento pro· lrallo per• 15 c:iuru i con m ed icaziooe « piullo. Guar if!inne.

Ospecla./e Firenze. .11 aggio-re J>erassi.


DI·:LI,E OPJo:HaZ.I<>Nl f'Hlrtt:llf; !CHE, E CC .

7ò3

Operazioni sul tubo gastro-enterico e sull'apparecchio biliare. Guardia. fin~:~nz<t G. C. Stenu. ·i pilm·ica. conseculira cul ulcera gastrica. L n parotrl ffi lll el'plnr al iva

l'~>g u i iA

da gasll't> - digiuno - ~ to nlin . Applicazione

dd bollo ne d i M urphy. i\! o l'L e ,Jopo due gior ni per collao:l'o, slt~ n te le ~ ravis­ sime condizioni :;reneral 1 d<-'ll'individuo.

Ospeclale Padm.:u. Capitano .Yodetri. Il caso d i occlu:;ione intestinale operu.to da l Capitano Salinari ne lFOspedale :!\.lilitar e, di Nctpoli è già stato ri por tato sotto la ruhri ca casuistica del Uiornal e. SolJ . P . P . 20 cavall eria Umberto I. , bcesso 1lel j'egntv. L apa t·o tomia cnn ta:;lio lu11go il bordo col'La le di desh•fl, t'e"ezione dello ca rti !ag i ne d i prolun ~am ento clelia 10• cos tola. Aperto i l per i tonen', si cnn stato elle il f.-gato è ad el'so in g ran parte aciP.r enl(', per cui si può l11niLarne la sutura a qual che punto in cui manca l'orlesione. ln cil'ioue del vil'ce>r e col ter mocaulerio s ino a dar esito al pus e zotl'n1nen lo. L' opt>r·azione è stata C!':Pguitn 1'8 novembre e l'opt-r RLO e1·a ancora in cura il 31 dicembre J!J05. Ma ucft og ni ailt'H ind icezi qne al ri ~un ròo dell'opPrllzione e dd dPcor·so consecutivo. ().~pedale

Rollla, M(fggiore Gemmlo.

Cisti da echinococl'O del fegato supp111·ato. Tag-lio a•ltlominale Ju n~o il bnrolo costale e r esezione della car·tilaginc di prolungnm cn l o cor risponrl enle dellll 7", to• costola (pr occs!'<O L an nelongue). Non essendosi ra ggiu11ta pct· tale via la cisti , dopo /~ g iorni vi si arriva attrav er so la plmr ra. La tonaca av\'cntizin de' Ila cil'ti viene e~p uiM m er cé f!ene ro!Oe irrignzioni. Guat'Jg ione dopo lun go processo di suppllrazione.

sa, n·,

Ospedale Napoli. CaJlitano Satinari (r. r:iomale M edil'o, febbraio 190n}.

Operazioni di cura radicale di ern ie. Dallo specchio . l, le operazio ni di cnra rild icale eli ernie risultano in nnm cro di 5l!J1 ma ~e -vi si computano le 14 ernie biJ at1·rali e due allre compr ese trn. l e operazion i di vA.ricoePle, perchà l'ernia. f ll constatata 1lnran te quest'ultima operazionE'. es:-e sa.Jgono a f>;l;) COllCt'O :):-,:-\ d ell'anno 1!11H:; fauo qnPsto (;be non l:imcntiscc 1'o:;servll zioml del r endi conto ante<'Nlence, de l progressivo an monto d C'gl i ernios i n e ll'Eser cii o. Nrm vi fu a.kr:n decesso dovnto all'opera.zio lle o ai suo1 esiti, poir:hè ('} solo ri portato m t caso di morte in scgnito a p t'l iosi roumati ca . mam f e:;tat-asi dur:1nte la. degen za dell'opr·rato nell' OspedaJe. 18 -

Giom altt med.co.


75!

L e guarigioni per ~ · inteuzioue salirono a ~!l : c tra le cause ùellu s uppurazi one è specialmente citata la formazione dell 'ematoma sotto cutaneo: ma è d a ossen·are eh e in un solo Ospedale, sopra un un mero molto rile,~ aute òi operazioni, le guarigi oni per suppnrazioue oltrepassano il 20 o 0 e iu un altro il 31! " 0 degli operati. In 23 eas i si è trati.a.to d i punta ùi ernia, in l± di ernia diretta, per la quale è riportato in alcune tab:~lle che ]'operazione si limitò alla. ricostituzione d el tragitto ingninal e: secondo il Bassini, senza aper· tura del sacco, o (jon semplice sutura del m edesi mo a bor;;a di tabacco. Di ernie congenite non se ue tro\·ano citati che tre <:asi. L e complicazioni constatat.e d urante l'operazione furono in cinque casi q uella del •aricocele operato contempor:~ neamente all' ei·nia1 in altri ci n q ne l'idrocele cistico, due volte del testicolo e tre del funi colo, a1whe esso cnrato radicalm ente ~..:oll'ernia: in due l ' idrocele congenito, iu tre l'ectropia. testicolare, nella quale per due ,·olte si ricorse alla espori·azione de!Porgauo stante l'anmzato gra(lo di atrofia. Di altre complicazioni non è fa tto nelle re1ati>e 1.abelle alcun c~nno . La resezione d elì'omento, per le sue forti aderenze col sacco, fu praticara i n quatt ro operazioni. Le operazioni per re(jitliYa d('ll' erni1t salirono a 11, ma le indicazioni ùel reperto operatiYo, che sarebbero state di tanto interesse per constatarne la causa,, nonchè la data d ella pnma operaziOne, mant:ano iu tutte le tabelle ad eccezione eli d ue. Serg. R. F ., 33° fanreria.

Ernia inguino1e clc~fro. cpiplvica, saota le. ridllciiJile e ~·on fen ibile, 1·ecidicata dopo 15 o1esi cl11lla cw·a B assini. Nuova oper·azione raùieal e col metod'O Bas:<ini, pt't>\·ia nat·co::-i cl oroformi ca

ed e sci~ione della ctcatr·ice cutanea, suture i;Uperliciali e prol'onde con se ta. Si è lt·o vatrl il col l ~r; tlo del sacco assai l'isll·ello. Le cau>'a dciiR t·ecid i\·a é d if•esa dalla mant:ala atle!'ion e dHI Lt·ipl ice slr·alo al m ur gine po.,l et·io re dell'areala del Popat·zio. Guarig10118 per prima.

Ospedale Fh·r:nze. Jfayyim·e Peras.çi. Serg. B. A

Ernicf inyuinale de.~trct obliqua esfel'ìiCI· ret·iclit'c,, La nuova ernia erasi fatta stralla al d isopra e all'intorno della. cicatrice operatoria . Il sacco l ungo 8 cm. è fortemeu te a.d~ rente al moncon e del sacco della prima ernia, scorrendo ai lati del quale erasi formn.to . Ospedale Xapoli. Capitano Salìnari.


DELL!': ùt'I::Ht\ZlO~ l ClH HviWIC IIE, JJ:CC.

755

Non risu lta che nell'operazione radicale dell'ernia sia mai stata. adoperata l'anestesia locale o quella per \Ìa del rachide. Il metollo quasi costantemente prescelto fu quello del Bassini. Le operazioni di ernie crurali sono state lli, 11 col processo Bassini, 3 con quello di No,aro, 2 del Ruggi . .Occorse pure un caso di recicli'a .di erma crurale operato nel se· guente modo. Carab. F . G. Legione :\Eilano. Emùt ('l'ltl'ale recidira libera, della {JI'ùs:::ezza, di Wl 1tat:o, ridncibile e contenibile. Cura radicale mediante incisione cullwea ve1·ticale ed esportazione com pleta del sacco. Sutura con un punlo profondo che unisce il peri ostio della cresta petlioea al bordo po"teriore dell'areala crurale; sulu1·a più superficiale a bo!'sa che comprende la guaina ùei vasi femo rali, l'aponeurosi dtJI mu"colo pellineo, il legamento d t Gimbernat e l'arcata crurale. Terzo s trato di sutura dell'àponeurosi superlic:iRie e inline sutura della cute. Ospedale Jfilan o. .Jlaggiore rigticmli.

Operazioni sulle vie genito-urinarie. Le operazioni di va ricoce.le sono state 373, eol!l una lieve differenza in meno dell'anno antecedeute; i processi oper ati \i presso a poco gli stessi. Fteòectomia 81!rnpl ice eon taglio scrotale longituùinale, recision e delle vene ectasiche e successiva allacciatura dei m onconi: operati 112. V.\RICOCF.LI·:. -

Flebectomia. con incisione soprapubicct : operati :-:>. P1·ur:e:-;so del 1\.altler. Incisione dello scroto lungo il lato anteriore esterno del cordone, recisione delle ve11e ectasiche stirando coi fili i due monconi per avvicinarli ed allacciarli a contatto: sutura a Llue piani in senso trasversale : operati 17.

Processo del Koche1·. Incisione trasversale della ente prolungata l ungo il ca naie ingulnale, recisione delle vene e legatura senza a~-­ v icinamento dei monconi. Operati Hl. Ripiegatnra del funicolo spe1·nuttico e fissazione clel te.~ticolo al pilastro inguinale esterno, ,çecondo il processo del Raggi. Operati 23.

Sot:;pensione del teEdi1·olo, previa esportazione di una sola parte d el plesso venoso del cordone con accorciamento e fissazione del cremastare all'anello i nguiuale esterno secondo il metocl0 Carta. Operat i GD. Oblitemzione colla lega tu.rcf dei t?·onclti venosi pih {)l'Ossi alla Dwmnte Operati 28. Regezione dello 8Croto. O pera ti li).


.

li'>G

111·::'\ll!C<• :!>TO STATI:'1'1CI.I

Hese::ione detto sn-uto u11ita a ?·e..;P::ione delle rene ecta.~idte. Operat.i ±4:. Bi tronmo pure c it.a.t i nelle t nbell e chirnrgi che altri processi, ad esempio qnello clol L o ngnet, tOlH'\ÌStèute nella trapinlltn.zione rotro-si erosa e so;; pensione del test.icolo al setto. pmtit·ato una Y01ta nell' 0.-;pedllle Jfi/it. eli l?.arenna dal Capitano Sotis.

N ell'Ospedale J[i/. di N11poli è stata os:;ernlMt. una rec id iYa di :Yaricocele dest-ro, gi;\, oper ato colla h•gatura singola dei trou c hi \enosi e sospensione del te:;ticolo all' ar eata femor a lo. La. r ecidiva era av \·enutft. cou note\·ole prola:;so dello sc:roto. Il tPHen te me d i0o 11n.:ù h a ri petnto la r ecision e dci tronchi venoF<i ectasici, u nendovi la scrotectomia i u ferì ore . ;\ell' itln)cele comuuicant.e del conl•me si è procednr.o come si t r uttussCI di ernia, cioè spar·catura. dd can;de i ngu in ale, e-:;portazione del procE-~so pariton~o - va.ginn.le, pre\-ìa lega.t nra in a.lto e in l1asso e ricost.ru?.ione del ca11ale secondo il metodo B a.!'\sini . N alle c iH t i del fnuicolo s i è se m p re ricorso alla sna esportazione e nlla, sut.n ra. como ;;oprn. Il pro~·esso sc~uito uell'iclrvcele t;Ì;;ticn d el testico lo fu, nella granile maggiomnza dei ca::;i, q ue llo dol Y olkmann. lu tre soli si pratic.;ò l"arr o,·e:5cin.ment,o della \-n.g;iual e, clopo averne t'iW Ìsa. Ulla pnrzi0ne. O.~JJe­ dale J!ilano. .lftlfJ!JiOI'C J'i,qliardi e Capitano Cale[JOri. Ospedale Ranmun. LI•R•H'J;; L E . -

Ct,pitalw Botz'..:. Nell'ospellale di Roma si ricor se due Yolta al nu'fodr> Jhu·ante, dell 'aper tura, ed im missione nel pacco di lunghe anse di cafgu.t. Per tubercolo-;i dei t e:-;Licoli s i potè limitare tre ' olte l'opPrazionea lla res('zioue dell'epididimo, e in ù ne di q uesti ca.::i :;i impiantò poi l'e:::.tremit.ft. reci sa del condot.to def0reu t e ud didimo. N elle t.re opi:'ra:r.inni di r·i,f.otflmia sopra pnbil'a uno. ,-nlta si chiuse completamente la fe ri La dello. vesci ca , ma ciononostante si ebbe la formazione d i una 1istol~t cho cicatriz?:Ò pe rò r apid ame nte , m er cè la per-

manenza pt:>r alcuni giorni ùi un cat.etere uretmle; in un alLro CitSO si eliminarono :mccessiva.mente t u tti i punti di sutnnl:.1 cosicch~ la g uarigione non sopran·enue che d opo un lungo periodo di suppura zione : o in un t orzo u o n fn n~ p pure possibile di evi trll·e 11. uesto esit.o per la. complicau?.a di cistit.o purnl Pnta, tanto chè nou si praticò Jn sutura completa ·lella. vescica. k da notarsi, c he in qne~;L' ul tima. operazione il calcolo, de l peso di :W gr., era. in cap~ulato e tutto ravvolto dalla mucosa, per cui 11e f u ditìicile l'isola!llento e l'estra.zione. L a. gmtrigione però si fece comp leta i n meno di tre me'li. O.~peda le Kaopli. Co pìta Ilei Bot·r·irt.


DEI.IJE OPEIL\Zl():\1 Cllllll; ROWHI•:, ECC.

457

OfJerazioni per tumori. Come è gii~ stato osservato Bella relazione dell' antecedente an no l!)lJ!, se si com ]Jrende::;sero tra le operazioni prati~.:ate per tumori le esportaz ioni parziali o totaJi (snwtamento) doi tumori delle glandule linfatiche dol collo, dell'ascella e dell'inguine, l?er lo pi t\ designati col nome di Jinfomi o di liufo adenomi, il loro numer o sarebbe molto cospJCuo. Col G. G. Adeno-rar('t110IIICI clel retto. E ~po r·taz ione del

Lumot•e con r·esèzio11e parziale del rello.

Ospedale Pa.le1·nw. JfaggioJ•e Xatot-i. Soldato G . C. !Ho fanteria }JolifiO del rettv con proctoJ·a.r;ia, Esportazione. f:ua rigione. (J.~pedlde Torino. ,'l [ari!Jiore 'J"OII/1}Ut8Ìna. Soldato G. G . 1" artig1 ieri a da fortezza. S enro ma al polpaccio .~i ­

ni8tro. Espnt·laziOIItl del tumore clw et·a in un inlc r;;lizio muscolat·e. Guarigione.

Osped(tle Torino . Jlagyivre Carta. Solcla.to P. G. l 'a.sto angioma. detla coscùt desfrrc E~pot·lazinne del l umore mediA n le un' i ur;i:<ione t·cltan~ola re Sù~ui la da pia-::'l i ca per ~<:.orrimenlo. G na rigion e.

Ospedale Roma. Jlaggil)re Gerundio. Soldato ::\(. E. Sarcoma recidù·o della coscw destra. Esporta1.ion0 d•!l tnmu r e e ::;u tura. llipro.iuzllllltl !'=C ~uita Jn amputazione ùella cos•:ta.

Soldato G. A . l5~ fanteria. Epitelio11ta della lin!Jua. A!"portllzione del tumo re inJi caulerizzazionc col tenno-cauterio del Paqueli n

GutH'Ì!{IOne.

Ospedale Vent'zia. Jlaygim·e Carbone.. Brigadiere fi ml.HZ!1 A. S. Xudulu epitelioma toso delta tingua . Ampuloz,one p~:~rziale df·l la l i 11 gua . l n cura al :31 dicembre 1!)05.

Ospedu..le .llilano. Capitano C'ldegari. Capitano D. E . Cani'I'O della ·ntetù sinisll·a dellct lingua con di(/ù sione ai gangli sottomast·ellctti. Opet•azione col metodo del Kuche t·.


758

fll!::iDICO~TO STATiSTICO

Nt>ll'operazione ru esef:uita l'alla cciatur a pre"enti ,.a della faccia le, e della linguRle sinislt'a, con pr eparuzione della car otide esterna per l"allacciatlll'8 pr ovvisoria. Amputazione parziale della lin~ua dallR r ef!ione sopraioidea sin ist r a ed esportazi one d•· i ~?angl i e della ghiandola sottomascella r e dello stes!!o la Lo.

Ospedale Roma, tenr'nfe Caccia . Operazioni varie.

Ornuzroxr I'EH v.HUCL - :->ono :;tate veur.i in eon fronto di± dell'a.nno l!J().J: e di 5 del l!l03. Si rileva. dalle tabelle uominati>e, che il processo del Trendelenlmrg, cioè resezione della safeua interna al 3° inferiore della. coscia e dei nortul i varicosi a l l ~tto in terno della gamba e del ginocchio, è stato l)raticato tTe volte. J1 proces:;o di Mrulelung consistente nella resezione di più tratti delle ycue ectasiche H volt.e. Pei rimanenti l'operazione si limitò alla escisione ùi nna unica porzione della \ena \ar1cosa. La gnarigione è sempre se~nìta per ptimaol. E,TRAZIO);~~

111 f·onr1 F:::;Tit.\:>t~r.- I casi piil noteYoli eli estrazione c1i proietti o frnmmenLi di es~ i sono i segnenti : C~trabiuiPre L . L.

Perita cl' arma dft fuocu al piede desf1·o con CIJ'I'esto

dr>l p,·oietti/1> /l'fl le o.~.~a. dd tar.~o. Pre,·:a radiogrMìa, viene t•!.:lrallo il pt·nietlil0 i n ra~lrato tra lo l'Cttfoicle et! i\ f" Cuneiforme a JQ Ct'lllimelri du\ SHO j>UI1(0 d'entrnl8 (P~ ll't'll.lÌ(ÌI inf'o•riore dt•Jla p-Amba). Guat·igione.

( IR[>edale Bresria. J[agyiure nozzi.

Caporale B. A. 30' fanteria. F eriftt cl'armu do (n nco alla manu de.,·tta. E!-<lr>~7.t<Hle di due l'<"heg~ie di h<)~solo dal pallllo dt'llu m.ano e tlt•l l'ondello

tlulln r ep-ion'e Yolare dell'anlibrn ccio. Sutut·a di uno dt•i lL•ntlini .iel fles!'ore supHfiriale e del Jec-a tnt•nlo anulare del carp0. Guaric:ione.

(JspPclale Jfilano. Tenente Truffi . ( :nn.rdia di <;itlù. S. ;,[. Ferila d'oJ·rna clu fiu,co ulla faaic~ anlerio1·e, :1• 11/('dio di'l/a c.:oscÌ/)1 desll'a.

Con un' inri:::ton~ pnl'ullel:l nll'ass<' della co."-<'ÌA !'i allnr;.:a il foro d'enlrAta, e !-e~uPnclo il trRI!ilto del pt'••ieltilo lo si P~Lrat' d,•forntAio nl a• infet'i<>N della cosc:a d~\lln sua foccia interna. In cur<l al ~ll dice111ln'e l ~Jit:;.

Ospr:dale .llilmw. C(lpita11o fien' yo.

l l


l>b:Lf.J.: OPERAZ!(J::\1 L'IIII:{."Ht.•TrHr:, EC(',

769

''oldato L. u. {)0° fanteria . Scheyge di ÒOS80lo alla mano destra. Estrazione previa. radiografia. ()rqJedale Jfil(lno. J[aygim·e Viyliw·cli . Di altre operazioni di qualche importauza per e:;trazioue di corpi estranei, non si trova riportata che una e.~o{11gotomia pe1· e.~trazione di frammenti eli o-~sa., esPgnita. nell'uspeclale militare di t.; dine dal capitano Laschi, con e;;ito di gna.rigioue. NF:nWR .H'm. A.e-roPLAsTICI-IE. 0PEllàZIO:-.'I

l'EH

nrr.\ A )1.-\RTEIA.o . -

Gm~rdia

di c ittit P. :J[. Parahsi del n(JITIJ cubitale in .~e{lnito a (l'ttftnl'(t dell' a.vamln·accio per ferite~ cl' arma da f'uoco. Sroperlura e iJb•~l·aziOilfl del 11ervo cubitslc dnllu pit·ga del golnJtO td terzo in fer iore dell'avambr accio. Il n.•n·o t•ra intullo, ma colpalo da 8\'HnZI'Ilo proce!';SQ scle r osanle per c~.:i l'e-"ilo dell'operazione è sta to negativo.

o.Qpedrtle 'l'ori /)1/, J!aggù))•e C'a.•·ta. ~ol dato L.

G. 1° artiglieria rla fortezza . .Sindactilia completa t m i/. medio e l'anulare sini.~tro da geloni ulcerali. Divisione col ùisturi delle alercnz~ i11lerdi;.!ilali. Guarigione. n.~peclale

Bu/l)gna. .l[a!f!;iore l 'res.~ac;co .

Soldato s. G. 12' 1Jersaglieri. Ferita deL s(/"!l]l}J((.tl/e/1W (tll'orecchiv 8tnixtro con e.-;pol'fa::ioue del Bo .~upm·ivre. Autopl!l:<lic:a ron ga-nnde l embo po,..:teriDI'e •·ima,:;to n l•·a·••nte per un piccolis!'i mo ['Niuncolo. G''nrkione.

Ospedcde TJ1·e.,cio . .lfnggiore JJoz.:i.

Soldato )[. U. Piemonte Reale ca ;alJeri<t. .\ ·,,rralyin deL I'Ordune .~pertllatica dt•sfi'O da i111jligliameuto cicrttJ·iziulr' pe1· }JI'f'{JI'IJ-<.<tt nn·a ?'tldiwle eli ernia . SbriglinmeJII.o tlùl r·ord•me del teslirolo tl ... f'lro ritratto in a!to dalla cknlrit;l"'. ~ e~;.:ntùl l t ra i udicazione. Gu" ri !.dono.

o.~pedale JJJ·e.1cirt. Capitano Troran elh.

Soldato L. )J. J 2• artiglieria. Pofituau· tli (i'l'ifu lace1·o t'Oli fuse~ al dito nu!clio clelia. ma no cle.-:tra. Operazione dl)po un mese dalla r.·t'ìta a c1calrit:e compll'la. Me~~i nl lo scoperto i tendir.i dell'eslen;oo!·e comune delle ditR con ta;.!lio trasve r~tle cur,·ilineo snl du1'>:0 della mano, a conves;:ità in allo, si ri cerca il moucone centrale dPI ten•lin e estcnsol'f\ dC'I medio e si isola il pe1'iferico dalle aderenze contratte. Rerenlali i capi dei due monconi, si riuniscono con due pnr.ti eli suturA <:ol rnel11do .d L e-Ueralu. Gua1'igione rer pr11na, !';enza indicazione del risultato fun zi.-nlale. o.~lJedale

Casel·ta. Capitano n()cGia.


ll E~OJCO N'l'O S T ATISTI CO DF.LLE OI'ERAZIONl ClliRURGWHE, ECC.

7(;0

Sono infine da m enzionar.si le tre operazioni di dita a ma.rtello.

l " Caporale O. L . Artiglieria a ca~a.ll o. Dito a mm·tello del piede destro. RP::<czìone dei capì at·Lìcolat•ì dell'arlicolazione fa lango falangina del 2° dito. Guar igione.

n sped(lle .llilano. Capitano Caler;m·i.

2" Soldato F . A. artigl ieri a a eava.llo. lJito a martello clel piede sinistro. ( >perM.rone cor ne nel ca:<o anl·>cedente. Gual'ig ione. o.~pedale

Milano. Cctpita no Ca.lflfJW'i.

3• C!l.porale mRggiore J?. E. liOO fanteria. Dito a. 111m·tello del 2" dito . T enolomia del n.~s·~o re, raùdrii~zamenlo fOI'Ztt l O. Guai'Ì g'ÌOIIB .

Ospedale T orino. J[o ggiu~·e Carla .

-- ... -- - - - - - .


I li l

0SPEIJALh:

~fiL[TA.itE

PRlXCIPALE DI HO.\lA

CO~ S ID E !\AZI O:\ I CU:\lCilE SOPRA. l'N CASO D l

Flt .\T~ITIL\ COJDU ~ r'rTYA

lH RO'LTJ,.\.

COX Y.à.STO EJUTOi.\L-\ EXDO-rl.RTICOLAR.E

~u l

meccanismo di produzione ,Jella fntLtum dalla rotn la, sulh~ fvrmazione del callo c· sulla ~ua u tmt sono a. n ~;ora tliscordi ogr;idi le opinioni dei chirnrghi, cosicehù con uua crrta fretllle nza si l1::ggono interessanti puhhlil'azioui :;ul l' argomeuro e nelle sedute di Accademie mrdico-c;hirurg iehe si pre,;entano casi d i tLnesr.a lesione cura t i cuu metoùi d ifferenti, dando <:osi Jnogo '" di:;cussioni. Tale stato di co,;e deri,·a tlal fittto che la frattura della rot.ula è couside rata C(Jille uno rlei più gra.v i tra.nma.t.i;;mi p er le sue t:omplicazioni e per le thnn<Jse conseguenze c·ui chi lnogo, rolati,·amou te al la fun?.ionalità d ell'arto offeso. U n cflso di f rattu ra comminutiYa con Ya.sto ematoma endoart·.icolare, d :~ me Clnato con la snt.ura m <·tallic:t1 mi offre l'opportunitit ù ' intrattenermi sn qttPsto capitolo di tmnmMol ogin sempre importante da l punto el i YÌ .~ta Jmttico. ll crt::-:o rig nn.rd~L il solllato n e l reggimento cn.vnJJeggeri Umberto I (2~·), A ggianu Lnigi, il (ptale il giorno l B llOventbre 1!10:-,, mentre si fc\CI.'Va la pas.sPggiata df\~ can1lli HPI corlile della. caSPrma, rice, ctte un calc io su l ginot·ehio sinistro, dal ua~a llo ('he lo precedev~t. ~<'n t ì nn forte dolore :~I l a. parta e non fu in grndo di scendere Ja cr.wnllo, poich è ogni moviml-'nto clel ginocclt io gli rinsci>a. dolorosissimo . F n }Jerciù preso a braccia llai compagni e portato nell'infl'n'IIHltia clel corpo tloYo gli furono prestato le prime curo e quintli l'u inYiato all'ospedale. All ' esatnf' de !l'ammalato alla sna ou t rata nelrE~parto d.i uLirurg ia, risulta quanto seguo : individ uo di co.stirnzione fis ica r obttstn., sen;;o;a precedenti morbosi gentil izi e personali degni ,l i nota. N ega.t.ivo è l'esame di t ntti g li organi ed apparecchi. Il giaocchio siui.stro enor memente t nmefatto, è


7o2

CO~;-,IDER.AZI0:\1

Cl. l:\ 1UH:

in permanente semiflessione e la ente che lo ricopre, alctnanto arrossata, non presenta lesioni di continuità. Colla. palpazione si constata che la tumefazione è dovuta a versamento articolare ed in corrispondenza della rotula si ha la sensazione di scabrosità, che fanno supporre la fratturn. di quest'osso in più pezzi, ma non se ne può apprezzare il vero stato a C!1usa della g rande tumefazione. I tentatiYi per portare il g inocchio in est.ensioue, oltre a riuscire incompleti, ùestano vivo dolore. La ra· tliografia fa constatare che la rotula è fratturata in 3 pezzi, dei q uali nno snperiore più grande e due i nferiori più piccoli. (Tav. Il). XeJla convinzione che qnaluuqne altro metodo di cura in questo caso non avrebbe dato risnlta,to soddisfacente, sopratntto per l'esistenza. del msto ematoma, decisi l'intervento operativo allo scopo di svuotare prima l' artieolazione dalla raccolta del sangue e q nit,di cercare coi mezzi più adatti di mett<'re a mntno contatto i frammenti delh~ fmttnra . L'operazione venne eseguita il 17 novembre e cioè 4 giorui dopo l'a>vennto tranmatismo. Pre\·ia morfìocloronarcosi , emostasi temporanea coll'appl icazione del ]a.ccio di Esmarck alla radice della coscia ell a0curata d isinfezione del campo operatorio, praticai un taglio orizzontale da uu condilo all'altro del femore, l Pggermente curvilineo a convessità inferiore, in mot1o da passare poco al disotto della metà inferiore della rotn!a. A misura che proseguiva la dissezione dei t essu ti, !tnesti si mostra\·ano fortemente contnsi ed ÌtlH lt.rati di sangue. Aperta J';ìt"t.inolazione si ebhe fuoruscita di al)hondante qnanLità di sangue, mentre nella eavittL arlil'olare si nobwano parec~.;hi. grumi, che vennero accuratamente asportati. Pratit·ata quindi c'on tamponi tli garza steriliz%ata nua completa pulizia del cavo art. icolt~re . seguita d!~ abbond<'Ln te lavaggio con soluzione f1siolo~i<oa, anchti alla ricerca cl e i fmm menti della r r)t ula. Com'era risu ltato dalla radiografb, i pC'zzi della frattura erano tre, tlei quali il superiore, che rappresent:wa cirea i due terzi della rotnln, era cli::;bmte dagli inferiori per circa dne ct>ntimetri mentre qne:-;ti fra loro distava11o pe1· cin:a. un centimetro. La loro linea di frn.tlum appilri>a. irrrgolare e frastagl i;~ta con lembi di t essuti iuterpnsti. Per tale note,·ole sproporzio11e eli volume fra il frammento superiore cd i clne iuferinri nou mi sembrò opport.uno fare attnn-ersnre IJLH:>séi ultimi dn. punti di sutura st>nza alterarne la solidità, per cui, dopo d i aver regola.rizzatse le su prrfki d i fra r.tura, N><"gnii, com e il più intlicn.to, il cerchiamento icerC'!uyt•), c1 rcontlaudo con un filo d'argento tutti i framment i, f~wcndolo cioè p?.s,.,nrfl att.ra.ve-.·so il tendine i\Upe-riorment<' ed il l··ga!Jlent.o mt.nlf'O inferinrmentt.> e rinnen<lo i due


::;OP IL\. u::-1 CA$1) DI F HA Trt;fl.\ C:O:>.l1f1XlTIVA Ol lWTt:U, ECC .

7fi3

ca pi eli esso al lato esterno. Nello stringere l'ansa però osservai c:he

i frammenti inferiori non veni\'ano a mntno contatto col superiore, ma tendevano a solleva.r:>i in modo da presentare come facc ia anteriore la linea d i frattura. Per Ov'>'iare a questo i neonvenieute applicai due punii di sutura me tali i ca, attnwersando oblic1 uamente col piccolo tra p~tno del Co !l i n lo spessore del frammento superiore senza oltrepassare la. sua faccia art.icolare e pei due frammellti in fe riori passa,i il filo al la l oro base attraverso i l tendine rotnleo. Colla riunione t1nindi, mediante torsione, dei quattro capi dei fili anteriormente, fn ,·inta la tetulenza al sollevamento dei due frammenti i nferiori, i quali rima,;ero a m utuo contalto col superiore e ben contenuti auc·he da lransa cìrçolare. L a sutura !fletallica fu rinforzata. con qualehe punto su l periostio col catgu t, col quale suturai anche il tendine, la capsula. articolare e tul;ti g li altri tessuti fino alla cute, pe1· la, (1uale feci uso degli uncini a mn.glia del ::).(i chel. P rima di stringere i fili dell~t sntnra metalliC'a fn fa.tta Femostasi definitiva, dopo a\·er colto il Ja(.;cio costrit.tore. F u quindi applicata uua fasciat ura, amidata. con stecca posteriore. L'andamento postoperatorio fn dei più beuigni, tanto che all'otta,-o giorno tolsi g li uucini o la ferita era complebtmeute eicatrizzata per pn ma. L'app<trocc:hio fu teuuto ancora. per 12 giorni, in eomple:-;;;o ~O giorn i rh immobilizzazione e quindi fnrouo iuiziate s ub ito le sedute di massaggio, a-;sociate in sE-gu ito alla ginnastica, medica ed all'appl icazionc elettriça. Dopo un me.<e dall'avvenuto tnwmatismo t'n fatta. nna seeouda nu1iografia, tlalln. qua.le risultò che la rotnla. era completamente consol i data con callo osseo, cou::;.el'\ <1 mlo la su•~ t'orma, normale e1l i fili metallici emn'ì iuta.ttt, meno quello dell' an::;a c.;ircolnre, clt' era spezzatO a l lato esterno, e conservavano la ]r)rO po:Sizion~ primitiva (Fig. lT I. Da quest'epoca., l" infermo comiuciò a camminare eo l solo a1•pog· gio d i uu bastone fino a lasciare ~tw..:he <tnesto dopo non moho t.emtio. All'esame obbiettiYo praticato alla sua uscita dall'o:-; pedale (17 marzo L$)1JG J nel sito della ferita operatoria Hotas i una cicatrice linea re bc>n eon:>oliclata e 11011 adereHce. La rotula, ~.:omplda~1eute salLlata con callo os~eo regolare, ~.:onsena la sua forma; e.-:sa è sposcabile in t u tti i seHs:i, il .suo diametro verticale è di circa u11 centimetro pÌL1 lungo di (1uel1o cl€·11' a ltro lato, mentre il t ras ,·er,;1de lo sorpassa appena di 1ptalche millimetro. L' articolazione del ginocchio è aneora alquanto tu· me fa.t ta e la circonferP112a di e~-:o, presa a metà d••lla r otu la, misn ra 7


/ IU-1

Cu.NSJ Ol~ I: A ZIO~I CI.T)I;ICllE

quasi un centimetro di più L1ol destro. Il movimento utt ivo di estensione della g.:unba sulla co~cia è -::ompleto, quello di flessione è li mitaro in modo cla sorpa:::sare appena l'angolo retto, mentre passivamente l'olLr epassa in gra,]o maggior e. Tutto l 'arto infer iore sinistro è alq nanto ipotrofico e l'ipot ro fia è più a carico della coscia e specialmente del q uaùricipite femorale . La deambulazione, anche prot.ratta, non desta dolore e si compie quasi n ormalmente. Potrebbe, a mio pa rere, esser e del tutto normale, qualora egli giunge:$Se a Yint:ere un certo grado d i clifHdenza, che ancora gli riman e nell' eseguire i movimenti de ll' arto offeso con maggiore ampiezza. È stato proposto per uua cu ra balneo-ter male ad I schia ed inviato frattanto in li00nza di conYalescenza. L e e:ons iùerazio11i cl inièbe, alle quali tl uesto caso può dar luogo, ri fletto no principalmente il m eccn.nismo di prod uzione della frattura, la fo r mazione Llel callo con l e nltern.zioui a uatomiche e fnuzi oual i da esgo prodotte ed il met.odo di cura. Premetto che nello svo lgere q n este consiJerazioni dovrò riportar e molte cose già. note, che fu r ono oggotto di discnssioni e di molti la• ori, ma lu. ripC'L izione di esse non sariL inopportuno, per riaifermare dei principii mi li e giusti, col la speranza di poter portare qnalcb e cos>t d i utile, se non d i nno>o, nella prrd icn, sn eli un argomento d i tant.a i m por lanza. .J[b:l't',\ XIS~ I Il DI PIWOUZfO~E DEI.I,A .1-'flATI'!: R.-\. -

Qnantnuque SUp<?rficia)mente fòituata., la rotnlH, a cagione del suo piccolo volume e della. granùe m vbil iLà di cni gode, s i sotLrae commremente aJl"azio11e delle viole nze d irette e ilon è che raramente la, seùe di ttnes~o geuere di frn.tt ura: ma essendo allogata nella spe,;sezza ùùl tendine del quu.d riuipile femora le, le contrazioni di questo m:1seolo sono allo volte a.bJ,astanzn. potenti per dotonninarne l>t rc>ttnra.. ~~n, l'una c !te l 'al tra Yarietà. di fr<l ttur<1., cio e dire-tto. o i ud i retta. costitu isto no sempre u na r arità rela.ti-ç-amente a qnel!e delle alt re os<:a, curue lo Jimostrauo le staListiclre, fra cni quella del .:\T.algaigne Jt•ll'ospet1ale IW~el Dicu di :Parigi, dalla qua.le si r ileva che ::;u 2;)~8 ectsi di fnttt.ura, quella della rotuht Yi figura :l:> YOlte, con una media c ioè del '2 per ceuLo sulla totalit.à . Lo stesso mppodo è ammesso dal professore Durante 11cl sno 'l'l·rtff.ato d i J>atolo[!iet Chirlll'fJÌca. La.~dando da pa r te il me(·ean ismo d i prorln~ione della frattura indireLta, ube ha dato luogo a tante di;;cnssion i, accennerò brevom \lnte solo al met:cnu ismo di prodnzione delln, frattur,~ dirdta colllo t]Uella che pitl c"intercs:;a da, Yicinò.


Slli'R.\ l ' X C .l ::lCl 01 .FJUTTL: ru CO~DIJ:Sl''l'l'i'A IJI H'Yl'C L.\ 1 !WC'.

Ì li C/

Benchè at:\;he il meccanismo d i proJnhione Jella fratt nra dirett,a della rot ula sia ancora oggetto di discussione, tauto che i l 'J'ill a.ux la vorrebbe ammettere so lo q nando essa sia a;,socia.ta a lesione dE!Ue parti molli d el gi noce h io, p n re dai più viene considerata q ttalo causa più comune la caduta s ulle ginocchia. i\[11. una condi?.ione indispensalJile perchè una cadut a. sul ginocchio produco, la f ratcura de:lla rotula, è che la, flessione della gamba snl ln. coscia non sia consillerevole . T.,a spiegazione 6 f ornita dcti cambiamenti di posi?.ione, che subis<:e la rot.ula n ei vari gradi di fl essione del giuocchio. Se inftLtt.i il grado di flessione è consillerevole, la rotnla. resta '.t.! l o n t a Ha ta da l snolo, pere· h è ri ~tde in a lto, ovvero nol roggiunge che per ht sua punta; se in\'ece 1a fie~s i one è molto l eggera., la ro tuln. raggiunge direttamente il suolo per la sua faccia anteriore e può av-er.:;i in tn.l modo la fra.t.tura . Secondo alcuni ner nna caduta s nl ginocchio, quasi sempre la frattura sarebbe mist a eù il meccanismo di produzione è spiegato a r1uesto modo. L'individuo nel cad ere f,~ uno sforzo s nprewo per nhtnt.~~ ners i in eqnilibTio, contraendo istin t ivamente il mnscolo quadr icipite, mentre la r otula va a r om persi contro il suolo. Cosi anche per i colpi Yiolent.i, la frattunt diretta è pi it facile ~.:h e avvenga nella flessione del ginocchio, anzi~,;h è nella estensione ed auche in questo caso la tlessione dev'essere mo.derata, perchè all ora In. rotnla ha magg iore fiss ità, procurata rlalla t euc;ioue doi leg:'l.menti laterali e dalla ubicazione s ua n ell'incavo t roclear c, poggiando sopra. il femore con una. soht l inea tra.sven;ale, me ntre quando l'arto è esteso, essa ha larghi movimenti di lateralit;à., che le permettono di sottrarsi all'azione diretta dai traumi ed offre n11a. maggiore r es isten<:tt all'azione d i q nesti, perc.bè s i appoggia sulla t roclea e nel ca.vo sopratrocleare con parecchi pnnti della. stm superficie posteriore. Nella flessione esagera.ta poi la fmtt,ura· è molto rara, perchè la. rot ula s i trova (]_nasi nascost.a e protetta fra i con d i li fem ora li . La rotu1a dunque offre ai t ra.mni condizioni difft!renti ùi r esistenza a seconda ùei rappor t i anatom!ei d iversi, che acquista colle par t i ossee sottostanti n ei vari cambirLmenti tli posizione dell'arto. A me basta di aver~ s inteticamente esposto !JHesto meccani smo d i produzione della fratt nra delta rotula, f onclotto su basi anatomiche per metterlo in correlaz ione col caso clinico ripor tato, nel qua le esso ebbe la più completa confer ma. Infatti l 'Aggiano ricevette il calcio sul gi · nocchio men t re si trova>!.~ a ca vall o coi pied i n elle staffe e perciò con le gambe in modica fl essione, come nella normale posizione del cavaliere o. cavallo.


'i !jlj

L:O:'\~lll~~IHZIO::SI

( 'L l XIClib:

Il tranma. per t1nanto sia stato forte, in modo cla f ratturare la rotula in f~ pezzi, uon produsse lesione di continuo delle parti molli. Questo ci dimos~ra anche come non possa e:>sere accettata, almeno nella maggior parte dei casi, l'opinione di Tillanx, 1;he cioè le fratture dirette della. rotnla sieno sempre caratterizzate da lesioni dei tes:mti molli son us tanti. Tale asserzi one del resto era già stata messa in dubbio da molti , llon solo da c0nstatazioni clitùche, ma anehe da risultati sperime1Jtali sul ca.davere. , La presenza poi nel nostro caso del \asto ematoma, conferma che specialmente coil la frattu ra di reUa coincide un 11bllondante spand imento eli sangue sotto la pelle e nell'ar t icolazione del g inocchio, il quale proviene in ma:;sima pa.rte dalle s11perfici di f rattura e dalle ]acerazioni dei tessuti fibrosi. Vematoma, come \edremo. è una delle cause che riescono d i ostacolo a Ila, rPgolare fo rmazione c1el callo. FuR~IAZIOXE DEL CALI.!) E C'QX<;ECl:T!\'E ALTI!:Il.\ZI0':\1 AXATO~LICHE E 1-'UN-

La formazione del callo nella frattura de lla, rotula è st11.to ~empre argomento di discussioni fra i ch irurg hi. I n u n'epoca piuttosto remota si escluse la pos;;ibilità di una consolidazione ossea per qualnnqne nuietà di frattura, ammettendo solo la riunione con callo fibroso . :.Ma per opera speuialmente eli Desault, ùi Dupuytren, di Malgaigne fu provato, che poteva aYersi un callo osseo aunhe 11.e1le fratture tras,ersnli con a.l lontamtmento di fmmmeuti. Ta.le 1·inu iùne però fu ritenuta eccezionale, ta1lto che lo stosso Dnpuyrren 1 il quale crede;-a rli a\'ere o1.tenuto la consolidazione ossea i n uno dei suoi i nferm i, proponeYa agli eredi di questo di comprare il pez7.o a peso d'oro dopo la sua morte e l""'ihrac offri,-a cento luigi a chi gli a\esse presentata una rotula guarì ta con callo a;;;;eo. ~ono num erose e S\ar iate le ipotesi emesse per spiegètre questo fa.Lto e sarebbe troppo an1uo e dilticile il cùmpito di 'olerle t utte enumen\.re . Lasci::mdo q n indi da pu,rte la diluizione del snceo osseo, lo scarso potere ost.eo.gonetico dello strato fìbroplastico, che riYeste la faccia anteriore della rotul a ed altri, che hanno già fatto il loro tempo, si può affermare che l'ipotesi più generalmente ammessa. è stat.a quella del notevole distaeco dei frammen t i e la. tendenza di essi a di\a.ricarsi, non solo per l n, retl·azioue muscolare, ma anche per la. presen za dell'ematoma arti colare. Que;;t'ultima par ticolarità venne segnala ta da liruns. R a\otz e Bentz in Germania, da Hutchìnson in I nghilterra e da Malg <\igne in Franc ia . A questa bisogna aggiungere. come q uella ritenuta oggi di maggior valore, l' interposizione fra i frammenti eli lembi di tessuto molle o fibroso, che nel 1883 il l\Iac-Ewen indicò come causa ZIO':\AI,I. -


SOl'RA li~ C'ASO DI FRAT'PIJHA CO ~DII/\TTIV.\ D! l.WTOIJ.~, Et'C.

7(;7

della non avvenuta cou~o1i dazione ossea c c be agirebbe come 1· interposizione muscolare nelle fratture diafisarie delle ossa lunghe. 'l'aie fa tto ebbe la conferma dalle osser\'azioui di L ister, di R oseubach , di LuuasChampionnière ed a ccettato da tutti i chirurghi come una delle cause principali deUa mancata formazione del callo osseo. Oggi dunque si può

affermare che le fratture di rotula con no&e'l·ole diastasi clei ft·ammenti e con l' interpos1zione fi·a essi di lembi di tPssuto guariscono quasi sempre con callo fibroso, se non si usa per essi un trattamento spec;iale. I n conseguenza del callo sono state segnalate molteplici alterazioni anatomiche, che dànno luogo a disturbi fun zi onali, la. maggior par te dei quali cleiJbouo ritenersi a carico del callo fibroso . .i.\[a non tutti sono d'accordo su questo punto. Una numerosa scbiera di eminenti chirurghi non si preoccupano di ottenere u n callo o:>sco e ritengono che la funzionalità dell'arto non viene disturbata da un t:all o fibroso anehe lnngo. E quind i in t utti i trattati o monogra.fìe, eh e si occupa no del l'argomento, fanuo la loro comparsa il caso del Texier rign!ìrdante un ullìciale di ca valleria, che con un callo nbroso della rotula, face\'a ancora il suo ser vi zio, montanrlo molto bene a caYallo; quello di Hamilton rignarùaute un soldato, che fa.ce"\'a le marce senza zoppicar~; l'altro di L arger, nel quale il frammento su peri ore rag~i ungeva il H0 mecl io della coscia e poi quelli di Camper, B eli , Velpeau, Lefor t, J a lagnier, 'l'ilanus ed altri. Questi casi ritellllti favoreyo1i sono rari e pereiù ecce;::ionali e non bastano a ùistruggere la regola generale, ma deyono essere considerati, a parere di altri, solo come risultati, che si ama. citare. Basta riportare l'opinione espn•ssa in prop~sito da ~algaigne nel suo trattato sulle fratture e lussazion i, per taglia.re, come si dice, la testa al toro. Egli, dopo aver premesso, che non ha. mai \'isto riprendere la completa funzionalità in nn arto con callo :fibroso anche di un cent imetro di lunghezza, dichiara che i risultati perfetti Yantati, per lui non sono spiegabili, se non come provenienti da inesattezza ed im perfezione nello esame dell'ammalato. «Ho e:>a.minato, egli dice, con gra.nde cura, un nostro collega da tutti citato come esempio <li completo ripristino fun zionale. Ho tl'ovato un distacco di 2 centimetri. I nveee della vantata perfezione funzionale ho don1to constatare, che egli non pote,-a salire, nè scendere le scrt.le, facenJo due gradini la volta; non potova correre, nè poteva portare un fardello appena un po' pesante perchè il ginocchio gli si piegava sotto. Era poi tanto tormentato dalla diffidenza nell'arto suv, che montando a cavallo non osa -ç-a metterlo a. l trotto :. . Soggiunge P?i_che gl'inconvenienti sono anche p iù gravi, quamlo si tratta d'indiVIdui, come gli operai, che de\ono attendere ad uu laYoro gravoso e


7G8

l'O:\S I DC:HAZ!OXI CLI:\fOIH:

seguita l'en umerazione, fino a far osservare tlhe alle volte Pammalato por cammiuare de\·e munirsi di una ginocchiera rigida, non avendo più i m usco li la forza nee:essa.ria a produrre l'estensione completa. Nò vale. come f&nno alcuni, compre;so il Heclus, n.ppoggia.r si alle idee espre.:-~e dallo Ohaput nella sua magistrale monografia sulle fratture antiche di rotula, dove egli stabi lisce cinque tipi d i consolidazione e dimostra con i vari esperimenti appoggia.ti dalla clinica, che il risultato funzionale dipende dal tipo di consoliJamento rotuleo ottennto, poicl!à a furia di eliminazione, basata sulle u lteriori moJifìcaz ion i, specialmente lo n.llnngamento, che pnò subire u u call<? fìbro.-:w, in m odo da passare da un tipo all';tltro, si viene a dimostrare, ehe :;olo il primo t ipo, cio~ q nello con uallo osseo regolare e sonza notevo le ai!nngamentò deliA. rotnla, dù. ailiJamento al riprist.inarsi dei movimenti fisiologici delht a.rticolazione. A me pare duuquo che non ::,ia più permesso mostrar,;ì indifferen ti, ;;c nna. frattura di rotula guarisca. con callo osseo o :fibroso, sol perc:hè anehe con qnest' nlLimo la fnnzìonalitiL dell'articolazione può nou ~,;sere i1.1 qualuhe caso molto di:;;turba.ta. Orerlo in vece cho tale questione sia dive1mta oziosa, poicbè se lo n ostre cure de,ouo aver e lo scopo di r estituire ad umL parte lesa, quando à possibi le, la sna forma., l<t sua posizione, la sua continnitil., perchè dovremmo fa.re un'eccezione per la rotula, collo sperare nella forza di compensi che potrebbero non avverarsi? È più raz ionale perciò che, come in qualunq ue frattura di altre ossa., anche per quella della rotn l!L si debba cerc.:n·e eli ottcnoro un callo osseo. Con quali mezzi ciò può ess~re reali7.zato lo vedremo in seguito. Per ora tengo a far n otare che l'accenno fugace sulla formazione del callo e sulle a.Jterazioni anatomiche e funziomtli , da esso dipendenti, 110n l'ho fatto per esporre cose o teorie n nove, ma per rieorihne oppmtunamente quanto in proposito è stato detto e che può a•ere attinenza col caso esposto. In esso si è ottennto un callo osseo che puù d irsi normale, poic.:.h è il lieve allungamento òella r otnla son sicuro che col tempo andrà. scomparcmlo, per il processo ùi rid uzione che subi::ce ogni callo osseo. La limitazione del movimento rli He:;sione ò certamente dovuta alla rigidità articolare, conseguenza dell'ar·t rii e, non ancora del tutto scotuparsa, proveniente dal trauma ~ismo e da.! versamento articolare, postumi che insieme alla ipotrofìa muscolare si avvantaggeranno mol tissimo colle cu re tonn ali, alle quali, come ho d e>tto sopra, l'Aggiano è stato proposto. E d !.L proposito dell' atrofia muscolare, altcr11zione anatomica costante nello fratture di r otnla., tlebbo far notare come, anche in questo


SIWRA l'~ CASO llil<'R \TTL'RA CO~Dil:-:L'TlV.A l il RùTl' J. A, J•:Cc .

7HU

campo, le i nterprot;;.zioui n on sono state concordi . l\Iolti la spiegano coll'artrit-e traumatica, qnalch.e alt ro ammettè la diffusione dell'infiammazione rlell'articola.zion-e al museolo (8abouri1.1). T ripier l a crede dipendente cla.ll'azioue del sangue infìltrato nel muscolo, Vnlpian la ritiene· di origine ri.tlessa, che partendo tlai filamenti uer vosi 1lell'articolazione, presi dal processo infiammatorio. an<lrebbe a produrre una modificazione sul centro d'origine Jelle fì hre nervose de:-;tina,te ai m nscoli, in modo da ùiminnirc l'attività ùegli elr·menti aua.t.omic:i di quella parte di sostanza grigia . Al tri infine In vorrebbero ritenere tutta a carico dell' .immobilizzazione, specialmente se proluugata. È certo perù, come ri:mltf~ da esperienze istiLuite in proposito, che l'atrofia dei m ns<:oli della coscia priueipia ver~o il l~ o giorno dopo l'avvenuta frR.ttnra ed è rimart;bPvoJe i l f'n.tto. che, mentre dopo aver tolta l 'immobilizzazione, l'<1trofìn, degli altri muscoli "a $COmparendo, quel1a del qnaclricipite e specin.lmente del retl.o anteriore pnò persi:>tere ancora l ungo tempo e in. qualc;lte caso pn,', non scomparire tkl tutto. Senza quindi es:;ere e;;du;::ivisti, si può ammettere che seuza dubbio l'artrite trauma.tica e r infiltrazione sanguigtU'\. J16Ì muscoli hanno la loro i nfluenza nou solo sulla pwduzione della rigitlit.c't artit·olare, ma. anche dell'<ltroHa mu::;cohn:, se nza incolpare troppo l'immobilizzazione quando t[uesta non è sl,ata ltmga, come nel cn.so nostro, nel quale nn residnale stato atrofico Jd q n-adrici pi te non è tlel tutto scomparso, sebbene P immobi lizzazione 110u sia. slata protratt<L e si siano iniz iate [>resto le sedute d i mas:;ag~io e le applicazioni elettriche. E se anche <t nel l eg.~ero grit~Lo di rigicl ità art.icolare, malgrado i l tempo e le cure terma.li clove~;:;e esser persistente, val meglio Bempre posse(lere un arto al1lnanto rigido natumlmente, ma resistente, anzichè nno flessibile, debol•) e che abbia bisogno di essere <trtifièin.luumte in·igid ito per servire al carnmino .

m CG11A . -

parlare di tutti i met.odi d i cura della frattura della rotula fino ra escogitati, sarebbe un cùmpito troppo a.rduo ed un lavoro sconfinato senza utilità pratica, poicltè è risaputo a quanti mezzi sono r icorsi j ch irurghi di tutte le epoche per ottenere un consolidamento con la reintegrazione completa della funzionalit.i; per cui ci t roviamo in mezzo ad un numero stragrande di apparecchi, di macchine e di altri svariat-i mez11i, la cu i moltepliciti~ sen-e appunto ad indicare la loro ineflìcacia od insull'iui enza e la cui scelta mette sempre in imbarazzo il cbirnrgo prudente. ).[a se pe r p t> co si prendono in considerazione le cau:;e })ri uciJAtli, che i mpediscono b formazione del callo osseo, cioè la d i astasi dei .:\.lETO J>I

'\- oler


710

CO:\:·;JJ)JWAZI0::\1 CLINI CHE

frammenti, l'ema~oma articolare e l' interposizione fra essi di lemhi di tes:::uto, si v-iene facilu)eute ad eliminare tutto quell'arsena le di apparecdli, che, presi ci ascuno isolabtmente, non realizzano tutte le condi zioni richieste per ovviare alle cause predette. Kè vale ai semplici metodi di cura incruenta, che mirano sopl"atutto a tenere avvicinati i frammenti, associare come ha fatto Volkmanu, La puntura dell'articolazione, poiuhè ancl1e con questo mezzo il risultato è incompleto, specialmente perchè la semplice p ttntnra non è sufficiente per svuotare l'articolazione dai grumi di sangue. Anche gli uncini del Malgaigne, che certamente rappresentarono un gran progresso, malgrado la modificazione apportata\i dal Dupla;:, non godono più quel fnxore che,, al suo apparire quest'apparecchio ave,·a trovato presso tutti gli entusiasti dei metodi nuoV"i, poichè essi sono mal tollerati pel dolore che producono, possono provocare infezioni infiammatorie e spesso suppurative, senza 'impedire r interposizione dei tessnt.i fra i frammenti . Quest'ultimo inconveniente non è evitato neppure coi ~peciali metodi eli cura sottocutanei, com,., quelli del Kocher e del Ceci, i quali, dirett.i ad e.-itare i pericoli di un'ampia apertura dell'ar ticolazione, non sempre riescono ad elimin are and1e l'inconYenieme della. snppurazione. Tra i metodi d i cura iucruenta, un apparecchio che merita ancora. di essere conservato è la fasciatura ad 8 in cifra. La sua semplicità lo rende certamente prezioso, solo nei casi in cui la diastasi dei fntmmenti non sorpassa il centimetro. Posso raccomandarlo anche per esperienza personale, avendone ottenuto soddisfacente risultato in due casi che si presentavano nelle predette condiziòui . Il metodo, che (là sicuro affidamento per la formazione di un callo osseo regolare, è la sutura diretta dei frammenti a cielo aperto, pre\Ìa artrotomia. « Su questo punto, dice il J..èjars, la luce è fatta e nessuna illusione non potrebbe essere conser\ata :» . Egli quindi consiglia di non mettere più apparecchi, fli lasciare rlefìnitivamente alla storia le fasciature ingegnose e di rinunciare ad ogni metodo, che suppone l' immobili11zazione prolungata del ginocchio. La Yerità di quetit'osservazione fu ricono~ciuta anche dai chirurghi anLichi e fu un iLal iano, Marco Anrelio Severino da Napoli, il primo che nel x" I 1 secolo esegn1 la sutura dei frammenti della rotula; ma i suoi contemporanei la giudicarono im praticabi le e i<Oio due secoli dopo, cioè y erso la meta del Xix secolo, il suo esempio fu imitato per opera ùi Rhea. Barton, :J(ac Clella.nd, Cooper, Longon, Gunn, i cui risul tati, più o meno felici, furon o poro soddisfarenti per la manca!1za della. medi C'azione a nti s0ttiC'a.


SOPRA t;;-\ ('A:'O])] PRAT'l'l'HA CO~DII~L'TIVA DI ROTOr.,\ 1 !!:CC.

/Il

Listar sotto l'ègida del suo metodo di antisepsi la rimise in onore nel 1877, dalla ctnale epoca, mentre le ossen·azioni si andarono moltiplicando, quest'operazione veniva sempre più ristretta a casi speciali, pur riconoscendone i vantaggi inconte:;tabili, per lo Rpauracchio che suscitavano i casi d' insuecesso che si andavano pubblicando; di modo che Kocher nel 1880 e Ceci nel 1885 danno le regole di spe· ciali metodi di cura sottocutanea, per evita.re i pericoli di un'ampia apertura dell'articolazione. E ciò mentre i progressi delJa chirurgia permettevano i più g randi ardimenti operatorì! .A.d arrestare maggiormente Ja sua marcia, che pareva dovesse fi nalmente giungere alla mèt.A.. venne fuori il metodo del massaggio e della mobilizzazione pre<.:oce, il qnale capitanato da T.ilanus ebbe per seguaci una schiera di chirurghi -valf\nti, quali il Tripier, Hafin, Socin, 'Vagner, Metzger, Angerer, Huland, Brnn, Klemum, Soutin, Novaro, Biondi ed altri, che lo fecero assurgere a metodo quasi esclusivo di cura. l\:Ia all'entusiasmo, col qnale esso venne accolto, noi possiamo contrapporre la considerazione che, se con tal metodo si ottien.e qualche >antaggio sulla rigidità articolare e sull'atrofia .muscolare, esso è a scàpito della natura del callo, il q naie e y: nasi sempre fil> roso, senza tener conto che la esecu:r.ione di e:;so richiede l'opera tli perBonale adatto, che non è faci le trovare clovm1rJue. 8eu:r.a a\el' l'idea di condannarlo all'ostracismo, di questo metodo si può trarre prol-ìtto associandolo alla sutura la q n al e, seguita da bre'e i mmobilizza%;ione, si a vvantaggerà. delmasl:laggio e della ginnastica, medica. A chi ben consideri il cammino percorso dal metodo della sutura diretta dei framm enti, deve certam ente recar meraviglia come, mentre dall'epoca listeria.na fino ad oggi, col perfezionamento dei mezzi di difesa contro le infezioni, la mano del chirurgo ag~redisee le grandi cavità del corpo, anche a solo scopo esplorativo, siasi poi mosLrata titnbaute dinanzi all'apertura di nn'articolazione, che pure apre per altre indicazioni. La spiegazione di q nesto facto si può tentare, ammettendo che i risultati veramente poco incoraggianti delle stat.istiche della, clinica di Kronleìn ~d i casi l'accolti dal Denis abbiano impressionato i chirurghi a tal punto, da attribuire il male al fatto che metterano allo scoperto la frattura, invece di -volgere la. loro attenzione alle condizioni, nelle q nali operavano. Bisogna poi aggiungervi la non diminuita fiducia negli antichi metodi in cruenti e la persistente convinzione, che le fratture, specialmente se non aperte, si curano con hendaggi, con a1)parecchi e non con fi li di sntura, i quali mez:r.i, se non guariscono sempre l'infermità, lasciano almeno la vita ...


7 72

COX$1JIEHAZ TO:\I CL l:\ I CII E

Per fortuna si pnò d ire, che oggigiorno qne:;ti pregiudizi ed il t i more di mettere allo scoperto la fra ttura non esistono più, perchè la massimn. parte dci chirurg hi, compresi quelli tlelle scuole italiam', come il Dmante, il Bassini, il D'Antona. ed altri, hanno accettata l11. o.;;teo rrafia d ell a rotula, praticandola tutte le volte che la diastasi dei f ramment.i è appena rilevn.nte. L'osteorrafìa n elle fra Lture della m t ula è dunque ogp;i un' opera zione non solo preferibile, ma. si~.;urameu te iudiscutibile e cl• e s' impone comt> il migliore o più adatto metodo terapeutic·o, che vanti in si mili casi la odierna. chir nrgia, la quale ha pE:r suo precipuo scopo ~l nello di esser e fin dove si pnò conservatrice, non :;olo d elle parti ciel l'organismo, ma anche del! e funzioni di esse. Le modalitìt per l'esecu?-ion e della sutnra rig uanlano : la direzi,me J el t.aglio cutanoo, il morlo t! i applicare i fili ed il materiale da ado perarsi. Prima di tutto ò c.la notare che la sutura della rotnla è una operazione molto delicata, la cni e::;ecnzione richiede la sicurezza lli u na completa asepsi ed anLi:;epsi. Con essa si apre una delle pii1 vaste ed importtìllti art icolazioni del corpo, mettendo nello stesso tempo :lilo scoperto un focolaio d i f ratt ura, che per l'alterazione dei tessuti rappresenta un ter reno fa,·o revole allo svolgersi dei processi in fett.ivi. Un chirurgo sicuro de l suo si:::tema di d isinfezione può praticare lJ tlest'operazi one in condi zioni di lu ogo e con mezzi, che pos~ono essere realizzat i dovunque. L'in cision e della cute ''enne eseguita in vari modi. List.er praticò un'incisione longitndinale rettilinea : L. Uhampionnière fa un g rande letnbo a convessità in feriore, la cui bctse eorrisponlle poco al disotto del margin ~ superiore della rotula; Farabeuf prefe1·isce un' iuc.ision e trasversale retta o leggermente cnr\ct; T rendelenbourg traccia nna leggera curva a concavità inferiore. È preferi bile, come q nella da me pratieata, un'incisione tra~versale, che si e::;tenda da un cond ilo al l'albro del femore, c.on leggera con y es:si t~b i nferiore, in modo da corrispondere al disotto dell o. linea di d iastasi dei frammenti, per evitare la 0oinciden za della sutura eu tanea con lJ uella lle Il ' osso. .Mercè q ne~ta ampia apertura ùell'articolazione si possono agevolmente rì muoYere i eoaguli di sangue si pnò osservare facilmente lo stato reale delle parti, sede del trauma, togliere qnaluuqne tessut.o interposto fnt i frammenti ed accertnr :si ddht perfetta coattazione di que:;t i. I metodi adoperati per la siutesi dei framme n ti per b•·evitti si possono cli..;tinguere in diretti ed indiretti. I primi agiscono direttamente s ni frammenti, intPressanrlo il te,;suto osseo. Uoi secondi si ottiene l'ax -


SOPRA UN CASO DI F IUT'I'UIU CO~DII :\t.:TIVA PJ rtOT(;f,.\ , ECC .

773

vioinam en to dei fra m m eu ti indirettamente, cioe snLurando le [)arti fibrose p eri e prerotulee. L a su tur a diretta è la più a ntica ed è r i masta anche la più comune. C0u essa s i fann o pn,ssare i fi l i attraverso i frammenti per mezzo d i fori pr aticati nel t essnto osseo con uu perforatore (t.rapauo del Coll in). L enger ed a ltri per fo rano i fmm meuti trasversalmente e circola r mente alla linea d i fratt ura, ma fn rile,ato che qnesto metodo ha l'incou Yen iente di lasci!u'e l'ansa del fi lo nell'artico·lazione. il cui con tatto colle s u pe:dì.ci articola:i può dar luogo a d ist urùi f unzionali e provocare anclte dolore per l'attri to dnrant,e i mo,imen~i . L . Championn.ière perfora oblir1uamente cia.scnu frammento i n modo da non i nteressare l::t loro facc ia cartilaginea, così il filo r imane ex t rA ar ticolare. Questo è il metodo preferì to attuaimente dai pitt e r iesce a perfez ione (l uando i frammenti sono g randi e non f riabili. X el r.;aso che nno de i fratnmenti, quasi sempre l'i nferiore, sia t roppo piceolo per eRsere perforato senza in con ven ien t i , i fili verra nn o passati direttè~mente attra \·erso i l tencliue, se il piccolo f rammento è i l superiore, od attraverso i l legamento rotnleo, se è l'i nferiore, mentre verrà p~rforato solo il f rammento piiL gr osso. Questa modnlitiL \-enne applicata con succes;;o nel nostro easo, do'e i frammenti inferiori non si prestaYano alla perforazi.one. L a sutura i111liretta f n ideata per ov,·iare aù i ncon1en ienti che si credette attr.iuuire alla perforazione ch·ll'osso; ron es:)a si è ~;ercato di ottenere il contatto d<' i frammenti cou mezz i di riunione med iata . L'hapnt sutura i l solo poriostio; l'erier su t ma le parti fib rose, che r il·o1)rono la f ac,· ia anteriore di cia:;cun frammento, iucroci:mdo i fi(j : Yallas i soli piani fib rosi laterali e Rtimson sntnru. il periostio luug0 i margini di frattura, oppm·t' n.pplica un solo punto fra i l tendine del qnadricipite ed il legamento rotnleo, passato iu modo che ambedue i capi restino sulla. fu.ct;Ìa anteriore dell'osso. Questi p rocessi, o l tre ad essere d i facile e:;eeuzione, a Yrebbero il ' 'au taggio eli soppritncre la perforazione de.i f ru.mmenti ed il passagg io dei fili nello spes:;ore della rotnla.: però lascinno poco tranqui lli sull a solidità della sutura, special mente quancle l'azione del t rauma ha determina to delle l acerazioni più o meno vaste nei tessu t;i fiùro::>i peri e prerotnlei. B erger nel 18C):d comnuiça>a alla Società d i chìr nrgia. u n suo metodo d i s utura speciale, ch'egli chiamò ce1'dage, il quale consiste nel circondare la rotu la fr n.tttlrata el i nn filo rnetallic:o in modo che i frammenti restano stretti come in un cerchio. Lo chiamò metodo di elez ione e da adot tarsi q uando il fra.mmento inferiore è troppo esiguo per poter sopporta re u na sutura.. quando l'osso è molt.o friabile, ~ Y.naudo i


CO:\SlDERAZI0)> l CLlSlC H~

frnmmenti sono molteplici ed irregolari . Ta.le metodo venne accolto con entusiasmo e ila taluni applicato anche nei casi di sem plice frattura trasversale. Cosi ne l l:-;9G Aron in una sua memoria, accenna 1\ G casi di frattura comm inuti va curat i col cerchiamento, e Dt.ll l R97 Ohampionnière presenta una ;;tMisti<:.a personale di 50 casi di sutura <li rotu la, !l dei quali trattati col c:ercla.qe, e ancora nell8\l7 Lèjars, :l?eyrot e Poirier precisano le indicazioni eli q nesta moJali ta d i sut nm. Da quest'epoca. i casi sobtopost: a questo trattamento non si comano pii.t; con u ua. cert.a fre11 uenzn. se ue trovano com uuicazion i nei resoconti d i Accademie e di Congressi, altri sono og~et.to di lavori speciali, e molci forse non sono resi di pu bblica ragioue, mentre è da ritenersi, che q nasi ogni chirurgo ne conta q nalche caso nel suo attivo. Sicd1ò si può affermare che il c:e1·clagr· del Berger è rimasto incontestabilmente il metoào di elezione nel trattamento del le fmt.ture comminutive della rot.nla. È d'uopo av'1er tire però, e il nostrò caso lo con ferma, che uon sem pre ì'ansa circolare permette la perfett~t coatcaziune dei frammenti, aYendo es,;i tendenza a spi ngere iu avanti la loro linea di frattura. Io credo perciò che in questi casi è nece:-:sario asso0iare al .;erchittmento qualuhe pun to ùi i;intura direttamente :<ui frammenti, acciocchè ogni singola superficie di frattura si corrisponda esattamente. Invece della .suturo. ~li retta m0tallica da me appli cata, sarebbe forse il caso di praticare quella indireLta, quando le parti fibrose lo permettono, ciò che uon fu possibile nel uost.ro caso, per l'estesa lacerazione dei tessuti. ~: qne~to il primo caso, per quanto io mi sappia, nel quale al cerchiamento sia stata associata la sutura diretta, e perciò merita ùi essere preso in considerazione, se si ntol ottenere la perfetta coattazione dei frammenti, coudizione indispensabile perchè avvenga. un callo osseo rego lare. rrima di chiudere q ue•.,t'argome'nto, mi pin.ce ricordare che nel ltm± il Ferraresi eli Roma fece noto al Cong1·esso medìco internazionale, nn sno processo di fissazione dei frammenti rotulei per mezzo d i nn lembo tendineo preso dal tendine del 11uadricipite. . QuE:sto processo non lo trovo menzionato nell a letteratura, forse pereh è appartenente ad un italiano, nè mi risulta se abbia avuto imitatori. E un processo non molto ::;emplice e richiede, come lo stesso autore asserisce, molta accura,tezza per la dissezione del lembo tendineo, in modo che esso riesca nè troppo spesso, nè troppo sottile. P oco mi re::;ta a dire circa il materiale adoperato per la sutura. Come in qualunque sut ura ossea sono stati a preferenza usati ì fili me.tallici, ai q uali in q uesti ultimi anni vennero da alcuni sostituiti 11ue!li di seta ed anche di catgut. J-'ister, L. Ohampionnière, Durante, D'An tona usano fili d'argento; Bottini, Vau der M:enlen, Goering fili


SOPI<A. U~ CA~O Ul FRA1"l'1"11A ('OADil:\t.:TlVA Ili RO'l'liLA, ECC .

775

di platino; Schede fili di ferro; K oenig, Kocher, .i.\[etzler fili eli seta.; Ra ntze, R osenbaeh fì li di catgnt. Prescinclen1lo dal fatto che i fili metallici danno un'assoluta garanzia d i sterili tà, essi r::~.ppresentauo un mezzo di contenzione mo lto solido, che ntfforza la coattazionc dei fn\m menti e dà sicuro affidamento per poter iniziare precocemet1te il m;tssltg~io e la. mobilizza.zioue, mentre per essere sit:nri del la completit sterilità della seta bisogna sottoporla a pro<:essi, i quali molte volte riescono a scapito della sua solid i tà e re.sistenza. li catgut non è poi assolutamente adat.to per queste suture, pen:hè, come si sa, dopo 10-1~ giorni com incia a. d isgregarsi e aù assorbirsi. Per q neste ntgioni, associandomi a li 'opinione dei pi1\, io · ritengo che per la sutura diretta della rotnla. debba darsi là preferenza ai fili metallici, applicandoli nel modo indicato, perchè rimangano extra articolari, lasciando la seta, mai il catgnt, per le suture indirette. Così pure ritengo poco vantaggiosa, come da alcuni è stato fatto, la soseituzione della seta all;ansa metallica adoperata dal B erger nel cerchia.mento, poichè essa (leve costituire colla sua solidità. un cerchio, il quale deve i mpedire qualunque spostamento dei frammenti . B.iassnmenclo, io credo di poter affermare che il risultato sodrli· sfacente ottenuto, sia dal lato anatomico, che funzionale, nel trattamento curativo del caso clinico esposto, dipende dall'applicazione del metoJo del cerehiam ento sussidiato dalla sutura diretta dei frammenti, che le condizioni speciali richiesero, dalla non protratta immobilizzazione e dal massaggio precocemente applicato. Ne consegue perciò che in alcuni casi di fratture comminnt ive, quando cioè il cerchiamento riesce insufficiente a contenere i frammenti, è utile associarvi la sutura diretta. Come corollario infine di quei giusti principi e criteri discussi in questa mia esposizione sintetica e che oggi sono da ritenersi come assodati, s'impone al chirurgo moderno,come tmica, la condotta da tenere nella maggior parte dei casi di frattura di rotula, cioè interveuire prontamente coll'artrotomia e coll'oste0rrafia, non prolungare la immobilizzazionl'l, iniziare presto il massaggio. Roma, luglio Hì06. IJinLIOGRA.FIA.

ae

OUPLAY e R~:CLu;. - Tl·t~ ité Chirurgie, vol. 11. Trallal() ai pal() /ogia f. terapia chino·f}ica. TrLLAU I. - Chiru•·oia cll •ticii (tra d. it.al.). f ,rLLtN e DonAr - Patol ogia e#er·ua (lr ad. ital.l. OORA~TB. -


77G '

CO:\SI Dl':RAZIOXl GLir>:ICHE, ECC . L•-T~Il. Bnll•h mtdic. jo~trn .. t8<i . .\IAC · E,n:x. - Thr /,rmrr•l, li ""''· 1883.

hlALGAIGtlòK. - 1hulrl tlr•$ {t'tJCIIH'e.~ d dr'$ lu.w/Ìoll>. U.<tco>·m{Ìil snttncutanr•a mrltdltca pei'Clllla. (Ita li a ;1/t'<.licl•, 18S5J. 1\oc wv.u. - Cr•lllmlbllllt {ùt· r.Mt·rr ruir, l l>:>tl CIIAPl:T. - Le.< {nll'lrr rc$ muinwe.• dè tu l'illulr, ISS:i ~ ! 1>. - Htu.<lt t:.l'j}•'l'imo·ll/111•' t i clinitt . •<ur· ft• mernrum>r dts (1'<1Cirll'f.< d• la i'Oilt/f, l t!&l I D. - Sem . mrtt., ISO!. ~' Qftl;t'K e n,..l.l'S. Tr!l'llp~utica cltirurgi ca (t rart. ila l.), n. '\SI." · - Alt• do'lla Soc~tlrt ilrdicwa di dr ÌI'III'f)ilt. lll88. JALAHIER. - Arri!. d c mr•d . . IS>II. TII.ANG.<. - 1:vr1grés (rlluçai.< rt~ '.'hlr .. J S~:;. llH'I~.- .Yrllf sur· un rtt<t d e fr• l r lure dt r'rllult lrullee 71111' h IIW$,0!)( rtl11 11l•lbiiC'Il llrlll , 1886 L UCA' · CIIA)II•toJX:<tf. HE. - J uu ru. <l~ ,1/é;l. et Citi r. f JI'III IOJIIr, /Ife. IX8.1. marZil 1890, aprii~ IS~8. C~ct. -

lo. - Se m . mé.l .. 11;~;. llRH G t:~. -

Alli rl r•llo Sonr•lu /l rt/tmrll 1/1 Clui'IO'!Jlfl, IH.~ll. /J!i/L. $11f, riP rhu·., I:S9\!,

TRII'II:It. -

Ctlii!JI'P> (Hlllf . ,,.. rlt 1r .. 18~9.

II'AYrOXA. -

Pt:nro r. -

StiiWIII•~ 111id., 1!<9;.

f'ou~•En. :'>TIU>OX. V \I.I, A>. -

Snuou~r· nu?a , i X9i.

A>lflul• Il{ :Sw·g,•ry. 1>'98. llentt• /lp l.'l•ir .• ltì~9 .

ClutU!J CIHno·gaca, t !ltNJ. Pull r.lurrt<>, srz. rh1r., 191~ l.~JAil ., , - l ,'h l'rul'(/li' d'llr!/IIICr'.

n .\ I.IIH R IIS,I. -

Ft:llltAM:sJ. -


', ...,..:+:.. .• ~·

.. ..

~ !'.

•

_,. '


G. 0KKIISDO. -

Coruider'•;ìoul clin iche, ec". - T,.v , Il.


777

SCUOLA lYAPPLICAZIOJ\E l.H SAt\l'r:\ MILITARE

Gabinetto di batteriologia diretto dal maggiore medico prof. Francesco Testi

AZIONE IlELLA LU C~ SUL LA. FOSJ:'OHEt>CEKZA DEI BATTEHI LU)IINOSI • Per il oll)ttOre (;;..,.,.,,,...

RÌ7.'1.UIÌ . lt'OCflt~ ttll'oli .,,

E nota l 'ùdlueonza. che la luee eserc::ita su akune m an ife:;ta?.i<m i lli vi ta dei microrganisnli . NuJUerOill! sono le osserntzioni, che 1•ronuw le v ;•riè contlizioni J,.telle qun.li si s l'o lge t ale azione, come mezzo at.tenmmte dell'attivi tà r i produttiva, della Yirni en 7.t~, del pot.ere c ro m ogeno dei l1atteri, a seconda clell"inten:;i til lumiuosa, clfllla sorgente di luc:e, d,,lla durata d'azione e delle altre eau;;e c:oneomitanti d i sfavor e , o le svil u ppo. Geissler, Di e thl o un ~, Einsen e Streur~l d imostra rono qnale parte prendono nel meccanismo d'azione i ,·ari raggi cl e llo speU ro, a t t ribnenùo alle radiazioni \Ìolel Le e ultn\Yiolette il mas;..imo p(ltere buttericida e a i raggi calori fici il minimo . lì teneute medico 'l'a11turri stndiò nell'istitnto del prof. De Giaxa, i l potere bn.t t.ericida tlclla ln ee solare, iu rapporto al e;olore delle superfici assor benti e notù c h e le snperfìci bianche, rosse e turchine esplicano tale potere con maggiore rapiditit. Lauren t , Gessard, Galeo&ti, Pansini fecero al tr e osservazioni :ml c o mporta rsi dei pigmenti d ei batteri c romogeni sotto l'influeuz1t della luce. Ho voluto studiare, per il primo, l'a ziune della luce nat.umle c art ificiale, della luce colorata, della luce freL1da e d(•Ì \ari raggi de llo spettro, s ul potere fosfor escente d ei batteri In m i n osi. Il baci llo adoperato nelle mie ricer che è stato il photolHtcfeJ·ilMn italicum, r ecen teme n t e isolato e descritto da i Dot tori F oà. e Chiappe lla, ~ei laboratorio d'ig iene del l~. Istituto degli studi s u periori di Firenze. E un bacillo che dà nna fl)sforeséenza di culor verde azzurro, ten -


778

AZI41:\E DELLA Lt:CI~ SGLLA k'OSb'OHr-::-:n::>:t. ,\ DIJ:1 .SATTI=:IU Lt:~ll:>OSI

dente al bianco, pi.ù manifesta (ltmndo Yiene coltiYato su l tuorlo di uovo salato. Il tuorlo d'uovo s'emulsiona a parti uguali in una soluzioue di cloruro di sodio al ~ p. 100 e si sterilizza nella stufa di Koch a >-;O• C. per 45 minuti. La coltur<ì diventa fosforescente dopo 2± ore ed esaminata ~dio spettroscopio, dà uno spettro continuo, che comincia nettamente nella linea. D e si estencle poco a] di lù della linea F di Franen hofe.r, com prende cioè il giallo e i l verde. Ho fatt,o 4 serie eli os;;ervazion i con ~ pnn·e per ciascuna, nei mesi di marzo, aj.lri le e maggio, n Ila tem peratnra della stanza, riscaldata 0 !l t.flrtnosìfone E:ornig (dai l1; aÌ 20"C. \ 1l haci!Jo fosfor8St;el1te si sviluppa meglio alla temperatura di l:i 0 a :.!7° C., non sopporta le temperature superiori a. :!8° C., perciò ho cercato di evitare sempre un'elevazione di t-emperatura maggiore, che avrebbe potuto influire al pari della. lul!e sulla proprietà fosforescente. •

Espò>'izivne pe~· ;J(! gioTni delle colture del pltotobttcteriu m: allestite sia in scatole Petri, che nei tu bi da saggio : a.) alla, luce natnrale diffusa, b) alla luce :;olare, nei primi 5 giorni, per mezz'ora al m·a ttin o, ponendo le cvltnre dentro camere umitle del Tindall, c) alla luce elettrica Ji nna lampaclin:~. ad incandescenza di 25 candele, per la durata di 3 ore nei primi 7 giorni, d) alla lnce del gas, ntilizzanrlo la luce dci 20 beccucci B unsen del termostato Roux, e) a.Jl'oscnrita, per le prove b, c, dopo il i)q ed il 7" gwruo, le colture :venivano esposte alla luce naturale difful;a. SF:rm: I.

- Esposizione per 5U giorni delle colture d ì p lwtobactel·itc.m nei tubi da saggio, posti in scatolette di cellu loide di vari(} colore ( l ") rosso, ~ n) gin.llo, 3•) verde, -!") azzurro,· 5") violetto). a) alla luce naturale d iffusa, b) alla luce solare, c) alla luce elettrica, d) alla l nce L1el gas, come per la serie precedente. BE IHE II.

SERIE III. -

Esposizione per 30 giorni delle colture disposte come nella. serie II all'a~:ione della luce fredcla. nella camera oscura. Come sorgente di luce fredda ho utilizzato la stessa luce della fosforesceute in coltura in tuorlo d'uovo in grande scatola Petri, rinnovandola ogni


AZIONE DELLA 1-ljCE SULLA F<JSb'ORESC I::~ZA D!,;l BAT'n;IU LU~IINOSI

77()

5 giorni. Tale luce come quella ch'emana la lucciola e il piròforo not. tìluco, non è accompagnata, secondo il prof. Rattelli da sviluppo eli calore . SP.lUJ:: IV. - Esposizione per 10 giomi di una coltura su tuorlo d'uovo denf.ro grande scatola di J'etri alla luce del gas, sc:omposta nei suoi colori da un prisma. La scatola era collocata sul fon do di una cassetf.a di legno sul cni coperchio vi era una fessura che accogli eva il prisma. in posizione orizzontale. L a differenza uel potere fosforeseente delle coltu re esposte allo Yarie luci si può apprezzare il pitl del le volte ad occhio nudo dalla maggiore o m inore intens.itiL luminosa osservate nell'oscurità, ma le minime lhfferenze si n otano solo allo spettroscopio dalla varia l unghezza dello spettro di emissione. Per f.ale scopo ho usato lo spetf.roscopio di Bnusen e Kirchoff nell'Istituto di fisiologia di Firenze. J:~iassumd hrev·emento i ri>mltati delle Yarie se.rie tli esperienze: t-iERIE I.

- a ) alla luce naturale la fosforescenza è evidente al 3° giomo di svi luppo e persi:>te nno a l 30°--!0" giorno. Lo spottro è continuo, tra i numeri 10.00 e JG.5 della scala fotografala sul vetro. b) alla l uce solare. La fosfores0e nza appare dopo :!4 ore, cliventa più viva dal s• al T' giorno e persiste sino al ::?0° gioruo. T..o spettro si vede nettamente tra 10.00 e 1 'i. c) alla l uce elet.trica : la fosforescenza si m.anifesta. al 3" giorno CO U massimo d'i ntensità al (}O giorno, e persisteuza fìno al 30° giorno. Spettro esteso tra l(J.(JIJ e 16. d) alla luce r]el gas, la f0dorescenza è evidente al :3° giorno, più intensa dal 5° a l 10• giorno, s'c;murisce al 40• giorno. Spettro tra 10.00 e 15.8. e) all'oscurità la fosforescenza appare al f> 0 giorno e termina verso la 3 11 settimana. Lo spettro è appena visibile n el giallo, senza limiti precisabili. Come si vede la mass1ma fosforescenza si ha colle luci più vrve, il minimo nell'oscurita. II. - È interessante in questa serie di prove, che con tutte le varie sorgenti luminose adoperate, a, b, c, d, l'effef,f,o snl potere fosforescente è identico e costante, a seconda del colore dell'ambiente in cui si sviluppa la coltura. Co:::ì mentre il colore rosso e il violetf.o influenzano la. fosforescenza qu asi allo stesso modo, il giallo, il verde e l' azzurro agiscono in un altro: i primi due colori s'avvicinano all'azione della luce bianca e gli altri tre a quella dell'oscurità. S E RU:


780

AZIU;\1~ J)E LL.-\ LUCI<: SULL A. FOSl'Or.J·::;n::-~zA D ~~l DATTERI LU~1L'<O~l

Le co lt.nre esposte alJ a luee sia uatunde che artifieiale nelle seatolette rosse e viol ett.e, emanano dopo 24 ore per le prove {,, c, e dopo 48 ore per a, d. una bella fo,_fo rescenza azzurrognola, d i colore smeraltlo più brillante ai ma,rgini della }latina colturale e persistente sin o al :,o· giorno. L o spet~ro s'eRtende tra n ed F e cioè da 10.00 a 16.2 per il n . l e da l 0.00 a l G.G per il n . 5. Le coltnre esposte alla lnee nelle sc:J.tolette gialle, verdi e azzurre a qualunque sorgente luminosa, danno una fosforesce uza più debole, appena \' Ìs ibil e al '3o g1orno, scom pare dopo 20 giorni e allo spettroscop io non si riesce a d eterminare la lunghezza tlello spettro, essendo debole. Tale fosforescenza ha tendenza n.l biancast.ro e non è hrillnnte ai margini come pei uu . l e f>. La fosforescenza. è e\iden te al 5° giorno nel rossv e u el -violetto, appena manifesta Ì11nce 11el g inllo, verde e. a.:r.;.:lllTO. L o spettro s'estende per il n. 1 tra 10.00 e 15 e per il 2 tra 10.011 e Hi. Persiste tale fosforescen za siuo nl HO" g iorno. SF:RIE

III. -

S~-:nr~;; lv.

- - La fo:c:forescen:r.a· appare llopo 48 ore, p iù brill nnte agli esl.remi de llo spettro. ::>opratnfto dalla parte de i mggi violetti e ultraYioletti, pitl sbiadita. nella parte mediana. Iu 1.uùtltima pro,·a ho esposto una eoltura di b . fo~.t'orescente svilnp;,a.ta & luce nat urale diffusa, all'azione del campo magnetico eli 0,8 milliampère pe r t re giorni consecutivi, 15 minuti aJ g iomo e b(l uotfl.tO un2. fosforescenza Yi,·a e per:;is!.ente oltre i 40 ·giomi . Lo spettro va ùai n n. lU.IIU ai 17. Essendo il plwtobar·taùt m I. secondo gli A. A... privo di potere patogeno, non ho t e ntato nemmeno la prova delle inocnlazioni negli anìl!lali, colle colture ::;vilnppate sotto J' in flnenza delle Yarie.lnci, per \edere come queste agi::;couo sulla virulenza. ~.,l eorso delle mie esperienze ho poi notnto un'altra proprietà d~l pltot•,{wl'/el·itt-11/. I. non aneora des(;riLta, ed è la produzione d i pigmento. Ooll 'inYecchia.re delle coltu re sul tuorlo d'uovo, man mano che va tlìminuenùo la fosforescenza, la patiua culturale passa succe:;sin.meule dal colorito bianco roseo a l r osso mattone, indi al rosso vinoso. ~e i trapianti successi~·i in tuorlo d'uovo d i r.ali colt ure ritorna la fosforescenza e coll'oscurarsi di questa: di nuo,·o si sostitui sce il pigmento rosso a l colo re bianco roseo. ti pimen to ricorda quello del prodigioso, se ne distingue per i segu~nti caratteri differenziali: l 0 ) Non si rl iffo11de, come q nello del prodigioso alla snperficie del mezzo nutri t i ,·o, ma rimane ciruoscritto a ll a patina d i coltura: sarebbe ero ·


AZIONE DELLA LUCE l'l'LLA FOSFOftESCF:~ZA Db:l DA'l'l'EHI I.UMI~OSI

78 1

moforo. 2°) È solubile in acqua e non in alcool, nè in etere, nè in benzolo, nè in solfuro di carbonio, nè in cloroformio. Allo spettrosc<:>pio non dà una benda di assorbimento beu uetta, come quella del prodigioso. Ol tre che sul tuorlo d'uovo il pigmento è meglio evidente sulla patata, nove apparisce sin dai primi giorni essendo la fosforeticenza minima e passeggera. Nelle colture per infissione jn gelatina, il pigmento si ossena solo in superficie, la gelatina uon vione fluidificata. La produzione di pigmento subisce anehe oscilla zioni sensibil i, per i nteusit.à di tono, per durata nel h~ cnl tura, a seconda della 3orgente luminosa e del colore della luce. Risorbandomi di esporre in altra p ubblicazione i risultll.ti definitivi, accenno ora soltanto che le colture pìtl ricche di pigmento si hanno nel rosso e nel giallo, l e mello colorate nel verde e violetto. La luce solare e la luce elettriea d iminuiscono il pigmt3nto nel le col tu re; meno la luce naturale diffusa e la lnee del gas. La luce fredda e l'oscurità. si comportano analogameute nell'aumentare il poter0 cromogeno. Dalle serie di ossen·azioni s uesposfie si pnù condutlere che la lnce, a l contrario eli qtianto succede per le a ltre manifestazioni ,E vita dei batteri, esercita un'azione stimolante sulla produzione della fo;;fore;:;cenza dei batteri luminosi . Tale fenollleno si potrebbe mettere in relazione, con fj nello che si verifica per i c01·pi fosforescent i del regno minerale (solfato di bario, di calcio, di stronzio ecc.) ch' esposti a lla luce si sovraccaricano di energia fosforescente, ta11to più intensa e duratura, quanto più viva è la sorgente luminosa e quanto pitt prolungata n'è l'esposizi one. Nou tutti i mggi dello spettro si comportt~no allo stesso modo nel meccanismo d'azione : i rag~i estremi rossi e violetti aumentano la fosforescenza al paxi della l uce bianca, i raggi medi (gialli, verdi, azzurri) la diminuiscono. I raggi emessi dalla sostanza fosfo rescente sono meno o tutto al pii1 ngnalmeate rifraugibili dei raggi .eccitatori, giusto il principio che si. veri fi ca sempre in fisica, della degradazione dell'energia. J,a luce solare aumeuta il potere fosforescente, perchè piit ricca di raggi chimici e ultravioletti : seguono poi pei: ord ine d ecrescente la luce elettrica, la luce del gas, la luce natural e diffusa, la luce fredda e l'oscurità. Nel caso nostro i raggi rossi si comportano presso a poco come i violetti sul photobacterium, molto probabilmente per un fenomeno d i calcescenza, secondo il quale alcuni corpi si renùono luminescenti, <'tnche se colpi ti da raggi calorifici oscuri dello spettro. Il potere cromogeno 'riscontrato nel bacillo fosforescente e la costante sosti tuzione a1la fosforescenza del pigmento rosso nelle colture

:n

..


782

AZI0:\1' DJ::Llu\ Ll.'CE SULLA }'uSFORE~CE :\ZA DEl BA'l'TJ,;RJ Ll"MJNOSf

'

nel :2·' periodo di S\-iluppo, dimostrano che Lra le due sostanze la bat.teriopnrpurina. e la luci ferina, ritenute entrambe come prodotto di secrezione della cellula batterica, deve esistere una certa affinità bio· ch imica, aneora non bene studiata. sebbene si comportino d~versamente rispetto all'intlueuza della luce bianca e delle Ya.rie radiazioni dello spettro. Firenze, 22 luglio l006.

BIB LI OGRAF IA. GP.tS~I.f.n. LA UitFlN·r. -

Ztu· Pm(le ùber d it 1\'il'l:tLug d•s Lichtes au{ /Jrtl:tuio l. ( Cc!tiJ'IIlbl·tt.l {u1· Bak·te•·., 189t). Aunnlet: d~ l' l tutilttL Plt..:lRHr 1 •890.

GF.sunn. - Atlllalcs d r l'lttstit•d fla .<lo' tll', 1890 e ISH . FoA 1t CliiAPI'f:LLA. - Ric,·clu .<;Ofl>'fl 1m >lll•>vll microrgnni smo (o.~{ùrucen/1>. ILO spenmenl.tlrl, archivio di hiulo~:,:ia normnle 1• pnLolngic:t. annr, l. \'Il. rase. 3°, 1903 •. TANT OO I\1 N. - Amlltlì d i me·tiruut tltlt'lllr. 1!103. \ OI. Il , pag. 5. 1.~0\\'I G 1•'. Ur.~cr· dic spe'ar.,.~kllpl.~chl' Crl/er•uch.•mg Jlhnto:~•·rler P1l;c 1 Zdl$ch l'i{/ f. !t'i.<unsc/1. ,1/ikrt~sk. fl d. 1). L-~>~•R O. - nie Jl i /:r ok,.J;kr•i dn· Pltrrsplwresce11; ( Archit'. (. tllt' 9•'1. Pltysirll~gir. Bct. XXI ). Pnu ;J>n. - 1'~1111' dir f'hosphOI'iSC/'11 : Vfl'l!'t Studt'l' Orgomism tll , ( A I'(/oiv. (.di( gts Phy;iol .• Utl. Xl ).


, 783

LE AfFEZIO NI OELI/01\ECCIIIO I NCO:MPArr'IBILI COL

S l~ I{\~ IZIO

UILI TABE

f':omunr,•azionè rattn al :\ Conf!r•·~so •I ella $oc1ela eh l;mu~o i 'l2i •. ololo;!ia. rin••ln; m In M1lano n ei ~iMIII 17· 18-19 srllt• uthl'~ I !WI6 olal <lult. t\ntonio .' l i•·• hfn , l':l llll:o no tn<' Jit·••

Le prescrizi oni ch e rego lano nei vari eserciti il ginclizio su ll e a lterazioni dell'oreechio i n rapporno al senizio militare non sono basate su criteri fon damentali uniformi. Le di versi t a eli r('c) u tamento e d i ordì namento esistenti fra tUlO ecl altro e~e rrito non spiegano completamente q uesto fa.tto. Esso è dovu to in molta p11-rte a di,·ersità d'in1porta.nza att.ribni ta alle mn.la.tGie dell'oTecchio. I noltre in parecchi eserc it i non è fissato il minimo eli audizione compatibile col serv izio militn r e. Di ciò è causa. la deficienr.a di mezzi acn metrici di precisione. P RESCRJzro ;-;r IX vJGutn: XEJ.T} t·:s:r~Rr 'll'O ITAI .LH W . -Nel l'eserci to

ita-

liano, secondo l'elenco cl<,lle i111per{i!.::ioni ed infer'lll ilù esinwnti da.l geJ·vtzw militare sono cansa d 'inabilità : Art.-17. - «La maucanza totale del padiglione di un orecchio, : Art. 4.8. - «Le lesioni tutte del padiglione dell'orecchio producenti notevoli deformi bi " · Art. 4!). - « L' otite 1>ecretiva cronica se sostenut~~ da carie delle ossa o da altra causa di difficil e ri mozi.:me, accerr.ata iu uno specla.le militare e permanente o l t re il periollo della ri vetl1b ilità :.. Art. 50. - «La sordità e la diminuzione n ote,ole tlell' u d ito. d.oppia, accertata in uno sp~dale militA.re: persistente oltre il periollo della rivedibi lità e nel militare dopo iufrutt no;;a cura (vedi anrcrtenza n. 5) >> . • Pertanto ,1el nostro esercito : l • Sono seguiti tre criteri fondamentali: la deformità, l'otorrea, la diminuzione dell'udito; 2° P er esimere dal senizio militare, l'abolizi one o la diminuzione della funzione udi tiva deve esser doppia, ed è lasciato al perito l 'apprezzamento del grado sotto il qnale la diminuzione b ilaterale dell'udi to è inabilitante, essendo detto semplicement.e che deYe esser noterole.


78-L

l..E .H'FJo:7..IO X1 DEL.L'ORECCHIO

I tre criteri suaccennati hanno i l merit.o di esser molto compren:::ivi circa la patologia 1lell'orecchio. Essi esprimono anche i principali aspetti sotto i quali le altern.zioni dell'organo dell'udito posson diventar can,;a d'inabilità al servizio : la deturpazione, i pericoli della suppurazione dall'or ecch io, l'insufficienza fun ziouale dell'orga.no di un im portantissimo senso specifico. · li critt"rio della deformità è applicato, a mio parere, esattamente e cm1 larghezza maggiore che in .altri esercit i, per il giudizio :mlle alterazioni dell'orecchio contemplate agli articoli 4:7-48, nelle q uali in generale la deformità su pera in importanza i pericoli ed il d ifetto f unziollale. Xell'applicazione del criteri o clell'otorrea la necessità di escludere dall e m:tlattie per fJ Ue$ta inabilitanti alcnne affezioni secretive dell'orPcchio eaterno, di facile guarigione, ha conrlotto ad un rigore che è eccPssÌ\'O circa l' inabilità per otite media purulenta, rli gnarigioÌ1e molto !JÌÙ ditTicil e. j[a, è specialmente ra.pplieazi one del criterio de lla diminuzione dell'udito che permette, a parer mio, l'appunto al nostro elenco di non rieonoscere tutto il va.lore di <tku ne affezioni dell 'orecchio. Questo criterio, infatti, applicato con troppa estensione, è unica. base del giudizio su tutte le malattie Llell'orecchio che uon proclucono defounità, nè sono legate ad otorrea. Inoltre la sua applicat~ione è fatta. severamente, perchè è sempre richiesto che il difetto uditivo sia doppio. Esso, infine, non comprende tutto il distm·bo funzionale, perehè non co ntempla le alterazioni funzionali ciel labirinto non acustico. In quanto all"ctpprezzamento del grallo di diminuzione dell' udito presente n-ei casi speciali , le stesse deficienze e::;istf'nti nella scienza, the non hanno permesso al legislatore di fissare il minimo di audizione compatibile col servizio, non hanno fin'ora cla,tò modo al perito di emettere un giud izio eli esattezza ::;ufficientemente approssimativa. Mentre negli altri ca.;-;i ne i quali l'eleuco usa e::;prl>,sioni Yaghe ed indeterroim.te, cn i si riferisce l'a,ye.rtcnzn. n. ò, il perito ha da un Jato viva nelJa mente la rn pprosentazione dello sta.to :fisiologico di q nel clato organo e cllall'altro, Pd in cd'ntrapposto, ha sott'ocPhio le alteru,zioni che r1nest'0rgano pre;-;enta, nei casi di diminu~ione deH'ucftto la s~ienza non solo non g li ha dato fino a questi ultimi tempi il termine di paragone, la conoscenza, almeno appro:;simativa, dell'udito normale, ma non gli lu1. neppur dato nn proceùim ento acumetrico che fosso comunemente riconn-;ci nto atto a misurare con sufficiente approssi nlttzinue F udito residuo. Da ciò una di\>ersità di pareri veramente shaorclinaria.


785 L'oTITE MEOtA PCRULE:-<TA C tln:-<IC.\. -

In un Otlllfribnto allo .~twlio

delle mn.tattie dell'o1·eccltio nei militw·i ( O iOI'II. "'ed. del R. e.~el'cito, 1905, n. 5·6) ho dimostrato: che nei milita.ri la maggior parte delle otopatie richiedenti cura all'ospedale e co::;tituita da otiti medie puruleote croniche ante1·iori all' (ti' l'Il O{ a11wnto e co n tratte per lo più nell'infanzia; che esse sono pre \'alent.eroente presentate da reclute e causa principale dell'ele>a.zione cht3 nel num ero delle otopat.ie avviene nell'esercito qualche me::>e dopo la. chiamata. genera le della classe, in principio della primavera q uando l a chiamata ha luogo in marzo; che però sono presentate n.nche da anziani e causa rile\>ante degli aumenti che nel numero delle otopatie nei m ilitari si sogliono veri ficar e nei due primi mesi dell'anno e a d est~t.e inolt r ata.

Non essendo da noi, come i11 altri eserr;iti, peescritta la visita dell'orecchio a tutte le reclute al loro giungere ai cor pi, visita che eliminerebbe questi otopatici, è pitl che probabile che molte delle otiti pnrulente croniche (ISServate neJrli ospedali dopo l'arrivo delle reclute siansi rese 1:nanìfeste per un semplice aumento della secrezione già esistente, ma ~carsa, siano stato cioè solo un aggravamento ùi una snppurazione che aYrebbe dovuto motivare per lo meno la rivedibilità . Comunque, l'otite media purulenta cronica è sempre di lunga ed incerta cura ed è su perfluo il ricercare, eome sarebbe giustificato riferendosi all'otorrea in genere, se essa sia sostenuta da ca.rie dell e ossa o eh~ altra cansa di diflleile rimozione, fatti che ai non specialisti spesso souo anche difficili ad osservare, esistendo sempre pitl o meno queste ca.use. È q uind i sn.ffi ciente a ccertare che l' otite media suppurativa è cronica. nelle reclnte mediante la prescrizione dell a rivedibilita, necessaria con la secrezione in atto, e nei militari .mediante q uella di. fG.r precedere al giudizio opportuna cura. Dalle stn.tiiitÌ<;he di tutti gli ambulatori di otoiatria risulta invariabilmente che appunto gli affetti da otite purulenta cronica 'contratta nell' in f.-wzia ne sono i più assidui frequentatori, fra i 20 ed i 30 anni di eU~., ùopo la quale molti, sfiduciati, rinunziano a tentare ul teriormen te la guarigione della loro malattia. Dal mio lavoro sopracitato si rileva ~;he nell'ospedale milit.are diTorino, nel biennio-1908-1!104, degl i affetti da otite media purul enta cronica circa il r)O per cen to f u dovuto allontanare dal ser vizio. La vita militare dispone agli aggravamenti ed alle complicazioni di questa malattia, p er la poca comodità di mettere in pratica le norme igienico·profilattiche e per l' i nflnen z •~ eli cau:;e morbigene dirette inerenti al servizio. È quindi bene accertato ehc Potite media purul enta cronica è sem pre inabilitante, sia che pre;;enti complicazioni (carie delle ossa, 50.- Gior11ate .1/eaict>.


786

LE AFF.EZIO~I DtLL'OREOCH!O

polipo, colesteatomo., suppuraziouo della mo.stoidc, ~o.birintito, ccc.), sia

che non ne presenti. Se si volge uno s,suardo alle prescrizioni in vigore in esercit;i stranieri (A m berg, Ear a(fections and milita1'Y 8e?·cil'e. Journ. rf the ÀN80C. o( Jlilit. Su.1·g. o( tlte U. S. A., aprile 1906), si. Yede che in esse si fa questione di cronicità, non già di carie delle ossa o di a ltre cause di difficile rimozione. Nell'esercito inglese è prescritto l'esame dell'orecchio, ma non ne sono specificatameute menzwnate le alterazioni inabilitanti. Essendo iu Inghilterra voloDtario l'arruolamento, la libertà concessa al perito non pregiudica interessi d i terzi. Sono cau:<a d'inabilità: Nell'esercito degli Stati Uniti d'America: «tutte le forme purulente di ac.mta e cronica otite media »; Nell'es!:'rcito austriaco: «tutte le forme di cronicA. snppurazione ciell'ore<.:chio medio e loro complicazioui •; Nel francese: « le croniche affezioni dell'orecchio medio con o senza secrezione purulenta •; Nel tede:::co: «le croniche suppurazioni dell'orecchio medio »: Dr AI,OVXE )t ,\LA1"l'JE CHB :-BCOl\IJO L'EL.E:\00 lS VIGOHE SONO tHt:P I CATE ESCLC:'IVA)\li!:X1'Jo~ ('0L C' l~!'rERto DEIJI,A DIMIXCZfON'E Df:LL1 l'DITO . E.-;iti di ot ife meclia zJlcrulent((. - L· esito più frcq uente tlell'utite media puruleuta è la cosidetta per{twazione asciutta, vale a dire la perfornzione ùella membrana t impaniea senza secrezione iu atto. Queste perforazion i hanno granrle importanza medico-legale, perch è sì discute molto se esse si1mo compatibili o no col servizio militare. Si è osservato che nell'esercito tedesco Je malattie dell'orecchio aumentarono dopo il 1St->~, in cni <lette perforazioui furono cancella.te daile cause ù' iunbilità. ~Ia si è pure osse>rva.to che ~1ell'E>sercito austro-ungarico, su 28;:) individui con perforazioni t impaniche in servizio durante gli anni 18U 7-18!1~1, solo l!:l ebbero recidive nel tl·iennio. Per il uostr0 esercito, in cui le 1-erforazioni asciutte sono comp;ttibili col seni zio, io ho rlimostruto nel citato lav·oru che, sebbene, non es$endo pres<·rith~ Ja 'isita dell'orecchio a t,utte le reclute, non sia nota la proporzione fra le otiti asciuue e le secernenti, tnthn·ia risulta che sono da n.tt.ribnire alla presenza di quelle molti dei ca;;i eli ot.ite pur ulenta rPcidiYa in militari già anziani e che questo indica che vi sono altre perforazioni asci u tte, le q uali Jurante il servizio nou presontano recidi\a di secrezione. La maggiore o minore faciliti~. alla re· ciùi\a dipemle da tliveroe ca use : ampiezza del condor.t.o uditivo esterno,


I!\OOMPA'riDILI COL SERVIZIO .MILIT~RE

787

estensione della perforazione ti m panica, sua sede in rapporto alla localizzazione del processo morboso nella cassa, contemporaneo catarro naso-faringeo, costituzione del soggetto e sopratutto stato della mucosa dell'orecchio medio. Villaret ed Ostmann riconobbero che una causa frequente per cui nelle perforazioni timpaniche recidiva il processo suppurati vo già spento nella cassa è la penetrazione in questa di acqua durante i ba.gni. Da osservazioni del hlancioli e mie risulta che nelle otiti purulente croniche le complicazioni endocraniche sono più frequenti ·q uando la per forazione timpanicaè nei quadranti superiori. È in base alle condizioni locali facilitanti le r ecidive e le complicazioni, alla bilateralità o meno della perforazione timpanica, alla esistenza o mancanza di catarro naso-faringeo, alla presenza od assenza dì malattie costituzionali che si può giudicare nei casi speciali se le perforazioni asciutte, esito di oti te media purulenta, giustifichino nn apprezzamento d'incompatibilità col seryizio ·militare o siano da ritenersi con esso compatibili.' L'adozione di questo concetto largo nel giudizi o sulle perforazioni ascintte non infìrma il principio generale che da noi in massima esse non escludono dal servizio e che a loro riguardo è sufficiente prendere provvedimen ti igienici in base ai risultati <.iella proposta visita alle reclute, che a questo scopo si impone come un dovere, corr elativo all'obbligo di servizio fatto a chi ne è affetto. Ho già detto che nell'esercito inglese non son0 specificate le malattie inabilitan ti. · Nell'austriaco è motivo d'ina.biliLà : « la durevole perforazione della membrana timpanica indifferentement e sia che la malattia causale sia ancora esistente od abbia cessato di esistere~ . Nel francese: «la perforazione della membmna timpanica è compatibile col servizio milita.re ». Nel t edesco chLll&S:J le perforazioni in parola non sono piit menzionate fra le canse d'inabilità. :l'Ifa l 'e hmt~O tecles<'O di q n este cause specifica per rorecchio solo : «la diminuzione ùell' udito, l'otite media purulenta cronica., la sderosi »,e pelresto indi ca: « le importanti croniche affezioni di un orecchio »; fra queste il perito, quando lo credesse opportuno, può comprendere le perforazioni asc iu ~te e quindi ha modo di eliminarle nei casi di specia le gravità.. Ci rea alt1·i esiti deil'otite media puruleuta. vedflusi più avant i quelli di operazioni nel! 'orecchio. L'otité rnedia cattr.'l'l'ale cronù·ft, può presentare condizioni molto variabili relativamente al potere uditivo, secondo il tempo in cui è osservata; quindi per quest'affezione non è giusto fondare il giudizio medico-


788

LE A:FFEZlO).."I DELL}ORF.Ct'HIO

legale unicamente sulla diminuzione d ell'acuità ud itiva osservata in un dato momento. Essa è una malattia che, se di grado elevato~ richiede precauzioni e cure continue, ha facili aggravamenti (otìte a ripetizione), special mente per le cause reumatizzanti cui espone lQ. vitn. militare, onJe « non sarebbe da consigliare di tenere sotto le armi un mezzo valore che forse, quando vi sarà bi~ogno di uu buon udito, sarà sordo-.. (Ostino, La medicina legale militm·e cleU'm·ecchio, del na.~o e della. gota, pag. 123). Non basta quindi non assegnare all 'artiglieria, i n base ai risultati della visita obbligatoria sopradetta, gli affetti da oti te med ia catar rale cronica con legqera retrazione timpanica e co::;i evitar loro i dannosi efletti delle esplosioni. È nece:Ssario anche eliminare i graYi, fon dando il giudizio, oltre che sulla diminuzione dell'udito al momento c.lella visita, sul gratlo di retrazione timpanica, sull e condizioni che proYOCf\rouo la malatt.ia e che la sostengono : stato del naso-faringe, occlusione della tuba ecc. Nell'esercito inglese tutto è lasciato al c1:Ìierìo del perito. I n quello dogli Htati Uniti, con criterio molto 1argo motivano inabilità: « tntte le catarral i e purulente forme di otite media acuta e crollJCa :~>.

Nell'esercit.o austriaco non si fa menzione nell'elenco delle otiti medie catarrali, l<' quali perciò· vengono g iudicate come da noi in base alla diminuzione dell'udito. I n Francia: «inabilitano le croni.::;he affezioni dell'orecchio. Le croniche malattie dell'orecchio esterno e medio sono causa di temporaneo esonero se esse appaiono suscet.tiuili di stwcessiYo miglioramento X>. In Germania inu bilitano : « le i m por tanti croniche affezioui di un orecchio "· Otite scle1·o.~ante . - Questa malattia, per lo pi ù erNlitaria, che colpisce generalmente in età giovane e conduce fatalmente alla sordità, richiederebbe qualche spiegazione, perchè ne vedo frainteso da alcuni il signi ficato auatorno-patologico e <:lin ico, ritenendola una SClll}ìliee sclerosi della membrana timpanica e della. mucosa della ca~sa, con difetto acustico JPriv,'tnte da dimin ui ta facoltà di vibrazione da parte del timpano e d i conduzione dei 'suoni da. parte della catena delle ossiciun.. E~sa è in>ece una. malattia ben più grave, che c1msiste in prol"essi eli osleosderosi e di osteoporosi della uapsula labir.int.ica, a membrana timiJanica e mucosa della cassa spesso integre d'aspetto, con progressiva dimiun7.i one dell'uclito per Rnchilosi deUa staffa nella finestra ovale e per altentzion i dell'aprxwecchio di percezione dei suoni . .Ma qui non è il luogo di discorrerne sotto questi punti di vist.a e rimando in propo:;ito ai rec;enti lasori di Denker (Die oto.~!..Ze1we, "\Vie-


I:-ICO) IPA',l' I I) I LI t:OI. SEI~VIZIO MI LITAH!ì:

789

sbaden, Bergmann, l f.l(H) e di ) (i.iller (/Jbe1· die Otosklerose, No>·cl. med. A.rkiv., 1 ~05, afd . I, h afr, :2, n. 1~) . Nel riguardo medico-legale mil itare, per quest 'affezione i l criterio della dimin uzione dell'udito ha il torto di t.rascu rarne il carattere di progre::;si\·ità, che le rbi un v alore speciale, ed .il danno che dall'acceleramento del suo decorso nella vita mi litare cleri va al p overo infermo, conclaunat.o a sicura sordità. N on è molto ch e ebbi occasione d i visi tare nn m u::;icante affetto da otosclerosi eredi taria in:iziatasi prima che egli venisse arruol ato e decor!la con eccezionale r apidità. In tre anni questo rnusi cante era d ivenuto quasi sordo ed accam· pava ragioni di servizio. La mnhttin. n ei casi tipici 11011 è di diagnosi tlifficile (ered ità, progressi vità: triac1e sintomatiea cl.i Bezold con abbassam ento del limite ~ uper i ore del campo touale fisiologico eec.) . L'otosclerosi, t::ome cau>ia d' inabilitù, fi gura nomi11atiYamente nell'esercito tedesco e ciò è ind ice d elle p rogredite conoscenze otolog.iche in Germania. Nell'elenco t<•desco g iustamente è d etto se nz' altro che inabi lita la c sclerosis »:per sè d nnqne, q ualunque sia ìl grado di disturbo uditivo. In Au::;tria eù ìu FrfliH.:ia, come in Italia, l'oto::;clernsi è g indicat.a co l criterio della. diminuzione dell'udito. Negli Ntnti Un iti puv trovar posto fm : <~. l e altre Yegetazioni e malattie del timpn.uo, llcl la.hi riuto, dùllE> cellu le mastoic1ee » . :-{i è d etto ripetutamente che in I nghilterra il perito h a piena libertà. B,..iti 1li uperazioni e di tma mi. - In massima ::;nn o da uonsìtlentrsi come iuahili gli opera.ti da ambo i lnti di radicale o eli e.r·enteNtfio de ll'orecchio medio, operazioni del resto che cl'orcl:inario alJl,assauo l'tHlito o.l d i sotto del minimo compa1.ihile col sen ·izio. Gli opern.ti di ant rectomia se m p lice bilatera le od m• i la.tentle e quelli operat i rad icalm an te o d i exenfer ati o da. un solo lato. i C[Uali pos;;;ono consen ·are un buon udito binaumle, c1on ebbero ginJit;a rsi non sol tanto in h11so alla diminuzione armstica, ma. in ba.se al d ifetto fnnllionalc completo dol Ja to opemto, nni ca.mente allo stn.to fu nzionale d ell'ctlt.ro orecchio, e considerando c·aso per ca:-;o le conrliz iuni lo!'a li , q nelle de!le prime vie a eree e le grnerali . D egli esiti 1l i traum i l'eleuco francese menzionll.l'at.resia traumatica deJ condotto n d i ~iv o esterno, per la qua.! e, a mio parere, il miglior criterio è quello del disturbo funziona le. lHa tali e::;iti po>;souo essere mol to vari e n on t u tti giutlicttbil i adeguatamente coi soli criteri della deformi ta, della snppnrazione e de lla diminuzione dell'udito. Corpi et<tranei. - Ne accenna l'e lenco fmncese, all'art. Gl, secondo il quale : « i corpi estran ei sono cansa di esenzione solo q uando la loro


7BO

I, E A.i>':F'EZl0.\"1 DELL'ORECGHIO

estrazione può arrecar danno o se essi possono esser causa di gravi disordini » . Fra qu e::;ti sono specialmente da ricordare i disturbi riflessi. Ident ici concetti possono venir adottati anche da noi. . IL cRrrEHIO DE L DIFI>TTO ],'UXZIONALE. - L'orecchio umano e un organo tatti le specializzato, che ha due funzioni distinte: a) La funzione acustica dell'orecchio. P er mezzo della chiocciola (labàinto acus#co), innervata dal ramo cocleare dell'VIII paio, l'orecchio umano percepisce con attività co~ .sciente differenze di pressione del contenuto labirintico molto frequenti nell'unità di tempo, cioè oscillazioni nell'aria e nei mezzi liquidi e solidi circnm-ambienti che si succedano con frequenza fra 16 e 40,000 al minuto secondo (oscillazioni sonore). Per potere uditivo normale si suole intendere la media deJl'udito . . ne1 sani. Jfezzi eli eM.me rlel potere uditivo. - La determinazione dell~ detta media è molto difficile. Ciò dipende in primo l uogo da una serie d i cause i ntrinseche agli individui esamiuati, della quale ho discorso in un Cont1'ibuto all'esame fmzzion<tle dell'nillto colla parola (A1'chil• . ital. d'otol. ecc., vol. XV, fase. 6° e vol. XVI, fase. 2·3-4). Di pende inoltre da cause estrinseche, fra cni principale la mancanza d i un mezzo di misura., dovuta alla complessità della f unzione acustica. È noto che, per l'insufficienza dei mezzi di misurazione del potere uditivo a fornire singolarmente precise ÌJ1dicazioni su li e diverse modalità con cui l'udito si esplica, si è costretti a dividere l'esame acustico dell'vrecchio in esame per i suoni, suddiviso in qual itativo o per i toni e quantit.ati vo o per l' intensità dei vari toni, ed esame per la parola. Fra· gli strumenti proposti per la misurazione del potere ·qnantitativo dell'udito, essendo i molti altri pe1· lo più complessi strumenti di gabinetto e tutti più o meno imperfetti, si imp iegano più frequentemente l'orologio ed ilnza1·telletto di Politze1·, sebbene siano acumetri molto difettosi. Fra gli strumenti che sia deperano per avere indicazioni sul potere uditivo lungo tutta la scala tonale i preferibili sono i diapason, cui si aggiunge qualche ahro strumento per i toni molto gravi e molto acuti che i d iapason non possono dare. Tn questi ultimi anni (vedasi mio lavoro sopracitato) la voce umana è stata resa flcientificament e utilizzabile per l'esame quantitativo e qualitativo dell'udito per laparola. Prove di e.~ame del potere uditivo. -· Utilizzando nel miglior modo i m ezzi sopradetti si praticano le prove acumetriche. Esse sono nume-


l ;qCOMPA'l'IDI LI COL SERVIZIO MILITARE

791

r ose e per impor tanza si possono dividere in fondamentali e complement~ri. Con questa prova la com p lessa funzione acustica può oggi esser misurata con suftìciente approssimazione, ma per ciò richiedesi un esame complicato. Acuità uditiva WJI'nwle. - Medìn.nte le stesse prove :;i è riconosciuto che anche nei sani l'acuità. uditiva è molto varia. Tuttavia essa è riducibile ad una media., espressa clai risultati medi fisiologici di tutte le prove. La sua formula approssi mativa è q uindi molto uomplicata e la ometto. Pote1·e d'orientamento rirca i snoni. - Es'>o comprende la faco ltà eli distinguere la direr.ione d1t cni provengono i suoni (orienta mento anguim·e) e di giudicare la distaHza della fonte sonora (r'i liero .<stereoacu,.sico. Fin dal 1812 Venturini stabilì che la 4irezione di p rovenienza di un suono è specialmente rilevata qnanclo questo col pisce con forza differente i due orecchi . I successi. vi osserva, tori (Preyer, Miin:::terberg, Steinbauser, Kries, Blocb, H t!nseu) confermarono q nesta legge : così :;econdo Bloch nell'udito binaurale l~ sensazione sonora è rinforzata, forse anche, come ritiene Urbantschisch, più intensa della somma delle sensazioni dei due orecchi, e viene localizznta al ce.utro della testa, mentre è spostfl.ta verso un lato, dalla. parte della sensaz ione più in t ensa, se la forza del suono è diversa nei dne lati. Ma l'orientamen to angolare non è funzione solam ente dell' udito binaurale (.A.rnheim), perchè vi coucorrono : il padiglione, come si pro\a v~.triandone la forma col riempire l'inc1sura del trago, oppure modifica.ndo la cavi tà della conca (Kessel, Bloch) ; la vista; il tatto; i movimen t. i del capo e del corpo verso la sorgente sonora (Ostino). Il potere d'orientamento angolare è poco fine anche nei normali d 'udito (Preyer, Luzzatti), è soggetto a molti errori per rifless ione delle onde sonore, é variabile secondo l'in tensità clel suono. Il suo estimo si fa collocando il soggetto al centro di' un cerchio di un metro d i diametro e diviso in gradi, o almeno in sedici parti, e facendo funzionare il martelletto di Politzer attorno al cerchio (Hen:;en, Die Fo1·tsch1·itte in ei·n·igen 1'eilen clm· Physiologie des Ge?tors -Ergeb. der P hy::;. 1902). Secondo quest'autore in avanti e in dietro del capo vengono apprezzate differenze nella. direzione del suono d i 4-5 gradi, ai lati differenze di 6-7 gradi. Io ho esperimentato col mar~elletto di P olitzer a distanza d i cinque m etri e non ho r~gistrato casi di sensibilità superiore a differenze di 6-7 gradi in avanti ed in dietro, a differenze alquanto magg iori ai lati. Hansen osservò che del fischio di un piroscafo è apprezzata la direzione a distanza di qualohe miglio con er-


792

LE: AP.l ìEZI0:!\1 DELL~ORECCHIO

rori non oltre i d ieci gradi. Nell'esame monoaurale si hanno analoghi risultati, ma per essere rile>ate oecorre che l e d ifferenze siano maggiori, secondo Hensen, me ntre secondo B onuie1· è soltan to meno esteso il campo operatorio. Il giudi zio sulla distanza della f onte sonora varia secondo l' inten · s ità dei suoni, è poco fine, soggetto a frequen t i illusioni, dipenden te in parte dall'eser0izio. Quando una. rlimi uuzione d'udito unilaterale d i graJo notevol e si st.abilisce in poco tempo, i suoni che provengono dal lato dell'orecchio leso Yengono da l soggetto falsamente loca.lizzati (paracu8iS loci) fino ad essere riferi t i al lato dell'orecchio sano l alLoc!tiria uditiva). Nella unilaterale diminnzione anche note,,ole dell' udito stab ilitasi lentamente, o di antica data., i nteò·vellgono i momenti sus;;idiari del potere d' orientamen to a C'O rreggerne gli er rori . Ciò spiega perchè sono pochi i malati d'ore<.:chio che si lagnano di disturbi nell'orientamento circa i suon i. 'l'utta,•ia P olitzer ac~certò che spesso essi esistono anche in tali i nferm i. Ma seeonùo Ostino n elle sordit.à mtilaterali non recenti gli sbagli . nell'orientn.mento per i snoni sono limitati a nn Rt>ttore più o m eno esteso del lato sordo. I o ho osservato errori graYi iu una vecchia monosorda da oltre due anni . · Pert.n.nto nel le alfeziou i dell'orecdtio l'i mportanza meJico-legale milita.re dei disturbi del pOtere d'ori en ta ment.o circa i suoni è r elativa per considera?.ioni tauto fi;:iologi<.:he q uanto pr.t.ologiche: eccetto che uclla grave dimiunzione dell'udito nnilat.erale Ili datrt re0eute, in cui può· esser n otevole. b) La t'uu?.ione uon acustiea. dt>ll'oreech io. Per mezzo dei canali semi<:ircolari, del saec.:ulo e dell' ntriuolo (lalìi1'Ì11fO non ncu.~tico, secondo la. design;'\z.ione propost.a da Gratl<.'nigo ,, inn ervati dal ramo Yesti bolare deli'YIII pa.io, a otigine centn\le el i versa cl a l ramo cocleare, l' orecchio umano percepisce con atti ,~j ta u ormolmen te incoseiente variazi.on i eli pressi one ,J el contennto li.q11 id o Ando] iufatico molLo meno frequc>nti Ji qu~ l le detenn iu a.te dalle oscillazioni son ore, provo(·.rtte m l'SSC' dal la posizione e tlai movimtmti 1lel capo è del corpo. Le d iH'ereH ze d i pre;:sionP prodotte da movimenti angolari Yengouo p ercepite dai lung hi peli liberi d i cui sono dotate le cellule sen::-itive n e Ile ere~; te a m pollari dei canali se m Ìèircolari, q nelle corrisponde n ti a "Varie posizioni ed a moviruPnti in linea rett,a d ai corti peli de lle mac ule d el sac·cnlo e del\' ntricolo sunuon l ati rl.tgli otoli t i. I , a disposizione tl ei tre canali semicircoluri rende più delicato il meccanismo eli percezione dei movimenti angolari.


INCOMPATIDlLI ' COf, SERVIZIO illlLITARI•:

703

Il labirinto non acustico serve pert-anto organo all' m·ientamento statico e dinamico. Oltre che le sensazioni labirintiche, a questa funzione ' concorrono, in associazione fisiologica, movimenti oculari nell'interesse della visione distinta e sensazioni tattili, articolari e cenestetiche. Fra i nuclei d'ot:igine det nervi dei muscoli motori dell'occhio ed i centri del nervo vestibola.re esistono anche connessioni anatomiche. Le alterazioni funzi onH.li dellabidnto non 11custico si maniféstano perciò secondo Gradenigo coi seguenti gruppi di fenomeni: l~) False impressioni di posizione e di movimenti della testa .., del corpo, cioè disturbi d'orientamento, con movimenti compensativi falsi che li aggravano; 2°) Movimenti oculari che, discord!mdo le sensazioni visive dalle labirintiche, non sono più compensati vi a benefizio della visione distinta : nistagmo orizzontale, v erticale, rotatorio, secondo che, come dimostrarono Steitl, Trombetta e Ostino, è irritato il canale semicircolare orizzontale, o il verticale posteriore od il verticale anteriore; deviazioni ' coniugate dei bulbi. 3.•) Disturbi nell~1. funzione muscolare (del supposto tono muscolare labirin tico di Ewnld) e nella cenesl;esi, perchè le sensazioni tattili, mnscola.ri e oenestetit·he di~cord<mO dalle labirintiche; 4°) VerLigine labiriutica se, diveutando co:;cienti le det.te discor. danze, l'infermo non si rende conto della falsità delle >;ensnzioni del labirinto. Queste alter~tzioui funzion11.li del labirinto non acu::;ti<:.o sono prodotte da eccitazione o da aboliziouo della funziuue, spesso coesistenti e non sempre facili a distinguere. Più gnwi sono qnelle dovute a eccitazione, verchè l 'ah()] izio ne d i fnnriono è facilmente com pensata col tempo dall'attivitit clegli altri apparecchi che servono all'orfenta.mento o, nelle lesioni uuilaLerali, dell',tltro labirinto (Graclenigo, Note snll'esa.me {1mzionale del labirinto non acustico.- A1·c:hic. ?.'tal. d'oto1. ecc., vol. XVII, l flOG). Sui mezzi e sulle mod(l.lit1t d.ell'esam~ dell'orientamento statico e dinamico e dei fenomeni di as:>ociazione, come pnre sull'esame elettrico del labirinto non acustico, rimando ai lavori di Stein \Specialmente al recente nel Oentmlbllttt fii?' Oln·enhei/kunde, vol. II, u. 12, 1906), di Lnzz&.tti (.A1·chùi. ital. cl'otol. ecc., vol. II), a.l manuale di Ostino e particolarmente alle geniali Noie di Gradenigo, ora citate, ed agli Atti del X Congresso della Società italiana di laringologia, di otologia e di rinologia. Per il punto della med icina legale m ilitA-re qui in discussione interessa sa pere :

l


LE AF!!EZIONI O!,;LL1 0HECCRI O

Che illabirint.o noli acustico ha parte importante nell'orientamento statico e din'amico (senso dell'equilibrio), funzione di alto valore nella vita. di relazione. Che abbondano i oasi cEnic'i di distmbi gravi funzionali del la.biri uto non acu:;tico anche con ben conservata funzione del labirinto acustico : o per piolahirintite circoscriGta con snppurazione in atto o già spenta, o per parala.birintite eli Stein (lesione non purulenta. della capsula perioticn ), o per semplice irritazione secondaria a lesioni della cassa. del timpano. Sebbene i fenomeni irritativi delle affezioni acute od a cor,:o lento siano più gravi, anche quelli di abolizione in malattie guarite possono avere im portanzA., perchè l'abolizione, specialmente se bilaterale, anche CJnando è compensata in parte da altri organi, può dare incertezza nella stazione e nel camminare, sopratutto ad occhi chiusi o di notte (Gradenigo - Su.l decO?·so e la termina.zione delte pio-labirintiti. Arch. ital. cl'ofol. ecc., vol. XVII, fase. 5°). L ' estune del l nbìri nt,o non a.custico non deve quindi esser tralasciato in medicina legale militare. c) Scelta di una formu la acumetrica sem plice e pratica. L'espressione eli un dato grado di potere uditivo pu0 essere ridotta alla. formu la semplice e pratica, presentata all'ultimo Congresso internazionale d'otologia, tenutosi a Bordeaux dal l o al 4 agosto 1 ~04, dai professori Politzer, Gradenigo, Delsaux (..drch. ita.l. d'otol. ecc., vol. XV, fase. 6°). E ssa. è la seguente: AD . w R H Hm Ht p v v s

AS

AD

Li

Ut

ut'

Sol'

Ls

A8 Questa formula comprende soltanto le p1·ove fondamentali: Prova di Sclw·a.bach (S ). - Si pratica col d iapason ut (1~8 v. d.) applicato sul vertice (durata di percezione fisiologica circa 18'} Lo Schwabach può esser normale(±), prolungato (+ì 1'ttcco1·cìato (-). Nei due ultimi casi si fa seguire al segno o - il numero dei secondi. Si tiene conto soltanto delle differenze d i almeno tre secondi dal normale. P1·ova di Webe1· (\V). - Si pratica col diapason suddetto. Il \Veber lateralizzato si indica cou una freccia diretta al segno indi cante l'orec-chio verso il quale avviene la lateralizza.zione (A D- A S); in quello non lateralizzato la freccia si omette. Prom di ninne (R). - Si fa col diapason ut (G4 v. cl.). Nel normale è positiva, cioè la percezione per via aerea supera quella per via osteo-

+


...

. l:-I COML'A T llllLI COL :;E ttVIZlO ~llf,lT ARE

7!.lo

timpani ca, di circa H\". Nel Rinne po.~itit:o o neyatico si aggiunge al seguo o - il rapporto in secondi fra la d nrata. delle due percezioni,. aerea ed osteo-tim panica. Seguon o altr e prove da praticarsi lnngo l'asse del con dotto udit ivo : P'l·oca coll'01·oloyio. - Questo dovrebbe essere di tipo unico. Deve esl5er caricato immed iatam eute prima dell'esame. Per via aerea (H), tenuto per l'anello non strettamente e ri volto colla sfera per pendicolare aiPasse del condotto, può esser p Prcepito a distanza (da ind icare in f razione semplice della di:;tanza normale per l'orologio a<lopera.to) o :;olamente appoggiato ul/.a conca. (c) e può non essere af/iltto pe~·cepito (o). Per la perceziune osteotimpanirct si tiene con to se è uc1 ito ( +) o se non lo è (-) a.ppogginto alla mastoide (Hm) od alla.. regione tempo1'~tle (I:lt). t>econdo mie esperienze la percezioue dell'urologio alle tempia è aerea oltre che ostC'otimpanica, se non si fu, suhcrmo della mano alla couca del padiglione. Ritengo del resto che possa. ometter;;i qnest' nltinia modalità dell'ess.mo coll'orologio. · Pro·m col mal'teUetto di PuLif.::eJ· fP). - Si indica in metri lct cli.~tan.za di audizione. Esso va usato sunotonclolo cou la mano in modo da far funz ionare il marte llotLo come i l battaglio cl' una cam paua e non g ià. sollevaudo il m a.rtelletto 0ol dito inùiee, perchè cosi i risultati sarebbero variabili, come da m ie esperienze, secondo che si preme col polpastrello, coll' ungh ia ecc. La distanza normale d{ audizione di questo strumentino è d i 01. lli, Del suo suono non è stata fissata esper imen taimente l'altezza tonale, ch e secondo Gradenigo in l>a:-:e a l calcolo oscillerebbe fra -!00 e 1!fi8 v. d., per cui :-:arebbe alc1uanto in feriore alla 2' ottava, l a buona percezione della cL tHtle è molto i m portante per l'audizione della parola., mentre in generale il snouo tlell'orologio è di a ltezza to · nalo un po' s uperiore alla 2a ottava.. Prova cun la. voce. - Si designa i?? metri l a distanza uditi va : per la voce afona (v), al di sotto di un metro con l'approssimazione di 10 cen timetri, al disopra di un metro con l'approssimaziòne di 20 centimetri ; per quella di conversazione (V) con l'approssimazione di 25-où cen titri. Se la voce non è sentita che i:n vicinanza all'orecchio si segua p·rope, se è sentito il solo rumore delle parole m o. queste non vengono distinte si scrive oo, se non è udito nulla si scrive O. L'esame del campo uditivo è fatto secondo Zwaardemak er e consiste nel determinare il potere uditi vo solo dei si ti terminali di q aattro zone in cui egli h a diviso lA. scala tonate rispetto a l posto che ip. essa occupa la voce umana. N:o n essendo' conosciuta !'.intensi tà del suono dei diapason in rapporto al tempo d i loro vibrazione, si tiene conlo soltanto della durata di perceziotte di ogni di apason in rapporto alla durata di

+


7Du

LE AFFEZI0:-:1 l>ELL'ORECCHl u

percezione normale, seri>endola in centesimi d i questa. La durata di per cezione normale Sl può fissare per i di versi. diapason dando loro una intensità eli vibrazione iniziale costante, per mezzo delle figure di Gradenigo (diapason Ut e u t) o del martelletto a molla di Quix (diapason u t 2 e sol'), quin~i o;:servando il m omento iu cui sì ces8a di percepirue il suouo, uìoè determinando la soglia di percezione (Suhwelle). In mancanza d i al tri mezzi si può abit uarsi a dare ai diapason un'intensità. di vibrazione iniziale appros::;imati vamcnte costante, per i diapason bassi com primendone le branche fra le dita, per gli acuti col percuoterli su un pezzo <li legno dolce, e misurare quinol.i il tempo di loro ~tudizione in centesimi di 4uello clell'esper imentàtore o di altra persona d i udito normllle. P er il limite superiore l' esamo è solo qualitativo e basterà. quindi segnare o - ai toni rispetti vi, a seconda che so110 o non .~on o

+

p e1·cepiti.

Sono preferibili i diapason mol to lll<tn eggevoli tipo \ Veisbaeh . P er la determ inazione del limite inferiore (Li ) bastano i diapason Sol- 2, Ut - 1, Sol - l (2-1 - ~ 2 - ·1R v . d.). Per l'esame della par te intermedia della sc~tla sono ueuessari altri t re diapason : U t. ut", sol' (G4i>12- 3072 v. d.). Il limite su periore (Ls.) si può det.erminare con poch i ci lindri di Ko11ig (u t~ - mi'·- sol~) 1 preferibili ai fisch ietti eli Gal ton e di Gallon-Edelmann . 1'ntto questo Sf1'U1J/ellfltl'iO veneube a eostare, con nn tipo co~ta n te d i orologio acumetro, circa L. llllì. N ei casi di part.ic:.1ln.rA i m pol'f;aJ J7.:t l'!\~n.me funzionale- acustieo dell' orecchio può essere approfondito ed esteso, prendenc1o il campo uditivo più ùet.tt;gliatamenle, o alla I-l artmann-Gnvlenigo (colla. serie dei sette ut, da Ut ad nt\ e determinando i limiti superiore ecl inferiore), oppure a l b JiezolJ (con la serie continua 1lei toni ), e praticando i noltre le 1n·ove cutnpleme'llta.l'i: esame della reazione eiP-ttrica sonora dell'acnstico, prove di Gonadi, di Gellé, eli Poli tzer eù altri modi e :>trumenti che sembre· rauno mP.glio adatti allo scopo specin.lc. Seguendo la formnla qui indi ~.:ata in dettaglio si avr~tuno nell'esame dell'udito dn,ti suJlicientemf'nte approssimahvi, uniformi secondo i diYe r:;i osservatori e com para bi Il. '

d) I.a prova con l a \"Oce.

:Fra le prove fondamentali c qnel ht con la voce. Nel mio Ja,·oro citato piit sopm bo st.tul iato qnesto mez.zo di esame dell'udito dal lato clinico, dimostrando : Che la voce afona debole, acl nria residua, è la. più adatta, ed ogg i d'uso ge11emle, per gli esami dinici, ed anche l' acnmetro pitl sensibile tN ietldn) per saggiare l'audizione per la parola..


1~1..'0.\ll'.~TIBILl COL :>ERYlZIO ~U l.ITARF:

797

Che è necessaria anche la prova IJer la voce di conver:.azione, non essendo questa neg1i ot.opatici per distallza di audi:>.ione iu costante rapporto con la voce afona (:\[agnus), fatto che Ostino dimostrò sperimentalmente e di cui io indiea i ~ almeno iu pln'te, la causa, pri ma ·conos<;iuta. Che le scale ototipiche di Qni x (oland ese), di Reute1· (tedesca) e di Nieùdu (italiana), com pilate in ba"e alla propostr el i Zwaal\lema.ker e di Quix, le quali si fondauò sui moderni studi circa l'altezza ton;;de e la portata dei fonèm i, sono le scale acumetriche clte danno indicazioni quantitative e qualit.at ive più e,;atte sull' audizione per la parola. Circa. il lato medico legrtle milit.are dell'uso df'lla voce in acumetria, risulta da quanto è detto nello stesso mio lavoro : Che per mezzo ::Iella voce afona debole si è ottenuto un mezzo di misura quantitati,,a de ll'audizione per il linguaggio, che porta con rapidità a risultanze praticamente di suffi cien te approssimav.io11e ed uniformità, essendosi riuscito, dopo fissato i l potere normale di A.udizione per le diverse lettere.: a mettersi in condizioni di esame d n. render tra. scurabili le cause oggetti Ye di variazione nei r isultati, ed a ridurre lE' soggettive o quelle dipendenti da cliJTerenze intellettnoli non sepa.rabili dall'udito. Che l'esame con la voce afona esplora in ciascun ore~chio tutto il campo tonale dal limite inferiore al sol', onde chi ben la percepisce non può avere importanti difetLi che nella parte pi ù alta deJia scala touale fisiologica. Secondo risultati di mie esperienze, l'uclit.o per la voce afona. (.parole clelia scala otot.ipica.) è già molto ridott o qnando la percezioue dei toni se m p l ici dellft zona del l n scala to11 al e cni appartengono le parole è scesa al 75 per r.euto della durutP. normale, è quasi abolito se è scesa al GO per cento (esclusa la isterica diminuzione dell' udit.o, che si comporta variabil mente) . Che l'esame anch e sommftrio tlell'udito va completatO coll'assicurarsi che la voce d i conversazio1oe è percepita nel rapporto fisio logico colla voce afona., ecl in casi special i colla determinazione Jel limit.e superiore del campo tonale. Jiei:ta inteso che la voce di con,·P.rsazion.e per la sua intensità, variabile DI'i din~ rsi individui, non. permette l'esame monoaurale, richiede ampi locali e non da risultati pa.ragonabili. Queste conci usioni uon sono contra rie alla mlìggiore importanza che ha la buona audizione della voec di convers:tzione ed all' import.auza minore clte ha quind i in medicina legale militare l'esamemonoaurale assoluto, sebbene a c1ueJ riguardo sia da osservare che la t.attica moderna (assalti notturni ecc.) ha fatto aumentare le esigenze circa l' udito per la voce afona.


LE AFFEZIONI DELL'ORIWCl{IO

e) D etermin a zione del minimo di audizwne compatibile col ser-

vizio militare. In base all'audizione per la voce afona, gli eserqiti austriaco, tedesco e dei Paesi Bassi hanno fissato iJ minimo di potere uditivo (cosidetto limite minimo) compatibile col servizio militare. Anche nen' esercito francese il regolamento stabilisce un minimo, ma per la voce di conversaziOne. l~) La sordità unilaterale deve costituire titolo d'inabilità? Questa teoria, sostenuta da Politzer, è stata accettata da nosati (.d.nn. <b" med. nav., anno IV fas . (i") e combattuta strenuamente da. Ostino (Uio1·n. med. clel. R. eMrcito, 1898 n. 8, 18D9 n. 5). Pure risulta che n e ll'applicazione ciel criterio del difetto uditivo iJ

nostro elenco è in questo primo punto meno largo di elenchi di alt ri eserciti, i guaii, o Lliéhiarano i monosordi inabili al servizio, o tempe· rano il giudizio Jella loro idoneità as:;egnandoli a servizi secondari. Negli Stati Unit.i è motivo d'inabilità anche la sordità. unilaterale: cleafne.o:;s o(one ear, o1· both ear.ç. NeJl'esercito austriaco fin da prima del 18~18 (Ciaoue) era prescritta l'inabilità dei roonosordi ed attualment.e sono ritenut i inabili al sen·izio col le anni g1ì affetti da diminuzione unilaterale ùell'udi to al eli sotto ùi m1 metro di d istanza di andizione per la voce afona forte. Nell'esercito tedesco la sordità unilaterale, coll'altro orecchio ~ano, permetLe unicamente il servizio nella lcmdsturnt e la g rn.Yu climiuu?-ioue unilaterale dell'udito, sotto un meLro dì ù istat1za

di audizione per la voce afona forte, coll'altro orecchio sa.no, permette solamente il servizio senz'armi o nella rise.rva. Come giustamente osservava R osati, è rara a 20 a.nui la sordità assoluta da un orec·chio con completa integrità dell' udito dell'altro orec:cLio. Inoltre P accertamento di qne!'>te condizioni rich iede esami . . . 111Jn\1Zl 0S J.

Perciò è più opportuno,· it) mt'c1iciua legale militare, parlare soltanto eli dimiuuzioue dell' uLlito e cousiùerare la fnnzione utlitint nel VlCendevole ra.ppo rto fra qu ella d i un lato c quel la delr<~.ltro la to. Ora, la. grave diminuzione dell'udir.o da un lato, coll'udito buono dall"altl·o orecchio, "t'a giudicata in ba:>e a i :-:t>g11enti crit<"ri : e:<sa clà specialmente restringimento dell'orizzonte uditivo; può produrre difetto d'orientamento per i suoni, raramente Hotevole e ciò per lo più nelle malattie recenti; può in ol tre Pssere associata a d istnrbi di equilibrio statico e dinamico. Da parte mia non ho ragioni per oppormi a che sia conservato al servizio in genere chi ne è affetto: perchè l'orizzonte uditivo resta suf-ficiente, a. patto però che non coesistano gravi alterazioni nell'orienta-


INCO)iPa'l'JBlf,I CO L SERVJZTO MILITAHE

799

mento per i suoni (del grado indicato come allochil'ùt ttclitiva) o gravi disturbi di equilibrio. 2•) Qual e è il minimo di a ud izione per la voce compatibile con un utile servizio militare? Da.lla mia scala ,ototìpica riproJotta i n fine risulta quale è l'mlìto normale a 20 anni per la voce afona (fonèmi e brevi parole), secondo le conclusioni degli es!Jerimenti da me fatti. La porta.ta della voce di conversazione e della voce di comando (V l mi risultò coll'esperimento rispettivamente maggiore d i quella della voce afona di 3-4 volte e di 10-12 volte. Secondo la suddetta scala ha acnità uditiva normàle chi ripeterà i vocaboli di tutte tr e i gruppi o categorie pronunciati a lla d istanza a cui in media essi sono percepiti dai sani d'orecchio. Jn prat.iea non é neces · sario esprimere il pot,er e udi tivo esistente nei casi speciali colle formule basate sulla legge fisica (Raugèl o sulla legge di Yierordt (Knapp e Prout) circa iJ rapporto fra intensità d i suono e distanza, ma è .:;uf. fì cif'mte designare in metri Ja distanza di audizione, con una c'ìfra per ogni categoria di vocaboli e per ogni qualità di voce adoperata (v', v' v• · V' v~ V") ' ' ' ' . Il minimo di audizione com patì bile col servizio militare può esser stabilito in una frazione dell'udito normale per la voce afona, od in via assoluta per la stessa voce, sempre però i n base alla di,isione dei fonèmi i n tre categorie. Gen eralmente si è segnit.o il criterio della distanza di audj:-::.ione risultante dalla distanza del soldato dal suo istrutt.ore o dal coma11dante di plotone. È questo un bnon criterio ma che non comprenàe t.ntte le condizioni del servizio militar e, in a lctme delle quali le esigenze rela· ti ve a ll'udito sono maggiori {servizio di esplorazione, di vedetta ecc.). Un procedimento mig liore sarebbe que ll o seguito da Saxtorph Stein (Die G?·enzen de1· S l'lurerhUI'iykeit. Xm·d. nted. Ark. l!lùB), il quale ba fi ssato l' nrlito ne<·essario a.ll'esen.:iz.io delle varie profc~si on i snll' esame acumetrico di quelli c11e si presenta,no all'otologo perchè in essi ò di,-enuto insufficiente. l\[a, per quanto riguarda il ser,izio militare, non posso citare in proposito che due osservazioni attendibili, personali. P er questo servizio fu proposto un mù1imo di aud izim1e per la \Oce afona: di m. l da Del::!t~mche e Clnoné (1870)1 d i m. 4 dA. Bremer (188±) di m. 5, per la marina, da Rosati (18!18). Nell'esercito austriaco, per la voce afona forte, il minimo d i audizione pèr il servizio colle armi è fi ssato nella dim inuzione bilaterale in m. 3, nella unila terale in m. 1. L'ud ito al di sopra di questi limiti è compatibile col servizio nella riserva., ma per il completo serv izio è ri-

l


80()

LIO: AFFEZJON I DJo:L.L'OB ECCHW

chie~;t.o

un udito non inferiore rispettivamente a m. G e m. 3. L'ina. bilitit ad· ogni servizio è data solo dalla sordità doppia. Nell'esl'rcito germanico il completo servizio colle armi è imposto solo q nanno la. diminuzione dell'udito è unilnt.erale e leggera (non sotto m. l eli a udizione per la voce afona forte l , mentre se essa è bilatera le leggera od un i laterale g rave (sotto detto limi te) è compatibile so lamente coi sen izi senza armi o nella riserva e Ja sordità unilaterale, con l'udito buon0 d all'altro orecchio, permette unicamente il servizio nella l.andsturm. L'inabilità as:>oluta. è data dalla sordità doppia e dalla grave diminuzione bilaterale d ell'nclito. Nell'esercito dei Pae:;i Bassi vigouo disposizioni analoghe a q uelle dell'esercito ger maniuo (Ostino) . Nel francese è richi esto un minimo di audizione della voce di con versa?.ioue di HL 12 da cias:mno orecchio, di m. 4 per i servizi ausiliari. TutLi qnesti: rla-ti hanno poco valore, non essendo indicate le parole da adoperare. Come criterio fondamentale si pnò ritenere che: considerandoli isolatamente, ogni orecchio ha un potere uùit.i,-o suHici ente al ser vizio mili tare in genere quando percepisce la voce nella se.gnente misura di fisiologica proporzione : 7

l

v m. l

Y m . 3-4

V m. 10-12

e che, qualora da un lato l 'mlito sia ridetto al disotto di q uesti limiti1 quello dell'altro orecch io debba essere tanto buono da comprend erli nel suo orizzonte uditivo, ben inteso solo per la voce di conversazione e per quella di comauJo. P er la eA.valleria e per l'ctrtiglieria la formula del potere uditivo suificiente :-;a r~hbe : v m. 2, V m .. 6, V m. 20; pl'r il per~onale ferroviario dd genio e specia-l e della marina. : v m. 0, V m. 10, V m . 30. (l ) Dovrebbero escludersi dall'artiglieria gli afl'etti da ostruzione tubarica e dal personale ferroviario dol genio e specia le della marina i monosordi e quelli che n011 percepiscono bene i toni acu ti. Per il giudizio medico legale militare la distanza di audizione per la voce :>ari\. estimata in baso a lla di::;tanza ma::;sima a cui sono sentite le parole dl'lla serie della scala ototipiea che è stata. meno percl'pita, consid<'rnudo cioè come diminuito in ta,l misura tutto l'udito, perchè tale è infatti all'att.o pratico il difetto fumr.ionaJc. (l) ~~'"'''" f<~~ntn'a pvu·,•hhc :n•·rP urm

lm por t:t ntP "l'l'lìeazione ptr l'esame clell'uclito nelle visite

•lo aJnlln<<l""'' •lr•gll ~!(·'li ti dol t~ f··rro' tt' olclln Sia lo.


I:!\'COMPATlBILI COL SltRVIZIO MIJ., JTARJl:

SOl

Conc.l usioui. È da far voti cLe sia. resa oublig<ttoria la visita dell'orecchio a tutti gli inserì t ti al loro giungere ai corpi. A. mio par ere gli articoli .J\)-ù() dell'clcueo ùelle im perfezioni ed infermità esimenti clal servizio militare possono venir modificati nel modo seguente : Art. -±!J. - L'otite media pnrulenht cronica, cou o senza cornplicaziolli, a(·certata i n nno spechle mi litare e pE.>rmanente oltre il perioclo della rivedibi lità . L'otosclerosi aceertata in uno speclale militare. Gli esiti eli otite media puruleut.a, i p ostumi di operazioni e di traumi, i corpi estrauei e tn t.te lo altre alt.erazioni dell'orecchio e~terno: medio ed i nterno che, pur non prndtwendo il grado di difetto funzionalo eli cui al s\lccessivo articolo 00, siano gravi, di lunga cd incerta CLlra, facili a recicliYare, accertate in uno speùale militare e persistenti oltre il periodo delle rived.ibilità, e nel militare clopo infrutluosa cunt. Art. 50. - La grave (liminnr.ione tk1 l'udito doppia, ed Anche la non grave e la unilaterale se associate l'una o l'altra. a gm~;o difetto d'orientamento circa i suoni o di funz ione del labirinto non acustico, accertate in uno spedale m ilitare, persistenti oltre il periodo della rivedibilità e nel militare dopo i11fmttuosa cnrn. (vedi avvertenza). A1Terten.:·a. - P er gwve diminuzione dell'ud ito doppia si intende quella iu cni l 'audi7.ione p<;>r la voce afona debole ad ariét resicluale, esaminando isolatamente ciascun orecchio, è ridotta ad una distanza inferiore a m . l da. nn orcct;hio, se dall'altro non è di m . 3 almeno. Per l'icìoneitù. al servi%io dove sempre esser pres<:>nto anche un potere uditivo per la \ Ot:O di conversazinne debole ad ariA. residmlle, esaminando contem poraneamento i due Ol'OCC h i (n dito binaumle), non al di sotto d i m. 4 quanùo si parla lungo l 'asse del condotto dell'orecchio più l eso nella funzioue uditiva . L ' esame sari~ fatto: per la voce afona in .arnbionte chiuso, in cui siano eliminati più che possibile i rum oh e la ritles:;ione delle omle sonore, all'aperto por la voce d i couver~azioue, in cortili spaziosi senza ostacoli, in giomate sen:•ne e di calm~ atmosferica, in ore di relativo silenzio. Sarauno adoperate parole di prova bisillabe, di varia altezza tonale, opportLmamente interealate a parole inùi ffet·enti, e per la valutazione dell'udito si terrà couto del la ùistanza massima a cni sono ripetute l e parole caratteristiche meno percepite. 51 -

GiiJI'uale Jlltd.ico .


802

LE AF FEZIONt DELL'OREOORIO, ECO.

Scala ototipiea italiana (secondo NtEDo u).

--

-

Pu l ~lll GIIUPPO

-

-----

u

----

----

-

SEC.:OXIlO GRUPPO

n:Rw GIIUPPO

DISTAN Z .~

Touì mrd1ì: ut•- ut•

Toni alti : ut •-sol•

audiz•un e per la 'or t> M<ma <J~bolc,

norma.le

-

Toni bassi : tn- ut •

Voca li

--

~--

l

Consonnnti

l

Vocali

l

Conso nauli

i

Vocali

l

met n

Consun~nt1

l

t•

l

ti

l

m

o

l

di

1.0 - 12

t<

,, Mi t ro - Mo.r(J- Noto 0~110 - O~: o -

Rovo

U IIO

t

o

p

uo

io

20- 'J:;

f

c (guttu rale)

- ----'l'up(J -Poco -

Cuc>co

1'i fo - F uocM - Ftehi

1G-18

c ' mollt )

a

e Ja

- - -----

O'

u

92 - 35

s

..

-Esce- J&era Ast'a - Ses ia - 8M;J·a

32

--,--- - - - - - - - - - - -Utilizzabili sono pure le par ole : 2• g ruppo : otto- pioppo. :Jo gruppo : esJa - an e - cece- saggià. La voce di coo,·ersazione ha una portata 3-.t volte maggiore della \'OCe afona. » di comando » » 10-12 » »


8()3

CASUISTI CA CLI NI CA CONSU\ERAZI0:-\1 A:'\ATO:YIO·CHIRCRG I C!IE S.U DI UN CASU RARO DI FRATTURA INDIRETTA OELLA H.\SE DEL CH .\:'\10 CùN LE SIO~E DELL'.\.RTERIA ;\fE~Ir\GK\ :Vlfmi.\, pet· il d()llot· S ah·ato•·e Salin:ll'i , captlano ll1•·dic'o l'l'CS>;O rn"!'edalc m i li tare di Napoli (wn una Jìgnra nel lr~s lo) .

Se in ca"'i di le>'ioni lt'<lUII1HticiH! del cra11io. che beli si av,·anlR~gei·ebbe t'O

e

di Ull pr onto Ìllt8l'\'811l0 opet•ativo, un· ornar·a delu"ione per il CJIÌrur~O il non intl:' r venit·e a l Ptnpo, od, inlet·,·enPnUo, Il nou rtt~SCH'e a snlvo i·e il pa7.ienle, é pùl' altt·o HJ n•mame11L" utile, dirn anzi ne~.:essariu, pet· il pr og:redir·e ùi qu..!'lo branca de liti chinu giu . cll<' il colle! lo del sdlore riveli colla sua elcFjuenz.a le moltt>plici e svat·iate !.·"i oni e~unlotno - patologiclle e la cnrt·elazione d!'e,-islt} l rl) esse e le piu cNnunJ sindt•omi morh,we. Il (!8!-;0 elle sto per· r ifer:re o, ~olio 'l uoslo ri;runt'•l•), di una uti litil illdi;;culibile. L f.l set·a del uove dello ~cor·~o lu~lio veniva r·i t:o v enl.lo di urg:~>nza iu qu~slCI ospeda le, in ista.to pr cagon ico, il soldato dd 18° ul'liglierio, ag~t·E'gato al 2}• qui di stanza, Costa l::rcole. JJa informazioni a~"u 11le risullo che e;.rli, circa Lr·e or •J pr·rma, menl1·e nel cor·ttl·~ drlln case t· tua di Castelnuovo si di verliva coi cornpagni all' Dllalcna n1ercé un n tra ve po;:giata :;u di un sostegno all'allezzn di più dt un m.•Lro, per·dè l'eqttil ibr·io ,. cadde bellertdo fortemente col Ialo sinistr·o del cor·po contt·o il ~uo l o. l n sul momento, bew:hè ~lo rdi lo d nl ,:olpo, si r ialzò e fu in gradi) di portarsi 111 cnmcr·ata e di bullarsi sullù branda, pur lamentam!osi di fOl't(~ dolore al c11po nonché al p ol ~o deslr·o ch'era lumPfatto e che fu provvi"tH'iarn~·nte fascaalo clas prcl'enli. D opo poco lempCJ però e~Jii cont inciò a diventare irr·e•[uieto. ad emellt:re dei l.a rnenli ed a pordet·o tnau mano la coscienza, non più ri::<pon(kndo alle domande che gli si l'ivnlgevano. Per ([UPSLO imprnvviso ftg[!I'avarsi ru lra,:;porlalo in bur ella aii'Osp~dolf•, dove il medico di gnardi11 ri:<cnntt·ò che il Costa era in coma profondo e che, pur nun presentando fenta alcu11a delle parti molli rlt>!la fuccia e cit-I cran io, nè apprezzabili scontinuitù o~see della volta, aveva però In pupilla sinistt•a enot·meanenle dilatata ed il re:::piro ster tot o~o. e face\'a nola r e cootr allu r·e negli 81'ti , sovra tut:o iu quelli ::;uperiul'i, conlrallln·e che si accen twwa no esercitando una compressione sulla regione Lemporo-pat·.ielale sinif'lr'a . Ritenendo per que~ to nece\isario e1l urgente l' interveui r e, egl i si accinse a lullo ù i ~po t·r·e per l'occonenza; ma di;;gl'azinlamente non si potè r~ re in tempo, chè dopo PO<~o il C osta spir·ò. All 'a u t opsia, praliça la alla distanza di 2i ot·e circa, si riscontrò quanto segue : Nessuna S(Jiuzi one. di continuo ùei comuni Legurnenti in gtlner e e di quelli della faccia e del cranio in ispecie, ma solo due piccole ecchimosi sul doeso del naso, u n'allr•a più estesa sulla coda del sopr·acciglio sinistr o ed una note-


80±

CASUJSTICA CLDH CA

vol e tumefazione e deformità del polso dello !"le;;:ou Ialo cio,•utP.-8 fr·a tlur·a dPilo estr·emo infel'ior·e dd r·ndi o. A sporta lo il perict'llnio, non si rinv~ nne alcuna linea J i fr alluru, tll~ alcun infossamen to della \'Oila; ~:ome pure non si r·i scontrar·ono sconlinuilù osH:e nelle r el!tOn i limitt'0fe. Se~ala e rovesciata la calotta, emerse !'ubilo a l"ini:::tra, tra la du ra-madre e la parete n!':;ea, una cospicua ra ccolta sangutgnA , grumo:::n, estenden tesi per cir·ca 12 cm . nel seu><o vtr'llcall~ c per ci 1·cn ~~cm. nel senso nr· tei'O·po;;ler·ior·e e speS!'8 circa 5 cm Per· me!!liO riconol"cere la sorgente dell'emorral!ia !:li denudò ed U!"portò coi dovuti r· i~tua rdi l'encefalo, che non pr esentò nllerazioni ùi sorta, Allo infuori di .un sen:<il>ile appiatltrnenlo del lobo sfeno-tL•mp0r·ale sinistro e òi un incipiente r amm0llimenlo dello steS!'O. Di:::piegala (juindi la dUI'a e tolti sntto un tenue !-!ello di ncqua i coaguli sanguigni, si r iscontr ò innanzi Lulto arler·tmte alta •ne11in!.!•~ ed in fHll'le inclusa i11 es:;:n, unA sclieg!!ia o!'s..-a appuntita, che l"i t·icortobb .. t11opre"enlar·· la par·te esterna c pil'l l"OlLile ùdla pi~;cnl» ala dello l"fen1dde fl'rttluraia. Si cousl~tlò inollre che la dura era beu!<i !"COilat.a, nH1 iu te;:zr·a, m Putre vi l'I 'B :o:coiiAmento e lacerazione del ramo alllf>rioJ'e del la mcni11gea m~.Jio propr1o ul dtsnpr A del· l'angolo infer·io1·e ,!el pa•·io:>lale ('·edi lìgura). ::\e~SIIn'ollra l<'><ion.; o::>!:'L'B o va· scn iAre fu dalo oss;ervar e co.n un os~>me minuto della ha:;;e c òella pa•·cte intul'lla della volla. Fu stabilita quindi la seguente dia!.!lli)Si anAtomica: ti'lllfltoma 'rl r fl durale .sini!ltrr; per /l]sione deltar leria meninge!l media ; .frfl(t1trrl u11lcrettn (pe ,. contro <·vlpo) della piccola ala !lei/o s(enoule; fraltrcra del(e~;irmw infer iore del radio sinistro. Eccoci adunque in pr·,•senza di un e:::empin di f r·a tLnra in d it'l•lla dd la huse del cran i11, la cui evidenzi'! sfn:r!!e a qual!!'ta~i crit.icn ed il cui tlleccttnismo di pr oduzione meri tu senza dnhbio Ji 1-!S"'et·e spiP;:alo; P.d er.eo<'i anchfl dinanzi ad 1111 ca;;o a hlm~tanza r·tiro rli lacer flzionG cl•·lla meninfrea med ia, clte ha anclt'••sso hi::>ogno di ut•a e"atta inler·prelAzione . Dando uno S!.!Uttt•do alla !'uper lkie i nterua di 11 n era nio de n uolalo e di viso i n due metà n1ercé un Lu~lio pe•·pen·ricoiA I'll cnndoLln lunl{o lu suturn "at:ilta le, è radiA rent!er·si <'Onto d•· l le pllrticoiHrilii anAtomiche che valgono ad i ll u::,l1'8l'e il CIH11[lO delle ri,.,conlrate l!·l"ioni. Trascut'il!Hlo in vero CJU"I tr·allo eli dclltt supel'fìci ...., che r ima ne indiet ro, di'Ila su~ura laml.Jdoidea e del mar!.!ine srrprrior·e della r occa, il rimartente di essa si pun dividere in due por·zioni: una verlit·11le, che cort·isptmdP nllo volta e C'he p•·e-:enta, dnvanti indi<>ll'o, In fos'<S. co t•on:~le o f1·onlHIC', la sulut·a fronto. parietalc e la fossa parielale; l'tlltJ·a oriz7.0lltale, che cO!'risponde AIla Lla:-:e e che comprende la fossa crf111ica antedot·e od ol'bilalu e quelln medit1 o sfenoletnpnrale. LA fo,..M orbi tHie i> co:o:ì delLA pe r r ilè rAppt·e~enlata dAlla faccia su~ >eril! re della volta orbiln t·ia, formata in B\'anlr dalla po•·;r.ioue omonima dt~l fl'ontale c•d indi,..lro dalla picr·(){a ala rldlo !l,l'cnoide otl GfNfi:;i d' f ny r assia. Il pavirnenl0 quindi di 'lliC!'<Ia fo«ga é snlli lif'sinto ed in cer t.i pun ti per!'<tno tra· sparente. L 'apolì:>i d'l ngt'ASSil'l, nascendo eia l co r!Jo dello sfenoide ut eJ·cé due radici, le quali comprendono il for·am e ollico, si porta a mo' eli lnndt1 quasi o r iz1.ontalmen te 111 fnol'i, e pr el"en ta l a l"UA e!'<lrenlitù e~t-c r ua AS!'ai sottile ed aguzza, cosi da m(•t·iltH'e più propriamente i l nome di apo.flsi ensiforme. La fosi>a cmnica rnudio è formula dalla grande ala dello sfenoide in avanti, dnlla porz.i:me pett·osa del temporal e indietro e dalla por·zio11e squnmosa ùel


805

CASUIS1'IOA CLINICA

temporale in basso ed in fuori; ed ha pe1· limi t~ anteriore·il ma•·gine posteriore della piceola ala e la sulu•·a sfeno-fronlale, pe1· limite posle1·iore il ma1·gine superiore della rocca, pm· limtle interno la gl'Onda cavernosa occupata dal seno di questo nome ~ per limite e;:terno ltt sulu1·a sfeno- pa r·ietale in avanti e la)empOI'O-parlelale indietro. v, é un punto quindi. in cui le quattro fosse

.l Dura madre della metb. s inistra del cranio scollata e distaccata nel trallo corrlsponrlente alle rosse coronale, perietale, orbitale e sf~oo-t.emporale:­ a) tronco della meni o geo media sinistra.- b) ramo anteriore di dett'arterln in parte scollo.to e reciso. - c) suo ramo posteriore integro. - cL) scheggia oasea rappresentante la parte più ~steroa e più soUil" della piccola ala sinistra dello sfenoide fraUurata. - • l ispessimento della durn corrispondente ~ti bordo posteriore della piccola ala. - (·!JJ gran ulaziool del Pacchioni.

convergono, ed in questo punto convergono del par•i quattro ossa: il frontale, il parietale, lo sf~ noide eJ il temporale; delt.o punto va sotlo Il nome di pterion ed è oltremodo impo1·tanle per quel che dir·emo in seguito. Orbene è in questo campo che scor·re coi suoi rami e ramuscoli l'arteria menin.gea media, a guisa di un fiume nel suo letto,, ed i chirurghi hanno in-


.... 80()

CAStifS TICA CL1:\1 CA

lce a appieno la necesl!ìtà J ì p Pecì;;a re il decor so d ì ques to

val!o. E ;;so che,

com· è nol o, r·a ppr esent.a una dl'lle br anche più considE>revol i e pi ù lun ghe dell'ar teria mascellare i nterna , penelra nel cranio pel foro piccolo rotondo ed, i nllettendosi su !-'é sle!->so, attraver sa la fo;;sa temporal e collo scavarsi i n questa un solco a decor so obliquo e pi ù o meno cun •ilineo t endente a por tar si in fuo r i, i n a,·anli ed i n allo ver so l'apice del l'apofisi d'Inc rassia. In vici nanza di r1 ueslo non tarda a divider si in due br·a n ch~ mollo disuguali : la pòst erioee. più piccola, situa ta dappr ima sul la po rzi•me SCJUam osa del tem porale, si por·ta mollo obliquam ente i n dreLm ed in allo per r a mificarsi nel terzo posterior e superi or e del par ielale; l 'anler ior•e più gr·ossa s' immette i n un solco abba stanza pr ofondo, il quale. in corr·ispondenza d.-Ilo pt~: t• io n, si tr·asfor ma di soli to in un ver o cana le e quindi pr ose!..'ue ''erso l'alto, co t•r·endo !)ar allelamen te flll a sutur·a cor ona le e dietro di quest<l al la d isllm za di circa un cen time tro. L'l. brrmca an ter•il)re è l a vera b1·a nca terminale d':lll'or ler iu ed ò o nche cll lr ur gicalmcnte la pi ù inlert•ssanle, per ché più di l'1·equente Ie;;o e quinrl i più spe;:so cer cala e ligal a dal cl rirut'l!''· Ed e~:::a appunto i· !'.la l~:~ lact•r·a La nul ca!'!o noc:tr·o; c la l acer azione é avvenuta, cotnt> r·i l ~vusi dalla figu r a, a,l una certa di;:tanza dal t r·atlo della dur·a roa,Jre nder'«•nl9 al p,.zzo 0!>~eo di:::toc.:l'aln ed a l disopr·a dello pler ion, ,·al tlit'O al disopra di rprel sel!mr>nto .J,..j r!lmo ar ler io;;o incluso in un vero canale. Come si pr nrlvlta qne;;la lac<'razinne ~ !':: !->lAtn e<;;:a rl··lerminata dR Ila pt11 1l8 ag.uzza del l'rammento o;:;:<tlO, o si è av,·er~c~ ta inllipt>ndenternenle da que:;tn? La r i;;posta non è facile. Volendo g tudir'nre daUa di"'l~nza C!->isteute tra il ;:rto della ]Psione ar·terio:«a e qn•··l lo d~ll11 rrattur'R, si ~At·ehhe a t·i~o re nulnt•izzali a ritenere che tra l'una e l'alt•·a llltll Yi rosse rRpporto eh C'Susa ed e>ll'ello, lHIIt!J più che .é OJ.!!!i,n r·isHpulo e rrovHto da s,·aria.li ese111pii rhe btl!->ln lo scollamento hr·us::c0 e•l e._t,>;::o tlell~ .tura. dHI la,·olH lo o,-sefl, per.:hto> ~i ver·ili<'hi una lacerazione dt•lla nwningt>ll, SPtlza eire w:ct•<:;stli la prl';;enza di una fn1llum. Il che può spicgar·si P'''' il ftltlo che; pur e"'!-'end•• que:«t' nr teeio cornf're:::a nd la spe;:~ezza dello dtll'8 madre, essa eone per i> ptit da pl'• ·s~o aliA ;:up<ll'lkie e~ lèrna dr;lla mPntbt'll!Hl che a tprella 111l·:rna, in 1-!'tlisa di se10brorP quAsi fltltm>nle all'o""n sntlo:<l:lll te . D'al tr·a pnrtc, se si l'illdtP alla pos,il,ililà di nna propnl;;ione di'l fr•arnrnenlo nf:seo verso la Cll\'ilù rrattica, dto ntla al JU"ccanismo sles~o della ft'tttlnra, e se JlPI Cttlllf'rnpo ;;.i amnwlle lo inr.,-.sat•:-i della ca'olla e quindr tl,JI~r dura madre 111 corr·ispondenzn del punto di applicm:ione llcl colt•o, non è ,JifTicilP- <.:<Hl ct•pi r ,.• cnrn e l'ar·tel'ia rnPnirr<'"'a ed i l rr.,mmento os-.eo ab h in nn potul0 p••r· Ct!!:' i d i,... andArsi i ncnnlr·o 1'11na all'altro e questo si siA c<mlìccHlo nella pm·ele di «jltf~lla lnct"rlllldola. E~aminanJo 1:d a.ppr1•zzandl) inlanlo clin lcanwnln la !>inrlt'ntnc mo•·ho!->1'1 prescnlnln dul pAziente, t'\lÌ!\I'a i'1\l'euhe l'!lloJI'•Il l' indit'llZÌOne rlellll IIRI.UrA dP.il'lll· ler\'Cilto. Bi.~ou n t tra l rOJ•tmn re, axf1nrta re il c"''f!Ulo S!lllfl'' Ì!fiW r lc•:;rr re f'O.~.~~­ ùìlmentc Il OILSO f'r' CÌSI). E !<Il rebbi" ri sttll n La pt·ed~ù l) n che r irhl icazrvne del l a sede ti i a pp l itA7.ione tt el lt'B]'A no. D~tla i 11 fu Ili l't~s~enza dr 'lllal,.in~i si nturno e" terno r·ivelatort·. occur reca andare a cerettre la lesione arteriosa nel f*nto che /'e.~perien:::a ci htt drmo~L r(!tO e.~.~e,.,.. fa M:'rle fll'edi/etta tll esw1, punto fl=t cilr:nenle determinabile sulla !;uprl'lir: ie dPI c ranio con uno dai tanti rMtorli di lopo~ raOa della meniugt>a mPdia. Per comhinn;.rone, t"Osi opPrtl!ldo, ne l C8!<0 nostr·o si sl\f'ebbe ;:enz'nllt•o cnt•it<rli !'UI pttnlo dtdla di.,continuil:) \'8~-'Aie. :\[a il ch inn·go, primn di a ccin~er;;r all'o;>eruzrone, 11 ,·,·rhhe do,·uto pr e,·edere f\nche

e


807

CASUISTICA CLI~ICA '

l'eventualità più imbarRzzantt?, l(uella ciÒè di non imbatlet'si di primo acchito nella sede della l e~ione e di esser e quiud i obbligato ad applicare in altri punti la corona del trapnno; di qui la n ecessita per l ui di scegliere come guida un metocio di topogra fia cranica che in dica~se allo e!'lerno in tulla la sua lunghezza il tragitto del r amo anteriore della m enin gea . A ciò si sarebbe di preferenza preslttlo il metodo dP.I prof. PAdula, che ha pPr base là determinazione c'Iella sutura coronale dietro cui, com1~ si disse, corre ad un cm. di distanza dello ramo. Ma qui é logico dimandar·si: quale sar ebbe !<lato il deslino del frammento osseo staccato 1 Tre viceude, a parer mio, avr ebbe potuto esso subire. O sarebbe caprtato sotto il dito esploratore (eventuali tà più clillkile e più fortunata ad un tempo), e lo si sar ebbe potuto e!"trat·r c per ia pr aticata breccia os>-ea; ovvero s i snrebbe, in qu~o~lclte ~ui!'<a consolitlaudm:i od i ncap!;ulando~ i, r eso innoruo per tutta la vita; od infìne (evP-nLualita più probabile) avrebbe coll a sua presenza su~cilali ~ in dRI pr imo istsnte fenomeni semplicemP.nte itTitalivi, od irrilativi e distruttivi ad un tempo, nèlle meningi e nello enceflllo. Gr ande ~'l'l rebbe stata quiudi l a sorpresa dell'opet·atore allot•ché. sicuro di overe allon tan!lto co l suo inler·vento l'agente che urinaceiava l~o~ Yita cl• •ll'iofAr·m0, a'·e>:"'e dovuto invece crm,..tutare la p<!r>-i~lc-nza dr un ~r·11ppo di sintomi morbo!'i e lo insorger·c di al l r·i per inlPnsila ed e-;IPn>:ione più o rneno co"picui . N è avrebbe egli po tuto dinanzi a rpte!'to inaspèllato e,·enlo rPgoiAre con ::ano cr·iterio diagnostico la sua ulterio r e r.:on.lottn: clrè irnro,~ibi l e !'.at·cbbe statn l'or·izzon tarsi ed il r PnrlPr!'.i esatto conto dei falli, 11 meno cht· si~ttomi a r.-.colaio bt~n n etti non gli av~::s!->ero !'.piAnata la via. Un ullimo punto eesta a dilu(:idtwc : si é lrallnto nel ra~o no,.tro effclli varnentc di una frotlura indiretta? r1uale ne è slalo il nwccam,rno? - l o in verilil iu sul pt·imo mornt•nlo e>:ilai nd ammeltt'l'la, b,•n ri <:nrdando come tali fratture l'inno raro e !'ll]l<'nflo cltc talu11i pe!'!>iun tutlora le ll<'gHIIO, e, d'altra parte, t'isullalldomi rlie l"apofisi en!'il'orm e può ~o~lle ,·ollo e"islerf.' come un nssicino i ndipì'rrderrte, svi!uppnto::;i nelln !'<pesst'ZZ8 ch·lla dura. Mu qun11d0 potei a!'s:icu rn t·mi de!lu sCfliWeua ed irn'g:olu!'itù dei due frammenti, nont:he tlt•lla esi!'ilenza di tr·occe dPi f'tmnmeni r eatth·i pr·oprii di una fh:tllur·a ret'.enle, ogrri •lubbio ru drle~ulllo. Dovetlì anzi convenrr·e che il raso in pa r ola et·a da aunoverat';;:i tra f!uclli tipici. pnich•\ ollrP. R non present~u·o alcuua soluzi!)ne di con · tiuuo deliA volta. non f11ceva rrl evat•e nclìlnche s;rlla ba~e. in vicinanza otl in dr"'ltlrtza dal ft)COlllin, al cuna di Cf111·lle irr·adiazion i volgari, che si <'ilano corne compagne indivi~ihili di ::<im ili fmtlut'e. An che la sede dPIIa IPsione ri:<p .. nileva a rruPlla che si r rliene rrunle pred il t't la dci !t? fra l! ur-e pC' t' controcol po. Su qui n•l i<· i ca~i di f>1lt.i t'Ar.col ti n«'lla lcllt>ralut'll, in dodici la le~ione ri -.ie.Jeva ><ulla volla orbila ria; c, fll'npr ìame,rle, in quattro t.rut lavasi di fr·arnnwnlazione della r·•rle cent t·ale di cl ell~ vnltu t>rl i 1'1marwnti rill ellevono il distacco della porzione posterior e ed e;;:tcrno dclln piccola ala dello srf>rwirle, com'~ 11el CR=<O no:<tt'O. N•'• cil'1 bn:<tn; chè In possibilità, da me supposta ed ammessA, di una pr•opul sione del frammculo distaccalo v~;r!'O In ca Vil!1 cranicfl, c-ome nlta a :<pieJ:(are la l .. sione dPIIH rn eningPa nono~la'lle la lnnlllHanza t!i que!'<la dulia l"edo del la frattura, è citata come effettivamente ~"·venuta nella mtlggiot' pAI'te dei casi suddetti, e cioè in tutti rruelli i n cui l' :'!llenzione del chit•u r go .~ sta la richiamata su tale pnrlico lnr~.


80S

CASO ISTIC,l. CLJ~ICA

La conslal azione di que!>lO l'allo ab'balle uno delle teori e più seilucer.li messe a"artlt per· ~pi ega t·e il meccani;:omo di simili fraltut·e, la teor ia cioè d el cono di sollevamento, che si form er ebbe, in oppo;:oiziune al cono di d epr essio ne pt·od o llo dall'agente trnumnttco (Vincent). ì'\ernmcno sostenibile r·imuoe O~;..!irl ì J'allt•a leori!:l, ancor!i più antica, delle lèibm;ioni propagate, l <!oria che è fon datA ~u di un err ot•e di faLLo , 'Juello cioè di vol et• as«ttnilar e :1 ct·anio ad una sfet·a elastica, m entre da questa aì'sfli s i di l'f'o.!r enzia per f•Jrma e per struttura. Secondo m e la !'!pi(•g-a:.::i•lne più convincente è quella dilla dallo Chipault e desunr.a da prove spet·irnentali. Questo auto r•e l'itio.!ne infalti che dette frattut·e devono osser e ascritt e a lt·au malisrni, i quali !<piegano la lot·o aziooe ~m i la cintura ossea peri ba;; ilare, provoeando, ollt·e c he un solle vumen lo di t utta la per iferia di Que,.la cint un1, meno la parte co lpila, Ull aum r~ nto ezianùio della curvatura dHi segmenti ang"\llat·ii che. disposti attorno allo s fenoide, compongono la bAse dtll cranio. T a le aumento è natt:ralrnente più rnaf'cnlo su l se@'mento COt'ri!>ponùentc al polo c t·anico oppo.~ to al colpo; e cltiar·o risulti.a. c7.iandto come la volla orhila ria. e;.o;endo la ptù sottile, lebba ma)!gim·men le risenlirn e gli efl~tli. La teoria in pat•olt1 s piega la proiezione costante dei fr·ammenti distaccati nella cavità Ct'allica; ~'Ssa inollee, baso ndosi s ul l~t str uttura aechitettonica del cranio. può r itener si come una Sllcc~danea di quella di Aran de,tinala a spiegare la genes i delle frattu t·e basilari Ji t·ette.

ESTIHPAZIONE A PEOUNCOLO DI PLEIA og GIII A:--1 DOLA RE I~GU l · NALE, per il m n~gi o t·e m ed ico A n ton io P e rass i , libet·o doceule al Regio l><ltlulo dt studi suptJriori dt Firen~e. N ei casi di linfo mi slt'utnosi multipli, non spostahili sui g rossi vasi del l'in j.'!UIIle e col la complicazione di fo~ol ai suppur alivi, la cura. chirurgica si pruticll gen<'r al menle coll'asportazi one incomple ta delle pal'Li ammalale, ovvet•o con l'osti r pazione t• ad ictt le J ell 'i nt.::r o pnccllf>llo gltia ndolare. Dopo l'a p· plicazione del pr•irno m ~todo seguono, con troppa frequenza, lunghe suppur azion i lì;.tolose . mE>nlre le tipi che enucleazioni ùi tutta la tlla sl';a adenoidea possoco dar luogo allo sviluppo di fleb eclal'ie e lin ftlngeclasie, associale ad edema cronico rl ei i'Rt·Lo infer iore, in conseguenza della compressione cicatr·iziale sui va l'li •·t-t<ional i. D i massi ma lo svuotamer1to ro·golare d e ll'in g uin~, nella for ma di pol i - linfoadenile iperplastica, inle r•~l'sNn Le le gh iandole supedìciali e quelle profonde, con ader enze sui vnsi contig-:.1i e alla cute, ri esce bene se manca qualsiasi traccia di pus nel campo di opera~ione, oppure quando i l processo supp11r·ativo, durandn da asf"ai tempo, già abbia determinalo lo sviluppo di pseudom embnJ tae di protez i on ~ e d i isolamento attorno alle pat·eti vasa li . I nvero, da la la coesistenza di ra ccolte pur·uleuti, colle operazioni radicali t·estano dis· !"eminaLi i pro:ren i, ~ia pul'e a vir·ulenza attenuata, nt' lla r ete linfatica e nei vasa.vas(,rurn dei tron \:hi arlcl'o-venosi denudali. Cosi si comprende. come ~Zii scltemaLici e arri ili svuotamenti della r 1'gione i nguinale possano tal volta fa r insorgrre t'a pidt~ e dir;astr·(JS~ manifeslnzioni di sopsi acula, di arterite e d i lrombo-tlebile s••Uicti. Csò pt··~ mes,.o, sollopon::;o ull'esatne degli egregi colleg-h i dell'ospedale mil tlarc dt Caser·ta urt oper ato ùa ci r·ca due mesi, pet·clrè alft'llo da at.lenopatia


CA SUIS1'1CA CLIS!CA

809

inguinale idiopALiCH, \"l.lrielà ipcrpla slica s uppurnLiva. 111 que::;Lo caso, non com une. vt>dev11si !:'(JOI'~,.t·e sulla r••gion e inguino- crurale si nisll'a una \'Ol umioosa Lumer'azJOne, riv ... !';lita da cu te ancor·a integra , wa ar r ·o~,~ala qua e la nei punti in cui e ra r r~r lentam,..llte rnanil'eslate zonfl di fu:::ione peri- arh·nitica. Si noti ino l tr·\~ che la cnn~<itler•evole A"onlìeua mHrr.melli!'or·me si svol:::e a pnco a pnco, ma" can •li> all'allo ognr !"in lomo cMatteJ'istico dd la flngo:":'i, qu'lle si O!>Serva durunle l'ev o luzr tm •~ d,_.)l'adenollemmone. S'imponeva pP.rciò un allo chirurgico, che fo sse pr·qp.,rliOneto al la ).!r Avezza tiri ca:-~o. Solto l'!J zione Jella cloro- narcosi, fu praticata una lun ~a i rH:isione cuta11ea, di r etta obliquamente dall'alto i n ba s~o e Ual l'estc r no a ll' rulerno, :::ecorl\lo l'asse tnA~gior·e dell'intumescen<t.a; quindi, rn via o lLu~1t , spezt.eLtanclo ed a:::pol'tando am piam e11te il tessuto aolen0iolen de1!8twrato, da Ile JHI rli pet• i fet·i~ h e a '(u el le centrali, risultò un frammentar io pMclwtlo ghiandolar·e peduncolizzato. N• m sura super lluo aggiuogt> r C chd l'tsolamelllo dei li11 f'n mi, praticato per mezzo del dilo, fu compiuto senza av.-r int•·r·es!'iato iu alcu n punto l'Apon eurosi e la ~uai n a peri· vasale. Però, a cau'-R d• emo r·r'H!!ia pa ren ch imale copio><fl, si d ovette allflcciar'e il lar g-o peduncol o, i l quale per e:=:st>J·e !:'aldamcmle rnfì sso sui VRsi in gu inali , di deliberato proposito, si lasciò in sito. Infatti era o vvia la cn n s i d\~raz i o 11e che dalla pr·esP.nza nel campo opt>ralivo dei l'rnrnme11li ade;loidei, suscettibi li di rnudificarsi e di ot·a nocumenbo stu·ellbe deei, nniaa rsi , nes~ un imPOI'lanLe . valo al JH'Ocesso di c•e:atrizzft7.inne. 0'1J l ka par tP, colla rlil'etta esplor azione digitale, i n cnrri;:;pondenza della log fZÌa linfaLica del canAle cru1·al e, si esclu~e la esistenza della lumufazione pi'O· dotta da dilfu!>ione flogistica alla gl11andola di Rosen rnilii Pr , si tua'» LJ·a il l··gamento tli Po11part e la br·anca orizz·•nLa le tld pube Ra~ionevolmen te non si dovevano t~-J mere né ~li asce<>si cnns..,culivi d i ~rnv e naLUI'à, né il tra><porlo dell'i nf,,zione n•·lla slazro ne !!lriantioi~H·e il inca !:'ovraslante. L 'inlet•vento Oi'eralivo fu ultima to Slltlll·ando i margini c11tanei alle estremi tà Jel la vasta breccta, eire venne zaf1't~ la con gM·za iodol'o l'mica. L a pr ima domanda . che si alfn ecia sponta11eA, è quella di conosce r~ la tr·a· sfor mazione sub'1ta dal ped uncolo gh ia r ~C l ola•·e, r ima:::to scoper to ecl Alqn11nto inf>lssaL•> nolia pa r tt~ mediana della ragiono i n ~ uinale operata. Or· bert è, fin dalle pr ime medicazio ni, si constatò eire esso si era rivesti to ùi gr·anuluzion i di buona natur a, conco r rendo a C()lmAr'e l'ampia e profonda pi8!!R, <~ile, senza b isogno dt succPssivi r·itocchi c r uenti, procedette a r egolar·e e abbastanza rapida r imargi .. azione. E or·a, Ciascuno dei colleghi avr·à potuto veri fka r·e che nessun r elirtuato di qualch e i mpor tanza per maue, si da r endere impel'fetla la delìnitiv a guar igione. A q uali brevi considerazioni di tecnica operatoria si p r·esta il caso o~ ­ serva to 1 Se non erro, la descritto modal ità d'inter vento economico, praticato nella speciale fo r ma di ader•o·pa ti a, iper plastrca s uppurativa, é p~t ra:ronabile ai metodi di chirurgia conservalrice, adop ~rati con successo in alll'e al1'.:zioni ghian dolar i , non mali muris, e ch e vanno colla denominazione dr slrumectom ie parziali, di resezione delle ghiandole !:'eminali, di spezzettamr nto delle ton sille ipertr ofiche. I n al tri tel'mini, in vece dd le ra di::ali , Anatomiche demol izioni, non tanto tli t•aJo lesive e t•i,;chiose . si ricorre og-gigiorno di ()t'efer•enza ad alli operati vi al rpici, pr'oporzro11andolr , ca'5o per caso, in rapporto all e esigl-'nze di ogni situazione clinica. Coufo['me a tale pr ogretliente indir izzo chirUI·~ico è la


810

CASL' ISTICA CLI~IO.A

modificazione esperimentata. cl1e parmi idonea a dimostrare co me dall'interposizione fra la guaina dei vasi fem0ral i e la cute di un cu;;cinetlo pr·otetlore, formato da relitti adenoidei, si abbia un cont1·ibuto fa\·orevole per raggiungere u11 utile risultato cura tivo. Concludo quindi rilenPn,Jo che l.e estirpazioni a peduncolo delle pleiadi ghiandolnt·i inguinali possano applic<lirSi con \'811lag~io nella specificata var·i~tà morbosa, in ~osliluzione delle enucleazion i frazionate c iuten ·allate da pe1·iodi di tem po pn! o meno lun ghi; p1•atica opera tivo cote;;ta elle ancora procura inlerminal; ili d~>~enze Mp\?dal•ere ai ~otl'erenti di aJenopatie suppuraliYe.


811

RrV ISTE GENERALI

NUOVI METODI DI CUiì.\ NEI.L"OT OR I NOL ARI KGOLOGIA. -

Hi vi!<la srn tc licu per· il tenente medico A. Ralln , asi'i!<lenle alla scuola d' applica· zione d r sanità miirlare dr Fir·enzc, gabinelto di oto rin olaringologia, diretto riai pr of. G. OsTI~O.

Colla pr·el'-enle t·tvi gla faccio sPguilo a quella pubblica ta l'anno l<COl'!'iO in g iornale pt3r oper a Jel captl~:~no m ed ico prvf. O;;;tino ( l) e mi proportgO di r iassumer·e in poche pat.:ine le piir inler·t>s:<anti ru or10gr·atìe r·ecPnli di tema otorinolaringol(,gic<.\ rh:.:pe r~e in "ari per iodici rnedici. que~to

to Cu ra r/ell'utile e!llerna. - Nell'nlite e::-lernfl, Ka<;!<él (l) r aecomanda l'u ><o di l3mponi d'oYalll:l, i rlll1ibili Cl)i pr••pilt':lli <H'~81lil'i di zoif<> (lllioltJ, liolo, ti~en•1l iHH'Ol). ai quali ag-gi1mge eYentu~tlm•'nle i l IO p . 1011 di anesl<'f<ina. I n 3 cnsi di olnmico!'i B~"pel'~illinA G'larnAccia (:l) ha adnroeralo, C'lll ollirno r·isullatn, l'ac'jna O"Si.!.!enala P Bllr (t), in .~ ca:>i di olomicn:'<i 8"'8<"·ioln, è ri1·or;:n, f'Oil !':'plond•d·' t'Sile . 111 sr:~ll<!lll<"' p!'ocedimr>nto: 'l) puli1.ia del condollo udilivo. fatta in mod1> di Loglier·e lP CMICI't>zioni, senzn ledet•c i l<'gumerrti; ~ ) aiJ!JOillll'ltlti lll\'ll i[g'i con so')luzione lit>pida di "'''fiiB distillnta . mn l'a !!!.{iu~t ln di 4 ~tr. di bif'mbotlfllo sodir·o e g r'. 0.2'> di guhhlin~~tlo eol't'IISÌ\'o pf'r l il1'o; :{) sll'i!'CiH di ga r·zn, imbevuta dello. prtlcerlente >11!1117.ione, a pOt'rnonP.IIl8 nf' l condotto udrlt vo eslemn; ·l)IIS\) di alcalini n oli lievito di birra l'"r viA irlli~l'na. Pochnn (~) ha guarilo 1111 ca;:o di af't inrnnir·o..:i del lnhnl<l dell'\ll'I'Cclli<> evn 30 sedute di applicnzione di l'ild10, quotidi:rnr, della dur~tla di 10-1 :'> mir1ttl1: 1wn vi t'l slula r r·f'itli\'A,

2° L'w•t•ira::ione ru•lle otiti me fie f)IU'tdente, nP.I/e n1f(slni•lili. - Sonrler·maull (Il e i ), allo scnl'o di f11 ,.n,·iro il ll••Ons><o <1•'1 sef'J·••lo si••r•>><n, muco" o o !lllru!enlo delln nt1ti m ...ti•· A··utc, crnnicllf', delle nw:>l•tiditi, rtcorre nll'a:>ph·RZIOill' cnn un !'Il<' apf'Ht';'i!f'lt:o, {:o~ l co-<tiluit•1: U li H mm:l<'it••rn vuol~1, di f•>l'ttlH t r·ion~o l are, di g;Jilllllfl irrrlt1ril», apet•tn dn un ltllo, :;OJ'tllonlo.la do un an.•l!o vu(}~O. cntnuuica f'Oil 1111 pal!on1\ (a:>pit·utnrt.>), pu r~ di ~nmma, per· 111ezt.<l di un lnl>u elu~licn. Il pallntle •· munrlo di nna vul,·olu, rwr· la •tu~tle l'11rin può ruoriu-<rit·,., ~olo ']Unn.ln ""so pallo11e sia compl'es--o. La mn-<chera viene aJRll!ltl:l (nncJ,e dullo st,~s:::o pazir11le), "nllu le!!~<.•r·a pr·.•::;!<i<llll"', a cllilll'-ura ' tmr><i erure· litu, "ulln r·•giun•~ 1•er·inuri1'0lar·e: il vuolt1 fullo col pallone a.:;pil'erù il li•1nidn cnnt~nulo nf'll'ort)CI'hio m.-dio, f' l cvenlualrn•:ntc uclle ct•llule masloidee. Si !lf.!'gi<Jili[a inullre che le pareti della, t!8 Yilù l impuniea S•lnO r e"e nl'tiftcialuwntP ipcreu,iche, ,.nllttlgJ!iO 'JUO>'lo iJHhscu::-,.:o nella cu1·a dulie oliti m <'dio e dil~!O­ slr ntn da 1\.epple r· (l:IJ . Snndrrmann, CO li tal e !<ist•.:ma di a:>pi rfl7.ÌOile, rr·aticatu cin•rue volle al gi<>t'rro, l r·e miuuti per volta, ha cré lulo poter e P~clurle l'e tutte le altr e misure ll•rapeulid1e, tranne la l ava11Ja ti epida dell'orecchio . l•:l!ii fa OtJlll re che cosi non si devr~ più temer·e i l pnsl"ag~io del sccrclo da !In cassa del t llllpllno ne ili') cellule mac::tnid•.•e, come in ,·ece può accader e coll'uso delle


812

niVISTE GE::-II':RALI

doccia d'arin alla politzel'. Riferisce egli !"ottenuta gua1·igione di 2 casi di olile media pu1·ul enla acu to, complicata d1:1 ma~loidite, e l'evidente mi g-lioram ento di altri casi di otite m tJdia pu rulen tA Cl'onica. f: ovvio che nei casi, complicati ùa pnl ipi, (juesli devono P.ssere prima tolti col metodo chirurg1co solito. Col !'un nominato apparer.chio, che può anche servire per i l massa~gio del I'OI'ecchio [Sondel'mann (9)}, 13achauer ( IO) ha pu1'e egli ottenuto buoni risultati nelle suppur nzion i auricola l'i. La fototer tlpia l Vedi Rivi sta sintetica rlel pr of. O;:;tino su lla l'acliot.-rapia (11 )] h~ da lo Dionisio (12) risultati oU1mi nelle oliti suppu r alive c•·onirlae. Egl i, su 16 ammalati dR uno o da ambedue i lati. ha ottenuto 16 gn~:~rigioni, che datano da L1·e anni a tr e mesi, ottenne inc ltre notevole mi~lioramento dell'udito in qunsi t11lti gli amma lati . Le sedute, del numero di ~W - 1 80 . du rai'Ono da un11 a due ore. Deck ( l:.l) ha pure cosi avuto casi di ;.!llat·i~ion e e notevole miglioramento i n un cal'O d i o lite media luber·colare. Se11Jpre in fJue;;te affezioni. il per·bor alo di soda ha dalo buoni risultati a Ru ~11111 ! l't) e Bloch ( 15). T ale polver·e, alc·aliua, sc-iolta nell'acq ua di~lillala sviluppa borato di soùa ed arf]ua ossigenata, chP, a differ·enza della comune, acida. è alcalina e (jtti 11Ji non macel'll l'epidermide del condollo uditivo. Eg-uali ri!<ullati ham1~ avuto il Franc.:l< (Ili) col per id r olo, lo Spi ra (17) col reno!<ali l 10 ~l i ceriua (l : 10 -1 5), Al exandèr (18) cillla sublamioa (Scher ing) all' l p. 1000, per Javatul'e au1·icola r i , Stoker ( IU) coll'ozono, inLI'odollo nella cassa Limpa11ica, sia altra versn il co l elel·e, sia direttamente per il condotto. La pinctaniua, a parli 8/{UII l i coll'acido bor ico, pee insunJazioni, ba dRto a Ri ch~:~ rds (:Wl, su 36 casi di otite med ia purulcnta 1() gual'igwni e 14 mi)!lior·am~nti . Neu111anu (:H ) i nstillA e la:::cl!l neii'O I'P.ccl li o, per· olcuni minuti, poc.he goccie di permanganato potassicoal l'l p. 100, fa cendo :"uccessivamente agire l'ar:quo ossig•· nata al ;j p. LOU.

:.l0 .1t ttr i melo·! i curalt-vi rlr:lle otiti medte pur ulente. -

a

4° Cura dell'alite m etl ia catarrale CI'On i cn rlell'otosclerosi, dell'otite inwr na. La fìl)l'olis ina [\'.Rivista sintetica d~l prof. O"lino (l)j pare non abbia COl'· all'a"pCUativa ~-:ellera l o. Cos'r, ad e~ . : in a ca;.i, inediti, il prof o~tin o non ha a V\! to m igliolram e n t i di sorta (•). ~ 1 1 ~li01· i l'i >mllflli ha nn o da to la fototerapia [ M <~ncio l i (!:!)] e la iodiogelatina SclH\'0 fH ul!nni (~3)]. Que;:;ta (di cui 101J l!•·amrni contengono 2 grammi di iodo), somministr ata per bocca , non dà gli inconvenienti dello jodUI'O di potas~io e succedunei ; è stata pure uSflta, con vantaggio, da Rul!ani (~3) in 2 casi di o lite interna senile, in cllsi d i o Lite interna sifìli lica, e, ul'>sociata al la cu r a locH l e, in casi di otite media purulenta. Conti'O i rum or i so:::-gelluvi , Knopf (:!-t ) ha usato il va lile (preparato Ol'ganico di ,·aJeriana) : su '11 pazienti, m 3 (2 g1•ler osi a vvanzal1ssi me, t vecch io cole~<lnatoma con pr obabi l e sc-.lerosi del labi1·into) non ebbe alcun effetlo utile; negl i altri 8 l'efl'etlo fu pt·onto. 1-\ nopf concl ude: n Il val i le appa1·e esse1·e il miglior l'i nwdio conosciuto conLr·o i rurnor'i subbieLtivi; esso ag•sce rapidamentu od alfutto ; se non hn Hg ito dopo otto g1or ni, il suo uso diveula inutile " si sontmiui stra in capsule: 3-D al giorno, s ino a r aggiunger e la dose J1 g r. 0,125 -

l'i~po>:lo

p ro die. 5• Cura con..~ecutioa alla masioirlectomia. - La paraffi na, ùa Gers uny introdotta, nP.I 1900, in rinol ogi t~ ed in poch i anni salita a ta11to onore nella cura ._tell'ozena [V. Hivista sintetica del prof. Osliuo ( l ) e rapj.lorto di Mahu al (') Casi ~tcnli l mentr comunic.ttimi dal pro!. Ostino.


•

RIVIS1'f:: G ~:\ERA LI

813

XV Cong-resso intHrnazi onale di medicina di LishonR (~5) ], fu adoperala, liquido e 8lerilizzala da Politzer (~6) allo 8Copo di col mAI'e la pi11~w successi\'& allo ~vu ota mento d,..Jrapofisi mastoidt•a. Egli pro<·erievH a qu c~ lo t•i empimenlo alcuni g1orni dopo l'operazi one, non appena la cn vi tà della f~I'ila era detersa, r 1ct•perta tli :;rranulazioni non suppuranti: nel caRt) di ~oocnm itante ape1·tura dell"arHI'O, C!!li ad evila•·e Il p<~s><a!.q:d0 drlla pnrallina Mll"or,..cchio medio, altende\•& che la cn rnun tcaz to tm clell'anll'O colla casi'& del timpano fos!:'e chiusa da !:!t'anu l nziun i. riuniva d i pni le 1 ~,~ hbnt d t'Ila fPrila a l dt>:op•·a del la mnssa soli.hficata, con punti dt sutunt o cog-li uncnli di M icl1el. Hòlscher (2i e 2Fl), previ a detersioni' dt~llu piagn con 8CIJIII:l ossigenata e succe!:'sh·a prnsriugaztone con et~re, lta a,·utu bu<)Ui l"i!>ult«li c0n que!"lo metodo in 3 CtlSi (:2 empiem i mastoidei ed l asces:oo extrndu•·alt>). Scltnlz (~!l), P<'r im!•edil'e l"emi~ra­ zione della J•A l"tdiìna 1Wil c• c<Jv itc\ vicine (Ant•·o, Cl'llnio), ascin,!:!l'l di.1Jllll'ima la piR;!a, l•lRriandovi alcool O~"SOiuto pe 1· 5 rninuli, indi lll sp1•lvera di iodof0rmio, 'clte costi tuisc~ colla pAI'atlina una pol til{lia, cltP. illlpedi"'-re alla moR:<u di t> tllÌ· f!rat'"· Fr·ey (:!0), allo stes~o scopo, prati co lt'l i ni ezioni S()Hocutanee eli par11fnnn, elle d<1 Hatnm (:JJ) fu p11 1'e u:oata per la costruzion e tl i ttm pano ar·tificiale. (i' Cu ra delle rinili acute e c,.oniche dell(' sirwsiti. - Nella COl'iZU\ Mi bamhi ni i l pericolo v t la lu r.un"isl e nella fa cile pt'0J1M.!8Ztone d eli 'i n lìa m mo:>.io11e nas~:~le IJ Ì })I'OII t:h i ed H g li al \'C Oh p<•llllOllA r i, oltred1è JJ ('IJU JIOS:-<i h i l e i IIOilÌZiOnr> 1 per la im pos~ibiliLata alimentazione. A ..:ombotlHI'e que~"to pericolo, Ballin (3:2) intr qrluc!' nelle c·avtlà nal"ali dci piccoli inf··•·rni tlt'!i taml'onci11i di ovnlta, IJagnali in soluz•one di adrenalina all' l p. 1000, od in una sl)luzione di lt'eme><ina, pul'e aii" J p. tO:t() (unti tuvuleUa di kenH•sina sriolta in 5 <;n, 3 di aequa dii<l.i lluln) od inl'tilll'l di poi i n otrni run·il:e, una volta al p-iOI'llO, alr uue ç:0ccie di nitrato d'argento a l f.!-1 p. 100. Di ~5 J,ambin i, co:;i r.ur ati. solo (i (il 1~,5 p. 100 solfrtrono di l1ronchite. Voll:::en (:33) delùl'tllinala con un"in~ullh:~zione ù"aria nel le due ca vita nll«nli, quale di cs::<e sia l A più str eltn, ne pt!nnella lo m ucosa con cocaina ul 5 p. l ùO, addizional a Ji adt·en11lina; indi fa una nuova doccia d'aria. colln quale fnci lmeule l!llonlana il se,· •·r to. Nella rini ln rararrnle cr onica,. K npihn~ki (:H) rili0ne van lA~~iO!'C le in ~ nf­ llazion i endott8!<al t di zolro JWI'Ctpitato, ~-;l vo lle In ~e L lirllfHtll nel p1·imo Inl'Se d 1 cura, dira date nei me>'i su<·ce"siv1. L'ciPttrollsi lw ~uar1 L0 un ca!;'O tenace di riniLH vasomotoria [Valc!n.l ln (di Li Ile) (3~,) ], al pari de llo jodu t'O di potassio "ommiui stralo a d11SÌ frM.i onate e piccohJ [Kiin ig (::16. ). Dc· lla c·un-1 della cnrina da fieno (a~ma da fieno) si é 8l'Sai parlato in questi ultrmi anni. l'Yin cnnw élccade pr.r la cu t'n tl•· lle malattie, la cui patngr.nesi è p11cO chtara, pure lA l<-1rapia dellA cori7.Za da lieno ~~ molto iuce1'la. Finlq37) riti ene che tale mtllallla dt•l'tvi da affezione del L1·igemino, con prevalente part·~cipa; zioue M i suoi ra"ci ~(·crnlot·i , ed e"~en.Jo d'avviso che la :.n·ande qu~nlila di sec r eto nas11le pr o \•en ga dalle cavilù anne<'se, ma spccialmt>nto dal snno ma· scella r e, prAtica 111 questo, allt·aver so l'osLio nulural t>, iu;:unJuzioni tli arislolo: su 30 ca8i co;.i eu t'l! li, egl i htt avuto esiti brillanti in 1::1. Moh r (:38) allo seopo ùi impPdil'e la P•'J"l<'traztone dci l'l'anellin i di polline a ronlallù della m ucosa nasale, ha costruilo uno speciale proletlore, formalo tli due tubi, da i ntrodur ::.i n elle due n11ri ci, c he hanno nell"interuo clcll'ovalta, che agisce du.fìltt·o dell'aria. Dunbar (:!9 e 10), in iult.ando nel sangue del cavnllo le tos..;ine del polline , ba preparato un sici'O, da lui ritenuto specifìco e dello <' pol lan lina '' (della


lUV!ST~: GI::NE.R AL[

ca~a Scl!immel di Lipsia). Già dal lato diagnostico, C!;SQ ha g ran valur e, eh ~ alcune goccie d t es!'<~> messe nel fornice congiun ttvale o nelle cavilli na!'ali di pe r ~one pr edi:=:pnsle tllla m3laLLia pr ovocano di~tu rbi ~i m il i a quel!: tlella co · ri~za da fìNtO (T host (Hl. W ollf ('t2 e 43)]. Sècottd<) Dunbar.la pullanlina couterrebbe una vet;a anltlossina. W oltf (Hl t•ilir>ne cb e si tratti in vece ùell\tlione di cor pi colloidali, anolo,gll i ai nume1·osi corpi contenuti nel siP,rO normale, sd e~. i corpi che imrediscvno la precipitazione (antipt•c:ci!li lina) e i corpi c:he impediscono l't~ molist (antiemol tsinn). L11 pnllanlina ;. pi'·PparaLa in forma liqlll rla ed 111 polvert>, que~t'ultima . da udoperat•si nellA quantità tli una lenlic· chia, con l tene del latloi:<o, che ne fnvorisce l'assorbimento. Su 505 pa7.it'nti. l>unhAr ('tll) hA avuto 2!l!) guar·i)Jioni (5!1,6 p. 101)), l ~:3 tni)!lioramenlt (2R,:3), u!l in· succes>'i ( l3.G). ~Ioltr [t:ilnto da W olll' {}:l)] 18.1 successi, ~-1 insuccessi e 31 p~>~­ gior llml'ltti, Ro>-•'tnbe1·g (i:i) e Heindl (Hi) buoni r isultati in ~enere. lnwc.e l>unn (}i), su O casi, c W olll' (~:!), su 3\ ltanno avu lo r i"pellivamentè, 6 c :l5 Insucce>'si. T uLlav1a pa 1·e acct•rlaLo che la pollanlina Dunbar s ia r·~>u lm entc • uttlo, quundo ,· e n ~a U:<Hlll t1 !"Copo rwofìlatticn ne:lc> persom~ pr edisposte alla c·()f·izza da fieno [St ...in (~.S), \\'uiiT-E i~ne1· (W, Gr), ~l i e 5~) . Lu bb.e rl e Prausnitz (53)]. l n 2 ammnlati RO\\'l<H tcJ (5 ~) ebl1e gu~u·i::rione coll' i11iPz.ione di s:er o anticlifter tco ed in Allr·i 8 r eali Vlllllag-!.!i . Hdlat·tl e Malh·t (55), insllllando nel fot·nie•l con!!iunlivulc· una o due! f!O('<'ie dt un loro sie1·o speciale, dicono di fa i' st:o m pari re, per al eu ne o,.,.,, gli accessi d' asma. Fui lo n (IJH) ha o.Jop<'ralo il soll'l'lto di chinina. iu p..Jvel'izzazioni nasali di soluzione !"alur·a del Sille in acqua di"lillula, 2·3 volle Al gior·no, o sollo opplicuzione nasnle di pom!lla (~: :lQ \'a· sellino) e BerLram (~>i) C<1·nsigl ta le inalazioni coll a segnenle solu1.ione: Pr. Sol · fato <l'nlr optna ccnltgt·. 15, clor uro di >"Odio cenli!!. 60, diceri na gr·. 2, acqua l)i,.,tilliila r,r. 12,:!~>. S.;h\\'artz (5X), nel cA'-O di COJJ('Otn ìlante C<lngiunlivi te, in· sti lla n ~> l sar:c0 congiunliv>~le, 2-:3 volte al giorno, alcune goc~rie di rnlltrio di cocainH-Adt't>naltnA, con ~uccl's-;i\'a alLPillHIZinne dei :;;intnmi t.lella corizza. Oc•nker ('J:t) e Cl'lJantsdJits,'lt (tiO) fanno il mos>"ag!.!io della pitnitnria. il primo cr•tJ bnlutloli itnbevuli di: Pr. l dr oclm·ato di cocaina g-r. l, i drocl " ral0 di adt·euo lma ce11li!!. l , acqua distillala f.tl'. IO, o di eu t·ol'~>nol (1: 100), i~ ::,•condo con sottde di i'or'ma e diult·n-'iono va!'Je, mosse da un npp<'lt·ecrh io eil'l l rico. Gar !>l (!il) e llowe (62) non !Jnnno fiducia che nella cur o clJil·urgica, <lirello contro le mAlt'onnazioni nac:a!i (deviazione del S<'llO, tpet·lrofìa dei turbtnali, ecc.), l're· quf•nli negli ammalati di corizza tla fieno: Pc t' tn cur·a della l'initu purulenta cr onica, della t•inite alt•ofìca felitla e non fetida, dèlle afr,~zioni dei sen i clelia faccia, S0ndtmnann ((;:3) è t•icorso all'a,.;pt·

ruz1one coll'apparrcchio adop•·rnlo per la cura dell'otile mr1iia purulenta. Se· no11chò per l'appun to fall ugli da Spiess che la masch eri! fucil m ente si insudicia . n~· è comodutnrnlc !:Leriliaabile, egli le ha sostituito un'oliYa di vetr o (da <'Ambiar;o;i JH~ r O!!rJ i amtunifllo), co me qucllu che si adopet·a per· la doccia d'rwia di Polilzer·. S1l!e!'\S (G t), il quale riti•mu che nell'ozena si tlebha im pedi r e J'atr·olia degli ele111enti dellt1 mucosa, eccilnre l'aLli vita delle ghiandole, aurnenta11do l'irt·ora?.ione sanguif!na della muco!'a stessa, ricorre ad una specie di m(l ssaggio di quoalu, tn ediante una piccola pompa (messa in azione da un eletlromotot't·), olia qunle è unilCl un tubo da int roùu r~i nelle ça vila 11a nli, ol· l" tJCndo così un rapido succede1·::i di compr·es!'\ione e r m·efazione dl:'li'OJ'ia oel 118"0 : efl'li atfermu di 8\'erne ovulo ottimi risultati.


815 Rétili (6~•), in 100 casi ù'ozena, ha ollenulo la òiminuzio11e. e talora anche la scom pat·sn d t• l felor•', colt'elt> tl r olbi (eleltt•ode po::>ili v o su l co mo-tto m edio, elettrode n e~alivo sulla p~t·le anlE't'•Hnft; riore del sel lo , dalln stec;so Ialo, corrente di 5- 10 Mi ll iam pèr es, fWl' f>-1 0 mi nuti). Lubi-'L-BariKln e SatTernono ({)U) con1'igliano il di5lacco dd le c r oste colla pomata s .. ~uenle: Pr..\ ctd o bori\'O gr. 20, vasel hna bianca gr·. 50, menlolo centig. 30. Hoqu••s \li7 1 cnm.. i;.diA, pr·e\'ia dorcia nasale e pr osciu;.n:nione delt<\ mucu-:a, il C( ollar·~ol, (OJ su IO di lattosi0) [col quale per-al t ro Uppllwfet• (I;R) non l1a a'•ulo alcun l't~"Uitato], BaumgHrten (\>!l) il feno lo nal r osoll'or·icinicq e Sloker (W) l'owno. ~l uck ('i fl), per l'aspit·azione tlt·llll sert·ezione dei !<Cni annei'!<i, ha pur e egli modilìcalo l'llpfH:'lrr·cd• i(l di Srlud~>rtrl!lnn , sostituendo nlla tll8"chera una bnlli~Xlia •li vetro, uua delle cui e:;tt·emìtil comunica col p11l lone e l'a! ~t·a viene intt·odotla , JH'e,·ia chiu~ura di ur1a na r ice. rl f'!l';'ltra: ~!!li l'H euwller·p 111 p~zien l e il suono ca e.i a,.;pirn. s., Yi l! pe r·fo eAziorH~ lirnparrrca. l'nt·ecclno cot•ri spr,ndente chiuso.

,.a

-;o Cura de/l'(·tlistas:si. - T n.ld· \\'lr il<' (:l) e \Viit·~ (72) han m, curAto fel k~· mente l'cpilA'>Si collA ~onnt~ini>'lt'Azion~>, :3 volte al :.riorno. di 111-:20 urani di clorur·o d i cal<'io, di cui T oubert (7:l) lta pen;;atl) di :::en ir>'i t:ome emostatico preventivo, alla dn.::e di 2-!l ~t·ar t1mi /'ro dir;, uno o ÙUI:l gi~tt•t ri pl'llnn d<•ll'ope!'azio:le. (Da r~rmnentt~r>"i l'illcowpatibrlila del cloruro di cale~ col lartc)

s· r·ur a del l~tjll(ft. - Lo guari;.dun•~ del '''flll!i rutrrtri.~ fl del illj•UN t' rJtlhemcdode.'l <~continua a.f e•,.:1H'•1 .,~!!ello delle ricer·che de;:li autot·i. L orlet (7i) ha 8\'ULO gio,·amenlo, Od anche guHrigioni, dal l'applicozione dt CIHllfJre,;:-;e d t co lOn\-! bagnato di nntrnrt r(•,.innso, quello sle.-;l"o u-<alo oln;.di unlir-lt i E~izianr per irnbRI,.:amat·e le I•H'O ruumrni~·.- e!!lt scwgl ie. in circa :-~.n cenllf •t. cubici .Ji a•·qna, -l Ogr . rii clol'ur•o 1!1 so lin. 5'1 gr. d t ;;;olfato di "o•l•o, li' l q-r. dr carbonato dr ..,,,d in, t'a hrJIIrre, indi tli!;:!Ìllllg"•· 50 !"!t'. di udri'fl, :AJ f!l'. di olibano ed altt·etl.flnto di lulellium . D1·ruw (/ ~•) I'Sill'edda pr·rt!HI. la parte co_n CI•H'uro di elilc, la sull't·•·ga dr poi cou un tampotrc di ovalla, Ìlllhr•\'uto di oc.tJ•• clnridrico ~1rro nd aver e 1111 coiMito bianco Vt>t'<la;:tro, cd iuiPltO acidt> cloridt'ico nl!i uoduli pr·ol'orrdi. a tn t>zzv ùi alTila~i lubetli di vetro: 3 cnsi, co,.:i curati. guat'lrùnn. Sull\•<;empio ,)i ll ol hinder. Op!•enh,.irn (76) ha curalo• 6 ca>;t eli lupu::; (2 ~tuar·iti, i- llu>llo migli0rnli) colla ;:ommini;;trazinne inter·na <li clri nino (a dn:;i cr e:>cenli e ùucr·,·::wen tr, il cui md:;simo ertJ di gr·. 4 ~· l il rninim o di gt·. n. tu p r o di.:) e ennll;)mpn ran eR pennella zione dulia parte Atnmalala con t11t l un1. el i iodi•), pr cvio alluntnr•Amento d•dle cro;:te con alt-ool ed ettll'e. Juliusbi;)I'!.!" (:-7) SIJllopone le parlt lupose alla con g .. lazione con acido ca r bonico (>'i'il•'IIlù Dreuw), di poi <:auter izza rnn ocido cloridrico. Liehrrch ("i8) fa i n iezt•Hri S()t tocutartee di conl!ll'ida lv d i sod in, L e "Y· Dorn (i9), J un ~ma nn (SO), S...:q uei 1'8 (8 1) atlop•'r·ano la l"nlntcr a pia, ><~>la où AS · sociala ad altri mezzi cur·ativi (cau:-<licr, ar·ia caiJa, ra..rgi Hii 11lgen). .:vr;·,llce (>l:!l, r iferendo i r•i!:>ultati del ltt fololet·apia till'nspedal e di Snn Gomno di Slvcolrna, drce che di 32 ammalali di lutm-~ uul!Jaris, cosi curati, 17 sono ;.!'U<.\rili , 14 notevolmente miglio ra ti, ed l n•l n ha b•'neficn to per nulla: dt !3 cu"i di lupus eritem atoso, U g-uat•ir ono· Cltr·if.:tianser• (x:J) ha olleuuto t•isullali pl'Ci'Sncltù simili. P eral tro T onta (8 ! ) coi rag~i Hi'> nlgen ha avuto la l'llar·igione di casi, in cui la cura Finsen aveva fallito . SLrebel (85; adOP•'ra la cor l'ente od alta feequenza. Per conclude rt~ sulla Let•apia dP-1 lupus Yolgare ed t·ril ~ malo:;o. J iremo con Feanr;:ois (~6): " l ) la radi •ol er apia è da risr rvar-::i p(' r i lupns piani, estesi;


81f)

RIVISTE GEXERALl

e

dev~ P,!"!"81'e completAtali! coll.a ro~Q l•'rupia; 2) la corrPntc ari alta frequenza utile nella rura delle varie la Clwtrd'ughe del lu pu~ ertl,.. mntnso; ;3) J',..liolPt·apia ha dati buoni r i!"ttl lttl i a due medici del mezzoginr110 (rlel la Ft·anciA); ~ ) il p!'r · manf!analo di poln:::~io non puc'l, da solo, !!IlA t'tre il 111[>11"; 5) il f'·· nolo anul1·o in !"Oiuzione nell'alconl a~soluto i• ottimo nel l uptts e>< tilcHalo; (i) la f'otntpr·apia è utile, ma bt~o.~.ma "enir·st d1 appa rec<"hi polent i, frtre P" ... r·cila re dR un 81uto sperimentato u11a compr es!'>ione r"nlla e cont11llla , pr·.)seguire 111 cut'R cnn perseveran7.a stno a compleln gu 8t'!~ione; 7) ultimi esw·d ienlì sono i pt·orPdimenti clti ruq:~i ci e le applica1.ioni gal vanocaustiche "·

9• Knhl t• t• ( 'li ha cut·nto c on

e~rto

l'avMevole, col t•a dio, lo .~cle ro ma del

lal1bro superiore, del nnso, delf'alato e

IO• 13nbnne ('~S), col blt•u di mt' trlene ( ~ : 100) eol Aci.Jn IALlic0 allet' fhlti, in caso di tul,ercolosi delle tortsille flalatilte, elci pilastri. dt:ltufJOia, (lf'llafarin(le

e r/el cano rw.~ofa rintteo. 11° Cu ra dt!lle tonsilliti at·Hie. - La cura mèdira d(>]lu l(ln~d lile lm trovato un ol limo au"ilwrio nel ~nl i ciln to d i fer-ro [Gr·ay (~<!l)] : Pr. Salicrlrtlo di ~nd a (!1'. 1, 8f.:tf118 g r . GO, sciogli e·! ng~iUil!.!'i rwrciOrllr<J dt t'erro li•)Ui·IO g r. 8. cio l'fi lO di potassio g-r·. 2, g lieer iua gr. 15, llCI[ttR 'i· b. p. f. g r . \IO, n!.!ilA e.i agginngi ac•11.1a q. b. p. f. g-r. 250. S. 2 ctH:chia i oj!ni il- + ore; fare conLPmpor aneuHtelll•' p-n t•gar ismi o peunellalure con !'.O)Ùz.ione ifldttla. Pr·yrn (!!O) è !'icOI'so AliA l'la:-i ip<>remicH, con un upp<lreccluo asPit•Alore, rO!'Iituil(l da una veuto:=:a pialLa (da opplicar"' ~ull'am i rrclnln) in eu i si puc'l furP l'aspir~tzinue C.:Oil llll <l pallu d i g•>ll l llHI (cnmpt·e:o:><a e l'iiH"I'Ì Hla 8 \'ltlOIIlU). che l e unitR con 1111 tubo, put'~-' di gnmrna: ogr iÌ s••du ta Òlll'« 5 mbtul t, alternAta alle due ton sill e. Se entrnmbt: sotw amnllllote. o rp tan do lo "iA una "nlll, " i Ja.;cerà pRS!'tH'B un Ct>rlo intena llo di tempo tra d ue Applreatinni ~llf'C''"sive : i si rtl o mi sul ·bieiLi v t, anrhe di ..:er·te fo nne er o n ir:hc, ruigl iorlln n ra pid mnenle e si ha la g uAr·i g-ione dnpo 2-:~ g-io r ni ; 1m i neon ve n ic11le inevitabile é la copto"n sar Ì\'fi Zillne. i\f;diae (!Il ) fa la cOtnpre!'<sione di~iJale dal polll inft•r:l•re delle tnnsille ull'inl'ù, pr·et•rellt!O cnsì anclrc; le fo,.;se soprator•"illari, po•tm••lla jndi le Htni ~dale con glicerrna f.m rca all'l p. 100; su 5 casi, e;.:li h<1 nvulo ·i- gu8l'Ì~ton i in 2\ ore. 1\Hrl Gerson (02), tll.'ll'arqzi na lncunare, svuota r tpt>lulllm ~'n le ] A cri p l~ dulie masse eli muco, dt·lritr epit eliali, l••ucociti, btltlet·i, cnn una semplic,. sonda; pe t· le c r ipte p)'(>fonde e!.!li t•icnt' r e ai m"sseurs di ll arlma nn e di Iml•••fer, l'alli 11gire !'<ul piln!"lt·o anteriore.

e

12° Lrc micosi del/1!. ami!Jdale e della f ar inge è sta la feli ci' mente curala da L ee .M~::~ id m en t. Hurl (9:l) coi r·nggi X. '13° Nuovo meto,lo rlc Gf'plicaziune dei ray(li X nelle vif' aeree .supPr ior·i. Ma der (fH) ha co"lt•uil o una sper·iale rassetta (!Jienrlenlw.~tl'n), nel cui in l Pr11o sla un tubo Ri.>nl!!en, il cu i Slllic»t.t)de, dond•·! par tono i ra~~i X., s i tr ovA nel centro di un foro al quale si adnUa un tu bo fal'in g,·.Jori n(4CO, lun !!o 8 centinl clri, internamente r i vesti lo di piombo ed e;;ternamenle di nichel in; l'o m maIalo ~ i Pùe innanzi olia cas~elta ed appli·:a nella sua bocca il tub o metallico, convrnienlemente dispo"lo dal medico; le S•>dute, di num er o .vario, durano IO· 12-1 5 minuti . Moder, rif,..rilo il fortunnlo <>silo di due carcinomi e di due casi di C"a tarro fari ngeo cronico, cou ch iude: a ·t) Lt~ rnuco!"a dt·ll·~ v re aeree !<ttperiori non é parlico l arm~nte sensibile all'irr·adiazione dei raggi R on lg~n, ancora meno


RIVISTE GENERALI

817

la lingua; 2 1 il te!';!"uto ad enoid~o possiede una !é'ensibilità par'licolal'e pc!' i raggi X; 3) i raggi Bont~en appaiono aver e su i sintomi nel'Vosi delle afl'ez ioni infiammatori e del collo un'azione tranquil lizzan te .•. ; 4) i rag~i ROntgen possono esef'cila r e un'azione favorevn le sui carcinomi della bocca e degli o r gani del collo, inquanloché agiscono cnlmando il dolore, col rnr'è !"compfl t·ire il le!"suto carcinoma toso e col Lr'asrormarlo in tessuto cicatr izial e; 5) non si manifestano effetti secondnri rlOci vi " ·

14• Cura della d~(terite. - A titolo di cu t'iosità scientifica, rammento che Bourgel (D5), dal 1!)0:3, fa l e iniezioni di siet·o an lidi fle t·ico solo nei casi gro vi di difterite (1903: 5 casi. 190\.-1\105 : 1 caso). E~li, ogni 1-2 or e. pennel la le f<~uci colla soluzione seguente: Pr. Percloruro di l't>rro liquido, allume, ac1rl0 bof'ico ana gr. 2, g licerina g r. 20, soluzaone che coagula ed in cr·espa le ps•·udomtJmbrane, di poi fa cilme11te rimovibili con f!al'gar asmi con: Pr. T intur a di r atania, tin lut·a d i guaiaco arra gr. 50 : 2 cucchiai in un bicchiere d'acqua ca lòa . Nel periodo 18!JU-1 !l05, e su 5H casi eli difle1'i te, Bour·get ha fatto iniez;ioni •li siero sol o in 180 : di questi morirono l ~. dei ri rnan .. nti ;{67, n011 in iellati, 2 (1 po<"he ore dopo l'entrata in clinica ed 1 per pa ralisi ear cliaca). Non viene somm i nistr ato alc un antipireticP, la l emperalura tullovia s1•esso cade olia nOt'lna nel 2°-3•-4° giomo. P ure nella difteri te Schlossmann (9u) e J usti (97) ha nno avuti buoni r i sul tati dal solo u:>o locale delle pennellazioo i di col lar go lo (CI'edé) .

15° T rnclleoscopia ed eso.(ago.scOflia. - Fu v. H acker (!lfl) il [Wimo ad introdurr·e strumenti r igidi in trachea, pera llr'ù per isbogl io, mentre egli Lentava di fare l'esoragoscopia in un ammAlato di canct•o dell'esofago; lo ste;;so successe a v . Mikulicz (\.l!l). Kir!"tein (1011, 101 e IO~) eresse a mt> todo l'esame dir etto della l ar inge (lat·ingoscopia di r ella), ser vP,ndosi della sua spatola a doccia, ad estremità ricur va, che, abb11ssanrlo fot•tementc la base dt'lla lin;:rua, sollt>va l'epi g loltide e r ende vil'ibil e la l at'inge, anche in casi, in cui non è pos!'libile veder la col comune specchietto di Ga rcia o colla la riugoscop ia secondo Killian. Killian (IO:l), il vero cr ea tore della ll'acheobr oncoscopia, per il pr imo estJ'Ctsse per Ee vie naturnli un corpo str1mier o (osso) da un b!'onco principale. Egli fi ssò la tecnica d~lla trnch~oln·onco~cop ia !>upet'ior e, e, ampliando le l'irerche di v. Schrotler e di Piniazek (lO'f) la let:nica della traclaeobroncoscopin inferior e. Quali skumenti <l'endoscnpill !"er vono : l ) tubi (adallahili ad un unico manico introdullore), metnllici, retLilinri, di vario diom ett·o (ll-l·i- millimetri) e l unghPzZa (15-45 centimetri), colla punta tagliata a berco di flau to (v. Makulicz, v. H acker), o dilatale ad ampolla (Guise~) o semplicrmente smussa (1\.ill ian, Ro!"enlwim) e later almente fen estt·altt (KilliAn), g raduali, n ichda ti eslerii Amen te, nichelali e lucentt internamente (Killian, GUil'ez); 2) i tub1 -spatula r.li Guisez e di K i llia n; 3) la s(1atula eli K irslein . La sor gente l uminosa é data o da hunpade endoscopiche (Max Einhorn, Fletch r r), anche dal cistoscnpio di Kelly [Mosher (105) J, dAgli illumi natori di Kia'stein, di tiuisez (106 e 107}, dagli specchi di Cl ar e di Kasper. Gli slr umenli eSl1'8ll OI'i sono : uncini, fìssi ed« a sea tto )) , pinze, il «parapioggia est.ra t tore » di Gu isez, · l'ebellr·orAiamita (per i cOI'pi estranei magnetaci). Compl etano l'aa·marnentario (uLilizzalo anche per l'esofagoscopia): i por ta-cotone, che, oltl'e all'aneste;;ia locale, ser vono colla pompa d i Killian ad asciugare il mucC', il sang ue, la saliva , che, mascher ando il 52 -

Giornale medi co.


818

RIVISTE GENERALI

campo • operatorio • , ritarderebbero ed anche impedirebbero la buona riuscita dell'operazione. P er la b1•on coscopia super iore, lt•anne che nei fanciulli e nei soggetti pusillanimi o nervosi, non necessita l'anestesia generale; basta la locale con cocaina-adreua!Jna [Botella (108)] . del velopendolo di tutta la fariuge, e dell'adiws ad lar!Jngem. Il paziente è seduto su di una seJia ba ~sa, colla lesta rovesci~.~ta. l'ortemente all'indietro, sot•t•etta da un aiuto. L'ope1·atore, applicato il tubo-spalula di Killian o di Guisez, intr oduce allravePso ad esso il tubo broncoscopko, e colla p1·ogr essione di questo, fa l'anes tesia di parti sempre più infe1'1ori della trachea e del bronco esaminato. Manifestandosi difficoltà, si ricorra subilo al ta posizione in decubito dorsale di Rnse, colle si)alle sollevate da nn cuscino, col capo fortem eute incliuaLo all'iugiù e sorreUo da un a iuto. Un'ottima precauzione é quella di volgere la lesta del paziente dal lato di nome contrurio ttl bronco da esplo1·arsi [Gare! (10~) ]. Se la broncoscopia supe1·io1·c [da Tapia (IlO) detta «broncoscopia per via naturale o broncoseopia slomalodiale "l riesce impossibile, o perché il paziente no11 si presta ull'eslensione forzala del capo, o perché non può aprire suffìcienleme"te la bocca, o perché non si può olti·epasE-are cof tubo la glottide, si ricorrerà alla tracheotomia temporanea, facendo di poi, in ulteriore seduta, la broncoscOJ.>ia inferiore [da Tapia (1'10) detta «br oncoscopia per via artificiale o broncoscopia traumatod•ale »]. La posizione del paziente è la stessa di quella della broncosç0pia superior·e Naturalmente il tubo br·OIICOscopico è introdotto per la piaga tr·ac!teale operatoria. L e indicazioni della tracheobroncoscopia, super"iore ed inferiore, ~ono diagnostiche e terapeuliche. Oltre ai corpi estranei si potranno riconoscel'e le ulcerazioni (silìlitiche, tubercolari, cancer ose), i tumori lt'acheali, i gozzi non sospettati (t·etl·olaringei, retro t1·acheali, l'elroslemali), le deviazioni e stenosi della trachea, dovute a tumori iutralo1'acici, ad aneur·isma delli'urco dell'aorta, l'sdt~nopslia trscheo-bronrhial:e. Killisn (111} ha r ecentemente parlato dell'esplor azione broncoscopica delle l'egiuni polrnonari periferiche, per il ricon oscimento di ascessi, gangrena, ecc.... Dal lato terapeulico, la tracbeobroncoscopia, oltre all'estrazione dei corpi stranieri, permette opet·azioni inlra tracheali. Killian (1'12) ba cosi operato un sar·coma l'racheal e, che ùopo quattro anni non era recidivato . Gar·el (113) ha cosi curalo 2 casi di papillomi della laringe, in bambini, evitundo la tracheotomia e la laringofiss ura. Il numero dei corpi estranei, in tal modo estratti dalle vie aeree, cresce sempre più. I n aprile i!JOG Killian (11! ) 11e contava 87. Olt1·e a Killian, il quale ne eslJ'asse p1ù di 20, rammento Melz1 (114), Siebenmann con 2 (115) [JJiù 1 inedito (• ) ], Nager tiglio [caso inedito (•)]. v. Eicken (112), Guisez con f> (99, 107, 116, 117 e 11 8); De Lios (119), Me yer (120), Garel (121 e 122), Gare! e Durand (123), Bodmt:r (12.~), Tliost (1 25), Henl'ic:i (126), Bogolawski (127), Germaio (128), Moure (129 e 130), Lombard (131), Burk 1132), Denker (133), Harclay (134), Flelcilet•s lngals (13:'>), v. Scilrotlei' (1;361, Barret (137), Hajek (138), Coolidge (139), Spiess (140\, Neumeyer (141), Latfilò, Dupond, Moliniè fcilt~li da Guisez (118)]. Le cont1·oindicazion i sono: il nervosismo di taluni pazienlÉ, l'eta inoltrata (per la rigidità della colonna verteb1·ale, la lesta non p uò esser·e por·tata in (' J Casi comunlcat1mi cortesemente dal dotL l'iager llglio assistente del pror. Siehenmann.


RIVISTE GENERALI

819

ipereslensione e l'inti•ocluzio n~ dell'e ndoscopio è impossibi le) la cachessia, speciali slati patologici dei polmoni (tubet·colosi avanzata, enfisema), i gozzi esoftalmici con marcata sovraeccitazione. Reclamano la massima pr udenza i vizi valvolaf"i cardiaci scompensati e gli aneurismi dell'aol'la . Ddl'esofa~oscopia per l'e~trazi o ne dei cot•pi stranieri dall'esofago, ha ampia mente riferito nella sua Rivista sinlelica il prof. Ostino (1). Dirò solo che il numero dei corpi stranieri, in tal modo eslraLli dall'esofago, è aumen tato in q uesti ultimi lémpi, per opera di Siebenmann [r·al'O inedito (• J], Sencert (142), Ehrlich (14:!), Denker (133), Gare! (14+), Sua rez de Mendoza (1 45), Alvise del Vel'r.o ( ! Hl). Nel caso di r estringimenti cicalt·iziali, di tumor i (cancri), di diverticoli dell'esofago, l'esofago scopia permette non solo ùi r·iconoscere le le~ioni, ma anche b en spesso di polerle a~g redire p er le vie natut•ali. Guisez (147) cosi praticò de oisu la dilatazione gr·aduale di restt•in ~otim enli, ed in 3 cas i di r eslringimenti insupersbi li, per cui gia era stata fa tta la ga s trotomia, riconobbe esalt~:~mente l'or ifizio più o meno eccen trico e poté superer li con fìni Cllndelette, e di poi, previa introduzione di un conduttore, praticare J'e;:;ofa gotomia interna . In 2 casi consimili, Sencert (148) ha fatto l'esofagotomia inter na e lettrolitica. Gui:-ez (147) é d'avviso di fare la sezione nella parte più spes;:;a dell'esofago e òi cominciare la successiva dilatazione solo 5-6 giorni dopo l'intervento cruento. Sencer t (148), nel caso di divet•ticolo concomita nte (od anche unicamente lSOspettato) a stenosi esofagea, consiglia di praticare la gastrotomia temporan ea -e l'esofagoscopia retrogt·ada, di poi di attaccare all'estremi là dello strumento, fuoriuscito da lla bocca, una sonda che si altit•erà dall'allo a l basso, onde calib ra re l'esofago: si e viterà così il pericolo di sfondare il diverticolo. Firenze, 28 luglio 1906.

BIBLIOGRA.FIA . (l ) V. ques to r.iornale, 190~. tO, pag. 149. - (~) Tlterapr u.tisclte ~lonatslte{le. 1903, 4. pa~. '18. ( 3) Arcll,VW Ualian o d i ottllog ia . t·i nol ngic• e laringoto!lia. 19~ . X V, '!, pag. '!89. - 141 Annale3 de! tnal adi u de l 'or eillt, etc.. 191\5, XXI , 2. - (5) Presse mèdicale, 1904, t , pag. 6. - (61 The L<mcet, 1905. Il . pag. 43~. - (7) (Ar chlv (ur Ohrenlu:itku?~de, I, XIV, pa g. 15.- (81 C1tato da OsT II(O Vedi que<~to Gir.r nale. 1905, IO, pag. 749. - (9) A1·chìv (ur Ohr~nlletlkunde, LX IV, pa11. 2ll. - (101 Dettlscht m edi dnische IVochenschrì(l, 1905 . 49, pag. ! 963. - (Il) Vedi questo Giorna le, 1904, 10, t>ag. 771. IU ) Doll~ll ino delle mai<JIIie dell'or aoclu:o, •ta•l) e [!Oia , 1905, U, pag. ~;5. (13) Cki cogo '*ltdical Record, rteccmbre 1904. - ( 1.~1 Bollet!i1ta cM l e matallie dell'orecchio, ecc., 1906,1, pag. 6. - {15) Archives i nltrtlalionale• de laryngol ogl e. olologie el •·hitlolagie, mai·j u in, 1905. - (16) Allgemeits.e medi z. Zenl ralzeitu.ng, 1 90~. 47, Recens In 'flw·ap . .11/onalsh., 1905, 4, pag. 214. - (17) Przrglad l ekar•ki , 190~. 3i . Reeens. in T ller ap ;!l onatsh., 1905, 4. pa g. 214. - (18) Monrolschri(t fu•· Ohretlheitknnde, 1905. 4. - (19) l nlemolionales Cttl lmtblatl (ur Ohrenheil"tmde, 1905. Ili, H , rag. 404 . - (W) Tlte Lcu·y>~go­ $COpe SI. Loui1, sept. 1905. Recens. In Centratb. (. Ohrenh., 1906, IV, 5, p. :136. - (11) IViener medi..:. Presse, 1904, 46. - (fll Arcll. i nter n. de taryng. etc., ! 905, 3. - (:23) At·cll. ila t. d' ololog. ecc., 1906, X VII, 3, pag. 237 . - (~41 Therap . Monatsh., 1906, t. pag. 8~.- (!5) A nn. du malaili eJ de l'oreitte, etc., 1906, 5, pag. 444. Ricca bibliogr;,l\a. - (26) IVit11e1· medi z. Wochenschri (l. !903 30. - (!7) Zeilscht·i(t (ur Ohrenh eilkunde, 190~. Xl. VIli. pag. \!09. - (28) J/~d. 1\urre.~p.·Btatt d. IViirtemb. àrztt. Ltmde$·Ver., 1904. 33. - ('!91 Mu11ch. 11Mdi z. IVochenscri(t, 1903, oag. i!~7.- (30) Arch i v {ur (Ohrtnlleil ktmde, LV I, pag. ~9.- (31) De~<lrche m ed. ll'1.cltms, t 906, 8. pag. 307.- (32) Citato io Gazzella delle .cli llicfte e degli ospedali , 1905, 35, pag. 373. - (3J) lkrliner kli1l. IVochenschrlfl, 1905, 40. - (31) ,Ife·

!"i Caso cortesemente comunicatomi dal do tt. Nager fig lio.


820

RIVISTE GE=-EHAL[

d&col l X• ws. 12 a!(o.<to 191l5. - (35) N11nl .lfèdical. 1906 llecens. in Pn<.<e m édicille. 1906, 10, pag. iS. - 1~6) Smwm.e médaca le. 1905, 4!, pag. GOO - (37) Dwl.~che ?llPdi: \Vnch tnl>., 190 1. 46. - (38) De1JI· selle mr..ti-:. Il ochm1., !90~. ~. - 139) Bn·l. 1:1111 . ll'•>rheu.s .. 1903, ~~. t>~l( 5~7. - (40) 8 1"1·1. J;lìn. Wo· chens • 1!105. ':!9 Il 30. - (H ) .1/ii n c/1. m Pila~. n-,,,,,,11.<.. l 9(t:t, 23 - rH) PrP<Si' .~Ie•lieott., l 90G. i, pof{. 3(1. - (13) A1111. rle.< ma l d • l'tlr•'ÌII••, ~t•· . 19flr.. 5. p:q:c 51:! - (44) 1\'i•n•r klin. lhernp . Wochetuchri {t ; 1905, 29. - (4i J Arch itllfma t de l<l l'!fll!fnl , etc., X V'Ili, pag. 887. - (46j ll'il"ll. film. 1\"ochensr.h ., 19nl. '!3.- (471 l'l l'fl' ni" "~~'d ml)nt"I!J. t O febh 1 90~. ll••cPns. on / lllft'<l. Cen t. (. Ohrenh. , ! 905, l \', pag ~8. - (.18) 'l'Ile j11unwl o( A mu. 111rd A$$fJC .• 8 :wri t 1 90~. neo·cns. in Revue htbdom . de ltl· 'r!JII[/fll()g ie, etr., 1\105, ;\ 3. p:lj:(. 5.11. - (49t 7.o•it.<rllri( l (rir ()/lr l'll/lf ill;llntle, 1900, LI, ~. 1131!' ~IO. (50! lrr S>:.,o<Ton : f'<.<ls lir•{t. - (5 1) llert lòli11, \Vor/1•111., 190'1, 'U . - ( 5'!) D as 1/eu.fie t er: Sein Wt.•l"tt u 11d seiilt lMmndltmg, 1!106. l.t•l'lllllllllll ~lnrridL - 1'3) llti'L. l:li ll. ll'ochens . HIO~ . tt e 12. - (5~1 Am et'ircm .1/edi i ne, 111. ~5. l:t tlor.. t 901. - {5~) S•'lll. n•rrJit11le. t905. 33, pug. 39 t . - {56) Snn. méd •cole, 6 lu ~llo t 901 . - (57) Centmlolnll (ii•· i iiiW't .Jf ,Jt ;in. t 90:i. 5. pag. 137. - 158) Aliinch. med. IVo cllt•ns, 1905, "22. png. t OW. - !59) .1/w!Ch. me•t . ll'•>cltens .. 1~115, I Q. - 160) J/ii11.clt. r.1ed . 1\'ochnu., 1905, ·B . (lllf( . 1010. - (lj l1 1-t• /it•t'I'P de• {OÌ IIS. 18!l9, Oa!l io em H 111:<, Pari~. - (fol) IJrnoklyu med. J urt•' ll•ll, Oct. ( 005. - (63) A1·rlli11. (l<I' IA I 1'/f<l{/IJIIIOI<' 1111cl /1/tll lttlll{/Ìt, 1 90~. X \' Ili , 3. 113;!. HS. - (641 Ar· chtv ( . l.m·ynrJ. Mc. , t !J115, XV II , 2, p. li!/. - 165! Z r1t f. llht·o~tll . , 19!14. 36 - (66) lly(li eue thel'il peutic/ll f d s {o~ses llfl~alc.<. )l:t."Orr , l>an:<, 190r- - (67) AJ·clo i nl ernat tle IIII'!JIIfl., tliC., 1904, t>ag. 130. - 168) A1·clo . wln·nnt. ti. lni'!J IIfl., etr .. 1901. 1•!11(. r.Jl; - toi9) ll'•cn. klin . lherrtp. IFilrlm• .• 1911~. 31 e 170) .1/i<l~rll, nud. 1\'oriiPn~' 1 90~. H. - ·il) Bri/1$/t ,1/~dic(IL J /1111'1111 1, 1906. pag. 1:!8. (H l Bnt. ;II· <L J •1tl1'71 .. l!ltt6, pa,(. 43!1. - (i3) An n . de.< '''"l de l'oreìlle. dc .• l!ltlt;, 6, paf!. G5~. (74) ;1/é.lic" le. 1 ~05. 49 . p:o~. 583. - (751 /Je.. t. mPcli~. IVocl•e" ' ·• 19/!:i, 32, )'al!. 1 ~91.- f761 1\'ien. klln. 1\'ocllms., 1905, 3.- (7i) /)eri . l;!in . \Vocl~<'lt$, 19115, {O - (i8) S e.n. ,t/è lira le, 190:;, 4, (lU!: 45. - (; 91 Stm ..1/o•dunl•, 19115, 7 pag. 80 - (81)1 p,·r.-s~ .llr<li cnte, l !ltiG. 47, pa~. 376. - (Sil /Jr it . .l/ed. ) ()t,rn ., t6 on .f 90:';. - (St • Nm·d mild . ..41·,-hitJ. P oYI. m~.Ji e .• xxx vrr. 3. R Pt'PilS lll Sctn. ,4/,•diealt>, 1905. ~. pag. 5~.- U!l ) .%rits. (. {)lm·nh .. I !Mia, XLI\', J)ltg, ~95.- (84) Prnltca Otorillol•u·tngoault'lta~ 1!105, '!. - tS:;J /Jr•• t. nwl. 1\for.!tms .. 1~0;, :2, pag. 63. - c86) Prrsse .lh!<tiwle, 1!100, 'ti, t~:•&:. 'i!tt;. (!!i ) 1\'wz. /;li•t 1\"nch-ns, 1 \llJ~. 3~.- iS~) tl rrlo. ol ••L. d i otot. gir1, ccc .. 190J. X\' r l. !, p:o:;. 161. (8~) Sn11 .ll<·cli((l (e, 1\1015. 4.'!, 11ag. :;~5. - t~ll) ,llù.•tc/1. med . ll'tJchens. , ! 90:i , 4~ 191) Altln clt. mPd. ll'oclle~t f , t90:i. 49. - 19! ) .lll<L. 1\lìnlk. 190<> . 3tì - (93) A•wrrt. o{ vt nt., rlti,~l. a11•t l rory ng., marzo 1905. - (94) Arei• iv . f. Lar!JII/1., r tr.., i~~ . X \' Ili, t. - (9:) 1 'l'MI' a /) . .lfowriS . 1906. l , 11"g 1.. - 19G) Citalil in WRr~SIIAN:'l. T IIPrap .llnnuls., 19ttj, 8, p11:,;. t 6L (07) .llt••orh. med. \Vu(liP11S., 1901, 4!l, pag. ~ Hl3 . - (98) ll'u10. /; li••. 1\'or.ltPII S.. I~Ot J .l , f'rll!. ~ii . - 1?91 Cit a to in Guo>&~. T mchaobrrmrlrnscopie tl IJ~·'"IJhfl!l"~cn,lle. Balllier e 1•t llls. l':ms. t!Jil:i, pal(. i. -1 1001 /J.:rtin. t.li11. W ochms., J 8Q~. 1~. - (101) A rclliu . f. l.a>'!JIIfi .. et". 111, t P :!. - (W!) T he1·ap ,1/oroat<, 1:!9:;, 7. - 11031 Cota to· i n Koi.I.OII >PTII. Af•>••r.lì . "'~''· Wotlrcus., I S~li. 38. - HO~) Di~ l.ti(lfl"!Je, 1901. - (1 0~) IIPvue h r /Jd. d-. 1•••·!1"(1/JI., e t(:., l. ~ilà. 45. (l:lt: ~10. - fl ()l;) t .. c., pa~: :u - (I OiJ f'r dSse .llt•<l i cnle, 1905. 16. J'llllt. 1'!7. ( tOSI On/el. dP l!lringuhyl n, ano V, 't7 e '!8. - (109 ) S•m .1/èolir •lle, 190:1, 4J. JlaJ,:. 50:! - (110) Aflll . d r.< n111l de l'ilre•lle, etc., 19116 . 4, pa l( 3~9 - ( lit i A••••· des mnl. d e l'or~•lle, t~tc. , l!ltl6. 3. p. 2~5 . ( Il ~) Cit:tlfl in v. i!:ICh'I!N. A rr/1. t.nrfftl.')fll.,l 90~ . xv. 3. fl:lg . 371. - Cl l31 Arw. d eslllal. (/p l'nrrillt. etc .. 19•16, t, p~ g. 1. - (l f.i) R<ltl dellt• m•ll•rll ie cle/l't,r P.ccl"n . c~r. .. ( 90:!. 4, p:og 85. - •115J Cllrrf~J"""Ienz­ l,lflll f. ::iclllt>ei.;n ,\ er ; t r, 1 90~, ~ . p ;l(.!. Il 1. - \t 16} r;"=·<'lle de.< 1/op olfl v...c, 1905. 2$, p~;:. ~\!i. (Ili o f'rP.~$6 lférl&cn le, 1 ~11;. 16. pa)l; 1~7. - ( li SI l'rts<P .1/Micil l e, 1906. 56. pa~:. H7.- (1{9) .rl>m. •le.< mal. d e t'orei/1,•. et r. .. 1.~0~. Il.. pa:z. 4Hl - (121lt ll••t·l. kli ••· ll'orilcus .. Hltl:;. 4\l, tl~~. 3!1.- CUI) Pro.~sn Jlctlufl lt , 191)r., Cl , Jl:l!!'. IM. - ( 1 ~21 1-!1"" mPdoc..t, 19•H . l . - 1 12~1 /,ytm mèilirto l . 1~·01. ~4 . Jla::. U 5i. - (121) f:•lfn,.pmul rll::.bt. Sr luu . tlu ::.tr , W04 , O. - o t ~"l .lf•llttd.<. ( . 0/o·m/1 .. 1905. 4.- (I~GJ A•·clt. f. /,r~ryngnl., otr., Xli. 3. - (11l7l Z · ils. f. OIII'Ctril .. 190'1, XLII , p:o::. 3{3. - (128) 'l'loe Joot/'11. llf lhe ronn·. awlr.., s l u ~ho 1!111~. - ( U 9) l l•v. lto•I>Jilm. d·• lnt'!I"Y·· ~t!·., 1906. G. p.1~ . UR. - (13!1) C•>rps étriiii!}Cr.< el ln·ouchnlcrlpre. Oo1n. P:.ros. 19'\ti. - (131) !$em. mé•lirtl l~. 1911:., !l. Jla~. ~H.- (1 3!) Are/t . (. l.m'!JII!f .. <·te, t. ~ol~. X VII , t , pag. l 5t. - (133) Arr/1. ( . /.fr r!lng .. e tc., 190:1, X\' 11 , l. IJ:<i(. 49. t l ~il '/'Ile JOIII'Il. o{ 1/t r amtr. metl. as.<nc. . 30 •PJll. 19\15 , - (1:15) Nm> l'11rk tiiP!I. Jn11rn. e Pllilallelphill 11red. JIJiml., l u~lio 1905 - (136) Smo. ,1/eilìcl&lt , 1903, 9, paf.(. I O:i. - { 1~7) Ga:.. cles 1/ùpilruu;, 1905, ~. PttJ!. 3!:.~ - (1381 A•·rh.. (. /,ar!ltlgol, e re.. 1903. X l\' , 3. f'I\G. :.os.- 1139) tYttr l'ork me.J. Jo11r>wl, 3~ ~PJlt. 1 8~9 - (1101 th'llls. nri"L 1\'q r/tms .. 1903, 8. p:ofl. H4. - (1\ll Citato In "· E1r.H N. l. r.- (14:!1 Pnne mr<Luale, 1911:;. H . - (HJI ,1/..,cl<. me:tiz. IVocflens ., 1905. t r., pag. 705. - (111 ) LyM mr tlrcnL, t 3 noitt 19115. - I H 5) f're••t mediw t e, 19116. 33, 11nJ:?;. 1!67,- (1461 t;a:::;. delle· Ctin . e tler~lt o,,.,rl., 19 5. 109. p:•K· tH3. -(1 17) tl >lli, dr"' mal. Ile l '.,nille, etc., t 906 , 6. pa:;. 643.(148) Preur mi li w le, 1906, ':!!, (13g. !tò9.

n. -

S""

r.

r.


l

RIVISTA Dl GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVlS'rA MEDICA Qualche appunto intorno al valore pratloo del •egno dl llllankopft'. - (Rio crit. di eli n.. med., t!l05, n. 4~3).

BASTOGI. -

Fra gli stimoli capllci rli agire in via riflessa sul cuore e su i va;.,i, e da tempo consiù ersto lo stimolo dolor·itìco, tanto 1r1 iudividui normali, rtua11to e più in malati di for·me nervose (iste1·ia., nevrosi lraumaliclte, ecc.) co11 zone iper esteriche, ecc. Il fenomeno ri{le!'<SO sul si;.,t,~ma vasnmotorio (sPgno di M ilnkopff) si estrinseca, secondo diversi autori, con aumento di frt>.-,uenza di bollili, secondo altri con •·allentamento: si avrebbe cioè in qualunque caso, col comune r•ilie,·o alla .radJale, unn alleraz.ioue rtuantilattva dello pu lsaz.ioni più o meno accen tuata. Ciò è negato da alcuni, ma secondo il Bni'J'i dipenderebbe dalla percezione tattile necessariamente insulliciente dell'osservator e. L'autore ha tentato di metlere in rili P- vo il fenomeno in più di un caso, e si è convinto che la pura percozione cJig•tale è tro ppo f!rossolana e fallace. In generale però non ha potuto nottn·e mod1licazioni numer·iche delle pulsazioni, .o, se constatate, gli fu sempr·e impossibile convincersi ddla genuinità dt:l fenomeno, per un insieme d1 fatti estran ei a l fenomeno stesso, che potevano far variare la frequenza del polso. Arlunque per quanto l'iguarda le mod•ficnzioni <TUaHtitaLive delle pu lsazioni, l'autor e non può allribuire al segno d i ManktJpff l'impor tanza elle a tulla p1•ima sembrò m er ita1·e, e tanto menn quando su d i .esso dovc;;se basarsi il giudiz•o in mertto a )Jila sospetta ta simulazione. L e al te1·azioui del polso po;;sono essere per·ò anche qualilative, donde la ne.cessità di ri correre Al la rr.gi><traz•one sfìgrnograflca. L'autor e ha preso lo sfigmo· gr amma. di vari ca::;i ed ha r ilevato che in tutte le grafit:he manca una vera .e caratteristicu modificazione di:!lla lìgur a delle singole onde, òopo razi one dello stimolo dolorrfìco. Ciò che mvece si ril e,·a in tutti i lracr·rati è una dev iazione più o meno aC'centunta nell'and~;~mento complessivo della fìgut•a sflgmog-rafica, deviazione r appl'esen tata da uuA curvn a concavità infel'iore, ascendl'nte appena provocato il dolore. e gradat»meule dtscendente in se~tuilo . Le spiel!azione di rpr l'lslo fullo può ri cer ca1·si nelle contrAzioni, ancltr~ involontflrie, nei m ovimenti tal volla n p pena a pprt>zza bili rh e l'i nd 1viùuo compi e quando si provoca comun•1ue un dolore e non rsi può essere autorizzali a riferire senz'allr·o l a deviazione gr·~;~fìca ad una pura azione r itltJssa ddlo stimolo dolorifico sul cuore e sui vasi. Che esista una particolare etlì ludine del cuore e dei vasi a risenti re in· via rifl essa gli effelli degli stimoli più svariati, e quindi aur.he del dolorifi co, é ammesso; ma da ciò al pretendere di poter r·ilevare in pratica coi mezzi di cui di\;poniamo (Lallo, sligmografìa, ecc.) il fenomeno, ci cor·re ancor troppo, per un insieme di fattori che possono oscurare o snaturare il fenomeno. come


822

RIVISTA MEDICA

eccitabilita individuale, azione sc.ambievole di stimoli riflessi sul vago (inibitori}, e su filetti simpatici (accelerator~), i quali possono equipar arsi o prevaler e l'unosull'alti'O, tec. Cosicché al seg no di Manko pff fanno difetto i caratteri più importanti riclhiesti io qualsiasi rilievo clinico: la frequenza, se non la costa11za del sintomo, l a s icurezza cl1e esso si a l'espr essione genuina dei soli fen<'m eni dai quali si vuole dipenda, l'esattezza e la c hiarezza con cui deve prodursi per essere affer mato. Quindi questo segno manca dei requisiti capitali per' as::;um ...re in semiologia il valore, anche relativo, che è lecito pretendere per quella chè si volle battezzare jiag nosi obbielti va della dolorabilita. MARIOTTI-BIANCHt.

A. B. GI <~ NASSO. -

L'urobiUnurl& ooueoutlv& &11& n&rooal oloroformlo&.

(Riforma medica, 1906, 1-1 tnllggio).

L 'A. ha voluto stabilii·e, con opportun e ri cer che, con quale frequenza l'UI'Obilina si presenti nelle urine, in segui to alla clorona r co!'! i, frequenza sulla quale assai diver gen ti fin'ora ·erano l par eri dei vari osservatori. Egli ha sperimentato sopra 25 fanciulli, in g r an par te al di solto dei 10 anni, ch e, per svar·iate affezi oni cbirurf!iche, si rloveller o opera r e sotto la na1•cosi clor oformi ca, la quale vari6. per durata, da u n minim o di 10 ad un massimo di 45 minuti . L ' A. analizzave le urine dei piccoli in fermi tanto pri1ua che dopo la clor oformizzazione. A 15 o 20 cc. d'ui'i na af!giu ngeva 3 o 4 goc.ce di acido nitrc•so-niti'ico e 3 o 4 cc. d i clor oformio : decan tava l'urina, discing l ievt~ il clor oformio in alcool assoluto, alcal inizzava con un po' d'ammoniaca, tìllrava e poi faceva cader e qualche goccia di soluzi one alcoolic!l ~Aturs di cloruro di zinco sul ftJt,·ato: nel caso di urobi li nu i·ìa t]uesL' ultimo pr onde, com'è noto, una flu o,·escenza ver de, più o meno accentuuta, a seconda della ma!!gio1·e o minore quantila di urobi lina pre&f'nle. Con t Al e pr ocPdimento il dollor Glflllasso l'ha rinvenuta co~tant0men l e IIPIl' ur illa d t'i clorona r co tiz7.ati: 11nzi es;:;a vi si trova in fJUaulilà tanto Jn1:1 ;..'~Io re f[UIIIILO più a lun~o ha durato lA sommini~trazione delranestt>Lico. I l pi.! !mento in pllrola pr ov1ene nelle u1·ine dal di;:;»ol vimento tit•llo emazie ope•·nto dal c10l'ofm·mio, an zi, in genere, J'urohilinurio è contempo ranea all'elilninazinne del cl oi·oformio allr ave,·so i I'en i . L'urobi linuria dui'a più o meno a ~ungo, non ol tre per6 le 18 OJ'e dalla narcosi e segue una cu1·va a::;sai r egola1'e, poiché aumenla in pr incipio gradua lmente e gi·a.Jualrnente in ::;ogu1to dim inuisce, tino olia sua totale scomparsa . PASSERA.

Cnr& dell& tuberoolo•l con le oorreutl d'&lt& freque nza & d'alta tensione, b&• at& s ullo studio del ohlml•mo re•plratorlo. - (A rclll.oes de Médecine e..epdr im .1 febbraio 1!J06) .

H. Tm EL LI::. -

Dalle nu mer o;:;c esperienze pr alieate claii'Aulot•e. ri sulterebbe possede r le correnti d'alla fr ..quenzA un'aziona evidcn~e <:ul chi lllismo r esp 1r atorio, aumen tando 11-1 canocitù re:>piraloria , diminuendo lA v e n tilnzìnne, prod ucendo più d 'acidCI car bllnico e consumando mag~io r quan tità d'ossigeno, d<HHie el evazione d.cl coelfìc i ~>nte d'ossidozinne cri abbassamento di (juelio d'as!'<Mbimento. Sotto tale azione mig liorer ebbe l o stato d ei tubercolosi di lutli ~l i stadii, diminuendo l'efipt>ltorazione e scomparendo i baci lli. Essendo poi essa durevole~


823

RIVISTA MEDICA

aumenterebbe l'appetito migliorando digestione e sonno, quest'ultimo essendo meno disturbato dalla tras pirazione. Un miglioramento passeggero si riscontrerebbe anche negli incurabili, tubercçlosi febb1•icitanti o çavitarii. T al cur a procur1.t l oro un immen!"o sollievo diminuendo in essi la tosse. l'espettorazione, l'oppr essione, i sudori, la d ~>bo­ lezza che appaiono l>Oltanto mol to tardiva mente all'ultimo periodo della malattia. Su tavole allegate al t esto si possono seguire le variazi oni di temperatura, polso, peso, di coelìcienti urinarii e della form ula emoleucocitaria osservate nei malati sottoposti a tal cura. Così scorgesi come il lasso globu lare si elevi spesso dA 4,200,000 emazie a 7,000,000, mentre anmen laoo in proporzione i linfotici, g iovani cel lule di riparazione. G. BERN ucc1. FANTINO

-

- Contributo &Ilo atudlo del o&looll delle vle biliari ed url.aarle.

(Il Mo rgayni, aprile 1905).

L'autor e ricercò i calcoli biliari ed urinari mediante i ra 5gi Roentgen, venendo alle seguenti conclusio11i: 1° Coi raggi X i calcoli vesci cal i si r endono sPrnp1·e manife!>IÌ qualunque s ia la sostanza cii cui essi sono com po;:;ti ; 2° L'intensità dell'ombra var·ia con la natura de l calc0l0; cosi pr e:'>enlasi questa m o l to osr:ura l!·allandosi di calco li eli os8a lalo di calce, m entr e lo è meno quella data da fosfati ter rosi, e più tra spar enti di tutti sono i calcoli formati di urati e di fosrato ammonico-ma ~nes ia co; 3° Rilevasi fu cilmenle la presf'nza di un ca lcolo renal~ se compo--to d'ossalalo di ca lce, m ent r e pitr diflieilrnente si avvertono i calcoli composli di fosfati o di acido urico. N l!l l'elle de,. lrn, cau sa la vidnanza e In sov rapposizione del fegRln, r tlevar~si i <'alcol i più diflìrtlmenle che nel sinistr·o; 'fo Diffi ei lis~ im o inv ·~ce riPsce lo scoprir·e, con i rn!!;.ri H oent!=!Cn, i calcoli b iliari del fegRlo, dei canali ci«tico e co!.·doco, e deliA ve;:;cic he~ta bil iat•e ~e r elralta; invece quando CJli 6SJ a é d!Slf'S8, SOI'flll>">"Uild O il hor·do dt l J"ega ln, la ri cerca dei calcoli annidali nel suo fnnd o, r ie;:;ce me110 diiTicile. I n tutti i casi il poter o meno verlet·e un calcolo dè ll•l vi e bi liari, diprnde sopt·alutto dulia com posizion e del calcolo stesso che pr esenlflsi variabtlissi ma. Parim enti 111 durata dt>lla po~a variet•à a seconda dr lla natUt·a del c-al rol o. Numer ose fi gure illustr nno all'evidenza. quanto l'autore ebbe ad esporre.

G. B F.RNUCCI. D. ROM ANI.- Le enterorragie oooulte nella febbre tlfolde. - La Riforma medica, febbraio 190h). L 'autore avendo ri cercata la presenza dPI s11n~ue nelle deiezioni di cinquanta tifosi mediante la resina d i g uajaco e cun l'al oina, giunse alle seguenti conclusioni: t o T utte le enlerorr agie che man ifestansi durante i l decor so dell'in!fezione ebertiana sono precedute, durante qualche gior·no, dalla com parsa di p iccole tracce d i sangue nelle r.~ci , ri conosci bi li soltanto con specia li metodi di ri cerca. 2° Se dura nt e l'in fezione tifica si manifestano dei sintomi di peritonite, la presenza di sangue nelle feci sar à di g r tlnde aiuto per la d ia gnosi difleren-


RIVISTA MEDICA

ziale fr'a peritonile da per·for a.zione e da pr·opagazione, riscootrandosi sempre ~angue uelle feci nel primo caso, mancando invece nel secondo; zo La somm inisLrazione di un purgante ad un tifoso, sopratutto nel terzo e quurto ~ellenario, può esser' seguita dnlla comparsa di piccole tracce di st~ n g ue nPlle feci prcltrdenti ~passo ad un !l vera emorragia; 4° La r·icerca si~tematica del pi::mento ematico nelle feci dei tifosi, può darci un criterio dello stato di riparazione òell' intestino, mostrandoci la sua comparsa come non sia vi ancora una completa t'iparazione del processo ulcerativo; 5° L a presenza del sangue nelle feci dei tifosi non è sempre in rapporto con la gravita della malattia; difatti si può riscon~ra re in casi leggerissimi , m entre talvolta casi gravissimi evolvono senza eire mai appaia l'ematina nelle feci. G. B.,RNucci. Pr'of. C. TERNI. - Studio aulla peste. - (R(forma m edica, anno X VII ed Annali d'igiene sperimentale volume XVI (nuova serie), anno 1!106). P ARTE

l. -

Diagnosi elinica, microscopica e batteriologica della peste.

Conclusioni: i ' Il baci llo della peste ha caratteri morfologici proprii b en definiti, che pel'meltono di l'icouoscerlo n ell'esame microscopico dei pro dotti patolo~?ici di ammalati o di morti per infezione pestosa. 2• N on si conoscono linfad.:~nili acute causate da germi che possono confonder·Ri con fJUello della peste bubbonira. 3° T utte le linfaden iti acute con fehbr·e e dolore punto!'io, tumefazione pro~ressiva e rapida òei g-angli, intossicazione generale, senza suppurazione, diagnosticale per linfatili o linfallti perniciose dei paesi caldi, s~mo casi di peste bubbonica o sospetti, per cui è necessario reclamare l'esame baLLeriologico. 46 La diagnosi microscopica e balleriolog1ca della peste è fondala su dali scientifici cosi posi tivi dR non ammettere dubbio sui ri sultati dell'esperimento. 5° Quando furono accel'tati in una località caRi di peste diag-nosticali coll'esame batteriologico. bastano i sintomi clinici, anche senza "l'esame microsco pico, per acce,·tarc la natura della malattia e per· deter·minare i provvedimenti sanita r·i. G• I sintomi clinici fondamentali nei casi iniziali sono: a) la febbre e i l dOIOI'e pun tor io in corf'ispoudenza eli una o più pleiadi ganglional'i linratiche, dove più Lardi (18-24 ore) appari sce la tnmefazrone di uno o più gans.rli liufatici (bub· booe primar1o) b) Tachicar·dia e aumento del polso fino ollre ·120, indtpenden· temente da lla tt'mper· atur'R. c) Il bubbone si presenta non fluttuante, dur·o, mo· bile solto la cute e sui tessuti profondi, dolente alla palpaziooe e raggiunge al 3°-5° g10rno il vol ume massimo di un uovo di pollo. d) Sintomi d' iulossicl:lzi one general d non corri spondenti alla entila del la ae~ione locale. Col concorso dell'esame microscopico e batteriologico la diagnosi della peste in tutte le sue forme cliniche r i e!'Ce abbastanza fa cile, anche nei casi abortivi se~uit i da rapida gua11·i~i one, purché il materiale ven{{a r accolto nel per iodo acuto della malattia. l bac1ll i pe!'losi scompariscono ra pidamente rruando la guarigione avvien e per ria ssor'bimento del bubbone, arrest'lndosi il processo infiamm Atorio del g"anglio pr·ima che abbia luogo la necr osi del lessulo. In simi l i casi, in cui la febbre code per cr'i si, già al terzo giorno della malattia i baci lli sono rarissimi e quasi sprovvisti di v1rulenza. Quando invece il bubbone


RIVISTA M BDlC A

R25

ha raggiunto 111 fa se necrotica. manifegt11nJosi poi nella convale!':cenza il ram· m ollimento e l'apertu ra spo11t.ant>a, si [possono ri scontrat•e 1 b acil !i p e~ tosi nel

pas e nella capsula del ftlcolaio di suppuraziooe per oltt•e un mc~e dopo cessato il periodo acuto della malattia. Sono questi i cAsi più peri colosi pPr il conta ~io e la ditl"usio ue dei germi , poicilè spt>s~o le l t:!Sioui ven~ono cl inicamente confuse con supput•azioni comuni: e. m entre l' ammal11to può r 1l è11t>r si in via di guarigione, alcune volle il proceRso in fètlivo contmuu in m odo 1nsi Jwsn attingendo leotameute nuovi focol 11 ri lmfalici, fino a raggiun ger e le cavità sierose, n el quale caso ha luogo una violenta r iacutizzazione del m<-de e la morte pe r setticemia; in altri cas1 segue inve..:e una ca eh ~>s-; ia pe1· inlos~icazion e . ! sintomi clincci sui qua li deve specialmente co11tare il m edico prl!tico nella di agnosi in simili casi si r iferiscono, ollrechè ai dali dell'dnamnesi, alla qualità del pu~ sanioso, non mai bonu m et laurlabile, secondo l'eRpr essione degli untichi

e sulla frequenza del pol:::o. Finchè e:; isle un focolaio di suppurazione e d'in· tossicazione causato dal bacil lo pt-~s tnso, si notano cost.antt>m enle disturbi nel s istema circolatorio: polso picco lissimo e frequente (oltre '120), anche quanùo 1a L~mperalura é pressoché normale, e consecutivo dilatazione rl el cuo1·e destro. N ei casi (()uasi sempt·e m ollo benig ni) in cui il baci llo pe~toso trovasi associalo co~li s tafilococch i piogeni, •a :SUppurazione del bubbone avviene ra pi · damenle durante i l periodo acuto della malattia, e ultt'(~t tanto rapi da è la sc-om· parsa dei bacilli specifici, che ordinal"iamenle fino da ll' inizio si trovano sempre in numero esig uo; dopo due o tr·e giorni dall'apertura dell'ascdsso, la ricerca d el bacillo pestoso di ve n la im possibile anche raccogliendo il materiale dalle pareti della cavità suppurante. P ARTE Il C!'ra ra~io nale della peste. - Sierolerapia o intervenlO clti,.urgico immediato ~

Conclusioni: Jo Nell'ospedale dei peslosi di Rio .Janeiro la mortal ità fra ~li ammalati trattati col solo sier o anlipestoso, si manterme fra 25-50 pt-r cento secondo i casi (pe.~tis minor) e la qual ità dei sieri inoculati. Bisognu però con.siderar e che nella statistica o favore della sierotc ra pia sono comp 1·esi tutti i ca::;i più lievi che ordinariamente guari8cooo senza cura. Ciò che rend e anche molto incerto l'apprezzamento dell'effetto curativo dei siel"i specitìci è la estrema variabilità delle dosi in casi idanlici per forma e dPcorso _ cl imco . l sieri fìno r11 usati si dimostrano in og ni m odo assolutamente m etlìcaci nelle forrne s~>Llice­ mi che (infezione per via g-astro-intestinale) e nelle pneumoniti pestose, dove appunto sarebbe più necessario ùi potei' amministr•ar e un medicamento capace di r ender innocuo il vir us specifico uell'organi smo dell'ammal~;~to. 2° L a inefficacia cur ativa dei sieri anlipcstosi, ora in uso, dipende dalla deflcien za del potere ant1bacterico e dalla mancanza pr essoché assol uta di sos1aoze antitossiche, inquaulochè gli animali uti lizr.ati per preparnzione non sono suscettibi li di assimilare e distruggere i veleni del bac. pestoso e di ac'!umulare nel proprio sangue sostanze ant1bacteri che e aut.1tossiche in quantità sufficienti per 4a cura dell'uomo. A questo r iguat·do i m ir1liori r isu ltati per la sierolerapia della peste si

possono ottenere immuni.uando m uli, asini o bovini, con inoculazioni {/T'a· duali di prodotti patologici di animali pestosi in luogo delle colt1tre ar /tflciali. 3° Coi sieri al'liticiali di Ha yem e d i Fodor s1 ottenner o pure r isu ltati fa vor evoli; ma l'inconveniente d1 dover moculare grandi quanti la di l irJuido per via endovenosa fece limitar~ a poclr i casi l'appltcazione d1 Si mile m etodo cura tivo.


826

Rn'ISTA MEDIOA

4° Colle inoculazioni endovanos:e di subhmato corrosivo, proposte dal B Accelli. la morta' ita osci llò quasi negl i stessi limiti dei sieri specifici migliori fr& 30-40 per cento e questo m etodo curati vo è da raccomandarsi sopra ogni a!tro quando non si possono avere a disposizione sieri di buona preparazione, e quando non sia possibil e praticare l a cura chirurgica in tempo utile. Il subiimalo cot'rosivo a:tisce come un pot en le stimolo dèlla fagocitosi (Gaglio), e offre il vantaf.(gio di poter essere facilmente alla portata di ogni medico, anche in r egion i dove non :;i può sempr e sperare di ~vere a disposizione altr·i m edicamen ti di diffici le conservazi one come i sieri, tanto più che il siero antipestoso per·de la sua già debole efficacia nel periodo di pochi giorni. B poi noto che il m er curio !';i fis<>a nei l infocili dei gangli linf<Jl ici e nel plasma, costituendo cosi una condi zione sfavor evole allo sviluppo dei bacilli pestosi. appunto nei l e!!suti di predilezione di questo ger·me i nfettante. P t!r' questa rag ione l'a. prefer isce l'uso del subl imato a quell (l dell'acido fenico r accomandato dal D. Seymour,. special mente nei casi, in cui po!>siamo già dimostrare la pr esenza d.;i bacilli nel sa ng-ue. ;,o N ei casi più jZrllvi (peslis maior), nei !]un ii non è possibile attende re rlalla siet·oterapìa o da altre cure l ocali un successo, rome un ica risor sa ra zionale di cura si presenta l'atto oper ativo col la esti r pazione dei bubbon i. Trattando rldla cura chi rurgica l'a. ha con»ider ato in pr ima li nea la estirpazione del bubb1me in luog0 dellt> altre cure locali . poìehè ltt pratica acquistata lo per sua<ie ad avere mnl!g inrl" fìduci a in flu esta operazioue t•adicale. La semplice i ncisione del buhbor1e collo Huolam PIIlo dt>l pus e del materiale necrOSilLO é benefico, ma non hll eff<'Llo co~·r r apido e dur evole nell'arrestar e la marcia d0ll'inff•z•one, poiché r imangono sempre in luogo i r·esidur del tessuto ìnfì llr<llì di Lacìlli e si r·ende meno fatile e pii1 lenta l'a1.ione dir d la della mediCA7.1one locale . I ns1eme con l e compresse imbevute dì soluzioni disinfettanti tiepide (subiimalo eù acid0 fenico), f{ molto i11dicata como rur·a lnral e rer limil;H'e la dilfuSÌ•Hte del pr oc,..s;:;o du r ante la formazione dei hubboni l'r nit!Z ìone di soluzioni dl><infellt~nli (sublimalo corro"i vo 1 fl· 1000, Actdo ft"r tiro e ~ler·ivnti t-2 p. 100) Intor no e Ùt'Jltt·o la mAssa del buhbo ;Jt~. !"JH•cialmente quando dall'edema Clrco~;:lante o dulia J)t> rìAdenite adesiva !"i può ~ ubilo "oRpellu r e un pr ocesso infettivo com h i n al o de l ba c. pe~;:toso insieme con altri hActel'i (~tr·ep loc:oco, di plococo). Sar11 utile di I'ICI•r'l'er·e a qu~sti mezzi quando non sia possibile, o si debba troppo at t(• n d P re l 'opera zi(me radicale. T11tte le allre rure locnl i devono essf>r·e ron~;:iJerale più dannose che utili , pPrchè non J)MSnno eser citare alcun'azione sui bacillr locFtlizzati nel te!'sulo dd ganglto li nfulico , e ft~nno invece pnr der e un tem po pr eziosissimo in lt<ogo di a pplicAre la cura più r azionale e di el'<ito sicur•o. È Ull er·rore imper·donabile aspettare la suppu r azione del bubbone, pr•ima di ri corr·cre all'in tenento ch int r gico, poichè l'ammaiHlo socrombe o per il ra pido pro!!t'é!-'SO dellH inft•zione, o 1wr t>ffetto dci pr odotti tossici, che non possono es-

sere nPutraliz:zati dall'azione curatioa del .~ieru. N on l'< i deve tener·e i n consirlPrazione ne) la costi tuzione dell' individuo, nè fMe tr oppo as;:;egnamento sul la r es1!"l enza individuale del l'am malalo : finché r imane il bubbone, le condi zioni dP IIa cur a risultano sempte pi ù dillìcili e per icolo1'e e •1unsi l'empr e s'impone la necessita di p1·nticar·e più lardi l'operazì<me in cond1zion i mollo piu gro vi sia per debil itazione dell'am malato, sia perché-


RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

827

il tumore molto sviluppato distr·ugge le relazioni anatomiche della regione, sia per causa delle complicanze come flebiti , linfangioi ti, infiltr azioni i cor ose lungo le guaine muscolari, con pericolo di ve,.samento nelle cavità. Quando non è possibile di pr ovvedere nel domicilio stesso dell'ammalato alla cura chirurgica, si devono almeno praticare in luogo le i noculazioni endovenose di siero specifico (:20-40 cm. cubi) o di sublimato (1-2 centigrammi della soluzione Baccelli), e nello stesso tempo occor·r·e trasportare colla maggiore sollecitudine l'ammulato nell'ospeclale, dove sarà applicato il trattamen to conveniente. L'nssi.,lenza degli appesta a esige perciò conoscen:;a e p ratica spe-

ciale della malattia nei medici incaricali delle C'isile ed ispezioni a domictlio e l'abilità per le inocula..ioni endovenose e ipoderm iche di siero. Nell'ospedale· poi è indispen sabile la presenza di un abile chirurgo e eli cl~i sappia felicemente coadittoarlo. Coi sistemi ora esposti dedotti da r ig:or·ose espel'ienze di laboratorio accompagnate da una lunga pratica clinica d ella pe!!' te ful'ono curali gli ammaluti dell'ospedale Marittìmo F ederale di Rio de .Janeiro, e i risultati conseguiti io confronto con quelli di altre località confermano pi ent~mente le considerazioni esposte nel presente studio. L'a. afferma che quando la peste é trattata coi met odi sopra indicati , la morto li la si riduce nelle condizioni e nei limiti delle altre malattie infettive e contagiose gcner·almuote consrdet·ate assai m~n o gravi negl i effetti. · E a tale proposito r'ileva ancora non esser e acce ttabile l'opinione di Scheube, il quale ritiene, in casi di epidellli a di peste, difficilmente apJJlicabile il metodo di cura chir·urgica, fot•f:e a C!lgione delr affollamento deg-li amll)alati, m entre l'esercizio della chir'u r·gia. specialmen te i n casi di guerra, ha dimostralo di poter sopperire alle più gravi contin~enz('>, quali non si veri fh-ano moi nelle più esiziali epidemie di pest~ . I o tutti gli ospedal i di Bombny pn r·agona ndo il mnvim.. nto giol'nali ero degli ammalaLi, così minuzi osomen le redatto n c" ll ~ slalische della Commissior. e Inglese, è faci le ril evar e che un cor po <.li chirur'ghi in soslilttzione o in aiuto dei m cdic t potr·ebbe a tem po e oppol'tunamente pt'o vveJere alle esigenze del servizio an che nell'acme del periodo epidem ico.

c. SFORZ~.

F. Rra~KOF. - Le malattie palohlohe In rapporto agU avvenimenti poltttol ruaal. - (R ecensione della Prt!.~se :vlec:icale da l Rous/ii Vratch del gennaio 1906). Tutti gli avvenimenti rh e fortem ente appassionano l'umanita, ebbero sempre gr ande rip er cussione nei mani comi. Sor1 noti gli strascichi di alienati lasci&ti sopratutto da rivol uzion i e guerr·e civili . I n proposito sono classici ~Ii i esempi di numerosissirni pazzi durante la gr·ande r ivoluzione t't·ancese ed ultimamente durante il br eve periodo della Comune di Parigi del 1871, nella quale capi e-


828

RIVISTA DI NEVROPATOLOGU

gr·e~art 111

g ran num ero terminarono In manicomi. Parimenti le ~randi scoperte, quali l'eleltt·icita, il telegrafo , il telefono ed i ra ~gi Roentgen impresset·o a tal une alienazioni m entali un carattere particolare. L'attuale rivoluzione russa ebbe ugualmente a ripercuotersi sullo stato mentale di molli, pt•oduceudo delle alienazioni di cui l'autore ricercò i caratteri comuni. Pertanto, durante una lunga pratica di o ltre dodici anni, mai egli ebbe ad O!;ser vare un si g ran numer o di for me deliranti primitive acute. Anche le malattie mentali che non appartengono alle forme deliranti primitive acute, quali la vesania maniAca, la melaucolica, ecc., ne subiscono attualmente l'impronta. Ciò natur·almente spiega!li con le eccezionali circostanze che oggidi attraversa il popolo russo, in preda ad emozioni incessa nti, a violenze ed a persecuzioni, cong iunte ad una chiara percezione della necessità di lottare. I casi osservati ùall'anlore ollr·e che esser numerosi, si distinguono per la loro grande rassomiglianza e per spicca ta correlazione fra l'avvenimento (massacri, fucilale, ecc l e l'alienazione mentale, a tal punto che si sar·e bbe quasi tenlali di veder vi un ra pporto di causa ad efl'ello, non presentando, nel maggior numero di osservazion i. g li infermi, alcun segno di alcoolisrno né veruna ta ra ot·ganica visibile e spesso nessuna predispo ~izi on e aprezzabiltJ, Cosi riscontras; , con la mas~ ima ft·equenza, la pal'anoia unita a mania di persecuzione . Ad esempio uno studente tosto dopo esser sfuggito ad un massacro, ad onta del la coscienza perfettamente integra, è tor·menlato da idee di persecuzione e da alluci11azioni identiche alle cose viste ed intese. Parime nti un fat·macis ta é persPguitalo dA allucinazio ni analoghe e non vede che car·r i pieni di cadaveri nelle strade, ed un ne~oziante, dopo un massacr•o, si crede continuamente spia to dalla polizia e cer·ca di uccide r·si, pr eferendo morire rapidamen te pi ultos~o d'e!'~er martirizzalo. I n tutle le osservazioni spicca sopr a lutto la ra pidita dell'inizio e dello sviluppo della malattia e le idee sempre impr·ontate allo spavento ed ell'allesa di qualche cosa di Lerl'ibile, e l'alienazio11e sviluppalasi in s0~getti immuni dai precedenti personali od ancestrali, di maniera che sembra che g:i attuali avvenimenti per loro stessi sieno tali da distr·uggere talvolta l't>fJUilibt•io m entale cii un uomo sano tino al presente. G. BEilNUCCr .

Note olJnlohe anll'ezlologla. e sul deoorao dell'ataaala looomotrloe. - (Gauetta de:Jli ospedali, ottobre 1!)05).

G. FHATINI. -

Dall'esame di diciotto casi eli tabe l'autore pur esso rileva l'incostanza del sin tomo di Argyli-Robertson, che non è affatto palognomonico di tale infer mita, m entre, in taluni casi, presenlasi poco accentualo ed in altri è limitato ad una lentezza della reazione luminosa o ad una sem plice ineguaglianza delle pupille. Costantemente invec.e v ie ne osservato in tulli i casi di tabe aventi origine sifllrtica ciò cha dimos trerebbe indubbiamente un'azione e lettiva e precoce della tosl".ina sifìlitic.a sul neurone ciliare. Se la tabe insorge in modo acuto si ha da prima paraplegia acuta, che, scompar endo in seguito, dà luogo all'atassia semplice; in tal uni casi l'atassia, pur presentandosi in maniera acuta, non é preceduta da paraplegia. N d prirni stadi della tabe osservansi f1·equeutemente sintomi d'irr itazione <!el s istt! ma nervoso spinald afferente (fenomeni ùi s tricnismo). Aggiungasi


RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

s:w

l'iper alge.sia sopralutlo planlare, l'esagerazione dei r 1flessi tenrlinei, gli spasm i cl onici del piede, g li accessi te1ian i for mi ed epilettifor mi consecutivi all'eccitazione r ipetuta delle zone iperestesiche. Tali siot0mi non sono da conrooder~i con gli spa~mi dovuti alle l esioni delle vie motr ici cenll'ali, che al lora si ass0ciano a par esi o par alisi ed al sintomo di Babinski, dovulo all"l:lbolizione dcll"azione mibiLri ce che la scor za esercita sui l"iflessi midolluri. D'altronde, gli spa~mi spes~o complicansi con contra ttur e alli ve, r appl·eseotando nella sfera motrice e scnsitiva un'equivalente dei dolol"i folgor·anti. Conclud~ndo, l'auto•·e ritiene che i dolori folgo•·nnti, il segno di. Al'j:ryiiRoberlson ed i disturbi do:.rl i sfinleri assieme r aggruppat i, rappresentino i sintomi che hanno map-gior valon: per emettere una diagnosi eli labe, mentre un certo valor e ùiag11oslico avl"anno gli accessi pa•·estesici lungo lal uni nervi, ad esempio, il cubital e, e l' i nsuccesso delle cure di r otte a comballere tali pareslesie. G. B1::rtNUCCI.

Un caso di eohlno ooooo mul tip lo del oervello . - (Rivista di Patologia Neroo.~a e .'vlentale, vol. X l , fase. 2°).

S ANDR ' . -

Uo uomo di :J8 anni, st>nza precedenti mor bosi, dopo un peri odo proetromico ùi ma les!';ere e \'et• li ~ i n i, ebbe un attacco a pOJ1Ie lld"o i'me, 1n segui lo al quale r imase es lremamt> nle debol e, spesso i n p1'r~d 9 a sonno patolol!ico, alt ernantesi a per iodi di depressione sluporosa . Aveva inoltre d1sori rmtamento psicbico, indebolimento dell'attenzione e della memor ia, perdita delle urine e delle feci, ·~efalea, atassia sttllica. Questo slAlo di cose aggl'avandosi sempr e più, menò l'individuo a morte dopo pof'hi mesi. A ll'autopsia si tJ"0VHI"OnO numel'o~e ci~li da ~chiuococco alla supcl'fìcie del cer vello. non inte1·essanli In so-;lauza cor ticall:l e deter minan ti un processo reatti v o appena i nizial e da parte della maninge. I n visla di queste note an o~om iche l'autore si domanda a quale causa era dovuta la sintoruatologia pr esentata dall' infet•mo, da l momento che non vi er ano l esioni cerebrali né m eu ingoe d<>!.!ne di nota. Egli fa dipendere i fe~>omeni mo1•bosi da due falli essenzialmente, dalraumen to della pt•essione i nlracranica pr odotta dAl liquido secr egal o dalle cisli, e dall'intossicazione per materi nli JH"Ovenienli dn;!li sca111bi II ULt·itivi del pat•assita, e da speciali srct·ezioni g l anùolari specifkile d i esso, come parecchi autori hanno dimostrato la n lo pt>r l 'ecllinococco C"ome per allri venn i. È possi bile fare la diagnosi in vita dell'echiuocof'CO dc.' l cervello 1 Secondo l'autore v i sono due notfl su cui si pur\ con grande pr obubi li lò, ~e non con certezza appogaiare una diaj:!nosi di infezione parassilaria cer ebral e. La pr ima è data dalla fugacit* dei pr11ni sintomi e dai lor o cor~:~Ueri di remi ll~n7.a e talora di inlei·mittenzA. L a seconda é duta dalla eosinofi lia spiccata che si ri · scontra in g ran parte di que:~te infezioni. Questi c t·iteri sono avval orali trwl lissimo dalla p1·esenza del par'as,<ila in altri or·gani più accessibili , come il ci sticer co dell'occltio o sottocu:tanco, e l'echinococco del fegato. La ù1agnosi falla in tempo r ende possibi le, qualche volla, un trattamento efficace, il quale può esser e ch iru~gico o medico, essendo stato trovato utile. talvolta il iodur o potassico e l 'estrallo eter eo di fel ce maschio. A. MELE.


"830

RIVISTA DI CRtRURGH GENERALE

PicQuf:. -

Varioocele ed OBie.talont. - (Pr ogr és médical, 15 aprile).

Mettendo a prorìllo la sua pratic~;~ psichia~rica l'au~re richiama l'attenzione sull0 stato mentale degli ammalati di varicocele, e conclude, dall'esame dettag liato di parecchie osservazioni, che bisogna distinguer bene la semplice ipocontl ria che accompagna un'affezione CIJirurll:iCa reale, dalla vera vesania tanto più apprezzabi le quanto più gli inrermi portano lesioni dubbie. È evidente che la condotta del chirurgo è diver sa nei vari casi. Fino lld or a i chi rurghi si sono divisi in due campi r ispetto al varicocele: quelli che operano in tutli i Cllsi, e quell i che r•ifiutano sistematicamente d'interv~nire. Il P icqué distingue tre varietà di varicoceli: La pr ima caratterizzala da allungaml'nto del corclone. con ectasie venos e, scroto disteso, ecc. ritt·ae sempre vantaggio dall"alto operativo, il quale n on dà mai r eliquati. La seconda varietà comprende i varicoceli con lesioni poco marcate che si accompagnano con d1sturbi psichici che possono presentare tutte le gr·aclazioni fra una menlalila semplicemente impressionabile e la vesania vera : si ha ipocondria, abbattimento ed anche idee suicide. Quan:io non si ha se non una semplice ipocondr·ia, l'intervento esercita un'azione favorev,olissim&, quando invece si banno s intom i d'impotenza precoce, di spermalor·rea., bisogna rifiutarsi d'inter venire; ques ti ammalali sono deslinalr alla persecuzione. La terzo variPtà è dala da quelli che l'A. chiama varicoceli psichici, nei quali il paziente si lamenta di nevralgie testicolari, senza che si riscontr ino le~ioni apparenti del cordone. In 11uesti casi l'iutervenlo non può dar e alcu n risultato favorevole, e l'infer mo, ritenendo che l'opl'razione sia stata praticata mal e, ollre che un per seguit a to diventerà un persecutore del chirur·go. Inoltre l'operazione inutile può diven tar•e il punto di pa rl~>nza dì disturbi vesanici. L'A., allorché si deve proceder!\ all'esame psichico di ammalali di questa specie, consiglia di fa r fare ad essi stessi una r elazione scritta delle loro sofferenze, e se da essa risulta l'esistenza di sintomi vesanici, l'operazione deve esser im pedila qualunque sia il g rado del varicocele. GruxoNl.

RIVISTA DJ CHI R.URGIA GENERALE CAR:-IOT. -

Degll aaoual aotto-dl&trammaUol. - (Semaine médicale, n. 8,

190G).

L'osservazione di due c.asi di a scesso sotto-diaframmatico off:-e l'occasione .all'Autore di esporne la palol0gia in una interessante lezione di clinica . GE ascessi primitivi sono rari, e for se la loro causa, r imasta sconosciuta, é stata la tubercolosi, talvolta localizzata in quel punto da un trauma. Anche rari sono gli a scessi secondari che si verificano nel corso di una infe· zione generale, come la pioemia, o quelli che hanno la lor o origine dalla pleura, <!alla milza, dal rene, dal pancreas.


RIVISTA Dl CH IRURGIA GENERALE

831

La maggior parte degli ascessi sotto-diaframmalici ha la sua origiue·dal fe:galo o dagli oqtani digerenti. Quelli d'origine epatica o sono dr.He suppurazioni dell'interno del fef{alo che dopo un certo tempo si aprono una via nel cavo peritoneale, restandovi rinchiusi come in una sacca formata dalla pe1·itonite adesiva t:u•costanle; o sono delle cisti idatidee dello stesso organo, che si rompono all'esterno di es!'<O entro la si er osa ; o sono delle raccolte purolenLi provenienti dalla suppurazione della vesci·chella biliare consecutiva ad infe~ion e tifosa o più facilm ente a colelitiasi. Gli ascessi sotto-diaframmalici che hanno ori~ine dal tubo digerente sono i piu comuni. Essi possono provenire dallo stomaco affetto ùa cancro o da ulcet·a dal duodeno parimenti ulcel'ato, o J~•ll'appendice. Il contenuto di questi a scessi talvolta ò costituilo da solo pus, tal volla al pus si trovano misti dei gas. La raccolta purolenla si trova p iù spesso nella lop-g-ia freno-epatica destra, a diritta cioè del l ega mento so3pensorio del fegato. Più raramente essa sla nella l oggia media, e può trovarsi an1·he in quella ~inist•·a quando proviene dalla grande curvatura dello stomaco o della milza. Per effetto di questi accumuli di pus, il fo•gAlo è r espinto indiett•o, il colon in basso, il cuor e ed il polmone sono spostati in alto. Si trovano inoltre negli organi vicini all'~o~scessu aderenze per1toneali o pleurali, dive1·ticoli di trazione verso il duodeno o il colon, epatizzazione pulmonare o gangrene che preparano ·l'evacuazione del pus nei ditfe1'enti orgam adiacenti. L e vie più comuni per il vuota.menlo spontaneo del pus sono quelle ae.ree per vomica e quelle intestinali: si possono a vere anche ape1·ture non provocate pet' via della pelle, a li vello dell'ombelico e dep-li spazi 1ntercostali. L a sintomalologia é di vet·sa a seconda della origine epatica, gastrica o Appendicolare; a seconda ch e il contenuto è solamente liquido od '.lnche g assoso; ~ special mente a seconda che la ra ccol ta si forma nel cavo tol'acico o in quello addominale. In seguito alla m!ilallia ori ginaria, o nel corso dì essa, si ha l'inizio dell'ascesso, il quale talvolta è brusco, come un colpo di pugnale nell'addome, e ciò specialmente quando trattasi di cancl'o o di ukera ndl'appa•·ecchio di ~e renle, ·che rompe b•·usc:amcnte la par~ le d<:ll'or~ano. Non semp1·e p(H'Ò l'inizio e cosi repentino, e si può ave1·e la formazione dell'ascesso lentamente, dopo che si sono stabili te delle aderenze pet•iton..ali. Vi sono in p1·incipio vomiti alimentari e biliosi, ed elevaziorll di temperatura precedute da b1•ivido e se~uite da sudore. I segni locali degli ascessi sotto-diaframmatici danuo luogo alla sindrome addomi nale o alla sindrome lor·acica, a seconda chè la ra ccolta si l'orma in basso od in alto. Nella prima forma si ha dolOI'e più acuto in una parla dt=>termiroala dull'addome; si hanno pochi di;.turhi •·e;.pi r ator·ì , e si ha la conformazione a volla dell'ipocondr·io. Si percepisce poi la otLus1Là del suono alla pei'Cussione che si conf,mde con quella del feg11.to, sorpassa ndola però in alto ed in basso, quando la raccolta è solamente purolenta; m1:1 se e!'sa é mista a ~as, allora la percus· sione é ottusa in basso e timpsnica in alto, variando l 'ollusilé. ed il timpanismo col variare della posizione dell'infermo. L 'ascollazione fa rilevar e lo spostamento .dei polmoni e del cuore in alto e non lateralmente, come avviene del cuor e per pleurite. Nella sindrome loracica si ha forte dispnea, singhiozzo, dolore in corrispon-denza delle inserzioni del diaframma e lungo il nervo frenico. Il torace e poco mo-


832

· RIVISTA DI CIDRURGIA GENERALE

bi lP, l"Jle<'iAimenle in baì"l"O. e l'a;-col tazione in Psso fa r ilevare i sintomi della pleurite o del pnPumo-to1·ace, a l"econdH che l'ascel"so è purol enlo o gassoso. Nel primo caso ~ i notA un C<Jn tra-;Lo tra la poca intensi tà dei fenomeni re spi rator i ed il conside1·evole volumA della r·a crot tA, e ciò costituisce uno dei principali elem anli di di!'lf!11'l><i di l'ferenziale tra In pleul'ile e l'a"c~"so diaframmatico. Quando queste> c gassoso- prn•nil·••lo si ha 11 tintinnio metallico e ~Zii altri segni acusti ci del pioPn•·umo- torace, ma la r espiraziime appare sub1to normal e al disopra deliA

tn. Per la diag-nosi cliffer..nzialfl trn la pleurite e l 'asce!lsO sollo-rl iaf1·ammalico

rn (~rol

giovftllo, ì>l tr'tl ai cr1teri dAtti , i !'eg ni di F i:1rbringer e quello di PfUhl. Il PI'Ìmo é più impor tante. Quando l'ago di una si1'inga traversa il diafr amma,. s<>trur~ i m•wimer~ti di !)"'SO, e la pArte extt·a- to1·acica dell'ago, che oscilla intoroo all'orifìcio cutaneo , trM.;IIlelte i movimenti come ur1 br·accio di leva ma iu senso inve1•so; l'af!O si AhbMsA nell'allo rlell' ...spir·azione e si innalza n ell'inspirazione. Que!'lo é il !'e~no ' he f. sl~<to attrav ersato il dit~framma, e che si ha quindi a che fA t'e con a sc~~so sotto·di>~fl·amroAtico, d1:1 cui \'i ene il liquido che es:!e dall'ago. Il :;P-gno di Pfiihl "i nlliene pure me lianle la puntura con un forte ago. Se l a r accolla é snllo -diaframmalit·a lo senio del pus aumenta nell'all o dell'inspirazione e diminuisce nell'l"l"pii·Hzione: il conlrar·io s.i ha nella pleur·ile. Fintllmen te an eh e la flora l!alt~>rica può !'et•vire da criterio diiTet•enziale pe!" una l'accollA ><opra o ,;;ollo tll8f1·ammatica, e perlìno l'odore del pus, che è caLlivo rJu<~ ndo Lr11Llasi di ascesso proveni enlt~ rlt~l l'llr testino. A. M ~:Le:.

SALACIH. -

Sulla spondlloal rlzomelloa -

(Ric. cri t. di clin. med. N. 41)_

La rnalaUia fu pPI fH'imo d<>scritla ÒH Striimpell, che la chiamò inflamma:oione cronica aru·hilosn.nte drdla. colonna rertebrale; i s111Lomi ne furono poi meglio r accolti dAl Marie, elle nel 1X!18 l~) chiamò spondilosi ri•omelìca dai due caratteri pr inci pAli dt>IIA mAIAltia stessa, cioè l'Mlt>zioue della spina com· binata con rigid 1ta ddle articola7.10ni alla ra d1ce degli arti, cioè delle anche e rJelle l"J'a Ile. La malattia insorgn:o<JH' Cialmente'nl'l la pr·ima pal'le del la vita adu l ta e negli utnn•ni. Cnurinri a co11 inlo•nso doiOI'tl al coc1·ig-e, che poi si i1·radia alla regione l om bnre. do•·~11 l e e CC'rvirale Pui sono colpile le articolazioni delle anche e , delle !:=palle, senza che, et·ce tto il d(,Jor o, siano pre~=;cnti altri se~ni d'intì{lmmnzione: vi é t enriPnza all'Anchil o!:>i scevra di de fOI'ma~ione. Vi é ùen utrizior~e d•2i mu,.coli pc riarlir ol11ri. Si sviluppa una cifosi cervico·dor·sale, m entre si appialli~ce il S~-'g mento dOI'!'o-lombure. Vi é contraUura in 11es;-ione delle an che; .la r e::>pi t·Rzi011e è adùomiuale e in l'orme f!l'avi si osserva completa immobilità MI l(li'OCP. L~t malattia é nonica per eccellenza. La diu~Jnosi diiTrl•,..nziale va fA LLo dal mnle rli Pott, dalla scoliosi, dalla ~o lla, r t>un•ali'-'tnO cro• ri•:o, arL1·iLe cl<•f'(n·manle, spondi lile blenorr·agica e luetica, malallio di P1i~rt, rleviar.ioni spi11ali ed ar'lropalie labeliche, duplir.atura cttmpeslre, ci fosi m'••do-lraurnatica cti !3t·chterew, spondil rte traumatica di Ktimmel. L'A. espo11e br ••vemonte, ma tucidAmenla, i caratlt3r i propr'i d1 oguuna di quel'Le forme. pei quali si po"sono ddTerenziiH'e da lla spondilosi rizomelica, la diagnosi dellt:~ quale si fa specialmente per i sintomi messi i n vista dal suo noroe.


RIVISTA DI CIIffiURGIA GESER ALE

833

Le alterazioni amtlomo-patologidte con!'<islPr ebbel'o in complesso in o;;sificazion e dei te!'~nli lìhr o si peri articola1·i, oltre al l'at·trite croni ca anchilosan te delle piccole acticolazioni v er tPhrali. AtH.;Ite nelle grandi articolazioni, come ne lla spina, st ha pr·ima l'os«irìcaztona 1lella CAp><ula e dei IPg-amenli 81'lico lari alla quale può tenet· dietro la pat·;dal ~ sAldatura <Ielle superficie at·ltcolari.. A carico del midollo sono sti\Le tr·ovale altP.razioni vari e, sia del midollo, sia delle rad tci; sa1·cbbero a lter·azioni· Sf>C0·1darie ddlo stesso gen ere di quelle ri scnntru l e in vi ta in Alcuni Cè.ISi, come at t'~Jtìe muscol ari con rt>azio11e degenet·ativa e allPrnzion i trofich•~ della pelle, e dipenc!Hrebbe.t·o dolla compressione P.St>r<·itala da p1·oli feraztoni o;;st>e sulle rad•c• posteriori nei loro fori di coniug-Azione in corri:>pondN tUt del segmento leso cleliA spina. Circa l't·tiologia, IJUP!';la forma morbo!'<a, secrmdo Marie, è un d istu rbo della mtlr izJOne di orif.!ine i ttfet tiva, to:::sica e d•AlP!'<ica; ma !alA definizione non chJat·iscè in alcun modo l'etiologta . poiché in es~A, comP. g iustamente osser va r A, è comprel'a quA!;t. tulla la palnlo~o a. Cnme cause vengono cita t e la blenorrAg ia, l'influenzn . le suppu 1·aztoni, la tuber colosi, r eumatisrno cronico, artrite 11<-fur martle. er o·ditiJ neuro p~:~ti ca . ·l ti realla la dtller eaza r adicale di questi mom•·ntt etiolo~i ci ci fa creder·e che nes<;urto l'a ppr esenli la ve1·a cau-<a, e all'A. sembro più t'ag-ionevole ammeltet·e c lte per ora non cono~ciAmo In cagion~ deiiH rnal ttllia : solo dal com· plesso ùei sinlnmi. dal dtJCO t'SO 1-'minenlemente cronìco ed ai r eperti anato mopalol0g ici ri!'lulta com~ più pl'obah.le la sua natu r a trofomeurotica. L 'A. ha potuto seguir n pe1· ci1·ca un anno un caso d i spondìlosi rizo u:elica e ne t•ipol'la sur;c intAmente la sl••t·ia. La malattia cominciò appunto con dolori al corctge, alle Cl'este il hte;lte ed ai fianchi e al momento del pr imo es11me pr·esentava già r tgiJ1tA tol"le della ra chi,l'3 con par ziale r igidità d elle anche. Vi er·a moltre l·~ n'ii•Jn e dei mo~s ';t~ li p·>st•• t·int·i ch•l!e coscie e conse~ueute ;:;e~no di Kernig. Rivedutn l'infel'mn dopo Cll'Ca un annn, si trovaron o a lcum sint·•mi AccentuHI'i, on le In proguo-<i dd caso è ri ser vata. L'etiologia in q11esto caso fu del lui l o oscut•a, e l'A· è confortato dalla sua idea che si trattt di 111•8 l'urma lr'>i'o-nr::ur otictt. Quanto alla cu1·a. n eU rli'-'ò in pal'Oitt fu cnnsi_gliata g inM !Slica Articolare e massH !!'gio, dtola Pic<>s tiluente, dosi modt·:lte e pt·olungale di iod111'0 di polass:io. In COIII!Jie,so per ò non sal'il. ch•1 sinLoma ticH . MARI OTTI B rANCHI.

Chiusura intestinale e restrlng lmento dell' Intestino In 11eguito a p aritoflite. - (Zen.t r al/Jlalt /ìi r C/tir., 11. 50)

L ot::VINSOHN. -

R ife l'~> nd nsi a se i ca~i os!'<e l'\'!lli nel la clin ico di Mikulicz, l'autor e c i ponxe unA d.-scriz:one rial'l,;unti va d t que;;ta im pol'lant... complicazionn dell'apperHii ci te, la quol e complicazione, Cl)tne npparc dagli appr ezzumrnli che si trovano nella medica letter atura, noti è stata a11eora presa in quel grado di cousictera:zione che TPalmenle ~ i 111eri ta. Loevin~oltn di!Oltn~u e C"JU~~la affezione in due dive.r si gruppi, cioè ocrlusioni du rante l'attacco t d occlusioni nell'ittlervalln. M en tl'e le occlusion i dell'inl('f'vallo SCH'tO pt·ndùlle da n tomelc li met·Ct.Hoic:i , come arlerenz~ , formazione di bri:zlie, inft... s;;ioni nel le occlustoni dura11te l'altac:cn, una parte itn porlAn le, se non la p r illCtpale nella patogene::;i ò sostenuta dallo paralisi intestinale locale. Come

53 -

Ciomale medi cO.


834

RIVISTA DI CHlRURGJA GENERALE

n PIIa peritonite genct·ale ha luo~o spessissimo uua pat·alisi i ntestinale pure drffusa, anche nella peritrmite loca le, chP. n ... l nr,:;tt·o ca~o !"arebbe rappr esenlal~:~ dalla appt>nclic:ile. la pt~t'7.Ìone irr lt·Slinale che sta pt•ossima al focolaio morbo!"o può e!"sE'rt> locAlmente paralizzHla. Verlonsi arwhe qui infatti, [Wr l•) p1ù , aderenze la3se; ma queste non l'Ono sunìcrenli a !=:pie:.rar·ci l'im pedile• JliiS>'H~~~ o inte~tina l e come ci vio>n dimostrato dall',•same Jelln pnrte dopo l'operA zione. l'rtiltasi adunqn e di uua combinaziOne di dislut·bi dirHtmici e m eCCI-llltCi. Qut~nla e quale sia la compartecipazione dei due c0n1ponenti, nnn si pul• ::e rnfJre dett!rminare chiaramente, ma è cosa certa che 111ollo !:'pe!"sn la pa ralisi hlestinale lot.:ale coslilui ~ce il momento patogen~·li•·o piu i ruporlnnte. In t·rgua rdo 1tl decor·so clinico, le ot.:clusioni complicanti l'appendicite non pt'Ps,..ntano alcnn S~"A" IIO CHrolleristi co che le facc1ano diiTtJr~nziare da un ileo per altre cnuse. All'in ~onlro, nelle occlusioni degli acC'C!=:si acutr la siodt'ome dt\'ent.a più comple!"sa e più diiTìt:i le da del errninat' :>i io ca usa della complicazion" della pPritonil è loca le Af'Uia. Per la lt'rApia delle occlu!"ion i negli acce"si è consigliata. pet' re~ola . la laparatomia e la rilnozione del le briglie ed aderenze. A questo scopo si upera mt>~lio con un lt~glio, non s ulla liuea mediana, ma con un taglto Al l'interno e parallelo a quello che g ili or.l inarinme11te fu pr·aticato dapprima per l'appendicite. L 'operazione J'accomRndata da B1·oca, cioè, Cfuella di far·e una fistola slercoracea in una porzione intestinale nella pl'ol'onJilà della fer· ita pr imarit~, ~ià pr aticata pt>r l'appendictle, pre!'enta gr·andi vantag-gi. Qualot·a non si potesset·o sciog-liPre le a<l<· renze, sorg...r ebbe l'indicazione della enleroanastomosi, oppure dell'enterostornia• al di sopra dell'ansa paral iT.Ztila, la quale ultima operazione sarebbe specia l mente indicata nella paralisi intestinale locale. Del le !'wt stori e clinrche sumnwntovate che diedero all'Autore occasione di swdgere la tPsi che Ol'a abbramo t'iassunta, tre si r iferi scono a casi opet·ati dura.nle l' allat.:co. I n uno fu pra Licata con succef'SO l'euteroanastomosi. N egli allrt d\Je venne pr'aticata una f};;tola ster'C(Jt'acea e un11 di que>'Li pazienti morì. N t.> gli ullri tre casi tratta vast d i i 111pedrto pas!=:aj:!;gro intesi i naie durante l'inlet·· val lo; dut~ di essi furono gua !'ili collo sbrrgl iameulo delle adereuze1 il terzo ebbe esito letale. La porzione intestinale str ozzata dall'appendice veniforme era caduta in gangrena e si era dovuto r•i secarla. C PRETTI.

G. KAREWS~>: r. -

Prepara2.ione dl catgut &Setttoo, solido e dl conaervazlone lndeftnlt&. - (Berliner lclini~·elte \Voehen.~chrUt, maggio 1!WG).

Il catgul preparato dall'Autore vien pr ima posto pet· la dur·ata di cinque minuti entt·o ~licerma bolleute e spogliato quindi della gli<:erina eventualmente assorbita, sgrassandolo prima con etet·e poscia con alcoo l. Dopo questo primo processo vien po!:'to di nuovo, pe1· lu dur ala da una a tre Ol'e, in alcool riscaldato a tO:Jo, e da ultimo sottoposto per la duraLa di 25 minuti a vapot•i d'alcool òa i'H" ad 81". Il catgul cosi prepat·ato vien Cfuindi ar r'olol~:~lo nell'interno di piccoli t ubi cilindrr ci r·r ernpili d'a alcool assoluto, addizionato con uno a tre per cento di g l'cerina. L '..,str emi là aperta del tubo vien saldata po!'cia alla lampada, in modo da presPrttare una porzione affilata con un piccolo rigonfìamenlo ampolhtre nel


RIVISTA DI CHIRURGIA GE:\ERALE

835

quale collocasi l'estr emità libera del filo, sulla qua le si pr·aticaoo parecchi nodi in modo che ta l capo rim anga costantemente n ell'amp0lla. Cosi volendo utilizzare tali tubi duran te un'oper azione ba:<lcrà r ompere l'estr·ernilil. affilala del tubo e t•itirara il filo che svol ~e rassi r egolarm ente per la voluta l unght>zza. Il catgul co!'i pr·eparato sar ebbe assolutamente asettico, .!olato di {{randc solidità eù elasticità, mentr e pott•èbbe e:;set• cons~;:rvato all'tnflnilo senza perdere menomamente delle sue qunlita. Così l'Autore, dopo due ann1 dacchè cominc•ò ad adoperarlo nell a sua pratica, mai ebbe a notare la meno ma suppur azione. G. BERNUccr.

W. GEnELER. l'addome. -

Delle embolle polmonarl ponuonttve ad operaslonl sul ( Wier1er klin. Wochen!:ith r i(t, no,·embr e HlU:'!).

Le oper azioni addominnli possono esser seguite da embol ie pohnona Pi, c da uua statistica della cli!1ica chi rtu·szi~a di Monaco risulta come 1' 1,17 per c(' nlo delle complicazioni polmonali, con secutive ad inter venti chirurgici sull'addome s iano dovute ad embol ie. Pari menti circa un terzo degli infm•ti polmonari ha per con8eguenza una pneumonite. Per ché ciò avven;.(a, occort•e l'intervento di agenti microbiri, por tati dall'embolo stesso, oppur e m olto più raramente non appa io no cbe secoo<iariamente. Taii pneumoniti generalmente posseggono una disposizione insul are, con focolai pr esentanti generalmente una seùe sotto~Je urica. I bacilli possono ar riva1·e al polmone per lu via epatica e, durante il pas~aggio attraverso il fegato, degli elementi del sangue si uniscono talvolta ai bacilli. Se si è pr·oJotta un'embolia epatica, e che i l focola io abbia s uppu t·ato, puossi -osservare una trasmissione diretta al polmone, quindi un'embolia polmonale .secondaria. G. BERN Ucc r. LOHN ST EIN. -

Proatata e trauma. -

(Zen tra l&latt fii. r Chir., n. 47).

La superficie anteriore della pt·ostata è fì::;sa ta abbastanza fortemente alla superficie poster iore della si nfisi pubi ca per mez1.o dei ligamenli subproslaLici; la base ùella prostata r ivolta in allo è distante tre centimetri dalla super ficie posteriol'e del la sinlisi pubica. e il suo apice che guat·da in·ba!'<so è discosto dalla -stessJt super ficie un Mnlimetr o e m ezzo. Da questi r appo•·ti anatomici si spiega .come la pro!.iata compartecipi alle lesioni traumatiche che inte•·essano la r e.gione della sinfìsi. L'autore, in due casi di co ntusione del b.Rcino, nei quali l a p•·ostata in apparenza non era direttamente colptla ha osservato una consecutiva prostal•te. In ~eguito alla contusione dei ligarnt!nli pubo-p•·oslatici, r:: i ft:lce una tumefozioue realtiva del tessuto periproslatico con pro cesso flog-istico 8ecunàario dello stesso -tessuto. Inoltre fa notare l'autore che l'apice della prostala sta in intima connessione colla rnuscolatura e colle fascie del peri neo e del dial'ramma ut·o- genila le. Perciò le contusioni e l e lesioni in ~enere di questa r egione conducono fucll menle a tumo:Jfa zioni r eatl i ve ed a fl ogosi della ghiandola e Jei condo t ti eiaculat1l1·i che l'attr·aver sano, flogosi che ha pet· co11sep:uenza t·i tenzione d·o•·ina, asr.essi pro;;latici. per. l ila della poterltia co<~ U ~d1 e dolori la ucinan ti .alla r egione an ale


836

RIVISTA DI CHIRGn(JL\ GENE RALE:

ed alle estr emità inferiori. A ppartengono a 'lue>:ta categoria tre casi che ci sa n~ ri feriti dall'auto re. S.>lam ente in uno .li questi tre cosi si potò constatare la precedente esistenza di all'éziofli ai genitali. La progoosi delle all'ezioni prostalic he ca~ionate da trauma secondo l'esperienza fallane dall'autore, è in generale fAvor evole. I l l1'attamento C<lll~i!>.te am:itullo nel mas"a~~io della p r oslata, irritzazioni della vescica con nitr·a to d'argento ( l : 4000) ed eventul:llmen le in incisiù ni degli ascessi p ros tatici. c. P.

P. R ED ARO. -

locali. -

La. medicazione oaalgenata. nella oura delle tuberooloal ('J azette de.<t ffi;pilaux. novemDI'e 19fl5).

La cura dell e luba\!oi M i IO<!ali, médianle medicazioni ossigenate, è pratica ta da qualche anno dall'auto r e.

1. .Ascessi J r e<hli. - Adopera in e;;si g101'ntllmente le init>,;ioni cl'acq ua o di gas ossig-ena to. N egli asces,:;i fred.l i , prof. mrl i, os.,ifluentJ, prov1a aseps~ ri ~o ­ rosa della cule, evacuato il [pUS con un g ros~o tr·equal'll, injetla il liqui.~o mo· dilìcato1'e, servendosi S<lpratullo di sie 1'0 o;::l:' igenato compo~to di: F osl'oto di soda al 1/ 111 • A cqut~ os~ igenata a 12 volumi

. 75 ceni. cub. 25 cent. cub.

•

T ale siero impPd isce il rapido svi lupparsi dell'ossigeno e la consecutiva di!<l•msione della sacca pur ulenta . L 'injezione deve pralicarsi lentamente ed a più riprese, fttC81Hio una specie Ji lavaggio dello sacca s tessa. Il gas ossigen ato pell(:tr·a in tutte le anfr Al!uosi là, qui 1idi lasciando nella cRv1là una pi<:cola •Jnantità di lirptido e di ga<~ s i p1·ali\·a un' oecl u;;:ion e r 1gor osa. Si r innova la metli<'Rzioo<" in capo a IO o l :J g1orni . Una sola iniezion e basterebue a dar e la gua r•igion e. :'\egli a~cessi freddi aperti ed infetti, dopo lAvata la s~:~cca c on acqutJJ ossig enAta, vi in <~ ulla del gas os;;igeno. Pt'r ci<i col lor a, soLto la medicazione antisclllctt, un tubo cungin nlo ad lll l reci pien te con tenente gas os~ig ... no, che in ~t m il i casi pr·oducé r11 p1de f!l vc)l'evnl i modafìcazion i der Lessut1 mAiali. :?. Gomme, in}illrazr oni tubercolari rlei te.o..~H ti, J rmyoRita.- N e~l i O!'<ce:;:si freJdi ~uper·ftciali, nelle ~o•nme tuhe1·colu ri, nelle i nfillrazroni luber·colari della cu te e dea l essuli più pr·ofon li , nelle fungo,itù, le iniezioni o le in su llnzi on i di os~ige n o , per il loro potere fttgr)('i turio, avrehbt>ro un'azione notevole. 3. Sinociti, osleo- a rlriti lu f,er eolari. - L'ossig.,no, BC!lU8 o ~a s, flgis<·e snprntu tlo sull e colonie m•crubiche ohe ~i 8"S<>riano al bAcillo di Kock. L'nu lor e ollt!Jine por·lanlo dei r eal i vanla !:gi a lopertlndol o nei <'Hl"i d• osleito. o~L...o1\f'll·i le, d i si no vite lube rcol~:~ re pl'i nei p11lmen le ••si~tend o sen i lislol nsi, arri va ndo ad otlt>ner·e ]imitAzione ddle IP!=<JOili e talvolta cicatri zzazione dt>lle stesse. L'ossigeno tAnto solto forma di gas come !'IO~lo r., rm a o'acrptA os~q:wn ata , non f.. punto to!':!'ico ed il suo U!':O non a:;:pone ad alcun inconverHenlt'; ta.lvol l a l'infiltra;done gassn!'la s'e«tende m ollo lontl\rul dando lu(\1-!0 a va" l i enfìseJ ni solloculn nei che or dinar ro mento scompa iono pr esto, ma anche p!'r sistendo non hanuo a lcu n seguito da••noso. Tnle ••• elodo ru r•ativo può esse1'tl utilmente adoper·ato. oltr echi• da !'~Oio, anche come coodiu vnnle a:<sociato a.J all1·1 agenti a ntiluber cola t·i.


RiVISTA Dl OHIRlJRGIA GE1\ERAJ,E

837

Dell' uloera peptloa del dtgluno oonaeoutlva alla gastroentero•tomla. - (RenuP. de chirttrgie, ~euna10 1906).

A. GosseT. -

Tale enlita morbosa é nota soltnuto da sci anni ed osservasi consecutivam ente alla gastro- emero stomrA. La letleralur·a chirur)!ica ne registra finora 31 casi, 29 dei quali in !'ng;.r..- lti ma~c hili e 2 sollanlo in donne. Sembra elle l'età ed il metodo operalor·iu impiegAlo non ehbiEtuo alcuna influenza sulla sua etiolo~ia. l n vece l'Autor e r i tiene cb e la potogeuesi dr la le infermila si basi su tre fattori : l'iperacidità, una stenosi molto pronunciata ed una gr•andf' dilatazione. Anatomicamente l'ulcer·a del digiuno é identica a quella del lo stomaco e del duodeno, e come qudste è quasi sempre unica con sede, a pr eferenza, sull'an!'a di~cend e nte dell'anastomosi. Chimicameule si possono osservar·e due forme: la prima manifestasi senza alcun sintomo pl'Odromico e presentasi bruscamente con una perilonite da perforazione che successivament.e si g enerali1.za, mentr e la seconda simula, nel suo decor so, l'ulcer·a terebrante dello stomaco con Ruccessive ader enze e peritonite localizzata. A queste due forure l'Autore n~ agg iu nge una terza, che puossi considera re come variante della seconda, quando cioé l'ul cera apresi in corri spondenza di un or gano cavo, col quale antecedentemente l'ansa intestinale aveva contratte delle aderenze. Di tali form e, la prù frequente é la !'lec onda, contandosene 20 cat:-i su 3 ! osservazioni. Secondo l'Autor e, la diagnosi òi tale infermità è O:,!gidi resa facile, ben sapeodo;:i come essa costituisca una complicazione della gastro-enterostomia. La comparsa dei sintomi di un'ulcera, in un operato anche d'antica data, impone la diagnosi. La progrrosi natur·almeote varia secondo le forme cliniche. Gravissima nella forma perfOI'anle, é di una relativa benignità nella seconda formo e ciò sopratutto in ragi one della frequenza delle recidive. Fatta la dia~n osi di ulcer·a peptica del digi uno occorrer à un intervento operativ o immediato, se havvi per·forazione, e nelle for me di perrt onite localizzata, abbisognerà liberare le uderenze, sutur•ar e od escidere l'ulcer·a con Un'l nuova ga!'tro-enteroslCimia, pralicata più lontano che sarà possibile dal piloro. Onde eviLar·e il produr·si di una complicazione così perico losa, l'Autor e coilsi~Ziia una prolungata cur·a medica sopratutto nelle gasl rO·enler ostomie pralicale per curare affezioni benigne dt>llo stomaco, ed un'accurata lecnrca operatorre che abbia sopratulto di miro di praticare l'anastomosi più lontano che SA Ni possibile d~l pilor o. G. BERNUCCI.

.c. DE\I TSCBLA:"iOER. - Delrlperemia venosa e del suo modo eU agire nelle fratture . - (Zentral blalt ji.i. r d i e ('hir ur f;ie, rnarz o l !lOti). L 'iperemia ve n o~a ollenula C•) l orelodo di Bìer venne or·mai app licata nei pi ù svariati c8 si. L'Autor'e ricorse per la pr·ima volla ad PS~a in un caso di osl eomalacia in via di ~uar·rgione, nel la quale praticò l'osteotomia dei du(• femori, e per favorire la for mazione del callo, dopo l'operazione, applicò la fascia elaslica di Bier con pieno successo. In seguito ebbe a curnt•e in eg ual modo numer osi casi di frallure traumatiche del gomrto, del fernore, della libia , ecc. l o lutti , l'applicazione g ior·naliera


838

RIVISTA DI CHIRGRGIA GE:-<ERALE

della fa scia ela~li ca, dur·ante s elle od otto ore, in due sedute, ebbe per risultatO> la fot·mt-~zione t•apida di un callo pet·feUo e la guari~t ione senza disturbi funzionali e senza att•ofie muscolari, ciò che 1' Autore attribuisce sopratutto alla o i· minuz.ione del dolore, ottenuta con la fascia elas tica, che pet•melte di cominciare di buon ora la mobilitazione dell'arto frallurato e di aum•!nlare l'ampiezza dei movrmenti pas!>ivi ad esso impressi. Cosi il metodo di Bier, nella cura delle f1·atture, accorcierebbe la durata det consolidamento, favot·ireLbe la formazione di un callo perfetto, impedil'ebbe la formaz10n e di anchilosi e di a trofie muscolat·i Ri'lpetto al meccanis mn pel quale l'ipere mia venosa darebbe cosi splendidi risullati, l'Autore non é del pa1·ere del Bier, che ritiene dove1·si Lal fatto allospandimenlo di sangue che in tali condizioni si fot·ma fr11 i f1·ammenli, e che a ppMlerebbe, in C~'rto qual modo, dit•etla.menle al callo in f<)l'mazione, i materiali necessari al s uo consolidamento; ne condivide quella dell' Hildebranù, cl1e ritiene agir l' ipereinia venosa nelle f1'aUu1·e, favo1·endo la moltiplicazione dei vasi n •~of,> rmali, che a pportano al ptl rios tio ed alla m1dolla ossea gl i elementi nel'e~sari a lla fot·mazion e de l callo . Secondo l'Autore, l'iperemia venosa avrebbe p~1· risullalo di favorire il dis solvimento dei tessuti che ingombrano il focola1o di frattura, racilìlaodo così il succes;;ivo loro r1assot·bimen to, ponendo il focolaio stesso nelle condizioni piit favot•e voli pet· la formazione del ct:> llo. Ciò sar~::bbe dimostrato dalle t•il:erche dello stesso Bier e dei suoi allie vi, chA osservarono come il riassorbimento degli elementi morbos i si effettui c1>n graudis:;:ima iulensitil, subito dopo tolta. la fHscin elastica, corrispondendo l'azione della stessa presso a poco a quella del massa ~gio, i di cui etl'~ lli lerapeutici sono sopratutto dovuti all'iperemia dei G. Bt:RNUCCI. lessuli da esso pt·ovocala.

E. SA u , .ET. -

Delle ftstole del canale toraoloo. - (Thése de L yon, t 006).

Rappresentano una complicazione mollo ft•equenle durante i varii inler·· venti ope1·ativi sulla regione ca1·diaca, ed interessano sopratulto il segmento vertica le del canal e lorocico. Ohre che dal bist.uri, il canale loracico può venir leso d.a brusche manovre di scollamenlo o di strappamento, mentre la lelleratura chiru rg ica non ricorda fistole del canale toracico di origi ne puramente ll·aumalica. La fìs!ola può produrs i durante l'atto opet·ativo o nei gior:1i che lo seguono. Sintomo predominante é sempre la li n for aggia so! lo foPma di un liquido chiat·o, talvolta biancal>tr·o o latteo, che cola dalla ferita, variabile per quantità, talvolta !<Carso, tal' allra abbondante in modo da passare fasciatura e lingerie. Quali ~ in tomi accessorii, risconlran!"i rapido dimagramento, sete viva, talvolta bulimia, st..aordHH.Iria prost1·azione di fo1·ze e frequente oligul'ia. Il prognostico non e g ravissimo, però può talora esser m•)rtale. Deve es· ser !'iservato a seconda delle conseguenze che possono dee i varne all'organismo dalla perdita di un elemento tanto importante per l'umana economia. La g uarigione è più o me:10 ra pida a seconda dei mezzi tet·apeutici adoperati. La c.l nusura della fistola si eff'dtua rruando e ristabilito il corso della linfa, sia per le vie collaterali sia per le anastomo~i che possono esistere fra le vie linféliche. La linforaggia diminuisce, poi cessa a poco a poco, la ferila diventa. gra nuleggianle, poi s i chiude.


RIVISTA DI CBJRURGfA GEN ERALE

839

Qual m etodo curatì vo alcuni adope1•ano la co mp res~ i o n e, la legatura dal canale, oppure la sua r·i cosli'uzio 11e ll'Hidiante suttire. Natur·a l nwnte varierà secon,lo i casi ; è inutile l e~are il capo cent1·al e del can11le toracico, poiché la v alvola osLiale è sempr e suffici ente ad Imfw dire d re6us,.o. La legatura non presenta Inconvellienti di sorta, ri sta bil endosi facilmente il corso J ella lin fa. Se 11 chnr11rgo no n avver·te Losl o la fe1·ita del canule e la fì >'tola non si stabilisce che nei gio r ni seg-uenti, occorre!'à tarn pona1·e la fa~ rila , bastando talvolta la sem pl 1ee c0mpt·e!'<sio11e per arre,tare la lmfn,·a$!gia. S e ~·e rs i s te lo scolo, malg rado c<Hnpr es!'-iolle e l Rmponnmento, occorre riapi'iJ·e la fe1·ittt , ricercare il canale toracì l~O e legar·lo. Qualor·:a non si arrivi a prati<·are la leJ{atura dev esi porre una pinzH a forci spessura sul capo del canale, pinza che non verrà t olta che do po quarantollo or·e. In n es!'<un CH SO bi,.ogna drena r·e, poiché collocando un dt•enaggio nellfl l'er·ila, ollel'assi u11 l'isultalo o pposto 11! dt'!'<id..,rato, prolungando e mantenendo l a fi stola. G. BERNUccr.

A. KRECKE. - Se sia possibile riconoscere l oasi d'appendicite che esig ono

un Intervento operatorio Immediato. - ( .Wùncll en. med. Wo ~hen sch r ~{t, aprile l ~J06). L'autore è COIIll'al'io all'o pe 1·azio n ~ sistematica delle appendiC'ili diag nO!"lica te nelle pr•i rn é rruaranlotto ore, e ri tiene possa nsi di" ti11guer e neLiamen•e le appendiciti sem pl ici ùa lle di:<:lrultive, delle quali, le prim t~ g uariscono sponla· neameote, mentr·e le altre r •chredo1to un inter vento immediato. SufTraga l a sua l esi con una statisJica di 47 casi, dei quali 31- ,·enner o operati e 7 f!lllarirono sfmza in t.erve11to chirurg ico. Sin tomi dell'appendicite dtstr·ulli ve s~:~reb bt> ro: la resi .::tenza mul"colare ancl1e s e l ocalizza ta, sintoroa che manca soltanto in casi ecc ... zionali e I'Ì··hi..,de d'urgenza l'intervento chìrur·~ ico; l'aeceJeramenlo del pntso oltre le 100 pul i'azioni per minuto, sinloma pu1· esso di Si<SOluta importanza; i vo miti fr·equen li fin dal principio, e S<•pralutto nei casi in cui dllpo d'ess,..r stati sm=pes1 per un certo tempo , ripr endo uo cou nuo \'a inteusilà, ciò che è indke sicuro di ap pendicite distruttiva; l'intensita dei dolori al menomo COIItallo, soprc;tullo se non diminuiscono con l'applicazione di ghiaccio sell'addome. L 'elevazione del la temperatùra può esser un · sintomo falluce, che spesso manca in casi gravissimi. Preziosi sono i sintomi dati dal r espiro : una respirazi one calma, c<'sloaddominale riveste carattere di benignità del processo, m ent1·e una rei<pirazione a tipo costale, anche leggerme11te accelet·ate, è sintomo certo d1 peritc•n ite. L'esistenza anche di un solo di ilali sintomi dinotanli un'.append1cile perforante, imporrà un sollecito intervento chirurgico. G. BERNUCCI. SENN.- L 'iodio In oblrurgla oon speola.le riguardo

al suo lmplego come

antisettico. - (ZentralblaU j ur Cltir., n. 28 Hl05). I n un ar ticolo pubblicato in un giornaie di chirurgia :Ji Chicago, Senn tesse un grande elogio dell'iodio e dei suoi sali come mezzo antisettico !>pecialmente della tintura di iodio e dell'ioduro di potassio nella cura di affezioni chiru r·giche esterne.


840

RIVISTA DI OHIRURGIA GENERALE

Egli fa preceder e il suo tema da u na grande r·ast:egna stor ica nella quale egli riunisce lulli i feuomf'nuli risultati avuti fino ad ora dall'uso di questo medicamento, ed a questa rassegna fa seguire una serie di Ol'St'rvazioni proprie, e prima di lutto fa cenno degli sperimenti fatti da Kinnaman dietr·o suo suggerimento, i quali sper·imenli pr·ovano eire f!li slreplococchi e gli stafilococchi in una soluzione acquosa di 1/s per• cento sono distrutti e da una soluzione di 1 per· cento sono uccisi immediatamente. In pratica adoper·a la tmtura di iodio allo sco!)O di completare la disinfezione delle mani, e precisAmente l'adoper a coll'immergervi l'a pice delle dita dopo falla l'ordina ria disinfezione. Egli fa questo specialmente se non ado pera i guanti di gomma, il cui uso egli ha limitato alle operazioni del ventr·e e delle articolazioni. L'autore raccomanda caldamente la ster ilizzazione del catgut con ioduro di potassio secondo il precetto di Claudius. Egli irr iga ripelularnente le articolazioni suppurate con soluzioni di tintura di iodio nella proporzrone di l per· cento con esili favorevoli e senza inconvenienti di sorta. Loda specialmente l'azione della tintura di iodio sulla risipola e sulla linfançrile. I luoghi ammalati vengono coperti con bioccoli di cotone inzuppato di tintura di iodio e l'evaporazioP.e del la tintura viene impedita coprendo la parte con materiale impPrmeabile. Per avere un'azione della tintura di iodio sopra il gozzo sopra la estesa actinomicosi l'autore ritiene che sia condizione essenziale il promuoverne l'assorbimento colla calaforesi. E gli ass1cura d'aver const.utalo mediante il lrallamenlo catafnretico loca le colla tintura di iodio, gozzi voluminosi e ~~·avi ftlrrne di aclinomicosi del collo retrocedere in poche settimane. Conchiudenùo, l'autore loda l' iodio quale il più polente antisellico ed anzitutto un anli>'ellico che meno degli altri lede i tessuti poiché es"o rende attiva la leucocitosi locale, eire alla sua volt.u influisce favorevolmente s ulla r elroct>ssioue dei m01·bosi processi. C. PRBTTt.

La 41slnfezlone ohlrurgloa a mezzo della benslna jodata . (Zentr.-Bl. f. Chir., 24 febbr·aio 1006).

L H EuSNER. -

-

L'A., chirur·go dell'ospedale civile di Uarmen (pr·ovincia r euana), da par ecchi mesi adopera a tale scopo la benzina, in cui é sciolto l'l p. 1000 rl1 jodio. L'operator e e gli assistenti si spazzolano le mani, ciascuno in circa 300 centimetri cubici del liquido suddetto, per 5 minuti: quindi le lavano ancora una volta nel medesimo e le spalmano di vaselina contenente il 2 p. 1000 di jodio. La disinfezione del campo opel·atorio l'i pratica allo s tesso mo.lo, impiegando però dei batuffoli di mussola in luogo dello spazzolino : ove trallisi poi di regioni a pelle asl'ai sensibile, si a~g iun ge alla soluzione dì benzina joJala il 50 p. 100 di vaselina liquida. Le perso na a cute delicata sulle pr ime spesso risenlo oo dalla benzina un'azione rubefocit>nle, cui diventano insensibili rlopo 2 o 3 settimane. Il metodo, sottoposto alla prova delle coltur e, ha procurato l'assoluta st•·l'ilit.à nel 7ì p. 100 dei casi, momtre quello ordinario dell' insaponamento con acqua calda. seguito dalle frizi oni di alcool, si e mostrato d'azione ellicace solo nel 52 IJ· 100. Sullo stesso Hr·gnnu.'llllO I'Heus 11 er è r1Lornato al .XXXV Gongre.~so della Sccietà tedesca rli chir uryia (Berliuo, 4-7 aprile 1906). lvi il OOderlein ha cornuJJieato clte, da. r·icerche ba.tto r iolo~ iche da. ILli f~:~LlA eseguir·e sull'asepsi opera·


RIVISTA DI CHIRURG IA GENERALE

841

toria, è risultato che, durante le operazioni, le ferite chirUI·giche non presentano diminuzione del numero dei microbi, anche facend o uso di g uanti di .caoutchouc, di maschere e di tessuti impermeabilt contornanti l'incisione cu:tanea. Pertanto, nella convinzione che i g ermi pr·ovenisseeo dalla pelle del mala to stesso, egli ha intonacato il contorno della r... rita con une soluzione di caoutchouc, di cui olliene il pr·osciugamento spolverandola di talco e questa pellicola, cosi ottenuta, ha fatto diminuire sensibilmente il numero dei baUeri. L 'Heusner, a sua volta, ha espt·esso il proprio convincimento che l'acqua di eui si fa uso, ot·dinariamente, nella disinfezione della cute, r eodendola madida, agevoli di molto la fuoriuscita dei germi ch'essa conLieue e che si debba invece cercare di ragg-iungere lo scopo opposto, quello cioè di conciarla, pet• c osì dir e. E~li perciò usa e,;clusivamente la benzina jodata, cui ba cr·eduto utile di a ~gi ungere della paraiTins, onde compensare il tr oppo forte digrassa· m ento da quella pl'odotto. E. PASSERA.

V. GRAS. - A4eno fiemmonllngulnall ed llìaol ouratl con le tnlezlonl di va.ellna lodoformloa, - {Ga.:etw des Hopitaux, apriJe). Quantunque rara, è nota l'origine gaogliooare di talune t'accolte suppurate <della fossa iltaca, consecutive a linfaugio1ti dell' a r·lo inferior e. La virulenza d el germe e la predisposizione dei soggetti possono spiej.!'ire tale estensione infiammatoria, mentre in taluni casi possono scomparire l'infiammazione del.l'ar-to inferiore e dei gangli dell'inguine, perststendo ed accentuandosi quella <lei gangl i iliaci, ed in altri questi uiLitni possono e;;sere colpili senza traccia -di apprezzabile infiammazione dei gangli interrn eJii. L ' Autore esperimentò, in alcuni casi, quale preZioso ai ulo della risoluzione ,gangl ionar e, l e iniezioni di va selina ioJoformica, praticate con la seguente formula: Vaselina Iodoforr.liO . Ari stolo

. grammi 100 .. . . • i » 5

riniett:mdo tale pomata fusa con una siringa, e riempiendofle la cavila conse· ·cutiva all'incisione dei gangli suppul'ati ed allo sbri gliamenlo pr atica to negli stessi con sonc!a scannellata. L'assorbim ento della vaselina ioJoformica da parte della fer·ita sembra pos sedere una vera proprietà risoluti va, accelerando la guarigio ne, che nelle os·servaz.ioni fatte dall'Autore si ottenne io m edia in capo ad ollo gio r•ni. G. BERNUCCT. Un c aso dl sutura del midollo spinale totalmente re· clso da nn colpo d'arma da fuoco. - (Ann. of Suruer!J, ottobre).

-G. R. FowLEU. -

Un proiettile di reooloer penetrando nella r egione dorso-lombat·e d'un gto· vanotto di 1~ anni, aveva provocato una totale paraple;.ria, il cui limite supe· rio t·e l'aggtungeva quasi la base del torace. Causa l'opposizio11e dt!l ferito, >ii poté intervenire :'!Oitan to undici giorni dop,,, r esecando l'arco poste1·io•·e della 10•, 11" e 12• vertebr·a dol'!'ale, e si rinvennero il midollo spinal e ed i suoi involucri ll•ansversalmente nel l utto !"ezionnti , ad eccezione d'un piccolo i " Lmo di .<Jura madr e: fra i due mon r:oni del midollo esisteva Ull grosso coag ulo san·

•


Rl VISTA DI ClllRt::RGIA GE ~I::RA LE

guip:no in r.ui s'annidnva il pr oic ltile. Si praticò allor'a un'accurata ripuliturs.• del for.olaio traumatico e si poterono affr on tare senza alcuno sforzo i due capi , che venner o suturati con tre punti di cati!ulsotli lc, trapassanti, al t empo stesso,

il midollo ·~ la dura madrr, la quale ultima fu inoltre meglio assicurala con· qualche altr o pun to inter m edio, drenando infine lo speco vertebrale. Tre !'et · lirn11n e dopo l'intervento il l im ite ùell'ane!'lesia s'era abbassalo già di qualche cenlimrlr o, n ... gl i orti inferior i si verificava qualche m ovimento spasmodico, s'era r·ipr istinata la sensazione del passaggio delle feci pel r ello e ({uella d i r ipienezza della vescica, senza tuttavia che per entr ambi ce!'sasse la incan ti· ner11.a. Nel co rso ulter ior e, allr Rverso var ie ri cadute per' decubiti, per attacchi eli ci;:liL<• e per uno polmonit e, il fer ilo potè ra g_gi un gere la gual'r gione definitiva che. p11co più <ii t ann1 dopo l'inter vento, si pr·csenlava con i seg"uenli esili: ane!'l esia deg li arti in l'e r ior·i fin o al li vello del pube; assenza ùei r iOt!ssi a·ldominnle e c remal=<ter·ico, esagera zione di q ut~ lli dr gl i ~;~rLi infer·ìor·i; museo li aiCJua n lo i potr·ofici, i n cnn t rll tlur a. ma s,.,nza r eazione d <>gt~nerali va ; le!!gel'O pr rapi!';mO e r itorno dello con t1n enza ù<>l r·elto e della vcsciC'a , eh~, per altr·o , al momeulo c!E•IIa dPI'ecazJOn e o della minz.io ne er·ano soprafTatli rla tale impell t!n le ed im pr ovviso !'lli m.-, lo da ri chieder e l' imrne. liAto loro svuota mento. L'allo oper aliWl. henchè non cor·onato da pieno successo funziona le, senza dubb1o perché tr•oppo t'i tardntcJ , sembra tll le n o nrltm~no da ser vir·e di inco ra~ginmento ad rn ler·venir·c rn casi c:on~imili. E. PA SSERA.

G. Ouvr, copilnno medico dell a R. marina. - UDI llpoma in •ede non comune. -

(Annali d t m ed. narale, mal'zo 190G).

Traltasi di un c.<~nnon ierc che pr'e!>entava a l ginocchio destr o, immediatamente sullo la roLula, una tumefazione, mol le, indoltmtf', non nettamente cr r coscrilt a e e h ~:~ rlHva un benché indisti nto sen~o di fluttu Azi one. l n consitlerazior:e di CJUesti !!<inlomi e della sede, fu fatta diagnosi di i ~rorna. ì\lo IR cura pru ticata, iniezion i l o~:a l i, fasciatur·e com pressiv e, indi apparecchio ìnttmovrbi le, r iuscì com pletamente inutile. Tratto così a dubi ta re della dia~uo;::i, l'A. fece una punturA e!>plor·ativa, che fu completamente negati va. Non r H11a !<P quindi c he la incisione della intumesrenza, colli! qual e si estrasse un li poma molle, ~ i t• lla ~lro, ovoidale, con diamtJ Lro m a~s imo tli 41 millimetri, e mi11ìmo di 32, e con pr ol'ondilà di mil imelr·i 12. L'o;::scrvnzione é impor·tanle per la dilTicoltà d ella dia g nosi differ enziale cog li igromi, co>'l frequenti nel la r egione, mentre i lipomi vi sono rar'Jssi mi, anzi non ;::e ne lr'ova alr.uno men1.ionalo nella leller·atura medica coosultala dall'A utore. R. L .

Trattamento della gotta e del reumatt•mo ool raggl Bontgen ~ (Z entralblatt fu r Chi r., n. 48).

M osr-:R. -

-

Dnpo aver dala comunicazione di una serie di inter essanti storie cliniche, M oRer r iAS!';ullle i ri sultati delle proprie osser'Vazioni ed esperim enti coll'espor-re· i seguenti pl'incipi in argomento. l. N elle afTn.ioiJi gottose e reuma tiche i r aggi Ron tgeo costituiscono un. mezzo curatrvo t.>tlicacissimo.


843·

RIVISTA DI CHIRUR GIA GE:-<ERALE

2. Nelle malattie gottose, specialmente negli accessi recenti di gotta si devono applicare a l:'copo terapeu tico le irl'adiazioni Riin tgen d i breve durala, all'incirca di ua minuto. 3. Le affezioni •·eumnliche abbisogni'!I10 di re gola una dut'H ta d'applicazione maggiore di raggi Ri'1n tg-e n. 4. Le irradiazioni Rontgen non co;.lituiscono S(Jllanto un mezzo anal gesico, ma agiscono n ~;.'ll e due malAtlte anche contro la e;;sr•nza stessa morbosa e contro le allre maud'estazioni. Quindi prom11ovono il riassorbnnflnto de~.Ili slravasi articolar·i; l'endono rniglion-1 la funzione car diaca, sospendono i sudor i notlumi, ridon!lno le mobilità alle articolazioni irririidite e mitigano la cnmparsa degli accessi gottosi. 5 . Non si può ancora nulla assi cu1·are sopra i risultati fiuali ed effetti remoti t!i questa Let·ap•a; pet•ò dali ~ storte cli 11iche r ese nole da l l'autore si l'iconosce già che que:olo metodo di cura non é per uulla infet·iore agl1 altri fino ad ora usati. L'autore ci avverte che dopo la p1·ima appli('aziçne mollt'l volle i. dolur i si e8act> rba no. I n quanto alla te•cn ica è da osscrvar si che le irt'»diazioni delle gran di arti· colazioni devono esser•e applicate alla distanza dt 15 a 20 centimetri.

C. PRETT!. P rofessar FnEmr::nn, - Il plooolo taglio addominale nell'estirpazione 4ell '&ppen4lce. - (Zentralblatl ,(tir Cfli ruruie, n. 11, 1906).

L' Auto re t•icorda come il Bier r accomnndi con calore il piccolo laf!'l io addominale nel senso• di Halm, nelle operaz ton i est>guite net periodi non acuti delle infiammazioni dell'appendice. Egli però non condivide l'opiniOne del Bier,. ispirandosi all'espet·i~nza clinica propria e ai 4!.H casi di operazione d'appendicite operati in due anni in un reparto chirurgico di Vienna . Segnala le aderenze che può prendere l'appendice cogli o1·gani limitrofi, come vescica, or·gani genilali ecc. e cogli organ i lontani, come vie biliari, ed indica per conseguenza i motivi principali. che si oppongono ai l'esecuzione del piccolo taglio. E perciò egli è di opinione di far uso, nell e operazioni di appendicite, di un taglio s uf'lìcientemente ampio per ben dominare lutto il campo operativo. FUNAIOLI.

FRANK.- Contributo alla o ..Uloazlone traumatica del muaooll. -

(Central-

f.Jlatt fiJ.r Chir.1 n. 3i, '1905;. Ci vengono ùescl'itle dall'autore le storie cliniche di due pazienti, il primo dei quali aveva riportato un cal cio di cavallo alla coscia e l'altro una lussazione al 'gomito. I n tutti e due dopo il trauma si era sviluppata sulla località offesa una vera miosite traumati(·a ossificante. Crede il Frank che alla formazione del tessuto osseo compartecipi tanto il perioslio come il tessuto connettivo muscolare. Nel primo caso dopo l'opHazione fu tr ovato il perioslio m edesimo alteralo sopra un lungo tratto. Dunque dal pe riostio ebbe principalmente origine il processo d'ossifìcazione, ma anche l'irritazione prodolla dall'ematoma e d!!lla proronda distruzione muscolare con-


RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

dusse ce1·tamente ad una proliferazione infiAmmatoria del tessuto connettivo, la quale alla sua volla comparter,ip6 alla os~ ificazione. NtJI secondo caso si vedevano due pezz• ossei; il superiore era da risguaedarsi quale un osleoma pr·imario sorto in seno al muscolo bracchiale interno. Esso 110n stava affallo in r elazione colle ossa e si era sostituito per una gran parte al muscol o. All'incontro per il pezzo inferiore, specialment~;> dopo faLLa la prova dei raggi Roeot~en, si dovette ammettere trattarsi" di una ossificazione periostea alla quale probabilmente partecipò il tessuto connettivo dei tendini br·acchiali. L'autore crede che dal repPrto istologico non sia da aspettarsi un'ulteriore spiegazione, e reste ra sempre il problen1a da scioglier e. !'<e nella ezi ologia dell'infermità si tratti di infiammazione oppure di tumore. In fJuanlo alla lerapra egli è d'accordo cogli allri chir urg hi, cr'ede cioè conveniente in peimo temoo il trattamento conservativo (massaggio e asl'orbenti), ma dichiaf'a nece;.sari o venire alla asportazione del tumore quando quPSlo sia di disturbo alla funzion e dell'arto. Con;;iglia astenersi da troppo J'adicali proce,.si come l'asporl uzio oe d i tutto un muscolu, come consigliano alcuni, per prevenire la recidiva. N ella maggior parte dei casi deve, bastare la semplice rimozione del tessuto O!>sificato. C. PRETTI.

RI VISTA. 01 CHIRURGIA DI GUERRA Terapia del tetano, specie nella ohlrurg l& dl guerra. - (XXXV Congt•esso della soci età t edesca di chirurgia. Ber·lmo, 4-7 aprile 1906), Non è senza irller·esse il r ia:;sumere brevemente le comunicazioni e i par eri dei vart oratori che trattar ono di questo argomento, così importante per la chirurgia mi l itare, all'ultimo Congr·es!:!o annuale dei chirurgi t edeschi. Il Pocllhammer (Gr eifswald) é d'avviso che il sier·o antitetanico, usato a scopo curatrvo, non abbia dalo, nella chirurgia di ~uerra, alcun etf~tto. Come pr·eventi vo esso possiede un ce t·Lo valore, ben che gli sia occo1•so di osservare una persona ferila, a cui, a scopo profìlattrco, si era iniettato del siero aulitel811ico : 15 g iorni dopo tale trattamento s'iniziò :w'infezione tt!lanica. che circosc•·illa J»ppr·incipio ad una gamba, si estese al capo. Si praticar·ono nume· r ose iniezioni curative, ma l 'infermo dovette tuttavia soccombere in 39" giornata. Ad ogni mndo egli ri tiene che sia un dover e il ricorrere alle iniezioni pl'ùlìlaltiche, non già per tutte te ferile, ma solo per quelle contenenti terriccio o corpi est!'anei, per quel le dei piedi e per quelle prodotte da armi da fuoco. Zòge von Manteutl'el (Dor'pat), Ira potuto osservare, i n Manciuria, durante la guerra, identica m ol'lalith, sra tra i fer•iti curali con le iuiez.iooi, che tra quelli non sottoposti aJ al cun Ll'allamento: ebbe invece la guari~ion c io un caso trattato con il cloralio. Il Vrf'dene (Pietrobur·go) nella guerr·a russo-giapponese ha cu rato i suoi casi di tetano cnn iniezioni di morfina c con l'atr·opina. Il Born iJUupt (Ri ~H ) h ~ dovuto, del pari in Manciur'ia, rinnnciar·e al siero antitetanico di cui Pra provvisto, non avendone mai ottenuto ve1•un ri sultato soddisfacente. L ' H acker (Sleltino), invece, pratica sempre le iuiezioni profìlalliche,


RIVlST,\ DI () ]'0 -RI:\ 0 -LARI~ GOIATRIA

845·

in ogni soldato fer.ito, poichè avendo fatto esAmi nare !'is lematicamente le calzature dei militari di parecchie ~uami~ io n i del Sucl corr o d'a· mata, vi ha rin· venuto il bacillo del tt> lano nt>l 18 p. '100 dei ca si. Hiedel (J ena) crede che non '3i debba negare l'enicacia pro filallica del siet•o ~olo perché questo n on si è mostrato ellìcace con tro i ca si già s viluppati. Anche il Deutsc hli.inder (Amburgo) ha o~se rvato un cac;o di tetano noanifestalO>'i in un individuo nono!<lanle l'iniezione pr ofilall tca, ma riu sci a guar-irlo con tre puntur'e lombari, da cui sgot•garono ri spettivamente :lo. 20 A Hi centimetri cubici di liquido cefalo-. rachidiano. Il Kr•c) ,lo>in <Zuri :zn) r i ferisce il m etod o con cui egli impiega il sier o antitetanico o scopo prolìlnttico : in · ogni ca so egli pratica tr·e inteztoni: uoa soltoculanea, 1'81ll'll endovenosa e la terza inlt·arachidea. Per811ro, nei casi di tetano acuto , iniziatisi ent r o le 2~ ore dal m nmon l o del lrllumat,smo, non ha mai ottenuto All'un gto vAmento. Il Korloer (BP.rna) t•itiene iodiscutibile l'efti.:a cia pr•ofìlaLti r a del sier·o, poichè il caso di tetano du lut (Jsservato, in cui la malattia ebbe a m anifeslar!<i tre s<'t.limaue dopo l'infezione, ,:rli d imo~lro elle il siero 1111 pP t' lo meno il p11ler e di attenuar·ne lo sviluppo. Perciò egli crede un dover e il t·icorrere a tal ..: ini ezion e in ogni CA!'<O di feritA i uqumala dA terr·iccio. Wendel (Magdebur·go) riferi sce il caso di un lnvor 11 nl"' addetto ad un laboratorio di ba lle r·i (ll o~i a , in cui venne iniettato il siero Beh r•ing , immediatamente do po una fr.ri ta alla ma11o ch'egli s'er·a acl'id eutalwente prodotta. I l l e· tano si rn t~ nif~!' t ò lullavia 3 giornì dopo sotto f'ormn di a ·~ce~so locale, ma si potè df·minarlo e vincerlo con iniezioni intr'aner vose a dosi elevale. P A SSEI!A.

Do tt. HASSLAUER. -

I mlcTorgantsmt della cavità nasale e del seni nasali allo stato normale e patologico. - (CentralblatL (Li r Bakterl{)/oyie, Paras icen ktm de und ! nj'ek t.ons!.:ranklt eitet,l , nn. 1-6, vol ume XXX VII, ref.-:l'ate).

L 'autore Ira riassunto 21 8 lavol'i su tale 8t'gom ento. Non molto numer·ose sono le t•i cer chA sulla barlet·iologra d··lla ca vità na;:;ale normale, numer osissime quelle t•elnlive ai pr·oces~i pll lnlo~· c i del n11so, $CarsH i11vece qu e ll (~ ùei seni. 1. l MICH O R G ANIS ,\11 D E LLA CAVITÀ NA S AL E NOHM A LF:. - J micr nr g llnis mi sono assai più nutn ~ ros i nel vc~:' L1 bolo, elrc n•·lle pal'li r)l'ofnnde, le quali sono di fese dalle v tbri~se, che l'Appl't>:>enlMIO un fi ltro da g et·tni (St. CIAir T l rom~on ed H ewlell) e pe rcltè la corrt>n te tlet'ea 11 0 11 r «:.rgiun ge le region i profo ndtl del naso, l e quali J' altt·a parte sono net tute meecanicamen le d1ll muco (Pilt'k e Wrightj. B. dipldericus. - Gr oss l'osservò 2() volle su 3U5 l'tl nciulli, t enuti in e>"ame per se~te n•esi; \'a u ~a nt :~8 volle su 100 di v•·r ><i pa;:;i;:nli ; Demy lo trovò spesso in nast normali d'i ndi vi d u 1, cl w a v eva no ~o ll ,· rlo d tfteri tt>, r·aru n'lente nei sani~


RIVISTA DI OTO-RI/\b·LARJNGOIATRIA.

che non R\'evano soff,~ !'lo tale infcz10n e; i\eurn11nn non rr·equentemenle su ltl nasi nor·mali. B. fJ.~eudo·diJlhtf' riclls. - Fu osservate co~ tanteme ule nel naso normale da Ridrardi;·r·e e T oJ!emer; l'osser·vò pure v. Hotfmann - W ell enhof ; de Simoni l o r rti P-ne non palo)!eno e lo con,.ider·a come una va r ielu drtfer ente dal vero bacillo difleti ~.:o; Roux e Y r. r ;;i n lo r itengono prov enien te da una dlfLeria attenuata ; anche Neumann l'o:<;;ervò quasi COl\li\lllemente su 111 na;;i normali (!l8 p. lOU), in rorrna altenuflla, r aramente in quella ri ~og lr osa veg-etante; pet' Nenrnonn es,:;o non ha nulla a che fare col ver·o b. di ft .. rico. Ha"'slauf'r r osser•v(l 2-i v olte su i 11 nasi normali e nola che ndle colture fu il p iu ri goglioso di lutti gli a!LI'i micr or)!anr,.;rni C(Ji qual i si lrov6 unito. B . tttberculosis. - Strau ss lo trov ò 9 volte su 29 per sone (3i ,5 p. 100) ri11\asle lur.go tem po nelltl sale di tisici. l bHcilli erano virulentissimi ed uccisero allr.-LlAnte cavie; Jonas pure li dimostrò con inoculazioni nelle cavie in 3 persone su 3!. Pn.eumocucchi. - B. pn.eumon.iae Frietllèinder. Dip. di Friinkel. - Netter t r·ovò nel proprio naso nor-male pneurnococchi patogeni per gl i aoimali; Besser osserv ò 14 volLe pneumococch i di Fn111k cl ~u 57 mucose nasali normali , 2 voll e il b. dtllla polmonite dr Frit•d liioder ; Neumann lrov6, sebbene non molto fre ·I'JUentemenle , su '111 lla;:i nor111ali, pneumococchi di F t'iinkel e b. di Friedliinder ; Ha><slauel\ su Ut mf't8 nasalr noruHlli, t r ovò 37 volte il diplococcus pneumon.iae di Friinkel e 13 voltP il b7clerium pn.eum.'.>niae di Fr-ieJ\ànder; V iollel e Pa ulse n o;:sp rvar ono p11c umococclti. Staphi/ococctu P'/09en.es aureus. albus, citreus; s treptococcus.- Vausant osservò stafìlococchr :J8 volle su 100; '\'right in 6 casi lo st. p!Jog. au reus, e qualche v o i la il cit reus; Besì"er· osserv ò stati lo cocchi uniti ai pneumococchi di Friiokel ;

Paulser1 uno slreptococco patoge110 su 27 nasi normali; Delelli, sU!,fllococchi e streptococchi in 3 ca::= i; N ~umann, str eplococcb i ; vide pure lo st. pyog. al bus nella propor zione di 86-90 p. 100; Has;:lauer', su ~ 11 ca~i, ri scontrò lo slreptococco 3:! volle; lo st. p!JOg. albus 47, lo st. pyog. aureus 15 volt e; Vi oli et vide nel secr elo nasa le stafìlococchi e streploco.:chi; Wright, su 10 casi, trovò 6 volte l o st. pyog. a/bus, au reus '? citreus . .\1/enin.!;ococcus intracellularis . - Schitf vide nel secreto nasale normale di 27 ' per·sone, 7 v0lte il men.inyococcus intraedlula r is; H eubner 2 volte.

Baci/lusfoelidus, sarcin.e, cocchi de/l'a ria , bacilli dell? smt gma. - Il b. .foetirlus fu osser vato ·d8 PRulsen i le S8 1'Cine furono v iste da Deletti dR F ermi' Brettschneidcr e Neurnann; Hasslauel' ri scontrò la sarcin.a auran tiaca ed alba 11 volte su 111 nasi; i cocchi dell'aria furono osservati da Stauch, da Hasslauer !1G volte su 111 c11si; secondo Deletti ed H ajek il naso normale contiene per lo più batlerri dell'aria; i bacilli dello s mef\'ma furon o visti da Mòller.

nacterium coli ; b. o.:a~nae: b. laclis aerogenes ; b. septicaemiae hemorrhagicae ; b. mesentericu s. Il b. coli e il {J. meserller icu.s furono osservati da Neumanu ; il b. ooaenae, il b. lactis aerogenes da NEIUmRnn e Wrighl; il b..~epticae miae haemor rhagicae, il b. me.çenleric /IS pu re da Ncumntln . Fer menti e m r([/i:, ''· .~nbtilis e batterti della put refa.• ione. Fer menti e rnu !fcl fut·ono o;:;servaLi da Neurnann; il mughetto da Thorner ; il penicillir1m glaneum da \1.'rig-hl; l'a.~pe rgillus .fu migattts da Schuberl e Rénon; t l b. subtilis dn Hasslaue r ; i batteri i del la pulr·el'a7.ione pure da Hasslauc:r .


R.IVlS'J'.A DI V'TO -Ul;:\0-LARI::\G OIA'l'RIA

847

Fu1·ono inoltre riscon tr·ali da Paulsen cocchi bianchi, au1·ei, giallr, un cocco napolitano giallo, micrococchi aranciAti, grigi <.la Neumann; il m. tetrayenus da 'Vr·i~hl; la uolrfJiis bassiana da Schuberl. In tulle le numeros issime r·icerche ru dimostralo clte non si kovauo generalmente insieme più. di 3 o 4 specie di ballerii (Hasslauer). Sulla mucos a della ca vità nasale r•OI'ma le si ll'ovarJIIO aùunque bAci lli difterici, bacilli tu bercolosi, pneumococclri, staph!Jlococclls fi!JO!J. aureus, baeterium pnerunoniae Jì riedliini/er, menùlffO<:occas intracellnlaris, staplt!Jlococcns fl!JOrJ. aureus albrts e citreus slreptococcus , bacillusJi;etidus, sa1·cine, cocchi dell'aria, b. dello sn•cgma, bacilli pseudifler•ci, uact. coli, bact. ozaenae, lactis aerogenes, .septieaemiae haem orrhayicae, bac. mesentericus ferm e11Li, mufl'e, u. subtilis e batterii della putrefazione. 2. l MICRORGANISM! OI'. I.I.A CAVI TÀ NASALR MALATA.- Rinite .~(WJ(r/it:P., (r.nri:cz a acuta e cronica). - In quest'affezione mot·bosa furono osset·vali i seguenti microrga11ismi: p n. Friedhinder, da Thosl (12 su 17 Cfl!-<i), Hlljck, K lemperer·, \Veichse lbaum; .st. Jl!JOg. au reu.q da Rol11'er, Panlsen, KlempPrer; st. pyog. albus da Roh1·er; st. pyog. citreus da Rohrer; s tatìlococchi da Haj f>k ; streptococc!li da Haj~k , Paul~en, Kl em per er, H asslauer, N eum11nn; st. cereus.flaCluS ed anreus da v Schroller e Wiukler; rhinostreptococcus dd P asquale; il pnrumoc:occu.~ di Fraenkel da Kle mperer, Hasslauer; il d iplococcus cor yzae da Hajek ; il bucterium coli da Klemperer e de Si rnoni; il b. pyog . (oelirlus da de Si mon i; l'aslmaws -ciliaris (mutl'a) da St~li s bury, Epl11·aim Cutlet•, Rein-<ch, Dayki11); il clo ~iridium batyr icum da Roht'et·; il b. pseu(lo-diphlerieus (da Neumann 98 p. iOO, de Simoni, Hasslauer) il b. cliph.tericus da Neurnann, Todd, Stnos (96 p. 100). Nessuno dei SOIH'aiodicoli microbi è consideralo quflle indubbio agente della Tinite semplice e secondo Ballin e Pluder gli stessi bacilli della Jii'Lerite . anche ·se virulenti, vi si trovano solo accidentalmente. Rhinitis flbri nosa (memb ranacea, pseudo-membranacea CT'ouposa ecc.). Dalle nume•·ose memorie sulla difteria del naso è difficile formar'i un concetto, se tale affezione sia da considPrarsi qua le un processo difterico, oppure no . .Coloro che amme ttono la p1•esenza e lo sviluppo del b. difter ico nelle membrane della mucosa nasale, non hanno alcun dubbio sul la natura difterica della rinite fibrinosa; altri pet·ò, dalla sola prese nza dei b. difterici, non ammetLono che il processo sia di natura specifica, perché le alterazioni morbose ca,·atterisl,ch e della malattia si osserva110 pure quando esistono tutte le pos:;:ibili s pecie di batterii, ad eccezione di fJuelli difterici. Anton distingue tre forme òi dd'leriA del naso: propagata dalle fauci; primaria del naso con diffusione alle fauci; limitata alla sola cavità nasale. Schuller ed Henoch descrissero esaltamenle pllr i primi il eroup primario,della mucosa nasale. An che Slrùbin~ ammetle In forma Pl' imaria e seconda1·ia della difler.a nasale e l'i tiene la prima più rara, ma anche più. lieve. La difleria primaria del naso, ammessa da moltiss1mi auto ri, è cons iderata generalmente come malattia ra1'a, a decorso mite e da ritenersi' piullosto quale un processo difteroide (Slri'1bing). Harlmann, Moldenhtwe1·, Frankel, Johnslon, Henoch, Major, Seifert, Bischofswerder e Poller la con siderano in vece come un'infiammazione fìbrinosa non -speeifica e da riteners i pe1·ciò come innocua. Questo concetto si cambiò dopo la scope1·La di Concetti del b. difterico in tre -easi di rinite fibrinosn, confermata sperimentalmente da Abott, Czeme ts ka, MOI' f, Symonds, Lack, Reiche nbach , Hunt, Spirirz, CAsselberry, Treitel e Koppel,


8-18

RIVISTA D I OTO·RINO·LARll'\GOIATRIA

l\l eyer, Ger ber n Podncl\, Ravenel, Sdu~ inma n11 , Stamm, Par·k. Fr·eeman, M oller.

"\Volll', Ab el , Felsenthal, Gerber, Pluder , Wel<'.h, Jo hannesseo, Bol ger Prip. SciJmi~e low

e K ayser. La r·i 11ite fibrinosa é or'a considerato come una forma mite di rhinftis diphterica, contap-iosa, da confermar s i in tultt i casi con l'esame batte l'iol o~ico , col quale, accertala la presPnza dei hacilli difterici, é nece:;sario di provvedere all 'i'\olamento dei malati ed imped irn la diffusio ne dPIIa malattia. Dalla r intte fìbrinosa diflerica può mar11feslarsi difterite della go la, in coloro che sono a cont.sllo col malato. (Stl'iibiol! e GPrber , Pluderl", Ravenel, Conce tti, Meyer, HBI'lmann , Sèil'erl, Friinkel, Roland, Ab el , W ollf). P er lo più si Hmmala una !"Oia metà del naso, per·c) anche l'altra sana con tiene b . difieri ci. :--r ella rinite tìbr•inosa difter ica mancano i fenomeni g enerali, perché il processo rnorboso non si estende ag li strati epiteliali profondi, l'Hssorbim enlo del vele11o non trova condizi oni favore vol i e i bacilli sono spesr;:o at tenuali (bacilli dil'te1·ici poco virulenti, o non virulenti). N ei prim i ammalali per6 si trovano bacilli vrr,Jlentissimi e nei s ucces;:ivi b. allenuati (A bolt). :X el naso possono distinguer·si due forme di difler·iLe: l a forma progresr;:i vanecrolica tossica e la. pur·a forma ct'upale local e. Quest'ultima porta con sé il peri culo della d iiTusion e, che spt!SSO cag iona intere epidt'mle famigliari e può costituire un lieve focolaio morboso inosser•va lo. Gran de azione spiega in questa malaLLia la disposizion e generale e loCRle del l' indh•id uo. Alcuni i ndivid ui banuo nella loro m ucosa nasale normllle b. difteri ci virnl en ti s~ imi, senza molestie di sor·la ( Slr·i.ibiu~r, Pluder·, Frii11k el, H olfmann Bect;). L o stato ca t arrale della mucosa, le lesion1 di er;:sa, le causlicazioni e g li alti operati vi prod ucono forsn la disposizione loca le, per cui i b. dillerici virul en lissimi, che esist~> vau o inosservati sulla mucosa nasale normale, danno ori gine al pro.!esso morboso spec ifico. Come nella ~ola, anche nP.l naso, slreptococchi, diplococchi e slafìlocrhi possono pr·odurre il pt·ocesso rliftcwoide. (Rit in.rtis diphter oidea, r. cro upo.~a sect Jì hr i nnsa. non d iphte r ica) l'. pseudomembranacea non diphterica. Il quadro morboso cli11iro del la rinite fìtwin osa pu6 esser pr od,Uo ta11L0 dai IJ. difterici specitici virul enti o allenua ti, quanto da llllri micr·organismi. Molli osser·vatori ne riferi scono pa r ecch i esempti. La m»ggior pari e dd eli n ici separa per·ciò la ri n ile fi brino!'a n o n specifica dali n rin i te di l'ter·i c.a speci lì ca, per la quale ultima è ind ispensabile la pr·es... nza del b. diflel·rco. I bacilli diflt>rici r•im11ngono sulla mttco~a uasale molLo tempo dopo che i fenomen i mo1·bnsi sono quasi o del tutto scomparsi (W olff li trovò dopo I J giorn i , Slriibin~ dopo 20, A bel dopo :lO, Gr0ss dopo 45. A bel dopo (ìj, Tr·ei tel e K oppel d()po 5\ Lemo1r P dopo 6:3, Neumann 11l'l'lino dopo 3 mer;:i, \Vol fl ancora dopo 121 g ior·no, Le Gendr e e Proch0n dopo t ;) mesi ed Holger Prp pt> r·!ìno dopo due anni). Raramente i b d!fler ici si trovano nella r in ite fìbr·inosa in col tur·a pura, per lo piu ,:;onn uniti ad 1 o 2 altr·e spec-ie di mrcrorganismi, che hanno IMo abi tuale din1ort' anche n(\1 nas,) nor·mal e. . L ' 'il'ritazione chimica c termica può pr odur re nn ess11tlato fìbrinoso su lla mucosa na:::alc e in que"ln moùo i micmr~run i,.mi, e:::istenti nel na!"o, possono 6'\!"c·r·e eccitAli nPI!a IOI'o allività. Cio dimoslr·o che la detta a tfezio ne nal>ale n•m é una malattia ~ui generis, perché non é pr·odotta da alcun ger me de-


RIVISTA DI 01'0·lUKO-L.-\RIN\•01ATRI,~

849

terrninAtn (Eulen"'le1n) Gli atti oper atorii del naso, le lesioni della mu<'..osa ua«ale, le cau~Lwaz.ioni cnn rim edli chimici, o con ltt golvano caustica pos~ono produrre una rhinili.~ ar ti.fl r.ia lis. I n '[uesto modo si esaltano i germi che esisln·oo nel n~!'<o nnrm>~ le e cagionano CJue,.:La terza snllospecie eli rinile fibrinoso. M •..rgioJ'A e Gra len1 ~o tro va1·ono nelle memb1'ane crupose, che si formano dopo lA ll~d vano-rRustica d" l la n1ucMa nasale q unsi ei<clusivamente lo staph. I '.'JOfl anrell ~. che r-itennero q utile a::ente del p1·ocesso mo1·boso. Anche Lìeven isolò l'!all'el'sudAln librino>~o di un turbina to na ,.ale cuute ri zzato cnn la galvano cau .. ticR lo st. fi!JO(l. wu·eus che 11011 era patogeno per f(li animAli e confermò co•• esp•·1·imenti che ... sso agisce f•H'mando e:-<;;.udatn fibrinoso in ~egu i lo a caustirHz•nni. o nel .ieo·or :::o di una r1 nite com une. H " jek Ll'ovò nel•e ps»udo- membrnne fnrmate:;;i rtnpo la causlicazi oni lo staph. pyOfJ aure11s, 111<1 anl'he lo .~t reptecoeet~s, e il pn.eumor.occu.~; A bel isolò ~'Tncumo­ corclli patO!!E>ni P"'''l!li nninoa li ; Pludèr,dopo cau~ticazioni CO li acido tt·icloroacelico pst:HJd .. onc:illi d1fte•·ici; \Ved, in una ri11it e rnernbranosa, sorta dopo l'a ~po rla­ ziono d1 un tul'hinnto, l o ,qtrPpl11cor.cus Pf/Ofle'les; B •·e!>gPn vide pure, dopo la gAivann CIIU~ ti•·a, ft~rmllr=<i m•~ mbrane cruposP, ;;.imili a quelle della rhinitis Jib rirw.~r!.

Rin.,ti da malattie in(eltioe (in.lluen.za, mor/,illo, scarlattina, rosl)/ia, ti(o , febbre inter mittente. Jei,IJre r icorrente, tos.~e couvulsa, vojnolo, wf,e rcolo.~i e

sJJil"!e). I n •r eli>\ rn~lnll•e inf...tl•v e p1·odotle da micJ•or~ani!-imi noti, que;:ti si trovano n .. lle rorri...;ponden li ri11iti. ciò si ve1'1fìra n ell'eri"iDP la e nello 1'in1le gono1·roit·a; lA rini 1e blen.,rroica ~<UÒ e-<~EJI'e inoltre (st'condo G··rber) ùi natura scal'lattino;;.ll (!>ln•pL.,co~dli), e•·i!'; •pela tol>A. (cocchi dell'eri;;ipoiR) o gonor roica (gonococchi) In 'IIJP.:;;Ie •nulAttie come. pur•· m! ll' 1nfluenza, nt:l mo1·billo e nella meningot•>, ed in altre In pMln J' ing rHS$0 pei r i-;pell1vi microrganismi é la mucosa na-.Aie. La rhin.iJ.i~< bleno•·r ltoi,:a rwi fèlnciulli é pr odotta da ~·1nococchi, 8!'.socialo t~lqJ';\ ll·l alt1·i JIÌ"!!•IIII, w·n••H·ati diJ•e•Ltamen le o per la via delle laarime nell11 miii',OQA nas-ol .... C1ò S I é O!'.Set•vato pure negl i adulti (Hosinski de Stella La11f1'-<. Kr, ~nlgJ G>!rbet· arn.nclle una rinite morbdlo.;;a, scarla tlinosa, vaju.. losa e t,f.,;:a . Nt!lla rirli t~ rla mnl'blllo fu 1solato lo st . flUQ!l. aureu!;. Dd'Ler ia pl'ima· t•ia ch·!l nfi"O e m ·l'hdlo S01an più 1'&1'8 rhe cliflJ> ria e scat·!aLlina :Calli). Nella scarluttinn la bf,..nJH)I'<'B na sali~ è p•ù f• >rte che nel morbillo. Sono slate distinte 3 f.,rm •• di l'inite >"C8rlall111()<;8 puruiP-1118 : l) COI'IZZ/l purulenta precoce, dopo uno o Lrr~ girH·n• d' t •••·nb~<7.innt'!; calal·ro mucoso ori invc.-e <:uppurazJOne fetida m.-,IJncre CII Il ,:rrCJ vi f~nrHu eu i gt• •1era li : 2 co!'iz.za pnl'ltiPutfl ltu·di va, a l iQo f!HII ' ll"· l e~:,:t> l'a ; 3) ctol'izz~< put•ult>IILB p::-eurlomembl'ano!'a, che ha p1·incipio nei pl'illll ~·o•·•• ' con flllgr .. a psPudomemlll'anosa: ass.- nzu di bac·illi difteri ci (Chauss,. rie·LI'Iftrc'•e). Pt> l' la r1ni1e s~:al'lall lnosa, l 1losa. VAJUnlosa il maleria.le btll.teriolo!!ICO è st:S I'f' i!'<Sillln o mtHtca dd tutto. Nella rÌI1 1le da influ•-:nz.a ful'Ono trovati i micrfll'gani•mi ;;pe··ilìci (StO!'k). oppHI'C diplococchi, streptococch i, sLRi iloco('chi (W~tch-<elbtoUin, Wol;;.on) ):olia meni11giLe il meningococcus intracellulari::J, il difJIOf:ocens intrac"/i"lur!s ~ il letr(tcoccu.~ in.l r acellularis trovan;,i nel secreto na;nde, P.l[ue:=:to rappr·o•se••ta il mezz,, di ditl'usione (Ja .-gel'). Ne1 fàz.z.olelli d è i m ,..n, ••~ili ci, nell'a1·ia polvei'Ol"tl dei locali i o cui sog!!iOrnarono mPningitici, nel 8edimt!11lO Ul'inario e negli sputi si tl'ovano i ml('rorgan1smi 8pccifìci, che conser vano la lor·o v• t .. lità ancl•e allo stato secco : donde la norma san itaria di non sputare sui poviment1 e di dil'infctture i l'uzzoletli dei malati (Jaeger). 54 - G•or11ale medico.


850

RIVISTA DI OTO-RlNO-J,ARINGOlATRIA

Scher·er li'Ovò nel sect·eto nasale d t '18 casi eli mAning iLP. t:erP.hro-spinaiP il diplococcus intracella l aris meni ngitis; in 50 esami di controllo su ma iali e sani lo tro,·ò due volte e con(·lude chE>: l ) l i uf... z ioue nella meningite epidemica può avvenire per· m ezzo della re spirazione. l diplocC'cdri Immobili sono inglobati dai leucociti e l!·asportati al cc:>rvello ; 2) lA pres... nza dei cliplo<·occh i ser ve per· fat·e la diagnosi e la dia)!nosi rlilferenziale; 3) il serrelo nasale é infeLtivo e perciò da r., ndere innncuo. Il m e ningoco~A:O fu pur·e Lro,·ato nel !'e<:reto nast~le e nel pus spinale da Huber·, Ey!'let·, Noll'n, Alt, de Albreclit e Glton all e autopsie nellE\ aller aziord Oo~isltche delle cavità na-;alt e nl'l !'ieet·eto nasale, da Schifi nel secreto nasale ùi un sospetto di mbniragile e 7 v<•lle su 27 s~cr•eli di nasi normali; da H cubner nel sec:reto nasnle rlr san i e nel pus di una menin~Xi te pul'ulertta HJIA ba:<e del Cètvello. :\rlmann trovò in una me11ing:ile purulenla, ~orta dopo l' a~porlaz ione di un poltpo lllll-'81>! !>Sr·comaloso, nt'l !>ecrelo na.::ale o nel pus rnt'lningi ti C'.O il diplococco di Friink~l, quindi il pseudobacillo difterico. An che K tefer tr·ovò in due casi di una gr·ave rinile purulenta, una. volta !>u ~~ !'le"'~o. il menin.gococctts incracP/lular is In c:o nclus1one il meniugococco è un pio:zeno per eer.ellenza dE'Ila mucn.::a ntt!>8le. L''J•ra. Que><I.A terrtbile maJHltia è p:-ndol tll d>~l baci/lus lep rae, che peuetra e si sv iliJ i•J.la sulla mucosa nasali" (Goldschmidl. Jonas, Petet·sen). Sti<:ker·, che si é occupato mnlto dPII'or·igine d<'! la l E>pra, conchiude in base ai suoi numerosi lavo1·i che: 1°) il na!'O rappr·esenl11 il lungo nel quale ~ i arcumulano in abbondanza i bacilli SJJecilìci e dal •1uale si dilfondono ai ~ani. Dop" il secreto nasale cleve e»,.er o preso in consiril:'r'aztone lo sputo. quale propa!!a· tol'e dei b:1cilli; 2•) l'e.le prediletta dd pt·ocesso morboso inciptente é la srzione anlel'iore clrlla mucosa nasale~ per lo più il r ivestimento mucoso della parte cartilagin ea ciP. l sello ; 3•) la diffusrone della lepra dal malato al r:::ano avviene di oa(,'O in naso, più rar·amen te per· mezzo dei fazzoletti ecc. Di 57 malati con prorluztoni noduln:·i, :,5 avevano i bacilli nel secreto na"ale; di 68 con lepra nerYosa, 45 avevano i bacilli nel naso e di ~8 con l'orma mista, 27. Il secreto della mucosa nllsa\e può e,.ser•e muco,.o, purulenlo u parlicolarmenle gommoso. In questo soprattu tto abbondano i bRcilli; nel muco e nel pus trovansi sol tanto in prccoli cumuli. Il proce~so comincia con iperemia quasi invisibile e progredisce fino all'alrolìa, alla form azione di ulceri e alla distruztone interna del na:>o. Pt>r deler mtoare la virulenza dei baf'illi si fa ri cor so alla loro m obilità. Nel secr Plo nasale veggonsi bacilli, che mostrano lenti movimenti di suc·.;hiello, i quali pos:;ono e!>Sf'rt: 0sser·vati per alc:uni minuti. IL malato di lepra nasale diffon.le a ll'inter·no una m i riade di bacilli lepr·osi e costituisce l'unica via di dtlfusione della malallia . Finché l~> lepra non é guarita, l'ulcera nasa le contiene sempt·e· i bacilli in mas~e più o m eno gr·andi. I bacilli esistC'tl ti nell'ulcer·a nasale costituiscono l'unico e prtmo el emen to d iagnostico della lepra nei fa nciullt. Dal primo malato al naso la dilfusion~ della lcp ra avviene per tr e vie: o per stri~ciamento del !sPcreLn na!"ale sul viso e sulla pelle rimaornta; per di ffusione lillfalica o per Lra:<porLo al torr ente drcolatorio. Oltre il rnuco nac;ale, anche il sudici ume, ad es. snltn le un ghie delle dita. nei peli della barba, la biancheria di dosso pos'lono lrasmetter·e la malattia (Galvagni). Le osse1·vazioni di SLiclrer fu r o11o conf<'I'IIH1fP da Fraenkel, clte in un caso di lepra con secr <•zione m1!'ale M111/4Uiglla, eire du rava da tr·e anni, cr~rlelle d t vedere i bscillr di llansen inglobati dai fagoleucod ti, da En.disch ed Uhlenhut, Je·


RtVfSTA DI OT O·RI!\O·LARINGOIA'rRIA

851

4:lnselme, B esniet·, Schiilfl~r, secondo il quale, in 10 minuli, parecchie mi gliaia di b. di lepra sono diffusi alla dista nzn di m. 1,5 ed an ciH~ più. S::m o di contrar lo avviso Bet·f{engrùll, il qu&le a!Tcrma che , in tal uni casi di lepra ma11ifcs ta, il naso si ammala p•ù tar·d•; Ilfll!el·, che in Ll'e casi di l epromi della cute. ne vide uno !:<Olo co mplicaLO con un'llll'ezione mucosa del naso; Campana, il quale è> di par eee che i b. della le!JI'a d•ll'usi dal naso non sono vitali; Hellat, il quale t·itiene c he tanto i bacilli por tati sulla mucosa nasale con l 'aria inspiratA, quanto quel li cl ~po'=' ti vi m eccanica mente. sono dopo poco Lempn eliminati ; Fel ix, che non vide mai nel sec•·eto nasale di sa ni, che erano stoli a cont atto con lep•·osi , i b. speci li<:i. Gerber in baso alle sue osser vazioni conchiude: 1°) nelle vie •·espiral'.>rie superior i del tutto normali non si osservano in ~enerale baci lli : 2°) le vie respiratorie :;>uperi ori, ti picamente malate, co11tenguno quasi senza eccezione i b9cilli e in grandi masse ; 3°) il naso produce la mag-gior quantità di bacilli; 4°) quanto più in basso si trova l'or• g ine del secr ato, tan to pitl povero è di ba ~ill i ; 5°) la pr esenza dei bacilli nei secNti liquidi e secchi continua per seLLimanP, e mesi fino ad un anno; 6°) oltre il sec•·etv nasale, possono diffondere la malattia i fa zzol etti, e tutti gli oggetti di biancheria e di vesliario, che furono a contaLLo con e~so secreto. Secondo v. Berg mann , le lavandaie danno un considerevole contingente <li leprosi; 7<>) non é da ammetter si , che in tutti i casi debba esse•·e il osso ntfelto pel primo: Rinoscleroma. - Il r i noscleroma, secondo Mikulicz, è una neoformazioue specifica, caratterizza ta da un'infì lll'azione di piccole cellule attorno ai vasi eJ io ~ppresso anche di ~rosse cellule r otonde e fu sifor·mi, che più LHI'di si trasfor · mano io tessuto connettivo e cellule adipose. Le J.!randi cellule r otonde Lrasfol'm ate in adipose furono denominale Cf1llule di M ikulicz (Ditlrich). In mezzo a f!116!'te cellule scoper se Frisch nel 18K2 i mic•·o•·gan ismi specifici, osservati indipenc!entemente da lui nel1883 da Pdlizza r i. Questi germi, penetrati nel protoplas ma di dette c ellule, cagionano in esse una m etamorfosi regressiva per suc·Cessi va scomparsa del nucleo, dei gt·anuli protoplasmatici e df'llA paret.e e fol'mazione di una sostanza liquida. Le cellu le r otonde, non invase dai batteri i, formano .un tessuto connetti v o fibrilla r e, prodotto dall'il'ritazione fl ogistica cronica (Ft•isch). Confermarono e completarono l e os~ervazioni di l'v1ikulicz e Friscll, Do utrelepc>nt, Corni! ed Alvarez. Wolkowitsch, Paltauf ed Eiselber g, Keanzfeld, Nilofor ow, Stepnnow. Stur· mann, Juia e Burullet• ottennero nel l l-186 col ture J.Htre dei butteri di Fri:,;clt. Tali miCI'organi!'lmi c·ap~u lali si color·ano col m etrJdo di Gram, sono pet• lo più riuniti i n cumuli, sotto forma di bacilli, nelle cellule di Mikulicz, negl'inter~tizi cellulari e più lardi anche soLto la r ete d• Malpil!hi. Nelle infìs!'lioni in gelatina cr escono sotto forma eli chiodo, l a cui te!:'ta è piu trnsparente delle simili collur·e d él Friedlùnder; lo stesso avviene oell'agAr, in cu i lo svilup po è più l'apido. Il get·rn e non é anaerobio. l bacilli sono m obi li nel l r!]u ido che li ci t·conrla; col siero di sangue di una paziente di rin oscleroma si ottenne l'a ~glutinazi o ne dei detti m icrorgAni smi in una coltura di 21- ore. E s:-;o si considera genet·almente quasi identico al b. di Friedliinder e a l b. delrozena. Moltissimi osservat" ri sono di tale avviso; Alll'i invece sono di opp0!:<lo paee ee Afl'ermando che il b. del r inoscleroma può diffel'ehziar si benissimo da quello del Friedli.inder. Riprodusser-o lu malattia negli animali (topi, r atti. e cavie), specialmente cou i oocnlazioni nella camera anteriore dell'occhio, StepAnow, Pallauf c von Eiselsberl!', \Volkowitsch, Bandler, Pawl osw ;oki, Mantegazza e Ducrey.


852

RIVISTA DI OTO·RINO-LARl~GOHTRIA

Anche sulla specilìcita del microrganismo sono divisi i parer·i degli osservatori, per ché alcuni lo ritengono per ra~enle della malattia, altri lo coMiderano come un innocuo saprofìln. Secondo Palh~uf, l'importanza otiologica del ba<:illo del rinoscleroma sta nella formazione delle cellule di Mikulicz, le quali ulLime sono indispensabili per la diagnosi. Cav,:tà nasali accessorie. - Caoila accessorie normali. - Besser trovò sterili quattr o seni frontali normali - E Franche!, s u 50 cadaveri, trovò 13 su 2& cavità accessorie normali. In 11 seni mascellari si trovarono 7 volle diplococchi 3 volLe st. pyog. jlaous, 1 volta un simildi fterico, 1 volta un similAntrace e 1 volta un bac mtwos11s capsulalus. In 6 seni frontali si tr.ovarono 4 volle diplococchi, 2 volte cocch i piogeni gialli; 'l volta st. pyog. albus, e una volta 1 similantra <'e. Cttlamula e Ber·tarelli trovarono una sol volta in un seno frontale di un ca lavere lo st. pyog. albus . Nelle ca vita accessorie di 20' cani trovarono sterili Lulli i seni frontali meno due in cu.i rinvennero il b. coli e il p roteus; tutti i seni ma!'cellari di 16 cani meno ~ in cui trovarono il coccus aurantiac11S 2 volte, i l m. albus e lo st. pyog. albus. T 6rne trovò ster•ili le cavità accessor·ie di 6 vitelli. Su ;l6 cavità nasali accessor ie di cadaveri umani, esaminate due ore dnpo la morlt>, si trovarono 22 seni mascellari e frou la li sler·ili; di U cada vari esa · minati più lardi, se ne trovar·ono solamente-: ster ili. Per ciò conchiude T o rn e che, sul vivo, le cavità accessorie sane sono sterili e i microbii vi prnetrano dopo la morte. I seni maseellari s'inquinano più facilmente dei seni frontali (12,f> •/o pei primi, 5,88 pei .secondi). I batlerii vi penetr·ano dal na!:"o e sono quelli stessi che si trovano sulla mucosa normal e del na!:"o stesso. T orna trovò nei seni due specie non coltival.i li ,uno spirillo e u n batLer·i o), inoltre lo st. pgog. aureus, al/.Jus, lo stept. pyog., il b. coli e il b. pseudodiphtericus. Caoita nasali accessorte malate.- W eichselbaum osservò lo slr. pyog. in coltura pura in un caso di flemmoue iulìammalorio delle ctwità nasAli acces,;orie. m un caso di m eningite cer ebro-spinale il dipl. iniracell((larls, in casi d1 pol mo· n ile, coo inl iammazione dei seni, il dipl. pneumonìae; lo stesso micr obio in 3 casi di menin g ite cerebro- spinale, e in 9 polmoniti da mfluenza Nelter pur e vi tr·ovò in abbondanza pneumococchi. Besser trovò in 5 seni malati il pn. Friedlander, str eptococchi, diplococcus pneumoniae. Oue ca vita rimaser·o ste· r ili. N el :>eno mascr.llare Zat·niko trovò l' asperg illus fumigatus; Fresenius, Luc slr·eptococchi. Negli emp1t>mi dei seni LiC'hlw ilz os;;ser vò per lo più slrepLococchi , lo st. p!JOfJ. aureus, e allms, il ùiplobacillo di Frànkel ; W el'ller streptococchi, stalìlococchi e un b. ~imilcoli. Nell'emp.iema del seno frontale Knhnl teovò il pne!lmucoccus; Fri.inkel, Hacke slalìlococchi. H enfelJ ed· H erma nn tr·ovar ono, in 10 empiemi del seno mAs;;cellare. 8 v o lle sLreplococchi, 5 volle st. pyog. au.reus. 3 volle staph pyog. alùu.<~. :J vol le .<~t . allm.s. 2 v. st. aureus, 1 v . .~taphyloeocc/ls non bene determinalo, t v. st. citreus, 1 v. st. r uber , 1 v. uno staf. non tluidificante, :.! v. sar,..inP, 3 v. una specie di coli, 2 v. una specie di proteus, 3 v. un corto bacillo, 1 v. un b. simi le al Friedliùuler, 1 v. un b. capsuiAtO 1 v. un b. simile al Lifo In 2 casi si trovò una sola spr.cic in ci a~cuna cavità, in altri 6-7 !<~pecie. Dmochowski trovò in 21 ca!'O di empiema del seno mascellare i seguenti mir r·or g<lllismi : Il v. il b. pyog . .foettclus, 4 v. streplococchi, 3 v. st. pyog. a ureu.<: t v. st. pyoy. allms, 2 v. p n d i Fried /r:tnder. 1 v. b. PffOcianeus; in 12 cRsi cron1ci trovò 7 v. il b. JlffO(Tenes joetidu.<:, 1 v. slreplococchi, 1 v. lo .'Il. P!fO(!. aureus. , 1 v. l o st. P!!Og. a /b(tS., 2 v. il p n. Fri f'alantler, 1 v. il b. P!IO cianeus. Egli mPtte in rilievo lo g rande som i ~lianza del b. p!JO[J. joetidus col

b. coli di &cherich.


RIVISTA. DI OTO·RHiO ·LAR!NGOlATRIA

853

W olff in 22 cadav ~ ri ùi rliflerio:i tt·ovò nei sen i m 'lscellari 12 v . b . difte t•ici, 8 v . dtplococchi, lO volto s lre ptocOc\:hi, G v. lo st. pyog. aureus. st. pyo(). citretts, .flaoltS e ilo. f'!fOC. ri~petth·ame11te una volta. In 3 cad~::~v cri di mot·billosi osservò 2 v. dip lococchi, 2 v. str· Ppt.qcocchi, l v. slafìlococchi. In un cAdavere di scar latli11oso slr cptococc hi, lo sl. fl!fO(J. aureus e il b. fi!JOCianeas . In seno fron tale di diflertco vide b. diftet'tCi e lo st. fi!!Orf. aureu.~. E. Friinkel in 146 cAdaveri trovò 40 volle i $eni ma"'cellari malati. Questi conte nevAno 22 v. dtplocnc(;hi, (K v. in coltura pu1·a), 15 v. lo st. JI!JOIJ. Jlaous, 7 v. stt·eptococchi, 5 v. il b. mucosu caf1Sulatu.~, 4 v. boe.i pseudo d if!erici, 2 v. il ù. ftuoresce ns liquefaciens putridus, i v. il b. dell' in/luenza, 1 v. lo st. p!JOlf. citreus, 2 v. il di{ll. joetidus crassus, e 2 v. il ù. coli. Howard e luger soll s u 17 empi emi del seno mascella re trovarono 11 v. slreptococchi. 5 v. st. Pf!O!T· aure,,q_ 3 v. b. mucosus capsulatus e diplococcus lanceolatus, i v. il b. pseudo diphtericus e il b infinenzae e 2 v. lo st. Pttog. albus; gu 7 empit•mi del seuo fl·onlale, 3 v. $L!·eptococchi, 3 v, lo st. fJ!JOfJ, (lureus. e in un caso ri,-pelli va mente diplococchi e il b. mucosus eap~iulatus. PearcPs, su 28 seni mascellari di fanciulli mor-ti per difLer1a, trovò in 16 slreplococclti, in 10 lo st. pyoy. a.ureus. in 4 lo st. f>!)Og. albus. in 10 pneumococchi, e in 9 il b. eoli; nei seni mascellari di due cadl:lveri di morbillosi osservo i b. difterici e g li stt·e ptococc hi, m 5 cadaveri di ~cal'laltinosi diflet•ici, i. v. Io st. pyog. aureus, in 4 cas i di s cal'lattino::<i, 4 v. lo st. aureus ed albus, 3 v. strepLococcht, e ~ v. il b. fl!JOCianeas . Stancul•·anu e Baup esnminarono in vita 12 seni masMilari, 3 seni frontali e 2 empierni dei seni ft•ontali e naas cellari e trovar ono pneumococch i, stafìl o~occlti, pneumobacilli e s tr·eptococchi, Moszkow><ki riferì di aver coltivato in ·u n empiema ciel seno mascellare i bacilli del l'influenza. P omeranzew su 20 cadaveri difLerici trovò nei seni mascellari, 8 volte i b. odiftct·ici e s treptococchi, 3. v . str eptococchi e 1 v. streptococrhi e ùiplocol:chi nell'affezione di ambt>due le pat·ti. In fl mal altie iin un sol Ialo trovò 1 v. b . dtflPrici e s tr·eptococchi, t vol ta, ciascuno, diplococchi, streptococchi e st.. tllococnhi; v. Schròtter in un e mpiema del seno mascellare destro vide il b. dell' i n uenz a. T orne su 28 seni patologici ne osservò t 1 affcHi da infezione catarrale, dei quali 2 soli contenevano ballef'ii, cioè b. sputiç,enum e m. aureus; qu indi contrariamente agli allri con~hiuJe che la maggior p a t'le delle sinu:>iti calarl'ali sono sh~ •·ili. I n t l s inusiti out·ulente ct·oniche trovò -i v. s lrepl0cocchi, rispettivamente 1 v. in coltura pura, o col b. m ~ lfo,lori(er, o col m. aur eus, o col m. tarrlel"]ttaw:;; 3 v. il m. anretl.~, 1 v. col m. psendocatarrhalis, 1 v. col pn. F r iedltlnder e bn.c. oul!laris e 1 v. col m . pu.ogenP.'I, e b. r;ulgar is; 2 seni cont enevano il m. f'!logenes l v. con slr•~pl0cocch i, un ' alt•·a col m. aureus e b. oulgaris. In 3 sinu~iti purule111e acute lrovò il b pneumoniae di Weich~elbaum, 2 v. in cultura pu ra, I v . col m. aureus. Da quanto s i è ~0pra dP-Llo l'isulll't, che come nella ca vita m edia dell'o recchio sano, e n ella g-ola ~ana, an eh~ nella ca vita no ~Ale e nei r e lativi seni possono tro va t•si i più varii get·mi senza produrre fenomeni morbosi. Ad e cc ezione della lepra e del rinoscl e roma in tutte le altre aff<'zioni nasali si trova'no gli stessi microbii mot·bosi delle divers e mAlattie infe ttive e p;enerali. Ne pot·ge chiaro e sempio larintle fibrinosa, i c ui fenomeni po~sono essere prodotli dai più diversi microrgan i'Smi. Le ri ni ti, e molte altre ·affezioni na,..ali, sono sintomi concomitanti di un

n


RIVISTA DI MALA.'l'TIE VENEREE E DELLA PELLE

gr·an numero di malattie gen erali e infettive, nel cui decorso con la diminuita r esistenza dell'organi;'<rno ifl generale, diminuisce anche quella della mucosa. P erciò i microbi. che si osser·vano nel naso, trovano un terreno favorevole pel loro aumento e pel' la pr·oduzione dei fenomeni morbosi. È probabile che l'epitelio vibratile della mucosa nasale e dei seui prenda parte coo le altre difese naturali alla lotta, ma non è stato possi bi l e dimostrarl o sperimentalmente. L e ricerche di Calamida e Bertarelli ~ul poter e dell'epitelio vibratile nasale eseguitP. con varie colture di germi patogeni che uccisero gli animali in 4-24 ore col b. prodigiosus e col b. rwbtilis, che penetr arono nei seni, secondo Tòr ne, • non sono decisive per la quantità tt·oppo elevata di baLler·i i introdotti, che po· trebbero esser e g iunti ai seni c.lirellarnt:nle per le vie di comun icaz•on i naturali. Per di mostrare quale par·te prenda l'epitel io vibratile nella st et·ilita dei seni , Ttirne aprì i seni mascell ari a 20 vitelli macellati di receure e a un cadaver e 20 mir)uti dopo la m ot·te e spa r se in diversi l)Unti particelle di ner o fumo. Di esse reritdio vibratdP. si liber ò, Spl ngeodole verso le apertur·e dei seni. È I]Uindi da ri tener si che funzionand o fisiologicamente esso possa i mpedire l'ingresso nelle cavità a cor picci uoli e':'lranei. Sull'azione bt~lte ricida del muco nasale non sono concor·Ji i risultati sperimentali ottenuti e la maggiot' parle degli osservatori conchiudono che il muco nasale non possiede r eali pr opri età batter·icide. Secondo le esperi enze del T òrne, i l secr elo dei sen i spiega una c1wta azione, per lo meno allenuante, sulla vilalilà dei bt~tlet·ii non legata a fagoc1 tosi . C. SFORzA.

RIVISTA DI MALATTIE YENEREE E DELLA PELLE Lo soolo cronico nelle malattie organiche e funzionali dell'nretra posteriore - Diagnosi e oara. - (Medical Record, decem-

J. T nOMPSO N. br·e 1!)05).

\

Contrariamente alle opinioni che hanno prevalso nei tempi passati, oggigiorno si è riconosciuta la grande importall'ta cho hanno le affezioni blenor·r agiche dell'uretra, e le conseguenze gr·avi e frequenti cui danno luogo, tanto in rappor to alle condizion i locali dell'app~:~t·ato genitale maschile, ;::ome a quello dello stato general e di coloro che ne sofl'rono. Conviene spozzare completHmente la confusione che ha re gnato per tanto tempo nella conoscenza di qnesti stati morbosi per avere una guida sicur a nel loro lraltamen lo. l processi propri c.lell'urel ra profonda, che sono coratterizzati da scolo per iodico o pet'manenle dal mes to, o che compare nell'ur·ina, si possono dividereopportunamente in jun:oionali ed organici. I precessi organici comprendono l'uretrite posteriore, la proslatite cronica, la infiammazione Ct'Ouica delle vescichelle spermatiche (oeseiculite semina/e cronica), e la cisti te cronica; processi che le11gono dietro alla infiammazione-


RIVISTA DI .UALATTlE VE:\EREE e OE f,LA PELLE

855

sempLce o speci fka dell'u r elrR, dovuto al JlOIIOcocco. nd organi!'mi del pus, a cause lraumul1 chP. o to;:<siche. Pe1' quu n lo la S(•crezio ue in (jUe!>li stati assomig li o qut-lla ofl'erltl dai disordini f'unziouo li, in e:'si il pus è l 'elemento caratler•st•co. l pr ocessi fun;ionali compr·enJnuo l'ur·etrOITl'a, la rrostà torr ea, la spPrmaton ·ea, e la l'osl't•luria, e possono considerarsi come g li esponenti di 11118 attività fis iologica anormale, dov111a ad a!>l inenza o ad abu,.o se"-suale, a impruden7a, a stimoli vt>nerei i nsodù i:::falli. T al volta questi stilli possono r i ferirsi a di~ lurbi del si..,Jema nervo:::o, nevrastt>nia, ecce!'lso di la voro, ed altri esau •·i menti del si::<tema ne•·vo::-o sle!>so. Questi processi non essundo d i natura in - · fi ammator·ia, lo sco](, che com pa•·e dal meato non conliene f• US . Clinicamt>ule per ò si pos.sono aver e dive1·se eventuAlità: a) Più l c~10n i organi che po~~ono coP~ish· re i11 sif'f'nn; o) P1ù d i uno dt> i dis<H·dini funzionAli ;l<JR:-'CHIO coesi!;lere in i'iieme ; c) Una o più all'<•zioui orgA niche possono el'lser~ combinale con una lesione ru .. ziiHlale; d) L o senio p11ò e::::-"er e costante o in ter111illo>nte, o si può r enrle t•e vi sibile dtl l mnato solo collo ><pr-emer e rurHll'a col dito; e) Lo scolo si può tro var ... solo nelle urine, mancando del Lutto dal mento. I n breve ecco i f'HlLi che ca•·atle •·i zzt~I I O ((twsl.e affezion i: U RETRIT E CRO :O•II CA POSTERIORE. - Scolo IIIUCOplll·ulenlo, mallu l iOO sped alrn eute (goccella} dal 1neato, scarSI!"simo, che spe;.so si t•·ovn solol !>premendo l'ui·etr a. M•llo f•·e4ue • •L~', ,. iJJì.·ile, dolo•·oso, co n lenesHIO più o meno mar·t:alo, a seconda la pro fon di u't e natura del processo . Peso al collo della veseica; esplorazione r eltale nef{aliva. U r inando, sono torbide e tìoct:ose l e prime urine sollall lo, a meno che pet· un ecce-"SO di quantità, la !i'ecr eztone oon si sia l' iv er sata i n vesc1t:a: allora an che le s~conde urine sono tor bide. Rejterto mic ro.~COftico . - M 11ssi d1 globuli di pus, e gtmococchi o micrococchi i~=;ola ti , ep1t0li1 a colonne e pavimentati, r accolte 'di mur·o, cor puscoli di sa ngue, del1'1ti.

URETRORREA. - Pcocessn runzionale, ma ch" ra!"sOm i glia al precedeule. Non è da causa venerea, ma da ect:itamenli insoùd•sfHlli, ma~lu rbHzione e simili. Sintomi: lieve pe•·dita di umore bianch iccio del ml'alo al mattino, talvolta anche m :sto alle uri ne o dur ante lA defecazione ; mAcC'hit> nella binncht:ria, ma meno dense di quell e Jel pus blenorra;zico. La funzione se~sual e non ne è disturba ta . Nessuna alterazione fìsic·a; ta lvolta influisce sul morale per sola paura Al micr oscopio, cellule uretrali piatte o r otonde, cor puscoli di muco, muco libero e fi occ hi, ·ma niente pYs. PROSTATITE cno NtCA, o uretriLe cronica dP I!a pr osl uta, così pure della, per i l frequente contempo!'ttn eo interesse della g hiandola pr ostatica. È for se la più intere~~aute e r 1belle di quest~ affezioni. Dalo r in ter esse della pr oslata, non sogliorJO mancare i distu•·hi della innevarzione gene •·nle. Si hanno: erezioni ed eiaculazioni dolo rosè, peso e senso di pienezza del l"elto, talvolta p•·urito dell'ano ed emorroidi, polluzioni ed er ezioni r•flesse; th re gola polluzioni sangui· nolenle, seguite da depressione inl€'1lettuale, mancama di confideuza, avver. sione al sesso femm1nile, seguito da neuraslenia, inrlebolimenlo dei poteri sessuali , e paura del mal r •m on io. Al l'esplorazi one rellal e, pi it o meno, ingros· samento della pr osta ta, sensibilità e nodu li .

•


856

RIVISTA DI lL\L.A.TTIE VENEREE E DELLA PELLE

Pcalical a una irrigazione dell' ut·ett·a ante1·iore fìn nltre il bulbo, e fac ,..11do urinar e l'individuo, se la pr1ma ut•ina non contiene fi occhi, provl"nitmli dHiltl g hianrlole pt•oslatic !.e o dai lor o con tlolli escretut·i , è l'ur... tra prostRlica che è inler·eRsata. Se questi fi occhi perd ut•ano n ella secondA pol'zione di ur ina, e special men le nelle ul time gocce. essi sono segno di aff,..zione della p l'O-< lata. Esame microscopico n ecessario, e r·isolutivo ; nella pro--tatite cronica riv ela: pus, isolato ed in ~rup pi, epi telii gh iandolari, des()UIIll11118liv•, tubul.ori e dltndrici, cellule cauda te e t·otonde, secondo lo stadio Jeii'Hifezione: talvol ta sparmatozoi vivi o morl 1, ed elementi deliA prostata. Bisogna guardar·si da uon ·confonder e quel'! lo r eperto con ()uello della : PROSTATOMH. - Distur·bo di funzione per lo più degli astinenti - !=Ccr•e. :lione tenue, Lqrbk la, lalli ginosa, eme!;sa eolie defecazioni, o a t ermin e del mitto. - Sen sazioni suh1eUive dr prurito, di tenesm o al r etto. F~:~tti n~rv os i , com e melanconia. ipocondriasi, nevrasteni a e sirnil1, l ri sconll'i obbi ettivi sono qu1 im por·tanLi::;siml per l a di Agnosi differenziale colla pros latite cr onica, e pPr c iò nella pros l alo rt·ea, l 'urina è normale, la prostata egualmente, seb!Jene bisogna ri cordare che il m ussag gio fa Rprerner e mol ln !<ecr·ezione accumulat'l. L 'esame micr oscopico dello scolo dà : cel lule · cilind riche, corpi amiloidi (no n costanti) , lecitioa, ed i patog nomonici cristalli di Boetlchet·. Si può tt·ovar e anche qualche spermatozoa. V~;sctcoLtTE se:MtNALE CRONICA. Rar.·a da sol a, accompagna le avanzate pr ostatili croniche. Dà luogo a dolore o a penose sen sazioni nel campo della vescica, dei testicoli o all'e~ll'e mt tà del penl:l- qualche volta «..iolori lombari, slimolo a urinare f•·eq uentemente, o dtsuria. Emiss1one dt secrMz•one densa, gelatinosa, albuminosa e appicciccaliccia, che spesso viene espuba fo rzatamente durante la de fec~1zi o n e. Si acco m pag nano disturbi del sis tema nervoso, brama sessuale, tuttavia seguita da indebolim ento marcato del potere virile. Qualche volla i g··nitali ester•ni diventano fr eddi,. r·allrt.tppili. anemici. Coll'esplorazion e r etta le si rinvengono l e vcsciclwtle dure, ingrossate e dolenti 1:1 ! taLto, in mezzo a un tes~uto pert-c istico rila sc1ato. A l l'esame mict·oscopico abbondanti sper·matozoi vi vi o morti. che serv ono a co nfcrtnal•e la diaf[nOsi di vescic.olile.

SPERMA TORREA.- Con (juesto nome si d c vr ehbe intend ere solo un disturbo funzion~:~l e, l egato a insufficienzA dei condo W e1aculatori. Ol~re la perdita seminate, esuberano in que ~ta affezione i fl:l'tti generttli: cefl:llea, sonn o lenzt~ , brividi; d isp n et~ , ca:·diopalma, cardiAlgie, debolezza, pet•dila. di memoria, di socievolezza, e prP.occupazione pet· la sa lute avvenire. Gran cupi a di s pe1·rnatozoi al micr oscopio, ma n•3gtt l i v o l'esa :ne rellale, i l ch e la ditft~re nzia dal la vescicol ite g ià descr1tta. La sperm11torrea, più che una malattia, è un sintoma. Mitlo frequente e d.oloro!'.o, tenes~o, e talvolta sang ui· nolenLo. Dolore spesso irradiato in tutti g li organi vicini, v escica, scr oto, l'etto. Ur•1n>l torbide. fan g-o~ e; acide, qua11do non hanno subito la rerm entaZIOne alcalina, con for ti !"edimenti. Al macroscopio mol lo pus, corpuscoli tli muco, ><a ng ue. la1·:.!hi epitel ii piaLLi, ed altri rep erti proprii della t•egione dell'ut·atra pt·of,,nrfa. Vi si possono rinvenire ,:ronococchi, diplococchi, co n dell'ili e l>Alterii. Crs rrTE cRONICA. -


RIVISTA DI .MALA1'TIE VENEREE E DELLA PE LLE

•

857

Fosf'" TURI A. - Sr a~>'oc i a, più che alle altr e affe zioni sopr· a d è~crino , alla c i!'l>te. E s'ìa si trova nei S')g'!!;el Li d epre:;si, net·vo:;amente dt~ bil ilali, neuropatici. È nolo l'aspdto delle urine fosfa Lich e, c la solubdi tà dello intorbidam ento coll'a,:id•> ; c.., tr•·o. Senza in:;islervi di più, è quc~lo uno stato su cui bi ~ogna vigil>~re, cnme f•t llnre di irt·ttaziono sulla mucosa Jegli or gani ut·inari e di esAurimento per d malato. La cur·a dei distu r bi funzionnli anzidetti, ri po~a s ul gover110 rnOl'ale d••l malato, ri alzanclont-~ lo P.;)i l·ilo, la fìdud a, e sopra il ragionevole impiego delle enerf!ie di cui ~~li dispont>, cond iuvandolo con la cu r a geut>r ale opportu na, di lt)niCI, di stricnici, o di deprinwnti , a seco nda dei casi, P'"'r passa1·e al trattamento locale dell'aff,.·z•one, C•>lla irali'Ooluzion e di sonde metal liche, col masc;aggio l eggP.r o, qlllwdo l"mlllno. la fiducia, e le 1•i sor se del malato sal'anno rialzate. In Lutti i calli il medico deve dAre sempre im portanz~ a '(U esli falli, e guardarsi bene dal l1'8Llal'ii come malattie immaginarie. I n quan to ag li stati orgnnici essi richiedono Cl'iterii cu 1·ativi uni fo rmi, che l'A. "'" s~ume co~ì: 1• Dila tazi""e lll'sduale CIHt sonde metallil-he; 2° Copios.. irri!!azio ni con l"Oluziont diluile (di !'Ol i aslri ngrlnli, di soli anti,.etlici. o di antisettici l eggc rmenle a ~< tr in gen li); 3o Applicazioni topiche di soluzioni concenlrRle (le sle:-:c::e del n. 2); 4° Ant,~;~e tli c i m·inari per via in terna; 5' Meatol(llnia, nelle slenosi del mes to, per pet·melle1·e una conveniente dilatazio·te; 6o MR!'Mgsno tlella prMtala e delle vesciche seminati; 7° Amrntn lstt·azione di balsHmici per le riaculizzazioni e le ricadute; So l dr·oterapia, elelll·icitò, medieiua li tonici, rico;;ti tuenti, ecc. Ot questi presidii <li CU I'8, i l bal~am tco principe è l'olio di sandalo; veden.lo l'arnmalulo , come suoi avvenire, in un periodo di ria cutiua:t.ion e, esso deve es~e re u:c::aLo pcl pr·imo, fino a seomparsa dei 1'8tli acuti, e passare subito dopn alla m ..atotnm •a, se nt•ces:c::aria. Nelle p t·o~Laliti e Vt>se•col tte croniche, é rn egl !o fa1· preceder e il mnssa~:zio alla dilfltl!zione e a l le irri~razhni. Il ma ssng~i o della p1·nstata e d••lle v escichelle non è bene !"ieno fatti in unica se.lula.. Il massuf!gio si fu avendo il r etto vuoto , e a vescicA p 1~na, con manier·a, un giorno da una par·te, un giot'llO dall'altra, per 2 o 5 minuti ogni due gior ni, o più di rndo, fino ad una volla l a settimana. Al massaggio si ral'ii seguire una aonpia dilaLaztOtH', e le ir1·igazioni copiose con un catPtere n.•ssiblle, pref~ r endo i derivati dei sa li d'ar gento. Quauto ag li anllseltici uruwri i l'A. preferisce l'exarn P-lilene t etramina, e il citrato di anidrornetilene, il quale ullimo ag isce bene anche contr o il dolore che accompagna l'uri nazione in simil i malati, alla dose di 7.5 cenli~1 ·ammi, Ire volte al giorno in circa mezzo bicch ier·e di acqua. 0 EL OGU.

G. H. GaAH A M . - Impiego dell' Esoullna per attivare 11 prooesso del FlnHD nel trattamento del lupus vulgarls. - (Th e Lancet, dee. 1H05). L'A. propone di pra ticare inio>zioni sottoculanee di piccole dosi di u11a sol uz ione di e:sculina, al 5 p ccn lo (da uno a 5 minime inglf'si del la soluzione) allo scopo di sensibilizzare i tessuti viventi all'aziOne dei r aggi Ftnsen, nel lrallam en to del lupus vul gar is.


858

:RI VISTA DI ME:D l Cl NA L CGALE

L'ago della su·tn ga non si deve appt·ofon dil'e nei tessuti, e l'inieztone va pra ticata subito al ùi sotto del punto che deve esser e asso~gellato al trat tamento. Nel tessuto, cosi sen sibilìzzato colla esculina, la reazione con secutiva ad un& seduta Finsen, anzichè di tre ~i ot• n i . com e suoi essere nell'applicazioÒe sem plice del m etodo di questo autore, viene pl'olungata di qualLro sei a g ior ni in pil!. L'A. ha g ia pt•atica to a questo scopo piu di un centi naio di tali iniezioni, senza aver e lamen tato alcun incon veniente. Ha invece notato, nei pazienli cc,si sen si bilizzali , una maggiore efficacia della c ura Finsen , e la scom parsa dei noduli tuber cola ri isolati che questa tal volla non g iunge a r iso! vere interamente . Così pure l'A. ha trovato l'i m piego della esculina profi cuo per r ammollire le cicatt·ici fibrose. simili a cheloidi, prov enitmli dal r aschiamenlo di a•·ee l upose. che costi tuiscono un ottimo terreno a tte g t•anutazioni tubet·colari, che da esse sono con molta dinicotta sr adica te. L'A., p ra~i c1=mdo a se s te~so l 'iniezione di esculina. ha trovato che le sue urine divt>nta vuno fl uorescenti (!ià dOE)O 15 miuuli, e, !ascia ndol e io un tubo , la fluorescenza cr e•ceva per 4 o 5 gior ni , col cr esce r e cl~lla alcali ni tà del le u1·i ne. Egli ha pure sperimentato sul porcetl mo d'I ndia la fluorescenza che accyui >"tano i tessuti de~l i a nimali, trAtta ti colle iniezioni di escul i na. L"A. cr ede che l'a7.ione se n ~i bì l i zzatt•ico della e~cut in a ~i a dov uta al po tere che essa ha di assorbire i ra):{~i ult ra viol etti, mocl ilicandone la l unghezza del-

l'onda fino a t•idurla a quel la dei raggi bleu e violetlt, che so r\O quelli dai quali del"iva l'azione del metodo Finsen; in modo da concentrar e nei le;;suti una magaior e flUlln li tà di (j neFti ra g_gi dut·anl e l'applica zione dP.lta l uce, e r r ol ungAndone l'azione pP.r il lP.m po durante il quale dur a la flu or escenza dei tessuti, detet·minata dalla escu li na. DE[.QO U.

RlVIS'fA DI MEDICINA LEGALE OTT. - Un nuovo legno pratico per •tabUlre la realtà. della morte. (Revne médicale de Nor mandie, 25 gennaio 1906). É nola l'i mpot·laoza che, anche in g uerra (Regolamento di se,·vi.. io in guerra - servizio l"ani larto - § 26), assume la consta tazione della reallà" della morte ed é nota del pa t•i la scat·sezza dei segni ver am ente pra tici e semplici fino r a escogitali al ri ~ua rd o . Il metodo dell' A. è fondalo sulle di ver se alterazioni che una brueiatura su· pet·fìciale ind uce sopr·a il vivente e sul cada vet•e. L'A. se ne vale da parecchi anni e lo consider a come assolutamente certo. E gli pr ocede n (juesto modo: denuda l'avam braccio della pel'sona io esam e e l o colloca ol'izzontalmente, con la sua r egione an ter iore, o fl essoria., riv olta ver so il suol o, in modo che si po;.>'a, con l a fi amma d'una candela, passata al di son o di essa. sfi orarne l'epidermide. Q u e~la, nei ca<>i di morte r eale, dopo alcuni seéondi, l"i solleva in una bollA piena di gaz, vera flittena gassosa, l!he scoppid con un rumore speci ale, re~idua ndo u na superfi cie cir·colar e, d el diametro di cir ca 2 centimetr i, sui mar-

•


RlVlSTA DI )!EDIC!);A LE GA LE

85!)

gu11 della quale si riscontr11 no ancora IPmbi (l i epiJermide ar,(;artocdali. senza che Fer alt l'O si formi alcuna tracc·i11 da essudalo. N ei ca>'i di morte apparente, anche se la circolazione saugu i gua è r1olevol men te ntlle11 l11 ta, si o llil:laJe i n vece oa·a una ftillena a co ntenuto si eroso, 01 a un' (·~ca ra , 1na, 111 v enul caso mai. una flittena gassosa. E. P ASSEIIA.

n certificato automatico di deces•o, in assenza. del medico, a mezzo della reazione solftdrloa..- (A nn a le:> tl'!tyg ene pnh/ itt u~ el de m è-

IcARo. -

decine lé!] ale. In questo nuovo lavoa·o sulla diaf!'uosi della mo rte appllrenle, ar·gomenlo elle tanto inleres;.a al tempo stnsso e i medici e l'opw io ue pubblica, sopa·a tullo per i casi purtroppo non eccezionali e ben accer tati d'inum azaone di persoue vive ma in stato di mnrtt> appar·eute, l'autore, già noto per il 1<uo p:roces"o alla f1 110res~e ana, si é dato a l la t•icea·ca J' un al tt·o mezzo anche più semplice cd a lla portata d i tutti . E noto i l pr·ilcesso ùell'lea r d al la J'luOI'esceina: s'ini•~lla quesla sostanza solto cute o entro una vena del pre~ u11to CHdavere : >'e in qu .. slo pt>I'Sts:ono, benc hé atlì~vo lite , la funz ione circoln to ria e l')uella dell'a~ so rbimen to o se le med,..sime tor nano a rial ti varsi dopo un breve pPr iodo di tota le so;:.pensione, allora la P•' Jie

e le mucose verranno ad assumer e uu'inLt'n~a linLfl gialla, come nell'iLtet·izia e gli occhi acqui"tet·nnno u nA car·atter·il' t i<:u col•,razionr! ver·d e smer·aldo. Questo processo, d' una cer tezza assoluta e dotato di non pochi vantnggi pra tici, ha tuttavia un inconveniente, ril evato dol J.!r Of .Br.. uat·del , poichè es!So " pu rta·oppo << no n può essere u~loperato ùa ultt·i ruot·chè dal medico, mentr e il diugnostic:o di • m orte ap p11renLe s'impone più spe!><so •1uando non vengono soltcJposti al di lui '' esame, n giacehè i n Fr·nr1 cia le g!'avi s>'irne con~eguenze cui può dar luogo la m orte appar ente, sono as.c:ai più da temt:r si nelle ca m pagn~, in assenza del m edico, anzichè la dove è pr c.>scritlo un r egolare ser vizio di necr rJsc.. pia. Oecorrev a perciò indagat•e un mezzo bila portata d i tutti, anche dPi p1'ofani, ben certo e volgare. E questo I ' A. lw cr eduto ùi t•intt·a,..cittre in una r eazione alla a ~ v t.> lm'e l o sviluppo di prodotti solfìdr·ici. essendo questi leg-nti in mod·• intimo ad un ienomeno assol utamente certo di mol'te re»l e, quel'é la putrel'azio ne. Lo sviluppo di I!SS solfora ti, e specialm e, te del l'acido sol tìt1rico e del sol lì~ drato di ammonio, é un !"f'gno precoce di putrerazione e qu indi di morte v el'a: peraltro esso si manif'csta più pt·...sto i n alc uni or gani anziché in altri e ft·a qu elli l'A. , per l'attuazione pratica del !'<UO metodo, ha scelto i polmoni e l e vie aer ee. Egli s i serve di carta bianca comune, inzuppata in 'uua soluzione ,! i acetato neutro di piombo, carta elle si può impiegare lauto allo sta1o secco che umido: essa, introdotta, sotto forma d'una stri~ciolinn, entr·o una rlelle narici della per sona in esame, nel caso di morte l'eale r eagisce dopo qualc he tempo coi {ot8S suddetti, provenienti dalle vie aeree, JunJo luo~o a formt~zione di solfuro nero di piombo, che colora la caa·ta realtiva in una tinta var1abile da quella ciel caffè e !alle fino a quella ner·a intensa a r iflessi metallici . È bene, da-vanti all'altra narice,collocare un secondo ritaglio della stessa car ta, in modo, possibilmente che non a bbia c:ontallo con la pelle, né con la muco"a. Del r esto si può ancl1e f'ar uso di strisce di carta bianca comune su cui sia disegnato o sct:'itlo qualcosa servendosi della stessa solu:lione di acetato di piombo a g uisa di ioch toslr·o: co!:i per uso di gente profana, si potr anno scr•i vere sulla carla le pat'ole: morte reale.


SGO

, n I VISTA D'!GIE::-11:: GENERALE E BA'l'TERIOLOGIA

Questo bigli ello criplografìco non lascier a a ppt~rÌ!·e lo scrillo se non qu11ndo l e emanazioni solfìdr iche, segno di morte cer ltt, l'avr·anno colnrilo i n nero : in tal modo, automatica m eu te, il cadavere av1·a pe1· cosi dire, scr ilto il pr up1·io cer ti fìr.a t o d i morte. Tale segno, !'Og!!iung-e l'lcard , i11 bHSO alle sue espel'ienze . pr ecede d'as!'ai l'appA I'izioocdelle comu ni macch ie "er·,l»sl r e aii'A<ldome: es"o é cos ta n le in tuLLi i cosi ve!'i di morte e tnAUCa sernpre in tuili quelli appa1'e11t1 ; non può, pratif'll , mente, essere dalt) da alll'i ft1llori, e!'ll' .net al la put1·ef~:~zione cada verici! e qui.,di é scevro di cause d'e1·ro~e: esso il dunque un segno sp!>cifì •·o. pAtC•gnom• ·nico di morte ed é anche vol ga l'e e quindi alla portula d ... i p1ù i g nol'anll. E sso é i noltr e precoce, CO!'icchè fornisce la ce1·tezza t•ich iPsla senza attender e, cosa contraria nll'igient>, la pulr efazione a va'' z» la. Poichè le Istr uzioni su[!li atti eh morte in gr~e rrtJ pel nostr o e~ercito (§ 189)· pr eved0110 come pos:::i l>ile (e .liciamo pur e freq uente) cile la constatazione della mor te su l cam po di balln~l i a venga eseguita non dagli unìcill li medic •, ma da ch i é pl'eposlo alla tumulazione, così i l 11uovo segno che l'lcal'd ci propnne sembr·a destinalo ad avere un pl'dzioso impiegv ·anche nella r icognizione della r ealtà della morte dei militari in guerra. P ASSER.o\.

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA .Sull'assistenza. oaplta.llera. In Italia. e In alount a.ltrl S ta.tt.- O.ssel'vazioni e confronti di statistica san1lAr 1a e Am~n i nistJ·utiva degli ospedali, pel dottor UMOERT O DEG .\ NELLO Bologna, 190G. (Estratto dal la Rio. di ueneflcerua pubblica). L ' A., valo;:ndosi del ricco materiale offerlogli dalla Bihlioleca della direzione general e della !'latistica, ha l'alto sull'as!'istenza ospitaliera un lavoro tanto or·igi nale quanto utile. L'opuscolo con tiene raff r on Li i nlernazi o nali molto i m fJOr ta n Li, èirca il numer o de:.di ospedali, il numer o delle persone ivi curale e la proporzi one lor o al totale della popolazione. Vi sono daLi molto istrutL(vi anche ~ ul costo medio di ogni ammalato curato, sulla durata della cura in gener e e per· dale malattie in ::;pecie. Questi sle>"si dati sono anche studiati, per r iguar do all' llalia,:nei suoi varii scompartimenti geog1·afìci. L'Italia è uno dei paesi pi ù r icchi di ospedali . I l loro totale sar tlbbe di i :JO~, men tre in Francia è di 1293, 10 Au stria-Ungheria di 1023, in Gr~tn Bretagna 125i . Solo la Germania la supera con 3340 o~petlali .

In proporzrone olia popolozione, ri talia ha uno s pedale pe1• 25,177 abitanti, la Francia uno per 30,133, la Ger mani a uno per 16,71)(), l'Austria uno per 38,t560, I'Un ~he rifl uno per 5G,632, l'lnghillurra uno per 32,721 abi la11li . Nell'llalia stes-sa il paese meno fornilo di ospedali é ht Sar·degna, con un o spedale per ogn i 8!J,OUO abitanti; mentr·e più forrute sarebbero le Mur che con


RIVIS'rA D ' I GIK~E GE:-iERALE E BATl'ERIOLOGIA

861

u no spedale per O!llli !!73 ~ ahilant1 . Però, considerando, come é p iù esalto, no n il u umer•J de§.!li osl'ednl 1 (pniché un pRes~ pu6 ave1'e molti ospedali ma piccol i, e u r1 t<ltro podli ma J!r Art ol!), ma •1uello dPgl i f!mmalati ospilalizzati, le regioni più benetìrate sono il l.»zio, la Tosc~Rna e la Ligur ia, dove r<i ha rispettivamenlt-~ un infermo ar<,.ir<l!IO in O!':]'fldHi i m:.pettivamente pt>r og-n i 28, 36 e 36 abitanti ; le meno bt>nt>!iCAle sono~ la Basilic1.1ta e gli Ab r uzzi , ri!>.petlivamt>nte con un assi:<t1to per· i4:l e 515 flbitHnti. 11 costo mt~diO ginrnaliern d1 o~ni infermo é por tutto il Regno di l ire 2,03, con vadHzioni da l , H in BHSilJcH tn a 2,H nel Lazi o. L a dt!g'•·nza rnPrliH d i ogni ammHIAto è in tu tti gli O!"pedali del Regno in nlf•dia rl 1 :l2 !!'Orni, c1f1'~• eh·~ non dllferisr.t> sens1bilmeute dR quella di altri Stati (F' ra n.~iR :3 1, G··r man i .. 30, ::; v,.,z Ili :JO. U n ~hel'ln 27, Austria 2 ~). A nc.l 1e i v11 ri i ('O m pHl'tun ~ nti d d Re ~t Il O non clan no var iazioni mollo f('rand i i ntor110 !l ila 111<'d1a di :.12; n<>tttsi ><Oituutn i l Veneto ,·on 52 gior ni e la Sicilia con 22 d1 dege.. za rnPdia. Il patrimonio l"L>~Ie de~l i O!<pedali •lalisni ò cal rolalo i 11 l ir e 6W.~89,n8, ahimè t r·oppo VHI'ionlc Ja l' t>!liot JG a J'eg"IO IIe. M ·~ntre in Lig-urio ad o~n i abi t!Jnt.e C"orri:<pon· lortr> l il'l:l 4i,/2 di patr imorl!O o;;piltliiel·o, nel LAzio 39 .93, in Lombtu·dia :l5,fl!); Hhbi>~m" in vece in B •silit:ala e i n Cull1bt·ia ri:<petLi vamenle lir e t,~8 t> lir,.. 1,!)5 •l i patrimonio ospit111iern per ogni abll<\nle. La mort11lita de):di i,fer111i cui'Hli nPgli O!<pt>dH ii r isulti! es;ocre i n Ger mania del 6 7 Ufo, Ung-IJ,.r i li 7, Au-<lriR 7.7, ltalitt IO J, Francia 10.2, Norvegia 10.8. Dtt l i irnportant1 conlienr~ l•llrtl que;;ta m •lnn:.rraHa sul la mor tal ità a secon.la delle vari~ fM itW m .. ri>Me. N .. tevrole é lu dim inuzione della mot'LAiità per t!ifterlle. che é d1;oc·ec:H d11 l 18l15 t!l q•1adrien11io 18!!8-l \JO I a meno della metà. Del re!<ln Ullll p11bolif'at.rnn e simile non si può l'i a;;sunwre: ma er avamo i n dovere di citurla ronu~ u11 e;.;••n1PIO d1 un lnvoro condotto con !"erielà, dottt•ina e pazienza; e come unA fn11te a cui avl'il !<pe::;so occasionCI di t•ic.or•·er e chiu11que si occupi d•• ile varie questioni l fl\31'anti al la or p-anizzazionB e funziona m t• nto d.-gh o<>peJiili. R. L GuéAIN. - Controllo del valore del vacolno j ennerlano colla. numerazione degll elementi v i rul enti. - (.-\nnttfi Past~u r, lnagg10). Come dimo!"tl·ò il Cll l lllP-Ile, s,.,minau.lo !<Uil>l r<upPrtìcie dor:::alH di un coni glio Ullll quantità dele,·m fuala di polpa VflrcinicA di buona qua l 1là, si ottiene un'»t'uz.inne ··onil•l"llle di pu!<lo!e inL•· re.«!<IHJ Li lultala suw••·!kie seminalll. L'A . pat·tP.ndo da que!"lO princ•pio fii <~s~erv~n·e com~ Rem illando COil di luzioni di più i o pili gl'lllld i d1·lla sl>•!<sa Cf Ila n l i Lil d i poi pa va cci 11ica , si pns!<a ottener e se1:o11do il lar<«o ,!., Ila diluz1011tl uua ... ,·uz1nne più o meno abbondante di pustolP. ÌSO)Ill8 di CUI Jll IIII!Tlt!l'at.Ìulle P l'a•·ile. Con qu ..st•• principio ;: i può collkolh•re un vaccino. Dop<, ave1· tenuto per 10 g ior·11i lilla pustola Vt~t~c ·ini ,·A a t.a-.><a tempel'aluJ'a nel lo stesso peso di glicerina slt•rile, si li'ILUI'fl ag-g,unge11do per UIIB seconda vo l t~o~ lo stes"o peso ùi ghe ... rii iB av<'ndnsi così lillA J1f'op.,rzinne di 2 pal'li tli glker ina per t di polpa. Si preparano poi nt•tl'ac•JU8 stenle diYer !'<i dlluzioui fra 1/ 1o ed '/ 1ooo. ll t:Bmpo VllCCi11Hl8 fipj CtHiigfi VÌL~Il f<f\IOÌilHlO COli 1 CffiC. di Cl8:-iCI1118 di q uestA diluzion i in prt'Ct•deoza (18C:!<tJle ollo'IIVOI'~O al fi l trO; l 'esame vien rat to al 5° g10mo. Se il V<!CCHIO é di eccellente qualità, l'er uzione prodotta dalla di-


8()2

Rn'1STA.. D'lO l E~ E G I!: ~ERA..LE E DATTElll OLOG IA

l 11zi•11te a '/;.oo è ancora a.::~olul!lm <> ntP ronfluente, l'er uzic1ne dala dalla ùil uzione 1/ ·rnala d.a p1l S lòl~ isl'\l&lé Il cu i numero é di 3 o 4 pm' cen10011 deve t>>":;.ere fò1 l tlllelt'O q•H.,.Jrato di pt>lle sPm inala. Ogu i cRmpione di varcino di cu1 una cltluzioue deterrni'1ata pt·ovoca sul cAmpo vacc111a le del coni~lio una er uzione di pustole isolAte il cu i numer o è di 3 8 4 per ct- nl lln .. lro q uadrato, ha u ua vi ,·ulenzA spe<'ilica ll"Appr·c>senlllta dal numer o COI'ri;:pnncl•·nl'-' a qur>sle diluzioni . I numer i ~esprime nti '(ue;:to valore sono comp re;:, fra O e 20. l numer•i 0, :>, IO, 15, 20 cnrrispo11dono alle 5 diluzioni ( 1/,o, '/$0. '/1 , 0 • 1/ 1000) ebe h nuno ;:er vito pel sAg~Xio . Ogni rom pione di vnccino ('he non ra ~gi unt:a come , ,alore i l nu mer o IO ,·aie a dire che in diluzione all''/ ,00 non pr ovoca un' eruz ione tli 3 o 4 pu .,~nle per Cl' n lim~ ko fjuad rA Lo, è un vaccino d i qua lita m edioct·e. I var ci ni quol ali al disollo di 5 rlebhono ri ~ella r·s i: Per la valutl1zione del valo r .-~ >'pecl fìco di un V&CCÌ IIO e sulfictente e>:aminar e cume si com pOI'ta il ca m pione diluilo 8 1/ 100 , a '/r.o 1, a',',.... T &srr.

Apparecohl.o gazogeno tra1portabtle per la distruzione del rattl - Appareoohlo trasportablle per la sterlltzzazlone den· acqua potabile. - (A rch. Schiff:s- ttn(l T ropen- llyyiene, febbr . 19116).

Gl t-.:RU;:A. -

L' A. descrive due appar rcch i c he po;:sono r endt>t'e uli li servigi nei tropici, i l pr i mo per dislt'U >(~?e re i ralli i n orcasio1 re o in previ;;ione di1 una epidemi a J i peste, ti secondo pPr sl •·t·i lizza t·e l 'acqua potabile. Tutti e due questi apparec~h i sono semplici, non m•1llo coslol"i, fa cil mente ll'asporta bili, e possono esset·e impi··g11li anche i n cam pagna, dur ante le man r,.,.re ecc . I l prim o apparecchi o ha la th·ma Julius F111tsch (Bel'li no O., Andr eassl r asse i 2) . è fa cilm e11 le srn•llltAbil e e t rasportabile; il consumo del material e (car·bone k ok) pi ccoliss1mo. Il 1"8S che si sviluppo non ha quell'az ione sugli or gani della r espirazrone e suglì occhi, che hanno l'actdo ca t·bonico e l'acido so l foro ~o. Il secondo apparecchio è un ebolli tore il qual e forni sce pe1' ora circa 120 lilt•i di acqua s leri l ~ alla tem pera t ura c he ;:uper a soltanto di 2-3 g radi quella del l'acqua ori ginaria. La sor~~1le di calo re è dal a dal petr olio il quale ha poi un consumo limi tato; con una hunpacl a l'ipiena per unn v olla con 5 cl 1ili di petrolio i q uali bruciano per 12 or e, si pOS"'OtlO sler i lrzzat·e 1 H U l itr i d'acq ua. TES TI.

Dlaturbl dell'aoore•olmento nel mtllbrl mèdecìne militair e. n. 2:).

M ANCEAt.:X. -

(Arch ioes de

Sotto il nome di osteo- periostile da .'ifo rzo l'aulo.re de><cl'ive una impotenza funzionale dd m embr1 i n fe r 1ori, o!'~a i frt•quen te nei giovani !:<Oldali di fa nter ia e che ;:i monil'esla speci~;.~lme nle nel lor o $econ do anno di ser"izir). L'Aff ezione è ca t•atter izzatll da dolori agli arti inferi or i , con st-de nello sch eletro, specialmente i n coni !'pondf'nza delle estremità Lrbial i, tal or a a livello del pie te.• i q uRli compAiono i11 segui to ad t>Ser·cizi, marce, e ·c. e si a.llenuano sol o l enta mente col r iposo. Qw:1l•·he volla sono sponta nei, m a si ar.cenluano sempre collA psl pazione, med i11nt e la quale ;:i scopre u1Ì edema osseo ed un cerlo g r ado di O><lrO- pCI'Ìo;: tite: 11011 VI é mai Jinfangil P, r arissi ma menle feb bre. Que;:li tli!';lu r bi sono s1»ti rl escr rlli snlto d!\•ersi nomi , che sembrano stadi d i una stessa nn'czione ( pied e for za lo) frattur a spontanea dei metetar si, ta1·sal g ia


8G3 degli adol ~scenli , linfangile tardiva, o:steo- per ioslile 3a s forzo). Ora l'autore crede che la m ag~ior· parte di questi accidenlr, dovuti sempre a stra pazzo deg li arti inferiori, abbiano la lor·o origine pri nti liva ne i fenomeni di crescenza e di <>ssifìcazione che non sono ancorR ter minali nell'eta in cui il giovane soldato a r·riva. a l reggimento. Gli sembra qui., t1i log-ico ammeller·e che l'allivilà os teo -pl aslica pt·esenti rlei disordin i so lto l'inlluenza dell e mal'ce cd allri eser c•zi, e che ne ri sul tino delle congestioni anormali dei tessuti ossei g iovani eò allh·i, le quali pos:;ono condur·r·e alla osleo - peri o~ti te t>d 1:1nche alla osleo-mielile. Con un esa rne accur·ato d1 questi malati si osserva un allro fallo costante, cioé l'aum~nlo succes.,ivo della statu1·a d i 1-2 1/, centimetri in un tempo relaLivarnente br eve, di 2-3 s~ lliJtla ne , <~nch e se i maiali non s tanno a !ello. L'autot·e ha potu to escluder e l'infiuen1.a di un'infezione qu a l sit~si ed accertare che è la foti ca che pl'oduce I'Rll'ezione specie in so;.rgeLti che negli anni an te rior i all'arruolamento semb ra ab biano soffer to d1 dis tuL·bi analoghi.

u. RIVA . l. COATE Hr aoERT. - Influenza dal v&tuolo sulla vaoolnaztone. -(The L ancet, maggio).

Traduciawo tes tualmente, Sl'nza ri pr <ldurne l'a nnessa tavola dimOstra tiva , questa bre ve nota: Siccome è opinione diffusa fra i m ed!ici e gl i igienisti cJ1e la vaccinazione o riv.accinazione, avente esito positivo, eseguita sopra una persona che soffre di eruzione sospetta di natura vaiolosa, deponga fortemente contro la natura vaiolosa della medesima, s u cons ig lio d·e l dott. H. E. Armstrong, ufficiale sa· n ilario di N~w -Castle- upon T yne, ho vaccinato e ri vaccina(o una. serie di pazienti affetti da non dubbio vaiuolo, ricoverati nell'ospedale (New-Ca ~ tle). So no g rato al do tt. Armstr·ong per le memori e òi alcuni casi, ol1e io ho riunito con quPsti s tudiati da me s tesso, e in ogni caso il doU. Al'lnstrong ha confermato la diag nosi di ,·aiolo e l'esito positivo della vaccinnione o rivsccinazione. l n 20 casi di vaiuolo, vaccinati o rivaccina li do po la compal'sa dell'er uzione, 1 1 vac•:inazioni o rivaccinazioni furono positive. Nei casi pos itivi non furono fatti te ntativi di nuove r ivacci nazioni. Da lla annessa ta vola si vede che nella maggior parte dei casi positivi com· parvero nel s ito della vaccinazione o ri va ccinazione ben marcata vesciche di vaccino ti pico . Queste vesciche si fecero evidenti dal 4° al 6• giorno s uccessivo all'innes to, ed ebbero il decorso ordinal'io. In alcuni casi in l uogo delle lipiche vesci·c he vi fu semplicemente una papula sollevata e indur·ita. In due casi di vaiolo semi confluente, uno dei quali fu ri vaccinato nel primo giorno, e l'altro vaccimtto nel let•zo g iorno dopo la com !J ar·~u del rasb vaioloso, le vesciche .del v.accrno era no sommamente ben marcate. Degli 11 casi positivi , 10 et•ano vacciuati in uno o nell'altro dei primi quattro giorni dalla eruz ione del va 1olo. L'undec imo caso non fu rivacci uato che nel a• g io1·no dell'eruzione . Quatll'O papule indurite sorte nel luogo dell' innesto provarono l'esito positivo della ri vaccinazione in fJUesto caso. Non potei &cc erta re se la vaccinazione o r i vaccinazione, falla Ùf•PO l'eruzione del vaiolo, .abbia una decisa innuenza modi fi cal!'ice sul l'ash, o sul deco1·so del la malattia,


8(3.:1

RIVISTA D'IGIENE MI Ll'fARE

Il numero dei casi qui studiati non é grande, ma è suflì<'iente, creJo, a provare che l a vaccinazione e la rivaccinazione possono essere praticate con esito posit1vo durante lo stad io eruttivo del vaiolo; e cile Il riusc1re p(l><ÌLJva una vacciuazione o t•ivaccin<:~zione in un ca so in cui è in cot·so una er uzione di dubbia natura, non serve ad escl udere la natura vaiolosa clelia er uzione stesstt. O&t.u G U .

RIVISTA D'IGIENE MILITARE Manuale d'Igiene del soldato glappone•e. - T1·aduzione del medico mAggiore dell'c!>Rrcito frt.ncese. J. J. Malignon. - (Hulletin de l'Acw.i. de méd., 30 ottobre 1906, n. 36). I Giapponesi prctenrlon0, giustamente. che le principali norme d'igiene siAno conos..:Jule doi loro snldllti al pari dell' i!"truzione sul fucile e del servizi,, in 11uerra. Perciò in t;{Uell'eseJ•..:ito gli ufficià.li !';Ono incaricati di f11re ade trup1•C delle regolari istruzioni sull' ig iene, con f!rande van ta :zgio anche dell'educazione social e, divenendo cosi la caserma una scuola d1 el em enti d'ig1erw, i quali, all'Atto del congedo, ne varcher anno l e soglie pe1· diflonders1 tra la P"POialinne civi le. Inoltre ogni soldato nipponico vi"ne murnto di que~Lo piccolo HrarJUfll•' f'l'rgiene trttdollo riai Malignon e pres,..n tato dal Lav~ran all' Accodemia eli meclil'ina oli Parigi, nella seduta del :lO ottobre 1906 : in e!"so sono r1as~u nt1 in poche pagJn e ed in uno stile semplice e chiar o i fondamenti igienici i11dispensubili al !"G>Ida to. Il traduttor e Lro"a eccellente ed assai p1·alica qn t~sta isl1luzione e JWOpnne di adotlar'la anche per il pr·opt•io e~t:- rcito: senonc11è e~tli r~r non aunwnlat'e ulteriormente il già trt)ppo pesa nte cst'JCO del solda to, cred e a~sa 1 nJ ... glio, anziché stamparlo in un fascicolo a pA rte, d'insP.riJ'ne il contenulo nel li/Jrello malrieola (l ibretto personale) che il soldato 1'1·ancase deve St!mpre a ver e con sè. P .. ssE:RA. J . J. MATIGNON. - Le ma.lattle epidemiche nell'e.•erotto glappone1e, durante la g uerra dl Manolurla.. - Bal/etin. de l'Acarlem~e de mM, W ottobre 1906, n. :H.) L'A di I']Uc;;Lo iavo ro, pr·c>sPnlato Rii'Accad ernia di medicina oli Pari,! !i, nella sedutA del Hi ollobre HJOii, ciAI Lav.~ ran, il quale non esita 8 qualifica l'lo per 8!'1>"ai importante, ha fallO part~ dt>lla mi~~ÌIIlll' mJ!JtAI'e rr·ance<:(> Pl't'S"O l'e!';o•r.·iLo ~iAp­ pone~e di MAnCiiiJ'ia, nella sua qual1ta di medi M m .. ;.:gior c NellA !IUPJ'l'a i 11 pa rola, merci· il h non funzi ona mento d t• i servizi d'i nlendenza e d1 sani ti'! e le mi sure preventive aJottAte, l e naalt~tlie epidemiche tra i Giapponesi IUI'"r•o rt~p­ presrnlate da cifre assai piccole, col-'icché il m tl r Pscia!lo Oyamo ha polu l o con l egitlimo Ol'~oglio ,Ji..:hia raJ'e che i ma IRti, in confr·onlo del tempo di pace, eJ'8J•O dnninuit1 dc>! i'lO p. 100 Non si ebbero a constatare casi di tifo petecch iate, né di colet:a, n" di scorbulo, e pochi furono quelli di tiroide e di dJs,..enteJ•ia. Il lavoro del Malignon si di l'fondu 8 lungo sul cosi detto beriberi, poiché tra i mot•bi epidemici e;s!'-IO diede il rna!!gior numero di malati e di mo1·ti. Egli si tra l-


RIYISTA D'IGlb:NE MILITARE

8G&

tiene sull'etiologia, ancora tan~o in.;,:plorata, di que~l'affe zione, e ne r iferi ~ce le ·varie teorie ma!.!~•ormentP. accr·editale tra i Giapponr~i. M o lli uiTrdal i m••dit.i di quella nazione r·ilengono il ber'b~ ,.i dovuto ai v elen i micr obi ··i elle si formano nelrinteslino di colo•·o Ghe t1hu "'ano di ri o:o, es><end o qnesto mo]lo C'osti pante. onde il cc.rollario prolìlallico di 1wevenir'e il m orbo coi la,:;salivi. I nwd ici di ma· rinn, invece, ne incnl pHno, col l or o ispr•ttor'e genel'alc med1co T akaki, ralimen tazione troppo pover a di sostanze azotal e, tanto vero che aumPnt1n1do Il\ razion e di albuminoidi, hanno potuto far· divenire 1 ·a ri~simi i casi di beriberi tra gli equipA ~g i e farli anzi scompa1'1r e del l utto nella srJlra Ir a di guerTa do•ll"ammir'ag lio Tog-o. I nlìne I'Okada a llribuisr:e ad un cocco, da lur rintr·ac<;i» LO nul sa n::rue degli infer·mi, l'ori g-ine di questo male. PASSERA.

Stati neura1tenl ot oagionatl dalla luce soverobla. (.\ledical Record. dicembr·e 19llò).

E. W ooonuFF'. -

In questo lavor·o, scritto con el~ga uza ed t>r udlzione, per quanto in mas!>ima par·te inùuttivo, viene IAur.iula una idea, ancorA nuova e i n contraddizione, se vuolsi, con crcùeuze che paiono lìnor a as,.:.odale, n1a non per ')ues to é m eri· tavole m euo della aLleula considerazi,)!l6 del rnoudo m ed ico. F in qui il C•>ncello degl i effetti sempre benefici de lla luce ci ha fallo dire che cs"a non t! mai l r'<)ppa , ed abi.Jiamo inondHlO rli l uca lutli gd a mb•enti , dimenti<'ando che, come essa uccide i baLI.€'rl. e può distr·u~ge 1·e il proloplusma, così arr i va a farA lo s t••sso su lle cellule dei nostri corp i . Quasi invat'iabilmcnte la l uce ecc>::ssiva ra tli••ne lo sviluppo delle piante, come degli animali ; g li uomini piu sviluppati si trovano nei cl1 mi m .~ no soleggiati, e cosi è n t'Ilo pa 1·Li coperte dulia cor·teccia, che a vv1e ne la ripr·oduzione a la crescila della cellula v•':retale; g li animnli più resi::: L•3nli sono ammantali di scuro, e nf'lla spet:ie umana ogui r Rzza ha una pigrne11tazione pl'O· porzionale alla quantità di l uce della r egione dove a t>ila; e ciò indipl>ndentom ente dal faltOI'e ca lore atmosfcr1 co, per'chè ;;i cons tala pure elle i pop(Jii artici e quelli sublropicali hanno nna pigmenlazione ug uale L e r azze bionde, provvenienli dai paes i norrlki, cal iguwsi, oas~anolo nelle luminose r egioni d~l mezzogiorno, non vi r•esistono A lu ng•l, e l 'America nssisl e iusieme a questo feliO ru erH> del l H l en ta. ma costnnte sc.. m par so dell' elemento biondo d1 n ri~ine nordico, mentr·e la popnlRZIOne va diventando ~t>tnp re più bruna per· 'adaUarHen lo alle condizioni dell'atmosfera local €'. Qut~ndo la luce è oltre 1 limiti del g iu;:Lo , senza Sl'I'Ìvare alla distruzione del p rolop la ~m a, suscita però in esso un pr•oce$sO rl i decompos izi r)lle che ne paralizza le attività , e le l esioni, pr odotte dall' appl icazrone dei raggi X, nei var ii grudi, ne ~ono una pr ova. Il soverehio impulso inOillo alla cellu la, col conseguente aumento d€'1 ricambio matet•iale, c la esRger ala ossidazione, non può che condurr·e allo e~a uri ­ menlo di essa. Ciò con feon la con la frer1uenza colla qual e la n evra::;lenia, gli esaurimenti di ogni genore attaccano i for estieri che sono <,bbll ~ati a durevoli lavori all'aperto nel le r ei!ion i tropicali, dopo che essi vi hanno nei primi tempi goduto di un insolito benes;:er e. Altre espression i della vita conf~rrnano lo stesso concetto, e perci ò colle sta gioni e colle giornate di maggior luce concide un ma~gi or numAr·o di sui· cidii, di casi d! ma nie acu te; men tre nei g iorni pi ù o ~curi diminuiscono le varie 55 -

Giornale medico.


SGG

RIVISTA n' rnm~'"E MILI'I'ARE

111anifestazione della delinquenza, e nelle !i'le~!>e ~cuoio i raf!azzi ~i mantengono più docili, piu quieti, più attenti. i'\e•ll'eset•cito dP~Ii SLol i l.jniti. a.l fJuale l'A . Apl'arlien(: C<>iJ)f.l n1Sggiore fl1(1 ùico la neurasle.nin c piu fr,..'lnente nell~> re~ioni piu batlulB dal ~nl•~ . Egli poi f'i !>piego i beuefici effolli sedativi f'J•et·imet>lflli su ln bercnlol'i nevra~l~llici dtll ri covt•ro in >'OnatMi i situati in r<'!-:10111 twn mcolto sferzAte dal. !';Oie, appunto dalla favorevole come:idcnza di un~:~ adeguala l'r opon:io11C di luca Jnr•nlt•e. Ammnlati similt, en lt·nll in !<f.lllHfl)rti \:nll•>cati 111 l'egiont molto ~oh•g­ ginte in altura . dovetter o laSCI il t'li solo ,·enf'n.lo i11 luoghi lu·lSSi e non tu nto il luminiJli vi lrO\'BI'ono gran:le snllievo. In rnpporto alla tuber rulo"i è vera) elle anche i negt·i S1WO molto colpili .. ma i bianchi dte vnnno nei tt•opici ne sono mollo facil!nPnlP- inft-llalt ~e non lasci~-mn a tempo quei luogl11 . Risognereubo qn111di inclurTe che nella pr·alicn eonvitJile consigliare ai ueu-· raA~·11ir.i sogj:!iorni in luoghi modt'rat:amPnlc• soiP;::aiati. In lulli i modi cOrl\'it•ne rill)r·nare soprA l' ~~~ame dAi crì lc'rii rht' r egolanole cure climatiche. spPcialmenln dei tubPt-colosi, t.,;nendo conto da un lato rlt•l le rontliz10ni atmosfertche dei luo;::hi. dall'altr'O d<.\Ì ruratl<'r'i antropologici dell e per·sone, in quanto hanno ri~ uardo al tipo o razzR, e specin lm ~> nle alla pig-m •mtazion~>, e quindi colvrilo della pelle, degli ocrh i 1 der cal'ell i. Conoscere i retrursiti dt>ll'indi v11luo che la ma t ~:~Uia ha c:olptlo. è allréltunlo importante quanto ..:onoscere la malallìn elle l o ho colpilo (.,1o:r.oJt) . L'anlt·opologia eli viene in tal modo par·tc es,.enziale della moderna mf'dicina.

G. DELOG U. H. LA nef:. -

n regime dtetetloo nell'esercito giapponese e nel prlnolpall

eseroltl europei. -

(Presse M édicale, n. 28, 7 apl'ile 1!10G).

l n un arlicfJio C(Jiltplirso or· l'On tre mesi (Ma di nel<< B t·omulologia del r iso" La Presse Médicale, '1!105, ~5 oll<•bre ) era l.lllnunzìalo che menLt·e la popolaztone nippon1c~;~ continua a nutrirsi, secon(IO le abitudiui secolar i, di r 1so, l'esercito giappoue8e invore, dal principio della ~uP rra , avt'ebbe t'i nnovato intier·amente e òi colpo la sua d ietetica mili tarf', aùollanJo quello in uso pres;;o le sl'male occid entali. Se le cifr e citate dal MIH'tinel, con l ulla t•iscr·va, sono esalle, giammai riforma sarebbe venuta piu male a propo~ito e m eno giu$li· lìcnbile. Non si modifìeano la abttuùini alimentari di una nazione da un gi(lr' no all'altro e di sar ta pianta, senz& compromellcl'e g-ravemen te la salute di una razza e la sua intiera evoluziOne . La più detestabile delle innovazioni Sf'pOrlala alla r azione militare giappo· nese, sar ehbe, qualor a fosse confermala, la quasi soppresstone del ri so, r idotto ad Ull consumo giornal ier o quasi ri dicolo. CerC'ale ammirevole sotto og ni rapporto, nutrimento quasi escl usivo del giapponese, g li di verr·ebbe, come par<>, completamen te inu tile ed anche noci vo quando indossa l'unifor me! Fortunatamente le indicazion i dale non sono per nulla esalta. N on sola mente i l giapponese solto l e ar·mi non r iuuncia al r iso, ma n e continua a fat·e il suo nutrimento quasi esclusivo. Il suo r egime è rtua!5i com· pletamente vegetari ano. In tal modo egli si separa raùicalmenle da' suoi collt•ghi europei, non consumanrto come l oro, i n modo v er amente eccessivo, carn~ ed albumina.


RIVISTA D ' ICtE:-11~ )[[J.ll'..I.HE

8G7

L 'alin:ienlazione del soldato giapponese, come c) fedelmente r ipr odotta nel Cadaeée. ~arebbe cotnposta, seconrlo i dali del dott. R11kotosoano, di una quaotila gioena lier<i di iO!Jl 1!1'. di l'iso &r utto e d i un a ~se,:!' rao d1 fran c hi 0,2!1 per uo mo e di 0, '~0 per solLufTiciale. Qu osl'ullinto è dt•stinsto a comperaJ·e alim eu li i n uso presso la r lassè popol11ro, come pesce ft·t'l\CO o secco; il l<ifou, pB«la di fogiuoli ft:nnenlalll l ~> gumi, quali ca voli fio l'i (dllilw), cipolle. !'avanelli, cel!'ioli, patate ed erbP. acq uatiche, le vivande sp~cial i del l' F.l-<lremo 0 1'i8rJte, granchiolini o gamber·i dì mar e, g r·an i e st•·li di nenuphar. zenzero conf.Hlolo, mais aProstito o bolltto, fun ghi secchi, confetture (li fog iuoli ro~,. i, p1·ugne salu te, cocomel'i fel'mf'lnlati, intìra e pasticd, ft•tJttA, condimenti por moscher:n·e la poca saptditu de.! r 1s0 e dul pe~ce bollilo, come pep•1. supan, !\a lse fer mentale e lr"a queste il shO!JOIL che dnrtva dall a fer mentazione della pAsta di fugi noli. Il r iso J il:'tt·ibuito fJUOtidianarn (~n te al soldato, é c()llo com e si m•a ord!noria menle, cioè ~oufialo srrnpiJcemenle dtd l'acqua. Si ma11 ~ia come il panr ; ma è un po' più l iqu ido, pe1·chè, sollo que:<la forma, l'ulimento n()n contiene che :!6,76 p. 100 d i pat•Li solirle. Per quel che t'i~Zuarù a le be\·anole, es~o si com pongouo quasi esclusiva· m \•nte di Li1H; ben inteso c he il g illpponese beve frequcnLem~ 111e a sue spesè del sak.i, acquavite di ri r<o. Il rln tt. Hekotosnona fa osservl'll'e che qnesla ali mentazione é escl usivarn eute vegetale, per ché il pesce non V I entra che m piccolissimA parte. Per quHulo riguarda l a car ne da mar..t>llo ed al tt·e, non se ne consuma atT'atto nell 'esert:ilo g iapponese, e~!':er,rto il suo uso [H'nibito dai r iti buddisti. V olendo valuture a quali el ementi od a quale valo1·e en Pr gl'lico totale, cot·· r isponde la t'azione "Opracilato, vediamo c he 1l sol o el emento ben stabilito e il riso. O ra 1,(191 g r. di r isv danno : . 87.2g A lbumina . . Gr assi . . :12 73 I n calorie . . 3.88-i l d1·ati di carbonio . 8:)0. Questa sola doso di 1·iso CMLituisce di pe r sè per il g iappone~e un alimento so vrabbondante. Bisog na di più far notare che, secondo Hakotosaoua egli si conten ta di utilizzar e solo li50 g t•. di ri!"O giornalment•>, il che g-l1 l'ol'nisce u n ra pporto ener getico di 2315 calorie circa, snflìci en te appena per la sua piccola corpor atu r a. I l poco pesce bollilo, la poca ::1aya o soia ecc. che aggi unge al suo ordinar io, sono più spec,almente df'slina te a variar e ed a cond i1·e. La pr oporzione in albumina di un tal re~ime i n !'appo1·to agli altri el ementi nu tr i ti vi r esta, come appat·e, as!':ai dt'IJole. I n feriore ad '/ 10 , se si limita al ca lcolo della r azio ne di ri so, si el eva un J.>OCO probabilmente con il pesce bolli lo ed il tofou pel' divenire 1/ 7 od 1/s. Questo rapporto nutri tivo è assai basso e r esta assai infel'iore, confr ontalo con quello che si può desumere dai r egi rni europei . Tutte le nazioni em·opee hanno di falli r azion i alimentari di cui il di fetto minore è di spingere ad un enorme consumo e per conseguenza di r ea l izzare un o s paventevole a bu~o di carne e d i al bumina. Questo fatto scaturisce ch ìararnente da ll'esame dettaglial o di alcune delle razi oni di pace o di g uerr a, i n uso pr esso il soldato nelle diverse nazioni euro pee.


SG8

RIVISTA D'lGIF.:~E MII,JTAREl

La razione di pa.ce d('ll'esercilo terle.~co comprende: 150 gr.

pane

2fl0 l 3110 • o 2000 •

CA !'O

e

leg uminose patate

ciò che ~nrrisponde Apprn ssi mnti vam P.nlA arl Albumina gr. 20R,5 per il o )) l!:l!.5 » Se noi passiamo olia razi one di guerra, si trova: 150 gr. pane 500 )) ca rn e 3~0 )) l egurnino>:e

o 200!) ))

patate gr. 26:.!,7 o » 228.5

A lbulllina.

Si arriva co::;ì alla dfr·a enor'l1lt' eli più di 250 g r. di albumina aJ f!ioroo

Austria. 1• n'lzione di pAce

~

810 gr.

HIO

11

1}0

ll

pane cnrne Jegur11inose

ossia approssimativaJnente a gr. 172,2 di albnmi11a.

~ 450

R40 151'.

2• razinne di guerra

Il

1000 » os~ia 211

pnne car· ne patate

gr. di al bmuinn.

I nghilterra . 6RO g r·.

pane carne patate

310 » 45:l u 226 ))

92

l f'~UIUi

!alte

»

ossia gr. 165,9 di albumina.

Franc ia l n tempo di pace: 150 gr.

300 )) 400

)}

30 • ossia gt'. 1GO, ~ d i albumina. l n gu•)rTa si accr r.sce: 1000 g r.

::!00 )) 60 )) Ciò che cor·r·isponde a gr. 113,8 1li albumina.

pane curne l t>gumi freschi legumi secchi

pane

carne lrgu mi secchi.


RIVISTA D'IGIE~E MILITARE

8G!:J

Italia (1).

i50 g-r. 200 l) 150 ))

1:, •

pane cAr ne pR!'<Ia e r iso lardo

p i ù lir e 0.05 quale a~srgno ~io rn a l iet·o pe r la ptu·te complt>liva rl ella razione pee acqui!'<lO di snlo, leg umi, ei'!Jaggi ft·esclai, formaggio ecc., valutato in iO gr. di formRggio. Il che cot·ri;;ponde a g-r . 122 ,:~ di alhumina. " V a !ore le t·m n~enico i 11 Cll lorie 268 ~.5 . Ma la R us;;ia e l' Olanda si di;;putuno il primato nel quan Ulali vo di album ina. Rttl'isia. Olanda. ~lockfish 250 gr. 1228 gr. pane 205 ll C8!'ne 2250 '' pala te t:l6 " a v~>na mondnla 50 • riso i50 >> pAne. 200 " l t:>gurni. T otal e 215 gr. di al bum ina. T otale: 3:18 g r. Se il soldato nun trova la m ol'le alfogoto dnl nutrimen to, è che egli provv iJamente non consuma in eff'erli vo ciò che gla si cr~ n C'ed e in tan ta abbondanza teor icamente, ed a questo p!'ovvedono con larghezza i fur rn tot·i od altri, cosicché l'eccesso d i al bumina r esta assai r·idottu. Cosi nvvien e anche p<'r il giapponese, perchè egli non ne utilizza in effetti vo che 650 g r. invece di 11 00. lo ogni caso non è nell'albumina ricrrea ta e co nsumala per ~è stes~a nelle sue sorgenti più cMto~e che si troverà la provvigione d'energ-iu e di conforto che il giAppone!:'e. a dispetto di qna11t0 si è detto, continua ad attingere astutamente uHlla scodt>lla de' suoi Anlennti. I fatti ci ta ti dall'autore t,lel l'arltrolo, che abhiAmo quAsi intf'g t·al mente r iportato, cadono mol lo opportuni por dimostrare una volla di più qunnto siAno fallaci i criti ci nel calcoiA t·e il valo r e energetico nelle com postzioni del vitto per il soldato, desumendoli dalla composizione ed utilizzazione dt>§..di albuminoidi r icavati da sorgenti specifl li e costo se, quale é la ca rn e ; perocch é lo stomaco dell'uomo non deve considerarsi come una sem pl ice storta, potendo egli utilizzare altri elementi , ;;pecinlment1~ vegetali, ed adibirli in modo più adatto per compensare il di>:pendio c.lella forza . E tan to più conveniente dev e stirn a r ~i il ri chiAmarne l'allen7.ione in questi momenti in cui le sedi dei r eggimenti diventaudo stabili, con una p.rovvt sta e conreziotte più razionale del t·ancio, si potrà adatlat·e ai singoli ind ividui, ra ggruppati n el!~ compagnie pet· reg ione, una alimentAzione più consona al le loro abitudini per er edità acqu ist te, e !:'ulle quali pn!"a, la digeribil ili1 , e l'uti l.izzazione quindi più o meno frran de Jei singoli elementi che co mpongono la razione alimentare. P. GIAN!. {l) Nella memoria non c'!scndo citata la composizione rl cl rancio Ilei so ld~lo itali:lllo, abbiamo creduto dì :o,::giungerla, tlesumenctol:t dalla memori:t del rarmncì~ la perllo chimiro-igienis la Maggiorino Coccone pubhlicala nel (ììoruale ,!fedi co dt l R. Hw·clto ne( rascicolo dnl gennaio 1906: • La razione alimentare del :;olda lo In tempo di t>are •.


870

RlVI STA DlDLlOGRAFK A

G. L EMOINGE E J. SIMONI:--1. - 'Rapporto fra. lo ata.to •anitario dell'armata e l"abitazione d el solda.to.- (Bcdl. rle l'Académie de mèdecine, mttggio 1906) I n un'inch iesta nPI!a qua le gl i fiUlOI'i ebbei'O a visitare 134 caserme conte· nenli ur 1 etf1•lli vo di % ,000 soldati, essi ebbero a rilevare come il lipo di coslruziOIIH delle C»serme abbia un' in fluenza secondaria sullo stato sanitario tlelle tr-upp~. La pr opagazione delle alfez1oni epidemiche e con tagiose nei •·eg· gìmenti è speeialmenle dovuta all'11g-glomerameo lo e prevalentemente allo stato sanitario dd le citlit in mezzo alle quali son pO!"le le coserm e. In nessuna circostanza della vita dell'uomo megl io che nella vita mil 1tare veri ficasi , dal Ialo igie~o; l'antico ada~io : H omo ho mini lupus: e cosi l e febÌJt•i erutti ve e la difterite pr e>:entano una morb1dità 1neno elev ala oclle vec~h ie caso•·me in con · fronlo delle nuove, per·cl1è le prime contengono in me<lia da !tOO a 500 uomini, mentre le seconJc son coslrulte per a~glomerazionì varianti da 1000 a 1200 soldati. L e delle malallì ~ sono lanlo piu fr·eCJuenli quanto é più g rande la cillà dove ri siede la guarn i!!ione, qualuncrue :oia la ca~erma occupata dalle truppe. Partig iani della teor iA i.lrica, gli autori rilen~ono che anche la febbr e ti foidea sia i n rappo•·to più con le r isor se delle città in acqua potabile di buona qualitA, cbe con il modo di ~cca!':e•·•oomenlo, che se<:ondo essi non avrebbe nessuna importan za nell a ~er,.~si e nell.a pi'Opagazionc di tal malattia. J)a ultimo, !'e la tubercolosi polmonare osservn si piu dì frer1uen t.e nelle v ecchie caset'111fl, tal fatto sar ebbe .lovuto al trovarsi es:.;:;e per la massima pat·t.e nelle gr and i città ove maggiori sono le fatiche ciel ser vizio, di modo che non puos»i altr ibuir·e alla sola abitazione la cifra r elativamente elevala di morbidit à per tal malallia. Gli autori , pur mostrandosi nel lor o lavo1'0 troppo dominali da un cor.cetto aprì o l'i slico, vengono a conclusioni che possono esser·e accellnle da tutti senza discussione di so•·ta. Co!'i <l!".si consì~liano di allar;;are i posti letto nelle camerale e di costrurre p•·efe•·ibi l men te di'Ile piccole caser me contenenti de~?li effetti vi risll'eltì, mentre il miulioramento Jelle conJìzionì i gieniche della po polazione urbana in mezzo alle qua li vivono i solclali , devesi consiJ era•·e come concetto fondnmL'n l ale della profìlassi rlelle malattie epidemiche che col piscono G. BERNuccr. il soldn to m ~!rlesi mo.

RIVISrrA BIBLIOGRAFICA :Relazione medio& aut protettorati tedesohi (1903- 1904). (Africa or it>ntale tedèscn, f{amel'lln, T o!!o, Africa Sllrl·occiùentaiA tedesca, Nuova G11inco, il'-ole Carolior>, i~o l e Marshall e isole Samoa. BPrlino, tno5, M1lllcr und Sohn).

t una pubblicazione a~sa i1 f'ncomiabile sia per la parte pur amente sl.alistica come per· qurlla scien lifìca. Cr ediamo utile riassumere iu f!Hel ~he sC'gue le principAli nolìtie •·iguardanli la puloln~ìa esotica e che non lìlanclleranno d i un Cl!l'to interesse per tuili èolot•o cile si occupano ùi ta.lt• arg-omento.


Hl Vl>-TA IllBLIOGRAFICA

S'il

La. r elazione ò divtsa in ùteci capitoli , i pt•imi nove t·ifet•enli>:i ai dh·ersi pro· tet to t·~ ti P~"'r alcuno ùl:li qut~li ollre la parte m edica é tratta ta una partfl veterinar·ia, l'ultimo coll'\prend enle i lavo1·i sci<>n li lìci su diver~i ar·~nmonti di patologia. 0 !-!ni capttolo ò Ct)n;pilHto dal medico in capo del protettorato col con cor,-;o deglt altri Il !t'dici del dislr·etto; molti dt tali snuitari f'antto parte del CO!'po sanilat·io militat·e dello. pue1-ra e dPIIn marina tede<'ca e llHJili ~ouo già noti nel campo scientifico della patolo~ia ~:~solica C!1mC ad e;;. il Plehn, lo Ziemann, l'OIIwig ed 11llri. Anche il K ock ha contt•ibut lo all'all.ivita ~cientifica dc i medici col()niali tedc-:rlti con una memoria ~ulla siPt'Opt•otìla,.;:-;i contro la peste equina. Esaminimno i doli prtnr·ipali e più importonli clt•3 ci fornisce lo !:ittldio di ogni l<ingolo proleltorato.

l. .1(rira orientale tetlesca (fJenisch Ostafrilia). - In quc;;to vasto protettorato che una ùella carta toptl;.:t·nfìcn a colori annessa alla t·eiAzione illustra in modo speciale, fauno ~erviz:o 26 ullicioli san itari e 3.1- sottullicia li sanitat'i distribuiti ft•a l'ullicio ccntrule, i div.•r.;;i Mpcdali per bianc·hi e pet' uomini di cnl<~re e le 17 stazion i 1n cui i'• diviso il lerri tol'io. Gli mdavidni curali durante l'anno fu t'OliO in numcr., rli l H99 dt>i quali 1:2:i8 eut·opet e 13:.!\.l 111dageni; d~i primi morirono 17, dei ;.e~ondi 'l!J1.. Il p!'imo po;:to uella casui:otica delle diver:<e afl'\•zioni rOI'd u.:lae SJ>~'Lla alla ft•bbt·e da malat·ia, la quale c"lpi ;:pecia lmenle gli eu r upei nel t'apporto del :)1,:3 n.'o sul munero lolale degli nb1ltlllti cou 6 mot•ti pet' f~·bbt'O bilinsn emoglobinurica. Un e<;perimenlo di fll'ofìlassi sistematica fu esrguilo dal dott. Otlwig maggiO t'e medico nelle ('olonie; ltl relazione dellRgl iata ùi '(llesta ca1 upAg11a antimalarica é in;;eritA. nel vol. 45, armo 1903 delln Zett.~r:!t rifl Jii.r lf't'Jiene u1tt.l ln.feklionsl.: ranl.:heitt:n . In quaulo alle altre infezioni è Ja notar·si clts il vaiuolo, il <Jilll le nna YOlla mieteva un nurnero cou!!ulerr;vole di viLe, al pr·esente, in causa della dill'u!=!a ed accuratA vaccirHl7.ione ob!Jiignlol'ia i~ (]ilasi totalmente scotnpur:::o. N·•lr!'lllllO medico in r pte~ tione non ~ i osservar·ono che tre piccole e localt:tzfllC epiJemie ad A mani e Muenla od Iriraga con 15 ammalali in lnlLo e nes-:un mor·to. Il tifo r icorrc11le lta dalo luog-o a speciali sluJi in rapporto alla e ziolo~i a, alla sinto· mAtol rJg-ia , Hl dt>Cui'SO Jella malaiLia, alla terapia; inlere::;,..anti rur.1no lP t'icerclae rnicro:<copiche sul sa11gue d<>gli an~tnalati, le quali ùrmostt·armw, ollr H ai noti spirtlli clte vr.nnero O'>>"ervali 15 volte su 27 cRsi e~amtnuli eJ in det... t·m.inuli m omen ti dclrt\(:t.:esso fehbri l ~. dei corpi speciAli ~irnilì a pl asmod i ot·a piccoli, tìlnmen tnsi, Ot'a più g-randi, l'acilmellle colorabili i n bleu scuro coi comun i 'melodi di coloruziono uMli pe1· la mnlaria Le al tre infL"ziona pt~l conlltnemente osservate furono lu fcbl11·e denga (tlen(laetìeber), la febbre di J\lnlta, rnra però, la dissenLeriH a :ì~.ai fn!fJ IIf'nte specialtnenLe negli uomini di color·e, la tuberco · !osi rara che colpi rlue eul'opei e quatlt'ù indig-eni, l'ittll11enza che pt·e:;tmlò in una lo ·alità un decnrso as"n' gt·nve. la meningite Ct>rehro-spinftle. Spec;inle consideraziOne cbbr•t'O la tr iplliJO,;otnio"'i e la ntnlnttia del sonno, In prima che si manifestò gcnP.t'alrnentc co1t go ntiore della pm·otaùe e che pre,.:enlc\ in un caso una evidtvll~ i11vasione dul pat•assila nPI sAngue pel'iferi co, lu !"CCfl nda os>:et•vaLa in iaulividu1 pt·ovenic•nti tlnlle colonie in.r:lesi, dovR la nMiatlia è endemica, giacchò sembr a che nei protettorati te.tesdai, rl eli'Aft·ica Ol'ientale, dove df'l r esto manca la ~,rossinrt pa/pa[is clte è r inseLlo pt·opofwlore riPila m alattia , es-<a ~ia SI'OJH>scillL8. Cit·ca alla pe>:le furono osservati Jue focolai. uno nel disl t•,..tto d1 BHkt>I•H sul lngo VidoJ·ia, l'a ltro all11 stazione di lr·inga; a pr'(>[lCJsilo clrllFt pe... tc \'engonn l'atte >:pcciali c0n~iderflzioni su i rappOl'li fra


872

RIVI STA DIDLIOGRAFICA

lo sviluppo d••ll'epidcmia e la moria dei topi ed t} notevole e curioso il metodo CUT'Rlivo citalo dal dottor· Ft}ldmann, il quale ò in u:<o nei di>:tretti di Waganda e \\'»>::ha e che ('Oil~i'3te nel sommini!'lrare prima un pur gativo e poi nel cercat·e dr l'Hmmnl lire ed aprii·e 1 bubbrmi. In 'fUanto al la lebbra, la f(uale verm<:> inlrodolla cl8:.di Hr»bi, es>:a vA difT.,ndendM i sewpre più e cosi vanno difl"ondendo,;i in mntlo inquietante le maiRllie veneree a~li uomini di colore per la loro itmnta rndr•l•'nza e per la l oJ'o ip-noJ·au:r.a; venl-!'0110 citali nella J'elazione fll~'uni ca:<i di sifili,Je verAmente gravi. Fra le mai!Jllie chi rurgiche multe fur·ono drpendr>llti rla CIHI:>a lruumat rca: fra le pat·as>:itnrie furono m'sei·valt alcuni C8!'>t di bilhar·:r.iasi e molLi di filario:<i . Anche il se r v•zio velei'lllAr•o diede occa~innc a ~'<ludi impoi'lanli su alcune c>pizoozif' <~arultens t rche, e sono nol•' voli lo osser vazion i sulla f'<>bbre delle co~te (l...-ui5lenfie1Jer) e sulla f~bbre del Texas falle speciohuenle dal K och, e gl i !!ludi >:ulla Li'Ìpano>:ornia"i c sulla malaria dei boYini.

Il . /{amerun. - N •·l di'<tr·elln di Dualo fUi'Ono cm-Ali in tutto nei luo~hi di cui'a 1 5~ i n,Jivir!tJ i con 9 mu!'ti dei quah 4 rei' f~>hbt·e bilio.;a emoglobmurica, l per tuhen.:olo>:i pr,lmonare. 1 per tubercolosi delle vei'll'br P, 1 per sellicemia da ton!'>illile, 1 per filai·io~i con arcessi multipli e ,.;clticf'mia, l per lraumali>:mo: oltt·e a •IU\'Sli m•)i'li «e ne ebbero altri G non comprPsi nel rncwimenlo ospedallero. Anche in l'juestrl pr otetto rato ebbero la prevalenza le febb r i rnala r iclte con R5 cai<i dei quali ~• primitivi e 6 1 r ecidiYi e con pre·lominio di g ravi forme Ji malaria cai·dia lf!icn. La diss••ntPria col ;ri 8 indivrdui; le alti·e malattie nulla pi'esentat•ono di pMticola r·e. In quanto agli uomini di colore furono curali 558 individui con 33 morti per diverse malattie, ma ~p<'rialmenle per di<;~Pnte ria , la quale è quasi !'empi·e en t.·Hnicn nPgli ind1p-eni del distr·ello di Duala. Anche in •Juesto distretto ltr IPhbro non é rAra; è i ~noln invece la lri panosomiasi dell'uomo. Il sanatoi·io di Suell<•ha ospitò '&7 pensiomll'i aiTelli da catarro intPslinale cronico e du g rAv t! anen1ia corl 4H ~iornale di prese nza. Nel di~LrAto di Vidorra fut·ono in cura Gf> eur opei con 8 morti dci quali 2 per malal'iu, H per· fobbrn biliOl'A emoglobinurica. A Kri bi furono c111·att :.l't •'U rop~i e 1:n indigeni; dei l'econdi ne morirono a: 1 per traumali..,rno, 1 pPr malariA, 1 pet· disst;nlel'ia. I n genere il Kartlet•un prec;entò disci·ele t·ondizioni igieu ielle. III. To:to. - I n fJll t!~to protellol'alo gli europer in numt>t'O di 1 !1 ~ eJ,IJeJ·o 7 moi·ti duvult a lla malnria e Alla dis"-Olllt!i'ra. Per gli llldi geui mu11rA una sta tistica; risulta però che st ebboro cusi dt vaiuolo, elle si OS!"eJ'\"Or'ono 10 ca~i di mnlalliR del sonno ~;on ri morti, nei qunli LuLLi fu dimo!"trala In pr esenw del trypanosom a H!/andense. cl1e fu lr\Jvata as:<ai dillnc;o la lohbra, per la quale si invoc1mo prl)vvedimenti special i come la i stiluziorw di lepi'Osat·i, clae furono pure as><ai diiJ'ur;:e le inalaltre venereo >:pedalm·~ nle la silili.le. Ft·a le inHIH ltic degli animali fu ossen·a ta la nagana c;llfl cqm•! si ~a è dala <lal tr'IJJ•O nù80ma Brucei ed è lrac:;mes~a dalla mn~ca i:.<etsè (Gios r inn /onyiJ•al[JÌS mo rsiton .~; a rpre;:to pt•opo~ito è da notarsi rhe rur·ono t•i;;c·on lt·ate nel T o go 4 specie di Gl o~!'l inn: Gl. ptJlf,ali.~, morstlan.~, lon.r;ipalflis e fusca.

I V. Afr ica tedesr.a swl-occidentn.le. - Pu qu<'5:lo prolnttorALO non ò ripor. talo che un qu>ldro stalislico dal quale r isu lta che nell 'anno t 9o:J si sono A\'Uli fi'll ~li ... ur·opl:'i ùl rn orLi per· le più s,·nriate fr~l'me morbose.


IUVISTA DIDLIOGRAFICA

873

V. Nuo va Guinea tedesca. - QuE>slo protellor·alo comp1·ende le due l ocalità di Herberishi.Jite e di Frierlrirh- lYilhelmsha!en. Nella p1·ima si ebber o fra gli eur opei 370 ammalali, la maj.!gior pal'ld per malar1a, e 8 mot·li, fra gli uomini di col01·e tO:t2 ammnlati a nch'ec:si la ma g~inr pal'le pe•· mal aria con 9 morti. L a pl·ofìlfls!':i antimAlarica col m etodo di K och fu i mp1egala su larg a scala, ma con ri!':ul tali non molto favo1·evoli; si rico1•se piuttosto con successo alla !"Omrninistrazione r•·eventiva del chi ni nn e nelle fol'lne croni che ebbe buon impiego un preparato di ferro, ars.-!n ico o chinino aiHllogo all"esAnolble . Anche la pr otezione dPllc abitazioni colle r eli rnelalliche dit>cle buon1 r isultati. Fra le al tre malallie furono ossPrvati casi di ber i-be1·i. di el···fanliasi, di tuber colosi. F reQuenti fur•ono le malallie veneree e q nelle della pelle; fra qnest e ullime, comune il /ichen tropicas e non r ara la .fram{;ij.~ia tropica. Nella seconda stazione ~ i ebbe nell'ospedlllc europeo una eoll'll lll. di :~2 amma lati con 1 mor to, per gli uomini c.Ji colore (cltinc;:i, ma lesi, melanc~i) 9S7 enlr·ali con 28 morti Anche qui ebbero il pt·edorninio le febbri ma lariche. Fra le ultre malnllie in fettive si ossel'varon o dei casi di beri- ber i, di morbillo, di mening1Le cerebro·spinale, d'influenza, di p0lmonile, di luhet·c<>losi.

VI. Isole Crtroline (.Iap. ). - F ra gli eur opei si ebbero su :10 inclivi •lui fl ammalali, 1 pr:r c<>n.z iuntivite Ct'on i ~a, l per conglllntivite acuta, 1 per· rinite catarral e c r onica, 1 per contusione, 1 per palertwcio, 2 per vermi parassiti , 2 pPr ulceri 1t1olli. F ra ~l i uomini di color P si ebbet·o ~\.2 curati con :;l morti; nei matesi fu osse1·vata di f •·eq•rente la f~bbre denga.

V II. ! sole Caroline (Sai,,an). - Non ci sono dati slntistici completi . Il d0tlor Girscll1ler ch') pre;<LÒ SOI'Vitio ùal :W oltobt•e 1!)0;! fino al 29 fHbhraiO Hm~, ebbe occasione di notore fra l e molALlie infellive :! casi di tetano traumatico, 8 casi ùi silìl iJe lerziar•ia, 9~ casi di fr•amb oe-.;ia spedalmeole nei fanciulli, 10 casi di dissl'nler ia, 25 d i inlluenza, .- }di tubel'colosi polmonaJ'e, 1 caso di varicella. Inoltre osservò b1·oncltiti, plrmriti, ltHl lat tiH val'ie dd tubo gastro·enterJ co, delle a l'Licolazioni, del sistema neJ'Voso, ecc. VIII. / soie .\Jar gfw/l. -

La relazione sul servizio san itario in qu~ste isole

è preceduta da alcune ilnportanti nozioni sul climaJ il quale sflmbr a assai favorevole agli eupo•·ei , tanto più che nel paese non esiste lllalaria. Anche le malattie non sono uJolto gravi e rliiTuse. Ha ~ l'ande importanza però la sifilide, In quale raggiunse il 18 o, o della mot·bi dité..

IX. Samoa - Premesso un cenno snlle conrli ziosi mel~•·eologiche delle isole Samoa, i l t·el ntore passa a fat•e alcune cnn"itlerazioni !=ittlle misnt•e pr ofìlalliche relative alla peste. al vaiuolo e al mMhillo. I n tullo si ebbero 181 ammalati fra europei, satttoaui e dli 11Csi . F1·a i me!ltnesi p.t·ovenicnti dalla N uova Guinea e in nUJnero di 815 si ebbe una mrH·Lalità rlel l.i,6 °/o per diver se malattie, spe cia lmente per tuber colosi, d•s>"onlE>l'ia grave, deperimento organico. Con questa •·dazione termina il volume ve1·amente inte•·es;.anle e r icco di dati e di 11.1tili cognizioni. Come d•ssi, il d••c1roo capitolo enumera i lavo1·i Mieolifìci pubb[icùti durante l'anno t UtJ3-IfJ(J!-. La mt1ggio r parte di rruesti lavori si r iferiscono alla malar•a; altri ri~u ardano la mala t.tia del sonno e le diversr~ infezioni da tripanosotui, l a lebbr·a, l'elefantiasi, la filari osi ed a l tr·e malattie pa russilarie. TESTI.


874

MISCELLANEA Per l' esercizio dell' odontoiatria. - I redalloJ"i del ~iornale la SlOJilatologia ci hanno i ndirizzato una lf'ltel·a-circol!li'e, della quaiP, se nza tlntr are nel merito della questionP., diamo ben vnlt>nlie ri un sunto. I n dPlta circolare, u nom t~ della fed t>razione dei merlici dentisti e di lulle le associazioni mediche d'Italia, ;:i protesta coutro i l pare re favor evole da lo dal Consi:zlio l::Ufleriot•e di P . I. ad una concessione di esami per i mecc:anici denti >" ti, tultOl'a esercenti abusivi, che a;:;:eriscono a ncora Of!l!iòi d' averP dir·i tti ant ececlenli al Mereto del 2} Aprile 1~90, il quale· prest:ri vev!l l'obbl igo d••lla laur ea in medicina e cltirur~ia, per poter ese•·cilaJ'e l'orlontnialrifl, nonostante la sessione ;:Lraordinnr ia di t>Sami acconlatn nel 18!>8 a 'lllelli, clie già el·auo in corso dr stud i anter.edenlemente alla pr oclama;r.ionc del decreto stesso. Istituti di invalidi al Giappone. - Il governo giappnncse Slll or ganizzAndo de~o<li !"la bili menti per ufficiali e soldali che ;:ono stati resi rnvaliJi per ca><a del l'ultima." guerra. I l loro nurner o erli cir·ra 10,000. E:;si saranno mantenuti e ,.e><lr tia spese d•' llo Stato : ed &V l'Anno diritto di sce~lie1'e tra la pensione inle1·a, c l'entr are in uno di 'luesl1 slabrlimenti rinunziand o, a ~ilolo di r etta, i ~ 5 della per r ~ione .

Il medico di bordo di Cristoforo Colombo. - Nel .!ow·nal o.f the Amer ican, Medica! A s.~ocintion del 2!) settembr e, il Dr. YbAr-rn dr N t> w -York, pubblica un i nteJ'essanlissimo articolo sul medico spa~nuol0 ChatlcR, ehe fu addclto alla seconda ~perl i zione del g r andù genovese, parli la da Cad i ce il 2:, settembre H 03. L'au tor e r iferisce ampi e~lralli di unR lunga lellr ra del Dr. Cha nce alle au torità municipali di Sivil!lin. I n es;:fl egli r ivPln molLa dottrina e m ollo spi r ito di Ol'serva7.ione dando nolrzie p81'tieolareg~iale l'ulla nor 11. la fauno e l'elnol o~?i a delle re~ioni visitate. L'0per·a snnilarra del CfrancR ebbe lnr·~o campo d'eser cizio, poichè la for za loIn le di que!'la st.Jconda ;:pedizione era di non meno t! i l ,500 uomini. Colomho ru sollo la sua cur·a due Ynl te: una pe1· infezione tifìca . un'allr a p... r maiAr·iu . T ornato in lspa~n a, il Chanca pubblicò nel 150H un tl't~r.talo !-;UIIa pleurite, ~ un c.trTIInento Ialino allibr'o di Arnal do di Vd lanova De conservnntlaJuvenluteetre· tartlanda senectrde. In una l ettera fil Re, Colombo f>lt.J~;:o e;:oa l ta lo zelo pror-•ssionale e la ca r·i tà ><p ie~R la da l Cl rauca, rnnlr:r·lltlo la tldicicnza dei nwzzi, e il gran numero dei rnlllalr, p1u·t-~r.ipa di avP.I' fi;;><alo il "uo salario a 40,000 ma· 1·avetlis all'anno, oltre il manleniwenlo,.e d0m(lnda la sAnzione reale pe1· questo "'lan1.iarnenlo. Malg r·ado i quattro zeri, l o !'~lipnndio non f'ra ta l(' du ftll'e invidia nemmeno a un modemn medico rnrlilnre ilatiuno. Il rnaran,•dis e1·a la piit piccola mont> tu di,·il'ionalr, di rame, cir·ca un Ct'IIL<'!'Irmo dei no:>lri . Monumenti della medicina militare in Sir ia. - I l prnl"essoro JA iaber·t, deii'Univc r~ilu di San Giuo:eppe di Bei rut, ha pu!Jhliraln rt•'i .\lélan(les de la jacultt; orientale una lista eli monumenti con!'lacral i a l g,.,•ulllpio. tro,·ati rn Siria. I n alcunr di fJllc"'li il dro(~ r·apprPsenlRlo in ve~te d1 )!IIOrrrero. Qu\'sli monumf'llli :<ono !"IRli Lutti t r nval i Al di là ciel Giord!! nn, e sono verosimilrnellte et•elli dn soltlctlr pnsli a ~ua r·tlin eh·i COillini ùcll'impen1.


.\I !SOE:LLANE.\

875

Ciò dimostra il cullo che gli eserrili r ollutniavevano per la m edicina militare. An che in n omfl la ma ::q~•o r par·Le dei ulonurnt:nli eù iscrizioni consacraLi ad EscuJapio, sono dedicali da soldati o da YCLf•l·an i.

Alla Esposizione di Milano, nel padiglione della Cr·oce Ros sa, il M inister o del la guerra di GPr'rnauia, tra altri og~rtli, ha esposto un cavallo di legno a grand"Z7.a uatu ral e sul quole er·ano 8!Ùallate, una per lato, due am pie tasche eli sR nita, fermRle sulla 5'ella, alla quale er~:~ sta to tolto il sf'llino. Questo appar ecchio ha il vantag!!io di una pron ta e semplice Hdallazione al dorso d!ill cavall o e di r ender•e facile & comodo l'uso clelle lHsche di sanità. Dobbiau1o pero ri co r.t~:~re che fino dal 18Uì il nostro g ioJ·nale publJl ica va un accurato studio del collega dottor Bargoni: 1c Sul t1•asporto del materiale sanitario nei I'egf!imenli di arma a cavallo », nel qual e la for·ma ester'na delle tasche e l'allac;co loro alla sella d'or dinanza erano appunto identiche a. quell e es p()!" te ora dttl!a Get·mania. Gli ultimi momenti di Jord Nelson. - I l Journ. o.f the R. Army Medical Co rps toglie dal volume dt>l Medicai arul Phy.~ical Journal del 1 80~) !1:1 so·g-uente r elazione che il dolt. W . Be»tly, chiru r go del vascello Victory, fa degli ullimi momenti di lord N elson : il 21 ottobre. scorso (il dottor B ea lly sc-riveva nel dice lllbr'e Hl05) l'illustre comandanlH in capo lord Nel son, fu mortalmen te feri to al lor.ace sinil"tr·o da una palla di most~lletto, che 5'i suppose spar·a to dall'albPro di mezzana della nsve fJ•anccse La Recloutable, col la quale la Victory era entrala in com ba tti mento m o Ho pr••slo ; il nobile lord er a nell'alto di g 1rare sulla poppa colla faccia r ivolta al nem•co : egli c~:~ dde all'istante e fu trasportato sotlocopel'la, snpravvivendo due or e. 1\el tr11gitlo t>gl i si lamentava d'un acuto dolor o in cor•r ispondenza della (i• o -;n ver tebra dorsHie, di pa r alisi di senso e di m olo del tronco e delle f'SLI·emità infer'iori, l a re,;pi ra zione era breve e rl illìclie, il polso dt>bole, piccolo, irregolare: ef?li p m va va l'impressione eh e il do l'SO fo:.;se StillO paS!'alO da parte 8 p11l'le che fiotti di sanf!ue i nvadessero il pel lO e che la rnorle si Avvicinal"sC. N ell o spazio di uu'or·a il polso divenne ~nJi::-tinto e mancò compiPlamente al br·accio: imrnf'd iatiHnen te dopo, la rr•onte e le estr em ità divenner'O freddf'. Fino all'ultimo i l"tante dell~:~ strA esisteuza m&nLenne iuLegro l'eser cizio delle sue facoltà e l'ener•g-ia della m ente, e rprando g lr fu an nune!ata la villol'ia esJJ r•~s!'e i suoi sentimenti col più enfatico linguaggio : dette ~li ullirn i o rdmi cnll'abit u-.le pr •)Cil"ione e por·hi mi nuti dopo spi r'Ò senz:a agon ia. L~1 pnlla col pì la par te an teriore della spallina dellord, penetrò nella spalla sini!«lra iulmPdialArnente al dAvanti dell"acr·o•mo, che r i mac;e l egger ment.e f ratturato: PS"Il scf'se obli•pram ...nte nel Lo r·ace rratlu•·ando la 2• e 3" co><tola, dopo av<'r atLr'iwe•·sRto il polmone sin 1stro e ave;· reciso nel suo passn~gio un grosso ramo dell'arter ia polmonale, penetrò nel lato sinisl1'0 della colnnna ver·tebr ale tra la 6" e la 7a ver~'"bra. f•·ri il midollo spi nalt:: e fr·atlul'Dndo il proce><so Lrasver so desl r o della 7., veplf.d.lra pel' ve n ne nel Ialo def'lro della colon n a v ertebrale. atTestandosi dopo Aver ll llr!lversnto i muscoli del dorso in un pu11to siluato due pollic i sotto all"angolo iul'c rior e della ·seapola dcsLI'8. A sporta ta IH palla' si notò che una pnr zione dell11 cor dellina d'or·o ·~del cuscinello d ('lla spolli na come pur e un piccolo p1~ uo dflll 'uhilo del lord vi er ano rimasti aderenti. Nelley . - Il R. ospetlale V1Ltnrifl a N t:tley fu co,.,lruilo in s~~g11ilo al desideri o espresso dd ln r·egina V itlol'ia di provvedere un •1uorlier e pP i soldati convalescenti. E,;!'<O fu aperto pe r r icevrre gl' i nvoliui pmvenienli dal le gua i'n igìoni


876

l.USCELLANEA

all'ester o nel1863. i\-I entre i locali si stavano coslrueuòo, una commissione r eale, imprE'se a studiare le condizioni Sdnilarie J(<ll'esercito, l'organizza:t.ione deg li ospedali militari e il trAttamento dei ferili e ammalali. Questa commissione raccomandò la formazione di una Scuola di medicina militare, al quale scopo le caLtedn: profe ssionali necessar ie, invece ddle due già esistenti io Edimbur::ro e Dublino, doveva no essat•e islilui le n ~ ll'o sp'-'du le [Jrincipal e generale in l nghil· terra . Ci() fu messo ad elfello nel 18t)0 a I"ort P1Ll, ChALam, ma essendo comph·lato l'osr•~dale Vittoria, la scuola tli medicin a militare fu nel 1863 trasferita a Nellt-y. - La scuola fu la pr ima in rui s'insegnò sistE'maticamente l'ig iene: insegnan •e ne fu E. A. Pttrke::<, v'msPgnat·ono pur e sir T homas L ongmore, W.. C. Mliclean, sir \Villiam Aitha ecc. Prima di Nell ey fu prO!JOSla Londra, ma il progetto non e!Jh>e corso e solo in se!l'uito all'ul ti ma guer ra si mise la scuola iu immediato contallo colla capi tale. Il tt·asfcr imenlo fu effettualo il l • settembre 19U2 e da allora Nelley non funzion a più come scuola, sosti tuita come è dAl Real Colleg io m edico-milita•·e ( Royal Army M ed icai Colleg-e).

L'anniversario dell'etere.- Il '16 ottobr e 1 ~ !6 si praticò nell'ospedale general e del Mas~achu setts in Bol"lOn la prima operazion e chirurgica colla eterizzaZIOne : l' opel'atore fu il tlotlor John Collins \Varr en, l' elere fu amministralo da Gught'h no G. T. M o rton, al quale il n1ond o deve l'inestimabile dono del l'anestesia. Un tumore vasculare congenito fu esti 1·pato dal collo d'uua gio vane ùonna, la quale non si accorse di nulla. Il successo fu cosi completo cl•e il dottor Wanen, piuttosto scettico, ebbe AÙ <>sda•na''""• quando lullo fu t erminato: gentlemen, this is no ltumlm(J! " signori, f]Uo-:ste non sono chiacchiere l » Il t G olLobrfl di rruest'anno, il 60° anniversario ùel mem0 ran olo avvenimento fu solenn izzalo n ...ll'ospedale che fu cu lla del l'anestesia chirurt-:ica. Il dottor Collins Warren, p;·onipole dell'operatore, p r·el"i edetle la cet·i m<)nia. Dopo alcune parol e d' inlrotluzionf', ef.{li presentò il dollor AlbP.rto N . B lodgelt J1 Boston, il qu ai e mostrò alcune i nteressanti fotog r afie r ipt·oducenLi dei d 1 ~egni del celebr e pillot•e Hawes. All'epoca clelia prima operazione il si{.tnor H awes fu invitato ad assistet•,·i allo scopo di r·iprodurre i vari tempi cJ~II' operazione. Egli, non abituato alla vista del sangue, riovelle abbandonat·e la sala col disegno non ancor•a fatto. Alla fine dell'operazione il dottor 'Varren ce rcò del signor Hawes e g li r egalò il bistori e la guida usati nell'operazion e stessa uuitamenle al suo bJglit>llo di visita. Questi og~•1tli fut·on o accuratamente conservali dal signo1· Hawes e d" pO la sua morte pa>-1-<arono in altre mani . Il dottor B locl~-!ell ebhe la fOI'luna di av~rli e presenlarli pet· la pt·ima volla ad una assemblea. Si é fatta la propostA di considerare il lti otk•bre come una delle grnndi festività della medicina.

Necrologio. - A Berlino, il 28 sellembr o scor !'o, è morto in età di IJ1 anni il Dr. K•·ockc r redatto •·e della Deutsche militiirarztliclte Zeilscltri{t fino dal 1898, anno m cui succe"se al defunto generale med ico v. L eniJartz. Era anche cJa wmli an Ili insPgnante ti' igiene mtiltare alla scuo la di g uerra. Oltre che come redotto re dello stimato o r ~tt no scien!ifico dei medici militari tedeschi, il KJ·ocker fu benemet'Jto della letl.eratm·a medico-milila•·e, per essere stalo il redattor e della mon umeula le r el nzione sani tar111 sulla guerra del '1870-71, e per a vere assun lo dopo la mor ta di'l fondatore Roth la direzione di quell'indi spensabile repertot'io ell e è il Ruths Jahre.<~ue r ieht.


877

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (I.Jispensc N. 40 a 48 del /Julletlìno ·ulfici!llulelletiOinille).

Ufflolali in •ervlzlo attivo permanente .

R . Decreto l~ seilembre 1\)06. f'ErtTTt L uigi, sottolenente meJic:o io 8="peUaliva PL"r moti vi di famiglia per la

durala di sei me=-i. (R. dtlcr elo :22 marzo Hl06).- L 'a!"pellativa di cui sopra è prorog-ata ptlr la dut·ata d i sei mesi.

Deter mina::ione J1inisteria.le 2i settembre 190u. RIVA

Antonio, capitano medico 50 fanteria. -

Trasferito 15 artiglieria cam-

pa~na.

F ANTOLt Giulio, tenente medic:o ospedale Piacenza. -

I d. 50 fa nteria.

R. Decreto 16 agosto 1906. CoRMAvl cav. Giusepf1e, capitano medico, iufet·meria presidiar·ia Ca tania D'AMATO cav. Carmelo, id. id. Hl. M onteleone. - Collocali in posizione ausiliaria a loro domanda dal t• settembr e 1H06.

Delermina::ione .\1iniste riale 4 ottobre 1!J0fl. !JELLA CIOPPA Angelo, len t~ nle medico 17 r eggimento arligliet•ia campagna. T rasferito :.!8 fDnteria.

R. Decreto 23 .~eliembre 1!106. Rossi cav. Allgt~sco, tenente colonnello meùico direttore ospPdale Venezia. E souerato dalla suind1c&la carica e non1inato dit·eltore ospedale militare

Ba l'Ì. VALLlCELLt cav. Antonio, id. id. iù Bari. -

Id. id. id. id. VeM:tia.

R. Decreto 21 settembre 1906. T cnen ti medici promossi ca pila n i medici: FRANCHI Luigi, 17 fanteria. - Continua con1e sopra (dichiaralo pr ornovibil e a scelta). RI VALTA Ra.ffaele, ospedale Ravenna. - DesLinato 70 fanteria (id. id.). CASToLDI Ettore, id. Mi lano . - Id. 4-\ id. (a scelta). ÙLIVARI Pietro, 7 bersagliel'Ì. - I d. r {'ggimenlo lancicri di Milano. AJROLnt Luigi, 9 artiglieria campagna. - Id. 30 fan teria (dichiarato promovibile a scelta).

R. Decreto 1• ottobre 1906. De SARLO Eugenio, l enente medico osperlale Caserta (comandalo 7 artiglieria campagna). - P1·omnsso capitano medico e destinato 67 fanteria, continuando coma ndato come sopra, con dAcOt'l'enza per gli assegni dal1• ottobre 1906 (Jichiarato promov1bile a scel ta).


878

MOVD!E:l."T l AVV!l:~UTI ~ EL CO RPO S,\ xrr. E N E L PEnS. FARMAOE U'l'ICO

Determinazione lvfiniste r iale 16 otloDr e 1\lQ(i. D' ELtA A(fonso, copi tano medico ì fante r ia. - T t·a~fèl' i lu o~pe dale V enezia. MA H I AN I Hn r ico. id. 1S id. Id. i nt'er meria prt>sid1ar u.1 Siena. SAGG INI lù:ar isto, id. 70 id. (conumdoto o..;pedale Padova). - I d. ospt'tlale Dulng-na, conliHUUJh.IO ronlalldalo come ~npra) . LANZA cav. Tomnuw>, id. :30 id. (1d. i.d. Tor ino) - Id. 33 f>1nleri11, id. id . fttnRENTINI l·:miliu, letwnte mt•dict> o.:;peJale L i ''or no. I d. 18 id. GtLAfUJONI J::n rico, 1ù. i l. T orino. - Id. o.-<ptldal e :\ltlHno. M ATrrA .\1iche/e, id G orli:rlieria cn mpa::nu. - Id id. Ca>'erla. GAtlRr Giw~Cf'f'e, id. 6 alpini. - Id. itl . L i vor no. T AM Gnylielmo, id. :l alpini. - Id . i d. osp,.dale T or ino. Snx •IGARDI Stanislan, i,f. :l9 fanlei'Ìn . - I d () alpini. AM ATO Ubo rio, id . u~ id. - Id. 33 runlei'Ìil.

R . Decreto ~, luglio 100G. R t;GGERI ca v. Giuseppe, Cllpil»no medico 2 ~enio - Cnll ucalo in postzlo ne au· si l1uria. a sua domant.la, con J,•cor renza per gli Asl'egn i dal Hi lu:.{lio 1!JU6.

R. Decreto 23 sellem&re 1!'J06. DETTORI ra v . •·l nyelo, c11pits no medico. i n fe r meri a. pt't'<:idiAI'ia SienA . locAlo i n posizione ausiliat·ia. a sua doma11rla., dal 1' ottob1·e UlO(l.

Cul-

R. Decreto 28 settembre 1906. GJJAfll't f:Rl cav. Pietro, tenente cololln•·llo m ;~rlico dir eltnre ospPdale Chieti. Collocalo i n pos i ~.i o n e austlia r i a, per ra~ione di eia, dal 16 ot tobt·e 1\IOG. A NGELozzr Ltti{li, lrn;>n Le m ed reo ospedll l e Chi eli - l d. 1n a>'pellnl i Ya per in· fer m1là l elll por al'ie non pr ove11iellli da cause di sen ·izio pe1· l a dul'ala di un anno.

R. Decreto 8 ottobre 1!l0u. ca v . Feder ico, maggiore medieo in aspellaliv a per motivi di fami gltll per la dur al a di cinque mesi, a Cagliat'i. (R. decJ·eto :H ma~gio I UOii). Amm esso a df! lur e dal 2 -~ ollnbr·e l!lOO, a concorrel'e per occu f)A r e i due t e1'1.i degli i mpieg-h i che si facciano vacanti ne1 q uad r i del suo g r HdO e cor po, come g lt u lft;~i a li co ntem plali dal l'a rt. J l dd la l eg~e ~5 maggio 18:J2.

CA R EDUA

R. Decreio Il otlubre 190tj. STEF PENONI ca v . Etfore, magaior e m ed ico in a>'pellnti va per ruoliv i di fam iglia per la d ur ala di un a nno, a MilAnO. - (R. decreto 19 a[)J'tle 190r\). - Arn· m esso, a sua domanda, a data 1·e dal W o ttobre 1906, a co ncor1·er e per oc· cupu r e i due l erzi dt>gli impieg-hi eh ~ si ftl c'Ct81tO vacanti n P. ì quad ri del suo g- rado e co t·po, come gli uffi,·ìali contemplati dall'ar t. Il della legge :.15 m ag~ 1 0 1852.

Determinaz ione M i nisteriale t• nocem&re 1900. BtLOTrA Vincenzo, tenen le medico ospedale i\l essina. - Trasfer ito R. corpo dt tr uppe coloniali . Pr ende1·a imbar co a M essina i l 6 di cembr e 1906.


MOV!M8l\TI AVVE:\UTI KEJ, CORPO SA.Xl1'. E NEL PERS. F ARM ACEUTICO

81U

R. Decreto 8 ottobre WOU. L reA n t eu v. Vt:ncenzo, m aggior e medtro, ospeda le T orino. - C01locato in posizione au;;i liariu, per ra~-:ione di rtlf, C'.on Jecorr cnza per gli a::sep-ni, dal t• novr-mbre IH IJ(i.

il. Decreto 14 ottobre 1906. CA~tPEGG!AN I

Massimo, sollolenente medico in aspettativa per molivi di ft1 migl ia pet· la ùut·ala di dieci mesi, a Rorna. (RL'g-i dt'c t·eli 2u novembre 19()5 e l l mng-gio IUOU). - L'a~pellativa di cui sopra è pr orogata per la ùut·ata t~i cinque me;;:i. Determina.::ione .\1 inisteriale 8 novembre HJoG.

To~mAStNA cav. M ario, maggiore medico ospedale ~o varo. -

Tr·a:::fer ito ospe-

dal e T orino. Cuoco Luigi, ral'itano m edi co 88 fantet·ia. - Id. G7 fllHtcria. LrcAnt Vincenzo, id. 51 i1l. - Id. interm eria preRi.ital'ia Catania. CrrELESCHJ Camillo, id. 71 id. (Cr eta). - Id. 79 l'anlcr ia (conlinuaoJo comandalo come sopra). BoGGIO-LERA Gabriele, iù. (i!') id. - Id. ':"1 id. RESTl VO- PANTALONE GiW>CfiJIC, id . 19 id. - I d. :33 ici LAN:t.A cav. Tommaso, id. 3:l iJ. (comandato osped1tle Torino). - Id. 5 1 id. (continuando comandato come sopra). DE SARLO Eu.yenio, id. 61 id. (id . 7 al'li1!1ieria' campagna). - Id. 88 id. (id. id. ici.). AMENTA ca v. Antonino, lenente medico R. corpo di trupl'è coloniali. - I d. ospedale Pule rrno, ùall'8 novembre H)(Hi. AMATO Liborio, id. :3:3 l'anteria. - I d. id. Messina.

F a1·maolsti militari .

Deter mirtaMione Minister iale t• novembre 190(i. N rcoLAt A nuelo, farwacisla 2" cl asse ospedale Bologna - Trasfer ito ospedale Caserta. PoLO Loren,oo, id. i a. 2" id. CasertA. - I d. id. Bologna.

U fdoiall ln posizione dl •ervlzlo aualllario.

R. Decreto '1 ° settembre 1906. MoSCATI cav. To"fmaso, capitano m edico distret to Napoli. - Collocalo a riposo, per anzianità di servizio, con decoreenza (Jer gli effelLi della pensione, dal 1° ottobr e 1906 ed inscrillo nella riserva.

R. Decreto 1• ottobre 1906. CASALINI cav. Riceardo, tenente colonnello medico distrello Venezia. mosso colonnello m edico.

Pro-

Determina~ione Minisler iale 18 ottobre 1906.

DESTINO cav. Saloat.ore, maggior e medico distretto Caser ta. stretto Roma per cambio di r esidenza.

Trasferi to di·


880

ld:OVIMENTl .4.VVI~NUTI NEL CORPO SANIT. E NE L rERS, F A.RAlACE OTI CO

Uf11.otall 41 riserva.

R. Decreto 1° ottobre 1VU6. Tenenti medici pr·omos!<i capitani medici : GASCA l!:tto re, disL1·etto P tner olo - GRILLI A ljredo, id. Ascoli Piceno - CAo CCI S isinnio, id. Cagliari - FA LCONI Gregorio. id Campagna- DE FAcE:NDts Giuseppe, 1d. Bari - GALLIA Vittorio , id . Bresda - M AG LIO Giuseppe, id . G t: no va - RAvtGN ANI c.; iuseppe, id. Verona - VtGCiliO Ci ro, id. Piacenza - BoNUIOAN NI Andrea, id . Milano.

Determina.;. ione M inù:ter iale 18 oltobre 1906. Cn iEFFI Michele. tenen te m ed ico, disll'etto Spoleto. - Trasfe1·ito distt·ctto A scoli Ptce11o pet' cumbio di l'esidenza.

R. Decreto 11 otto&re 190l.i. ZunLr::TTI cav. F rrtncesro, m»ggior e med ir:o, distr etlò Cuneo. - · Cessa di appti t·tenere al ruolo degli unìc1al i dt r iserva, per r agione di età, conservando il grado con la r elutivu unif()l'me.

ONORIFICENZE

concesse per la ricorrenza del genetliaco di Sua Maesta H Re. Ordlne della Corona d' Itall&.

R . Decreto 2 nooembre '1 906. PER LUNGI II E DUONI SEnvrzr.

Cavaliere. SALJNAIU SalMtore, capitano m edico o::p""dale militare Napol i. SCLAVO Lni!J i, id. id. fo alpin i. DAnRA l'itlurio, id. id. dtr ezione sanità V cor po at·mala. DE RosA M ichele, id. iù. r·eg;timento l ancicri di Fi1·enze.

Defuntl . L BO Antonio, capitano medi co ri!'er va, òislrclto Salerno. - M OI'lO a Siano (Sa· l m·no), i l 23 settembre i !JOG. Moscr cav. Pompeo, tenente colonnello m edico ri,;el'va, distretto Spoleto. - Id. a Spoleto, il 29 irl.

R ettUloazlonl F ascicolo di agosto, pag. G10 -

Hicompeuse al valor militare, le!lgasi: Ricompense al valor c1vile.

"""-='--=====-~-== -~-~=~============,__

l i Rcd<->t..Loro D.~

R tDOLFO L IVI, maggiore medico. Il DirctLore

Dott. G I OVAi\'NI RAJ.'IDONE, magg. generale medico ispettore. (56DG) -

llo ma, i 906 - Tip. E. Voghera.

GtoYANXI SCOLARI,

Germl.e


SOCIETÀ DI PREVIDENZA TRA GLI UFFICIALI DEL R. ESERCITO E DELLA R. MARINA NEL REGNO DIITALIA. - Riconosciuta come Ente Morale con R. Decreto 8 novembre 1892, N. 0 DCCCIX, Premiata con Medaglia d 'argento all'Esposizione generale italiana di Torino del 1898, con quella d 'oro all'Esposizione universale di Pa rigi del1900 ed all'Esposizione regionale operaia di Roma nel 1902-1903. - Roma, Pia::::a JJeucfletto Cairoli, 117. Presidente onorario: S. M. VITTORIO EMANUELE Ill.

La Società assicura ~ na pensione vitalizia od qn capitale in caso d i morte, corrispondente _a l contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3: (pensione e capitale possono accrescersi aumentando il contributo mensile); - provvede assegni vitalizi sia differiti, sia immediati;- con verte in vitalizi le assicurazioni sulla vita dei Soci e dei loro congiunti; concede sussidi ai Soci, alle loro vedove ed orfani, e bo1·se di studio ai figli ; - accorda mutui ai soci con s·e mplice cambiale senza che occorra :firma di avallanti. - Nessun'altra Società congenere, nei limiti delle operazioni suesposte, può gareggiare con essa. Informazioni, Statu ti, Tabelle possono aversi presso la sede della Societa, Borna, Piazza Benedetto Oai1'oli, 111 e presso i suoi rappresen~anti . Per iscriversi come Socio, rivolgersi alla sede indicando la data ed Il luogo di nascita del richiedente e l'operazione che intende eseguire. Situazione al 1° novembre 1905.

Capitale assicurato per indennità in caso di morte ... L. i ,489,027. 08 Capitale annuo assicurato per pensioni vitalizie . . . . • 398,057. 95 A mmontare della riserva effelli va mente accu mulata . • 680,973.03

Recenti p ubblicazioni: Dott. A. G. DE F..tlLCO, Maggiore medico

PATOGENESI UNICA DELLE

Malattie vascolari, secretive e nodnlari degli occhi e.degli organi vicini Un volume in 8° di pagine 240, con 8 tavole fuori testo. Napoli, Società Commerciale libraria. - L. 8.

Dott. C. IANDOLO, Colonnello medicOt

OTTALMOSCOPIA ED OTTICA OCULISTICA MANUALE TEORLCO- PRATJCO Un volume in 8' con 82 figure e 12 tavole. Napoli, Stabilimento tipografico F errante, 1905. - L. 8.


GIORNALE MEDICO DEL R E GIO ESERCITO

..• t· Il

\ '

Direzione e AmmlnJstrazione: presso l'Ispettorato di Sanità Militare Via Venti Settemllre (Palazzo del Ministero della guerra)

r"

.,

'•

' CONDIZIONJ DI ABBONAMENTO. Il Giornale Medico del R. o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento:> è sempre annuo e decorre dal 1• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è: Per l' Italia e la Colonia Eritrea Per l' Estero. . . . '. . . Un fascicolo separato costa.

L. 12 , l)

lt

15,1,25

L'abbonamen to non disdetto pr ima del 1• dicembre s'intende rinnovalo per l'anno successivo. I signori abbonati milit-ari in effettività di ser vizio possono pagare l' itn· porto dell'abbonamento per mezzo dei rispellivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). Le spese per gli esli'atti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ece., che accompagnassero le m emor ie sono a carico degli autori. Gli eslralti costano L. S per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazione di foglio, e per cento esemplari. Il prezzo è eguale sia che si lraUi di 100 esem· plari o di un numero miaore. l mauosc1·itli 'non si r esl1t.uiscono.

Dott. FRANCESCO TESTI, Maggiore medico

RI(:OUDI DI ~UCUOBIOLOGIA JlUU! ED APPLICATA U~

\ OLU~IE DI PAGI:\E 408

F irenze 190G- Sc-:.wla Tipografica Salesiana - Prezzo L. 5 .


t

l

.J

l

r r .HBLICATO

DJlbh' ISPETTORATO 01 SANITÀ NllùiTAqE l

-

.--....... ANNO LIV

FASC. XII

31 Drc R~fBRE

~

..... ..

··:~

- ~ ~·

SOMMARIO IIEIIOBIE ORIGI:ll.t.l.l.

Hau Daae. - Sull'uso degli sci in campagna . . . . . . . . . • . . . . Pag. 281 Tromllttta. - Notizie storich~ e sta t i~ti~ho sul ~tracoma specialmente riguarllo . . . . . . . • . . . . . . • . .' . . . !190 agli eserciti CASUISTIC.-\ CLINICA: Perusl e a ..eua. - Esiti di grave schiacciamento del gomito sinistro . . . . Farronl. - Risultato di iniezioni endovenose di subllmato corrosivo In caso di anemia perniciosa progressiva . . . . • . . . . • • . • . . • . . BI'I' I!IT.t DI GIORNALI ITALI.t.I'U ED E!ITEBI .

(V. l'Indice nell'interno della copertina).

DIR EZIONE E D AMMINTSTRAZIONE

ROHA ·Palazzo del Ministero della Guerra, Via XX Settembre • ROMA \

Per le inserzioni a pagamento rivolgersi esclusivamente

91G 919


INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALI.A.Nl ED BSTJUU

RIVISTA 01 CHIRURGIA GENitRAL E. Eubnu. - Rottura es tra verilooeale della vese(c:. io frat tura della pelvi seguita da guarigione Wendel . - Cura del cancro esofageo col ra~gi Rontgen Strl ter. - Orerazione radlcale dell'~rnla otturatoria MUIItr. - Massaggio cardiaco .nella $incope per narcosi

Pag. • •

!113

9t3 9t4 9H

"

RIVISTA Ul CHIRURGIA 01 GUERRA. Pau. 9S4 Baccelli. - Tetano e acido fenico , 916 Matlgnon. - Gli effetti dei grossi proiettile •li marina.l\icordi delia battaglia di Tsusbima 9t7 Brentano. - Osservàlioni sulle ferite d'ar ma da ruoco dell'addome ~ Porquler ed Averous. - Un caso rti ~ ~~ione dPI cranio per arma da fuoco

-n1\'1ST~ 01 OTO -HINO·LAflll'iGOIATRIA. Hltddu . -

Pau. m

Uso clei raggi Rointgeo in oto·rino-laringoiatria RIVISTA IJl A;'\ATOMIA E FISIOLOGIA t\ORMALE E PATOLOGICA.

ttlllllt rt. - Sulla tubercolosi prlmitil'& e l'aotracosi del polmoni e delle ghiandole bronchiali

Pog. OH

RIVISTA 111 MAJ•.HTIE VENEREE 1!: DELLA PELLE. Wuu rmann, Ne lu er e Bruck. - Un& reazione sicrodlagnostica nella. sifilide

. Pog.

9~

RIVISTA 01 TERAPEUTICA. PlJ{J. 93'

{,' A hnateina .

RIVISTA Ul TECNICA E SERVI7.10 MEDICO MILITARE. Kolche. - Breve rendiconto eire:~ i risultatl del servizio sanitario deU'eseuito giapponese durante la guerra russo-giapponese del l904·9ro • Po(l. 113"$

IIIVISTA BIBLIOGR AFICA. Cusanl. - La guerra in rappor to alla stor ia dell'umanità - • La costituzione dell'esercito PofJ. 94-! per la guerra - t'ordinamento del servizi di s:~nlta io campagna . • 91>3 Allh. - Progressi igienici, sanltul e demografici della cltlà di Torino . 944 Delogu. - l n torno alle rassegne degli Inserìt ti di leva 9&S Scarano. - Per la sceltll del soldato al consiglio dl leva . . • 8rouardel, Chantemesaa et:Moany - Traitè d' Hygìène - Routtl et Otpter. - Ryglène mi· 96.7 lltaire .

INDICE BIBLIOGRA FICO MEDICO-MILITARE

pog. 9'f

MISCELLA-N EA. •

pag. ( 94!1

MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SA.NITARIO E NEL PI!:BSONALE FARMACEUTICO

PDfJ· 951

NDICE GENEI\A.LE DELLE MA TBRI E PER L' ANNO 1906 .

/'a{J. 953


M EMO RI E

O RI G I N ALI ;

SULL'USO DEGLI SCI IN CAMPAGNA .. Per il <lollor u .. ,.,. D :uae. caiJitaun rwl r.orpo sanitnno tl ~lr esercito norvegese (l} ( rra<l nzrone del doli. B r;n~ut:cr, m~r,::.;iore rncrtko)

~.

In Norvegia Puso degli sci (2) rimonta atl una data preistorica i nella mitologia scandinava Nanvi un Dio ecl una Dea preposti al pattinaggio, e gli antichi re del p<tese cledicavausi essi pure a tale esercizio considerato fra i più uol,ili, con lo stes:;o zelo col quale aùdestravansi nell'equitazione, nel tiro, e nel nuoto. Sulla neve alta e spessa che copre per buona pa.rte dell'anno quel paese, sarebbe impossibile trasportarsi da un sito all'altro senza dare al corpo umano una più larga. base. QLlando i costumi della cavalleria medioevale dal sud dell'Europa si estesero alla Norvegia, mentre le classi elevate mano mano abbandonavano il pattinaggio con gli sci, per forza di cose qu~sto conservossi sempre fiorente nel popolo, pel quale rappresenta ancora l'tmico mezzo tli comunicazione durante il lungo inverno boreale. l~ noto come gli sci sieno dei pattini di legno, di lunghezza che varia fra i ~,~0 metri ed i 3 metri, luughi generalmente in modo che Io sciatore possa toccarne con la mano so1levata l'estremità superiore quando essi vengono collocati diritti al sno fianco. Piatta e liscia ne è la suola, m!~ di spessore ineguale, talvolta p1·ovvista di n no o più solchi longitudinali, con l'estremità anteriore el e vat!~ di circa ~O centimetri dal suolo. Vengono fissati ai piedi m ed ian te un a o cl ne correggio di cuoio, che passano sul dorso del piede, mentre un'altra correggia circonda il tallone attaccandosi alla prima (3). Hl Siamo ben ~:rati all'el(re~;i o eo iiPga norvP~e~c. per .were premurosamonte ronoti~ccso alla richiesta del r\o~tro direttore di corn11ilare apposta p el nostro ~iorn:1le questo inter.,;santi,llimo articolo. Mal,::ratlo la tli fTercnza enorme tra le con•lizionl climatolvgiche tiPI!' Italia e ilclla Nor·vp,:;i:t, il no-

stro esercito è uno tli •1ue:li in cui le aJlplicazioni dt•gli sci al ~un·izio san itario hanno mH!(l!iore importanza. Cred i:ur1o rerciu che, l nostr• rno>dici rnilrtari l~::erann o con pia•:crc il lavoro del dott. Daae che il nostro co llt~ga flornu cci, competente in ma~eria, 11~1 suo luugo scn·izio nelle truppe alpine, si e inc.·uieato tli voltare 10 Jt~liano. {N. d. R.). 1 (!) Sci, ila lianinazione della parola d<nro-none~;ese Ski, adottata nel linguaJ,:gio r~golamcnlart: italian o. (N. tl. Tr.). (3) La struttura dei pattrni di IPgno, pur rimanendo es~cnzialmente la stesM, varia alqnt\lltO da llae~e a paese, precisamcnle nolla parte che serve :1 !issare ìl picd1~ 1lello sciatore. (.\'. d. 1"1·.). 56 -

Giorn ale medico.


882

SULL'USO DEOT,I SCI IN CAM PAGNA

Lo sciatore può così correre in piano ed in discesa, e secondo una fantasiosa leggenda norvegese del x m secolo: xu.pera·re la velocitù del volo degli uccelli e di qualsiasi animale che co?·ra .<ml .o;u,olo. La velocità dello sciatore dipende dallo stato della neve e dalla natura del suolo. Con neve nè troppo dura nè molle ed in terreno pianeggiante, uno ~ciato re può percorrere 100 chilometri al giorno. Negli ultimi vent'anni tale eserci~r.io prese in Norvegia grande sviluppo. Fino dal 1862 sono state organizzate ogni inverno delle corse di sci -con premii. I più abili sciatori della Norvegia prendono parte al concorso -che ha luogo a Cristiania in febbraio. Vi sono due speciE'! di corse. La co1:sa a distanza, per es. di 50 chilometri, ed il salto. P er quest'ultimo esercizio si sceglie una scarpata dall'alto della quale si possa fare un salto in lunghezza. Con questa specie di trampolino naturale si può percorrere nel vuotounadistanzagrandissima, fino a 00 metri. L'altezza del salto varia daR a 12 metri. Tutte le classi della società norvegese, vecchi e giovani, uomini e donne, si dedicano a questo genere di pattinaggio. I bambini cominciano ad esercitarsi a 5 o 6 anni, giungendo ben presto a nna abilità sorprend.ente. È insomma lo .>:por t nazionale della N onegia. Soltanto con tali elementi, abituati fin dalla prima infanzia al pattinaggio, in paesi ove la ne't'e copre il suolo per cinque o sei mesi dell'anno, si possono avere soldati sciatori che esercitino in guerra un'azione importante. Così nelle varie guaruigioni norvegesi, almeno una volta alla settimana, tutti i reparti d' infanteria, genio, cavallerifl., sa· nità ecc., durante l'inverno si esercitano praticamente con gli sci compiendovi talvolta manovre campali. Nell'armata norvegese, già da molti anni, vennero adottate le slitte fatte di sci, slitte che nella forma presso a poco corrispondlono a q uelle usate da Nansen nel suo celebre viaggio verso il polo (1). Sono lunghe 2,m metri, larghe Gl centimetri ed alte iJ.i"> centimetri, pesando soli 12 chilogrammi; fatte di frassino, vengono trainate da uno o meglio da dne portaferiti. Il ferito coricato sulla slitta,· vien coperto e fissato sulla stessa mediante pezzi di robusta tela saldata ai due lati della slitta stessa, in modo da impedire qualsiasi eventuale caduta, anche rovesciandosi, cosa <lel resto quasi impossibile, data la sua forma a larga base, posando su larghi sci (fig. 1). Il dottor Heyerdahl, tenent,e medico nel nostro esercito, ideò un altro :l:~p parecchio, detto slitta pieghevole, sul quale puossi collocare la barella senza. attacco, essendo sufficiente il peso della stessa per darle la solidità (l.) Slitte di

J. hruzzi.

simil genere adopero Jnehe la spedizione pol::lre italiana capitanata dal Ouea degli (N. d. Tr \.


SULL'USO DEGJ,J SCI I N CAMPAGNA

sufficiente (No1·dsk Tidsck?-ift (or Militii?·rnedicin, vol. 8, fase. 3, 4, 1904). Con esso si ba il vantaggio che posto una volta su di esso il ferito, coricato i!nlla, barella regolamentare, non occorre più togliervelo; esso può venir

F'ig l'.

tranquillamente trasportato dalla linea di fuoco fino all'ospedala da campo ilseguendo un viaggio comodo e p,iacevole anche se la neve è molto alta edl il ten-eno mcmtuoso (fig. 2-3). Solid.a, poco ingombrante, la slitta pie. ghevole pesa :n chilogrammi.

- ...... ·' .....

. '

~-·~- ···

Fig. 2•.

In guerra, naturalmente, riusce~do insufficienti le slitte regolamen~ari , occorrerà improvvisarne. I portaferiti norvegesi vengono addestrati . ln questo genere di improvvisazione. Abbiamo fortunatamente un modello semplice e pratico che diede ripetntamente prova di solidità. e di


-.

884

SULL'USO DEGLI SCI IN CAMPAGNA

relativa comodità in modo da assicurare che potrà resistere per una intera campagna. Le circostanze che dettero luogo per la prima volta a pensa1·e a simili:

improvvisazioni mi sembrano abbastanza importanti da essere riferitein dettaglio. Jotunheimen· (in lingua norvegese, la casa dei Giganti) è un gruppodi montagne alte e selvagge, coperte di neve eterna, tra le quali sono le più alte cime della Norvegia. Nelle vacanze di Pasqua, quando le giornate cominciano ad allungare e la temperatura a rialzarsi un poco, molti sciatori d'ambo i sessi va.nno a fare escursioni sportive in queste montagne. Nel 1900 tre giovani medici, colle loro signore, erano andati da Cristiania a Jotunheimen. Un giorno, mentre la comitiva si trovava in mezzo al vasto deserto di neve, a parecchie miglia di distanza dalla più prossima a bitazione umanar

Fig. 3•

uno degli escursionisti cadde riportando la lussazione dell'anca. Era im- ' possibile di lasciado sul posto per andare a cercar soccorso: sarebbe statoun condannarlo a morir gelato. Bisognava pensare a trasportarlo: ma al trasporto a braccia si opponevà il suo peso, 94 chilogrammi. I due colleghi, rimasti incoltimi, ebbero sìmultaneamente la stessa idea, e senza nemmeno parlarsi si tolsero i propri scì, ed uniti) i insieme ne formarono la slitta improvvisata, che è ancora il modello delle improvvisazioni del genere. Questa slitta si compone : l" di quattro sci con la punta forata; 2• di un bastone da sci diviso in due metà; 3° di cinghie, di cui otto piccole tolte dai bastoni da sciatore (l) due lunghe ed una lunghissima date dall'equi( t) Ogni bastono da sciatore come ogni :~t renstock rre.<enta presso alla S\111 sommità un roro pet. quale passa una piccola cinghia, onde eveotuatmenLe fissare ìl bastone al braccio. (1V. d. 7'r.).


.SULJ,'USO DEGLI SCI IN CA MPA G~A

885

paggiamento degli sciatori stessi. I quattro sci disposti parallelamente, <listl\nti l'uno daU'altro pochi centimetri vengono fissati assieme mediante il primo mezzo bastone da sci con le otto piccole cinghie. Il ba"Stone è provvisto dì piccole intaccature in modo che le cinghie non pos.~auo sfuggire. L'altra metà del bastone viene fissata a metà llegli sci, là

Fig. 4• .

·dove dovrebbe pogg iare il piede. Al bastone dinanzi vengono attaccate .! e due cinghie lunghe che serviranno per il traino, mentre la lunghissima attaccatà di fianco al bastone davanti od a quello di dietro servirà quale guida. Il ferito vien collocato sulla barella così improvvisata, con la testA. Ti volta verso le punte degli se~, coricato su di 1m materasso improvvisato

~-ig.

5' .

~i vestiti o di paglia o di rami d'abete. Su di simile slitta, il dis~raziato

sciatore delle montagne dei Giga10ti, venne trainato dai snoi valorosi ~ompagni e compagne su di un terreno molto malagevole per circa tren. ·taseì ore, con ottimo risultato. 'l'entativi ulteriori, diretti a migliorare


ssr.

SOLL'USO DEGLI SCI IN CA::UPAGNA

tal genere di slitta, così felicemente concepita, non sortirono esito fortunato (tìg. 4-5) {l). Altro apparecchio ideò il capitano Reichborn-Kennerud, onde sovrapporre agli sci così combinati la barella. regolamentare. A tale scopo occorrono: l" due supporti in ferro od in alluminio, ciascheduno fis sato a ciascheduna estremità della barella. mediante un chiodo, oppure attaccato con delle corregge; 2• una cat ena di ferro munita alle due· estremità mediante una specie di grafa a semicerchio, che unisce i due bastoni della barella per il loro mezzo proprio al disopra della parte mediana degli sci e del bastone mediano che li unisce. La catena è mantenuta rigida da una correggia che si attacca a zig-zag attorno al bastone degli sci. L'apparecchio tanto più è solido quanto più la catena è tesa dalla correggia. La barella inoltre è fissata all'innanzi al bastonetrasversale con una correggia, applicata. nella stessa maniera della precedente. Quando tutti i pezzi son pronti, la slitta-barella in parola viene allestita in cinque minuti. Presenta inoltre il vantaggio di poter essere utili~zata come barella portati le, anche con gli sci attaccati (fig. 6). Questo apparecchio è stato sperimentato l'anno scorso sul terreno con esito favorevole. Per le slitte improvvisate finora descritte, occorrono sempre due paia di sci, cioè non occorrono soltanto gli scì del ferito, ma b'en anco un (l ) In una breve memoria sull'argomt>ottl in parola, l>Uhblicata da questo periodico, (St~ll'impieqo di sci pel trasporto dei ferili mila neve in mor~tagna - Giornale tnedìco del R e.m·cìlo - 1905), il traduttore rlel presente artfro lo de3cri ve\'a una slitta impro,•vlsata con sci perfettamente identica a quella smldescritta, cosi esprimendosi: • t• $litta (ot·m ,ll.&d1 quattro se\ -Si otti.me ponendo a mutuo contatto quattro sci, in moao che assieme formino uoa superl!cic unita e continua, oppure lasciant1o fra uno sc1 e l'altro uno spazio rti i oli 8 centimetri. Nel i>rimo caso si ha una slitta della larghezza di soli 37 centimetri, insufficiente quinrtl al trasporto di un ferito, nel secondo invece un piano largn ci rca 60 cenlimetri, intersPeato da tre fessure attraverso le qunli penetra indubbiamente la neve. A tale mcoov~nieote si puo rimediare in parte, sovrapponeodo alla sli tta cosi formata, un materasso improvl'isato comb vedremo in seguito. l quattro scì, tanto se !JOSti a mutuo contatto. come divaricali l'uno dall'altro, ven~tono Ossatr nell' inllìcata po<izione metllante cl ne traversini, larghi sei o se tte centimP.Iri, alquanto più lunghi tlella rispettiva larghezza d•'gli sci. tr~ve,oini che ev~ntualmente pos;ono essere benissimo sost.itoiU da due a lpenstock o da qualsiasi rohust.o ha<tonP di pror>onioo~ le lun~theu• e ~t\essorP. IJno di e..<sl viene lls· sato trasversalmPnte sulla raccia superio re cl eg li sci a eirc..'l. otto centimAlrl dalla loro punta, praticando antecedentemente suglt sd ste~sl a tale altezza un foro abbasta01.a ampio da lasciar pas:>are e ripassare una robusta funicella con la qua lo nssare il traversino in parola. li SP.conrlo traversino viene 3$sicl)rato alla s litta passano1olo sotto le staffe, leganllo lo saMamenr.e alla faccia posteriore dei talloncini di legno delle staffe stes~e. talloncini cloe si prestano benissimo a tale compito, stante la robusta intacratura di cui é provvi<ta fa loro f;u:cìa ant~riore. Per poter assicurare mll!(lio la solidità della leggera costruzione e la stahilità del canto, parimenti con rnnicclla o con 111 di ferro, v~ngono legati alle estremità rlei tra1•ersini. a fogl(ia rti duP spon!le laterali, rtue corrcntini oli lunghezza poco inreriore a q nella degli sci. Anche per la costruzionA rll!l correnlini possono srrvire gli a lpenst ock regolamentari, oppure dei bastoni di o:onveni••nlc lun~hczza e sr.e~sore •. K più a1·anti: • Cosi nella mag~:ior parte dC!!Ii CSilCrimen ti ven ne :lflllperata In slltla rti •1uattro sci collorati n 7 ori 8 ceoli m~tri l'llllo dall'altro, lar~:a cirr..t 00 C(>ntill1etro • . ag,::111ngenrlo d'ai'Prla semrm: fornita d"un materasso improvvisato formato di teli rla to•nola ro•'mr•ito o di (la:tlia o <li fieno o oli (>\llltc di rami d'abete. Cosi modesta mcntr, ~enza S:t(JPri<>. sull"alli(ll:tno d'A,iaf(O(Prealpi VPnetP). nell'inverno !905, si eseRulvano espe· riml)nti d1 barelle im()ro vvisate coo ~ri, ii1Pntici a quellt dlveutati rego lamentari nell'esercito per eccellenza seiatorl,l, valu a dire nel no n ·il{lese.


SULL'USO DEGLI sCI IN CA )!PAGNA

887

altro paio, cosa in talune circostanze impossibile, donde la necessità di applicare possibilmente una barella ad un sol paio di sci. È appunto questo problema che ho tentato •di risolvere io stesso (Nordsk Tidschrift for Militarrnedicin, p. 82, 1~05) . Ad un · paio di sci vengono applicate due forcelle di metallo, una davanti ed una di dietro. Un bastone

Fig. 6'.

lungo tre o quattro metri viene applicato in queste forcelle e legatovi sopra, mentre i due sci vengono uniti con tre bastoni trasversali lunghi 50 centimetri, l'uno applicato vicino alle punte degli sci e gli altri due sotto le forMlle. Ct;>sì si ha un telaio capace di sopportare una barella che si può improvvisare con teli da tenda, con mantelli, ecc., secondo i precetti ben noti della tecnica improvvisatrice, non occorrendo, all'infuori dei mezzi ordinari, che le quattro forcelle di metallo (fig. 7). - - - - - · · - · -- - -

Nel J!ids87.-rift militiir halsowcìrd, Reft 2, li>OG, il dottor Dahlheim medico svedese di battaglione, descrive un modello di slitta fatta con due sci, utilizzabile per l'armata. Ai piedi della barella regolamentare viene applicato una specie di robusto gancio, che va ad incastrarsi entro corrispondente fenestra in metallo applicata a dovuta distanza sulla


SULL'OSO DEGLI SCI IX CA)IÌ'.-\ G ~A

faccia superiore degli sci. Così nessuna p arte rimane libera, tutto resta solidamen te fissato, e quando la barell!l' vien tolta dagli sci, questi e la barella. possono essere perfettamente utilizzati pelloro uso d'origine (fig. 8) (1). Ultimamente nel Xord.~k Tidscln·ift (o1• Afilitti:rmedicir~, pag. 133, 1906 i l dottor Furer Tesaker descrisse una slitta di sci da lui costrutta, pro-

Fig. s•.

vandola nelle manovre militari, nei pressi di Cristiania, con eccellente risultato. Per formarla occorrono due sci e la barella regolamentare ; in mancanza di questa pos~ono bastare un piccolo bast one e della robusta fun e (di marina). I piedi della barella v.engono :fissati agli sci nel posto dove usualmente è fissato il piede dello sciatore con le sole c inghie, che abitualmente trovansi a quel posto; il piccolo bastone vien

Fig. 9•.

fissa to alle p unte dègli sci, e la corda per t irare la slitta legat!" allo stesso. Tale slitta. striscia benissimo su.lla neve e può benissimo girarsi in qnalunq ue direzione. P er poter trainare le slitte in parola. senza sdr ucciolare nè affondare nella neve, i porta-feriti norvegesi imparano ad improvvisare i cosidetti (Il Sembrnmi tale applicazione veramente semplice e pratica, soltanto riehiederassi che la barella sia rigida, Qu indi dirtlcilmente utilizzabile quella clivlsiblle , attualmente in uso presso le nostre trupp~ •!pine. (iV. d. Tr. ).


SULI}U;:-:0 DF:GLI S\1 IN OA~IPAUNA

88()

trii.gen. Bi ottengono con un ramo fresco di legno pieghevole, conformandolo ad anello ovale u n po' più grande della c irconfer~ nza del piede, poJ;J.endo nttraverso" dei r ami altern t~tiva.mente incrociati, formando così un piano traforato, di forma ovo lare, sul quale collocasi il piede. Questo vien fissato con altro ramo piegato corto per le dita ecl altro più lungo pel dorso del piede, ofl'r endo così al trainatore una base di sostegno, sufficiente per non affondare nella neye pur trainando la slitta {fig. 9) (1). (l ) Come rhi:tram•'n te S•'or~csi tra!lasi !lelrimprovvi~azionP <l i racloettl'. ci oo rcgolamPntarl nel nost ro c.;ercito (d i legno t1Uaggio cun rete d i corda o di .:noio) . >•'rvono oltHnamen t•·, tna non so quale soJiuità potranuo prP~~ntare fat.lirkatc con mezzi cJ in mo<lo tanto ll r1m 1livi. • Un unico te ntativo eli stil la improHisata cnn due s~l riuniti per le punte acl a ol(olo venne r~ tto i11 Francia da l clo llnr G. Fischer e •I•«Cri tto negli ,frchi ve~ de méd,•unc et dr pharmc•cie Mililalres rlel chce rnhro 1 ~01. Quest", che parve al sou oscrilto. tenta tivo P•JtCO pratico (Sull'im Jli•l:•t et i sci pel tras~10rto dei ferili sulla ncv(l on mu nLag ua, (i• onwlt medie() drl r tol o esercito. t YII5). dal rapi lano medico norve:,:ese dottor 1\cichl •om · KPn nemd ILe Caducte. 4 marzo t 905) viene ci~Omto ~ag:::io d'impTflvvlsazioue wusabllmente cattivo ( pas~:ll!lemcnl mnuvais), presentan do :; h sc1 cos1 riuniti una resistenza troppo gran•1e allo sl itlamento. (N. d. Tt·.)


890

NOTIZIE STOI\ICIIE ESTA TISTICRE SUL.Tl\ACO~lA SPECIAUIENTE HlGUARDO AGLI ESERC lTI

Comunicazione latta ctl l Cong1·c~so per lo lotta ecmtr o il h·a cama, (Palermo, maggio 1906) dal professore l&d1ftODdo Trombetht, ma~:gìore medico. Lib. Docente di oflalmologla nel la Il. Uni•·erslta eh Torino.

Non sarà. il caso dì spendere molte parole per insistere sul fatto ormai dimostrato fin all'evidenza, che il tracoma. non soltanto era noto in Europa gran tempo prima del rito},"no delle truppe francesi e inglesi dall'Egitto, alle quali si fece risaEre quasi esclusivamente la colpa d'averlo importato e diffnso fra noi, ma altresì che esso regnava endemico in certi paesi, la cui popolazione civile non aveva avuto contatto alcuno coi soldati di Napoleone e del generale Abercrombie. Il quale fatto riuscì a sfatare la leggenda, consideràta quasi una verità storica, che l'Egitto sia stato ]a culla del tracoma, e a far riconoscere, sulla scorta di documenti inoppugna.bili, che le terre bagnate dal N ilo furono un tempo fra ]e più salubri, e che tali si conservarono finchè colla decadenza della. cultura, non cominciò a manifestarsi la trascuranza di tutte le norme

d'igiene, a cui seguì Finsorgenza di quelle malattie epidemiche, le quali sogliono infestare quei popoli, che, dopo aver brillato per secoli di luce vivi!'lsima e aver lasciato l'impronta del genio e della. bellezza negli strati g ranitici dell'evoluzione umana, precipitarono nelle bassure dell'ignoranza e della miseria. Infatti, se nel famoso papiro scoperto da Giorgio :Maurizio Ebers fra le rovine di Tflbe (1872) si trovan de' cenni delle malattie oculari secernenti, non abbiamo alcuna prova sicura che le affezioni virulente della congiuntiva infierissero epidemiche nell'Egitto antico; che anzi, tutti gli autori greci e romaui furono concordi nel cantare le lodi di quell'incantevole paese: basti ricordare Ippocrate, che non fece punto menzione d' una speciale oftalmia egiziaca, mentre descrisse con vivaci colori il clima salubre dell'E gitto; ed Erodoto, il quale scioglie addirittura un inno alla grande pulizia degli Egiziani. Bisogna giungere fino al dominio dei Bizantini (379-395 dell'era volgare) per trovare i primi segni del decadimento della civiltà egiziana e, nello stesso tempo, del peggioramento delle condizioni igieniche; dalla


NOTIZIE STORICHE E STATISTICHE SOL TRACOM.A 1 ECC.

891:

quale epoca s'assiste al doloroso sfacelo di quel popolo maraviglioso, su cui si accumularono sventure su sventure, non ultime quelle rappresentate dai pessimi governi dei Mammalucchi e dei Turchi, che ridussero· l'Egitto una. terra desolata, che ora soltanto ricomincia a prosperare, in parte per virtù propria, in parte per opera degl'Inglesi. Un punto oscuro, che finora non venne chiarito affatto e che pnr meriterebbe le più ampie dilucidazioni, è quello relativo alla vera natura dell'oftalmia da cui furono col pite le truppe francesi e inglesi. in Egitto sullo scorcio del secolo xvtii e nei primi anni del secolo ·XIx, e che esse trasportarono in Europa. Si trattava della vera e propria congiuntivite granulosa o non piuttosto di oftalmie catarrali o purulente, che anche oggidì son frequentissime in Egitto, e in specie di qMlla forma che ora si sa esser prodotta dal bacillo di Koch-W eeks "? Io propendo per q uest'ultima ipotesi; e la stessa opinione espressero già parecchi altri oculisti, fra cni il Truc di Montpellier, il quale, al Congresso medico internazionale dì Roma (~U marzo - 5 aprile 1804), pron·unciò le seguenti parole: « La grande contagiosité àe l'ophtalmie d'Egypte, ou dea armées d'autrefois, peut-etre attribuée non à l'ophtalmie granuleuse, mais à une ophtalmie mixte blenno-granuleuse puruleute. » Già dimostrai nella mia relazione del l o Congresso medico egiziano come dai rapporti dei medici militari francesi e inglesi, che furono in Egitto durante le guerre napoleoniche, non risultasse provato in modo indubbio che la così detta oftalmia egiziaca fosse la congiuntivite granulosa : che anzi, dai caratteri e dai sintomi descritti {secrezione abbondantissima, 1·apido decorso, cecità freq nente a breYe scadenza) parrebbe

delinearsi tutto il quadro morboso d'una congiuntivite purulenta, mas· sime della gonococcica: e se i medici inglesi furono più precisi nelleloro descrizioni, giacchè essi parlarono di un'alterazione della congiuntiva simile ai villi dell'intestino tenue (Vetch), non si può escludere del tutto che tale aspetto granuloso fosse dovuto alle così dette psetuiog~·a­ nttlazioni, che seguono ad ogni oftalmia purulenta grave e che, ancheoggi, da medici non specialisti, v~ngono spesso scambiate coi noduli tracomatosi. Inoltre v'è un fatto a cui non si diede la dovuta importanza, e che, a parer mio, ha invec.e un gran valore probativo nella q nestione riflettente la natura dell'oftalmia egiziaca. È noto che l'epidemia oculare, scoppiata fra le truppe francesi nel maggio del 1798, non rallentò che nell'agosto del1801, qns.ndo i miseri avanzi del corpo di spedizione- circa 13000 uomini~ fecero ritorno in Frai).cia su navi inglesi; ma ciò che non è noto a tutti si è che la massima parte dei soldati affetti da. oftalmia, migliorarono o guarirono durante la traversata; tantochè, dopo il loro ritorno in Europa, la malattia perdette ben presto il suo ca-


892

NOTIZIE STOIUCHE E STATTtiTICIIE SUL TRACOA[A

rattere contagioso, non attecchì che pochissimo nella popolazione civile della F rancia, n è diede piitluogo a<i alcuna epidemia. fra le tvuppe nelle guerre successi ,.e (1301-1816). So bene che PEble e il Jager accusarono i medici francesi di non aver riconosciuto nò la natura nè l'importanza di quell'oftalmia e di non averla saputa seguire att.raverso le sue varie fasi; ma si può rispondere che se, in realtà, si fosse trattato esclusivament.e d'un'e pidemia tracomatosa, questa non si sarebbe spenta in così breve periodo Ji tempo e la sua diffusione nella popolazione civile non sarebbe di certo passata inavvertita.. C.hecchè ne sia, a me basta l'aver richiamato l'a.ttenzione su codesto fat to senz'approfondirlo, giacchè una lunga discussione non' avrebbe ora a]cun'importanza e m'allontanerebbe da altre questioni di valore molto piìt pratico e immediato. Vediamo ora, in breve, le principali epidemie di tracoma nella popolazione civile e negli eserciti, indipendentemente dfl.ll'influeuza che possano avere spiegato le truppe provenienti dall'Egitto ; poichè non è da oggi ch'io vado sostenendo che codesta influenza mi è molto sospetta, o per lo meno, esagerata ; in rapporto, ben s'intende, alla natura dell'infezione. Hi99-1701. Iu Breslavia. 1761-1762. Fra le truppe inglesi m Vestfalia. 1788. In Padova. 1792. Fra le truppe modenesi. 1804·08-10. In Padova e in Pavia, nella popolazione civile, prima del ritorno in patria del contingente italiano dall'esercito francese. In Ungheria., fra le truppe italiane. · 1813-1821. Nell'esercito prussiauo, specialmente fra le reclute e fra i soldati della Landwehr, che non potevano aver contratto l'infezione dall'esercito francese operante contro la Russia; ma, con ogni probabilità., l'~vevano importato dalla popolazione civile delle provincie russe e prussiane del Baltico, dove - com'è notorio - i l tracoma dominava endemico molto tempo prima della calata dei F 'rancesi. L'epidemia intim·ì sopra tutto nella guarnigione di M.agonz&.; e il numero totale dei casi nel suddetto periodo di tempo fu di circa 2500, fra cui 1100 di cecità. 1814. NeU'ospedale militare di Stocolma. Il contagio fu importato, secondo alcuni da 500 marinai appartenenti a un naviglio che aveva trasportato dalla Germania l'esercito svedese ; però, secondo il Widmark, il tracoma già dominava endemico in tutta la Svezia. 181G)tli34. L'esercito austriaco, che era stato risparmiato dall'oftalmia duran te l' intera durata delle campagnenapoleoniche, fu colpito, in quegli anni, da due epidemie gravi ssime, che imperversarono special-


SPECIAT,ME:~TE RIGUARDO

AGLI ESER.ClTI

893

mente nel 13• e nel 7" reggimento di fanteria (Klageufurt). Nella seconda epidemia è degno di nota il fatto che il Higer scoprì in un reparto di truppa un certo Michael :Miluwitsch, noto da gran tempo come oftalmico e affetto da tracoma. inveterato, a cui quell'insigne oculista attribuì l'origine del eon tagio, che poi si diffuse a t.utto il reggimento. 1818 . Fra le truppe russe di guarnigione a Va.rsavia. (Si noti che l'esercito russo. come l'austriaco, er a stato rispfl.rmiato dal tracoma durante le guerre uapolconiche). 1821-1823. Fra le stesse truppe a Kronstadt, a Oranienbaum e a Pietroburgo. 1831. Sempre nell'esercito russo durante la guerra russo-polonica. 1834-36. Nella popolazione civile delle provincie del Basso R eno e nell'esercito belga, in cui ·l'epidemia assunse ben presto proporzioni straerdinarie (4.000 ciechi d'ambo gli occhi, 10000 d'nn occhio). A questo proposito va ricordato che il generale medico ispettore Vleminckx, pur non credendo che l'oft.almia fosse contagiosa, indicò quale causa principale dell'enorme aumento della malattia l'incorporazione d'nn gran numero di soldati granulosi provenienti dal vecchio esercito olandese. Fu allora che, in seguito a consiglio del Jiingken fnron rimandati alle loro case oltre a 4000 tracomatosi, con la conseguenza immediata di una quasi com pleta scomparsa dell'oftalmia nell'esercito e d'una contemporanea diffusione della stessa nella popolazione civile. 1848. J!'ra le truppe danesi. Il contagio pare vi fosse importato dai soldati tedeschi (Bendy). 1849-1859. Fra le truppe portoghesi : nella quale epidemia durata un decennio, ammalarono di tracoma oltre a 10000 uomini. 1854-18!)5. Durante la guerra di Crimea; in specie fra le truppe mglesi e le francesi. 1877-1878 . Durante la guerra russo-turca. Da questi cenni storici rapidissimi ed incompleti risulta anzitutto quanto sia enouea l'affermazione che le epidemie tracomatose d·Europa abbiano avuto esclusivamente origine dalle truppe provenienti dall'Egitto: e, in secondo luogo, il fatto ormai indiscusso e posto il rilievo specialmente dal Boldt, che, cioè. la comparsa e la diffusione del tracoma nei corpi di trnppa dipese - e dipende tnttora- in massima parte dalla preesiì:!tenza e dal gt·arlo, d'intensità della ma-lattia stessa nelle popolazioni civili risedenti nelle piazze di gnerra. Data la pessima organizzazione sanitaria degli eserciti nelht prima meta del secole scorso e dati i grandi spostamenti di truppe nel periodo delle guerre, i quali s'effettuavano in condizioni d'igiene veramente deplorevoli1 è facile il comprendere come il tracoma, non appena aveva in-


894

NOTIZIE STORIOHE E STATISTICJIIE SUL TRACO~IA

vaso un reparto d.i soldati, vi trovasse il terreno più favorevole al suo sviluppo, e si diffondesse in altre regioni per i frequenti contatti delle truppe colle popolazioni civili; venendosi così a stabilire quel circolo v.izioso, che dura anche oggidì bencbà in minori proporzioni, e per il quale si compie lo scambio ininterrotto e reciproco del contagio fra militari e borghesi. Per concludere: com'è erroneo il chiamare ancora egiziaca un'oftalmia che fu sempre di tutti i popoli e di tutti i tempi, così è ingiusto considerarla come una malattia esclusiva degli eserciti, che, tutt'al pitt, ne furono - e ne son ancora in piccola parte - i mezzi di trasporto: e si dovrebbe sorridere, nel sentir parlare d'oftalmia mihtm·e, come si sorride quando si legge ancora qua e là in alcuni trattati l'espressione di c goutte militaire ,. applicata alla blenorrea cronica; espressione che fu in voga in quei tempi in cui i seguaci di hlarte, trascinati in una continua vertigine di battaglie, non avevano nè modo nè opportunità di curarsi del le ferite di Venere. Insomma un'espressione da togliere dal linguaggio scientifico, e un nuovo capitolo da aggiungere all'aureo libro del Manno sulla c Fortuna delle parole :.. Diamo ora uno sguardo alla storia contemporauea del tracoma, la quale, per buona so1te, non è più segnalata da episoùi così dolorosi come furon quelli dei tempi trascorsi, e ciò in grazia d' una più perfetta organizzazione sanitaria militare, delle migliorate condizioni igieniche delle truppe, e, per quanto riguarda la popolazione civile, d'un più elevat.o livello di cultura.

Austria-Ungheria. a) J>upolazione cù:ile: Per quanto sì riferisce all'Austria, il R enss (.LYagel' s J ahresbericht fiir 1896') dà le seguenti cifre: Tirolo del nord. 4 p. 1000 di tutti gli ammalati » 7> Salisburgo . 7 »> Slesia occidentale, meno del » » lO Carinzia . 11,6 "» " Austria superiore . 15 >'> » Stiria. 29,!) » » Austria inferiore e Vienna . » » 35 9 " l ' » .'I'irolo italiano . » 40 " Boemia » 40 "» ,." Slesia orientale. » 40 » Carniola . G6 7 >> » ' .. » Litorale e Dalmazia. » 8-±,4 Galizia occidentale » » 110 )) h Galizia orientale, pitì. del 110 • l)

... .

..

))


895

SPECIALMENTE RIGUARDO AGLI ESERUlTI

A proposito di queste due ultime province, è interessante il far notare come, secondo il Malek (Be1·icht iibe1· die Wi·r ksamkeit de1· A:agenabteilung cles galizischen Landkrankenhau.ses zu Lembe1·g, fur 1 8 9 2-98), negli ospedali galiziani furono curati, nel sessennio 1892-1898, 5938 tracomatosi, ossia il 285,4 p. 1000 di tutti gli ammalati. P er quanto riguarda l' Unghe1·ia, le ricerche piti. diligenti circa il tracoma le dobbiamo al F euer (Die Yerb1·eitn11g de.fì T1·achoms in Unga·rn nnd daR belwrdliche 1' orgehen gegen dasselbe. Stuttgart, 1897), dalle quali risulta che, sullo scorcio del secolo scorso, il numero dei tracomatosi saliva alla cifra di 30,000. Occorre però aggiungere subito che tali g ravissime condizioni andarono a. grado a g!ado migliorando, in grazia della lotta contro il tracoma, iniziata dallo stesso Feu·er (morto nell'autunno del 1902) e proseguita dal Bassa e da von Grosj; il quale ultimo potè affermare al X Congresso oftalmologico internazionale di Lucerna (settembre 1904) che, mentre dieci anni or sono, il numero dei tracomatosi raggiungeva, nei grandi ambulàtori per gli oftalmici, il 9 e persino il10 p. 100 di tu tti i ma.lati, oggi è disceso nientemeno che al 2 p. 100. b) Esercito : Il movimento dei tracomatosi nel!' esercito austro-ungarico negli anni 1891-1900, desunto da.lle statistiche ufficiali, è il seguente: Numero Anno

1891 1892 1893 1894 1895

del

l

-·

I"ERUlTE

(inabili al servizio, invalìdi).

l

tracornatosi prr !000 della lorza

Cifre assol ute

7,1

148

2 ,()

7,5 7,7 7,1 7,4

6'15

2,3

671 919 1067

2,3

~umero

Anno

P~r 1000

della forza

3.3 3,8

1896 1897 1898 1899 1900

trnco~~tosi

PERDITE

(ioabili al sr rvizio, invalidi)

l

per 1000 Cifro della forza l_:_ .~s_ sotote

5,3

3,9 4,0 5,0

Per 1000 della fol'7.a

8,4 2,0 2,19

984 581 650 777

900

l

2,62

3,02

I corpi d 'armata maggiormente colpiti furono il 4o (Budapest) col 23,0 p. 1000 della forza effettiva e l'lr (Lemberg) col 14,3. La morbidità. va così suddivi!'a per nazionalità: Magiari . 10,0 p. lOOO della forza Ruteni (slavi). 9,7 :. » Polacchi. 6,4 » » Czechi . 4, 7 » )) Croati . 1,8 » » Tedeschi 0,6 » » Rumeni. 0,4 » •


896

::XOTIZIE STORlOHE .E STATIS1'10RE SU L TIUCOliA

Le suddet.te cifre ci apprendono che, nonostante la lotta contro ii tracoma validamente appoggiata dal Governo, l'esercito austro-ungarico si trova ancora in condizioni sanitarie piuttosto gravi; ed è notorio come l'infezionE! provenga da. alcuni distretti di reclutamento, , coll'incorporc1zione d'inscritti di leva, il cui tracoma passa inavvertito alle visite mediche. È da aggiungere poi che l'igiene e l'organizzazione sanitaria militare (non per colpa dei medici, ma dell'amministrazione militare) non son tali da opporre al tracoma una valida ban-iera, come~ irt vece, avviene nel Belgio.

Belgio. Popolazione civile.. (Chìbret, X Congresso rnl)dico internazionale). Bruxelles. 80 Lonvain 140 An versa . 100 Tournay . 140 Moos e Na.mur. 50 Courtray . 800 Provincia di Limburg 278 Orbene, nell'esercito, abbiamo le seguenti cifre confortanti (statisticru uffici al e) : Nel lHDO. 0,!)8 p. 1000 » 1891 . 2,53 » » 18D2 . 1,57 '> • 180~: . 1l 54 • » 18~).;1. . )) 18\ li'"J •

0,~0

0,64 0,66 0,65 ,. .. 18\JH. 089 ' mnu. 0,78 1900 . 0,67 La differenza fra le cifre dei tracomatosi civili e quelle dei tracomatosi militari si spiega abbastanza co'lle severissime norme profilattiche in vigore nell'esercito belga, il quale si può dire non abbia mai dimenticato la terribile epidemia del 183±. » 18nt> . ~. ­ . » l tUt

)>

)>

· Cina. È superfluo il dire che non abbiamo alcuna statistica da cui si possa ricavare il numero dei tracomatosi in quest'immenso paese, dove mancano perfino medici propTiamente detti. l\Ia, da quanto mi fu riferito dagli nfficiidi medici italiani che prestarono servizio presso il nostro corpo di sped izione, debbo ded urre che il tracoma è colà diffllsissimo, e in proporzioni maggiori che in Egitto. Del resto, non sono ancom molti anni, il Falk scriveva. che ogni mattina i Cinesi avevano


897

SPECIAL~EN'rE RIGUAR;)O AGLI ESERCITI

la consuetudine di farsi spazzolare e scardassare (kcimnwn) la congiuntiva palpebrale dal barbiere (Falk, Ueber die geog1·apll:isclze Ve,·b1·eitung ein·iger Augenkrankeiten, 187;3). E -ciò dimostra ancora una volta che la diffusione <lel tracoma è intimamente collegata coll'abbassamento del livello di cultura dei popoli, e che, quando l'igiene delle truppe è ben curata, queste rimangono immuni dall'infezione; il che si verificò appunto durante l'ultima occupazione militare di alcune città cinesi per parte dei corpi di spedizione europei.

Danimarca. La Danimarca è pochissimo infestata dal tracoma, e dalle ricerche del von Millingen citato del Bach (Ztt1' geogMphischen Vm·b1·eitung nnd ' Stati.stik de:; Trachoms, ecc., Giessen, 1807) - le sole che siano venute a m ia conoscenza -risulta che i tracomatosi non rapprE-sentano che il 2,5 p. 1000 di tutGi gli ammalati.

Egitto. Dopo quanto ho detto ptu sopra., non deve far meraviglia che l' Egitto si trovi ancora, per quanto riguarda il tracoma, in condizioni tutt'altro che soddisfacenti, benchè, massime per opera del professore Eloui Pacha, ispettore governativo delle scuole e una delle menti più colte e più illuminate di quel paese sfortunato, si sia verificato, in questi ultimi anni, u n notevole miglioramento, che non accenna a rimanere stazionario. Le cifre seguenti son tolte dalla statistica dei granulosi nelle scuole del Cairo (1884-1 900), presentata dal prof. Eloui P acha ora citato al I Congresso medico egiziano del 1902. ~-

~ de~tl Numc•·o ' i a llievi esaminati

1884 1885 1886 1887 1888 1889 1890 1891 1892 1893 189-l 189()

1898 1899 1900 57 -

Granulosi Proporzione! l•· 100

Scuole tlel Governo. 2590 3035 2198 1835 1852 1390 l 1302 1865 850 1384 l 887 1 5~9 2016 994 HJ!)8 911 2000 l 905 l 2100 l 892 2148 l 802 199() 738 6{i5 1809 2200 757 2000 682 l

l

l

Gio rnale 1nedico.

$5 83, 75 69'

61

5549 41) 45

NumPrO l · allieyi G•·anulosi C$ammatl

rle~li

1893 189-{ 1896 1897 1899 1900

Scuole nazionali. 902 675 l 800 611 1055 '777 780 1150 720 465 l 523 850

1898 1899 1900

Kouttahs. 3400 l 9290 3010 2558 2900 2465

:

l

l l

42

37 37 35 34 34

l

Anno

l

Propor~ione

p. 100

74 '16

72 ()"'t

64 6l

96 84 85


898

~O'l'IZIE STORICHE E

S'l'ATl STIO HE SUI, 'l'RACOMA

Quest.e altre cifre si riferiscono ai granulosi delle vane scuole, distinte per ognuno dei dodici quar~ieri del Cairo .. - ·-- -QUA HTJElH;

&.o lari l'samlna ti

Choubra .

112

Wayli

130 253 450 834 1190 334 604 102 541 '747

Ezbékiech Abdine tiayeda-7.enab . DaTb- el Ahrnar Bal>-el Chaaria. Gamalia :\lousky .

Boulac El-Kalifa.

so

Yecchio Cairo .

Gmnulosi

57 66 144 264 503 '784 231

l

Proporzione

•;~

51

51 57

59

GO 65 69 69 '73

419 74 398 549 65

81

355<1

65 o o

'i4 74

--·-'TOTALE .

5386

E interessante il notare in questa statistica. che la proporzione dei granulosi s'eleva nei quartieri affollati antigienici e dove la popolazion e è più povera (Vecchio Cairo, El-Kalifa.; Boulac e Mousky). Debbo però ripetere qui ciò che già scrissi nella mia re)azione sul c tracoma in Egitto • (O.~ornale rned·ico del R . esercito, maggio 1903) e cioè, che dopo le radicali riforme igieniche nelle scuole, proposte da Eloui Pacha e attuate dal Governo, i granulosi sono andati progressivamente diminuendo ogni anno ; tantochè dalla. propol"zione dell'Si> p. 100 (1884) si ridussero a quella del 132 p . 100 (1902), e tutto fa spe1·are che si riesca a ottenere una proporzione d i gran lunga minore .. Per qnanto riguarda l'ese1·cito, sia quello inglese d'occupazione che <J.nello indigeno, si può dire che esso è rimasto immune, o quasi, dall'infezione; il qual fatto, dovuto unicamente alle ottime condizioni igieniche delle caRerme e delle truppe, è tanto più d egno d i nota in quanto a.bbiam visto a che cifrru risalga. anche tuttora il t1'acoma nella popolazione civile, e come sian frequenti ed intimi i rapporti fra quest' ultima e i militari, in specie q uelJi nativi del paése. A tal proposi to, cito qui le parol e pronuncia.te dal dott. Sameh Bey al Congresso med ico egiziano: Parole che trovai perfettamente conformi alla verità nell e visite che feci 'nelle caserme e negli ospedali egiziani: -« J' insiste principalement. sur les causes hygiéniqnes pluti'lt que sur celles dn climat lui m Gme pour la product ion et la propagation cles optbalmies.


SDD

SPECIALi.\CENTE RIGUARDO AGLI ESERCITI

La meilleure preuve qui affirme cet te vérité c'est l'état de l'armée d'occupation ré:;iclant depuis plus de vingt ans d~jà en Egypte et qui, d' apn3s l es statistiq ues a11nnelles et l es renseignemeu ts exacts et oflicìels donnés par le distingu(~ médecip. en chef, n'a jamais épronvé l'invasion des ophtalmies dans son effectif, à part quelque:; cas iusignifiants d'ophtalmie ca&arrha.le id e n ti q u<.>men t conforme à celle constatée e n Angleterre. De rnt~me que le di:;tingné m<!clecin en chef de l'armée égyptienne n'a jamais constaté l'invasion cles ophtalmies> d'uue manière insolite parmi c es t rou pes. Ce! a est d/t in d ubitableuient att.c soius !tygiìmiqt~e;.: et -~urtou.t ù la p1·opreté it·?·éprochable qui règnent clan.'> les m·mées In quest.'nltima affermal'.ione -aggiungo io - noi troviamo precisamente il nodo della q nestione e la spiegazione del fatto singolare che, m eutre i corpi di spedizione fnron colpi t i in massa dal tracoma durante le campagne dell7!1R-1ROO, le truppfl inglesi, che attualmente occu pano l'Egitto, si son conservate e si conservano immuni dal contagio, pur vi Yendo in mezzo a una moltitudine di tracomatosi.

».:

Francia. Se s' ec('ettua la provincia d ella Linguadoca, si può dire che la Francia è immune dal tracoma; nè, per quante ricerche io abbia fatte neiJP. statistiche ufficiali, son riuscito a trovar cenno ll i quest'affezione nelle truppe. Il Lawrentjew, che aveva già. messo in rilievo qneo;to fatto -fiu dal 18G2 (Die l 'el'b?·eituug cle.o:; Trc~choms in den (remclhind-isclten Armeen. Rotkr; Jala·e.«ben'cht f'iir 189:!), lo attribuisce con ragione alla grande imp01-tanza data al servizio sanitario nell'esercito e a lle se~·erissime disposizioni relative al redntamento, che souo un modello del genere.

Germania. a) Popolazione r·icile: La statistica del Vossius ( Sta.tì:stik de" T}'({clwms. Netr;els Jalz?-eNbe1·icht .fiir 189 7), ci di le seguenti cifre di tracomatosi per 1000 : :Prussia ori e n tal e l ;JJ:,3 Prussia occidentale 58,fJ Pomerania .n ,O Posnania 134,0 Slesia da :22 a 90 Sassonia da 6 a 26,!3 Scbleswig-Holstein t 11,1 Annover. . 81.3,1 Vestfalia . 41,2 Provincia del H.eno da 12,8 a 82,8 Assia-Nassau . da 12,8 a 103,8


900

NOTIZIE STORICHE E STATISTI!JRE SOL TRACOMA

Per quanto riguarda le provincie della Prussia orientale, son degne di nota le seguenti parole, ehe tolgo du.lla r elazione ufficiale del Kuhnt in d!ata 13 giugno 1HHG: « Ich habe bisher bei meinen Schuluntenmchuugen auch nicht eine Klasse gefunden, in der nicbt dieser oder j ener Fall anzutreffen war • . Circa la P osnania; che, insieme colla P russia orientale, ha il _primato poco invidiabile su tutti gli altri distretti infestati dal tracoma, s'aggiunga che, dal 188:3 al 1896, vi furono, nella sola città di Bromberg, 1597 granulosi su 13374 oftalmici (110 p. 1000) e che nella città di Posen la proporzione salì al 1GO p. 1000. Lequali cifre non subirono, in quest'ultimo decennio, una tale decrescenza da modificare sensibilmente le statistiche ora riportate (Boldt, Peters). b) Esercito : Le rigorose norme profìlnttiche e la perfetta organizzazione sanitaria militare han fatto sì che il t racoma1 il quale era un tempo diffuso nelle truppe quasi quanto neUa popola:r.ione civile, sia andato progressivamente diminuendo in questi ultimi anni, senza che la guerra del 1870-71 v'abbia spiegata una sensibile influenza. I nfatti, mentre negli anni 1867, 1868 e 1869 la proporzione dei tracomatosi era ancora rispettivamente del32,31 del 25,8 e del 26,3 p. 1000, dal1875 al1900 abbiamo mvece una curva discendente espressa dalle seguenti ~ifre (statistica ufficiale): ADII Q

Tr~ romnto~i

per 1000

18 '15-'16

Perii i te (i nabili, luvalhl• )

~

Il

Il

·-· .~ nno

l

Traeomatosl per tOOO

2,0

0,4'1

1890 91

5,6

0,61

1891-02

1,9 1,8

1879-80

6,0

0,53

] 880·81

5,3

0,54

1881-82

4,4

0,47

1882-83

4.3 3.5 3,'1

0.46 0,47 {1,29

1885 86 1886-87

2,7

0,34

1898-99

2,0

0,42

·l 1899-900

1887·88

2,1

0,36

.l

0,65 0,48

18.77-78 1878-79

6,2

1876-77

1883-84 1884-85

.

Il l l

l

l

~·

1• li

.,

l

]Il

l\' t:'r ~ ]t•

l

l,\J

Perdite (inab ili, invalirl•)

Sill

~

1888-89 1889-9(.'

9,·1 7,0

.,

•'

1892·93 1893-94 18\l4 ~5 1895·96 1896-97 18()7 98

2,0

l ,41,5 1,3 1,1 1,2 0,92 0,69 0,55

0,38 0,42

o,so0,4 1 0.32 0,31 0,3 1 0,26-

l:+

0,2-1 0,21 0,14 0,12

È interessante vedere come è distribuito il tracoma. nei vari cotpt. d'esercito (statistica del Boldt) :

j. Li]

ta !t


SPf.:CIALM!i~'l'E

~O l

RIGUARDO AGLI gsEROlTI

1° corpo d'esercito (Pmssia orientale) . p. 1000 della forza » » (Prussia occidentale) » 2v )) » (Pomeran ia) . » » o· » (Posnania) 30 )) » (Brandeburgo) » ,. -lo » tSassonia) Go » (:-)lesi<~>) . >> 2• » bavarese lli~ » d'esercito (Lorena) » » (Vestt'alilt) . » » » (i-Ì..l1llOver) . » (~chles~vig-HoJstein e l\Ieck lenburg) . 0,4D » » » » (Assia-Casse], Sassonia) . ·o,:-.:9 » » » » (Alsazia) . OJv! » ,. 15'' » ,. tProvince renttneJ 0,:&0 » » 8" 12° » » {Regno di Sassonia) 0,18 » » l" » bava.rese 0,18 » » 14~ » d'esercito (Granduc. di Badeu) 0.17 » » » » O, 12 » » 19" ll-$0 » » (Assia, Assia-Nassau) . . fl ,lO » » » » (U.egno di \Vilrttemberg) . 0,04 » ,. 10" Si confrontino queste cifre con quelle della statistica del Vossius, e si vedrà che, ad ecceziono dei corpi d'esercito della Prussia orientale e occidentale e della Poswmia, dove la proporzione dei granulosi militari è press'a poco ugnale a quella dei granulosi borghesi, le condizioni sanitarie dell'esercito, per rapporto al tracoma., sono di gran lunga più fa\orevoli di quelle della popolazione civile. ))

))

n·

Giappone. ~on mi fu possibile avere sott'occhio alcuna statistica delle oftalmia,

nè per quanto riguarda la popolazione civile, nè per quanto riguarda l' eser0i to. Mi debbo limitare perciò a trascrivere le cifre dell' Onisi, (Zent1·ctlblntt {u1· 'prakt. Attgenheilk. 1897) e del Mujakita (Zeitschrift fiir Angenheitl;. Bd. III), da cui risulta che il tracoma non domina meno nel Giappone che nella Cina. I l primo di questi autori dà la proporzione del ~60 p. 1000 di tracomatosi fra tutti gli ammalati d'occhi, dei quali tracomatosi il 25,4 p. 100 è affetto da panno corneale: il secondo, fa salire la. proporzione al 'iuO p. 1()00. Il Yarr (Trachom.a and race. B?··i tish rnecl. jotwn., 18Q!:J) esprime l'opinione che la conformazione speciale delle palpebre della razza gialla sia una condizione favorevolissima per contrarre l'infezione tracomatosa. Ma la questione della razza in rapporto colla recettività del tracoma va lasciata da paTte, giacchè i risultati delle ricerche son cosi contraJd.i tori, che non sarebbe possibile trarre da essi alcuna seria conclusione.


91)2

NOTIZI E STORICHE E S'rATIST[CHE St;L 'l'RA CO ~fA

Inghilterra. L a popolazione e l'esercito inglesi, che furono così flagellati dal tracoma, o, per meglio dire, dalle forme misie di congiuntivite purnlenta e di tracoma dal1803 a.l 1810, tanto che dai soli ospizi di Kilmanisam e di Chelsea furono dimessi, negli anni 180:2-1810, 2317 individ ui rimasti ciechi in seguito alle suddette affezioni oculari, si trovano ora in condizioni soddisfacenti, se si eccettuano alcune 1·egioni, prima fra le quali Pirlanda. Secondo Sydney Stephenson (Z entralbla.tt fii?· prakt. .J.u· genlleilkwule, 18\lO), dal 1895 i tracomatosi raggi ungono in Inghilterra circa. il G,O p. 1000 di tutti gli a mmalat i, in Scozia, il 0,3, in Irlanda, il 2(.),4. Nell 'esercito, poi, come risulta dalle seguenti cifre tolte dalle statistiche ufficiali, il tracoma è ridotto a minime proporzioni. :ì\loTìmento (}ei tracom atm;l negli stabilimenti sanitari militari per 11 000 dellu forzo. mediu.

-

A n no

.\mmessi

1894

l

1895

l

189()

-

l lll\'lllitl i

l ~~arotl !"on

0,1 O, l

'l

l

' l

1:

'

Anno

Ammessi

1891 1898

l

- ·---In validi l :'i~n ~:a~,;

Paesi Bassi. Per la loro posizione geogr afi ca, e per l'umidità del clima, i P aesi Bassi costituiscono un terreno favorevole allo sviluppo e a lla diffusione dell 'oftalmia.; e infatti la popolazione civile è, sotto questo rapporto, in condizioni di poco migliori di quelle del Belgio. Secondo il von l\Iillingen citato dal B ach (Zur geographische Verbreitu.ng 1m.d statisti!..: de.ç T rachorn.<; ecc. Giesssen, 18!W), i tracomatosi rappresentavano, ancora pochi anni or sono, il 40 p. 1000 della popolazione; ma occorre aggiungere subito che tale proporzione è andata scemando in questi ultimi decenni, e ricordare come la popolazione ebrea, la quale dava nel1875, il 440 p. 1000 di tracomatosi fra tu ~ti gli ammalati d'occhi, nel 1SD6 non ne dava più che il 148. L'esercito, come già abbiamo visto avvenire nel Belgio, è pochissimo infestato dalle granulazioni, come risulta dalle seguenti cifre, che ricavai dalla statistica uillciale. l

~lov lmento dei tracomatosi nt>gli stabilimenti sauitnr l mlllt 1ui.

Ann o

1896 1897 1898

l': rH r~ li f\Pr l C)()(l d c ii' Clf~< lll\'0 llll'(IIO

Anoo

l

0,06

'

1899 1()00

Entrnti rer ! 000 rlell ' eiTcLti,'O mej io

0,039 0,12


903

Sl'b:ClAcL,\I ENTE HIUL'AIWO At; LI ESEI<C'ITI

Russia. :-:li 0 tanto gridt\to contro r Egitto, a cni si volle i ugiustamente atlibb iare l'appollativo tli « culla del tracuma » e non s'è pensato affacto, o almeuo, s'è pensato troppo poco che qnestu. «culla» poteva t rovarsi iu Europa, a dne passi dall' impero austro-ungarico, il quale, infatti risente, più d'ogni altra nazione eUl'Opea, l 'i nfluenza nociva della vi cinanza della Russia. (Yedi più sopra tluanto s'è detto sul traeoma in Ungheria). L e stat ist iche do! tracoma in Russia nou fanno davve1·o difetto ; che :tnzi, posso dire dire d i non aver che l 'imbarazzo della. S<.;elta : dù tnttaYÌa la preferenza a q nella pubblicata da Hirsch berg ( l..:ber die yeogl'(tjJhi.~che Verbrei.tunr; de.~ TradwrHs ec~.), essendo ossa ilxisultato ù'un complesso d i ricercho molto serie 13 diligen ti praticate nella popolaziouo ci vile clei vari d i::Metti : Mosca Rostow . P ietroburcro ,.., H els inp;fors

rh. u a

40 p. l (JI HJ oftal!m ci t iO

»

»

Uli

»

,)

10:2

.~

»

~a.ratow

lH

»

,.

Lody Libau Yars<w ia H eval Dorpat Riga. I\ asa.n . Kiew Bess<l.rn.bia

ll!Ì

» »

,.

))

»

l :21

JM

»

Hfi

..

d a l SO a ;r~o

»

>>

200

.,.,

't>

da. 180 a: 2:!0

,.

2iJ()

\)

200

l>

»

't>

•

»

X<1 la. Fi11lan tlia e ht Siberia si trov!ino in condizioni migliori: basta l e~gere i] lavoro del Linden ( Untel·:melmngen iibe1· de,; Vorkommen (feu:i ..::ser KJ·anklteiten in Finnlmul ecc.) e la rebzione d ella rl ottoressa Putiata K erschbaumer (Uericht einer ol:ulistisclwn Abteilttng in Sibh·ien. Zeitschrift fii r dugen lteilknnde, 1002) per apprendere quanto il tracoma sia. ancora diffuso in quelle regioni sventurate, ove la miseria fìsiologic<L s'a:;souia. a una noteYole deficienza di cult ura. P tlr q uel che si riferisue all'esercito, le cifre non son meno sconfortanti di quelle r elative alla popolazione civ ile: ecco, infatti, il movimento dei soli t racomatosi stn.ti curati negli stabilimenti sanitari militari dal 1890 al l QOl (statistica u fijciale) : '


U04

~OTIZIE

PEIIOITE

E:'\TRHI

Anno 1

C:irr" a-solute

STORICHE E STATISTTCllF: St/L 'I'RAOOMA

l p. 1001

Cifri>

1

l

1800 1 11087 1})91 11385 1892 8235 1893

'i214

1894

6602 72;">9

189:-i

1

13,3

315

0,3

12,2 9,4 8.1

330

u,!l

400 491

0.4

'7,2

t86 651

O,G 0,2

1.8

Ann o

l l'· tnoo

l'Il·Ha rorm as~olnte rtella rur~s

05

('EROITE

ENTRATI

(i naht li ;LI :;erviziol

(lll:tbi li al servi.zio) l

l

l

Cifre !J. HlOO 1 Cifre p. 1000 assolute della rorza assolute •!el h rurza l l _._

Il

1sm; 1891 1898 l 8tl\) l \100 l !101

()<j5 J

~ ,o

Gl ':"S

G.4 59 5,8 u5

fJ84'i

5'i3G

Gl36 7201

GGO 781 558 551 1)0·1

811$1

'i ,2

07

o,s 0,6 0,6 0,6 0,9

E qui occorre fa.r notare ciò che, del resto, fu già mes;-;o in rilievo da tnt ti gli autori e in ispecial modo dal Bold (Da., T-rachom, Berlin, 100:3 1; -.:-ale a dire che la gran diffusione della congiuntivite granulosa nell'e:;ército russo è massimamente dovuta al fa.tto che colà si arruolano le reclute tracomatose, e vengono dichiarat.e abili al servizio militare purchè non preseutinu complicazioni corneal i.

Spagna. Il Carreras ArA~e di Barcellona, il Menacbo, pure di Barcellonn., e l'Q;;jo di )fadrid, cita.ti da Hirschberg (Dei JJ!.indhe.it in SpaÌ1ien. Zenf1·alùlatt (ii1· prakt. Au.(}enheilk., 18~\8) danno le seguenti c:ifre per quanto riguarda la popolazione civil e: San Sebastiano 12 p. 1000 oftalmici

Bilbao

G4,47

»

,

IIIadrid da 50 a GO » » Va;llado1id 26tì,5 » » Barcellona G7,3 » ~ Oastellon de la P lana ~00,0 , » Valenza 238,8 » » Cadit.;e. DO » » Siviglia 102,5 » » Del tracoma nel l"esercito nulla posso riferire, poicl1è, come già ern. avvennto al Boldt, non mi riuscì di avere sotL'occhio alcuna statistica al riguardo: (;'è però da temere che le truppe non si trovino in condizioni più felici che la popolazione civile.

Svezia e Norvegia. Risnl t a do.lla sol a statistica del ' "an Millingen che1 tanto in S>ezia qnanto in Non,egia, l:t proporzione dei tracomatosi non supera il :2,3 p. 1000 fm la popolazione civile. Dell'esercito, 11011 ho alcuna notizia.


905 Stati Uniti d'America. Se si eccettua. la California, gli f>tati Uniti d 'America sono stati piu o meno gra>eme.nte iufestati dal t racoma, benchè le disposi~ioni severissime relnti>e agl'immigranti abbiano giR. apportato qualche sensibile miglioramento. L'esercito, invece, 11e è qnnsi immune come risulta dalle seguenti cifre, ricavate dalle statistiche ullìciali : lBQ;-, o,:J± P· 1000 della forza

() ,:1:

18\Hì

o,s

1RD7

,

»

»

,

Svizzera.

B abbastc.nzft noto che la fh· izzem è qna~i del tutto immune ch\.l tracoma, fA.tta eeuezionf:l di qnei territori che si trova11o sul confine italiano. B.1sti il dire, che, secondo il lhucr ( /Jas Trnclwm in de1· Ust.stl/lceiz. lCc>rrespondeuzlllatt f'iir Schtwizer Aerzte, lDOO, n. !1), si ebbero nella. Svizzera orientale - a un'altezza media sul livello del mare d i 400 metri - sol i 1B3 traconuttosi dal l~'H al 18!JD; dei quali, R erano sv1zr.en, !J3 italiani e i rimanenti rn sso-polacchi .

.

ltal ia. Yed ia.mo ora q nel che avvjC'ne nelno;;tro paese, che ho lasciato per uHimo allo scopo di far seguire, alle tn.l•elle> st,<Ltistiche, consideraz ioni più diffuse, giac~.:hè l'argomento c'interessa molto da vicino. 1\Iancandoci tuttora statistiche esatte llei t racomato;;i nella popolazione civ ile ùeclotte da indagini d i rette praticate nelle varie provincie, so n l e tabelle del recl ub.monto che ci olJ'rono il criterio più sicuro cirèa la diffus;ione dell'oftalmia granulosa in Italia. a) Popolazione ci1:ih: Riformati per congi u ut,i \7 iti ero n iche (p. 100() dei presenti alla leva). ~1HNO- l HH:l:) :

Alessandria . Cuneo Novara Torino Genova Porto Maurizio Bergamo. Brescia Como .

·~ ~ :)1 ''R

;

1,3:{ 1,13 l,oG l,fiO 2,31 1,':20 1,00 J ,oo

Cremona. l\[anto-va . Milano Pavia. Sondrio Belluno l)adova Rovigo 'l'r~,· iso

1,30 1),40

2,Gu 2,00 1,08 1,2-::1: o 70 ' 0,70 Ol GO


()()()

:'\OTlZIE S'l'OBlCHb: E STATlSTlCII b: SUL THACO~I ,\

Ut1ine. Vene11ia . Verona Vicenza. Bologna, . Ferrara Forlì . ]lfodena Parma Piac(;'nza. Ravenna. R e e-n n-n-io Emilia Arezzo Firenze Grosseto. Livorno. Lucca. :\fassa Pisa Si,.na . Ancona Ascoli Macerata Pesaro Perugia. Roma.

0,00 :2,61

O,GO O,HO ~.:n

3;:1() l ,70 1.!1()

2}38 1.~()

·>-,·S0 l,DG 91 -, !.)•

4,:-,o

Il,! H)

18,10 l fiO

' ~,00

:J,tiO

l. (J()

1,27 1,0:3

o, ("j()

1,50

O. \lO 1/>0'

Aquila

1 ,~3

Campobas:;o Chieti Teramo Avellino. Benevento Caserta Napoli Salerno Bari

2.10 ' 1,80 1,07

'i))O

F o~gia

6,~1()

Lecce . Potenza . Catanzaro Coseuza . Reggio Calabria Cagliari . Sassari Cal t a n iss(> tta Catania G·irgeuti. .i\lessina . Palermo. Siracusa. 'l'rapaul .

'1,00 1.60 2,:W 2,(JII 3.30 17;so 17,70 G,BO :D5

C)

-o

- ,O

2,10 3,80

G,20

-,-

· ). ·)()

9;2o

~ì,-:1:0

.j,,o .

11,10 5,30

Premesso cl1e queste cifre non hanno accennatò a diminuire in questi ultimi anni, che anzi son andate sensibilmente aumentando, soprattutto in Nicilia, si deduce dalla suesposta tabella, che il massimo dei casi di tracoma è rappresentato dalla provincia di LivOI'llO (1R,l 0 p. 1000), dalla Sardegna e dalla Sicilia, e il mi!!imo dalle provincie di Udine, di 1\fant.ova, di Verona, ùi Padova, di 1-tovigo, eli Treviso, di Macerata, eli Perugia e di Grosseto. Per quanto riguarda pal·ticolarmente la Sicilia, dove il traooma è in continuo aumento, debbo segnalare all'attenzione di Lutti eoloro, a cui stann~ a cuore le condizioni sanitarie del nostro paese e ne reggono le sorti, l'importantissimo studio del clottor Salvatore L eone (Il tracorna in Sicilùt, Siracusa 1U05), pieno di cifre dolorose e sconfortanti, di cui mi restringerò a citare le s~guenti : ~ Gli i nscritti nelle liste d 'estrazione, riformati per tracoma, furono nel 1D03 per tutto il regno, meno la Sicilia, n. 2361 con una media del 2,7U p. 100 su tutti i riforma ti; meutre per la sola Sicilia furono n. 1071, dei quali il 6.27 p. 100 sui riformati d ella provincia di Siracnsa, e il 7,81 p. 100 per il nostru mandamento. Il ma.ndamento di Siracusa nell'anno 1!)()3 (ultimo dei dieci anni dei quali tratta la


!107

SI'I':CJAU!E:\'1'1!: IHG u;\RUO AGLI ESERCITI

statistica) supera nalla perce ntuale dei ri formati per tracoma dell'I,45p. 100 il mandamento di Noto e del 2,20 p. 100 q uello di n<fodica. Se si tie:1 conto poi che gli u tllc iali sn.n ita.ri e i medici condotti del mand~~mento meno colpito della noskd. provincia (Modica 5,52 p. 100) assicurano che la loro opera è spesso insnfficie11te per il gran numero di infermi, si pot rà a vere un'idea delle trlst issi rne condizion i in cui si trova la prov iucia. Nè pur troppo le condi zioni delle altre provincie siciliane son migliori delle nostro, chè anzi, alcuni mandamenti raggiungono cifre molto più elev<"tt.e delle nostre ». È questo cln.vvero un grido di dolore a cui n{'lssuno può rimanere iud ift'eren Le, e che dà a m pia ragione dell'importanza e dell' urgenza del h~ lotta contro il tracoma, per la q uale noi siamo qui convenuti onde riunire t utti i nostri sforzi e dirigerli ad un unico scopo: poichè se il nostro paese non si troYa ancora fortunatamente nelle condizioni delht H.ussia, dell'Austria-Ungheria e del Helgio, finire\ per trovarvisi in un t.ompo n on lontano, se non si provvede presto e con energia. Nell'esercito, i n vece, le cose procedono molto meglio, e si può constatare con vera sotlclisfaz ione che, nel corso di pochi anni, s'è avuta una progre:;siva decrescenza dei casi di t.racoma. Si dia, infatti, una occhiata a.lle d ne tabelle seguenti: :Militari tracomatosi curati negli stabilimenti militari dal 1870 al 1888 (p. li)(JO della forza annuale media) ; 1870 11,75 1880 5,64 1881 5,52 1~1 6 ,~2 1&82 1 87~ 8,RJ 8,08 u-;s;; 1878 li,()() 5,0!) l H.' i·J. 4,77 1874 8,·Hl :"> 187i'> (),Hl •>, .o lR."f> ') 8() 1H7() R, ~ t) lBSii ' l )-(,')( • 1877 10,01 3,72 187S !),fi~ ~ l 73 18S'-' 1879 .' 8 ,01 In diciotto anni si scese dunque dall'11,75 p. 1000 al 2,73 ; nè il miglioramento s'arrestò a questo punto, come risulta da quE\st' altra. tabella : Militari tracomatosi cnrati negli stabilimenti mi li tari dal 1890 al 1000 (p. 1000 della forza !tunuale media): U-190 2,49 18mi l 95 1891 1,&.:1: 18~)7 J 2\J ' 1sn~ 1 ,li3 18!JS 2,13 18!10 1,51 18!l! l 1,40 1894 1,60 1!l00 1,84 18~);:) ·. 1,55 q~

~,

)


!JOo

:\(ITTZJE STOIUCIIC: E S'UTIS'l'lC'.S:E SUL TIU.Cm!A

Ora, come già a~eva fatto notare il teHente colonnello medico Mini ci (Sull'o(talmùt grat~ulosa. Uiornal'e medico del R. rsercifo, 18!11, pagine 5~16·038), codesti notevolissimi risultati sono dovuti es:::enz ialmen te: a.). Alle rigorose disposizioni contenu te ne!Felenco delle imperfezioni e delle infennità che esimono d.al servizio militaxe; h). Alle ben intese norme igieniche per la. truvpa, applicate in ogni caso dn.i medici militari, i quali si ]JOssono considerare come altrettanti ufficiali .~ani t ari l nel senso dato a que~ta carica dal r egolamento d ' igiene e s~mità pubblica) presso i corpi di truppa ; c). A l migìjoramento delle caserme; cl). Alla diminuzione del periodo di ferma. ·v ediamo pit't minutamente e da vicino alcuni di codesti fattori. DisPosrzro:q nELATIVE ,, 1. r~ECLUTAJ.rF:XTO . - l/articolo 41 delPelenco delle malattie e imperfe?.ioni che esimono dal servizio militare presc.:rive che motivano l'inabilita al servizio stessu • le oougiun#1·iti m.anife.;tamente c'·oniche, persistenti oltre il periodo della ri•edibilità : quelle semplici, cioè, sen:r.a reli(tuati materiali e indelebili sulticienti per loro ste;;si a motivare l'inabili tà 1 debbono essere giudicate dopo Ol:lservazione nell'o~pedale militare, ove l'inscritto esperime nterà gli opportuni mezzi di cura -.. È chiaro cbe, in forzfL di tale prescrizione, nessun caso d i tracoma pnò penetrare tra le fi le dei soldati, e che persino le forme dubbie ne v~::ngono escluse; giacch.è la disposi zione relativa al pel·iodo d'osser~a­ zione nell'ospedale militare ba p recisamen.te lo scopo di ri:'lervare il git11liz io ai medici periti deg!i stabilimenti sanitari, dove la diagnosi si fa con maggiore agio e p recisione. Cosiccuè si può dire esser più fa<:i le e più frequente il caso d'esclusione dal servizio m ilitare d'un inscritto di leva affetto da congiuntivite semplice, che non q nello d'ammissione itell'esercit.o d'un caso di tracoma. Bono inoltre in vigore le se-guenti disposizioni, contenute nell'Istruzione complementare a l regolamento sul reclutamento: « I militari affetti da oftalmia granulosa non possono essere proposti dai corpi per l11. rassegna di rimando; ma debbono invece ossere ricoverati in un ospedale militare per esperimentare la cura oppor tuna. « Essi debbono e!lsere proposti per la. ra:'!sep:na. soltanto dai direttori degli ospedali militari o delle infermene di presidio, quando la malattia ha perduto ogni caratliere di contagio ed è suscettibile di guarigione coi soli com pensi igienici i ov>ero quando la malattia, essendo incompatibile col servizio in qualsiasi corpo dell'esercito (compreso <tnello dei vetcntni), \~ perven uta a un grado tale di stazionarietà, da far presumere clìe non subirà moclificazioni. per l'avvenire. Nel primo


SPECIAI.MEN1'E RIG U ARDO .~GLI ESIJ:riCl'.\1

U09

caso sarà per essi proposta e concessa. una lunga licenza di convalescenza; nel secondo c.aso, verra.nno congedati :. . Queste disposizioni hanno evidentement.e lo !Scopo di evitare il pericolo d'importazione del tracoma dalla caserma alht famiglia; ma siccome la probabilitil. di guarigione coi soli compensi igienici e la staziouarieU~ della malattia sono ben lungi dall'annullare la possibilità del contagio, cosi si dovrebbe prescrivere ancora - seguendo in pn.rte l'esempio della. Germania- che ogni militare tracomatoso inviato in lunga licenza di conyalescenza o dichiarato inabile al servizio in modo defi11iti vo, venisse segnalato dai d i rettori degli ospedali militari alle autorità governative della provincia o del circomlario, aAìncbè fosse convenientemente curato anche durante la licenza o dopo la riforma., ed eventualmente isolato. J\Iediante questa proposta verrebbe salvaguardata, da parte dell'esercito, l'incolumìtà dì quei centri di collettività civile - in speci ~ dei più piccoli - i quali non avessero ancora pagato il doloroso t.ributo alla congiunti vite gmnulosa. PRE:>CRIZIOXr JGll~:-!lCH~; AJ,LE THIJL'l'F..

L' li'itrnzlone per l'igie12e dei militari del nostro esercito (aureo libretto cla cui nulla v'f. da togliere e ben poco da aggiungere) s'occupa in modo particolare delle oftalmia in genere e di que!aa granulosa in specie. Si leggano i seguenti paragrafi: § 2.20. < Gli ufficiali medici dei corpi, quando nelle visite giornaliere o settimanali osservino un sensibile predominio di malattie degli occhi, debbono visitare tutti gli, uomiùi del corpo. Tutti gl'infermi di oftalmia gravi debbono essere curati negli ospedali. Gl'infermi di oftalmia leggiere debbono, di regola, esser curati nelle infermerie, avendo però cura di tenervi separa.ti quelli che presentano pericolo di contagio. § 221. Quelli che, quantunque non completamente guariti, non presentino più alcun pericolo di contagio, potranno essere dimessi dall'ospedale o dalle infermerie, ma saranno sempre, fino a perfetta guarigione, tenuti assolutamente ·e permanentemente separati dagli altri, formando, secondo il loro numero e l'arma, compagnie, squadroni o plotoni speciali. A siffatti reparti verranno pure assegnati quelli che saranno colpiti da affezioni oftalmiche talmente lievi da non richiedere se non.. prescrizioni igieniche e una diligente sorveglianza. -


filO

•

~OTIZIE STORICHE E

STATI STIC1IE SOL TRA CO ~!A

Questi speciali reparti di oftalmici saranno, per-quanto f. possibile, alloggiati in un locale appartato, situato nella posizione più salubre, asciutto, accuratamente aerea.to, ben pavimentato, e tenuto colla pitt scrn polosa nettezza.. In c1uesti reparti, la distllnza fra cia.scun letto se rà maggiore di q ue li a lasciata fra i letti dei dormi tori ordinari. § :!:2:4. Occorre sorvegliare n.ttentamente perchè l'uso delle. catinelle individuali pet lavarsi non abbia in alcun modo da soffrire eccezioni . La lavatura poi della faccia e delle mani deve farsi dagli oftalmici non solo alla mattina a1Jo svegliarsi, ma ancbe rientrando da quelle esercitazioni alle quali essi possono senz'alcun pregiudizio essere comandati. § 223. Sarà proibito agli oftalmici d'occupare il letto d'un compngno, di usarne l'asciugatoio e, in genere, gli oggetti d'uso p~rsonale. Codesti oftalmici saranno obbligat.i alla pi1\ minuziosa pulizia personale, del vestiario, della biancheria e degli oggetti di loro pertinenza. § 22+.. Quelli delle armi a cav-allo non t,enanno ne] loro dorm itorio, o presso il loro letto, oggetti di bardatura, sknmenti che s'adoprano uel governo dei ca,alli, o qualsiasi altro arnese impregnato di esalazioni animali; e avranno cura di lavarsi cost-antemente le mani, la faccia, gli occhi, dopo il governo, per liberarsi dal pulvisc.olo della strigliatura. Osserveranno inoltre di non usare mai il grembiale per tergersi il sudore, o asciugarsi il viso e le mani. Tutti questi soldati dovranno fare la pulizia dei locali da loro occupati» . E, per quanto riguarda le 1/isitc sanitarie, la stessa « I struzione» prescnve : «Per beu tutelare la salute tlel soldato e impedire la diffusione di certe malattie speciali, sono prescritte le dsite periodiche ai corpi di trnppa, e, in determinati casi, visite straordinarie. « Le visite periodiche, passate di massima ogni settimana, servono n. dare u n'idea sommaria delle condizioni generali di salute degli uomini di bruppa, e l1anno l'pecialmeute di mira l'accertamento di mala,ttie degli occhi e della pelle, e d i quelle veneree. « Le visite straordinarie servono in modo particolare all'accertamento di quelle affezioni, le quali possono sfu.ggire a una. visita superficiale, ma che nondimeno hanno grande importanza nella profilassi dolle malattie contagiose. c· Queste vi:> i te dovranno essere minuziose ed estendersi a tutte le regioni ùel corpo. Ove sia possibile, converrà che nella stagione fredùa e;;se siano passate in loea1i riscaldati.


SPEO IAL11!1~X'I'E

RIGUARDO A(;J,J ESERCITI

911

«In occasione di queste visite, gli utliciali medici disporranno, a seconda dei casi, per ln. cnra, l'isolamento in quartiere, ovvero per il passaggio all'infermeria o per P invio all'ospedale degl'individui affetti da o{tctlmie, malattie cutanee contagiose, ma,la.ttie veneree, ecc., e procureranno d'impartire famigliarmente a ogni individuo, che ne abbisognasse, i consigli opportuni per la sua salute. c Spett.a ai medici militari specialmcnt.e d'inculcare ai soldati i precet.ti d'igiene e sopratntto di pul1zia personale, facendo loro comprendere i vautaggi presenti e Temoti che derivano dall'adempimento di questi p reeetti, per sè stessi e per gli altri ». E l'« I struzione • seguita a discorrere alla buona, i 11 modo da farsi compTendere pii1 specialmente dai profani: dell'igiene della pelle, della pulizia della persona, del \estia.rio, delle norme da scguirsi nelle marcie, negli alloggiamenti e negli a('c·ampA-menti, delle malattie infettive e di quelle epidemico-contagiose, sia indigene che esotiche, delle norme igieniche per i trasporti in ferrovia e sulle navi, e <1edica tutto un capitolo allo disinfezioni, che racchiude in poche pagine un gran numero di cognizioni necessaTie e di utili consig li, che esercitera.nno Ja loro benefica influenza anche sulla. popohtzione ch·ile quando il soldato, il quale ne ha fatto tesoro durante il suo servizio e ne ha visto lo applicazioni pratiche giornalif're, ritornerà. in seno alla sua fttmiglia. Queste lo norme chiare, precise, complete, che sono attualmente in Yigore nel llOStro esPrcito per impedire che il tracoma penetri n elle file dei soldati e per raccbiudt>rlo i u una cerchia ristrettissima, dato il caso che si sviluppasse in un reparto di truppa : norme che, mi si permetta d'affermarlo con un giusto senso d'orgoglio, vengono applicate dal corpo sanitario militare con scienza e coscienza e con amorevole sollecitudine verso i sol da ti, al cui benessere veglia assiduamente a costo di qualsiasi fa.tica e di qualsiasi pericolo, tanto in pace quanto in guen-~, cons<.:io che. la sno. opera, altamente nmauitn.ria, )lon deve rimanere limitata all'ambiente militare, ma assorgere a nna vera e propria funzione sociale; com:cio che c1a.ll'esercito, che ~J la giovinezza della nazione, deve irradiare -una gran lnce di progresso, d i cnltnra e d i salute, che penetri nei piit oscuri centri d i .'ita collettiva portandovi, insieme col sentimento d'amor patrio che tutti ci unisce, un complesso di cognizioni utili nella vita pratica e altamente salutari, sia per il corpo che per lo spirito. Non vi sono nell'esercito ufficiali p uramente istruttori, ma ufficiali educatori del carattere e della mente; e i medici militari, non ultimi iJ.l questa nobile schiera e stretti con vincoli fraterni ai medici civili, sapranno rendersi sempre pit\ degni d ella fiducia delle famigli.e italiane, che hanno t ra le file dei soldati tnnta parte del loro cuore.


!Jl2

:-\OTIZH: STOHI('ll E E STA'ri STIOlU: Sl" L THACOM.A

Ui sono indugiato allJUanto nell'esporre le ~orme igieniche per le truppe del nostro paese e ho ra.mmen ta,to la funzione .modesta, .ma grandemente benefica dell'ufficiale .medico, perchi>. mi sembra>a doveroso il f,u· conoscere in questo 0u'11[Jre.~so per la lotta cont?·o il t1·acoma cl1e

l'esercito si trova già. da un pezzo agli avamposti e che, segnalato il nemico, ha tutto provveduto per respi11gerlo e per debellarlo; e i risultati già ottenuti sono la prova migliore della saggezza delle disposizioni prese e della bontà dei mezzi impiegati. Ma l'impedire che il tracoma penetri nell'esercito e i l cacciarlo senza indugio quando vi si sia introdotto, non è che nna parte del gran problema, il cui studio ci ha riuniti qui in Palermo ver la Jorle,ole inizjativa del prof. Addario, al quale è dovuto un sincero voto di plauso: problema, che interessa tutto il nostro paese, e por la soluzione del quale i medici militari sono ben lieti di lavorare concordi coi medici ciYili, nella cerf,pzza che Punione di tutte le forze riuscirà fiuahnente a trionfare d 1 nn nem.ico, contro cui finora non si seppero opporre quei mezzi, che già furono armi Yittoriose contro alt.re infezioni. Termino coll'insistere sulla proposta che bo fatto nel corso di questa comunicazione e che mi sembra possa ·cooperare efficacemente a impedire lo scambio reciproco del contagio fra la trnppa e la popolazione civile : la proposta, cioè che i direttori degli ospedali militari segnalino ai prefetti o ai sotto-prefetti l'arrivo d'ogni militare affetto da tracoma ben c0nstatato, il quale faccia ritorno a l paese nativo, o alla sede del domicilio scelto, per fruirvi di licenza di convalescenza, o in seguito a congedo ttssoluto per inabilità a l servizio militare. Poicbt: se è giusto che l'esercito si protegga dall'invasione della temibile oftalmia escludendo rigorosamente tntti gl' inscritti di leva granulosi, è altrettanto giusto che esso non riversi nella popolazione civi le, senza preavviso. quei casi di tracoma che posso n e~sersi sviluppati nella truppa o per una vera infezione endogena (di quartiere), o per un 1 infezione esogena, vA.le a dire pro,eniente dall'elemento borghese, con cui i militari hann.o così freguenti contatti nella vita di guarnigione. È ben vero che le attuali disposizioni regolamentari prescrivono che i milit.ari tracomatosi non debbano esser mandati in 'licenza o riformati se primfl non sia esclusa la possibilità di contagio; ma non C1è chi non veda q nanto sia clifHcile lo stabilire con certezza questo fatto essenziale, e come sian frequenti, del resto, le riacutizzaziOJ1i d'un processo, che pareva quasi estinto, per Pinfluenza di fattori molteplici, fra cui l'azione di cause irritanti durante il vi~tggio di rimpatrio, spesso lunghissimo e faticoso, e l'eventualit.à non rara della sovra.pposizione d'un' infezione acuta all'oftalmia granulosa cronica, che facilita la propagazione di que-


~l'l.:CL\Lì\II<:NTE

!113

HIGU ARDO AGLI ESEHCITI

sL'ultima per me~z;o della. secrezione. Meglio è, dunque, che le province e i cin;onda.ri si an avvertiti del pericolo: spetterà poi alle autorità competenti d i provvedere con norme opportune aJfinchè il militare o l'ex mili tare tracomatoso non dinnti il centro e il veicolo dell'infezione in mezzo a una popolazione civile, che forse e.ra immune dal contagio.

Riassunto della comunicazione. 1. L'oftalmia granulu;:;~, mahttt.ia d'ogni tempo e d'ogni paese, si diff'nse più volte in Europa in forma epidemica, prima della campn.gna

d'Egitto, e anche dopo e indipendentemente da questa : per la qnal cosa non è pnnto giustificata l'espressione di oftalmia e{Jiziaca, con cui si verrebbe a perpetuare l'erronea opinione che l'Egitto sia stato, e sia tuttorti, l'unico centro dell'infezione tracomatosa. 2. Nè cou maggior ragione qnes~'ofta.lmia può chiamarsi militare, essendo ormai dimostrato che essa invade indifferentemente le truppe e le popolazioni c i ...·ili, ogniqm.th·ol ta Ye11gauo a mancare, sia nelle prime che nelle secou!le, le cond izioni. di benessere fisico e morale, e sian trascurate le nonne d'ìgielte. Se, noi te m p i trascorsi, gli eserciti n e fùrono più crudelmente colpiti e meritarono il non ambito onore di dare il nome alla malattia, ciò avvenne perchè gli arruohtmenti in massa affolla\'ano uelle caserme, negli accantonamenti e negli accampamenti la piit gran parte della popolazione; perchè le condizioni igieniche delle tnl}Jpe era qnanto di più deplorevole si possa immaginare; perchè il corpo sanitario nùlitarc, non per colpa propria, ma per colpa dei tempi, era impari a lla sua mis:;ione; perchè la durata del senizio militare era lunghissima; perch(:., infine, i gni.ndi spostamenti ùi truppe da u11 capo all'altro d'EuropA. costituì vauo il mezzo più favoro\olc e pronto di difTnsione del tn".:;oma dall'uno all'a ltro paese. H. Dalle ricerche statist.iche presso i pri neipali eserciti, risulta t: he, approssimativamente, la proporzione dei tracomt~tosi ù in essi la seguente (l!lOO) : '"'<). Eserci to russo l '"' p. lOOU d e 11ft. forza l> a. n stro- u 11<:">"'<tri co :-1.0 » » ,, .... i tal i a.no 1,>->4 " i n .... •:r l C:> e » l,( lO i> » » ():(i7 belga . » » ()::);) i> ge.rman 1co » » degli Stati Uui ti. 0,08 '>

..

~

(Nell'esercito fnwcese lu. proporzione c\ co~i piccola che non fignra neppure uelle sta,tislfiche ullicìali) .


914

:>OTI7.IE STORICIIR: V. STATISTlClfE Sl; L TRACOMA.

L 'eBercito i tal ia.no si tro\·a clnnq a e, il t erzo nella lista, fra quello austro-unga.rico e l'inglese i ma si deve aggiungere subito che, nell'ultimo tren teun io, l'opera l egislativa e quella dei medici militari riuscirono ad ottenere uu s\·guito non interrotto di vittorie uel campo della lotta contro il tracoma; tanto che, mentre nel 1870 i militari tracomntosi raggiunge,-ano la ragg narde\"ole cifra dell' lJ ,70 p. 1000 della forza media, nel 1!100, la tro,-~amo già sce,:;a all' l,RJ p. lUOO, senza d ire cb e, in l) uesti ultimi anni,. la proporzione s'~ fatta anche pi t't esigua. 4. Tale risultato confortante i:: ù ovnto in 1·nassima parte ai seguenci fattori : a) Esclu:;ione rigorosissima dall"arrnolamento d i tutti gl'in:<critti eli leva affetti da eongiuntivite cronica; h) }figlioramento delle condi?-ioni igieniche Jelle. truppe, delle caserme e degli ospedali mili tari; c) Organizzazione più p~rfetta clel corpo sanitarjo miEitn,re e assegnazione biennale di u Hìci!l.li mellici (capitani o tenenti) alle \!l.rie cliniche un i,ersitarie i n qualità ùi a~sistenti onorari; per cui s't> gi~L otten\1to in parte e s'otterrà in seguito in modo eompleto, eh!:" ogn i pre · sidio "abbia i suoi med ici specialisti; d) R iduzione della durata del servizio militare. È perciò doveroso l'affermare in questo Congresso che la lotta contro il tracoma si combatte da g ran tempo nel n oi'itro esercito con esi to soddisfat;eute e cho n ulla si 1Mciò d' in tentato per assicurare la vittoria. l\Ia ~e è giusto che l'esercito si difenda da l tracoma. è altrettanto giusto ehe esso n on riversi nella popolazione ciyi)e qu(\i casi che si :wil n p pino eventualmente nelle sue fi le: si deve cercare, in al tre p!!.role. di rompere quel circolo vizioso, che~· formato dall o sca.mbio rt>ciproco del contagio fra militari e borghesi . P er raggiungere tale scopo, alle norme già in vigore n ei regolam enti mil itari, io ne propongo un'aUra complemen tare, che potrebbe est.endersi a tutte le mah1.ttie infettive, e su cui desidererei che il Congresso si p ronunziasse con un voto, il quale lo conferircube l'autorità necessaria per esser presa in considerazione dal Governo: e la mia proposta i· la seguente : ~ I direttori degli ospedali militari e delle inferm erie prcsidiarie donanuo preasvisare i prefetti o i sottopr efetti dell'arrivo in una data pro\incia o in un llato eircoudario di q uei militari di trnppR. affetti da traconw di ') 1Utl.'lirt8i f orma e grado, i guai i vengono mandati in licenza eli convalescenza, oppure abbiano ottenuto il congedo assoluto in seguito a rassegna eli rimando. Sp~·Ue rà ai mt>clici provinciali, o, per


SPECIAT,~IES'I'E RrGOARDO .AGLI ESERCITI

!HG

·essi, agli uffi...:iali sanitari dei singoli comuni l'accertare in ogn i caso se il militare o l'e.x militare tmc0matoso debba ancor a essere sottoposto a cure, a norme e a vigilanza speciale, onde impedi11:e che esso diventi il centro e il veicolo dell' in fezione, prima nella famiglia e poi fra la popola:~:ion e » .

•

roichè è ben verO che l' Ùfruzione COutplementare al1•egolmnento -'•Ul 1·eclutamento prescrive che nessun militare tracomo.toso può esser· mandato in licenza o pr'o posto a ra>'segna per l'inabilità detìnitiva se prima non sia esclusa la possibilità d'un contagio, ma siccome È' oltremodo di.Hicile lo stabilire,· nei singoli casi, <1uesto fatto di capitala importanzìt, che, del resto, è suscettibi le di modificazioni altrettanto rapide quanto imprevedute, così è chiaro che l'anivo non segnalato in antecer1enza d'un militare tracomatoso in un centro di collett.ività- mas · sime se piccolo - debba costitu ire sempre un serio pericolo per la popolazione ci vile. Per tali considerazioni ho crec1nto opportuno presentare al Congresso ·questa vroposta, la quale, avendo se nou altro il pregio della semplicità, potrà esser tradotta in pratica seuza dilhcoltà alcuna, e sotto forma d'aggiunta alle disposizioni regolamentari già esistenti . . Firenze, aprile del l QOG.


916

CASUISTICA CLINICA

ESITI DI GRAVE SCL-IIACCIAMENTO DEL G ON11TO SINISTRO, per i doltot·r Antonio Perassi magg10 r e medicn e c;aetuno Artnella sollotenente medico, tidtietti al l'o sped~le militat•e di Caser·ta. ANAMNESI. - 'V. A .. da HP.rAie (Caser ta), di anni 22, carr ellier e, sol JaLo nel r eggimen to ca vallt>ggieri di Vicenza (2i•), non ba pr ecedenti rnor bo&i er editari e personal i. Il !W novembre t905, lungo la strada Udine Palmanova, fu travolto solto una prolu nga~a CHri ca di "8Cch i di segatu ra e due r uotP del pesanl(;j carr o gli passarono »11lla r ego()ne del f:Omilo ;oinislro. Fu Lrasportalo d'urgenza all'ospedale ci vile di Pal ma no vn, dove, su bi l o dopo Jl lt•au mali;::mo, !'i potè r iscontrare: fe r ila contusa, lunga cir·ca cen t. 4, larga cent. 2 1 situata i n corrispondenza del l'epicondi lo; vasta escoriazione alla r egione an l ero inter na rlcll'a vambracdo. ed estesa ecchimosi con em!ltoma periarli,:olare. Nel g-iorn o successi vo, l' mrer•mo (o tr~:~sfe!'ito all'o;;pedale militar·e di Udi11e. Per la va~La effu;oione ematica e c0n~·~c u livo lur gor·e di lutto l'a rto, du r anle i prim i giorni , la cura fu limit~:Jta od una semplice fa sciatura cor.lentiva, ma ntenendosi l'avambraccio flesso ad ang(,lo retto. Sef!'Ui moderata elevazione l Prm ica. prot:·alla P''l' pochi gior 11i A rottura spontanea della cule, al disolll) dell'epi lt·ocl ea, cnn abbondante f'uo r·iuscita di coa~uli sangu ign i. Stabrlttnsi in seg-uito la diagnosi di frattura, furono applica li appa r ecchi immobi lizzanti, più volte r•innovati. L'infermo fu dimesso dopo 95 ~io rui di degenzfl, e in via to in licenza rli convalescenzA di due me~i, Lr·a!Scor-si 1 f!Uilli ri cove r i> in l]l!'~sto ~red!lle miliLat·e. l SPEZJONE.- I l V. ~~ ben nutrito. con regolare sviluppo sclteletri.;o-muscolar e. ha lulli gli or·g11ni e gl i appal'ecchi nor mali. Sull'll t'lo ~uperio re sin i«tt·o, in corrispondl~rtza dell'epicondi!o, si nola una cicH.Lrice di l'or ma allung-ata, diretta !'<f!('OilÙO J'a-.:se del braccio, lunga ceni..~~. lar.a-a cent. 2; un'altra fr'IJ Staglta ta, larga . fjttanlo una moneta di 5 l't'Anchi, è sttuata un dito lras,•er·so sotto l'epitroclea. Me~~o i l soggr·llo in phli , con !e braecia lun;::o il corpo e col pvlmo ddla mano ri,·olto all'in nan~i, l 'art(J si nistro appR t'e lel!l{eTnH.m l e r at:corcialo e la piel!a del ~omilo è spianata. pt•escnlllndo nel mezzo una spor r:ell7.a r·olondeggianlc.

p ,,LPAZIO:-<e. - Al ter·motatto non :oi constala differenza Ji temper atura nt>! duo Arli ;::upertor·i. La r ete venosa dell'avantb raccio sinistro c ment> svi lu ppata dalla de::-tt·a; le !JUl saz.ioui dell e at·ter·ie omerali e ra diali sono simtlt ~;: siucr one. Il connettivo $fllloculaneo ~ nùt'male, lasciando sollevare in plic!te la culeanclte in cor·rj.;::pondonzo delle suddelle cicalrrci. L e ma-.st' rnu scolari sono sur1ici~>l· t emeule sviluppate ed hanno quell1.1 toni('i!à, dovuta al continuo e t·egolar·e esercizio. Pur·tutlu vi a esiste una l ef!l!ier·a ipoLrofìa, ~iacch'~ le ci rconf,•r enze del braccio ed anlibraccio (parlfl tnedift) sono infel'iori di un ccn t. a quelle dell'arto


CASUISTIOA CLINICA

917

<l estro. Flettendo l'antihraccio, e, dal polso, scorrendo luogo il margi n·~ interno dei cubito, si palpa, a circa C(Ualtro dita trasverse prima dell'olecrano, uno scalino osseo a margine l ibero e di!!-laccato dalla dialisi dell'osso mentovato. Nel mezzo della piega del gomito si rileva un'altra sporgenza ossea arrotondata, con superficie liscia, a margini non limitati, della grandezza di una piccola ma nJorla mollo schincciala. Per tAle a normale disposizione la circo n fer·enza della regi one è superioi·e di cent. :2 1/2 in conrronto a quella di destra. l rapporti topografici dell'epilroclea, dell'epicondtlo e dell'olecr aoo (che con servano normali le loro dimensioni) non sono alterali. Tutto l'arto, misurato dall'acromion all'estremità digitale, risulta accorciato di cenl. 2. DE LA E S A FUNCTIONE.- I movi menti attivi e passivi sono limitati alla flessione dell'antibr·accio, fino ad ango lo retto, sul br·accio e ad una quasi completa estensione dell'articolazione del gomito. Il movimeuto di supinazioue si compie a metà, quello Ji pronazione è normale. L'infermo, merce~ una lieve tiessione Jel capo , ri esce a portare la mano alla bocca. La eccitabil1la elettrica (far<:~ dica) n le~~<ermente diminuila nell'anti braccio: non vi è r eazione degenerativa; fi. !>iolo:::ico i l senso dolorifi co e ter·mico, diminuito il senso barico; non vi sono -dolori spontanei n è alterazione nei rifl~ssi cultHlei , muscolari, tendinei pet•iostei e nella contratti l ità m eccanica muscolare. L'esame radi ografi co dimostra evidente il distacco a becco di clarinetto dell"olec ran o, rimasto in sito, e la lussazione in avanti, in Alto e,! all'eslQr·no delle ossa dell"antil>raccio. Si nola !a presenza di scheggia ossee. alcuno libere, altre Ade t'enti per un'estrem i là. Si ra quindi diag nosi di reliquali di grave schiacciameoto del gomito sini<'tro, caratterizzali da neo-artrosi cousecutiva a lussazione anler·o-estema -\Ielle ossa dell'anli br accio, con frattura comminuta dell'estremo superiore della diafi::=i cubitale e distacco permanente dell'olect·ano. La prog nosi è r·elali varnenle favorevole per lo mancanza di sensazioni dolo· ri fi<'he e p ~ r li:l conservata, sufficientemente utile, funzionalilé. dell'arto. Si giudicano i descritti posLurni non piu suscettibili di migliorllmento nep· P lll'~ con interventi chir·urg ici, e si opina che, a vantagg-io dell'esaminato debbHno, senza indugi, applica i'Si gli oppoi-tuni provvedimenti m edico-legali.

Consldet·nzlonl. - Il quesito circa la convenienza di intervenire, nel ca so os!:'erval•', secondo l'opinio ne e><prt-s><a, separalamenlt.>, dagli ulficiali mefl ici acl detti al l'ospedale millt!H'O di Caserta, é stato risolto senza discussione. Da noi lutti si ricon obbe, per i ntui zione, che qualsiasi allo operativo di r~;:;c ­ zione non avrebbe pr ocurato condizio ni funzionali migliori di quelle esislrlnli per· la s labilita si nco·ai·trosi poslraumulica. fn ver o chi pensas<;e di pi'alicare la r iduzione cr·uenta clell'avvenuta lussazione del go m il O e, con un'ansa met.allicn, cr·eare una nuo va Slllùa connes;;iou e tra i\ ~a po ai·ticolare dell'omero e le Of"sa df·ll·avambraccio, r i congiungendo, in pari tempo, l'olecra no distaccalo alla diafì :>i cubital e, eseguirebbe una r·icomposizione anatomica sopra tec;suti prolonflRmc nte allet·ati dalla causa vulnerante, la quale agl per scliiacciamento. Sar ebbero quindi molte le probabilità di <..:onseguir·e un risul tato curativo dannoso anzic!Jè inutile. Si comprende invece 1{uunto siano r·azio nali gli inter·venti esco~itali dall'Oiliet•, dal D'Urso e dal Pasc~le , i quali per· i primi tentarono di ollenere ur~a neo-arlro><i. fissando negli .art• ciondolanti l e estremità articolari , m e11iante un'ansa metallica; e ciò t~llo


CASUl STICA CLUIICA

scopo di ri para r e af!li etl"elli di perdite ossee epifìsarie, cagionale da operazioni precedenti o rese necessarie dalla natura del m orbo (l). Nella limitata casuislica t'iassunla dti lla pubblicazione del Pascale, lrovasi ripot·tata la storia di un inter vento, che, per identità di sede e di natura del pt•imitivo pror.esso morboso, ~dova inùit·ellamente a mellere in evidenza le con l roindi cazioni operatorie, pel caso che ei sla LraLLando, Nel m ese di gennaio 1~99, nella cl inica del professore Durante, uno di noi vide praticare, per la pri ma volla, dal p1·ofessore D'Ut•so ona neo-artrosi a sostegn() metallico. allo scopo di r imedia 1·e ad un avambraccio ciondolante, clopo che, nel 1R88, erasi l'alla le f'esezioue del gomito a causa di disturbi funzionali, consecutivi a Lr·auma l'iportalo ollo anni innanzi. Con un filo d'arg-ento l'ope· rotor e attraversò l'P-stremo dell'omer o, ad un CP.nt di dista11za dal suo margine libero e poi, nella stessa dicezione, il radio, in corrispondenza del suo collo. Dopo 1ì mesi da questo intervento, coll'e!=<ame rad iografi co, si osservò che l'an~a metnllir a si 81'8 speuata in quattr o frnmmenti, e come conseguenza della sua frammentazione, cominciarono a ri prte r·s~ i movimenti prel ernatu1·ali òelJ'o rtico tazi one operata. B da n o tar~i che i risultati immed iati, comunicati all'accademil) medico-chil'lll'gica di Roma, nell'april e 1X!Yl, fut·r.no con'3iderati buoni e si mantennero tali anche dopo parl'Cchi mesi oall'alto opt>t·otivo; rna in seguito s i do\·euer o ri conoscPre disturhati pet' l'~:~v ,·enu ta ft•amm•·nlazione df'lla connessione meta!· lica. Perciò il d1~scritto risultato clinico defìnili,·o, mal p-rado la ricomposizione doi tessuti e muscoli pet•iaJ'lirolal'i attorn o ad una neo-artrosi a sos t~g no metallico, ancoru non proverebue t'uliliié pratic~' di cotesta operazione. Fa d'uopo, contemporaneamente, aggiungere che il Cll!'O citalo, COilOSciulo nei suoi esi li funzionali, tra scor so un lu ngo P•~riodo di l t:tnpo dall'allo operative, t·appl'esenta un ec:ponente Jet metodo posi tivo adoperato dalla scuola chit·urgit:a rornana, che r endè di pubblica r ag1one anche i r isultati defì111tivi procu rtlli dalle cure chirurgiche. Ed essenzialmente conforme a que!<l'indirizzo fu pure l'inchiesta compiuta cinque anni or sono, appog~iala dall' istJetwrato di ~a niLà militare a Lulli i Consigli di leva del Regno, per veriticat·e qual e fosse la percentuale di esili realmente profìcui, cons tatata nella vi~ila mt!dica fatta durunle la cosc1·izione, ;;ui giovani Che precedentemente 8\>e:>:::et•o suuilo Ull attO Opet•alivo d'impor~L'lZ8 (2). Le conclusio11i ottenute. per quanto C•'llf,wlevoli, si differenziano non poco da quelle r egistrate in pal'L'cchi resoconti statistici pr.rsoMii. iìnora noli. Il motivo è ovvio, g-iacch (~ ogni operato, col pito da in!"ucresso cu1·ativo, se ricorre nuovamente all'oper·a del chirurgo, suol e mutar e stabilimento sanitario, sfug· ' ge ndo cosi, il più delle volte, alle se~naluzJom dei casi recidi vali. Ma chi frequenta pu parecchi anni consecutivi , gli ambulAtori e te sale d'operazione, nei g raudi ospèdati militari e civili, li'Oppo spesso ha occasione di esa minare sog· f!etli, nei quali i r at toppame11ti a mano at·mata furono r1petutamente e invano praticati. Il concetto di dilferenziare gli esiti immeJiali da quelli definitivi, per ch•'· non potrehbe avere una nuova utile applicazione nella moderna cb i•·urgia militare italiana 1 (t ) Riforma •••fll•~a, anno XIX n. 48, 5() e 51. (~) Il f'òlocli••ic<J, parte scienlttlc;l. f;~;o l - Il anno 1 90~.


CA::iUISTICA CLI~ICA

919

Chi consulta l' ullima rirco«tanziala relazion e sugli atti operativi, eseguiti negli stabilimenti sanitari del R. esercito, <·.ompilata nel decor so anno dal generale medico Randone, trova il r•en diconlo di un materiale clinico copioso (·1). Ebbene, questo ricco malet·iale acrtuistet·ebbe uu valore indisculibilmente maggior e, qualora, per ciascun ca~o quivi annotato, al termine di un biennio si facesse conoscere il risultato stabil e, mediante un contr·ollo obbieltivameote pratica to. Dopo le poche considerazioni d'ordine gener·alE>,P-sposte in fonna diJigressione, ;.i ritorna ancor·a sull'ar gomento in esame, desiderando si porre nel dovuto rilievo il giudizio clinico dalo dai coll eghi i quali, interrwllali uno ad uno, si dicltiar·arono tolti favor·evoli per l'astensione. Questo semplice fallo, studiato e vagliato senza preconcelli, lo si riti eu~ acconcio per contribuire a rendere meno indistinta e meno sog~13ltiva la srparazione fra le imprese chir·nrgiche difficoltose, ma giovevoli, e quelle inutilmente azzardale.

RISULTATO DI INIEZ10NI E~DOVENOSE DI SUBLIMA T O CORROSIVO I N CASO DI Al'\EMIA Pl-:H N IGOSA PROGRESSI VA, per il dott. En· .t·ico •·arrunJ, capilan0 med1co, assistente onot·ario alla R. clrnica m edica di Roma. Ring1·aziando innanzi lutto l'illustr e pro f. Guido Baccelli del consiglio e dell'incoraggiamento da limi di far conoscere ai lettori del Giornale medico del R. e.sercito i ca~i più importanti dal lato clinico diagnos tico e terapeutic•> che si s tudiano ·nella clinica m edica da l ui dir etta, credo far cns-a utile ripor·tare qui un caso rli guar·iginne di una formtt gr avissima di anemia pel'lliciosa, pr ogressiva lt'allala con le ini ezioni endovenose di bicloruro di mercurio. Dacché l' i llustt•e maestr·o, con geniale e ardimentosa idt>a, aprì per la prima volta la via venosa ai medica111enti eroici , dimostrandnrre la ionocuila ed anzi i so r pr tmdenti var.t~1ggi lerilpeutici, tale pratic~t ha fatto un cam mrno trionfa le a lJ·averso dubbi e incertezze prima, e con gener·ale consenso poi. specialmente. dop0 che innumer evoli esperienze cliniche ~1 di gabinetto ne banno dimoslt·ata la pratica applicazione e il fondamento scientifico, e dopo che numerose esistenze furono per essa strappaLe a sicur a mo1·te. An ch~ dopo l e molte applicazion i llel me lodo di cura in parola per partedel grand!e clinico di Roma e del ln sua scuola. nonch~ di altri. clinici e medici pratici (i11iezioni di sali di chinino nella ma laria; di sublimato corr·osivo nella sifìlidA, fatte per la p1·irna volla con gcnialt' ardimentu dal prof. Baccelli stesso, nella l'ebbr·e puerperale, nel tifo, nel carbonchio, nella se tticernia, ecc.), altri fPlici tentativi potranno nn<:Ol'a esser· falLi con es~o m etodo, quando procedano logicamente da giusti criteri scientifici e clinici. Cosi una nuova confJuista in tal e campo della terapia ci ha dato ora il Baccelli, applicando e consigl iando le iniezioni endovenose di S1iblimato in casi di anemia. perniciosa p1·ogres,;i va, quasi sempt•e r ibelle ai più appr·opriali m ezzi di cura. Nel comunicare il caso in parola, non parlerò della etiologia della malattia, rimasta nel nostro malato oscura, ne della diagnosi magistralm ente lu( t) (iioma/e medico <lei Il. eJcrcilo, anno 1.905.


920

CASUISTICA CLINICA

meg:;riata in una s ua lezione dal prof. Baccelli, mentre appare chiara èalla giusta valutazione dei sintomi e del corso rlella malattia, nè infin e della tec-

nica. delle iniezioni endovenose ornai a. tutti nota.; mi limiterò invece ad esporre la storia e l'an clamento della malattia, bastando es~i soli a dare l 'esatto concetto del vantaggio avutosi con la cura praticata. Piva Mtchele, di anni 19, di Frosinone, contadino, non ha precedenti morbosi e1·eJitari degni di nolo. Di originaria costituzione organica poco r obusta fin doli' infanzia, !'lenza esser e mai affetto da alcuna g rave malattia, crebbo' debole e malaticcio, andando spesso soggetto a di sturbi ~tas tro -inlesliuali , !'lebbeue pel suo stato di salut.e fosse tenuto con un cer to rig uardo dai suoi genitori e so ttoposto ad un trattamento dietetico ::;pec iale. All'eta d i Il anni, in seguito ad ingestione di cai·ne di bue murlo per malattia di lunga durala, ru collo da dolo1·i vi dssimi intestinalt, seg ui"ti da .scariclte diarroiche sanguigne. Ja tene~mo anale e da febbre a tipo continuo r emittente. Tali disturbi contin uarono per circa 50 giorni e lo r idusser o in tale stato di debolezza e di de· pe1·imento or ganico da essere necessari due mesi di cure ri costituenti pri ma d i r istabilit•si in salute e di essere in g r ado di r iprende1·e il suo lavoro. Ad eccezione di qualche febbre di breve riurata , godette poi ;.empre buona sal ute fino al gi ug no u. s., quando, trovandosi da 9 mesi a Fiumicino per il lavor o dei campi, fu colto da febbre preceduta da brivido e clte !'i dileg uò dopo qualche or·a con pr ofuso !;Uriore. Tali accessi ft>bbri li con !!li ~te~!'i caratt eri s1 r ipelei'ono a ~io 1·ni alterni per più di un me!'le e l o costi'ittso'ro a far· r itorno al suo paese nat1o, dove, per consiglio del medico, che gli dis!'e trattar.->i di l'ebbre 1nalarica, i ntrap1·ese una lunga cura di chinino; <'ionondimeno la febbre non scomparve del tutto, solo gl' intervalli dall'utto all'altro qccesso divenner o più lun g il i , di 7 {!iOI'tli circtl. Essendosi poi )a febbre accompagnata a condizi oni sempr e p1ù g r avi nello stato d i nutrizione generale, l'infer mo si decise a ricorJ·ere a questa clir. ica, ove fece ing1·esso il ::!~ ottob1·e u . s. Nei primi 8 giorni d i degt>.nza si mnntenue api retti co, e venne curato corr p r eparati di chin i no, con eccitanti e r icostituenti. Il giorno 31 ottob1·e invece fu colto nuovamente da febbr·~ ch e>, non molto elevata (37,2•-:JS•) ed a ti po continuo r emittenle, continuò fino al 12 novembre, qu~odo ~ali a ~\J 0, mantenendosi nei giorni successivi con br evi periodi di r emillenza e con qualche peggioramento delle condizioni g enerali di salute del· J'infei·mo, clte accusAva estr·ema dt>bolezza, ca pogiri, senso di mele~ sere g-enerale e car diopa lmo. All'e same obbiettivo, infatti, prAticato il 13 novernb1·e si ri scorllt'ò nell'inferm o : - g ra cile costituzione orgllnica, rnasse muscolari d iscJ•etamente sviluppate, panni colo adiposo sc11rso, cute di colori to g iallo-pall ido ben !'!allevabile in pliche, mucose visibili s.color8te, aspetto sotfei' fHlle, r·espirazi one affannosa ad 0711i più. lieve movimento; .. , ; ::!la ndole di medta g1·andezza, di cOII!"IStenza molle elastica spostabili e indolenti ai lati del collo e nelle al tre slazioni glandolari ; 2.1~ r cspi1·azioni al wi n ulo, senza alcun se ~ no obbiettivo di lesrone polmonare ; l ieve ing ranrlimento del cuore destr o; suono alla punta, acc()mpagnato e seguito da l'umor e di sollio a caratter-e piuttosto dolce, percepibile con ma~­ ~dore inlen!'ilà ol ia base del cuore; tono sulla polmonure 01ag!fiormenlc r inforz ato che sull"aorla;


CASUrS1'ICA CLI!*ICA

921

vi v aci pulsazioni dei vasi del collo e specialmente delle giugulari sulle <juali, mollo appariscen ti, si ascoltava rumore di trottola; polso alla r adiale ritmico, piccolo, vuoto, facilmente compressibile e fre<']Uente (110 ·116 pulsazioni al minuto}; ventr-e trattabile ovunque e indolente, senza pi'esenza di liquido ascitico nf' lla cavil.à addo minal e; fegato le~g-•! rmente ing-randito, sporg-endo P.Sso di ci r ca un dito ti'asverso dall'areala costale, a superfi cie liscia, non aumantato di consi stenza e dolente alla pressione ; iulenso dolore alla pal pnzione sulla regione epatica in corrispondenza dello ~pa z.io intercostale lunf(o la l i nea ascellar e m edia; con la puntura esplor ativa -:;ul punto do lente si (•stra!"sero 5 eme di liquido sang-uigno, che sia all'esame a freseo, sia in preparati r oiOI'ati r i suitò composto esclus ivamente di sangue

con i caratteri di cui si dirà in seguito; milza l eggermente i ngrandita s por·gendo essa di circa un dito trasverso dall'Areala CO !" ~ale R superficie liscia e cc.nsislenza molle; scari che diarroiche piuttosto frequenti. L'esame pralicalo sul snn gue estrailo dal dito e !"U quPIIo estratto con puntura della milza fece rile vare: G. R. l1flb,61i0. G. B. 5110. Emoglotina 25. V. G. 1,1 ~ ; in prepArati colo rati macrociti, rnicrociti, poichilodli, policromat o fili e qualche emazia llllr.l eata; nessuna al terazione <lei cor·pu:-:coli bianchi ; ncm presenza di pa ras~ iti malar·ici. :'o!ulla di notevole n ell'esame del le urine. :-:on presenza di uova di pant..;si ti nelle feci. :\e:!ativ!l lA reazion e del \Vidal l' raggluli nazione pel mir rococcus m elitensis. Uopo il 1:3 novembre peggiorarono progressivamente l e CllOdizioni dell'infermo, tanlochè il giflrno !R la febbre :ragg iunse 40.2°,1'rnfermo era estremamente debole, abbattuto e pAll ido con lieve tinta iltt>rira; aveva fr·equ •~ n ti ss ime scar·iclre diarroiche, r espirazione antwnosn; sele inten:-:a, cefalal g-ia, ronzio ap-li or ecchi , polso piccolissimo , vuoto, ft'equente, sebbene ritmico, il fegato e la mil za debordauti di oltre due dita tr asverse dail"arco costale. N el sangue, cor p u!>co li ro::;si 645000, corpuscoli bi!lnchi 4:WO, emoglobina 20. ~e l frattem po vHnner o praticate l u segu enti cul'e: antitliarroici, iniez.ioni ~ot­ tocuta nee eccitanti e di prepar·ati cl rinacei e ar-senico-ferru_!?inosi, dieta adatta. Fu in tal e sta to moJ"l)Oso delr infermo, e cioè fJUOil\IO si vidF! rO esaurite tutte le risor;;e c he poteva dnre CfUel povero organismo e la COmune tera pi!l, dle il pr n f. Baccelli, nell' ipotesi ch t: !"anemia pH niciOSfl progr essiva fosse di ori~i n e infeLliva, il 18 no vem br·e r~ce p raticare Olla prillla iniezione endovenosa di E'ublirnalo eorrosiv<1 (c~ r- . l, IO). Le d esr ri t t~ c'>ndizrnni ~r-a v i delr infermo r i ma!"urn fll'essochè immutate i ~do mi s uccP-ssivi l !-1, 211, 21, 22: nelle 01'11 pomer·i dianc di CfUesl"ultimo gi o1·no venne praticata un'altra iniezione endo venosa di sublima Lo 1·ipetuta poi i giorni successi vi 2:1, ~L 25. N ella nnLtc fr·a il ~2 e rl 2:{ si notò già un lieve mig lioramento ; l'infermo potè r·iposa l'e, diminuì In d i » rr~a. il p0l so si fece più valido, e t ale migli<•ramento si ftlce anr he pilì sensibile i l ~3 e il 2~ su rce~s ivi quando !"infermo com rnciò ad fH'.cusare s en~" O di bene~sere, 111 febbre notev fl lmente diminuita, si lllfurtenne sui :~ s· e l't'same del !'an g ue addimo!"LriJ raurneuto dei ~ l o bnli r o!i'si e biAnch i , esse ndo!> i PS !< i port ali ri spettivamente a 8UO,OOO e a :1500 con e moglobina :!5 P. vnlnrc g1nhulnre t,'t.


!)22

CASUI STlOA OLIN!OA

Continuando gradatamente a migliorare, l'infermo il 27 novembre era sollevato, accusava senso di ben cs~e re ed appetito, non aveva più né febbre, nédiar rea, oè respirazi one ammnosa; il polso valido er-a ritorntJLo alla frequeoza nor·male; era notevolme11 te diminuito il volume del fegato e della milza: incominciava cioè la convalescenza, tantochè il numero dei glohuli rossi e bianc hi, I'emoglobinH e il valore l!lobuiFtre salivtmo rispeUivamente il 1° dicembr e a 1,450.000; 8880; 25; 0,89 e il 4 dicembre a :2,:W8,il30; 5600; 35; 0,79 con scar·si poichilociti e senza emazie nucleate. Attualmente l'infenno a~,:;erisce di sentirsi bene, non accu!'a alcun disturbo ha JJ Ot'mali le funzioni gastr o- enteriche, non ba avuto più l'ebbre. Il fegato c la milza si sono ri dolli nel lorn volumH nnr male. Persiste solo un certo grado di olignrm ia con soffi<1 sistolico dolce alla punta, e l'esame del sangue ripetuto il !9 dicemlwe ha dalo il :seguente risullato: Glohuli rossi 3 300000. Globuli bianchi 6000. Emo~lobinu 40. Valore globular·e 0,60. Nei preparati colorali non si è r iscontrata al cuna alterazione rlella parte cor·puscohH'e e cioè non macrociti e m icrocili, non poichilocili, non corpusrol i nucleaLi. Come si vede rlunque l a prova basala !"U induzioni scientifiche e cliniche cor·ri::pMe piemllllf:'n l e ai desideri ed alle sperRn%e; l'in fer·mo in S<'l!llilo Rlle iniezioni eurlovenose di sublimato, mif!lior·ò rapidamente, Ri da risorger e a novella vita, quando le sue l!ravisl"ime condizioni facevAJ tO disperare della s:ua f!llarigi one. Senza entrare ora nel campo òi azione del sublimnlo corr osivo mPs::o a con la l to rl i rel.lo del s1wgn e, se cioù al!isca come disin feltari le (fatto poco pr o babil e) o aumenti lu IPtH:or ilosi o E>C·cit.i invece i mezzi eli difel'a dell' or !!anismo per combatter e l'infezione e neutrAlizza r e l<• to~sine, basti solo ({UÌ far notare l' insperat.o succrs!'"O ùi guAri{!ionP. del noslr·o malato, ({Uando invecf• l'P. ne prevedeva la morte a non lnn!!a scadenzA. E che i vantaggi ottenuti si dehhAno allribuire Ali A inirzioni endovenMe di ~ublirnato. lo si Yecle chiaro per il ratto che, mentre l'infermo pea-lliorava pro{!r essivamente malgrado la terapia più opportun a, ~i notò pronto e decisivo mig liorameu lo appen A ~i ricot·~e al ~ren ial e e g rande 'rimedio. QuestO felice ri suJiatO na prima YOila Olt61l11LO nell'anemia perniCiOsa prOgre~SiVA, ma più e più volle ripetuLo~ i in IJUesta clinica in malattie infetti\'e ùivers(', sia di spr0ne ai colleghi per•chè, in ca.~i simili al sopraricor·dato o in quelli di infezione generAlizzata, non esilino a valersi prontamente di r1uel'la fOJ"tunata r· isor~A terapeu tira se vo~liono aver·e il vanto di portare a completa guarigione inl'erroi, che altrimenti sarebbero condannaLi a certa. morte o ']Uanlo m eno A lunga e penosa malattia.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA DJ C-Hl RURGIA GEN ERALE EA STMAN.- Rottura extra perltooeale della vescloa in fratture della. pelvi

seguita da guarlglooe. -

(Bostor~ m eri. and surg. }ournal, ~ebb ,•aio i !l06).

N el la :~1· seduto annuale dell.a Mis.~issifJI; Falley medica{ Association il dottor Eastm an di l ndinnopolis afferma che i traumalismi delle ossu della pelvi impor tfJno più o meno peri colo di vita, dovuto non solo alle lesioni delle ossa stesse, m ti auche a quello dei \'i sceri che essA contengono. Nei t em pi passati un largo per cento tlt•Jle r ot tu r e della ve!>cira era SCI!uila da morte. La mortalità crel'ce,·a nRLurnlmente colla presenza con tem poranea di str·appi del peritoneo, e consecu tivo inquinamento per urina della cavità addomjual e. M a anche le feri te es.tJ·a!•eJ·itocnali della vesci ca, con infillrazion e urinosa del connettivo pelvicu, duvnno una !n'ande mor tlllitù . Que,.la g-1·ave mor·talatà ha molto diminui lo in segui to ai m etodi moder ni di tJ'allamcnto dello shock, e del l1 bero e J'I"IZional e drennggio della vesci ca . l sintomi immedia ti e ca,·atler islici òella l esione er•ano l'i ntf:lnso dolore addominC~ le, colla~si gr u n de e:>agerazione del rillesso vescicale, con tenesrno, S<'nza poler·e emettel'e u1·in~t. Quest>l impossil,ilila di min g-er·eesisteva di solito tanto quan·lo i l pe r1 toneo Gl'n inlacciltO come nel caso i nverso. Le ro tture d el por i lo neo m'il no certam en le susse~11..11te da peritolon ili acute. Avven endo i l lrau· mati!'mo a ves<·ica pie,,a, «i ritJ• ovn,·a al dtsopra della vescica una zona ottusa e sensuii le, oltl'e i limiti della ottusila u0rmale della vesci ca , e si pote,·a notare col ca teter e una g ranùo qoa11tita d i urina Sèl ng uinolenta. La diagnosi dPl la f'rallu r·a della ·pelvi in sè poteva talvolta f11 t·~ i a vista, tuttavia di solito 1! chi r'u J·~o deve ·v aler si dei sensi, vi sta, tallo, udito per· rac· coglier·~ i noti si ntomi delle fl'atture, rleformita, IIIOhil ilu anormale, e scr i<:chi olio La defMmila di Ol'dinar io no n è mollo pronunziata. Nei tr·e casi, dest:I'i tti dall'Autor e il tr·aLlamenlo consi ::: te va nel combatter e lo sl10ck specialmente con sol uzione salina e ad r enali na, nel r imuover e i l coa~ulo, sutura dello ~l ra p po della vescica, ri po~f' e applicazione di un be11daggio, IO modo da i1n pedir e il mo \'imento dei pezzi d'osso fratt u1·aLi. D. G. DELOGU .

W~=: :-~nEL. - Cura del oanoro esofageo ool raggi Bontgen. - (Zentralulatt Iii.,. Chirurgie, n. 10, 1906). L 'autor e Ila impiet;a lo. in un uomo di 52 anni affello da ca ncro della metà inferior e dell'esofago le i rradiazioni X ed ha fallo 8 sedute di 5-10 minuti di dur:ata ciascuna , combinandole c olle iniezion i quotidiane intra·muscolar i di sol~ztone arsen ical<~. I l successo fu favorevole, poiché il paziente, che sul pr inCi pio della malattia non poteva degluti1·e, nemmeno alimen ti liquidi, potè


ltlVISTA DI CRffiORGIA DI GUERRA

in seguito deglutire alimenti anche solidi e l'ulcerazione dell'~?so!'a::ro scomparve a poco a poco, fino a non render:;i più. visibile. L' inJivi duo fu dimesso in discrete condizioni gener ali. F uNAIOLI. SrR.iTEB. - Operazione radloa.le dell'ernia. ottura.torla. - (Zentralblatt fiir

Chirurgie, n. 47). L 'autore accenna alla diffìco ltà di eseguire l'operazione radicale nei casi di eruia otturatoria, ed a~»erisce che i l m ~> todo di Lejars, di chiudere l'apertura esterna del canale otturatore, non merita il nome di oper azione radical e, giac· chè il fo r o ollur atore interno e l'in tiero canale otturatore r estano beanti con questo metodo. Ricorda il m etodo escogitato da Bat·denhener e pubblicato nell'alinO passato da Sch warz!'child; secondo i l quale l'aper tur a interna del canale er niario si chiude a m ezzo di un lembo o!'teo-plaslico, distaccato dalla superficie interna d.,l pube. Pubblica infine il suo metodo cl1e avrebbe i l grand e vantaggio di occtuderfl, in modo sicut'O, tutto il canale erniar io: estir·palo il sacco più in alto possibile, l'autore forma un lembo, largo da un centimetro e mezzo o due, lungo otto cen timetri dalla parte mediana del muscol o peltiu eo e cir cuisce r.on filo robu sto l'estl'emi tà distale del l embo costituito. Conduce, traverso i l canale oLturat11re, i capi Jel filo r accomandati ad un ago da aneu· ri smi e li riprende alla part e inter na della m ernbl'ana otlur atoria previa dilata zione della porta erniaria e previo al l ontanattH~nLo del ~ra!>so pro-peritoneale. Con questi fili traspor ta nel canale oUuratore il lembo del pettineo e conduce ambedue i capi del filo al clisopra dell'arcata di :E'alloppio, fermandoli c.ll'aponevrosi addominale. In tnl modo oblitera il canale ottut·&.tol·e ed il forame otturatore interno. F UNAIOLI.

M nLLER. -

Massaggio cardiaco nella slucope per uarcosl.- (Zenlra/11latl

(ii r ChiriJ.r!J ie , n . 11, 1!)06).

L'Auto1·e ripol'ta le espel'ien:.:e da lui fatte sul massaggio cardiacn. sulla base delle qua\1 ra ccomanda un procedimento consistente nel massaggiare il cuore Jopo l'apertura del LOI'ACe e del per icat•dio e nella conlemp n t·an~a infusione di uua ~oluzione salina calda in una vena. In tal modo e-gli avr·elJbe r•ch ialllalo alla vi ta molti cani, che in l'eguito ad avvelenamento cloro formi co erano t•imlll'<Li dai 20 a 25 minuti senza r·espiro e "pulsazioni e spera che queiò'lo procedi mento sara utilizzato specialmente nei casi di imminentP. mot·le per soffucazione ed a v velenameulo. FuNAIOLI.

RIVISTA. DI CHIRURGIA DI GUEHRA Gumo BAcr.ELLt. - Tetano e acido fenico. - Roma, tipo~rafia t\ azionale Ber· t(:'rO, Hl06. ~el

fuscicolo pr ecedente (png. 8H) è Sllllo dalo un ria s!'\unlo dell e comunicazioni e discussioni che ebbero luogo al :35° Congl'es~o della socielil t~òe­ sca. di chirur·g ia sulla terapia Jel tetano specialmente in r apporto alla chi rurgia di g uert·a. I letlo ri avranno ben no talo che uessu no degli or atori polè cilare


RlVIS'rA Dl CH ilWRGIA DI GUERRa

925-

una favorev ole statistico di g uari gioni; l a maggior parte di essi consigliò l'uso del siero antitetan ico . a solo ;;copo pr ofìlatlico. TOI' Il8 dunque opportuno i l se~nala re q uesto nuovo contributo del nostro !'Otnmo clinico, nel quale ri ferisce su uu éaso d i tetauo g u11rito colle ini eztoni di acido ft>nico. I l caso é tanto più importante in qunnto du3 si tratta di uu vecchio di ottant'a nni, entrato in cl tntca in i::;tato gravi:-;simo, dataud<> g iit 11-1 manifeslazi<mi lt>laniclte da una sellimana. Nei pl'imi tre gio1·ni, benché curalo colle iniezioni di siet·o, il malato andò sempre pe{!gior ando. l niziat&si poi la cura col metudn Baccelli, si ebbe un mig tiorameuto, leuto nei prt mi qnC~ltJ'O giorni, poi r apiJissimo, tanto che dopo 15 giorni f u tr alasciata la cura essendo scomparsa oj!n i manifesta:t.iooe Letanica. L a cur a del tetano colle iorezioni P.ndoveuose d i acido fenico ~ uscila or·mai dul per io.lo dell'esperimento e della discus>'ione. L e parecchie centinaia di t~tanici CUI'l:l li con questo melorlo ~eniale ctànno uua mortalità oscillan te f1'a il 9 e il10 p. 100. Ltì tolleranza degli infer·mi anche i più gravi per questo r imeJro è completa, polendosi i niella1·e lì11o a t g r. e 1 g r. l t2 ed (lltre pro dif' . An zi il Bar~celli formula l'assiomA , che (a tolleran:m Jier un rimedio eroico sta

in ra;tion. cliretla della sua indica.~inne. La sem pl•crtti del rim edio, lu facilità dell'applic.azione, r endono que~to meLodo pr eziosissimo nella ciJirurj!iA militar&. B en a r ag10ne l'i llu~tre autore hn dhil<:&lO questo SUO scritto, brev~ rjUAiilO impurlante, al pt·imo sold& LO d'lla ll&, a Sua Maestà il Re. H. L.

J. J. MATrC; NON. - Gll e1fettl del grossi prolettlU 41 marina. B.loordl della.. battaglia dt Tsushtma. - (La rres~<:e médicale, 1906, n . !lO). Que;;; ta publica:r.ione del medico maggior e Maligno n, me.nbro della missi on e m dr tHr e fr·an cese presso le t1·uppe g iappone=>i di Manciuria, e le 6 lavo!<:) fotogr·afiche rl i cu i é fMn ila, danno un'immagi ne m ofto viva e ce1·to anche assai im pr essionaute del le le:::ioni che i g rossi proietuli di marina pr oducono su l cor 1Jo umano. T s u;;;h imA, così scri ve il M uti~non, fu u na pagina inedita di cltiru1·gia di g u.'na, come lo fu nPgli annali della guert·a di mare. Di fallo, Sb i chirurf!i militari conoscevano già a meravi gl ia. per pratica e per· espe1·ienza, gli efh:lli dei pr·oic·lli li ,l i piccolo calibro, CO!<Ì delli umanilSI'Ì, e degli esplosivi moderni, no nchò l'll7. lOne doi pr oiettili dell'a rlif!lieria da cam pagna, nulla tult11via sapevano, nemmeno teori cam ente, di quauto son capaci gli enormi pt•oi eltili di marina, al l t tiuo a L metro e con 30-:!5 centimetri di rlit~ melt·o, ri col mi di terri bili esplode11Li a ba:::e di picJ·Ali e di p1·c.dotli nitrogl icer·inici. Essi i nfatti agisr.ono, COllternporatH'éllnenle o ad o ra ad 01'8, come p1·oielt ili di piccolo calibr o, come vio lenti e~plo~ivi , come punte di sciabole, come l e gr•osse palle sreri che dei ca n noni an ltchi, ecc. A llor'quando la ca ri ca interna esplori e e r ompe l e par eti del pr oi ettile, v~ngono infatti pr oiettate in o}!ni di rc7.ione del !<} cen tinnia e migirai a di fr·<Jrmn»nti , che si muovono con velocila val'tal.:ili fra i 500 e i 2000 rnetl'i al ~eco ndo, cosicché i ber·>'a~l i umani, i qual i, sulle navi, non distano ch1~ di qualche passo d~<l punto dell'esplosione, li r icevono menll'e ancora sono dela ti d i tu t la la lor o forza viva. L e schcgp:ie d"arciaio, d'ogni fo rma e dimensione, agiscono assai spesso come a flilutiss imi bistur•ì, producendo sul la pelle degli intagli più o meno hrn ~h i, delle incisioni, deii·C punlure come di tr equa rli,


'926

RIVIST A DI CHIRURGIA DI GUERR.~

dellt;! ferile idenliclrc a quelle da punta di l"ciabola, di cui l'A . nelle sue fotog rafi e da esem pi a s~ai dimost1·ati vi: tal ora attr aver sano le parti molli come un pr oietti le J i fucile rnod~rno o penetrano nella pelle e vi rc~tan o in fìssi come aghi sopra un cu~rinello . Allr e volte un framm ento irregola1·e urla tan genzialrnellte la super fici e del corpo e, come un terribile colpo d'arli~li, dilacer a e !'\lrappa i te!'<suti in m odo ri pug-nante, p1·oùucendo anche attl'lzione in profondila. Ne conse::ruono di regola suppuraziooe e assai lun go decorso. Quando un f r·amrnento g 1·osso ed animato da g 1•ande v eloci t-à inconlrfi un a r·to, aHor·a a~isce come la mannaia d'una ghig liotti na, c!'le percorra 1200 metr i al secondo: il membro sarà co:;ì amputato di C ~J i p o, con maestria, l'esiduando una se1.ione c ircola1·e, sulla quale si osser va sempr·t>. quAlche segno di lacerazione dei t~>~suti, poich<> il cor po vulnerante ngisce, nnn gin come un coltello chimr gico, ma sècondo le lel!gi fi si che del cuneo, stra ppando cioè e lace1·ando. Una per·s ona che si trovi su fTicie ntemenle vici na al pr·oieltile al momento i n Citi que;:Lo esplode, ol tre alle varie allre SP.ecie di lesioni, L1·a cui è pure da annove1·are qurl la dell a r•iduzione in un info1·me amm11sso sanl!ninante, può ri pot·tar e rl elle brucialu t•e più o meno estese, dovute ai fr8S infiammati provenienti dallo sccppio: in un cHso, di cui il MaL1gnon ripo1·ta la l'o lografìa, il rer ito ebbe solo, mir·acolosa m ente, una g1·ave scottatu ra de lle parti non difese dal v estito, specie della testa: il volto non tardò, per l'edema i n fìa rr.rYJAtor io e l'rn fì!tr·nzione sicr·osa consecutiva, a tumefarsi ~nor·m enwnte, si che le rime palpehr·al i non potevHno più esl"ere divaricalP. e le labbra, oltr·emodo tumide, spoq!e,·ano all'i nnanzi, m r nlre l e orecchie e il naso tweva.no assunte pr·oporzron l Pd a~pelto mostruosi. .NolPvole anche, dice il Mati ~no n, la ralrna e la ra sse:;:rnazione, anzi, meglio. l'a;:soluto stoicismo, coi CJUali i giapponesi, cosi orribi lmente mulrlati, soppr•rla nn le loro soll'eren :~,e , rel'to assai gr•avi: si deve ciò in g ran parte all'edu c~lzionP. nazionaiP, cl1e li abitua , già da fanciulli, a tollerare il dolot•e fisico s~n zu l amenti. L a gra\'ilà e In natura dc•ll ft lesioni ed il numr r o r ilevflnte d ei ferili in un ccimiJ!ltlimento di mare Lr nvanr• l a lor o spicp:azio ne non solo nei fattori !>Opra accennati, mfl anche in 11ltr•e cir·costnnze. Dilatli, in tena, con tro i l fu oco clel l 'ar liglieria da ca1npa~ ne, è ' Illasi sc>mpro pos~ i bil e trovare un certo ri pa i'O, si<~ nelle in PguAgliRn7.e del terren o, !>in COI'icandol"i sul suolo, sia appr ofìttanrlo rl i r1uellf' ::rr 11ndi esravAzioiiÌ c~i rco l a r·i , di cir·ca metri 1,50 dì diamelro e 0,50 di pr 11 l'ourlità, che venl!ono pr odolle rlall'e!=piMione dei proie ttili dei cannoni avver·sa rJ. delle quali ~li ulliciali giapponesi , in Manciuria, insegnavn nn a valer si Ili loro soldali, per farli avAnzara an('.he solto il fuoco dei Hussi, essendo provato c he i p r·oi~tli succe~s ivi non toccano m ai terr a nello stl.'sso, ·preci so punto dei pr ereclenli. S111la tolda d i una nave, in vece, non si trovan o r·ipari e quelli che sPmbrano tali, a prim a giun la, po!=:sono òiventare una fonte micidiale di pr·oietti li indir elli, anche più dannol>i: una bussola della Mikasa, nave ammiraglia di T ogo, volando in pezzi sotto l 'urlo d'un proiettile avversario, feri 32 pel'sone. Le cir·coslanze a ~cen nate in questa pubblicazione spiegano assai bene le O!'ri hili ca rn eficine cltf) aceomp;Jgnano fll i odiern i combatti menti navali: esse non l1anno termine che col ces>;ar A del fu oco nemico o con l'afTonrlamento, cosicchè è faci le immagina1·e in mezzo a q uale pandem onio e a quali !'isehi per!i'Ona l i deve eser cila1·c la sua funzi one di comando l'ammirag lio moderno, sop1·a


JU\"ISTA DI CJURURCIA DI GUERRA

927

le:~

sua nave, ancl1e maggiorme11te falla segno al fuoco nemico, mentre n terra i l comandante surremo può di t·iger e razione con tutta calma e ~icurezza, in luo~o riparato. PA O:SEHA.

:\ool..Fo Bnr, :-~TA~O già medico capo dell'ospedale da ca mpo della Assoc1azioue tedPsca dello Croee Rossa in Charbin e chi rurgo capo ciella divisione chirurg ica c.J~JJ',)sped ~c~le civile Urban in Berlino. - Osservazioni sulle ferite d'arma. da fuoco dell'a ddome.- (!Jeulseh e m etl. \\'ochcnsch rt /'l, apt•iltl l !lQ(i). La questio ne se un pt·oieLLile in Lullo o in parte ha allra.vee.~alo l'addome uon può e!>set·e ùectsa se non intervengono sintomi elle dimostrino o la le!>ione di un or~ano iutrap.•ritoneale o di vasi, ed i n ispecia l modo: 1° P er Yer~om P. nto SHnguigno nello ::tomoco o nell' int.rstino. :2' Per comr:ar sa nella le!:ione del contenu to d('llo ~tomaco o dl!ll'intestino, bile, urina, r>cc. 3° Per sintomi di emor1·agin intel'na . t 0 Per e!l't:!llo di irrilazione J.Wrilonenle Òltli c.Jnll'uscila di mALl'l'ÌSie infettante nella ca\'itil lihtwa dell'addollle. Qtu~sli sintomi fJOl'S<Ill O manca•·t>, come venn e con;: talato i n alcuni casi, nelle lesioni particolarmente per armi da fuoco di piccolo calibro; ma lgi·ado si po;:s.a ~elfnil'e il tr·agitln del pPoif!LLile nel cavo addominale. TI maleriole finot·u ra ccolto è ant:or troppo esiguo per lrarn e conclu!':ioni; ciò malgrado merita co11Lo d i adunat·e i ri s ultati delle 0::1:.=:ervaz.ion i per ani,·are a C]ttalche prova i nlet·es::a 11 lP cir ca i l decnt·:::o ed il pc·oco!'\~O dofi ni ti v o d i quelle l osio ni uddornina li in per::;onr. che, an co t· vi ven ti, poterono r ftggtung.,re gli ospedali rotroslnnli. Ecco l e conclusioni clte ne polct·oi•O derivare: 1• Una parte rilen.n te dei feriti da proietlì le nl"ll'addomc, che non !':OCcombette acl emorragie prirnàril' fH.l n peritonite at:uta, morì n~g:li ospedali di ri sr.rv1-1 (:15 p. llJO dci noslt'i casi). ::!° Come c~ausa della morte in tali casi i: da con!;;idrrars:i in ispecial modo rl) unn peritonilf' tardiva; b) piemia; c) emort'nf!ia secondnl'ia. :1o La per·i tnniLe tardh·a si ol'iginu da raccolte rnarcio;..e inlrop(~r·iLoncali pPr r ottur a tlello memLrana capsulare di riv eslit nento ; la piemia da ascessi e'( tra peri Loneal i e p i u f1·eq nentemc11 l e r~ t,·opet·i Loneali. }o Gli asce!':si inlrapet·itooeali i r1uali portano alla fo!'fnazione di perilunite !ardi va si formano spesso mollo lontano dal punto della l esione, ed hanno di preferenza sede nel piccolo bacino, P. prr con•Jsce t•li in ne>;~un cB>'<) dovrebb,.~i tra;:curare I'E:!'<plorazioue r ettale. 5° La apP.rtuc·a c.Ji C]ue<"li asces;;i del Lacino l>i fa dalt·ello, come in ascessi di o 1·igine B('pendicolart>. - Molli guariscono. H• Gli ascessi del bacino, i fJuali <"i trovMo anche nelle le::ioni doll'at!dome in di r ezione orizz<,nlale alla linea dell'omLelico, ad e~ .• nelll} l esioni dello slornaco, nascono ve,·osimilmenle pet' decomposizione dovuta a processi ernort·agici. Non è dato decidere se questa infezione sia avvenuta pt·imieramenlo rla ferita dello stomaco e dell' intestino od in ,·iu socon<iat·ia per l a vicinanza dell' iuleslino. i• Gli ascessi che portano ulla piemia sono ordinat•iamente piccoli e per·ciò facilmente trascurati.


U28

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

N on raram en te nascono essi nei dintorn i dPi proiettili infissi o cor·pi estranei trasportati. I n simi li casi sono da consig-liarsi per rinlracciarli i ragf!i Ri\ntg-e11. s• La cir·costa1za che tulle le lesioni dell' adùome gia opera te, morirono, par·la contro il tra spot· to di tal i operati, che devono lasciarsi indietr o al nemico, sotto la prote1.i one della Croce Rossa. L'A. fa 11otare che il decoi'SO grave e ~l i insuccessi cho si Pbber o uell~:~ gu<'rr·a passata n Pgl i ospedali di r iserva per i fer iti gravi od oper ati, olev onsi in pa1·le ascriv ere alla ma11eanza di r.o tizie circa le lesioni o ri ~i n ari e , il trattament o precPdente ecl i l de(·Mso eli quelli evacuati da altr o ospedale da Cllmpo. ln!'iste fJuindi sulla necessità di compih:u·e una Ta bella rli eoacua:;ione, nella quale per o:;rn i ferito siano ùali i mag-~iori dellagli possibili, e speci almr.: nte iudicazioni e:'<atte sul cAso speciale della $i tuazi one dr en trala e di usci~a ciel pr·oiet tile dalla fer'ita ed il decorso della l.ernperalura. Cosi si risparmiano ricer che superllne e cambiamen ti di fasciatura e medicazione. G!ANr. PonouiLm ed Avf.:nous. -

-

Un oa•o dlleslone del oranlo per arma d& fuooo.

(Are/t i ve.~ rle mé le~in.e nanale, Pa ri ~, 1!)011, febbra io, tom. 8;)0 , fase. 2°).

Cn soldato di fante r ia coloniale, dell'eta di 25 ann\ in c ir·costaoz e non beue pr eci;;:ale, r·i ce ve a bruciapelo un col po di revr.)/oer nella r egione temporal~ de· stra. Holo dopo un gior·no ~ mezzo circa e~li si presenta nlrinfer meria r eggimental i', da cui viene i mmediatamente inviato all'o><pedale m arittimo di Br't:Sl. ove si r·eca da sé stes>'o, a pi1>di , in pLwfcllo posse$sO della pr opri a coscienza ed Mcusando solo cefalalgia, ma nessun sin toma cerebrale, nè paralisi dt<>glr arti o della facci a, nè di$turbi oculari, nì~ ~pa"m i o conlra aturc. Senzst atten der e ' il ri»uiLalo della r·a.diogr afìa, eglt chiede di eR:-er e operato su!Jito ad og ni co~lo .

L'orifìcio d"enLr·attJ del 1woiettil o si tr·ovava s ulla linea oi·Izzonlale che pnssn per J"nlla<:CO SUJ)erior e del padiglione d o ll"o rec~hi o, a l r e d ila lrasVCI'S6 innanzi al tra go e pc l'ciò in piena r·e~i one temporale: era tondPg-~ian le, a ntar·gini :ie" em ente l a1·eri Pd an net·iti dAlla pol vere pir·ica. L o spl'lcillo rivelava soltanto una perdita di sostauza clelros$;0 e ~i r itenne perciò ch e il proiettile r ave ~se atlraver sat.o e si lrova ~ ><o nl di la. L 'interv ento cllir·ur·gico, che ebbe l uogo cir·ca 48 or e dopo il t r·suma, !;'olio l'azio11e clor oforrnir a. C(lnRi:=<teLte i n una larga inc-i!'<iune esploratrice, verticAle passante pc~ r· la ferila cu tanea e profo11•la lìno all"o"so. Si rinviene su Ql i e~ Lo un f ro Loncln, a sll'!lllpo , Renza n"surazioni : il :'<O nda~gio s vE> Ia. nel fondo, tre scheggie info:'<><ale, r npp r P-t;entnntr esattam en te la JWI'dila di sostanza, che si e"traggonn dopo all anmta l a b r·r·ccia o~:'<Pa . L a dura mad r e. mè~><8.CfJSi a nudo, appare lacer·ata, rna a.lcren te lu tto »ll'ingi r'<J, ,..enza scollrHntmti. al fora me Ol:'· !<Pfl . Allar-.:za Lo uller·ior·menle 1>'1 breccia o:::!<ua P qut>lla della du ra madt·e, col dito i lldice :'<i r i<>sce a pent> tra1·e in un l r 11gitto ~e avnlo nellu soslanza cei·ebr·al~>. in r.ni . alla p!'Ofonditù ùi ~~ o 6 centime tri dal tnvola to inter·no si per ce· pisce lin1.1 lmen le il pr orellile, chfl !'i e:;lrM cc,n una pinza di K oehèr, esso di pi rnnho, con 6 millimetri di dinmctr·o, un po· defo r malo a l 'a par•l\• anteri!we, ma i nlier o. Dopo arcuroLo lav!l g~i o dr··l tramite cereibrale, co11 ncqua bollila, s i sulur·ano la pacilimening-c e il rnu!'.cOI(l Lempmalè. d renand<t pro ronda mente, P si all"!·oulaiiO l llllll'gi111 Jella fer•Jta cutanea CO li Cri 11 8 di P'ir·enze.

e


RlVJSTA ,01 OTO·R.I ~O-LARINGOIATRIA

929

Il decorso uller·ior·e fu regolare: due ~-tiorni dopo si procedette alla medicalura e si lolser·o i drenaggi. La temperatura non sorpassò mai i 37°,3 e l'ammalalo usci dnll'ospcdale, g uarilo, 64 giorni dopo l'ingr·esso. Questo caso dimostra che talune regioni llel cervello p re~enlano una grande tolleranza ai corpi estranei e all'e~plorazione chir·urgica. Cer·tamente il fallo che il proiettile e•·a di piombo non incamiciato e rJuindi molle e deformabile etl il fallo de lla sede a destra (a sinistra probabilmente avrebbe avuto altri efretli a cagione délla vicinanza dei centri motori corticali) hanno contribuit0 a r endere meno g rave la lesione: un proiettile d'a rtua da guerra av rebbe pr·odollo assai più gravi deva~lazioni. Gli A. A. r !Jccomandano inoltr·el di servirsi pet• l'esplorazione del dito, che, per essere dotato di s• (uisita sensibilità, è prefertbile alla sonda, In quale, clel resto, può battet·e false strade. Essi intervennero subito. contt·ariamente ai pt'ecetti classici, di non f11re <:ioè, b1<plorazioni immed!ate, nè ricerche pt•ofondo, ma di limitarsi Rd allargare la ferita, togliere le scheg~ie e disinfettare il tragitto, aspettando ad estrarre il pr oiettile dopo la radio;!r'Mia: essi infatti dopo du'3 giorni avevano motivo di ritenere che il pr·oietlile, e~r;.endo stato fìn all0ra tollerato. dovesse tr·ovar~i in una regione accegsibile dell'encefalo e non in organi importanti. Gli A. A. vollet·o an~h e sper·imentalmente riprodurre e s tudiar e sul car.la vet·e ltt le~ion e in par·ola: r igorosamente determinato il punto d'entrata del proiettile, i vi lnipatlat'OIIO il cr·anio e, per la br·eccia, introch.tr;.sero una grossa sonda BE>niqué nella ;;ostanza cerebrale, alla ste">~a profondità e secondo la medesima direz1one del proiettile. Asportata la calotta cranica ed es tt•atto l'encefalo, vi rinvennero un tragttlo t'ungo 6 centimetri, interessante il corno sfenoidale o inferiot•e del ventricolo laterale, nel lobo temporale destro: esso cominciava nella posizione anlel'iore del 2• giro temporale, per,·eniva nella fossa dei Sylvio, in vicinanza della sostanza perforata anteriore e terminava al disopra del chiasma, innanzi ai peduncoli cerebrali ed al tuber cincreu.m, passando co;.;i al di solto dei talami ottici e del nucleo lenticolare. Un siffatto tragitto dunque, all'infuori della cor·teccta del corno sfenoidale, sembra che non interessi nessu n 01·gano importante e che cammini solo in piena sostanza bianca. Ad ogni modo, concludono gli A. A., ques to esperimento dimostra che nel caso in parola, il canale per·corso dal proiettile é accessibile alle indagini del chi rurgo e che, 0\'6 lo stato gener·ale lo consenta, questi nou deve rinunciare all'immcJialo inlervenlù. PASSERA.

~IVISTA DI OTQ. ~INQ. ùAQING OIATQIIl Nmoou ANTONIO, capitano medico. - Uso del rag gi Bontgen in ot o-rlnolarlngoj atrla. - (.&r·chi oio Italiano di Otologia, anno 1906, v. 17, fase. V). Il ca pitano Nieddu, in un lavoro ordinato, parla della Ròntgen - diagnosi e d ella Riinlgen - terapia mettendone a raffronto le applicazioni in oto- rino· laringojatria con quelle delle altre branche della medicina. Riferendosi dapprima alla parte diagnostica, ne espone l'importanza nel campo c!Jirurgico per ~9 -

Giornale medico.


~so

RIVI STA DI OTO·RINO·LARINGOIA 't'RIA

il riconoscimento sopralullo delle l esioni tz•aumatiche e delle mRlallie dell e ossa, dP~li aneurismi, dei calcoli, facendo anche allusione nll'impiego dei raggi X nella chit'urgia di guena. nileva l'u>'o di un cotale mezzo d'indagi ne in medicina in te z·na, sia dal punto di vista della determinazione delle malallie cir coscl·i ~le dei polmoni e dei loro involucr i, dei cambiamenti patologici di forma e volume del cuor e e del suo fa scio vascolare, sia dal punto.di vista della constatazione di Alter azioni nei visceri addominali. NoLa l'uso che se ne fa in pediatria pet· porre in riliev o i difetti cong 1~ niti del le os"a e J'infìltz•azione tubertolar·e delle ~hiandole peri -bronchiali; in O>'letricia per far conoscer e sopra lutto la con formazione e la gnwdezza del bacino d~> IIR ~es tan te; in gi necologia per la dia ~nos i dei tumori uterini; in nevro-patologia ed in silll og-r afìa per riconcscere le malattie ossee ed articol ari, consel!uenze dei disturbi di trofismo osseo IY di infezione sifil ilictl . Accennn quindi nll'applic~tzio ne limitato rhe la R onlp:en-d ia~no~tict~ ba in oto-t·ino-Jaringojulria, attr ibuendone es>'en:tialmen te la cau~a alla poca nitidezza delle n:;ure Rtn1tgen-oscopiche dell'or gano uditivo e dei ;:;eui annessi alle cavitù nasali cd al miglior e accertamenLo, che si può far e del loro stato anatomico con allt'i mezzi di osservazione, e r ita le allez·azioni analomo-patologiche, i n cui la Hiintgen-diagnoslica può dare niulo in otologia e laringologia e <:ioè negli ascessi cerebr ali olilici calcificati, nei corpi estranei di den~ilà ele vala infi s~ i nel temporale e nei cor pi esl!·an Pi molto densi, mobili, della laringe della tz·achea e dei bronchi. Si diflonde poi sull'uso terapeutico delle rndiAzioni X, premeltendone alcune nozioni circa l'azione fìsi olof!ica sui tessuti: così fa cenno della radio-der ruite acuta c dellu sue tz·e fasi 1; i evoluzione; della al opecia, cui esse po::>son dar luogo, della sclerodermia, dc!la tela ngiettasia, ecc. e tocca pure la questione, se i r aggi R •)nlgen agiscono primi tivamente e con m ag:zior inte n ~ it à negli elemen ti epitel iali, oppure sui vasi sangu i~ni . Ten endosi sempre nel campo ù~>ll'azione fìo:;iologica de1Je r adiazioni, fa par ola della l or o azione sugl i organi interni e~plicante!>i con riduzione del lot·o volume; Mli'aziona r apidamen te di!::'tr utliva negl i elementi linfalici, splen ici, ossei, m esenterici ecc.; dell'azione nociva nell'epitelio dei cuna l i semini ferì; dC'II'influenza tuttora discussa sull'e· pitelio renale; dell'influenza sul sangue e del modo di formazione delle JeucoIOS"ine; dell'azione sul!t• ~hiandole sudor i fìclte e sebacee; d <' ll'efft~llo calmante sui nervi e ùel piccoii~simo IOL·o poter e baltericiùa. Quindi passa all'azione cu z·ativa dei ra gg-i, r il evando dapprima le tHorie, che o,a-~i si contendono i l c:Ampo p~r spi egar e il meccanismo dei r isultati terapeutici ollenuli : si dilunga poi nelle applicazioni i u ù~ rmopalica spec1e nel favo, erpete, uegli eczemi ecc.; di quelle in chi t•u r gia specie nei calcinomi ~uperfìciuli e nei ~a rcomi; su lle applicazioni in medicina particola!'mente nelle varie forme di "lenc• ·mia e di pseudo-leucemia, nel m orbo di Banti, nell e malattie articolari cronicl1e di r1atu 1'8 r eumatica e gottosa ed in alcune forme nevralgiche; allude auche n il' i m p!i·~w loro in ofta lmoi atr ia nel tra coma. T occA infine della cura Rùutgen nelle affezioni cr ouiche del ,-eslibolo del condotto uditivo, in quelle del naso e della laringe e rip01rta, a questo pr oposito, f{u ale contr·ibulo perso· naie, quind tci casi di indi vidui , affetti da malattie cr oniche di varia natura della pelle del padigl ione dell'orecchio, del la cute del naso e del la loggia par otidea, del valope ndolo, ecc. e cur ali con vari o e>'i to nella clinica oto-rino-laringojatria di Tori no nel l 903-190:J. FUNMOLI.


931

RIVISTA DI ANAT~)IIA E~I~10WGfA. N~R~IALE EPAT~WGICA Sulla tuberoolo•l prlmltlva e l'antr&oo•i ciel polmoni e delle ghiandole bronchtall. - (Deutsche med. WoChensch r- q t, n. 40, 1!"106).

RIOHERT . -

La presenza di l ubc r coli' solitari nelle ~h iandole br onchiali, per le attual i r ice1·che di laboratorio. é di di~cusso orir.rine dopo che nei singoli casi ~i vorr ebbe considerare l'appa•·ato digere11le come la via d' ing1·csso dell'infezi one. :Ma la tubercolosi da inalnti<llle fissala dapprincirio nelle gl11a ndolt~ bronchia li é, :::enza dubbio, la più frefJuente ed in sua prova stanno l e seguenti osser vazioni Nei casi di tubercolosi solita ri a delle ghiandole b1·onchiali la supe1'fìcie di sezione dei due polmoni si pr ese11la libera di alterazioni di questa natura, ma, in v ero, ciò non é un'evenlualllt.i frequente, chP. nelle z.one sollopl eurali di don~inio dell e ghiandole broucliiali i nquinate si risconll'ano dei lubcr coli ir. vario numero e di varia grandezza: nei fanciulli caseosi o calcificati, negli adulti più {l meno colorali in nero, antracotici. Qu e~ ti ultimi all'esame istolog1co non presen tano Jei ca rat teri tube1·col ari, mancano c10i< della tipica conformazioue connettiva con le cellule gigantesche ed i bacill i tube•·colari, eJ all'infuor i dell 'accumulo òi ca1·bone che invade pur e le ramificazioni lin fatiche più vicine, nul la dice che siano aller ate. Ciò nondimeno sono da ritenersi come punti inficiali, e que~lo non é per nu lla sor prendente 'luando si con!'lidori che il tuber colo qui é {{ia tra!:'corso in un tl'ssuto d i cicet1·ice per un pr ocesso di gua1·igione SfJOntanea. A coufel'!na di tale inl•' r prelazione dobbiamo considerare i rapporti f1·a tub o.! rcolosi ed an lraco;;:i. f:: opiuione che l' sccumulo di c~H·bone possa ingenerare gTavi alterazioni nei polmoni; il r ammollnnento fino alla r.>rmazione della caverna e la sclet·osi . Questo non è da ritenersi esatto: se noi ci domandiamo i n quali ci••coslanze il pul viscolo di o 11·bone si di~t1·ibuisce nt>i polmon i, la ri ~pn:::la si è che l'ot·~aniJ su cui il cal'boue vien fi!'~ato è già in ptlr te od in tutto ammalato, non nel senso che il l es;.:ulo d1venli òifl'usamenLe g r ig1o o nero, ma che le zone antracoticbe cot'rispondono ad un pregrcsso stato infiammator io. Il qua le può esser·e di varia eziologia come pt'l' sifìlido, per inc'om pleto ria~so r­ bimento di bronco-pneumouìli, ascessi od infarti; ma solam r>nte la tuhe1·colosi pu6 esse re di larga base P•~r il formarsi di un' aulracosi di!Tusa. onde siamo condotti ad ammetlet•e elce anche {{li indurameu ti antracotici, circoscritti ad isole, sulle plfmre-pol monari rapp1·esentino ver amente un'affezione tubercolare gua1·ita. Gli é che talvo lta s u essi possiamo ancora ave1·e un ct·ileriv di un tessuto di granulazione tuber cola1·e con le cellule gigantesche, oppUl'e fr·a la zona sclerosala sono ancul'8 distinguibili i n vario uumer o degli alveoli fusi i n una sostanza amorfa di necrosi come· residui di una pneumonite ca~eosa com pletamenle racchiusa in un co nnettivo o auche delle piccole caverne bronch ic. Ltasiche.


932

RIVISTA DI MALATTJiE VENEREE E DI!:LLA PELLE

Si li'Stta sempre in ogni caso di una pregressa tubercolosi una volta foci lmente diagnosticAbile e passata poi in una scleros i connettiva; onde si può conclude re che nella grand issi ma maggioranza d ei casi le zone anlracotiche ra ppresen tano lo stadio ultimo di una tubercolosi f!uarita. Queste esper ienze di fallo val~o no pnre per le ghiandole bronchiali le quali poss•>no presentarsi prorniscuamenle s ia in atoracosi pura, sia calcificate od in C8!'COSi. In certune di es;::e ahbiarno solo un indurimento bruno, in altre un rammollimento necrotico, in altr e anco1·a, sebbene _çootengano m ollo ca1·bone permane il IA-!ssuto molle, ricco di cell ule. Ciò d imostra che il carbone noo può dare di per se s tesso una sclerosi e che la base rli questa é sempre un tessuto di cicstrice di natura tubercolare. Le sop radelle osservazioni possono condurci al punto primo d ella nostra trattazione : alla tubercolosi bronchiale, in un polmone supposto del r esto in ogni parte sano, s'accompagnano di frequente i noduli linfatici sottopleurali di natu1·a sicuramente tubercolare. N ella loro p1·esenza è riposto un importan te criterio di ~· udizio sulla via d' ing r esso della tubercolosi : come il carbone. i bacilli vengono inalali e per le vie Jinfatiche mtrodotti in parte nelle ghiandole bronchiali. in part~ nelle ghiandole. sotlopleur·uli. l tubercoli soltopleurici hanno ancora un all1'0 grande significato: essi dimos trano non sis necessario clte i bacilli inspirati ven ~a no insediali solamente negli apici polmonari, ma che introdotti nel tessuto polmonare vi rimangono inattivi finché arrivati nella zona sottopleurica vi determinano le alterazioni sopradescrille. Similmente la tubercolosi bronchiale è probativa che dal la mucosa bronchiale i bacilli possono raggiungere le ghiandole bronchiali, senza che il tess uto proprio dei polmoni ne r esti inficiato. Le soprariferite ricerche finalmente stanno a significare la frequenza della tubercolosi latente nell'umo: quasi ogni uomo è sta lo una volta soggello a•l un'infezione tubercolare; ma in r eallà. solo una parte de ~Zli uomini ne ammala elfeltivamente, mentre un'altra g randissima parte ne r esta immune. Ai predisposti solamente può il. bacillo tubercolar e e ssere se1·io e grave pe ricolo. DoMENICO Boso.

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE \V ASSE RMANN A., NF.!SSER e C. BRucK. - Una reazione slerodlagnoaUoa.. nella al1lllde. - (Oeutsche med. Wochensch r ~(t. maggio 1906).

A. Wassermann et C. Bruck avevano da alcun tem po chiamalo l'alLenzione che con l'aiuto clelia derivazione de~ complementi osservata da Bordet, Geogou, Moreschi, Neisser e Sachs nei sieri che precipitano le albumine si perviene a l'iscontrare da una parte ne~l i estratti d'organi e nei succhi del corpo la pre· senza di sostanze sciolte dei rnicroorganismi e d'lllLra parLe anticorpi specifici contro questa sostanze. Gli AA. anzidetti dirizzarono in queslo s enso i metodi di loro esperienze, in una serie di malattie infettive, che pur vennero proposti per rispetto alla sitìlide.


RIVISTA DI MALATTIE V El'<EREE E DELLA. PELLE

933

Il metodo consiste nel mescolare siero inattivo di scimmie trattate con estra tti -d'ol'gani, siero ecc. di uom ini sifìlitici, nell'aggiungere complemento (siero fre-sco e normal e di ca. vie) e nel lasciare combinat•e per un certo tempo. Si prova in seguito a mezzo di un siero maltivo, specificamente emolittico e dei cor·pu· sc<•li r·ossi ch e vi appartengono, se il complemento aggiunto é fissato jn tutto od in parte. Quando ciò succede si deduce dalla soluzione dei corpuscoli rossi che in tutto od in parte r imangono, in uno al'reslo dell'emolisi. Questo at•resto od impedimento dell'emolisi dimostra che il complemento è stato fissato per la miscela del siet·o immu::l izzante col mater iale di ricerca e noi pntr·emmo dalla fissazione del complemento concludere: t• che nel siero immunizzante ottenulo col trattamento !'>Ì trovano antieorpi: 2° che il materiale di ri cer ca (P!'.tratto d'organi) unito a ques to siero immunizzan te contiene le-sostanze specifiche contr•arie (ant1gene). Per l' incot ttrarsi quindi dell'anticor-po e del suo antigene é appunto divenuto fisso il com plemento, il quale ultimo manca per complelat·e l'ambocettore emolillico. · Su queste r icerche si trattavano le scimmie con st~ngue di uomini con si· filide seconda ria o con e!';tratto di buboni e condilomi di sifilide primaria, con midollo oss•'O tratto da feti e bambini sifìlitici e ·con e~tratto d'ot·gani e midollo ossei di scimm ie che era no state uccise 7-8 sellimanc dopo una iniezione positi \'tl e si mescolava que:Otti sieri con estratti ottenuti da organi di bambini e feti cnn sifì lide eredi taria e con placente rli madee con l"ifilide secondaria o con estratti di aff,..zioni prirrlarie e conditomi o con cstr·atti di or gani e midollo osseo di scimmie di 7 o di 8 settimane con inoculazione positiva; succede in tal modo un a!'resto dell'emolisi, con pruova che fo nel siero immuniz.zante delle scimmie si trovaoo anticorpi contro l e sostanze specifiche della srfilide e 2° che twgli estratti sottoposti a ricP.I'Cll si trovano meùesimamente questi materiali sitìliticu. La specificità di CJuesta reazione per la lue dimnstt·a: J 0 che i l siero immunilzante di S1:immia ottenuto con materiale sifililico agisce contempor aneamente ed in egual misu1·a su materiale si(ìlitico degli nomini e scirnrnte, indiffer·ent1'!111ente se era ~'>lato impiegato per il tr-attamento soltanto materiale preso dall'uomo o dalla scimmia. 2° che il sier o immunizzante rli scimmia ottenuto con materiale s itllitico a.gi sc~ sollant<> sul materiale sifìlilico dell'uomo e della scimmia., ma non sulle so;::tanzl.J ctel corpo di !':cimmia o uomo non sifìlitico. :l• che il sier o normal e di sci m mia non agisce nè sul materiale di uomo sifili ti co né su rruello di scimmia pure silìlitica. 4" Per dimostrare in modo sicuro la specificità di questa reazione per· il materiale sifilitico venne fatto il contr·ollo seguente: È possibile secondo i trovati di Tlltlen huth che rwl trattamento del sier o immunizzante della scimmia H m ezzo rlel materiale umano si formino prc~cipiline dall'albumina umana le quali potreblJ~ro apportare un arresto dell'emolisi. Le ricerche istituite par·laoo del tutto anche contro ' luc:sta sup:>osiztone. Fatta astrazione che in queste mai una volltl sarebber o accadute precipitazioni manifeste, può l'influsso di una precipitazione dell' all,umina già essere e:;cluso, perché il siero dl:llle nostre l'<Cirn mie sempr·e dà r eazione soltan to cnn materi ale che proviene da uomo sifiliti co, mai con quello di uomini non sifìlitici. Anche il f1.1Lto che il siero pr oveniente do scimmie immunizzate con materiale ri cavato da l"Cimmie sifililiche <la nuovamente la reazione con materiale di scimtnie sifì liliche, parla contro


93-l:

RIVISTA DI TE.RAPEUTIOA

la compartecipazion e di sosta nze che precipitano le albumine. Oltre a cto si ba una nuova prova di controllo per consiçlerare questo renomeno come solo effetto specifico per la sililiide, se !;;[ trattano le scimmie dell'uguale specie con sangue ed e~tratli d'or~tmi d'uomini non silìlilici. Il siero di queste scimmie in contrapposto a lle scimmie immunizzale con m ateriale sifìlitico, da nessun arresto, n essuna reazione ; si può quindi far not(} che si giunse ad ottenere una specijl.ca reaa ione siero-diagnostica dal materiale s(lilltico, con che devesi sempre come controllo stabilire che il siero derivato da sostanze del cot·po di uomini non s ifilitici non da nessuna reazione. L' importanza pratica di q uesto trova to è evidente di per sé. Si è da una par te con c ir) portati a stabilire in oilro se in un siero umano o un sier·o di· Dentato immuniuanle, .si trooino an t icorpi specifici di f ronte a sostan~e dell'ayente promotore della sifilide e si possono oalutn.re quantitatioamente, ttuesti anticorpi. Si giunge d'altra parte, per la descritta rea.oione ad aoere la conoscen ..a se un da to organo contiene in sè sostan~e sifllitiche. Di quale impot•tanza sia g ià quest'ullima conoscenza per le ricerche sperimentali sulla sifilide non abbisogna ulteriore discussione. P er CJUeslo ri$petto s i potra stabilire se la placenta di donne sifililiche da la r eazione specifica siero- diagnostica della lue; e sarebbe di grandissimo significato diagnoslico e terapeulico se si giungesse regolar mente a dimostrare materiali sifìlitici o anticor pi nella circolazione sanguig na eli ammalali di lue. Questo compito di ottenere un siero spectfico che a g isca sopra la lue sarà $OdJisfalto con esperimenti da intenlarsi in prossima s pedizione neEle Indie. GIAN!.

RIVISTA DI r ERAPEUTICA L'Almatelna. È un nuovo prodotto, ollenut-o dal chimico dott. R. Lepetit, mediante la condensazione dell'ematossilina con l'aldeide formica e consistente in una polver& impalpabile di un rosso-mattone cupo, insapora ecl inodora, che si scioglie fa· cilmente in alc<tol, etere acelico glaciale, g licerina, dando colorazione bruno giallastra, ma non nell'etere o io acq ua ·rr~dda, e poco anche nella calda. Come si può rtle vore dalla sua composizione, l'azione dell'almaleina è eminentemente antirermet~ta tiva ed antisettica: e s tanno a prova rio i risultati finora ottenuti dalle s ue applicazio ni si mediche che c hirurgiche. l nfalli l'almateina ha corrisposto in tutte le forme di affezioni intestinali anche croniche, e specialmente nella diarrea es tiva inrantile cosi ref!'altaria ad ogni trattamen to. In chirurgia diede splendidi risulla ti in quelle fet·ite che, per la loro ubicazione e per ragioni di anlisepsi, debbono essere tenute in tolalita od in purte aperte media nte lo zalfamento, s enza produrre fenomeni d'intolleranza loca le o generale an che usata in quantità. Da una memoria del prof. Quinto Vignolo dell'Università di P isa si rileva, che egli l'ha esperimentata con successo nelle operazioni di pt•osteclomia per-


RIVISTA DI TEC~lCA E SER.VIZIO MEDICO .MILITARE

933

con cistite cronica, via perineale zafl'andone la cavita risultante dallo sgusciamento della ghiaudola; in un caso di reseziono ano-retlale per carcinoma ulceralo nel quAiè il iodoforrnio aveva provocato fenòméili d'intoll eeanza generale. e in molli casi di fi s tole anali riassumendone i risultati nelle parole seguenti: diminuzione della secrezione e rapi1la detersione della fel'ila seguita da pronta riparazione per mezzo di granulazioni fitte e consistenti, s enza mai dover lamenlat·e reazione locale, cosicché il decor so della ferita é solto ogni rigua rdo più favorevole che con la medicazione all' iodoformio. Sm·prendenti poi sono i risultati a vuti dal dottor Ceccarelli, a ssistente alla cl iniea chirurgica di Parma; egli ri fet·isce di antraci e pater-ecci guariti in meno di qtlallro g iorni, di un a scesso da appendici te in poco più di una settimana, Ji adeniti s uppul'ate in un tempo hrevi!'<simo e assai minor·e che cogli allri antisetlici. An..:he il prof. Aievoli dell'Univer·sità di Napoli r·i porLa numerosi casi di g uarigione di estese scollaln r·e di 2" gt·ado nel periodo di 6-8-!J giorni. Nelle ferite recenti l'almateina favorisce la g llluigione solto la crosta sem~a la formazion e di s uppurazione; e in quelle che g ia suppurano e nelle stesse ulcer•i, ad esempio le varicose, l'iconduce prontumente l'asepsi, ed eccitu il lorpr do p rocesso granulali vo. · Internamente l'a lmatema si somministra negli adulti alla dose media di 5 grammi al g1orno, nella pt•oporzione di 40-50 centigr·nmmi per volla. T ra i 14 e 15 anni la quantilà dov rebbe limitarsi a t/3 della dose media ; a '/i tra i 5 e i 10 anni, ad un '/a tra 1 e :! anni, e ad '/ 16 al di sotto di un anno. In chirurgia l'almaleina si adopera o spolverandola esilmente sulla ferita mediante un piumacciolo di cotone', o pt·epar andone !a garza nella proporzioue del5 o~, o anche sotto forma di pomata a l 1U Ofo. R.

Rl~I~TA DI TECNICA E SERVIliO MEDICO MILITARE Pr·of.dotl. KOIK E . - Breve rendiconto olroa l rioultatl del•ervtdo aanttarlo dell'eserolto giapponese durante la guerra russo-giapponese de.ll904905 . - Kur~e Uue,.sichl ilber die Erjoloe des Siiniliitsitlienstes de r ,iapanisehen Armf'e wiihrend des japaniseh-russichen Fe ld~uges 1!104.'05. (Deulschc militliràr:tliche Zeitselt ri(t , a~osto 1\J06J. Per l t~ f<peciale importanza che ha queslo lavoro del generale medico giapponese pro!'. dott. Koike, ho c r·eduto opportuno riportar·Jo qui tradotto quasi le tter almente, p1u llosto che farne una semplice recensione. L 'A. pl'(;llnes:;.o che i dati numerici del suo rendiconto sono desunti da una pubblicazione rutta nell'u. s. aprile dal Dipar timento medico del Minislem della guerra del HUO paese, ri Assume in nove hm-e vi capitoli le principali notizie sull'a ndamento ed i risultati del servizio sanitario dell 'esercito giapponese durante la cam pagna della Manciuria, del ·t90i:-905.


936

RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO l>IEDIOO MII.!TARE

l. - N umero dei fe riti e dei malati. - La guer ra durò 21 mesi. Il numer o ·dei fer·iti ascese a 220,812 di cui 47387 (1 : 3,6G) morti s ul campo di battaglia. Il personale sanitario figur·a colle seguenti cifre: Ufficiali medici mor ti 19 » » feriti . . . 10-i

Tota le. 123 (li,;" i a il 2,7 o 'o dei med ici militari che al n. di .'J.5l7 presPro parte alla campagna; della truppa di sanit8, eRclusi i portafetiti, morirono o rimasero feriti 450 uomini: in totale, fra ufficiali medici e truppa, 573, ossia 0,25 •;o di tutti i feri ti. Ufliciali medici e personale ausiliario addetli all e truppe erano, al pari dei combatten ti espo;;ti al fuoco; anzi essi cort•evano ma,zgiore pericolo, perchè obbligati a p restare soccor so ai feriti nel luogo stesso, ove questi si trova vano. Non s i può mettere in dubbio che spesso e vo.lentier·i nel nostro esercito, dice l'A ., cosi i medici come la tru ppa accor·ser o in aiuto dei fer iti, anche durante il fo l'te della mischia. Il nos tt·o p~rsonal e sanitario p t•estò l'opera sua sotto il più vivo fuoco nemico, cosi come gli steE>si combattenti, e si dedicò al ;.:oo alto mandato anche in questi supremi momenti. I malati ricoverati negli ospedali raggiun sero il n. di 23G,223 inclusi 27,158 casi di malotlte infellive: si ebbe cosi una quan ti tà di malati a lquanto maggiore di quella dei feriti. Oltre i fet•ili e malati che ebbe l'esercito in campagna, furono curati nell' interno d~ l paese, Formo,;a compt·esa , ancora 97,850 in fe rmi. In conseguenza, il tota le dei ferili e malati dr trante la gu..:rra salì al n. di 5iH ,8il5. Carlder·o inoltr·e, trelle mani dei giapponesi. 77,803 feriti e mala ti delre~ercito r usso, abbisogne\·oli di soccot·so medrco. È da notare che ne lle el"po~ le ci fre non sono co mpresi i malati e ferili le~Z­ geri, i quali r estavano pr esso le tru ppe e dopo pochi g iorni erano ancora in grado di l'ipr endeee ser vizio. JI. - Per.çonale srrnitario. - La quantità dei feriti e dei malati dell'esercito giapponese e dell'esercito russo, la quale in complesso ascese a 632,688 uomini, ricllie>se naturalmente, un per sonale sunitario straor·d inar iameote numet·oso Era costituito da 4f) 17 medici militari, 639 fa r macisti, 33,597 uomini di truppa : in totale, 38,i5:J uomini. L'associazione de lla Ct·oce Rossa g iapponese pare non abbia dato un troppo "alido appoggio (n.icht ltoch genug ::;u schiilzen.de Unterslulzlut[J) né in personale nè ira mater•iale. P er l'eset'cito in campagna essa mise a disposizione 5HO uomin i, fra medici, faro .acisli ed altro persoraale d i soccorso; i quali uomini prcslar·ono l'opera loro sia s ul teatr'o d ell~ guer ra, sia sulle navi-ospedali, sia a gli o,;pcda li di r iser'\'a nr ll' intero<' del paese. A l l'associa; ione delle dame assir~ten ti oolontarie dei malati, colla pr·incipessa Kanin a lla testa, »ppRrlenevano tutte le principesse della Casa impcr·iale, non· chè le dame anche estere, dd l'aristocrazia, r esiden ti io tutte le pl'OVillcie dell' l mpero. La ma;,!gio r· par·te di queste dame avevano' già t•icevuta sin dal tem po di pace, adeguata istr·uzione ci rea l'assi:;tenza e cura dei ma lati. Esse a dempirono b enissimo il lo r·o mundalo e l'i r·esero altamente benemerite . Medici chili specialisti. al n di 239, pres laJ•ono un eccellente servizio. Erano per lo più, profes;;m•i dell'univer·silà o dell'accademia di medidna, volontaria· mente accorsi.


RITISTA DI TECNICA E SERVIZIO ·MEDICO MILI TARE

U37

Dopo ciò, il per sonale medico ed ausiliar io, falla eccez:ione dell'associazione vo lontaria delle dame, può ess~ t·e cosi r ipartito : E sel'cito. _ Cl'oce Ros:;a. P r ofesso ri at·t·uolatisi volontariamente M edici stranier i. Suut·e

38, i 53

5,470 239 2 1

Totale. 4~, 't-65 I n tptesto computo fh(un lllo 5 13 1 medici; cosicché eravi un m edico per ogni 123 feriti o malati, non co:npre;:;i i legger i, che, come si è detto, rima ser o presso le truppe. l

I! L - :vfaleriale sanitario. - 11 biso~no di materiale sanitario -

istr umenti

ch i rut~gi ci , oggt.\tti ùi m edic11tu ra, metlicinali, ec·c.-et·a smisuratamenlo ~rande;

- ma fu sempr e e ùa per· tutto co!>l abbondante, clte non mai ed in nessun luogo esso fece difetto. Fu in grandissima par·Lc pr ovvisto ùal deposito sanitat•io del Mtnislet'O della ~uerr·a. I m ed ici nali v enivano somministrati principalmente in form<t ùi pillole e di pol\'eri, che erano, in massima, pl'eparate nello s tt'sso deposito. Una g rantl e quanti tà degl i occorr enti PM'Ci1etti da medicazione - di cu i ogni soldato ne pot·tava uno con sé - furono f~:~bbt·i 0a l.i, sotto un r-i goro so contr ollo medico, Jall 'a!>SO<:iazione del le dame per l'as;;istcnza v olontar ia. .M er i ta di es~ere n otAto che l'lrnperatt·ice. la Principessa er ed ilar·ia e le altre Prineipes-;e della fami ~lia imperiate si dedicarono, a tul ta po;:;sa, all'allestim ento del meter iale di m edicaz.ione ; e vollero allre«ì cl te le fasce da loro pt•eparate fossPt'O non solo de~tinate ai ferili e malati giapponesi, ma anche, in pa rte, a qnelli dell'eser cito rus;:;o.

I V. -

T rasporto dei malati e .feriti. - Il lr~ spo l'lO e lo s~o mbero dei fe-

rili e dei malati costituisce il l'amo più i mportante e piu diflicile del servizio san i lal'io i n gunrra. :--l ell'eser cito gia pponese il trasporto si effettuo m •'diMlte bar·elle, cat•t·i per maiaLi e car ri cinesi da contad ini; i quali mezzi erano Lutti impiegati per il trasporto ai lazzaretti d i tappa lungo In linee di strada ferrata. Di là poi i fe riti ed i rnalali v enivano sgomber ati per mezzo dei lt·oni ferrovillt'i. Tutti i fiumi e torrenti della M anciuria furono, pet· quanto possibile, utilizzati per i l trasporto in barr11 . In tnl modo i malati e fer i li si faee\'ano amuir e ai grandi ospedali di tappn co;:; tiluiti in vicinanza dei luoghi d'imbar co, tanto in M anciur•a che in CoreH. Da ({uesti o;;pedal i , con ~pecia. li bnllelli, a vapor e gl'infermi venivano traspor tati nel!a m >tdre patria. Venli bene al'redate navi-u;;pedali, sei navi- traspo r to rnalati e ferili e- molli altr·i battell i - trasporto erano a disposizione. I m&laLi e fer il i ~rav i c quelli infettivi venivano l'-gombcr ati esclusivamente sulle navi- o!>peda l i. T utti aflluivano alle stazioni di r adunata, che erano stabilite in diversi punti della madre pAtria ; di là er·ano poi io viali ad appositi O!;: pedali di r iserva. Furono in tal maniera r icoverati negli ospedali del pae!':e 320,000 malati e feriti. V. - Ri.~uflali rlel trattamento curatioo. - Dei rnaluti e ferili provenienti <la! teatro dellA. guer ra, g uarirono i n rag-ione del ()3,2:! p. 100; mot•irono in ragione del 7.l9 p. IOù.


D38

lUVISTA. DI TECX I CA E SERVIZIO MEDICO MJI,ITARE

Se s1 considerano sollanto i ferili, si hanno le seguenti percentuali : g uariti . mo rli . .

. 71,58 p. 100 6,83

))

I n tempo di pace (statistica dell"anno 1903) l'esercilc' giapponese aveva avuto frA i curati negli ospedali: g uarili nella proporzinnc del i5,05 p. 100, morti nella .Pr opor7.1one di 1,18 p. 100; cosicrhl? nell" ultima guerra fu un pobO piu piccolo il numero dei g uarili, ma m ollo più el evalo C(uello dei morti. VI. - Igiene rlel campo. - Il più arduo c6m pi lo che incomba ai m edici militari si è quello di manlener·e la salute nell'esercito. In guerra la conservazione della !:'alule, ossia l a con;;ervazj1me de ll<~ forza comb11ttenle è d i un'importanza capila! e. Dio::grazialamcnte la storia ci appr·ende che la g uerra sacrificA lr'oppe vit time alle epidemie devastatrici. Nella magg ior pa r te delle guerre il numero dei morti per· rnalatlia fn di g•·an lunga maggiore di. quello de~li uccisi dalle armi nemiche, sor·pa<:sandolo due, tre, perfin o dieci volle. Colla severa disciplina e coll 'a!!'<:idua Yigilanza da parte dei medi ci, ;;;i pul1 certamente porre r im edio a :-iffatta devastazione N oi crediamo, dice l 'A., di aver fallo m01to in 'lueslo senso, come può chiaramente vedersi da quanto è qui appresso esposto. Pr·ima di nj:tni allra cosa im porla os:;ervare esattamen te l'igiene. I struzioni sull'igiene mililare e sul primo soccorso nei casi d'urgenza hanno luogo, sirr dal tempo di pace nelle case•·rne giapponesi, per rpera degli ufficiali medici delle truppe. Nell"nllima cam pagna il Dipartimento m edico distribuì un picc•JlO fascicolo sull'« l giene del campo n in modo che ciascuna cç,mpagnia ne ebbe di versi esemplari. Vi sono esposte l e p1·ineipa li norme igieniche circa la cura della persona e del vestiario, circa i cibi e le bevand.e, il m odo di con tenersi nelle marce e negli accampamenti, cir·ca le malattie i11fetth·e ecc. Tut to il fascicolo é ripartito in 80 par·agrafl ed è sCI'itto in forma popolare. Cosi p. PS. , vi t'· dello elle il v entr·e dev'essere tenu to caldo; che il corpo e ~d'indumenti devono essere sempre nelli ; che non si deve mai bere ar qua non bollita; che specialmente negli aceam pamenti e nei bivac<:hi devousi impiantat·e delle latrine di cam pagna, sul le quali si dovrà versare della terra o della cener e, og nr volla, ùopo che se n"é fallo uso, PCC . l medici de lln truppe erano obbligati ad insegnare ed istruire; delrattuaziune :walir a delle istr·uzioni era r esponsabil e sempr e i l comandante della compagnia. L'e/Tetto fu eccellen te. Olt•·e il fa:-cicolo su m enzionato, più tardi n e fu distribuito un allr·o contenente le no!'me pr olilatticlte ron•r o il colera e la w·st.e. Per fo!'luna l'eserci to giappoue~e rima<:e uffatlo immune, dlJI·ante tutta la campagna, da quei due tri<:tissimi llag~! lli. N on !':i deve omellet·e che fu fallo largo uso dell l' pillole di creosoto, di cui ognuna conteneva g rammi 0.1 del t·imed io. Distribuile a tutti i corpi di truppa, ue er·a severamente ~orvegliat.a l'ammini:<tra zione; o~n i soldato ne doveva prendere una dopo ciascun pasto. Noi creiiAmo, dice il Koike. che l'uso profllattico del creosoto abllifl mollo contri buito ai !A conservazi one della salute dell"eser· ci to. Secondo le ricer t:he ft~lle dai batteriologi ra ell"A cl.!ademia medico-militare, il cr·eosolo ha il potere di aJTe,.tore in certo modo, il p•·ocesso di putr efaz.ione nell'in le!"tino, e con temporan en men le d"impcdire lo sviluppo dei bacteri patogeni nell'intestino ::;tr)sso.


RIVISTA DI TECNICA E S8RVIZIO liEDICO MILITARE

P er l'alloggiamento delle trup p~ si ebbet·o non poche difhcollà a superare. In prima linea non era possibr le far ricoverare tulti i soldatr nelle cose cin e~ i~ m11 anche quando si avevano delle case . que;:;te erano orribilmente sudicie, e bisognava prima r·ipuiirle con ogn i cura e rnetlerle in a ssetto. Se mancavano de• fabbri cati, si alloggiava in estate solto le tendo, di cui le tru ppe e rano lar ga men te ror nite. In inveruo gli allo~g i erano costrtui ti da specie di grotte di terra, le quali potevano riscaldars i a lla maniera cinese. E, poie)ré il clima de lla ~lHnciuria in inverno è asciutto e la piop-giu non cade quasi mai, si poLeva benissimo tener e le trup pa in sill'atte cs!"e di terra fìo o alla fin e di febb raio. Esse otrr·ivano pure il vantaggio di pr oteggere abbastanza dal fuoco nemtco, anche di arli~tlieri a. In primavera eù in estate, sog giunge l'A., no i dovevamo difenderci dal tormento delle mosche, le quali, r.ome s i sa, difT,mdono ogni sorta di germi inl'ellivi. E:sf'e dalle feci e dalle immondizie invadevano le stovi g lie, le vivande, ecc. Per la loro distruzione si r icor·se a tutti i mt::z.zi immag inabili: furono escogita ti semplici appar·ecchi di presa; le ceste e le casse in cui si conservavano le vi vande, le stovig li e e le stesse cucine, era no pt'otetle da una (ìlla r ete; che anzi tutte le porte e le fin estre fut·ono munite di cot·tine a stt·elte ma glie ; cat·te gomma te furono distese in tutti gli ambienti. Oltre a ciò venivano al più pr esto bt·uciati il letame dei cavalli ed ogni mucch io d' immond izie. V II. - Vitto. - Il vitto d<'l soldato g iappon ese consta di riso, carne, pesce e legumi: il r iso in r agione di 6 go al giorno (il go è a un di presso 1(1 dnll& libbra ing-lese); la carne se in conserva, pel' lo meno, in ragron c dt gr·nmmi 160, se fresca, senza osso sino a 360 grammi con legumi freschi o secchi. Fu sem p1·e ricercata con pr·emura la varietà. Più volle alla settimana s i facevano distribuzioni di dolciUmi come pure di tabacco. Sempre f'JU!lndo era possibile, ogui soldato riceveva, due ..,olle alla settimana, 200 g rammi di sake (vino nazio nale di riso). Tutte le volLe che si oltrepassavano otto ore di lavoro, si fa · ceva l'aggi unta al vitto o di 2 go di ri~w o di 1 porzione di biscotto. Il villo era ottimo ed abbondante sin dall'inver no 190 1-. Solo una volla, durante tutta la campagna, alcune truppe operanti in a lta montagna furon o coslr·etle a non potersi alimentare colla razione regolamentare a cau sa dPIIe diiJìcili comunicazioni. Alla mancanza degli alimenti o rdinari s i s upplì coll'incetta di vi\'eri pre~so gli abitanti ; ma ciò avvenne solo per bre,·e tempo, Sin dAl prtncipio de lla campagna i corpi di tru ppa erano seguiti da can ti nieri. L'acquisto èlal commercro locale di vivao:le già prepar~ le era severamente protbilo; si pe1·metteva solo quello delle materie prime. Dall'ollobre 1 90~, allo scopo di prevenire l'i nsor~ere del ber iber i, malattia tan to dtlfusa n el Giappone, fu aggiunto alla razione di riso un terzo di frumento; e ciò, pare, con gr·nnde vanla~f!io Og ni soldato portava con sé un8 pentola ·ed una fiaschetta di allumi-nio ; e cosi, avendo tempo ed acrrua a dispos izione, poteva al momento far cuocere, quas i da ppertutto,. il suo riso e far bolht·e l'acqua ; il riso in dieci minuti era cotto. La porzione ordinaria del mezzogiorno, di riso cotto, che il soldato ste sso portava, non si altera va d'estate. Nell'inverno era necessario portare il r iso m recipien ti d'alluminio !lvvolli in panni di lana molto spessi e sotto il cappotto; altrime nti gelava ben presto e non ot·a p iù mangiabile. In Ma nciuria si

l ,)


.940

RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE

ayeva un freJ do sino a - 25° -27• C. , e perciò ordinariamente l'acqua della fiaschetta da campo era gelAtO. II biscotto fu utilizzato ne l tem po pii.! r igido dell'inverno, ma, per verità, i soldati non lo portavano e non lo mangiavano volentieri ; e ciò con una certa r agione, dice il Koike, perché, da una par te, occupava molto spazio, e, dall'allra, per la sua secchezza, richiedeva una gt·ande quantità di saliva. Gl'indumenti, d'inverno, consistettero nell'aggiunta al vestiario ordinario, di og~elti di lana ap positamente pt·eparati, e di robe di pellicceria. Nelle vicinanze del posto di s barco l'acq ua era mollo salata. A misura che si procedeva avanti nella cam p11gna a pet·La dt>lla Manciuria, si poteva avere con facilità della buona acqua, c•wlo non sempre mollo abbondante, ma di solito in quantità s ufficiente. I lìlt•·i, di cui quasi lutti i cor pi di tru ppa erano pt·ov· vis ti, furono poco ado perati. Alle fonti d'acqua buona erano poste le sentinelle per impedire le contaminazioni e lo spreco dell'acqua . Come si è dello, era severamente pt•oibito far uso dell'acf[ua cosi come era attinta dalla fonte (già s in dal tempo di pace ciò era stato inculcato con ripe· tute istruzion i). Anche duran l~ le più accanilo battaglie, nel cuore dell'estate, il divieto non fu se non raramente tra sgredito. Le pentolel in us o nelle campagne cinesi e che s i trovano in tutle le case dei contadini, facilitarono grandemente la bollitura dell'acqua, potendosi con tale mezzo far bollire prontamente (in q uindici minuti l'acqua bolliva in siff'atli uten· s ili) molta quantità rl'acqua. Lu ngo le strade di marcia s i erano stabiliti, in a datte località dei pot~ii a the n ~> i quali la truppa si poteva ris torare; anzi in talune località si e1·ano pure impianttlli dei bagni aperti ad uso di tutti. Più tardi ' furo no introdotti apparecchi p01'lalili per la bollitura dell'acqua. Ullre a ciò, s i cer cò di aver l'acqua immune da batterii. medta nte la filtrazione ed il trattamento co n sostanze chirt1iche. Un apparecchio a tal uopo fu quindi rornito ai corpi di truppa. Durante il maggior r igore dell' inverno, lungo le linee di marcia, in ap pro· priate local~ tà s i trovavano delle stazioni di soccot·so, le quali avevano il com· pito di protegger e j passeg~eri dal freddo, dura nte la notte, e di dar loro un luogo ab bastanza adalto per dormire. V III. - Malattie d'infe:;ione . - Fra gli abi tanti della Manciuria dominano in quasi tutto l'anno, il vaiuolo, il tifo addominale e la dissenteria. P oiché le Lt-uppe gia pponesi, per quanto era possibile, veniva no all?~Zgi ate nelle case cinesi, furono m olto esposte al p~ricol o del contagio. A pre,·enire questo pel'icolo i medici delle ll'uppe olovevano esercitare nn'assid ua sorvegl ianza s ul· l'attuazione delle nonne più eJTicaci, e doveva no, in parlicolar modo, indagare se eranvi maiali infettivi nelle case e se, anche non essendovi malati, le case e rano infatte. Qua:>i ogni casa ed ogn i famiglia era pal'<:-Alù in rassegna, e tutte le case infette er auo esciiJse dal da r r icovero ai soldati. D'altra parte, allorché !<i tro· vanwo malati nelle case, venivano loro impartile le pi ù pr emurose cure. ?\ei 'JUai·Lieri d'estate del secondo anno, uei mesi di lugl io e Ji agosto, du· rante il tempo delle piogge, poiché ebbero luogo solo pochi g ra ndi comi>el· timenti. so pl'a ,·vp,nne anche un po' di noia, e s i ebbero, sebbene io picco! numero, dei et)!ìi di ileoliro . e delle for·me leggere d1 dissenteria e di catarro del· l'intestino crasso.


RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO :\!EDIOO MILITARE

VH

Un'affezione deco rrente sempre febbri le, ma che non è da classificare fra le forme tifiche - una specie di febbre gastrica con catarro specialmente del colon, e della durata ordinaria di quattro o cinque giorni - fu osservata con m olta fr·equenza.. Q111ando si aveva tem po ed agio, si praticava la più rigorosa disinfezione presso le truppe, forse anche piu rigorosa di quella che si fa in patria nelle caserme. A parte l'inoculazionoil del vacci no, non si praticarono mai le siero-iniezioni contro il ti fo, la dissenteria, il c0lera, la peste ecc.; e ciò perchè, dicà il Koike, le iniezioni non sempre restano senza dar luogo a disturbi, e noi non potevamo aspettare il termine della febbre reattiva, in una così rapida mobilitazione dell'esercito. Le navi-ospedali ed i battelli a vapore per il trasporto dei malati ·~ dei feriti, furono sempr e rigol'osamente lavati e disinfettati appena scAricati i loro malati. Og ni na"e-ospedale era pl'ovvista di un appal'ecchio slerilizzatore a vapore. IX. - Statistica. - La proporzione del numero dei morti fra i feriti al nu· m e ro dei morti fr·a i malati, nelle grandi guerre avvenute in Elllropa fin quasi alla metà del secolo 19° fu in media, come 1:6; il che vuoi dire che la morta· lità per malattie fu sei volle maggiore di quella per feril.e. Col pr-ogresso e coi perfezionamenti del serv izio sanitario in guerra, la mortalità per malallie é di· venuta minore, e ne lle più rec.-.,nti guerre europee il rapporto dei mot•ti per ferite di fronte a ' [Uello per· malattie è stato come t: 1.18 (nella guerra franco· ger·manica del 1870·71 l'u come 1 : 0.56). Nella guerra russo-giapponese tale rapporto fu nella proporzione di 1 : 0.37 e così il numero dei morti per malattie raggiunse qut~si un terzo soltanto dei mor ti per• ferite. N ella ~ue rra cino-giapponese del 1891-95 la pr·oporzione dei m orti per feri te rispello alla mortalità per malattie fu come 1 : 12; durante la sommossa in Nordcina tale proporzione fu di t : U J7. Il territorio era quasi lo stesso nella guerr·a cino-giapponese e nella guerr·a russo- giapponese; tuttavia nell' ultima guerra i g iapponesi ebbero solo 1/6 di malati ed l /33 di morli per malattie, di quelli rispettivamente avuti nell'altra ~ue rra. La morbosità oell'esP.rcito in Manciuria fu, anzi, più piceola che in tempo ùi pace. Infatti nell'a nno 1903 l'esercito giapponesE! ebbe, in media, il 10.2 per 100 di nuovi malati al mese sul totale del la rorza; invece in Manciuria ebbe soltanto 1'8.69 per 100. Di aff~zioni infettive ammalarono in ragione di 4 per 100 su tutta la forza combattente. Un poco piu frequente fu anche questa vol la il beriber·i, il quale rappre:;ent6 un quarto dei malati ricoverati negli ospedali. Di gangrena da freddo si ebbe solo il 0.35 per 100 sul totale dei combattenti; il che costituì solo un decimo dei colpiti dalla stessa infermil~ durante la guerra cino-giapponese di dieci anni prima. Le percentuale dei feriti, inclusi i morti sul campo di battaglia, raggiunse nelle l'ecenli g randi guerre euJ•opee (dalla metà del 18° secolo al presente) il 13.99 per 100, ra~gua~tliatn al totale dei combattenti; nell'ultima guerra i giapponesi ebbero il 14.58 per 100. La percentuale cfei feriti e dei morti sul campo fu quindi, nell'esercito giapponese, mag'giore della media delle guerre europee più recenti. La proporzione assai bassa dei morti per malattie in confronto con quella dei morti per ferite (0.37: 1.00) potra for·se in perle spiegarsi coll'alta cifra dei feriti nell'ultima guerra, ma la ragione principale,dice il Koike, sta nella mig liore preparazione e nella più perfetta organizza-zione del servizio sanitario.


042

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

..... Jl Koike chiude il suo imporlente arLicolo colle seguenLi parole, le cm mtonazione, per verila uu po' troppo laudativa delle nazione, dell"csercito e del corpo sanitario militare giapponese, può lrovar ragione nella soddisfazione fa· cilmenle ine briante, elle der iva dalla pienezza d~l succt:lsso. c Un cosi splendido risultato non fu sin 'JUi mai raggiunto dal seroi.;io sanitario di [juerra. " Quintli ci sia lecito dire clie, da una parte, la storia moderna non re{tistra nulla che eguayti rn grande.i:oa ed estensione la querra russo-giappon r·se; e che, da/t'altra, i risultati delle nostre islitu.oioni sanitarie sapientemente organizzate sono stati cosi sodt1isfacenli, an•i cosi brillanti, che si po.<;sono consi<lerare come uniti ed inarrioati. " Noi siamo projondamente grati alla na~ione, che, fra gli Stati colti, ha con as.çi<lua p remur·a lavorato a clie il suo esercito si mantenesse sempre pronto alla guerra, e fossero il più possibcle alleciate le sorti del combattente malato o .ferito; alla nazwn.e che ci ha mostrato la eia sulla quale noi dobbiamo cammina re e continuctre acl edijleare. • Po.ssa alla rwzton.e essere concesso, mercè il progre!Jsioo soUuppo delle mediche disciJ•line ed il corrispondente ulteriore per.fe~ionamento delle istituzioni sanitarie, di milit]are, jler quanto è possibile, yli orrori della guerra • . P . h18RTACO.

ltlVIS'rA BIBLIOGRAFICA

.

La guerra ln rapporto alla storia dell'umanità. - La costituzione d ell'esercito per la guerra - L'ordinamento delservlzl eU eanità. in campagna. - (Con..ft'ren•e tenute agli u.ffir.iali medici del presidio di Torino nell'aJJrile del 19U6).

CUSANt dollor ìVl ARTINO. -

Il capilatJO medico Cusani, fJUasi a complemento, o, a me~l i o dire, a introduzione della sua esposizione sommal'ia sull'ot·dinamento e sul funzionameolo del servizio sanitario dell'esercito italiano in campAgna, ha ora pubbli· cale le tt·e Confl>renze tenute, dietro invito del ùit'l'llot·e di sanila del 1° corpo rfu rmata, n gl i ul1ìc1ali merli ~i del pr·e~=;idio di Torino, nelle quali dopo aver e tratteggiati, iu una rapida sinle~i, i rapporti della g uerra con la storia della sociel& umnna, ed uno ~g-uardo retrospettivo alla progressiva fot·mazione degli eserciti stanzio li per giungere 8lla lo l'o attuale cost1tuzione, tratla, in una prima conferenza, dei tre periodi che, dal punto d1 vista ct•onologico, presenta la guerra, uno dt'llo di prepara/lione, l'altro di coordin.a~ion.e ed il terzo di oper~ioni, i t{uali tr·ovauo il loro ri ~contro nelle tre bt•anche del le discipline militari l'or-

ganica, la loyi.slica e la strategia.


RIVISTA DlBLIOGRAFIOA

943

Sem:a entr are in particolari tr·oppo minuti, l'A. nella 2• Conferenza espone le nozioni relative al periodo di pr eparazione della guerra e specialmente alle oper azion i che si compiono durante la mobil itazione, Jitrondendosi sul modo con cui si completano i vuri repnrli del l'e!':er·cito, per e~sere portati all'effettivo di guerra, e si costituiscono i comandi delle gr.-mdi unità e dei servizi che vi !'ono addt->lli. e quindi anche del se•·,·izio sani tario. !'\elle :3• Confrl r•~nzo il Cusuni descri ve l'or dinamento di rtnesli ser•vi zi nelle fo r mazioni di guerra, e dopo avert'l separate le a ltrihuzioni dei comandanti dt>lte varie uni tà: da quell e delle intendenze a cu i l'e~Hc nziono dei sr.:t•vizi é af· lìdo.la, parla delle .!:elezioni che intercedono tra le dh·el'sc autof'ilà c he vi presiedono. Passa quiudi al la enumerazione rl1'gli stabil imenti con cui i set·vizi si e!'plicano, e li ri pat·te in quell i di carnpof!na o mobili e di t• i s(~ rva o fissi, ed i pr•imi i n stabilirr.eni.i di 1• linea dipendenti dai corpi di umall'l, e in stabilimenti di 2" linen dipendenti dal lP armale; e rwturolrneule eglr insiste di pl'<'i'.wem.a sugl i stabilimenti sanilsd, indrcaudo quale de,·e cssf'r•e il collegamento loro pet•cltù il servizio sanitat·io in guer·rn cor·t·isponJa e~sen zialmente al suo scopo, cioé J'immedifllO !'Occnt·,;o ai fet·iti e la loro pt•ontn evacuazione nei luo~JI•i rli cura. DH questi bre,·i cenu i si può arguire di qu anta utilità possa Lot·nare il conceli oso lavoro del Cu!'ani, il quale, nel tracciare le lince gtlOfl rali secondo cui !'Ì costituiscono, si m obilizzano c• funzionano i vaf"i servizi d'intemlenza, pone il medico militarei n g-rAdo di meglio pr·ovvedcl'e. per la parte c he ;..tli spella, nel r iguat·do dei servizi di SAnitil. I l fascicolo di .~ o pagnHI si può th·c1·e al prezzo di L. 1, rivol~endnsi all'auto!'e pre~so la direzione di !-'anita pel l corpo d'ar·mala in T ori11 o. R. Prof. F. Aon,,

Torino. -

- Progressi lglenlcl, sanitari e demografici della clttà dl (Relazione ol sindaco. T ori11 o, Lipog r·alia G. B. Vt~ <;sallo, agosto

190fì). Il prof. Abba m edico capo dell'ullicio d'igiene di T orino, in un elegantissi mo volume di 1;,:l pagine ill ustralo da numero se e nitide lìgul'e e da diagr·ammi, pubblica uno studio a!'lsai interessante sui p rogre~~i igienic i e sanitari dello bella capitale del P iemonte, clte fu la prima ad incamminaJ'!'> i in questa via per opet•a del compianto dott. namello, predecessure dell 'Abba. Questo libr o del pror. Abba, i l qunle dà prova della sua indefessa attività e della sua alta compde~za, si divide i n undici capi toli: l. Svilu ppo dci servizi igienico-sanitari. I l. Condizi0oi igienico-ed ilizie della cit tù. I I l. Pr·olìlassi <.Ielle malattie infettive. I V. Altri provvedimenti i gienici. V. Vigilanza a11nOoaria. V I. s·er vizio sanitflr io pei pover i. VII. L'opet·a dell'ufficio d'igiene. VIJ l. Condizioni demografìdle del comune. l X. CoiHlizioili sa nilal'ie del comune. X. Alimentazion<:~ pubblica . X I. I giene e finanza. I diver$i captloli dimostrano mollQ chiaramen t e, con copia di notizie e di dati , quanto lìno ad oggi obbia fatto la ciUil di T o r ino pel suo rinnovamento igienico. Il vo ler ria:::sumere ciò che il pr of. A bba è ve11uLo esponendo in ogni capitolo, non é focile cosa, a meno clte non vogliasi fare un'enumer azione pura e semplice dei var-ii argomenti trattati in ciascuno di essi.


944

RIVISTA BIDLIOGRAFICA

Scorre ndo le pagine del libeo si prova un ver o senso di vivo compiacimento nel constatate quanti e quali vanta~gi sieoo derivati a Torino dallo sviluppo se{llpre crescente dei s ervizi sanitari e igienici. Oltre al sensibile aumento della pfJpolazione, s ono da seg nalare la progressiva di m inuzione della mortalità gener·ale e della mortalità per malattie infettive, la rilevante !'iduzione delle cause locali d'insalubrita dovuta alla continua r·azionale vi14ilanza, il miglioramento delle condizioni igieniche della pubblica alimentazione e del la voro, l'ampliamento della cii ta ecc. l nsomma, leggendo la splendida relazione dell'Abba, si rimane convinti che il rinnovamento igltmico iniziato da tempo, ma applicalo largamente in questi ultimi anni, ha ese rcitato la fJiu benefica delle influenze su tutte le principali manifestazioni della vita cittadina. A. ALTOBELL!. Do tt. G. DELOGU, capitano medico. - Intorno alle rassepe degU lnsorlttl eU leve.. - Conside ra~ ioni e proposte. - Sit•ac usa, 1U06, trp. La Provmcia. Uno dei punLi neri del nosLJ'O reclutamento, una delle piir g ravi e delle più fondale accuse di lame nti per par te dei pubblico, é il /!l'an numero delle r iforme in r as;;egna speciale. Mi1<1iaia e migliaia di inscritti, che il Co nsiglio di leva ha dichia rati idonei, art•ivano poi, do po tre, qua ttro, o sei me!!i, ai distretti e ai cor pi, e devono esser e !"Ollopo»li a rassegna perché riconosciuti non idonei. Sono migliaia e migliaia J i fawi g lie danneggiate negli inte ressi e nelle persone, migliaia di vite esposte senza scopo ai maggiori pe ricoli che porta s eco il br·usco passaçq:do dalla fami ~lia alla caserma, centinaia di migliaia di lire che lo Stato spende per far viaggia rl1 questi inscritti da un capo all'altro· rl'llalia e mantene rli per un tempo piu o meno lungo, m e ntre essi non sono per l'esercito che un inutile, anzi dannoso ingombro. È naturale che il volgo dia la cnlpa di ques to inconveniente ai medici visr • tanti. Son essi, sono quelli che vis1 t.aoo gli inscritLi alla leva, che si lasciano sfuggire una gran quantità di inabili, che poi non reggono alla prova. Baste· rebbe dunque un po' piu di atte nzione p er far· cessare il danno. Cosi ragiona il volgo, non te nendo conto che, come, iu natura, tra l'ombra e la luce c'è la pe nombra, ~:osi in qualunque giudizio umano tra il sì e il no ci può ess ere il dubbio. E la penombra, nelle visite ai consigli di leva ba un campo vastissimo. Ora avvenne sempre, avviene ed avverrà che tra gli indi· vidui appartene nti alla penombra, che il primo medico visitante dichiarò abili, ve ne sia un numero, che può essel' grandis simo, che il secondo m edico dichiarera inabili . Ma il doli. Delog u ha mollo upportunamente analizzala e poi sintetizzata la causa principale che, dato il nos tro ordinamento, mantiene in una misura eccess iva il numero di questi disaccordi, in allre pal'Oie il nume ro delle rassegne speciali. Essa sta tulta nel differente punto di vista psic? logìco del perito alla leva e di quello al distretto ed al corpo. Al consiglio di leoa, nel dubbio, si ar ruola. - A l dist retto ed al corpo, nel dubbio, si propone a rassegna. Il per i lo alla leva preferisce arruolare, perchè il mostrarsi tro ppo esigenteè infìnilamente più pe r·icoloso per LI s uo decoro di professionista, di militare e di cittadino.


Hl VhiTA IliDLIO<;RAFICA

[)45

l l per ito ai cor pi e ai distretti Lrovasi inv ~ce in nna disposizione di spi rito diametral mente oprosta. 11 suo scopo é quello di depurare il contingente che gli sfila òavanli, ed a cio fa1·e é incora ggiato e spinto dalla commissione che pre!'enzia la vi si ta, la •tua le pure non ht~ altro in vista. Il suo decor o professionale é com plelmnenle al s1curo per· tutti par eri che e~li dtl., percllè e~li non fa che prnpor1·e, e rim ette il parer·e ùeCìnilivo ad un colle):!iO di alLl'i pe riti, sia che si tratti di invio in osst>l'vazione o di r assegna. \l elliam.o dunq ue, dice in sMianza il Delogu, il perito alla leva nelle s t~sse condizioni morali del pPr ilo al distt·etlo, e le co"e cambieran no ~ub1 to . Basta che il perilo a !In l eYa, nei ca:-:i che rilu~ne dubbi, non sill più obbligato a da1·e sul tomhuro un parer e i na ppellabile, ml'l abhia la fa coltà di delf'gar e il grudizio ad un'allr·a com missione perilnle, t:l!e gi udichi con calma e ser enit<i, e cogli opporlun i mezzi d i ugno~t i ci, iu"ommu di pr·opor1·e l'Individuo a l'assegna. Ogni Consigl io di leva dovrebbe aver dunque un a Commissione coMiliare di ras S;egna (anzi, pe1· i ci r ctmdari più piecoli dov1·ebbe ba~ta re una sola commissione pe1· più consi p:li), l a qualfl funger ebbe immediatamente dopo il tel'mine delle sedu L~ ordinarie della leva . Es$a sarebbe compos ta di due utnciali mediLi. A ll'obiezione che ~ar·ebbe dilliclle trovare il per·sonale suflki ente senza d ano e~?gi al'e il strvi zio dei cOI'pi e degli ospedali, l'A. osserva che i ciJn!'igli di leva Lertninano le sedute ordina r ie fJUSii prima quali dopo; che quindi una s tessa commissione può fu11ger e pl't"SSO pa r·ecchi consigli di leva, e che l a durata delle operazioni di queste commissioni è da prevedersi brevissima, per m u lti consigl i di poche Ol'e. Il Oelogu Ila fallo anche un ca lcole;> delle somme c he annualmente si spendono per l'inutile invio dai consigli di leva ni distraili ed ai cor pi Jei non-oalori, che saranno poi ri formati, e le ba messe a con fl'onto con quel poco di più che costerebbero qneste Commissioni di rasseg•là. Ma anche se co,;lassero di piu, la spesa dell'eeario sarebbe bon giusl•fìcala dal l' ispar·mio di tempo, di sal ute e di danaro, che si farebbe fare alle fami ~li e . L ' A, fallo un esame cr rtico d~ lla vi gente legislazion e, ha anc hP Lrovalo che per attuare questa ri for ma, non occorrerebbe neanc:he m odificare l'l legge. Basterebbero soltanto poche aggiun l<:~ o modificazioni al r egolamento. Dot t. Luwr ScARANo, capitan o m ed ico. - Per la scelta del soldato al oonaigllo dl leva (considerazioni, di fese e proposte). - (Rioista militare italiana, dispensa X, tG ollobre 190G). I l capitano Scarano, con questa sua nuova pubblicazione, ha voluto rispondere agli appunti che, m esi fa, furono mossi a taluni capitani medici per non aver ri conosciuto alla l eva delle infermità, che furono poi r ileva le ai di:::treLti. Conlemporanearnenle egli ha v oluto rare la conchiusione dei suoi precedenti s tudii sull'ar·:zom ento della scelta del soldato, quale oggi s'impone, di fronte ai p r ogt·essi della scienza e alle nuo ve necessità sociali. E gl i propone per ogni consigli.o di leva una commissione medica di tre m embri, un ufficial e superiore e due capitani m ed ici. Lo scopo sarebbe di dare ai periti sanitari il modo di fa r e la visita, non più cinemalog rajieamente, come il Card are Ili definì al Senato la visita meLI i ca a ttual e, ma con lu tta oculatezza c sopt·a lullo senza preoccupazione pe1· la pro60 _

Gìor11ale medico.


946

RIVISTA DIDLIOGR.~FIOA

pria r espon!'\abilità, giacché 6 noto, che il peri to nel dubbio decide per l"idon(>ilà, facendo a fidanza sulle ulte-:-iori visite Ai distretti e ai COI'pi, donde il grondP: se uon il pr'incipale coelncienle de ll'alto numet·o delle rasse~<ne ~reciali. Tale commissione potrebbe ino!Lt·e giudicare molti casi, cbe colle disposizioni attuali i n vigore !"i mandano in osservazione, ed in La! modo !>i avrebbe altresì una considerev ol e diminuzione di lavo1·o e spesa per parte degli ospe· dali militari. Pet' gli !"lP.ssi fini gio,·erebbe polenlf'mente l'adozione della categ-oria cridozwi ta fisica pei servizi ausiliari !'ledentari. Anche l'istituto ddla riverlibililà andrebbe mod i ficato, !"Osliluendovi l A ri forma i1·ansiloria, una specie di lungo rimando, ud un anno da deter minarsi dalla ·~ommi ssionr:. , quando cioè l'organi smo avesse avuto tempo sufficiente pe1· rifars1 dell'imperfezioue dei vent'anni, cosa che non !"emprc flvviene nello spazio di uno o due anni , I'JUanla é la durala attuale della t•ivechbilitil. E colla gar anzia, che si avt·ebbe mediante simi li giudizi collcp:Jilli, e quando si fosse disposLo che grin!'cr·illi di tr·i sli precedenti, com e a dire delinq uenti precoci, vigilati dalla sicurezza pubblica, già ri coverati in manicomi e case di cor!'ezi one, ecc , arrivino già sct·upolosamenle indicati su lle liste di l eva, sì potrebbe iniziar·e '!ual che cosa di pt'alico e concr·eto per gar·enth~ l'eser cito dal danno dei r ecirlivi, incorreggibili, pericolosi, ecc. Sernp1·e nell'intento di semplificar e le operazioni di levn e diminuire la sp<.'sa e il danno delle molle rassegne speciali e migliorar·e la scelta ciel soldato, lo ScMano si occupa pur·e della necessita della r evisione dei moti vi di esclusione dRI !': arvizio rn il ilat·e per indegnilil. comprendendovi ti'llune condanne per reali di sangue con prerneditazione ·e recidiva specifìca; della semplificazione della t>ornposLr.ione dei consigli di leva, essendo di mollo mutato lo spirito pubblico rispet lo allt'mpo, r1uando certe rappr esentanze fur ono cr eale; dell"assegnazione de li P. l'eclute alle dh · er se armi possibilmente Agl'isles!"i consì~li di leva ed i m· mediata l oro incot·pot'fl7.ione. Jl nwdo di poter t'OSlituire la commissione di periti co! pet·sonalc ora dio:ponibile !"arebbe di ren dere m obili le corrnni~>sio ni e di aprit·e coutempot·aneamente i cnns1:.d i di leva lunghi, m entre quelli brevi sarebbero aperti uno dopo l'altr·o consecu liYAmP.Ille. L 'aume!llO di spesa pet' la maggiore permanenza degli uiTiciali m etlici alla l eva sat·ebbe assai lar ::ramenle compensato dalla' di· minuzi ooe delle t•assegne e degli os~wrva ndi, sC'nza contare il gran l.Jene!ìcio, che ne verrebbe aiiR f.;eri eta del servizio. Di quanto sopt'a l'autore dà la ditnostrazione con documrnti ufficiali. Tonto dallo studio drllo Scaeano, quanto da quello, di cui abbiamo pal'lato più sop ra, del dotl. Oelogu, sluJ ii egualmente basati su una pt•atica ed e~alta courezione degli Sl'(lpi del r eclutamento, sebben e compilati quasi conlempora· neamenle e aJ in:::aputa l'uno dell'allro, ri sulta evidente che il nostro or dinamento della !t' VA ha bisogno di m i~liornmenti e di aggiunte, non nella parte legislativa sostanziale, ma nelle pa r licolarilli r elative all't!same fisico e psichico dei cnscr·i ll i.


RIY l S'l'A DIBLIOGRAFICA

947

Tralté d'Bygtène, public en fasciculc~ sous IR direction de M~l. BnouARDEL, CHANTI::MESSE r:t M o!;NY. B y glène mllltaire , par les Drs RouGET el DoPTf.R, p1•ofesseut·s agrcw!" à l 'Erole du Val-de-Gràce, l vol. g r. in-8~ Ùl 38~ pagine, con G9 figure, BI'O.:!!Jé, i ft•. 50. Rilega to n fr. Il trAttato d'igiene di Brouardel, Chnntem r~;::e A Mosn y, da lo stato attuale pertdto e preciso <ielle nosLI'e coroo~cP.uze sull' ìg-rPnc,. Il sig. Chantemes~e. pr of.,ssore d'igiene al la Facolla d i. medicina di PaJ·igi, è stato incaricuto, dopo la morte del compianto peofessor·e Brouardel , -di drriger·e, di conce1·to col dott. M ·>sny, f!uesl.ll opera monumentale. Attorno a loro e,;si hanno riunìl'J il fiore clc![li i g ienisti francesi: Dupré, Nellcr, T hoinot, \Vrdt~l, Wurlz, dellt• Facoltà di Pari:zi ; Cnurmont e Lesieur, eli Lione; nouget e l>O(Jter, del Val- d•1-Gràce; de L aunay, Leclerc de Puligny, ingegneri; Ogier, BoojeHn, del comil.lto consultivo d'igiene; Courtois-Suffit, medico capo delle Marrifatltu·e dello Sta Lo; L. Martin, medic.o capo dell' I stituto Pasteur; Culll•elle, di r ello•·c dell'l~lituto P&!'lleur ùi L illa; A. J. ùl artin, i~pelto re sanilat·iu municipale di Pat•igi, ecc. L'op~ra è dh.·isa in 20 fascicoli, <'~•"' eseono mensil mente. Sette ruseicoli sono già stati puhblicati nel i 9(J(i: Atmosfera e climr ( 3 lir e). J..... I l suolo e J'ucqua (IO lil'P}. - Igiene indiYi. luale (6 lire). - I g iene alimentare (6 lire). - lgie11e O!'lpitaliera (6 lil'e). l f!i ene militare (7 lire e 50) e I giene 11avale (lire 7 e oO). Ecco il sommar·io delle rnuterte tt•allate nel fascicolo Igiene militare, che i:> ,;La lo testè pubblicato : La patoloyia militare, l soldati, Reclutamento, Alimenla~ione. - Razione giornuliera del soldato fran eese, rPg ime di al imentazione dci principali el'er· .:ili strarrie ri, organizzazi one e funzionamen to del servi1.io di alimeotazione, principali alimt•nti del soldato, pane, carr.e, ecc., Ycstiarro, e•111ipagg-iame.nto ~:: ca­ ri co del soldato. - Eserei::i jìsif'i nell'esercito, allt>namento, ~se1•c izi speciali alle va•·ie. ar·mi, mat·ce. equilaz•o••e. ese1·cizi comuni a tutte le at·mi, g imuu;tica. - Cure personali. Pulizia dl'lla pelle, bagu i, biancheria, pulizia della bocca e de ll e~ testa. L'nlHl<t:oione. Caset·me, camPrate, lelli, manutenzione delle ca;;er·u1e. IIIUJ'r, p~nirnenti, \'Oite, mobilio, i:iuminazi'J ne, risca ldamento, ventilazinne, acqua, l ocal i acces~o ri, lat1·ine, cucine, r·et'etlori , can tine, lavatoi, scudel'ie, s .. llel'ie, locali di disci plina, irnfermerie, abitazioni temporane e, campi, &ccautonameuti, bi vac~hi, abitazioni del soldAto alle colonie. - Ospedali mi · /ilari. - Q,:;pitahzzHziorae ìu tempo di pace, O$\pitalizzazione in tempo di guert·a, CJ~ped ali militari alle colùnit>. - l'ro)ilassi gene rale cuntro le malaliie conIO!Jiose nell'esercito. Disi nfezi<•ue e •·egole igieniche r ~ •· i campi di bnttaglia. Come sì vede dall'indice, sono svo!te in questo volume del trattato d'igiene òel B•·ounrdel, con e~Zuale precisione e concisione di metodo, tutte le qurlsliooi cl1e banno rapporto coll'ig-iene del soldnto e In profilassi delle mal alli e ill feltive; e, quantuu.1ue gli autori si sieno di preferenza attenuti alle circolari del Mmislero della guena francese, tuttavia vi sono riassunti i lavori più importanti sparsi nella leltc:w atura medica di quest'ullimi anni, pet· cui il manuale potra essere consultato con gral)de vantaggio non solo dai medici militari, ma da lutti color·o che si occupano d PII' ig iene della truppa.


9·18

INDICE BIBLIOGRAFICO MEDICO-MILITARE C:\SARINI ARTURO, lenente meJico: Rice1·clte comparati ve tra il la vor o muscolare degli arlì suJwriori e inferìot'i. Congre!-;SO internaz. per le malattie del la vo1·o, M ìla11o 1HOG. lo. 10.: Contributo sperim entale all'azione dell'alcool sul lavoro muscolare. Con~re:;:so ì11ternazionale per le malattie del lavoro, Milano 190~. Ct;SANJ MARTI NO, cap1tauo medico: Due parole circa la guerra in rapporto alla stor ia cieli' umani til; la cos lituziun~ dell'eserci to per la guerra; l' or dina. mento dei ser vrzi di sanita iu campagna. Torino, 1!)06. T ip. S . Bosio Prezzo L. 1. Dr::LOGU GAETANO, capitano medico: Intorno alle rassegne def!'li inscrilli di leva. Considerazioni e proposte. Siracul"a, 1n0G. T ip. L a Provincia. DE SARLO EuGENIO, tenente medico: Su Ile alter azioni i stologiche del ganglio di Gasse1· in :;:egu ito alla nevro1·rexi secondo T hìersch, dei ram i sollorbil.ali del trig-emello. Nola preventiva. Fireuze, 1!l06. Estratto dalla C/.inicà

moderna. F ERRARI -LELLI FaANcr::sco, tenente medico: La ri cerca del bicarbonato sodico n el !alle per mezzo dt:ll' Hspiri na. Estratto dall' .Archicio di fa rmacologia

sperimentale e scienze a.Jji.ni, 1906. I o. ID.: Sulla. presenza tlell'aci~Jo benzoico nei cibi e nelle bevande. Estratto da ll'A rcltirio di jarmacoloyia sperimentale e scierue affini, 190G. GuALDI CA nLo, capitano medico: E liminazione dei corpi allossurici e rapporti di essa colla crasi sanguigna nella leucemia, curala coi rag~i Roentgeo. Esll'allo dalla Nuova rivista clinica terapeutica. Anno IX , 1906. • 1MBRIACO PIETRO, ma~gior gen eral e medico: Sulla organizzazione e funzionamento del servizi o sanita l'iO di prima linea nelle gue1-re moderne. Roma, 1906. Eslrallo dalla Rivista militare 'taliana. MAHRI Ez10, ç:apìlano medico: Ricer che comparative intorno alla vi~ ibili là di optolipi diversi. Estratto dagli Annali di ojtalmologia, anno XXXV, Ht06. PERASSI ANTONIO, maggio1·e med1co: Cura di cisti em11.Lica reLroper itoneale, esito di con tusione eia calci J i cavallo. Napoli, 1906. E stra tto dal Gior nale

inlerna.a. delle scienze medicht'l. RAINONE ERCOLE, ca pi tano medico : Etnolìsiologia Eritrea. N apoli, Sl.abil. Civelli, 1006. Un vol. di pag. 186. Prezzeo L . 2. RUG ANI L UIGI, capila no medico : Sui metodi cl ini ~i per l'esame del senso dell'eq uilibrio nelle alfezio11i auricolar i. Relazione al X cong1·esso della So· cietà italianu di lal·i n~o i ogia, Milano, 1906. Siena Tip. L azzeri, 1906. 8.\LINARI SALVATORE, capitano medico: L ' anat.omia ch irurgica e l a chirur gia operalo1·ia della mand1bola e delle parti molli che la riv estono. Napoli, Tip. M ellì e Joele, Hl06. Un vol. d1 pag. 132 con 58 figure nel testo. L. 3. ScA RANO L UIGI, capitano medico: Per la scelta d~> l soldato al Conl"iglio di le,•a. Considerazioni, difese e propos te. n oma, 1!106. Eslrallo dalla R ioista mili-

tare italiana.


MJSCELt. ANEA

9-!fJ

CLAUDIO, colonnello medico: La tubercolosi nell'eset·cilo italiano. Nota ~talisl ica. Milano, 1906. E;;tratlo dalla Gaz:oelta degli ospedali e delle cliniche, n. 2~, anno HI06. l o. 10.: M Mlal ilù per tubet'col osi in llal ia, durante gli anni 1897 -1902. Milano, HJ06. r:;,tt•atto dalla Gaz~ etla tlPyfi o~pedali e delle clirtiche, n. G, anno i!l06.

SFORZA

Altre pubb!iaazioni pervenute in dono : BE"uvots: Acciù ents oculaires con~ ér. uti f::> à l 'nbset· vation des écli p;;es dc sole il. Revuc hiiltori')ue et critique a vec dix obser·vations nouvdles. Pat'i!>, 1906. Estratto dal Recueil cl'op!ttalml)lO[Jie . c, :-~;-.~ATA SEOASTIANO: L a flora balter tca nelle br onco-pol moniti morbillose. M dnno, ·t 90G. Estr•atto dalla Rioista medica. CA:-:TAMI?:SSA GusTAvo: L'arte del curare net secol i x vH e xvm. M ilano, 1906. Estr atto dnllH R ioiMa medica, anno XIV. l o. : Di una picc:ola epidemia di ~ozz.o. Milano, t!lOG. Estratto da lla Ga:aetia

degli OStJeclali e delle cl inieht. 1

L A T oRRE p l'O f. F~~LtCE: Dei centri uervo si autonom i dell'uter o e dei suoi nervi. Homa, l 91JG. Ti po:;:r. M&nuzio. St::G.\LE M. : Sul l'ablaziontl ùelle ltroidi e delle pHr atir oidi. T ot·ioo,· l !)06. Estratto

dllii'Archioio per le scienze m ediche. T oH-RE'r'r A dott. Pn~·mo : L 'asfissia da gas illuminan te. P rev enzione e trattamerrlo nelle officine dr fa bbricazione. Torino, Paravia e Com p., 1906. v. UNTERUEROER: Vt>rer bung der Sr~h windsu cht vom biologisc.:hen Standpuukte. Sl. Pel er sburg, 190u. E :;tr atto dalla St. Peterslmrger med. Wochenschr ift. _.

MISCELLANEA Combattenti o non combattenti ? - La d is~ussione av venuta nei giorn ali politic i cit't.:a le riform e proposte per· l'arma dei ca t·abinieri 1'eali e specialm ellle circa l'appl icazione agli uflkiali di detta ar ma dei li miti di età ora vigenti pel corpo sanilar•io, ha dato luogo anche ulla seguente lettera, cl te il nos t r·o i spettor e capo, generale De Renzi, ,11a indiri zzato a l Cort·iere della set·a, c che noi siamo 'ben lieti di r iprodut•r e : Fgregio .~tgno r direttore, ~es!:l un dubbio, che l 'autore della cor r ispondenza da Horna in data 1° cor-

r ente, ~!Al ti tol o: <( Malcontenl•J Lra gli utììci ali dei carabinieri .. , nello scrtver o elle a g ) i ufficiali d et carabinieri si t'i l engono umiliati per veÌ1ir ora as!'i mil&ti « ai corpi sanita r i, con tabili, ecc., anzic hé agli ullìciali combatlenli, non ha avu ta o l c una intenzione d i paragoni odiosi, ed ha voluto esclusivamente far questione di caniet·a. Il pubblico pe.r ò, che ne comprendè assa i poco di queste disi'Juisizioni di c ornbatte nti e non combolten ti, potr ebbe es~cre portato da quelle par ole a pe n s~•re qualche cosa di là dalla sempl ice int~::nz ione dello scri ttore.


:MI SCE LLA~EA

1:; per questo che, come capo del corpo san itario mil itar e, e a tutela dell"amor proprio dei miei di penden ti, la pre~o ùi pubbticar·e, che i medici m ili tari non si pr·eoccuparono ma 1 di appellativi, ma soltanto eli fare il loro dovere. E qua11do, Ct•rne nell'uiLima btillaglia d'Africa, questo dovere si esplicava pre· cisam€'nte melltr·e si combatteva, essi il dovere lor o lo <:ornpirono impavidi al lol'o posto, sotto il gnrndirrsr•e dt'lle palle, senza il confor to di potei' ve od~rP Cll ra la v ila, come gli allr·i, e !'811Za nemmeno quel benefico obl'lo di sè stessi, che irn por·ta il fel'vore della mischia. Dopo, preser·o anch'essi il fu cil e e, con dotlicl'i improvvi ;.ati, trassel'O a salvamento fer ili, r·ima!'lli e smarr·iti: poi si contaron o e videro elle i IOI'O co lle).!hi ro<,rli sul campo er ano ben 1:1 su 44!, e i fer1ti 8, e W sè li trasci na\'8 d1ell'O il vincitor e, pr igionieri pr ezi osi e infaticabili, che i11segnarono arwhe ai bal'l)nri nemici la possnnza benefi ca della loro al la mission•·· Gli allri torniH'OilO m patria a sc t·iver e il nome dei caduti sulla lapide funeraria dell'()!:pt•dale militure del Celio, sollo a quello deg li altri m edici militari rno1·li eombattt!ndo, da eh•~ esiste il nostt•o corpo sani tario. A che dunque atfnnns l'!"i pér ~upe re se t uUo ciò si ~nifìca. esser e combattenti, o per vedere !'i•' luLli i comballenli hanno l'onore di essct·e combattenti cosr? Queste son veri tu, sig-not· dit'Pllo re, che al popolo italiano non potrà di;;prac•? re di cono~cet·e . per r be 14l i appr endono, clw anche n·les!"o vi sono 6x3 uiTiciali medici srJtlo le armi _, e h~ nono!"tante l' im pa1···~o nabrl e disag10, i n cui ancl t'essl si lrovano, tutta vi a san no e intt>ndnno , che l o ste;;so e uon al tl'imenti è il dover lOI'O. Con o;<n i r ispetto della S. V. Ili. ula. Roma, 7 d ice m bt·e I!IOG. 11 mari!! i ore gen(>ra ll' nudico ispello r e COf•O DE RENl.J.

11 terzo Congresso francese di climatoterapia e di igiene ur bana, aYrà l uogo dal 1° al IO apl'ile 1!107. T ,,n·à le sue sedute in quattr o dltù diver ;;e : Cann<ls, Mo naco, M enton•·, Aiaccio. Il .co rnit1,1to esecutivo di quest<> <:t..•ni.!TeS$0 invita alla riunione tulle le lH~ t·~o ne , d'o~ni pae;.e, che si co nsacrano allo studio delle ~ ci e nz e mediche e del le qul'slioni di igiene e di clirno toln~i a. Per il p10!rammn detlllgl iato e lutli ~li !'Ciliar imenli, rivolgePsi al segrelar·io g-enera le del CIJrnitalo, dott. H. V erdalle, 1. Boulevar·d d' Alsace. Canne:<. Onoranze a medici militari. - Dei tr·e m edici milil11ri ame1•icani in viali in mi<:<sione a CubA nel 1900 p•·r lo studio della l'ebbro gialla - Reeù, Carroil C' Lezear- n•Jn r e!'ta in vita, pur Lr oppo, che il s~condo . ' Spello ad e::<si il merrlo incontestabrl e di avere scoperto il com pilo deile zanzar e nella trasmi ssione dGIIa malattia- qua lunque siA l'ag,!nte patogrno. l n onore di Hee,J venne leslè scoperto un monumento a N PW · York . e tra poco verrà ~:diflcolo un ospedHIP, che ne por ler·à i l nome. P W aslli11gton. In OIIOl'e di Carroll s-ì è preso l a del i be r~lZIOn ù d1 autori zzArl o a r itirarsi assumendo un grado "uperi or·e dell't•;;ercito, in conform ila ad un voto leslè espr esso dalla A ssoeiazione medica americana. (0!11 Po/ìelrnico). All'Esposizione campionaria di Savona, ò stato onorato del primo pl'emio con me· daglia d'o r·o. il cr·aniotomo itlelllo riai ma~gi ol'e medico dott. Bozzi, e da lui des<TiLto 11 el fascicolo di ma:.rgic> I !Jl)j di que:<to ::tot•na.le, pag. 334.·

- --- .- --

-


9ò1

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico

Ufficiali in ae rv lzio attivo permanente . Delermina.;ion e J\lini:sìer ia le 22 no1•embre 1\lOG.

Po!.E:<THA G il~o~ef'l'~• l en ente meolic-.o o~ pedale mi l ilare Ger.o,·u. rt>g-to ClWpo ùi truppe coloniali.

Tra!'feri l C}

R. Decreto ·:H nooembre IDOH.

ALBANO L 1~iy i, sollolt·nenle nwdico :H arti glier ia campag na. nellle me.l ic·o conlinua•"•do come sopra.

Promo5'so te-

Determina.oione .Vlinisleriale :2~l nocembre l!lOU.

GnEco .\"alale, sollvLent>nle m edico complewento in stlrvizio nel 77 rnnleria.'l'l·asfertlo [ll'r conti nuare il suo set•vizio, l:i4 fant eria.

R. Decrefo ~!O ortobre 1006. UIANI.Ill cf! v. L eopoldo, colonnello medico direllc•r e di ;;a,)itò l X cor po nrmuta. - Collot·aln in posizione auo.:iltlll'ia per ragi one di età, con dPcor·renza per ~l i us;.eJ!ni dal l!i no vemhr·e l !lil(i. SEVI,nrco cav. Giusef'fJe, capit<HtO mndico 't ar·tigli•'ria da campagna.- ColloCflln i n posizione a u><i li a r·ta. A sua tlonu11ada, con decorr·enza, pPr g li as::wgni, da l to no vembre 190U. l l' .\NGF.L.\ NTo:-.~ro cav. 1\Uo r e, uw~ :: iOI'O anodico ospedale An cona. - Promos;.o tenente cnlonnPIIo modico e nominato dit•ettor·e ospntlnle mili tare Chieti, cnn decOITenza por gli assegni, ùal 1° novembre 1!106. H. n ecr .;to :!!) n.ocembrè l!JO().

M oRA:-<Ill Eyitlio, sollt•lPnenle medico o::;pedal•' ,\ l es><n ndria - NrcoLA B eniamino, id. tl ar·tigli<wia da eamjJagna. - Dispe n, ali, a lor·o domanda, dal ;;ervizit• aUivo pem1anonte; in><c:rilli con auzian tlà 12 ago!<lO 1905 nel ruolo t!Pgl i ufTiciali medici di contpl cmento cd assegna ti distretto Torino. Deie r mina~io1te Min.iMer iale

t:i clic('m/.Jre 1906 .

P oLISriN.\ cav. Doml'lticrutfonio Ba:;de, ma~ gitH'e m ed ico infermeria pt•esidiaria Fogg ia. - Tr·asl'l!t'ilo os[JeJale An eor1a. P AGLrvzz t cav. Giacin1o, itl. ospedale An con'l. - IJ. id. Savigliano. ALLOATTI cav. Benerletto, cnpilano me.lico scuola cen trale tico fanteria. - l o!. io fe r m eri a pre::;idia ria d i F oggia. FANCtHOTTr Nicola, id. sc:uola cavalleria (comandalo ospedale T oeino). - I d. !)2 fanlaia, conl iuuarado comanJato come sopra.


952

MOVDtENTI AVVE~UTI NEL CORPO SA::'\ IT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

COPPOLA Nicola, capitano mediro ref.{g imenlo c:avallrj!~er i Umberto I. -Tra l"fer ilo 69 flintr ria e comandalo ospedale R oma . LoNGAnr RorloUo, id. 4 fanter·ia (comandato ospedale Ro ma). - Id. scuola centr ale di fante ria , continuando comandalo come !;Opr a. CoRri! /~·,lormlo, id. !}2 id. (ici. id. Roma). - Ili. legione tlllievi carabinieri. TnoJANJ Piet ro, id . 5 id. Icl . ospedaie navenna. MrRAGi.IA i:..'fl.~ lacchio, id. 1 1 id. Id . 1!) fanlPr·ia. DE MA ntA Nicofà, tenenlA m edico 1:3 artiglieria campn~na. - Id. r e!rgimento CA va l l t>g~~>ri Urnber·lo l. GA RNERJ /Jariolomeo, id. ospt!<lale Tor·ino. - lù . scuola dì cavalleria. PIGNATP:LLI Fil'f'f'O , id. id . Firenr.e. - J,l. 4 fantt> ria. PENKET'rA M ar io, id. ior. Bari (Cr·eta). Id. O!"pedale Bologna, c ontinuando comnrrdalo CrelR. RIGHI A lbe rto, id. id. reg~i menlo lancir ri Milano. - Id. 17 artiglieria da campa ,:rna. CALE:-:ooLr Sacerio, id. itl CIFalleggeri di Foggia. - hl. ospedale Torino. Uaou:-~r Ginseppi!, id. ospedale Bolog-na. Id. :3 tll'tiglicriu campagna. BRACCO l.!:doardo, id. reggime nto ca valle::rger·i di Lucca. - Id. ospedale Firenze. MtGLI 'ccr t; iooanni, sottolenenlG medico 1° genio. - IJ. Hl arli g'lier·ia ca m· pngna.

UFFICIALI IN CONGEDO.

Uftlclall in posizione di servizio ausiliario.

R . Decreto 30 olluùre 19Qij. Francesco, CB['ilano m erlico distretto Savona. - Collocalo a ri· poso per anzianita di servi:lio cvn decorrenza, pel' gli eff,~tli d e lla pensioue, dal 1G n ovembre 1!)06 ed inscritlo nella r ise na. RA:-ID ACC IO cav. E rnesto, c:apilano m edic o d istr·ello Sa vona. Collocalo a l'iposo, a sua domanda, per anzianitù eli servi zio con decol'l'enza , per gli eiTetli della penl"ione, dal 16 noverub1·e JHOn f'.l in!"crillo nella riser\'tL

ASTE:-IGO eu v.

Defunti. Gu roOTTI Tnll io , capitAno medico di rise t·va, dislrello Modena . - Morto a Zocca (l\•Iodena), il 12 g-iugno t ù06. FA VI\ E ca v. Giocann.i, colonnello med1co in posizione ausilia ria, disll·etto R oma. - Id. a l\longrando (Ve r celli), il '17 B i!O~Io HJ06 . J ERVOLINO Sal oalore, te ne:1te medico in aspo>llali va per infermità lempo ral'ie, non pl'ovenienti dal ser v1zio, a Na pol i.- Id. R Napoli, il22 n<,ve.mbre 1HOO.

-- -=l J R <•d a. t LOl"'l"l

D.r RwoLt"'O Ltvr, maggiore medico. ! l Di r<'ll.Orc

D ott. GIOVA:'I"::-n RA.xnoxE,

magg. generale medico ispettore.


953

INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1906 MBIORlE ORIGINALI. ALTt•llf:LLt ALRt:nTo, C3Pitauo medico. - L>l nutlurill uell'cocrcito •turante il !90S l'llg. (l~~ HAr.r.A At.urmTo. tenente mNIIco. - Clima marino c bagni tlì mare· In rnpporto rol lc mal:lltic olell'orerchro . . . . . . . . . . . . . . . 503 BEn~.1nno Lurr.o. tenenLe ~oln nu~llo m··•lico. - L'azione rl~l la ~mn;o~til'a medka nella cura <Iella pleurite . . . . . . . . . . . . . . . . Ili llt:I'ACI)IJA A r.r-H~I'on. ~01!1\JtneutA medico. - Emolinfo-perilrliom:~ sollocutanco rdroaurl· r.ol:~ r<• (contr ìl•u to rstulu!!iro) • • ;l3 i Bmw IJO>rexrço, cat>rlano rne()ico. - Sulla miòli si tos>ìca <lei cuor<\ 41 8 Ct,c•:O'It-: MA GGton o:-;o, f.tr mari.t.t capo. - 1.:• raione allmrnlam del solollltv in lempo ùi pa•~e

l:u'><tta.to Pucwo, l•'rl''"le nw•li••ù. - l.'o•mnt.i•>ne e la s ua lrlJII Ortan~a n~lli.' ossessioni ment.alt Cot•t•IJLA Nr cot.A, caj>i lano m<' Iii-o. - Della Il la l'in ml'din<'nSis rwlla Coloni:~ Eritre.t, c 1lrlln su·• jlenelr:.zio uP nell'organismo umano o wa cu ra liAAP. ll ,•x•. '"'fiiln11o nrl ctJrpo s~n it.ario •i•· ll"~<er~ot.o norvi'I!I'$C (tr:>.d uzione cl~l dott. Borr!UCC I, Jn:.q;z-g1ort: rnedico) . - !'ul l'u~o ctcgl 1:-;ca m c:unp.tgua Oe F.u.co Ax••nKA , maggiore medico. - Nn ol'e ricerrhe s ulla etiologia e patogenu:<i rtel va· ncucelc . . . • . . . . . . . . . . • • . . c;,mu~no t; r u•.• •~o, ma~giore tMdiro. - Con~idr•·nzioni ~l.nit'ho sopra un ca;;o di fràttora •:••m rnmulrva tli rolu l;l ··on l':t ~ IO em:ottJma enclo·a rtirol:lrO. . . . . . . ~I •X•:•x• ANia:r:ANl'n'IIO, tcnPntt>_ nwrlim. Azione de• raggi 1!11entgen sulle cultnre oi A cltOfi OII ::>l"llllllit:lllli " olt triCOjoh~ ton lonsu r:uoS. . . . . . . . . ) IAIII()TT I·BIA ;>;CII I G. B., tenen te 1necllco. - Sttt<li1 snll'iuf~zì one tifos~. Le pl curili tifoitll ~IA nRTTI LonF:ToJ, trni>ntn mr•!wo. An:tlisi halt•.rinlflf{ica olelt'aC<! Uà d'ahbcver:~ggio olei ra •·alli <Ici <li>t:wra rnento d~l : t• cavalleria iu t,;.•n:r:ll!>la . . . . . . • ;>;JF. I•''!' ANTOXIO, capitano mNiirro. - 1.~ afT~zioni tiPil 'ro recdoio inrompatibi li co l seryizio mrll!<or('. . . . . . . . . . , . . . . . . P.• ~AI.t: II AXII;no. t~ncnto merlir'o. - 1\eterrnin~zionP numcrrca deli(l in~on sita elci toni car· <har.i PA S•1 UAI.I VtTTOIIIO. - ì'\UOI'O S!<•IOSCOpio interr.o~l31r, A• :~r..,Nfi Gtro•·A:-:X•, mag~ iOt' lil•ncra le mcdko. - l.e riforme per ~mia e la sua cura ra•lica lo nell',•sr rciiO . - ll en lironto ~la l i<tico ti••IIP IJI'erazirrni chirurgiche csrguite nel!li stabilimen ti sanitrar i m1 ltt an nr ll'alllaO 190:0 . . • . . . . • - l.a conferenza di rcv i<ione rl,•lla con•·cnzilute •li l:incvra. I\Jt,7.t:T t Gws EPrr., teneutc mrdiro. - Azion o della lare sulla fosforesrenza tl••i bntt~l'i lu· mi IlOSi . :; _,,,, ~A "' S •t.VATnn•:, <':tl•ilan(o nll'o iirn. - r.ontrih nto :111:tl!lmico e cli nt.:o all o storlio 1lell~ fr~ ~t11re e ùt·ll e 1~-ii•wi tneuin:J:o·~urelnl•trcl ,.. d el!~ hase · r ~l rranlo . SAM~•;m GABT~."O, t~n,•nte mo•lko.- Oue t·a~i oli sifih,·le ocui:lrf'. - ;\uovo contr1h uln allo stnoliu Mll;~ ccnginntìvil c foll1 colare dei sololat i di cavalleria S AXTUCC I STH A ~r•. rapitano med ico. - Stutlio scicntillco pralia-o sui lrnumatismi oculari. .:>r-onu Ct,HOIO, r·olonnAIIo mPrl ien. - !'\ulle rat''" <l'inf] ninamcnlo rla micror~ani~mi Ile i lwoolo c•Hleoutrato r hc si prepara a Casaralta (llologna ) per il Il. est• rciLo c ~l morto di pvilarla . . . . . . . . . . . . . . . . :; run7.~ r.t ,wruo. r.olonnello nwtlico e A r~WT I Cw<EJ•PH.Ienont(• medico. - Sop ra un nuovo l>acJilo pil•gcno fe tido lso i;H o d~ll~ crrt$ IC d1 m~ la ti or ozcna . . . . . . 1'AIIAXTI!'It RooOLPO. ~ Le neurosi tr:llllll~ 1i che uei loro r;~r p o rt i colla lrgislazione ii:1Jiana TtHEt.l.l &uo, teoent.e m e· li~o. - Bactermm coli c potalli lil~ delle acque 1'Ho'I\IRP.TTA Ell.llfl'-'t•n. lll~!!f.(iorc mrd ico. - !\<lli1 iP. storiGIHl l' ~latistiche sul traroma, ~)le· ria lmenltt rr~uart10 a~lt l.!sercllt

3 481

•

Sd l

135 e 321

i61

561 173 e 270 18~

783

7'!1

600 ii7 6H

•6t 401 3t e 9i ~SI

51!

16 31!1

890


l :"J>lCE GE:" ER ALE UELLIO: Al.\TI~RIE I'ER L' A)I~O HJU5

t/54

CASulSTICA CLINICA. AliATO f.tnollto, >OtlotenentR rw•·li"O· -

~orra

periore sinL~ tro con fl~raltsi ~cl :ntestf~>i:L

un .::1>0 di atrona muscolare d~ll' arto su-

CACCIA f'r~u·Po, ten~nte nre<lir·o. - Foruncolo e paranefrite suppuntl3. CeniJNP. FfiA:> Ct:sco, <;apitano m~<l iro. - f>apollomn cu taneo ep rtelwnr ato:;o angiom atoirle PAIIII V:\1 E:>RICO. rapltaOO ll\Pf!ir(). rli $11lt:1 t0 di ÌOÌI'ZÌOOI eno.Jol'tlO(ISC di SUhfillllliO COITO• ~i\'O in c.1so dr aucmia fll'rmcrosa t•ro;;r~-.t"a c;u,AIIPONI E~<ruco. tPo••nte uterl>ro. - Oi un r.aso di iflemllucino~l i~tPrfcn . hrnRtA co PtKTno. m:tf2~iMP llPnPraln me•lif'•l.- Osteotorni;t rlel remorr sinbtro, in SPguito a frattura rruruta cort callo tlcturul~ e tlolùrO>U I ~PA:o<T f: CAlli-Il, l<·nt•nl<' me~ico. - llu ··aso r.:mve rli •'t"IP.<$ia traumatira . 0-T t'I;O c;ruv A ca 111l:rno medicn. - 1-terrsmo eri bt~ro - trarun~trsmo .trll't•recchio. p,,or.•xl AnoL rt,. ten,..nl41 n1cdlf'1J.- :\ nt•unsm~' art Pro vcnoso d~. . ua Ctls<·ra sini:Strn da ren trt •l'anua. da cuoco. P!WA « t ""'T'>~IO, mafo(çtiore meflicu. - K>1 iq•azionc a t••·dunrolo tlt t•l~iarle gltian•1olarc in-

Pog.

516 919 :hS

6;!1 • 6-•• '

'=''•

~nmah' . flE:nA,-:1 A:oo,•o. m:t)!~ionl mNiirn e A\~f.:l.tA ('; J\K1 ,\ Xil , soLto t~nPfl to.• medh.-tJ. - K~iLi di ;:r3\'C .sdn;a,~rlaJHell t O t1cl ;:om1ln ~HI~<-lro $A 1.1 "'A Rl !'A!. t'' 1 ..n r.;. r·artt nnt• mr<lkn . - Con<i•lt•razionr • n.t tomo-rhirur~irh•' ~1111i 1111 rn<o rarn dr fraltura llhlrrella rl t• lla Ila~~ t! d rraruo r:o~o IC>!IIItt· t!d l 'art t'ri a mc·uiu~:ca mellta - Una rara •·oruplkazion" ~ lotlit'a rldl'd~o-lifu . SKIITOI.t .lt.I''•"O. l!•nPntr' m«dic•>. - f1 .tr.1lr,;i hilaler~lc .t,·fl' uln:trll r·•m"·cutil·a ·' distor· '~•Jne tlut'i'"' ratlio· !'aquca. - t: u •·:.•o tlr lus-31.ionr• traum:rlrc:r rlelh rì• VPrt••lrra dor-ai" . Tuu·:I.LI KLio. t' uenl•\ ntt••1ÌI"~.t. - lJu Ctt$0 rti t'('hinu~:Ot~;·o renalo Tnnm•Er T,, F.:~o>Hr~uo, rua:.:s;oor'r' ITI>'drr.o.- CuulribUltt al in ca~urstica <léfl'arnhlroria trlltt·

( 9<1 66~

&a 3~\

•

so.~

91(. so~

I lO ;;..;::t 66~

6tift

$3X

ltl:tlll'a ~IOIUittta .

RI\'ISTE GE~ E RA LI. BA~I.A At. REIITO, tcneule merhco. - .'\um i mctodt di eura nell'olùrìnolariu~ulogra Pa(l . '> Il Cor•rot. A !\teor.•, •·aprtano me.1rco. - La cura loili1<1 J•lla l!r iJ., e clell.t parali<i :::enNale cl'orh: rtltl srlll tlÌt'a • . . . . . . . . . . . . • . f.S! ;\rBr>oU A";Ttl~Ht. raprtano medrr.o . - Ll,;o dei ra:,:~i l!.. ~ntgen in cauwa:,:na ed appar·ect'lri

:<t;'•

RttCntgt'U relatl\i.

Tr>srr rrusc>.~t..o , rua~l:iore medico. - Sulla mcnrn:;rlc cerctmr-spinnh' ericleuuca - La pro111.1~si d••lla fchhre tiroide . - 1 prr,r:ressi •Iel la microl•iolu~.a. ,. tlella epirlem iolo:,:ia ndl'anno 19(15. T llO>IUE1'TA Eu~o\1>0, ma~~rore medico. - Su il•• nritlattrc oculari sim ulate.

;;t:l :i;,

u:. 19i-

RIVISTA DEl GIORi\ALI ITALIANI ED ESTERI.

Albuminuria orto>l.rtica esscrl7tal~ IL') - Au lr,•rli n Orte tSnl meccanismo d' a~rone th•tta) n~ll>< ;rcnesi del ritmo raro rla i!terrzia - Hir:ciar.-l i t. al roli r!IJIIP. vre [tifi ari etf urin:ori e (Con t ri lruto a Ilo s l.uri io rlcr) - Pau ti no l)i:.zore.1ZiiJ nP (:iulla~ nella malaria " rHJI tifò adtlotnina lc - Borrirka ~·~t.ltre trfQirl e (l.o entl'mtra~ie ò•·•·ullc nella) - lltJmani . Fihrìnnria (La)- lnrhcrt. Freddo llnnucnza del) a 1lel caldo sullo "·rtuppo di t.1luuc mala tlte - Leona rdi In to~~io~7.iOit~ t.1t>a;.:i.:a (Or•! l') e ~ua tmpurt.;mza nell'••zrol o~ra dilli ' ij>~rlonsion•' arteriosa - Bar razwm . . . . . . . . . . . . . . . . Leucocilosi rli~o:Psllvn (La) ed il suu •atore d!:lf!uostìco - \ an, tc••oheq:he e nrcton .

P II(/.

36\i 61)

su ~~9

Si 3 550 G9~

5:)!( ~36

(


I:SDIC&: GgNERALE D e LLE MATf.:RIE l'ER L'AN~O 1906

Liliasi del cole~or.o (La) - ChauiTard . Micropoli:~~lenopa tia ID~I valore scmio~og i oo della) nrll:l ln bercolosi - Masnrr·i Perillflite cror11 r~ {Cura rle\la) - Al bu . Peste (Studio sulla) - Terni . Poeumonite (!.:1) rlì un giorno - llrrhtolll Sc.~rlallina (Conta~iosità e proli lassi d!!lht) ll~i~son Sinolrtlll li nervo~o post-malar•che (llellè) - l'Orli Segno di ~h•n~o plf (Qualche appunt o inlorno al •·alor~ 11ralrr.o Ilei) - llasto!{i ~Ilio prrsistolico pMa~ifoidro (Il) ir11li ce della fntio:a d•' l cuore - Lahouglo Spl enode~i (La) con tro l'anemia splcnica e la rnal:ttli.t di llantr - Schiassi. Torarento~io 111) Carezzali . Trian!::olo paravertelm• le (Sul) OPIJOs lo lli Groc.:o - Pie>.< i Tuber•olnsi (Cura flella) ron l~ correnti d'nltn fr~r1uem.a c d'lilla tension~. basata sullo ~lnolro dr:! chimiHno rc;p iratono - Thtèllù . . . . . . . Tubercolosi ed inr~zìoni ~(·co n rlaric - 11me. Tulwr•~rr li)'i (Di:1 ~11ns r IH''''Oo'e della) coi n novi meloofi. Con~ rl•s intcrn alillnal tlp la tuh~rculos" - Achartl - M:tr•ani . . Tubt·n·olusl rol mon~rc (Tra tlamenlo e cura tlel casi avanz~li rliì - KnofT ~ro!, lonuria (L'l consecutiva alla narcosi cloroformi ca - Gian a>so.

055 Pt19.

36, 1~5

36S

82'• 364 69:! 364 821 5:17

a6s 69! •

58$

•

SH 125

IIIVISTA 01 l'\~; VI\O l'ATOLOGIA.

Alcoolisrno (tonnùiiU\ olell') sul potere proercali\'O c su i •li~cenolenti. l1icrrd 1e spt:rimentah Peto. \!llS -Ceni :;u Allud nazioni (sull e) e sulle psir·osi allnUnatoritl - .~ ngrulella 828 At~ ~sta locom otrlc"' cNote el michc "'"'<' zit> logià c sul rleeorso •lt>ll'l - Fratini .155 Atrolla mu;;eolare 11ro;::ressiva (Un ~aso oli) - Sauna Salaris . I'.!X Cor~L rli liunr in:::ton (Contril•ulo clrnico-au;llontiro 1rllo studio di:l la) - Oo<> i 6~)ij Corea oli Hllnllngton "{Un caso di) - Besta Demenza precoce (Amtornra patolol(ka e natura della l - Kli ppel ws 8!~ F.ch inococco multiJJio del cervo·llo (Un caso dr) - SanoJri. 31! Epiletlir.i (;\'l)l~ su i sn~ni •lo'Jtli) - Ferc Etoi lt•Liici (Sulla nalurn l' ~ui caralte r·i dei principi tMsici ed an• ilrHsiri n n tnr~ li olel sil•ro 4:;3 d i ~anguc oli ) - Ceni . . . . . . . . . . . . . . Fohia (O~s.,rvazione cliniea Ili un raro ca•o oli) - Timpan•l • :-;~:; 126 Forti calori (l) e Il\ fun1.io"i psichir.hc - Cousilo(lio . 697 r.rossotlle)!ia un ila terale i.iolata (U n caso rli\ - fll\·a 3;t Idioti sa piomtl (lòh l . t rnl'ronte '':t' r'nlari Il.•) del oiolnre lì~ico (por la psirolog•a $perinwnt:tlr> e (ltlr la serneior.~;> tka d~l]a s imul.t7-ioll r•) - Culnccr . . . . 83~ Ca t;! n l aietllo'O tPreparazioun di) soli•1o 11 rli consenazione in<lelloit:o - Kare\\ ski ~33 Chiusum inrcstina!P. e n:stringimento dell'inlestino in se~ uito a (WritiOilo - Loev insohn P~icolnl!ia militare (Alcune IIIJIC Iii) - Consi!{lio 20 369 Psieosi ncll',sercilo (Le) e la i~lituzionc di maoicomi da campo - Tomasini Varicncr.le ed os<essro ui - Pr~'Jllé . 830

-

RIVISTA fH C IIIO IJOGI.~ GENERALE. Ad en(J('arrinoma rrirnitivn rli nn'apprno1i•'e ''l'rmiforme cor. infiammazione cronic.a cauia ili ripo~tntr au:~cch i ap[l <'lldir.iti - ~··rr Pao . Adeno nemrnoni m:;ninali ed iliaci curati con le inieziònidi VIHCiina iodnformica- Gr:ts Anwr~tazione INno .-o t>roresso rt') p~r orten•••·c monroni rliafl::arì non ostroplastici, capaci dr SOJtJIOrtMI' la dorCil:l prc~;iolle ò'Un apparPrchiO rli prOIPSi - [)uO~I' . . . Anastomos i in tcrte<tir.olare o1orln la sczinn'l rii uno dei carrali t1cfcrenti - Gatti Aneswsia con la scopo l~min a (riPI!') - Wnlter . Anest,•<ia mirloll!lr•', (~ullo st·oto attuaiP llell' l ~uc indicazi oni, Vllnlal(gi e danni in confronto a~li altri meto•ii rlr anestnsia - Dier . . . . . . . . . . An~nri~ma traum:lti ro •iella femorale sinistra, :tSitOr tazione t>arzlale del sacco con sutura dell'artPria - llei·Conte . . . . . . . . . . . . API>endice (ti piccolo t.a:,:llo aclclomio~le nell 'estirpazione dell')- Freiherr . Appenclire (ln convcni~nti con~ccntivi alla remoziOOP. dell' ) - Mlnlz AP i>Cnllicite (Se ~i:1 possibile riconoscere i casi d'l che esigono o n intervento operatorio immed •ato - Kreke . • . . . . . . . . . . . .

. .. . . . . .

591)

su 698 300 54. ~9S ~i5

8$3

699

839


95o

1:\DICE l;I':>;P.:RALE DELLE ~IA'l'F.:UlE PER L'A:->:s-O 1906

Appcn<! icite cura chirurgica ltlr ll' l - llol!r . l'a g. Ap(lr ud k it" e malattie ~:astrlrhe da Prnhoha - Payr. A$CCS<i (o le;.; li) S'llliJ·tlia(r:lOHttatici - C~ rnol Cantro (Dr lf(\ m:~lalll e CIII' pn•ceclone, (•l) - llergmann Ca111~ro rst~lagooo (Cura rl el) col rag;.:l Rontgen - Wenlld . M alatrit~ ps1rhlche (lr) •n rarfJO rl o a::li I!. V\ Ceumenti 1101ìlir.i ru;;;i - ll illnkulf ~la~>a~~;io r:1rdiaco nell a s iocopr per narr<Hi - Mii flcr . Nt:Vralgu• del LrÌJ!Nllino (Le inlrZIUIIJ de alcoo l cou tro le) - o~ twalt Cnlllp llraziUni hronco-polmonall po:<l·<•rrr.•h>rie (riP.IIt') - f..c llrn tu J)i,mfczhme chi rurg1ra (la) a m~no dd la ho'lli.Ìna jud11!-~ - B e usn~ r E•u t>ohe (lt! lmonal'i (•lellr) C•Jns~··utl\'e '" ' nperaziooi sul l'a•l•lome - \.l'll•'lcr ~;m.Jrròi<li rl:ont rihulo alt.J slnolio •lt•ll'origi ne epali •:a t.le•IIP) - Jouannc li:lltpirma (Trat wmenl v dell') - Pnn;:l~ ~rn1a Olln rlllll ria (O r>er ol?.inne radica!~ d~ll') - TtriitN Ferita rl:t r•un ta del ventrieolo d•·~tro. SuturA, guari~ io ne - ll ich•·· ~·,•ri te tiPI wore Pariso l Ferili' pent•tr:t llti dr l l• ell o, (lcrloranti il clì:tfram ma e lerleuti viscl'ri addomluaf i- Willinm F•ssa:zume sottO cll!<lnra deli 'omcnto - Ell•o~trn . Fissa?.irme soltocutaura rtd l'omenro - txarath • Fi>tole del e.'loal c toraciw (l)t>llt•) - Sau,·P t. Prallltr<' r:Om t•l•catc tli !!amha lt.:ura dciii') - ChaJIUL C:a <tro entroroslom•n (t'\tli"'O meto.to •li) - 0••-llelllf' . ' l11 fczion• cltr rurgir.hl' (Cura rlellcl col ft>nolo can ror;~ to - Chlumski. lll!(ro<samPnti (lrostatlct (La scPi tn rl!:l m r•todo n~ll <• operazrona ppr) - M~yer l nmllld~nzn milralica (Un r·aso d'), rli or i;.(ine traumatit.a - Kra rner lut.on·rr•li rhirur~•ci nl'ila luberrolosi dl'llc mcning1 e •lell'••nrdalo - Duret-Aics>an•ln l udio (L'l in ch irurgia ron >peri:tle ri!(IWrtlo ;; l s uo Impiego r.ome anli<Niico- Senn lpr•rt•ml;t v~nO$a (D<• II'J c del suo modo di ag1re nell e rmtture - Oru tsrltlanttor. • l.r-siont sotttH'utanf e tlell 'i ntcstino e loro cura - Li lienfi'J,I Ltpoma (Un) in sede oon romuno - Ulì\'i . l'iarco>i mor liuo-scopulaminica (l.a J - Hieher U<'<'lu;,ionP Int es t inale (Contributo nl lr~tlarncnto corath·o rl!•ll'j - Gnn git:• no lls>~lic;&zionc traumat h'a dei muscllli (Coutrrhuto alla) - l'rank Ptlllcreali ti (Delle) - Or::jardms P•·rfora, lon • lnt c~ lm~li (UPIIP) nt'IIP rio-atl utP c durante la rorll·alescc:oza oh·lla feùiJre liloi tlt' e n sultatl ur•Pratori - Uo·•·ic ,. Frulllrnt Pro:<t;Jla o lr..l\tma - Loh nst• ill Pseutlo·artrosi tGura deliri s••cunolo Il proressor Bicr - tau ner Raeliogralia (La) conw •·ollll'ibnto alla elaa:.!twsi dei seui Uslo losi - Bar111eLLi er ku;.(~<i R.. ntl(en (Contrihlltu nll:t rur11 dei) app ltc~ta al sa rcorna clt•ll a (Ielle - Sr.honberg Rnttura totale rtel (iaucreas (Un o•~o dt) guarito colla sutura - Brunn Spontlilosi rizomel ica (Sulla) - Salal(h i 5tcril tzzazione d,,, ~ntelòri elastici (La) - SII Uer :>oturn riPI midollo SJ'inafe (Un c.~so Ili) tol:~lrnrnle reciso da un col po cl'ar·ma da fu uooFo" ler . Tcnrl i11e d' .~ch ilfe (Un'aiTe7.iOIIe li(lir a rtel) - Sch3nz. Tet..tOO trauma tiro (U n ca.-;o d i t ra tl :lmcnto del) tolla ~ieroterapi~ nei tropici - .\la~ Martin Tr.111matismo e tnl•erc·ol osi - ViiiPmtn - f'rieollaen<l er . Tu her~nlnsi delle :ullcol~zioni (Con t l'ihuto clinico alln cur~ mn,ceutiv:• nella)- Lorenzoni Tuhrr,vlosi tleO -c••cale (Circa un ra>O diJ - Mrj ••r Tn hcrrolosi lor:di (f.a me•hcazlone o''il!•·natn nella rura dcllrl - 1\r,iJMrl tJtcer<~ P•Jplica del di~iuno (1)~11') ronse,utl\'a alla gastro·entoruslomia - r.ossct llh-era traum>~tica dello slllmac<> (()c;ll') - ~·e rl tl( V c::rlr~ (floltura ex tra ()<'rtloncnlc rteJI .•) 111 lrallurt' rtdln pelvi WI(Uita da guarigioneEastrnan

591

ti G 830 ~15 9~3

8~7

9!4

!07 4:i7

S!O 11.15

70o 699 9!'

459 216

130 '!t:!

!13 838 5'il 51'! ~~

400 59 l

,_ 3"" 83c. 837 2{7

su

::tl2

Ji 5 843 !IO

513 8~5

4!;t;

130 5U 't16

83i ~~

SH

374 590 :li4

:!09 ~l4

Slti 837

S!l t !1!3

111\' ISTA 111 CHIRUIIGIA DI GUE111\A ltruciapt•lo (Ocll 'i nnu enza elci) su lla ron.n rl i p~netrnion e elci prole lllli - Rnu villoi$ J>ag. 376 Ft•rttP •l'.~rnn o l.~ funco (Cun$Jtl~r-.az•oui sulle) osser vate rlurante la g u~rra ru.< >o-~i;•l•fiOne,e - Pa '' htv>ky 70 l t'NtLA (Us>ervazioni sull~l •l'n rm:l ol:o ruoo•o d~ll'a<ldomc - llr!!nt ano 9i 7 Fratture m •li r~tte 11 ~• rnctalar<t tL'NIIIIOttla d<"lle) - 1\irclull'r 300


I"SDIOE OEKERALE DELI.. E MATERIE PER L'AX~O 1906

057

Grossi proiettili di m~rina (till errotti dei). Rlconli rtella hattal!lia di Tsu~hima- Matignon Pao. g~· .a Guerra russo·j;tiaJ1pnncse (~otizle sanitarie c1rra la) . t3l l.e>ioni articolari prodotte da aruli <la fuoco nella guerra russo-~iapJlnn~sCl - Urentnno 3ii LPstoni pPr nr ull da fuoco al cuore Estr;~zione <le i r•rok llile-ca •·diorralla - MJntculft>l 378 Lesione rlcl c•·anio per arma eta fuoco (Uu caso di)- l'or\juier prJ Av~ rou~ . 9!8 Nuovo proiettile 111) del fur.ile iedcsco . 13l Pacchelto di mNiicaz•one dell"eser~ito ncorlandese(ll) 6\ Prirn1 soccorsi (l) sul cmnr•o rli ll:n ttadia 104 SuluzimlP di m:•sticc (Impiego d'un:•) per otlcnPre l'ade$iOII6 dr l malerialc di medicatura sulle fe(ite d1 guerra - 0~1.11 u~<Cu . . . • • • iO~ Tetano (Terapia del) specie ndla oe hirnr,gia di ~; uerra. 84 4 T eta no e ar,i<lo fenico - Guido Ba~ccll i 9!4 Tra<porto nei feriti gravi (Sul la qmcst10ne del) - Colmers 703 Ri v iSTA 01 01'0-RI~O-l.AR L:SGOLUGIA. Epistassi ,J;t • Haemopi~ Vorax • nel rioorarin:::e - Caiali M1aor{!auismi (1) della 'avita na.sale e dei seni n as:tlì allo - Hasslnt ~t·r. Oz•·na (l,a sir•roterapia aot1d1fteriea nell') - Lizemsky Ozena (L"etiolol(ia dell'l - Bass l:•uer . Raggi Rti ntgen (Uso del) in oto-ri n~-laringojatria - Nieddu

f'ag. ~!alo

normale e pat ologico

~98

845 ! 17

,.

59~

9:!9

Rl VISTA 01 OCULISTI CA. Al pina (L') nu6vo anestetico locale - lmpens Asth:matisrm irrcg'llari (IWo logia e patogonesi di cert1) con sede n~l cristallino - Nuel Cont: iunl!\'ite ()lonorraglca (L'uso dei sa li organici d'argento nella) grave dell';ì!lu lto . Congiun tivite conlngio:<a acuta a Cì'ylan (Sull'agente dr·lla) - Perry e Ca.<lelfani eongiunti,•ite infettive (Cura di certe} con la pomata gia lla - frenkcl . Formiato di sod a (Il) in terapia oculare - Jacq urau. Midriasi nllerna11 le - Fr(inkel. Parali~i ocubro traumatica (Nota su due casi di) - Roch ~ Tracoma (Ricerche balterloltl~it.he sul) - Luerssen . Tracoma (Gon tagiosita del) - l'ou lard . Tr:•umatisml ocula ri (La prolìi:ISsi et ei) avven uti sul I:IVoro - Lantsheere

Pao.

5~6 46~

379

546

•

38~ 3~3

705 545 70ti

•

705 305

RIVISTA 01 A!U TOMI A E FlSIOl.OGIA NORMALE E PATOLOG ICA. Bacilli toberco lar• (Risult;,li scientiHci rl elle ri cerrhe sul). riPi diversi orga ni compiute nel laboratorio sanitario im t•erin le germanico - Ko~sel e Weber . . . . Pag. 38~ Cerv ello senza corpo calloso (S tncl•o anatomico di un). tli 1111 cervello uma~ll sen1.a commessure e con fun zioni appar.,ntemenle normali. - Band1i . . . . . . ~18 Midollo spinale (Le alterazioni is tologiche del) nPIIa Lubercolo>i - Pini. 385 461 Morfolo!(in de l sangue (1,~) nel satu rnismo prorrsslonale - Picr:\Ccini . Potere antitossico dei reni (Oel) - Soner 706 Pressionn sau~uigna (~ull'azione clell 'estratto acquoso dello bo posl.llriore dell 'ipotlsi su lla) e s ul cuore - Silvesln ni . . . . . . • . . . . • . . 464 Tubercolosi primi li va (SullaJ e l'un tracosi dei polmoni e d~ Ile ghia ndole bronchiali - flihbert 931 RIVISTA DELLE MALATTI E VENEREE E OEI..I.A PELLE. Artrita blrnorragica (Cura. dell') co lla stasi alla R1er - llir~rh Artrite lllonorragica del ginocchio con iniezioni intr~rticolari di sublimato (Cura doli') Galli:trd. Dermatosi pr uriginoso (Effdlti rav<Orevoli della puntura lomba re In talnne) - Thibiergo, Ravanl . Impetigine (Ricerche h:ttteriologicho sull') vera d i flookh:~rt, bollosa e sull'ectirna - Mi· ua~$ian . t ep ra (Terap ia tlclla) - Lio • L.upus vul;::ari~ (Impiego dell'Esculina per atlivare 11 procP.s;o del Fin~Pn nel trattamento del) - Grnham . . . . . . . . . . • . . . . . Prurilus an i (Sul lraltamento del) inveterato - Bali .

Pag. 708

no 386

385 t36

8S7 '!i~


~58

I~OICIJ: G8NERALE DEt,LE MATERIE PER L 1A:\NO 1!)06

Scolo cronico (Lo) nelle roolatt ie organiche c funziOMii clell'u rctra po~terlore. Diagnosi e ,·u r... - Thompson . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 854 Silllrde (E;Ilerimenti sul la proll lassi rtella) - M ~tchnikorr e Roux . • 517 Sifllitle (S ulle alterazioni dell'aorta nella) - Abrarnow. . 2!0 Sifllidol (Uua Jeaz•ont! sierod•a:::oostiea nella ) - Wasserman, Neìsser n Oruck 93'l Spiro•~IH•ta pallida tllimostrat.ione •iella) <Iella sifilide e descri zione eli un metodo rapi•lo di ~u l orazione - M:maltan . . . . . . . . . • . . . . 7117 Spirocete llalll;la O!etotlo rli colnrazione d eli o) di Schuu.unn - Reitmann . 387 SpirocltaeiG pall1cla ILa) nella sifil ide - Fanoui. t35 Spiror:ete pallida (Nuovo metor!o per la ricerca rJPilal rtclla si lllirle - Geldhorn . 589 ~l•iro··ete pallido (Loca linazi<ln i dello) di Schaudinn in un r.aso .li sillhde ~redltarìa - Le· ,·arh ll e Salrnon . 3~7 $plrol'ltete pallirla (Ricerche rl'rst.olo:;tia r~tolu::re:t sullr. rnani f··~tazìoni siflhtiche primarie e secunrlaric u ~i luro ra)I)IOrti con la) - Lera!lit i, Alan om~lbn. . . . . . 389 Til!na (Cura oella) prr mcz1.o dd raggi X - A•bmsou fH7 RIVISTA O! TERAPEUTICA. Adrenalina eri inrezioni locali - Mnragliano. Almateto:l (L') . Cura mrrcun~le (\IPtodo sempltci~;imo prr SCOI>rirc la stonontìle minacciante, l'irttollerdnza o la saturazir•ne medìc~unentu$a .loran te uua) - Sev~rmo. . . . . . . Elmitolo (Azione tera1>cu tir.a rie ti') - Maz1.0ne . Inie zione ilttJdormica (Nuova rormula d•) associando la canrora alla carrema - Clarct Rag~i lli:ienl!(en tTraltamento .della I!Otta e t1el reumatismo coi) - Moser . Ra:.:~ti Rnen t~:en f.'-!Jplicttzi one rlei) alla leucemia, alla pseudoleucemla ed al carcinomi -

Pag . 709 934

HO 388 38 8~!

Co hn

7 10

Ba;::gi R••u tgen (Attuali conoscenze snii'Jmpicgo rlei) -

Ouaidi

63\!

RIVISTA 01 MEOICINA LEGALE. {)!rlillrato aulornatico d1 clccesso, (Il) in as;enza dr•l m~1lico, a mezw di'Ila rMzione so tlh.lrica - lcarcl . · Criteri •lrsnnll rla1 da li li>ici, rer determinare l'atliltlr1inr al scn ·izio milit are nell'ar mata llklwua r::>ui) - s~s liui IIHer?.ione e a~senza Illecita. Stu<lio psicologico, p•icll iatrico e rnNIIco lega le - Stier I.Ha militare (La) .1n1 punto di vista nlomle - Scarano. Morte (Un nti0\'0 segno praticl per st:•bilire la realtà doll:1) - 011

Pag. 8-9 125

nt 66 ~>13

IIIVISTA 0 1 TltC~ICA E SEIWIZ IO MEDICO MI LITARE. Scrl'itio sani tario d••ll'esrrcito ~i"JlPon~se (BrC\'P rerh1iconto clt·cn i risultati •lt·l) durantr la :.ruerra ru s.;o-~tiaprom•se del 19fl4-9vS - l{mke .

P.1g.

935

IIIVISrA O' tlOII':NE GEXI•:IIAI.E E BHTEfliOLUG IA.

Alcool ( L') lo zuc•·hero, In c..~ ITei na e loro ìnnucnz:r sul lavoro museolarc - JOLt>yko . .\mo>ba uissentrrira (Su alctlln punti relat1v1 all'azione palll:,!PIIa dell')- Dopter Ancllllo< tomlaoi n~l suri <h•gli Stati Uuili con spPtiale riguardo ;11 moclo d'infeziO neSnulll . App·•ro~>codoio 1(,1zo~~~~" tm•portahi lr per la rlistruzione rlei ratti - Apparecchio trasporta· IJJie per la stcrihZ7.atl<liM dcii':••~•Jun putahrlt~ - t,;oPn.sa . A~~1st•·nzn osri t.di,•r:r (5u ll') i11 ltnria c In nlcuni altri St:Hi . ll:•cillo tilir,o (Sulla olirno:;trazrone ilei) delle feci coll' impìe:.:o dò rJUO\'Ì metodi di arricchim•~nto- llds~l r nuer ·. . . . . . . . . . . . . . . Bkarhonn to <li ~ocla (.~1.10111! do>l) sulle infezioni - .~ uerhaclr . Chi nino IC:ontrlhnto alla pr<>tll:•s:;i col) nPIIe truppe tleii'Afri<:.'l sud-oc;cillent ale - Morl:<'nr·ot l r. Corri tll ;\e:,:ri (:'>n alcunr mu•liltcazioni che presentano i corpuscoli contauutl nell'interno dd) - Vulpwo . . . . . . . . . . . • . . . . Culìercli (Sincli e rir.crche ~ui) dei ~c n cri Cnle~: e Anop h.•les - Galli-Valerio e Rochaz•le IOJtl(l r . . . • . . . . . . • . • . • . . llifwri te (Contributo alla dia!! nosi e alta epidemlolo;:ia •Iella) - Scheller Ois~en t11ria amehica (fliprfl(tuzionr• sperimentale !!~Ila) coll' lnocul:1zione lntravenosa del lliiS di uo asce.so epa l1r.o- t;auducheau . .

/'afl. 31"! 466

30i S6! 860 '!'!6 139

313

467 137 3 ll 5!>9


' INDICE GEXJ!:RALE DTè LLE MA'fERI I!l PER I,'ASNO ltJOG

!Jò~

F:~rin~itfl

.

1.

i

mcningocor.<:ir;• (La) cnrlsirlt•rata qu.11e origi na rll'lll\ menin)(i te "l'irle mit:a , U$lermann . Pag. sr.o Pt>lliire di )!a lta (La l] ueslione Ilei modo •l' infezione nella) - Ros.o 71i Ga~tro·ent,rit• infctti vt• (Contrihuto rtl ll• b~llPriot o~ia delle) - Po ttHi ll tH lmmun inazio n<' (lntornl) :ttla) attiva d rtl' uo mo contro il colera me<lian tc prodott i <1':\Uto lisi rtc l ''ihrio•w cu tcrì g••no , e<l intorno atta natura di que.<ti prodotll d'nnto l t~• B~rta re ili . . . . . . . 7·13 ln,licatori ilella vita ha tte rlca P Iom pratica intiHll'lanza - Go<io . 7t ! Insetto emitl e ro (Oi un) <ur.-tJiatore <IPI san~me di un a rtro porto e ch e ocrasionalmenl~ :~tla~r:a l man111nfer• (Uomo) - Wcllmanu . . . . . . . . . . 5:lil l.tlllt' IL'ammo ninc:t nel); r i ce rch e~ inte q , rctazi<• nc d ella s ua pre>enza- Trilial Sa nton U:! l.<•p ra ( ll clazi on~ s ul la) in Turchia - De)·rke l'ascha 310 Linfa \'accini<:a /Ricerche s pe rime ntali sul la) - Wal)l e Su;;:;.; . t!7 ~la la ria (lliassunto delle ricer•:h~ su lla) e s u lla s ua 11rotl lasii; sulla febb re ematurit:a: sua natura e prolllusi -· Stt•rlwns e Cllri;tol'h•·rs . . . . . . . . . Ul ~1alattia rti~senterifonne (.:>npra uoa) deii'Afri~a Sud-Ove~t - Hill brcchl ~!6 Mal 11i mare (:)ul) - Wolf 54!1 Menm,dtc cerehro ·~pinale epicle mica (Della) - h:irduwr 1!3 Meni ngococco (Uiterin ri r ire:rrhe s ul ) - Soq;e ntr 55 1 Pes tt' (Sull'ep Jdemiol o~ia lfella)- lla nki n . 309 I'P:H6 rConlr ihu to a ll 'anato ro ia (l~ l ologira <h'll:o) - I H II'~k 232 Piml•la;; mosi IContril•nto :.!Ilo ~tuclio oe ll :o) - ljaruchello Morì. 711 ll:~bhin IRiceréhl! l' usse r vazion• sperimen tal i s ulla) - n erlarclli 389 Barlio (Azione 1lcl) ~u i germi patogeni e s ulle infczi9ni - Werner. 391 Siem a nti c1if1N oco (Uri ,·atorc te r;t flCIItico dell'antitossina ne l) - Cru,·eiJhier 1 4~ Ti!•• tl.e morulazioui prew·n ti ve con tro il)- Kolle 133 Tu hrr•·olosi (flir.e1·che su l baci ll i clelia) umana . hoviua Ptl avinri:J - Perw re t40 Tubercolosi (Cuntrih uto al tfl.Hl-'ilo cieli<' r<'l:lzionì fra 1:-t) 11mana ed a nimal i\ - !h nunan u 308 Tu bercolosi umana 11 honna - ltaw 138 Tn lwrrolusi {:)ttlll i sp• rinwnt;~l i comp nrnt i <u lla vi rule uza tli tli Vèrsi cep pi di had lli) di o n ;.;uu_. umana - Mocllcr . . . . . . . . . . . . . . 67 TuiJerco losi (IHcerche .<pe nme nlali s ulla) tlt'll'uomo e dei hovini - J:1 lta Cosco . 390 Tuhe rcol·~si (Mor vo lila pen. m Italia, negli 3nni t 897-t902 - S fo •·za 465 Tuloercoln.;i !Sul la po~sibilità e frequenza •l' inrc~.iou~ per mezzo d elle mani d ci)- Jjra zia ni 59~ Tn l•erc••lOi i (Su lb trasmissi bil ita della) dall'uo mo a~li anima li - Carlinski . G8 Tu ho•rrolosl (II1Cerrhe ~nm r•arative s ulla) tlc ll' tl'!lno o dei huoi - Prfisz Gll Tn br·rcolosi perlacP;l ( L:.) e i bovi indi~eui g iapponesi - Kilasato . 139 fu ber~o!o~i pol m unarc (Prima LaJlJla della)- lli~t-;IIIJ~i pr.~coct.l JlPr mezzo dcll'a~··oltaziOLh' - Graucl •er . . . . . . . . . . . . . . . . 31 i 4!; Vacdn~zione :tnlicolrrica (Ric:erchc sull~) coi nucleO Jit'OtPidi tlel colera - ll~ller. \':tr.ciuazioue antituhercolu re (IJd la) nei ho~ini - p.,pem :!29 467 Vaccino (Sulla po;;sihi lit<t che l'a gente elc i) sia uno spl roche te - Carini ili Vaccmo antipr;<loso (Su lla m r toclic:~ prr la p repa razion e ci el) - tòosio . Vat:cino jeoneri:tno (Controllo del valore nel) rolla numerazione d~gli e lenJCnti ''irul o'nli Gu,~r l n . . . . . . . . . . . . . . . • 861 \':tiuolo (lu Ouen za o1r l) sulla \'acci nazione ..:.. Coatc Hibllert 8G3 Z.mz~re (SuHn li Ut•stinuc dei mezzi per 1.1 distruzione d c llr) co me pr,o[Jaga triri dt•ll:t 111ll· larta - Mankowsk l . , . . . . . . . . . . . . . ~t 3 Zucchero (Utilizzaziou~ <liPtè llca n terarJrutica dello) - Drouineau . ! !i

BIVISTA IJ ' IGIEN~: MILITA IlE. \ IJJ I:lt.i'l lle do•l so ldato t llal l(torlo rra lo sta to sa nitario rloll'armata o l') - LeulOJilo•c c Simonin .'- rcr•sr.imc nto (Oisturh i fieli') ne i mil itari - ~tnnceau \ . Ca rne in cousorva !Studio sulla) - Carlin fa nti 11 ~Ia n e tti . Cougela7.toni l(ra,•i (Le) - Prolllassi , primr cure - Ga lizìn E~crcito g iapponese (Le rn., l:\ltie erirlcmichr nell ') cl uraut e la guerra di Manèi11ria - ;llati:;uou ~'iltri oli porcell ana d'au tiauto (l) e la llltrazio ne de lle acqu e potabili - Tiraboschi . Regi me dietetico (Il ) nell 'esercito giap110 nest• e nei principali eserciti europei - l.abb~ Scatoletto <li can~.e in r.ouse r va (3ul rigonll~mento delle) non cagionato da mlcror~~nismi - Pluhl o \\ mtgen . . . . . . . . . . . . . . . So ldato giarpon ese (Manual e d 'igiene del) - Ma tignoo . · S tati neurastenici cagio nati dalla luce soverc ll ia - Wood rull' . Tubercolosi (Patogllnt•si clelia) nell'e>arcito - Kc lsch.

Poo. $70 ~6\! 39~

iO 864 391

866 393 864

•

865 141!


!JGO

IXDICE GE~è:RALE DELLE :11ATER1E PER L'AN!\0 1906

CONGRRSSI. Pag. 143

Voti rlel con~rcsso eli Pari:;i contro la tnbercolo~i - Sforza

Jn

Il Congresso per la lutla contro il traeomn - Trombclla.

RIVISTA. ll iOLIOGRAFICA. llrom~toloj(ia ( ~lanualo !li) pei

medoci militari - Fcrrari-Lelli. Pag. H l l48 Calcolosi rcnalc (Cura della) - Klem1•erer . Pag. H i, &G8 Clinica n1edica (Lczion o do) - Grocco Pag. 633 Dlal!nOsi clinica <jcllp. malallie inll'rno (La) - Ferrio . . (lli o~p izi no:.rini e le stazioni cluuatiche montuose- G:olti 63~ Guerra (L:o) In raprorto alla sto rin rtell'umanita- l..it costitu?.ione clcll'e;c rcito per la guerm 9>'! - L'orcluoa nl!·ut.o oJd >Cr>'lzi di sanila in campal(u~ - Martino. . . . . . Hospitalisa tion cl'nrg,•nce cn tomps tfc guerre (Oe 1') - Ferrier 148 L~ lul:1! - Pagniello . • 63i 41t Mi crohiOIOI!iu pura cri apJ•Iicata (ll iconli di) - r esti. ':!3~ :'\uovi con~lgli <1~ 1 Dottore Antonio - Ci~lintll . 9~3 PrOJ,:rPssl igio'nico, sanilari 1\ demol(rallci cl ell:o cillil di Torino- Abh:\ 9~&. RnssPI(na de;:rli inscritti di leva (Intorno alle)- Delo~u . 870 Relazion e mcrlic:~ sui protellor:Hi te<leschi ( t ~OJ -1 901) 94::i Scelta del solda to (Per l~) al consol(lio di leva - Scarano. 9!1 TraM d' Bygiòne - flrou.trclel, Chante rnesse et Mosny 633 Vade mecu m di<•!mostico teraneulico per s tudenti e med ici pratici - Sdnnh.lt

Pag. 156, &a, 638, 713. ~~s

INDICE OIDLIOGRAFICO MEDICO-M ILIT:\IlE

COi'ìCOHSO AL rn~;)UO lliBEil l. - llisullato del concor:«J al premio Riheri per g li ufficiali med ici del R. ese rci to e eli marina, scaduto il 3t marzo ~905 • COIWERENZE SCIENTIFI CHE N~:G LJ OSPEDALI MILITARI

Pag.

119

P11g. '!35, "'· il:;

TESTO DELtA. COi'ìVi<;NZ IO:'\E PEli l.\ Pll01'EZIONE OEI FERITI E MAtATI NEGLI ESERCITI IN CAMPAGN.o\. .

Pag. u5!

CORRISP0Nl)Ei'\7.A

Pag. 71, 479

MISCEI.T.A NE>\ .

Pag-. 75, !58, '238, 314, 397, 477, 638, 871, %!1

ì'iECROLOGIO. Arena-)lacciH (;aptan v l.co narl) o Colin l.•~ou . Fa n o Gìova 11111 1\rl)cker l. onl Vor{! ilio Maltesc Vincenzo Nuhlla Pafitprale. Villetta Vittorio ~manne l e Co~nettì

Pag. G35 i!:S 4i8

"

636

8in 23t i li

23!' ~3t

MOVIMENTI AVVEN UTI l'iEI, CORPO S,\NITAIIIO E NE L PERSONALE F.,R~I ACEUTlCO. P11g. i9. 1:>9, 't39, 317, 399, 4i9, 508, 639, ilS, Si?, 9~1

l NJ)ICE GENERALE l)J~t.t.E MAT ERIE PER L'A~~O t 90u •

. Pag. 9;3


;SOCIETÀ DI PREVIDENZA TRA GLI UFFICIALI DEL R. ESERCITO E DELLA R. MARINA NEL REGNO D'ITALIA.- Riconosciuta come Ente Morale con R. Decreto-8 novembre 1892, N." DCCCIX, Premiata con Medaglia d 'argento all'Esposizione generale italiana di Torino del1898, con quella d 'oro all'Esposizione universale di Pa.rigì del1900 ed all'Esposizione regionale operaia. di Roma nel 1902-1903. - Roma, Pia.~:zn Benedetto Cah·ulì, 117. Presidente onora.rio: S. M. VITTORIO EMANUELE III.

La Società assicura una-pensione vitalizia od un capitale in caso di morte, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L~ 3: ·(pensione e capita.le possono accrescersi aumentando il contributo mensile);- provvede assegni vitalizi sia differiti, sia. immediati; - converte in vitalizi le assicurazioni sulla vita. dei Soci e dei loro congiunti;·concede sussidi ai Soci, alle loro vedove ed orfani, e borse di studio ai figli; - accorda mutui ai soci con semplice cambiale senza che occorra firma di avallanti. - Nessun'altra Società congenere, nei limiti delle operazioni suesposte, può gareggiare con essa. Informazioni, Stà.tuti, Tabelle possono aversi presso la. sede della. Società, Roma, Piazza Benedetto Cairoli, 11 7 e presso i suoi rappresen-tanti. Per iscriversi eome Socio, rivolgersi alla sede indicando la data ed il luogo di nascita. del richiedente e l'operazione che intende eseguire. Situazione al 1° novemb~ 1905.

Capitale assicurato per indennità in caso di rnorle ... L. i ,489,027. 08 Capitale annuo assicurato per pensioni vitalizie . . . . , 398,057. 95 Ammontare della riserva effettivamente accumu lata. • 680,973.03

i

Recenti pubblicazioni: Dott. A. G. DE FALCO, Maggiore medico

PATOGENESI UNICA DELLE

Malattie vascolari, secretive e nodnlari degli occhi e degli organi vicini Un volume in 8° di pagine 240, con ~ tavole fuori testo. Napoli, Società. Commerciale libraria.- L. 8 .

.. •

Dott. C. IANDOLO, Colonnello medico

{)TIALMOSCOPIA vED OTTICA OCULISTICA MANUALE TEORICO-PRATICO Un v&ume in 8" con 82 figure e 12 tavole. . Napoli, Stabilimento tipografico F errante, 1906. - L. 8.


GIOliNA_LE 1\llEDl(~O DEL

REGIO

ESERCITO l

Direzione e Amministrazione: VIa Venti Settembr e (Palazzo dei Minlstt>ro della guerra)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 1• Il Gior nale Me1lico del R. o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascullt mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2• L'sbbonament'> è sempt•e a nnuo e decorre dal 1• gennaio. :.Jo Il prezzo dell'abbonamento è:

Per l' Italia e la Colonia Eritrea . . . Per l' Estero. . . . . . . . . to l l. in •Italia , . l . U 11 .asctco1o sepat·a cos a . a 11 es ero

L. 12,» 15,-· » :1,25

)) 1,50

4• L'abbonamento non disdetto prima de l ·t• dicembre ·s'intende rinnovatoper l'anno successivo. 5• l .signot·i tlbbonati militari in effettività ·di servizio· possono pagare l'importo delrahbonameoto per mezzo dei t'ispetttvi comandanti di cor po (aoch& a rate mens ili). 6• Ai librai si fa lo sconto del10 'fo, ma soiLanto per gli abbonamenti delle persoM che non possono fruire della racilitazione di cui al n. 5. 7" Le spese per gli estr-atti e quelle per le tavole litografiche, fotografi che, eoo., che areompa~nassero l~ m emor ie, sono a cai:ico degli autori. 8• Gli autori delle memo1 i e potranr.o av t!rne gli estratti facendone r ichiesta all'aLlo dell'invio delle bozze corrette. Gli estratti sono di due tipi: TtPO A . - Con r.opertioa in bianco, . senza frouLispizib, e colla impagioa lurJl e numerazione del fascicolo. , TrPo B . - Con copertina s tampata, frontispizio, im paginatura e numerazione speciale. Il prez1.n è rt>p;nlato -dalJa seguente tariffa: Prezzo cl.l oiasou..11 ~og1i.o d i s t a m p a .. --~

~

500

Per , ogui centinaio oltre 500

10,-

20,-

3,50

13,-

:lG,-

4,50

NUMERO DELLE COPIE

T(('f ni FSTRATTI

Tipo A . Tipo B.

25

50

-t,-

5' 7,50

G,OO

1-.

_ l 00

l 6,50 9,-

200

Gli estratti mit1•1ri di un foglio si contano come foglio intero per le or.linazioni di 10U estratti o meno. P er quelli che superano un foglio, le frazioni in più , che non superano il me7,zo foglio, si contano come m eta, purché però l'01·dinazione non sia inferi o re a f>O copie. Po tranno avet'!'t e~tralli in carta e formalo diversi, previi accordi personali tra gli Aut.m e la Ti pogt·afia. 9° l manoscr·illt non 11i restituiscono.


-

.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook