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GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO 1905

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PVRBLICA.TO

Dll&h' ISPETTO~IITO DI SANITÀ ft!lùiTII~E

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ANNO LIII

FASC. I

1905

31 GEN~ATO

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SOMMARIO . . F.. e a I lE

O a l G l N A 1. l .

lellla... - SoprA un caso di cisticerco nell"oomo con tPnia inttstinnl~ . Ratta. - Pressione endonrterlo.~a nella pneumonih:. . . . . . . . Slitti. - CMulstlea nevropatolog-lca . . . . . . . . . . . . . . ai'1'18T.& DI QIOBN.. LI IT~LIAIWI F.. 1':8TJEal .

Rivlstll med ica, pag. 38. - ntvls la d i nPvropatologla, pag. 39 - Rivista chlru!glc:~, pag. '!. - Rlvlota di oeullstlca, pag. ft4. - Rivista di tecnica e servi7.1o modico mllitnre, pag. G7. - Rivista d'Igiene. pag. 117. - Varietà, pag. 64. - Rivista bibliografica, pag. 11. - In· dice blbllograneo medico-militare, fJCJf. 73 - ConferPnze sclentlllche dllf('ll ospoc1nli mlll· tarl, pag. "· - Comunicazione, pag. 75. - Yis~ellanea, pag. 76. - Movimenti av,•enotl nel Corpo Sanitario e nel Pei"Sonale Farmaceutico, pag. 77. ( f . l'/n.dk~ mU' lnlemo della coptrlina).

DIREZIONE ED Alii!MINISTRAZTONE ROMA - Palazzo di'J Mi.alll1er0 della Guerra, Yìa XX ~~tttUibrP • ROMA.

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INDIC E DELLA R IVISTA DI GIOltNALI I'l'Al,[ANI ED ES'rERI

RI\'ISfA MEDICA. Oddo. - Trattamento della nebite . .

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• PIJJJ.

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RI\'ISTA DI NEVROPATOLOGIA ~onalgllo. -

Cura tiroidea lo uo caso tli emicrania ort~rmic.a . llonooronl. - La .liero-te•api3 nell"epllessia. . . . . . • Ugolottl. - Sclerosi cerebrale tu berosa, associata a speciah alterulonl di altri organi.

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RIVISTA CHIRURGICA. 'Htga. - Osservazioni chirurgiche durante i moti rivoluzionari del ttOO in Cina . • , Kramtr. - Cura dei corpi estranei voluminosi od acuminati f!Jsi nella p&rzionll cervlcal~ dell'esofago . t e ferite del fucili giapponesi .

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u 51 st

RI VISTA DI OCUI,JSTICA. neclmo Congresso oftalmologlco internazionale .

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Sforza. -Sulle ron~erve alimentari cbe si preparano in COISaralta (Bologon) per li R. Esercito Mtlllmo-Martogllo ld111l. - Infezioni protozooarie negli aoima]i domestici in Entrea (PiroPI•Anlo..l e 'l npan<osomlasi) larrtt e Il. lrtsar. - lnton•caotlooe mortale da gas di pa1Jo01 aerostatici ltrtartlll e VolpiM. - Ricerche sperimentali sulla rabbia a . .dlnl. - Su IIft dlsmfezione dei pettini e delle spazzole. VIncent. - Cont ributo allo studio del tetano detto medico o spontaneo LAnz. - Il r•sanamento malarico delle opere Mlerne delle for Uflcazlonl di Pola .

Paq.

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RIVISTA IJI TECI'\ICA E SERVI7.10 MEDICO MILITARE. Qllml. - Il lavoro manuale negli ospedali mìlitari

RIVISTA D' JGIEl\"E.

60 6t 61 M 63 63

VARII!:TA' Pa{l.

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Salln... - Manuale per l'anallal dell'urina .

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!~DICI!: BIBLIOGRAFICO MEDICO·MILITARE

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t;ONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITAIII

Pò.g.

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COMUNICAZIONE M!SC&LLANE.4 . MOVIXENTI AVVE!\UTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONAL! FARMACEUTICO

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Pq.g.

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Trom,etta. -

L·esposizione oftalmologica di Lucerok

RIVISTA BlfiLIOG R4fi'ICA.


GIORNALE MEDICO DEL

REGIO

ESERCITO PUBBJACATO

DALL' ISPETTORATO DI SANITÀ MILITARE

~NNO LIII -

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R. O :MA TIPOGRAF IA ENRICO VOGJIER A

1905


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MEMORIE

OR I GINA LI

SOPRA UN CASO DI CISTICERCO NELL'UOMO CON TENIA I NTESTINA L E

Per il dott t,;. B a lliano, tenente medico assiste nw nel reparLo chirurgico IICirospnd.J le milil3re principale ùi Torino

Il soldato T. P. del 0° reggimento artiglieria, natiVO di Cremolino, contadino, è di sana e robusta costituzione fisica, se11za pr6cedenti morbosi di importanza. Dice di aver sofferto di ascaridi intestinali nell'et.à giovane, specie verso i 16 anni. Dopo quel tempo non si ac· corse piu di albergare nell'intestino alcun verme, e non sofferse mai alcun disturbo gastro intestinale. Fece sempre il contadino; solo fu per due anni circa a Genova, occupato come portatore nella stazione ferroviaria. Non ebbe mai l'abitudine di usare carni crude, appetisce le insalate crude. Il gentilizio è immune. Venuto alle armi nel dicembre 1901, stette sempre bene iu complesso, solo osservò una certa disposizione a leggeri disturbi gastrointestinali; e una volta fu r icoverato all'infer meria per un periodo di quindici giorni circa, per ca~arro gastro intestinale acuto da cause che rimasero oscure. In detta circostanza ebbe grave inappetenza, dolori gravativi al capo, diarree profuse alternate co11 periodi di calma intestinale prolungata, e accessi di vomito. N'el c0ntempo sofferse puro di dolori ai lombi, esacerbati in questa circostanza, ma che se m p re, più o meno, lo disturbarono, e tuttora perdurano, prodotti a suo dire da. sforzi e fatiche eccessive a cui si assoggettò nel tempo che lavora'a a Genova.. Non sofferse mai vertigini, nè offuscamento della vista, nè deliquio, e sempre attese regolarmente al servizio. Nel maggio 1902 si accorse della comparsa di un tumoretto del volume di un fagiuolo, ovolare, liscio, regolare, elastico, indolente, mobile, ben isolato, e di~tinto dalle parti circostanti, situato sotto la pelle della faccia a!lteroluterna.della. coscia destra, verso la parte mediana. ~l tumore rima.:;e sta-


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SOPIU UN CASO DI CISTICERCO NELL'UOMO

zionario per alcuni mesi senza recare il minimo disturbo al malato, che anzi talora lo comprimeva con forza fra le dita. senza provarne dolore. In seguito trascurò il tnmoretto, e dopo qualche settimana si accorse con meraviglia che era scomparso, e solo residuava al suo posto un certo indurimento delle parti. In quel tempo non osservò la pre· senza di alcun altro tumoretto simile al sopradetto. Ora in detta regione non si rileva più nulla. di anormale. Il 12 febbraio 1904, verso le ore 18, trovandosi nella scuderia, fu preso da forte capogiro i m provvìso, senso di costrizione alla gola, per cui subito perdette la coscienza e cadde a terra: non rammenta più. nulla di quanto successe in seguito per qualche ora. Fu portato in letto, ove dal medico che lo visitò fu osservato per circa un'ora in preda a viva agitazion.e, con violente contrazioni tonico-cloniche, trisma, rotazione dei bulbi, respiro affannoso, russante, cianosi intensa, schiuma alla bocca, da presentare il quadro di un attacco epilettico. Fu perciò inviato in questo ospedale per provvedimenti medico-legali. Risulta che quando l'accesso accennava a diminuire di violtmza, e pareva finire, si riacutizzò di nuovo per breve tempo, e dopo svani grado a grado e tornò la calma e la coscienza. A questo punto dice di essere stato sorpreso da vomito, con espulsione del contenuto stomacale, che egli non sa descrivere, e che non risulta sia stato preso in considerazione: in quel giorno non aveva commesso alcun disordine dietetico. Rertò stordito e sonnolento, accusando grave stanchezza e cefalea intensa, che gli durò parecchi giorni. Dopo l'attacco ebbe emorragia nasale scarsa; nel con tempo ebbe forte emorragia sottocongiuntivale ad a m bidue i bulbi oculari senza che vi fossero esternamente in vicinanza segni di traumi recenti. È possibile che si trattasse di emorragie da st11.si dovute alle Qontrazioni cloniche e toniche a eui fu in preda. Ricovflrato in questo ospedale continuò nei giorni seguenti a lamentare dolori al capo, senso di peso e stordiment~, rtlmori di fischio alle orecchie molesti e per-

sistenti, con indefinito senso di vuoto come se avesse « l'acqua nella testa ». N el fmttempo accusò dolori all'addome, senza sede fissa, non molto v ioleuti, accompagnat.i invece da forti rumori intestinali, con auroent,o della peristalsi, scariche liquide f requenti alternate a stitichezza della durata di tre o quattro giorni. Dopo circa 15 giorni dalla sua entrata all'ospedale, cioè verso la fine di febbraio, notò la presenza di un piccolo tumoretto mobile, liscio, indolente, elastico, con lasse aderenze alle parti molli, sì che si poteva passargli dietro cou le dita che lo afferravano, grande come un fagiuolo, di cui aveva anche la forma oblunga, situato sotto la cute della regione sottoclavicolare destra, verso l'esterno, a circa nn centimetro sotto il


CON TENIA INTESTINALE

margine della clavicola, con il maggior diametro diretto secondo le fibre del grande pettorale. D malato asserisce che esso era affatto simile a quello che aveva. rilevato nel maggio 1901 alla coscia destra. Ed ecco che verso i primi giorni del marzo scoprì un altro tumoretto simile ai precedenti situato profondamente alla faccia esterna della cartilagine tiroidea destra. Nei successivi giorni del marzo poi l'ammalato scoperse alla. super ficie del 0orpo, nelle varie regioni, un numero considerevole di detti tumoretti, ·varianti solo per piccole differenze nel volume, e per la diversa profondita a cui apparivano situati. La rapida e recente comparsa quasi simultanea, l'uniformità dei caratt-eri rilevabili e del comportamen to tosto fecero sospettare la natura parassitaria dei tumoretti in questione. A dilucidare il fatto si volle ricorrere alla innocua e facile enucleazione di uno di essi, ed il 4 aprile si enucleò quello situato nella fossa sottoclavicolare destra. All'esame macroscopico si presenta del volume e forma già dette; è bianchiccio, quasi trasparente: e appare evidentemente contenere un liquido che lo riempie del tutto: ha pareti relativamente grosse e resistenti, con finissimi vasi sanguigni. In un punto della capsula appare una piccola zona bianca opaca della grandezza di rom. 2 X 2 circa, e ivi la superficie è le~germente pianeggiante. Da questo punto si vede per trasparenza dipartirsi una piccola appendice opaca e spingersi nell' interno dEilla cisti per circa 3 rom. e terminare leggermente rigonfìata.. Aperta la cisti, ne esce un liquido chiaro, leggermente paglieriuo, limpidissimo, dell'aspetto del siero normale. La piccola appendice appare ora come un sacchettino a pera, di mediocre consistenza, opaco, della grossezza di circa rom. 3. Reciso, dilacerato ed esaminato al microscopio presenta la estremità rigonfia costituita di una massa granulosa in cui appaiono due serie circolari concentriche di uncini, regolarmente disposti. Sono costituiti da una trentina di uncini di due di>erse dimensioni, alternati uno grosso con uno più piccolo, di forma falcata verso la punta, con un forte d ente alla parte mediana del lato concavo. Tre o quattro uncini si trovano sparsi nei vari campi del microscopio. Fra mezzo agli uncini, appaiono neri granuli di pigmento, indic~nti lo stato di vecchiaia della cisti ed i caratteristici granuli calcarei splendenti. Allestiti diversi preparati, appaiono evidenti una proboscide e quattr_o :entpse. La misurazione degli uncini da 170 11 circa per i mag~lon e !1 110 circa per i minori. Dunque il tumoretto in questione e u~ cisticerco: ma la presenza degli uncini fa escludere il cisticercus bovls, che è la. forma larvale della ta.enia mediocanellata o inennis; anche l'echinococco si può escludere tenendo presente che ha gli un-


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SOPRA UN CASO DI CISTIOERCÒ NELL'UO~IO

cini molto più piccoli, arrivando essi soltanto a. 20 Il, e di forma. differenti da. quelli da noi esaminati: inoltre l'echinococco ha. la membrana nettamente stratifìcata e lamellare. Possiamo dunque couchiudere che siamo in presenza di un cisticercus cellulosae, che è la. forma }arvale della. taenia solium. Nei giorni successivi all'estrazione di questo cisticerco, parecchi altri si son~ sviluppati alla superficie del CO!PO successivamente, si che il malato quasi ogni giorno annunziava di averne scoperto di per sè qualcuno. Il giorno 16 aprile sottoposto il malato alla narcosi cloroformica furono estratti molti cisticerchi così distribuiti: 1• alla faccia esterna dello scudo cartilagineo tiroideo di destra. Questa cisti si presentava coperta dalle fibrt> muscolari dello sternvjoideo; 2• nella fossa sottoclavicola.re destra., c irca tre centimetri sotto la clavicola., e quattro centimetri più all'interno del punto ove fu e· stratta la cisti che servi per l'esame. Essa si trovava inclusa fra le fibre del gran pettorale, col grande asse parallelo ad esse a una profondità. di circa due centimetri; 3° dentro le fibre muscolari del fascio esterno del deltoide sinistro, a una profondità di circa. rom. 15. Nelle vicinanze, a muscolo aperto, non si rilevano altre cisti; 4° sul margine interno del bicipite destro nello spazio cellulare sottoa.poneurotico sul decorso del fascio vascolo-nervoso. In que~to stesso punto· dopo circa 15 giorni si era resa. appariscente e pa.lpa.bile una nuova. cisti; 5' nell'interstizio cellulare lasso tra il brachiale anteriore ed il lungo supiua.tore a sinistra; 6° estratta. la quinte;. nel punto medio della. stessa incisione, leggermente obliqua, appare la. punta di un'altra. cisti che si estrae. In questo punto dopo circa. dieci giorni si palpa. ancora. una terza cisti; 7" nello spessore del grande obliquo di destra. verso la ombelicale trasversa; s· tra le fibre del grande retto anteriore dell'addome sinistro sotto la ombelicale tra.sversa; 9° dentro il vasto interno di destra, verso il terzo inferiore della. coscia, profonda circa. tre centimetri. Si sutura e si medica a.setticamente; guarigione per 1". Faccio rilevare che nel nostro soggetto la. cloronarcosi fu tranquilla. e non provocò accidenti.

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CON TENIA L'ITESTI'SALE

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Le cisti presentarono tutte i medesimi caratteri di quella estratta il 4 aprile. Nei giorni successivi continuò lo sviluppo di nuove cisti nelle varie regioni del corpo, sì che allo maggio già se ne palpava una alla gamba destra, profonda, ficcata nello spessore delle carni del polpaccio e ohe si palpava con difficoltà.; una. al cavo popliteo, sul margine interno del tendine del semimembranoso pure di destra. Altre due cisti si palpavano nelle masse sacrolombari, verso la 4:• lombare; una sul margine ascellare della scapola destra, sottocuta.nea, e un'altra nel muscolo sottospinoso di sinistra. Due cisti erA.no innicchiate negli interstizi muscolari della nuca; una al cuoio capelluto della regione temporale sinistra; una. sul margine anteriore dello sternocleidomaistoideo sinistro, verso l'angolo della mandibola.. Due giorni dopo questa operazione, cioè il 18 aprile, essendo il malato già. da tre giorni a dieta, da prima per prepararlo al c loroformio, e poi per evitare il vomito postcloroformico, si volle vedere se albergasse la taenia. solium nell'intestino, e gli furono perciò somministrate capsule di estratto etereo di felce maschio da prendersi verso le 11. Inoltre fu ordinat~~o una dose di olio di ricino da prend.ersi dopo le 17. Il risultato fu che già alle ore 15 il "malato, senza nemmeno ~n·er preso l'olio ordinato, ebbe una violenta scarica intestinale con espulsione di un verme nastriforme di circa due metri di lunghezza. Credo che alla pronçezza del risultato non sia del tutto estranea la circostanza dell'essere stato l'individuo sottoposto di recente al cloroformio. Una parte del verme era costituito da. proglottidi piccolissime, ma non ci fu dato di scoprire attaccata ad esse la testb-. Le proglottidi più grandi si present avano a fresco della. lunghezza. di otto, nove millimetri, larghe q ua.ttro o cinque millimetri: e già ad occhio nudo mostravano nel margine laterale una piccola protuberanza avente nel punto culminante un piccolo cratere che costitu i va l'apertura genitale. Schiacciata fra due vetrini in glicerina. una delle proglottidi più grosse, ed esaminatala a piccolo ingrandimento, si osserva l'utero posto sulla linea mediana presentante ramificazioni dendritiche piuttosto grosse e poco nume· rose, ripiene di una quantità. innumArevole di uova. Spremuta la proglot~ide con piccola forza si provoc!lo dal poro genitale sopradetto, una vera eruzione di uova; raccolte a parte ed Asaminate a. circa 600 diametri si presentano come corpicciuoli splendenti, quasi perfettamente rotondi, forniti di involucro spesso, fìnamente striato in direzione radiale, rifrangente la luce, e contenenti nell'interno sei uncinetti. li diametro delle uova risulta di 30-32 J.l· Molte uova non appaiono contenere gli uncini ; alcune si rompono improvvisamente, a


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SOPRA UN CASO DI CISTICEHCO KELL'UOMO

scatto, nel campo del microscopio secondo la direzione di un raggio della sfera, e las(liano fluire gli uncini ed una sostanza formata di piccoli granuli irregolari, splendenti. Si giudica che il ver me in t>same è una taenia solium. Nel tempo che il malato stette all'ospedale non presentò più acces:>i convulsi 't'i : inoltre non si rile'VÒ a lcuna alterazione della funzione degli organi toracici: l'esame oftalmoscopico ri petuto, non riYelò nulla di anonnale. Fu in v iato in congedo.

La presenza dei cisticerchi fu riscontrata in quasi tutte le parti del corpo, ad eccezione delle ossa. Secondo le statistiche di Mayer, Uhle, Wagner, la maggior frequenza si ri'scontra nei muscoli, e nel cellulare sottocutaneo; poi viene .il cervello; anche nell'occhio è r elativamente frequente ; più raro invece nel fegato, reni, polmoni. Mentre nel mai ale sono frequentissime, quasi costanti, le cisti nel connettivo sottoliuguale, nell'uomo invece sono assolutamente eccezionali. Se ne conoscono i casi di Rudolphi , ·Bonhomme, Lancereaux, Sperino (1867), Gianmattei (diagnosticata come una semplice cisti sierosa). La frequen-..a a.Ssoluta del cisticerco varia secondo i paesi e le abi· tudini dei popoli, e il loro grado di incivilimento. Una statistica di Miiller di 3604 autopsie eseguite da Zenker porta 31 casi di cisticerchi. Il primo caso di cisticerco si crede sia ,1uello di Rumler, che nel 1558 riscontrò alcune cisti sotto la. dura di un individuo che soffriva di attacchi epilettici. Nel 1680 Panarolus trovò una cisti presso il corpo calloso di un prete ritenuto anch'esso epilettico. Citerò ancora \Varton (lGjG), che descrisse numerosi corpi calcarei sul cadavere di un soldato, scambiati per ghiandole alterate,echesirjtiene fossero cisticercht morti e calçificati. (Casi riportati dal Blanchard). Il ltf orgagni descrisse uu cisticercus cellulosae nel cuore. Nella letteratura recente si trovano numerosi i casi di cisticerchi iso} ati, meno frequenti quelli di panicature ; anzi Giacomini nel1874 diceva che sono rari all'estero e ra.rissimi in Italia. Notevole il caso di Bonhomme, caso di vera. grandine generalizzata riscontrato in un vecchio morto all'Hotel Dieu a Lione. L'autore giudica che arrivr~s­ sero a. circa 2000 le cist i in totale: di esse circa 900 furono trovate nel connettivo sottocutaneo, e intramuscolare: il mesenterio era ri· pieno: ve ne erano 111 disseminate nei centri ner vosi; 11 nei polmoni, 3 ai lati della laringe, una alla base della lingua, come s1 e a.ccennr.to sopra. In\ece privi ne erano l'occhio, i reni, fegato, ossa. \

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CON TE!\IA l~TESTI~ALE

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Baistrocchi ha pure un caso notevole con 1±0 cisti nel connettivo e muscoli, 9 nel cei·vello, 2 nel peritoneo, l nel cuort>, l nel polmone. Giacomini sopracitato riferisce di un caso da lui riscoutrato all'istituto anatomico di Torino, in cui si trovarono inuumerevoF cisti nei muscoli e nel cellulare sottocutaneo, al tronco, a:J le estremità, al dia- · framma; notevoli numerose cisti nel cuore, sia n el muscolo che sotto l'endocardio, e nelle colonne del ventricolo sinistro, anzi una era affatto libera nella cavità, impigliata nella r ete delle trabecole dell'apice, sì che si potè rimuoverla. con molta facilità. Giammattei, già ricordato, operò di lipoma. al dorso una donna che presentava pure una unica cisti nei muscoli della. ling ua: la. cura ope· rativa di questa. avrebbe recato molta. luce sul caso, ma fu rimandat.a. in causa dello stato grave della donna, che presentò subito dopo l'operazione dellipoma elevatissima. temperatura, constatò tifoideo, coma., e morte al 7° giorno. Essa aveva i muscoli letteralmente farciti di cisticerchi, sì che se ne contarono 25 soltanto nel brachiale anteriore. Anche il cervello e il cuore erano seminati di cisti . Notevole il ffttto che il cellulare sottocutaneo ne era privo. Come si è detto, la cisti linguale era un cisticerco: il quadro clinico fu affatto simile a quello della cachessia. idatigena dei suini. Gemelli di Milano ha. un caso di grandine generalizzata, con circa 200 cisti endocraniche; gli organi interni ed i muscoli era:no anche essi grandinati. Interessante il caso di Stich, che trovò 500-600 cisti nel cellulare sottocutaneo e intramuscolare di una donna. Lessing calcola a 1000 i cisticerchi sparsi alla superficie del corpo di un individuo morto con fenomeni di pazzia.. Lanceraux cita. un caso di panicatura in cui si palpavano sotto cute circa 1000 cisticerchi: il malato uscì dall'ospedale e si sottrasse ad ulteriori osservazioni. Onymns vide un uomo i cui muscoli palpabili erano ripieni di cisticerchi e davano la sensazione di salsiciotti di fagioli. Altri casi di grandine si riscontrarono, quali quelli descritti da Duguet, Bayron, Renda, Chaillou, il quale ultimo dice di avere contato 20 cisti in una sezione di muscolo di cinque centimetri quadrati. Anche nell'occhio furono riscontrati numerosi casi di cisticerco, che riuscirono molto interessanti oltre che per la sede, anche per essere talora l'unico segno da cui si possa argomentare l 'esistenza delle cisti in altre parti del corpo, e chiarire certi quadri morbosi, e per l'oppor tunità di studiare l'evolu2.ione della cisti, i movimenti spontanei del verme. Anche negli annessi dell'occhio e nel cellulare dell'orbita fu riscontrato. Grafe ha una statistica di 80 casi di cisticerco dell'occhio


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SOPRA GN CASO DI CISTICERCO ~ELL'UOMO

cosi distinti: 70 nel vitreo, 5 sottocongiuntivali, 3 sottoretiuici, l nel cristallo, l nella camera anteriore. Il primo cisticerco endooculare fu osservato da Portai (1803) tra la coroide e la retina. VengQno poi i casi di Schott ( 18!30) Longans (1833) · Coccius (1853) Grafe (1l::!;)!). Negli anni successivi poi aumenta sempre il numero delle osservazioni fa~ilitate dalla divulgata pratica oftalmoscopica. Non si conoscono casi in cui ambo gli occhi fossero affetti da cisticerco. Otto riferisce un caso di due cisticerchi in uno stesso occhio; e Schwarz di tre cisticerchi sottoretinici in un occhio. Tale fatto è rarissimo nell'uomo. Cito i l caso riferito dal dottor Marini, medico di reggimento, da lui osservato nel1870 nel vitreo sinistro di un soldato. L'autore descrive il cistieerco e i vari aspetti che presenta nelle varie osservazioni, e i suoi movimenti. Il medesimo cita an caso analogo nel vitreo osservato nel 1866 dal dottor Bonito medico di battaglione. Notevoli pure i casi di Bajardi, Reymond, Bacchi, operati di esportazione del cisticerco con conservazione della Yista. Gli annali di oftalmologia sono ricchi di osservazioni eli cisticerchi endooculari: oltre i citati ricorderò quelli di Scimeni, Gallenga, Gradenigo, De Vincentiis, Rampoldi, Quaglino, Sperino, Saltini, Lainatti, Den ti, ccc. e<:c. Nel nostro soggetto l'esame oftalmoscopico, pra~icato varie volte, fu sempre negativo.

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Il ciclo vitale della ta.enia. solium si compie normalmente in due ospiti, l'uomo e il porco; nell'uomo è allo stato adulto di tenia, nel porco allo stato !arvale di cisticercus cellulosae come risulta dalle esperienze di Ma.lpighi, Goze (178-1:) Dujardin (18-!5) Kiichenmeister (185òGO), Humbert, Hollemback, · Leuckart, Heller ecc. Generalmente l'uomo introduce nello stomaco le cisti usando carni crude o mal cotte di maiali grandinati: allorquando le cisti sono svuo· ta.te del loro liquido, sia per lo scoppio causato dal calore della mezza cottura, o per azione meccanica (triturazione delle carni per farne salciccie, ecc.), e ridotte a una membra.nella, si possono facilmente confondere dai profani con un cencio connettivo qualunque; ma in tt\le stato mantengono inalterato il loro potere di svilupparsi. Dagli studi di Lewis (1873) e specialmente dalle ricerche di Perroncito sulla temperatura minima. che occorre per uccidere il cisticerco, praticate col tavolino riscaldante di Schultz nel 1874 risulta che a.l di sotto di 47" il \erme è dotato di movimenti vivaci, che cessano


CO:-< TENIA 1:-ITESTINALE

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a 48• e non si presentano pitt a. nessuna. temperatura; e perciò si può ritenere che a. 48° il verme è m orto. I cisticerchi cht' sono stati portati precedentemente a 48°, assumono poi molto rapidamente e fortemente i colori delle soluzioni in cui si immergono (Vulpia.n), a differenza. di quelli vivi che non si colorano affatto. Uu allievo del Perroucito, avendo ingoiati alcuni cisticerchi portati a :JO• non rimase infetto da tenia.. Introdotta. )g, cisti nel tubo digerente, il verme smgina. la testa. e si atw.cca. cogli uncini e le ventose ai villi della mucosa tenue e si sviluppa. rapidamente e dopo circa 5-! giorni (Perroncito) elimina. proglottidi mature. Le tenie possono coabitare nell'intestino in numero vario, perfino 30 (Keller) e 40 (Kleefeld ) ed è notevole che la taenia solium è meno frequente che la. taenia modiocanellata, e che questa va sostituendo quella in molti paesi, in relazione al diffondersi dell'uso delle carni bovine crude e semicrude (cura \Veis) contenenti il cisticerous bovis. Fatta adulta la tenia se ne staccano le ultime proglottidi, ml\ture, che emesse rlall' ospite ed ingoiate dal maiale provocR.no in esso la. c gra.ndinatura. • come dimostrano le esperienze di Von Beueden, Hubner, Kii.ohenmeister, L euckart, Mosler, P erroncito ecc. I giovani cisticerchi molto piccoli, cresciuti rapidamente, si avvolgono di una. cisti data dai tessuti. vicini per reazione. Lenkart ammette ohe il cisticerco s ia. al completo sviluppo dopo circa tre mesi dall' infezione. Queste cisti, inghiottite da.ll' uomo, dànno la tenia. e il ciclo ricomJ..Uc1a. Oltre che nel maiale, te uova. si possono sviluppare anche nell'uomo e dàono cisti affatto simili a quelle del maiale. Le cisti riscontrate nel T, erano porò notevolmente più grosse. A togliere ogni dubbio sulla. identità delle medesime, R édon inghiotti alcune cisti tolte a. un cadavere della scuola. anatomico. di Lione, e dopo due mesi cominciò ad espellere proglottidì. Che lo sviluppo delle cisti dell' uomo si debba. attribuire all' iugestione di uova. si può razionalmente ammettere dopo le analoghe esperienze sulla. « ladreria • dei maia.li citate sopra, e quelle sullo sviluppo del cisticercns bovis nei vitelli ottenuto con proglottidi mature della. rispettiva. tenia. È notevole il fatto che i succhi gastrici soli hanno la proprietà di attaccare l'involucro delle uova, dissociandone i primi che lo costituiscono, preparando così il campo all'azione della. bile che scioglie poi detto involucro. Che i sncohi intestinali le lascino intatte si deduce dal fatto che dell'immenso numero di persone che albergano la. tenia., solo pochis-


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SOPRA u~ CASO DI CISTICERCO NELL'OO:UO

sime relativamente, presentino cisticerchi, e q neste ancora non si può escludere in modo assoluto e certo non si siano infettate per la via gastrica. Richiamiamo le analoghe esperienze di Bertolns, che iniettando uova di tenia serrata nell'intestino di un cane attraverso una fistola praticata vicino al piloro, non riuscì mai a far sviluppare il cisticercus pisiformis; le uova passanno intatte nelle feci. Per l'introduzione delle uova nello stomaco la. via boccale si può ritenere la più freqt.ente e facile, sia per mezzo delle acque che di insalate crude ecc. Anche le frutta ed i cibi in genere possono essere veicolo di infezione per mezzo della. polvere, e delle mosche che si posano su di esse, e che possono avere attaccato alla tromba e alle zampe uova di tenia; specie nelle campagne. Anche le dita possono spesso essere veicolo di infezione por le persone molto sporche, i bambini, i maniaci ecc. In tutti questi casi però di regola succede l'introduzione isolata di una, due, o ad ogni modo poche uova, e allora si hanno i cisticer,!hi unici o in piccolo numero; questi sono i casi più frequenti. 1\[a le uova possono anche penetrare nello stomaco in numero stragrande, quanùo avviene l'intro:iuzione di un'intera proglottide matura: ciò succede di frequente nei coprofagi, e anche nei maniaci incustoditi; e allora si ha sviluppo simultaneo di numerose cisti (casi di \Vend e Birch-Hirschfeld). La convivenza con persone affette da tenia. può in certi casi fa.cilitare eventualmente l'infezione. Cosi Troisier cita un caso di cisticerchi multipli in un uomo la cui moglie era affetta da. tenia da parecchi a.nni. Inoltre non raramente si ha sviluppo di cisticerchi talora numerosi in persone che albergano la tenia. nell' intestino, come appunto si è verificato nel nostro soggetto. Si è discusso a lungo fra gli autori se questi casi si possono attribuire all'autoinfezione, anzi se in genere questa. si debba ritenere possibile. Il Bertolus era del parere che l'a.utoinfe7.ione sia resa impossibile dal fatto che le proglottidi mature, Je sole che potrebbero provocarla qualora pervenissero nello stomaco, perciò ~:>t.esso che sono mature e quindi più vecchie e più lontane della testa si trovano ad essere sem pre più a.lJontanate dal piloro e spinte verso l' ano. J'lfa alcune obiezioni si possono fare. Infatti la tenia si trova generalmente nell'intestino raggomitolata in forma di intricata palla, e non già sempre distesa a catena. regolare con le proglottidi vecchie in basso ecc. come suppone il Bertolus. Che se pure detta disposizione realmente si incontra talora., tuttavia chiaramente essa. non è sufficiente a. impedire sempre e con sicurezza il rigurgito di proglottidi mature nello stomaco, come dimostra 'l'essere state queste trovate nel vomito,


CON TENIA 1:-<'r~;STINA LE

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come nel oaso di Bérenger-Ferad e in quelli di Martel, di P olluk, ecc. in cui furono vomitati parecchi decimetri di tenia matura. V ero è che questi fatti sono eccezionali, ma non perciò meno cert i e dimostrativi. Sappiamo d 'altra parte che le prog lottidi mature di taenia solium sono dotate di movimenti vermicolari proprii abbastanza energici, per cui possono strisciando cambiare spontaneamente di posto. Tale proprietà è poi specialmente accentuata nella taenia mediocanellata, le cui proglottidi possono spontaneamente uscire dall'ano dal malato nell'intervallo delle d efecazioni. Si pnò dunque ammettere che possano, sebbene più difficilmente risalire l' intestino fino a. giungere allo stomaco, specie nei éasi di atonia intestinale, non avendo da superare l'ostacolo della peristalsi. È chiaro quindi che i n questi casi le uova arrivano a migliaia nello stomaco, e danno poi sviluppo a numerossimi cis~icerchi . L'autoinfezion~ del resto può anche avvenire con facilità. per l'in· termedio delle mani nelle persone m olto sporche, ovvero accidentalmente durante il sonno. Nel nostro caso rimane incerto come sia successa l' a.utoinfezione, ma è probabile sia avvenuta per rigurgito di proglottidi nello stomaco mediante il vomito, essendo del resto il malato persona abbastanza pulita. Sebbene Broca (1876) dicesse che la coesistenza della tenia e del cisticerco « .....n'a jamais été signalée chez l 'homme..... :. tuttavia se ne trovano nella letteratura alcuni casi. Lewin ha raccolto una statistica di 20 casi, di cui 6 riscontrati da Grafe sopra un totale di 80 casi di cisticerco dell'occhio. Si aggiungono due casi di Miiller, due di Pertot, quello di Heller, di de Wecker, Bayron, Rathery, Rampoldi, Troisìer. Notevole pure il caso di Sangalli e quello di Parona (vedi più avanti). Tarti vel riferisce un caso molto simile al nostro: un individuo che aveva una tenia nell'intestino ebbe accessi ripetuti di convulsioni e perdita della coscienza, con successivo sviluppo di cisticerchi multipli sottocutanei : ebbe pure disturbi visivi probabilmente di origine endocranica. ; non si scoperse alcun cisticerco d ell'occhio. Anche il Grassi riferisce di aver trovato la tenia in un soggetto nel quale alla clinica oculistic~ di Pavia si era riscontrato un cisticerco nell'òcchio. Arrivate le uova nello stomaco per una qualunque delle diverse vie ora indicate, !=embrione, fatto libero e cacciato nell'intestino, va a incistarsi nei va.ri organi e tessuti come già. ab biamo v isto. P er molti autori la via più frequente e naturale per compiere la migrazione dall' intestino ai vari organi sarebbe la via del sangue.


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SOPRA UK CASO DI CISTICERCO :s'I! LL'L'O~W

Così il Mingazzini dice che:« ..... I'U0\'0 e digerito, e lo lan·e rimaste libere cominciano a migrare nei difft>renti tessuti, ...e si aiutano mediante i loro uncini con i quali possono farsi scrada alitraverso i tessuti intestinali, e penetrare nei 'asi sanguigni, per mezzo dei quah giungono ai \ari organi •· Il Ula.ncha.rd, parlando della. taenia solium dice: c .... quelque soit le mode d' infestation, Jes embryous hi·xacanthcs p(;nètrent dans les organes et s'y trasforment en cysticerques •· Lo ste,;so però parlando della taenia serrata icisticercus pisiformis) dice uhe l'embrione non tarda a perforare le tonache intestimdi, aprenrlosi la strada con gli uncini « .....comma une personne pressée dans une foule joue cles coudes ponr st' fa.ire de la piace. L'embryou toml•e ainsi dans une des branr:hes d'origino de ln. veinc porte et le torreut circulatoire l'entrai ne dans le foie: .. • Il professar Perro11cito dice che nel maiale gl i embrioni di taenia, solinm « ..... mi g.-ano dirigendosi per tu lite le p~\rti del corpo ... .• e cho por gli echinococchi, cenuri ecc. è posto in c hiaro che gli embrioni tro.polauo con le loro armi naturah attrt~.verso le tonache iotesliinn.li, il peritoneo e gli organi vari. Parlando dell'echinouocco ne~! i animali fa osserva1·e che se gli embrioni penetrassero nelle vene di origine della porta, e fossero \rasportati nel fegato dovrebbero in esso fermarai tutti percha il lume dei capillari non per metterebbe loro di passare nelle radici delle sopraepaticbe, ed il fegato che fa da filtro dovrebbe essere pieno di cisti, ed es:>o solo: ciò che anatomo-patologicamente non si ;erifica: si riscontrano in;ece peritoniti, e pleuriti Yillose da echinococco. Aggiungiamo che, se anche il mancato svi luppo di cisti nel fegato dipendesse da ignote cond izioni locali incompatibili con la vita dl•gli embrioni. dovrebbero essi morire nel fegato: ma rimane sempre inspiegato il loro passaggio nelle sopraepatiche. Neppure si pnò ammettere, se non in via accidentale che Yadano a perforare direttamente la caYa ascendente, e che così evitino il fogat.o; perchè in tal caso andrebbero a cacciarsi nei capillari del polmone, che anch'e>lso come il fegato li arresterebbe. J.1o stesso avverrebbe se, seguendo i chiliferi e i linf~tic i pervetlissero nel dotto tor!l.cico e ~1el cuore destro. Invece noi polmone sono rari i cisticeruhi. H.csto. d u nque sempre irnped i to l 'a.rri vo al cuore sinistro e grosse arterie. L'auto1·e n.mmette perciò che gli embrioni di echinococco migrino attivamente. · Anc:he per la taenia solium, stando al reperto anatomico, verrebbe na.turnlo <li scartare il concetto del trasporto passivo dell'embrione per la Yi!\ Mnguigna. o linfatica, e di ammettere invece che e~so, traversate le tonacho inte-:>tinal i, traversi pure membrane, fogl i aponeurotici, interstizi cellulori, ecu. c vada a fermarsi a ca-.o nei vari tessuti. Non si


CON TENIA l:-\TESTINALE

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esclude però che in qualcheca sct nn embrione, perforata accidentalmente nna parete arteriosa, si comporti come un embolo qualunque, e passivamente vada a fermarsi nel distretto del vaso. In fa v ore della migrazione atti va forse rlepone anche il fatto che, sebbene nelle ossa: lungh~ il midollo si presti per accogliere gli embrioni, e non sembri opporsi al loro sviluppo, pure non si conoscono casi di cisticerchi intraossei. Se gli embrioni fossero trasportati dal sangue, potrebbero penetrare anche nelle ossa lunghe per mezzo delle relative nutritizie. Invece si può pensare che la durezza dell'osso sia un ostacolo insormonta.bile all'embrione migrante. attivamente. Esiste bensì un caso di Froriep di cisticer co intraosseo ; ma il caso si presta alla discussione, e pochi autori lo accettano. vi sono poi altri fatti che riuscirebbero inspiegabili ammettendo la migrazione passi va : tale il fatto di ma.ialet.ti nati panicati. B asta pensare ai rapporti tra il sistema vascolare placentario della madre e quello del feto per dovere riconoscere solo ammissibile la migrazione attiva. nel feto. Per accordare l'anatomia patologica con le varie idee sull'argomento, e con i vari dati clinici, trovo' giusto pensare che gli embrioni, traversate le pareti intestinali, in parte migrino liberamente nel peritoneo, nel quale in grandissimo numero soveuti volte si annidano; e in parte penetrino nelle origini delle meseraicbe, siano trasportati passivamente fino alle ultime diramazioni portali intraepaticbe, e che poi attivamente passino nelle sopraepa.tiche perforand.o i capillari come perfo· ra.rono le tonache intestinali, e che il medesimo succeda nel polmone: e che cosi arri vino nel grande circolo, per essere poi lanciati per tutto il corpo. Arrivati gli embrioni in ambiente favorevole, crescono rapidamente formando le cisti; e dopo circa tre mesi sono completi, e restano stazionari. I cisticerchi nelle carni di maiale abbandonate alla putrefa:zione possono rimanere vitali circa dieci o quindici giorni, mentre nelle carni conservate salate o affumicate a debole calore, (sotto i 48"), possono sopravvivere anche un mese. Nell'osp1te vivo ha una vita piuttosto lunga.. Cobbold ritiene che nell' uomo rimanga vitale circa otto mesi, Stich 5·6 anni. In un caso di Sangalli i fenomeni epilettici durarono sette anni, causati da cisticerchi endocranici; Grate osservò disturbi nervosi durati 9 anni, Stimiscb 10 anni, voppel 14 anni. De Hieronimis narra di una donna ehe soffrì per circa 20 anni di ac· cessi epilettici; morta durante uno di questi, presentò all'autopsia tre cisticerchi nel centro ovale di destra. Classico il caso di Zulzer, il


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SOPRA UN CASO DI C'!STICEltCO NELL'UOMO

quale, nella clinica oculistica. di Bresia'l"ia, per più d i veuti anni consecut.ivl dimostrò il cisticerco con i suoi movimenti nel vitreo di una donna. È però da ritenere che questi ultimi siano casi eccezionali.

*** Il reperto Ì\natomo-patologico è poco interessante e sem plice per quello che riguarda il cisticerco sottocutaneo e intramnscolare. Più notevole invece per il cisterco endooculare. Di solito la. cisti nuota. nel vitreo liberamente, oppure rimane attaccata alla pR.rete per un peduncolo, e il verme si presenta dotato di movimenti più o meno vivaci a. seconda. delle condizioni di luce, di elettricità o di altro eccitamento. Come L euckart ha dimostrato, lo sviluppo primiLi vo del cisticerco si fA. nelle membrane del globo: in seguito, aumentando di volume, le perfora e cade nelle camere dell'occhio . Interessante lo studio fatto dal Deberardinis sopra cinque casi di enucleazione dell'occhio per cisticerco, dal quale risulta che talora si trovano due cisti vicine e comunicanti, d1 cui una. più grande contiene il verme, e l'altra più piccola, più vecchia, abbandonata e vuota. I cisticerchi intracranici si trovano assl!oi spesso sia i m piantati sulle meningi talora sulla pia, più spesso sulla faccia. interna della. dura, sia sulla. sostanza. stessa. del cervello, ne l qual caso sono di preferenza. innicchiat i nella grigia. corticale, sia liberi sottoaracnoidei, come pure nei ventricoli. Quando sono impiantati sulle meningi, sono talora unici, ma pitt spesso multipl~ si scavano una nicchia. deprimendo lentamente col loro sviluppo la sostanza cerebrale, e acquistano il volume solito come nelle altre parti del corpo, e solo eccezionalmente quello di una noce. Il cervello, a parte l' infossamento, si mant iene talora inalterato nelle vicinanze, ma più soventi diventa sclerotico per moderata. reazione infiammatoria e proliferazione ùel connettivo: talora anemico per com pressione, talora presenta i peremia con emorragie puntiformi, edema, rammollimento ecc. In certi casi si ha vera encefalite c ircoscritta, e formazione di ascesso. Non è raro l'idrocefalo; le meningi sono opache, sclerotiche, iperemiche. Il numero delle cisti endocraniche varia da. poche .fino a. più di 150, contrariamente all'opinione di Forster che quando è affetto il cervello siano sempre una, due o tre al più. I cisticerchi dei centri nervosi possono, in circostanze e p er cause n on ben note, assumere una forma irregolare speciale, con una lun-


CON TENIA INTESTL'-'ALE

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ghezza. eli 15-25 centimetri, a. grappolo, con strozzamenti e dilatazioni ineguali, che valse loro il nome di cisticercus racemosus (Zencker). Talora dà.nno vere vescicole figlie, come l'echinococco. Non sono molto numerosi i casi di un simile reperto: la. statistica. di Bitot e Sabrazes ne porta. 20 casi, 8 di Zenker, 4 di Virchow, 3 di ::Uarchand, quelli di Calmeil, Forget, Klob, Merkel, \\estpha.l, Davaine. Aggim_1gasi quello di Richter e di Zadek. I cisticerchi invecchiando muoiono, il liquido si riassorbc, ed essi scompaiono senza. lasciare che lieve indurimento connettivo come residuo: ta.lora invece sali calcarei in abbondanza. precipitano. nella cisti, che alfine si trasforma in un corpo calcareo, talora caseoso di aspetto ingannevole. La presenza degli uncini nella poltiglia è preziosa. per la. diagnosi. Il Verga. fu tratto in errore da queste cisti trasformate, e descrisse (Giornale, delle Scienze Mediche, Pavia 1839) un caso di miolitiasi creduto una entità morbosa; egli stesso si accorse poi dell'errore. A.ncb.e Warton (1656) descrisse numerosi corpi calcarei sul cadavere di un soldato, scambiati per ghiandole alterate, e che si ritiene fossero cisticerchi calcificati. Appare ora. evidente che la. panicatura di per sè stessa non è nece~saria.mente mortale, sebbene sia. sempre gravissima e di prognostico riservato. Se per un caso fortunato nessuna. cisti si è formata in punti vitali dell'organismo, e se non succede nessuna infezione, può col tempo avvenire la calcificazione delle cisti, che non dànno più segno di sè.

•*• I disturbi provocati dai cisticerchi intramuscolari e sottocuta.nei sono nulli o lievissimi: salvo nel caso in cui siano in numero stragrande, perchè allora. in certe circostanze possono provocare la. morte con uno stato tifoideo gravissimo con forte febbre simile alla cachessia idatigena. dei suini, come si è detto più sopra. Più gravi sono i sintomi dei cisticerchi dell'occhio, che generalmente finiscono colla cecità per atrofia del bulbo e panot'talmito : questa talora si sviluppa solo dopo parecchi anni, talora. compare giìt dop~ pochi mesi. D cisticerco del cristallino produrrà. la catarat,ta., della coroide iridocoroidite grave, ecc., mentre se si trova. nella parte inferiore del vitreo può anche eccezionalmente non dare alcun disturbo per qualche tempo come nel cl\so di Teale (2 anni senza. dare sintomi). Interesse speciale e grandissimo presentano i cisticerchi dei centri · nervo::i, oltrechè per l'importanza e grande variabilità del quadro clinico, anche per gli errori diagnostici a cui possono dar luogo. t -

GiOf'nale wdl,o.


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~Ol'RA U:-1 CASO D I CISTIOEHCO NELL UO~JO

Il caso del T. trova posto tra. questi, essendo a. mio parere evirlentemente dipendenti dalla presenza di cisticerchi endocranici gli accessi epilettiformi a cui fn in preda, come apparirà in seguito. È ben Yero che molti autori· attribuiscono alla presenza della tenia nell' intestino i fenomeni nervosi centrali che si manifestano in forma di accessi epilettiformi o coreici, sia per intossicamento del sistema nervoso per prodotti di secrezione del verme, sia per l' irritamento nervoso riflesso prodotto dai movimenti dei parassiti. Kiichenmeister anzi espresse l'opinione che gli asc'aridi diventino straordinariamente vivaci q nando si copulano e provochino così i disturbi nervosi generali. Il Niemeyer però distingue nettamente tra i cosi. detti fenomeni verminosi dipendenti dagli ascaridi, quasi sempre consistenti in « prurito al naso ..... ed altri !iisturbi nervosi inconsiclerevoli ..... » 1 e ifenomeni che talora accompagnano la tenia intestinale . . . . . (Corea di S. Vito ed E"pilessia) sempre gravi e talora persistenti ..... c anche dopv riuscita l'espulsione del verme solitario:.. È evidente che 1' irritazione meccanica sulla mucosa intestinale, che dovrà essere trasmessa ai centri nervosi sarà della stessa natura per i diversi vermi; anzi gli ascaridi, essendo più mobili, irriteranno anche p iù la mucosa. Tuttavia l'autore non accenna alla possibile connessione tra la tenia nell'intestino e la presenza di cisticerchi endocranici: sebbene tra 1 tumori cerebrali metta anche i cisticerchi come capaci di dare accessi convulsi,;i. Féreol narra di un soldato che un anno dopo aver incominciato a espellere proglottidi di tenia fu preso da dolori ai fianchi e ai lombi, con violenti accessi epilettici, si morse la lingtla, ebbe schiuma alla bocca ecc. L'individuo non aveva precedenti gentilizi nè personali di alcuna nevrosi. Con adatta. cnra. espulse la tenia, e non ebbe più attn.ct:hi epilettici fino al sno usC'ire dall'ospedale, con cui si sottrasse a ulteriori osservazioni. Questo caso dice c ... dimostra la realtà della epilessia verminosa che è generalmente ammessa dopo la memoria di Legendre (;h·ch. gén. de Jlléd., 4" s. XXIII ». Anche l' Eic h horst parla di g ravi fenomeni centrali dovuti alle stesse cause, irritamento riflesso e intossicazione. Ammettendo pure che e;;istrmo casi di tale nA.tura, in persone specialmente sensibili, convalidati dai ca.si di analoghi disturbi <'ansati da o>siuri intestinali, o ben anche da prolassi o altre anomalie di posizione dell'utero ecc.; bisogn.a tuttavia tener presente la enorme e inspieg>tbile spropon-.ione tra il numero delle persone affette da tenia e quelle che soffrono di attacchi epilettiformi, e invece la frequenza


Oç>N TE~IA INTESTINALE

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grande dei disturbi nervosi tra le persone che hanno cisticerchi diagnosticati, periferici. Onde sorge naturale il sospetto che molti casi di epilessia « verminosa,. siano sostenuti da. cause ben più importanti che non la presenz~ della tenia nell'intestino e più adeguati all'imponenza del quadro clini'co. . Le numerose osservazioni di attacchi epilettiformi e di contemporanea presenza di tenia. nell'intestino, e le molte sezioni cadaveriche dimostranti la presenza di cisticerchi endocranici in persone che in vita ebbero disturbi nervosi, motori e psichici multiformi, rendono naturale il legare tra loro come causa ad effetto la tenia. nell'intestino, i cisticerchi nel cranio e i disturbi nervosi. :Nè il .fa.tto della intermettenza. degli accessi talora a lunghi intervalli, nè i casi anzi di guarigione apparente, non anatomica ma sintomatica, di dette forme valgono ad infirmare quell'idea. E dimostrat,ivi in sommo grado sono a questo proposito i casi di cisticerchi endocranici riscontrati all'autopsia senza che in vita abbiano dato il minimo 1 disturbo. Nessuna meraviglia dunque che possano anche in qualche caso fortunato, dopo uno scoppio ·di fenomeni nervosi piil o meno gravi, rimanere silenziosi per cause ignote, anche per anni, salvo poi a manifestarsi di nuovo. Molto interessante è il caso di Parona, riguardante una donna affetta da tenia intestinale, che presentò daprima e improvvisamente afasia motoria, poi emiplegia sinistra ad accessi, alternanti con periodi di sosta in cui scompari va la paralisi e la malata poteva attendere a l'I e sue occupazioni. Dopo il primo attacco si ebbe notevolissimo miglioramento e ricupero della parola subito dopo la espulsione di una lunga taenia. solium accompagnata a due botriocefali. « .... L'accertato esito della. cura antielmintica, la recidiva della sindrome, la paralisi convulsiva intercorrente mi indussero nel diagnostico dubitativo del cisticerco cerebrale per autoinfezione >. Mancavano del tutto i cisticerchi periferici . .. n cauto dubitare, e l'opportunità. di ulteriore esame mi tolsero di aggiungere alle forme cliniche riflesse da tenia un caso nuovo e un nnovo errore ,. . L'ammalata mori dopo vari accessi e con completa stupidità, e la autopsia dimostrò la presenza di 160 cisticercl)i, la maggior parte aderenti alla. faccia interna della dura e rimossi insieme a. q nesta. Si trovò un cisticerco libero sotto l'aracnoide, posto « fra la 2a e la 3• delle digitazioni costituenti l'insula del Reil » che con probabilità fu causo. della afasia motoria.


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SOP.IlA UN CASO DI ClST lCI.(ll00 "\J,;LL'UO~!O

Spigolando nella letteratura si può costruire tutta una ricca serie di casi di cisticerchi endocranici in cui i fenomeni clinici vanno dalla mancanza di ogni sintomo patologico, alla semplice stupidita e sonnolenza leggera, alla cef<J.lea più o meno grave, alle conv ulsioni brevi e n on recidive, alle vere forme epilettiche gravi, ai fenomeni di apo plessia, fino alla morte sopragiunta in poche ore con fenomeni imponenti. L'esame anatomico rivela talora le cisti ch e in vita non si sarebbero mai· sospettate. Bouchut riferisce di un ragazzo che godette sempre ottima salute senza il banche minimo disturbo nervoso, morto accidentalmente per una tifoidea (come dimostrò l'alterazione dell'inte:;tino) e presentò circa trenta ci~ti alla superficie dell'encefalo. I n questi casi si ammette che lo sviluppo lento della cisti permette al cervello di adattarsi alla loro presenza come succede per altre produzioni intracraniche. Nel caso di Ampugnani il malato aveva sofferto soltanto di torpore intellettuale e di lieve stupidità senza convulsioni nè altri fenomeLi nenosi; e presentò all'autopsia sei cisti sparse nel cervello. Anche Sa.ngalli riferisce casi analoghi, i n cui si tro varono all'autopsia r ispettivamente sei e tre cisti nel cervello, senza che i pazienti avessero presentati fenomeni nervosi. Ma di fronte a questi casi una. lunga serie ne troviamo, accom pagnati invece da sintomi imponenti, si che alcuni autori, come P erroncito, Tommasi, Bouchard ed altri ammettono come costante una fenomenologia sempre gravissima nelle cisticercosi intracraniche. Sono in genere i fsnomeni dei tumori cer ebrali ; cefalee insistenti1 vertigini accessi di vomito, crampi; polso ra ro, fenomeni di stasi della papilla, amaurosi; non rari i sintomi di meningo- encefali te; frequentissimi i fatti d i eccitazion~ motoria, con veri stati epilettiformi, jaksoniani talvolta; più rare le paralisi, le paresi le nevralgie. In g~:>nere iJ quadro e complesso, e si sovrappongono e si confondono vari sintomi in dipendenza delle lesioni eia cisticerchi per lo più multipli. Pollak narra di un ragazzo che aveva la tenia nell'intestino e un cisticerco nel vitreo, e che morì durante un accesso convulsivo violentissimo, con coma finale. La morte fu a rag ione attribuita a cisticerch i endocranici e l'autopsia confermò la cosa. Simile a questo e il caso d i Flint di un cisticerco nel ventricolo laterale sinistro1 che provocò improvvisa cefale11. tremenda e convulsioni epilettiformi e morte in 18 ore. Già. più sopra abbiamo accennato al caso di De:Hieronimis dì accessi epilettici durati :20 anni sostenuti da tre cisticerchi nel centro ovale di destra.


co:; TENIA INTESTINALI!:

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L'analogo caso di Sangalli riguarda una donna morta d opo una serie di attacchi epilettici alternati con period i di benessere e che presentò all'autopsia 46 cist.i sparse nel cervello specie alla superficie. In un caso riferito dallo stesso autore, un vecchio, senza precedenti di ne- • vrosi nè gentilizi, nè personali, muore all' improvviso con sintomi evidenti di apoplessia. cerebrale e presenta in vece cinque cisticerchi nel cervello. Gemelli ha un caso di vera. grandine, c0n numerose cisti anche nel cervello; il malato aveva presentato forti cefalee, annebbiamenti della vista, accessi epilettici, delirio, algie, e in fine cecità completa. Nel caso analogo di Mazzotti, l'ammalata n'lorì con emicrania gravissima, alterazioni psichiche e accessi convulsivi intercorrenti; presentò numerose cisti endocraniche. In un caso di Visconti si ebbe paralisi della lingua e della parola con a ccessi coreici alla faccia sostenuti dalla pr·esenza di tre cisticerchi, di cui due nel corpo striato siniséro; in un altro caso dello stesso, in cui si ebbero accessi epilettici ripetuti per molti anni, e finiti con stupidità completa, si trovarono numerose cisti nel cervello. N è rari sono anche i fenomeni psichici e l'indebolimento della intelligenza e della memoria. Talora vi è pervertimento della psiche, insorge malinconia o istinti malvagi; scoppiano talora anche vere manie furiose. Tale il caso di Lombroso, di un giovane di indole buona e mite, senza. alcun precedente di affezioni mentali, non sifìlitico nè alcoolista, che all'improvviso, fl. 35 anni, diventa malinconico, litigioso, irascibile, sospettoso, si batte colle persone di famiglia; poi è preso da attacchi epilettici violentissimi e finisce in mania furiosa, per cui è condotto al manicomio con la camicia di forza. Quivi con tinua nei fenomeni suddetti, le pupille si fanno diseguali, gli accessi convulsivi si localizzano nella metà destra del corpo; fina lmente muore maniaco e marantico. All'autopsia si t rovano una sett11.ntina di cisticerchi sparsi alla. superficie del cervello. Anche Regnoli ha un caso analogo di demenza per cisticerchi endocranici. Nella statistica di Kiichenmeister, su 88 casi di cisticerchi endocranici, si ha 34 volte l'epilessia e 51 volta disturbi psichici con o senza eptlessia. In alcune circostanze i sinéomi, come dissi, sono multipli e complicati~ riferentisi a vari sistemi !'d organi. Cosi nel caso di Maggiorani vi sono paralisi di vari gruppi muscolari (braccio e gamba sinistra, faccia, muscoli motori oculari), abolizione dell'olfatto, con accessi epilettici, coma, morte: numerose cisti endocraniche seminate da per tutto. ~\\k!Cfff4 , Rr · ' •

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SOI'JU. U.:-1 CASO DI CI STI CERCO NELI.'UOMO

Fina lmente ci resta a dire che in ra-ri casi i cisticerchi si annidano nello speco ver tebrale, dànno svariati sintomi, non solo spinali per 1rritazione, compressione diretta., atrofia ecc.; ma talora anche encefalici; questi ultimi si possono spiegare con la trasmissione a distanza dell'irritamento, come dimostra. la possibilità di provocare sperimentalmente accessi convulsivi (irritamento della zona. motoria) portando l'eccitamento sopra parti dell'encefalo anche lontane delle zone motrici, zona visiva. e uditiva. E le obiezioni o riserve che si potessero fare a sperimenti di ta.l nn. tura. praticati con la corrente elettrica cadono quando si usino irrita.menti meccanici o chimici. Hirt narra il caso di un uomo di 66 anni che presentò dilazione, ineguaglianza e rigidità. delle pupille, deambulazione atassica, analgesie cutanee alle gambe, a zona, abolizione del riflesso rotuleo, do- · !ori folgoranti alle estremità, distrofia generale. All'autopsia presentò circa 20 cisticerchi sotto Ja pia madre spin1de distribuiti in due serie al lato del midollo. Alla coda equina esisteva un cisticercus racemosus. Il microscopio non rilevò alcuna alterazione sistematica del midollo. È notevole il fatto che nel cranio non si risc;ontrarono cisticerchi nè alcuna lesione che potesse spiegare i fenomeni cerebrali i l'autore li spiega. con la trasmissione dell'irritamento dal midollo.

•** Per quel che riguarda la cura del cisticerco, ci limitiamo 1\ poche parole. Anzitutto è superflua per i cisticerchi sottocutanei e intramuscola.ri in genere, specie se sono pochi; salvo il caso che diano molta. molestia per la speciale situazione. I n tali casi del resto è facile enuclearli, o svuota.rli, o inietta.rvi liq nidi forti che uccidano il verme. Il cisticerco dell'occhio fu già in molti casi curato con ottimi risultati mediante l'esportazione: per 1 procedimenti si vedano i libri della. specialità. Ma dove la cura. del cisticerco assume massima importanza. e urgenza., nei cisticerchi endocranici, quivi le difficoltà sono qua.lii insuperabili. Intanto pochissimo o nulla. c'è da. sperare nelle cure mediche e nella possibilità. di uccidere il parassita. saturando l'organismo di ioduri, o mercuriali ecc. che difficilmente superano l 'involucro della cisti. Si può consigliare la. quiete, e l'evitare le cause di congestione cere· brale, l'osservare una. dieta moderata., i lassativi eco. Rimane la. cura operativa. .Ma le difficoltà e le incer tezze del localizzare l'affezione, in rapporto alla. complessità. del quadro clinico che


CON TENIA I:STESTJNALE

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abitt1almente si presenta al pratico, dovuto per quanto risnlta dal reperto anatomico alla molteplicità q nasi costante delle cisti, o la località talora inaccessibile delle cisti medesime, rendono almeno per ora estremamente incerto e quasi impraticabile l'int.er\ento nel maggior numero dei casi. Si aggiunga che le r icerche di J ackson e Ferrier dimostrarono che le convulsioni si hanno non solo nei muscoli dipendenti dalla zona corticale direttamente eccitata, ma. anche in quelli dipenrlenti dalle zone vicine dello stesso emisfero, e talora anche dall' emisfero opposto. Anzi lo stesso irritamento della zona visiva può produrre convulsioni, per propagazione lungo la corteccia fino alla zona. motoria. Crescono quindi le incertezze e le difficoltà della lornJizzazione. Tuttavia mi. sembra obbligatorio e logico l'intervento, d'altronde non molto grave, quando si abbiano gravissimi e frequenti nccessi, e siano ben chiari. i sinto.n i di focolaio, e quando gli accessi convulsivi comincino sempre con un medesimo monospasmo di un dato grupJ:JO mu· scolare per diffonder.:li agli altri, ciò che da Seguin, Horsley ed altri fu detto sintomo- segnale. Si noti però che in casi analoghi di epilessia traumatica tardiva si trapa.nò sulla. gnida di un sintomo-segnale reputato abbastanzt~ netto, e non si trovò la lesione nella loca-lizzazione scoperta, e l' autopsia •limostrò poi la sua sede essere altrove. Non rimane dunque che consigliare la profilassi, anzitutto della tenie., mettendo in pratica. le norme comuni dell'igiene dell'alimentazione; e poi quella. del cisticerco consistent~ essenzialmente nel fare &l più presto la. cura della tenia per· evitare l' a.utoinfezione1 e attenersi alle comuni norme di igiene.

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F1(nP.OL. -

o..


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PRESSIONE ENDO AI\ TERIOSA NELLA P~EUJION ITE Per Il dott. Fllìberao aoua. ~ouot~nelllt" medico d i c•,mplemento

D capitolo sulla. pnenmonite è, non v'ha dubbio, il più im por tante della patologia. speciale medica sul polmone, se viene eccettuata la tuber colosi; ogni studio pertanto che sia. intento a illustrare un morbo che così sinistramente preoccupa il malato ed il medico per la sua gravità e frequenza non manca certo d'importanza, tanto più se si pensa che in nessuna malattia forse si sono svolte e combnttute tante

teorie quanto su questa, teorie che portarono nella terapia relnt.iva applicazioni contradditorie con una ben triste conseguenza. Ed oggi ancora la cura della polmonite è tutt'altro che un'applicazione logica : dal sa.Iasso e dal tartaro stibiato associati al calomelano, triade di cui si facevano forti i nostri padri, siamo passati alle dosi enormi di digitale, senza contare di altri metodi, secondo i quali colla copiosa quantità di alcoolici, si ubbriacherebbe addirittura gli ammalati. Fatto strano: la. contraddizione è non di rado la. logica dei fa.tti,e fortuna. >nole che spesso la polmonite guarisca, almeno negli individui robust~ ad onta di questi metodi di cura. Emerge ad evidenza il fatto che la tempia s ubì le oscillazioni o meglio le rivoluzioni delle idee secondarie a lla. in terpretaz!one dei fenomeni morbosi che la malattia. presenta; quindi come un giorno si credette a pletora, a. sovrabbondanza, se cosi è lecito esprimersi, di vitalità si ricorse a.d una cura debilitante, mentre quando l'ammalato si presentò in uno st ato di adinamia., gli eccitanti ed i cardiocinetici parvero i . rimedi indicati. E pertanto la circolazione sanguigna che ha segnato per molti anni l'indirizzo terapeutico e lo segna forse ancora, mentre la baUeriologia e la sua figlia la sieroterapia. non sono luugi, speriamo, da darci in mano un mezzo sicuro di guarigione, « poichè, conchi ude il Bozzolo in un suo lavoro in collaborazione col dottor Ro·,rere sull' Infezione pneumococcica., mai come con le ultime ricex·che la questione della siero-terapia nell'infezione di plococcica si è trovata. prossima. 1\ll& sua soluzione • e cosi la pensa il Foà. È snlla pressione endoarteriosa pertanto che mi sono fermato: ho scelto a soggetto di studio ammalati colpiti da pneumonite franca e tutte le volte che essi non mi permettevano dati attendibili da qun-


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I'RESSIOSF: E!'IDOARTEIHOSA "S~LLA P::n:U~tO!'IIT~~

lunque causa, li scartavo. Lo strumento di cui mi sono servito è quello del dottor Scipione Riva-Rocci: esso, dei >ari che furono proposti, è quello che meglio risponde alle esigenze cliniche. Applicavo lo sfìgmom1\nometro alle braccia. poichè è indubitato che di tutte le art,erie quella che meglio si presta a ricerche sperimentali con questo apparecchio è l'omerale. Ho cercato se si ottenessero risnltati differf•nti tra. il braccio destro ed il sinistro causa il diverso modo di origina.rsi dello dne arterie ascellari, ma nulla ho rilevato, epperò applicai inùiff~rentemente lo sfigmomanometro sull'uno o sull'altro braccio, sempre ben inteso, nelle diverse esperienze; non in ogni singolo caso poichè è spesso necessario, scelto un braccio, misurare sempre su di esso onde non esporsi ad errori inerenti anche a,lla posizione anatomica <iell'arterin. radiale. Era facile supporre che data una polmonito a do-;t.ra p. es. fo3se indifferente la sceltA. del braccio, infatti le mie ricerche sull'a.rgomento non mi diedero risultati degni di nota. Dove però assolutamente nevessita por mente è alla durata di ogni singola ricerca: trovai quando più e quando meno, ma costantemente in ogni caso, che insi:;Lendo nell'esperienza un po' a lungo, causa la congestione dell'arto, si ottengono cifre inferiori al vero per il che occorre agire piuttosto sollecitamente nella lettura, o comunque ripetere l'esperienz~~. dopo alcuni minuti che il manicotto ha lasciato libera la circolazioue iu caso di dubbio errore. ~on tutti i soggetti egualmente si prestano e q ne· sto studio e ciò forse in rapporto alla condizione anatomica o patologica delle arterie ed anche alla q nalità del polso, e probabilmente ad altre condizioni ancora, per cui mentre vi sono individui, sui quali non vi è pericolo di errore nella. misurazione, fossero in dieci gli speerimentatori, altri invece darebbero a dieci misuratori diversi, dieci numeri di>ersi, quando non fosse sufficiente la pratica in siffatte ricerche. Lo sfìgmomanometro del Riva-Rocci non ha, come non l' har.no gli strumenti congeneri, la pretesa. di essere uno strumento di precisione: io direi cho sono apparecchi di precisione soggettiva, cioè hanno valore in quanto i dati di comparazione si fanno dallo stesso esperimentatore, fatto per altro comune a molti strumenti d'uso clinico. La. pressione endoarteriosa nelle malattie polmonari in genere, e nella polmonite poi in Ì:lpecie, fu sempre ritenuta. superiore alla norma. Da quali principi siasi partiti per arrivare a questa asserzione, io non lo so, ma probabilmente l'idraulica. del circolo sunguigno, ha qui avuto una parte importante, come dall'idraulica s'è voluto ancora spiegare la tensione arteriosa dei nefritici, che sappiamo avere tutt'altra causa. Senza. tentare la. soluzione di questi complicati problemi, ho semplicemente cercato il modo di essere della pressione sanguigna nella pneumonite.

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P.RESSIO:-IE ENDOARTERIOSA NELLA PXI!:UMONITE

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Ho messo a comparazione tra. loro tre fattori : termomeria, sfìgmano· metria e polso. Dalla comparazione di q uesti vari elementi m'è parso che si sarebbero avute deduzioni p iù importanti specie dal confronto della. pressione col polso; un q uarto elemento forse non andava dimenticato: la frequenza del respiro, ma osservo come sia difficilissimo lo studio di q uesto fattore quando lo si debba studiare in dati momenti per confrontarlo con altri fattori considerati in momenti fìssi e ciò per ragioni ovvie per meritare che le ricordi. È della massima importanza stabilire anzitutto quale sia la pressione art;;riosa nell'uomo sano : essa varia e non di poco ~o i vari apparecchi, ma. per me che adoperai un dato apparecchio, e misurai su un dato vaso, debbo riferirmi ai dati che sieno stretti a queste due condizioui; la pr essione arteriosa all'omerale studiata collo sfigmomanometro Riva-Rocci oscilla fra i 125-140 millimetri di chilogrammi. Sa.rebbe assurdo attribuire valori assolut i ad ogni singola cifra; la sfìgmomanometria ci dà dei dati attendibili dal paragone delle cifre, il che a noi maggiormente i m porta. Dal mio studio ecco quanto deduco: JL La pressione endoar teriosa nella pneumonite, è inferiore alla nonna in tutti i oasi. IL Potrei affermare che le alte pressioni sanguigne nella pneuruonitl' sono di prognosi infausta : l'argomento merita altre osser vazioni per essere convenientemente vagliato, potendo doversi il fatto a se m p l ice coincidenza di pneumonite in individ ui con artt>riosclerosi, t poichè negli arteriosclerotici è sempre alta e molto alta la pressione fin oltre i 300 millimetri di chilogramma. TII. Il tracciato che segna la pressione è rappresentato da una linea spezzata.. ma. le oscillazioni o meglio gli innalzamenti e gli abbassamenti non sono mai molto pronunci!\ti, quindi nelle pneumonite il tracciato sfigmomanometrico è dato da una curva relativamente fissa. IV. La pressione endoa.rteriosa. sta in rapporto costante colla termometri a.. V. La pressione sanguigna nella pneumonite è influenzata da.!~ l'azione della. digitale e precisamente si innalza. VI. La curva del polso e quella dello Afigmoma.nometro subiscono variazioni nello stesso senso quindi esiste tra. le d ue curve parallelismo, che viene però rotto dall'azione della digitale: quando questa. si esplica, arrivando al rallentamento del polso: si rientra. allora nella legge del Marey. Non esistt\ dubbio che nella pneumonite la pressione sanguigna. è sempre inferiore alla norma., ma a. cosa. sia dovuto il fenomeno non è facile spiegare. Mi risulta da ricerche fatte, che il fenomeno è do-


PRI,:::;siO~l!: B:\'DOARTERIOSA NI~LLA PNEU.M O~lTt::

vuto all'azione dei batteri della pneumonite; mi spiegherei allora in base a questo asserto il parallelismo della cur-ça termica con quella. della pressione. La materia. risultante dalla distruzione dei batteri che circola nel saugue sull'inizio del morbo non è molta., quindi la pressione è ancora alta: è solo nel p rogredire del processo inft>ttivo che q nella. aumentando, la pressione de>e abbassarsi, il che osserviamo dopo la crisi quasi costantemente, e questo abbassamento, è più lungo ed evidente, quando l'infezione fu più acuta. Non v' è qua. un nesso, un qua! cosa che ci fa pensare alla sieroterapia e ad un'autosierapia naturale? Mi pare che si. È in base a. queste considerazioni cue pos· siamo spiegarci il risolversi per crisi delle polmoniti franc he, mentre quelle a. decorso subdolo finiscono generalmente per lisi. In una par ola, quelle perchè l' infezione è più violenta induce energ icamente nel plasma sanguigno delle modificazioni per cui esso diventa energicamente antitossico, quindi si ha una :;oluzione rapida, in queste perchè si hanno tossine in minor quantità, avremo una cw·a più blanlla da parte dell'organismo ste>:so poichè è ormai risaputo che il sangue d ei pneumonici funziona da siero antipnenmonico. L'ba provato il Bozzolo cbe iniettò estratto acquosofiltrato di sputo pneumonico nell'uomo a. scopo curativo : diminuì sempre la febbre dopo ogni iniezione senza modifica apprezzabile del polso e respiro con 4 casi di guarigione e morte in un quinto. Il Silva. tentò curare la. pneumonite con siero di pneumonici : in 8 casi gravi no n ebbe morti. E spone l'ipotesi che nel sangue dei pueumonici guariti circoli la mar.eria risultante dalla distruzione dei batteri, in base alle idee di F oà e Scabia. Foà. e Scabia ottennero un tipo costante di pneumococco contro cui immunizzati i conigli provarono iniettare nell'uomo il siero di sangue ed estratto di organi di conigli immuni, ma. senza. risultati. Rivoltisi a sLudia.re la. natura, l'orig ine della. sostanza immuuizzante ebbero la pneumoproteina, estratto ottenuto trattando la. patina che si ha dopo fil trato di culture attraverso Ohamberland con glicerina. acq nosa 6 i). 100 e scaldando a 65• per tre ore. Que:;to estrat to immunizza in modo certo e d urevole i conigli. Onde era provato che la sostanza immunizzante era data dal corpo dei microbi o non dalle tol'sine, q uind i verrebbe esclusa ogni compartecipazione dell'organismo n ell' immunità. Maraglia.uo: il siero dell'uomo pneumonico che ha superato la crisi, contiene sostanze che migliorano l'andamento della. polmonite in corso. Il corollario VI è in disaccordo colla legge del Marey che al riguardo dice: c Da.te eguali condizioni di perfetta. innerva.zione e d~lla.


PRESSJO);E ENDOARTELUOSA NELLA P.'<EUllONITE

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forza del cuore, la frequenza dei battiti di quest'organo è in ragione inversa. della pressione dell'albero arterioso ». Per spiegare il disaccordo del mio corollario colla legge del Marey dovrei affrontare un argomento troppo complesso per discuterlo e sviscerarlo in questo luogo: la parte sarebbe maggiore d el tutto. Ricordo soltanto quanto dice il Riva·Rocci sul significato che si deve dare a questa combinazione eli reperto clinico tra frequenza del polso e pressione arteriosa. • Quando la frequenza del polso, la pressione totale e la pressione laterale aumentino nella stessa proporzione noi possiamo concludere ad uno stato invariato del volume dell'onda sistolica e ad uno stato parimenti invariato dello stato dei vasi: una condizione meccanica o chimica che produca quest'effetto agirà solo sul ritmo del cuore». Kel pneumonico esiste una causa meccanica o chimica che produce l'effetto suaccennato? Evidentemente la causa chimica esiste e pel tramite del sistema nervoso influenza nello stesso senso la frequenza del polso e la pressione; del resto nel morbo di Basedow vediamo la tachicardia associarsi all'aumento della pressione arteriosa. Perchè poi questa causa chimica produca tale effetto deve essere di una certa d urata ed intensità, poichè, come risulta dalle esperienze del dottor P. F. Arullani, anche forti stimoli sensitivi portati sulla r egione cardiaca da correnti di lo M. A in su per la galvanica, e 170 millimetri di Volt in media per la faradica, danno « aumenti della pressione sanguigna sempre di breve durata, talora anzi non persistono che per pochi minuti e poi tutto rientra nelle condizioni normali » e non sempre vi è una corrispondenza d 'aumento nel numero dei polsi. Quali le conseguenze chimicamente pratiche della sfìgmanometria nella p olmonite? Rit"'ngo che lo sfìgmomanometro non sarà certo quel fido alleato del medico come lo è il termometro, tanto pitl· che il suo uso non è sempli cemente comodo, nè ingenuamente facile e più che tutto fa uopo ricordare come vi sieno soggetti, per così dire, refrattari alla sfigmanometria, tuttavia dslle u tilità p rati eh e potremo sicuramente averne. Intanto - non faccio ancoraun 'affermazione - credo che ci pnò servire a scopo di prognosi e poi esso può dirci in quali casi è indicata la digitale ed in q ua:Ji altri in cui si potrebbe fare una cura un po' all'antica.

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CASUISTICA NEVROPATOLOGI CA Per Il dott. Pie tro G lani, capitano medico

CASO DI TRAU~ATJS~IO CEREBRALE. - Il mattino dell'OllO apr ile veniva lt'aSpOr• tato all'os pedale militare il S<Jidatò del 2• granatieri Ernesto P. perch è poche ore prima, durante una eset•citazione nel la quale ~i dovetter o impiegtlr e esplosivi per distruzione di un ponlicello in mut·atut·a, rimaneva colpito benché molto di ·tant':!, da un mattone alla testa, che gli produsse alla parte super iore della regione parietalo destra, una larga e profonda ferila lacero contusa con frattura dell'osso. Apprestate le prime cure e fatta una medicazione d'urgenza s i pr·ovvedeva LOsto per il s uo ricovero nell'ospeda le. All'esame non si aveva a lcun sintomo dovuto ad irritazione od a commozione cerebrale. l nlegre le fucoltil intellettuali, facile e libera la parola; ug uali le pup1lle e con reazione not•male, nessuna par esi o paralisi nel terr·itorio dei nervi cranici. Non contr·attura nè movimeu~i tibrillari, non vomito, né pat•alisi degli s fìnteri. Dal condotto uditivo e dalle narici fuorusciva pcrco sangue; però normali erano le funzioni dei due sensi. L'unica lesione cons is teva ro una paralisi completa di senso e di moto dell'arto sup~riore sinistro che s ollevato cadeva inerte lungo il corpo, senza alcuna contraltut•a o spasmo. Rimossa la fasciatut·a, appariva alla regione pal'ietale destra a quattro cen· timelri dalla sutura metopica una ferita lacero contusa della luo~hezza di 10 centimetl'i, con di rezione anter o- poste1·iore, con margini frastagliati e dalla quale ins ieme a sangue, col liquido di lavatura usciva sostanza cerebrale; l'osso era l'idolto in num~rose sche~gie iufossate nel fondo della fe rita. Falla la toilette della part.e e provvedutosi alla emostasia, colla leva si rialzarono i frammenti rimuovendo quelli infissi nelle parti molli e gli altri poco aderenti. La lesione ass umeva cosi la figura dì uno s picchio con la larghezza massrma di quattro centimetri e la dura madre che era pel'forata dalle scheg~ie, lasciava vedere perd1ta piUttosto estesa di sostanza C'!rebrale, specie nella parte posteriore ùella fel'ita. Messo uno zaffo di garza ed applicata una fasciatur·a leggermente compressiva n elle ruedicatur·e successive per ridurre la breccia si applicarono punti di sutura e la cicatrizzaziou~ succedeva in tempo r elativamente breve, risultando un leggero avvallamento nella parte centrale, per la mancanza di tessuto osseo. Alla sera stessa dell'mtervento l'icomparve la completa sensibilità nell'ar to paralizzato, al quarto g iorno cominciarono i primi movimeuti ch ·~ fumno quelli di rotazione, Ili sesto quelli di iunalzamenlo e da ultimo •1uelli d r flessione ed estensione: il mignolo e l'anulare si mautennero neO<si assai più a lungo come pure la corrente f~tradica sia io essi che negli altri muscoli innervali dal cubitale si mantenne per molto tempo inattiva, mentre ne appariva normale la


CASUISTIOA N E VROPATOLOG I CA

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sensib!lilA. L'ammalato d urante la dage nza nell'ospedale, non ebbe mai ne!';sun movimento convulsivo generale o localizza to, nessun accenno a tremore od a contrattura. Studiando un po' più d~ vicino la lesione e volenclo prccisarla meglio in t•appor·to alla topogt·a fia cer ebrale, si osserva come intercs~asse In ci r convoluzione frontale e parietale a scende nte, il solco rolandico nella s ua mela e per bre ve tratto le due parietali e come la perdita di sostanza cerebrale fosse a carico anteriorme nte dell'inizio della circonvoluzione frontale media e pos ler·iormente di quello delle due parietali. Slabrlilo cosi il punto do ve maggiormente il trauma ha fa tto sentire la s ua azione, c i pos s iamo domandare come mai una le!:<io ne cosi estesa e profonda abbi8 po tuto produrre fenomeni cosi leggie r·i e limitati. Senzd voler e ntrar" q ui nelle numerose e pAranco insolute questioni se la zona rola ndica sia solamente motrice (Fet•r rer- Bianchi) où una zona mista (fambul'ini-Bechterew- Luciani- Seppilh) bas ter à acceunare che pe r spiegare come distut·bi motori e sen soria li pr·odotti dalla dis truzione di un a rea della corteccia cerebrale dopo qualche tempo scompèliono, un pr11no fa llo ve nne po· ~lo in evidenza da Car ville e Duret con la fisi ologia, da Vulpian e Charcot dal punto di vis ta clinico; é il re nomeno della s uppleuza possibile de l lato opposto e medesimamenle per un tem po più lungo per le parti vicine. Cosi é delle lesioni della 3• circonvo luzione fr·onlale che producono afasia com pleta, afas ia che scom pare llradatamente a mis ura che si fa l'educazione del centro simme· lrico del lato destro; si potrebbe ugualmente crede re che la pa ralisi prodotta dall'~blazrone del centro simmetrico a <ruello che a veva prodotto una prima parahsi, potesse essere permanente; nia in vece l'osservaziona dimostra che l'acinesia do ppia non é ugualmente che tra nsitoria. Da questi fttlti e da altri meno salienti si è portali a coochiudere che il centro simmetrico pu6 s upplire il centr·o distrutto e medesimamente che le parli vicine si abitua no progt·es· sivamente a s tabilire l'equilibriO. Questi fenomeni di !=:Upple nza ci mostrano come possano e sis te r e lesioni di una par te corticale de l cervello senza t·eazione alcuna, per·ché è o ra l'emisfer o destro ora il sinis tro che può essere la sede del lingua g)tio articolato. Cosi é il fallo di s upplenza che ne spiega co me s ia possibile cht~ l'at'asia e la pa rali~i parziale, possono guarire e diminuire, co me m ca~ i di lesio ni lente lR s upplenza possa avere il tempo di s tabilirsi senza che i fenomeni di s upplenza abbiano a vuto il tempo di manifes tars i. L'e!'em!JiO della afasia ne fa vede r·e come oltre falli di ripercussione a distanza, si possano avere reazioni paralitiche a nche senza lesione, jn virtù delle proprietil fisiolo~iche della cellula. È il fenomeno della inrbiz.ioné di Brow n-Sequard o dello Shock che ha causato fenomeni di arresto. La legg e psicolìsica di FechnP.r non vale per la cellula ner vosa che entro certi limiti, sor pa ssati 1 quali, 5i ha arr·esto della s ua fu nzione o sospensione te m poranea di ess a . Esistono, è ben vero, dei cas i in cui malgrado la dis truzione e~ tesa Ji un emisfero, si conservano più o meno completamente i mo vimenti volontari ; ma tali lesioni no n perme Ltono la vita s e non quando lentamente e progr essivamente si succedono, <:osi da la !lciar a dito ai fenomeni di s upple nza di interve nire nelle parti prossimiori. Né si può pensar e che i centl'i inferiori, nucleo caudato o lenticolare od il cer velle tto possono assumersi il carico di tale s up plenza, conLestanJole dr mostraziooi clinic he e sperimentali.


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CASt:lSTJCA ~EVROI'ATOLOGLCA

Carville e Ouret negano questa supplenzA ùi un em isfero per l 'allro e dicono; se é ver·o cl1e il cent!'O e l'or~an o periferico della funzione non formano in reai iJ.I che un solo e stesso apparecchio, la sopp res~ione ddl cent•·o deve forzatamente sopprimere la funzione e nei l!iovani individui si vede invece ricompa r·ir·e la funzione dopo la soppres!"ione defìn1tiva del centr o. Ciò starebbe ad irrdica t·e che i centri sono adattali alle runzioni loro con l'abitudine e con l'educazione. Secondo il JH'Of. Slefani non esrslerebbe centro di neces~ità, ma di opportunità. Da questo cumulo di ossei'VAzioni la cui giusta ioterprelazi one fin qui non è possibile avere e dai dati clinici, si può per alt1·o stabili r e che i disor·dini di molilità si pr esentano quando l'affezione ri!:!iede nella zona r olandica e questo é sutfragato dall'essersi con stal8to in parecchi casi un atrofia secondari!' di questa zona motrice in seguito alla pel'dila di una eslr emilà da amputa~ione I casi di Saml in cur non si aveano lesioni di molilila s<'no dipendenti da tumor i e da lesioni mal dellnite e quindi perdono molto della loro i mportanza e valore. Se la •1ueslione del ({Uantum debba esser profonda la lesione della corteccia per dar luogo a disordini motori, nou può porlarci a conclusioni dt~fì­ nilive; non vi può perallro essere alcun dubbio che lesioni anch~ superfìciali del mantello cer ebrale li possono c...rigina r e ed in modo anche ouz·aturo. B enché dopo lo Char·cot ~eneralmente si consideri-no le monoplegie ed emiplegie dissociate r.ome esponenti palognomonici delle affezioni cor ticali, pur• tuttavia ciò non sempr e verrebbe dt~lle osser·vazioni C@nfermalo. Alle lesioni molteplici e svariate che intere~sano la coz·teccia cerebrale non può invece assegnarsi per quel che riguarda la sensibili lè, un centr o speciale, quindi tali dt sordini non avrebbero importanza alcuna per la· diljgnosi di sede, benché da t:aluni osservatorii si creda che più specialmente nelle lesioni del lobo pal'ietale abbiano loro r agione. Da quesli brevi considerazioni di indole generale trasportando si al nostro caso speciale, nè ~arà dato prec1sare prima la sede dove il trauma ~1a f11tto sentire la sua azione, cioè sul centr o delle estremità superiori, comprendendo la circonvoluzione fr·onlale e parietale ascendente; la lesione dell11 sensibilità in secondo luogo, potrebbe anche avere una spie~azione per la compressione data dello schegge ossee sul luogo di or igine della parietale superiore ed inferie>te ben inteso voh~11do appog~iare la lleoria di coloro che qui suppongono il centro sensilivo. Ma più che tutto la per dita conle•nporenea della molilila e della seosibililé star ebbe a dimostrare pitr probabile la tupposizione che la zona motol'ia sia anche sensitiva e eh~ il distur·bo sensiLivo sia scomparso più pt·onLamenle per la distribuzione più grande che ha la sensibilità sul mantello ce· rebral e di modo da rendet·ne la supplenza più facile ed agevole cosicché l'onda nervosa, per cosi dire momentaneamente arrestata o sospesa per l'azione dell'Rgenle vulnerante avrtlbbe trovato modo per propagarai più f'scilmente per le i11numer evoli vie delle quali può disporre.

La mancanza di fenomeni gravi che gener almente accompagn.ano tali lesioni estese per la vicinanza di centri cot·Licali di nervi cerebr·ali, come il rapido r ipristinarsi della motilità avr'e bbero la loro r agione nell'avere il tt·auma inte1·essato solo l'emisfero destr·o, il quale non rappresenterebbe che un succedaneo, una stazione succursAle del sinistro dove invece si sono fo rmale colla abi tudine, coll'esercizio, colla evoluzione aeree distinte per ogni pet·cezione, che hanno assunto cosi dir itto autonomo, dilagando colla loro nuance nei ter-


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ritori vicini dotati di propri,elà speciali ed interessandoli di tal gui~a che una volta lesi dànno un quadro sintomatico assai piu complesso e vario. Sulla corteccia dell'emisfero cerebrale destro lfo aree essendo abbozzate appena, si com· prende che passato il periodo di shock traumatico che ba fatto risentire la sua azione anche a sinistra, i centri speciali di questo lato abbiano preso il sopra vvento, realizzando prima il ricupero dei movimenti più grossolani, per risalire ai più delicati, i quali hann.> certamente bisogno di meggior tempo per rimettersi nello stato di equilibrio dinamico. Né a mio avviso st potrebbe par·lare fJUi di supplenza per la distruzione della sostanza cet·ebrale, perché in tal caso le lesioni avrebbero dovuto durare più a lungo ed una maggiore educazione sarebbe stata necessaria per farle scomparire. · Una considerazione che assume nel caso presente una certa importanza è quella che il traumatismo avrebbe fallo risentire l'azione sua più specialmente nel territorio innervato dal cubitale. · Ciò farebbe pensare che anche nel cervello come venne sostenuto per· il midollo spinale, or non è molto, al congresso di Pau, da Sano, Grasset, Parhon in opposizione a Knappe, Ferranini, Peruccini, Lapinshy, vi siano centri specia li di localizzazione motrice individualizzati e cot•rispondenti a tre lipi, un primo (van Gehucten e Velis, Brissaud) a distribuzione segmentar·ia, un secondo radicolare (Dejer ine) ed un terzo tipo a distribuzione individuale, muscolare. Se però nel midollo spinaJe vi sono nuclei cellulari nelle corna anteriori clte appo~gerebbero una tale veduta, non mi pare sia cosi nella l:Orleccia cerebrale dove le ricerche istologiche istituite dal Golgi hanno mostrato che essa non differisce nei vari suoi punti, trovandosi dappertutto l'uno presso dell'altro corprrscolo di senso e di moto. Si potrebbe pensare invece che le singole localizzazioni siano in dipendenza di centri subcorticali, costituiti dallo sfioccarsi delle llbre nervose, prima di. irradiarsi nelle complicate vie delle fibre corticali, sul decorso delle quali quelle che noi chiamiamo cellule, ma che per !a complicali\ struttura loro messa in luce specialmente dai lavori del Don aggio, si potrebbero paragonar e a gangli linfatici per le fibre loro afferenti ed efferenti, starebbero a rappresentare organi di rinforzo, di concatenazione delle onde nervose; in una parola altrettanti coherer. SINDROME BASEDOWIANA. -G. Ugo, soldato nel 43• reggimento fanteria qui di stanza, appartiene, come ne fan fede i dati anamnestici forniti da persona dell'arte, ad una vera famiglia di neuropatici. Non consta che in essa sianvi stati casi di ver·a e propria psicopatia, ma forme neurasteniche, ve ne furono più che a sufficienza. Il padre ne soffre ab antiquo, una zia paterna ebbe per anni accessi di grande isterismo. Un fratello mori di tubercolosi polmonare, ma parecchi anni prima, andò soggetto a lurbe nervose: un altro fu riformato per cardiopalmo ner voso del quale soffre tuttora. L'unica sorella venne a mancare, or non é molto, per meningo-encefalite che la ridusse a perfetta demenza. Nulla vi è dal lato materno; nè in famiglia esistono casi di alcoolismo o di epilessia. ll G. è di costituzione mediocre, con grado discreto di nutrizione, ha capelli biondo·rossi...:ci, viso pallido e cosparso di lentiggini; non andò mai sogge tto a malatti dei rilievo. Entrato in questo ospedale militare nel novembre dello scorso anno per blenorragia acuta, ne veniva dimesso apparentemente guarito, dopo una degenUl di venlicinque giorni, per rientrare dopo poco tempo, accus ando senso 3-

Glorna~ medico.


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di generale debolezza e dolori che dalle spalle si irradiavano alla nuca dove si stabilivano più forti e producevano insonnia. Ricoverato nel comparto medico. dopo alcuni giorni era passato a quello delle malattie veneree, perché essendosi trovate pleiadi gangliari al collo ed agli inguini, nacque il dubbio potesse trattarsi di infezione sifilitica, benchè l'ammalato protestasse di non aver mai contratto ulcerazioni di sorta, nè si trovassero traccia di sifiloma iniziale, nè altre sUmmate sospette. Su tale dubbio, essendo venuti meno tutti ·gli allri medicamenti e sul criterio dell'a iuoantibus et ledentibus, si praticarono iniezroni muscolari profonde di bicloruro di Hg di 1 centigr. pro die, rag~iungendo i sei centigr. e si tralasciarono per non aver esse sortito alcun effetto salutare. L'analisi delle urine fatta prima delle iniezioni, a veva dato traccia di albumina, cellule epiteliali pavimentosa, corpuscoli di muco, leucociti, urati nessun gonococco; qual reperto si attribui alla secrezione uretrale, residuo della sofferta blenorragia. · Le condizioni però dell'ammalalo peggiorarono, essendo sopraggiunti spasmi alla sure ricorrenti ad inte:-valli che successivamente si estesero alla radice degli arti inferiori, alle braccia ed ai muscoli dell'addome accompagnati da secrezione di sudore la quale si fece poi cosi abbondante da tnnondare, è la parola, senza tregua l'ammalato e di non lasciar tempo a rnutarlo di biancheria. Il tremore era divenuto alle volte così insistente per tutta la persona, tanto che pareva in preda a continuo brivido di freddo, aggiungendosi spiccatissime le contrazioni fibrillari dei fasci muscolari, comechè fossero animati da eccitazioni elettriche. La secrezione delle urine era frattanto pressoché cessata, intensissima la sete; lingua arida, asciutta: normale la temperatura. Dopo cinque giorni l' iperidrosi andò gradatamente scemando, limitandosi al tronco, però in questo frattempo comparve scialorrea molesta ed insistente, epistassi, annebbiamento della vista ed una notte delirio con tendenza a fuggir dal !ello; ma, eccezion fatta di tal episodio, e gli mantenne sempre integre e sane le facollà mentali. È bene osservare che durante le crisi sudorifere, si ebbero pupille ri!!trette, poco sensibili agli stimoli luminos i, leggier grado di esonalmo con diminuzione del visus; tachicardia, talora singhiozzo ; sordità ed un certo grado di emotività psichica con scandimento della parola : quali sintomi andarono man mano di· leguandos i sino alla loro completa scomparsa, cosicché il G. potè esser dimesso in buone condizioni per recarsi io patria in licenza. L'esame dP.IIe urine ripetuto, appena fu possibile, diede come risultato: densità aumentata, reazione acida, albumina in quantità discreta, cilindri gra· nulosi, cellule renali scarse, cellule della vescica, pochi leucociti e corpuscoli di muco: assenza di sangue e zucchero. pochi cocchi, nessun gonococco. Come metodo curativo si prescrisse una dieta tenue a prevalenza lattea e si usarono rimedi per combattere i sintomi più molesti; non tralasciando l'im· piego della ipodermoclisi r.on soluz!one fisiologica di cloruro di sodio. Presentatosi il G... di ritorno dalla licenza all'ospedale pur un provvedimento medico-legale, egli riferl che non ebbe più alcuna crisi, eccezion fatta di qualche leggera contr-azione ai polpacci : il tremore era affatto scomparso come lo tachicar·dia, l'esoftalmo ; buone erano le condizioni di nutrizione. Lo esame delle urine mostrò : densità 1021, reazione acida, traccia di albumina, mancanza di zucchero, urea normale, urali, nessun elemento morfologico dei reni e della vescica.


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Dalla sommaria descrizione di questo caso dove quet che più colpisce è l' iperidrosi ~nto copiosa, eccezionale a riscontrsrsi, nonché dsl rt>perto delle analisi delle urine, il pensiero corre subito ad una intossicazione determinata

dalla alteraLa funzione renate promossa dalle iniezioni di bicloruro. È lecito però domandare se le sofferenze che dele1·minarooo il G.. ad entrare nell"osp~dale sieno stele in nesso causale con quelle della malattia riscontrata più Lardi. Non è improbabile infatti che la blenorragia sofferta abbia determinalo nei reni un Jocus minoris resistentiae non solo per le tossine elaborale dal gonococco, quanto anche per i balsamici che generalmente si u!!ano per via interna e che promuovono una recite irritazione degli epiteli renali ; di qui una deficiente eliminazione dei tossici dall'organismo in particolar modo nel caso oostro di quelli prodotti dall'agente della blenorragia. Epperc1ò i do· tori alle spalle, le cef11lalgie, l'insonnia, le poliadeniti che abbiamo riscontrati nell'ammalato. La evoluzio ne successiva della malattia specialmente per il manifestarsi della t!lchicardia, dei tremori, dell'esoftalmo, della scialorrea, delle epistassi, delle iperidrosi, presentò una sindrome tale da far pensare al morbo di Basedow, F<ebbene mancasse l'ingrossamento della tiroide. Un distinto specialista difatli consultato dall'ammalalo, durante il tempo della sua convalescenza io patria, non hA esitato a dichiararsi per tale forma morbosa. Il: saputo del resto c.he di questa per lo più !ii hanno forme f ruste, potendo far difetto uno dei tre sintomi principali e che causa non infrdquente che la determina ne aia una intossicazione o malattie infellive io individui contare ereditarie net·vose. Questo appunto si attaglia al caso occorso dove riguardo alla patogenesi si può invocare una alterazione nel dominio del simpatico (Marie), senza voler entrare io me1·ito di tutte le altre teor ie messe io campo in questi ultimi tempi e la cui discussione porter ebbe troppo lontano dal compito proposto. Per vero, il tremore, il sudore, i fenomeni di eccitamento nervoso possono dipendere da anemia cerebrale consecutiva a soverchio eccitamento dei vaso-costrittori di esso. Si ammette oggidl e la esperienza lo rende probabile, che i centri per il sudore abbiano loro sede nella corteccia celebrale, di qui, le fibre che ne partono per il midollo allungato, dove subirebbero un incrociamenlo, scendono nel cordone antero-lalerale per congiunger5i alle varie altezze del midollo coi centri del sudore situati nel campo intermedio fra il corno anteriore ed il posteriore nel corno laterale e secondo Adamkiewicz. nella sostanza anteriore. Da rruesti centri le fibre del sudore passerebbero in tuUo ed in parte (Longley) nel simpatico e per mezzo di esso nei nervi periferici. Su questi dati volendo ricostruire il caso a noi occorso si indurrebbe che l'alterazione reoale avendo impedita l'eliminazione dei prodotti tossici dall'organismo avrebbe fatto sl che l'azione loro ripercossa dal cervello s ul midollo spinale e da questo nel simpatico promovesse la sindrome Basedowiana notata. TREMORE OSCILLATORIO DEL CAPO CON N!STAOMO. - M. Benigno soldeto del 43° reggimento fanteria, nativo di Recanati, conta venti anni di età; è di sana e valida costituzione ed ha genitol'i viventi e sani che attendono ai lavori di campagna. Rifet:isce che il padre soffri all'età di ventun anni di polmonite destra, dslla quale ~li sarebbe residuato un tremore oscillatorio limitato agli arti superiori e che si compie attorno al loro ltsse longitudinale; scomparirebbe nel sonno, senza però accentuarsi di molto nelle occupazioni or dinarie. Un suo fratello invece di età minore, va soggeUo alla stessa rorma di tremore che


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più sotto descriveremo. In ramiglia non vi fu mai alcuno che patisse di accessi convulsivi o fosse dedito all'alcool; la madre ebbe un aborto e quattro figli sarebbero morti in tanera etA di malattie non ben precisabili. l genitori si sarebbero avveduti del tremore del Benigno solamente all'etA di un anno ed a dieci fu ricoverato nell'ospedale Civile di Recanati, perché fosse curato di tale affezione che resistette per altro ad ogni cura compresa la elettrica. Non andò mai soggetto a malattie di importanza e fa notare che col crescere dell'età va diminuendo il tremore. Il M. è r obusto, ben nutrito, senza stimmate somalico·degenerative spiccate: l' intelligenza é in proporzione al suo grado d'istruzione. Non esistono aiLerazioni della sensibilit.A, i rifibssi sia cutanei che tendinei sono normali, é assente il faringeo. Manca il fenomeno di Romberg; integro il senso dell'udito; nessuna alterazione nella mimica, nelle parole, nella andatura. Vi ha nistagmo laterale che sarebbesi iniziato pochi anni dopo il tremore del capo e con questo, a seconda delle condizioni aumenta o diminuisce. L'esame della run~ione visiva, ha dato= Visus binoculare O. S. -= '/• lieve a~ligmatismo: 8 O. D. migliora colle lenti concave e col lo ro uso risulta O. S. O. D. '/,. Il sen~o cromatico non è alteralo. Il tremore è limitato al capo e si fa colla rotazione di esso in modo più o meno accentuato a secondo dei casi: scompare nel sonno e deviando fortemente l'attenzione, aumenta al contrario di intensilil, fissando l'individuo; cessa momentaneamente invitando a chiudere r.egli occhi per poi ripre ndere il suo ritmo graduale. Tale movimento non è accompagnato da scosse o sussulti fibrillari né da tic speciali. Questa forma di tremore, oltre il caratter~ famigliare perché riscontrata nel padre in altra parte del corpo, per polmonite sofferta, può interessare perché richiama l'attenzione sopra alcuni tentativi di localizzazione funzionale del cervelletto, fatti nel laboratorio della R. Università di Roma diretto dal prof. Luciani e comunicali in una !)rima no la preventiva dall'aiuto dottor von Rynberk. Questo lavoro fu ispirato dall'anatomico olandese Bolk, il quale comunicò una s erie di geniali induzioni sulle localizzazioni funzionali del cervelletto, dimostrando che alcune parti di esso sono nei mammiferi più di altre sviluppate e ciò in rapporto alle abitudini di vita e fra i movimenti di cui sono capaci certi gruppi muscolari, questi offrono pure un maggior sviluppo Non è il caso qui di intratLenersi sullo schemn adottato dal Bolk, basato su con· fro nti filogenetici assai interessanti, bastera solo accennare che il Rynberk che segue tale schema per· le sue esperienze, crede di potar concludere che l'eccitabilità rotatoria del capo è l'e ffetto di una lesioue parziale del lobulo semplice e che in detto lobulo, come il Bolk crede, deve esservi un centro dominante i muscoli del collo. Il lobulo semplice corrisponderebbe al lobo quadrangolare posteriore dell'uomo ed in esso lobulo esisterebbe pure il centro dei muscoli del capo, oculari; di qui il nesso per il nistagno ed il tremore oscillatorio del capo riscontrati nel nostro ammalato. Resterebbe a cercsre la causa della lesione e qui certamente non si può vagare che nel campo delle ipotesi ; il fatto p~rò che si può stabilire è che il padre del M. .. in seguito a polmonite ammalò di tre more. alle braccia e che nei figli invece si localizzò al capo. La predisposizione ereditaria colle sue cause anatomiche ha agito come fattore principale, favore ndone la sede in quel punto del sistama n ervoso che presAnlava vulil&rabità maggiore.

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In questi ultimi tempi m91te di queste sindromi morbose a tipo motorio, a sede incerta ed indet erminata, le mioclooie in special modo, hanno r ichiamata l'attenzione de gli s t udiosi e per queste mi riporto tra le altr e a lla monografia dello Schiipfer c u i bo già acenoato in altra mia pubblicazione e se per dette forme manca ancora il soslegno dell'anatomia patologica i dati clinici e sperimentali ci mettono già in graao di meglio spiegarle e classificarle. Parma, dicembre 190i.

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· RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA 0Doo. :- Tratt&meato della 4eblte. -

(Marseille Médical, n. 13, 1904).

l: immobilizzazione prolun~ata per un tempo indeterminato nella · flebite é dettata dalla paura cieca dell'embolismo, che pure, per le molteplici ricerche di fisiologia patologica, conosciamo ciJme·e quando si produ<:e. Per evitare i gravi . disturbi trofici consecutivi alla flebite, e che talora son resi irremediabili dalla immobilizzazione protratta, il prof. Oddo espone le norme terapeutiche di tale affezione. Il momento più pericoloso per la formazione di emboli nei convalescenti di malattie infelliv~ è la fase iniziale della flebite, il periodo preobliterante, quando cioè la sede parietale del coagulo, la pers istenza della corrente sanguigna nella pa.rte centrale della vena e la debole o nulla orgailizzazione dell'essudato costituiscono altrettante condizioni favorevoli alla p1·oduzione dell'embolia. Perciò ogniqm;lvolta si constala un indurimento cilindrico ed un dolore nel canale di Hunter o sotto l'arcata del Fallopio, accompagnato da pesantezza od impotenza dell'arto si deve diagnosticar-e una flebite, allo stadio preobliterante, e quindi immobilizzare la parte colpata in buona posizione. L'arto deve pog-giare inlieramente su un piano inclinato continuo, privo di avvallamento e di rialzi ; la gamba deve essere in completa estensione e la pianta del piede vuole essere sostenuta da un piano verticale. Le coperte non devono poggiarP. sulle dita del piede, onde evitare quella deformità conosciuta col nome di piede torto flebitico. Nè mai si Jeve permettere il più l eg~ero sollevamento del tronco e delle spalle, poicbè questo mcwimento, provocando la flessione del bacino sulla coscia, può mobilizzare il trombo che si è prodotti) a livello dell'arcata crutale, e dare la morte. Nel caso che sia colpito da flebite l'arto superiore, questo, dopo essere s tato avvolto con colone non idrofilo, come si fa per la coscia, ~i allunga dolcemente e s i colloca in semiflessione e pronazione. La medicazione locale, che deve eser1:itare solo un'azione calmante, si fa con cotone idrofilo, evitando con ogni cura qualunque compressione, specialmente lungo le vene. La terapia etiologica ha poche risorse in questa affezione; quella sintomatica invece ha numerose appl!cazioni sia contro il dolore, per mezzo della aspirina e della morfina, come contro i crampi muscolari col veronale, e contro l'ipereccitabililà nervosa con i bromuri, il valerianato d'ammoniaca e l'etere amilvalerianico. Scomparso il periodo acuto, quando si deve iniziare la mobilizzazione dell'arto? Nel vaso flebitico fin dai primi giorni comincia l'organizzazione del coagulo, che diventa completa dopo il sesto giorno, in cui esso è so.lidamente attaccato


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alla par ete vasale. In seguito il trombo s ubisce la trasformazione fibrosa e la obliterazione della vena div~nta definitiva, per cui, secondo Corni! e Vaquez, dopo il 12• giorno, essendo completamente scomparso ogni pericolo d'embolismo, si potrebbe muovere il membro. L'esperienza clinica porta questo limite a venti giorni. È neces:sario però che 11iano f'{Uarite tutte le locali2;zazioni del processo flebitico, che talora colpisce vene profond.e inaccessibili a qualunque et<ame fisico e c he perciò possono passare inosservate. L'el!ame dei tracciati termografici ci dà la prova certa delle nuove manifestazioni ; ogni elevazione termica, anche se debolissima, parla per una diffusione della flebite. Occorre perciò che fin dal manifestarsi della malattia e per tutto il tempo della convalescenza si tenga conto, più volle al giorno, della temperatura centrale, ricordando che l'infermo in questo periodo presenta in p;enerale ipolermia. Si darà principio alla mobilizzazione dell'arto venti giorni dopo l'ultima elevazione termica. Altendere più a lungo é grave errore, giacché si manifesterebbero allerazioni nevritiche le quali potrebbero compromettere la vitalità e la funzione della parte, nonché sclerodermia, a nchilosi fibrose delle articolazioni e r etrazioni tendinee. Il massaggio e la mobilizzazione sono le indicazioni lerapiche di questo periodo. Nella prima settimana il massaggio leggiero, a ma no morta, deve esser raito sul piede, s ulle parli laterali della gamba, sul lato e!!terno della coscia al solo scopo di modificar e le funzioni del sistema nervoso, d'agire sul dolore e sulle contratture. I movimenti saranno regolar i, lenti, uniformi. In segui lo il massaggio si farà sempre più attivo, evitando però sdmpre i grossi tronchi venosi. La mobiHzzazione procederà di pari passo, ed il ginocchio sarà oggetto di speciale a Ueozione per la resistenza che oppongono le masse muscolari. l movimenti di flessione della coscia 8aranno gli ultimi ad eseguirsi, ed all'am· malato si permetterà la posizione seduta solo dopo che egli a vrà più volle abbandonato il le tlo. I primi te ntativi di cammino sono soveoti mollo dolorosi, ma essi non de· vono impensierire anche se durano a lungo e sono accompagnati da elevazioni termiche. GRJXONJ.

RIVISTA DI NEVROPA'fO~OGIA P. Co:-~sJGLio, tenente medico.- Cara t\roldea la an oa.o 41 emlor&Di& oft&lmloa. - (Gas.zetta delle Cliniche e deoli ospedali, 30 novembre). L'osse!"vazione pubbliet~ta si riferisce ad una signora affetta, sin da fanciulla, da crisi emicraniche oftalmiche, che hanno presentato sempre un nettissimo e costante parallelismo con le funzioni menslruali, pr ecedendola sempre da 2 a 4 giorni, dal primo•affacciarsi del flusso mensile sino ad ora in cui la signora é prossima alla menopausa. Tale nessl•, intimo e necessario, sino a rar pensare ad uno stretto legame di causalità dei due fenomeni, ai é mantenuta nello stesso modo quando, in seguito ad aborto, l'inferma divenne disme-


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norroice, con !Jeriodi intermenstruali variabili, e ridotti a 10-1.5-20 giorni, m modo irregolare. Alcuni autori (Sciamanna, Silva, Marcutt, Bordoni, ecc.) hanno parlato della possibilita dj una concomitanza siflatla, ma non esiste nella lett~>ratura una dipendenza cosi completa e costante, per cui cessavano anche durante la gravidanza ed i primi mesi di allattamento, sempre precedendo la crisi al flusso menstruale. Donde un crilei·io interessantissimo per la pslogenesi. Si può cioè ammettere che l'emicrania sia una epilessia sensoriale da neorosi oasomotoria stando a base causale un fallo tossico, dovuto ad una sostanza ipertensiva, angiospttstica, di origine diversa. La menslruazione é :hmostrato oramai esser e preceduta ed a ccompagnata da una ossiemia che spiega la ipocromociioemia, la ipoalcalinilà ematica,l'ipotossicitd urinaria e la ipertensione arteriosa con gli stati isteroidi generali (Huchard, Poggi, Sii va, ecc.). La tossiemia mensiruale quindi può spie~<are, e spiega benissimo, la crisi emicranica in questa inferma, in cui o quella era intensa. o gli elementi cellulari erano parltcolarmente suscettibili. Con tale concetto dottrinario applicai la cura tiroidea, con tentativo nuovo nella letteratura : per l'antagonismo fuozio· naie fra le due ghiandole - specialmente dimostralo dall'Hert<>ghe- la funzione menstruale si regolarizzò, io quantità ed in periodicità, ed inoltre- fatto interessantissimo - le crisi emicraniche sparvero del lutto. Le prove numerose fttlte, variando dose e modo di somministrazione dE:i tabloldi di tir oidina dimol5trano nettamente la origine emo-ovarica della turba emicranica accessionale nel pt•esente caso. Cosi può essere aperta nuova via alle esigenze pratiche della terapeutica, oltre all'acquisto per il dottrinario nosologico. (A ula- riassunto). La slero-terapla. neU'epUessla. - (rl rehioio di psichiatria, .scienze penali ed antropologia e riminale, vol. X Xlii, fase. l V e V).

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Gli esperimenti falli da alcuni clinici col sangue e coll'urina dt!gli epilettici, li condusset·o a credere che la epilessia è dovut.t ad auto-intossicazione. L' autore dimostrò, in articoli pubblicati precedentemente, che la natura autolossica dell'epilessia non è sufficientemente provata. Egli provò che le iniezioni di urina epilettica nelle vene producevano rapidamente la morte ; m!} queste iniezioni producevano una tale elevazione della pressione vascolare, che da sé sola era sufficiente ad uccidere l'animale. Cosi l'asserzione circa la tossicità della urina de~li epilt>tLici resta va alquanto in firmata. Se l'epilessia é dovuta ad autointossicazione, questo è solamente uno dei molti fattori che entrano in giuoco come agenti etiologici. Le cause dell'epilessia sono multiple : lol5siche, r iflesse, traumatiche, ecc. Oltre a ciò devono essere prese in considerazione le varie predisponenti, e sopra lutto il substrato anatomo-patologico. Non pare adunque ragionevole asserire che la malattia e dovuta ad una semplice causa, l'autoi•• to!\sicazione. Secondo il ~ni, il siero del sangue degli epilettici contiene principi epilettigeni solubili. In vista di ciò, egli volle provare se piccole iniezioni di questo sie1·o p<>tessero giovare agli epilettici. A tale scopo egli estrasse S!ln~ue da un epilettico, e ne iniettò il siero in un altro. L'iniezione, fatta a piccole dosi, non rispose alle sue vedute, anzi, in alcuni casi, esse produssei'O una vera infe· zione. Il Ceni allora provò gli effetti di dosi pro~ressivamente crescenti del siero, e queste furono incora,g-szian ti, tanto da poter conchiudere che con questo


RIVISTA DI NEVROPATOLOGU

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trattamento possono ottenersi grandi miglioramenti e perfino la guarigione dell'epilessia. Il Roncoroni esegui una serie di esperimenti, secondo le indicazioni dale dal Ceni, allo scopo di utilizzare la virtù Lerapeutica del siero in parola, e per ben quattro mesi egli seguitò ad iniettare siero di sangue di epile ttici in Individui affetti da questa malattia, ed anche in altri che ne erano immuni, osservando accuratamente i casi circa la dieta, il peso del corpo, il numero degli attacchi e quanto altro potesse interessare. Ecco quali ~ono le conclusioni alle quali viene il Roncoroni: Il siero dei so~getti epilettici non ebbe alcun effetto terapeutico nei suoi casi di epilessia. Quando esso fu inietta•o in soggetti non epilettici, non produsse alcuna sostanza atta a modificare o a cul'are gli attacchi epilettici. A. MELE.

UooL.o rTJ.- Soleroal cerebrale tuberoaa. a ..oolata a ap.eolaU alterulolll 41 altri orgalll. - (Rivista di patologia nervosa e mentale, vol. IX, fHscicolo 8°). Le prime o..;;servazioni di questa malattia furono fatte dal Bouroeville nel 1880, e tanto da lui che dagli altri fu assodato che essa è caratterizzata da un eccesso di produzione di fibrille della nevro~~:lia, raccolte come tanti gliomi disseminati sopra e solto la corteccia, che in parte distru,~~:gono ed in parte disordinano le cellule e le fibre nervose. Clinicamente la malattia dà luogo ad · una forma di idiozia che però non ha nulla di speciale. L'A. ebbe a · studia roe un caso in persona di un idiota epilettico, morto di tubercolosi polmonare all'età di 24 anni; e dall'accurata auto psia che ne eseguì risultò che, oltre alle nole anatomo-patologiche della sclerosi tuberosa, l'individuo presentava nello spessore del miocard10 una piccola placca giallognola di as petto areolare, e sulla superficie de1 reni numerosi noduli di grandezza da un grano di miglio ad una nocciuola, consistenti e ben delimitati. Sulle guancie esistevano numerosi tumoretLi fin dalla nascita. Sottoposte ad esame istologico le placche tuberose della nevroglia, col metodo Weigert si potè constatare che in esse le fibrille erano più fini e tortuose delle normali, e non si mettevano io connessione coi nuclei nevroglici come nelle altre circonvoluzioni. Lo stesso esame fatto nei tumoretti renali li fece ritenere neoformazioni di tessuto muscolare liscio, sviluppatosi probabilmente da residui embrionali della cap~ula •·anale; e le investigazioni istologiche della placca areolare del miocart:lio ne fecero constatare la struttura di cellule mucose e cellule muscolari embrionali. L'affezione cutanea della faccio era fatta da nei sebucei, e come tale di natura embriogenetica. L'A. mette tutte queste alterazioni anatomo-paLologiche in relazione tra di loro, e le ra dipendere tutte da disturbi genetico-evolutivi, onde la sclerosi tuberosa dovrebbe avere s~condo lui la sua patogenesi in un errore di ~voluzione degli e lementi nervosi, come le altre alterazioni del cuore, dei reni e della pelle della faccia sarebbero egualmente di natura embriogenetica. A. MELE.


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RIVISTA CHIRURGICA Oa•ervaslolll ohlrurpohe 4uraate l moti nvoluloaarl del 1800 la Olaa. - (Archio f. klinische Chir urgie, B: "· Her. s•) (1).

HAOA, generale medico giapponese. -

Il dottor Haga, ora ~enerale medico capo dell'esercito giapponese, ha pubblicato negli archivi di Langenbeck il riassunto delle sue osservazioni sui fer ili della 5• divisione giapponese, che nel 1900 ha preso parte nel Nordchina, colle altre potenze Europee, a sedare i tumulti dei Boxer, nei vari combattimenti che si sono seguiti dal t• luglio al 5 agosto, in aperta campagna e sotto le mura di Pechino. Un tale studio é specialmente interessante, per ciò che egli ba potuto nettamente separare le ferite dei piccoli pr oiettili incamiciati delle moderne a r mi da fuoco portatili, da qualle dovute ai proiettili di piombo di 10 mm. in su, riescendo anzi a stabilire degli utili confronti tra razione degli uni e degli altri, e quindi sulla loro azione relativamente alla pr opor zione dei feriti e dei morti, alla g ravità delle ferite, e agli esiti di guarigione. E ciò gli é statQ possibile quale capo deJ reparto chirlll·gico dell'ospedale di riserva giapponese di Hiroshima. a cui vennero inviati tutti i feriti della divisione. Le truppe chinasi regolari erano armate di fucili Mauser di 7,9 mm. e di Mannlicher di 8,0 mm.; nel decorso ulteriore della campagne, e specialmente nelle battaglie di Yang-tsun, Tun-chow e Peking esse fecer o pur e uso di proiettili di piombo di 10 mm. , in pre valenza del sistema Winchester. l Boxer possedevano invece fucili Soider e Walbuchsen con proie ttili di circa 11 mm. Le perdite dell'intera divisione sommarono a 1189 uomini, dei quali 267 rimasti sul campo di battaglia. Ripartite per armi, le perdite risultarono le seguenti: da proiettile di fucile 1058 90,6 p 100: di queste per proiettili di piccolo calibro 777, per pr oiettili di piombo 281; de proiettili di artiglieria 97 = 8,2 p. 100; da armi bianche 13 = 1,1 p. 100; Le rimanenti 18 lesioni si dovettero a contus ioni, cadute ecc. La proporzione complessiva dei mor·ti sul campo fu di 9,6 p. 100: dei curati di 9.5. Quindi il t'apporto dei morti e fel'iti è stato di l : 3,•, mentre nelle guerre de!la China col Giappone del 1894, in cui prevalsero le ferite dei proiet@ di piombo, la proporzione si limitò a 1 :4,7. Complessivame nte le perdite salirono al 22,5 p. 100 dei combattenti. Dei 777 feriti da proiettili di armi portatili di piccolo calibro rimasero sul campo tr)8, e cioè il 20,3 p. 100, un po' piu di un morto su 4 feriti. l rimanenti 619 dagli ospedali da campo o dagli altr i luoghi di cura avanzati furono trasportati o condotti nell'ospedale di riserva di Hiroshima, e di questi mori-

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(t) Non vi è sempre una perretta corrispondenz.a nelle cirre riportate nel lavoro dell' Haga, rfreribile soltanto a errori materiali di calcolo, e quindi di pnea Importanza per le conclusioni che l'autore ne trae.


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RIVISTA CHmURGIOA

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rono poi 59 = 9,2 p. 100; 369 68,8 p. 100 rimasero ancora idonei al servizio; 128 = 20,3 p. 100 furono dichiarali invalidi. Le ferite dei 619 giunti all'ospedale sono cosi ripartite oer regioni: Estremita inferiori 160 Petto . . 77 Capo . . . . . 50 Ventre ' . . 49 Estremità superiori . 87 (l) Complessivamente, le ferite perforanti con apertura di entrata e di uscita furono in proporzione del 66,6 p. 100; quelle a fondo cieco del13,6 p. 11)(); i colpi striscianti del 19,5 p. 100. (!)- Le ossa vennero lese nel :!6,8 p. 100 dei feriti. Ferite del capo. - Furono complessivamente 56, delle quali 12 penetranti e di queste 8 sole giunte all'ospedale di Hiroshima. Le aperture di entrata e di uscita erano per lo più pk:cole, le ossa pu'.l o meno scheggiate con penetrazione di numerose scheg!Zie nella ferita del cervello. Si é parò constatato, che alla distanza di 200-300 metri le scheggiature presentavano delle notevoli differenze, a seconda della profondilé a cui pene· lrava il proiettile e quindi della lunghezza del canale della fer·ita nella cavita del cranio; e la diversità di penetrazione era io relazione coll'tmgolo d'incidenza ùel proiettile, se cioè questo colpiva perpendicolarmente oppure tangenzialmente. Conseguent.emente,. la gravita delle ferite penetranti, specialmente della fronte e delle regioni laterali del capo dipendeva dalla loro superllcìalité, quanto più il proiettile penetrava profondamente e quanto il cervello era leso in una maggiore estensione, tanto più aumentava il pericolo. In quasi tutti i casi vi era complicanza di ernia del cervello, che subiva poi il processo di mortificazione, successivo a quello di suppuraziooe, esito questo assai frequente nelle ferite del capo per la difficoltà dell'asepsi. Se avveniva io tempo l'incapsulamento del pu~ per l'aderenza delle menin~i col cervello quello si poteva facilmente svuotare; in caso contrario il !JUS emigrava, dando luogo all'ascesso cerebrale, causa per lo più della morte. La formazione dell'ascesso era segnata dal rapido aumento di temperatura, che, dopo morte, oltrepassava per lo più i 4Qo; lo confermavano poi i sintomi di focolaio. Le ferite dei lobi posteriori del cervello furono le meno gravi, ed in esse non si è osservata che leggier•a o nulla la pressione idrodinamica, per la pre· valenza della sostanza spongiosa delle ossa, più facilmente attraversata da! proiettile. A proposito poi dell'azione della pressione idrostatica l'Haga attribuisce la maggiore importanza, per l'intensità de' l'!Uoi e ffetti, alla distanza a cui il proiettile colpisce, facendovi inoltre concorrere la velocità, restensione del canale della ferita, il calibro del proieltile e la sua deformazione. Ma l'Haga ha osser· vato, che gli effeLli stessi sono diversi anche a distanze minime: ad esempio mentre in due colpiti a 300 metri egli ha constal!ito la loro massima intensità, in due a 300 e a 500 metri gli effetti sono app.arsi meno grsvi. e in altri due t1 200 e 400 metrt neppure dimostrabili. (l) Tali proporzioni si sono verltlcate presso u poco nella guerra del Traosv.oal, ad ecce1.ione che la dJII'ereoza a favore delle ferite delle estremlta inreriorl ru solo del 5 p. cento. (ill È da notare chela distanza media a cui si svolser<> i combattlmenit variò da 500 motri a 800 metri.

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.RIVISTA 01IIRUROI<a

L'Haga spiega tale differenzi\ dell'azione idrodinamica alla stessa distanza col d• verso modo di colpire del proiettile, se perpendicolarmente o tangenzialmente, ·e quindi colla maggiore o minore sua penetrazione e la conseguente maggiore o minore lunghezza del canale della ferita. l n due feriti da colpi striscianti o di contorno, la guar igione si complicò con gravi disturbi funzionali da parte dell'udito e della vista, e da paralisi del facciale, che I'Haga rife•·isce a scheggiature del tavolato interno senza appar enti lesioni dell'esterno. Conclude l' Haga, che la prognosi delle ferite dai piccoli proiettili moderni del capo dipende dall'ampiezza del canale della ferita e dall'estensione della lesione del cervello; quanto più il canale della ferita é breve, tanto più essa è favorevole. Per la sede, la prognosi è decisameute migliore nelle ferite dei lobi posteriori, per la maggiore facilità con cui si possono evitare le raccolte puruleote, ciò che non avviene nelle ferile d9l vertice o della fronte. Nella cura di queste ferite l'Haga non parla di trapànazione primaria, che in· vece ammette indispensabile per dar esito agli ascessi cerebrali. Ferite della faccia, del collo, della colonna vertebrale. - Le prime io proporzioni del 6 p. 100 sul numero dei feriti, del13 p. 100 le seconde e dell'i p. 100 le terze, non porgono motivo a considerazioni d'importanza. Ferite del petto - Furono in numero:di 77, 12,4 p. 100: delle qu~tli 53 penetranti, e di queste 39 = 50,6 p. 100, con lesione dei polmoni. 50 guarirono con per· fetta validità al servizio dei feriti, e 11 = 7 p. 100, costituirono causa di morte. Delle ferite del cuore e dei grossi vasi nessuna ~iunse all'ospedale, perchè i colpili morirono tutti o sul campo o negli ospedali da campo; e sarebbero stati ben 50. Come già si ere notato nella guerra del Transwaal i sintomi delle ferite dei polmoni dei moderni piccoli proiettili si presentarono assai meno gravi di quelli dei priJiettili di piombo di maggior calibro, e le gu~trigioni seguirot10 ra· pidamente. L'emottisi, che stava sempre in pr ima linea, non fu mai inquietante e non si protrasse al di là del 10° giorno. Non si riscontrarono che raramente le fratture delle coste, poiché il piccolo proiettile penetra facilmente negli spazi intercost.ali; i piccoli fori di entrata e di uscita guarivano per lo più per prima. Rarissimi l'enfisema sotloculaneo e l'emato-pneumo-to•·ace. Pocho anche le pleuriti, delle quali una sola purulenta, provocata dalla pet•manenza del proiettile. Il proietlile, penetrando per lo più al davanti, tra la clavicola e l'apice della mammella usciva con decorso obliquo dal dorso, nelle vicinanze dell'ascella, ledendo molte volte il plesso brachiale. Il decor so delle fdrite è stato regolare con permanente abilità al ser vizio; causa delle morti furono le emorragie consecutive. L'Haga conchiude che bisogna veramente ammettere l'umanità del piccolo proiettile moderno nelle ferite penetranti del petto; e la differenza è assai sensibile, se si consider!lno le eguali ferite della guerra della China col Giappone del 1894-95, molte delle quali dovute ancora a proiettili di medio calibro (1). (Il Come gia si é accennato, la mortalita complessiva nelle rerite del petto;cbe compr~nde anebe i morti Immediatamente sul campo o poco dopo. fu del 41,87 p. 100. D~lla quale cifra deducendo Il 1 p. 100 dei morti nell'ospedale dt riserva d• Hll'O::Ihlma, si ha che la mortalità Immediata dJ qoeste ferite è stata Inferiore al 36p.l00; proporzione:certamente assai favorevole:e In opposizione a tutte le previsioni pessimistiche ratte a priori, circa .la gravita .delle ferite del petto delle armi portatili di piccolo calibro. R.


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&!VISTA CHtBURGIOA

Le ferite del petto senza lesione dei polmoni giunte all'ospedale di Hir oshima furono 38=·i 9,4 ad eccezione di 3, unite a lesione della scapola io un due casi e delle coste in uno, LuUe limitate alle parti molle. Ferite del oenlf'e. - Quelle curate in Hiroshima salirono a 49=7 p. 100, dello quali 38 complicate con lesione dei visceri; 15 altre erano state seguite da morte immediata sul campo di battaglia. l fatti principali osservati furono i seguenti: aperture di entrata e di nscita per lo più delle dimensioni del proiettile; direzione del canale della ferita G· volte fronlale, 11 volle sagettale, 2 volle longlludinaJe; nessun fenomeno di Shock; emorragia nella ca vitA dell'addome se· guila tosto da profonda anemia, io 10 ca si dei quali uno solo potè salvarsi. Per la fr equenza delle lesioni dei visceri viene primo l'intestino, poi !\eguono la vescica, il fegato, la milza. Ma l'uscita del contenuto intestinale potè soltanto essere constatala in 3 casi, ciò che viene a confermare quanto si è osser,•alo nella guerra del Traosvaal e la spiegazione datane da Cole l'e Schjerning, dell'occlusione cioè della ferita intestinale, per la protrusione della mucosa. Il tempo impiegato dai feriti per p;iungere all'ospedale ru in media di 9 ore; il minimo di 'l ora, il massimo di 24. In 19 feri ti era già in atto la peritonite settica che per lo più insorgeva dopo 6-9 ore : ·;n 3 casi essa si manifestò dopo 3 sole ore, ne mai r itardò oltre i 3 giorni. La mor te sopravvenne in media da 8-48 ore dall'insorgere della ·perito· oite. Solo t re feriti che pre!ìentarono tale complicazione si salvarono. La m o rtaliiA dei ferili del ventre giUnti all'ospedale di Hiroschima fu del 65,8 p. 100 ; aggiungendo a questa i 15 morti sul campo di battaglia si &t'riva aUa rilevante proporzione del 75,5 p. 100. Non si praticò mai la lapar alomia per mancanza di tempo. Secondo i chirurghi inglesi Traves, Watson·Cbeine, Mac-CormtJc, ecc:, e il Kottner e il MatthioliuS~ tedeschi, la mortalitil senza operazioni delle ferite del veolre si sarebbe limitata nella gue rra del Transvaal al 40 p. 100; Sthamer invece la eleva al 7().75 p. 100. La proporzione riportata dall' Haga s tarebbe nel mezzo. Da tali cirre l'Ha ga conchiude, che, avuto r iguardo ai trionfi della laparalomia in tempo di paco, anche in guerra si dovrebbe cercare di diminuire mediante essa la mortaliiA delle ferite del ventre. Que$te, soggiunge Haga, giungono negli ospedali abbastanza in te mpo per l'inter vento chirurgico. dal quale si può pretendere, anche negli ospedali di guerra, molto più di prima, mercè i progressi della tecnica dell'asepsi. Al quale scopo l' Haga vorrebbe s tabilire negli ospeda li militar i in campagna un r iparto speciale per i feriti dell'addome. Ferite delle estr emità. - Vi sono comprese tanto le ferite delle semplici parti molli, che quelle complicate a lel;ione delle ossa. Sommar ono in tutto a 380 = 61,4 p. 100, cosi ripartite: delle estremila super iori. . . . . . . . . . 160 • » inferiori . . . . . . . . . . 220 Ferite delle sole pa rti molli . . . 262 = 6!!,9 p. 100 • complicate a lesione ossea. 118 = 31,1 p. 100 Gli esili sono s tati i seguenti: guariti con abilitA al ser vizio • invalidi. morti

245 = 6i,5 p. 100 s. = 27,7 p. 100 8 =

2,1 p. 100


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RIVISTA OHIRURGIOA.

Alle quali 8 morti avvenute nell'ospedale di Hiroshima se ne devono aggiungere altre 3, immediatamente sul campo di battaglia per emorragia. Tra le cause delle morti nell'ospedale anche per 4 figura l'emorragia manifestatasi subito dopo l'entrata dei feriti; le rimanenti sono dovute alle malaltie intercorrenti, che complicano il decorso delle f~rite per arma da fuoco. Ferite delle sole parti molli. - La g uarigione delle ferile delle sole parti molli seguì sempre senza processo s uppurativo, nel termine medio da 8-10 giorni, senza lasciare notevoli disordini nelle funzioni degli ,arti. PrAdominarono le ferite della coscia, e poi quelle della gamba con sensibile differenza nel numero delle une e delle altre, la q uale é risultata minor~ tra le fer·ite del braccio e quel!e dell'avambraccio. Per l'ampiezza dei fori di entrata e di uscita Haga avrebbe trovato che essa diminuisce coll'aumento della distanza; !!-Ìno a 800 metri le dimensioni del foro di uscita erano maggiori di quelle del foro di entrata, poi esse presso a poco s i eguagliavano. l fondi ciechi si sono osser·vuti di preferenza nella coscia. Nelle ferite in molta vicinanza si è trovato il mantello del proiettile impigliato n'e lle parti molli, anche quando queste non erano eccessivamònte sviluppate, ed il proiettile non avesse subito. deformazioni. Anche colla permanenza del proiettile o del suo mantello nella ferita non veniva perciò compromesso il processo di guarigione senza reazione, ciò che si può spiegare o perché il proieti1le non conteneva germi, o questi non trovavano modo di sviluppo ultel'iore per l'azione baclericida del sangue. È però certo che i moderni piccoli proiettili incamiciati portano con sè minor numero di germi, non fosse altro che per le loro minori dimen'sioni. In.oltre Hap;a atlr·ibuisce la guarigione senza suppurazione delle ft~rite alla qualità della stoffa di lana, di cui sono vestiti i soldati giapponesi. la quale si lascia meno facilmente disgregare che non la stoffa di cotone, cosicché il proiettile non ne può trascinare seco che pochi detriti. È certo che vi ha anche contril>uito il clima asciutto e la medicazione a secco, nonchè l'astensione di ogni manipulazione della ferita ttncl~e a semplice scopo esplorativo, noncnè di abbondanti irrigazioni con liquidi antisettici. Fratture. - Le ferite delle parti molli delle estremità complicate a lesione ossea rappresentano il 21 il· 100 di esse, e le semplici contusioni il 10 p. 100. Haga dice sor·prendente il fatto, che nelle fratture della diafisi le due aper· tute di entrala e di uscita del proiettile erano presso che eguali, o l'ultima soltanto appena un po' più ampia, purché la drstanza di tiro non oltrepassasse gli 800 metri. Al di là, i due fori si equiparavano nelle dimensioni, le quali poi progressivamente diminuivano col crescere della distanza. L'apertura di uscita non presentava mai vasta distruzione o lacerazione delle parti molli. Le fratture della diatisi erano accompagnale dalla formazione di scheggia più o meno grosse, a seconda dell'osso fratturalo. Rare erano le scheggia e Più piccole nelle fratture delle matarìsi; la epifisi presentavano solo perforazioni o solcalure, con fessure che giungevano sino nell'articolazione. Nelle fratture del fernor~, i guasti delle parti molli nei ~iri in vicinanza erano maggiori, anzi in alcuni casi si trattava di vere lacerazioni dei tessuti con infissione in essi di piccoli frammenti di osso, per l'azione esplosiva del proiettile, ma P"r lo più questa era localizzata nel focolaio della frattura, né mai Haga la vide propagarsi sino al foro di uscita. Ed egualmente non si osser-


RIVISTA OB:IRt7RGIOA

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varooo mai le ampie aperture a cr~teri, dalle quali protrudessero brandelli di parti molli, come si era osservato negli esperimenti sul cadavere. Il numero e l'ampiezza delle scheggia, oltre che colla vicinanza di tiro, era anche iu relazione coll'angolo sotto cui il proiettile batteva contro la diatlsi. In generale le scheggia non subivano un sensibile spostamento; il loro numero diminuiva al di sotto del terzo medio dalla coscia. Quantunque· la suppurazione sia stato il fatto ordinario, il decorso di queste lesioni fu favorevole La dilatazione dei fori della ferila riesci necessaria all'unico scopo di facilitare il deflesso del pus. Si allontanarono soltanto le scheggie assolutamente mobili, ed a tale riguardo Haga raccomanda di limitarue per quanto è possibile l'estrazione, per non andare incontro alla deficiente consolidazione della fraltura ed alla pseudo-artrosi. · Si é <'.onstatato, che la suppurazione aumentava coll'applicazione dell'eshmsione per-manente per- l'irritazione che manteneva, e quindi Haga vi é contrario, anche pe1· l dolori che provoca; nel primo stadio e~-tli dava la preferenza al bendaggio gessato amovo-inamovibile. Anche nelle suppuraz10ni delle parti mollt si asteneva dalle irrigazion.i con liquidi antisettici, rimovendo il pus mercè il drenaggio ed il tamponamento. Le guarigioni avv~nnero con accorciamento da 2-9 centimetri. Una frattura a 400 metri guarl senza suppurazione, come una lesione sottocutanea, con permanente idooeita al servizio; un'altra a 300 metri, con scheggiatura e stante la piccolezza delle due aperture, giunse pure a guarigione senza suppurazioue. Tali esiti non si erano mai verificati coi proiettili di piombo. Gamba. In generale, l'apertura di. uscita . del proiettile era maggiore di quella di entrata, specialmente dove la pelle ricopre l'osso, come sullo stiuco della tibia ; ciò dovette essere conseguenza dell'azione esplosiva del proiettille, i cui effetti palesemente diminuivano ver~o la metafesi, per non verifical'Si sui capi articolari. Le guarigioni si fecero sempre colla s uppurazione, benché scarsa. Anche a distanze minime (100 matri), a c ui era colpita la diatisi della tibia, avvenne la rapida consolidazione dei frummenti e delle scheggia dopo sole 6 settimane. Si ricorse quasi sempre al bendaggio ge!lsato. Braccio. - Nelle fr-atture dell'omero le scheggia erano più grosse e i frammenti meno acuminati che in quelle del femore. Riesci però più difficile la contenzione, cosiccM si ebbero due esiti di pseudo-artrosi ; ad evitare la quale, dice l' Haga che l'unico mezzo consiste nel comprendere nel bendaggio tutto l'arto, dalla spalla alla mano. Le fratture dell'omero r ichiesero due volte l'amputazione primaria sul campo di battaglia, per emorragia. Nelle fratture della diaflsi delle ossa dell'avambraccio non prevalsero mai estese schP.ggiature; per una di esse, a 100 metri, si constatò l'azione esplpsiva del proiettile. Nelle lesioni articolari i fori di entrala e di uscita presentarono poca differenza nella loro ampiezza, fossero o no lese le ossa ; le scheggiature erano in proporzio11e della consistenza delle ossa colpite, ma anche nei casi più gravi le guarigioni sono procedute senza complicazioni. Lesioni dei oasi.-Circal'emorragia primaria, sul campo di battaglia, I'Haga dice che poco può dire per pro pria esperienza ; ma le affermazioni dei suoi colleghi concordano in generale nell'ammettere, che le emorragie primarie, dovute ai moderni proiettili da fucile, sono in generale leggiere.


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HIVISTA OIDRURGJOA

Si è gié. accennato alle 3 morti immediate per emorragia consecutiva a ferite delle estremité inferiori. È pure supponibile che sopra 71 feriti del capo, 57 del petto, i5 del ventre, rimasti sul campo, per qualcuno la causa della morte s1a da riferirsi all'emorragia, quantunque non !;ia necessario ricorrere ad essa per spiegarla. In totale giunsero a HirO!ìhima 7 feriti con lesioni di grossi vasi, dopo quattro giorni di viaggio per mare, e ~i essi quattro soccombettero al 4• giorno del loro ingresso nell'ospedale. I vasi lesi erano una volta la radiale, la femorale, la tibiale posteriore e, contemporaneamente, l'arteria e la vena popletea, due volte la poplilea e due volte le tibiale anteriore. Ciononostante non vi fu immediaramente grave emorragia, così che i ferili, senz'allro, poterono essere evacuati nell'ospedale. La successiva formazi one dell'aneurisma, che in un caso s i fece attendere quasi cinque mesi, conférmò la lesione vasale. Pertanto anche Haga é giunto alla conclusione del Kulteoer, desuuta dalle esperienze della guerra del Transvaal, che nelle lesioni dei vasi te emorragie mortali sul campo s arebbero rare, e il falLo ordinario la formazione dell'aneurisma. E l'Hagtt ne trova la ragione nella piccolezza dei fori d'entrata e di uscita delle parti molli, che cicatrizzano prontamente: e nella ristrettezza del canale della ferita, cosicché gradatamente si forma l'aneuris ma, che Haga distingue in spurio traumatico, vero traumatico ed srterio- venoso. Coi proiettili di piombo l'aneurisma era una rarité. Nei casi osservati da Haga, tre volte la lesic:me del vaso era stata prodotta dai frammenti ossei, e tre altre dal proiettile. La formazione dell'aneurisma è avvenuta dalla 2a alla ~a settimana, quaudo gié e rano guarit-e le ferite delle parti molli; il ferito incominciava a risentire nevral{lie crescenti d'intensità, finché s i avvertiva palese la pulsazione del tumore. Le lesioni dei vasi si poterono ridurre a Lr·e tipi : lacerazione, divisione per trasverso e foro completo. Non parla Haga della rottura della tonaca intima e della media con integrité della tonaca esterna, con cui Kuttener spiega la consecutivi\ formazione dell'aneurisma in seguito a ferile prodotte dai piccoli proiettili moderni. Conclude l'Haga che, a suo parer·e, é ammissibile la supposizione fatta a priori, che con questi proiettili i vasi sarebbero più frequentemente lesi, ma le emorragie gravi sul campo di battaglia assai più rare, per la piccolezza delle feri te delle parli molli e la consecutiva formazione dell'aneurisma. I feriti, pertanto, possono più t-~icuramente giungere ai luoghi di cura e quhi essere operati con successo, per cui solto questo riguardo i piccoli proiettili moderni meriterebbero veramente il nome di umani. La cura per l'aneurisma spurio é con.oislita nella allacciatura del vaso nella continuité., poiché quella in sito presentava gravi diffìcolté. c.on pericolo di emorragie. Nell'aueurisma vero e nell'arterio- venoso l' Haga pratrcò l'allacciatura diretta dell'arteria vicino al SRcco, con l'esportazione di questo_ Lesioni dei neroi periferici. - L'Haga ha constatato che coi moderni proiellili da fucile le ferile dei ner vi sono più frequenli, e lo attribuisce al man· tello di cui é rivestito il proiettile, e forse anche alla circostanza, che prima si dava poca importanza alle lesioni dei nervi. La differenza é risultata assai sensibile dalla guerra del 1904, in cui si sono ancora prevalentemente adoperati proiettili di piombo.


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RIVISTA CRffiURGIOA

Segni immediati della lesione dei nervi er·ano i disordini nella s ens ibilità e della molilità, che in seguito diminuivano o scomparivano addir·ittura come rHaga ha potuto constatare su molti dei 31 casi occorsigli, nei quali si è forse trattato di le~io ni parziali, con rigenerazione della sostanza nervos9 Q di surrogazione di funzione dei nervi vidniori. Tra questi ve ne sono tre di paralis i del radiale, ed uno dell'ischiatico e del pero neo. Hanno pr~dominato le lesioni dei nervi dell'arto superiore. Quali esiti si ebbero nevralgie e neurati, talune dovute an.che all"essere stato qualche ramo impigliato nel tessuto di cicatrice. Nelle operazioni eseguite allo scopo di rimuovere tali disturbi, oppure di riparare ai falli paralitici, s i è osservata due volte la completa divisione del trorrco rrèrvoso, il r·adiale cioè ed il cubitale i una volla la perforazione netta del mediano. In due CAsi si constatò pur-e che non vi er~ stata le><iooe nervosa, ma i fatti paralitici o nevralgici erano dipendenti dall'inclusionE. nel tessuto di cicatrice di tessuti paraneuritici, dondP. la compressione e lo stiramento dei rami nervosi. Ferite da proiettili di piombo di medio calibro. - Come l:li è notato in principio, l'Haga ha potuto nettamente separare le ferite dei piccoli proiettm incamiciati dei fucili moderni da quelle dovute ai proiettili di piombo di 10 ed t l m m , dei quali 220 sono pure state curali nell'ospedale di riserva di Hiroshima. La guarigione di queste ferite si fece in media nello spazio di 128 giorni, mentre nelle altre avvenne prima del12<>t giorno. 12,5 p. 100 e quindi magLa mortalità dei feriti trasferti all'ospedale fu di 27 giore di quella dei proiettili incamiciati. I morti poi sul campo di battaglia sarehhero stati 61. Di feriti al capo da proiettili di piombo 18 rimasero sul campo di battaglia e 16 giunsero all'ospedale, dei quali due morirono subito dopo. Per ferit.é al petto caddero immediatamente sul campo 16, e 28 giunsero nell'ospedale, dei quali morirono 8 = 30 p. 100. L'emorragia nelle lesioni dei polmoni fu a~sai più ostinata e nella melà dei casi si protrasse sino al 2-i• giorno; in seguito si manifestò. anche oltre la pleurite s ierosa il piotorace. lo un caso in cui si formò un notevole amatotorace si polé soltanto arr~stare l'emorragia con la recezione costale Di feriti al ventre morirono subito sul campo 13 e 14 giunsero all'ospedale; di questi 3 soccornbeltero al 3° giorno per peritonite settica. Nelle ferite delle estr·emità le aperture di uscita del proiettile erano più ampie che in quelle da proiettili incamiciati, le lesioni delle ossa tanto lunghe l:he spongiose più irregolari ed estese. per la maggiore deformazione del proiettile da dare all"apertura di uscita le dimensioni anche di 6-7 centimelt•i di diametr o. Causa fr·equenle delle morti sul campo fu l'emorragia; il non essere giunti all'ospedale feriti con lesioni dei grossi vasi dimostrerebbe che queste sarebb~ro sempre mortali. Ferite da proiettili di artiglie,r~a. - L'Haga riporta pure alcune osservazioni sulle ferite dei proiettili di artiglieria. I Chinasi erano armati di artiglierie di ultimo modello a tiro rapido e polvere senza fumo; e i Giapponesi all'assalto di Tients furono specialmente e!! posti ai proiettili (shrapnel) di questi cannoni di 57 mm. di diametro cartch1 a pallottole del peso di 15 gr'ammi e di 12 mm. di diametro. La loro azione e.ra assai simile a quelli dei proiettili di piombo delle armi portatili.

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' - Giornalt medico.


RIVISTA ClURURGIOA

Per fel'ile di proidtili di ar·ti1.dieria 31 caoldoro sul cnrnpo e 6."1 venner·o tra~'~jlOrtali all'ostwdale. Tra i primi ~e ne annoverarono 15 per le~ioni del capo

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e liel pella e 5 per le!':ioni del '"entre; tra i secondi IO per· ferile del capo, 8 del pello e della f11ceiA e 3i dell'estr·emitu. È stata fnttu ros!'erva7.ione, che coi proreltrli u'11rtrg!ieriu vi fu un mag~ior numero di colpr ~lri«cian li o di coulo rtJO che coi pr·orellrli di armi portatili. Le ferite dt!i prorellrli di artiglieriA erano unilt• a più vastt> lacerazioni delle parti molli, donde la fuciltta ùel loro inquinArnento, e la conSI'flUente suppu. razione. che era la r egola. Le map:!!rOrr 11''-ionr d••lle oS!<a r whre.«er·o anche frequenlPrnenle la demolizione delle membru; eù in fatti sr ~ro,·arono •rell'ospedale ds campo di Tienlsin 2 amputAti del braccio e.J 1 di ::amba. Per ciò che r iguarda l'esrto dei ferili da pt•oiellili di arlt glieria,l'Haf.(a riporta che !>Opra i 6.") curali nelrospeda!e di Hiroshuna :36 = 55,4 p. 100 guarirono con abilita al servizi<'; 22 = :l3, 8 p. 100 rima!'er o invalidi e 3 = 4,6 p. 100 mo ril·ono. N t!lle ft>rite pt>r proiettile di fucile le corrispondPnti c ifr·e !'OriO 61,1; 21,9; 20 p. 100. quindi menll'e il numer·o dei mor ti per' ferile da pr·oiellile di ar·li ~liel'ia fu m inore che pnr· le prime, fu invece in prevalenza quello degli iuvalidi. Ma 1wr conl r·o, sul carnpo rli bRtta:.:tia i moi'U per ferrte di arll,~rlic r ia rap;gi uns••ro il :~2,3 p. IUO dci comlwttenti e qu ~ lle per pr·oretlile di fuci le solo il 2 1 p. 1t10. Cunch ude J'Hrl!{ll. i l suo rendiconto co! r iepilop;are le difl'et•enze da l ui rll ~­ vate nelle fer·ile pi'Odf'\lle dai pr·oietlili incam•ciali e quelle dA pro1ctlili di piombo. ~ inneJ,!nbile, egli dil'e, che anche a drstanza di 200-:JOO m etri le apertur e di Pnlrel.a e di uRcita, !i'i a che Ri tr·a tli di lesioni delle pnr•li molli che delle os!'a, sono più piccole cui primi che coi "econdi, crò che ha un11 gr·andè impor·tanza per il loro decorso ullerior·e, e quindi per la sernplrci ta e la rapidità ùel processo di j:ruarigione. La minore foC'IIilà di infezione di que~te ferile é anche dovuta alla minor·e quanLità di ~ermi che vi intr oduce rl proieltile per l e sue es•gue dimensroni, e i minori detriti ùi abitr o allr·e materie che lrl!e seco. Conseguenl.smeulc, come si 6 osservato anche per le f r atture del femore, nelle le~ionr delle ossa il pro ce.,.so di ~uppurazione decor re mollo più mite, senza reazrone mollo ~.<ensr br le, e con più ~Jronlo esito di favorevole guari11ione l vasi ~anguigni vengono l esr dal proicttrle incamiciato con pa1·r ed anche rne~giore fr equenza che dal proiettile di piombo, mo le m orti immediate per emorra~-ria sono a"sai più r are, e pet· lo prù ha luogo la formazione di aneur rsmi, che po~"sono allender·e l'operazione. I gros:~i trouclri nHvosi !'Ono più frequentemente lesi che coi proiettili di piombo, perché, più diflì.:ilmenle dei va si, essi possono sposLar·si, sottr aendosi cosi all'azione del proiPlltle. Do11'11same delle perdite complessive si ù pot..:to rilevare, eire lo fllr ite del capo e <1" 1 petto pr odotte da1 pr oiettilr di piombo danno un ma g~ior numero ùi mor•li immediate dr quelle dei proiettili incAnric;ati, quAnlunrlt<e questi colpiscono prù frequentemente irnp<ll'lanti or·gani vitali. Come sr sa, la pr·oporzione stabilita du 13irc lter sulla gr·avila delle fer·ite delle armi da fuoco portatili é la seguente: Fer·ile mortali . Ferite ~ravi . Fer ite leg!.{1ere .

25,0 p. 100 15,0 p. 100 Gr),O l'· 10()


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RIVISTA CHIRURGICA

Haga sarebbe venuto alle cifl'e seg-uenti: Guerra chino-fliapponese tll9l·95

Torbidi in China. 1900

Ferite morl.ali 2i,2 p. 100 26, 1 p. '100 F er·ite gravi • 17,2 p. 100 12,6 p. 100 F erite lep:giere 62,6 p. 100 6 1,3 p. 'IOU donde H aga trae la conclusione, che il proieWle incamiciato produrr·ebbe magg ior· numero di ferile mortali, con diminuzione sia delle fer·rte leggier·e che gr·avi. Con alt.re parole, il pr oiettile moderno sarebbe causa di un maggior numero di ferile mortali o gravissime, donde un magjlior numero di morti sul campo di baLtaszria; per contro i feriti sia llr-avi che leggieri, che possono giung-e!'e ne~! i o~pedali, hanno maggiore probabilità di guarigione dei ferili da proiettile di piombo; d i quanto il proiettile rivestito di mantello è piu inumano tlel proiettile Ji piombo per le morti immediate sul campo tli battag lia, di tanto diventa piu umano per ie guarigioni che succedono negli ospedali. E cosi verrebber o con fermati i ri sultati delle esper·ienze sui cadaveri di v. Colei', di Schjerning e di altri. Crò che si perderebbe da una parte si g uadagnerebbe dall'altra. Prendendo pel'ò a consider·are i risultuti finali qufsti fanno decisamente pendere la bi lancia a favore del piccolo proiettile incamiciato, pur facendo la dovuta par te alJIJ più adalta terapia. Dai feriti curati nell'ospedale di Hiroshima, Haga ha ricavato le seguenti proporzioni: Ferite da proietti le incamiciato Ferile da proiellile di piombo .

lluarigionì

Morti

Invalidi

70,6 p. 100 60,9 p. 100

9,2 p. 100 12,3 p. ·100

20,2 p. 100 26,8 p. 100

Pertanto, anche P.er il ~rado delle in validità il proiettile incamiciato dil dei risullat.i migliori. Nel Giappone l'inubilita è divisa in intera ed in mezza; la prima esclude dal ser vizio in guerr a ed in guarnigione, la seconda soltanto dal primo. Or bene le ,Jroporzioni a cui sarebbe giunto I'Hnga sono le guenti: ln•ali<lità total~

lnvalirJilà rarzìale o m ezza

Proiettile incamiciato . 46,6 p. 100 50.4 p. 10() Proiettile di piombo. 5l.7 p. 100 .48,;;J p. 100 l proiellili moderni sono causa di minori mutilazioni e ciò non è piccolo vantaggio. R.

-Cura del corpi estranei voluminosi od acumtnatl flsst nella porzione cervicale dell'esofago.- (Centralblat t fii. r Chi rurgie, n. 50, HJ04).

KRAMr::R.

L'autore riporta due casi clinici, che interessano tlal punto di vista della cura dei corpr estranei dell'esofago In un primo caso si tratta va di un uomo di 45anni, il quale deglutì accidentalmen~ un osso di volatile puntuto e lungo 4 centimetri: ro~!:'o era rima sto infisso io posizioneorizzontale, nel la parte più bassa della posizione ~.:ervicale dell'esofago. dove produceva molestia. E~sendo rl coPpo estraneo impiglit~lo tra le pliche della muco;;a esofagea, ne riu scì vana la rimozione per via oral e : fu quindi proceduto a mettere allo scoperto il tubo esofa~eo mediante il 1agl1o della parte sinistra del collo, esteso dalla car·tilagine tiroide in basso, senza incitlere il canale alimentare. Su questo, mes:;o a nudo, si p raticarono delicatamente ma-


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RIVISTA CHIRURGI CA

novre speciali dirette al disimpegno del cot•po est1'aneo, che venne poi estratti> per via della bocca con adatta pinza. Il paziente fu dimesso io dodici giorni dall'ospedale. Nel secondo caso si lrallava di un mugnaio di 27 anni, che il 28 settembre 1903 fu condotto d'urgenza all'ospedale, perché aveva inghiottito, nel bere birra, due denti della dentiera artificiale che portava. Il pazient~ era tormentato da· affanno e da dolori nella parte cervicale dell'esofago. Non a\•eodo potuto al · Jontanare il corpo straniero per la via orale, furonn attuate le identiche manovreoperative, eseguite nel primo caso, 1:1 dopo 1t giorni essendo cicatrizzata la ferita delle parti molli peri-esofagee, il paziente potè uscire dall'ospedale. Krarner fa seguire l'esposizione dei due casi da lui curali dalla considerazior.e, che il rispar·mio dell'incisione esofagea costituisce un~ garanzia, come fu anche constatalo da Kolrn, per il decot•so asettico della ferila cuta nea e delleparti molli attornianti il tubo alimentar e e cor..tribuisce alla più sollecita guarigione del malato. Quindi il mezzo da lui e da altri tentato nelle cir costanzedi inf!ssioni di corpi s tranieri nell'esofago e non ricordato almeno nella letteratura tedesca, è una granùe risorsa, che deve essere sempre tenuta presente dai chirurghi. F UNAIOL I.

Le ferite del fuolll sl&pponeal (1). Sotto il titolo L'umanità del proiettile del fucile giapponese, è stata tenuta alla Società medica di Omsk una conferenza sui ferili russi c urati negli ospedali di riserva dj detta città, e sulle osservazioni a cui banno dalo luogo le ferile prodotte dal fucile giapponese, nella attua le guerra russo-giapponese. I dali relativi all'azione dei piccoli proiettili incamiciati delle moder ne armj. da ruoco portatili, alla quttlilà e g r~:~vità delle ferite e al lo;·o decorso :;oono assai inlere!"santi, e meriterebbero di essere più estesamente conosciuti, che dal brevecenno che ne fa il giornale medico dei nostri colleghi tedeschi. I Giapponesi sono armali di fucile del calibro di 6,5 m m. modello A ri8aka. La frequenza secondo la qua le sono state colpile le diverse r egioni del corp~> è la seguP.ote: prima vengono gli arti inferiori, nella proporzione del 42,03 pe!' 100, sopra tutte le ferite riscontrate nelle altre parti. Le ferite del bacio~> raggiungono quasi la metà delle prime, ed il 20 p. t OO sul numero complessivo dei feriti, ciò che verrebbe a confer·mare le esperienze delle guerre antecedenti, che il bacino, dopo le estremità inferiori, è la parte più esposta alleferite delle armi portatili (?). · Le gambe partecipano alle ferite degli arti inferiol'i nella proporzione del· 15,68 p. 100, i piedi in quella del 4,74 p. 100 e le articolazi~ni dell'i ,68 p. 100. Conseguentemente ne verrebbe che quelle della coscia rappresenterebbero da sole più del 21 p. tOO delle ferile degli arti inferiori. Non è stata rilevata differenza sensibile nel numero delle ferite degli a r ti inferiori di destra o di sinistra. Per gli arti superior i le ferile si elevano alla proporzione di 2.J,7~ p. 100. È stato carattel'istico il fatto, che tanto le ferile delle membra superior i cheinferior i, fuori poche eccezioni, sono decorse favorevolmente. Per lo più facevano difetto lesioni di g rossi vasi e nervi, cosi che delle ferite guar ivano ra(t ) Da un articolo del Notoo1U, ripor tato dalla Deut1che mìlilararzll~he Zelllchri(l, •l icembre 1904.


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pidamente, e meno che vi t>i complicassero gravi lesioni delle ossa. In raris!limt casi ~arebbero rimasti disordini nei movimenti, e per lo più anche transitori. Le lesioni {l) delle ossa però, si sono presentate quasi in modo sorprendente, in numero assai ristretto, ciò che sarebbe dovuto alle p1ccole dimensioni dei proiettili giapponesi, ed alle loro potente energia, i quali due fallori fanno sl che le Ol!Sa possono essere nettamente perforate seoza che si scomponjlano, e se ne interrompa la continuità Aggmnge infatti il conferenziere, che le ferile complicate a fratture delle ossa erano quasi sempr·e dovute alle pallottole degli shrapnels, grosse 11 doppio di quelle da fucile. Il pr ocesso di guarigione decorse egualmente favorevole, anche quando era colpila una ~iuntura, con la conservazione della funzione e dei movimenti di e~~a .

Tra l utti i feriti giunti negli ospedali di riserva di Omsk una sola volla fu necessal'ia l'amputazione, richiesta da una grave lesione dell'avambraccio prodotta da una pallottola di shrapnel. A tale riguardo il conferenziere ha conchiuso, c he le ferite prodotte da1 proiettili dei fucili moderni solo in pochi casi ricb1edooo l'intervento operativo. Per le ferite de l petto, del ventre e del cranio sono stati rilevati i seguenti fa1ti: la proporzione delle ferile a completa perforazione furono del18,4i p. 100 e il loro decor·eo fu sorprendentemente favorevole. Specialmente le ferite del petto si presentavano assai le~giere. e permettevano al ferito di compiere parecchie werste, per ra~jliungere il posto di medicazione. Le soffer·euze per parte della respirazione erano assai mi li, e l'emorragia si limitava ad uno sputo eolorato per qualche giorno in rosso. Tali f~rite ,~otuarivano rapidamente, per lo p1ù nello spazio 1li 14 ~iorni. S'intende che non dovevano e11sere lesi né il cuore nè i grossi val'!i. Il àotL SchiLkin però ripor ta il caso di un ferito, curalo nel primo ospedale di r iserva di Omsk, nel quale per la posizione dell'apertura di entrala si doveva necessariamente ammettere l'apet'LI!ra del pericardio, giunto a guarigione completa. Presso a poco lo stesso si deve dire delle (t}rite del ventre, che dscor &ero, nella massima parte dei casi favorevolmente. Anche sorprendenti sono stati i casi di ferite perforanti del cranio, nei quali il proiettile a ve va atlraversato il cer·vello, che ebbero un decorso proporziona· lamenta assai favorevole, e in perfetta opposizione a quanto si è credulo s ino ad oggi. Tra gli altri il conferenziere ha citato quello di un mare'3ciallo del 9o reggimento siberiano, in cui il proiettile penetrato nel mezzo della fronte era uscito dalla nuca; ebbene il ferito rimase nell'ospedale da campo di Charbin quasi senza perdita della cognizione. Trasferito nel primo ospedale di riser'va di Omt>k, egli é l)rmai r istabilito e uon gli rimane cl•e un senso di una certa depressione di animo, ma l'intelligenza é perfetta. Un altro soldato clello stesso reg;;•menlo siberiano, che aveva avuto il cranio allraversalo da un proiettile che, penetrato dalla fossa temporale destra era uscito in prossimii.A dt:!lle vertebre cervicali, presentò subito dopo paralisi di entt·ambi gli a r ti di sinistr·a, con pronunziati disordini nella loquela; eppure dopo un mese appena egli vide seomparire la paralisi della gamba, cosi ch_e ora la ·sua andatura é quasi nor(l) Nel testo tedesco vi e la parola Kftochtnverlttzungm, che il tr.lduttore dice poter corrlspoodtre nel corrbpondeole vocabolo russo a lell{nli, gu;:uli, eu., ma non a drllolamento.


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RIVISTA DI 0Cl1LISTICA

male. Il movimento del braccio non é ancol'8 del tutto libero, ma è sperabile che pMsa diventarlo col tempo. Le ferite delle alt•·e parti del corpo decorsero egualme••te favorevoli. La conclusione pe1·Lanto che si potrebbe tl·arore aalle osservazioni fatte neg-li ospedali di Omsk circa le ferite prodotte dai fucili giapponesi sarebbe, secondo !"autore, che i proiettili del fucile di li,5 mm., appartengono ai proiettili delle armi da fuoco la cui a•ione tlislr-uttira è delle più leggiere. R.

RIVISTA DI OCULISTICA De olmo Oongreuo ortalmolog loo internazionale. i 90}. -

Lucerna. settembr e, (Da una r elazione manoscr i tta del magJZiore medico dott. TRoM-

BETTA) (l).

Fino dalla prima seduta il Con:n·esso si occupò dei rappor ti pre~~·ntali dal Sulzcr. dali'Axenfeld· e dal \Vi'u·dema11n ci rca la questione propostu dal Comitato: Stabilire, dal punto di vista dell'indennità, il valore cl'un occhio perduto o danne{)!Jialo in seguito a infortunio. Le COIICius ioni dei rapporti del Sulze1' e dPII'Axenf'eld sono contrarie, in massima, alla adozio11e d'una formolu la quale esprimA in linea general e il limitP- dell'acutezza visiva professionale, ~iacchè og ni mesLiet•e ha un'aculezza \'isiva sua propriu, i limiti della quale non rlebbono e~~e re delerminali che per mezzo di lunghe e pazienti osse1·vazioni faLle non l!ià da orlalmolog i isolati, ma da appo~ite Commis,;ioni. La r elazione del Wurdemann, invece. conclude col sostener e cl •e il r apporto f1'8 il g rado di a cutezza visi,·a e la capacità p1•ofessionale può esse1•e dimostrato matematicamente, e cbe i calcoli del Magnus, modifica ti dallo stesso rela lore, costituiscono un m etodo veramente positivo, con c ui è possibile stabilire l' impo1·to del!' ir.deooit.a in tutti i casi d'infor·tuuio. Allo discus~ione pr esero parte i dottori Pfolz, Hummelsheim, Mac-Hardy, Schmidt-Rimpler, Emmert, Wicher-Kievicy, Coostantin, Menacho, \Vintersteiner, Angelucci, Javal, Recken, Deschamps, La.quE'ur e Schmeichler; ma non essendosi potuto addivenire ad un accordo, il Conp:resso nomi nò -su proposta del Comitato - una Commission~ internuzionale, a cui fu dalo l'incarico di proseguii·e le osservazioni e gli sludi, e di rifer·ire al riguardo nel venturo Congresso. L'Italia é rappresentata in questa Commissione dai professori Angel ucd (di Napoli) e Gallenga (di Parma). REYMOND (Tor·ino). - Apparecchio sem1•lice per determinare i rapporti fra illumina.;ione e acute,;;a visir:a. - Se ci si serve di un prisma di Nicol, che lascia passare soltanto i raggi straordinari, vale a dire la mel.à dei raggi di una sor gente luminosa, si posson? ottenere - data l'intensi là della sOl'!Sen te (t) Il ma~giore medico TrombeiL1, che molto r!egnamente rappresento in questo COngresso il nosiro corno san!ta.rio, ci .aveva inviata una estesa relazione su quesL1 Importantissima riunione. La tirannia dello spazio ci costringe a contentarci di estrarne per ora alcuni tra gli articoli piu Interessanti pel medico militare.


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or·t~maria = l - le varie gradazioni d'illuminazione da O a '/1 • Si riesce pure ad otlenere tutte le grajazioni compre::-e fra O e t per m ezzo Jr combinuzioni di cr rstalli brrifranf!'Pnli a un asse, non intet•cettanli alcuno dPr ra g~i polarizzati: per esempio, di due rombi di ~palo d'l>'landa, di due lll'iRrni di Rochon, di Wollaston, o di altri analo~hi. Le particolarrlu dt>l m etodo non po<;«Ono es~re riassunte, e devono e«sE-t' lette nella comunicazione origwale. rhe è cor·rPdata Jr parecchie figure. (L'apparecchio del prM. Reymond figurava nell'E· <~posrzione oflalrnologrca del Kursaal). S.uo~n;t;ct, capitano m edico (Torino). Un sintomo caralteri.~lico dell'amI,Lopia alcoolico-nicolinica. - St!rve ntlo::-i dell'apparecchio del flt>ymoud accennato dianzr, l'autore constatò chl', mentre •m orrhio normali' o un occhio affetto da ~nav e vizio diollrico, o anche da un'ttllerazione del foudo, pen:<'pr~ce lo ~doppiamento dell'immagine dell'otlotipo del Larrdolt al m!nimo spo!"la menlo Jel prisma, ciot> solto un angolo di r o tazione uguale u 180' +l, un occhio afretlo da ambliopia alcoolica o nic•>linica di!':lingue t.ale ><do 11piamonlo ><oUo 1111 an!!olo dr r otazione u:;:uale a 1flOo+ 10, o a ISO•+ 15, l'CC., J:<ecnndo Jn 1-!t'nvrta delrsfT~zione. In allt•e parol e: l'occloio normale. per·<.:episce lo ><doppintncr tlO !':Otto l'a~pe tto di un anello pallido attorno ali· ogg~>llo fìs!':alo, mentr·e che l' occl 11o effetto da ambliopia to><~ica no n avverte il cambiamento della flgul'a so 11011 quando qu e~ln divit\ne doppin. lrroltr·e, se, girando 11110 dei prismi, si pt·oduce~ann successi vamente delle imma!-!ini do;>pie o quadt·uple, l'snlcii'O o..sct•vtwn ehe l'occhio all'ello da ambliopia tossica dislingut:\VIl- ><econt!o la ~t·u\·ita dolln malattia - lr figure in cui !':i avevA uua inlen;;ita lumino~a lli!IIUie n 1/ , . Que~ti n-u\tatr l'aulot•,., olle11ne. con una coo;;tanza sorpre.lnciPn t ..., in qunllrn o rdini <.li P•p~rrmPn lt, e cioè: t• alla masS<ima luci' naturale; 2° n Ila più dctlo!e ltrcP uolurale; 3• alla rna"sima luc, ar·tilìciale ; ~o alla più tlpJ.olP luco 11rlilicrnlt>. PI!RGENS (Maeseyck, BelJ!iO). Delltt lermiùilllit dci caratteri "' stampa. - 0111le lunJ!he p drligenli ricerche deli'autm·e r isulta che la IPfZ(!Ihilila d~> i vari caratteri di stampa dipende da divet'l"i fattori, e che l'influenzA dell'allllllf!llmrnto e dd rHccorciamPnlo varia con la forma ùei t·aralteri !':perirnanlati. K~APP (:-lew- York). Alcune osserr:a:;ioni c·rca i rappor'i f ra acc:>motla;rone, m ottliUt dell'occJ.io e rPjra:;ione. - L'autore r·ichrarnlll'atlenzionP !"ul fallo che l'ipPrmrtropia latente può essere accertala non sollunlo coi miùrialici , ma al tre~! per mP.zzo della in 3or~cnza di diplopia omonima ; giacchè l'impulso d' innet·vazinne del mu!':colo ciliare si trasmette ai relli i nterni. La cura deve const!':lere nelltt prescrizione di lenti deboli in principio, poi di l enti a poco a poco prù forli, finché si si'! ra flt;iunla quella che corr'i!':ponde al gl'ado clelia rpermelropia. I pazienti dovranno fat• uso continuo delle l enti pe1· tm pedir e una recidiva del crampo r.louico accomodativo. SACtH (Vienna). - C1 rca i distw·bi di motililrì dell'occhio dipendenti da le~ioni del laùirinto. - Tra.. ndo pr ofitto di un caso, nel quale, in se!luito a cal'ie •Iella r occa petroM, si dovette procedere all'opet·azione, al1portando .una paele del canale semicircolare orizzontale, e in cui residuò str·shi smo convergente, l'autore m elle in rilievo l'origine labirinlica di certi clisturbi muscolari dell'occhro, che gia da parecchi anni fu dtmoslrata da Trombella e da 0!1Lino. TROM OETTA, ma~p:iore m edico (Firenze). Contriùuto clinico e sperimentale all'alione terapeutica rlel massaggio in alcune a,Oe:;ioni oculari. - L'aut'lre riferisce otto casi di affezioni oculari, scelti fra i più importanti presenlatisi al suo ambulatorio pr esso la Scuola di sanità militare, nei quali il mas-


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saggio alla Domec e alla Pagenstecher diede risultati ottimi e r~Jpidissimi, soprattutto per quanto riguarda il miglioramento deli'acutezza vi~iva. Richiama specialmente l'attenzione dei colleghi sui cinque casi seguenti : 1' Anisometropia con ambliopia e:c non ustt. 2• Embolia parziale dell"art.e ria centrale della r etina. 3& Retioite diabeticA. 4° Corio- r eti n ite sifilitica. o• Corflid1te centrale (in un miope). Circa la parte sperimentale, l'autore si limita ad una semplice nota prevèntiva, essendo tuttora in corso le esperienze nel suo laboratorio. CHEVALLEREAU e CHAILLONS (Pat•igi).- Ricerche sull'eziologia dell'irite. Su 131 malati, gli autori dit:hiarano che in 11J4 riuscironQ a ricavare, dagli an· t.ecedenti anamnestici, dei dati abbastanza plausibili per stabilire la cansa de).' l'irite (sifilide, blenorragia, reumatismo, influenza, ecc.); il che non fu possibile negli altri 27. Fra quesli ultimi, ve n'erano molto probabilmente parecchi in cui un esaro€! pii.t prolungato avrebbe messo sulla traccia d'una sifilide ignoraLA o d'una blenorragia disconosciuta; ma queste cause sfuggirono ad o~ni ricerca coscienziosa, e ciò prova quanto sia ancora oscura l'eziologi~ dell'irile in un gran numero dei casi. A. DuFOUR (Losanna). - Le iniezioni sCJtto-con.giuntioali di sublimato. Dopo dodici anni di esperienza, l'autore dichiara di poter conferm~re oggi, punto per punto, quello che scriveva fin dal 1896, e cioè : che le iniezioni sotto-congiuntivali di sublìmato sono particolarmente ut1li per ar1·estare, in modo r apido ed ener~tco, il decorso d!slruttivo d'un processo acuto. Esse perciò costituiscono un potente e prezioso me1.zo ausiliar~ della terapia locale e generale. S&NN (Wyll). - Sulla terapia sotto-congiuntiortle. - L'autore fa. uso della soluzione di ossicianuro di mercurio all' 1 p 5000, e la inietta con buon esito in tutte le affezioni settiche del globo oculare, nella coroidite centrale dei miopi - ove la ritiene addirittura una merlicazione sp~ciflca - nelle varie forme di coroidite e di corio-r etinite, nella sclerile, nelle ulcere corneali con ipopion e nell'irido-dclile traumatica. Nella cheratite traumatica, invece, nell'erpete, e nelle emorragie della retina, il Senn dA la pr eferenza alle iniezioni sotto-congiuntivali di cloruro di sodio al 2 o al 4 p. 100. A proposito di queste duè ultime comunicazioni, il Dianoux (di Nantes) ra osservare come non siano da passarsi sotto silenzio le iniezioni sotto-conyiuntioali gassose, che egli p1·alica già da due anni in varie affezioni oculari, ritenendole specialmente efficaci nei casi di tubercolosi della cornea e dell'episclera. L'autore fa uso dell'aria filtrata attraverso il cotone, o del gas risultante dalla combustione dell'alcool ; e ne inietta 2-4 c. c. dinanzi all' equatore del bulbo. JAVAL (Parigi).- Determinazione rapida della percezione luminosa. Fotometria. - L'aut.ore descrive un suo apparecchio con cui è possibile di valutare mollo rapidam~nle la diminuzione di senso luminoso in un occhio per rap· porto al 's uo congene1•e. All' estremitil. di un tubo è collocato Ul} diaframma opaco con una serie di punti trasparenti di diversa grandezza e formanti delle lettere (negativa fotografica dieci volle minore della tlg. 1• unita alla comunicazione): e il tubo, suscellibile di essere accorciato e allungato, è munito di una serie di oculari decrescenti, che lasciano passare quantit.a sempre minori di luce. Si può procedere in lt·e modi all' esperime1~to : si determina, cioè:


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a) quante lelt.ere l'occhio malato pt>rcepisce in meno dell'occhio sano; b) di quanto il tubo deve essere accorciato affinché l'occhio leso distingua lo stesso uumero di lell~re del :;auo; c) con quale oculare i dùe oc~.:hi leggouo lo :;Lesso

numero di lettere.

RIVI~TA DI TECNICA E SERYiliO MEDICO MILITARE Dii\IS. - n la.voro manuale negll oape4al1 mlllt&rl. blall, Berlino 5 e 7 gennaio 1905).

(Militiir· Woehen·

Il dott. Dùms, Generaloberarzt, medico divisionale della 2• Divisione ~as­ sone m Lipsia, m due articoli molto importanti pubblicati nel giornale citalo ha dimostrato la necessita d'introdurre ne~orli ospedali militari il lavoro manuale Dopo aver fatto rilevare che buona parte degli ammalali, dopo a~er fallo le cure necessarie e prima di rientrare ai rispettivi corpi, trascorrono la loro giornata nella più completa disoccupazione, il dott. Dlims dimostra che questo stato d'inerzia è molto nocivo sia dal lato morale sia dal lato fisico. È bensì vero che in alcuni O!tpedali i convalescenti sono adibiti a piccoli lavori, p. es. nei giardini, ma questi lavori non riescono di nessun pro!Hlo. Si é perciò ch'egli pensò di istituire nell'ospedale da lui dir etto un vero corso di lavoro manuale, cui rlovevano prender parte, sempre però volontariamente e coll'autorizzazione del medico curante, tutti i cnnvale~centi. PercHé il corso riuscisse più proficuo ed interessas~e mllg~iormente i sol-. dati, egli mandò due sottufflciali alla locale scuola di lavoro manuale; questi furono plli destinati a dirigere i lavori, i quali si facevano nell'o!lpedale per la durata di due ore al giorno in una ~ala spaziosa e ben illuminata e provvista degli attrezzi necessari. l lavori consistevano in lavori di cartone, in lavori da falegname e da stipettaio. I lavori eseguiti rimanevano di proprietà dei soldati e ciò aumentava il loro interessamento ai lavori stessi, ai quali attendevano con molto piacere e zelo. Le spese· per l'arredamento della sala da lavoro furono milissime, in lutto circa 88 marchi compresa quello d'un tornio che da solo costò 39 marchi. Il te n La livo fatto dal dott. Duros dovrebbe imitarsi a nche nei nostri ospe· dali militari. GRIECO.

RIVISTA D'IGIENE C. SFORZA. - Balle oonaerve &llment&rl, ohe al preparano tn Cuaralt& (Bologna) per n B. Eaerolto. - (Roma, Rivista Militare Italiana, dispense V Il-VI Il, 19vi. Auto-riassunto). Con quesl.a terza pubblicazione s ulle conserve alimo3ntari l'autore riassume quanto osservò all'estero nelle visite delle fabbriche relative, e quanto apprese dall'esperienza nei sei anni, in cui diresse per la parte tecnica lo stabilimento militare di Casaralta.


RIVlSTA D'IGIENE

!'\ella l pnrle tra lla dt>i pr oce!<!>i di preparazione delle diverse specie di Cl)nserve, cioò delle scatole di carne di bue n les!'O e ad arrosto, delle scatole •li l1ngue d1 bue in salamoia, degli sratoloni di car ne secondaria di bue (collo e testa1, degli sctttoloni di fa~iuoli e delle boccelle di brodo concentrnto. :\ella Il pllrte si ocèupa più particolar mente delle norm~ per la fabb•·icazioue delle con"erv~ ed i n!<1ste lungnmente sulla necessità di consumarle e rinnovarle pre;;to. pe1•ché gli esper imenti fis1ologic1 harmo dimostralo che dopo 3-5 anni dalla loro praparazione perdono in gran parte i l loro poter·e nutritivo. Nella I II pal'te descrive una fabb•·ica d1 COO!'('r ve alimentAri, fondando8i sui ri cordi di quelle visitate all'estero e che p01rebbero sei'VIre di no•·ma se sor~erà il bisogno di costruzioni simili nella patl'ia nostro. NellA l V parte r ('nde conto delle trasformazioni cle1 locali e delle morlifiCiizion i dei pt•oces<>i di lavorazione esef:uite nello stabilimento militar e di Casat·alla ed insiste particolarmente sull'abolizione della ver niciatura della scotnlP, op<>razinne inutile e dnnnosa, perchè mentre lu vel'llire uon pr eserva la latla dalla ru~gìn o, impedisce che questa si veda e vi si npporti rimedio Invece con una vigilnnzu accurata rlelle scatole no n verni ciate, mo llen ripulilt> e Cll!"todite, si potr·à ra:;r~iun~e 1·e lo scop0 di ridurre al minimo le avarie ciel contenuto per ell't'Lto dell'o5<sidazione, mentre per le vernirinte e ri vet•nicìAte ciò ò òcl tutto ìrnpo;;"ibilo . La Gct·mania e l'Auslria-Un)!herin con toli pt·ecauzion i lumno l.lllllltllt'lln simili l'<pecie di avut·ia. I n f)Ut>lle naz1oni la vrrniciatura era ;;tnln abolita, gih prnna dell'adozione della clriusura delle ;;caloia col proce!>SO dell't' :;rgro ll'ntu ro. lnsll'ltf' pu••,.. luiHUlmente sulla nece!'l'lità della completo !<lerilizzllzione delle con l'erve a l :!Oo,:; C. per distrug-gere lutl1 i micror~anil'<mi e le loro re;>i sten trs,;une spore. che !"i svrluppano e si accumulano nel contenuto delle scalols durante la lor o fnbbricazione. Egli e profondamPnte convinto e lo ha dlmofllrato !<perimentalm enl e che le s<'alolelte di carne in uo::o oel nost•·o esrrcil o, !>terllizzute per un'ora a 120°.5 C., appena estraile dalle caldaie a pres=-ione, sono del tullo sterili c che i germi pP-nelrano con l'ariA duraute il ranreùdamento solameule in quelle che non son•> a completa te01tta t>rmetica e che duran te la sterilizzazione hanno perduto, allravr•·so le linee di aggraffature, anche minima parte del loro contenuto liquidO-f!elatino!'O. B ecenlemente in un ;;uo studio chimico e batteriologico sulle boccette di brodo conceu tralo ba ottenuto gli stessi risultati. P erciò dalla chiusura ermetica del! P. scatole di carn e e delle boccHle di br otlo concentrAlo dipendnt'Ù la l oro conservazione futura, pll'l"ch(\ s iano state comp letameute !'<tel'ilizzate. Bisogn ..r à quiudi insistere con tutti i mezzi possi bili perché nella lavorazione sieno l e scatQie e l e bocce tte r i!'pettivamenle costrutte e fabbricale n perfetta regola d'a1•Le e clte la l oro chiusura sia a com pleta tenuta d'Aria. Nella V parla si occupa delle avarie delle conserve e del modo di ricono<>ccrle e riferisce ci() che su tale proposito fu conchiuso al XIII Congre!'so i n t••rnazionale d'i~iene e di demogratìa a Bruxelles. i'\ eliA VI parte riep!loga il l avoro con consider azioni generali e conclusioni, che s1 t·iferiscono integralmente. Considera.;ioni generali. - Nella prepa1•azione di conserve alimentari a scopo militare bisogna tener presente che esse, a differenza di quelle fabbricale a scopo commer ciale, devono e!'sere tenute in serbo per parecchi anni,


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e per conseguenza sono più soggette ad avarie. sin per sviluppo di germi rivivificabili in quelle non ri gorosamente sterilizzate, sia pet• penell'azione di germi nelle eltre, cht>, durante la sterilizzazione, perdellero, anche i n minima parte, brodo gelatinoso, o per possibili ammacca ture e fenditure ver ifìcalesi nei trasporti lontani, nei magazzini e nei trasporti per la distr1buziono ai va t·i

corpi. Un'altra sorgente d'avaria è cagionala dall'ossidazione dei gUSCI, specialmente nelle incavature dei fondi e dei coperchi, talora troppo pr ofonde, pr odottevi, per aamentarne la r esisteuza, dalla matrice dei punzoni, duraule la slam~alura di essi. Per ridurre al m i nimo l ~ avarie dell'ossidazione, le scatole devono essere conser·vate in magazzini freschi, ventilati e-:1 asciutti e sopratutto d~vono essere bene invigila t(> per t•imuover e l e prime Lt·acce di ru g~ine e per proporre per la consumazione quelle, nelle quali l'os~idazione, nonostante il pronto intervento, non si arrestasse e pen ett•asse negli stt•ali profondi, attaccando le lamine di fet·r o. ~ell e scalolett" non vet•oicia te si polt•à riuscir e aJ evitare i n m odo assoluto elle es!"e si gul'lslino pet· elft!Llo dell'oss idt~zi one, ma per quelle vernicia t e e riverni ciate ciò sarà del tutto i mpossibile. La sca toletta aggraffata deve esser·e accuratamente coslrutta; gli anellini di ca11cciu devono essere distesi R caldo i n morlu unifot·rne intot·no al mat·gine esterno dei fondi e dei coperchi, rivoiLi ver .->o la parte interna del guscio, ed e necessat·io quindi di esa mi nt~rli lutti accuratamente e ùi scartare quelli che presentasser o la pill piccola irregolarilu od i nte rruzion~. R pure n eces;>ar io d'invigilare bene l'aggtall'atur a del cilindr-o del la scatola e la ~u a salda tura esterna sino ai due suoi mar g1 ni, poJc!Jé l'esperienza lu:1 di· mostrato che appunto lungo l'a ~graffatura del c ilindro e più che Rllro al punto di riunione dei margini di el"sa coi fondi e coi copet·chi, avveng-f>IIO re maggiori oer dite durante la sterilizzazione. È nece>.sat•io pur e di ef'oguit·e esaltamente l'aggrafft~lura del fondo col cilmdt•o e sop1·atutLo del coperchio col guscio nelle scatole piene, operazione quest'ultima mollo dehcata, per·c!Je deve eseguirsi mentr e tutta la scatol a é velocemente ruotala dalla macchina ed il br odo J!elatioot>o es~e fra i margini del cilindro e del cop~ rchi o. Se le aggr all'atut·e non ~no uniformi, lisce e bene spianate, le scatole dillictlmen te sar·anno a lenoLa ermetica. Dopo la sl er ilizzar.ione biso!Zna esaminare le scatolette ad una ad una e riaprire inesorabilmente tulle quelle che, durante l'operazione, hanno per duto, anche In minima parte, b rodo gelatinoso. Un pericolo gravissimo per la incompleta tenuta erm etica è ca~otionalo da piccoli fmsti di carne e di grasso che possono rest-are impigliati nella linea di aggra.fl'a tura dei copem·chi, e ciò può solamente essere evitato, curando dlligen. lemenLe la riempitura delle scatolelte. Molli i n convenienti sarebbero senz'allro eliminati, se potesse soppr imet':'-i il lavoro a cottimo, e si potesse disporr.e di un per·sonale bene esercitato, ma a Casaralla ciò è del tutto tmposstbile per ragioni di economi'l. Conelusioni. - Dalle cose esposte nel lavoro possono d:!dur si le seguenti cooclustoni: . 1" Per la fabbricazione di conserve di ·cat·ne bisogna adoperare, esclusivamente, parti muscolari di buoi giovani, di qualità scelta, completamente sard. 2• l gusci metallici devono essere fabbricati con materiali purissimi e con la mas$<ima accuratezza


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3• È nece~sario che la preparazione di ciascuna serie di conserve sia esetempo possibile da personale pratico e che abbia il culto della nettezza, per ridurr e a l minimo gl'inquinamenti. 4° La cottura definitiva a 120',5 C. e frazionata a t ()()• C. deve cagionare nei prodotti una sterilità completa. :,• La chiu<sura delle scatole di carne e delle boccette di brodo deve esser e a completa tenuta d'aria 6• Le conserve, riposte in magazzini adatti, devono essere invigilate accuratamente per ridurre al minimo le avarie prodotte dall'ossidazione. i 0 La consumazione delle conserve non deve essere prolralta di molli anni, se vuole farsi veramente assegnamento sul loro l:'ffir.ace valore nutritivo. ~Uita nel minor

MF.MMo·MARTOGLJo·ADANJ. -lnfezlonl protozooaTleuegll aDlmall4omeatlol

In Eritrea <Plroplumosl e Trlpauoaomlaai). d'igiene sperimentale, anno 1905).

(Estratto degli A nnali

Ci: e vidente che tanto dal lato economico come dal Jato scientilìco, giacche le infezioni protozooarie degli animali domestici possono avere molti rapporti colla patologia umana, lo studio delle infezioni stesse ha molto interesse, e sono perciò d'alt0 valore pratico le numerose ed accurate osservazioni raccolte dagli egregi colleghi inviati in missione nell'Eritrea per lo studio delle malattie diffusibili. Troppo lungi ci condurebbe l'analizzare punto per punto [e diverse parti che compongono questa interessante memoria. Cl contenteremo di dare un ra pido sguardo all'assieme del lavoro e di riassumere le conclusioni più importanti che da esso scaturiscono. Il la voro é di viso in tre paragrafi : 1• Piroplasmosi dei bovini; 2o Pir"oplasmosi dei cani; 3• Tripanosomiasi. Ogni t>apitolo é frutto di osservazioni minute, pratiche, ben dirette e dà larga parte alla letteratura comparsa in questi ultimi tempi s ull'argomento. La distribuzione geografica di queste forme morbose, la sintomatologia presentata dagli animali infetti, i caratteri morfologici dei diversi parassiti, tutto è esposto minutamente e con molta chiarezza. Interessante è l'ipotesi che gli autori fanno suL ciclo di s viluppo del piroplasma colla quale verrebbe a d ammettersi un processo di coniugazione dei parassiti piriformi in una forma piriforme unica, che poi si trasformerebbe in una forma rotonda grande, la quale per divisione della cromatina darebbe poi di buovo i corpuscoli iniziali del parassita corrispondenti ai così detti corpuscoli germi del Lignièr es. Interessante pure è il fatto che la peste bovina o la vaccinazione aoliptlstosH mettono in evidenza la piroplasmosi latente. lntìne è degno dì pal'ticolare menzione il caso osservato di trìpanosomiasi bovina colla sindrome clinica specia le propria della malattia del sono{). Le conclusioni più importanti di fJUesto lavoro sono le seguenti : 1° Nella colonia Eritrea esiste la malaria dei bovini, la quale regna enzootica nelle regioni fra il litorale e la zona media, ed è latente nelf'altipiano dove la peste e la vaccinazione antipestosa la possono rendere manifesta; 2° Il piro plas ma riscontrato sull'altipiano assomiglia a quello descr·ilto nelle infezioni d'Europa e probabilmente ha un ciclo di sviluppo speciale con conilllgazione; 3° Si riscontra anche nell' Eritrea la piroplasmosi canina, al qual proposito è da osservarsi che i cani italiani importati e quelli di Cassala sono i più sensibili alla


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infezione e che la provocazione di un ascesso artificiale, p. es., con trementina, porta a g uarigione l'animale; 4' Nella colo nia Er it1·ea esiste una tripano· somiasi bovina alle quale sono anche sensibilissimi la capra e la pecora , e c he può ravvicinarsi alla nagana o alla surra; in un caso la localizzazio ne dei parassiti nei lobi..cerebrali frontali dove s i formaro no due focolai di rammollimento, produsse una sindrome morbosa analoga alla malattia del sonno. Il lavoro é corredalo da una bella tavola a color i ne lla quale sono riprodotti i lipi principali del piroplasma del bue, di quello del cane e del tripanosoma bovino. TES TI. L BARRIÉ e G. BRISSY. - lntouloulone mortale da lt&tlol. - (Ga:ette des Hdpita u;c, novembre 1901).

s•• 41 palloni aero·

Gli autori ebber o ad osser vare il disgraziato caso di un'aereostiere che, oc· cupato a decantare del gas idrogeno da· un pallone all'altro, dovette avvicinarsi aUa parte déll'aerol:<tato donde partivano delle emanazioni. Egli avvertì prima senso di g r ave indisposizione e nella notte successiva venne colto da vomiti incessanti, con dolori addominali seguiti de emissione di urine di color ito bruno carico, quas i nero, con pigmentazione rosso-bruna generalizzata della pelle. Malgrado ripetute iniezioni di siero, a ssociate all'uso del ghiaccio interna· mente ed esternamente, della teobromina, del regime latteo e delle inalazioni di ossigeno, Ja morte sopravvenne al quarto g iomo, accompagnata da estrema adinamia e da totale a nuria. U gas col quale ordinariamente oltiensi il gonfiamento dei palloni aero· statici é dato dal gas idrogeno impuro, ottenuto mediante acido solforico parimenti imp11ro, contenente numerosi gas eterogenei e rli natura tossica, quali l'idrogeno arsenia to, l'antimoniale ed il seleniato. Mentr e l'aoLimoniale é poco tossico ed il selenia to facilmente decomponibile, J'arsenielo rappr esenta un potente veleno, distruggilore per eccellenza dei globali rossi, e nei casi di morte avvenuti in tali circostanze venne costantemente r iscontrata la presenza dell'arsenico nel sangue. G. BERNUccr. RBRTARELLI e VOLPINO. -

JUoerohe sperlmentall salla rabbia. igiene e sanità pubblica, 16 agosto 1004-, anno X V, n. 16).

tRio. di

Cnme è noto, in questi ultimi anni gli s tudi sulla fìltrabilità del virus rabido si sono moltiplicati; basti ricordare i r ecenti 'studi di Celli e De Blasì, di Wakelin, Barrall, di Remlinger, di Di Vestea, di Volpino. Gli autori hanno portato un nuovo contributo a questa conoscenza studiando specialmente il vrrus di strada, ed hanno dimostrato che esso passa allraverso certe candele Berkefeld da loro rette preparare appositamente. Non sono riusciti però a ~~~re uoa prova diretta dell'esaurimento del virus a ttraverso le candele in parola, nel senso di farlo passare tu tto per il filtr o sino ad avere s ul filtro e nel filtro s tesso un materiale inattivo, g iacché ad onta dell'aument<· della pres· sione e dei ripetuti lavaggi il materiale rimasto sul filtro si mostrò spesso attivo. Essendo qnindi impossibile, in se~uito a tali esperienze, concluder·e che il virus rabido risulti per intero costituilo. nella sua parte attiva , di mate riale tutto filtrabile anche con candele con peri non eccessivamente (ltti come quelle da loro usate, gli autori concludono che non ripugna il pensare, contrariamente a quanto


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altri hanno affermato, che nel virus rabiuo si trovino elementi piiJ ampi dei pori di queste cadele (quindi non inferiod cer to a 0,5 IJ.) capuci di trasmettere la rabbia. Questa concbJsione ha un certo valore in rapporto alla scoperta del N ej!ri dei suoi corpuscoli a diametro vario, assai ~pesso eccedente quello di 0,51J.. Le candele Bel'kefeld usate dagli aulot·i erano classificate "coi numeri 5, 6, i , 8. 9, 10, numeri indicanti che la candela da rispellivamente 5, 6.. ... 10 l. per minuto pt·irno sotto la pre!:;sione di tre atmosfere. TESTI.

Bull&dt• lnfeslone 4el pettini e 4 elle Bp&zsole. -(Rio. d'igiene e sanitàpu!Jblica, 16 settembre 190~, anno XV, n. 11- 18.

BANDINI. -

L'autore in sE>guito a ripetute esperienze sull'azione di diver si mezzi per la disinf.-zione delle spazzole e dei pettini, ma delle prime specialmente, ed avendo particolare ri g-uardo all"ig-iene dell'esercizio dei bat·bier i, dimostra che nella pratica non è consigliabile l'impiego della formalina, la quale ad una insufficiente potere di disiniezione accoppia una serie di inconvenienti da render ne ruso poco pratico e non facil e; consig lia invece l'uso dei vapori d'alcool ttl 40-50 p. 100 i quali lasciano inalterati gli oggetti coi quali vengono a contatto, disinfettano rapidamente, sono di costo minimo giacché si può invece dell'alcool elilico usar e l'alcool amilico o il denaturato raccngliendone poi nuovameut.e l'alcool col t•affreddamento dei vapori per mezzo di un qualsiasi dispositivo semplicissimo. TESTI . Vt:-~CENT. - Contributo allo ata4lo 4el tet&no detto medloo o

-

•pontaneo.

(Annali Pasleur, lug-lio 1904).

L'interessante Javot·o del dotto colle~a di Val de Gr&ce è un contributo imtetano cosi detto spontaneo e merita di essere tenuto in m olta considerazione. L' A . pt'endendo punto di part~ nza dall'osservazione di un caso di tetano subacul o in un uomo tn cui l'anamnesi prossima e r emota e !"esame batteriologico risultt~rono neg-ativi e a proposito del quale ~olo si seppe che 6 o 7 g iorn·i prima del!" inizio della malattia egl i era su:ito colfJito, in ::.;eg uito acl una marci a, da fenomeni d' ·insolazione, !"i domanda quale possa esser stata la causH favoreggiatrice dell' inf~zione , e se fot·se l'Insolazione coll'aumento di tempera tura che ne r isulta, abbia potuto essere la c&usa occasiona le data la preesistenza dei germi tetanici in qualche localit.li. dell'organismo non accessibile all'os;;en•azione diretta , giacché di l esioni esterne non si avevano ~egni ad eccezione di qualche lt'aCCIIl di insignificanti escoria1.ioni. Numerose OS$ervazioni hanno dimostrato l' ieflnenza dannosa che possi ede il calore nella com parsa nell'uomo di" alcune infezioni come la febb r e tifo!de, e l'e!>perimentn ha dimostrato che la rana r efrattaria al carbon chio e il ramot·r o r f' frattario alla tuber col osi, ~i iufeltano quando vengano t enuti a una tempr ralura di 25 u 30'. L ' A. ha esperimentalo 'juindi l'azione del calor·e sullo sviluppo del tetano e dopo avet• !>a f!~ iato il comportamento dep:li animali d i esperir11ento v~ rso il calo re sl e!':SO. ha scelto per l e sue ricerche la cavia l a quale, dopo aver inietta te sotto la pelle un quinto ùi eme. di coltura tetani c a sporulata, libera ta dalla sua tossina col r iscaldamenlò a 85• pet• 3 ore, p ose nella stufa a 40' llno a c he la temperatura toccò 42-42',5: Nel medesimo tempo pMlt~ tHe alla patngenesi del


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RIVISTA D'rGIEKE

inoculò un animale di controllo. Orbene, mentre qoest'ultimo r esistette all'in· fezione, il pr imo, per quanto levato dalla stufa r ipr·endesse in 1 ora e meno circa la sua temperatur•a not·male, dopo 2 A"iorni circa cominciò a presenta r e i segni del te tano con una sintomatologrA abbaslauza speciale che ricoi'dò quell.a del così dello tetano splancnieo di Binot, con esito mortaio. Ripetute e"'per renze diedero analoghi risultati e fecero vedere 111tresì che il tetano acuto e geueralizz.alo no n e sige pet•chè ~i produca che l'iooculazione venga falla contem. poraoeameote alla messa in stufa, sebbene vi sia una differenza notevole n&l· l'epoca d'esplosione dei sintomi tela n ici a seconda ùella maggrore o minor d istanza fca questi due fattori. Questi fatti sono evidentemE!nte applicabili alla· patologia uman d e per mettono la spiegazione del fatto che s pesso non si possa scuoprire la par te d'entrata del germe per una ferita di lungo temp.:> cicatrizzata. DeA'no di nota é il reperto batteriologico di queste infezioni sperimentali, giaccbè si osser vò sempre che lungi dal rimanere il germe let.ànico localizzato al punto d' inoculazione, come é la regola, il bacillo si generalizza in tutta l'economia a n ima le, pr oduee cioé una vera setLicemia; pedino il sangue inse· menzato alla d ose di una n quattro gocce, fornisce delle colture positive. Che l'elevazione della temperatura agisca s ul germe non sembra pt•obabile; sembra piuttosto che essa valga a favorire la diminuzione di t·esistenza dell'orga nismo invaso. L'A. spieF:e il meccanismo intimo che presiede a questi\ slraordinar·ia r·ecetti~ità colla man cata fag-ocitosi, e, riferendos i ad ulteriori sue esperienze fatl·e in collabor azi one col Vaillard, dimostra come in questi casi sia notevole l'ipo\emocitosi prodotta dal calore la quale si riferisce tanto alle cellule polinucleari quanto ai grandi mononucleari, tanto a i microfa gi che ai macrofa~i. Da queste esperienze l'A. passa all'a pplicuzione pt•atica nella patologia umana, e ricordando alcun~ fatti ben noti ed assodati di te tano svii!Jppatosi in seguito all'influenza P-rolungata dal calore solar·e, conclnd.:: col dire che bisogna ri· l'olgere l'attenzione anche a questa causa occasionale nello sviluppo del tetano così detto spontaneo, e che sarà utile l' iniettere prevenlivamente del siero an· lrlelaoi~ negli individui esposti ad insolazioni, specialmente nei paesi caldi, e quando tali individui abbiano avuto in precedenza dei traumatismi esterni i quali abbiano potuto servire come porta d'entrala al bacillo del tetano. TESTI.

Lesz O. - 11 n aanamento malarloo delle opere eaterne delle fortUloaztoDl di Pola. - (Centralbl.att (ilr Ur;r1cteriologie, Parasitenlcunde und ln(ek.tionsk,·ankheiten, vol. XXX V, n. 10-1 1, 190\). L'autore al quale fu affidato il compilo di combattere la malaria, nelle opere esterne delle for·tificazioni di Pola, specialmente nelle opere di Barbariga fortemente infette, è di avviso che le note norme di Koch non siano completamente valevoli per la te rzana endemica nelle coste istriane. Mentre i militari si sottopongono adeguatamente alle note presct·izioni, s'inconll'ano nella popolazione c i vile grandi rliffico!Là non solo pet· la ricer ca dei para'lsiti malar·ici. ma sopr attutto pure per le necessarie somminislrazioni tli chinina, e perciò l'autore adottò il metodo Grassi-Calli modiflct~ to. Ogni uomo ritenuto all'etto da ma· !aria c r onice fu dapprima curato intensivamente per i C> 1=iorni con grandi do~i di chinina (idroclarato d i chinina grammo 1 oppure idt·oclarato di chinina gram·


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VAHIETÀ

+

mi 0,6 arsenito di sodiv 0,0012}. Quindi furono tulli gli altri, anche sani, del luogo da r isanare trattati con piccole dosi (O,~ d'idroclorato di chinina oppure 0,3 di chinina + 0,0006 di arsenilo di sodio) sino al termine della sta~ione roalarica. Inoltre fu sistemato il terreno e fu e!les;:uila con tutta accuratezza la distruzione delle larve di anopheles. Solto questo rapporto il larvicida delle r isullati molto callivi; secondo l'autore esso corrisponderebbe solamente nelle raccolte d1 acqua sprovviste di piante. All'incontro il petrolio d1ffuso in sottili strati sulla superficie delle a cque corrispose benissimo. Adoperando petrolio molto rt~ftloeto si ottengono strati molto più so ttili e con ciò si provvede indirettamente anche alla economia. Il petrolio fino deve diffondersi su quelle raccolte di acqua, che non servono in modo alcuno per bevanda. L'autore rit1ene che il metodo di Koch per combattere la malaria sia più facilmente attuabile nei tropici, poiché la malaria tropicale più sicurament~ si riconosce per la presenza delle semilune, anche nel periodo afebbrile, e può più facilmente e sicuramente essere curala con la chinina. C. SFORZA . r

VARIET.A

L'ESPOSIZIONE OFTALMOLOGICA DI LUCERNA (SETTEMBRE 190') Appunti o note del dolt. E••••<~~• Tre•ltet••• maggiore medico

Uua delle attrelLive maggiori del Congresso di Lucerna fu indubitatame n te l'esposizione oftelmologica che, per cura del soler te comitato ordinatore, venne disposta nelle Sl:lle superiori del Kursaal, di dove lo sgusrdo dei visitatori, staccandosi per poco degli innumerevoli oggetti di interesse scientifico e storico che s'allineavano sulle tavole e lungo le pareti, poteva r1crearsi nella v1sta maravighosa del lago dei QuaUro Centoni e dei colossi ~ranit(ci del Pilatus e del Rigi.

Mi pr·eme avvertire il lellore che la mia descrizione, concisa poco meno d'un indice, non ha altra pre Lesa fuorché tJUella di dare un'idea complessi va della mo::;tra e di melterae un rilievo le part1 più interessanti e curiose; giacchè se mi volcssr indugiare su ciascuno degli o~getti esposti riempirei un volume c ancora nun avre1 esaurito l'argomento. 1° DolL..Jose~· BRETTAUBR. (Triesl~). - Aus der mecliciniscllen Kupfer stich-Sammtung (oon 100 Bliittern): und aus der medieinisch numismatichen Sammlung (con 5000 Stiicken). La prima é una singolare raccolta di incisioni in rame, tutte relative a g li occlu e agli occhiali, le quali rappresentano altrettanti documenti storici di g rande valore e, ·nellù stesso tempo, altrettante oper e d'arte pregevolissime. Not~voli sopraltulto le seguenti: Both A.ndre und Jan. -Der Brillenhii.ndler (1610-1651).


VARIETÀ

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Dupu is . - Le Lunetier (1696-1770). Faitltorne. - Augenmass-ige durch V. Greatrake8 (1620-l i\91): documento di grande interesse per la storia del massaggio nella terapia oculare, il quale dimostra ancora una volte che certe scoperte recenti non hanno di nuovo che la vernice. Marcenay. - Tobie r ecouv1•anl la vutJ (Rembrandt pinx). - 17:22-1811. M ù.l/el'. - Eio bebrillter weiblicher Satyr eutfernt einen Fremd-Kòrper. (1570-1620).

Penc!J. -

Tobias wird bliod.- Christus heilt deo Blindgeborneo -

(1500-

1550).

Raimond i. - S. Lucia (1475-1584). Rembrandt oan Ryn P . - l':ingcschlafene Alte mit der Brille (1600·1665). La seconda é una r icchissima collezione di monete e di meda~lie, in cui ~no ricordati avvenimenti relativi alla vista e agli occhiali: meritevoli di menzione le s eguenli: Auge und Oh,.. Duca t. Danemark •;, Brlllenducat. (1647). Freimt~uerducat mit Brille. Braunschweig. - Doppelter Brillenthaler (1587). Marchands m iroitiers et opticien. _Jeton. A r . (1770). Lu•e ner-thnle,.. Blendung Leodogars (1 ;)57). B,.ù.ssel. Hospice pour les aoeuyles. (1583). lnstitution des jeunes aoeugles. Plaquette. (1903). Alla s toria degli occhiali recarono pure un importante contributo due altri espos1tori : 2• Privat-docent HALLAUBR (Basilea) con lfl: sua Geschichte der Brillt•n. che consl.a di una ricca raccolta di incisio ni concernenti gli occhiali. ~ Pro(. ALDERTOTTI (Modena), il quale presenta una zincotipia di una fi~nJra con occhiali dipinta da Tommaso da Modena nell'anno 13:>2. Essa e il ritralto del cardinale Ugone di Provenza, esistente nella stanza del Capitolo attigua alla chiesa monumentale di San Nicolò in Treviso, e raffigura il prelato, ne ll'età di circa 60 anni, col capo leggerme nte chino, pensoso, in atto di scr1vere. Questi porta un paio di occhiali a stringinaso, di cui realmente si ser ve, poicbé, guardando attraverso i medesimi, converge fortemente gli occhi s ul punto dove scrive. Le rorma delle le nti é rotonda: ques te appariscono molto convesse, quasi _globulari ; e il ponte (ossia le due braccia dell'armatura che s i uniscono sopra il naso) é a cerniera: la quale armatura ricorda quelle riprodotte pii! tardi, nel secolo xv, ne gli affreschi della Cappella Rusconi del Duomo di Parma, e nello stampe 1• e t 5• della Vita della Vergine del DU1·er. (Memoria annessa alla zincotipia). Quest'importante documento è una delle prove che se gli occhiali furono inventati vers o la fine del secolo xur, o da Salvino degli Armati, come vuole il Manni, o da Bacone, come sostiene il Fansier, essi non furono di uso comune cbe ve rso la melA del XIV secolo: infatti, osserva il Laborde, é soltanto da quest'epoca che i personaggi del Vecchio Testamento appal'iscono nelle pitture e nelle sculture munili di occhiali, e che dJ questi ultimi si fa cenno negli alti pubblici, negl'inventari e nei testamenti. 5-

GIMIIale Jfedleo.


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VARIETÀ

4• PoLACK (Par igi}. Mani}'esta:~oni del eromali~mo dell'occhio. Con una ser ie di quadri l'autore dimostra che, al pittore miope, il l'Osso apparisce più satul'O, ti giallo più ar~nciato, il verde leggermente giallognolo, l'azzurro alquanto gt·igio violaceo; mentr e al pittore ipermetrope, il rosso sembra violaceo g r igiAstro, il giallo più verdastro, il verde più tendente all'azzurro, e l'azzurro più saturo . 5• P r of. ELSCHNIG (Vienna). - Fotogra,fte stereoscopiche del fondo oculare a grandeua naturale. 6• Ptivat-Docent HALDEN (Gr·eifswald). - Prepara:~ioni inalterabili del bulbo oculare. 7• Dott. GONI N (Losanna). - Colle~ione di emi-bulbi riunita e p reparata dall'espositore. - Interes<iaotissima e veramente degna della clinica oculistica di Losanna diretta dali• iiluslre pr o f. M. Dufour, il benemerito presidente del comitato ordinator:e del congresso. 8• Prof. AXENFELD (Freiburg). - Tavole batteriologiche. 9o JoHN TROTTER (Glasgow). - Una scatola di lenti; !a quale può dirsi completa anche nei minimi particolari, e rlimostra quanto l' Inghilterra abbia avanzato l t~ altre nazioni anche in quest'importante ramo dell'industria 10• Prof. REndONO (Torino). - Apparecchio per la determina:~ione dei rapporti fra illumina:~ione e aculf:na oisioa. - Fu già 9-escdllo nel rendiconto riassuntivo. 1 l" Frof. DIMMRR (Gr az). - Apparecchio per fotografare il fondo dell'occhio. - Le fotografie ottenute con quest'apparecchio sono maravi~liose per precisione e per nitidezza, e si lasciano addietro quanto si è riuscito ad ottenere fino ad oggi nel campo delle applicazioni dell'arte fotografica all'organo visivo. 12° FRANZ ScHMIDT und· HI\ENSCH (Berlino). - O.ftalmoscopio del Thorner. - Quest'apparecchio, ammirato da tutti i congressi::sli ed acquistato da molti dir ettori di clinica e specialisti privati, merita una breve descrizione, · tanta è, a parer mio, la sua impot•tanza in medicina militare. L'oftalmoscopio del Thorner da un'immagine del fondo dell'occhio e<tente, in modo assoluto, da ogni riflesso e perciò di una nitidezza incomparabile. L' ingt·andimento è quello stesso dell' immap;ine diritta e il campo d'esame a pupilla dilatata - é quattro o cinque volte più esteso di quello ottenuto nell'esaOJe a immagine rovesciata con la lente rli 12 D. Il principio su cui s i è basato l'autore per eliminare i riflessi, cha tanto disturbano l'osservazione, è essenzialmente il seguente: l'immagine di una sor gente luminosa, situata ad una distanza doppia della lun~hezza focale d'una lente convessa di gr ande apertura, é proiettata sopra una meta del campo pupillare dell'occhio in esame ed ha le stesse dimensioni della sor gente luminoRS medesima. Ciò posto, il fondo .dell'occhio è osservato nell'immagine rovesciata ottenuta con un'altr'a l.enle convessa di 25 cm. di fuoco, la quale si trova a uguale distanza fra l'osservatore e l'occhio osservato (50 cm.), ossia alla distanza della visione d1stinta. Ora, se si copre la metà della sorgente luminosa con uno schermo, l'immagine di questo ultimo si forma sopra una melé del campo pupillare la quale, per conseguenza, diviene oscura, mentrt3 l'altra metà resta illuminata: la metà oscura della pupilla osser vata si disegna sulla metà opposta del campo pupillare osservatore, e lo stesso avviene per la mela illuminata; cosicché tutti i raggi luminosi riflessi dalla cornea, per meta rischiarata, dell'occhio in esame si comportano come una 5orgenle luminosa vera e propria e decorrono verso l'i m-


VARIETÀ

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magine dalh~ metA rischiarata dell'occhio osservato alla melà ug ualmente rischiarata dell'occhio osser vator e, mentre nessun rap:gio proveniente da questa riflessione può pene trare !)ella metà oscura dell'occhio osservatore. l m mAginando ora che in corrispondenza della metA rischiarata di quest' ultamo occhio si trovi pure uno s chermo, s i comprenderà facilmente come tulli i riflessi nocivi siano eliminati e che non penetri nell'occhio osservatore che la luce proveniente dul fondo dell'occhio. Pe r l' illuminazione e per l'esame ci si serve di un s is te ma non mol lo dassamile dal cannocchiale astronomico, ma mojiflcato conformemente alle condazioni ollicb~ speciali dall'or~ano visivo: esso consta di due lenli biconvesse di i5 mm . di ruoco e di 50 mm. di diametro, e da una lente piano-convessa più piccola, la quale ha, come la precedente, 75 mm. di distanza focale. Pea· mezzo daque sto s is tema, l' immagine è resa abbas tanza acromatica, e, per giunta, il foodo dell'occhio, che è molto concavo, vien trasformato in una superficie piaua. B" da agp:iungere, infine, che i raggi provenienti della sorge11te luminosa son diretti sull'occhio in esame mediante un prisma a riflessione totale ; e che al)",,flalmoscopio può essere aggiunto un apparecchio accesso rio per la de terminazione della a•efrazione oculare, la quale viene eseguita come nell'esame a immagine diritta coll'approssimazione di '/, di diotLria. Le osservazioni da me falle con quest'ofL&Imoscopio, sia col modello el'l posto a Lucerna, che con quello esistente nella clinica oculis tica di Firenze , mi hanno convinto dei s uoi reali v11nlaggi, non solo come apparecchio didattico in luogo degli antichi onalmoscopi fl ssi, ma all!·es l come apparecchio da usors i nella pratica giornaliera; poiché -ripeto - l'assenza di ogni riflesso coa·nealc permette di ottenere un' immagine cosi distinta de l fondo oculare da sor prendervi tutti i più minuti ptirlicolari, siano fisiologici che patologici : e se si con~ld~ri che si può nello stesso tempo determinare con grande rapidità e precis•ooe la r errazione slatica, si comprenderà facilmente •1uant.o un ta le apparecchio debba riuscire prezioso nelle nos tre osservazioni medico-legali presso gli ospedali militari, in cui l'oOttlmoscopia ha cos i gran parte e cosi g rande amportanza (1). 1~ PnsrBR und SrREIT (Berna). - Ofialmometro di Jaoal e Sch iot~ con fiaure colorate complementari. - Come han potuto constatare lutti coloro che @i servono dell'of\almometro di Javal e Schio tz, le immagini date dal pris ma del Wollas to n non sono acromatiche, ma appariscono sempre circondale da un sottile alnnfl colorAlo. Arl eliminarA t.ale inconveniente, i cnslrutlo ri hanno sostituito le due mire bianche su fondo nero con due mire di colori complomeotari (rosso e verde azzurro), con cui si ottiene, nel punto di contatto, una ammagine bianca, la quale rende mollo più racile e precisa la determinazione dei valori a stigmatici anche nelle rrazioni di una diottria. L'apparecchio presenta po1 alcuni altri miglioramenti accessori che, in complesso, lp fanno prereribile al modello primitivo. 14• l LER~fANN NaERIUR (Zurigo).-Appareechio d'inala: ione per l'anestesia generale col cloruro (l'etile. - Quest'ap~arecchio, specialmente indicato nelle operazioni di oculislica, consta delle seguenti parli essenziali : (t ) lo 6egUIIO ad aotorlnazione del Ministero della guerra, la Scuola d'applicasione di sanitb mi• lllare ha actJulslato In qne'tl giorni Il modello binoculare dell'o!talmoSC()pio del Thomer, col quale l"hnmaglne del rondo oculare appamee llliChe. tJiti distinta, glacctul si ottiene Il senso del rlhe•o come nelle •tdnte s ureoseopiehe.


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VARIETÀ

a) una specie di saccoccia elastica a parecchi strati di tessuto permeabile all'aria, provvista d'un orifizio per l'introduzione del tubo contenente l'anestetico e adattata a una leggiera armature metallica ; b) un tubo di vetro graduato a 30 eme. munito di due tubetti capillari attraverso i quali scola il cloruro d'etile; e) un piccolo cilindro composto di due tubi metallici, circondato da una molla a spirale e provvisto di dadi di caoutchouc vulcanizzato, che," introdotto in bocca, la mantiene aperta senza alcuno sforzo; d) un imbuto di vetro; el un filo metallico per pulire i tubi di cui si compone l'apparecchio. I lettori che desiderassero più minute informazioni, potranno rivolgersi alla Soeiété chimique in Brugg (Svizzera); oppure al se~uente indirizzo: Schweiz. Medi;inal- und Saniti.its-Ge.~chiift, A. G. - Zurich, Bahnhofsstrasse, 70. 15• E. B. MEYROWITZ (New-York). - Magnete oculare del prof. Haab.Presenta notevoli miglioramenti in confronto col modello primitivo; sopratutto per quanto' riguarda il meccanismo unito al sostegno, che permette di girare e d'inclinare il mag neiR in tutli i sensi. · 16° Doli. RoTHENAICH ER, Stabsar;t (Monaco di Baviera). - Apparecchio completo per l'esame deU·1 funrione oisioa. - Essendo impossibile dare una idea esatta :li quest'apparecchio senza l'aiuto di figure, mi restringerò a far cenno delle parti più importanti che lo costituiscono, tralasciando le a ccessorie: a) l:lna tabella da appendersi al muro o da fissarsi ad una tavola per mezzo di una vite, sulla quale, mediante un meccanismo samplicissimo, si possono far apparire e scomparire le varie serie degli ottotipi dello Snellen o del de Weclier. b) Uno schermo rettangolare ricurvo, munito di una apertura centrale per il naso e di un foro ovale su uno dei lati, a cui viene ad applicarsi l'occhio in esame. e) Un porta lenti, pure rettangolare, simile allo schiascopio dell' Antone lli, ma ricurvo come lo schermo precedente, munito di un'apertura centrale per il naso, e, sui lati, di sette lenti positive e negative per la determinazione soggettiva della refrazione statica. d) Un secondo schermo portante sopra uno dei lati un vetro rosso e sull'altro un vetro giallo. e) Quattro tavole contenenti figure e segni colorati. f) Una tavola contenente del fili di lana di colore diverso, per la prova del senso CJ·omatico secondo il metodo di Seebach-Holmgreen. g) Di due ottotipi del Landolt di diversa grandezza uniti msieme per mezto di un nastro. t7. Privat- Docent von SJKLoss v (Budapest).- Nuooo apparecchio per la determina-;ione dell'acutena oisioa. - L'apparecchio del dottor Siklossy, che questi ebbe la cortesia di spiegarm1 in ogni sua parte e nel suo funzionamento, non comporla una descrizione aftrelt:ata e riassuntiva, tanto più poi senza Io aiuto di figure, soprattutto perché esso é fondato sopra un principio originale - molto lodato dal Javal- che meriterebbe da sé solo un'ampia discussione. Riservandomi però di trattare diffusamente l'argomento in un'altre occasione, mi limiterò a riferire le due principali conclusioni delle ricerche dell'autore: I. Invece dell'angolo visivo minimo 1' 60', s i adotti l'angolo di 45".

=


VARIETA

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Il. Quale unità di misura dell'acutezza viMiva (A), si pr·enda la vrs1one mrnima con cui potrà essere riconosciuta la distanza separa bile unitaria di 1 centimetro alla distanza unitarra di 1 metro, con un'intensi!& luminosa, pure uni· laria, Jegli ottotipi, che l'autore ottiene per mezzo di un'illuminnzione elettrice costante nell'interno del suo apparecchio. 18. Dolt. BÉCHERAY (Berna). - Un nuooo contagocce. - Mi pare molto pratico e semplice ; e perciò da raccomandarsi nella nostra pratica ospitali era, tanto prù considerando l' esiguité del prezzo (90 centesimi). Si ver sano nella boccetta 10-1.2 grammi del lif!uido da adoperarsi, si chiude e rmeticamente la boccetta stessa col tappo di gomma e si adatta intorno al beccuccio un anello pure di gomma, il IJUale é munito di un disco, che deve corrispondere a un forellino situato nella parte inferrore del tubo di scarico. Quando si vuoi versare il htlurcto, si spinge indietro l'anello di gomma col disco rivolto in allo e si inclina lA boccetta: tluando il liquido cessa di gocciolare, si tiene un momento la boccetta in posizione ver·trcale onde per·mettere all'aria di entrar e per il forellino, por, inclinandola di nuovo, si pùo continuare a versare. Se si vuoi fare uscire un numero maggiore di gocce, non v'è da fare altro che riscaldare la boccella ten11n· dola nel cavo della mano: se poi s i desidera sterilizzare contenente e contrnuto, norr occorr e s muovere il tappo ; ma basta spin~ere indietro l'anello di ,:!'o m ma col disco !'ivolto in sopra 1 in tal caso la boccetta serve d! pl:lntola, e il tubo di SCllrico può ~ssere sterilizzato facendo lo passare s ulla fiamma. 19. DoU. GAozow (lubeccal. - Rouleua-Bandage. ..... È un apparecchio che serve tanto ad arrotolare le fasce quanto a di">porle s ugli occhi, sulle ferrte, ecc. Consta semplicemeule di un cilindro di legno, di fer·ro bianco, di cartone, cb celluloide o di qualsiasi altra sostanza solida, che si a pre io due oarti per mezzo di una cerniera per polervi immettere l'uno dei due capi della fascia. Volendo Arrdtolar~ quest'ultima, basta far ,:!'irare con entrambe le mani rl cihodro chiuso intorm> al suo esse; volendo invece distender·la sulla parte le::Ja, ~i llssu un capo con una mano, mentre coll'altra si regge il cilindro, che gira in· tomo al suo asse fre i polpastrelli dell'indice e del pollice. 20. Dott. JoSEPH WtEDEN (Valencia).- Apparecchio per irrfga:;ioni continue Mlfocchiu. - Consta di due par·li: di un irrip;atore comune contenente il liquido che si vuole adoperare, e di un elevatore delle palpebre vuoto nel suo interno, al qualt1 "i adatta il tubo di gomma attraverso cui scorre il liquido proveniente dall 'irri ~ator·e. Questa secouda parLe dell'apparecchio è tutta ùi metallo, porta un nastr o elastico che ne permette la fissazion e alla lesta del pazieut.e, e si può muovere in tutti i seosi mediante un'ar•ticol&zione molto inge~nosa. Confesso c he la vista di quest'irl'igatore·elevalore del Wieden mi cagionò una dolorosa sorpresa, perché, salvo alcune differenze insignificanti, esso è la riproduzione fedele detl'appareccllio perl'irriga:~ione continua dell'occhio ideato dal nostro compianto colle~A e mio carissimo amico capitano medico Gros, e da lui descritto nel Giornale medico del R. esercito (anno 1897) con queste pre· ci:se parole: « Il ma traccio porta un tappo di gomma e due fori, nei quali sono immessi un tubo di vetro per l'entrala dell'aria ed un altro ricurvo per l'uscita del liquido, a cui innesto un tubo di gomma , a.l l'estremité del quale applico, in lU0$10 del beccuccio di vetro, un eleoatore ouolo internamente che fun3 LOni nello at~o tempo da irrigatore, simile In parte a quello del dollor Lagrange di Bordeaux, in cui dal manico (pure vuoto) unito al tubo di gomma, entr·a la soluzione medicata, e dall'ala, che si viene a introdurre delicatamente solto la palpebra s u·


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VARIETÀ

periore, esce la soluzione stessa attraverso a sei forellini disposti sul mar!line convesso dell'ala ora delta. In questo modo si ottiene la completa lavatura dell'occhio e la completa rimozione del pus dal fornice congiunti vale; condizione essenziale per la guarigione dell'infezione blenorragicA, ~riacchè i depositi che rimangono hanno, come é noto, azione caus tica s ulla cor nea, per gli elfelli neerotizzanti dei gonococchi e delle los sind fiollo~ene •· Ho creduto doveroso per la memoria del dottor Gros il ricordare quel suo apparecchio, che egli fece costruire otto anni or sono dall'lnvernizzi d1 Roma, e che oggi c i ritorna dalle rive del Gnadalavia1· solto il nome del Wieden: intanto nessuna maravi~lia se, da una parte per la nostra mode~Lia eccessiva, dall'altm per la s cttrM importanza che g li strAnieri- falle alcune onorevoli eccezioni - alt1·ibuise.ono alla bibliografia italiana, avve nga cosi sovente che i prodotti del nostro ingegno restino sepolti in qualche pagina di giornale, e ci capitino poi d'un tratto sotl'occhio in pubblicazioni venute di fu m·i vestiti a nuovo, rinfronzoliti e rit111ti, andando attorno trionfalmente per· il mondo solto la franchigia d'una paternità , che tutti i nostri sforzi dimost1·eranno invano essere soltanto putativa. 21. DOTT. GEORG~; LINDSA.Y JoHNSON (Londra). - Cromo-litografie riproducenti il f ondo oculare dei mammif eri. - Debbo ringraziare l'amico prof. Alberlotli - che mi fu g uida sapiente in quest'esposizione - di a ve1·mi fatto fare la conoscenza del dottor Lindsay J ohnson, tipo sin$rolare di via![gia tore di scienziato e di artista, il quale, attraverso innumerevoli avventure e pericoli d" og ni specie, che form erebbero un romanzo dei piu interessanti, riuscla raccogliere una messe r icchissima di osservazioni preziose non so ltanto per la anatomia compara ta, ma altresì per l' embriologia oculare. Basti il dire che , dop.) 12 anni di la voro in.ùef"esso, egli presenta una collezione di disegni del fondo oculare di cento e piu specie di mammifeJ·i, fr a cui leoni, elefanti, iene, orlli, lupi, sciacalli, c he ebbe il coraggio e la pazienza di sottoporre all'esame oflalmoscopico, superando difficoltà verame nte straordinarie, di cui però e g-li discorre con grande se mplicita e modestia, come se J>Ì trattasse di umili ricerche compiute nella tranquillité. d'un laboratorio. Dalle tavole cromo-litog rafiche espos te ris u!La chiaro il concetto dell'autore, s econdo cui i mamm1feri esaminati si possono di vide re in tre tipi, corris pondenti ad altrettante colorazioni de l fo ndo oculare. a) Tipo rosso, con sfumature di bruno e di g r·igio. (L'uomo e Lutti i primati, eccettuato il galago: alcuni insetlivori, tutti i rosicanti, meno lo sco rattolo; •3 i marsupiali). b) Tipo giallo, con s fumature tra il giallo e l'arancio. (Il r~alago, i chirotteri ; lo scoiattolo, l'ele fante, il tapiro e alcuni felini). c) T ipo giallo-oerde. (Quas i tutti i carnivori e lutti i ruminanti, eccettuati il camello e la capra). \ Per quanlo riguarda il colo1·e della papilla, le diffarenze magg iori s i Lrovano nei carnivori, in cui si os!:'ervano papille ~rigie, brune e rosse con s fumature di color ma1•rone e di bianco : è verde o nera nel galago, bianca nell'elefan te, di un rosso vivo nel riccio e nella talpa. Circa alcune particolarità del fondo, che nell'uomo sono anomalie con jlenile o manifestazioni patologiche, l'autore ha illustralo: le ftbre neroose opache, le quali si trovano, più o meno sviluppate, in tulti i mammiferi ; l'arteria jaloidea persistente, che si oss erva io tulli i ruminanti e in parecchi rodil.o1·i ; il


VARIETÀ.

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coloboma papillare, che si riscontra in molti mammiferi; la retin.ite pigm en.tosa, la quale si trova i n alcuni animali notturni, come per esempio nel galago e puo avere per esito la cecil.à quando codesti animali vengano esposti per lungo tempo alla luce diurna. Dalla mono~rafta annessa alla tavola, r icca di nozioni int.er essanti:;sime intorno alla classificazione di alcuni mammiferi (per esempio iller.wro di Coquerel) ba~ata sui nuovi c r iteri onalmoscopici, si apprende pure come l'autore abbia trovato che se quasi tutli i mammtfer i sono ipermetropi, è però un fallo che l'addom esticamento è capace di modificare la refrazione di alcuni animali; e cosi, mentre il cavallo e il coniglio sono non di rado m topi e astigmatici , la lepre, che vive nello stato di selvaLichezza, è .costautemente i permetrope. Curiosa è pure l'osservazione che i mammiferi marini sono fortemente astigmallci, a motivo del notevole appiattimento della loro cornea nel meridta no orizzontale. Siccom e mi è impossibile, per la brevit.& dello spazio, r iferir e lutti i risul tati delle ri cer c he del Lindsay, cosi io rimando i l lettore, che desiderm'~se averne una conoscenza com pleta, alla memoria originale (Oontributions 10 tlie eompa-

ratioe anatomy of the mammalian eye, ehie..fly based on. ophtalmoscope e:r.·aminalion. - Dulan and C. : Soho Square London), che si l egge tutta d'un flato, tanto l'interesse vi è tenuto desto tino all'ultima pagina.

.•.

~ella sala della Scuola di ginnastica Pestaloni, i principali fornitori di stru-

menlt chirurgici, di materiale per medicazione, di apparecchi speciali per la of\almologia, ecc., esposero le ultime novità della loro tndustr ia cou un 'abbondanza di campioni e con un lusso davvero non comuni. Mi hmiter ò a pochi cenm per la solita ragione dello spazio, dolente di non poter Jescriver~ mlllutamentc questa mostra, che formò la meraviglia di tutti i visitatori, e dove ~o:li acqu1sti superarono ogni aspet tazione. l. ScRwEtzEB.rscuBS MeoJcr~AI.- UND SANITÀTs-GBScHÀFT A. G. voRM. c. FR. H.-usMANN. :;T. GAI.l.EN (Filialen.: BaMI, Daoos untl Genf.) Espone lo arre.larnento completo di sale chirur~iche, 11mbulator t e ospedali, olalle tavole d'operazione a i più recenti modelli di letto per mAlati. Notevoli ~"oprattulto le stertlizzatt·ici elet tr iche, gli appare,·chi pr oduttori di acqua Al'etltca e Jislillata, glt appar ecchi per trasporto di feriLi e malati, gli ar madi pet· l'tr·umenti e oggetti di medicatura. Il i\1. SCIIABRER S. A. PARIS (Rue Sot~{I/QI), Berne, LausanM, Hr11:.celles. Mobilio di rt'rt·o, accia1o o ottone a saldatura invistbtle pPr s Ai tl OfJeratorie. 111. WrLII ELM WALH NACIIFOL(JER (lnfl: H. Frohnhiiuser). Fnbl'ikanl chirur· gi~cher l nstr umonle. Si\mtliche ArLikel zur Krunkenpllege . lfeitlcllu~ rfl. (B,~r­ gheimerstral-lse, 22). IV. AI.EXANDBR SCHAEOEI. Leip~ig. Come il pr ecedente. V. MAISON CAPRON ET GoBINARD (PAU!. M O R IA SUCCESSEUR) Paris: B'Jtdeoard Sairu-Germain. 108. Espone un assortimento completo di ferr i per operazioni oculisticbe e di apparecchi per l'esame della fu nziont~ visiva. VI. Geoa. BISCIIIIAUSt:N, Opliseh-meeh. lnstilul Bern. - Fra i numero!'i<:simi ! l rumenlr di onalmologia, d~gno di men7.ione lo sehia.~copio del dottor Hegg, in cui i movimenti dello specchio si ottengono mediante la se m plico prJ<~· siooe dell'indice sopra un bottone.


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RIVlSTA BIBLIOGRAFICA

VH. MAISONJ. CoRNET (ancienne .\1aiJ!on Crélés): Paris. Ruede Rennes, 66.Espone una ser1e completa di apparecchi d'onalmologia, fra cui un comodissimo Périm~tre portai({ pliant del peso di soli 800 g rammi; lo stereoscopio a oisùme alternante di Poullain e Schrameck; e le seale ottomelriche del prof. Lapersonne, cJ1e cvmprendono quaLL•·o ser ie di otto tipi delle scale decimali; una serie .di ottolipi del Landoll; una serie di oUotipi per l' asti~malismo ; due scale dello Slllling. V III. G. RooENSTOK: Mùnchen, lsartal.~tra3se, 41 . - Espone le sue speciali lenti Perpl!a per occhiali, che avrebbero il vantagg1o di non dare a lcun rifl el'lsO sulle s uperfici, e sarebbero superiori alle comuni lenti periscopiche. l X. E. B. Mt;YROWITZ: Ne1o York, JO.J Easl 23 St reet. - Gli a pparecchi di fi siologia ocular e e quelli per l'esame funzionale dell'occhio fabbricati da questo oUico americano sono di una precisione e di un' eleganza eccezionali. Degni di nota: lo scltiatJcopio del Tl!orington; l' occltio schiascopico dello stesso auLore, che se1•ve mollo bene pe•· l'insegnamento pratico della schiascopia; l'ojtalmoscopio del Rolh con quadrante automatico; l'o.flalmoscopio del J(nauer; un'ingegnosa lanterna per l'esame del senso cromatico; il jorometro dello Steoens per la diagnosi dell'in!<uffìcienza muscolare, ccc. ecc. E qui- benché non s iano finite le mie note - pongo termine alla mia rapida desc1·izione, dalla quale spero che il lettore si sarà reso conto dell'importanza scientifica di quest'esposizione, bene ideata e meglio riuscita io ogni sua parte.

RIVISTA BffiLIOGRAFICA. L.SAt.INA.S. - K&Dualeperl'anali.t dell'nriaa. -1 Un volume di 212 pagine con ta·tole di preparati micr·oscopici e figure intercalate nel testo. 1905, A· Trani-Napoli, L. 4). Il tema~\ svolto con moderni criteri scientifici, in modo semplice e piano, tanto che qtoeslo rnanuals si rende inter essante, sPbbene la letteratura ne conti già parecchr cougenori. L'A. ha diviso la materia in sei capitoli, nei quali tratta successivamente delle p•·opr·ietà ge:1erali dell'urina, dei suoi costituenti chimici normali, de~di ele menti anormali, dei sedimenti, dei microrganismi p11togc ni, del calcoli e delle sostanze accidentali che si possono trovare nelle urine, indicando r·ispellivamenle i metodi di r·i co~:osclmento e di dosaggio. Il lavoro è condotto con la possibile breviLS, non disgiunta da chiarezza e da carattere di praticità, perciò l'opera si r ende utile sia in mano dell'analista che dello s tuden te. . Non è a dubitar·e che il cav. Salinas, farmacista capo di t• classe nella Regia Ma rina, ed autore del manuale di farmacologia ad us o degli studenti far macrsti e med1ci pratici arlotlalo nel servizio sanitario della Re!(ia Marina, per questo suo nuovo lavoro si avra la g1·atitudi1Je degli studiosi professionisti. E. BARONI.


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INDICE BIBLIOGRAFICO MEDICO-MILITARE Le Caducée, n. 23, 3 dicembre t 90i. - MARCHoux: Came ra d'isolamento portativa per i paesi caldi. - DuvAL: Il servizio sanitario nell'esercito dell'India . (seguito) . .:.... 7 gennaio 1905.- UzAc: Il reclutamento delle compagnie di disciplina . JAccouo : Elogio di Villemin pronunziato all'Accademia di medicina. - 21 gennaio. - FLUT.EAU: L'illuminazione del campo di baltaglia. - BoiGEY; Indicazioni e controindicazioni dello zucchero nell'alimentazione. Journ.al o.f the Royal A rmy medical Corps, dicembre 1904. - JoNF.S: _Sul traspor to dei m11lati e f<'r·iti in campa1=na. - HuLL: Cura dell'ollalmia purolentA colla canto plastica. - THEit.ER ; - Sulla febbre della Costa orientale tEast Coasl Feoel'). - ALDRIDE: La propagazione d tllla l'ebbre tifoidea per mezzo delle mosche. - Gen naio 1905. - CHEASLE: Reperto necroscopico di una fe rita d'arma da fuoco dell' addome. - SMITH: L'anchilostoma,' lo stron~tlo, il tricocefalo nell'Africa occidentale, con speciale riguardo all'attitudine al servizio mi litare. - JAMES; Note di un via~gio nello China settentrionale durante la guerra chino-giapponesè 1894-95. - MACDONALD: Creta come stazione climatica. Campagna contro le zanzare nel 190:}. - BURKE: Le latrine nella produzione della febbre t1foide. - MACNBECE: La cariA dentaria nell'esercito. - FIRTH: Una causa i nsolita di infezione lifìca. Journal of t/te Association of MilitarfJ Surgeons, dicembre 1904.- BEYER: Metodo facile per determinare la idoneila delle rP.clute, nelle differenti età. Gtl\ARD: Relazione sullo spedale di presidio a S. F1•ancisco di California. TULLY V AUGHAN: Ferita a'arma da fuoco dell'ure tere. - STOI<ES: Mezzi per la c ura e trasporto dei ferili nelle navi rla guerra. - Gennaio.- S BAlllAN: Osservar.ioni s ulla guer ra russo-giapponese. - LuNa: La barella g rembiule. Ar~ltifles de m édecine et de pllarmacie militaires, dicembre 190i.- FRIANT e CoRNET: Febbri rico rrenti nel dipartimen to ,f j Costantina.- MAsuRE: Nota sulle conseguenze medicolegali di alcuni infortuni da lavot'() nei mililori recenteme::nte incorpo rati.- FISGHER e GurLBAUT: Gli sky come mezzo di trasporto dei ferili s ulla neve. Improvvisazione di una s-litta-barella - CIIAVASSE: Perforazione della membrana del timpano. per mezzo della punta di una scittbola da cavalleria in una car ica.- FrscHER : L'o•·.ranizzazione del ser vizio sanitario russo durante la guerra col Giappone. L'opera de lla Croce rossa e delle società di soccorso. -Gennaio 1905. - HmTz: Saggio di un metodo di pesatura sistematica dei soldati. - FERRA TON: Asepsi ed antisepsi negli ospedali spr ovvisti di speciali installazioni.- S JMONIN: Principii geq.erali per ' il servizio ospitaliero dei contagiosi. ·

Deulsche militar à,..;tliehe Zeitsehrift, dicembre 190~ . - 0EMUTH: la marcia di parata e i suoi possibili danni.

Reui•ta de Sani,i ad Militar, t • e 1a dicembre 1904, J• e 15 genna to 1905.- DEL C.t.STILLo: 11 servizio sanitario militare al Giappone con considerazioni sulla


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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI lfiLITARI

chir ur gia da ~oruerra. - MtNGUJLLON: L'in5<egnameoto dell'igi ene nell'esercito. - PELÀEz: Appunti di chir ur gia di guerra dell'ultima cam pagn a di Cuba. La medicina militar Espanola, 10 gennaio 1905 - SANTOS RumANo: Di una epidemia di tiro esautematico. Militarar~t , 6 gennaio 1905 . - PLACZEK: M ezzi di tr asporto i mpro vvisali con cinghie. - ANKA: Sull'azione del l'ucile Mann iJ<'.her. - 20 Gennai o.. - ANKA : Sull'azione d ei rucile M annlicher - ENGELBRECHT: L'uso dei pesci pt-~r l 'alimentazione del soldato. E . BARONI, far macista m ilitare: Delle iniezioni ipoderroiche. Estratto dal Gio.,._ nale di f armacia d i Chimica e Scien ze affi tti. T orino, 1904. P. CoNSIGLIO: tenente medico: Cura t!r oidea i n un caso di emicrania ortalmic a. C. DE L'ucA, capi tano medico: Conrerenze sall'igiene e sulla profilassi delle malattie der ivale dall'abuc;o di Bacco, tabacco e V ener a, con speciale riguardo ai militar i del Regio eser ci to. Napoli, 1 90~ U n opuscol o di pag . 98. Lire. 1,50.

CONFERENlE ~CIENTffiCHE DEGLI OSPEDAli MILITARI SOIIARJO DEGLI ARGOIENTI TRATTATI (D,u T'ROCE>;SJ VEHI\,(U P E R V ENt:TJ ALL' l SI'ErJ'ORA'rO DI SANJT,Ì. ) llfX f ARE DAL 23 OTTOIJHE l!l04, AL 27 GE~~AIO 19 05) .

ALESSADRIA (novembre). - Comun ica;ion i : lenente medico AIQOLDI LUIGI: Sullo stato sanitario delle truppe st anziate in Pavia in rapporto alle mala t tie infettive. A ~CO N A (otlobre). - M emor ie lette: tenente medico PoMPONt ENruco : Osteoper iostile con secutiva od inrezione tirosa. I o. (novem bre). - Comunieazion i : sotto tenente medico DELLA P eQGOI. A: Su di un caso di calcolo!li vescicale cr,n op.,r azione di epicislol omia. B AR l (novembre). - Comuniea~ ioni : maggiOr e medico MI N ICI EUGENIO : Relazione su var ii cas1 clinici - Cenni su un pr ogetto per la costruzione di u n nuovo ospedale mil itar e in Bal'i. I D. (dicem br e). - Memor ie [el te: sotto l enente medico s~cC H ET ri LUIGI: Sul la malattia d i Gille~ de l a T ouJ'elle ( malallia dei tic). F IR E:-lZE (ottobr e). - M emor ie lette : capi tano m edico P F.RA SSI .\ NTONto : Considem zioni sulle rra tlul'e della Libia, con dimostrazione r adiografica. GENOVA (ottobre). - M emorie lette : so ttolenenl e m edico di complemento MA.s soenro GJOVANBA'rTJSTA: Sui ra:.rp-i Rònlgen e sulle ultime ricerche fisich e sulla r adiazione 1Raggi Becquer~l e ra~gi N ) colle applicazioni alla dia~n o­ slica e alla ter>1pia. LI VORNO (novem bre). - .\1cmorie lette : capitano medico SANTORO GiuSEPPE : Conlt'ibuto alla cuJ•a c hirur gica dell'appendicite e considerazion i cliniche.


COMUNICAZIONE

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MANTOV A (novembre). - Comunieazioni: tenente medico ACCAi\DI M.uuo: Su di u n caso di corea del Sydeuham osservato in un militare. MESSINA (settembre). - Memorie lette: sollolenente medico di complemento RUGGERI GIOVANNI: La terapia del lupus vulgaris. lo. (novembre). - Comunicazioni: sott9tenente medico di complemento FuGAZZOTTO SALVATOHE: Sopra un caso di cistite cronica probabilmente tubercolar e . PALERMO (novembre). - Comunica)ioni: lenente colonnello medico BERNARDO LUIGI: Presenla:l ione di un apparecchio per torace ntesi in uso negli os~dali mil1t81'i in Russia. Si\LERNO (novembre).- M emor ie lette: sottotenente medico di complemtlnto CANZANIELLO VtrALE! Sul lupus volgare. Ri\VENN A (novembre). - Comunicazioni: capitano medico Sons ANDREA: Sulla pioemia otitica con referto di du~ casi clinici. SALERNO (Jict!mbre). - Memorie lette: tenente m edh:o RoNGA ViNCENzo : Sulla nevraslenia. Pervenner o inoltre all' ispellorato di sanità militare le seguenti memoril.!: LtoNTI GaROLAMo, Lenente medico : Sulla origine e distribuzione del tessuto elastico d el feguto circot,co. Ro n A Frt..IBERTO, sottotenente medico di complemento: Sopra un caso di tetania. T I RELt..I Et..ro, tenenlt~ •·medico e GAt<DENGBJ Fe:t..JCB, sottotenente medico: Le acque delle caserme di Parma.

OO~iUNIOA ZIONE S. E. il ministro della guerra, nel segnare l'icevuta della relazione contenente i risultati degli esami di avanzame nto dei capitani e Lenenti medici tt~nuti nei mesi di novembre e dicembr e p. p., mentre rivo lge una parola di encomio a tu e'ti i componenti le commissioni sottocommissioni esaminatrici, per l'intelligenza, Pequità e lo zelo con cui disimpegnarono l'incarico, ha pure manifestato la sua compiacenza per l'esito complessivamente buono che ebbero gli e sami stessi, specialmente nella parte riguardante le prove s ubite dai tenenti medici, dei quali, !U 23 chiamati agli esami, ben 12 superarono l'esperimento della !>cella. Questo risullato, soggiunge la lettera ministeriale, dimostra quanto sia vivo negli ufficia li subalterni del corpo sanitario militat•e l'Amore per· la coltura scientifica e la diligenza professionale, amore e diligenza che, unite al profondo Selltirnenlo di abnegazione, di cui continuamente, e indistintamente, danno prova g li ufficiali di o g ni grado del corp<> stesso, non possono che ritornare a benefìc·io dell'esercito, e accrescere il presti~io che col suo zelo fl con la s ua compnteuza ba saputo m eritarsi il corpo sanitario mìlitar·e. Nel portare quanto sopra a conoscenza nei signot•i collP.ghi, iJ sottoscritto è lieto di poter segnalare i giudizi ver~tmenttl lusinghieri di S . E. il ministro al riguardo del nostro corpo, i quali dimostrano quanto ne sia apprezzata l'ope r'll, traendone anche motivo di augurio per il suo avvenire. Il 1n11gg. gen. mtàico ilptlt. capo àt !anilà milita•·e. CH!AlSO.


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MISCELLANEA l e ricette illeggibili. - Con recenle ordinanza, il Ministro dell'interno dell'Austria ha fatto proibizione ai farmacisti di spedire medicamenti in base a ricette il cui testo non sia scrìllo con sufficiente chiar ezze. Inoltre ogni ricetta deve portare scritto ben chiai'O il nome e · l' indirizzo del· malato, o quando questi vi si opponga, un segno particolare per Avitare le confusioni. Centenario dell' inventore del larlngoscopio. - Annunziammo già nel fascicolo di apl'ile 190~ che Manuel Garcia, il celebre maestro di musica, inventore del lar mgoscopio, era entrato nel suo t(}()o anno di età. Ora, approssimandosi egli ad uscirne, essendo nato il17 marzo 1805, la s ocietà laringologica di Londra si appresta a degnamente festeggiare l'illustre vegliardo. · Concorso per la nomina di medico ispettore mualcipale. - È aperto un concol'So per titoli al posto d1 medico ispettore presso l'ufficio municipale di Genova. Stipendio L. 5000, con divieto dell'esercizio profes sionale. Chiusura del concorso il 28 febbraio. Conservazione del ce~velll dellll persone illustri. - Si sta formando in America, per l'iniziativa degli eminenti anatomici ed antropolo~i Hrcllicka, Spitzka e Wilder, una so~.ieta, avente lo scopo di assicurare allo studio degli scienziati il maggior numero possibile di cervelli di persone eminenti. I sunnominati signori hanno presentato un progetto di modello, diremo così, di testamento cerebrale, che non possa essere attaccato post mortem, a titolo di invalidità, dalla famiglia. Rlorganlzzazione del Corpo sanitario militare agli Stati Uniti. - La insufficienza numerica del Co!'po sanitario m'ilitare degli Stati Uniti ebbe una clamoi·osa e d evidente conferma all'epoca dell'ultima gue1•ra colla Spagna ; e l'ha tuLl' ora per la estensione che ha preso l'azione militare degli Stati Uniti alle Filippine, a Cuba e a P ortorico. Con un progetto di rtforma presentato dal Governo stesso al Cong1·esso di V,Vas hington, si aumenta, tra le alli·e cose, il totale dell' effettivo da 320 a 420. Ma la I'elazione dice che il numero attuale dei medici militari è almeno di 200 inferiore a quello che sarebbe necessario. Questo deficit è stato riparato fln ora parzialmente chiamando provvisoriamente in servizio dei medici civili; espedi.mte, sono parole del Ministro stesso, troppo costoso e nello stesso tempo insufficiente in' tempo di pace, e che in tempo di guerra costituisce poi un vero impedimento al buon andamento del servizio Concorso Carlo Erba. - La Ditta Carlo Erba di Milano, nell'intento di favorire le ricerche scientifiche e le applicazioni pratiche nel campo della Terapia farmacologica, bandisce un concoi·so a premio s ul seguente tema : « Presentare un nuooo co,.po chimicamente clejlnito e sperimentato di sicura efficacia nella cura d i una malattia o di un sintoma fra i più noti e dif-


ldOVUI ENTI AVVENUTI NXL CORPO SANIT. E :!<EL PERS. l!'ARMA CEU"IICO

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f usi, dimostrando alt resi mediante esame critico eomparatioo, come rappresenti, in confronto ai rimedi fino ad ora in uso, un reale progresso per quella de· cerminata terapia •. · Il concorso rimane aperto fino al 30 giu~n'> 1906, e possono prender vi parte tutti i lauraati in medicina, od in chimica, o d1plomati in Farmacia, di nazionalità italiana. Al vincitor e verranno conferile come premio lire cinquemila, che possono salire sino a quindicimiia, assegnate dalla Ditta Carlo Erba, e una medaglia d'argenLo, offerta dttl Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio. Una Commissione universitaria, scelta secondo le P-sig enze del tema, decidera i n merito al concorso stesso, il quale nei suoi particola ri, é fissato da un Re~o­ lamento, che viene spedito a chi ne faccia richiesta alla Ditta Erba.

loYimenti anennti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dupenu n. 53-54 (I~J. l·l (1905) del Boll•llino u{f!oia/4 deU. nOMin•>·

tJftlol&li lD •ervtsio aW.vo periD&Ileate.

R. _Decreto 18 dicem bre t 90i . WI'OBIANCO Domenieantonio. capitano medico ospedale

militare Catanzaro. infer mità temporarie non provenienti dal ser · mio per la durala di quattro mesi. Lo11a•aoo Leonide, tenente medico in aspettativa per infermit8 temporarie non provenienti dal ser vizio, a Trapani (R. Decreto 13 dicembre 1903). - Ammesso, a dat.are dal 13 dicembre 190i, a concorrer e per occupare i due terzi degli impieghi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado e corpo, c:ome gli ufflciali ccntemplali dall'articolo 11 della legge 2.'i maggio 18-:>2. Richiamato in servizio dal 13 dicembre 190i e destinalo ospedale militare Genova. Determin~ione Ministeriale 29 dicembre 190i. SuJP&RI Gaetano, tenente medico reggimento cavalleggeri di Lucca. - Trasferito ospedale militare Bologna. FIUGIEIU Giooanni, id. ospedale militare Bologna. - Id. reggimento cavttlleggeri di Saluzzo. CoLuANNI Federico, id. R. Cor po di truppe coloniali. id. ospedale militare Chieti, dal 4 gennaio 1905. ~llocato in aspeUativa per

R. Decreto 17 nooembre 190, . CANALlNl Giuseppe, lenente

medico in aspetta tiva per motivi di famiglia a Padova (Regi Decreti 16 novembre 1902 e 26 novembre 1903).- Ammesso, a datare dal 1° dicembr e 190i, a concorrere per occupare i due terzi degli imp1eghi che si fa cciano vacanti nei quadri del suo grado e corpo, come gli ufficiali c.:>ntemplati dall'a rticolo 11 della legge 25 maggio 1852. Richiamato in servizio e tlestinato ospedale militare Ancona.


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HOVIMENTl AVVENUTI NEL CORPO SANIT, E ~EL PERS. FAR1LAOEUT1CO

R. Decreto 18 dicembre 1904. ANDREINI Alf redo, tenente medico in a~pettativa per motivi di famiglia, per la durata di otto mesi, a Gt·osseto (R. Decreto 8 lu1dio 1904).- Ammesso, a datare dall'S gennaio 1905, a concorrere per occupare i due t.erzi degli impie~bi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado e corpo, come gli ufficiali contemplati dall'articolo 1 t della legge 25 maggio 1852. Richiamato in eervizio e destinato t• artiglieria costa. CANALINI Giuseppe, tenente medico, ospedale milif:are An~ona. - Di~pensato per sua domanda, dal servizio attivo permanente ed ins~ritlo col suo grado e con anzianità 1G luglio 1902 nel ruolo degli ufficiali medici di compie· mento, distretto Ascoli Piceno, dal t· dicembre H)ui.

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Determinazione Ministeriale 5 aenn.aio 1S05. RuGANl Luigi, tene~te medico scuola applicazione sanità militare. -Trasferito 9 fanteria. ANNA.RATONE Carlo, id. 2 artiglier•ia fortezza. -Id. scuola applicazione militare.

.R. Decreto 17 novembre 190i. GALLO Nicolangelo, capitano medico ospedale Caserta. - Collocato a riposo, a sua domanda, per infermità provenienti da causa di servizio, con decor· renza, per gli effetti della ptlnsione, dal 16 dicembre 1901. R. Decreto 15 dicembre 190~. S!fiOMBO cav. Natale, maggiore medico .ospedale 'forino.- C~Jlocato in posi· ziooe ausiliaria, per ragione di età, dal 1° gennaio 1905. R. Decreto '18 dicembre 1904.

STtLo cav. Pietro, tenente colonnello medico, direttore ospedale militare Catanzaro. - Collocato, in posizione ausiliaria, per ragione di età, dal 16 gen· naio 1905. R. Decreto 29 dicembre 1904. GUARNIERI cav. Pietro, tenente coJonnello medico, diretto ospedale militare Novara. - EsoneratCI dalla suddetta carica e nominato direttore ospedale · militare Chieti. I seguenli ufficiali medici sono promossi al g rado superiore, con decorrenza per gli assegni dal 1° febbraio 1905 e con la destinazione per c iascuno indicata. Maggiori medici promossi lenenti-colonnelli medici. V ERRI cav. Luigi, infermeria presidiaria C1·emona. - Nominato direttore ospe· dale militare Novara. BARBATELLI cav. Ettore, ospedale militare Bologna. - Id. id. id. Padova. Capitani medici promossi maggiori medici. MoscHINI cav. Enrico, ospedale militare Roma;- Destinalo ospedale militare Firenze (a scelta). RE cav. Giuseppe, scuola di guerra. - Continua come contro. MAGGETTA cav. Edmondo, H fanteria.- Destinato infermeria presidiaria Cre· mona.


MOVIMEKTI A VVENIJTI NEL OORPO SANIT. E NBL PERS. FARMAOEQTIOO

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Tenenti medici promossi capitani m edici. SEBASTIANELLI Giangiuseppe, reggimento cavalleggeri di

Monfer rato. - Continua come sopra (dichiarato promovibile a scelta). CosTA Emilio, 4 genio. Destinato 14 fanteria. CANTAFORA Nicola, inrermeria presidiaria Castrovillari. Id. 9~ id. TEMPESTA ~o8tan:~o, ospedale militare Caserta. Id. 8 id. (a scelta). DABBENE Filippo, id. id. Chieti. ·Id. 78 id. BERNucc• Rodoljo, 6" reggimento alpini. - Id. r eggimento lancieri di Montebello. Determina:~ione Ministeriale 19 gennaio 1905. TaovANELLI cav. Edoardo, capitano m edico ispettorato di sanità militare. Trasferito ospedale militare Bologna. Scs~nt Pietro, id. infermer ia presidiaria Bergamo (comandato ospedale militare Napoli). - !d. id. Verona. CBI~o Achille, id. 91 fanteria. Id. infermeria presidiaria Bergamo. MoRo Tito, id. 56 fanter ia. - Id. 1• genio. MetAMPO Giuseppe, id. 38 id. - Id. ospedale militare Ancona.

F armaolatl miUtarl. R. Decreto 15 dicembre 190~. GASPARI Pio, farmacista di 2• classo>, in aspettativa per motivi di famiglia. Richiamato in servizio cc n anzianità 28 febbraio 1895, e destinato ospedale mtlitare Torino. Decreto Ministeriale 20 dicembre 1904. LAURISI Carlo, farmacis ta di~ classe ospedale T ot•ino.- Sospeso dall'impiego per tre mesi, coo perdita di un terzo dello stipendio . ALTOBELLI Alberto, capitano 9' fanteria. - Tras ferito ispettorato sanità militare. FAZIO Gaetano, id. 7 bersaglieri. - Id. ospedale militarE'\ Milano. Bau:~etto Augusto. id. 6~ fanteria. - Id. id. Alessandria. BoLmlu Roberto, tenente meclico osdedale militare Brescia.- Id. 64 fanteria. OUVARr Pietro, id. reggimento cavalleggeri guide. Id. 7 bersa~lieri. · .KAPOLITANI Melchiorre, id. id. Iancieri Vittorio Emanuele Il. - Id. 91 fanteria. ZAIIOTTJNI Primo, id. id. cavalleggeri di Vicenza. Id. 79 id. CAPIALBI /\ntonio, id. 51 fanteria.- Id. infermeria pt•esidiaria Ca~trovillari. P1uu Beniamino, id. 2 fanteria. - Id. 56 fante r ia. DetLACUÀ Giuseppe, id. 78 id. - Id. ospedale militare Torino. G.uu Alessandro, sotto!eneo te medico, 39 id. - Id. 38 fanteria. OliOJUFIOEl'fZE nell'Ordine della Corona d'Italia conceaee per la ricorrenza della festa di Capo d'anno 1105. R. Decreto 29 dicembre 1904. JN CONSIDERAZIONE 01 LUNGHI E BUONI SERVIZI.

Commendatore. LoweARDO cav. Michele, colonnello medico direttore sanita Xli corpo d'armata.

Ufjbiale . . AlOROSSJ cav. Giooann.i, colonnello medico direttore sanità V corpo d'armata.


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MOVlllENTI AVVEN"UTI NEL CORPO SA:-IIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

Caoaliere. GAGLIANO Francesco, capitano medico ospedale militare Verona. GASOLI': !ialo, id. 2 bersaglteri. OootANO Giooanni, id. ospedale militare Ver ona. IN CONSIDERAZIONE DI SPECIALI BENE~IERENZE .

Caoaliere. MEMMO Giooanni, tenente medico, ospedale militare Roma.

Oli'OBIPIOEli'ZE nell'Ordine del St. Maurizio e L.auaro concesse per la festa di San Maurizio 1905. R. Decreto !7 gennaio 1905, IN CONSIDERAZIONE DI LUNGHI E BUONI SERVIZI.

ujjisiale.

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ALVARO cav. Giuseppe, colonnello medico, ispettore di sanità militare.

Caoaliere. MASSA cav. Giuseppe, tenente colonnello medico, direttore ospedale militare Genova. · BOBBIO cav. Eugenio, id. id. id. id. Alessandria. SuscA cav. Vito, id. id. id. id. Bari. RA vA cav. Ernesto, id. id. id. id. Firenze. IN CONSIDERAZIONE DELLE BENEMERENZE ACQUISTATE VERSO L'ASSOCIAZIONE DELLA CROCE RoSSA.

Caoa!iere. IMPARATO cav. .\lariano, tenente colonnello medico riserva, presidente sottocomitato di sezione della Croce Rossa di Piacenza.

BlCO.PEli'8E al valor civile . R. Decreto 31 ottobre 190-i, su proposta del Ministero dell'Interno. Medaglia di bronzo.

Bssso Eugenio Mario, tenente medico, !!cuola cavalleria. -Cooperò efficace· mente, con rischio della vita, al salvamento di varie persone, pericolanti pei disastri causati dalla caduta di una valanga di neve, rendendone così men gravi le conseguenze. - Pragelato (Tor ino), dal t9 al 25 aprile 190i:.

li'OTIFICAZIO!fl. ARRIVI E PARTENZE DA E PER L'AFRICA. PERRONI Giooanni, tenente medico, reggimento cavalleggeri di Saluzzo.- Partito per la Colonia Eritrea il 4 gennaio 1005. Il DLret.t.ore

Dott. GIOVANNI RANDONE, ma.gg. genera.le medioo ispettore. I l Redat.t.Ore

D.r RmoLFO Livr, maggiore medico.

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Roma, t90l- Tlp. E. Voghera.

GIOv.t.NNI ScOLAIII, Gwe~~le


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GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO Direzione e Amministrazione: presso l'Ispettorato di Sanità Militare Via Venti SeHembre (Palazzo del Ministero della guerra

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Giornale Medico del R. o Esercito s i pubblica l'ultimo giorno di ciascunmese in fascicoli di 5 fogli di s tampa. L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal 1" gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è: Per l'Italia e la Colonia Eritrea . Per J'Es~ro . . . . . . . Un fascicolo separato costa.

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L. 12, u 15,• 1,2..,

L'abbonamento non disdetto prima del 1• dicembre s'intende rinnovatoper l'anno successivo. l signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l' importo dell'abbonaml'nto per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anchea rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche,. ecc., che accompagnassero le memorie sono a carico degli autori. Gli estratti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazione di foglio, e per cento esemplari. Il prezzo è eguale sia che si tratti di 100 esemplari o di un numero minore. l manoscritti non si restituiscono.

" PRO PATRIA , CODRO- SAMPIERO - NINA DI DANTE - I SIDARITI DRAMMI STORICI DR!,

DoTTOR

SALVATORE GUIDA,

Cot.ONNKLLO MEDICO IN RtPoso

Prezzo L. 4 .

SI ..-ende a beneficio della Qasa mllltare Umberto l In Tnrate per l TeteranJ e· lualldl delle guerre nazionali. (Pree1o l 'autore ; Roma, via Flren&e 15 e pre11o la C.sa Editrice Italiana, ..-Ja XX Settembre, n. 121).


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P['JlBLIC,\.'fO

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Daùh' ISPETTORATO DI SANI TA MllliTARE r't.,_, - .-~}

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ANNO LIII

F;M_ 11-111

1905

28 F EBBRAIO 31 )fARZO l

SOMlVIARIO JIEJIOall'~

ORIGI~&I. I .

Salltllccl. - Studio s•:ieotlnco-prat ico sui Lraumall~mi ocul:.11·i . . . . l'ag. hmll. - Considerazioni sulla rrauura tobiale (oiJIIQua-espostn), ecc. In C...UI. - Contributo alla cura chlru~irn de!J'ernl:~ lnguiMie . . . fii TMtl - Contributo alle ricerche sulla diffusione del bacillo piocianeo . . . . . l fl TIUI•tta. - La simulazione considera ta qua.Je fenomeno biologico e sociologico . l:!i lll"'llccl. - Soli' imp1ego di sci pel trasporto di rerill so Ila neve In montagna • . 137

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CASUISTICA CLINICA : Rotta. • Un caso di oo·chiectomia per rarclnoma di nn tesllcolo eclo· JllCO, paq. U'J. - P't•netta. - Snrcoma del ronc con locali~zazionl seeoodarle sulla pleurn. e sul perlcardlo, Jlaq. 146 - Moccallthl. - Contributo clinico alla deviazione chirurgie., del sangue portale, pag. 118 RIVISTE GENERAti : Randone. - Lo stato sanitario delle truppe In Francia e In Italia nell'anno 100!, paq. 151. ai'I' I.T& DI G IOalW.t.l. l IT..t.I,U .lWI ED 1::8TEal. (V. l'/ 11dfae -ueU' inlento aella copel'li11a).

DJREZJONE ED AJ\IN:INISTRA ZIOXE ROMA • I>4laz7.o del Miui~t.ero deÙa Ouert'a, \'in XX ~•·ll~mbt••• . ltOlU.

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INDICE DELLA HIVIS'rA DI GIOU~ALI l 'fALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA.

Babonnelz. - Metocli curnli•i Mlle Ptnorr:o~ir c!,•J tubo tli):ercutP Pf•g. 156 Klebs. - Su i parassiti romp~ ;:ni olel a tubcl'~olosi IGi De 8run. - Dl.agnos i clegli nsc~s.<;i ciel re:.:ato . . . 1~8 Schultze. - Dta!!nO~• e cura della tabe ~l ~uo lnlzou . . . . . . . . . 138 Capogroni. - Val ore diagnostico dè l poter~ a:.:~lutin~nte <Ici >iero ;!el S3ngue dei malarlet ,.,l {:loboli rossi . . . . . . . . . . . . . . . . 159 Senator. - 1/aii.JtHninuri;• flsiologir~ t• ratolo:zkn 159 Tourntau. - Trr ca.<i di t..tano. . . . . . . . . . . 160 l aquer.- r.orn •Ielle artropatir rcumatirho croniche P. ~XOuocot·riche ron la stasi.ipenimic:i 160 MarloHI-Bienchl. - Il periodo d'mcubazlonc •l(!ll'inlezione ma larica. . 161 WaHner. - Sulla diagnosi e prolllnssi del tifo acl•lonunalr. 161 . Barllzhalmar c Meyer. - Due casi di tetano :owto . 16! RIVISTA J)l ~EYROPATOLOGIA. Roblnov itch. - Degli atti suicidi e<l mnicidi. Loro rrTI'tto r lor·o sis::nifka.to medico-legale . Pao. 16! Cowen. - l sintomi pupillari nei folli e 1:~, loro importanza . . . . . . . I G~ Farrar. - Sulle psicosi tifoir!i. • 164 fiiVISTA CIIIRLiRG ICA.. de Gaetano. - Allacriatura dei l!rnssi l':tsi per l~slonl traum:atiche. . Pog. 16; . . Franz. - La legatura della ,·ena remor11IP al ley.1mento •lei Falloppio . 16i Cabot e Badger.- Competenza d~lia me<tidna e •il•lln ch irurgia nel 1rattamcnto deÌI'ul~ cera gas trica. . . . . . . . . .. . . . . . . . 167 Balgrand. - S(udio clinico e terapeutk~ sulla tubercolosi chirurgica della regione ileo· cecal• . . . . . . . . . . . . . . 169 Bertelamann. - L'iofll2ione J(enern lo nelle malattie chirurgirhe infettlv~. 170 Brunnar. - Osservuioni cliniche sull'e tiologoa P terapia chirurgir~• della perfùralione di ~tomaco e della relativa perit(lnilt'. . . . : . . • f 7t Coolldge. - l.a estrazione dr.l corpi P~lranei ..Sa• IJronchi . l it Sc:hmldt. - Sulla cura nel gonidrarto. . . . . . 1a l.e~u.ne del pancreas per mezzo di un calcio di ca\'allo . . . . . 11:11 Watson. - Ritenzlone rena te da ostr11zione, con anuria, o suo trattamento . 17! Reboul. - La cura di certe forme di antrace mediante l'eslirfla7.ione. • IH Flske. - Ascesso del fegato, consecutivo ad Infezioni :lddominali. çon r~fcrlo di quat:

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tro eo..si

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Chastenet. - Cou trihnto allo studio degli em<ltoraci tmurnallci Petrow. - Tub•rcolosi nrlieola.re e trnnma. . . . . . Ledderho... - Vah•ul~ venose e loro relazione con le l'ariel . Bergmann. - Casuislica tlegll :111euri~mi trau matici a.rlerio-1·enosl . AuechUtz. - Cura delle nc•rnlgie del trigemloo. . . . . Torres!. - Rottura traumatlc.~ del cuore e dell'ao•·La. . . . . Betagh. - Osser•azioni cliolche e ricerche speriment;lli sugli crrettl del r.lorofo~mio 'som: minlstrato io :~mhle.ntl forniti di llamm:1 a gas illuminante. . . Roui. - Nuovo processo per la cura lfpil'ernla crur:tle . . . . . . . Destot. - Fratture delio scafoide . Haga e FuJimuro. - Sulla mioslte ossillr.ant., trJ.umaUca . . . Zlllotto. - Sulla cur:1 •1rlle fratture e distacchi Pl.llflsa.rii dPI gomito . . . . . . . . . . . . lbrlg. - Cura delle ferite secondo i \"incipii biolo!(lci. . Fedele. - Contrlbulo alla cura del e ernie strotz.oLP rolle compresse di etere applicate localmente . . . . . . . . . . . . . . . . . Mosar. - Sulla cnn\~ a rnetzo delle rat.lhzionl Riintgen, deliP ~nclnlosi :\rtlcolari. . Mendes de Lton. - l:>U i pericolo d'inlettaro le ferite parlamlo duranto le opcrazl<>nl . ScMmann. - Contributo alla cura dell'asci!.Q tubercolare. . . . . . . Ru11. - Proposta di nuovo metodo per l'operazione ..Sei criptorchismo. . Hagen· Torn. - Modo di formazione dull'artrO<Ie~i . . . . . . . . . t . Oontermann. - Ricerche speriruentali sulla •lfminuziomc o sull'aumento dci germi in una fl!rlta occidentale con mct1iC;Jtura nsettic;o :1sciutta cd anti~ettica umida . . 2. Noetzel. - Studio sperimentale sulla medic.1tura antlselliCJ. deliP ferile . . . . Peru. - Nuovo proocsso per misurare la sede profonda <ti un 1>roìettile n~JI'orgaoismo umano per meno della rndioscopia . . . . . Jordan. - Sulla pioemia a decorso cronico . Hllgerelner. - Relazione sopra 8t8 ernie curote opemtl\•amento Harur. - Nuovo a.pparcccbio per la disinfezione delle nunl . Tlrelll. - Sulla disfnfettabilità della pelle umana normale. . . . . . Malcolm. - Sul trattamento dellt> fertte penetranti dell'addome . . . . Voss. - r.outrlbuto clinico-statistico alla IJUestione delh cosidetta tubercolosi locale lmumatica. In specie delle ossa e delle articolazioni . • Borchard. - Contributo allo studio dellll miosite ossiOcante Batut. - Una serie di cento eure radicali th ernie . . . . . . . . . Maunnce. - Metodo di :mestesia, diretto a pre,·enire gli accidenli •iella clorotormi7.Z37.Ione Magelller. - Il combattimento tli El-Moung:u (esLremo Sud-oranesc) :! settembre t 903 . Pilcbtr ed Onuf. - Ferita d'arma da fuoco pcrfora.n!.Q della porzione cer,·icate del midollo . . . . . . . · · · · · • · · spinale • Southam. - Osservazioni sopra un:t serle di l~ OPCI'a;(iooi per calcoli ''escle:l.ii .

(Per la contì11uazione dell'indice vedasì la pagin a S·' dtlla coperli11a) .

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MEMORIE ORIGINALI

CLI~IC.l

OCULISTI CA DEI..LA R. UNIVERSITÀ DI TORI~O Du<KTTA DAr. Paov. COli>J. C. R.,;\'MO:-iD

~TODIO SCIEN TI~ ICO-PRATICO SUl TRAU~ATI S~I. OCU lARI Per 11 dott.

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8aacueei, C.IJJit. mc.1i.:o, as;i.;tentc onorario

(Conli•11111:fo11e 1'. fascicolo N. 12 del 190 1).

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P ARTE SECONDA. LESI0:-\1 THAU~lATlC HE DELL'ORBI'l'.\.

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De lle lesioni traumatiche dell'orbita, studieremo Je contu.~ioni, le fratture delle pareti delL'orbita, le ferite dell'orbita ed i corpi estrauei dell'orbita. Fra. le ferite dell'orbita., comprendiamo quelle non rare, le quali, senza. punto ledere il bulbo, possono attraversare il cellulare del l'orbitA., ledere oppur no i muscoli estrinseci del bulbo, ed essere o non penetranti nella cavità. cranica.

Contusioni delle pareti dell'orbita. Le ec>ntwsioni dell'orbita possono essere prodotte o da. caduta. o da. corpi contundenti che esplicano la. loro azione sui contorni dell'orbita., senza. ledere la continuità. delle pareti ossee e senza ledore il bulbo. Questo genere di lesioni non sono molto comuni. E~se possono essere accompagnate o da. un versamento sanguigno ohe si espande nel cellulare dell'orbita. e si diffonde alle congiuntive, alle palpebre e talvolta a tutta. la regione orbitaria, ovvero il versamento può origina.rsi e limitarsi fra il periostio e le ossa. delle pareti orbitarie. Le contusioni dell'orbita possono essere accompagnate da uno o più dei seguenti sintomi, a. seconda i casi. L'ematoma sotto-congiuntivale non manca quasi mai, se il versamento sanguigno è avvenuto nel cellulare dell'orbita: il bulbo presenta. un grado più o meno accentuato di esoftalmo, ovvero può subire uno spostamento laterale, se il versamento è sottoperiosteo ed ab6-

Giomalt '"ttli(o.


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STUOlO SCJENTIFICO PRATICO

bastanza accentuato. Qneste alterazioni sono sempre accompagnate da dolori molto vi vi. I movimenti del bulbo sono spesso limitati o anche resi impossibili con concomitante diplopia; la pupilla spesso presentasi midriatica e l 'acutezza visiva ridotta.. I sintomi oftalmoscopici possono mancare se il traumatismo fu lieve; mentre invece possiamo riscontrare, a secondo della gravità del colpo, com!llozioue od en1orragia retinica, intorbida.mento od emorragia del vitreo ecc. La p1·ognosi è variabile a seconda l'entità del versamento sanguigno e degli altri sintomi concomitanti; in ogni modo, specialmente in primo tempo, essa deve essere sempre riservata: più tardi invece può eli!sere rassicurante se si nota una chiara tendenza a.l ripristinarsi delle condizioni normali dell'occhio. Se della contusione ne ha risentito maggiormente la parete superiore e quindi il versamento è in alto, la prognosi sarà sempre riservatissima per le conseguenze che molto facilmente può risentirne il nervo ottico lungo il suo tragitto nel forarne ottico, il q{lale è fatto a spese della parete superiore dell'orbita. La cnra in questi ca.si consiste nella accurata disinfezione della r egione, e fasciatura lievemente compressiva del bulbo: il riassorbimento dell'ematoma si può favorire mediante leggiere applicazioni elettriche. Quando l'ematoma fosse molto accentuato e non accennasse a riassorbirsi, si può pungere e vuotar lo: però tale atto operativo deve essere accompagnato dalle più scrupolcse norme antisettiche, poichè talvolta con le contusioni dell'orbita, possono coesistere limitate fratture delle pareti di essa non sempre possibili a diagnosticare quando sono accompagnate da e-matoma, ed allora esse rimarrebbero allo sco. perto con l'apertura dell'ematoma stesso. L'esito finale di queste contusioni è in genere soddisfacente quando non sono accompagnate da complicanze spiacevoli sempre possibili. Fra queste è da notare: la frattura dell('. pareti dell'orbita già accennata, l'apertura delle cellule etmoidali con consecutivo enfisema palpebrale; l'atrofia nel nervo ottico, l'emorragia retinica, la tisi del bulbo per compressione; la commozione cerebrale, la periostite traumatica dei bordi dell'orbita, la contusione propria del bulbo con le sue· con· seguenze che fra poco esamineremo e finalmente la paralisi dei muscoli estrinseci del bulbv.

F mttnre dell'orbita in generale. Le {'l'aitttre dell'01·bito: sLudiate con somma accuratezza specialmente dal Berlin, dal Praun e da altri; in qualsiasi punto aVTengano, sono sempre lesioni molto gravi. Si possono riscontrare da sole, ovvero acoompaguate a traumatismi della faccia e del cranio.


l SUl TRAUMATISlll OCULARI

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Il meccanismo di produzione è vario. Esse possono essere provocate da urti accidentali contro corpi resistenti, ovvero da colpi violenti inferti contro l'orbita: in questi casi si hanno le frattltre dirette dell'orbita. Possiamo in vece riscontrare lesioni più o meno estese delle pareti dell'orbita, per cadute sull'occipite, per gravi colpi contundenti sul capo, p~r fratture della volta cranica ecc., ed allora abbiamo le frattttre indirette dell'orbita. Le lesioni di continuità delle pareti ossee dell'orbita. possono essere limitate: al solo bordo orbitm·io, ad una. sola parete dell'orbita, ovvero pre· sentarsi 1'iltnile in.~ieme. Queste fratture hanno alcnni sintomi comuni ed altri caratteristici per ciascuna forma. I 11intomi comuni in generale sono: l'ecchimosi palpebrale e congiunti vale; l'esoftalmo, lo spostamento laterale del bulbo per emorragia eudorbita.le o per infossamento dei frammenti; la diminuzione immediata dell'acutezza visiva, i dolori vivissimi prodotti alla minima pressione esercitata sul bordo in corrispondenza della. linea. di frattura. Talvolta si può sentire anche con le dita lo spostamento dei fram· menti, specialmente se essi sonQ molti e prossimi al bordo orbitario. È necessario differenziare se l'esoftalmo è dovuto ad emorragia endorbitale, ovvero ad infoasamento dei frammenti delle pareti dell'orbita. In questi casi giova comprimere il bulbo contro il fondo dell'orbita, ed allora la resistenza. che si avvertirà sarà. minore se vi è emorragia, maggiore invece se vi è spostamento dei frammenti: talvolta spostando il bulbo lateralmente si può anche sentire da quale parte vi ha maggiore resistenza. Inoltre il dolore che l'ammalato avverte in seguito alla spinta. del· bulbo è molto più vivo nelle fratture che nelle emorragie. Però in primo tempo, non è sempre facile escludere con sicurezza l'una o l'altra lesione, ed allora, soltanto il decorso dell'affezione ci fa.ciliterà.la diagnosi, poichè col riassorbirsi del versamento sanguigno l'occhio si riduce, mentre l'esoftalmo rimane stazionario se vi è spostamento di frammenti. Raccomandazione comune circa. la cum di tutte le fratture dell'orbita è di ricomporre, previa accurata disinfezione de.lla parte, e tener riavvicinati nel miglior modo possibile i frammenti ; togliere inoltre quelli dei qMli si prevede difficile la nutrizione, e se vi sia il dubbio che il focolaio di frattura possa essere infetto, metterlo largamenf;e allo scoperto e disinfettarlo generosamente. L e complicazioni comuni a tutte le fratture dell'orbita sono le lesioni del bulbo; però nell'esame delle fratture del bordo orbitario e di quelle delle pareti dell'orbita, non ci fermeremo sulle possibili lesioni trauma-


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STOOIO SCI.E);TJFICO·PRATICO

tiche delle diverse parti del bulbo, essendo esse trattate in speciali capitoli. Altre complicazioni non rare sono: la lacerazione dei tessuti endorbita\i come nervi e muscoli, i processi infiammatori dell'osso fratturato. l'atrofia del nervo ottico, l'apertura dei seni della faccia, la commozione cerebrale, l'apertura della cavità cranica, le lesioni intracraniche basilari, e le lesioni nucleari con oftalmoplegia interna od esterna. Altre complicazioni che meritano piu specialmente la nostra. attenzione sono: l'enoftalmo traumatico e l'esoftalmo pulsante traumatico. I./ enoftalmo, cioè la retrazione del bulbo nell'orbita, può avvenire in genere, o per un processo cicatriziale retrattile dei tessuti molli dell'orbita lesi da qualche scheggia ossea, ovvero da atrofia dei tessuti stessi in seguito a lesioni ùi vasi o nervi dell'orbita, o finalmente per abbassamento del pavimento dell'orbita nei casi di frattura della parete inferiore. Quando l'enoftalmo dipende d·a lesione nervosa, migliora con le applicazioni elettriche, neglt altri casi la cura è negativa. L'esoftalmo pnl.~ante tmumatico può complicare le frattnre dell'orbita quando per diffusione della linea di frat.tura alla base del cranio sia avvenuta la lacerazione della carotide nel seno cavernoso, dando origine ad un aneurisma artero-venoso che provo'c a l'esoft.almo pulsante. Quest'affezione può seguire immediatamente al trauma, ovvero insorgere a poco a poco. L'insorgenza immediata depone per una lacerazione carotidea abbastanza vasta, che ba lasciato passare gran parte della corrente sanO'uio-na nel seno; mentre invece se l'esoftalmo pulsante aumenta o o . gradatamente, ne possiamo dedurre che la lacerazione è più limita~at poichè l'esoftalmo aumenta a mano a mano che il sangue passa nel seno. Quando esiste esoftalmo pulsante, l'occhio si presenta sporgente, le palpebre tumide, la congiuntiva chemotica. La pulsazione del bulbo è sincrona al battito cardiaco e si percepisce megli0 come consiglia il De Vinceutiis, mettendo l'individuo supino e facendo appoggiare l'occhio sulle palma della mano. All'ascoltazione eseguita sul bulbo, ~i percepisce il caratte~istico rumore aneurismatico, avvertito anche dall'ammalato. Il bulbo è compressibile nell'orbita, ma cessata la compressioneritorna sporgente. Se invece si esercita la compressione sulla carotide, la pulsazione scompare e con essa a poco a poco anche l'esoftalmo. Nei casi eli accentuata sporgenza del bulbo, in modo tale che le palpebre non }() ricoprano, la cornea si ulcera: e più tardi insorgono sintomi di irite, intorbidamento del vitreo, stasi venosa della retina, diplopia. Per la cura dell'e.s oftalmo giova. la compressione digitale esercitata. sulla carotide comune, sia per favorirne possibilmente la cicatrizzazione


SOl TRAU~IATIS:MI OCU LARI

della ferita carotideo., cosa molto difficile se non impos>ìibile ad a'""enire; sia per abituare la massa cerebrale al circolo collatorale nel caso si voglia acldi\enire alla cura radicale, cioè all'allacciatura della carotide comune.

F r l\tturt> del hordo orMtario. Questo genere di fratture si riscontrano più frequentemente nt' i giovani e sono quasi :3empre dirette. I sintomi più importanti che le accompagnano sono i seguenti. La frattura del bordo .~nperiore o dell'arcata orbitale è sempre accompagnata da a.pert.ura del seno frontale, con enfisema del sopracciglio e delle palpebre: si può quasi sempre percepire la mobilità di uno o piit frammenti: inoltre questo fratture difficilmente sono seguito da deformità. Spesso vi è la lesione del nervo soprorbitario. Se è stato leso l'osso ma.lare si ha frattura del bordo i1J(e1·io1·e este1·nn. Questo fatto non è raro per la sporgenza che presenta l'Of>:>O malare. La mobilità ùei frammenti si percepisce sempre bone: i frammenti ossei limitati al solo osso malare sono meno spostabili degli altri, cd anche più facilmente riducibili, nel caso fossero stati spostati. Se è stato leso il mascella.re superiore, e più specialmente il processo monta.ute di esso, si ha frattura del bordo iu(e1·iore interno. Questa frattura è importante perchè molto spesso è accompagnata da lesione più o meno estesa del nervo sottorbitario o delle sue diramazioni, con anestesia e paralisi cousecutiva della zona innerva.ta. C0n la lesione ossea. del bordo orbitario inferiore interno, può accompagnarsi la frattura in alto o in basso delle pareti del canale nasale. In questi casi, quasi costantemente si lacera la mucosa. che lo tappezza, ed allora l'aria dalle fosse nasali passa liberamente nel cellulare sottocutaneo, pro\oca.ndo l' enfi.~ema palpebrale. L'enfisema aumenta tutte le volte che l'ammalato si soffia il naso, distendendo il cellulare sotto palpebra.le: se al di sopra del sollevamento noi esercitiamo una pressione, si percepisce un senso di crepitazione gassosa. caratteristicA. Un sintomo che può accompagnare le fratture del bordo orbitario inferior e è l'abbassamento del bulbo: in questi casi Ja frattura del bordo si è propagata alla sottile parete inferiore che si è abbassata o affondata nel seno mascellare o antro d'Higmoro, che trovasi subito al di sotto di essa.. La. prognosi delle fratture limitate al solo bordo orbitario è favore-çole: mentre invece, se esse si propagano alle pareti dell'orbita, è riservatissima., come più tardi vedremo.


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STUDIO SClENTIFICQ-PRATlCO

La cura delle pri:ne si limita ad una scrupolosa disinfezione della parte, con consecutiva riposizioue e riadatta.mento dei piccoli frammenti nel miglior modo possibile e bendaggio gessato. Il riavviciuamento dei frammenti talvolta riesce cosa facilissima, ma non sempre è cosi, specialmente quando i frammenti non si possono bene dominare, sia. per la. loro picc:olezza, sia. perchè possono essere ricoperti da. superficie muscolare abbastanza. spessa. Se vi è frattura del canale nasale, occorre praticare un'accurata disinfezione del sacco lagrimale mediante la siringa di Anelio, nonchè delle fosse nasali: se vi è enfisema palpebrale, sarà opportuno eseguire un bendaggio compressivo, e proibire all'ammalato di soffiarsi il naso per parecchi giorni. Le fratture del bordo orbi~ario possono essere complicate con meningi te, tetano, flemmone dell'orbita., nevralgie orbitarie, anestesie limitate, disturbi visivi, strabismo paralitico ecc. Alle fratture del canale nasale può seguire spesso deviazione del canale, restringimento di esso, fistola lagrima.le ecc.

Frattura della parete superiore. Questa frattura si verifica. più spesso indirettamente per controcolpo, quando una frattura. della. volta cranica si propaghi alla base attravers.o l'osso frontale, che costituisce in massima parte la parete supe· riore dell'orbita: ovvero per colpi contundenti sul bordo orbitario superiore, seguiti da frattura del bordo, propagata alla pareta dell'orbita; può invece verificarsi direttamente quando uno strumento a punta qualsiasi, come un fioretto, una forcina. ecc., attraversi la palpebra, lasciando o no integro il bulbo, ed urti contro la volta. orbitaria.. In quasi tutti i casi riesce impossibile poter const&.tare de visn la lesione ossea: diffi<'ilmente vi è spostamento dei frammenti, soprattutto verso il bulbo: mentre invece essi possono essere spostati verso la massa. cerebrale se vi fu un urto diretto proveniente dall'esterllO. Esistono però altri sintom,i Ì1ripr)'l'tatiti, come l'ematoma orbitario con spostamento del bulbo in avanti èd in basso, il dolore vivissimo localizzatò in direzione della lesione ossea, perdita della coscienza, convulsioni, e finalmente i sintomi della lesione dei lobi anteriori, se questi furono feriti. Un sintomo interessante, il quale può essere talvolta di grande utilità, e l'ecchimosi sottocongiuntivale, poichè può ritenersi costante anche nelle limitate e lineari fenditure. La frattura della parete orbitaria superiore, si estende spesso alle pareti de/. {omme ottico. In questi casi, i frammenti ossei del canale


SUI TRAU:\!ATIS~!I OCGLARl

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possono provocare lacerazione o compressione d el nervo ottico con ambliopia quasi immediata, seguita in generale da cecità assoluta, per nevrite discendente ed atrofia della papilla. La progno.~ i di q nesta lesione è sempre gravissima, sia per la lesione in sè, sia per le compl~cazioni. Non si può in questi casi indicare un concetto te1·ape-utico assoluto. Se vi è lesione esterna, si praticherà sempre la piit scrupolosa d isinfezione, si proteggerà la ferita esterna e si seguirà attentamente l'insorgere di fenomeni consecutivi. Se dai sintomi cerebrali e dall'anamnesi si può dedurre che vi è spostamento di frammenti verso la massa cerebrale, si dovrà sempre tentarne la riduzione, come anche q uando essi esercitassero una compressione snl bulbo ovvero sugli elementi che attraversano la fessura sfenoidale. Se vi è lesione del bulbo, seguiremo le norme dette nei relativi ca pi toli. L'esito fìne.le sempre dubbio, "dipenderà non .solo dall'andamento d ella lesione in sè, ma dalle gravi complicazioni già accennate le quali, nel caso della frattura della parete superiore, sono sempre più temibili per la lesione quasi costante della fessura sfenoidale, e quindi dei nervi nasale, frontale, lagrimale, e più ancora dell'oculo-motore comune, dell'oculo- motore esterno e del patetico, che vi passano.

l 'ratture della parete estel'lla. Qnesta. parete nell11. sua parte anteriore è fatta a spese dell'osso malare, nella parte profonda. è fatta dalla grande ala dello sfenoide; perciò mentre può avverarsi abbastanza facilmente la frattura del bordo esterno, non è facile verificarsi la frattura di tutta la parete esterna, poichè non solo non vi è continuità ossea, ma anche perchs essa è protetta dalla massa · del muscolo crotafite, che occupa la fossa temporale. Può però talvolta avvenirA indirettamente in seguito a propagazione della frattura. dell'osso ma1a.re, avvenuta o per caduta o per colpi cont undenti. Come pure può esser provocata direttamente, se una punta d i un istrumento la colpisca dall'esterno dopo aver attraversati'. la fossa temporale, ovvero anche la colpisca dalla parte del bulbo; accidente molto più raro. Queste fratture come le altre, possono o non e ssere accompagnate da lesioni del bulbo. Le fratture dirette del malare possono presentare infossamento dei frammenti verso il bulbo con successivo spostamento di esso all'interno. Si riscontrerà pure esoftalmo se vi sarà ematoma per -emorra-


STUDIO SCIENTIFICO-PnA'rJCO

gia endorbitale. In genere non presentano molta gravità. Se invece vi è frattura della grande ala dello sfenoide, cioè della parte profonda della parete esterna dell'orbita, vi sarà quasi sempre diffusione della frattura alla base. La p1·ognosi quindi pur essendo se m p re riservata, sarà però meno grave che nelle fratture della volta, se la frattura è limitata alla parte esterna, mentre invece sarà sempre infausta se è lesa la parte profonda, e se vi è d iffusione alla base del cranio. Circa la cura, ricorderemo che dal lato esterno la cavità orbitale è accessibile chirurgicamente con relativa facilità, quindi qualunque att o opera.tivo esercitato sui frammenti, sarà sempre opportuno. Si potrà anche eseguire, se è necessario, una sutura metallica con esito quasi sempre favorevole, se non insorgono le comuni gravi complicazioni sempre possibili. In genere però, anche nei casi fortunati, è difficile evitare il consecuti\7 0 strabismo paralitico e talvolta l'enoftalmo.

Fratture della parete inferiore. Questa par.ete è costituita quasi nella sua totalità dal mascellare superiore, ed è sottilissima : solo al davanti in minima parte è fatta del malare, e questa porzione è più resistente. La frattura della parete inferiore si può riscontrare isolata, quando è propagata da una frattura del bordo orbitario inferiore, ma genera.lmente è quasi sempre accompagnata da g ravi lesioni delle altre ossa della faccia, prodotte d irettamen te da una. violenza che esplichi la sua azione su di esse, e quindi anche sulla parete inferiore dell'orbita: come potrebbe essere un grave urto da corpo contun· dente (grossa pietra, ecc.) che giunga contro il bordo inferiore dell'orbita; ovvero un colpo d'arma da fuoco, ch e leda questa regione sia dal davanti, sia lateralmente, sia dalla parte della bocca, come spesso avviene a scopo suicida. In tutti questi casi esistono gravi distruzioni ossee. Il mascellare superiore e la branca trasversa interna dal malare, nella maggior parte dei casi sono distrutte. L'antro d' Higmoro è aperto, e così può essere distrutta la parete inferiore d ell'orbita. Il bulbo è quasi sempre ferito più o meno gravemente, talvolta vnotato o asportato dal nolpo ste!';SO. In rari casi pttò rimanere illeso ed in sito, talvolta può abbassarsi nel seno mascellare, ovvero può essere spostato in avanti, se il proiettile si è arrestato nell'orbita. Nelle stranissime lesioni ohe accompagna.Il:o i tentativi di suicidio, soprat-


t!UI TRAUi\fATlS)tl OCl:LARI

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tutto con rivoltelle imperfette, si è avverato che la palla, specialmente se ba debole forza iniziale o anche per altre ragioni, dopo ave r leso il ma.scellare superiore, è penetrata. nell'orbita lasciando press.>chè regolare il bordo orbitario inferiore. La. prognosi sarà sempre grave, ma vi sono molti casi segui ti da guarigione, sempre però con grande deformità della parte. La chirurgia conservatrice in questi casi, quando non vi sono complicazioni craniche, ci offre largo campo di azione. È una regione nella quale si può svolgere ogni iniziativa chirurgica, e quasi sempre si riesce a. r iparare più o meno felicemente i gravi danni esistenti. Circa le possibili lesioni c,oncomitanti del bulbo, ci regoleremo come è detto nei cQ.pitoli relativi. Fra.ttur~ deiJa. parete interna.

Questa parete è fatta dal cor po dello sfenoide profondamente, poi in gran parte a spese dell'osso pla.num dell'etmoide, ed in avanti dall'osso unguis e dalla docci~~o lagrimale. Le fratture di questa parete sono più rare delle altre, e uon avvengono quasi mai indi1·etta· mente; ma in genere sono prodotte o da. una punta di strumento più o meno acuminato, o da una palla diretta o di rimbalzo, che feriscano direttamente la parete stessa. Si trova pure registr ato qualche caso nel quale lo strumento feritore ha. fratturato la. parete esterna ed egiunto nell'interna, o attraversando il bulbo, o girando nell'orbita. Questa frattura. è accompagnata da lesioni dell'etmoide, dell'unguil'l, delle ossa. nasali, del canale naso-lagrimale, non che da imponente epi· stassi, da enfisema immediato e diffuso a tutta la regione orbitaria, con consecutiva. protns~one in avanti del bulbo, se per caso è rimasto illeso. La progno8i è sempre molto riservata per le svariate complicazioui che possono accompagnare il traumatismo. E fra le più importanti t·icorderò le gravi lesioni del ·bulbo, la facile infezione del focolaio di fr attura per la. vicinanza delle fosse nasali e del sacco lagrimale, e finalmente la lesione dell'arteria e della vena oftalmica le, quali decorrono lungo la pn.rete interna dell'orbita., con consecutiva emorragia abbastanza sens ibile. Nella cura di questo genere di fratture si dovrà eseguire la disinfezion 9 del focolaio, anche più volte al giorno se del caso. Se vi sono molti piccoli frammenti è bene togliere quelli troppo mobili, per i quali si può supporre difficile la nutriziond: la necrosi di essi aumenterebbe la possibilità di ulteriori complicazioni. S i cercherà sempre di conservare il bul bo, ma se fosse gravemente leso, è opportuno eseguire subito l'exen teratio. Se vi è emorragia del -


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STODIO SOIE~TIFICO·PRATLCO

l'oftalmica, cosa frequente in questi casi per la ragione anatomica accennata, è bene assicurarne l'arresto mediante sottili pinze, ovvero annodandone il moncone: poichè molto difficilmente si può dominare con tamponi o mediante la. compre:>sione, la qnale inoltre riuscirebbe dannosa al bulbo, se è conservato. Gli esiti di questa lesione, quando il bulbo si può conservare, sono lo strabismo paralitico, la diplopia, la deviazione del canale naso-lagrimale, la fistola lagrima.le e finalmente gravi e svariate alterazioni delle fosse nasali. Le fratture delle pareti dell'orbita possono non essere limitate ad una sola, ma in casi gravissimi estese a piìt pm·eti. Allora i sintomi esaminati per la frattura di ciascuna, si troveranno riuniti, e la lesione acquisterà una gravità sempre maggiore, sia per sè stessa, sia per le complicanze. Qui appresso ho riuniti i diversi casi osservati nella Clinica, e l'esame di essi, sehbene esposti molto sinteticamente, credo riuscirà interessante e proficuo.

QUADRO 111. Contusioni e fratture dell'orbita.

1. V. B. di anni 30, da Maliano Alpi. Anamnesi.- Otto anni fa , mentre era soldato ad Abba Carima, per un colpo d'arma da fuoco alla gamba sinistra, cadde tramortito sul lato destro, e battè la regione laterale destra del capo. Subito dopo avverti anestesia di tutta la regione orbitaria destra, e diminuzione della vista dell'occhio corrispondente.

Queste alterazioni sono rimaste immutate tlno a due meSi prima di entrare in Clinica, quando incominciò iniezione della conp;iuntiva bulbare a destra, dolore diffuso a tutto il bulbo, poscia abrasione corneale centrale, seguita da vast& ulcerazione superficiale della cornea, ed iniezione pericheralica. Diagnosi. - O. D. Cheratite nevro- paralitica diffusa. Non e possibile illuminare il fondo. L'A. vede so)') il movimento della mano. Cura.- Oisi11fezione, instillazione di atropina, bagno caldo, applicazione di corrente elettrica; più tardi massaggio co11 pomata gialla. Esito. - L'ulcera si é riparata completamente, p!l'evia un'abbondante vascolarizzazione. Rimane una vasta macchia centt•ale, s uscettibile di ulteriore miglioramento. Esce dopo 34 giorni, per proseguire la cura io famiglia. 2. N. O. di anni 5, da Torino. Anamnesi.- Sembra abbia battuto l'O. S. cadendo giorni sono per terra. Diagnosi. - Abras ione superficiale della cute palpebrale superiore. Edema palpebrale con lieve esoftalmo in O. S. Diplopia. Il bulbo ben poco si riduce


SUI TRAU)l ANISMI OCULARI

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alla pressione. Probabile versamento sunguigoo nel cellulare dell'o1·bila , per contusione dell'orbita. Cura . - Impacco al sublimelo, fasciatura. Esito. - Esce dopo 3 giorni mollo migliorato in lulli i sintomi.- Proseguira la cura, arnbulatoriarnente. 3. D. B. di anni 13, da Torino, vetraio. Anamnesi. - Fu colpito all'O . S. da un ~rosso (.lezzo di ferro, circa un mese fa . .Segui vasta ecchimosi palpebrale e sottocoogiUntivale, non ancora per fellamentescornparsa. Fu disinfettato e fasciato. Dopo 7 g iorni, loltagli la fasciatura, si accor se allora di veder doppio, e perciò ve:me in Clinica. Diagnosi. -O. S. Diplopia per paresi del retto es terno e del re tto inferior e, consecutiva a contusione dell'orbita. Vis us e fondo normale. Cu ra. - Somlllinistrazione di ioJuro di potass:o inte rnamente. Applicazioni di corrente elettrica. t:sìto. - Esce dopo 12 gior11i con la diplopia scomparsa , rimane ancora traccia dell'ecchimosi sotto -congiuntivale. P1·esenta snella lie ve aster~op1 a. 4. M. L. di anni 53, da Varmo, fo1·naio. Anamnesi.- Sei anni fa cadde producendosi frattura ùel margine orbi!ale superiore esterno in O. S. Da 8 mesi si é accorto di una protuberanz8 alla te~ta del sopracciglio sinis tro. Es~a è andala man rnapo crescendo, ve:-so la volta de ll'orbita. Si é manife stata anche cefa lea ricorrente. Diagnosi. - Mucocele del seno frontale di sinistra. Cnra.- Aperlur·a del seno fi'Ontale sinis tro, eseguila al disopra dell'an golo interno. Si riscontra vasta raccoll.8 purulenta, che viene vuotata, ed é raschiata luua la cavilà del seno. La raccolta non é comunicante col seno desti'O. E,ito. - Dopo 21> J.(iorni di CUI' & r imane un seno fi stoloso profondo circa un centimetro e mezzo; l'apertura di esso é lar:za, e si vedono profondamente le granula -zioni che g radatame nte vanno riempiendo lo. Verso l'mterno però notesi una limitata scabrezza ossea. - Domanda di uscire e frequentare giornalmente l'ambulatorio, fino ella completa guarig ione. 5. B . S. di anni 13 da Lena, scolaro. Anamnesi. - Un giol'llo prima di entrare in Clinica, fu ferilo accide :1talmente, da uno sconosciuto, con un pezzo di legno. Diagnosi.- Contus ione di tutta la regione oculare s inistl'a, specialmente del bordo superiore, che é dolenlissimo alla pressione. Le palpebre sono ecchimotiche ed edematose. Verso l'angolo interno de Ila palpebra s upe1·iore s i nota un'abrasione cutanea che si approfonda fino al derma; bulbo integro. Cu ra. - La,·ajlgi antisettici e bendagg io. Esito. - Esce JZuarito dopo 5 g iorni, con ecchimos i sotto cutanea non perfellamente riassorbita. Edema scomparso. Visus nor male. G. M. G. tli anni 50, da Tor ino, meccanico. Anamnesi. - E' stato colpito da un ~rosso pezzo di ferro, in coi'I'isponrlenza del marg ine orbitale inferiore destt·o. Viva dolorabilité ella pr essione del bordo orbitario inferiore. Non si percepi~ce spostamento di frammen ti. Il bulbo non è spor gente, per ò è molto dolente se compresso de nt1·o l'orbita.


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STUDIO SOIENTIFICO· PRATICO

Diagnosi. - Ferita lacero-contusa a lutto spessore del mar gine or·bitale inferiore, d~lla lunghezza di 1 cm. e profonda fino all"osso. Ecchimosi congiunti vele. In O. O. f!rosse opacita punliformi equeteriali del cristallino, di eoLica de te. Cura. - Disi nfezione, sutura, benda!!gio. Esito. -Esce guarito dopo 12 giorni, senza complicazioni di sor·la. F onùo normale. i. B. T. di anni 3i, da Grugliasco, contadina. Anamnesi. - Cir·ca 15 grorni fa, fu cc,lpita all'O. S. ver!<O !"angolo interno da un col po di navella, m entre lavorava al teh1io, e fu cur·ata dal m edico condallo. Il bordo orbrlario superiore interno è molto in~rO!\Sato, dolente alla pre!l!<ione. Accusa disturbi visivi comparsi circa IO A"iorni dopo il trauma. Diagno~i. O. S. Conlusi on<~ del bordo superiore interno dell'orbita, con periostite iu allo. Diplopia e paralisi tt•aumat;ca del retto inf,·riore. Cu ,.a. - Disinfezione locale, applicazioni elettridre, fasciatu ra, iodur·o dr po· t8!<!<iu inleroHmente. Esito.- Esce guarila dopo 28 giorni. La diplopia è scornpAr·sa. L e si con. sig-lia di pt•oseguira la cura iodica. 8. P. E. di anni 8, da Torino. Anamnesi.- 22 ~iorni or· sono, fu colpito accidentalmente da un suo compagno, colla punla di flo Ll'idente, nella r'el!ione interna del sop1·aciglio destro, do\'e e!'iste una piccola cicatrice ii'J•egolar·c aderente.. Non ebbe fenornen! cerebr ali, però avvertiva dolori v1vissimi in corrispondenza del la parete superi or·e deJrorbita, che a poco a poco sono t.l1111inuiti. 11 bulbo fu per 'Jualche giorno ~porgeute e prest!ntava intensa ecchimosi sollocongiuntivale. L'acutezza visiva é andata a poco a poco sempre piu diminuendo. Non vi è per cezione luminosa. Diagnosi. - O. D. Amaut•osi traumatica. l movimenti del bulbo sono limitati nll'interno eJ io alto, per strabismo paralitico. La pupilla ò midriolica ed immubrlo. Papilla pallida Contusione della parete superiol'e dell'or bita, d1ffusa al forarne ottico. Cura. - l odui'O polasi ico internamente, frizioni di pomata mer·curiale sulla rronle, iniezioni sotlocongiunlivali di stricn in a. Esito. - E~re dopo 10 giorni, perché il pad1•e si rifiuta di far proseguire la cura al r agazzo, contrariamente ai consigli datigli. Condizioni immutate. 9. M. G. di anni G2, do T or ino, oper·aio. . Anamnesi. - Due giorni fa cadde accidenlalmenle, ed urlò col capo contro uno colonna. niaa,to.~i. - Escor iazione della cute dt~l zigomo si nislt·o. Contusione del bordo orbita rio infel'ior e con ecchi mosi palpebra! e e congiuutival e. Bulbo illeso. Cetra. - Medicazione anli!'eLLica, bendaggio. J:,'silo. - Esce guarilo dopo 5 giorni. 10 F. A. di anni 29, da Pontedecimo, meccanico. Anamnesi. - ~fentre lavorava è stato colpilo in O. S. da uno str umento del mestiere.


SUI TRAUMATISMf OCULARI

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DiQ(Jnosi. - O. S. Con~usione del b'lr·do orbita rio s uperiore . Ecchimosi di tutta la regione orbita l'il\ sinistra e delle palpebre corr·ispondenti. Vivo dolore in cotTis pondenza del sopr!lcciglio s inistro, che é tumido. Non vi é esoftalmo, nè si provoca dolore comprime ndo il bulbo dentro l'orbita. Cura . - Lavaggi antisettici, bei:uial!gìo. Esito. - Esce guarito dopo 9 ~iorni. Rima ne soltanto una traccia de !l'ecchimosi. Nessun disturbo visivo. 11. S. V. di anni 16, da T orino, fale lo'(name. . Anamnesi - Ha ricevuto un colpo sull'O. D. con un pezzo di le:zno. Diaç nosi. - O. D. Perios tite traumatica del bordo orbitario superior·e, con lieve l'erita cutanea già cicatrizzala. Ecchimosi ptJipebrAle . Cura. -Lavatura antisettica, impacco di sublimato. Esito. - Guarigione dopo 4 giorni. 12. G. A. di armi 57, da Torino, manovale ferr.:>viario. Anamnesi. - Ha ricevuto un pugno sull'occhio sinistr·o. Diagnosi. -Presenta edema diffuso di ambedue le palpebre 11 sinis tra, con ecchimosi dell'anflolo interno palpebrale ~>ioistro e della r·adice del naso. La palpebra superiore sinistra pres.e nta inoltre enfisema, c he aumenta coll'esperimento del Valsalva; per frattura dell'unguis. In corrispontlenza della radice del naso si per cepisM un senso di crepitio osseo, per· fratturu delle ossa della radice nasale. All'esame del fondo notas i in O. D. vasta emorragia re linica a forma irregolare, in ba..so ed all'interno della papilla. Verso la periferia del rondo esistono altr e piccole chiazze emorragiche, n on s i vedono tr·acce di rottura d ella coroide. O. D. Edema palpebrale diffuso, per la lesione della radice del naso. Cura. -Disinfezione, atropina, ba~no caiJo, fasciatur·a lievemente compres· ~i1•a. iniezioni sotwcongiuntivali di solfuto di soda. Si proibisce all'ammalato di fare sforzi e di sofflar•si il nnso. Esrto. - E sce dopo 16 giorni, comple tamente g uarito dell'enflsema, dell'edema e dell'ecchimosi. Le emorragie sono però fjuasi stazionarie. Visus mo to ridotto. L 'individuo non vuoi restare più in cura. 13. P. P. A. d'anni 31, da Mantova, benestante. Anamnesi. -~el 1900, in se~uito a g rave caduta dalla bicicletta, riportò commozione cerebr·ale, alla·fjuale seguirono fr·equenti ed intense cefa lee; ed in ambedue gli occhi, diminuzione del visus, che é andala sem pre più aum~ ntando. L'A. non ebbe mai sifllid~ : ed ha due bambini sani e robusti. Ciò 110'1 ostante è s tato sotto posto od energica cur·a antisifìlitica e ad iniezioni sottocutanee -di str icnina alle tempie. Atlualmente é a ssolutamente cieco. Diagnosi. - 00. Atrofia delle papille per nevr ite ottica discendente, consecutiva o alla commozione cel'ebrale, o ad alterazione ossea dei forami ottici, insorte in seguito alli\ caduta. Cura.- Iniezioni sottocongiuntivali di stricnina, applicazioni giornaliere di corrente elettrica costante, e galvanizzazione bilaterale del simpatico cervicale. Cura iodica internamente. Esito. - Le pupille che erano perfeltament.e inerti, cominciano a risentire l'azione dello stimolo luminoso. Jl . turgo re di vasi venosi retioicl é diminuito.


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STUD10 SCIENTlFICO-PRATIGO

L'ammalalo esce per ragioni di fami glia. Si prescrive la continuazione della galvanizzazione del simpatico cervicale, le sommioistrazioni di ioduro a forli dosi, e le iniezioni di slricnine. 14. B. L. di anni 26, da Torino, manovale. An(Zmnesi. - Fu ferito due mes i fa sul capo, da un grosso frammento di fer·r o , elle determinò frattur11 della volla cranica, in prossimité. della regione mediana. Ricover·ato all'ospedale Mauriziano, fu operato di estrazione di sche~­ gie ossee. Diagnosi. - Attualmente presenta presso il margine pos teriore dell'osso frontale, una cicatrice trasversa irregolare della lung hezza di circa 5 cm. L'osso sottostanle presenta un I}Olevole infossamento. l 'A. accusa g rave dimi· nuzione del visus in O. O. insorta dopo il trauma. Le papille sono suffuse e pallide. Nevrite otlica bilate rale consecutiva a frattura della volta, C•lmpli· cat11 a pr obabile frattura dei forami ollict. L' O. S. é dolente alla pr P.ssione. Cura - L'individuo non vien sottopos to ad alcuna cura, perché è stato inviato solo per la constatazione delle alterazioni bulbari. 15. C. G. di anni 45, da Va!fttrner·o, ferroviere. A namnesi.- Fu colpito dura nte il lavoro con un pezzo di ferro in O. S. Diagnosi. - Fe1·ita lacero-contusa superficiale nelrang'o lo interno della palpebra superiore, con ecchimosi palpebrale e congiuolivale. Enfisema orbitale da probabile frattura della lamina pa pirt~cea dell'etmoide. Es~o aumenta col soffiare del naso . Lieve esoftalmo. Cura. - Disinfezione, sutura della ferita, lavaggio del sacco lag rimate e delle fosse nasali. Esito. - Cicatrice normale. Scompaiono l'ecchimosi e l'enfisema. Bulbo perfe ttamente normale. E sce dopo 13 giorni. Gli si o;oasiglia di a stenersi per :.rn mese dal lavoro.

16. - G. G. B. di anni 53, da Lao sl ebour~, agricoltore. Anamnesi. - 20 gior ni fa, mentr·e avvolgeva una corda ad un chiodp infisso al muro, il chiodo si staccò e venne a battere fortetnente sollo l'angolo inleruo dell'O. S. dove esiste una cicatl·ice. Subito l'A. notò riduzione di vista . Ha ft~lto finora fomenti ed instillazione di colliri, consi gliati dal medico locale. Diagnosi. - O. S. A lrofia del nervo ollir.o consecutiva a probabil'3 frallura della parete superior~ dell'or·bita. Non esiste percezione di luce. Lieve esoftalmo. Preesisteute opa«amento centrale del cristallino io O. O. Paralisi incompleta 20

dell'oculo- motore comune. O . D. V =50.

Cura.- IoJuro polassico inlernàmente. N. 35 iniezioni sotloconb'iuntivali di slricnina, di 2 milligrammi ciascuna. Due ventose alla tempia . E sito. ;essun migliorameuto dopo 40 giorni. L'individuo domanda di uscire. Gli s i consiglia di pr o~eguire la cur·a del ioduro e le frizioni con pomata mercuriale sulla fronte. 11.- G. M. di anni 50, da Alpignano, contadino.

A namnesi. - Urtò violentemente col sopr·acciglio destr·o contro lo spigolo di un muro. Ne segui frattura del borJo orbitario superiore, con a per tu ra èel seno frontale.


SOl T R AUllAT l SMI OCULARI

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Diagnosi. - O. D. Ascesso del c;eno ft·ontale. Diffusa tumefazione del pa vim ento superiore dell'orbita. Comprimendo sulla tumefazione, si provocano do· !ori vivissimi ed insistendo con la pressione, si ha fuoriuscita di pus dall'apt1r· tura del seno, ed anche dalla narice destra . Cura.- Ampia apertura ossea del seno, svuolamenlo e raschiamento di e sso; nei primi ~io1·ni drenaggio, poscia zaffamento. Esito. -L'ammalalo vuole uscire volonlariamenle dopo 20 giorni. Non vi ha più s~rezione purulenla, nè dal seno, nè dal naso. La ca vita e tulla ricolma, però la ferila non è completamente cicah·izzala. 18 N. T. di anni 9, d a Torino. Anamnesi. - Si é ferita all'O. D. battendo "contr o un sasso, in se~Zuilo

a caduta per terra. La bambina avverte vivo dolore alla pressione, in corl·ispondP.nza della regione mediana del bordo orbitale superiore. L'occhio è un po' sporgente. Diaanosi.- O. D. P1·obabile frattura della parele'superiore dell' ot·bita, con limitato versamento sa ngui~no intraorbitale. Riduzione sempre crescente dell'acutezza visiva. Bulbo integro esternamente. Fer1ta lacero-contusa della guancia destra, poco al di~ollo della palpebra infet•iOJ•e. Cttra. - Disinfezione e sutura della ferila cutanea, che cicatt•izza per !!econda intenzione. Fasciatura lievemente compressiva del bulbo. Qualche iniezione di stricnina. Esito. - In O. D. insorge nevrile ottira . con grave riduzione del potere visivo. l genitori portano via l'ammalala dopo circa 30 giorni di cura, senza grande miglioria da parte del visus. Si consiglia di proseguire la cura.

Ferite dell'orbita con lesione dei muscoli estrinseci, ueni, e n si dell'orbita. Queste ferite possono avvenire per colpi di strumenti più o meno a punta., i quali strisciando intorno al bulbo penetrino nell'orbita senza ledere la parete del bulbo. Essi possono penetrare nell'orbita attraversando o no le palpebre, od a nche leden do il bordo orbitario. Queste ferite sono svariate per la forma., l'estensione, la profondità, e per le lesioni dei muscoli estrinseci e dei nervi del bulbo che le accompagnano. Il loro studio è perciò del m assimo interesse, e noi cercheJemo di riassumere nel modo pi ù conciso la svariata serie di alterazioni che le accompagnan o. Se il cor po feritor e trasporta con sè dei germi infettivi, essi trovano un terreno adattatissimo al loro sviluppo nel cellulare dell'or· bita., originando rapidamente il flemmone retrobulbare caratterizzato da esoftalmo, da nn senso di pulsazione nell'orbita percepito subbiettivamente dall'individuo, da edema pa.lpebrale, da. chemosi congiuntivale, da. senso di fluttuazione profonda.


STG'DIO SCIENTIFICO-PRATICO

In questi cas1 e necessario aprire largamente la cavità orbitaria neJla parte più declive o in corrispondenza del punto iniziale della raccolt.a purulenta, cercando di rispettare per quanto è possibile i muscoli, i vasi, i nervi. Per ciò fare, dopo eseguita l'apertura esterna, si può entrare con u-uo strumento ottuso e con esso allargare internamente la ferita per far comunicare coll'esterno tutta la raccolta: poscia si esegue un abbondante lavaggio, usando soluzioni antisettiche non molto forti, e drenaggio consecutivo. In questi casi così trattati la conservazione del bulbo è sicura, però possono residuare delia vicatrici retratte fra i diversi tessuti dell'orbita che hanno partecipato all'infezione, ed allora ne residua paralisi nei movimenti del bulbo e talvolta enoftalmo più o meno grave. Se invece nella ferita non penetrano ge1·mi infettivi, possiamo aver lesione del solo cellu,la1·e orbitale, dei vasi .sanguigni, dei rnu.~coli est?·in.yeci (lell'occhio, dei nervi che si espandono su di esso, e finalmente del 1W"vo ottico. È un caso molto raro che una ferita penetrante nell'orbita si limiti alla lesione clel solo cellnlare senza ledere muscoli, nervi o vasi importanti: tuttavia può avvenire in colpi di sottile arma da punta, come un fioretto, una penna ecc. In questi casi fortunati basta un'accurata disinfezione della ferita, e la cicatrizzazione avverrà senza il minimo disturbo residuale. La t·ecisione di ww dei nw,scoli est1·in.seci dell'occhio può avvenire s pecia.lm13ute se la. ferita è piuttosto larga e fu prodotta da strumento molto tagliente. Essa provoca dei disturbi che occo1Te partitamente esami nare. In qualunque punto avvenga la recisione di un muscolo, i suoi capi si re traggono con consecutiva prevalenza dell'azione del muscolo anta.gonista. I sintomi di questa lesione sono: paralisi traumatica del muscolo reciso, strabismo, diplopia. Per poter diagnosticare subito la lesione di U:no dei muscoli estrin seci dell'occhio basterà ricordare la funzione isolata di essi cioè che: il1·etto snperia1·e è elevatore, lieve ruotatore in dentro, addu.ttore; i11·etto inferiore è abbassatore, ruotator e in fuori, adduttore; il retto interno è adduttore; il 'retto e.~terno è abduttore; il piccolo obbliqtw o inferiore è elevatore, ruotatore in fuori, abduttore; il g1·ande obliqtw o superiore è abbassatore, ruotatore in dentro, abduttore, e quindi lo schema. seguente: muscoli elet:ato?·i - retto superiore e obliquo superiore;


SUI TRAUlUTIS:III OCULARI

muscoli abbassatori -retto inferiore e obliquo inferiore; muscoli abduttori- obliquo superiore, inferiore, retto esterno; muscoli adduttori - retto superiore, retto interno, retto inferiore. E cosi della mancanza di una o più di queste funzioni , e dalla posizione, direzione ed estensione della ferita, si dedurrà. la lesione di uno o più muscoli estrinseci dell'occhio. La prognof!i in queste lesioni è favorevole per l'occhio ma non sempre per il ripristinamento della funzione muscolare, poichè dopo la. r ecisione del muscolo si può tentare la sutura dei monconi, ma la ricerca di eRsi riesce laboriosissima per la retra.zione dei monconi, ed il risultato non è sempre soddisfacente per l_e aderenze che il moncone r eciso può subito contrarre con i tessuti vicini. In ogni modo l'avanzamento del moncone reciso si deve sempre tentare: e se il risultato non sarà. soddisfacente si compenserà. con la tenotomia del muscolo antagonista. Giovano in secondo tempo le applicazioni di corrente elettrica. Le ferite dei nervi dell'orbita sono ancora più rare di quelle isolate dei muscoli dell'orbita. In genere la recisione di un nervo non è mai isolata, ma sempre accompagnata da ferite di altri tessuti dell'orbita. Esse possono esser prodotte sia. da strumenti da punta. o da taglio ehe penetrino nell'orbita, sia da scheggia ossee taglienti. Però non è facile diagnosticare se la lesione è limitata solo a.d. un nervo o è accompagnata. a quella di uno o più muscoli. Per poter fare una diagnosi abbastanza esatta in questi casi è necess&rio tener presenti i seguenti dati anatomici schematici, che per la loro importanza credo necessario riunire sinteticamente. Oltre il nervo ottico (II• paio), penetrano nell'orbita i seguenti nerv1: l" l'oculo motore comune che è il più importante e voluminoso dei nervi motori dell'occhio. Si distribuisce a tutti i muscoli dell'orbita, tranue che al retto esterno ed al grande obliquo. Esso all'entrata nell'orbita si divide in due branche: la. branca 8lt· peri01·e innerva il rmUJcolo retto superio1·e ·e finisce con un filamento nell'elevatore della palpebra superiore; la branca in(e1·iore dà. un ramo al retto interno, uno al retto inferiore e l'altro più lungo al piccolo obliquo. Questo nervo può esser leso o direttamente nella fessura sfeno-sfenoidale alla. sua entrata. nell'orbita., ovvero con maggiore probabilità. nelle ferite della. regione superiore, interna ed inferiore dell'orbita.. l

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Glorno.lc mtcllco.


STUDIO SCIENTIFICO·P.B.ATICO

2° il patetico (IVD paio) che è anche nervo di moto ed è- destinato al solo muscolo grande obliquo, quindi può esser leso nelle ferite dell'angolo superiore interno dell'orbita; 3° il nervo oculo motore estenw che è esclusivamente motore ed innerva il solo muscolo retto esterno, quindi le ferite molto ristrette e limitate alla regione esterna dell'orbita possono lederlo isolatamente. 4" il nervo oftalmico che è la prima branca del trigemino evo paio) e che si origina dalla parte interna del ganglio di Gasser, giunge nell'orbita insieme agli altri attrav~rso la fessura sfenoidale si divide in tre branche terminali: una i?~terna o nervo ?la.çale, una. esterna o nervo lagrimale, una. media o nervo f1·ontale. a) Il ne1·vo na.~ale o na.~o-cilia1·e si porta verso la parte interna della cavità orbitale; esso' fornisce i nervi cilia1·i lttnglti (tre o quattro rami), i quali raggiungono il gmppJdei nervi ciliari proveniAnti dal ganglio oftalmico. Q~:esto nervo può esser ferito nelle lesioni deDa parte interna dell'orbita. b) Il nervo frontale decorre lungo la parete superiore dell'orbita e termina col nervo {1·ontale e.~terno o nervo sopra-01·bitale attraverso il foro sopraorbitale, e col frontale interno che esce dall'orbita fra frontale esterno e puleggia del grande obliquo: quindi può esser leso nelle ferite o traumatisnìi ·della regione superiore dell'orbita. c) Il nervo lagrimale riveste la parete esterna dell'orbita. e si dirige verso la ghiandola. lagrimale, costeggiando il muscolo retto esterno e finisce coi rami lagrimali e palpebrali. Le sue lesioni si accompagnano ai trauma.tismi della. regione esterna dell'orbita. Il nervo ottico è il nervo della visione; esso riunisce il globo oculare al chiasma ottico ed attraversa. per un buon tratto l'orbita., nella quale penetra attraverso il forarne ottico. Esso può esser leso in tutte le ferite penetranti nell'orbita o>vero dai bordi taglienti di scheggie ossee, p rincipalmente nelle fratture della parete superiore dell'orbita. Per tutto quanto riguarda le lesioni traumatiche del nervo ottico diremo nel relativo capitolo. Al lato esterno del nervo ottico, addossato ad esso ed in corrispondenza dell'unione del terzo posteriore coi due terzi anteriori, trovasi il ganglio oftalmico il quale ha una radice motoria proveniente dall'oculo motore comune, un~· radice 11ensitiva proveniente dal trigemino e più esattamente dal nervo nasale, ed una radice tro(ica proveniente dal simpatico. Dal ganglio oftalmico si originano 8 o 10 filamenti che costituiscono i nervi ciliari co1·ti, i quali riuniti ai 3 o 4 rami dei 71€1Ti cilia1·i lttnglli pro-

e


SUi TRAUMAT ISMI OCULARI

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venienti dal nervo nasale, si spandono sul globo oculare, decorrendo fra la sclera e la coroide, e finiscono alla faccia esterna del -muscolo cilim·e. Le lesioni dei nervi ciliari sono di somma. import~m:a, poichè· pare influiscano seriamente sulla. vita del bulbo. Dopo aver accennato così brevemente ai nervi dell'orbita appare chiaro che la lesione di ciascuno di essi provoca alterazioni più o meno profonde dei muscoli o delle parti alle quali essi sono destinati. Però le ferite dei nervi dell'orbita non sono quasi mai semplici od isolate. Esse sono complesse, accompagnate ad altre lesioni di parti viciniori; in ogni modo al medico pratico, seguendo i dati anatomici suaccennat i, non riuscirà. difficile differenziare i sintomi che appartengono ad una, piuttosto che ad un'altra lesione. In tutti questi casi è necessario un esame accurato, dettagliato di tutti i sintomi che si riscontrano. La prognosi delle lesioni dei nervi dell'orbita è sempre dubbia, non potendosi ricorrere con sicurezza di esito alla sutura dei monconi, sia per la loro sottigliezza, sia per la difficoltà di rintracciarli. I disturbi della motilità. nel tagl io dei n~rvi e dei muscoli sono q uasi sempre permanenti, sebbene siano descritti dei casi di ferite abbastanza ampie dell'orbita, nelle quali ~ertamente si doveva ammettere la reoisione di qualche filamento nervoso, eppure seguite da guarigione perfetta. La c ura si limiterà alla disinfezione accurata della ferita, e poscia attendere sorvegliando i diversi sintomi che possono insorgere. È sempre necessario assicurarsi coll'accurato esame anamnestico, od osservando possibilmeute la punta del corpo feritore, se è rimasto nell'orbita un corpo estraneo, poichè in questo caso, come or ora vedremo, occorre estrarlo e disinfettare profondamente la ferita. Le complicazioni che possono accompagnare tutte le ferite dell'orbita sono il flemmone dell'orbita, la meningite settica, le ferite dirette della m.assa. cer ebrale, l'eresipela, l'emorragia endorbitale. I vasi importanti dell'orbita sono l' m·teria e la vena oftalmica ed a.mbPdue decorrono quasi addossati alla parete int~rna dell'orbita. Dall'arteria oftalmica partono 13 piccoli rami dei quali q ualcuno va alla retina, altri ai muscoli, altri alla gianduia lagrimale, ecc. La lesione isolata di tutti questi piccoli rami non ha importanza, e basta la semplice compressione per dominarla; non succede cosi invece se è lesa l'arteria oftalmica profondamente nell'orbita, o contro la parete interna di essa, dove ha ancora un discreto calibro. La recisione di questo vaso o di altro di una certa importanza, provoca subito una emorragia che invade tutto il cellulare dell'orbita,


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STliDl O SClENTIFICO·PRATI CO

penetra nello spazio tenoniano e giunge fino al tessuto sottocongiuntivale. Questa emorragia retrobulbare presenta gli stessi sintomi, decorso ed in genere richiede le stesse indicazioni tet·apeutiche della emor-

ragia retrohulbare, che abbiamo esaminato nelle contusioni e frattur& dell'orbita; possono però queste a.s sumere una forma piu grave ed allora si dovrà tentare di afferrare con una sottile pinza il vaso eh& si ritiene ferito. L'emostasi& con questo me:~<zo, quando si può eseguire, è sempre preferibile alla compressione, poichè da questa il bulbo integro n& risente certamente svantaggio. Inoltre la chiusura del vaso con la. pinza, assicura dell'esito.

Corpi estranei nell'orbita. I corpi estranei che possono giungere nell'orbita., senza ledere il bulbo: sono svariatissimi per la forma, per le dimensioni, per la natura, come p. es., schegge di metallo, di silice, di vetro, di legno, ecc. e vi giungono generalmente attraverso i fornici congiuntivali, piu spess0 dall'angolo interno, talvolta anche attraverso le palpebre. Anzi ricorderò che talvolta il meccanismo di penetrazione è stato così strano, che dai sintomi successivi alla lesione si è fatta diagnosi, e poscia constatato la pr~senza di un corpo estraneo nell' orbita~ mentre l'ammalato raccontava di aver avvertito solo nn trauma. sull'cc· chio, ma senza accorgersi menomamente della penetrazione del corpo estraneo nell'orbita. I sintomi che accompagnano questi traumatismi sono vari. Talvolta un corpo estraneo specialmente se piccolo e ' non infetto, (e se ne registrano molti oasi), può penetrare nell'orbita senza ledere nè muscoli, nènervi, nè vasi importanti; incistarsi nel cellulare dell'orbita. e rimanervi_ per molto tempo senza determinare sint{)mi subbiettivi od obbiettivi,. e perciò passare inosservato. Spesso è difficile anche constatare il punto d'entrata, poichè i m!l.r· gini della ferita congiuntivale possono riavvicinarsi subito e non lasciare traccia evidente della lesione. Vi sono registrati molti casi di grossi corpi estranei penetrati nell'orbita senza provocare gravi sintomi, e ciò quando essi si annidano nella loggia posteriore dell'orbita,. la quale misura circa 2 centimetri di profondità. Nei casi piu comuni ~i può avere una serie svariata di fenomeni, dalla moderata reazione locale, alla paralisi di un muscolo, alle ne· vralgie ostinate, al flemmone· dell'orbita., non che disturbi visivi~


SUl TRAUMATlS~U OCULARI

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esoftalmo, limitazione dei movimenti del bulbo, compressione del nervo ottico, alterazioni ratinicha: però la alterazioni del fondo insorgono dopo qualche giorno dalla panatrazione del corpo estraneo, e non immediata.men te. Ìn tutti questi casi s'impone il concetto cu1·ativo della ricerca ed estrazione del corpo estraneo; altrimenti la vita dal bulbo può esser seriamente danneggiata. L'introduzione di uno spacillo potrebbe fornire dati preziosi, ma bisogna. essere molto cauti, poichè potrebbe anche riuscir di danno, e quindi è da ricon·ervi solo in casi eccezionali. E qui è necessario ricordare che in casi di questo genere, è di somma importanza accertarsi della natuJ'a del corpo estraneo, a ciò sia . per la prognosi, sia per la cura. Di fatti si Fia che le schegge di rame e più ancora quelle di ferro non solo producono delle irritazioni meccaniche, ma possono originare delle reazioni chimiche molto irritanti, mentre pare che gli altri metalli non provochino reazioni chimiche, ma solo irritazioni meccaniche. Cosi i pallini da caccia penetrati e rimasti nel cellulare dell'orbita, senza lesioni di parti i m portanti, spesso si in ci stano senza provocare disturbi çonsecutivi. P erò ·non sempre l'anamnessi ci fornisce dati sicuri per stabilire la natura e l'esistenza del corpo estraneo nell'orbita. In questi casi b~sogna ricorrere a speciali mezzi, che rapidamente esamineremo. Di questi taluni servono solo per la diagnosi, altri per la diagnosi e per l'estrazione di alcuni dei corpi stessi. Un primo istrumento è il Sideroscopio di Asmus che serve a determinare la. presenza nell'orbita di un corpo estraneo di ·acciaio o di (erro. Questo apparecchio· consiste in un ago magnetico sensibilissimo, sospeso ad un sottile filo e montato in modo che se vi si avvicina un occhio contenente un corpo estraneo metallico, le sue oscillazioni anche minime, possono esser viste a mezzo di un cannocchiale posto di rimpetto all'apparecchio. Con ta.le istrumento si può in certo modo determinare anche la posizione del corpo estraneo, perchè quanto più esso è vicino all'ago, tanto più forti saranno le oscillazioni di questo. Credo opportuno ricordare che usando quest'apparec<:hio, uè l'ammalato nè il medico il quale dispone il paziente vicino all'istrumeuto, devono avere dei metalli sulla loro persona, poichè l'ago resterebbe infinenzato da essi e farebbe delle grandi oscillazioni, non dovute certamente al corpo estraneo. Altro mezzo per diagnosticare l'esistenza e la. posizione di un corpo estr aneo metallico nell' interno del bulbo, sono i mggi Rontgen. Si deYe


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STCDIO SCIE..';'CIFlCO-PRATICù

a ~fackenzie Davidson la pratica applicazione di questi raggi per ottenere, con una relativa precisione, la localizzazione di un corpo estraneo metallico nell'orbita e nel bulbo. L'ammalato è posto seduto, col capo fissato in un reggi-testa in modo da restare immobile, con Io sgnudo diretto in avanti ad un punto fì.sso previamente stabilito, in modo che l'asse visivo sia parallelo ad un filo orizzontale teso in una finestra. laterale del reggi-testa. Al di sotto della palpebra inferiore si fi~sa verticalmente con una listerella. di cerotto un sottile e corto filo di piombo, in modo che la sua estremità superiore corrisponda al centro o al bordo della cornea. Disposto cosi l'ammalato sì eseguono due fotografie della regìone orbitale, una presa dal lato temporale, l'altra. dal lato frontale. Queste due fotografie determineranno due differenti posizioni del corpo estraneo, r elativamente all'indice di piombo fissato nella palpebra inferiore: e dall'esame di esse, riescirà facile determinarne con molta. approssimazione la posizione del corpo estraneo. Con queste due fotografie si può anche ottenere nn rilievo stereoscopico del corpo estraneo, se esse sono guardate in un apposito stereoscopio ideato dal Mackenzie Davidson. L'elettro-calamita-gigante di Haab, è un altro mezzo che serve principalmente ad estrarrei corpi estranei metallici penetrati nell'interno del bulbo, come vedremo più. tardi; però ossa può esser~ adoperata in certi casi, anche per i corpi estranei metallici penetrati nell'orbita. Inoltre questo mezzo serve anche come mezzo diagnostico, perchè se il corpo estraneo esiste, esso viene quasi sicuramente smosso dall'azione della potente calamita, e questi movimenti provocano dolore all'ammalato. Quest'apparecchio è un vero rocchetto gigante, fisso sopra un solido piedistallo; quello della Clinica di Torino ha le seguenti dimensioni: lunghezza fra le due punte della calamita centimetri 64; circonferenza del rocchetto centimetri 68. Questa calamita. di straordinaria potenza è attivata dalla corrente stradale. Quando si vuole usare, si mette l'ammalato. seduto davanti ad una delle sue punte e !'.operatore, a seconda la posizione della ferita fatta dal corpo estraneo penetrato, con la testa del paziente fra le sue mani, mantenendo con le dita, aperte o chiuse le palpebre, a seconda il caso, dirige il bulbo in modo che la ferita corrisponda alla punta della calamita. Allora nn assist.ente, movendo un pedale che è posto al di sotto del sostegno della calamita, lascerà passar la corrente a tratti, per la durata di pochi secondi. Ogni volta che la corrente passa, se il corpo estraneo metallico è nel· l'orbita, e se può essere influenzato dalla corrente, sarà spostato e pro-


SUI TRAUMATISMI OCU LARI

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vocherà dei dolori all'ammalato. In seguito a successivi passaggi di corrente, il corpo estraneo può anche riprender la vi a di entrata, ed essere portato fuori dall'azione della calamita. Vedremo poi in altra parte, come si adopera lo stesso apparecchio per la estrl'.zione dei corpi estranei metallici dall'in terno del bulbo. I tre apparecchi descritti non sono alla portata d i tutti, anzi non tutte le cliniche li posseggono. Vi è un terzo apparecchio però, di modica spesa ed indispensabile ad ogni oculista ed è l'elettJ·o-wla.mita di Jfirscllberg, la quale riesce mo·lto utile non solo per l'estrazione dei corpi estranei metallici dal bulbo, come vedremo; ma ancbe può servire nei casi n ei quali essi siano rimasti nell'orbita. Quest'apparecchio consta di un rocchetto racchiuso in un astuccio di ebanite, per poter lo liberamente maneggiare: nel centro del rocchetto ,.i è fissa un anima di ferro dolce. Una estremità. del rocchetto è messo in comunicazione con una pila, o con un accumulatore, per mezzo di d ue serrafì.Ji,all'altra. estremità. si possono avvitare diverse punte più o meno sottili, e di forma e dimensione opportuna, per poterle usare in ogni caso, introùucendole nella. ferita attraverso la quale si è fatto strada il corpo e~traneo metallico. Però in taluni casi di penetrazione di corpi estranei non metallici, l'estrazione dei quali sia assoluta mente necessaria, o per i fenomeni reattivi. o per i disturbi che éssi arrecano; si d·e ve sempre tentare di afferrarli con piccole ed opportune pinze ricurva, introdotte attraverso alla ferita d'entrata. Se non si riesce in alcun modo, si è costretti tal-

volta penetrare nell'orbita: e ciò si può fare o tagliando la commes· sura. palpebrale esterna, per poscia. entrare nell'orbita cercando di rispettare acc1Iratamente i muscoli estrinseci ed i re~ativi nervi; ovvero anche, se occorre, si può eseguire la resezione di una parte della parete esterna dell'orbita, se questa operazione p uò assicurare la funzionalità e la vita del bulbo. Nei casi non rari di suppurazìone rJiffusa del cellula1·e, o flemmone dell'orbita, l'occhio acquista un aspetto speciale che non può essere confuso con altra affezione; il bulbo è spinto in avanti, fisso, immobile, dolentissimo alla pressione, la. congiuntiva è fortemente chemotica, i solchi ocnlo-palpebrali sono scomparsi, anzi sono tnrgidi e spingono le palpebre in avanti; a questi fatti si unisce la febbre e talvolta il delirio. In questi casi è urgente praticare un'ampia incisione trasversale in corrispondenza dell'orlo orbitale inferiore, e se non basta, anche nel superiore: andare profondamente, lacerando il foglietto palpebrale d ell'aponevrosi di Tenone, e penetrare nella loggia orbitale posteriore.


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STUDIO SCIE!S'TIFICO·PRATICO

Gli e.qiti della penetrazioue dei corpi estranei nell'orbita variano a. "Seconda la natura, la grandezza di essi, le lesioni arrecate ai muscoli ed ai nervi dell'orbita, cioè recisione o compressione di questi, ed a seconda le complicanze, che sem pre possono insorgere. Fra. queste la più terribile è la penetrazione del corpo estraneo nella cavità cranica, per tutti i fenomeni cerebrali consecutivi, quali meningite, ascesso cerebrale ecc.

Cont usione del bulbo. La. contusione del bulbo non ha importanza in sè come lesione, ma per le alterazioni che le diverse parti del bulbo possono subire, m seguito alla contusione stessa. Il bulbo può essere contuso o direttamente o indirettamente. Lo è direttamente quando un corpo qualsiasi, come una. palla di gomma, un tappo di bottiglia contenente liquidi gassosi, la punta di una frusta, colpisca direttamente il bulbo provocando in esso gravi alterazioni, senza ledere i tessuti dell'orbita. Il bulbo può essere contuso indirettamente quando un trauma esercì ti la sua azione in punti molto l0ntani, come nelle cadute sull'occipite, o per colpi di bastone ricevuti in questa regione. In questi casi possiamo riscontrare delle alterazioni del bulbo per controcolpo, come nei casi osservati dal Novaro e dal Giordano. L'ecchimosi palpebrale o congiuntivale vi può essere se la contusione fu diretta; manca. se fu indiretta. Tutte le membrane che costituiscono il bulbo possono risentire l'azione di un trauma, ma. in ispecia.l modo le membrane più profonde: difatti, in ta.luni casi di contusione del bulbo, mentre la regione esterna dell'orbita è integra\ possiamo invece riscontrare: midriasi pupillare traumatica con paralisi dell'accomodazione, quasi sempre ipoema, iridodia.lisi, lacerazione della zonula., dislocazione della lente, opa.camento di essa, opa.camento od emorragia del vitreo, emorragia o distacco di retin~t, formazione di un foro, o di piccole ohiazzettine biancastre nello. regione maculare, rottura della coroide. In tutti questi casi si tratterrà di rivolgere la nostra attenzione a queste diverse a lterazioni, che noi esamineremo pa.rtitamente trattando delle diverse membrane del bulbo. Talvolta ad una contusione del bulbo, può seguire rapido aumento della. tensione intrabulbare con consecutivo stafiloma sclerale, il q 1,1a.le in primo tempo rimane limitato, mentre se non è curato, come in un caso riportato nel qttadro delle contu~ioni del bulbo, può divenire più


SUI TRAUYATISMI OCULARI

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tardi un vero stafiloma. intercalare, con abolizione completa della visione, con aumento del bulbo e deformità. tale da dover ricorrere alla enucleazione. Qualche autore ritiene che alla. contusione del bulbo, possa anche seguire una neoformazione endobulbare. Non vi sono studi ed ossen·a.zioni positive al riguardo. Anche fra i casi raccolti nel qudro 4•, ve ne è uno nel quale pare che la. neoforma.zione sia di origine traumatica. Certo nulla si può affermare di sicuro, ma. se il trauma non è la causa efficiente, può però ritenersi come causa coadiuvante. Oltre le accennate complicazioni, meritano inoltre di essere ricordate le 11evralgie cilia1·i, le ambliopie trawnatiche, le p.~ico.~i tralt1natiche, alterazioni che possono seguire ai traumi oculari in genere, ma più specialmente seguono alla contusione pura e semplice del bulbo. Queste complicazioni sono interessanti, poichè di esse non si conosci' ancora con precisione l'origine istologica. Le 11evralg-ie ciliari consecutive alla. contusione del bulbo sono spesso vivissi me e persistenti, ma cedono quasi sempre alle applicazioni locali di corrente elettrica costante, accompagnate da cure toniche generali. L'ambliopia traumatica è una forma morbosa che merita di esser studiata, poichè ha. acquistato una. speciale importanza., dopo la promulgazione deliA. legge sugli infortuni dell~voro. Dopo un tra.umatismo oculare in genere, ma più specialmente in seguito alle contusioni del bulbo e dell'orbita, anche senza. lesioni esterne,

e senza. alterazioni obbiettivamente rilevabili delle membrane oculari, può sopravvenire una. diminuzione della facoltà. visiva. che ebbe diverst> denominazioni, come anestesia f1'attmatica della retina da Graefe, ambliopia nervosa di origine traumatica da. altri, ecc. Questa forma è in genere bilaterale, ma è stata osservata. anche in un occhio solo da. Oramer e da. altri. In questi oasi speciali, oltre la. diminuzione del visus, si possono riscontrare altri sintomi concomitanti, i quali però non sono mai costanti, cioè la. mancanza del riflesso pupilla.re, la. differenza. di diametro dei due fori pu pillari, la pa.resi del retto interno, una. sensazione di scintillio, la fotofobia, il blefarospasmo. Invece un sintomo che da. quasi tutti gli autori è ritenuto come costante di questo genere di lesione, è il restringimento del campo visito. Le note caratteristiche di questo restringimento sono: l'essere concentrico, la. possibilità. di migliorare quasi sempre con la diminuzione della luce ambiente, il non essere mai a. tal punto da. impedire la. orientazione, e finalmente il fatto che il restringimento del campo per i colori, è sem·


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STUDIO SCIE~TIFICO-PRA TICO

pre più accentuato di quello del campo visivo pel bianco, ma. non presenta. alterazioni nella percezione dei colori bleu, verde e rosso. Questi sintomi possono durare a lungo, anche qualche anno. Queste mnbliopie traLw~atiche però, vanno scomparendo a poco a poco specialme nte dopo gli studi di Berlin. In molti casi di diminuzione dell'acutezza visi va consecutiva a traumi e classificati come ambliopie traumatiche, oggi si possono consta tare l(' note di una commozione retinica, ed in genere si tende a credere che le diminuzioni clel visus consecutive a trauma, possono dipendere o da emorragia fra le guaine deluervo ottico, avvenute per controcolpo; ovvero da altra causa anatomica che i nostri mezzi di esame odierni non sempre ci permettono di constatare abbietti va mente. La cw·a consiste nel riposo dell'occhio: e nella somministra.zione di j oduro internament('. Finalmente a gravi contusioni del bulbo possono seguire delle vere p.~ icosi t1·aumatiche, caratterizzate da eccitame nto geo orale, irrequietezza, talvolta delirio, specialmente in individui isterici o nevrotici. Quest~ manifestazioni a poco a poco scompaiono ta.lvolta spontaneamente, con la diminuzioue dei sintomi che accompagnano la. lesione; tal'altra. è necessario ricorrere alla somministrazione di bromici, sulfonale, cloralio, e nei casi più gravi anche alla franklinizzazione generale.

Lussazione ed avulsione del bul bo. Una delle più gravi conseguenze che il bulbo può subire in seguito a t rauma, è la dislocazione dall'interno dell'orbita. Questo fatto può avvenire se nn corpo contundente giunga con violenza. sul bulbo, specialmente dal lato temporale, ne laceri qualche muscolo, e spinga il bulbo in avanti, lussandolo completamente dall'orbita. Lo stesso fatto può accadere se un corpo estraneo penetri lateralmente nell'orbita e, funzionando da leva, ne spinga fuori il bulbo: anzi sono registrati dei casi di lussazione del bulbo avvenuta in rissa, per la introduzione di un dito nell'orbita.

Il bulbo rimane fuori dell'orbita., immobile e rigido, non più ricoperto dalle palpebre le quali sono distese·. L'individuo, che assume un aspetto quasi raccapricciante, avverte dolori violenti per la distensione del nervo ottico, anzi di tutto il fascio nerveo-vascolare e dei muscoli estrinseci. L'acutezza visiva si abbassa rapidamente per la distensione stessa del nervo ottico, non che per l'opacamente subitaneo che subisce la cornea, non essendo più protetta dalle palpebre. In questi casi occorre l'immediato intervento del chirurgo che esegua la ridtlzione del bulbo nell'orbita, altrimenti possono insorgere


SUl TRAL'MATISMI OCl:LARI

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gra•i alterazioni specialmente della retina, del nervo ottico, non che della. cornea, che presto s'infiltra., e si ulcera, con consecutivo ipopion. La manovra. per la. riduzione non presenta. difficoltà: un assistente tiene diva.rica.te'le palpebre, mentre l'operatore esercita una modica pressione sul bulbo, impedendo insieme che esso si sposti verso l'esterno. Prima e dopo della riduzione, bisognerà eseguire un'accurata d isinfezione di tutta. la. regione orbita.ria., delle congiunti ve e dei fornici; e poi sottoporre l'ammalato ad abbondanti polverizzazioni tiepide, le quali possono riatti va.re il processo di nutrizione d el bulbo. La riduzione del bulbo deve sempre essere eseguita, anche se sono già insorte alterazioni corneali, poichè in seguito alla riposizione di esso nell'orbita, queste possono a poco a poco scomparire; ed anche se rimA.nessero delle alterazioni consecutive, certamente non sarebbe compromessa la vita. del bulbo. Dopo la. riduzione è necessario eseguire una fasciatura lievemente compressiva, che deve essere mantenuta fino a completa guarigione. Però purtroppo, l'occhio lussato da parecchio tempo, può talv9lta. presentare gravissime alterazioni nel suo segmento anteriore, ed allora. bisognerà ricorrere a.ll'exentera.tio: però solo quando i tessuti scoperti siano caduti in necrosi, il bulbo sia quasi in sfacelo, in modo che si possa. giudicare che la. riduzione sarebbe nn pericolo maggiore, per le possibili consecutive infezioni, anzichè una. risorsa tera.peutica. La progno~ti in questo genere di lesioni sarà. sempre pitt riser vata., per qu~nto maggior tempo l'occhio è rimasto lessato, e ciò perchè aUo stira.mento del nervo ottico, segue quasi costantemente ncvrite ottica. retrobulbare. Oltre questa gr11.vissima complicazione possono aversi anche opacamenti corneali più o meno estesi e profondi, paralisi di uno dei muscoli estrinseci, lacerazione di qualcuno di essi, emorragia retro-orbitale ecc. Per mezzo dello stesso meccanismo d'azioue che origina la lussa.zione del bulbo, si può giungere anche all'avulsione completct del bulbo. Però la violenza del trauma deve essere molto più forte, poichè non è indifferente l'azione che i muscoli ed il nervo ottico esercitano nel mantenere il bulbo nell'erbi ta, e tutti questi elementi devono essere strappati. In questi casi rari segue emorragia imponente dell'oftalmica, e l'orbita rimane piena di brandelli di tessuto. Occorre subito dominare l'emorragia, poscia. regola.rizzare le !acerazioni dei diversi elementi, e riparare in seguito alla grave lesione, mediante un'accurata protesi.


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STUDIO SCIENTIFICO·PRATIOO

Lesioni del hulbo in seguito a fulmine o a forti scariche elettriebe. Non è raro il caso, specialmente nelle campagne, che un individuo assista ad una scarica di Ull fulmine, che avvenga. a poca distanza da lui, o che un operaio d ellenumerose nostre offi.cin e elettliche, assista a poca distanza, ad una scarica elettrica di forza straordinaria. Questo fatto può produrre sull'organismo, non solo delle lesioni e distw·bi generali, dei quali non ci occupiamo, ma degli accidenti vari sui diversi tessuti del bulbo, che è opportuno esaminare. Le lesioni naturalmente variano a seconda l'intensità della scarica elettrica, ed a seconda della distanza alla quale la folgore cadde. La cute della regione orbitale e delle palpebre, come quella del restante del corpo, si iperemizza quasi sempre irregolarmente e, subito dopo diventa edematosa: la congiuntiva s'inietta, se la scaric& fu Ìieve, ma può anche divenire ischemica irregolarmente, se è rimasta ustionata: l'epitelio corneale viene ustionato anch'esso più o meno superficialmente, con opacamento consecutivo della cornea: spesso si nota irite ed anche ipoema. che talvolta occupa in gran parte la camera anteriore. La pupilla si presenta in genere miotica, però son o anche registrati altri casi accompagnati da midriasi pupilla.re. Il Terrien, che hs. potuto fare uno studio molto interessante su q nesto argomento, dice che se la pupilla miotica in seguito a forte scarica elettrica viene assoggettata ad un intenso fascio lu minoso, ridiviene e rimane midria.tica. Nel cristallino sono stati notati intorbidamenti parziali puntiformi, talvolta diffusi, e tal' altra opacamenti limitati alla. cristalloide posteriore. Queste lesioni possono seguire subito al trauma o insorgere più tardi. Non sono d'accordo gli autori circa la causa della formazione

della cataratta da fulmine. Alcuni ritengono che dipenda dalla com· mozione, altri dallo sviluppo di calore, altri dall'azione elettrolitica della sci n ti Ila elettrica, a.l tri, come Hers, il quale ha. eseguito delle esperienze sugli animali, ammettono che le scariche elettriche deter· minano la mortificazione delle cellule dell'epitelio capsulare. Anche il vitreo può rimanere opacato. Nella retina sono state notate delle emòrra.gie peripa.pilla.ri e maculari. La papilla del nervo ottico può presentarsi soltanto iperemica, ma. tal volta può insorgere nevrite ottica ed atrofia della pa.p illa.


Stl TRAO)IATISMI OCULAlH

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Nella coroide pare siano state osservate delle rotture dei vasi di essa, con emorragie endooculari. A tutte queste lesioni possono accompagnarsi paresi e paralisi dei muscoli estrinsecr. Sttbbiettivamente poi può riscontrarsi fotofobia, dolori bulbari pill o meno intensi, alterazioni svariate nel campo visivo e nella percezione dei colori. Il decorso delle accennate le~ioni varia a seconda della loro gravità. In generale avviene che i sintomi relativi all'ustione, a poco a poco scompaiono mediante le cure già accennate: lo stesso avviene per i fenomeni irritativi dell'iride. L e lesioni del cristallino invece non scompa.iono, anzi possono aggravarsi a tal punto, da originare la com· pleta opacità della lente. Così pure, se vi fu alterazione della papilla ottica, difficilmente si ottiene il ritorno allo stato normale. L11. pmgnosi natnralment.e varia, a seconda l' intensita della scarica elettrica, a seconda della distanza alla quale è avvenuta. ed a seconda della gr11-vità dei sintomi subbiettivi, e delle lesioni oh biettive che l'individuo present,a. I consigli terapeutiC'i utili in questi casi sono: il riposo assoluto dell'occhio in luce molto moderata, e le cure indicate per le lesioni avvenute nei diversi tessuti del bulbo. Seguono i casi clinici di contusione del bulbo. QUADRO IV. Contusioni del bulbo. 1. B. A. Ji anni 15, da Torino, meccanico. Anamnesi. - Dice di essere stato colpito, circa un mese fa sulla cornea dell' O. S. da una scheggia, metallica che fu tolta da un compagno di lavoro, senza il minimo inconveniente consecutivo. Per l'innanzi ha sempre goduto buona vista in O. O. Una settimana dopo tale lesione, batté forte lo stesso occhio contro un wrnio. Avverti un vivo dolore, che scomparve dopo un paio di giorni; però si accorse di una diminuzione della facollé. visiva in O. S., e dopo una settimana cominciò ad avvertire dolori di capo e si accorse dì un aumento del bulbo con iniezione dei vasi bulbari, per la qual cosa entrò in Clinica. Diagnosi. - O. S. Neoplasia endobulbare che in basso ed all'esterno, ha sflancalo la sclera e si va facendo extra-bulbare. Si nota sotto la congiuntiva, nel quadrante inferiore esterno, verso l'equatore del bulbo, una rilevatezza sclerale, dura, ùolente alla pressione. All'esame del fondo nolasi un sollevamento marcato della retina, nel quadrante inferiore esterno, di colore bilmco splendente, con bordi ben delimitati, sul quale decorr0no i vasi retinici. La papilla presenta i tipici caratteri di una papillile. Con probabilil.é.la neoplasia proviene dalla coroide. Cura. - Enucleazione. Esito. - Protesi ben riuscita. Si eseguira l'esame istologico del bulbo.


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STGDIO SOIE:\TIFICO·PRATICO

2. L. M. di anni •\7, da Montelparco, impiegalo. Anamnesi. - All'età di cix•c~t 15 anni, a ccidentalme nte ricevè un colpo di fru sta aii"O. O: non ebbe gravi disturbi, tranne dei dolori ed una iperemia del bulbo, che scompar ve dopo 20 giorni circa. P erò, toccando il buiQ.o al disopra della palpf.'bra sembx·ava all'A. di ~ent re verso l'ester no come un lieve ingx·ossamento (nrohabile eclasia sclerale limitata). DO[JO pat·ecc hi anni si a ccorse che il bulbo andava aumentando. ment1·e il potere visivo diminuiva semp1·e, finché s comparve. Non avverti ma i il minimo dolore o disturbo subbietlivo. Diagnosi. - O. D. Slafilomi inte rcsh11·i multipli. Il bulbo é aumentato di volume di circa un terzo. Cornea edematosa. Camera anteriore r idoLta. !rido-dialisi nel quadt•anle inferiore es te•·no, ed atroflll dell'iride nel r imanente ambito. Congiuntiva bulbare mollo iniettata. Sclex·a ectatica, »pecialmeute nel se~rmen­ to esterno e superil)re, dove p1·esenta un color ito scuro. Tutto il bulbo s i preseuta bernoccoluto. L'insieme delle lesioni r i;:,contrate facevano anche pensa re ad uu s arcoma coroideule di o1·igiue traumalicu, ma si escluse questo Jiagnosi. r:ura. - Enucleazione. Es1to. - All'esame de l bulbo, eseguito subito dopo l'enucleazione , guardandolo allraver:>o una sorgente luminos a in came1·a oscura, si può benissimo constatare l'esistenza di molteplici stat!lomi intercalari del segmento anterior e del bulbo. La sclera in tutta la s ua es tensione, ma più specialmente in corrispondenzl\ dP.~li sta t!lomi, è sottilissima e trasparentissima. L'ammalato esce dopo 18 gio•·nì, in seguito ad opportuna protesi. 3. B. P. di anni 15, da Tor ino. Ant~mnesi. - Sei giorni fR, cadendo accidentalmente da una s cala battè la r egione oculare sinistra. Non l'Ìporl6 le:sioni estex·ue, ma l'ac utezza visi va si abbassò s ubito. Diagnosi. - O. S. Escoriazione superfì~ialissima de lla cute del naso e del sopracciglio. Contusione del bulbo. Forte ecchimosi sottocongiuntivale, ed emorragia del vitreo , tanto che non è poss ibile fare l'esame del fonùo. Cura. - Disinfezione, bendagg io, ioduro inter namente. Esito. - Esce guarito dopo 20 giorni, con vis us normale. Nulla di notevole nel fondo.

4. C. M. di anni JO, da Torino. Anamnesi. - Ha r icevuto un pug no da altro individuo poche ore prima di entrare in clinica. Diagnosi. - O. O. Contusione del bulbo oculare, con ema toma sottocongiuntivale all'este rno, ed ecchimosi palpebrale. V1treo legger mente intorbidato. Il fondo sembra normale, però all'este rno ed in basso, si nota come una zona più biancl:iccia sfumata nella coroide. Cura.- Impacco all'acido borie(>, ioduro internamente. Esito. - Esce spontaneamente dopo 4 giorni, in via dì guarigione. P resenta fenomeni di a~tenopia. 5. B. A. di anni fiO, da Torino, a gricoltore . Anamnesi. - È s1ato eolpito all'O. D. con un grosso pezzo di legno. Dia!lnosi. -O. O. Vasta eccltimosi sottocongiuntivale, occupante qnasi tutta la eoogiuntiva bulbare. Vitreo leggermente intorbitiato .


SUl TRAUMATISMI OCULARI

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Cura. - Dis iuf..zione. bendaggio, ioduro internamente. Esito. - Esce dopo 10 gi01·ni, perfettamente guarito. Vis us norma le. 6. M. P. di anni 30, da Torino, me cc>~nico. Anamnesi.- Rar.conta di essere s tato colpito da un ~-!rosso pezzo òi fe rro in O. D. e che istantaneamente ha avvertito una grave diminuzione del visus. Esternamente non vi è alcuna lesione apparente dell'occhio. Diagnosi. - O. D. Occhio miope (10 D.) con zona d'atrofia della coroide al lato te mporale della papilla. Non si osserva alcuna traccia di lesione traumatica nella retina o nella cor oide. Usando ~rli appardcchi di sorpresa, pr evia a pposizione di una lente correttrice del vizio diotrico all'occhio desl•·o, si trova che l'individuo é un simulatore. Cura. -Prescr izioni di lenti miopiche. Esito. - Esce dopo 4 giorni. 7. G. P. di anni 20, da Fobello. Anamnesi. - Un mese fa ricevette un colpo di rastrello in O. S. senza alcuna rerita esterna. Segui forte iniezione dei vasi bulbari, dolori, abbassamento dell'acutezza visiva . l dolori sef!ZB alcuna cura, a poco. a poco scomparvero, però l'A. s i é accorto che non vede più in quest'occhio. Diaonosi.< - O. S. bulbo tisico, per probt~bile irido-ciclile conserutiva alla contus ione del bulbo. Cura. - Enucleazione O. S. Esito. - P rotesi oculare dopo 11 giorni. g_ C. V . di anni 14, da Torino, litog rafo. Anamnesi. - Fu colpilo in O. D. con una scatola di sardine lanciatagli eon'ro da un altro individuo. Subito si é accorto di una diminuzione di vista. Diagnosi. - O. D. Anness i del bulbo normali. lpoema occupante metà della camera anteriore, vitreo torbido per contusione del bulbo. Il fondo pero sembra normale. Cura.- Disinfezic-ne, ba~no caldo, atropina, fasciatura . loduro inter namente. E.sito. - Esce doJ>D 8 giorni in via di guarigione. L'ipoema si é assorbito compleP.amente. Il vitreo non é ancora rischiarato. Gli si consiglia di proseguire la cura iodica. 9. F. G. eli anni 17, da Verolungo, falegname. Anamnesi. - E ' stato colpito accidentalmente in O. S. ('On un pezzo di legno. Anne ssi dell'occhio perfettamente normali. D iagnosi. - O. S. Forte ipoema, perchè la camera anteriore é ripie na di sangue fino alla sua meta: lieve g rado di emoftalmo, poiché l'emorragia del vitreo è mollo limitata ; irite. Cura. - Disinfezione, instillazio ne di atropina, bendaggio. Ioduro internarne nLe. Esito. - E sce do po 13 giorni, con ipoema ed emoftalmo scomparsi; pero rimane una piccola aderenza dell'iride alla cornM nel quadrante supe•·iore interno. Gli s i consiglia di ritornare dopo un mese, per essere operato di distacco d'aderenza.


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STUDIO SCIE~TIFICO·PRATICO SUI TRAUMATISJU OCULARI

10. B. A. di anni 1 ~, da Torino, f.,bbro.

Anamnesi. -Accidentalmente ha ur tato con l'O. S ., contro ono spigolo di una macct1ina. Diagnosi -O S . Contusione del bulbo cort ecchimosi della conp:iunliva bulbare all'esterno. Irite. Lieve opacamento del vitreo. Il fondo è normale. Cura. - Disinftlzione, mstillazione di a tropina, fasciatura. loduro inte rnamente. Esito. - Esce dopo 3 g iorni, guarito dell'ecchimosi congiunti vale li! dell'irile. Il vitreo è ancora tot'bido. Frequentera il dispensario. Il. V. C. di a01ni 26, da Torino. Anamnesi. - Ha ricevuto un pugno sull' O. D. Diagno:si. - Ecchimosi vssLAdelle palpebre con lieve edema. Abrasioni culant>e alla regione e st.et•na palpebrale superiore. Midriasi traumatica in O. D. Vitreo non per!'eLiamente trasparente per contusione del bu)bo. Stafiloma posteriore in O. O. e chiazzette di coroidile antica in O. S. Cura. - Disinfezione, fasciatura in O. D. l oduro internamente. Esito. - Vuole uscire assolutamente dall'ospedale dopo 3 giorni, non guarito. 12. T. P . di anni 42, da Torino, parrucchiere. Anamnesi. - Nart'a che 15 giorni prima di entrare in Clinica, fu colpilo al·

l'O. S. con un bicchiere. Prima di questo trauma che produsse soltanto delle piccole escoriazioni palpebrali, godeva buona vi:~ta. Al lt'auma seguirono dolori vivi del bulbo, ed annebbiameuto sempre cr escente della vista. Diagnosi.- O. S Glaucoma iafiammatorio, probabilo•ente insor·to in seguito al lt'auma: cicatrici di piccole ferit& cutanee della regione naso-geni~na e frontale. Cur a. - Paraceutesi della camera anteriore, indi ir idecLomia superiore. Esito. - Esee dopo 20 giorni guariLo, con ampio colobo ma irideo superiore . (Continua).


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CONSIDERAZIOXI

SU LLA FRATTUR,\ TIBIALE (OBLIQU,\-ESPOSTA ) DA CALC IO DI CA V ALLO

Comunicazione sintetica relath-a a due ensi clinici

Per 11 rlol l. .tntoale Per..,•i, capìlano mcdko, libero docenti> uel R lsll tutn di Studi Superiori pratici e di pcrrezionamen lo in Flrrnzo

La chirurgia militare di urgenza, nel periodo di pace, offre alla casuistica traumatologica uno speciale contributo, in cui talvolta si riscontrano ma nifestazioni obbiettivo così caratteristiche, da rendere individualizzate, come varietà cliniche, alcune forme di lesioni violente. Fra. queste va. annoverato il grave traumatismo, che non tanto di rado si verifica. nei soldati delle armi di cavalleria e prodotto da calcio di cavallo, vibrato a breve distanza e in modo da. essere colpita perpendicolarmente la faccia interna e mediana della gamba. Risulta da molte osservazioni, comprese le due compendiate nella presente relazione, che tale causa è sufficiente a determinare la dilacerazione e con tusione delle par t i molli e in pari tempo la frattura, in senso obbliquo, dell'osso tibia.le, senza compromettere l'integrità del perone contiguo. Perciò data la sede dell'indicato tranmatismo e accertato che il mezzo vulnerante agì nei limiti della. massima potenzialità e in direzione perpendicolare all'asse della tibia, si potrebbe già sospettare a priori, cioè basandosi sopra un calcolo razionale di probabilità, di avere a che fare con una frattura esposta di detto osso, a frammentazione obliqua. Ma dall'esame dei documenti radiografici ottenuti nei due casi osservati e curati all'Osperlale Militare di Firenze, nel termine di un anno e nove mesi, fra giovani incorporati nelle armi a cavallo, scaturiscono altre importanti considerazio;ni. Anzitutto si resta sorpresi per la rassomiglianza delle lesioni ossee, per ciò che si riferisce alla. forma e allo spostamento dei frammenti, presentandosi il moncone inferiore notevolmente deviato, per l'azione diretta del trauma, verso lo spazio ina - Giornate mtdleo.


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OO~SIDERAZIO~l SULLA FRATTURA TIDIALE (OBLIQUA-ESPOSTA)

terosseo (V. le figure l" e 2"). Chi esaminasse i reperti radiografici, senza nulla. conoscere circa la provenienza sarebbe indotto a ritanerli piuttosto saggi di trauma.tologia sperimentale, anzichè immagini riprodotte dalla clinica. Intanto giova. premettere che l'esplorazione del focolaio di frattura, mediante la. radiografia, fu eseguita, nel primo caso, dopo 24 ore dall'avvenuta. lesione, attraverso all'apparecchio gessato, applicato immediatamente e reso poi fenestrato, allo scopo di rinnovare la medicatura della ferita. cutaneo-periostea.. Nel secondo traumatizzato invece dett.a osservazione fu eseguita a.l dodicesimo giorno, durante il quale periodo di tempo la coatta.zione dei frammenti fu mantenut!:\ con una. ~emplice Fig.!' .

fasciatura. amida.ta e rafforzata da ferule laterali di cartone. 'l'an to nell'uno quanto nell'altro reperto, l'affrontamento dei monconi osst1i apparisce alquanto imperfetto; malgrado ciò si ritenne che non esistesse l'indicazione di migliorarlo, ricorrendo all'estensione continua, osta.ndovi la considerevole e diffusa tumefazione delle parti molli specialmente dovuta ad infiltrazione ematica intramuscolare e para-ostale. In primo tempo prevalse il concetto di ~rovvedere colla rigorosa asepsi ed antisepsi, alla conservazione della vita e di nn arto utile. Di deliberato proposito si evitò di ricorrere allo sbrigliamento della ferita cutaneo-periostea, perchè si gindicò la breccia sufficientemente ampia d,a. permettere una regolare applicazione delle sostanze battericide nei recassi del focolaio di frattura. Così non si prese in considerazione l'odierno razionale presidio di sintesi, consigliato in talune forme di


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DA OALCIO DI CA VALLO

frattura complicata. scompo3ta, o facilmente scomponibile, ritenendosi che l'efficace ma lesivo intervento della sutnra.zione ossea sia da riservar si pei monooni, che non si possono coattare con mezzi incruenti. Usando l'ordinaria medicatura asettica, preceduta da lavande antisettiche, in entrambi i casi non insorsero complicazioni locali o generali . .Al principio della seconda. decade di cura. fu rinnovato l'apparecchio immobilizzante con una fasciatura gessata definitiva, e l'astuccio completo di gesso rimase applicato per altri quaranta giorni. A questo punto si rende ovvia una domanda: avendo presente la conformazione anatomica della gamba e la sede della frattura (terzo medio), riesce .agevole col sussidio dell'estensione, temporanea o permaPig. 3•.

Pig. 41 •

nente, procurare una. completa riduzione dei ·frammenti, divisi secondo nn piano inclinato? Nessuna leva muscolare esiste alla faccia interna della tibia e conseguentemente nessun mezzo diretto attivo p uò essere utilizzato per correggere in toto lo spostamento del frammento infesiore ricacciato dalla violenza del trauma7 verso lo spazio interosseo. Ricordate queste condizioni sfavorevoli inamovibili, nel giudizio prognostico sugli esiti curativi, sarebbe utile · accennare a lle modificazioni più o meno pronun.ziate che seguiranno nell'asse tibiale. E una prova radiografica di tali prevedibili definitive deviazioni della forma anatomica. normale, posso offrirla, essendosi potuto ·rivedere il militare, 9.ià affetto dalla lesione traumatica, che è la prima per data, e la quale, come già si è riferito, avvenne circa ventnno mesi or sono (V. fig. 3a). In


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CONSIDERAZIONI SULLA FRATTURA TIDIALE (OBLIQUA- ESPOSTA ) ECC.

questa figura ognuno a colpo d'occhio, rileva l'esistenza, nel sito della pregressa frattura tibiale, di un sensibile incurvamento, colla concavità rivolta all'interno. Si determinò gradatamente e silenziosamente, per la mirabile opera. della natura medicatrice, una curva acconcia per le esigenze della statica. e della. locomozione. In forza di una legge biologica, sono destinati a. scomparire in modo progressivo quei tessuti, che più non rispondono ad un bisogno fisiologico. Lo stesso fatto, a poco o. poco, si manifestò nel focolaio di frattura, colla. sco m parsa finale di qualsiasi sporgenza ossea. È quasi superfluo aggiungere che colle moderne indtigini radiografiche, in vivo, si possono riprodurre le principali ·gradazioni degli occulti processi spontanei di cicatrizzazione delle soluzioni di continuo ossee. Per esempio, nel secondo dei casi osservati, dopo soli 50 giorni dalla riportatata. frattura complicato. tibiale, ancora si osserva un lieve ma evidente spostamento dei frammenti, le cui porzioni terminali combaciano non perfettamente, scorgendosi un gradino fatto dal moncone inferiore, che sporge verso lo spazio interosseo (V. fig. 4"). Ben inteso il rilievo indicato, secondo la direzione della luce proiettata e la posizione data all'arto, avrebbe potuto essere designato con altre varianti, che meglio preciserebbero l'entità. della residuale deviazione ossea.. La saldatura dei frammenti procede di pari passo col ripristinamento funzionale dei tessuti circostanti, lesi dalla violenza del trauma. o ipotrofìzzati dalla forzata inazione. Praticamente nel primo dei casi esaminati si è constatato che, in meno di un anno, i piani anatomici, interrotti dall'agente vulneranta, si sono normalmente riuniti, di guisa che ora l'esclusivo esame clinico diretto, ove non fosse appoggiato dall'esplorazione radiografica, non sarebbe sufficiente per se solo a ricostruira, in tutta. la sua primitiva gravezza, la lesione sofferta ti). Così nella. frattura esposta, di data.. piu recente, dopo nove mesi dalla riportata. lesione, unico documento autentico è la cicatrice pretibiale, senza della quale, de vistt et de tacttt1 nessuno potrebbe accorgersi che la tibia sia rimasta. fratturata.. Firenze, febbraio 1005. (l) Il maggiore modico Pugllsl cav. Michelange lo, per cortese concossiono, mi permise dl rendered! pubblica ragione questo caso, da lui avuto in cura.


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CO~TRIBUTO ALLA CVRA CIIIRCRGlC.\ DELL' ERNl:\ lNGUIN.\LE

C.omunlcazione ratt:. .11la conrerem.a scientifica del mese di lu~lio 1904 dello spe~ale militare ·di .Novara dal dottor 8i1Yie 4Ja mcUi , maggiore medico

Da. qualche anno in questo ospedale militare principale si pratica l'erniotomia inguinale con un metodo che non è quello seguito dalla grande maggioranza dei nostri colleghi. Non ho creduto, sinora, di farne oggetto di speciale comnnicazione non già perchè io abbia ritenuto tale argomento privo di qualsiasi importanza., ma perchè mi parve che, prima di dare un certo valo!e al mio operato, così che valesse la. pena di richiamare l'altrui attenzione su di esso, fosse più che conveniente, necessario, che ricevesse, in certo qual modo, la sanzione dal tempo. Oggidì parmi che con un po' di diritto io possa invocare questa sanzione, volgendo oramai il settimo anno, dacchè bo cominciato a portare modestamente, e con quel limitato materiale chirnrgico che la pratica. militare ci offre, il mio contributo alla cura. radicale dell'ernia ingninale. Perciò mi sono deciso d' intrattenervi breve mente su tale argomento. Il metodo Bassini, per la cura radicale dell'ernia. inguina.le, indnbbiameute, dopo la universale esperienza fatta dal 1889, in cui venne introdotto nella pratica chirurgica, è quello che ci dà le maggiori garanzie dell'esito favorevole definitivo dell'operazione, e quindi con ragione, è generalmente prescelto e preferito. P erò, praticamente, non è men vero che, dati certi speciali gradi e condizioni dell'ernia, altri metodi possono essere applicati colla fiducia di uguale successo. E ciò è vero tanto più, quando si consideri che il successo dell'erniotomia, a torto, a m io moio di vedere, è ritenuto la risultante unica e sola del metodo prescelto e sP.guito. Anche la individua le abilità tecnica, con cui il chirurgo lo mette in esecuzione, vi contribuisce iudiscutibilmente: e più ancora, le varie e diverse condizioni anatomiche con cui si presentano, nel campo operativo, i singo h strati m usculo-aponevrotici per ciò che riguarda il loro sviluppo, In.


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COX·rRIBUTO ALLA OURA OHIRURGICA. DELL'ERNIA INGULNALE

loro strut.tura istologica, e resistenza organica. Fattore questo ultimo della massima importanza, e che va tenuto in molto conto, se si vuole stabilire a priori, il probabile esito definitivo di un'erniotomia.. Infatti nell'eseguire un'erniotomia avviene talvolta. che si incontrano individui in cui non solo le fascia aponevrotiche sono eccezionalmente sottili, piene di smagliature e facilmente lacerabili, ma. anche gli strati muscolari appaiono molto flosci, esili e privi di ogni resistenza. In questi operati, fortunatamente rari, qualsiasi metodo operativo non potrà dare ciò che essi non hanno. È logici) quindi pre>edere che un'erniotomia in tali condizioni non potrà avere che un risultato temporaneo, e che questi operati saranno fatalmente destinati ad una recidiva, più o meno vicina. Ad ogni modo sta pur sempre il fatto che, allorquando l'ernia. è molto voluminosa, si manifesta attraverso un largo smagliamento delle pareti addominali, ed è antica, deve necessariamente essere avvenuto un distacco assai esteso della fascia di Cooper così che la parte posteriore del canale inguinale più non esisti". In questi casi, il ricostruire questa parte di esso, o meglio ancora il fare quasi un nuovo canale inguinale, è certamente la condizione sine qua non indispensabile per contrapporre una salda e valida eduratura ba1Tiera alla ulteriore fuoriuscita dei visceri addominali. l\Ja allorchè invece il tumore ernioso non raggiunge proporzioni molto considerevoli, .3 mediocremente voluminoso, come per lo più riscontrasi nei militari, in cui i gradi di punta. d'ernia, di ernia inguinointerstiziale, di bubonocele sono i più comuni, e molto rari gli oscheoceli, anche la parete posteriore del canale inguinale non può essere che parzialmente alterata, e diversa dal suo stato fisiologico, essendo la fascia trasversalis solo, per un piccolo tratto di essa, piuttosto che divisa dall'arcata di Pouparzio, respinta dal viscere fuoriuscito, verso la. linea. mediana. In tali circostanze perchè si dovrà procedere ad un distacco (l) di essa, per poi riunirla insieme al muscolo piccolo obliquo, ed al trasverso con punti di sutura, all'arcata femorale? Perehè, in breve, cercare di ottenere una aderenza cicatriziale com pl eta là, dove i tessuti tutt'ora, pressochè fisiologici e normali conservano i loro rapporti di continuità, e non limita re invece il coa.lito cicatriziale al solo tratto in cui la disunione di essi è avvenuta? Un modo di operare pertanto, il quale limitasse il suo obbiettivo alla chiusura del foro di uscita. del tumore ernioso, e nello stesso tempo rispettasse, il più che sia possibile, il concetto anatomico, a cui il Bas{l) RASmòl. 188~. pagina 16.

Nuouo mtlodo operati uo per la cura dell'ernia ìnguinale. -

Edizione Padova.


CONTRI13UTO ALLA CURA CHIRURGIUA DELL'EmiiA INOUI:-IA.LE

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smt inspira il suo metodo, mi parve essere sufficiente a darci le pm ampie garanzie sull'esito di un'erniotomia; ogni qual volta naturalmente la. malattia si presenti con quei caratteri e forme speciali, quali soglionsi osservare nei militari. Partendo quindi da. questo punto di vista, ed ammiratore della semplicità. del metodo, che io vidi praticare pitL volte dall'eminente chirurgo di Pavia nel tempo in cui per motivi di residenza, ebbi la ventura di poter assistere alle sue geniali lezioni ed operazioni, da vari annx 10 venni applicandolo in quest'ospedale modificandolo in parte, come dirò fra breve.

*** È noto come il Bottini praticasse l'erniotomia inguinale. Aperto il canale, legava. ed escideva. il sacco, quando non credeva il caso di farlo rientrare in toto nell'addome. Poi con due aghi di Hagedorn infilati agli estremi di un'ansa di catgut, impiantava uno di essi, da dentro in fuori attraverso i muscoli piccolo obliquo trasverso ed aponevrosi del grande obliquo, e l'altro attra~erso l'arcata di P ouparzio. In questo modo, ed applicando due o tre punti secondo i casi, chiu1eva l'apertura da cui fuoriusciva il viscere addominale. Ecco ora, con quali modificazioni io lo abbia praticato e lo prati chi nei miei operati. Fatta l'incisione, nel solito modo, della cute e cellulare sottocutaneo, ed assicurata la completa emostasia, divido, sulla sonda, l'aponeurosi del grande obliquo, curando di }asciarla provvista, il più che sia possibile, della sua fascia connettivale di involucro Indi staccato in massa il cordone spermatico dal canale inguina.le, colle dita. e colla punta della sonda, isolo, evitando i soverchi stiramenti, il sacco dagli elementi propri del funicolo. Apro il sacco nel suo fondo, e dopo di essermi assicurato se contiene qualche viscere, stacco le possibili aderenze di questo, riduco il viscere, e lo esporto parzialmente, previa legatura, se trattasi dell'epipleoon, ed isolo profondam~nte il colletto del sacco stesso. Indi con un klemmer afferro il colletto, lo attorciglio su se stesso, lo lego e lo esoido. Facendo in seguito mantenere sollevato il funi colo dall'assistente, pratico la sutura profonda nel seguente modo: Con un'ansa di oatgut ai cui capi, alternativamente infilo un'ago da sutura; attraverso dap· prima. il piccolq obliquo ed il trasverso dal basso in alto, poi, con l'altro capo dell'ansa, l'arçata di Pouparzio, dapprima dall'alto in basso,


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CONTRIBUTO ALLA CURA CJimURGIOA DELL'ERNIA INGUINALE

indi viceversa. e faccio il nodo curando che questo punto riesca imme diatamente vicino all'entrata del funicolo nella cavità addominale. Nello stesso modo a pplico in seguito altri punti, a seconda del calibro del colletto del sacco. Rimetto dipoi al suo posto il funicolo, ed al disopra di esso pratico la sutura dell'aponeur osi del grande obliquo; e termino l'atto operativo con una sutura continua del cellulare sottocutaueo, ed un'altra a punti staccati della ente. Come facilmente appare per!;anto da quanto ho esposto le modificazioni portate al motodo Bottini riguardano essenzialmente la sutura profonda. Mentre egli comprende nella stessa, i muscoli piccolo obliquo, trasverso e l'aponeurosi del grande obliquo, io mi limito invece ad unire dapprima all'areato. femorale i due primi. L' ~poneurosi dol gro.ndo obl'iquo è pure in seguito suturata all'arcata stessa, ma da- sola, ed al disopra del funicolo spermatico, ricostruendosi così l'ordinaria parete anteriore del canale, come pratica il Bassini, cosicchè il mio modo di operare viene, in brevi termini, ad essere quasi un trait d'union fra i due metodi, semplificandoli ambedue. Poichè a differenza di quanto fa il Bassini, nella sutura profonda non sono da me compre.>i se non gli elementi più. validi e resistenti del così detto triplice ,strate, escludendovi la fascia trasversalis. È probabile però che, mercè l'avvenuta sutura, e la contiguità dei tessuti avvenga pur tuttavia indirettamente il riavvicinamento della fascia di Cooper, all'arcata femorale, nel breve tratto iu cui, per la fnoriuscita del viscere, ne era stata allontanata.

...

** Dal prinC1p10 dell'anno 1898 ad oggi ho sempre operato, salvo rari cas1 m cui praticai il metodo Hassini, gli erniosi ricoverati in questo

stabilimento, col me!;odo sopra -descritto; ed oramai il numero di essi oltrepassa il cent.inaio. (Totale complessivo degli operati, n. 120). I risultati immediati degli atti operativi praticati sono noti, in ispecie a coloro che, successivamente, mi prestarono la valida opera loro, in qualità di assistenti. Il coalito _per primam fu l'ordinario, ra· rissimo quello per seconda, n è ebbi alcuna perdita e decesso fra gli operati. Per quanto riguarda poi l'esito definitivo, io non posso certamente per le speciali circostanze in cui sì trovano gli operati dei nostri ospedali, averlo constatato in tutti. Per0 se mi è lecito giudicare dalle informazioni avute e da un numero rileva.n(;e di essi in cui mi fu dato di rivedere i miei operati, anche dopo molto tempo, io


CONTRIBUTO ALLA. CURA OH!RUR\JICA DELL'ER!>IA J NGUINALE

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non debbo che compiacermene, poichè l'esito non potrebbe essere più lusinghiero. L'erniotomia nell'esercito, va., ogni giorno più prendendo uno svi· luppo ed una diffusione maggiore sia. per i vantaggi reali che essa procura., sia· perchè la migliorata tecnica operativa ha. ridotto il pericolo dell'operazione ad un minimum quasi trascurabile: il diffondere quindi fra i colleghi un modo di praticarla, di relativa facile applicazione, speditivo e di provata efficacia: pa.rmi opera non interamente vana ed inutile.


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SCUOLA D'APPLICAZIONE DI SANITA MILITARE LA BORATO RIO DI BATTERIO LOG IA

CONTRIBUTO ALLE RICERCHE SULLA DIFFUSIO:t\E DEL 13ACILLO PIOCIA:t\EO Per H .Jott. Fra a ee•e• T eaU, ma~t~iore m~fliro lll oero rlocente d'ogiene nelln Regia Universlla di ModPM

Il bacillo piocia.neo, o bacillo del pus bleu, ha avuto una discreta importanza. batteriologica nell'epoca chirurgica preasettica.. N on era allora infrequente il fatto di riscontrare il pus colorato in verde bluastro, e furon descritte vere epidemie, specialmente durante le guerre, di ferite suppuranti in bleu. Fu il l!'odor il primo che nel 18GO studiando un tale pus riuscì ad isolare una sostanza. chimica cristallizzata, la piocianina., e fu il Lticke nel 1862 che per primo accennò ad .un microrganismo, che egli classificò fra i vibrioni, quale causa di questo pus colorato. A Gessard però, il quale fece uno studio completo sull'argomento, spetta. il merito di aver dato la dimostrazione precisa che la piocianina è un prodotto di un microrganismo specifico, il bacillo piocianeo, e di avere ottenuto questo germe in coltura. pura. Da. quell'epoca. il bacillo in parola. cominciò ad acquistare una. . importanza maggiore nella patologia umana; si vide cioè che non solo esso è la causa del pus bleu, ma è l'agente altresì di molte i.nfezioni locali e generali dell'uomo e degli animali. L'importanza patologica di questo germe si estese adunque al di là. dei limiti di una semplice curiosità nella patologia umana, e ciò per merito specialmente degli studi di Boucba.rd, di Charrin, di Schimmelbusch, di Kossel, di Was· sermann e di altri. La d imostra.zione batteri ologica dell'importanza di questo germe come agente delle più svariate alterazioni patologiche fu data. da una quantità di osservatori, fra i quali sono specialmente da. citarsi Gruber, Maggiora, Gradenigo, Rohrer, Ma.rtha. che lo isolarono nelle suppura.zioni della cavità del timpano, Sattler che l'osservò nella. pa.noftalmite, Mounier che l'osservò nella. bronco-polmonite, Kossel che lo studiò specialmente nei bambini tanto nelle suddette localizzazioni quanto nelle affezioni del naso, delle meningi, del tubo gastro-enterico, del ren~,


CONTRIBUTO AL LE RICEROliE SULLA DIF FUSIOXE DEL BACILLO PIOCIANEO

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Kruse e Pasquale che lo osservarono in tre casi di ascesso del fegato: S chiirm·eyerche lo trovò in affezioni del pericardio e nelle gona.rtriti, ed altri ancora. che per brevità ommetto. Aggiungerò piuttosto c hP oltre alle dette localizzazioni con esito di dissenteria, otiti, bronco-polmoniti, nefriti , cistiti, adeniti ecc., fu pure studiata. da Schimmelbusch, Oett inger, Legars, Ehlers, e in modo particolare da Charrin, una malattia generale cagionata dal piocianeo, analoga a q uella ottenuta sperimentalmente nel coniglio, e che consiste in febbre, diarrea, albuminuria, eruzione cutanea bollosa. Da tutto ciò deve necessariamente risultare che il bacillo piocia.neo è in natura probabilmente assai più diffuso di quello che non si creda. Infatti la ·maggioranza degli autori accennano a questa diffusione sebbene non tutti sieno in ciò perfettamente d'accordo; cito fra gli altri il Lehmann e Neumann i quali dicono che fuori dell'organismo non è stato sicuramente trovato ed il Wassermann il quale nel recentissimo Jfanuale sui batte,r i patogeni di \Vassermann e Kolle si esprime dicendo che in natura esso è poco diffuso. Date tali incertezze, le quali però sono per vero dire compensate dalle asserzioni recise di trattatisti di batteriologia quali il Fli.igge, il Ma.cè, il Besson ed altri, ho creduto non privo d'interesse portare anch' io un contributo alle ricerche sulla. diffusione di questo germe, e precisa.mente in rappor to agli insetti i quali ultimi del resto vanno di giorno in giorno acquistando maggiore importanza. nelle question i epidemiologiche. D a qualche tempo mi vado occupando della batteriologia degli insetti, e su questo argomento ho già. un discreto materiale che spero di pubblicare al più presto. Orbene nella identificazione delle specie batteriche r iscontrate nell'intestino degli i nsetti, e che ho isolate con tecnica rigorosa, al riparo cioè da ogni possibile inquinamento proveniente dalle parti esterne degli insetti stessi, mi è avvenuto quattro volte, e credo che continuando le ricerche potrei aumen tare ancora il numero dei reper ti positivi, di isolare il bacillo piocianeo. L e speCiis di insetti che mi diedero tale repert o furono il Bombus terrestris Ill., il Grillu,s campestris Lin. allo stato !arvale, l' Omasen>~ vulg!vris Lin., il Blaps mm·tisaga Lin., nn imenottero cioè, un ortottero e due coleotteri, tutti e quattro catturati in località eccentrica della città, non lontana. però dall'abitato e a luoghi ove si depositano rifiuti d' ogni genere della vita cittadina, e dove abbondano depositi di materie escrementizie dell' uomo e degli animali. Dico questo perchè torneranno acconcia tali nozioni volen do spiegare in qualch e modo la genesi di queste entomo·infezioni.


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CONTRI.BUTO ALLE RICERCHE

In quanto all'entità batterica isolata da tali insetti, è opportuno che io faccia rilevare come oltre i caratteri morfologici e colturali propri di questo bacillo, io mi sia completamente assicurato circa alla identificazione sua per mezzo dei due più importanti caratteri biologici che sono la formazione della piocianina e la virulenza. È noto quanto sia difficile molte volte la diagnosi fra questo bacillo e il b. fluorescens lique(aciens, e come essa sia quasi impossibile quando la piocianina manca ed è perduta la virulenza. Il Flitgge ben a ragione dà quindi il massimo valore per la identificazione della specie alla esistenza di questi due fattori, ed io non mancai di studiarli in modo speciale, ottenendo dalla coltura per mezzo del cloroformio la formazione dei cristalli di piocianina, e provocando negli animali recettivi coll'inoculazione di piccole dosi di coltura in brodo (anche '/ , eme.) la morte in poche ore per una vera setticemia dimostrabile coll'esame microscopico e colturale del sangue. Queste ricerche s'imponevano maggiormente inquantochè dalle molte ricerche fatte su altri insetti risulta frequentissima la presenza del b. flttm·escens liqttefaciens. Come vedesi questo reperto non manca d'importanza ed allarga di molto i limiti di diffusione del piocianeo; ci fa vedere inoltre un nuovo terreno propizio sul mantenimento della specie non solo, ma capace di conservare intatte le facoltà patogene, il che è più importante ancora. Dalle ricerche fatte a · questo proposito rilevasi che il bacillo piocianeo si può trovare di fr.,.quente nel terreno e special mente nelle polveri superficiali colle quali può esser messo in sospensione nell'aria. Si può trovare anche nell'acqua (Freudenreich), e Besson ha segnalato ]a sua presenza quasi costante nelle acque della Reggenza di Tunisi regione nella quale le suppurazioni azzurre sono tuttora frequentissime. Trovasi inoltre di frequente nelle fogne e nei letamai pervenutovi cogli escrementi dell'.uomo e degli animali, specialmente con quelli del maiale nei quali sembra essere ospite frequentissimo. Sull'uomo, e precisamente nel 50 p. 100 degli individui esaminati, sarebbe stato trovato da Musùam vivente allo stato saprofitico nella pelle del cavo dell'ascella, delle ripiegature anali e inguinali, e l'Artand lo ha trovato in nn uovo di pollo entratovi probabilmente dall' ovidutto. Infine è da notarsi che lo Charrin dimostrò essere possibile un'azione patogena di questo germe per le piante, inoculandolo in una pianta grassa il Pacltyphyton b1·acteosurn, e che Russell lo dimostrò capace di vivere parassitariamente nei tessuti di diverse altre piante appartenenti al genere Gm·anium e 1'?·adescantia. Dati questi fatti risulta chiara l'importanza delle ricerche da me istituite. Un germe infettivo, a virulenza manifesta, quale il bacillo


SULLA DJFFOSIO~E DEL DAClLLO PIOCIAXEO

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piocianeo, può nelle condizioni naturali trovarsi negli insetti, confermando i risultati sperimentali ottenuti da diversi autori, specialmente dal Ma.nning il quale riuscì a trasmetterlo alle mosche e ad isola.rlo poi dall'intestino, insieme allo stafìlococco piogeno aureo, al bacillo del tifo, al colibacillo fra. i germi patogeni, e al bacillo prodigio.9o1 allo .~ar­ eine a~trantiaca e alba fra i non patogeni, ai quali fanno riscontro le altre ricerche con rela.ti•~ considerazioni pratiche del Celli, del Ficker, dell' Hamilton, dell'Austen, dell'Aldride. Nè sono da. dimenttcarsi le curiose ricerche di C. v. Holub di Odessa il quale dimostrò con più di 1000 esperimenti che i bacilli dell'ulcera molle inoculati nel vaso dorsale o nelle aperture trachea.li o fra due anelli del torace di un grandissimo numero di insett:i di ogni genere e di ogni specie, costantemente e abbondantemente si moltiplicano in coltura pura. invadendo tutte le par ti del corpo indistintamente e propagandosi anche dalle femmine alla nuova generazione d' insetti conservando la virulenza, e concluse dicendo che gli insetti rappresentano un nuovo e sicmo substrato vivente per la coltivazione dei germi infettivi, e che è supponibile che oltre a quelli studiati, anche altri germi trovino nei medesimi le condizioni più opportune per lo sviluppo e per la. manifestazione delle loro proprietà biologiche, fatto tanto più importante inqua.ntochè gli insetti costituiscono circa i '/, di tutte le specie anim&li conosciuti. A parte alcune critiche che si possono fare a. questo lat"oro, è certo che le conclusioni del detto autore sembrano degne di considerazione in relazione alla. questione di cui trattiamo. A mio modo di vedere però gli insetti di cui ci occupiamo i quali non hanno poi, come le mosche ed altri insetti studiati specialmente dall'Howard, rapporti co:;ì intimi coll'uomo, sembrano presentare un interesse diverso dal punto di vista epidemiologico; essi cioè non solo rappresentano nn modo di disseminazione per mezzo dei loro escrementi e forse nn anello di congiunzione fra. l' uomo, il terreno e l'uomo, oppnre fra. l'uomo, il terreno, le piante e l'uomo se si deve credere alla. possibilità. che anche certe piante ammalino per opera. di batteri come avrebbero specialmente dimostrato le ricerche di Charrin e di RusseJJ, ma rappresentano un luogo di deposito, o meglio un laboratorio di protezione, coltivazione e mantenimento dei germi patogeni, i quali altrimenti nelle diverse condizioni naturali d'ambiente, quali il terreno specialmente, trovano condizioni fisiche non sempre favorevoli, almeno in modo continuo, a.l loro ma.ntenim ento in vita. e al loro sviluppo. L'infezione degli insetti per opera dei ger mi pa.togeni, e n el nostro caso per opera del piocia.neo, potrebbe avvenire poi facilmente inquan-

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CONT.IUBUTO ALLE RICERCHE SULLA IHFl!'USIONE, ECC.

tochè si sa che la maggior parte degli insetti si nutrono di succhi di piante, moltissimi anche si nutrono di detriti organici del terreno, di residui vegetali delle materie escrementizie dell'uomo e degli animali, alcuni anche, specialmente appartenenti alla famiglia dei coleotteri, di cadaveri animali in putrefazione: è noto altresì che a questo secondo modo di nutrizione sono specialmente adattate le larve, anche quelle di molti insetti che poi allo stato di insetto perfetto sono nettamente fitofagi. È facile quindi comprendere come facilmente avvenga la introduzione nel loro intestino di germi infettivi. Nel nostro caso abbiamo avuto in esame un imenottero, un ortottero e due coleotteri. Il primo nutresi esclusivamente di succhi vege· tali, i tre ultimi non rifiutano i detriti organici di ogni specie. Avvenne nel primo l'infezione per mezzo d i piante infette dal piocianeo? Può darsi. È un'iputesi e la metto avanti senza però poterla ancora dimostrare. In quanto al Blaps si sa che esso è un coleottero comune abitatore delle stalle, delle cantine, dei letamai, di luoghi oscuri e sudici in g enere, e che si nutre di detriti organici .dei ogni specie. Datn. la diffusione grande di escrementi anìm..ali ed umani i quali come si è detto possono contenere il bacillo piocianeo, si comprende facilmente come sia avvenuta la infezione loro. Cosi dicasi, almeno in parte, pel grillo e per l'altro coleottero. Concludo dunque esprimendo la convinzione che la grande classe degli insetti, non solo di quelli che hanno intimi rapporti coll'uomo, ma anche di quelli che meno S<lmbrano averne, ha nella diffusione dei germi patogeni un'importanza molto maggiore di quello che non sembri a prima 'ista, e mi permetto di richiamare l'attenzione dei batteriologi e degli epidemiologi sul risultato delle mie ricerche, che mi sembrano non prive d'interesse, e che potranno essere seguite da altre più estese su altri insetti e sn altri germi tanto aerobi che anaerobi. CITAZIONI BIBLIOGRAFICHE. CHARREII. - Il b~cìiiO piocianeo liti Vtgeloli. (Compiti rtlldrt$ dt I'Acadèmie tte~ &cience&, tomo CX \'1, 1893). H. L. llussr.u. - l batleri >tel/e lorn nlazio11i coi tessuti vegetali. (1'/le JohtlS 1/opkins llo!pilal Rcvorl. Baltimora 1893). JACOL\'N MAI'iNJNr.. - Rt•PPO•·to p•·t/imitUJrt sulla trasmissio••e dei get·mi patogeni colla mo1ea co· nwne. (Tht Journal o( lhe amerlcatl medictll auodation, \'OI. XXXVIII, u. 20, maggio l90i). HA>~tLTO~. La mo~ea come veicolo dell'infezione li/ìca. (11/ed. ll'erv1, 7 marzo 1903). A USTF.N. - La mosca domcdica e certe altre ~ptcit u(/Ìlll come ctiueminalrici d~lle malallie i11(ellir·e mltslinali ì11 cnmpagna. (Jottrn. o( /Ile Royal .'frmy mectical Corps, vol. Il, n. G, giugno 1904) . ALoowE. - Ln propagaoioue ttellr' (ebbre li(oì<l.ea per mez:o delle mosche. (Journ. o( lhe Royal Army medicai Co•·ps, rticcmlJr~ 1904). Tifo t moscl1e. (Archw (ur· 1/f/{/Ìtllt, vol. 46, n. 3). C. v. Ho1.uo. - Gli itl$elli come subsl ralo 111re•l!e per la colli.oa ; iolle dai germi in(e!livi dell'uomo t degli animali. ( l.mtratbl. (. /Jakter. , t • parte, ' ' 01. XXX). Ftc~GR. -


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LA SI~IULAZIO~E CONSIDERATA QUA~E FENOME~O BIOLOGfCO E SOCIOLOGICO Nota critica del dott. Edmondo Tre•lteUa. mag-~iore medico. libero docente nella llegia Unh·ersita di Torino

Che i casi di simulazio)le, i quali avvengono nei vari centri di vita collettiva (prigioni, manicomi, ospedali, collegi, stabilimenti industriali, esercito), non siano da considerarsi come fatti staccati ed essenzialmente diversi, ma piuttosto come manifestazioni proteiformi di un fenomeno unico, che deve essere studiato più con criteri sociologici che con criteri esc:lusivamente medico-legali, era già stato intuito da qualche autore, per esempio dal Boisseau; ma il merito di aver dimostrato, sul fondamento della teoria darwiniana e con gran copia di argomenti, che la simulazione è un episodio inevitabile della lotta per la vita e, per conseguenza, un fenomeno biologico e sociologico della più grande importanza, spetta senz'alcun dubbio al compianto professore Penta. di Napoli e al dottor Ingeguieros, docente nell'Università di Buenos Ayres; i quali, all'insaputa l'un dell'altro e quasi contemporaneamente, espressero in proposito due concetti; che, se in fondo sono uguali, seguon però due linee divergenti nel loro sviluppo e nelle loro applicazioni pratiche. Di Pasquale Penta e della principale opera sua La sinmlazione della pazzia, discorrerò a lungo in un prossimo articolo, sembrandomi un dovere il segnalare ai colleghi le virtù e i lavori d' uno scienziato valoroso, che appartenne al nostro Corpo ne' primordi della sua carriera e lo ricordò sempre con affetto: qui mi occuperò soltanto del libro dell'Ingegnieros (1), e più precisamente della c Introduzione » la quale, pur interessando moltissimo i medici militari, non può essere accettata da questi ad occhi chi usi nè senza qualche parola di protesta. P er riassumere in J?OChe righe le idee dell'autore, basterà enunciare le conclusioni dei primi sei capitoli del libro, alle quali farò seguire alcune considerazioni che, senza infìrmare il criterio scientifico da cui fu guidato l'Ingegnieros nell'applicazione del (t) Dottor GrosePPB [NGBGlUKRos. - La limul'l:ione della paz::.ia ili rapporto alla Criminologia, aol.a .lledi cina legale e alta Clmica plichialrir.a, co11 tm 'lllli'OdtLziolle ~ulla Simului~l.e e Lolla per la 11ila 11el mondo biologico e roclale. - Fratelli Bocca, Torino, t90~.


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LA SIMULAZlO~F:

suo metodo, metteranno in rilievo un certo numero di fatti, che non van trascurati nèllo studio delle simulazioni militari, se si vuoi tener lontano dai giovani il pericolo di certe teorie, le quali, lumeggiando la verità di alcune leggi biologiche -prima fra tutte quella dell'evoluzione- ne tentano l'applicazione immediata alla. soluzione pratica dei problemi sociali, coll'impazienza di giungere d'un salto là dove la natura e la società non giungeranno che dopo un cammino di molti secoli. · I. Dove c'è lotta per la vita - intesa questa in senso ampio e metaforico - sia nel mondo inorganico che -in quello organico e superorga.nico, i fenomeni di simulazione si riscontrano come utili mezzi di lotta, e sono il. risultato dell'adattamento alle condizioni specifiche dell'ambiente dove si lotta. II. Siano attivi o passivi, selettivi o no, coscienti o incoscienti, volontari o involontari, i fenomeni di simulazione, che si osservano nella serie biologica, sono sempre un mezzo di migliore adattamento alle condizioni della lotta per la. vita. III. Fint• a che nella società persiste, fra i gruppi e gl'individui, la lotta per la vita nelle sue forme attuali, la simulazione è, e sarà, un mezzo di adattamento alle condizioni della lotta. c Sape1· vivere • implica in gran parte, per la moltitudine anonima, c saper simula1·e •· Un uomo riesce tanto più adatto alla lotta per la vita quanto più è complessa. in lui la facoltà di simulare. IV. Le simulazioni di stati patologici si possono racchiudere nel principio comune a. tutti i fenomeni di simulazione, essendo, come tutti gli altri, semplici modi di adattamento alle condizioni dell'ambiente nel quale si lotta per la vita.. V. c: Simulatore » è dunque, in una. certa misura, chiunque lotta per la vita. Quando la simulazione è il mezzo rii lotta predominante, abbiamo il « simulatore caratteristico •; tipo che assume diverse forme speciali per l'azione dei caratteri psicologici seconriari che gli si associano, e sotto l'influenza di speciali condizioni d'ambiente. VI. Dall'animalità fino alla civiltà diminuisce la violenza e aumenta la simulazione; dalla civiltà in avanti, attraverso le complesse forme di organizzazione sociale che costituiscono il'socialismo - non inteso come rigorosa dottrina destinata. a esser la piattaforma di partiti politici, ma. come una complessa tendenza dell'evoluzione sociale verso quelle forme che facciano sempre più associativo e solidale lo sforzo degli uomini nella lotta contro la natura. - la simulazione è destinata a soffrire un regresso, in virtù dell'attenuazione stessa della lotta. per la vita. Dalle suddette conclusioni, a cui l'autore giunge con grande rigorismo scientifico e con la genialità dello scrittore moderno, noi possiamo trarre i due corollari seguenti:


CO:SSIDKRATA QU.U,E FENOMENO BIOLOGICO E SOOJOLOGICO

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a) La simulazione è un fenomeno biologico e sooiologico, le cui manifestazioni son tante q uanti sono gli obbiettivi che l'uomo si propone di raggiungere nel corso della. vita. b} La. simulazione militare non rappresenta che una faccia di quel singolare poliedro che è la. frode nel consorzio umano. Ma si vedrà. subito che questo secondo corollario, il quale è evidentemente una. logica conseguenza del primo, non fa. parte della pro· fessione di fede scientifica dell'autore : ed è a questo pnnto che io dichiaro di non poterlo seguire più oltre nel suo cammino; non soltanto perchè sarei condotto dove non >oglio giungere; ma. anche perchè egli: perduta. la calma dello scienziato, va affastellando delle ragioni da dottrinario, che non riescono più a convincere e producono nell'animo del lettore spassionato quel medesimo senso di dispetto che prova il viaggiatore quando, dalla vista di un paesaggio incantevole, piomba improvvisamente nel buio cl'una galleria. Dopo il ragionamento scien· ti fico, che s'impone per la sua logica chiarezza, analizziamo d un q ne il sofisma che getta un'ombra su tutto l'edifizio. L'Ingegnieros raggruppa i simulatori in tre grandi classi: 1• Simula.tori a. predominio sociale (astuti e servili) ; 2• Simulatori a predominio organico ((umùtes - che io italianamente chiamerei spacconi - e dissidenti) : 3" Simulatori a predominio patologico (psicopatici e suggestionati). A. quale di queste tre classi appartiene il simulatore militare? L'autore non lo dice, ma fa capire abbastanza. chiaramente che egli è disposto a farne un tipo sui generix, mondo di ogni colpa e scevro di ogni malattia, il quale ha tutto l'aspetto d'un filosofo ultramoderno. Ecco infatti, ciò che scrive nelle pagine 64 e 65 del suo libro; e prego il lettore a ponderarne bene ogni parola: c Oramai gli spiriti che scrutano l"av>enire tendono a sostituire a l concetto di patria, come forma limite del sentimento di solidarietà nmana, il concetto della solidarietà fra le nazioni incivilite, sostituendo al sentimento del patriottismo quello dell'umanità. L'acquisto di queste nuove cognizioni della scienza sociale impone una modificazione fonda· mentale del criterio medico-legale con cui, fino ai nostri giorni, si è considerato il problema della simulazione di mal~:tttie per eludere il servizio militare. È giusto, in verità., castigare questi fatt i quando vengono considerati come una trasgressione a un dovere ·sociale; però, quando questo dovere non è più tale e diventa ùiscutibile e in certo modo condan· nabile, la. repressione giuridica di chi elude il servizio militare perde tutto il suo valore davanti al criterio scientifico, non o:;tnnte che si continui ad applicarla in tutta la sua intensità legale. 9 -

GiuNtale rrttdico.


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LA SIMCLAZIONE

4: Si spiega come alcuni individui, che sono arrivati a comprendere il carattere inutile e pernicioso della guerra tra le nazioni ci vili, si preoccupino seriamente di eludere il servizio delle armi, che fa a pugni colle loro intime convinzioni. Basta un certo grado eli delicatezza morale per giustificare questa ripugnanza in individui che considerano il militarisrno come una scuola di assassinio collettivo irresponsabile. « D'altra parte le investigazioni di A. Flasscon sulla c Psicologia del militare di professione • tendono a provare che nell'ambiente del quartiere v'è una moralità bassa e antisociale. Di fronte alla società che -obbliga legalrnen te il cittadino ad essere soldato, il cittadino che pensi umanamente e non c:ome patri9ta, ha perfE>ttamente ragione di opporre tutti i mezzi astuti di lotta per eludere il compimento di ciò che egli non considera punto come un dovere. c Queste ragioni scientifiche e morali c'inducono a pensare che la simulazione di malattie nei coscritti non cederà davanti alle povere r isorse dei medici militari, e neppure sarà efficacemente combattuta da leggi speciali. Gli artifizi e gli espedienti inventati per scoprire i simulatori sono mezzi spiega bili dalla necessità di obbedire alla legge; però rivelano l'ignoranza pii1 completa dei grandi fattori che muovono e trasformano le istituzioni sociali e i sentimenti umani •. Si può rispondere anzitutto al dottor Ingegnieros che l' accusa. di c ignoranza completa dei grandi fattori che trasformano le istituzioni sociali e i sentimenti umani • da lui rivolta più specialmente contro i medici militari è per lo meno gratui ta, giacchè nessuno di noi ignora, per esempio, che l'apoteosi di quel coscritto, il quale cerca di esimersi colla. frode dal servizio militare, non è altro che un corollario dei principii di H. Spencer, in specie dei seguenti: c La. possibilità d"uuo stato soCiale elevato sotto ogni aspetto dipende essenzial m eu te dalla cessazione della. guerra •. . c La pace permanente deve di necessità essere seguita da miglioramenti sociali d'ogni specie:.. « La federazione pacifica è il solo processo futuro rli consolidazione a cui si possa pensare». c Non c'è da aspettarsi altro che mali dalla continuazione del militarismo nelle nazioni incivilite». « Senza la. repressione del militarismo, non è possibile alcun migliorllmento duraturo. Si potrà conquistare il nome e la forma di libertà, ma se ne perderà la sostanza • . E nessuno di noi ignora la terribile e furibonda campagna. che da parecchi anni va combattendo contro gli eserciti il gran solitario di Jasmaia. Poljana, il quale, specialmente nelle sue famose c Lettere

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CONSI.9ERATA COME FENOMeNO BIOLOGICO E SOCIOLOGlCO

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ai soldati, ai sottufficiali e agli ufficiali » 1 va ben più oltre dell'Iugegnieros, e: da vero anarchico cristiano, come egli stesso si compiacque di chiamarsi in una recente intervista, eccita addirittura i soldati alla. rivolta, e gli ufficiali a chiedere perdono ai loro subordinati di tutto il male che loro hanno fatto, e a ritirarsi dal servizio. Orbene, noi che non ignoriamo punto l'influenza della legge di evoluzione su tutte le istituzioni sociali e che ne constatiamo gli effetti . anche nell'esercito, noi che conosciamo tutti gli argomenti portati in campo dagli evoluzionisti e ci permettiamo perfino qualche volta di discuterli, ci sentiamo autcrizzati a dire al dottor Ingegnieros che coloro i quali ignorano questa legge e questi argomenti sono precisamente la gran massa degli inscritti di leva, fra cui si trovano pur quelli che cercano di esimerili dal servizio militare e che, secondo il sno giudizio, «scrutando l'avvenire, tenderebbero a sostituire il concetto di patria. con quello della. solidarietà fra le nazioni,., La massima parte di quei contadini, di quegli operai, e diciamo pur anche di quegli studenti, che ricorrono alla frode per esimersi dal servizio militare, non sanno un bel nulla delle teorie spenceriane, dell'evoluzionismo, dAl materialismo storico, del determinismo economico, o tutt'al più, ne hazmo un'idea molto confusa; e simulano una malattia per ragioni ben pii1 modeste e. pratiche, e - si noti bene- molto più conformi , alla. legge fatale della lotta per la vita, che non siano il concetto di solidarietà fra. le na.zion] incivilite e il sentimento umanitario. Simulano per non lasciare in tronco il lavoro dei campi, per non perdere un impiego, per non interrompere gli studi, per non allontanarsi dal loro ambiente famigliare, per non mandare a monte un matrimonio già concluso; o simulano per vera e propria tendenza organica, per il piacere di simulare; o simulano perchè si sentono inadatti al nuovo ambiente, n on già per convinzione filosofica (Dio ce ne scampi e liberi!), ma perchè ritengono codesto ambiente di vita peggiore dì qualsiasi altro, perfin di quello delle carceri, che parecchi conoscono molto da vicino (simulatori delinquenti) ; o simulano perchè nevropatici o psicopatici ; o finalmente simulano perchè suggestionati; e voglio ammettere che a quest'ultima categoria appartenga quella ra1·a a·vis del simulatore militare puro segnalato dall' Ingegnieros, tipo classico ritagliato dalla stoffa di un Va.n der "\Veer; quell'Olandese che all'oràine del comandante la guardia. nazionale di Mideburg di presentarsi in armi e bagaglio, rispose con quella famosa lettera commentata e divulgata dal Tolstoi ; nella quale egli dichiara di non poter obbedire, perchè non intende di concorrere a mantenere lo stato attuale di cose, ossia l'ordine sta.bi l i to.


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LA SJ)o{ljLAZIONE

Qui - e come è possibile non vederlo? - sta il grande errore; errore che è, del resto, inevitabile ogni volta che, stabilito un principio, il q ua.le è un portato della scienza, e trov!\ta una legge che ha. per fondamento la veritfi, s'innesta l'uno o l'altra in un tessuto di argomentazioni cede•ole come la. gomma elastica, e lo si stiracchia. da. ogni parte per farlo arrivare fino a quei punti a cui tutti gli sforzi della logica scientifica non riuscirebbero a portarlo; per la qual cosa il tessuto si strappa. e bisogna. ricominciare da capo. Nel nostro caso s'era partiti da un principio scientificamente esatto: la teoria darwiniana della lotta per la vita; e s'era stabilita una. legge chiara. come la luce del sole : la simulazione essere un mezzo fraudolento di questa. stef;Sfl. lotta: do>e si~tm g iunti - o, per meglio dire, dov'è giunto il dottor Ingegnieros - per •olere stiracchiar troppo i i tessuto delle argomentazioni? A questo: che, passando dal campo biologico a quello sociologico, la fr ode - nel solo caso di simulazione militare - si è trasformata da mezzo di lotta per la vita in mezzo di lotta per un'idea, o, nobìlitata dalla luce che sembra irradiare da questa idea, è divenuta un'azione perfettamente conforme alla morale, contro cui non è permesso l'insorgere e che non de•e essere repressa da alcuna legge, neppure da quella naturale di difesa, poichè la sociologia teorica scendendo di punto in bianco sul terreno pratico, e cancellando con un tratto di penna la data secolare dì chi sa quanti perioèli di e\oluzione, , ha sentenziato che fin da ora il servizio militare cessa di essere un dovere, e che quindi si ha pieno e incontrastato diritto di eluderne il compimento. Cosicchè se la società pnò e deve difendersi contro gli altri tipi di simulatori! che ricorrono ad ogni specie di frode pur di vincere nella lotta giornaliera della •ita - simulatori astuti, sen·ili, spacconi, ecc. - don-ebbe rispettare in•ece il simulatore militare non altrimenti che se fosse cosa sacra, perchè esso non lotta più soltanto per la propria vita e per i propri interessi, ma per il trionfo d'un principio, e la « sua delicatezza morale ~ gli rende leciti tutti gl'inganni più sottili, più pericolosi e più ripugnanti, la cui riuscita sar à. salutata come una grande e nobile vittoria. l\Ii sembra che il sofismat e la verita che gli contrappongo, non potrebbero apparire più chiari: col primo, si giunge alla g lorificazione del sireulatore militare, passando sopra nd ogni legge biologica, ed ef>cludendolo da tuttt> le classi di simulatori per collocarlo sopra un altare: colla seconda si dimostra, per contro, che questo è un simula.tore come tutti gli altri, che fa servire ogni genere di frode al suo interesse personale, e che per~iò egli è a volta a voll,a astuto, sen·ile, spaccone, dissidente, ecc.. come avviene in ogni campo di•Jotta. per la vita, senza che c'entri per nullat


CO~SIDERATA QUALE FENOMENO lllOLOl:lCO E SOOlOLOGICO

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nella massima parte dei casi, la. tendenza ad affrettare il com pimento di un grandioso concetto umanitario. E credo di non ingaunarmi affermando che, in tal modo, resta integro il concetto geniale dell' Ingegnieros nel campo biologico, mentre cadono i due errori fondamentali che lo oscurano e lo svisano: l'errore del Tolstoi, che rappresenta la ri>olta (una specie di rit0rno atavico ai mezzi violenti), e quella dell' Ingegnieros stesso, che è la sublimazione del mezzo fraudolento: due errori c he, in fin dei conti, non esprimono altro che la fre~ta degli evoluzionisti dinanzi all'opera lentissima della natura.

.Ammettiamo pure che fra qualche secolo si festeggi l'avvenimento di una forma superiore di civiltà., iu cui «le lo~te violente a tipo militare saran no sostituite dalla competenza economica sul mercato della produzione e del cambio universale»; ma fra.ttauto, e nella. lunga attesa di quell'avvenimento: noi siamo pnr costretti a mantenerci sul terreno dei fatti positivi, a regolare su di essi la nostra condotta e a indicarla ai più giovani, i quali, fra le idee di anarchismo che ricevono autorità dal nome di un Tolstoi, e la glorificazione della frode, che occupa il posto d'onore in un libro di tanta importanza qual è quello dell' Iugegnieros, potrebbero provare la vertigine del dubbio e nnire per domandarsi, se, per caso, il loro dovere di medici legali non contrasti con le leggi biologiche e sociologiche; dubbio, le cui conseguenze son facilmente prevedibili. Orbene, sul terreno dei fatti noi c'imbattiamo subito nel quesito seguente: Dinanzi a un caso di simulazione militare, quale dev'essere la condotta dei periti e dei giudici, che abbiano un concetto chiaro delle necessita presenti e dei loro doveri, fuori del campo teorico e utopistico ? Ammesso che la simulazione militare è, come tutte le altre forme di simulazione, un mezzo di adattamento alle condizioni specifìche dell'ambiente ove si lotta., o per dir le cose in modo più chiaro, un complesso di mezzi fraudolenti sostituitosi, per lento processo di evoluzio ne, a.i mezzi viole::Jti di lotta per la vita, la linea di condotta del medico perito moderno, ma non ultramoderno, è una sola : studiata la frode coll'interesse del biologo e del sociologo per valutarne tutti gli aspetti, tutte le sfumature e per iscoprirne t·utti i punti de· boli, che sono altrettante ragnature attraverso le quali apparisce la verità, combatterla senza esitazione, ma con calma, direi quasi con garbo, com'è buon costume degli schermitori aristocratici ; e smascherarla in modo così completo che non rimanga. neppure più l'ombra di un dubbio ; poichè soventi volte dietro il dubbio del perito la frode si riaffaccia. più temeraria di prima. E che quest'assalto di scherma coi fraudolenti sia uu dovere e' nello stesso tempo, un diri tto del medico


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LA SIMULAZIONE

legale militare apparmi. chiaro quando si consideri che tutta la questione sta racchiusa nei termini seguenti: vedere, cioè, se sia. giusto che nella. lotta per l' esistenza, limitata nel caso nostro a cercare di esimersi dal vivere in un ambiente speciale, i furbi di tre cotte (simulatori caratteristici) riescano nel loro intento a danno di altrettanti individui, che dovranno sostituirli nell'ambiente stesso e sottostare a un servizio che non sa1·ebbero obbligati a prestare. È verissimo come dice l'Ingegnieros - che .: saper vi,ere ,. implica in gran pH.rte per la moltitudine anonima « saper simulare ,., e che un individuo riesce tanto più n.datto alla lotta per la vita quanto è più complessa in lui la facoltà. di simulare; ma nel caso specifico occorre anzitutto decidere se la. frode sia, oppur no, un fatto morboso (nevropatie, psicopatié); e, almeno sotto questo rapporto, non si vorrà negare che la opera del medico legale sia non soltanto giustificata, ma altresì benefica e rigorosamente biologica. Dato poi il caso cbe la simulazione non sia un sintomo morboso, ma una frode vera e propria a scopo utilitario, non sembra logico e giusto chP., trattandosi di lotta per la vita, il perito si sos!.ituisca in certo qual modo alla moltitudh1e anonima di coloro che non conoscono neppure i loro avversari; in altre parole, a quella parte della società - inscritti di leva e loro famiglie - che \ errebbe d·anneggia.ta dai frodatori e che dovrebbe pagare un tributo che non le spetterebbe di pagare? Posso ingannarmi, ma a me sembra. proprio che, anche in tal caso, l'intervento del medico perito sia legittimo; tanto più che questo lottatore di seconda m11.no - se cosi mi si permette di chiamarlo -lungi dal contraddire o dal sostituirsi alle leggi biologiche, si conforma alle loro esigenze e le seconda nell'opera selettiva ; nè, vincitore o vinto, sposterà mai, neppure d'una linea, le sorti d'una battaglia su cui dominerà sempre sovrano il giudizio inflessibile eà eterno della natura. Ma con quali mezzi il perito sosterrà la. lotta? Giacchè l'arma dell'avversario è l'astuzia, nessuno vorrà negare che il medico legale non abbia ugual ùiri tto di servirsene; però q nesta. del perito è un'astuzia affinata, direi q nasi nobilitata dalla scienza; un'astuzia. che non ha nulla di volgare, nulla di inquisitorio, nulla di noercitivo, contrariaplente a quanto l'Iugegnieros mostra di credere e di far credere quando parla delle pove1·e 1·ù;orse tlei meclici 1nilitari contro le simulazioni, e quando cita il deplorevole caso del sordomuto Capello avvenuto nel 1864 nell'ospedale militare di Palermo; dimenticando che i medici legali militari erano allora su per giù quello che erano i medici legali borghesi; e che le punte di fuoco, gli strumenti di tortura, le celle di segregazione e altri simili mezzi coercitivi, coi quali, oltre alla carne,


COSSIDERATA QUALE FEXOli ENO BIOLOGICO E SOCIOLOGIOO

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s1 torturava il pensiero, eran di uso comune non tanto negli ospedali militari quanto nei manicomi e nelle case di pena; e costituivano tutto l'ignobile e macchinoso edificio medico-legale del secolo xvm, rimasto in piedi fra. le bufere della. rivoluzione e sfascia.tosi finalmente, non sono ancora. molti anni, sotto i colpi della. scuola positiva. Io non so precisamente come si comportino i m~dici militari della Repubblica. Argentina. (il lettore ricorderà che l"Ingegnieros è docente in Buenos Aires) quando si trovano alle prese coi simulatori: so però molto bene che i mezzi d i lotta, di cui disponiamo noi med.ici militari italiani contro la. frode, non si possono davvero chiamare pove1·e rùJo1·se, salvo che con tal nome non si vogliano designare tutti gli strumenti d'indagine scientifica., sia nel cat;npo della medicina generale, che in quello delle specialità (oftalmologia, oto-rino-la.ringologia., nevrolog1a, ecc. l; e dico francamento all'Ingegnieros che se il caso Capello fu grave colpa di cui vive tuttora. la. memoria. dolorosa, sarebbe stato atto di giustizia l'aggiungere, in un libro stampato nel 1904, che la medicina legale militare di oggi non è più precisamente quella del 1SG4, e che gli ufficiali medici moderni, rifuggenti da ogni mezzo violento (e anche qui si scorge l'influenza dell'e'Voluzione), si son prefissi il nobile scopo di elevare l'ufficio del medico legale militare alla dignità. di una vera missione scientifica e umanitaria; scopo che essi hanno oramai quasi raggiunto a prezzo di lunghe e modeste fatiche e nonostante il ~;o­ spetto e la malevolenza di coloro, i quali si ostinano a ritenerli incapaci di vedere unu. spa.nna di la d'nn fiscalismo pedante e nrraubiato. Smascherata. la. frode, e escluso che si tratti di una manifestazione neHopatica o psicopatica, si a ffaccia la questione della pena a cui dovrebbe andar soggetto il simulatore: e qui mi si potrebbe rivolgere una. domanda. suggestiva da chi, approvate le mie premesse, volesse chiudermi nella. trappola del sillogismo. La domanda è questa: consiùeratu il mezzo fraudolento come u n semplice fenomeno biologico, come un'arma che la natura mette nelle mani di chiunque lotti per la vita., non dovrà rimanere logicamente estinta ogni azione penale contro il si mnlator e, il quale, in fin dei conti, non farebbe che esercitar e un suo diritto e obbedire alle leggi naturali? È troppo chiaro c be una risposta affermativa a tale domanda. mi porterebbe a un passo d all'anarchismo tolstoiano, e coll'ammettere la piena legittimita dol fenomeno biologico in quanto esso è mezzo fraudolento: passerei addirittura n el campo di coloro, i quali sostengono - come l'Ingegnieros - c he la repressione giuridica di chi elude il servizio militare non • ha alcun valore davanti al criterio scientifico. No: questo non è il sillogismo che scaturisce dalle mie premesse; ma un sofisma bell'e buono


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LA SIMULAZIO:\'E CONSIDERATA QUALE FENOMJ,;NO BIOLOGIOO ECO.

che si ricava dalle preu:;esse degli ultraevoluzionisti; sofisma che poggia unicamente, e par comodo dottrinario, sul principio che il servizio militare non debba considerarsi come un dovere sociale. Ma siccome per me e per tutti coloro, che Pevoluzionismo a. tutta oltranza non ha. abbagliato col concetto prematuro di solidarietà fra le naz ioni, . l'esercito è un'istituzione sociale necessaria all'integrità della patria, e siccome il sentimento di patria non potrà esserci strappato dal cuore che col cuore st.esso in un ultimo grido d'angoscia, così per noi il servizio militare rappresent.a un dovere; e la frode di chi cerca di esimersene costituisce un reato, il quale, finchè dureranno la patria e le leggi, dovrà: :::s:;ere giuridicamente represso. Se cosi non fosse, se, cioè, chi tenta di sottrarsi da uu dovere. colla frode - sia pure in obbedienza alle leggi biologiche - andasse impunito, anzi dovesse essere lodato e incoraggiato, tutto l'edificio morale della. società verrebbe capovolto; nè ci sarebbe forse da dP-siderare altro che un ritorno ai mezzi primitivi di lotta per la vita, att.enuati e resi più estetici dall'influenza della civil tà; una specie di panh·ation degli atleti dell'Ellade, in cui la palma spetterebbe almeno ai più forti, con grande vantaggio della robustezza fisica. delle generazioni future. Saper simulare, che eqnivale spesso a saper vivere, è senza dubbio un mezzo di offesa di cui dispone la moltitud ine anonima nella lotta per la vita; ma se si pensa che v'è pure u na parte - e la più elt\tta di questa moltitudine,. la quale non è davvero anonima perchè lavora e co.mbatte a fronte scoperta; e che i suoi cento nomi, lanciati nel fitto della mischia, vi risonano come il clangore di cento trombe guerriere, ci s'accorgerà subito che «saper vivere» implica. anche «saper lavorare »1 ossia saper difendersi nobilmente coll'energia delle braccia e dell'ingegno dagli assalti di quella « fiera con la coda aguzza Che passa i monti, e. rompe mura ed armi ,. ;

e che, co!ltrariamente al bel sogno degli evoluzionisti, continuerà a portare attorno la sua « sozza immagine di froda» anche quando la umanità avrà. vinto la millenaria battaglia contro la natura e avrà attuata la grandiosa idea della solidarietà sociale. Pnrchè quella. non sia- dirò per concludere - la vittoria dei Titani sopra Saturno; e voglia il fato che la natura, sconfitta da' suoi figli, .non ripeta il brutto scherzo di Giove precipitandoli negli abissi del Tartaro. Quanti tesori di sapienza e d'esperienza stan racchiusi nelle favole della m itologia, che ora hanno appena la virtù di farci sorridere! Firenze, marzo 1005.


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SULL' IMPIEGO DI SUÌ P EL TRAS PORTO DI FEIUTI SCLU. :XE\' E [ ~ .\I O.'lT.-H~ ~ A

i'iot;o d~l dott. G . B e rnuee i, eapit;ano me.!1co del 6° reg~. alpini

Gli sci (l ), o pattini ùi legno, hanno orig ine scandinava e ser\ono di comune mezzo di locomozione in paesi ove per buona parte dell'anno il suolo è coperto da spesso strato di neve che rende na.turalmen te difficili e talvolta. impossibili le ordinarie comunicazioni. Il loro uso rappresentando un esercizio all'aria libera eminentemente igienico, trovò larga applicazione nello sport nordico, e da alcuni anni, nello stesso Bel Paese, costituironsi clubs di sciator i che nei valichi alpini del Cenisio, del Gott ardo, dello Spluga, della finitima Engadina cercarono campi di neve adatti al nuov<> esercizio spor tivo, campi che la · proHida. natura nega alle ridenti spiaggie italiche ed a lla stessa brumosa valle del Po. Per le condiz ioni climatiche suddette e per quelle del suolo nordico, in gran parte piano o pianeggiante, gli eserciti di quei paesi da lungo tempo adottarono l'uso degli sci, nel nostro esercito introdotti da pochi anni ed usati soltanto da piccoli reparti di truppe di montagna. Fu i l tenente colonnello Zavattari del 2° al pini che primo propose l' uso degli sci per le truppe al pine, proposta resa i n seguito concreta da ulteriori studi del colonnello Carpi. ;\ell'inverno in corso, per ord ine del Ministero della guerra., gli esperimenti in parola vennero maggiormente estesi con l'invio di venti uomini per battaglione alpino in prestabilite adatte località d'alta montagna. Così il e· reggimento alpini, dal 14 gennaio al 2 febbraio scorso, inviò a tale scopo un distaccamento di sessanta soldati sciRtori a .Ma r cesina, bella conca alpina dell'altipiano di Asiago, a pochi metri dal confine politico col Trentino ed a 1450 sul livello del mare. Pel ser vizio sanitario di un reparto così isolato venne colà inviato, il tenente medico dello stesso reggimento, dottor Rodolfo Beruucci, ~io fratello, il q uale fu da me incaricato di provare se eventualmente gli sci potessero esser utilizzati pel trasporto di feriti sulla neve in alta montagna. (Il L.a porola rlano-norvege;e Ski (plurale Sliit •·J è s rata it<~llaninnta, nel lln:;uag,;io regolameu· ~ra militarP, In Sci. d'onde si sono ancora t ratti l v~c.,lloli ·'"~•·e, sci~tto•·e, ccc.


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SULL11MPIEGO DI SCl

Mi nacque tale idea, vedendo or fa qualche mese nell' Illu>~trated London :.Ve1os un disegno rappresentante scene di Russi muniti di sci che, nei piani della Ma.nciuria, trascinavano delle slitte con SU\vi dei feriti. A parte l'eventualità, abbastanza difficile, di una. guerra in\ernale sulle Alpi, le passeggiate con gli sci sono spesso origine di traumi talora. gravi e ciò anche per escursionisti pro>etti. Pur usando la massima prudenza, non eseguendo salti acrobatici, quali sembra. sieuo in uso nelle razze nordiche sciatrici, le cadute con gli sci, sono all'ordine del giorno. I frequentissimi capitomboli, ordinariamente sorgente di allegre risate perchè seguiti da innocue cadute sul candido lenzuolo, sono spesso causa di distorsioni più o meno gravi, e talora occasionarono anche disgrazie mortali (1). È noto come il pattino da neve consista essenzialmente in un·assicella di legno di frassino, sottile ed allungata, larga da otto a dieci centimetri, lunga due metri, la cui estremità anteriore termina a punta. curvata in alto, elevandosi da 20 a 20 centimetri dal suolo, per impedire che sciando Ja punta stessa abbia a piantarsi nella neve, mentre la posteriore termina piana ed a. taglio netto. A metà circa dell'assicella è fissata una. staffa per poggiare il piede, staffa provvista anteriormente di un talloncino di legno con una. profonda intaccatnra alla sua faccia esterna. L'equipaggiamento dello sciatore è completato da un bastone di frassino lungo circa due metri, munito qual freno, di robusta. rosetta. metali ica. Con tali elementi, avendo cura di alterarne meno che fosse possibile l'originaria. forma, venne sperimentato l'uso degli stessi per il trasporto dei feriti, costruendo delle slitte con quattro, con cinque e con sei sci. l 0 Slitta (o1·mata di quattro ·scì. - Si ottiene ponenùo a muttlO contatto quattro sci, in modo che assieme formino una superficie unita e continua, oppure lasciando fra uno sci e l'altro uno spazio di i od 8 centimetri. N el primo caso si ha una slitta della larghezza di soli 37 centimetri, insufficiente qu.indi per il trasporto di uu ferito, nel secondo invece un piano largo circa GO cent., intersecato da tre fessure attraverso le quali penetra indubbiamente la neve. A. tale inconveniente si può rimediare in par te sovrapponendo alla slitta cosi form~~.ta un materasso improvvisato, come vedremo in seguito. I quattro sci tanto se posti a mutuo contatto, come divaricati l'uno dall'alt.ro,

.

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(l ) Cos1 in t'rdncia. or fa due anni, un ~oldato sciatore, cadendo, et.IJe 11 coll'l trnpassatl.l tlal m·m· co ue d1 un Bllofn>lOl ~ morendo •ull" Istante: caro riferito auch~ dal nostro ,;•ornate.


PEt, TRASPORTO DI FERITI SULLA NEVE IN MO:.ITA(•:"<A

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vengono fissati nell' indicata posizione mediante due traversini, larghi sei o sette centimetri, alquanto più lunghi della rispettiva larghezza degli ~ci, traver:~ini che eventualmente possono essere benissimo sostituiti da due alpenstock o da qualsiasi robusto bastone di proporzionale lunghezza e spessore. Uno di essi viene fissato trasversalmente sulla faccia superiore de· gli sci a circa otto centimetri dalla loro punta, praticando antecedentemente sugli sci stessi a tale altezza un foro abbastanza ampio da lasciar passare e ripassare una robusta funicella. con la quale fissare solidamente il t raversino in parola. Il secondo traversino viene assicurato alla slitta pa.ssandolo sotto le staffe, lega.ndolo saldamente alla faccia posteriore dei talloncini di legno delle staffe stesse, talloncini che si prestano benissimo a. tale còmpito stante la robusta inta.ccatura di cui è provvista la loro faccia anteriore. Per poter assicurare meglio la solidità. della leggera costruzione e la stabilità del carico, parimenti con funicella o con fil di ferro, vengono legati alle estremi ta dei traversini, a foggia di sponde laterali, due correnLini di lunghezza poco inferiore a. quella degli sci. Anche per la costruzione dei correntinì possono servire gli alpenstock regolamentari, oppure dei baston i di conveniente lunghezza e spessore. 2• Slitta formata da cinque o sei scì. - Con lo stesso sistema si aggiunge un quinto ed un sesto sci, proporzionatamente aumentando

Ja lunghezza dei t raversini; così si ottengono slit~e larghe rispettivamente 45 e 54 centimetri. .La slitta larga 45 centimetri è sempre troppo stretta; sarebbe sufficiente per larghezza la seconda, presentando inoltre il vantaggio di una superficie continua attraverso la quale non passa. la. neve, ma. offre il gra.ve inconveniente di un'enorme superficie di attrito che richiede pel traino in piano l'impiego costante di almeno due uom1n1. Così nella maggior parte degli esperimenti venne adoperata. la slitta. di quattro sci collocati a 7 od 8 centimetri l'uno dall' altro, larga circa 60 centimetri. Sulla slitta. in parola, venne sempre collocato un materasso improvvisato formato di teli da tenda riempiti o di paglia o di fieno o di punte di rami d'abete (pinus abies), pianta che con estesissimi boschi tutta circonda la conca di Marcesina. Praticato così un giaciglio abbastanza soffice, i supposti feriti sono adagiati col capo a ll'innanzi e con i piedi all'indietro, potendo così attaccàrsi, eventualmente, con le mani, ai colTentini laterali . Dato che il pe!iO di uno, sci è di tre chilogrammi, di 75 quello medio di un soldato con equipaggiamento invernale, e calcolato in 5 chilo-


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~OLl}JMPlEG O Dl SCI

grammi il peso del materasso, una slitta così composta raggiunge quasi il quintale. Tal peso quantunque non eccessivo, anche su di neve farinosa ed asciutta, che meglio si presta pel traino e per lo sciatore, ed in terreno pianeggiante, difficilmente viene trascinata a lungo da. un sol uomo. Per un percorso alquanto prolungato occorrono due uomini, ciascheduno attaccato ad una corda lunga. circa metri 3,50, saldamente legata con un capo all'estremità della travers-1 posteriore e con l'altro capo foggiato ad ansa passata su di una spalla del trainatore che procede innanzi sui pattini munito di bastone. S u di un terreno anche leggermente in salita, lo sforzo esercitato ùai due t rainatori naturalmente aumenta, finchè, con una pendenza del 20 per cento occorre l.).n terzo, e con n eve poco fa.vorevole, perfino un quarto t raina.tore. Invece il traino in discesa della slitta in parola, richiede sempre oltre i due uomini trainanti ai lati, la presenza di un terzo collocato dietr o la slitta, pronto a tra.ttenerl11> nelle discese troppo ripide, ed a guidarla nelle voltate. 'l'alvol ta, con chine molto forti, i due trainatori anteriori dovettero collocarsi ai lati e cooperare con il compagno posto posteriormente, onde moderare la velocità della discesa. D'altra parte i trainatori muniti di sci, forse perchè poco pratici dell'uso di tale attrezzo, facilmente scivolano, trovando sempre ed in tutte le specie di traino più comodo e meno faticoso l'impiego delle rachette d'uso comune in tu~ta la. catena delle Alpi (1). L e condizioni di terreno più opportune per il traino delle slitte, in genere, composte di sci, so n date dalla neve c~J.duta da qualche giorno, conservatasi leggiera asciutta e polverulenta. In simil caso la slitta strisciando sulla neve, procura veramente al ferito un trasporto calmo e tranquillo, riuscendo perfettamente inutile legarlo alla. slitta stessa con cinghie, coregge od altro .. A vendo istituiti dei confronti con le slitte del paese, risuJ tò che su neve indurita dal gelo e specialmente là ove eranvi preced.enti traccie congelate, l'uso di queste era molto più comodo e meno disagevole di quello delle slitte composte di sci, mentre su neve molle e fondentesi si addimostrarono invece quasi inservibili. Tali slitte che nella loro forma ricordano rozzamente i veicoli ir.vernali in uso nei p aesi nordici, offrono infatti minor attrito di quelle costruite aa sci. Mediante le corna, di cui sono anteriormente provviste, possono esser ben guidate e t raiu&.te da una sola persona, costituendo slitta e ~ui(Il ConsWo1o le r~chelte in cer~hi di lugno oli ra~~io. del dlam~tro di circa 30 centimetri, s ui c tesa una robusta re te ~ lar~ho~ maghe. di corJrt o Ji stn scie di r.uoio. Unite con le,!aCCJ a lla calzatura. son·ono a nl\ld crare l"aiTontlamento nella neve <Il chi le po rta. truah


PEL TRASPORTO DI FERITI SULLA NEVI:: IN MO~TAGXA

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datore quasi un sol corpo. Questo su terreno piano; invece in salita occorsero sempre due uomini per trainarle. In discesa, data la tradizionale abiLità dei nostri montanari in tale esercizio cui sono avvezzi in tutte le stagioni e fin dalla prima infanzia, corrisposero perfettamente allo scopo, procurando al supposto ferito un trasporto sicuro, rapido, soltanto soggetto a. qualche inevitabile scossa. Il periodo d'istruzione del corrente anno fu troppo breve per poter dare dei ris!.lltati esaurienti. Durò appena ~O giorni e di questi soltanto poche ore poterono esser consacrate agli esperimenti in parola. Alla fine del corso gli sciatori in genere erano appena mediocri, ed

i pochi buoni avevano già fatto un primo tirocinio l'anno precedente. Occorrerebbe un periodo d'istruzione almeno di doppia durata alla fine del quale gli sciatori, sicuri del fatto loro, potrebbero dedicare a.lcnni giorni a questi speciali esercizii. In ogni modo i modesti esperimenti dello scorso gennaio dimostrarono: l 0 Esser abbastanza facile la costruzione di una slitta improvvisata fatta con sci. 2° Poter questa servire abbastanza bene per trasporto di malati o feriti se convenientemente attrezzata, su terreno pianeggiante od in leggera salita o discesa. 3° Esserne impossibile il traino in salita con pendenze superiori al 20 per cento, ed in disceso. con pari pendenza. 4° Le slitte di sci, :per l'ufficio suindicato, si mostrarono generalmente inferiori alle comuni paesane. Concludendo, l'impiego di slitte di sci sulle Alpi., qual mezzo di tra.sport'J di feriti sulla neve, potrà avere uno sviluppo limitato. Utilmente serviranno in mancanza di qualsiasi altro mezzo di trasporto in singoli casi di disgrazie accidentali, toccate a qualche gruppo isolato di sciatori escursionisti, mai potranno assurgere a vero e proprio sistema di trasporto di feriti in guerre di montagna invernali (1). (l) Avevo scriLta questa breve nota quanjo lessi nel numero di clicemhre rlegli ,\rcl~ivts de .llédecine ti de Pharmacle mililaires un atticolo rfel signori doUori F1schM e Gnlhaut che lratta lo si esso a rgomento Les skia camme mo.lft" de tran~porl des bleues mr In neige. JmrJrovisati on d'un lntituau. brnncard.. - Gli autori ranno molto .Msegnamento su cinghie e coregge di CfJUipa;:giamento e .;o pra tutlo sulle molletléres (fascle rln cingPr le ~:arr.be), e sulle cinture di lana nsntc dagli ni(Jini francesi. Presenlano anche il rllsegno cii una slllla comp?sta di dne sci uniti noteriormente ad angolo pe r le due punte e postniormenle med1ante due b~ioneue, mezzi tutli lngcguosi. ma che non so 'IUanto possano rispondere pralic;~mente alli> scopo. Essi concludono arrermando que le sl;i, instmmt!~t dt d.ommaoe dansle ea1 parlicrlller, pou!'rail a1cssl devenlt· tm inslrtuuenl de salul.

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CASUISTICA CLINICA

UN CASO DI ORCHIECTO~IIA PER CARC:INO~IA DI UN TESriCOLO ECTOPICO per il Doll. Filiberto 1\otta, soltolenente medico di r.omplemento.

Il cancro del testicolo ectopico è ritenuto in generale relativamente comune, e perciò ricercando le osservazioni che sono state pubblicate, il primo fatto che stupisce, si è la loro scarsità in confronto col numero considerevole di osservazioni di cancro nel testicolo normale, che la clinica e l'anatomia. patologica hanno raccolto. È per questo che essendomi occorso, di osservare uu caso abbastanza. raro di carcinoma del testicolo ectopico ho creduto bene di illustrarlo, contribuendo così in parte allo studio di questo argomento. M. G. d'anni 28, contadino, daVerrua Sa.voi a. ANAMNESI. Il padre è morto a. 57 anni di morte accidentale, la madre è morta. lontana. non si sa in quale età e di quale malattia. Ha un fratello vivo e sano, altri due morirono bambini di malattia ignota al paziente. Non ricorda di aver fatto le malattie dell'infanzia, dice di aver sempre goduto buona salute all'infuori di una leggiera polmonite sofferta a. 18 anni, di cui guarì bene. Dice di non aver notato ma.i la presenza dei testicoli nello scroto: solo da qualche anno incominciò a palpare nella. borsa scrotale destra nn tumorello elastico, che egli credette sempre essere il testicolo. È ammogliato da circa 4 anni. Non ha. figli. Erezione e coito quasi normali: copulazione rapida per eiaculazione molto pronta. Da oltre un anno notò in corrispondenza. del canale inguinale sinistro il formarsi lento di un· tumore indolente, duro, fisso di cui in principio non ebbe a. preoccuparsi perchè non gli dava fastidio. Dopo qualche mese, mentre il tumore aumentava di volume insorse dolore loco.le continuo, sordo, talora irradiantesi a tutto l'addome, allo scroto, ·ai lombi ed alla gamba sinist.ra, con disturbi dispeptici ed enteralgie venienti a crisi. sempre più frequenti, per cui ricorse o.ll'ospedale. ~TATO PRESI,NTE. Soggetto di aspetto alquanto sofferente; costituzione scheletrica regolare, pannicolo adiposo poco sviluppato; anemico, leggermente febbricitante. Niente di notevole al capo, al collo ed al torace. A ddome leggermente tumido e dolente; notasi ernia. in-


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guinale scrotale destra della grossezza di un uovo di gallina, riduci bile. Nel sacco scrotale destro, si. palpa un tumoretto di consistenza e caratteri di una cìstii1 indolente, libero; non si palpa il testicolo. A sini tra lo scroto è vuoto. Notwsi un tumore della grossezza di nna testa dì feto a termine che occupa la loggia inguinale sinistra ed il quadrante inferiore sinistro dell'addome, dolente alla palpazion·e, liscio, duro, fisso alle parti circostanti. Addome leggermente meteorico e dolente. DuoNosr. - Tumore maligno del testicolo sinistro in ectopla in· gninale con ernia inguinale destra, ectopia del testicolo destro, vaginalite sierosa saccata a destra. OPERAZIONE. Incisione lunga circa 20 centimetri sul tumore; incisa la cute si trova una massa del volume di una testa di feto a termine che è fissa, strettamente aderente ai muscoli ed alla aponevrosi della regione da cui si distacca con incisione all' intorno sul tessuto

sano. Si apre il peritoneo; si trovano varie anse intestinali e l'epiploon aderenti lassamente al tumore: facilmente vengono liberate per modo che lo si può esportare in toto. Il tumore in alto si seguita col cordone sperma.tico ingrossato ed abbondantemente vascolarizzato. Non si palpano ghiandole iliache ed inguinali molto ingrossate. Sutura del pentoneo, del piano muscolo-aponevrotico e della cute. EsAME MIOROSCOPico. Il tumore esportato si presenta di colorito rosso grigiastro, avvolto in spessa capsula, la quale non è libera, ma aderente · coi tessuti circostanti. La consistenza in tal uni punti è più dura, in a.ltri più molle o quasi fluttuanti. Al taglio la superficie di sezione è molle, di colore giallo grigiastro, poco va.scola.rizzata; accanto a punti duri biancastri, se ne trovano altri, sedi di veri focolai di rammollimento, occupati da materia biancastra., e divisi dal resto della ghiandola ~a setti fibrosi. EsAME ISTOLOGrco. L'esame istologico dimostrò trattarsi, nelle sezioni praticati in diversi punti del tumore, di uno schietto adeno-carcinoma. Si riscontrarono numerosissime le cariocinesi delle celi ule. Nelle cavità cistiche eravi una considerevole quantità di cellule cilindriche, sferiche e poligonali. Nelle trame connettive che separavano le cisti eravi nna proliferazione abbondante delle cellule. DECORSO. - Regolare, leggiera piressia nei primi giorni; scomparsa. dei dolori a.ll'ipogastrio ed ai lombi; ritorna l'appetito, le condizioni generali migliorano rapidamente : dopo venti giorni l'ammalato si alza. in buone condizioni. Nella. memoria di Monod e Verillon, sulla castrazione nell'ectopia. inguinale, sono raccolte 42 di tali operazioni per tumore del testicolo ectopico sino al 1880. Qua.ntunq ue da. quell'epoca. non debbano aver


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CAS'GISTICA CLINICA

fatto difetto nella letteratura. medica. altre osservazioni di ca~i consimili, è lecita lo. couclnsione che il cancro del testicolo ectopiéo sia abbastanza. raro. Ad ogni modo non è la cifra assoluta del cancro d~l testicolo ectopico che è interessante, ma piuttosto la frequenza relativa. del cancro nell'ectopia testicola.re, sotto il punto di vista. delle conclusioni che si possono trarre per il pronostico ed il trattamento dell' anomalia di posizione del testicolo; in una parola la dee i ione della questione se il cancro è più frequente nel testicolo ectopico o in quello normalmente situato. Secondo una statistica di Marshall, desunta da osservazioni sn adulti, con esclusione q nindi dei casi che si osservano nei neonati, nei quali l'ectopia testicolare scompare per lo più dopo la nascita, compresi invece nella statistica del \Vrisberg, su 10,800 coscritti in 11 soli si rinvenne l'ectopia testicolare cioè 1'1,01 p. 1000. Rennes in Francia sa-rebbe giunto ad una cifra alquanto maggiore, avendo constatato 6 ectopie Sll U500 coscritti, cioè in una proporzione dell'l,GG p. 1000. Ora di fronte ad essa, i 42 casi di cancro di ~esticolo ectopico raccolti sino al 1800 da Monod sarebbero ben poca. cosa, in modo da rendere legittima la domanda, se non sia esagerato il considerare, come fanno taluni autori, il cancro del testicolo ectopico proporzionatamente molto più frequente che il cancro del testicolo normale, la cui fre . quenza. varia, secondo le statistiche dal '/, al 4 p. 100 sopra i cancri degli altri organi. È difTìcile poter trarre su tale questione conclusioni assolutamente attendibili, per la mancanza di dati certi e tra loro paragonabili: però non sembra assolutamente infondata l'ipotesi che, attesa, la re lati >a frequenza dell'ectopia testicolare, dovrebbe corrispondere una. frequenza di cancri ectopici superiore al numero riportato nelle statistiche. L 'ectopia del testicolo può essere inguinalo o addominale; Le /Jentù e Mathieu infatti riportarono due osservazioni di cancri in ectopie addominali. Come per l'ectopia semplice, così per il cancro del testicolo ectopico non vi è preferenza per il lato destro piutto:sto che pel sinistro. Perciò che riguarda l'età, il cancro del testicolo ectopico si riscontra, come quello del testicolo normalmente disceso, tra i 3U ed i 40 anni. Sarebbe importante stabilire se il testicolo ectopico può implicare una particolare predisposizione allo sviluppo dei tumo1·i cancerosi, basandosi specialmente sui dati istologici ; ma. le nozioni che sinora si hanno su!Fanatomia patologica del cancro del testicolo ectOJ>Ìco, non possono servire a rischiarare la. questione.


CASUISTIOA CLINICA

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E neppure vi è nulla di sicuro sulla eziologia e sulla patogenesi della malattia, quantunque Duplay e Reclus, in base al fatto che i neoplasmi si sviluppano di preferenza negli organi soggetti a traumatismi frequentemente ripetuti, siano del parere che il testicolo iu ectopia inguina.le debba, per le sue condizioni, essere particolarmente predisposto all'invasione 12eoplastica. Per tale ragione non si può neppure escludere che possa influire pel cancro del testicolo ectopico un bendaggio erniario applicatovi per errore. Il cancro del testicolo in ectopia inguina le essendo più accessibile all'esame clinico, offre per la sua speciale posizione ed il processo di sua evoluzione, un insieme di sintomi sufficienti a renderne facile nella maggiore pl\rte dei casi la diagnosi, ed in ogni caso più che nell'ectopia addominale per le difficoltà inerenti alla diagnosi di tutti i tumori dell'addome. 11 suo modo di sviluppo è piuttosto insidioso, senza fenom~ni dolorosi, ed in principio la forma e ]a consistenza del testicolo non presentano nessuna diversità dal testicolo normale; in seguito, quando il tumore è aumentato di volume _i suoi caratteri sono presso a poco eguali a quelli pel cancro del testicolo in posizione normale. In un caso riportato da Gama il tumore si era fatto sottocutaneo, poichè non potendo discendere nello scroto, la cui cavità era obliterata, il tumort:l rimontò al davanti dell'aponenr.osi del grande obliquo. I fenomeni generali, che si manifestano col progressivo svolgersi della malattia, sono il dimagramento e la cachessia propria di tutti . . 1 cancn. La sua diagnosi differenziale dagli altri tumori del testicolo non è difficile. Quanto alla. prognosi del cancro del testicolo ectopico, essa non si scosta, purtroppo, da quella di tutte le altre neoplasie maligne. L'ablazione del tumore pare sia sempre stata seguita da recidiva gangliare, o da. generalizzazione del tumore stesso in uno spazio di tempo che varia. da ·qualche mese a quattro anni, come risulta dai casi riportati da l\Ionod e Térillon. Per ciò che si riferisce alla cura si deve prima di tutto accennare a quella preventiva mediante la castrazione, proposta da un certo numero di chirurghi, per la supposta predisposizione del testicolo ectopico alla neoformazione cancerosa; ma il volervi ricorrere in tnt ti i casi, quando il t esticolo è completamente sano, sembra certamente una esagerazione. La questione invece si modifica quando la coesistenza di un'ern ia, o il sopravvenire di dolori e di fa.t~i infiammatori, reclamano un inlO -

Giornale mtàico.


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tervento, poichè nei casi, ad esempio, di ernia, l'operazione raggiungerà il doppio scopo della cura radicale dell'ernia e del testicolo ectopica. Ed egualmente, nei fatti infiammatori colla castrazione si eviteranno in modo radicale tanto i dolori che le recidive. ~egli altri casi di testicolo in ectopia inguinale, la castrazione potrà solo essere indicata, quando si constati nel testicolo un aumento di volume, non attribuibile a causa riconoscibile, poichè allora. si dovrà sempre ricorrere all'idea di una formazione neoplastica. Tanto più poi si dovrà procedere prontamente ed estesamente alla castrazione, quando la diagnosi del testicolo canceroso sarù. accertata, a meno che l'infiltrazione dei ganglii linfatici sia già tanto avanzata, da. far parere inutile l'intervento. SARCOMA DEL RENE CO~ L OCALI ZZAZION I SECONDARIE SULLA PLEUHA E SUL PEniCAR DIO, per il dott. M a rio l"'ermeUa, Leneute medico. Romano Cosimo, soldato del 93" fanteria, entrò in questo ospedale il 3 ottobre u. ~- per postumi d1 pleurite sinistra. Era individuo di buona cMlituzione, notevolmente denutrito. di colorito pallido e senza precedenti morbosi personali o ereditarii degni di nota. Riguardo alla malattia, per la quale si era ricoverato in quest'ol>pedale, riferiva che, nell'agosto u. s., si ammalò di pleurite essudaliva sir11stra, della quale fu curato per 2i j:tÌOrni nell'ospedale mililaJ'e di Roma, e poi fu inviato in patria in licenza di convalescenza. Quindi riprese servizio, ma non sentendosi completamente guarito, si fece visitare dal medico del corpo, dal quale fu invi~lo a ques to ospedale. Nella prima visita, oltre lo stato generale dell'individuo notevolmente deperito, si constatò o ttusità alla base del polmone sinistro, con lieve diminuzione del frem1to toraco-vocale. Non vi era febbre, né altri falli d'importanza. DIARIO CLI!'IICO. 8 ottobre. - Lo stato generale dell"infermo é invariato. L'oltuRilà alla base del polmone sinistro si é alquanto ridotta. 13 ottobre. - Si manifestano dolon vaghi all"addome. o~ser valo l'infermo, si rileva poca quantità di liquido libero nella cavità addominale, ma non si palpa nulla di anormale. 16 ottobre. - Persistono i fatti addominali. Si mAnifestano e,Jemi agli arti infel'iori : l' inf.,rmo ha il polso alquanto debole e fr·equento. L'ottusità alla base de: polmone sinistro é quasi scomparsa: mormorio vescicolare normale. 19 ottobre. - Si manifesta ottusità alla base del polmone des tro; l'infermo é aprrettico . 20 ottoure. - L' oltusité è aumentatll rapidamente, ra!o!giungendo la sesta costola. L'in fermo è apirettico. 2:! otloure. - L'otlusità dal lato desl!·o del torace non è più progredita. Si nota che l'mfermo ha respirazione alquanto affannosa . L'esame dell'orina non rivela nulln d'importante. 24 o/tubre. - Lo stato dell'infermo è stazionario.


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26 ottobre. - I sintomi addominali persistono invariati La respirazione é' alquanto migliorata relativamente ai giorni precedenti. Il polso é debole, ma ritmico. I toni cardiaci, sebbene deboli, non dimostrano notevoli alterazioni. 27 ottobre. - Polso aritmico, persiste l'al'f'linno, che anzi va aumen lAndo. 31 ottobre. - I sintomi precedentemer:te notati si vanno sempt•e più aggravando. Si manifesta diarrea. r nooembre. - Dispnea intensa. Il polso si fa sempre più debole e it·regolare. Nelle ore pomeridiane l'infermo si va sempre più aggravando, e muore per sincope.

•• • All'autopsia si trov& un tumore del rene destro, grosso comA la testa di un bambino di cinque anni, riprodncente all'incirca la conformazione del r~ne. di consistenza piuttosto molle. Praticata una sezione, si osserva che nella parte periferica il tumore è fot·mato da una sostanza biancastra, rassomigliante alla sostanza cerebrale. Invece nella parte centrale del tumore si vedono delle zone rossastre, raffigut·anti qu~:~si il disr~gno della sostanza centrale del rene. La capsula renale è completamente fusa col tumore, né si può in alcun modo distin~uere. De tto tumore é fissalo alla pat·ete posteriore dell'addome, e raggiunge quasi la volla diaframmatica dietro il fegato. Sulla pleura viscerale cles tra si trova un tumore simile a quello sopradescrillo per consistenza e colorito, groHso poco meno di un pugno e conformato quasi a g rap polo. Sul cuore si osserva l'epicardio inspessito e di colorito biancastro in quasi lulla la sua estensione, con par ecchi noduli della grossezza d'un cece, specialmente sul decorso delle cor onarie. Sulla pleura sinisCra si rilevano solo poche aderenze. Nulla ne~li altri or·gani. All'esame microscopico si è constatato quanto segue: RENE. Sarcoma a cellule piccole, rotonde, con scarsissima sostanza intercellulare (sarcoma midollare). Si osservano relativamente pochi vasi sanguigni. Nella parte centrale del tumore appaiono residui de' caoalini uriniferi impigliati in mezzo alle cellule sarcomatose. PLEURA. La stessa neoplasia rile vata nel rene costituisce i noduEi della neoformazione pleurica. Tali noduli sono coperti da endotelio in parte sfaldl'lto. PERICARDIO. I noduli sono formati dal tessuto sarcomatoso sopra descritto : l' inspessimento della membrana è dovuto ad abbondante infiltrazione di cellullj sarcomatose nella spessezza della membrana stessa.

• •• Ho creduto utile riferire brevemente questo caso clinico, perché raramente se ne osservano simili nella pratica medico-militare, e perché vi sono alcuni ftttli che meritano di essere rilevati. Lasciamo le teorie ed occupiamoci solo di quanto si è osservato. E notevole anzitutto la localizzazione secondaria del tumore sul perir.ardio viscerale. Ciò è consideralo dagli autori come rarissimo a veriflcar~i per tutte le neoplasie, ed anche per quelle di natura sarcomatosa. Nel nostro caso in· vece sono rimasti sani organi ove le neoplasie connettivali sono frequenti,


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CASUI STICA CLlNICA

meulr<! é state pr·e!'a la membr ana per icardica; nè di tu li feno meni si trovano ra C!inni anatomichA o !i!tin-patologiche. E' notevole anche il fatto che il tumore ha rAg-j.!iunto un co n~iderevo le volume sulla pleur a viscerale, senza che si sia for·mata la beucllé minima locuhzzazione nel tessuto polmonare. Altro f11ll0 impor t11nle é stato il modo di sviluppar.si dPI neoplasma sul per icardio. Il Mr·coma in gener ale si sviluppa a noduli ben l!i rcoscrrlli e tli!>tiuti dai Le suli cir co tanll, com~ abbiamo m:contrato nelht pleura ; invece sulla membrana per icardica si é formata un' inflllr11zione di cellule sar comato"e, e!;tesa a J:tran parte clelia membrana sles!'a, in modo che sulle sezioni d'ordi uar io si vedono chi aramente le cellule sarcomalose e le cellule connettiva li della mt>mbrana iQpessila. Solo pochi veri noduli di tessuto sat•comatoso si son<> OS!'ervati ~ul decor·so delle corouar ie. Mi pare anche da rilevar si il fatto che l a casuale coincidenza della pleu!'ite essudntiva sinistra con lo sviluppo delltl neoplasiA nelle cAvilè addominale e tor acica destra, ha reso la dial!nosi ancora pi ù oscura di quPllo che è or·dinariamente, fncendo a ra,gione sospettare l'esistenza ùi una polisiernsite. Non sorpr·ende il decorso rapidisl"imo ùèlla malultia, ove si ten~tn pr·esente l a. molignité del tumore, e si con!>ider i che l e neoformazioni nello cavité addominale, gener·almente non sogliono dare alcun distur bo di una cer ta :;tr a vitA, finchénon abbiano lel'o or·gani essenziali al la vita, o non abbiano pt·odotlo un nolevol& deperimento dell'orjZanismo. Nel nostr o caso é a r itenere che il Lumor·e r enate si sin s viluppato Stmzu dar~ sintomi d'importanza. per· la funzione vicar·ian te aell'ullro t•ene, e che r1uesli sintomi poi si sit~no manif~slati quan do si sono for mal~ le localizzazioni sulla pleura e speciahnente sul per icarJio, ciò che é. confermato dal quadro clinico della malallia. CONTRIBUTO CLINICO ALLA DEVIAZIONE CHI RUR GICA DEL SA::\GUE: PORT ALE, per il dott. Alessand r•o 1\loc <·atlg he, sottolenenle medico di compleml!nto. Tra l e conquiste mod>!rne della chirurgia sta l'enza dubbio quella eli averAperto v1e collaterali al sangue della vena por ta, ostacolato a ritornare nel circolo per le vie normali. Il vantaggio di qu...l'lo metodo r.onsiste n el combatlei·e uno dei sintomi principali della cirrosi epatica e curare radicalmer.te quelle a!'cili clr~ non der i vino dall'atrofia totale del fegato. Il m etodo é lo:.!ico e l'azionale, se si consi uorauo i di'llur•bi gravissimi e le noie clre il malato deve soppor·tar·e per il versam ento copioso che si r accoglie nella cavita addominale e che fiui sce per essere la cau!'in principale nell'a.tfrellar ne l a mort~:~. l diuretici, i diafo1·etici, i di'astici si sono dimostrali impotenti a far scompar ire l'a'Scite quando sia abbondante. L 'uso p1•olungato ùell'ioùuro di po tassio nulla può farci sperare, quantunque m olti, tr a cui De-RP.nzi e Semmola, nelle asciti cirrotiche dicano di aver ottenuto ottimi r isullnli e ne abbiano fallo uno specifico. Una buona ed adeguata cur a lattea, gia adoperala nel 1831 dal Cl'estieu, aumenlando la diuresi può dimiuuire la stasi venosa, quindi in parte ri m ediare e compensare l 'ostacolo. La paracenteei ebbe migliori r isultati, ma di per sè questa oper azione non "ince ué compensa l'ostacolo por tale che da luogo all'asci te, P.d inollre offre un


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g rave pericolo perchè cogli svuotamenli ripetuti si provoca una perdita di sostanze albumiuoidee a detrimernto dell'organismo. A.ll"autopsia di cirrotici operati di molte paracentesi e che nel decorso della malattia avevano presentati miglioramenti, si erano osser'vate delle ader·enze

tra i visce•·i addominali ed il pHitoneo ptrr:etale. In queste aderenze si erano sviluppati dei vasi che si anastomizzavano Mlle vene sottocutanee addominali. Era chiaro che la natura di per sè tentava rli provocare vie di sbocco a l san11ue delht porta, e veniva logica l'idea di favorire coll'arte questo circolo collaterale. A questo scopo si cerco con un allo chirurgico di provocare tra i visceri addominali (epiploon, milza, regalo) e la parete anterio•e dell'addome delle ade· renze, attraverso le quali nuovi vasi potessero mettere in comunicazione il di· stretto delle rAdici portali colle radici della cava. Si é raggiunto lo scopo l Ed anche ammesso che il nuovo circolo formato sia sufficiente ad impedire il ripetersi dell'ascite si può considerare questa una cura delle malattie che ne sono la causa? Questa é una que stione che da circa una diecina d'anni è dibattuta e di cui finora non ru possibile dare un giurlizio decisivo. Il prof. Bozzolo, a cui devo seutiti ringraziamenti, per i consigli e gli aiuti avuti, volle portare in questo dibattito un'osservazione che, secondo me, è della massima importanza, sia per la lesione che fu causa della malattia sia per la ~u::cessiva cura chirurgica e pe r l'esito che da questa si ebbe. · . O. F , di anni 37, contadina: AN AMNESI. Hbbe polmonite a dieci arrni; dopo nessuna malattia d' importanza; mestruò a i5 anni, con mestrui sempre regolari per quantità e periodo di ritorno; maritata a 30 anni non fu mai incinta. Non sifllitica, non malarica, non alcoolista. Nel gentilizio non v'è nulla di importante. :>lP) 1897 in pieno stato di salute, ebbe improvvisamente ematemesi abbondante s enza causa apparente. Si rimise beo presto dell'anemia acuta consecutiva, e poi stette bene fino al novembre 1900. epoca in cui cominciarono i primi disturbi. L'ammalata aveva senso di peso all'epi~astrio, anoressia, stitichezza, dimagrimento, adinamia, e certe volte accessi di dispnea e di cardiopalmo. Era diventala pallida con le,ll'gera tinta snb·itterica della cute. Nel dicembre 1900 incominciò a tumefarsi l'addome con scarsi edemi agli arti inferiori. Questi sintomi aumentarono sempre d'intensità tìno al mese di marzo 1901, epoca in cui si presentò in Clinica. STATO PRESENTB - L' ammalata è molto dimagrita, apatica, dispnoica, la cute ha color pt~gliarino. Continua la anoressia e la stipsi ; non ha febbre. ToRACE. - Il margine inferiore rlel polmone destro arriva anteriormentto aa!a quarta costa, quello di sinistra alla terza. ADDOMe. - L'addome è tumefano, teso con grande versamento. L'area del fe~ato é ridotta ad uno spessore di pochi centimetri. La milza è ingrandita. Le vene sottocutanee addominali sono sviluppate sia sulla linea mediana, sia sui fianchi. L'ombellico é sporgente. DEcoRso. - Sempre apirettica - sottoposta ad una cura diuretica non si ()tliene miglioramento, si ricorre perciò alla paracenlesi. I n due mesi se ne fanno cinque a 15 giorni di distanza l'una dall'altra.


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CASUI!'\TICA CLINICA

1• 5 mar~o. - Liquido trasparente, citrino, di reazione alcalina. D. 1016, alb. 25 %- Litr·i 8. 2• 21 mar.fO. - (Liquido come sopra). D. 1009, alb. 14°/ 0 • Litri ti. 3° 3 aprile. - D. 1010, alb. 14 %- Litri 8. 4° 17 aprile. - D. 1014, alb. 20°/ •. Litri IO. flo 2 maggio. - D. 1012, al b. 18 '/,. Litri 11. Dopo ciascuna paracentesi si esaminano gli organi interni dell'addome ~ si trova che l'ottusità del fegato incomincia dalla quarta costa ed arriva a due dita dall'arco costale. L'esame ùelle ut•ine prima della paracentesi dà 1044- di den~ilA - colore giallo paglierino limpida - urea ~l 0 / , , a lbumina, gluco~io, pigmenti biliari mancanti, manca pure l'urobilina, la diazoreazion~ é negativa. Dopo l~ paracentesi le urine a umentano di un litro a due e due mezzo; all'esame si trova: densi t~ 1000-1028; urea 2il per c-ento; traccia di urobilina; non albumina né zucchero. Traccia di indacano; non acetone; né piFrmeoto bil.iare; deposito di urati. Dopo la parocent~~i l'addome è meteorico. Alvo spesso diat·roico. Per la mancanza di dali eziologici, pet· l'antecedente ematemesi, e per il rapidiss imo formar s i del liquido ascitico, il prof. Bozzolo sospelta piuttosto una lesione primitiva della porta anziché un'alter azione epatica. Fa diagnosi di piletrombosi. Secondo le propt•ie osservazioni dice che ques te malattie possono durare molto tempo, e predominano specialmente nelle donne. Malg rado l'ammalala sia molto deperita, propone la operazione di Talma come unica cura radicale di questa malallia. Dice di nou sperar e più nessun effetto utile dalla paracenles i, anzi questa non farebbe che iudebolire mar.rgiOI·mente l'ammalata. L'operazione viene eseguita dal prof. Carie nella Clinica chirurg ica il ·1 9 maggio 1901. Colla laparolomia il fegato appare poco allera to e non s1 vede nessuna alterazione nel pP.ritooeo. La milza è aumentata di volume e non s i può riconoscere la causa dell'ascite, ciò che conferma il pt•ofessore nel primitivo concetto diagnostico d1 piletrornbosi. Il prot'. Carie fa una lunga incisione mediana sulla linea alba . Aperta la cavità peritoneale, lascia defluire lentamenta il liquido ascitico. Esaminato lo stato degli orga ni inte rni addominali, scolla per un certo tratto lo s trato mu~colare da quello cutaneo lungo il margine della fe1·ita. Es tratto un lembo di t:'piploon, e strofinatolo con un batuffolo di garza sterilizzata, lo immette nello spazio tra i due strati parietali suddetti. Lo fissa in questa posizione con g rossi e scarsi punti di sutura {era impossibile in questo caso immettere l'epiploon tl·a il peritoneo e la fascia muscolat•e per l'estrema lacerabililA della membrana periloneale), quindi sutura le pareti secondo l'arte. La cicatrice guarisce per prima. Il liquido si riproduce in quantità scarsa e si eseguisce in settima giornata una paracenlesi, per non distur bare il decor so della cicatrice a ddominale. Altra paracentesi si fa dopo 15 g ior·ni allo stesso scopo, estraendo 5 litri di liquido. Successivamente per tutto il tempo che la malata r imane in Clinica non si ha più bisogno di r·icorrervi, quantunque esista uno scarso versamento. Poco tempo dopo l'operazione l'ammalata ha un sen· sibila miglioramento dello stato generale, che s i accentua progressivamente.


O.ASUISTICA CLINICA

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Esce li 5 luglio completamente ristabilita dalla ferita, migliorate le condizioni generali, senza li<juido nella cavita addominale, essendosi riassorbito quel po' che si era formato . . . Mi sono interessato di questa ammalata, sia per il genere di malattia non troppo frequente, sia per il metodo di cura che nella Clinica di Torino non er~ mal stato applicato e perciò tengo in osservazione la convalescente anche quanrlo è fuori dell'ospedRle. Questa per 15 giorni resta in riposo, poi può dedicarsi ai lavori casalinghi e campes tri senza accusare mai alcun disturbo. Sono scomparsi gli edemi, il colore itt~rico e la dispnea. Esiste meteorismo, ma le forze le sono ritornate e la digestione di mollo migliorata qualunque sia la diel.ò. Avverto però che l'ammalata si lienfl per quanto le è po.~sibile a dieta lattea. 11 pro f. Bozzolo rivede l'a m malata il 19 dicembre 1901. All'esame dell'addome non si riscontra traccia di ascite. Esiste leggero grado di meteorismo, il. fegato e la milza non si palpano, perchè la loro area é coperta da suono plessico timpanico. Il ao maggio 1902 mi reco io stesso a Pianezza ove abita l'ammalata, la visito e trovo quasi scomparso del lutto il meteorismo. Non accusa alcun disturbo anclte quando compie i lavori più faticosi. Sulle pareti addominali sono sviluppalissime le vene sottocutanee.


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RIVISTE GENERALI

LO STATO SANITARIO DELLE TRUPPE IN FRANCIA E IN ITALIA NELL'ANNO 1902 per il dott. Glo,•aool Raodooc, maggiore generale medico. Il dottor Lemoine, professore alla scuola di Val-de·Gf'àce, ha pubblicato nel fascicolo di febbraio degli Archioes de M édecine et de Pharmacie militaires, alcuni da li sulla statistica medica dell'esercito francese per l'anno ! 902, che non è privo di interesse, nè inutile, mettere a confronto con quelli del cor·ri· spandente periodo dell"esercilo italiano. La morbidità complessioa dell'esercito france!!e nel 1902 (entrali uegli o:>pe· dali e nelle infermerie )è stata di 59~ uomini su 1000 eli forza media annuaLe; quella invece dell'esercito italiano, quale ris ulta dalla re lativa relazione sanitaria or ora pubblicata, del ii3 p. 1000. Conseguentemente, la morbiditil. del· l'esercito italiano avendo s uperato di circa 200 p. 1000 la morbidità dell'esercito frRncese, si dovrebbe conchiudere· che nell'anno 1902 la salute del solclalo in Italia é stata sensibilmente meno buona di quella delaoldato francese. Ma, come nella popolazione civile, anche per g li eserciti il migliore esro· nente del lor·o stato sanitario è la mortalità , che per l'esercito italiano, pur comprendendovi i morti assenti dalle armi per licenzi!. od a ltri motivi, nonché gli a ppartenenti al corpo invalidi e veterani, si limita al 3,i p. 1000 contro il 4,24 p. 1000 dell'esercito francese. Donde una mortalit.a per l'esercito italiano inferiore di 1 e l/5 p. 1000 a quella del francese, proporzione nc•n certo trascurttbile, a vuto riguardo alla esiguila delle cifre che si mettono a confronto, e che, in termini più comprensivi, si trad•rce nel fallo, che i morti dell'esercito italiano, nell'anno 1902, sono stati 11/-idi meno di quelli dell'e~Sercito francese. Dalla quale conclus ione emerge nal•lralmente l'altra, che nell'esercito fr·a ucese le malattie g ravi hanno pr edominato più che nell'italiano, nonostante la più alta quota proporzionale della morbidi la; la quale trova una facile spiega· zione nei criteri diversi, che regolano il servizio sanitario nei due eser citi, circa ;::li ammalat.i da inviarsi neg li ospedali o nelle inferme rie, e quelli da c urarsi in quarti~re (malades à la eham&re). Prendendo ad esame le malattie predominanti nei due eserciti, si rileva dalle r elative statistiche, che la proporzione delle malattie infettive, facendo astrazwne dall'ileo-tifo, è stata maggiore per l'esercito francese che per l'italiano. Quanto all'ileo tifo risultano le seg•Ienti cifre : · Esercito francese ammalati di tifo 18t.5; rnot·bidilà 3,i 9 p. 1000; ,, italiano » » 818; '' 4,10 ,, Più sensibile e ancora la quota della mortalila pet· l'esercito italiano: Esercito fr·ancese morti per ileo-tifo 223 = 0,55 p. 1000; » italiano , 155 = 0,79


LO STATO SANITARIO DELLE TRUPPE, E CO.

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Ma, per quanto non si possa negare il valo1·e delle suddette cifre proporzionali, non é men vero, che esso resta atlenuato dalla esig uita delle quantità numeriche dei colpiti dalla malattia e dei morti, tanto più poi se messe a confronto colla forza media annuale ; e che l ~t costante predominanza dell'ileo-tifo in certe guarnigioni debba natur11lmente t·iversarsi a carico di tutto !"esercito. Ed infatti, per la divisione di Brescia i casi della malattia hanno raggiunto il 6.8 p. 1000; il 7,4 p. 1000 in •1uella di Roma; il 9,5 p. 1000 per la divisione di Chieti; e il 9,8 p. 1000 per quella di Palermo. Invece nelle altre 20 divisioni la morbidita per ileo-tifo si é mantenuta, in Italia, al di sotto del 3,3 p. 1000. A tale riguardo, non è inuitile anche osservare che in Francia la morbidità per t.ifo del 1i'>0 e del 16• corpo ha rag~iunto 1'8 p 1000, e il 10 p. 1000 quella de l 2()o corpo; mentre in Algeria essa Ila oscillato dal 17 al 27 p. 1000, e non é stata, naturalmente, compresa nella morbidita de lle truppe dell'interno. Una circostanza poi che si deve pure tenere in conto nel valutare la morbiditA per ileo-tifo, è quella accerta la dal Lemoine stesso in Francia, che essa é stata maggiore per quei corpi che, durante l'anno hanno presentato un maggior numero di imbarazzi e di catarri gastrici febbrili. Fatta astrazione dall'ileo-tifo, la proporzione numerica delle altre malattie infettive é stata per l'esercito italiano sensibilmente inferiore a quella dell'e· sercito francese. E, prima di tutte, per la tubercolosi : Esercito francese ammalati di tubPrwlosi 7,00 p. 1000 di nomini effettivi ; u italiano » 1,05 J • » francese morlalitA perlubercolosi0,87 » l) Italiano » » 0,44 » • La differenza sia nella morbidità che nellll mortalita per tubercolosi dei due eserciti è quindi palese. Ne è da dit•e, che a costituirla concorra una maggiore proporzione di eli· mioazioni per riforme, poiché quelle provocate da tubercolosi sommarono per l'esercito francese a 1,3i5, contro 222 dell'esercito italiano; e tali cifre riferendosi ai soldati anziani, non comprendono le riforme speciali e le rivedibilité, corrispondenti queste ultime Alle riforme temporarie io Francia. Chè se si volessero altri dati, si potrebbe aggiungere che le morti per luber· colosi nell'esercito francese raggiungono il :226 p. 100f) dei colpiti, e in Italia, comprendendo nel calcolo i decessi sia per tubercolosi polmonare che di altri organi, toccano solo il 123 p. 1000. 11 Lemoioe osserva che la mortalità per tubercolosi nell'esercito francese si è incominciata ad abbassare nel 1898, quando appunto si adottò il provvedimento delle riforme temporarie di quegli inscritti, nei quali per la debole costituzione, o per la imminenza della tubercolosi (predisposione), le faliche del ~erv!zio, le abitazioni urbane e le allre cause morbose, inerenti alla vita militare, favoriscono rapidamente l'evoluzione della malattia. Una tale selezione si fa, con ·~riter·i assai piÌl restrittivi, nell'esercito italiano, ed i risultati ne sono palesi appunto per la sensibile riduzione tanto della quota ~ella mot·talità per tubercolosi, che del numero di riforme dei soldati anziani. Ma di ciò più estesamente in seguito. Venendo alle febbri eruttive, le quali costitui~cono un esponente di non dubbio valore dello stato igienico-sanitario delle truppe, risulta dalla sta-


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LO STATO SANITARIO DELLE TR UPPE

tis tica dei due eserciti. che la loro percentuale sta in favore òell'esercito ila· liano. Esercito francese: Morbidltil

Morbillo . . . 12 p. 1000 di uomini eff13ltivi sotto le armi; Sc&rlattina . . 4,5 p. 1000 • n • Vaiuolo casi N. 50. Esercito italiano: Morb!dita

Morbillo . . . ..~,4 p. 1000 di uomini efl'etlivi sotto le armi; n » Scarlattina . . 0,2 p. 1000 ~ Vaiuolo casi N. 11. Per gli orecchioni (parotite epidemica), che il Lemoine pone tra le febbri eruttive, la morbidi là é salita nell'esercito italiano al 26 p. 1000, e invece é stata solo del 17,1 nel francese, Ma la differenza é poi ampiamente compensata dalla minima quota rappreseutante la morbidi là per inftuenza, che nell'esercito ila· liano si é limitata al 6,7 p. 1000 della forza media effettiva, contro il 25,3 p. 1000 dell'eset·cito francese. E l'influenza è malattia pi u gl'ave della comune parotite, per le sue complicanze. Delle altre malatlie infettive, non si trova nel rendic'onlo del Lemoine altro cenno che per la difterite, la quale è nell'esercito francese in sensibilissimo aumento, tanto da raggiungere nel 1902, la pt·oporzione del 2 p. 1000, mentre per l'esercito italiano tocca appena il 0,~ p. 1000 della forza m~dia annuale. Per la malaria, si rileva dal suddetto rendiconto del Lemoine che le manifestazioni di paludismo, come egli le chiama, nelle truppe dell'Algeria sono salite alla proporzione del 72 p. 1000 di forza effettiva. Per l'Italia, si sono limi· tate al 35 p. 1000; ma pur troppo conviene aggiungere, che in Italia esistono guarnigioni, che danno alla malaria un contingente ancora assai maggiore di quello dell'Alger·ia. Ad esempio, nella divisione di Chieti le manifestazioni d'infezione malarica sono giunte a 145, 1 p. 1000; in quella di Bari a 15711; di Catanzaro a 74.2 p. 100. È cerlo, che mercé la rigorosa e aUivissima profilassi antimalarica ogtl'idi pr.alicata nell'ese:-cito, questo t•ilevante fattore delta sua morbidit.à andrà man mano scemanJo d'importanza, come ne fa già :fede la subita riduzione del 14 p. 1000 nell'anno '1902, io confronto dell'antecedente 1901. Ad ogni modo, mette conto di osservare, che la morbidita per malaria non può, sotto qualsias i aspetto, porsi a carico di speciali condizioni sanitarie delle truppe. Le malattie dell'apparecchio respiratorio sono rappresentate per l'e!>ercito francese dal 65,8 p. '1000 di entrati all'infermeria e all'ospedale, e per l'italiano dal 75 p. 1000, costituendo in e ntrambi gli eserciti il piu forte contingente della morbidi là. Ma appunto per ciò, la esigua differenza del 10 p. 1000 sta tuttavia a vantaggio dell'esercito italiano. per la ragione espo:;ta in principio, dei diversi criteri seguiti nel trattenere in camera g li affetti da malattie leggere e di breve durata iuvece di inviarli nei luogtv di cura; e tra queste le affezioni dell'apparecchio respiratorio, angine, catar·ri laringei e bronchiali, corize ecc. debbono figurare per una cifra non trascurabile.


I:S FRA.."'ICIA E I:S ITALIA NELL'ANNO 1902

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E la stessa osservazione é da farsi per il reumatismo articolare a cuto, che compare nella statistica medica francese nella propor:tione del17 p. 1000, e del 22.6 p. 1000 in quella italiana con 4508 casi; dei quali però 1412 curati nelle infermerie, per cui é ammissibile l'ipotesi, che vi sieno comprese anche molle delle comuni 11ffezioni r eumatiche, per le quali nell'eset•cito francese basta il provvedimento, di tenere gli ammalati per alcuni giorni in camerata. Sarebbe interessante, che le malallifl dell'apparecchio respiratorio fossero ripartite, nel resoconto del Lemoine, secondo la loro classificazione nosologica, per potere stabilire confronti tra le forme più gravi di esse, e specialmente le polmoniti; come pure che fosse riportata la proporzione delle atl'ezioni veneree, le quali tanto in Francia che in Italia, rootribuiscono in numet·o assai rilevante ad elevare la morbidità àei due eserciti. Ma le poche cifl'e riportate sono sufficienti per dimostrare, che le malattie le quali per loro natura, e per la facilità di diffusione, valgono òi preferenza a caral· \erizzare le condizioni sanitarie delle truppe , sono state in Il alia, nell'anno 18!l2, coroprl essivamente meno gravi e in proporzioni minot·i cl1e in Francia. Un altro c riterio assai apprezzabile, per giudicare dello stato silntlat•io di un esercito, è quello delle pet•dite che esso subisce per eliminazioni assolute e anche solo temporanee dal servizio. Nell'esercito francese i r•adiati assolutamente dal controllo nell'anno 1902 ossia i rifor·mati, compresi anche i pensionati, hanno raggiunto il 1!l p. 1000 della forza media effettiva sotto le armi, con una differenza in più dell' 1 p. 1000 dall'anno antecedente. Nell'esercito italiano il numero dei riformati, che hanno d·eflnilivamenle ces· salo dal servizio per malattie incontrate durante il s~rvizio stesso, fù di 2809, nella proporzione cioè del 14,'10 p. ·1000 sulla forza media annuale, e quindi le perdite subite io conseguenza delle medesime sono state piu di 1)4 p. 1000 inferiori alle perdite sopportate dall'eser cito fr·ancese. Le riforme temporanee invece, corrispondenti alle ri vedibililà dell'cser·cito italiano, sono salite in Francia a 10,312, cifra la piu alla che si fosse mai osservata e che, secondo il Lemoine, é una prova della cura che i medici pongono nell'allontanare, almeno momentaneamente, dall'esercito, gli individui che presentano una tsra costituzionale, poiché una grande proporzione di eliminazioni sono staLe pt•onunciate per debolezza di costituzione o per imminenza di tubet·colosi, nei mesi di novembre e dicembre, appena arrivate ai corpi le nuove r eclute. I giudizi di rivedibilità o di riforme temporarie sono saliti nell'anno 1902 per l'esercito italiano a 10219 e quindi, in proporzione della forza m edia, sono stati più del doppio di quelli dell'esercito francese, e in gran perle provocati dalla de· bolezza di costituzione, e da quella somma di criteri che fanno· ritenere particolarmente predisposti gli individui alla tubercolosi. Ed in tal modo si spiegano la minoL"e mortalitA dell'esercito italiano, specialmente pet· tubercolosi, la minima quota di questa malattia che appare nella statistica sanitaria, e la sensibile differenza nelle riforme definitive e quindi nelle perdite dei due eserciti, lutto a favore dell'esercito italiano. Non è pertanto da lamentare l'aumento che si Ol<serva da alcuni anni, nel nume ro delle rassegne speciali, che seguono all'arrivo delle reclute ai distretti e ai corpi; soltanto è da augurarsi che le eliminazioni temporanee o definitive degli individui meno idonei alle armi, che ne sono la conseguenza, sieno, io maggioranza, giè fatte ai consigli di leva.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA L. BABONNEIX. - Meto41 ouratlvl4elle emorragie del tubo 41gereDte. (Ga.zetie des Hòpiiaux, gennaio 1 905). Le pr oprietà emostatiche ed antiflogistiche dell'acqua calda sono note da lungo tempo, fu però soltanto il Tripier che l'usò nelle gasll·oraggie e nella diRsenteria. Dalle ricerche di Green e dalle esperienze di Pagel si vide come il cloru ro di calce, in dosi deboli, costituisca un buon emostatico, ed il Mathieu usando i due metodi cura tivi uniti assieme, eoUo forma rli cl isteri caldi al clot·uro di calcio, ottenne costa ntemente, in parecchie epidemie d i febbre tifotJea, ottim i r isultati. Trovandosi dinanzi ad un'abbonda nte emor ra gia dello stomaco o dell'intes tino, po!<LO il malato in posizione dorsale, prescrìvendog!i il piu assoluto r•poso, se si li·attera di ulce ra l'!'astrica, si sospenderà durante due giorni ogni in gestione di solidi e di liquidi, tollo qualche cucchiaio d'acqua a lunghi in tervalli, pr escrivendo tuttavia dei clister i alimentari. Se dai segni clinici appare invece trattarsi di emorragia intestinale si sottoporrà il paziente ad un regimMidrico, facendogli prendet•e ad inter valli piuttosto frequenti, dell'acqua in piccola quantilA. Qualora tal regime fosse mal tollerato e lo stato generale mollo jlrave s i inietteranno solto la pelle da 1000 a 1200 grlimmi di soluzione fisiologica. Ghiaccio e calapla~mi caldi saranno impiegali, secondo i casi, per immobilizzare la parete addominale, mentre per moderare i movimenti peristaltici dell'intestino niente val mefl;lio dell'oppio sotto forma di eslt·allo tebaico in pillole di un centigrammo. da prt>nderne una ogni due ore. Agli ordinerii emostatici: liquore di Heller, estr atto di ratania, tannino, percloruro di ferro, nitrato d'argento, ergotina, idrastis canadens is, adrenalina, gelatina, ecc. l'outo1'e r1tiene debbansi pr eferire i clisteri caldi associati al clor urn di cAlcio, come consiglia il Mathieu. Perciò, immobilizzato il paziente piu completamente che sia possibile, i bagni freddi saranno sospesi e sostituiti con semplici impacchi. La somministraziooe del latte ver1·8 parimenti so~:~ pesa e sostituita dura nte due o tre giorni con una certa quantità d'acqua Ogni giorno verranno praticati due clisteri d'acqua r iscaldata a 48°, a debole pressione, media nte un enteroclisma posto qua ranta centimetri al di sopra del letto. A ciascheduno clistere si aggiungono quattro grammi di cloruro di calcio, menlro se ne somministrano due grammi per bocca in soluzione acquosa. Tali clisteri, ciascheduno di un litro, devono esser applicati lentamente, in circa un quar to d'ora, col malato collocalo in decubito or izzontale e sul dorso.


RIVISTA MEDICA

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Le abbondanti lavature calde possono, qua ndo l'emorragia non é ancora arrestata, por tar fuori coaguli di sangue, oppure sangue liquido, ma il Mathieu dichia ra che in breve tempo qualunque emorrag-i11 cede col suo metodo, a meno che non traltisi di fuoriuscita di san~ne da un vaso di calihr·o mollo voluminoso. Aggiungasi il grande interesse che si ha nellu s barAzzare l'intestino dal sang ue stravusato, putrefacendosi esso nel tubo digerente, diventando cosi causa no vella d'intossicazione e di febbre. Il cloruro di calcio abitualmente é ben tollerRlo. La duralA deiiR cura va rierà secondo i ca si. Il Roger consiglia di non prolungarne l'uso oltre i quattro giorni, qualunque s ia l'effetto ottenuto. Altl"Ì, somministrAndo sollanto dtlboti dosi del sale (un grammo al giorno), ne prolungano l'uso fino a quindici giorni. Rapida ne è l'eliminazione, in modo che no n se ne ùeve temere l'accumularsi n e ll'organis mo. In o,gni modo, sarà prudente, non som.ministrarlo a malati, il di cui filtro renate non fo<;se normale. G. BERNuccr.

E. KLE BS. - Sa l para11ltt oompagnl della taberoolo1l. - (Centralblalt .fii. r Bakteriologie, Parasitenkunde und lnfel.:tior~sl.:ran1dteiten, vol. XXX V, n. 17-18, 1904). Già tino dal congresso dei naturalisti in Amburgo l'autor e fece note le sue osservazioni sul diplococcus semilunaris. In circa 500 casi esaminali fu trovato .assai raramente n el secreto tonsillare, nello sputo o nell'asce!>so tipico da diplococcus semilunaris, cosicche esso dev~ essere considerato quale costante compagno della tuber colosi umana. Se esso manca, s'incontrano frequentemen~e i batteri intestinali, fra i quali Klebs a scrive pur e il pyocyaneus. Vi s i trovano inoltre due gruppi di bacilli, denominati b. breois e d iphteroides, o separati o non di rado vicini gli uni agli altri. Ess i non sono da consider a r si quali saproflli uel più esteso significato della parola. L' ultimo micr or ganismo é il meglio conosciuto ed é già s tato causa di vivaci controversie fra Klebs e Loetller·Friinkel. L'autore è di opinione, che esista u ua sola specie di bacilli dirlerici, tu ttavia essi possono acquistar·e di-

versi gradi di virulenza ed anche sot~o certe ignole circos~n ze la propriela di penetrare nella circohÌzione sanguigna. Klebs riferisce quindi diffusam~nte u n caso, in cui questi bacilli difte rici cagionarono una strana complicazione del processo tuherco.loso. Del b. breois Klebs distingue due forme, il b. breois oooides e il b. breois :luple:r, i quali forse ra ppresentano soltanto diverse fa!\i di sviluppo dello stesso micror~anrsmo, sebbene tu tta via il più delle volte s'incontrino separatamenle . Ambedue si s viluppano sull'agar glicerinato alquanto rigogliosamente. La loro fr·equentissima combinazione coi bacilli difte roidi. denota prognosi pessima . l cocchi hauno minore importanza, fra essi frequentissimi sono gli s tatllococchi negli antichi processi tubercolosi polmonat'i a ttivi. Le loro sp~cie sono assai più numet•ose di quello che comunemente é ammesso. Klebs trovò gli stre ptococchi e i pneumococchi, contrariamente ad altre asserzioni, assai raramente nello sputo o sulla mucosa delle fauci nella tubercolosi. Rari pur·e sono nella tuberco!osi polmonare i fenomeni tli flemmoni ge-


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RlVISTA liEDICA

nuini e di polmoniti. Quali streptococchi sono con sicurezza molte volte state descritte le catenelle di diplococcus semilunaris. Gl'ifomiceli s'incontrarono frequentemente nella tubercolosi; per lo più sono ifi, mucorine, raramente penicillium. L' aspergillus si trova Mia mente sulle antiche caverne a pareti lisce. L'autot•e reputa che i giovani anatomo-patologi debbano dedicarsi allo studio delle infezioni miste per i:::piegare la provenienza del diverso decorso della malattia. Numerose ricerche terapeutiche hanno convinto Klebs che solamente combattendo le diverse forme batteriche coi loro specifici anticorpi si possono ottenere benefici r i:sultati, poiché i rimedi disinfettanti inorganici non producono alcun effelto. C. SFORZA. H. DE BRUN.- Diagnosi degli a•oessi del

fegato . -

(Reoue de médecin e,

novembre 190-i). Tale diagnosi prese ntasi spes;so mollo difficile, specialmente nei paesi caldi dove puossi confor.dere un'ascesso epatico con una congestione rualarica. I sintomi più chi~:~ ri e frequonti quali dolore, aumento di volume del fega to, ad una delle pareti, febbre, possono essere larvuti e sono inoltre comuni ad altre malattie. Ad essi se ne aj:rg iungono altri che è utile conoscere e talot•a sono quasi patognomonici. La lingua r ossa, desquamata, secca è s;:>esso il solo sintoma che possa far pensare ad una raccolta pur ulenta e patica. In pari tempo avvertesi spesso una pleurite secca, sopratutlo a destra, pleurite spesso indolente, che per conseguenza può sfuggire facilmente. Impot•tante sopratutto è lo studio della temperatura che alla sera ::;aie da 38° a :!9', mentre il mattino il malato è e picettico; il polso, io pari tempo non mostra che delle insignificanti oscillazioni f1·a mattino e sera. P ertanto questi tre sintomi, linjZua secca, pleut•ite secca a destra, polso costante malgrado le variazioni di temperatura, costituiscono dei sej:(ni importantis!:"imi per la diagnosi precoce di ascesso epatico, in mancanza dei sintomi classici di tale infermità. G. BERNUCCJ. G. Sc11 ULTZE. -

Diagno•l e oura della tabe al •uo iolzio. - (Deutsrhe medie.

WocJ~ensch rijt, n.

·i-9, 190i).

È nolo come fra le manifestazioni precoci della tabe vi siano le crisi gastriche, crisi che possono essere facilmente confuse con le coliche epatiche o nefritiche, o co n dolori appendicolari o pancreatici, specialmente quando simili ma nifes tazioni morbos e sono preesis tenti alle crisi gastriche d'o ri gin~ tabetica Accade talvolta che invece di vere cris i gastriche presentansi delle forme attenuate delle stesse, quali cardialgie, od impro,·viso malessere senza causa apprezzabile, ovvero accessi di pirosi con senso di prurito alle fauci. Passano parimenti spesso inosservati i disturbi auditivi proprii a l!e forme iniziali d i tabe, specialmente se sotto forma di semplici ronzii associati a leggiet·a cofosi. Devesi tener conto sopratutto della facile stanchezza specialmente dopo una deambulazione poco protra tta, stanchezza che presentasi comune nelle forme tabeliche a base nevrastenica.


• l

RIVISTA MEDICA

lO!)

L'autore non dà grande importanza all'abolizione del riflesso del tPndine di Achille, riflesso che egli dice mancar spesso nei bevilori e negli individui obesi, mentre ritiene debbasi sempre pensare alla t.abe quando, anche persi· stendo tutti i r iflE-ssi compreso il pupillare, il malato presenti dei distur bt obiet· ti vi della sensibilità ed accusi dolori folgoranti. eziologica mento risultando esser egli un vecchio sifilitico. Terapeuticamente partigiano dei metodi classici di cura, <·onsiglia la somministr·azione del nitrato d'ar~ento e del piramidone contro i dolori folj:toranti. BERNUCCI. CAPOGRossr. - Valore dlagaosttoo del potere agglutlD&Dte del siero del I&D· gué del m&l&rtolaul globult r011l. - (Atti della società per gli studi sulla malarta, vol. V ). É noto o r mai che da alcuni venne ritenuto un me zzo diagnostico sicuro della malaria latente il fenomeno della isoag!{lutinazione dei ~lobuli r ossi. Questo fenomeno consts te in Ct6, che i globuli rossi di un individuo sano o malarico sono agglutinali dal stet·o o dal sangue dei malat·ici. L'Autore ha osservato che 11uesto fenomeno può mancare nei malarici, mentre può e~istere negli anemici o in individui affetti da s variate malntlie. Conclude per ciò che l'isoagglutinazione non ha per la malaria alcuna importanza diagnostica. G. B. MARIOTTI BIANCHI.

L '&lbumtuurla !llologloa e patologica. - (Deutsclte med. Wochenschrift, n. oO, 1904).

H. Ss~ATOR. -

L'autore, nell'eziolo~ia delle albuminurie, distingue quelle date da semplici ratti anormali in individui che non trovansi nel loro stato di abituale per fett<.' equilibrio fisiologico, da quelle dale da fenomeni patologici propriamente detti o albuminurie morbose. Le prime, nelle quali naturalmente non puossi parlare di vE'ra e propria malattia sono orJinariamente date: 1• Da lavoro muscolare esageralo degli arti inferiori; 2° Durante la digestione di un pasto abbondante; 3° Nel periodo mestruale; 4° In lSegu1lo a bagni freddi; 5° Per una fort-e eccitazione psichica. Evidentemente, qualunque delle cinque cause succita te, pone l'individuo che trovasi sotto l'influenza delle stesse, in uno s tato che non é certamente il suo normale, senza che pertanto esso trovisi in uno stato di malattia. Ne conseFrUd che l'albuminuria cosidetta or lostatica non é un'al buminuria fisiologica, poiché la stazione eretta ed 11 cammino sono per l'uomo degli s tati tanto abituali e normali quanto la posizione orizzontale. Perciò l'autore r itiene tal fa tto essere un valido argomento per dimostrare la natura patologica di tele albuminuria. Aggiungasi che essa r isconlrasi con la ma3sima ìrequenza io soggetti debilitati, mentre l'albuminuria fisiolog-ica r iscontr asi ordinariamente in soggetti sa ni e robusti (soldati, marinai, facchini, ecc.), e che spesso essa rappresenta l'ultimo indizio di una pt·ogressa nerri te. Talora, negli antecedenti di tali albuminurici riscontrasi una malattia


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RIVISTA MEDICA

inf&tliva, ed in qualche caso vennero riscontrate delle le!>ioni r etiniche simili a quelle di una nefrite tipica. Da ultimo l'autore ebbe ad osservar e dei casi di passaggio d' una a lbuminuria ortostatica in albuminut•ia continua susseguita benlosto da una nefrite i o ters tiziale. Riguardo alla patogenesi delle albuminurie fisiologiche, bisogna tener prèsente la possibilità che esse dipendano dtt un possibile stato anormale di organi quali il rene, il tubo gastro- entel'ico, il sangue, i vasi sanguigni ecc. Tratterebbesi di una speciale pr edisposizione che si a llontane rebbe dallo s tato normale, senza però rappresen tare un ve1·o stato morboso. BERNUCC.I. TOUI\NRAU. - Tre oasi 41 tetano. - (Centralblatl rl~r Bakterioloyìe, Parasitenli:unde unrl lnj~tk.tionskrank.luilen, vol. XXX V, n . 22-23, t90i). Un uomo rirortò a caccia in un piede una ferita d'arma da fuoco per colpo di mitraglia. Il giorno dopo entrò nella clinica chirurgica di Gottinga (Braun) con ferita icorosa. Incisione, evacuazione del pus, di piccoli pezzi di calza, di stivali e di proiettili di mitraglia. Ogni giorno rinnovamento della medicat ur a sulla ferita suppurante. Otto giorni dopo il traumatismo in.;ominciarono i fenomeni del tetano, ai quali 12 ore più tardi tenne dietro un' iniezione di 10 cc. di antitossina Hijchst. Nessuna az1one. Nel giorno s uccess1vo morte. Il gior·no dopo l'incisione eseguita in que!lto malato fu operato un altro m aIalo di er nia inguinale. Guarigione senza suppur·azione. Al \)• gtorno s i ebbero nonostante fenomeni tel~n ici; 8 ore dopo inieziOne di 10 cc. di antitossina. Questa dose fu ancor·a t'ipetuta quattro v,o lte. Nonostante tale cura quattro giorni dopo la m a nifestazio ne del tet>1no sopravvenne la morte. Il 2° caso fu perciò prodotto per infezione dal primo per mezzo delle mani dell'operAtor e o dell'assistente. Il siero, sebbene inoculato due volte assai per tempo, non ebbe la più piccola influenza sul decorso della malattia. Basandosi sulla relativa lettet•atur a l'aulor·e è di a vviso che l'antitossina non abbia finora diminuilo notevolmente la mor talila delle infezioni tetaniche gia sviluppate. Nel 3° malato si sviluppò iltrisma 24 ore dopo che egli ebbe riportato dielr·o a l capo una ferita lacera iofertagli con chiodo r ugginoso. Nello stesso gior no fu praticata un'incis ione s ulla sede della fer ita. Nella nolle successiva il malato mori, pt·ima che l'antitossina fo~se amministrata. C. SFol\ZA.

Cara delle artropatie reumatiche oronlohe e gonooooolohe oon la •taal iperemloa (metodo di Bier)'. - (13erliner k/inisclte Wochen-

G. LAQUER. -

scltr{j'l, settembre 1 90~) . È nolo come il Biet' da parecchio tempo curi le artropatie d'ot·igine tubercolare provocando una stesi ipe remica in corrispondenza dell'articolazione malata e ciò mediante applicazione di più giri di una fascia di caucciù al di sopra dell'articolazione in parola. Tal metodo venne dall'autore esteso alla cut•a di cinque casi di at•tr ite reumatica cronica ed a cinque di artrite gonococcica. Nei d 1eci casi osservati, il dolore dimin uì costantemente in tutti. E sopratullo alle artriti delle estre mità


RIVISTA MEDICA

lGt

che in modo speciale conviene tal metodo ; esso si mostrò meno efficace in quelle del ginocchio e del gomito. Parime nti la natura del reumatismo Ila una grande importanza rispetto al s uccesso con tal metodo cura tivo. Cosi non miglio rò affatto uo caso di reumatismo deformante che vide soltanto allenual• i dolori da esso pr ovocati, mentre si olleonero ottimi risultati, specialmente fun· :donali, con scompars a del smtoma dolore iu ptù casi di reumatismo cronico ordinar io. Nei cinque casi di artrite gonococcica curali col metodo di Hier l' autore ebbe tre esiti di g uarigione. · In qualche caso per ò egli non usò sollanto il metodo Bier, ma impiegò os· sieme a d esso i soliti mezzi curativi antireumatici, quali doccie a vapore, ba~n i d'aria calda locali e generali, ecc. R ispetto alle modalil8 tecniche di applicazione del metodo, l'autore raccomanda che la fascia sia sufficientemente "Stretta in modo che scorgas1 la pot·~ zio o e di membro situata fra l'estre mi tè e la fascia di venlar rossa, cianotica , più ca lda che dal Ialo non curalo, mentre la circolazione a valle della fascia non dovra e sser interr•otta, e dovras5i sempre percepi re, s u di e!>SQ, il polso. Si comincier ù col lasciare la fascia a pos to per due ore ; nelle s uccessive sedute si at·riveré a prolungarne l'applicazione floo a diciotto l'd a venlidue. Tra ttandos i di forme mollo dolorose , quali l'artrite defo rmante, le sedute non durera nno più di quattro o cinque ore. In massima, applicala la fascia, s i por·mette ré al malato di mobilizzare il membro iperemico. L'autor·e, pur ammellendo esser ristrella la s tatis tica d11. es~o presentata, raccomanda ai colleghi una larga applicazione del metodo da esso propugnalo, trattandosi di cura scevra da qualsia si possibile pericolo, che se non altr o servi sem pr e potentemente ad alleviare il dolore. G. BEFI NUCCI. J1 periodo d 'lnoubazlone dell'lDfeztone JD&l&rloa. (Atti della società per yli studi sulla malaria, vol. V).

MARIOTT I· BIANCHI. -

Pe r la terzana l'incubazione dura da un mrnimo di IO gior ni a un ma~simo d1 20·21, e nella maggror parte dei casi oscilla fra H e 18 giot·ni. Solo in casi

eccezionali questo periodo può allungar3i, e in uno di quelli osserva ti fu di nlmeno 2(; giorni. L'incubazione dell'eslivo- autunnale d ura meno di quella della terzana ; ess~ ve da un minimo di 6 giorni a un massimo di 12 o 13. P~r la quartana in due cas i fu di 20 e 21 giorni, cosicché parrebbe piu lunga che nelle altre due for me . G. B. MARJOTTr BIANCHI.

F . - Sulla dllgnoat e proflla ..l del tito addominale. - iCentralulatt jiir Bakteriologie, Parasitenkunde un cl lnfektlo n /ikrank·heit< n,

W.ESENE"

v. XXX v, n. 10-21, 100~). l o base a GOO cas1 di tifo osser vati dal 18!-l:!-11!0~ nell'ospedale Mariahilf' m Aquisgrana, dei quali 81 < = 11 ,7 p. H)O) terminarono co11 la morte, l'iferi l'autore s ull'efficacia di alcuui mezzi diagnostici. La l'ebLre decorse spe>'!lu in modo atipico. Il tumore di milza si r iscontr ò rn 60.4 p. IliO, la r oseolA in 78,b p. 100, la diazoreazioue i11 85,2 p. 100. Sopra 209 casi di llfo la provn di Widal fu 157 volle posilrva. L'autore la riscontrò pure nei casi di eml(Jti - fìiornole medico.


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RIVISTA DJ NEVROPATOLOGIA

carc!ile maligna, influenza, tubercolosi miliare, seps1, che furono 50tloposli ad autopsia. La diminuzione numer ica dei casi di tifo io Aquisgrana fu attribuita alla nuova provvista di a cqua ed alla fo~nalu•·a. Fra le altre nor me preventive enumera l'autore speciulmente dal Ialo pratico la t emporanea e locale dichiarazione di tutti i casi sospetti di tifo, inoltre l'isolamento dei tifosi negli ospedali e le continuate e r adtcali dismfezioni di tutte le latrine e d e~li utensili dei pazienti. C. S FORZA. BERLIZHEIMER e MEYER J . -

Due oul cll tetano aouto. - (Centralblatt fii. r l3alderiolo{lie, Pa rasilenkunde und In.fektiun.skran1cheiten , vol. X X. X V. 'num cz·i 22-23, 190i).

Il primo malato ~uari. La sede d'infezione r estò ignota. La diagnosi fu fat!Jl verso il 1(}o giorno dopo il principio dei primi indeterminati fe nome ni m or bosi. Fu Inoculata l'antiloxina tetanica di Hòchst, nella sera del g iorno s uccess ivo nella quantità di 50 cc. e di 250 unità immunizzanti , nel giorno sussegue nte al malliuo e alla se ra, finalmente due g iorni dopo ancora a lla seJ'B. Quinrlici giorni dopo la prima dose sopravvenne un esautema febbrile, che s i protras se per parecchi g iorni, con tumefazioni articolari e·l ir ritazione renate. Nel secondo caso l'infezione successe ad un :.rrave traumatis mo di un piedò, nonos tante che fosse eseguita subito l'ope razione di Lisft·anc s ui tessuti se11i. Al !)• giorno dopo la lesione si manifesta1·ono i pi'Ìmi fenomeni tetanici. Per c1ò fu inoc ulata al fanciullo due volte al giorno ranli toxina telanica nella quantità di 100 unitA immunizzanti (Hi>chst). Due giorni dopo non esserodo!!i ottenuto alcun miglioramento fu inoculata l'antitossina nel sacco della dura madre ~pi ­ nale con la puntura alla Qujn~;ke. Poche or e dopo sopra~giunse la m or te. Ne l liquido ccrebro-~pioale estratto non fu trovate tossina tetanica.

c. SFORZA-

RIVISTA DI NEVROPArl'OLOGIA n oaiNOVtTCH. - Degli atti auloldl ed omloldt. Loro effetto e loro •lgnlfloato mtdloo- legale. - (Journal o.f me n tal patology, vol. V, n. l e sefl~.). L'Rulore s i propone in fJUeslo suo lavoro di passa re in rapida rassegna tutti i poss!bilì disturbi mentali che possono menare alla pcrpelrazione d ell'omicidio () cln! suicidio Le forme pii• bas~e delle malatlie mentali che possono condun·e a queste fune~te con!>eguenze sono la idiozia e la imbecillita ; esse per ò sono f11cili ad essere ricono~ciute e nrl e«ser tenute nel g iusto conto solto l'a!<petLo mediro-legal e. L e s uccessive gradazioni delle malattie m entali OAlla scala psichiatrica sono molto piu complesse e varie, e perciò l'eutorcJ le considera io modo più particolareggiato.


RIVISTA DI NEVROPATOLOOlA

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La vasta cla'!se dei degenerati fornisce una infinita varietà di psicosi che possono essere caratterizzate -da atti suicidi od omicidi. L'idiozia e l'imbecillita rientrano pure in questa classe, e l'idiota può commettere alli di vjoJenza per la compltlla ignoranza dell'ambieule in cui vive, e delle conseguenze delle azioni che compie; l'imbecille lo fa unicamente perché non é nel caso di dare il suo giusto valore alla ,·ita. Il malinconico semplice si suicida per ché ha ptlr duto qualunque inter essamento alla vita ;_il malinconico con allucinazioni e delirio ed il maniaco in furore possono esse1·e spinti al suicidio o all'omicidio dai loro errori sensoriali o dai falsi giudizi. Alle stesse conseguenze possono indurre i vari deliri, sislematizzati o non, le ossessioni e gli impulsi nelle loro varie forme io persona dei de ~en erati. Una manifestazione speciale della de ~enera­ ztone è quella che in Francia é della f olie d eu:r:, nella quale varieté. di alienazione mentale la persona che prima e1·a sana !JUÒ commetter e un atto di violenza sotto la istigazione del folle. Unll d ~>lte forme più per icolose per la tendenza all'omicidio è f!uella dei perseguitati-persecutori. Ma vi sono altresì delle per sone che commettono dei misfatti nel pieno possesso delle loro facoltà mentali, e che pure la psichiatria giudica irresponsabili; sono i degene· rati con tendenze cr i minal i. Anche la paralisi gener ale può dare ot·igine ad azioni criminose, e solto questo punto di vista essa occupa il primo posto nt}lle psicosi a fondamento organico. Fra l e psicosi funzionali l'isterismo, e special111ente l'epilessia, possono dar luogo ad atroci ed inesplicabili delitti. Fra le psicosi da intossicazione tiene il primo posto, sotto f!Ueslo punto di vista, l'alcoolismo ; vengono dietr•o il morfinisrno ed il cocainismo. V i sono dei casi in cui gravissimi misfatti sono commes"'i sollo la i nnuenza dt una psiche colletl iva, trasmessa di generazione in generazione e chiamata da Maiano paranoia perpetua. Gli individui solZgetti a questa aberrazione m en· tale deliuf!uono in piena co3cienza, cr·e1lAndo di comm3tler e Uil atto J.i ~iu stiz ia , una sacr osanta vendetta. La forma piu recente della aberrazione mentale causa di delitti é quella della susnrestione durante il sonno i pnotico. La parte principale di questo lavoro é rappresentata da una ricca raccolta di ca>'i di omicidi o suicidi compiuti o tentati da par·te di pel'sone affette da di ver se for·m e di alienazione. Riassumiamo b1·evemente un caso di f olie à deu;c car alleristico. U na ragazza di costumi m olto immorali, tanto da esstlre scacciata da tutte l~;: scuole, prima, e. da tutti i negozi dove cer cava impiego, dopo: concepì l 'idea per n ulla giustificala, che una altrir.e di grido fosse la cau ~a deliH. disistima i n cui era caduta presso di tulli. E passando da questa fa se del deli1·io di pe1·se · cuzione a quella successiva di per secutrice, come fìpesso avviene, scl'ive lellel'a minatorie, e minaccia a mano armala quell'attrice. Si ri esce appeno in tem po a r inchiuderla in un a silo pl'ima che non succeda una tragedia. InttwLo la madre di que~ la rag azza, che prima si era mostrata :Solamente alquanto debole di m ente, cominci ò a subire la sug gestione di sua fi glia, qqando qu e~la si credeva pt~rseguitata, e cousider·ò come suoi nemici i pr·esunli persecutori di lei. E a misura che il delirio si svolgeva nella fi glio, si ripr oduce va in modo ideutico nella madre, in guisa che diventata anch'essa per secu· trice, m inacciò essa pure con l ellete ed a mano armalo l'artista da teatr o,

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BfVlSTA 01 NEVROPATOLOGIA.

quando sua figlia era già al manicomio, dove fu necessario rinchiudere anche lei, e dove rimase per lungo tempo. Della massima importanza medico- legale è un caso, di osservazione del Magnan, di ossessione ed impulsi omicidi e suicidi in una donna dejlenerata . La più grave taro ereditaria pesava su di es!>a per parte di entrambi i genit.ori. Rimasta abbastanza norma le sino all'epoca della sua terza gravidanza, cominciò da allora improvvisamente ad avere l'impulso di uccidere la sua seconda bambina, venendole lullo ad un lrallo la smania di versarle addosso delrolio bollente, o di scbiacciarle la lesta col coverchio arroventato della stura, o di buttarla aalla finestra. Essa capiva per fellarnenle l'orrore dei s uoi desideri, e se ne raccapricciava, ma pure sentiva di non aver sempr~ la forza di resistervi, onde ella stessa Jll'egò i parenti di allontanare da lei quella innocente bambina. Ma dato alla luce un lerw figlio, cominciarono anche contro di questo g li impulsi omicidi, ed una volta tentò di bullar-ei insieme a lui solto una locomotiva. Fu necessario rinchiuderla in u n asilo, dove, essendo addetta alle incombenze di cud10a, tagliuzzava con volutta la carne, pensando di tagl1are cosi le carn~ ùei due s uoi figli. Eppure p1·otesta va di amar li ! A. 1\h:LI::. CuWEl'l. -

I aiDtoml puplllarl Jlel follie la loro lmport&DZ&. - ( The Journ.' f

q( M enta/ Science, luglio 1902).

L'autore dà ai sintomi pupillar1 ma ggiore impot·tanza quando sono associalr alla paralisi progressiva. l n questa a tTeziooe i muscoli intt·inseci degli occhi sono inter~:~ssalt allo stesso stadio della malattia in quasi tulli i casi. Il primo sintomo è quasi sempre une lieve ineguaglianza delle pupille, con una certa lentezza a reagire ella luce da par te della pupilla più lat•ga; in seg u i Lo questa diventa sumpN più tor·pida sino all'immobililA, e talvolta entrambe le pupille restano fisse ed immobili agli stimoli luminosi. In ultimo lutti gli altri riflessi pupillari possono venire s maocsre in uno od in entrambi gli occhi. L'autore considera la paralisi progressiva come una malattia tossica, e crede che le manifestazioni pupillari, tanto diverse fra dJ loro nei vat•ii casi, souo dovute ad all'etti tossici: i tessuti molto più predisposti sono più o meno interessati seA. MELE. condo il loro potere di resistPuza. FARRA R. -

Sulle palcoal ttrol41. -

( A merican Journal of ln.8anity, luglio

1902).

La febbr·e tifoide, attaccando una pet•sona sana, può lasciat·la libora da si ntomi psichici, ma può anche dat· luogo a tutte le gradazioni delle affezioni mentali. La gravita dei s intomi n on sta necessariame nte in relazione coll'alte;r.za della febbre o colla intensità della infezione. Le perroone eh~:~ hauno u111a. ereditA psicopatica sono più pr edisposte all'alienuzione, e specia lment" al delirio iniziall', rispello e quelli che sono liberi de qualunque l.ara ereditaria. Una febbre lungamente protratta ed esauriente predispone alle psicosi as teniclte. Una seconda od una terza recidiva può causare disturbi mentali più probabilmente chs il prtmo attacco. Il delirio ini:;iale è la forma più rara, é quella che ha il più rapido decorso, e la proRnosi di questa affezione psicluca é g t•av e, pcrocchè il W per cento dei casi finiscono fatalmente. Questa forma é ~pecrahn~:nte la espress1one dt'lla gravita del processo infettivo. Ogni ca so


i R1Vl.STA ORIRURGIOA.

di disturbo mentale con febbre giustifica il sospello della presenza della infe· zione liflcs. La pstcosi febbrile é mollo più frequente, ma é di prognosi migliore. Nel 25 per cento dei casi la psicosi persiste per un tempo variabile, e può estendersi sino al periodo della convalescenza. E::ssa è dovuta spectalmente alla elevazione della temperatura ed alle sue conseguenze. L e psicosi Mteniche sono di lunga durala e di prognos i dubbia, ad eccezione di quei casi in cui si ha sola mente qu.a lche errare sensoriale isolato, o quando vi é il delirio tipico da collasso. Le cause fondamentali di queste forme sono i cambiAmenti indotti nella cellula cerebrale dall'esaurimento, dall' anemia e dalla cattiva nutrizione. Si può dare il caso che un indi vsduo già sofferente di malattia mentale ammali d i febbre tifoidea, e che questa porti un miglioramento e perfino la guarill:ione della psicosi. La rivoluzione metabolica propria dei pt•ocessi acuti febbrili può spiegar'& questo fatto clinico. MELS:.

RIVISTA CHIRURGICA LurGr DE GAI'!TANO, coadiutore ordinario della R. clinica chirurgica di Napoli.Allaoolatar& 4e1 ço••l vul per lesloal traumatiche. - (Giornale inlerna:ionale delle scien.ae mecliclte, del 15 febbraio 190:1). È un' a ssai interessante comunicazione sopra 13 cas i di allacciature di qua~i tulli i $(rossi vasi per lesioni traumatiche, praticate dall'A. in un periodo dt 7 anni a ll'ospedale dei Pellegrini, falla allo scopo di arrrcchire la s latist!cu degli interventi chirurgici nelle lesioni vasali,"' nello sle::sso tempo di mellere wtL' occhio le diverse contingenze e varietà di feriLe, nelle quali il chir·urgl) può da un momento all'altro esse-re chiamato ad esejl;uire srmili operaziona. Carotide p r imrtioa: due casi. Uno per ferita d'arma da fuoco, (rivoltella) nella regione carolidea destra. L'~m.>rragia e rasi temporaneamente arres t.ata per la pressione del proiettile sul fascio-nerveo-vascolare; dilatala alquanto la ferila cutaned, s'emorragia si manif.:stò profusa per cui l'A., prolun~ala l'incisione srno al ftUngulo, alla cciò l'6t·teria con la tecnica consueta. Guarijl;io ne per prima senza disturbi cerebrali. L'a!tro per fet·ita d'ar ma da punta alla regione Cl\rolidea sinistra; il paziente erasi da se stesso falla l'emostasi& provvisol'ia con la compressione esercitala con un fazzo letto. T entata invano l'allacciatur·a in si w, J' A. allacciò il vaso nella continuitil. Guarigione per pt•irna completa senza disturbi psichici o di circolo cerebrale. S ucclaoia. - Un caso, per ferita da punta e taglio dell'ascellare sinistra nella re~tione sottoclavicolare. L'arteria però era stata le!'& a l disotto della clavicola, per cui l'A. si limitò temporaneameme a !asciarvi a permanenza delle pinze medie d i Billroth, ottenendo una per feLla emostasi. Al qnarto giorno per lo sviluppo di un flemmone celLico, allo scopo di prevenire l'emorragia secondat·iH, l'A. allaceiò la succla via all'infuori degli scaleni. Morte per settict>mra.

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lbt.

RIVISTA CHIRORGICA

Omerale.- Un caso, per ferila da punta e tag-lio al terzo medio del braccio, con formazione di vasto ematoma ; allacciatura dei capi recisi dell' ar·leria e di una delle vene satelliti. Guarigione dopo 12 giorni senza alcun disturbo crrcolatorio. llacliale e cui.Jitale.- Un caso per pa s><ante ferila d'arma da punta e la~lio alla metà dell'avambracc•o; allacciatura prima dei due capi reci!>i della cubitale con 8Utura del nen•o omonimo; poi con altra incisione allaccia tura dei due capi della radiale, anche trasver~almente reci::>i. Guari~io ne dopo 10 giorna con ri><tabilimento completo, dopo tre mes i, della funzio ne del ne rvo. Iliaca. - Due cas i. Uno per ferita d'arma da fuoco (r ivoltella) con \'8"lis· s imo ematoma nella fossa iliar a . ll proiellile e ra penetrato dalla regione glutea di s inis tra a quattro dita al di sotto dalla iliaca, lt.ngo l'ascellare posteriore. Laparotomia mediana dall'ombellico alla sintìsi del pube: trova lo il capo supor·iore dell'arteria iliaca ester na, r ecisa presso la sua divisione dalla iliaca comune, previa una breccia pratica ta sul periloneo parie tale posteriore, l'A. lo s tt•iuse provvisoriamente con un laccio. Con una seconda incisione lungo il legamento del Popa rzio, rimosse 'le e nor·mi ma's se di gr umi, atTerrò e legò il capo distale che dava ancora !!lanj:Cue; poscia slnnse il laccio del capo centra le, cosi che l'emorragia fu completamente arr·es tala - decorso fovorevolissimo con guarigione completa dell'infermo, senza disturbi di moldilà ne edemi dell'aJ•Lo. L'altro caso fu di allacciRtura della iliaca primitiva per fer·ila da punt~:~ e laglio ali~ regione iliaca destra, con fuoruscita di buona par te del pacchetto intestinale, pur esso fer ilo in diversi punti. Alla rgala la ferila e l'icooosciuta la provenienza dell'emorragia dall'iliaca. l'autore aperse il periloneo parielale posteriore e, passate un laccio di sotto dell'iliac~ primitiva, legò definitivame nte l'arteria. Ses:{uirono gli atti operativi richiesti dalle altre lesioni; morte per collas!'O tre ore dopo. Glutea. - Due casi, uno per ferila d'arma da punta e laglio in corrispondenza òella natica desll'a, l'altro pet• ferila d'a rma 1a fuoco alla reg ione glulda di sinis~ra (carica a pallini). l o entrambe le volte l'auto•·e praticò l' Incisione, che, partendo dalla spina iliaca posteriore superiore va all'apice del g ra nde trocantere, approfundendola fino oltre il muscolo grande gluteo nella direzione delle s ue libra, e dividendo ancbe l'aponeurosi del medio gluteo, in modo da aprirvi un'ampia breccia, nel fondo della quale si potesse sentire il contorno s uperiore della grande incisura ischiatica, per afferrare l'ar teria alla sua uscita chtlla pelvi. li pr imo operato giunse a g ua•·igione completa, il secondo mori per gravissimo processo settico di can;;{r ena gazosa. Femorale. - Due casi, ent•·ambi con contemporanea allacciatura della vena femorale, l'uno per ferila lacero- contusa, l'allt·o per ferila dA punta e lat!lio. Nel pr imo e ra g ià in alto un pr ocessv settico, per cui dopo aver e tentato la legatura dei due vasi nel triangolo di Scar pa , in causa della friabilità delle IOt·o pat·eli, l'autore dovf'tle arrivare ad allacciar li a l di sotto del legamento de l Fai· !oppio; applicò pure due lacci io basso sui capi distali dei va si. Guarigione per seconda, con edema dell'ar to e q ualche dis tur bo sensitivo nei pr imi gioJ•ni, c he andarono poi man ma no scompat·endo. Nel secondo l'allacciatura cadde sulla femorale profonda e s ulla vena ferno· rale, essendo l'arteria femorale illesa, e si ebbe pure esito di buona guarig ione.


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RIVISTA ORIRURGICA

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L'autore riporta poi un terzo ca!!o di sola allacdatura in sopra e in solto della vena femorale con esporLazione del tratto intermedio, perché la vena era sl.8ta attraversata da parte a pat·t~ da a rme tagliente. mentre l'arlet·ia era s tata ~emplicemente contusa. Anche questo caso fu seguito da guari!{ione. T ibia/i. - Una volta furono allacciate le due tibia li anteriore e posterior"' iu unio ne alle vene satelliti, per lesione d'arme da fuoco con fr11lturli scheggiata del perone, con esito di completa guarig ione; ed un'altra la sola arter ia tibiale anteriore, perché lesa rla arma da taglio, con eguale esito. In entr ambi i casi i vasi furono allacciati in sito, nei loro capi r ecisi sia in alto che in b11s~o. L'autore fa seguire alcune considerazioni, dalle quali gli pat•e poter affermare scaturisca sempre piu imperioso per il chirurgo il dovet·e ùi intervenire, qualunque sia il campo dell'apparecchio cardio-vascolare r~ri to ; senza lasciarsi imporre dalla gravilà delle condizioni generali dei feriti. RAN DONE FRANZ. -

L& legatura 4ella vena femorale allegamento 4el Falloppio. -

(Centralblatt .fit,. Cllir., n. 11, 1094).

Fra i 51 casi raccolti nelle opere chirurgiche diverse di legatura della vena femorale, soltanto in due insorse la gangrena della ~oramba e in uno di essi s i dovette ammellere come causa della complicanza un ispessimento ateroma toso ed una trombosi estesa nella vena allacciata. Nell'occasione di dover rimuove1·e al disopra del legame nto del Popat'zio un amma,so di ~biandole suppurate e deger1erate, l'autore si k ovò oella necessità d1 allacciare la vtma iliaca sinistra; la circolazione alla g-am ba si ris tabilì dopo 14- giorni dall'operazione. Franz crede da questi fatti poter tirare la conclu!'ione che una legatura della vena femorale al leg amen to ùel Poparzio, quando non ro!'se possibile la sutura laterale e una opPrazione senza pt>t·icoli. C. P RETTI. H

CA IIOT e G. S. G. 8.1.DGER.- Competenza della me4lol.n a e 4ella ohlrurgla nel trattamento 4ell'uloera gutrtoa. - (Boston meri. and surg. }011r., 8 settembre 1004)

La mortalit.8 data dall'ulcer·a gaslt·ica curata con mezzi medici, è molto ele vala, quando si lenga con lo, non dei risulta li immediati, ma di quelli remoti; mentre è minore negli oper at: per lo stesso motivo (Majo Robson, Moynihan, Miculicz). Non corre dubbio circa la nece;;silà di operare l'ulcera perforante, di pre tto dominio chirurgico, a differenza delle forme di dispepsia acuta e s ubacuLa e delle gastriti acute in cui la cura spella a l medico. Ma oltr·e a ques te forme di gastr opatia i pr ocessi ulcerosi dello stomAco pOfi· sono se~;uire allre due forme nosografl'che, che gli AA. trattano qui, l' ulcera acuta che dd sangue, e l'ulcera cronica e suoi postumi.

Le gastrorrA p:ie acute da ulcera, nella maggior parte òei casi gunriscono co lle cure mediche, (riposo, morfina, clisteri nutdtivi): m1t ve ne sono ui quelle che hanno tendenza a rinnovarsi con varia intensità e frequenza. In questi ammalati le condizioni generali deperiscono semprtl più, ed essi anivano a punto da non potere tollerare l'intervento chirurgico. l n questi casi, a deciders i pe r l'operazione fra i singoli accessi di emorragia, !.'erv•ranno di criterio cost la ben marcata tendenza alle ric01-renti e morragie.


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coma semplicemente la persistenza di g ravi fatti dispeptici, che rendano il pa· ziente incapace di una vita attiva, o anche la preesistenza di simili falli dispeplic i all'accesso emorragico . I casi invece che non presentano queste caratteristiche si cur~ranoo con mezzi medici. Nell'ulcera cronica l'emorragia è tutt'altro che costante, o può essere tanto esigua da passare inosservata tanto al paziente come al me li co. Queste ulcere, che possono decorrere per anni senza sintomi proprii, possono però dar luolo'(O a gravi defo1•mazioni. come quella conosciuta col nome di stomaco ad orologio a polvere. Il trattamento da adottare varia per ò a seconda che l'ulcera cronica decorrd con dispepsia accompagnata a ectasia gastrica, ovvero sen~a ectasia. Le croniche dispep!<ie prive di dilatazione, possono guarire spesse volte col trattamento medico; ma quando questo fallh>ce, allora è il caso di discutere una operazione esplorativa, ed attuar·la sollecitamente, pt'ima che avvengano le deformazioni sopraccennRte. ne esistono proces!>i ulcerosi. Non si può sconoscere la possibilila di un errore di dia:<nosi in questi casi, come pure gli AA. riconosco:1o lutta la gr·avità delle operazioni sullo stomaco; pe1·ò, visto che la mortalita per oper-azioni e!>plorative di questo genere è di circa l p. 100, non ritengono "che questa graviti a sfavore dell'intervento, quando si tiene conto della gravita e lungo decorso delle sotf~renze alle quali questi ammalati sono soggetti. La dispepsia con dilatazione di stomaco troppo spesso é stata attribuila Bd atonia : e quando ne è questa la causa la curn medica può guarirla. Altre volle è dovuta a ptosi generale dei visceri a ddominali, specialmente del fegato, con compressione del piloro, come in molle donne. Ma assai di frequente la g~t ­ stroectssia é conseguenza di ostruzioni del piloro di origine organica, dovute a pre~tt·essi processi ulcera ti vi del piloro, delle sue adiacenze, duodeno, v te biliari. Pez· dilferenzia1·e queste forme di dilatazione da quelle paralitiche, si ter z·a presente che le ultime sogliono cedere durevolmente alle cure mediche; mentr·~ nelle altre l'anamnesi ricorda precedenti affezioni acute dello stomaco o delle vie biliari, che, messe in rapporto alla refrattarieta alle cure interne dello stato dispeptico attuale, sa1·anno sufficiente prova di ostruzione del pilorr1, e varranno a gtustifìcar-e la operazione esplorativa. Il medico per le cui mani passano in primo tempo questi ammalati, non se li deve far dormire fra le dita, e deve essere sollecito a passarli in lAmpo at c hirurgo; e l'uno e l'altro si devono completare . di accordo per il migliore successo del malalo Gli autori pol'lano a corredo di queste loro vedute ca!Si clini(;i, tanto di pa· zienti deceduti, dopo r·iflutata la operazione, nei quali si riscontrarono all'autopsia condizioni tali da fa1·e ritenere che una operazione li avrebbe guarili ; come casi d i operali delle diverse categorie suaccenna.te, con buoni risultati, dei quali tre richiesero l'impiego della gastro enlerostomia, e due, operazioni di piloroplastica. Essi riassumono le indicazioni per il trattamento chirurgico delle ulcere gastriche come segue: 1° Nelle ulceri perforanti dello stomaco; 2° Nelle ulceri con perdita di sangue, quando questa non può essere do·


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meta dai mezzi medici. ovvero quando, pure domata, lenola a l'iprodursi, mel· tendo l'ammalato in pericolo; 3° Ne casi con anamnes i di lunga pregressa dispepsia che ha f11tlo capn ad emorragia, dopoché qutls ta s ia slala frenAla da cure medkhe, e ram malato abbia ripreso Vij:tOre per potere sopportare rint.ervento; 4• In casi da emorrag ia intermillente, e ricorrente anche con poca iutensil8, ma tale da provocare colla sua insistenza una pr·ofonda anemia; 5' In casi di dispepsia cronica senza dilatazione, ribelli alle cure mediche; 6• l n casi di Pctasia gastrica cronica, ri belle al trattamento medico, e non dovuta a ptosi generale dei visceri addominali. G. DeLoou. G BELGIUND. - Studio ollnioo e tera peutioo •ull& t ube rooloat ohtrurg loa 4ella regione lleo-oeoale. - (The-~e de Par'is, 1!XH). L'autore s tudia, in primo luogo, le diverse forme cliniche della tubercolosi ileo-eccolo, dello quoli lo più frequente è la lubercoloei iperlrofìco, il tui.Jcrcoloma ~eneralizzato a tutto il segmento ileo-cecale. Que~lo evolve in tre periodi ben distinti : l• Periodo iniziale, nel quale non esistono che distur bi fun:tionali, quali dolori ed alternative di ~titichezza e di diarrea; 2• Periodo nel quale l& fot·mazione di un tumore a live llo della fossa iliAcra destra attr ae l'alLenzwne del chirurgo. Per studiare i di versi caraLteri dei tumore, la sua sede, forma, volume, a~pett o esterno. m obilita es terna, ecc., l'autore consi~lia di porre la mano s inistra col pollic~ in avanti e le altre dita indietro, in modo da serrat·e il flanco destro, mentre la mano destra va alla ric~rca del cieco: questo tro va si cosi imprigi onato nella rossa iliaca. Il tubercoloma naturalmente presentera le stesse sedi tipiche o atipiche del segmento ileo-cecele 3• Periodo caratterizzato dalla comparsa di ascessi e di fistole, periodo naturalmente incostante. La malattia lasciata a sé termtna abitualmente con la morte, da due a dieci anni dopo l'inizio. Talvolta la tubercolosi in luogo di invadere tutto o la maggior parte del se~­ meoto ileo-cecale può limitars i soltanto ad uoa porzione da esso, for mando un piccolo tumore ben limitato. Tal"allra, mentre le pareti intestinali sono integre, la tuber.!olos i invade i flangli tribularli del segmento ileo-cecale, formando ugualmente un tumot·e limitato. Assieme a tali casi, con tumor.J grande o piccolo, se ne tro vano altri nei quali il bacillo di Koch, distruggendo la parete intestinale, dà origine a delle peritoniti generalizzate o localizzate, a degli ascessi e a delle fistole della ros$a iliaca destra, senza tumore. La tubercolosi ipertroflca della prima forma clinica dovra est-er di!ltinta, nel suo inizio, dall'appendicite cronica d'emblée. In questa il dolore spesso appare in un'ora di predilezione, vet'SO le 3 del mattino, e pre mendo dolcemente e pro· gressivamente lo parete addominale nel punto di Mac-Bur·ney, si provoca sempre dolore locale, e spesso dolori riflessi al cavo epigastrico ed attorno all'ombellico, mentre palpando profondamente talvoita avverte!"i un cordone duro reHistcnte.


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Giunti al pe1·iodo di tumore bisognerà necessariamente eliminare tutte le affezioui che pos~ono simulare un tumor·e ileo- ceca!(', quali adenite cronit:a dei gangli iliaci, cisti idatidea della fossa iliaca, tubercolosi ipertrofica dell'intestino t~JlUe.

Stabilito trattarsi di tumore cecale se ne cer cherà la natura (tumore slercoJ•aceo, aclinomicos1, invaginazione cronica, cancro, ecc.), ciò che del r esto é spesso tutt'altro che facile. L'inter vento <.:hirurgico st~rà la regola in lulli i casi di tumori o di fistole della regione ileo-cecale, variando il processo operatorio a seconda del periodo della malattia. Con un tumore senza ascesso, senza fistola, la resezione s'impone, Il tumore verrà aggredito con un'incisione praticata a livello della fossa :lisca. e dopo la r esezione si ristabilirà sempre il corso delle materie feca li. Oggid1 si preferisce l'anas tomosi latet·o-laterale all'enleroraffia circolare ed ail'a nastomosi termino-laterale. L'anastomosi Iatero-Iaterale unirlt quasi sempre la fine dell'ileo al colon traverso. Qualora si tratti di un tumore fortemente aderente, o di un ascesso, di una fistola. ecc., si praticherà l'esclusione bilaterale dell'ansa malata con l'Impianto di uno o dei due capi dell'ansa esclusa, alla cute. Le luberc('llosi limitate verranno curate con rese1.ioni economiche, sia che si tratti della pa rete intestinale o di gangli prececali. Trattandosi di peritonite gen •ralizzata da perfo raziou~, praticherassi la lapa · raLomia con ricerca e chiu!>ura della perfor·aziont>, seguita rla drena~gio della cavita addominale. G. BERNuccl. L'infezione generale nelle malattie ohirurgiohe infet · Uve. - (Cenlralulatl .f1tr Balller ioloyie, Parasiteni.:!lrttle und Infelction.,k ranklteiten, vol. XXXV, n. 15-16, 190i).

BERTELS~1ANN . -

Fatta astraziOne dalle forme trombo-emboliche, l'autore fa sulle infezioni generali le seguenti considerazioni: in molLe appar enti inftlzioni locali sopra,·viene non di rado, oltre una tossinemia, una manifest.a invasione di microbii nel sangue. Le quantità di batlerii trovate in questo stadio d'invasione possono talora essere molto considet·evoli e super·are spesso quelle, che vi s'incontrano ne lla sepsi man1festa. L'invasione dipende più dl'llla vir ulenza dei ball~rii, anziché dalle pr·oprietà anatomiche del focolaio. La penetrazione dei ge1•rni nel sangue può rimanere senza conseguenze clinicamente riconoscibili per i pazi~.n1i, poiché i microbii entrati possono esser e rapidamente distrutti per l'azione battericida del sangue, dopo l'asportazione del focolaio pl"imario. Tultavia qualche volta è cosi grande la virulenza dei ger mi, oppu1'e tanto piccola la resis te nza dell'organismo, che o la sepsi fulminea produce rapidamente la morte o i _g ermi patogeni rimangono sopiti nel cor po e possono in appr~sso ravvivarsi e prorompere da diversi ltloghi (eventualmente anche da un'unica sede: endocarditis). Il corpo é per così dire occupato dai batteri e in tal modo si svolge il quadro clinico della sepsi. Nei casi di sepsi fulminan te é probabile, ma non dimostrabile, che anche nel sangue stesso avvenga una spol'ifìcazione dei microbii (hiimitis). Una serie di malattie chirurgiche infetlive conduce alla morl.e, senza che i batteri i siano visibili · nel sangue vi ve n te. Si può quindi ammetter (', che tali pazienti soggiRcciano prevalentemente alla tossinemia.


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Secondo le ricerche dell'autore, l'invasione per streplococchi dà una medio di gua1·igioni assai più elevala (68 per cento) di quella per stafìlococchi (30 p.

JOO). Per la pro~nosi ed anche per l'indicazione dell'amputazione il reperto del sangue é da prendersi in considerazione soltauto con la massima prudenza . C. SroRzA. BR VNNER.- Oaaervaztonl ollnlohe aull'etlologlf\ e terapia ohirurgloa della

perforazione di atom.aco e della relativ a perltonlte. - (Centra/blatt filr Bakleriologie. Parasitenlwnde und l nfeklionskranlchciten., vol. XX X V, n. 17-18, !OOi).

In conferma di una pubblicazione precede n te l'a~tore r iporta altri 6 casi di perforazione dello stomaco, curati con inler·ve nto opera tivo. Solamente un in· dividuo con perforazione dello stomaco da ulcera carcinoma tosa guarì ; gli altri morirono. Le r icerche batteriologiche eseguile in v1ta e all'autopsia dimoslr11rono che pet· lo più si trattò di polinfezione della cavità del peritoneo. In prima linea rurono riscontrati gli slreptococchi, quindi il bacletium coli. Questo fu n'lesso in evrdenza, quando fu osservato direttamente al microscopio l'essudato peri· tooeale. Nei preparati a striscio predominarono i diplococchi, nelle colture prevalse il bacterium coli. Una volla si sviluppò purè il bacsubtilis. Pat·e che i C. Sr-onZA. balleri anaerobi abbiano solamente un'azione seconJar1a.

La eatrazlone del corpi eatranel dal bronoht. med. and. surg. journal, 1:1 ollobre 190i).

:\. CooLJDC.E. -

(Boston

I bronchi sopportano di essere esplorati con tubi retti, tanto attraveJ•so la apertura del laringe, come attraverso una incisione de traclreotomia, facilmente, e senza mollo per icolo per rammalatv (Kil!ian). L'A. ritiene perciò che solo

io casi ecce~ionali si possa consigliare di aLlender·e senza operare, nei casi di esistenza di corpi estranei nei bronchi. ~ella letteratura degli ultimi cinque anni il numero di questi intel•,·enti é già numeroso. I n que,.ta pubblica'zione l'A. riporta quattro esportazioni di cor·pi estranei dai bronchi da lui operate. Tre di queste furo no operate previa tracheotomia, ed una ser, endosi del broncoscopio del Killian introdotto per la laringe. Nel 1° caso si trattava di una moneta d'argento, della Jimensione di un Jue centesimi, arrestatosi ne lla parte superiore dt!l bronco destro. · Nel 2° di una spilla, lunga circa 5 centimetri e co11 la lesta la1·ga ':s di potlicP, fl!rroatasi nel bronco destro, con la Lesta io g.ù. Nel 3• caso si trattavl:l da una sprlln da scior·pa, colla punta a livello del 4° spazio intercostale a sinistra, testa in g iù, a circa l centimetro al davaoli della colonna vertebrale. Introdotto il broncoscopio, i tentaltvi per estrado da questo punto fallirono per il sopraggiungere di asfissia, e l'estrazione poté riuscire al 3o giorno avendo il corpo esll·aneo emigrato spontanea mente nel bronco sinistro. Nel 4' caso si trallava di un grosso chiodo lungo 6 centimetri. Coll'auloscopio del K irslein, messa in vista la porzione iuferior·e del laringe, fu cocai· nizzala con poverizzazioni all' 1 p. 100. Introdotto quindi il broncoscopio del


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Killian, lungo 20 centimetri e largo 8 millimetri senza diftkoltà, cccainiz:zando la tr·achea altraver·so il tubo, il chiodo ap pa rve tosto s por·gente in trachea dal bronco des tro, e si potè afft3rrare con una pinza del Killian ed esportare, dopo due o tre tentativi, senza molta difficoltà. G. DELoou.

Bulla oura del gonldrarto. - (Centralblalt {iir die me'licinisclten W issenscltajten , n. H, 2 a prile Hl0 }).

H. SctpttDT. -

Secondo Schmidt nel ~onid rarto a cuto traumatico deve farsi ric01·so alla puntura, primieramente perché in tal modo si accor cia la durata della cura, seconda riamente perchè il r isultato finale relativamente al completo ristabilì· mento ed all'evilamenlo delle recidive è migliore. La puntura è sufficiente e la incis ione non necessa ria, se a l più tardi la puntura è eseguita al 3° giorno. Con la scrupolosa a sepsi si evita s icuramente il pel'icolo di un'infezione. Anche senza il lavaggio dell'articolazione non sono probabili le recidive o le anchilosi del ginocchio. Il trattamento successivo còn fascia tura compressiva non è necessario, poiché se la tec nica non è per fetta sarà difficile eli evitare ogni per icolo pei

vasi, nervi e tendini pt·ominenti. Di 28 casi tr attati dall'autore, 8 furono curati con la puntura. Mentre tutti questi guar irono, e 7 conservarono la completa idoneità al s ervizio, degli altri 20 non curali con la puntura G divennero ina· C. SFORZA. bili al ser vizio e 2 per r~cid ive rientrarono all'ospedtde.

Let lone del panoreat per meno dl un oalolo 41 oa.va.Uo. al Congresso chirurgico tedesco. Ber lino, 190i).

(Comttnica~ionr.

Braun presenta un fanciullo , che, H f."{Ìorni prima di entrare all'ospedale, aveva ricevuto un calcio nella regione epigastrica e quindi era stato incolto da sintomi di peritonile. Nell'epigastrio notavasi gonfiore .doloroso, diffuso pur e alla regione e patica. Eseguita la laparatomia, furono osset'vati nel grasso pre-peritoneale e nell'omanlo diversi punti di necrosi e fu rilevata una grossa cavità, !"ipiena di liquido coagulato, che dalla superficie anteriore del fegato estendevasi fino sotto la cupola diaframmatica. Il pancreas appariva du ro ed aveva la lesta ader ente agli organi vicini. Tamponame nto e drenaggio. Non fu trovato zucchero nelle orine e coi secreti fu constatato il f~rmeolo pancreatico. Il paziente guarì. FUNAIOLIF . S. W ~TSO~- - Bttenzlone renale da oatrnzlone, oon anuria, e •uo trattamento. - (Boston Med. and surg. joarnal, 15 selt. 190-i).

Nella rite nzione renale associata ad anuria completa, deter minala da ostru· zione dell'urelere o della pelvi renale , i danni che vengono a prodursi nel rene e i pericoli ai quali va incontro il malato vanno crescendo colla maggiore durata della ostruzione. Le alterazioni distr uttive del r ene insergono giA poche o re dopo lo stabilirsi della ostruzione, diventano pe ricoloi:>e dopo 48 ore, e dopo un certo tempo possono arrivare fino allo sfacelo dell'organo. Il procedere di queste altet·azioni è più rapido se il rene è iu pari tempo colto da processi infettivi. L'anuria, come è intesa nel presente la voro, è quella a ssoluta; vale a dire che il malato non secerne cha poche gocce di urina nelle 2i ore. Contr o la


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inveterata credenza questo stato si può avere per influenza riflessa sul rt:lne sano, anche quando un solo rene sia ostruito, e di ciò fanno fede osservazioni necroscopiche, risullati di nefrotomie bilaterali, esperienze di laboratorio (Gotzl); nozione che inter essa· il chirurgo, perché serve a consiglia t• lo a operare anche sul rene sano, ove l'anuria (riflessa) perdurasse 2i ore dopo operato il rene ostruito. Sopra 2::!8 casi raccolti dall'autore nella letteratura, 110 furono kallali col metodo ~tspellanle, e ne morirono 80. I n 20 dei 30 guarili la anuria si pro· lungò da 5 a 10 lliorni in H casi, in uno durò un sol giorno, e solo in due ~or·passò i 15 giorni. In 42 degli 80 morti l'anuriG durò in l quallro ~Ziorni in 27 da cinque a quinclici giorni, in 14 sedici giorni o più; massima durata 23 ~Ziorni. rn 95 operati, sui 228 totali, è noto la durala dell'anuria all'atto dell'operazione per 39 di essi, dei quali guarirono 26, e morirono 13. Nei guarili ~;i ebbe: Anuria di giorni 1. 2. 3. 4. 5. 6: 7. 8. 9. 11. 12. 13. 14. 15. in casi N° . . 2. 2. 2. 2. 2. 7. 1. t. 1. l. 1. 2. 1. l. Sui 13 morti la durata dell'anuria fu: Anuria di giorni 2. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 1:?. 4. 5. in casi No . . 2 1. 1. 2. :2. l. 1. 1. '!. l. L'A. c hiami\ periodo rli tolleranza il tempo durante il quale ilpa:;;ienle rcmane immune da sintomi uremici, dopo il cominciare dell'anuria Questo dato è conosciuto per 62 casi, e nella maggior parte di questi oscillò da quat-

tro a sette giorni: in 4 fu di ventiquattro ore o meno; in 2 fu di due giorni, ed in 14 oscillò fra i 10 e i 16 giornr. Tale tolleranza si ritiene dovuta Hl potere secernente, che ha 11 tessuto r enale di sostanze antitossiche, cnpaci di neutralizzare le tossi ne uremiche (\'ilzou); questa facolta del tessuto renale non cessa nel rene ostruito; e il periodo di toller!lnza è più luni'O nei malati con idronefrosi. Durante questo periodo però ~l i ammalati possono morire d!l un momento all'altro, anche se si trovano in stato di apparente euforia; né si può preve· dere il momento in cui i flllli urernici sar·anno pe1• scoppiare. Ciò premesso, il trattamento di tali alfezioni variH da ammalali ad ammalati. Vi sono malati che lamentano dolori ad ambo i fianchi; altri li ebbei'O, ma quanl.io il medico visita, sono scomparsi; altre volte il dolore é unilaterale, ma esistono spas~o e sensibilità delle pHreti addominali dell'altro lato ecc ecc. Tutti questi sono casi di diagnosi incerta, e male si riesce ad accertare quale dei reni è ostruito, o non si riesce affatto, anche adoperando la radioscopia, il cateterismo degli ureteri, il cistoscopio, tal volta utili. In queste circostanze è meglio operare sull'azzardo, anziché non ope1·are affatl~; e se si cade sul reno sano, non si esiti ad operare immediatamente sull'eltro rene, metteLldolo allo scoperto, incidendolo. Ma nei casi nei quali la dit.•gnosi è sicura si ricorrerà in primo luogo al ll'lll· tamento medico, iniezioni di siero fisiologico, semicupii tiepidi, talvolta anestetici per via interna, massaggio lungo l'uretere, riposizione manuale del r ene, se esso è mobile ecc. Esperito ciò inutilmente bisogna decidersi o per Jl metodo di cura aspettante, o per l'intervento chirurgico.


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Le considerazioni e le statistiche riportate in testa a questo studio conducono alla coochiusione, che, nei casi nei quali l'ostruzionll con anuria assoluta dura da 48 ore bisogna operare; e anche pr·ima di questo limite di t.empo, non appena compaiano sintomi di uremia. . Un principio generale deve guiJare alla sceltl;l dell'operazione: il puulo essenziale dello intervento chir·urgico è il ristabilimento della secrezione urinaria, r islabiiPndo il corso della urina dal rene ostruito per mezzo di quella qualsiasi operazione che possa raggiunger·e tale ir~tento nel modo più r apido e col minore possibile shock. Se perciò l'ostruziohe ~ nell'urelere, se da calcoli potranno essere asportati, dalla vescica, dal baci nello renale, o spinti in vescica, aprendo l'addome; se da flessione nel rene mobile, converra rimettere a posto questo saldamenle. Ma una nefrotomia lombare protamente eseguita sarà l'operazione, che nella maggior parte delle ostruzioni di origine renale soddisfarà le condizioni espresse nel principio sopra riportato. Qualche volta, non potendo rimuovere l'ostacolo anche operando farà prol:>abilmente stabllire una fistola renate, la quale può consentire buone condizioni di esistenza, ed esser e più o meno.di incomodo a seconda del mesliet•e e delle condizioni del soggetto. Dei 00 c..asi accennali, nella letteratura riass unti dall'A. ne fur ono operati 65 colla nefrolomia lo mbare, 9 morti ; 15 di urelerotornia 3 morti; 5 di pielotomia, l! furono operati dalla via addominale sospin~endo il calcolo in vescica con maneggi, e 3 di scoprimenlo del rene ed incisione della capsula. L'A. consiglia di aspettare a chi udere la ferila esterna nelle nefr·otomie tfno a quando la secrezione si é ristabilita, anche nel caso che l'ostacolo sia stato con sicurezza rimosso; e ciò perché col J·ichiudare la fe rita esterna s i può mantenere una esagerala pressione endo renale. . Sapendo che il malato ha un solo rene, o che uno dei reni è incapace di funzionare, o distr utto, il chirur go ne Lrarr·à ragione, non a procraslinare, ma ad ope1·ar e con maggiore sollecitudine. .G. Dt:LOGU. l.

REBOUL. -La oura dt oerte forme dl antrace mediante l ' eatlrpazlone. - (Archioes provincia/es de chirurgie, n. 10, 1 OOi).

È un trattamento che l'A. ba visto usare dal Labbè con buoni e rapidi risultati e che, dopo questi, é stato seguito da altri chirurghi francesi e str anieri. L' escisione non è applicabile però a tulle le variata d'antrace e la condotla s~.ot·à diversa secondo che il malato e diabetico, albuminurico o cachettico; per l" A. l'l'slirpazione é ind!cala nell'antrace !igneo, nell' aotr·ace comune in sog getti non albuminurici, non diabetici, non cacbeltici o troppo vecchi, e nella antrace del labbr'> superiore. Nell'antrace ligneo si ottiene colla escis ione una cf!ssazione rapida ed assoJuta del dolore, il ripristino sollecito dei movimenti del collo o del tronco ed in una quindicina di giorni si ha una cicatrice per·felta: se non ,;i è potuto riunire per prima, si p ratica una sutura secondal'ia. Si opera come se si trattasse di un tumor e qualunque: praticata una incisione r ettilinea, elittica o crociala, secondo i casi, oltrepassante i limiti dell'antrace, si d issecano i lembi cutanei e si ripiegano al di la della zona infetta ed infi!Lrata, si aspo1·tano completamente le masse antracoidi con la slessa cura di un cancro, e scidendo


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CC'Ptemporaneamenle una zona di tessuto cellulare o di aponeUI'0'3i circo!>tante. Drena~!liO nella parte più declive e sutura dei lembi, salvo il caso che eso:i siano inlìltrali. :\ell'anlrace ordinar io l'estirpazione devM e~sere pralicala in modo diver so a seconda che si tra~ta di antrace di piccole o discrete damensioni o di antrace esteso. N el prtnao caso una sola incione lineare od elilLica ci r con.lante la sommità cieli' antrace basta allo ~copo, riunendo per pl'ima, specialmente nei casi io cui la malattia è iniziale. Negli antraci valuminosi si fa una lunga incisione nel granùe a~se del tumor e e su di essa si rannb cader e molteplici aocasioni verticala: si r esecano quindi i tessuti inftltr ati e necr otici al di sotto della serie di l embi cu tanPi, e dopo aver e impregnati i le!"<suli cr·uenli con acqua ossigenata, vi si appli cano al da sopra i l em bi culonoi mant~ nuli a posto da uno spe s~o slrat.o da garza imbevuta di ocqua ossagenata e di perman ganato polas><ico. Si ha re!l!"<azione i10mediat.a del dolore e delle solferenze net movimenti ed una cicatrizzazion e rapidissima per· granulazi one. Nell'antrace del labbro Sttperiore, cosi spes!"<O gra,·e, è ad una incisione eliltica che abbt•acci tutta la tumefazione flogistica e necrolica clae si ricora·e, avendo cur•a di arrivare sui tessuti sani. ::\'on si sutura, ma dopo avet·e detersa la cuvita cruentu. con acqua ossigenata, sa tampona con gar·zn i m bevuta dello stesso liquido: pill larJi , in piena granulazione della piaga, si fa uua sutura secondaria. In conclusione con f!Uesto trattam»nto la guarigione e piu sollecita, si pt•ovYede energicamente contro i pericoli di com plicazioni e la cicatrizzazione l} pi(r rap1da e più r egolare di quel la che si ottiene colla semplice i•1cisione ol bi<;tur a o col tumocanterio. L'A. usa l'anestesia generale col clor ul'o di etile, clte corrisponde benis~imo. U RtvA.

D FrsKE JoNes. - Aaoeaao del fegato, oonaeoutivo ad lnfe:adonl a ddomlnall. oon referto dl quattro out. - (Boston med. and sura. jo•unal, ~!) sell. J00 ~). :\egli ascessi del fe!!nto, che si originano i u seguito ad iurezioni adJominali, l'appendictte tlgur·a com\i la causa più fr equente. Dteulafoie dà m olta importanza al follo che l'appendi~e rappresenta una cavita chiu!C'a in cui la \'irulenza dei ballerii si esalta a segno, che il fe~ato non ~ piit capnce a distruggerli se vi capilano dentro. I l volume dei singol i lobi del r... gato, e la conseguente r amificazione della vena porta fanno si che gli ll!:'CM~!"<i d11 in fezione ed· dominale, nel maggior nn mer o dei casi, (50 p. 100), si r ealizzano nel l obo dN•Lro, ovvero in entrambi i lobi (4·i p. 100), e solo nel 6 p. lfiO dei ca!li nel lobo sinistr o. Gli ascessi dallo causo in esame assumono le seguenti forme: 1' Ascessi multipl i, d'ordinario pt<riferici, che vanno dal la J.(t'Ande;:za di una testa di spillo a I'(Uella di una noce, (ascessi arenlari di Cha•tllar J), e ~o no i più fre 1uenti; 2• Un solo asees~"O, per io piu \'ici no alla perifea·ia, ma che può trovarsi i11 qualunque parte dell'or·gano; 3" Uo nsce~!<O gr·anùe, circondulo \IO uoa colonia :li ascessi ptccoli; -i" Du'!, o pill, grandi Rs<'essi , che po!"<souo distare l'uno dall'altro ; 5' Parecchi gr andi ascessi, che pos~ono essere confhten\i ; 6' un grosso asce"so, con ascessi minori nel r imanente del regalo.


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La via, attraverso la quale l'infezione è trasportata, è quella della vena porta: quella del linfatici non si adalla per criterii di ana tomia, di dinamic,a della corrente linfalica, e per i pole1·i ballericidì del fegato; e così pure, restano dubbie le infezioni per la via della grande circolazione, perché nei casi r iportati di comitanza di ascessi epatici con altri focolai di suppurazione, non é chiaro il criterio di precedenza, né che la ml3tastasi sia avvenuta per quesla via. L'appendicite può dar luogo all'ascesso del fègato tanto nella forma pei·forante, come in quella mite ulcerativa; tanto che tale ft~llore etiologico può passare inosservato in vita . Sn 100 casi, che l'A. ha raccolto, l'appendice era stata asportala solo 4 volte; in H casi fu repertala una spina in essa, e nella maggioranza dei casi non fu sosp~ttata affetta nel vivente. La diagnosi dì oscPsso epatico é relativame nte facile nPI primo periodo, quando esis tono dolori nell' ipocoudrio, ovver·o anche in seguito allorcl1é il r~. gato si in~rossa; ma nel secondo periodo il dolore cede, e anche i fatti generali si acquit>tano. rendendo il diagnostico ditficile, o anche impossibile, e gli ammalati sogliano morire nel terzo stadio coi ft~lli di una grave prostrazione e della gener·ale infezione. Lois on ha trovato utile mezzo diagnostico i raggi X. La puntura esplorativa é, non solo cii dubbio valore stante le variela anatomiche sopra enumerate, ma é anche pericolosa, perché la cannula, anche n on riuscendo ad estrarre pus, può condurre infezioni negli or~ani adiacenti. Stabilita la diagnosi di ascesso epatico, non è chtl in casi deLerminali che si pu6 intervenire chirurgicamente. Sono inoperabili c linicamente quei casi. nei quali la ·temper·atura é molto it·· J'e:zolare, con brividi frequenti, e in cui eststono sintomi di forte acuzie ; vale a ,lire i casi che rivelano l'esis tenz11 di uno pileflebite, o di ascessi multipli. Si dov1·ebbero op•·rare quei casi nei quali, entro Il periodo di due a selle giorni, i sintomi di acuzie rimettono, la temperatura si fa alquanto più regolare, e i bt·ividi, se ve ne erano, si fanno più rari. Saranno pure da operare i casi nei quali lo insorgere dei sintomi è insidioso, con scarsi brividi, e tcmperatara moderatamente ir•re~olare. La posilnra dell'ascesso dovrebbe ser vire di guida alla scella dell'operazione; ma questo dalo non semp1·e può essere diagnosticato. L'A. reputa conveniente m molti casr una laparatom1a esplorativa, mercé la qual~ l'ispezione, il1•iscontro manuale eù iltreiJuarti possono r·ivelat·e, oltre gli ascessi della faccia infe t•iore del fegato, anche quelli di altre porzioni di esso. Ma negli ascessi del lobo destro (5v p. 100) la raccolto è per lo più nella superficie posteriore e superiot·e. In questi casi bisogna raggiungerli dai lato della base del torace, p~r la via transpleUJ·ale, per quanto questa esponga 111 pP.ricolo di potere infettare lt~ pleura e oon permelta elle un lim1Lalo campo di vista del fega to, al che si può ov viare resecando un numero iufficienle di co8le. L'apertura da pra'icare nella paret~ del to1·ace deve essere abbastanza largH. per consentire una cosciente esplorazione della superficie superiore del lobo destro. Ci6 si puo.> fare con relativa sicurezza, cucendo il diaframma ai muscoli iuter costali per la intert~ lunghezza della incisione, dopo resecale le costole, e prima di aprire la cavità pleurale; ovvero curando di fare aderire la pleura pa· rietale contro il diaframma, dopo resecate le costole, onde evitare il pneumot.o·


RlVIST~ OHIRURGlOA

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r·ace all'allo dell'apertura della pleura. Dopo di ciò, prima di aprire la ca\1ita dell'ascesso, s i cuce il margine della incisione della parete toracica col diaframma. Aperto il diaframma si applica una secl)nda sutura intorno al margine, allo scOjJO di avere una chiusura certa della cavita pleurale prima di aprire l'a!:'cesso. Se non vi s ono salde aderenze del fegato, le adiacenti cavità addominali devouo essere chiuse con strisce di garza. ovver·o si zaffa fa ferita con garzu per 2.\ ore prima di aprire l'ascesso. Si potré tentare la sutura del mar·gine della ferita al fegato; ma, se non esistono adert~nze già stabilite dal fegai.O, in molti ca~ i ciò riul"cira impossibile. · Roads oper·a evitando l'incisione della pleura: egli priltica prima una incisione esplorativa lungo il bordo CO!:'t8le; trovato lo asceS>'O sulla Supe rficie posterior superiore, resecR una o più costole; distacca e solleva la pleura costale e diaframmatica, e quiodi incide il diaframma al di solto della pleura, senza <ttprirla. Capitando di forarla, la sutura. Cuce quinrli subito il diaframma ai muscoli intercostali con una sutura continua al cats;:ut; e, se esistono aderenze fra pleura e diaframma, pratica l'apertur·a attraversando t.ullo lo strato delle aderenze. · Però l'A . predilige il pr·imo metodo, pure riconoscendo che una svia re;;ola per lutli i casi non si deve decretare. Dei quattro casi, riferiti in questa comunicazione, due erano indubbiamente dovuti ad appendicite, uno in modo dubbio, ed uno era consecutivo ad ascesso del piloro. Furono tutti operati, con esito rli due guari!Zioni e due morti. G. DEL.OGU.

Contributo allo •tudlo d9gll emotoraot traumatiol. ( Thèse de Paris, i90.J).

P. CHASTENET. -

La fisiologia dell'apparecchio respiratorio spiega le peculiari condizioni cui soltostanno le emorragie che formansi nella pleura. L'aspirazione dovuta al vuoto pleuric08i esercita tanto sui vasi parietali, come sui vasi polmonari feriti, ma sopratulto s u di questi. Il pneumotorace diminuisce od annichila l'aspira· zione pleurica ; ha inoltre un ufficio · emostatico rispetto alle ferile del polmone, determinando il collassù di quest'organo. Se~ondo l'autore il sangue versatosi nel cavo pleurico si coagulerebbe. Se talvolta non vennero ritrovati coaguli ciò é dovuto al fatto che il coagulo ftbri.noso venne s minuzza10 e dissociato dai movimenti respiratori. Il riassorbimento sanguigno si effettua mediante tre meccanismi dis tinti: globulolisi, ematofagia, emoglobinolisi, accompagnato spesso da reazione generale febbrile e da reazioni locali. l traumatismi che possono causare l'emotorace sono di due ordini: i trau· malismi chiusi nei quali il meccanismo é quello di una lacerazione vas~o iAre per una costa fratturata, o quello della contusione polmonare, ed i traumatismi penetranti nei quali la le~ione del vaso é il più delle v'olte di retta. L'emoi.Orace presenta due grandi categorie di sintomi, quelli dovuti alla sua situazione anatomica, sintomi di spanaimento pleurico ; e quelli dovuti alla sua composizione sar.jluigna, prima sintomi di emorragia interna, poscia sintomi variabili di un emai.Oma che evolve. L'abbondanza dell'emorragia può causare più o meno rapidamente la morte. Gli éltri modi di evoluzione dello spandimento sono il l'iassorbim ento, la di cui durata è var iabile, e la suppurazione. ti - Glornaù medico.


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RIVISTA CB.IRURGICA

Le varietà di lesioni causate dal tra u matismo permettono di stabilire delle forme cliniche dell'emotorace. Le indacaziooi terapeutiche debbono rivolgersi a due fasi distinte, al principio e nel decor·so delrevoluzione. Al prillcipio dell'emotorace, la gravità dell'emorragia può richiedere un intervento chir·urgico che con~i~Lerà in una. tora.colomia. piil meno ampia secondo le speciali indicazioni di ciaschedun caso, ad esempio molto larga qut~ndo si constatano o s i supponEtono delle lesioni mullipl~. Trattandosi di emotoraci che crescono lentamente ed in modo continuo od in più riprese, l'emorragia e quasi sempre occasionata da lesioni polmonari ed a llora sarà utile la semplice pleurotomia in un punto declive, con o senza applicazione del drenaggio capillare, attenendosi cosi il collabirsi del polmone ferito. Durante l'evo luzione dell'emotorace occorrer·é immobilizzare per . lungo tempo il malato in modo assoluto, evitando possibilmenl~ la puntura dello ' spandimento che puossi preveder e si r iassorbirA spontaneamente pe1· quanto lentamente. Sembl'a che una puntura aspiratrice possa praticersi con buon risultrtto, in determinati ca!:'i, dnl secondo al quindicesimo giorno. Appena si manifestano i segni di infezione dell'emotomce, occorre pratir.are G. BEI\NUccr. l'oper·azione dell'empiema con larga r esezione costale. N . PeTRow, - Taberoolo.t articolare e trauma. - (Zentralblatt .fii.r Cltir uryie, n. 47, 190i).

L'autore accenna alle ricerche sperimentali, fAlle attorno all'argomento, da Schiller t3 Krause, da cui emerse il rapporto diretto tra trauma e localizzazione tube rcolare. Menziona quindi i lavori dr controllo, escgurli in epoca po· steriore, insistendo più specialmente su le conclusioni dei lavori sperimentali di Lannelongue ed Achard, di Friedrich e Housell, secondo i quali il trauma può favor·i re lo sviluppo di un'artrite tubercolare sollanlo quando l'articolazione colpita coutenga, in pr·ecedenza, nella sua tessitura, bacilli di Kocb. Or·a, dice l'autor·e. una reale dimostrazione di questo modo di manifestazio ne della tubercolosi non coi contiene nelle opere dei citati scr•itlori: da crò la n eccs~ità di nuovi studri sul teme. Allo scopo duu•1ue di portare un più largo contr·ibuto di oss'lrvazioni s ull'argomento, Pelrow si é proposto di notare: a) se era possibile una dimora latente dei micro-organismi della Lisi nel mulollo oss('O; b) se il tr·auma avesSfl influenza su1la tubercolosi di un'articolazione; c) se data un'articolazione precedentemente sana, rosse ctfettuabile lo sviluppo della lis i al seguito di una violenza traumati ea. A r isolvere il primo punto della quesLione, fece iniezioni di cultura bacillare nel l'er itoneo di 2li porcellini d'India e, alla loro morte, esegui ricer che ~u l midollo osseo, !<pecie d ~lla epifisi delle os~>a. clinicamente r·imaste ~>ane. La ricerca prttli<·atn !'U pr·epar·ati di midollo color·ati c ol me todo Ziehi-Gal>bctl, diede r isult9.ti pusitivr nei più degli animali sotloposli aJ esper imenti: da ciò I'Aulor·e concluse c he i bacrlli tubercolari possano soggiornare nel mrdollo oMeo, srnza prov(lcare rl.!azrone alcuna a lmeno per un certo per·ioùo di tempo. Tal r esultalo si


li!)

RIVIST A CHIRURGICA

accordll coi r isultati degli studii 4e1 dott. \Vasser·mann, il quale, inda~ando "u la struttura del tessuto OS"eo e la ~ua attitudine a trattenere i micro-organi!<mi è venut.o alla conclusione che il midollo ha la p1ù !Zrande icloneità a raccogliere e fisgare i germi circolanti nel sangue. Ri~uardo a lla soluzione del 2° punto della questione. l'autore l'icorse ol sistema di ledere l'al'licolazione del ginocchio in 23 conisdi, provocando in tal une artrcolazioni una distorsione, in altre una contusione e di iniettar·e nelle articolazioni lesa e non less 0,1 centimetri 0,25 cenlimetri di una emulsione bac illare filtrata. Gli animali erano uccisi 3, 6, 12 ore; 1, 2, 3, 5, 7, 9, 11 ~iorni ; 2. 3, 5 settimane; 2, 3 1)2, 4, 5 mesi dopo l'infezione praticata, e le articolaz1onr era no soll-lposle a minuto esame, fu osservato che, mentre nelle articolazioni non lese erano aff'ette solta nto la capsula ed i lr,gamenti, nelle lese soggiacevano a d i!'tr uzioM notavole anche la car tilagine, l'o~so ecc. Quindi Petrow conclude che il trauma favorisce in modo cospicuo e vario secondo il suo g1•ado la distruzione di un'a r·ticolazione in p1•eda 11 lisi. P~r la risoluzione della tel'za pa1·te del proble ma, l'Autore scelse e solto· post• ad osser vazione 18 conigli allo scopo di accer tarsi delle lol'o condizioni di salute. Constatala in lot•o la sanità dopo un per iodo lung.) di OS!'Iervazione, produceva una lesione traumatica in un'ar ticolazione oppu l'e nello continuità di un osso, ed inietta va poi nei vasi venosi dell'orecchio di questi anima li 0,30',5 centimetri di una cultura tubercolare: li Si!Crifìcava tutti 3 112 mesi dopo f'mrezione uelltt supposizione che, se il trauma può produrre una localizzazione tubercola re. questa é sufficientemente sviluppata nel periodo di tempo di tre mesi. Alla l'azione gli animah presentavano tutti una tuuer colO!Ii polmonare hmitala: undici, tra i diciotto, che erano i più contusi, m o!' tra vano anche alterazioni specifiche nelle Articolazioni. P etrow ne trasse per conseguenza che era possibile la localizzazione della tubercolosi in a rticoluzioni, precedentemente sa ne, per elfdto di una causa vulnerante vrolenta . fUNAIOLI.

G. Leooa RJJOSE. - Valvule venoae o loro relas lono oon lo v arlol. - (Dett· tsche mediciniselte Wocllensehr~(t, ottobre t 90-i). L'autore, contrariamente alle dottrine classiche, r·itiene che le valvule de lle vene siano incttpaci ad impedir e il ritorno del sangue venoso, anche quando esc,e conservano intatta la loro integrilA funzionale, e ciò avendo osser·vato come la ' 'ena sarena ma~tna inturgidisca nell'inspirazione, e subisca invece una d~ple · zione nell'espira zione . Il peso della colonna sanguigna non é contr·obilancrato dal funzionamento delle valvule venose che non hanno affatto il c6mpilo di coutr ooila nciare gli effetti della pressione idrostatica dell'a ngue. Non bi so~~~~~ confondere !a colonna sttnguig na venosa con una colonna liquida immobile. li ssngue venoso non può circola re negli a rti inferior i se non ((uando le valvole venol'e sono beanti, ed il peso della colonna sanguigna venosH è manle · 11uto in equilibrio soltanto dall'elaslicrta delle pareti vono!'o, meutr·e le val vule non hanno urtlcio alcuno di tal genere. Parimenli l'autore ritiene che le valvole non chiudonsi quando la vena è fortemente comprrs~a e che la com pre!'<· sione muscolare, se essa spin~e il sangue verso il cuore nel !'t>gmenlo Vtlnoso ceolrale, detero1ina tuttavia uoa stasi ~angui gna nel segmento p~:1·iferico a m onte del punto compre~so dal muscolo, senza che le valvule possano prc-


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RIVISTA CRffiURGICA

senta re ostacolo a tal faLL''· Ugualmente nOI) intervengono le val vule quando un a rto o tutto il cor·po cangiano di posiztone. Inoltre le valvule con l'avan· zar·e de gli anni mauo wano si atrofizzano, di modo che a 25 anni il 17 per cen to delle valvule veno~e è già scomparso, ed a 70 anni- 1'81 per cento. 1 buoni risultati ottenuti nella cura ·radicale delle varici col metodo d i Tren· delenburg, legando la safena interna, risultali che sembrerebbero dar Tag ione alla classica teoria sulle valvule venos!:', ~econdo !"autore, si spiégherebbero in modo ben dill"erenle. La comprel:"sione con una fascia elastica o con la legatura della safena: interna nel varicoso, non provoca punto la deplezione delle vene ''aricose ftnchè rinftrmo s ta in piedi, immobile; invP.ce, facendolo camminare, avviene u na aspirazjone del sang ue delle vene profonde. Pertanto, durante la marcia, il sangue delle va rici si svuola nelle vene pr o· fo nde, rimanendo vuote, impedendo, la legatura della safena, il r iflusso del sang-ue della vena femorale verso le vene supet·tìciali varico~e dell'arto inferiore. . Tale deplezione venosa diurna, dovuta al ca mminat·e, "congiunta alla deplezione generale venosa dell'arto inferiore durante il riposo della notte, permette alle veoe di~tese di riprende re la loro elasticila. Tale principio trova la sua giusl& applicazione negli odierni criterii te rapeu· tici delle varici. Massaggio e mobilizzazione mano mano crel;;cente ne sono i principii. Il camminare rifà i muscoli che sono sempre in ca ttivo stato di n ulrizione nei varicosi, e la loro compressione fisiologica sostituisce con mollo vantaggio le calze elas tiche, il massag~io a gisce vanta~giosamente ~ulla periflebite, mentre d'altra parte le marcie rappresentano un vero e proprio mas saggio fisiologico. B ERN uccr. E. v. B ERG~1AN N.- Casuùtio& degli a ueul'l• ml traumatlol arterlo-v eno1t. - (Cenlralblatt (ilr clie medicinischen Wissenschoften, n. 24, 1904).

Tanto le esperienze della sezione medica del Ministero prussiaoo della g uerra, quanto le relazioni della guerra s ud-africana conchiudooo che nelle guerre rutur·e si veritìcherA un maggior nuruP.ro di morti per emorragia che per lo passato. Per conse~uen za sono divenuti non molto rari gli aneurismi erteriol;;i ed arterio·venosi. L'autore curò un g rovane impiegato di negozio, che aveva ricevuto una ferita d'arma dll fuoco alla coscia sinistra; la ferita fu accompagnata da emorrsgia, !"ammalato percorse oncora a cavallo un chilometr·o, fu quindi al quarto giorno tr·aspcr·tato in carrozza ed incominciò dopo H g iomi, essendo stata la ferrta solamente suturalFI, a camminare sulle ~rucce. Alla rr uarta ~ettimana si manifestò alla parte interna del ginocchio e della coscia un sensibile rumore, la gamba e ra come moria ; alquanto piu pesante dell"allra. Con la palpazione e con l'ascoltazione s i percepiva chiaramente un t·umore di sooffio dal lig. Poupartii alla piegatura de l ginocchio, di massimo grado nella fossa J obérli. L'arteria femorale del lato malato pulsava pitl fortemente del · l'altra, però mancava il polso nella tibiale posteriore. Fu perciò praticata una incisione al disopra dell'epicondilo in·teroo, la vena poplitea, fo rtemente ingrossata, fu isolata, e finalmente la varice, grossa quanto un uovq di gallina, che com primeva l'arteria, fu t"scisa unitamente a questa. Esisteva fra esse una comunicazioue lun~a 3 mm., Hmbedue i vasi erano intimamente uniti rea loro, nella vena s i trovò, una val vola, dalla quale originava il r umore pulsante. Dopo


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RlVlST.A. CHIRURGICA

~ei settimane il paziente messo in uscita con<>ervava interamente la funzione della gamba. Per la formazione di uo aneurisma traumalit'o é n ecesc:ario: una piccola aper tur a di enlt·ata e di Ul'Cila del proiellilf', uuo !'trHl.o ma lungo canale di ferila d'a1•ma da fuoco, lace•·azione del vaso pt>r l o più a croce e rapida gua· r igione della ferita senza suppurazione. L ' autor·e rif<!ri.;ce ancora due all•·e simili operazioni e pensa che nei soprammenzionali ca~i sarebbe bastata anche un'estirpazione del sacco venosa con sutura laterale dell'artel'ia. s~·onz ...

Dott. A uscu i.in - Oura deUe Devralgte del trlgem.IDo. Chirurgie, o. 46, 1 90~).

(Zent r alblalt ftir

L'autore r icor da al congresso chiru r~ico di Brcslavi a dell'anno 1!)0-i i tentativi falli da Neuber di iniettare una soluzione di acido osmico all'uno p. JfJO nel canale del n~rvo tri g~ mino aff'~tto da nevralgia. E gli, avendo poca fi ducia nell'esito delle oper·azioni, praticate sul nervo, propone di ricorr·er e al sistema dellb iniezionj che da tr·e anni applica nella clinica chirur·gica di Breslavia con buon risu ltal r'. L'aci do osm1co avrebbe anche il vantaggio di opP.orsi alle r ecidive. Ndla discu ~f'ion~, che nacque al congresso dopo l'e~posizione della r elazione di Auschutz, il prof. B eole di Rreslavia dis:;e di pr eferir e, all'uso della soluziorea osmica nelle nevral~ie del tJ·r~emin o, quelle.• di uua soluz.ioue fo1 te fluo anca al 50 p. 100 di antipir·ina, de iniettaz·si nel canale del nervo malato. FUNAIOLI. aottiU'A traumatto& del ouore e dell'aorta. Chir u r aica, n. 8, agosto 190~).

V. ToRRESJ. -

(La Clinica

Fra le r otture del cuore causale da traumi furono sempr e prevalenti, quantunque rare, le rotture del cuore destro, rarissime invece quelle del sinistr o. :\el caso narrato dall'autor e tr·allasi di una donna dtlll'eté d'anni 35 che caduta d11 un ~rro con altr e due compagne, r otolan do più che precipitando in un sollostante russo asci utto, meutre queste non riportavano lesioni di sor ta, rimaneva morla sul colpo. All'autopsia, mentre il cuore della donna in discorso non prèsentava Lr·accia alcuna di pregresso vizio cardiaco né di alterazioni dd miocar dio, moslrossi lacer ato in cor r i!'pondenza della parete ventricolar e destra, a tu1lo spessore, ed in direz.ione da sinistra a destra, dalla bo!le del rono car diaco tino al sNro intervenlricolare. Parimenti l'atrio destr o er·a r otto quasi in totalità. nel se1110 della !.lua lun ~hezza, da una lesione di fo1•ma irre~ola re a mar gini sfrangiati, e le ,·ene polmonari lacerate sfibr ate, riunite soltanto per una parte r imnsta i ntegra, corrispondente al tessuto che le riunisce all'atrio si ni!'lr'O. L es•oni ancor più g r·avi pr esentava l'aorta alla sua origine. Questa in cor· rispondenza del bulbo mostrava delle lac'!razioor di forma anulare più o meno complete, di vario spessorè, tenute assieroe, fra di l or o, in modo somigliante ad anelli legati l'un l'altro e divaricati nell~t parte opposta alla legatut·a. Normali eL'IIDO invece le valvule di Lutti gli ostii. L 'autore, non avendo r iscontrata lesione or ganica di nessuna speci e del centro cir colatorio, né trauma alcuno, dato il modo e la modica altezza dalla


18~

RIVISTA CJllRORGIOA

quale avvenne la caduta. ritiene che l'aumentati\ pressione endocardica, lo t>cuolimento di tutta la colonna liquida, hanno condotto, per !a caduta, allo !"Cnppio del cuore, alla stessa manier a come SI spacca e si rompe, a causa di euorme aumPni.Ala pressione interna, una vescica piena di liquido. L'ao1·1.il deve e~s~rsi sfibrata e lacerata per contraccolpo e per sovrariem· pimento di liquido (<>angue), mentr e le valvule sti rate dai l embi sfl lacciati per la lacerazione e meoli•e avveniva la laceraz1one, hanno anche e<~se dovuto subire sLi•·amP.nti che p1·odussero la r ottura. _ Ritiene eh<> molte morti subitanee, spie~ale come effetto di forli commozioni traumatich<l, viscerali, cerebrali, gener·ali etc., dcbbansi, piu !Spes!'o che non si r eputi, attribuire a gravi acr.ideoli che ledono la conlinullà della parete card1aca o dei suo1 vasi. G BERNucc r.

G. BETAGH. :..... Ot•ervazloD! ollnfohe e rloerohe •periment&U tuglleffettt del oloroformlo •ommlniltrato tn amhleDU fornltt 4l ilamma a ga• lllumlaante. - (Il Policlinico, dicembr e 1!)04-). Le ricer·che dell'autore furono m otivate da alcuni falli clini ci osservati in duo malati nei quali venne praticata la cl oroformizzazione mentre nella !'&la operutoria funzi onava una stufa a gas. E: noto come il cloroformio in pl'esenza di nna fiamma di ~As illuminante dia dd distur·bi vaghi quali uausee, tosse, senso di malesser E', cefalea, mentr e chimicamente v.enne provato che il clot•oformio, in pl·e~enza di una fiamma di Fl'as, dà luogo allo sviluppo di prodotti uocivi, quali il cloro e l'a ~1do cloridr ico, che hanno un'azione irr itante ben nota sulle mucoM r espira tor ie. Svilupperebhesi inoltre dell'ossicloruro di carbonio o fo!'gene, aveule azione dele· terio. provocante sopratullo senso di sotrocazion e. L o Stempel inoltre. in casi simili , avveri! su di se stesso r ipelulamente una forte emOftiObllturia accompagnala da febbr·e. L 'autor e, visto il grandissimo int~resse che può avere per la pratica chir o.Jr· :::ico, la conoscenza di certe condizio·1i nelle quali una narcosi può riuscir e eminentemente dannosa, esejlui una serie di espPrienzP, in pr oposito, su cani e conillli, avendo cura di cloroformizzare ftli animali da esperimento in p r eSI'nza di una vicina fiamma a ga!>, in condizioni l11li rhe piu si avvicipassero alle ordinarie delle sale d'operazione. All'autopsia dei varii animali da esper i mento, mai ri scontrò vera emoglo· binuria, ma risultò evidente l'azione deleteria del cloroformio somminisl•·ato in presenza dì fiamme di gas. La presenza dei prodotti di combusl!one del p;os non ha affolli cosi nocivi, come quelli determinati dalla decomposizione del clorofor mio alla fiamma. L'inalazione di tali gas di decomposizione può produrr e e11'etti immediati ed elfl!lli lat·divi. So lo narcosi fu lunga può determinarsi la mot•te per avvelenamento, manlfeslantesi con fatti convulsivi senza che si formi carbossiemo· globina e senza visibili lesioni organiche. Sopr a":vivendo l'ljnimole po~sooo manife~tar·si alterazioni degli organi interni e prevalentemenlo~ dei r en i con car lltler e emorragico che conducono a mor te l'animalo. Sull'albero r espiratorio, gli effetti che vi si determinano, sono più che tutto dovuti all'azione i r ritante dei gas inalati, d'accordo con l'entità delle manifestazioni che milza e r eni presentano in man1era piu spiccata.


ltlVISTA CHIRURGICA

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Conclud&ndo, gli eff<llli nocivi della cloroi'ormizzazione in amhienti dove ardono fiamme a ~as, non !li limitano agli ordinal'ii fin qui creduti di semplici lesioni dell'apparato respiratorio, ma possono dar luoa-o ad un vero e proprio avvelenamento associato a les ioni emorragiche degli ot·gani inte rni. G. BERNUCCI.

Ruovo prooe••o per la oura 4ell' erala orurale. - (XVII Con9re!>so della Società Chiruroica di F rancia, ottobre 1 90~1. -

Roux. -

L'autore designa il nuovo proces~o di cura radicale dell'ernia crurale da lui Jdeato col nome di processo del chiodo. Difatti egl1 adopera a tale scopo un comune chiodo ed U da tappezziere col quale rìssa il lef:amento di Faloppio alla cresta ossea peUioea. Pt·evia incisione dlelle pa1·ti molli, tsolAmento ed escissione del sacco, !!'CO!;:lala all'estet·no la vena femorale onde evitar e di re. rirla, attraversata, con la g ntffa metallkR la •iuplicatura posteriore del legamento rli P oupart, Hffonda direttamente la g rtd'f's in parola nel tessuto osseo e non nelle parti molti circostanl1. Se le punte sono soverchiamenle lunghe non havvi pat•imenti pericolo di osteoporosi e le recidive osservate dall'autore fut·onn eccezionali ; due sole recidive s u cinquan1.<1sei operati. mentre il chwdo metallico non apportò per se ste~so alcun disturbo. G. BERNUCCt. G. OESTOT. -

Fratture 4ello • oafolde. - (Lyo n M édical, no"embre

1 00~).

Sono lesioni generalmente poco note e spcs!!o non dia:znuslicale. Possono isl)late od associate a lesioni del r·adiQ o di altre ossa de l corpo. Si possono ottenere sperimentalmente ponendo il pugno in abduzione, in estensione media od in iperestensione. Lo scafoide trovasi allora spinto profondamente soltù il radio . E siste anche una fl'allura dello scafoide col pugno in flessione, ma ollreché esset• estremamente rara, necessita l'azione del ter.dine del primo radiale esterno che rinforz11to dagli estensot•i dell'indice, impedisce all'osso di s ublus sars i sopra il dorso del pugno. Loro causa più frequente é la caduta del cor po ind1etro . g ravitando il peso dello stesso sulla mano in fle ssione dorsale eò in abduz•one Piu raramente avve rasi tal esito nelle cadute sulla mano in flessione palmare, e soltanto eccezionalmente in seguito ad un colpo d irt~tlo. Sintomi della lesione sono l'in tegrità del radio, la persistenza dell'obliquité della linea bis tiloidea, l'ispessimento della corrtspondente porztone della regione carpica sotto il radio, il gonfiarsi della tabacchiera anatomica ove av,vertesi il massimo dolore; inoltre un'ecchimos i limitata alln log!!ia Lena re, e, subito dopo avvenuto il trauma, la crepi tazione ben limtlala alla regione es terna del carpo. Da ultimo, dopo scomparso il gonfiore, il frammento inferiore fa una sporgenz11 dorsale. Dal lato funzionale, raramente tutto si limite ad un senso poco marcato di peso e di stanchezza, mentre spesso hassi impotenza assoluta del carpo più di tutto nell'abduzione, essendu invece conservati piu o meno completamente i movimenti di pronazione e di supioazione e quelli delle dita. E difficile in !<imiti casi fare una diagnosi differenziale con la distot·sione del pugno e con la fra.ttura dell'estremita infel'iot•e del radio. ess~ re


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RIVISTA CHIRURGICA

Parimenti ri$ervato è il prognostico. Sei o selle mesi dopo sofferto tal trau· motismo, rari sono i migllot·ame nli, e piu rare ancora le gua ri~orioni. Ancora più. riservato sera il !>l'Ognostico quando la frattura dello scafoide é complicata con lesioni del t·aJio; l'ancllilo!'i del pu~owo ne é l'esito abituale. Delle associazioni con le lesioni multiple del car po, la più interes~ante e quella con la lussazione isolata del semilunare. Se, in simili casi, fa lesione i> abbandonala a se stes!'a. fatalmente hass i anchilosi del pugno, ed il solo metodo curativo possibile sarà l'inter vento cll!rurgico con 111 r esezione totale. Visitando il ferito subito dopo l'accide utl', riducendo prontame nte la lussazione, il prognoslico sarà quello delle semplici fratture scafoidee. G. BERNUCCI. HAGA E F urcMuRo.

- Sulla mloslte oasltloante traumatloa. -

(Centr alblatt

_rur dte medieinischen Wissensehaften, n. 49, 190~). Le les ioni, nei maiali di miosile traumatica ossilìcanle, i quali fu rono oc;servali ed oper·ali dagli autcwi nell'Mpedale militare di Tokio, erano recenti. Furono in totAle cinque osservAzioni. delle quali tre relt~ti ve a colpi di baionetta. In un artigliere si tr11ltò di ossitlcazione dei cavalieri. Alla parte media di ambedue le cosce, io cot•rispondeuza del grande adduttore si sviluppò la ossifìcazione. lo un calzolaio (opet•aio dell'amministrazione) si osservò finalmente in g rande eslen~ione un'ossiflcazione lapidea della muscolalura della coscia. !"el r isolare rzli stivali, egli aveva picchiato forti colpi ·sulla sunla appog~iata alla coscia destra. Nell'esportazione si vide che il vasto medio er·a ossifìcalo a strati e che i suoi s trati profondi erano in rapporto col femore. Gli autori si dichiat•arono decisamente per lo s viluppo miogeno. Su tale proposito eseguirono pure esperimenti nei conigli. Essi infersel'O ai conigli par ecchi violenti colpi di martello sulla muscolatura della coscia, pe r efftlllo det qual! l'i produsse una violenta lacerazione di fasci muscolari. Il conip:lio non mosse Ja gamba. La durezza andò di mano io mano aumentando ed all'operazione, eseguita dopo 4 settimane, si vide uo'ossitlcazione del muscolo nella sede corrispondente ai colpi prodotti col martello. Ad un altt·o coniglio furono replicatame nte inferli colpi di martello, però non mollo violer•li. Nella sede corl'ispondente si formò un i ndur•imento, ma non ebbe luo~o l'ossifìcazione. Da ciò si deduce che le viole nze de vono essere al:juanto forti, perché avvenga l'ossi· ficazione del muscolo. · C. SFoRzA.

Sulla oura delle frattul'e e dlataoo_hl epltlaarll del gomito . . -(Rivista Veneta eli set:en~e me,liche, ottobt•e 190i).

G. ZtLIOTTo. -

L'autor·e t•iporta una numerosa casistica d1 fratture de ll'estremita inferiore deil'omero, delle eslt•emil~ superiori dell'ulna e del radio e di distacchi epiflsarii del gomito in gener e, osservati e curati nel re parto chirurgico dall'illustre professore David Giordano, sempre con ottimo risultato funzionale, adoperando in tutti i cas i unidentico appal'ecchio ad estensione. Consiste nell'applicazione sul lato dorsale e sul palmare dj due anse di cerotto di 4 a f> centimetri di larghezza che partenrio dal terzo super iore dell'a vambraccio, sot•passano, con cit•ca 20 centimetri di estremità libera, la mano.


RIVISTA CHlRGRGIOA

Tali anse vengono flotsale con giri circolari di una fasc1a di flanella. al di !>Opra della quale, per maggior sicurezza, puossi applicare una seconda fascia di tela. Alle anse di cerotto sporj:tenti libere a ll'eslrt~milà dell'arto, viene fissata trasversalmente un'assicella lunjla 15 a 20 centimetri, larga sei, ed alla ste!ll'a vien legata la corda che scorrendo su apposite r uote sostiene i pesi graduali. LA controestensione si ra con un l'empl1c:: tubo di ,:tomma a vvolto di cotone ·passato solto l'ascella del paziente e fisso al latn opposto cd all'eslromitil superiore dd !etto, tenendo lo stesso alquanto inclinato dai piedi alla lesta. Cot>i ottiensi un'estensiu11e e controesten~;:ione perfetta, potendo sorvegliare facilmente l'articolazione scoperta, controllandone continuamente la per·felta riduzione, cominciando dopo 15 o 18 giorni al massimo a praticar sulla stessa qua lche movimento passivo onde evitare saldamenti nt:~l suo interno, mentre precedentemente, dopo cessato il periodo intiammatorio, si può comincior·e un regolare massaggio senza alcun pericolo di nuovo spostamento. E' sopratullo in tali fratture che massa~gio e mov imenti passivi prPcoci riescono utilissimi. Con tal metodo, accoppiAndo all'immobilità dei frtllmuenti osflei i vùnlt~gA"i del massaggio, l'autore ottenne sempre una consolidazione JJerfo::tta e ra!Jirla, ridonando agli arti malati quasi intera la r r imitiva lunzionalité. mentre con gli apparecchi immobilizzanti bisogna spe,.so ac~:ontentarsi di un'Anchilo~i ad angolo rett:. dell'avambraccio sul braccio. G. B&R!IIUCCI.

Oura delle ferite •eooa4o l prtaotp11 btoloctot. - (Cenlralblalt.fiir Bakler iologie, Parasitenkunde und lnfektionskrankheiten, vol. XXX V, numeri 19·21, 190i).

I BRIG. -

L'autor e fii rilevare 1l fa llo mollo singolat•e, che da un lato nonostante la più accur·ata a~epsi ed antisepsi molte ferite non ~uariscooo per primam, ma suppurano, e che d'altro lato la maggior parte delle ferite, che guariscono per primam, all'e<~ame batteriologico contengono numerosi ge•·mi, compresi i pio· geni. E!.!li spiega quest'a pparente contr·addizione con ciò, che quanto più !;'ono r isparmiati i te!<fluti tli una ferita, tanto più r1uesl8 ha tendenza a guarire, an~:hc nonoll'tanle la presenza di batterii patogeni e viceversa. Il metodo, che egli segue nel suo ambulator io in Budapest, si differenzia dal processo asettico ~eneralmente adottalo pAr·lirolarml'llle in c16, che E>~li umetta od imbeve is tr·umenti, seta, lamponi e materiale rla medicazione, prima eh~ 1-ss1 siAno mP.ssi a con tatto delle ferile, col liquido di Locke, isolonico al sangue; evita tutti gli antisettici, ed Oi>E'ranrlo hA cura di non laccra1·e i tr·ssutr. Perciò e~l i non usa neppure i cucchiai ta!!lientl. l suoi esiti in 739 casi furono buoni. C. SFonz".

Coatrlbato all& oara delle ernte •trozzate colle compre••• dt etere appUoate looalmente. - ( ll Poltclinicu, !'ezioue prat1ca, n <lmero 4, 1905).

N. F &oELE. -

L'autore ebbe ad applicare nella sua pratica in tr e casi di ernie strozzate,

ver la riduiione delle stesse, un metoclt> preconizzato ed usato pPimitivamenle dal Flessinger, vt~le a dire l'uso locale di compresse di etere mantenute Jun· gamente sul sacco er niario. Con tal metodo, nei tre casi JU parola, le ernie


lSG

RIVISTA CHIRURGICA

sll·ozzate si ridussero spontaneamente i11 un periodo di tempo variabile da mezz'ora a due ore a seconda della natura dell'ernia, mentre reter e impiegato fu in med1a di centocinquanta grammi per ogni singolo cttso. Risultati col"ì for·tunati !"autore attribuisce alla costanza nell'applicazione delle compresse ottenendo così un ra:'l'reddamento della parte, uniforme ed intenso, impossibile a rag-,c-iungersi con le polverizzazioni d'etere sperimentate, con scar:-o ri,.ultato, da altri chirurgi. Ritiene che l'etere agisca quale refrigerante, calmando pertanto i dolori, riducendo e cvndensaodo i gas intes tinali, diminuendo il volume del tumor e erniario, aurnentandv le contrazioni dell'ansa , pr·ovocando o allontanando i fenomeni infiammatorii. Tal metodo potrà essere utilmente impiegato nelle prime trentasei ore, giacché più tardi si corre pel'icolo di l'idurl'e nell'addome un'ansa gangr·enata. Giudica che esso potrà rius cire utili;:.simo nei cesi d'urgenza specialmente pella p1·alica corrente, lé dove, per mancanza di pt·atica o per· àifetto d'ambiente, non s i possa inte Pvenir·e con un allo operativo sempre d'importanza non trascurabile. G. BEI\NUCcJ.

Su la cura, a m&zzo delle radlazlont Bontgen, delle anohllo•l artloolarl. - (Zentra[.~latt !i.ir Chirtlrgt:e, n . 46, 190-i)

Mos r;R. -

Moser presentava Al congl'e«so cliir·urg ico di B1·eslav1a, tenuto ne::• anno 190i, una ragaz1.a ventenne ed un uomo di 45 anni, di cui l'uno ave va .:areato ricovero nell'o~pedal e per aochil0si completa di varie arLicolazioni e per periosliti sifililiche di vari~ ossa, ri belli alla cura specifica, e l'altrll riparò al l'ospedale per aochilosi comple~a delle articolazioni de lla mano. Ambedue i pazienti eraoo s tati sottopo"li nella clinica chit·urgica di Breslavia alla radio terllpia Runtgen, la quale ridetttl alla rallazza la mobilita nelle articolazioni anchilosale ed all'uomo sifilitico, oltre la scomparsa delle rigidita articolari, determinò la scomparsa completa e rapicla delle periostiti specifiche. Moser presentava anche una ragazza di 17 anni, colpila g ià da tubercolosi alla spalla destra, per la cur•a dello '[ual malattiA fu tentata l'iniezione di glicerinA jodofor mica con poco res ultato. Sospesa quindi detta cura, si ricorse al trattamento radio-terapico e già dopo la 4" seduta, s i poté constatare una discreta mobilità articolare, che andò aumentando, fino al normale, coll' u lteriore trattamento. FuNAIOLI. MENOES DE LE"N.- Bul perloolo d'infettare le ferite parlando durante le

operadonl - (Centralblatt jur die Bakteriologie, Parasifenkunde und lnf~:klionskrankheiten,

vol. X XX V, n. 22, 23, 1904).

L'autore intrap1•ese ricerche, te n endo conto dei risultati finora registrati nella letteratura, sull' infellivita delle minime particelle di saliva che si diffondono negli spazi liberi durante il comune eloquio. Jn base ai risultati ottenuti con le colture a piatto egli calcola il contenuto in mìcrorganismi di una simile bollicina di saliva io media a 4375 germi. Queste goccioline parlando possono ditfondersi di r ettamente sulla superficie delle ferite durante l'operazione, o pos· sono per lungo tempo rimanere :sospese nell'aria e quindi raggiungere indir eLlamente il campo operativo. In base alle soprammenzionaLe r icerche se si


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ammette che almeno per ogni parola una bollicina giunga sulla ferila, si può avere un'idea di quali quanti la di batteri spesso si trallerà. L'autore contò per operazioni di relativamente corta du1·ata rispettivamente 43, 2~g , 321-, 71, 144, 110, 2:2ti, 25~ par·ole pronunciate. Le numerose goccioline esaminale contenevano principalmente streptococchi e in secondo luogo diplococchi e stafìlococchi. Questi microrganismi in un certo numero d1 casi si dimostr·arono patogeni per gli animali. E dovere di ogni operatore di eliminare tale specie d'infezione delle ferile, il quale scopo può ade~uatarnente oltenersi per· mezzo dello schermo della sali va raccomandato dell' autore. C SFORZA.

Contributo &11& ou.r a dell'&lolte tuberool&re. jur Chirurgie, n. 49, 100i).

ScHOMANN. -

Zentralulatt

L'autore adopra, da lre a nni, pér la cura dell'ascite tuber colare· l'emulsione sterilizzata di iodoformio (iodoformio t ,6 - 5,U - glicer ina 100,0): Comincia da 1·2 clgr. di emul!<ione iodoformica e ne aumenta la concentrazione e la dos:e, io ciascuna nuova iniezione, eu a seconòa dei casi, ad intervalli di 4-8 g1orni e più. Con tal metodo curò ~elle femmine clai 7-19 anni, le quali guaJ'IVano in un periodo di tempo oscillante dalle tre alle dieci settimane. I n due bambine. l'una di 3 l' all1·a di 7 anni. l'essudato sieroso non s i riformò già dopo la~· iniezione; in una paziente di 19 anni furono neces!'arie, per la guarigione. cinque iniezioni, mentre negli altri ca!'i c0n tre iniezioni il liquido ascitico !"comparve. La dia~<nosi di ascite specifica fu confermata colla rettzione alla tubercolina. Stante la quantità piccola di iodoformio, non si ~>bbero a deplorare inlos· sicazioni. Scllomonn non l'icorse alla lsparotomia nel trattamento c!Pi casi !"Opracitati, poiché questo alto operativo richiede la narcosi clorofor·mica. la quale non poteva essere sopportata dai pazienti, troppo indeboliti. Inoltre la laparotomia esige una lunga degflnza a leno per il pr·ocesso di cicatJ•izzazione della ferita chirurgica e crea la possibilità di fistole ventr·ali, di ernie da cicatrici ecc. Di fronte a tali inMnvenienti della cura operativa, il metodo della puntura nel trattamento dell'ascite è semplice, non ries0e doloroso. è di facile tolle ranza ed i malati possono, ~e è nece!"s s r io, non rrmanere luUo il giorno in lello. Circa il meccanismo di guarigione del proct\sso morboso, Schomann crede che l'iodoformio sia il più efficace fattore di guarigione. FUNAIOLr. S. R u FF'1 - Propo•t& d l nuovo metodo per l'operazione del oriptorohl •mo. ~ (Zentralblatt filr Chirurgie, 8 ottobre 100~).

l vari casi di c riptorchismo, operati nell'Ospt>dale Lazarus in Lembe rg ~e­ condo il metodo indicato da Katzenslein, offrirono a Ruff l'occas ione ·Ji notare come un tal metodo, oltre ad essere complicato, offre molti pericoli d'infezione. Per questo l'autore si è proposto di procedere io maniera alquanto diversa in un caso di criplorchismo, che jlli si è presentato. Pratica un Laglio obliquo sulla parete del ventre, corrispondente al decorso del canale ioguinnlè; fa la divisione della parete anteriore di questo canale e scopre in tal moclo il con· dotlo spermatico. Mobilizztt indi prudentemente il testicolo ed il funicolo, incidendo con le forbici i tratti connettivali più resistenti, che lo collegano alla


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parete del canale inguinale. Mobilizz.ato sufficientemente il funicolo, e gli forma un'escavazione nel sacco scrotale, dove allojla il testicolo senza fissarlo con punti di $ulura ne l fondo dell'esca"azione ridetta. Richiude il canale inguinale in modo da comprime•·~ il condotto sper malil:o e da raggiungere cosi l'intento di produrre nel le~licolo una ~tasi venosa. In tal modo il testicolo, mentre da un Ialo s i f!l più grosso e diviene méno adatto a r1sal1re ne l canale inguinale, clall'altro lato l•ene disteso per il suo maggior p~so il funicolo e lo allunga. poco a poco. L'auto.-e dice di a vere operato u na sola volta col metodo proprio e non ha avuto a deplorore necrosi nè atrofia lestic(\la re. L'operato non s i lamt-nlò più di sofferenze. e fu d•messo. guar•to, dall'ospedale. FUNAIOLI. H4GF.N-TORN. - Kodo 41 formulone dell' artrode•l. Chirurgie, n. 3~, 1904).

(Zentralbatt jur

L'A ulore ricor.ia, come per la costruzione di un'artrodesi s ia stata p1·oposta la sutura O!'Sea, l'inchiodamento ed una speciale configurazione delle !<uperflci a rticolari. Menciére vorrebbe prima togliere la ca•·lilagine òell'arlicolazione e poi fa r vi or·i~o<ino re una suppurazione asettica, per costituire un'anchilosi solida. Hn g-en-Torn reseca le estremità articolari in modo che le superfici formino un an~olo a perlo in dietro e si adattino reciprocamente nella con figura· zione anatomica: non inchioda, né sutura le superfici di sezione, ma applica, per la fi ssazione, due fèrule laterali o la s tecca di Macewen. D.:lpo il primo cambio di fasciatura, eseguilo non più tardi del i• ~iorno dalla resezio nl', fa uso di appa1·ecchio J.?B!:'sato e munisce di stampelle il paziente in modo che possa appoggiare sul suolo l'a rto operato. Sul primo l'operato avverte dolori durante l'alto del camminare, ma nel corso di dna o tre giorni i dnlori scompa iono. Tal metodo ha dalo buoni risullati nelle maci del suo a uto•·e. FUNA.IOLI.

JUoerohe •pertmeut&U•ull& dlmluuslone o •ull"&um.ento del aermt In un& tult& aooldentale oon medtoatura &MUlo& uolu\t& ed anU•ettloa umld&. 2. W. No ~TZEL. - ltudto •perlmentale aulla me4to&tur& &ntiHtUO& delle ferite . - (CcniralblaU jii.r t!ie medtcinischen Wissenscha(ten, n. 1 ~. 1~H). GONTERM ANN -

1. Anche con questo lavoro, della clinica di Bergmann, s i cerca di m e ttere in evidenza i van taggi della medicatura asciutla delle ferile sull~ med1catura umida . Sotto l'umida guttaperca al sublimato (rispettivamente med~e.:atura fenica) la pelle si macera, prolife•·ano i ballerii, la ferila diviene setticA. Giammai nelle fr!rile suppuranti agisce il disinfellante umido come antibatterico od in ojXni caso più lentamente della stoffa asciutta, come la garza al jodoformio. Ma ~eneralmente guariscono molle ferite nonostante la grande quantità di Flermi sonza segni clinici d'infiammazione. In ogni caso é da anteporre la medicatura a sciutta alla umida . 2. La scuola di Berg mann preferisce semp1·e l'assoluta secchezza della medicatura antisettica delle ferite. All'incontro Noelzel della cliniet~ di Re hn in Francoforte sul Meno dimostra praticamente che una medicatura umid a, ma senza gutlaperca o simili é da preferirsi all'asciutta per la sua profilassi aset-


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\ice: direttamente sulle ferite suturate, circolurmenle per le estremità, é fet·mata strettamente con compresse arrotolate una spugna umida, che si r icopre poi con la restante medicaturfl, adoperando all'occorrenza anche il gesso; il tutto può rimanere a posto per 4-6 settimane senza inconvenienti. L~ spu~ne tengonsi immerse in una soluzione di acido fenico al 5 p. cento e sono lavale prima del loro l!SO <'On ~oluzione di cloruro di sodio. Le esperienze sugli animali, le cui ferite erano state inoculate con carbonchio, dimostrano che il drena ggio capillare del materiale da medicazione allo stato umido è supet•iore a quello asciutto. Il materiale inumidito col sublimato agisce quale battericida pjù energicamente di quello asciullo. Perciò è usata dAl Rt!hn, specialmenle per i traumalismi e le operazioni sulle ossa infelle, la medicalura sopradescritta. SFORZA.

Nuovo proottto per mlaurarela ae4e proton4& 4lllD proleUlle neU'orpnt.mo amano per messo 4eUa r&4loaoopla. - (Central&latt.(ilr Chir, o. 8, 1901).

PEREZ. -

Perez di Madrid ha ideato e fallo costruire un apparecc hio da lui chiamalo triangulador radioscopìco e che permelte di determinare geometricamente la sede d'un corpo estrao~:~o mediante il calcolo dell'altezza d'un triangolo di cui si conoscano la base e due angoli. Le sue r.onclusioni sono le seguenti: 1° La pt•o(oodità alla quale si trova un corpo estt-aneo deve essere conosciuta dal chirurgo prima di accingersi all'operazione che deve servire a rimuove, poiché soltanto con questa si possono evitare tentativi spesso inutili e pericolosi. 2° Non di rallo l'estrazione richiede una g rande repidilA, specialmente 'luando si trttlta di complicanze interne g ravi come emorrag16, lesiOni intesti· nali, compressioni di nervi, oppure vi :;ia poRsibilila di trasmigraz1one del corpo estraneo in luoghi pericolosi. ;J• La t•adioscopia ~eometrica mediante il triaogolatore agisce molto più rapidameot~ che la radio:zrafla ed è superiore a tutti g li altri metodi fino ad ora in uso, quando occorra applicarla nei casi urgenti sopraccenoaLi. C. PRBTT!.

JoROAN. - lull& ploeml& a 4eoono orontoo. - (Centt·alùlatt filr Chir ., nu· mero 27, 190~). È opinione dell'autore che nei casi s ino ad ora descritti quali proprii di cronica pioemia traltasi o rdinariamente di un ritardo nel corso di unu pio~rnia acuta, e che il raro esempio tipico di questa malattia ei vien rappr esentato tlal caso seguente osservato e descritto dall'autore stesso come caso a decorso prettamente cronico di infezione generale metastatica. Nel periodo di cicatrizzazione d"un l'or oucolo alla nuca in un giovane di 20 a noi si svilupparono in mezzo a g ravi .fenomeni tifosi ascessi multipli nella s.oslanza corticale del rene destro con consecutivo ascesso paranerritico. Il pus conteneva lo statllococco bianco. Il trattamento fu da principio conservativo e limitato alla spaccatura degli ascessi pur uleoli. Siccome però si mani festar ono nuovi peggioramenti, si dovette dopo 7 mesi dal principio della malallia procedere alla nerrectomla a cui seguì la guarigione completa nel corso di


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2 mt>si. Dopo 3 mesi e mezzo di condizioni di salute normali si manifestò un ascesso al piede de ~ tro, quattro sett.i mane dopo un ascesso sollocutaneo al terzo su peri ore della coscia sinis tra, e dopo alli: i due mesi un fl~:~mone sieroso alla g~mbA des ti'&. Gli asc·~ssi con tenevano lo s lafilococco bianco. Dopo varie pause che s i ripeterono per tre mesi e durante le quali il pa ziente si sentiva bene , ~i s viluppo senza aumento di temperatura una osteomielile all'arco vertebrale della 5' vertebra dors ale, con infiltrazione purulenta della dura madre, a scesso subdurale con parali!s i delle estremità inferiori, della vescica e del retto. L'a scPs s o, aperto mediante la laminectomia, contene va lo s talìlococco bianco. Quallro settimane dopo l'operazio ne che non ebbe effetto alcuno sullA paralisi si s viluppa d a ulti mo una gonite sierollbrinosa. Nd cas o suddescritlo adunque s i trattò di pioemia che si è trascinata per quas i due anni il cui cos tante micror·ganismo occitatore fu lo slalllococco biancn. Il brivido non costituisce alcun segno pato~nomon ico delle pioemia. ma piuttos to le metac;tas i ne sono il seg no carat.Leristico. C. PRs:TTI.

Relazione aopra 8 2 8 ernle c urate operatlvameDte. (Zentralblatt f u r Chirurgie, n. 3:2, !90 1).

HILGEREINER. -

L' auto·re riferisce che l' intiero numero delle ernie, operate nella clinica chirur·gica di Prags dall'anno 1895 al ! 902, ascese a 828, di cui 471 furono ernie libere e 237 s trozzate. Fra le ernie liber·e occupò il primo posto l'ernia inguinale. La chiusura della porta erni1lria fu eseguita in 33 casi secondo il metodo Frej. in 17 cas i secondo il metodo Czerny, in pochi casi alla maniera d.i W 61· fler, nei più dei casi a mo' rii Bassini. Nei primi tre anni, consecutivi al riordinamento della clinica, furono osservate guarigioni per seconda intenzione nelle proporzioni del3i p. 100 : negli ultimi anni le guarigioni per seconda dis cesero all' uno ed al 0,8 p. 100. Cir·ca l' es it.o lontano delle operazioni, l'autore ha avuto sir.ure e favo revoli notizie di 299: il me todo Bassini ha dato miglior garanzia contro le reddive Riguardo al conte nuto erniario, fu osservato l'intes tino tenue nel 48,6 p. 100 il tenue ed il mesentel'io nel 28,k p. 100, ed il mesenterio soltanto nel14 p. 100 dei cas i. FUNAlOLI. F~LICE HALUR

- Nuovo apparecchio per la dl•tutezlone delle ma nl. (Zenlralblall fil r Ch irurgie, n. 37, 190 i).

L' Auto re dice che tutli i metodi, fin qui raccomandati, di disinfezione delle mani s ono riposti su la dis infezione meccanica con acrfllll, sapone e spazzola e che l'acqua deve t>ssere sterile, ca ld t~, corre nte. Nella pratica privata pe r ò, in difetto di apparecchi adalti allo scopo, bisogna fare uso di aè~ua non corr ente. che s pesso deve esse re rinnovata, per soddisfare ~:~Ile n eces:Sita della cl isinfezion e. · P er ri parare a questi inconve nienti, Halur ha costruito un a pparecchio, cos tituilo da un gr·ande recipiente di latta, a do ppia parete, imbutiforme, della ca pacità d i dodici litri e mezzo, dal cui fondo s i dislacca un tubo ad S italica . s vita bile e fo r·mato pure da doppia parete . Nello s pazio vuoto tt·a le due· pa-


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r eti dell'apparecchio, l'autore pone della polvere di legno, che è cattiva couduLtrice del calorico. Le mis!lrazio!)i di temperatura lranno dato per risullalo cha l'acqua del re~ipiente, calda a 45 C, conservava, dopo 4·5 ore, in questa caldaia una temperatura di 38·40 C. Questo apparecchio, secondo Halur·, può essere utilizzato nella pl'atica pri· vata, perché faci lmente tr·asportabìle, economic o e capace di mantenere l' acqua, che olt!ve lavare la mano, calda per molto tempo . FUNAIOLr.

Bulla 4lalofettabWU della pelle umana normale. ehioio per le 8cien.:e medie/te, n. 3, 190~.

V. TrRELt.r. -

(A r-

Attualmente ~i tende a rite nere che la disinfe zione completa della pelle, in genere, sia impo!'sibile o mal sicur·a pe r la òifflcollà di ag ire efficacemente sullo spazio subungueale, sui dotti escretori delle !dandole sudoripare, sui follicoli de i peli e sui recassi più profondi delle eventuali ferite epidermiche dove sr annidano p;ermi innocui e patogeni. ospiti normaii della pelle umana. I metodi tecmci usa li dai vari autori per lo studio dello stato bact~r·iologico normale della pel le umana in latta si compendiano: nel raschiamento de!lli str·ati cor·nei e dello spazio !>ubungueale, nell"e!'ame batter iologico dir~tto, nella coltura in massa d1 pezzi di pelle inte ra e nell'es ame batter·iologrco del sut1ot·e spremuto sperimentalmente sulla supet•ftcie della pelle disinf~Uatu; meto,ti che, se offrono qualcbe lato buono, non ri$pondono interameule ali? ~copo . L'autore Ira tentato la risoluzione del problema coltivando separatamente in a~ar den!'o le sezioni in serie, orizzontali e verticali, tratte da pelle viva o di cadavere fre~'<co, indurita, sul taglio, col congelamento. P er or·a si è limitato ad indagare ~ulla batteriologia della pelle di malati d'ospedale e di regioni cutanee le quali, per non essere troppo pro vviste di peli né soggette a pessime condiztoni igieniche o a traumi o pressioni abituali, possono rappresentare le condizioni più comuni che si otfrono !'ia al medico cbe al chirur·go (fronte, mam· mella, dorso del carpo-in~uine). Iuutile d tre che sia ·nella pre!'a oei pezzi che nella esecuzione dei tagli in serie l'autore usò la più scrupolosa asepsi onde evHare inquinamenti. Le esperienze praticate furono 39, di cui 30 su pelle comune, 9 su pelle disinfettata col metodo in uso presso la clinica chi rur~ica di T orino (lricotomia·, impacco saponato per 24 ore, insaponatura per 20·25 minuti con acqua calda fregando energicamente una ~arza sterile, indi energica frizione con garza sterrle imbevuta di alcool rettificato, irrigazione con sublimato l p. 1000 e asciugamento con garza ster1le). Qwesto esperienze hanno dimostrato che la pelle umana, anche se poco pulila, purché non soggetta a traumi, pr essioni, sfrega menti od altre cause che ne altt!rino la continuità e permeabilita, ospita germi innocui e patogeni nelle parti piu s uperficiali dello strato corneo e che solo altra:verso eventuali ~ct•epolature essi possono affondars i fino allo strato mnlpighiano. Di reStola questi germi r·ispettano gli annessi cutanei, non penetrano mai spont.a neamente nei rollicoli piliferi o tutt'al più invadono le sezioni più rerirer·iche del collo del follicolo, Je ghiandole sudoripartl sono sempre sle!'ili. Nella pelle di ~ in­ fèUaLa l'autore ha notato la esportazione quasi co mpleta de llo $trato corneo e con esso dei germi suddetti, di cui nessuna traccia ha trovato nei follicoli pilift!ri e nelle ghiAndole sudoripat•e: ritiene perciò possibile la s terilizzazione della pello umana nelle comuni cont,ingenze della pratica ospedaliera, la quale può l'allire


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RIVISTA CHIRURGIOA

non tanto per insufficienza intrinseca dei metodi odierni di disinfezione, quanto per difetti inevitabili dr Ila IOI'O applicazione, che lascittno sfugj:.tire elementi cornei nelle insf.'n~:~lure normali della pelle, da c1.1i pos8ono sviluppar~i germ1. l momenti piil importanti per una buona disinfezione sono la macernzione deszli strati cornei e la succes-,iva loro asportazione. P er cui l'autore conchiude che non è eccessiva la Rpe1·anza che 111 un prossimo avv,mire, p.wfezionata la tecnica, si possa pretender e una sterilizzazione completa della pelle dei comuni malati d'os pedale.

u. RIVA.

Sul trattamento delle ferite penetr&nti dell'addome. - ( Zen.tralldatt ,ll.tr Chir., n. 23, 190i).

MA LCOLW. -

Nelle ferite d'arma da fuoco del ventre, trallttsi sempre di dover r isolvere questi due que~i ti, se sono less i v1sceri oppure i vasi; i sintomi caratteristici di queste lesioni, nelle ferite recenti possono esistere soltanto quando é ferito lo stomaco (emateme ·i) oppure la vescica (~::maturi••) in lutti gli altr·i casi essi sintomi possono mancare. La tensione s traordina1·ia del ventre, i dolori, l'aeceleramento del r espiro e del polso sono piuttosto segni di un11 peritonite che di una perforazione. Una emorragia Ja un grosso va so a rterioso p1·ovoca per lo più la comparsa dei stutomi del dissanguamento, questo é vero, però l'emor1·agta nel r.avo addominale può efl'eltuarsi cos1 lentamente da mancarvt anche i suoi caratleris tici fenomen i. Secondo Netf i visceri sono perforati in 95 p. 100 di tulle le fer ile d'a1·ma da fuoco del ventre; pertanto l'autore stabilisce i seguenti precetti cur ali vi: 1) In OIZni lesione addominale penetrante si deve procedere alla laparatomia 2) l'intestino Jeve essere esaminalo in totalità: 3) alla cavità addominale dev<!si applicare il drenaggio se si sono lrova te delle fertte nel lo slomaco o negli int~stint , i quali prima del drenaggio devono essere sulut·ati. Se le statistic he ci dicono che il 60 p.tOO di tali ferite sono mortali, questa elevata mortalilà dipende solo dal fallo che fino ad ora si é aspettato tanto ad eseguire la lapar atomia da !asciar ci cogliere dai fenomeni peritoniLici. Di 16 ca s i di ferite addomina li penelt·anti che Malcolm operò di laparotomia al più ta1xli 3 ore dopo ne morirono tre. In questi Lre casi mortali però tratta vasi di fdrile elraorJinariamente gravi.

c. PRETTJ. Voss. - Contributo ollnioo-atatitltloo alla questione della ooatdeUa tuberooloal looale traamatloa. tn apeole delle oaaa e delle artiooluloDl. - (Zen.tralblatt Ju r Chir., 1d6, 1904). Tra 577 casi di tubercolosi del tesL•colo, delle articolazioni e delle ossu che fu· rono curati alla clinica univerl!itaria chirurgica di Rostock si riscontrarono 125 casi in cui er·a stillo ammesso un pr ecedente trauma come causa della tubercolosi loc11le. L'A. però da questi 1:!5 casi ne esclude un buon t~rzo all'incirca no n •·iconoscendone assolutamente la causa suddetta, poiché, o il trauma fece evidentemente peszgiorare una gia esistente lubercolo<>i, o la dia gnosi del trauma non era acce rtnta, oppure anche il periodo di tempo scorso fra il trauma ed i fenomeni infiammatori fu così lungo da non poler~i in modo positivo am-


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mettere un simile rapporto causale fra le due malattie. Per nn'al~ra terza parte dei casi r isultò ammissib1le il trauma come causa della rnalaUia ma con probabilité assai debole. Sollanlo per· l'ultima terza parte dei ca~i. quindi per il 7 p. 100 l'autore propende a d ammettere qm·~ta causale relazione. Per regola si trallò quasi sempre in questi ultimi casi di traumi assai le~­ gier i, contusioni e distorsioni, confermandosi cosi il fatto gia osservato altre volle che quasi mai le gravi lesioni danno occasione a llo sviluppo della tubercolosi locale. L'autore ri~iene poss1bile la manifestazione della tuber colosi traumatica, ma crede che per ora questo eziologico momento non s ia ancore del tutto dimostrabile e non vuole che sia dichiaralo d'or igine tr aumatica alcun ca~o io cui prima della lesione s ieosi constatati i più lievi fenomeni di locale affezione. C. PReTTI. Bo RCHARD. - Contributo allo atudio della m.loalte oadSoante -(Centrablatl jiir die medicinischen Wissenschaj'ten, n. 23, 1904). L'autore riporta due casi di miosite ossiftcante, nei quali l'or igine dell'o::;siflcaziooe del muscolo ru dimostrata tanto macroscopicamente, quanto microscopicamente in modo assoluto. In un caso l'ossiftcazione fu <-aglonata da un calcio di ca vallo alla metà sinistra del viso nel muscolo masse te re, nella qual sede, secondo le ricerche fatte nella letteratura, non era ancora stata osservata. Nel secondo caso il tumore osseo ebbe origine nel vasto interno della coscia sinis tra. All'operazione, eseguita 24 gior ni dopo il riportato trauma, si riscontrò sulla sede della lesione il femore ed il perioslio che lo r icuopriva del tutto normale. Il tumore era separato dal periostio da un sottile s trato di tessuto muscolare. Le indagini microscopiche furono in ambedue i casi quasi eguah e ùeltero per ris ultato un processo infiammatorio nel tessuloconnettivo IDLersliziale, che pr·odusse iperplasia. La neoformazione ossea proveniva dal perim1sio. Notevole ~ il reperto di cellule cartilaginee fibrose vicino a cellule cartilaginee ialine. Non s i osser vò alcun punto in cui fosse manifesta la contusione di pa rticelle del periostio contuso o la lacerazione dei s uoi lembi. Si dimostrò con ogni esattezza, specialmente nell'ultimo caso, che si tr11 ttò r ealmente di una mio~i te con processo di ossificazione di ol'igine connettivale nel muscolo, di natura infiam matoria. C. SFoRZI.. BATUT.- Una aerte 41 oento ourera4loaU 41 emle. - (Certrali.Jlalljur Clltr., n. 4, 1904). L'autor e riferisce sopra cento operazioni radicali di ernia praticate sui soldal~ t'r ancesi nel periodo di tempo dal 7 febbraio 18!)8 al 7 luglio 1!)0~. Il metodo di Lucas-Championniere tu attuato in 60 casi, quello di Bassini su 2f, e quello di V alla!! sopra 15. Batut j)refe1·is ce qut::st'ullimo metodo agli altri poiché con esso si evitano le suppurazionl delle s uture profonde. Esso metodo consis te in ciò che dopo la resezione del sacco erniario la parete ante riore del ca uale spaccata v1en riunitd da due fini e profondi punti metallici e oltre questi Oli metallici ven gono a g~iunti alcuni punti di seta interessanti la sola pelle. l punti di sutura metallica prima della sutura di seta sulla pelle vengono insieme ravvolti da un batufolo di garza al jodofortnio. Al settimo giorno dopo l'operazione si rimuovono tutti i punti d1 s utura. Per l'anestesia fu adoperata ora l'eter e ora il clorofor·mio, 13 - Gio nole mtdlco.


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e in questi ultimi tempi le iniezioni di una soluzione al 5 p. 100 di cocaina nei tessuti soggetti alle incisioni. Sul totale degli operati oon si osservò che una suppurazione prodotta da Ila sutura quando si adoperavano ancora i punti di sutura profonda di Katgul. Non si riscontrò mai una recidiva nè un caso di morte. Gli individni operati erano tenuti per uno o due anni in osserva~ione per riguardo alla possibililA di re-cidiva . ::\el corso dei quattro anni ai quali si riferisce questo rapporto si Hbbe occa-sione di operare un solo caso di ernia strozzata. Le ernie operate fur·ono quasi tutte ernie inguinali, si osservò una sola ernia crurale ed una ernia ombellicale. Le complicazioni più fre11uenli furono, diverticoli della vescica, cisli del cordone -spermatico e lipomi. Questi ultimi venivano risecati se davano segni di inlfiarnmazione. PR.ETTJ.

Jllletodo 41 aneateata, dlrerto a prevenire gU aootdentl della oloroformtuazlone. - (Cen.tralulatt fi'r Chirurgie, n. 48, 190-i).

MAURANCE. -

L'autore ricorre, per pt·evenire gli inconvenienti spiacevoli della cloroformizzazione, all'inazione di 0,01 di morfina e di 0,05 di sparteioa assieme unite, iniezione praticata 40 minut1 pt·ima della narcosi. Il melo-io, da lui attuato in varie migliaia di· casi, ha sempre cor risposto, ed in nessun caso diede Juogo a manifestazioni disag)lradevoli da pat·te del cuore. Il rilasciamento muscolare fu ottenuto in otto minuti. Di rado fu osservato il vomito durante e dopo l'anestesia. FUNAIOLI. Il combattimento d1 El-llloungar, (eatremo Bud-oraueae) 2 aethmbre 1803. - (Cen.tralblall ftl1' Chir., n. 27, 190-~).

MAG ELLIER. -

Nel comballimenlo di el Moungar, le poche truppe francesi (111 uomini) Aggredite da un grosso corpo di Marocchini ebbero 36 morti e 48 ferili. I medici addetti alle truppe non poterono che 15 e 20 ore dopo il combattimento fare la prima medicazione che in quasi tutti i casi veniva applicata sopra ferite già infette. Alcuni pochi feriti si e1·ano. me,-Jicati da sè col proprio pacchetto. Nel cofano sanitario reggimentale si trovava oltre la garza da merlicazioue, anche l'ovatta al sublimato e &Ila tot·ba le quali due ultime sostanze furono utilizzate per rinforzare l'apparecchio. Il materiale in ferule si mostrò insufficiente. T1·a i 36 soldati r imasti sul campo, la morte avvenne in un ca;;o per ferita d'arma dA fuoco alla testa; in tutti gli altri per emorragia; estremamente difiìcile fu il trasporto dei feriti. A scopo di trasporto furono utilizzati i muli provvisti di bsr elle e di sedili improvvisati. Siccome i 48 feriti in ~rr·an pat·te av~vano lesioni mulliple, così si ebbe da fa1·e realmente con 85 ferile, delle quali 7 corrispondevano alla testa,4 al collo, 31 alle estremità super_iori, 26 alle estremità inferiori, 4 al bacino, 11 al peLlo ed 1 al ventre; a queste si aggiungono altre ferite superficiali non distinte per regioni. Furono 61 le fer1le prodotte da proelitile di piccolo calibro (Lebel) e i da gros~o c!llibro. Per 17 ferile non fu determinata la qualita del proiettile. QuaJche volta su lle ferite fu trovato il mantello metallico staccato da l nucleo. Le ferile prodotte da piccolo calibr o guari1·ono rapidamente e senza suppurazione anche


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quando e rano complicate da fratture ossee scheggiate. Dei 48 ferili due morirono poco dopo la battaglia, uno colpito all'anca morl più tardi. Gli altri 45 guarir ono e 35 di essi dopo 4 mesi r itornarono abili al ser vizio. Gli altri furono rilasciati convalescenti. Riguardo al primo trattamento é da notarsi che tutfi medici si a stenneeo assolutamP.nte dal sondare e dal disinfettare le ferile. PRETTI.

Ferita d'arma 4a faooo perforante 4ell& porzloDe oervtoale 4el ml4ollo •ploale. - (Centralblatt fil r Chir., n. 10, 1904).

Pat.CHER ed ONUF. -

Ferita da palla di mitraglia con foro d'entrata al di sopra del manubrio dello stei'no. Alla feri~a segui immediat.amente paralisi di tutte le estremHii., dei muscoli intercostali e degli sftnteri de lla vescica e dell'ano; sensibilità abolita al dorso;sotto il foro d'entrala ed alle membra. Nel corso di tre settimane sparirono le paralisi degli sfinter i e si resero possibili in lieve grado i movimenti <ielle gambe e del braccio sinistro. Un esame radioscopico diede per risultato che il proiettile giaceva nel canal vertebrale sulla linea mediana tra la 5• e 6• vertebra cer vicale. Essenòosi suppo~to che probabilmente delle scheggia ossee facevano pressione sul midollo cervicale, si procedette alla Jaminectomia, colla quale operazione furono tolle le metà di destra degli archi vertebrali appartenenti alle a•-s• vertebre cervicali. Non si r invennero né sçheggie nè proiettile e tanto meno, dopo aperta la dura madre si é riscontrata lesione del midollo cervicale rlopo uno s~orgo copioso di liquore cerebrospinale, la dura madre fu sutur·ata con fili di seta e furono chiuse le rimanenti ferite fino a lasciare un't~pertura per un tampone di garza al jodorormio. Nella settimana che segui a 'JUe!Sta o perazione migliorarono i movimenli delle gambe e del braccio sinistro. Anzi ti paziente potè, dopo un cer·to tempo, camminar·e colle gruccie. Esso fu poi licenziato. Dopo un anno esisteva paralisi senza atrofia delle estr·emitli. inferiori e paralisi dei muscoli della colonna vertebra le. Onuf é d'avviso che in 11uesto caso la lesione aveva in teressato il midollo spinale all'altezza del se~mento· cervicale ed alla lesione avevano partecipato tanto i cor·do11i anteriori e laterali che posteriori. C. PRKTTI.

F. A . Sounr"M. - OttervazloDl t opr&una. aerle 41120 operailODl per oalooll veaoloalt. - (Cenlralblalt fur die medicinischen Wissenschfljten, n. 31, 30 luglio 1904). · L e relazioni statistiche CO\nprendono 120 operazioni di pietra, che furono eseguite su 110 pazienti, dei quali 8 femmine e '102 maschi, fra cui 29 fanciulli sotto i dieci anni. Di 4!J pazienti operaLi di litotrip!i>ia uno mor-I. S i trattava di u o uomo di 72 anni con ipertrofla della p rosta la e probabilmente con nefr•ite tossrca, cui sopravvennero fenomeni di coma ed anuria. Fra 46 uomini, operati con S!!clio alla, t1 morirono. Ma è da considerare che questi 46 casi e!'ano dapprima stati r iconosciuti per i più gravi e cotllroindicati per la litolrips ia. l 17 casi operati con sectio perinealis, come pure le 8 donne guarirono. In queste ultime la pietra fu estratta 7 volte attraverso l'm·etra dilatata, una volta per incisaone attraverso la vagina. Gli '1 t casi di morte per seclio alta comprendevano, eccettuatone uno solo, uomini maturi, i quali in parte morirono per paralisi di cuore, in parte pea·


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RIVISTA DI OCULISTIOA

preesislent.e nefrite ure mica. Un solo caso, verilìcato~i in u n fanciullo di 8 anni, terminò con la mor te per infiltrazione dei tessuti cellulari del bacmo, però esso fu operato in uo periodo, in cui la tecnica dell"operaziooe non era abbastanza progredila. Furono suturate non solo le pareti della vescica, ma anche le fe· rite esterne. Le recidive furo11o osser vate in 7 pazienti, in totale 10 volte. Perciò si ebbe per le lilolripsie una media del 10 p. 100 di recidive, per le ìiLotomie una media di 8 p. 100. Due volte furono tardivamente eslralli calcoli renali mediante la nefrolomia. C. SFORZA .

H. B1cHELONNE. -

Infettiva. -

OoDtrlbuto allo atudlo delle nevrttt ottiche d'ortglDe

(A nna le.~ ({ocu/islique, no vembre 190iJ.

Essendo nolo che l'angina comune, benché benigna nella map-gior parte Mi casi, può tuttavia spiegare la sua influenza sul sistema nervoso periferico, non v'è da meravigliarsi ~e, come nl)l ca~o riferito dal Bichelonn~, essa sia capace di dar luogo a una nevrile ottica. Ma appunto ;per·chè si tratta di casi eccezionali, ò utile conoscer li in tutti i loro particolari, !!iacchè la relazione di causa ad effetto fra l'angina e l'ambliopia non é sempre evidente, ed é per·ciò facilissimo commeller·e er·rori di diagnosi e di prognosi, le cui conseguenze potrebbero es !';et'e mollo {Zravi. Ecco, anzitutto, l'osservazione raccolta e rifdrila dal Bichelonne: Otto p-iorni dopo la 7 uarigione di un' angina catarr·ale semplice, che ebbe il decorso di una settimana circa, un rohus to soldato di artiglieria di 22 anni, senza alcuna tara ereditaria e senza. il minimo antècedente tossico o iof..ttivo, s'accorse una sera, mentre passeggiava verso il tramonto del sole, che il s uo potere visivo diminuiva cosi rapidamente, in s pecie d11l Ialo destro, ch è. el"'li dur·ò fatica a raggiungere il quartiere. Nei giorni successivi, l'ambliopia andò sempre aume ntando, però senza dolor·i e senza dislurbi nello stato generale ; e, al let•rnine di circa due settimane, rinfer rno - che tlno allora era stato curalo presso l'infermeriH del cot•po - venne mandatll all'ospedale militare, dove si procedette all'esame oftalmoscopico, col I]Uale non s i notò altro che congestione delle papille, i cui matgini si presenla\•ano indistinti. Si osservò inoltre che le pupille erano dilatate e rea givano mollo lentamente allo stimolo lumino~:o; che la convergenza normale dei due occhi era diminuita; che i globi oculari e1·ano alquanto sporgenti. Il malato poteva ancora dirijle rsi da solo, bene h e con grande difficollà, ma n on era in grado di contar•e le dita : nei g iorni seguenti il poter·c vi::-ivo andò sempre più diminuendo , Uno a che, dopo due rnes i dal dislur·bo iniziale, la cecilà si fece completa. Otle nula una licenz11 di convalescenza d1 tre mesi, il soldato la passò in famiglia ; e, al suo ritorno, s ottoposto a nuo vo esame, non presentò rnoditlcazioni apprezzabili: le papille, sopratullo la des tra, er·a no sempre con.gestioDRte ; e,


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dal Ialo runzionale, il paziente pcr•ccpivn solt.nnlo il fascio di raggi luminosi

riflessi dallo specchio oftalmoscopico. Sei sett:mane piu tardi avvenne un improvviso miglioramento, e il malalo cominciò ad accorgersi che gli si rivolgeva la faccia verso una finestra: quattro giorni dopo conta va già le dita a 25 ce11limetrì; il domani, l'acutezza visiva era dì

5~ a sinistra e di ~ a destra.

Da allora in poi la guarigione si andò rapidamente compiendo e, in capo a due seLlamane, il visus era ritornato normale in entrambi gli occhi, Tale è la storia c linica del caso riferito dal Bichelonne, il quale non riuscì a raccog"li('r~, nella bibliografia, che quattro casi analoghi, ossia lutti r elativi a individui' in cui, dopo un'angina, era insorta prima ambliopia e poi cecità completa. È però degno di nota il fatto che, nel caso del Graef~, il potere visivo ri tornò normale dopo qualche settimana; in quello del Menacho, dopo un mese; m quello del Natansohn, dopo un tempo di poco più lungo; in quello del Parinaud, dopo due mesi; mentre in •1uello del Bichelonne la guarigione non si ebbe che al termine di sei mes i ; la qual cosa merita qualche considerazione sotto il rapporto patogenelico. Dovremo forse, associandoci all'opinione del Parinaud, attribuire questa nevrile ottica post-ang-inosa alla compr essione del nervo per l'edema infiammatorio delle sue g uaine, sopra tutto a livello del canale ottico ~ Ma allora sarebbe dl'lvvero sorprendente che, nel caso del Bichelonne, il nervo ollico - or·gano co;;i delicato - abbia potuto tollerare, senza danno, per sei mes i uno slrozzamento in un canale osseo ìnestensibile. L'autore è piuttosto indotto a credere che si sia trattato di un'imbibizione del peri nervo e del nervo da parte delle tossi ne trasportate dal sa._!)guP.; a an me ttendo che le lesioni si siano arr·estate nello stadio iniziale, senza giungere fino alla lesione del cilindrasse; il che pt~rmise evidentemente la restitutio ac! integrum. Checchè si dica, del resto, s u tale questione patogenetica, il fatto importante e degno dell'atlenzìone dei colleghi si è che qn'an~ina delle più semplici può essere seguita a br eve scadenza da una oevrite ottica con esito di cecila assoluta; e che, malgrado la gravita apparente della forma morbosa, la prognosì (almeno, da quanto risulta da cas i finora pubblicati) è favorevole. La ste;;sa con~iderazione dovrei ripetere per l'istero-traumatismo oculare, che molti colleghi sono cosi r·eslii ad ammettere, sospettando piuttosto una s imulazione. Ma di quest'argomento mi occuperò dì proposito fra poco, approfittando di alcuni casi molto istruttivi studiati nel mio ambulatorio. TRoMBETTA. J. CHA!LLous. - Infezione trAq.matioa del globo ooulare per un mlorobo anaerobio (BaoUlos perfrlngens). - (Società o.ftalmo/.ogica d i Parigi, se-

duta dell'H ottobre 190i). L 'aulor·e riferisce che il 2 lug lio 190i, s i pr·esent6 all'ospedale La1·iboisif>r e un fabbro, il quale, il giorno innanzi, era stato colpilo da una scheg;!ia di metallo all'occhio -destro ed aveva per·duto immediatamente la vista . Egli si Jag naYa di lagrìmazione, di fotofobia, di dolori oculari vivissimi e di emicrania destra. La palpebra s uperiore era edematosa: la congiuntiva molto iniettata. A Il' angolo supero-esterno del lim/.Jus si notava una piccola ferita attravers>o la quale faceva ernia un lembo d'ir•ide, e usciva un essudato muco-purulento


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RIVISTA DI OClJLISTI CA

spesso e filante. L a camera anteriore era diminuita ìn profondiLa, riempiLa per m etA di sangue: l'iride torbida. La tensione era quasi nor mAle: la per·cezione luminosa couservaLa; ma incerta la prorezione. L·occhio srnistro nor·male. Si procedette alla r esezione del lembo d·irid~ in pr olasso e alla drsinfezione della ferila. Nella supposizione che il cor po estraneo fosse rimasto nelrocchio, si f~ce un tentati vo di estrazione con relellro- calamita ; ma il ri sullato fu negativo. Medrcatura asellrCA. L'e!:'amo immediato della secrezione raccolta 11 livello della ferila del limbus fece rilevare nn ~rau numero di bacilli ~rossi, di lun~hezza var·iabrle, in parte isolt~li, in parte 1·iuniti a catena e color abili col Gram. Esaminati in goccia pendente, si presentavano immobili. Il -i lu glio si p1·atrc6 l'enucleazioue, che e ..a divenuta indispensooilo; e !"esito fu normal e, tantoché il paziente, esaroinato, di nuovo il 22 ago:~ to, non pre:;entava alcun disturbo consecutivo. Subito dopo roper·a1.i one, il pus del vitr·eo raccolto a~etticamente esaminato e coltivato mostrò, allo stato di pur ezza, lo stesso bacillo osservato nelr~sa me pr·ecoJer•te, con gli stessi ca1·atteri di colorazione. Le cultur e aerobie in gelosio, in gelosio-ascile e in gelosio- sa ngue furono negative; mentre quelle anaer obie secondo il metodo Veillon riuscirono tutte posit1ve e mo!:!~raron o una dislocazione completa del gelosio, con delle colonie in tutti i punt1 del tubo e un essudato torbido depos1Lato i n fondo. Inoculate nella cavia, dit>dero origi ne a flemmoni gassosi seguiti da m orte ; nell' occhio del conigli o, l' inoculazione produsse rapidamente un' infiltrazione purulenta tlel vitreo, ove si tro,·ò allo slalo di pur ezza il bacillo ·osservato nel vitreo dell"occhio ferilo. Il quale bacillo - di cui l'autore presentò alla Società onalmolo~rca alcuni preparati mi· cro~;copici offriva tulli i caratteri del bacillus per.frinoens, osserva to pr ima dal Fraenkel ncl 1R!I:.l, u studiato nello stesso anno dAl Veillon. Conclusioni. - to Le panonalmiti traumatiche possono esser·e dovute alla pr e.,en?.a di microbi anaerobi. 2• Nei casi mollo numern!'i in cui, fallo l'esame batteriologico, si concluse per l'as~enza di ogni germe infettivo in vista del risullBto n egativo delle culture in mezzi aerobi, é possibile che si sia tratlolo di microbi ar1aerobi. 3° Lo studio batteriologico di ogni caso d'mfezione ocular·e deve, per essere completo, comprendere le ricerche dei microbi aerobi e quello dei m icrobi anaerobi. TROMBETTA. CABANNES (Bordeaux). - !fevrlte • atrol!la otttoa nella realpola faolale. - (Xl V Cong1 esso dei medJci alienisti e neorologi f rancesi, Pau , t-7 agosto 1 90~). L a l"isipola della faccia può, in qualche caso eccezionale, essere accompagnala da lesioni del nervo ottico ; e l'autore ebbe appunto occasione di osservare r ecentemente un caso di nevrile ottica post-e1·i ~ipelatosa, che fu seguita ben pr·esLo da atr·otla con perdita a:;soluta della visla nell'occhio corrispondente. Se la realtà clinica della lesione ottica (nevrite o atrofia) nel decorso di una r isipola facciale è ormai inconlestata, rl m eccanr!'mO patog-euetico è ancora og~olto di alcune contr over sie ; giacché gli uni, come il Car i, pensano elle vi sia sempre a trolìa dirella della papilla senza nevrite nntecedente; gli alll'i, più numerosi, fan consistere ogni lesionP. nell'atrofia post-nevr itica. Il Cabannes, il


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quale partef!.s;:ia per questi ultimi, dà la seguente spiegazione dei falli m01·bosi. L a ris1pola facciale agisce sul nervo ollico, a mollvo della sua vicinanza, pe1' la pr opagazione del pr oces!<O flogistico al tessut.o cellular e orbitsrio, l e cui lesioni (cellulite orbitaria) si estendono consecutivamente alla per iferia del n<>rvo ollico. Questa cellul ite, che può, in casi moll o rari, pr odurr e un vero flemmone suppurato dell'orbita, r i mane pc!r l o più al lo stato d'infiamm azione plastica, caratterizzata cli nicamente da uu leggiero esonalmo, ed agisce soprattutto per compr essione sul contenuto dell'orbita e particolarmente sul nervo ollico. Or a, l'autore crede che questa comprel<l"ione del ne1·vo, a cui s'aggi ungono naturalment~> fenomem flogi!"LJci per pr opagazione. !"pieghi tutte l e form e cliniche, secondo che le lesioni meccaniche e infiammator ie predominano in uno dei due punti deboli del decor so del ne1•vo: a) la sua entrata nel l'occhio, ove è racchiuso nella guaine scleroticale; b) la sua emergenza dal foro o ttico, ove è inguainato in un anello osseo. al Nel primo cMo, vi hanno fenomeni clinici ben distinti: papillile con o senza edema; vene r.ongr.stionale. tortuose, talvolta trombizzate; arter ie fi liformi ; non di r11do suffus10ni emorragiche della r etine (lungo le vene) : più tardi, ~t>gni di atrof1a post-nevr·1tica coi suoi caratteri noti. I n fJuesta forma, la cecità !!Opravviene mollo 1west.o e re!'ta quasi semp•·e irrimediAbile; b) N el secondo cuso, insor ge un' atrofia otlièa senza nev r1te nè papi lltte evidenti. Il nervo ottico s'imbianca 'e si escava ; i vasi papillari o reti n ici non prPsentano slcuna altei'Ozione: in realtà la nevrite esiste, ma essa é localizzata al forarne ottico, e quel ·che domina in questa forma è un complesso di fenomeni di compr essione delle fibre n ervoc;e, i quali sono assai piu accen• tuati dei fenomeni infiammator i. Clinicamente, si trova o un r estri njlimento più o meno concentrico del campo visivo, o uno scotoma centrale evidentissimo, e tutti :segni ordinari della nevrite retro bulbare. Le teorie classiche, antiche e moderne, possono quindi e!!ser e r 1condolle alla stessa spiegaziont> palog~netica. L'aspetto oftalmoscopico della papillile di pende uni camen te dal punto del tr&!!itlo del ner vo otli<'O che è più specialmente l t>so (entratb oculare. passaggio a Uraver:~o i l fo•·ame o:tico}. TnoMDETTA.. AR~IAIGN AC ET M ARTI N. -

Opoterapta epattoa nell' emeralopia. -

(Recuell

d'opll talmolo!Jie, n. 11, 1904).

Durante la discussione sullo stato altilale dell'opoterapia, sollevata !'UIIa finedel 1903 alla Soetelci d i medici na e eli ch i rurgia d i 8 ol'deaux , tre o ftalmologi francesi presero la parola per dimostrare i vanta~Cgi indiscutibili di questo metodo di cura in certe affezioni ocular i. L ' Ar·rnaignac, a proposito del succa epatieo, r icor da che quest'agente ha pr odotto bene spesso dei risultati veramente meravigliosi nell'emeralopia essenziale, ed aggiunge ch') egli ne ottenne sempre ottimi effetti sopr attutto nella !orma epidemica. Il Murlin dice che v'è in ortalm<'logia un'affezione morbosa in cui l'olio dt fegato d t merluzzo rappresenta un vero medicamento opoterapico; e questa atl'ezione morbosa é l 'emeralopia essenziale. Ora la pr oprietà benefica del suddetto r imedio - conosciuta già da lungo tempo - era attribui le, con og~: apparenza d i ragione, alla sua i nfluenza tonica e dinamo~en ica; lento pi u che


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l'emeralopia essenziale sambr·ava colpir·e di prefer·enza indi\'idui mai nutriti, soggetti a privazioni, a fatiche, a disagi d'ogni specie. Ma -aggiunge il Martin - l'olto di feg ato di mer luzzo agisce r ealmente come tonico-ricostituente? El-(li non lo crede: 1", perché spiega la flUa favor e\'ole influen7.a anche in quelle perspne che non hanno bisogno di essere ricostituite: 2°, perché agisce in dosi cosi deboli, che non si può ammettere la sua azione l'icostituente : infatti, bastano 40-60 grammi per produrre risultati manifesti. Que~ti fatti indurrebbero a pensare .:he l'emeralopia, dovuta a una intossicazione funzionale dell'epitelio pi~mentario della retina, consc>guenza probabile di un'alterazione bilrosa, troverebbe nel succo epatico contenuto nell'olio di fegato di merluzzo un'antitossina benefica. Del r esto, è abbastanza n oto che i l fegato di bue era gia, in tale circostanza, un r imedio popolar·e fin dai tempi d'lppocrate. Il Gine!'tous si limita a dichiarar·e che egli sta facendo esperimenti col succo epatico rrella cura della retinite pigmentaria, dei quali comunichera più tardi i rr sultati completi alla Società di medicina. TROMBETTA. MAYEWSI(r. -

Aloune parole sulla proiezione biDooulare. - {Postemp Olcn-

lisl'fCZn!J, n. \1, 1903, e Rectte genér ale d'oplttalmolooie, n. 10, 190i).

L'occhio localizza il punto fissato nel suo campo visivo sul prolungamento del raggio che, dopo essere passato per il punto nodale, ha prodotto sulla retina l 'imma~ine di codesto punto; in altre parole : la linea cl'impressione coincrde con la l inea di proiezione. Questa legge non si riferisce - ben s'intende cile alla proiezione monoculare, giacché nella visione binoculare tutti i punti situati fuori dell'oroplero (1) son veduti doppi idiplopia fisiologica). Per una esatta localizzazione di codesti punti visti doppi, occorre un centro di pr oiezione unica, che sia comune ~i due occhi; e, secondo la teoria eli H ering, bisogna immaginare un occhio impari (occhio ciclopico) situato pt·oprio nel mezzo dt>i duP. occhi re11li: il quale occhio teorico r appresentcr·ebbe, nel pensiero di H erin~. il centr·o della pr orezione binoculare. TuttavJè esiste llll r~nl'lmeno, de~crrtlo già da ~r·an tempo dal Javal, che non é conforme a questa teoria: guardando con entrambi gli occhi, si procura di far coincider e la linea dr un·a· sticciuola o di un lapis lerruto vert~calmente, e a br·accio disteso, con una qual· siasi linea verticale, per esem pio coll'orlo d'un quadro o di una finestra: orbene nel maggior numero dei casi, anche quelle persone che h11nno gli occhi perf~ttameute u~uali, pongono il lapis sulla linea visiva dell'occhio destr o o su <ruella dell'occhio sinrstr·o; ma non nel mezzo; ed è facile il constatare quale dei due occhi ci serve da c occhio guida» (oeil directeur , sccendo l'espressione del Javol ), chiudendo momentaneamente Ol"a il destro, ora il sinistr o. Il M~:~jewski r ipetè quest'esperienza in un gran numer o d'individui, e trovò cl1e il punto di par tenza della proieziond binoculare era nell'occhio destro uel ~5 p. cenll) dei casi; nell'occhio sinistr o, nel 19 per centv: nell'uno o nell'altr o (ma non esattamente nel mezzo), nel 2'1 per cento; e finalmente nel 5 per cento dei ca'li, la pt•oiezione era incerta. È da notare che l'autore scelse per sone i cui occhi erano sensibilmenlt' e)luali sia per acutezza visiva che per refrazione; (Il fltcorllo che quanclo Il punto di fi;s"tione si tro•·a nel [liano, che conti~ne la posi tione primaria 1lellr lmee •·ishe, si ••edono semrlicì lotti i Jlllnti i quah si trovano SOJ1ra un cerchio chtpauipe r il punto d t /IIJa:iollt e per l ptmti 11odali: quest.1 t\ l'oropltro di Giovanni !iulier. &. T.


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ma non è neppure da tacerdi che, in un'altra s et•ie di osservazioni io cui esi- · slevano differenze notevoli fra i due oc..:hi, v'era un certo numero di casi, nei quali !"occhio più debole set>viva precisamente da punto centrale della proie· zione binoculare; mentre che l'occhio mig liore serviva soltanto ùi aiuto al suo congenere. Bi~ogna dunque concludere che la parte pr·incipale vien t•apprescntHla dai centri nervosi e dalle loro vie di comunicazione ; e che, molto probabilmente, è nei primi anni di vita che si s tabiliscono le vie nervose della proiezione binocular·e, predominante ora a destra ora a sinistra: stabilitesi tali condizioni, esse non subiscono più alcun mutamento, neppure se l'occhio scello come centro della proiezione binoculare è divflnulo - in seguito a qualche lesione - otli· camenle inferiore all'altro. Le o,.:servazioni citate dianzi non confermano davver·o la teori!l di Heringdella «delle direzioni visi ve identiche • giacchè la proiezione partente dal centro circa dell'occhio teorico [ùa ciclope) non fu cons tatata che nel 21 per cento dei casi. Quasi quattro volte più sovente (79 per cento) il centro della proiezione era situato ora nell'occhio destr·o, or·a ne l sinistro; aggiungendo, tuttavia, che il predominio dell'occhio de~tro é davvero sorpr endente (45 : 8). Non v'ha dubbio che nella maggior parte degl'individui, oltr e alla visione binocu la re ordinaria, esiste anche una visione monoculare speciale, che serve unicamente alla proiezione delle impressioni visive; il qua le fatto io mis i in rilievo fin dal18f)8 nelle mie ricerche sulla visione bioocalare e simultanea, cui risultati, furono pubTROMBETTA. blicati sulla Clinica moderna (anno I V, n. 30).

Valore oomparatlvo delle dlveru •oale ottometrlohe. (A nctles de o.fca/m. e Revue générale d'ophlalmoloo ie, n. 10 del IV<H).

GoNZ4.LES. -

L'autore, dopo aver fallo un esame critico delle antiche scale otlolipichc, indica quali dovrebbero essere, secondo lui, le miRiiori doti di una scala o tto· ti pica universale: t o Sostituir a le lettere dell'alfabeto con un ottotipo universale ; 2• Stabilire come angolo vi:.> ivo minimo quello di :30 secondi ; 3° Dare alla scala una ~~:raduazione decimale; -i• Far crescere in progr·essione geometrica il diametr o degli ottolipi; 5• Stampa re gli ottotipi neri s u fondo bianco ; G• lnscrivere sulle scale l'acutezza visiva corrispondente alle figu re; -;o Impiegare, come unità oltometrica, 1 millimett•o visto sotto un angolo di 30 secondi alla distanza di m. 6,88. Il Montano, su~li stessi Anales spagnuoli, fa pure una criLica delle scale murali ora in uso, e trascura sistematicamente, come unità, l'angolo visi vo limite; E(iacchè un'unità é un valore scelto ad arbitrio, e che può servire da termine di paragone per tutti i valori simili. Ma allora quale unità ai deve scegliere 1 La divisione della circonferenza in gradi tende a sparire ; e il Governo francese ha proposto recenl~mente la divisione del quadrante in cento parti; ma il Montano considera quest'ultima proposta come una mezza misura e accetta invece la di visione della circonferenza intera in 10, 100, ·1000 parti, secondo le idee espresse in proposito dal Mendizebal (Tables de logarithmes, Paris, 1901), stabilendo rl gonio come unita, seguito da decigoni, cenligoni, ecc.; e indicando


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col termine microgonio la miltonesima parte della cir conferenza. Ammesso (in modo arbitrario, si noti bene) il centimilligonio com ~ unitA visiva, l'altezza totale della lettera inscrilla in un quadrato di 5 ceatimilligoni di lato si calcola (pe1· 1 centimillig<mio d'acutezza visiva a 5 metl'l) secondo la for mola sejluente: 9 +5 -L - ' ~ -- ooo T -- =- 100000 ' t~-os a. · , Il secondo ottoti po sara mis urato in altezza da: 2 T= +I~OOO + 5 "+ 2 = 0,003HI 6

uu,

la cui lettura equivale a 2 centimilligoni di acutezztt visiva, ecc. L'a uto1·e propone inoltre di chiamare Gl'acutezza visiva misur·ata in tal modo per d istin~uerla dall'antica mis ura (V); e descrive la sua scala visiva e il modo di calcolare la perdita di visione fisiologica secondo la formola del Zechner. A mio avviso, tuHe le nuove proposte - non esclusa IJUella del Montano - per modificare l'unità dell'acutezza visiva tendono piuttosto a complicare che a sempl1flcare la questione pratica ; e gié mi pare di aver dt~llo in altra circos tanza che la ma~gioranza degli ortalmologi si dimostrano contrari ad ogni innovazion(;! radicale. TRO~IOETTA. Sul catarro primaverile. - (?osfemp Okulistvcany , 1003, n. 9; e Reoue yénér ale d'ophlalmologie. n. 10, HJO}).

WJCHERXJEWJcz. -

L'a utore traccia anzilullo il quadro clinico di quesl'alfezione chiamata dallo Saemisch • catarro primave1·ile • la quale si manifesta generalmente con tre sintomi principali: a) L'ipertrofla caratteristica del corpo papillaJ•e della congiuntiva palpebrale; b) Una sporgenza di colm· roseo a livello dellimbus corneale, la quale cousisle nella proliferazione dell'epitelio e del connellivo del limbus medesimo ; c) L'insorg<'nza dei sintomi morbosi nei primi giorni caldi della primavera o dell'estate. Il Wtcherkiewicz ebbe l'opportunita di osservare nella clinica da lui diretta pres~o l'universit.a di Cracovia, un caso molto interessante di catar•·o pl'lmaver!le in un fliovane emigrante delld Gallizia, il quale dovetl~ rinunziare al suo viaggio in America , perché trattenuto alla frontiera prussiana a cegione « di una malattia oculare contagiosa ». L'esame fece rilevare delle lesioni limitate soltanto alla congiuntiva tarsale delle palpebre superiori, la quale era di un colm·e rosa-pallit1o, PJ'esenlavas i come velata da un tenue strato lalli~inoso, ed erA solcata da una rete di depressioni le quali delimitavano un gran numero di s porgenze a ppiallite, poliedriche o rotonde ; tantoché la sua superficie dava l'idea della pelle di un coccodrillo. Il limbus, invece, non presentava alcuna lesione. Il paziente narrava che, il r ossore e il prurito degli occhi e ran compar si :.:ià da parecchi anni, sempre al principio della stagione calda, e cedevano all'avvicinal·si dell'inverno. Siccome, per tali fatti, la diagnosi di catarro primaverile era m di~cutibil e, si diede al giovane emigrante un certificalo per il controllo sanitar1o alla frontiera, in cui si dichiarava che la sua aiTezione oculare, scambiata fo1·se per tracoma, non era punto contagio!'&.


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Per quel che concerne la cura, l'autore dice di avere ottenuto buoni risulta ti in molli casi prescrivt~ndo un collirio di antipirina (10-15 p. 100), o di prCI· targolo (2-3 p. 100); oppur e la pomata di xeroformio (5 p. '100). Il \Vrcherkiewicz termina il suo lavoro con alcune osservazioni sui nume· rosi termini tecnici dati d~t diversi autori a fJuesfofrezione (catar·ro primaverile, ipertrofìa pericheratica, flittena pallida, ecc.), i quali termini n on forniscono una definizione esalta della formt~. morbos a; e propone il ter mine nuovo di eongiuntioite iperplaslica per iodiea, il quale definisce brevemente tutte le varietà della affezione e sopprime l'epiteto superfluo di « pr imaoerile » g iacché le r ecidive avvengono con uguale frequenza in estate e in autunno ; come pure sopprime . la parola u catarro » per la buona rag ione che <fuesta malattia non ha nulla di comune colle forme catar·ra li. TROM B~TTA.

V alore del grandllavaggl col permanganato di pota••• contro le oomplJoazlonl oorneall dell'ot talmla granulo••· - (Bulletin meli., 25 juillet !\)03 ; et Reru'! gdnérale d'ophtalm., n. 6, 190-l).

KALT . -

L'autore ra rilevare c:he ]A complicazione più grave del lracoma é l'ulcera corne6le, la quale, se è precoce, occupa gli strati !>uperfìciali e s'accompagna con un panno le~giero ; se é ta rdiva, non é <>ovente che il risultato dell'estensione dell"ulcera primitiva a tutta la !"Uperfìcie corneAle. Siccome tanto nell'uno quanto nell'altro caso la mucosa ha seKr egato fin rlal principio, e s iccome la irrigazione è effica cissima contro la secrezione, così - <>econdo il Kalt - sopprimendo cor. q uesto mezzo il catarro, si fa cilita g randemente la guarigione della corne a. Bastano, in 1-!enerale, due irrigazìoni il giorno, con le quali si fa passare in ciascun occhio ~ -

1 } litro di un liquido tiepido contenente da 10

a 50 c. c. d i soluzione satura di per·manganalo di potas~a per ogni litro. TROMBETTA.

- Cura meooanioa del traooma. - (Centrai& . .f. Angenhei/1;;., 2, Hl0'; e Reeueil d 'ophtalm., n. 7 del 1904).

LJKJERNIK.

L'autore è partigiano di un metodo di cura che permetta al malato la continuazione dei suoi lavor i, giacché il tracoma é per lo più un'affezione de lle rlas~i povere e operaie ; ed afferma che i caustici e le operazioni sono èi g ran lunga inferiori al semplice massaggio, che e~li eseguisce con una pallottolina di ve tro del diametro di 8-14 millimetri, disinfettata nell'ossicianuro di met•curio all'i p. 2000, e che egli introduce sotto la palpebra slrperiore onde produrre lo ~chiacciamen~o delle granulazioni contro il marg ine orbitale superiore. P er la palpebr a inferiore egli si set·ve u~ualmente del margine osseo dando luogo a un eclropion momentaneo; e conclude dicendo che il miglioramento é r·apidlssimo, che cessa ogni secrezione e eire il tarso perde la sua del'ormazione. Senza mettere in dubbio i buoni r isultati ottenuti dal Likiernik, confesso che il suo metvdo di massag~io non mi persuade punto, nè mi posso r ender ragione della racilità con cui egli si ser ve dei ma r~ini ossei dell'orbrta, in aiuto della pallottolina di vetro, per schiacciare le granulazioni A questo proposito dirò che, già da parecchi mesi, nel mio ambulator·io oculistico presso la scuola d'applicazione di ~;anità militare ho adottato un metodo di mas<>agg io oculare


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che m i pare debba r isponder e meglio a llo scopo di quello dell'autore, e che tenderebbe p iuttosto ad ottenere il riussor bimentC' dei follicoli . Fatto pervenire nel fornice superiore una palloltolina di pomata d'ossido ~tiallo di mercurio, e previoJ un leggiero massa$Zgio fallo sulla palpebra super iore e di rettamente sul bulbo per far distendere l'unguento su tutta la s uperficie congiunti val t>, introduco sotto la palpebra ste!!sa uua spatola di ebanite e pt•oseguo il massa ggio palpebr ale per 10- 15 minuti. I primi effetti che ottenni con questo semplicissimo m etodo sono m olto incoraggianti; per la qual cosa prego i colleghi a volerlo es perimentar e nella loro pratica g iornaliera e a riferirne i risultati. TROM BE T T A.

Oomplloa:r.lonl ooulart nel oono 4el morblllo. - ( .f.merican. Me· clicin.e, sept. 1903; e Reoue générale d'opthalm., 10, 190i).

SuKER. -

L'autore ha os!'ervato che se l'infermo ha tendenza 111la scrofola, oppure è affetto <la sifilide o da tubercolosi, sono notevolmente aumentati i pericoli della mslaWa e le difficoltà ùella cura; la quale osservazione non pu6 di l'si davvero pet·e~rina, perchè tale fallo si nola in tutte :e malattie acute, e per·flno ne lle lesioni u·aumHliche. Più importanti sono le considerazioni del Suker cir ca la it•ite e la sclerrle che, quando insorgono durante il corso del morbillo, possono considera rsi come dovute a una semplice coincidenza ; e circa le vere e proprie complicazioni infiammatorie, quali sarebbero la. con giuntivite semplice, la cherato-congiuntivite fiiltenulare; l'ulcera della cornea; la blet'àrite marginale squamml)sa, pustolosa o ulcer·osa ; la dacr iocistite : la nevrite ottica ; le cor oitli li; le retiniti e la cancrena delle palpebre. Le eompliea;ion.i non in.· .flammatorie sa rebbero la fotofobia, l'astenopia, la paresi e la paralisi dell'a ccomodazione, lo strabis mo, l'insufficienza muscolare, l'oftalmoplcgia e la plosi. Ad origine. melastatiea sarebbero piu propriamente dovute ltt coroidite, la r etinite e la cancrena palpebrale. L'autore aggiunge che, nel corso del morbillo fu rono pure osserva te la cheratomalacia. l'atrofi11 ottica e la retinite albuminurica. TROMBETTA.

Determi.Duione e misurazione slmult&nee 4ell'ambllopl& monooulare ool metodo del regolo perte:r.ton&to. - (Sociélè jranr:aise d'op!ttalmologie, Congr ès de 190<i).

ARMArG:-IAC. -

L'auto1·e fl!ce costruire un piccolo apparecchio m ollo semplice basolo sull'antico metodo ciel r egolo o della macica, che noi tutti co nosciamo ed applicammo chi sa quan te volte allo scopo di smascherare l'ambliopia monocula re simulata ; ma i l'i~ul tati sono assai più prec isi. Quest'appar·ecchio consta di una !.!catola rettangolare, di cui un'estremita è aperta, l'altra c hiusa; con la pat·e te superior·e munita di una fines tra a vetri che rischiara una piccola tabella otto· tipica situata ver iicalme nte 'contro il fo ndo chiuso della scatola ; e con una parete inferiore provvista di una fessura mediana a ntc ro-posteriore, nella quale scorre un cursore che s ta in luogo del regol~ del metodo antico. All'estremità aperta della scatola v'è un oculare porta - lsnli che può essere nssato a 25·30 cm. dalla tabella otlotipica. Quest' ultima si com pontl di nove colonne verticali di parole la cui granclezza va dim inuendo dall'alto in bH!"!lO, in m orln rla corrispondere, per la dis tanza costante di 25 cm ., a ' 8 , 1 ; . 1 " . ' , • 1 1 • ' , • 1 1 del· l'acutezza visiva normale.


Il

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Secondo la posizione occupata dal cursore lungo la fe!'Sut'8 mediana in cui si muove, v'è sempre una colonna nascosta a ciascun occhio, la I'JU&le- ben in leso - l'osservatore conosce in antecedenza ; ma siccome l'occhio destr o vede la colonna che l'occhio sinistro non può vedere, e l'occhio sinistro vede quella che è invisibile al deslt•o, cosi ne risulta che ciascuua linea or iz.:ontale è letta per intero finché l'acutezza vi!!iva dell'occhio ambliopico non è infer iore a quella che é necessaria per tale lettura Se un occhio vede meglio dell'altro, continuerà a leggere i caratteri sempre più piccoli, ma omette le parole della colonna nascosta dal cur<'ore o che non sono più viste dall'altr' occhio : la linea a cui si arresta la lettura per l'uno o pet• l'altr'occhio, indica l'acutezza visiva di ciascuno di essi. Nessun dubbio che codesti risultati siano abbastanza precisi, ma essi non possono essere paragonati a quelli che si ottengono col diploscopio del Rem y , del quale darò quanto prima una descrizione completa ai lettor i di questo j::ior· naie. TROMOf; f TA.

J OIINSON A. H.- Ruovo contributo alla oheratomtooat aapergllltoa dl grado leggero. - (Ce~~tralblait fii r Bakteriologie, ParfJ.sitenkunde und ln,(tJ.:. tionskranl.:hl!ilen, vol. XX X V, n. 17-~8, 1 00~). La casuistica delle infezioni da ifomiceti dell' occhio non è ancore mollo estesa, perché i Cbsi leggeri di que~ta malattia non sono regis trati come tali. Lo autor e ne ri f~ri!lce brevemente uno. Il paztente, a~r1coltore, di 36 anni, era malato da circa 10 giorni, all'occhio sinistro, per fotofobia, lagrimazione e sensa zione di cot•po estr aneo. L'infer mo non ricordava di a ver riporta to in dello occhio alcun traumatismo. All'esame dell'occhio si riscontrò sul margine interno della cornea, a circa un millimetro da esso, una macchia biauco-g rigias tra, grossa quanto una testa di spilla, nettamente limitata, un poco prominente, coi margini vascolarizzati e penetrante nella cor nea. ::\elle parti profonde della macchia si scor· geva un corpo est1·aneo nero. La parte lesa fu aspor tata, posta in coltura in agar. quindi fu estrella, indurita, inclusa e sezionata. Nelle colture si s viluppò evidentemente J'as{'ergillusfumigatus cot s uoi miceli caratteristici, slerigmi e conidi. Le inoculaziooi nei conigli dettero risultati positivi e le sezioni fatte attrav~n;o la macchia bianca ùella cornea lllisero in eviùenzli UUilltll'Osi s~:Jimi miceli senza organi di fruttificazione e in mezzo ad essi un cor po estraneo vegetale. C. SFORZA.

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE P. MIN ASSIAN. - Sull' adenlte d& ulcera venerea. Bcierue mediche, novembre 190-t

(Rioista Veneta di

L'autore dopo un accura to studio istologico e batteriologico del pus 1lelle adeniti, del tessuto escisso dai margini dei bubboni e delle ghiandole linfatiche lnftltrate, conclude che l'adenite consecutiva ad ulcer·a venerea •' nella grandissima maggior anza dei casi dovuta all'aziona diretta dello slrepto-bacillo del


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Ducrey e delle sue lossine, mentre gli altri piogeni, rinvenuti talvolta nel pus dei bubboni, hanno importanza afl'atlo secondaria, fo1·se favorendo il processo di suppurazione. Così le adeniti vener ee possono essere considerale come ulceri veneree di grandi proporzioni, secondarie a trapianto dello strepto-bacillo. Difalli U,llU&le è il r eperto dei due processi tanto dal punto di vista istologico come da quello batteriolog ico. Parimenti i due processi, determinati dallo stesso agente, si iniziano e decorrono in seno ad identico tessuto linfatico tale potendos1 considerare il derma sia delle mucose che della pelle, ment1·e non é raro vedere un bubbone tra sformarsi e dare origine ad un' ulcera serpiginosa venerea con ris ultato batteriologico posi ti vo. Anatomo-patologicamente l'adenite venerea rappresenta, da pr incipio, un processo di ipe1•plasia e d'infiltrazione, cui si aggiungono in seguìto delle emorr agie con focolai neci·otici, dovuti all'attività vitale del bacillo di Ducrey ed alla difficollala circolazione sanguig na e linfalica, che, qual risultato finale, producono, da ultimo, suppurazione delle ghian,lole linfatiche. G. BERNUCCI.

Il bleu dl metllene applloato localmente oontro la •lallde muooa& •eoondarl&. - (Semaine Médicale, n. 30, 1904).

BHOCQ e 1\RNAL . -

Il bleu di metile ne, a differenza di tanti altri antisettici, non ha alcuna azione caustica, e quindi non solamente non è doloroso, ma può essere maneggiato dallo s tesso infermo ed applicato in qualunque parte del corpo, anche sulla mucosa boccale. Di solito s i adopera in soluzione al decimo; ma quando si tratta di localizzazhmi sifilitiche pa pulose infette, o fa gedeniche si adopera la polve1·e, previo un accurato prosciugamento della parte. SoLto questo li'attamento l'epitelio della mucosa si colora inlensdmente, e così resta la parte ammalala, sino a che non si elimina, mentre la parte sana si decolora rapidamente. · Queste applicazioni tossiche, coadiuvate naturalmente dalla cura specifica. generale, hanno determinata la guarigione della sifilide mucos'l sempt•e in una A. MELE . o al massimo due settimane.

Bloerohe •perlmentall•ulla trasmt..tone della •Ulllde alla solmmia.. - (Deut. mecl. Wocltenscltrtfl, sellernbre l91il).

A . NerssER. -

L'illustre scoprilore del goMcocco ebbe campo di estendere le sue ricerche s ull'argomento su piu specie di scimmie. Utilizzo d'apprimll un gruppo di selle scimmie del la specie macacus rhesu.<?, inoculando ai singoli soggetti vai'ii prodolli sifìlitici, quali sangue di sifilitici nel pel'ioùo roseolare e detriti d'ulceri sifililiche, ma s empre senza alcun risultato. In un secondo g ruppo composto di quallro macacus speciosus, inoculando agli animali in parola delle placche mucose, oppure strofioaudole su scalfittura precedentemente praticate sulla pelle degli animali, od iocludendone. dei frammenti sotto la pelle, osse rvò costantemente, i:l capo ad un mese, lo sviluppo di tumefazioni Indurite in corrispondenza ai punti d'inoculazione, tumefazioni


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rosso-cupree, ricoperte di sottili squame, associate a leggiere adenopstie. L'autore non può nega re la possibilità che e sse siano di naLura sifiliLica, ma fa anche rilevare come esse, non as•omi~lino affallo alle manifestazioni proprie della sifilide umana. Iniettò, da ultimo, in un Chimpan~é, a piu riprese, in tutto quaranladue centimetri cubici di siero umano, proveniente dal sangue di un sifilitico in pred a ad eruzione di roseola. Nella scimmia in parola, ottenne soltanto un'eczema dif fuso a tuLLo il cor po. Subito dopo !"ultima di tali iniezioni innestò all'animale in esperimento il prodotto di placche · mucose siftlitiche umane, e ciò alle labbra , alla pelle del ventre e sul pene; dopo un mese constato l'apparire di manifes tazioni siftlitiche ide ntiche in Lutto a lle umane, a ccompagnate da poliadenite. Apparvero, piu tardi, delle manifestazioni cutanee di sifilide secondaria papulose e pa pulo crostose. Con tali esperimenti l'autore venne a d imostrare: Jo L'innocuità delle iniezioni di siero sang uigno del periodo secondario della sifilide, confermando in tal modo quanto l'autore aveva precedentemente constatato nell'uomo; 2<> L'inutilità dei tentativi di sieroterapia della s ifilide col siero di sitllitici, che mai conferi immunilà alcuna né attiva nè passiva. Altri esperimenti su Cbimpanzé diedero dei risultati o nulli o molto dubbii. Invece l'moculazione di placche muccose in un OI'a ng- outang diede orig ine a manifestazioni probabilmente si(ìlitiche. Da ultimo delle inoculazioni sifllitiche praticate su di un gibbon furono seguite dalla comparsa di lesioni molto differenti dalle siftlitiche umane, ma c he come (jueste presentaronsi mollo tardivamente, mentre non s'ebbe nessun a ltro accidente con successive inocula zioni praticate r ipetuta mente do po qualche mese, ciò che s tar·ebbe a dimostr·are la natura loro siftlitica. Sop1•atutto erano degne di nola delle placche ipercheratosiche in coi·rispondenza del lato esto nsorio delle articolazioni e del solco re lroauricolare con ra gadi piuttosto profonde e c he sanguinavano al menomo contatto. G. B ERNUCCI.

J . NEU MANN. - Bllll& •ltlllde della oolonna vertebrale. - (Centralblati.Jiir die medicinischen IVissenscha(cen, n. :H, 190 \). In un uomo, il quale 8 anni prima s i era infettato. di sifilide ed in appresso e ra andato piu volte incontro a g ravi r ecidive, si sviluppò da un' ulcera gommos~ della s uperficie pos terror·e del dor ;;o una periostite s ulla pa1·Le anteriore della 3• e 4• vertebra cervicale. Sopraggiuusero gravi disturbi, cioè : curvatura del collo, dolori alla nuca, difficoltà di deglutire, per cui la malattia s i estese sempre più, finché da ullimo si for mò un llemmone purulenlo, che s i diffuse la leralmente nella cavità della pleura e finalm ente p1·odusse la mor te, 11 anni dopo l'infezione. Alla sezione si riscohtrò, per ciò che ri guarda la colonna vei·tebrale, distruzione dei legamenti fra la 3• e 4• vertebra del collo con lu ~sa­ zrone di quest'ultima ed us ura della c01·rispondeote supel'fìcie ossea, inoltre pachimenin~ite e sterna purulenla, che si es tendeva in basso sino a livello della te rza ver·tebra dorsale; la midolla spinale er a intalta. Nella letteratura esistc no 36 osservazioni di malattie sitllitiche delle verte bre del collo, 9 del dorso, 8 dei


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lombi e ~ del sacr·o. Sei volte furono descritte alterazioni gommose delle ossa per s ifilide eredit.aria es tese a tutta la colonna verlebrale. Delle vertebre del collo furono assai frequentemente colpite le tre pr·ime, specialmente il processo odontoideo dell'epistrofeo. VenLuno dei 36 malati guarirono, 15 morirono, alcuni improv visamente per compressione del midollo allunt(alo e per emorra~ia di esso in seguito a fra ttura e lussazione di parli ossee. Nella maggior p11rte dei casi la malattia incominciò con ulceri gommose aella s uperficie posteriore del dorso. Più raramente si manifestò primitivamente sui processi spinosi o laterali di alcune vertebre una perioslite sifilitioo, che terminò talora con una esoslosi. Sopravvenner o non di rado nevralgre per compressione di or igini ner vose, ma t.ale malattia, non att.accò mai i corpi vertebrali od il midollo spinale, anzi cedelle per lo più alla cura an tisifilic~. S FORZA. L EGRAIN. - Trattamento rapldo dell" adealte venerea aapparata. -

(Annales

des malaclie.s des or ga nes genito-u r i nai res, o. 10, 100i).

Poeo soddis fatto dei diversi processi c lassici im!Jiegati per la cura del bubone s uppurato, l'A. da due anni si vale del seguente metodo celere. Dopo a ver inciso i t~ssuU secondo il ~rand'asse dell'adenite ed evacualo il pus, egli pr·a tica con le dita una pressione assai forte su tulla la r egione fino a quando non solo é fuoriuscita tulla la secrezione purulenta, ma i leF.Isuti traumatiz7.ati danuo san~ue puro. Allora, senza aver prima lavato la cavità ascessuale, ma solo deterso i margini della ferita con cotone sterilizzato imbevuto d'acq ua bollila , pratica la s utura a punti stacca ti, quindi cuopre la parte con una sottile falda di coLone s ulla quale versa poche gocce di collodion, e fa una fa scia tura leggermente compr essiva. In 8·'12 gior ni si ottiene la g uarigione per prima. L'atto operativo deve esser e praticato appena sì dragnoslica l'esistenza di pus; che se il bubone é già suppurato e ricoperto da pelle assottigliata e violacea, a lloru conviene asportare con un taglio ellittico i tessuti poco VItali e quindi procedere alla ordinar ia sutura. Nei ca si d'adenite semplice s uppurata la guar igione è la regola, lsnlo q uando esistono piogeni eh~ quando questi mancano. Gli umori tlOrmali che bagnano i tessuti d opo evacuato il pus sono sufficienti per· lo distruzione dei germi esis tenti. Con questo prosesso, oltr e che una più rapida g uarigione, s i evitano lt! cicatrici deformi. GRIXONJ. B AERMANN G usTA VO.

-Balla patogenealdell"epldldlmlte gonorroloa e aut

multati della aa& cara con l& pUDtura. - (Cen tral/J/att ju.r JJakttrtolo()ie, Parasiten1•unde und l njel•tionskra11 kheitcn , vol. XXX V, n 1 ~-'16, 1004).

L'autore ha curato ne lla clinica dermatologica di B1•eslavia 28 cosi d'e pidi· dimile gonorroica ed un caso di epididimile non gonor1·oica con la puntura ed ha confermalo la diagnosi con le r elative colture batteriologiche. E!'Zii è g iunto a lle seguenti conclusioni: 1) v go i epididimite, che si manifes ta nel decor·so di un'uretrile gonorr oica, è p1·odotla da un'invasione locale di gonococchi; essi possono sempr e olle· uersi in collura dal liqu1do estratto con la puntur a. 2) Nel massimo numero dellE' epididimiti sopravviene assai pr esto la formazione ùi un ascesso fino ad ora non diegnoslir.alo clinicament.e. Queste sup-


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purazioni o formano ascessi da slasi, cioè pseudo a,scessi con eventuale necrobicJsi delle pareti del vaso defer ente, oppure talo ra sono da t·itenersi in parte quali ascessi pul'i, i quali si formano nel tessuto congiuntivo interstiziale, ove i gonococchi lliun~ono per la via linfatica. 3) Nei casi che giungono a suppurazione, sopravviene nello stesso tempo un idrocele di g-rado più o meno elevato, che parimenti è prodotto da locale penetrazione dei gonococchi nelle lamine della tunica vaginale. 4) Anche nei residui epididimitici persistenti per più anni possono in lalune circostanze mettersi in evidenza batteriologicamente i gonococchi. 5) Quel le epididimiti, che insorgono quali conseguenze dt uu'uretrite pt·imar ia n'w gonor roica, sono egual mente prodotte da una locale invasione dE'i cor rispondenti microrganismi che •:agi<•naoo l'uretrite (forse put•e da pseudo bacilli difterici). · 6) La !'.Oilecita puntut·a delle epididimiti, che insorgono con intensi fenomeni infiammalOrii, terapeuticamente è da raccomandarsi, poiché mercé sua sono vuotati eve ntualmente gli ps~udo - asccssi o g li ascessi che hanno sede nel tessuto congiuntivo, e cosi lo stesso vaso deferente è protetto contro una possibile partecipazione al processo di necrobiosi ed alla successiva fu!:>ione. 7) La puntura dell'idrocele infiammatorio é pure da raccomandarsi, poiché con l'uscita del liquido miglior ano le condizioni della circolazioue e per conseguenza le condizioni di riassortimento. C. SFORZA. A. BEAURAlN et DURANO. -Della multlpUoltà dell'ulcera •Ulllttoa. - (Reoue medie. de No rmandie, n. 2~, 25. 190-i).

Si può dire che da Fracastoro in poi tutti i sifìlografl abbiano citato come classico carattere diff~reoziale fra l'ulcera dura e la molle, il fatto dell'unictla di quella. Soltanto numerose atltmte osservazioni di questi ultimi auni, dimo· strarono come tal fatto non sia per niente costante e come sta fàllace basarsi sullo stesso per stabilire una diagnosi precisa. Osservatori d'ogni paese, specialmente francesi, dimostrarono anzi come ulceri sifllitiche multiple si riscontrino con maggior frequenza di quanto si suppone ordinariamente. Gli autori nella loro pratica presso l'ospedale di Rouen, su novantun casi di ulceri specifiche, ne trovarono ben venticinque di mult pie, vale a dire una m edia del 26,37 per cento, cioé piu del quarto Tal fatto concorda con le osservazioni di altt·i autori che ammise1·o essere l'ulcera sifilitica multipla in un tet·zo di casi, sia che si tratto di siftlosoma genitale od extrageoitale; donde la ·necessita che il pr·a1ico teugfl sempre pre,;eote tale circostanza che, scalzando una secolare affermazione, lo obbliga ad un esame sempre più accurato ed attento. G. BERNuccr. LuowrG W&rss. - Il permanganato eU pot&•A oontro l& bromt•roal pl&.Dt&re. - (Semaine Médicale, n. 37, t90~). Il Weiss adopera nel modo seguente il permanganato, il cui uso è già piuttosto antico contro il sudore fetido dei piedi. Questi prima si la va no accuratamente con sapone, poscia si fregano con un tampone imbibito di benzina, e poi si immergono in una soluzione calda a 40 di permanganato all'uno per U -

Gior110le medico.


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SIVISTA DI TERAPEUTIOA

cento, per 15 minuti, alla ser11. Il giorno s eg uente s i spolverano i piedi della s eg uente oolvere : P ermanganato di potasse gr. 13; allume gr. uno; talco veneto g r. 50; ossido e car bonoto di zinco ana gr. 18. Si ha cura di cacciar e del cotone tra le dita dopo che sono state spolvera le, e di cambiare le calze tutti i ~iorn i. La cura s i continua per due o tre settimane, la s oluzione di permanganato s i pot·ta a l due ed anche al quattro p. 100, e si adopera più calda, sino alla tulleranza. La guarig ione è indicata dal fatto che i tamponi di ovatta c he si m ettono ogni mattina non .oi trovano più inumiditi alla s era. A. MELE.

RIVISTA DI 'J.lERAPEU'riCA G. Cou oR.\11'~ . - L'acqua outgeuat& e le aue applloastoul terapeuUohe. (These de Paria , 1 90~). Secondo l'autore, l'acqua ossigenate che trovasi in commercio ha una composizione variabile, raramente possiede il lelolo indicato, è spesso troppo ricca di acido, bisogna quindi praticarne l'esame prima di adoperarla nella pratica. Ess a .deve essere leggermente acida, ed il suo titolo in ossigeno, varierà secondo l'uso al quale verrli destinata. L'acqua ossigenata è un potente antis ettico, che decomponendosi a contatto d P.i tessuti viventi e dei secreti de'Ile ferite, agis ce sui micrc bi aerobii e sopratutto sugli anaerobi. Pa1·imenli possiede dell~ prop1•ielà emos tatiche. Fra i varii a ntisettici, deve ess er prescelta trattandosi della disinfezione di regioni opera· loree anfrattuose, qua li la bocca. il retto, la vagina. Impiegandola su delle ferile infette sotto forma di lavocri o di polverizzazioni, toglie subito qualsiasi odc.rto, eri arresta l>1 s uppurazione. P~r6 tr·attandos i di infiammazio ni profonde quali le fle mmonos e, occorr ere far seg uire alle l11vature, delle iniezioni d'acqua ossigenato, s1a nel cellulare sottocutaoeo, come nei tessuti profondi . Le irrigazioni con soluzione di permanganato al 0,25 per mille, seguite da zaffamenti all'acqua oss igenata , pr·oducono un grande sviluppo di ossigeno na· sce nte, e l'uso, in t~l modo combinato, di q uesti due antisettici, s pecialmente trattandosi di r egioni anfrattuose, dà splendidi r isultati. Porimemi guar·iscono rapidamente gli ascess i fretlùi, se, do po evacuati me· d iRnte puntura aspiratm·ia, si inietta neg li stess i lentamente e d a più ripres e dell'acqua o::;sigenota a dodici volumi. Pure indicato é l'uso dell'acqua ossigenata nella cura del mughetto, delle affezioni bucco-dentarie, delle ang ine, delle infezioni ut·inorie, ed in g.mer e nella cura di tutte le infezion i putride. L'acqua ossege na ta f:lse rcita pure un· azio ne eccitante s ulle piaghe e r~rite atoniche, pe r· conseguenza dà buoni ris ultati nella cura delle ulctlri val'icose , nelle gang rene, ecc.


RIVISTA DI TEJlAPEUTWA

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Se ne tentò anche la somministrazione per uso interno, sopratutlo nei di~· betici, nei quali si riscontrò bensì una diminuzione tlello zucchero, ma assoc:ato a minaccioso dimafZrimento. Non si dovrà usare l'acqua ossigenata acida nella cura di ferit.e o di campi operatorii o ve sienvi vasi legati col catgut, intaccandolo essa, menomando quindi l'azione delle legature ed esponendo alla caduta dei lecci. Sarà parimenti controindicalo l'uso dell'acqua ossigenata trattandosi di cavità naturali od artificiali, a pareti infette, fragili, comunicanti all'esterno per un'apertura troppo stretta. G. BERN l'CCI. h tPENS. -

L 'l8oprallo

DUOVO

lpnoUoo.

(Centrablatt fii r die medicini·

schen Wissenschajten, n. 16, i90i). L'isopralio é una sostanza cristallina, odorosa e aromatica come la canfora, di sapore un poco piccante; fonde a 49", sublime facilmente a temperatura ordinaria ed è solubile nel!'etere, alcool e a 3,35 p. 100 anche nell'acqua. La soluzione acquosa produce sulle lingua una sensazione di bruciore alquanto forte, al quale sefZue preslissimo una pronunciata anestesia. L'isopralio è mollo facilmente riassorbito dalla cute, dal tessuto sotlocutaneo e dall'apparecchio digerente; il riassor·bimenlo si compie piuttosto presto. La mucostt dello stomHco e dell'intestino non é irritata dalla soluzione acquosa, solamente per soluzioni concentrate può sopravvenire il vomito. Il ri· medio é in gran parte eliminato per le vie urinarie, in piccolo grado però anche pei polmoni. Le ricerche nei p~sci, nelle rane, nei gatti, conigli e cani hanno dimostrato che dopo modiche dosi sopravviene un sonno tranquillo e profondo e che l'isopralio è molto meno pericoloso del clor·alio ed in media è almeno due volte più attivo di esso. Sembra che l'isopralio non abbi11 akun'azione sui corpuscoli rossi del sangue come put•e, in piccola concentr1:1zione, sulla circolazioue sanguigna; a più forte concentr·azione sopravviene però una debolezza del cuore, mentre la ft'E<quenza e il ritmo poco si modificano La pressione sanguigna diminutsce, a pii.t forti dosi, cnnsiderevolmeute: un'azione sul va~o non é dimostrabile. Anche la frequenza dei ritmi cardiaci, regolarmente diminuisce, talora dopo lieve aumento, l'intiero volume dell'aria inspir·ata diminuisce, all'incontro dopo dosi medie il volume di og ni singola inspirazione durevolmente o temporaneamente aumenta; il ritmo si conserva regolare Dopo grandi dosi tossiche sopravviene la paralisi del centro respiratorio. Il consumo di oss i~eno già dopo mAdie dosi si abbassa; la temperatura diminuisce·; la quantita dell'urina un po.:o aumenta. L'azione si spiega sul cervello e sul midollo spinale. Il rimedio possiede inoltre azione antrfermentativa ed anestetica locale. Le sperienze hanno dimo· strato che con un 1 ',. - 11, di grammo di isopralio si può ottenet·e •ma sufficiente azione ipnotica. C. SFORZA.

v. TABORA. -

&all' u•o terapeuttoo del cloruro 41 bario. j ur die medicinisc!len Wissenschaften, n. 24, 1\)0i).

(Cenlralblatt

11 cloruro di bario, rimedio cono!Sciuto già da lungo tempo, è s tato recentemente raccomandato da Schede!, quale buon mezzo curativo io luogo della digitale. L'A. ~sò il cloruro di bario in 36 malati di cuore. Furono prescritte


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RIVISTA DI TERAPECTICA

ordinar·iamente per· 2- 3 j:;dor ai dosi ~iornaliere di O,t -0, 15 ~r-; la somministr·azron,. fu rotta in pol veri di 0,02 a 0,05 gr. Non furono os!'el"vate spiacevoli complicnzioni; per· mezzo del tonomelro di Gnrtner modificato fur·ono metodi· camente eseg-uite e~atl~ misur azioni. L e r cj:(is tr azione gr afica del polso fu raun con lo siil{mo~rafo di ~la rey-R re~el. In tutte le osser·vazioni si ottenne un manife!'Lo aumento della pressrone arteriosa sanj.!uigna ; quest'aumento sopr avvenne in medra dopo tre a cinque ore. rap;giun!'e il suo mazimum dopo 24 ore, pe>r· diminuire di nuovo a ~raoo a grado; e fu tanto piil elev11t0, quanto piu ba-.sa fu l'oriJ.!inarJa energia della pr·e>;sione sanfZuigna. La t ensione dd polso aumento, anche qui tanto piil, quanto minor·e fu l' or·i~inaria tensione. L' aum~:n to della diuresi fu spesse volle osser·vata, ma non fu costante. L'aumento della pressione sanguigna non è dovuto all'aziono del clorui"O di bar·io sul cuore, ma all'elfetto della contrazione va!'<ale. Per ciò il rimedio non potr a in tutti i casi SO!<Lituir e la digitale, ma r iuscira assai utile nelle legger'd inaufflcienze con diminuila pressione sauguigna. Uo altro campo di applicazione per il clor·ur o di bario è dato da fJUelle malattie i rr feltive, nelle quali la debolezza della cir·colazione sanguigna non è dovuta a primaria al ter azione del cuor e, ma a paralisi centr ale vaso- motoria. Per conse~uenza l'A. ottenne anche in quattr·o casi di polmonite cr uposa u n'i ndisculibile favorevole azione sulla pres· sinne sanguigna d sul polso e pt~rciò indir ettamente put·e sul decor so del la ma· lallio. SYORZA, .lESSE G.

M., BuLLO\\" A e D. M. KAPL AN. - 8ull'u1o lpo4ermloo del oloruro d1 adrell&UD& nella oura degli aooe11l umatlol. - (Cen tralblattjii.r die meclicinisehen WisseMehaften, n. 23, 190-i).

I risultati generalment~ sfavorevoli della comune ter apia cQntro l'asma e d'altrA parte la conoscenza, che l' adrenalha é un potente r1medio vaso-conl"trillore, indusser·o gli aut01·i a sperimentare, an..:he negli accessi asmatici, le iniezil)ni sortocutanee d• adr enalina L e delle iniezio~i. che devono essere alquanto prof\)nde, non sono dolorol"e; talora si for ma attorno alla puntura una zona bianca con mar f(in i rossi. L'azione é veramente benefica : gli accessi drven~ono paù le~geri e term inano più pr esto del consuelo. La sua Azione può essere facilmente s:piegata, considerando l'accesso asmatico come un accesso an~ioparetico. P er òtLen~re l'azione vaso-costrrttr ice, non debbono ammanislr a•·si du<>i troppo piccole. SYORZA. MARIANl. -

ohlna. -

8aU'aslolle &Dtlperlodloa 4egU alo&loldl seoolldal'l della (Atti clelia società per gli studi sulla malaria, vol. V).

Le no!ttre far·rnacopee moderne esigono un sol fato da chinina che corrlenfla una quantita mi nima di solfnto di cinconidina. Ciò esige dei processi di puriflcazione e qui ndi un aumento notevol e di spesa. È giustificalo ciò? L'aggiunta di alcaloidi $6Condari a una determinata fJuantita di chinina dentr·o cer ti limiti, dato che :::ia scevra da qualsiasi inconveniente e r11ppresen ti un aumento ùi az•one terapeutica, nou é una condrzioue da r ealazzar;si piuttosto che da evitare, quando é pr ecisamente per· essa che la chinina, nella stessa deter minata quantità, diminuisce di costo? ·


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RIVISTA DI MEDICINA LEGALE

Queste sono le domande che si pone l'A., e per risolverle ricorre a numerose esperienze sugli ammalati. essi trae la conclusione che l!'li alcaloidi secon· dari della china (cinconina, cinconidina, chini.ttna) hanno un'azione specifica, se non equivalente, non eccessivamenLe inferiore a quella ù~Jia chinina. Essi sono per fettamente innocui e ben tollerati anche da s oggetti g iovanissimi, nella gravidanza e in cas i di intolleranza per la chiniua. Cosicché queste r icerche dimostr'ino con quanto poco fondamento scianti fico e pratico si trascuri o si tema l'azione di essi rinunciando al vantaggio di avere la chinina a prezzo più basso. G. B. M \RIOTTI BIANCHI.

Da

L . BYK. -

Sull' uo del plr&ml4oDe Del Uto &ddomlD&le. -

fu,. die mediciniachen Wissenscltaften, n 14, 2 aprile 1904).

(Cent ,.alblatt

In un caso di tifo addominale, che si osser vò io un ragazzo di 12 !!Oni, non ~ì ottenne l'antipiresi con l'uso comune dei bagni, ma per mezzo del pirami-

done. dopochè non s i era ottenuto un rilevante a bbassamento di temperotUI'O con l'impiego di tr e dosi di anli!)irina di gl'aromi 0,75 l'una. Invece con due polveri di piramidone di g1·ammi 0,3 l' una, somministrate con l' mter vallo di mezz'ora, si ottenne il meraviglioso effetto. che la temperatura durante la notte discese p~r no n meno di 4 gradi. La discesa della temperatura ed il successivo innalzamenlo di essa fu cosi gradua le, che non cagionò alcun brivido. Anche nell' ulteriore dt!cor·so della malattia il piramido ne produsse lo stesso benefico risulwto. Per·ciò l'autore è di avviso che il dello r•medio pos~a essere racco· mandalo nel tifo addommale in quei cal'li, nei quali la cura CQi bagni urta contro grandi difficolw, ovvero essa e controindicata per i movimenti del malato, che ne conseguono. C. SFoRZA.

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE PEJ,J. -

Sul modo 4 'eRmiD&re UD &lleD&to. - Rassegna. - (Bollettino delle Bologna, n. 6, J90i).

Scien~e Mediche di

L'A. , che é vice direllore del manicomio di Bologna, ha voluto con questa medici pratici, pt•ecisare le regole d• un t:same sommario ma accurato di un infermo di roente. L'applicazioue delle medesime, el{li dice, permetterll di redige re per l'ammissione in un manicomio, se è urgente, il certificato giusto e completo, éhe spiegherà semplicemente lutto ciò che bisogna dire 9 come si deve di r e. ChiAmato ad esaminare un individuo che gli vien riferito presenti qualche lui·bamento psichico o cerebr·ale, il medico deve anzitutto informarsi presso la famigl1a della qualità e natura, del principio e dell'evoluzione di cotesti di· sturbi inl~llettuali. La qualità degli stessi, ossia i! colore delle idee deliranti, rasse~na, dedicaw ai


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RUISTA DI :MEDICI~A LEGALE

gli si scoprirà facilmente e talora gli si enumer eranno tutte le bizzarrie e ripazie nte hll fermata l'attenzione del suo contorno. Ma per indagare i lievissimi sintomi che hanno preceduto lo scoppio della psicopalie, si richiede da parla del medico un interro~alorio minuto ed abilme nte condotto sugl i antecedenti ereditari e personali dell'infermo, n on contentandosi di chiedere una volla sola se sonvi state affezioni nervose o mentali nella famiglia, ma in!!'is tendovì a più r iprese e sollo forme diverse. ,È bene insistere se neg-li ascendenti o collateral i sianvi stat i de ~-t li originali; questo epiteto, che maschera delle vere tare psichiche, permelleJ'à di conoscere l'esistenza di manie, di osse;;sioni. Bisogna inoltre investigare sulle qualità somatiche (debolezza, senilità, tualattie infettive, consanguineila ecc.); sul gener e di alimentazione; di svezzamento e di educazione; sulla dala, se vi furono, delle convulsioni; sulla età in cui il paziente ha principiato a camminare, a parlare, e in cui cessò di mmgere a \ello. Nel praticare l'esame psichico quattro punti devono mettersi in chiaro: J• Quale è il fondo intellettuale? Il medico cercherà dapprima di guodag-nat·si la fiducia dell'infermo, interessandosi della sua posizione o delle sue ahi· tudini, qumdi procut'erà con g-entilezza di aver qualche risposta precisa a dimanda semplicissime: dove siete? in quale ~iorno siamo' quando siete nato ? che età avete 1 ecc., in modo da potersi render conto dello stato della massima parte dei poteri psichid, sapere cioè se l'individuo è orientato nel tempo e nel lo spazio, se ricorda, se è cosciente, se giudica in modo pre~sochè normale. Se invece si ha a che fare con un demente, ossia con un ind~bolito o annichililo iri tutte le manifes~azi0ni psichiche, le dette risposte sono errale, inconseguenti. 2• Quali sono le idee deliranti 1 Se si é in presenza di un infer·mo in preda ad agitazione, che cammina non ft!rmand osi un istante e non badando punto a qualsiasi richiesto che gli si faccia, bisogna rasse~nar.si e stare ad a scoltarlo, notando la lo~orrea incessante, la ra pidità d'associazione delle idee, che lo fa passare da un soggetto ad un altro senza transizione o per semplice consonanza, indi la sua attitudine, la fisonomia, i gesti e la mimica espressiva. Se nella foga del discorso taluna delle idee esposte pare re~lm~ nle erronea, deliraole, bisog-na fissarla nella mente dell'infermo affinché la sviluppi in tutta la s ua estensione m01•bosa; in lal modo un eccitalo maniaco in pochi minuti sciorinei'à il polimortìsmo, la mobilità e l'incoerenza del suo de!it'io, ed il medico potl"à rimoulare secondariamente al fondo intellettuale su cui tali iòee sonosi sviluppate e cosi rilevare la debolezza congenita od acquisita dall'assut·dité. delle medesime. In un tratto solo si sarà cosi comp!"eso il delir io nonché lo s telo più o meno integro della psiche, cioè l'esistenza o no della demenza. - Un altro, con precisione e riguardo agli avvenimenti ed alle date, esporrà l'inte!"à s ua vita, le dis~razie .che ha subite e le persecuzioni che lo hanno ridotto alla m1seria. Tutto ciò potrà esser raccontato con tanta veros imiglianza, con tale concatenamento razionale, che bisognerà !"ammantars i delle informazioni contraddilorie dei vicini per riscontrarvi un delirio, delirio pt•opt•io sislemalizzato, cverenle, logico e che non lascia punto trapelare !a tinta demenziale: sa1·à piuttosto un perseguitato paranoico o paraooide. Da questi individui riesce più facile ottenere la manifestazione del deliric conversando bonat·iamente con loro che facendo domande, cosi come con quelli affe tti da mania di grandezza o di persecuzione e con gli allucinali. Tali infermi conviene !asciarli parlare senza contrariarli. Nei melanconici in istato di stu-

dicolag~in i di cui la manifestazione da parte del


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pore più o meno prorondo sarà inve..:e necessario u~are un poco di violenza, almeno a parole , interpellandoli ad alLa voce, scuotendone le braccia, risve ~liando in una maniera od in un'altra la loro attenzione assopita. 3• Vi sono allucinazioni? Nei mentecatti ricordati saré. facile il rilevare l'esistenza di allucinazioni. Se non é re ticente, il pazzo non avra alcuna diftìcolta a confessare chB sente delle voci ad inlliuriarlo dt nolle, cosi come J"alcoolizzato rievocherà tutte le ·rantasma~orie che vide sfilare davanti ai s uoi occhi. Per altro non si dovrà ammetlet·e la real ta di coteste a llucinazioni prima di essersi bene a ssic urali ch e non s i tratta di illusioni o di interpretazioni deliranti, ma bensì di per cezioni prive di abbietto, ossia senza un fenomeno esterio re. La differenza è massima quando il soggetto é in is tato di stupore e ricusa di parlare : soltanto l'esame allento rlella fl sonomia e dello s:ruardo po trà far s upporre che una data espressione rli paut·a s tia in rapporto con allucinazioni vis ive terrifìche, che al contt·ario il sorriso di bea titudine P.sprima la gioia dei felici in comunicazione con a pparizioni celesti e s imili. 4' Vi sono tendenze reattive 1 Anche pet· queste la r·icerca sani mala::revole se il ma lato tace. Si utilizzi la affermazione dei fami gliari c he attesterunno se l'attitudine conserva ta os linalarutlnte Jut•ante l'esAme del medico non é stata preceduta da un'altra inversa. In ogni caso~ il pratico, noterà con la ma~giore a ccuratezza per la diAgnosi della frenasi, qualsiasi particolarità dell'abito esteriore del paziente, il suo modo di conversare, e s'adopr erà di indovinare q uali sara nno lA tendenze reatlive per l'avvenit·e, cioè se il me ntecallo docile e trattabile si mantenil tAle e potrà non es~e re di pel'icolo pe t· sé e per g li altri, ovvero se, con le medesime a pparenze di lranquillitti, un altro r is chia di s fuggire alla sorveglianza per necessita r elativa e ristretta, o per suicidarsi od abbandonarsi a qualche atto !'iprove vole pel' le conseguenze medico-legali. L'esame somatico de r.:di alienati non difìet•isce da quello di un infermo qua: lunque, e non conviene mai lasciars i dis togliere dalla defi cienza a bituale di ri· sultati. Dopo la vis ita generale sarà bene insis tere s ulla r icerca dei ri fle~s i s uper·ficiali e profo ndi, s ui dis turbi trotìd e vasomotori, sui fe nomeni pupillari, s ulle alterazioni del linguaggio. Compiute coteste inda g ini, avanti di formulare una diagnosi anc he grossolanamente sintomatica, come lo esige la redazione del certificato di ammissione al manicomio, è sempre opportuno farsi una duplice questione e pensare che il paziente può simulare o dissimulare turbamenti psichici. La simula.:ione è , in tesi generAle, assai meno rrequente il quanto s i ritiene. Senza dubbio gli sconcerti mentali sono più facilmt>nte simula bili dei fi sici, ma la finzione della pazzia non riscontras i che in certi ambienti s ociali (prigioni, esercito). In simili contingenze non si dovrà tener conto del s uppos to movente provocatore de lla simulazione e concludere che ce rti sintomi di freno~;;i, perché si scorgono iQ un imputato o condannato, non sono autentici. In reallil non vi è che un mezzo per svelare la menzog na, ed è l'osservazio ne prolungata del sogg etto fatto da persone vet·sate in materia. Gli stessi medici militari, giustamente tanto inclinati, dice l'A, a liOspettar~:~ e a mandare in fumo le soperchieria, faranno bene a promuover e e reclam9t·e l'oss ervazione protratta in un ospedale di ogni soldato che presenti disordini mentali, ed in ispecie la demenza precoce, la quale, per lo più nei giovani, dà una espressione stupida e sciocca, delle idee deliranti assolutamente incoerenti o rea-


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zion i mimiche stravaganti, spesso senza relazione con un fondo intellettuale a pparentemente quasi integro (paramimica ebefrenica ). P iù g rave e com promettente è il non valutare i per turbamenti psichici che vengano dissimulati, e che richiedono un'osservazione attenta ed assai protrt~.tta . La diagnosi d'una franosi. sebbene sia la prima cosa da stabilire, non é !!empre ovvia, ed un sanitar io non specialista, a meno di CASi eccez.ionali (paralisi progressiva tipica, delirio alcoolico), non dov1•8 oltrepassare il dtagno s tico sintomatico. Il giudizio prognostico é meglio non darlo, per le smentite che se ne pos· sono avere dalla evoluzione morbosa Per soddisfare alle conseguenti indica· zioni terapeut1che il medico ha l'obbligo di redigere antitutto rl certificato di ammissione, r icordando che l'isolamento è la base della cu1·a d'ogni franosi, e cha fl'a i rico"erali nel manicomio durante il primo mese della pazzia, guari~cono t')uasi la mela, mentre se vengono accolti ne l quinto o sesto mese, la proporzione si innalza ad 1:7, e se dopo il seco ndo anno al 3: 100. Il certificalo ha per fine di giustificare la reclusione dell'infermo esponendone i parlurbamt>nti: basterà quindi accennare i precipui sintomi rilevati e tralasciare i fenomeni non verificati, nonch~ i racconti più o meno esalti dei vicini, altestarrdo J'urgenz1:1 dr chiuderlo in ! UO!lO co nvenie nte, specie in rappOI'lO ai concetti delir~tnli o allucinazioni ed alle tendenze reattive. Pl·ovvisoriamente si manterrà l'infer mo in riposo fisico e morale col minor numer·o possibile di medicamenti. Se il maniaco é furioso, sarà utile, prima di trasporlarlo al manico mio, fargli una iniezione calmante di un mrlligr. di idroclo1·ato di joscina in un grammo d'acqua distillata di laur o- ceraso. GRIXONI. ~ARI-'NI. -

OrlmlD&Utà potenslale ed ou..alolle om1oi4a. - (A rchicio di Psichiatr ia, Scien~e penali ed .Antropologia crimmale, vol. XXI Il, fascicolo l V-V).

g uno studio sulle relazioni che passano t1·a le manifeslazroni p!<ichiatriche ed i tratti antropol o~ici dello stesso individuo. È una donna che pre~errta le s ligmute fisiche ti p1che del delinquente, come sono descritte da Lombroso e da Fe1•ri. Ha la mascella di enorme grandezza, lo sguardo vitreo, il colorito s morto, le labra sottili e la fronte sfuggente . Essa andav~:~ soggetta a ~ravi emorragie dopo che aveva ~n bilo un forte spavento; e questo disturbo dul'ò circa un anno. Le metrorras.rie alle volte si a ccompagnavano alle epistas!ìi, e ad esse aveva tenuto dietro una pr ofonda anemia. In queste condizioni essa andò sog~ella a gravi !'fOI'ZI murali, cd a dispiaceri amorosi. Divenne pe1·ciò mentalmente depr·essa, e soffriva ~passo di attacchi di e micrania. Un ~ior·no incontrò U[ta sua conoscente che aveva parlato male eli lei, e tornò a casa fortemente emozionata per questo in contro. Ebbe un acces~o di collera furro;;o, e disse a suo zio di !'entìrsi como pr ossimo ad irn· pazzire. Rimase eccitala tullo il giorno, e non do1•ml nella notte. P ochi giorni do po, mentr·e s lava discorrendo con uno dei suoi amici, senti uu impulso irre~i stibrl e ad ucciderlo. Questa ossessione omicida fu seguita da altre. Un l!lorno, mentre pas!'ava vicino ad un lago, porta::ldo un fanciullo tr·a le braccio, ebbe un impulso irresistibile a cacciare il bambino nell'acqua Da allora questa donna d ivenne sempre pru so~getta a tali osse ssioni, che p1·esero

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varie fo r me. Ella si sentiva spinta a mordere le carni di quelli coi quali parlava, di cacciare un coltello nel cuor·e di chiunque le venisse vicino , ed altro. La vista di un istrumento aguzzo costantemente eccitava i s uoi impuls i orni· cidi. Essa diceva che la sola cosa che la trattenesse dal commettere un delitto -era la sua morale religiosa. L'eredita di questa donna era cattiva, essendovi nella sua famig lia alienati e deboli di mente. Oltre alle sue ossessioni, essa soffriva di emicrania destra, nausea, dolori <li s toma co e ~alvolta access i di sonnolenza· l suoi impuls i omicidi la mettevano in uno sta to di depressione con tendenza 'al suicidio. Il Maria1.1i è d'avviso che in questo soggetto la profonda anemia cau ~6 probabilmente un intìacchimento dei poteri inibilori, dei quali rimase solo valido quello religioso In ques to caso vi sono molti tra tti che mo~:~tra no la relazione tra le manifes tazioni morbose e l'epile~sia; ed infatti gli t~ccassi di furore e1·ano simili a:d una manifestazione epilettica a bortiva; e gli impulsi omicidi non sono una semplice t::oincidenza colla epilessia, ma spesso sono in intima relazione tra di lor·o. A. MELE. TsCHISCH. - Epllulla larvata. - ( The Journal uj Mental Pfllhologft, vol. I V, n. 1,. 2 e 3). È un caso interessantissimo dal punto di vista medico-legale. Tratlas i di u n· giovaoe contadino russo, senza precedenti ereditari ne per sonali importanti, il quale in una notte compie la strage della sua ft~miglia, e poi si addormenta immezzo ai cadaveri, dove viene trovato il p:iorno seguente in uno s tato di depressione mentale, avendo dimenticato l'accaduto del g iorno prece dente. Venuto ~;otto l'osservazione d91l'aulore nella clinica di Urieff da lui diretta, vi r imase per oltre cinque anni, in seguito a diverse ordinanze della Corte, e finalment.e vi morì di pericardite. In tutto questo t empo non ebbe alcun accesso epilettico, ma soltanto q ualche vertigine, sulla quale anche s orsero dubbi di sirntJlezione. Nondimeno l'autore è d'avviso che il g ravissimo reato fu l'effe tto di un attacco di epilessia larvata, basando il suo giudizio sui caratteri criminalogici del d elitto: la nessuna ragione d i odio contro le vittime; il numero consider evole di esse; la cattiva scelta delle armi (un pezzo di le:zno); l'essersi l'assassino addormentato immezzo ai quattro cadave1·i degli uccisi. L'esame somatico non fot•niva altri dali d'importanza all'infuOI'i di uno a cui rautor e assegna un g randissimo valore: lo spleoJore metallico dell'occhio. Gtà l'aspetto speciale dell'epilettico aveva a ttir·ata l'attenzione degli psichiatri, ed il Kraepelin aveva descritto la « flson omia epilettica » fra le cui carat· ter istiche va nno notate: la fronte larga, il naso grosso, g li zigomi spor gen ti. le labbrH sottili, !"occhio anemico e la pupilla an01•malmente dilatata. Fu il Tschisch però quello che rilevò la peculiari la dello ~gu11rdo epilettico, e dopo di lui molli altri, tanto da sorvirsene da criterio diognostrco, in ma ucanza di HItri. Il luccichio metallico dell'occhio e pilettico, eg li dice, é di verso dalla lucentezza dello sguardo che si trova in altre malattie mentali: esso é ceratteristico per chi lo ha osservato altre volte, ma é difficilmente descrivibile, né l'aulo1•e lo ha po· tulo ri pr odurre per mezzo della fotografia. E~,;o si trova solamen te nella epi· lessia el>senziale, mancando nella for-ma lacksoniana, come in tutte quelle malattie che si manifestano con attacchi epilettiformi.


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RIVISTA DI T EC~ICA E SERVIZIO MEDICo MILITARE

L'autore emette l'ipotesi che esso s ia in relazione con quello speciale avvelenamento dell'organismo chA sarebbe la causa dell'epilessia, tanto vero che quando il veleno si é esaurito con un attacco couvulstvo, lo splendore metallico scompare, donde il tentativo, non completamente riuscito da parte dell'eu· tore, dt determinare per mezzo di esso se l'epilettico in un dato momento ha avuto gié. 'J dovrà ancora avere l'accesso. A. MeLE.

RIVISTA DI TECNICA E SERVILIO MEDICO MILITARE Sull'azi one del prole ttlll glappone•l· e • ulla prima me4loaslone • ul oampo d t battaglla. - Due l~;tlere del doll. vVRED E:->, chirurgo pri ncipale, al re daUot·e capo della Ru~sisc he medizinische Rundschau. - (Le Caducée, numero 3, 1905).

Sono due letter e, la prima delle quali datata da Liao·Yang, 31 marzo 1904, la seconda da Gunscltulin, 2 novembre 1904, delle quali crediamo utile di dare un largo sunto, dandoci esse le impressioni ri portate sul luogo da un chirurgo di vaglia, il quale può ben dire : et quor um pars magna.fni. Nella prima lettera il dott, Wreden esprime il parere che il fucile giapponese (si!'tema di due lin.ee) meriti la denominazione di arma umanitaria, per quanto p.ossa es~ere giustificala una simile espressione, quando si tratta della guerra. I pt·oiettili giapponesi sono già favorevoli in questo senso l!he il loro involucro è molto spesso e non si lacera mai. Anche quando si producono deformazioni, l'involucro ril]lane intatto. Naturalmente, la distanza alla q•1a le f~o~ ~pa rato il colpo e la consistenza dei tessuti incontt·ati dal pr oiettile ha uua g rande impor tanza. Sino a 200 passi, l'azione idrodinamica del proiettile è enorme. Le ferite del cranio sono dunque mortali tl tale distanza; le ossa lunghe presentano fratture es tese, lo stomaco e ~d'intestini sono squarciati. Questo effetto esplosivo del proiettile ::<i ~:~tteuua ::;empre più cun l'uurnentu della dislauza, e non esiste più a cominciare da 400 a 800 passi. Allo'r a si osservano soHanto perforazioni. , Le ferite pr odotte a tale distanza hanno un decorso favorevole, eccettuate le lesioni degli organi uddominali, le quali terminano quasi sempre con la morte. Le ossa e· le articolazioni sembra che siano state attraversale da un corpo acuminato asettico; le ferite della vescica guariscono spesso benissimo con la cura aspetlnnte; infine, lP- ferite dei polmoni non possono più essere considerale come gravi. Tutte le ferite prodotte fra 400 e 800 passi sono essenzialmente perforazioni e l'infezione vt si osserva afflitto eccezionalmente. Fra 800 e 1000 passi, il quadro cambia, benchè si tratti egualmente di perforazioni. Non si osservano effetti esplo!>ivi, ma un'azione di lacerazione del proiettile sulle parti molli e le cartilagini delle ossa. Inoltre gli oritlcii d'entra ta e di uscita sono qui più grandi che nei casi precedenti, e ciò a causa della traiettoria meno regolare del proiettile. C1ò che spiega egualmente che


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l'infezione post-a osservar si meno che raramente in conseguenza di qt:esle ferite complical6 dalla presenza dei frammenti di v~stiario. Al di là di 1000 pa8si, i proiettili rimangor\o nei tessuti senza essere dt}forma ti e, in generale, senza fratturare le ossa. Il proiettile giapponese può dunque es~ere considerato come umanila1·io, beo Ìnteso in confr onto con nltr i, per quanto possa perere ridicola e piena d1 ipocrisia questa denominazione per un proiettile che cagiona una morte su tre feriti. Un fatto che conferma tAle asserto é il seguente: circa un mese dopo il combattimento di Tureotscheng 32 per cento dei reriti erano g ià rilomsti nei l!anghi. Disgraziatamente non si può dire allt·ellanto delle ferite da gro.ssi proiettili. Queste sono tutte ferite contutoe, con abrasione di grandi porzioni di tessuti, generalmente divorale della suppuraziooe, perciJt'l esse racchiudono abitualmepte frammenti di grossi proiettili, di palle, di pezzi dì vestiario, di terra, riì sabbia e di ogni specie di altri corpi estranei. Il ctecorso òi quef:'tP. ferite ricorda molto esa ttamente f}uello delle ferite dovute ai proiettili di rimbalzo, la cui deformazione e l'iucìdenza producouo effetti analogh i a quelfi dei g rossi proiettili. Nella seconda lettera il dott. '\Vreden parla dei pacchetti da medicazione e del primo soccorso s ul campo. I pacchelti da medicazione ~<iustiflcano benissimo le speranze fondate sul Loro uso. Primieramen~e si òeve attribuire al loro impiego il decorso felice delle ferite . Questa convinzione é d'altronde cosi r adi· cata che nessun ~oldato od ufficiale andrehbe a battersi, se non portasse con sé uno di f}uesti pacchetti. Difatti, il modo di servirsene è cosi facile che l'uf· tìciale e il soldato può npplicarlo senza aiuto sul campo di battaglia. Ciò che é importantissimo, è che il materiale di questo pacchetlu non è as ettico, ma antisettico; né può ess6re alli'imenti, :>e si pensa che non st può parlare di disinfezione delle mani o delle ferite sul campo di battaglia. Inoltre, il calore e il numero considerevole di mosche contribuiscono allo sviluppo di larve sopra UOil medicatura ot•dinaria più o meno impregnata di sie· r osità. Invece, se il materiale di medicazione é antisettico, questo sviluppo non può aver luogo, almeno nelle pr ime ventiquattr'ore - coostderazione che ha la sua importa nza quando si tratta di trasportare i feriti durante i calori dell'estate. Il dott. Wreden segnala come un inconveniente il colore rosso degli oggetti di medicatura, che può far pensare ad un'infiammazione erisipela tosa o, al contr·ario, lasciare igno rala un'infiammazione di tale specie, che pertanto ba bi· sogno di essere riconosciuta al più presto. Di più, la ~arza al sublimato determina in alcuni feriti un'eruzione eczemiforme. Per tale motivo ep:li propone di sostituire il sublimato con un altro antisettico, col creosoto. A Kiew, egli stesso utilizzò con buon esito medicature a base di questa sostanza: l'ovatta e la garza sterilizzate erano immerse nella soluzione eterea di creof:'oto al 5 ed anche al 10 p. 100. Su questa medicatura le mosche non si posavano affatto. Un a ltro inconveniente é costiLuito ·dal volume troppo grande del pacchello: per rimediar vi basterebbe comprimerlo al torchio, come si pratica in Germania. Il dott. vVreden si loda molto dell'illuminazione colle lampade ad alcool, senza le quali non si sarebbe potuto agire al posto principale di medicazione di Liao-Yang, o ve si dové lavorare giorno e notle !>enza iolérruzioue. C. SFORZA.


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RIVISTA D' IGIENE Bull'lmportan:&&epl4em1olog1oa bile morti lmprovvl•• 4'uombl1 •offerenti per tlfo a4clomln&le latente. - (Centralblatt ft'ir die medicinisehen toissenschoften, n . 4~. 1904).

A. VELtcH. -

Fra gli uomini sottoposti ad autopsia per scopo medico-legale nell'istituto del prof. Rheinsberg dur·anle gli anni 1887- 1003, se ne tr·ovarono 36 con alterazioni anatomo-pàtologiche di tifo addominale. Si trattò tuttavia di uomini, i quali o erano morti improvvisam€'nte, o che erano stati in cura per un'altra malaltia: un'sospetto di tifo durante la vita non si trovò fra essi. Gl'individui non erano morti per tifo, ma per la combinazione del tifo con altre gravi rvalallie organiche. Furono per lo più i vizi di cuore, che miser.) termine a lla loro vita. Altri che erano stati generalmente sani,avevano con probabilità con· tratto il tifo senza essersene avveduti. Avvenne pure che solamente in pochi si tt·atLò di tifo incipiente: di 36, solamente 11 si trovavano nella pl'ima selli· mana della malattia, 6 nella seconda, 14 nella terza e a nella quarta, in un individuo il tifo era dei tutto cessato. Da questi ris ultati si deduce che i casi di tifo ambulatorio non sono molto rat•i, come p;eneralmente é ammesso, perciò ne derivano importanti conclusioni per la epidemiologia di detta malattia. Questi mRlalli, la cui infezione tifosa, durante la vita rimane ignota, emettono con le loro deiezioni, immense quantit.A di microrganismi del tifo e diffondono il materiale infettivo senza possibilità di vigilanza alcuna. Per tali circostallze ritiene l'autore anche impossibile di potere perciò fre nare il tifo seg uendo i precetti di Koch, poichè isolando gli infetti e tenendoli separati per tutto il tempo in cui possono diffondere i micror~anismi ~pecillci è impossibile d'invigilare tutti gli uomini, anche quelli che non trovansi in rapporto coi malati di t1fo. Oltre il noto isolamento e la vigilanza sui casi di lifo accessibili devono contemporaneamente es!'lere messe in pratica, come si è fallo lino ad ora, tutte le norme igieniche generali, provvedendo acqua potabile purissima, invigilando sul !alle e sul commercio dei prodotti alimentari, ecc. C. SFORZA. LuaARSCH

O. -

Sul moclo 4' lnfeslone nella tuberoolo•l. - (Centralblatt

j'i~r Bal•leriol'Jgie, Parasitenkunde und lnfektionskrankheiten, vol. XXXV,

numeri 12-13, 1 !)0~). Le teorie possono in j:renerale essere ripartite in tre grandi gruppi: 1) La tubercolosi polmonare insorge in modo primario perché i microrganismi specifici penetrano direttamente con l'aria nei bronchi e n egli alveoli (Kock, Fliigge, Birsch- Hirschfeld, Schmot'l). 2) La tubercolosi polmonure s i sviluppa secondariamente, dopoché i germi specifici giunsero dapprima nel canale inteslmale con gli alimenti e produs-


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sero iv t le prime aller:1zioni oppure nei vicini noduli linfalici (E. Klebs, v. Behring). 3) La tubercolosi polmonat·e di origine emato~ena pr oviene: a) dalle glandole bronchiali, ove giunse l'infezioue con la corrente !infatica, dopochè i bacilli furono inalati (R1bbert); b) dalle tonsille, o ve i gArmi erano stati depositati tanto per inalazione quanto per alimentazionA (Aufz·echt) ; c) da infezione plucentare o germinativa (v. Bllumg-arlen). L'autor e soUopone ad accuratiss ima critica queste tre teorie e giunge qumdi alle seguenti conclusioni : 1) Pe1· tutte le forme della luberc:olosi gli organi respiratori rappresen tano la principalissima e la più frequente porta d'infezione. 2) La tubercolosi polmonare progr edendo si ma·nife!ita nei se~uen ti modi: a) i germi tubercolosi inalali producono dapprima un processo tuber-coloso in un bronco dell'apice di 3-ì ordine ~ da esso l'infezione si diffonde alle altre regioni br onco- polmonari (Tipo Birch- Hirscht'eld-Schmorl); b) dopo il passaggio dai br onchi ne,:rli alveoli polmonari i micror ganismi s i moltiplicano e vi producono un processo tubercoloso-polmonitico (Tipo Lae nnec-Koch); c) i germi penetrano dai piccoli bronchi nel tessuto peribronchiale e vi producono una Jinfangite tubercolosa (peribron chit~ tubercolosa); d) essi dopo penetrati negli al ve oli polmonari o nei bronchi sono inglobati nei follicoli linfatici infrapohnonari ed i vi producono focol11i tubercolosi; e) essi dopo il passaggio nel polmone sono a ccumulati nelle glandole dell'ilo, che divengono tu bercolose e tla queste o per via ematogana (Tipo Ribbert) o pei: dlr·etta penetrazione in un bronco (T ipÒ Weigerl-Kanau) infettano il polmone; f) (forma rarissima) i polmoni sono infettati da un qualche altro antico focolaio tuber coloso per via ematogena. 3) Oltre la lubez·colosi da inalt~zione è pure in qualche modo abbastanza frequente ancora la tubercolosi du alime ntazione (Kiebs, v. Behriog) e questa è da prendersi in considerazione più specialmente per la tuber colosi infantile. 4) Una tubercolos i progressiva ha luogo frequentemente non in dipendenza della prima infezione, ma per latenti focolai più antichi, dopoché su questi hanno agito momenti occasionali. c. SFoRzA.

C. FLOGGE. -

Sulla lotta ooutro la tuberoolosl. - (Centralblatt fii.r die Wis:Jenschaften , n. 28, 190~).

medicini.~chen

L'a., contrariamente alle asserzioni di v. Bchring, é di av\'il<O che l'importanza igienica dei bacilli tubercolosi inalali é la stessa, tanto se essi penetrano negli a lveoli direttamente, oppure per mtzzo della cir·colazione linfatica dando origine alla tisi ematoge na. Per conseguenza tutte le norme, che si sono finot'd co osigliat~ contro la tubercolosi polmonare bacillare .da inalazione, rimangono immutate. Insignificante é pure per l'igienista il ques ito, se l'infezione avvenga principalmente nei primi mesi di vita. Ammesso ciò, ne deriva per l'igienista soltanto che i poppanti sono da tutelare accuratamente contro l' introduzione dei bacilli tubercl)losi, ma non g1à che debbano ecise re trascurate le norme contro l'infezione degli adulti. Contrariamente a v. Behl'ing, il quale ritiene che


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pel poppante il per icolo principale s ia riposto nell' introduzione dei bacilli di tubercolosi perlacea col !alle d1 vacca, l'a. è di avviso che il la ttante contr agga l'infezione soprattutto per mezzo di bacilli tubercolosi inalati o depositati nella bocca. Occor re perciò per preservare i fanciulli dall'infezione, evitare l' inalazione e il contatto dei bacilli tubercolosi, percui corrispondono bene le norme finora consigliate per la vigilanza ed occorrendo per l'Isolamento dei tisici. Ad esse può aggiungersi un altro mezzo di protezione veramente efficace, cioè la specifica immunizzazione dei fanciulli. Per la lotta contro la tubercolosi poss1amo fare del tullo astrazione dai specifici anticorpi del latte. L'a. disapprova recisamente il latte con formolo raccoInandato da v. Behring. Esso è del tutto inattivo contro l'ingresso principale dei bacilli tubercolosi per inalazione e pe1· contatto, ma anche nel la tte l' aggiunta di formalina non uccide gli esistenti bacilli di tubercolosi perlacea, cosicché anche contro questa sorgente d'infezione soltanto si può porre riparo, sceglienJo vacche immuni da tisi perlacea. F inalmente l'a. ritiene l'uso del latte al formolo in sommo grado sospetto. Prim ieramente la quantità dildrato di formaldeide aggiunta non è da considerarsi come indiff.,rente pel fanciullo, inollre l'aggiunta del formolo no n è affatto eq uivalente alla cottura del latte, poiché esso impedisci) soltanto un aumento dei germi nel latte, ma non li u ccide, cosicché, anche facendo astrazione dai bacilli di tisi perlacea, con simile latte al formolo possono essere introdotti anche altri germi infettivi, come i bac1lli del tifo, i germi della scarlattina ecc. Da ultimo, dice l'a., che se fosse au· torizzala l'aggiunta della formalina, si apr irebbe la via ad una pericolosa falsificazione del !alle, anche con altri disinfettanti chimici, che agendo su alcun a specie di batteri, verrebbero influenzali meno indiffer enti e i pericolosi. . c. SFORZA.. GEBAUER E.- Sull'tnteldone ttfo.a negli o1pedall e aulla aua profllt.ld.-

(Centralblatt fti.r Bakleriologie, Parasitenkcmde und ! nfektionslcrankheiten, vol. XXXIV, n. 24·25, 190i). L'autoreo l'iporta i casi d'infezioni tifose negli ospedali descritti nella lelteratm·a. Quindi discute le possibilità della trasmissione e le norme proftla tliche da porre in pralica. Soprattutto raccomanda d'isolare il malato. o per lo meno di assegnare ad esso un proprio infer mier e. Poiché con la somminislrazione dei medicamenti non si ottiene la slerilit.a delle urine, cosi è necessario di pr ovvedere alla loro disinfezione, unitamente a i sef!reti ed escreti degli ammalati e di tutti gli utensili, che sono stati in rapporto con lui. Le norme profl.laltiche sono ancora assai discusse, cosicché non pu6 sopra di esse farsi allo stato attuale a lcun assegnamento pr!ilico. C. SFoRZA. R. KocH. - lllalattle oau1ate dal l.rlpano•oml. - (Deutsehe medie. Woehen · schrijt, n. 47, 190 ~).

Il primo tripanosoma venne scoperto dallo Smith e ad esso è dovuta la febbre del Texas, quindi il B1·uce trovò tripanosomi nel sangue di animali morsi dalla mosca tsé-l"Ù e dimostrò come mediante tale insetto essi vengano t rasmessi da un animale ad un altro; da ultimo il Castellani riscontrò esser la malattia del sonno causata parimenti da un tripanosoma .


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l lripanosomi in genere sono dei protozoarii di forma specialissima. che nel sangue a fresco, con ingrandimento non molto forte, presentansi solto forma di parassiti voluminosi della grandezza di due o tre volle un corpuscolo rosso del sangue, provvisti di un flagello, e di una membranA ondulata da uno dei lati. Sono dotali di vivace movimento, e colorali col metod·• del Romanowski mostrano un nucleo voluminoso tinto in rosso al pari del flagello, mentre il p1·otoplasma è colorito in bleu. Tali protozoarii vivono a spese del plasma sanguigno, moltiplicandosi per divisione longitudinale. Tutte le forme morbose da essi proyocate banno comuni i seguenti carat. teri: dt?corso generalmente cronico, raramente a cuto, e sir:tomi che mollo assomi~liano a quelli dell'infezione malarica, con movimento febbrile irregolare, con frequenti r emissioni di più o meno lunga durata, seguite da anemia profonda, dimagramento, edemi lòcalizzati, tumori di milza ed ingrossamento dei gangli linfattci in genere. Possono dividersi in due gruppi, Il primo comprenderebbe due varietà : t o La tripanosomiasi dovuta al parassita di Theiler; colpisce soltanto i buoi dell'Africa del sud, con una.mOl'lalltà media del 5 per cento, ha un decorso lung hissimo. 2• La tripanosomiasi dei topi; frequenli'-sima ma benigna. Colpisce soltanto i topi ed il parassita presentli una for·ma caratteristica molto allungala ed affilata. Il secondo gruppo comprende qualll'O variet.8 : t• La forma tsé- tsé, cosi chiamata dal nomecafro della glossina morsi· tans, mosca che ne é l'agente di tras missione. Tale tripanosoma è patogeno per quasi tutti gli animali domestici, ma non per l'uomo. È propria dell'Africa del sucl, specialmente dei bassi piani del Transval e del Monzambico. 2• La Surra, che coli'isce soltanto cavalli e camelli, sovratutto nei! e regioni meridionali dell'Asia. 3° Il mal de caderas, cosi chiamato, con termine spagnuolo, perchA diffuso negli animali domestici deli'Ar:nerica del sud. 4° La tripanosomiasi dell'uomo, che io modo ~<pavenloso iofitlrisce nel bacino del Congo, neii'Uganda ed in tutto il centro dell'Africa, studiata specialmente dall'italiano Castellani e che può terminare in tre modi, o con · gua1·i~ione spontanea, o con la morte per progressivo Jeperimento del malato senza che esso presenti sintomi cerebrali, oppure con la morte per vera e propria malattia del sonno quando il parassita è penetrato nel sangue, e quando lo si riscontra nel liquido cefalo-rachidiano. Tale divilsione in due gruppi é razionalmente dovuta a considor·azioni ptiLO· logiche e morfologiche. Nel primo gruppo la virulanza dei parassili non subisce modiflcazioni di sorta mentre é variabile nel seconJo ; i tripanosomi del primo gruppo non sono trasmissibili che ad animali della stessa specie, mentre quelli del secondo sono trasmissibili a difftlrenti specie animali. Per combattere le varie forme di tripunosomiasi degli animali, il Koch consiglia una severa profilassi consistente nella distruzione degli agenti di trasmissione. vale a dire delle mosche tsé-tsé, inoltre isolando eu nbbatlendo gli animali infetti. Varii tentativi di immunizzazione oiAennero un effetto diametralmente opposto al desideratò, giacché animali immunizzati ed in apparenza perfettamente sani servirono invece di sorgente d'infezione per altr•i aniruali, perdurando nel sangue il tripauosoma, senza r ecar9 alcun dan no all'animale


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immunizzato, ma virulentissimo invece se inoculato dal solito inlermedia1·io (glo.~sina morsitans) ad animali sani. P~m menti nulle moslraronsi finora tutte le risorse lerapeutiche impiegate nel <'Omballer e ia tripanosomiasi umana. Vene l'iuscirono le somministr·azion! di preparati arsenicali consi,:.rliati da numerosi sperimenlalori, ed una speciale preparaz1oneraccomandata daii'Ehrlich. L'i~olamen to dei malati e impossibile ad attuarsi; trattesi di vaste regioni e di mi c lioia e migliaio di colpiti. Al dl d'oggi bisogna confessare la nostra completa impotenza contro un llagello che de<iola intere rPgioni, e lo studio dei lripanosomi, la loro profilassi e cura, attP.ndono ulteriori profondi studi. G. BERNUCCI.

La Bora batterica dell'estratt o dl carne e dl alcuni prepa rati atanl. - (Centralb.l att fur Bakter iolortie, Parasitenkuncle und Infe!ctionskranltheiten, vol. XXXV, numeri 2~·23, ·1904.

Wn.LHELMY. -

La massima pal't~ dei preparati esaminati dall'autore contenevano batteri, cioè: Ciblls, Bovril. Carne pura, Schi.ilk e e Mayr, Tot'il, estratto di carne d i Liebig, peplone di carne d~l dott. Koch, Ovos, Siris, Wuk. Immuni dn batler ii er·ano solamente quei preparati, nei quali la distruzione di tutti i germi ò a ssolulamt>nle necessaria per la conservazione dei pr odotti cioè: la soluzionE: di car ne di Leube-Rosenlhal, l'essenza di bue di Brand e Co, il peptone di carne di Liebig, il br odo peptone di Koch, il s ugo di carne d i Vale nti n. Il numero dci baUerii in generai& non fu grande. e i g.>rrni erano contenuti sopra~tullo in forma di spore neì preparati. Il numero dei balle1·i non spor•flcanti è piccolo in confronto di quelli sporificanli, i pr imi furono trovati soltanto in pochi preparati. Alcune specie, come il bacillus carniphilus, s'incontrano in quasi lutti i preparati ottenuti dalla carne. Balter•i pato~eni non furono tro vati nei preparati esaminati. Le diverse speeie fu1·ono accurate mente descr itte. C. SFOFZA.

La pratica delle dulnfesloDl. - (Reoue d' hygi~ne et de police sanitaire, 20 ollobre 190~).

A. J. MARTIN. -

li: un rapporto presentato al Comitato consultioo d'igiene pubblica in Ft•ancìa da una commissione composta dei professori Rou.x, Ogie r, Bonjean, Binol e A. J. Martin. Crediamo utile slralciare dalla medesima i punti più inter essanti e più praticam•mle ulilL A propo~'<ito dell'ahleirle formica é dello c hA, al meno pei proce"si proposti per la diRinfezione delle abitazioni, essa resta un disin fdttante di superflcie; essa 1Ìon Jispensa quindi dalla disinfezione in apparecchi speciali (stufe a vapore o a far· molo) dei materiali diversi come materassi, cusçini, lrave rsini, · coperte, vesti. ecc. L'aldeide formica può essere ulili~:zata per lavaggi e onche per polverizzazioni come hanno moslt·ato Vaillard e Dopter. Per la disinfezione dei tessuti si è sempre d'accordo nell' ammellere che non vi sono mezzi disinfettanti più efficaci e pr atici dell' espo~izione al sole per parecchi giorni, dell'impiego dell'acqua bolltmte e delle stufe. Queste ultime debbono risponJere però a queste condizioni: 1' che la temperatura sia eguale e sufficientemente elevata in tutte le parli dell' appaNcchio come negl i


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oggetti; 20 che dopo la disinfezione, la trazione col dinamometro degli oggetti disinfettanti non dimostri una modificazione sensibile nel grado di resistenza; 3° ch3 le stufe siano munite d'apparecchi registratori i quali permettano di controllare la regolarità delle operazioni effettuate. La disinfezione delle abitazioni è delle più complesl:!e in vista della variabilità che hanno le medesime solto il punto di vista dei materiali che contiene; deve avere quindi dei processi d'esecuzione vari, adatlati alle singole modalita. Poch i metodi di disinfezione sono capaci di disinf11ttare gli ambienti; e!'lsi sono l'impiego dei gas antisettici, il lavaggio della s uperficie per· mezzo di disinfettanti, e il .flambage superficiale proposto dal Godin per l'asepsi delle caserme e dei mobili del soldato. Il primo non riesce meglio della disinfezione in superficie; il secondo ha un buon effetto quando illav,aggio sia praticato con cura ed energicamente. l principali antisettici per questo lavaggio sono: il latte di calce di fresco preparato la soluzione di cloruro di calce secondo la formola di Chamberland e Fernbach (100 gr. di cloruro di calce mescolati con 1200 gr. di acqua, poi diluiti, dopo filtrazione, al decimo); l'acqua di favelle commerciale al cen tesimo ; la soluzione d'i formolo commercialea5gr. per litro d'acqua; l'acido fenicoalf> p. 100; il cresile alla stessa dose; l'aceto di legno; le soluzioni saponose; la soluzione di sublimato coll'a~giunta di cloruro sodico. In questi lavaggi i polverizzatori non servono se non quando perm':lttono di praticare un'impregnazione profonda de'l liquido antis€'tlico. Gli autori della relazione insistono sulla necessita assoluta di un serio conTESTI. trollo delle disinfezioni.

La peate equina- (Estratto dag li Annali d'i[Jiene spertmentale, anno 190G).

M EMMO. -

L·aulore riassume in questo lavoro tutto quanto si conosce circa alla peste equina, malattia conosciuta nel sud Africa, ma che, secondo le proprie ricerche, ri~contrasi anche nella colonia Eritrea. di preferenza però nelle regioni basse come la piana di Sabarguma e Ghinda. La malattia la quale nella nostra colonia prende il nome improprio dr tifo climatico deve essere ben distinta da altre affezioni specialmente dalla piroplasmo~i equina ; la vera peste equina è una malattia prodotta da un virus tiltrabile, la quale, ha un decorso c!inico speciale e può es~ere di~tinta, come vuole il Theiler, in quattro forme, una forma iper·acuta o forma setlicemica, una forma acuta o forma polmonare, una subacuta o cardiaca, ed una cronica o atipica, alle quali, sempre secondo il Theiler, corr·isponderebbero speciali alterazioni anatomo-patologiche. A questa malattia sono suscettibili specialmenle i cavalli e i muli; l'asino è più resistente; le capre, le pecore, i cani e le cavie sono immuni. Dalle forme cliniche la pii.t facile a riconoscersi è quella subacuta la quale si mani testa colla presenza di edemi, specialmente localizzati alle cavita sopraorbitarie e con lesioni emorragiche nell'! congiuntive . Anche l'A. si è occupato dell'eziologia di questa malattia . Ripetuti esami microscopici e tentativi di coltura non dimos trarono la presenza d i alcun germe nel sangue e negli organi degli animali esaminati; in un caso fu fìllrato il sangue raccolto dalla giugulare di un cava;Jo ammalato attraverso a candela Chamberland, marca F. diluendolo con tre volumi di soluzione fisiologica, e si ebbe per inoculaz!one del prodotto filtrato in un cavallo sano la ripetizione della malatlia. Il -

Gior!lale meclico.


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Le peste equina non é conta~iose nel senso stretto della parola contagio. e solo il sangue inoculato direttamente nell'animale sano può produr-r e la malattia. La trasmissione delle malattia sembra non polersi spiegare che coll'ipotesi dell'infezione mediante insetti succhialori di sangue. Le prove sieroprolilettiche sono ancora lungi dell'aver dalo delle conclusioni certe ed allo stato alluale, non resta che rtcorrere alle norme di po· lizia veterintlria ~enerale ed alla pratica che l'esperienza in!legna di tenere riparati glt animali durante la notte. TESTI. Le vaoolnuloDi nella BoaDi& • nell'Ersesovlna • loro IDJluenza aulla maDileri&slone del valuolo ID dette reglool. - (Cen.~ralblatt .fU.r Bakteriologie, Parasitenkunde un d I n.fektionskrankheiten, vol. XXX V, n. 22-23, HXH).

KoHLER G. -

Le Bosnia e l' Ez·zegovina fino al 1889 furono in ello grado infestate dal vaiuolo. Le vaccinazioni antivaiuolose incontrarono in principio grandi difficoltà, poiché per le condizioni religiose non fu possibile applicare la rigorosa vaccinazione obbligatoria. Tullavia le vaccinazioni furono possibilmente eseguite ed il popolo ne riconobbe presto la loro utililà e ne agevolò l'applicazione s u più VtiSta scala. Adesso l'infezione ha perduto là del lullo il suo ca· raUet•e epidemico, nonos tante gli aperti confini e l'attivo scambio con paesi, n ei quali il vaiuolo domina epidemicamente ed in cui non é possibile parlare di una regolare vaccinazione profilattica (sopratutto nell'l Turchia e nel Montenegr o). Se dai popoli vicini sono importati casi d• vaiuolo, essi •·imangono sempre isolati, od almeno non sono cause di grandi diffusioni del morbo. La Bosnia e l'Erzegovina hanno perciò non solo cessato di essere una sor~ente di di !fus ione di vaiuolo per l'e!>tero, ma ossa ra ppresentano un' oa~i immune da vaiuolo nei loro confini. C. SFORZA. D E BLAsr. -

Contributo alla oonoaoeos& del vir~• flltrabW. -

(.'\nn. d'i-

yiene sperim., anno 190~, fssc. III). L'autore premette un cenno storico sopra i recenti studi sulla esistenza ..li o rganismi ull•·arnicroscopici, accennando alla febbre aftosa dei boviui studiata da Li.iOJ~r e Frosch. ad un'infezione dei conigli studiata a M on tevid ~o da Sanarelli, alla per lpneumonite dei bovini s tudiata da Nocard e Roux, alla pe!tle equina, alla pes te o tifo essudativo dei ~al linacci, alla peste bovina ultimamente s tudiata da Memmo, Martoglio, e Adani, al vaiuolo ovino, all'epitelioma contag ioso d<'i pòlli, alla febbre gialla, al vaccino, alla sifilide, al virus rabico, alla aga las!<ia contag iosa delle pecor e e delle capre, tutte affezioni nelle quali o si è dimoslt•ato o si l<Uppone la presenza di microrganismi della suddetta natura. A questa cor·sa riassuntiva ne l campo delle infezioni p1ù specialmente legate a~li ultrainvisibtli, seguono delle utili osser·vazioni s ulla leorio di filtrazione dci viru~, le più impot•Lanli delle quali riguardano la g randezza assoluta dei singoli elementi fìltrabtli, il loro modo d'aggr egazione, il grado di concentrazione del liquido palologrco da filtrare, la tempe t·atura alla quale si tie ne il liquido e la candela durante la filtrazione, la pressione usata per la filtrazione, la durata di 4uesta, la qualila delle candele, lulle nozioni pratiche molto buone a sa persi per chi vuole ioiziarsi nello studio di questi microrganismi.

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Seguono poi l'enumerazione di esperienze, eseguile in parte in Cl)llaborazione col prof. Celli, sni tumori maligni, sul mollusco contagioso dell' uomo, sulla rabbia, sull'agalassia contagiosa dei{li ovini, ed alcune considerazioni sulla visione ultramicroscopica dei viru~ filtrabili e sopra alcune propriel8. di questi virus. Le conclusioni più importanti di questo interessante lavoro sono che i filtrati attraverso candele Berkefeld, di tumori maligni e del mollusco contagioso non hanno finora riprodotto alcuna allerazione negli animali della stessa specie o di specie diversa, fatto pe1·ò che devesi, per alcuue ragioni esposte nella memoria, r·itenere non definitivo; che il virus della rabbia è filtrabile attraverso alcune candele Be1·kefeld; che il virus dell'agalassia contagiosa degli ovini è filtrabile allraver·so alcune candele Ber•kefeld e altr·averso le candele Silber·schmidt. TESTI.

J. PETRUSCHKY E H. Pusca. ·- Baoterlu1D ooU qut.le lndloat ore dell'lnqulnamento delle aoque oon le feol. - (Cen.trallilatt .fur die medicin.ischen Wissenschajten, n. 40, WOi). Gli autori polet·ono dimostrare che il baclerium coli non è in modo all!uno cosl ubiquitario, come é stato ritenuto. Le affermazioni in contrario, registratA nella letteratura si spiegano osservando che non :'li tenne abbastanza conto dell'esame quanlilativo. l due autori poterono determinare, che l'acqua di pozzi ben costrutti, anche nella quan~ilà di 5/ , di litro, noq conteneva il bacte1•ium coli, nei pozzi meno bene CO!!Lrutti il b. coli et·a dimostrabile rispettivamente in 100 e IO cc., mentre le acque mollo inquinate, specialmente di fiume contenevano sempre il bacte1·ium coli, molLe volle in grandi quantità. La determinazio ne quanlilati va d~ l b. coli è secoodo gli autori un buon indico per l'inquinamento delle acque con le feci. OWmnero questa determinazione quantilaliva diluendo le acque fortemente inquinate, mescolandole a brodo nutritivo e tenendole per 2i ore a 3i° C. Essi fissarono sino a quali diluzioni, soprattutto a 37o C., è ancora dimostrabile lo dviluppo del b. coli. Poichè nelle acque fortemente inquinate anche alla diluizione di 1: 1000000 il b. coli era visibile, cosi essi ollennero numerose gradazioni ponendo per base quale indicatore delle acque inquinate con le feci la presenza del b. coli. C. SFORZA. \V. MossE. - Dl talune mo418oaslonl· 4ella natrlzlone sotto l 'lnfiuenza del uglme oarneo esoluslvo. - (Zeilschrifl f. Physiologie, voi 1°, dispensa 10, 1903). In presenza degli accidenti che può determinare la supet•alimentazione, in pal'ticolare del r egime carneo esclusivo, l'autore si propose di studiare le quelSLione dal punto di vìsla sperimentale e di mo!;tt·are i danni derivanti dall'us o esclusivo di car·ne. Le esperienze di Hahn, Ma!lsen, Nenecki, Paolow hanno dimostralo che la carne delet•mina Jelle convulsioni ne~li animali che hanno subita l'operazione della tìstoliJ di Eck; ora gli animali il cui regalo può essere presunto sano, non sono punto al r iparo da notevoli disturbi di nutrizione. Le ricerche dell'autor·e venner o praticate su cani; esse consistettero nel soltometlere gli animali successivamente prima al reg ime vegetsle assoluto,


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poscia a quello assolutamente carneo, seguendo le modiflcazioni della nutrizione mediante l'analisi delle or ine. Nei primi giorni si osservarono, nei cani solloposti esclusivamente all'ali· mentazione carnea, i seguenti fenomeni; i 0 apparizione f1·,~quente dell'albumina (tre volte su quall!'o); 2' apparizione frequente nell'orina dei pigmenti biliari normali (tre volte su quatlro); 3° enor me aumento della quantità tl' indicano; .)o aumento considerevole delle materie estrattive azotate ; 5' notevole dimagrimento con disturbi troflci specialmente dei tegumenli (eczema, eritemi, ulcerazioni). Riassumendo, l'alimentazione esclusivamente carnea e sovrabbondante, pro· duce r apidamente delle congestioni del fegato e dei reni, ed aumenta considerevolmente il tasso dei detriti, di natura tos;;ica, della nutrizione.

G. BERNUCCI. B . MtiLLERS. - CoDtrlbuto allo atudio della diffualoDe e profllaaal della. tuberoololl. - (Centra/blati fiir die medicinisclten Wissenscha.(ten, numero 1.7, '1 90i).

L'autore ha es:aminato le anamnesi di 200 lisi ci, cur ati nel riparto speciale dell'istituto per le malattie infettive, per ciò che si r ife1·isce alla etiologia della malattia. Su 131 uomini e 6() donne, 189, cioè 89,5 p. 100, contenevano indica· zioni sull'infezione. Su 114, o sul 57 p. 100, la tubercolosi aveva esistilo nella famiglia, cosicchè era da ammellers1 un'infezione domdstica famigliare. 50 (25 p. 1(}4)) avevano lavot•alo per anni nelle officine insieme con tubercolosi, H (i p. 100) avevano coabitalo con tubercolosi; soltanto in uno si ebbel'O, per sorgente d'infezione, frequen ti manipolazioni con materiale di tubercolosi perlacea ed in 21 (10,5 p. 100) non fu possibile avere indicazioni sulla causa infettiva. Perciò l'intimo e continuato rapporto con tubercolosi nella casa paterna, nelle officine e nelle abitazioni antigieniche rappresenta la causlt principale nella diffusione della tubercolosi. Converrebbe perciò prescrivere che i tisici con molla espettorazione e tosse fossero legalmente denunciati ed istruiti sul peJ'icolo del loro escreato, che quelli non più idonei al lavoro fossero ricoverati in particolari Asili o r iparti di ospedali. Finalmente le abitazi,)oi, specialmente nelle grandi citta, devono e~sere risanate. C. S.FORZA. H. - Sull'E•tlologla 4el ooalddetto tetano reumatico. (Ce ntralblatt .fiir Bakleriolo[Jìe, Parasilenkunde un d l nfektion~Jkrankheiten vol. XXXV, 1904).

RAc!NE e BRUNS

Gli autori descrivono, in un gi'.lvune con tadino, una malattia, che per la sua sintomatologia avrebbe dov uto ritenersi quale tetano reumatico. Nonostante le più accurate ricer che non fu possibile di trovare la porta d'ingresso di uua infezion e tetanica, non esistendo lesioui traumatiche di sorta sulla cute, sulle tonsille o sulla mucosa nasale. Il siero del paziente uccise i topi con fenomeni tetanici. Nel decorso della malattia riferì il paziente, che egli, tre settimane prima, aveva sofferto catarro dell'orecchio destro. Per mitigare i dolori che ne derivavano aveva nettato Il condotto uditivo esterno con fuscellini divelti


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da una scopa. La supposizione che la scopa adopet·ata per nettare la fossa del letame di cavallo fosse inquinata coi get•mi del tetano era probabile, come purd che col nettamenlo dell'orecchio, fosse avvenuta un'infezione. Nella secrezione dell'orecchio destro vennero quindi trovati i bacilli de l tetano che furono sicuramente dimostrati con le colture e con gli esperimenti negli animali. L'infermo curato con l'antitossina specifica guari. Lo sviluppo dei bacilli del tetano ebbe luogo nella gelatina non neutralizzata. Basando~i su questo caso, gli autori propongono di rinunziare alla denominazione di tetano reumatico. l casi oscuri per la loro etiologia devono esser e designali d'origine criptogenetica, significando con ciò, che le nostre conoscenze del momento nòn sono ancora ·sufficien ti per ispiegare chiaramente il caso. Ma anche la diagnosi di un tetano criptogenetico deve esset·e ritenuta come provvisoria, finchè non siano accuratamente ricercate tutte le possibili porte d'i ngresso, fra le quali, come questo caso insegna, deve essere preso in considerazione anchtl il condotto uditivo. C. SFORZA. CoNoORELLt - Oa1o 41 « myal11 » nell'uomo per larva outloolare 41 H ypoderma bovil. - (Bollelt. della Soc. :ooologica italiana, fase. I V, V, Vl, 1 90~). Si conoscono alcuni casi di penetrAzione di larva di dittero nella cute dell'uomo 'e l'Autore li pas;;a io rivis.ta aggiungendone uno di osservazione perso· naie. Si tratta di un giovane di 19 anni, guardiano di bo vi, il quale presenta va una piccola intumescen~a dolorosa al collo , della g rossezza di un uovo di pie· cione, leggermente arrossata, provveduta di un piccolo forellino da cui usciva colla pressione qualche goccia di liquido siero-purulento, e che lasciava percepire alla specillazione la presenzn di un corpicciuolo londeggiante mobile, d i ~onsistenza quasi coriacea. Inciso illumo l'elto uscì una larva viva di diltero la q uale pei s uoi caratteri morfologici fu riconosciuta a ppa r tenere all'h!Jpoder ma boois o estro del bue. L'Autore ritient> che i casi di parassilismo cutaneo di questa specie non debbano esser e cosi rari come a ppare dal riscontro della lelteralut•a relativa, e crede che il maggior numero di essi passi inosservato per il fatto che si verificano in modo ùa condurre a g uarig ione ::;poutanea :senza bisogno dell'inter· vento chirurgico. Lo sviluppo della lar·va nella cute dell'uomo avviene pe r la penelraziooe della medesima per mezzo di piccole spine delle quali é provvista, appena nata dall'uovo, il quale ullimo poi viene depos italo s ulla pelle della femmina dell'insetto alato armala di un lungo ovidutlo. TESTI. ALESSANDRINI. - 0 11ervazloDl sullo 1vlluppo e ololo evol utivo dell'Au(Bollett. della Soc. aeoloaica italiana, fase. l V, ola1101toma duodenale. V, VI, 1904).

=

L'Autore dopo aver descritto minutamente lo sviluppo dell'embrione e della larva dell'uovo di questo elminto, ci fornisce delle nozioni molto interessanti sulle vie che percorre la larva per giungere n ell'intestino umano. Dopo aver combatluto la teoria di coloro che ammettono che l'infezione dell'uomo possa


230 avvenire anche per trasporto del para!,;sita dal vento pet• mezzo delle polver i, pel fallo che, secondo le sue osservazioni, le larve non resistono all'essiccamento, egli tratta dei diversi modi di propagazione per via umida, pe1· mezzo di cibi, acque inquina te ecc., ricordando altres ì gli esperiment i del Looss di infeziorre a t tra verso la pelle. In se~uito a quest'ultime E>sperienze t•ipe tule con esito positivo da a ltr i studiosi, l'Autore pensando ad altri modi d'infezione, ha voluto esperimentare se le mosche e le zanzare possano essere capaci dr trasmelteee il para~sita, ed ha riscontrato che effettivamente le lar ve di mosche e qùelle delle zanzat•e possono benissimo alber·ga re uova e lar ve di anclrylostoma, e che l'infezione può tra· smetlerli all'insetto per f••Lto ; ha r iscontrato inoltre che le mosche e le zanzare allo stato di imagine possono beni~simo s ucclr ial'e insieme alle feci ed all'acqua laeve giovani o mature (.!1 tali elminti. La conclusione é dunque che le mosche e le zanzlll'e, e forse altr·i insetti, possono infettare l'uomo servendo di trasporto meccanico alle larve, ma specialme nte alle uova di anchylostoma e che in questo modo deve avvenire il dil a~a­ mcnto dell'infezione ed il trasporto delle uova e delle larve in centri a nche lontani da quello d'ot·rgine. T ESTI.

e ET. SERGENT.- Gaggio dl oampagna antimalarica aeoondo 11 metodo dl Kooh. - (A Lli del!a socieca 11er gli studi sulla malaria, vol. V).

E o~1.

Gli autori hanno sperime nta~o in una zona della Loira infer iore, presso il lago di Gra nd- Lieu. Il numet•o delle pet•sone difeso:~ fu di 153. Di queste, 41 erano sospette e furono sottoposte al trattamento indicato da Koch, cio<.'! di 1 gr. eli chinino o~ni 10• e 11° ~iomo. Mu, c1uautuoque il chinino fosse dato la sera, dopo il pasto, tulla via dava una vera ebbrezza chinica, che l'endevu le pet·sone malo te per tre o quatLt·o gio:·ni. Ciò è da~li autori stessi r itenuto curioso, non a vendolo mai os:>ervato in Algeria. Ed é cueioso rlifatti : deve essere un fer10meno speciale per gli abitanti di quella zona . Vista l'impossibilitA di usare il metodo di Koch tipico, gli aulol'i lo modificarono dando 33 egr. di chinino al giorno per tt·e giorni di seguito, ogni dieci giorni. Questo trattamento produsse questi etfelti: Su 41 mularici dell'an no precedente 2 r ecidiva ti (circa il 5 100). Su 153 persone costituenti l'esperimento, 4. casi nuovi, dei quali 2 non è cer to che non abbiano contratto altrove la malaUia . Queste cifre sono soddisfacentissime, cosicché mal s i comprende come gli autori vengano alla conclusione che l'esperimento non ha dalo b uoni ris ultati e eire sono mollo superiori quelli da loro ottenuti nelle ferrovie dell'Alger ia. E ppUI'e in esse ebbet'O il 6,45 p. 100 di nuove infezioni. G. B. MARlOTTl - BlANCHI.

e CHALT IEL. - Alouul fatti ed aloune e•perleuze r e latlve alla rabbia. - (Ann . Pasteur, n. !)0, 25 ottobre 190~).

~!COLLE

Le interessanti esperienze del direttore e del preparatore dell'Istituto Pas lAur di Tunisi hanno dimostrato alcuni ratti impor tanti: 1o La trasmissibilità della rabbia all' incneumone o mangusla (Herpestes ichneumon), e fa possibilit8 della trasmissione della l'abbia di questo animale .all'uomo;


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2° La post"ibilità (una volla su quattro) che le glAIJdule salivari del coniglio contengano il virus rabico e quindi la necessità elle nei laboratori si usino delle precauzioni verso la bava dei conigli infetti: 3• La sensibilità pe rfetta del ratto (grigio o bianco verso la rabbia, e la possibili la che questo ammale (in essi del resto rari) possa trasmettere l' infezione all'uomo o agli animali. Tr-:sr·1. RooET, LAGRIF'FOUL, WAIIBY.- La tOISlDa solubUe del baolllo d'Eberth. (Centralbl . .f Ba/der., vol. XXX VI, n . 5, 26 ag-osto 100't). Le ricerche degli AA. dimoslrer·ebbero non e!'isere esalto elle i prodotti tossici del bacillo tifico siano unicamente intracellulari. P er loro il bacillo di EberLh segrega una vera lossina la quale si può prepar a1·e coi metodi comuni, pur· ché s 1aoo realizzate alcune condizioni fav orevoli allo sviluppo dei baci lli e si operi su colture giovani. Si deve però tmchc t•itenere che una parte notevole di questi prodotti r·es tano incorporati o aderenti ai cor pi bacillari. Il principio tossico del bacillo di Eberth t"arebbe insolubilenell'alcool, sens ibile al calore anche moderato, r apidame nte alterabile nelle colture a misura che è !>egregato, per m odo che la tossici ta é pr ecaria e instabile. F ra i pro· dotti tos!'ici ve ne sarebbe uno più importante a l quale si dovrebber o attribuire disturbi morbosi generali e le azioni a distanza. T ESTI. A IJIESzK v -

Infezione del r.a ttl •lmUe alla peste, causata da un bacUlo capsulato del gt"Uppo del b. 41 Frledlaoder. - (Central/Jl. {. Bakler , volume XXX VI, n. 5, 26 agosto 190i).

E importante a proposito della diagnosi della peste, conoscere a lcune infezioni le quali hanno molli punli di contatto con quella pestosa. L' A. s tudiò una malattia dei ralli la quale s i svolge coi caratteri eli una setticernia a cuta, ma che qualche volta ha un andamento subacuto con formazione di hubboni inguioali ed ascellari. Questa malattia é pr0dotta de un germe di cui egli descrive i caratteri morfologici, colturali e biologici compr esi quelli importanti relativi all'azione patogena nei diversi a nimali da esperimento. Il batterio si cùlora più specialmente ai poli come fa quello della peste, e irl alcuni preparati ha morfologicamenle una somiglianza as5ai spiccata ; però le s ue dimensioni son<> maggiori. I noltre nei tessuti e nei prodotti potol0gici ba una capsula distint11. L'A. dopo avere es posto la diagnosi differenziale eli questo batterio con diver si germi analoghi, conclude rilenendolo non una nuova Sj)ecie, ma una varietà del bacillo di Fried li'inder, gruppo del r inoscleroma. TESTI. JANEsi:i. - Sulla questione dell'lnfesionedell'anopheles olavlger col parusltl malarlol nelle ba.se temperature. - (C ent ralbl.j. Bakler, vol. X XX V I, n. 5, 26 ago!-.tO 190~) . L'A . in seguito ad esperienze dimostra che lo sviluppo dei parassiti malarici negli anofeli che hanno succhiato sangue infetto tanto da gameli della Le_rzan~ che da gameti della Lropica, può avvenire anche quando dal momento 1_n cur ha s ucchiato il sangue rimane per 2~ ore a 13-11• C., e solo manca se glt ano· feli rimangono a queste basse temperature per pitl giorni.


232

RIVISTA D'IGIF.:><I':

Ques ti falli possono spiegare !"insorgenza dei casi ouov1 m alcune località nei mesi primaverili, come in s eltemb•·e, g iacché in questi mesi, dato pureche gli anofeli s ucr:hino il sangue nelle ort~ della sera piuttosto frec.ic.ia, tro vano per6 in altre ore del gio1·no una te mperatura surtìcieole per lo sviluppo ulter•o•·e dei ~a meli. TESTI.

ltiVISTA BIBLIOGRAFICA Balla •ogUa della panla pe1· il dottor TROMBETTA, maggiore medico, profeS!"OI'e di medicina legale alla scuola di applicazione di sanità militare (l:.:sl ,.allo dalla Clmica moderna, a~no X l, n. 2, :1 e 4). È il titolo, mollo su~gestivo, del capitolo di un libro, Saggi psicolorJici, che l'egreg io autore ci annunzia di prossima pubbli.::azione, e nel quale egli desCI'ive •1uelle forme embrionali, da lui chiamate crepuscolari, di psicopatie, che ral"enta.no la pazzia senza esservi incluse , e che pa>;sando, il piu delle volle, inavverlilP. nel g•·ande e rumoroso ambiente della vita sociale, fan no poi !'entire, pe r effetto d ella imita;;ione, le loro conseguenze colle cosi dette epiclemie pstchiche.

Di questi s tati rudimentali di pazzia, l'A. ha già svolto la forma più comune d i (Juelli a base depressiva, che è la ne vras tenia (l}: ed ora tratta del· l'altra c he, pe1· ordme di frequenza la se :<ue, oss ia della forma melanconica pura, r iservandos i io s uccessivi articoli di studiare le molteplici fo1·me precursorie della mania, della paranoia, d~>i perver•imenti ~essuali e della delinquenza. Acce nnando, prima di tutto, alle cause delle forme crepu'icolat•i 1li malinconia pura, l'A. la~ciando da parte l'eredità, le cause di orJ ine fi sico e certe funeste abitudini, s i limita a parlare delle cause relative all'ambiente , fami~lia, scuole, collegio, re~gimento, e di quelle inerenti alla educazione e alla coltura, che sono, a suo avviso, le più importanti, costituendo e.:;!>e l'atmosfera morale, intellettiva ed affettiva, in cui viv e l'individuo s ino da i !>UOi primi anni. Ma é sopralutlo alla influenza che la fami~lia esercita pel tono affettivo d ~lla personalita, che l'A. attribuisce la prima origine di certe forme melanconic he, le ,quali allsumono più tardi i caratteri di vera e propria psicopatia, cd a provarlo, Pgli dice che potrebbe citare tulla una s erie di documenti nmani, tolti dalla vita di uomini chiari nelle lettere, nelle arti e nella scienza. Quando manca nella famiglia, os serva l'A., quel ra,:rgio di cielo azzu•·•·o, eli pnce, di amor e, di tranquillità e gaiezza di animo che la famigl•a pu6 rar brii· lare, ~pecialmente per opera della madre, agli occhi dell'uomo fin dalla na!"cila, il tono afl'ellivo, non meno che il caraller e, ne riceveran no un'impronta in· cancell&bil(•, e a grado a grado si svolgeranno quelle tendenze al d olore, che, più tar.li, incateneranno il pensiero su temi pr evalente mente afllitth·i, e non gli permetteranno più di discernere neppure uno dei mille colori cosliluenti la scalA cromatica della gioia. ( l ) TIIOM&UTA. -

oo;; .

J~ennaio 1

La n tvnultllia m/l'ut r cilo e •u /11 Jet«>lt. ( V. Giornnlt mldlc() dell'taercilo


RlVISTA BIBLIOGRAFICA

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E come quella della fami glia, benché in minori proporzioni, esercila sul tono affetlivo personale una decisa influenza l'ambiente della scuola, del collegio, del reggimento colla oita di quartiere, per la quale la recluta subisce uoa vera evoluzione infantile, e l'iseote pe1·ciò con intensità straordinaria l'azione dei fattori deprimenti, sia fisici che morali, e quella sugge3Liva dei compagni. Le altre due cause delle forme primor.tiati di melanconia, le quali, intimamente connesse l'una a l'altra, provocano anche una notevole modificazione del tono della personalità sono l'educazione e la coltura. Circa la prima, si sa che la paura e l'angoscia sono i due elementi predominanti nel malinconico; si comprende quindi facilmente che non solo i mezzi coercitivi corporali violenti, ma quelli che pongono a base del loro sistema educativo la paura ed il terrore, sotto le forme più Ol'l'ibili per l'immaginazione del fanciullo, dall'or co che scende dalla cappa del cammino alla dannazione eterna dell' inferno, facciano sul suo animo un'impressione tale, da !asciarvi un'impronta incancellabile, che non può che esercitare una decisa influenza sul lono sentimentale e sul carattere dell'uomo futuro. Nè minore influenza spiega sul tono affettivo. e quiudi l'\u queste forme rudimentali della malinconia, la coltura, e in specie quella letlet'al'ia, proveniente dalla lettura ,ii certe opere, che le edizioni economiche mettono nelle mani dei più, mentre dovrebbero esse1·e riservate ai pochi, SchOflettauer , IY ietsche e compagnia., alle quali la patolo:zia mentale va debitrice di quelle forme malinconiche e dep1•essive, che si pale!>ano oggidi con tanta frequenza, e che costituiscono il carattere della tristezza e del pessimismo odierno. Nell'ambiente militare la melanconia assume il più ddlle volte la forma delta nostalgia, che merita tutta l'aLlenzione dei pet·iti e dei giudici, e che Jeve e!'<sere, nei corpi di truppa, conosciuta al più presto, giacchè è beo sovente la causa di atti impul::ivi criminosi. E tra le forme crepuscolari di malinconia l'A. cita pure quella che si manifesta, di preferenza, negli adulti, che egli vorrebbe chiamare malinconia quer ula, con tendenza a trasformarsi abbastanza rapidamente io un delirio d i persecuzioue o in quello di grandezza; l'orig ine della quRie va r icercatti in sconfitte morali, nelle delusioni dell'amor proprio che cominciano a riempire l'animo d t dolore e di sconforto, e dopo un lungo sladio di prostl·azione e di mutismo passano poi al periodo agitato, per giungere rapidamente al clelirio di persecuzione. Né l'A. l t'a lascia di trattare brevemente della siotoma~ologia di queste forme rudim~ntali di psicopatia melanconica, e dei criteri che debbono coodùrre al loro accertamento precoce nei vari centri di vila colletti va. Ed é veramente beo riescito e sorprendente per verità di colorito, il ritratto che egli fa del mt!lanconico nella famiglia, nella scuola, nel collegio, al l'eggimento, specialmente là dove traccia il tipo del soldato nostalgico. Da questo breve cenno è facile convincersi della genialità del lavoro dell'egregio pr ofessore della Scuola di sanita militare di Firenze, reso in particolt~r modo pregevole dal fine ed acuto spieito di osservazinne, dalla eopia dell'erudizione, dalla vivezza delle immagini e delle descrizioni, non che dallo stile piano, faci le, elegante, che ci ricorda quello di uno dei nostri migliori e più popolari scrittori. È quindi da augurarsi che egli completi al più presto, colla promessa pubblicazione, rruesti suoi Saggi psicologici. RANDONE.


23..1:

INDICE DlDLlOGRAFICO :\IEDI CO-MH.ITARE

Doll. V. D'AtdATO. -La. oura. razionale delle malattie veneree, elftlltlohe e outanee - Kanuale 41 pratloa dermo•lfllopatloa. - 2" eJizion e illu::;trala, Roma, tip. ~azionai~ di G. Bertero e C., 1DO't. Con vivo piacere annunciamo ai colleghi d ell'eser·cito la 2• edizione del Manuale del dott. D'Amalo .. Il libro si mantrene alraltezza dello s tato odier no della pratica dermosifilopatica e cos:tilu r~ce un prezioso ausilio ai medici esercenti, i quali lt·overanno in esso lutto qua.1to loro é indispensabile per bene diagnoslrcare e ben c urare le malattie veneree e cutanee. P er rendere più utile il ,"Hanuale rl doli. D'Amalo non ha tra scurato di esporre anche i metodi ba tteriologici più ::;picci e piit pratici per la ricerca dei m icror~anismi quando ciò era neccssarro. Ci sPmbra adunque che il libro dell'el!l'egio collega sia completo nel ver·o seuso della parola e colmi la lacuna e!'islP.nle nella letteratura medica in que!'ta parte di ,::cibile. Il Martuale ha in fronte la dedica all'illustre prof. Tommaso De Amicis, il quale l'ha accettata dimostrando con ciò qu~:tl allo conto egli abbia fallo del Manuale s te~so. Il libro ò nitidame nte stampato e ci6 lo rende più acceltevole: le fi gur e inte r calate ~ono poche nH• chiar·e. Al li bi'O 811guriamo numei'O.o:i«sime edizioni che Cl'rlo non gli farann o difetto. GRIECO.

INDICE BIBLIOGRAFICO MEDICO-MILITARE Journal or the Ro(/al Army medicai Corps, febbrAiO. - ALLEN e BLACKILDI: Il varicocele e l'altitudine al servizio militare.- Je vBns : Appun ti i~ieni ci per i coscritti. - Luc.,; : Ruol>t porlabile da flpplicarsi Alle bArelle regolamentari. - CoTTELL: Conservazione dell'acqua in tempo di guet·ra. - Rapporto s ulla vaccinazione anlitifoidea nell'esercito. Ma rzo. - Eove: Alcune note sulla fe bbre tifoide. - S~II TII : L' anchilo· storna, le strongilo, ecc . ( v. fase. di gennaio). - ••• : Sterilizzazio ne dell'acqua per le truppe io campagna. l.a merlicina militar E~panola, 25 f~bbraio. - DELErTo: La clinica rlella tubercolosi ucgli s peduli militari. - SALAZAR: Slalo sanitario ~;~ttuale dell'E· sercito spagnuolo. Archices mMicales belges, gennaio. - MoLtTOR: Esame cr itico de lle attuali condizioni igieniche del ce11npo di Bevet·loo. Deutsche militèiriir:~tliche Zeilschr((t, gennaio.- GaueNIIAGEN : La m edicina chinese. - RoTttENAICHER: Traspor to di a m malali e feriti con veicoli a una ruota. - NAETIIKR: Su di untl speciale for ma 13pidemica os:::er vata alte grandi mano vre del 1003. - AMMON: Sullo spasmo accomodalivo. Febbraio. - HéiLSCIIER: Correzione delle deformità nasali del soldato mediante le iuiPzioni solloc•Jtanee di paraffina.


INDICE :piDLIOGRAFlCO MEDICO-mLITARE

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La Caducée, 4 febbrai o. -

DuPUY: Profilassi e cura della febb1·e gialla. REICHBORN-KJENNERUD: L'uso degli Sk!J in campagna. - GnANJux: Pro· filassi del paludismo. - BONNETTE: Il limite fi siologico di eta per gli arruolamenti volontari. 18 febbraio. - T OBOLD: L'illuminazione del campo di bAttaglia nell'esercito tedesco. - TIIOOR!S : La rnedicttzione nella chirurgi11 di guerra. - A sepsi reggim entale. - Stufa a vapo•·e flu ente soLto pressione. - 4 marzo. - CI.A.Uoe: Incubazione del pal udismo. - GRANIUA: Profilassi òelle malattie veneree nell'esel'cilo. Anale.~ de srznidad milita r, novemb1·e.- Roe-\: Il dito a martello. Contributo alla patologia chirur~ica militare. - CABEZON : L'equipaggiamento e il carico del soldato negli eserciti europei. Conferenza (con proiezioni) ella scuola di applicazione di sanità militare di Buenos Aires. Journal oj che Association oj Military Surgeons, febbraio. - AzEL AM ES: Un corpo san1torio di 1'1serva per l'esercito degli Stati Uniti. - · CARRINGTo:-:: Altitudine ed espansione lorocica. Mar·zo. - CnoPPER WISE: I l pri mo soccorso nella guerra navale. STEINER: I principii dei nuovi r ejlolamenti sanitari di guerra per l'esercito austro- ungarico. - VALEKY HA VARO: Ginnastica e allelismo con speciale r iguardo al .football. A rcltivea de mèdecine et de pharmacie m ilitaires, febbraio. - MANCEAUX: Lesioni dovute all"acc•·escimento nei militari. - RADONAN: Statistica o peratoria dello spedale militare di Blida. - CHAVIGNY: Apparecchi improv· visali in zmco laminato. - LEMOINE: La Slslislirs sanitaria dell' eset•cito francese nel 1002.- CBALMARÈS: La radio grufia negli eserciti i n campag-na. Marzo. - Bo oARD: Ampolle ipodermiche e sieri artificiali. - SIMONIN: Il pane da gue1Ta attuale, il suo valore aliment.Hr e e la sua mangiabilita. Revista de Sanidad Milita r , 1' marzo.- PELAEZ: Stalìstica delle operazi oni chirurgiche praticate durante lo campagna di Cuba nello Spedale Alfonso XIII . .'Wilitiirarrt, 17 febbraio - MtcHEL: Le malattie mentali neli"esercito. - 10 marzo. - N EUMANN : M ed cina mili tare e igtene ·popolo•·e. TnoMBETTA EoMo~oo, maggiore medico: Sulla soglia della pazzia (forme crepuscolari della malinconia). E stratto dalla Clinica moderna, anno X l, n . 2, 3 e 4. Firenze, Nicola i, 1905. BARONI L. e Guro1 G. B ., farmacisti m ililar i . - Anali si di collaudazione del lartrato sodico effer vescente. Torino, 1905. Estralto dal Giornale di .far-

macia e chimica. R uoANJ Luwr, lenente medico: l òislurbi uditivi nella febbre. Comunicazione f11tta all'VII l con~resso italiano di oto-rino-laringologia, ottobre 190~. Estratto dall'A rchivio italiano di otologia, ecc., T orino, 1905. ScU\ANO L UIGI, capitano medico: L'ufficiale per l'istr uzione e l'educazione del soldato. Estratto dalla Rioista militare italiana, fl:'bbraio Hl05. STRANO ANTONIO, capitano medico in p. a. : La congiunti vite !rranulosa in Catania. Catania, 1905. Un fase. di pag. 8. SEYDEL KARL, Generalarzl und Universil àls-Professor: Lehrbuch der Kriep!S· chirur giE>, 2• ediz. con 2i1 figure. Slutlgart, F. Enke. Marchi 10.


236

MISCELLANEA Tutto Il mondo è paese. - Il corpo sanitar·io delf'eset•cito fl'ancese sta allt·aversanùo ora, a quanto vediamo dai giornali francesi, un periodo di lotta. Da una parte, per C(ttAnlo contenuta entro stretti limiti dalla disciplina e dallo spirito militare, vi é l'opposizione del corpo d'amministrazione degli ospedali m1litari, il C(Uale non ha veduto certo con piacere, il corpo sanita t·io salire negli ospedali dalle semplici funzioni di medico curante a quellA di direttore non solo tecnico ma anche amministrativo e disciplina re . Dall'altra pa rte sta un nemico più audace e f.iù attivo, In politica cioè della na3ione armata, delle spese improduttive, in una parola la politica antimilitaris ta. Questa, naturalmente, nella sua guerra contro tutto ciò c he é militare trova più comodo di attaccare quelle parli dell'organismo militare che, essendo consideraLe come s~condarie, hanno meno mezzi di difest'l, e non di rado, anche da taluni zelanti sostenitori dell'esercito, sono tenute in conto di un impedimento imba razzanl~, che può benissimo ess~ r abbanùonalo completamente in mano al nemico. Tra g-li altri documenti di questa campagna merita di esser menzionato un a rticolo della Reoae Socialiste, che troviamo riassunto e criticato nel Caducée de l 18 febbraio. L'articolis ta propone sen7.'allro la soppt·essione del cot·po sanitat·io militare. In s ua vece il servi1.io sarebbe assicuralo a questo m odo: Jo da una << inspezione sanitaria • organo amministt·at1vo incaricato di assicurar€! la par te materiale del se1•vizio e l'amministr azione. Que:>li is pettori, « per i quali sarebbe naturale di esigere il diploma di medicina >> sarebbero poco numero1oi, ed avrebbero sotto di sè il co1·po attuale degli ufficiali d'amministrazione degli ospedali. 2° dal corpo medico propriamente detto composto : a) da medici civili " commissionali •, o medici di g uarnigione; b) dai laureati in med1cina sotto le armi, durante il loro secondo anno di ser vizio, che Sdrebbero adib iti ai servizi esterni ; c) da professori di fama r iconosciuta che sarebbero incaricati rli missioni temporarie in circo:>tanze eccezionali. Fr·attanto la g raduale estinzione del corpo si potrebbe ini'Ziare colla soppt•essione delle scuole di sanila militare e coUa sostituzione graduale dei medici militari con ùei C( medici di g uarnigione commissionali ». A questi voli fantastici la miglior risposta é Jala dalla storia conte m poranea, dall'esperienza dolorosa delle r ecenlissime guerre ispano-a mericana, eJ anglo-boera e dell'attuale russo-giapponese, dal fatto che America ed Inghilterra, edotte dai tristi eventi, stanno appunto riformando e perfezionando il loro servizio sanitario militare, sempre sulla base di una completa mililarizzazione, di una perfetta preparazione tecnica, scientifica, e materiale a ssicurala tìno dal tempo di pace, e della specializzazione dell'inseg namento medico militare dalo in apposite scuole. Esposizione Internazionale del trasporti terrestri e marittimi, Milano 1906. - Questa ~randiosa

e sposizione si a prirà nel maggio del prossimo anno in occasione


MISC ELLA!'I EA

2o7

d.-ll'apertura al transito inter nazionale della nuova via del Sempione. La par te igienica e sanitaria dei trasporti avrà io questa mostra un grandissimo sviluppo. Limitandoci per ora ad accennare che vi saranno apposite sezioni per la igiene ferroviaria e il rellltivo servizio sanitario, per il ciclis mo, l'automobilismo ecc. , per l'igiene nava le, pel soccorM ai naufraghi ecc., crediamo utile di dar e ai nostri lettori in esteso il programma della 5• categoria, (Traspor t: di malati e feritj militari in tempo di pace e di guerra) alla 'lllale ci auguriamo che non sarà per mancare il contributo dei nostri colleghi. Del comitato ordì· natore di questa categoria fa parte il maggior· generale medico ispettore commendator Randone. C AT EGORIA 5'. - Assisten~a nei trasporti di malati e .feriti m ilita,.i in tempo di pace e diguerra. Classe 1'. - Traspo1·ti a braccia e a dor.~o d'uomo : g rembiali, correg~e, mezzi improvvisali, gerle, barelle tr-asformabili, congegni speciali. Clas:se 2•. - Trasporti con barelle : barelle ,rigide, barelle pieghevoli, barelle divi~ibili, barelle arrotabili, barelle pensili, carrelli-barelle, barelle a ruota, sedie lettiga, barelle improvvisabili. Classe 3'. - Trasporti con carri: carri e vetture per ammalali e per t'eri li, mezzi improvvisabili per· adallar·e carr i e vetture comuni al trasporto di feriti Classe 4•. - Trasporti con quadrupedi: (muli, dromedari, cammelli) sostegni. sedie, serlie-barelle, portantine, cacolels, mezzi impr·ovvisabili. Classe 5". - Trasporti per fe rrovia: treni sanitari, mezzi di adattamento e atl!'ezzamenlo delle vetture comuni da viaggiatori e dei carri merci per trasporto malati e ferili, stazioni di !<OCcorso lungo le linee fe!'roviarie. Classe 6". - Trasport i per mare: navi-ospedale, mezzi di attrezzamento delle navi comuni per traspoi'lo ferili e malati, mezzi speciali per cal'ico e l'carie() dei medesimi. . Trasporti fluviali, lacuali e lagunari: ambulanze fluviali, mezzi di attrezzamento, battelli e barconi del commercio per traspor to feriti e malati, flottiglie ambulanza ad alaggio ed a rimorchio, stazioni di soccorso e di sbarco l ungo il percorso. Classe 7•. - Trasporti in montagna per via ae1'eo, s ulle fun icolari: carrelli speciali per ferili e malati, mezzi di ~ospensione pel' le barelle. Classe 8•. - Automobili, bicicli e tricicli adalli per ll'asporto di ferili e malati. Classe 9". - Trasporto del mate riale sanitario al seguito delle lr •Jppe.

Quinto congresso Internazionale di psicologia. - Questo cougl'essn si terra a Roma dal 26 al 30 aprile 190:>. È diviso in quattro sezioni, delle yunli le ultime due possono interessare specialmente il medico militare. I. Psicologia sperimentale (psicologia in rapporto all'anatomia e alla fisiologia psicoftsica, psicologia comparata). I l. Psicologia introspeitiva (psicologia in rapporto alle ::>cienze filosofiche). Il l. Psicolugia patologica (ipnoLis mo, sugg-estione .e fenomeni affini, psrcoterapia). IV. Psicologia criminale, pedagogica e ~ociale. Sono rispettivamente presidenti delle quattro sezioni i professori Fano, Ar· digò, Morselli e Lombroso. Segr etario generale è il prof. S. De Sanctis, via Depreùs, 92, Roma. Cassiere l'avv. Giovanni Luccio (Ministero della pubblica istruzione) al quale si deve mandare la tassa d'ammissione di L. 20 (IO per le signore).


238

MLSOE LLANEA.

Dissimulazione del tracoma per meno dell'adrenalina. - Da una corris pondenza da New York al L an c.:et (7 gennaio '1905) apprendiamo che i medici incaricati della visita sanitaria agli e migranti sbarcati a New York, avevano notato fra costoro molti individui i cui occhi s i presenta vano s tranamenlfl b:anchi. Sottoposti a sor vegli1mza. furono tro vati in possesso di dosi di adrenalina, di cui si servivano per. mascherare, mediante la speciale anemia locale prodotta da questa sostanza, il tra coma da cui erano a fretti. Questa osservazione ci sembra istruttiva anche per il medico militare, c he potrebbe esser vittima di una s imile frode nell'arruolamento degli aspiranti volonta ri i. Le Infermiere nell' esercito inglese. - Solto il tilolo di Queen A le;r:andra' s Imperial Mililar y Nursing Seroic!!, e col patronato e il diretto intervento di S. M. il Re Edoardo, é stato dalo un nuovo ot·dina mento al corpo delle infer miere militari. Il cor po si compone qi tre g radi: Sta.{f nurses (infermiere), con pa ~a ' da 40 a 45 sterli ne a ll'anno; Sister.s (sorelle) con paga da 50 a 65 sterline; Matron.s (matrone) con paga da 75 a 150. Le matrone principali hanno poi u na pap;a da 175 a 205; e le matr•ons in chief da 300 a 350 sterline. Ogni g rado ha poi speciali inde nnità di servizio, e l' allo~gio . All' eta di 50 anni hanno tutte diritto a pensione. Sono pr ovviste di uniforme coi diRtinlivi del proprio graòo. Le n urses sono addette in lutti :zii o;;pedali militari del Regno e delle colonie, aventi 100 le tti e pili. Le matrone e le sorelle de vono anche impartire un inse· gnamento di assistenza !lanilaria agli uomini della tt•uppa di sanit.a. Per il miglioramento delle caserme In Francia. - Con circolare n febbraio 1905 il nuovo ministro della guerra ba messo e concorso lo studio per il migliot·a· menlo delle caserme. La forma del c0ncot'SO é nuova ed originale. Esso é aperto ad og"ni milit~:~re, u!ficiale. sollufficiale o soldato. l pt•emi consisteranno non in danaro, ma in a llestali di benemerenza, encomii, medaglie, o~getti d'arte, armi, e in ca so di meriti eccezionali, nella inscriziooe sui q uad ri di Avanzamento e di concorso. La scelta del tema é completamente libera. Esso può cioè trattare dell'insieme delle caserme a ppropt·iale al servizio delle singole armi, oppure delle disposizioni particolari dei vari fabbricati e dei lo cali accessorii, o dei dett11gli dei mezzi di riscaldamen to, ventilazione, disinfezione, sterilizzazione d~l l'ac,1ua, preparazione degli alimenti ecc. Questi studii potra nno esQere, a ;;celta del concot-re nte, o applicati a casi concreti, a caserme gia e:::i!:'tenli, 0ppure falli per un imptego generale. Pet•chè ognuno di essi abbia r ealmente una importanza pratica è necessario che ogni pt·oposla s ia accom pa gnala dal preventivo esatto della spesa. Insegnamento preparatorio per il concorso alla scuola di sanità militare di Lione. l n Francia. non solo eRiste la storica scuola d'applicazione di Val-de-Gràce, non solo, in sostituzione della scuola di Strtisburgo, esiste da pat·ecchi anni la scuola del servizio di sanità di Lione, la quale come tutti ::;anno è una preparazione al Val-de- Grl\ce. e che riunisce i futuri medici mili tari per t·icevere un insegnamento e un indirizzo speciale , fino dagli anni universitarii, ma s i sente ora il biso~no di un corso preperalor'io per l'ammissione a questa scuola. Questo è s tato or ganizzato, non dall'amminis trazione militare, ma dalla fa coltà stessa di Lione.


llO'Vl.M'ENTI AVVENUTI NEL OORPO SA:-IIT. E NEL PERS. FARMACEUTI CO

239

L'insegnamento é dato dai professori ordinari della facolt.a. Dal15 gennaio 1905 al t o luglio sar·anno date circa 150 lezioni- conrerenze dr is lologia, di patologia generale, di patolog ia interna, di patologia es terna e piccola clmurgia, di clinica biologica, di fisiologia e di anatomia. I candidati che si vogliono inserìvere pagano L . 150 di tassa. Il Roral Armr medicai College. - Annunziammo già nel rascicolo di fe bbraio dell'anno scorso la costruzione in Londra di questo edifizio destinato ad accoglie re la scuola d'applicazione di s anità militare, ed un nuovo ospedale presidiario. Lo spedale è già terminato e pronto ad essere occupato. Il fabbricato per la scuola non é ancora comincio.to, ma sono stanziate 100.000 sterline, e fur·ono già firmati i contralti per la sua costruzione.

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Di1peou n. 3, ' • :;, 6, 7, 8. 9, ddl Boll•rtino uflìcial• .UII• nomiou).

Ut1lolall In nrvlzlo attivo perm&nente. Determina~ione Ministeriale 2G {!ennaio 1505.

TROVA:-IELLt cav. E'loar.lo, capitano medico ospedale Bologna. - Coman.lalo is pe ttorato saaité militare. ALTOBELLI A luerto, id. ispettorato sani lA militare. - Des tinalo quale assis tante onorario presso l'istituto j'igiene della R. univer·silé di Siena, dal t• febbraio al 1' a gosto 1\.l05.

R. Decr·eto !5 gennaio 190:'>. M ATTt A .\1ichele, te nente medico ospedale Cava dei TilTeni

(Sale r·no) - Col locato in aspetta tiva per motivi di famiglia p•!r la durala di sei mesi.

R. Decreto 19 gennalo 1905, su proposta ciel Ministero dell'Inte rno. D ETronr cav. Angelo, capitano medico, infe•·me ria presidiaria Sassari. minato cavalie re ne!l'Or·dine dei Ss. Mau1·izio e Lazzar·o. Determina~ione

No-

Ministeriale 23 febbraio 190:>.

CALIE:-.oo Errico, tenente medico, R. truppe colo uiali. Cava dei Tn·r eni (Salerno) dal 2 mal'zo 1005.

T ras re•·ilo ospeJale

Farmaol•tl militari.

Decreto :vtinisteriale 12 gennaio ·1905. C AREUER cav. Alfo nso, farmacis ta capo di 2" clas!-<e, sospeso dall'impiego. Richiamato iu servizio dal 16 gennaio 1905, con anzianilé 12 luglio 1897 e destinato ospedale militare Pale rmo.


240

)JOVJMENTI AVVE~OTI NEL CORPO SAN IT. E .NEL PERS. FAR:U:AOEUTICO

Determina..ione Ministeriale 16 jebbraio 1905. De PAot.r cav. Antonio, farmacista capo di 2• classe, ospedale militare Palermo. - Trasferito farmacia centrale.

R. Decreto 29 dicembre 1905. CHIALCHIA cav. Andrea, farmacista eapo di 2" classe, in aspettativa. - Collocato a riposo a sua domanda per infermita comprovata, con decorrenza per gli assegni dal 16 gennaio 1905.

R. Decreto 16je/,braio 1905. MrROLLJ Romeo, farmacista di 3" classe, R. corpo di truppe coloniali (e dispo-. sizione del M in~stero degli esteri) (R. Decreto 11 dicembre 1902). - Cessa di essere a disposizione del Mi111iste r o degli affari esteri, dal t• mal'zo 1005. Rientrato io I talia e destinato ospedale militare !Piacenza dal 1• marzo 1905.

Uftlol&li dl rlnrva.

R. Dec,.eto 15 oen11.2io 1905. D• DoMENICO cav. Nicola, tenente colonnello medico, dish'elto Chieti. -

Ce!'sa di appartenere alla r iserva per ragione di eta conservando il grAdo con la re leliva uniforme,

NOTIFICAZIONI. ARRIVI E PARTENZE DA E PER L'AFRICA.

CAL!ENoo Enrico, tenenta medico . - M1ROLLJ Romeo, farmacista dì 3° classe. Ritornati in Italia per· rimpatr·io definitivo il :30 gennaio '1!.)05. Def'lmtt.

BER.TANI Odoardo, sollotenenle medico di co mplemento in servizio 55 fanteria. - Morto a Reggio Emilia il 22 gennaio 1905. BARATTINl Rio, id. medico 40 fanteria. - Id. a Bologna il 29 gennaio 190'1. UouKNGo cav. Loren~o, maggiore medieo di riset'va distretto Vercelli. Id. Moncalieri il 31 gennaio 1905. p RANZATARO cav. Carmine, colonnello medico non più inscritto nei ruoli. Id. a Napoli il 4 febbraio 1905. VJRGII.lo Enrico, capitano medico di riserva distretto Roma. - Id. Roma il 4 febbraio 1905. GlO!RGio cl:lv. Cesare, maggiore medico ospedale di Ancona. - Id. a Caiazzo (Ca· serta) il 13 febbraio 1905.

Il .fl.edat.t.ore

D.• Rmou•o LxVI, maggiore medico. Il D1ret.t.ore

Dott. GIOVANNI RANDONE, ma.gg. generale medico ispettore. !Iom a, 1905- Tip. E. Voghera.

GtovA,.NI ScOLAIIII, Gereute


RIVISTA DI OCUI.ISTICA. 91clle1Dnne - Contributo allo studio delle nevriti ott.ichc d'origino lnlelliv~. . . . Pa(J. i9ò Challlous. - loCezloue traomatica tlel globo oculare per un mkroho anaerobio (B~cillu~ perrringens) . • . • . . . . . 197 Ctb1.0nes. - Nevrlte e atroìla ottica nella resipola. raclale . 198 Armalgnac et Martin. - Opoterapla e{latica nell'emeralopia. . t 99 l ayewskl. - Alcun" p~role sulla prnrezione binor.ulare . . 200 Gonnles. - Valore comparativo delle diverse scale ottometricho ~~~· Wicllerkll wlt.Z. - Sul <;a,tarro primaverile . . . . . !!O~ hlt. - \'alare del grandi lavag~l col perrnanganntO di ]lOtassa contro le' Comj)llcoizioni corneali dell'ottalmia granulosa . . . . i03 llklernlk. - Cura meccnn1c:t del tracomil' . . . . . . . . . . . ~"& Suker. - Complicazioni oculari nel corso del morbìllo . . . . . . . . 204 Armalgnac. - Oetermlontlone e mi>nrnziono simultanee dell'ambliopia monocula1·o col me· torto •lol regolo perfezionato . . . . . . . . . . . . . ~04 Jollnson. - Nuovo contributo alla cheratomlcosi a~pergillica di grado leggero . . . ~ù~ nJVISTA OELLK MALATTIE V&NEflEE E DEI.I.A PELLE. l lautlu . - Sull'adenite da ulcera venore~ . • . . . . . . . . Pog. ! 05 Brocq e Arnal. - Il bleu di melilene appli::ato localmente contro la silllide mucosa secundana . . . . . . . . . . . . . . . 2nG ';!()6 Neluer. - Ricerche s~riment.ali :mila trasmìsslone della sifilide alla scimmia . ·Mtumann. - Sulla silllide della colonna vertebraJe • . . . . . . '!Ili Letrain. - Trattamento rapido dell'adenite ''enerea suppurata . . . . . . " itJS Bmmann. - Sulla patogenesl dell'epldldimilo gonorrn1ca e sui risultati delln sun cura eon la puntura . . . . . . . . .· ~o~ IIM»raln et Darand. - Della multipliclt.'l dell'ulcera Sllllitìca • . . !09 Lu!wig Welas. - Il permanganato ai potassa contro la bromidrosi piantare 20, RIVISTA DJ TERAP~:UTIC.~. Coudrah, . - L'acqua ossigenata e le sue applicazioni t.erapeutlche. Png. ~ IO IIDMi t. L'isoprallo nuovo i11notico . . . . . . . 211 Tafllra. - Sall'uso terapeuUco rtel cloruro di bario . . . . . . . . . !H Juae, lullowa e Kaplan. - Sull'uso ipodcrmico Ilei cloruro Ili adrenalina nella co•·a do)!li aecessl asmatici . . . . . . . . . . . . . • . . 21'1 l arlenl. - Sull'ulone antìperiodlca degli .tlcnloidl secondari della china ~lt 9)k. - Sull'u<o del piramiuone nel tifo addominale. . • . . !Il RIVISTA DI MEDICINA LEGALI!:. lril. - Sul modo d'esaminare un alirnnlo . . . . l'o g. !13 l arlenl. - Crimlnalita potenzi~le e.l ossessione omlcicla . ~1 6 TscnlaOII. - t<:pilessia 1:\rvata • . . . . . . :!l i IUVISTA DI TECNICA. E SERVIZIO MEDICO MILITARE. Wrtéen. - Snll'azione dei proleltili glarponcsi e sulla prima medicazione sul cnmpo tli ba ttaglia Pog. ! IS RIVISTA D'IG IENE. Yallgh - Sull'Importanza eridemlologica rlclle morti Improvvise d'uomini sotTerenti per uro addominale laùmte . . . . . . . . Pay. ~~ Lubarsoh. - Sul modo d'Infezione nella tubercolosi . . . . m Flllgge. - Sulla lotta contro la tu bercolosi. . . . . . fll Gtbauer. - Soll'mfezione tirosa nel(li ospedali e sulla sua rro111assl . . . m K'ocll - Ual~ttie .:ansate dai tl·ipaoosomi • . . . • . . . . tl'! Wlllllelmr . - l..a flora natterlca dcll'estmtto di carne e rli ~lcuni preparati a.lllni. n~ Mu tln. - La Jlmtica !Ielle disinrezlom . ~~4 H~ lltmrno. - La peste equlna . . . . . . . . . . . . . . «ohler. - Le •accioa~1oni nella Dosnla o nell'ltrzegovìna e ~oro influenza sulla manifesta· !!'!fi zione del vniuolo in dette regioni . . . • . . . . · . . . !!6 De 8Jaal. - Contributo alla conoscenza dei virus Oltrablll . . . . . . . Petruschky e Pusch. - Bacterhun coli quale indicatore dell 'iO(IUin;~mento clellt'l acque con le ree. . . . . . . . . . . . . . . . . . . ~7 I one. - Di talnne modlfi<'azionl della nutrlz.ione sotto l'influenza oicl regime c:unco !!i e.qcJush·o. . . . . . . . . . . • . . . ti8 ~~llers. - Contributo allo studio della dltTusione e prolllassi della tubercolosi ~U8 ...clne e lrune. - Sull'etioloj!ia del cosiddetto tetauo reumatico . . • • . . 'fj9 Condorelll. - Caso di • myas1s • nell'uomo per la.r va cuticolare dl Rypoderma bovi~. . ~~9 ~~sandrtnl. - Osservazlom sullo sviluppo e ciclo evolutivo dell'Anchilostoma rluodenale ~30 · fl Et. Sergent. - Saggio di campagna anUmalarica secondo Il metodo di Koch . !!JO llleolle e Chaltlel. - Alcuni ratti ed alcune osperienze relath·e alla rabbia . !131 llo~et. Lagrlftoul, Wahtlf. - l.a tosslna solubile rlel hnc11lo d'Ebt~rth . . . . . Auteazkr. - lnr~llone rlei ratti simile alla peste, e:ousata da un bacillo capsulato del gruppo ~31 d•l Il. di Friedlii nd81'. . . . . . . . . • · · · · · l anesG. - Sulla questione dell'lnrezione tlell'anopheles clnvlger coi parassiti malarlcl nelle basse temperature ~31. RIVISTA BIBLIOGRAFICA. T!"mbetta. - Sulla soglia della paula . . Pag. !3! O Amato. - l.:t cura razionale rlelle ma:attie veneree, slfllltlche o' cu~nee ·_ ~!anuale dl (lratlca dermosinJopatlcn . !J4 INOICE 8/DLfOGRA PICO M&DICO.MILITARE Pao . !3~ !llsaLLANEA . Pag. !3G MOVIJIENTr AVVENUTI .NEL CORPO SANITARIO E NEl, PERSONALE FAJl}IACEUTICO Pag. !39


GIORNALE MEDICO D E L

REG I O

E S E RC IT O

Direzione e Amministrazione : presso l' Ispettorato di Sanità Militare Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero dt~lla guerra)

CONDIZIONI DI ABBON.AM.EN'l'O. Il Giornale Jledico del R. o Eserci to ~i pubblica l'ultimo giorno di ciascu(ll mese in fascicoli di 5 fogli d1 stampa. L'abbonamento è sempre annuo e decoi•re dat t• gennaio. Il prezzo d~ll'abbonamento e:

Per l' Italia e la Colonia Eritrea . Per l' Eslero. . . . . Un fascicolo separato costa.

L. 12, '' 15,» 1 ,2 5

L' a bbonamento non dii:~dello prima del 1• dicembre s· intende rinnova!& per l'anno successivo. l signori abbonali militari in effettività di servizio possono pagare l ' imporlo de ll'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., che accompagnassero l~ memorie sono a carico degli autori. Gli éstralti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazione di foglio, e per cento esemplari. Il prezzo é eguale sia che si tratti di 100 esemplari o di un numero min.o re. l manoscritti non si r estituiscono.

Si è pubbli ca to:

LO SGOMBERO DEGLI

AMMALATI E DEI FERITI IN GUERRA MEM.OniA dei dottori Lula l B c:rnardo, tenente colon-nell-o medico e Gluse1•11C Jlrez • l , maggiore m ed·ico, onorata del l 0 Premio al Con-

corso Riberi pei modici militari del lcJ02-1903. U n, v<.' lume di pagine 280 con. figure e tavole grafiche. 8arà. distribuito in dono a. tutti i nostri abbonati. I non abbonati dirigano le richieste alla nostra amministrazione accompagnandole. col prezzo di Lire 3 , 50.


PUBBLICATO

DJlhh' ISPETTO~ATO DI SANITÀ ft!lltiTII~~::q U _;.'\.

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FAsb:-"ìY:0

ANNO LIII

1905

30 APRILE

l 0./~U,{] t; "f~. ..

SOM MARIO M E .OaiiE oatGII'I&I, I .

Contlgllo. - loeralluciooòl isterica . . . . • . . . • . . . . . . • . . . F ag. tU SaiiRarl im oerfl!zìoni e malattie dovute alla mancata od incompleta oblitera· 1lone del conllotto vaglno-per•tonealc . . . . • . . . • . . • • . . . • m . .n iato. - Ult~;r!orl r icerche !lull'alion~ .patogena degli elminti intestjnali . • . . • ! 69

Le

RIVISTE uKNERALI: T"tl. - Le recenti ricerche sulla immuniuazione V-'TSO la sinlilio • t79 alt'I.T& al G IOilNALI ITUI.lNI F.. IE8TEal. Rivl3ta medica,pag. 183. - Rivista'" nPvrooatolo;rla, pag. m .- Rivista eh lrurp:ica, pag, ~--

, Rivista di oto-rino-larlogoiatria, pag ~'· - Rivista 1H oco llstica. pag. 197. - Rlvis.ta 111 malattie veoerPe e d~lla pelle, paa, 304) - Rlvl~ta d' llrie!le. P.afl .. 30t. - RivisLJ .b•blln· graOca, pag. 30l. - Conferenze sc•enuHchn deJrli osoedah m •lltan, pag. 31'! - ~lls•PIIa· nea, pag. 317. - Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario e oe l P~rsonale Farmaceut ico, pag. 318.

(V. l' / nd(ct nelC' interno della copertina).

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE

ROMA • Paluzo del .Mlrllstero della Gaerra, VIa XX Settembre - ROMA

.·

'!!

1


INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA. Paq. !83 Manceaux. - ~lalattie di s\·ilup[IO nell'esercito . Kulln. - Rantoli a nne bolle sui bordi anteriori inferiori dei polmoni quale sintomo pr o· ~84 coce di tubercolo:;i polmonare. (Siotoma di Burghart) Becker. - Risullati (lei casi di polmonite O$Servati negli ultimi tOanni (d:tl t• ottobre t89i t8S al t• ottobre 190!) nell'ospedale militare in Allenstein i85 Archarounl. :.... Congestio11e degli apici ptllmonari nel corso della fobbre tiroide . .· !86 Lacroix. - Il diahete insipido; sue cause . t86 lemolne. - ComjJlicazioni della febbre tifoill~ .

RIVISH. DI NEVROPATOLOG IA. Consiglio. - Lé disfn!nie tMalal~.tiehe . Mlngazzlni. - Sulla diagnosi differenziale procoi'.e dci precessi morbosi interessanti la li&Se del cervello. Gallana. - L'alcoolismo cd i degenerati

flag. t87 !88

t89

RIVISTA CHIRURGICA. la Torre. - Il mecrani<mo d 'a7.1one degli ascessi di tlssazione Polina Oalches. - Ri~ultati (Inali delle operazioni radicali delle ernie, ~pP.ci~lm~te .deh~ ernie ingulnall . . . . . • . . . . . . . . . Hahn. - Sul risullati Onall delle operazioni radicali dell'ernie nella clinica' chirurgica del Pror. Rydygier .

Pag. !90

m '!93

RIVISTA Ili OTO·RlNO-LAl\INGOIATRIA. Pag.

..

Ruganl . - l disturbi uthtivi nella Cebl.Jrc Nllddu. - Alcuni risultati dì raJioterapia • Egldl. .- lntubazione del :a laringe Gomperz. -Ce malattie dell'oreechio·nelle affezioni dei seni dclfa faccia

j9!

'!95 '!95

i96

RIVISTA 01 OCUI.ISTICA. Galuowakl. -

Dell'importanza della diagnosi nelle affezioni oculari

•

Pag.

t97

RIVISTA DI MALATTIE VENKREE E OELU PELLE. Scaduto. • Contributo alla cura rhirur~;ìc.a del bubbone. - Pou11on. • Sull'estirpazione del le adeniti veneree suppurate tlcll'inguine. - Legraln. • Cura rapida del bubbone suppu rato coll'inci~one, spremitura e tutura immediata

Pag. 300 .

RIVISTA O' IGIEI'\E. Un nuovo giornale d'igiene • Bordoni·Uflreduzzl. - L'origine di alcune macchie che SI producono su materassi di lana sterilizzata col ,·apor d'acqua . Mathleu. - Valore alimentare del vino.

Pag.

30J 303 304

RIVISTA BIBUOGRAFICA. Tad~el. -

Le rerile prodotte dai moderni ruclli da guerra Serdel. - Tratlato di Chirurgia Ili guerra . . . Scarano. - L'uffidale per l'eduCll7.ione del soldato . Hlllar. - L'igiene ne ll'oserci to. ,.

Pag.

C01WERENZE SCIE:'<TI.FICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI

Pàg. 311

MISCELLANEA •

• -..

MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT.\RIO E NEL PERSO:'l.\LE FARMACEUTICO

30~

307 310 311

317 318


MEMORIE

ORIGINALI

OSPEDALE MILITARE DI RO~IA

•

IPERALLUOTNOSI ISTE~lQ.;\. .l,i~

.

. ,. ~ . • ~'7

Per Il dottor Plaeldo 4:ealllclio, tenente

l. Oggidì specialmente molto parlasi, da medici e da non medici, di isterismo, come molto si parla di neurastenia. Queste due malattie sorelle~ le "due così dette neurosi funzionali o dinamiche per eccellenza, da varii anni sono in gr~n moda nel pubblico, poichè la moda impera. per le espressioni mediche e per le malattie, come per tutte le cose umane, dall'abito di Parigi allo sport americano, sempre quando il seguirla può dare ad alcuni q uel profumo di snobisTJW che valga a farli credere diversi o superiori al vztlgus profanum di Orazio. Era tanto comune dapprima; nelle signore, mostrar~i pallide, esangui per quella parvenza romantica di figure evanescenti, delicat e come teneri gigli, e l'anemia era. d'obbligo, ed un vanto, nel1e classi sociali più elevate. La moda presentemente è nei nervi ; per le signore specialmente essere nervose, capricciose, soffrire l'emicrania ecc. è smart, poichè rwble.~se oblige, ed un'organismo delicato, fine, intessuto di idealità. ha bisogno del nervosismo che dovrebbe indicare vibrazioni di nervi, tensione di energie, delicatezza di sentimento. Tale moda rispecchia. d'altronde, più o meno, lo stato della Scienza.; oggidi tutti siamo nevrastenici od isterici, ed ogni espressione anomala della pèrsona.lità. umana ci sforziamo di far risalire a quelle due grandi nevrosi ; e nelle aule dei tribunali e delle corti d'a.ssisie gli avvocati spa.rleggiano di stati nevrastenici od isterici che· diminuiscano, attenuino o tolgano del tutto ogni responsabilità. ai loro clienti. Vera.mente, in questo secolo di nervosità., di affaticamento, di ambizioni insoddisfatte, di godimenti sfrenati, d~ int.ense vibrazioni, con la frequenza dell'esaurimento, della debolezza nervosa, si tende ad lG -

Glornall mtcUco.


242

IPERALLUOINOSI I STERICA

allargare grandemente il concetto della nev rastenia, la quale, dal quadro noscgra.:fico ben definito dal Beard e dall' Hucha.rd, si è oggidì estesa sino a comprendere un gran numero di forme di surménage, di stanchezza. cerebrale, di fatica muscolo-nervosa., nelle quali la deficienza di energia è di natura, d'origine e di significato assai vario e molteplice. Invero trattasi in molti casi di perturba.mento nel ricambio materiale, nel metabolismo orgp.nico ·generale, o di stati anemici od ipotrofici, od anche di deficienze o deviazioni funzionali di organi va.rii dell'economia corp~rea con conseguenti tossiemie leucomainiche, o di diminuita neutra.lizzazione, da parte di alcune ghiandole, di veleni endogeni od esogeni circolanti, pGr virtù di organo o per l'azione secretiva. interna (Brown-Séquard); trattasi molte volte di autointossicazioni intestinali, la gran fucina di veleni dell'organismo, che ha portato uno scienziato americano a. definir.e la. vecchiaia una atrofia cronica tos.f{ica per assorbimento continuo di veleni organici, dal crasso in ispecie (donde la assicurata longevità. mediante la sistematica. colectomia !) ecc., non considerando poi tutti quei fattori deprimenti dell'animo, pa.tèmi morali, accidenti traumatici, consumo esagerato di energetica nevropsichica., che più direttamente turbano l'equilibrio e la. potenzialità. del sistema. Per cui può parlarsi solo, nel più gran numero dei casi, di semplici stati nevrastenici, spesso sul fondo di nevrosi individuale, c quale attitudine dell'organismo a produrre accidenti nevrosici ~ (De Giovanni), dovendosi considerare ogni individuo, più o meno, come una deviazione dal tipo; e per la. gran legge biologica generale che la per~:~ònalità. psichica ha le sue scaturigini dalla intimità dell' Essere. Così per l'isteria. Veramente anch'essa va dilagtt.ndo ed accomunandosi, per tutti quei fattori di esaurimento che accennammo, e ohe agiscono specialmente negli ascendenti per lo aggravamento delle trasmissioni ereditarie; ma in primo luogo per la perniciosa educazione che si dà ai fanciulli ed ai giovani, curandone l'istruzione teorica, ma non l'animo, non la moralità., non la pratica multiforme della vita reale, •m ettendoli in presenza dei bisogni contingenti, che avvezzino al sano sen timeoto dei propri doveri, e delle proprie responsabilità- per le bigotte e superstizie pratiche religiose, per la lettura di romanzi e fantast icherie d'ogni sorta, per il culto del sentimento e della impressionabilità emotiva, per quel che lo Schutzenberg chiama la miseria sessuale d'oggidì ecc. Donde il nervosismo, il platonismo, le idee simbolistiche, 1o spiritismo, il neomisticismo che pervade la letteratura e l'arte, dai preraffaellisti ai decadenti, al Tolstoi, che riproducono nel nostro ambiente e periodo sociale, benché in un campo intellettuale, quelle epidemie e quei contagi psicomotori che nel Medio Evo con-


IPEBALLUCINOSI ISTERICA

243

dussero al demonismo, alle stregoneria, alle danze di S. Vi~, alle tregende dei Se.bba, alle Crociate. Ed in correlazione con tale substra.to di pervertita funzionalità. sociale è divenuto uno sport anche, e sopratutto forse, nei medici, parlare con grande facilità di forme isteriche, di attacchi isterici, di tempe· ramenti isterici, quando t rattasi specialmente del sesso femminile, nella idea. falsissima che l'isterismo sia nella donna una semplice esagerazione ed intensificazione del carattere suo ordinario, contribuendo così ad una perniciosa. volga.rizza.zione di un errore fatale che non ritempra. davvero il carattere e ci adagia in una sterile contemplazione abulica delle passate grandezze, che non è ultima causa della cosidetta decadenza delle nazioni latine (V. Sergi). L 'isterismo, secondo i concetti moderni, è una psicosi o newro-psicosi; c c'est une m·aladie psychique par excellenoe • disse primo Charcot, e quindi profondamente diverso nella sua essenza, natura e significato dai comuni stati di esaurimento, di irritabilità, di nervosismo, che impropriamente si dicono nevrastenia, e che sono più o meno immanenti nella. donna per debolezza di organizzazione e per l'effetto deprimente della. sua missione familiare (gravidanza, tlllattamento, mestruazioni eco.), e per errata educazione fisica e mentale. L'isterismo è ormai da avvicinarsi molto alla epilessia, della quale veramente è fratello, avendone simile la parvenza clinica, l'etiologia, l'organo ed i centri affetti (centri corticali) e gran parte della patogenesi (disposiz ione neuropatica, alterazioni del ricambio, eretismo di alcuni centri ed assopimento funzionale di altri, secondo Tamburini, Sollier, Collin eco.). Parliamo spesso, quando mancano le stigmate somaticbe (il che talvolta. avviene nei periodi interparossìstici, e magari subito dopo un attacco motorìo), di sintomi isteriformi, di carattere o di nota isteroide ecc. le quali espresswni, in patologia. mentale, n on debbono più intendersi come semplici modi di dire per colmare un vuoto concettuale, perchè rappresentano veramente qualche cosa di definito e reale, quali modalità di manifestazioni sintomatiche che pur sempre debbono riatta.ccarsi alla neurosi. Ma. oltre a. ciò esistono forme numerose di sindromi isteriche che sfuggono d'ordinario all'osservazione comune, che sono più rare a riscontrarsi e talvolta anche di difficile interpetmzione, ma. certamente le più importanti dal punto di vista. patogenetico ~ fisiopsicologico. Occorre per tale studio una certa praticita nel medico · osservatore, e che questo abbia presenti alla mente tutte le possibilità. fenomeniche integrate nello studio del caso indiriduale, e tutti i va.rii mezzi di indagine neuro-psicologica. Son desse le forme abortive, le {'MUJtre, le ps-ichiche larvate, le eqttivalenti, le procur~ive, le ~ormamòo-


244

IPBBALLUCINOSI ISTERICA

liche ecc., cosi come nell'epilessia, in gran parte, ove acquistano la massima importanza psicologica e sociale più che non gli ·accessi convulsivo-motorii, che rappresentano la materialità. brutale della scarica. Così si allarga il concetto e la fisionomia. di questa grande neuropsicosi, anche negandole tutti quegli attributi di malvagità. del carattere, di cattiveria morale, di menzogna ecc., di cui molti la vorrebbero intessuta, e che forse è bene far risalire alla degenerazione fondamentale che spesso precede ed immane nella pel"sonalità. o alle note di follia. morale che talvolta si aggiungono ad essa (Pitres, Ballet, Babinski ecc.). Ma la proteiformità. della nevrosi, la molteplicità delle sue manifestazioni morbose nel campo motorio, sensitivo, organico o mentale, le mille varie modalità. cliniche e nttances sintomatiche, ove si esprime la nota personale fondamentale, (che plasma di sè ogni fatto morboso nel campo organico come, ed infinitamente di più, nel nerveo-psichico)~ non debbono farci perdere di vista la unicità. del concetto nosografico che Charcot e la. sua. scuola, sin dal 1878, dopo Briquet, ebbero il merito di affermare e dimostrare, quando si credeva alla disformità. capricciosa e quasi accidentale. Probabilmente la Salpétrière eccedette nel senso opposto, schematizza.ndo troppo in una uniformità ed unicità rigida, e col suu peso valse a ritardare lo sviluppo completo della conoscenza di tale malattia. Poichè è legge biologico-sociale essenzialissima che ogni progresso avvenuto è un ostacolo al progresso avvenire (secondo Spencer~, perchè ogni complesso di acquisizioni mentali includono fatalmente, per processo di soprasaturazione cerebrale (come dice il Ferri), un concetto misoneistico per conoscenze ulteriori in quel dato ramo dello sci bile; così come ogni uomo, ed ogni periodo storico, credono fatalmente essere le questioni per cui si agitano e lavorano le più nobili e le più importanti per il Pensiero, nella Storia della Civiltà. (Heine). Ricordiamo ad ogni modo che Charcot ed i suoi allievi hanno distinto un grande attacco (istero-epilettico) ed un picrolo attacco convulsivo uteriro, dei quali l'ultimo sarebbe un abbozzo, un abbreviativo del primo (Grasset li crede invece due manifestazioni distinte della. neurosi); hanno studiato inoltre le varie forme abortire, frustre ecc., gli stati secondi, il vigilambulismo, i rapporti con l' ipnoti871W ecc~ Essi distinsero nel grande attacco 4 periodi o fasi, accettate in massima. sino ad oggi, sebbene ora altri neuropa.tologi, specialmente in Germania, vogliano essere meno assoluti e schematici, pensando che alla Sa.lpetrière si fosse formato un ambiente speciale di suggestione edi mimetismo psichico fra tanti nevropa.tici, donde la. ripetizione di" forme accessuali identiche, quasi come nelle epidemie demonomania-


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che, Paltatorie, estatiche ecc. che funestarono il Medio Evo e trovano ancora. oggidi (Lourdes, contt'a di York ecc.) una ripetizione umiliante dal punto di vista dell'evoluzione intellettuale. Lo pensano anche in Francia. Così il Collin scrive: (Trattato di Patologia. mentale di G. Ballet) « .•. nous a.vons éca.rt.é de façon systéma.tique l'étude des gra.nds sujets hystériques, types exception;nels chez lesquels une a.ssociation de plusieurs états morbides, combinée à une sorte d'entrainement tout particulier, à déterminé un état mental absolument spécial, qu'on ne retrouve nulle part • - Proprio come è accaduto all'Ip11otismo, che la Salpetrière ha studiato come grande isterismo artificiale o provocato, mentre a molti altri non è riuscito riprodurre quei fenomeni eclatanti che in quell'ambiente così fermentescibile al contagio neuropa.tico facilmente si manifestavano. Ed oggidì, ormai, dopo la. celebre polemica. con la scuola ipnologica di Nancy (Bernheim, Liébault, Liégeois ecc.), che non riusciva il più spesso a riprodurre quel corteo imponente dei fatti motori del grande ipnotismo, bisogna ammettere col Morselli che l'ipnotismo è uno dei mezzi e dei modi con i quali può farsi disvelare l'isterismo latente, ma. esso stesso non è isterismo provocato, ma uno stato psichico di suggestione, mentre i fenomeni soma.tici, quando esistono, son dovuti all'isterismo. II: Per venire più strettamente al nostro argomento avremmo nel grande attacco isterico 4 periodi o fasi: l" epilettoide; 2° clownismo; 3• degli atteggiamenti pa11sional!i; 4" del delirio. Ci interessano gli ultimi due periodi. Nel a• il soggetto è come in estasi, la. coscienza sembra conservata, ma quegli è così assorto che si distrae da ogni altra. sensazione, dal quale fenomeno Janet prese le mosse per spiegare .la. pa.togenesi delle anestesie psiclliche; gli atteggiamenti sono pa.ssiona.li, ed hanno plasticità di pose in correlazione con i sentimenti che si succedono nell'anima. del soggetto; questa. forma di delirio, delirio d'azione, ha. due note caratteristiche: è stereotipato, ed il soggetto vi agisce egocentricamente. - Nel 4• .gi ha. il vaniloquio, la logorrea, con allucinazio~, per lo più zoopsiche, con grande va.riabilit~ di forma, di contenuto, di tono sentimentale fra i diversi attacchi ed in un attacco stesso; infine il soggetto non è così fortemente assorto come nel a•, e si può interrompere e deviare il delirio, mentre è assai difficile farlo con l'estatico, tranne a. penetrare nel corso qelle idee deliranti od allucinatorie, e ciò poche volte ed a stento riesce.


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In generale i due periodi non durano più di una. mezz'ora, insieme presi; il 4" più del 3". Ma intanto da questo primo cenno si scorge che la divisione è artificiosa, che non sempre è possibile farla, passando essi l'uno nell'altro gradatamente, insorgendo talvolta. il 3" nel mezzo della 4• fase, o mancando del tutto l'una o l'altra delle due fasi, od assumendo ciascuna delle note proprie dell'altra, ecc. La sola. differenza., apprezzabile nei casi estremi e nettamente definiti è q ue· sta, io credo: nella 3• fase vi è un più esteso assopimento dei centri corticali, donde un grande restringimento del campo della coscienza, occupato completamente da una. singola. forma monoideale, sorta come gruppo allucinatorio autoctono, che impera nella sminuita psichicità. del soggetto, il quale quindi sogna ed assiste al suo sogno ~llucina­ torio. Nella 4• fase si ha una forma. sonnambolica., con risveglio di molti centri, allargamento del campo della coscienza ed attività. tumultuaria delle funzioni cerebrali, nelle cui attività però non vi è la. sinergia.., la integrazione ed il controllo che esercitano norma.lmente i centri appercettivi più elevati ove, - mediante la. sintesi complessa, in neuroni di più elevata dignità. funzionale e di più recente a.cq uisizione biopsichica, di tutti gli innumeri elementi percettivi e riproduttivi sorgenti da ogni parte della corteccia, e per essa. da tutta la personalità organica.- si ha la. coscienza. suprema dell'Io, in sè e nei rapporti con l'ambiente. Ma talvolta accade di osservare delle forme frustre ed abortive, fra. le quali quelle originatesi dalla esagerazione e predominio di uno dei periodi dell'attacco, che può andare a.nche sino alla rappresentanza. univoca di una sola fase dell'attacco, ringrandita (forme equivalenti). E come possono aversi soltanto, con o senza. aura premonitoria, crisi epilettoidi, o semplici attacchi demonomaniaci, così possiamo osservare esclusivamente un attacco di estasi od un accessosonnambolico delirante. L'attacco di estasi del Michea è il tipo più importante fra le equivalenze della 3& fase: il soggetto è in rapporto soltanto con sè stesso, con le sue allucinazioni; tutte o quasi tutte visive, assistendo al suo sogno come chi assista. ad una veduta cinematografica, rima.nendo immobile e silenzioso, o anche parlando e gesticolando (ed allora manca. la distinzione net.ta con il delirio della. 4~ fase), è completamente anestesioo perchè non entra alcuna sensa.zione nella sua coscienza, e quindi non può interrompersi il corso del suo delirio ipnagogico, che in qualche caso ed in circostanze spéciali, checchè ne pensi il Moczuthowski di Odessa, il quale del resto avrà. osservato delle forme miste, che sono le più frequenti. Quindi le allucinazioni sono estranee

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alla volontà. del soggetto, ma. questo inconsciamente s'a.ppropria. talvolta. le scarse percezioni che abbiano analogia. col dramma intimo che va. svolgendosi, e le trasforma. in esso. Ed in ciò è la. possibilità. della. Anggestione, che dipende però nei suoi effetti dal maggiore o minore restringimento del campo della. coscienza., come dal nostro caso può a.versi conferma.. Può trasportarsi altrove l'individuo, ma. . esso non se ne stupisce, perchè solo eccezionalmente vede; d'altra. parte l'eretismo dei centri sensoriali, base delle allucinazioni cinematografiche, impedisce il sonno durante l'attacco. Spesso l'allucinazione è stereotipa.; si . ha. un delirio di sogno, un delirio vissuto, come nei deliri da. alcool e da t.ossici in genere; è una réverie morbosa. che talora comporta. il prolungamento nella veglia della allucinazione ipnagogica, con gli effetti disassociativi nella mentalità. che quest'ultima provoca ed ingenera. Le allucinazioni si avrebbero più facilmente da.l la.to anestesico o più ottuso; per lo più sono movimentate e, secondo Cha.rcot, si sposterebbero da quel la.to verso il lato sano o meno ottuso. Negli equivalenti della 4• fa.se il delirio è parlato, su fondo di illusioni, col risveglio di ricordi penosi del pa.ssa.to, che gli ammalati raccontano confidandosi e lamentandosi; non sono estranei a.lle percezioni dell'ambiente, e più volte possono interrompere il corso delirante; l'a.mma.la.to conversa e racconta, mentre nel primo ca.so agisce e si muove, od anche rest~ fermo. Me. quando, come nel nostro caso, il malato parla. e gestisce e si muove, ed B.nche permette i processi di suggestione esterna, si deve ammettere che la. distinzione è netta. solo nelle forme estreme e tipiche, e che vi è graduale trapasso fra le due sindromi isteriche, le quali del resto, come scrisse prima il Klippel, non costituiscono altro che un equivalente d'un attacco d' istero-epilessia.

III. Il carabiniere Tri, dell'eta di 22 anni, da alcuni giorni era divenuto improvvisamente triste, perché fortemente impressiOflato per avere visitato un suo amico strettissimo gravemente ammalato di tifo; talvolta dava anzi in scoppii di pianto, o se ne restava solo, in un augolo della ct~mer&la, quasi immerso in tristi pensieri, sospirando, tacilurno alle esortazioni dei comvagni. Poi si rimetteva un po' e tornava, sebbene alquanto depresso, alle usate occupazioni. Do!JO du~ o tre giorni, una mattina si allontanò dal servizio in caserma, con la scusa d'un bisogno; trascorsa circa un'ora, e non essendo tornato, se ne rece ricerca, e fu trovato accoccolato in un angolo della camerata, con gli oc· chi fissi, slralunMo nella fisonomia, col volto rigato di abbondanti lagrime, e portanU il Regno di sgraffiatura. N'>n rispondeva alle domande, agli incita-


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menti rivolligli; scosso, non si muoveva, restando sempre in quena posizione, con le mani stese avanti in atto di chi voglia scacciare una lugubre apparizione. P oi, for·se per l'azione perturbante degli s timoli esterni, ~i scosse, e diede in una crisi di agitazione psico-~moliva, gridando, piangendo ad alta voce, dibattendosi, in preda ad una specie di vaniloquio. in cui si poteva afferrare qualche idea che si riferiva allo stato grave dell'amico. Si calmò subito, .ricadendo in quella condizione catatouica. Venne trasportato all'ospedale, ove ebbe un'altra breve .crisi agitate e delirante, di breve durate. Alla visita rlel pomeriggio lo trovai nelle condizioni seguenti, che da tre ore erano immutate e che, da informazioni e:>atte, riproducevano l'espressione eieltiv« del suo stato mentale e del suo contegno morboso della mattina: Lo trovai disleso supino sul !ello di forza, con la metà dupcriore del corpo alquanto sollevata da un guanciale, la testa appoggiata alla spalliera del letto, immobile, con lo sguardo fisso, rivolto un po' in allo, lucente, d'una stranezza impressionante. Delir&va, era in preda ad una serie continua di allucinazioni visive: guardava fissamente nel vuoto, con la pupilla dilatata, le palpebre spalancate l'aspetto quasi esiRlico, il volto pAllido e fremente. Parlava ininterrottamente, con toni di voce diversi a tinta or dolorosa ed or liete, con accento vario ed inflessioni di preghiera o di ammonimento, in corrispondenza strettissima ed evid~nte con gli interni moti dell'animo, con gli stati lilistimici variabili, ma oscillanti costantemente in una cerchia ristretta. Onde le espressioni mimicotlsionomoniche, l'atteggiamento del corpo, specie delle mani che si stendevano or supplici ed ot• minacciose, or invitando ed or allontanando la visione, e del capo che si piegtt.va verso l'immagine allucinatoria o si riversava quasi in atto di disgusto o di rabbia sul cuscino, luUe queste pose ed atteggiamenti passionali s i ripetevano ritmicamente, periodicamente, in modo stereotipato, in un delirio monosistematizzato, cosi come le parole che in una rorma di logorrea automatica si rive rsavano senza posa. Certamente egli vedeva l'amico disteso sul !ello, pallido e doloroso, con la vescica di ghiaccio sulla testa, e la can· dida benda inzuppata ritmiCHmente dall'infermiere per rinfrescarne la fronte bruciante o per slenderla sul petto e addome fumanti, mentre nell'ampia sala qualcuno doveva muoversi e turbare a tratti il riposo dell'infermo... Ed egli suggeriva: cc ecco, !asciatelo s tare, ripoi>a, dorme, !ìla meglio ... ma no, state quieti, ]asciatelo vi dico, vedete che si lamenta, ha male, lo disturbate... ecco, cosi, tranquilli, dategli del ghiaccio, mutate la benda; la vescica di ghiaccio, la vescica io testa... subito, met•etela, ~li farà del bene, ha la febbre, muovetevi per Dio ... cosi, bravi, !asciatelo... vaneggia, oh Dio, gli duole molto il capo... ma non lo se n lite 1 correte, presto vi dico, non lo fata soffrire... ghiaccio ci vuole, sempre ghiaccio, ghiaccio •.. e voi fermi.,. ecco, cosi, bene, adesso riposa... piano, pienissimo, zt! ... state zilti, riposa ... dorme, per carità non lo svegliate, ve ne supplico ... » e cosi tlniva con voce implorapte, piano. con accento di dolore e dolcemente persuasivo, lo sguardo pietoso, le mani giunte, invocando con l'atteggiamento, con la mimica, col gesto... E poi riprendeva ancora daccapo, e sempre così, con quell'altern~tiva, in una orientazione allucinatoria definita e nettamente circoscritta e stereotipata. L'esame nevrologico faceva notare una anestesia profonda e completa per tutte le specie di sensibilita, comprese le sensoriali, e lo stesso era gia stato riscontrato da altri colleghi. Ma un esame più minuto e protratto mi permise giudicare che l'infermo, mentre non reagiva apparentemente agli stimoli esterni,

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in reallà ne avvertiva qualche cosa, ma che intanto l'anestesia era di origine

e di natura psichica, derivante da un enorme restringimento del campo della coscienza, tutta assorta nell'interna fant~:~smagoria allucinatoria, nella visione della scena sognante,, e che e!Zii veramente avvertiva alcune sensazioui che però percepiva in forma illusionale, trasformandole secondo l'orientameuto morboso della psiche. servendosene quasi da materia deliranle. Cosi quando tutto era in calma assoluta intorno a lui, il suo vaneggiamento era calmo, pietoso, e le sue espressioni in armonia con lo stato distimico di preghiera, di compassione, ecc.; quando invece si faceva un po' di rumore, o si parlava, o lo si pungeva, o si provava il riflesso del solletico, od anche gli si metteva sotto il naso un profumo, o con una fiammella si saggiava il riflesso pupillare, allora l'espressione mimico-emotiva, Il tono della verbigerazione ed il contenuto logorroico, senza però alcuna interruzione, ma con continuità di dir ettiva, mutava nel senso dell'avvertimento, della minaccia, della imprecazione. Questo fatto è di .grande imporlflnza, perché dimostra la relativit8 dell'anestesia e la patogenesi dell'anestesia psichica, dovuta ad una distrazione mentale, e la (•Ossibilità di un relativo risveglio di centi'Ì corticosensoriali assopiti, le cui ricezioni però vengono in modo illusorio percepite, entrando nel con· tenuto allucinatorio delirante. E le sensazioni dunque giungono a tur·bare quello alalo speciale che io direi di psiealeui, di monopolari.ua.rione ideogenetica, quella reo~rie morbosa di cui l'infermo è protagonista ari un tempo e spettatore. Ma non tutte le sensazioni né ugualmente. POiché gli stimoli da varia · natura esercitati sul lato sinistro del corpo non producevano olcuna reazione apprezzabile, mentre i fatti illusionali pareva sorgessei·o solo negli eccitamenti varii, e forti per intensità o durata (somma degli stimoli) della meta destra. Quindi bisognerebbe pensare ad un assopimento completo nell'emisfero destro, incompleto nel sinistro, con eretisr:xro funzionale di alcune zone corticali sinistre, base del processo allucinatorio-visi v o e della verbigerazione automatica. È questo il ronJamento della coscienza e clelia personalità sdoppiata nell'isterismo, e dell'analogia della allucinosi is~erica con le attivit8 ooiriche, a contenuto di immagini visive. Anche l'allucinazione doveva essere, secondo la teoria, come primo scrisse Charcot, dal lato della anestesia, indova\a cioè nella corteccia visiva di sinistra; cio intanto non era possibile controllare in quel primo esame. Un altro fatto dimostrava la ipoestesia destra, in confronto della anestesia sinistra:· con le prove dell'estesiometro a punta dell'Eulenburg sulla meta destra del corpo si scorgevano rapide contrazioni fascicola'ri nei muscoli sottostanti, cio che non accadeva a sinistra. Ed oltre a cio a destra i riflessi cutanei e del solletico erano un po' vivaci, assenti a sinistra, mentre qui erano un po' accentuati i tendinei per l'abolizione dei centri superiori di inibizione; lo stesso riflesso addominale, che non scompare mai che nelle forme cert:brali organiche (segno del Rosenbaeh), era un po' più accentuato a destra, e cos! il riflesso corneo-congiuntivale, qnasi assente a sinistra. Infine il dermograjlsmo era qui più accentuato; la puntura profonda vi dava meno sangue (faLlo trovato da Gilles de la Tourette e Chatelineau, e che il Pil!·es ha voluto spiegare ammettendo una ipereccilabilit8 vascolare che porta alla costrizione immediata dei vase llioi). D'altra parte, dopo qualche secondo, Attorno alla puntura si formava una larga macchia rosea e poi rossastra, persistente varie ore; cosl pure bastava strisciare leggarmente sulla cute toracica per aver dopo una linea rossa e una zona collaterale molLo larga degradante nella


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tonalità dt>l ros~o verso la perift>ria. con per·sistenzA eli v11rie ore (dilaVizione vasale neuropllralilica). Ciò in minori proporzioni e di più breve durata a de!>lra.

In seguito a tali risultati io esposi i miei dubbi diagnostici, prediligendo l'idea di un attacco isterico, fondandomi specialmente sul precedente emozionale, con crisi passionale premonitoria, attitudine esta· tica, pose plastiche, stereotipazione del delirio allucinatorio, allucinosi visiva, apparenza di re1;e1·ie, comportamento della. sensibilità. ecc. Fatti però che presentavansi allora allo stato di sfumature, di nuances sintomatiche, e di interpretazioni dottrinarje che potevano anche risultare errate dal corso ulteriore, specie per la frequenza di manifestazioni un po' simili nelle forme di con(tts-ione mentale acuta allucinatoria, in qualche delirio tossi-alcoolico, in certe sindromi maniacati dei degenerati (bouffées deliranti dei francesi) ecc. Ed il dubbio si accentuava un po' per il fatto della intercorrenza di episodi agitati, con logorrea intensa. e rumorosa ed eccitamento nerveo-psichico, come quei due avuti prima. 'di entrare all'ospedale, ed un terzo presentato la sera poco dopo l'esame su riferito. I quali episodi, che potevano dirsi di vero delirio isterico, fatto di illusioni e di parole, quale equivalenza. della 4• fase del grande . attacco, d'altra parte davano alla fenomenologia del ca.so più simiglianza. con le altre sindromi su nomina.te. Ed il dubbio in tali casi, involgendo con la diagnosi il criterio prognostico e l'indirizzo curativo, è prudenza logica. e necessaria, specie dinanzi alle incertezze di qualche collega. Ma l'indomani mattina rivedo l'infenno nelle medesime condizioni, cosi come aveva trascorsa tutta la notte, nel vaneggiamento sognante, con una resistenza meravigliosa, sempre orando oon le medesime oscillazioni stereotipe; e questo fatto rinnova qualche dubbio in me. Poiohè nei trattati non si parla. molto di tali casi, e come criterii diagnostici sono suggeriti: prima. di tutto il criterio della transitorietà. del delirio isterico; poi l'oliguria., l'abbassamento dei residui fissi dell'urina, e la. inversione della formola dei fosta.ti. Ora in .quel caso l'olignria esisteva. veramente, ma la poca urina raccolta durante la notte doveva essere ancora esaminata, e d'altra parte per interesse scientifico e per la importanza del caso era bene venire ad una diagnosi del morbo. Il clinico insomma. deve dalla a.ccurata. ricerca. dei sintomi i più fiiji e delicati ad osservarsi, e dalla loro interpetrazione filosofica definire il morbo, nelle sue nuances individuali, senza la necessità precedente di tutti i reperti di laboratorio, che potranno venil'e dopo, per assodare l'inda.gine clinica. e completare la conoscenza del caso, ma non debbono ma.i assurgere a.l primo posto, come pur troppo sì spesso accade.


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E dall'esame rinnovato dei sintomi I'U ricordati, astrae:~do dal rigidismo nosogra.fico, diagnosticai una. iperallucinosi isterica, nella considerazione che si aveva non la riproduzione ringrandita della 3' fase dell'attacco classico, ma della 3" e della 4•, poichè la sintomatologìa prendeva dell'una e dell'altra, in modo intimo, con la gesticolazione, le pose plastiche, il monoideismo psicalettico, l'atteggiamento estatico, la parvenza sognante e la anestesia psichica della prima, con la l0gorrea automatica, i periodi agitati di delirio allucinatorio, le illusioni sensoriali, la ristretta possibilità di comunicare coll'infermo, della seconrla. Quindi non limiti nett!, decisi fra le due fasi; la. psiche evidentemente oscillava attorno alla allucinosi visiva stereotipa emozionale, dilagando a tratti per fugace risveglio di altri centri corticali, e con l'inv.p.sione permanente d'un ampia zona. cellulare che dava l'impt~lsione verbonw-

trice. Ma due fatti mi resero certo della diagnosi, sgombrando dalla. mente ogni resto di dubbiosità: uno più semplice, costituito da. un accesso fugace di fremito palp'ebrale, che pare patognomonico della. nevrosi isterica e che basta. a differenziare un attacco istero-epilettico da. un attacco comiziale vero. 1 L'altro, più complicato, ma pure patognomonico, di grandissimo interesse teorico e pratico, costituito dal mttavers-i dell'allucinazione, fenomeno messo in luce dallo Charcot. Mentre l'infermo, solto l'a~sillante esame cominciava ad agitarsi un po', d'un tratto, quasi Ja sua catalessi menl.ale fosse stal.a scossa e disorientaLa dalla somma de~li stimoli, si mette a sedere sul Iettò, manifestando nel volto e nel gesto un'an!'ia doloroM alternttta ad espressione iratA, g1·idando: « no, no, per carita, che rate, fermi .. fermi vi dico, infami, assassini... non lo toccate... voldiono amma:t.zarJo, gli assassini, l'alzano, lo porl.ano via ... lasciatelo, in quelle condizioni lo uccidete... ecco che lo portano via, vanno.. ma fate piano, per caritll, che non urli contro la porta .. piano... ,. e cosi dicendo egli, con le mani, con lo taguardo, col piegare della tes ta, con tutto il volgere del corpo seguiva ed accompagnava l'immagine allucinatoria che lentamente si spostava da destra verso sinistra, cioè dal lato ipoeste~ico al completamente anestesico. Sino aJiora non mi era riuscito a penetrare nel contenuto drammatico della morbosa r~oerie sonnambolica. Nel pomeriggio ritentai, a scopo di studiare la suggeslività in l.ali casi e la possibilità di praliche ipnotiche. S'intende che la scana allucinatoria persisteva immutata, senza che l'asciuttezza delle labbra, o il tremito della bocca indtcMse stanchezza o esaurimento mu8colare dopo più di trenl.a ore di logorrea ininterrotta; l'esistenza muscolo-nervosa e abolizione del senso di fatica e di ~ònno, che costituiscono altrettante stigmate d' i~teri!lmo. Con lunga e paziente prova, con arte sottile e con vera maestria di parola lenl.ai toegoire le sue frasi, prevenirle con le mie parole, incanalare quasi il mio dire nella diretti\"& delle sue idee deliranti,provocarle pienamente e pazientemente itttradarle, deviarle alquanto... e al fine vi riuscii e completamente ! Cosa strana


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e pure inleressantis!!ima e belle: non ere egli più ~olo a sognare, anch'io ormai prendevo parte al suo delirio allucinatorio, e lo guidavo, me ne impossessavo, "Sferzavo i centri relativi, risvegliavo quelli connessi nella funzionalità, sotlilmenle suggestionanùo; le mie paroie si integravano ormai con le sue. e lentamente ne orientavano il pensiero. Era una lenta e continua prese di possesl!o della su11 p~:Sichicit.a morbos11menle paralizzata, ed ormai la mi:J per· sonalità er·a di venuta necesf'<aria in quel sogno delirante, co~lituendone un elemento, che la subconscia mentalità del soggetto ricercava ormai ansiol!a onde perseguire in quel delirio soonambolico... Confesso che sentivo un'altra soddisfazione estetica a~sistendo e provocando un complesso fenomenico cosi interessante; ma io non dovevo far semplicemente degli studi di suggestione ipnotica, ma profittare della ventura, rara ad osse::rvarsi in tali casi per la resistenza t~lle pratiche di sug~estione dei deliranti, e volgere possibilmente tale buon risultato a beneficio dell'infermo. Cominciai a suggerirgli l'idea che veramente l'amico stava meglio( che r iposava davvero, che più non si lamentava del dolore perché la febbre era cessata , che dormiva calmo e sereno; ed apponendomi al corso periodico delle sue rresi deliranti, gli impo~<i con parola persuasivamente imperiosa: « ecco, dorme davvero, pover·ino, dorme da un pezzo... non vedi, là, come egli l'iposa ... tu lo disturbi cosi, non li lamentare, sta zitto ... non ti muo,·erP, non p>~rlare , lo sveglieresti ... ecco, così, ancht tu vuoi riposare... ne hai tu pure bisogno, lo devi assistere... ecco, bravo, riposa tu pure, riposa fiducioso... chiudi gli occhi. .• dormi... così, va bene, dormi, dor mi t • E si addormentò veramente ! erano le 18 circa; quindi l'attacco, cominciato verso le 8 della mattina precedente, era durato ben 3\ ore e chi sa per quante altre ore non sarebbe continuato se non avessi agito per suggestione ipnotica! . Dormi circa 2~ ore di seguito, in un sonno profondo, quasi comatoso, russante, insensibile alla luce ed ai rumori esterni, con anestesia cutanea completa, lieve ipertonicilà muscolare diffusa, ed a tratti fremiti palpebrali : dunque un vero attacco di sonno che può osservarsi talvolta come equivalente o come epilogo di una crisi convulsionaria isterica. Nello svegliarsi mostrò prima di tutto una certa meraviglia di trovarsi in ambiente nuovo ; s' intede che nulla ricordava di quei tre giorni di vita incosciente; ma poco si fermò su tale fallo, né s'interessò mollo a chiederne e s aperne i motivi e a domandare l'uacita; la sua mente non t>ra sgombra da tracce del sogno delirante, e come spesso succede in tali casi, le allucina~ioni ipnagogiclle si continuavano dopo la sveglia, orientando io quel senso, e quindi fahoando le percezioni dei sensi (illus(oni ceneste4iche), con apparizioni subde· liranti, che indicavano un risveglio non completo dei centri corticali, un restringi mento permanente del campo della coscienza e la invasione di questa per parte di residui e di detriti dell' iperallucinosi sonnambolica. lnvero egli avev11 il ricordo dell'amico grave, ma credeva che quel senso di falrca nervosa e .muscolare che avvertiva dipendess e dal tifo da cui egli s tesso era invaso, per cui voleva silenzio assoluto, l'infermiere accanto al letto, ghiaccio per bocca, e la vescica in testa; non voleva mangiare, perchè solo il latte poteva essergli permesso, e manifestava anzi il dubbio,larvato, che p;li si desse quel cibo per avvelenarlo P. fargli del male (insorgenza questa di quelle note paranoidi che sembra ognuno abbia come residuo atavico nel sonno della psichicité, e che talvolta può balenare dalla cenere come incosciente interp ~trazione di mali

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o rli traversie esterne). Sentiva quindi dolori al ventre ed un gran peso, uu intormenlimento alla gamba sinistra, ma con sensazione confusa, ciò che tal· volta accade nelle persone isteriche, quando avvertono cioè le loro anestesie, come un senso di malessere locale, di ostacolo, di peso. In vero l'esame nevrologico faceva rilevart~ completa e profonda emianestesia sensitioo-sensoriale sinistra, con abolizione dei riflessi cutanei ed esagerazione dei tendinei; inollre amioestesia, donde perdita della coscienzd dei movimenti e delle attitudini motrici sottratte alla vista (acinestesìa) (sindrome del Laségue) e del senso di posizione dell'arto di sinistra. Da questa parte l'anestesia sensoriale completa si accompagnava alle cutanee (legge di soorapposuione) ; l' insensibilità della cornea e della congiuntiva era segnacolo del fatto ambliopico a sinistra, ove inollre riscontravasi lieve midriasi e un modico grado di ptosi pseudoparalitica non dolorosa; foLofobia, con diminuzione del vi$US a luce inlent~a, per iperestesia retinica o centrale da pa1·te dell'occhio destro. Nello studio del riflesso addominale poteva confermarsi la legge dell'Onan~tr. che cioè il tempo di reazione, quando può osservarsi, è minore dal lato anestetico perché minore vi è l'elaborazione della !lensazione, es~endo sospesa l'attivi!& funzionale dei singoli ceutri psico-sensori corticali. Rinne positivo, come nelle sordità centrali (trasmissione aerea mijlliore della Limpanica). Arti freddi, con tratti dei rapidi tremori ft~scicolari; zonll pseudoovaralgica sinistra; lieve cianosi vasoparalitica nelle dita. A destra invece notevole iperestesia generale, a cadeo dei sensi, specie della vista, come della cute e tessuti profondi; una lieve puntura fa sobbalzare l'infermo e il ricordo algesico si fissa, automaticamente perdurando per 15'-20'; il semplice contatto o la sensazione del freddo sono avvertiLi co'me dolore (~(algesia del Pitres); i movimenti degli arLi sono dolorosi e quindi evitali (amioalgia), e vi è ipertonicità muscolare, che va sin'o ad un lieve strabismo convergente, e alla miosi (accenno alla diatesi di con. trattura dello Charcot); assai esagerati i riflessi cutanei, con manifestazioni cianiche dei fascicoli muscolari delle dita del piede; nettissimo derrnogt•aftsmo, che pe1·mette scrivere sulla pelle come su una lava~na, ecc. Tali fatti, l'amiostenia ed acinestesia da un lato, l'accenno alla contrattura e la amioalgia dall'altro, producevano, se si voleva mettere l'infermo in piedi, !11 classica astasia-abasia del Blocq. In quelle condizioni di distrazione mentale non poteva farsi il $aggio del campo visivo; lo si fece il giorno dopo, quando già cominciava a cedere l'ambliopia sinistra, ottent!ndosi una limitazione enorme del diagramma periottometrico, tanLo per la visione indistinta, quanto per i colori che venivano confusi, e più ancora per la visione distinta secondo le proposte del Roncoroni. Il saggio con l~ lane deli'Holmgren dimo· strava a sinistra un daltonismo completo, avvertendo l'infermo tutti i colori u~nalmente come grigio. Esistevano pat·estesie varie dal Ialo anestetico (acusmi, (osCeni, formicolii, ecc.); accenni a tremori nelle mani; nessuna vera zona isterogena; parestesia dorsale caratteristica; l'infermo non è stato convulsionario. Riguardo alle condizioni mentaH egli presenta va le note comuni che costit•ùscono le stigmate dell'isterismo, specia.lmente la mutabilità del carattere, l'abulia intellettuale per difetto di attenzione e sminuita sintesi psichica, (atassia morale delr Hucharri), l'arnnet-ia parziale, localizzata allo epis(ldio delirante; infine i residui dell'allucinosi. Tutti questi disturbi gradatamente andarono emendandosi, attenuandosi alcuni nelle tiut.e di morbo:!ità altri scomparendo, men-


IPERALLUOL.'IOSl ISTERICA

tre il livello e la tonalil8 psichica andavano rialzandosi col ritrar3i dei residui deliranti quale effetto del turbamento emozionale primitivo. Quando l'infermi) uscl dall'O!! pedale, r iformato, dopo circa 20 giorni di degenza, presentava notevole ipoestesia sinistra, modico restringimento del campo visivo. discromatopsia per il verde e qualche nola psichi~a del carattere isterico., L'urina nel primo giorno di scarso volume, abbastanza ridotta nei principi fissi, con accenno alla invArsione nella formola dei fosfati, secondo le le~gi del Gilles de la Tourette e del Chlltélineau; dopo l'attacco di sonno poliuria e bass•> peso ~pacifico e per due !riorni inversione nei fo!.<fali. La temperatura sempre normale duranle l'accesso; dopo per qualche giorno subnormale a cau~a forse dell'inerzia muscolare.

IV. Questo caso è grandemente interessante, perchè ricchissimo di utili insegnamenti per l'osservatore, ciò che giustifica la trattazione lunga e un po' dettagliata. L'importanza sua., oltre che dalla evoluzione ~ dal decorso poco comune, (avendo noi negli ospedali militari la grande opportunità di studia.re tali forme sin dall'inizio delle manifestazioni morbose, a caso vergine, ciò che non succede negli ospedali comuni e tantomeno nei manicomi), deriva. da parecchie circostanze che brevemente accennerò, potendo ciascuno detrarle per sè dalla esposizione clinica: Per la. diagnosi: abbiamo accennato alle grandi difficoltà. che possono sorgere nel primo periodo dell'osservazione, quando può farsi solo mettendo a profitto le più riunite conoscenze della neuro-psicopa.tologia., e riunendole in una. sintesi filosofica che comprenda. la sintomatologia. del morbo e le espressioni individuali. N è i trattati ci dànno alcuna. indicazione chiara in proposito: tocca. a ll'osservatore trarre dalla specialità. del caso gli elementi diagnostici opportuni. Non solo, ma. in questo caso abbiamo, come dicemmo, la mistione, la fusione èii due fasi di attacco, che ta.luni vogliono nettamente separare, mentre sono modalità sintomatiche e nuauces di un mede:!imo stato di disquilibrio nelle attività. cerebrali. "Ora è vero che un puro stato di estasi può durare per delle ore, con pose pla::Jtiche ed atteggia.menti passionali; ma le forme di delirio allucinatorio acuto, le iperallu.cinosi isteriche verbigeranti, non hanno mai una. lunga. durata, che a.nzi è questo un elemento diagnostico. Scrive il Colin (nel t.rattato di patologia mentale diretto dal Ballet, Paris, 1903) che: c un caractèr~ essentiel du délire hystérique, qui permet de ne pa.s le confondre a.vec les accés d'excita.tion ma.niaque des a.liénés, c'est d'étre un phénomène passager. Le délire hystérique pris à. l'état isolé n'est ja.mais de longue


IPERALLUOINOSl ISTERIOA

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durée. Bourneville et Regnard (Iconogra.phie photographique de la Sa.lpetrière) en ont rapporté un cas qui a. duré deux jours, et Gilles de la Tourette (Tra.ité de l' Hystérie) contesta.nt notre opinion à. cet éga.rd, cite un ce.s de« mal délirant à. forme mania.que, hallucinatoire, consécutif à. une atta.que ou mieux à. une série d'atta.ques que se prolongea. pendant plus d'un mois. Ce sont là · des faits exceptionnels ; en généra.l le delire dure quelques heures au plus, puis tout rentre dans l'ordre. Cette du.rée restreinte du délire est un excellent élément du diagnostic •. Ora, a parte il caso del Gilles in cui ci fu la precedenza di un vero periodo di male isteroepilettico, il nostro caso avrebbe per durata unico competitore nella letteratura quello di Bourneville e Regnard, che durò due giorni, non essendo detto quante ore. Il nostro, cominciato la mattina e terminato la. sera del giorno dopo, si potrebbe dire durato due giorni; per sc:rupolo scientifico lo conto ad ore; sono 34 ore rli delirio allucinatorio, nè altri casi .esistono di tale importanza. E non sappiamo quanto sarebbe durato se fosse stato lasciato a sè, senza l'intervento mio, il qual fatto apporta altre note interessanti: la possibilità della suggestione ipnotica, le difficoltà della stessa se non si usano metodi appropriati, che non si imparano sui libri, ma sorgono dall'individualità del caso; e poi l'attacco di sonno durato 22 ore; l'azione ipnagogica sulla veglia perdurante va.rii giorni sino a. che non si rialzò del tutto, o quasi, la tonalità psichica1 ecc.

M'l. su di un altro fatto veglio richiamare l'attenzione: sull'importanza diagnostica ehe ho attribuita al movimento dell'allucinazione, ed alla singolarità. di tale movimento. Ho detto che la teoria insegna perchè l'allucinazione visiva è dal lato anestetico, cioè in quell'emisfero che ha vigili ed eretistici alcuni centri corticali; il movimento dell' immagine dall'uno all'altro lato deve indicare un fugace risveglio del centro omonimo, od nna specie di transfert cerebrale; dunque, come constatò prima Charcot, l 'allucinazione si muove_d allato anestetico al meno anestetico o normaleohe sia. Tale sintomo è"pa.tognomonico; ma. nel caso mio, come ho detto sopra, il movimento avvenne, certamente, da destra a sinistra, cioè dal lato meno ottuso a quello profondamente anestetico. Come può ciò essere? La constatazione del fatto è esatta. e scrupolosa; ma è errata la teoria? ciò non deve supporsi, perchè poggia sulla conoscem·a reale del meccanismo patogenetico della psicosi isterica. Non si può ammettere che l'una delle due: o era successo poco prima un tra·ru~fe·rt, totale o parziale, senza avvertimento del fatto perchè il meccanismo interno non arasi proiettato in sintomi apprezzabili, e qui~di, tornando nelle condizioni ordinarie dell'anestesia sinistra, si era prodotto lo spostamento in


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I~ER&LLUCINOStiSTERICA

quel senso: ciò è poco probabile per ragioni facili ad intend,.re. Oppure come talvolta accade nell'isterismo, il reale spostamento della immagine dall'emisfero sinistro (vegliante) all'emisfero destro (assopito) invece di essere percepito come tale (poichè le visioni e i difetti funzionali isterici non si incrociano), veniva avvertito secondo l' incrociamento piramidale, e quindi in senso opposto. Spiegazione questa più verosimile, ma pur non tanto chiara da quietare la curiosità dello scienziato, onde, constatato il fatto, questo attende veramente una netta esplicazione scientifica.

v. Gh atteggiamenti passionali, le crisi distimiche premonitorie, la forma stessa dello attacco psichico che mantiene la impronta passionale e ne rileva il fondamento in nn disturbo primario del sentimento, ed il contenuto dell'allucinosi che manifesta un succede:csi stereotipo di scene impressionanti, a tonalità fortemente emotiva, fanno chiara la !lecesse.ria contingenza di un elemento causale costituito da una forte ed 'improvvisa o duratura e replicata emozione. Questa, agendo intensamente, esercita il suo potere dissociante sulla. vita mentale, disgregando le potenze associative e quindi sminuendo od alterando la sintesi psichica che conduce alla coscienza della personalità. La. sua azione è oommovitiva, paralizzante; ne deriva. uno stato speciale di psica.lessi, con polarizzazione della mentalità attorno a quel nucleo emotivo-ideale, che porta lo imperio coatto nella coscienza del soggetto, la quale diviene quindi esclusiva, o quasi, per quella. forma di oligoideismo (Ribot), impedendo l'arrivo al di là della soglia di estranee formazioni della. psiche. A questa. patogenia psicogenetica. è da aggiungere l'azione perturbatrice delle turba vascolari, poichè in complesso: con le moderne teorie fìsiopsicologiche (James, Lange, Sergi), emozwne è percezione delle turbe organiche prodotte dalla 8ensazione. con aggiunt~ secondaria di tendenze ideomotrici. Ed i turbamenti vs.scolari, gli effetti di inibizione, le irradiazioni nervose possono anche, per via di trasmissione organica, perturbare la funzionalità della corteccia. Conclusione ultima la sospensione nelle attività psichiche in alcune zone della corticalità., ed eretismo in alcuni centri sensoriali forse più direttamente connessi colle percezioni emozionali. In questo caso l'emozione esistette, e dovette essere intensa; ma occorre la disposizione nell' individuo? Evidentemente, per quanto non debbasi dimenticare che la nevrosi, in genere, è immanente in ciascuno (De Giovanni), più o meno come effetto di incompletezza evolutiva attuale


IPERALLUCI~OSI ISTERICA

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del tipo umano; e qui agisce anche il turbamento organico, per quanto intimo e subdolo, che induce in ogni essere la pubertà, come specialme!lte il Marro ba dimostrato nel suo libro sulla pubertà. In questo caso precedenti nevrotici netti, o convulsionarii non ve ne sono stati, nè influenze ereditarie notevoli; il temperamento del soggetto però è stato notevole, variabile e sopratutto ipobulièo, ed egli non ha saputo prendere decisamente un mestiere, ma ba cambiato più volte ed in ultimo divenne carabiniere, ma già dopo un anno se n ' era stancato. Questa nota psicasteuica è di una grande importanza perchè può di per sè essere segnacolo di una latenza isterica, o quanto meno, indica certamente una deficienza di potenzialità psichica. e di energetica nervosa, cui si aggiunge una educazione difettosa e viziata che tanto spesso infralisce il carattere, che dovrebbe essere ritemprato àa un normale allenamento psicomorale, onde si formi valido il Mlfcont?·ol e pieno il senso virile di r esponsabilità sociale. Onde l'isterismo è spesso malattia che insorge fra il 18° e 20° anno di età, come segno di un disturbo evolutivo nel tipo e di degenerazione nella specie, per cause molteplici, fra cui l'emozione è una delle tante, ma forse la più valida. E tale concetto trova la sua più ampia esplicazione nella ipotesi di Breuer e Freud che l'emozione non occasioni l'accesso d 'isterismo, svelandolo dalla sua latenza, ma che lo generi veramente del tutto. E . n ella fase allucinatorio-delirante essi « ripongono tutto il valore sintomatico d ell'accesso, e lo considerano come la riproduzione allucinatoria di una serie determinata di quelle scene che furono l'origine degli attacchi isterici. L'intensa emozione, l'agonia psichica, cosi essi dicono, per gli organismi che non la possono sopportare, si conve1·te nei disordini somatici e psichici che comprendiamo sotto il nome di isterismo ~. Si avrebbe cioè · una specie di 1'Ìcm·do ossessionate della scena impressionante, che si intPnsi6ca in immagini estremamente vive e complesse, sistematizzate aUorno a quel nucleo mnemonico, e che dànuo all'individuo l'illusione piena della realtà, come nel sogno, mentre per ta.le intensità si impongono nel ristretto campo di coscienza assorbendo tutta. l'attenzione mentale, sì che l'affievolita personalità cosciente dell'infermo non può opporre resistenza inibitrice, ma le subisce e si abbandona, in una forma di vita mentale sintomatica, le cui reazioni espressive ed emozionali costituiscono, m gran parte almeno, le manifestazioni dello attacco isterico.

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GIOrnale medico.


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LE IMPERFEZIONI EMALATTIE DOYUTE ALLA MA~CATA OD INC0~1PLETA OBLITERAZIONE DEL CONDOTTO VAGINO-PERITONEALE

!\olo cliniche, r~togenetiche c ter:1peuliche per il dottor 8alva&ore 8allaari , ClPitano medico

(Co~~·gneNZA TEXUTA IL ( 6 FIBDRAIO XELL'0SPEDALE lii LITARB DI BRB.lCIA)

Non sono infrequenti, se devo argomentare dal numero dei casi occorsimi in meno di due anni, gli esempi di m ilitari che presentano imperfezioni o malattie dovute alla persistenza del canale vagino-peritoneale od alla incompleta obliterazione di esso. E poichè tali infermità non offrono una sintomatologia uniforme e spiccata. e bene spesso si combinano e si complicano in modo così vario e strano da riuscirne talora malagevole la diagnosi, così non mi sembra del tutto infruttuoso, prendendo occasione dai casi più importanti che ho avuti in cura, esporre i criteri clinici che devono essere di guida nella loro giusta interpretazione. Lo studio di tali casi potrà riuscire tanto più proficuo in quanto che essi, essendo stati nella massima. parte sottoposti ad interventi chirurgici radicali, hanno presentata la. possibilità di controllare col reperto operatorio la intravista diagnosi e di completarla o convali darla. là dove essa. era imperfetta o dubbia. Ed un altro genere di considerazioni sarà dato ricavare dalla presente casuistica, considerazioni d'indole etiologica e patogenetica., alle quali non è più giusto attribuire oggidì un semplice valore teorico, ma. che devono essere invece attentamente ricercate ed interpretate, non solo per stabilire con esatto criterio la diagnosi e la prognosi, ma ezia.ndio per risolvere i complessi q nesiti che riflettono i rapporti causali tra la comparsa di simili infermità e g l'infortunii del lavoro o, come diconsi i n gergo militare, gli eventi di servizio. All'uopo è bene premettere che siffatte imperfezioni e malattie, se possono denominarsi congenite per il viziò che dà loro origine, non meritano però di essere in molti casi ritenute tali per l'epoca. della vita, in cui appariscono. Ad eccezione, infatti, dell'ectopie testicolari,


.LE IMP ERFEZIONI E MALATTIE ECC.

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che datano ordinariamente dalla nascita., le altre, cioè gl'idroceli e le ernie, possono eziandio manifestarsi in età inoltrata., come accade appunto nei militari. Del resto anche un'ectopia del testicolo può, benchè raramente, verificarsi in epoca assai lontana dalla nascita ed in circostanze di tempo e di fatto del tutto accidentali. Sono stati, invero, citati casi, in cui un trauma.tismo intenso è stato capace di scacciare la glandola dallo scroto e di farla migrare in una delle cavità limit rofe; per cui basta. che il canale peritoneo-vagina.le sia rimasto pervio, perchè l'organo esiliato lo guadagni, in una delle circostanze suddette, ed assuma tutta la parvenza. di un testicolo ectopico congenito. Ricordo in p~oposito di aver visitato l'anno sùorso un soldato qui inviato in osservazione, il quale appunto asseriva. che il suo testicolo, dapprima fisso nello scroto, era divenuto, in seguito ad uno sforzo violento, improvvisamente migrante nel canale inguinale, suscit~ndogli d'allora. in poi vivi dolori a.ccessionali, che gl'impedivano di sottoporsi a. qualsiasi strapazzo iisieo. Nè si può in questi casi mettere menomamente in dubbio la comparsa tardiva. nei soldati della imperfezione o della malattia; poichè, se queste avessero preesistite a.ll'arruola.mento1 sarebbero state notate dai periti medici nelle visite di reclutamento e più ancora in quelle di accettazione ai distret.ti ed ai reggimenti e si sarebbero presi in tali occasioni i prov-Vedimenti suggeriti dalla legge. Ciò che invece devesi ritenere preesistente, è la disposizione congenita. al Joro sviluppo. Ed è questa nozione che, ignorata o malamente interpretata, può generare numerose controversie medico-legali; è dessa, inoltre, che mentre alimenta. negl' interessati l~ convinzione di trattarsi d'infortunio del la..voro, fa, invece, edotti i periti sulla vera loro patogenesi.

*"'• D primo caso che, in ordine cronologico, attirò sotto tal riguardo la mia. attenzione, fu offerto da. una giovine recluta del 16° artiglieria, P. D., entrato il l " gennaio 1903 in quest'ospedale per una tumefazione della metà sinistra dello scroto e di buona parte del corrispondente funicolo aperma.tico.• Nulla. nel gentilizio e nei precedent i personali; assenza. di malattie venereo-sifilitiche pregresse od in atto. Il paziente attribuiva l'insorgere della malattia. agli urti del testicolo contro il cavallo di legno durante gli esercizii di volteggio; però non vi erano tracce di contusione sui comuni tegumeuti ·scrotali; d'altra parte lo spessore e la tinta brunastra di questi non permettevano rilevare la trasparenza del contenuto, mentre che la forte loro tensione ren-


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LE IMPEHFEZIONI E 1t!ALATTIE

deva impossibile percepire la fluttuazione. La diagnosi, rimasta. per un momento sospesa, fu ben presto rischiarata dalla puntura esploratrice ed evacuatrice, che dimostrò trattari>i di un idrocele cistico. All' aspirazione del liquido si fe' sAguire l'iniezione di tintura di iodio; e, mentre la vi va reazione insorta faceva sperare un felice risultato, mi accorsi dopo pochi giorni con sorpresa che il liquido della vaginale arasi riassorbito, ma che persisteva intatto. o quasi, quello funicol11.re sotto forma di tumore cilindrico, molle-elastico, estendentesi lungo il canale. Ogni tentativo di riduzione verso l'addome riusciva frustraneo, mentre si verificava, benchè stentatamente e prolungando di molto la pressione, un graduale spostamento del liquido verso la cavità scrotale. Dinanzi questa sindrome caratteristica non vi era che ammettere una..obliterazione irregolare del condotto, obliterazione verifica.tasi assai più in alto dell'ordinario ; di qui la formazione di due bozze distinte, vaginale l'una, f unicolare l'altra, comunicanti fìn dal primo te mpo mercè un orifizio stretto, attraverso il quale poco o nulla potè agire la tintura di iodio, e che in seguito di venne ancora più stretto per il processo di proliferazione della flogosi reattiva. Si era dunque in presenza di un idrocele vagino-perito~ale a doppia sacca, primo sta<.lio, del vero idrocele a bisaccia del Dnpuytren. Qua le patogenesi potevasi in questo caso assegnare all'idrocele ? Era da escludere anzitutto una malattia dell'apparecchio glandolare, perchè nulla in esso si era riscontrato di clinicamente apprezzabile; nè si poteva ammettere la localizzazione nella siarosa di un processo infettivo generale, perchè questo era assolutamente mancato; si doveva invece ritenere che i ripetuti piccoli urti subiti dalla parte siano stati capaci di determillftl'e in una sierosa predisposta, dopo un attacco di va.ginalite acuta assai leggera, delle lesioni croniche durature. Avrei voluto trattare questo idrocele con un atto operativo radicale, tanto più dopo l' insuccesso delle iniezioni modificatrici; ma il paziente vi si oppose, per cui non mi fu dato controllare de visu il giudizio diagnostico. Nè venne a rischiararlo il reperto batteriolo· gico, perchè nulla riscontrai allo esame microscopico del liquido, e negativa riuscì la inoculazione di questo nel peritoneo della cavia. Un'altra forma d'idrocele così detto congeni to fu presentato dal soldato B. N. del 12° bersaglieri. Nei precedenti ereditarii di questo esistevano fatti non dubbii di t ubercolosi da parte della madre, morta in giovine età dopo lunga malattia di petto, ed egli stesso nel gennaio dello scorso anno era stato ricoverato un pezzo per pleurite essudati va nel riparto medicina, di dove era. passato in quello di chirurgia per una tumefazione alla metà destra dello scroto. Come e da quanto tempo fosse questa insorta eg~i non sapeva precisare; soltanto ne attribuiva


DOVUTE ALLA MANCATA OD I NCOMPLETA OBLITERAZIONE ECO.

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la comparsa alle marcie ed agli esercizii ginnastici. Quando io l'osservai la prima. volta. di mattina ed in letto, non riuscii a notare colla vista una sensibile differenza di volume tra. le due metà dello scroto; e fu solo palpando che rilevai nella borsa destra un lieve senso di pseudoiluttuazione e mi accorsi di una nodosità in corrispondenza della testa dell'epididimo duro-elastica e poco o nu1la dolorosa. Poichè il paziente sosteneva che la borsa si gonfiava. sensibilmente colla protratta stazione eretta e col cammino e si riduceva quasi al normale col riposo a letto, lo invitai ad aìzarsi ed a provarmi col fatto il suo asserto; ed invero, riyisitatolo nelle ore pomeridiane, potei constatare che la parte si era tumefatta a vista d'occhi, in guisa da non riuscire più possibile palpare il testicolo, e che, benchè non offrisse una spiccata trasparenza, dava però senso manifesto di fluttuazione. Il liquido, per quanto si facesse, non riducevasi seduta stante nello addome; ed inoltre, prendendo il tumore a piene mani ed invitando il malato a tossire, non si avvertiva quel senso d'impulso e di espansione proprio dei tumori comunicanti coll'addome. Infine, spingèndo il liquido verso il canale inguinale e ricevendone l'onda coll'altra mano, potei constatare la formazione di uua specie di cul di sacco senza accenno a prolungamento dal lato dell'orifizio addominale. Raccomandai al paziente di non più levarsi sino al giorno seguente per vedere se l'enfiato, com'egli mi assicurava, si riducesse spontaneamente. Cosi fu infatti; chè il mattino seguente la borsa prese11tava le dimensiol1Ì e la forma della mattina precedente. Non esitai pii1 quindi ad ammettere nn idrocele comunicante della varietà peritoneo-vaginale, con questo di particolare che l'orifizio di comunicazione doveva essere molto stretto o munito di uu diaframma a mo' di valvola disposto in guisa da richiedere molto tempo e delle posizioni speciali per determinare la scomparsa e la riapparizione del liquido. Quale la genesi di questo idrocele insorto, a differenza del precedente, in modo subdolo e presentante un decorso estremamente cronico? La constatazione di una. nodosità. sulla t~sta dell'epididimo, duro-elastica, indolente, la nozione sicura. di una pregressa pleurite sierose. a lungo decorso e di cui persistevano tuttora i reliquati, non potevano far dubitare della esistenza di una locali~za.zione tubercolare, a cui dovevasi ascrivere, per reazione della vaginale, la formazione del liquido. Ciò era anche provato dal dimagramento che andavasi di giorno in giorno spiegando nel paziente. Non credei opportuno ricorrere in questo caso all'iniezione modificatrice di tintura di iodio sia per la natura specifica dell'affezione epididima.ria, ma più ancora per la comunicazione esistente tra il cavo


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LE IMPERFEZIONI E MALATI'IE

va.ginale e quello del peritoneo. Avrei preferito fendere la. sierosa., evacua.re il liquido e pra.ticare la. resezione dell'epididimo; ma. il paziente non volle acconsentire. Mi contenta.i perciò di cerca.re la conferma. della. fatta. diagnosi per via sperimentale; ed estrat.to un po' del liquido va.ginale, lo inoculai nel peritoneo di una ca.via. Il risulta.to fu questa volta. con mia grande soddisfazione positivo; la. ca.via morì dopo 29 giorni di tubercolosi. Eppure u on mi era. sta.to possibile riscontrare nel liqnido bacilli a.l microscopio e, d'altra parte, il processo morboso mantenevasi, come abbiamo visto, localizzato alla. sola. testa dell'epididimo. QuaRto risultato conferma in modo indisoutibile le classiche esperienze del Tuffier, jl quale sin dal 1891 al Congrès pour l'étude de la tubercolose affermava clte il .liqttiM di ttn idrocele sintomatico della tubercolosi epiclidimaria, anche se non contiene alcun bacillo e se la sierosa non presenta alcuna alteraz·ione R)Jecifica, può essere vi1·ulento; e tale conferma è merìtevole di ogni considerazione, perchè apre un vasto campo alla. soluzione dei più difficili problemi riflettenti la pa.togenesi, la diagnosi e la cura di molte afJ'ezioni morbose della sfera. genita.le maschile. Una terza forma d'idrocele congenito, per altri riguardi interessante, la riscontrai Ml soldato L. V. del 73 fanteria entrato il 6 novembre 1903 con diagnosi di cisti del cordone sperma.tico de,s tro. Anch'egli presentava. il gentilizio sospetto e nei suoi precedenti personali contava. purs.nco una pleurite essuda.tiva. sofferta. nell'ultima. primavera. e per la quale era stato inviato in licenza. di convalescenza. di giorni novanta. Durante la. permanenza in famiglia si era. accorto di una. piccola tumefazione molle ed indolente all'inguine destro, ma appunto perchè non gli recava molestia di sorta, non le a.veva da.to nessuna importanza. Fu solamente la sera del 4 novembre, cioè pochi giorni dopo il ritorno al reggimento, che, nel defecare, provò improvvisamente in corrispondenza dell'a.ccennata. tumefazione un acuto dolore, che si andò ca.lmando durante la notte. Quando lo visitai, trovai lungo il decorso del canale inguinale una intumesoenza. dalla. forma. e grandezza di un uovo di piccione, a cute perfettamente integra, a. superficie liscia, di consistenza duro-elastica ed indolente alla pressione. Ool ditoJpotevasene contornare l'estremità. superiore e constatare tra essa e la parte alta. del tragitto inguinale uno spazio libero, dove nessun impulso si avvertiva durante la tosse. Fu perciò diagnosticato un idrocele cistico del cordone, eliminando senz'altro la possibilità di una cisti idatidea, perchè questa, oltre ad essere quivi eccezionale, dà sotto le dita un senso di crepitio simile a quello offerto dai tumori a grani risiformi, nd escludendo del pari una. psendooisti aacculare, perchè que-


DOVUT E ALLA MANCATA OD DICO:\fPLltTA. OBLITERAZIO~E ECC.

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sta ammette la precedenza di un'ernia, che qui non era esistita. Mru mentre facile riusciva la diagnosi, non era parimenti facile spiegare la genesi di quest'idrocele; però, mettendo in correlazione le successioni morbose, mi fn permesso su p porre che esso non fosse insorto cistico dal primo istante, bensì che si fosse iniziato come un idrocele del funicolo comunicante mercè tragitto estremamente sottile colla cavità. addominale, e che il liquido in esso contenuto fosse stato con molta probabilità fornito da una peritonite subdola di natura tubercolare succeduta alla pleurite di simile natura, cui in antecedenza ii paziente era andato incontro. Il forte dolore poi da questo avvertito durante la defecazione, e che avrebbe potuto far credere ad uno strozzamento erniario, sarebbe stato determinato assai verosimilmente da. un~t flogosi subacuta risvegliatasi nel tumore per cause traumatiche anche leggere, e sarebbe stata detta flogosi che avrebbe determinata. l'obliterazione del tragitto di comunicazione e trasformato l'idrocele peritoneo-funicolare in idrocele cistico. Non mancai anche in questo caso di sottoporre il liquido ad esame microscopico e d'inocularlo nel peritoneo della cavia, ma i risnltati di entrambe le ricerche furono nulli. Quanto al trattamento curativo, avrei potuto contentarmi di aspirare il liquido ed iniettare nella sacca una sostanza modificatrice; ma per ovviare alla possibile sopravenienza di un'ernia, preferii procedere ad un intervento radicale, asportando la cisti in to.to e ricostruendo alla Bassini la parete posteriore . del canale necessariamente indebolita. ed in parte· disfatta dalla distensione della raccolta. Nè credo mi sia in ciò male apposto, poichè pochi mesi dopo ebbi ad operare lo stesso individuo di ernia inguinale sinistra, ciò che dimostra la predisposizione di esso a siffatta forma morbosa; d'altra parte è noto quanto facile sia l'insorger~ di ernie in soggetti che presentano idrocele cistico del cordone, ciò che si spiega ammettendo che la cisti fissata allo svasamento superiore del canale vagino-peritonea.le stiri il per itoneo, trascinandolo fuori coi suoi movimenti. Una prova di siffatta predisposizione ci fu data dal caso seguente in persona dell'appuntato musicante D. R. del 74• fanteria entrato il 26 aprile 1904:. Di costituzione piuttosto debole, di temperamento spiccatamente linfatico, egli aveva perduta in tenera età una sorella per malattia imprecisata, nonchè prematuram~nte la madre per malattia d i petto; di p più aveva. da borghese per ben due volte sofferto broncopnlmonite. Asseriva che du.e giorni prima, in seguito agli sforzi del sonare, avvertì un improvviso dolore all'inguine sinistro, dove, portando la mano, si accorse della comparsa di una intumescenza. Allo esame della parte rilevai innanzi tutto un tumoretto della grandezza.


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LE IMPERFEZWNI E MALATTIE

di una noce, offrente tutti i caratteri di una cisti del funicolo; ed, inoltre, infossando il dito dietro di questa, mi accorsi che, mentre la si poteva ben delimitare per un marcato strozzamento, si avvertiva più in alto un secondo tumoretto, che diveniva sempre più pronunziato, facendo seguire al paziente colpi di tosse, e che scompariva del tutto dando a questo la posizione coricata, mentre non si riduceva affatto il precedente. Tra.ttavasi adunque evidentemente di un idrocele cistico del cordone con ernia coesistente, alla comparsa della quale si dovette l'accesso doloroso provato dal paziente. Sottoposto questo a cura radicale, mi fu facile legare il sacco erniario al peduncolo ed asportarlo insieme al tumoretto cistico, accuratamente dissecato, le cui paret.i non erano sottili e trasparenti come nel caso precedente, bensì ispessite con superficie interna come vellutata e con contenuto liquido piuttosto scarso ed alquanto torbido: indizii tutti di una pregressa vaginalite cronica. Negativi anche qui l'esame microscopico e la prova della ino-• culazione nella cavia. Un'ultima varietà. d'idrocele congenito, la. più rara di tutte ed anch'essa complicata ad ernia, mi fu offerta dal vice-brigadiere dei reali carabinieri M. A., entrato 1'8 agosto. Due suoi fratelli erano morti in tenera età, a suo dire, per malattie intestinali; egli non aveva avute infermità. degne di nota. L'esame della parte mi fè riscontrare un ingrossamento uniforme di tutti gli elementi del cordone, ingrossamento di consistenza mol.le ma non riducibile; molto in alto, al di sopra di esso, infossando il dito, mi fu dato avvertire sotto i colpi di tosse l'urto di un viscere rotondeggiante, molle, procidente in guisa. da inglobare parzialmente l' intumescenza funicolare descritta.. Dapprima credei che quest'ultima fosse data da varicosità delle vene del funicolo; ma. poi, meglio esplorand9, mi accorsi ch'essa si componeva di due bozze della grandezza ciascuna di una. nocella, divise tra loro da uno strozzamento, ed un altro strozzamento assai marc.ato percepivasi tra la bozza più alta ed il tumore ernioso. Inoltre, insistendo a premere sulle bozze, rilevai che queste si riducevano in parte di volume, cioè si afflosciavano. Feci quindi diagnosi d'idrocele funicoloperitoneale a rosario con coesistenza. di ernia. L'atto operativo confermò la diagnosi; le due bozze comunicavano per stretta. apertura. tra loro non solo, ma anche colla parte più alta del canale peritoneofunicola.re, la quale si svasava. per raccogliere un tratto di epiploon ed una punta d'intestino tenue designantisi perfettamente col ponza.re. Certamente non si può in questi due ùltimi casi invocare per la. comparsa dell'idrocele una delle origini indicate per i precedenti, e pur troppo siamo obbligati a confessare che la vera. patogenesi di essi


DOVUTE ALLA MA.NOATA OD INCOMPLETA OBLITERAZIOXE ECC.

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ci sfugge. Tuttavia, tenendo presente che in entrambi si trattava di individui con tare gentilizie sospette e che in uno esistevano anche precedenti morbosi compromettenti, non si può escludere del tutto che siasi in essi verificata una tubercolosi isolata del condotto vagino· peritonea.le, del che esistono osservazioni debitamente constatate di Phocas, di Broca. e Pilliet, di Petit, di Jonnesco ed altri .

...

*~ Passerei addirittura sotto silenzio due operati di ernia inguinale congenita semplice, se non mi premesse a tal proposito fare due considerazioni, che possono riuscire molto utili in pratica: la prima, che dette ernie si sono sviluppate entrambe, in seguito ad un allegato sforzo, individui che non avevano per lo innanzi accusato alcun di· sturbo da parte della regione inguinale affetta, nè quivi presentato alcun fatto morboso degno di nota; la seconda, che le medesime hanno acquistato sin dal principio un cospicuo volume in guisa da imporsi quali ernie di vecchia data. Queste considerazioni, insieme alla gio· vane età dei pazienti, mi avevano autorizzato ad affacciare come molto probabile la diagnosi di ernia inguinale congenita, anche prima di procedere allo intervento (l).

in

*** L'ectopia inguinale del testicolo, apparentemente la pm mnocua delle infermità da me prese in esame, ha attirata la mia a~tenzione unicamente pel fatto che anch'essa, al pari dell'idrocele, favorisce colla sua presenza, in modo singolare, lo sviluppo di ernie. Di ciò posso citare tre esempii, tutti· e tre sottoposti a trattamento radicale e che per le particolarità cliniche presentate e per le modalità opera· torie, cui diedero luogo, meritano un breve cenno. Il primo fu in persona di un soldato del 6° al pini C. B., ricoverato il16 dicembre 1903. L'ernia in lui era apparsa due giorni prima, nello eseguire un salto in lunghezza. durante una. marcia, e gli aveva cagionato in sul momento vivo dolore, acquistando ben presto il volume di un pie· colo arancio e mettendosi quasi a ridosso del testicolo ectopica, che, grosso quanto una noceiuola, di consistenza molle, disposto secondo l'asse del ca.na.le, poteva., con: oppor~une manovre, errare facilmente nel tunnel che lo conteneva, senza scomparire del tu~to nell'addome. Inoltre (par· tt) In questi ultimi giorni ho operato di ernia congenita &Itri due militari, B. E. carabiniere, e R. A. caporale maggiore nel t jO bcrsagllbrl, che hanno dato luogo ad analoghe rlnessionl.


266

LE IliPERJ!"BZIO~I E liALATTIE

ticolarità degna di nota), la. borsa scrotale corrispondente era abbastanza sviluppata, benchè vuota, in guisa da differire di poco da. quella. dell'altro lato; che anzi, nell'atto in cui il testicolo ectopico sposta.vasi in alto, essa si ritraeva e quasi s' invaginava a dito di guanto. Ciò faceva supporre o che il testicolo disceso dapprima sin nella borsa, avesse migrato in seguito, ovvero che all'ectopia si fosse in precedenza. accompagnato un idrocele comunicante od un'ernia, che avessero per conto loro spinto il cul di sacco della vaginale al di là. della glandola; particolarità. che il paziente non fu in grado di precisare stante il limitr.to sviluppo delle sue facoltà mentali. Ad ogni modo siffatta. disposizione della loggia scrotale m'invogliò, dopo aver trattata opportunamente l'ernia, a conservare il testicolo, ricovrendolo con una porzione del processo sieroso, riportandolo nel fondo della. rispettiva borsa. ed a questo fissandolo con punti di sutura. A gua.tigione completa l'organo aveva acquistato pieno diritto di domicilio e nelle sue modeste proporzioni faceva di sè bella. mostra.. Il 27 del successivo febbraio si presentò con identici fenomeni morbosi il soldato C. A. del 73° fanteria. Anche in questo l'ernia. era insorta. improvvisamente, in seguito ad una marcia, al disopra del testicolo sinistro ectopica sin dalla nascita.. Procedetti qui, come nel caso precedente, e potei constatare: l" che il canale va.gino-peritoneale non aveva conservatala sua normale larghezza, ma al disoprf\; del testicolo aveva subito un parziale restringimento, in guisa che il viscere erniato restava. ad una certa distanza dalla glandola; 2' che questa non era così mobile come nel primo caso, bensì presentavasi pressochè fissa nel terzo inferiore del canale, qui vi mantenuta da aderenze facilmente lacerabili; a· che il cordone, non tanto per la. sua brevità. quanto perchè imbrigliato da lacerti fibro-muscolari, si opponeva seriamente alla discesa del testicolo, in guisa da ric~edere che fosse esercitata sul pacchetto funicolare una vera trazione, previa lacerazione e taglio di dette briglie ; 4• che la cavità scrotale corrispondente era piccola ed asimmetrica. Ciò non ostante, l'esito fu anche qui soddisfacente, rimanendo il testicolo assai bene allogato nelln sua nuova dimora., anzi subendo esso un provvidenziale ingrossamento per neoformazione connettivale cronica. reattiva. Il limitato restringimento del canale vagino-peritonea.le, esistente tra. il viscere erniato e la glandola. ectopica, fu da me preso in somma considerazione per la facilità. che da. esso derivava. di un forza.mento del punto ristretto da. parte dell'intestino e di un conseguente strozzamento di questo. Del resto tale complicanza è frequente a verificarsi nelle ernie peritoneo-vaginali in genere ed in quelle coesistenti con testicolo ecto-


DOVUTE ALLA MANCATA OD INCOMPLETA OBLITERAZIONE ECC.

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pico in ispecie, sovratutto quando questo è aderente ad un tratto del 'c anale. Ce ne diè prova l'iscritto della classe 1883 C. L., il quale veniva ricoverato di urgenza il 28 marzo u. s., con fenomeni manifesti di ernia strozzata sovrastante al testicolo sinistro ectopico, e quindi veniva. nello stesso giorno operato. Durante l'atto operativo si ebbe l'agio di osservare come alla comune causa di strozzamento; dovuta alla costrizione dell'anello, si era aggiunta quella della ripiegatura subita. dal viscere, il quale, mentre da una parte era spinto in fuori dalla pressione endo-addominale, dall'altra. non poteva. progredire e discendere sin nello scroto, perchè la via a questo era sbarrata dal testicolo ectopico. Dett'orga.no era così atro1ico e degenerato da consigliare senz'altro l'asportazione; ma io non volli assottigliare ancora più il già misero patrimonio sessuale di quel giovine dall'aspetto infantile; e poichè gli elementi del funicolo si prestavano alla discesa e la borsa

corrispondente era abbastanza abbozzata per accogliere l'ospite negletto, procurai dare a questo la sua. naturale dimora; ed a cura compiuta non ebbi a. lamentarmi del risultato.

..** Dai casi su esposti si possono ricavare le seguenti' conclusioni: 1° Vi è un gruppo d'imperfezioni o malattie della regione in· guino-scrotale dovute alla mancata. od imperfetta obliterazione del canale va.giuo-peritoneale e perciò d~tte congenite, quantunque possano manifestarsi in epoche assai lontane dalla nascita. 2" Dette imperfezioni o malattie sono in genere indizio di un organismo congenitamente debole, con tare ereditarie più o meno spiccate e con disposizione più o rqeno grande ai morbi costituzionali. 3" Alcune di esse eziandio, come gl'idroceli, sono il più delle volte conseguenze dirette di processi tubercolari in atto o pregressi, sia che questi interessino il peritoneo, sia che s'annidano negli organi della generazione e sia anche che si localizzino (fatto a.ssa.i più raro) nel condotto vagino·peritoneale. 4" Gl'idroceli congeniti, come le ectopie ingnina.li del testicolo, coesistono assai di frequente colle ernie e predispongono grandemente allo sviluppo di esse. 5° Queste ernie, al pari di quelle che insorgono indipendentemente da.ll~! infermità suddette, hanno, quali caratteri specifici, di manifestarsi dietro uno sforzo non proporzionato allo effetto e per conseguenza. non avente virtualmente in sè il potere di produrre tale ef· fetto, e d'insorgere di botto, assumendo . in brevissimo tempo conside-


2G8

LE IMPERFEZIONI E M.!.LATTIE ECC.

revole sviluppo, senza però accompagnarsi a dolot·i violenti e duraturi e senza presentare tracce di brusche lacerazioni dei tessuti molli attraverso i quali si esplicano. G0 Per tali moti \7 i, mentre non si può negare un nesso causale tra la loro comparsa e lo sfono, non si possono tuttavia ritenere come veri infortunii di lavoro o come dipendenti da eventi di servizio. 7• Dette ernie sono, più che le altre, proclivi allo strozzamento, specialmente a.llorchè coesistono con un testicolo ectopico; e, per eon · seguenza, reclamano più che le altre, sin dal loro primo apparire, un intervento radicale. s• P er lo stesso motivo è da consigliarsi il trattamentv radicale anche in casi di semplici idroceli congeniti e di ectopie testi col ari, .s ovratutto q uando questi producono sofferenze al malato e lo obbligano ad allontanarsi dal lavoro. 9• P er lo stesso n10ti>o, infine, devesi ritenere pruùente l'elÌIDÌ· nazione definiti n dallo esercito di t utt i q uegl'in.di vidui che presentando in qualsiasi grado o sotto qualsiasi forma una delle infermità o delle imperfezioni suddette: si rifiutino di sottoporsi alla cura radicale.

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lose, t89t ).

a

·


2tl9

Laboratorio di Parassitologia medica della Regia Università di Torino OIR&TTO IJAI.

I'ROf'. E. I'ERilOi'iCITO

ULTERIORI HlCERCHE SULLA

AZION~ PA TOGE~A DEGLI EL~li NTI INTESTINA LI Per il doLt. Glua~a•pe H e•ttiaeo, tenente rnet1ico nel rc~f41mento artiglieria da rnontagua

Nelle mie precedenti riéerche (l) mi era prefisso ùi portare im cont ributo sperimentale alla soluzione del quesito tanto discusso e di tanta importanza, se cioè gli elminti intestinali spieghino la loro azione morbosa soltanto per una semplice azione meccanica sull'epitelio dell'intestino e Slllle terminazioni nervose, oppure se tutti i fenomeni debbano riferirsi all'assorbimento di una speciale sostanza tossica,, sia essa secreta dal parassita o sia invece il prodotto ult.imo del suo ricambio materiale. Le mie esperienze, praticate iniettando a conigli e cavie degli estratti in vario modo ottenuti principalmente da tenie, mi avevano condotto alla conclusione che gli elminti intestinali spiegano la loro azione patogena per mezzo eli una speciale sostanza velenosa. Questa conclusione era d'altra parte avvalorata dal fatto che molti clinici avevano osser vato fenomeni gravissimi, che specialmente colpivano il sistema x:ervo:so, ftJnomeni deLerminaLi da uno o vuchi parassiti, e nei quali era assai difficile concepire come limitatissime lesioni locali potessero determinare sindromi morbose cosi gravi \ 2). Era per altro anche riconosciuto che il succo dei vari parassiti avesse un'azione nociva sulle mucoso1 ed era.no pur noti i fenomeni (Il MBSSHIP.O. - .Sul veltflO CO'Iluutlo i n alc.me lenie dell"uomo. (lla3segna inle•·. tl!td. moderna, 1900, n. 'il. ~ 1 • MKS:liKEo. A!li de/1".-\ccademla Gioenia di ScitiiZt nalurali hl Cala11ia. Serie 4•. vol. XIV. mem. 6 - 1900. Y&ssiNEO e t:ALAllru . - Sul veleno delle tenie. (Gi ornale della Reale Accademia di mtdici11a di Torino. 1901, vol. VII, rasclc. 7). Msssr:<Bo u. CALAIIIOA - Ueber diU Gifl der T rinitn. (Ctlllt·alblalt, XXX Dand. t 901). (t) PB•nn. - Zur Symplomalologie der lltrùclltn Parasilen. ( Det~tsche medici11lsche IVochenschri(l t S97, h. 44, pag. 763).


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ULTERI ORI RICERCHE

non lievi sofferti da. osservatori che avevano maneggiato tenie, ascaridi, ecc. (1). L e mie conclusioni furono combattute dal dott. Cao (2). Io credo però di aver ribattuto decisamente le sue ohbiezioni (3) ; il prof. Maragliano (4) si associò completamente alle conclusioni che io avevo dedotto dalle mie esperienze. . Recentemente il prof. Cattaneo (5) praticò alcune ricerche coltivando gli ascaridi in soluzioni alcaline (cloruro di sodio al O, 75 p. 100 gr. 100, glucosio gr. 4, peptone Witte gr. 0,50, bicarbonll.to sodico gr. 0,40). Dopo circa 36 ore che le tenie avevano soggiornato iu questo liquido, questo veniva filtrato per candela. Chamberland: iniettato negli animali, si immetteva con esso contemporaneamente il prodotto dei microrganismi trovantisi nel corpo degli ascaridi. Quantunque l'autore abbia ottenuto alcuni risultati positivi, pure non ba creduto di pot.Ar addurre conclusioni "inconfutabili su questa quistione tanto dibattuta. A me pare per altro che le esperienze del dott. Cattaneo, per quanto diligentemente condotte, non possano essere prese in grande considerazione per i seguenti motivi: 1° perchè gli ascaridi soggiornavano troppo poco tempo nel liquido culturale per poter essere sicuri che il probabile veleno contenuto nel loro corpo entrasse nella composizione del liquido culturale stesso; 2° perchè non si può affermare se 1a. presenza di vari microrganismi alteri o no la composizione della sostanza tossica; 3° perchè la vita di questi ascaridi nel liquido di cultura era certamente una vita. stentata, essendo la costituzione del mezzo nu· tritivo artificiale molto dissimile da quella assai complessa del contenuto intestinale. Più recentemente ancora il dott. Allaria. (6) saggiò l'azione emolitica in vitro dei prodotti del ricambio degli elminti e la confrontò con la. azione tossica che questi possono spiegare negli animali. Dalle sue ricerche il dott. Allaria non crede si possa dare un giudizio contrario alla teoria. della. velenosità dei parassiti intestinali, e viene alla conclusione che le emolisine e le tossine degli estratti di questi elminti appartengono ad un gruppo di emolisine non ancora del tutto ben conosciute nella loro struttura.: queste sostanze _emoli(t ) Pl:r~RR. -

Loc. clt.

(~) CAO·- Sul tJtleno delle lenie. (Riforma flledico, n. ! 17, i t8, St9, anno L VII).

(3) MRSSINBO e CALAIIIDA.- Sul tJtltftO delle lenie. (/li(orma medica, n. 346, anno LVII). Gozzello degli Ospedali, anno 1901. (5) CATTASBO.- Sulla touCcila degli ascaridi. (La Pediatria, n. 5, anno Xl). (6) ALLARIA. -Ricerca sulla louicìlli degli elmintc irrlulinaU. (Dal .-olome ScrfltC mtd1cì, pub· blicato In onore di Camillo Bozzolo, Torino, t 904). (4) MA RAGLIANO. -


SULL'AZIONE PATOG.ICNA DEGLI ELl UNTI INTESTINALI

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tiche non sono albuminoidi, perchè solubili in alcool, nè fermenti perchè resistono all'ebollizione; appartengono probabilmente ai prodotti della morte della cellula per un processo di autolisi che avviene in seno ai tessuti morti, per opera. di fermenti, con risultato di formazione di principi emolitici di diversa natura, varianti per quantità e intensità secondo il tempo dacchè furono estratti; sicchè i tessuti freschissimi trattati subito con alcool non ne posseggono. . Il dott. Allaria conservava le tenie e gli ascaridi in una soluzione di nutrosio (cloruro di sodio, bicarbonato di sodio e acqua distillata) . Dopo parecchie ore iniettava: l' questo liquido filtrato per candela; 2• brodo di nutrosio seminato con questo liquido ed egualmente filtrato ; 3° emulsione in soluzione fisiologica dei parassiti pure filtrati per candela. Adoperando questi tre liquidi culturali di tenie ebbe sempre la morte degli animali iniettati con dimagramento, marasma e anemia a. tipo clorotico. Adoperando quelli di ascaridi ottenne risultati incerti, qualche volta la morte, sempre però dimagramento e anemia del tipo clorotico. Riesce quindi un po' difficile comprendere come dopo questi risultati il dott. Allaria. dubiti dell'azione tossica dei parassiti intestinali, tanto più se si· nota che gli animali morirono tutti collo stesso quadro morboso, che le iniezioni furono sempre praticate sottocutaneamente e che all'autopsia. gli organi si dimostrarono se m pre sterili. Aggiungerò anche le ricerche di Jammes e 1\:Iandoul (1), i quali riprendendo la. questione, ancora controversa, dell'azione tossica dei para.ssiti intestinali, concludono negando questa azione. Essi si basano: l o Sull'osservazione di un gran numero di fanciulli e di animali ospiti di diversi parassiti, nei quali non rilevarono alcun fenomeno morboso; 2° Sul risultato di esperienze fatte con succo proveniente dalla triturazione di corpi di Tenia inermis, expansa e se?·rata, d' Ascaris 'titttli e rnegalocephala. Questi succhi erano o filtrati per candela o sterilizzati a 52°. Nessuno degli animali (cani, ca.vie, conigli, colombi) inoculati per via cutanea, intra.peritoneale, intravenosa, intra.rachidiana o intracra.niale, presentò il minimo segno d' intossicazione dopo che l'estratto dei parassiti era stato iniettato; 3° Sul fatto che uno degli autori ingoiò delle uova. d'A.scaris lumbricoides e d'Oxyuris ?Jermicttlaris: vermi delle due specie si sviluppa.(l ) h llliBS et MANIJOOL. -

Sur l'adi o11 toxique du

t. CXXXVII, 'f7 jllln 1904, p. t73~· li36).

y,., i ntutlnaux. (C. n. d cad. d es Sciencel,


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ULTERIORI RIOERCHE

rono nel suo intestino, ma egli non provò mai il mm1mo sintomo d'intossicazione. Alle conclusioni dei due osservatori francesi potrebbesi far JlOtare: 1° Che contro l'osservazione negativa su bambini ed animali affetti da parassiti intestinali stanno le numerosissi me osservazioni contrarie di clinici di varie nazioni, che non solo notarono fenomeni gravissimi, specialmente da parte del sistema nervoso, in bambini con tenie ed ascaridi, ma anche quando questi parassiti si t rovavano in scarsissimo numero (Peiper) (1). 2° Il fatto che uno degli sperimentatori abbia assorbito uova di parassiti senza aver disturbi potrebbe paragonarsi alla classica esperienza di Pethenkoffer e di Emmerich che ingoiarono colture di colera senza a>er sintomi morbosi, e ciò nonostante nessuno dubita sulla specificità del vibrione di Koch. È naturale che non basta il parassita, occorre anche il terreno favorevole : e ciò oramai è assodato non solo per parassiti animali, ma anche pei batteri patogeni. 3° Per quanto poi si riferisce alle esperienze fatte sugli animali con su~co di ascaridi e tenie, i dati fornitici dagli autori sono troppo esigui per poter date un giudizio: non sappiamo nè come tali estratti furono fatti, nè a che dose iniettati, e d'altra parte sta il fatto contrario di decine e decine di esperimenti fatti nel modo più svariato che dettero sempre risultati positivi. Data questa divergenza di opinioni mi sono di nuovo occupato di questa interessante questione ampliando le esperienze in proposito ed ora, dopo più di un anno di osservazione, credo meritevole riferire queste mie ricerche, riportarne le conclusioni e fare infine alcune considerazioni sui risultati ottenuti da me e da altri esperimentatori: T~cnica.

Riporto qui brevemente il metodo da me seguito come già. ho deS\lritto in altri miei lavori ed in parte anche modificato: Prese delle tenie o degli ascaridi freschi (questi senza intestino) si lavavano bene con acqua distillata e sterilizzata e poi colla. soluzione fisiologica. pure sterilizzata. Pestateli prima in un mor taio, poi spremuti in un fazzoletto sterilizzato, si ripestavano fortemente con pezzi di ve~ro e si riducevano a poltiglia; dopo di che si estraevano con soluzione di cloruro di sodio sterilizzata e si filtravano per candela Chamberland o Berkefeld. ( l} PKIPKR. -

Loc. Cit. , pag. 736


SfTLL1 AZIONE PATOGENA DEGLI ELMI~TI INTESTlXALJ

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Questa emulsione era esperimentata tale e quale, oppure essa era prima. essiccata nel vuoto e quindi sciolta in cloruro di sodio e trattata coi reagenti adottati dalla c:himica biologica moderna per la separazione delle sostanze albuminoidi, nucleo-proteidi, ecc. I reattivi adoperati furono: solfato d'ammonio, acido acetico, acido fosfotungstico. Il precipitato cosi ottenuto da 100 cc. di estratto era essiccato nel vuoto e iniettato o semplicemente dopo averlo ridisciolto in cloruro di sodio, oppure dopo averlo filtrato colla carta e dializzato per togliere l'eccesso di sale. In alcuni casi si aspergeva a~che acido acetico e potassa secondo il metodo di Lustig per la separazione dei nucleo-proteidi. Per ogni serie di esperienze si praticarono sempre esami microscopici e batterioscopici per accertarsi sia della sterilità del liquido iniettato, sia della sterilità del sangue degli animali che venivano a morire. Si noti anche che venivano scartati tutti quegli animali iniettati che o presentavano ascessi durante il corso degli esperimenti o che all'autopsia si dimostravano morti per malattia indipendente dall' iniezione fatta.

Tenie. 1° lNIÈZioNI DI E~lULSIONE SEMPLIOE IN SOLUZIONE FISIOLOGIOA DI N ACL - Si praticarono n. 7 esperienze (l cavia e 6 conigli). La quantità. inoculata sotto cute e nel peritoneo variò da 2 a. 10 cc. in più riprese. A due conigli si diede a. mangiare esclusivamente della. crusca. impastata con estratto. A due altri conigli (dopo un clistere d'acqua bollita) si fecero per tre volte alla distanza ~i 1-2-3 giorni clisteri di estratto da. 10 a 15 cc. alla volta. Sintomi: tremiti, ad intervalli, estesi a tutto il corpo, pelo arruffato, abbattimento generale, paresi del treno posteriore, sensibile diminuzione di temperatura (fino a 2°). Questi fenomeni morbosi furono più accentuati negli animali iniettati sotto cute, nei quali si ebbe la. morte in media nelle 24-48 ore, ed in uno ·anche dopo 6 giorni. Negli altri la mortalità avvenne dopo 4-10 giorni. Autopsia: emorragie puntiformi nel cellulare sottocuta.neo; liquido giallo rossa.stro nel cavo peritoneale; fegato, rene e capsule surrenali iperemici; intestino contenente materie diarroiche sa.ngninolente; punti emorragici sulla mucosa dal piloro al retto; leggiera leucocitosi ; scarsi eosinofìli; ricerca. dei globuli rossi mononucleati colla colorazione rosso neutrale negativa; t8 -

GioMial• me/Uco.


274

ULTERIORI RICERCHE

esame diretto del sangue e del liquido peritoneale negativo; culture sterili. 2'!NIEZIONI DI EMULSIONE DISSECCATA NEL V1.'0TO E SCIOLTA IN SOLUZIONE

N A CL. - Si praticarono n. 7 esperienze su conigli. La quantità. iuoct1lata sotto cute e nel peritoneo variò da. 6 a 16 cc. in più riprese. A due conigli si diede a maagia.re esclusivamente della crusca impastata con estratto. A due altri conigli si ripetè per 3 giorni un clistere d'acqua bollita seguito da un altro di lo cc. di estratto. Sintomi: gli stessi fenomeni morbosi notati prima, ma più accentuati. Tutti gli animali morirono tra le 24 ore o tra. il 4° o 5' giorno; uno al 10° giorno. AutopHia: al punto d'innesto e lungo tutto il dorso scarso essudato completamente emorragico; assenza di pus; organi interni congesti, specialmente il tubo gastro-enterico; gangli linfatici inguinali e ghiandole mesenteriche grandemente ingrossate; sangue del cuore sterile; leucocitosi notevole costituita in massima parte da leucociti mononucleati (leucocitosi Lauto notevole che si vedevano 4 ed anche 6 leucociti in ogni campo del microscopio); scarsezza maroatissima di eosiuofil.i; l'esame dell'essudato sottocutaneo in corrispondenza del punto d'innesto dimostra l'assoluta mancanza di germi; globuli rossi disfatti; assenza di leucociti. 8' !NmZION! DI EliULSIONE DISSECCATA NKL VUOTO E PRECIPITATA CON soLFATO D'AllMONIO. - Si praticarono n. 7 esperienze su conigli. La. quantita inoculata sotto cute e nel peritoneo variò da. o a. 20 cc. in più riprese e sempre alla distanza di 2 giorni tra. una. iniezione e l'altra.. Sintomi: gli stessi fenomeni morbosi notati prima. La morte negli animali iniettati nel peritoneo avvenne più tardi che in quelli iniettati sotto cute (da. 2·1 ore a 6 giorni). Autopsia : forte enterite in tutto l'intestino, specie nel grosso, con relativa. peritonite per diffusione del processo infiammatorio; iniezione spicca.tissima. dei reni e manifesta degenerazione grassa del fegato; san· gue sterile; leucocitosi e scarsezza di eosinofili. 4° INIEZIONI DI EMUT.~SIONE DISSECCATA NEL VUOTO E PRECIPITATA CO~ ,\cwo A:OETIOO. - Si praticarono n. 4 esperienze Sl;l conigli. La quantità inoculata sotto cute e nel peritoneo fu di 3 cc. Sintom·i : gli stessi fenomeni morbosi, ma piu gravi. Gli animali morirono da 24 ore a. 3 giorni dopo. Autopsia: iniezione dell'intestino e dei reni e fortissima iniezione delle capsule surrenali, che tagliate si presentarono cosparse di ::~a.ngue. Cervello grandemente iniettato e piccoli punti emorragici nella sostanza grigia. Nessuna. reazione locale. Intensa. leucocito!li. Orina chiarissima. e bianca. FISIOLOGICA DI

l

J


SULL'AZIONE PATOGE~A DEGLI ELlWSTI INTESTINALI

5° INIEZIONI D l EMULSIONE DISSECCATA NEL VUOTO E

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PRECIPITATA CON

Si praticarono 11. 5 esperienze su ·conigli. La quantità. inoculata sotto acute e nel peritoneo variò da. 3 a 10 cc. in più riprese. Sintomi: fenomeni morbosi sempre uguali, ma anche più gravi. Gli animali morirono da 24 ore a 4 giorni dopo. · .Atttopsia: iniezione vasale di tutti gli organi, specialmente dei reni e delle capsule surrenali; discreta quantità di liquido nella cavità. peritoneale; glandole meseuteriche e gangli linfatici inguinali grandemente ingros.,.ati; distruzione dei globuli rossi; sangue sterile. ACIDO FOSFOTUNGSTICO. -

Ascaridi. l" INIEZIONI DI EMULSIONE SE~PLICE I); SOLUZlONE FISIOLOGICA DI N ACL. Si praticarono n . 8 esperienze su conigli e l cane. La quantità. inoculata. sotto cute e nel peritoneo variò da 2 a 15 cc. in più riprese 11.lla distanza di 2 giorni da una iniezione all'altra. Sintomi: gli animali restavano immobili in preda ad un tremore abbastanza visibile, respiravano affannosamente e rifiutavano il cibo. Stimolati a camminare, non si muovevano o si muovevano con grandissima difficoltà, specialmente col treno posteriore alquanto contratto. La morte avvenne da 24 ore a 4 giorni dopo; un coniglio morì al 13° giorno. • .Atttopsia: fortissima ed estesissima enterite; notevolt' iniezione dei reni e delle capsule surrenali; manifesta degenerazione grassa del fegato; sangue sterile; marcata leucocitosi. 2° INIEZIONI DI EMULSIONE DISSECCATA NE:L VUOTO E RIPRESA CON SOLU· ZIONF. FISIOLOGICA or N aCL. -

Si praticarono n. 6 esperienze su conigli. La quantità inoculata sotto cute e nel peritoneo variò da 3 a 10 cc. in più riprese alla distanza di ~-3. giorni da una iniezione all'altra. Sintomi: gli animali presentarono subito grave malessere; stavano accovacciati con il pelo irto e colle palpebre abbassate; stimolati, si trascinavano con grandissima difficoltà mantenendo il treno posteriore alquanto contra:tto; avevano ad intervalli leggiero tremore erifiutavano il cibo. La morte avvenne da 24 ore a 3 giorni dopo. Autopsia: notevole congestione di tutti gli organi; specialmente del fegato e dei reni; gangli linfatici inguinali e glandole mesente-riche ingrossate; sangue sterile; leucocitosi e scarsezza di eosinofili. 3° INlEZIONI DI EMULSIONE DISSECCATA NEL VUOTO E PRECIPITATA CON SOL-

FATO n' A)Q(ONIO. -

Si praticarono n. 4 esperienze su conigli. La q uanti tà inoculata sotto cute e nel peritoneo variò da 5 a l O cc.


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ULTERIORI RICERCHE

Sintomi: gli stessi fenomeni morbosi notati prima. Gli animali morirono da 'M ore a 6 giorni dopo. Atttops-ia: intestino e sostanza corticale del cervello iniettati ; fegato, milza e reni congesti; sangue sterile; marcata leucocitosi ed assenza di eosinofìli. 4° INIEZIONI DI EYULSIONE DISSECCATA NEL VUOTO E PREOIPITATA CON

ACIDO ACETICO. - Si praticarono n. 4 esperienze su conigli. La. quantita inoculata. sotto cute fu di 5 cc. e nel peritoneo di 10 cc. Sintomi: fenomeni morbosi sempre uguali e più accentua.ti. Gli animali morirono da 3 a. 6 gior,ni dopo. Autopsia: inie1:ione di tutti gli organi; cervello grandemente iniettato e piccoli punti emorragici nella sostanza grigia; degenerazione grassa. del rene; sangue sterile; marcata leucocitosi e scarsezza di eosinofili. 5° INIEZIONI DI EYULSION.IC DISSECOATA NEL VUOTO E PRECIPITATA CON' ACIDO FOSil'OTUNGSTtco: - Si praticarono iniezioni su n. 4 conigli. La. quantità inoculata sotto cute fu di 5 cc. e nel peritoneo di 10 cc. Sintomi: fenomeni morbosi sempre uguali, ma più gravi. Gli animali morirono da 4 a 5 giorni dopo. Atttopsia: iniezione vasa.le di tutti gli organi, specialmente del fegato e dei reni; forte enterite in tutto l'intestino, specialmente nel crasso; peritoneo e vasi del mesenterio fortemente iniettati; sangue sterile; marcat\ leucocitosi e scarsezza di eosinofili.

"'*"'

Dopo queste esperienze per determinare la tossicità. dei succhi elmintici venne a me naturale la domanda se questi estratti iniettati negli animali a dose non mortale determinino nel sangue la formazione di agglutinine o precipitine specifiche. A questo scopo ho dato la preferenza ad animali di grossa taglia. come i cani. Prima però per orizzontarmi ho voluto anche provare sui conigli. Riferisco qui brevemente alcune delle esperienze fatte. Ad un coniglio s'iniettò sotto cute e nel peritoneo alternativamente e alla distanza di 5-& giorni 55 cc. di estratto di ascaridi sciolto in N aCI. Dopo un mese e mezzo circa, e 5 giorni dopo l'ultima iniezione~ si praticò il salasso all'animale e si lasciò separare il siero. Questo siero non aveva nessuna azione sull'estratto di tenie, mentre nella proporzione di l a 500 coagulava nettamente l'estratto di ascaridi. Se il siero era tenuto a 55~ per un'ora perdeva completamente le proprietà. agglutinanti.


SULL'AZIONE PATOGENA DEGLI EL'Ml:STI INTESTINALI

277

Ad un secondo coniglio si praticarono nello stesso modo 1mezioni di estratto di tenie. Il siero ottenuto no; aveva. affatto alcuna. azione sull'estratto degli ascaridi, mentre dimostrava un'azione agglutinante sull'estratto di tenie, benchè in grado minore di quello ottenuto col primo coniglio. A due cani s'iniettarono in più volte 85 e 100 cc. di estratto di ascaridi e ad altri due 55 e 75 cc. di estratto di tenie. Al pari dei conigli questi animali fornirono un siero rispettivamente agglutinante per gli estratti di ascaridi e di tenie e di azione più spiccata per i · primi che per i secondi. ~ono note le osservazioni fatte intorno all'azione battericida delle tenie e le conclusioni alle quali in questi ultimi tempi sono giunti .Ja.mmes et Ma.ndoul (1), i quali stabilirono che nel succo di ascaridi. si sviluppano facilmente i diversi microbi patogeni e che in quello di tenie solo si sviluppano bene i microbi a spore resistenti. Nel corso delle mie esperienze mi occupai anche di questa questione ed esperimentai sul bacillo piocianeo, sul bacterium coU, sul bacillo del tifo, sul bacillo del carbonchio e sul pneumococco di F?·ankel. A colture in brodo dell'età di 24 ore di questi microrganismi e nella quantità di 10 cc. circa si aggiungevano goccie di estratti (provati sterili) di ascaridi e di tenie: estratti semplici in cloruro di sodio e filtrati per candela Berkefeld. A vari periodi d'intervalli si prelevavano ansate di queste miscele e si praticavano colture in aga.r per strisciamen to. In riguardo all'estratto di ascaridi notai un'azione intensamente battericida. sul pneumococco, negativa sul bacterium coli e semplicemente ritardante sul piocia.neo, tifo e carbonchio. In riguardo a quello di tenie notai un'azione battericida pure sul pneumococco, negativa sul coli e tifo, ritardante sul piocianeo e carbonchio.

**• Approfittando del materiale fornitomi dagli animali morti in seguito ad iniezioni di estratti di ascaridi e di tenie volli ripetere le osservazioni relative alle lesioni il'ltologiche, osservazioni già iniziate nel roio lavoro in collaborazione col dottor Calamida. I pezzi dei vari organi vennero fissati in formalina al 4 p.100 e in Zencher, e dopo i soliti passaggi negli alcoli e xilolo, furono inclusi in paraffina. Le sezioni vennero colorate con ematossilina ed eosina, con safra.nina e col me.todo di V on Gieson. (l ) Ju11u eL \l.u\DOOL. - Sur les proprielù du ' " " Mlminlhiquu. (C. R. .J,catl. Scilncea, L CXXXIX, t3 julll. t904, pp. 329 331).


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ULTERIORI RICERCHE SULL'AZIONE PATOOENA ECO.

Fegato. - Discreta. iperemia, in alcuni punti dilatazione spiccatissima dei capillari intorno ai quali si trovano piccoli foçolai emorragici, specialmente alla periferia dell'acino epatico. Molte cellule sono vacuolizzate (protoplasmolisi) e si ha leggiera infiltrazione leucocitaria, specialmente nel tessuto connettivo perivasale. Rene. - Degenerazione incipiente degli epiteli; congestione vascolare notevole e focolai d'infiltrazione leucocitaria con piccoli punti emorragici nell'interno dei glomeruli Malpighiani. Cervello. - Rete capillare quasi generalmente dilatata senza. però focolai em01ngici. Tanto col metodo Nissl quanto col metodo \Veigert non è po:~sibile mettere in evidenza. lesioni delle cellule e delle fibre mieliniche. Nella milza e nei gangli linfatici presenza di detriti di emazie, di pigmento ematico; di cellule pigmentifere e globulifere. Nel midollo oR.seo pure presenza di cellule pigmentifere e di numerosi globuli rossi nucleati.

***

Considerato che non solo il semplice estratto di tenie e di ascaridi dà la morte degli animali iniettati, ma. che questa si verifica. anche in seguito all'iniezione del precipitato ottenuto con solfato d'ammonio, acido acetico e acido fosfotungstico, non mi pare che vi possa. più essere dubbio che l'azione morbosa dei parassiti intestinali sia dovuta non ad un'azione meccanica, ma ad una vera e propria int.ossicazione. Questa mia opinione è avvalorata dal fatto che l'iniezione dei vari estratti determinò sempre nelle mie esperienze un'intensa flogosi del tubo gastro-intestinale: e ancora dall' altro che le cellule dell'epitelio intestinale messe a contatto in vitr(J con l'estratto di tenie e di ascaridi si ringonfiavano e cadevano in disfacimento. N'Oterò inoltre come l'iniezione sottodurale di estratti di tenie e di ascaridi produsse sempre una intensa cromatolisi delle cellule gangliari, ~d una dilatazione vasale in tutto il sistema. nervoso. Infine in tutti gli animali da me operati i primi sintomi morbosi erano in dipendenza. del sistema nervoso, e specialmente della sfera. motrice: fatto questo che si verifica quasi sempre negli individùi ohe ospitano parassiti intestinali, specialmente nei bambini. Mi riservo di riferire quanto primd. i risultati di alcuni esperimenti in corso sull'azione protettiva e curativa. contro i comuni parassiti intestinali che ha il siero di sangue degli animali immuniza.ti. Ringrazio il prof. Bruschettini dei suggerimenti e dei consigli di cui mi fu largo in queste mie ricerche.


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RIVISTE GENERAL I LE RECENTI RICERCHE SULLA IMMUNIZZAZIONE VERSO LA SIFILIDE. Rivista sintetica del dott. Fran cesco Testi, mag giore medico. La questione dell'immunizzazione dell' uomo verso la s ifilide ha da lungo tempo occupato le menli de ~Ii scienziati sempre però con esiLi incerti o addirittura ~egativi, senza rlire poi di quell1 qualche volla di~aslrosi . Solo di récenle per opera dei due valenti scienziati dell'Is tituto Pas teur, Metsclin1kow e Roux, sembra che la medesima s i s ia posta su di una via pìti ~iusla. l de tti autori in una set·ie di memorie comparse negli annali dell' Is tituto Pasleur, hanno dimostralo la possibilità di ottenere una s ifilide sperimentale in alc une s pecie di scimmie la quale sembra condurre lilla possibilità di una sierote rapia anlis ifllitica. Le loro esperienze sono anch e state ripetute da altri scienziati tanto in Francia che in Germania e tutto fa !<pe rare in una soluzione, che è da augurarsi prossima, del problema protìlallico verso così gt•ave infezione. L' importanza dell'argomento e l'attualità delle ricerche ci muovono quindi a rias· sumere 1 punti principali che si riferiscono specialmente alle memorie dei sud· detti 11uto!'i francesi senza trascurare quant•l si è fatto sulla questione da altri · r icercatori. Un tempo quando erano sconosciute certe co'1seguenze tardive della s ifilide e quando si credeva alls possibilita di curare sempre e sicuramente questa infezione coi metodi classici, si inoculò spesso la sifilide all'uomo. Presenteme nte ~ueste inoculazioni non potrebbero più essere pe rmesse, ed è perciò che si é ricorso alle inoculazioni sugli animali. Tentativi d' inoculazione negli animali se ne son fatti parecchi. Cosi Brieger e Uhlenhut inocularono vertebrati a sangue freddo, come rane e salamandre; altri inocularono uccelli e mammiferi, nella gran maggioranza dei ca's i però senza esito positivo, sebbene di lratlo si sia parlato di esiti certi come quelli ottenuti da Auzias- Turenn~ in un gatto, da Legros e Lanceraux in una cavia, da Martineau, Adrian , H[tgel, Holzhauser e Neisser nei maiali. In genere però fJUesti tentativi di inoculazione riescirono o infruttuosi o incerti., e fu perciò che vennero rivolte le esperienze verso animali più affini all'uomo, cioe verso le scimmie. I lavori pii.! recenti sull' inoculazione della sifllide alle scimmie furo no quelle di Klebs, Martineau e Hamonie i quali però non ebbero seguito fot·se percha non essendo stata designata la specie, ad altri autori come a Sperk, Mossé, Kris haber , Fournier e Barthelemy non riuscì ottenere un esito positivo non sapendo su qual g enere di scimmie dovessero praticare le loro es perienze. Più di r ecente C. Nicolle in collaborazione col fratello M. Nicolle, in seguito alla comunicazione fatta da Metschnikow e Roux alla Accademia di medicina di Parigi nella seduta del 28 luglio 190J , si decise a pubblicare il ris ultato di esperienze pl'aticate sopra una specie di macaco, il Macacus sinicus (bonnet chi nois dei francesi), le quali dimostrarono la possibilit.a di otlenere col· l' iooculaziooe di prodotti sifilitici (sifiloma e ~{angl i) la comparsa locale negli


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LE RECENTI RIOERCHE

animali inoculati di eruzioni papulo-squammos e e di un nodo sollocutaneo in· durito accompagnato da ipe rtrofia dei g-a ngli corrispondenti, lesioni le quali, ad eccezione della comparsa di alopecia persistente in uno degli animali. non diedero luogo ad accidenti ulteriori analoghi a quelli del periodo secondario della sifilide, ma che ebbero di particolare la comparsa dopo un periodo di incubazione di 15 a 19 jliorni analogamente a quanto avviene nello sifilide; di tali fatti l'A. venne nel concetto che ques ta specie dì scimmia non fosse assolutamente r efrattaria all' inoculazione del virus sifilitico, che dovesse quindi servire come animale da esperienza per lo studio della sifilide ammettendo la pos sibilità che la debole recellività potess e venire aumentata artificiAlmente, fors'anche dopo ripetuti pas saggi del virus attraverso le scimmie antropomorfe. La prima memoria di Metschnikow e Roux comparsa negli annali dell' Is ti· tuto Pasteur (dicembre 1903, n. 12) la quale ripete ed illus tra la comunicazione preventiva falla cinque mesi prima all'accademia di medicina conferma le ri· cerche di Nicolle, dimostra che sebbene le scimmie posseg-gano un'immunitA naturale verso la s iftlide, vi sono però delle specie le quali possono essere inoculate col virus sifilitico presentando delle manifestazioni meno pronunciate però di quelle dell'uomo. Data però l'incertezza di queste ricewche, gli AA. si rivolsero alle scimmie antropomorfe, e precisamente allo chimpanzé. La prima esperienza si fece in una femmina di due anni inocula ndo la sierosità di un ulcero duro sul clitoride, la sierosità di una placca mucosa al bordo sopraciliare des tt•o e cinque giorni più tardi la s ierosilà di un sifi loma di tre giorni alla r ipiega tura del prepuzio clitorideo a s inis tra. Dopo 26 (Ziorni, dal Ialo destro del prepuzio clitorideo, dove fu fatta la prima inoculazione, si formò una pie· cola vescicola trasparente con alone rosso, la quHie s i mutò pres to in una erosion~ con indurìmento, venne seguita da ipertrofia dei gangli, ed un mese dopo dall'apparizione di una dermatosi papulo-squammosa alla superficie del ventre e del dorso e alle coscie; la lesione iniziale venne presentata ai membri dell'Accademia di medicina i quali fecero diagnosi di s ifiloma. QueQta esperie nza dimostrò dunque la r ecellivita dello chimpanzè alla sifilide umana, e dimostrò anche che l' immunizzazione si fa molto ra pidamente giacché delle tre inoculazioni praticate non attecchì che la prima. Coi prodotti morbosi di questo animale se ne inoculò un secondo e anche in ques to si produs se l' infezione; giova notare che in ques to secondo animale s i inocularono con esito positivo anche i prodotti mor bosi di una s ifilide papulo·squammosa, e che l' inoculazione di prodotti morbos i sifilitici dello chimpanzé nel Macacus s rnieus r estò senza effetto, il che poteva fo1•se dimostrare una certa attenuazione del virul'l attraverso lo chimpanzè. Le esperienze degli autori frances i venner o s ubito controllale da altri. Cosi il Lassar di Berlino (Berliner k lin. Wochenschr , 1903, n. 52) rife1·i di aver otte. nulo accidenti prima1·i e secondari coll' inoculazione di prodotti s ifilitici in questa specie di scimmie antropomorfe. Metschn1kow e Roux conclus ero quindi senza altro dichiarandc• lo chimpanzè come l'animale per eccellenza per lo s tudio della sifi lide s perimentale. · In una seconda memoria (Annali Pasteur, 100i , n. 1), gli _autori in parola rivolsero per ò le loro ricerche ad un altro argomento, a dimostrare cioè se il macaco, il quale in seguito ad inoculazione di virus sitlliLico offre manifestazioni piccole e passeggiar e, sia capace di atte nuare il virus stesso. Per risol· vere la ques tione occoL·reva riportare questo virus passato per il macaco su


SULLA Il1MUNIZZAZ10NE VERSO LA SIFILIDE

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di un a nimale sensibile, e cioè sullo chimpanzé. Si prese infatti un poco di sierosità di Mccacu.s sinieu.s e si inoculò al prepuzio clitorideo di un chimpanzè femmina; dopo 15 giorni si ebbero alcune piccole macchie rosse come di roseola, alquanto squammose, analoghe a quelle che presentava il macaco, le quali presto scomparvero senza essere accompagnate da alcun indur•imento. Trenta giorni dopo la prima inoculazione si inoculò al vrepuzio clitorideo e alla coscia sinistra della sierosità rac<'.olta da un sitlloma umano, senza seguito però di alcuna lesione locale. Dopo 93 giomi dall'inoculazione del virus del macaco non si ebbe alcun accidente secondario nè alla pelle né alle mucose; dopo 63 giorni dall'inoculaziooe del virus umano non si ebbe alcun accidente attribuibile a questa inoculazione. Si concluse quindi che la prima inoculazione col virus del macaco conferì l'immunità verso quello umano; né si potè pen· sare ad una immunità naturale perché la prima inoculazione col virus del maesco ebbe esito positivo; come non si potè pensare ad inattività del virus umano perché inoculato ad un macaco di controllo produsse dei sintomi caratter istici. L'esperienza quindi dimostrò la possibilità di ottenere una attenuazione del virus sifìlitico passandolo pel macaco e di produrre così un'immunità artificiale con virus attenuato. Siccome però il virus del macaco diede luogo oar·e all' affezione locale ad una adeoopatia, gli AA. conclusero che sarebbe bene cer care un virus anche più attenuato o r i,·olgendosi ad altre specie di scimmie o ricorrendo a mezzi fisici di attenuazione. In una terza memoria Metschnikow e Roux (A nn. Pasteur, nov. 190~, n. 11) portano un contributo notevole ad alcuni argomenti i quali hanno una speciale importanza per la immunizzazione contro il virus sifllitico. Essi sono: la siJllide del chimpan:~e; la filtra:~ione del oiru.s sijilitieo; il trattamento del virus eol calore e colla glicerina; la si{llide delle scimmie catarrine inferiori. Riguardo alla sifilide del chimpanzè, gli AA. accennano a recenti esperienze di Neisser sr1 molli chimpaozé dei quali alcuni hanno manifestato accidenti sifllitici primari e secondari, su orang-outang e sui gibboni meno recattivi però. In tutto gli AA. hanno inocul~c~to dieci chimpanzé con dieci risultati posi ti vi. La dala d'incubazione, l'affezione primaria, le affezioni secondarie osservate anche dal Lessar, il fatto che queste affezioni st~condal'ie danno la sifilide ai macachi, lo studio istolojlico dei tessuti ammalati fatto da Becker e Mayer sul materiale di Lassar (Berl. klin. Wochenschr., 1903) e da Arnal e Simon su quello clegli aut•)ri (Ann. PasteU7·, 1904) che dimostra un grande accumulo di elementi mononucleari e periarter•ile caratteristica, tutto fa vedere che si tratta di vera sifilide. Le ricerche microscopiche noo diedero alcun risultato circa alla natura del vir us. Si pensò quindi trattarsi di un germe. invisibile come quello della febbre aftosa e si fecero esperienze in proposito. l risuiLati furono che il virus llifllitico non allraversa le candele Berkefeld le quali lasciano passare il virul:i della peripoeumonite bovina, confermando cosi l'esperienza di Klingmilller e Baer· mano i quali si inocularono i prodotti della sifilide umana filtrati attraverso le candele Berkefeld senza venir ne infettati. Le esperienze di attenuazione del virus sitllilico dimostrarono che una mescolanza .di virus sifllitico umano e di umor acqueo del montone scaldata a 51° e inoculata nella pelle della coscia del chimpanzé non da alcun risultato, che il miscuglio di virus con glicerina è invece attivo. Si volle anche provare se il virus 1\ltrato o scaldato a 51• potesse essere trasfot·matQ in vaccino; tanto col


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LE REC&..~TI RICERCHE SULLA IMMUNIZZAZIONE VERSO LA SIFILIDE

p1·imo che col secondo trattamento le inoculazioni nello chimpanzè diedero luogo alla infe:tione. Sembra, e alcune esperienze lo dimostrarono, r.he un vaccino antisifilitico debba cercarsi fra i virus capaci di produrre accidenti locali, ben inteso i più deboli possibili. Un buon mezzo di attenuazione sarebbe il passaggio attraverso il Macacus sinicus. P er la ricerca di un siero antisifilitico i virus viventi attenuati potendo avere uua parte considerevole, è importante di vedere le manifestazioni della sifilide n elle scimmie inferiori. Si stttdia•·ono le Catarrine, le scimmie dell'antico continente, non quelle Platirrine o amer!cane perché più lontane nella scala zoologica dell'uomo. Una certa sensibilità la d1mostrò un macaco a coda corta (Ma~a~us rhesus). Più recettivi sono però i mjicachi a lunga coda, come il .\faeaeus sinicus e il .'\tlacacus eynomolgus; refrattari sono la bertuccia (lnuus ecandatus}, un mandrillo giovine (C. mormon) e due altri cercopitechi (C. pathas e C. callitriclle). Un giovine amadl'iade (C. hama:Lryas) presentò lesioni tipiche; incostanli furono ~li esiti nel papione (C. spllynx) i quali invece riuscirono sempre positivi allo Zabolotny (Archioes des Sciences biologiques, Pietroburgo, t. Xl). Da tutte ')ueste e!'<perienze, gli AA. traggono la conclusione che si debba cercare !'.attenuazione del virus sifilitico col passaggio nell'organismo delle scimmie cataN·ìne inferiori per farne un vaccino. Se il Macacus ainicus si mostrò troppo receltivo, si dovrà ricorrere a specie meno sensibili come al Macacus rltesus. Malgrado i dubbi di Neis»er, gli AA. poi sono ben per·suasi della natura sitìlitica delle lesioni sperimentali dei ma. cachi. La loro trasmissione allo chimpanzè, le manifestazioni primarie e secondarie di quesli ultimi bastano per darne le prove. Dopo le ricerche di Richet ed Héricourt, si é cercato a più riprese di preparare dei sieri antisifilitici. Può darsi che lo studio della sifilide sperimentale delle scimmie permetta di rischiarare più precisamente tale questione. Può darsi anche che le specie poco sensibili forniscano dei sieri più attivi di quelli che sono stati prepa•·ati fino ad ora con animali rerrattari. Da un altro lato delle esperienze di sieroterapia fatte sullo chimpanzé al principio della malattia e para~onata con controlli ben scelti daranno forse dei ris ultati piu convincenti di quelli che si sono potuti ottenere nell'uomo. Le conclusioni degli Autori ci sembrano degne della massima considerazione, ed è certamente da au~urarsi che i geniali osservatori aggiungano un nuovo titolo di benemerenza a quell'Istituto Pasteur che tanto é salito in fama n el nome del suo fondatore, aprendo nuovi orizzonti per la difesa di una delle più diffuse e terribili infezioni qual' é la sifilide.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVIS1,A MEDICA - Malattie 41 •vllappo nell'e•erolto. - (Archioes de Méd . et de Ph. milit., n, 2, 1905).

MANCE.WJ{ .

L'A. riferisce alcuni casi di malattia analoga a quella ,lescPilla. dal Toussaint nel t. XLIII p. 317 degli A r ."hioes de Méd. e de PII. mit. 100-i, solto il titolo di o~teo-periostite da sforzo. E' essa caratterizzata da impotenza funzionale degli aPli inferiori, assai fre· quente nei r eggimenti di fanteria, la quale colpil:lce specialmente le reclute o i soldati che hanno appena iniziato il secondo anno di servizio e non ancora raguiunto il 23° anno d'età. Tale malattia consiste in dolori circoscritti a lle O!'sa degli arti inferiori, e in s pecial modo alle estremità inreriori delle tibie, ma che possono manifestarsi anche ai piedi. Compaiono dopo gli esercizi, le marcie, le l'alicbe in genePe e si dileguano lentamente col riposo. Talvolta spontanei, si esacerbano alla palpazione, che rivela ellema e un modico grado di osteo-perios tile: mai esis te linfangioile e raramente febbre. Col riposo a letto, per lo più assai lungo, quosli fenomeni si attenuano e spariscono. Essi sono sta ti descritti almeno in un gran numero di casi, sotto le varie denominazioni di pied jorcé, di frattura spontanea dei met.atarsi, di tarl:lalgia de !l li adolescenti, di linfangioile Lardi va, di osleo-periostite da sforzo, malattie le quali sembrano a ll'A. stadi o forme della medesima affezione. Ora questi fenomeni morbosi, la c ui causa occasionate deriva sempre da uno sforzo degli arti inferiori, hanno per lo più origine da proces~i di sviluppo e di osleogenesì non ancora esauriti nell'eta, in cui i soldati giungono ai reggimenti, poiché la funzione osteoplastica della tibia finisce verso i 22 anni. E' adunque razionale il supporre che tale attività osleogenetica, sotto l'influenza delle marcie e degli esercizi militari, determini alcune alterazioni morbose nelle ossa, ad es.: congestioni anormali, che possono risolversi in osteo· perios titi ed anche in osleomieliti. Ora l'esame e le misurazioni istituite s u dieci soldati affelli dalla descritta forma morbosa, dei quali l'A. traccia una breve !'torìa clinica, hanno rivelato nel breve periodo di due o tre settimane, un aumento della statura da un cen· timetr o a due e mezzo ceol. e più, anche in quelli che non rimanevano a letto. . L'A. ha constatato che la malattia da essi sofferta non era dipendente da infezione consecutiva a piaghe, nè da sifilirle, nè daaltre malattie infettive, ma si manifestava spontaneamente in se~uito a fati c:he, e che molti dei vazienti avevano soflerto di a naloghi processi morbosi negli anni antecedenti all'ar· ruolamento. I futti enunciali sembrano adunque costituire la prova che tali forme sono dovute all'accrescimento e che questo è un fattore impor tante non trascurabile nell'igiene militare. LoscHJ.


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RIVISTA KEDIOA.

B&ntoU a be bolle 8 111 bordi anteriori Inferiori del polmolll quale •lntomo predooe 41 taberoolo•l polmonare. (Sllltoma 41 Burghart). - (De utsche mililiirar.;t/. Zeitschr., Helfl 2, 190:'>).

KUHN. -

Nel luglio 1899 in una adunanza dei medici milì.t.ar i di Berlino il Burghar t annunciava che in molti casi di ltibercolosi polmonar e incipiente egli aveva potuto rilevar e, quale unico sintomo, la presenza di fini rantoli crepitanU in cor;•ispondenza del bordo anteriore-infer iore dei polmoni tra la linea mammil· !are e la linea ascellare anteriore. Fin d'alior·a avendo il Kuhn ricercato questo sintomo rn tutti gli ammala ti caduti solto la sua osservazione con sospello di tisi, specialmente durante l'anno in cui egli fu ass i:;tente presso la Char1tè; ha potuto pienamente confermaN l'asserzione di Bur ghart Per la constatazione di questo sintomo è meglio far tenere all'ammalato le es tremita superiori rialzate sopra il capo; cosi la superficie convess11 del torace, tr& le linee indicate, si appiana alquanto ed offre allo stetoscopio un punto più sicuro di appoggio. . Il Burghart riferisce che questi rantoli sono a piccole bolle, asciutti, e a volle, quando aumenta l'espettoralo fluido, sonor i ed umidi, e ne attribuisce l'origine alla presenza di secreto bronchiale nelle l'egioni interessate. Ma poichè secondo le ricerche di Birci1- Hirschfeld, \Vestenhofer ecc., nella tubercolo"'i iniziale, soltanto raramente si osser·vano focolai tubercolari sui bordi anteriori infèriori dei polmoni, cosi il Burghart suppone che detto fenomeno si produca in seguito all'aspirazione di secr eto catarrale dai focolai ftÒgistici or1ginarii. L'A., mentre ammette questa spiegazione per alcune serie di casi, per molli altri, in cui il fenomeno di ascoltazione é paragona bile al rumore che produce l'entrata dell'ar ia negli alveoli del polmone atelectasico, ritiene che esso stia in relazione con una leggera pleurite ess udativa o s ecca. Infatli è nolo che molle pleuriti sono conseg111enza della tubercolosi polmonare. La presenza di fine cr epitazioni nella pleurite essudali va fu osservata e descritta da Striimpell, Fardien, Rothbach ecc., e Jaoowski (Zeitschr. r. klin. Med. Bd. 36 Berlin 1809), in un numero straordinario di casi, in cui la puntura esplorativa aveva confermata la d1agnosi di pleurite essudati va, ha rileva to all'ascoltazione rumori simili ai rantoli di ritorno dello stadio finale della pneumonite, però alquanto più fim e soltanto inspiratori. Questi rantoli sì odono, StlCOndo Janowski, nei casi più leggeri di pleurite poco •) punto cor:stata bile colla percussioue. Essi ~arebbero prodotti dalla pressione esercitala dall'essudato pleurico sug·li alveoli polmonari, le cui pareti, specie se il lor o tessuto offre m i· nore resis tenza, rimangono accasciate e vengono poi nuovamente distese per l'entrala dell' aria durante l' is pirazione. L'apparente carattere di umidità di questi rantoli deriva, secondo Janowski, dal fatto che essi sono percepiti altr averso un sot.tile strato liquido, fenomeno che è stato riprodotto m.!diante speciali esperimenti. · Nei casi poi in cui il r umore assume il carattere di crepitio secco, dolce o raspante e si ascolta anche durante gli atti espiratori, l'A. ammette che si tratti di una legger a pleurite secca. La causa, per cui questo s intomo si riscontra cosi frequentemente sui bordi anteriori polmonali. si deve attr ibuire in parte alla raccolta degli essudati liquidi verso il basso, nello spazio costo-diaframmatico, in parte al fatto che in


RIVISTA. llEDlCA

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questa regione i rumori più lievi sono meglio percepiti attraverso i sottili strati muscolari. L'A. raccomanda allo studio dei medici il descritto fenomeno, ritenenJolo molto utile, specialmente in occasione delle visite alle reclute, per scoprire eventuali incipienti processi tubercolari. LoscHI. BECKER F. -

Bl•ultatl del oa•l 4l polmonite ouervatl negli ultimi 1 O annl (du 1• ottobre 1882 a11• ottobre 1802) nell'o8pe4&1emlltt&reln Allen· •telD. - (Cenlralblatl fùr Bakleriologie, Parasitenkunde und Infeklionskrankheiten, vul. XXX V, n. 17·18, 190-i).

Nel suddetto periodo di tempo si ebbero 505 casi di polmonite, appartenenti 90 alla forma catarrale, 415 alla cruposa = 14,7 p. 100 degli entrati nell'ospedale nel r iparto delle malattie inter ne. Di essi, 10,5 p. 100 ebbero già una volla polmonite, 33 p. 100 avevano prima sofferto malattie polmonari. Di~posizione precedente e condizioni esterne {raffreddamento, bagnature) favori rono nuovamente l'infezione di pneumococct.i. 25 p. 100 dei malati ebbero disturbi della attività funzionale della cute. Dimostrabile fu in molti casi la diffusione del materiale infettivo da uomo ad uomo. Le influenze de lle condizioni atmosferiche, delle abitazioni e delle cause occasionali che influirono sull'attecchimento, sul decorso della malattia, sulle complicazioni metastatiche (fra le quali parecchie malattie di cuore, una meningite) rurooo particolarmente menziouate. A scopo profllattico furono raccomandate le disinfezioni delle stanze e dell'escreato Jei ma lati e dei convalescenti, nonché l'osservanza delle buone norme igieniche relative all'abitazione, alla cura del corpo, all'allenamento. Le stanze degli ammalati e i locali di visita, i quali frequentemente s'inrettano, devono essere ricoperte da vernici impermeabili disinfettabili. C. SFORZA. Oong..tlone degU &plol polmon&rt nel oono della f ebbre Ufolde. - (Journ.. de Méd. et de Cltirur. prat., 10 ottobre 1904).

AncHAROUNI. -

È noto che durante una infezione lifica sono quasi costanti le congestioni bronco-polmonari; ora può avvenire in tal uni casi che la congestione si localiui agli apici polmonari. Essa però non differ isce nella sua sintomatologia

dalla comune congestione polmonare.

D'ordinario s i manife:'Jla nei primi giorni della malattia , tra il settimo ed il decimo giorno, e questo fallo insieme alla comparsa repentina dei rantoli, alla modificazione di questi nei diversi momenti, alla lentezza r elativa del polso, malgrado l'elevazione della temperatura, alla mancanza di dispnea, può ser· vire da c riterio differenziale tra la congestione polmonare tiflca e la tubercolosi. La prognosi polmonare di questa complicanza non ha nulla di speciale per il decol'So della mala ttia pr incipale; ma l'autore si domanda se sara sen;r.a impor tanza per l'avvenire dell'individuo questa congeslione agli apici polmonari. Certo è che questi ne restano mdeboliti, e da allora in poi presentano un loeus minoris resistentiae a l bacillo tubercolare. La cu ra della febbre tifoidea non deve essere modificata in niente per l'insor ger e della complicanza in parola, la quale non costituisce neaMhe una controi ndicazione e.i nagni freddi. A. MELE.


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RlVISTA KEDIOA

n diabete l ulpl4o; aue O&UH. - (Jour. de Méd. et de Chi r. Prat. 2i:i settembre, riportato dalle Notea de Mér.leeine P f'atique 25 gennaio 1905).

LACROIX.-

Il diabete insipido spessissimo è consecutivo di una malattia infettiva, ~ può apparire al principio o durante il corso di una infezione cronica, come la tubercolosi e la sifilide. Il Lacroix ne riporta 45 casi, e di essi dodici si ebbero in seguito a ~astro­ enterite acuta o cronica, undici si verificano in tubercolosi, selle in sifllitici, e cinque in tifosi. L'autore però fa notare che più della meté di questi polb,.;rici avevano precedenti nervosi personali o ereditarii e taluni avevano presentate manifestazioni nervose, come convulsioni frequenti nella prima età, disturbi dell'intelligenza e del carattere, accidenti isterici. Molti di essi poi non mancavano di :<~tigmate de generati ve, e fra di essi fu frequente la enuresi notturna. L'autore conclude che io seguito alle malattie· infe llive, e specialmente tr attandosi di individui ne vropatici, è prudente di portare la propria attenzione s ulla funzione orinaria, ~ r•cercare se vi è tendenza alla poliuria. A. MELE. LEMOINE. -

OompUoaztonl della febbre t lfolde. - (Nor d M édical, n. 239,

1!)04).

Quando nel corso della febbre tifoide si ve•·ifìca un'emorragia intes tinale (caso non molto frequente, perchè in una s tatistica di Brandt s i trova 55 volle sopra 5000 malati) l'autore sospende i ba~ni freddi, a meno che la temperatura non si mantenga mollo alla, il che non è frequente quando si ha l'emorragia. Ques ta del t'e!'lo può avere anche un effetto benefico, sbarazzando l'organismo di una gran quantllà di tossinQ. Lemoine consiglia contro l'emorragia i cataplas mi freddi all'addome, ma molto legge r i e di lunga durlila, e le bevande fredde. Allo scopo di mettere l'intestino in assoluto riposo, egli !'IOspende anche l'alimentazione col latte ghiacciato, e pet· un paio di giorni non dà che a cqua freddissima. Allo stesso scopo egli da l'oppio a piccole cosi e ripetute, cartine di no centigrammo ciascuna, da tre a più al giorno. Non dà l'ergotina, ma a ques ta preferisce il cloruro di calcio in clistere o in pozione, 4 grammi n el primo caso, alla temperatura di 45 gradi, e 2 grammi per bocca in giulebbe gommose. Un'altra complicanza che l'autore ebbe a curare fra i suoi ammalati fu il vomito iocoercibile. Egli cercò di calmare l'eccitabilità riflessa dello stomaco . colla se guente pozionfl : Cloridrato di cocaina, centigrammi dieci; tintura di belladonna gocce trenta, elixir di Garus, grammi 25; acqua di lattuga grammi 75. Un cucchi!lio da caffè ogni ora. Un effetto più soddisfacente l'otlenne colla tin t ura di jodio, tre gocce in acqua; oppure colla seguente pozione parimenti di azione eccitante: Creosato di etere due o tre gocce; alcool a 90: due grammi; giulebbe gommose cento grammi. Prodnce egualmente un buon effetto in questa complicanza una rivulsione all'epigastrio fatta col ghiaccio, colla punta di fuoco o con una mosca di Milano. A. MELB.


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RIVISrrA DI NEVROPATOLOGIA P. CoNsiGLIO, tenente medico.- Le dlsfreule oefalalglobe. - (Suppl. del Policlinico del 5 e 12 marzo 1!105). Parecchi autori, da qualche decennio, si sono occupati di fo1·me psicopatiche in casi di nevralgie periferiche, con quadri clinici differenti (a/lueino.~i acute; forme pseudomaniacali, o depressive o confusionali ecc.); lo SchUie ne allargò il cancello fondando le disjrenie neuralgiche. All!·i parlò di delirii da dolori, o di distimie neuralgiche, ma l'una e l'altra e$pres sione sono unilaterali nel concetto fisiopsicologico. Poichè da una parte il dolore produce stati speciali di a(fetto patologico, donde l'ansia, lo stato angoscioso, ecc.; ma nel p1ù dei cas i il distuJ"bo è più compless o e dal campo s e.nsor iale (fos reni, acusmi, ecc.) e dal distimico attinge lE' funzioni intelletlive, quale pet·cezione emozionale, o illusoria, donde la allucinazione, il delirto, le a llegorizzazioni, i rapltts, ecc.; dall'altra par•e la coscienza può modificare e divet•samente is tradare la r eazione psicoorgaoics che rappresenlA la t•eazion 1 dell'organismo bio-ps ichico allo s timolo algesico, e se l'u0mo opera come ~ente oper a anche come pensR, poic hé il pensiero incrosta ed informa in sé l'elemeuto sentimentale che, più o me no intenso, da la spinta e l'impulso psicomotore. Credo che anche nelle organizzazioni id~ali àeliranti in apparenza di origine primitiva, pr·eceda sempre, pii.! o meno velato o manife>;to , uuo s tato affettivo, una te nolem.a, anche CJUando l'idea, morbosa o no, giunga ad inglobarlo e lo offuschi con la s ua pat•venza iridescente, come nelle forme paranoiche. Quindi è pio esalto parla re di disJrenie. Sulle disfrenie cefalalo iehe, messe cos i bene in luce dal Mingazzini, si può dire che la letteratur·a sia limitata ai suoi lavori, da s olo ed in collaborazione col Pacetti (1899); è ar gomento nuovissimo ed assai intet•essante , per cui un contributo di 7 casi come quelli da me s tudiati nell'ospeùale militare di Roma, rappr esentano un C<)etficiente abbastanza valido, ed importante molto, anc he perché osservati appena allo inizio delle singole forme morbose. nella loro purezza. Nel quadro clinico si ha una cefal ea che progredisce e s i intensifica al punto da produrre un turbamento nella vita psichica; le varie forme cliniche credo a bbiano tutte un fondo confusionale pe r ostacolo nella cerebt·ozione ; esse sono allucinatorie, maniacali, pat·onoidi, depressive, ipoco11driache, ecc. e secondo me rap presentano l'effetto dtli coefficienti della per sonalità btopsichica (elementi di degenerazione, note er~dttarie, sviluppo cet·ebrale, neuropatie, ecc.), per quel concetto genert~le che ammetterebbe l' unicita della pazzia con fot·me cliniche molteplici quale prodotto del modo vario di reazione individuale, secondo il sesso, l'età, la costituzione, il temperamento, ecc. L'elemento personale rappresenta la potenz11 variante, e non la intensità o varietà della causa dolorifica. Questa agisce per via organica, a mezzo di turbe vaso molo.rie e di irradiazioni nervose, e per via psìchica con l'intermediario di stati distimici conseguenti, poiché emozione é percezione di un fatto sensazionale ; le cause si intrecciano variamente e con la interferenza di altri fattori che dànno cefalea. Onde


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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

alle forme pure ed alle episodiche io a ggiungo le miste, in cui l'accesso cefalalgico pet•lurba la funzionalità d'un cervello (nelle cellule o nei vasi) che é già disposto da un coeflktente autotossico od eterolossico, emo~ionale, infettivo, ecc. Inoltre vi è il fatto della rapidita d'azione che toglie all'organo la facolta di adattamento; cosi ta li psicopatie attingono, dalla specialità della causa una ftsonomia clinica particolare ed hanno corso ed esito benigno L'elemento predisponente per me é necessa r io, ed è dato dalla morbililà speciale dell'organo, con attitudini neHosiche e provato da altri coefficienti causali, onde no n ogni cefalea è psicosigena ; havvi la rottura di un equilibrio cereb,·ale instabile, come nello psicosi da trauma morale. Vi sono forme abortioe, iperacute o transito,.ie e p,.otratte; io ho s tudiato altri tipi clinici e vi aggiungo delle forme pe,.iodiche; ciù ha gra nde importanza medico -legale per la prognosi. Onde nel campo militare conviene sempre lo allontanamento di tali individui, che per il genere del servizio, in quell'a mbiente, sooo esposti a cause molteplici di perturbamento ftsico-psichico, servendo la vita militare quasi come pietra di paragone che irrobustisce e r itempra i sani, e disvela le magagne organiche dei deboli. L'esame del coerRciente emozionale é importanti!:'s imo per un fallo dottrin&Jie ed uno pratico, poiché (orme paranoiche possibilmente nascer ebbero anche da ratti distimico-cefalalgici, quindi da causa emozionale, data talvolta da circostanze di servizio. Alla parl.e dottrinale sep:ue la espos izione minuta delle 2 osservazioni cliniche, con la cr itica relativa ed il riassunto sintetico del dottrinale e le conclusioni cui lo etlito presenti! dell'argomento permette di giungere legittimamente. (Auioriassunto) MtNouzrNt. - &alla 41agnoal 4Uferenslale preoooe 4el proo••l morbod lDtereuanU la bue4el oervello. - (Journal of Mental Pathology, vol. IV. o. 4-5) Se la diagnosi di sede delle lesioni della base spesso non è molto difficile, lo è però frequentemente quello di natura. Le affezioni più comuni in questa sede sono i tumori e le meningiti, che possono essere di natura tuber colare o siftlitica , con o senza nevrite. Ognuno <'O mprende di quanta importanza per la prognosi e per la t~rapia sia la determinazione della causa patogenelica, e si capisce altresl lo sfor zo di tutti i neuropalologi per s tabilire dei criterii differ enziali tra le lesioni dell'una o dell'altra natura. Secondo Bernhardt la cura antisiftlitica sarebbe il solo criterio discriminativo per i tumori bas11li; e cosi pure secondo Oppenheim per le meningili di questa sede. Por Gowers il criterio circa la natura di quest~ malattia sarebbe dàLo dal loro decorso. Sulla scorta di parecchi casi clinici da lui studiati, e dei quali furono taluni seguiti da autopsia, mentre altri erano indubbiamente di natur" ~ifllitica, il Mingazzini stabilisce i seguenti crilerii differenziali : Nei casi di affezione incipiente della base del cervello con etiologia incer ta , il clinico si può decidere ad ammettere l'infezione tuber colare, se vi é l'eredità tubercolare. se vi sono localizzazioni della stessa infezione In altri organi, e se vi é un pr ecoce interessamento delle facoltà me nt;ali. Vi sono però dei casi la cui diagnosi non può esser fatta finché non si é osservato il corso della malattia, e non è stato sperimentato il trattamento spe-

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RIVISTA DI :NEVROP ATOLOOIA

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citìco. P oichè la storia rifer:t.a dall'infermo spesso è incerta, le affezioni tube rcola ri delle allri parti po~l!lono restar~> la tenti, ed i disturbi mentali di pendenti dalla meningite basale possono apparire lardi nel cor so della malallia; cir·costanze tulle che si sono ver ificate in taluni casi ripor tati dall'autore. Csralleristico solto tale aspetto è questo che r iassumiamo br e ve mente. Un fanciullo di otto anni che non ba s toria ereditaria r iguardante la tubercolosi, che ebbe il padre sospetto di sifilide, ma non presenta s tigmate di sifilide eredrlaria, e che all'età di qua ttro anni ebbe tumori ghiandolari 111 collo, cominciò pochi m esi prima dell'osservazione ad avere vomrto, cefalea frontale aggravantesi nella notte, r onzio all'orecchio sinis tro ed ambliopia destra . L'esam e obbiettivo r ivelò la presenza della paresi dell'a bducente e del fdcciale sinistro, diminuzione dell'odorato, a bolizione del rrflesso pupillare alla luce e del r iflesso rotuleo, drminuzione della mobilità m uscolare, ipoeslesia ed ambliopia associate a stesi papillare, e dolore alla percussione del Ialo sinis tro del cranio. Tutti ques ti dis turbi, salvo la paresi dell'abducente destr·o e la sensibilità alla per cussione cranica, scom parvero sotto la cur·a mista antisitllitica. In questo caso sembra facile e scluder·e la presenza di un tumore basale, in considerazione dell'eiHcacia della cura specifica; nondimeno alcuni autori a mmettono l'assorbimento tempor·aneo dei neoplasmi cerebrali sotto una cura mercuriale a lungo prol ralta l fatti che parlano contro la presenza di un processo tubercolare sono: la mancanza di febbre; la integrità delle condi7.ioni mentali; l'assenza dei processi tubercolari in altri organi ; il buon ris ultato della cura anlisitllitica. Birwgna rifletLE>re d'altra parte però che il paziente aveva avuti gonfior i ~lan ­ dolari e manifeslazioni scrofolose; ed inoltre, se ammettiamo incondizionatamente la natura sifllitica del processo, resta sempre a spiegare la manca nza delle s tigmate della sifilide ereditaria, "la pe rsistenza di alcuni sintomi, malA. MEL.E. g raJo la cura s pecifica. G ALIANA.- t.'aloooll•mo ed l degeoeratt. -

(Reoue de Psychiatrie, n . 6. 1003).

I degenerati eredilarii reagiscono in un modo speciale all'alcool quando sono dediti ad esso. Que~ti alcoolisti hanno un desiderio per l'alcool ancora più fol'te c he fZli altri, e !!ono ancora più profondamente di questi imbevuti del veleno. Nel degenerali l'ubbriac hezza presenta certe particolarilil che la Cenno a ssurgere a d un più alto grado patologico. Questi ubbriachi hanno degli a ccessi che somigliano molto a quelli deg li epilettici. I disturbi mentali sono più accentuali nei degenerati che negli or dinarii alcoolis ti cronici, e la demenza terminale si ha più presto in que lli che in questi. Nondimeno la sfera m otr-ice può res tare immune per lungo tempo nei degenerati. Le anomalie mentali che sono abbastanza frequenti in essi, sono rese ancora più frequenti dall'abuso dell'alcool. Negli epilettici g li attacchi diventano più frequenti per le abitudini alcooliche. Negli individui predisposti l'alcoolismo provoca sempre le manifestazioni della follia alcoolica . L'autore è d'accordo con Ma ~nan che l'alcoolismo non produce la vera epiless ia, ma che agisce come causa eccit8nte nei soggelli predisposti all' epi1assia. A. MELE. I li - Giornale mtdfco.


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RIVISTA CHIRURGICA F. L4 ToRRE. - n meooanlamo 4' aslo11e degli uoe••l 4l l.81asloDe. (Rome, 190~).

Gli ascessi di fissazione, proposti fin dal 1891 dal prof. Fochiez di Lione nella cura dell'infezione puerpera!~, sono usciti Ol'mai dal loro ristretto campo primitivo, ed una ricca bibliografia sta ad alLestare l'impiego ertlcace che di essi si è fallo in svariate malattie infettive, fra cui casi di bronco- polmonite, febbre tifoide, meningite cerebro-spinale, tubercolosi, scarlattina, ecc. Questi 08cessi di fissezioue rappresentano una piogenesi arlitkialo~, la cui idea si potrebbe far rimontare agli antichi medici, se la loro funzione si volesse considerartl analoga a quella dei moxas, cauteri, setoni, vescicanti, e qualora non vi si volesse vedere che un modo particolarmente ener~ico di rivulsione o di derivazione ; ma non può essere accettato tole signiOcato da chi li intende come agenti modificator i della reazione organica e capaci di influenzare dire ttamente gli elementi infettivi e tossici. Il Fochiez fu tratto ad ideare questo meloJo curativo dall'osservazione di ca:;;i di febbre pucrpe1·ale, nei quali si vede un'infezione generalizzata, senza lesione impot·tante apprezzabile, che subiscono un miglioramento subitaneo contemporaneo al manifestarsi di una suppura1.ione localizzata; le prove sper imentali faLle su conigli, provocando, prima, durante o dopo l' inoculazione virulenta di carbonchio, de~li ascessi mediante l'iniezione sollocutanea di essenza di trementina, lo confermarono nel suo concetto teorico, e clinicamente potè stabilire le seguenti conclusioni: l. Nelle malattie infettive, con o senza localizzazioni capaci di generalizzars i e divenire piogene, per poco che la prognosi sia dubbia, bisogna provocare uo ascC!'SO solto~ulaneo artificiale con una sostanza irritante; e la pii.J adatta ~ la vecchia essenza di trementina. 2. L'in iezione di l cc. per ogni puntura è sempre s uf(]cienle, ma quando l'infezione è mollo grave, più punture sono necessarie, e se la reazione loc~le ~ srarsa, bisogna r·ipetere altre iniezioni ogni 12-24 ore, secondo l 'urgenza, lì no ad avere una reazione inllammaloria decisa. 3. La sede d'elezione delle punture è il tlanco sinistro, ad uguale distanza tra la spina iliaca e le false costole, ave l'ascesso disturba meno. 4. Gli ascessi non devono essere aper ti se non a malattia guarita o se, essendo s tato provocato un nuovo ascesso, la febbre persista: in questo caso si devono aprire soltanto gli ascessi precedentemente stabilitisi, e quando un ascesso minaccia di aprirsi spontaneamente, occorre provocarne un allro, se la malattia continui. 5. Gli ascessi aperti debbono essere medicati con grande cura ; sono asettici, ma possono infettarsi facilmen te. Se dal punto di vista lerapeutico il metodo può r itenersi, secondo l'A., dimostralo utile, ed è stato bene studiato dal lato clinico e biologico, rimane an-


RIVISTA OlliRURGICA

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eora a conoscer ne in modo preciso il me.:canismo intimo di azione. Si é penfla lo: 1. Alle proprietà antisettiche, ozonizzanti e stimolanti dell'essenza di trementina. 2. All'azione r evulsiva, derivativa e sostitutiva. 3. Alla diapedesi ed azione fagocitaria, cioè all'aumento dei leucociti nel sangue, e quindi a l maggior numero di elementi che entrerebbero in campo per combattere i germi. 4. Alla teoria della fissazione : migrazione dei microrgauismi e dei g lobuli bianchi verso il punto leso di fresco. L'ar resto dei microrganismi trasportati dal sanftue, far·ebbe sparir·e tutti gli effetti nocivi, e, secondo alcuni, non solo i microbi andrebbero a perire in cor·rispondenza dell'ascesso artificiale, ma benanche le cellule esauste nella lotta, incapac i a vive r·e, che ingombrerebbero altrimenti il sang ue od i' focolai infiammatori e potrebbero costituire terreno favorevole allo sviluppo d'infezioni secondarie. , L 'A. ammette che gli ascessi di fissazione o possono servire come punto di richiamo pei germi cir colanti, come un g ran focolaio chemiotallico positivo capace di agire anche a distanza, ovvero a g ire per la g rande quantil.8 di sostanze battericide c he vengono liberate da l disfacimento dei leucociti numerosissi mi esistenti negli ascessi e che penell'ano nel torrente cirèolatorio; egìi però sr è formalo il concetto che ambedue i meccanismi d'azione entrino in giuoco e ne ha cere>1lo di dimostrare la verità con ricerche sperimentali. Le esperienze sono s tate divis e in due serifl: nella prima ba cer·cato ai determinarp, il poter·e litico in genere del siero di sangue di uomini sani e di uomini afl'etti da diver·se malattie, allo scopo di stabilire le modificazioni di tale potere in seguito alle infezioni ; ha studiato il fenomeno dell'emolisi, anticbé fare la determinazione direltn del poler·e IJ!Ilteriolitico, perché tanto l'una r.be l'altro ~ono dovuti al concor·so di due sostanze, ambocettori e complementi, pe rché trattandosi di avere semplicemente un· idea approssimativa intorno alle modilk azioni dell'attività l>attel'iolitica, ha creduto di a ccettare le vedute del Bordet, che pensa che· tanto gli ambocettori batteriolitici quanto gli emolitici vengono attivati da uno s tesso complemdnto, al contr ar io del Metschnikoff, che é dualista ed ammette due complementi distinti. Per cui ha giudicato della intensità del potere battericida dal vario grado dell'azione emolitica dei !:.<ieri di sangue esaminali. Conviene a ggiungere che in questa ser ie di ricerche l' A. ha compreso anche due casi clinici di sua osservazione, in cui ha praticato ascessi artitìeiali, con esito di guarigione in uno, infausto nell' altr·o ; quest'ultimo era un caso di flemmone ligneo del collo, poco adatto per dimostrar e l' efficacia del m etodo. Nella secon1a serie ha provocato negli animali di esperimento (conig li) delle infezioni settiche (carbonchio), e successivamente degli ascessi di fissazione, avendo di mira specialmente di accertare la presenza dei germi nel pus dell'ascesso provocato e la determinazione diretta del potere battericida del sier·o un certo tempo dopo prodotto l'ascesso stesso. I n queste sue esper ienze l'A. ha potuto notare, quanto a lla prima serie, che il valore emolitico dei diversi sieri varia entr o limiti abbastanza ampi nelle diverse infezioni ed a seconda dello stadio della malattia ; e nella seconda, che nel pus e nell'edema dell'ascesso di fissazione i bacilli del carbonchio sono


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RIVISTA OHIRORGIOA

numerosts&tmt, più che nel sangue circolante, e c he la potenza batteriolitica del siero degli a nimali inoculati solo col germe è nettamente inferiore a quella de~rli animali che, dopo l' inoculazione, ricevette ro anche l' iniezione trementinica. Tali risultati, be nché il numero delle esperienze sia ancora scarso, e l'A. intenda di pr oseguirle, gli. permettono fin da ora di ritenere giustificata la concezione teor ica suesposta, cioè che l'ascesso attiri entro di sè una g ran quantitA di germi circola nti nel san,zue, metlendoli cosi a contatto coi le ucociti che su di essi esercitano la loro azione fagocitaria e battericida e che, mercé toua, il potere baUeriolitico del s iero sanguigno aumenti per la presenza di nuove sostanze atti ve nel torrente circolatorio, provenienti dall' ascesso stesso per opera dei leucociti, specie di quelli che cadono in isfacelo. U RtvA. PoLtNA DAICBES. - Bbultatt h all delle operasloDl radloaU delle emte, apeotalmente delle ende tngul.DaU.- (Deutsche Zeitschrtjt fur Chirurr1ie, 7;) Band, l Heft). I metodi più adoper ati oggi per l'oper aziond dell'ernia ing uinale Rono quelli del Bossini e del Kochet•. La più recente modificazione dell'operazioM dell'ernia di Kocher, il processo d'invaginazione, fu spesso eseguita negli ulttmi anni, s pecialmente ne lla Clmica di Berna, diretta da Kocher. L'A. Ila r iunito 20i ernie liber e. operate nella Clinica di Berna dal settembre 98 al gennaio 1000 con i seguenti metodi: 00 con l'invaginazione, 53 casi senzA inci~iooe del canale, 3~) con taglio del canale (metodo Bassini) e infine 20 ernie venLrali. Le operazioni s uddelle furono eseguite da Kocher e dai suoi assistenti (in maggior numero). Le 20i ernie appartenp;ono a i70 individui (139 uomini con 168 ernie e :11 donne con 36 ernie). L'ernia inguina le esterna fu operata 13!-1 volte su 12i pazienti; !a diretta 17 volte su 15 pazienti; l'ombellicale 10 volte; l'epi ga::~lrica 7; la ventrale 3. Quindici pazienti avevano ernia bileterale; 5 contemporaneamente er nia ioguino-crurale e ombelicale. Per l'eta il più giov"ane malato aveva 17 settimane, il piu vecchi~> 72 anni; la ma~gior frequenza si verificò tra i 20 e i 30 anni. La tecnica operatoria nella Clinica di Berna è semplice e con~isle: asepsi col

vapore ; narcosi ttl bromuro d"eLile; seta al sublimato e guanti; medica tura con semplice collodton, senza tubo di drenap;gio. Le sutur e sono rimosse al 3° giorno; degeuza nell'ospedale in media 7 giorni. I pazienti vengono dimessi !:'enza Alcuna fa!'lciatura. La per centuale delle suppurazioni, secondo recenti resoconti, è ridotta sens ibilmente : nel 1895,97,98 si é avuta la per centuale rispettiva di 13,6,8,7; 5,7 p.100. Nei 20• casi dell' A. si ver ificarono due infezioni, pari a 0,98 p. 100. Il metodo dell'invaginazione fu usato 96 volte; di 6 pazienti so oo ig no ti i risultati. Gli altri 90 si suddividono nel seguente modo : 75 e rnie ing ulnali e 15 c r urali. Le 75 inguinali hanno due recidive (2,6 p. 100). Le 15 ernie cr ur·ali hanno due recidive. Col vecchio metodo dell'estirpazione alta del sacco e sutura del canale s i operò 35 volte con 5 recidive (14,2 p. 100). Col metodo Bassin.i (35 casi) s i ebbe il 5,7 p. 100 di recidive. Il metodo la terale di Kocher (metodo C) fu eseguito t8 volle con due recidive Questo metodo nella Clinica da K ocher dal 1 89~ al 1000 fu adoperalo in 508 casi con 23 recidive (4,5 p. iOO). U guaii ed anche migliori ris ultati ottennero con lo stesso metodo altri chirurgi.

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IUVISTA ORIRURGIOA

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Le 20 ernie ventrali non hanno fatto riscontrare alcuna r ecidiva (100 p. 100 di guarigioni). L'A. conclude che con il metodo Kocher si sono ottenute maggior i guarigioni definitive in confronto degli altri metodi con taglio del canale, specialmente del metodo Bassin i. F. CACCIA.

8al malt&ti bali 4elle operulonl ra41.oaU 4ell'ernle nella oUnloa ohlrurslor. 4el Prot. By4ygler. - (Deutsclte Zeitschrift fur Chirurgie, 7-i Band, 1-2 Hen).

HAHN. -

Sui metodi operativi da pre ferirsi nell'opet·azione delle er nie si è discusso molto ed ancora oggi vi sono diverse tendenze a seconda delle scuole. Risultati statistici numerosi sono portati per comprovare la bontà e la superiorità del metodo pr~ferilo, ma pur troppo essi non sempt·e reggono ad una critica severa. Nella clinica del prof. Rydygier, come risulta dal r esoconto del dott. Hahn, medico militare ivi comandato, sono stati eseguiti nelle diver se specie di ernie svariati metodi e quindi mi sembra impor tante conoscerne l'esito anche per fare qualche considerazione sugli upprezzamenli statistici. Gli erniosi ammessi alla clinica dal 1897 al 1901 furono 268 (191 uomini e 77 donne). Di questi 242 presentavano un'ernia semplice, 2~ ernia doppia e due tripla. In quasi lutti l'ernia doppia era inguinale e nei due con tre ernie ne esisteva anche una epigastrica. In totale le operazioni furono 290 distr·ibuite nel modo che vedremo. Ernie epigastriche: so np abbastanza rare, secondo Berger 1, 4 p. 100 r ispetto alle altre specie di ernie, nella clinica di Rydygier (4 su 290). Il processo operatorio in 3 casi fu m01lo semplice; legatara ed asportazione del sacco, escissione dei tnl:lrgini dell'oritìcio erniario e infine sutura delle pareti a rldominali, come per una co.mune laparotomia . In uno fu adopet•alo il metodo Gersuny : legatura del sacco, recentazione e sutura dei margi::li dell'oritìcio erniario, incisione delle due guaine reltali con lieve convessità all'es terno e sutura a bottoniera prima delle guaine posteriori e poi delle anteriori. l ris uJ. tati finali furono i seguenti : due ris ultati buoni, l r ecidiva ecf uno sconosciuto. Ernie del mesogastrio: comprendono le ombelicali, le lombari e le ventrali propriamente dette. Furono operate sette ernie ombelicali ; una del cor done ombelicale (a un bambino di quattro giorni che non sopravvisse a ll'operazione) tre libere, una ir reducibile e tre incarcerate (Lutte donne). Per le piccole ernie fu eseguita la semplice legatura ed affondamento òel s acco, e sutura dei margini recentati dell'orificio ernierio ; per le voluminose fu usato il metodo Con· damin- Brunn : incisione convessa della cute fino al peritoneo, estirpazione del sacco e sutura delle pareti come per una laparotomia. Di cinque si conoscono i ris ultati finali che sono buoni, di uno non si hanno notizie. Di ernie ventrali ne furono operati sei, un uomo e cinque donne; si trattava per lo più di sflancamento di cicatrici operatorie. Il proces!'o di operazio ne fu r[UP.Ilo delle ernie epigastriche. l risultati lontani sono conosciuti di tre e sono buoni. Di ernia lo m bare vi fu un solo caso in una ragazza di cinque anni ; il risultato ~ sco· nosciuto. Ernie delCipoyastr io: vi app81'lengono le ernie i n ~o;uinali e le crurali. t• Ernie inguinali. - Ne furono operate 221 s u 201 persone (179 uomini e 22 donne); 110 er-ano ernie destre, 62 sinistre e 20 doppie; rispetto ~tll'origine 206 e r ano acquisite, 9 conge[Jite e 6 recidive; per il modo di presentarsi 140 erano libere, 71 incat•cerale e 10 irreducibili.


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RIVISTa DI OTO·RINO- LARINGOIATRIA

Furono adoperaLi i metodi operativi più moderni, con preferenza quellì del Bassi ai, Bassini-Postempski e di Kocher nei suoi svariati modi di esecuzione. Il metodo Bassini e Bassiai-Postempski fu usato 122 volte, Kocher Il e Kocher Il I 46, altri metodi raùicali 25 e 28 volle si eseguirono operazioni varie noo radicali. l risultati sono i seguenti: non recidi vali 132, recidivati 14, senza notizie 4i; per ogni singolo me lodo .i risultati sono: col metodo Bassiai nessuna recidiva in 20 casi noti, con il Bassini-Postempski 63 esili sicuri e 7 recidive; con il Kocher Il si sono avuti 10 esiti buoni ed 1 r ecidiva; con il Kocher III gli esiti sicuri sono 26, te recidive 1; con gli altri metodi: 9 esiti "'icuri e 5 recidive. In conclusione nel Bassini e Bassini-Postempski si ha il 7,8 p. 100 di reci· dive e nel Kocker il 4,9 p. 100. Le cifre insegnano, deduce il dott. Hahn, che si deve preferire il metallo Kocher, poiché le più voluminose ed antiche ernie furono operate con il metodo Bassini-Postempski. Questo motivo, mi pare, dovrebbe essere suffiçienle a spiegare il numero maggiore delle recidive col metodo Bassini-Postempski tanto più che con il Bassini tipico non se ne è veriftcata alcuna. E!lli porta poi a conferma della sua lesi molle statistiche di opt-ratori che mi pare dimostrino l'opposto. Infatti mentre pet• il metodo Bassini le recidive da un minimo di 0,91 p. iOO vanno a un massimo di 0,2 p. 100 (Coley, Lebem:ohn, Franz, Remedi, Gateazzi ecc.); con il metodo Kocher dall'1,2 p. 100 vanno al 15,0 p. 100 (Lenbensohn, Galeazzi, ecc.). Il dott. Hahn dice che il metodo Kocher è ingegnoso, bello, facile e mollo semplice, ha per6 un requisito ne~ativo di grande importanza; illocus minoris resistentiae non è sostituito da una parete solida, mentre con il metodo Bassini si ricostruisce una parete resistente. Soglliunge per6 che questa parete é causa dello s flancamento della cicatrice e quindi delle recidive(?). Nelle ernie incarcerate si verificò un'alta mortalità 31 p . 100, dovuta come al solito, a ritardato intervento per rajlioni varie. 2" Ernie crurali: ne furono operate 51 in 49 persone e precisamente io 6 uomini e 43 donne; erano co~ì distribuite; 27 a destra, 20 a sinistra e due bilaterali. I risultati delle operazioni radicali, eseguite in 26 casi, sono eccellenti, poiché su 23 casi conosciuti, vi fu una recidiva. P er le ernie crurali tutti i metodi danno buon esito; il preferito fu anche qui il metodo Bassini e Kocber. Nelle operazioni delle ernie crur81i incarcerate la mortalita, come per le inguinali, fu alta, raggiungendo il27,5 p. 100. F . CACCIA.

~!VISTA DI OTO·~InO-LllRINGOIAT~IA R uGANJ, capitano medico. - I cU•turbl udltlvl nella febbre. - (A rchioio ita-

liano di otologia, vol. X VI, fase. 3', 1905). L'argomento trattato dal Rugaui è affatto nuovo. Le conclusioni, tratte dall'osservazione di 50 pazienti, sono le seguenti: 1' Durante la febbre, in tutte le malattie, il potere uditivo subisce bilater almente una notevole diminuzione, pur essendo perfettamente integro l'appa-


RIVISTA DI OTO·Rl~O-LA.RINGÒIATRIA

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racchio di conduzione. Lo stesso fatto avviene se ancora es istono lievi lesioni dell'orecchio medio. 2• Tale diminu1.ione del potere uditivo non sempre si mani!esta Pguale dai due lati, senza polerne dedurre una r egola costante, e ci~ probabilmente per l'esagerazione, in seguito al processo febbrile, di quelle varaaz1oni uditive fisiologiche che dJ frequente si riscontrano tra gli o1·ecchi d'uno s tesso individuo. 3• Le alterazioni uditive non sono in diretto rapporto dell'elevazione ter· mica, ma si v vero della durata della febbre e della gravezza dell' infermi lA che ha dalo origine alla febbre. 4• Dopo infermità assai gravi e di lunga durata in cui al periodo febbrile sussegue un'apiressia costante (ileotifo, reumatismo articolare acuto) ed in al· cune malallie (tubercolosi, mAlaraa), nelle quali pe r lun~o tempo le apiressie e le piressie sono in alternativa, i disturbi uditivi che si avevano durante In febbre perdurano, sebbene in g rado minore, anche nel periodo febbrile. 5• Tali disturbi sono cau!>ati dall'agente produttore della febbre. OSTINO.

Numou A, capitano medico. - Aloum rtauUatt 41 ra dloterapta. - (Comu· nicazione alla ReRia Accademia di Torino, 1 luglio 1904). L'A. ha curalo coi raggi X nella clinica del Gradenigo diverse forme m or· bose coi seguent1 ris ultati: a) cicatrizzazione dei bordi d'una perfora1.ione luposa del setto nasale; b) cicatrizzazione di due epiteliomi cutanei, uno del naso e l'altro del labbro superiore; c) guarigione di un voluminoso adenosarcoma delle tonsille; d) guarigione ra pida di tre adenomi voluminosi benigni laterocervicali. O S TINO.

EGIDI. - IDtubadoDe della larl.lap. ehirurgta, Vallardi, 100i).

(Estratto dal Trattato · italiano di

Il pror. Egidi, il primo che abbia introdotto in Italia la pratica dcll'intubazione, scrive sul trattato italiano di chirurgia una bella monografia sull'argo· mento. Di esso c'interessa il capitolo « intubazione negli adulti "· L' intubazione negli adulti è indicata nelle stenosi acute (edema della glottide. ascessi, edema angioneurotico, laringotifo, flemmone, tubercolosi laringea), nelle stenosi croniche (scleroma, larangite iperplaslica, pachidermia ver· rucosa, lebbra, lupus, neurosi e più frequentemente le stenosi sifilitiche). Massai, Bonain, Cheatam ed altri trattarono con successo mediante l'inlubazione i papillomi multipli della laringe. L' intubozione negli adulti si fa col laringoscopio. Fatto sedere il paziente ed appoggiate le spalle con cuscini, si pone al lato della testa una p-rossa !aro· pada, mentre la lingua del pazienL~ coperta da un pannolino. è tenuta fuori dalle dita del malato stesso o di un assistente. L'oparatore in piedi munito di specchio frontale, tiene con la mano sinistra lo specchietto che introduce nella retrobocca e con la destra armala dell'introdullore e del tubo si avanza verso la glottide, attendendo il momento di una ispirazione per introdurra il tubo.


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RIVISTA DI VTO-RINQ-LARINGOIATRIA

Ciò fallo, ritira la mano sinistra, lascia lo specchietto ed introduèe subito l'indice sinistro che appoggia s ulla testa del tubo, mentre la mano destra, data la spinta !lulla leva del manico per disimpegnare Il tubo, estrae l'intrndutlore col mandrino. La punta dell'indice sinistro completa l'operazione, s pingendo pr ofondamente il tubo. L'A. lascia il tllo di s1curezza perché a questo modo è più facile l'estubazione. Quasi sempre l<i è obbligati ad estub8J·e qualche ora del giorno per scopo di alimentazione dei pazienti. l tubi per adulti di Lelferts e di o· Dwyer furono modificati da Sargnon e Massai. Questi ha sostituito al metallo la vulcanite e moditlcò alquanto la forma , da ndo loro una testa grandissima ed un corpo rilevante, talora invece una testa g rande ed un corpo sottile, a seconda della naturH e forma della OSTINO. atenosi. Le m&l&ttle 4ell'oreoohio nelle affeztoDl 4et ..nl della facola. (Seduta del 27 giugno 1.904 della società otologica austriaca. - Internai. Centra/òlatt .filr Ohrenh Bd. III, n. 3).

GoMPERZ. -

Su 99 casi della sua prali ca privata Gomperz riscontrò disturbi uditi vi nel 1UO p. 100 dei cttsi di sinusite srenoidale, nell'83 p. 100 della etmoidi ti, nel 58 p. 100 delle sinusili mascellari. Si trattava per lo più di calarri cronici della tromba d' Eustachio e dell'or ecchio medio con retrazionc limpanica, opacitil. formazione di essudati, diminuzione dell'udito e rumori soggellivi, più raramente di flogosi catat•rali e purulente. Il grado dei disturbi uditivi era in rappor to colla durala della malattia e l'ehi del paziente, non sempre proporzionale all'intensità dei processo. La qual1tà del pus aveva un'inlluenza spiccata; l d1slurbi uditivi erano più rari e meno intensi quando il pus era fluido che non quando il pus era r aggrumato sul naso-faringe. Le più gravi affezioni dell'orecchio furono nolate nelle s fenoiditi che lulle portaeono ad intensi rumori soggettivi con tendenza a flogosi: nelle sinusiti mascellar i, oltre delle paracusie, i pazienti si lagnavano de un senso di pr essione e qualche volta di dolore all'or ecchio. L' imporlanzb di queste conoscenze si rivela coi r isultati te rapeulici. In un con sid""revol~ numero di sinusiti mascellari dopo lo svuotamento dell'antro di l,ttmoro scomparvero non solo la cefalea e gli altri sintomi dell'empiema, ma anc he i rumori soggettivi. In un caso ricomparvero i rumor·i colla recidiva dell'empiema, per scompa1·ire nuovamente cessata la suppurazione. Quas i in eguali· propor zioni migliorò l"acuità udiliva. 0Ltimi risultati si o ttennero pure su1 sintomi auricola ri collo s vuotamenlo del labirinto e tmoiJale. Invece poco si ottenne collo svuotamento del seno !lfenoi dale. Spesso scompa1·ivano la cefalea ed i t•umori soggettivi d'un t1·atto al primo colpo dì scal pello, susseguito da lla lavatura dtll cavo sfenoidale, ma, fo1·se per la poca a ccessibilità del seno ed incompletezza dell'operazione, s i avevano spesso r ecidive. OSTINO.


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GA.LszowsJo:r. - Dell'lmportuasa 4ella dlagnod nell• afresloDl ooRlart. Lezione inaugurale raccolt.a dal dott, A. Beauvois. - ;Reeueil d'ophtalmo· logie, n. 5, 1004).

Credo di far cosa grata ai lettori r iassumendo la pr olusione del prof. Galezowski al suo corso di onalmologia; perché in essa abbondano le osservaZioni acute, i cons1gli di un pratico p1·oveUo e le considerazioni originali, che sono una delle qualiui più spiccate dell'insigne oflalmologo di Parig1. Dopo aver raccomandato ei '!Uoi giovani allievi di es8e1·e soprattutto osser· valori prec1si e coscienziosi e di non prefiggersi altro scopo che la ricerca della verità, il Galegowski fa la considerazione mollo incoraggiante che le malattie considerate dallo Scarpa come incurabili furon quas1 l1.1Lle guarite pi1~ tardi dal Desmarres; che il De Graefe, continuando l'opera scientifica, diminuì ancora il numero delle affezioni delle incurabili; e che egli stesso - l'oratore- avendo avuto la fortuna di ass1ste1·e all'importante evoluzione compiutasi nella terapia · oculare, non esita ad affe rmare che il progresso ha ogg1 raggiunto limiti insperati, giacché si é in grado di guarire moltissime di quelle malattie che né Scar pa, nè Mackenzie, né Desmarres. né De Graefe avevauo potuto guarire. V'ha dunque una progressione decrescente delle malattie oculari riputale incurabili; e ci6 per la ragione semplicissima che uoi studiamo meglio la natura e i sintomi delle maiRlt1e, possedendo l'oftalmoscopio che Daviel, Demours ed altri non avevano: oltreche tutta la medicma e le scienze annesse (chimica biologica, batteriolog•a) banno fatto passi da gigante: onde SI pu6 d1re che ai no!\lri giorni s1 guar1sce di più e megho; ma allu condizione che si faccia una d1agnosi esaLta. Fra mille ~sempi, il Galegowski si restringe a citare il seguente. Una si· gnora andò a consultarlo in pt·eda a un'agitazione viv1ssima. narrando chela si voleva sottoporre all'enucle azione d'un occhio pe1· at-resta1·e un'oftalmia simpatica. Esamiuata l'inferma, egli rile,•ò che l'occhio destro e ra sn caltive con· dizioni da lungo tempo ; e che il s mistro, coperto da numerose maccllle cor· neali, con aderenze iridee, era rosso, infiammato, doloro!lissimo al più leggiero contatto. Avendo con molta fatica persuasa la signora a lasciar esamm~tre più minutamente quest'occhio, constatò sulla cornea la presen:oa di un corpo estraneo metallico, tolto il quale, scomparve la supposta oftalmia simpal•ca. L'importanza della diagnosi é considerevole anche per la conoscenza delle affezioni cerebi'O·Spiuali; né v'ha oggi uu repar to di malattie nervose (pensi il lellore che qui si discorre di ospedali francesi) che non abbia uno o più oculisti addetti al suo laboratorio. L'esame del fondo oculare è della più grande importanza per il nevrologo, a cui la conoscenza dello s tato della papilla, del restringimento del campo visivo, d'uno scotoma centrale, dell'emianopsia sarè, in un gran numero di casi, una g uida s icura alla diagnosi. Le meningili, i tu mori della base del cer vello, le lesioni spinali e cerebro-spinali, le intossica. zion: divel'l!e, le le!fioni dei tratt1 e degli strati ottici e dei tubercoli quadrige·


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RIVISTA DI OCULISTIOA

mtnt, sono accompagnati da manifestazioni oculari che, riconosciute in tempo, permettono di scopr ire la sede del male e di combatterlo. Inoltre son noti i rapporti fra il sistema vascolare e l'occhio, e si sa che un gran numero di emorragie retiniche hanno per causa dirette un'allerazione della funzione ca~ diaca, centrale o periferica: come ogni lesion~ valvola re serA suscelttbilè di provocare tali emorragie, cosi la sclerosi delle piccole arterie, la quale rende friabili le loro pareti, spiegherà, io certi casi, la loro r ottura. Moltissimi sono i malati in cui il medico dovrA supporre un'allerazione nella composizione dei liquidi orj:(anici . La teoria mict·ubica, nonostante gli splendidi risultati che ci ha permesso di ottenere, sembra si sia all'fuanto arrestala nel suo sviluppo. e ricompare sull'orizzonte -cosa che qualche anno addietro avrebbe fallo sor ridere - l'antica teoria umorale, che era sparita da gran tempo, battuta i n breccia da una schiera di altre te01·ie e per ultimo precisamente da quella microbica. Pareva che mercè gli sforzi coalizzati di tanti avvet•sari, non si sat•ebbe mai piu sollevata la questione degli umori « peccanti,, (materia peccans); ed ecco che, per un singolare ritorno di cote, la teoria umorale spunla di nuovo qua e là nella scienza. Parlando· del microbo, studia ndone la morfololli& cosi varia, le sue condizioni di sviluppo nei mezzi di cultura e ne~li auimali da e!'l perimento; cer~ando di penetrarne l'evoluzione nell'intima compagine dei tt~ssuti, ci l'li accorse - un po· tardi veramente - di avere alquanto esa~erato, forse in grazia del microscopio, l'importanza del mict•obo è tro ppo trascurato lo studio dell'ambiente in cui esso si sviluppa. Onde é che, da qualche anno noi ass is tiamo al cur ioso spettacolo di vedere antiche dottrine riprendere nella scienza se non proprio un posto preponderante, alme no importante; e ciò conformemente alla realtà dei feno meni, con non poca sor presa di chi quelle dottrine credeva sepolte per sempre. Si analizzano i mezzi de ll'o••ganismo, si con· lano le emazie e i leucocili, si pesano le sostanze contenute nelle escrezioni, si penetJ·a per fino nella secrezione interna di alcune jllandole, le cui funzioni furo no tino ad og~ri un mistero: capsule surrenali, ovaie, testicoli, corpo llroi· deo; e la chimica spinge le s ue indagini in tutti i tessuti del corpo umano, nel supremo in teres~e della clinica e Clelia salute del malato. Come malattie costituzionali, che alterano la cornpol'lizione normale dei tessuti, la scrofola, il diabete, la gotta e la sifilide sono fattori importantissimi nella causaliLS delle malattie oculari : tulle le. membrane, tutti i segmenti dell'occhio ne possono essere lesi, secondo l'etA del malato e secondo le circostanze eziologiche. Ogni giorno s i vedono affluir e negli .ambulatori e nelleclinicht-, dei bambini affetti da malattie oculari, i quali hanno un aspetto molto caratteristico: il naso é in continua secrezione, le orecchie ed il cuoio cappelluto son ricoperti di croste: eesi presentano uno o entrambi gli occhi arrossati, fuggono la luce e si stroppicciano violentemente colle mani le palpebre escoriale verso l'ango lo esterno. Orbeue , divaricate loro do lcemente lt~ palpebre, e trovet·ete sulla cornea - nel centro o alla periferia - una o due ulcerazioni piu o meno vascolo rizzatE::, che ver·rAnno a conterma1'e il sospetto, il quale giè era sorto nella vostra mente ; vale a dire che si tratta di bambini scr ofolosi. Pre~crivete allora Ja pomata di ossido giallo di mercurio, rinforzate sopratutto lo state' generalt>, e vo1 ve drete che in breve ogni cosa ritornera allo stato normale, fìncl1é una nuova localizzazione scr ofolosa non riconduca quegli s tessi bambini alle vo!!trb cure. In questi casi é dunque lo stato generale del paziente cbe deve a tti rare la vostra attenzione, giacché la malattia oculare ne é una con-


RIVISTA DI OCOLISTICA

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segueoza diretta ; mentre dalla diagno~ i locale precisa derivera naturalmente una medicazione speciale. Le affezioni ereditarle hanno una parte grand1ssima in pato logia oculare; e, io prima linea, bisogna porre la si filid e, la quale può colpire tutte le parti dell'occhio, localizzandosi pe r ò a pre f..renza nelle membrane più vascolarizzate : iride, coroidt-a e r etina. L'irile s ifililica presen ta dei caratteri cosi speciali, che, una volta conosciuti, non lasciano più ombra di dubbio e permettono di stabilire una diag nosi ezio logica precis a. Ogni volla che in un occhio a;{lètlo da ir ite st trooeranno d elle macehioline puntiformi disseminate sulla (accia posteriore della cornea, si tratterà di irite specij!C'.a: inoltre, se l'es ame oflalmoscopico fara rilevare alla periferia della r etina, ver so l'ora serrata, delle chiazze pigmentarie e atrofic he, ques te dovranno e sse1·e considerale come manifest..azioai caratteris tiche dell'affezione s ifìlitica. Se s i tratta di sifilide e reditaria, il ba mbino sara colpito, a un tratto, da un'infiammazione violenta de ~! i occhi con fotofob ia e lagrimaztione; e mentre r esame locale non fsrà rilevare alcuna ul ...erazione corneale, s i r iscootrera un le ggiero opacamento, che andrà a mano a mano aumentando fino a raggiungere il s uo massimo, per poi diminuire in seguito ; ed è q uesta la cheratite inter s liziale, c he, come dimostrano Hutchinson e Desrnar·r es, é una mamfes tazione di cui è necessa s io fare una diagnosi precoce ed esa tta, per riconere senza ind ugio alla cura me rcul'iale, l'effica cia ds lla quale é no ta abbastanza. Nei casi ora accennati, v'e sempre la possibililà- quando la dia g nosi non si sia s tabilita fìn dal primo gior no - di com pletarla e di s ta bilirla defi nitivamente nei giorni seg uenti ; ma vi é un'affezione di cui é necessar·io fare una diagnosi precisa fin dal principio, pe1•ché ne di pende la funzione visiva del paziente; e ques t'affezione é il ylaucoma. u Nel co•·so de lla mia pratica medica - dice il Galezowski - ebbi l'occasione di osservare moltissimi errori di diag nosi a proposito del glaucoma : in alcuni casi s'era oper Hto uu occhio per un glaucoma che non esisteva, in allri non era stata riconosciuta questa terribile malattia e l'occhio era perduto per sempre. Non citerò che un esempio della prima specie, perché esso è veramente tipico . . Il figlio di un altissimo pe rsonaggio era curato da pa.recchi mesi per g;aucoma ; ma non ottenendos i alcun migliorame nto, si s tava per fargli un'iridectomia, quando fui chiamato a consulto. Esaminato l'infermo, trovai infatti c he nell'occhio malato esiste va un'escavazione papi Ilare ; ma ques•.'escavazione, che si no tava pure ne ll'altro occhio (sano) era fisiologica e non rassomigliava nè punto né poco all'escavazione glaucomato~a . Restava tuttavia a s piegare gli anelli c olorali eh~ il paziente vedeva intorno alle fiamme ; e lo stato delle vie lag riroali mi permise di a ttribuire tale vis ione il'idata all'accumulo rlelle lagrime sui margini palpebrali. Proposi perciò lu dilatazione delle vie lagr imai i; in segyito alla quale, e in poche settimane, guarii l'infermo dei sintomi che simulavano un gla ucoma e che erano unicamente do vute a un'affezione lagrimale rimasta inavvertita per più di dieci anni e curata come un glaucoma ». Così parlano i veri maestri ; e questi sono i frutti della lor o lunga e coscienziosa esperienza ; da cui noi dÒbbia mo trarre soprattutto l'insegnamento che il medico riusc11'à tanto più utile all'uma ni tà soffcreute, in fJ Uanto, vivendo in c ontinuo contatto coi malati e studiandone aceuratamente ogni sintomo, 1mpare rà a divenire piuttosto un profondo osserva tore, che un puro scienziato da Jabo ral'lrio. TROM BETTA .


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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE ScAou ro. -

Oontrlbuto alla oura ohlrurgto'a del bubbone. -

(Ann. cles

malad. des org. !Jenilo-urinair es, n. 4 del 1903).

A. PoussoN. - Sull'..ttrputoae delle adellltt veneree .uppurate deU'l.D· slllae. -(Id .. o. 6 del1903).

E. LKGRAIN. - Cara rapida del bubbone auppurato ooll' l.DolaJone, apre· mltara e autura lmmecllata. -(Id., n. iO del 19CH). Lo Scaduto ammette, colla Scuola fl'ancese, tl'e tipi principali di adenite venerea: l'ascesso glandolare unico, che é il ca!!O più favol'evole, la suppurazione per·i- adenitica e, più frequentemente, ambo i p1·ocessi insieme, cioè l'adanoflemmone; é un errore il r itenel'e che l'adenite venerea sia sempre una menoa denite, ma piu spesso t~i ha poliadenite, come nell'ad~>no.flemmone. La cura migliore consiste nell'intervento chirurgico, Il quale deve aver·e per iscopo l'incisione del bubbone per dare esito al pus eJ, eventualmente, l'enucleazione della glandola o delle glandole infette e l'estirpazione dei tessu.ti per i· gangliar i intlltrati. Se il pr ocesso si limita ai gangli superficiali della regione inguinale, l' a;.cesso, se si for ma, viene inciso, e se é lìmitalo ad una ghiandola con integrità dei segmenti, é razionale farne l'enucleazione e tentare la r iunione per prima. Qua ndo i gangli pr ofondi sono interessati e si tratta di po· liadenite con tumefazione dur·a, rQssa, dolorosa della regione inguina l:), è necessar io ricorr ere a lla estirpazione compleLa rli tutte le ghiandole infette me· diante larga incisione par allela all'arcata del Falloppio e ser vendosi a guisa di cucchiaio dell'indice della mano destra per la toilette del focolaio. Nei bub· boni voluminosi ioguino- crurali spesso devesi legare In vena saf~na, e se per CS!'O venisse, nella dissezione, !esa la vena femorale, si po~rà fare la forcipres· sura oJ il Lamponamento per 48 ore. Fatta la enucleazione, rimane una ca vitA cruenta, 1!he va zaffata con garza iodoformica, che si cambia ogni 24 ore previo lavaggio con acqua sler ilizzaLa, e quando il processo di granulazione è tento avanzato che un ago curvo pol'tsa passare da un margio~ all'altro della plaga attraverso il fondo del tessuto di nuova formazione che la viene ricolmando, allora si cruentano i margini stessi, si fa il mallsaggio dei bottoni carnosi fino a farli sanguinare, e sotto un getto d'acqua sterilizzata si ra una sutura secondacia a piano unico. Si ila cosi la guarigione in 30·40 giorni : é infondato il timor·e di una stasi Jinfatica ulterior e; se le cicatrici dell'inguine sono defor·mi e profonds si può bensi osser vare talora edema dell'arto corrispondente, ma questo si evita appunto colla r iunione primo--secondaria, perché da una cicatr ice r·egolare. Il Pousson allo scopo di affrettare il corso della guarigione dei bubboni in· j<'Uinali, anche io pe1·sone che sono r egola rmente curale, e di evitarne le complicazioni (scQlJament• cutanei, raccolta pul,'ulenta, cancrena, fagedenismo, ecc.) usa da parecchi anni la estir pazione della pleiade glaodolare infetta e dei tessuti circostanti infiammati, come si trattasse di un oeoplasma, indi sutura la ferita opera tor ia. Egli nella quasi totalità dei casi ha io tal modo ottenuta la prima intenzione, e nelle poche volte in cui essa ha mancato, la ~uarigione è s tata tuttavia molto piu rapida che coi processi antichi. Occor re per·ò che la estirpazione sia


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assai larga ed ollrepassi la zona inflltr·ata connettivale .che esiste costantemente nelle adeniti in via di rammollimento o fistolose, che l'e nucleazione dei ~angli e del tessut-o circostante s ia complela in modo da mettere a scoperto raponeurosi cr urale, legando i vasi numerosi della regione e ponendo a llenzione a ris pettare i gross i vasi femorali. La media della dura la di questo trattamento è di 15-20 giorni. Il Legraio, poco soddisfatto dei metodi classici, l1a ricorso con pieno successo al seguente metodo : to tempo. - P revia asepsi ed anestes ia cloretilica della parte, incisione s econdo il grande asse del bubbone fino a raggiungere il focolaio suppurativo. 2- tempo. - Spremilura del bubbone in modo da far scolare non solo il pus che vi è contenuto ma anche quello che impregna i tessuti circost.anti; le pressioni, assai energiche ed esércitate colle dita, durano un minuto circa e si cessa quando esce solo sangue. Non !;i lava la cavità ascessuale ma se ne puliscono i bordi con tamponi imbevuti di acqua bollita. 3" tempo. - Sutura della ferila, esegu ila mollo accuralamer.te a punti staccati. Niente drenaggin. La medicatura, dopo aver nettata la r Agione con tamponi bagnati in fl cqua hollita, s i pratica disponendo sulla ferila . s uturata un sottile s trato di cotone, su cui si versa un po' di collodion. Una moder·ata compressione viene eser · citata sulla parte per qualche giorno. Dall'So al 10' giorno si possono togliere i punti e la prima intenzione é ottenuta. Questo metodo l' A. l' ha usato s ia nei bubboni da ulcera venerea che in quelli blenorr·agici e sitìlitid, ed ha operato non appena la presenza del pus poteva essere dia~nosticata : dal punto di vis ta pratico egli non fa alcuna differenza rra le adeniti con pus s terile e quelle con pus conte nente piogeni, perché in questo secondo caso ritiene che bastino a distruggere i germi r estanti gli umori normali che bagnano i tessuti dopo l'evAcuazione del pus e le manovr e suddette. Se si tratla di bubboni mollo avanza ti nella suppurazione, con pelle violacea e as!lottigliata, il Legrain, invece di una semplice incisione, escide la parte di cute di dubbia vitalit.A con un taglio ellittico, e poi sutura egualmente. Cosi pure, se vi è periadenite e più glandole sono riunit..e in un impacco fl ogistico, può essere che bas ti il semplice procedimento s uddescritlo, quando la flogosi e poco intensa, altrimenti, se il processo flo gistico é più avanzato e vari gangli te ndono alla suppurazione, si ripetono s u di essi le stesse manualit.A che si sono eseguite sulla prima raccolta. In un malato ha potuto, seguendo questo criter io, praticare tre o quattr·o operazioni consecutive a più giorni di intervAllo, tutte seguite da prima intenzione (l). U. RivA. (t) A me nelle llnCadeniU veneree suppura te, ~pecle monoglandolari, è sembrato ns~ai crncacc e spic:.eiativo un metodo molto meno aggressivo del suddescriUi, consistente nella puntura con un bistori dell'3..8ceSso seguito da eomplota evacnuione del pus mediante energica spremltura della tomeCasiooe e da lavaggio della ca vita a~cessuale con acqua ossigenata iniettata attraverso la piccola apertnra cutanea con una siringa a tre noelli. Sulla parte si applica uno strato di garza bagnata pure in :u:qua ossl~enata, e la meditatura si rinnova ogni gtomo col lavaggio lntracavitario di acqua ossigeoata. Spesso dopo 7-8 giorni é scomparsa ogni traccia di soppnrazione e di nogosl e sl può sospendere ogni trattamento, salvo U riposo del malato, che n ossernto per qualche giorno ancora. Naturalmente se questo meno non riesce, si ricorre sena'altro alla enoe.leazione classica. U. R.


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RIVISTA D'IGIENE Un nuovo giornale d'lglene. - (Reoue scientijìque d'h.ygiène alimentaire et de l'alimentation rationelle de l'homme. Parigi, Masson, anno 1). Facendo seguito ai voti emessi nell'ultimo Congresso d' Igiene tenutosi a Bruxelles, di secondare cioè ufficialmente qualunque movimento internazionale avente per obiettivo lo studio e la volgarizzazione di tutti i mezzi capaci di migliorare l'alimentazione dell'uomo, fu costituita in Francia sotto la presidenza del senatore H. Ricard una Società scient ijlca d'igiene alimentare e dell'alimentazione r<Uionale dell'uomo Questa Societé, nella quale figurano i più bei nomi della Francia in· materia d'igiene, s'impone l'obbligo di provocare una inchiesta internazionale completa sulle questioni che formano l'oggetto·del proprio programma, ed allende all'organizzazione in quest'anno istesso di un Congresso internazionale s peciale. Il pr·ogramma, al quale la Società intende di dare il massimo sviluppo. comprende diverse sezioni, le quali hanno lo scopo di studiare: 1• la fis ica biologica, 2" la ftsiJ iogia applicata all'alimentazione, 3' l'alimentazione razionale, 4• la chimica analitica de~li alimenti, o• la s tatis tica dell'alimentazione. Allo scopo di meglio vol~a rizzare gli studii dive rsi che i membri della societa far•anno sulle più importanti questioni alimentari, la Soci~ta stessa ha deciso di pubbricare un Giornale intitolato Reoue de la.Société seientijlque d'yhgiène alimentaire et de l'alimentalion rationelle de l'homme. Abbiamo soLL'occhio i primi numeri di ques to periodico mensile, edito dal Masson, e siamo lieti di constatare che esso corrisponde pet•fettamente alle aspettative per la serietà dei suoi propos iti, per l'importanza dei lavori scientifici, per la praticità alla quale è inspirata la pubblicazione. Il Giornale, comparso per la prima volla nell'aprile 190,, comprende gli at' i ed i processi verbali delle sedute della Societa; ha una t•ubrica speciale per le informazioni, un eslrallo delle principali pubblicazioni pe riodiche sui diversi argomenti dell'alimentaz.ione, un indice bibliografico mollo al corrente sulla letteratura odierna, e t'iserba gran parte alle comunicazioni e ali~ memorie originali, le quali sono di grande importanza e di grande interesse. Per dare un'idea del valor~ di queste memor ie scientifiche, accenneremo a quelle del 1' numero con alcune considerazioni io pt•oposilo: GRANDEAU: Colpo d'occhio sctll'inchieste dietetiche agli Stati Uniti d'America.-È un'interessante rivista dei metodi usati dal grande fisiologo americuno l' Atwater per ottenere un'inchiesta precisa e pratica sull'alimentazione razionale dell'uomo io rapporto specialmente alle varie classi sociali, all'età, al genere di lavoro ecc. Vi sono dati interessanti e formole di pratica applica · zione, colle quali anche da noi si potrebbero ottenere degli ottimi ed interessanti risultati. . WAX WELLER: Ricerehe statistiehe sull'aliment<Uione operaia. - E un programma d' inchiesta sull'alimentazione delle classi operaie ehe si fa attualmen'te nel Belgio colla collaborazione d'importanti capi industriali, di sindacati operai toce.


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GRÉB AUT : Alcool e glucosio. - L'A. dimostra che la combustione dell'alcool nell'organismo è molto lenta e che la presenza dell'alcool nel sangue è la causa dei numer osi accidenti ai quali dà luogo, e ebe il g lucosio è lo zucchero alimentare per eccellenza, assai abbondante in certi frutti e raccomandabile come aiulo prezioso della nutrizione nei non diabetici. VALLÉE: Sulle carni insalt,bri. - i!: un riassunto pratico, p1·eciso delle conoscenze sulla insalubrità delle carni, sia di quelle capaci di trasmettere ai cons umatori le malattie infetti ve comuni all'uomo e a~li animali, sia di quelle capaci di provocare nell'uomo delle a ffezioni parassitarie non microbiche, sia di quelle provenienti da animali ammalati di malattie infòtli ve non .lrasmissibili o non parassitarie o ~rovenjenti da animali morti in buona salute, ma che si sono ulteriormente alter ate. TRILLA T: A.:ione della formaldeide latte. H. DE R o TSCHILD: Dell'aldeide .(or mir-a come agente conservatore del latte. -Questi <lue lavori tendono a dimostrare, in opposiz.one a quanto consiglia il Behring, che il formolo conserva bensì per più giorni il latte. ma che si fissa sugli albumioQidi, i quali divengono insolubili e difficilmente assimilabili ; inoltre che l'uso continuo di latte addizionato con formolo non sembre. essere innocuo alla salute. BoNN: La questione del latte nel Nord. - L'A. conclude ::he è indispensabile p r oibire la " entlita del tatte scremalo, e che una legge la quale re~oli sever·ameote quest.:l commercio è della piu grande utililil e della più grande urgenza. NouRR": La st~.:ione di controllo del burro nei Paesi Bassi e la loro influenza sulle .falsifica~ioni.- TraUasi di disposizioni speciali, le quali mirano all'applicazione su ciascun pezzo di burro messo in commercio, di una marca i ndelebile, la quale permelle•·a di riconosce1·e la provenienza del prodotto pe1· qualunque mano e sso passi. Questa marca assai ingegnosa consiste in un foglio eli carta speciale che una volta applicalo sul burro non può più esser levato senza rottura. Come vedesi, la p roduzione scientificto. di questo nuovo periodico è de~na di considerazione ed è veramente da segnala.rsi con interesse la comparsa di questo organo della nuova Sociela, la quale vanta come dicevamo da principio tanti nomi illustri come sono quelli del d'Arsooval, del Gautier, del Richel, del Bro uardel e di altri~ TESTI.

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BoRDONJ-UFFREouzzr. - L'origine dl alcune maoohie ohe al producono au mater..sl 41 lana ateriUzzata ool vapor d'acqua. - (Rio. d'igiene e sanità pubblica, n. 13, 1904). · In seguito al fallo che spesso, pet• causa delle disinfezioni col vapore, i ma· ter assi, t~nche se coperti da fodAra bianchissima e di qualità fine, presentano delle macchie nerastre, ir regolari, piti o meno estese.. l'autore ha volulo studiare la natura delle medesime ed ha riconosciuto che esse dipendono da solfuro di piombo. In quanto all'origine di quest'ultimo. il zolfo derivez·ebbe dalla deco mposizione delle sostanze organiche contenuti negli oggetti da disinfettare per ope1·a del vapore acfJueo ad elevata temperatura, il piombo dell'acetato di piombo o acqua vegeto-minerale che spesso viene usata nella pratica medica. Questo inconveniente può portare a r eclami a carico degli istituti di disinfezione per parte delle famiglie degli ammalali, e perciò il Bordoni-Utfreduzzi


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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

ha pensato di cambia re il s istema di disinfezione dei materassi sospetli, levando cioé la lena per disinfettarla nell'apparecchio a vapore, e imme rgendo per un dato tempo nella soluzione di sublimato la fodera prima di passarla alla lavanderia , e di metlere sul foglio-avvi;;;o che si rilascia alla famiglia pr ima della tlisinfezione una nota colla quale si prega di 11.vvisare i disinfetta tor i se i ma~ terassi o i cuscini furono qualche volta bagnati ·con acque vegeto-minerale. T ESTI. MA T BtEu. -

Valore alimentare del vino.- (Reoue de là Soc. Scientif. d'hggiène aliment., maggio 190i, n. 2).

L'autore basandosi sulle a nalisi del vino e sulle r icerche recenti di Atwater e Benedict, viene alle conclusione che il vino preso a dosi moderate, ha un valore alimentare ed un'azione utile sulle vie digeslive, e che se la scienza non ho. ancora detto l'ultima sua parola su questo punto, le sue conclusioni a ttuali snno ben d'accordo con una tradizione che rimonta al periodo storico. Questo prove, come ben disse il Gautier, che il comune buon senso può avere qualche ragione contr o le teorie troppo esclusive di una scienza in via di for mazione e che in questo caso, preoccupata sopr atutto della piaga terribile dell'alcoolismo, é rimasta per lungo tempo più utilitaria che precisa e reale. TESTI.

RIVISTA BIBLIOGRAFICA Dott. DoMENICo T ADDEt, libero docente di· patologia chirurgica. - Le ferite prodotte dal moderni to.olU 4a guerra, con prefazione del colonnello m~ dico prof. l MBRrAco. - Fir enze, Bernardo Seeber, 1905. È uno studio assai ben condotto, e solto alcuni riguardi completo, dell'importante argomento, che l'A. ha presentato per conseguire la libera docenza in paloiOE-tia chiru1·gica, e la Commissione esaminatrice ha ritenuto meritevole di tutti i suffragi. Come opportunamente osserva il colonnello profes~ore Imbriaco nella prefazione fatta al libr o per desiderio dell'A., non era facile raccogliere H copioso matei'ia le raccolto nella poco nota letteratura medica, vagliarlo ed ordinario io guisa, che risultasse un tutto armonico, comprendente quanto circa le ferite delle mode1·ne armi da fuoco di piccolo calibro, si ritiene sino ad oggi meglio accertato dagli esperimenti di tiro e dai risultati delle ultime guerre. Tuttavia l'A. è felicemente r iuscito nell'intento; e quantunque il libro non possa essere frutto di ricerche ed os~ervazioni personali, pure lo studio ponderato e diligentissimo che egli ha fatto dell'argomento, gli ha per messo di giungere non poche con~iderazioni e giudizi propri sui punli più controversi e di maggiore rilievo, da dargli un'impronta di vera originalit.A. Il libro è diviso in una parte generale, in cui tratta dell'azione delle moder ne armi da fuoco portatili sui bersa gli inanimati, e in una speciale riserva ta a llo studio degli effetti delle armi stesse, ossia delle lesioni prodotte sui var i tessuti e nei diversi organi del cor po umano. · Dopo un breve cenno delle modificazioni gradatamente apportate ai fucili della fanteria, sino ad arri vare al piccolo calibro attualmente adottato da t utti


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gli eserciti; l'A. tratta delle loro qualit.A balistiche, che paragona a quelle dei vecchi fucili del diametro da 11 mm. in su, traendone la conclusione a priori, dell'ir.evitabile aumento dei ferilii nelle guerre moderne. Quindi, dopo avere accennato alle modiflcazioni fisiche che i loro proiettili, possono subire deformazione, frammentazione ~ riscaldamento, e alla loro influenza sulla qualila, gravilà e prognosi delle ferite, si diffonde e ssai estesamente 8 stuQiarne gli effetti sui bersagli inanimati, dai primi esperimenti istituiti dal Reger, dal Beck, dall'Habart, dal Bruns ecc. agli ultimi dell'lmbriaco e del Bonomo su sostanze plastiche e molli e su bersagli co~lituiti di parti assai mobili e spostabili. E nel riportare i ris ultati ottenuti e le conclusioni a cui i diversi e~perimentalori sono giunti, come nel discutere le teorie emesse al riguardo, dà prova della sua estesa erudizione e di assai lflne giudizio critico. L'A. distingue questi effetti dei moderni proiettili in quelli limitati ai punti direttamente colpiti, e in quelli e distanza. Per spiegarli, egli ammette due distinti meccani:imi, azione cioé di martello e azione di cuneo, in unione al meccanismo di reazione del bersaglio e col concorso, in via secondaria, della cosi detta azione di trapano. · Quanto all'influenza del eolo moto rotatorio per determinare gli elfetli a distanza dal punto colpito, l"A. osserva che vi sono molti falli in contrario; né la teoria del Bonomo del moto elicoidale, per quanto ingegnosa, ~li pare convincente. Egli quindi divide l'opinione della massima pa~te degli autori, che poca importanza abbia sugli effetti laterali la rotazione normale del proiettile. Passando a trattare degli effetti esplosivi, l'A. riporta tutte Je obbiezioni contro la teoria dell"azione idrostatica del Reger; dice egualmente contraddetta dai risultati sperimentali la teoria del vuoto e dell'espansione del Woodrulf: mentre l'Ipotesi delle onde oaciiJanti del Kohler, e l'altra della repentina e veloce mobilizzazione delle mollecole sostenuta anche dal Bonomo, nonché la teoria del Ca~cino della propagazione del movimento per effetto di movimenti vibratori, servono meglio alla interpretazione di molti fatti. Per parte sua, l'A. conchiude, che i cosi detti effetti esplosivi, che si osservano nei corpi liquidi e umidi, chiusi in un recipiente, non rappresentano che un allis:o~imo grado di ~:~strinsecazione di effetti laterali. · Ed accennando alla questione tuttora controverse, se i moderni proiettili spieghino sui vari bersagli effetti laterali maggiori o minori dei proieLLili antichi, egli ritiene, in base alle osservazioni clin1che ed alle esperienze di lmbriaco e di Bonomo e quindi contro l'opinione di Delorme, Chavasse, Habart, v. Coler Demostben ecc., di essere nel vero asserendo, che anche alle piccole dis tanze di Lir·o, inferiori ai 100 metri, gli effetti laterali sono minori per i proiettili di piccolo calibro, ma che però possono estendersi ad una zona maggiore, ciò che dovrebbe anche essere per i loro effetti esplosivi. Riassumendo, dallo studio dell'azione dei proiettili sui bersagli inanimati l'autore giunge alle seguenti conclusioni: t• cbe i proiettili dei moderni fucili della fanteria agiscono specialmente per azione di cuneo e di martello, secondariamente per azione di trapano, poca importanza avendovi la rotazione normale del proiettile; 2° che gli eft'etLi dell'azione di martello si palesano specialmente colla disgregazione e collo spost.amento delle mollecole del bersaglio nel senso del movimento di traslazione del proie tti! e, e quelli di azione di cuoeo mediante tO -

Giontoù medieo.


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RIVISTA BI.BLIOG:B.AFIOA

la disgregazione del bersaglio in senso obliquo o perpendicolare alla direzione del proiettile, sia per azione diretta, che per trasmirosione del movimento dalle onde vibratorie; 3• che gli effetti dei proiettili sono specialmente in rapporto colla sua forza viva, ma che contemporaneamente si deve tener conto del meccanismo di reazione del bersaglio e quindi della sua struttura fisica, per cui gli effetti sono tanto maggiori quanto minori ne sono la elasticità e la compressibilità, quanto maggiore la mobilità e la poca coesione delle mollecole. Nella seconda parte del libro l'A. tratta dell'azione dei proiettili dei moderni fucili sui tessuti e nei vari organi del corpo, e perci6 delle ferite da essi prodotte. Accennando, prima di tutto, alla questione dell'umanità dei proiettili di piccolo calibro, ed alle opinioni al riguardo non solo <'.ontraddittorie ma addirittura opposte, perché quasi esclusivamente desunte in base agli esperimenti sui cadaveri o sugli animali, conchiude che la guerra del Sud Africa, anglo-boera, ha dimostrato, che le moderne armi portatili sono sufficienti a ridurre i feriti nell'impossibilità di combattere. Relativamente alla lo1·o azione vulnerante, che si traduce nella proporzione e gravità delle perdite, si attiene alle cifre medie stabilite dalla mag-gior parte degli scriltori di chirurgia di guerra, venendo alla conclusione che vi sarà un aumento nel numero dei ferili e nella mortalità immediata, ma una minore percentuale di ferili gravi rispetto alla ingente mas!!'a di fer iti le itgieri. Esamimmdo le clas suìcazioni tenute nello s tudio delle ferite, tt·ova che quella basata St•lla di visione della traiettoria in zone non solo non é pOS$ibile, ma non avrebbe neppure il valore pratico, di far presumere con qualche certezza i caratteri principali delle lesioni. Egli crede preferibile di non fare inutili distinzioni, ma di considerare le varie lesioni nel seguente ordine: ferite delle parti molli (cute, aponeurosi, muscoli, tendini, vasi, nervi) e delle ossa, supponendo che i vari tessuti ·siano colpili sia singolarmente, che contemporaneamente. In tal modo l'A. studia le ferite delle estremità e del collo; e passa in seguito alle ferite del cranio e del cervello, a quelle della colonna vertebrale, alle ferile dèl torace, del polmone e del cuore, e infine alle ferite dell'addome. E quantunque faccia larga parte alla anatomia patoloitiC8 e al meccanismo palogenetico delle ferite, l'autore si vale mùllo opportunamente delle ossei·vaztonl fatte nelle ulLime guerre, in cui cominciarono ad impiegarsi le armi port.stili di piccolo calibro, e sopratutto nella guerra anglo-boera, per trattare della frequenza e gravità loro, descriverne la sintomalologia ed il decorso, stabilirne la diagnosi e la prognosi e tracéiarne la cura, così che l'opera sua non è sfornita del valore pratico. Sar ebbe lruppo lungo seguire l'egregio autore nei vari capitoli di questa seconda parte del suo libro; basterà accennare ai punti principali, o rimarchevoli per specialità di vedute. Circa la questione se · convenga impiegare nella prima medicazione sul campo materiale asettico od aotiselticw l'A è di parere che, quando fosse possibile, sarebbe di gran lunga preferibile il primo, ma che, per le difficoltà di averlo e manlenerlo 1.ale, possa essere sufficiente e conveniente l'uso di materiale antisellico. Sostiene poi cbe l'abluzione e l'irrigazione delle ferite nella prima medicazione con soluzioni antisettiche siano dannose.


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RIVISTA BIBLIOGRA.!'lOA.

Ammette l'anlisetticità delle ferite dei piccoli proiettili e la sua influenza sul loro decorso favorevole e senza suppurazione; ma la più grande importanza l'hanno le condizioni anatomiche- delle ferite stesse, che sono io .rapporto diretto coi meccanismi di azione dei proieUilì. Trattando delle ferite dei vasi, dice che, a rendere rare le emorragie esterne primarie, concorre la presenza de i diaframmi aponeurotici, che dividono in brevi tratti cilindrici il lume del tragitto percorso dal proiettile. È di parere che sulla estensione della lesione ossea la distanza di tiro non abbia relativamente llrande influenza, ma che invece, a parità di circostanze, vi concorrano di preferenza le diversità di struttura dell'osso colpito e le dimensioni del proiettile; ammelle però che le leswni ossee sono oggidl meno gravi di prima. , Nelle lesioni del cranio limita l'intervento operativo primario ai soli casi in cui sono palesi i sintomi di emorragia endocranica; e in quelle dell'addome, fissa il tempo della laparotomia non piu al di là di 12 ore, quando pure vi siano te condizioni favorevoli per praticarla, concludendo che l'unica sua indicazione speciale deriva dall'emorragia interna. Come osser va il colonnello Imbriaco, mentre l'A. ha dato tutta la maggiore estensione alla t• parte del suo lavoro, nella 2• é stato molto parco, in quanto si ri(erisce alla cura delle ferile da lui studiate. Ma molto opportunamente sog~iunge l'lmbriaco, che quello del Taddei non è un trattato di chirurgia di guerra, in cui la parte pr·atica dovesse essere svolta in ogni suo dettaglio; esso è uno studio molto accurato delle ferile prodotte dalle moderne a rmi da fuoco portatili, e come tale raggiunge iuleramente il l:!UO scopo, di costituire una pubblicazione assai pregevole ed utile non solo per i medici militari, ma specialmente per i medici civili, ai quali la conoscenza di tali lesioni non può non. riescire di interesse, sia quando sono chiamati a prestare in guerra l'opera loro, sia anche per la grande ~tffioilà che esiste tra le ferite delle armi da fuoco adoperate in guerra, e quelle cagionate dalle armi comuni. R.~NOONE.

Trattato 41 Obtrurgta eU guerra del dott. CARLo· SEYDEL generale medico del i 0 corpo d'armata bavarese, professore nell'Universi di Monaco.- 2• edizione, StutlgA.rt. 1005.

la

Nel pubblicare la 2• edizione del suo trat~to, edito, la prima volta, nel1893, l'A. ha avuto lo scopo dimetterlo in rapporto colle nuove conquiste scientifiche nel campo della chirurgia di guerra, che sono il risultato dell'esperienza fatta sull'azione delle moderne armi da fuoco nelle guerre de~Ji ultimi anni, cosicché i principi che egli ha stabilito e le conclusioni a cui è giunto circa la natura, qualità, gravita, decorso, prognosi, cura , proporzione delle ferite da esse prodotte, non si basano soltanto sulle proprietà balistiche delle armi stesse o sugli esperimenti su bersagli inanimati o su cadaveri, ma sul fatto reale del bersaglio umano, alle distanze Il cui avvengooo i combattimenti, e nelle varie fasi in cui essi si svolgono. Pertanto il nuovo libro del Seydel riunisce in un volume di non grande mole, e ln forma concisa e quasi 'aforistica, tutto ciò che, fino ad oggi, è teoricament.e e praticamente ammissibile circa l'importante argomento, e che i risultati delia


RIVISTA BmLIOGBAPIOA

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colossale lotta che tuttora intlerisce nell'estremo oriente, anche quando saranno me~lio noti, non potranno che parzialmente ma non in modo essenziale modificare. L'A. ha pure interamente rifatto i capitoli della sua opera, relativi all'azione dei proiettili delle armi portatili di piccolo calibro sopra bersagli di varia resistenza e alla mecl'.anica delle ferite da essi prodotte, in base agli ultimi ~spe­ rimenti ed alle più recenti vedute (1) ; e nella descrizione che •i fa precedere d"e i vari modelli delle armi stesse e del loro munizionament.o, è specialmente interessante lo specchio in cua ha raccolto tutti l dati circa la costruzione e le qualita balistiche deJle artiglierie da campagna degli eserciti delle sei grandi p?lenze d'Europa, di cui sinora non si trovavano che cenni assai incompleti negli scritti di chirurgia di guerra. L'opera è, naturalmente, divisa in parte generale e in parte speciale. Trattando nella prima dell'azione delle armi portatili sui tessuti del corpo umano, conferma il principio che la dioersità delle ferite dipende dalla di.fferen:m di oelocità di trasla.aion.e del proieitile, in unione alla dioersa coslitu.zione e gu.indi alla resisten:ra delle parti colpite. E molto giustamente osserva, che anche la limitazione a due sole delle zone di azione del proiettile non può avere dei limUi definili, come lo prova il fatto che nei tessuti mollo ricchi di acqua, se chiusi da una capsula resistente, l'azione idrodinamica si manifesta ancora a velocita assai diminuita, mentre i suoi etfelli sono minimi negli organi poveri di ~~equa, quali i muscoli, anche a piccole distanze. Egli quindi afferma, che si può in tesi generale stabilire la massima, e/te l'a.zione dei proiettili é un a:rione che diminuiace propor.zionatamente, continuamente e del tutto progre88ioamente coll'aumento della distansa. Viene in tal modo l'A. a s tudiare le !'erite d'arma da fuoco nei vari tessuti, pelle. aponeurosi, muscoli, vasi, nervi, ossa, articolazioni, organi cavitari; ne descrive i caraLleri, i sintomi, il decorso, e traccia i principi che devono regolarne la cura, valendosi in particolar modo dei ratti osservati nelle guerre di questi ultimi anni, del Chili nel 1892, dell'Eritrea 1896, Greco-Turca 1897, lspanoAmericana 1898-99, del Sud Africa 1899-1900, delllt spedizione di China1900.()1, i quali avrebbero dimostrato assai giuste le conclusioni desunte dagli esperimenti di Liro (2). E a riguardo della cura è assai istruttivo, pratico ed iateressante 11 capitolo sull'asepsi ed anlisepsi nei posti di medicazione sia reggimentali che principali (se;-ioni di aanita), e.negli ospedali. La questione più importante, dice l'A., negli ordinamenti sgnitari di campagna, consiste nella protezione delle ferile con una medicazione semplice e facile, applicata quanto più presto si può, e al maggior numero di feriti p'>ssiblle. E~li non ra questione di medicazione asettica od antisettica, ciò che ritiene indilfereut.e; basta che la medicazione sia pulita ed assorbente dei liquidi secreti, cosichè questi non si termino nella ferita ed essiccandosi non vi possano più ritornare. È poi contrario assolutamente non solo ad ogni esplorazione delle (l) Come 6 per lo phi Il ratto ordinario, l'A. non ha. ratto alcun cenno degli esperimenti auH'ulone· del moderni ruelll, e epeel:1lmente dell'Italiano, eseguiti lo Italia dal colonnello lmbrlaco • rtal ~~~a~· glort Bonomo. (Il Cin:a tale giudizio sono leelte molte rùerve., come ne ranno git prova le notllle, bencb6 aual Incomplete, cbe pervengono dal teatro della guerra lo Oriente, sulle !erite prodotte dal piccoli proleWJI lmpiepU dal Giapponesi.


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ferite ai posti di medicazione, ma all'uso di tutte le irri gazioni sia dentro che fuori. Descrive pure in ques to capitolo i principali tipi di pacchetti di medicazione, la questione dei quali, dice non ancora sciolta. Vuole che anche sul campo di battaglia la prima medicazione, ad eccezione dei casi di urgenza, non sia fatta che dai medici o dai loro aiuti. Il medico medica, e il portaferiti porta, dice Tiroeh. e Forque crede che il trasporto debba a'Jere la preceden:~a sulla medica:ione. Soggiunge ancora l'A., che nella prima linea e nei posti di medicazione reggimentale è di grande importanza la somministrazione di analeptici e di narcotici, mediante iniezioni di olio canforato (10 p. 100) e di morfina (0,01 p. 100). Un tubetto di soluzione di morfina osserva Port, può sostituire un intero carico di paglia. Di operazioni immediate sul campo di battaglia l'A. non ammette che la tracheotomia. Interessante e pratico e pure il capitolo sulla anestesia, sia locale che ge· nerale, per la quale ultima l'A. si mostra favorevole a quella prodotta dalla inie· ziooe di una soluzione di scopolamina e di morfina, nella proporzione di 4-5 rnilligr. della prima e di 2 centigr. della seconda, preceduta da una preventiva più debole; nonché alla anestesia per via rachidea colla tropococaioa. Chiudono la parte generale l'esposizione dei mezzi di tr~tsporto, compresi quelli per ferrovia e per via acquea. e la descrizione dei mezzi di ricovero estemporaneo dei malati e feriti, dei sistemi di illuminazione del campo di ba t· taglia, e dell'Applicazione dei raggi Rontgen . . Nella 2• parte, o speciale, l'aut.(lre tr~tlta delle ferile delle singole regioni, ed è qui dove specialmente si vale delle osservazioni falte nelle guerre di questi u!Limi anni, in cui si incominciarono ad usare le nuove armi da fuoco, sia portatili che di arliglier~a, . che egli riassume d'i tutta la letteratura.sino ad oggi conosciuta. Perciò questa parte riesce di speciale importanza pratica, sopratutto sotto il riguardo della diagnosi e della terapia. Svolgtmdo poi questa, l'A. descrive con molt~t concisione, ma non con minore esattezza, gli atti operativi richiesti, ed ai quali si deve dare la preferenza in guerra, dopo averne determinato, con la precisione sino ad oggi conc~s~a. le indicazioni. Citeremo ad esempio la conclusione a cui e giunto per la laparotomia .nelle ferile penetranti dell'addome. L'es tensione da darsi a quesl'pperazione, dice l'A. deve essere subordinata alle condizioni di tempo, di luogo in cui si pratica; quanto più queste si avvicinano alle condizioni della pratica civile, tanto più l'operazione sarà ammissibile anche solto il semplice aspetto esplorativo. Ma ciò nonostante, le indicaziOni della laparotornia non s i potranno mai costringere in limiti assolutamente definiti, e ciò per la varietà e diver:!ità delle lesioni addominali; IJi sono casi, cosi aggiunge il Seydell, in cui noi dobbiamo operare, ed altri in eui possiamo non operare. Tale è per sommi capi il nuovo libro dtJI Seydell; nella compilazione del quale l'autore, lasciando da parte ogni questione di puro interesse teorico, ha curato essenzialmente lo scopo di fornire il medico militare di una guida pre· ziosa, quasi un faro che lo illumini per il campo tuttora poco rischiarato della chirurgia di guerra, nel periodo di transizione. che ora attraversa. Lo rendono poi specialmente apprezzabile la opportuna divisione dei capitoli, la torma semplice e piana, la chiarezza ed evidenza delle conclusioni nonostante


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RIVISTA BIBLIOGBAll'lOA

la loro concisione, la precisione dell'es posizione sfrondata di ogni superfluità, nonché le non !O"Snde mole, che permette el me.dico mililare di comprenderlo nel suo afferdellamento di campagne. Sarebbe pertanto assai dés idtn·abile, che il trattato del Seydell potesse venire a conoscenza di tutti i nostri colleghi, sia dell'esercito permanente che. in con· gedo, mediante la traduzione italiana. RANDONI!. Dott. ScARANO LuiGI, capitano medico. - L'uf8ol&le per l 'eduoaslone del · soldato. -(Es tratto della Rioista 'Milìtal'(l Italiana, 16 febbraio 1905). Il capitano medico Scarano ha ripreso ed a mplialo nello scorso febbraio della R ioista Militare Italiana, dopo averlo già tratlato lo scorso giugnù su questo nostro giornale medico, l'argomento dei nuovi doveri, che nello s lato presente della socie tà nostra, incombono agli ufficiali dell' esercito, istruttori e medici, per ciò che r iguarda l'istruzione e l'educazione del soldato. Ampiamente esponendone e giusiflcan done le ragioni, egli dimostra, come questi nuovi do veri vanno d o vuti a talune cres c enti manifes l.azioni della nos tra vita sociale, da. cui viene potenlemente influenzata la personali là fisica e mor11le,

collettivA ed individuale del contingente di leva. Di dette manifestazioni sociali egli addila, come principalissime, l'aumento continuo della delinquenze, sopratutto nei minorenni; il ct•escere non meno impressionante delle malattie mentali; le speciali condizioni morali, religiose e politiche, che forman·o la cara t· teristica particolare dell'età nostra, e quindi le nuove idee, le nuove passioni, i nuovi bisogni, le stesse nuove en~rgie , che, Mme egli giuslamente osserva, non é sempre agevole di assecondare, sviluppare e armonizzare colla libertà e colle giustizia e cogli interessi individuali ; infine la stessa impellente lotla acuta per la ~sistenza, per la quale di sovente il giovane è precoceme nte logoro, già a venti anni, perché si è trovato precocemente ad essa costretto. Da quesla complessa azione dell'ambiente, cui l'e utore vorrebbe dare il nome bene appropriato di eredità sociale, e per effetto del crescere continuo della delinquenza e delle malattie menlali, deriva quello che c'è di nuovo nella personalità delle reclute, massime di quelle provenienti dalle grandi città. Ora sopratutto per quei gio,•ani, che que!ile influenze abbiano anormalmenla e più intensamente sentito e ne presentino la prova coi loro cattivi precedenti di condotta, con condanne precedentemente riportate, specialmentE" se recidivi, vi è assoluto bisogno di studiare l'eredità familiare, i precedenti biologici, biografici e morbosi, in modo particolare la prova che han fallo nella società, il bilancio dalle proprie azioni, mediante cui l'individuo si presenta, quasi come testimone e accusatore di sè stesso. Rispetto alla vita militare l'anormalità della personalità individuale si appalesa, anzitutto, col fenomeno dell'inadattabilità alla vila in comune e poi colle reazione. Quindi non più il solo esame fisico della reclula, ma esame e s tudio es teso anche ella menl.e ed ai sentimenti, allo spirito ed al cuore, mettendo a profitto i risultati del rinnovamento degli .studii contemporanei e quanto c'è di ·buono e di pratico nelle nuove conoscenze e nelle n•1ove vedute della scien7.a. Segue una ragionata difesa della di!i'ciplina mililare, come mezzo el'fic.ace di educazione civile e s ociale, per ogni soldato in genere, ed in ispecie per quelli, ne i quali i calli vi precedenti della condotta s ieno da impulare pit'l a manco di educazione. che a difetto di alterazione della s ua personalità fisica e psichice.


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Di ciò l'autore dà la prova, esponendo i raffronti tra la recidiva nel delinquere dei condannati agli stabilimenti militari di pena, prima e dopo la venuha alle armi, e la progressiva diminuzione dei condanllftti a detli s tabilimenti, qa quando la disciplina e la stessa amministrazione della gios tizia militare s i vanno risolutamente e fiduciosamente conformando a criteri sempre più razionali e scientificamente moderni. Altre dimostrazioni l'autore a ggiunge. circa il modo lodevolissimo, come si intende e si pratica la disciplina nel nostro es erciLo e l'istruzione e l'educazione del soldato, ed in tal modo egli prosegue con fortuna il compilo, che colle sue successive pubblicazioni s'è prefisso·. di difende re, cioé, le nos tre is tituzio ni militari ed il nostro corpo sanitario, anzitutto facendo conos cere quello che vi si pratica di. bello e di buono e che purtroppo cosi pochi conoscono. Ciò gli valse in Senato, nella pubbEca tornata deltO giug no scorso. parole lu~inghiere di lode per parte di S .. E. il Ministro della guerr·a e dell'onorevole senatore Cardarelli. È put·e, importaote il notare, che anche ne ll'esercito francese cominciano pubblicazioni di simil genere. lnfani il Marcel Pré vost, in un ar·ticolo di pochi giorni fa, metteva in evidenza glì studi r ecenti dei capitani Simon, Demeng eot, Jeao Saint-Yves e del tenente Demozier, tutti sull{l necessità che l'uffi'ciale diventi educatore, oltrechè istruttore del soldato.

L 'lgieue uell'e•erotto. - Per il dottor A. HILLER, colonnello medico in s er vizio e docente privato. - Berlino 1905. Come l'autore osser va nella prefazione, dopo la ri~tampà di quello del Kir·chnet fatta nel 1895-96, se si eccettuano alcune pubblicazioni di circostanza, la lelter.atura medica tede~;~ca non aveva più avuto alcun traltato di i!'iene militare, nonostante i progr essi degli ultimi 10 anni, e le nuove disposizioni regolamentari e le norme di servizio emanate dal ministero della ~uerra. A tale mancanza intende l' Hiller riparare con questo suo recentiss imo manuale; il quale quantunque sia precipuamente destinato agli ufficiali medici dell'esercito tedesco, può servire di preziosa guida a tutti coloro, cui incombe l'obbligo di provvedere all'igiene e alla salute del soldato. Poiché l' Hiller, lasciando da parte le lesi generali che servono"a tutti i casi e in ogni circostanza, e sopratutlo non divagando nel campo teorico, svolge ciascun punto dell'igiene militare sotto il riguardo essenzialmente pratico, stabilendo norme chiare, precise, applicabili a tutti gli eserciti, con molta dovizia d.i particolari e di dettagli che forse possono sembrare inutili per il medico e per l'i~o~;ienista, ma che invece riescono sempre di incontestata utilità. lufatli, nello svolp;:ere i capitoli r e lativi alla alimentazione del soldato, dopo aver determinato il valore nutJ·itivo dei vari generi e la composizione sia qualitativa che quaotitati va della razione presso i principali eserciti europei, in tutte le circostanze di servizio in pa ce ed in gue"rra, parla dei modi più adatti di preparazione del rancio, della provvista delle derrate, delh:1 loro conservazione, dei vari sistemi di cucine, ec,:. ecc. riportando anche le prescrizioni regolamentari vigenti in Francia, Austria, Italia, log hilter·ra e Russia, cos i che è possibile stabtlire dei confronti non inutili e solto taluni riguardi anche istruttivi. La stessa cosa si può dirè dei capitoli, in cui tratta delle vestimenta e dell'affardellamento del soldato tanto presso l'esercito tedesco che negli altri ora accennati.


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OONFBRENZE SOIENTIFICRE DKGLI OSPEDALI ~ILITABI

Passando ugli acquartieramenti sia s tabili che temporanei, dopo avere bre· vement.e cQmpendiato le nozioni generali relative alla ubicazione, orientazione, ampiezza, disposizione ecc. delle caserme, descrive i mi~liori tipi di e&se costruite negli ultimi tempi in Francia, m I nghilterra, in Prussia, ed espone i sistemi di illuminazione, riscaldamento, aereazione, canalizzazione dei !iquidi, latrine, bagni e locali per i servizi accessori. Anche la questioue degli ospedali. è svolta dal lato pratico con tutti i piti piccoli dettagli di costruzione desiderabile. Sono riportati i piani delrospedale di guarnigione di Potsdam, i vari sistemi di padiglioni inglesi, quello cosi dello di Billroth o di Vienna e dell'ospedale di Moabit a Berlino ; i modelli delle baracche amer icane, in legno; i tipi delle baracche adoperate in guerra, in Trautenau nel 1866, sul campo di Tempelbof presso Berlino nel 1870, nonché

delle baracche trasportabili a delle tende. Passa in ~eguito a · trattare dell'igiene del servjzio inlerno: istruziohi con e senz'arrni, ginnastica, equitazione, scherma, nuoto, servizio di guardia, accen• nando alle malattie e ·ai traumi che più frequentemente possono conseguirne e ai mezzi più adatti per prevenirli. Nell'igiene del servizio ester no dedica il capitolo principale alle marcie e agli accidenti cui possono dar luogo, fermandosi di preferenza sopra i colpi di calore, di cui considera i vari momen Li eziologici, cioè l'influenza atmosferica, IR qualitè del servizio e la predisposizione individuale; studia la patogenesi, descrive la forma, il decorso, l'esito della malattia, l'aspello che a;;sumono i morti e i risultati di 46 autopsie su di essi praticat,a. Naturalmente vi fa seguire le norme profllat~che e curative. L'ultimo capitolo dell'opera ri~tuarda la profilassi delle malattie infettive, sia in generale che applicata a ciascuna malattia. Da quanto si é brevemente detto, risulta evidente l'allo valore pratico del nuovo trattato d'igiene dell'esercito dell' Hiller, che potrà essere mollo utilmente consultato dal medico militare italiano, sino a che non si giunga ad averne uno originale. RANOONE.

CONFERENlE ~~IENTIFI~HE DEGLI ~~PEDAU MILITARI 80WRIO DEGLI ARGOIEMTI TRA'l'r&TJ

(DAI PROCESSI VERBALI PERVENU'ri ALL'I SPETTORATO DI SANITÀ MILITARE DAL 28 GENNAIO AL 19 APRILE).

BARI (rebbraio). - Memorie lette: SALVATORE DoMENico, tenente medico: Sulla mcningite cerebro-spinale epidemica. Rirerisce sopra tre individui ricoverati per tale · malattia, e prende da ciò occasione per dare un cenno riassuntivo ùella storia delle epidemie di me-


CONFERENZE SCIENTnrlOKB DEGLI OSPEDA.Llli!LITARI

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ningite. Entra quindi nella discussione della petogenesi e della batteriologia del morbo, che si riserva di completare nella prossima seduta. BARI (febbraio).- Memorie lette: tenente medico PENNETTA MA aro: Sercoma del rene con localizzazioni secondarie sulla pleure e sul pericardio. (Pubblicato nel fascicolo 2-3 del corrente anno). BOLOGNA (marzo). - Memorie lette: sottotenente medico CANEVAZZI UMBDTO: La ruruncolosi da gonococco. 11 conferenziere, dopo aver premesso che f! stata ormai comprovata in modo assoluto, tanto clinicamente quanto batteriologicamente, la pos~ibilita di un'infezione generale da gonococco, e ciò in quei casi, fortunatamente rari, in cui il germe perviene in circolo, infeltauùo per tal modo tutto l'organismo, passa in rassegna succintamente quali sono i vari organi e tessuti che possono essere invasi del gonococco (sistema muscolare, glandolare, osseo, nervoso, apparato circolatorio e respiratorio, guaine saerose, tendini, articolazioni), per soffermarsi infine alle manifestazioni cutanee ed in ispecie alla furuncolosi. La quale ultima affezione morbosa egli tentò di riprodurla sperimentalmente coll' inocuJazione cutanea di materiale infettante da gonococco. A tale prop.,sato egli fece ben trenta esperienze, ma si lil"!'lila a citarne le principali in numero di 19. La modalità tenuta é stata di praticare nei vari individui blenor·ragici, presi in esame, delle piccole incisioni sulla cute del pube e di infettarle talora còn coltura di gonococco in agar e siero di sangue; la l'altra direttamente col materiale blenorragico. lo tutti i casi sperimentali egli ha avuto esili nega tivi, ma l'autore si riserva dal trarne speciali conclusioni, in vista all'affermazione della esistenza di tal forma morbosa da parte di autorevoli medici. BRESCIA (febbraio). - Memorie tette:·capitano medico SALINARI S.u.V&TORE: Contributo alla etiologia ed alla patogenesi dell'appendicit~. Traltasi di un brigadiere dei carabinieri, entrato il 7 agosto allo spedale per appendicite, ed operato il giorno successivo. L'autore, tenuto 'conto del modo subdolo con cui la malattie ere insorta ed aveva decorso, della poca accentuazione del dolore e degli altri sintomi subietlivi caralteristici, della febbre poco elevata, e tenuto conto altresì della costituzione del malato e del suo stato anamnestico, aveva dia~nosticato una localizza~ione tuber•~olare, malgrado la mancanza di manifestazioni tubercolari in altri organi. lnfatLi, inoculata su cavie la poltiglia estratta dall'ascesso, oUenne la manifestazione completa della tuber· colosi. L'A. conclude che, di fronte ad appendiciti con decorso subdolo e sviluppatesi in individui con tare ereditarie, il pratico, ollre ed emeltere una progoosi più riservala, deve indursi ad un intervento più pronto che sia possibile. Altra memoria: capitano medico SALINARI SALVATORE: Malattie dovute alla persistenza del canale vagino peritoneale od alla incompleta obliterazione di esso. (Pubblicata nel presente fascicolo). lo. (marzo). - Memorie Lette: maggiore medico BozZI FELICB: Craniectomia e cranioplastica. Espone il caso di un soldato di cavalleria, che, avendo riportato un calcio di cavallo a Bergamo, il 20 ap!'ile 1903, venne operato d'urgenza in quell' ospedale civile di trapanazione, guarendo dopo tre mesi di cure, con estesa man· canza della sostanza ossea alla regione temporale destra.


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OONFBRENZE SOIENTIPIOHE DEGLI OSPEDALI lULITARI

Egli ne approfitta per fare la storia della trapanazione, e dei concetti che guidarono io og-ni tempo i chirurghi a praticare •.Juesta operazione. Fa notare che la perdita irreparabile della sostanza ossea lascia il cervello indifeso, e che il bisogno di rimediare a questo inconveniente ha fatto escogi· tare aiversi mezzi, tra i primi dei quali parla degli i:onesti con ossa tolle da animali vivi. Essendo l'ora tarda, viene rimandato il resto della conferenza e la dimostrazione pratica del modo di funzionare di uno istrumeoto, di sua inv~nziooe al prossimo mese. CHIETI (gennaio). - Presenta.;ione di ammalati: 1° caso di bronchiettasie (sottoteneole medico di complemento BIANCHINJ). 2' caso di cardiopalmo (maggiore medico TEMPESTA). 3° ind ividuo operato di ernia inguinale sinis tra, nel giugno scorso. il quale accusa orA una sensazione penosa all'a-· nello ioguinale esterno. Si constata .infatti che l'estrem.:> inferiore della cicatrice non è solido, cosicché si può pensare che i primi due punti di s utura più vicini alla linea mediana non abbiano fatto' buona presa, oppure che i tessuti profondi della r egione abbiano ceduto lentamente alla prP.ssione io~ teroa. Ad ogni modo l'individuo (che é un sollufficiale) é ritenuto idoneo a continuare il servizio (maggiore medico TEMPESTA). Io. (febbraio). - Comunic~ioni: capitano medico PIERGIANNI VINCENzo: Sulle tonsilliti iperll'ofiche. Dopo aver dimostrata la inefficacia delle cure mediche e delle applicazioni locali di rimedi; e concluso che l'unico rimedio consiste nell'azione chirurgica, l'A. descrive il metodo di spezzettamento, da adottarsi per le tonsille incapsulale mediante lo spezzettatore Arslan. Dimostr·a la superiorità di questo metodo su quello dell'ignipunlura galvanica fatta a diverse riprese. Seduta stante procedè poi alla espor~zione bilaterale delle tonsille collo spezzettatore Arslan in due pazienti, affetti da tonsille ipertrotlche incapsulate. Le due operazioni procedettero rapide, senza dolore e senza emorragia. FIRENZE (gennaio). - Memorie lette: capitano medico PsRA.ssr ANTONIO: Esiti immediati di sette cure consecutive per affezioni tubercolari. Quattro di tali operazioni furono motivate dalinroadenite a lento decorso, una quinta da ascesso rnelast&tico parapleurale alla b&M dell'emitorace dest1•o, e le ultime due furono pr&ticate nel medesimo individuo affetto da osteoartrite granulo-fungosa dell'articolazione tibiolarsica sinistra consecutiva a distorsione. In questo paziente, non essendosi conseguito alcun miglioramento dall'artrectomia osteale, si rese necessaria l'amputazione della gamba al luogo di elezione. Presenta:oione di malati. Capitano medico PERASSI presenta un militare r ecentemente operato di ernia crurale destrs col metodo Novaro. GENOVA (gennaio).- Durante il mese furono tenute due conferenze sulla radiografia e la radioscopia dal dottore in fisica ATTILIO FtLIPPINI, alle quali intervennero lutti gli ufficiali medici del presidio. lo. (marzo). -Memorie lette: sottotenente medico di complemento BARUsso VITTORIO: Sull'emoglobinuria .parossistica. Dopo av~r accennato ai primi autori che parlarono di questa forma morbosa, enumera varie delle teorie emesse per ispiegare la presenza nelle urine dell'amo· globina (Murri, Marag liano, Grocco, ecc.). Cita un esso da lui osservato, fa-


CONFERENZE SOIENTIFIOHE DEGLI OSPEDALI MILITARI

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cendone la storia clinica e descrivendo vari esami praticati. Viene alla conclusione che l'emop;lobina s i trova nelle urine in causa di .una diminuiLa resiste nza dei f'l;lobuli rossi, i q uali perdono la propria sostanza colorante nel sangue e più specialmente nei reni e c iò in seguito principalmente a malattie infettive cronic he (s ifilide, tube rco losi, malaria) e che occorre una alterazione r c nale

perché avve nga tale passaggio. Cita a tal proposito il reperto di un esame microscopico del prof. Tizzoni. Non crede doversi considerare l'emog lobinuria parossistica quale malattia facente parte d i un capitolo speciale ne lla patologia. Essa gua risce spontaneamente, e i pochi casi di mor te rifet·iti devono con,.idet·ars i come termine di una lunga serie di soffer·enze pregresse. NAPOLI (gennaio). - Memorie lette: tenente medico INFANTE CA RLO e sotto lenente medico MAZZETTl LoRETO: Applicazioni della cataforesi elettrica. Gli Autori hanno applicato la cataforesi iodica, nel gabinetto elettroterapico dell'ospedale militare di Napoli, con i seguenti notevoli ris ulta ti: g uarigione di un ~ozzo, g uarig ione comple ta di molle afièzioni g landolari, specialmente di adeniti veneree in cui la fus ione purulenta non era incominciata, e di adeniti tube!'c olari al loro inizio; hanno ottenuti anche risultati soddisfacentissimi nelle orchiti blenorrag iche con un numero limitato di applicazioni Nelle malattie della pelle, invece, i risultati furono pocu soddisfacenti. Hanno, infine, completato le loro osservazioni studiando microscopicamente le modificuzioni prodotte nelle ~dandole, s og,:telte a cataforesi, consistenti in iperplasia del connettivo periglaodolare e di quello che costituisce le trabecole, e nella presenza di un gran numero di cellule mononucleale. Sono, specialmente, importanti a rilevarsi le guarigioni ottenute nei cas i di adeniti tubercolari, evitando, cosi, operazioni, alle volte pericolose, e di esito spesso incerto. lo. (marzo). -Comunicazioni: tenente medico DE SAaLo EuGENio: Del materiale di legatura e di &utura in chirurgia. Fa una dettagliata esposizione ed una critica esauriente dei mezzi di disinfezione e di sterìlizzazione di questo materialé; ed un esame sulla preferenza da dare a seconda dei casi clinici alla seta, al crine, al catgut o ai fili metallici. Io. (febbraio). - Comuniea.;ioni: Lenente medico INFANTE CARLo: Importanza dell'esame radioscopico e r adiografico in medicina legale militare. Dopo avere accennato all'importanza clinica e terapeutica del nuovo metodo d'indagine, l'A. dimostra come esso deve avere per parte dei medici militari una larga applicazione anche nelle questioni medico-legali, sia che si tratti di svelare simulazioni od esa gerazioni di malattie, sia, caso più frequente, che s i debba determinare la natura e il grado, per rispetto alla idoneità al servizio, delle lesioni traumatiche e dei loro postumi. PIACENZA (marzo). - Memorie lette: sotlolenente medico di complemento SoRESI ANGELO: J raggi Roentgen. Dopo un cenno sulla natura e sulle propt·ietà g '3nerali dei ragl!i x, l'A. descr ive gli apparecchi in uso per le applicazioni di questa scoperta alle indag ini mediche e chirurgiche, e fa una dimostrazione pratica di quello in uso pres so lo spedale militare di Piacenza. PADOVA (febbraio). - Memorie lette: sottotenente medico di complement<> CANNA T.\ SEBASTIANO : Influenza dell'eliminazione dei prodotti tossici sulle


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proprietà bicllogiche di alcune specie batteriche. (Lavoro già pre~enlato come tesi di l11.urea). SALERNO (marzo).- Memorie lette: tenente medico VoLPE MAZZIN!: Dell'ascite chiliforme. Tratlasi di un coscritto che cominciò a presentare se!{ni di ascite appena arrivato sollo lé armi. L'ascite crebbe con grandissima rapidità riproducendosi dopo ogni operazione, tanto che nello spazio di un mese furono estratti 54 litri di liquido, prima citrino, poi latlescente, quindi bianco giallastro. In seguito a cura jodica e ricostituente, l'ammalato migliora, ed esce dopo i mesi, clinicamente guarilo. l o. (gennaio). - Comunica.;ioni: sotlolenenle medico CANZANIELLO VITAL&: Su di un caso di meningite seguito da morte. Il soldato M., fu ricoverato nell'ospedale quando i fenomeni meningei erano già in altoequando dall'anamnesi e dall'esame fisico non si polette asso•lare l'esistenza di un·otil~ medta sinistra. Allo stesso medico del corpo siug~l lale successione morbosa, poiché l' insorgenzR s ubdola della meningite non gli p~rmise di accerlat•ne la natura. Il dottore Can1.aniello dice che neppure all'autopsia si sarebbe potuto confermare in modo assoluto la diagnosi di lepto-meningite purulenta secondaria, se non si fosse ricorso all'aiuto del microscopio e alle notizie fornite dal padre del morto, che cioè il figlio era otopatico da diverso tempo. Egli svolge alcune considerazioni sulle meningiti purulente primarie e secondarie, concludendo che, solo con l'esame batlet·ioscopico dell'essudato si può fare la diagnosi sicura. Questo r eperto ha tanto più valore inquantochè le nole anàtomiche non bastano a differenziare, in alcuni casi, la meningite purulenta primaria dalla secondaria. I n fatti la sede della malattia in entrambe è costituita dalle meningi molli e la qualità dell'essudato é purulento. È vero che, se la meningite è sopraggiunta nel corso di un'affezione flogistica dell'apparato udi· tivo o delle ossa craniche, per solito, in vicinanza di essa la raccolta di pus è copiosissima fra la piamadre e l'aracnoide; però, anche nella meningite cerebrospinale può aversi la partecipazione del nervo acustico al processo ftogistico e la diffusione di questa forma al labirinto e alla cavità del timpano. In questi casi, riscontrandosi insieme al reperto di una meningite purulentai segni anatomici di un"otile media, sarebbe ben difficile differenziar~, sia pure anatomicamente, la leplo·meningite purulenta cerebrale secondaria dalla meni ngite cerebro-spinale, se non si avesse nel reperto batterioscopico la prova sicura della diversa etiologia nelle due forme cliniche di meningite. Io. (fehbraio). - Memorie lette: tenente medico VoLPE MAZZIN l : Sull'asta doppia. (Questa memoria fu già pubblicata nel Polielinrco, vol. X). Pervennero inoltre all' ispettorato di sanità le seguenti memorie: CASA· PINTA GIOVANNI, lenente medico : Cardio-emostasia e èardiorafia. CoNSIGLIO PLACIDO, tenente medico: lperallucinosi isterica. AMENTA ANTONINO, tenente medico (Kalepa): Sugli ascessi soltosierosi della fossa iliaca.


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MISCELLANEA L'lstrulene prl•arla delle reclute In Pru11la. - N ella leva del 1903, in tutta la Prussia, compresi gli Stati germanici minori, si sono trovati soltant.o 85 analfabeti. La provincia che ha avulll la più forte proporzione di analft~beti fu la Prussia occidentale con 0,23 p. 100, poi la Prussia orientale con 0,15 p. 100. Ua •edlco •llltare orlentallata - Il tenente colonnello medico G. S. A. Ranking, dell'esercit.o anglo-indiano, é stato nominato professore di arabo, persiano, ed indost:mo al Trinity College di Dublino. Il nuo,•o professore é dottore in medicina dell'università di Cambridge, ed a vendo lungo tempo soggiornato in India, si é dedicato con molto successo agli studi letterari e linguistici orientali. Il servizio di due anni In francia. - La Camera francese ha definitivamente votato il nuovo sistema di reclutamento, col quale l'obbligo di servizio sotto le armi viene ridotto a due anni. Dopo questi, la permanenza alla riserva é di 11 anni, e quella nella milizia territoriale di 6 anni. Uea Infermiera veteraaa. - E' morta il 17 marzo all'età di 83 aoni miss Jane Shaw Stewart, che durante la guerra di Crimea, servì negli ospedali militari in qualità di infermiera (nurse). Al ritorno dalla campagna fu nominata matrona sopraiotendente dello spedale di Netley, nella quale posizione s tette fino al 1868. Ultimamente era soprintendente generale delle infermiere di S. M. la regina Vittoria. La cecità pel colori, a quanto leggiamo nel Lancet, d'ordine del Ministero delltl guerra inglese, non è più contemplata fra le inrermila inabilitanti al servizio per gli aspiranti alla carrie1·a di ufficiali. 8Jadlzl rntl a~~lla •edlclaa giapponese. - Alla seduta della società medica di Wladivoslok del 20 gennaio, 1 dottori Kiriloff e Rontchevski parla rono molt.o favorevolmente della medicina e dell'igiene dei giappvnesi. Il dottor Kiriloff mise in evidenza gli enormi progressi fatti dal 1876 ad ora. Nel 1876 vi erano ancora al Giappone 30,000 medici cinesi, mentre ora, della medicina cinese non vi é più traccia se non nei musei e in qnalche pregiudi~io popolare. Oltre alle due università principali, vi sono anche 8 scuole secondarie di medicina, nelle quali però gii sludenLi ricevono la stessa istruzione che in qualunque università d'Europa. L'abilita chirurgica dei giapponesi non ha nulla da io vidiare a quella di q11alunque altra nazione. Le condizioni igieniche degli ospedali lasciano però alquanto a desiderare, malgrado la eslrema ricercatezza delle pulizia, che é propria del popolo giapponese. Le aaort di carità rnae. - Il corrispondente del Russkoe Slooo esalta la condotta del C()rpo sanitario militare durante le disastrose giornate di Mukden. Molli medici furono ferili g ravemente, ed oltre a d essi, sei suore di caritA. La ~mora Chomiakoff si dislinse in modo particolare. Alla fazione di Fu.s huo essa continuò da l5è sola la medicatura dei feriti fino all'ullimo momenlo. Per parecchi giorni di seguito le suore di cariLà non dormirono, non essen· dovi più posto nelle ambulanze.


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CONCORSO AL PREMIO RIBERI La Commissione aggiudicatrice del concorso al premio Riberi di L 1000, scaduto il 31 marzo u. s ., come dalla circolare n. 1i8 del Giornale militare uj/ieiale 1003, parte 2•, nella seduta del t• aprile 1905, ha constatato che sono giunte all'lspetLorato, io tempo ulile, n. 3 Memorie con le epigrafi solloindicate: 1. E:rperimentum seientiac atque artis principium, giunta il 28 marzo p. p. 2. Costan.Ja e oolontà, giunta il 29 marzo p. p. 3. Ibis rediuis non morieris .in bello, r icevuta il 31 marzo p. p.

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Diapeoaa n. l O, ti, fS, l3, U, del BoUtiHno u/7tclal. ùU. nOtlli>u). Uftlolall lo. •ervtslo attivo perJD.&D.ente.

R. Decreto 26 aennaio 1905. INzrTARt cav. Giul!eppe, maggiore medico ospedale Bari. -Collocalo in posi· zione ausiliaria, per ragione di ~là , con decurr·~u:Ga pt>r gli assegni dal 1• marzo HJ05. Determina.Jione Ministeriale 23 mar.Jo 1905. LANZA cav. Emmanuello, capitano medico ospedale Napoli. -Trasferito ospedale Bari. SALlNARI Saloatore, id. id. Brescia. - Id. id. Napoli, Buo" Franceseo, tenente medico r eggimento lancieri di Montebello. - Id. R. cor po di truppe coloniali. Prender& imbarco a Napoli il 29 marzo 1905. R. Deereto 19 mar.;o 1905. MAZZACCARA Pietro, tenente medico 2 reciusorio militare (Gaeta). - Collocato in aspettativa per motivi di famiglia per la dUI·ata di un anno. At.ESSANDRBLLO Giooanni, sottolenente medico reggimento cavalleggeri di Caserta. - Id. id. id. per la durata di sei mesi. Determina.Jione Minister iale 30 mar.ro 1905. ' GRASSI Giuseppe, tenente medico 46 fanteria. - Trasferito 2• reclusorio mili· tare (Gaeta). R. Deereto 16 febbraio 1905. FAVRE cav. Giooannt_ colonnello medico, segretario ispettorato sanité. militare. - Collocato in posizione ausiliaria per ragione di elé., dal 16 marzo 1905 e nominato comm~ndatore nell'Ordine della Corona d'Italia per speciali benemerenze.


MOVlliENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL P.ERS, FARMACEUTICO

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R. Decreto 9 mar.;o 1905. l seguenti sotlotenenli medici di complemento sono nominati sottotehenti medici in servizio atlivo permanente, con riserva d'anzianità, ed assegnati al corpo per ciascuno indicato : ALFONzo Luigi, distretto Cefalù, in servizio 27 fanteria. - Destinalo 27 fanteria. GALLIA Amelio, id. Alessandria, id. reggimento cavalleggeri di Caserta. - Id. reggimento cavallegge ri di Caserta. F.uz1 Ermando, id. Ronta id. 48 fanteria. - Id. 48 fanteria. ARCARISI Giuseppe,. id. Caltanissetta, id. 4 id. - Id. 4 id. SILINGAROI Stanislao, id. Modena, id. 39 id. - Id. 39 id. PALUMBO Luigi, id. Napoli, id. 46 id. - Id. 46 id. MooESriNI Paolo, id. SpoMo, id. 21 id . - Id. 21 id. MANCuso Roberto, id. Sira.cusa,-id . .24 id. - Id. 2i id. LoLLI Guido, id. Ravenna. - Id. 4 genio. AMATO Liborio, id. Cefalù, in servizio 90 fanteria. - Id. 90 fanteria. 01 LALLO Carmine, id. Campobasso. - Id. 17 artiglieria campagna. INGOGLIA Antonino, id. Gil·genti. - Id. 5 alpini. SeccHI F1'ancesCQ, distretto Brescia in servizio r eggimento Piemonte Reale ca· · valleria. - Destinato reggimento Piemonte Reale cavalleria. BRACCO Eduardo, id. Napoli, id. id. cavalleggeri di Foggia. - Id. id. cavalleggeri di F oggia. ALBANO Lt,igi, id. Napoli. - Id. 21 artiglieria campagna. CAPONETrO Gaetano, id. Catania. - Id. ospedale Genova. MATUCCI Giuseppe, id. Livorno, id. servizio 10 fanteria. - Id. 10 fanteria. MAGNJNI Geremia, ild. Perugia. - Id. 8 arti gliel'ia campag na. P.ETITTI Luigi, id Ivrea, in servizio 5i fanteria. - Id. M fanteria. CofiRADI Numa, id. Parma. - Id. 6 alpini.

R. Decreto 16 mar.;o 1905. CAPORASO cav. Luigi, colonnello medico, direttore sauita militare VI corpo di armata. - EsoDeralo dalla sopradella carica e nominato segretario ispettorato di sanità militare dal 16 marzo 1905.

Determina.:ione Ministeriale 6 aprile 1905. SANTUCCL Stefano, capitano medico regg imento lancieri di Milano. - T rasferito ospedale Roma. RuTA Sebastiano, tenente medico 'ospedale Caserta. - Id. reggimento cavalleggeri di Padov11. BUULB Felice, id. reggimento cavalleggeri di Padova. - Id. ospedale Caserta.

R. Decreto 30 mar.lo 1905. Rxzu Luigi, tenente medico 18 artiglieria ca~pagna. - Rettificato il cognome come appr esso: RIZJ Luigi. ·

R. Decreto 2 aprile 1005. CoRBI Edoardo, capitano medico, 58 fanteria - A NOELOZZI Luigi, tenente me· dico, ospedale Padova. - Collocati in aspettativa per motivi di famiglia per la durata di qut:tttro mesi. GRIPPO Donatant9nio,. tenl3nte medico in aspettativa per motivi di famiglia per la durata di un· afmo, a Pietragalla (Potenza) (R. Decreto 14 aprile 1904). .: .- Ammesso, a ~atarè dal H apr ile 1905, lfconeorrere- ver OC'CUp~reiùue terzi


~20

MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL P:&RS. Ji'ABMAOJ:UTIOO

degli impieghi che si faeciano vacanti nei quadri del suo grado e corpo, come gli ufficiali contemplati dall'art. 11 della legge 25 magjliO 1852. · Richiamato in !!!er vizio e destinato 2 artiglieria Cortezza, dal14 aprile t90f>.

Determinasione Ministeriale 13 aprik 1905. AMATI Giuseppe, tenente medico ospedale Venezia,- Trasferito 20 artiglieria cam pagna. BRACCO Giacomo, id. 7 al pini. - Id. ospedale Torino. ZAFPJRO Antonino, id. 43 fanteria . - Id. id. V enezia. BURATTI A.riatide, id. ospedale Perugia . - Id. R. corpo di truppe coloniali. Prenderà imbarco a Napoli il 26 aprile !905. F&rmaol•U mWtarl. Ministeriak 23 marzo 1905.

Determina~ione

LA ROTONDA cav. Raffaele, farmacista capo di 1• classe, ospedale militare An· cona. - Trasferito ospedale militare Cava dei Tirre ni (Salerno). PeLr.rzzARI cav Coriolano, id. id. 2• ili. in Cava dei Tirreni (Salerno) - Id. id. Ancona.

UnlolaltlD polllslone 41 •ervbto au.dUarto.

R. Decreto 11 marzo 1905. PJITRECCA M ichele, tenente medico distretto Campobasso. tano medico.

Promosso capi·

Unlol&U' 41 rberva.

R. Decreto 19 feblmzio 1905. NJORI Sergio, capitano medico distretto Foggia. - Cessa di appartenere alla riserva per ragione di età. GAVASCt Pietro, id. id. S poleto. - Dispensato da ogni servizio m ilitare per infermità indipendenti da cause di servizio. R. Decreto 11 marzo 1905. SEMPLICI cav. Ottaoio, tenente colonnello medico, distretto Siena.- Promosso colonnello medico. PALAZZOLO NicoltJ, tenente medico distretto Catania - FERRANTE Biagio, id. id. Cosenza - BBLLINZONA. Eugenio, id. id. Milano - BALACCO Corrado, id. id. Bari. - Promossi capitani medici. Def1mtt.

MARONE Giuseppe, tenente medico di riserva distretto Gaeta. - Morto a Maranola, il 10 marzo 1905. RETTIFICA ZIONI.

Dispensa N. 2. - Scnrzzt Pietro, tres rerito ospedale Verona, aggiungere: ri· mllnendo comandato come sopra. 11 Redattore D.• RIDOLJ'O Lrvr. maggiore medico.

Il D irettore

Dott. GIOVANlfi R.umon, magg. gener&le medioo iapettore. Roma, I VOG- Tlp. B. Voghera.

GIOU!flll Scoi.UI, Gwt11ll


GIORNALE MEDICO DEL

REGIO ESERCITO

Direzione e A1111lnlstrulone: presso l' lapettorato di Sanità Militare VIa Yeatl Setteabre (Palazzo dtll •nletero dell~ guerra)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Giof'nale Medico del R. o Esercito Si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in raseicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamenti) è sempre annuo e decorre dal 1• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è : P~r l' Jtalia e la Colonia Eritrea . Per l' Estero. . . • . . . Un fascicolo separato costa.

L.

~~.-

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L'abbonamento non disdetto prima del 1' dicembre s'intende rinnova~ per l'anno successivo. l signori abbonati militari in effettività di ser vizio possono pagare l' importo dell'a bbonamenlo per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotograllche~ ecc., cbe accompagna.s sero le memorie sono a carico degli autori. Gli estratti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazione di foglio, e per eento esemplari. Il prezzo ~ eguale s ia che si tratti di 100 esem· plari o di un numero minore. l manoseritli non si restituiscono.

Si è pubblicato:

LO --SGOMBERO DEGLI

AMMALATI E DEI FERITI IN GUERRA MKuonu dei dottori Lalil Bf'raardo, tenente colonnello medico & Gluaeppe Dre•sl, maggiOre' medico, onorata del l 0 Premio al Concorso Riberi pei medici militari del 1902-1903. Un vCilume di pagine 280 con figure e tavole grafiche. Sarà. distribuito in dono a tutti i nostri abbonati. I non abbonati dirigano le richieste alla nostra amministrazione accompagnandole col prezzo di Lire 3, 50.


P UBBLIC.!TO

DIUslt' .ISPETTO~IlTO DI SANITà ftllhiTil~E

ANNO LIII

FASC. V

1905

31 )fAGGfO

SOM MARIO MEMeaiE oaJGIIW-' ILI .

Marlottl-l lallchl. - La profila.5sl antimalarica nei rorti della piana di Roma . • . Pag. 3U lezzi. - Cranlectomia e cranloplaMica ese~~:uita con un trapano dì nuovo modello. • 334 lllelltlu. - Contributo allo studio delle malattie dell'orecchio nei milita ri . . • :UO RIVISTE G&NI!IIAI.I: Rotta. - Alcune consìdera1.1oni sul salicilato di soda . al't' I .T.t. 81 GIOalW-'1,1 ITAILI-'IWI ED E 8 T IEal.

RivisL1 medica, paq. 36t. - Rivi~La di nevropatologla, pag. 363 - nJvista chirurii;Jca, pag. 367. --: Rivista di oto·rlno-larlngolatria pafJ. 37J. - Rivista di oculistica, JlGIJ . 374. - Rlv l~ta eli mbaalattle veneree e della pelle. pag. 376. - Rivista di terapcutica, pag. 378. - Rivi~ta di ttertologla, paq. 380. - Rivista d'igiene. pag. 38t . - Varieta, pafl. 39:!. - lllvisla bibliografica, pag. 39l. - Indice hibllogratlco medico militare, pag. 396.- Movimenti avvenuu nel Corpo Sanitario e nel Personale Farmaceutico/ pag. 31M!. (V. l' I ndice nell' lnlrnao della coperUna).

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE llOIU. - hlazzo del Hlalstero della Guerra, Via XX Settembre - ROJIA

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I ND I CE DELLA RIVIS'.rA. DJ GIOU~ALI ITALIANI ED ESTERl

RIVISTA MEDICA. llebermelste~. - Sulla bronchite flbrino:a . S chulhol. - Occlusione acuta dell'Intestino, prodotta da nsc:orls lumbricoides l'errannlnl. - Il secondo t ono aortico e l'ipotensione vascolare ~ostituzlonale

PII/l.

36~

36! 363

RI\'ISTA Il! 1'\E\'ROPATOLOGIA. Pugh. - L'alcalinità del sangue nelle malattio mentali Harrlton. - Le anomalie del palnto come stigmate di del(enorazione Gallana. - La sifilide e le psicopatie • Lambranzt. - Il policlono nella paralisi generalo. Llelmann. - Tumore cerebrale consecutivo ari un trnumaUsmo del c•'3nlo Le migrazioni del degenet·ati .

Pag. 363 364 364

365 366 366

RI VISTA CHIRURGICA. Rochard. - Un nuovo processo di cura radicale dell'ernia lngulnale Barnslly. - Cooslderaz•oni su 13i casi di a(Jpendleite Fuchs . - Sul catg ut jodato l'rltoh. - La patologia delle lesioni dello stomaco pe•· ferite d'ar ma dn Cuoco Lejars. - Ferlt.1 del fegato transdiAf•·arnnlatic.' per armn da fuoco, toracotomla e laparotomla combinate sutura del fegato - guarigione

Pag. 36i

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Si O 371

RIVISTA DI OTO-RINO LA.Rll'iGOIATRlA. Pugaat. - Studio sulle paresi riflesse e sui disturbi della loquela e della scrittura d'origine auricolare. Pag. 37! Reret. - Sulla sindrome che é La conseguenza delle sinOsl salpingofaringee specialmente sotto il pu nto di vista otiUco . 3it 3i3 Gavello. - l metodi conservativi di cura delle sinusiti m3Scellarl croniche

RIVISTA DI OCULISTICA. Gonln. - Lesioni oculari causate dal fulmme Trous11au. - Le cefalee d'origine oculare .

Pag. 374 375

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PE!.L.E. Carlanl. - Contributo alla cura delle uretl'ìti croniche Trattamento locale delle ulcerazionl cutanee slfilitìelle

Pag. 176 377

RIVISTA DI TERAPKUTiCA. lloptn. - 1'\ote sul fermenti metallici. lo1'0 azione sul metabolismo, toro errem nella pneu· monito . ll ramn. - Sul trlferrlno • Nlecolb. - Le toglie di mandragora nella cura dello scottature.

Pag. 37S

379 379

RIVISTA 01 BATTERIOLOGIA 811llert e L1pp111ann. - I mlerorganlsml normali del pancreas . Gllbert e llppmann. - 11 mlcrobismo sali rare normale llltraperer e Scheler. - Soli 'idl!lltità del bacilli dell'ozena e del rinoscleroma coi bacilli di Friedliinder . St ra•bu,...... - Sull'Importanza del normali batterli lntesUoali per l'uomo . Zur Nedden. - Snlle concrezioni d'ifomieeti nei canallnl l;~grlmali . Relsma•n - llnlteril quali cause di decomposizione di alcuni medicamenti e reagenti

(Per la continuazione dell' indice vedar i l a pagina s• dtlla copwltna).

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MEMORIE

ORIGI NA L r .-,:~. (

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LA fROFILASSI ANTIMALARICA .. -'. . ) ..:.l .) NEI FORTI DELLA PIAZZA DI ROMA

Per il dott. G . a . JlarioUi- BiaDeM, tenente met1iro nell'ospedale mìlit. di Roma

NeL 1901 il colonnello medico Ferrero di Cavallerleone p ubblicava i risultati delle esperienze da lui compiute nel biennio 1899-1900 sulla

profilassi della malaria (l); le esperienze erano state condotte sui militari di presidio ai forti di Roma, e sebbene non fosse stato possibile attuarle come l'autore avrebbe voluto, tuttavia i risultati erano stati oltremodo incoraggianti. Essi naturalmente servirono di sprone al Ferrero a proseguire nell'opera intrapresa, migliorando le condizioni degli esperimenti e ampliandone la portata; ciò non fu possibile che in parte nella stagione epidemica 1901, ma in quella successiva fu stabilito e messo in opera un piano di ricerche più vasto e più accurato degli anni precedenti. In quest'opera di organizzazione e di sorveglianza egli mi volle collaboratore, specialmente q uando, partito da Roma, perchè destinato a più alto ufficio, non potè più seguire diuturnamente le esperienz.;.. E più tardi, quando a cagione delle sue occupazioni, si accorse che non avrebbe trovato facilmente il tempo di pubblicare i risultati degli esperimenti, mi dava. l'incarico di supplirlo, ciò che faccio di buon grado. A lui dunque spetta in masssima parte il merito delle ricerche, le quali formano oggetto di questo lavoro: a me non spetta che quello di collaboratore coscienzioso nell'opera da lui voluta e organizzata. È opportuno ricordare anzitutto i risultati ottenuti dal F errero di Cavallerleone durante le stagioni epidemiche 1899 e 1900. Nella me(l) Contrabuto allo atudio &ltl modo di tnumiuione e • ulla profllaui dtlla malaria. (Giornale mtdico dal Regio Blercilo 1901, marzo).

il -

Gi ornale medico.


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LA PROFILASSI ANTIMALARICA

moria sopra citata era espresso questo giudizio riassuntivo delle esperienze praticate. La protezione meccanica aveva dato il 2,68 p. 100 di colpiti. La· chinizzazione a piccole dosi giornaliere aveva dato al massimo l' l, 74 p. 100 di infetti. Tralascio le altre conclusioni, pure importanti, ma che riguardavano i forti di malaria lieve, e gli ufficiali che fecero servizio nei forti in esperimento. Ricorderò invece che fra i guardaforti e le loro famiglie nei forti che diedero le cifre di colpiti sopra riportate, quelli che non usavano alcun mezzo di profilassi ebbero il 33,33 p. 100 di colpiti. Da ciò emerge subito quanto vantaggio si ottenne coi due sistemi di profilassi sopra riferiti, e quantunque non fosse stato possibile fare un confronto esatto colla popolazione civile circostante ai forti, pure dalle cifre raccolte si potè arguire che anche da tale confronto sarebbe risultato il grande beneficio ottenuto. Basandosi su questi dati, il colonnello Ferrero intraprendeva nuovi esperimenti nel1901. Ma essi per un insieme di combinazioni disgraziate, indipendenti dallo sperimentatore, furono cominciati troppo tardi e chiusi troppo presto, essendo durati soltanto dal t• agosto al 31 ottobre. Le sue proposte non furono attuate che in parte da coloro a cui ne era devoluta l'approvazione; vennero scelti per esperimento sei forti dei quali involontariamente tre di malaria lieve, in sostituzione di tre di quelli di malaria grave scelti nel 1900. Per tutte queste ragioni anche le ricerche del 1901 riuscirono incomplete. Pur tuttavia facendo accuratamente il confronto colla malaria della popolazione civile all'intorno dei forti, fu possibile al Ferraro venire a conclusioni importanti, le quali confermavano i risultati degli anni precedenti, e furono da lui così formulate nella relazione annuale ospitaliera pel 1901 : c l • La protezione meccanica, pttrchè si riesca in pratica ad eseguirla scrupolosamente, dà. buoni risultati. 2° La chinina, jata alla dose di 20 egr. pro die, ha un'azione decisamente profilattica contro la malaria • . Sulla base di questi dati ed edotto dai precedenti suaccennati, il colonnello medico Ferrero iniziava le esperienze nel periodo epidemico 1902, e con nuove proposte per quanto fu possibile cercò di mettersi in condizioni di ritrarre il massimo frutto dai mezzi, certo non molto grandi, dei quali era dato disporre. Lo scopo precipuo era quello di sottoporre a confronto i vari mezzi di profilassi, e cioè da un lato la. protezione meccanica, dall'altro la profilassi chininica, e questa intesa nel duplice modo della sommini-


NEI FORTI DELLA PIAZZA DI ROMA

strazione di piccole dosi giornaliere, e di forti dosi a distanza di varii giorni, nella speranza di poter decidere quale fosse il migliore da prescegliersi per l'esercito. E mentre per le piccole dosi si continuò come nel 1901 a prescrivere 20 egr. di chinina al giorno, sciolti in 00 gr. di marsala, si scelse per le forti dosi il metodo della somministrazione di un grammo di chinino ogni settimo giorno, metodo che a.v eva dato già. buoni risultati nelle mani di altri sperimentatori. Posto così nettamente il piano delle ricerche, si scelsero tra i forti della. piazza di Roma i nove situati nelle zone più malariche di tutta la cinta., e questi vennero divisi in tre gruppi, nei quali si esegui rispettivamente la profilassi meccanica, la profilassi col chinino a piocole dosi giornaliere, e quella. a forti dosi periodiche, in modo che · servissero per un controllo scambievole. Ed essendo state applicate le difese meccaniche a. \utte le case dei -gua.rdaforti, questi e le loro famiglie dovevano servire da. altro termine di confronto utilissimo. Con ciò non ci si poteva. illudere tuttavia. che si fosse riusciti a mettersi nelle identiche condizioni per i va.rii gruppi di forti, ed è perciò che, oome già. nel 1901, si ritenne più che mai necessario fare ricerche più accurate che fosse possibile sugli abitanti delle zone in -esperimento, a.cciocchè per ogni forte e per ogni gruppo di forti si avesse il controllo esatto della gravità dell'epidemia nelle vicinanze e della. forma. d'infezione predominante. Esp0sto così lo scopo delle ricerche, dirò brevemente del modo come dal colonnello Ferrero fu disposto che esse venissero attuate. E prima di tutto dirò che i forti prescelti, e nei quali fu dalla Superiore Autorità concesso d'iniziare l'esperimento, furono i seguenti : l • gruppo: Tiburtina, Prenestina, Pietrala.ta. 2' gruppo: Appia, Ardeatina., Ostiense. 3" gruppo: Aurelia., Bra.vetta., Portuense . .Al secondo gruppo si aggiunse più tardi il forte Acquasanta, co-sicchè esso risultò composto di quattro, anzichè di tre forti. Nel primo gruppo fu adottata. la profilassi meccanica., nel secondo la profilassi medicamentosa. a. piccole dosi, nel terzo quella a. forti dosi. Del modo come fu attuata. la. profilassi col chinino ho già detto. Resta O('S. a. dire una. parola. della. protezione meccanica. Questa. fu fatta nei modi ormai noti. Alle :finestre ed alle porte furono applicate le feti metalliche, :fisse ·alle finestre, con chiusura auto· matica alle porte. La protezione individuale fu eseguita. a. mezzo dei guanti sca.mosciati, allungati con stoffa., in modo da. ricoprire la. ma.nica. della giubba, e a. mezzo di elmetti d'Africa. a.datta.ti a.llo scopo dal colonnello Fer-


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LA PROFJLASSl ANTIMALARICA

rero mercè l'aggiunta di una sottile e leggera visiera a rete metallica! a · di ampio e resistente velo al disotto e all'indietro. Questo elmetto mi sembra molto raccomandabile, e superiore per molti rispetti agli altri tipi ora in uso. Per i guardaforti e le loro famiglie vennero adottate le difese meccaniche, ma solo quelle d'indole collettiva, cosicchè nell'apprezzamento dei risultati se ne farà un gruppo speciale. La durata dell' esperimento fu dal l" luglio al 31 ottobre, essendo l'epidemia quasi del tutto cessata nella seconda metà dì quel mese. La durata della permanenza ai forti dei varii distaccamenti venne fissata in un mese, ragioni d'ordine militare opponendosi a che il distaccamento inviato a ciascun forte il1• luglio, vi rim11.nesse per tutta.. la durata dell'esperimento. Per evitarA che cadessero dubbì sull'interpretazione dei possibili casi di infezione, se cioà si trattasse di forme nuove o di recidive, si prescrisse in modo assoluto che i militari destinati di presidio ai forti fossero accuratamente scelti fra coloro che nella precedente stagione epidemica non avessero sofferto di malaria. Dopo il ritorno dei distaccamenti dai forti i soldati erano tenuti in osservazione speciale, e tale osservazione veniva poi controllata allo ospedale, ove coloro che ammalavano erano studiati con somma accuratezza, non solo dal lato clinico, ma anche dal lato anamnestico, facendosi di ogni caso di nuova manifestazione una storia esatta dei luoghi d~ permanenza del malato, almeno per un mese prima dell'insorgere del primo accesso febbrile.

**

o!<

Vediamo ora brevissimamente ciò che di più interessante emerge dallo studio della malaria negli abitanti delle zone in cui sorgono i forti. l 0 Gruppo: Forti Tiburtina, Prenestina e Pietralata. - Gli abitanti della zona sono pochissimi;' nessuna &.bitazione è prossima al forte Pietralata. Dal complesso dei dati raccolti risulta che nel 1900 l'epidemia era stata gravissima; nel 1901 essa fu mite, e mitissima, anzi quasi nulla nel 1902. Forse ciò devesi al lavoro energico di bonifica in quella zona eseguito, specialmente nel 1901, sotto l'impulso e la guida del Celli. A noi preme rilevare che in tutta la zona s1 osservò solo un recidivo del1S01 e un caso nuovo (terzana).


.NEI FORTI DELLA PIAZZA DI ROMA.

325

~· Gruppo: Forti Appia, Ardeatina, Ostien$ie e Acqttasanta. - Nel 1901 l'epidemia. fu molto diffusa nella zona di cui ora si parla, talchè gli abitanti furono quasi tutti colpiti. Nel 1902 invece l'epidemia fu poco intensa e i casi di febbre furono per la maggior parte recidivi dell'anno precedente; in ogni modo però vi fu un numero discreto di infetti dai quali gli an.ofeli potevano trarre l'infezione. P el Forte Acq uasa.n ta i dati raccolti furono molto incom p le ti. 3• Grttppo: Forti Anrelia, Bravetta e Portnense. - In questa zona. la. malaria, già molto grave e diffusa nel 1901, lo fu anche maggiormente nel 1902; ma. mentre nei dintorni dei Forti Aurelia e Bravetta -si ebbero in prevalenza forme estive, con numerosi casi di perniciosa, invece intorno al Forte Portuense non si osservarono · che terzane. Un fatto è poi degno di :~peciale menzione, perchè non si osservò -che nella zona di cui ora stiamo trattando. In essa l'epidemia ebbe la massima intensità in settembre, mentre era stata piuttosto limitata in agosto, e si prolungò anche in ottobre. Quindi si ebbe un periodo -di massima intensità dell' infezione coincidente col mese di settembre, fatto questo importante perchè sarà da noi utilizzato più tardi nella spiegazione dei risultati ottenuti. V ol endo trarre delle conclusioni dalle nostre ricerche sulla malaria nelle zone in cui si svolsero gli esperimenti, potremo dire che in complesso la epidemia di malaria vari0 moltissimo di intensità nelle tre :zone ed anche nei vari forti di una stessa zona. In linea generale può dirsi che nella prima zona la malaria fu quasi nulla nel 1902, ed era -stata mite nel 1901 ; che nella seconda zona la malaria fu piuttosto limitata per diffusione e gravità nel 1902 mentre nel 1901 era stata ·diffusissima; che nella. terza zona infine l'epidemia fu gravissima nel 1902 pel numero rlei colpiti e per la gravità dei casi, foro:e più .che nel 1901, in cui pure vi fu estremamente diffusa. A più chiara illustrazione di ciò, riporto nella. tabella seguente gli a bitanti censiti nei dintorni di ciascun forte e le relative percentuali ;lei colpiti.


326

LA PROFILASSI ANTIMALARICA

FORTI

Tiburtina. Prenestina Pietralata A ppia. Ardeatina Ostlenae Aurelia

Bravetta . Portoense

Abitanti censiti

Zone

l

•~

'

8

2

Percentuali

25.00

! ! "·"' ! -

}IJ. !i2o·

-

li

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Maiariei nel l90!

11

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84 14 6

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19 12

13

33

a l

11 2'1

14.706 21.428

16.666·

16.666

91.666

. i9.681

81.818 .

*** Come s1 e prima accennato, i soldati dovevano rimanere di servizio ai forti per la durata di un mese ciascuno, ciò che fu possibilemeno rare eccezioni. Così i turni mensili furono quattro, corrispondenti ai mesi di luglio, agosto, settembre ed ottobre; e durante tale periodo furono regolarmente seguite le prescrizioni circa i varii sistemi di profilassi. Sulla loro pratica attuabilità, non ho che da dire poche parole= la protezione meccanica, sia individuale che collettiva, riesce abbastanza bene quando si tratti di soldati in servizio fisso in una data località, ed in numero piuttosto limitato. Le reti metalliché alle porte ed alle finestre servono benissimo quando siano pochi gli abitanti; mentra è da ritenere •che non corrispondano altrettanto bene per le grandi masse e quando si tratti di persone che debbono sovente cambiare di località. Lo stesso vale per le difese individuali, che nel no.>tro caso furono usate scrupolosamente, almeno nei limiti della possibilità pratica. La somministrazione del chinino a piccole dosi giornaliere non diede luogo ad alcun inconveniente: tutti i soldati prendevano il marsala chinato e dichiaravano di prenderlo volentieri. Nessuno accusò(l) Il censimento si r:rerisce soltanto, come è naturale, ai pocbi abitanti che rimangono sul luog() •1ai giugno all'ottobr~.


327

NEI FORTI DELLA PIAZZA DI ROli:A

mai i fenomeni ben noti del chiniamo, come ronzii alle orecchie, tremori, ecc. Questi fenomeni furono invece avvertiti da. molti fra coloro ai quali veniva somministrato un gra:r'nmo di chinino ogni settimo giorno: anzi per alcuni tali disturbi erano sensibili. Tuttavia nessun danno si ebbe dalla somministrazione delle forti dosi. Il numero dei militari che parteciparono all'esperimento fu complessivamente di 578. Nel primo gruppo prestarono servizio 149 persone, nel secondo 291 e nel terzo 138. Lo specchio seguente dà. una idea esatta dei risultati ottenuti: in esso sono registrati i varii forti, col numero dei soldati che vi prestarono se1;vizio, il numero dei colpiti, e la specie dell'infezione da essi contratta. Infine, ho segnato le percentuali dei colpiti, sia rispetto a ciascun forte, sia per ciascun gruppo. -

. --

-

Percen· Incerte

F ORT I

Percen tuali dei gruppi

tu ali

singole

Tiburtioa Prenestina . Pietralata

47 59 43

Appia Acquaaanta Ardeatina (l) . Ostiense.

113

Aurelia . Bravetta Portuense .

64 57 57 '

:l

l

4 2

41

l 7

-

-

1.7

-

3

l

3.54

2

-

3.12

l

64 33

-

l

1.75

-

-

2.4-1

l

10.94

5

-

-

l l 0.61 l

l

~l

2.4

)

\

5.8

l

Dall'esame del quadro apparirebbe, in linea generale, che il valore dei varii provvedimenti adottati fosse rappresentato dalla seguente scala discendente: l • Protezione meccanica; 2• Profilassi col chinino a piccole dosi giornaliere; 3° Profilassi col chinino ad alte dosi periodiche. \l) Nel forte Arrt.eatina si trova segll3to un caso di terz.ma ed uno cti eHi va, mentre ru uno solo li soldato colpito. T[attavasi di un'infezione doppia, terzana ed c3tivo-aotunnale.


328

LA PROFILASSI AXTIMALARICA.

Ma 'un giudizio complessivo di tal genere non andrebbe esente da obbiezioni, poichè si comprende come, a parte i mezzi profilattici usati, il numero dei colpiti debba essere in rapporto col numero delle fonti di infezione, cioè dei malarici della popolazione civile. Confrontando infatti le percentuali degli infetti fra. gli abitanti, con quelle dei colpiti fra i militari, troviamo nelle tre zone: l " zona: popolazione civile 10,526 militari 0.67 2' zona: l) » 16,6()6 :. 2.4 s· zona: » :. 79,687 lt 6.8. Risulta quindi che il numero degli infetti nei militari andò di pari passo col numero delle sorgenti d'infezione.· Ciò spiega anche il fatto seguente. Si è visto che nei dintorni dei forti Aurelia e Bravetta l'epidemia si manifestò nella seconda metà di agosto e crebbe nel settembre, sì che quasi tutti gli abitanti furono colpiti. Orbene, dei sette soldati che contrassero l'infezione al Bra-vetta uno ammalò il 31 agosto e cinque in settembre. Per di più si è visto che nei dintorni del forte Bravetta predominaYa di gran lunga. l'estivo autunnale; e tra i sette soldati colpiti osserviamo cinque estive e un'incerta, che potrebbe essere anche stata un sesto caso di estiva. Questa dipendenza del numero dei colpiti dal numero dei malarici nella popolazione civile, riduce notevolmente, è facile comprenderlo, il valore di quella scala di merito fra i vari sistemi di profilassi da noi usati, e non è arbitrario il supporre che se la protezione meccanica fosse stata eseguita nei tre forti del 3° gruppo, non avrebbe dato il :risultato che ha dato nel l 0 • Fatte però le debite riserve, a cui ho sopra acc~nnato, resta tut· tavia i l fatto che la proporzione di infetti del 10,94 come si ossen·ò al forte Bravetta, è notevole, e mal si potrebbe concludere per la pratici t~ di un sistema di profilassi che dà un così gran numero di in· successi. Nessunq pretenderebbe al certo di poter trovare un mezzo profilattico tale da salvare tutti senza eccezione dalla malaria: ma è da ritenere che il metodo della somministrazione del chini1w alla do.~e di ttn grammo ogni settimo gio1·no sia inslt/ficiente, e che volendo u.sa·r e le forti dosi, occo1·rono due grammi alla. settimana, precisamente come io stesso ho praticato a 'ralamone con sì buon risultato. Sufficiente im·ece, almeno nei limiti di q nanto è lecito sperare da unA. pratica profilassi, appare la sornminiRtraziòne del chinino a piccole dosi gio1·nalie1·e, ciò che conferma perfettamente quanto il Ferrero a-ven1, affermato negli anni precede n ti.


NEI FORTI DEl,LA PIAZZA DI ROMA

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Ed e. questo proposito mi sembra doveroso ricordare che quando tutti gli sperimentatori erano infervorati a sostenere la protezione mec-canica, quale unico e sicuro mezzo di profilassi, fu solo il Ferraro di Cavallerleone che levò la voce a sostegno del chinino o. piccole dosi

giornaliere. Ed oggi che molti degli autori più reputati sostengo.no con eguale ardore le piccole dosi giornaliere di chinino, mi pare che siA. un dovere ricordare che vi è stato chi ha precorso gli altri di tre <> quattro anni. Resta ora a considerare un quarto gruppo di persone, rappresentate da dieci guardaforti e dalle loro famiglie, persone che abitano a permanenza. nelle zone rispettive, e che nel 190~ furono sottoposte .alla. protezione meccanica. Le 10 famiglie suddette costituiscono un nucleo di 4G persone, le -quali avevano dato 11 mala.rici nel 1901, e ne diedero 8 soltanto nel 1902. Di questi 8 però tre soltanto erano nuove infezioni, le altre cinque -erano recidive dell'anno precedente. l soli tre casi di nuova infezione vanno perciò messi a carico della protezione meccanica. Un numero di tre colpiti su 46 costituisce una percentuale del -6.52, cifra piuttosto elevata e superiore a quelle ottenute nei tre gruppi -di militari, giacchè solo il forte Bravetta diede una percentuale maggiOre. Se poi volessimo distinguere questo gruppo a seconda delle tre zone. che abbiamo visto così diverse per la gravità dell'endemia malarica, otterremmo i seguenti risultati : · l a Zona abitanti 15 colpiti - percentuale 2" Zona • 20 • l ,. 6,6G 3" Zona ,. 11 ~ 2 ,. 18,18. Sebbene l'esiguitè. di queste cifre non permetta di dar loro uu valore assoluto, pur tuttavia risuLta evidente che la prote?:ione meccanica ha dato risultati diversi a seconda dell'intensità della epidemia nella popolazione circostante. Ciò vale ~ confermare quanto ho detto in antecedenza, che cioè la protezione meccanica nei militari del primo gruppo ha dato ottimi risultati unicamente per l'assenza quasi completa di malarici nella popolazione, mentre avrebbe dato risultati meno soddisfacenti negli altri gruppi. Perciò anche la p1·otezione meccanica deve es.qe1·e considerata in modo da 1wn e.'lagerarne il valore corne mezzo p1·o(ilattico. A.nch' essa può avere i suoi insuccessi, e la sua efficacia è subordinata alla gravi tà dell'endemia nella regione ove si adotta e quindi alla maggiore o minore probabilità che le poche inevitabili punture siano praticate da zanzare infette.


330

LA PROFILASSI ANTIMALARIOA

Queste considerazioni valgono senza dubbio anche per la profilassi col chinino, poichè anch'essa non può avere un valore assoluto e non può pretendere di produrre un'immunità completa sempre ed in ogni caso. Tuttavia le esperienze dell902 ci hanno convinti sempre più che la profilas&i col chinino può da1·e ottimi risttltati; q nella delle piccole dosi giornaliere poi, al vantaggio di essere immune da qualsiasi inconveniente, accoppia. una notevole efficacia. Quanto alla protezione meccanica individuale, dagli esperimenti qui riferiti e da quanto ho potuto osservare durante gli studi da m~ praticati in varie zone intensamente mala.riche, mi sono convinto che, ad eccezione di quei casi in cui si debba stare a lungo all'aperto e in una relativa immobilità, essa 1·iesce qltasi completamente inutile, oltre ad essere insopportabile, specialmente nelle calde ed afose notti della maremma. La mala:1'Ìa si prende qztasi sempre do1·mendo; cosicchè una accuratro protezione collettiva è sufficiente allo scopo.

*

** Nell'eseguire gli esperimenti soprariferiti, era stata nostra cura di ricercare come si comportassero gli anofeli nelle zone studiate, ed io espon·ò le nott~ più interessanti .osservate, mettendole in raffronto con altre 1;icerche da me compiute già da tempo in zone immuni dalla malaria intorno a Perugia. Quest'ultima zona non essendo ancora stata studiata dal lato auofelico, merita bene che se ne .dicano due parole. Gli anofeli nelle zone dei forti ove abbiamo sperimentato si trovano ovunque, in quantità maggiore o minore. In alcuni luoghi come al forte Ostiense, Tiburtina, Pietralata sono abbondantissimi, in altri come all'Aurelia, al Bravetta~ all'Ardeatina sono piuttosto scarsi, senza che per11Jtro sia difficile trovarne degli esemplari. Nelle ripetute visite ai vari forti ciò si osservò sempre, senza che vi fossero variazioni notevoli nel comportamento e nel qua.ntitativo di anofeli. Essi furono sempre di .due specie: claviger e bifw·catltB. Allo stato larvale gli anofeli furono trovati in poche località, ciò che è in rapporto colle scarse raccolte d'acqua ohe si tr.ova.no all'intorno dei forti. I fossi ad acqua poco corrente, e in taluni punti stagnante, e pieni di una vegetazione palustre, come il fosso di Centocelle in prossimità del forte Prenestina, diedero il maggior reperto di larve. .Ma ciò, luugi dall'esser costante, presentò spesso delle eccezioni. Cosi per non citare che un esempio, nell'orto del forte Pietralata trovammo.


NEI FORTI DELLA PlAZZA DI RO:MA

33I

u n mastello ripieno di acqua l ucida., melmosa, ed in essa larve di anofele in discreto numero, insieme a. larve di culex. Era questo il tipo· più perfetto di habitat fovea.le. Del resto chi volesse accettare oggi senz'a.ltro il postula.to emessocinque o sei anni or sono dell'habitat palustre delle larve di anofele,. farebbe cosa errata. Si sa che il Grassi, per spiegare la. frequenza con cui gli anofeli hanno un'habitat foveale nei dintorni di Grosseto, ammise un adattamento progressivo al nuovo ambiente. Ciò non vale per altri Iuoghir e posso ad esempio citare i dintorni di Perugia, città di collina, e la finitima. valle del Caina. (l) dove non esistono tracce di palude, nè, data. la. configurazione del suolo, vi possono essere state in passato, e dove le larve di anofele hanno un habitat esclusivamente e tipicamente foveale. Ciò non fa che confermare reperti ottenuti qua e là. da. molti altri osservatori, cosicchè può dirsi bene assodato che le la-rve di anofele hanno abitudùJi palustri o (oveali a .~econda delle circosta?lze, talo1·a indiffe-rentemente le une e le altre, senza che ciò influisca menomamente sul l01·o svilttppo ulteriore. Nella zona di Perugia le larve abitano a prevalenza piccole fosse· che i contadini scavano in mezzo all'orto per raccogliervi dalle vicinanze l'acqua piovana. Esse contengono acque torbe, limacciose, e prive· di vegetazione qualsiasi. l vi le larve di anofele abitano in perfetto accordo con quelle di culex. Talora se ne trovano in numero rilevante. In relazione a questo reperto vi è abbondantissimo quello degli insetti alati, dei quali si possono catturare centinaia in pochissimo tempo. Tuttavia, è questo e un dato di una certa importanza, mentre nei luoghi malarici è facilissimo trovarne dentro le camere da letto, qui si trovavano quasi esclusivamente nelle stalle; gli stessi coloni mi dicevano di non avvertirne le punture. E dico che questo è ·un dato di una certi\ importanza, perchè dimostra che non ~ poi priva di fondamento l'ipotesi emessa dal Bonservizi (2), che. le stalle possano funzionare da protettrici degli uomini contro la malaria, guidandosi. le zanzare coll'odorato verso gli animali e le stalle. Checchè sia di ciò, sta il fatto che in paese collinoso, sprovvisto affatto ni paludi o di grandi raccolte d'acqua, come è il territorio di Perugia, gli anofeli abbondano. Essi appartengono esclusivamente alle due solite specie, claviger e bi(u?·catzts, con grande prevalenza del primo. (t ) Perugia ha una quota altimetrica di circa 470 motri, la valle del Cama di circa !00.

(:Il Malaria ed antmaU dollltllìci (Corritrt 1anilt1rlo, t 903, o. 4).


332

LA PROFILASSI ANTBIALARICA

Tale reperto abbondantissimo oltre ogni credere in luogo immune da malaria ritengo sia difficile ad osservarsi altrove. Molti hanno trovato anofeli in luoghi non malarici, ma nessuno forse li ha trovati in tanta abbondanza in una regione che, come la valle del Caina, per altitudine e per condizioni climatiche potrebbe essere benissimo infestata dalla malaria. Ora che in tale zona vi possano capitare dei malarici, è cosa ovvia. Il servizio militare, le emigrazioni temporanee in maremma, in Francia, in Germania, ecc., debbono essere causa d ' importazione di qualche caso di malaria. Come avviene dunque che con tanti anofeli non vi è mai, assolutamente mai, un caso di malaria autoctona? Che si tratti di anofeli come gli altri, e non di razze immuni è ormai da ll.mmettersi senza altro. Perciò ricadiamo nel dubbio e nell'oscurità da cui credevamo di essere usciti dopo le scoperte degli ultimi anni. Ormai sono molti i luoghi descritti, dove alla presenza degli anofeli, anche in condizioni cosmiche opportune, non corrisponde la malaria. Onde bisogna concludere che i due termini: anofele o uo-mo mahtrico sono bensì nece8sari, ma non sufficienti. Cosicchè aveva ragione il Baccelli quando affermava che qualche altro fattore è necessario per avere la malaria autoctona, fattore che molto probabilmente sarebbe rappresentato dalla palude. E potrebbe andarsi anche più in la, se volesse tenersi il debito ·conto di alcune recenti ricerche in luoghi disabitati per vastissime estensioni, come alcune zone della Colonia Eritrea: in esse Mozzetti e Memmo affermano che si contrae la malaria con sicurezza dormendovi poche ore di notte, eppure non vi è là nessun uomo a comunicare alle zanzare così ampiamente l'infezione. Se questo fatto potesse essere corroborato dal reperto di un'alta percentuale di anofeli infetti, un altro elemento entrerebbe in giuoco, l'elemento tellttrico, ed uno dei termini dell'equazione non sarebbe più indispensabile. S i avrebbe allora un termine solo necessario, l'anofele, mentre l'altro termine verrebbe rappresentato dall'uomo malarico e dall'elemento tellur-ico (acqua? suolo?) dai quali le oz:anzare prenderebbero l'infezione a seconda dei casi. Ma è bene fermarci sulla via delle ipotesi: ricordiamo peraltro che troppo presto avevamo credut;o di veder rischiarato ogni dubbio, mentre vi sono ancora dei punti oscuri che esigono st.udi e ricerche. Fra questi Ticorderò 'Per esempio, la questione della connessione delle varie epidemie fra loro: di ciò ho trattat;o in altri lavori, dimostrando tutti i i dubbi che insorgono quando si vede mancare l'anello di congiunzione fra le successive epidemie annuali.


:-!El FORTI DELLA PU.ZZa DI ROllA

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P otrebbe snpporsi a questo proposito, che i parassiti ibernino nella parete dello stomaco delle zanzare ibernanti, ad uno stadio molto giovanile,· aspettando la. buona stagione per svilupparsi. Ciò spiegherebbe con una ragione, dirò così, teleologica, l'enorme percentuale di zanzare infette di forme giovanili che si osserva sul finire della stagione mala.rica, e spiegherebbe pure l'insorgere della nuova epidemia quando la temperatura giunge a un certo grado. Sul finire del passato inverno ho tentato di ricercare nei culex ibernanti, se mettendoli a temperatura conveniente e nutrendoli, come si fa d'ordinano, fvsse stato possibile costatare un'infezione da proteosoma, e far maturare anzi tempo forme ibernanti nelle pareti dello stomaco. Le mie ricerche fallirono, sia per lo scarso numero di zanzare esaminate, sia perchè la stagione era troppo inoltrata. Mi riservo tuttavia di riprendere l'argomento (1). (t) In un mio r ecente lavoro sul periodo d 'incubazione della malaria (Alli dtlla Società per gli shuU della malari a, Vol. V) sono incorso in un errore che mi preme retliReare. Parlando del caso occorso al pror. Diooisi, d'infezione sperimentale, dicevo che l'incubazione era stata di t S giorni, mentre lo realtà fu ~ollanto di giorni s. Il cMo del pro/. Oionisi dunque coincide con qu~lli da me riportati in quella memoria per ciò che si rifer isce all'incubazione, e non so spiegarmi l'errore da mecommesso, essendo le date chiaramente espresse dal Oiooisi nel suo lavoro sulla malaria di lllaccarcse(AIIi dtl/a Sociela per gli &ludl dd/a malaria, Vol. 111, t90t).


.334

CRANIECTOMIA E CRANIOPLASTICA ESEGUITA CON UN TRAPANO DI NUOVO MODELLO

Conlertmla tenuta nell'ospedale militare di Brescia ill8 mano 1905 dal dottor cav. Feltee maggiore medico

••••i,

L'idea. di poter aprire il cranio preoccupò i chirurghi fin dalla più ·remota antichità. Il mezzo meccanico ritenuto, fino a questi ultimi anni, il più idoneo a praticare questa operazione, era il trapano. A questo istrumento però imputavasi, oltre la lentezza del suo modo -di agire, e le grandi precauzioni che il suo impiego richiedeva, il grave inconveniente di lasciare il cervello senza protezione, laddove era stato, ·dalla. corona, asportato il disco osseo; non potendo reputarsi sufficiente -difesa la. membrana fibrosa che lo sostituiva. Si procurò di rimediare a un tale difetto praticando delle aperture piccole; ma siccome in determinati casi occorreva al chirurgo di dovere aprire una larga. breccia, si pensò di riparare alla estesa perdita della. sostanza ossea, che ne risultava, colla applicazione di lamine d'argento forate, sostituite in questi ultimi anni, per opera del Fraenckel, con -quelle di cellulosio, fatte scorrere fra la teca cranica e la dura madre.

Non tardò però a sorgere nei chirurghi l'idea semplice e comune di ·riapplicare in sito il disco tolto dalla corona. (Macewen). Rorsley e Jaboulay si avvantaggiarono in ciò del metodo antisettico, immergendo, durante l'operazione, il frammento osseo in soluzione di bicloruro di mercurio o di fenolo. Il Caselli conservò al disco osseo trapiantato il periostio, che suturò .al periostio cranico. Wallan, Barth, W olf e Band affermarono che il disco osseo, benohè si necrosi nella parte centrale, si conservava vivente in zone più o meno limitate, cosicchè avverrebbe il riassorbimento lacunare della parte necrotica per mezzo di osteopla.sti, e poscia, ·progredendo il processo osteogenetico del tessuto di granulazione, che avvolge ed infiltra l'osso innestato, si avrebbe la sostituzione della sostanza ossea col nuovo tessuto osseo.


CRANIEOTOMIA E ORANIOPLASTIOA1 ECC.

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Il Sacchi di Genova. però si convinse, dopo accurati esperimenti, successi, che si credette di ottenere con l'adozione di questo metodo, erano effimeri, e che la. loro durata poteva calcolarsi ad un anno -o poco più, essendochè il disco innestato subiva un processo di r arefa.zione, che cominciando da.l centro, terminava con la completa di.struzione. Pasquale dimostrò pure che la vascolarizzazione e la neoformazione .del tessuto del disco osseo è assai limitata e che a lungo andare si arresta.. A tuttociò devesi aggiungere che il disco, rimesso in posto, si sprofonda., gravita. sul cervello, e può suscitare fenomeni irritativi e riflessi, qualc~e volta di tale gravità, da dovere obbligare il chirurgo a.. riaprire la. breccia. per eliminarlo. Il Taube, conscio di questo danno, cercò di rimedia.rvi costruendo un istrumento, che asportava il disco in forma di tronco di cono. Il vantaggio però di tale ripiego era pressochè illusorio; i:afatti la quantità di sostanza che dalla sgorbio. è asportata, nello scavare il solco, è sufficiente ad alterare siffattamente i rapporti fra la superficie e lo spessore della teca cranica, che il tavolato esterno del disco, viene pressochè a trovarsi a livello della lamina vitrea della restante parte dell'osso; -senza aggiungere che l'operazione riusciva malagevole e stentata. Non miglior fortuna ebbero gli innesti cranici con cartilagini e con <Ossa decalcificate, già ideati da Nekren fin dal secolo xvm e richiamati in onore da W olf, Mossè, Guerix e Aàamkieviz, che ne furono caldi fa.voreggia.tori. Avvenne per essi quanto era già avvenuto per la riposizione del .disco. TI Ventura di Pisa., seguendo le fasi macroscopiche e microscopiche del processo di riparazione, affermò che il frammento mantiene 'Una irritazione asettica, capace di determinare una neoformazione connettivale, che sostituisce l'osso, trasformandosi, per diretta metapla. .stica., in osso. n tessuto osteogeno, secondo lui, proverrebbe dalla. dura madre, -dalla diploe e dal periostio della porzione limitrofa dell'osso, usufruendo -dei sali di calcio forniti dal frammento osseo innestato. Furono di contrario avviso il Sacchi, il Senn, il Mackie, il Jones, il :Muller ed il Murray. . A togliere di mezzo tante incertezze venne il Wa.gner, il quale -ebbe la geniale idea di sostituire il trapano con lo scalpello, ìn modo da ottenere un lembo osteo-plastico. Siccome però i fautori del primo gli rimproveravano l'azione brutale del martello, il quale, anche impiombato, non valeva a limitare l'urto .alla. parte colpita dallo scalpello, e favoriva. l'irradiazione di pos~:~ibìli ~he i


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CRANIECTOMIA E CRANlOPLASTIOA

fenditure, ed occasionava od aumentava indubbiamente la commozione cerebrale, vi sostituì più tardi la sgorbia, riservando lo scalpello solamente per staccare il ponte osseo. Anche al suo metodo, che aveva pure fatto fare un passo gigantesco alla chirurgia del cranio, non venne risparmiata l'accusa, che il frammento osseo staccato, malgrado la sua unione al lembo cutaneo, veniva a gravare ~ul cervello. Poirier modificò il processo di \Vagner con altra maniera di sezione dell'osso. Toison e Bruns vi apportarono altre modifìcazioni, praticandolo con lembi di forma quadrangolare, rettangolare, triangolare, ecc. sezionando i lati con una sega flessibile, introdotta, sopra una sonda incur'vata, negli angoli, stati previamente perforati con una piccola, corona di trapano. Lo Chipault adottò il suo metodo, detto della trapanazione bilineare, con ponte autoplastico intermedio. Alle varie modalità sovramenzionate subentrarono meccanismi costruiti in modo da poter conseguire il lembo del Wagner con azione di trapano. D dottore Zuccaro e il dottore Secchi furono i più fortunati in tale concezione, ma anche i loro strumenti non ·furono risparmiati dalla critica. Il prof. Codevilla, presentò all'esposizione di Brescia del 1904 un suo craniotomo, modificato dal prof. Gangitano, il quale aveva sugli altri il vantaggio di incidere l'osso senza far punto d'appoggio sulla teca cranica. L 'apparecchio però è molto voluminoso e complicato, dovendo accer chiare il cranio, e per la sua instabilità, dovuta al maggiore o minore sviluppo dei crotafiti, viene a tracciare, col solco prefisso, anche altri archi di cerchio: con evidente maltrattamento del periostio. I progressi fatti in questi ultimi anni dagli studi sulla epilessia, su certe forme di pazzia, di paralisi di origine centrale; la perfezionata diagnostica sulla sede dei tumori cerebrali, dei corpi estranei, degli ascessi, ecc. resero più frequente il bisogno di ricorrere alla craniotomia, e perciò si fece anche sempre più sentito il bisogno di un istrumento, che alla semplicità, alla praticità, allà solidità, unisse la sicurezza. di lasciare il cervello, nel punto in cui venne aperta la parete cranica, ben protetto da un solido processo di riparazione. Un disgraziato accidente mi aveva invogliato a studiare la costl'Uzione di un istrumento, il quale mi permettesse di eseguire la cranioplastica alla Wagner, usufruendo di tutti i vantaggi che il trapano e lo scalpello riuniscono in loro.


"~!:SEGUITA CO:S

U:\1 TRAPANO DI NUOVO MODELLO

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Il soldato Negri Pacifico, della classe 1881 del reggimento Piemonte Reale cava)leria (2°) distaccato a Bergamo, veniva trovato il mattino del 20 aprile 1903, disteso per terra in scuderia, privo di coscienza, in preda a vomiti, e con una larga ferita alla regione temporale destra. Trasportato all'ospedale civile, subi lo stesso giorno, per opera del ·distinto chirurgo dott. Fantino, due applicazioni di trapano e la legatura della carotide esterna, per frenare l' emorragia della meningea. Il 15 maggio dovette subire nella stessa regione altra trapanazione, per evacuare un ascesso, che vi si er a formato. All'esame praticatosi sull'individuo il 28 ottobre successivo, per le pratiche di giubilazione, si è rilevato una grave depressione, occupante quasi t.utta la regione temporale destra, nella cui profondità spiccava una cicatrice aderente fortemente ai bordi Òssei, che la limitavano. La palpazione, sulla detta regione, non faceva percepire la resistenza ossea normale, ben!<Ì una cedevolezza manifesta, analoga a quella data dalla. fontanella bregma_tica nei bambini. · L'individuo poi si lagnava di frequenti vertigini. lo mi lusingo a credere che nel caso del soldato Negri, l'istrumento da me costrutto, avrebbe rispar· miato la legatura della carotide esterna, imperoccbè con esso si può aprire una breccia larga quanto occorre, per poter legare qualunque ramo della meningea media. La riapplicazione poi del lembo osteo-cutaneo, che per la presenza del c1·otafite, generosamente vascolarizzati, è nelle migliori condizioni di nutrizione, avrebbe garantito la protezione del cervello con una solida Flf!". t•. difesa. L'istrumento, che io presento, può essere· considerato come un'appendice dal trapano ordinario, potendosi applicare a qualunque di

essi (V. fig. 1•). È costituito da un'asta di acciaio rotonda, della langhezza di circa B centim., fenestrata nel tratto inferiore e terminante in punta. Su di essa, che rappresenta la piramide, viene infilato un dado, il quale è munito di un'apertura che corrisponde esattamentè alla prima. Entrambe sono attraversate da un'asta orizzontale, scorrevole, terminante fl - Giornal• medfco.


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CRAXIECTOMIA E CRANIOPLASTIOA

ad una. estremità con una branca verticale, che le dà l'aspetto di un martello. Questa aggiunta è scanala.ta in modo da poter ricevere nella sua incavatura, una finissima sgorbia. a due denti, volti in basso ed all'esterno, la quale sporge più o meno, a seconda che una vite, posta nella parte superiore, la spinge in basso o la ritira in. alto, in maniera da regolare la profondità, cui penetra, netlo spessore dell'osso. Il bordo del pezzo fa da re~olatore. L'asta orizzontale, allungata più o meno, determina l'ampiezza del disco, che si vuole scolpire. Come pienamente dimostrano i pezzi anatomici esposti in esame, il lembo osteo-plastico risultante, quando viene abbattuto, non si sprofonda nella cavità. corrispondente, ma rimane sospeso, in guisa che occorre una certa pressione per fargli raggiungere il livello delle pareti craniche (V. fig. 2•).

Fig. !•.

È tolto così l' inconveniente, tanto lamentato, della pressione che il cervello viene a subire dopo un tale atto operativo, senza dovere, come il- Taube, ricorrere alla sezione conica del disco, imperocchè il mio istrumento, eseguisce questa parte capitale dell'operazione, senza quasi che il chirurgo se ne accorga., anzi dirò meglio, quasi sno malgrado. Modo di usare l o strumento.

F atta una piccola incisione del cuoio capelluto, nel senso della. direzione dei vasi sanguigni della regione, in cui si intende aprire la scatola cranica., vi si introduce l!J. punta d~lla piramide, (dopo avere alzato il dado), e si comincia con movimenti di va e vieni, a farla penetrare. Quando la si giudica. solidamente impiantata, così da poter agire come perno, si riabba.ssa il dado, e con le punte sporgenti della


ESEGUITA CON UN TRAPANO DI NGOVO MODELLO

339

sgorbia, si tracciano sulla ente i segni che devono indicare l'ampiezza voluta del lembo. Si toglie quindi l'apparecchio e col bistori si incide la pelle ed il periostio sulla traccia stabilita (1). Si riapplica poscia il trapano, abbassando il dado, finchè le punte della piccola sega tocchino l'osso, e si comincia il movimento di trapanazione, .che si può condurre da destra a sinistra, come da sinistra a destra. Nelle vicinanze del ponte cutaneo è però prudenza di agire come si fa con la sgorbia, cioè a piccoli colpi, sia. per non maltrattare il lembo, sia. ancora per facilitare l'arresto della mano. Questa. manualità, che in teoria appare difficile tanto, che gli autori hanno creduto di dover munire i loro trapani di un apparecchio di arresto, riesce invece facilissima in pratica. Nel modo di eseguire questa. manovra consiste il segreto, che deve impedire al disco osseo, dopo sollevato, di ricadere e sprofondarsi nella .cavità, quando viene riapplicato in sito. Il trapano nella sua funzione tende a lasciare intatta. la lamina in-· terna della teca cranica in vicinanza del pont~. Orbene, quanto più ampia sarà questa parte non segata, compatibilmente con l'operazione, che il chirurgo si è proposto di eseguire, :tanto più garantita sarà la sospensione del elisco. n ponte osseo dovrà essere rotto sempre; mai segato, nè staccato .con lo scalpello. Le scheggie, combaciantisi, che ne risultano, ed il gra-dino formato dalla sporgenza, qua.::~i lineare del tavolato interno, costituiscono appunto i due fattori del tanto desiderato e tanto invanamente .cercato sostegr.o. Si acquisterà la certezza che la sezione del disco è completa, più che dalla lunghezza che la sgorbia e venuta acquistando, dalla cedevolezza. del frammento e con la introduzione del calcio appiattito di uno :Specillo. La rottura del ponte dovrà essere eseguita con un elevatore, se si -teme esistano fenditure del cranio, oppure con una. leva. robusta, ma -sottile, essendochè la solcatura risultante dall'azione della sega è molto :Stretta. La. sutura del periostio e del lembo cutaneo completerà l'operazione. Qualora fosse necessario lasciare in posto un drenaggio, esso potrà -venire applicato segando nel bordo del disco, tenuto fermo con una. robu:Sta. pinza, un frammento di forma triangolare, scollato dal periostio. (t ) Qu~s~ parte dell'operazione era prima eseguita da un piccolo bistori, innestato al posto della ;<~gorbia, ma io lo tolst come inutile complicanza.


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CO~TRIBUTO

ALLO STUDIO

DELLE MA.L.d.TTIE DELL'ORECCHIO N-EI MILITARI .J

Per ìl do tt. !lleddu &aconlo, capitano medico, assistente onorario alla Clinica oto-rioo-lariogologica della R. Unh·ersita di Torino, diretta dal Pror. G. Gradeolgo-

.l

••

Negli ultimi 40 anni la scienza ha fatto grandi progressi relativamente alle malattie dell'ore:!chio. Tuttavia. molta parte del pubblico non ha ancora coscienza della importanza dell'organo dell'udito: non apprezza al giusto valore la sua. funzione, non sospetta l'influenza che esso ha sullo stato della. nostra. salute e sulla durata della n'o stra vita. Perfino parecchi medici mostranotuttora una certa indifferenza per le attuali cognizioni sulla fisiologia. e sulla patologia dell'organo dell'udito ed in pratica. perdurano a. riferire tutte le affezioni dell'orecchio alla scrofolosi, che richiede una cura. generale. Ne consegue che i provvedimenti per la p revenzione e per la cura delle malattie dell'orecchio non sono in rapporto colla loro frequenza e colla loro gravità. A dare a queste malattie la. dovuta importanza contribuiscono efficacemente i risultati delle ricerche statistiche fatte su di esse. Per noi medici militari tali ricerche sono di speniale interesse~ sia. per concorrere all'incremento della. scienza, utilizzando un ottimomateriale di studio; sia sopra.tutto per p rovvedere alla salute del soldato, potendo esse fornire indicazioni che si riferiscono all'attitudine fisica necessaria per il servizio militare, quindi all' alTuolameuto, ed alle cause morbose speciali al servizio sotto le armi, quindi all' igiene della truppa.; sia infine per una considerazione morale, qt..ella di infondere la. persuasione che, come alle malattie dell'organismo e degli altri singoli organi, anche alle affezioni dell'orecchio è rivolta nell'esercito l'attenzione che meritano.

:~l

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<:ONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE MALATTIE DELL10RECCHI01 ECC.

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*

"' * Per lo studio delle malattie dell'orecchio nell'esercito è necessaria una cognizione preliminare: sapere il modo con cui le stesse affezioni si -comportano nella popolazione civile, dalla quale l'esercito trae i suoi -componenti, sottoponèndoli poi a condizioni speciali di vita. Rtsulta. che una. elevata percentuale della popolazione è affetta da malattie dell'orecchio. Secondo von 'J.1roltsch in media '/ 1 della popolazione intiera, nella -età. fra 20-50 anni, n.on ode in modo normale almeno da un orecchio, .perchè soffre od ha sofferto di otopatia. Nei ragazzi delle scuole fu riscontrata una. diminuzione dell'udito -nella proporzione dal 10 al 25 p. 100 (Ostino (1), Gradenigo (2) ) : In Francia da. Norel, da Moure (Bordeaux == 17 p·. 100), da Gellé {Parigi == 22, 25 p. 100); In Germania da Leubuscher (Sa.ssonia), da Weil (Stuttgart), da Richter (16 p. ~00), da Bezold (Monaco di Baviera == 26 p. 100), da Ostmann (Marburgo == ', ); · In Russia da Reichard (Riga =-: 22 p. 100) ; In Danimarca da Schmiegelow (Copenhagen == oltre 25 p. 100); In America da Samuel Sexton (New-Y~rk) . ' Nella popolazione campest re, dalla quale è tratta la maggior parte dei nostri soldati, le malattie dell'orecchio sono pure molto diffuse. In proposito sono state fatte ricerche accurate in Russia, nel 18951896 (Stefanowsoki (3). Isatschik nei contadìni del circolo di Nowgorod, su 11423 visitati, riscontrò 1233 affet ti da malattie dell'orecchio, cioè il 10,80 p. 100 della intiera popolazione. Relativamente alla morbilità, le otopatie raggÌLlngevano ~s circa del totale dei malati (32,20 p. 100). Colle affezioni dell'orecchio competevano solo quelle degli occhi, che in relazione qnantitativa. stavano al secondo posto ed erano 24,80 p. 100 del .cumero totale dei malati. Kostroìtzki negli agricoltori del governo della Bessarabia, in cui ~ molto trascurata. l' igiene· delle abitazioni, su 21731 visitati, notò 4 313 malati d'orecchio, cioè 19,90 p. 100 della intiera popolazione. L'etèt in cui le malattie dell'orecchio sono più frequenti è appunto quella in cui avviene la selezione dei destinati alle armi e nella quale si soddisfano gli obblighi di leva.


342

CONTRIBUTO ALLO STUDIO

Risulta da numerose ricerche statistiche che il numero dei maÌati di orecchio diminuisce progressivamente coll'avanzare. rlell' età. Dai computi di Biirkner sui resoconti di molti otologi si rileva che, fra 2200() 9topatici, appartenevano: al l 0 decennio di vita 28,51 p. 100. al 2" ~ ::. » 20,53 ,. :& al 3° » .. » 19,49 » • mentre erano in proporzione molto minore, e gradatamente del!rescenteT gli appartenenti al 4° (11,79 p. 100), al 5' (9,06 p. 100), al 6° (6,08 p . 100), al 7° (3,49 p. 100) ed all'8" (1,05 p . 100) decennio di vita. Analoghe alle precedenti sono le cifre percentuali degli otopa.tici secondo. l'età ottenute da Bezold dai dati di 24 anni di osservazione clinica, da Ostmann ecc. Negli ambulatori oto-rino-loringoiatrici delle grandi città si osserva. pure la maggior frequenza delle malattie dell'orecchio nei primi tre decenni di vita, superiore però nel 2• e più nel SO decennio. In ciò combinano i risultati statistici di Natier a Parigi, quelli dell'ospedaledi New-Orleans e quelli ottenuti nelle principali città italiane. Gradenigo (4), che ha paragonato le soprade~te statistiche con i dati molto numerosi da lui raccolti nèlla sezione otoiatrica del policlinico generale di Torino durante il sessennio 1889-1905,· ritiene accertato che la diminuzione progressi va dei malati d'orecchio coll'avanzare dell'età dipende dalla contemporanea diminuzione del numero. degli individui della popolazione e spiega, almeno in parte, il predominio nelle grandi città degli otopatici appartenenti al g• decennio. di vita col predomiùio assoluto degli abitanti di questa età., causato. dall' attrazione che sulle persone giovani della campagna esercitano le grandi città. Se si tiene con+.o della. proporzione colla quale, rispetto a. l toto.le-

della. popolazione, il numero degli individui appartenenti alla stessa. età decresce col progredire di questa, risulta che il maggior numerodelle malattie dell' orecchio si verifica fra. i 20 ed i 30 anni di età., anche 1:e nel computo nou si omette di calcolare che gli affetti da. ~siti inamovibili di otopatie contratte in gioventù in generale non si presentano più agli ambulatori pubblici. Riguardo al se8so, quello maschile è pil\ soggetto alle malattie delloorecchio in proporzione maggiore delle eccedenze dei maschi sulle femmine dimostrate dalle statistiche demografiche. Infatti, fra gli otopatici Blirkner segna 59,90 p. 100 di maschi, Bezold 58 p.100, Gradenigo 57,8(). p. 100 (Torino 1889-1905), Orlandini (5) 59,50 p. 100 (Firenze, 19021903), Stufler (6) 5.7,10 p. 100 (Torino 1900-1904).


DELLE M ALATTII!: DE!..L'ORECCHIO NEI MILITARI

343

Le morti per malattie dell'orecchio sono generalmente prodotte dalle _forme snppurative. Come causa di morte queste malattie furono riscontrate da Pitt. 57 volte su 9000 autopsie (0,63 p. 100), da Barker 45 volte su 8()28 decessi (0,56 p. 100), da Treitel19 volte su 4800 autopsie (0,39 p. 100). Circa. la mortalità degli. otopatici degenti negli ospedali: Barker, su 820 casi di suppurazioni acute e croniche d'orecchio, notò che ebbero esito letale 2,GO p. 100; Bezold, su 325 di otite media suppurativa, registrò 7 casi di morte, cioè 2,15 p. 100; Schwartze, su 616 otopatici, osservò 2G casi di morte, cioè 4,70 p. 100; Heimann, su 2516 malati d' orecchio, ebbe una mortalità di 1,31 p. 100. Per il totale degli ammalati, accolti in cura e curati a.m bulatoria.mente, la mortalità è molto più piccola. Essa. oscilla fra 0,30 p. 100 e 0,46 p. 100, secondo le suddette statistiche. Schwartze, su 8425 soldati otopatici, notò 30 casi di morte, cioè 0,35 p. 100. Orlandini, sn 8L15 malattie d'ore(!chio, contò 7 casi di morte (0,80 p. 100). Ohauvel, su 1137 otiti medie, registrò una. mortalità di 0,62 p. 100. Ma queste percentuali sono certamente inferiori a.l vero, perchè gli otitici non si presentano in generale più agli ambulatori quando diventano gravi ed entrano negli ospedali, in · cui non sempre sono diagnosticate le complicazioni otitiche, nè sempre sono ricercate al tavolo anatomico. Maggior importanza. ha la distinzione in forme acute e croniche. Non si hanno statistiche estese sulla mortalitù. delle forme acute. Secondo Bezold essa sarebbe 0,60 p. lOO e secondo Biirger 0,30 "/0 dei casi. Per le forme croniche: B ezold, su 1701 casi, registrò una mortalità di 0,47 p. 100; Bnrger, su 53\) orecchi infermi e 438 individui malati, notò una mortalità di 0,37 p. 100 dei casi, 0,46 p. 100 dei pazienti. Secondo l\Iancioli, che ha studiato la ·distribuzione geografica. in Italia delle malattie dell'orecchio, le zone da queste più colpite sono gli estremi d'Italia e le provincie di Roma e di Perugia. In conclusione le malattie dell'orecchio nella popolazione civile sono molto frequenti, colpiscono pit'1 facilmente i giovani e più i maschi, possono portare pericolo di vita, sono più frequenti in alcune regioni. Questi dati statistici dimostrano già per se stessi: Che alla leva si deve rivolg~re attenzione alle malattie dello orecchio. Che si deve esser cauti nel gindicare dell'idoneità. a l servizio militare di chi è affetto da otite suppurativa. Che sono compiti importanti il prevenire nell'esarcito le malattie dell'orecchiQ ed il curarle prontamente ed adeguatamente.


344

CONl'RmtrTo ALLO STUDIO

*** Secondo l'organizzazione , ed il funzion!'mento del nostro esercito, lo studio delle malattie dell'orecchio in esso può esser fatto: a) Alla presentazione degli inscritti ai Consigli di leva.. h) Al loro arruolamento ai di~;tretti. c) Al loro arrivo ai corpi di truppa cui vennero assegnati. d) Durante la permanenza sotto le armi degli arruolati definitivamente. a) Se la visita presso i Consigli di leva permettesse nn esame, per quanto sommario, dell'organo detl'udito in tutti gli inscritti, si potrebbero dA. essa ricavare i migliori dati sulla frequenza. in Italia delle malattie dell'orecchio nel sesso maschile a ~O anni, colle particolarità della loro distribuzione geografica, delle forme morbose predominanti, della influenza delle professioni ecc. JYia, anche ammettendo uniformità di vedute nei periti sanitari, non sono possibili esami di questa natura in una visita che ha per caratteri la rapidità, l'ambiente rumoroso, l'irrequietezza dei soggetti. Le cifre che nelle relazioni sulle leve pubblicate dal Ministero della guerra indicano i riformati ed i rivedibili per le diverse forme morbose dell'elenco delle infermità esimenti dal servizio militare hao,no troppo scarso valore circa le otopatie. Essendo infatti prescritta per queste affezioni l'osservazione in un ospedale militare, le cifre sopradette non comprendono tutto il grande numero di inscritti affetti da malattie dell'orecchio, per i quali la riforma o la rivedibilità fu decisa. in causa di imperfezione fisica o di infermità di altri organi, non richiedente, per la sua evidenza, di venire accertata in un ospedale. Se si riflette in quali soggetti si osservano d'ordinario le malattie dell'orecchio (adenoidei con sviluppo toracico deficiente, eredo-sifilitici, eredo-tubercolosi ecc.), si comprende come e;;se coincidano spesso con altre alterazioni organiche e come sfuggano in molta parte alla statistica sulle leve. b) La visita degli inscritti presso i distretti, per forza delle cose in contrasto collo spirito dei r egolamenti, somiglia spesso alla prece-

dente e per essa valgono le stesse considerazioni fatte a proposito della visita avanti i Consigli di leva. c) È all'arrivo delle reclute ai corpi che possono venir realizzate le condizioni necessa1·ie per un esame di esse relativamente all'organo dell'udito. A lle volte, è vero, per varie cause di forza maggiore, la


DELLE MALATTI E DELL'ORECCHIO NEI MILITARI

345

visita delle recl ute al loro giungere ai corpi deve esser compiuta in u n tempo limit.ato. Ma non mancano ai dirigenti il servizio sanitario a i corpi le occasioni di avere a loro completa disposizione le reclute nei primi tempi dopo l'arruolamento. È da segnalare l'opportunità di raccogliere in questa circostanza i dati relativi allo stato dell'organo dell'udito nei militari per metterlo poi in rapporto colle modificazioni successive. Si far ebbero osservazioni certo molto importanti. Fin'ora non sono state fatte ricerche complete in questo senso, ma solamente, ed appena q ualcuna, su1le reclute subito dopo la loro incorpora·

zione. Nell'esercito austro-ungarico, su 10,000 reclute esaminate, il12 p . 100 avea. un udito inferiore ai 6 metri per la voce afona. (Inchiesta ordinata ad otologi militari dal Ministero della guerra). Nell'esercito tedesco, su 275 reclute esaminate, l'udito era normale solo nel 58 p. 100 e nel 7 p. 100 era ridotto, per la voce afona, al di sotto della metà del normale (Barth). d) Nell'esercito fr,ancese, nel tedesco, e nell'italiano è indicato dalle statistiche un aumento di malati d'orecchio fino al 1894. Ma si ha ragione d i ritenere che tale aumento non sia stato che apparente ~ che esprimesse solo un incremento nelle conoscenze otologiche dei medici militari. Stefanowski indica ora (1905) per l'esercito russo uno spiccato au· mento nella frequenza e nella. gravità. delle malattie dell'orecchio in questi ult,imi anni, ed inoltre nei casi di provocazione di tali malat· tie. Non è escluso che anche per l'esercito russo le aumentate cognizioni otologiche dei sanitari spieghino questi fatti. Comunque sia, ~eco alcuni dati statistici sulle affezioni dell'orecchio negli eserciti sopra nominati. · EsERCITO FRA.SOESE. - Secondo Nimier in un periodo di sei anni nell'es~rcito francese le malattie dell'orecchio furono da 10 p. 1000 a 12 p. 1000 della forza presente e, mentre la mortalità fu assai piccola, più di '/~ dei malati di truppa fu congedato dal servizio. Chauvel calcola che n.el 53 p. 100 dei casi la malatti<A. è anteriore all'arruolamento. EsERCITO TEDEsco. - Scholze ha notato che nell'esercito tedesco le malattie dell'orecchio dal 1894 in poi sono anda"te mano mano diminuendo in frequenza dal 14,20 p . .1000 al1'11 ,50 p, 1000 della forza pre· sente. I riformati per affezioni delPorgano dell'udito furono l,n6 p. 1000 nel periodo dal 1873 al 1882, 1,25 p. 1000 nel periodo 1882-1889, 1,85 p. 1000 nel periodo 1889-1897. Secondo Ostmann, nell'8G,80 p. 100 dei casi la malattia è anteriore all'arruolamento.

l

l


346

CONTRIDUTO ALLO STUDIO

EsE&ClTO nusso. - Stefanowski ha calcolato che nell'esercito russo. ammalarono per affezioni dell'orecchio nel 1900 10,50 p. 1000 della forza presente, furono riformati 2,20 p. 1000 della forza presente e morirono 77 su 10,519 otopatici. Nel 1901 ammalarono di queste affezioni 11,30 p . 1000 e furono riformati 2,30 p. 1000 della forza presente, morirono 78 su? Nei due anni 1900-1901 le perdite maggiori, dopo la tubercolosi polmonare (3,40 p. 1000-3,50 p. 1000), l'hanno prodotta · le malattie dell'orecch~o (2,20 p. 1000-2,30 p. 1000). Secondo Stefanowskir il dott. Th. Heimann, nello spazio di tre anni, ha osservato che nel riparto otologico dell'ospedale militare Ujasdow di Warscha.u il numero dei ricoverati che erano inabili per otùpatia al servizio militare attivo raggiunse il 14 p. 100, quello degli inabili completamente il 12 p. 100, mentre fra i ricoverati appartenenti agli inscritti di leva la. percentuale çlegli inabili fu molto elevata, del 55 p. 100. EsERCITO ITALIAXO. Dalle relazioni medico statistiche sulle condizioni sanitarie del R. esército, compilate annualmente dall'Ispettorato di sanità militare (7), si desume che nel nostro esercito: La media. annua dei malati d'orecchio fu del 10,07 p. 1000, 11,50 p. 1000, 10,90 p. 1000, 10,50 p. 1000, 11,70 p. 1000, rispettivament~ per gli anni 1808-1902 ed in rapporto alla forza presente. Nello stesso periodo di tempo gli eliminati definitivamente (riforma) o t emporaneamente (rivedibilità, iicenza di convalescenza) per affezioni dell'orecchio furono 1,~, 2,28, 2,76, 2,90, 2,25 rispettivamente. a ciascnn nnno e sempre per mille di forza. I morti per otite nel quinquennio 1898-1902 furono rispettivamente: 6-4-4-3-6. Fra gli eliminati la. malattia. fu ritenuta anteriore all'arruolamento. in .67,46 p. 100 dei casi. Alle cifre sopra rjportate è da. concedere un valore solo relativo. Non vi ha dubbio infatti che ai corpi non vengono registrati tutti i casi di otopatia, specialmente nei distaccamenti sprovveduti di sanitario e di stabilimento militare di cura. N ella statistica. del nostro esercito non si fa distinzione fra le formeacute e le forme crouiche. In essa. è data bensì per gli eliminati l'indicazione di malattia. anteriore o posteriore all'arruolamento. 1v1a, non essendo prescritta la. visita dell'orecchio a tutte le reclute al loro giungere ai corpi, questa. indicazione non può essere esatta, perchè molte malattie dell'orecchior specialmente le otiti catarrali croniche e le otiti suppmative passatead esiti non secretivi con perforazione timpa.nica., possono non richia-


DELLE MALATTIE DKLL'ORKCCHIO NEI :MILITARI

347

mare l'attenzione ed anche essere ignorate da chi le ha, per cui un aggravamento di quelle od una riacutizzazione suppurativa di queste possono esser ritenuti affezion i primarie. Ciò spiega perchè nell'esercito tedesco, nel quale è prescritta la visita dell'orecchio ai militari subito dopo arruolati, le malattie di quest'organo figurano anteriori all'arruolamento in maggior proporzione (86,80 p. 100) che negli altri eserciti. Invece non sono grandi le differenze nella frequenza delle otopatie fra le diverse armate. In quanto alla proporzione di eliminati per malattie dell'orecchio, essa dipende, oltre che dalla gravità di que-

ste, anche da criteri speciali a ciascun esercito. Pertanto uno studio completo delle malattie dell'organo dell'udito· nell'esercito risulterebbe: l 0 dall'esame delle reclute alloro arrivo ai corpi, 2° dall'esame di quelli che presentano affezioni dell'orecchio ai corpi e negli o~pedali.

*** In attesa che sia soddisfatto il desiderio espresso per le ricerche da. farsi ai corpi, ho pensato di contribuire allo studio degli otopatici nell'esercito riferendo su quelli ricoverati all'ospedale. Negli ospedali militari in generale non vi ha un riparto otologico. I malati d 'orec~hio sono accolti nel riparto chirurgico od in quello di osservazw ne. Nel ripm·to eli chù·urgia dell'ospedale militare di Torino, durante gli anni 1903-1904, par cura del capo riparto dott. Carta Mantiglia, fu tenuto un registro, in cui per le affezioni dell'orecchio da lui curate ed operate fu fatta la storia con tutte le pa.rticolarita anamnestiche, sintomatiche, di provvedimento che motivarono ecc. L'ospedale militare di Torino offre circostanze favorevoli per lo studio degli otopatici: è fra quelli che accolgono un maggior numero di questi infermi, ha nella sua giurisdizione truppe di tutte le armi, fra cui ferrovieri del genio e artiglieri, importanti dal lato otoJogico, è provveduto di mezzi speciali, avendo un gabinetto d'otologia. Quanto si è potuto osservare· nel riparto chirurgico di quest'ospedale, nel biennio 1H03-1904, relativamente alle otopatie, è riassunto nelle seguenti tabelle e costituisce. un lavoro fatto in cvmune col dott. Ca.rta-Ma.ntiglia.


-348

CONTRIBUTO ALLO STUDIO

I.

Quadro numerico dei curati nell'ospedale militare di Torino per affezioni dell'orecchio nel biennio 1903-100-l.

F or 7.a med.an

Corpi

1903

a nteria

•

26°

))

59°

,.

so•

" ))

3•

Cavalle ria 17•

•

Alpini

Numero otopaucl

4 ' Febbraio

li

1155

1067

11 1 7 Marzo

1099

si 1219 n 1119

25

71 1884 -

12

5 Pennaa

714

12

7 Settembre.

1553

5

5

889

lO!li 904

Sanità l ' compagn ia

18'7

2 10

Suaeiatcnza l' compagniu .

196 .

205

bri~tata ferrovieri.

-

.RIparti dive rsi con eede non n e lla divisione

-

-

4

8

3

4

Novembre.

6

o

5

3

2

.

-

12

-

8- '

--

-

-

140 79

8

5

..,

'

l

l

n

1:

l

l'

---- l

140, 79

~

..,

l

!l !l

''l

..

l

l2

3 -

T otale dei riparti suddetti . , 12581 12766 120 71 nlpartl •' iveraì con sede nella dlvlefoue .

18 13 13 9

Ottobre.

lO G s' 3 Dicembre

--

l

28 44 '1 66 30 5 1883 3S

Maggio.

l si

i

1037

Gen io 5° reggimento

19 141 1880 19 5 1881 9 6 1882 13

Agosto.

151 8

l

190311004

8 Aprile .

1433 1 1409 121 9 Giugno . 831 1 853 14 8 Luglio . 915

Numtro Numero! oto11atlcl Classe otopat1cl 1903jl g(jl,l

10&9 161 4 Gennaio.

~105 1

Artiglieria reggimento da montagna.

TOTAI. B OENIP.R AI.E.

Moso

ll8i

Artiglieria }o reggimento l da fo rtezza

»

l

115'7

•

,. ,.

Bersaglieri l ~

secondo l mesi

l 1904 1903 1904

1065

25° reggimento

RlpartiJione dogli OIA>p..lici secondo la classo di leva

RlpartJzlone

41e~: lf otopatici

Rlpnrll,lone degli olA>patici secondo i Corpi

140 79


DELLE MALATTI E DELL'ORECCHIO NEI MILITARI

II. Quadro nosologico dei curati nell 'ospedale militare di Torinoper affezio,ni dell'orecchio nel biennio 1903-1904.

l

FliRMA MORBOSA

Ematema del padiglione . Eczema del padiglione. .

. . . . . . . . . .

. .

1903 1Anno 1904-

Anno

l

·l

Otite esterna circoscritta (fruncoli ascessi)

4

s.

Otite esterna diffusa (desquamativa) . Tampone di cerume . . . . . . .

6 l

-

Corpo estraneo nel condotto ud. est.

l

l lS

Otite media catarrale acuta . Otite media catarrale cronica . Otite media purulenta acuta. . Otlte media purulenta cronica . Oti ~e l n terna .

5

9·

4'1

17

73

32 1

. .

Lesioni traumatiche . .

l·

• . .

l

l

--TOTALE • • •

140

79

Il numero totale dei malati d'orecchio curati nel riparto chirurgico· fu 140 nel 1903, su ll030 malati ac~olti in detto riparto, e 79 nel 1904, su 1223 accolti nello stesso riparto; rispettivamente quindi 13.50 p 100· e G.20 p. 100 dei malati di chirurgia. Relativamente alla forza media gli otopatici curati all'ospedale furono in maggior numero nel1903 che nel1904, rispettivamente 0.95 p.100 e 0.55 p. 100 Ciò indica. che essi, almeno nelle forme gravi richiedenti cura nell'ospedale, furono più numerosi nel 1903. I dati che si possono ricavare dal quadro I (numerico) circa il numero degli otopatici e la loro ripartizione per armi, per mesi dell'anno e per classi di leva si devono appunto intendere relativi ai malati d'orecchio curati all'ospedale. Per averli sulla totalità degli.t otopatici devono esser completati colle ricerche ai corpi. Frattanto possono venir confrontati .con quelli complessivi del quinquennio 1898-1902 e rilevarne così l'analogia.. Dall'esame del modo con cui si éomportarono le malattie dell'orecchio nel detto quinquennio risulta. che esse ebbero una. certa. predile-·


350

CONTRIBUTO ALLO STUD IO

zione per la fanteria e nello stesso tempo che l'arliglieria. da costa e da fortezza ha dato una percentuale di otopatici (14 p. 1000 nel 1889, 15.70 p. 1000 nel1901) superiore a quella dell'artiglieria da campagna ed alla. percentuale media. annua.. Le percentuali più elevate generalmente le diedero gli allievi carabinieri. La. frequenza delle otopatie fu maggiore nei primi due mes1 dell'anno, al principio della primavera. ed in piena estate. Non ri.,ulta. dalle relazioni sanitarie la. frequenza. di esse nelle varie ·classi di leva che si tro•a.va.no sotto le armi. Nel quadro I le cifre assolute degli otopatici, a seconda. della classe di leva, negli anni 1903 1904 furono superiori per la classe chiamata. alle armi nella. prima•era di ciascun anno. Le cause per cui le malattie dell'orecchio mostrarono le sopradette particolarità risultano dalle seguenti considerazioni sul quadro II (nosologico). EMATOMA DEL PADIGLIOXE. Quantunque sia un'affezione non maligna, circoscritta e di una parte dell'organo dell'udito cui si attribuisce scarsa importanza funzionale, l'oto-ema.toma. è molto interessante ed intorno ad esso esiste una. vera letteratura.. Sono oggetto di discusr:;ione le sue particolarità eziologiche ed a.na.tomo-pa.tologiche, nonchè i segni diagnostici ed i metodi curativi, come si può rilevare dalla ottima

·.

·.

trattazione che di recente ne fo. P a-ssow (8). L'oto·ema.toma. ò anche im-

portante dal lato medico-legale, in dipendenza. appunto della. incertezza. che può esservi sulla. sua. eziologia, come ha. dimostrato Bernhardt (9}. La medicina. legale militare poi ha interesse speciale nello studio dell'oto-ema.toma.. È indubitabile che nel maggior numero dei casi questo è di origine traumatica. e che la. sua relativa. frequenza. nei pazzi, attribuita a. disturbi vaso-motori e nutritivi, era. dovuta, almeno in parte, ai maltrattamenti già in uso in qualche manicomio. Dopo che Chima.ni, medico militare austriaco, ha. osservato che è frequente l'oto-ematoma nelle reclute e che, fra. 27 casi, solo G erano di origine spontanea e 21 traumatici, si è diffusa l'opione che nei m ili ta.ri, in cui di rado E>i può invocare la. ùia.tesi emorragica, l'ematoma del padiglione dell'orecchio sia dovuto spesso a. correzioni non regolamentari, specialmente sulle reclute. Questo modo di vedere è un errore, almeno per quanto riguarda il nostro esercito. Da. uno sguardo all'ampia. letteratura su questo argomento risulta. che l'oto-ematoma. quando non è causato da un t rauma. unico è prodotto dalla. ripetizione di piccoli traumi. Nei p azzi eon i poestesia e con diatesi emorragica in alcuni casi ne fu accertata. la ·causa semplicemente nell'abitudine di grattarsi e di arrotolarsi il padi-

..


DELLE ~lALATTIE DELL'ORECCHIO NEI MILITARI

351

·glione dell'orecchio (Gudden). Ma anche nei sam e robusti il trauma unico o ripetuto che ba prodotto l'oto-ematoma. può esser stato tanto poco avvertito che per scoprirlo bisogna richiamare l'attenzione -dell'infermo al suo mestiere, alle sue abitudini ecc., e sottoporre alla sua considerazione le circostanze in cui il trauma può essere avvenuto, come accadde nel caso di due garzoni macellai, in cui l'ot~-ema.toma era causato dagli urti di una tiD:ozza, che essi portavano frequentamente a spalla, sul padiglione dell'orecchio destro (Laubinger). Durante molti anni di servizio ai corpi, ho osservato solo quattro casi di otoematoma, tutti traumatici e dei quali ho potuto determinare la causa. 'Tre casi erano a destra, in reclute, ed uno a sinistra, in soldato anziano. Delle reclute, una di fanteria ed una dei bersaglieri si erano çolpito col fucile parecchie volte il padiglione dell'orecchio destro nell'eseguire i primi esercizi colle armi e precisamente quello di spall-a.rm. La terza recluta, ~ei bersaglieri, sottoponeva a prolungata irritazione, prodotta da un cappello di non giusta. misura e che essa non sapeva adattarsi, il padiglione dell'orecchio destro, che, come si sa è in parte -coperto dal cappello da bersagliere. Il soldato anziano, di fanteria, era affetto da oto-ematoma sinistro, riportato per un urto contro unj~. tra ve durante gli esercizi ginnastici. Gli oto-ematomi nei militari sono pertanto generalmente prodotti dalle cause traumatiche comuni, tanto frequenti nella vita militar~ e spesso dipendenti da ragioni di servizio. Queste cause sono più frequenti durante l'istruzione delle reclute, sia per la. varietà degli esercizi, sia per la imperizia di chi l'eseguisce. A ciò è unicamente dovuto se anche nelle nostre reclute l'uto-ematoma l'ho riscontrato pit\ spesso che nei soldati anziani. Il caso osservato all'ospedale era di oto-ematoma destro, in un soldato anziano (classe 1881) di fanteria, il qua. le non ricordava di aver riportato alcun trauma, -escludeva nel modo più formale di aver ricevuto maltrattamenti. Tutti i casi sopradetti di oto-ematoma guarirono colla· incisione in condizioni di scrupolosa asepsi. EozEMA DEL PADIGLIONE. - L'eczema. limitato al solo padiglione si -è osservato in un solo ca.so. ÙTITE ESTERNA. L'otite esterna circoscritta (furuncoli-ascessi) in .generale fu riconosciuta dipendente da piccole lesioni infe~te per pra·tiohe male intese di pulizia (con stecchini, con fiammiferi di legno ecc.). L'otite esterna diffusa (desquamativa) in generale era dovuta a propagazione di un eczema del padiglione al condotto uditivo esterno. TAMPONE DI CEBUHE. - Nei due casi registrati l'accumulo di cerume -era prodotto da. cause professionali che aveano agito prima dell'arruolamento di quelli che li presentavano.


35~

CO:STRlllUTO ALLO STUDIO

CoRPI ESTRANEl. - In un caso il corpo estraneo era costituito da un chicco di grano. Nel secondo caso esso era una resta di biadar sfuggita quando due anni prima ne erano state estratte altre due alloospedale .Mauriziano e quando ne era stata estratta una terza al reggimento. La resta era infissa colle due estremità alle pareti del condotto e perciò, oltre che per la piccolissima superficie da essa presentata. all'onda reflua di un getto d'acqua, si dovette estrarla con uncino & pinzetta. Un accurato esame otoscopico persuase che la resta rimossa. era l'ultima di quelle penetrate nel condotto. ÙTITI MEDIE.- Come in tutte le statistiche, le affezioni dell'orecchio medio furono le più numerose. Il predominio delle forme purulente sulle forme catarrali che risulta. dal quadro II non deve esser considerato come indice della loro relativa frequenza nell'esercito. È per le affezioni purulente che d'ordinario ha. luogo l'invio degli otitici in cura all'ospedale, mentre le affezioni catarrali generalmente o sono curate ai corpi, se acute, o sono motivo di proposta ad osservazione per diminuzione dell'udito, oe croniche. Le otiti medie nel biennio 1903-1004 furono meno numerose nel· secondo anno e, costituendo esse fra le otopatie la grande maggioranza, il 1904 segnò una diminuzione nelle malattie dell'orecchio sul 1903. Anche nella popolazione civile nell'anno scorso le otiti medie furono in numero molto minore in paragone agli anni precedenti, come risulta p. es. dal rendiconto della clinica oto-rino-laringoiatrica di Roma, pubblicato da De-Carli (10). Ciò sta iu rapporto alla poca diffusione, sia nell'esercito che nella popolazione civile, dell'influenza nell'inverno del 1904. Le otiti medie catarrali, specialmente le acute, furono perciò, relativamente alle otiti medie purnlente, in proporzione numerica maggiore nel H.l04, perchè in quest'anno le cause morbose erano cause comuni. I soggetti che presentarono questa forma di otite media Arano generalmente individui adenoidei facilmente colti da flogosi nasofaringeae nei quali l'otite media. catarrale, se cronica, corrispondeva a. quella forma detta a 1·ipP-tizione, nella quale flogosi naso-faringee ripetute producono t.ante progressioni ùel processo otitico. Le otiti medie purulente acute furono 47 nel 1903 e 17 nel 1904. Nel l!)OB la maggioranza degli affetti da otite media purnlent,a acuta avea sofferto poco prima di influenza, uno era stato malato di febbre tifoidea ed uno di polmonite crupale. In 6 casi l'otite era bilaterale, unilaterale in 41. Fra i 53 organi infermi, in 49 avve!lne spontanea perforazione della membrana timpa.nica, in 4 ftl praticata la paracentesi. In 5 organi _si riparò la perforazione del timpano, persistette negli altri. Presentarono reazione della mastoide 8 infermi, fra cui in due.


DELLE MALATTI E DELL'ORECCHIO NEI MILITARI

353

affetti da. otite doppia la. ma.stoide reagì da. ambo i lati. Delle 6 mastoiditi unilaterali, l si risolse, l fu operata col taglio alla Wilde, in 3 fu praticata. l'a.ntrectomia ed in l anche l'apertura del seno sigmoideo trombizzato. Fra le due ma.stoiditi bilaterali, in una non si è potuto intervenire, essendo il paziente affetto da polmonite, di cui morì, nell'altra si praticò da un lato l' antrectomia, ma il paziente mori per meningite purulenta otitica. Non si ebbe altro caso di morte. Nel 1904, dei 17 affetti da otite media purulenta acuta, l avea sofferto influenze., 2 bronchite ed l poliartrite reumatica poco tempo prima.. In un solo caso l'otite era bilaterale. Fra. i 18 organi infermi, in 14 a v venne spontanea perforazione della membrana ti m panica, in 4 fu praticata. la pa.racentesi. La. perforazione del timpano si riparò in 10 organi, persistette negli altri. In due casi l'otite si complicò à mastoidite, che fu operata praticando l'antrectomia. Non si ebbe alcun morto. Il maggior interesse lo prosento.rono le otiti medie purulente cro-

niche. Esse costituiscono la maggior parte delle otopatie che vengono curate all'ospedale. Fra i 73 casi del 1903, in due soltanto la malattia arasi iniziata dopo l'arruolamento di quelli che ne erano affetti; fra i 32 casi del 1904 in uno solo era posteriore all'arruolamento. Negli altri 71 casi del 1903 e 31 del 1904 la malattia era anteriore all'arruolamento; il più spesso datava da molti anni, cioè dall'infanzia, in cui d'ordinario era stata prodotta da infezioni acute: morbillo, scarlattina, febbre tifoide. Essa in molti avea già dato luogo ad una o più recidive ed era non solo a conoscenza degli infermi, per i disturbi che produceva, ma. eziandio facilmente rilevabile: di quelli dell903, 4 erano già stati in licenza di convalescenza, 3 presentavano cicatrici alla mastoide, 9 polipi auricolari. Pure molti altri asserivano di mai esser stati ammalati e di non aver prima av\ltO disturbi d' orecchio, ed alcuni di essi erano al termine del loro servizio militare e anche buoni graduati, mentre presentavano ampie perforazioni timpaniche di antica data. La perforazione del timpano era bilaterale in 17 casi, unilaterale negli altri. In generale l'ingresso all'ospedale di questi otopatici era stato determinato da una. riacutizzazione della. loro malattia, spesso da causa. infettiva. Nel 1903 le mastoiditi furono 8. Di esse furono operate, tutte con esito felice, 6 coll'antrectomia ed l alla. Stacke, mentre una non operata produsse la. morte del paziente per trombosi del seno sigmoideo, diffusa allongitudinale superiore. Si ebbe inoltre u~ altro caso di complicazione otitica, consistente in trombosi del seno sigmoideo e del bulbo della v~na giugulare, che fu operato con esito felice. L'ablazione dei polipi auricolari fu praticata in due soli casi. Nel1904 si ebbe una mastoidite, che fu operata con buon esito coll'a.ntrectomia.. 23 - G1omale medico.


854

CONTRIBUTO ALLO STUDIO

Dal sopra esposto si rileva che le complicazioni delle otiti medie purulente furono relativamente jn maggior numero nelle forme acuta che nelle croniche riacutizzate, nelle quali la flogosi era meno intensa, esistevano barriere neoformate che ponevano ostacolo alla diffusione di essa, ostacolo che sarà probabilmente superato in un avvenire forse non remoto. Ma è degno di nota il fatto che, avendo in tutti i casi tenuto conto della sede, della forma e della grandezza della. perforazione timpanica, risulta che nelle otiti suppurative croniche le quali furono seguite da complicazioni endocraniche essa era nei quadranti superiori. Sono pure meritevoli di rilievo le particolarità che ris1ùtano dalla ripartizione delle otiti medie secondo le armi, i mesi dell'anno e la classe di leva degli infermi, costituendo queste malattie la forma otitica. predominante. La. ripartizione per armi è presso a poco quella del quadro I, stante lo scarso numero delle altre forme otopatiche. La ripartizione per mesi e quella per classi di leva appariscono nei seguenti quadri:

III. Ripat·tizione per mesi delle otiti medie curale nell'osped"le militare di Torino nel biennio 1903-1904-. Olite

catarrale acuta 1903

l

1904

l

Otlte

catarrale cronic.~

l 1903 l

190~

Oti te

Olite

suppurativa acuta suppurati va cronica 190J

l

t90~

1903

l t!IOI

l

8 13

7 2

l

Gennaio. Febbraio.

-

Marzo. .lprile. Maggio

-

Giugno

-

Luglio Agosto

-

Settembre Ottobre NoYembre Dicembre

l

-

- · -

l

-

l 2

2

-

2

l

2

l

2 2

l

-

l

3

5 5 7

l

2

-

8

l

l

-

7

l

3

4

-

l

2

l

1

-

5

-

-

-

4

l

-

7

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2 3

9

2

-

!t

7 2

'j

4

5

-

l

3

2

4

-

2

2

l

l

-

l

9

5 3

-

l

-

47

17

'73

S2

l

"" TOTALI

i

13

:1


355

DELLE MALATTIE DELL'ORECCHIO NEI lliLl'rARI

IV. Ripartizione }>er classi di l era degli affetti da otite media -curati noll'ospedale militare di Torino nel bienno 1903-1904-.

Classe

.Permanente.

1880 1891 1882 i88S 1884

Otlte catarrale acuta

Olite catarrale cronica

t 903

l t\104

1903

-

-

-

2

-

l

-

-

-

l

5 6

-

t90~

1903

l

-

-

2

19

s

6

19

-

l

-

-

l

13

5

l -

l

l 190\

t903

l t904

-

-

2

9

l

l

T-OTALI

Otlte Oti te suppurativa acuta suppuraliva cronica

9

8 8

- l

4'7

l

16

23 34

-

4

8 18

l

-

-

1'7

'iS

82

Dalle due tabelle si rileva che: Le otiti purulente croniche, le quali, come si è visto, formarono la maggioranza delle otopatie, furono presentate prevalentemente dalle reclute, della. dasse 1882 nel 1903, della classe 1883 nel 1904. L'aumento nel numero delle malattie dell'orecchio, avvenuto in prin<:ipio di primavera, è dovuto appunto alle otiti croniche immesse nell'e-sercito colle reclute e tosto riacutizzatesi. Alla. elevazione che nel numero delle otopatie è avvenuta. nell'estate .ed a quella del principio dell'anno, oltre le otiti acute, che colpirono in proporzioni eguali (cifre assolute) le due ultime classi, concorsero le otiti croniche delle classi precedenti, in proporzione decrescente (cifre assolute} verso le classi più anziane, riacutizzandosi in individui che ne erano affetti prima dell'arruolamento e che erano giunti al 2• od al 3• anno di servizio senza che si acutizzasse la loro otite cronica. • Il decorso delle otopatie secondo le stagioni, osservato nell'esercito italiano durante il quinquennio 1898-1902, corrisponde al decorso che le otopatie hanno avuto nel 1903-1904, qui spiegato mediante le loro relazioni colle classi di leva, e non vi ha dubbio che dipenda dalle stesse cause, collegate ben inteso alle cause morbigene.


856

CONTRIBUTO ALLO STUDIO

Generalmente queste sono rappresentate nei primi due mesi dell'anno da cause perfrigeranti ed epidemiche (influenza), nell'aprile & maggio da epidemie (morbillo), nel luglio e nell'agosto dalle esercitazioni di marcia e di tiro (detonazioni) e dagli effetti dannosi dei bagni. Quelle sono rappresentate rispettivamente dalla chiamata delle reclute delle armi a cavallo, dalla chiamata generale della classe, dal richiamo di classi in congedo. I due ordini di cause coincidono nel massimo di loro potenza colla chiamata della classe nell'inverno, producendo il massimo di intensità. negli effetti, come sta avvenendo pel 1905 in modo spiccatissimo, secondo mie informazioni. La predisposizione della fanteria alle malattie d'orecchio può spiegarsi coi minori requisiti fisici richiesti per la fanteria di linea, ciò. che permette l'arruolamento di maggior numero di individui adenoidei e forse anche diotopatici, e coll'influenza dannosa delle marce (polvere, sudorazione) sulle vie aeree. Fra l'artiglieria, quella da costa e da fortezza è più soggetta alle otopatie dell'artiglieria da campagna perchè esposta. all'effetto di più forti detonazioni ed alle cause reumatizzanti durante le istruzioni attorno alle batterie. In quanto agli allievi cara.binieri, la loro morbilità deve esser pa.ragonata a. quella delle altre reclute. 0TITE It."TER~A. - Il caso registrato di otite interna era di origin& sifilitica. LEsiONI TRAUMATIOR!!:. - Per caduta da. cavallo un soldato dì cava.l· leria presentò rottura. della. membrana timpanica di sinistra., nel quadrante a.ntero-inferiore, la quale si riparò in pochi giorni col tamponamento asciutto ed asettico del condotto. - Per antica. lesione da arma da fuoco al temporale destro fu osservato un caso in cui esisteva deformazione del condotto nella porzione ossea, distruzione del timpano, cassa occupata da tessuto fibroso, paralisi del facciale, abolizione dell'udito. Fra le diverse malattie sopra descritte, la maggior frequenza dell'affer:ione a sinistra, quando essa. è unilaterale, notata da L owemberg e da Gradenigo nei maschi, inversamente che nelle femmine, si ve· rificò solo per le otiti acute. Ma a questo riguardo le cifre della. presentestatistica hanno poco valore, perchè troppo scarse. EsiTI. - Nella seguente tabella V sono segnati i provvedimenti che fu necessario prendere in .riguardo agli otopatici. Essi però si riferiscono tutti alle forme purulente di otite media e loro complicazioni. Per avere il totale delle perdite, assolute e temporanee, causate da detta forme, Mlla tabella furono aggiunti i morti.


357

DELLE MALA'ITIE DELL'ORECCHIO NEI MILITARI

v. Esiti delle otopatie (otitt medie purnlente) curate nell'ospedale militare di Torino nel blennio 1903-1904-. t903 Forme

l

acute croniche TOTALE dei caaì

48

'78

l

Forme

TOTALI

del

l acuto l croniche biennio so

--- - - - Morti

l

l

Sottopoatl a rauaegna

5

22

s

Inviati in licenza inferio re a 90 giorni .

6

5

4

2

5

l

Inviati al Deposito di convalescenza (Moncali eri)

l

!904

·l

41

19'7

---

2

18

48

6

21

l

9

- - - -- - ---TOTALB degli allontanati dal servizio

14

S3

8

25

80

La percentuale degli allontanati dal servizio fu pertanto nel biennio del 41,11 p. 100. Quella delle perdite definitive, considerando come t ali, oltre le morti, le eliminazioni per rassegne, il cui esito fu d'ordinario la dichiarazione di inabilità permanente, perchè le rassegne riguardavano, come si scorge dalla t a bella, in generale otopatici cronici, fu del 25,38 p . 100. Aggiungasi che nel 1903 per 13 otorroici e 6 affetti da otite acuta manca l'esito, essendo stati trasferti in altri luoghi di cura (infermerie presidiarie di Pinerolo e di Venaria R eale). La degenza all'ospedal~ fu poi in generale assai lunga per quest i infermi. (Oontimta) .


358

:c

RI VI STE GENER ALI

ALCUNE CONSIDERAZIONI SU L SALICILATO DI SODA per ti doll Jo'tftIM-r to 1Co tta, soUolenenle medico di complemento. " Numerosi inconvenienti, dice il Gubler (Journal de Chimie et Pharmacie), accompagnano l'amministr·azione delle o;·dinarie dosi d'acido salicilico e di salicilato di soda, e gravi da nni possono der·rvare dall'abuso di queste due for me del medesimo principio attivo. Tutti i pratici hanno r iconosciu te la faci lita con cui si producono vomiti e diarree, qualche volte dopo la pri ma ùose di 50 centig r .. un gramma , più spesso dopo due grammi o tr e accumulali in qualche ora; questi effetti emetocatarlici sono più frequenti di quanto non si crede; la diarrea é steta segnalata da l mmerman e \Veber, i vomiti da Muli, Brown, ecc.; Br own pensa che questi avvengano nel quinto dei casi all'incirca. l distur bi funzionali dell'apparato digestrvo, favoriti da l~sioni anter iori, dissenteria, tuber colosi addominale, ecc., si mostrano facilmente in sop;f,tetli anche non predisposti; ordinariamente temporarri si fanno talora persistenti, per modo che l'intolleranza gastro·intestinale diviene un ostacolo all'impiego prolunlZ!lto della medicazione. Forti dosi determinano delle vere infillmmazioni della mucosa ùiflestiva, osservate da Abelin, Buss, Jabn, Senalor; il Volfberg, che vrde occasionata una emorragia faringea, constatò delle ulcerazio ni stomacali, come pure Ker nig, Goldtdammer ; Henjamin e Robin poi constatarono delle Oemmasie, ecchimosi ed ulcerazioni negli animali, in ispecie nel cavallo. Con dosi di uno o due grammi, r ipetute o~ni due ore, l'irritazione gastrointestinale può diventar e cosi violeuta, da r icordare gli accideoti dei veleni acri : coliche intense, diarrea abbondAOie, collasso muscolare, cianosi ed algidité progressiva; in simili circostanze Weber ha visto scendere e 36°, 8 C. la temperatura febbrile iniziale. Qua ndo tali effetti tumultosi sono s comparsi, o quando la r ivolta organica non é steta eccitate da così alte dosi, !li assiste un po' più ta r di a dei distur·bi spesso inquietanti, in cui si riconosce l'azione g rossolar.a genera le; in copo ad una, due, tre ore, secondo la dose ed il modo di amministrazione, lo suscoUibilita individuale, compaiono rumo ri al le orecchie, sor dilà, segnalati prima da Bertagnlni ; dei fischi acuti (Hogg), cefalol~ia costrittiva e g ravali va, ver·tigini, distu rbi Yisivi, delir io calmo e violento, litubazioM, prostrazione muscolare; e nei casi runesti l'abbattimento estr•emo delle fo rze, l'mdtlbolimento eccessivo del plllso, il ralfr·eddamenlo perifer ico, insomma lo alalo colerifor me che termina colla mor te. La morte per acido salicilico non è rara, come potrebbe far lo supporre il silenzio su questi falli dolorosi. Richardson ne ha pubblicato un esempio;

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ALCUNE OONSIDERAZIOSI SUL SALICILATO DI SODA

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Empis ha raccontata colla medesima lealt.A la morte di uno dei suoi malati, curato coll'acido salicil ico; ma non tutti hanno avuto eguale coraggio, né fra noi, nè fra i medici s tranieri; qualcuno anche di que lli che si erano affrettati a pr•oclamarne le virtù, non ha capito che al pubblico medico devonsi comunicare anche i rovesci. Conosco buon numero di casi di mor·te imputabile all' acido salicilico, gli uni tenuti assolutamente segreti e !-{li altri puèblicali di buona fede sotto la fallace denominazione di hypel'thermie fatale nel corso del reumatismo ar· ticolare acuto, di cui s i fanno poi desolanti sta tistiche che descrivono la gra· vità di questa affezione, elevandone la letalita a delle proporzioni spaventose. Nella mia carriera, io non ho visto morire·· che tre o quattro affetti da reumatismo articolare acuto con complicazioni viscerali multiple; il mio amico prof. Potain non è stato piil sfortunato di me; og,r.ri i casi di morte si moltiplicano; é forse la malattia che acquista cogli anni una intensità crescente ? Bisogna forse invocare il genio epidemico? No, senza dubbio poiché le cose si presentano a noi ed a molti allri osseryatori sempre solto il medesimo espello Ciò che bisogna accusare é l'inter vento inopportuno dell'arte, e l'impiego di mezzi violentemente pertur batori, il c ui danno non fu abba-;tanza cal· colato, e che sono applicati da mano pesante e inesperta ». Sopra il medesimo argomento il dott. Huber ha pubblicato uno splendido lavoro clinico e terapeutico, che si può riassumere come segue: I casi di morte in seguito all'amministrazione del salicila to di soda a dose elevala, sono relativamente rari in Fr~tncia. mentre invece in Germania ed I nghilterra sono assai considerevoli. Andrei troppo per le lunghe raccontandoli tutti, ma non stimo supèrfluo citarne qualcuno succintamente . Fortuna· temente tutti i casi citati non sono mo r·tali, ma in tutti si notò che g li infermi erano colpili da una specie di mania furiosa o di attacchi tetanlformi. Baelz, in seguito ad una dose eli 4 gr·ammi di salicilato di soda, constatò un delirio violento, analogo a quello degli alcoolici. {Baelz, A llg. medi.r. Cen· tralblatt. 44, '1876).

Un' inferma di Goltdammer, colpita da febbre tifoidee trallata coll'acido salicilico ad a lte dosi, morì in uno stato di g rave collasso. (Berlin. klinisehe Wo· ellenschri(t, 1876).

Dal canto suo Leopardi Aster ha osser\·ato un'eccitazione stra_ordinaria simulante una mania acuta ; in un altro poi veri a ccessi tetanici. (D<Jtdsch~ Zeitschr ijl filr prakl. 1\>fecl ic, 33, 1876). Nella tesi sostenuta nel 1877 davanti alla FacoltA di Montpe llier , il dottor

Ber tenoux cita un certo numero di casi di questo genere, atti1:1ti principalmente dalle o::~ser·vazioni futte in Inghilterra, e tutte poi per lo più dai lavori di HappeSey:er, Stugger, Clifford, Jacob. P1ù l'ecentemente vi è stato il caso notevolissimo del dottor Richardson, nel quale dopo una miglioria passeggera sopravvennero ad un tratto un'agitazione straor·dinaria, convulsioni, accessi tetanici accompagnati da irr·egolarità e difficoltà della respirazione; infine la scena terminò con la morte. In Francia il primo caso ru segnalato da Empis all'Accademia di medicina nel mese di luglio 1877. Dopo il fatto di Emprs si hanno i tre casi di morte segnalati da Jaccoud: i tre infermi erano colpili da reumatismo articolare acuto ed erano s tati sottoposti unicamente al salicitato di soda alla dose di 8- 10 gr. al g-iol'nO.


3GO

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL SALIOILATO DI SODA

Il primo degli infermi dell'età di 20 anni è morto al terzo 1dorno di questo trattamento, dopo aver presentato bruscamente un d~lirio violento se~uito dal coma. Il secondo infermo, dell'eta di 22 anni, é morto ep:ualmente in alcune ore con gli stessi sintomi che si verificarono nel primo caso dal quarto giorno del trattamento. Nel terzo caso un delirio violt~nlo simile in tullo e per tutto al delirio degli alcoolici é sl.alo il principale sintomo osservato. Nel.\fontpellier mérlical dell'aprile 1877, si trova un'osservazione che riguarda anche un fallo di tal genere, seguito da morte; questo falLo é accaduto nella sala del dottor Combal. Nel Bulletin de lhérapeutique troviamo un altro caso di morte osservato dal dottor Valtellet. Il dottor Discneuf nella sua tesi inaugurale del 1877, cita ugualmente tre os· servazioni di accidenti cet·ebrali dopo l'uso dell'acido salicilico, in una delle quali la scena patologica ebbe termine colla morte. Un'altra osservazione che pure va annoverata nei fatti anzidetti, e la quale fu seguita da p:uarigione, fu invista alla Societa clinica di Parigi dal dottor C~:~ILz, ttnlico aossislente di Clioica alla Facolt.a medica di Stra~burgo. · Il dottor Huber pubblica infine tre osservazioni raccolte nel1879 nella clinica del dottor Bucquny. Ques te diverse osservazion i prova'1o che in un certo nume ro di casi l'aro· ministrazione del salicilato di soda è seguita da accidenti cerebrali i quali, quantunque dovuti alla stessa causa, pur nullameno hsnno manifestazioni differenti. In un primo stadio si osserva ~na cefalo~ia più o meno vioiAnta: l'infermo crede che la sua test<~ stia per scoppiare e la tiene tra le mani lamentandosi di continuo - ad un grado più avanzato, il viso ha l'impronta di ebetudine, s i nota che le idee sono sconnesse, e man mano insorge il delirio; questo può essere più o meno violento; tal fiata spinge l'infermo a commettere atti che possono renderlo pericoloso; un esempio spiccato ne é il fatto del dottor Huber. L'infermo, colpito da eccessi di mania acuta, minaccia i suoi vicini, e la sua eccitazione era si grande, che lo si dovette far trasportare in fretto all'ospedale di Sant'Anna. In altre circostanze gl'infermi cadono in un coma completo e muoiono senza ri prendere coscienza di sé. Ora sorge naturalmente la doma oda: quale può essere la ca osa di questi disturbi cerebrali ? Per me, come per tulli p:li osservatori, il pericolo consiste nella non eliminazione del medicamento dalle urine. Per tale fatto il doltOJ· Huber fa un caldo ammooimenlo ai medici a di esaminare le urine col perclorurol di ferro, il :{naie ·dà un precipitato violetto-uero, é dò allo scopo di assicurarsi della eli· mi nazione del medicamento; in tal modo s i pç>ssono evitare tutti i pericoli ; qualora il reattivo mostri che il salicilalo di soda non viene eliminalo, allora bisognet•à sospendere sul colpo l'uso del medicarnento "· Oltre agli inconvenienti succitati il dottor Dubrisay (Abeille médicale, Ga.:~etta medica llal. Lomb. e Ga.uetla delle Cliniche) richiama l'attenzione dei medici sopra di un fenomeno poco nolo dell'azione del salicilalo di soda, cioè sull'impotenza temporanea abbastanza caratteristica, e comunica cinque casi di giovani robusti sui quali ha constatalo un'impotenza as!:'olula, ma temporanea, che slava sotto la dipendenza di 3- i grammi de l rimedio, amminio;trato per lo spazio di ven1i giorni.


ALOUNE CONSIDERAZIONI SUL SALIOILATO DI SODA

SGl

Se non che, malp:rado tanti timor t relativi alla amministrazione del salicilato di soda, il doUor Archambaull ci dice: 1o Che il salicilato di soda é perfettamente tollerato da ragazzi anche alla <lose quotidiana di 6 g rammi. 2• Che il salicilato di soda fa scomparire rapidame nte e quasi sicuramente ·Je manifestazieni reumatiche. 3' Che il salicilato di soda pr eviene le complicazioni cardiache del r eumatismo articolare acuto dell'eta minore. Contro queste asserzioni stanno dei falli citati da molli pratici, d'onde posso concludere che unico mezzo di evitare i danni del rimedio ed usurruirne i vantaggi ~ia il metodo razionale di amministrazione. Un collega che soffriva di artrite al carpo affer·mò che il salicilato sodico alla dose di 8 grammi al giorno gli aveva procurato una gastrite ribelle ad -ogni cura. Un vecchio di 75 anni affetto da reumatismo isl:hiolombar e e da cardiopalmo che cedeva a quAlche p:ranulo di Jip:ilahna e di benzoato di li Una, ave ndo fatto uso, per consip:lio di altro medico, del salicilato di soda, provò tale una recrudescenza dei disturbi cat·diaci~ che fu costretto a sospender)!) per ritornare ai jlranuli. 1 salicilati agiscono col loro acido e colla loro base; l"acido é irritante al punto che assai bisogna diluirlo per l'uso esterno; l'ovatta preparata con questo acido determina violenti starnuti quando la si spiega, e nelle medicazioni con soluzioni di questo acido, le meni res tano come scottate; ecco le ga~tro-en· ter ili per l'uso inter·no, e quindi le lesioni al cuore, el cervello, ecc. Quanto alle hasi dei salicilati, si può dire che. esse non saturando costantemente racido, anche qui havvi causa di danno. l salic•lati, come tutti i sali neutri, eccitano la diuresi, vale a dire si eliminano .rapidamente pei reni, e n"é prova il rilrovarli in capo a 2i ore nelle urine: ma se !l reallivo dell' Huber non desse il precipitato violetto nero 7 Si dovrebbe abbandon11re la malattia a sé stessa, sospendendo il r·imedio, o ricorrer·e a qualclle altr·o mezzo 1 La c ritica al salicilato sodico si riferisce alle dosi grossolane e non mai alle dosi misurate e frazionate, le quah possono arnmini· s trarsi tìno od effetto utile. E difatti, se per coso !"individuo cui si dà il salicilato sodico e affetto da ne· fri te del Bright, come potranno mai ollo grammi del farmaco in 2~ sole ore eliminarsi pei reni e non produrre quindi i fenomeni lamentati dall"Huburf c p.er vero I'Arcbambault stesso con fe:>sa che un bambino alfelto da nef1·ite albumineria ebbe dei vomiti pel salicilato di soda. Toli inconvenienti si e vitano certamente col modo razio nale di amminislra.zione, a cui si appigliauo tutti i medici che, mirando alla salvezza del malato, ~or vegliano · con diligenza l'eff<Jtto dei rimedi e quindi li propinano a dosi pie· oole e rtpelute per essere in tempo a sospenderle.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA Sulla bronohite 4brillo8&. - (Cent ralblaltjur di~ mediciflischen. Wissenschajten., n. 4!>, 1905).

G. Lu::oERMEJSTER. -

La bronchite fibrinosa, in cui sono espettorati coaguli bronchiali più o meno . g rossi, è una malattia che si osserva soltanto raramente. L'autore ebbe l'opportunita di curare un caso di tal genere e di osservare una serie di antecedenti casi di coaFuli bt·onchiali. Nel caso da lui curato si trattò di un operaio di 45anni, che aveva per lungo tempo manipolato il piombo, e che si era ammalato improvvisamente con tosse, in seguito alla CJUSie espettorò coauguli Hbrinosi lunghi parecchi cent.imetr i con suddivisione dicotomica; n ei polmoni in principio non si risconll'ò nulla di a normale, in appresdo scarso es~udato pleurilico. L'espeltorazioue di f]Uesli coaguli si pr otrasse per alcuni mesi. l coaguli avevano l'impronta dei merlii, piccoli e minimi br·onchi, et·ano cii aspetto vitreo tt·a· sparenti, d i colore bianco-grigio e cosparsi di bolle d'aria a guisa di mon1li di perle asser1ate ft·a loro. Al microscopio si scorgeva che essi erano costituti d8 fibrille fortemente trasparenti, dispost.e pat·allelamentc solto forma di nastri. Le fibrille erano nelle loro più sottili estremità intrecciate fra loro e termi· nevano in spirali di Curschmann. Mancavano le cellule eosinofile e i cristalli di Leyden-CharcoL. All'esame batteriologico si trovò lo stafllococco piogene albo. Con l'analisi chimica si rinvenne la fibrina e la mucina col metodo ana· litico di colorazioue. Esaminati altri 11 coaguli fìbrinosi, provenienti da atri casi di bronchite flbrinos a ed un coagulo fibrinoso espettorato da un grave mt~le to di cuor·e, si otte nnero gli stessi r i<>ullati ; mancAr·ono solamente le spir ali di Cm·schmnnn, anche la mucina non ru sempre dimosll·ata. Nella risoluzione della ùirterile il reperto è ciel lullo t! iverso: qui si trAtta d'uno reta di tlbrina spessa, compatta, a fibre sottili, nella quale sono racchiu<~e una miriade di cellule. c. SFOltZ-'. M. ScHULIIOF.- Ooolualone aouta 4ell'lntesUno, prodotta 4& uoar1slumbrloo14es. - Cen.t rallilatt fii r die medici nis~hen. W issenschajien, n. !1 l, 1904).

Si trall1:1 d t una donna di 47 anni, che fu trasportata nell'ospedale con feno· meni manifesti di un ileo acuto. Alla palpazione si •·iscontrò nella regione della vescichella biliare un tumore grosso, quanto una piccola pera. A tlraverso la parete addominale si vedeva l'intestino in attivo movimento peristallico, che aumentava imprimendo piccoli colpi alla parete stessa. Nessun indizio di s trozzemeuto et·niat·io e poiché lutti i rimedi usali non ebbero alcun esito favor evole ed il vomito gia incominciato aumentò, fu ese~uita la laparolomia nella linea aloa. ;-.;onostanle il più "ccurato esAme, non ru potuto scuopr ire un o stacolo nell'mlt>stino; al contrario la vescica biliare sembrò mollo ingrossata e dura. per deJZenerazione carcinomalosa.


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RIVISTA DI NEVB.OPATOLOGIA

Si eseguì la sutura delle ferile delle pareti addo minali. Improvvisamente cominciò l'ammalala ad avere conati di vomito e1 emise due ascaridi e durante il giorno ne vomitò altri tre. Nello stesso tempo furo no emessi flati e dopo due ore ebbe luogo un'abbondante e missione di feci, in c ui erano contenuti tre ascaridi. Da .allora in poi de fecazione normale. Decorso della ferita norma le; do po quattro settimane di cura la mala ta fu posta in uscita l{uarita, dopochè in totale e bbe emesso ventidue lo mbric bì. I n questo caso ad unque l'occlus ione intestinale era stata prodotta da un acc umulo di ascaridi, i q uali irritati dalla · palpazione dell'intes tino durante la laparotomia, cominciarono ad allontan&rsene. La loro eliminazione fu comple tata con una cura di santonina

c. SFORl.A.

A. FERRANN!NI. -n seoondo tono aortt.oo el'lpotenslone vasoolare costi-· tuslonale. - (La Cli nica Medica l a liana, otto b1·e 190i).

L'autore, dall'osservazione clinica di dic iotto infermi presentanti il qua ùro de ll' ipotens io ne ~rleriosa c ostituzio nale, r itrae le segue nli conclus ione : \ t o Nell' ipolensione arte r iosa cos tituzionale, l'Inte nsità de l secondo to no aot·tic o n on é punto ug uale in tutti i malati, vale a dire c he la s ua debolezza no n è u f.(uale in tutti i CMi. Al contra do all'ascoltuzio ne, secondo i ca si particolari s i può a vvertire un secondo rumo t·e ùe bole, con un p1·imo rumo r e eg ua l men l ~ debole alla punta ; un ~econdo ru mor e parte con un primo rumo re alla punta d'inte ns ità normale od infe riorfl a lla nor male; un secondo rumo1·e forte di tonalil.A piuttosto alta; un seco ndo rumore debole, pr ese ntante notevole contra· s to con un pr·imo r umore fo rte ed a tipo risonante. L'aumento d' intensila del secondo to no aortico dinola uno sfor zo del miocardio; la tonalità piuttosto a lla, quaudo è a ssociata ad un secondo ru mo t•e forte, indica la coesis te nza, di un'ec tasia aortica; il contras to a ppare nte fra un secondo tono debole ed un primo tono a ti po ri~onante, manifes ta un disordine ne l meccanis mo delle diver se parti di ciascheduna ri vol uzione cardia ca. 2° Le difl'ere nze elle avverlons i nel secondo tono aorttco sono dei s into mi caratte ris tici del 'l'rado di ipole nsione vascolare e del g rado di s ufficie nza dell'azione del miocardio, inte ressando cosi il clinico sotto il triplice aspe tlo della diagn osi, della prognosi e de lle eve ntuali indicazioni curative. G. B E RN UCCL sintom~tico

RIVISTA DI NEVROPA'fOLOGIA RoBERT PuGn . - L'aloallnltà del sangue nelle malattie mentalt. - tJournal of Menta! S cience, gennaio 1 90~) .

L'alcAlinità del sangue è normale nella mania cronica, nella malinco nia e· nella de me ma. Essa è diminuila durante il periodo di eccitame n to dellA m a nia. Note voli variazioni si avverano nella e piless ia. L'alcalinità del sang ue é a l· disotto del normale durante il periodo interparos is tico. Una s ubitanea ed ac-


RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

centuata diminuzione avviene ancora immediatamente pr ima dell'accesso. Di· minuisce a ncora l'alcalinit.A quando l'accesso è finito, per ritor nar e poi grado· temente al normale, il che avviene fra le cinque o le sei ore consecutive. Vi è una r H!azione tra il grado dell'alcalinità f'd il manifestarsi degli accessi; cosi quanto più alta è l'alcalinita del sangue, meno l'individuo è esposto .ad avere un accesso. È impossibile elevare e mantenere l'alcalinità nei limiti fisiologici per un -certo tempo per mezzo di amministrazioni di medicinali. Nella para lisi progressiva si ha una diminuzione dell'alcalinita del sangue, •la quale è costante ed abbastanza notevole, e probabilmente è dovuta al ver · ·sorsi nella circolazione dei prodotti di disint9grazione dei neuroni. A. MELE. :.H~RRISON. - Le anoma.Ue del pa.lato oome

stigmate 41 4epneraslone. -

(Journal of Mental Seienee, gennaio 1905). Questa anomalia può essere divi!:'& io due grandi gruppi, uno dei quali com.prende gli psicopatici er editarii, e l'allro i degenerali in generale. Il palato di quelli appartenenti al pr imo gruppo è variabile nel tipo geneTale, ma nel complesso esso è basso, o per lo meno ha l'alt~zza media nella parte .anteriore. ~el secondo gruppo il palato, pur restando var iabile nel suo tipo gen e ra le, -è caratterizzato da un notevole abbassamento di livello all1allezza dei primi falsi molari. A . MELÈ. -GALIANA. -

La sUlU4e e le ps loopatle. - (Reoue de Psyr:hiatrie, vol. Xl,

n. 6). La sifilide può star e in relazione colle malattie mentali in tr~ modi diversi : può a~ire come una cau~a comune nei disturbi JJSichici ordinarii ; può esser causa delle psicosi sifilitiche propr iamente delle; e può essere l'elemento etio·Jogico della paralisi progressiva. · La sifilide come ea:tsa comune di psieopatie. - Gli individ!li sifllitici pos· sono andar·e soggetti a varie psicosi, senza che vi sia alcuna relazione tra queste e la malattia specifica; nondimeno l'infezione sit1litica può, in sul principio del suo secondo $!adio, sves::-liare certe tdndA:Jze psicopatiche nei soggetti dc~enerati, ed i disturbi mentali cosi sorti possono durare a permanenza. In >C!Uesti cas i pare che l'infezione specifica agisca come u na comune causa eccitante, e può far sorgere varii disturbi nervo 'li come la neur·astenia e l'isterismo, senza manifestaziorli deliranti. Psicosi sifiliticlle propriamente dette. - Queste malattie mentali sono causale dit·ettamente da infezione silìlitica del cervello, e possono avere una triplice ferma , demenziale, delirante o motrice. Quantunque i sintomi di questa ullima forma non si riferiscono alle condizioni psichicbe, sono però di u n Q:ran .valore diagnostico. Le forme demenziale e delirante possono iutrecciarsi tra di loro. La demenza sifilitica non ha un carattere speciale, e non differisce .quindi dalle altre demenze. Il delirio e diverso secondo i casi. I disturbi motori sono i soli sintomi della natura sifilitica della psicosi, e si verificano per .ordine di frequenza, prima la e miplegia ordinaria, poi la paralisi dell' oculo-


RIVISTA DI NEVBOPATOLOGU

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motore esterno ~ del patetico, e finalmente le monoplegie e le paralisi di as· sociazione. I uisturbi motori possono anche manifestarsi con convulsioni generali o Jackso~iane. L'epilessia sitllitict\ è ordinariamente accompa~>tnata d& disturbi mentali, ma l'autore ne riporta un caso in cui le funzioni mentali eranointeg re. I disturbi motori diffusi, come il tremore !o"{enerale e la incoor dinazione, sesono unili Hlla demenza sitllitica, con o senza delirio, possono dar luogo a. quella forma detta pseudo-paralisi generata da sifilide, e il Mariel considera qu~sla come la forma ter minale di ogni psicosi luetica. In tutti i casi l'evpluzione clelia demenza sitHilica, accompagnala da sintomi mo tori o da delirio, può essere lenta e progressiva, o rapida e complicata da attacchi apoplettiro,·mi. In taluoi casi !:<i possono avere delle fasi di remissione, e la malattia può persistere in una fClrma attenuata per parecchi anni. Il rapido decorso si ha più specialmente nei casi non essoggeltati a cura spe cifica. Sifilide e paralisi p rogressioa. - Generalmente si ammette che una gt·an parte dei paralitici geoorali abbiano la sifilide ereditaria; ma per ciò che r iguarda la diretta relazione tra la sifilide e la paralisi progressi va, l'autore· ammette esservi dei casi uon sitllHici, anzi egli è d'opinione che questa malattia non è di natura sifilitica. Nondimeno la prevalenza di anter:edenti luetici lra i paralitici generali indica che la sifilide ha relazione con quesia malattia. Mollo probabilmente la inf•:ziooe cellica, secondo l'autore, ttgisce o pr•edisponendo l'or gAnismo alla malattia, o affrettanllo la comparsa di questa in un organismo già predisposto. . Taluni hanno dello che i sifililici diventano paralitici generali perchè l'infezione non fu ben curata, ma l'autore non è d'accordo con essi, e cita due casi nei quali la demenza paralitica s i produsse malgr·ado la cura più esatta. Egli poi crede che il trattamento specifico durante la paralisi è inefficace ed anche dannoso. A. MELE LAMBRANZI.- D poUolODO nella p&rall•l generale. nercosa e mentale, vol. VII, fase. 8•).

(Rioisla di patologia-

In un suo precedente lavoro l'autore aveva stabilito che il policono è una delle prime manifestazioni della paralisi progressiva, come quasi contemporaneamente affermava l'Hermann. Ora il Lambranzi pubblica un nuovo caso di questa malattia, in cui il policlono della coscia apparve un anno prima che i sintomi propri della paralisi pr ogressiva fossero riconosciuti Vi erano scosse muscolari nelle membra inferiori, specialmente nei muscoli flessori. Le contrazioni apparivano di tanto in tanto, ed alle volte erano cosi ener~oriche, che la coscia si fletteva sul bacino, eia gamba sulla coscia. Uno specialist.a consultato dall'infermo trovò che le sue facoltà mentali erano deteriorate, il riilesso roluleo era esageralo, l'andatura aveva qualche cosa di spastico, e vi era qualche disturbo pupillare. Questi sintomi fecero pensare subito alla possibilita della paralisi generale. In seguito si aggiunsero disturbi della parola; la diagnosi non rimase più dubbia, e fu confermata anche dall'autopsia. Da questo secondo caso il Lambranzi si crede maggiormente autorizzato a conchiudere che la sede dei movimenti del policlono è nella corteccia cerebrale. Fu il Murri che mise avanti pel primo questa opinione, avendo scritto già molto


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RIVISTA DI NEVBOPATOLOGI A

tempo fa che il mioclono ed i tic in alcuni individui sono i primi segni di una imminente epilessia o paralisi generale. Il medico dovrebbe esaminare attentamente quelli che soffronv di policlono, -ed esser cauti nell'e.ltribuire tale sintomo all'isterismo o alle. uevrastenia. Bisogna a"ere in mente che la sede di questo disturbo può essere spesso la corteccia cerebrale, e l'ipotesi della paralisi progressiva si deve sempre ~tffacciare . alla mente del medico. A. MELE. Tumore cerebrale ooueoattvo ad un tr&umatl•mo del oraDlo. - (Berliner klin. Wochenschrift, settemb1·e 1904).

· U. LutFMANN. -

Trattasi di un caso importantissimo che, nel mentre porta nuova luce alla tanto oscura ed incerta eziologia dei tumori, rivela nuovi orizzonti di applicazioni medico-legali, oggidì specialmente che è resa obbligatoria l'assicuraziooe -degli opergi dagli infortuni, mentre anche nel campo medico-legale militare vi~tono criteri di sana e moderna largherza di idee. Un operaio riportava, attendendo al lavoro, un traumatismo piuttosto grave alla meta destra della scatola cranica, con lesione delle parti molli, compreso il periostiQ, e con superficiale interessamento delle più superficiali lamelle ossee. Guariva residuandogli una cicatrice leggermente aderente alla scaUola cranica, cicatrice lunga parecchi centimetri. Godé in seguito buona salute per la durata di otto mesi, dopo i quali cominciò a soffrire di violenta e persistente cefalea. Soltanto dopo altri otto mesi manifestaronsi sintomi tali da lasciar supporre l'esistenza di una compressione sulla zona rolandica del lato destro del cranio primitivamente colpito, quali convulsioni dell'opposto braccio sinistro con lieve confusione mentale ed obnubilamenlo dell'intelligenza ed io seguito convulsioni .dell'arto inreriore dello stesso lato, con emiparesi, diminuzione dell'acutezza visiva mentre con l'esame oftalmoscopico scorgevasi l'esistenza di stasi papillare. Risultando inutili gli ordinari mezzi curativi si procedette chirurgicamente trapanando il cranio in corrispondenza della vecchia cicatrice. Venne mes!:'o :allo scoperto un tumore della grossezza di un'uovo di gallina, di natura sar· comatosa, collocato proprio al JisoUo della cicatrice cutanea, che comprimeva la frontale ascendente di destra circa alla sua metA. t\sportato il tumore, l'ammalalo guarì completamente, ma dopo sei mesi circa, essendo ricomparsi cefalea intensa e monospasmo dell'arto superiore ·destro, in seguito a perizia medico-legale si ritenne che il tumoN era stato, mollo probabilmente, causato dal sofferto traumatismo, e l'infermo ottenne una pensione. L'autore, dal caso esposto, ritrae quale conseguenza, doversi ammettere la possibilité. dell'origine traumatica di tumori cerebrali, dovendosi il caso da lui osservato, collegare con altri abb~tstanza numerosi citati da altri autor i. BBRNucçr.

Le mtcruloDl del dqeneratt. - (Uagli a tti della Socielé. medico-psicologica di Parigi, ripm·tati dal Journal of mental pathology, voi V, n. 2-3).

Il dott. Wahl riportò tre casi tipici di degenerali migratori. Faville fu il primo a dare questa denominazione ad una classe di degenerati, i quali, sotto l'influenza delle loro morbose condizioni, cambiano incessantemente di resi-


RIVISTA. CHIRURGICA

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<lenza di citt.à in città, di paese in paese. Tissié li chiamò viaggiatori pazzi. I ~asi presentati da Wahl sono sommamente istr·uttivi anche sotto l'aspetto me-

-dico-legale militare, potendo dare la spiegazione di talune diserzioni, che altrimenti resterebbero ine!!plicate. Gli individui dei quali l'autore riportò la storia ·erano stati in prigione dalle venti alle trenta volte per vagabondaggio, sino a ·che non fu conosciuta la loro speciale altel'azione mentale. Il Ballel dice che il tipo comune di quesll speciali alienati é quello del va.gabondo. Vi sono però i migra tori perseguitati, i dementi, gli Apiletlicl, gli is terici, ed anche i migratori a parossismi. QuP.sli ultimi tengono una condolla normale, sino a che non sono sopraffatti dall' impulso a viaggiare. Allora, se sono sforniti di mezzi, giungono fino a rubare per inli·aprentlere i luco viaggi per giorni, per settimane ed a nche per mesi interi. Alcuni viaggiano a piedi, senza prendere cibo nè bevanda per lungo tempo ; ed il Ballel riporta il caso di uno che, quantunque soffrisse di emorragia polmrmare quando fu preso dal~'impull'lo morboso, pure andò a piedi da Bruxelles a Vienna, e d& Vienna a Mosca. Il Briand dice che questi individui fanno a meno anche del sonno. In un caso di sua osservazione si ebbe che uno vagabondò senza meta dalla sei'B .del sabato al pomeriggio della domenica, quando ritornò allo stato normale, senza aver mangiato, nè be vuto, né dormito. Un altro andava tutte le 's ettimane da Parigi a Brest, vi restava due o tre ore e se ne ritornava a Parigi senza aver mangiato né dormit<>. Il tiglio di costui soffriva degli stessi impulsi. Thivet e Ballet dicono che gli ammalati di follia circolare spesso presentano .accessi di a utomatismo ambulatorio nel periodo di eccitamento. A. MEL.F..

RIVISTA CHIRURGICA E. RocHARD. - Ua nuovo prooea110 41 oura ra4toale 4ell'~r1Lla lllgulnale . -

(Ga•efte des hopitau:r, 1905, n. 45).

Il Rochard il quale è stato finora seguace del metodo Bassini, ha da due .anni messo in prati~, nella cura dell'ernia inguinale, il seguente processo operativo : Incisione cutanea come quella di Bassini, sorpassante in alto ed in basso i limiti del canale inguinale; scoperta l'aponeurosi del g rande obliquo, l'indice ~ impegnato nell'anello esterno del canale e si scollano con dolci pressioni i vari elementi del cordone dai rapporti che hanno colla parete anteriore. Allora due pinze Kocher sono introdotte parallelamente nel canale e si incide l'aponeurosi fra queste pinze, s i ricerca· quindi e si isola il sacco, che colle solite modalita viene legato, E:scisso ed il suo peduncolo affondalo. A questo punto, senza toccare il cordone, che si lascia al suo posto, si sutura con punti ad U il piccolo obliquo al legamento Falloppiano in modo che la curva delt'ansa stia sull'arcata ed i due estremi sul muscolo, di cui uno solo di questi

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RIVISTA O'HIRURGIOA

capi ne attraversa le fibre. Quando esiste un cremasler e ben sviluppato, i~ Rochard suole distenderlo sotto il piccolo obliquo, prima di fissare questo all'arcata crurale, e sulurarlo alle sue fibre con punti ad U. Per l'affrontamento del piccolo obliquo all'arcata del Falloppio bastano in generale 3-4 pnnti, dopo di eh~ il margine inferiore di sezione dell'aponeurosi del grande obliquo è situato sotto il margine superiore, e questi due pian~ aponeurotici l'IOvrapposti sono fissati l'uno contro l'altro con una doppia ser ie di punti ad U. Si ottiene in tal modo una parete solida ricostituita mediante l'accavallamento di muscoli ed aponeuros i, che è in grado dì opporsi all'uscita dei visceri. Il cordone spermatico fuoriesce dall'angolo inferiore dell'incisione, senz& essere stato toccato. Il Rochard riliene che nessun altro metodo offra maggiori garanzie del suo, per la accurata ricostituzione della parete che si ottiene, e percbè r isparmia stirlimenti sugli elementi sul cordone che, come nella Bassini, sono, secondo· le sue o!>servazioni, spesso causa di tumefazione e induramento del cordone stesso e dr nevralgie. A dir vero questa ultima asserzione dell'A. deve essere accolta con una certa riserva, poiché le suddette alterazioni funicolari più che All'incolpato allungamento che gli elementi subiscono nel momento in cui si riforma la parete posteriore alla Bassini, allungamento spesso inesistente ed in ogni caso assai leggero, si posscno piu fondatamente attr·ibuire alle manovre tr·oppo violente fatte nella dissezione del sacco erniario e alla sovercbia, strettezza del neo orifizio superiore del canale inguinale, per cui rimane osta· colata la circolazione nel cordone. Del resto questo metodo del Rochard non sfugge alle critiche che si sono falle ed altri consimili, dai quali non differisce che per piccoli dettagli, come ad es. quello dell'Halsted (ultimo processo), che vuole inoltre r endere completa la cura radicale colla escissione de lle vene del cordone dilatate alle quali attribuisce grande importanza nella genesi e nella recidiva dell'ernia, quello del Mugnai, del Ferrari e di molti altri; e d'allra parle l'idea dello embricamento dei piani muscolo-aponeurotici non è nuova poichè già eseguita da altri fra cui Girard, Margarucci, ecc. U. RrvA... H . BARNsnv. -

'oonalderasloDI au 182 oul 4l a_p pen41olte. prooinc. de chi,.u,.!fie, marzo 190i:>).

(A,.clt.

L'A . nel trattamento dell'appendicite è un temporef:{~iatore; dei 132 casi os· servati ne ha operati 114, e di questi 88 a freddo, 26 a caldo. Dal punto di vis ta anatomo-patologico ha trovato: t• in 72 operati a freddo, nei quali l'esame obiettivo era negativo, l'appendice presentava ispessimento più o meno marcato, un po' di rossore o vasco· !arizzazione marca la, incurvamenli, strozza menti con rigonfiamento della punta,. aderenze di varia resistenza col cieco e cogli organi vicini; nell'interno esisteva talora del liquido torbido, Lalaltra del muco-pus, spesso dei coproliti, due volte solo dci corpi estranei; 2° in altri 16 casi operati a freddo notavasi una zona di impastamento piÙ' o meno estesa, e l'appendice presentava sopratutto lesioni alla punta: aderenze al cieco con perforazione appendico-ciecale, aderenze all'ileo con perforazione ileo-appendicolare, aderenze al periloneo parietale con perforazione alla punta comunicante con un ascesso incistato, aderenze infine coll'epiploon infiammai.<>


RIVISTA OHIRURGICA

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m mezzo a cui l'appendice perfol'ata s i apriva e comunicava con un ascesso circoscriLLo ; 3° in 1 operato a caldo, dopo 6 ore dall'inizio dell'affezione, l'appendice era g rossa, tumida, congesla, con una placca cangrenosa al te rzo inferiore; 4° in 21- casi di intervento a caldo pet' suppurazioni periappendieolari inci~tale, ascesse retrociecali, sottociecali, pelvici e perfino del lato sinistro del bacino,- non ha mai vis to l'appendice né l'ha cercata, salvo in due casi; ma successivamente avendo rioperati questi soggetti a freddo ha trovato nell'appendice le stesse alterazioni mar.roscopiche descl'itLe al par. 2° ; 5• una sola volta é intervenuto in caso di peri tonite diffusa, e l'appendice era grossa col terzo inferiore c.a ng renato. Sui t H operati suddetti non ha avuto che 2 morti: uno in un intervento a fr<lddo e l'altro è il caso di peritonile teslè accennato, una mortalita operatorta quindi dell' 1,7 1 °/•. Quanto alla terapia dell'appendicite l'A. insiste nella atfèrmazione che il trattamento medico appl.icato fin dall'inizio con tutto rigore e solto la sorvuglianza del ch il'Urgo, produce generalmente una rapida e co mpleta risoluzione del processo: e,:!li non ha in tal modo mai avuto un ca~o di peritonile generalizzata, tutt'al più qualche ascesso ben circoscritto, che ha aperto senza inconvenienti. Gli insuccessi sono dovuti alla applicazione incompleta e inesatta del met.odo aspettante. Eccone, secondo l'A., i cl'iteri più impo rtanti: al principio de lla crisi, vesdctl di ghiaccio s ul ventt•e n impa.cco ghiaccialo di Lutto !"addome, dieta idrica (5-6 cucchaai da tavola d'acqua bollila nelle 24 ore) durante i g iorni più critici, oppio per via iuCerna finché le coliche sono i ntense, pro~critti i purganti, compreso il calomelano auche a piccole dosi. Ce~sata la crisi, venuta l'apiressia completa e il polso a l normjl.le. s comparso o~ni dolore alla palpazione nella fos sa iliaca destra, s i !òOpprime il ghiaccio, si da qualche enteroclisma d'olio puro a debole pressione, si ricomincia l'alimeollizione con latte allung ato, brodo sgrassato, minestre leggere, ecc. Il Barnsby però dichiara ch'egli é un temporeggiatore per necessità e non é affatto nemico dell'intervento immediato giacchè questo, praticato a tempo opportuno e in buone coudizioni, da ottimi r1sultati ed è semplice e facile: é temporeggiatore perchè purtroppo non ha mai potuto vedere, meno un caso, i malati all'inizio dell'appendicite, ma :c<olo dopo 3-~ giorni quando e~iste già un impacco flogistico della r egion(-1 e non v'è quindi nulla a fare immediatamente, e perché d'altra parte, ~e per caso si arriva a vedere un appendicilico n elle prime ore, non è facile indurre il malato e la famiglia ad- accettare una laparotomia per un'affezione che ~onsideran o come un imbarazzo g astrico. QuanLo alla tecnica operativa, nelle appendiciti a freddo pre ferisce l'inci· sione del Ialaguier, sul bot·do es terno del muscolo retto, che facilita u na buona ricostituzione della parete: ne~li inlet•venti a caldo usa il taglio del Roux senza andare naturalmente alla ricerca dell'appendice, ma limitandosi ad aprire l'ascesso, e solo in qualche caso speciale ha ricorso ad altre incisioni. U . RavA. FucHs. -

Sul oatpt jo4ato. -

(Centralblatt jilr Ch irurgie, n. 38, 1904).

In ques ti ultimi tempi, nella clinica di Kiel, r.ome pure nella pratica privata del dott. Fuchs, venne impiegalo come ma teriale da medicazione e con vantaggiosi effetti, il catgut jodato in sostituzione del catgut al cumolo, il quale U - Giornale medico.


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RIVISTA CIU IWRGICA

ultimo, benchè si sia mostrato sempre immune da germi, non prel!'enta tuttavia una sufficente resistenza alla trazione e quindi facilmente si spezza. La sua prepa1·azione è semplice e poco costosa.-Questo catgut che può es· sere utilizzato appena estratto dalla soluzione jodojodurata oppure a llo stato secco, é mollo resistente alla razione, olL!'e a ciò è assa1 manegge vole, e senza

esercitare la mtJnoma trrìtazione nella prorond ìtà della fel'ìta è poi assorbito in seno alla medesima nè ll·oppo ta1·di n•" troppo presto. Nei numerosi casi trattati in questo modo, il decorso fu sempre seuza 1·eazione. Soltanto nelle s uture suptlrficiali dei tegumenti il metodo non è da raccomandarsi, poiché é causa di sacrezìone nt>i cAnali della sutura e s i assorbe troppo lentamente. C. PaETTI. FRISC H. -

fuoco. -

L& patologia delle le1lonl dello 1tomaoo per ferite d'arma da

(Zenl ralblatt fiir Chirurnie, n. 37, 1!)0}).

L'auto•·e nel suo lavor o si occupa degli effetti rlei JII'Oiettili a piccolo calibro ehe più spesso vengono in uso coi piccoli revolver e coi llanbert nei casi accidentali e nei tenlotivi di suicidio. Nel suo studio esso sì limita specialmeute allo stomaco, alle alteraziord che sì verificano nei variì strati delle sue pareti e sui rappot•ti tra le f"e1·ite d'entrala e di uscita. Ebb\' l'autore una sorpresa in un caso nel qu~le, secondo la direzione dercolf>o dalo, tanto la parete anteriore che poste1·iore dello stomaco avrebbero dovuto E>sser·e perfora te ed invece vi trov(l una sola apertura d'entrata. e non ostante le più diligenti ricerche sulla parete posteriore del viscer·e non si potè riscontra1·e alcuna ferita d'uscita. Casi consimili di mancante f01·o d'uscita furono rilevati e ricavati dalla lette· ratura per opera dello stesso Frisch. Furono intrapresi esperimenti con un pal · Ione di kautchuk riempiulo di pappa di cruschello; essi dimostrarono che un proiPLLile dotato di una mediocre forza d1 penelrazione, incontrando una membl'ano elastica, prima la distende poi la perfo ra. Esperimenti di tiro fatti sopra lo stomaco pieno, di maiale recentemenle ucciso, dimostrarono inoll1·e che il grado di rienezza dello stomaco ò C.<tgione di molte visibili diff'et•e nze nella forma e nella grandezza delle le,:ionì della mucosa. L'autor e ebbe questa impressione che col suc"'eder·si delle r esistenze nel tragitto che ia il proiettile nello strato muscolare, si riscontra sempl'e una le~ione relativamente leggera e perfino nelle estese lace1·azionì della mucosa e sierosa, si trova spesso un solo foro d'uscita. Dagli. stessi es per·iment risultò che alla sierosa la ferita di uscita si mostrò sempre una les ione più leggera che quella d'entrala. Ulter iori esperimenti eseguiti sopra stomachi molto ripieni e collo intrometter e resistenze tali, che la palla, dopo la s ua penetrazioce nello stomaco dovesse colpire con egual sicurezza le sue pareti fecer·o vedere che anche coll'impiego di uno stomaco umano, la grandezza delle les10ni sono in proporzione. inver!;a colla forza di penetrazione del proiettile. Parimenti in qu~ste espe· rienze si poté constata1•e che le palle morte al foro d'uscita distrug~ono la sierosa in minor gr·ado che le palle radenti. La grandezza della ferita della mucosa dipende molto dallo spe.ssore della regione colpita. Quanto piu è spessa la mucosa, lanlo più facilm,mte essa si sovrappone al foro, quan to piil é te nue, tanto più presto si arrovescia. Con una mucosa molto densa la ferita ci si presenta spesso soltanto solto forma di una fessura. Di solito, generalmente parlando, le diffe renze di g r an-


RIVISTA CHIRUR GICA

371

~ ezza delle fer ite della

mucosa vanno abbastanza parallele con quelle della sier osa. 'nel resto l'autore trovò s pe!'so nelle ferite d'entrata un difetto della sier osa di forma naturale come se l'fUesta membrana fosse s ta ta asportata cnn un lampo tagliente, il foro d'uscita rare volle J.lresenlava questa forma rotonda. Se qui mancava la perdita di sostanza, allora le fessure lacere risultanti presentavano la forma di stelle o di Cl'oce, per lo più erano piccole e raramentt~ divaricale nei margini. l lembi risullanli di questi laceri contorni venivano di solito leggermente elevati sul piano della parete da una specie ~i t11ppo coslituilo di mucosa unitamente a materiale dello s tomaco. Imporla notare che il contenuto dello stomaco non esce mai da tali aperture <l'uscita, pur tuttavia si potè a più riprese vedere dalle stesse un gemizio di liquido torbido. All'incontro nelle gt•aodi soluzioni di continuo della sie1·osa, e c iò specialm.mte nella ferila d'entra ta sprizza fuori la mate ria dello stomaco ~otto for ma di corrente continua. La con<?lusione pratica dell'auto re s u queste osservazioni s i riassumerebbe -cost. Se delle due feriLe dello s tomaco, quella d' uscita non si può s uturare, ciò non é di gran danno. Egli infine é di R.arere che il chir urgo nei cas i in cui la fe· i'ita d'entrata non raggiunga i 6 o 7 miÌ limetri, sia che il contenuto dello stomaco -sgor·ghi fu ori oppur no, non abbisogna d'andare in cerca della ferita d'uscita, a .méno che non vi sia da sospettare nella s tessa la sede di una forte emorragia. E gli può in questi casi, senza preoccuparsi d'altro, chiudere la cavila addominale. C. PRETTI. LeJAl\S. -

Ferita del f egato tran•èliaframmatloa per arma da taooo, toraootoml& e l&parotomta oomblnate •utura del fegato - guarigione. <Zentralblatt {ur Chirttrgie, n. 38, 1904).

Un ~iovane di 19 anni !lveva ri po1·Lata una ferila anLerior mente a\1'8° spazio .4ntercostale a tr e dita traverse discosta dallo sterno, ed il colpo era penetrato obbliquamente òal di sotto e dall'interno. Alcune ore dopo, accolto l'individuo nell'ospedale, non presentava gravi fenomeni, ma nel mattino dell'indomani il s uo s tato si fece allarmante, polso accelerato, dolore vivissimo, il ventr·e al·l' epigas trio assai teso e d11ro. Lejars fece una incisione alla ferita d'enll·ata, pr oseguì nella ricerca lungo il canale della fer ita stessa, risecò le vicine cartilag ini costali, vuotò dal cavo pleurale gran copia di sangue, ma sul momento non trovò l'apertura nella conve::ssilà del diaframma. Perciò egli aprì la cavità .addominale incidendo lungo il margine e s terno del muscolo r etto addominale de stro, ma neanche con ques ta manovra gli venne fatto di scopriru l'origine dell'abbondante emorragia tra il diafz·amma ed il fegato; allora egli prolungò il taglio addominale fino alla ferita del petto, divise la cartilagine ancora intatta dell'arco costale ed a l dia framma dall'innanzi all'indietro per un tratto (Ìi 5 o 6 centimetri, ed in tal modo potè vedere comodamente tutta la convessila del fegato fino al suo .margine poster iore. Con tre punti di sutura al catgut, chiuse subito la ferita del fegato molto sanguinante che gli si offr ì alla vista, e cbiuse egualmente la ferita del diaframma che stava dirimpetto a quella; .appose quindi una striscia di garz.a tra il fegato ed il diaframma, riunì le car tilagini costali e il diaframma già inciso dapprima e collocò- nel cavo pleurale un tubo da (Ìrenaggio. La g ua r igione si ottenne per primam. C. P RKTTr.


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~!VISTA DI OTQ. ~IBQ..ùAQINGOIAT~IIl PuGNAT. - Studio n.lle pare•l rtn.... e •ul clbturbl 4eUa loquela e della •orlUura 4'orlgtue auricolare.- (Reoue hebd. de laryn.g., 3 dicembre 1904).

......

Urbantschitsch aveva studiato nel 1903 e 190i certi fenomeni di paresi e di paralisi delle estremità superior i ed inferiori, certi disturbi di loquela e di scrittura che os8ervò nel corso di affezioni auricolari. Le pare8i e le paralisi compaiono specialmente nelle otiti medie, colpiscone> il membro superiore od infel'iore del Ialo affetto e si n1anifestano con una stanchezza del membro, con l'incertezza e la difficoltà dei movimenti volontari, con una sensazione di peso, durante il riposo, dei gruppi muscolari colpili. Possono scomparire prima che l' affezione causale sia guarita, o persistere per lungo tempo, presentando miglior-amenti od aggra,·amenti paralleli o sopravviverle. La loro intens~tà non è in rapporto diretto coll'affezione auricolare, anzi si osservarono paralisi serie oel decorso di leggeri catarri della cassa. Ut•bantschitsch ha notato Crequeotemente eh~ la scrittura dei malati di otit& media s i alterava, di regolare diventava incerta, tremolante, i caratteri s'ingrandivano , le linee invece di restar orizzontali salivano e scendevano. Urbantschitsch ha anche fornito la prova spe.rimeotale: in cinquanta malati, ill cuj, in seguito ad operazioni diverse, ere possibile toccare la parete interna della cassa, 11 tamponamento dello orecchio medio provocava disturbi molto. netti della scrittura ; uno di essi fu incapace di scrivere. · l disturbi della loquela consistono io una rapida stanchezza laringt38, una lentezza ed esitazione della parola e talora nell'impossibilità di discorrer& ed alta voce o di pronunciare certe sillabe, specialmente le sibilanti. Quesu disturbi nel corso d'una leLlura o d'una conversazione non compaiono subito, ma si manifestano dopo alcuni minuti accentuandosi poi fino a rendere impossibile la parola. La loro durata varia da po,chi giorni a qualche mese. Il Pugnat riporta il caso di una malata di otite media catarrale, nella qual~ si ()Sservarono nello sle!<SO tempo paresi del membro superiore, disturbi dt loquela e della scrittura. · OSTINO. RoYET. - Sulla •lndrome ohe è la oon•eguenza 4eUe •tnB•l nlplagotarlngee •peolalmente 110tto U punto 41 vl•ta otlttoo. - (ReoiJ.e hebd. de laryng., 5 novembre 190\). Le sintlsi sal pingo-fario~ee sono consejZuenze di flogosi della mucosa del cavo faringeo, che portano alla s~tldalura delle pareti dei ~=:olchi normalmente esistenti e della piega sal pio go-faringea alla pare·te posteriore del cavo stesso. Questa saldatura è favorila dall'esistenza di uno strato di tessuto linfoide su una o tutte e due le pareti della fossetta di Rosenmuller. Le conseguenze di tali anormalità patologiche der i vano :


RIVISTA DI OTo-RINO·LA1UNG0IATRIA

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A) dalla semplice esistenza delle sintìsi: disturbi respiratorii per impiceiolimento del tubo aereo; disturbi delle funz:ooi tu barie per cui viene a mancare la funzione d'areazione della cassa e quella della protezione dell' orecchio medio. In questi difetti di fuuzione sta, secondo l'A., la causa principale delle sordità a evoluzione lenta e progressiva della forma più comune. B) da f~:~nomeni infiammatorii favoriti dalle sinflsi salpingo faringee. Per iJ ristagno nelle anfratluosii.S circoscritte dai sepimenti neoformali si vengono a costituire delle piccole stufe a cultura, d'onde parlono i germi flogogeni. E cosi vengono ad evolvere accessionalmente delle amigdaliti palatine, delle otiti .acute. delle adeniti .c ervicali suppur ate o n·o, delle rinofaringiti diffuse, degli .accidenti reumatoidi, paresi del velo peodulo. , , La cura é molto semplice. La dilacerazione dei sedimenti si fa col dito con -una manovra identica a quella della palpazione nasolaringea. Occorre cerla<IDente una certa abitudine per riconoscere queste benderelle e slrappar le colla punta delle dita. OSTINO.

l m.eto41 oouervatlvl 41 oura delle •IDualtl m.uoellart oroDiobe. - (Archioio italiano di otologia; vol. XVI, fase. 2 e 3).

-GAVELLo. -

La gravità delle sinusiti mascellari croniche varia a seconda della durata del processo infiammatorio, del soggetto in cui si é sviluppato e dèlle lesioni anatomopatologiche che ne sono conseguite. Variano perciò, in rapporto col.la gravitA delle sinusiti, i processi operatorii. Secondo l'A., .il metodo deÌ la vacri del seno per l'hyatus naturale può dare buoni risultati negli empiemi acuti ma -è un mezzo inadeguato {>er le sinusiti mascellari croniche, ancorché si possa usare a titolo di palliativo in alcuni casi particolarmente favorevoli. L'apertura del seno mascellare per l'alveolo dentario é indicata: 1• quan:lo la sinusite sia d'origine dentaria, o, se di origine nasale, quando -eoesista carie dentaria, per cui non sia- necessario sacrificare un dente sano; 2" quando la sinusile non sia di cos1 antica data o non decorra con tale :inlensila di sintomi da fdr supporre lesioni profonde delle pareti del seno. L'apertura per il mesto medio può essere prescelta quando trattisi di sinusiti d'origine n.a8ale od anche di sinusiti d'origine dentaria, in cui la perforazione dell'alveolo non abbia dato r isultati soddisfacenti; quando la c11vi'là. nasale sia <liscretamerote ampia ed i turbinati poco sviluppati in modo da permettere una certa liberia nel maneggio de~li strumenti ; quando !.a parete del mesto medio -sia ben accessibile allo sguardo ed agli strumenti e se ne riconosca la cedevolezza alla palpazione strumentale. Casi favorevolissimi sono quelli in cui lo empiema provoca una protrusione del processus uncinat1LB nella cavità nasale. L'apertura del seno mascellare per il mesto inferiore s'adatta ai casi di media gravii.S e può essere praticata col metodo di Rethi e di Claoué. Il Gavello h~ modificato i processi di Rethi e Claoué nel seguente modo. Anestesia ed iscbemia la più completa possib1le mercé I' Introduzione nella cavità nasale di stuelli di cotone imbevuti in una soluzione di clor idrato di cocaina gr. 1-2, soluzione di adrenalina 1 p. 1000, gr. dieci. lnci!lione colla forbice di metà o Ys di turbinato inferiore; resezione del lembo di turbinato inciso coll'ansa fredda montata sul manico di Krause ; perforazione del seno iPer mezzo di un trequarti ideato dall'A. che agisce ad un tempo da perforatore come il trequarti di Krause ..e da dilatatore come il craniotomo di Naegele. Am;>liamento dèlla perforazione


3U

RIVlSTA DI OCULISTIOA

colle pinze laterali di Kummel, o di Lermoyez o di Grunvald; raschia menl~ della mucosa, lavacro e tamponamento. Questo si toglie . il giorno dopo: iD seg uito lavatura quotidiana con soluzione salici! ics 1 p. 1000. Nelle sinusiti mascellari croniche con sicure lesioni gl'aVi della mucosa e delle parti ossee del seno in individui ancora in buone condizioni di età e di organismo non resta che l'operazione di Caldwell- Luc (resezione della parete anler·iore del seno, esportazione della parete interna e sutura della fer ita geng ivale). OSTINO.

RIVISrrA DI OCULISTICA GoNrN. - Le1lont ooularl oaa...te dal fulmine. 190~. pag. 81-107).

(Annales d'oeulistique..

L'aulore riferisce anzitutto l'osservazione di un'ambliopia sopr·avvenuta ne~ decorso di un temporale, senza che l'individuo sia stato colpito dalla folgore. Fu leso il solo occhio destro, e, all'esame fallo quattro ~iorni dopo, s i notava: papi Ila midriatica, che non reagiva più allo stimolo luminoso, e pallore della pupilla. I n seguito ad inalazioni di nitrito d'amile, il campo visivo riprese la sua estensione normale, ma rimase uno scotoma centrale fino a circa 3Qo. Fallo i~ portanle a notarsi si è che, quattro anni più tardi, questo sintomo era an· cora persistente. Le lesioni osservate negl'individui colpiti direttamente dalla foi~Zor~ son meglio determinate; e l'autore cita il caso di un giovane il quale, colpilo dal fulminementre stava seduto sotto il cordone d'un campanello elettrico, ebbe perdita della coscienza per un quat·b d'ora, abolizione completa della vista nell'occhio

1

destro, visione quanlitativa nel sinistro. Quatlro giorni dopo : O D: V= ~ _ O S: V =

1

10 : al termine di una settimana, si riscontrò un'opacita posteriore-

del cristallino di sinistra, la quale sj dileguò in un mese circa per cerlere il campo ad un'opacitil della cristalloide anteriore dell'occhio destro. O D: V = O S: V=

!_

! .In 22 osservazioni rif~rite dallo stesso autore, la lesione del c!ri-

stallino era costante; in 8 casi, limitata a un solo occhio, in 11 casi, intere$sante entrambi gli occhi; notando che l'opacità. può a nche non apparire immediatamente e subìre una re~ressione spontanea. Soltanto in 9 osser vazioni era leso il nervo ottico : non è raro il constatare opacamenti corneali e par alist motrici del III, IV, V, VI paio dei nervi cranici. Contra r iamente al Rohmer·. il Goni n distingue - come il Ter rien - le lesioni prodotte dalla luce elettrica da quelle prodotte da lla folgore. Le prime non consistono quasi mai in opacamenli della cornea e del c ristallino nè io paralisi motrici: e quando si verificano opacità. del cristallino in seguito a scariche elettriche, devono essere attribuile a un'azione meccanica della cor rente


RIVISTA DI OOULISTJCA

37&

s ugli elementi istologici e ~ulla coesione dei tessuti oculari, come pure a fe nomeni elettro chimici sviluppati dalla corrente medesima. Accanto- a queste O!:!servazioni del Gouin è interessante citare tre osservazioni del Lundsgaard relative a lesioni oculari prodotte da un corto ci rcuito elt>ttrico, e verilicates i in operai o conduttori di ferrovie ele ttriche, la te ns ione delle quali era di 550 volls. J1 pr·imo ricevette una scossa , v ide un lampo vivissimo, cadde dal carrozzone e per·de ttc la coscienza: torn11to in sè, scorse il campo visivo pieno di colori e di striscia brillanti e a ccusò diminuzione di acutezza visiva. Il giorno s uccessivo al tl·aumalis mo, l'occhio sinis l!·o (Ia lo del contatto) era s ensibilissimo acl ogni specie di luce; iniettato, lag l'imante e incollato ai margini palpebrali; ma l'ope r·aio continuò il s uo 1avoro e non s i annunziò malato. Sulla fine di a prile del 1903, quattr·o mes i dopo il lra umatismo, l'individuo avvel'tì una diminuzione di acutezza visiva a sinistra: O S: V= G~. O D: V= ~ scotoma centrale. r.aturalmente nell'occhio sinis tro in c ui l'esame

oftalrn'lscopico fece rilevare alcune s triscia bianchiccie s ui due lati della papilla e lungo i vas i orizzontali. In giugno, dis tacco r etinico in basso, che and ò prog-ressivamente aumentando Nel s econdo caso si traLtava di un'us tione supe rficia le dei capelli e delle sopracciglia, e di una leggiera opacità corneale ch e guari in pochi giorni. Il terzo individuo, colpilo nello stesso modo (corto circuito in una corrente di 550 volts) non ebbe in principio c he una leggiera cong tuntivite; più latdi allegò una limitazione del campc vis ivo, ma siccome le indicazion i che egli dava nei vari esami erano coolrauditorie, cosi si pensò ad una s imulazione o, per lo meno, ad un'esagerazione dei sintomi morbosi. Un nevrologo, cons ultalo al rig uar·do, concluse per una nevros i traumatica, senza tuttavia pers uadere cvmpletamente i pel'iti : falLo sta che, quindici mesi dopo il traumatis mo, l'in dr vi duo pr ova ancora notevoli dis turbi nell'adempimento del suo servizio, e il Luml sg~tat•J si domanda se la compagnia d'assicurazione non g li abbia fallo del danno considerandolo come guarito . TROM B ETTA.

Le oefalee d'origine ooulare. del1904; e Reeueil d'op htalm., n. Il, 190-l).

TRoussEAU. -

( La Presse médicale, n. 33

L'autore espone e s volge il principio che quando una cefalalg ia pers is te nte non cede ai rimedi ordinari, soprallutto nei bambini e n e~li a dolescenti, l'esame oculare fornirà quasi s empre la spieg azione del problema patolog ico. In fatti l'esperienza giornaliera dell'oc ulis ta inse~na che bene s pAs so si tratta, in tali circostanze, di disturbi ametropici, in s pecie di iper·me tropia e di as tigmatis mo, a ssociati, come facilmente si com prende, a ins ufficienza dei muscoli retti interni. E s i noti che non sempre sono in cau~a g r·a Yi difetti di rei razione, ess endo stato accertalo che sovente basta un astig matismo di OD ,75 per pr·odurre cefalalgie violentissime, le quali cedono poi, come per incanto, coll'us o di lenti cilindriche adatte. Bisognera dunque sempre, nelle suddette condizioni, pensare a questa causa di cefalalgia, o anche di s emplice cefalea persistente; e 110n ricorrere ai soliti r imedi che dopo avere accertata l'assenza dr un'ame tr·opia o di un'insufficienza mus colare. TR OMBETT.&..


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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE EDELLA PELLE A. CARlA N l. - Contrlb"uto alla oura delle aret rltl oroDlohe -(A nn. dcs mal. des org. genito-urinaires, n. 7, 190~). La negligenza nella cura di una blenor·ragia acuta, le cure troppo precoci e brutali impiegalà senza .crilerio ~cientiflco sono !e cause più frequenti delle urelriti croniche. Un gran numero di metodi lerapeutici raccomandati contro queste u retrili croniche dimostra come in coloro che li hanno ideati manchi un'idea è~alla dell'importanza e variabilita delle lesioni anatomiche che si riscontrano nell'uretra cronicamente infìamm&ta; una base scientifica s i è avuta cogli studi di Fiul!er, Wassermann ed Hallé, Motz, Bartrina ed allri. La cura abortiva nell'infezione recente, i [.{l'andi lavaggi fatti n~lla fase su· bacuta, hanuo diminuito notevolmente le uretrili croniche nella clientela degli urologisti competenti; tuttavia queste non cessano di presentarsi frequetemente al pratico. Il Ceriani, dopo aver sperimentati i metodi finora consigliali, ha provato quello proposto dal Motz, usandolo in casi in cui frli altri avevano falli lo. Allorché si cura una uretr1te cronica devesi prima di liJtto stabilire se si sia in pre$ecza di una les ione gonococcica, e in secondo luogo devesi riconoscere lo stato della prostata, perché si deve ricordar e che molte uretriti croniche ribelli sono dovute a piccoli focolai prostatici che reinfettano continuamente l'urelra. L'esplorazione rettale non basta a quest'ultimo scopo, occorre prali· care l'e!:<ame microscopico della secrezione prostatic..a raccolta mercè il ma:>· saggio della proSLala, previo lavaggio dell'uretra e della vescica. La prostatile cronica richiede un trattamento locale e generale, cioè; mas· saggio Jella g lanèlQia ogni 2 giorni, combinato con gl'andi irrigazioni di per· manganalo di potassio (l : 2000), d.i sublimato {l: ~0.000- 1 : '10.000), d'ossicianuro di mercurio {l: 2000) e con istillazioni di nitrato d'argento (1: 100) ne ll'uretra postertore. Discutibile Il l'azione dèi suppositori all'iUiolo od all'unguento mercuriale; si eviteranno le cause di congestione della prostata, quali gli ecce~~i della La vola, la stitichezza, gli abul:ii sessuali, la bicicletta. Oltre le forme r ibelli che sono dovute ad affezione della prostata, vi hanno altri casi di uretriLi croniche che dipendono esclusivamente dalle condizioni analomo-patologiche dt!ll'uretl'a. Lavori interessanti de~li autori sopracitati hanno dimostrato che in que!!li casi l'epitelio cilindr ico normale dell'uretr·a aumenta di spessore e nella parte supel'f'ìciale ~ i cheratinizza e si fa pialLI}. Secondo Motz due elementi hanno importanza nella cura delle uretr iti croniche: l!i cheratinizzazione dell'epitelio uretrale e la esistenza di infiltrezioni pr o foodP, per lo più per iglaodolar i. Donde la impossibilità che le comuni iniezion i od instillazioni possano agire sui focolai flogistici, sp"sso distanti parecchi milli· metri dal canale uretrale. Il Motz perciò ha cercato di combinare il metodo meccanico a quello solisettico : egli consiglia quindi delle medicature a permanenza che i malati pos-


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RIVISTA DI JlALATTIE VENEREE E DELLA PELLE

-sono tenere nell'uretra per più ore e che permettono di agire sulle iatlltr a·· .zioni protette dall'epitelio piatto, il quale non si lascia attraversare da med.icamenli antisettici applicati momentaneamente. Queste medicature tuttavia agiscono solo sulle infiltrazioni sotto epiteliali e, benché tutle le sostanze antisettiche che non si decom pongono a contalte dei tessuti :;;iano buone, il Motz

ritiene che i sali mercuriali siano i migliori, specialmente J'ermorenile e l'os-siciaouro di mercurio (l : 2000 - 1 : '1000). Sono o,ot('! le for mule da lui usate, secondo la sensibilità dell'ur etra, e cioè: Solo.z. leggera

Soluz. media

Soluz. rorte

Er mofenile . centigr. 50 centig r. i5 1 gram~i Protar golo . » 75 1 50 • )) Glicerina gr. 30 gr. 30 30 » Cloridr. cocaina 1 1 1 • D Acqua distillata grammi 1000 grammi 1000 1000 Invece dell'ermofenile si può usare l'os~icianuro di mercurio al 0,20 per litro della soluzione debole (1). Per a gire poi sulle infiltrazioni pt•ofonde ricorre al metodo meccanico, cioè alla dilatazione prolungata associata al massa:.rgio dei focolai d'infiltrazione -sulle beniqués o candelette introdotte nell'uretra. Il Cariarti ha adoperalo il metodo del Motz in 20 casi, usando talora nelle forme gonococchiche invece della soluz•one di ermofenile l'acqua ossigenata -al 5 p. tOO per le m'ldicature a p~rmanenza. e facendo precedere ad ogni medicatura il lavagp;io delle due ureLre col permanganato potassico od ossicia· nuro di mercurio, a seconcla del casi, e la dilatazione col massaggio : in 5 casi ~i trattava di urelriLi croniche a gonococchi e sono tutti guarili, uelle altre 15, non gonococcbic.he, ne guarirono 10. Se si tien conto eh~ il metodo venne esperimentato in affezioni antiche e ·m ostratt!Si ribelli ad allri trattamenti, é duopo convenire che i risultati sono -stati assai buoni e che quindi il metodo merita di es~ere provato. ))

u. RIVA.

'"l'r&ttamento looale delle uloer&sloDl out&uee •Ullltl ohe. n. 10, 1904).

(Le Scalpel

Un medico militare in~lese cura con ris ultati meraviglios i queste lesioni nel seguente modo semplici~simo. Egli fa la lavanda dell'ulcera tutti i giorni -eon una soluzione di sublimalo al quattro per mille, e poi applica sulla purte 'Una medicatura umirla imbevuta di una soluzione all'uno per cento di nitr ato d'argento. Con questo trattamento sono guarile ulcerazioni che da molto tempo e ra no '8.sso~gellate inuliimente alla cura topica del jodoformio, ed alla cura ~enerale specifica. A. MELE. (t) La tecnic.\ per que~t~ Iniezioni é la seguente: si riempie l'uretra con 4·5 cc. rlella soluzione~ poi, comprimemlo la ro~setta na\·icolare colle !lìta, si stringe Il !!lande, protetto da ono strato di co-tone, con un Olo : il liquido si lascia nell' oretra per t -3 ore. (Vedi, per maggiori dettagli, !tfon Trailemtnl d'-1 u r elrtln cr onlque&. Annaltl gttlilo·urillaìrt $, ( 903).


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RIVISTA DI rrERAPEU1,ICA Bote •ul fermenti metalUot, loro &alone tul met&boU•mo, loro· etrettt nella pneumonUe. - (Reoue de Thérapeutique, i5 dicembre 100i).

RoBJN. -

5e si immergono nell'acqua distillata due elettrodi di uu metallo qualunque, e si f>t passare tra di loro un piccolo at•co elettrico, una parte inftnitesima del metallo degli elettrodi passa nell'acqua. Si hanno cosi delle soluzioni che, a seconda del metallo impiegato, vanno dai nove centesimi ai due decimi di milligrammo per un centimetro cubico di acqua. BreJig ed i suoi continuatori che hanno scoperto il fatto, hanno trovato anch& che queste soluzioni posseggono cer te reazioni di diastasi organiche, che possono esset·e accelerale o inibite da sostanze capaci degli stessi eftetti sulle· diastasi. Il Rubin ha provata l'azione di queste soluzioni metalliche estre mamente tenui nell'organismo umano, ed ha trovato che gli effetti chimici di esse sono. del tutto simili a quelli ottenuti dalla diastasi dei lieviti, e che si possono riass umere in questa formo la generale: eccitamento dei fenomeni idratanti ed oss ido- t•iduttori correlativi di un cet·to numero di atti vitali. All'iniezione della soluzione metallica lien· dietro per qualche or a una vera leucoci tosi. Il Robin considera la estr·ema divisione del metallo nella detta soluzione come uno stato radiante della mater•ia, quello s1.ato speciale cioè di massimo allontanamento degli atomi tra di lot·o, per effetto del quale essi possono utilizzare meglio la loro enet·gia, e dar luogo a fenomeni speciali. Sarebbe questo stato radiante della materia metallica nelle acque minerali che dare bbe loro quelle virtù che non si spiegano coll'azione del solo metallo; e sarebbe parimenti questo stato che dar'ebbe un'efficacia speciale alla piccolissima quantita di metallo che si trova costantemente negli organi del nostro corpo. Da questa ipotes i il Robin si eleva ad un'allra più a rdita, e si do manda se· la pt·esenza nell'or(lanismo del metallo estremamente diviso non 1·appresenti per avventura uno ::;Lato intermedio tra la materia inorganica e la organizzata,. ed anche la materia vivente. Ricercando le possibili applicazioni lerapiche dei fe rmenti metallici, il Robin li ha adoperati nella pneumonite, par tendo dal concetto che la crisi pneu mo· nica coincide colla esagct·aziooe degli atti chimici idratanti ed ossido-riduttori,. che sono l'espress ione dell'aumentala e ne rgia organica, e che un identico aumento di questi atti vitali si ha soUo l'azione dei fermenti metallici. Egli adunque ho tentato di provocar.e la cr isi beo~fìca della pneumonite servendosi di questi fermenti, ed in tredici ca!:'i su quattordici vi é riuscito, iniettando da cinque a dieci cent.. cubici di soluzione metallica contenente da mm. 0,2 a mm. 0,09 di principio attivo per cenlirn. cubici. l fermenti, ~econdo il Robin non hanno azion'e sulla lesione pneumonica, ma. agi6cono s timolando la reazione dt~ll'organismo contr o l'infezione ed i suoi prodotti tossici.


RIVISTA DI TERAPEUTIOA.

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In altre malattie infettive il Robin non ha avuti risultati cosi decisivi come nella pneumonite. Ed a proposito della cura di questa malattia egli ha trovato e gualmente efficaci le iniezioni di siero antidinerico, il latte-siero eli Bionde! ed i riduttori es tratti dal lievito. Ciò non potrebbe esser dovuto alla identità di azione fisiologica tra queste sostanze ed i fermenti metallici, per le diastasi ossido-riduttrici che contengono tanto le une quanto gli altri ? L'autore conclude: 1• l metalli divisi fino all'estremo limite sono capaci di azioni fisiolo g icheconsiderevoli, e superiori alla proporzione del metallo impiepzalo. 2• Queste soluzioni metalliche, poichè a giscono a dos i che la terapia ha considerate finora come inattive ed inutili, influenzando profondamente alli chimici della vita, le cui deviazioni vanno cong iunte a numerosi stati morbos i, sono· probabilmente destinate a prendere una part~ importante n ell'arsenale della terapia funzionale. A. MELE.

Sul trlferrlno. - (Centralblatt f ii.r die medicinischen Wissen8chaj ten, n. 19, 1904).

W. KRAMN. -

Il triferrino è una polvere rosso-b1·una, insolubile nell'acqua ed in debolesoluzione di acido cloroidrico, che contiene il 21,87 p. 100 di ferro metallico e 2,55 p. 100 di fos foro; facilmenl~ solubile neg li alcali, vie ne riassorbito a gevol-mente dal canale intes tinale. L'autore adoperò il rimedio in 35 pazienli, ai quali fu s omminis trato in parte in polvere, in parte in forma di un liquor triterrini eompositus. Fu sempre dato alcun tempo dopo il pas to ed eccettuali alcuni piccoli inconvenienti individuali, quAsi senzA ecc~zione, fu ben tollerato anche dai malati di 5tomaco. L'azione negli an emici e cloro tici fu, ad eccezione di un solo caso, molto soddis facente. Non solamente i dis turbi s ubiettivi diminuirono, ma migliorò pu1·e 1a composizione del sangue , come dimostrarono le metodiche ricerche per le determinazioni dell'emolllobina con l'emoglobinometro Gowùiers; glia umenti del contenuto di albuminar nggiunse ro spesso il 20-50 p. 100. Per·ciò il trifer·rino deve essere raccomanda to come un innocuo e C. SFORZA. molto efficace prepara to di ferro.

Le foglie dl mandragora nella oa.ra delle •oo«ature. (Giorn. Inter. di Seien:;e· Med. , 15 settembre 1 !)0~) .

DE NrccoLò. -

L'applicazione delle foglie di mandragora autumnnlis sulla parte scottata, rinoovandole ogni quattru ore riuscirono molto giovevoli all' autore in parecchi casi che egli riporra. Quando il medicamento è applicato subito dopo l'accidente, diminuisce il dolore e impedisce la formazione di bolle o flittene. L'epidermide si drstacca con ritardo dalla superficie us tionata, ed a grossi lembi come nella scarlattina. Ma anche quando le foglie di mandragora sono applicale a suppurazione gia sviluppata, l'eli'è Lto non P. 10eno buono, poiché i dolori diminuis cono e le lesioni tendono più rapidamente a guarire. Si pos~ono sostituire le foglie fresche, nella stagione io cui ooo se ne tl'ovano, coll'estratto secco della radice di mandragora, che si spalma sulla partelesa, e s i avranno i medesimi effetti. A. MELE.


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RlVISTA DI BATTERIOLOGIA ·Gtt.BERT A . e LtPPMA NN. -

l mtororaaaullll aormalldel p&Aoreu. - (Centralblatt fù r Bakteriologie, Par~itenkunde und l nfeklionskranklteiten . Referate, vol. XXX VI, n. 1-3, 1905).

Gli autori descr ivono esattamente le serie di ricerche alquanto difficili, me· diante le quali ottenner o i loro r isultati. Questi sono riuniti nelle conclusioni seguenti. l condotti escr etori del pancrea s sono nelle loro estremit.é. dissem inati da ·una ricca flora microbica, che abbonda soprattutto nello sbocco intestinale, mentre 2 cm. circa più in allo, e~sa scompare quasi del tutto. l germi anaerobici sono particolarmente numerosi per Individui e per specie; le specie aerobiche s'incontrano molto meno costantemente. Ques to fatto diviene tanto più evidente, quanto più ci si allontana dallo sbocco del condotlo. Nelle diverse fasi della digestione non si possono con -sicurezza de terminare le differenze della flora batterica, sembra però che tanto il lungo digiuno quanto l'allività funzionale aumeptino in egual modo il numero dei battet•ii. C. SFO RZA . -Gtt.BERT A . e Lt PPMANN

A . - D mloroblamo aaUvare normale. - (Ce,Ltral· blalt fu r Bal teriologie, Parasilenkunde ttnd lnf ekliofl8kranlcheiten. Refer ate, volume XXXVI, numeri t-3, 1905)

Continuando gli autori le loro ricerche sul contenuto batlerico degli organi normali, si :iOno occupati del microbismo del ductus Stenonianus e delle gian· dole salivari. Con pr ocesso operattvo penetrarono nel ductus Stenonianus e dimostrarono cbe in es~o fl. contenuto un ~ran numer o dt batterii. Questi si trovano in abbondanza sino a.metà :lei ductus e dimin.u iscono di mano in mano che s i raggiungono le porzioni posteriori di esso flno al parenchima glando· !are, che é da ritenersi privo di ~ermi. Questi sono in massima parte di na· ·tura anaerobica, e si dis tinguono per la costanza della loro forma, per la varietà delle specie e il numero dei singoli indiviJui. La masticazione dei cibi e la corrispondente attivité delle glandole ealivari diminuiscono il contenuto microbico del ductus, mentre semb ra che il lungo -digiuno lo aumenti. C. SFORZA.

e ScJtEIBR M. - 8all'ldentttà del baolUl 4eu·oseaa e del rblo•oleroma col baoiUl 41 Friedlinder. - (Cenlra/blatt fii.r Bakler iologie, Parasitenkunde und lnfekiionskrankheilen, vol. XXX V, n. 22·23).

Kt.EMPBRRR F.

Gli autori esaminarono i bacilli dell'ozena, del r inoscleroma e di Friedlànder nelle loro proprietà morfologiche e patogene per g li a nimali e c ercarono so· prattutto di risolvere la questione della loro identità, fondandosi sulla r eci proca .immunizzazione ed agglutìnizzazione coi siea·i ottenuti mAdia n te l'azione dei sn~-


RIVISTA DI BA'rrERIOLOGIA

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goli batterii. In base s ile loro ricerche essi cÒnchiusero che i soprannominati microrganismi sono fra loro identici. u Nulla dimostra e molto al contrario si oppone all'afferma zione che i bacilli, i qua li s'incontrano nell'ozena e nelloscleroma s,iano la causa di queste malattie. Essi rassomigliano in t utto e pertutto al bacillo di Friedlander, il quale si tr ova spesso nelle vie r espirator iesuperiori sane ed in a lcune malattie. Si conchiude perciò che i cosiddetti bu· cilli dell'ozena e dello scleroma sono i bacilli di Friedlà nder, che in queste ma· lattie si sviluppa no più rigogliosamente, i quali forse (sebbene ciò non sia di~ mostra to) producono alterazioni secondarie nel secreto ozenatoso e nei tessuti sclerosati ed in tal modo contribuiscono indireUamente alla etiologia di queste forme morbose, ma non ne sono la loro vera causa. I nomi di bacilli dEIII'o· zena e del rinoscleroma, che potrebbero mgenerart! confusione, dovrebberv essere abbandonati e sostituiti con quelli di bacilli di Friedliinder. C. SFORZA. S T RASBURGER l. -

8ull'lmpol't&:DS& 4el DOrm&ll batterU I.Jltettf.D&ll per

(Centralblatt filr Bakteriologie, Parasitenkunde und In,(eklionskrankheiten, vol. XXXV, n. 22- 23).

l'uomo. -

L'autore calcoli\ che sempre e normalmente si sviluppino ogni giorno nell'in· tastino dell'uomo pil't di 100 milioni di batterii. Quegli animali superiori, che si· nutrono di alimenti, ricoper ti da una membrana cellulosa, non possono vivere senza cer ti batterii intestinali. . Per la formazione dell'albumina la flora batterica non è assolutamente necessaria. La sostituzione temporanea dei baUerii intestinali dell'uomo con altri non corrisponde al suo benessere. La flora intestinale normale - bacterium coli commune e b. lactis aerogenes - in unione alla presenza degl'idrati di carbonio, costituisce un mezzo di difesa, dando luogo nell'intestino tenue alla fer· mentazione e non alla puLrefazione, come nell' intestino crasso; i germi della. putrefazione sono in parte distrutti, in parte impediti nel loro sviluppo o nelle loro manifestazioni di vila. I batlerii patogeni, che attraversano non modificati lo stomaco, non riescono per essi a penetrare nelle pareti dell'intestino, o a moltiplicarsi in questo. Le sostan.le nutritive decomposte dalla 1lora intestinale agevolano la perislaltica. All'incontro i batterìi sottraggono al corpo per· il loro contenuto di albumina e per i loro processi di trasformazione una consider·e-vole parte del nutrimento, massimamente se insorgono processi di putrefazione e fer mentazione, che producono inoltre catarro della mucosa, difettoso rlassorbimento ed auto- intossicazione intestinale. C. SFORZA. ZuR NEDDEN. - Sulle oonor eztonl 41fomJoeU nel oall&llat l&I'J.'Imall. (Centralblatt 'fiir Bakteriologie, Parasitenkunde und lrifektionskrankheiten, vol. XXX V, n. 22-23).

In una donua di 4d anni, che da 5 mesi continui soffriva di congiuntivite, fu una concrezione molle, di consistenza pastosa e di forma ovale. Essa era lunga 2 millimetri e·larga 1 millimetro.. Sulla superficie aveva l'aspetto di cavolfiore. Con l'incisione del canalino lagrimale inferiore si ottennero altre 3 concrezioni della stessa. natura. estr~tta .meçli.ante incisione del canalino làgrimale superiore


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RIVISTA 'D'IGIENE

Esaminando questi corpi eslrRnei nei preparati a striscio e nelle sezioni in ·celloidina, si vide un fitto intreccio di filamenti di diversa lun~hezza, sottili, in par·te incurvati ed in parte ondulati, che in alcuni punti presentavano parli chiare simili a spore. Qua d là questi filamenti mostravano ramificazioni ad angolo acuto e fra esse er~:~no visibili piccole forme simili a cocchi strettamente accumulati fr•a loro. Alcuni filamenti avevano all'estremità le!:!geri i n· grossamenti rotonùi. I migliori preparati prendevano la color·azione col metodo di Gram. Con le collure si dimoslr·ò che trallavasi di una s lreptotricea anaerobica ma dopo la s• generazione essa si sviluppò pure in forma aerobica. Iniettata soltocute e nel periloneo di conigli e di cavie non spiegò alcuna .azione. A l contrario applicala solto la congrunliva oculare dette luogo allo sviluppo di un focolaio purulento locale, dal. quale potetle di nuovo colli varsi il microrganismo. C. SFORZA . Batterli quall oauae dl deoomposlzlone 41 aloUD.l medloa· menti e reagenti. - (Centralblatt fiir die medicinischen Wissenschaften.

. E. REI SMANN. -

n. 44, 1904).

L'autot·e cerco di scuoprire se nei medicamenti e reagenti guasti si trovino ·microrganismi e potè facilmente convincersi, con l'esame' microscopico, che non solo vi sono batteri i, ma che vi sono contenuti in quantità enormi. Con le colture rmsci pure a dete rminarne le spec ie, e nell'aqua chamomillae trovò · i seguenti microrganismi: bact. Gi.inthel'i, bact. ftuot·. liquef., bact. lactis viscosum, bact. luteum, ba~t. cremoides ed una specie simile al batt~rio della polmonite, però che no n fluidifica la gelatina. In aqua tiliae: mikr. candicans, ab:tinomyces alba, mik. r·oseus. la quarta specie non fu determinata, poiché al terzo trasporto si spense. In tinct. 1·hei aquosu: bact. aerogenes ed una specie del tutto simile ad essa, ma che non coagulò il latte anche dopo lungo tempo. Nell'acido o~salico in soluz. centesimale : mikr. auranliacus, mikr. sulfureus ed una specie simile al bact. oxalaticus, non fluidificante la gelatina. Nella soluzione di acido solforico t su cinquanta: mikr. aquatilis, mikr. concentricus. In ambedue gli ultimi reagenti trovò pure muffe! appartenenti alle famiglie aspergillus e mucor. Seco!ldo le sue ricerche noil si trovano sempt•e nei liquidi decomposti balterii specifici delle r·elative alterazioni. Queste si possono nel miglior modo evitare, se i medicamenti e i reagenti furono sterilizzati col vapore. C. SFORZA.

RIVISrrA D'IGIENE G. F. GA RDENGHI ed F:. TJRELLI. - J,.e aoqlle delle oaserme dl Parma. - (Bollettino dell'associa.;ione medico-chirurgica di Parma, anno VI, n. 2).

Gli autori praticarono l'analisi batteriologica e chimica, qualitativa e quan· titativa, delle 3~ acque in uso nelle caserme di Parma, derivanti dalle 5 falde acquee del sottosuolo e da due distinte condutture: la Farnesiana, costrutta


RIVISTA D' IGIESE

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nel 1575, e quella di Marano nel 1901. P m· la ricerca deii'H~S vollero applicare .alle acque il metodo di Fischet·, gia da Meyer usato per la ricerca di cruel gas nel sangue a scopo medico legale. I risultati delle numerose esperienze dimostrano con questo metodo, incomparabilmente più sensibile di quelli fino ad ora 1n uso~ si ~ossono trarre preziose indicazioni, pe r lo studio degli inquinamenti <ielle ecque e. di alcuni lr11 i processi ridultivi che in essi si svolgono. Isolarono il bacter ium coli in 11 acque, quasi esclusivumente di falda superficiale e della conduttura Farnesiaoa, che è mal protetta e quindi soggetta a facili inquinamenti. Questo reperto fa agli autori pensare, se alla teoria che ammette l' ubiquità di dello microrganismo nelle acque, negandogli ogni valore (Kruse, W eissenfeld, ecc.), non si debba piuttosto sostituire quella che ammette -che il bacterium coli stia ad indicare un inquinamento da rifiuti della vita animale (Wins low e Hannewell, Petrusky e Pusch. Eijkman e Kaiser). (A u toriassunlo). MARXER. -

Contributo allo studio del contenuto batterloo ed alla oouer-

vazione della carne nell'ordinaria proparaslone. - ( Centralblatt fur Bakteriologfe, Parasilenl~ude 1m d /njcl.:tionslcrankheilen, n. 4·5, 1905).

Per riconoscere l'incipiente pulrefazioue della carne finora si è r ivolta la ricerca ad uno o a parecchi prodotti di decomposizione. l metodi più c:omuoi per riconoscere la putrefazione sono la prova del sale ammonisco ùi Ebt:lr, la f'Cazione di Eber per la ricerca dell'idrogeno soll'orato e la reazione per me2.zo della carla lacca muffa. Per risolvere la questione se le indagini chimiche o battet·iologiche costituiscano il metodo migliore per riconoscet•e l'alterazione incipiente, fu intrapresa dall'autore una numerosa serie di ricerche con grandi porzioni di carne <ii manzo, di vitello, di maiale e di cavallo. Es.se furono tenute sospese in un ambiente ben ventilato. La ·superficie dei pezzi di carne da esaminare fu più volte bruciala con coltelli da patate nrroveolati al color r osso, col qual processo i germi sono distrutti sino a 2 mm. di profondila (Forster). Quindi sono eseg uite sulle carni con coltelio sterilizzato incis ioni ad angolo r etto fra loro, i campioni sono asportati con cucchiai taglie nti sterilizzati, dopo la loro pesatura posti ciascuno in un recipiente contenente 10 g rammi di brodo ed agitati, fìnchè la maf!sa di carne sembra suddivisa in modo uniforme. La ùecima parte <ii ciascun saggio fu poi ver~ala in un tubo da saggio contenente agar sciolto e successivamente disteso io iscatola di Petri, e da ultimo tenuto al termostato; dopo 4-6 giorni furono contate le colonie ed identificate. Nelle sopraindicate specie di carne si trovarono slafilococcbi di tutte le varietà, ùacillus subtilis, bac. coli e proteus. Non si rinvennero batterii specifici. Nei pt•imi gJorni si trovarono negli strati superiori soltanto sla.filococchi. Questi furono quindi tosto invasi dal bact. coli, io qualche luogo si trovò solamente il bacl. ~oli. Da ultimo il proteuto cominciò a svilupparsi regolarmente, poco dopo ma· nifeslalasi la reazione di Eber. Soltanto in due ricerche fu trovato il proteus, prima che la reazione dell'ammoniaca fosse positiva. La carne fu replicate volte esaminata ponendo a riscontro le ricerca chimiche con le batteriologiche e si osservò che il giornb della reazione anfotera corrispondeva ad un dipresso a quello, in cui la carne era invasa da batterii. Questo periodo di tempo è da considerarsi quale ele-


RIVISTA D'I GlENE

mento crìlico per la conservazione della carne. L'indagine chimica da sola nonbasta pel giudizio. La carne può essere di reazione anfotera, od alcalina, senzaessere nociva alla salute ; altre volle- può essere di reazione acida, mentre giAIa putrefazione l'ha invasa del lutto. Nemmeno decisiva può considerarsi la prova dell'ammoniaca. In due rice1·che si o-ttenne pe1· risultato che animali alimentati con carne morirono, senza che si. avesse in essa la prova dell'ammoniaca. Dalle eseguite r ice1·che risultò che per il giudizio della conservaziC>ne della carne e il principio della decomp0sizione di essa può esseredecisiva la ricerca batteriologica. Deve essere giudicata sospetta la carne, seun grammo di essa contiene milioni di germi, t> se vi si trovano specie dr proteus in grandi ammassi. Il bacillus proteus oulgaris possiede la propr ietà di decomporre l'albumina ad alle e a basse temperature, c. SFORZA.. PFEIFFER H.- Bulla flora. battertoa 4ell'uretra normtde dell"uomo. - {Cen··

tralblaltjilr Bakteriologie, Parasitenkunde und Tnfektionskrankheiten. Referate, vol. XX:XVI, n. 1·3, :1905). L'autore introduce uno speculum auricolare medio, dopo aver nettato il glande, nell'oriflcio dell'uretra , penetra quindi con un'ansa di platino o con un& sonda sterile, a molteplici rigonfiamenti, nel canale uretrale e ve l'immerge più volle per asportare gli epitelii uretrali, in cui risiedono i batterii. Egli esaminò con tale processo 24 canali uretrali di giovani senza alcuna infezione venerea. Quale mezzo nutritivo usò agar con ~iero di vitello e colture a piatto· di agar, e ritenne superflue le coltur e anaerobiche. Le coltur e a piatto rimasero· nel termostato per 2 a 3 giorni, poichè alcune !<pecie di balterii crescono len· lamenta. Egli riscontrò 13 specie di batlerii, in gtmerale le specie dei ger mi· dalla fossa navicolare alla parte poster iore furono le stesse, il loro numer o· però diminuì considerevolmente. Su 24 canali uretrali uno solo fu trovato sterile. L'autore distingue i bacilli trovativi costantemente da quf'lli osservati più raramente. Nel primo gruppo trovò quale rappresentante del gruppo difter-ico una specie con rigoglioso sviluppo, che corrispondeva al baeillus nodosus parous (Lustgarten·Mannabe rg), ed una specie a sviluppo poco rigoglioso che corrispondeva al baeillus deUa zerosis (Neisser). · L'ultima specie non era pato~ena per gli animali e non si agglutinò con un siero che agglutinò i bacilli difterici e con un altro, che agglutinò i bncilli· pseudo- diflerici. La prima specie era inoltre iden-tica col bacillo di Joseph e Piorkowski. Te ntativi d'ir.oculazione sul proprio corpo con l'ultimo germe fu! rono negativi. Trovò inoltre l'autore uno str-epto-bacillo dell'ur-etra. Dubbio fu· il Gram, formò catenelle corte, parallele o gruppi, che si disponevano ad angolo acuto od ottuso. Era simile al bacillo dell'ulcer a di Ducrey. Nel brodocon glucosio e sangue le catenelle a decorso parallelo erano molto lunghe. La lor·o forma era molto variabile (bacilli, cocchi). Negli animali non si dimostrò patogeoo. L'autore opina che questo bacillo in certe circostanze possa !C'piegare un'azione nelle infiammazioni dell"uretra; poichè lo trovò in coltura, pur·a in una cistite ed uretrite cronica, che s i era sviluppata in seguito ad una blenor ragia acuta. Le ricerche di auto-infezione non condussero ad alcun concludente risultato.


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Fra le costanti forme di cocchi poté isolar~ lo staphylococcus albus, aurera, citretUJ, che non erano patogeni per gli animali, inollre il micrococcustae· cuandicans, la sarcina alba e flaoa. Quale raro reperto fu un vibrione (il uacterium bruneum di Schròter), un cocco colorabile col Gram e un corto bacillo, colorabile col Gram, simile al bacillo dell'influenza. L'autore, a conferma parziale di antecedenti risultati. conchiude, che l'uretra normale anche nelle sezioni posteriori contiene numerosi germi, i cui principali rappresentanti sono i pseudo-bacilli difterici e lo streptobacillus, i quali possono acquistare considerazione nelle cistiti ed uretriti postgonorroiche. È inoltre importante che tutte le SP,ecie isolate non sono patogene e che non vi si riscontrarono i tipici s~reptococchi od il oac·terium coli como1un~.

c. SFORZA.

Ooltura dell'ameba della clluent eri& de l pae•l oa14l. - (A nnalc dell'Istituto Pasteur, gennaio 1905, n. 1.)

LESAGE. -

La questione della speciflcita delle amebe nella dissenteria é stata cggello di v1ve discussioni per il fatto che molto di frequente nell'intestino normale si ha la presenza di un'ameba, l'Entamoeba coli studiata da Grassi, Schuber:;t, Barbagallo e Casagraode, donde la suppo~izione che le amebe osservate nella dissenteria appartengono al genere E. coli e si 01oltiplichino in causa della diarrea. Lo Scandinn studiando le forme amebiche osservate nella dissenteria nei paesi caldi e nei galli giovani compartttivamente alle forme d'evoluzione ùeii'E. coli ha potuto enunciare che l'ameba coli osservata ha dei caratteri obbiettivi sufficienti per farne un parassita speciale, l' En:tamoeba histoi!Jlica, il quale sa· rebbe l'agente specifico della malattia. l caratteri distintivi ~arebboro i seguenti: il differenziamento del protoplasma in ~ctoplasma ed endoplaspa; la fo1·ma un poco allungata del nucleo; la sua situazione alla periferia dell'endoplasma ; la poca abbondanza della cromatina nel nucleo; la formazione di cisti alla superficie dell'ameba; il piccolissimo volume di queste cisti, l'assenza di amebe incistate con gli otto nuclei figli , Mralteristici. Per j;tiudicare su tale questione della speciflcita, 6 indispensabile ottenere una coltura pura dell'ameba dissenterica e di riprodurre sul giovane gatto la malattia tale quale la si ottiene colle materie fecali dissenteriche in loto, e il Lesage sembra esservi riuscito (17 volte però su 30) operando su feci dissente· riche sia all'ospedale di Sa1gon, sia all'ospedale Saint-Mandrier a Tolone. Il me· todo consiste nel seminare il succo intestinale carico di amebe su di un gran numero di scatole di Petri o di tubi contenenti agar semplice, ben lavati per 8 giorni a grande acqua e sterilizzati, e mettere a 18- 25•. I batteri crescono poco su questo mezzo all'opposto delle amebe. L'essenziale é di impedire il più possibilmente la coltura intensiva dei germi intestinali. Si può anche fare la semenza su piastre ove è già coltivato un germe estraneo, banale e inoffensivo, come ad es. un paracoli. Con questo processo l'ameba passa dall'intestino umano nella piastra, senza passare psr lo stadio cistico. Si può anche lasciare incist.are l'ameba e coltivare la cisti mettendo in un bicchiere a calice d~l succo contenente delle amebe viventi ed io fondo un poco d'acqua sterilizzata; il s ucco si essi ca lentamente in un'al· 25 - Gwrnall medi,o.

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mosfera umida a 18-25° e dopo qualche gior no ~i semina questo succo essiceto e l'acqua del fondo sulle piastre di agar lavato. Questa piastra dove si coltiva l'ameba serve per ottenere la coltura mis ta pura, eliminando progres· sivamente ogni germe delle materie fecali dissenteriche. L'ameba v1ene eia· scuna volta seminata al basso di una piastra di coltura tenuta ''erticalmente, mentre c he alla parte s uperiore é posta una particella di collura pura del germe che serve alla conservazior.e dell'ameba. La piastra é posta a 25•. Dopo qualche gior no l'ameba guadagna la parte superiore. Si riprende naturalmente l'ameba a quest'ultimo limite per terminarla alla parte infer iore di una nuova piastra, e così di seg uito. L A. descrive minutamente i caratleri delparassit.s, il modo di riproduzione, la produzione dellE\ cisti e viene alla conclusione che l'ameba da lui studiat.a si differenzia bene daii'Enlamoeba e s i avvicina alla coli Entamoeba histolytica descritta dallo Schaildinn. Insis te poi s ull'uso de ll'acqua iodata (soluzione di Lugo! al doppio) da aggiuugersi alle colture per mettere meglio in ev1denza la presenza delle cisti alla s uperficie dell'ameba. TESTI.

o.- Sul botull•mo.- (Centralblatt f ilr Balder iologie, Paf"a8itenku.nde und lnjektionsl.;,.anlcheilen. - Referale, vol. XXXVI, n. -\-5, 1905).

PF.LZL

Si Lra lla di tre casi di botulismo, interessanti non solo per la difficoltà della diognosi, ma anche per i sintomi e pel decorso particolare, che presentarono. Le salsicce, che produssero l'avvelenamento, erano state arrostile poco prima che fossero mangia te e non si O!:>servava in esse alcun segno di avaria. Ciò dimostra che i veleni dello corni conservale e putrefallc, anche ad alle tem· pe ratu1·e, non j:erdono sicuramente la loro azione tossica. La particolare intossicazione da botulismo si. manifes tò; nei trd casi 36 ore dopo mangiato la carne ed incominciò con aumentata funzione delle glandole sudori pare, la~rimali e mucose. In appresso sopravvennero: disturbi gas tro-intestinali di media gravezza (io un caso con pares i intes tinale, negli altri due con vomito e diarrea) dis turbi di deglutizione per paralisi dei muscoli della farin ge e dell'esofago, come dei muscoli ciJe s ervono per la chiusura delle conoe e dell'apertul'a della lat•inge, paralisi dei muscoli degli occhi (ptosi, midriasi, paresi dell'accomodazione, pa ralisi dell'abducente), paralisi riflessa della rima palpebrale, dello starnuto, dei riflessi della deglutizione, dei conati di vomito e del vomito, paresi della vescica urinaria, come pure del detrusor e e dello sflntere jin due casi), generale debolezza mus coldre, specialmente dell'estremilà, aspetto pallido, dimagramento. Tutti e tre i casi avvennero in uomini giovani e forti e terminarono con la completa guarigione. Relativamente alla profilassi di simili infezioni l'autore ritiene necessario che anche le carni conservate con l'affumicamento '3 con la salamoia debbano sottostare al controllo amministrativo. Il metodo comune di cuocere il pro· sciutto per alcune ore prima di mang-iarlo, produrrebbe verosimilmente attenuazione del veleno se esistesse, l'uso del prosciutto cotto deve perciò essere anteposto a quello non collo (prosciutto di 'Vestfalia). Nor. è da consigliarsi la conservazione, per più di 2~ ore, della carne insaccata, ridotta in fette anche se tenuta nella ghiacciaia.


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Pure il grado d'umidità della carne conservala è da prendere in considerazione, poiché ad esempio, le carni conser vate col disseccamento secondo il -sistema italiano rar·amente producono avvelenamenti, mentre nei cosi detti pesc1 marinati e nelle varie specie di salsicce fresche la putrefazione botulina insorge facilmente. Alle dette specie sono pure s fortunatamente da annovenrsi tutti i prodoni famigliar·i, i qualr sfug~ono ad ogni regolare vigilanza e per alterazioni non rilevabili con gli organi dei sensi possono cagionare av· -velenamenli d'intiere famiglie. C. SFORZA. KRNEGER -Rapporto alllle malattie del sonno & Togo. - (A rchio(ur Schriffs·

.und Tropen-Hygiene, 190-i, n. 11).

L'autore dopo avere :;tudiato alcuni casi di malattia del sonno m~servatisi

:a Togo colonia tedesl!a dell'Africa accidentale, e dopo aver descritto i sintom principali e l'andamento della malattia, i caratteri morfologici e biologici dei parassiti, il metodo per la loro ricerca nel liquido cP.rebro-spinale ed alcune .esperie nze d'infezione negli anima:i, viene a queste conclusioni : 1• La malattia del ~onno é un infezione a decor:So cronico; 2° Essa À causata da un tripanosoma ( Try panosom a Ugandense Cart.) il .quale é stato trovato in tutti i cas i nel liquido cerebro-spinale; 3° l tripanosomi non si possono ùimos tra1·e nel cadavere (da una mezza .ora a dieci ore dopo la morte) neppure nel sedimento del liquido cerebro-spinale nel quale erano dimostrabili circa s elle ore prima della morte ; -l' r tripanosomi inoculati negli animali produssero una mltlatlia mortale in determinate scimmie delle quali alcune presentarono i !:'inlomi della malattia del sonno; 5" Niente autorizza a pensare che la malallia del sonno debba intendersi eome una malattia da intossicazione per certe ~ostanze alimentari; le iniezioni i'ipetute di estratti ete rei, alcoolici acquios i di maniaca nelle scimmie non eh· bero alcuna azione palogena. 6" L'infezione coi tripanosomi della mosca tsdls~ nelle scimmie produssero la morte già alla terza settimana di malattia. Eesi, al contrario di quelli della .malattia del sonno, erano molto numerosi nel sangue. TESTI,

Gaos. -La m.arola 4ell'u4emo eptdeml& malartoalDAlgerta. - (Archio fu,. Schr~(fs-und TropenBJfYiene, 190\, n. 12). Le osservazioni dell'autore concordano in gran parte con quelle fatte nei nostri climi. Be ne a ragione egli dice che il clima dell'Algeria differisce notevolmente da quello delle regioni tropicali e che la vera frontiera dell'Africa, non è il Mediterraneo, ma il Sahara. L'autore dà grande importanza ai rattori metereologici, specialmente a quelli .termometrici ed igrometrici i quali non hanno perduto del loro antico valore -!!ebbene la spiegazione della loro import.anza eia cambiala. Non solamente il ~lore eeercit.a sugli anofeli un'azione incitante le femmine a succhiare sangue umano, ma ha anche un'nzione nella costituzione degli stagni; eu questi hanno poi la massima importanza le precipitazioni meteoriche.


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lo conclusione, il Gros rileva che nell'Algeria, come io tutta l'Africa settentrionale, la malt:.ria è io rapporto col numero degli stagni da anofeli; che il numero dei casi di febbre non curata é la causa abituale della trasmi!sione indefinita della malaria; che illrultamento metodico degli indigeni è il più sicuro mezzo profllallico. TESTI.

L'allmentaston• 4el•o14&to pappoDNe • U Beriberi. chiou de mèdecine et de pharmacie militairea, novembre, 190i).

SIMONIN. -

(Ar-

L'interessante articolo del maggiore medico dott. Simonin ci mostra come il soldato giapponese anche a proposito della sua alimentazione; si vada completamente trasformando. L'alimentazione cioè é divenuta in gran parte europea allo scopo ,di aumentare la forza fisica dei uombattenti e di ostacolare la diffusione di quella malattia così comune in Giappone che è il Béribéri o Kakke e che l'esperienza avrebbe dimostrato essere in gran parte dip~:;odenle dall'uso quasi esclusivo del riso come alimento. Attualmente il soldato giapponese fa tre pasti a l giorno: al mattino brodo di riso o d i frumento, zuppa d; fa~iuoli e un legume al sale, a mezzogiorno pesce o carne bollita, riso o frumento, legumi colti, alla sera identico pasto. Inoltre egli usa molto pane che acquista alla centina e dà la prefer enza a l pane bianco; si procura spesso anche una specie di biscotto dolce chiamato P katapan >>. In campagna il scldatt> Giapponese porta nel suo sacco del riso secco e delle prugne leggermente sa· lttle ed é munito di un cilindro di bambou pieno d'acqua. La compagnia fornisce poi legumi secchi e pressati, pesce secco, carne in conserva. e un estr11tto li· quido concentratissimo di fagiuoli, inoltre in piccola quantilé vino e sigarette In quanto all'estratto di f11giuoli chiamato cc chojou » sembra che esso venga usato come antidoto del Béribéri giacché da tempo immemorabile i fagiuoh ed anche il frumento i quali contengano molto azoto alimentare, sonQ ritenuti io Cina e io Giappone come i migliori preservativi contro quella malatlia. Non tutti l medici giapponesi sono però d'opinione che il Béribéri sia una malattia dipendente da insufficienza alimentare, tali J'lshiguro e il Miura il quale ultimo incrimina specialmente l'uso di certi pesci essiceli e "alati. Ad ogni modo, s iccome un"vitto prevalentemente azotalo rende l'orga nismo più resistente alle cause morbi~ene, i medici giapponesi tengono g ran cont<> di questa razione cosi combinata. Per conto nostro poi vi sono alcuni punti che meritano una certa attenzione: l'uso cioè del pane bianco e quello d et « choju •. In quanto a l pane bianco, i fatti dimostrano che col s uo uso l'attivita fisica e morale dei soldati non e diminuite; può darsi infatti benissimo, come dice il Chauvel che se pei dati d!ella chimic11 pura il pane bianco è meno nutritivo del pane bigio, d'allra parte però la sua struttura fisica fa si che esso s i imbibisca più facilmente dei succhi gastrici, si diget•isca meglio e più presto e io definitiva sia più nutritivo. Il Simomn fa voti perchè anche nell'esercito ft·ancese si introduca il pttne giupponese e anche il « Katapan • nel quAle lo zucchero, alimento d'energia di prim'ordiue, viene a rinforzare il valore nutritivo di una farina il cui tasso di abburattamento è molto elevato. In quanto al "chojou r, se esso noo rappresenta l'antidoto sovrano contro il Beriberi, non è però meno un alimentc. di primo ordine in causa del suo azoto e dei suoi alimenti idrocarbonati rapidamente e direttamente utilizzabili dall'c>rganismo. T&ST&.


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v. DRII!!GALSRT. - aut rllult&tt 4eUa lotta OODtro Il tito 18001140 B . Kooh. - (Centralbl. f. Ba /der., vol. 35°, 190i ). Gia il Koch in una sua conferenza pubblicata poi in una r accolta di memo r ie concernerali il ser vizio sanitario m ilitare aveva enunciato un piano di difesa contro la diffusione del tifo specialmente nelle campagne, hi dove r esta an~o ra molto da fare per il provvedimento di una buona acqua potabile e per <>Llener e una completa canalizzazione delle sostanze fecali. Tale piano di difesa e veva molli punti di contatto con quello relativo a lla malaria e basavasi spe· eialmente sull'impor tanza del contagio diretto da uomo a uomo, sulla necessitA di fa re per tempo e nel modo piu completo possibile la diagnosi di tutti i casi di tifo anche dei meno appariscenti clinicamente, e sulle necessità di isolare gli ammalati e di distruggere ogni sorgente d'infezione proveniente dai tifosi. Il maggiore medico V. Dr iega lski capo del laboratorio della stazione antitifi ca di Saarbruck in una conferenza tenuta a Casse! durante il 75° Congresso dei nalurali!;ti e medici tedeschi rirerl sui risuaati di una campagna antilifica fatta con questi criter i nelle provinc ie Renane e dell'Alsazia e Lorena. In meno di 10 mesi furono praticati 4000 esami, di cui 2915 per febbre tifoide, la quale venne accertata in 381 casi. Il diagnostico fu ottenuto per mezzo della siero· reazi<>ne e coll'isolamento del bacillo d'Eberlh impiegando il nolo terreno cul· tura le di Dr iegalski e Con radi. Con tali mezzi s i riusci a dimostrare la presenza del bacillo tifico, anche tre mesi dopo la ma lattia. In queste ricerche non si lasciò certo da par te l'importanza che ha l'acqua ~me causa di disseminazione del bacillo tifico ed alcuni fatti epidemiologici dimostrarono in modo indiscutibile l'or igine idrica del tifo. Tutto però servl a dimostrare che la pr opagazione del tifo per contagio diretto è molto frequente. In quanto aHa profilassi, si chiusero i pazzi sospetti, si provvide buona acqua potabile, si isolarono gli a mmalali, le deiezioni fur·ono sottoposte a una rigorosa disinfezione, si tenne esalto calcolo della marcia dell'epidemia, si osser varono diligentamenle i convalescent.i e g li a mbulanti ancora portatori del bacillo tifico. l risultati furono soddisfacenti. L'A. però insistè sulla necessità di sorveglia re a lungo quelli che furono affetti da tifo, giacchè le comuni m i'3ure tera· peutiche (calomelano, disinfettanti intestinali) spesso sono insufficienti ad ucci· -det•e il germe tiftco il l'(uale può r imanere a lungo nell'intestino e ser vire alla -disseminazione dell'epidemia. TESTI. RoLANT. - EpurarJ.one blologtoa delle aoque 41 rUluto delle tabbrlohe 41 zuoohero 41 barbabietola . - (Reoue d'hygiene et de poiice sanitaire, novembre 1904).

F: n• .to che nelle fabbr iche di zucchet·o di barbietola, le acque di r ifiuto com· tpr endenti l'acqua di lavaggio, le acque di diffusione e quelle di pressione non tardano a fermentare con produzione d'acido acetico e butirrico che rendono le t~cque nocive, ca usa di morte dei pesci ed anche dei vegetali. L'A. ha fatto espe· rimenti s ulla epurazione biolo~ica di queste acque col metodo usato da qualche anno in Inghilterra per l'epurazione d.,lle acque di fogna e che consiste nel farle depositare per un certo tempo nelle fosse settiche dove a vvie ne una prima fer mentazione a naerobica che scioglie le materie organiche e disorganizza sem-


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pre più le sostanze organiche sciolte, e nel farle passare poi a diver s i periodi nei cosi detti letti batterici dove i germi aerobi bruciano definitivamente la sostanza organica fissando l'ossigeno che essi prendono dall'aria, ed alcuni di questi attaccano i composti azotati per da re dei composti ossigenati dell'azoto nitriti e nitrati. In seguito a queste esperienze, fu eliminata l'azione della fossa settica, e fu riserbata l'azione fermentatrice ai letti batterici a tre contatti, nel primo dei quali si ha la fermentazione alcoolica dello zucchero e sua quasi completa scomparsa per razione dei fermenti, mentre negli altri due i fermenti non avendo più conveniente alimento lttsciano il campo libero agli altri germi cb9 distt•uggono il rimanente delle combinazioni organiche del carbonio e dell'azçto. L'A. conclude col dire che il p!'ocesso biologico per l'epurazione di talr acque è attualmente il solo capace di dare dei r isultati pratici, risultati i qualr non potranno che migliorare allorquando si conoscerà completamente il meccanismo della distruzione della materia organica per opera degli infinitamente piccoli. Con questo processo è solo da tener calcolo della spesa d'impianto, giacché quella del mantenimento é nulla, é la mano d'opera pu6 esser e trascurata, dalo il personale numeroso che esisl.e in una di tali fabbriche. TESTI. GARD~NGm. -

Bloerolle Intorno all'ari& e•plrata e oollbata -(Giot!n. della R. Soc. ital. d'igiene, Selt. 1904, n. 9)

Da lle ricerche lunghe e pazienti dell'Autore risulterebbe che nell'aria espirata e confinata non si può dimostrare in modo diretto l'esistenza di una sostanza tossica basica eliminata per mezzo della respirazione, che nella produzione dei fenomeni dovuti all'aria confinala il danno che deriva dall'accumulo di acido carbonico e dalla sottrazione di ossigeno é assai relativo, e solo entra io scena quando questi due fattori giungono ad un g rado molto elevato: che invece ha una grande importanza il vapore d'acqua, il quale agisce dannosamente sull'or ganismo, pr·obabilmente per un ostacolo che arreca all'azione dei centri termoregolalori. Una notevole porzione dell'ammoniaca e delle sostanze organiche le quali trovansi costantemente nell'aria espirata, sebbene io qua ntità variabile a seconda degli. individui, proviene dalla faringe, dalla bocca e dalle cavità nasali, e non ha alcun rapporto coi fenomeni respiratori. TESTI. Elementi pel &ladlzlo dell' aaaldltà dell'ari&. nelle abltazlonl oon 1Ul oontrlbato sal qaeslto del oabasglo minimo.(Centralblatt jilr die medieinisehen Wissenschajten, n. 49, 190~).

M . RUSNER e \V OLPER'f.

Nel determinare la capacità degli amhienti per abitazioni si assegnano per lo più 10 m c. per persona. Questo cubaggio d'aria è calcolato sulla base della produzione di acido carbonico e sulla esistenza di una ventilazione naturale relativamente altiva. Ma questa ven~ilazione naturale deve essere considerata secondo le condizioni attuali come troppo elevata. Inoltre in queste inòagin~ non si è tenuto alcun conto della eliminazione del vapore acqueo. Ma con l'aumento del contenuto di acqua l'aria peggiora notevolmente. Nelle temper ature particolarmente basse delle pareti il vapore facilmente si condensa,


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donde deriva lo sgradito odore di muffa, la formazione di mu!fe ecc., nelle alte temperature l'aumenlalo co ntenuto di acf!ua rende più difficile la r egolazione del calore. Perciò il minimo spazio di 10 m. c. non é dappe rtutto s ulliciente. S e conservasi q uesto limite per gli adulli per non incorr~re in altri inconvenienti, devesi almeno fare eccezione per i fanciulli; i fJUali producono proporzionalment.e più acido carbonico e vapore acqueo. Pei fa nciulli ollre che del cubaggio dt!vesi pure te ner conto dello spazio occorrente per la collocazione del letto e dei mobili a~solutamente indispensabili per evitare che parecchi giacciaoo neiJo stesso letto. e in essi più facilmGnle si diffondano le malattie infettive. C. SFORZA. L& puteartssaslone 4el latte. - (Reoue de la Soc. Se ietti. d'hggiène alimen.t., 2 magg io 100~).

CALMETTE. -

La pas teurizzazione del latte non distrugge il bacillo della tuberc0losi, ma è efficace per impedire l'al't erazione rapida del latte. EssA uccide tutti i germi fragili, bacillo tifi co, colibacillo, vibrione del cole ra ; rispetta però i fermenti e tutti i germi s porulali dei quali però ritarda lo sviluppo. D'altro perle rispetta la coagubilita della cas eina per m~zzo del fermento coagulante, ma sopprime le ossidasi. Quanto alle idee r·ecenll del Behring l'autore non può ammettere che , per quanto piccole, le dosi di formolo ripetute siano inoffensive e non é d'accordo circa l'influenza dell'aliment.az.i')ne col laU.e nello S\'iluppo della tuberco losi. La pas teurizzazione dellatt.e da preferirs i è quella sis te ma Conlanl che consis te nel riscaldamento a 75• seguito da rapido ra ffreddamento. T&ST I.

L'lDfnlone ·mUta nell& tabeToolo•l ohlrarpoa. steur, n. 8, 25 agosto t!XH).

PETROFF. -

(Ann. Pa-

Scopo di questo lavoro sperimentale fu di s tudiare l'influenza de lle a asociazioni micròbiclre sulla tubercolos i, io vis ta del poco accordo che esiste rra gli autori che si sono occnpa ti dell'argomento, s pecialmente riguardo alla nocivita di queste associazio ni per l'organismo. Gli esperimenti batteriologici vennero falli col pus di asce ssi freddi ossei. articolari e ganglionari prelevato nel corso di operazioni clurur·giche per mezzo di pipelte s terili, e col quale s i praticarono esami micros copici, c•>lture, inoculazioni negli animali ; inollre fur ono praticate molle ricerche istologic he allo scopo di studiare i rappo r·ti fra i germi de ll'infezione secondaria e i tessuti dell'ascesso freddo che li contengono. Infine furono at•tillcialmenle infdllate le articolazioni in M imali da laboratol'io. Le conclusioni più impot·tanti di questo lavoro sono le se~uenti; 1• l focolai chiusi di tubercolosi chirurg iCA che non hanno subito alcun intervento chirur gico, r icoperti da pelle sana, nella grande mag gioranza dei casi non contengono associazioni batteriche; 2• l focolai aperti contengono sempre delle associazioni micr obiche, generalment.e cocchi piageoi a debole virulenz'i, i quali poi sono rari nello s pessore dei tessuti;


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3• Le associazioni batteriche esaltano l'azione disorganizzante della tu· bercolosi articolare ed accelerano la gener alizzazione dell' infezione tuberco· lare dell'or ganismo ; i batteri associati hanno una tendenza molto minor& alla propagazione pur restando vivi nelle articolazioni inoculate; 4• Il ratto clinico della gravita maggiore delle forme aper te della tubercolosi chirurgica , trova una sufficiente spiegazione in queste infezioni seconrlarie. TBSTr. Sopra l'batlueDSa tlella luce•Uoue del batteri e tlel pro· dot;tt batterlol .alle proprietà del •iero Ilei .aucue. - ( A nn. Paateur , n. !lO, 25 settembre ·1904).

TcHtTcuKrNE. -

Le conclusioni più importanti che si ricavano dalle esper ienze dell'A. pra· ticate sul coniglio e col bacillo tiflco sono: che il siero dei conigli normali pos· sicrle, nella metà dei casi circa, della deboli proprieta ag~lutioanti, che mer cé l'introduzione nel tubo digestivo di bacillo tifìco anche a grandi dosi, non si riesce a pr·ovocar·e negli animllli alcun stato morboso simile alla febbre tifoide dell'uomo, ·ma s i pu6 con!'tatare nel sier o sanguigno la presenza di ag· ~lulinine, eli fissatori e qualche volta di precipitine; che questo siero Òon possiede proprietà p reventive; che l'ingestione dei prodotti solubili e dei bacilli tifici ucisl col riscaldamento da luogo ai medesimi risultati ma con una intensità molto minore; che nessun t•isullato si o ttiene nei conigli giovani tanto fa· cendl) ingerire i bacilli morti, quanto facendoli ingerire vivi. T ESTI.

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VARIETA OTpDissasloue decll•tucUlmecUol uel Olappoue. - (Dalle note di fluerra dell'autore negli A re!tic es Gtlnérales de Médecine, 8 novem· bre 190~).

O. MARCON . -

Le notizie date dall'autore vennero in parte egregiame nte esposte nel no· lltro fliornale dal tenente medico dott. Ruta. Il Marcon ne a ggiunge altre im· portanti attinte s ul luogo, quale incaricato di una missione da parte del gover no francese. Premette c he primi istruttori òei g iapponesi nella disciplina medica furono i tndeschi, talché anche oggidì la lingua tedesca i:) d'obbligo per ogni s tudente in medicina. Ma se la loro scienza medica. derivò per la massima parte dalla Germania, essi pur presto si emancipa rono da s imile tutela. Nel Giappone l'insPgnamento è sopratullo pratico e clinico, ciò che spesso non accade nelle universita tedesche. l nipponici non s'interessano aff't~lto alle idee astratte od alle concezioni mela fisiche; cio che non vuoi dire che essi non si11no capaci di crear e. Gente eminentemente pratica, fecero conver g-ere i suoi sforzi sopratulto sui r ami più effica ci dello scibile medico: la chirurgia, la medicina pratica e

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VARIETÀ

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'l'igiene. Per esser buon medico, il giapponese pensa esser inutile l'ingombrar ~a mente con tante nozioni metatlsich~, donde la durala degli studii ridotta a soli quattro anni. Nei quattr o anni gli studii sono cosi r ipartiti : Scienze fisico-chimiche e naturali, anatomia, fisiologia al primo anno. Anatomia, tlsiologia, istologia, patologia generale, patologia interna ed e-sterna, anatomia patologica e topo~rafica al secondo anno. Terapeutica, igiene, cliniche, oflalmologia al terzo anno. Cliniche diverse e specialità al quarto a nno. Tutti i giorn i, darante i 'lUaltro anni, tre ore di lavori pratici; ginnastica -e tede sco sono obbliga torii durante tutti gl\ anni di studio. Ent rati verso i 18 a nni d'etA, ne sortono a 22. Sonvi sei scuole di tal genere in tutto il paese; per entrar vi occorre aver s uperati i corsi d'istru.zione -secondar ia. Quelli che desiderano perfezionarsi si recano all'Università di Tokio ove ottengono tl diploma supremo. Ciascun anno di studio é diviso in tre parli. Vi é un'esame dopo cia.schedun trimestre ed un'esame alla fine d'anno . Le vacanze durano soltanto due mesi e durante l'anno non sonvi quasi fes te . l corsi durano dalle otto del maUiuo · alle quattro del pomeriggio. La tassa scola stica é di venticinq ue dollat·i al·i'annn. La maggior parte degli studenti abita e vive a modico prezzo nella scuola stessa. facendo per turno. la pulizia e la cucina, curando una r•·oprietà minuziose e scrupolosa. Portano un'uniforme ed un kepi simili al tedesco l rapporti rra studenti e professori sono semplici e cordiali. Le cliniche sono. modeste in provincia, ma a Tokio veohero costr utti e si stanno tuttora CO· struendo, a tale scopo, degli editlzii imponenti. A T okio vi é un .zrande laboratorio d'igiene e di batteriologia, dir etto <tal -celebre Kilasato, con a tlanco·un'ospedale per le malattie contagiose ed una sezione per la rabbricazione dei sieri. Ciò che colpisce sopratutto gli stranieri é l'ammirabile senso pratico dei giapponesi, che tolsero dai loro ospedali, labo•·àtorii e cliniche, lutto ciò che Tappresenla materiale ingombrante, tradizione e r outin e. Le loro costruzioni punto costose, dimost1·ano come in mezzo alle teorie mediche essi abbiano perfettamente compreso ciò che é indispensabile e ciò che non lo é. Gli ospe· dali, punto grandiosi, !lÌ compongono di piccoli padigliuni da 10 a :!0 letti di <Una a m mirabile nettezza. Ciaschedun medico non cura più d1 15 o 20 malati, ciò che gli pe1·mette di fare tutti gli esami di laboratorio. l m .!dici sono dolcissimi ron gli ammalati. l letti non sono gratu iti. l piccoli padiglioni, circondati da giar dini, hanno una costruzioue speciale. -Le mura PRSSono aprirsi nella bella stagione, reali'lzando cosi una perfetta cura d'aria, utile a lutti i malati. Il letto d'ogni malato grave ?• provvisto di 'Speciale coper ta di vis toso colore perché in ca!\o d'incendio possa esser tosto notato e portato per primo in salvo. I n costruzioni, cosi leg~iere, gli incendii -sono rrequentissimi. Nessun oggetto ingombrante e perfetta pulizia. Le sale d'operazione sono di una costruzione perfetta. Non vengono quasi più impiegati gli antisettici, mentre chirurgia e ginecologia sono arrivate all'ultimo grado di perfezione . Scendendo a qualche particolare si vede come nella clinica del prof. Homori, uno dei migliori chirurghi giapponesi, operatore -ed aiu\i prendano un bagno gen"'lrale alla vigilia di qualsiasi atto operativo, praticando quindi un"accurata asepsi delle mani e delle braccia slrotlnandole


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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

per ven~i minuti con spazzola di radica e con una soluzione saponosa. Perch& la lavatura duri esattamente venti minuti, le mani vengono prevenlivamente immerse in una soluzione di fucsina all'uno per cento. Occorrono esattamente venti minuti pt>r togliere il color rosa della fucsina . Invece del cotone sterilizzato viene usata la midolla di un giunco speciale mollo diffuso nel Giappone. In luogo del taffell.à gommato, adoperasi la juba, pasta ottenuta con 18 ebollizione prolungata di talnni fagiuoli. Questa pasta, molto malleabile, viene tagliata e dissecata in sottili foglietti che posti nell'acqua calda diventano tosl<>molli e plastici. Midolla di giunco e pasta di fagiu'oli -venfotOOO sterilizzate con processo speciale. E nota la medicazione con polvere di carbona di ris·•, inventata dal Kakukir largame nte adoperatala nella guerra cino-giapponese e di pratica corrente negli ospedali civili e militari dell'impero. Cosi i giapponesi mostrarono, anche nel campo chirurgico, il loro senso altamente pratico, consistente oltre tutlo it resto, nell'utilizzare larl.(amenle tutte le risorse fornite dal loro paese. Dissenteria e beri-beri sono le malattie piu gravi speciali al Giappone ; specialmente la dissenteria, che nel 1898 diede 89,400 malati con 22,300 morti. Oggidì, grazie ad un'igiene accur at.i ssima, a mbedue tali endemie sono in via di notevole diminuzione. Il Giappone, con quarantadue milioni d'abitanti, conta 31,000 medici. Come vedesi anche nell'impero del Sole Levante v'è pletora di sanilarii. L'autore così conclude il suo ~ludio: Non so se noi dobbiamo imparare qualche cosa dai giapponesi, ma ritengo che essi nulla abbiano più da apprendere da noi in .fatto di m_edieina e chirurgia, almeno pratiche. G. BERNUCCJ.

l~IVISTA

BIBLIOGRAFICA.

Or. Eo. LA VAL.- Guide ohlrurgloal du pratlolen pour lea opératlonjour-

nallèrea; 412 tìgures. - (Paris, O. Doin editore, fr. 8). L' A. spiega nell' introduzione lo scopo che si é pr·oposto. Egli è par tito da~ concetto che il medico esercente la così dotta chirurgia giornaliera, se desider81 precisare i suoi ricordi in singole circostanze di pratica, ha bisogno di avere a sua disposisione un libro succinto, in cui non solo si trovino le grandi lineedell'operazione da compiere, ma anche i particolari concernenti i preparativi de l locale, del materiale oper atorio e degli stessi assistenti; la maniera di compiere le medicature; le cure postoperaloritl; le condizioni c he devono essere o:;servaLe nel rimuovere e rinnovare le medicature; le cure d'indole ge· nerale da arpreslarsi all'infermo e quelle intese a combattere le complicazioni che possano inso1·gere anche durante la convalescenza di un'affezione chirurgica. Osserva che i g randi trattati chirurgici si diffondono molLo, forse troppo, nella descrizione dell'allo operativo; mentre di solito m ettono da ·banda cic>


RIVISTA. BIBLIOGRAFIOA.

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che riguarda da vicino la cura del malato, tutto quell'assieme cioè di particolari di pratica, che vale a mettere qualunque medico, non specialista di cose chirurgiche, in grado di prestare cure utili ad un malato di chirurgia. L'A. con questo concetto fondamentale ha appunto elaborato il suo manuale. l!!d ha tenuto anche conto del fallo che allre opere chirurgiche, ~critle · a scopo pratico, sogliono trascurare la parte tecnica a proposito di alLi operativi, i quali hanno altrettanta importanza quanta ne può avere la tracheotomia e la trapanazio.ne della mastoide. Tale é il caso specialmente di cerLe ligature di arterie nella continuita, di qualche amputazione, ecc. Nel manuale dunque si trovano raccolti una quantila di dati che bisognerebbe cercare in varii libri con s tento e perdita di tempo; e l'A. ha cercalo di esporli con la maggiore brevita possibile, ricordando a proposito di ogni· singola affezione ciò che occorre sapere di clinico, diagnostico e pronostico, e per ciascuna operazione, le relative indicazioni e controindicazioni. Cosi ha voluto offrire un quadro di ricordi completo pel da fare in ogni cosa che possa occor·rere nella pratica chirurgica giornaliera. L" A aggiunge che per non allontanarsi dal fine prefisso, si é astenuto dal descrivere le operazroni gravi, quelle c he esigono sussidio di particolari cognizioni e di lungo ed illuminato esercizio chirurgico. Per siffatta ragione è inutile cercare nel s uo manuale la laparotomia, la resezrone dell'appendice e qualche altra operazione di troppò ~rave importanza. Egualmente si è astenuto dal descrivere alcune operazioni appartenenti a vere specialità chir·urgiche. Insomma egli non ha la pretesa di mettere in grado il semplice mudico e~ercente di sostituirsi estemporaneamente al chirurgo o allo specialista; ma soltanto di rammentargli le nozioni indispensabili per i casi in cui la guarigione dell'ammalato possa esser·e conseguita sul posto con poca fatica e pochi mezzi. E ciò appunto é in obbligo di fare qualunque medico, anche che non abbia fatto della chirurgie. la s ua specialità pt•ofessiooale. E, sempre per r•imanere nel campo della maggiore sempt:cilé. pratica, non descrive ·che un solo processo di sterilizzazione, alla portata di tutti, e realiz· zabile in qualsiasi luogo: l'impiego dell'ebollizione prolungata dell'acqua. Di regola è descritto nel ma nuale un sol metodo operatorio per ciascun caso par·ticolare, quel metodo che l'esperienza ha dimo!!trato più ulile e di più facile attuazione. L'A. dichiara infine che ha aUinto a varie fonti : tratlati classici di chimrgia e lavori originali su s peciali proce~si consacrali da felice risultato; ma si é sopra tutto studiato dt inellere nell'opera un'impronta personale. 11 libro è preceduto, é presentato per cosi dire, da una prefazione del professore Lannelongue, in cui ne sono messi in rilievo tutti i pregi. E' notato segnalamente il fatto che tutte le più piccole cose di valore pratico sono o dette o per lo meno accennate. Si mette poi in evidenza il vantaggio che per ogni operazione, presentata con precisione, sobriela e discernimento, si fanno sempre precedere brevi ma esalti ricordi dei sintomi della malattia che ha reso necessario l'alto operativo. In tal modo il manut~le é al tempo stesso un compendio di patologia chirurgica e un esaUo sommario di piccola e grande chirurgia operativa. · E veramente il manuale del Lavai merita un tale elogio; e sorpassa, percosi dir-e, i modesti confini che l'autore si e ra a~segnati, poiché non riesce soltanto utile al medico obbligato ad esercitare qualunque ramo dell'arte sa-


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INDICE BIBLIOGRAFICO MEOICQ-KlLlTARE

nitaria, ma anche al chirurgo di professione, a cui in determinate circostanze può tornar comodo di richiamar e alla memoria con poca fatica qualche dato occorrente alla cura di un infermo. Forse il Lavai avrebbe fatto opera più completa e piu utile se - sempre toerbando la forma concisa e prat•ca data allo svolgimento degli argomenti avesse trattato anche le grandi operazioni, dirigendo cosi coraggiosamente il suo libro anche ai chir urgi ed agli specialisti di chirurgia ; Ma é spera· bile che questa lacuna, se ver r è riconosciuta tale dall'autore, sia colmala nelle successive edizioni della guida chir urgica del pratico per le operazioni giornaliere. L. C. Prof. C. PLATscmcx. - Primo trattato ltall&no 41 o4ontoteoDioa. - Milano, Cogliati, 1905. Abbiamo ricevuto il primo fascicolo di quest'oper a dovuta al solerte e dotto ·direttore della Stomatologia. A giudicarne dal programma e dal sommar io dei capitoli, s aré. questo un trattato completo della difficile arte, che ha preso in oggi tant<> sviluppo e più ne attende ancora, e che ha non poca importanza .anche pel medico militare. In questo fascicolo è contenuto il 1• capitolo e parte del secondo. Nel t• (generalit.8 e storia della odontotecnica) tra tante altre erudite no· zioni, mentre tutti gli autor i che si sono occupati della storia dell'arte dentaria si sono limitati alle vestigia odontotecniche dell'antico Egitto, !"autore mette in rilievo i documenti, esistenti nei nostri musei, che attestano un notevole sviluppo dell'ar te odontoiatrica anche pr·esso gli Etruschi. Talune armature el· t orno ai denti nei cranii rinvenuti in varie parti dell'Italia centrale richiamano moltissimo il sistema che al gior no d'oggi !'i chiama brigde-work. Nel 2° capitolo, di cui in questa dispensa non si ha che una parte, sono esaminate per ordine alfabetico tulte le materie semplici e composte e le specialità che si adoperano nei laboratori odontotecnici. È una specie di materia .medica dell'odonloiatria. Le norme riguardanti le applicazioni speciali di eia· scuna sostanza sono poi esposte nel corso dell'opera mano mano che occorre indicarne l'uso. Non dubitiamo che l'opera intera sarà tutta degna del buon saggio che ce ·ne offre il presente fascicolo; e ci auguriamo che sia .ben presto completa.

INDICE BIBLIOGRAFICO MEDICO-MILITARE .Jour nal o( the Royal 1t. rm!J medical Corps, aprile. -

SrMPSON : Influenze locali sulla febbre tiroidea e loro investigazione. - BLAKE KNOX: Note mediche sulla guerr'8. - RoNALD Ross: Ricerche sulla malaria.- FR&NCH: Slftlid~ maligna. - JoHNSTON: RapporLo sulle febbri a Mooi·River ( N a tal)

1•

l


INDIOE BmLIOGRAFICO HEDICO-MlLlTABE

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con riguardo alla filtrazione dell'acqua potabile. - SHEKN : Modifiazioni al tirapalle telefonico. - MoFFE r: sette casi, di ferite da fuoco perforanti H cranio. - Maggio. - RoNALD Ross: Ricerche sulla malaria. - BLAKE KNOX: Note· mediche sulla guerra.- DAvtEs: La trasmissione diretta della febbre tifoidea. - Pl!lN'fON: Campagna antimalarica nel Sudan. - CRAWFORo-KeNNEDY: La febbre mallese a Malta dal 1897 al 190i. Militiirar.rt, 7 aprile.- TANDLER: Contributo alla profilassi delle malattie ses-suali . - 12 maggio. - NEUMANN: Le malattie sessuali nei loro rapporti coll'esercito. - KITAY: Si può diminuire le mortalità della truppa? Le Caducee, 1° aprile. - NtMIIi:R: Un caso di ulcerazione fagedenica dei paesi' caldi. - MICHAUD: Imbiancatura e disinfezione. - 15 aprile. - VINCENT: Patogenia e cura dell'ulcera dei paesi caldi. - NIMtBR : La guerra in Manciuria e le ferile d'arma da fuoco. - BARGY: Uncaso raso di congiuntivite provocat.a. - 6 maggio. - BuTzA : Sul valore del coefficiente di robustezza di Pignet. REtCHBORN-KJENNERUD: La cucina in campagna.- CLAUDE: La contagiosilA del paludismo . - _RAMALLY: Diverse ricette usate dai detenuti per si-· mulare o provocare malattie. La medicina militar espanola, 10 e 25 marzo. - SALAZAR: Stato sanitario attuale dell'esercito spagnuolo. Deutsche militiiri.ir.rtliche Zeitsch rijt, marzo. - ScnoLZE: Misure protìlaltich9· durante la marcia di nn corpo d"armata. - Aprile. - Gli occhi di 1527 coscritti del distretto di Crefeld. Archioes de médeeine td pharmacie militaires, ~tprile. - B4TUT: Considerazioni sulla chirurgia militare francese in tempo di pace. - "WAGNER•: Dell'aggiunta dell'acido solforico e dell'acido cloridrico al vino. Loro ricerca· e dosaggit). - CoSTE : Il risveglio del paludismo in Algeria- nel 190t ScHUCKING e RuoLER: llf'!uOvo regolamento sul servizio sanitario di guerra dell'esercito austro·ungarico. - Maggio. - LABOUGLB: Il soffio presistolico paraxifoideo, indice della fatica. del cuore. - BATUT: Considerazioni sulla chirurgia militare francese in· tempo di pace (continutuione ejine). Journal o( the Association o.fmilitary Surgeons. -T. RoosEVELT, presidend6 degli Stati Uniti: L'ufficiale medico di terra e di mare, discorso pr onunziato alla scuola di medicina navale di \Vashington. - MAC CA w: Il ~r­ vizio sanitario di un esercito nella guerra moderna. Voénno-medi.ainskii Journal (Pietroburgo), gennaio 1905. - Dott. FEDEVOLF: Puritlcazione dell'acqua potabile mediante l'acqud regia. -Febbraio 1905. Dottori BART e T A UBER : Sulla questione dell'impiego da partedei Giapponesi di proiettili esp!odenti. - Marzo-aprile 1905. - Dott. ZAMURA vsxrN: Caratteri delle ferile prodotte da;. proiettili giapponesi. - Aprile 1905. - Dott. GARMASCEV: Sulla questione delle ferile prodotte dai proiettili giapponesi.


"398

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dispensa n. 15, 16, 17, 18, 19, ~O. del Bollo/lino uf'flclal• dali• "OMinf).

Uf1lolall In •ervblo attivo permanente.

R. Decreto 29 dicembre 1904. .BuRoNzo cav. Giooanni, capitano medico t • genio. - Collocato a riposo per anzianit.à di servizio e per età, con decorrenza, per gli effe tti della pensione, dal 1° gennaio 19U5 ed mscrilto nella riset•va. R. Decreto 5 mar~o 1!105. 'LAERA cav. Michele, mag~iore medico ospedale militare Milano. -Collocato a J'iposo, per anzianilil di servizio e per eta, con decorrenza, per gli effetti della pen sione, dal 1° aprile 19Qj eJ ioscritto nella r iserva. R. Decreto ·19 mar;o 1905.

SrLvESTRI cav. Francesco, tenente colonnello medico, vice direttore scuola applicazione sanità militare. - Collocato in posizione ausiliarta per r agione di età dal 15 aprile 1905.

Determinazione Ministeriale 20 aprile 1S05. .ARZANO France.~co, capitano medico ospedale Piacenza.!-Trasferito 43 fanteria. Bozzx Pietro, id. 43 fa nteria. - Id. ospedale Piacenza. P EREGO Vittorio, id. 9 artiglieria campagna (assistente onorario alla clinica chirurgica dell'università di Pavia). - Id. id. Milano e comandaLo infermeria pres idiat•ia Pavia, conlinul!ndo nella carica di assiste nte onor11rio. R. Decreto 5 aprile 1905. .MASSA cav. Giuseppe, lenente colonnello medico di reltore ospedale Genova. - Promosso colonnello medico e nominato direttore sanità militare VI corpo armala. · Maggiori medici promossi tenenLi colonnelli medici: MENNITI cav. M ichele, ospedale Catanzaro. - Nominato direttore os pedale Catanzaro. {JARRATÙ cav. Celestino. id. Genova. - Id. id. id. Genova .• Capitani medici promossi maggiori medici: TROVANELLI cav. Edoardo, ospedale Bologna (coma ndalo ispettorato sanità militare). - Continua come sopra (dichiarato promovibile a scelta). BELLIA cav. Emilio , scuola militare. - Ospedale Genova (a. scelta). LANZA cav. Emmanuello, o spedale Bari. - Continua come sopra. VtGLIAROI cav. Luigi, I gnazio Paterio, jd. Milano. - Id. id. (dichiarato promo· vibile a scella). PAGLIUZzl cav. Giacinto, id. Savigliano. - Ospedale Ancona. Tenenti medici promossi capiLani medici: MBMMO cav. Giooanni, ospedale Roma. - 91 fanteria. (a scelta- art. i 5 della legge d'avtwzamenlo). NEGRO Ernesto, 5 alpini. - t alpini (dichiarato promovibile a scelta). RuGANI Luigi, 9 fanteria. - Continua come sopra (a scelta). PRocACCI Arturo, ospedale Livorno. - 68 fanteria.


MOVDfENTI AVVE:-IUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

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R. Decreto 16 aprilè 1905. GALLO Nicolangelo, capitano medico. - Nominato cavaliere nell'Ordine della Corona d'Italia. in occasione del suo collocamento a riposo. Determina~ione Ministeriale 27 aprile 1905. CITANNA cav.Nico la, ma!Zgiore medico ospedale Firenze. - Trasferito ospedale Catanzaro. GASO LE ·cav . Italo, capitano medico 2 bersaglieri. - Id. id. Savi:zliano. TREVISAN Eugenio, id. 20 artiglieria campag na. - Id. scuola militare. NJsoou Antonio, id. Reggimento artiglier ia montagna. - Id. 20 al'tiftlieria campagna (continuando nella carica di ass1stente onorario all'uni ver·sità di Torino)- Comandato ospedale Torino. CIGLIUTTI Giuseppe, id 4 alpini. -Trasferito reggimento artiglieria montagna CHINI Gaetano, id. 68 fante ria. - Id. 2 bersa glieri. FIORENTINI Emilio, tenente medico ospedale Messina. - Id. ospedale Livorno. GuzZARDI Luigi, id. reggimento cavalleggeri di Piacenza. - Id. id. Messina.

R. Decreto 16 aprile 1905 BARZOTTI Vincen~o, tenente medico 1• artiglieria campagna. - Collocalo in aspettativa per inrel'mità temporarie non provenienti dal servizio pel' la durata di sei mesi. · Determin~ione Min.isteriale 4 maggio 1905. loMPETTA Giuseppe, tenentP. medico R. Corpo di tru ppe coloniali. - Trasferito ospedale Padova , dal 25 maggio 190:J.

Determinazione Min.isteriale 11 maggio 1905. VIRGALLITA cav. Mario, capitano medico ospedale Roma. - Tras ferito 13 artiglieria campagna. ' CuSMANO cav. E nrico, id. 13 artiglieria campagna. - Id. ospedale Roma. R. Decreto 9 aprile 1905, su proposta del Ministero degli a.(fari esteri. ANNARATONE Carlo, te nente medico, scuola applicazione sanità militare. - No· minato cavaliere nell'Ordine della Corona d'Italia.

R. Decreto 30 aprile 1905. ToRTORA Giooanni, capitano medico 77 fanteria. - Collocato in aspetLat.i va per infermi là tem porarie non provenienti dal servizio per la du!'ata di sei mesi. Determin~ione Ministeriale 18 maggio 1905. MAOLIOLI Antonio, tenente medico 1• alpini. - T ra sferito 25 fanteria . STANGARONE Filippo, soltotenente m:!dico 25 fanteria. - ld. t• alpini. MooESTINI Paolo, id . id. 21 id. - Id. 1° artiglieria campagna.

UtaolaU me41ol 41 complemento. Determina~i?ne M inisteriale 18 maggio 1905. TINELLI Raffaele, sottotenente medico distretto Bari, in servizio di prima nomina nel 1• fanteria, dal 22 a~odto 1904. - Trasferito, per ultima1·e la propria ferma di leva, 88 fanteria.

Determina:oione Min isteriale 25 maggio 1905. ' CHERUBINI Vincenzo, sottotenente medico distretto Roma in servizio di pr ima nomina nel 92 fanteria dal 22 agosto 190t. - Trasferito per ultimare la propria ferma di leva 37 fanteria.


400

1\IOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FAR lUOE UTICO

Utaolalllll poalstone eU •ervlsto auaWado. Determinazione Ministeriale 27 aprile 1905. l seguenti ufficiali · in ~ej.ruilo a cambio di residenza sono tras reriti al dis-tretto per ciascuno indicato. CARABBA cav. Ra.ffaele, colonnello medico distretto Spoleto. - Distretto Roma. CASALINI cav. Riccardo, tenente colonnello medico id. Venezia. - Id. Padova. RAINt::RI cav. Gaetano, maggiore medico id. Catania. - Id. Messina . CoNENNA cav. Vito, capitano medico id. Forli. - Id. Caserta. TRAVERSI cav. I..eopoldo, id. id. Siena. - Id. Arezzo. Decreto Ministeric.le 29 mar.:o 1905. SILVESTRI cav. Francesco, tenente colonnello medico distr etto Fir enze. - Richia mato in servizio temporaneo dal 16 a prile 1905, e ddstinalo scuola ap· plicazioue sanità militare. Otaolall. eU riMrva. Determinazione Ministeriale 27 aprile 1905. l seguenti ufficiali in se~uito a cambio di r esidenza sono trasferiti a~ distretto per ciascuno· indicato. RBVELLI cav. Samuele, lenente colonnello medico distretto Cuneo. - DislreUo· Mondovi. VANAZZI cav. Antonio, maggiore medico id. Milano. - Id. Bergamo. 0FFREDI cav. Pietro, id. id. Roma. - Id. Bergamo. GHIROTTI cav. Felice, id. id. Piacenza. - Id. id. Rovigo. CATALDI cav. Luigi, id. id. Frosinone. - Id. Caserta. TuRco cav. Domenico, id. id. F rosinone. - Id. Caserta. CATELLI Giooanni, id. id. Lucca. - Id. Massa. DEL PIANO Giuseppe, capitano medico id Mondovi. - Id . Cuneo. GuARINI Carmine, id. id. Salerno. - Id. Avellino. MALINCONICO Lodooico, id. id. Caserta. - Id . Napoli. TRAINA. Alfonso, id. id. Cefalù. - Id. Palermo. FERRARlA Benedetto, tenente medico id. Vercelli. - Id. Milano. Gmos Emanuele, id. id. Napoli. - Id. Roma. BARONE Vineen~o, id. id. Messina . .:._ Id. Trapani. R. Decreto 27 apr·ile 1905. LAERA cav. Michele, maggiore medico - · BuRONZO cav. Giooanni, capitano· medico. - Nominati caw.lieri nell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro in occasione del loro collocall!ento a riposo. lfOTJFI CAZIOlii. ARRIVI E PARTENZE DA E PER L'AFRICA. ZUMPETTA Giuseppe, tenente medico.- Ritornato io Italia per r impatrio defi· ni tivo il 2\ aprile t 90!'1. BuRATTI Aristide, id. ospedale militar e Perugia. - P artito per la Colonia Eritrea, il 26 aprile 1905. Defanti. NELLI cav. Giuseppe. maggiOI'e medico riserva distr etto Chieti. - Mor to a Pa· gliela (Chieti) il 1' maggio HJ05. Il Reda.tt.ore

D.• RIDOLFO LIVI, maggiore medico. Il D ire ttore

Dott . G xovANNI R ANDONE, m a g g . generale medico Is pettore. Roma, 1005- Tlp. E. Voghera.

GIOVANNI ScOLAI\!, Gerenlt


Rl VISTA D'IGIENE. Pag. ilardenghl e Tlrelll. - Le acque delle caserme di Parma . lhrxer. - Contributo nIlo studio dol contenuto batterico rd alla conser vazione della carne

nell'ordinaria preparuione

.Pielffer. - Sulla nora batterica rlcll'nretra normale dell'uomo

Luage. - Coltura tlell'amebu rtella dissenteria dei paesi calrti. Pelai. - Sol botulismo . ICrneger. - Jlnpporto ~ulle malattie del sonno a Toso Gros. - La marcia dell' tndemo epidemia malarica m Algeria Slmonht. - L'alimentazione del soldato gia.pponese e Il Beriberi Drlegalshl. - Sui risultati della lotta contro il tifo secondo R. Kocb Rolant - Epurazione biologica delle acque di rinuto delle fabbriche di wcchero di bar·

38~

383 384 385 386 38i 387 38.8 389 38~

babietola

Gardenghl. - P.lcerche intorno all'aria espirata e confinata llubner o Wolpert. - Elementi pel giudizio dell'umidità dell'aria nelle abitazioni con un

390

390

contributo sul quesito del eubagglo minimo.

Calmette. - La pa.stouriua7.lone del latte . -Petroli. - L' Infezione mista nella tuberwlosi chir urgica . ·Tohltchkl lll. - Sopra !' influenza della lngcs tlone dei batteri o dci prollottl batterici sulle

391 39(

39l

proprie!.~ del siero del sangue.

VARIETA'.

Mucon. - Orgsniuazione degli stadll medici oel Giappone

.

Pag. 39!

RIVISTA BIBLIOGRAFICA.

·Lavai. - Guide chirurgica) do praticlon pour !es optlratlon journallllres Plat1chlck. - Primo t rattato italiano di oilontotecnica

Pag. 3!1> 396

INDICE DIDLIOGRAIIICO MEOICO-MI LITARE

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MOVI YE~TI A.VVENUTI NEL CORPO SANITARIO E 1'\EL PERSONALE FARM.J,CEUTICO

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GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO Direzione e Allmlnlatrulone: presso l'Ispettorato di Sanità llllltare VIa Venti Settembre (Palazzo del Mlnlatero deHa guerra}

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Giornale Medico del R.o Esercito si pubblica l'ultimo gior no di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal 1o gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è : Per l' Italia e la Colonia Eritrea . Per l'Estero. . . . . . . Un .fascicolo separato costa. L'abbonamento non disdello prima del i • dicembre s' inl.ende rinnovato per l'anno successivo. l signori abbonati militari in elfetlività di ser vizio possono pagare l' importo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanli di cor po (anche a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fol<lgraflche, ecc., che accompagnassero le memorie sono a carico degli autori. Gli estratti costano L. 8 per ogni foglio di stampa ('16 pagine), o frazione di foglio, e per eento esemplari. Il prezzo è eguale sia che si tratti di 100 esem· plari o di un numero minore. l manoscriLLi non si resiJtuiscooo.

Si è pubblicato:

LO SGOMBERO DEGLI

AMMALATI E DEI FERITI IN GUERRA MBMORIA dei

dottori Lal•l B ernardo, tenente colonnello medico E' Glu•e ppe B r ezzi, maggiore medico, onorata del l 0 Premio al Concorso Riberi pei medici militari del 1902-1903. Un v<>lume di pagine 280 con figure e tavole grafiche. Dirigerà ie ri chieste alla nostra amministrazione a.ccompa.gna.ndol& col prezzo di Lire 3 , 60.


PUBBLICATO

0Abll' ISPETTORATO DI SANITÀ MIItiTA~E . .. ·...,:

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A.NNO LIII

FASC. VI

1905

30 GIUGNO

SOMMARIO .11 11!110.111 o•IGiì'l"l.l .

Cuaplnta. - C:•rdin-emo.~~1~1.1 ~ c:mlio-ralla • . . . • . . . . . llltddu - COntributo allo stwlln llvliP. m.1lattlo <lell'omcchlo nel militari. Grhottl. - Gonoroccemi" rl~orren tP di l •n!!hi•~lm~ rh1rata . . . . . . Paollnl. - Il catgut sterilizzato della rarm~ria centrale m1lllare di Torino

Fao. 401 • 410 • 419 • UJ

CASUISTICA CLINICA: Rivalta • Un CASO !11 ci~tor~le inJCuinale bilnterale. po.~. 436. - l oschi. E~oCnt:· tomla e-terua r•rv1ral•· prr estrn7.10IIII di una scllC@I!'i:l d'osso, prag. 442. RIV ISTE GENI':IIALI Mendlnl. • Sull'eplsto~si, P"U· 4.17 . • 11'18T-' DI GIORi'W&I. I IT.t.I. I &.'WI ·~· I':~TIE.I. Rivi~ lA m•dica, P"U· 43~.- Rivista tll nPvropatolo~la . P"U· U.' - Rivista chirurgica. pag. ~3i. Rìvbta <li mAiallle venerM P della itPIIr . flii(J. WO R1vl•ta di mwli•lna lt~:ale, pag. 4Gi

Rivista d' IJ!'ienP. pag 4i0. - Conr~ml7.P <rientillrt>p del! li _o<pedall mihlari. paq. l74. 476 - Mu1•1ment• 31' 1'o•uutl nP.I C•Jrpo SanJl"'no e nel Per,oo:lle J?anll.l· ccutico. P"U· 478. (V. 1'/Juflce nell' illlel'flol dellu copel'lina).

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~iscellaneA. pag

DIR EZIONE ED Al\fMINISTRAZfONE

:ROMA - Palazzo Ilei 111n.istero deUa Onerra, Via xx: Settrmbfc . ROMA.


tNDICE DELLA RIVISTA DI GIQ&N.ALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA 'MEDICA. Faura. - Trattamento mercuriale della tabe Monttfvsoe. - La permeebiiJta renate nelle malattfe lnrettive . llollr. - Sulla diagnosi del uro addominale

RIVISTA DI NEVROPATOLOGlA. Yaaohlde e Mtunler. - Contributo allo studio degli lmpnlsl mentaU • Pag. 4SS Catola. - Studio clinico ed anatomo-patologico sulle lacune di disintegrazione cerebrale. » 456

RIVISTA CHIRURGICA. Geni. - Anestesia con acqua sterile nel trattamento operativo di all'ezlonl ano·rettall Champlennllre. - La preparazione del catgut . Monnler. - lnHammazlone dell'ap pend ice da llbromlxoma

Pag. 451 4:18 459

RIVISTA DI &IALATIIE VENEREE E DELLA PELLE. Schaudln ~ HolfiiHIIfll. - Sulla presenza di spir uchetl nelle maniCesta'!ioni siOiitlche e nei papillomi . . • . . . . . . Mayer. - Prognosi della siHiide

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RIVISTA DI MEDICINA LEGALI. l"tnla. -

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La almulazione della pat11a .

Pag. 16!

flWISTA O' IGIEr{ì. Ltmont. - lmpnrtanu dello zuc~hero nell'alimentazione. IIIHIII. - Il Corma,gglo nell'allmentulone delle truppe . La-me. - L'epurazione delle acque coi Illiri a sabbia d etti americani llanoottl. - Intorno ~Ila tecnica dell'agglutinazione col metodo per congel&meato S,.et. - Sulla polmonite epidemica . Marie. - Ricerche sol siero antirabbico LlpaohOI%. - Su d.i uno speciale ten-eflo nu'trlt1vo pi!l ~tlllo'ècx'co

CONFER&NZE SCIE!'UIFICHE iliGLI OSPEDALI MILITlftl Ylseb.LANEA . ~OVI~ENTI AVVENUTI NBL CORPO SAl'flTMITO Z NEL PERSONALI FARMACBUTICO

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CARDIO-E~10STASIA E CARDIO-RAFIA

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Per Il dott. GioYanai Cuap in&a, teuente rnerlico dell'ospedale militare di Palermo

La chirurgia cardiaca, lottando contro i pregiudizi dei tempi passati e lo scetticismo con il quale furono accolti i primi tentativi di manovre operative su un organo tanto delicato, può dirsi oramai ent rata nel campo delle applicazioni pratiche; ed è orgoglio di noi italiani il poter vantare la prima sutura cardiaca e, fra i casi fino ad ora. noti, anche il maggior numero di interventi sul cuore. Tale argomento pertanto credo debba poi in ispecial modo interessare noi medici militari in quanto che con maggior probabilità. potremo trovarci nelle condizioni di dover apportare la nostra opera in casi di ferite cardiache, nelle quali la p rontezza e sicurezza dello intervento costituiscono il principale requisito pe,rchè la nostra opera riesca di vera utilità per il ferito. Non dovrà sembrare ozioso se comincio col propormi il quesito sulla indicazione o meno dell'intervento di fronte ad una lesione del cuore, nella speciale considerazione che esistono casi di gu~~>rigione spontanea di ferite di tale organo. Ed anzitutto bisogna notare che non sempre la quantità del versamento sanguigno pericardico, il principale fra i sintomi sui quali va basata la diagnosi di ferita del cuore, sta in rapporto con la entità di essa, anche quando, avendo la fortuna. di assistere allo svolgimento dei primi sintomi, si constati l'aumento graduale e progi·essivo del versamento. Difatti la obliquità o strettezza della ferita, la formazione di un coagulo nel tramite di essa o del trombo parietale in corrispondenza della lesione dell'endocardio, favoriti spesso dalla sopravvenuta sincope, l'arresto nella. parete ca.rdiaca dello strumento feritore o di parte di esS!o (proiettile d'arma da fuoco, punta di lama. di spada, fioretto !16 ....__ Giornale mtdico.


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o sti~e, ecc.) e la. ubicazione della ferita in vicinanza di una colonna carnosa o di un battente valvolare, possono opporsi alla tuoriuscita del sangue e fare quindi ma-ncare tutto il corteo di sintomi allarmanti imputabili alla aumentata pressione pericardica. Nè è possibile fare distinzione, rigtiardo alPintervento, tra ferite penetranti e non penetranti, perchè queste ultime possono esporre secondariamente o alla formazione di . un aneurisma parziale cardiacò o alla rottura delle fibre profonde rimaste integre. Così pure bisogna. considerare· che, !imitatasi Pemorra.gia per la formazione di un coa· gulo, può questo, in soguito a. rinforzo della attivi~à cardiaca, distaccarsi determinando anche in questo caso una grave emorragia secondaria. Per queste considerazioni io ritengo che, stabilita la diagnosi di ferita del cuore, P intervento s'imponga in ogni caso; ed anche nei casi dubbi non esiterei a praticare la toraco-pericardiotomia, che chiamerei esplorativa, sia per esaminare la parete anteriore del cuore che per rimuovere i coaguli che possono trovarsi nel sacco perica.rdico. S'intende che in quest'ultimo caso si limiterebbe la breccia attenen· dosi alla ubicazione e direzione della ferita, salvo ad ampliarla. nel caso che, rinvenuta la lesione del cuore, si debba procedere alla. sutura di essa.. Da quanto è stato sopra detto sorge naturale l'assioma. che nelle ferite del cuore, siano esse penetranti o non penetranti, con o senza lesione delle coronarie, prima indicazione sia. la emostasi& pronta. ed assoluta tanto per arrestare il pericolo di morte per anemia acuta, che per evitare che l'aumento della pressione intra.perica.rdica possa essere causa di arresto del cuore. Se diamo uno sguardo alla lettera· tura. sull'argomento troveremo che in tutti i casi, fino ad ora noti, in cui il chirurgo ha dovuto suturare una ferita cardiaca., l' intervento sistematicamente è cominciato dalla. toracotomia con lembo muscolocutaneo sia unico esterno, interno, o superiore, o ad H, seguito dalla resezione parziale di due, tre o qu!'ttro costole, che da alcuni operatori sono state anche comprese nel lembo muscolo-cutaneo; quindi si è praticata la pericardiotomia, con vuotamento della relativa cavità; si è poi passato alla ricerca della lesione, e, rinvenuta.la, si è praticata la emostasia. provvisoria sia mediante l'otturamento con un dito o con l'avvicinamento, a. mezzo delle dita o con pinze, dei bordi di essa ; ed infine si sono applicati i punti di sutura per la emostasi& definitiva. Questo complesso di operazioni necessariamente richiede un tempo non indifferente, tanto più se si considera che l'intervento ra· ramente è mediato alla lesione; senza dire poi che nell' applicare


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punti di sutura. gli operatori sono stati costretti volta per volta. arimuovere la compressione comunque fatta, determinando nuovi getti di sangue clie maggiormente compromettono l'esito dell'intervento. Non parlo della legatura temporanea dei ventricoli con laccio elastico, proposta da Elsberg sia ·per la lunghezza e difficoltà della. tecnica, sia. perchè essa, dato che riesca utile, si potrebbe mettere in atto solo per le ferite della. punta del cuore. Da qui l'assoluta necessità di poter ~ispo'!"re di una pinza. che potendo essere introdotta. nella ferita. col clito esploratore ed applicata. quindi in primo tempo, riesca. di grande aiuto, perchè procura prontamente la emostasia temporanea che permette di procedere con calma. ai tempi successivi dell'operazione, e, vantaggio non trascurabile, potrebbe permettere anche il trasporto del ferito a brevi distanze. Il primo autore che ha ideato una. pinza ca.rdioemostatica è stato il Longo che la ha adoperata con utile risultato sugli animali. Essa non differisce da quella di Pean se non per l'estremità delle branche, che, appiattite e formanti con l'asse delle branche un angolo ottuso, portano dei piccoli denti (3 sulla branca maschio, 4 sulla femmina) di forma leggermente conica con base rivolta verso i manici e della lunghezza di pochi mi Uimetri j in vicinanza degli anelli esiste uno dei comuni ingranaggi di fissazione. De Rosa Cotronei propose di sostituire a detta pinza delle robuste serrefines di Vidal de Cassis con branche appiattite e dentate; esse per la loro leggerezza potrebbero essere abbandonate temporaneamente attaccate al c.uore durante la toletta. del pericardio. Per quanto le serrefines del De Rosa-Cotro~ei abbiano dei vantaggi sulla pinza del Longo, pure ritengo che fra i due sistemi sia p·r eferiblle quello di quest'ultimo perchè la pinza del Longo può, attraverso la. ferita. della parete toracica, essere guidata sulla lesione del miocardio procurando l'emostasia prima ancora che siasi scoperta la parete anteriore del cuore. Entrambi poi i mezzi sudescritti hanno, a mio modo di vedere, il difetto che, perchè possa praticarsi la sutura della ferita, occorre siano rimosse ad ogni punto le pinze determinandosi necessariamente durante tale operazione nuovi getti di sangue. La. pinza da me ideata e che credo risponda a tutti i requisiti voluti per essere veramente utile, è una pinza ad L, della lunghezza. di cent. 12 con l'articolazione a. circa cent. 3 dalla sua estremità e quindi molto vicina ad essa; in vicinanza degli anelli, il cui diametro massimo, a pinza chiuBa, è di cent. 4 a 5, esiste una crimagliera a. spra.nghetta a. sei denti per la fissazione delle branche. Le branche piegate n:l. L sono appiattite e larghe circa un centimetro, al bordo ter-


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E CARDIO-RA:E'IA

minale di esse sono applicati dei piccoli denti che si alternano, in numero vario secondo la grandezza della pinza, di forma leggermente conica impiantati obbliquamente sull'asse della pinza per modo che a media apertura delle branche essi abbiano la stessa direzione dell'asse della pinza. Sulle branche ripiegate poi e a metà della loro larghezza sono praticati dei fori rotondi che si completano con una piccola fenditura, la quale raggiunge a mo' di occhiello il bordo rivolto verso i manici. Sul lato interno di dette branche sono incise righe di trattenuta. Circa l'impiego di essa. dirò che appena rinvenuta. la lesione del cuore col dito esploratore, sulla guida di esso si può introdurre la pinza _,

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chiusa attraverso la breccia della parete del torace. Si divaricano le branche di tanto quanto occorre a che i denti si conficchino ad un centimetro circa da. bordo della ferita e nel chiudere la pinza si fa un movimento di pressione in direzione perpendicolare alla superficie del cuore ferito. In tal modo, data la pressione interna del sangue ed il movimento di attrazione che, a motivo della loro obbliquità. d'impianto, fanno i denti di presa durante la chiusura della. pinza, i bordi della. ferita vengono a trovarsi fra le dnA branche laminari di esso., e qualche volta le oltrepassano. Occorre non esercitare notevole pressione per evitare lacerazioni del miocardio o contusioni di esso. La pinza cosi applicata e fissata, in caso di necessità di trasporto del ferito, non deve essere immobilizzata nella parte che fuoriesce dalla breccia cutanea, e ciò per permettere che essa secondi liberamente i movimenti del cuore. Nel caso poi che gli anelli della pinza siano d'impedimento al rivoltamento del ·lembo osteo-muscolo-cutaneo, si potrà. imprimere alla pinza un movimento di torsione che permetta

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!l passaggio degli anelli attraverso la ferita esterna già ampliata, o si ricorrerà al le m bo ad H del Del Vecchio o unico del Postem pski in modo che l'incisione orizzontale corrisponda allo spazio intercostale attraverso il quale penetrò l'arma feritrice. Per volere poi applicare i punti di sutura bisogna servirsi di aghi rotondi e dritti o a larga curva che trapassino i bordi della ferita. attraverso i fori esistenti nelle branche ripiegate, e l'annodamento 'dei fili vien fatto attraverso le incìsure che a detti fori fanno seguito. Ultimata la sutura, senza avere avuto alcun bisogno di rimuovere la pinza, questa visne tolta ed i punti applicati, come è . facile comprendere, . rimangono in sito. Ciò premesso, veniamo alla tecnica da seguire di fronte ad una ferita. del miocardio. Ed anzitutto: Deve il paziente essere cloroformizzato? È noto che il cloroformio agisce tanto sul cent1·o vasomotore eh~ sull'apparecchio muscolo-motore del cuore per cui esso dà abbassamento della pressione, rallentamento del polso e prestazione dell'energia cardiaca. Bisogna anche tener presente che la eccitazione del primo. periodo della narcosi può riuscire fatale potendo determinare il distacco di qualche grumo formatosi fra i margini della ferita; e non bisogna dimenticare che il Parrozzani, il quale non fece mai uso della. cloronarcosi, sostiene che i suoi infermi stettero tranquilli durante l'operazione, mostrando solo di sentire dolore al taglio della pelle ed alla sutura. È sconsigliabile quindi sotto ogni rapporto la. narcosi generale; avendone però l'opportunità, utile potrà riuscire l'anestesia locale col cloruro di etile, tenendo anche. presente che è tale ordinariamente lo stato di gravezza del ferito che la sensibilità generale è ·molto attutita. In quanto all'asepsi, dovendosi intervenire di massima urgenza, essa · finisce per essere poco rispettata.; per quanto è possibile però bisogna non trascurare la. disinfezione del campo operatorio, delle mani, degli strumenti e più che altro dei. mezzi di sutura. destinati a. rimanere per-duti nel mjocardio. . Non mi dilungo qui a. discutere i vari metodi adoperati per aprire una. breccia sulla. parete tora.cica che permetta. la. sutura della ferita. del cuore. La toracotomia. estra-pleura.le proposta solo da chi ha. lavorato sui cadaveri (Del Vecchio, Wehr, Loison) sarebbe sicuramente l'ideale; invece tutti quelli che hanno praticata la sutura del cuore sull'uomo vivente, hanno seguita.' la via. tra.ns-pleurale (Farina, Coppola, Pa.rrozzani, Nicolai, Tuzzi, Ninni, Giordano, Pa.rla.vecohio, Longo; ecc.). E per vero l'arma feritrice ordinariamente lede la. pleura e spesso anche il polmone; la. via trans-pleura.le ha quindi il vantaggio di provvedere alle lesioni


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concomitanti, senza dire che il metodo estra-pleurale richiederebbe molto più tempo, che in simili casi è veramente prezioso. Bisogna anche tener presente che dopotutto un'ampia apertura della pleura non compromette poi tanto la funzionalità del polmone, e basta osservare difatti una larga ferita del torace penetrante in cavità per vedere il polmone che si avvicina e si allontana da essa., e qualche volta. anche ne fa ernia., il che vale quanto dire che se lo pneumo-torace non è sotto forte pressione, il polmone può distendersi abbastanza: bene e continuare a funzionare. Ciò premesso diremo che il campo di apertura si deve limitare tra. la margino-sternale destra e la mammillare sinistra resecando una, due o tre coste dalla 3• alla 6a, più in alto o in basso secondo l'ubicazione e direzione della. ferita. È giusta. norma quella data dal Giordano che cioè le superficie anteriori e l&.terali dei ventricoli e dei seni del cuore sono accessibili dalla parete anteriore del torace, e cioè i due ventricoli ed il seno sinistro dal lato sinistro, ed il seno destro solo dal lato destro, e prova ne sia che lo Stern, in un caso di ferita d'arma da fuoco del seno destro, non riuscì a. farne _la sutura, avendo fatto la breccia sul lato sinistro dello sterno. I concetti seguiti dai vari operatori sono: sezione unica. delle coste ed arrovesciamento del lembo sullo sterno (Ninni), o sezione doppia delle coste con lembo unico da rovesciare in alto (Postempski), o con lembo doppio con incisione ad H, da arrovesciare in alto ed in basso (Del Vecchio). Comunque per la rapidità di ese. cuzione credo sia preferibile il lembo unico quadrangolare osteo-muscolo-cutaneo rovesciabì~ a cerniera sullo sterno (Ninni, Rotter), oppure allo esterno (Fontan). Nè vale l'obbiezione di Terrier e Reymond che lasciando le costole nel lembo riesce impossibile di ingrandire la breccia dal lato dello sterno; nel caso la si giudichi insufficiente nel corso dell'operazione. A parte che, come Ninni osserva, è sempre possibile prolungare le incisioni orizzontali sullo sterno e lussare le articolazioni condrosternali di destra, bisogna. anche tener presente che è assolutamente controindicato l'ampliare la. breccia verso destra quando a breve distanza dal margine sternale sinistro s' incontra la pleura destra che, lesa, darebbe un doppio pneumotorace sicuramente mortale. Con tale processo la lesione del fascio mammario è necessaria. Nè vale arrestarsi con le incisioni orizzontali a qualche centimetro dal margine sternale perchè, come dimostrarono Delorme e Mignon , le mammarie possono allontanarilene fino a centimetri due e mezzo nel 3° e 4° spazio intercostale e a centimetri 3 e mezzo nel 5°. Se le condizioni del ferito lo permettono se ne può praticare la legatura preventiva, op-


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pure si possono legare secondariamente, stringendole intanto in una pinza. con le parti molli del bordo libero del lembo scolpito. Lo stesso si praticherà per le intercostali, anzi per queste è preferibile passare un filo con l'ago nel margine inferiore delle coste resecate. Fatta la breccia sulla parete toracica bisogna. aprire il pericardio o con incisione lineare (Del Vecchio) o in croce, o meglio ancora ampliando la ferita già esistente, per evitare una duplice sutura, e si passa subito a vuotare il sacco pericardico del versamento sanguigno formatosi. Altro tempo importante è la ricerca della ferita del miocardio. Per essa "è buona. guida la. ferita. del pericardio e più che altro il getto sangui gno, che secondo il Za.nnetti è più manifesto durante la sistole. A tal proposito però mi permetto osservare che se tal fatto è giustificato per le ferite dei seni, per quelle di ventricoli bisogna far distinzione in rapporto alla. direzione della ferita, secondo che cioè le fibre muscolari vengono allontanate nella loro connessione laterale o recise nella loro continuità. Può essere anche utile nelle ferite piccole che, per condizioni speciali, nel momento dell'intervento non danno sn.ngue, il rasseggia.re sulla superficie dell'ectocardio con un dito, che può facilmente apprezzare la. scontinuità del t essuto. Trovata. la. ferita e praticata la disinfezione di essa, nonchè la rimozione dei coaguli o dei corpi estranei che nel tramite di essa si possono trovare, occorre o adoperando il polpastrello del dito o una pinza, provvedere per l'emostasia provvisoria. S'intende che se s'incontra lesione dei vasi coronari, si applica una pinza per legatura di arterie sul moncone superiore ed una. sull'inferiore; e su ciascuno di essi si· passa. un filo di seta. Viene ora il momento di applicare i punti di sutura. Bode consiglia di .fissare il cuore stringendo la punta. fra le branche di una. pinza, e Loisou di afferrare la punta del cuore fra le dita. Nel caso si fosse applicata. la. pinza da me ideata, credo che con essa., secondando in qualche modo i movimenti del cuore, si possa ottenere una relativa immobilità che permetta di applicare i punti. È preferibile adoperare aghi rotondi di Madelung, che, nel caso si adoperi la. mia pinza, saranno retti o a curva. larga; e come materiale di sutura la seta perchè il catgut potrebbe riassorbirsi troppo rapidamente. È consigliabile applicare punti staccati, che nell'uomo hanno dato i migliori risultati, collocandoli molto ravvicinati, considerando la pressione non indifferente con la quale il sangue si trova. dentro le cavità cardiache. Mi permetto ricordare che la mia pinza permetterebbe anche la sutura continua. Per Bode i punti di sutura debbono essere applicati durante la. diastole se trattasi del ventricolo destro e


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durante la sistole se trattasi del sinistro; secondo Elsberg invece il passaggio dell'ago va fatto sempre nella diastole. Ma giustamente il Giordano, il Parlavecchio ed il Ninni fanno osservare che i precetti dati circa il tempo della rivoluzione cardiaca in cui convenga applicare i punti, sono destinati a rimanere soltanto nel campo teorico, perchè è tale la aritmia che presenta ordinariamente il cuore in tal momento, che il volere seguire una regola non riesce ad altro che a far perdere del tempo. Adoperando la mia pinza resta fuori di ogni discussione il tempo in cui convenga applicare i punti, potendosi infiggere l'ago in qualunque momento che la ferita sia più vicina a1la breccia cutanea. t stato detto che non bisogna oltrepassare col punto di sutura l'endocardio perchè la seta sporgente nella cavità cardiaca. può essere punto di partenza di un embolo, ma giustamente Marion fa. notare che invece si debbono trapassare i margini a tutta spessezza per evitare la formazione secondaria di un aneurisma cardiaco e per arrestare l'emorragia. che proviene dai eapillari del muscolo reciso. E il Giordano, che è di accordo col Marion, aggiunge che a.nche quando il filo di seta non venga a trovarsi dentro la cavità del cuore, i margini dell'endocardio rimarranno divaricati, condizione questa che per sè è

bastevole a determinare la formazione di un embolo; la presenza. del filo quindi nell'endocardio, purchè sia asettico, nulla aggiungerà di nuovo. Adoperando la mia. pinza, specie se trattasi di ferita. di uno dei ventricoli, è possibile che i punti vengano applicati troppo superficialmente, nulla esclude però che una volta rimossa la pinza, si possa pa-ssare qualche punto profondo che meglio assicuri la resistenza della linea. di sutura.'. Ricordiamo che W ehr ha adoperato la sutura a borsa di tabacco con la seta o con fili metallici, ma con cattivo risultato. Assicuratici che la sutura è resistente e che non viene fuori più sangue dagli spazi fra punto e punto, si completa. la toletta. del sacco pericardico, e se ne suturano le pa.reti. Giova. ricordare, durante le manovre che si eseguono sul cuore, che il Podrez ed il Del Vecchio hanno osservato che sul p rincipio si hanno contrazioni frequenti ed irregolari, dopo la sutura. si ha. rarità e intermittenza delle contrazioni che durano per qualche ora, mentre la frequen.z a persiste anche per alcuni giorni. Prima di mattare a posto il lembo della parete toracica è necessario esplorare la cavità pleurica che è stata aperta, vuota.ndola, se occorre, dai grumi sanguigni; ed in seguito si praticherà la sutura del lembo osteo-muscolo-cutaneo con le comuni norme. S'intende che, gioverà. ricorrere alla autotra.sfu:sione del sangue con fasce elastiche, o alla fleboclisi durante o dopo l'atto operativo, nel oaso


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che l'anemia prodottasi sia tanto notevole da far temere la morte del ferito. Il Baccelli consiglia, ad operazione co mp l eta, la sommimstrazione di digitalina per regolare e rinforzare i battiti cardiaci. Ci guarderemo bene però dal somministrare eccitanti cardiaci · prima di avere suturato la lesione·del miocardio, perohè l'aumento dell'energia cardiaca potrebbe rimuovere un provvidenziale coagulo o uno zaffo muscolare che fermatosi nel tramite della ferita provvede alla emostasia. provvisoria. spontanea.. Ed ora prima di chiudere questo mio lavoro mi domando: Ci troveremo noi medici militari in guerra in condizione da potere apportare giovamento ai feriti al cuore? Le cifre date da Larrey, Bauden, Otis, De Santi, sul numero sparutissimo di casi di lesioni al cuore constatate in guerra, non debbono avere alcun valore percha il soccorso sul campo di battaglia non è mai così pronto come dovrebbe essere per riuscire utile ai feriti al cuore, nè d'altra parte in guerra si sottopongono tutti i morti ad .autopsia, per cui è da presumere che la massima parte di essi sfuggono alla nostra osservazione. N el caso però che la fortuna volesse che al posto di medicazione pervenisse un ferito al miocardio, quale sarà il comportamento del medico, dato il tempo ed i mezzi limitati di cui egli dispone ( Non sicuramente egli potrà procedere alla toracotomia per praticare la sutura cardiaca, nè d'altra parte potrà. permettere che un ferito di tale gravità sia più oltre trasportato, potendo una. ulteriore perdita di tempo ed i disagi del trasporto, tanto su carri ohe in barella, riuscire fatali a.l povero infermo. A mio giudizio, come il medico militare in un posto di medicazione è a.utorizzato a.d applicare una pinza, se non un laccio, sopra un moncone di arteria reci8a1 così credo che, disponendo di una. pinza. che risponda bene allo scopo, sia. anche autorizzato ad ampliare la. ferita della. parete del torace, rintracciare colla esplorazione digitale la lesione d~l miocardio e sulla. guida del dito applicare la pinza che, procurando la emostasia. provvisoria, permetta il trasporto del ferito ·in uno stabilimento dove, con maggiore tranquillità. e mezzi più opportuni, possa praticarsi la sutura della ferita del miocardio. Sarebbe quindi desiderabile che il materiale dei posti di medicazione potesse essere aumentato di qualche pinza cardio-emostatica, che mettesse gli ufficiali medici in condizione di potere a.pprestare, come a. qualsiasi altro ferito, nn pronto soccorso a quei combattenti che per disgrazia avessero a riportare una lesione ~:~.1 cuore. Pa.lermo, gennaio 1905.


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CO~TRIBUTO

ALLO STUDIO

DELLE ~IA.LATT1E DELL'ORECCHIO NEI MILITARI

Per Il dott. JWiedtlu An to nio, capilano medico, usistente onorario alla Clinica oto-rlno-laringologica della R. Universlta di Torino, diretta dal Pror. G. Grallenigo

(Continuo=ione e fine, V. (aacicolo N. ò).

RIPARTO DI ossERVAZIONE. - Gli entrati in questo riparto per otopatie furono: t903

Inscritti di leva n. Mili~ari

190~

9

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La proporzione numerica. degli accolti nell'ospedale in osservazione per affezioni dell'orecchio è dunque piccola. Ciò avviene perchè sono proposti per l'osservazione soltanto gli otopa.tici per i quali il dubbio

sulla idoneità sorge esclusivamente dallo stato del loro organo dell'udito o da esso prevalentemente. Questo fatto si verifica più spesso per i militari che per le reclute e perciò è maggiore per i primi la proporzione d egli inviati all'ospedale in osservazione. Le forme morbose riscontrate negli otopati ci in osservazione furono q nasi esclusivamente: l'o ti te purulenta cronica e gli esiti di otite suppurati va, l'otite cronica catarrale e negli in~critti il sordo-mutismo congenito od acquisito, d'ordinario per meningite neUa infanzia. Mentre per l'otite catarrale cronica e per gli esiti di otite suppurativa. la motivazione delle proposte per l'osservazione era. per lo più basata sulla diminuzione dell'udito tanto per i militari quanto per le reclute, nei militari molto piu spesso che nelle reelute l'otite cronica purolenta aveva motivato l'osservazione non per la esistente secrezione ma per la diminuzione dell'udito. Quasi tutti g li otopatici militari entrati in osservazione furono inoltre proposti poco dopo il loro arruolamento, (aprile e maggio per le armi a. piedi, novembre e dicembre per quelle a cavallo). Quest i fatti dimostrano che le otiti purulente


CONTRIBUTO ALLO STODIO DELLE MALATTIE DELL'ORECCtUO, ECC.

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croniche. se la secrezione è scar.-;a, nelle reclute non richiamano di ordinario l'attenzione che per la contemporanea diminuzione dell'udito e, quando questa non è notevole, non essendo prescritta. la. visita. dell'orecchio a tutte le r eclute, passano inosservate fino a. che non avviene nna. riacutizza.zione, con aumento della secrezione purulenta, a dar luogo al loro ricovero all'ospedale, in cura. L'interesse speciale dello studio delle form'3 otopa.tiche sottoposte ad osservazione sta. nei quesiti che si collegano alla. provocazione, al mantenimento ad arte, alla simulazione, alla esagerazione ed alla dissimulazione delle malattie dell'orecchio. Nel biennio 1903-1904 nel riparto di osservazione dell'ospedale militare di Torino un iscritto di leva ed un militare esageravano l'ipoa.cusi dipendente da otite cronica catarrale, quest'ultimo invero tanto da. rasentare la. simulazione. Secondo la mia esperienza, circa le malattie dell'orecchio sotto questo speciale punto di vista., si può affermare quanto segue. PRovooAZIONE. - Avviene raramente che si osservino malattie dell'or&cchio prodotte artificialmente. MANTENIMENTO AD ARTF:. - Pure di rado si osservano affezioni dell'orecchio artatameote mantenute. Ma. non è infrequ,ente il caso in cui una otopatia. è stata volontariamente serbata da giovani soggetti ad obblighi di leva, astenendosi dal curarla in attesa che essa. li esima dal militare servizio, rifiutando anche le proposte di cura. Questa colpevole condotta, che i medici devono tentare di sradicare con maggior insistenza, è dipendente dalla scarsa. coscienza. che ha il pubblico della gravità delle otopatie. Esso non si rende conto del progressivo decorso di una. otite catarrale, del pericolo di una otorrea, ben diverso da quello di un va.ricocele, di un idrocele, di una fìmosi, di un tumaretto benigno, affezioni anche esse tenute spesso in serbo per la leva, e pa.ragonabile invece alla blenorrea., all'ernia, alla congiuntivite granulosa e di esse anche pii1 pericolosa per la vita. SrnuLAZIONE. - Non del tutto rara, riguarda per lo più la diminuzi,one della acuità uditiva.. E sAGBBAZIONE. - È frequente come per le malattie degli altri organi e anche e~sa riguarda per lo più la diminuzione della. acuità uditiva. DxssiKULAZIO~E. Non è del tutto rara se si considera. in rapporto al ristretto numero di quelli che possono giovarsi di essa, in generale militari di carriera. A differenza dal nostro, la. provocazione delle malattie dell'orecchio è molto frequente nell'esercito russo, sopratutto fra. i Tartari sog-


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO

getti alla commissione di leva di Kazan, ed anche nell'esercito austro-ungarico, particolarmente fra i rumeni (Tyrmann). Perchè questa differenza? Quale è la psicologia della provocazione delle malattie dell'orecchio? Secondo Stefanowski le cause per cui nell'esercito russo l'orecchio è soggetto relativamente più di frequente che gli altri organi ad una lesione artificiale sono le seguenti : Le alterazioni dell'orecchio non sorprendono tant0, essendo frequenti per cause morbose, e non è facile a tutti i medici distinguere quelle prodotte. artificialmente. Le lesioni dell'orecchio, come le malattie · auricolari, sono dal. pubblico considerate come non inportanti, non pericolose, non soggette alle conseguenze degli altri organi. La perdita dell'udito, per le persone che hanno tendenza a. sottrarsi al servizio militare, le quali stanno nei più bassi gradini della cultura e della evoluzione, è un danno poco rilevante relativamente al danno che essa. produce alle persone colte e di spirito evoluto, essendo l'udito un senso sociale, mediatore delle conoscenze nel mondo morale ed intellettuale, come l'occhio è l'organo del riconoscimento del mondo fisico. Da. quanto sopra si potrebbe conchiudere che da. noi la provoca· zione delle lesioni auricolari è rara esclusivamente per la maggior cultura dei medici e specialmente del pubblico. Ma è giusto riconoscere che vi influiscono anche altre cause. Più che la speranza che la frode resti celata, la quale influisce piuttosto sulle altre forme con cui questa si esplica, ritengo clte relativamente alla forma. più grave di frode, quella della provocazione delle affezioni dell'orecchio, contribuisca a renderla poco frequente la prescrizione regolamentare per cui, fra le malattie unilaterali dell'organo dell'udito, solo l'otorrea può essere titolo di riforma, e dopo esaurito il periodo della. rivedibilità., se non è dipendente da carie delle ossa o· da. altre cause di difficile rimozione. Qui la. legge ha effetto educativo ed igienico sociale. Se le perforazioni secche costituissero titolo di riforma, forse verrebbe qualche volta tentato di carpire l'esenzione dal servizio militare col produrre un'artificiale perforazione timpa.nica. Così le dita a martello non vengono più provocate da quando hanno cessato di motivare inabilità. al servizio. Per l'occhio il regolamento è più esigente e le tentate frodi sono più fre· quenti. Sebbene non ne sia apprezzata al giusto valore la. funzione, per il pubblico l'orecchio è un organo mistt-rioso, che si approfQnda n el


DELLE MALATTIE DELI/ORECCHlO NEI MILITARI

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cranio e, si crede . volgarmente, comunica col cervello in modo diretto. Le sue lesioni sono temute perchè si conosce la speciale gravità della emorragia dell'orecchio nei traumi del capo e delle lesioni nelle sue vicinanze (tempia.). Sono molti che ritengono possano gli insetti penetrare per l'orecchio fino al cervello e produrre la. morte. Perciò, se quelli che hanno tendenza. ad esimersi dal servizio militare mediante una malattia. provocata non sono certamente trattenuti dal ledersi 1' integrità dell'orecchio dall'alta importanza. che riconobbero all'udito Plinio e Giustiniano, Troltsch, Byron e Mantegazza., ne son trattenuti dal timore di una sorte simile a quella. del padre di Amleto. Nè questa. è tutta ignoranza. Altre considerazioni, d'ordine genel'l\le, per cui le malattie provocate sono da. noi poco frequenti, riguardano la. brevità. della. ferma, le esigenze minori del servizio ecc. Merita. di venir messo in rilievo che le pratiche delittuose ledenti l'integrità. dell'organo dell'udito a scopo di procrastinare e di evitare il servizio militare, in uso nell'esercito russo, come vengono descritte da Stefanowski collimano in generale con quelle che il Tomellini ha descritto come usate nel nostro esercito ed altri in eserciti stranieri e che a.ppa.rtengono al passato di ferme di lunga. durata, di scarsa coltura. pubblica, di imperfette conoscenze etologiche ecc. Queste pratiche sono: Introduzione nel condotto uditivo esterno di Mariati mezzi indifferenti per dare appiglio a simulare la. sordità.. Introduzione nel condotto uditivo esterno di sostanze capaci di destare una infiammazione secretiva eh~ possa simulare l'otorrea. Perforazione della membrana. timpa.nica. E questa la pratica più comune nell'esercito russo. S~ondo Stefanowski essa è preferita. perchè medici militari e civili addetti alle commissioni di leva. dichiarano spesso inabili quelli in cui col noto esperimento del Valsalva si produce il fischio dagli orecchi, sen:Ga accertare SI:! coesisLa suppurazione. La perforazione del timpano 's i ottiene., secondo lo stesso autore, d'ordinario coll'aiuto di specialisti in materia., i quali fanno colare sulla membrana., senza. ledere le vicinanze, una goccia di liquido caustico mediante una penna. da. scrivere od una.s iringa. di Pra.vaz senza. ago, oppure perforano il timpano con un ago grosso o con uno stecco appuntito. Per allargare la. fatta apertura ed ottenere il fischio si fanno poi più volte al giorno in modo fo1·za.to immissioni d'aria per la tromba. col metodo Valsalva. n riconoscimento delle malattie dell'orecchio artificialmente prodotte e del modo con cui furono pro~ocate può mettere alla prova


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OONTRIBUTO ALLO STUDIO

a.n0he un esperto otologo. Esso è però tanto meno difficile quanto più l'esame è praticato in tempo prossimo alla. data della lesione volontaria.

*** Che cosa si può fare per diminuire il numero delle malattie d'orecchio nell'esercito e per scemare la. loro dannosa. influenza sulla salute dei militari, e quindi sul servizio, ed i pericoli cui esse espongono anche nella vita futura? A - Diminuire il numero delle affezioni d 'orecchio nella popolazione civile per scemare la possibilità. che entrino nell'esercito otopatici cronici e individui deficienti d'udito, oltre c:he per aumentare la per· centuale dei validi fra. i concorrenti alla leva. A parte i provvedimenti d'igiene pubblica e privata, è da consi· dera.re a questo proposito l'utilità. di maggiormente diffondere fra. i medici le conoscenze di otologia. Dai medici il pubblico verrebbe istruito sulla importanza dell'udito e sulla perniciosa influenza per tutta la. vita delle sue lesioni. Questa istruzione del pubblico lo renderebbe più sollecito nella cura delle af· fezioni otitiche e servirebbe a prevenire la provocazione di malattie del· l'orecchio, più che non faccia. la paura delle pene comminate dalla legge, ed a preveniTe il fatto ben più frequente del mantenimento volonta.r io di esse. Dai medici sarebbero più efficacemente curate le otopatie, sopra· tutto dell'infanzia, e verrebbe conseguita una diminuzione nel numero dei · sordomuti, dei sordi E:\ degli otorroici. La lotta. contro le malattie d eli'orecchio nei bam bini non è meno i m por:tante di q nella con.tro 1a tigna, le congiuntiviti, ecc. Risulta aalle statistiche che appena nella metà 'dei casi il sordomutismo è dipendente da sordità. congenita, mentre nell'altra metà è dovuto a sordità acquisita prima che fosse appreso il linguaggio o che fosse appreso in modo stabile. Dai lavori di Bezold è provato che la causa principale del sordomutismo acquisito è data dalla. disposizione dei bambini a.d ammalare di scarlattina e di meningite, con affezione d'orecchio. Non vi ha dubbio che in tali casi una. buona cura dell'orecchio contemporanea a quella dell'infezione ge· nerale, cui d'ordinario esclusivamente si bada, diminuirebbe notevol· mente il numero dei sordomuti. Ed in modo analogo diminuirebbe il numero ùeisordi e degli otorroici divenuti tali per quelle o per altre malattie infettive dell'infanzia (morbillo) o per effetto di una disposizione speciale alle malattie dell'orecchio, facilmente rimuovi bile (adenoidismo).


DELLE YAltATTIE D~LL'OREOO:IDO NEI MILITARI

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I mezzi per facilitare ai rr.odici il perfezionamento n~lle conoscenze otologiche sono indicati nei seguenti desiderata espressi ai Congressi di oto-rino-laringologia: I stitu'tione di un numero maggiore di cattedre universitarie di otorino-laringoiatria. Attualmente la Germania, in cui è molto progredita la scienza medica, ne ba 20, la Svizzera 5, l'Austria 4, la Francia 2, la Russia l (presso l'Accademia medica militare di Pietroburgo), oltre una clinica privata a Mosca, e l'Italia 5. Rendere obbligatoria l' inscrizione degli studenti di medicina al corsi di oto-rino-laringoiatria (Politzer (11), come è già. stato fatto in Germania. Concessione dalle autorità. ai medici dipendenti di frequentare un corso universitario o privato di oto-rino-laringoiatria. Di fronte alle formulate pretese verso i medici civili, stanno le maggiori esigenze che devono essere soddisfatte dal corpo sanitario militare. B- I compiti di questo sono specialmente due. l") Impedire che entrino nell'esercito individui affetti da malattie dell'orecchio, per lE'I quali essi non abbiano la richiesta attitudine al servizio o questo debba necessariamente riuscire di nocumento alla loro salute. 2°) Aver cura che siano presi i provvedimenti igienici indicati per preservare le truppe dalle otopatie ed adottata. per queste sollecita ed adeguata terapia.. Relativamente a.l primo compito: Sarebbe utilissima la visita obbligatoria dell'organo dell'udito a tutti quelli che entrano néll'esercito. Questa visita dovrebbe farsi ai corpi, per le ~gioni esposte. In essa verrebbero messe in evidenza le otiti medie purulente cronich e, che, come si è visto, nell'esercito costituiscono la forma otopatioa predominante e più pericolosa. Essa inoltre offrirebbe opportunità di valutare meglio lo stato dell'organo dell'udito relativamente alle esigenze speciali del serviz.io secondo le varie armi, sia in quanto concerne l'attitudine speciale, sia i n quanto riguarda le speciali cause patogeniche. Sotto questo riguardo gli art iglieri e gli allievi dell'Accademia militare ed i ferrovieri del genio meritano particolare considerazione, come certe categorie di militari della Regia marina. e gli operai degli arsenali, sopratutto in vista della legge sugli infortuni del lavoro e sulle malattie professionali. Essa infine smaschererebbe la. provocazione delle otopa.tie. Relativamente al secondo compito:


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO

I provvedimenti igienici, prescindendo da quelli relativi alla profilassi delle otopal.ie in generale, devono essere particolarmente diretti ad evitare le recidiva delle pregresse o titi medie suppurative. .Nel nostro esercito la perforazione della membrana timpanica senza secrezione in atto nella cassa (cosidetta perforazione 11.sciutta) è compatibile col servizio militare. È più che probabile che molto delle otiti croniche pu· rulente osservate dopo l'arrivo delle reclute siansi rese manifeste per un semplice aumento della secrezione già esistente, ma scarsa, e che avrebbe dovuto motivare per lo meno la rivedibilità. Ma ciò non è am· missibile per quei casi, accennati in questa statistica, in cui la otite media purulenta cronica si rese manifesta nel secondo e nel terzo anno di servizio. È appunto per le perforazioni asciutte che si discute se siano o no compatibili col servizio militare. Da un lato si è osservato che neil'esercito tedesco le malattie d'orecchio aumentarono dopo che nel 1882 dette perforazioni furono cancellate dalle cause d'inabilita. Da al_tro lato nell'esercito austro-ungarico, su 285 individui con per· forazioni t impaniche in servizio negli anni 1897-99, solo 19 ebbero re· cidive nel triennio. La maggiore o minor facilità alla recidiva in questi casi dipende probabilmente da molte cause: ampiezza del condotto uditivo esterno, e:;tensione della perforazione timpanica, sua sede in rap· porto alla localizzazione del processo morboso nella cassa, contempo· raneo catarro naso-faringeo, costituzione del soggetto e sopra tutto stato della mucosa dell'orecchio medio. Villaret e Ostmann riconobbero che una causa frequente per cui le perforazioni timpaniche danno luogo a ricomparsa di un processo suppurativo già spento nella. cassa è la penetrazione in questa di acqua durante i bagni. Si è visto che la mortalità delle otiti purulente croniche, dedotta da molte statistiche, è re· lativamente bassa, di circa. 0.50 p. 100. Dalla presente statistica ri· sulterebbe però che la mortalità. .è da attribuire specialmente ai casi in cui la perforazione del timpano aveva sede nella membrana. di Shrapnell, indizio di s:uppurazione dell'epitimpano. Pertanto, se anche io sono di parere che possano ritenersi compatibili col servizio militare le per· forazioni timpaniche asciutte, specialmente se la mucosa ha carattere dermoide, qualldo hanno sede, qualunque ne sia l'ampiezza, nei quadranti inferiori della membrana, faccio le mie riserve per quelle che hanno sede, qualunque ne sia l'ampiezza, nei quadranti superiori, associandomi al Mancioli (12) nel raccomandare, per rendere sicure le conclusioni in proposito, di tener conto, in ogni caso di otite media purnlenta cronica, dei caratteri della perforazione della membrana.. Ma mi sembra che, per le cose esposte, affermando l'idoneità al servizio militare delle perforazioni asciutte, sia affermata pure la necessità di


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rendere obbligatoria la visita agli orecchi di tutte le reclute, per prendere a riguardo degli affetti da perforazioni timpaniche opportuni provvedimenti profilattici. In Gòrmania esiste tale obbligo e sono tassativamente esclusi dagli esercizi di nuoto e dai bagni ta.li otopa.tici, come sono esentati dagli esercizi di tiro i malati di otite media catalTale cronica con retrazione timpanicn,. Scholze attribuisce a queste prescrizioni, oltrè che alla migliorata istruzione otologica, la accennata diminuzione delle malattie dell'orecchio nell'estlrcito tedesco dopo ill894:. Gli stessi provvedimenti dovrebbero naturalmente esser presi per le oto~ patie insorte durante il servizio. Di essi trattò recentemente Toubert (13). La sollecita ed adegua:-a terapia delle malattie dell'orecchio si av· >antaggerebbe della istituzione di speciali riparti di oto-rino-laringoiatria. n egli ospedali mi~itari, almeno in quelli che, come risulta dalle relazioni dell'Ispettorato di sanità. militare sulle condizioni sanitarie dell'esercito, accolgono un maggior numero di otopatici, sia per la loro giurisdizione su numerose truppe, sia per la loro sede in regioni ove la distribuzione geografica delle malattie d'orecchio le dimostra da queste più colpite. È noto quanto siano frequenti nei militari anche le malattie delle prime vie aeree.

Ritengo che sia anche da. prendere in considerazione se non con· venga l'istituzione negli stessi ospedali di ambulatori oto-rino-laringoiatrici per i malati che i medici dei corpi ritenessero opportuno dirigervi. Questo avvicinamento dell'ospedale ai corpi avrebbe numerosi vantaggi: benefizio di cura anche per i malati leggieri, sg1·avio per l'ospedale dei malati curabili ambulatoriamente, diagnosi precoce delle forme gravi da inviare all'ospedale, per non dire dei vantaggi" morali pel corpo sanitario, materiali e disciplinari per i militari, derivanti daUa cessata necessità che questi ricorrano alle cure dei privati. La soddisfazione di queste esigenze relative alle malattie dell'orecchio nell'esercito può considerarsi come un impegno che il corpo sanitario militare ha assunto verso lo Stato, in compenso delle facilitazioni fatte ai medici militari, non tutti provenienti da Università in cui siavi in·s egnamento otologico, di istruirsi in questo campo, sia facendo. parte della Scuola di applicazione di sanità militare, sia come comandati alle cliniche universitarie. Essa• potrebbe ottenersi colla istituzione della carica di otoiatra territoriale, il quale, addetto a un ospedale, vi dirigerebbe il riparto e l'ambulatorio della specialità e coadiuverebbe il direttore nel riparto osservazione, visiterebbe inoltre ai corpi tutte le reclute immediatamente dopo l'arruolamento. Egli dovrebbe far parte della commissione di arruolamento dell'Accademia militare e dell'Accademia navale. t7 - Gi ornal• 1nedico.


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE MALATTIE DELL'ORECCHIO, ECC.

Certamente, non deve essere perduta. di vista. la funzione precipua.

del medico militare, la. quale si esplica al seguito delle truppe in campagna. Ma da una parte è pure suo compito quello di preparare elementi validi e da altra parte la. sua. opera di specialista può anche riuscir molto utile in guerra. In proposito si può tener presente la quantità delle lesioni dell'orecchio da detonazione verifìcatesi nell'attuale guerra. russo-giapponese per mare e per terra, e la divisione che è stata fatta negli ospedali dì guerra giapponesi dei feriti secondo la sede della lesione, con speciale riparto anche per quelle dell'orecehio, del naso e della laringe.

LETTERATURA CITATA. l . OSTINO G. 154-ISi.

La medicina l egalt mili tare. -

Firenze, Se. tlp. sales., 1905, pag. 5-I! . lt9·1!!,

~. GRA oENIGO G. - Patologia. e terapia dell'oreccllio e delle prime tlie a.eree. -Torino, Lattes, 1903. pag. 37, 839·841. 3. SnF ANOWSKI Tu. 1\. - Crmtributo allo studio delle malaUit dell'orecchio provocate e dtlla. sordlla &!mutata sopl atulto 11ei giovani soldati . (Medicinlscht. WocheniCIIr., n. !65, !66, ~noo 1905 J •• GRAOitl'fiGO G. - Conll'ilmlion a l'élude slatuliqllt des ma/aditi tU l'organe de l 'ouie. ( Am•altl des maladiu de l'oreille, elc., publiécs par Gouguenhelm et Lermoyez. Paris. vol. XIX, 1903). lo. - Re&oconlo slalislieo della stzio11t otoial.rica del Policlinico generale di Torano 11el suunnio f' giugno 1899·31 maagio 1905. ( Arch. ilal. di otolog., ecc., vol. Il i. 1905, n. 3). 5. ORLANDJNI A. - Resoconto cli11lco swl•rlico dal t• agorto 1902 al 8t luglio 1903 dtllurno td ambulatorio olo-rino-larinooiah-ico del Il. Ar,lspedalt d i S. M. !\'uova In Firm:e, diretto dal pro{euore A. Toli. (Anh. Ual. di ololog., ecc., vol. xv. 1904, n. 6). 6. STuPL~R A. - Rendiconto clinlcu-llalislico deli'IIWttto olo-rino-laringologico in Torino, diretto dal pro(. G. Gradenigo. Vol. XV, f90~. n. !H, \'OI. XVI, 1905, n. 1. 7. Relas ioni medic.ralaluliche 1ulle condi::loni 1anilarie del R. esercito italiano per oli anni

1898-1899-f900-190t- t90 2. 8. P4ssow A. - Die Verltlzunom des Gehororganes. Wieobaden, Bergmann, 1903. 9. BBRNKAROT P. - Die l'erlelztmgen àu Geh6rorgam. Berlin, Aug. Hlrschwald, 1903, pag. !!9-~10. 0.11 CARLI D. - Rendiconto clinico per l'anno •colastito t903·1904. Atti della cllnlca oto-rino· larìogoiatrica della R. Università di Roma, anno Il, 190!, pag. 319. fl. P o t.ITZllR A. - De la néceuUé de l'eruelgnemenl obligaloire de l'olologie àans les factlllis de meduine. VI congr. tnt. d'otolog., Bordeaux, 1·4 aoOt t90~. 1~. MA-NCIOLI T. - Le mal a!lu dell'orecchio e le auicur azioni sulla vlla. Atti ctella r.llnica, ecc.. di Roma, sopracltatl, pag. 100. 13. ToooBRT. - lleber die Bedeuluno der perdslenten Trommell(ellper(oralio~ hinlichllith der Tauglichkeit sum Mililci'rdieml. (Mililtirarzt, 1904, n. 1·'.11.


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SCUOLA D'APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE

Laberatorlo di 'batteriologia diretto dal maggiore medico Pror. F. TESTI

GONOCOCCEftiiA RICORRENTE DI IJU~GHISSUIA DURATA Per Il dott. G iovanni G rlxonl, tenente medko

I progressi della tecnica batteriologica e la più esatta conoscenza della patologia delle infezioni ci banno svelato l' intima natur a di forme morbose oscure e strane che fino a qualche anno fa costituivano la preoccupazione del medico, il quale, non potendo fare una terapia eziologica, l'unica razionale, era costretto a regolarsi empiricamente ed .a mascherare la sua perplessità diagnostica sotto nomi altrettanto pomposi che vuoti. Il vasto gruppo delle infezioni criptogenetiche, delle febbri d'origine nascosta, delle tossiemie si lasciò man mano compenetrare, ed <>ggì a quelle denominazioni indeterminà.ta siamo in grado di sostituire spesso la diagnosi precisa di infezione generale da stafilococco, da streptococco, da pneumococco, da pneumobacillo di Friedliinder, da tetrageno, da micrococco melitense, da proteo, da bacillo del colon o del tifo, da micrococcò cereo albo, da gonococco. Per quanto però oggi sì possieda la chiave di una quantità di processi morbosi prima affatto sconosciuti, siamo ancora ben lungi, come <>sserva. il Bozzolo, cui dobbiamo i più belli studi sull'argomento, da poterli tutti conoscere e riconoscere. Come contributo a questi studi reudo pubblico un caso di gonococcemia. ricorrente di lunghissima durata da. me osservato, che, per le particolarità del suo decorso, non ha riscontro, per quanto io mi sappia, con alcun altro finora descritto'.

•*• ANAMNESI. C. B., d'anni 23, di mediocre costituzione organica. Non ebbe malattie d'importanza, per quanto non abbia sempre goduto ottima salute, essendo soggetto a facili disturbi gastro-enterici. Nel gen-


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GONOCOCCE.lofiA RICORRENTE DI LUNGHISSIMA DURATA

tilizio pare conti morti per tubercolosi, ed un suo fratello maggiore certamente mori di tale infezione. Nel maggio 1903 si infettò di blenorragia, che nel principio ebbe un decorso normale; ma, verso la fine della seconda settimana, cominciò ad accusare nel pomeriggio leggieri brividi non seguiti, a quanto egli afferma, da febbre. Questa sopravvenne altissima in 16• giornata e si protrasse, salvo leggere remittenze mattutine, per due giorni. Da allora, e per oltre un mese, la febbre assunse nn decorso intermittente, a tipo quotidiano : al pomeriggio intenso brivido seguito da febbre, che cadeva, con profuso sudore, verso l'alba. L'infermo fu curato con antisettici intestinali (salolo e benzonaftolo) senza risultati apprezzabili, e con una dieta quasi esclusivamente lattea. Contro l'infezione uretrale si era fatto uso delle iniezioni di permanganato con la cannula del Maiocchi, ma si dovette presto sospendere tale t rattamento essendosi manifestata una orcbio-epididimite sinistra. La febbre diminuì gradatamente di intensità, per modo che l'infer mo, dopo quasi 40 giorni, potè abbandonare Firenze, ove aveva trascorso l'inverno, per recarsi in Piemonte. Quivi la. febbre rìcomparve saltuariamente in prinCipio, ma poi pareva che si fosse dileguata. Allora, per combattere l'anemia profonda nella quale era caduto, si sottopose a numerose iniezioni di cacodilato di soda e stricnina, che gli riuscirono indubbiamente vantaggiose, per quanto non valessero a vincere la grande debolezza, nè ad impedire, in modo duraturo, certe improvvise sensazioni di freddo che lo coglievano di notte, accompagnate da molesti dolori articolari. A Firenze era stata. fatta diagnosi (senza esame microscopico nè colturale del sangue) di gonococcemia senza localizzazione. A Torino, essendosi ripetuta dopo circa 3 mesi la febbre, che si mostrò ribelle a qualsiasi trattamento, si ritenne, parimenti senza procedere ad alcuna ricerca del sangue, aversi a fare con una febbre maltese. Qnèst'ultima diagnosi fu confermata i-n seguito, in base alle sole note cliniche, da alcuni altri medici che ebbero in cura l'infermo. I n questa seconda fase la. febbre assunse un tipo clinico differente: dopo periodi d'apiressia di lunghezza varia (6-8-10 giorni ed anche più) l'infermo veniva assalito da brividi di fr~ddo così intensi da far· gli sfuggire di mano gli oggetti che egli tentava di stringere fre le dita, e quindi da febbre altissima, che si manteneva, malgrado deboli remissioni mattutine, per 2-3 giorni, cadendo poi per crisi. Questo decorso si manteneva costante anche nel gennaio di q uest'anno. Intanto, dopo la scomparsa dell'epididimite, egli aveva ripreso la cura topica della blenorragia con le irrigazioni fino in vescica., rin-

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OONOCOOCE~UA IDCORRENTE DI LUNOH!SSIMA DURATA

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scendo a. far scomparire i sintomi soggettivi ed oggettivi dell'infezione nretra.le. Ma il suo stato generale andava continuamente peggiorando, oltre che per la. febbre, anche per i disturbi gastro-enterici, che s'erano andati man mano aggravando fino a costringerlo a far uso di un'alimentazione limitata ed insufficiente che pu.re non era valsa a. migliorare la funzione intestinale. La stipsi, era infatti diventata così ostinata che, all'infuori dei drastici e del vuotamento meccanico a mezzo di enteroclisma, nulla valeva a vuotare l'alvo. La vita di studio, dappoichè l'infermo era studente universitario, aggravava manifestamente le sue condizioni, e la preoccupazione per la ritardata. guarigione contribuiva in modo non lieve a tenerlo in uno stato di grande e cop.tinuo abbattimento. In queste condizioni si rivolse a me per chiarire, se fosse possibile, con un esame microscopico e batteriologico del sangue la natura della sua malattia, e sta, bilire se la febbre fosse data realmente dal micrococco melintense. STATO PRESENTE. - Il Br. appariva notevolmente deperito, oligoemico, con scarsissime masse muscolari, con sottile pannicolo adiposo. A carico dei diversi organi si osservava: aia cardiaca normale, con leggero soffiÒ in primo tempo al focolaio della mitrale; ipofonesi all'apice polmonare destro, che era alquanto abbassato, espirazione prolungata in ambi i polmoni, qualche rantolo crepitante. Milza ingrandita in modo manifesto, fegato debordante dall'arco costale; stomaco di volume normale. Subbiettivamente l'infermo si lamenta di facile stanchezza, vertigini, cardiopalmo, lentezza di digestione, accompagnata da dolori, specie in corrispondenza dell'S iliaca. La minzione pare sia più frequente, non dà però alcuna molestia. La febbre, nel periodo in cui l'ammalato fu sotto la mia osservazione, non superò mai i 89° 6, e, durante la remittenza, si abbassò sino a 37• 6370 8 ; cadeva sempre per crisi. Durante l 'apiressia non si aveva d'importante che una enorme prostrazione di forze, e la consueta stitichezza. L'urina presentava- tracce evidenti d'albumina, era pallida, torbidiccia, alcalina, di densità. normale; nel liquido nuotavano rari e corti filamenti mucosi. L'esame microscopico del sedimento mostrò che era costituito da abbondanti cellule epiteliali della vescica, da globuli bianchi degenerati, da numerosi batteri. L'esame microscopico e colturale non mettono in evidenza germi che possano esser confusi col gonococco. Manca qualunque elemento renaie. EsAME DEL SA:NGUE. -L'esame diretto del sangue, prelevato in momenti diversi, e colorato cogli usuali metodi, non fece rilevare l'esistenza di alcuna forma para.ssitaria, schizomicetica o protozoa.ria.


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GONOOOCCEMIA. RICORRENTE Dt LUNGHISSIMA DORATA

Iniziai perciò delle indagini batteriologiche nella speranza. di mettere in luce l'esistenza. del micrococco di Bruce, riconosciuto causa della. febbre mediterranea, che era stata., a più riprese, diagnosticata da. vari distinti medici. Con 4 cc. di sangue feci innesti nei .comuni mezzi di coltura, ed in siero liquido e solidificato di maiale e di bue. Nel brodo con sangue, dopo 50 ore, si osservò un leggiero sviluppo, con deposito alquanto vischioso, ove si vedevano abbondanti cocchi, non sempre riuniti in coppia, ma in ammassi o a tetra.de, precisamente come si suol verificare nelle colture tipiche di gonococco. La. caratteristica forma a chicco di caffè era. sempre molto evidente. Mai nelle colture, anche vecchie, osservai forme anormali, poi imorfe. Nell'agar-sangue disteso a becco di flauto, dopo circa 36 ore, comparvero piccole colonie, incolori, trasparenti, granulose, a margini irregolari, che, confluendo, formavano una patina biancastra., sottile, senza alcuna tendenza. ad invadere la superficie del substrato, anzi con crescita strettamente limitata ai punti ove erano stati fatti gli innesti. Nelle capsule di Petri le colonie isolate presentavano, sullo stesso mezzo nutritivo, dei margini pianeggianti e trasparenti, sinuosi; esse invecchiando si ingrandi'n~.no alquanto, si sollevavano, ed assumevano una tinta bianco-sporca. Sull'agar glicerinato colonie piccole, poco caratteristiche e poco appariscenti.

Sul eiero di maiale, imperfettamente solidificato, sviluppo molto limitato, su quello ancora. liquido la moltiplicazione era molto più rigogliosa. Nessuno sviluppo nè sulla. gelatina, nè sulla patata. Il germe era aerobico assoluto. All'esame microscopico da tutti i substrati nutritivi ottenni in coltura pura dei gonococchi caratteristici. Facendo trapianti in mezzi ricchi di sangue o di emoglobina, come nei terreni speciali di Wertheim e di Wassermann (privo di nutrosio} ottenni di mantenere il microrganismo vitale fino al quarto passaggio. Nei comuni terreni colturali privi di sangue il micrococco non si sviluppò mai. Le inoculazioni endoperitoneali in animali suscettivi (topo bianco e cavia) diedero una leggera peritonite, della quale guarirono in breve tempo; quelle sottocutanee furono del tutto innocue. · In qualunque terreno fosse cresciuto il gonococco non si scolerò mai col Gram.


GONOCOOC.EWIA RICORRENTE DI LUXGHISSlMA DURATA

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Eguale quantità. di sangue, prelevata in ottava giornata. d'apiressia., rima.~ completa.mente sterile; mentre il terzo preleva.mento, fatto nel secondo giorno di febbre, diede risultati positivi identici a. quelli descritti. Il quarto saggio colturale, istituito quattro giorni dopo la. caduta. della febbre, fu negativo. Non ebbi modo di continuare per più lungo tempo le ricerche essendosi l'infermo allontanato da. questa. città. Contemporaneamente alle indagini batteriologiche praticai più volte il conteggio degli elementi corpuscolari del sangue dell'infermo. Le ricerche ema.tologiche misero in evidenza. una notevole diminuzione di globuli rossi (la media di sei conteggi, fatti coll'apparecchio di Thoma-Zeis, fu di 4,043,565) ed una. manifesta iperleucocitosi (13,680). Le proporzioni delle div~rse qualità di globuli bianchi variavano a seconda che l'esame veniva praticato su sangue tolto durante i~ brivido, la febbr.to l'apiressia. N el brivido i polinucleari erano scarsi (50,60 p.100) ma aumentavano in seguito, raggiungendo talora il numero rilevante di 64,40 p. 100; i mononucleari oscillavano fra il 23,20 p. 100 ed il 27,50 p. 100; gli eosinofili dalla cifra. di 11,10 p. 100, durante l'apiressia.

ascendevano fino a 16,70 p. 100 nel processo febbrile inoltrato. I linfo· citi erano scarsi sia. durante il brivido che nella febbre. Volendo combattet·e l'infezione nel suo punto d'origine, e sospettando che il germe si annidasse in vescica, per quanto mi mancasse la prova diretta, praticai per circa. 20 giorni, una. cura locale con irrigazioni di protargolo al 0,25 p. 100, avendo cura di lasciare il medicamento in contatto coi tessuti malati più a. lungo possibile, ed in seguito per un periodo molto più lungo, una cura. d'urotropina. Al tempo stesso diedi opera a. migliorare le condizioni del tubo digerente, sia. impedendo la permanenza eccessiva. delle feci nell'intestino, dapprima con mezzi meccanici, quindi con farmaci che aumentassero la tonicità. delle fibre muscolari delle pareti intestinali, e la secrezione biliare (rabarbaro con podofillina.), sia migliorando la. vittitazione e reodandola. più abbondante e più congrua. Cercai anche di influire sulla crasi sanguigna con iniezioni di preparati ferrosi ed arsenicali, però con scarso risultato. Le condizioni locali della vescica migliorarono rapidamente, l'urina. ria.cquistò in breve la. reazione acida, e perdette tutti i caratteri patologici che aveva. presentato, per modo che, dopo circa 40 giorni di trattamento coll'urotropina., ritenni opportuno sospendere ogni cura.. L'esame chimico e microscopico praticato in seguito a. più riprese mi persuasero dell'avvenuta. guarigione di questo organo. Lenti e scarsi furono i vantaggi ottenuti da. parte dello stomaco e dell'intestino, nondi-


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OONOCOCCEMIA ntCORRENTE DJ LUNOHIRSIMA DURATA

meno la febbre diminuì d'intensità e di frequenza ed ora da oltre un mese non si è più ripetuta. Qualche volta però l' infermo dice di ~vver· tire qualche fugace sensazione di freddo, che non è mai seguita da elevazione termica. L'estrem~ debolezza, che aveva già cominciato a diminuire dopo poche settimane di cura, è andata man mano attenuandosi, ed. ora il Br. non si lamenta più di esser incapace di attendere a leggeri lavori fisici e intellettuali, per quanto lo molesti ancora un po' di cardiopalmo. Il peso corporeo aumentò nell'ultimo mese di 3 chilogrammi.

*** In questi ultimi anni la presenza del gonococco nel sangue circolante fu constatata da parecchi osservatori (Rege, Thayer, Larcar, Doleris, Colombini, Barbiani, Panicbi, Nannotti, Bonelli, ecc.); dapprima si era avuto solo il sospetto che ciò avvenisse, essendosi più volte riscontrate, nel corso di una blenorragia, delle alterazioni anatomo-pa.tologiche a carico dell'endocardio, che intuitivamente erano messe in relazione di causalità col micrococco di Neisser da solo, o, più spesso, associato allo stafilococco. (W eichselbaum, w·eekele, Byelogolovy, Finger). Nel caso nostro l'agente della setticemia è senza dubbio il gonococco; esso infatti possiede tutte le proprietà biologiche proprie di que~to microrganismo, solo non si scolora. col Gram. 1\fa questa caratteristica che fino a qualche anno fa era di importanza capitale, e che perciò da quasi tutti i trattatisti è ancora messa in }Jrima linea nella diagnosi differenziale di questo germe da quelli affini, ora ha perduto molta deUa sua importanza e certo non è riconosciuta più come un carattere essenziale, assoluto, infallibile. Molti già avevano osservato nella secrezione blenorragica dei cocchi a grano di caffè, che poi, coltivati, presentavano i caratteri ti pici del micrococco di Neisser, i quali non si scoloravano col metodo di Gram. Altri io seguito, constatato che nel medesimo pus blenorragico, a seconda della data dell:infezione, la. reazione di Gram era ora positiva, ora negativa, dettarono norme più minute per la tecnica di questa colorazione, o suggerirono altri metodi d'esito meno incerto. La questione però rimaneva sempre dubbia, essendo noto come nel secreto blenorragico si trovano germi che se, a prima vista, anche p~r le proprietà. colturali, possono esser confusi col gonococco, nelle colture successive pe~ il loro pleomorfismo si è obbligà.ti a. dif· ferenziarli più o meno nettamente (Kiefe.r, Bosellini). La prova decisiva, sperimentale, della incostan~a di questa proprietà. fu data dal Fonseca, il quale vide che uno stesso germe, iden-


GONOOOOOEMIA RICORRENTE DI LUNGHISSIMA DURATA

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tificato per il gonococco di Neisser, e che primitivamente non resisteva al Gra.m, in seguito a passaggi ripetuti su terreni di coltura. neutri od alcalini, perdeva questa caratteristica, che poteva esser riacqnista.ta qua.lo.ra. lo si facesse crescere su substrati acidi. E recentemente il Pinto, in un pregevole studio sul gonococco, conferma e spiega questo fatto, dimostrando che la resistenza al Gram è anche funzione del tempo e dei passaggi in vit1·o ed in vivo. Egli vide che nelle prime colture il gonococco si decolora completamente nei primi giorni (5·8); più tardi, nel tempo stesso che appaiono le forme involutive, si osserva che la resistenza al Gram aumenta. Le colture successive esagerano il fenomeno. Il Pinto inoltre fece l'osservazione molto importante che il gonococco virulento, dopo un certo numero di passaggi per l'organismo del coniglio, prende sempre il Gram. Ora nel caso nostro il gonecocco si trovò appunto nelle condizioni nelle quali il Pinto ridusse sperimentalmente il su~, è perciò naturale che in risultati clinici e sperimentali concordino perfettamente. Del resto il fenomeno, ognuu sa, non è isolato; e, per non ricordare che un germe molto somigliante, il meningocco, è noto che esso, allorchè proviene direttamente dall'organismo si decolora quasi sempre col Gram, mentre nelle colture successive in mezzi ascitici tende a prendere il Gram, e ciò con tanta maggiore intensità quanto più la coltura è vecchia ed ha subito maggior numero di passaggi, come dimostrò il Lepierre. Identica constatazione fu fatta per alcuni streptococchi.

*** Il caso riferito mi parve degno di studio sopratutto per alcune particolarità cliniche non comuni che ha presentato. n decorso delle diverse forme setticemiche offre delle analogie così grandi che nell'ora attuale riesce quasi impossibile fare, basandosi sulle sole note semiologiche, la diagnosi specifica. dell'agente patogeno causale. Infatti l'andamento ora presenta i soli segni di un'infezione generale più o meno attenuata, senza alcuna localizzazione speciale, ora invece, come indice della sepsi, si hanno evidenti punti ove il germe si è fissato provocando alterazioni anatomiche di gravità varia. La. febbre poi, che spesso è la manifestazione più importante, se non pur unica, dell'infezione, può presentare tipi diversi non solo, ma. insorgere e decorrere con un corteo sintomatico .vario. Si è perciò che i tentativi fatti da Lenhartz e da :Bozzolo di fissare i sintomi speciali delle diverse batteriemie, sono ancora molto


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imperfetti, ed essi ci possono dare, armassimo, per il loro tipo febbrile, delle presunzioni diagnostiche, mai certezza. Lo stafilococco darebbe una febbre leggermente remittente o continua, e talora. francamente remittente ; lo streptococco febbri irregolari, intermittenti o, in casi molto gravi, continue; il gonococco ed il bacillo del colon febbri intermittenti con tendenza. alle elevazioni · brusche. Nelle infezioni pneumococciche il tipo febbrile somiglierebbe a quello dato dallo stafìlococco, e nelle infezioni miste sarebbe remittente. Le eccezioni non sono poche. Io, in due casi di setticemia da. un germe che fino allora era stato ritenuto sempre un saprofita, il microcucco cereo albo di Passet, osservai un decorso ciclico: la febbre, continua per un periodo di otto giorni, cessava completamente per 24 ore, dopo di che insorgeva nuovamente per un egual periodo di tempo, con accessi sempre uguali, formanti una. curva. termica. a tipo r emittente continuo, che incominciavano col brivido e terminavano senza sudore. Questo ciclo si ripetè quattro volte. L'esempio più eloquente ci è dato da un'infezione abbastanza diffusa fra noi, la così detta febbre mediterranea, data del micrococcus melitem·ù1. Essa può decorrere con tipi febbrili diversi ; secondo il Tra-versa, i più frequenti sarebbero: il tipo continuo remitt~nte con periodi di intermittenza iniziale e finale; il tipo continuo r emitt ente ondulante, divisibile in forma continua remittente periodicamente on· dnlante ed in forma continua remittente periodicamente intermittente, ed infine il tipo a. insorgenze multiple nella giornata con remissioni incomplete (Bozzolo). L'andamento termico osservato nel nostro caso non è dei più comuni: esso è tipico del tifo ricorrente, e fu riscontrato anche dall' Ebstein nella pseudoleucemia e da Hudelo e Deherain in due casi di setticemia da enterococco. Nel nostro infermo le cause di tale decorso non sono molto chiare. Ritengo però sia opportuno ricordare in questo momento la constatazione più volte fatta dal malato stesso, cb.e cioè l'insorgere della febbre coincideva. con l'accumulo di feci nello intestino, ogni volta che egli trascurava il vuotamento meccanico dell'alvo. L'autointossicazione pare quindi favorisse la penetra.zione del gonococco, almeno in quantità. notevole, nel circolo sanguigno. Ciò non può sorprendere se si pensa che le autointossicazioni preparano le vie all'infezione sia alterando la crasi sanguigna e linfatica, sia esaltando la. virulenza. dei germi che vivono inerti n3i punti ·più diversi dell'organismo. Questo fatto anzi potrebbe spiegare l'insorgere rle lla febbre in epoche varie, irregolari, nonchè il suo ripetersi, dopo leggere remittenze, in breve periodo di tempo.


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Nella gonococcemia l'intermittenza febbnle è ritenuta funzione biologica del germe specifico, il quale, non resistendo alle temperature elevate, scompare da.l sangue dopo l'ipertermia. che l'uccide, dando un periodo d'apiressia. più o meno lungo. Nel caso nostro però, esercitandosi ancora. per q ua.lche tempo l'azione delle sostanze tossiche del tubo gastro-enterico su tutto l'organismo in generale, e sui globuli bianchi in particolare, questi erano paralizzati nella loro funzione protettiva, e pE>rciò incapaci ad opporsi vittoriosamente alle nuo~e irruzioni del germe nel sangue. L'accesso febbrile quindi si ripeteva a. più riprese, fino a quando gli elementi sanguigni deputati alla difesa non avevano riacquistato l'attitudine a combattere e vincere gli invasori. Tale attitudine veniva sminuita anche dal permanere della gonotossina in circolo, la quale, come è noto, da sè sola esercita una azione paralizzante sui leucociti, e, per di più, nei casi in cui l'organismo è sotto l'azione di un'altra tossiemia., può accumularsi in quantità. notevole perchè viene eliminata con straordinaria lentezza. A questi fatti è dovuto, a parer mio, il perdurare della febbre per più giorni. Le leggere remittenze sono riferibili alla cessazione delle funzioni vitali dei germi esistenti nel sangue circolante, come i brividi consecutivi segnavano la. nuova immissione di gonococchi in circolo. Degna. di nota è pure la durata oltremodo lunga. dell'infezione generale, senza. condurre ad esito letale. Non mancano nella letteratura recente delle febbri di origine nascosta, gli esempi di infezioni molto protratte: Fornace. descrisse un caso di setticemia da. .tetragono che durò sette mesi ed ebbe esito in guarigione; Pane vide il bacillo del tifo moltipli.:arsi nell'organismo per un tempo estremamente lungo, oltre sei mesi, e circolare nel sangue senza. causare la morte dell'inferma; Hallopeau e Fouquet studiarono un ammalato che da oltre sei mesi era colpito da. una infezione ste.filococcica che si rinnovellava per invasioni successive; Lucibelli osservò una. donna. nella quale si ripeteva da undici anni nna febbre intermittenta di origine nascosta.; Kranse, in una delle sue ammalate, affetta. da. piosalpingite gonorroica doppia, con consecutiva sepsi gonococcica, vide sopravvenire la guarigione dopo parecchi mesi di febbre. Ed anche quando la diffusione dell'infezione dei punti primitivamente colpiti a tutto l'organismo non avviene con celerità, essa non raggiunge mai una. durata. complessiva cosi grande come nel nostro infermo. Il caso riferito dal Dreyser di un individuo che un anno prima. aveva sofferto di blenorragia, e che poscia., sebbene con ogni più accurato esame fosse stato riconosciuto guarito, presentò un'infe-


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zione delle vie linfatiche con ascessi ed adeniti da. gonococco, è ritenuto uno dei più interessanti per la sua. lunga. la.tenza, infatti il Nobl, dallo studio di 23 casi di gravi meta.sta.si di orig ine blenorragica, concluse che la. diffusione del germe può verificarsi in un lasso di tempo variabile dagli 8 giorni a qualche mese dall'infezion e primitiva. Mai si constatò una gonococcemia d i cosi lu nga durat a. La ragione di questo perdurare dell'infezione genera.lizza.ta deve ricercarsi oltre che nell'insolita virulenza dell'agente i nfettivo (la quale, è bene qui ricorda.rlo, non è sempre ca.lcolabile con l'effetto ottenuto sugli animali di esperimento) ancora., e forse in m odo particolare, nelle condizioni dell'organismo ricettore. Nei casi di infezione generalizzata della blenorragia, il Tomma.soli, molto opportunamente, infatti fa rilevare l'importanza eccezionale della. biochimica. del soggetto colpito. Negli individui strapazzati, libertini, deboli, che si trovano in un dato momento sotto !"influenza. dannosa di qu.alch e oa.usa debilitante locale o generale, èome traumatism i od affezioni reumatiche, linfatismo, artritismo, alcoolismo, malattie microbiche intercorrenti, ecc., l'infezione gonococcica generale si produce più facilmente e si mantiene più a. lungo. Il terreno infatti è allora favorevole al moltiplicarsi del germe; la. discrasia acida. cui soggiace rorganismo in quelle affezioni, oltre che diminuire la resistenza organica, costituisce anche un buon substrato per il gonococco, che predilige i mezzi di coltura. acidi. Quando a questi fatti d'indole generale si aggiungano fatti locali: la estensione del catarro blenorragico all'uretra. posteriore, alla prostata, all'epididimo, alla vescica, la predisposizione al reumatismo blenorragico ed alla generalizzazione della blenorragia è di evidenza. flagrante, come dice il Finger. Ora nel nostro infermo, pur trascurando le possibili ragioni anatomiche dipendenti da. differenze talvolta. notevoli che si possono avere nella distribuzione dei vasi sangnigni rispetto all'epitelio malato, oiò che rende più facile l'invasione d ei vasi e quind1 la. generaliz zazione della malattia, posseàiamo ad esuberanza altri fatt0ri che spiegano la vulnerabilità dell'individuo all'infezione gonococcica.. L'anamnesi e l'esame somatico ci rivelano infatti: abito linfatico, pregresso r eu matismo ed orchio-epididimite blenorragica, cistite p robabilmente gono· coccica, endocardite, intossicazione gastrica cronica, alimentazione insufficiente, oligoemia profonda, precedenti ereditari tubercola ri e pro· babile infezione latente della stessa natura. . Si può affermare che ognuna di queste cause da sola rendesse l'organismo facile preda dell'invasione batterica. Quando poi queste azioni


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deleterie si accumulano e si sommano il sopravvento del micrococco patogeno è facile intenderlo. · In quanto al reperto saltuario del microrganismo nel sangue, esso è in perfetta armonia con le proprietà del gonococco e col modo di comportarsi nello organismo umano. Le temperature febbrili elevate lo uccidono, ed inoltre il sangue puro non costituisce un elemento molto favorevole alla sua moltiplicazione, è perciò infatti che il gonococco scompare con g~ande rapidità dal sangue e dai liquidi articolari. Queste circostanze spiegano i risul tati da noi ottenuti, e lasciano intendere come e perchè riescano molto spesso infruttuose le indagini fatte per ritrovare nel san~ue circolante il micrococco di Neisser. Io stesso recentemente l'ho ricercato invano nel .sangue d i due infermi di reumatismo blenorragico di intensità notevole. Del resto altre cause che pel momento ci possono sfuggire valgono ' a, determinare questo alternarsi del parassita nel sangue. In un'altra malattia, dove solo recentemente si è cominciato a riscontrare il germe specifico nel circolo sanguigno, questo fa in taluui casi le sue comparse saltuarie. Jousset, che nella tisi cronica vide il sangue contenere bacilli tubercolari 2 volte su 10, e nelle forme di tubercolosi acute polmonari od extra in più della metà dei casi, crede riferibili a bacillemie transitorie la febbre effimera, la febbre continua dei bambini e gli imbarazzi gastrici febbrili. Lesieur constatb che in uno stesso tubercoloso si possono ottenere col metodo della sanguisuga dei preparati positivi o negativi di bacilli di Koch, secondo il giorno della presa. Questo fatto, a rlir dell'autore, non ha nulla di sorprendente: i tisici possono inghiottire i loro sputi, i bacilli quindi pas~are dall'intestino nell'albero circolatorio e poi scomparire rapidamente; da ciò le varianti possibili nei risultati ottenuti. Se poi si ammette, oltre che per le malattie sf'ltticbe, anche per altre infettive che i germi patogeni circolanti nel sangue non si m oltiplichino in esso, ma vi giungano da focolai diversi è ovvio intendere la. possibilità di un reperto diverso a seconda dei momenti in cui si fa l'indagine. Inoltre è opportuno ricordare che il mancato reperto deve non di rado attribuirsi alla. tecuica difettosa adoperata nelle ricerche: ora si fa uso di una. quantità. di sangue troppa esigua., ora. non si coglie il momento più propizio per far la raccolta, e di più per certi microrganismi, che hanno speciali esigenze colturali, non si adoperano i substrati nutritivi più appropriati, perchè spesso sono di preparazione difficile o, per lo meno, non comune.


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La seconda esigenza sopratutto merita speciale considerazione, ed ha un valore notevolissimo, superiore di molto alla prima, che era ritenuta di grande importanza quando i terreni colturali di elezione di quafche germe non erano entrati nella pratica clinica corrente. È perciò che oggi in quasi tutti i casi di setticemia non si ricorre a preleva· menti di sangue troppo abbondanti (20-50 cc.), essendo dimostrato che in tali infezioni i germi nel sangue circolante trovansi in quantità cosi notevole, da fornire sicuramente, anche in esigue pr~se, risultati positivi, qualora si coltivino opportunamente. Kohn, nel corso della pneumonite, trovò che il numero dei diplococchi oscillava fra 2 e 200 per cc. di sangue. Tizzoni e Pa.nichi, in persone c4e erano guarite del tutto da infezioni pneumoniche da 1-2-15 mesi, ebbero un rapporto medio di 15 germi per cc. Castellani, Courmont, Busquet, Ruata, ecc. ottennero nella febbre tifoide colture positive dal sangue con 1-2 gocce fino ad l cc., e consigliano, come metod.o di elezione in queste indagini, di diluire poco sangue in grandi quantità di brodo. Nella gonococcemia Barbiani constl\tÒ la crescita del gonococco in tutti i tubi di coltura ove aveva deposto sole 2-3 gocce di sangue.

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Le protratte invasioni del torrente circolatorio da parte del gonococco, osservate replicatamente nel nostr~ caso, le quali non solo non portarono all'esito letale, ma non diedero neppure localizzazioni, dimostrano come, anche per questo microparassita., sia eccessiva la preoccupazione che si aveva fino a qualche anno fa per la presenza di germi circolanti nel sangue. Il criterio prognostico riservato o sfavorevole fondato su tali elementi è da ritenersi esagerato; in tutti i casi di pneumonite, di infezione tifoidea si trovano i germi specifici in circolo, senza che per questo si abbia. più il diritto di far prognosi infausta. Un microrganismo patogeno può vivere a. lungo nel sangue non solo senza dar gravi alterazioni, ma talora senza neppur svelare la sua esistenza con qualche disturbo per quanto leggiero. · Molto istruttive sono a questo proposito le osservazioni sperimentali e cliniche portate in questi ultimi tempi da Tizzoni e Panichi. Essi, avendo veduto che è sempre possibile riavere dal sangue di animali iniettati con colture di pneumococco il germe specifico, anche dopo molti mesi che gli animali si mantengono nella. più perfetta sa- · Iute, fecero identiche ricerche su persone che avevano sofferto un attacco tipico di polmonite, senza complicazioni, ed osservarono che il


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pneumococco di Frii.nkel perdura nel sa.ngu~ da 1-15 mesi dopo avvenuta la guarigione clinica.. Vennero in questo modo confermate ed estese le ricerche del Baduel, il quale nel 1897 aveva ottenuto dal sangue e dalle urine di polmonitici convalescenti o guariti il pneumococco per giorni e settimane, ed in un caso fin due anni dopo la malattia. Naturalmente dopo constatazioni di questo genere bisogna procedere molto cauti nell' interpretare la natura intima di processi che hanno un'origine manifesta solo apparentemente spontanea. Ma nel Br. il gonococco non circolò nel sangue co'3Ì a lungo senza apportare danni rilevanti. Non si va. lungi dal vero nell'attribuire a. questo germe un'azione preponderante nella produzione della oligoemia profonda da noi rilevata, essendo riconosciuto lo spiccato potere emolitico di questo microrganismo, messo in evidenza, anche recentemente, dal Mosca. Anche lo stato di profondo abbattimento è dovuto, oltre che alle pessime condizioni di nutrizione, al ben noto potere deprimente della gonotossina. L'endocardite poi è dovuta, si può dire con certezza, a. questo micrococco, che, nei casi di infezione generalizzata, va a loca. lizza.rsi con una. certa predilezione sugli osti va.lvola.ri del cuore. Oltre queste alterazioni che debbono ritenersi provocate in modo diretto dal gonococco, meritano considerazione le modifioazioni profonde indotte nell'organismo coll'alterare le attitudini funzionali e le modalità assimilatrici di e3so, per cui non solo non era impedito il formarsi di nuovi prodotti nocivi a causa delle alterazioni apportate primitivamente negli organi, ma ancora veniva ostacolata se non soppressa la normale eliminazione o distruzione di q nelle sostanze dannose che nello stato di salute vengono co_n meccanismi diversi rese inattive . Tali fatti ci spiegano perchè, malgrado la scomparsa della febbre, la. guarigione della probabile sede di moltiplicazione del parassita, e quindi la mancata ricorrente tossiemia, lo stato generale dell' infermo siasi migliorato in modo così poco apprezzabile.

*** Non si hanno dati prems1 per determinare il punto dove si localizzarono i gonococchi. Persisteva ancora un ingrossamento doloroso dell'epididimo, colpito poco dopo il manifestarsi dell' affezione uretrale, continuava. a ritrovarsi qualche fiocchetto mucoso nell' urina. ed esisteva. indubbiamente una cistite. Siccome però non si riuscì mai, nè coll'esa.me microscopico del sedimento centrifugato, nè con quello batteriologico, a svelare in vescica la presenza del gonococco, ci manca


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la prova diretta, irrefragabile, che ivi si annidavano i germi causa della infezione generale. Dalle prove indirette però è lecito presumere che realmente in vescica, e con ogni probabilità. nella. sottomucosa, essi si moltiplicassero: la mancanza di localizzazioni in altri punti

della via genito-urinaria. od in organi interni, ed il risultato vantag· gioso della. cura locale de pongono in favore di questa ipotesi. :Firenze, maggio 1905.

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r.

a


433

OSPEDALE MILIT AHE DELLA DIHEZ IONE DI ROMA

IL CATGUT STEKILlZZATO DELLA FARMACIA CENTRALE MILITARE DI •rORINO

Ptr 11 dott . .t.•olto Pao liai, tenente m ecl ico

D ei varii materiali di sutura i pitl usatl m chirurg ia sono la seta e il catgut, cioè minugia d ' intestino di gatto o di pecora. La seta pnò essere sterilizzata in breve tempo e in modo a.ssai semplice, ossia colla bollitura per mezz'orrc, inoltre è più resistente e man eggevole; però essa non si riassorbe, s' incapsula, onde rimane come corpo estraneo nei tessuti, per modo che faciliterebbe la suppurazioua, clte può essere anche tm·diva, e che, se accade quando si sono fatte suture perdute, dura mesi e mesi fino a che non si elimina il punto. Lo sanno quelli che hanno avuta la sfortuna di veder suppurare degli operati di ernia inguinale. La sterilizzazione del catg~tt invece richiede più tempo e parecchie manualità ; esso è meno maneggevole, ma può essere riassorbito in 8-12 giorni, onde meno numerose sono le suppurazioni e di più breve durata. Perciò per la suture perdnte il catgut è da preferirsi, solo bisogna esser sicuri che esso sia ben sterile. Il commercio fornisce oggi del ca.tgut sicuramente sterile; quindi pochi sono i chirurgi che sterilizzano il catgut da sè ;· noi medici militari abbiamo a nostra disposizione quello preparato dalla farmacia centrale militare di Torino.

Esso è un buon ca.tgut sterile, che meriterebbe di essere più larga.· mente usato nei nostri ospedali. È di 3 grossezze, corrispondenti ai n. O, 2, 4 delle minugie naturali quali ~engono acquistate dal commercio, badando ·che queste siano di diametro uniforme, cioè senza nodi e rigonfì.amenti, ben secche, non ammuffite, resistenti alla trazione e non frag ili. Queste minugie in pezzi di 5 metri cadauno in :18 -

Giornale "'edico.


484

IL CATGUT STERILI ZZATO

N. di 100 vengono messe a macerare per 24 ore nella. seguente soluzione idroalcoolica di sublimato: Bicloruro di mercurio. Alcool Acqua distillata. .

gr.

o

,. 300 ,. 700

Tolte dal bagno si ripa.rtiscono in 100 alberelli di vetro, sopra.pponendovi gr. 10 di alcool a 95" per ciascuno. Dal lavoro pubblicato nel GWrnale medico del Regio Esercito (gennaio-febbraio 1889) dal farmacista militare Baroni e daJ. dott.or Abba sulla preparazione del materiale asettico di medicazione si rileva. che tut.te le colture in brodo e in gelatina preparate con tali minugie rimasero sterili. Ad avvalorare i risultati della prova batteriologica stimo opportuno riferire quelli ottenuti nel reparto chirurgia dell'ospedale militare di Roma in 185 atti operativi, nei quali fu fatto uso come materiale di sutura del catgut sterilizzato della farmacia centrale militare di Torino. Noi cominciammo a far uso di esso nell'aprile 1903 per consiglio del signor maggiore medico Gerundo, il quale, essendosene servito nell'ospedale militare di Caserta, ne aveva avuti buoni risultati. Egli prima di adoperarlo lo teneva 24 ore nell'etere solforico e la mattina dell'operazione lo immergev~ per pochi minuti nella solu.z ione bollita di carbonato di soda; ma noi sopprimemmo questi passaggi e adoperammo il ca.tgut prendendo direttamente le· ma.tassine dal r ecipiente di vetro in cui erano conservate. Però siccome per svolgerle si perdeva. del tempo proponemmo di prepararle avvolgendole su rocchetti di vetro e questa. modifica.zione, grazie all'interessamento dell'ispett.orato di sanità. militare, fu subito apportata., ed oggi la farmacia centrale fornisce le minugie in pezzi di 5 metri arruotolate su rocchetti di vetro. (V. Manuale dei Medicamenti del Ministero della Guerra, 28 dicembre 1903). Solo sa.rebbe preferibile che la chiusura. del tubetto di vetro, nel quale ogni rocchetto è conservato, fosse a. tappo smerigliato invece che col sughero, quantunque esso non offra inconvenienti. Il catgut, benchè conservato in alcool è abbastanza cedevole. Ecco il quadro dal quale si rilevano i risultati ottenuti dall'aprile 1903 all'aprile 1905 in 185 operazioni, nelle quali fu adoperato come materiale di sutura il ca.tgut sterilizza.to della farmacia centrale mili· tare di Torino:


43ò

FARMACIA CENTRALE MILITARE DI TORINO

Numero totale

OPERAZIONE

Guarigioni

r•er

prima Intenzione

Guarigioni r•er SPCOnda

Intenzione

'

Lap&rotomla. Ernie lngulnall • Brnle crurali Ernie della linea alba . Ernia ombelicale Idroceli comunicanti Orchlectomia. Idrocele cletico del testicolo . Jdrocel., cistico del cordone Varlcocell.

.

Totali

l

l

-

102

89

19

5 2

s

1 6 l 5 2

2 l 6

-

2

-

l

2

--

60

54

6

185

169

22

5

Quindi su 185 atti operativi si sono avute solo 22 guarigioni per seconda. Ciò prova che il materiale di sutura era sterile; le poche suppu· razioni furono dovute certamente ad altre cause che q ui è 'inutile ricercare. Solo a proposito di esse faccio notare che la durata ne fu breve, la degenza. degli infermi non essendosi protratta al di la di l mese, l mese e mezzo. A ~ufl'ragare i nostri risultati riferisco anche la statistica di quelli ottenuti dal signor maggiore medico Gerundo nell'ospedale di Caserta.

OPERAZIONE

Ernie inguioall . Ernie ·crurali Ernie della linea alba. Idrocele comunicante Idrocele cistico del testicolo . Orchiectomia. Varicocele Totali

Guarigioni per prima Intenzione

Guaritdoni per

60 2 2 2

55

5

2 2

-

8

8

-

Numero totale

second ~

intenzione

l

l -

6

4

2

lS

12

l

99

84

9

Sono risultati questi che varranno a persuadere quei colleghi che non l'adoperano della bontà del catgut sterilizzato dalla nostra farmacia centrale. Esso è un otdmo materiale di sutura! che può essere usato con fiducia in qualunque occasione e dovunque. Roma, 24 maggio 1905.


436

CASUISTICA CLINICA

UN CASO DI CISTOCELE INGUINALE BILATERALE (contributo alla caus is licu), per il dott. Rivalta RaiYaclc, tenente medrco. G G. B. militare dell"et.à d'anni 35, entrava il 18 febbraio 1905 all'ospedale militare di Ravenna colla dragnosi di ernia in~uinale bilaterale e colla risoluzio ue di sottomettersi alla cura radicale. .\N, MNss r. - L'anamnesi diretta e colla terale è negaliv.a: fra i precedenti mo rbosa persouali non ris ulta che un'infezione venerea complicatasi ad adenite inguinele destr·a suppurata (18!):3) ed una distorsione al polso destro riportata in se~uito a colluttazione con un malrattore (1~99). Circa la presente infermità narra il G. che nel 1!'100, alla visita di rafferma, con sua gr·ande sorpresa. fu avver•Lito dall'ufficiale medico di essere affetto da ernia inguinale destra e fu consigliato a por·tare il cinto. Tenne difatti applicato in sito per circa duo anni tale palliativo, ma poi l'abbandonò, avendo const~tato come ciò nonoslanlA la tumefazione locale dapprima inlermillente e poco a ccentuala, fosse 8 grado a grado aumentala di volume e divenuta persis tente, s enza per·ò produrgli di· s turbi apprezzabili, tantoché potè proseguir·e il suo servizio, talora anche gra· voso, s enz'alcuno inconveniente. Aggiuòge che circa un anno fa fu attratta la s ua attenzione da un s enso di stiramento a ll'inguine siuistro, sensazione che talvolta si accompag nava 8 vero dolor e puntorio sotto i colpi di tosse e solto l'in nuc nza di s forzi muscolari. Tali· sintomi subbiettivi però ben pres to sc.lmparvero, mentre lentamente si accentuavano i fenomeni obbieltivi identici a quelli dell'altro lato, e fu appunto il progressivo aumento di questi ultimi che indusse il paziente a ric hiedere l'intPrvento operativo. STA ro PRESE~Te.- È individuo di r obuste costituzione fisica, in ottimo stato di nutrizione e sanguiftcazione generale, sano nei vari or·gani ed apparecchi cavitari. All' esame obbiettivo locale si riscontrano in ambedue le r egioni inguinali, ma più marcati a destra, i sintomi propedeutici dell'ernia, e precisa· me n l e prominenze a contorni poco netti, di forma ovale allungata, in di razione lievemente ohliqua verso il bas!>o e l'interno, a superficie liscia, di consistenza molle-elastica, indolenti alla palpazione, che si reodono più spiccate coll' aumt!nlare della pressione endoaddominale e si riducono colla pressione esercì· lata dall'esterno, senza produrre alcuo fenomeno acustico. Le dita applicale esternamente o introdotte nei tragitti inguinali, che assieme a~li anelli super · flciull sono notevolmente dilatali, non avvertono un urlo circoscritto ma diffuso, e non riescono a delimitare i visceri protrusi, i quali non oltrepassano l'ane llo esterno. La percussione non offre akuna caratteristica a!!sendo uniformemente s uboltusa. ATTO OPERATIVO.- 1125 febbraio il G., previa narcos i morfto-clorofo rmica, viene soltopos to all~t cura radicale da ambo le parli ; e dapprimu operulo al


OASUISTIOA CLINICA

437

lato s inistro dal sottoscritto, dipoi al lato destro dal capitano mt!dico S etis dottore Andrea. Incisa la cute, il tessuto cellulo adiposo in diversi e soessi strati, l'opone u· r osi del ~ande obliquo rilassata e sfibrata, appare il funicolo spermalico ma· scherato da tre masse visto'!e di grasso, di cui due situate ai lati del s uo punto d'emergenza dall'anello profondo e la terza sul mezzo della sua superfìc :e s u· periore. Si ritengono tali li pomi precedere ed· a ccompagnare come al solito il sacco erniario, ma, dis sociali gli elel!tenti del cordone ed asportate le bolle di tes suto cellulo-adiposo superiore ed esterna, non si rinviene ombra di sacco. Si passa allora al terzo e più notevole ammasso g rassoso che s ta accollato. IDfl nou aderente, al lato interno del funicolo i però il suo color il~> citrino piu uniforme, la sun compattezza e consistenza maggiore, !l suo pro lungars i sotto la pare te addominale e ntro la cavità pelvica fan nascere il sospetto po ~sa trattarsi dell' atmo.sfera adiposa prevescicale ricoprente la stessa urocisti erniata, ed il dubbio viene sen-z'altro assodato dal caratteristico plesso venoso della superficie anteriore della vescica messo facilmente in evidenza da una oculata lrazion~ del viscere prott·uso. Mancando il sacco peri toueHte ed ottenendosi con bastant.e facilit.il la riduzione della vescica erniata, noo rimane c he procedere alla plastica della parete addominale, che si effettua col metodo o r·Ji· nario del Bassini. Oramai si è prevenuti s ul reperto che si sta per scoprire anche all'ing uine destro, e difatti esso é in tutto e per tutto identico al suaccennato, una vera ~dizione riveduta e corretta, come si s uoi dir-e con frase comune ma bene appropriata nel caso nostro, di ciò che si é rilevato a sinistra. Anche da r'fuel lato si constata un piccolo li poma all'esterno del cordone spermatico, s enz'akun sacco, ed un grande ammasso adiposo all'interno ricopr ente la vescica. Sole diff'erenze sono un volume maggiore del divertic.olo ves cicale e rniato e qual· che aderenza agli elementi del funicolo, falli allrJbuibili alla maggiore antichila dell'affezione al lato destro e che rendono la riduzione dell't.u·oci;:ti un po' laboriosa. S i ritenne superfluo il controllo mediante il cateterismo della (lia~uosi fatta sul tavolo d' ope1·azione e tale curiosità non g iusLHlcabile per i pericoli d'infezione che soverchi mane!!gi nel campo operatorio avl'ebbero po· tuto apportare. Forse la ri prova si sar~ bbe ottenuta in altro modo qualora si fosse ricorso all'anestesia locale, in quanLu che è stato os<tervalo da alt1·i operatori che le manovre esercitate s ulla v.es cica erniata spiog-ono l'ammalato ello imperioso bisogno di mingere, bisogno che cessa 'col sospender·e le trazioni. Il G., come non ne aveva sofferto prima, cosi neanche dopo gli alli operativi a ccusò disturbi vescicali, se si eccettui uno stimolo di mingere piu f•·equenle nell'ordina rio nei primi giorni. La minzione fin dal primo dì fu s pontanea ; la urina non presentò mai alter·azioni apprezzabili; il •lecorso postoperativo fu regolare i la guarigione da ambo i lati si ottenne per pt·ima e l'ind1viduo, feli ce d'essersi liberato di quella duplice infermità, il 22 marzo veniva dimesso ùatfospedale ed inviato in patria in licenza di convale!:'cenza di 90 ~tiorni. CoNSIDERAZIONI. - Data la poca frequenza del reperto anatomo·palolof!ico incontrato, non .si ritengond inopportune alcune considera-zioni sull' etiolollia, pALogenesi, diagnosi e cu1·a del caso in esame. EJ anzitutto, in rapporto alla rarità di tale conlingdnza, è d'uopo notare ch'essa è divenuta gradatamente mi· n0re negli ultimi decenni, certo per il maggiore sviluppo as sunto dalla cura ra·licale del_l'ernia, lantochè, mentre negli antichi manuali di chirurgia è appe na


488

CASUISTICA CLINICA

accennato questo tema, in tempi piu re centi il Brunner ammette un caso di cis tocele per cir ca 100 operazioni radicali, il Mona1·i il rapporto del 3 p. 100 ed il Bernhard persino del 5 p. 100, senza computare i cosl detti cistoceli opera tori, produzioni artificiali dovute unicamente alla trazione del sacco durante la operazione (Picquet, Kocher). Però se l'osservazione del cistocele inguinale unilaterale è diven uta assai più freqoente, rara pur sempre rimane l'eventualità del cistocele inguinale b1laterale, contandosene finora nella letiRratura medicochirurgica soltauto 8 casi, secondo riferì l' Alessandri nella seduta del dicembre 190i della R . accademia medica di Ro ma. E di tali casi, com'egli nota, tre sono supposti, senza conferma d'operazione o autops ia (De la P or te, Simon e Levr et, J abou lay e V1llard), due sicuri, ma si tratta di reperli necroscopici (Ci· via le, Jaboulay e Villard), due certi operati (Durante, Alessandri) ed uno infi ne del Sébileau, per quonlo in quest'ultimo da un Jato il cistocele appaia artificiale. ETIOLOGIA B P ATOOENESI. - Ne) caso in conside rtozione ll8SSUnO dei faUo ri che vanno annoverali fra le cause, se non dirette almeno predisponenti all'e r nia della vescica, fl,a:ura in modo patente: cosi l'eta del pazienttl non è la più ada tta, J'iScCinlrando!.i tale affezione s1 negli adulti ma specialmente nei vecchi; cosi l' anamnesi, diligentemente raccolta, non rivela stipsi abituale (Curtis) o abitudi ne di urinare a lunghi intervalli (Bonomo) che colla coprosl.asi e cogli sflnn· cementi laterali spingano la vescica in avanti e fuori dt> lla pelvi; non lavori fRticosi che collo s forzo acuto o ri}Jetuto e continuo determinino la vescica ad impegnarsi ne~li anelli prOfondi (Nélalon); non infine a fl'eziCin i delle vie urintlrie infer iot•i (restrin~imenti urelrali, ipertrofla prostatica) che por tino impedimento all'emissione dell'u r ina e quindi lesioni consecutive della vescica con distens:one delle sue pareti e' stelo paretico del delrusore. La patogenesi quin.li riesce assai oscura: essendo mancato qualsia si ostacolo all'evacuazione dell'urina che abbia òpportato aumento della capacita della vescica con assottigliamento asimmetrico delle par eti e d iminuzione della sua elasticita e con~ratlll ila m uscolare, non si può invocare lu possibilità che delle pieghe d istese latt~ralmente e messest in rapporto diretto colle fovee in,.:uinali, sollo l'azione d'una forte pressione endobddominale si siano falle strada attra verso gh anelli inguinali (Verdier, Alessaodri), mentre 1'11zione del detrusore in condizioni uor mali impedisce alla vescica di erniare (Bonomn). Del pari. mancando qualsi~tsi sacco erniario, non si può ammetter e l'origine consecutiva del cistocele pet· le aderenze della ves<'ica col sacco o contenuto (omento) d'ernia preesistente e trazione della sua s uper ficie antet·o-Jaterale da parte del peritoneo dell'ernia stessa (Br unnet·, Bonomo, ecc.). Trattandosi di ~istoccle bilaterale lo si potrebbe aaribuire a deformazione o flacr.id11.8 e debolezza congeuila della vescica o ri por.tarlo a condizioni multiplo associate (Luras-Cha m pionniér'e) cioé, oltre alla predisposizione intrinseco dell'urocisti, a nche a malformazione originale delle pareti addominali, come assenza parziale della fascia trasversa, lai!sa u11ione dei vari s trali . arresto di sviluppo o a ssenza dei pilastri, ma ta le predisposizione estt•inseca al tavolo oper·ator io non ebbe prova sicura. Ben evidente invece é nel caso in istudio il lipocele, il forte accumulo di grasso che precede il tumore erniario, ed Hl quale s'attribuisce appun to una parte tanto importa nte nel meccanismo di produzione dell'er nia vescicale, in analogia alla teor ia di Cloque t e Roser per la formatione delle e rnie io genere.


CASUISTIOA CLINI CA

439

Difatti, sia che il lipoma, tendendo il grasso ad accumulars i dove la pressione è minore, mantenga cos tante il rappor to della vescica distesa colle fossette inguinali, s pecie iule rna e media , e s' insinui nella parete col vincere la resistenza degli straLi attinenti (teor ia di Monod e Délageniére), sia c he illipoma agisca non quale agente fissatore ma comd mezzo di s corrimento della vescica (teoria di Jaboulay e Villard), certo che oe favor isce la disces a s otto forma di diverticolo (lipo- cis tocele) che s 'accentua ad ogni aumento di pressione addominale fino a fuor iuscire talora dall'anello inguinale e~ teroo. Il fallo poi de ll'essersi nel G. manifestato il cistocele prima a des tra può ri(erirsi • alle medesime condizioni a na tomiche che spiegano la ma~giore frequenza al lato destro dell'ernia ordinar·ia » (Bonomo). DIAGNOSI. - L'anamnesi e l'esame obbie ttivo non da va no alcun indirizzo alla diagnosi preoperativa, come avviene appunto nella maggior parte delle ernie ve&cicali, t~tntochè il Lejars le chia ma • une trouvaille OJJératoire, une surprise • · Difatti 'su 58 casi ra ccolti dall' Hermes solo in 3 fu fatta la diagnosi preoperativa, s u 177 elencati da ii'Alessa ndri (1 901) soltanto in !'l essa fu emessa io antecedenza . Dal nostro paziente non furono accusali sintomi che potessero richiamare alla mente l'idea del cis tocele e farn e s o:;petlare l'es istenza; non dis tur•bi su bbie ttivi o funzionali della vescica pr egressi o in atto, che coincidessero col produrs i della tumefazione e1·niaria e cess~tssero colla rid uzio ne · !>pootanea, non difficoltà nell'evacuazione delle urine con deter minate posizioni e s peciali manovre, non ematuria interçor·re nle, non sens o di pe:;o o dolore es teso alla vescica ed ai reni, non il segno c lassico della minzio11e in due te mpi. Non esiste va forma speciale di tumefa zione o s piccata fluttuazione, non s i provocava col pr emere il tumore »enso di tenes mo perineo-a nale e bisogno d' u6nare (Bonomo, Cec i), non s i verificava incompleta riducibtlità delle ernie. Questo caso è una c omprova quindi che non si può '' escludere la possibilità il.ell'ernia vescicale anche nel silenzio d'ogni dato subbiettivo ed anamnestico e nel ris ultato negativo d'ogni ricerca obbie tliva " (AJegsandi'i). L'unico espediente che a vrebbe potuto mettere sull'avviso circa la natura del viscere erniato sa rebbe stato forse il ca teteris mo, e dico fo rse per chè anc he tale precauztone talora non da ris ullati pl)sitivi, come ca pitò a Mllnoò , ad Aue a Boeckel ed a Postemps ki, i quali non vide ro l'organo modificar·si in volume né col vuot~:~menlo della vescica né coll' inrezione di liquido, forse per la r istt·ettezza od olturamento da muco dell'oriflcio di comunicazione fra diver ticolo erniato e fon do dell'urocisti . Ad ogni modo in tutti gli ernios i, specie se nasce il dubbio che s i tratti d'emia vescica le, é raccomandata la pra tica, ed anzi incombe al chirurgo l'obbligo, del cateteris mo con s iri n ila me tallica a g rande curvatura per s incerar·e la diagnosi, poiché il becco dell' is trumento introdotto nella porzione erniata può palparsi sotto gli s trati dell'er·nia, o quanto meno questa modificarsi in volume per lo s vuotamento o riempimento della vescica. Allo stesso scopo il C:-iex propone la cistoscopia prima d'ogni operazione d'ernia. Il riconoscimento dell'ernia vescicale, nel caso in discussione, fu invece abbastanza facile a l tavolo operatorio. E' noto c he qua le complesso s intoma tico pe r la diagnosi durante l'operazione sono indicati dal Reverdin la g rande ricchezza in g rass o del tumore e rniario, il lipocele situato al lato meditile dello s tesso, il tralucere di fibr e muscola ri rosso-pallide disposte a rete ; dal Kummer é citata la presenza frequt!nte d'una formazione cilindroiùe che rappre·


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CASGISTICA CLINICA

senta il l egamento lateral e della ve~cica; del Bernay é additata la particolare e re~ola re vascnlarizzazione alla !;Uperflcie dell'or'geno; da altr i la posizione dei vasi epi~astricr, la direzione i n alto e dietro, il pube che segue il dito scorr endo lungo il viscer·e erniato. Qui appunto ruroo constatali diversi dei suddetti sintomi: di l'a lli, oltre ai ga voccioli di grasso lungo i funicoli spermatici, esisteva d'ambo le pArli un amma:>so grassoso duro e giallastro, ch'avvol geva le sporgHrr'Le vescicali mn~ c h t~r·and•> per o la tessitura fascicolata del detr usor·e; era possibile oc.:ompAgrrar·e col di to l'oqzAno erniato verso la pel vi; appariva evrdente la l'ete · venM a dell'ad ipe per i vescrcale, se~no quest'ultimo forse non sul'fìc iPntc merrte app r'~>zzato da~li auto ri. Non s,..rnprrl per ò i> .!Al•l r konoscere la vescica, e la l etteratura é rict:hissima di casi di ferrla dell'urocrsli dur'!Hrte l'al lo operativo: il Curlis, su 58 casi, trova 41 volle offtl,;a la vescica, il Brunner su 18l casi annovel'tt ~ 1 lesioni vescicali, I'Aiessandri su li7 casr r.orrtA 101 ferrte della v escicA, ft·a cui 25 riconosciu te solo in second"> tem !JO, e::sl'udo sf'u~gita la diagnosi anche aurante l'orw rflzi•>ne. I n l Hii co~ ntrn ~en ze per lo ptù la parte vescicale erniata é, per atr·ofìa e dege~t e t•,lzrone, as~ott rgil ala tanto da pre11deJ'Si per un co mune sacco, ed c appunto allora chP. potrebbe e!<ser e utile all'oper ator·e quale el emento di rlr11gnosi lA pr·e;oerrza di vasi venosi serpeggianti sull'ammasso adiposo, ::;pppure non si vuol r~ sper i menLer e il metodo ;;uggerilo dal , Bono m o « d'iniettare per l'uretra 2fJ() a 300 eme. <l'acfjull lasciando in sito il ca teter~ metallico col ptldigl ione ei<Jvllto lino Ad aver·e l'affioramento della colonna liquida ::;err za r igu r gito dall'or ifi.:io esterno del catetere; str r ando appena i l d i ' 'erticolo vesdc·al e, il liquido si ,·ersa rome se si facesse pressione sulla r egione ipogast t•ica " · Quanto al la dragnosi di ,·arietà rl'ernia v esci cale, è r.hiar o da qOanto é stato e,;;posto ch'et·ann ambedue costrtuile soltanto da porztone extr aperitoneale della vescica, t·appt·e!'ientando quindi e>~se il ci stocele senza sacco sier oso (Ouret) o cistocele extt·eperitonPale, da d r !<lin ~uerii!i da quello, più fr equente, paraperilonale e da quello, più r aro, inlr11perit oneele. Higuardo infine al la diagnosi di sede, trallavasi di ernie dirette, essendo esse situate al lato mediale del funicolo spermatico, l'imaneudo p.:r ò sempre difficile s tabilire se si siano sviluppalr> allraverso lu fossdla inguinale meqia o inter·na. CuRA. - I l trattamento d'elezione, essendo la vescica rima sta integra ,dalle manovr e d'isolomento e dallo sbrigl rnmento delle ader enze, e1·a evidenlhmenle quello conservativo. e fJUindi la St'rnplice riduzione o riposizione in si to e successiva c hiu;;ul'a prù per·felta che fos!'<e possrbile della por ta erniar ia per impedire In recidiva. Soltanto l 'irriducib.i l ita o l'esistenza di diverticolo peduncol ato comuntcante colla vesci r,a con str etto orifìdo e contenente calcoli potrebbe grustifkar e la r e;,eziune (Garam nazzi, ecc. ), dopo e~sersi assicu rali che nella parte ernittla non e;.islo;ro ;::-li ur·eteri e che la por zione r esid ua sia ancora surticiente alla funzi one di s·-rbatoìo. QuAndo la rìtluzrooe r iuscisse difficile, si dovrebbe evitar·e J'invauinamt>n to della vesc rca, che potrebbe dar luogo a gravi disturbi posLoperatori. e sarebbe m eglio Adottare il procedimento pr aticato clal Bonomo, che consi ste nel diligente distacco del peritoneo pa1·ietale e pelvico ricostituendo l>~ lozgi" retropubrca che arcoglie la vescica. R rassumendo, noi ci siamo Lt·ovati di front.e i mpensatamente ad un caso di cistocele Ì!ltJ'tinale btlalerale, di variet.a exlraperitoneale, di origine pri mi-


CASIDSTICA CLI NI CA.

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tiva, cbe conferma la teoria di Monod e Délageniér e sulla genesi dell'ernia vescicale, avendo forse in tal caso il grasso accumulato in forma di lipoma avuto importanza esclusiva nella formazione del cistocele, dovendosi scartare, se non la forma congenitamente a simmetr ica della vescica, per certo le alterazioni di forma patologiche secondorie e le aderenze parziali della parete vescicale col contenente o col contenuto d'una concomitante ernia ordinaria. Trattandosi quindi, per quanto mi cons ta dalla conoscenza della letteratura medico-chirurgica, del tf!rzo CfiSO di oera ernia inguinale bi~ate rale ex traperitoneale della oescica osseroata all'operazione, ne ho ritenuta la comunicazione ai colleghi non priva d'importanza teorica e di utiliLa pratica. Prima di finire, mi corre il gradito dovere di tributare vive grazie al capi· taoo medico Sotis dottor Andrea, che mi é stato provvido di utili suggerimenti nello studio del caso e di corLt>se aiuto nelle ricerche bibliografiche.

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s..

c. -


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CASUISTIOA CLI NICA

ESOFAGOTOMIA ESTER NA CERVICALE PER ESTRAZIONE DI UNA SCHEGGIA D'OSSO, per il capitano medico dott. Pietro Loschi. (Ospedale succureale di Udine). La statistica più recente e completa dei casi di corpi estranei nell'esofago, estratti mediante l'esofagolomia ester na cervicale, è contenuta in una memor ia di Balac~sco e c ·olm pubblicata nella Reoue de Chirurgie dello scorso anno (1). Sono :l27 casi raccolti dalla letteratura medica francese, tedesca, inglese, russa , americana, italian11 e spagnuola. A questi se ne possono aggiungere due nuovi pubblicati nel Giornale medico militare tedesco (2) e quello curato in questo stabilimento, di cui ecco la stm·ra clinica. Gaetano Tosto, soldato nel Reggimento Cavalleggeri Vicenza (2i'), di anni 23, si presentava al nostro ospedale alle o r·e 18 del 2à gennaio u. s., narrando che, circa mezz'ora prima dt>l suo arrivo, mentre mangiava la zuppa, aveva inghiottito inavvertitamente una sche~gia rl'osso ~otrande presso a poco q uanto unn gro;:sa mandorla. Egli, dur·ante la deglutizi<m e accusava un forta dolore alla parte laterale sinistr a del collo, a livello della cartilagine cricoide, dove la palpazione riusciva molto dolorosa. La resprrazione era nor male. Esplorando col dito indice più profondamente che fosse pOS!i<ibile la far·in~e, questa appariva libera; anche l'esame collo specchietto lari n geo ril'ullò negativo. Un g rosso ca tetere Nélalon, spinto dolcemente in farin~e, si arre" lava a circa 16 centimetri dall'arcata dentaria contro un corpo solido e res istente, che non fu possibile afferrare c0n una pinza esol'agea. Mal;?rado il dolore, il paziente poteva però deglutire a piccoli sorsi l'acqua . Non presentando egli alcun sintomo allarmante, si decise di sospend.,re o~ni uller·iore pr ovvedimento e di sottoporre possibilmente il paziente all'esAme radioscopico. Infatti il giorno seguente, per· cortE>se concessione del direttore del locale ospedale civrle, si proceJettè all'esame, il qua le per·ò non diede alcun r isultato. Intanto l'ingestione eli piccole qu1mtità di alimenti liquidi diventava sempre più difficile e dolorosa, pur essendo la respirazione totalmente libera. Fu s tabilito l'intervento oper•t~tivo per· il giol"nO seguente. Il mattino del 27, previa cloronar·cosi, procedetti all'esofagotomia ti pica nella r egione sinistra del collo. eseguendo un' incisione di 8-10 centimetri lungo il margine anteriore dello sterno-cleido mastoideo, a d un dit0 trasverso al disopra dell'articolazione ster no- eia vicolare. Spostato in basso e all'esterno il muscolo omo- ioideo, senza dividerlo, i>'olato e sollevato in alto e verso l'interno il lobo laterale sinistro della ghiandola tiroide, comparve sul fondo del campo o per ativo il tubo lar•ingo tracheale e dietro ad esf1o, s ubiLo al disotto del margine inferiore della car·tilag ine cricoide, l'esofa~o, sporgente pel cor po straniero, che ne sollevava la parete laterale Incisa questa per circa Lt'e centimetri in senso longitudinale. fu messa allo s coperto una scheggia d'o!'1so disposta trasversalmente, che venne estratta, medianti! cautr movimenti, con una pinza di Kocher. Questa scheggia, della forma di u:1a gr·ossa mandorla, a ma rg ini puntuti, misurava in lunghezza centrmetri 2 '/, , in lar~hezzai'/1 ed in spessore centimetri 1. (l) Reoue de t.hlrurgie, n. 9 e seg., 190,.

mlli!iir. Zelt1., Hcrt. 3, 1905. Il tlott. Blecher, nella sua mono~rana stampai.."\ nel succltato giornale, accenna ad altri d11e casi ri· portati nelle relazioni sanitarie dell'esercito germanico degli ultimi l i anni. ('1 Deu!&ch


OA8UISTIOA CLINICA

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Recentali i rrlargioi della mucosa perforati nei punti d'iofissione della scheggia, fu eseguita la sutura continua della mucosa stessa con catgut e quella dello strato muscolare con !'eta, indi, riuniti i piani muscolo-aponevrotici e la cute, si lasciò nell'angolo inferiore della ferita, un orifizio abbastanza largo per po· lervi introdurre e msinuare profondamente un drenaggio di garza all'iodoformio. Fu prescl'itta la djeta orale assoluta per due giorni con applicazione di eli· sieri alimentari: la temperatura era alla sera 3i",5, l'indomani mattina 3i",3, la sera 38",5. Il 29 oscillò press'a poco fra gli stessi limiti, il 30 discese a 37•,3, diventando normale nei giorni seguenti. Il 29 s'inizia l'alimentazione con dosi frazionate di latte unito ed acqua o caffé; il malato é in buone condizioni, solo accusa lieve disturbo nella deglu· tizione. Il 30 si estrae il d renaggio dalla ferita, la medicatura è bagnata di li· quido siero- emallco ; si riapplica un drenaggio più piccolo, !asciandolo in sito fino al 4 febbraio, io cui il malato comincia t1d accusare una sensazione di gorgoglio in gole nel bere. Rimossa la medicatura, la si trova impregnata di liquido alimentare g1allo-brunastro. Gli si fa bere dell'acqua, che si vede fluit•e dalla ferila. Perciò si tolgono i punti, si esegue una incis10ne lungo la cicatrice già f"ormeta, si sbrigliano i tessuti sottostanti e si drena profondamente con garza ell'iodoformio. Si raccomunda al malato di esercitare colle dita una conveniente pressione sulla ferita, nell'atto di deglutire, e s i prose{lue coll'alim entazione liquida, mutando la medicatura tutti i giorni. 1112 si constata che non esce liquido alimentare dalla fe1·ita durante la deglutizione e, dopo due giot•ni si toglie il drenaggio e si medica a piatto; il 23 la breccia cuLanea si poteva dire guarita. Cosl che riassumendo, la fistola esofagea era completamente chiusa dopo 16 giorni, la ferita cutanea rimarginata dopo 27 giorni. l sintomi presentati dal nostro malato non assunsero mai tale g ravità da imporre un intervento operativo d'urgenza. Mancarono infalli la d1spnea, la quale talvolta è di origine rifles!'a, l'infiltrazione al collo e l'emol'ragia. Fu pos- sibiJe quasi sempre la deglutizione di piccole quantilà di liquido. P erciò era le· cito mantenersi in una vigilante aspettativa, neìl'intanlo di sottoporre l'ammalato all'esame radioRcopico, col quale mezzo si sperava di poter delet·minare esattamente la posizione ed il volume del corpo estr aneo, e rinnovare all'uopo e con majlgiore stcurezza i lènlativi di estrazione, ma, come dissi, il risultato dell'esame fu negativo. .Mancò il mezzo di sperimentare l'utilità della esofagoscopia, un metodo ideale, secondo alcuni autori, che quagi sempre renderebbe possibile la scoperla del corpo estraneo e il suo allontanamento per le vie naturali, senza bisogno di veruna cura post-operativa (1). In una seduta dell'associazione me· dica di Norimbet·ga, tenuta il 5 gennaio del corrente a nno, il Reizenstein (2), espo· nendo i ri!'ultati stati ottenuti con tale metodo in b5 casi, di cui 5 personali, non esitava a dichiarare ch'esso ha pressoché soppiantata la esofagotomia e che quest"uiLima solo in casi eccezionali potrà essere adottata per l'esll'azione dei cor pi ·estranei. . Quale mezzn d'indagine non rimaneva adunque che il sonda!lgio dell' esofago, il quale dimostrò che l'OSSO era 16 centimetri dall'arcata dentaria SU·

a

( l) V. HACUft. -

BtllriÌQe :. kUn. Chfrurgie, \19 Dd.

(t) Lhultelle medlt. IVoellm., n. tt, 1110!5.


C.A.SUISTICA CLINICA

periore. È nc.to che la lun~hezza dell'esofAgo n~gli adulli varia du 2~ 8 25 centimetl'i; 11 suo ortflc1o superiore é 8 t5 centimetri dagli incisivi superiori e a ll\·ello del bordo inferiot·e della cartilagine cricoide e del corpo della 6' vertebra cen•icale, il suo ùr1ficio infer1ore o car·dias si trova sul Ialo sinistro ciel corpo della 10" vertebra dorsale, t.alvoHa fra la 10• e la 11" ver tebra dor 3ale. Il t~egmt>ntu cerv1cale, che si estende fino all'altezza di un piano ·orizzontale, che passa pPr l'orlo superiore dPJia forchella sternale e per la' metà del cor po dt>JIA 2• \'t'rtebt'A dor~Aie, mt~ura circA 5 centimetri. il segmento loracico 18 centimel!'i e centunetri 2 '/, l'addominale. l mportRnle a conoscer e é la distanza fino a cui riesce accessibile l'esofago mesliante l'el"ofa~olomia t>8lerna e la s::astrotomia. Gli esperimenti sh Wilms ( l) l"UI CRdave1·e hAuuo di mo,;Lt·ato c he dalla brecc1a esofo~ea si può penetrare colle ditA fino al ma1·g1ne inft'I'IOre d,..lla 5' vertebra dorsale e dtt una incisione sullo SlOinRco f{"neralmeute tìno al limite superlot·e dell'S', cosi <;he r esta inaccesl"lbil~ ali& mano li se~menlo toradco esofageo cordspondente alla 6• e alla 7' vl'rlebr·a, compreso fra centimetri 2i e 3} al disotto dell'ot·cata de ntaria. Pe,. ra~gi unlo(ere uu corpo estraneo in que~ta zona sarebbe necessario inlrod:~ l't·e pinze lunghe o sonde di gomma per la brecc1a cer vicale o gastr ica, se!.'uPnolo l'esempio di alcuni chirurgi. Il 81lll 2), frA questi, non esf-end<' r iu,;cito ad afferrare dallo stomaco uh nocciolo di pe!ìca con n.:calo nell'estremi !il inferiot·e dell'esofago, intl'odu'!se della hocca una snnola sottile di gomma. che fece 8civolat•e lino nello stomaco, alleerò una spugna alla punta della sonda e r itirandola llal ba,.s(\ in Hllo, attrasfle cosi il corpo •·stra neo. Il F111ney (:l), in un caso a nalogo, eseguita la gastrotom1a, insinuò ùallo stomaco ndla bocca una sonda di gomma sottile e attaccalA una spugna alla ~ua estremità orale, l& portò dall'allo in basso, faC•·ndo cadere ti nocctolo nello stomaco. Anche il Lejars (}) ricorse alla gastrotomia ed al càteteri;<mo retro ~rt·ado dell'esofago per estr arre una pila di sol.ti inca,.lrata nel !'egmento inferiore del condollo. Si comprende che se il co,·po è conl1ccato con punLe od uncini nella m ucosa, i maneggi di e!'Lraz10ne, fatti senza la gsnda della visLa o del tauo, diventano mollo p1ù dtflicili e pericologi, essendo l'e;;ofsgo esposto a !estoni, per le quali l'ammalalo può socco mbere, come talvolta è avvenuto, alla iufezione che fatalme nte ne consel'ue. Per t.uli casi speciali fu proposta la esofagotomia transme<IIR!'linica (5), che é però un atto operativo molto complicato e pericoloso e di ~>sito mcerto. Essa fu sinora eselluito due vo lte pt>r dentiere artificiali incuneate!'l.i nell'esofaRO all'all~zza di 31·3i centimetri, ma in un solo caso sorti esito for·~unato (6). Perciò è da accogliersi con vera soddisfazione la comunicazioue elle fa l:i:llrhch (Stetti n) nel n. t:) della M!Jn.ch. med. Wochen.schr. (i) s u un caso di sche~gia ossea impiantaLa nell'esofago subito al disopra del cardi&!".. Non essendo l'iusr.ita, a ca gione di una minacciosa emorragia, la sua estrazione dalla bocca, sulla guida di un esofagosc opio_ I ~Ango 50 cenlim., dopo (t) Deut~ehe Zellsth. (. Chirurgie, n. 60. {:!) I.BIARS. - 7'r•tllalo di chirurgia d'urgm:a,

(31 LIIJARS. - 1.. c. (4) LBJAn~. - L. C. {51 Revue d e Chirurgie, l. c (6) ESDIIRLIIIC. - Deut~eht Ztillth. (. Chir., 61 Bd., Heft, 5.

(71 Estrauo d3tle Deut~ehe mtàlt. ll'ochen., o. ti, 1905.


OASUISTICA CLINICA

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alcuni giorni fu eseguila la esofap;olomia e inlroùollo un esofsp;oscopio altra-

verso la ferita, col quale mezzo riusc' possibile la estrazione dell'osso. Mercé talt;~ procedimento sarebbero atlunque e-vitati i pericoli di una operazione grave, quale é la esofagotomia transmediaslinica . Di grande importanza è l'argomento della sutura dell'nsofa go. Se le pareti del condotto sono inflltrate, lacerate o contuse, non é il caso di par·lar·e di sutura. In tale evenie nza si lasria lutto aperto e si drena profondamente. Ma se i tessuti sono normali, si può tentare la sutura o a un solo• piano, r•iunendo la sottomucosa e la muscolare e lasriando liber·a la muco:>a, oppure a due piani. Nel nostro caso la mucosa era perforata dogli spigoli della scheg~?ia ossea in corrispondenza immediata della i1cis io ne, ma gli str·ati muscolar•i erano completamente illesi, perciò, recentati alquanto i margini dellà mucosa, fu applicata su ques ti una sutura continua al catgut ed una in seta sugli strati sovrastanti. Solo nell'ottavo p;iorno l'ammalttto cominciò ad accusare la sensazione di passaRgio dei liquidi dalla ferita e la medicazione si trovò a lquanto imbrattata di sostanze alimentari. Pochi giorni do po .l'orificiG era chiuso. Si era quindi formato un piccolo seno fistoloso, ma é c~rlo che i bortlr della rncisione hanno in massrma parte adel'ito per primam, e la sutura ha contribuito ad abbreviare il periodo post-operativo. La guarigione per primam é del resto molto rara; infatti, su 197 sulur·e esofag-ee fin qui r egistrate nella letter·a tura medica, in 10 soli casi segui la guarigiOne idettle. La perststenza de lla fi s toht dnpo l'e~ofagotomia fu osservata, solo in un caso in cut la fistola dura più di 7 mesi (1). In llenerale essa non dura più d i 15 a 20 giorni, cui succede per lo più la g uar·igione com pleta della ferita cutanea in 30-40 giorni. In tre casi la fistola si riapet·se dopo un cer·to pet•iotio di tempo, quantunque la ferita cutenea si fosse del tutto chiusa (2). Ques to disgraziato acctdenle può dipendere dal passaggio di un bolo alim entare voluminoso, che lacera la cicatrice esofagea. Dopo l'esofagotornia il calibro de l condotto non si restringe. Nel nostro ammalato si potè, dopo la guar·igioue, intr·odurre libet•amente attra verso l'esofago una oliva d'avorio di calibi'O massimo. Si citano due soli casi di siRnosi ;' nell'uno il malato do vette s ubire una seconda esofagotomia, quattr'anni do po la prima, in conseguenza di un bolo alimentare arrestatosi a livello della cica'.r ice esofa gea; nel secondo il corpo estraneo consisteva in una moneta di mezzo penny (a). A mo' di complicanza, può sopravvenire la paralis i della '!orda vocale sinistra, in seguito alla sezione o les ione del nervo ricorrente sinis tr.> durante l'intervento oper·ativo. Le paralisi possono anche sopravvenìr·e più lardi nel periodo della cicatrizzazione. Esse sono prodotte o da un pr·ocesso di periesofagite, che invade anche il terr itor io del nervo, ovvero dalla compressione es~ r­ citata s u di el!so per mezzo della cicatrice. Nel primo caso la paralisi sopravviene di solito entro la prima settimana dopo l'operazione, nel secondo circa dopo 40 giorni. Possono essere affetti si l'uno che l'altro dei ricorr·enti con par alisi dei dilatatori della glottide. Tale affezione sembra essere qualche volta suscettibile di guarigione, come (l ) Ret1m de Chirurgie, t. e. (!) Rtvue de Chir urgi$, l. c.

(3) Revue de Chirurgie, 1. c.


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CASUISTIOA OLINlOA

nel caso descritto dal medico militare tedesco Blecher (1), in cui la paralisi del nervo ricorrente sinistro insorse circa 38 giorni. Jopo l'esofagotomia, eseguita per ingestione di una dentiera artificiale, ma a poco a poco scomparve, per modo che l'ammalato riacquistò l'idoneità al servizio. Un altro argomento molto interessante é quello dei mezzi di alimentazione del malato. Questi consistono o ·nella dieta assoluta per alcuni giorni e nell'uso di clidteri alimentari e d' iniezioni di siero ; oppure nel cateterismo dell'esofago ripetuto da 2-4 volte al giorno; o nell'uso della sonda a permanenza, introdotta per la bocca, per il naso, o per la ferita esofagea; o infine nella nutrizione per la bocca fin dai primi giorni, mentre viene esercitata una conveniente pressione colla mano sul bendaggio a livello della fet•ita. La scelta del metodo varia a seconda dell'eta e della robustezza del malato. Nei bambini e nei vecchi, a mo' d'esempio, il primo metodo può riuscire pericoloso per il rapido esaurimento che può derivare dalla mancanza di una sufficiente nutrizione. Col secondo metodo la ferita esofagea rimane esposta a sttramenti o distensioni che disturbano il processo di cicatrizzazione. Più conveniente é l'alimentazione colla sonda a permanenza introdotta per il naso, così questa é meglio tollerata che per la bocca, e non espone al pericolo della formazione di una fistola di lunga durata·, come il cateterismi) per la breccia esafogea. Il metodo preferibile é però quello dell'alimentazione orale con liquidi somministrati a uosi frazionate, fin dai primi giorni, nel modo suddescrilto ; una certa quHntità di alimento passa naturalmente dall' oritlcio, ma col drenaggio si evita il pericolo delle infiltrazioni profonde. Nel nostro ammalato diede eccellenti risultati, e noi non esiteremmo a ricorrervi nuovamente in caso di bisogno. (t) Derdaclle mil"àràrzll. Zcilscllr., HMI 3, t903.


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RIVISTE GENERALI

SULL'EPISTASSI. -

Note pratiche del dott. G. !UendJoi, capitano medico.

Le epistassi sono t,.aumatiche o spontanee. Le traumatiche possono dipendere da un urlo diretto contro l'appendice nasale o da un colpo violento sopra un punto · qualsiasi del capo. Quando vi fu l'urto diretto, b1sogna indagare con prudenza lo stato delle ossa nasali. Se avvenne frattura delle medesime converra provvedere alla·ricomposizione, avendo di mira in particolar modo la cosmesi: i pazienti ed i parenli, passata l'emozione del momento, non perdonano al medico se l'infermo é rimasto col naso deforme. Del resto non sarà difficile provvedere lampo' nando bene la cavità o le ct~vità interessate e adattando se occorre un cartone bagnato per di fuori. Le epistassi che sopravvengono ad un forte traumatismo sulla nuca o in altro punto del capo sòno in generale più gravi. Possono dipendere da una frattura del piano anteriore della base del cranio e in questo caso sono per· sistenti e spesso susseguite da scolo dì liquido più chiaro e poco tinto di sangue: liquido cerebro spinale. Ben s'intende che in questi gravi accidenti il pronostico è gravissimo, ma però non è assolutamente infaul)to. · Ho osservato il caso di un giovane medico, H quaie si rovesciò all'indietro del biroccino, per essersi il cavallo dato a precipitosa fuga e batté la nuca sulla strada. Ebbe frattura della base del cranio con otorragia e rinorragia abbondante: stette alcuni giorni incosciente, ma poi guarì. Come postumo si ebbe solo anosmia e .lieve grado di diminuzione dell'udito. Il disg•·aziato morì poco tempo dopo per diflerite contratta nell'esercizio della professione.

••• Le epistassi spontanee possono essere provenienti da causa ~t~nerale e da causa localtl. Le malattie da infezione, come il morbillo, la scarlattina, il vajuolo, la febbre tifoidea, esordiscono spesdo con la epistassi. Nei processi morbosi che alterano la crasi sanguigna e la nutrizione dei vasi, come la emofilia, lo scorbuto, la leucemia, la oefrite, il flusso di sangue del naso è comunissimo. Si accompagna anche alle cardiopatie con aumentata pr essi.one sanguigna; all'enfisema polmonare; alla stasi venosa nasale determinala da tumori che comprimono i vasi del collo. Nei giovani è abbasl.a.nza frequente all'epoca della puberta, e particolarmente in quelli che sono candidati alla tubercolosi e in quelli dediti a pratiche sessuali solitarie. Nei bambini è spesso det~rminata dalla presenza in faringe di vegetazioni adenoidi.


4.48

RIVISTE GENERALI

Nei vecchi l'ateromasia delle arterie predispone alle rinorragie, le quali sono piuttosto oslinate. l convalescenti perdono sangue facilmente: i pletorici, ~li emorroid~trii, lè dismenno•·oicbe, quelli che si espongono lungamente al sole senza esservi abituati, vanno soggetti alla epistassi, che in questi casi rappresenta il rimedio apprestalo da madre natura alla soverchia replezione dei vasi.

••• Ma tutte le anzidette forme morboSil messe insieme non riescono a farci vedere tanti casi di epistassi, quanti ce ne procura una sola lesione locale, cioè la erosione varicosa dell'estremità antero inferiore del setto nasale. Da questo si deduce che, in ogni caso di epistassi, nostra prima cura deve essere di fare un buon esame .diretto dell'organo malato. Tale esame si eseguirà mettendo a sedere l'infermo vicino ad una finestra, colle spalle voltate alla medesima e Ili faccia rivolta in allo. Si introduca nella apertura nasale, uno speculum n asi di qualsiasi modello e si allarghi l'apertura ; si diriga poi un fascio di luce solare o semplicemente la luce diffusa nella cavit.à da esaminarsi con uno specchio concavo di sette a dieci centimetri di diametro o con, lo specchietto ordinario dell'ofialmoscopio. Si saraallora nelle condizioni di illuminazione opportuna per vedere qualsiasi lesione, e il più delle volte, osservando il setto, si vedra coperto da un piccolo coagulo. l vi è il punto sanguinante, cioè la sede della malattia. Bisogna badare di non coprire con la valva dello speculum la regione mAlata. Se l'infermo è a ietto o non vi è luce sufficiente, adoperare una sorgente luminosa artificiale. Ottima è la lampada ad acetilene della bicicletta, perchè ha il suo riflettore. In mancanza di specttlum nasi, si faccia l'esame a luce diretta, mettendo l'infermo non più colle spalle alla finestra m& col petto rivolto alla medesima e Ja faccia in alto; si allarghi la narice mediante un uncino ottuso qualsia si e in mancanza con una forcella da testa piegat.d ad uncino previamente sterilizzata alla fiamma. Anche con questo mezzo semplicissimo, si scoprirà molte volLe all'estremila infe1·iore del setto la dilatazione dei rami della arteriola di Kiesselbach procedente dalle ramificazioni inferiori della sfeno-palatina. Poche volte il sangue deriverà da erosioni del pavimento della fossa nasale, della porzione inferiore del setto o dalla testa del cornello inferiore, o dai cosidetli polipi sanguigni, da non confondersi coi polipi comuni, che non danno quasi mai emorragia.

••• La epistassi spontanea si manifesta alle volte con prodromi che preavvisano il paziente di quel che ha da succederll: pesantezza di capo, rumori, verli!Zini, rossori del volto ecc. ; ma ordinariamente il flusso viene inatteso, senza motivo e senza apparente preparazione. Lo starnuto la determina più fa ciJmente. Può cessare dopo pochi istanti, ma può continuare delle ore con perdita di tre o quattro litri di sangue. Potrebbe perfino divenir letale, ma ciò è •·arissimo, perchè la natura provvede prima, determinando la sincope, durante la quale per contrazione vasale periferica e per mancanza di vis a ter go, cessa la emorragia.


RIVISTE GE:s'ERALI

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Se la perdita ha luogo di notle, in dale ' posizioni del capo, il sangue può ess ere ingoiato incoscienteme nte, ragione per cui, anche in certi casi Ji vomito sanguigno, conviene fat•e un buon esame rinoscopico anteriore e se si hanno i m ezzi anche un esame rmoscopico posteriore. Se il paziente non é buon osservatore di se s tesso ed ha perdita sa nguigna dalle r egioni pos teriori del naso, puè> du rante la notte emelleL'lo co n colpi di tosse e raccontare al medico la mal~ina che ha caccialo sangue dai polmoni. Quante volte, nei primi anni delfa mia carr iera, mi sono scervellalo per rintracciare nell'apparecchio polmonare le rt~gioni di una emorrag ia, mentre l'esame obbiettivo mi dimostrava cos tantemente l'infermo immune da lesioni bronco-polmonari ! Una maggiore dimestichezza con l'esame dell'allo faringe mi avrebbe dato la chiave dell'enig ma.

••• CuRA. - Visto che il sangue procede quasi se mpre dall'estremo inferiore del setto, la prima cosa da fare è quella di or dinat'e al paziente di prendersi il naso fra pollice e indice e string ere moderatamente lenendo il capo un po' inclinato in avan~i. Parrebbe che lutti dove.:;sero ricorrere a CJUeslo espediente, senza bisogno del consiglio del medico, eppure in pratica ho visto che pochi lo fanno. Il malato non deve parlare, ma res pirare tr·a nquillamenle per la bocca. Dopo cinque minuti, sempre tenendo il naso s tre tto, s i procederà all'~same del faringe e !'56 il sangue non cola abbondanteme nte per la gola, si ordinerà di tenere chiuso ancora per cinque minuti e poi probabilmenl-:~ tutlo sera finilo. Se questo mezzo non riesce, si introduce nella narice s ang-uinante un batuffolo di cotone impregnalo con soluzione di antipirina al 10 p. 100, o meglio ancora in a cqua ossigenata a 12 volumi. Il cloridrato di cocaina al 5 p. 100 è mollo utile, ma costa di piu ed è vene fico. Bisogna rr uindi, adope rando la cocaina, non inzuppare mollo il cotoni:} e tener presente che la muco;:a nasale assorbe subito e potentemente. Secondo la mia esperienza, la cocaina dà effetti tossici più pronti introdotta per il naso che non dal<~ per iniezione ipodermica . Meg lio della cocaina si ado prerà oggi la adrenalina. Adrenalina (Parke e Davis) soluzione madre grammi 1 Soluzione fisiologica !iterile. g rammi 'IO oppure : Pardganglio'a Vassale. grammi l g rammi ·JO Acqua s terilizzata . oppure: Emos las ina (ismuto siet'olerapico Milanese) gt•ammi l Acqua sterilizzata . . g rammi 10 Sono tutte fo rmule rifere ntisi come è nolo All'estratto di caps ula soprarenale, che è il più polente ed innocuo emostatico che si conosca. Il diverso nome (anche s urrenina o soprarenadene) ha più che lutto ragioni commerciali. La paragang lina é un ottimo p1·eparato che uso da >iue a!lni con vantag,llio g randissimo: ha solo l'inconveniente che la boccetta piccola costa L. 2,50 e, dopo aperta, non s i con ~erva lungamente. Molti farmacisti si rifiutano di frazionare la boccetta. !9 ~ Giornalt medico.


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RIVISTE GE:-IERALI

La emoslasina si vende in fialette da un grammo chiuse alla lampada ed é una. preparazione pralir.a.

Bisogna tener' presente che questi preparati sono sempre addizionali con un po' di arido feni co, o di clore tone, perchè si conservino piu lungamente, perci6 danno un senso di lieve pizzicore, che se è trascurabile nei casi dì emor•·agia, è però molesto quando si usi il medicamento in altre forme morl.ose ·nasali. Il percloruro di ferro, anche in soluzioni deboli, è meglio non usarlo per<"hé irritante; l'acqua del Pagliat·ì si potrebb~ adoperare, ma ha fatto il suo tempo, perché è infida e si altera facilmente. Alcuni adoperano la soluzione calda di gelatina al il p. 100 e se ne trovano co!'llenli. La ferropirina è raccomandata, ma io credo che con l'acqua ossigena ta e l'eslrallo di capsula soprarenale bene applicala si possono arrestare ollo decimi delle r·inorragie.

••• Se non si ottiene lo scopo, bisogna non perdere tempo e fare il tamponamento della fossa nasale. Novantacinque volte su cento baster·à il tamponamento anteriore, a!)stli più facile e meno pericoloso del tamponamento classico postero-anteriore. F:cco come si procede: Si preparano delle striscia di garza alle un centimetro e lupghe sei o sette. Se la garza non è sterilizzata sarà meglio che le striscia sieoo bollite e poi spremute; l'umidi lA facilita l'operazione. Mediante una pinza nasale lunga, sottile, ottusa, si introduce una striscia lungo il cornello inferiore lino quasi alla coana. Ritirata la pinza e adoperan· dola chiusa si spinge la prima striscia bene in alto e se ne introduce un'altra al suo posto; si spinge in alto la seconda e se ne introduce una terza, e così di seg uito tlnchè tutti i vasi siano chiusi. · ' Evitare che le s triscia oltrepassino le coane, perchè altrimenti il tampono· mento riesce assai molesto. Le striscia possono rimanere in posto 48 ore e anche 72 senza pericolo alcuno, se fu impiegata garza sterile. PRssati due o tre giorni e ritirate una o due s triscia, se questo è possibile senza smuovere tutto il blocco, si instilla a goccie una soluzione cocaino·adre· nalinica: Cloridrato di cocaina. . centigrammi 20 Soluzione madre di adrenalina . grammi t Acqua distillala sterile . . grammi 10 Dopo passati due o tre minuti si pu6 ritirare ìl tampone. L'anzidetta s oluzione, che ammorbidisce il tampone e allarga la cavita, rende più difficile il ritorno del flusso. Non ot.lenenJo lo scopo si deterge la cavit.A e si rifà il tamponamenlo.

••• Nel caso rarissimo che il tamponaggio anteriore non valesse ad arrestare l'emorragia si ricorre al metodo classico. Bando per6 alla sonda di Belloc. Essa è inutile, anzi dannosa e qualche volta difficile da introdurre. Questo stru· mento va messo nell'arsenale del ferro vecchio e dai pratici é abbandonato da molto tempo.


RIVISTE GENERALI

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In luogo di tale islrumento si adopera una !'onda ur'elrale flessibile di si adatta bene alle sinuosità del naso e arriva in faringe senza ostacolo l"(uando sia strisciata sul pavimento della fo ssa nasale . Dal farin ge si poeta fuori mediante adatta pinza e si passano per gli occhielli della med esima due fili del tampone di garza previamente preparato. Si ritira la sonda dal na so ed essa trasciJ!a i fiJI. Stirando questi fili e accompagnando il tampone con le dita, lo si colloca facilmente contro la coana alla quale si adatta bene se si é avuto cura di prepararlo di g randezza giusta. Un altro lampone di garza si colloca contro la apertur'a anteriore del naso e !>i fissa coi due fili ai quali é affidato il primo . Se nel preparare il tampone coanale s i souo lasciati due fili per facilitarne il distacco e impedire la caduta in faringe, questi ruoriescono dall'angolo della bocca e s i fissano alla guanciu mediante sparadrap po o si legano al pa diglione dell'orecchio. Questi fili in bocca sono un inconveniente del tamponamento classico, ma non l'unico. nè il peggiore. Accade infatti mollo facilmente che il coagulo san· gui~no r•acchi u~o nella cavM nasale, uoitamente ai germi che in essa costantemente si rrovano, dà luogo ad un pr'ocesso di fermentazione putrida, che s i '.diffonde con facilità per la tromba alla cassa del timpano e dA origine ad una otile settica, con tutte le· sue conseguenze che po>sooo durare degli anni e molti. Altre volte invece avviene la infezione dei seni mas.::ellari od etmoidali, ossia la siousite purulenta mascellare od etmoidale. malattie spesso inguaribili non ostante le risor:~e d ella moderna chirurg ia. Emerge da ciò, che se si é dovuto per dolorosa necessita eseguire il tampooamento classico, si starà vigilanti e se il tampone anteriore si va disseccando, dopo 36 o 48 ore s l togliera la chiusura ; s e invece sarà umido si aspetterà mezza o una giornata ancora, ma si avranno sempre presenti agli occhi <iella mente i malanni da cui é minacciato il !JaZiente . ~omma, sterile, del n. 9 o 10 della filiera Charriére. Questa sonda flessuosa

••• Ma non basta aver ti·ionf!lto della emort•agia nasale ; bisogna procurat·e che non si ripeta. A questo fine le cure interne si faranno per accontentare il malato e la fa· mig lia , ma gioveranno a poco. Cooverra invece agire s ulla supe rficie varicosa ~he da luogo alla emorr:agia, trasformaodola io tessuto cicatriziale. Ciò s i ra mediante la pie tra di nitrato d"argento o la perla di acido cromico. Bisogna infine raccomandare al malato di non grattare il naso con le unghie, e prescrivere una pomatina di ittiolo per allontanare le croste, o la seguente che consiglia il pro r. Masse i: Adrenalina . . . . . . . . . . . . . . . . centigrammi 1 Stemprate bene in olio di vaselina grammi 1 ed aggiungete: Lanolioa. . . . . . grammi 9 Sozojodol di zinco . . . gr ammi 1 Idroclorato d i cocaina centig r. 10 M . f. pomata. Uso esterno. Bologna, f5 maggio 1905.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA M. FAURA. - Trattamento meroudale della tabe. - (Ga3etle cles hòpilau:r, 190~, 1• dicembre). Finot·a la questione della cura mercuriale della tabe è ancora insolula, perché discordi e contr·adittori sono i parer·i in propos ito; tutlavia fra il dogma della utilità e quello della inutilità assolula potr·ebbe prender posto una opinione media, che ammetta la cura mercuriale come una medicazione la quale può essere efficace in certe condizioni che é duopo determinare. Si nola infalli che, pur es!'iendo minima la proporzione dei casi di tabe g uariti col trat· Lamento idrargirico, si è riconosciuto che questa malattia non è, come dicevasi un tempo, fatalmente pro'gressiva, e che nella pratica la applicazione del trattamento specifico si fa sempr e più diffusa, ciò che fa naturalmente pensare che ad esso sia in parte dovu!.o il migliorato prognoslico della affezione, da tutti ammesso. Finora il Faure non è arrivalo a determinare delle leggi applicabili ai casi partico lari, alle a precisare cioè quali siano i cas i di tabe in cui si può attendere qualche risultato dal mercurio, e quali no: però lo studio accurato e prolungato di 187 malati, tuttora viventi e quindr soggelli ancora alla sua osser,·azione, gli permettono intanto di abbozzare le seguenti propos izioni: 1• La variela dei casi di tabe è tale che spesso non sono confrontabili fra loro: cosi sono diverse le conclusioni se differente è l'età del soggetto, la forma clinica della ma lattia, la intensita e le modalita del trattamento mercuriale. 2' TuUi i maiali non tollerano egualmente bene la cura mercuriale: ciò dipende dal loro stato. In genere i tabctici giovani o all'inizio della m&lallia lo sopportano meglio degli adulti o esauriti nello stato g~nerale. a• Secondo la dose e il modo di somrninistrazione, il mercur·io dà r isultati ùi versi: il metodo gastl'ico non produce alcun efl'~tlo nella La be, le frizioni danno risultati incerti, le iniezioni di sali insolubili sono eccellenti, ma talora possono provocare Accirlenti, l ~ iniezioni di sali solubili sono preferibili perché si dosn meglio il rimedio e si può saggiare la tolleranza dell'organismo. Il Faure ha adottalo come misur·a della dose 1 ceutigr·. di mercur io metallico per g iorno (di mercurio e non di sale me rcuriale) qualunque sia il &Jie iniettato e l'intervallo fru ,le iniezioni. Conviene non forzare la dose senza ragione urgente, ma darne quanto può essere tollerato, niente Cii più. 4• l ri!?u!Lati variano dalla guarigione all'aggravamento secondo che la cur a è più o meno bene condotta ed il caso più o meno favorevrl e. Si possono ottenere guarigioni cliniche e miglioramenti purchè l'infermo lavori poco nell'ambito delle sue occupazioni e osservi lunghi periodi di riposi; sorvegliando molLo il m!llato e proporzionando bene la dose del rimedio alle sue forze si riesce ad ottenere il massimo di effetto utile.


RIVISTA MEDICA

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5° E' verosimile che cer te IPsìoni labe tiche siano non suscettibili di moditìcazioni col trattamento mercuJ•iale, e che altre al contrario possano ess ere mi ~ Jìo rate. E' ammiss ibile infatti che la sifìllde non abhia la stessa importanza i n tutti i ca~i di tabe, e che ce rte lesioni tabeLiche presentino un carattere cicatriziale ed ineparabile, altre invece sìeuo a ncora in uno s ta.lto evolutivo che permette un arresto ed un successivo riassorbimen lo. 6° Il tr·atlame nlo mercuriale non è la sola cura della tabe, occorre a ssociarvi una cura generale ed igienica, che sì compendia specialmente nella r·estrizione al minimo, o anche soppressione, per 1·2 ann i dì qualsiasi preoccupazione o lavoro, in cure termali, sOf<~iorno in campagna ecc.; così pure sat·à utile la r ìeducazione pe1· ris labtlire le funzi oni motorie abolite. Concludendo la medicazione mercuriale della tabe non g uarisce a colpo s icuro ed in tutti i casi, ma da in cert~:~ condtzioni buoni risultati: é quindi d es ider abile che ogni ta belico vi sia sottoposto, uon foss'allro a tilolo di sa).!gio. Le dìscrepaitze deg li autori dipendono dallac omplessilà dei casi e dalla compless ità dei metodi di cura me t·curiale usati, che non sono a lfatlo paragonabili fra loro: dare il mercul'io a dosi massime, come vuole Ler edde, sarebbe un ermre, ma lo sarebbe put·e non dat•ne affallo. U. RIVA.

La perme&bllltà ranale nelle malattie Infettive. (Giornale lnterna~ion.ale delle scienze mediche, gennaio 1905).

A. MONTEFusco. -

Mentre è C•lmunemente noto come nelle nefropatie sia diminuila la perm eabilìt.A r e naie, per le a ltre malattie non es:s tono finora speciali ricerche i n proposito. Le prime indagini v~ n nero eseguite con l'introduzione di alcuni sali, ioduri, bromuri, sali di chinina, etc., che si eliminano rapidamente io maggior parte per l'urina; ma la difficoltà de l dosag~ìo di tali sostanze nell'orina, impedì che queste ricerche fosser o utilizzate nella pratica clinica. Lo s tudio della permeabililà renale co n iniezioni ipoclermìche eli bleu di melìle in soluzione nell'acqua distillata può dimostrare la permeabililà d el ren e esclusivamente per la sostanza usata ma non per le altre sostanze che passano attraverso il filtro r enale. Parimenti numerose valide obbìezioni pr~senta l'imptego a tale scopo della ~licosuria florizinica, della crioscopia e la cloruria alime ntare. Il metodo che può dare risultati pìti attendibili é quello che s tudia la permeabilita re nale in corrisponder:za con quella di altri organi secernenli. Esso s ì fonda sul potere eli minatore delle glandole salivarì in rapporto a quello dei reni. A tale scopo ser ve benissimo l'ioduro di potassio, somministrato alla dose di venti centig rammi per volla in capsule di gelatina , saggiando orìn!J. e saliva, emesse contemporaneamente, fino alla compa1•sa della r eazione, e poi di ora in ora fino alla scom par ;:;a di essa. Per le sue ricerche l'autore adoperò delle lunghe striscie di carta bianca da filtro amidate, della laqthezza dì dieci centimetri, divise in una doppia serie di quadrati di cinque centimetri cadauno, eseguendo successivamente in ognuoa delle due colonne, ogni quar.lo d'ora, le reazioni a ppar tenenti all'una od all'altra secrezione, avendo prima curu di versare al centro di cìaschetiun quadrato due o tre goccia di una soluzione di ipersolfato dì ammonio al 5 per c e nto, ottenendo cosi la caratteristica reazione bleu anche per minime traccia di iodo.


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RIVISTA llEDIOA

Precedenti ricerche dell'autore su individui sani, dimostrarono che la reazione iodica attenevasi tanto nella saliva come nell'orina mezz'ora dopo la sommioistt·azione del farmaco, durando, nelle due se(!rezioni, da 13 a 14 ore. Sottopose alle sue indagini casi di dirlerite, morbillo, scarlattina, vaiuolo. tifo addominale, tifo esantematico, eresipela, infezione puerperale, previo esame dell'orina dei soggetli in esperimento, esame che dimostrando la non esistenza di albumina provt\sse come non vi fossero alterazioni renali. Dalle fatle osservazioni l'autore tt·ae le seguenti conclusioni: 1• ~el periodo acuto dellr, malattie infettive prese in esame, purché decorrano senza alterazioni renali, l'eliminazione dell'iodio dalla s aliva, comincia quasi sempre come nello stato not·male, c.ioé da mezz'ora ad un'ora dopo la somminislrazione del farmaco; l'eliminazione dell'orina, comincia invece molto più ter·di v manca addiriltura. 2" La durata media dell'eliminazione per la saliva è da 15 a 2i ore. per l'orina da un'ora a quattordici. _ 3• L'intensità della r eazione è sempre più spiccata nella salive, ordinariamente più che nelle condizioni fisiolop:rche; nell'orina, quando manifestasi, è appena o m ediocremente sensibile. 4" Ln reazione febbrile non influisce per nulla su tali modalità di eliminazione. 5° La cut•va di eliminazione per la saliva è regolare tanto nella disc668 come nell'ascesa, mentre peP l'orina presenta lalvolla delle inler·mittt!nze. Così gli esperimenti praticati dall'autore dimostr·erebbero come l'eliminazione delle lossine nel periodo acuto delle malattie infettive modifichi la funzionalità del rene, e ciò anche quando il passaggio delle stesse tossine non produsse alcuna antecedente lesione organica, mentre l'esame della permeabililà renale rappresenterebbe l'unico mezzo capace di darci un'esalta nozione della funztone renale, specialmente nei casi in cui nessuna luce può ave rsi dall'analisi chimica e microscopica dell'urina. G. BERNUCCJ. ~OLLY. -

Sali& di&g n:o•l del tlfo addomlnale. - (Centrall:;latt ftir Bakieriologie, Pamsitenlcunde und Infektionskrankheilen, numeri 6, 7, volume XXXVI, 1005, sunto di G. Schmidl).

In 50 maiali di tifo della clrnica medica di Lipsia fu posto in coltura secondo il processo di Schottmullers il sangue estratto dalle vene del braccio per la ricerca de bacilli specitlci. Questi furono riscontrati 4<i volte, più numer·osi e regolarmente in principio ed all'acme della malattia, anziché ve rso la sua fine, e spesso anche quando contemporaneamente riuscì negativo l'istitt.tilo saggio di agglutinazione. Per render·e il processo attuabile anche nella pratica privata, l'autore consiglia i tubi da saggio riempiti con soluzione di peptone e glucosio. Il sang ue, che vi si mescola, non si coagula e può esser e utilizzato per le ulteriori ricerche dopo un tempo rAiativamente lungo. Per rendere più semplice la prova dell'agglutinazione, raalore ster.ilizza le collur~ in brodo di tifo col lo1uolo o col formolo. ln questa mescolanza l'agglutinazione si ottiene nelle stesse diluzioni come nelle colture vive, soltanto un poco più lardi, e di ciò lienesi conto nell'esame microscopico. c. SFORZA.


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RIVISTA DI NEVROPArfOLOGIA VA S CHIDE e MEUNIER.- Contributo allo studio degU lmpulal

mentaU. -

(T/te Jou rnal of Mental Pathologrt, vol. 5, n. ~- 5). E' un lavoro che é bene portare a conoscenza dei med ici militari, perché può dare la spiegazione di certe diserzioni che, non considerate dal punto di visti.a della patologia mentale, riugci rebbero inesplicabili. L'indi vi duo di cui gli autori illus tt·ano la slot•ia clinica, a ll"eta di sette anni. ·nel cor·so di una malattia acuta, ebbe all~ioazioni terrifìche . Dopo i dieci anni ebbe una serie di accessi di sonnambulismo, dur ante i quali, ft•a le altre cose, egli andava pei campi raccogliendo fiori, e se li portava a letto, restando poi meravigliato al mattino di trovarvisi in mezzo. Sino ai U anni fu eccessivamente nervoso, e si diede a pratiche rel igiose eccessive. A 24 anni cominciò a soffrire di penosi incubi notturni, a ccompagnati da sogni terrificanti, o a contenuto grandioso; dai 27 ai 30 soffl'ì di agorafobia. La malattia per la quale l'infei>mo cadde solto l'osservazione degli autori cominciò coo una persistente cefalea, che lo costrinse ad abbandonare il lavoro e lornarsene a casa . Via facendo si presento davanti al suo occhio sinistro un circolo r osso luminoso, che gli tolse ~a visione di qualunfJue altro oggetto s ull'occhio stesso, mentre s i produceva un ronzio ne ll'orecchio del medesimo lato, e la cefalea diventò emicrania sinistra. Ben presto a questo scotoma scintillante si aggiunsero le allucinazioni, credendo egli di vedere sulla sua via una alleg ra brigala di cacciatori, e poco dopo parendogli di sentir·e il latrato dei cani, ed il suono dl:li corni. Ed intensifìcatos i sempre piu l'errore sensoriale, furono invasi ancora altr i sensi, provando egli come il formicolio prodotto dalla corrente elettrica nei piedi, e poi come il dolore di per cosse che gli pareva di avere dai cacciatori, dei quoli anche udiva le feroci minaccia. Allora si diede alla fuga, sino a c he cadde esaus to sulla via . .Quindi fu raccolto e trasportato in un ospedale, dove rimase incosciente per sei settimane. Alla fine di questo tempo egli' ritornò tutto d'un tratto presente a se stesso e se ne ritornò a casa. Rimasto per Lre anni in s tato presso che normale. un giorno, mentre visitavo un amico con sua moglie , fu preso all'improvviso dall'impulso di parlir•e per New York. Immediatamente da Parigi dove era rivolse i passi verso Mar.;;iglia, e qui vi g iunto a piedi, vi prese 6 grammi di oppio, perchè si sentiva eccessivamente ne rvoso. Poi ritornò indi etro a Parigi, ma non vi si ferm ò, e prosegui in vece il suo viaggio per I'Havre. Durava il suo inconscio pellegrinaggio da un mese, quando egli fi nalmente si rese conto di quello che faceva, e provò di ar res tare il suo vagabondaggio. Ma quanto più egli si s forzava di res istere al suo impulso, più si sentiva oppresso da una cefalea g ravativa e da un senso di costrizione all'epigastr io, tanto clte sentendosi inc11pace della ener·gia volitiva necessaria per rlominar·e il s uo impulso mor buso, si abbandonò a ques to, e si imbarcò per New York.


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RIVISTA Dll\EVHOI'A'l'OLO(:HA.

Ma dopo tre g iorni di navigazione, oppresso dal pensiero della moglie abb'3 ndo nata, tentò di cacciar~i in mnre . Per questo tentativo di suicidio. al s uo Rrrivo n<>gli Stati Uniti fu posto in un asilo dove r imase sei mesi. Ritornato a Par·igi, vi re:>tò due anni senza che gli accadesse niente di straordinario, sino a che una notle, tJ•ovandosi a casa d'un amico, si senti tullo di un tratto assalilo dall"ir·resislibile desiderio di portar via una pelliccia, e ciò fallo si diede a vagar·e per la c itta, r estando pet· tre giorni in uno stato che egli stesso qualificava come di non esis tenza. Successe a questo un periodo di sanità completo, che durò sei anni, quando un gior·no, dopll un lavoro eccessivo, fu nuovamente preso prima da u na s mania di uscire all'aperto, e dopo qualche giorno da un accesso di vagabondaggio incosciente, che durò 'juasi ur1a setti mana. E poiché in que:>to suo vagare aveva causala la di>;per sione di un o~rgello di valore del s uo padrone, fu messo in carcer·e. Quh·i ebbe acces~i di angoscia nollurna con allucinazioui tenifìche, e fu pet•ciò trasferito all'Asilo di San l'Anna, dove furono constatali veri a ccessi epilettici, che cessarono c<>ll"uso dei bromici. RinvP.nnlosi intanto l'oggetto disperso, l'infermo volle r estare volontariamente ne ll'Asilo ancora per quattro anni, ed i vi g li aut.or·i ebbero l'opportunità di studiarlo attentamente. In fJUCslo periodo di tempo s i r ipetè in lui periodicamente ogni mese lo scotorna scintillante, di cui non aveva più sofferto dopo il p1·imo attacco, e ~li accessi epilettici furono sostituiti da sensazioni di formicolio in lult<> il lato destro, ronzio e tintinnio nell'orecchio e nella metà destra del capo, e lampi davanti all'occhio dello stesso lato. Gli autori danno la seguente spiegazione dei disturbi mentali di questo lo· fermo. Essi fanno notare anzitutto come l'accesso ambulatorio sia sempre precerluto de ossessioni, le quali in seguito generano allucinar.ioni r.he oscurano l'intelligenza dell'infermo, e sono bentoslo seguite dagli atti automatici. Se mbra infetti che esis ta uua intima r elazione tra le a llucinazioni ossess ionali da una parte e gli atti automatici dall'altru, come reazione de fensiva. Il fenomeno dell'automatismo ambulatorio par·e che s i avveri in individui con visione me nt~;~ l e iperesletica, che li melle io uno stato di ans ietà, in preda al quale lo infet·mo ha prima un periodo di intensa analisi mentale; e quando r ossessione è seguita da allucinazione lerrifìca, ad essa egli oppone l'unica dife!?a di cui si sente in potere, la cr isi motrice che può assumer~ diverse forme, e che nel caso specia le é quella della perambulazione. Lo scoto ma scintillante è dovuto ai fosfe ni prodotti ria un aumento deiJa pressio ne oculare, che è un fallo non infreque nte nella emicrania. A. M t:LE.

G. CATOLA. - Studio ollnlco ed auatomo-patoloslco •ulle lacune dl diatn-

tegraslone cerebrale. - (Reoue de métlecine, ottobre 190~). Come é noto un' jmprovvisa emiplegia é legata ad un'emorragia o ad un rammollime nto cerebrali. Inveee al tavolo anatomico non riscontrasi s pesso ne~suna di tali lesioni, nè nulla che possa, di primo acchito spiegar l'emiplegia. Il Marie, per spiega!·e tali fatti , addusse la sua teoria delle lacune di desintegrazione cerebrale, e per render ques~e manifeste consiglia di iojetlare nella cavila cranica, qualche ora prima de)l'autopsia, una certa quantità di formc.lo.


RIVISTA CH1RORG10A

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In tal modo s i possono rilevare le più piccole lacune e dis ting uere nettamente i loro rapporti coi vasi e col tessuto nervoso cir costante. Clinicamente l'emiplegia è il sintomo ca pitale delle lllcune di desintegrazione; essa è s pesso incompleta e manifestasi senza per·dit~:~ as soluta della cos cienza. Parimenti, il più delle volte, la sensibilità permaue intatta, meutre invece, il malato trovasi, quasi sempr·e nell'impossibilita di mantenere la s ta· zione er•ella, inclinandos i l'asse del corpo indietro e flettendosi esa~era lamente i diti ~ros~ i dei piedi. Mai O!=i::<er·vasi afasia permanente, ma soltanto frequenti disturbi disartrici. Mentre l'emiplegia e spesso transitoria, persistono invece fenomeni di paresi, con uno special modo J i incedere a piccoli passi, e con disturbi intellettuali. Ordinariamente l'infermo muore o per emorragia cerebrale o per ri petizione dell'itto o per infezione secondaria, nell'imbecillità e nella demenza. All'esame macroscopico del cervello, in tali casi, osservasi atrofia de lle circo nvoluzioni e sopratutlo d i uno dei peduncoli cerebrali, il di cui piede prende forma di moncone. Le lacune possono presentars i sotto differenti espelli ; nel p rimo stadio osservansi dello lacune miliari co~ tiluile J a una dilatazione quos i r otonda avente sede attorno a i vas i, mentre in uno stadio più avanza to si scor· gono delle lacune che possono raggiung~re il volume di una nocciuola a pa1·c ti anfrattuose e fra ::;tagliate. Nella cavità lacunare è sempr e conte nuto un vaso. Sede più frequent.e di tali lacune sono i nodi grigi centrali, sopratutto il nodo lenticolare nella sua metà esterna. ls tologicamente osservasi un processc> di semplice g-liosi perivascolar•e con infiltrazione di leucocili nell!l g uaina linfalic~, men tre le arterie sopratutlo sono . colpile da un processo di periarterite. Le pareti della lacuna sono C05tituite da tessuto nervoso nel quale sono scomparsi gli elementi nobili, le cellule, sostituite da tessuto gliomatoso a larghe maglie. Patogenicamente sono do vute ad un processo di artero·sclerosi con allerazioni infiammatorie subacute o croniche della guama li n fatica perivascolare, processo che si riverbera s ulla nutrizione del te!'suto nervoso cir·costanle che s ubisce una com'pleta disinteg razione. Tale fatto trova un riscontro nella nola teoria linfatica del Marie, con l& quale spiega la patogenes i della tabe e della sclerosi combinale amme ttendo un'alterazione pr imitivtt del sistema linfatico del midollo. BERNuccr.

RIVISTA CHIRURGICA Aaeat..la oon aoqu& aterlle ael trattamento operatlv~ eU a flesloDl aao-retta ll. - (Medico.l Record, ottobre 1904).

S. G. GANT. -

Operando svariate affezioni della regione ano-rettale, il Gant ebbe a sospettare che nelle soluzioni di cocaina l'anestesia non fosse dovuta al medicinale, bensl invece alla pressione del liquido iniettato esercitato s ulle terminazioni dei neni. Cominciò quindi fin dal 1901 a ser virsi per ques te operazioni


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RlVISTA CHIHOltGIOA

ùi sola ecrrua ster ilizza ta, e potè confermare che tento l'acqua pura, come la soluzione decinor male di sale producono completa a nestesia. A tale uopo l'miezione dt>ve distendere fortemente i tessuti, in modo che diventino anemici, pt•endendo un aspetto bianchiccio e splendente. Per arl'lvare e tal punto non vi è bil\O#WOdi gran quantità di liqu:do ; basta una mezza dramma (2 grammi) per i piccoli tumori emorroiderii; e da mezza a quattro dramme (da 2 a 1 ~ g rammi) nelle operazioni più estese. La forza poi da dare alla iniezione del liquido è quella occorrente per le comuni iniezioni ipodermiche. Ciò r.he occorre per tale pratica non è altro che acqua s terile, e una siringa ipodermica. munita pos~ibilmente di un porta a~o a gomito (del Gant), per evitare che il coroo della siringa chiuda il campo della vista all'operatot•e. Gant consiglia di pr~licare l'iniezione a strati - iniettando da prima poche gocce sotto una piega cutanea sollevata da due dita - ciò produce l'anestesia nello strato super ficiale; spin~e allora più profondamente, e non sono la cute, lungo il tragitto che do vra fare il taglienttJ ; e u poco a poco, quindi affonda l'ago nei tessuti sottoculanei, e inietta fino ad ottenere un rigonfiamento lineat·e, dur o. bianchiccio e semi cilindrico. A questo punto i tessuli s i possono in fJnasi tutti i casi tagliare senza dolore. L'A. ha adoperato con successo questo suo metodo in 320 casi. di cui 77 donne, che riguardano ragadi anali, emorroidi s porgeuti in teme ed ester ne ; emot-roidi esterne cutanee e lrombotiche ; polipi, pro la sso dell'ano, fistole complete o cieche tanto interne come ester ne, ascessi ischìo-reltali marg inali o

follicolari, escissione di cisti perìnealì, dermoidi sacrali, lipomi delle natiche, asportazione di corpi estranei so.ltocutanei e sottomucosi, Jivisione dello sfìntere nella s titichezza per ipertrofia d el muscolo intrattabtle colla di vul sion~, tr e colo~tomie per cancro, una fi ssazione della si ~moide per prolasso del r etto, una laparotomia esplor ativa per sospetto di oslt·uzione int..-stinale, ed altre. Non è invece applicabile il metodo nella operazioni molto estese, né in quelle che richiedono interventi attivi nella prorondità delle cavità. I vantaggi della anestesia con acqua sterilizzata sono secondo l'autore: IR rapidità con cui si ottiene, per cui anche l' operatore come il malato rispqrmiano tempo; la mancanza di nocive conseguenze ; la poca emorragia du· ranle l'olio operativo; la mancanza di dolore, tranne la lieve puntur a in principio; è eliminalo il pericolo inerente alla anecote!lie g~ne ra le, e il danno s ul cuore e sul rene ; la semplicità di ciò che le si r ichiede; c che é sempre alla mano di lutti; l'amma lato può ess ere operato dovunquM. Per ques ti motivi il Gant raccomanda tale metod o alla pt·ova dei colleghi, per le operazioni nella regione ano-r eltale ed in altre rc~i o nì del corpo. DELOG U.

L ucAs CH A M PIONNt~Re. - La preparastone del oatgut. nrùtaires, n. 2, 1905).

(A nn. Or(!. yen.

Per l'A. la pt·eparazionc chimica del ralgut non solo merita di r estare nell'uso, ma i suoi ris ulta ti sono talmente buoni che sua me rciJ la questio ne dei fili riassorbibili deve ritenersi risolta. Lo Championn iére da più di 25 a nni usa un catgut la cui sterilizzazione per· fella g li permette dt impiegarlo senza il minimo inconvenienle in suture perdute : siccome è per fettamente riassorbibile, n~n ricor re a numer i diversi di


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calgut ma ad uno solo, di calibro considerevole (corda di violino del o. 15 della filiera comunP,), ed!esclusivamenle per operazioni delicate riserva uu calgut più fino. Il materiale lo pre nde dal commer·cio e, senza alcuna ster·ilizzozione preventiva, lo mette nella se~uenle miscela: olio di oliva sterilizzata gr. 100, fenolo as~oluto gr. 20, acqua gr. 1. Le boccette di calgut così preparate sono utilizzabili dopo 3- 4 mesi ; il calgul é flessibile ed ha il ma;;simo di r esistenza. Si passa poscia in recipienti con essenza di trementina, ove si lascia un tempo variabile (da 2 ore ad 8 giorni) od anche definilivamenle, e da c ui si toglie a l momento dell'uso per mèllerlo m una soluzione fenicata debole. Ritiene che ques to catgut pres.:~nli tutta l11 perfezione desiderabile e s ia superiore agli altri mezzi finora im piegati pet· attenerne la s ter ilizzazione: il bagno tremeotinato comple ta la sterilizzazione se questa fosse prima riuscita insufficiente. ' Fin qui lo Championniére. Ma nella s tessa sedu~ della Società di chirurgia di Parigi, nella quale egli ftJce Id sua comunicazione, il Muty rife rì su un altro procedimento più spicciativo per l.a preparazione del catgut, che divÌene e rimane indefinitamente asettico, mediante la conservazione per 24 ore del materiale greggio e non s grassato in boccelle a collo largo contenente un po' di ovatta impreg nata di soluzione satura acquosa di formolo, che poscia si passano alla tempet·atura!di stanza:d'operaziooe o per un'ora si tengono esposte a l sole. Ed io posso aggiungere di avere visti eccellenti ris ultati, no'n inferiori certo a quelli che ottiene il Lucas Cllampionnière, dall'uso del cstgut al tachiolo pr~parato secondo il procedimento del prof. Durante, di cui la tecnica fu descritta dal Perez nel Policlinico del 1903, setione chir Ul·gica.

u. RiVi\ . IDJlammazlone dell' appendloe da tlbromhl:oma. sponden:r-Bltttt, 1° gennaio 1905).

.MoNNt ER. -

(Corre-

L'autore accenna al fatto della straordina ria rar it.A der tumor i benigni dell'appendice e riporta il caso da lui osservato, il quale lo sorprese perché i s intomi presentati erano quelli di una iotlammazione dell'appendice, mentre poi a ll'aLlo operativo fu rilnvalo che s i lratlava di una appendicite da nbro-roixoma. Un lavora tore di 29 anni robus to, senza precedenti er editarii e personali, fu colpito la sera del 26 aprile 1904, dopo bevuto un bicchiere di acqua fredda, da brusco e violento dolore al ventre persistente ed accompagnato da vomito. Due giorni dopo ricoverò all'ospedale, dove fu riscontrato temperatura 38° 8 120 pul.sazioni, viso affilato e coperto di s udore, lingua impatinata, dolori violentissimi in tutto l'ambito addominale specialmente attorno all'ombelico, ventre disteso uniformemente: non furono riscontrate zòne di ottusità, però la parte addominale si presentava più resistente io corr ispondenza della regione del cieco: in base a tale reper to clinico fu ratta la diagnosi di appendicite e 48 ore do po la comparsa dei primi sintomi fu eseguila la laparotomia. Già, durante l'incisione della parte del ventre, usci fuori del liquido dovuto ad edema e dopo il taglio della fascia trasversale comparve grande quantità di pus fetido e contenente specialmente stafilococchi e batteri del colon: l'ascesso


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RIVISTA. DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE

non era incapsulato e le anse intestinali circos tanti s i presentavano fortementé arrossate: l'appendice fu trovata senza difficoltà ed er a aderente all'omento. Pet·ò al disotto della base dell'inserzione dell'appendice al cieco e dalla parte del mesenteriolo ~i palpava un'ispessimento della sua pare te, gz·osso come una nocciuola, avente forma di tumor e, duro, che faceva l' impressione di un calcolo fecale. Dalla parte pe rife rica dei tumore si s :-.orgeva una perforazione, la quale era in comunicazione colla cavità dell'ascesso. Fu asportata l'appendice ed il tumol'e, fu p!'aticata la pulizia della cavilli dell'ascesso e fu applicalo un drenaggio di garza iodoformica. Il 30 aprile la temperatura era normale, polso 90, i dolori erano ce~sali ; il 4 maggio la te mperatura !:>alì di nuovo a 39,4, il polso a 120 e comparve una pleuro-po hnonite destea. Il 12 maggio il paziente mori con tutli i segni di una sellicoemia. Il tumore es amiRalo fu riconosciuto per un fìbro-mixoma; originato pro· babilmente dagli strati muscolari o peritoneali. FUNAIOLI.

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE S CHAU DIN e HoFFMA NN.

-Bulla preaenza dlaplroohetlnelle manlfeata:r.loDi

1lfll1tlohe e nel paplllomt. - (A1'beiten aus dem kaiseT'lichen Gesundheitsam te, Bd. 22, 1 ~0f>). Gli autori con il concorso del professore Lessar hanno intrapreso una s erie di ricerche parassitologiche . e cliniche eopra la presenza di microorganis mi nelle manifestazioni sitllitiche. Schaudin trovò, sia nei preparati a fresco che in quelli trattati con una particolare colorazione, dei microorganismi della s pecie u Spirocheli ~ . Questi si possono osservare nelle efflores cenze silìlitiche secernenti della cute e nella profondità dei tessuti affetti, specialmentd nelle ghiandole ingui· nali ioflltrate. A rendere più facile la dimostrazione, gli autori illuslra11o il lavoro con due microiotogrammi. Le ricerche del dott. Hoffmann vennero estese non solamente nei casi di sifilide pura, ma ancora. in quelli con la complicanza di altre malattie e sopra pazienti immuni da sifilide. Per questi studi si presta benissimo il materiale fresco del granuloma specifico, quale si può ollenere dalle papule, dai condilomi o dalle ghiandole estirpale da cui si può spremere una gocc ia di liquido. Negli ordinari preparati a fresco a forte ingrandimento (D. 1200-2800) si può vedere uno spirochete fini s· simo, debolmente rinfrangente la luce e vivacemente mobile. P er l'alles timento dei preparati colorati, le secrezioni vengono fissate sopra fini coprioggetti e dopo es sicele all'aria, vengono immerse per 10 minuti in al· cool assoluto. Da ricerche comparate nei diversi casi d'infezione si potrebbero descz·i vere due forme di spirochete: una più grande, piu t'i frangente e facilmente colorabile col violetto di genziana, con la fuchsina carbolica e con la miscela


RIVISTA DI l!ALA'rTIE VENEREE E DEr.LA PELLE

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di Romanowski (dunke~ fùrbbarer T ypusl e· che si trova sempr e n e lle forme condilomatose; l'altra forma (blasser T ypus bei allc n r ein syphil itische n Produkten) abbraccia g li spirocheti pallidi debolmente rifrangljnti e che non hanno facolt.a di colorE:tr·si con gli ordinari me todi, ma che riescono sempre dimos trabili coi metodi di Giemsa. Il preparato perft!ltamente fissato viene, per 16·2~ ore, sottoposto alla seguente miscela: · 1) 12 p. di soluzione ci e osina Giemsa (ccm. 2,5 di soluzione eosina 1 p. 100 in 500 cero. di acrrua). 2) 3 p. Azur l (soluzione al 1 p. 1000 di acqua) 3) 3 p. di A.zur Il (!-tOluz. 0,8 p. 1000 di a cqua). Dopo breve lavaggio acqua, il preparato viene asciugato ed incluso nell'olio di cedro. U na differenza certa fra queste due f01•me di spirilli non s i può fin'ora stabilire; lo studio del loro svilurpo potrà mostrare se vi esista u na differenza fra di esse. · Lo spirochete pallido ha una lung hezza di 4-10 IX ed uno spessor e di 1, 2 !J. let•minante a punta sui due poli, con un numero di s pirali variante da 3 a 12. P r esenta tre specie d i movimenti : la rotazione per lunghezza, la traslazione e la flession e di tutto il cor po. Non é dimostr·abile la presenza di una mem· brana. Le ricerche sulla fine s truttura e specia lmente s ull'apparato nucleare, a motivo della piccolezza estrema delle forme, sono molto difficili e non ancora ultimate. Lo s pirochste vive abbastanza bene nella soluzione fisiologica di cloruro di sodio, dove s1 puo mantenet·e mobile fìno a sei ore. Nelle soluzioni COJ1centrate di glicerina s i presenta polimorro ; alcuni esemplari dopo 5-10 minuti si fanno immobili e rimangono rigidi, poscia dopo 1·2 o re perdono le spirali; altri durante l'osser vazione a ssumono una forma fusata che rico1·da lo sporozoile della malaria. È degno di me nzione che forme simili involute furono osservate mescolate a forme ti piche di spirocheti. Gli autori descrivono quindici cas i di manifestazioni s ifilitiche pure o con la co mplicanza di alLre malattie, .ed in tutti han no dimostrato lo spir ochete in g rande numero. D. BoNo.

in

Progno•l della •Ulllde. - Comunicazione fatta ai medici, frequenta nti il corso di perfezionamento di venereologia, in Aachen.

MAYER. -

La prognosi dell'infezione sifllitica dipende anzitutto dalla virulenza del contagio, la quale e indicata, nel rrimo periodo, Ja un' ulcera estesa, a margini durissimi ed a decorso maligno, 'l, noi pet•io io secondario, dalla compa 1·sa di forme ulcerative multiple sulla pelle e sulle mucose, da ipertrofia consiùer·evole delle ghiandole linfaliche. In secondo luogo è subord; nata alla cu1·a ed al medicamento adoperata in essa. Il rimedio specifico, sovrano nei primi periodi dell'infezione, é il mercurio ; l'joduro di potljssio, clre si usa negli intervalli delld cura mercuriale; può essere fino ad un certo punto, so::>tituito anche dal liquo re arsenicale. La cura deve essere iniziata fino dalla comparsa delle prime manife!'tazioni del periodQ secondario, poiché in questo modo si attenuano i sinto mi di detto pe riodo. L'autore non condivide quindi il concello, sostenuto specialmente dai medici' austriaci, concetto fondato sull'osservazione, c he le forme leggiere di s i flliJe g uarirebbero anche senza ricor rere alla cura specifica. Ammelle che,


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RIVISTA DI MKDICINA LEGALE

quando un veleno tenue è penetrato nel corp(', posst~ no mancare, dale certe condizioni, i fenomeni secondari. Egli però ha veduto spesso le forme leggier·e non curate e non decorr·enli con feu ome ni secondari, pas~are al periodo terziario. Riporta a tal proposito la stalistice della clinica di Neisser, secondo la quale la lue terziar·ia. comparve nel 65,4 p. 100 dei casi non trattati o leggermente lrallati, ne l 22,3 p. 100 dei casi trattati con due o tre periodi di cura, nel 2,5 p. 100 dei casi tr·atlati con 4 e più periodi. Add uce anche la statistica di Adler, togliendola dalla Berliner klinJsche Wochen8chr~fl, n. 32, anno 1902, secondo la quale la sifilide terziaria si manifestò nel 68,1 p. 100 dei casi non sottoposti a cura n el 11,2 p. 100 dei cRsi curati con un solo periodo e nel15,1 p. 100 dei casi curati con 2 e ;j periodi. Da tali s tatistiche e dalle sue osservazioni di 20 anni, l'autore trae la deduzione, clte la prognosi della sifilide dipende essenzialmente da una cura mercuriale precocemente iniziata, prudentemente ma ener·gicàmente condotta e lungamente protratta e che l'insufficienza di cura o peggio poi la mancanza costitniscono i fattori piu importanti del terztarismo. L'autore si domanda anche, se sia possibile restare danneggiali da una cura mercuriale; s tando alle di lui osservazioni, si a vrebbe nell'otto p. 100 dei casi tratt.ali colle iniezioni di !>Ublimalo albumina e cilindri jalini nell'urina e nel 9 p. 100 slomatite, catarro intestinale; tali fenomeni però furono transitori. Queste osservazioni collimerebbero con quelle di Fi.irbioger e di Mannheim. Riguardo alla durala di vita del sifìlilico, l'autore asserisce, in base alle sue osservazioni personali, che. se il sifìlilico si è curato in modo sufficiente e. conduce una vita r egolata, astenendosi sopralutlo dall'abuso delle bevande alcooliche, può avere lunghi anni di vita, come se fosse rimasto imm une dalFUNAIOLI. l'infezione.

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE PASQUALE PENTA. - La. • lmalazlone della pa.ssla. - Terza edizione con 11ggiunte e con prefazione del prof. Leonardo Bianchi. - Editore F r ancesco Per t•ella, Napoli,1905. Di Pas'luale Penta, morto nel pieno vigore dell'elà e dell'ingegno il 29 novembre 1904, già dis!>ero egregiamente il prof. Leonardo Bianchi e Raffaele P erro ne Capano: nè io saprei tr ovare par-ole più vibranti d'affetto e di dolore per esprimere l'angoscia che amici, ammirall)r i e allievi provarono all'annunzio inaspettato di tanta sciagura. Mi pt~re tuttavia opportuno mettere in rilievo un fatto, pas::>ato quasi ino!:'servalo, che é per noi medici militari cagione di giusto orgoglio e, nello stesso tempo, di amat•ezza: quello, cioè, che il Penta, come già il Lombr·oso, appat·tenne nei primordi della sua carr iera al corpo san ilario militare, in cui ebbe modo, durante il suo servizio allo stabilimento penale di Santo Stefano, di studiare da vicino i criminali; d'onde nacque in lui, come dice


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il Bianchi, la prima concezione dell'origine morbosa della delinquenza, che fu poi il tema prediletto dei s uoi studi . Adunque, due menti ~eoiali, J ue osservatori di p1·im'ordine, quali il Lombroso e il Penta, furono a ttra tti dapprima nel nostro corpo dall'abbondanza del materiale di studio, dagli interessanti problemi d"antrnpologia, di psicologia e di psichiatria, che s'incontrano ad og11i passo nell'esercito, e anche- perché non dirlo 1 - dalla vaga speranza d'una rapida carriera e d'un brillante avvenire; ma dopo qualche anno, per un complesso di cause che non è fjUi il luogo d'enumerare, ma che facilmente s'indovinano, entrambi rabbandonal'ono per e set·citare la loro a ttività in un campo più vasto e pt·omettent-e, do ve raccolsero ben presto i frutti rlelle loro fatich e. Io parlo di tempi passati, chò da qualche anno a questa parte la pos izione scientifica dei medici militari e molto m igliorata; ma siccome le condizioni di carriera rimangono s u pe1· giù le stesse, cosi ho voluto accennare questi due esempi fra i più noli (giacché i meno noti sono innumet·evoli), pet· dimostrat·e ancora una volla cl1e una carrie ra, per invogliare e traLLenet·e i mighori, de ve essere una via am pia e luminosa, che faccia capi) a una meta sicura, la quale poi compensi abbAstanza p1·esto i g1·a vi sact•ifìzi. fatti per r·aggiun)l"crla, ~ risparmi quelli dolorosisr;imi d'amor proprio, che fiaccano ogni energ~a e smorzano ogn i eotusia~mo. La sim ulazione della pauia elle è l'opera principale delle se!'santaqUitttro pubb licate dal Penta in ventun anni di lavo1'0 esemplare (1883-190i-) è divisa in due parli, che esaminerò colla maggior breviiA possibile, tanto per far nascere nei colleghi il desiderio di leggere tutto l'interessante volume, che é massime per 110i medici militari - una g uida preziosissima nell'in tricato labirinto delle malattie mentali. Nell'lntl'oduzione, che fu aggiunta in ques ta terza ristampa, l'autore tt·alta della follia nelle cal'cel'i in general e,~ porta una gran copia di documenti l'accolti presso Lulti i popoli, i quali dimos trano la fre•Juenza veramente s traordinaria degli errori g iudiziari, dovuta, da una parte, alla difficoltà. di penetrazione delle nuove conoscenze di antropologia criminale nella magis tratura ; dall'altra, al fatto gia segnalato dallo Schewen, che la criminalitA ctei pazzi è più che tripla di quella della popolazione normale, non essendovi forma di pazzia la quale non porti con sé la tendenza al delitto; mentre il povero pazzo non é quasi mai riconosciuto come tale, e va a ingrossare le flle dei condannati. Né da questi errori deplorevoli vanno esenti g li eserciti, come ris ulta dagli s tudi e dalle r elazioni di Ma x Simon, del Lacausse, del Challan, del Belval, del Regis, del Gi1·aud c del Fenis; il quale ultimo, nella sua tesi di laurea, riferì numerose osservaz ioni di militari pazzi (degenerati, is terici, epilettici, ecc.), condannati dal Consiglio di guerra, e che poi d.)vettero essere ricoverati nel manicomio. Importantissima è pure a ques to riguardo la relazio ne del Granjux, nella quale si legge che, nell'esercito francese, un gran numer o di pazzi son condannAti o mandati nei battaglioni d'Africa e nelle compagnie di disciplina senza alcun pal'el'e di alienisti ; cosicché secondo i suoi calcoli, si hanno: nei battaglioni d'Africa, 2 volte; nelle prigioni, 4 volte; nell~ compag nie di disciplina, 38 volte più alienati che nel r tlslo della truppa, perché non riconosciuti come tali. E il Garnier t·acconta la s toria d'un piromane, autore di quattro incendi, il quale fu condannato al carcere, e che soltanto quando, dopo avere scontata la


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, pc n&, appiccò un altro incendio, venne finalmente giudicalo pazzo~ rinchiuso in un manicomio. Rig uardo alle forme di pazzia che più frequentemente si osservano nelle carceri, e al rapporto dei diversi delitti con ciascuna for·ma di pazzia, il Penta, fondandos i sulle s tatistiche di var·i autori, giunge alla conclusione inaspettata che il numet•o dei pazzi epilettici è relativamente piccolo, mentr e la forma clinica che ha maggior affinità col delitto è la paranoia, a cui seguono la pazzia morale , la periodica , la ciclica, l'os~e!ls iva, che entrano tutte, per il carattere fondamentale, nella degenerazione ed hanno più frequ enti esplicazioni criminali: sul quale fallo insis tetti io pure nel mio studio sulle forme crepuscolar i della pazzia, segnalando l'irnporta~a del loro precoce acce rtamento in tulLi i centr i di vita collettiva, massime nell'esercito. Ritomando sulla frequenza degli errori giudiziar i, il Penta fa osservare g!uslamente che l'indagine del mdgistrato é sempre unilaterale, condotta, cio<\ sulla fa lsar·iga dei lati cattivi del giudicabile, e· non per tutte le vie che portano a conoscere seriame nte e completamente, attraverso il passato, la sua perso· nalità: per la qual cosa egli propugna l'istituzione di « un ufficio delle alienazioni mentali nelle' carceri giudiziazie '' sotto l'immediata direzione d'un perito a lienista, il quale, eso:;endo il solo competente, do vrebbe rediger e, con "tulli i mezzi d'indagine (strumenti, appar ecchi, osservazioni antropolo:;iche e psichiche, informazioni, ecc.), un'esa tta e completa storia clinica di ciascun s oggetto col r elativo diario, e formarne posciA un archivio, la cui importanza scieolifìca e sociale balza agli occhi di tutti. Chi non vede, inflitti, l'utilità della istituzione di uo ufficio di tal gener·e n~gli stabilimenti mililar•i di pena- non esclusi quelli militar·i - dove son frerruentissimi i casi di delinquenza congenita e di pazzia morale, e dove, per mancanza di medici specialis ti, ogni s tudio in proposito va perduto, con danno incalcolabile della seienza, della s oci eta e della giustizia 1 Nella Parte prima l'autore tratta della simula:oione della paz:oia nelle eareeri giudiziarie di Nap'Jli, descrivendone magistralmente le condizioni mo rali, i motivi delle divel'se simulazioni, le form3 di pazzia più spesso simulate, e i mezzi pe!' scoprire la frode. Dopo aver fatto notare che in q uelle ca rce1·i la simulazione è frequen tissima, tauto che io quattro anni ebbe modo di stna· scherare 120 simulatori, il Penta così clas~iflca i motivi delle simulazioni ; 1° Avere un vitto speciale da malato (3 osservazioni); 2° Sfugg ire alla cella dopo una grave mancanza: e q ui son frequenti le s imulazioni di tentativi di suicidio, talvolta al solo scopo di far dispetto agli agenti e di vederli puniti, o di ridere alle loro spalle (4 o~servazioni); a• Cambiare asilo per il solo p iacere di novità, che é un desiderio pre· potente, comune ai cmninali e ai bambini (2 osservazioni); 4° Non presentarsi in un dato giorno al dibattimento (l osservazione); o" T endenza naturale , quas i innata, a finge1'e e ad ingannare i medici e ma ~istJ•ati;

So Sfuggire alla pena, inducendo nei giudici la convinzione , o per lo meno il dubbio, che il delitto fu commesso in s tato di a lienazione mentale; ed é questo il moti vo più frerruente . Circa le dioer.se fo rme di simulazione della pa~:;ia, é noto come il Pelman abbia es presso l'opinione che le più comuni sono l' imbecillila e il delirio maniaco; e come il Binswanger divida i simulatori in tre ca tegor ie: t • con con·


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fu~ione stuporosa; 2' con frenosi allu..:inatoria; 3• con mania furiosa. Orbe::e, il Penta, senza accettare tale clas;;;iflcazione nè altre consimili perché non abbastanza comprensive, e senza tr-acciare alcuno schema, riferisce semplicemente il ri sullato delle sue osse1·va:r.ioni personali che sono interes;;;anlissime. Ritiene anzitutto molto rara la simulazione del delit•io sistemalizzato, di cui no11 cita che un solo caso; e rara, relalivamenle ttllP alt1·e forme (benché più ftrquente riguardo al delirio), quella della malinconia, della '!Uule osservò tre casi veramente tipic i. Per ordine di f1•equenza, enumera poi l'agila1.ione maniaca e l'epilessia, la quale ultima, se alcune volle è g r ossolanamente simulata, altre volle invece- malgrado la simulazione dell'accesso cla;;;sico- esiste io realla sotto altre form e nell'individuo; oppm·c si lrntta di un g ruppo di fenomeni tutl'afft~llo speciali; vale a dire di violente c risi atft-!Ltive ed emotive come quelle del selvaggio, dell'imbecille e del ~ambino, che spessissimo non son epilettici, ma che pure, per un capriccio insoddisfatto, si rotolano per teera, si strac· ciano gli abili, graffiano, morJono, feriscono; l e quali ct·rsi r assomigliano, ma non sono identiche alle convulsioni epilelliche nè alle isteriche, senza tullavia cessare d'essere morbose, e a cui il simulalore agl!'iunge l'amnesia per presenlarle come veri accessi epilettici. (6 osservazioni). Ma il maggior numero di simulazioni è dato dalle form.e di demenza, in specie da quelle di stupore completo e d' incoerenza sll'aordinaria che, infalti, son,più vicine all'organizzazione psichicha del cl'imina le (6 osservazioni). Pet· quanto si riferi sce allo smascheramento dei simulatori, il Penta si mostra decisamente avverso a tulli i mezzi coercitivi, che egli, come il Krarrt-Ebing, giuclica malsicuri, inumani e per·icolosi ; e comin.::il• C'O! far osservare che tutti i casi di simulazione, anche i più divet'si, si ra;;;Romigliano, e non sono per lo più che copie informi di un CB!"O solo: cosicché quando se n'è visto uno, Ri può dir e di ave,·ne visti cento. La clemenza, pe1· e~empin, è sem pre la stessa in lutti i simula tori; cioè, incoerenza e stupidi Iii invariabili; il mecle!ìimn alleggiamento, il medesimo mutismo, l e medesime fraRi incoerenti; l'immancabile impossibilità di rare I']Ualunque movimento. Fa poi notare che la pazziu simulata insoq~e ordinariamente in m odo inaspettato e improvviso, in m ezzo alla pi ù perfetta integrità menta!P. ; mentre, com e é nùlo, le forme vere, non e;;;r.Jusa la fr·enosi epilettica, sorr precedute da p1·odromi che permettono perfino a14li infermieri del manicomio di prevederne lo scoppio, non soltanto quakhe ora, ma spesso quAlche g ior·no avanti: e, fallo non meno importante, il simulalore torna il piu delle volte coscieute, tranquillo e ra gionatore an· improvviso, come all' impr·ovviso era diventalo demente, senza che la fr)l'ma morbosa lasci alcuna traccia nelle funzioni psichiclte del criminale, ntl alcuna fa se di osau1·imento, la quale, nelle psicopatie acute e gravi, cori'ISponde al periodo d1 convalescenza delle malattie comuni. Anche la durata di codeste forme- O!ì~et·va il Penta- è molto più breve di quella delle forme vere di pazzi~), eviùrn temenlo perché il simulalore non regge al lungo sforzo richies to dalla ra ppresenl~:~zione della sua strana commedia; ma si esaurisce presto ed è perciò costretto a smettere e a capitolare Tultavia vi so11 de' casi, non fr'equenti in verità, c he contraddicono a questa legge e nei quali un atteggiamento speciale dello spirito può divenit•e stabile e duralui'O per uno sforzo di volontà, che supera ogni p1·evisione (osservazione relativa a un soldato, il quale simulo per tre anni stupidità nel manicomio d'Aversa); ma anche in questi casi eccezionali, non ostanle la fermezza 30 -

Gior11ale 1ntdieo.


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RIVISTA. Dl .r.fEDICI:\A LEGALE

e l' impassibi lit a dei criminali, la simulazione viene finalmente scoperta per l'imprevidenza immancabile tlel si mulalore il quale finisce per cadere io contraddizioni e per compier e certi alli (fumare, discorrE'l'e di uascosLo coi ;~.orn­ pal!ni) elle costituiscono elementi sicuri di g iudizio. Dice bene il L aureoL: " il simulatore non riesce mai a comporl'e In !"Ua tlsonomia, i ~uoi gesti, il l!UO contegno, e pa rticola rnwn t1~ il ~ uo sgunr·do, in armonia col suo discorso >J: ond'è che ~li occhi di codesti prP.sunti dem enti so n mobili, vigili, accorti , e ce l'Ca n ~empre di sorp1•endere nel volto del pel'ito che li interroga, e nelle paro le che scrive, ill!iudizio ('he e~li si fonna di lor o. Iuollre l e funzioni v"IP'tlllive (in specie il polso e i l r espir o) son iote~re e non seguono punto il ciclo delle funzioni psichiche: iofalLi queste non si rall entano nel l11 simulazinne della Jemenza acu ta, u è si fanno ansiose, oscillanti o deboli in CJuella della lipemania; oltr echè la 11utrizione e il colorito s i manten gono normali, mentre du1•ante e dopo il decorso delle malattie m entali a cute, si nola una depre~sion e profonda e, per conseguenza, un asp~tto caratteris tico che colpisce anche gli osservatori meno eser citati. Si noli anco1'a che l'in Lera forma cl inica si trova C)uasi sempre in contraddizione con sè sLessa; per la qual cosa il >'imulatOre comincia, per esem pio, atl apparire demente al piu allo gt·ado. poi cambia tono e si dic hiara perseguitato; piil lar~ i diviene malinconico, agilato o maniaco o epilellico, pr esenl11ndo in pochi giorni l e forme piu diverse di pazzia senza ferma1·si in alcuna: il che é pt•oprio dell' inslabil i là di caratter e del criminale, a cui non è neppure estraneo il desi!lt.rio di far impressione sui pe· riti, anzi di stor dirli adtlir·i,lura, tinchè si decide finalmente a compiere l'ultima s ua ll·asfOI'lTrazio ne, <·he è poi l a ripresa di'l suo contegno ordinario e n ello stesso tempo, la sua capitolazione (3 osser vazioni). Ma, secondo il Penta, l'esagerazione di alcuni sintomi è ancora più importan te e si~nifìcativa; (.dacché essa, mentre non corrisponde ad alcuno dei ca· r atte1't delle malattie meutali genuine, rivela soltanto l'ignoranza del simulatora e l a somma de' suoi sfo1•zi per far maggiore impres:;ione : è p~ rciò nel ver·o il Garnier quando dice che il cri minale che simula la pazzia " storpia,

rende incoerente, ingrandisce, esagera !lrossolanamenle ogni fenomeno t . :>i deve sopr attutto por mente Al fallo qua:;i costante che mentre un pazzo vero, anche fJUando non rispon1le alle domande pet·ché è debole i o lui l'immagine motrice della parola, fa almeno dei m uvimenti colle labbra per dimostrare che tenta di rispondere, il simulatore non ri:;ponde mai, neppure se le domande veu~ono 1·ipetuLe d1eci o dodici volte, nè muove le labbr a p~r biascicare q ualche parola: e se pa1·la, lascia intravvedere ne' suoi discorsi sconnessi delle immense lacune mnemonìche 1·elative a fatti e a date che dovrebbero invece essere ricor dati, stando alle l eg~i chn regolano lanlo l'evoluzione quanto la dissoluzione della m emuria (2 os>"ervazioni). Riassumendo: il simulatore n o n presenta mai un quadr o vei'O o almeno verosimile di alienazione m entale, c he possa seriamente ingannare l'os!';er vatore; ma si sfor zerà sempre di abbozzare una fi gura esagerata o pararlo;ssale, incoer ente o contraddittoria, isl.anlanea nell'insorgere come nello sparire, di breve durala, che non lascia trecce di esaurimento nervoso e mentale, che non si accompagna con alterazioni della v ila vegetati va, e che spesso r ende pale;.i l'1mprevidenza e la vanità del criminale. Questi caratte1·i, che il Penta d~scrive con mirabile chiarezza e precisione sul fondamento di numerose o~servazioni personali, se, da una parte, concorrono a forrn~;~re il tipo cl inico ben distinlo della pazzia simulata c he è


RIVISTA DI ~EDICIN A LE GALE

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la caricatura della pazzia vera, dall'altl'a, pu r~<ono all'osser vatore diligen te, coscienzioso, a g-guerrito da studi speciali e ammaeslt·alo dall'e!':perienza, il mezzo più sicuro per fat• la diagn•lSi e per s mascherar·e il s imulalol'e. Nella Parte seconda l'a uto re fa uno studio vera mente gc11iAie delle cause, dell'eoolu!lione e del si[Jniflcato della simula.iione e della dissinw/a;ione (due forme nate dallo s tesso ceppo e che, in furulo, son la stes~n cosa), per·corr·endo tutta la !<Cala zoologica dall'animale all'uomo. Diml)stra con g-r·an copia di argomenti tratti dnlla storia naturale , che l'inganno, la frode e i tranelli son un't~rma di lotta comu11e a tutti gli esseri viventi; arma tan to più usata, quanto più le speC'ie son di :.rr ado infe1'10r e; costrette, cioè, a servit•si organica me nte, istintivamente e anche scienlemen te della furbel'ia, J ell"os tuzia, e non dell'intelligenza. Cit.a, per esem pio, g li a rac nidi , le cui ragnatele, mentre son falle d i rìli più o meno fìlli per pr·ende re e lratLenere la j)reda, son per lo più cos'r sottili da non esser viste alfallo; e a ques to proposito é intel'el"sante l'osservazione del Darwin e del Taschenherg sopra un'eJleira, la !Juale, quand'è mo lestata o teme qualche pericolo . s i mette nel cen tro della sua telu, e scotendola violentemente. le imprime un movimento cosi rapido da r <!ndere indistinto perfino il profilo del proprio cor•po. Cita il caso di molti insetti, che, quando sono a ggredili, fanno il morto rimanendo immobili per or·e ed ore ; quello dei set•penti, che ricorrono alla s tessa astuzia ; quello delle oche, le .quali, se sono disturbale nel tempo della muta quando non han penne per vola re, si coricano lunghe o distese a terra nasconde ndo la testa io modo da sembrar morte; e non dimentica la vol pe che, se~ondo il Couch, mostra un tale grado di simulazione e di di:ssimulazione da far c1·edere quasi a una saggezza cons umala; il che. del resto, é con fe rmalo dalle tradizioni popolari e consacralo nei pl'Overbi e nelle favol e. lnleressantissi m ~ S')no le p11gine che il P e nto dedico all'e voluzione della si mulazione nell'uom<' seguendola attraverso le sue diverse fasi nel bambino, nella donna, nell'antichità , nei selvaggi e nelle nazioni civili moderne. · Già il Lombroso aveva dimostrata che la pazzia mo1·ale e la continuazione della fanciullezza senza l'aggiunta dell'educazione; ed ora il nostro a utor e porla un nuovo contributo di argomenti tratti dalle ricerche dei piu reputati psicologi e psichiatri (Sollier, Motel, Loségue, Malmsten, Hersman, Tamassia, Schinf!, Ferrran.i, ecc.) per mette 1·e in rilievo che il bambino ricorre a tutti i mezzi di frode, dalla semplice menzogna alla simulazione complessa, molto più di quanto non si creda e s i sappia; e che le s ue mànovre, come nelle specie animali, posSOlJO essere o un puro gioco istlntiYO, o un'abitudine, o una necessita, .o un'arma usata coscientemente e volon~al'iamente. Sulla donna il Penta esprime alcuni giudizi , che se non s'accordano col sen timento della maggioranza e se non verranno accolti dal sesso gentile c.on sover cbio entusiasmo, son purtroppo fondati ~ul risulta to di osservazioni positive, soprattutto su quelle del Lorolwoso e del F errero (La donna delin quente, la prostituta e la donna normale.- Torino, l8!J4-J. È ormai messo fuori dubbio cho l'uomo, colla sua selezione artificiale e prescegliendo sempre le donne meno sensibili per averle più ft~deli e sottomesse (e qui mi permetto di far not.t,re che le eccezioni son molte), ha contribuito e contri buisce g'l'andemeote e formare e a confermare, perpetuandola, la debolezza psico·organica della donna, che é generalmente riconosciuta e che è in g r an parte poggiata s ul minore sviluppo del sistema nervoso. Per conseguenza la donna si trova, ri-


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Rl VISTA DI )JF.DlCI~ A LEGALE

spetto all' uomo, nelle stesse condizioni in cui si tro va il bambino, r ispetto all'a· dulto; e se, come dice il Grimm, « In ruse est l P- bouclie1· !'OUS !eque! le fai bi e se dc·I·obe aux coups du puissant •, é naturale che la donna vi ricornt più sovente dell'uomo e vada intessendo quelle reti meravigliose da c ui i fi gli di Adumo si trovano cosi ~pP.sso a v vol ti pri ma ancora di pensat·e al modo di non incappa1•vi; r ag-ione per cui tutti gli uomini cortvt:!ngo oo col Schopeubauer che la simulazione e la di ssimulazion e !'On le armi più temibili che la natUI·a abbia dato alla donna per difendersi tl proteggersi nella loUa per la vita. Tutto ciò, aggiun g"o io, sarà \·crissimo ; ma se la simulazione della donna; dal pudore all'abbi,;:liamenlo, é un complesso di sentimenli e di falti, che destano una folla d'impr essioni piacevoli e son fonte di voluUa infinite, ben vengano l' ing<~nn o e la f1·ode ad allietare la lotta per r esistenza, e l asciamo che questa bel lissima epeira tenda i suoi mille fili di diamante p er avvolge1·ci nella sua tela; g iacchè nessun uomo potrebbe desidera1·e una prigione c he pr ometta maggiori dolcezze. N ell' antichità la simulazione della pazzill e dell'epile;:sia fu molto frequente, a motivo della pt·ofonda divil'oione fra le classi sociali e più ancora a motivo della schiavitù , e l'autore cita esempi tratti dalla l eggenda e dalla storia, come quello di U l isse, che fece l'insensato p er non andare alla guerra di Troia ; quello di Davide che simulò un accesso di epilessia per sottrarsi all'ira de' Geti ; quello di Solone, che simulò la pazzia per incitare gli Ateniesi a vendicat•e la disfalla di Salamina; e quello di Giunio Bruto, che si finse imbecille per ~alvarsi dai Tarquini, di cui p1·eparava la caduta. Intorno ai seloaggi , che rappresentano l'infanzia dell' uman ità e che sono, come i bambini, facili al!' ira e all' emolivita superficiale, il Penta riporta un gran numero di osservazioni dei più noti viaggiatori per dimo!'Lrare c he le razze inferiori, precisamente come lo classi inferiori della noslt•a società, hanno nalursle "l facil e ten d er~za alla simulazion e, la qualA segue tutte le leggi del gergo, c he é uno dei m ezzi con cui ~i esplica rin:zanno, giacché esso deve coo~iderarsi come un gran tr·avestimeulo del pensiero, come un mimelismo del linguaggio, come una maschera della per!'onalita. Circa la simulazione nell e na.;ioni eioili d'ogai, l'autore, pur non negando che es!'ia sia ancor a mollo dd'lusa e potente n egli strati sociali inferiol'i e in speci e nei criminali nati . che, anche da questo lato, si avvicinano agli animali e ai sdvaggi, scrive parole confor·ta nti, le quali non sono soltanto un augurio, ma l'espt•essione della cert~zza che quest'arma infer·iore del la lotta vitale vada perdendo ~em p re più della sua im rortanza e fini scA un bel giorno per esser·e rel e~ata nel museo a1·cheolog ico dell" umani là; a L'uomo modP.rno dice il Penta - ha visto beu presto il convenzional ismo, la brullezza, rinutiÌila della menzt:>g na e l'ha handita, dimostrando co i folti che si può vivere senza di essa, aucho quAndo la sua maucanza app!Jl'li la privazione di cc t• ti piaceri ; e che nel t•ispetl o della Vi:!rilà e nella lotta contro l'impostura si può esser e egual m ente, se non piu, felici, che tra g li agi e gli o oori, tra l e pompe e la va nag loria • · Sante parole queste, chò son l'eco di altre s!mili g ia pronunziale da Max Norùau e dal T olstoi, e alle quali mi soltoscriveT'ei con entusiasmo se disg razia l amen te, come diss 1 in all!'a occasione, io non fossi meno ottimista del mio compianto amico, e se, g iudicando dal presente, non vedessi allravet·so l e nebbie dell'avvenire bt·tllat·e ancor& e semp1·e ai raggi d el sole la c u· pola di quel tem pi o m ostruoso e nefa sto, che gli uomini hsnno er etto alla f1·oùe e che s fiderà i secoli come le piramidi d'Eg itto.


RIVISTA DI MEDICI NA LEGALE

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Sul sioni/icato clinico della simulazione della paz1.ia, il nostro autore è chiaro ed esplicito come megl io non si potr·ebbe deside rare ; e accostandosi alle opini oni Pspresse dal Siemens, dal \Ville, dal Pelman, dal J essen, dal De lbi'Uck, dal Fritsch e dallo Schlager·, r itiene questa simu lazioue come una vera e propria forma morbosa, principalmente per le seguf'nti ragi oni: t• Perché essa, in generale, si tro,·a con g t•andissima f1·oquenza negl'isterici, negli epi lettici, nei nevraste nici e oei delinquenti g ravi. (Osservazio ni per~onali e di altri psichiatt·i). 2• Perché tra i si mulatori é tutt'altro che rat·a l' et·edita grave, SJ•ecialme r,te negli ascendenti e nei collale l'ali, di pazzie, di l'l'enaslenie , di nevropatie, di criminalità; per const>guenza essi copiano dall'i ncosciente ciò c he, se non è in· loro, fu però nei gen1tori e negli avi. O osservazion i pel'sonali, scelle fra le più t!irno!'< tralive). 3° Perche non di rado l'individuo, che simula la pazzio, é s tato pazzo prima o lo diverrà do po, con br·evissimo intervallo: e in questo caso, più cl1e un t·icor .Jo o una riproduzione di ciò che e nell'ertJdità, la simulazione é una copia di ciò cl1e P"ià avvenne nell'indivirl uo s tesso, delle Ol'lne che la pazzia vi ha già impresse, o di quelle. tendenze che vi cominciano ad apparire. (l O!>servazione pers onale, J del Koster, 1 dell'Al liso n, .t del Lucas, 2 del Magr1an). 4-0 P erchè la slorio clinica inrlividliale dei simulalol'i l'a spesso r ile vare r esistenza di alli·e forme mMbose, che , ~e non son proprio la pazzia, vi si accostano di molto (debolezza psichica); e in la! caso g l'individui non creano, ma esagerano sollonlo i propri dire tti. (6 osservnzioni personali). 5° Perèhè, pur di riuscire nel loro intento, molti simulalor i sopportano dolori inauditi e sacr iflzi enormi, che altri, veramente !'<ani di spirito, non tollererebbero mai. Essi giungono perfino a mettere in pericolo la propr ia vita e ad immolaJ•la alla frode (come avvenne d'un soldato simulatore che mori nel manicomio), dtHtdo prova di queii'IIlsensibilità fisica e morale, che è uno dei caratter i essenziali dei delin'luenti congeniti. Il Penta conclude dunque che la simula::ione della pazzia è sempre una forma morbosa; piulloslo unH dissimulazione che una simulazione, e che, come tale, può ritenersi addirittura una pauia speei.fica del delinquente nato. P assando fina lmente a r.arlal'e del significato m edico-legale della s imulazione della pazzta, l'autore affronta risolutamente ìa questione delle respon.~a· bilità dei cr iminali sirnulalori, e dimostrando i gr avi errori e le dolorose lacune che lu'.to ra esistono nel nostro codice, contrappone ai tre pri ndpi strani, il logici, pue rili, antiscientifici, che coslilui,cono tullo l'odierno s istema pettale (libero arbitrio, cioè, e r esponsabilità inter na; la pena, che è un resid uo della antica vendetta; la durata e l'intensità della medesima, che t•icordano il concetto del taylione), i tre crttcr! seguenti, che la nuova scuola va altamente e ass iduamente pt•oclamundo: Responsabilità esterna o sociale, per cui il criminale è segregabile dalla società come il pazzo, il tisico e l'arrabialo, che non hanno nessuna colpa del propr io male; · Durata illimitata della segregazione, come per i pazzi e per i mala ti con· tagiosi, finché duri, cioè, il per1colo per la società; Non la vende tta, non la pena; ma il trattamento razionale del Jelinquenl.e con metodi diversi e opportuni (lavoro, colonie ag ricole, assislen7.a pubblica, manicomi, erlucaz(one, ecc.), che richiedono l'ig iene e la cura dello spirito; .


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RIVISTA D'IGIENE

Igiene e cura che spettano esclusivamente a l medico, non al burocratico pretensioso e ig11orante; poiché, come e più della pazzia, il delillo è di esclusiva pertinenza medica . ,, Allora - scrive l'autore - in fJuesl'avvenir e forse non lontano, i medici non saranno più in contraddizione con se stessi e colla societa ; e il simulator·e, perchè tra i più graoi e pericolosi delinquenti, sarà sottoposto a trattamento più serio, più oculato, più duraturo e a p!ù vigile custodia. Ma ora, io . quest'apnea s trana di transizione (trans izioni politiche, morali e sociali), val meglio rinnegare i propri principi scientifici e far condannare severamente i simulatori, che accrescere, colla confusione nell'animo dei magis tt•ali, il danno della società " . E con queste parole, che rispecchiano un animo altamente buono e ~iusto, amareggiato dalle lotle con avver sari noo sempre leali ne abbastanza progrediti per accogliere le idee della nuova scuola, il P enta let·mina il s uo aureo libro, che in questi giorni ho riletto con i.nteresse sempre nuovo e con un s entimento di tristezza impossibile a esprimers i; perché da quell e pagine cosi limpide e pel!'suas ive, cosi elevale e geniali, mi pare va di veder sorgere le sue sembianza sim patiche ed amiche, e di veder br illare que' suoi occhi pen sosi, cbe davano e chierlevano aff~llo; nè potevo pe1·suadermi che easi si fossero c hiusi per sempre, che tanta forza d'ingegno, tanta fermezza di propositi no n dovesser o più darci quei mirabili esempi di a ssiduo lavor o e di since r·ita scien,lifica, che son così rari in quest'epoca s trana di transizione, come chiamò il povero Penta il nostro te mpo froll o e incolor o, in cui «più ùell'ess~re va!e il parere Q. E chiudendo il libro c1n quello stesso a llo affettuoso col quale si saluta un amico, io fa ceva dentro di me l'augurio che :se ne moltiplicassero le edizioni e i lettori, e che a questi ultimi (alludendo particolarmente ai giovani) fosse r·iservato l'onore di pr opug nare, e la gioia di veJer trionfare i voti e le p r oposte d'un u'>mo, clte amò In scienur con ardore ol' a postolo, e che si spense portandosi in cuorò la fede nel trionfo della verità e della giustizia. Firenze, maggio, 1905.

TROMHET rA .

RIVISrrA D'IGIENE G. H. LEMOINE. - Importanza dello zuoohero nell'allmentaldoae. - (Pr esse médicale, 19 aprile 190;)).

L'A. fa •m'accurata e completa rivis ta di tutti i lavori comparsi sull'argomento, e conclude col Lépine r ileneodo che non sia il caso di sostituire lo zucchero al pane o ad al.tri alimenti feculenti, che entrano per tanta parte nel nutr imento or·dinario. In queste condizion i il nutrimento misto azotalo e idrocat•bonato, con a~~ino ta o meno di zucchero, non deve essere cambia lo. Per l'individuo però che deve fornire un lavor o fisico considerevole in un .modo continuo od accidentale, lo zucchero diventa una r·isorsft pre ziosa, per-


RIVISTA D'IGIEXE

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mettendo d'immagaainare nell'organismo l:'enza ::!Opi·acaricare gli or gani digerl'nti, una cer·ta quanlitt\ di rorzfl . Slando così le cose, è dtt riteners i utile l'a umento d~ lla 1·azione di zucchero pel soldato in campa~na imitando ciò che fanno r esercito inglese e quello tedesco. Questa sostanza può essere pr·esa sia dur ante tutta la durala del la vor o, sia &l mom,mlù di fornire uno s fv1•zo più o meno consiJe1•evole. Le dosi medie frazionate varieran no da ()O a 80 g r11mmi per giorno . e sar anno utili le meEcolanze con bevande calde. caffè o the. Trattandosi di un'alimentazione zuccherata prolungata, si potranno utilizzare i frutti zuccherati, come i fichi, i datteri, oppur e alcuni prodotti zuccherini C•>me il miele. L 'uso dello zucchero però deve es sere r·egolato collo s tato del tubo gasti·oenlerico e non può che sostitui1•e . tem poraneamente gli altri alimenti. T ESTI .

Il formaggio nell'allmentaslone delle truppe. - (Cremona, Slab. Art! grafiche Forani, 1905).

GIBELLJ. -

Il lenente colonnello Gibelli. che già in un articolo pubblicato nella Ricista Jtl ilitare si occupò del rancio e del pane del nol'tro solda to, nel presente opu. scolo, e semp1·e allo s copo di r endere maggiormente variata l'alimentazione della truppa, ft~ci.ilando ed assicurando nel tempo s tesso il vettovagliamenlo in guerra, fa delle propo;-:te circa alla in troduzit;ne de l formaggio lodigiano od anche parmigiano nell'alimentazione del soldato, non solo in tempo di pare, ma anche in guerra. L'A. espone e dimostra le ragioni per le quali ritiene utile l'introduzione d1 questo alimenLo, dimostrandone i vantaggi i I]Uali sarebbero: t• di dal'e un'alimentazione più variata e più gradita al soldato; 2' di introdurre una derrata di facile acquisto, di facil e conservazione e trasporto, requisiti di somma utilità in guerra; a· di facilitare il vettovagliamento in guerra, durante la quale è tanto diffi cile quello della carne; 4° di ottenere un'economia s icu1·a, d11.to il continuo aumento d el p1·ezzo della carne ; 5~ di migliorare la razione del soldato ris petto al ~> uo valore nutl'ilivo, senza venir meno alle esigenze dell'igiene, dell'abitudine P- dell'economia; 6° di re ndere un gran servizio all'ag ricoltura e ad una delle più importanti industrie nazionali. Certame nte queste proposte sono degne di molta considerazione, specialmente sotto il rapporto della variabilitfi. del rancio, c!Je è fattore di suprema importanza nell'alime ntazione del soldato. Occorrerebbe però l'e~perimento prat1co invocato dall'A., ~iacch è tali es perienze in fatto di alimentazione spesso sono mollo più importanti delle stesse conclusioni scianlifìc!Je tratte dalle ricerche ùi laiJor~;~torio. TESTI.

LACOMME - L'epurazione delle aoque ool ftltrl a sabbia detti amerloanl. - (Reoue d'hygiè11e et depolice sanitaire, ~eonaio '1905). L'A. l1a ratto uno s ludio sul valore dei fillri a sabbia detti americani, i quali hanno una grande diffusione nel nuovo mondo e sembrano possedere delle Cfualità s uperiori a quelli in uso in Europa. I principi generali s ui quali è ba-


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RIVIS1'A D'IGIENE

!:'alo il sistema di questi fìltr·i sono i !i'eguent.i: l"inslallazio ne loro in locali chiusi; la faC'ile loro riduzione a un piccol o volume malgrado il consider evole r endimento; l'aggiunta preventiva del solfato d'allumina, che sopprime gia un ~ran numero el i )!ermi; la formazione tl i una membraua filtrante chimica in luogo di una membr·ana biologi<.;a; lll faci le pulizia ad intervalli r egolart. La disposizione l!ener 11le è fatl& in g utsa clte l'acqua. caL·icala eli solfato di allumina in r agi one eli 22 grammi per m etr·o cubo, entra nel basso dell'apparecchio in un bacino di decantazione, poi passa nel bar ino filtf'anle per mezzo di un tubo, e g-i unta ad una certa altezza si v ersa sopra l o strato filtrante costituito do sabbia in gr·ani poliedl'ici di un m ezzo millimetro di diametro, ed e rocrolta da un si stema di tubi in 1111 ser·boloio, dal quale poi viene distr·ibuita alla citta. Vi sono due modelli del lipo cosiddetto a graoilà o a pressione d'acqua, uno con bacino di deca ntazione collegal o ed uno con bacino indipendente. Inoltre vi ò un rnoddlo in cui si può aumentare consider evolmente la pressione. Il rendimento d'acqua in tutti questi modelli é g1·andissimo. L e ripetute ricerche dal IAlo balteriologico e <:himico hanno dalo ri;;ul tali m ol lo soddisfo,.enti. I l L ocomme non esita a ritener e que!'lti (ìltr·i di mollo superiori a '(Uelli usali in Europa, come a{! Amburgo, Choisy, ecc., e conclude il suo lavor·o in questo modo: 1' Il filtro americano pt•esenla, nello stato attuale della !'<cienza, tutte le garanzie desiderabili; di'l risultati eccellenti lauto dal lato batteriologico quanto solto il punto di vista della chiarificazione dell'aqua ; 2' Il r endimento o ttenuto coi filli'i amer·icani è enor·me se lo si para gona con quello ottenuto coi filtri ordinari a sabbia, giacchè mentre ad es. il filtro di Ambut•go ren de, in 2i ore, per m etr•o quadrato due m etri cubi d'acqua, quello americano, nello stesso tempo e pe1· la medesima superficie, l'Cnde 120 tOP.lri cubi ; ;jo La pulizia è sempl ifi cA ta, non richiedendo che cin']ue a dieci minuti. Il riempimento dell'apparecchio necessar·io pel suo buon funzionamento è ottenuto in trenta o quaranta minuti e richiede un personale ristretto e senza bisogno di cognizioni speciali. La pulizia deve per ò far si ogni 24 ore; 4' Il suo meccanismo é semplicissim o e si presta tanto alla filtrazione del!'ac<Jua di un fabbricato, quanto a quella dell'acqua di una citta. TRSTI. BrANCOTTr. -

Intorno alla teontoa dell'agglutinazione col metodo per congelamento. - (Rio. d'igiene e sanità pubblica, 11 aprile 1905).

L e difficoltà che in certe condizioni speciali come nei piccoli ospedali, nei piccoli centri, offr e la prova agglutinante nella diagnosi della febbre tifoide sono ùate dali~J nec:essitil di avere delle col ture di tifo e da quella di avere un termostato quando si tr·atti eli fare lA Jelerminazione macroscopica dell'ag glu· tinazione, il che è sempre raccomandabile. Al primo inconveniente si è cercalo di ovviArE\ col l!Jphus diagnosticum di Ficker; al secondo col m etodo r·apido di Asakawa, o metodo per congelamento I l m el odo per congelamento si eseguisce in questo modo : Si preparano i tubi di diluzioue nel solito m odo e vi si aggiungono i germi ; i ndi si pongono tutti i tubi in una mi-,cela a parti eguali di ghiaccio e sale da cucina. In pochi i stanti i tubi si congelano; allora si levano dalla miscela fri gorifera e si la-


RIVISTA D'IOIE:SE

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f'Ctano lentamente sgelare alla te m peraluro ambiente. Ne l m o m e nto in cut 1 tubi sono appena sgelati , si m osl1·a nettamente il fenomeno agglutinante. Le e!lperieoze dell'A. diversamente condotte dunosLrano che il metodo delTESTI. l'Asakawa è 1·apido, ~pecifico eJ alla po rt~La di Lutti. SPAET FR. -Sulla polmonite epidemica. -

(Cent ralùlall .filr d i e medicini-

schen Wissen schaf'trn, n. Ji -18, JUO-i).

L'nulore descr i ve un'efJidcmia di polmonite cruposa, clinica ment~ delet•minala, manifeslalasi sotto fo1·ma esplosiva in un villaggio. N on furc.no eseguile autop!:'ie. Con l'esame dell'escr eato iu alcuni casi !>i rl nnos\J'Ò la pt·esenza indubbia di diplococchi; non furono trovati i bacilli dell'inlluP.nza. I n 2 mesi (mag gio e giupw) su 45-\ abitatori del \'iliaggio si ebbe il 13,9 p. ·100 di malati, su 90 scolari fanciulli 22,2 p. 100. Ogni ca -.a ebue maiali. Numero!:'e furono l e infezioni familiari. La ditfusione avvenne da uomo ad uomo, forse fu ori~inala dalla scuola ed agevolata dalle fre•fuenti inalazioni di poi ver e negli uomini (lavorato t'i di pietre) e dalle condizioni almosrel'iche. Probabilmente i germi produttori erano put•e in particolar modo ,·irulenli. Una t em poranea diminuzione delle malattie fo t·se fu in rappot·to con le nor me sanitarie adottate, le nuove esplosioni furono addebitate all'addensamento di uomini in abitazioni infelte. l\onostanle la particolare dispo~iz ione di tempo e di luogo la contagiosi tà della polmoni te cruposa fu indubbiamente dimostrala e vi si apprestò rimedio C. SFoRzA. istruendo in proposito la famiglia e sterilizzando:gli esct·eali. MARIE.

- Rtcuohe •ul •lero antirabbico. - (Annali dell' lsrituto Pa.sleur ,

gennaio 1905, n. 1). Le conclusioni delle esperienze eseguite in proposito sono: che i mammiferi vaccina h contro la rabbia non producono un sier·o alti vo sul virus che dopo un trattamento prolungato con inoculazioni rabbiche; che il siero nuovo dei mammiferi non sembra posseder e alcun poter·e neutralizzante sul virus fisso, mentre il sangue di alcuni uccelli può normalmente neutralizzare una emull'lione rabbica; che l'azione del sier o è specifica, ma in qualche caso si esercita entro limiti assai ristt·etli; che la sostanza specifica del sier o antirabbico si fissa sul g erme della rabbia. T .EsTL LrPSCHÙTZ. -Su dt ' uno •peolale terreno nutritivo pel gonoooooo. -

Cen·

tralbl. f. Bakter, vol. XXX VI, n. 5, 26 agosto 190-i ). Alla lunga ser ie dei substr·ati nutritivi per la coltura del gonococco, l'Autore aggiunge il seguente il quale sembra avet•gli dati dei ri sultati molto buoni. In un grande matraccio di vetro si pone una soluzione al 2 p. 100 di albume d'uovo in acqua comune, st aggiungono 20 millimetri di una soluzione de<:inormale sodica per· ogni 100 cen timetr'i della soluzione, si lascia stare per mezz'ora agitando a più riprese, si filtra su uo filtro a pieghe un matraccio Erlenmeyer nella quantita di 30- 50 centimetri e si sterilizza ponendo il matra cci o alla fiamma sopra un piatto di asbesto riscaldàndo per più volte la soluzione nutritiva cosi pr eparata e scolorata o appena rli color giallu chiaro, trasparente e reagente nettamente alcalina. .


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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLl OSP EDALI MILITARI

Questa soluzione albumino~a !5i unisce in proporzione di una parte di soluzione per· 2 o 3 di aga r fluidificato, o ppure la si unisce al brodo comune. Con questo terreno nutr•itivo l' Autore r iu!'lci in 35 casi ad otleo~re .coltur e pure del gonococco prelevando il pus gonococcico dalla ros:sa na vicolare della ure tra direllamente per mezzo <lelransa di platino, e senza hisogno di sterilizzare l'or ilìciO ur·etrale. T ESTI.

CONFERENlE ~CmNTif!CHE DEGLI OSPWAU MILITARI SOUARIO DEGLI !RGOIKNTI TRA'l'l'ATI (DAI PROCESSI VERBA L I PERVENUTI ALL'ISPETTORATO DI SANITÀ MILITARE

DAL 20 APRILE AL 16 GIUGNO).

ALESSANDRIA (marzo). - Memorie lette: CASTELJ,ANI RoMEO, tenente medico: Dell"intluenza dello stato nevrale sull'origine e sull'andamento delle mala ttie. La monogr afia è divi;;s in tre parli: nella 1' ~i tratta delle infermila in cui e più evidente il nesso causale dello s tato psichico s ulla palogonesi e sul de· corso dei mor•bi, nella 2• si di scut~ la ragione tlsiologica di tale rapporto; nella 3' infine si deducono ap plicazioni pratiche e deontologiche . Io. (aprile). - Memorie ielle: MoLINARI MARIO, tenente medico: Un caso di l ussazione di una vertebr a cer vicale (->i tratla di sublussazione or izzontale posteriore della 3• o della 4' vertebra cervicale). BARI (marzo). - Memorie lette; SALVATORE DoMENtco, tenente medico: Consirlt-rozioni sulle menin gile cerebro-s pinale epidemica, s pecialmen te r iguardo all'esArcito. L'A. prende occasione da tre casi ossPrvati nel pt•esiòio di Bari, per te!Eset'a la s toria delle epidemie di questa fo1·ma morbosa, per !"ludiarne la diffusione e la distribuzione ~eografica in Italia, e specitdmente nell'esercito, e per trac~;iarne il quad ro anatomico e clinico. BRESC I A (aprile). - Memorie lette: Bozzr FELICE, ma~giore m edico: Craniectomia e cranio plaslica. L' A. ha dato letltara della ;!• partt< di q uesta conferenza, rlella quale ha poi compil~to un ria!'!sunto, già pubblicato nel fa scicolo di ma~gio d i questo g iornale. CHIETI (aprile). - Comunic~ioni: TROIANI PIETRo, tenente medico: presentazione di un caso ~rave di sifilide, curalo colle iniezioni endovenose di su· blimato corros ivo e di un coso di tra umatismo della colonna vertebrale (co mpre~sione del midollo da sU·avaso sanguigno). F l REN ZE (marzo). - Comuniea:zion i : F ALCIII Luroi, soLlotene nte medico di !!Ompleme nto: Alcuni criteri intor no alla curt~ chirur gica delle lesioni traumatiche esposte degli ar·ti.


CONFERENZE S OI ENTIEICHE DEG LI OS PEDALI MILIT ARI

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Di>:cussione m ed ico l egal e intorno ud nn ca ~o di fr enopatia. MESSI N A (apdle). - Memorie lette : D'AMORE FRANCESCO, tenente medico : Sopra un caso di ematuria essP,nziale. Tratta s.i .ii un soldato che nell'ana mnc::'i presnnta sol tanto pregressa mRIaria, com pl etamente guari ta, e infezione blenona)!ica, anche questa gual'ila. Due mesi prima dell'ingr esso, dopo un eccesso dietetico, si llccor·se di orinare sangue. In base a crilerii clinici e,l al l'esame dell'orina, si esclude l 'ematuria uretrale, vescicale, traumatica, i nl'o::lli va ecc., per ammetter e che si tr~lli di ematuria essentiale. L 'individuo, com~:~ ri sulta da comunicazione faUa del maggiore m edico dottor Rizzo alla 1<uccessi va confer enza di m aggio, usci poi dallo spedale guarilo dell'em11turia, ma con un ce!'to grado di ol igoemia. l o. (maggio). - Memorie lette : RuGGERO GrovANNr, sotlotenente medi M di complememo : Sopra un caso di coxite sifìlitica. (La diagnosi fu stabilita dal criteri o aj uvan.i ibus, sebbene l'ammalalo i g,or·a>:se di aver mai contr·allo sifilide). ì':APOL r (aprile). - i\'l emorie lette : T EcCE PA SUUALB , tenente medico: La me· ningile Luber·colare nel soldato. E' uno studio anatomopatol ogico e clinico di 2~> casi di mcningite tuber colare osservati in piu anni n e~ lo spedale ùi Napoli. In 1 ~ cnsi su 25 (56 p. 100) i polmoni e le pleure erano completam ente sani; e nella maggior parte degli altri undici le lesioni polmonari erano aflatto r ecenti. In vece si tr·o var ono Luber colizztJle le ghiandole bronchiali in 2i casi (DG p. 100). Se a quesLi dati anatomici si aggiunge che tutti i casi osservati da vano assenza di eredità luber·colare, costituzione e nutrizione geuer al e otti m e, uttitu· dine al se1·vizio eompleta, è necessario concluder e che la tuber colosi meningea fu acquisita durante il servizio. PADOVA (marzo). ·- Memorie lette : M e RLO dott. CesARE, sottoten ente me dico di complemento : C·mlributo allo studio dell'ematologia nel l'adenoidismo dell'infanzia. L'autore, dopo avere accennato all'anatomia della r egione che lo interessa, viene a parlar·e dell'iperlrofla dell'amigdala farin gea nelln sua palogeuesi , sintomal ologia e .anatomia patologica, tratlen\!ndo:;:i sopra tutlo sulle cause determinanti che provocano l'infiammazione della gl anduiH stessa. Passa quindi a parlare dell'anemia e delle alterazioni del sangue che conseguono all' afTezione in parola, ricordando a ri guardo le dimostrazioni falle dal Masini e dal Genla nel senso che, mentre i piu riten gono che sia la difficollé di ossigenazione del sangue, per impedita r espirazione nasale, la causa dei fenomenr auemici , altri sostengono che si a una intossi cazione genet·ale dell'ot•gonismo data Jalla t!landula e tra questi i due autori sopr accennali. Ricor da quindi gli esperimenti del Rugani, il qual e volle inda~ar·e se le alter azioni della formola ematologica riscontrate negli adenoidi da M a!'i ni e Genta non fossero legate all'cstruzion e nasale piu che ad un processo di intossi cazione. Conchiude l'ar gomento studiando le condizioni emalologiche rispetto la emoglobina di 16 casi operati di tumori adenoidi nel riparto di otoi·inol aringciull'ia del prof. Arslan, presso i quali tro vò un auml3nlo del tasso emoglobinico dopo . l 'operazione e massimo nelle prime ore. Da f]uesto risultato l 'autore cred e che l'adenoidismo pr oduca una vera ipooss igenazione do~l sangue, e ciò non solo perché dopo l'opert~ zione scom pa1·isce

LI VORNO (mar zo). -


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MISCELLA NEA

rapidamen te la tumefazione di lutto l'albe ro bronchiale, ma nnche pe rcllè, se f'o;;s e un'intossicazione , questa non potrebbe modificarsi in un lasso di tem po cosi r islrello. PALERMO (marzo). - Comu nica:ioni : BERNAR DO LUIGI, lenen te colonnello medico : S u di un caso di pleul'ite sinis tra con meniogite cereb1•ale di natur·a tubercolare. T rallasi di un s0ldalo r icoverato all'ospedale per blenorragia acuta ed epirlidirnite, nel quale dopo pochi gioni dall'ingresso si manifestarono sintomi di pleurite ess udali,·a s inis tra. Qu esti s intomi andavano migliot•ando quando, dopo quallt·o settimane dall'ingresso, l'individuo· presentò ad un trallo il quadro s intomatico della menjn g-ite e dopo altre due ~e llimane mori. L'autopsia rivelò la na tura tubercola•·e dnlla m eningile. I D. (april e). - :\femorie lette : CASAPJNTA G IOVANNI, Len ente medico : Car dioemostas ia e cardio••afìa (pubblicata nel presente fascicolo). ID. (ma~g io). - Memorie lette : CoRRADI Rt::MO, farmacista militare: Dete rminazione delle materie azotale nelle sos tanze alimentari. Fa nn pa 1·agone tra i diver si sistemi di dosaggio dell'azoto nelle sostanze alimen tari, arrivando alla conclusion e che deve preferirsi il m etodo Kjeldahl, colla modificazione d i Kulisk. RAVENNA (maggio). - M emor i e lette: RIV ALTA RAFFAELE, tenente medico: Sopra un caso di cistocele inguinale bilale~ale. (Pubblicata nel presente fascicolo). S ,\LERNO (aprile). - Comunicazioni : CALrENDO ERmco, lenente medico : Su ò i un caso ti i m eningile cer ebrospinale sporadico. Il malato guarì completamente in 12 giomi mediante iniezioni di sublimato corrosivo luugo la colonna vertebra le. Nei primi quattro giorni si fecero due iniezioni di 1 centigrammo a l giorno ; nei successivi una solamente. UDINE (magKio). - Comunica• ioni : LosCHI PrETRO, capitano medico : Cot·po e s traneo (scheggiA ossea) nell'esofa go . (Pubblicato nel presente fascicolo). P ervennero inoltre all'ispelloralo di sanita le seguenti me morie: CoNSIGLIO PLACIDO, lenente m edico: Alcune note di psicolog ia militare (comunicazione fa tta al V Cong resso internazionale di ps icologia. Roma, aprile i905).

MISC ELLANEA Congresso medico per gli Infortuni sul lavoro. - Dal :m maggio- al 5 giugno ha avuto luogo a Liegi il primo congresso medico internazionale per gli infortuni sul lavoro. Vi furono tl'altate e 1·isolte molte questioni medico-legali im· portanti, sulle quali daremo più ampia .relazione in un prossimo fascicolo. Intanto annunziamo che al Congrel"so ha preso parte, come delegato italiano, il nostro Dir·ettor e, generale m edico com m. Randone, che presentò due com unicazioni, una sulle malattie p1·ofessionali e l'altra sulle ernie da sfor zo, prendendo pat·Le alla 1·elativa discussione. Nella seconda comunicazione ebbe occasione di mettere in evidenza i brillantissim i ris ultati o ttenuti dalla operosità

'

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YfSCE:LLA:SEA

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chirurgica dei medici miltlari italiani, dimostrando, contro il paret·e di chit·ur!'hi stranieri, l'efficacia completa e durevole dell't>pernzione t·adicalo, specialmente se eseguita col m etodo Bassini. Nomine onorifiche. - Con t·ecenti decr~li sono stati nominali liber·i do<'enti uni versitarii i nostri colleghi capitani medici dott. Filìppo Cat·tn Mtwtiglin e doll. GIOvanni Mt>mmo, il pt·imo all'Università di Torino per· la chieurgin, il secondo ali'Unive rsita di Roma per la ir.tiene e la batteriologia. Se non sbagliamo il conto, sono già nooe !l"li ullìciali m edici clio hanno conquistato quel titolo, onor·ifico per loro e per il Corpo. Profilassi antimalarica In Algeria. - Il Minister·o della g uerra fr ancese ha sta· bilito alcune norme profìlattiche per le guarnigioni dell' Algeria più colpile dalla malaria. Le larve di zanzare saranno distrutte mediante regolare applicazione di petrolio. l malati malarici negli ospedali e nelle infermerie sa ranno isolati dagli altri. Le finestre e porte degli o~pedali e delle caserme saranno difese ùa reticelle. Oltre poi alla cura completa dei malarici, si farà anche quella profilatlica dei sani ~on piccole dosi di chinino. L'ambulanza da campo inglese. - L' or~anico delle compagnie di porlaferiti e degli ospedali da campo nell'eser·cito inglese é stato modifìclllo nel modo seguente. Tanto le compagnie di portatori come gli ospedali di c.a mpo formnno una sola unità : l'ambulanza da campo (Field Ambulance) sotto gli ordini d.i un tenente colonnello. Il totale del personale (252) é diviso in tr·e sezioni: t• sezione di portatori; 2• sezione delle tende; 3• sezione di tr·asporto. La sezione delle tende (cort·ispondenle allo spedale da campo) ha lclli per 150 malati. Ogni brigala é fornita di un'ambulAnza da campo. Premio Colzi. - P er degnamente onorare la memoria dell'illustre chirurg-o Calzi, il prof. Gr·occo mise a disposizione della Sociela fiorentina di igiene la somma di L. 2001), pet• un premio da confel'ir:;i all'autor e del migliot· trallalello popolare d'ig iene per uso degli allievi delle scuole elementari. Il concor·so dovuto alla munificenza dell'illustt·e clinico ~i è chiuso in questi giorni, e ha dato ~plendidi risultati, essendo stati presentati molti e buoni lavori. Siamo pel'ò in particolar modo lieti di annunziare che ti migliore di tulli, e perciò il vincitore ddl premio, fu il nrarHraletlo dd n ostro e!!r0gio collega dott. Giuseppe CigiJUtli, capitano m eclico, u cui facciamo le nostre congr·atulazioni ben sincere, s icuri di esser·e interpreti di tutti i ramer·uti. Facciamo anche plauso alle parole di ammirazione e di g ratitudine che il colonnello medico lmbriaco, alla seduta della Società fiorentina in cui fu data lettura del rtsultato del concor·;;o, rivolse al generoso prof. Gr·occo. Un monumento al medici militari Inglesi m orti nella guerra suò-africana è stato inaugurato il 21-· maggio sopt•a una collina pt•esso Alde rshot. La inaugur·azione fu fatta personalmente dal Re EJoardo. Il monumento consiste in un obelisco in granito di 8 metri di altezza, il cui basamento forma il punto ceotr&le ùi una muraglia semicircolare. Sulla parete· di quest'ultima sono iucis i in dodici tavole di bronzo i nomi dei 23 ufficiali medici e dei 291 uomini di truppa di sanilà morLi per ferile o per malattia durante la campag na. Sull'o~elisco sono ~colpile le parola: To lltose who gaoc thcir Lioes for their Counlr.IJ.


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~IOVD1 EN'rl A V VENUTI NEL CORPO SAN!T. E NEL PERS. ~'ARllfAOEUTICO

Viaggi di studio per medici. -Solto la direzione del prof. Landouzy avrà luogo dal 1• al 14 settembre HJ05 il -;• v ag,!:rio di ·studi medici. Questi ' 'iagg i sono t)rgonizzali con uno scopo di interesse generale: facililare ai medici francesi e stranieri la visita e la conoscenza pratica delle s ta· zioni termali e climatiche della F rancia. Ogni anno nel mese di sette mbre é o rganizzato un via!lgio, che compt•ende tutte le s tazioni di una determinata t'e· g ione. Ques t'anno è la volla della r egione dei Pirenei, cosi inlet·essante per la ricc:hezza delle sue t•isor se s11nitat·ie come per lè b ~ llezze naturali. 11 viaggio cou1incia a Luchon e termi ua aù Arcaclton. Prezzo 300 ft•. compresi trasporti d'ogni genel'e, villo, alloggio e manc:ie. Dalla stazione di confine a Luchon e rla Arcachoo a lla stazione di collfìne, riduzione del 50 p 100 s ulla tarifia. Sono ammessi a questi viagg i sollantu : medici francesi e stranieri, gli studenti di medicina e le si~nor·e dei medici accompagnanti il loro mal'ilO. P er le inscrizioni e per· piu am pre informazioni rivolgersi al dottor Carron de la Carrière, 2, nue Lincoln, Parigi.

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmac~ntico (Dispensa n . ~1, \li, del BoUelli·~>D ufficiale cleUe nomine).

Uftlol&ll in aervlzlo attivo permanente. R . Decreto 20 aprile 1905. cav. Luigi, rnag~io re medico ospedale mili tar e Chieti. -Collocalo a riposo per anzianità di ser vizio e per età, con decorrenza, per g li effetti della pensione, dal 18 aprile 1905 ed inscrillo nella riserva e n omindto cavalier e nell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro.

T E M PESTA

R. Decreto 28 maggio :l !lO'l. MARTOGLro Ferdinando, tenente medico, R. cor po Ji truppe coloniali. -Nominato cavaliere nell'Ordine della Corona d'Italia in considerazione di speciali beuemerenze.

Determinazione Minisleriale 1° giugno 1905 . V rooREt.t.I cav.

Achille, maggioro medico ospedale Alessandria. -Trasferito

ospedale Padova. ARourNo cav. Fo rtunato, id. id. Bologna. - I d. id. Alessandi'ia. DE VJGILUS cav. Ra,{j'aele, id. id. Padova.- Id. id. Bolog na.

R . Decreto ·18 maogio 1905. LoLLr Guido, so\lotenente medico 4 genio. - Dispensato a sua domanda, dal servizio attivo permanente; inscritto con anzianità 2S lug lio 1902 nel ruolo degli ufficiali medici di complemento ed a ssegnato distretto Bergamo.


'lllOVll!ENTI AVVENUTi NEL CORPO SANlT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

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R. Decreto 25 magyio ··1905. CAPOBIANco cav. D omenico Antonio, capitano medico in aspettativa pe1· in fermità temporat·ie pet· la durata di (Juatlro mesi a Napoli ( R. Decreto 1R dicembre 1904.). - Ammesso, a datare Jal 18 aprile 1905, a concoi'rere per occupare i due terzi dl·gli impieghi che si facciano vacanti nei quadri J.el suo g r ado c corpo, come gli ufficiali contemplali dal l'art Il della legge 25 maggio 1852.

R. Decretr> 28 maygio l !JO:>. NocELLl cav. Domenico, capitano medico dir•ezioue sanità V II I cot•po ar mala. - Rettificato il nome come appres;;o: NocELLI caY. Domenicv Giuseppe.

Determ incuione M inisteriale 22 maggio 190;>. GASOLE cav. l/alo, capitano medico ospedale Sa vigliano. - Trasfei'Il o 58 fanlel'ia. CusMANO cav. Enrico, id. iJ. Roma. - I d. ospedale Messina. GALASSO Antçmio, id. 4 fanteria.- I d. id. Savigliano. RivA Umberto, id. ospedale Ancona (comandato ospedale Roma). I d. id. Roma. GAGGIA Mario, lenente medico t • artiglieria fo r tezza.- Id. :i8 fanteria. MACCHIA E rnesto, id. brigata arliglie1·ia monlHgna Venel•>. - Id. O'Spedale Perugia. RoMELLI Francesco, id. ospedale Ve1·ona. - I d. brigata aetiglieria montagna ·,renelo.

Farmaol•tl mtlltarl. Decreto M in isteriale 8 giugno 1905. RovERE cav. Giu11eppe, · farmacista capo di 2• classe, farm acia cenll•al e militar e. - Trasferito ospedale Savigliano.

Ulflotall di rl•erva R. Decreto 18 maggio 190:J, di moto propr io di Sua Maesta il Re. LOMBARDo cav. Anton·io, tenente colonnello m eJico distr etto Roma. -Nominato commendatore n ell'Ordine della Coron a d'Italia.

OliOBIFIOEKZE concesse per la ricorrenza della Festa nazionale 1904. Orcllne del B•. lllaurlzlo e Lazzaro.

R . Decreto t o giugno 1905. IN CONSIDERAZIONE 01 LUNGIII E BUONI SERVIZI.

Ufflziale.

~MBRIAco cav. Pietro, colonnello medico dir ettore sanità VI Il cor po d'armala. •LANDOLo cav. Costa n t·tno, 1"J • 1"d• 1'd • X • ' 1'd • 1'd • DMBt.RDo cav. M'te1ìe l e, 1'd • .. , 1'd • XII 1"d • 1"d • lu.


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:\IOVIME:-!Tl AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E ~EL PERS. FARMACEUTICO

Caoaliere. I N CO:-ISIDE:RAZIONE DI SPECIALI AE:-IE~1ER ENZE. DE CESARE ca v. Zac~aria, magg-iore m edico, ospedale militare Napoli. T ESTI cav. F rancesco, id. id. scuola applicazione sani tà militare.

Ordine della Corona d'Italia. R. Decreto 1' {liugno 1905. IN COO'ISIDERAZIONE DI L.UNClll E AUONJ SERVIZI.

Cavaliere. I NFEL.ISE Giuseppe, capitano medico, ospP.dale mil ita1·e Catanzaro. ScHIZZI Pietr o, id. itl., VeronA. CEccHETTANI Domenico, id. artiglieria da campag na.

R. Decreto 8 giupno 1905. IN CONSIDBRAZIONE DI SPF:CJo\LI DENE:ITEHENZE ACQUISTATE DURA NTE IL TEMPO IN CUI APPAHTENNERO AL RIPARTO DELLE TRUPPE DEL R. ESERCITO GIÀ DI-

.

;;TACCATE IN Cc''' ·

Ordine della Corona d 'Italia.

Ca.<Jaliere. p,,scHF.TTO F er clincmdo, capitano madico ospedale m ilitare ~ncona. NOTI FICA ZION!.

Arrivi e partenze da e per l a Ci na. PASCIIETTO F erdinando, capitano medico. c..~.oso ou A lberto, tenente m edico. De: STe;r,,Nrs Giu.~eppe, id. · E:-:R1co F rancesco, l'tt'rmacisla dì 3' classe.

ERRATA- CORRIGE. Supplemento ul fascicol •1 Cl del Giornale medico del R. esercito (rJuadro anzia· nità del corpo sanitario militare ecc.). A pag ina 12. P 1'0spetto numerico ecc., a colonno 3 (aspelluti va), Ler1qasi : capi tani 4, l enenti 7, soltolenenti 1. .\ pn!tina ~.3. Canrellare : Cor po i nvalidi e vetet·ani. n on do vendovi p i ù essere as!'egnalo l'uf1ìciale medico (Allo H d(,) HlOi). A p<:~gìua 74. Dopo : l'infer meria p;·esiùiaria di Monteleone, aggiung ere: Infer· meri a presidi aria di Castrovillari, t enenle m edico C APIALBI Antonio. Il R edat:. t:.ore

D.• RmOLFO Ltvr, maggiore medico. !l Dare tt.o r e

Dott. GrovANNI RANDONE, magg. generale medico 1spettore. Roma, t003- Tlp. E. Voghera.

GIOVANNI SCOLARI, 6ertnlt


GIORNALE . MEDICO DEL REGIO ESERCITO Dlrezlooe e Amministrazione: preuo l'Ispettorato di Sanità Militare VIa Venti SeHembre (Palazzo del MhllatPro della guerra) .

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Giornale Medico del R. o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di eiascur mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamenti) é sempre annuo e decorre dal t• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento é : Per l'Italia e la Colonia Eritrea Per l' Estere. . . . . . . Un fascicolo separato costa.

L. 12,» t5,» t,26

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Si è pubblicato:

LO SGOMBERO DEGLI

AMMALATI E DEI FERITI IN GUERRA Ì\1EMOlnA dei dottori Lul•l Bernardo, tenente colonnello medi.co E' Glu~ter•pc Urezzl, maggiOt"e medico, onorata. del 1° Premio al Con-

corso Riberi pei medici militari del 1902-1903. Un v<•lume di pagine 280 con figure e tavole grafiche. Dirigere lo richieste alla nostra. amministrazione accompagnandole col prezzo di Lire 3 , 50.


PUBBLICATO

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DA&h' ISPETTO~llTO DI SA~ITÀ f{lhiTA~E

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FASù>'-VII

1905

Bl Luouo

SOMMARIO MF.MORIIE

ORIGI~AILI .

l~fante e Muzettl. - Sulla ratarore'i eleltrica metlica ta . Clrl~ent. - Sulla biologi• deglt anaerohl . . . . . . .

Volpe . -

. . . . . . . . . . . . . . . . Dell' aseite !attesa-me . . . . . . . . . . . . . RJ'f'I8TA a1

QIOR~&I.I

f ag. &8 ( •

•

467

51!

ITAI. IAIII IEa IE8TIERI .

IIIYista medica . . • . . . . . . . . . . . . Rivista di nenopatologia . . . • . . • . • . . . IIIYista chirurgica . . . . . . . . . . . . . . Rivista dt oculistica • . . . . . . . . . . . . lllvl~ta d i aoatomia e Hsiologia normale e IJAIOIO!(tCa

Pag. 5!1 • ~18

Rivista di terapeuUca . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rlvldta d' lgifne. . • . . . . . . . . . . . . . . . Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario e nel P~rso ualc Farmaceutico ( V. t' l>uffct rull' i literno dd/a coptrlltw).

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D IREZIONE ED AMMINISTRAZIONE

llOKA - Paluzo lkl HJJ1la~ro della Gaura, Via XX & tt.e.mbrt - ROIIU

(


INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDIC.~. Yea..n. - Sulla tisi polmonarc e sulla sua cura, con particolare considerazione Intorno alla tubercolozidina rli Klebs • Pag. 5U Mo.-lohau. - Il regime latteo·larìna~eo nelle aurointossicazioni intestinali 5H Tizzoni e Panlchl. -Sulla permanenza del pneumococco nel sangue dei guMiti di polmonite 513 SalmQn. - L' lpo11si e la patogenesi del morbo di Da~dow m Sabrub. - RICt>rca dello zucchero nell'orina senza reattivi . 5111 Cha111fard e Laederlch. - Le lneguaglianz~ pupillari nelle plenritl con versamenro 5!3 Tau: alg. - Il çatarro endemico dello stomaco nella Erzegovma . 5i6 tUzloll. - Di un nuovo segno per la diagnosi delle malattie renali 5!7 Ralmann. - Ricerche sulla tu bercolosi delle t onsille. ~fl lll VlSTA DI r-iEVROf>ATOLOGIA. Anglolella. - Sulle psicosi In rapporto &Ile fasi fisiologiche dell'organismo (Pubertil, Mc· nopausa, Senflilll) Sacconaghl - Il pcl•al(rolifo . Lugaro. - Sul cretinismo sporadico Rlebold. - Sui tleliril speciali dei tislci. 81.-ohmayer. - Sui rapporti fra epilessia ed emicrania Paplnlan. - Alterazionl delle neuro-Obrille nella pt Ilagra Klngsford. - Sull'azione della corteccia rolanc1ira in relazione all'epilessia jacksoniaoa ed alla volon là . feré. - Della balbuzie epilt ttica . Oblcl. - Gli effetti del radio sulla eccitabilit3 della corteccia cerebrale Kotelewakl. - Cambiamenti degenerativi primaril nel sistema nervoso dovuti alla sifilide. 110111. -Contributo allo stuù!O della eziologia della paralisi facciale periferica .

Pag. 5!8 530 53l 53!

5Jt 533 533

5» 535 535 535

RIVISTA CHIRURGICA. Pomponl - Osleo-perlostite consecutiva ad infezione tifosa Po g. Gould. - Nuovo metodo per fare la gastro·enterosromia . Go11ld. - Miglioramenti della tccnkA della anastomosi intestinale capo a capo. Hlldabrande. - Dell'adrenalina 11ella pratica chirurgica M11rph1. - Osservazio11i sul drenaggio sperrmentale della cavlla peril{)neale dei 11atU. Cahier. - Sui miosteomi lraumaticì, specialmente ~una loro patologia e loro tr,\ttamento operatorio Laderer. - Ridutione e Ossulone razionai~ delle rratture del mascellare Bler. - L' importanza dello stravaso sanguigno nella guarigion~ delle fratture. Guarigioni dellu pscudartrosi e del ritardato callo per mezzo delle iniezioni di sangue

536 536 539 5«1 !>40

MS 543

5l4

RIVISTA 01 OCUI.ISTICA. Hu~t~melahelm e Knapp. -

Jliotazione dell'astigmatismo Nedden. - La con~iunUvitc c1ai bacilli dell'iulluenza . Oe Lapersonne. - SiOiille oculare . lf11el. - Oell'amhllopia sim1>alica . Teillala. - Dell'istero·traumatismo oculare. 01 Laperaonne. - Uu nuovo anesteticO locale; la stovaina

Pag. 545 545

546 5\6 5-\7 548

RIVISTA DI ANA.TOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA. Lewi Dalla Ylda. - Ricerche sui sieri tossici specillci per le capsale surl't'nali Bruandet. - Della struttura dei nervi ecl applicazione della stessa all'anastomosi nervosa. (Per la conlinuaz4one dtll' Indie• !leda• i la pagina 3" dtlla copertina).

Pog. 4l9 550


MEMORI E

ORIGINALI

OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI NAPQLI

GABINETTI DI I STOLOOIA ED E LETTROTERAPIA DI~ITTI

IJAL S IO. l iAGGIOkl! MEDICO DE CESARE CAV. ZACCARI \

SULLA CATAFORESI .ELETTRICA MEDICATA RICEI\CIIE SPERIMENTALI ED ISTOLOG ICHE Per l clottol'l Clarlo 1nrantc e Lore to Ka.....uu, unlciali medici

La ca.taforesi elettrica medicata, ossia l' intromissione di medicamenti nel nostro organismo, mercè la corrente elettrica, non è oggi più da porsi in dubbio, dopo la lunga serie di lavori in proposito che videro la luce dal 1838 in poi. Tale metodo curativo, che certamente costituisce uno dei più importanti progressi della elettroterapia., ha una storia che rimonta a circa due secoli or sono. Il Vivenzio infatti fin dal diciottesimo secolo, qui in Kapoli, strofi nando sulle pareti del corpo dei tubi di vetro aperti a lle due estremità e ripieni del medicinale da somministrarsi, riteneva che la. elettricità che si sviluppava face~se con facilità. maggiore penetrare il medicinale sotto cute. Dopo di lui il R ossi utilizzò l'azione cataforetica. della corrente, per l'applicazione di preparati mercuriali su ulccri sifilitiche ribelli ai soliti trattamenti curativi. Seguirono a Parigi le esperienze di Fabre-Palafrat e di altri ed in Germania quelle del Mnnk, il quale, per distruggere tumori ghiandolari, si serviva della cata.foresi medicata allo iocluro di potassio. Finalmente il Klenke nel 1840 dimostrò in modo indiscutibile, con le sue famose esperienze, l'azione ca.taforetica della corrente. Egli poneva su una parte del corpo una compressa imbevuta in tintura. di iodio e su un punto opposto, una compressa pregna di colla d'amido; applicava sulle due compresse due placche innestate ai poli di una pila, in modo c h e l'anodo venisse a trovarsi sull'ovatta imbevuta. nella. tintura dì 31 - Giornale medico.


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S"VLLA CATAFORESI ELETTRICA 1diWICATA

iodio ed osservò che la colla d'amido, sulla quale era appli('ato il ca.tode, si tingeva in azzurro. Ad onta di ciò la cataforesi, come applicazione medica, trovò non pochi oppositori e dopo una lunga polemica che si protrasse per un decennio circa, dal 185G al 1864, fu in tera.pia quasi abbandonata. Venne in seguito una nuova fase favorevole alla cataforesi e, verso la fine del 18G4, si riprese a studiare questo importante argomento; si pubblicarono i buoni risultati ottenuti, se ne scopersero, specialmente per merito di A. ed F. Battelli e del Faraday, le leggi da cui è regolata ed i mezzi per dosare le sostanze introdotte nell'organismo a mezzo della corrente continua. Per completare la storia della cataforesi, accenneremo ad una lunga serie di lavori pubblicati per cura del Duparqucts, dello Schivardi, del \Vagner, Adamkiervicz, Lumbroso e Matteini, Boccolari e MllMI.zieri, Charon e Gevaest, Gartner ed Hermann, Richardson, Personali, Lewandowski, Fubini, Erb-Edison Aubert, Sgobbo, Sgobbo e Gatta, Romano, Ferranini ed altri i quali tutti si occuparono di questo importante argomento, studiando con cura la cataforesi, attraverso la cute, di diverse sostanze medicamentose e l'azione cataforetica della cori:.ente attraverso le mucose e sopratutto attraverso quella rettale e gastrica. Noi abbiamo sperimentata la cataforesi iodica. nella cura di. diverse malattie ma sopratutto nelle adeniti veneree, nelle orchiti blenorragic}Je ed in alcune manifestazioni cutanee parassit.arie, e nel presente lavoretto sarà nostro compito esporre succintamente i risultati delle esperienze cliniche, ed avendo avuto campo di osservare diverse ghiandole linfatiche di infermi, !Sottoposti &.Ila cataforesi iodica, diremo anche quanto macroscopicamente e microscopicamente ci fu dato di osservare. Per le nostre applicazioni ci siamo serviti di comuni elettrodi formati dal solito manico di legno, terminante in una placca di zinco, della dimensione di circa 25 centimetri quadrati e di compresse di ovatta inzuppate nella tintura di iodio e sovrapposte alla placca metallica dell'elettrodo attivo, il quale, per la cataforesi iodica fu sempre l'anode. A questo proposito diremo che nella cataforesi medicata si pongono in corriF<pondenza con l'anode i m~talli o radi0ali metallici perchè essi sono· elementi elettro-negati vi e, seguendo il senso della corrente, si dirigono verso il catode, penetrando quindi nel corpo umano dall'auode: mentre i metalloidi od i radicali acidi, perchè elementi elettro-positivi, devono essere posti in comunicazione col polo negativo. Lo iodo quindi, essendo un metalloide dovrebbe essere posto in comunicazione col catode, ma in pratica si consiglia porlo in corrispondenza dell'anode, comportandosi esso come i metalli.


SULLA OA.TAFORE!':I ELETTRIC A MEDICATA

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In .q uesto modo l'analisi chimica dell'urina degli infermi in esame, praticata coi soliti mezzi (acido nitrico e cloroformio o percloruro di ferro e cloroformio) ci fece sempre rilevare una quantità. di iodio maggiore di quello che riscontrammo, applicandolo in corrispondenza del catode. · Lo iodio, come tutti i metalloidi che si usano in terapia, è con molta. facilità. assorbito dall' organismo e, penetrato n ei tessuti, con ugua.le facilità. e con !Jrontezza viene ad essere espulso combinato coi sali che incontra nel sangue e nei tessuti. L a maggior parte, circa i 2;3, si elimina per le urine: il r esto viene espuiso per la saliva., pel muco gastrico, nasale e bronchiale, per le lacrime e, per quanto in tenue quantità, anche pel latte, tanto che il \Velander lo potè riscontrare anche nelle urine dei poppanti. L'eliminazione per la saliva è anche molto scarsa, ma in questa lo iodio compare molto più presto che nelle urine e la sua presenza si costata per un tempo re lati vamente lungo, talvolta per più settimane, mentre dopo eirca venti minuti non se ne scopre più traccia di sorta nella urina. L'azione che questo medicinale esercita nell'economia animale, si esplica sopratutto accelerando il r icambio ma-teriale dell'organismo, e mentre quindi da una parte affretta l'eliminazione delle sostanze regressive, aumentando le secrezioni ed escrezioni e favorendo l'uscita dei materiali inutili, d'altra parte facilita anche il riassorbimento degli essudati ed il rinno vamento dei tessuti, in modo tale da riuscire utilissimo anohe al ripristinamento delle funzioni. Lo iodio inoltre, esplicando un'azione ostile alla vit a ed alla vegetazione dei microrganismi, riesce altresì ut ilizzabile in terapia, per questo suo potere disinfettante. Tra le dermatomicosi curate colla. cato.foresi iodica, abbiamo quattro casi di pitiriasi versicolore che duravano da più anni e si erano mostrati ribelli alle solite cure (grattamento, lavande con soluzione alcalina, fi:izioni con spirito saponato alcalino, pomata allo solfo e snblimato corrosivo), in costoro anche la cataforesi iodica. si mostrò del tutto inefficace. Ug ualmente in due casi di erpete tonsttrante e di alopecia areata non ottenemmo risultati soddisfacenti; anzi in uno di questi ultimi casi l'alopecia sembrò allargarsi. Passiamo adesso ad enumerare le orchiti e le adeniti nelle quali le applicazioni cataforetiche medicate alla. tintura di iodio, hanno apportato un indiscusso vantaggio. Non cred~amo sia convenevole citarA ca~o per caso, facendo uua. inutile quanto lunga casuistica.. Gli ammalati curati che sono tutti registrati negli appositi registri


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SULLA OATAl?ORESI ELETTRICA MEDICATA

del gabinetto di elettro-terapia dell'ospedale militare, saranno da noi classificati in vari gruppi. . OncJuTr. - Dieci individui, dei quali nove con orchite semplice a sinistra ed uno con orchite doppia. Erano tutte orchiti blenorragiche comparse tra il ventesimo ed il quarantesimo giorn·o, dall'inizio della blenorragia, ed in questi le applicazioni cataforetiche furono quotidiane ed eseguite ponendo l'elettrodo positivo con compressa bagnata in tintura di iodio, sul testicolo malato e l'elettrodo negativo sul cordone spermatico; l'intensità della corrente fu da cinque a dieci m. A. per la durata di circa quindici minuti. In tutti questi casi, non uno eccettuato, avemmo con cinque, sei, otto od al massimo dieci delle applicazioni anzi.iette, una completa guarigione. ADENITI VENEREE. -Ne furono curate circa una quarantina e. possiamo assicurare che se l'adenite si trova in un primo stadio ed ancora non c'è fluidificazione, si ha nel novanta per cento la guarigione; se invece c'è già. fluidificazione, questa è completa dopo solo due o tre applicazioni. Ad ogni modo quindi la cataforesi iodica. risponde perfettamente a tutti i requisiti di una cura razionale, poichè nel periodo incipiente impedisce la. suppurazione e procura la risoluzione, mentre in un periodo più avanzato, quando questa non può più ottenersi, facilita la suppurazione. Dei trent.otto casi c urati, ventisei guarirono, mentre in dodici si dovette procedere alla cura chirurgica. La cataforesi fu praticata applicando quotidianamente con le stesse norme sopra-esposte: la tintura di iodio positivamente con corrente di intensità da cinque a dieci m. A. per la dmata di dieci minuti. ÀDENITI TUBERCOLARI. Per quanto il numero dei curati sia assai scarso, solo tre (;asi, pure dalle osservazioni che ci venne dato di fare, sia manoscopiche che istologiche, ~:~ulle ghiandole assoggettate a cataforesi iodica, crediamo di poter trarre qualche utile considerazione. Le adeniti tubercolari curate furono tutte latero-cervicali. Si trattava di masse ghiandolari in vari stadi, alcune con fluidificazione manifesta, altre costituite da tumoretti ghiandolari piccoli, duri e spostabili. Le applicazioni cataforetiche quotidiane della durata di quiu~ici minuti e con corrente d'intensità da éinque a dieci m A, per quanto protratte per un tempo abbastanza lungo, mentre ridussero in breve la tumefazione ghiandolare nei primi stadi, non riuscirono, in nessuno dei casi, a far arrestare il processo di fluidificazione, in quelle in cui si era già iniziato, onde fu mestieri procedere chirurgicamente. Assi· stemmo all'operazione e pregammo il signor capitano Boccia, capo re-


SULLA GATAFORESI ELETTRICA MEDICATA

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partò della chirurgia, di enucleare q un lche ghiandola che componeva gli ammassi ghiandolari e che, almeno clinicamente, appariva guarita. In un caso tale enucleazione non fu possibile così grande era lo sviluppo connettivale e le adereu7.e che le ghiandole avevano contratte coi tessuti circostanti.

Dette ghiandole erano irregolarmente sferiche, si erano ridotte alla grandezza di un piccolo fagiuolo e la loro consistenza era divenuta duro-elastica. Negli altri due casi nei quali le aderenze erano meno tenaci, qualche ghiandola fu potuta enuclear e, e fissata parte in liquido di Jlermcmn, parte in alcool e sublimato acetico; per la colorazione ci servimmo della miscela del Pianese e della saffranina e verde luce (per i pezzi fissati in acido asmico) e delle comuni sostanze coloranti per gli altri. Osservate le sezioni, in tal modo colorate, ecco q uanto ci fu dato costatare: Sotto la influenza della cataforesi, come fatto principale, si riscontra l'ispessimento della capsula che raggiunge proporzioni rilevanti. Mentre in preparati di ghiandole tubercolari che non subirono alcun trattamento, la capsula si nota infiltmta qua e là. di numerosi piccoli elementi mononucleari che costituiscono l'infìl tramento parvi cellulare, nelle ghiandole invece assoggettate alla cataforesi jodica si nota che la capsula è costituita dalle comuni fibre del connettivo, tra le quali esiste appena qualche elemento mononucleato. Questo fatto si spiega benissimo, ammettendo che la ca.taforesi ecciti le cellule del connettivo le quali, dallo stato cellulare passando all'organizzazione cicatriziale, circoscrivono questi infiltrati parvicellulari e li strozzano; e questo è uno dei fenomeni che si verificano nella guarigione naturale della tubercolosi, (focolai obsoleti, ad esempio). D'altra. parte non mostrandosi tale processo in maniera così evidente, nel centro e nel resto della ghiandola, bisogna dedurre che il processo si svolge dalla periferia al centro. · Inoltre osservando prepa.rat.i di ghiandole tubercolari che non subirono alcun trattamento curativo, si vedono tra gli infiltrati parvicellulari, delle cellule cha sono grossi mononucleari, con abbondante protoplasma e che in qualche caso costituiscono addirittura dei gruppi, nel cui centro può o no esservi una cellula gigante. Nelle ghiandole trattate con la cataforesi questi elementi sono più abbondanti e tendono altresì ad organizzarsi in connettivo adulto che cerca di circonscri vere il tessuto tubercolare. Evidentemente ciò ha un duplice effetto favorevole alla. guarigione naturale.


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SULJ,A CATAFORESI ELETTRICA MEDICATA

l o La presenza d! queste cellule mononucleate grosse (cellule epitelioidi) rappresenta un attivo elemento f'agocitico nel senso del .Metschniko(f. 2° L'organizzazione in connettivo limita, come sopra abbiamo detto, il processo morboso. L'Huete1·, propugnatore della cura chirurgica nelle adeniti tubercolari, basandosi sulla innocuità operatoria e sull'influenza che questi · focolai tubercolari possono avere sullo sviluppo di una lontana tubNcolosi generale, sostiene che l'adenite tubercolare non si curi in altro modo che con un bistorì ben tagliente. Ma nel collo no n sono pochi i pericoli della dissezione; chirurghi come il Trendelemmwg, Billroth, Rot~a; e Paulet hanno perduto infermi sot toposti alla loro cura, per ferite della giugulare con penetrazione di aria, ferite delle arterie e del dotto toracico, poichè se è facile enucleare un ganglio libero e mobile, non è niente affatto facile, nè senza pericolo, estirpare delle masse ga.nglionari conglomerate ed immobili per numerose aderenze infiammatorie. Ugualmente le iniezioni di etere iodoformizzat o, che sono . quanto di meglio noi possediamo, per combattere con successo tale processo infiammatorio, non sempre rispondono e talora sono di difficile esecuzione e non prive di pericoli; specie quando debbono ·essere praticate su piccoli e duri gangli mobili, si risch ia di spingere l'etere nella regione cervicale, producendo in tale località un enfisema terapeutico grave per l'angoscia che lo accompagna. St ando cosi le cose, a noi sembra che nelle adeniti tubercolari sia, specie nelle forme iniziali, sempre da tenta.rsi la catafore::~i e solo in in caso negativo e quando nei tumori ghiandolari si noti fluidificazione allora si aspirerà il pus ca.seoso e si praticherà l'iniezione di etere iodo· formizzato. Concludendo dunque diremo che la cataforesi si è a noi dimostrata inefficace nella cura delle dermatomicosi parassitarie, utilissima invece nelle adeniti ed orchiti veneree. Nelle adeniti tube1·colari poi, per tutto ciò che abbiamo detto, la cataforesi iodica, è, secondo noi, sempre da t entarsi, e solo in secondo t empo, quando cioè non si siano ottenuti >antaggi rilevanti, è lecito passare ad altre cure (cura delle iniezioni parenchimali di etere iodoformizzato, cura chirurgica). Ci sia concesso alla fine di questo lavoretto di porgere i nostri doverosi ringraziamenti al signor colonnello Capora.so cav. Luigi che, essendo direttore di questo ospedale, oi fu largo di cqnsigli e di aiu~i ed al signor maggiore De Cesare che ci guidò nelle ricerche.


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SCUOLA D'APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE LABORAT ORIO DI DATfBRIOLOGIA DIRP.TTO DAL IIAGGIOR!t .IJEDICO PIIOF. F. TESTI

SULLA BIOLOGIA DEGLI ANAEROBI Contributoalla patogenesl dl alcune infezioni chirurgiche Per Il Dott. Glovaanl G rix o.;i , tencnto medi.!o

I. La geniale concezione pasteuriana che nell' eterna trasformazione della materia organica. per mezzo dei microorganismi, l' azione di questi fosse intimamente connessa al lavoro noordinato di alcune classi microbiche, per modo che la metamorfosi della sostanza, portata ad un dato grado da alcuni, venisse ripresa e condo·tta al termine da altri, era imperniata sulla grande divisione da lui stabilita dei germi in aerobi ed anaerobi. Questi avevano il compito di continuare l'opera di quelli, a condizione però che i primi avessero assorbito l'ossigeno esistente, ed allontanato quello di nuova formazione, senza di che i secondi non potevano, nonchè lavorare, neppur vivere. Questa teoria suggestiva e feconda, applicata anche alla patologia. animale, richiese lo studio minuto di alcuni organismi microscopici che, causa di malattie gravissime, non potevano vivere nè esercitare la loro attività, se non sottratti all'influenza· dell'aria atmosferica. Si ricorse perciò ad espedienti molto ingegnosi per escludere, dai substra.ti di coltura ove e.s si erano stati immessi, l'ossigeno, sostituendolo con un gas- indifferente o col vuoto. Si giunse in questo modo ad averli in coltura pura ed a poterne studiare i caratteri biologipi. Era. però facile intendere come con questo mezzo non si riproducessero, neppure in grado approssimativo, le condizioni naturali di vita. di questi germi, i quali crescono in simbiosi od in antagonismo oon altri, e quindi come non si potesse giungere, per questa via, ad una concezione esatta dell'azione patogenetica. di essi.


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SULLA BlOLOGIA DEGLI ANAEROBi

Essendosì notato che gli anaerobi obbligati potevano, nei nostri laboratori, svilupparsi all'aria qualora venissero coltivati con altri avidi di ossigeno, si confermò la credenza che realmente fosse l'ossigeno il nemico di alcuni organismi, ai quali si diede perciò allora il nome di ossigenofobi, e che l'esclusione assoluta di esso, fosse l'unica. ragione dello svilu1)po. l\:[a questo concetto troppo semplicista ed unilaterale non poteva a lungo soddisfare : il mezzo nutritivo, in cui i germi aerobì erano cresciuti prima e più rapidamente degli anaerobi, doveva pure aver subito modifìcazioni chimiche importanti. Alla stretta ed esclusiva influenza dell'ossigeno, doveva aggiungersi quella de1la composizione del substrato. Infat.ti si era rilevato che gli anaerobì si sviluppano a preferenza nel brodo preparato di recente, anzichè in quello vecchio di pochi giorni; Kitasato avera veduto che quando al brodo di Koch si aggiunge qualche particella di glucosio, di formiato o di solfo-indigotato di soda la moltiplicazione del bacillo del tetano è più rigogliosa e rapida; e Bessn aveva trovato che , il modo migliore per ottenere il v.ibrione settico molto attivo, è quello di coltivarlo direttamente su carne tritata. Lo studio del problema fu spinto innanzi con grande att1vità in quest'ultimo decennio. Kedrowsky (1885), avendo constatato che il clo:;tì·idùtm butyricttm ed il bacillo del tetano crescono sull'agar ove si è sviluppa.ta una sarcina, uccisa poi col cloroformio, emette l ' ipotesi che gli aerobi, vivendo in simbiosi con gli anaerobi, producano un fermento cbe facilita lo sviluppo di questi. Ma a Scholz, l\fatzuschita, Oettingen, Bienstok non riesce di confermare queste osservazioni. Anzi Oettingeu (190>3) ritiene che non si tratti di un fermento solubile, ma di un fermento organizzato che cooperi allo sviluppo dell'anaerobio il quale non può vivere all'infuori di quelle condizioni. Debrand però, tre anni prima, aveva osservato che si potevano ottenere delle culture anaerobiche di tetano seminando q uesto bacillo su colture filtrate di bacillo .sottile, e che era anche possibile su questo mezzo, che indubbiamente contene•a sostanze favorizzatrici, far crescere il bacillo di Nicolaì'er in uno stato di aerobiosi, per quanto non completa. Rienstok, più tardi, (1903) facendo crescere su fiocchi di fibrina ben lavati e bianchi, sterilizzati nel liquido di Uschinsky, il piocianeo, che in segui!;o veniva ucciso con un'esposi· zione a 100": vide un germe anaerobico assoluto, il bacillu,s put1-i(icus, svilupparsi rigogliosamente allo stato aerobico. Se il ·piocianeo non aveva esercitato preve.nti va mente la, sua azione sulla fibrina, il pu· trifico nou cresceva più su quel terreno. Questa facoltà era posseduta solo da quegli anaerobi che decompongono l'albumina: il vibrione set-


SULT.A DIOL.OGIA DEGLI ANAEROBI

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tico, il bacillo botulino e quello del carbonchio sintomatico sono fra questi; il bacillo del tetano invece non h a azione putrefacente. Da questi studi la. teoria della simbiosi di Pasteur usèiva grandemente scossa, e l'alta muraglia che separava i due grandi regni degli aerobi ed anaerob1.minacciava royina.

II. Queste erano le nostre conoscen ze in materia quando ripresi le indagini sulla patogenesi della infezione tetanica. In due studi pubblicati ne118!.l±·95, io dimostrai, contrariamente a quanto allora si riteneva: cb e il bacillo del Nicola'ter vi ve nel suolo allo stato aerobico; che come tale si può direttamente ricavare dal terreno, dove è privo, in condizioni normali, della proprietà di produrre tossina; che fino a quando il bacillo tetanico, coltivato negli usuali mezzi nutritivi, resta aerobico è un volgare saprofita. ·Queste mie ricerche erano complemento èli una serie di importantissimi studi fatti in quegli anni nel gabinetto del prof. Vincenzi, da lui stesso e dal Righi. Essi, studiando la biologia del bacillo del tetano, aveYano messo in evidenza molti fatti nuovi, che poi vennero confermati da altri r icercatori. Fra i più interessanti, in relazione al presente lavoro, meritano di essere ricordati: il bacillo del Nicola'ier è un anaerobico facoltativo; essi infatti con passaggi graduali giunsero a farlo crescere allo stato di purezza ed in presenza dell'aria atmosferica; nel corso di quella preparazione a vita aerobica il bacillo giunge ad un punto medio nel quale da uno stesso trapianto si possono ottenere coltu~e anaerobiche ed aerobiche; La tossicità. enorme delle colture anaerobiche primitive scema man mano che si aqitna il bacillo a crescere in presenza dell'ossigeno, fino a che cessa completamente, quanrlo i l microrganismo cresce bene all'aria. libera. Io continuando nello stesso gabinetto quegli studi, dopo aver confermato quelle indagini minuziose ed accurate, e dopo aver messo in evidenza che il b. del tetano del terreno passando dallo stesso aerobico all'anaerobico solo allora diventa patogeno quando lo si coltiva alla Kitasato, lasciando cioè prima moltiplicare il bacillo in presenza dei numerosi batteri che lo accoro pagna vano nel suolo da cui era stato


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ricavato, potei stabilire in quali circostanze naturali, l'infezione si poteva verificare, spiegando così logicamente la rarità grande della malattia, malgrado l'ubiquità del germe, e mettendo in evidenza come in natura il bacillo tetanico, per riuscire paJ.ogeno ha bisogno di un cumulo di circostanze favorevoli quali solo, eccezionalmente e per bre· vissimo tempo, può incontrare. Questi studi furono ampiamente confermati da F erran, Chudiakow, ValagussR. ed altri, e nel recente trattato di Wa!lsermanne Kolle: q Die pathogenen Mikrorganismen » trovo con grande autorevolezza propugnato quanto io allora sosteneva, che questi adattamenti a condizioni diverse di vita da parte del b. del tetano, devono aver in nat ura una importanza speciale.

*** Nuovi fatti sperimentali e clinici messi in rilievo in quest'ultimi anni, mi indussero a proseguire ed estendere le ricerche sulla patogenesi del tetano. All'autopsia di persone morte di questa malattia fu riscontrato da Hohlbeck, Creite, ecc. il bacillo specifico nel sangue e negli organi interni; mentre si era sempre concordemente ritenuto che esso rimane localizzato, se pur non scompare del tutto, nel punto dove primitivamente era penetrato. Vincent, più di recente, (1904) osservò che il calore e l'ipertermia possono modificare le condizioni patogenetiche abituali dell'infezione tetfVlica, · e creare uno stato di suscettibilità. tale che il bacillo si diffonde in tutta l'economia dell'animale colpito. L'elevata temperatura modificava la biochimica dei tessuti, o conferiva solo al germe una particolare virulenza? Ritenni che il terreno sopratutto E~.vesse subito in queste circostanze alterazioni notevoli, e mi proposi di studiarle. Basandomi sulle ricerche di Roger, il quale aveva visto che il bacillo del carbonchio sintom9;tico (anch'esso anaerobico obbligato) si sviluppa rigoglioso, in presenza dell'aria, sui tessuti ·animali asportati asetti~a.mente e conservati a temperatura di 34°0 in vasi sterilizzati, e su quelle di Gvosdiansky sullo sviluppo di alcuni batteri su mezzi preparati con organi interni, e di Caporali e Rizzacasa sugl i organi come terreni di coltura di microrganismi, volli tentare il mezzo che questi autori non avevano sperimentato, perchè di difficile ed incomodo U'30: il parenchima degli organi interni non sottoposti a sterilizzazione.


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Su frammenti di organi interni prelevati asetticamente da animali sani, uccisi a questo scopo, e conservati in capsule di vetro st erili, come su altri pezzi degli stessi tessuti immersi in liquidi ~ari (acqua sterilizzA.ta., R.P.Ilna. distillata e sterilizzata, soluzione fisi ologica. di cloruro di sodio, brodo di Koch) e tenuti in osservazione al termostato per 48 ore, innestai il bacillo tetanico, e il tutto tenni a temperatura. di 41-42C. Dopo due giorni le provette contenenti il brodo presentavano un intorbidamento manifesto, ed all'esame microseopico si videro abbondantissimi bacilli setolosi alcuni dei quali con spora. terminale rotonda. Anche negli altri liquidi si era avuta una moltiplicazione evidente, ma meno marcata; nulla osservavasi nei tubi di controllo. Esperienze ripetute a più riprese nei giorni successivi diedero risultati identici, anche quando q~esti nuovi substrati nutriti vi erano mantenuti in termostato a 37C. Dubitando che la. vecchia coltura di bacilli del Nicola!er avesse subito modificazioni nel soggiorno di oltre due anni nel medesimo mezzo nutritivo (agar ad alti strati con numerose screpolature) chiesi altri campioni, ed intanto continuai le ricerche con questo germe (che verosimilmente si era abituato alla vita aerobica nel lunghissimo tempo tras~orso) e con una coltura di carbonchio sintomatico. I nuovi risultati confermarono pienamente i primi : il bacillo del tetano e quello del carbonchio sintomatico crescevano in coltura pura ed in contatto dell'aria atmosferica nei substrati nutritivi contenenti pezzi freschi di organi interni. Questi stessi germi erano incapaci di moltiplicarsi nelle stesse condizioni d'a.erobicità quando non vivessero in presenza di tessuti organici· animali. I brodi glucosato, lattosato, maltosato, con l'aggiunta di tali organi, costituivano un ottimo mezzo nutritivo per i due germi; l'agar e la gelatina. a.neh'esse permettevano ad essi la vita. aerobica rigogliosa. e ti piea. Fin dai primi tentativi notai che questi substrati erano sensibilissimi alle elevate temperature. Se immergevo i pezzi in a.ga.r e gelatina fluidificate, prima. che il calore in esse fosse notevolmente diminuito, il terreno nutritivo risultante, anche se innestato con abbondanti quantità di germi anaerobi, rimaneva sterile. L'organo incluso nell'agar o nella gelatina appariva. pallido, esangue, invece di conservare il colore normale. Pqtei però rilevare come ciò che modificava le proprietà del substrato, più che l'elevazione momentanea della temperatura, era la prolungata permanenza a gradi elevati, per quanto di molto inferiori a quelli necessari per sopprimere in pochi minuti


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tale qualità. Era sufficiente raffreddare in modo rapidissimo il substrato riscaldato per conservargli un'attit udine che esso perdeva quando il raffreddamento, abbandonato alle condizioni dell'ambiente di laboratorio, avveniva con grande len tezza.

Questa circostanza mi fu chiarita da una accidentalità. Sterilizzando frazionatamente del siero di maiale, che desider ava conservare liquido, accadde in sesta giornata che, per un guasto dell'apparecchio, la temperatura salisse momentaneamente in modo da coagulare il siero. In seguito constatai che i tubi che erano stati rapidamente raffreddati permettevano lo sviluppo aerobico dei germi anaerobici, mentre gli altri lasciati nell'apparecchio che aveva perduto il calore molto lentamente, consentivano la vita agli stessi germi, solo fuori del contatto dell'aria. I n brodo il bacillo tetanico e quello del carbonchio sintomatico si moltiplicavano specialmente vicino al pezzo di organo, intorbidavano il liquido, e si depositavano al fondo e sulle pareti della provetta come un sedimento ardesiaco. Anche l'organo in 4a-5a giornata assumeva pure tale colorazione, ed inoltre si riduceva di volume e si rendeva spa ppolabile; dopo qualche settimana esso era ridotto ad un piccolo cencio plumbeo, attaccaticcio, che si lasciava traversare senza difficoltà dall'ansa di platino. Questa decomposizione dell'organo, evidentissima nel brodo, era meno marcata nell'agar e nella gelatina, ma in qnesta, q uando era fluidificata, la riduzione procedeva molto r apida. L e ~onsta.tazioni fatte su q nei due germi furono ~confermate pienamente dalle ricerche istituite su cult ure di tetano, edema maligno e carbonchio sintomatico avute dal laboratorio d'igiene diretto dal prof. Sciavo. P er precauzione facevo sempre i trapianti in substrati con organi da colture strettamente anaerobiche. Accertata la moltiplicazione facile di questi tre microrganismi all'aria, nei mezzi nutritivi contenenti organi interni, fra i quali notai che il fegato e la milza erano quelli da preferirsi perchè davano risultati più uuiformi e costanti, volli studiare la biologia del germe sviluppatosi in questi n uovi substrati, e sopr atutto l'influenza che questo terreno esercita sulla virulenza. Inoltre, continuando le mie ricerche precedenti sul t etano, mi proponeva di indagare se da questo substrato favorevolissimo i germi anaerobi riuscissèro g radatamente ad abituarsi a vivere, sempre in contatto dell'aria atmosferica, ma in condizioni di nutrizione meno favorevoli, se cioè essi fossero capaci di modificare la loro q ualità di esseri


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riducenti in quella di ossidanti, traendo l'ossigeno, di cui anch'essi hanno bisogno per alimentarsi, anzichè dalle so:>tanze su cui vivono, dall'aria direttamente. Ciò p·er spiegare il fatto indiscutibile che se gli anaerobi possono trovare con facilità più o meno grande delle condizioni ottime di vita nel terreno, si ritrovano il più spesso in condizioni sfavorevoli date dalla luce, dall'aria, dalle influenze diverse fisiche e chimiche, malgrado le quali non solo riescono a v.ivere, ma a moltiplicarsi. Mentre erano· in corso queste ricerche il •rarozzi, dell'istituto di anatomia patologica di Siena, comunicò all'Accademia dei fìsiocritici un nuovo metodo di coltivare facilm ente all'aria in coltura pura i germi anaerobici che era identico a. q uello che io andava sperimentando. Egli, con altro scopo, e forse seguendo altri conceUi, aveva conseguito lo stesso risultato. I fatti osservati indipendl:lntemente da entrambi collimano quasi in totaiità; siccome però i nostri studi avevano mete diverse seguimmo, come era naturale, vie pure diverse. Co ntinuando le ricerche per chiarire le condizioni naturali di infezione, oltre che del tetano, dell'edema maligno e del carbonchio sintomatico, osservai che erano sufficienti esigue quantità d'organi per conferire ad un terreno di coltura, primitivamente inadatto, la facoltà di lasciar crescere gli anaerobi all'aria libera. Risultato consimile si ottiene quando il frammento d'organo venga lasciato per almeno 4-5 ore immerso nel brodo di K och, e poi asportato. Nell'agar e nella gelatina ciò è meno costante, forse percbè iJ riscaldamento cui ~i devono in seguito sottoporre questi mezzi nutritivi, distrugge od attenua questo qnid favorizzante che pare non si diffonda con uguale facilità in q nesti terreni colturali solidi. Si può ottenere lo scopo con maggior facilità tenendo immerso il pezzo di fegato o di milza in lianto broùo, quanto è sufficiente a ricoprire l'agar o la gelatina distesi a becco di :flauto, che saranno liberati del liquido e dell'organo prima di innestarvi il germe voluto. Si perviene anche ad ottenere la moltiplicazione all'aria di questi anaerobi, facendo dei trapianti consecutivi da terreni con organi, quando si abbia cura di asportare una quantità sufficiente del precedente substrato, ma sempre più piccola. Si giunge in questo modo gradatamente ad aver rigogliose colture di tetano, edema maligno e carbonchio sintomatico sugli ordinari mezzi nutritivi di laboratorio privi di q ualunque traccia di organo. Tale adattamento alla vita aerobica su brodo, aga.r e gola.tina comuni, si raggiunge con minor lentezza partendo da colture con organi, che da colture anaerobiche schiette. Dappoichè, come già. era riuscito ad aver con lenti e graduali passaggi l'adatta-


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m en to del bacillo del Nicola:ier a vita aerobica partendo da colture anaerobiche, così quest'anno riuscii ad abituare con lo stesso sistema a crescere all'aria atmosferica il bacillo· settico dì Pasteur e quello di Chauveau. · L'adattabilità di questi diversi microrganismi al nuovo ambiente è 1p0lt.o differente: il carbonchio sintomatico è quello che ha meno esigenze, quindi il bacillo dell'edema maligno, e da ultimo il bacillo tetani co. Fra q nes ti d ue sta, come ebbi modo di constatare più tardi, il bacillo botulino d i V an Ermenghem. La strada inversa. .offriva delle d ifferenze notevolissime: i quattro microbi, abituati a crescere aerobicamente, trasportati d ' improvviso in un substrato con organi, si sviluppano rigogliosi, mentre n ou crescono p iù se coltivati di botto, fuori della presenza dell'ossigeno, nei terreni nutritivi usuali. Questo fenomeno, già rilevato pel bacillo del tetano da Vincenzi, da Righi e d a me anni or sono, ed ora riscontrato in questi altri tre germi, contraddice con quanto Chudiakow osservò nel bacillus buty?·ictts. Le nostre constatazioni però dimostrano, ancora nna volta, la plasticità del p rot oplasma batterico che riesce a. cambiare a poco a poco, in una stessa cellula, il suo modo di alimentazione, come già era stato osservato in alcuni lieviti, mentre la osservazione del Chudiakow rimane poco spiegabile. L ' invecchiamento, come vide a nche il Tarozzi, fa scomparire nei su bstrn.ti con organi la facoltà. di lasciar crescere aerobicamente gli anaerobi. Il tempo però varia a seconda degli organi che entrano a costituire jl mezzo colturale, a seconda d ell'età dell'animale che ha fornito il materiale e secondo la temperatura alla quale si conservano 1 pezz1. Alla temperatura di 10-12• i substrati si conservano buoni anche dopo un mese; man mano che la temper atura si innalza essi si esauriscono con maggior celeri tà. Conservati al termostato si osserva qualche risultato negativo dopo ci n q ne giorni. Il siero di m aiale che lasciava crescere i quattro microrganismi aerobicamente, mantenne questa proprier,à circa 50 giorni. · L 'organo più a lungo utilizzabile è il fegato, q uindi la milza.. Il rene, il cuore, il polmone danno molto presto risultati negativi. Gli animali che hanno ragg iunto il loro completo sviluppo sono i più adatti ; i vecchi ed i troppo giova,ni rispondono scarsamente. Qualcuno pare del tutto inaùatto : con gli organi di un gattino di circa due mesi di vita non riuscii ad avere alcuno sviluppo su alcun substrato. o

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Il terreno con organi, sopra.tutto il brodo, costituisce per gli anaerobi un mezzo molto più favorevole di quelli altri in uso e dai quali si esclude l'ossigeno. Colture vecchie di tetano, conservate nel museo del gabi~etto da dieci anni su aga.r ad alti strati, si svilupparono sul brodo con organi, mentre non diedero segno di vita. nè sull'aga.r e sulla gelatina con frammenti d'organi interni, nè nelle ordinarie colture anaerobiche. I caratteri colturali dei quattro germi studiati non presentarono delle modificazioni notevoli. Rilevai solo che nei t erreni con organi la sporificazione era più celere ed abbondante, cosi pure ricca era nei substrati normali ove i microorganismi in esperimento, dopo un lungo periodo di adattamento, si erano abitu11.ti a crescere all'aria libera. I cinque campioni di bacilli del tetano, compreso quello avuto dall'istituto d'igiene di Torino, ed uno virulentissimo da me ricavato dal sangue di un cane, inoculato con tripanosoma Brucei, fluidificarono costantemente il siero di maiale preparato come innanzi ricordai. La fluidificazione procedeva rapida in principio, dando abbondante gas; in seguito rallentava, per an-estarsi da ultimo davanti ad un blocchetto residuale di siero, che rirp.aneva intatto anche -dopo cinque mesi, e che .aveva assunto un colorito plumbeo. Nel siero solidificato e sterilizzato normalmente, solo il bacillo ottenuto dal cane tripanosomiaco, diede, fuori del contatto dell'aria, una limitata fluidificazione. Le colture aerobiche di tutti i nostri germi producevano scarsa quantità. di gas. Questo carattere appare più spiccato nelle colture di carbonchio sintomatico, dove il penetrante odore di acido butirrico va attenuandosi fino a scomparire completamente nelle colture in agar ed in gelatina per striscio in mezzi privi di organi. Su questi mezzi nutritivi il bacillo di Chauveau perde la facoltà di fluidificare la gelatina, per riacquistarla dopo due o tre trapinnti in brodo con organi. La produzione di gas e la virulenza viene riacquistata con molta maggior lentezza. Ma il fatto cui rivolsi la maggior attenzione, e che ritengo il più intere~saute per lo studio della. patogenesi di queste diverse inf~?.ioni da anaerobi, è il modo di comportarsi della. virulenza. Coltivando i diversi germi, provenienti da colture anaerobiche, nei substrati con organi, sopra.tntto in quelli in brodo, si nota che la virulenza, dopo·alcuni trapianti, aumenta: i microbi virulenti diventano virulentissimi, e quelli inattivi lentamente producono tossina. I bacilli cresciuti da lungo tempo in aerobiosi nei comuni mezzi nutritivi e quindi privi di tossina, solo dopo molteplici passaggi e luoghi soggiorni in brodo con organi acquistano il potere di uccidere gli animali suscettivi conia sindrome fenomenica propria. ad ognuno di essi. Ad un certo


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periodo, non inferiore ad un mese, il potere tossico scema progressivamente, fino a scomparire, se il germe non viene trapiantato in un nuovo substrato favorevole. Verosimilmente quel quùl favoregg iante è stato consumato od in alt.ro modo distrutto, e la tossina in contatto dell'aria va attenuandosi per tma lenta e progressiva ossidazione. Il miglior substrato, sotto questo punto di vista, è il brodo con organi: la virulenza viene acquistata con maggior celerità che nei mezzi solidi. Il terreno è chimicamente più propizio, ovvero la tossina si diffonde solo con maggiore facilità e celerità in q nel m ezzo liquido? La gelatina, dopo la fluidificazione, era indubbiamente più ricca di tossina di prima, ma conviene anche ricordare che in questo terreno colturale la peptonizzazione del substrato ric~iede un t empo più o meno l ungo, ma sempre superiore a quello, occorrenti} per un'abbondante moltipliplicazione in brodo, e perciò più adatto a far accumulare prodotti to:Jsici. Del r esto anche quando si cerca di abituare gli anaerobi a vi vere in presenza dell'ossigeno, negli usuali terreni nutritivi, si nota che la diminuzione della virnlepza pr ocede meno rapida nel brodo, che nell'agar e nella gelatina. Ciò per quanto permette di constatare la att.ività straordinaria della quale sono dotMi questi p rodotti microbici che producono i loro effetti sugli animali di esperimento a dosi piccolissime. P er il confronto io coltivava in agar ad alti strati i bacilli nello stato di virulenza primitiva, q ua.le cioè l'aveva constatata nelle p rime ricerche. Le mie indagini furono limitate ai . quatt1·o germi patogeni ricordati, per non esorbitare dallo scopo del mio studio sulla patogenesi di alcun e infezioni chirurgiche da anaerobi. Dalle osservazioni già riferite e da quelle che esporrò in seguito, emergono due circostanze capitali che possono gettare molta luce snl modo di prodursi delle infezioni da bacilli del Nicola'ier, del Pasteur, dello Chauveau. Vien dimostrato, ancora una volta, che la classica, rigida divisione fra · germi anaerobi ed aerobi, come era stata concepita dal Pasteur, ed accolta dai batteriologi, non ha ragione di sussistere. Dopo che Vincenzi, per il primo, adattò costantemen te e sistematicamente uno stesso bacillo ossigenofobo, quello del tetano, a vivere in presenza od in assenza dell'aria atmosferica, e Chudiakow vide che i bacilli dell'edema maligno e del tetano possono ancora moltiplicarsi ad una pressione di 2 millimetri d'aria, e quello del carbonchio sinto-


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matico a 40 millimetri, altri molti estesero queste conoscenze, dimostrando anche che i germi aerobì possono sopportar bene la privazione dell'ossigeno quando non vengono a mancare di opportuni alimenti. Ma su questa via si procedette ancora più oltre, ed avendo constatato come il bacillo di Chauveau a 40 millimetri di pressione d'aria utilizza l'ossigeno impiegandolo in ossidazioni, ed un altro germe diverso, aerobio per eccellenza, il bacillo sottile, modifìça, per la presenza o l'assenza dell'aria, le sne condizioni alimentari tanto che mentre nell'aria esso preferisce il destrosio alla glicerina, e sotto forte pressione di ossigeno la glicerina al destrosio (Chudiakow) si intravide che forse al mezzo nutritivo era dovuta l'azione preponderante sulle manifestazioni biologiche dei cosidetti anaerobi. Dalle presenti ricerche mi pare che questa influenza balzi evidente, indiscutibile. L 'influenza che questo diverso modo di intendere la biologia degli anaerobi esercita sulla concezione, più consona coi fatti naturali, dell'ezioiogia e patogenesi di certe malattie microbiche, l'esporrò dettagliatamente in seguito.

*** Ora stralcio daf mio libro di esperienze alcuni fatti che a me pare abbiano stretta attinenza con .le presenti ricerche, e che furono da me osservati nello studiare le r~.gioni per le quali i germi anaerobi obbligati presentano uri comportamento diverso rispetto a certi gas di cui ci serviamo per coltivarli. Esperimentai col gas illuminante che, proposto da \Vurtz e Foureur in sostituzione dell'idrogeno per le colture anaerobiche, diede nelle mani di sperimentatori diversi, risultati contradditori, forse a cagione delle proporzioni varie di elementi inquinanti e deleted (ammoniaca, acido solfidrico, . cianogeno, solfuro di carbonio ecc.) che si trovavano nei prodotti us::tti. Il gas illuminante di Firenz~, quale viene distribuito, non. impedisce lo sviluppo in brodo di alcuno dei quattro microrganismi studiati. Dopo numerosi passaggi fatti per quasi sei mesi, non mi riuscì mai di osservare alcuna modificazione nella celerità di moltiplicarsi, n ella facoltà. di sporulare, nella virulenza pel bacillo del carbonchio sintomatico e dell'edema maligno; notai invece un ritardo di sviluppo per il bacillo tetanico e pel botulinico. · Privando però il gas dell'acido solfidrico, col farlo gorgogliare dentr·o una bottiglia di Wolff contenente uria soluzione al 10 per 100 di 3t - Giorr1ate .Ueclico.


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permanganato potassico, i quattro microrganismi si moltiplicavano molto più celermente che nel gas intero. Le colture in brodo erano sempre le più rigogliose, sebbene per l'ngar e la gelatina seguissi il procedimento di fonderli mentre erano sotto l'azione del gas e poi !asciarli solidificare lentamente. Nei numerosi saggi fatti col gas, privato dell'ammoniaca per mezzo dell'acido solforico, lo sviluppo mancava completamente nell'agar e nella gelatina, in brodo era nullo o debolissimo. La ragione dei risult ati incestanti avuti nelle colture in brodo n on mi è stato possibile ritrovarla; constatai solo che nei brodi vecchi la moltiplicazione era più facile che in q uelli freschi. I brodi ai quali si era aggiunto del g lucosio, maltosio o lattosio presenta,·ano lo stesso compor tamento. Le colture in b rodo, fatte con gaz che era gorgogliato in acido solforico non ancora adoperato, riuscirono costantemente sterili; quando in vece al fondo della bottiglia si formavano dei precipitati biancastri e il liquido si oscurava, e probabilmente l'acido solforico erasi saturato e quindi non tutta l'ammoniaca era trattenuta, i germi innestati nel brodo crescevano abbastanza bene, e qualche vol ta li osservai sulla superficie dell'agar disteso a becco di flauto. L 'ammoniaca dunque era utile, forse necessaria, allo sviluppo di q uei bacilli anaerobi. .M:a esercitava una sempli~..:e azione fisica, molecolare, osmotica, oppure si era in presenza di qualcuno di quegli effetti multipli e molto complessi, dovuti probabilmente ad un'azione ch1mica sul protoplasma vivente o sui suoi prodotti d'elaborazione, che sogliono nascere dal contatto intimo dei corpi brut i con gli esseri vivi? Sapendo che il vibrione settico, il carbonchio sintomatico, il bacillo botulino, ed il bacillo tetanico banno bisogno come sorgente di azoto di molecole relativamente complesse (Achalme), e che certi lieviti trovano nell'ammoniaca un alimento eccellente, dopo essermi convinto che le soluzioni acquose di nitrato, carbonato e cloruro di ammonio non permettono lo sviluppo di alcuno di questi germi, mescolai questi sali con i più comuni substrati di laboratorio (brodo semplice, glucosato, lat tosato; agar semplice e glucosato, gelatina). Vidi che i quattro germi si sviluppavano lentamente all'aria nei primi innesti in brodo, e poi nei trapianti successivi in identico mezzo nutritivo con maggior celerità e rigoglio: le colture presentavano un abbondante sedimento, costituito da bacilli e da numerosissime spore, ed il liquido diventava opalescente. Degno di rilievo è il fatto che nelle prime colture la sporificazione dei quattro germi era rapidissima, mentre nei passaggi in nuovi


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substra.ti questa attività. andava gradatamente diminuendo, fino a che scompariva al settimo ed ottavo trapianto. Allora, anche dopo trascorsi molti giorni, non si riusciva ad osservare alcuna spora, mentre invece i bacilli si moltiplicavano abbondantemente, formando filamenti lunghissimi. Facendo trapianti in colture anaerobiche in agar ad alti strati, questi bacilli si sviluppano, lentamente in principio, meglio in seguito, riacquistando, dopo uno o due passaggi, la loro forma caratteristica, e la proprietà. di sporifica.re. Scarsissima. era invece la produzione di gas. In brodo, sotto gas normale o pri~o di acido solfìdrico, o nel vuoto, i germi, ottenuti dalle culture contenenti sali di ammonio, si sviluppavano bene del pari. I trapianti fatti in brodi comuni ed in presenza dell'aria riuscirono costantemnte negativi. Anche il brodo glucosato, che con un preparato di ammonio costituiva un ottimo mezzo nutritivo per i quattro anaerobi, cla solo era incapace a permettere qualsiasi moltiplieazione. Solo a lungo andare, e quando da qualche settemana i bacilli, non più atti a sporifìcare, crescevano in un substrato ammoniacale, i trapianti nei comuni brodi glucosati, lasciati in presenza dell'aria atmosferica, riuscivano positivi. Fra i sali adoperati il carbonato era il più favorevole alla vita. dei quattro bacilli. La virulenza, che nelle colture anaerobiche sotto gas illuminante depurato dell'acido solfìdrico, non aveva. subito alcuna modificazione, come già. col gas normale, era invece attenuate. celermente nelle colture coi sali di ammonio. Sia che si facessero frequenti trapianti sia che la coltura si conservasse intatta, dopo circa dieci giorni, ogni potere tossico era quasi perduto, e dopo venti giorni era certamente inattiva. Coltivando questi bacilli così attenuati, fuori del contatto dell'aria e in terreni favorevoli, non mi riuscì di ridar loro la virulenza. Solo dopo un soggiorno protratto in brodo con organi i quattro germi riacquistarono alquanto del loro potere tossico. Sull'a.ga.r con sali d'ammonio qualche rara ;volta ottenni la moltiplicazione del bacillo del carbonchio sintomatico, ma non degli altri. Sulla gelatina con i detti sali, non osservai lo sviluppo di alcuno dei quattro germi anaerobi. Debbo notare che nei brodi con sali d'ammonio, l'ammoniaca che veniva messa in libertà. non era. mai in quantità tale da essere avvertita dalle cartine di tornasole che io sospendeva nelle provette col tappo. Le colture, del resto, erano sempre chiuse con cotone idrofilo.


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III. Questi i fatti sperimentali ohe noi, per saggia.rne la consistenza, cimenteremo coll'osservazione clinica, per constatare se essi sono sterile frutto d'artifizio, oppure hanno un valore reale intrinseco che portandoci a conoscere le cause di un fenomeno, fanno di una nozione empirica una conoscenza scientifica. I bacilli del tetano e dell'edema maligno sono indubbiamente fra i batteri patogeni più universalmente diffusi in natura, ove vivrebbero, secondo l'opinione più acnolta dai trattatisti, allo stato di anaerobiosi e virulenti, e quindi in condizioni tali che, penetrati nell'organismo per una soluzione di continuità, dovrebbero dare sempre la malattia. Ciò dovrebbe verificarsi tanto più facilmente in quanto che i cosidetti gA1·mi favoreggimlti, che specialmente si vide esser capaci di esaltare e perfino di conferire la virulenza a questi due bacilli patogeni che, in un dato momento, si trovassero in condizioni sfavorevoli per segregare, in liD tempo utile, tanta tossina da. dar la malattia, non fanno difetto nel suolo. Le tre infezioni (compresa. quella da. bacilli di Chauveau, che pare colpisca solo certe specie animali) ciò malgrado sono, si può dire, rarissime. Questo fatto non è spiegabile se si ammette che le condizioni naturali di infezione siano così semplici come noi le provochiamo nei laboratori. È noto inf:ttti che le tossine segregate da questi microrganismi sono attivissime a dosi assolutamente infinitesimali; la tossina tetanica, ad. es., può ottenersi così attiva da condurre a morte 60 chilogrammi d'animale con un millesimo di milligrammo di filtrato. Per queste malattie quindi le ricerche di gabinetto non riescono a riprodurre il v-ero meccanismo dell'infezione naturale. Nel laboratorio, osservano giustamente per il tetano Vaillard e Vincent, si iniettano al tempostesso il microbio ed una dose di tossina sufiìciente per sè stessa ad ucciderA; nel tetano spontaneo invece, una ferita viene imbrattata con i prodotti contenenti le spore del bacillo del Nicola'ier, le quali prima di suscitare la malattia, dovranno moltiplicarsi e segregare il veleno specifico. È evidente che i due fatti, che si ripetono identici nel carbonchio sintomatico e nell'edema maligno, non si possono paragonare. È perciò necessario che noi, per collocarci in condizioni d'esperimento più che sia possibile vicine alle vere, ci si valga di germi na· turalrnente privi di tossina, e che non siano in grado di produrla con


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troppo grande facilità, dappoichè è noto tale essere appunto lo stato dei microrga.nismi del tetano, dell'edema maligno e del carbonchio sintomatico nel suolo, ove sono sempre sottoposti all'azione attenuante

della. luce, delle temperature estreme e dell'ossigeno, e sotto quella dilu,e nte delle piogge e dei venti, per cui, oltre che esser privi di tossina specifica, vanno inesorabilmente incontro alla distruzione. Quanto si sia lontani da queste condizioni nelle ricerche del Vaillard1 Vincent e Rouget ed in quelle del Sormani, io dimostrai ampiamente quando esposi una nuova teoria patogenetica sul tetano. N è meglio rispondono allo scopo gli studi del Belfanti, poichè, ammettendo egli che auche· lEI spore aerobiche siano tossiche, si allontauava ancor di più da un'interpretazione logica della infezione naturale. Si può quindi affermare che lo studio patogenetico delle infezioni chirnrgiche da anaerobi è ancora. molto incompleto. Secondo le mie ricerche confermate da valorosi osservatori, e infirmate solo in parte dal Valagussa che però non si attenne sempre ad una tecnica esente da critiche, nel suolo il bacillo del tetano vive allo stato d'aerobiosi e, quel che più merita di esser qui rilevato, non è capace 'normalmente di secernere tossina. Da molteciplici mie indagini risulta che solo rarissimamente si riesce per via sperimentale a porre il bacillo àel Nicola'ier, ricavato dal terreno, in condizioni di provocare la malattia, per quanto le modalità dell'infezione seguite nei laboratori siano meno irte di ostacoli che non quelle natm·ali. In due anni di continui tentativi vi riuscì n el 14 p. 100 dei casi, e notai che

queste condizioni favorevoli sono sempre transitorie, difficili a ripro· dursi e più difficili ancora a sorprendersi nel momento opportuno. Ricordo, a questo proposito, che una volta, a vendo innestato in brodo uno stafìlococco virulento, ricavato da una pustola carbonchiosa, tm batterio del colon, isolato di recente da feci di cavallo, ed il bacillo aerobico ed atossico del tetano e tutto coltivato anaerobicamente sotto gas illuminante, riuscii ad uccidere di tetano tipico le cavie in 40 ore. Ebbene, le colture fatte ripetntamente in seguito,. con gli stessi germi e la medesima tecnica, non mi diedero pìtt alcun risultato sugli animali suscettibili. I dati' sperimentali esposti in questo studio lumeggiano quelle prime indagini e le completano, chiarendo i punti rimasti oscuri. Le svariate manifestazioni vitali dei microrganismi anaerobi sono in dipendenza, più che dell'ossigeno, della composizione chimica del substrato. Già. Tizzoni, Cattani e Baquis avevano veduto che il bacillo del tetano vegeta rigogliosamento all'aria nel· sangue del coniglio; e Tiz-


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~t:LT,A BlòLOGIA DEnLI ,\NAEitODI

zoni, da solo, in seguito, creando artificialmente al bacillo condizioni di nutrizione simili a quelle che esso trova nei focolai infettivi degli animali e dell'uomo, riuscì sempre ad ottenere bacilli tetauici incapaci di sporificare, ma produttori di una tossina straordinariamente attiva. Il substrato da lui adoperato, e che nou è conosciuto n ella sua composizione, permette al bacillo del Nicola'ier di crescere rigoglioso e virulento come in nessun altro terreno, provando così che, affinch è esso possa esplicare in sommo grado le sue attitudini biologiche, ha bisogno di un mezzo nutritivo costituito, come egli dice, da sostanze organiche non eccessivamente modificate dal calore. E Bienstok, alla sua volta, confessa che fu la sterilizzazione insufficiente della fibrina impie· gata nei suoi saggi che lo ha condotto a scoprire un nuovo anaerobio, il bacillus put,·ificus. Queste constatazioni importanti, per quanto isolate e slegate, trovano conferma e spiegazione nel nostro studio sistematico. Le condizioni favorevoli alla moltiplicazione degli anaerobi de\ono quindi esser facili a verificarsi in natura, se questi, malgrado l' incessante distruzione cui soggiacciono, rimangono sempre diffusi abbondantemente per ogni dove. Abbandonata la teoria fecale del tetano di Sormani, e visto che l'anaerobiosi non è indispensabile perchè i cosidetti microrganismi ossigenofobi si riproducano nel suolo, e sopratutto negli strati superficiali, è facile ammettere come essi trovino abbondante terreno organico in decomposizione adatto a favorirne lo sviluppo. E questi substrati pare debbano esser molto numerosi e diversi, dappoichè l'osservazione fatta da Ori, nel laboratorio dello Sciavo, che i bacilli anaerobici si possano sviluppare all'aria in brodo contenente pezzi di carota o di patata, lasciano adito a supporre che molte altre sostanze costituiscano un ottimo mezzo di coltura di tali germi. lUa il numero enorme dei microbi non è però, per sè solo, sufficiente a dar la malattia. Vaillard e Vincent introdussero inutilmente sotto cute ad animali suscettibili fin due milioni e mezzo di spore tetaniche, senza produrre la. infezione, e Besson constatò lo stesso fenomeno pel vi brione settico, che non riesce a dar la malattia nelle cavie alla dose di 5 milioni, e 'nel coniglio, di 15 milioni. È indispensabile invece che essi producano tossina. A questa formazione di prodotti tosllit:i la uatura deve opporre cèrtamenLe grandi ostacoli, se le malattie specifiche sono così rare, malgrado l'ubiquità dei. germi causali. Sperimentalmente infatti abbiamo constatato che la sostanza organica in decomposizione, la quale in un primo tempo non solo era atta a conservare al microbio il potere tossico primitivo, ma ancora a conferirglielo, se ne era in antecedenza privo, in seguito, quando forse i

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!'.UI.I,A DIOLOGfA D~;GLI A:>:AEROBI

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prodotti da. utilizzare erano stati esauriti, si aveva, probabilmente por una lenta e progressi va ossidazione, la scomparsa. del veleno, od il germe diventava. innocuo. Notammo in0l tre che circostanze semplici e facili a riprodursi in natura, f}Uali l'invecchiamento e la prolungata per quanto non troppo ele>ata temperatura, rendevano inadatto allo sYiluppo un terreno prima ottimo. :Mentre per confC'rire l'attitudine a produrre il veleno specifico già in vitro occon-e-va. un soggiorno molto protratto in sostanza. organica, oppor tunamente e con frequenza. rinnova.ntesi. È ovvio come questa serie di condizioni favorevoli in natura sia molto difficile ad ottenersi, perciò la produzione di tossina deve esser nulla o scarsissima.. A l tre circostanze ancora da noi osservate convalidano q uesLa supposizione. Alcuni sali di ammonio favoriscono in principio la moltiplicazione e sporifìcazione degli anaerobi in presenza dell'aria, ma poi ostacolano e sopprimono la sporifica.zione e distruggono la tossina. I fenomeni che noi abbiamo constatato isolatamente e analizzato seguendoli nel loro lento evolversi, in natura, con ogni probabilità, si producono, come suo) accadere, per via sintetica. Le diverse azioni perciò si svolgeranno in modo più complicato, aiutandosi, sommandosi e forse, io qualche momento, intralciandosi o neutra.lizzandosi. E probabile che nel suolo, ricco di sostanze organiche, gli anaerobi, i quali sulle prime trovano nei tessuti in via di decomposizione un tPrreno favorevolissimo per moltiplicarsi, produrre forme resistenti, e magari secernere tossina., in una. fase successiva soffrano per lo svolgersi tumultuoso dei prodotti ammoniacali della. putrefazione e quindi, perdano le attitudini biologiche più recenti e meno stabili, quali la virulenza. A sostegno di questa. ipotesi si possono invocare numerosi fatti raccolti da sperimenta.tori oculati e diligenti. Roger constatò che la pntrefa.zione all'aria libera. produce sostanze che favoriscono lo sviluppo del carbonchio sintomatico. Schiitze dimostrò che estratti di cervello, midollo, polmone, fegato, rene di uomo e di cavia, trattati col metodo di Bluroenthal, non sono tossici pel topo, in iniezione sottocutanea alla. dose di l cc., mentre, mescol ati alla. tossina. tetanica, hanno soventi per effetto di accorciare l'incubazione e di accelerare l'evoluzione del tetano, dando manifestazioni particolarmente intense, specie cloniche. Inoltre egli notò che una tossina. tetanica. assa.i indebolita, in modo da non dare alcun sintomo della. malattia, riprende con la. mescolanza con succhi organici putrefatti un'attività. sufficiente per uccidere m qualche giorno un topo coi sintomi più netti di tetano.


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SULLA. BIOLOGIA DEGLI AXAERODI

Bombicci, nel laboratorio del Tizzoni, dopo aver rilevato che la r esistenza del virus tetanico alla putrefazione è molto grande, sebbene di grado vario, a seconda che essa si svolge all'aria, nell'acqua o sottoterra, notò che le spore tetaniche, le quali si moltiplicano nel focolaio putrefattivo in un periodo ayanzato, passano nel suolo circo· stante non già per un fatto puramente passivo, ma per una attiva moltiplicazione e diffusione del bacillo del Nicolai:er. In quest'ultimo stadio esso perde però la virulenza. Roger, da ultimo, aveva veduto che l'ammoniaca ed il cloridato di ammonio esercitano sull'attività del veleno tetanico, con cui vengono a contatto, una marcata a.zione distruttiva. Ed identica azione esercitano dei microrganismi che pure favoriscono, sia col loro protoplasma, sia con i prodotti d'elaborazione, il moltiplicarsi di essi. Il bacillo sottile, ad es., che permette al bacillo di Nicolai:er di crescere all'aria in un subslrato in cui vive anche lui, indebolisce considerevolmente ·e distrugge infine la sua tossina (M:etchnikofl). La stessa constatazione io ho potuto fare con un saccaromiceté ricavato da un latte fermentato. Dopo di ciò credo si possa concludere, senza invocare l'aiuto di considerazioni teleologiche. che le azioni diverse, favoreggianti in principio e dannose in seguito, svolgentisi in un suolo ricco di sostanze organiche, assicurano la conservazione delle specie anaerobiche, pur !imitandone la diffusione eccessiva ed il potere tossico.

-::** I fatti da noi fino ad ora esposti valgono a spiegare le osservazioni cliniche fatte fin dai più antichi ohirurghi militari, che, cioè, l'infezione tetanica si sviluppa con maggior frequenza e gravità, quando le ferite infette presentano spappolamen to, distruzioni vaste, fratture comminute. Allòra appunto il bacillo tetanico, che per avventur a fosse penetrato in quei tessuti in uno stadio più o meno inoltrato di necrosi, trova condizioni biochimiche e termiche uguali a quelle delle nostre colture con frammenti d'organi, ed esso vi si può moltiplicare comodamente producendo tossina.. Anche la strage, che questa terribile malattia faceva sopratutto sui feriti abbandonati sui campi di battaglia ed esposti alle inclemenza notturne della stagione, può trovare una spiegazione plausibile nel fatto c4e i disturbi circolatori, ca.usati dalle basse temperature, valgono ad accelerare i processi di necrobiosi nelle parti traumatizzate e quindi a preparare un ottimo terreno ai germi specifici, prima che possa esplicarsi su di essi l'azione dannosa dei prodotti ammoniacali.


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Anche le rieerche sperimentali sull'argomento, che fino ad ora non trovano un'esauriente spiegazione, si possono intendere in base alle nostre ricerche. Vaillard, Vincent e Rouget os1>ervarono che l'inoculazione di spore tetaniche prive di tossina restano inoffen>;ù·e se introdotte· in tessuti normali, mentre portano invece a morte gli animali quando v engono inoculate nelle fratture semplici, complicate o comminute, nelle ferite lacere con spa.ppolamento, nelle piagh~ con necrosi e con diffusione di sangue. Besson per l'edema maligno constatò gli stessi fatti, e dichiara nettamente che per aver rinfezioue da vi brione settico occorre che i tessuti nei quali esso viene introdotto siano già mortificati. La diversa interpretazione del fenomeno data fino ad ora non può in alcun modo soddisfare, ed inoltre è in contraddizione cogli studi più recenti sulla biologia degli anaerobi. Si riteneva che il bacillo del Nicola'ier o il vibrione di Pasteur, penetrati in tessuti così mortificati, vi si sviluppassero perchè protetti dall'azione dell'ossigeno. Ma la mancanza di ossigeno in questi tessuti non è stata mai sperimentalmente ed in modo certo dimostrata, anzi, tutto tende a far credere che queste regioni siano abbastanza irrorate dal sangue; e poi l'anaerobiosi non è condizione sufficiente per conferire virulenza acl un germe privo di attitudine a produrre tossina. Lo provano luminosamente le colture inattive che di tutti gli anaerobi patogeni, allevati nel vuoto e nelle piil opportune condizioni di temperatura e di nutrizione, si possiedono in tutti i laboratori di batteriologia. N è la fagocitosi può, nei casi d 'infezione sperimentale in ispecie, nei q ua.li s'inietta il germe in coltura pura, essere invocata. con maggior probabilità di successo. Nella infiammazione reattiva, che aumenta l'afflusso dei globuli sanguigni nel punto leso, i fagociti troverebbero le loro condizioni ideali per esercitare la loro azione distruttrice e risanatrice, coadiuvata dal potere cbemiottattico positivo che possiedono le spore tetaniche e del vibrione settico prive di tossina, ed invece rimangono inoperosi e lasciano che le spore g erminino ed i bacilli secerna.no il veleno specifico. E poi la tanto decantata. azione nociva dell'ossigeno sugli anareobi è molto discutibile dopo le recenti e numerose osservazioni sperimentali e cliniche più sopra ricordate. Il bacillo di Achalme, ritenuto causa del reumatismo articolare acuto, è un anaerobio, eppure lo si ritrova normalmente nel sangue, e nel sangue circolante pure fu rinvenuto il bacillo del t etano in individui ed animali colpiti dalla malattia. Nei casi mortali di tetano reumatico riferito da Carbone e Per-


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rero, e di tet.ano traumatico osservato dal Kruse, i! bacillo, che era perfettamente aerobico, fu isolato dal catarro bronchiale nel primo malato e dal punto leso nel secondo. Inoltre il P aderi recentem ente dimostrò la nessuna a.zione esercitata dall'ossigeno sul decorso della intossicazione tetanica sperimentale. È poi ammesso senza discussione che questi anaerobi nel suolo vivono precisamente negli strati superficiali, pitl esposti all'aria atmosferica, e non nei profondi. Ed anche l'azione favoreggiante sulle infezioni da anaerobì, esercitata dalle iniezioni contemporanee di alcune sostanze chimiche e di alcuni microbi che accompagnano spesso nelle ferite quegli organismi patogeni, si lascia intendere e spiegare dai risultati delle nostre indagini. Roux e Nocard pel carbonchio sintomatico, Vaillard, Vincent e R ouget pel tetano, Besson, per l'edema maligno, constatarono concordemente che le iniezioni di una soluzione di acido lattico fatte nel punto istesso ove si iniettano questi germi incapa.ci, per sè soli, di dare le malattie di cui sono gli agenti eziologici specifici, permettevano agli animali suscettivi di contrarre le singole infezioni. Anzi Roux e Nocard, con iniezioni preventive di acido lattico, riuscirono ad uccidere di carbonchio sintomatico il coniglio che pure è refrattario a questa. malattia, dimostrando cosi, come essi affermano, che si possono creare delle virulenza e delle attività nuove, ~ome, senza dubbio, se ne creano naturalmente tutti i giorni in c:ondizioni che ci sfuggono. L 'interpretazione del fenomeno è fondata sulla. teoria fagocitaria del Metchnikoff: l'acido lattico, come la trimetilamina, essendo dotati di un potere chemiotattico negativo, arrestano l'invasione dei fagociti, permettendo così alle spore (che altrimenti sarebbero facilmente inglobate e distrutte, anche perchè godono di un chemiotassismo positivo) di dar dei bacilli, i quali, segregando la tossina, avvelenano l'organismo dove sono penetrati~ e paralizzano l'azione dei fagocit i, dappoichè il veleno da loro prodotto ha anch'esso un vabre chemiottico negativo. Ma non pare che il fenomeno si esplichi realmente in questo modo. Intanto per la. trimetilamina l'intervento dei fagociti potrebbe ritenersi anche superfluo, giacchè, per gli studi di Nocard, sappiamo che essa, anche fuori dell'organismo, rende al virus attenuato del carbonchio sintomatico la proprietà di uccidere la cavia., e per quelli di Roger, questa attitudine sarebbe così aumentabile da vincere anche la refrattarietit all'infezione che presenta. il coniglio. I n quanto all'azione dell'acido lattico essa è molto più complessa di quella di tener a bada per un tempo più o me.n o lungo i fagociti;


SI::LI..A DIOL UOlA DEGL I A.XM;RODI

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poichè provoca invece nei tessuti viventi alterazioni istoch imiche importanti. Infatti, iniettato nei tessuti, esso uccide o modi fica assai profondamente le cellule, le quali così, non solo n on oppongono resistenza alla moltiplicazione dei germi penetrati in quel punto, m a costitniscono un ottimo m ezzo di coltura. Ed in v ero, le fibre muscolari, come ebbero a constatare R oux e Nocard, nel pun to ove vie ne iniettata la soluzione di acido lattico, sono friabili, dissociate dalle sierosi tà e, talora, persino necrosate. La lesione è persistente, aggi nngon o i due spe· rimentatori, e la riparazione non si fa che tardi. In questi tes'3uti quindi i bac illi del t etano, d el carbonchio sintomatico e dell'edema maligno trova no nn terreno favorevole come nelle nostre colture con org11.ni, e p ossono dar l'infezione senza il concorso di forze estranee al punto leso. E l'azione del virus, notano i due autori e le nostre ricerche confermano, è tanto più rapida quanto più è rapida. ed estesa la dissoluzione della fibra muscolare. Un'influenza predisponente simile a q nella della soluzione d'acido ln.t tico fu riscontrata n ell'acido acetico, nel lattato di potassa, nel cloruro d i potassa, nell' alcool diluito, i quali tutti agiscono alterando la vitalità delle cellule con cui vengono a contatto. Anche una semplice contusione è sufficiente a render virulento un germe anaerobico attenuato, che invece resterebbe inattivo introdotto in una parte sana dello stesso animale. Queste constatazioni eliminano il dubbio che il manifestarsi della malattia sia da m ettersi in relazione di causalità, anzichè con una. alterazione locale limitata, con una deficienza notevole dei poteri di difesa di cni è provvisto l'organismo sano. Nè la teoria. fagocitarin. vale a farci intendere meglio la ben n ota ed indiscussa azione predisponente dei cosidetti germi favorizzanti. Gli animali recettivi, che non risentono l' inoculazione di notevoli quantità di spore, private di tossina., contraggono certe malattie specifiche quando quelle spore vengano inoculate contemporaneamente a batteri che coi prodotti del loro metabolismo, impediscono che i fagociti distruggano in brevissimo tempo gli agenti eziologici d i quelle infezioni. Non solo ma anche l'immunità naturale può esser vinta con l'associazione microbica. , Il coniglio che è refrattario pel carbonchio sintomatico, e molto resistente al t etano ed all'edema maligno, soggiace con maggiore o minore facilità a tutte queste infezioni quando i germi specifici di esse, vengono associati ai microrga.nismi favoreggianti (bacillt/,8 prodigiosus, protem vulgaris, clostt·id·ium foetidmn, pyogenes). Se si pensa che una medesima sostanza non può esser dotata al tempo stesso di proprietà opposte : chemiotassismo positivo e negativo,


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St;LLA BIOLOGIA DEGL( L'IAERODI

si intende quanto sia manchevole l'applicazione di questa teoria. geniale nei casi nostri. Uno dei germi che ba più spiccato potere favor eggiante nelle infezioni che formano oggetto ùel uo:stro sLuùio, il bacillo prodigioso, secondo le ricerche di Duenschemann, confermate ed ampliate dal Roger, permette lo sviluppo del carbonchio sintomatico nel coniglio, mentre esercita un'azione inversa nella cavia; in uno in tal modo abolisce l'immunità dell'animale refrattario, nell'altra invece permette all'animale naturalmente sensibile di resistere all' inoculazione di una. dose mortale. Simile constatazione fu fatta pel carbonchio ematico la cui infezione è favorita dallo stesso bacillo prodigioso nella cavia ed ostacolata nel coniglio. Come possono conciliarsi queste osservazioni, e come può intendersi che un medesimo microbio ora ecciti, ora deprima uno dei più validi mezzi di difesa dell'organismo? Non insisto sull'evidente i ncapacità della teoria di Metchnikoff a spiegare questi fatti. Noto invece che analizzando il modo di svolgersi spontaneo di queste infezioni chirurgiche nell'uomo e negli animali, e tenendo calcolo speciale delle alterazioni che si verificano nei punti dove i germi si annidano, si può intravedere il ·vero meccanismo della infezione. I bacilli del tetano e dell'edema maligno, dicono i patologi, non danno quasi mai la. malattia quando penetrano in ferite superficiali e non molto contuse. Ora. si sa. che il vibrione settico cresce rapidamente nei tessuti mortificati, suscitando la formazione di placche di sfacelo e determinando versamenti che esalano un odor fetido, ed il bacillo del tetano, alla sua volta., non avendo la. facoltà di decomporre l'albumina (Bienstok) ba bisogno che sostanze estranee animate od inanimate, gli preparino il terreno propizio, dove solo esso può moltiplicarsi ed acquistar viru.lenza. I germi che abbondantemente crescono nelle sostanze organiche in decomposizione insieme a questi bacilli anaerobici adempiono appunto questo ufficio (saprofiti, piogeni, germi della putrefazione). Essi inducono alterazioni necrotiche nei tessuti, i cui prodotti, como ved(lmmo ÙJ vit1·o, facilitano l'esplicazione di tutte le attività biologiche dei microrganismi anaerobici patogeni. 'rralascianclo di insistere sopra i veri e propri agenti della. putrefazione~.l'azione dei quali, dopo esser penetrati nell'organismo, è facile intendere, mi basta ricordare i piogenì la cui azione necrosante è meno notn.. Essi, associati ai saprofiti, ed anche da soli agiscono sulla materia vi va, come sulla morta, necrotizzando: è noto lo sfacelo consecutivo all'eresipela. che può esser prodotto dallo streptococco, e son


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pure conosciute le forme diverse di gangrena (umida, secca, gassosa) che può dare lo stafilor.occo. E d anche q'\lando pare esercitino solo azione piogena, essi sono necrosanti, giacchè la necrosi precede sempre Pessudato purulento (Roger). In ten·eni così preparati lo sviluppo degli anaerobi è facilitato. È opportuno però insistere, richiamandoci alle ricerche sperimentali esposte, che l'acquisto del potere patogeno è molto più lento e difficile della semplice facoltà di riproduzione, e che esso è a nch e fun zione delle condizioni di vita più o meno opportune alle quali l'anaerobico fu sottoposto per lo innanzi. Sperimentando con un bacillo tetanico, da lungo tempo privo della facoltà di produrre tossina, vidi che, immerso in un focolaio necrotico da chinino, esso potè moltiplicarvisi abbondantemente, come pvtei accerliarmi con osservazioni microscopiche e colturali, eseguite per più giorni consecutivi, ma n on riuscì a dar la malattia. Anche l 'effetto utile dell'a.nliisepsi in q ueste ferite si spiega più facilmente dopo le n ostre osservazioni. I liq nidi batterici oltre che asportare meccanicamente od uccidere in gran parte nel focolaio i germi specifici e favoreggianti, arrestano i fenomeni di llecomposizione e tmpregnano i tessuti necrosati d i sostanze chimiche sfavorevoli alla moltiplicazione dei microrganismi, r endendo così inadatto il terreno a quei germi che non fossero stati attaccati direttamente. I vantaggi dell'antisepsi sarebbero stati certo meno rilevanti se i bacilli del carbonchio sintomatico, e dell'edema maligno fossero, come Belfanti, Sormani e Roncali ritengono quelli del tetano, già pa.togeni nel suolo, o se fosse sufficiente per ren der tossici questi germi, abitualmente privi di veleno, associarli in ogni ferita a qualcuno dei comu n i piogeni o putrefacenti, come vogliono Vaillard, Vincent, Besson, ecc. D opo quanto ho esposto mi pare si possa ritenere che molti fatti riguardanti la patogenesi delle infezioni chirurgiche da anaerobi siano stati dalle nostre indagini chiariti nella loro intima natura. Che se qualche ci rcostanza rimane ancora O!lcura o dubbia, e se il difficile problema non è ancora p1enamente dilucidato ricordisi che: La science, come dice il Dnclaux, ne fait q ne cbanger cles p roblèmes, et elle avance quand elle en remplace un par un autre plus délicat ou plus précis. Concludendo, dalla lunga serie delle nostre ricerche si può dedurre: l. Molti germi anaerobi del terreno, causa di gravi infezioni nell'uomo e n egli animali, possono moltiplicarsi rigogliosi ed anche produrre tossina in presenza dell'aria atmosferica.


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SO LLA BIOLOGI A DEGLI AKAERODI

2. Perchè questi m icrobi, abit ualmente atossici, possano diventar virulenti, sono necessarie condizioni specialissime di vita che solo rar am ente si possono verificare iu natura. 3. Frammenti di organi intemi freschi, ricavati da un animale sano ed adulto, e quindi mescolati ai comuni substrati di coltura, successivamente decomponendosi, concedono in vitro una moltiplicazione rapida all'aria libera ai bacilli d el tetano, dell'edema mal igno, del bot ulismo e del carbon chio sintomatico. 4 A questi germi viventi in tale nuovo m ezzo nutritivo, può essere aumentata o conferita virulenza con opportuni trapianti in substrati sempre freschi. Abbandonati invece nel medesimo terreno nutritivo essi perdono il loro potere tossieo. 5 . La facol tà di produrre tossina tali germi la perdono anche, come l'attitudine a sporificare, quando vengano a lungo coltivati, in presenza dell'ossigeno, nei nostri brodi nutritivi ricchi di qualche sale d'ammonio. Qnesto substrato però è molto favorevole a lla riproduzione di questi bt\cilli. 6. Modificando convenientemente la composizione chimica del t erreno di coltura si possono far crescere all'arià. libera i germi ritenuti fino ad oggi anaerobì obbligati. La distinzione stabilita da Pasteur dei g ermi in aerobi ed anaerobi, nello stretto senso della parola, non è più quindi sostenibile. 7. L e nuove ricerche sugli anaerobi ci spiegano molti fatti riguardanti la patogenesi di alcune infezioni chirurgiche che fino a.d ora erano rimasti oscuri. Firenze, giugno 1906.

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SULLA BIOLOGIA DEGLI ANAEROBI

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s.


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D ELL'ASCITE LA TTESCENT_E Per il dott. Jtla•aini t'olpc, tenente mrùico nell'ospedale militare principale di Ca•·a dei Tirreni

Uno dei capitoli della patologia medica, che ha meritato, in questi ultimi tempi, l'Mtenzione degli studiosi, è quello che riguarda l'ascite lattescente. Nello spazio di circa due secoli e mezzo - da che il Vernage, nel 1669, annunziò all'Accademia di Scienze di Parigi eli aver estratto un liquido di aspetto latteo dall'addome ascitico di una ragazza ce ne sono stati tramandati appena un centinaio di esempi. Ma, essendosi addivenuti a minute ricerche solo nell'ultimo trentennio ed, es, sendo discordi le conclusioni ottenute, siamo costretti confessare che, ancor oggi, ci sfugge la natura intima di q ues\.a manifestazione morbosa. Mentre gli organi intraddominali sono, con relativa frequenza, attaccati dalla tubercolosi, dal cancro e dalla sifilide, non si sa perchè l'ascite, che d'ordmario si accompagna a queste lesioni, prenda un colorito lattescente solo di rado. Il Bargebuhr, inf-atti, nella sua dotta memoria sulle asciti chilose e chiliformi, dice che, prima del 1873, in Germania non v'era stato un osservatore, il quale avesse ritrovato la presenza del chilo nel cavo addominale. Il Klebs, nel 1868, nel suo l\Ianuale di Anatomia Pa.t.ologica (vol. I, pag. 322) scrive che, fino ad allora, non erano stati osservati versamenti di chilo nelle cavità dÌerose; e, nei :Manuali di Anatomia Patologica del Virchow (anno 1835) non si fa punto menzione di questa speci~ di ascite. In Austria, dopo il 1861, dall'Oppolzer e dal Rokitansky, è stata descritta, per la prima volta, quest'affezione morbosa. In Italia il primo caso fu descritto nel 1'172 dal 'l'argioni, e la storia di una ragazza fiorentina, la quale, contemporaneamente al· l'ingrossamento delle glandole meseraiche, presentava nn abbondante versamento lattiginoso nella cavità addominale, è molto minuziosa ed onora chi ce l'ha tramandata. La rarità di questo sintomo morboso induce anche noi a descriverne un caso, occorso nel repart.o di medicina di quest'ospedale, e lo


DELL'ASCITE LATT.ESCI!::STE

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rendiamo di pubblica ragione perchè presenta, in alcuni dati, una sintoma.tologia affatto nuova, e che non trova riscontro negli altri esempi conosciuti. ·

..

** STORIA CUNICA.

-

Polsini Augustale, di anni 21, contadino, da

Marsiconuovo, è individuo di costituzione scheletrica regolare, colo-

rito pallido, con pannicolo adiposo in gran parte scomparso e con muscoli flaccidi. È :figlio d'ignoti. Riferisce che è stato costretto a vivere sempre miseramente e ad alimentarsi Jnale;, che a 14 a.nni ha avuto ileo-tifo e febbre da malaria e che, da. allora, ha sofferto, ad intervalli, disturbi gastro-enterici, accompagnati da dolori puntori addominali vaganti. Verso la fine di agosto 180~), dovendo presentarsi al distretto militare di Potenza, vi si recò a piedi da. Marsico!l.novo; ma, arrivato là, si sentì molto debole, accusò una pena all'epigastrio, e notò un gonfiore all'addome, che aumentò rapidamente, tanto che, in due giorni, non potè più abbottonare il calzone. E subito - in meno di una settimana. - insieme con la febbre intermittente, sQpravvenne l'edema agli arti inferiori, e le urine, pur mantenendosi limpide e senza sed imentt:l, diminuirono di volume. Ricoverato all'infermeria di Potenza 1'8 settembre per idrope ascite, il 13 dell'istesso mese gli vennero estratti, mediante paraceutesi, circa 15 litri di. liquido citrino; ma tosto il ventre si gonfiò di nuovo, ed il 24: settembre gli si estrassero altri 12 litri di liquido, che l'ammalato dice avere il colore del latte. Inviato il 30 settembre a quest'ospedale, ad un primo esame, si constata un'enorme ascite, senza alcun marezzamento veuoso addominale. F egato, milza e cuore un po' spostati in alto, ma non aumentati di volume. Nella cavità pJeurica di destra si nota un versamento liquido che, indietro, arriva alla spina della scapola. V'è edema ai piedi, non abbondante; qnalche piccolo ganglio amigdaloide, poco duro, spostabile, agli 'inguini. La temperatura la sera subisce una lieve elevazione e rimette la mattina con scarso sudore. L'infermo non ha tosse, nè espettorazione. L'esame dell'urina è negativo. La puntura dell'addome, fattasi urgente per la grande quantità di versamento, è eseguita il 4 ottobre dal signor capitano medico cavalier Romano, e si estraggono 12 litri di liquido, simile al latte. Praticato, subito dopo, l'esame dell'addome, non è possibile riscontrare alcun che d'anormale. Il 7 dell'istesso mese il ventre comincia a gonfiarsi di nuovo, ed il 14 ottobre il capitano medico cav. Abate estrae altri 15 litri di liquido lattescente e tendente leggermente al giallognolo. Da 33 - Giomole medito.


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DELL'ASCITE LATTESCENTE

allora l'addome non aumeuta più di volume: anche il versamento nella cavità pleurica destra va lentamente riassorbendosi e le condizioni generali dell'infermo migliorano, nonostante il perdurare della febbre. N~l gennaio 1900 la pleiade ghiandolare all'inguine destro diviene più appariscente che a sinistra; un quattro dita trasverse al di sopra del ponte di Poup?ort dell'istesso lato, con la palpazione profonda, si nota un tumore della grossezza di un limone, un po' bernoccoluto, che si diffonde verso sinistra, lungo il decorso del colon trasverso. È qui che l'infermo avverte un po' di dolore ed una sensazione di stiramento tutte le volte che decombe sul fianco sinistro. Ma l'energica cura iodica, alla quale viene .sottoposto, e la dieta corroborante fanno lentamente scomparire questi sintomi : verso i primi d 'aprile cessa anche la febbre, ed il Polsini esce clinicamente guarito dall' ospedale il 30 aprile UlOO. L'esame del liquido estratto dall'addome dà il seguente xisultato: Densità 1011, reazione alcalina. Lasciato a riposo per alcuni giorni, si forma alla superficie uno strato alquanto spesso, simile a panna di latte. L'esame microscopico, fatto su una goccia presa alla parte superiore del vaso, mostra abbondantissime granulazioni, offrenti la reazione minroobimica delle materie grasse. Il medesimo esame, ripetuto su un'altm goccia di liquido presa dal fondo del vaso, rivela. numerosi leucociti, qualche corpuscolo di grasso e rare cellule piatte. La prova della chiarificazione del liquido si fa evidente non solo se si agita. con etere e liscivia di potassa in un tubo da saggio, ma anche se, dopo l'aggiunta di acido acetico glaciale, si fa seguire il calore. Quest'ultima prova ùà anche luogo ad un abbondante precipitato fioccoso, biancastro, simile a. quello che si ottiene nelle urine dei nefritici. La ricerèa dello zucchero è negativa..

*** La scuola inglese formulava il concetto - espresso dal Budd nel suo libro sulle malattie del fegato - che dinanzi alle asciti, quando non si trova lesione cardiaca, devesi pensare a. cirrosi. Noi però oggi possiamo essere più precisi dicendo che quando un'ascite esiste sola o anche con gli edemi agli arti inferiori, e l'ascite è anteriore all'edema, essa. dipende o da alterazione peritoneale o da ostacoli nella circolazione della vena porta. Ma, nel caso in esame, l'inizio rapido della malattia e con febbre, l'assenza del caput .Medusae, il volum,e conservato del fegato e della milza, i caratteri dell'urina, che si è mantenuta sempre limpida e senza urobilina, sono dati che escludono


DEI. L'ASCITI!: J,ATTESCENTE

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la cirrosi e fanno pensare a morbo del peritoneo. Ed in favore di un'affezione tubercolare del peritoneo vi sono: la leggiera febbre serotina, la coesistenza del liquido nella cavità pleurica - segnalata dal F ernet nelle peritoniti croniche tnbercolari e cancerose - i dolori, le masse paritoneali e l'i ngrossamento dei gangli prossimiori. Lanatura cancerigna. della peri tonite dev e essere esclusa. per l'età delrindividuo, per la mancanza di uno stato cachettico e per la guarigione che si è avuta della malattia. E qui dovrebbe arrestarsi la discussione, se il liq nido estratto con le paracentesi non avesse presentato quel colorito speciale e se un ritorno così pronto dell'ascite, che conduce ad una raccolta media di litri 1,800 al giorno, fosse stato osservato negli ordinari transudati delle peritoniti tubercolari. Perciò, nel caso in ispecie, la diagnosi deve scaturire più chiara dalla discussione, che ancor oggi si dibatte, Rnlla patogenesi dei versamenti lattescenti.

*** Col nome di asciti lattee sono descritti quei versamenti della cavitò. sddominale che presentano l'aspetto lattiginoso, simile a quello del chilo. Siccome la composizione chimica di alcuni è identica al chilo, invece altri hanno una composizione affatto differente, nel 1876 il Quincke, per il primo, fece la fondamentale differenza tra iclrope chilo.so ed -id1·ope chilifonne od adiposo: citò per l'uno e l'altro un numero di casi e dimostrò che un liquido poteva nell'aspetto rassomigliare completamente al chilo, ma che, invece di provenire dal sistema linfatico, era dato da una degenerazione delle cellule endoteliali o cancerigne, o da corpuscoli di pus, o dall'eccesso di grasso contenuto nel sangue {Popham e l:ienator). E, più tardi, lo stesso Quincke ebbe anche il merito di aver fatto osservare che talvolta l'aspetto lattiginoso del liquido di un veraameuto può dipendere non da una fine emulsione grassosa, ma da un'emulsione di corpi albuminoidi. Più recentemente, a questa. classica divisione, da alcuni autori (Verdelli, Rotmann e Maragliano) sono state aggiunte le asciti miste, in cui il colorito bianco dipende da versamento di chilo in cavità e da degenerazione grassa di elementi cellulari; e le asciti psettclo chilo.~e (Micheli e Mattirolo) nelle quali l'opalescenza non è solo determinata dal grasso emulsionato, che vi è contenuto i n troppo esigue proporzioni ma, in gran parte, è dovuta alla presenza d i lecitine. Sorvolando sulle diverse varietà, fa d'uopo intrattenersi un po' .gull'ascite lattescente, detta pure a. chil-iforme, a. acliposa. Ad essa sono


l 516

DELL'ASOITE LATTESCE~TE

stati ascritti tutti i casi di ascite, in cui i vasi chiliferi sono liberi di malattia (distensione, ostruzione, soluzione di continuo e pr essione) in modo che la linfa ed il chilo non possono in a lcun modo passare direttamente dal sistema Ii n fatico nel cavo addominale; ed è caratterizzata dalla presenza nella cavità peritoneale di un liquido opaco, bianco, somigliante al latte, tal voQlta tendente al giallastro, al bl uastro ed al verde; con tenente grasso, sotto forma. d i globuli o di fine g ranulazioni, che spesso, secondo il Letulle, lo rendono opalescente. Il D ebove lo paragonò ad un looch, il Lancereaux ad un'emulsione di mandorle. L asciato all'aria libera, si conserva alcun i giorni sen za putrefareHoppe Seyler ascrive questa proprietà. al grasso sottilmente emulsiosionato, che contiene; Straus e Quincke, invece, ritengon o che ritardi l'introduzione dei germi della putrefazione lo strato cremoso, il quale, ora rado, ora spesso, quasi sempre si forma, dopo ore e dopo giorni, alla superficie del liquido, lasciato in r iposo. Questa specie di panna, che l'Eichhor::;t vuol far dipendere dall'abbondante contenuto di cellule neoplastiche degenerate iu grasso, ed in parte disciolte, finora non & stata osservata che da quattro soli autori (Secrétan, Bargebuhr, Ceconi e Volpe). Relativamente alle variet~L di colorito del liquido nelle diverse paracentesi, che nel Polsini è stato prima citrino e poi lattescente, è. bene notare che esso si è mantenuto costantemente bianco i n tutti i casi, e che solo il Rendu ba curato un ammalato, in cui la prima puntura diede un liquido citrino, la seconda un liquido chiliforme e la terzft uno nuovamente ci trino. La reazioue del liquido per lo più è alcalina; poche volte fu trovata neutra ; una sola volta aciùa. (Smith). Spessso fu trovato inodoro. II Nikerson senti il bisogno di gustare, o meglio, di fa.r gustare il contenuto della cavità addominale, e rilevò un gusto insipido. Jl peso specifico oscilla t ra i 1005 ed i 1035, secondo Sébileau: 1007-1026, secondo Bargobuhr. Contrariamente all'ascite chilosa, non ba mai luogo la coagulazione spontanea, anche se il liquido resta

esposto per div-ersi giorni all'aria. (Eichborst). Sebbene le lesioni tubercolari del peritoneo e dei gangli siano renella prod1.1zione dell'a. lattescente, pure niuno ha trovato, finora, bacilli di Kock nel versamento, ed il Guttmann ed il Merklen li ricercarono invano. Mentre nelle asciti chilose si trova 7.ucchero, questo manca nelle asciti chilif01·mi, tanto che il Senator, richiamando per primo l'attenzione su questo indizio, mise fuori la proposizione : « D ove si trova « zucchero, in dose quantitativameute determinata, in un liquido verl~tivamente frequenti


DELL' ASCI'n: LA'l'1'E::iCE~TE

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c sato nella cavità addominale, colà, quando si eccettui il diabete, v i « è presenza di chilo ». In molti casi fu osservata fibrina, in altri caseina, fibrinogeno, fermento dia.stasico, colesterina, bile (Orn ierod) e lecitine (Micheli e Mattirolo). Uno dei costituenti pitl costanti del liquido in parola è il g rasso. Mentre l'ascite ordinaria non ne contiene che il 0,10-0,12 p . 100 (Letulle), il liquido lattescente ne contiene dal 3 al 9 p. 100 e qualche volta anche più. Credo utile ricordare che dalle esperienze del Letulle risulta che la quantità minima di grasso emulsionato, necessario per rendere opalescente un versamento liquide, è di 1,5 p. 1000. Alla presenza di questo grasso il Poljakoff ed altri autori hanno attribuito la speciale colorazione lattea del liquido; mentre il Gross, confermando il risultato di studi del Micheli e del Mattirolo, ha dimostrato che la lecitina, anche in minime proporzioni, (0,159 p. 100), rende lattescenti questi versamenti. Nel caso nostro l'esame microchimico rivelò che il colorito biancastro era dovuto al grasso.

Quale la patogenesi dell'ascite lattescen te? Quale il suo valore semiologico? L'ascite lattescente si osserva in circostanze cosi diversA, che è impossibile ascriverla come sintoma di un'affezione determinata. Per ordine di freq uenza, essa si trova nelle lesioni addominali di natnra tubercolare, in quelle cancerose, nella cirrosi, n ella sifilide del fegato e nella n efrite cronica. Ciò indica che, allo stato attuale delle cose, l 'ascite chiliforme non ha alcun valore semiologico; nè si comprende come, solo in casi rarissimi, essa assuma qu&l colorito speciale, mentre per le leaioni dianzi cennate, l'ascite quasi sempre sia citrina. L'idea di Chomel, che ritenne il processo come un reale prodotto lattiginoso, è un'idea che, ben dice il Sécr etan, ha fatto il suo tem po. Il Quincke, lo Straus ed il Depoix, avendo trovati squarciati due vasi linfatici mesenteriali in individui affetti da ascite di colorito bianco, vennero alla conclusione che il versamento può essere dovuto a reale deflusso di chilo, sia per rottura- di vasi chiliferi, sia per transuda.to. Ma q uesta spiegazione vale per le asciti chilose, non per le lattescenti. Gueneau <le Mussy, n el J874, ed il Wei1, nel 1882, pensarono ad una degenerazione grassa dei corpuscoli di pus : m entre il Debove, nel 1881, e, più, tardi, il Secretan e Rosa Perée ammisero che sì può


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DELL'A SOl TI~ J,A 'ITESCENTE

produrre nell'economia animala, specie nella cavità s.ierosa, dal grasso emulsionato, il q uale non proviene nè da una t rasformazioue dei corpuscoli dì pus, nè da un versamento d i chilo. Il L etulle ed il Courtoi-Suffit; ri tennero una forma r ara di versamanti, in cui i corpuscoli bianchi, la fibrina a le cellule epitel iali sono in via di degenerazione granulo-g rassosa. Il Li on, nellH!JB, avendo osservato che l'ascite lattesceute accompagna, nel maggior numero dei casi, i tumori maligni e la tubercolosi degli organi addominali, attribuì il color bianco a degenerazione degli elementi cellulari del neoplasma, insieme alla formazione di una sostanza proteica. Il che, 4 anni dopo, fece pensare al Merldan che la presenza del transuclato lattiginoso fosse un siutoma della peritonite carcinoma tosa. Nel18})Q il Cervello mise a\'anti la teoria del Renvers, il quale fa dipendere questa specie di ascite da un'alterazione speciale della pareti dei vasi linfa ti ci, in modo che questi permettono alla linfa circolante di -;:>otersi liberamente versare nelle cavità sierose. I dot.tori Cm·selli e Frisco propendono per quest'ipotesi, e, facendo tesoro della not a del Landois che la linfa assuma un aspetto lattescanta quando attraversa le glandola !infatiche, perchè qui si sovraccarica di grasso e di albumina, ritengono che non sia improbabile che la linfa, versandosi, attra· verso lo stroma delle glandole alterata, nel cavo peritoneala, concorra alla formazione dall'ascite in parola. Nel caso nostro, la coagulazione non spontanea del liquido (Eichhorst) e l'assenza dello zucchero (Senator) fanno escludere l'ipotesi che si tratti di un'ascite chilosa. Ma siccome la rapida a costant.a riproduzione dell'ascite dopo la paracentesi può essere spiegata soltanto con la fuoruscita del liquido dai vasi linfatici, noi si cercherà di dimost rare come possa essere giusta questa teoria solo sa si dia alla linfa versata tutt'altra origine di quella, che finora è stata ritenuta per l'ascite chilosa. Come tutti gli autori, per spiegare la patogenesi dalle asciti chilose, hanno invocato la lesione macro o microscopica dai vasi chiliferi, così noi, per spiegare l'origina di quest'ascite lattescente a decorso rapido, vorremmo invocare la fuOJ:Uscita della linfa per la via di comunicazione che i capillari ed i vasi linfatici hanno liberamente con le cttu-ità sùrose (.Mascagni, R ecklinghauseu, Ludwig, Schwaigger-Saydel, H.anviar ed altri), oltre che con i minuti spazi e seni linfatici pcwmchimali. Ammettiam·o quindi che, avvenuto, per il deperimento organico, un rallentamento nei di versi processi biochimici, e quindi una stasi dal sistema linfatico, si sia prodotto, attraverso le comunièazioni dirette, che esistono tra cavità peritoneale e rete capillare linfatica,


DI~LL' ASCITE LATTESC E~TE

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un versamento pm abl:)ond~nte di linfa nel peritoneo. Oppure si potrebbe ritenere che il deperimento organico abbia prodotto un'alterazione della crasi sanguigna, con abbMsamento del potere endosmotico e, conseguentemente, con aumento della quantità di liu fa e della corrente l infatica; la quale si sia aperta nna via d' uscita attraverso nn luogo di minore resistenz·a, che, nel nostro caso, er a il peritoneo leso. Ed allora: se questo versamento ascitico deriva dalla linfa, perchè si differenzia dal contenuto del dott.o tor acico? Dalle ricerche dell'Heideuhain, rettificate in parte dallo Starling, è stato dimostrato che la linfa, rednce dai differenti orgaui e tessuti, ha una crasi diversa; e che quella proveniente da.gli intestini è più ric~a di sostanze proteiche di quella derivante dagli arti e da l fegato. Ora, se le linfe differiscono perchè provengono da tessuti diversi, non deve destar meraviglia se la differenza, c~e normalmente esiste tra il chilo e quella tenue quanti~à di umore linfat ico, che contiene la cavit~i. peritoneale, viene ad aumentare q uando il peritoneo è leso, perchè variano ancor più i prodotti dei processi catabolici. E se, a quest'ascite, che così si forma, si uniscono anche i prodotti deJJa degenerazione granulo-grassosa dei noduli tubercolari, si ha in massima pa.rte la spiegazione dell'esame chimico e microscopico del nostro liquido. Ciò premesso, cerchiamo d'indagare la ragione per la quale, solo di rado, si ha quest'ascite lattescente. Il povero Polsini era individuo dotato di scarso adipe, con poca resistenza agli agenti nocivi, in dominio della così detta miseria :fisiologica, poichè spesso, pur lavorando, non guadagnava tanto da potersi sfamare. Dopo il tifo, la deficiente alimentazione non gli ridieùe lo esaurito potere vitale, che pur occorreva dopo una malattia. infettiva lunga. e grave: anzi i frequenti catarri gastro-enterici diminuirono sempre più la sua energia. Ebbene, noi riteniamo che il deperimento organico, oltre ad essere linfagogo, per l'ipotesi dianzi cennata, possa indurre anche quello speciale colorito lattescente alla linfa. Se il Ry\Vosch, ]asciando dei caui a digiuno forzato per sei o sette giorni, ottenne una Jattescenza del plasma sanguinis, con più forte ragione si deve ritenere che la deficiente alimentazione ~ sia essa dovuta a mancanza di mezzi alimentari, sia a quello stato d'anoressia e cachessia che si tr ovano nella tubercolosi inoltrata, nel cancro ed in talune sifilidi gravi - possa ingenerare quello speciale color ito nella linfa. La cura, inolt re, seguita dal Polsini, avvalora questa teoria. Infatti, con preparati iodici e con opportuna cura tonico-ricostituente, si ottenne la scomparsa dell'ascite, nonostante la persistenza della lesione causale (tuberrolosi peritoneale).


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DI;LL' ASO l'l'E LATTESCENTE

La p1·ognosi dell'ascite chiliforme è sfavorevole: si contano appena sei gu11.riti dei casi finora con osciuti. L'esempio nostro acquista importanza anche da questo lato, specie se sì considera che, dei sei guariti, cinque erano donne (Bargebuhr). . La terapia nella maggior parte dei casi è solo sintomatica, per il possibile mantenimento delle forze ed il prolungamento della vita. In un gran numero d'esempi fu adoperata la puntura, in pochissimi la laparatomia. Con quest'ultimo mezzo, n el1D02; il Pagenstecher ottenne la guarigione di un' ascite lattescen te, dovuta a peritonite cronica. E la laparatomia è il miglior m ezzo curativo, specie quando l'ascite è l'espon ente di una peritonite tubercolare.

*** Dopo di che, possiamo v enire alle seguenti concltMioni: 1° L'ascite lattescente è una manifestazione morbosa alquanto rara; 2° Mentre le asciti chilose e le tt;Sciti miste contengono chilo, che si versa nel cavo peritoneale attraverso lesioni macro o microscopiche dei vasi chiliferi, l'ascite latte.Ycente a deco1·so rapido può dipendere da. versamento di linfa per mezzo delle vie di comunicazione che i vasi Enfatici hanno con la cavità peritoneale; s· L'analisi chimica e microscopica delle asciti lattescenti differisce in parte dal chilo per la differente cr&si della linfa dei diversi organi e tessuti; 4° n deperimento organico grave e la deficiente alimentazione possono essere ritenuti come causa dell'abbondante formazioue di linfa e del colorito lattescente ; 5" Allo stato attuale delle cose non è possibile ascrivere l'ascite la.ttescente come sintoma. di una determinata affezione morbosa. Giugno 1905 .


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISrrA MEDICA Sulla tlel polmonare e eulla •aa oura, oon partloolare oonelderaslone intorno alla tuberoolozldlna di Kleb•. - (Centralblatl (ii.r Bakteriologie Parasitenknnde undln..fektionskranl.:heiten, n. 6-7, vol. XXX VI,

Y KSSEN. -

'1905).

L'uso della T. C. deve essere regolato in modo da sommioistrarne in principio 3 gocce al mattino nell"acqua pura a digiuno, e da aumentarne una goccia, se la temperatura dell'ultimo giorno fu piu bassa di quella del giorno pr ecedente; da 20 goccia in su si possono aumentare 5 goccia ogni due gior ni. In due casi di lupus la cura inter·na di T. C. protratta sino Alla dose di 20 gocce fu senza effetto; dosi super iori per uso interno furono male tollerate•e le energiche appl•cazioni ester ne conlinuale per più mes i ebbero qualche azione benefica, ma nessuno dei due casi r.tuarì. Perciò la cura dellupus con la T. C. non può sicuramente gareggiare con altri metodi. Gli altri casi COJrnli r iflettevano lisici, clte secondo la classificazione di T urba n appa rtene va ne a tulli i tre stadii: 1° stadio: malattie leggere limitate ad un lobo od alla me tà di due lobi; 2° stadio: malattia leggera, più estesa che nel t• stadio, ma tut l'al piu a due lobi, o g rave , estesa tutt'al più ad un lobo ; 3' stadio : tutte le malattie, estese ai tre lobi. L'autore curò 14 casi dèl 1•, 11 del 2• e 11 del go stadio. In tutti i H casi del 1• stadio - e in 6 del 2° stadio - (54,4 per cento) si ollenne miglioramento completo. Miglior amento dello stato gener ale e del l'aperto polmonare si osser vò ~ volte 36 per cento - neg li 11 casi del go stadio. Un' nzione nociva all'organismo per disturbi renali non fu osservata ; la diazoreazione, esistente nei casi gravi, scomparve in quelli mìg lior·ati. ·. All'incontr o è notevole, cha in una ser·ie di casi (22 per cento) l'aumento dei r·itmi cardiaci non era da ascr iversi a lla c01·rispoodente tempe ratrua. Rimase indeciso se tale aumento dovesse attr ibuirsi ad un'intossicazione del cuore. Non fu osservata una reale api ressia dei casi fe bbrili con temperatura molto elevata, ma si ebbero piu volte abbass amenti di tempera tura di circa 1° nei casi s ubfebbrili. Al contrario si manifestarono nei casi del 1' s tadio isolatamente piccoli aumenti (sino a 38'), forse quale naturalP- espressione del virus tubercoloso circostante nel corpo. Le alte reazioni nei casi più avanzati talora verificatesi'erano sicuramente dovute alla T. C. ma non se ne potette trovar•e il legame. Emottisi gravi piu volte ripetute furono due volle addebitate all'azione della T. C.; ambedue le volte furono seguite da febbre ed una volta da manifesta diffusione del processo.


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RIVISTA MEDICA

Si deve per ciò energicame nte dichiarare che la T. C. non è affatto un rimedio innocuo e deve e sser e usata con ogni circospezione specialmente nei casi, nei qua li es iste un'infezione m i stt~. E' poi a ssai dubbio che essa uccida i bacilli, come afferma Ktebs. Sembra piuttosto cha a ~isca contJ'O l'av,•elenamento dell'or ganismo, e giovi indirettamente al malato. In ogni modo il ri medio a bbisogna di nuove pr1we perché po>:sa esser e a n noverato fra i sicuri rimedi curativi della tuber·colosi. C. SFO,RZ A.

11 regime latteo·farlnaoeo nelle autolntoaaloazlonl lnteatlnall. - (Ga:;elte deR H òpitaua:, ma t·zo 1!)05).

R. M o RJCII AU. -

L'autointo::sicazione in testinale é una conseguenza diretta dell'intervento dei m icrobi n ei pr ocessi ùi1Zestiv1. Allo stato normale la digestione pee mezw dei microbi s i sovra ppone alla di;;;eslione per mezzo degli enzimi, essendovi dei mi· crobi che al pat•i degli enzimi trasformano gli amidi in zucchero, emulsionano i grassi e con le al bumine dà nno dei per:toni e dt>i COl'pi cristallizzati. Ma la digPstione microbica nella decomposizione delle albumine dà pure origine, con p•·ocesso mollo più inollrato, a due g l'uppi di sostanze appartenenti l'una alla ser ie dei gz·assi, sali ammoniacali degli acidi bulil'rico, caproico, ecc., e a delle ptomaine, l'altra alla serie aromatica, ossiacidi aromatici, fenoli , indoli. Tali corpi non pos~ooo esser più utilizzati dall'or ganis mo, es~i non vi bru· ciano, sono dei prodotti nocivi dei quali !"economia deve liberarsi, giacchè riassorbiti producono le auto-intoss icazio ni. F ortunatamente l' epitelio intes tinale, il fegato, le ghiandole vascolari sanguig ne, il corpo tiroide, le capsule surrenali esercitano s u di essi la lor o azione antitossica; da ultimo gli emuntorii ed in particolare i reni eliminano quelli che non vennero né tras formati nè dis trutti. Numerosissimi sono gli stati patologici che determinano un'aumento nella produzione dei ve leni intestinali; cosi la dispeps ia in tutte le ~ue forme, la, stasi fecale, il catarr o intestinale acuto o cronico. L'analisi chimica può st.abilu·e la diagnosi di autointossicaziOne intestinale dosando nelle orine gli elementi provenienti dalla putrefazione intestinale e liminati per tal via, e questi appartengono quasi esclusivamente alla serie aromatica, potendosi con g li stessi mis urare l'intensità della putrefazione intes tinale, essendo il loro• sviluppo parallelo alla stessa. L'aotisepsi intestinale é insufficiente per disinf~ttare l'intestino; i purganti ripetuti, g li enteroclismi , diminuiscono notevolmente la flora microbica. Per disinfetta1·e l'intestino bisogna saturarlo di una :;ost.anza ino.ff'ensiva per l'uomo e nociva ai microbi, o che almeno impedisca loro di putre fare l'albumina. Modificando il loro ambiente di vitA si dimmuirà la loro vitalità, la loro attività e virule nza. Per ottenere tali risultati bisognerà ridurt·e più che sarà possibile l' introduzione di elementi azotati, n ei quali i microbi trovano il loro terreno nutri tizio migliore, eù iotJ·odurre nell'alimentazione u:-~a grande quantità di idrati di carbonio nei q uali non trovano gli elementi oeces!>al·i alla loro vita. La dieta latteo-farinacea risponde a tali indicazio ni. ed è la vera alimentazione antiputrida. Da luogo tempo é nota l'azione anli putrida del latte, confermala da r ecenti esperienze, che dimostrarono come di tutt1 gli alimenti azotati illa·tte sia qu_ello


RIVISTA 111EDIOA

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che meglio resiste alla pulr·efazione, fatto tlovulo allallol"io (idrato di carbonio) che esso contiene, mentre pe1· sé s te><sa la caseina s i putrefà con la stessa ra pidita delle al tre sostanze albuminoidi. È con i s uoi prodotti di fermentazione, acido lattico ed acido succinico, che il lettosio paralizza i bacilli pr·oteolilici. L'azione enti putrida degli itlruti di carhonio si manifeste in oilro ed in oioo. In oitro raggiunta di zucchero, di glicerina, di destrina fa scomparire completamente le sostanze aromatiche delle digestione artificiale di elementi azot11ti; ma sono sopnitulto le farine di cereali quelle che mescolate a i prodotti a1.0tali e messe alla stufa impediscono ogni formazione cii prodotti aromatici. In nioo, aggrungenùo deg li idrati di cftrbonio agli alimenti azotati, si riduce parimenti, in modo considerevole, la produzione delle sostanze ar•omatiche. A tale scopo ~er­ vono meglio i farinacei ed i loro de1•ivati fornendo.a poco e poco l'acido lattico ed il succinico. Sicché aiimenti !allei e farinacei posseggono ambedue una vera azione antiputi·ida, con vantagg io però dei fat•inacei. . Difetti mentre il latlosio, elemento antiputrido, viene t•apidamenle assorbito dall'intes tino, r imane la caseina che si pulrP.fà al pari degli altri elementi azotati, Così in tal une enteriti acute o ct·ooiche il latte è dagli infermi malissimo tollerato, mentre~ il contrario pei farinacei, coi quali le sostanze anlifermenlative qunli gli acidi lattico e succinico si producono man q~ano che la vita bacterica diviene più intensa, essendo por giunta benissimo loller·ati in tutte le malattie del crasso, luogo preponderante della putrefazione azotata nell'intestino. Pertanto associando al Ielle i farinacei, esso sarà molto meglio tollerato e digerito. . Venne dimostrato che per salut·are tutto l'intestino di sostanze che impediscano le fermentazioni putrtde, bisogna dat·e, {o volume, una parte di albumina e cinque di far inacei. Risultati migliori si avranno frazionando i pasti. Da ciò deriva la conseguenza che anche nell'individuo sano, un regime alimentare igienico sarà dato da un'alrmentazione in cui la t•azione azotata sotto forma di carne sia' nella pi"oporzione di una quinta parte, in peso, della razione alimentare di farinacei. G. BERNUCCt. TIZZONI e PANicm. -Bulla permanenza 4ello pneumoooooo nel aangue del

gu&rltl 41 polmonite. serie VI, 1905).

(Accademia delle Seien.ae di Bologna. tomo Il , •

In un lavoro precedente gli AA. avevano dimostrato che è sempre possibile riavere dal sangue di animali iniettati con coltut•a di pneumococco, il germe specifico, anche dopo molti mesi che gli animali si mantengano nella più perfetta salute. Ora essi ricercarono se nell'uomo, in seguito ad un attacco di polmonite decorso regolarmente, senza complicazioni appt·ezzabili contemporanee o successive, s i dimostrassero germi specifici in circolo, e per quanto tempo, nel caso affermativo, fosse dimostrabile la loro presenza nel sangue. Il problema non nuovo nella prima parte, manca di soluzione nella seconda. Dalle indagini fatte dal Panichi su 5 ammalati degenti negli ospedali di Roma, risulta che in 4 di essi, i quali precedenlemente avevano sotl'erto di polmonite senza complica,nza, e eh~:< dopo la crisi avevano sempre goduto buona salute, infatti avevano sempre atteso ai loro lavori, fu possibile drmoslrare la presenl a in circolo dello pneumococco del Friinkel da 1 a 15 mesi dopo avvehuta la


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gua1·igione clinica . L'esama fisico d~i singoli or gani in questi individui non lasciava dubbio alcuno sulla integl'ilà di ogni funzione; nondimeno T izzoni e Panichi non negano qualche effetto subdolo c lenta mente deleterio conseguente alla presenza di un germe patogcno nel tessuto più vitale del cor po umano. l ~ermi isol alt del sa 11g ue di que:::Li individu i dimostrarono s ul conig lio un potere patogeno attenualo. Il numero di essi è di circa 15 per cc. di sa ngue. L e ricerche riferite sono molto interessanti perché lasciano facilmente com· pr endere quanto possano e sser gravi le conseguenze di una polmonite, per quanto completamente risoluta, anche in epoca lontana, in seguito alla lunga permanenza nella circolazione di germi inattivi; i qua li se nelle condizioni di vita saprofitica in cui sono passati possono riuscire completamente inavvertiti, lo s tesso n on deve avvenire quando l'azione di nuove cause ne r iattivi la virulenza, o diminuisca la resistenza. di un tessuto. Cosi si comprende come possano insorgere forme morbose che hanno lullo il carattere di spontaneità, e le cui cause appttrenti (reumatiche, traumatiche ecc.) non fann o che ridestare l'alti vita di ele· menti patogeni, i qualì preesislo no nell'organis mo allo stato latente. Cosi si comprende come molte Rffe:r.ioni !>pAcifich e di pRrti inte r•ne, il piti spesso non debbano corrisponder e alla introduzione misteriosa, criptogenetica, di germ i nel momento s tesso nel quale la malattia s i manifesta, ma possone ra ppresentare le conseg uenze ultime di un processo lontano, in a pparenza spento, del quale verr ebbero semplicemente a costituire altrettante 1ocali1.zazioni postume. G RJX ON (.

A. s . . LMoN. -

L 'lpobl e l& p&togeneal 4el morbo 41 Buedow. de médeeine. marzo 1905).

(Reoue

La malattia di Basedow, per i suoi sintomi nervosi, specialmente bulboprotuberanziali, e per l'iperlrofia delle tiroide, dotata di poter e antitossico per il sistema ne rvoso centra le, molto probabilmente deve la sua origine ad una intossicazione iniz1ale dei centri nervosi. · Tale intossicazione è dovuta a disturbalo funzionamento dell'ipofisi, gianduia a secrezioue interna, essenz;iale per la nutrizione degli elementi nervosi, dotata di potere antitossico per 1 centt•i slessi, legata alla tiroide dalle più in· Lime r elazioni funzionali, talché a.d un ipofunzionamento di una delle due gian· dule cor r isponde una ~uperaLLivita dell'a.ltr·a.. Coal il Benda in tre casi di morbo di Basedow trovò l'ipofìsi sempre straordinariamente piccola e dura, co n vis ibile diminuzione delle cellule e rarefazione delle cellule glandulari, talchè si può s uppor t·e che tale infermità consis ta in un pervertimento funzionale della ipofisi con insufficienza della sua !'6crezione fisiologica, dond~ intossicazione iniziale dei centri nervosi, e secondariamente ipersecrezione tit·oidea che com· peo!'e rebbe l'ins ufficienza. funzionale dell' ipofisi. Perciò mig lioramento con la sommini!ilrazione di preparati liroidei e morte con la liroidectomie. Io e g ual modo si spie~ herebbe le s mdr ome oulbo -protubera nziale caratter izzata dalla tachicardia, da distu rbi vasomotori, da. esoftalmo, angoscia bulbare ecc., date le r elazioni speciali del centro del pneumoga strico cnn l"ipofisi, relazioni dimostrale dal Cyon. Parimenti i dil':iturbi trotìci, il dimag rimento, lo ::stato di prec.oce cachessia, falli Lutti osservati sempre dopo la ipolisectomia verrebbero spiegati, dalo che lal g ianduia presiede alla nutrizione degli elementi ner vosi.


RIV!STA MEDICA

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Con tale teoria si può egualmente spiegare la comples::;a eziologia della medesima; per esempio le emozioni, i traumatis mi al capo e le malattie nasa:i, s pesso origine di gozzo esof\amico, ricordando gli espel'imenti del Cyon che dimostrò i legami funzionali del naso con l'ipoflsi. L'ipotesi di un'intossicazione pituitaria spiegherebbe parimenti per chè il morbo di Basedow possa associarsi ad affezioni nelle quali la tiroide si trova al più alto g rado di ipoaLtivilà fùnzionale quasi il mixoedema ed il ~ozzo volg11re. Concludenrlo, l'importanza acqubtata dall'ipofisi pe1· le sue strette r elazioni funzionali con la tiroide, fa si che di essa si debba sempr e tene1· conto nella patogenesi del morbo di Basedow , e che essa debba sempre esser ricercats ed essmioata nelle autopsie di tale interessante affezione. G. BERNUCCI. l. SABRAZ~s. -

Btoero& dello suoohero nell' orina senz& reattlvl. - Gallette hebdomadaire des sciences médicales de Bordeau:.c, 5 a prile 1905).

L'autore, posta l'orina d'ass.a ggiar si in una provetta, quando essa, esposta al calore di una Jlamma ari alcool o di un becco di Bun$100, giunge all'ebollizione, inclina il tubo in m ()dO ch·e il liquido si disponga in uno s trato sottile nella sua parte s uperiore . Allora, facendo ugire la fiamma specialmente su questa parte, sulla superficie così riscaldata, si produce un' anello di color bruno seppia o bru no g iallastt·o ùovuto alla cara mellizzazione dello zucchet·o esistente nell'orina, m entre il tubo esala, in puri tempo, un'otlore caratteristico. Sarà utile, durante il riscaldamento, di agililre costantemenle la provetta per evitare che essa si rompa. Tale reazione si produce anche quando l'orina non contiene che qualche grammo di zucchero per liLro, e pr esenlasi sempr e più nella e ra pida aumentando il tasf!o del glucosio. Le urine albuminos.,, urobiliniclte, sanguinolenli, Picche in urali, di densità elevata, non presentano quest'anello, ma lasciano invece talvolta un deposito bianco grigiastro facilmen te amovibile. Quando un'orina è molto sanguinolenta, in simili condizioni di esame, lascia depositare sulle pareti, un'intonaco bruno, punteggia to, un po' g ranuloso, ben diverso dal deposito color se ppia dalle orine con tenenti zuccherv. Do uUimo, la pul izia delle provette che servir ono alla prova della caramellizzazione dello zucchero, riesce dillìcile, e la s i potra ottener e soltanto medianle soluzione calda di a cqua e acido clo1•idrico. GIOVANNI BERNUCCI. A. CHAUPFARD e L . LA EDERICH . - Le lneguagllanse puplllarl nelle pleuriti oon veraamento. - (A rchioes générales de médecine, marzo 1905).

Gli autor i s tudia r ono tale fenomeno in diciassette casi di pleuriti con versamento, riscontrandolo soltanto in sette. vale a dire nel ~l p . 100. Le loro osservazioni rivelar()no come la pupilla più dilatata sempre corri!<ponda allalo del torace affetto da spandimento pleurico, mentre l'ineguaglianza ne è variabilissima da un giorno all'altro, scompar endo talvolta un giot•no per riapparire in seguito, cessando definitivamente quando è completo il riassot•bimen to dell'essudato. Tale ineguaglianza si conserva sempre moderata, mai raggiungendo le forti disuguaglianze osservate nelle malattie or ganiche cerebro-spinali ; talvolta è tal-


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RIVISTA MEDICA

mente leggier·a da richiedere somma cura per rio;contrarla. Aggiungasi che per rilevarla occorre una illurpinazioue di media intensità, quale quella data da una finestra, mentre, con luce intensa, le due pupille con\raggonsi al massimo grado, diventando simmetriche; parimenti essa s compare negli sforzi di accomodazione e di massima conver genza. Non poler·ono rile vare nulla di costante dal punto di vista dell'appar izione di tal s intomo, né pe r ciò che concf\rne i s uoi rappor·ti con l'evoluzione dello spandimento; solo fallo costante fu la scomparga dell'rneguaglianza pupillare con il riassor bime nto del versarnelllO pleur·ico. In tre dei sette ca~: osservali di ineguaglian za pupi1lare, la tor·acentesi ebbe esito nullo, essendosi conservate disuguali le pu !-Jille. Sicché incostanza, var rabilit.à estrema, fugacità, s arebbero le caratter·is liche del nuovo s i11tomo. Ritengono che la spiegazione del fenomeno debba ricer carsi nel campo funzionale, trattandosi, ~econdo ess i, di un indebolimento unilaterale del r itles~o luminoso irido co;;trittore, anziché di una dilatazione attiva della pupilla. Parimenti il rit]esso irideo del lato ple uritico é non abolito, ma soltanto piu lento a prodursi quando non é provocato da un'e ccitazione energici:\. Ritengono ch e n ei casi di ineguaglianza pupillare pleuritica da loro osser· vAli tralti;<i, come 11ei casi di elmintiasi intestiuale, di un semplice fenomeno riflesso pel quale n on puossi pr·oporre nessuna spiegazione d'ordine mtccanico; di un sintomo d 'ordine purame,nte funzionale, di una leggera in ibizione del r·iflesso luminoso, g-eneralmente omo lo~a al lato pleuritico e cosr poco intensa da per·mellere c he un'eccitazione energica luminos a od uno sfor zo di accomodazione riconducano le due iridi alle leggi normali della loro s inergia fisiologica. G. BERN UCCI. S . TAus srG. - Il oatarro endemico dello stomaoo nella Erzegovina. ( Wien. Jclin. Woch., 1905, n. 6 e 7). Questa malattia, che vien chiamata Hundskrankheit (letteralmente • Malattia canina •) viene studiata molto bene dall'autoJ•e, ufficiale medico nell'esercito austriaco, il quale ha avuto occ'lsione di osservarne in un solo reggimento e nel solo mese di g iug no, 190~ un nume!'o notevolissimo di casi, cioé 206. L'autore ne svo lge i varii capitoli, lé manifestazioni a carico dei s ingo li orguni, ed apparati, i sintomi principali, la terapia, le questioni 11tline nti alla possibile immuoilil dopo un pr·imo attacco e alla durala di essa. Tratta infine dell'e tiologia e della questione se trattrsi di un'infezione sui generis o no . Da questo studio l'autore trae le conclusioni seguenti: La ma lattia ha un'incubazione da cinque a sette ~iorni. Nella massima parte dei casi havvi uno sladio prodromico, il quale ha tutto al piu la durata di qualehe ora. Si ha poi un r apido inna lzarsi de lla temperatura , che giunge a 4Qo- H o. La <lurata di questo per·iodo febbrile é di due a tre gior ni, dopo dei quali la temperatura cade per cris i. Jl sistema ner voso partecipa molto intensamente al processo morboso con cefalea d'alto grado, vertigini, depressione cospicua delle forze e assai fre ... quente menle vomito. Riguardo al !)Olso si h11 spesso ra llentamento e s uccess iva b1·adicardia . L'apparato digerente dà a notdre un interessamento costante,


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RIVISTA MED ICA

che !Si r·ivela con stitichezza, o diarrea ~ia nel corso della malattia, sia dopo di essa, perdita dell'app"lito, che si prolunga per mollo tempo, foetor ex or e, ecc. Si ba inoltre un sènso di crampc dol oro~o spesso di tuttr i mu!;lcoli volontat•ii me di regola di quelli dei lombi. Altr·o carattere è la dura la breve del processo morboso, mentre la convalescenza é molto lunga, e una notevole tendenza alle ricadute. Questa malallia s ta in ra pporto con una !Specie di insetto succlriator·e, poic!J é essa é comunicata per mezzo della puntura di questo culicida. E"~a dom ina soltanto durante l'estate in determinati luoghi dell'Erzej.!ovina. ~lA RIOTTI - I31ANCHI.

A. NJzzou. - Di un nuovo aegno per la dlagnoal delle malattie renaU. - (ll J'laccoglitore medico, febbraro 190:>). Co n!;liste nel ricer care la dolor abilità della regione ren~:lle con piccoli colpi portali su di essa per• mezzo del mar·gine ulna r e della mano. Tale dolorabilità l'autore avt•ebbe riscontt·ata assai marcata s opr·atutlo nella pielile, negli

ascessi, nella tubercolosi renale e nei tumori del t•ene. Parimenti pizzicando, anche leggerrnente, la porzione esterna della massa sact·o·lombare, in qualsiasi punto, "e il rene è ammalalo od 1:1ctopico, l'inferm11 avverte un senso di molestia che talvolta può giungere fino al g rado di ve1·o do lore, mentre ri petendo, com e cont1·ollo, lo stesso allo sull'altro Ialo, se il rene è sano o non ectopica, l'ammo:ato non a ccusa moles tia alcuna. L'aut01'e ritiene c he tal dolore uipenda da una nevriltJ Jel grande e piccolo ramo addomino·geoilale, nervi che nati dal prrmo lombai'e s i dil'ig-ono alrin~ fuori ed in basso attraversando lo psoas, decorr·endo dietro il r ene davanti al quadrato dt!i lom l>1, innervando i muscoli della r egione sacro-lombare. Tale nuovo e semplrce st>gno per la diagnosi delle malattie t·enali può riu· scire di gr ande utili!.& nella pratica privata, sopratutto quando m ancano quei mezzi di ricerca che non sono alla portata di lulli. G. BERNu cci. O. - &loerohe aulla tu'beroolod delle tondlle. - (Cenlralblatt f'Ur Bakteriologie, Parasitenkunde und ln.fe ~·tionskrankh eiten, n. 8·9, 190:>).

REtMANN

Le tonsille possono ammalat•si di tubercolosi pl'imariamentc e secondariamente. Straordinariamente rari sono quei casi, nei quali unicamente e solamente le tonsille contengono tubercoli. Quei casi, nei quali mollo probabilmente le tonsille ser virono di pot·ta di ing resso ai bacilli tubercolosi, possono essere svelati dall'autopsia finché i polmoni non contengono ancora focolai, dai quali i bacilli tub ercolosi giungono nello sputo. Se le statistiche r iflettono in prevalenza cadaveri di bambini, s i ottiene circa il 4 p. 100. di tali casi. Poicile nella tubercolosi da alimentazione dei conigli dapprima divengono tubercolose le glandole mascellari e del collo, quindi le bronchiali e i polmoni, mentre l'intes tino può rimanere generalmente immune, Cllsl si può giungere a conclusioni del lutto erronee sulla frequenza della tubercolosi da alimentazione nei bovi, se si considerano come infetti per tale via solamente quelli nei quali si riscontrano esclu!livamenle ulceri intestinali, oppure glandole mesenteriche caseiftcale. Nelle esperienze della tubercolosi da alimentazione negli


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RIVISTA DI XEVROPATOLOGIA

animali può avvenire, clte anche un considerevole numero di casi di tubercolosi complicala nei bovi , nei quali sono attaccali i polmoni, pro venga da que!>lo modo d'infezione, sebbene ciò non si possa dimostra"re anatomicamente. N elle l i si polmonari a vanzate con abbondanti bacilli n ello sputo, le tonsille sono r egolar mente sede di tuhei·coli, anche se sono esternamente intatte. Dalle ricer che fatte nei sanatori r isuHa che tutle l e pazienti, ragazze e si· gnore, i cui sputi con tengono bacilli tubercolosi, hanno pure tubercoli nelle tonsille e che le tonsille sono tubercolose n el 6 p. 100 anche nelle malate senza espeltora~ione. I n un caso dopo l'estirpazione della tonsilla tuber colos11 il moncone r estò privo di tubercoli. C. SFORZA.

RIVISTA DI NEVROPA'fOLOGIA Sulle palood ln rapporto alle faal B•lologtohe dell'orgaDl•mo (Pubertà, llllenopausa, Senllltà). - Relazione al X I I Cong r esso freniatico in Genova. -(Il Man icomio, anno XX, n. 3).

ANGIOLELLA . -

Quando gli o r gA ni sessuali entrano in funzione, !:'Ono sor gente di stimolazioni nuove per l'or ganismo, stimolazioni che ingombrano la coscienza, e· danno J1uovo indirizzo alla Yita intellettuale ed emotiva. Ma oltre alla funzione r ipr·orlulliva per mezzo dello sper ma e dell'uovo, essi hanno un'altro compito, quale è CJuello di stimolar e energicamente il 8Ìslema nervoso, a mezzo della loto secr ezione interna, e venendo questa a mancar e in una certa epoca della vita, si ha tutto quella serie di cambiam•mti nella funzione e nella struttura de~d i or gani e dei tessuti, e quelle moc,Jificazioni nelle facolt.a mentali che costituiscono la senilità. T anto adunque i l cominciare delle funzi oni sessuali 11uanto il cessare di esse, in flui sce potentemente sulla vita psichica dell'indi\"iduo, non solamente nelle conòizioni normali, ma anche, e di più nelle patologiche. Bisogna poi a~giungere che n0n solamente le glandole sessual i , ma anche le altre glRndole a secr ezione interna, e specialmente l'ipofisi, il timo e la tiroide, hanno influenza sui cam biamenti dell'organismo nelle varie epoche della vitti, influenza che so non é a.nco1'a nettamente p1·ecisata, è però r esa certa da studii antichi e r ecenti di questi organi. I rlne periodi della vita clte sono determinati dal sor gere e dal venir meno delle funzioni !:"essu~lli in primo l uogo, e delle funzioni rlelle altre glandole a secr ezione intePna secondariamt>nte, sono la puberté. e la m enopausa, la quale ultima nell'uomo ha la sua cor rispondenza nella estinzione degli appelili ses· suali norm11li. L'adattamento dell"organismo aUe nuo ve condizioni di vila non sempre é facile, e specialmente dal punto di vista della mentalità, sul cui orizzonte tanta influenza eser citano l'alba ed il tramonto dell'astro amoroso: colla dP.t erminazione di nuovi stati prima emotivi e poscia ideativi. N ell'eta pube1'e si comincia ad avere la prevalenza detrecci tabililà cer ebrale su quella spinale che si aveva nella fanciullezza, e non essendo in quell'epoca


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della vita ancora ~uffici enle mente evoluti i poteri superiori inibilori e eli controllo, s i ha che la nuova personalità psichtca che si va formando ,., cat'Rlterizzata da un senso di indipendente, e 08 Un de!<iderÌ tl el i autonomiA, che portata agli estremi, o per cause iodivid~o~ali intrinseche, o per difetto di educazione, si LrRsforma prima in una i nadattabilità all'a m biente sociale, spP.Cilllmente se questo ò diverso da quello in cui l 'indi viduo fu abituato, come nel militart', e poi un sen~o di ribellione a qualsiasi outor ita. Nella sua ~ ucct>ssiva evol uzione, la m entalità dell'adolescente assume di verse fisonomic, a !!econda del cat·allere e del temperamento i ndividuale, sempt·e restando nei limiti del nor'male, onde si può avere quella sfumatura di malinconia prodotta da un senso di isolamento, per non essere più l'individuo utt fan ciullo, e non ancora uo g iovane; oppure si può avet·e una tendenza al misticismo ed all'ascetismo, sentimenti che insor gono sulla base della sessualità ancor a indis tinta; ovvero una spPcie di rèoer ie continua, sostenuta da un ma(.!gior la\·orio dell'im maginativa; o,·vero &nche un apparente decadim ento delle facolla iutelletlive, il quale inve•·o non è, il più delle volte, che la rivelazione della insurlicienza menltt le, che si ha solamente quando l'intellello é richiesto tl i una ma~giore espltca ziond della sua ener gia nellu nuova vita rlel giovane. A questi distut·bi. che si potrel•ber o dire quasi fisiologici, cort·ispondono sindromi psico- patolo~iche in condizioni anormali. Si possono aver e forme di eccitamen to che vRnno sino alla mania, ìmpulsivilé e perver si ta emozional i, con tendenza ad azioni coatte, ovvero una forma depressiva mal inconica, con o senza d~lirio, arresto psichi co sino allo stAto stupor oso ed alla catatonia. Altre volte si hanno disturbi sensor·iali sotto forma illusionale od allucinatoria, che possono arre!>tarsi a questo stadio, oppur e possono dare or igme a false concezioni, quando pure no n siano l a cslt•insecazione di una v er·a costituzio ne par anoica or iginar·ia. La r eazioue abnorme dei centri cortico·motori a~li stimoli pt·odoUi dal ri goglio funz ionale in cui entran o gli or gani genitalt, putl dar luogo a sindr omi epilettiche n isteriche, passegger e o durature, a seconda della or !l'anizzazione fondamentale ciel sistema net·voso. L'organismo, che è quasi un fatto fisiolo?rico a questa elè, non é tanto dannoso al sistema nervoso, come un tempo si è voluto far cr eder e; e la cosi delta pazzia mastur batoria non é una vera entità m orbosa . Nella fase involutiva della vita si ha notmalmente un indebolimento delle facoltà mentali, dovuto alla tendenza. verso l'atrofia dogli elementi spP.cifici, specialment1 ner vosi, ed al predominio sempre cr escente dei tessuti counettivali; alla diminuita nutl'izione di tutti i tessuti per le altet·azioni delle par eti va~ali; alla scar sa funzionalità dei diver si emuntori. Se dunque nella pubertà la norma é rappresentata da un elevamento della potenzialità psichica, nella senilita, invece, é rappr esentata da una disce!>a. E tutti gli stati patolog-ici che si veritlcano in questo periodo dell'esistenza hanno •mo !>l'onda demenziale, come il delirio di g randezza illogico, quello di -pe1·secnzione, effetto della sospellosità ingiuslifìcala dei vecchi; il delir io ~pocondr·iaco, conseguenza dell'abbassamento del tono funz ionale di tutto l'or ganismo . Si puo avere poi la vera demenza, dovuta o alla distruzione di parte dell'or gano cer ebral e, per emort•agia, tl'orQ., bosi e simili lesioni, oppure alla diminuita nutrizione di esso per il semplice processo endoarleritico, che predispone alle dette l esioni. La parte che r':lppresenta la funzione sessuale nelle psi cosi del periodo involutivo è dimostrala chiaramente dalle di ver se forme di pazzia nell'epoca

l.

34 - Giornale medico.


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RIVISTA D I :\"EVllOPATOLOG IA

della menopausa. All ora gli altri fa ttori c.Jella senilita non hanno ancora avuto il tempo di agir e, ed esiste come cau~a unica dei di><lurbi mentali la ce~sa· zione della funzion e ovarica, che ha anc he un importante effetto m orale sulla vita psichica della donna. E' r i!>aputo poi che alle frenosi del climater·io sono più esposte quelle donne la cui vita se~suale si svol se meno normalmente, l e vecchie zitelle e le vedove. Concorro no C<1me cause delle malaltlie mentali nell"epoca della crisi p ubere r eccessi vo s tudi~' f' l"etlucazione non posi ti\·a a cui sono sottoposti i giovanetti, ed il mister o e la proi bizione di tutto ciò che si riferi sce alla vita ;;cssuale. Per lo sviluppo delle frenosi senili sono gravi cause concomitanti·il lavorio angoscio;:o ed esaudente della vita m o.Jcr'na, e gli stati emotivi ai quali essa dà luogo Cootrar·iamente alla opinio ne di altri, I'An ~i olella, nelle m alattie m entali che si ver ificano nell e dette f8si fi siologichP Jella vita, non r iconosce caratler·i sufficienti per· farne eotita morbose "PPciali. A. MELE. G. SACCONAGHI. -

n pellagrotlfo.- (Ga:;ella Medica Italiana, gennaio 1905).

L"auLOI'O prende le mossc3 do un caso di tal malattia studiato da lui recentemente oelln clinica Pavese. Sotto il nom e di pelln~rolifo, o tifo pell11groso, ~~conosciuta da lungo tempo una forma di febbre tifoidea che col pisce:- so~~etti antecedentem ente affetti da pellagra. È com plicazione rara, da alcuni allrihuito all'intossicazione pell11grosa, da allri ad infezione colibacillare od eberliana in soggetti pellagrosi. Veramente è un'aiTezione del tul l o distinta dalla fohbr·e tifoidea e come tale descritta dallo Strambio fìn dal 17~1i, che riconobbe inoltre com e esso possa com parir'e in un (fual siasi periodo cldl' in tossicazione pellatrrosa , e com e si a~socii sopr·atutto a pellaf(re di antica data rimontanti dH due ad otto anni, mentr e é affatto ec· cezionale nei casi precoci. Parimenti il Lussano fin dal :185!J, essendo fautor'e della natura tifoide del tifo pellagrosn, rilevava come esso sia molto più fref!Uente in piaghe paludose, ' lualc la pianura L o mbar·da, e meno fre(juente in re~io ni montuose come il Ber gam Asco. · Mor·selli riscontrò esser' esso più fr·er1uente in estate o primavera, ed, al conlratio della febbre tifoirle, col pir <'S!:'O di prefer·cnza i deboli, gli individui in istato di depr essione fisi r.a o cerebrale e l e donne più che gli uomini. Caralleristiche sono le sue ricadute. Manifeslasi bruscamen te, con agg ravamento dell'entet·ite, con fenomeni nerv osi quali debol ezza generale e pa r·csi degli arti inferiori, e con disturbi psichici car-allerizzati da obnubtlazione ed Ìtu' rli6 della percezione. Il quadr o clinico del pellagrotifo é dalo da tre specie di sintomi: i 0 L'iper termia, che n ei primi giorni sec ondo L ombr oso può salire da 39• a 42', menlt•e secondo n el mondo, nei pt·imi giol'l1i v a da 38° a 40°, potendo subire in seguito ulteriori elevazioni. A vvet'lesi, io pari tempo, accPl eram ento del polso, da IOS à 12-i per minuto, e spesso sudori profusi ed odoranti. 2• l di-sturbi ner oosi e muscolari ; il malato e pr·ostrato di forze, col viso r osso, gli occhi bril lanti, s'agita tratto tratto in pteda a subdelirio. I ntanto i muscoli sono io islato di contrazione tonica, con testa e dor·so ordinariamente


RIVISTA DI NEVROPATOLOGU.

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s tirati in dietro, con le membt'a infet·iori in estensione forzalo, coi piedi in fl ess ione. A ciò a ggiungesi carpologia, contrazioni palpebrali e nistag mo, spasmi e sofajZ"ei e disfagia. l riflcs!'i tendi nei sono tutti esaget'ati, specialmente quello del ginocchio, con ipereste!'ia ed aboli~ion e frequen te dei rillt:!sSi cutanei. Osser vasi spesso incontinenza di feci e di orine; r arampn te r ilenzioue di ormu. 3' I disturbi gaslro- inlestinah; raratterizzati da diarrea profusa, gialla stra e fetida con abbondante muco, mentre il ventre non è che lieveml'nte mcteorico ma sensibilissimo alla pal pazione, ed il gor goglio alla fossa ileo-cecale può presentarsi cd anche spe!=:SO mancare. Parimenti può esservi bulimia . La ling ua è secca, r ossa, tremolante, di rudo nera e fuliginosa. Mat s'ebbe ad osservare roseola. La milza raramente ingr ossata, conserva quasi sempre volume normale. Non osscrvas i epi!>tassi, ed ò eccezionale l'apparire di fE'no meni bronchiali. Nulla osservasi all'e!=:ame del cuore e del fegato, meutre nel le orine, soiLantò qualche volla, riscontrans i traccia di albumina, e la loro r eazione è neutra od alcalina. L'autore avendo csaminat·o il san gue del s uo infer mo, vi riscontrò un numero di emazie piuttosto elevato, leggiera leucocilosi ed un Lasso normale di emoglobina. L'esame del liquido cf'falo-rachiùiano dal punto di vista citolog ico e batterio· logico, diede risultati negativi. La malattia dura da una a .iue settimane ed i suoi s intomi s'attenuano e scompaiono poco a poco. G. BERNUCC! . LUGARO. - Sul oretlulamo sporadloo. - (Rioisia di pa/olonia neroosa e mentale, vol. X, fase. l). Sulla soorta di sei oss<'rvazioni per sonali, l'autore fa le seguenti considera-zioni d'in:lolo ~enerale, che noi r iassumiamo brevemente. I cat'atleri somatici nel cretinismo sporadico si pMsono riassumer e nello infantilismo e nel mixeùema. In tutti i casi riportati lo sv1luppo organico si è arrestato io uno s tadio infantile, e specialmente il sistema osseo, in cui si osserva un ritardo di s viluppo che indicherebbe un'età di 15 meRi, mentre gli individui hanno tra i selle ed i diciotto a nni. Risentono maggiormente di I'JUesto r itardo le ossa degli a rti, mentre quelle del cranio ne soffrono meno. Contt·ar1amente alla dottrina d i Virchow, non esiste una precoce sinMtosi bas ilare delle ossa craniche, anzi s i trovò in tutti un ritardo della saldatura delle suture, mentre l'a rresto di S\'il uppo· prevale nel diametro antera-posteriore. Il mixoedema ò comuno a tutti i soggetti esaminati, pet·ò esso si va oll~­ nuanr.lo coll'età. Ai caratteri soma!ici fann<> perfetto t'iscontro i car allet·i ps ichici, e difatti qualunque e là abbiano avuto i soggetli esaminali , lutti mostrarono una slalo me nlale infantile; ed il mixoedema aveva come corrisponden-za psichica ti caratteristico torpore delle funzioni nervose e l'inerzia intellettuale. Circa la patogcnesi del cretinismo sporadico, l'autore ammette la deficienza lìroidea, s pesso come effetto di malattia infettiva, pre~eden te o susseguente alla nascita, che vada a colpire quella glandola , la cui funzione di neuh•alizzazione i veleni organici ledenti il sistema nervoso viene cosi diminuito o


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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

soppresso. Nel cretinismo spoeadico si tratterebbe di una tiroiùite semplice uel corso di una malattia infett1~a , m entr e nel cretini smo endemico si avrebbe a che fare con alterazioni della tiroide l egate a condizioni locali, e, StlCOndo le ultime esperienze, del GI'S!'Si dovute alla introduzione di tossici elaborati da micror~anismi nell' ambienlFI est<~ m o, e specialmente nell' acqua, e non nello or ganismo. In tutti i casi osservati r autore ha esper imentata la cura liroidea, e da essa ha ottenuti vantaggi nei sintomi somatici ed in quelli psichici. Il peso del corpo diminu1 al principio della curH, per la ::>-compar sa del mixoedema, poi aumentò costantemente, come aumentò sempr e la statura, specialmente n ei più gi ovani. Anche le condizioni psichiche miglior arono, e col mig-liorare di esse i soggetti divennero piu educabili. I buoni effetti che si hanno da tale trattamento nel c1·etinismo sporadico sono idenlici a quelli che esso apporta nel cretinismo endemiCO, onde l'autore mette fine al suo importante studio facendo voti che nei paesi amitti da questa terribile endemia sia resa obbl igatoria la cur·a tiroidea, la quale, secondo gli ultimi studi potrebbe avere anche una efficacia profilattica. A. MELE.

Sal dellrilapeolall del tlalol. - (Cent ra/blatt fi~r Baklt?riologie, Parasiienl.,unde un1l Infektionslo·anlcheiten, n. 8-9, volume XXX VI, 1 90~ì.

RIE ROLD. -

N el decot·so di una luber colo!'i polmonare si osservano abbastanza fr·equentemente disturbi psichici , si mili alla confusioue astenica od all'amenza acuta. Essi sono probabilmente dovuti in primo luogo ad una cr onica intossicazione col veleno della tuber colosi (psicosi da intossi cazione) e possono manifestarsi solto l' influenza dell'inanizione. Dispone a tali disturbi l' alcoolism o cr onico; perciò, come dimo<;trano le r elative esteri cliniche, sono più di;;posti ad essi C. SFORZA. gli uomini. W. S TROmlAYER. -Sul rapporti fra epileaala ed emloranta. blaltfì~r die m edicinischen Wissenschaften, n. 51, 190~).

(Central-

l n base ai ri sullati del m ate1·iale avuto a sua disposizione, l 'autore potette conferrnat•e la frequente coe;;istenza dell'epilessia e della e1t1ic1·ania; il piu delle volle era prima insorta l'epilessia, in appresso l'emicrania. L" A. IlO n poté dim ostrare in ulcun caso che la malattia pas~asse dall'una all'altra o che rosse durevolmente sostituita l 'una dall'alli'&. Per l o più la emicrania fu in alcuni casi dubbi solamente un sinlomu della malattia principale a· base epilettica, oppure all'epile~sia si asl:lociò, come fJualche c.n;a, .di nuovo, l'emicrania. N ei casi atipi.::i nnn fu sem pre facile e chiara la decisione se precedette l'epilessill. o l'emicrania. Anche più complicata fu la diagnosi differenziale, se oltr e l 'emicrania epilettica si manil'estò l:i ster·ismo. L'emicrania ang-iospatica può sicurumente esordite quale accesso abortivo epilettico con perdita della coscienza; s'incontrano pu1·e stadii emicrani ci con disturbi vasomotol'i, quale aura dell'accesso epilettico. EmicJ•ania ed epilessia si sviluppano insieme in uno stesso individuo sul comune suolo della predisposizione e degener azione neuropaliclle. E' pure da tener presente che anche la più grave emicrania, nonostante la durala di anni , in con trapposto all'epilessia, non può aver mai quale successione morbòsa l'imSFORZA. becillità.


RIVIS'l'A DI NEVROPATOLOGIA

J. PAPJNIAN. - Alterazioni delle neuro- fibrllle nella pellagra . de la Soci~lé de Biologie rle France, febbraio 1905).

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Ricerche di aulo1·i specialmente Italiani e Rumeni, nei di cui paesi disgraziatamente intlerisce la pellagra, hanno dimostrato come tale infermità produca aiterazioni cellulari ner,•ose considerevoli. L'autore, per suo conto studiò quale fosse lo stato delle neuro-lìbrille d~i morti di pellagra. Ven11e!'o studiati casi con disturbi cerebro-spinali ben pronunziati, ed in essi si riscontrarono nel cervello alterazioni variabili per intensità, ~eneralmente meno intense nelle piccole cellule ch"l nelle g randi, raggiunge11ti il loro massimo grado nelle cellule di Beltz. Nelle cellule piramidali medie scorgesi come le neui'O-tlbl'ille s'impregnino meno bene con i sali d'argento, apparendo inoltre assottigliate e talvolta come frammentate. Al contrario, in talune piccole cellule piramidali, può accadere chfl le neuro-tlbrille abbiano il loro aspetto normale o quasi. Osservando le cellule giganti, spicca sopt>atullo la colorazione rosso scul'a del loro citoplasma con assenza quasi completa di neuro- fìbrille. Talvolta se ne scorj!ono delle traccia alla periferia di talune rellulc e sopralutto nei loro prolungamenti. Spesso il nucleo è atrofizzato, ve!>cicoloso ed invisibile; quest'ultima eventualità scorgesi sopratulto nelle cellule di Beltz. Il nucleolo colorasi male nelle cellule più alterate. Nel midollo spinale, le alterazioni sono generalmente più intense nella regione cervicale che nella lombo-:-;acrale e nelle cellule radicolari piuttosto che nelle cordonali. L'aspetto delle grandi cellule delle coma anteriori, sopra tutto nella regione cervicale, ricorda moltissimo quello delle cellule giganti della zona rolandica. Il loro centro è colorato in rosso cupo intenso, ciò che può dipendere da dissoluzione delle neuro·flbrille, e questo non sco1·gonsi più che allo stato di tracc1e alla periferia o nei prolungamenti. Nella regione lombare ordinariamente trovansi delle cellule le di cui neurofibrille non presentano che delle alterazioni minime o che sono immuni da qualsiasi lesione. Le altera~oni delle neuro·fìbrille vanno di pari passo con quelle dei corpuscoli di Nissl, fatto segnalato da all!'i autol'i in diversi processi patologici. G. BERNUCCJ.

Sull'azione della oorteoo.la rolandloa ln relazione all'eptle aata jaokaonlana ed alla volontà. - ( The Journal oj Mental Seience, luglio 1904).

KINGSFORO. -

Pare all'autor·e che sia abbastanza ragionevole l'opinione che le scariche nervose, che producono le convulsioni, partano dai centri subcorlicali, e rappresentino uno spontaneo t1·abocco della loro energia accumulatasi continuamente; e pargli anche giusto l'ammettere che la co1·teccia cerebrale delle circonvoluzioni rolandiche eserciti un controllo in queste scariche, e ne deter· mini ia direzione, quando permette la loro invasione. Di falli un accesso può essere qualche volLa arrestato aumentando volontat>iamente l'intensità del polare inibiLore, come resistendo forzatamente agli impulsi motori. Inoltre é possibil~ che l'olfatto di una legatura che arresta un accesso jacksoniano dipenda


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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

in .parte dalla pressione esercitala sulle lerminazioui nervose; ma è possibile anche che esso sia dovuto a l!'eccilamento dei centri inibitori dalla corteccia, pt·odotlo dalla impress ione dolorosa s ulla pelle. Bisogna anche richiamar·e alla mente a questo t·ig uardo che il neonato non ha a lcun controllo sopra i suoi movimenti, l'intera corteccia cet·ebrale delle circonvoluzioni rolaudiche in lui è interamente ineccilabile. Certamente i movimenti non mancano nel bam· bino appena nato, ed anche prima che sia nato, anzi essi sono molto vivaci; manca pot·6 il controllo sopra di e ssi, il quale in seguito si anrlrà manifes tando a misura che si s viluppano le vie piramidali e la corteccia r olandica. Una prova elle gli accessi convulsivi abbiano la loro origine nei centri s ubcorlicali l'autore la deduce dalla seguente osser vazione clinica. Un individuo che soffriva' di convulsioni epilettiche ~~ner·a!i fin dalla nascita, da adullo fu collo da emiplegia sinistra, dovuta ad emorragia dei gangli centrali dell'emisfero destro, come fu constatalo in seguito. Gli a\.lacchi epiletttci continuarono a verificarsi dopo ci1e vi fu stabilita la emiplegia, ma essi rimasero localizzati solamente al lato non paralitico. L'autor t>- interpetra questo fallo ammettendo la distruzione della sorgente della scarica convulsiva, in se~uito all'emorragia n ei ganglii, o almeno se non la intera distruzione di essa, un indebolimento rlelle s ue funzioni eccE:ssive, in modo da essere ristabilito l'equilibrio tra la tendenza all'accumulo ed alla scarica conseculiva dell'energia nervosa da parte dei gangli subcor ticali, e la debolezza a r·atlenere queste srariche da parte della c or teccia rolautlica. A. M ELE.

C. FBRf:. - Della. balbuzie epllettloa. - (Reoue de métlecine, l'tlbbraio 1905). L'epilessia coincide con la balbuzie in un gran num~ro di casi. La balbuzie, come altri difetti di pronuncia, può persi!:ilere tutta la vita ùi un epilettico, senz'es!>ere influenzata dall'epilessia conservandosi peFmanentemente uniforme. Talvolta, in seguito a delle crisi, riscontrasi un balbettamento più intenso; talaltra , con le sue recrudescenze può esset•e l'espone nte di crisi epile ttic he fruste . Più di rado, il balbettamento non manifes tnsi in un epilettico che ape· riodi più o me no co1•ti. Tale balbuzie tra nsitoria può esser legata u degli al· ·tacchi convulsivi, o precedendoli, o seguend~li, o sosliluendoli; é una manifestazione dell'epilessie, e deve esser considerata siccome un siutomo di e pilessia generale. Può mostt·ars i prima dell'accesso e la si puv ritrovare n~Rii intervalli come gli a ltri disturbi della favella quali l'amnesia. l'efemia, la distasia, la bradilalia, l'ecolalia, f:lCC. Il balbettamen to consecutivo ad attacchi epilettici puossi considerare come una continuazione della scarica ot>r vosa od una conseguenza dell'esaurime nto po!=tparossistico. P1·ecedend0 l'accesscl, si puo considerare come una pr·ima manifestazio ne dell'uragano; può costituire un'aut•a epilettica transitoria, insepar abile dagli alll'i mo vimenti convulsivi , mentre La.lvoltli ra pprese nta quasi un avviso che precede l'accesso di qualche minuto oppure anche di ore. Nell'infermo in cui questo avviso é abituale, veuendo a mancat•e l'accesso, p;.:r essendo appaPsa la balbuzie, si può ritener e questa per un equivalente e pi· lellico, per una crisi frusta, sotto forma di cr isi di balbuzie epilettica.


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Pertanto, anche in !ali ca!'i, il l r·a ttamento curativo specifico a base di br,)· mur o di potassio, al po ri delle crisi convulsi ve epilettiche, moder a e talvolta fa scomparire l e crisi di balbuzie. G. B cRNuccr. Ostcr. -Gli effetti del radio •nlla ecoltabll1tà della oorteooia cerebrale . (Rivista d i patologia ner cosa e mentale, febbraio l!)Q;l).

In seguito a numer osi espcr-imenli praticati dall'autor-e negli animali si è visto che, dur ante i primi minuti in cui quesli sono espo!'li all"azion<' Jel r adio, vi e iperemia della corteccia cer ebralE', il l avori o di nutt·izione é più attivo e la eccilnbilità delle Cdllule è aumen tata. Qu!ilche volla, Bumenlando l'ipc remia, si ebbero emorragie puntifor·mi, che furono seguite da dept•essione mentale e paralisi. I notevoli cambiam enti della eccitobilila della corteccia cerebr·ale sono dovuti indubbiamente ai disturbi vaso-motori, como si può facilmente dimostrare togliendo Io stimolo prodt)lto dalla radio-attività. I disturbi vaso-motori ceso:_ano se all'animale si (!Oncede un riposo di pochi minuti. A. M EL E.

Cambiamenti degenerativi prlmarll del alJitema nervo•o dovutl alla •l1lllde. - ( Th e Journal o( .'vlental Patlwlog!J, vol. 5, n. 4·5).

KorF.LEVSKL -

L'autore dimostra, riportando i disegni di varii preparati istolog ici, che i proces!!i degenerativi sifìlitici del sistemo nel'voso possono verificarsi persino nel terzo e quarto mese succe!!-sivo alla infezion e ; c che nello stesso periodo di tempo possono aver luogo anche alterazioni cellulari tanto dei nervi •.Juanto dei muscoli. · Le tossine sifìliliche sono pr obabilmenl3 la causa di !]uesti pr ocessi patologici primitivi, i quali sv enturatamente non sono a t·restati dalla cur·a specifica. La t.achicard.ia negli individui sifilitici è I]Ualche volla dovuta, secondo l'autor e, ad alterazioni degenerati ve del nervo vago. L e abitudini al cooliche aumentano la gr a\·ezza di questi processi patologici sifllitici. A. MELE .

G. Rossi. - Contributo allo •tudio della eziologia della parallai faootale periferica. - (Il Policlinico, sezione pratica, n. 1, HJOCl). L'autor e riporta lt•e casi di parali::;i facciale periferi ca manifestalisi in tre membt·i di una sola famif!lia, conlempor aneamen te, senza ch e nell'anamnesi vi fosse alcun fallo che plltesse spi egare il simultaneo ins01·ger e di tale infermità. Egli ritiene lt·attarsi in tal caso di un v ero e p r oprio fallo ereditar io dovuto alla condizione neuropatica Jei tre soggetti da lui esaminati, confermandosi eo~i la teoria neuropatica di Charcol fl Neumantl che nei casi di paralisi facciale periferica di eziologia ignota, nei quali non puossi neppure invocare l'azione del fr eddo, ammettono che causa lor o prima e diretta sia la predispo· sizione indivic.luale data sop1·atutto da speciale vuln er abilità del t<i stema nervoso.

G. BERN UCCl.


RIVISTA CHIRURGICA E. Po~rPONJ, lenente medico. - O•te•-perlo•tlte oonuoutlva ad IDfelllone tlfo.a. - (Ga~zetta medica di Roma), n. tO, maggio 1.1.105. Un soldato dell'S• r eg-gimento cavalleria Montebello, si ammalò di tifo nel luglio t uO:t Nel periodo di convalescenza, qaando cioè poteva considerarsi guarilo dall'infezione tifosa, comiuciò ad avve rtire vivo doloi·e al 3° me dio della gamba ueslr'a ed al 4' inferiore del braccio sinistro. In pochi giorni, in cor risponde nza dei s uddetti punti, si manifestarono due flemmoni che, avuto per esilu un processo suppuralivo, furono presto incisi. Dopo circa due mesi e mezzo di degenza ospedaliern, il malato, per des iderio della famiglia, venne inviato in licenza di convalescenza di tre mesi, essendo s tato considerttto quasi completamente g uttrito. Infatti restava solo che cicatrizzas~eeo le. due soluzioni di continuo, anch'esse di mollo ridulte. P e rò la cosa non andò come si pensava, poiché mentre da una parte le soluzioni di continuo progredirono nella cicatrizzazione, dall'altrA il processo infìammatorfo andava propagandosi alle parli ossee soltostanti. Alterazioni piu gt•avi si ebbero a carico dei braccio, ove la les ione essendo vicina all'ai·Iicolazione cubito-omerale, pQrtò q uale conseguenza inevitabile una semianchilosi. , Il 6 febbraio 1904 procedutosi ad un allo operativo, s i riesci a LI·ovare nel braccio un picC'olo foro elle immetteva in UJia cavità, dentro la quale, immersa in tessuto fungoso, giaceva una lamella ossea,· della grandezza di una moneta da due centesimi, che fu potuta rimuo ,•er e solo dopo l'ampliamento del foro di comunicazione. Da r1uesta cavità inoltre si dipartivano due diverticoli, uno verso l'articolazione cubito-omer·ale senza per ò pe neti·ar\'i, l'altro assai più lungo (8-10 cm.) ·v erso l'allo, ma non comunicante colla cavità midollare. Identico pr ocesso fu tr·ovt~lo alla gamba, però senza l'esistenza di diverticoli. Cor retla l'anchilosi e r·imossa la causa che riusci\'a di im pedimento alla cicatrizzazione dei sP.ni fistolosi, l'infermo in breve tem po polé guarire comple tamente e ricuperare la funzionalità del braccio anchilosalo. Il presente caso ba una ce·rta importanza per due motivi: in primo luogo per che, dola l'etiologia, conferma quanto scrissero l'Ebermaier, il Vnlentin i, I'Orlow, il Sullun e il Busclrke, che cioé il bacillo di Eberlh può da solo determinare la fl ol!osi ossea e contempo raneamente in di verse parli del corpo. come nel nostro caso: secondtlriamente perché in~egna al chirurgo di esser~ ben ocu· lato ogni qual volla po!<sa trovarsi dinanzi a ca si consimili, nonché di essere solledto ad un inte1·venlo operativo, specialmente quando le lesioni siano in vicinanza di articolazion i. (..tutoriassnnto). ~·

II . Gout..o. - Nuovo metodo per fare la gutro-entero•tomla. ston medical and surgical journal, gennaio 1905).

(Bo-

Due inconvP.nienli che guastano i risultati della gastro-enleroslomia comulle sono il co~idelto vomito cir·cola!'e, e la tendenza che ha il foro anastomotico gastro-intestinale a resLri ngeJ•si.


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Il vomito circolare avviene nelle gastr·o-enter ostomi.e quando il piloro resta pervio. Il contenuto gastrico passa allora per il duodeno, per la prima ansa del digiuno, e torna a raggiungere lo stomaco per ranas lomosi; lo s tomaco lo riprende, e torna r ipristinarsi il circolo vizioso, mentr·e solo una parte l>e ne avvia nel resto dell'intestino. Gould ba studiato sper·imentalmente questo arg()menl.o, e come r·is ullato di queste esperienze rip(lrta di avere osservato che la peristalsi dello stomaco rimaneva del lutto indipEmdente da quella in'testinale; clte facendo la prova col cet·cbio di Harringlon. all'allo del distacco esso veniva ripreso dallo stomaco e non dall' int.estino, come avrebbe dovuto avvenir·e anche per· ragione di gr·avità; che il vomito circolare è favorilo dalla formazione di ripicgalure e ~ i briglie, che 'irritano in modo riflesso for·lemenle lo stomaco. · L'inconveniente più tardivo della slenosi dell'orifizio anaslomotico, non é 'tanto in funzione della grandezza dell'apertur·a praticata, quanto nella persistem;a della via pilorica. Si è visto che chiudendo il piloro, )1;1 nuova apel'lura gastro-intestinale ha poca o nessuna tendenza a restringl:!rsi. Il che ha pot·tato alla chiusura meccanica del p iloro in queste operazioni : ma il Gould vuole una chiusura discontinua, per rispetto di sani principi di fisiologia, e specialmente perché non r esti alteralo il ver samen to a tempo debito della bile nell' intestino, che, come é noto, avviene sopratutto per lo stimolo della papi Ila di Vater provocato dalle sostanze acide. · In considerazione dei dati surriferiti, il metodo di gastro-enterostomia spet'imenlato e descritto dal Gould si fonda sui seguenti principii: 1° Non chiudere il piloro solamente per assicurare l'ampiezza della apertura artificiale. 2° Fare l'apertura della gastro-enterostomia in modo cl1e r esti aperta da per sé. 3° Praticare una entero-entet'Oslomia fra le due anse del digiuno. 4° Impedire alla maggior par·te del ciho di rientrare nello stomac•J, senza tagliar fuori il pezzo di digiuno daiJa azione protettiva della bile contro gli effetti corrosivi del s ucco gastrico; il che si olliene mettendo una coslrizioue n~lla prima ansa del digiuno. Tecnica della opertuioné. - Scoperto lo stomaco, si rovesciano in alLo il grande omento e il.colon trasverso, mellendo in mostra la faccia pos teriore dello stomaco nel modo ordinario. Con uno strumento smus~o si fa nel mesocolon uno strappo lungo 6 o 7 centimetri, parallelo ai vasi, e che corrisponda al punto più basso dellu grande curvatura. Con un lungo clamp s i afferra una piega della pare te dello stomaco, lunga circa ~ centimetri, ma che resti per pendicolare alla grande curvatura, distando da questa colla estr·emità inferior·e un due centimetri e mezzo. Come si vede questa piega resta parallela alle diramazioni vascolari dello stomaco. Si apre questa piega nel modo solito, e se ne tosa la mucosa esuberaute colla focbice. Ciò fatto si aff'erra110 con due pinze i punti di mezzo dei due bordi, che un assistente solleva e stira da un lato e dall'altr·o, mentre l'operatore ralle nta la stretta del clamp. Stirando in tal modo i due bordi, la dir·ezione della incisione si viene ad invertire, disponendosi parallelamente alla g rande curvatura, coi centri dell'incisione un poco depressi, e i due angoli rialzati : e in questa po· ::~izione si riapplica il clamp, con una cer~a l'orza, per neutralizzare la ten-


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denza delle pareti a spostarsi, e lasciando un largo margine per le s uccessive sutut·e. Tirato fuori il dig-iu11o, se ne afferra col clamp una pie!'!a di O centimetri & circa 25 centimetr i a pal'lire dalla sua origine. Si applica allora il pr imo puuto sit>ro-musrolare, che parte un poco in fuori dell"angolo rialzato della fe t·ita, e i s urcessivi seguono snl lembo gastrico la linea sua alquanto irregolnre, mentre sul digiuno montcu~ono una linea dritta. I due cupi della suturi\ continua si lasciano lunghi per sei'VÌI'e ulteriormente. Il digiu11o viene aperto ih un punto corrispondente al centro dell' incisione dello stomaco. e s i all'lrfffi un poco l'apertura da una parte e dall'allra. E meglio di non tentare di fare adattare le due incisioni fin dal primo momento: invece si allargherà a poco a poco il taglio del digiuno, fi nché gli angoli dfllle incisioni dello s tomaco e del digiuno s i pot•tino a corri spondersi a!!'ullnmente. Si cuciono i margini .tagliati. con autut·a continua (N. O al cromo), partendo dal mezzo delr incisionc, a meta via fra i due angoli, e procedendo in fuori prima verso un angolo, poi verso l'altt•o: ciò sempre per ottenere esattezza miglior e, e ma~gior saldezza ag li angoli. Perciò nea punto di m('zzn il filo si annoda, e i due capi lunghi sel'vono a sutut·ar e ogni meta, menlt·e il digiuno s i va ta ~l ia ndo avanti ali·ago. Il pt·imo angolo viene ora vo ilato e il filo si annoda. È importante di non porla!'e la prima par te della sutura oltre il pt•imo angolo : altrimenti la linea-base (falla dai labbri interni delle incis ioni dello stomaco e del digiuno) si infossa, e l'operatore devtl lavorat·e in una saccoccia. La seconda metà della linea-base si cuce dalla m eta in fuori col capo lasciato nel pt•imo 110do, come si è fatto per la prima meta, tr anne che, tlopo giralo l'angolo, la sut ura si esegue dall'esterno, e si lega al capo del filo lasciato nel primo ang-olo. A questo punto si levano i clamp, e questa prima r uvida sutura è coperta da una seconda siHro muscolare, servendosi per questo del lungo capo di seta, o catgnt, lasciato nel 1• angolo. In ogni angolo si applicano per r·inforzo a lcuni punti staccati siero-muscolari. Finalmente si cuciono a punti s laccali i marg ini della incisione del mesocolon allo stomaco, intor no alla anastomosi. I l secondo tempo nella tec nica della gastt-o-enlerostomia consiste nel praticare la entero-enterostomia fra le due anse del digiuno. Il Gould lo fa precedere dalla formazione di una va lvola, a guisa di diaframma, ricavata dalla intr·oflessione trasver sale della circonfet·enza dell'intestino, a 9 centimetri circa al di sotto della gastro- enterostomia. Per otte~ere ciò ocr:orrono tre o più strati di sutura: la ptima a punti staccati da materassaio tutto attorno alla circonferenza dP.ll' intestino, serve a formare una co;:;trizione c ircolare; a questa fa seguire due altri strati di sutura continua, che introflellono una quantità maggiore di i11lestino e ass icurano la formazione del diaframma. A tre centimetri al di sotto di questa valvola pratica una e~tero-anastomosi laterale, servendosi di clamp e suture come nei metodi ordinarii, accertando!<i prima di chiude rla, con un oggetto smusso, !'\6 il diafr·amma ~ abbaslanza larp:o per ostruire il lume dell'intestino. Il Gould ha praticato sperimentalmente la operazione in 11 galli e 6 cani, coi risultati funzionali aspettati. L'ha praticata in un uomo, ma senza la entero- enlerostomia. L' operato guat•i. G. DEL OGU.


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A. H. Gou1..o.- Mlglloramenti della teonioa della ana•tomosl.lnte•tlnale capo a oapo. - (Bo.~ton merl. ancl. sur!J. JoiCrn.al, 12 gennaio 1!J05). Dei tliver si metodi per ese):Cuire l'entero-anastomo:>i, i pii• veloci snno quelli che si praticano servendO!>Ì di mezzi meccanici. Con tutto cril il botl\)lle del l\lurphy non ~ sem!)re sicuro, e t·ichiede un notevole l Avorio in tc;::t111ale per C$serc eliminato. Il cerchio a ~egmenli del!" Harl"ington e In bobinA dr o;;«o decalcificato dt>l Rob~on, basati sullo stesso principio, offrono o~nuno un buon appoj:!gio che fu cihta l'applicaziOne delle sutura, e non dànno inl'onvenre11li intestrnali succe~si vi. Quantunque la spediteZ7.a dell"allo operativo sia di molta importan7.1l, inter e;<sa ùi pi(t la pet·fezione della giuntura. Occor·rend o multiple r·esezioni illtcstinali pare che non sarebbe del tutto sa,·io l'iempir·e l'addurne ùi bottoni del Mur phy. L a anastomosi pienA, capo a capo, e quella da materal">iAio sono metodi eccellenti, e il Gould si ò proposto di semplificare In tecnica dellA pl'ima. Si scr•ve ùi catg-ut al cromo N. O, che si i nflla focilmenle in un ago comune da oucilt·ice N. 3: questo è due o tre volle più gr·ollso dogli aghi da enter or ana, e sara una t•t Vl'lazionc per coloro che fino ra hanno l ottato col-{ li aghi Ani . Tecnica. - Nel corso dcll'operazìoue si impiegano tre suture diverse: lo sutura da mnteras~Saio dtll mesenter·e; la suturo continua lti lulle le tunich e~ la sutut·a staccata o conlinua sieromuscolarc. Eslr ntta dall'addome l'ansa inte:>tìnale ùa t•esecare si pr·eme il con tenuto da ambo i lati, c a !l centimett•i dai punti ove cadranno le incisioni si applicano due clnmps o corte branche, mentre si protegge il campo oper atorio con compr esse di gorza ster·ile; il tratto che si ù eve resecare si lega fra due lacri, o si afferra con dei clamps. L'assistente raschia con le dita un tt·atto ùi due centimetri di intestino intorno alle linee di incisione, o l'operatore incide l'intestino col bislor i, con lievissima inclinazione, asciugando colla mano sinistra il sangue e il contenuto intestinale; ~ m t>glio completare colla furbi ce il laglio ùell'int~slino: il me:<entere e inciS() per sei a nove cen timetri, evitando i ,·asi ma.zgiori. l vasi che danno sangue si legano mano mano. Il capo int"stinale reseca to si avvolge in Frar za, e si fa la stessa oper uzione dall'altra par·te: si completo lo r esezione legando il sot tile peduncolo del mesentere e ta~liandolo. Si comincia l'anastomosi applicanùo duo punti da malerossaio nelle inserzioni del mesenter·e, su!Ticientemenle in allo, per ch<'• lasciuo uo mar·gine di intestino di ' , di pollice e più (3 a 4 mm.) per applicar·e la sutr11·a continua. Per· facilitare quest'ultima nel l t•alto di circonrer cnza conispondente al mesentet·e, e che tende a infvssarsi, si applicano dui lt~li òell"i nsm·zione dt!l m~:~­ sentero a conveniente disumza due fili, dall'inden tro delrinte:;:tino, eire afl't~t·­ rano tutte lo pareti dei monl!OIIi , e stir andoli in senso inverso, la cir conferc11za esterna dei monconi di intestino ta:.;liato cade dai !ali, e il trnllo di intes tino l eso dai due fili vione a sporgere pronto per la cucilut•a. Que~=~ La si cominrio da uno dc•i due fili di guida, e arrivata all'altr a guida vi si annoda. Si applira allora u11 let'L.O laccio a met.à fra i pt•imi due, nel margine pendente dei ùue mOII"Oni intestinali, che diviene perciò di contr·o alla inserzione del me"enl.ere. Facendo trazione h·a que~ro l~ccio e uno dei pr ecedenti, i margini inte«tinali ven~ono con frontati, e riesce fucile pr·oseguir·e l'applicazione della sutur·a fino


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a raggiunger·e il punto di inizio, dove si annoda. Sebbene s i ado per· i la sutura continua, occor·re fare dei nodi di tanto in tanto, per evitare che il catgut, stirand o, provochi dci raggrinzamenti della circonferenza cucita, u guisa di borsa di tabacco, e per rinforzo della linea di sutura. Dopo di ciò, a comincia r·e sempre dal msrgine mesen lel'ico, s i applica uno stento di sulul'a sier·o·muscolare a lla Lambcrt, staccato ; per faci lhare la oper azione, anche in questa sutura si a pplica il primo punto di fronte alla inser·· zione m esenterica, e uno per Ialo a mezza via dal primo punto al m esen tere. Di questi tre punti, di cui si lasciano i capi lunghi, si ser·ve tli guida, stirando i Cl'lpi a due a due alla volta, per applicare i punti intermedi. Si mozzano i capi delle· guide, e si finisco l'operaziorne r iunendo il mesentere con pocht punti s taccati di catgut. DELOGU.

Dell'a drenalina nella pratloa ohlrurgtoa. klin. Wocltensclmft, gennaio 1905).

G. HrLDEIJRANDE. -

(Be rliner

E nolo come l'adr enalina produca una potente anemia dei tessuti nei quali viaoe introdotta, fallo dovuto alla vaso-CO$trizione nel punto di inoculazione. Se su di una mucosa si pongono alcune gocce di una soluzione di adrenàlina all'uno per diecimila, oppure se s i usa sotto forma di iniezione sottoculanea, le arterie e le vene, anche ~c di grosso calibro, s i contraggono a tal punto che anche tagliate lasciano fuoriuscir·e appena qualche g occia di sangue. Dopo iniettata una soluzione piu concentrala, si contraggono i soli capillari, ed i tess uti impallidiscono al punto da rendet· visibili i grossi vasi. L'aulot•e nell'ordinaria pratica chirurg ica a dopera una s oluzione di adrena· lina a ll'uno p. 1000, soluziona facilmente sterilizzablle e molto stabile, e la dose massima da iniettarsi sarebbe di un mezzo milligrammo, ed anche questa da usat·s i soltanto in casi eccezionali. Invece sulle mucose le soluzioni di adrenatina non presentano l'llcun pericolo; probabilmente anemizzandosi q uesle con somma rapidité, no n hanno il tempo di assor bire completamen te l'a drenalina, mentre iniétLala sottoculaneamente e penetrata nel torr·ente circolatorio viene prontamente assorbila. Cosi dopo imetlate sotlocutaneameote quindici o venti gocce di soluzione adrenalioica a ll''l p. 1000, si manifestano dea legg ieri fenomeni d'intossicazione, quali batlrti cardiaci frequenti, a ccelP.ra m enlo del l'espiro, ecc. L'adt·enalina, adoperata in soluzioni più conct!nlrale dell'i p. 1000, pt·esenta degli in con v~nienti ancora più gravi, potendosi verificare pr·ima necrosi dei te~suti, quin di delle emor ragie. Nell'anestesia locale, l'ad r·enalina tro va larg hiO'sime applicazioni ass ociata alla cocaina ed all'eucaina, aumentando l'efficacia anestetizzante di tali sos tanze, attenendosi un'insensibilita. completa ed una mag-gior· durata deil'ane!>lesia, mentre é notevolmente diminuita la tossicitA dei narcotici ai quali viene associata. G. 13r.nNuc<:J. F. T. ~ URPAY . - Oue rvas loni s ul drenaggio •perlmeDtale della oavltà perltoneale del g attl. - (Boston med. ancl surg. jou.rnal, geonaio 1005). Osservazioni c liniche e sper imenta li han no pr·ovalo che alte irritazioni m eccaniche e a settiche dalla superficie sierosa del pet·itooeo susseg uono er•ll'O le prime 24 or e fatti di a gglutinamento dE'gli e lem enti della m em brana. Tali pl'O·


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cessi sono pur e determinati dalla pr·esenza di un cor po estraneo, il quale resta in conseguenza come incamerato dalle aderenze. Scopo di questo lavoro sperimentale è stato quello di determinar·e la durata del tempo necessario alla formazione dei iatti reattivi delle pareti dello addome, tali da arrivare alla costituzione di agglutinamenti tanto for ti per l'introduzione di drenaggi in u n punto della cavità peritoneale, da annullarne la capacità di esercitare l'azione aspirante sul resto della cavità, non in diretto r apporto col dt·enaggio stesso. l n modoché, se con diverse qualità di dreuaggio, il tempo necessario a determinars i la cessazione Jella capacità drenaute vat·ia da una sostanza all'altra, ciò potrà servire di norma circa la scelta del drenaggio da impiegare in ogni singolo caso di infezione peritoneale. Le e~perienze richiesero due tempi opet·atorii. Nel p1•imo tempo veniva introdotto il drenaggio nella escavazione pelvica clei gatti, allr averso un'apertura praticata taglia ndo le fibre del retto addominale, subito sopra la vescica, e facendolo !!civolare a sinistra del !-\l'Osso intestino, avendo cura di non maltra ttare l'amento, ma solo di srostarlo alquanto per non toccare il drenaggio. La ferita veniva dopo ciò chiusa con salda sutura, ma senza s tringere il drenaggio. A intervallo variabile da poche ore a due, tre, quattro giorni, si passava al secondo témpo dell'espet·imento. Si apriva il per it.oneo sul bordo costalo sinistro, a circa 5 centimetri dalla linea m ediana, e di q.ui si in troduceva un imbuto, sempPe sulla sini::<tt•a del colon, e per esso si r iempiva il ventrP- di gela tina fluida, coloratA in ros!5o a l carminio, tenendo l'animale sulla tavola ad un angolo di 20°, in modo che se il drenaggio non fosse stato intercettato da fatti realtivi del peritoneo, il liquido doveva scappare per esso, restando più basso del livello del liquidi) nell'epigastrio. Gli a :~imali venivano tenuti in questa pos izione per 10 minuli dupo l'immissione del liquido. Se il liquido non scolava nel tempo indicato, l'animale veniva messo in una carne1·a fredda, ed esdminato dopo che la gelatina si rapprendeva, in m<>ò.o da potere verificare il cammino fatto dalla gelatina verso il dt•enaggio. Come sostanze drenanti furono sperimentate la garza, il tessuto di gom ma elastica, i tubi di vetro, i drenaggi a sigaretta. Riassumendo gr ossolanamente dall'elenco parlicolaref!giato delle singole esper·ienze, i risullati, il Murphy ha potuto stabilire che la garza e i drenaggi a sigaretta non aspir arono più dalla cavita generAle il liquido 18 ore dopo la loro immissione nella pelvi; la gomma elastica, in vece, ed i tubi di vetJ·o cessavano di drenare dopo sco r~o il terzo ~i orno; di modochè la durata del tempo occorrente per questo isolamento funzionale del ·Jt·enaggio sta a rappresentare il diverso grado di potere ir·rita nte dei divet·si dr enaggi usati, sulle pareti del peritoneo, In o~ni caso fu il grande omento l'agente che produsse l'isolamento del drenaggio, non essendo fa!!ili a dimostrare le aderenze intestinali fra le anse; si può presumere che l'amento umano, quando é largo, possa agire ne!lo s tesso modo. Secondo queste esperienze, i materiali da drt-~naggìo si potrebbero dividere in due gruppi, ciascuno dei quali ha la sua indicazione. Nei casi in cui si desidera rendere quasi estra- peritoneale un'area settica, nel più breve tempo possibile, convengono le sostanze dr enanti che r estano isolate entro le prime


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24 ore; quando in,·ece occorre drenar e il più a lungo che si può la cavità generale, si devono scegliere i materiali che non restano isolati se non dopo tre giorni. T eot·icamente il dt•enaggio sembr arehbe di g ran valore per isolare focolai settici. Il valore del drPnaggio della cavità generale settica per se s tesso, dopo 72 ore non é dimostrabile. G. DELoou. CAIIIER. - Sui miosteoml traumatici, speoialmeute s ulla loro patologia e loro trattamento operatorio. - (Zentralblatt jilr Chir. n. 6). Colla scorta di una lunga sede di istruttive osservazioni proprie, Cahier ci illus tt•a una g rande quantilé di miosteomi traumatici, dei quali 64 si riferiscono al braccio, 77 alla cnRc-ia e 6 a muscoli diversi alcuni dei quali non si possono attri buire con sicurezza a causa traumatica. 11 concetto di miosteoma abbraccia soltanto quelle neoformazioni ossee ab· normemente incluse nel tessuto muscolare, le quali sviluppansi in seguito ad unica o ripetuta con tusione, lacerazione, lesione dei corpi estrane i, ma più spesso a lacet'azione dt tessuto muscolare, amor rngie od altre anatomiche alterazioui, si manifestano di una determinata g t•ossezza rimanendo anche coll'andai' del tempo sempre dello s tesso volume, differenziandosi cosl clai veri · neoplasmi. Questi miosteomi, di solito, non hanno alcun rapporto diretto o di conlatto coll'osso, possono però essero col medesimo uniti merliante sottili o solidi ponti ossei o possono anche manifestar!:ii bilateralmente. Sedi più frequenti di questa infermità !:'ono segnalati specialmente alcuni muscoli, come il bracchiale inlet·no e gli adduttori. Nel tessuto muscolare essi sono innicchiati senza determinali contorni limitanti, adesi solidamentt>, oppure circondati da una specie di capsula; cosl si presentano io special modo quelli che non sono in relazione colle ossa. Circa l'orig ine dei miosteomi, i quali g ia dopo un mese si r endono sensibili, vi sono quattro ipotesi delle quali l'autore ne rigetta lre, cioé: l'ipotesi, secondo la quale il coagulo sanguigno si costituirebbe in tessuto osseo (Seydlcr), quella che ammette eire le ossa sesamoidi aberranti servllno di terreno per far ger mogliar~ il nuovo tumm·e, e finalmen te quella che r·iferisce eziologicamente lo sviluppo del miosteoma a pat•ticelle di perio!'tio distaccate dalla loro sede naturale e trapiantate nel muscolo. Pet' quanto quest'ultima ipotesi non sia de· s tituit.a affatto di valot·e e possa anche essere talora appoggiata all'esper·imento, essa però non a rriva a fa rci comprendere H meccanismo dell'osteogenesi intorno ai corpi str·anieri, nelle suppurazioni ed altl'i patologici pt·ocessi. L'autore, rifiutate queste tre ipotesi, propende ad ammettere nella eziologia di questa infermità la miosite ossilìcante, per il qual processo si può disporre dj prove microscopiche. Rig uar·do al trattamento si potrà talora con pr udenti massaggi far scompa· rire l'infiltrazione flog istica ; però il massaggio ebbe a ltre volte effelli dannos i nei ll'aumi, specialmente in quelli del gomito. Molli osteomi non vogliono essere toccati eù è meglio !asciarli indisturbati. Nei casi però in cui essi sono causa di disturbi o che riescono d'impaccio a) movimenti, si devono rimuovere


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coll'operazio ne (Helferich) però col dovuto riguar,lo alla !:'ostanza dei muscoli ed alla loro runzioue. Si dovrà prevenire la recidiva, sempre con non troppo grande sacr·iflcio d i muscoli, colla accurata enucleazione di ogni più piccola appendice, rolla drligente asepsi e colla esalta emoslasia e sopra lutto coll'operazior~e e~c~ui ta al momenl.o opportuno èio•\ quando il miosleoma è per così diro malttro, c questa condrzione SfU' à a<.certala q uando llll& prova radiogra fica di Hiin l~cn l'o mbra del tumor·e appadra unirorme e ben c.i rcoscr1lla. La capsula duvt·à essere a~ portata. e si dovrà as tenet·si dalle troppo forLi rasclrialut·e ùell'o~so quando l'osteoma é ade rente a l medesimo. C. PR ET1't. Btduslone e fl. .auone razionale delle fratture del! ma•oellara. - (.\lledical Heeord, nove mbr e 1904).

"\V. I. LEoEREn. -

Sorprenr!e il veder e quante frallure del mascellare guariscono con dcform it>i, le quali s i potrebbero e vitai'<>, malgcado la difficollA della riduzione, do· vuLa al vi~ore dei muscoli che vi prendono inserzione, adoperando un do ppio tn·co infr·ad~'>nlale. Nelle ft•allure del mascellare il trattamento de ve consister·e in una buona riduzione dei frammP.nti, nella coaltazione delle pllrti, mettendo la guancia in perfetto ri poso fluo a consolidamento dell'osso fratturalo. Deve pet·ciò pr t•ceclore la dis infezione della bocca , la esportazione delle sche~gie di osso, SH v~ n•J ;;ono, e '{Uella dei denti s mossi. Si p1·atica ranesl(·sia g"nerale, c, ser vendosi della doccia usata pet· la pia· s tica dentaria, s i pt•ende l'impronta di enlr·ambe le at·cale dentar ie con una pas la da modellare fnlla di gomma Damar, gesso di Francia, stearina ed una sostanza colorante, allcgnta bene nella doccia, e falla rammollire in a cqua calda . Questa doccia òtt impressione cosi pr eparata, si compr ime contr·o la mascella inferiore, e, quando i clerrti vi si sono ben conficcati, vi si fa indurire. irr igando, se occorre con acqua fresca il pa vimento della bocca. Quando è ab· bastanza dura si leva la doccia seo~a scosse, e si fi nisce di indurire in a cqua fredda. Nella stessa ma niera si rileva l'im pressione della mascella superiore. Ciò fatto, l'ammala lo è fallo risveg liare e per il momento dimesso. Sulle due impronte prese si fanno i modelli in gt:lsso, versandolo liquido, e !asciandolo indurire nelle due forme, dalle quali si dis taccano col bagno in acqua calda. In tal modo si sono ottenuti due modelli; uno della mascella sana, ed uno colla deformazione fatta dalla linea d i frattura. · Si corregge allora la deformazione del modello dell'osso fratturalo, sega ndo il modello iu due lungo la linea di frattura; i due pezzi vengono messi 11ella

giusta linea articolando la areala dentaria segata co o quella sana; o si riattaccano nella giusta posizione i due J>ezzi segati, merce gesso molle. Su questi modelli di gesso, così riportati a una esatta riduzione, si costruì· sce da prima in cera (Wa~) un doppio arco infradenLale, destinato a ricevere i denti della mascella fratturata e della sana, a guisa di stecca (spli nl), fa cen· dola risultare tanto alla ùa per mettere alle ar cate dentarie di stare Jislaoti circa 3 ~ di pollice ( 18 millimetri), e gli si lascia nel mezzo una aper tura el-


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litlica sufficiente per l'introduzione degli alimenti liquidi. Questa stecca, o splint di cera viene quindi definitivamente riprodotta in caucciù o io metallo. Tutte queste operazioni possono eseguirsi da un dentista meccanico anche in 5 o 6 or·e, se foss<l necessario. Tornato ad anestetizzare il fratturato gli si introduce lo splint nella bocca adattandolo da prima alla mascella sana, e sospingendo poi la mascella fratturala contro l'al tra arcata vuota, iil modo d'l fare entrAre i denti nelle loro rispellive impronte. Ciò fatto non si ha che adottare un acconcio bendaggio con tenlivo. Il fratturato deve essere alimentato a dieta liquida; la bocca ne deve èsser e accuratamente disinfettata ; e dt tanto in tanto lo splin.t può essere r im osso per· pulirlo. A illustrazrone di questo metodo l'auLOI'e ,r•iporta la storia di un caso cosi DeLoGu. curato, e r iuscito a splendido successo.

L'Importanza dello •tr&va•o nnguigno nella guarigione delle fratture. Guarigione delle p•eudartroal e del ritardato callo per mezzo delle lnleslonl dl sangue. - (Centralulatt fii r Chir. n. 4, 1905).

81ER. -

L'osso è susceltibile di passiva alimentazione col ricevt!re artificialmente sostanze nutritive, tra le quali il sangue. D'altra parte lo stravaso sangui!'(no delle frnlLure os~ee agisce ri c•llo stesso tempo come un irritante, e come tale eccilotivo di JWOCesso fìl ogi slico; perciò la sua presenza è sicuramente utile; dove esso manca, o per qualche causa viene rimosso, com e p. es. nella frattura delle diafisi i cui frammenti vengono uniti con sutura. oppur e nelle fratture complio1te che son m esse allo l:ìCOperto, lo fot"mazione del callo è spesso ritardata. La e!!altezza di queste vedute teor etiche ten tò l'autore di m ettere in luce per mezzo delle iniezioni di sangue nelle ps~>udartros i; e per tlimoslrar·e la sua te~i egli si appol!gra alle storie cliniche di tre pseudai'Lr osi completamente forrnate e di sette pseudartrosi n el loro periodo iniziale. Su sette di questi dieci casi, per la maggior parte r ipetutamente esaminati C•)i r ag,l:{i Rontgen, l'esito fu completo, in uno fn parziale, in un altro fu nullo; pel terzo fu praticata la sutura ossea ed in I'JUesl o si r esta in dubbio !le le iniezioni di sangue abbiano contribuito alla sua gnar·igione. Con' una sir ing& di 30 centimetri che chiuda perfettamente, resistente alla più forte pressione. con stantuffo di cuoio e pr ovveduta .ii ampio e forte ago-can· nula adattato eccentricamenLP, e dapprima tt!nuta per 21 or e io uoa ~wluzione al 5 p. JOO d'acido fe11ico e quindi infìtla attraver·so la cute in una vena del bra<r cio ri gonfìato, si estrae i) sangue che i m meri iatamente sotto forte pressione si ir,ietta sulle estremità dei frammenti, e, se è possibile, sotto al per iostio, e se questo non si può ottene1'e, si inietta in m ezzo alle estremità della frattura. Il punto della frattura manifesta una notevole r·eazion e inliammativa ed una accresciuta nutrizione. Il sangue stesso serve di alimento e si condensa ben presto in un anello solido e duro che immediatamente passa a formare il callo. Negli individui nei quali le estremità di frallura non ostanle il notevole str a· VMO sanguigno non si consolidano, probabilmente il sangue non ha forza e vitalità sufficiente per eccitarne la necesgaria r eazione. In due casi di questo C. PRETTI. genere ru iniettato sangue di alt1·i soggetti.


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RIVIS'fA DI OCULIS'f i CA Notazione dell'aatlgmatlamo. - (Comunic.a zioni s cientifiche presentate al Congresso di Lucel'na : settembr·e 100i).

H UM:0.1ELSBEJM E KN APP. -

Sulla r1uestione della notazione dei meridiani nell'astigmatismo, cosi spesso dibatluta, Hummels heim cr·ede che non si giunge rà m ai ad un accordo nei congre>'si internazionali, e pr·opone addirittur·a un plebi~cilo. Frattanto eg li amm ette la notazione di Snollen, Landoll e P r iestl y Smith. secondo cui si ind ica con 0°, il punto super ior e del meridiano verticale, con 90° n. (ru1sale) I'es tremit.é. interna del meridiano orizzontale, con no· t. (tempora le) l'es tremità esterna dello stesso mel'idiano, e con 180° l'estremità inferiore del meridiano verticale. Kna pp si occupa della medesima questione e cita la notazione di Helmholtz, secondo la ~uale il meridiano orizzon tale è a O• dal Iato nasale e a ISO• dal lato temporale, mentre il contrar·io ha luogo per l'occhio sinistro ; o~sia '1 80° dal la to nasale e 0° dal lato temporale. I meridiani identici avranno dunque due notazioni differenti : per· esempio, 45• nell'occhio sinistro e 135• nel destro . Ma i nos tri occhi non sono punlo par agonabili a un orologio o a uno strum ento semplice qualsias i; essi sono un or gano doppio; come le mani, le orec· chie e g li arti; dunque - conclude il Knapp - bisogna indicar e con 0° l'e· s tremità nasale del meridiano orizzontale dei due occhi ; con 90• l'eslt•emità superior e del meridiano Vflrlicale e con 180• l'estremità tem por·ale del meridiano orizzontale, precisamen te come si fa per designare le dita , cominciando dal pollice. Ma come g ià dissi nella mia t•elazione dei lavori del Congresso (A nn.ali d'oflalm'Jlogia, n. 12, 1 90~) malgrado gli sfor·zi dei due oftalmologi ora citali e del Javal, non s i r iuscì neppure questa volla a ottenere l'accordo, e si determinò di nominare una commissione internazionale con l'incarico di proseg uire gli studi in proposito e di rifer•ire fl'a cinque anni. TROMBETTA.

Neoot:N. - La oong hmtlvlte dal b&ollll delrtnflnenza. - (Kiin.. Mon.als!Jl. fil r Auyenheitlc, Band 41; e Revue générale cl'ophtalmologie; n. 10). Nel corso di una g rave e pidemia d'influenza scoppiata a Bonn, l'autore ebbe l'occasione di fare delle l'icerche sulla congiunti vite prodotta dai bacilli di questa affezione; congiuntivite che era pochissimo nota prima di quest'ultimi tempi, o che, per• lo meno, passò sempre inosservata. La malattia insor ge nell'occhio sotto for·ma di una infiammazione piu o meno intensa della congiuntiva, limitata, nella maggior parte dd casi, alla congiuntiva palpebrale senza possedere caratteri così precisi che la possano distinguere dalle altre infia mmazioni della congiuntiva. 11 decorso dell'affezione è abbastanza benigno; tantoché cede alle medicazioni or dinarie e si esaurisce in 8·14 giorni. T uttavia è importante no tare che insorgono complicazioni rapide e gravi negli organi vicini, e soprattutto nell'orecchio e nei bronchi. 3!1 -

Giornal e medico.


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RIVISTA DI OCOLISTICA

Il L•·asporto del germe infetti vo avviene nelle per sone affe tte da influenza, e i bacilli di ques ta sarebbero l\irettame nte deposti per mezzo delle mani sulla congiuntiva, da cui vengono trasportati, dalle via na turali, nel sistema r espiratorio, nella tromba d'Eus tachio, nella cassa del timpano, nel canale nasale, dove producono le più varie complicazioni, come si è deLlo poc'anzi. La presenza dei bacilli dell'influenza s i constuta o•·dinar iamente senza alcuna difficoltà nel naso allo stato di cultura pura; facendo osservare che, per una diagnosi esalta, é indispensabile servirsi di un terreno di cultura contenente del sangue. T ROMBETTA.

DE LAPERSONNE. -

Blflllde ooul&re. -

(Écho M édical du Nord e Recueil

d'ophtalm., n. 1 1).

Il pr·of. De Lapersonne ins is te sulle relazioni che vi sono, senz'alcun dub· bio, fra la sifi lide oculare e le lesioni della stessa natura constatale nel cervello,. e richiama l'attenzione s ul valo1·e pronostico ci1e emer ge naturalmente da una La le constatazione. I n fatti, la p1·ova miglio1·e della ripercussione della sifilide oculare sul cervello è dala dall'esame metodico del liquido cefalo·rachidiano, che, in tutti i casi r• ~cenli di lesione s pecifica del j<lobo ocular e (tanto a carico del segmento anteriore quanto del segmento posterio1'e) fa rilevare sempre una linfocitos i più o meno marcata, ma assolutamente costante. Per la qual cosa, in tali circostanze, si deve ricorre re senza indugio ad una cura energica: le iniezioni instl'a-muscnlari, sia di sali insolubili come il calome lano, sia di olio gri~io, sia di sa li solubili come il biioduro o il cloruro ·m er curico, trovano quindi la loro pr ecisA indicazione. TROMUETTA. NuEL.- Dell'ambliopia almpatioa. - (Policlinique de Brt1wcelles, mai 190•). Nel 1897, il Nuel descrisse, sotto il nome di ambliopia simpatica, un'affezione che i~sorge in un occhio quando l'allro è fer ito: affezione che, per certi r apporti s i accos ta all'oftalmia ~impatica, per certi altri, alle nevros i trau· matiche, senza che gli aurori si trovino su tal punto in un accordo perfetto. Ora il Nuel crede opportuno ritornare sull'argomento; da una parte, per ché l'affezione non è ammessa da tutti gli oflalmologi; dall'altra, perché l'Accademia di medicina si s ta appunto occupando della nevrosi traumatica; e non si può dire davvero che la questione sia ozioso, perché interessa direttame nte la r esponsabilità palronale in caso d' infortunio sul lavoro (per uoi, medici militari, ltt dipendenza da causa di servizio). Quando pubblicò il suo primo lavoro, il Nuel disponeva di sedici. osservazioni: da allora in poi, egli ne osservò altri sei casi, che tutti confer•mano la descrizione del 1897. Parecchi mesi - talvolta un anno- dopo la perdita d'un occhio in seguito a traumalis mo, e quando ques t'occhio é diventato a tranquillo », insorg e nell'altro un Jeggiera diminuzione di acutezza visiva, fors'anche accompagnala da un certo grado di restl'ingimento del campo visivo . Vi ha cefalalgia, talvolta fotofobia; e il malato sì lagna s oprattutto di offuscamento della vista quando legge, l'! Crive o attende a Javo1'i minuti. Codesto s tato dura abbastanza a lungo con alte rnative eli miglior amento e di peggior ame nto: l'acutezza visiva va sempre più diminuEondo: il campo visivo si restrin ge in modo molto sensibile: l'occhio non è arrossato: all'esame


RIVISTA DI OO!JLISTIOA

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oftalmoscopico, nulla di anormale; ma, coll'andare del tempo, sopravviene un grado moderato di sclerosi della papilla. Il l'i poso prolungato può ancora emendare questo stato, benché sia sempre da tenersi una ricaduta. Il Nue l non vide una guarigione completa, con ristabilimento dell'acutezza visiva, che in due o tre casi: e fa notare che anche quando il vis us non è ridotto che di poco, il valore del malato, sotto il rapporto del lavoro, é molto diminuito, spesso abolilo, e talvolta per sempr e. Non si può negare che codesti casi non facciano sorgere il sospetto di simulazione ; eppure son casi r eali ; e si !)Olranno facilmente riconoscere come tali; quando si tenga presente la descrizione ci1e ora se ne è data. T ROM DETTA. TEJLLAtS. -

Dell'lat ero- tr&um&ttamo ooulare. -

(Rectteil d'ophtalmologie,

n. 6). Anche indipendentemente dall'interesse scientifico, la questione dell'isterotraumalismo sotto tutte le sue forme, merita di richiamare la nostra allen zione a motivo dell'impot•lanza che ha acquistala in questi ultimi tempi dal punto di vis ta medico- legale, dopo l'applicazione della lep;ge sugl'infortuni che mette ogni giorno in campo uu così g ran numero di interessi e di r esponsabilità; tanto più a proposito vengono adunque le cinque osservazioni del Teillais tutte rela tive all'islero-traumatismo oculare che, per definirlo in poche parole, è un disturbo nervoso funzionale consecutivo a un'azione violenta o leggera es ercilatH sull'occhio medesimo. Prima osservazione : amaurosi bilaterale. Uomo di 32 anni, che aveva riportata una ferita lacero-co ntusa alla fronte e a lla palpebra superiore s inistra senza che l'occhio fosse t•imasto leso. L'ambliopia no n apparve che otto giorni dopo nell'occhio l"inislro e due mes i più lardi nel destro. Anes tesia della congiuntiva e della periferia della cornea: restringimento del campo visivo: disct·omatopsia: distinzione dei colori ridotta alrazzurro e al rosso. Ama uros i completa a sinistra. Esame oftalmo!lcopico negativo. Disturbi della sensibilitil. gener ale: anestesia della faccia, del collo e del braccio a sinistra. Al termine di un anno, guarigione completa dell'occhio destro nel periodo di otto giorni: miglioramento del sinistro. . Seconda osservazione : amaurosi bilaterale. Contusione dell'occhio destro prodCltla dal colpo dì una palla di gomma e lastica, in un ragazzo di 15 anni. Due mesi dopo, cecità im[Jrovvisa di entrambi gli occhi. Alterazione della mobilita comcidente coi disturbi ocular i: paralisi paesegger a dell'arto inferiore destro. Anestesia della congiuntiva in entrambi i lati: anestesia della periferia della cornea soltanto a destra. Assenza di lesione del fondo oculare. Anestesia della faccia est~rna della gamba destra e del piede. Due mesi più tardi, ritorno improvviso della visione normale in entrambi gli occhi. Il paziente aveva sofferto, a 13 anni, una febbre tifoidea, causa mollo probabile di uno stato nervoso particolare; oltrechè é noto che il tifo è segnalato fra quelle ma lattie generali e infettive che possono produrre l'isterismo e nel caso ora citato, il traumatismo avrebbe trovato un ter reno favorevole per lo sviluppo della nevrosi. Terza osservazione. Un individuo venne colto da un vero accesso d"isterismo in seguito all'incisione del punto lagrimale. Contrattura del braccio de-


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RIVISTA DI OCULISTICA

stro; sincope della durata di mezz'ora. I l domani anestesia della faccia, del collo, del braccio dell'anlibracc io; e finalmente blefarospasmo, che si manten ne per otto g iorni. Quarta osservazione. Blefarospasmo provocato dall'urto di una ma no di un bambino di due anni contro l'occhio di una giovinetta. Il fenomeno morboso durò un anno e, dopo esser cessalo per qualche tempo, ricomparve. Quinta osservazione. Un uomo di 40 auoi, impie~alo di commercio, in un disastro rerroviario andò ad urlare col capo contro lo sporteilo d'un vagone. Contusione dell'areala sopraccig liare sini<>lr·a con pe nelrazione di framme nt'i di vetro ne lla fronte. Due g ior·ni dopo, cecita completa dell'occhio sinistro , che durò otto giorni. Nessuna lesione del fondo o culare. Ritorno completo della facolt.a visiva. Un me::se più lardi, tentativo di simulazione della cecità: t re mesi dopo, ricomparsa -questa volta r eale - dell'amaurosi nell'oco~hio destro . Ristabilime nto della funzion e vis iva al termine di una settimana. Dal lato med ico-legai ~:~, è incontestahile che l'individuo, il quale, .dopo un trauma' è colpilo da cecità, vie ne a s offrire di un danno gravissimo; la n to più poi se s i cons idera che, anche avvene ndo la guarigio ne, non si può affermare che non insorga ùi nuovo l'amaurosi. D'altra part~; s i può e s i deve assimi Jare l'is te rica a un un individuo a ntecedente mente malato, in cui il trauma non farebbe c he ridestare l'alfezione mor·bosa ? Si co10prende facilmente quanto tali com:idetazioni e tali ris erve debbano pesare sull'appr ezzamento delle res pons abilitù e sul va lore dell'indenni la in corrispondenza del danno sofl'.;rlo ; non senza a ggiungere che - s opra tutto per noi medici militari - sorge in ogni caso la questione del sospe llo di s imulazione, c he pare comoda - in verita troppo comoda -agli osservalol'i s upel'f'ìciali e, .:lirò anche, poco coscienziosi. TR0:\1D ETTA.

DE LAPERSONNE. -

Un nuovo aneate tloo locale ; la atovalna -

(Reeueil

d'ophtal moloyie n. 8).

L'autore sperimentò. dal punto di vista oculare, un nuovo anestetico locale la slovaina, o cloridrato di amileina a ~~ prodotto ottenuto dal F ourneau e p l'ese n lato all'Accademia dal Bill o n. Il prof. de Lapersonne polé accer tare cbe le soluzioni acquose o quelle fis iologiche all'i % sono molto 'i eno tossiche c he le soluzioni di cocaina allo stesso titolo : infatti mentre un coni gli o del peso di 2 ldl. 450 può ricevere 25 cc. de lla soluzione in iniezioni intravenose senza pr esentare altro fenomeno che alcune sc0sse nervose e una legg-iera contrattura letaniforme, un conig lio dello stesso peso soccombe a un'inieziona di 8·10 cc. di soluzione cocainica . Impiegata la stovaina in soluzione a11'Jt25 aggiunta alla soluzione fisiologica, l'autore notò che, al momento dell'islillazione nell'occhio del coniglio, si produce una contrazione della palpebra, poi un ammiccamento seg uito da lagrimazione: allora il riflesso palpebrale è abolito e insorge leggiera miosi. L'anestesia dura soltanto 3- 10 minuti; ma instillando in due o tre volte tre goccia della soluzione, eosa è profonda e dura 20-25 minuti, però s'accompagna a desquammazione dell'epitelio. Il prof. de Lapersonne fece parecchie operazioni coll'aiuto della stova ina, sia in inslillizioni operando sulla congiunti va, sulla cornea, sull'iride e sul cl'istallino, sia in iniezioni solto-cutanee (1[100 o 1125) nelle tenotomie e nel calazio,


RIVISTA DI AXATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA

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senza mai produrre dolore. L'autore conclude col dire che la stovaina parrel1be supeJ'iore alla cocaiua in iniezioni sotto-cutanee e sotto-congiuntiva li, mentre le sarebbe inferior~ in instillazioni. Eg li propone di servirsi di una soluzione contenente due parti di stovaina. per una di cocaina; il che pe1'meltcrehbe di ottenere l'anestesia s enza punto modificare nè il tono nè la vascolarizzazionc della COOgiunliva. TROMDETTA.

RIYf~TA DI ANAT~JHA E Fl~IOWbfA NmDIALE E PAT~L~GICA lUoerohe sul1lerl tosllol speoUlol per le oap1Ule (Lo Sperimentale, 190.1, fase. 5•).

M. Levi DELLA VmA. -

1urren&ll. -

L'Autore ha voluto studiare la funzione delle capsule surrenali, e specialmente la questione se effettivamente esis tano due funzioni, una esercitala dalla sostanza corticale e una dalla midollare, serve ndosi dell'azione elelliva dei sieri cilolitici. Il lavoro, r·icco di citazioni bibliografiche, svolge ampiamente tutte le questioni r iflettenti sia la funzione dello capsule sur renali, sia l'azione dei sieri citolitici; e dalle es perienze praticate l'Autore trae c:onclusioni importanti, di cui riportiamo le seguenti: 1 • Gli estratti di sostanza corticale e di sostanza midolla!'e di capsule sur renali di cavia sono tolleJ'ale da anitre e cani anche in olte dosi, pure esercitando ordinariamente un debole potere emolitico, potel'e che per condizioni spe~iali (in animali giovani) può esse1'6 considerevole così da causare la morte. 2~ Himane pr ovata la s pecificità di azione in vitro dei sieri citolltici di animali prepara"ti rispettivamente con sc•slanza corticale e midollare di capsula surr enale. 4' E' costante l'azione citotossica in oioo del siero di animali preparati con sostanza midollare. 6° Le alterazioni specifkhe della sostanza midollare, sono cos lntabili apreferenza microscopicam ente e consistono in alterazioni atrofiche della sostanza midollare, e in allel"azioni regt•ess iYe tanto degli elementi dei cordoni che la compongono, quanto degli elementi conuetlivali che limitano i cordoni stessi. 7° Se la morte dell'animale avviene rapidamente , oltre alle alterazio11i della sostanza midollare, si constatano aller azioni regressive della sostanza corticale, determinate con ogni verosimiglianza da disturbi circolatori seconda r i, che si ver1fìcano nella sostan?.a corticale e che si manifestano con una no· tevole dilatazione di lutti i capilla1·i intc J•posti ai cordoni cellulari. 8° Oltre all'azione specifica citotossica costatabile in oioo, e la citolitica costatabile in oitro, il siero di animale preparato ese1·cita anche un'azione emolitica certa ·ttente non dovuta soltanto al sangue contenuto nelle em ulsioni di sostanza capsulare. 9" Trovata così la esistenza di due sieri specifici diversi, l'uno tossico per la sostanza corticale, l'altro per la midollare, e visti i risultati ottenuti con i


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RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA N ORliALE E PATOLOGICA

sieri di animali preparati con sostanza midollar·e, sembra potersi stt~bilire, anche da questo punto di vista, da un lato la indi vidualilà assoluta delle due sostanze, e dall'altro l'assoluta prevalenza della sostanza midollare sulla corticale nella funzione delle capsule surrenali. Quanto alla funzione delle due sostanze, l'A ulore confessa di non poter dal'e una risposta esauriente. Tuttavia è condotto ad ammetler·e nella sostanza midolla re un'azicme fisiologi~'a che si eS!llica sempre nell'organismo normale e che si esercita sul tono delle fibre muscolari lisce, e in p rimo luogo sui vasi; quindi alla distruzione della sostanza midollare consegue in tutti gli or· gani una manifesta dilatazione vasale. Quanto alla sostanza corticale l'Autore é indotto a sospellar·e che nell'or~anismo malato essa entri in giuoco, per distruggere o MutralizzaJ•e, in silrt o mediante il prodotto di una secrezione, le sostanze nocive introdotte nell'o!'ganismo. MARJOT'I'T- BJANCHJ.

Della atruttura del nervi ed appUoazlone della ateaaa all'anastomosi nervosa. - (A r chioes venera/es de médecine, mar·zo 1!)05).

L. BRUANDET. -

Le fibre nervose della branca di un nervo uon sono, nel tronco di tal nervo, accollate le une alle altre, ma disseminate fra tutte le altre fibre che costituiscono tale tronco nervoso. Il raggruppamento del!~ lìbre della branca, non si effettua che alla loro emergenza dal tronco o ocgli ultimi millimetri del tra~"tito in tal tronco. Così strappando un ner•vo collaterale dal tronco principale, la separAzione completa si opera in un t1·atlo lungo soltanto qualche millimetro, ed il tronco staccasi per rottura s uccessiva delle sue fibre che vanno a mescolarsi nella massa delle fibre del tronco princi pale. Data tale struttura, l'emiresezione di un tronco nervo~o non deve apportare la paralisi completa in alcuna delle br anche di tal tronco, lutti i muscoli ìnnervati dallo stesso continuano a rice vere l'eccitazione motrice. Esperimenti di laboratorio ed RCcidentali sezioni incomplete di nervi dimostrarono tal fatto. La quantit.a d'influsso nervoso portata al sistema muscolare da una branca nervosa può esi';er notevolmente r idotta senza cha la funzione di tal sistema muscolare ne venga fortemente disturba.ta. Cosi l'autore praticando, su animali da esperimento, dalle emissioni di nervi sciatici, di ricorrenti, di mediani non constasi che disturbi passeggeri dovuti alla contusione nervosa, analoghi a quelli che si hanno passando sotlù tali nervi una sonda scannel!ata, disturbi che possono essere attribuiti · alla contusione nervosa cui venne sottoposto il tronco. Soltanto nelle emisezioni del pn~umogastrico, nervo di funzionalità tanto complessa. anche se praticate da un sol lato, mentre tale otto operativo non mostrò alcun effetto sulle gra ndi fun· zioni respiratorit~ cardiaca e digestiva, osservaronsi disturbi vasomolori all'orecchio cd alla cong iuntiva dal lato cOITispondente, come pur·e r·estringimento della P'Ipilla. L'autore sperimentò tal fatto sul cavallo e spiega tali dis turbi col fallo che il simpatico del cavallo é accollato al pneumogastrico, sicché i disturbi osservati sono probabilmente dovuti alla sezione di qualche fibra simpatiCI'I . Da tali premesse fisiologiche l'autore trae la pratica consuguenza de!l'inu· tilità di sacrificare talvolta un nervo per ricondurre la motilit.à ad un altro para· lizzato, menlre con la semplic~ emisezione e con la sua anaslomosi al paraliz-


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RIVISTA DI TERAPEUTICA

zato, si può ottenere lo ste sso effetto. Cosi per ricoodutTe la motilità al facciale non si esitò a tagliare i n~rvi glosso-far·ingei, il g r·aude i po ~losso e lo spinale con paralisi completa dei muscoli da essi innervali, mentre con la semplice emisezione di uno di essi, non avrassr par·alis i alcuna del muscoli cui s i distribuiscono e r ilor·nera la funzione mo trice ne l dominio del facciale. G. BERN U CC!

RIVISTA DI 'l"ERAPEUTICA MALAFossE. - IntezloDI lpodermtohe 41 bbolfato 41 ohiDina sotolto nel slero artlftolale. - (A rchioes de m édecine et d e pharmacie militaire.s, marzo 1905). Il sale di chinina più io uso nell'iporlermoterapia è il bicloriùralo in soluzione concentrata. E' noto però che tali iniezioni anche falte.con una ri~orosa asepsi e nelle regioni poco sensibili ed abbondanti di tessuto cellulare !asco ed adipe sottocutaneo, riescono irritanti e dolorose, talvolta provocano delle nodosilà, intìllrazioni al punto d'innesto, od anche ascessi. L'A. convinto che gl'inconvenienti const.atati provengono dall'azione caustica dei sali di chinina, piuttos to che dalla natura dei vat·i tessuti or·ganici, ha esperimentato successivamP.nte delle soluzioni di bicloridrato di più io più diluite, sempre utilizzando la via sottocutanea, e sostituendo all'acqua distillala il siero ar tificiale (acqua 1000, cloruro di sodio g. 7) ed Ira constatato che le soluzioni di 20 e 55 centi~rammi per centimetro cubico possono provocare lfl stesse complicazioni delle soluzioni di 50 centigrammi. Anche le soluzioni di soli 10 centigrammi per cm. 5 in t.aluni malati e nei bambini hanno dato luogo ad un nodulo persistente. Con soluzioni di 5 centigrammi di bicloridrato in un cm. 5 di siero artificiale l'A. ha praticate dal 1!J01 più di 3000 iniezioni su malarici appartenenti a tulle le categorie d'individui, senza mai notare la minima complicazione locale o generale. Alle iniezioni di biclo ridrato di chinina fatte con soluzioni il cui massuno di concentrazione non deve oltre passare 1: 20 .si potrà imputare l'inconveniente dell'impiego di una fJuantilil più cons iderevole di liquido, ma secondo l'A. ciò non ha fondamento dal punto di vista pratico. Il sie ro artificiale favorisce la diffusione del medicamento, e dieci centimetri cubici di soluzione conlenenti 50 centigrammi di bicloridrato di chinina veng0no inie ttati colla siringa di Luer o di Roux tanto pr esto qullnto un centimetro cubico di soluzione concentrata a 1/2, ed i preparativi e le precauzioni antiselliche sono eguali. A questo proposito crediamo opp0rtuno notare che nel nos tro e~ercito sono io uso e vengono preparate dalla Farmacia centrale militare dal 190 1, le seguenti soluzioni sterilizzate p11r iniezioni ipodermiche, e cioè : Calomelano, Sublimato, Canfora, Ferro, At·senico, Stricnina, Apomorflna, Cocaina, Morfina Ergotina, Guaiacolo, Eucaliptolo, Kacodilato e Metilarsinalo di sodio e finor a


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RIVISTA DI TEllAPEUTICA

non furono segnalati i nconvenien~i di qualche entità. E certo che in gran parte il m et·ito '\ dovuto alle ricerche sperimentali faLle dal farmacista Baroni alla diligente sterilizzazione e chiusura delle fiale alla quale egli attende personalmente. P er f]Uanto r·iguarda le iniezioni ipodet·miche di chinina, anche da noi si é dovuto rinunciare a quelle di 50 cenligt·ammi e sostiluirle con altre di 25 centigrammi appunto pet· g li stes!òi inconvenienti rilevati dal dott. Malafosse. P er ò un giudizio defini tivo in merito alla comunicazione fatta dal dott. Malafosse potra a versi quando saranno terminati gli esperimenti in corso, colle seguenti formo! e proposte dal farmacista Baroni. 1' Iniezioni a r eazione acida. Bicloridrato di chinina g. 0,~5 per ogni cm• di sol. a.cquosa. id. id. » 0,50 id. id. id. id. " O,ù5 id. id. 2• l oi.,ziuni a reazione neutra. Cloridrato basico di chinina g. 0,20 per ogui cmz di sol. idroglic. )) 0,25 id. id. id. id. 3' Iniezioni a reaz.ione n eutra di cloridrato con sostanze solventi. Clor·idrato basico di chinina g. 0,25, Antipirina g. 0,20 per ogni cm' di soluzione acquosa. Cloridrato basico di chinina g. 0,30, Antipirina g. 0,25 per ogni cm• di soluzione acquosa . Cloridrato basico di chinina g. 0,25, Etiluretano g. 0,25 per ogni ero• di soluzione acquosa. Cloridrato badico di chinina g. 0,50, Etiluretano ~- 0,25 per ogni cm• di ~olu­ ziont~ acquosa. Cloridrato basico di chinina g. 0,50, Etiluretano g. 0,25 per ogni cm• di soluzione idroglicerinica. 4° Iniezioni a reaz ione alcalina di chinina pura. Chinina pura anidra g. 0,20 per ogni cm~ di sol. idroboroglicerinica. Id. ,, o,:-1o id. id. ld. )) 0,40 id. id. L'elilurelano quale sol vente del cloridrale basico di chinina venne indicato nel 1902 dal pt•of. Gaeta.no Caglio. Il Consiglio superiore di sanita ha appr•ovato ed il Minister.o delle Finanzo distt·ibuisce per la profilassi della malaria delle fiale r.ontenenti: Cloridt·ato bt~sico di chiuina g. 0,50, etiluretano g. 0,25 per ogni centimetro cubico di soluzione idro~licerinica; e BicloriJ ralo di chinina g. 0,50 per ogni centimetro cubico di soluzione. M. CoccoNt::Il perbor&to dl soda.. - (Da una comunicazione alla Académie de Mcdecine, dicembt·e 1904, riportata dalle Notes de Médecine Pratique,

I AURI::T. -

n . .n).

È un nuovo medicamento risullanle dalla combinazione dell'acqua ossigenata col borato dt soda ; è polverulento, e si può anche chiamare polver e di acqua o~sige uato. Sciogliendo questa poi vere nell'acqua si ha una. soluzione che ha tutte le proprietà ùell'acqua ossigenata chimicamente pura e del bora to di !'<oda. È quinùi un oHimo disinrellante, superiore alle soluzioni di sublimato,


RIVISTA DI TERAPEUTIUA

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ed anche a quelle di fenolo, formolo e limolo, perché non è tossico, non è caustico e non ha alcun odore. La polver e di perboralo di soda in soluzione di acqua distillala, o nell'acqua ordinaria bollila, da un·ouima acqua ossigenata di reazione alcalina, mentre quella comunemente in u5o è quasi sempre acida. Questa soluzione applicata in lozione sui tegumenli imbianchisce la cute e fa scomparire le efelidi. È preferibile all'acqua ossigenata nel mugltello, nella slomatile e nelle afte per la sua alcalinità. È un buon disinfettante per gli oggetti da toilette, e può servire ad imbiondire i capelli. Applicato in polvere, il perborato di soda é mollo efficace sulle piaghe r P.cenli, su quelle suppurate, sulle ulceri varicose, e simili lesioni. A. MELE. A. LANDRlN. - Dell' Iboga e dell' Ibogalna. -

(T/tese de Paris, 1905).

L' Iboga è pianta tr opicale, propria dell'alto Congo, dove gli indigeni ne fanno speciale ricerca. masticandone la radice per acquistare nuove forze. Essa contiene un alcaloide, isolato dall'autore, e da. esso chiamato ibogaina. Presenlasi sotto forma di corpo crifltallizzabile che da dei sali non cristallizzabili, tranne il cloridrato, che fìno ad ora é il solo sale usato in terapia. Fisiologicamente agisce sul sistema nervoso, sul circolatorio e sulla nutrizione. A piccole dosi agisce quale nevroslenico aumentando l'eccitabilit.il nervosa psichica e midolla re . Rispetto al sistema circolatorio, possiede un'llzione paragonabile a quella della digitalina . Avvertesi pl'ima miglioramento poscia rallentamento delle pulsazioni, con abbassamento della pressione sanguigna, mentre aumenta notevolmente l'energia delle contrazioni cardiache. La sua azione sugli scambii nutritivi, manifeslasi provocando essa l'aumento degli slessi e di quelli respiratorii, favot•endo così i processt di assimilazione e di disassimilazione. Così essendo l' lbogains un oevro>:tenico, un tonicardioco ed un eccitante della nutrizione, mostro~si utile in taluni stati nevt·aslenici, nell'atonia cardiaca e nella convalescenza eli malallie gravi. Dall'autore venne somministrata sotto forma di cloridrato, a dosi giornaliere variabili de 10 a 30 miligrammi. G. BERNUCC!. F. LAFA Y . - OU oli jod&tl e bromati. - (Centralblattfur die medicinischen Wissenscha{ten, n ·14). L' A. non parla in questo lavoro che dell'olio jodato, che indica col nome di « lipiodol ». Esso é di colore giallo d'ambra, di odore leggermente aromatico,

quasi insipido, di consisleoza viscldosa e di reazioue neutra. È costituilo da olio di papavero e jodo e contiene il 40 p. 100 di iodo; in grazia di questo altissimo contenuto di jodo é possibile d'introdurre grandi quant1tà del dello ri· medio nel corpo umano. Somministrato per la via della bocca, viene emuls iouato dal succo pancreatico e quindi faci lmente assorbito. Dal retto è poco bene assorbito, introducendolo per esso, si raccomanda di emulsionado prima con lalle, giallo d'uovo o simili. Dalla cute intalla non è assorbilo, ma assai me-


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RIVn>TA DI TERAPEUTICA

glio per iniezioni sotlocutanee. Agisce principalmente s ui Lelòsuti adiposi del corpo, cruindi su l midollo delle ossa, s ui m11scoli, sul fegato, sulla milza, s ul cer vello, s ui polmoni, sul cuore e sul sang ue. Viene eliminato dai reni , dalle glandole salivari, dall'i11testino, dalle ~landole s udoripare e dalle galaLlofore. La e liminazione incomincia prestissimo dopo la sommioi<>trazio11e interna, mollo

più lardi dopo l'iniezione sollocutanea e termina dopo parecchie settimane, ed anche lentamente dopo alcuni mes i: si trasforma i•t joduro di pot9.ssio ed in combinazioni organiche di jodo. Si somministra il lipiodolo per bocca in fo rma di capsule di 0,5 grani od anche in emulsione a cucchiai da lè o da tavola; può inoltr·e essere adoper·ato per iniezioni inlravenose, intrasiel'ose, sottocougiu ntivali e l"Otlocotanee; finalmente per frizioni (poco raccomandato), pennellazioni e cotlirii. Il rimedio è in tutti i casi be n tolle rato e permette continuate introduzioni di g randi quanti la di jodo, il che non è egualmeule facile con altri preparati di jodo. Particolarmente favorevoli sono perciò i risultati nella sifilide terziaria. C. SFORZA. A. DESMOUt..lERES. -

Le aoque aolforo•e quali ooadiuv antl la oura merourlal e. - ( Reoue des malarlies de la n utr ition, settembre 190i).

L'autor e nella s ua qualit.a di silìlografo, ebbe ripetutamente e da lungo tempo a sper imentare come l'uso di acque solfcrose per bocca, a ssocia to all'impiego di pre parati mercuriali per qualsias i via, non soltanto impedisca io modo sicuro la produzione di s lomatili, ma serva anche potentemente all'a~sorbi mento dei sali di mer cul'io introdotti nell'organismo ed in modo speciale a quello de l calomelano, impedenrlo cosi gli a ccidenti che tale preparato ebbe talvolta a produrre, dala la sila azione cumulativa. Ritiene che tal fallo si possa spiegare !>Cienliftcamente, essendo noto come il mercurio pa ss1 nell'economia animale allo stato di bicloruro, mentre il bicloruro a contatto del siero sanguigno dà luogo ad un precipitato di albuminato insolubile. Cnn l'a!<'giunta del c!oJ>Uro di sodio ottiens i la soluzione del precipitato in parola, ma soltanto in pa rte, mentre a l contrario, l'aggiunta del monosolfuro di sodio al !>iero sang uigno facilita la solubilizzazione del precipitato, senza che s i formi alcun precipitato di solfuro di mercurio. Ora le acque solfor ose contenendo tutta una serie di composti solforosi, quali monosolfuri, solfiti, iposolfìti, possono in tal modo, con le combinazioni di questi con il primitivo bicloruro di mercuri<', pot•lo lutto in circolazione. G. BERNUCC{.

Siero art11lola le aterlllzzato ottenuto a freddo per reazione ohimloa. (Bullet in de la Sociéul de pharm acie de Bordeau.x:, gennaio 1905). S i ottiene adopet'ando la seguente formula : Perclor uro lli ferro· liquido, grammi 25 (ovvero 20 centime tri cubici); Bicarbonato di soda secco, grammi 15; Acrrua dis tillala 1000 centimetri cubici. In un pallone tarato di un litro di ca pacità a largo collo, s'introduce il perc loruro di ferro liquido esattamente mis ura to, risciacquando cruiudi la provetta con a cqua d1stillata, riem piendo poscia con la s tessa il pallone per tre quarti circa. Prelevati q uindi dieci grummi di bicarbonato di soda si aggiungono alla


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RIVI STA D' I GIENE

miscela contenuta nel pa llone, faci litando lo sviluppo di gas agitando il pallone stesso. l rim1wenli cinque g rammi di bicarbonato di soda vengono disciolti in a ltri 200 centimetri cubici di 11.cqua distillala versandoli poco a poco nel pallone finché, . a nche dopo a gitato lo stesso, non vedrassi pii.t ricomparire alcuna effervescenza. Il liquido torbido ed ocraceo cosi ottenuto verrà passato per un filtro ster ilizzato oppure attraverso un tampone di ovatta s terilizz11La collocata in fondo ad un imbuto esso pure previamenle sterilizzato e raccolto sern'altro nell'apparecchio per· la s ierotr!lsfusione. Così ottiensi un siero incoloro, limpido, sterilizzato, presentante i miglior i caratter i per essere immedia tamente iniettato. Prima della filtrazione, sarà bene saggiarne la reazione con carla di tornasole, reazione che sarà neutra o leggermente alc•llina. Qualora vi fosse un eccesso di perclorur·o di fe rro questo verrà rivelato dal colorito giallastro del liquido filtrato e dalla reazione da ta dalla carta di tornasole. Scor gesi in modo evidente come tal metodo non possa sostituire nella pratica le soluzioni titolate di cloruro di sodio conservate in fiale sterilizzate c he possono ri uscire im mensamente utili al medico nella pr atica quotidi~tna quando queste possono esser provvedute con facilita; il m etodo suindicato prestasi m special modo per i cas i d'urgenza, ed in ~u lti i casi nei quali il medico non può

procurarsi le fiale sterilizzate antecedentemente preparate. BERNUCCI.

RIVISTA D'IGIENE Prof. Doti. C:. P FUHL. - Ell•tanz:a, rloono11olmento e trattamento delle aoatole 41 oarne In oon1erva non a ohtuura ermetloa. .- (Zeitschrijt jùr Hugiene und lnfectionskrankheilen, 50 Band, 1905).

Alcune scatole di carne in con::erva, anche completamente sterilizzate, possono in seguito contenere germi viventi per inquinamento successivo, dipendente) dalla loro chiusura incompleta, per difetti dei gusci metallici o per aggraffature difettose. La chiusura incompleta si manifesta con l'uscita del brodo attrave rso il punto leso, quando alla fìl\8 della s ter ilizzaxione si diminuis;}e la pre;;sione delle caldaie e i fondi e i cope rchi delle scatole si gonfiano enormemente. Come riferì Sforza al Cong resso d'igiene e demografia in Bru· xelles nel 1903, possono però inqqinarsi solamente qu~lle scatole, che durante la sterilizzazione hanno perduto, anche in piccola parte, brodo gelatinoso. Non é sempre facile riconoscere le scatole, che durante la sterilizzazione hanno dato luogo a picc6le per dite di liquido, perché esse si presentano spesso con gli stessi caratteri delle altre a completa chiusura ermetica . L'autore intraprese ricerche per controllar e tali a!'serzioni e su cinque scatole cubiche, contenenti da 10 a 15 porzioni di manzo lesso all'inglese, chiuse col processo dell'aggraffatura, sterilizzate di nuovo per due ore e mezzo a


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RIVISTA D'IGIENE

120,5• C., e che estratte dalle caldaie dettero luogo all'uscita di gocce d i brodo

a ttraverso le aggraffature stesse, ne trovò due, che dopo l'immersione a caldo nell'acqua fredda, molto inquinata con lena di giardino, fUI·ono invase da battel'i e rispelli vA mente da cocchi bianchi e gialli. Queste due specie di cocchi appartengono ai botterii, clte sono poco r esistenti al calor e. Essi non esistevano prima nelle scatole e si deve pe rciò ritener e che vi siano penetrati dopo la sterilizzazione, a ttraverso le agg raffature divenute pet•meabili. Tale fatto si può spiegare in due maniet·e, cioè : 1° che il brodo usctlo fuor i per la chiusura incompleta dell'aggraffatura, trovandosi in rappot·to diretto col contenuto della scatola, s'inqumi con batter ii e che trasmella l'inquinamento nell'interno delle scatole, ove poi i germi si s vilu ppano (Sforza) ; 2° che il contenuto delle scatole nel ralfr•eddamenfo si rapprenda ra pidamente, quando le pareti rigonfie s i retraggono e perQiò nell'interno delle scatole abbia luo~o una diminuzione di pressione, che a g isce succhiando esternamente all'intorno. Le piccole scatole cilindriche, da u na a tr e porzioni, pr ovenienti dalle fabbriche militari di eonserve alimentari o dall' iodustria privata, s ter ilizzate di nuovo, non dettero luogo ad uscita di brodo, o di alLro contenuto liquido, e ciò perché le macchine aggraffatrici rnnzionano meglio nella chiusura delle scatole piccole, anzichè in quella delle g randi, oppure pet•chè la latta che si adopera per queste ultime è troppo sottile. Allo scopo di eliminare possibili inconvenienti, conviene riconoscere tutte le scatole che non sono tt completa chiusura ermetica. Per ottener e tale scopo é necessario di riaprire tutte quelle che presentano difetti anche min imi di costruzione, e versare il loro contenuto in a ltri gusci nuovi oppure utiiizzarlo in altro modo. Tutte le altre scatole che ad occhio nudo no n presentano difello di sorta possono essere sa ggiate, per vedere se sono a chiusura erme· ti ca, nei tre modi seguenti. cioè: primo, con una seconda sterilizzazione negli autoclavi, prova che corrisponde bene nei Jaboratorii, ma non è p1·atica; secondo, immergendo le scatole ad una ad una in un recipiente pieno di acqua bollente, nel cp~al caso si vedranno uscire bolle d'aria da quelle che non sono a tenuta ermetica; oppure, terzo, collocandole ancora calde sotto una campana ~li vetro a pareti mollo res is tentr e con una pompa ad aria rarefacendo l'aria ad un quinto di atmosfera. Dalle scatole, che non sono a tenuta ermetica, esce fuori in quest'ultimo esso brorlo. misto ad aria o brodo solamente. Sebbene non tutte le scatole a chiusura incompleta si g uastino in l:ieguito pure conviene eliminarle subito possibilmente tutte, du rante la lavorazione, per evitare ogni possibile tardivo inquinamento.

c. SFORZA.

FAIAROO. -

Contributo allo eto.dl o dell'ezlolog la del B erlberl.

(Archio.

Sch({fs-un.d Tropen-Hugiene, ollobre 190~, vol. VIII, fase. lO).

L'A. accennando ad a!Lri suoi lavori sull'ar gomento, fa la storia di sei nuovi casi per dimostrare che il bet>iberi è proJollo da un parassita emalozoario, il quale si trova nel sang •Je degli a mmalati e negli o rgani interni specialmeute nei capillari del cervello, il quale produce pigmento, e mostra delle singole fasi di s viluppo simili a r1uelli dell'ematozoario della ma laria.


RIVISTA D'IGIENE

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In veritit, leggendo questo làvoro, s i r imane mollo sorpr esi per la somiglìanza dei cnratterì morfologici del parassita e dette note anatomo-palologirhe colla malaria. L'A . però insiste OAI rileneee come l'alto differenziate la presenza del pig mento dei vasi capillari Jel cervello e precisamente ne ll'e ndotelio, senza che dia mai luogo alla lrom!Josi, e conclude che, per quanto le analogie colla malaria siano gr andi, si può sempre fare una diagnosi differenziale . TEsTr. DIEULAFOY.- Un caso di tetano consecutivo ad un' Infezione dl slero g e -

latlnlnato. - (Centralulatl .fiir Bakter iolo(Jie, Parasilenl.:unde umlln.fek· tionskr ankheilen, vol. X XX V, n. 3-4, 190i:).

Si tratta di una donna di 3'3 anni, la I(Uale nell'ospedale Hòtel-Dieu di Parigi ru inoculata sotto cute con sie r·o gelatinizzato per· frenare un"emolloe. Dopo 11 g iorni rla\1' iniezione le s i sviluppò il tetano , che in 2i: ore, nonostante la iniezione di antitossina tetanica, la trasse a morte. Nel tess uto sottocutaneo ( pus) della sede d'iniezione, e nella gelatina adoperata per l'inoculazione furono trova ti i germi del tetano. A i]Ue!'to caso se ne devono aggiunget·e altri 2:3 in due am1i, nei fJUali si sviluppò il tetano in se guito ad inoculazioni di gelAtina. C. SFORZA. RoUGET. -In u.n a epidemia dt febbre tlfo14e d'origine ldrtca, la mortalità

da •ola non permette dl rimontare alla data preci•& dell'inquinamento dell'acqua. - (Revue d' hygiene et de policc sanifai re, 20 ottobre 190~). In causa della dive rsa durata della malattia, dolle ol'icillazioo i grandi dei periodi di invasione e di incubazione. non è possibile colla semplice morbidità e a più forte ragione colla m orlalilà, io u n~;~ epidemia tifìca di or·igine idrica, r iconoscere con rigor e l'epoca e!"atLa dell'inquinamento deli'acqua. Occot·re conoscero le modifìcazioni ap portate nel regime delle acque, fare un'inchiesta locale minuzioso, praticare un'analisi batteriologica quotidiana ecc. Queste conclusioni sono tratte dall'autor e in segtulo ad un'inchies ta rigor osa a proposito di un'epidemia tiflca osservatasi a ll'ospedale militare di Val de Gràce. T EST I.

F. HmSCIIFELD. - La nutrizione del soldati sotto ll punto di vt.t& fl•lologtoo ed ell'eoonomlJJ. nazionale. - (Centralulatt jiir die medicinìschen Wi.ssenschajten, n. 51, 190-i). In molti manuali s~ientifìci è riportata e confermata la legge, deter minata al suo tem po da Voil, che l'uomo solloposto a lavor o rof'.diocre debba introdurre g iornalmente nel suo stomaco 105 grammi di albumina a ssimilabile. Da tale premessa si é conchiuso che i soldati devono ricevcrne la stessa quanlilà. L 'autore é di avviso che tali proporzioni non siano esatte, perché n ella r azione si tiene conto delle sostanze albuminoidi in generale e non gia dell'albumina assimilabile, della quale i soldati non r icevono in· media che 75 g rammi a l giorno. Anche nella popola7.ione borghese non si raggiungono m edie s uperiori. Analoga!llenle, anche le nuove ricerche hanno dimo:>tralo che il bisogno d'albumina non è cosl elevalo, come Voil aveva ammesso. Perciò sono prive di

,


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MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO S.ANIT . E NEL PERS. FARMACEUTICO

fondamento le discussioni politiche ed economico- nazionali, che la nutrizione delle popolazioni non lrovisi in I'appo1·to con le leggi scientifiche e che sia perciò a temersi una degenerazione, il che e contraddt~tlo dalle condizioni sanitarie, che vanno sempre più. migliorando. C. SFORZA.. · GoRBING.- Aloune rloerohe aull'aslone dlalntettante del aaprolo. - (Cen-

. tralb.f. Bal.:ter., vol. XXXVI, n. 5). Dalle rice rche dell'Autore risulta che il saprolo come mezzo di disinfezione per le a cque di rifiuto può essere usato con successo. La soluzione però al 0,1 p. 100 non é s urficiente per la sterilizzazione. Non sembra opportuno impiegare una soluzione al disotto del 0,5 p. 100 quando si voglia raggiuugere una sterilizzazione r apida e sicura. T ESTI. RoSENHIAL.- Un nuovo alero antlcU..enterloo e Il auo lmplego neUa clUHDterla. - (Deutsch. med. Wochensc!tr, n. 19). Pe1· mezzo di colture del bacillo dissenterio e delle sue toss ine vennero im· munizzali dei cavalli. Se ne ottenne un siero il quale parve possedere proprieta difensive e curative. L'Autor·e trattò 157 dissenterici con questo siero conchiudendo che con tale mezzo diminuiscono i sintomi obbiettivi e subbiettivi della malattia, se ne ab· brevia la duraLa e diminuisce notevolmente il numero dei casi mortali. T ESTI.

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Di1peoaa n. ~3, 11, !15, i6 e \17 d el BoUettino ufficiale deU• nomine).

Unlolalt ID aervl~o attivo permaDente.

R. Decreto 8 giugno 1905. CAPOBIANCo cav. Domenico Antonio, capitano medico in aspe ttativa.- Richiamato in servizio dal 20 aprile 1905 e deslinalo ospedale Catanzar o. SCALJA Rosario, Lenente medico in aspettativa per motivi di famiglia per la durata di sei mesi, ad Acireale (Catania). - L'al:'pettativa di cui sopra è prorogata per un per iodo di tre mesi.

Determinazione Minisleriale 22 giugno 1905. LoNGARI R odoifo, capitano medico 3 bersaglieri. - Tr asferito 4 fanteria (co· mandato ospedale Roma). NARDINI Giulio, id. 33 fanLeria. - Id. reggimento Savoia cavalleria (3).


MOVIMENTI AVVE~UTI NEL CORPO SA!\IT. E ~EL PERS. FAR~IACE~TICO

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ToBtA cav. Arturo, cap. re~gimenlo Savoia cavalleria (3) (comandalo Ministero guerra). - Trasf. 3 bersaglieri, cessando di e!'lsere coinandalo come sopra. GRIXOI'II Giovanni, lenente medico ospedale Bologoa, (comandaLo scuola applicazione sanità mililai·e). - Cessa di essere comandato come sopra. PoMPONI Enrico, id. id. Ancona (id. id.). - Trasferito 4 fanle1·ia, cessando di essere comandalo come sopra. DELLA CIOPPA Angelo, id. 17 a rtiglieria campagna (id. id.). - Ces~a di essere comandalo come sopra. MONTANARI Attilio, id. 44 fanteria (id. id.). - Id. id. id. BRACCO Edoardo, sottotenenle medico re~gimento cavaiiHggeri di Foggia. Trasferito r eggimento cavalleggeri di Lucca. PETITTI Luigi, id. 5} fanlel'ia. - Id. 65 fanteria.

R. Decreto 15 giugno 19(}5. PANTANO Arturo, capitano medico 10• fanteria. - Collocalo in aspettativa per motivi di famiglia per la durala di 4 mesi.

Determin(Uione Minisleriale 29 giugno 1905. ABELLI Vittorio, capitanù medico reggi mento cavalleggeri di Alessand1·ia. Trasferito 56 faoler·ia. BEDEI Maurizio, lenente medico 2 alpini. - Id. 1° artiglieria for tezza. MENOES Guido, id. 2 granatier i. - Id. ospedHle Roma e comandalo Miuislet·o guerr a. CoSTANTINI Giuseppe, soltolenente medico 5 fanteria. - Id. 2 alpini.

R. Decreto 14 maggio 1905. NeviANJ ca v. J>io, lenente colonnello medico direttore ospedale militare Bol<>gna - SIGILLO cav. Letterio, capitano medico ospedale Messina. - Collocati in posizione ausiliaria, a loro domanda dal 1° luglio 1905.

R. Decreto 15 giugno '1905. CA.PONETTO Gaetano, solloleneuLe medico ospedale Genova. - Dispensato per sua domanda dal servizio attivo per manente; inscritlo con anziaoita 28 luglio 1902 nel ruolo degli ufficiali medici di complemento ed assegnato di· sll'etto Catania.

R. Decreto 29 giugno 1905. PARISI cav. Felice, tenente colonnello medico, dir9ltore dell'ospedale militare

di Ancona. - Esonerato dalla carica sopra indicata e nominato direttore dell'ospedale militare di Roma. · BIMA cav. Mauri.tio, id. id. Roma. - Id. id. e nominato vice di rettore scuola applicazione .sauita militare. Maggiori medici promossi ten~nli colonnelli: D'AtELLo cav. Raffaele, ospedale Caser ta. - Nominato dir ettore ospedale mi· lrtan• Ancona. MINICI cav. Bugenio, id. Bari. - Id. id. id. Bologna.


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;-.IOVIME~TI AVVENUTI ~EL CORPO SAN IT. E ~EL PERS. FARMAOEUTIOO

Capi tani medici promossi maJZgiori: GALLI cav. Gio. Domenico, l)spedale Roma. - Desti nato ospedul e Caserta (a scelt.a). CuRTI PsTARDA cav. Xicola. - Id. id. Alessandria. CAREDDA cav. Feder ico, ospedale Perugia. - I d. id. Chieti. T enenti medici pr omOS"-i capitani : ANDREINI A~(redo, 1° ar tigller·ia costa. - Destinato 10 fanter ia. GAGGIA Mario, 38 fanteria. - Continua come conll·o (a scelta). F ERRO Luzz1 M assimiliano, ospedule A ncona. - DesLioaLol8 l fantel'ia (a scel la). SAN rtNJ Federico, ospedale succursale Udine. - Id. Gl i d. CoDA Carlo, 5 artiglier·ia cam pagna. - I d. i 7 id. SoGGJU Antonio, ospedale Alessandria. - Id. 12 id. BoLTIERI Ro&er to, 61, fante!'ia. - Continua come contro (u scella).

Decr eto Ministeriale 13 luglio 1905. VITULLO Giuseppe, capitano medico 61 fanteria. - T rasferto 2 artiglieria fortezza. Dr GI.\COMO cav. Luigi, id. id. r eggimento ca valleggel'i di Saluzzo. - I d. ospedale Bori. MARSANrCJJ cav. Arturo, id . id. 92 fanteria. - Id. iù. Roma. GrMELLJ L;Lt[Je nio , id. id. 22 id'. - I d. id. Perugia. F ARRONI Enrico, id. id. 81 i d. - Id. dir ezione sanità V II corpo d'armata . De STE:PHANrs Giuseppe, tenente id. r eggimento cavallegl-{eri di Monfer rato. Id. ospedale Ancona. DE NAPOLI Ferdinartdo, id. id. id. Savoia cavalleria.- Id. id. succursale Udine. MATUCCI Giuseppe, sollol6ncote id. 10 fanteria. - I d. 5 artiglier ia campagna.

UfdolaU d1 complemento In servizio attivo temporaneo. SERA Gioacchin.o, sollot~nenle medico distretto Roma, in ser·vizio di prima nomina nel ::! granatieri. T•·asfer ito per ultimare la pr opria ferm a di leva 34 fanteria.

Defunti. PASSANNANTl Domenico, lenente naedico ri..;erva, distr etto Palermo. - Mor to a Par tinico (Palermo) il 28 nov embre HJO~. BozoLI cav. Giooanni, ma 1u~•o re medico di r iserva, distretto V enezia. - I d. a Venezia, il 17 giugno tuo:;.

Kett14oaztonl. ARDUJNO cav. Fortunato. - Si consideri com e non avvenuto il suo trasferimenlo all'ospedale militare di Alel'sandria. Il Rede.t.t.ore

D.• R IDOLFO Lrvr, maggiore medico. 11 Dire tt.ore

Dott. GxovANNI R aNDONE, ma.gg. generale medico Ispettore. Roma, 1905 - Tlp. E. Voghera.

GIOVA~NI ScoLARI, Gerentt.


llJVISTA 01 TER.\PKUTICA.

•alaloiSI. - lniezio~i ipo lermiclle rli btlo llato di chinini\ sciolto nel siero artificiale. lauret. - 11 perbor~to di soda. Laldrln. - Dell'Iboga e tlell'lhogaina • LllaJ. - Gli oli jodali e bromaU • Detm~ulleret. - Le acque solfo roie quali coadiuvanti la cura mercuriale

PtJI/.

551 55 t 553 553 55~ 55~

Siero artiOcìale steriliz1.ato ottenuto a freddo per reazione chimica RIVISTA O' IGIEt\E.

l'luhl. - Esistenza, riconoscimento e trattamento delle scatole di carne in conser••a non a chiusura ermetica

Pag. 555

5S6

faìardo. - Contributo allo studio dell'e7.iologia dr.l Beriberi . Dleulafor. - Un casi) di t etano consecutivo ad un'lnt67.ione di siero geiatlniz7.ato

5~7

Re•et. - In una epidemia eli le bbre tiCoide d''lrìgine tdrlca, la mortAlità tla sola no n r cr557

mette di rimontare alla data precisa dell'Inquinamento dell'acqua .

1Uraohfeld. - La nutrizione dei soldatl sotto il punto di vista fisiologico ed all'economia n~zlonale

55i 558 558

-Garbl1g. - Alcune ricerche sull'azione disinfettante del saprolo RoMnthal. - Un nuovo siero antldissenterico e 11 suo Impiego nella dissen teria .

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MOVIIIIENTI A VVENUTI NEL CORPO S.\ NIT.\RIO K NEL PERSONALE FARMACEUTICO

Pag. 558


GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO Direzione e Amministrazione: presso l'Ispettorato di Sanità Militare VIa Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Giornale Medico del R.• Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascul" mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento è sempre a nnuo e decorre daL1° gennaio. 11 pr ezzo dell'abbonam~nto è: ·

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Per l' Italia e la Colonia Eritrea . • Per l' Este;-.:;. . . . . . . Un fascicolo separato costa.

L.

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L' a bbonamento non disdetto pr ima del 1' dicembre s'in tende rinnova lo per l'anno successivo. l signori abbonati militari in effellività di servizio possono pagare l' imporlo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., che accompagnassero Id memorie sono a carico degli autori. Gli estratti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazione di foglio, e per cento esemplari. Il prezzo è eguale sia che si tralli di 100 esem· plari o di un numero minore. l manoscritti non si r esiJtuiscono.

Si è pubblicato:

LO SGOMBERO DEGLI

AMMALATI E DEI FERITI IN GUERRA MEMORIA dei dottori l.ul&l Bernardo, tentmte col<mnello medico E' Glo•f'ppc Drez•l, maggiore medico, onorata. del l 0 Premio a.l Con·

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PUBBLICATO

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ANNO LIII

FAS~;%111

1905

31 Aoos·ro

SOMMARIO MIEMeaiiE

oaiGI!I~I.I .

Ra.doM. - Reofllcoato statistico dello operazioni chirurgiche eseguite negli stabili·

menti sanltul mìlltari nell'anno t~ . . . . . . . . • . . . . . . . Pag. 561 &allnarl. - Il processo di scelta. nella cura radicale dell'ernia crurale. . . . . . • 6l 0 C.\SUISTICA CLINICA: Sallnarl. - Un caso di occlusione intestinale da aderenze post-operatorie - Laparotorula - Guar~QIOrlé • • • . . . . . • . • . • GIS al't' I 8TA DI Gloa!l.t.l.l IT~I.I.t.!ll • : •

1E8T1Ea1 .

Llivista medica . . . . . tlivìsta di nevropatologia • . . . . Rivista chirurgica . . . . . . . . 1:1ivi$ta Ili ocntlstlea . . . . H iv~>l3 d'igiene.

Pau. 617

. . . . · · . · · Indico btbliograllco medico mihl3rc . -

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Novimenti avvenuti nel Corpo Sauitario e nel Personale Farmaceutico -

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DIREZIONE ED A:Ml.!INISTRAZJONE

ROilA • Palaao del ll.laWero della Gaerra, VIa n

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• 6:15 .... - 637

Setteabl'e . ROII.&


INDICE DELLA IUVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERl

RIVISTA MEDICA. 1111111er ed lnada. - Sull'azione dello lodo nell'arlerio-sclero'i. Blltorf. - Sintomatologia della sclerosi aortica . Patumho. - Sull'innuenza dell'eresipela in stati morbosi preeststrnli Gobbi. - Albuminurie gravi e glicosurie da fatica Merlgglo. - La iodogelatina Sciavo nella steroslte multipla tuiJercolnre

Pag. 617 617 618 618 619

,.

lUVISTA DI NEVROPATOLOGJA. Biancone. - Clrcn alcune diiDeolta diagnostiche in no caso di le!ione del midollo spinale Raymond e Qulllaln. - La oC\'flle ascendente consecutiva all'appendicite Leduc. - Sulla produzione del sonno e l'tell'anestesia generale e locale per mezzo della corrente elettrica.

Pag. 6\tO 6U

6U

RIVISTA CHIRURGICA. Berthaux. - Della rotazione dell'omopla!J\ nella riduzione delle lussazioni della spalla Marohals. - La cura delle varici mediante la marcia Chnrler. - Delle lussationi traumatiche della rotula

Pag. 6tl3 6t4 616

RIVISTA 01 OCULISTICA. Galezowskl. - li fondo dell'occhio nelle a!l'ealonl dPl sistema ner\'050 Polattl - La panottalmite da bacillus subUiis . Llebrecllt. - Due casi di malattie oculari da meta.stasl

P(liJ. 6!7 617 6'!8

RIVISTA D'IGIENE. Outton, Evel'ltt. - Relazione sulla spedlsione antimalarica nel Gambia t90t , y,ncent. - Sulla disinfezione dPgli sputi tubercolari. Undet e lmmann. - Sulla maturallone prOifl'essiva del formaggi . Lemolne. - ProftlaS!Ii delle febbri eruttive nei suoi rapporti colle caserme .

Pag. 6fl 6!9 630 630

NKCROLilGIO. Il generale ' medico Petronio CosteUi Krmanno Nothnagel J. v Mlkulicz·Radecki

Pog. 6U

INDICE BIBLIOGRAFICO MEDICO-M ILITARE

' Pag. 63\

MISCELLANEA •

Pag. 635

MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E l'iEL PERSONALJ.o: FARMACEUTICO

Pag. 637

m

633


M E M OR I E

ORIGINAL I

RENDICONTO STAT 1STICO DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE . 1

ESEGUITE :\EGLI STABILI :MEN'J'I SA:\l'l'AHI l\tiLITARI XELL'AX~O 1904

Per il dott. G . llanden c, m3ggiore generale medico, ispettore

Le operazioni chirurgiche praticate negli stabilimenti sanitari nell'a.nnù 1904 sommano a 2008, cifra che da parecchi anni è in progressivo aumento e che vale a dimostrare come, anche in tempo di pace, vada. allargandosi il campo della chirurgia attiva negli ospedali militari, a vantaggio ~el soldato e dell'esercito, e dell'abilità tecnica indispensabile al medico militare in campagna. Che, se a costituire la cifra suddetta concorrono operazioni di non grave entità, poicbè poco è il materiale fornito agli ospedali militari da soli uomini, quasi della stessa età e che già ha subito una notevole riduzione dall'elenco delle infermità ed imperfezioni esimenti dal serviziÒ militare; tuttavia entrano nel computo atti operativi di primaria. importanza. relativi a fatti di chirurgia cerebrale ed addominale, o richiesti da indicazioni di urgenza. Per contro, talune operazioni salgono negli ospedali militari a proporzioni superiori anche a quelle degli ospedali civili, ad esempio le operazioni di cura radicale di ernie, del varicocele, quelle per adenopatie ecc., le quali appunto per il numero e gli esiti loro rigorosamente controllati, dovendosi da essi dedurre la risultante idoneità dell'operato al servizio, si prestano a conclusioni assai attendibili circa il valore dell'operazione, e alla risoluzione di questioni, tanto di ordine scientifico che pratico, tuttora controverse. Pertanto, il rendiconto statistico delle operazioni chirurgiche degli ospedali militari, che ogni anno pubblica il G-iornale rnedico del Regio E.~ercito, oltre di servire d'istruzione agli ufficiali del corpo sanitario

militare e a. dimostrazione del nuovo indirizzo da essi seguito, non appare privo d'interesse a.nc~e fuori del loro ambiente. Lo specchio A rappresenta il quadrv statistico delle operazioni coll'indicazione dell'esito e del nome dell'operatvre. Nello specchio B le operazioni sono ripartite per gruppi e per stabilimenti, ospedali principali e succursali e infermerie di presidio. 36 -

Giornale medico.


562

RENDICONTO STATISTIOO SPECC-HIO A

-

Quadro sta

OPERA ZIO!'\!

ALLACCIATURE.

dell'arcata palmare superficiale . dell'arteria omera.Je della vena femorale superficiale . AlllPUTAZION!

di falangi del braccio della gamba della coscia

DISARTICOLAZIUNI

falango-falangee.

falango-metacarpea. . . . . . . .id. con resezione della testa del metacarpo . del piede RESEZIONI

falango-metacarpea. del l o meta.tarso. . totale del piede . della testa dell'omero·. parziale di coltole . . della testa del femore. dello sterno . Da t·iportarrt (l) Seguita da amputazione della coscia. - ( i) Uscito non guarito dall'ospedale.- (3) Seguito

da(: 111putaùl)llf


563

DELLE OPI':RAZJO ~I CITIRL"RG IC'IIE 1 ECO.

tistico delle operazioni.

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3 Maggiori D'Aiello, Cervigni. Tenente Maeserotti. l Capitano Carta. G Magp;iore Gerundo. Capitani Carta, Tommasioa, Peraaai, Sanna, Lanza. 6 Maggiori Cametti, Oerundo, Michieli. Capitano Carta 2. Tenente Caccia.

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Maggiore Giulfredi. Maggiore Cavicchia. l Maggiore Gerundo.

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17 Magç:iori Gerundo 2, Puglisi 2, D' Angelantonio 2, Carbone 2 Tallarico Capitano Santoro. Oiani, Sotia. Tenente Paolini S, Tirelli 2. l Maggiore D'Angelantonio. l Capitano Sotis. l Maggiore Tem pesta.

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50

Capitano Bernucei. Tenente Pomporu. Capitano Carta. Capitano Carta. Maggiore Carino. Tenente Cac9ia, Paolini 2, de Sarlo Capitano Lanza. Tenente Caccia.


564

'

REXDICO:\TO STATISTICO

OPERAZIO~t

Ilipo1·to TRAPANAZIONI

del cranio

p er compreSI(011e da emorragia

id

id.

Id.

id.

per ascesso cerebrale • per empiema del uno frontale

id.

id.

per carie del temporale •

id.

id.

per estrazione di 1cheggie ossee

dell'apofisi mastoide .

id.

id.

id.

per proceuo supp• rativo da otite media

seguita da antrectomia

Id.

id.

seguita da scopertura e puntura (jel seno laterale .

id.

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id.

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e jleòìte cotlstcutif!a

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p n · otlte cro111 ca

id.

PARACENTESI ARTICOLARI •

pet• go'llidrart o tra• matico id.

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f'ectdivo .

ARTROTOMIE.

del ginocchio.

per &f!uotammto di emart1·o .

id.

per sì1101Jite traumatica . per estrazione di corpi mobili

Id.

Id. id.

ARTRBCTOWJR

deU 'articolazione r!ld io -carpea.

id.

tibia astragalea

id.

del gomito . Da riportarsi

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DELLE OP E RAZIOXI CHIRURGICHE, E CC.

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Capitano Tommaslna. Maggiore Gerundo. Capitano Plmpinelli.

l Capitano Oiaui. 2 Capitani Tommaeln•, Olani. 5 Maggiore Gamblno. Capitano Carta Teoen'e Ferroluzzl 2, Monaco.

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8 Capitani Lansa 4, Carta 2 . Tenente Caccia 2.

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2 Capitano Sotis .

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2 Maggiore Carino. Capitano Oatlno.

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4 Maggiore Oerundo 2, D' Aiello 2 .

3 Capitano Boccia 2, Giani. 2 Capitano Boccia. 2 Maggiore Carino. Capitano Carta '

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Maggiore Mangeri.

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Maggiore Ger undo .

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4 Maggiori Camettl 2, Gerundo. Tenente Virglll.

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565


5GG

RENDICO:\TO :STATISTICO

OPERAZIONI

R•porto SINOVIBCTOMIB

delle guaine tendinee del polso

per processo granulo-funguso .

RIDUZIONI CRUE:-;TE DI FRATTURE

della. clavicola con resezione di frammenti e sutura. id. id. con esportazione di scheggia osse ~ interposta del cranio con estrazione e sollevamento di frammenti. del gomito con eaportazione di scheggia e corpi eatranPi. della rotola con sutura metallica SPACCATURE E SYOTAMBNTO DI EMATOMI TRAUMATICI

ecrotale . della coscia della vaginale del testicolo. della regione tibiale anteriore. della regione parletale destra. SPACCATURE E R.A.SCFUAMENTO DI ASCESSI OSSEI CON SCUCCH IAJAAIENTO 0 RESRZIONB P ARZIALE DI OSSA

delle pareti toraciche . Id. id. id.

da carie dello 1terno . id. id. coitale.

dell'avambraccio della coscia del piede . della mano SBQURSTROTOMIE

del mascellare superiore . di ossa metatarsee . . 0PBBAZIONI PBR EWPIEMA TORACICO

pleurotomia lntereostale .

Da riportarsi


567

DELLE OPERAZIONI CHIRUllGIOHE1 ECC.

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Tenente Caccia. Capitano Carta. l Capitano Giani. l Maggiore D'Aiello. Maggiore Pugliei. l l

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Capitano Salinari. Capitano Salinari. l Maggiore Giutrrida. 3 Capitano Roesinl 2. Tenente Trolani. l Tenente di Sarlo.

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3 Maggiore Gerundo 2

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Capitano Carta. Capitano Carta. 2 Maggiore Cavicchia.

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Maggiore Gerundo. Capitano Rossinl.

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Capitan~ Lanza.

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4 Maggiori Giutrtida, D'Angelantonio, A bbate

l

6 Maggiori Puglisi, Gerundo, Preesacco Tenente Paolfni, Colombo. Sottotenente Balestra

-- - - - 3

Capitano Gianl. Capi,ano Riva.

4

129

'


568

RE:\DICO~TO STATISTICO

OPERAZ I ON I

Riporto pleurotomla retrocoatale .

id. id. anteriore e posteriore . toraco-plaatica (proct&$0 Bstliimùr) . PERICAROOTOMIE

per aderen1e mio-pericardiclte.

0NCOTOJoUE •

per ascesli p rofondi itttermuscolari.

INCISIONI DJ ASCESSI

del Belzold, nel trigono auperiore cervicale . della parotide con svuotamento parziale della loggia sopraioldeo (angina del Ludwfg) lombari id. lnguinall

_per aiCeiiO pa1·anejritico per a.ce11o cangrenoso da ileo- tifo. per a1ceuo cùlla fos1a iliaca .

di ascesso aottodiaframmatico per via tranapleuric1 con reaeziooe d ella 10• costola . SPACCATURE E RASCSlAMEl\T') DJ SENI FISTOLOSI

del mascellare inferiore . id. superiore . del polao del gomito. della ooscia EsOFAGOTOMlA

per corpo utraneo

LAPAROTOMIF.

per peritonite tubercolare .

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id. id.

da perfora~lone Ufica

tla appendicite ulcerosa. Dt1 riporta.rli . .


DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE, E CO.

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3 Maggiore Gerundo 2. Capitano Salloari.

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7 Maggiori Miolcl, Giufrredl, Cervigoi.

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Capitano Carta. Ten. colonnello Orru.

4 Capitano Carta ~. San toro. Viale.

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129 lO Maggiori Giutrrida, Preasacco; D'Angelantonio. Capitano Carta 2, Rouini, Solinari, Saotoro, Lanza Tenente Tirelli. l Capitano Carta. :~ Maggiore Geruodo. Tenente Caccia. 1 Capitano Carta.

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3 l

OPER.\TORI

1 Capitano Galli. l

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Capitano Carta . Capitano Lanza. Tenenti Troiani, Ferroluzzi, di Sarlo Capitano Carta.

3 Capitani Roeeini, Pimpinelli, Santoro. l Cepitano Santoro. l Maggiore Gerundo. l Tenente Pomponi. 4 Maggiori D'Aiello, Giulfredi Tenenti Trolanl, Paollni.

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. 1 Capitano Tommaaina

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~ Capitani Carta 2, Loschi.

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Tenente Caccia. l Capita11o Carta. l Capitano Galli.

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18 180

569


570

RE~DICONTO STATISTICO

O P Eli A Z I ONI

con resezione di epiplon . con sutura intestinale.

Riporto ptr ferita da punta e taglio . id. id. id. id. id. per aj)pendicite. per occlusione int,tinale da briglie omen· tali .

con resezione dì intestino

pet· cangrena da ernia strozzata

GASTRO·E:<ITEROSTOMIA POSTERIORE aESE7.10:-òB DEL CIECO CON B:-1TERO ANASTOMOSI LATERALE LAPAROTÒMIA PARARE'M'ALE D ESTRA CON SVUOTA MENTO nELl..~ CISTIFELLEA E COLECISTOSTOa.tiA OPERAZIONI DI FISTOLE ANAl.l.

incisione col processo ordinario

spaccatura col termo cauterio. incisione e sutu ra della mucosa colla cute . . id. ed asportazione della membrana a•~olgente il tragitto o sutura superficiale e profonda DIVULSIONE PER llAOADI ANAl.l •

OPERAZIONI Pl!R EMORROIDI.

carbonizzazione col termo·cauter:o

esportazione mediante legatura . id. con incisione circolare della mucosa, dissezione dei nodull colla mucosa e sutora di questa colla cute .

Da riportarli . . ·


DELLE OPERAZIONI CRIRORGICHE, E CO.

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Capitano Boccia. Capitano Cimino. 7 Capitani Carta 4, Tuulni, Santoro, Solinar!. l

Capitano Tommasina. Maggiore Vicedomini. l Maggiore Cavicchia. l Capitano Carta l Maggiore Bonavoglia. l

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45 Tenente colonnello Barbatelli. Maggiori Carino 6, Minici 4, Yig liardi 3, Scaldara 2, Falconi 2, Orlandi 21 Gambino 2, D'Aiello 2, Abate, Pagliuzzi, Pressacco, 1\taugerl, Carbone, Cavicchia, De l<'alco. Capitani Boccia 3, Salinari 2, Santoro 2, Carta, Viale, Gian i, Corbi. Tenenti Rasella, Truffi, Ziccardi. 25 Maggiori D'Aiello 3, Gerunda 2, D'Angelantonio 2. Capitani Galll 4, Roasini 3, Carta. Bernucei. Tenenti Caccia S, Paollnl 2, Di Sarlo 2, Pomponi, Pennella. 4 Maggiore Gerundo. 5 Capitsmi Lanza 2, Tommasin.a, Carta. Tenente Mesaerotti. 2 T eneo te colonnello Barbatell i. Capitano Lanza.

so Maggiori Gerondo S, Orlandi 2, Pressacco, Rizzo, Vigliardi.

Capitani Carta 5, Galli 3, Sallnari S, Pettinelli 2, Pimpinelli, Lanza. Olanl. Tenenti Trolani 2, Caccia, Ferroluzzi, Monaco, Gberardi. 6 Maggiori Scaldara 5, Carbone. 4

-16 315

Maggiore Vigliardi 2. Capitani Carta, Lanza..


.572

RENDI CONTO STATISTICO

OPERAZIO~I

Riporto . . . •OPERAZIONI DI CURA RADICALK DI ERNIE

inguinali libere .

id.

recidive

id.

strozzate

ventrale . . della linea alba .

da cicatrice da operaziorte di appe,.diclte ·

ombelicali crurali .

ìESPORTAZIONB ED ENUCLEAZIONE DI TUWORI

cisti dermoidi, ematiche, ecc . .

.... .

Da riportarsi

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DELLE OPERAZIONI çHIRUR01CRE 1 ECC.

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l 530 Colonnello lmbriaco. : Tenente colonnello Barbatelli 9. ' Mag-giori Carino 41, Gerundo 38, Cametti 22, Rizzo 16. Giu r rredl 14, Soaldara 14, Minici 13, Pagliuzzi 12, D'Aiello lO,. Bonavoglia 7, Orlandi 5, Preeeaeeo 5, Cavfecbfa 5, ·vita :i, Carbone 4, Abbate 3, Vfeedomini 3, D'Aogelantonfo 8, De Falco 3, Pugllai 2, Maugeri 2, Cervigoi 2, Falconi, Teeta, Tem· 1 pesta, Micbieli, Tallarico. Capitani Carta 38, Boccia 26, Lanza 24, Salinari 20, Pettinelli 10, Galli 10, Ro1afni 9, Gian! 9, Perasal 9, Santoro 7, Calore :i, Sanna 4, Vasillco 4, Lucciola 4, So~fa 4, Gurgo 3. Bernuccl 3. Verdura 3, Corbi 3, Vfgllardi 3, Tommaaina 2. Pimpinelli 2, FerlE>rlci, Caredda, Fanchlotti, Marrt. Tenenti De Sarlo 10, Pomponl 9, Troianl 8, MessHotti 5, Casta~rnone 5, Monaco 5, Caccia 5. Mollnari 4, Zlceardi 4, Ricci 3, Barbaro 3, Bernardl 3, Sertoll S, Torchio 2, Balliaoo 2, Virgili 2, Truffi 2, Boui 2, Caatoldi, Valerio, Amati, Lfonti, Fio· rentint, Satta, Siroll.

525

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Maggiori Gerundo, Mlnici. Capitani Carta, Lanza, Santoro, Gianl, Pettinelll.

8 Maggiore Vicedominl. j Capitani Sallnarf, Calore. l Capitano Carta. 4 Maggiori Booavoglla, Gerundo. Capitano Per8.88Ì. Tenente Troiani. l l Capitano Galli. 12 Maggiori Gerundo 3, Giutrredi, D'Angelantonio, Gambino. Capitani Lanza 2, Galli, Perasst, Boccia. Tenente Monaco.

61

6i Tenente colonnello Barbatelli.

l - - _ l_ 8841

33

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Maggiori Gerundo 6, Carbone 3, Giuffredi 8, Cametti 3, D'Aiello 2, . Puglia! 2, Bonavoglia, Orlandl, Pagliuz:r.i 2, Vigliardi, Pres· sacco, Scaldara, Rizzo, Carino, Falconi, Testa. Capitani Lanza 4, Salinnri 2, Roas!ni 2, Pimpinelli, Galli, Calore, Viale, Gfanl, Gurgo, Trovaneìll, Tonietti. Tenenti Molioari S, Vlrgili 2, Monaco 2, Ricci 2, Paolini, Caccia, . Tirelli. Valerio, Boscheri, Caatagnone, Margara, Rivalta, Poropont, De Sarlo. l

l8i 940


574

RE:-;DI CONTO STATISTICO

OPERAZ I ONI

R iporto cisti sinoviali tendinee . . . .

. .

id. branchiale . . . . borse mucose prerotulee

p :r bori ile suppurata

id.

per igromi

id.

id.

del piede id. id. id. del gomito. id. del popli te . Id. id. lipomi, fibromi

id. id id.

id. id. id.

papi!loml angiomi. osteomi . gozzo cistico epulide sarcomatosa aneurisma a rteria femorale S• inferiore E S PORTAZIONE ED ENUCLEAZIONE DI GHIANDOLB: L!NFATICKE

del collo.

.

per adetaopatie idiopatic/t,e o tubercolari

dell'ascella . • .

id.

id.

id.

id.

dell'inguine

id.

id.

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id.

Da riportarsi .

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DELLE OPERAZIONI CH IRURGICHE, ECC.

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r, Ma~glorl Carbone 2, Puglisi.

Capitani Santoro, Salinari. Tenente Baudizzone. l Capitano Tommasina. S Maggiore Barbatelll. Capitani Pimpinelll, Lanza G Map:~riore D'Aiello. Capitani Roaa1nl, Salinarl. Tavazzanl, Alloatti, Ginni. l Capitano Olani. 2 Maggiori Minlci, Scaldara. l Capitano Alloattl. 17 Maggiori Carino 2. Preasacco, Ca metti, A bate, Tempe!'ta. Capitani Boccia 3, Oiani. Sallnari. Tavazzani, Viale, Lanza. Tenenti Caccia. Bozzi, Truffi. 5 Ma;rgiori Gerundo, Carino, Pressacco. Capitani Lanza, Rosaioi. l Capitano Carta. 2 Capitani Carta, Galli. l Capitano Calore. l Maggiore Cametti. 1 Maggiore ~Unici . Maggiore Pug lia! 2 . Capitani Carta 6, Bocr.ia 4, Salinarl S, Sotis 2, Corbi, Giani, Pet tioelli. Tenenti Molinari, Tallarico, Truffi. l l Maggiorfl Gerunèo. Capitani Salinari 3, Boccia. Tenenti Monaco 2, Paolini 2, Caccia, Truffi. 154 Tenenti colonnelli Orm 2, Barbatelli S. Maggiori Giuffredi l S. Pugliai 8 . Orlandf 6, Gerundo 4, Gam bino 4, Tallarico 3, Pressacco S, Booavoglla S, Cervigol 2 Carino, Carbone, Vita, Vigliardl. Capitani Boccia '7, Galli G, Saotoro G. Salloari 5, Delogu 4, Giani S Viaalli 2, Pettloelli 2, Bernucci 2, Peraaei 2, Plmploelll, Fan chiotti, Trovanelll. Tenenti Molioarl 8. Caccia "7, De Sarlo 6, Lionti 5, Ricci :S, Tro iani 4, Masserotti S, Sertoll 2, Peonetta 2, Paolioì 2, Truffi 2 Marini 2, Monaco. Aotooooi, Tirelll, Casapinta, Marri, Pro cacci, Balliano, Ugollni, Volpe. 2~1

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5ìG

RE~DICONTO STATISTICO

OPE R AZION I

Riporto del l 'inguine

per ade110patie tteneree .

p et• alktlopatie .

SVUOTAMENTO SISTEMATICO DELL'ASCELLA

Io. GUINO• CRURALI~

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DELLA

SVUOTAMENTO SISTEMATICO 0UINO CRURALE

F OSSA

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id.

DELLA

FOSSA 1~-

SVt;OT.DIENTO SISTBWATICO DELLA FOSSA SOTTO:I!ASCELLARE

id.

oenu·ee .

id.

ÙPER.UIONI PER YARICOCI!LE

ÙPERAZIONI PER VARICI.

ÙRCHIECTOM!E .

Io.

per tubercolosi.

per condro 1arcoma . Da r iportarst


DELLE OPERAZIO~I CHIRURGICHE, ECC.

577

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ES l T O

OPERATORI

~ l 58 Maggiori Bona voglia 2, Cervigni. Capitani Salinari 18, Catini 6, Oiani 3, Farroni f>, Fanchiotti a, Galli, Delogu. Tenenti Lionti 12, Frigeri, Troiani, Molinari. 1 Maggiori Vigliardi. Pugliai. Capitani Carta, Perassi, Santoro, Gian i. Tenente Tirelli.

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6

42

42 Tenente colonnello Barbatelli 2. Maggiori Carino 4, Vigliardi 3. Vita, Pressacco. Capitani Delogu 8. Carta 6, Lanza 3, Sotis, Giani, Tommasina. Tenenti Lionti 5, Ballfano 2, Tirelli, Paollni, F r igeri, Ugolini.

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10 Maggiore Bonavoglla. Capitani Catini 4, Parassi, Delogu, Giani. Tenente Lionti 2.

l

1 Capitano Sotis. S65 Colonnello Jmbriaco. Tenente colonnello Barbatelli 5. Maggiori Gerundo 27, Carino 26, Carbone 18, Cametti 13, Giufrredi 12, Orlando 9, Rizzo 9, Falconi 7, Mnngeri 7, Pressacco 6, D'Angelantonio 5, Pullllsi 5. Gambi no S, Cavicchia S, Scaldara 3, Minici 2, D'Aiello 2, De Vita. Capitani Carta S8, Galli 11, Santoro 11. Lanza ll. Boccia 8, Tommasina 8, Calore 8, Bernucci 6, Roasio! 5, Verduro 4, Yaaìllco 4, Pettinelll 3, Delogu 3. Tonietti 3, Gian! 2, T rovaoelli 2, Ourgo, Lucciola, Perassi, Oggiano. Tenenti Pomponi 9, Amati 7, Bozzi 7, Balllano 6, De Sarlo 6, Ricci 4, Procacci 4, Vi rgili 4, Zlccsrdl S. Truffi 3, Molinari 3, Ferrol uzzi 2, Valt~rio 2, Sertoli, Volpe, Bandizzone, Bernardi, Monaco, Marini, Marri, Bettioi, Paolini, Bosco, Bìletta.

365

12 Maggiore Vicedomini. Capitani Carta 3, Tommasina, Lanza, Perassi, Calore. Tenenti Balliàno, Trolani, Molinari, Pomponi. 16 Maggiori Gerundo 2, Bonavoglla, Cametti, Carino,Pressacco, Pu-

12

16

p:lisi.

Capitani Carta 2, Giani 2, Lanza 2, Tommaaina, Vasilicò. Tenente Pomponi. l - -l

5

11611 37 -

20 16881

Giornale .Jielllco.

Capitano Nodarl.


578

RENDICONTO STATISTICO

l)I'ER.\ZIONJ

Riporto OncamcTO~nE ? ARZIALI

0PE:RAZIO!oòl DI FIMOSI

(resezione dell'epididimo) per tubet·colosi .

OPERAZIONI PER ID!tOCI!.LE CISTICO DEL TESTICOLO

colla puntura seguita da iniezione iodata

col processo del Volkmann .

id.

id.

id. Bergmann .

con invertimento e sutura della vaginale al testicolo OPERAZIONI PER IDROCELE CISTICO DEL FU::-<ICOLO SPER:IIATICO

colla semplice esportazione della cisti. .

colla cura radicale alla Bassini . OPERAZIONI DI IDROCELE FUNICOLARE COMUNICANTE

colla cura radicale alla Baasini .

URRTROTOMIE INTERNE

ID.

EST&RNE

per restri11gimenti uretrali . per asce11o 11eritltale . pet· estrazione di corpi estt'anei Da riportarsi


DEI. LE OPERAZIO:\"I OliiRURGICRE, ECO.

579

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3 Maggiori Preseacco, Minici. Capitano Carta.

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'73 Maggiori D'Aiello 7, Preseacco 4, Carbone 4, Cametti S, Carino 3 Scaldara 2, Giuffredi 2 . Geruudo 2, Abba te 2, Orlaudi, Gambino, Maugeri, Pagliuzzi. Falconi, Vicedomini. Capitani Salioari 3, Tommasina 3, Lanza 3, Galli 2, Oggiano 2, Tavazzanl, Bernucci, San toro, Medugno, Vasilicò,Rossìni, Gurgo, Alloatti, Delogu. Catini, De Vigilia. Tenenti Frigeri 2, Pennetta 2, Molinari 2, Paolini, Ugollni, Grixoni, Marri, Monaco, Liouti, Margara, Ricci.

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6 Maggiore· Carbone. 3. r.apitano Delogu, 2. Tenente Boltieri.

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13 Tene11te colonnello Barbatelli 2. Maggiori Gerundo 3, Scaldara, Rizzo, Cavicchia, Puglisi. Capitani Galli, Lanza. Tenenti Troiani, Sertoli. 7 Maggiore Gerundo 2 . Capitani Boccia 2, Verdura, Delogu. Tenente Ziccardi.

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23• Maggiori Gerundo 4, Giuft'redi ~. Orlandt, Carino, Cavicchia. Capitani Rossini 4, ·Boccia 2, Galli 2, Vasilicò, Verdura, Pettine !li. Tenenti De-SarTo, Caffaro, 1\!olinari. 9 Maggiori Carino 4, Scaldara, Cametti. Capitano Calore 2. Tenente Caccia. l Tenente Molinari.

11 Maggiori Gerundo 3, Scaldara 2, Cametti, Pressacco, D'Aiello, Gambino, 2. Tenente Messerotti. 5 Maggiore Minici.

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1 Maggiore Mtnici.

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- - - - - -1762

53

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2Q 1841

Tenente Molinari.


580

RENDICONTO STaTISTICO -----~-~--=-== ===

OPERAZIONI

Riporto DIVl:LSIO:-il URETRALI

OPERAZIONI DI PISTOLA URETRAU.:.

ID.

ID. PLASTICA

ID.

per asceuo oritl080 per atre1ia uretrale. per ipospadia CISTOTO~lE SOPRAPUlllCIIE

•

NRFROTOMlA •

per calcololi renale

E STRAZIONE DI CORPI ESTRANEI VARI.

lo.

DI FRAlllMENTJ DI PROIETTILI

0P~RAZIONI DI UI'GHIE INCARNATE

colla estirpazione semplice.

colla esportazione della matrice e plastica col processo D'An tona SuTURE APONEUROTICHE

per er,.ie •usco/ari .

BSPORTAZlONf: DI CICATRICI

della palma della mar~o

TENOTOMH; SOTIOCUTANIIE .

per d ilo accaiJa/lalo.

T f:NO RAf'IJl: •

INNESTI EI'IDEUMICI ALLA Tut r::RSCH OPERAZIONI S UL NASO t·: SULLA OOLA

Tonsillotomie

Da riportarsi (l} Con permanenza dì ftsl ola resideo-addumìnale..


581

DEl;LE OPERAZIONI CRIRUROICBE, ECC.

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2 Maggiore Sealdara. Tenente Caccia. 3 Maggiori Gerondo, Min lei • Capitano Loschi.

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l Capitano Lanza. l Capitano Giani.

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l Maggiore Gerundo . 3 Maggiori Carino, D'Angelantonio, D'Aiello. 1 Tenente Ferroluzzi.

l O Tenente colonnellu Barbatelli 2 . Maggiore Gerundo. Ca pitaQi Lanza 4, Perassi, Tommaaina, Delogu. 3 Capitano Laoza 2 . Tenente Monaco. 11 Maggiori Orlandi 4, Poglisi S, Fabrie.

Capitani Federici, Bernucci. Tenente Di Sarto.

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5 Capitano Laoza. '7 Capitano Boccia. Tenenti De Sarto 5, Sertolf. 2 Capitani Galli, Tommasina.

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Capitano Trovanelli. 5 Maggiori Pu!rllai, Vigliardi, Scaldara. Capitano Pettinelll. Tenente De Sarto. s Capitani Salinari 2 . Carta.

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52 Maggiori Gerundo 10, Defalco 7, Carbone s. Orlandi, Cametti,

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Capitano Carta. l

D'Angelantonio, D'Aiello, Abbate, Polistena, Puglisi. Minlcl. Capitani Lanu 2, Sotia 2, Vasllicc 2, Rossinl 2, Olani, Salinari, Calore, Bernucci, Sant.oro, Gurgo. Tenenti De Sarlo 2, Paolini, V•rgill, Margara, Ricci, Iaeono, Mo. naco, Marrl, Castagnone.


58:3

RE:\'DICOXTO STATIS'l'ICO

OPER.~ZI ON I

Riporto Esportazione di g ranulazioni adenoidi nello spazio naso.fariogeo Id.

del turbinato infe riore

Ici.

di polipi nasali

Trachelltomia .

p e1· flemmo ne 3ettico del collo e mediastitiO

·id. stenosi lat'illgea da car cinoma. . .

Id. OPERAZIONI SUO!.! ORECCHI

Apertura di ascesso della membrana del timpano Miringotomie . Esportazione di g ran ulazioni dall'orecchio medio . O P ERAZIONI SUGLI OCCHI

. ... ..

Enucleazioni di calazio.

Operazioni di pterigio . Esportazione di granulomi congiunti vall Estrazione di corpo estraneo dalla cornea Svuotamento della ca vità orbitarfa

per flem mone

Enucleazione del bul bo oculare Exenteratio

id.

id.

id. RIEPILOGO.

Numero delle operazioni :2008. Guariti . Rìmastl in cura Esito nullo . Morti.

1924 55 7 22

Totale 2008 TOTAI. I':

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DELLE OPBRAZI0::\1 CHIRUR6ICHE1 E CO.

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2 Maggiore Defalco. 2 Maggiore Defalco.

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12 Maggiore Defalco.

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1 Capitano Lann. Maggiore Defalco.

~Iaggiori Defalco 2, Orlandi 2, Cametti, Mauger i. Capit.ani Oiani 3, Sallnari 2. Tenenti Barile 2, Monaco, )!arri.

5 hlap:giori Scaldara 2, Defalco, Cametti. Capitano Loschi. 4 Maggiore D'Aiello.

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4

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4 Ma~tgiore Pugllsi 2.

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1 Capitano Cannas. l

:\laggiore Maugcri. Capitano Pettlnelli 2. Capitano Cannas.

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22 2008


584

RENDICOXTO STATISTICO SPECCHIO B

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Resezioni e altre operazioni sulle ossa e arti· colaziool

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Trapao azioni. craniectomie

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Operaz ioni per empfema toracico

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Oncoto mie e incisione d! ascessi profondi e seni fiato!osi (l)

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Amputazioni e disarticolazioni

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lncision i inguinali e lombari

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Operazioni ripa.r

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Ali ace1ature .

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sul sistema flnfatlco ghiandolare

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per varici

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per corpi estranei

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sul naso e gola

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2008


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RE:\DICO"XTO STATISTICO

Quantunque nello specchio A sia somm ariamente accennato alle> principali indicazioni e ai metodi o processi operativi, tuttavia, in conformità di quanto si è r~~tto nelle antecedenti relazioni, si ritiene utile riportare, brevemente compendiati, i casi più g ravi ed importanti,. facendovi seguire le considerazioni e le conclusioni, che se ne possonotrarre (1). ·

.C;tpo e collo. TRAPAX AZIONI. L'apertura del cranio venne, per lo più, richiesta da. traumi o loro esi ti. Capitano G. V . l 0 bersaglieri. F e1"'ita {rattu1·a .Qteltata con depressione del parielale sinistro ù·radiante,-.;i ctlla base. Enwrragia dall'orecchi~ e dal naso.

Tr·apanazione verso l'angolo inferiore del parietale sinistro per· allontanamento e sollevamento di scheggia. Guarigione. Osped. Torino. Capit. Tommllsina. Soldato R. M. 5° artiglieria. Ferita al capo pe1· co&po di bastone con fenomeni di comp1·e88ione cla emon·agia, senza sintomi di focolaio. T raponazione nella fos!>tt temporale sinistra: dura inlalta e nessuna traccia di emorTagia, per cui si sospetta la lesione dell'arteria basilare. Morte. L'autopsia mostra stra vaso estradurale a des tr·a, da lesione della menin gea media di quel lato. Ospedale Torino. Capitano Tommasina. Soldato E. P . 2° granati eri. Frattn1·a cornmùmtira clel parietale de·~lro con f erita lacero-contusa delle pa·r ti molli. Pa·r alisi dell' m·to Sltperiore 8ini.~t1·o.

Trapanazione per estrazione e sollevamento di framment.i ossei. Guarigione con re:::tiLuzione ab integro della funzionalita dell'arto. Ospedale Par ma. Capitano Giani.

G. C. carabiniere legione Roma. Ferita per a1·ma dct fnoco nella 1·egione sottomaRcella1·e de.o;tra, penetrante nel cranio: (ratt1tra comminuta dell'osso frontale e asce.'iso ce1·eb1·ale consecutivo. Si dilata il fMame di uscita del proiettile, si esportano scheggia ossee e si svuota la raccolta purulenta formatasi nel lobo rrontale sinistro. Ospedale Roma. Maggiore Gcrundo. (t ) S i sono dovuti omettere parecchi cnsi che avrrbbero meritata una particolare esposi•ione, a c.1usa dell"lnsurtlclenza di dali apposti nello spnzifl Annota;io•ti tlelle tal.lelle nominati,•e per le ope· r~1.ioni chirurgiche, tanto piu necessari ora, stan te l'abolizione delle rel:lzio nl sa.nltarie anouall degli ospe.:lall m ilil.ari.

.l


DELLE OPERAZJO~I CRIRUR GICB:E:, J;;CC.

ò87

Dei due casi di trapa.nazione di mastoide per processo suppurat ivo da otite media purulenta, in cui si dovette procedere all'apertura. del seno laterale, è assai interessante il seguente: Soldato V. V. cavalleria Catania. Entra il giurno 12 settembre nell'ospedale mililare di Ravenna, dopo ollo giorn i di degenza all'inferme..ia del cor po e ~ i fd diagnosi di otile media purulentn destra. Nel pomeriggio del 13 febbre a 40°,. con b..ividi seguiti da sudore; al mattmo seguente api..essia. Si constata tumore di milza. Somroinis trazione di chinino tanto pe.. via inteJ•oa che ipoderrnica senza effetto, poichè nel porneri.!q~io l'accesso febb1'1le s i ripete con eguale intensità seguito ùa sudo l'i pr·ol'usi. Perciò, e pe.. il ris ultato negativo dell'esame del sangue, malgrado l'assenza di segui obbitlltivi si pensa a pioemia otitica; ma riflutanclosi l'ammalato all'intervento ope ..ativo, s i fa la sola cura sinlomalica, unitamente a iniezioni endovenose di sublimato. Il giorno 19 aggravamento di tutti i sintomi, con persistenza eli secrezione fetida dall'orecchio e manife~tazio ne di una tumefazione con rossore alla regione lateJ·ale del collo L'ammalato domanda egli slt!SSO l'opeJ•azione Si riscontra scle ..o~i r-ompatta òell'apofisi, cosi che an che a 2 cent.di profondila non si trovano nè cellule mastoidee nè antro. Con una incisione orizzontale, s taccata allora l'inserzione dello sterno-mas toideo, R 2 cent. dal condotto uditivo, attraverso a br·eccia ossea praticata collo scalpello e colla sgorbia si melle allo scoper·to il seno, da cui colla siringa di Pravaz si estrae sangue rnislo a pu!<. Per le condizioni generali ciel malato non si può procedere ali: atto principale dell'oper·azione. Morte dello · sle!"SO giorno. Ospedale Raoenn.a. Capitano Sotis. O.rERAZIONI SULLE ORECCHIE. - Ad eccezione delle trapanazioni d i apofisi mastoidi, con o senza · progressione sino all'antro, n on sono occorsi att i operativi di. importanza. I n due casi di otite media pw·nlenta cro?Jicct, il maggiore Defalco ha. ricorso alla esportazione d i granulazioni, di cui era rivestita la cavità timpanica, attraverso !l.lla apertura ris ultante da lla distruzione della membran a. Invece, in due altri malati congeneri, il maggiore Carino ed il capitmzo 0.1tino sono giunti all'orecchio medio, e collo stesso scopo, at traverso all'apofisi m astoide. ("

OPERAZIONI suGLI occHI. - Non sono da m enzionarsi che le 4 enucleazioni del bulbo per processo flogistico snppurativo consecutivo a trauma; e l'exente1·atio, anche essa provocata da gravi lesioni delle membrane oculari, praticata il giorno susseguente al fatto. Soldato C. V., 66° fanteria. Fevite mult·i ple alla faccia. Ferita dell'occhio destt·o con lace1·azione della scl~1·otica e della cornea nel segmento81tpe-rio1·e, e1·nia dei p1·ocessi cilim'Ì e lttssazione del crùitallino. Frattttra.


REKDICONTO STATISTICO

del ma~;cellare S1tperi01·e con ]JI'O{usa e 1·ipetuta emo1·ra.gia. Non è i·ndicata lct qualità del t?·altma.. Exenteratio del bulbo oculare destro. Guarigione per prima. Ospedale Milano. Capitano Cannas.

CAvo ORALE. - Roldato hl. l\f. 43• fanteria. Necrosi del palato dzti'O da processo tubercola1·e. Sequeslrotomia seguita da urano-plastica a lembi laterali. Guarigione . Ospedale Parma. Capitano Giani

Soldato V. S. 0° bersaglieri. Necro8'i del mascellare Sttperiore consecutiva a (e1·ita per arma da fuoco. Sequestr·oLomia seguit!i da plastica della palpebra inrt!rior e. Ospedale milìtarP. Roma. MafHJiOre Gerundo.

GoLA E NASO. - Non sono da menzionarsi che le esportazioni di v egetazioni adenoidee dello spazio naso-faringeo, praticate nell'ospedale militare di Napoli dal maggiore Defalco col coltellino Gottstein. C OLLO. Cisti branchiale sztlla regione m ediana del collo della g1·ossezza di un 1tovo di piccione.

Si procede alla operazione radica le colla enucleazione d~lla cisti e la semplice legatura del peduncolo senza spaccatura del seno fistoloso, seguita da sutura immediata. Guarigione completa per· prima. Ospedale Tor ino. Capitano Tommasina.

Soldato A. A. 1° al pini. Gozzo cistico suppumto ecl ematoma ~lasti:s­ simo della 1·egione parietale dest1·a. Larghe incis ioni seguite da cauterizzazione col Paquelin. Guarigione. Ospedale Genora. Capitano Rossini.

Soldato M. A. 1° bersaglieri. Go1'po estraneo nell'esofago, pezzo di asso lungo 3 '/ , cent., largo 1 ce11t. Estrazione colla sonda del Trel11t seguita da esoragotomia es terna al lato si nistro. 24 ore dopo taglio pe1· l'esof11gotomia esterna anche a destra. Morte per flemm one settico. Ospedale Torino. Capitano Tommasina. 0PF.flA.ZIONI PER ADENOP.A.TIE DEL COLLO. Sul collo SOnO abbastanza. numerosi gli atti operativi richiesti da adenopatie. Ormai l'esportazione parziale o l'enucleazione completa (svuota.mento) delle glandule linfatiche, tanto del collo ohe dell'ascella e dell'inguine, in qualunque modo alterate, è divenuta negli ospedali militari un'operazione ordinaria, che ha conquistato anche il consentimento di coloro che da principio vi .si dimostravano recisamente avversi.


DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE, ECC.

589·

Infatti, sia che si tratti di flogosi SUippurativa da infezione comune, o da processo tubercolare con infiltrazione più o meno estesa alle altre ghiandole, ovvero di quelle forme di tumori ghiandolari della stessa natura, conosciuti sotto il nome di adenomi o di linfoadenomi, che rimangono lungo tempo stazionari finchè finiscono anche essi per rammollirsi e fondersi, è evidente che la esportazione col coltello, nel primo caso, di tutti i tesssuti mortificati od ulcerati, che dovrebbero poi essere eliminati dal processo suppurativo, accelererà e favorirà. quello di riparazione; e nel secondo come nel terzo, l'allontanamento di tutti i focolai sede della tubercolosi locale renderà possibile la guarigione, opponendosi alla diffusione della malattia ad altri organi o tessuti. R isultato di questo intervento attivo nelle affezioni del sistema !infatico ghiandolare, oltre che guarire e ridonare abili al servizio individui, che prima erano da ritenersi perduti per l'Esercito, è pure quello della riduzione sensibilissima nella permanenza dei malati negli ospedali. Basta infatti risalire a pochi anni addietro, perchè anche chi non è molto anziano, si ricordi della falange di individui, col collo bendato o l' inguine fasciato, che giravano per lunghi mesi nelle infermerie,

in attesa che i bagni marini operassero quei miracoli che non aveva fatto il medico. Ed è specialmente al collo che la profondità. e il numero delle ghiandole, e i loro rapporti immediati. coi vasi e nervi, rendono per lo più difficile e lunga la loro estirpazione, da farla considerare come un'operazione assai grave. Sopra 26 operati, 13 sono guariti p e1· p1-i-ma; per 3 la guarigione non si protrasse oltre il 30° giorno, e negli altri variò da un minimo di 40 ad un massimo di SO giorni, ad eccezione di uno, nell'ospedale militare di Torino, per il quale la guarigione si fece attendere .fino al 5° mese. Tutte le regioni del collo furono sede dell'operazione; sottomascellare, cervicale, carotidea, sopraclavicolare. Una sola volta occorse la legatura di un vaso un po' grosso, la giugulare esterna.

Operazioni sul t rouco. TRAUMI. - In due fratture della clavicola si dovette. Torace. ricorrere alla riduzione cruenta con resezione dei frammenti e sutura ossea. Guarigione. O.~pedale Roma. TenenttJ Caccia e Ospedale Torino. Capitano Carta.


590

REND[CO:STO STATISTWO

PLlWROTOMm E TORACOTOMIE. Di 6 operati di empiema colla sola incisione intercostale 3 soli guarirono senza permanenza di fistola toraci ca. Invece sopra 11 operati di toracotomia retrocostale, le guarigioni ·s enza alcun postumo f urono 9, con un morto in seguito a tubercolosi polmonare, ed un malato rimasto in cura al l o gennaio 190ò. Una sola volt a, nell'ospedale di Torino, il capitano Cm·ta ricorse alla doppia resezione costale ant eriore e posteriore, secondo il metodo di Ku.ster. Il t ratto della parete toracica sede dell'operazione fu quasi sempre a livello della 9~ costola, lungo l'ascellare posteriore. Non si trova alcuna indicazione, nelle anno!.azioni delle tabelle nominative, circa gli atti complementari dell'operazione e la cura consecutiva, ad eccezione di un caso, o.~pedale ~llilano, in cui risulta dalla tabella che fu applicato il drenaggio. ... Le due operazioni alla E~tliinder per empiema cronico con fistola toracica sono le seguenti: So-ldato B. C. 11° bersaglieri. Fi8tola t01·acica Sl~lla linea ascellare media sinistt·a all'altezza detta 9" costola da empiema.

Resezi0ne abbondanle della 7•, 8", g• coslola, raschiamento del cavo pleurico con esportazione par.dale della pleura parielale. Guarigione in capo a 3 mesi. Ospedale Alessandria . Tenente Caccia . Soldato B. C. 47° fanteria. E mpiema cronico a destra. Resezione ùclla 7", s•, 9• co;:lola, r aschiamenlo e zaffamenlo della cavtlà.

Guarigione in capo a sei mesi. Ospedale Roma. Maggiore Gerundo. P ERICAROOTOmA. -

Sold. S. U. 26° fanteria. Pld!tro·pericardite siero-

fib1inosa. Pericardotomia. Si trova sinfìsi completa del pericartlio che non si può slac· Morte. All'aulopsta si cons tala plem'ile s iero-tlbrinosa con pericardite adesiva in lulla la faccia anteriore, ed a bbondante essudalo siero-sang uìnole nlo posteriormente. Cuot'e fla ccido per dilatazione a cuta. O.~pedale To1·ino. Capitano Carta. car~.

OPERAZIONI PER ASCESSI DA CA RIE COSTALE. Gli esiti immediati furono tutti favorevoli. Si ncorse m tnt.ti alla resezione più o meno estesa di una o più costole.

In un caso di carie estesa dello sterno si pruceùetle alla r ecezione di f}uas i lutto il manubrio dello slerno e di porzione del corpo. La degenza però del ma· Ialo nell'ospedale oltt'epassò i 9 mési. Ospedale Alessand ria. Tenente Caccia.


DELLE OPERAZIONi CHIRURt:ICliE, ECC".

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Addome. - Ixo rsroNr INGUTNALI PER ASOEsso DELLA FossA ILIACA. - La provenienza dell'ascesso è solo indicata per tre operati; in uno da pe-ritifiite consecutiva ad appendicite, nel quale alla seconda medicazione si trovò fra la suppura.zione l'appendice, staccatasi spontaneamente alla base per mortificazione: in un altro da fusione purulenta <li ghiandole retropubich e. La guarigione fu completa in entrambi. I n un terzo caso, in cui l'ascesso era indubitatamente di origine -ossea, l'ammalato era ancora degente nell'ospedale a l l 0 gennaio 1905. 1NCISIOXI LOMBARI PER ASORSSI PARABEXALI. -

Non SÌ trova alcuna

indicazione speciale' nelle tabelle relative. L'incisione lombare è pure sl;ata praticata nel caso seguente: Soldato P. G. 26" fanteria. Flemmone cangreno.ço della {os.~a lom-

lJm·e sinist-ra in seguito a tifo. Apertura della fossa lombare, svuolamento di coaguli e di sangue; zaffamento; diffusione del pr·ocesso alla fossa iliaca e alla coscia. Morte. All'autopsia -si riscontra cangrena del connettivo dei muscoli della regione lombare, vertebre scoperte. Ospedale Torino Capitano Carta.

APERTURA DI ASCESSO SOTTODIAFRAMMATICO DESTRO PER VIA TRA..."fSPLIWRICA. È un caso assai interessante occorso nell'ospedale di Torino, <lel quale l'operatore capitano Carta ha gentilmente comunicato la storia clinica, che si riporta compendiata.

Il malato entrava nel novembre all'ospedale con diagnosi di pleurite desti'B, già stata faLla in parecchi altri ospedali e per la quale aveva ottenuto una licenza di convalescenza. Presenta"a un notevolissimo deperimento con febbre quotidiana intermittente, e tosse con escreato scarso privo di bacilli. Colla percussione si rileva a destra una zona di matita alla base, a concavità superiore ma non mollo marcata poster·iormente; lungo la linea ascellare auteriore una tumefazione fluttuante, in corrispondenza dell'S• costola, da cui con puntura esploratoria si estrae pus fluido sang11inolento. L'ammalato viene trasferte nel I'Ìparto di chirurgia, ove si propende a ritenere la raccolta endopleurica, per cui si decide di praticare la pleut•otomia retrocostale. Pt•evia resezione della s• costola sull'ascellare anteriore si apre la cavita pleurtca, che si riconosce normale; si amplia allora la breccia in avanti e in addietro e si sutura la pleura diaframmalic'!l. ai margini della pleura parietale, in modo da chiudere la ca vita toracica. Dopo due giorni si apt•e l'ascesso sottodiaframmalico tra i margini adesi della primitiva ferita, dando esito ad abbondante pus denso, il quale erasi seccato verso la volta e anteriormente. Drenaggio tubulare i primi giorni, indi capillare. Decorso favorevole, cade s.ubito la febbre e la cavità ascessuale va riempiendosi di granulazioni. L'ammalato esce guarito il 12 febbt•aio 1905 per r·ecarsi al depoil<> di convalescenza di Moncalieri.


592

RE:\DTCONTO STATISTICO

Cit·ca la patogenesi del caso, il capitano Carta con fessa che è rimasl"' O!:>cura, perché nonostante tutle le inrla::tini anamnestiche possibili, non si rie· scì a scoprire segni di alcuna di quelle affezioni cui seguono ordinariamente tali ascessi. Questa fu anche la causa, per cui la diagnosi non fu accertata che sul tavolo opet•ativo, abbn!>lanza in t.empo però per l'intervento chirurgico richiesto. LAPAROTOMIE. Sono le operazioni che hanno dato la mortalità. più rilevante, dipendente dalle malattie che le hanno provocate. Delle 4 laparotomie praticate quale mezzo curativo di un processo tubercola.re del peritoueo, per una sola è annotato l'esito di guarigione; in due altri casi si ebbe la ripetizione più o meno pronta del processo tubercolare e quindi la morte, esito che n on si potè anche evitare nel quarto, per l'infiltrazione caseosa estesa a tutte le ghiandole mesen t eri che. Nelle due laparotomie per peritonite settica, Funa da perforazione tifìca e Paltra. da appendicite ulcerosa, la morte seguì poche ore dopo. Ed egualmente a peritonite settica è dovuta la morte, in seguito a laparotomia eseguita per ascesso sottocapsulare del rene migrato nella. regione ileo-cecale, da simulare un'appendicite.

Capor8ile S. T. 3° genio. Praticata l'incisione laterale destra, come per la appendice.clornia, si giunge sopra una grossa tumefazione ftulluante, che, incisa, dà esito a liquido purulento misto ad ot·ina. Si const-ala allora che gran parte del rene è lrasformRLO in sostanza caseosa, ed il rimanente disseminato di tubercol i, alcuni dei quali in via di subire la stessa mel&IJ"lorfosi. Si fa l'asepsi, per quanto è possibile, del cavo ascessuale, e si pratica il marsupiamento della capsula inspessita del viscere, rimanrlando ad epoca più favorevole la sua eventuale esportazione. Morte dopo tre giorni. Ospedale Piacen.oa. Maggiore Giu;[Jret!i.

Le 7 laparotomie fatte per dar esito alla raccolta. purulenta da appendicite acuta sono state seguite tutte da guarigione. Due volte l'operazione è stata completata dalla resezione dell'appendice, seguita. da causticazione col termo-cautcrio. Ospedale To1·i1w. Capitano Ca?-ta. Una volta fu necessario praticare, oltre il taglio addominale, una controapertura luugo il muscolq quadrato dei lombi. Ospedale Livorno. Capitano Sant01·o. In un caso di appendicite a ricaduta si è trovato l'appendice normale e il fondo del cieco inspessito per essudati infiammatori di data. antica. È però soggiunto nella tabella, che vi era tubercolosi delle ghiandole mesenteriche. Ospedale Torino. Capitano Carta. Per ferite dell'adùome la laparotomia fu eseguita due volte.


DELLE OPERAZlONI CHJR!JROICHE, CCC.

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0PRRAZIOKI SUL L1INTESTI~o. - Soldato O. A. 5<:1: fanteria. Occl1t.~ione inte8tinale cla doppia briglia omentale. Laparotomia laterale destra come per l'appendicite. Guarig ione. Nèssuna altra indicazione. Ospedale Torino. Capitano Tommasina.

B. A. carabiniere. Stenotti piloricl,. Gastro-enter ostomia po-.teriore con il processo di Hacker. Guarig ione .

Ospedale Perugia. Ma{lyiore Caoiechia. O. S. caporale 50° fanteria. Larr;a u.lcerazione del cieco cau...;ata da ap pendicite ( tnbercola1·e). Resezione del ci eco seguita da entero-anastomosi lateral e ileo-colica con bottone di Murphy . Gua1·igione. Nella colonna annotazioni della relativa tabella é riportato quan to appresso. L 'ammalalo fu ope1·ato di appendicite suppur ata nel dicembre 1003, e g ia volg~va a guarigione quando si manifestò una fistola ster coracea a deco1·so progressivo, che necessitò l'intervento. Nel febbraio del 1!)0.} si pratica quindi l a resczione del cieco e l'anastomo;.i ileo-colica l aterale con bottone del Murphy. Ma e!'lsendo questa J'iescita senza esito, per l 'infezione del· campo operativo, ed anzi r esidnatone u n ano pt·etei·natUJ•ale, quando parve bene assicur·ato l'isolamento della gr ande cavità peri loneale, si praticò le laparotomia laterale a sinistra e si anas tomizzò un'ansa dell'ileo al colon trasverso, escludendo dal circolo intestinale il rimanente del colon nscendente e tratto dell'ileo. l o tal modo si r istabilì normalmente la funzione fecale. Con suc.:cessivi alli oper a· ti vi poi si asportarono i tretti dell'intestino esclusi. Il malato usci dall'ospedale cor> valest:ente nel settembre successivo . O.~pedale Torino. Capitano Carta .

B. S. segretario al ministero della gnarra. Cancro deUa testa del pa1!c1·ects con compreRsione del coledoco e consewtira sta.~i biliare. Laparotomia para r ettal e destra seguita da svuotameuto della cisti fellea e colecistosl omia. Quantunque non si fosse potuto stabilir e se si ti·altaf<::;e di calco losi biliare o di neoplasma con comp1•essione del coledoco, dietr o richiesta dell'interessato si intervenne. Praticata la Japar otomia. si rin venne una notevole tumefazione della c isti fellea, di cui fu ose,zuito lo svuotament o con un trequarli, pe1· &ccel'lare l'esistenza di calcoli.· Essendosi così ottenuto un maggior campo esplorativo venne constatato un cancro della lesta del pancr·eas. Si limitò rtuindi l'inter vento alla colecistostomia. Morte in giornata per nefrite acutissima da avvelenamento clor oformico: Ospedale Roma. M aggio re Bonaooglia.

s•

0PE:RAZIO);I DI CuRA RADICALE Dl ER~(E. - Le operazioni di cura radicale di ernie salirono a 5o8 (1), proporzione questa che si mantiene presso che costante da parecchi anni, e la quale vale a dimostrare ( t) Si sono comprese tr·e erni~ tomie per ernia strozzata.

38 - 6lornale medico.


594

RE~DICONTO STATISTICO

come quest'operazione, lasciata alla libera scelta del soldato, sia oramai entrata nella generale convinzione per la sua completa innocuità e i risultati da cui è seguita. l\fa tale cifra, che t rova una proporzionale corrispondenza in un egual numoro di operazioni praticate nell'esercito francese, in cui l'ernia non è causa, come per l'esercito italiano, di inabilità al servizio, non può a meno di sorprendere, tanto più se si tien conto del numero delle riforme di soldati anziani, per ernia, che ciononostante si trova ancora nell'esercito italiano. Infatti nel triennio 1893-94-Do, quando le operazioni di cura radicale di ernia erano, per la massima parte degli ospedali mili tari, una rara eccezione, le riforme per ernia pronunziate in seguito a rassegna di rimando furono 1493, e 1019 quelle di un corrispondente periodo di tempo comprendente gli anni 1900, 1001, 1902; ma a queste ultime si debbono aggiungere 14S3 operazioni di cura radicale d i ernie, cosichè nel triennio 1900-190:Z il numero degli erniosi dell'esercito italiano, dedotti nàturalmente gli inscritti di leva, fu di 2492, con una differenza di 1000, che equivale a più di 300 all' a,nno, sugli erniosi del ti·iennio 18!)3-1'305 (1). Ora non vi può essere dubbio circa l'identità dei criteri seguiti ne!le proposte a rassegna per ernia, tanto negli anni antecedenti che in questi ultimi: e tanto meno che si procedesse allora con minore attenzione nell'accertare la malattia, o che i soldati avessero maggiori ragioni per occultarla. Si può forse osservare, che tra gli operati di ernia sono comprese le guardie di finanza, il numero delle quali. deve essere quindi sottraUo da quellt• dei soldati; ma risulta dalle . statistiche di parecchi anni, che le operazioni di ernie -nelle guardie di finanza, e negli altri corpi armati non compresi nella forza dell'Esercito, non superano le 40 all'anno, per cui, anche dedotte queste dal computo totale degli erniosi, la cifra della prevalenza di 1000 erniosi nel triennio 19001902 non subisce una riduzione significante. E neppure può ammettersi, che le recidive delle operazioni di ernie entrino per due ·volte nel calcolo degli erniosi, poich-3 oram~i si può ritenere che le recidive non oltrepassino il 4 p . 100. È pertanto logico ammettere, che alla produzione del fatto sovraccennato abbiano concorso cause che prima. non esistevano, o la cui azione si esplica ora in modo assai più intenso ed energico. (l ) Non si o potuto stobiliro il confronto colle riforme per ernia degli ultimi 3 auni 1902-903-904 perché non è ancora terminata la relazione sanitaria per gli anni 1903, 1904 da cui desumer le.


5!-15

DELI,E O('ERAZ!0 :\1 OIHRURGJ Cl!E, ECO.

La questione merita la maggiore attenzione sia dei medici che -dei tecnici; e alla sua soluzione può efficace mente c'o ncorrere il copiosissimo materiale, fornito appunto da.l numero di operazioni di cura radicale di ernie annualmente praticate negli ospedali m1litari, sopra individui nella massima parte dei quali è da ammettersi che si tratti di emie recenti. Perciò occorrerebbe che, sulla tabella nominativa delle operazioni di ernia, non fosse solo riportata la diagnosi di ernia crurale od inguinale, ma che venisse specifì.catamente indicato se l'ernia è obliqua, diretta., congenita, se allo stato di punta di ernia, di ernia interatiziale, di bubonocele o di oscheocele. Inoltre nella colonna annotazioni -dovrebbero riportarsi tutte le particolarità riscontrate nell'atto operativo, relative alla conformazione, grado di sviluppo, disposizione degli strati componenti la regione inguinale; alla lunghezza e direzione del canale; all'ampiezza dsll'orifizio inguinale interno; alle dimensioni, spessore, resistenza, aderenze del colletto; ai caratteri del sacco, colore, spessore, aspetto interno, aderenze e rapporti sia cogli elementi del funicolo che coi tessuti circostanti; allo st.ato di obliterazione o di pervietà del canale peritoneo-vaginale, ai suoi rapporti colla cavità peritoneale; alla posizione del testicolo, alle complicanze di idrocele, di varicocele, ecc. Da un numero così rilevante di osservazioni quali possono provenire da una statistica di parecchi anni, sarebbe possibile venire a delle conclusioni assai attendibili circa l'eziologia ed il meccanismo -della compar;;a o della formazione delle ernie nei militari, tanto a scopo profilattico, che per la non mai risolutE~ questione delle e:r;nie in<:ontrate per causa di servizio. Invece le indicaziom suddette si rinvengono pochissime volte, quasi per eccezione, poichè il caso ordinario è che sulle tabelle delle opera-zioni chirurgiche non vengano apposti che la semplice designazione d'ernia ingui.nale o crurale, e il metodo, o il processo operativo. L ' esito immediato delle ope1·azioni è stato il seguente: Guarigioni per prima . Guarigione per seconda Esito nullo. lli~.

Rimasti in cura al l • gennaio 1905

531 22 l l 3 (l).

Il caso di morte è dovuto ad intossicazione cloroformica, per cm non vi fu alcun decesso imputabile all'operazione. (l ) Non è compreso il caso di morle per caogrena intestinale da strozzamento dell'ernia.


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RENDICOXTO S r AT ISTICO

A tale proposito è da notare, che 's i va gradatamente applicandOt negli ospedali militari, per le operazioni di cura r adicale di ernie, l'anestesia locale mediante la cocainizzazione secondo il metodo di infiltrazione nAilo Schleich, o sola o unitamente all'impiego della morfina o dell'adrenalina. Oltre che all'ospedale di Brescia, in cui, ad eccezione di una, tutte le operazioni di ernia furono eseguite sotto la narcosi locale, q uesta venne anche espenmentata negli ospedali di Parma. e di Verona, e in un numero non tanto esiguo di volte, in. quello di Palermo. Quanto alle recidive, non è possibile dare per gli operati nell'annO' 1904 alcuna informazione, ma avuto rignardo al limitatissimo numerodi casi in cui la guarigione avvenne per snppurazione, una delle canse generalmente ammesse di non riescita dell'operazione, si può arguire che la proporzione delle recidive non debba. superare quella. accennata. La determinazione esatta delle recidi ve nelle operazioni di cura radicale di ernie nei soldati sarebbe assai preziosa, contro l'opposizione· che tuttora vien fatta all'operazione se non in Italia e in Francia, in altri paesi, specialmente nei rappor ti dell'ernia cogli infortuni sul lavoro. L e ernie recidive operate sono state 8, ma anche per esse non si trova nella tabella nominativa dell'operazione alcuna indicazione delle particolarità anatom!che riscontrate, ciò che sarebbe assai utile per determinare la causa e il modo della recidiva. Sarebbero però risultati due fatti che, qualora venissero confermati da .un sufficiente numero di osservazioni, avrebbero molta importanza nella questione della cura. radicale delle ernie. È risultato che sopra 8 operazioni di ernia inguinale recidiva, in due si trattava di ernia doppia; già allo scrivente era occorso di con- ' statare altre volte una tale coincidenza, che potrebbe fare pensare, quando venisse confermata ad una controindicazione della cure. radicale dellfl ernie. L'altro fatto rilevato è, che tra le 8 recidive, iu 4 l'ernia riprodottasi era diretta; ciò che potr ebbe costituire un'argomento assai favorevole all'operazione, poichè dimostrerebbe che con la cura r adicale viene realmente preclusa la strada ordinaria di uscita del viscere ernioso attraverso all'anello e al tragitto inguinale, e che l'ernia si riproduce per la congenita debolezza e la deficienza di sviluppo delle pareti addominali. Non si è potuto stabilire, per nessun caso di recidiva, la data della prima operazione.


DELLE OPERAZIO~l CHIRURGIOHE, ECO.

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Quanto al metodo operativo prescelto, si può dire sia. stato quasi <esclusivamente quello del Bassini. Nelle 22 operazioni eseguite nell'ospedale di Novara il maggiore Cametti praticò sempre il rnetodo Bottini, colla modificazione da lui ap· portatavi (l). Lo stesso metodo Bottini, senza la modificazionF del Cametti, fu impiegato in 19 operazioni dal maggio1·e .Carino, nell'ospedale di Palermo. Al metodo Kocher non si ricorse che una sola volta. Nelle operazioni di ernie crurali per, 6 si seguì il processo Bassini, in 5 quello del Ruggì e in una il processo Novaro. Vi furono 12 operazioni di ernia inguinale bilaterale, la maggior parte eseguite in una. sola seduta. In 3 casi si constatò la contempoTanea esistenza di ernia inguinale e ernia crurale dallo stesso lato le quali richiesero, naturalmente. una doppia operazione. Le ernie congenite sarebbero state solamente qz~attro. Per due era ·chiaramente accennato che l'epiplon si trovava a contatto del testi-colo e ad esso aderente, e quindi non vi poteva essere dubbio sulla natura dell'ernia; in un terzo caso si parla di ernia congenita con idrocele cistico del cordone, per cui doveva trattarsi eli ernia congenita funicolare. La complicanza dell'ernia con l'idrocele cistico fu constatata 7 volte, in cinque del funicolo, in 2 della vaginale del testicolo. Si è sempre unita all'operazione dell'ernia quella dell' idrocele, che ha consistito per le cisti del cordone nella loro esportazione unitamt=~nte al sacco dell'ernia, e per quella della vaginale del testicolo nella. cura radicale -<lOl processo del Volkmann. Non si trova riportata alcuna operazione di ernia unita a idrocele -comunicante. Soltanto il capitano Salina1-i riferisce un'osservazione in cui è detto che, isolata uns. cisti del funicolo ed esportata, si trova al di sopra il processo peritoneo-vagina.le tuttora pervio e rappresentante un piccolo sacco erniario. In un altrò caso operato dal capitano Pera.~.~i, si è constatato un grosso tumore ovoidale, formato dall' omento situato all'imboccatura dell'anello inguinale interno, che si dovette escidere perchè irreducibile, -essendo trattenuto da una briglia di tessuto fibroso al polo superiore {iella vaginale del testicolo. Con tutta probabilità si doveva trattare {ij ernia congenita per non effettuata chiusura in alto del condotto peritoneo-va.ginale, mentre il tratto inferiore erasi obliterato, dando {l) V. Giornale medico cùl R. eserctlo, t905, rase. 11·111.


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R8~DICO~TO STATISTICO

luogo alla formazione della briglia, che impedi\-a la riduzione dell'omento. La complicanza dell' ectopia testicola.re coll'ernia fu constatata ~ volte, in due delle quali con atrofia della ghiandola; quella del varicocele 11 volte, che venne contemporaneamente operato: In 9 operati si trattava soltanto di punta di ernia, per cui probabilmente l'operazione si è dovuta limitare alla ricostituzione del canale inguinale, secondo il concetto che ha condotto il Bassini a creare il suo metodo. Quattro volte si è dovuto resecare l'omento p.:lr la sna irreducibilità. Quanto ai caratteri del sacco, stando alle annotazioni apposte sulle tabelle nominative, solo in 25 operazioni esso sarebbe stato trovat.o in· spcssito, opaco, aderente agli elementi del funicolo; a tale riguardo è risultato un fatto, che, quando potesse venire confermato da numerose osservazioni, riuscirebbe assai importante, perchè proverebbe che nelle ernie recenti, quali dovrebbero essere quelle dei soldati, la preesistenza del sacco sarebbE' tut t'altro che il fatto ordinario, ma che invece il sacco si formerebbe per lo più gradatamente sotto l'azione di cause continue e ripetute, per le quali si aumenta la pressione addominale. Ai è constatato cioè che i 25 operati in cui il saccr> presentò i caratteri di antichità si ripartiscono nel seguente modo: Guardie di finanza. 11 Carabinieri 4 Caporali maggiori 4 Caporali 2 Allievi ufficiali . l Soldati . 5 Donde parrebbe lecita la conclusione, che nei soldati, i quali costituiscono la grande maggioranza degli operati di ernia, il sacco preformato sia un'eccezione. Tanto le guardie di finanza ed i carabinieri, che i graduati di tmppa, hanno maggiori motivi di non accusare un'ernia, la quale poi sfugge più facilmente alla constatazione del medico, per la mancanza del controllo della visita sanitaria nei primi e perchè i secondi. possono più facilmente sottrarvisi. Una sola volta l'esito dell'operazione fu negativo, ed il caso è estesamente riportato nella relativa tabella. Soldato G. G. 86° fanteria. Ectopia del testicolo de.<;tro ed ernia ingt~inale con·ispondente.

L'operazione dimostr0 che si trattava di ernia congenita del cieco con ectopia inguinale del testicolo e con sacco incompleto. L·ansa intestinale era aderente


DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE, ECC.

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ai tessuti circostanti da cosi estese e ritte aderenze, che non fu possibile ridurla io cavità, per modo che l'atto opet·ativo si limitò alla esportazione del testicolo atrofico. (Ernia preperitontale P). Delle tre ernie strozzate una era unita a ectopia. del testicolo. In quella. seguita da esito letale lo strozzamento datava da 7 giorni. Soldato R. S. 30 fanteria. E1·nia str·ozzata con cang1·ena del viscere erniato. Chelotomia, indi laparotomia laterale, e r·esezione di un tratto intestinale della lunghezza di 15 centimetri, seguita da Pnlel'o-aoastomo!<i con bottone di Mut•phy. Morte per peritonite _settica. O.~pedale Padooa. Maggiore Vicedomini.

Assai interessante è stato un caso di ernia inguinale- destra con sin tomi di strozzamento, occorso n&llo spedale di Roma, in cui, isolato il sacco, lo si trovò ripartito da un sepimento in due loggie, una superiore rappresentante il vero sacco erniario, l'altra inferiore costituita da una cisti suppurata, che provocava sintomi simulanti quelli dello strozzamento. Infine è da menzionare il caso di un caporale allievo ufficiale, affetto da ernia con sacco antico ed aderente, la cui superficie interna era disseminata di piccoli noduli caseosi. ( Ospedale Milano. Capitano Lanza) . Nelle ernie della linea alba una volta fu eseguita la plastica muscolare per avvicinamento dei margini dei retti interni con esito di guarigi-one. Ospeclale Fù·enze. Capitano Pera.ssi. Un'altra volta si esportò il lipoma del sacco erniario e si fece la sutura a piani della parete addominale. 0Rpedale Roma. Maggim·e Bonavoglia i una terza si operò secondo il metodo Durante. o.~pedale Cltieti. Tenente 1'roiani. Nell'unica ernia ombelicale, il maggiore Galli si limitò a restringere l'anello con esito di guarigione. ÙPERAZIONI PER FISTOLE ANALI. - Delle 45 fistole anali operate COl processo ordinario completando cioè, se occorreva, il tragitto fistoloso, che poi veniva spaccato col bistorì: 21 giunsero a guarigione prima dei 30 giorni ; 12 ~ » dopo il 30° giorno : 6 > » al 45° giorno; 3 :. » oltre i due mosi i 3 rimasero in cura. allo gennaio 1905.


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RENDICONTO S1'A T I STICO

Le fistole operate di spaccatura col termo-cauterio, in numero di 25, guarirono: 7 al 30• giorno; 14 al 45" giorno i 2 oltre i due mesi; 2 rimasero in cura al l o gennaio 1905. Delle () trattate colla spaccatura, seguita da esportazione completa della membrana involgente il tragitto fistoloso e sutura superficiale e profonda, in modo da portare ad esatto contatto i lembi cruentati, eliminando ogni recesso in cui potessero raccogliersi i liquidi, quattro guarirono pe1· priuta, ed una, alla quale i punti di sutura avevano strappato i lembi, pe1· seconcla. Nessuna guarigione per prima invece si verificò nei quattro casi in cui, dopo gli atti operativi accennati, si suturò la mucosa del retto alla cute i i:u tutti il processo di cicatrizzazione si protrasse oltre i due mesi. 0PERAZIOXI PER EMORHOIDI. Colla cauterizzazione o carbonizzazione dei noduli emorroidari co~ termo-cauterio o coll'ansa galvanica si ebbero 22 guarigioni prima di un mese, una. al 45° giorno, 2 oltre i due mesi, e 3 rimasero in cura all 0 gennaio 1905. Colla legatura del tumore emorroidario le guarigioni f'Uccessero tutte dal 10'' al 20• giorno, ad eccezione di un caso. Il processo di Witheacl, cioè incisione circolare della mucosa, dissezione dei vasi emorroidari unita.mente a questa, ·escisione della mucosa per tutto il tratto in cui fu dissecata e sutura del suo margine libero colla cute, fu applicato quattro volte con due guarigioni, in buona parte per prima; gli altri dlle, operati il giorno 29 dicembre, rimasero in cura al l • gennaio 1905.

0PRRAZIONJ suGLI ORGANI GE:-IITO·URI!\ARI. Vm·icocele. - Anche il trattamento chirurgico del varicocele, come quello dell'ernia, è entrato nel dominio della chirurgia giorn.aliera degli ospedali militari, poichè 365 furono le operazioni eseguite nel decorso anno 1904, mentre a 391 erano sali te q nelle del 1903. 'I;'ale numero di varicoceli negli ospedali militari non può sorprendere, se si considera che vi affilliscono gli ammalati dai 20-30 anni, periodo appunto della vita in cui specialmente si accentua il varicocele o se ne acuiscono le sofferenze. Non può tuttavia esch1dersi, che l'operazione abbia mirato qualche


DELLE OPER.-\ZIOJ\1 CHIRURGICHE, ECC.

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volta, di preferenza, ~Ilo scopo cosmetico o all'effetto morale, ciò che -dimostra. il favore che essa ha incontrato presso i soldati. Dei due principali metodi operativi, la obliterazione cioè e la re-cisione dei vasi ectasici, si è dato, nella massima parte dei casi, la preferenza a quest'ultimo, di cui sono stati esperimentati quasi tutti i processi conosciuti, nella misura seguente: · Processo indicato col nome di ordinario o della semplice flebectomia: -operati n. 75. Processo del Kaltler consistente nella incisione dello scroto dalla radice al polo superiore del testicolo, lungo il Jato anteriore esterno <lei cordone spermatico, isolamento delle vene ectasiche e resezione tra <lue legature, allacciando poi i a"ue fili attaccati ai monconi, in modo che questi restino a contatto, sutura. a due piani in senso trasversale: -operati n. 39. Processo del Kocher, che si differenzia dal precedente per l' incisione trasversale della cute, che si prolunga lungo il canale inguinale a nn dito sopra. il legamento del Poparzio, e perchè non sono avvicinati i monconi delle vene recise: operati n . 25. Processo del Tillau;r, che pratica l'incisione per tutta la lunghezza del funicolo, isola le vene senza aprire la vaginale1 comprendendovi quelle del gruppo posteriore, e le escinde: operati n. 17. P resso a poco analoghi ai precedenti debbono essere il processo ·del Bradtey, applicato in 10 casi nell'ospedale di Bologna dal maggiore P1·essacco, e quello del Podib1·mt'! all'ospedale di Piacenza dal maggiore ·Giutfredi. A. tale rigu.ardo, sarebbe desiderabile che, trattandosi di pro·cessi poco noti, o desunti da pubblicazioni periodiche gli operatori non si limitassero a designarli col nome dell'Autore, ma dicessero in .che cosa consistano. Egualmente; nell'ospedale di Bari, il magg. Jlfinici ha operato quatto varicoc"eli con metodo proprio~ La. semplice sospensione del testicolo, mediante il suo svaginamento secondo il metodo del Parona, non ha più trovato seguaci negli ospe.dali militari. · Invece quello del capitano medico Ca1·ta, da lui denominato rmovo metodo di sospensione del testicolo nella cura 1·adicale del va1·icocele, con.sistente nella esportazione di solo una parte del plesso venoso del cordone, accorciamento del cremastere e sospensione del testicolo con punti di sutura, che attaccano il cremastere all'anello inguinale esterno, cosicchè il testicolo continua. a restare nella cavità, è stato adoperato in ben 93 operazioni, ciò che dimostra che il metodo, in poco più di un anno, ha conquistato il primo posto negli ospedali mili~ari.


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RE~DICO~TO STATISTICO

Il metodo della obliterazione, colla singola- legatura dei tronchi venosi più grossi, è stato applicato nelle proporzioni e nei modi segue11ti: unito a contemporanea sospensione del pacchetto all'aponeurosi del grande obliquo: operati 6; secondo il processo del Durante: operati ·W. Nè si è tralasciato di esperimentare il metodo della resezione più <> meno estesa dello scroto, allo scopo di diminuirne la capacità, nella. mlstua seguente: Col processo Cooper-Defalco Colla scrototomia laterale Colla scrototomia inferiore Senz'altra indicazione.

operati 15 »

2

»

1

'1>

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In un caso di recidiva, il capitano Lanza ha usato un process<> misto di resezione dello scroto e di escisione delle vene ectasiche. La guarigione per prima fu l'esito immediato dell'operazione; quantoai risultati finali non si può dare ancora un giudizio assoluto, che sarebbe assai utile per la decisione del metodo o processo migliore da adoperarsi per tale operazwne. IDROCELE. Nulla di notevole è da osservare per l'idrocele cisticotanto delle vaginale del testicolo che del funicolo, ad eccezione che in parecchie operazioni di cura radicale col processo del Volkmann o del Bergmann si ricorse alla sola anestesia locale cocainica. Quanto all'idrocele comunicante del funicolo, può entrare in campo la considerazione, che in nessun caso si è notata la contemporanea esistenza dell'ernia, come già si è fatto rilevare più sopra; ciò che verrebbe in appoggio dell'opinione di coloro, che sostengono che la pervietà del condotto peritoneo-vaginale è tutt'altro che la sola o, almeno, la più frequente forma di predisposizione all'ernia, poichè anche quando esiste, l'apertura è per lo più cosi ristretta, da permettere appena il passaggio ad un piccolo specillo. Forse tal une di q neste cisti ra p presentavano sacchi di ernie antiche. La cura; dell'idrocele comunicante fu sempre radicale, colla esportazione delle cisti tra due legature, o anche dell'intero condotto peritoneo-vaginale, seguita dalla sutura alla Bassini. Tra le varietà. dell'idrocele della va.ginale del testicolo- merita di essere accennato il caso riferito dal capitano Rossini, di idrocele policistico, di cui le numerose cisti contenevano anche piccole concrezioni ca.lcaree.


DELLE OPERAZIO);I CHIRURGI CHE, ECC.

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FIMOSI. Nell'operazione del fimosi si è data la preferenza all'ordinario processo della circoncisione; segue per ordine di frequenza il taglio dorsale o semplice, o unito o due tagli laterali sino al p repuzio secondo Roser, e sutura della pelle e della mucosa. S i trova no anche citati altri processi quali del Malgaine, del Campana, del Durante, del Giacomini; è pure accennato ad un istrumento, (imotomo del m aggiore Gerundo.

U RETROl'OMIE ED AL~rRE Ol'ER AZIONI SULL1 URETRA. Una delle due uretrotomie esterne fu eseguita per l'estrazione di un mezzo catetere rottosi nell'uretra in seguito a tentativi di dilatazione. Tra le · operazioni di fistola uretrale sono da segnalarsi le seguenti: Soldato M. M. 44 fanteria. Fistola '~tretrale nlla base del pene con atresia dell'm·et1·a nella parte ante1-iore della fistola . Ricostruzione delrurelra con due lembi fJ uadranl'(olari sopreposli, in modo che la pelle dell'uno ser·visse da mucosa. Catetere a permanenza sino a cicatrizzazione. In secondo tem po chiusura della fistola con lembo scr olale. Gua r i_gione completa con la conser vazione dell.idoneilà al ser·vizio dell"operalo. Ospedole Parma. Capitano Giani.

Soldato P. A. Fistola ?~retro-perineale che dall'wretra m.embranosa si portava in aranti, con un tragitto lli 10 centimetri, .c:ino alla 1·adice dello -~eroto.

Apertura del trs~illo fistolos-o fino alla s ua origine, el;cisiooe delle sue pa r eti, sutura profonda complett~ e parziale della cute e s trati supet·ficiali, lasciando un piccolo dt•enal!'gio nella parte più declive della ferita. Guarigione. Ospedale M ilano. Cap itano Lanza.

Ufficiale d'ordine A. L . V aRta u lcerazio11e si(ilitica te1·zim-ia, con fistola uretrale ampiamente ape1·ta alla ba8e clel pene. Plas tica per recenlazione. affronlamenlo e sutura dei margini cruentati. Guarigione. Ospedale 8tJri. Maggiore M inici. C tsTOTOMIE, NEFRO'l'OMtA. Una delle operazioni di epicistotomia lasciò per esito una fistola vescico-addominale. Lo stesso individuo venne poi, quattro mesi dopo, operato d i nefrotomia per calcolosi renale, seguita da morte. O.~pedale Ancona. Tenente Ferro-Lwzzi.

OnoHIECTOMIE. -

È da rimarcarsi che su 16 operazioni di orchiecto-

mia per tubercolosi, in 8 la guarigione si fece pe'r prima, ciò che dimostra come siasi stabilita la diagnosi in tempo favorevole all'opera-


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RESOICONTO STATISTICO

zione, prima che l'infiltrazione tubercolare del canale deferente si est-endesse tanto oltre, da riescire impossibile la completa esportazione · delle parti ammalate. In tre casi si potè limitare l'operazione alla epidectomia, in due seguita da guarigione per prima. La resezione dell'epididimo, specialmente se praticata secondo il metodo di Bardeneuer, quantunque non possa. mutare le consegumize fisiologiche dell'operazione, è da raccomandarsi per il suo effetto morale, purchè si risparmi l'arteria spermatioa onde evitare l'atrofia dell'organo.

Estremitìt. ALLACCIATURE. - Soldato F. L. l o genio. Fe1·ita d'm·ma da. fuoco alla coscia dest1'a con lesione .dell'arte1·ia (em01·ale sttperficiale. Pr-evia nArco~i cloroformica si amplia la ferita sulla faccia anteriore della coscia e si allaccia l'artet·ia lesa. L'operazione era stata praticata il16 dicembre 190~, ed il 1° febbraio successivo si procede all'amputazione dell'arto al 3• inferiore della coscia. Manca ogni altra indicazione. Guat•igiooe. Ospedale Roma. Maggiore Geru1tdo.

Un'altra allacciatura della femorale è stata fatta per aneurisma. (Vedi Tumori). A MPUTAZIONi E DISARTJCouzroNr. - Le demolizioni di falangi furono causate o da ferite per strappamento o da necrosi per patereccio osseo. Quelle degli arti da processi tubercolari delle articolazioni, ad eccezione di un'amputazione della coscia per ferita del ginocchio, e di un'altra consecutiva alla allacciatura della femorale sopra accennata. Cinque di esse erano state precedute dalla resezione tipica della giuntura, rimasta ~enza effetto. REsEzxoxr. - Come si è detto ora, quelle praticate contro esiti di .artrite tubercolare delle principali giunture non hanno avuto risultato. Per trauma il capitano Carta, nell'ospedale militare di Torino, ha esportato la testa dell'omero. · Caporale maggiore S. L. 0° genio. Frattu1·a commimttiva del col/.o cltirtt1'rJico dell' ome1·o .sinist1·o con lttssazione ascellare irredw~ibile della testa dell'omero. Resezione della lesta dell'omero, drenaggio: immobilizzazione con cuscino -del Middeldor.f. Guarigione, con limitazione dei movimenti.


DELLE OPERAZIO!\I CIDRORGICHE 1 ECC.

60ò ·

Di resezioni nella. continuità non vi è stata che quella dello metatarso, eseguita dal tenente Pomponì nell'ospedale militare di Ancona .. ÀRTBBCTOMIE1 SEQUES1:ROTOM.IE ED ALTRE OPERAZIO);I SULLE OSSA E SULLE ARTICOLAZIONI. -Le artrectomie, quali operazioni conservatrici, hanno dato migliori risultati delle resezioni, poichè le guarigioni sare~bero state nella proporzione del 60 p. 100. Quanto alle artrotomie, non si rileva dalle relative tabelle se quelle eseguite per sinovite traumatica abbiano avuto scopo antiflogistico, o di dar esito a prodotti di flogosi. Si deve invece constatare, come vada sempre più estendendosi la pratica di vuotare le articolazioni dei · liquidi che vi si raccolgono, sangue o essudati flogistici, quando per la loro quantità o per la dnrata lasciano dubbio sulla possibilità del loro completo assorbimento. Ed infatti, si eseguirono per tali indicazioni 3 artrotomie e 10 paracentesi articolari tutte seguite da guarigione. Nei casi di recidiva, si fece seguire ~\Ila paracentesi la lavatura dell'articolazione alla Schede~. colla soluzione fenica al 2 p. 100. Per traumi furono praticate le seguenti operazioni: M. P., appuntato 12 e.rtiglieria. Fe1·ita cl'a1·ma cllt fuoco, colpo eli cannone con ca1·tuccia a salt'e e proiettile di legno, al d01·.ço, all'ascella, al braccio e al gomito di de-'Jtra, con frattura c01nminntiva esposta di questa ultima articolazione.

Estl'azione di numerose sclreggie di legno ed os;:ee, regolarizzazione dei frammenti, sutura superficiale e pr•ofonda. Guarigione con anchilosi ad angoloretto. Ospedale Caserta. Maggiore D'Aiello. Soldato C. L., 4° fanteria. Frattura trasversa della 1·ot·l~la. -Paracentesi articolare subitr• dopo la resione, per copioso stravaso sanguigno. Alrs· giorno, essendosi potuta constatare la fratlul'a della r(ltula, mediante incisione trasversale si riscontra che questa é divisA in 3 pezzi. Sutura metallica. Gu8l'igiooe per prima. Cura con:secutiva col massaggio, così che, quando l'rnfer·mo lascia l'OSjJednle, può flettere il ginocchio ad anf!Olo retto. Ospedale Firen.~e. Maggiore Puglisi.

Di sequestrotomie si deve ricordare quella del 4° e del 5° metata.rso con svuotamento del cuboide, eseguita nell'ospedale di Ancona dal capita110 Ri?:a con esito di guarigione. Infine tra le operazioni sulle ossa è da menzionarsi la seguente. Caporale P. V. 29° fanteria. Frattnra del tnbe1·colo ipert·rofico ed allungato del condilo interno del femm·e sinù;tro. Aspol'tazione del pezzo osseo fratturalo e sutura della porzione lendinea dell'adduttore, che· vi si inser·iva, al periostio della base del tubercolo stesso.


RIJ:?WICONTO STATISTICO

V .amor. - La cura radicale delle varici, praticata la prima voi t.a su se stesso da Trendelenbu.rg, è anche essa una delle recenti conquiste della chirurgia. Nel decorso anno 1904, le operazioni per varici negli ospedali militari furono 12, mentre nell'anno antecedente erano state meno della metà, 5. Certo la proporzione è ancora bassa, se si tien conto del num ero delle riforme che le varici provocano, specialmente nei carabinieri e nelle guardie di finanza ; è presumibile che essa debba sensibilmente aumentare, se nell' operazione si seguirà un concetto razionale per assicurarne l'esito. Il processo di Trendelenbttrg, consistente nella legatura di un tratto della safena interna sulla parte inferiore della coscia, che agisce come una val vola artificiale, la quale forma una barriera tra il cuore e la rete venosa superficiale dell'arto varicoso, è stato praticato 3 volte, in due delle quali la vena venne resecata in un punto solo, Capitano Calore e Tenente Jvfolinari, e in u~o in due tratti, rispettivamente per l'estensione di 10 e di 5 centimetri. Capitano 'l'ommasina. Il ca.pitarw Cm·ta in un caso di varici di tutto l'arto inferiore, oltre che al 3• inferiore della coscia, ha resecato la safena anche alla gamba; in due altri di varici alle gambe ha seguito il processo del .Maclelung, resecando due o più tratti di tutte le vene ectasiche coll'esportazione dei noduli varicosi ; e così pure ha fatto in un altro soldato il tenente Balliano. Il capitano Lanza in un carabiniere con grossa varice tortuosa e nodosa, che dalla parte posteriore esterna del polpaccio sinist.ro, 3o inferiore, si portava obliquamente in alto fin sotto la tuberosità interna della tibia, ha resecato 3 tratti delle · vene ectasiche, alla parte inferiore, media e superiore della gamba, ciascuno della lunghezza di 3 centimetri. Il capitano Pera.'lsi, in un altro carabiniere con varici sulla safena minore, ha esciso e legato la. vena al .polpaccio. Le altre 3 operazioni di varici (maggiore Vicedomini e tenenti Pomponi e Pl'ocacci) non hanno indicazioni sufficienti, per giudicare ve·

ra.mente in che cosa sia consistito l'atto operativo. L'esito immediato fu, per tutte le operazioni, la guarigione per prima. Quanto al risultato finale, non potrà apprezzarsi che dopo .qualche tempo. TuMORI. Le operazioni per tumori, che entrano in così larga parte nelle statistiche degli ospedah civili, non compaiono quasi che per .eccezione in 'luelle degli ospedali militari.


DELI,JJ: Of'.ERAZlONI CliiRURGICRE, ECC.

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A i pochi casi già riportati, lasciando da parte .le enucleazioni di <Jisti, di borse mucose, di qualche lipoma ecc., non è che da fare spe·ciale menzione dei due seguenti: P. F. brigadiere carabinieri. iJneztrisma femorale in{e1·iore sini.~t?·o . Estir•pazione, pi'evia legatura in sopr·a e in solto dell'aneul'i~ma. Si riscontra .aneur isma sacciforrne del vo luma di una testa d i neonato, prnl'ondamenle infiltralo nella regioue io tema e posteriore della coscia sinistr·a, 3' inferiore, ed invadente in bal>SO l'angolo super iore della Josanga poplitee. Il tumore é a par·eti discrelameule spesse, aderente ai tessuti cir·costanti e specialmente al tendine degli adduttor·i ed alla vena satellite, ri pieno di grumi in par·te recenti -ed in parte organizzati. L'al'teria frlmorAle e i vasi confluenti sono sclerosali. Soffio diastolico sulla mitrale. Guarigione. (hped. Bari. Ma1miore Mìnici .

C. V . sottotenente scuola di cavalleria. - · Osteoma traumatico .d ella regione ?"et?·otrocanterica. E«por·tazione. Si trattava di un tumore il qualE' si er·a impiantato sul pet•ioslio dietro il gran trocantere, e di la si era por tato alla supP.r tìcie, tt•a le gua ine mu,.colari. Guarione. Osped. Torino. Capitano Ca rta.

P. G. soldato g• artiglieria. Ver1·nche uwltiple confluenti nel cavo .ascella1·e dest1·o. E sportazione di un vesto lembo cutaueo e sutura con plastica per scorrimento. Guarigione. Osp. Gen:ooa. Capitano Rossini.

Ma., come già si è avnto occasione d i ricordare, negli ospedali militari si praticano ora molti atti operativi, che per la tecnica e per le regioni su cui cadono e quindi per le diffico~tà che li accompagnano, si possouo considerare quali operazioni per veri e propri tumori. Tali sono quelle che si richiedono dalle varie forme di adenopatie al collo, all'ascella, all'inguine, nella fossa ingnino-crurale, consistenti nella esportazione di tutte le ghiandole alterate della regione, come se si trattasse di farne lo svnota.mento sistematico per neoplasie. Si è .già accennato ai vantaggi di questo intervento radicale nelle adeniti .e loro esiti, tra. cui la sensibilissima riduzione della degenza degli .ammalati negli ospedali. Si rileva infatti ùallo spoglio delle relative tabelle chirurgiche, che per le adenopatie dell'inguine la guarigione si è effettuata in: 28 casi per prima ; 32 ne1 primi 30 giorni ; 49 » 45 » 42 l> 60 » 24 oltre i due mesÌI. Non ci fu che un solo morto per malattia complicante, polmonite, caso d i non guarigione.

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RENDICO:-;TO STATISTICO

Anche quando le ghiandole erano fuse e ' il processo suppurati v<> erasi esteso ai tessuti circostanti, si ottenne qualche volta la prima. intenzione mediante la chiusura completa della ferita operatoria colla sutura, dopo una accurata toeletta. È da ricordarsi un caso di poliadenite, in cui, essendosi proceduto. alla esportazione di tutto il pacchetto ghiandolare occupante la fossetta ovale della Scarpa, si constatò l'esistenza di epiplocele crurale aderente, per cui fu necessario resecare la porzione sporgente dell'epiplon attraverso alla loggia interna dell'imbuto crurale, e procedere agli atti consecutivi per la cura radicale dell'ernia crurale. Guarigione. Ospedale Fire11ze. Capitano Pm·as.~i . .A n che nelle adeniti da infezione venerea, si procede ora negli ospedali militari alla esportazione di tutte le ghiandole alterate, che debbono venire eliminate dal processo di suppurazione, allo scopo di abbreviarne la durata ed evitarne le conseguenze. EsTRAZIO~I m conpx Es TRANEI. Sono state, la massima parte, occasionate da frammenti di aghi, la cui presenza venne constatata con i raggi Rontgen.

Tr·a gli altr·i é noLevole il caso di un ago lungo IO centimetri, impiantato nella regione poplilea colla punta verso l'osso, di cui, dopo molte ricer·che, si trovò la testa tra i ventri muscolari. Ospedale Roma. Maggiore Gerundo. Nell'ospedale ùi Milano una punta di coltello, infis"a da ollre un anno nell'osso occipitale, fu e;:.lratta mediante lo scalpellamento della oeoformazione ossea formataglisi attorno. Capitano Lan:oa. Nello stesso ospedale, dal crtpilano Lan:oa fu esportato una ~cileg~ia di le::rno, impiantata da ollre un anno nel tendine del tricipite della cosr:io destra, ove si era incapsulata; ed un ago di siringa di P l'a vaz rimasto tra le fiore del grand& gluteo dello natica destra. Le ferite d'arma da fuoco, con permanenza del proiettile o di frammenti del bossolo della cartuccia, che hanno richiesto un atto operativo sono state le seguenti. Soldato L. U. 65° fanteria. Ferita d'arrna da (lwco al palmo della mano destra. per scoppio di cm·tt,ccia da fucile, con pe1·manenza ?~ella ferita del fondello e di frammenti del bossolo, e 1·ecisione dei tendini S1,pe?·ficia.li dell' annlm·e e del mignolo. Previa radio~ratìa , e sotto la necrosi cloroformica, si estraggono i corpi· estranei e si pratica la tenorafìa dei teujiui rer:isi. Guarigione. o.~pedale .\1ilano. Capitano Lan:oa.

Sergente B . A. 3• artiglieria. F erita d'arma da {lwco (rieolteUa di piccolo calibro) al bt·accio sinistt·o, per tentato suicidi": il foro d'ingresso trovasi ltlla faccia interna del braccio, senza fo?·o di u,~cita.


DEI.LE OPERAZIONI OlURURGICHE, ECO.

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Previa radiografie, coll'an.,sle!.'ia cocainica s i eslrae il proiel!ile, fisso trA le fibré del tricip.ile e deformato, per urto contro l'omero, sul 11uale !.'i trova un piccolo lembo di camicia. Guarigione. Ospedale Milano. Capitano Lan;a. Soldato G. S . Ferita d'anna da fuoco alla ·mano destra. P er mezzo di una incisione fra it .i• ed il 5• metacarpo si trova. profondamente incastralo nello Sf!azio inlel'osseo, il fondello della cartuccia, che viene estratto. Guari~io11e. OspedalP. Suoigliano. Tenente J1olinari. 'rE~ORAFIE E PLASTICIIE. Tra le teuorafie per recisione completa dei tendiHi si ricordano le seguenti : dell'estensore proprio del pollice. Ospedale Mes.~ina. :iJiaggiol'e

Scaldara; dell'estensore dell' indice. Ospedale .dlessand1·ùt. Capitano Pettinelli; . dell'anulare e del mignolo. Ospedale Milano. Capitano Latiza. Di innesti epidermici 11.lla Thiersch sono notevoli due, estesi a largo tratto dell'avaro braccio l'uno, a tutta l11. sua superficie ant~riore l'altro, per piaga da cangrena consecutiva 11o processo ftemmonoso. Ospedale Bre.~cia., Capitano Salinm·i. Ospedale 'l'01·ino, Capitano Ca1·ta. T ra le operazioni sui tendini è pure da menzionar·si l'escisione di una cicatr·ice lineare al palmo della mano destra, aderente ai tendini con limitazione della flessione del dil0 medio. e la seziune dell'aponeurosi palmare pur essa ade!'enle. Ospedale Torino. Capitano Carta. Infine, quantunque non abbia richie"to un atto operativo di importanza, si riporta il caso seguente, per la sua. special ità. Soldato C. 11. artiglieria fortezza. Tnbercolosi primitiva muscola1·e. Quattro ascessi al braccio ed alla coscia. Spacca tura degli ascessi con esporl.a:.:ione della membrana avvolgente. Se· zioni col microtomo !! dimostrazione della malattia tubercolare, per presenza di cellule gigdf:ti tipiche. Ospedale Torino. Capitano Carta.

39 -

Gior11ate medico.


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IL PROCESSO DI SCELTA NELLA CURA RADICALE DELL'ERNIA. CRURALE

Per li dottor 8a l v a&ore 8alinari, eapil<lno medico

Mentre la grande maggioranza dei chirurghi è oggidi di accordo nel proclamare per la cura dell'ernia inguinale la immensa ed incondizionata superiorità del processo Bassini sugli altri tutti resi sinora di pubblica ragiona, nessun accordo regna invece circa l'indicazione del processo di scelta nella cura dell'ernia crurale. Io credo però che ad un accordo facilmente si addiverrebbe, se da una parte si avesse pr esente la poca tendenza a recidivare delle ernie crurali, sovratut.to delle

ernie eli piccolo volume, che sono quelle le quali abitualmente entrano nel dominio della cura radicale a scopo profilattico; e, se, d'altra parte, non si obliasse che p~r la peculiare conformazione della .regione e per la natura a prevalenza fìbro-tendinea dei tessuti che la. compongono, i quali male si prestano a-l un esatto affrontamento e ad una. perfetta unione, difficile riesce, per quanto si faccia, ottenere un'ermetica salda e definitiva oblìterazione del canale crurale. Ciò posto, anzichè ricorrere a vie ed a processi che, mentre rendono malagevole e pericoloso l'intervento, non offrono alcuna garanzia di migliori risultati, più logico si è attenersi a quel processo che, dando eguale affidamento degli altri circa la guarigione definitiva, riesca nel contempo di facile esecuzione, leda il mano possibile la struttura anatomica dalla regione e, ciò che più importa, esponga a minori pericoli il paziente. Or bene, dopo una rigorosa e spassionata disamina fatta dei numerosi processi sinora pubblicati e dopo la pratica applicazione, nei pochi casi occorsimi, dei più reputati tra essi, è nato in me il convincimento che il processo, il quale meglio corrisponda ai requisiti anzidetti, sia, per l'ernia crurale come per la inguinale, il processo Bassini. Ho avuto ultimamente l'opportunità d,i sperimentarlo in due ammalati presentatisi a breve distanza l'uno dall'altro, ed ho riscontrato che, al contrario di ciò che da molti si asserisce, probabilmente sanza cognizione di causa, non riesce affatto difficile praticare i dna


lL PROCESSO DI SCELTA :Sf:LT,A C(J]tA I~ADICALE DELL ER:-IIA CRURALE 1

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piani di sutura, quello, cioè, tra la porzione interna dell'arcata di Falloppio ed il legamento di Cooper, e l'altro tra il margine della plica falciforme e !~aponevrosi pettinea, e che, se tensione vi è delle parti che in tali suture vengono a contatto, questa non è tale da superarne il coefficiente di resistenza. Ho riscontrato eziandio che con siffatto processo, venendosi ad applicare il terzo punto della prima sutura, cioè il più esterno, un centimetro circa in dentro della vena femorale, in guisa da conservare quello spazio che normalmente esiste per il passaggio dei l infati~i, non :si rischia, come negli altri processi, di ferire la vena; ed inoltre con esso, meglio che cogli altri, si evita la formazione di un angolo acuto, che pot1:ebbe comprimere la detta vena ·e facilitare lo sviluppo di trombosi lungo il decorso di essa con serie ..alterazioni del circolo locale e persino con pericolo di morte, che può essere causata da arresto di emboli nell'arteria pulmonale derivanti da .disgregamento del tl·ombo format;osi nella vena femorale {1). L'unico appunto serio che si può fare al process_o Bassini, si è quello -<:he, qualunque cura si usi nel liberare, stirare ed attorcigliare il sacco e nel respi.ngerne il peduncolo col dito, non si riesce ad evitare la persistenza di un infund i. bolo, ciò che costituisce, come si comprende, una continua minaccia di recidiva. Per ovviare a tale inconveniente ho creduto opportuno nei casi sopra. ..accennati ricorrere al giudizioso espediente suggerito dal tenente colonnello medico Baldanza (2), espediente che, oltre a rispondere perfettamente allo scopo, riesce di applicazione oltremodo facile e sicura. Mi son servito all'uopo, co:ne l'autore consiglia, di uu ago molto curvo attaccato allo stesso filo, con cui avevo legato il peduncolo del sacco; -e facendo seguire a detto ago la via dell'anello crurale e quindi passandolo sotto il fnnicello spermatico, che si presenta senz'altro nel ca. m po operatorio e viene sollevato dall'aiuto, ho perforato con esso l'aponevrosi del grande obliquo, ho portato in su, stirando il filo, il peduncolo e lo ho fissato dietro dell'aponevrosi, mentre ho annodato i l filo tra le maglie del connettivo sottocutaneo. Dopo otto giorni la feriti\ era guarita per prima e la cicatrice presentavasi solida, libera, aderente. Sono l ieto di portare a conoscenza dei colleghi queste mie osservazioni per esortarli a ricorrere anch'essi, senza preconcetti, nella cura <lelle ernie crurali, al processo Bassini cosi modificato ~d a esperimentarne la semplicità e l'efficacia. (I l DANTI.- Cllmooicazione ratta all' Accademia medico-fisica di Firenze nella tornata del '13 marzo 1905. Cura radicale dell'ernia cr"rale (processo Baulni moai,/ìcalo). (Giornale medico .del R. E$ercito, 188~, n. 4). ('!) B ALDA <'IZA. -


G12

RIV I ST E GENERA LI

SUL SIGNIFICATO DEL COLIBACILLO NELLE ACQUE POTABILI. Rivista sintetica del maggiore medico dott. F. T c!\ti. La presen7.a del bacier inm coli nelle ac'lue ha avuto diver so valore a seconda dei vari ricer<:atori. M entre. per alcun1 il b. coli é un i ndice pr ezioso e senza conle!>lozioue dell' inquinamento delle acque per uper·a di materi e fecali> fìno al punto da fttr ritener e la presenza uel ~rerme con 1e titolo il piu impor· tante per l'a ppr ezzamento del valore ig-iPn ico delle acque stesse, per altri invrce il detto ~~'!'111e no n ha akun signitlcato essendo considerato come un sapr·ofìla assolutamente banale. L a ver1là sembt•a essere nel mezzo fra que!<te due affermazioni estr eme, ed oggigior no si r itiene che la preo:enza del b. coli abbia un effettivo valore, lJar ò non lauto per la o:ua presenza quanto pe,· la· s ua abbondanza o rarità Si dà quindi 111 massima impor tanza allo quantità di tali germi e si VfHtno escogitando metod i i più spiccia tivi e pratici per· pole1·e· effettuare il lor o dosagg1o. Essendo In questione mol to interes<:ante per la p1•atica dell'igiene, riteniamo opportuno il ria~'<~umere i lavor i piu impor·tanli sull'argomento ultimameule venuti in luce e che portarono a queste vedute odierne, ed esaminarei m etodi p1ù importanti per qu~>s le r i cel'c·he. Le prime OS!'el'vazioni, ineJite pr.rò, furono falle da molto tempo nell' ! ~li ­ tulo d'igiene dellli cillà di 01'lnziga dir·etto òal Petr nschky . Nel 1900 per ò (Zeitschrift fiir lly!Jiene, vol. XXXV, pag 78). W ei?.!'eufels volle dimostrare che in t.utli i campioni d'acqua si tro vA il bacterium col,; ed atlora nel 190:2 (Zeil.~chri (t .far flygien e. vol. XLII l. pA~. 30t) il Petru sky in collaborazione co l Pusch fece un lavoro re condu sioni dd quale sono le se~uenli: l • l'uh i'luila del b. coli no n potè es"ere com provata; 2° i n alcune acque di pozzo pure, anche in quantità di 5 di litro, il b. coli n on potè tlrmo?.trarsi, nell e poco inquinate si dimostr ò in 100, 10, 1 cm.; !J• nelle acque fortemente inquinate, specil'llmenle di fiume, il germe si. { ovò sem pre; colla tieterminaz:one qu11nl1tativa del medesimo si potè dare una buona misura per l'mqui uamen to fecale delfe acque; 4° Le differenze trovato nella gr·andPzza dell'inquinamento da b. coli nelle a cqu~ s uper·ftcit~li furono cosi g r andi da differ i1·e fra Iorn piu di milioni di volLe; poterono così !'tabi lirsi quattro g1·adi d'inquinamento di cui ciascuno supera precedente del decuplo. Queste nozioni por tarono nalut•almente a considerare i l quaulilativo del co bacillo comé un fattore dei più importanti nel giudizio sull'inquinamento delle ar.que e mo lli autor·i quali Miquel e K.r use, Duclaux, L <\vy e Bruns. Chanlemesse, Grimber L hanno confermalv l' i mportanza di una tale ricer ca la quale inol l1'e è ritenuta r.ome di gran valor e dal K och e dai suoi collaborator~ Il'ufficio sa nitarie, imp3r i ab l ed esco.


613 Anche di recen te sono comparsi due lavori sull'at·gomento, uno d~J D. Gautu}

(Annali Pasteur, 25 febbraio 1905), l'altro del Vincent (Annali Pasleur, 25 apr ile 1005) dei quali è interessante fare un breve r iassunl0. Il Gauloé ammette l'importanza della ma~gi o 1•e o minor r1uantità di b. coli nell'acqua e dice : no n si possono considerare infatti nel med~simo m odo due acque che conlen~ano l'una e l'altra il coli bacillo, ma delle quali occo1·1'e pt·ender e l litro per meLterlo in evidenza nella primfl, m entre sono sul'lìc1enli l cenlim~tro c ubico o .anche soltai1LO qualche go..:cia per la seconda; è da rit.en e1·si inoltre che l'au· mento in grandi proporzioni di que><to germ e in un'acqua nella quale era abitualmente in piccola quat~lilà l'ia un fatto d'altrettanta importanza quanto ne potrebbe avere comparendo lutto ad un L1·atto in un Acqua precedeuLt>m ente priva. Il Vincent poi dopo aver fatto un po' dì slor·ia sulla questione dimostra con approp1·iale ricerch e che il &. coli non esiste in tutte le acf)ue; che le acque profond e co me quelle det pozzi Ul'lesiani sono g-cner·a l men~e prive di questo germe e cos1 dicasi di 1nolte acqut~ d t sol'ge::nte ; che la pr esenza del · bacillo d'Escher ich nelle acque necessita c he le m edesime sieno state in contatlo con materie fecali o sostanze or ganiche che ne det·ivano, oppure con !';tra ti superlìcialt del suolo; cl te l' inte,.,lino é r habitat uatnrale del b. coli. A proposito di quest'ultima assct•zi one r A. ben a ra g ione dice c he il v 'oler riguardal'e l'acq ua come l'h abitat naturale del colibac illo al wed e:::;imo m odo -del tubo digestivo dell'uomo e degli animali urla contro due fu ~li capitali, col fa l t'O cioè della non ubiquita del colibacillo n"'lle acque e con quello della r elativa poca vital1lò che dllnostra quo~slo g erme nelle acrtue, il che non dovrt~ bbe esse1·a se l'acqua fosse il suo el emen to naturale di vita; l e espe rienze in propos ito dimostrarono che il b. coli non può vi vet·e il più spesso nelle acque al di là di 1 a 2 setti ma ne, ecceztonalmente vi ve al di Iii d i questo tempo, in ogni caso non si moltiplica che in rare circostanze. L e rio~rch e dell'Autore poi ri petute per lungo tempo e nel le oiù svariate cond1zioni gli dc•nno ragi one a l'ileoer·e clte la quamita di colibaci lli contenuti io un'acqua è in rapporto col suo inrtuinamenlo e che per cò n5>e ~wen za l'anali!'i ba ltel·iologica delle acque deve preoccupar!'i più dell'abbo ndanza più o meno grande d1 questo bacillo che della presenza pu1·a e sem plice. Una questione che pure é stata dibattuta dagli autol'i è stata quella di v edere quale importanza abbiano certe a ssociazioni microbiche del colibacillo. Anche Petruschky e Pusch diedero una cet•ta importanza a questo fatto nel St>.nso che col melodo çlell'arricchimento delle acque usate pet· la t·:cerca del .bac!llo t.11lco ndle acque !'i ha anche lo sviluppo del b. coli non solo ma io gener e di tutti i batteri ter motilì ì quali all' iufuori dei rari bacilli del fieno e del b. radicosus, sono il &. coli e il b. J aecalis al,ca l(qenes; per questi autori pet·ò il b. coli resta sempre il più impo1·tante. Il Vincent in tale q t1estione é ptu decisivo. l bacilli t er·motìli pr·esi nell'assioma hanno bensi un certo valore, ma la ricerca esclusiva dei tet·mofili ha l'inconveniente di trascurare i g ermi comuni della pulr efazione e della fer mentazione ammoniacale pei quali la temperatura eugenesica di sviluppo é compresa fra l'i" e 25°, quali sono il b. flao rescens , liquefaciens e non lù!tu:f'aciens, il b. termo, il b. janthinus, alcune specie spirillari, i ger mi anaerobi Tutti questi germi hanno molla importanza nel giudizio igienico sulla qualità di un'acqua; però le ri cerche dell'A. a vendo dimostrato un11 costanza d i ll'isultati grandissima fra l'inquinamento per oper·a. di questi germi e l' in.qui-


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RIVISTE CENERALI

namen to pe1· opera del b. coli, ne viene di conseguenza che la ricerca di questo germE', del res to molto pii.t semplice e più facile, è più che sufficiente a dare un giudizio. Vi sono allre fJUestioni i11 ·proposito dAgne di s tudio, p. es. qual' é la pro-· porzione di questo g~rme compatibtle, con un'acqua di buona qualità, qual' o:) il limite al disopra del quale essa é cattiva, al disotto del quale essa é potabile, ma tali q11eslioni, come ben s i comprende, dipendono dallo s tudio cornpara~i vo dì molte acque, da molle a ltre cons iderazioni di ordine igienico ~e n e­ rale e in gran parte dalla pratica del ricercatore. Resta ora a vedere rrual'é la metodica opportuna per fare questi sa llJli. A tale pt·opo~i to passeremo in rivis ta i metodi usati dai principali ricercatori di cui s i é parlato finora. Petru~chk,v e Pusch procedono in f)uesto modo: lratlasi di esaminare un'acqua con probabilità molto pura. Si usano allora per le ricerche le divt?rse quantità d'acqua 100 eme., 10 eme., l eme ., O eme., a ggiungendo per le prime l'uguale quanti là di br·odo nutritivo, per le ultime unl! qua ntità maggior e; si mettono àl te:·mostato e dopo 2~ ore s i osser va. Se i campioni l eme . e 0,1 eme. sono comple tamente chiari, il cam pione 10 eme. intorbidito, s i di1·à che l'acqua ha· ti titolo termofìlo 10. Questo però non corrisponde ancore a l titolo del b. eol i;potrebbe trattarsi, p. es., della presenza dd! bac illo del fieno. Allora si fanno semine in piastre dPi due primi campioni; se si trova che in 100 eme. il b. coli è ancora dimostrabile, ma in 10 non più, s i dirà che l'acqua ha il molo del b. coli 100. Sé si tratta di acryua molto inquinat.a (acryua di fiume, di sta~no, acqua cloacale) s i dcvd diluire il campione per determinare questi due titoli. In tali casi s i usano tre matracci Erlenmeyer i quali c9ntengono esattamente 50 eme. d'acqua sterile. Nel primo si mettono 0,5 eme. dell'acqua in esame. Di ques te diluizio ne s i mettono 0,5 eme. nel ~econdo matraccio e cos ì di que!:'ta seconda diluizione 0,5 nel terzo. In questo moti() s i hanno le diluziooi 1 : 100. 1 : 10,000, 1 : ·100,000. Ora si fanno in tubi d'assa g gio comuni con brodo steril~ le seguenti semine: · l. di acqua diluita . . . . 1,0 e O, 1 eme. 1,0 e O.t >> 2. della dil uz10ne 1:100. . 3. della diluzione 1 : 10,000 . 1 ,O e O, t » 4. delia diluzione 1 : 100,000 1,0 e 0, 1 S ono necessarr quindi 8 tubi d'a ssa~gio i quali successivamente conterranno quantità d'a<'qua da 1 eme. fino a 0,000000 1 eme. Si m~ltono alla stufa , dopo 24 ore !'i esaminano. Se e intorbidata, p. es., la serie da 1,0 fino a 0,01 si dira che il titolo ter·mofì lo é O,Ol. Si allestiscono ora coi due tubi 0,01 e 0,1 le piastre giacchè in uno d1 quel'li si trove 1·à certamente il colibacillo. Se si trova solo nel tubo 0,01, si dirà che anche il titolo del b. coli é 0,01. Nelle acque fortemente inquinate questi due titoli quasi sempr e si co rris pondono . Il Gauliè prefe risce il metodo Llel P arè il ryuale consiste nell'aggiungere a ll'acqua sospAtta una piccola quantità di brodo nutritivo ed una proporzionedeterminata d'acido f,mico per metter·e ostacolo allo sviluppo di un ~ran numei·o di germi saprotlti senza nuocere olia sviluppo del b coli e germi affini. La tecnica é la seguente: in un matraccio sterile si versano 100 eme. dell'acqua da analizzare, si aggiungono 15 eme. di ht•odo e 2 eme. di soluzione fenicata al5p. 100; si pone alla s tufa a 37•. Prodottosi l'intorbidamento, si seminono con un'ansata di questo liquido due tubi, uno contenente 8 eme. di brodo-


RIVI STE OE::-!ERALI

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ordioo.rio, un altro conlcnouto brodo con ag~iunlo. di 4 gocco di soluzione fenicata al 5 p. 100. Si mettono questi due tubi in let•mostati e vi si lasciano 6 ore; dopo, sia o no il liquido intorbidalo, s i seminano con un'twsa la ùellubo fenicato due altri tubi, l'uno di brodo ordinario, l'altro di bt'Odo fenicato. Si pone al termostato e si attende l' intorbidamento. Questa terza generazione sarà seminata s u piastre di gelatina o di gara nutritivo per ouenere l' isolamento del b. coli o delle specie vicine e si procederà all' identilicaziooe dei germi. L'A. segue questa tecnica, ma in luo~o di opera re su 100 eme., opera su volumi decl'escenli da 100 eme. ad 1 goccia addizionali sempre con quanlita di acido fenico pro porzionali alla quanlità del liquido. Da 100 a 10 eme. si fa lo stesso per la quantità di brodo aggiunto all't~ equa ; a par tire per ò da 10 eme. si mettono tutte le quantita d'acqua sempre in 4 eme. di brodo per avere un volume di liquido sufficiente alla dimostrazione dell' intot•bidamento. Inoltre per ogni volume d'acqua si ripetono due o tre saggi per mag;.:iO!' sicut'eJ;za. I n genere con ques ta tecnica sarà snffìciente operare s u 100, 10, 1 eme. e 1 goccia quando si lraLli di un'acqua di cui s i fa per una sol volta L'anali.3i. Che se si vuoi seguit•e per un lungo per·iodo le variazioni di un'acqua circa al s uo contenuto in colibacilli sarà pre feribile operare su tutta la serie. La tecnica che propone il Vincent é anche piu semplice. In un certo numero di tubi di brodo fenicato al O,i5 p. iOOO s i n~giun gono con una pipetla ben turata 1, 2, 5, 10, 15, 20 ecc. gocce de ll'acqua da esaminarsi. Per quantità di acf)ua piu considerevole '3 i usano dei matt•acci nei q uali si versa in propo t•zioni ugua li il brodo c l'acqua da esaminarsr e'nei quali s i aggiunf{e la soluzione fenicata al 5 p. 100 in ra2ione di una goccia per 2 eme. della mescolanza. Si agita e s i pone in ter mostato a 41°. S i esamina dopo 12- 18 ore. l tubi o i matracci rimas ti chiari non contengono il b. coli. Quelli intor·bidati lo possono contenere. Si fa subire a queste ultime colture , se è nect'S~ar·io, un secondo passaggio in brodo fenicato e si fanno semine nei mezzi usuali pel dilfel'enziamenlo del germe. Supponendo che un tubo contenerrle 1 eme. d'acqua a bbia dato il b. coli e che i tubi seminati con una quantità minnre non si sieno in· lorbidati, si pott·à con una cel'ta probabilità ammettere che il !Jacillo esiste allo stato di unilà, in 1 eme. d'acqua . E' facile con una pipella per semina misurando 30, 40, 30 gocce nel cenlimelt·o cubico. giungerA ad una valutazione esalta del b. coli contenuto in ciascun cen tirrielro· cubico d'acqua . Tutti f) uesll metodi pos~ono all'occasione servire benis:;:imo. Ci sembra per ò che l'ultimo sia il più semplice e ~picciativo e perciò lo raccomandiamo in modo specrale. Resta ora a dire qualche cosa sulla diagnosi ballet·iologica del b. coli. E' necessario r icorrere a tutti quei mezzi tratti dalle r·icerche col turali e biologiche i !Juali si impiegano generalmente per questa Jiagnosi 1 A scqpo pratico non sembra sia ciò necessar io. Gli stessi P elt'uscltky e Pusch dichiarano che quando si ha a che fare con un bacillo che intorbida il brodo, che non fluidi· fica la gelalina, che fa ferme nlare il g lucosio e il lattosio con forma1.ione di acidi e di gas, che colora fo1·temente la laccamuffa in rosso, si hanno in mano surtìcienti prove per dire che s i tralli di b. coli. Forse questa affermazione così come é posta é un po' troppo recisa . Diremo piuttosto che quando sono presenti tali ca ratteri, si tratta dì germi del gr~tppo d el b. coli. Sappiamo benissimo quali e quanti sieno le vat'ietàdel colibacillo e quanto finalmen te siano variabili gli stessi caratteri funzionali che servono &d identificare questo germe.


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RIVISTE GE:-IERALr

Siccome però questo fatto nella nostra questione non ha un~;~ grande i mportanza, cosi ci contenteremo di d1mostrare colle ricer·che suddelle, alle fJUali S I può aggiunge1·e qualche altra prova come la coltur a su palale, la r eazione dell'indolo, la coagulazione del l alle, il comp01·tamento speciale nella Sl"l)uzione zuccheri na di Barf'iekow, la prova d ell'ag~ZlulillOzion e ecc., ch e si tr·atta di un germe nppartenente al gruppo dei colibacilli. A lcuni autori hAnno pcni".alo anche di fondare una diagnosi di origine del b. coli sulla virulenw del gPr m e. A tale scopo, come ha ratto il Blachsteio, si può far·e l'inoculazione intraper itoneale del germe estr·atlo dall'acqua, con siderando come sospetto quel germe che mostra d i esset·e virulento. L'osservazione pero mostra che m olto di frequente il b. coli ottenuto dalle materie fecali poco o nulla virulento. Le esperienze inoltre del Vincent aVI'ebbero dimoSll'alo che inoculando sotto cute alle cavie un gran numero di campioni di col tbacilli d'acqna di dive1·sa natura, non esiste alcuna relazione tra il grado di inqqinam ento di qnesle acque e la virulenza del b. coli isolato. Questa r iceJ·ca co1-rispor~dt>rebbe a quella proposta fin dal 18!!0 da G. Roux, elevata a metodo dal citalo Blanchstein, e seguita da Pouchet, Levy e Brun, che tend e a dimo~trare il cosi dello coefficiente balte rioto.~sico del l'acqua. Questa t•ice1·ca per ò che il Vinc~nt ha limitata al b. culi già i::-'Oiato, consiste nell'inoculare in massa la coltura dei ~ermi t1·ovali nel peritoneo delle cavie, nell'or eccltio del coni l'lio, sotto cute nel topo, nel segui1·e la cu rva termometl'ica degli animali inoculati, e se l 'animale muor e, n el fare colture isolanti per ottenere in collur·a pura i ~ermi o il ge1·me palog-eni. La ricerca del coefficiente batteriotossico cosi come è stata òecrilla ,·ar·ia da quel la studiata dal Vincen t che si potrebbe chiamar e ricerca del coej(tciente colilossico in quanto che si estende all'insieme di tutt.i i germi coltivabili col colibacillo; esso può esse1·e quindi un buon complemento alle ricer che !'lUI titolo teJ•mofìlo delle &Cf'IUe pr oposte da Pclrusrbky e Pusch. Anche quP-sla ricerca può aver e certamentl} il suo v alor e e per quello che la nostra esperienza in propO!:il.o ci inst>gna, ci sembra m er iti una 0onsider·azi one maggiore di quella che non abbia avuto fin d'01·a.

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

·0. M liLL ER ed R. INAOA . - Sull'azione dello lodo nell'arterlo -•olerosl. (Ce ntralb/rctt fù r d t'! meriicinisclien V\lis~en.~clw.ften - n. 2, 1905). Secondo Romber g- l'azione dei ~ali di i odo non si e<'plica sui vasi, ma su l san!;ue. La vischiositù del sangue pe r l'uso dell'iodio diminuisce g- r~:~datamente; esso diviene piir facilmente scorr·e\·<,Je. Dnlle eseg-uile ricerche sembra e>'clusa un'influenza del sier o, s i può invece pen~arc ad un'azione sui generatori della fibrina o sugli elementi del cot·po. Sei'ondo la formola di Poiseuille i'On la dimi-' nuz10oe della visrhiosiLà aumenta in eguale pr•oporzione la velocità della corr·enle sanguigna. In basP. a tali conosi'enze, i sali di iodio spiegano un'azione efficace sapt•a i disturbi incipienti, r he dm•ivano pr•incinalmenle dal sangue, ma nei quali mancano anco:·1:1 profonde IAsioni anatomiche d~> gli org1mi, per es. nei tanto frequenti inizii dell'ar·ter·io- sclerosi cerebr al e, eire po~son o manifestarsi con il f]Uadro della oevrastenia o di anor·milli fenomeni p~ich i ci, inoltre nell' anyina pectoris legger·a e di media gra vezw, nella debolezza cardiaca di grado mod~::r·ato con manifesta di~pnea dopo mo\·im('nti, talora anche nell'asma ca rdiaca e • nella elaudicatio intermiìtens. Per ro~gio n gere la desiderala azione bastano modiche dosi, da 0,:3 a 0,5 g rammi di ioduro di pota~sio n di ioduro di soùio, che sono per lo piu ben tollerate eliminanrlo dall'alimentazione sostanze e bevande acide e facendo uso contempol'aneamente di alcali. Le ricerche nei >'ani e nei malati con tali dosi di iodo dimostrarono come dopo 10-f.l, giorni, si ottenga una con~iderevole diminuzione dell't~ltrito intemo del sangue. C. SPORZA,

Slntomatologla 4ella • olero•l aortlo&. die merlicinischen W!SSenschajcen, rr. l, 1905).

A. BrrTORF. -

(Cenl rallllalt .fiir

L ' autore si occupa della sola scler·osi, della pareti dell'aorta, escludendo i -vizi valvolari aortici che ne der·ivano, le malattie del le arter·ie cor·onarie e le complicazioni con la nefrite da arterio -~>clerosi. L'autore ~>i adopera per insegnar·e a diagnosticare clinicamente le due specre di arlerio->'cler·osi anatomicamente note, cioè la diffusa e quella a focolai. Coi r·aggi Rònt;:ren si possono nel miglior modo confei·mar e le diagnosi, dedotte da tutti gli altri sintomi. Con l'ascoltazione si rivela il secondo tono caraLteristico dell' ~:~orta, il quale per ò si manifesta soltanto quando contemporaneamente é modificata l'elasticità delle pareti dell'aorta stessa, per la maggiore distensione dr essa; daliA stessa cau!'a dipende pure il pr·imo tono olluso, spesso assai debole. Un rumore sislolico sull'aorta si osser va nella sclerosi a focolai isolati, per l'irregolare alterazione dell'elasticità. L'A. riporta quindi un pros!'elto statrslko d i 5i casi di sclerosi norlica genuina; il r·apporto di frequenza fra la forma diffusa e quella a focolai è di 3~:20. Sembra éhe nei sifilitici in gener·ale l' ortel'io- sclerosi si manifesti :10 anni prima che ne~li altri. A!'!sai frequentemente si osser·va un color·ito pal-


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RIV'JSTA MEDICA

lido del viso, ed anche cener ino; relalìvamente frequente ! i nota l'adiposità. frequentissima è la differenza delle pupille pm·chè sia conser vAta l'attività riflessa (Non è chiara l'alterazione del simpatico quale causa delerminantfl). Frequentemente esistono pulsazioni anormali alle succlavie, alle carotidi e al giugulo, come pure flebectasie a lla parete anler·iore del petto. Degni di nola sono i segni dell'enfisema polmonare; frequentemente esiste ipertr ofìa di cuore. La funzione cardiaca è più alterata nei malati rli sclerosi a focolai isolati che in quelli a forma di/fusa. L'aumento della pressione sanguigna s'incontra in ambedue le fo r me in m0do quasi egualmente frequente. C. SFORZ4 . G. PALUM Bo. - Ball'lDfiuensa dell"ereslpela ln stati morbosi preemtentl. (Giornale i nterna;ionale delle Scien~e mecliche, marzo l 905).

Di nessun morbo fatalmente progr·essivo, di nessuno stato patologico disperato mancano esempii che non abbiAnO subito favOI'evoli modifìcazìonì da un intercorrente infezione eresipelacea. Da ciò la sieroterapia del cancro con culture pure di slreptococcbi dell'eresipela, quindi il siero del Coley nel quale alle tossine dello str·eptococco della resipela vennero associate quelle del bacillo prodigioso, onde aumentarne la potenzialità. Mentre i risultati ottenuti con tal metodo sono spesso conlraditlorii, venne invece rigorosamente constatata la favorevole iufluenza dell'eresipela in alcuni casi mor bosi gravi, ed alla numer osa statistica in proposito, l'autore aggiunge una sua osservazione che flnol'a egli ritiene per la localizzazione anatomica e per l' infermita guarita, aiTa~to nuova. T raUasi di una giovane ammalala di poliorromenile di natur a tubercolar e, che contrasse er·esipela alla cicatr ice ombellicale, nella quale riscontrassi ben tosto rapida diminuzione del volume del ventre per· riassor·bimento di liquido e dopo una settimana, al cessare del processo febbrile, osservossi scompa rsa del versamento esistente in ambo le pleure, ventre di volume normale, senza traccia di liquido, mentre, alla palpazione, avvet•tivasi invece un ammasso flb rino~;;o neoformato e raggrinzato sul pachelto intestinale. Ritor·nato ben tosto l'a ppetito, aumentate le forze, migliorata la nutrizione, l'inferma lasciò l'ospedale in condizioni lodevolissime, circa un mese dopo la comparsa dell'eresipela. L'autore ritiene teatta1·si di uua specie di sieroterapia naturale legata al micror·ganisrno stesso produttore dell'eresipela, in virtù della quale svaniscono s uppurazioni, ingorghi ~landulari, asc~ss i, pel'iostiti ecc., mentre tratt.todosi dì combaLtere unicamente mali fondamentali come ad esempio il cancro, l' infezione eresipelatosa aggrava le condizioni e precipita il malato. G. BERNUCCI. Albumlnarle gravl e glloosurle da tattoa. di Clinica Medica , n. 17, 1905).

G. Goasr. -

(R ivista Critica

L'autore ebbe ad esaminare, dopo una cor·sa podìstica di circa 30 chilometri,. selle dei corridori dei quali quattro erano solùnli di un battaglione alpino. Tult~ manifestavano evid~nti segni di stanchezza con crampi alle sure, traspirazione superficiale, polso piccolo e frequente. Le m·ine loro, sottoposte a d esame, rappresentavano lutto il lavoi'O renale durante la corsa, avendo tutti orinato-


RIVISTA MEDICA

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prima della par tAn7.a ed una secondA volla soltanto all'arrivo, emetlenilo l'orina in e'Same. T rovò nelle sette orine esaminale all>uminaria intensa, glicosuria, sedimento. L'albuminaria variava da 0,50 a 2,50 p. mille, accompagnala ed elementi del sangue, a cilindri jelini, granulosi ed epiteliali, albuminuria dovuta certamente alla fati ca, senza che es istesse ver una alterazione r enale, scomparsa completamente dopo pochi gior·ni. Le glicosurie transllorie invece, osservate da!l'autore nei sette suoi esaminali, rappresenterebbero i pr·imi casi di glicosurie da falica studiate da medici e fisiologi. Il glucosio riscontrato var·iava da un minimum di grammi 0,0;) ad un maximun di ~rammi 0,50 p. cento. Spiega tal fallo la teor ia dello Schupfer che asser·isce come ogni eccitazione forte, improvvisa, paralizzante od eccitante sul sistema ner voso, da qualunque punto essa parta, possa provocare glicosur ia, e coi fenom eni di eccitamento e di esaurime nto rilevati negli esaminali durante e dopo la corsa, onde la r e gione bulbare dovette sottostare a maggiori stimoli dalla periferia e dai centri, esistendo nella midolla a llungata il centro Ji eccitamento dei moti del cuore, il centro respiratorio, il centro dello sforzo ed il centr o vaso-costrittore che è a ppunto quP.llo cui si attr1buisce la glicosur ia che s uccede alla puntura del quarto ventricoln. Tali centri vennero eccitali in via auto:-nalica, r eflessa e cerebrale; ed avendo lo sforzo ecceduto la normale resistenza degli individui, alla eccitazione eccessiva dei ce ntr i bulbari devesi attribuire la glicosuria. Aggiungas i l'azione delle tossine da fatica, che non puossi escludere abbiano avuta una qualunque azione !-~ulla funzione glicemica del midollo. G. BERNuccr G. MERtGGJO.- L& todogelatlna. Solavo nella aleroalte multipla tuberoolare. - (Giornale Interna• ionale de!le scienze meclic!te, marzo 1905).

Tratlasi di un giovane colpilo pdma da pleur ite destr·a, quindi da pleurite sinistra, che mano mano asc:uns.,ro un decorso manifesta.m ~nte tubet•colare, complicate in seguito da peritonite, con febbre continua e scarsa diuresi, infermità che durava da cir·ca selle mesi, curata, oltrechè con la cura sintomatica, con le iniezioni iodo-iodurate del Durante e con altre di iodipina Mel'ck, senza notevole r isultato. Da ultimo si rborse alla iodogelalina Sciavo praticando 50 iniezil)ni della stessa, inietlandon e ogni volta 5 centimetri cubici corrispondenti a 10 centigrammi di iodio metalloideo, quindi in totale 5 ::rrammi di iodio. Mentre prima eransi dimostrali poco efficaci tutti gli altri prepa1•ati iodici, la iodogelatina manifestò tos to la sua bene fica influenza specialmente s ulla perilonite in cor·so, essendo rapidamente scomparsi i sintomi acuti perilonali ed aumentala notevolmente la diuresi, che da 500 eme. giornalier i, sali · a 1300 e perfino a 1800. Con l'aumPnto de lla diuresi procedette di pari passo il r iassorbimento dell'ascite e la riduzione moll•l notevole degli a ssudati solidi, mentre di pari passo migliorava lo stato generale. Pari efficacia non manifes tassi sulle condizioni pleuriche; però il non essersi manifestata un'acutizzazione del pr ocesso pleurilico da un lato o dall'altr·o o da. ambedue le parti contemporaneamente, r itiene l'autore, debbasi riferire all'us o dell'iodogela tina. Rep•1ta che soltanto all'uso della ioclogelalina Scia vo, nell'ammalato in parola, de bbasi attribuire un miglioramento tanto cospicuo da sembrare g uarigione, in una malattia per tanto tempo ribelle alle piti ener•giche e persistenti cure. G. llERNuccr.


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BsA:-~co-.;~.- Olroa aloune dtfftooltà dlagno•tiohe In un ouo dl le•lone

del mtdollo •plnale. - ( The Journal or ,\lPn/al PalliolOt}fj, vol. V I , Il. 1-2).

B' un cas.o cl111ico mollo inlet·ess;anle per le diftìcoltà diagnos;liche i nlorno allo natut·a e allo s.e•le della molallia, potenclo<>i avt>re a cho fare con una pat'aplt>~ia i~terica od or~an ica, eol in quesl"ullimo cnso potendo e"SPt'e una le!>ione di nHlut•a ~:~i(ì)itico o tuiJE>rctrlare, e r isil'dere nelle ver tebre, nelle meninl!i o nrl m tdollo !'l6!>!'iO. Un rtiovonEI con J>r••cP-dt>nti familiari nevropolici e tubercolari, l' per.~onal ­ mente ~ui !>OIJ',•rente di qualche sin~omo isteri co, prese parte ad nna !<('duta ipnoticA tr nuto a scopo d: pubblico spettacoln, e nella quale egli fu intlollo in uno ><Lnlo di !'<rtf.(l.(•'!>lionnhi lilà per cui gli si fece, fra l'ollr o, mongiaro o trovar gradevole una candela di so.~o, dicendogli che et·o pane, e lo si reco muover e a piac.•r e dell'tpnotiz·tntot·e, s;fìdandolo a fat'<" il conlr·ario. Dopo nuesl"ullirno e~peri mt•nlo l"indivirlwl si "enti esauri to, ed il ~tor· no "egueute avver ti debolezza l!!'uerale o dolor e nella parte inferlot·e del trc>nco, che aumen tò semrre più nei ~tornt !"UCrC!"!!-ivi pl'r 1iue mec;i ClrCtL Al let·zo mef'O cominc:ò a !"Offrir e di rormtcolin ed nll re forme par estesiche negli ar·ti infer ior1, m culc'e la debolezza AUtnt>nlRva sempre più in essi, sino a divenire una complelfl par·ahsi in rJuestA ~I>'><"'R ep H:a. Contem poraneamente s• aveva prima par·t>-;i e poi par·alisi della v..scicA e del r cUo. Pnrù clopo si vet·ifìcarono attacchi con,·ul:eivi c.li nalura pret· temente i!\terka, ed epr,.odi• di bre,•e durata di sor.lltit ed afasia. L e curt> autrc;terkhe e la sul!ste<.lione ipnotica rirnA"PrO inefficerr. Cu·ro venti m ... !->i dopo dei primi falli rinn~rmo fu collo da pleut·ite essudnliva dec;tr·a. e c•)nc;ecuth·amente tfo tubercolo;:i polmonare che lo por lò r apruamentc a rnortr. :--:on fu fnlla autopsia. Qufllvio il pazient e venue sotto l'osservazione c.lell'aulorc, pr esentava i se · guenl i falli: Anrl'lesia completa di tutta Il\ parte ;nferiore del cor po, arrestantesi con uno l111ea netta di demarcazionP. a livello dell'appeodica ensiforme e dell'ultima verlebrtt dorsale. Pat·alisi fla ccida degli at•li inferiol'i, par alisi della vescica e del retto, i mpoten7.1l A"Cnit.ale; Aholiz10no della r eazione eleltl'ica anche alla corrente gal vanica; Aboltziono d••i r rfl el'!"J epigAstri co, addominale, cr c maslet•ico, anale, pPr ineAle, !!luteo, pateliAre, achilleo e piantare; Edema d~>glr 81·ti inferiori; i\ lrofìa l'apitlamente pr ogre!<siva di rruMli; B r·ovi JH'ri orli di inco;;cieoza, seguiti da torpore mentale. Il m odo ontle ebbe rnizio 111 malattia f> più proprio delle paraplegie funzionali ts tcriche; nla i falli obbiettivi presentati parlano più in favot·e di lesi oni orfò(anichc. N l'lln paraplt>gta isterica non vi é qu11si mai pa1·alisi della vescica e dtll r etto. L'atr·ofia muscolare nell'isterismo vrene lar di ed é sem pr e lenta,


RIVISTA DI NEVROP..l.TOLOGIA

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mentre qui fu precoce e rapida. L'eccital.>ilita el ettrica, s pecialmente la galvanica, nell"isleria o persisti?, o è solamente indebolita, mentre in 'Jue«lo ca so era abolita del tutto. La mancanza dei l'ifl es~i tendinei e cutanei e l'anestesia si può avere tanto colla natura OI'ganica della lesio M quanto con quella funzionale, ma nel caso in discussione depongono in fsvore della lesione org anica il dolo1·e, J'ipereslesia, il torpore ed il formicolio precedenti la plll'alisi. Jnullre l'ane!'O lesia isterica che invade un arto si arres ta d'ordinar io alla t·adice di fJU esto. e non va oltre come in questo caso. Per tutte queste ragioni l'autore ammette che la malattia fosse dovuta a lesioni mater iali. La l"ede di queste è tìs:>.a ta dall'autore a livello della po l'zione inferiore della regione dorsale ed alla rPgio ne lombare, per· la paraplegia flaccida con abolizione dei l'ifless i tendinei e cutanei, ;>er l'ane stesia che si ar!'estava all'altezza dell'appendice ens iforme, per la partllisi della vescica e del retto e l'impotenza sessuale . La lesione er·a ce rtamente di natura tubercola re, per la conse!!uli va alfezio ne polmonar·e, e per i precedenti familiari d ell' infer·mo, mentre non vi erasospetto di sifilide né in lui nè nei suoi a scendenti. La tuber·colosi non aveva interessato le ver·tebre perché fino alla m' >rle non vi fu alcun sintomo del morbo tli P<Jll. Parimenti si può escluder•e la mening-ile tubercolar e non essendovi sintomi di irritazione delle I'adici posteriori sotto forma. di dolori ne vralg ici irradianti, né dolori loC\alizzali al sacro e al dorso che aumentasser-o coi movimenti o colla pressione di f!Ueste parLI. Inoltre è raro che la meoingile s i es tenda a tutta la periferia del midollo, come avrebbe dovuto essere in questo caso, ed é più frequente invece che offenda una sola parte di esso, dando luogo alla sintomatologia di Brown Sequord che quivi mancava a ssolutameute. Né vi erano i sintomi di tumor·e rachideo es tramidollare, il quale se fosse stato nella r egione anteriore avrebbe dali sintomi di it•r1tazione delle radici • posteriori colle caratteristiche nevralgie , se fosse stato nella 1·egione anteriore· avrebbe dati sintomi d'irritazi'Jne motrice fin dal princ1pio. Resta dunque l'ultima possibilita, ammess a dall'autore, quella di una tubercolosi del midollo, non solto for ma di tumore lubercf'lare, fullo abbasl~nza t•at·o, ma di disseminazione di tubercoli nelia parte inferiore della reg io ne dor sale c nella regione lombare del midollo A. MEr..f:. RAY.\t OND e GuJLLAIN.- La nevrlte a•oendenteoon•eoutlva all'appen4tolte.

- (Bemaine M edicate, 22 febbraio 1!)05).

Non é frequente che si p01·li di sintomi riferentisi. al sistema nervogo nel corso dell'appendicite; è interessante perciò riassumere brevemente il caso riportato dagli autori, nel quale si ebbe una P!lraplegia in evid:mte l'apporlo di causalita con un'appendicite precedente. Un indrvlduo, in seguito ad una s er·ie di attacchi di appe ndicite, presentò fsnomeni di nevrite del nervo crurale, .e successivamente dell'otturatore e dello scialico, con atrofia dei muscoli inner vati da e;ssi, prima a destra e poi a sinistra. Il decorso e le fasi dt questa alterazione coincisero perfettamente coL decorso e le fasi dell'appendicite, avendosi miglioramento e peggioramento del-· l'una e dell'altra sempre io rapporto intimo tra di loro.


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"'.~.

RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

La filiazione di questi sintomi s i spiega perfettamente coi rapporti topografici dell'appendice colla origine della inne.rvazione de gli arti. Il primo aUttcco appendicolare fu se~uito probabilmente da psoite e da infezione del nervo crurale per contiguità e continuità . Facendosi str·ada attraverso gli spazii linfatici del nervo, l'infezione guadagnò il p lesso lombare, donde hanno origine il ner·vo otturatore ed il crurale. L'in fezione in estese si seguito al plesso sacrale per· la via del tronco lombo-sacrale, cos tituito dalla branca anter·iore del quinto lombare, ingrossato dall'anastomosi che gli invia la branca anteriore del quar to. Una volta 'infPttato il plesso sacrale, si spiegano i dolori nei dominii dello sc1alico, ed i distur·bi paretici nei muscoli delle natiche, della regione posteriore della coscia, nella regione anteriore e posteriore della gamba ed al piede. Finalmente essendosi estesa l'infezione al midollo, si ebbe la diffusione del processo alle radici dei nervi del Iato sinistro, alquanto pii.r attenuale. I microbii e le tossine, seguendo la via d!;li nervi per gli spazii linfalici, -possono dar luogo per·fino a lesioni midollari secondarie, e questo fatto, quando fosse tenuto nella sua giusta considerazione, potr·ebbe spiegare la vera origine di molte mieliti che r P.stano spesso ine<iplicale. Questa osservazione degli autori c' inseg na che oltre alle lesioni epatiche, renali,e polmonari già nole, prodc>tle dall'appendicite, bisogna annoverare anche la nevrite tra le possibili complicazioni di questa malattia. E dimostra alLresi

l'utilità del pronto intervento cbirurgico in essa, quando si presenta con un decorso a ripe tizione , per occhè ad ogni crisi acuta di appendicite, aumentando la virulenza rnicrobica, o elaborandosi nuove tossine, la nevr ile fa nuovi passi in avanti. Se infatti si fosse proceduto in tempo .all'operazione nel caso riportato, il processo infettivo non si sarebbe esteso al plesso lombo-sacrale. A. MELE .

• LEouc. - Bulla produzione del sonno e dell'anestesia generale e looale per mezzo della corrente elettrloa. - (Annales d'electro&iologie, tome V. Con esperimenti sugli animali l'autore è riuscito a produrre il sonno colla corr ente elettrica continua. Le funzioni cerebrali sono arres tale sonza produrre dolor e, e lasciando inalterati i centri respiratorio e cardiaco. Il sonno prodotto è calmo, e può essere prolungato a piacimento, o può essere interrotto, continuando o sospendendo la corrente elettri~. Esso non è seguito da alcun effetto dispiacevole. AIJ'apr·ire della corrente l'animale ha delle contratture, ma pare che non sotir•a alcun dolore. Se la corrente é applicata in modo che, cominciando con forza minima va lentamente crescendo, si evitano le contraziol1i, e si ba uno stadio di eccitamento, analogo a quello che si ossena nell'anestesia per cloroformio. In queste condizioni il sonno tarda mollo a venire. Coll'apertura della corrente coincide di solito l'evacuazione della vescica e del retto. Nell'uomo si può produrre l'anestesia locale colla stessa corrente, applicata non alla testa, ma col catcde. sul decor so del nervo nel territorio del quale si vuoi produrre l'anestesia, per esempio l'ulnare al gomito. Un certo senso di formicolio può accompagnure l'anestesia. -A. MELE.


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RIVISTA CHIRURGICA J. BP.RTilA u x. - Della rotaslone dell'omoplata nella riduzione delle lu••a· zlonl della apalla. - (:\ rchices genera/es de médecine, aprile 1905).

L'autore ritiene che in molti casi di lussa1.iooe della spatla non basti la sola. rotazione dell'omoplata preconizzatadall'americano Boulton (Theamerican Journal oj the m edicai sciences, giugno 1901) per la rirluzione della s tessa e che a tal manovt•a occorra aggiungere non solta nto le trazioni sostenute, ma il ricacciare l'eslremita ossea spostata verso il cavo al'licolare. Pet·ciò egli enuncia un suo metodo che modifica notevolmente il primitivo del Boulton. Cosl trattandosi di lttsscuioni sotlospinose il malato vien posl0 nella posizione che sembra la piu commoda, in piedi o seduto, mai coricato, perché in questa posizione é più difficile es Pguire la necessaria manovra. Un aiuto mantiene fisso il tot·ace, mentre un'altro aiuto tie ne il me mbro lussato, praticando delle leggiere trazi•mi, ma sostenute, sul bra ccio posto in abduzione, ad angolo retto col tronco ed un po' diretto in avanti. L'operatot·e s ta in piedi dietro il malato. La mano che corrisponde al lato della lussazione abbraccia col palmo e con le rruattro ultime dita la r egione acromio-clavicolare, pet' pren·dere punto d'appoggio, me ntre il pollice, posto più. pr ofondamente che è possibile sulla testa dell'omero, pr·eme s u di questa estt•e mità ossea in rpodo ùa spingerla infuori ed in avanti ver·srJ 111 cavità articolare. L'altra mano prende forte mente l'angolo inferiot·e dell'omoplata, col pollice sul margine a scellat·e e lo altre dita s u quello inter no e s pinge quest'angolo verso la colonna vertebrale C!Uanto occorre per t·idur·re la lussazione e per quauto lo permette la mobilitil dell'articolazio ne acromio-eta vi colare. Le due mani devono agir·e contemporaneame nte o nde condurre le due superficie arti..:olari ad incont!'ars i. Tr·attanùosi di lttssa:ioni sottoglenoiciee, sottocoracoidee ed intraeoracoidee, il malato può essere seduto o coricato, ma gia mmai in piedi. Un aiuto fissa il torace, mentre un allt·o te nde ii membro lussato praticando · delle trazioni leggiere ma sostenute sul braccio pos to in abduzione e ad angolo r etto col tronco. L'oper&.tore può dare al braccio una posizione differente, se la crederà favorevole, ma le tl'azioni devono sempre esser fatte nella direzione dell'ass e omerale. ' Se ti malato è seduto, l'operatore s ta in piedi dietro lo stesso. La mano c he cor risponde al lato della .lussazione deve esser posta in modo che il pollice prenda punto d'appoggio sulla volla acrornio-clavicolar e e che le altre qua ttr·o dita coprano in cer to modo la testa dell'omero. Le dita poste sulla tes ta dell'omero devono respingere quest'estremità os!>ea in alto e più o meno infuori, secondo la varieta di lussazione che devesi r idurre. L'altra mano impugna fortemente l'angolo inferiore dell'omoplata, col pollice sul margine ascella re e le altre quattro dita sull'interno, spingcndolo verso la co lonna vertebrale, come


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RIVISTA CB.IRURGICA

per la riduzione del le lussazioni soltospinose. Nalur·alme nle le due mani devono· parimenti a g ire co ntcm pora nenmente. Se l'infermo é coricato rlevesi soltanto cambiare la disposizione della mano che deve ruotare l'o mophlla. Cosl potrassi collocare tal mano nell'as.:ella o ppure dieleo la spalla. s~ si introduce nell'ascella, il palmo deve esser rivolto verso la par·ete tor acica e le estremita delle quatleo ultimo diLa poste s ulla pari e inferiore de l margine ascellare delromoplala, s pingendo indentt·o l'an~o lo inferiore dell'osso per s postarlo vet·so la colonna ve rtebra le. Se vuolsi far a srit·e la ma no indie tro della s palla s'impug na l'anf(olo inferiore dell'omoplata con le qualtr•o ullime di ta s ul marg ine ascellare ed il pollice s ul mar·gine interno s pmgendo l'angolo infel'iore dell'omoplata inde11tro ve 1·so la colonna vertebra le. Tale posizione del la ma no dietr·o la s palla parve all'autore finora la migliore, potenclosi, po!=<sondo la ma no dietro il uot·so, impug na re solidamente l'angolo scRpolat·c P: por tAI'lo inden tro verso la colonna ve rtebrale . Nei cas i d r lu>;sazione in basso ec.l in ava nti é ~em pt•e pt•eferibile di fare la· r iduzio ne col malato cori ct~to, poterlllosi cos·r agire più comodamente ed e vitando una possibile sincope. Durante la mano vra di cooptazione delle s uperficie articolari, cllP s i esegue fa cenJo ruolRI·e l'omoplata mentt·e contem por·a neamente :::i s pinge la testa dell'omero verso la cavità glenoidea, si avvert e, m olto 11ettamente , quest'es tremità oss ea t•ienlt•are pro:zressivamente nella cavita articolare e scom parire la· de pr essione solloacromiale; al lora si a vvicina più o meno bruscame nte il braccio al torace ave ndo cura di pone il pugno nell'as cella, per evitare lariproduzione dello sposta mento arlicolar·e. Concludendo, la rotazione della sca pola ha tale importanza da reuderla necessaria per la riduzione di tutte le varietà di lu,.sazione della spalla. Aggiunta a bre vi tra zioni sosteuule dell'arto lussa to, facilita grandeme nte la riduzione non determinando per· sé s tessa che lie vi tollet·a bilissimi dolot•i, mentr·e rende inutile ranestesia gl'ne rale del luss ato, a rh)Slt<sia che me ntre dà il rilassamento dei muscoli espone allu mot·le l'infermo, più che per qualurrque altra o per·azione. (1. BERNUC Cl.

M. MARCIIAJS . - La cura delle vadol mediante l a marola.hòpitaua:, 190~. n. 136).

(Ga~ette des

l mezzi di cui fin ora s i dis pone contro le varici sono di una efficacia t•elativa ; il r·iposo a ssoluto in posizione oriz1.0ntale, l'unico r ealme nte utile, non é a ccettato che in caso d'accidenti acuti g ravi. Altrimenti la terapia abituale é il riposo relativo, la compr·essione e l'haruamelis , ma in tal modo non si curano le varici, b ensì le loro man ifestazioni o consegue nze. In ba!e alle conoscenze anatomo·patologiche antiche e ad altre più recen ti s ull'importanza dei movime nti. del massag!!iO, si può invece indirizzare il trattamento dt~Jle varici s u una nuo va via. Il tet·mine oariei indica una se1·ie d'affezioni diverse ne lle ca use e nelle lesioni an1,1lomiche (varici da compressione ; da fl ebile; da intossicazioni ~cn erali febbril i ; da predisposizione ereditaria per scler osi pt·ecoce, e queste sono le vère varici), ma vi è in tutte un fenomeno cos tante di cui .l'influenza s ulla evoluzione dei sintomi è iod1scutibile, cioé l'ipertens ione del s angue venoso. E dessa che s i oppone al ripris~ino nor·male delle par·eli distese che non hanno altre le"iioni [ad esempio dopo un parto), o che, a gendo su _pareti pr edisposte, ne delet·mina la dila tazione e


RIVISTA ClURORGIC.A

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provoca l'edema periva scohtre o poi l'imbibizione s ierosa diffusa dei tessuti, causa d'impotenza r elativa, di dolori nevralgici e distUt·bi troflci per iofllt!'azioni del perinervio. È dunque su questa causa secondaria, non poterodo avere ragione della primitiva, che s i deve agire, e siccome é •tovuta alla stasi sanguigna nelle vene dell'arto inferiore, l'ipertensione d~ve diminuire o spariee se s i può favorire l'acceleramento della corrente venosa verso il cuore Quando il pi~de posa a terra, l'azion~ del pe!:'O del cor_po e la coolt•azione dei muscoli plantari deter•minano una compressione <:Ielle vene profonde, il cui contenuto va in parte nelle vene !Jrof0nde de lla :;ramba, in parte nelle superficiali : la contrazione dei muscoli poster iori della gamba fa riversare il sang ue delle vene profonde di ques to segmento dell'arto inferiore e della safena e<:lel"lla nella poplilea, mentre la sufena inte rna, che non è compressa, si svuota, per mezzo d t numerose anastomosi, nelle vene in c ui il san~ue è a press ione infer·io re. Alla coscia accade lo s tesso fallo quando i muscoli si contr aggono: le vene profonde mandano il loro san~ue verso il cuo1·e, la safena interna lo scarica nella femorale . Ora nella andatura ordi naria (100-120 pass i al mroulo) questa accelerazione al cor·so del sangue avviene 6000-7000 volle ogni ora, e ciò spiega come ne i camminatori di professione le vat"ici s iano rare e fa pensare che la marr:ia, !ungi dal favorir·e le varici, pCissa ag-it·e favorevolmente contro una predisposizione e reditaria. E ~li è be n vero che l'accelerazione del sangue è dovuta a nche a certe ·condizioni anntomiche, cioé a lla disposizioue e numero delle valvole ed alla abbondanza delle flbr·e liscie nelle pareti venosa, cond~z ioni queste abitualmente difettose n e i varicosi, ma non potendo s u queste avere azione, è razionale di por tare al maa:cmum l'influe nza favorevole della marcia. Per ollenere questo intento Ot'co rre vincere le soffe renze e il senso di fatica che ~li ammalati provano nel camminare, dipendenti da l circolo più lento nelle masse muscolari, dalla compressione degli ele menti contrattili per parte delle vene intramuscolari ectasiche, tfall'mfìltramento edemato'lo in-· ters lizia le e peri muscolare; la fa tica c una sensaziane di or·igine muscolat•e e perciò conviene agi r·e sui mu!'cOii media nte il massaggio. Lo sfiora mento, prima legger o poi più forte, facilita il deflusso del sangue ve noso e diminuisce gli edemi, l'impastamento eccita e for·titìca le fibre muscolari, tanto ver o che fioo dalle prime sedulc i malati marciano me~lio. Unica contro in<:licazione al massaggio ed alla marcia è la fle bite, per la q ualfl si impone il riposo assoluto. L'autore fo r·mula cosi il suo trattamento: 1• Proibi:;ioni: a) non portar e più calze elastiche o fasciature, per tog liere ogni compressione da nnosa; b) non r estare mai r·itti in piedi nè camminare lentamente, perché i muscoli, atrofici, non sostengono e comprimono più le vene come normalmente, quindi si avrebbe un edema considerevo1e, tanto più c he si sopprime la compressionA artificiale ; c) non prendere mai bagni caldi prolungati, i quali r endono più flaccidi i muscoli. 2° Prescrizioni : a) idrolerapia fredda, allo sr.opo di tonificare i muscoli ; b) massaggio, consis tente nello sfioramento di lutto l'arto e nell'impastamento del tricipile surale e crurale. È inutile massa re le varici. Il massagg io 40 -

Giornale medico.


G26

HIVI STA OWRURGIOA

si praticherà ogni giorno per 15·20-30 giorni di seguito, e quando il tnalato potrà camminare senza fatica si sospende. ' c) Marcia, chl\ deve essere di una andatura e durala speciale. L'andatura da raccomandarsi è qrella militare, di 110-120 passi al minuto, perchè quella len ta, prolunga!!do la contt·azioM muscolare, produce effetti simili a ryuelli della stazione verticale. L'efficacia del trattamento dipende anche dalla durala della marcia ed occorre arr-ivare al piu pt·esto ad un minimum di due ore e mezzo: beninteso che que$ta marcia non deve esser e continua, ma può essere divisa la sua durata complessivo in tante frazion i quante s i vorrà, cosi per es. 5 marcie di mezz'ora, 10 di un quar to d'or11, 15 di 10 minuti, ecc. QuanJo il malato si sente s tanco deve fer marsi o sAdersi, per poi ripigliare il cammino a piccoli passi ; si arriva cosi rapidamente ad ottenere il tempo necessario di marcia senza fatica, per una specie di allenamento. l primi 3·4 g iorni il malato camminerà i ora , poi t or.a e un quarto, indi 1 ora e mezza e così di seguito, fìnch~ verso il 15° giorno le 2 ore e mezza di marcia sono raggiunte. Questo trattamento deve essere continualo rigorosamente 2·3 mes i e conviene non dimenticare che anche quando s i sia ollenuto un risultato favorevole, occorre persister·e nell' osservanza delle regole i~ieniche, specie evitare la s tazione eretta e approfittare di ogni occasion9 per fare una marcia, sia pur breve, a rapido passo. · L'autore non ha punto la pretesa di guarire le varici, di fare scomparire le deformazioni delle veoe superficia li, perché la safena interna, circondala da tessuto cellulare lasso, rimarrà dilatata, ma col suo m etodo riesce ad ottenere un arresto nella evoluzione dei sin tomi obiettivi e sopprime i disturbi profondi, dò che rappresenta un notevoie progr esso sull'antica terapia. U. RIVA. L. CHEVR!ER. - Delle lus.azlont traumatlohe della rotula. Paris, 190i).

(ThèJe de

Causa delle lussaziooi traumatiche della rotula é la forma del margine interno della !:!lessa, donde la fr~:~queoza relativa delle sue lussa zioni all'infuori. Sono invece rar e le lussaziooi int erne, dovute a Lraumatis mi oJ a sollevaroeoti interni. Le. cause dirette od indirette possono a ssociar si nel provocare gli spo· stamenti rotulei ; fra tulle ha grande importanza la tor sione della gamba, mo· tivante una distor sione concomi tante del ginocchio, mentre in molti casi s i riscontr a una predi.~poiC>izione congenita a tal genere di lussazione, dovute a speciale modo di presentarsi del margine interno della rotula stessa oJ a spe· dale impianto del quadricipite o dal legamento rotuleo. In tali a ccidenli la complicazione più importante è data dallo spandimento in tera1·tico la re. Si può otteoer·e la riduzione in silo mediant~ pressione sulla rotula, o con ma novre indirette, quali l'estensione della gamba, la flessione della medesima, più di sovente combinando questi va ri metodi. L'anestesia, nei casi un po' difficili, 1·ende facile tale riduzione, mentre non occorret·à quasi mai intervenire con metocli cruen ti. Nelle lussazioni di a ntica data abbisognera intervenire con alti operativi o praticando una parziale capsutectomia ovvero una capsulorralia .• G. B E RNUCCI .


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Il 'fondo dell'ooohio nelle aft'esioni del alatema nervoao. - (These de docto rat, Par·is, HJO~).

JEAN GALEZOWSKI. -

Di queslo layoro ver·amentd completo e del più grande interesse. non soltanto per l'ortalmologo, ma altresì per il medico gener ico, mi limito a riferire le concll.lsioni, non essendo possibile riassumere in poche ri~he una serie cosi numerosa di osservazioni cliniche raccolte nel vastissimo campo delle malattie ~el sistema nervoso. Dall'insieme dei fatti espllsli - dice l'autore- r isulta che le alter·azioni del foudo oculare sono frequentissime nelle affezioni del sistema ner·voso. Se nelle malattie funzionali - nevr osi - i disturbi visivi non si manifestano con lesioni visrbil i all'oftalmoscopio, ben altrimenti avviene nelle af(ezioni or·ganiche, in cui, siano esse acute o croniche, col piscano i centri cerebr·ali o quel li spinali, abbian sede nella sostanza bianca o nella gri~i a, oppure nelle meningi, i di!'llurbi visivi sono molto frequenti e s i pale$ano !1-:!llo stato della papilla o della retiua, L e modificazioni della papilla son dif!et·enli, secoudo che il nervo ottico è affet to da un proce!'so infiammatorio acuto o da un processo di scler osi: nel pr imo caso, v'ha una nevr ite ottica, che si rende manifesta con una congestione (papillite); nel secondo, il nervo ottico si atrofizza senza passar e per l o stadiO infiammatorio, vale a dir e per un pel'iodo di nevrite. Infine. rndlpenden'temente dall'infiammazione e dalla scler osi, la papilla può ancor a esser e mo·dificala dalla compressione endocranica dovuta a un neoplasma. Nelle allera:zioni oftalmoscopiche, che si riscontrano nelle affezioni del sistema nervoso, bisogna distinguer e tr e aspelli princi pali della papilla, i quali ~i palesano con la nevrite ottica - o meglio con la perìnevrite ottica con l'atrofia papillare e con la stasi papillare. Le malattie del midollo (tabe, ~cle­ r osi, atassie erreditarie) si manifestano spes!';O, dal luto oculare, con I' atrofia d elle fibre del ner-oo ottico. L e comp1·essioni endocraniche, i tumori cerebrali e la meningite tubercolar e, producono la stasi papilla1·e. L'encefalite di !fusa conduce ~Il' atrofia delle papi/le. Le infiammazioni delle meningi a una neorice -ottica o ad una perinevrite. Finalmente l 'all'ofla dei ner vi ottici può essere talvol ta la sola manifestazione di una forma frusta di meningite. T ROMOf:TTA. PoLATTI. -

La panoftalm.lte da baotllua aubWia. - (Annali d'o.flalmologia,

fase. 1·2, 1905). Il bacillo sottile, scoperto dall'Ehrenberg nel 1872, si trova dappertutto: nel suolo - specie negli strati superficiali - nell'ar ia, nell'acqua; e si ottiene facilmente dall'infuso di fieno, donde, il suo nome volgare di • bacillo del fieno • (Heubal!illu3). Ora, questo microrganismo cosl diffuso in natura e r i tenuto fino a .poco tempo fa come un sempl ice saprofita inoffensivo, venne dimostr ato ca-


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RIVISTA DI OCULlSTICA

pace, da recenti ri cerche, di produrre non sol tanto delle c<>ngiunti vili (Gourfein), ma di diveuire cos1 virulento da metter l'o~chio in ser io pericolo, quawio, per esempio, penetri nel vitreo cot• un f1·ammento di melallo e di pietra. Però, mentre i casi clinici dimostrano chiaramente l'azione patogena di tale bacillo, i! l'isultato de ll~ ricer·c he sperimentali dei vari autori (eccezion falla per quelle del Sitbers :hmidt) non permettono di concludere in questo seuso in modo posi tivo ; e scopo del dottor P olatti fu pr•ecisamenle quello di riprender e la partP. ::~pe rimentale, ser vendosi dell'inoculazione sia di cullure pure, sia di terra, sia dell'i11tr·oduzione nt!ll'occhio rli cor·pi estr anei arlificialmente in fettati col B sublili F:. DAlla uumerosa ser ie di ri cer che compiute dall'autore, si possono dedurre le s~guenti conclusioni gl'nerali: 1• N essun dubbio sull'azione patogena del B. subtilis proveniente dalla terra, quando esso penetri nel v1treo. 2• I l vitrei) costituisce un eccellente mezzo culturale per il B . subtilis. 3n Sicco me in nessun caso di panoflalmite da B. subtilis si trova questo m icrorgani,::mo nel sang ue, co,::ì l'exenteratio non è dannosa. t• Siccome il B. sublil i>< è diffus issimo in nalur·a e s i trova dovunque, c)n;.....,. bisogna aspettljrsi di osservare clappe r~utlo l a panoftalmite cletet·minala da esso. Se fino ad ortt non la si cons tatò che in lalune r egioni, ciò si deve al fatto che non si fecer o r.icer che oalleriologiche; o. come a L<Osanna, probabilmente al fatto dei diversi sistemi di cultura o dei diversi strumenti adoperati, i quali rendono meno fRcile la possibilità della penetrazione di terra nel vitreo insieme coi corpi estranei. TROMBETTA.

Due oasi di malattie oculari da metastasl. - (Oentralblatt jilr Bakteriolou i e, Pa rn.~itenkunde uMl l n.fektionslcrankheiten, numeri 17-1 8,

LnmRECHr. -

volume XXX. V, 190 \ ).

1• Oftalmia metastali ca da strepl ococchi. Un la voratore st1·adaiP. di 39 anni cadt>ndo riportò una contusione al lato destro del petto, che in t•ppr esso !>Uppurò. Al 13• giorno dopo la cRduta sopr·av venner o VIOlenti fenomeni morbosi in un occhio, che richiesero l'enucleaziorie del bulbo. Esaminato atlen tamentt• il globo ocula r e, si os!"ervò un accumulo d i masse pu rulente nel vitreo conpiuoto a distacco della r etina. Con l' inrlagine microscopica si potè ril e vare non nella parte illtP-r·na ma ai margini del pus uno spesso intreccio di fì!amenli di streptococchì. 2• Picco! i foco lai metRs lalici coroidei da stRfl lococchi. Un gio vane si ammalo con fenomeni di ,::epsi. Alla pa1·te sinistra della fronte si manifestò una ferila imbutiforme fortemente suppurante. L e colture col sang ue della vena mediana m i.,er·o in evidenza un'enorme quantità di stafllococchi in collur a pura. Il paziente mori poco dopo il suo ingresso nell'ospedale. All'aulopsra si ri"con trarono numer osi ascessi specialmente nel cuor·e, nel fegato e nei reni. Si trovar·ono put·e focolai purulenti in ambedue gli occhi e spct:ialmente nella coi·idea Sotto la m embrana elasli.ca si osservarono iu op-nuno dei piccoli ascessi g r ossi quanto una l esta di spilla con ammassi di cocchi. c. SFORZA.


G29

RIVIS'fA D'IGIENE DUTTON, EvERKTT J. -

ltelazlone aulla apedlzlone antlmalarloanel Gambla

1902. - (Centra l&lalt .fiir B alderinlogie, Parasilenlmnde und /nf"eldion.<;lcranldteiten, vol. XXX VI, n. 8-9, W05; sunto di A. Luerssen).

L'autore descl'ive la spedizione da lui compiuta nel 1901 sul Gambia per studiare e combattere la malaria ivi esistente, secondo le nom1e adoltule in altt·e r egioni malariche. Fa la ct·it~<~a delle condizioni il!ieniche di Bathurst, Cape St. Mary e Mc. Car·llay l sland in rapporto alla malat·ia. Anche in quelle ~ontrade la malat·ia è principal mente diffusa fra gl'ind!geni; i parassil1 furono trovati nel Hangue dei fanciulli e l'BI!azzi indigeni, nella pr·oporzione òi 82 per cento n ell'età da O a 5 anni, di 91 per cento da 5·10 anni c di 5:!,8 per cento da 10-H> anni. Pt•edominat·ouo sopr attu tto l'hanrnamoeba malariue e praecox, rara fu l'h. vivax. Delle diverse specie di anopheles fua·ono esaminale parecchie ed alcune trovate infelle. Lo larve òi zauzare si trovano lutto l'anno nei lu oghi d'incu· bazione ualut·ale e artificiale: paludi , pozzanghere, fo8sc, pozzi aperti, truogoli ben n etUlti, cano tti, e in gran quantità in recipienti di Ol!ni specie in parte usati ed in parte gettati via. Fu pure accertata l'esistenza di ùiverse larve di za'nzare nelle acque di l'ifìuto. Per combattel'e la malar·ia l'autor e ritien e principalmente impot•lante la prescl'izione delle norme, d'if!"iene pubblica, poichè "'olaml'nte esse sono applicate CO'l assennatezza ed cner·gia, e Bathurst ad es~>mp i o vi si pr·esta mol Lo bene. Egli raccomanda l'isolamento degli eur opei dalle capanne degl'indigeni, ma soprallullo la elimmazione di lulli i vivai delle zanzare, ed ove ciò noo sia attuabile, conviene impedire che Lr·ovino in essi condizioni favorevoli .di sviluppo le larve di zanzar·e e ne indica le norme t•elative. Da ultimo descrive le diverse ZO'•Zare del Gambia studiate da F. V . T hP.olwld, e 'lui enumerale: Anophelcs co:-talis Loew, a. pharoensis Theob&ld, e. fun estus Giles, Stegomya fasr:iata Fabricius, st. sugens Wredemann, sl. alb ocephala, n. sp. , cule~ hii·sutipal pis Theobald,c. annulioris Theob11ld, c. dul· toni Theoba ld, c. U11armoslus n. sp., c. thalassius n. sp., c. tigripes Grandpré, c. fatigans \Vaedemann, c. €'uclastus o. sp., lasioconops poicilipes n. sp., mansonia uniformis T heobald, uranotaenia alb(•cephala Theobalci, coreth ra cera· topo~enes n. sp., phlebotomus sp. 1, tabanus dorsovitla \Valker, glossina longipalpis (Wied). C. SFORZA. · VINCEN T . -

Sulla dlalnfezlone degli 1put1 tuberoolarl. - (Reoue d'lrygiène

et de police sanilaire, gennaio 190i>).

Le conclusioni di questo lavoro, nel quale vengono passati in rivista i diversi mezzi chimi ci fiaor·a conosciuti per la di sinfezione degli sputi tubercolari, sono che i miglior i mezzi disinfettanti debbono riten el'si il !isolo al 10 p. 100, g li ipocloriti e specialmente l'ipoclori to di calce, e la soda al JO p. cento. Il


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RfVISTA D'IGIENE

lisolo e un buon disinfellanto; però è necessario che gli sputi venj!'ano agitati colla soluzione antisettica, ed è indispensabile un grado di concentrazione assai g r ande mentre il suo prezzo elevato costituisce un ostacolo al suo uso. L'ipoclorito di calce ha il vantaggio di una grande efficacia e di un prezzo moderato, ma ha l'inconveniente di essere instabile e di alterarsi col tempo, diminuendo cosi di molto il suo poter·e micr·obicida, di non potersi perfeltamento mescolare co~li sputi, di sviluppare un odor•e di cloro spdsso asst~i irr itante. La soda in soluzione al 10 p. iOO sterilizza g-li sputi alla temperatura ordinaria in 6 o r e ed anche meno, non ha odor·e, fluidifica pet·fettamente gli sputi. l suoi inconvenienti !'arebber·o la sua causticità e la sua assenza di color·e capaci-! di dar luogo ad errori, ma nella soluzione al 10 p. 100 la causticit.il. è assaì diminuita, mentre d't~llra parte si può facilmente rendere colorata la soluzione sodica con un poco di tintura di tornasole. II Vincent dà quinçli la preferenza alla soda al 10 p. {00, colorata con tin~ura di tornasole, per· la disinfezione degli sputi nelle camere degli ammalati , come pure nelle sale degli ospedali, deg li stabilimenti pubblici, delle caserme, anche come primo pass o alla sterilizzazione col calore, che sa rà sempre il TesTI. mezzo migliore, dato che esistano i relativi apparecchi.

L. AMMANN. - Bulla maturazlone progre••lv a del formaggi. (Centrablatt fùr die medicinischen Wissensclwjten, n. 52, 1904).

L .INDET e

Gli autori hanno studiato esattamente il processo della maturazione in diverse specie di formaggi. In tutti si trasforma la caseina in prodotti azotatisolubili e questi si convertono in ammoniaca. Quanto piit un for·maggio contiene di umidità, tanto più intenso è il processo di trasformazione; nei forma Ergi ammoniacali (Camembert) e più rapido che negli acidi (for maggi svizzeri). Lo stato filamentoso. che prende il formaggio svizzero a 45'·50', non dipende da una particolare modificazione della caseina, ma più. facilmente dalla presenza dell'acido. L'ajZgiu,n ta d'ammoniaca l'impedisce. l formaggi di Camembert contengono piccolissima .qvanlità di acido butirrico, der·ivante dat laltosio; nei formaggi svizzeri si formano acidi liquidi in quantita crescente: aci?o acetico, acido pr opionico, anche acido latlico, parallelamente con la diminuzione della caseina. Il grasso non prende parte alcuna alla rnaturazione; da esso non si formano acidi liqnidi, nè è saponifìcato. C. S FORZA. G. H. LEMOINE. -

Proilla••l delle febbri eruttive nel •aol rapporti oolle

oa•erme. - (Reou.e d'hvgiene et de police sanitaire, gennaio 1905). L'A. nel ricordare che spesso in questi ultimi tempi si sono aC'.cusate le caserme come uua delle più importanti cause nella morbidila e ue\la mortalità dell'esercito, fa uno studio interessante sui rapporti che es istono fra le caserme stesse e lo sviluppo delle febbri erultive, prendendo in esame tre tipi principali di caserme, il tipo vecchio cosi dello alla Vauban, il tipo 1875, il tipo nuovo, e studiando altre!:'ì l'azione delle vecchie e nuov~ caserme sopra un medesimo reggimento. Da queste ricerche risulta evidente un fatto, che parrebbe paradossale, se non vi fossero delle ragioni speciali che }l) spiegano, che cioé le vecchie caset·me hanno in gra11 parte uno stato sanitario mif!liore delle nuove. Quale è la spiegazione di questo fenomeno 1 La spiegazione d eriva dal fatto che nelle nuove caser me si tende ad agglomerare soverchia-


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NEOROLOGIO

mente gli uomini di lt·uppa nei dormitor i, mentre nelle altre la cifl'a J elle unità ricoverate nelle camer ale è di molto inferiore. Il Lemoine domanda adunque che nel fare un'inchiesta s ulle caserme non si debba solo tener conto dei fabbricati, del loro orientamento, della ventilazione delle camerate, dallo s tato del s uolo ecc., ma s i s tudino anche, ins ieme a queste condizioni igieniche, queiiP. condizioni sanitarie che dipendono dalla superficie a bitata. Domanda quindi la riduzione ne l numero dei destinali a dormire nelle camerate, la t·iduzione di queste in ambienti più piccoli allo scop<> di ridurre il numero degli abitanti e la moltiplicilà dei contatti, e l'edificazione di costruzioni leggiere nellè caser~e altuali per alloggiarvi tutti i ser vizi accessori. T ESTI.

NECROLOGIO Il generale medico PETRONIO COSTETTI. ~ella tarda età di 86 anni é morto, nel mese di luglio p. p., in Bologna s ua patria, il generale medico a riposo Comm. Pelronio Costetll. Iniziata la car riera militare nel mat•zo 1848, quale ser gente furiere ne l Bttttaglione volontari Toscani, che pre"e parte alla forLunosa giornata di Curtatone • e Montanara del 29 maggio di quell'anno, il Costelli lasciò nel luglio successivo il servizio, per riprenderlo nel 1855, quale chirurgo militare nel 9° Battaglione di linea Toscano (1).

(l) li Cosletti, anche nel periotlo di acc/lsciamento politico intercoo·oo in Tosca na come nel resto li' Italia , meno il Piemonte, tra il 1848·4U e il 18~9. conservo sempre la fede e l'entu,iasmo per le idee

liberali che lo avevano SIJioto ad arruol~rsl volontario. Ci piace d • q ui riportare, comA documen~o anedottico abbasta nza cara tteris tico , una sua lettera ad Uhalrlino Peruzzl, scritta la notti! successiva alla rivoluzione Ilo! 27 aprile, cile trovnm.mo in~rita nel volumello: Y1ta di UbalclitJo Peruu i, di Jarro, F1ren1.e, Bemporad, 1898: • l'reQialiuimo ,;g110r Cavaliere •

• Po•:o prima di partire per Il campo mi affretto a soddisfa re al suo deside•·io nel moo.lo il• meno prolisso. • AIle ore 8 '/ , di ieri mattina la famiglia Granducale 'i r ico,•erò nel forte San Giorgio, accompag nata dall'Arciduca Carlo lo !Alnuta di colonnello d'artoglleria. Il Granduca e il figlio maggiore erano res tali nel palazzo Pittl. Immediatamente I'Arciduc;~ Carlo reco convoc:ore gli Uffiziali e cì comunicHa essere Egli latore di una lettera del Generale. con la quale ordinava di aprire una Circolare segreta, sig illata, Inviata a tutti i comandi dopo i fatti di Uvorno, senza che ne;;suno sapesse Il contenuto della medesima. lnglungeva però al Mal!~iore sig. Mori di prendere questa Circolare e di darne lettura alla sua presenza a tut ti gli Unlziali llel Forte presenti. • Nella ccrte1.za in che .;ono ~li sia pervenuto l'iniquo documento, mi d!sp11n~o dall'entrare nei particolari del medesimo. soggiunsendo solo che in esso era tessuto un piano per soggiogare con tutti l me-lZi della for%a armata una iosurreziooe popolare nel modo H piu tremenoto. • L'Arciduca., che rìleneva gli Utnzlali del suo parere, rimase avvilitissimo appena il Ma~:giore e gli altri ad una vooe n sposero all'atroce comando in questi termini dignitosi : - Alte1.za, e tempo et-e cessioo le illusioni fune.~te nutrite col danno della dinastia tino a questo momeoto; sappia che la umziallta presente ò unita a tutto il resto dell'ArmatA per difendere la persona <lei Principe e della sua famiglia In ror1.a del giuramento prestato, ma che non nvrebbe difesa e sostenuta la sua polllica, contraria a l voto nazionale ; che quindi la truppa oon avrebhe nè tirato, né bombardato sul popolo, unito alla milizia in comune seotlmento na~ionate. - Alle quali ptu·ole fu aggiunto in ultimo: - Av~sse voluto Iddio che i YmiJtri del Principe, Q\lando era tempo, aves3ero usato un linguaggio si franco e


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NECROLOGIO

Passato ntll maf!gio 1859, in qualità di chirurj:!'o in pl'ima, nel reggimento granatieri al servizio del Governo provvisorio della Toscana, venne nel marzo 1860 incor porato quale medico di reggimento nell'eser·cito Sardo, ove due anni dopo fu promosso medico divi sionale, con a ssimilazione al grado di maggiore medico, cd in tale qu!:llità fece la campagna contr·o gli austriaci del 1866, addetto all'ambulanz1:1 dell'H" divisione attiva. Nominato. medico di rettore, per il nuovo ordinamento del Corpo Sanitario del 21 lug lio 1866, tenne prima la direzione dell'Ospedale di Venezia, e poi quella di Bologna dall'0ttobre 18ì0 al giu ~-rn o 1879, qnando passò alla Direzione d1 Sanitè militar·e del V cor po d'a rmala a Verona. Nel maggio 1830, chiamalo 8 rar par·Lc dell'allora Comitato di Sanità militar·e, venne nell'o Ltobre successivo collocato 8 riposo ed inscr ilto nella riser va ; nella quale posizione otte nne poi a suo turno il grado di maggiore generale. Ri ll r11to>~i allora a Bologna vi fu eletto consiglier·e comunale; contempora· n eamentc ve nne a ssunto alla carica di Direttor e dell'Ospedale clinico di S. Orsola, e di membro di varie istituzioni filantropiche di quella città. Il poslo di Dir.,ltore d ell'Ospedale di S. Or•,;ola, che il Costelli te nne per· molti auni, con vantagg i.o degli Istituti clinici e dei malati, dimostra la sua competenza per· la g•·stione ammin istrativa e per il t•egolar·e e disciplinato funzionamento degli slabrlimenli ospitaliel'i. Di queste atlrludini il Costelli a veva già dalo prova nella direzione, per piil rli 9 an ni, dell'Ospedale militare di Bologna, che da un antico e disadatto conve nto >~eppe trasformar·e in uno Ospedale ben e nerealo, oppor tunatamenle disposto, suftlcientemente igienico, e sopratullo modello di pi'Opri,;tà e di pulizia; cose tanto rare a quei tempi, anche nei nostri più rinomati nosiJcomi. Fu tra r pt•imi che dotò gli ospedali militari degli apparecchi n eces~ari pel' la cura idropatica. Quanlunl'fll6 non si fosse dedicat'J a specialità, er·8 però ver sato in lutti i rami Jella medicina; e nonostante che avesse c0mpito i s uoi studi: in epoca abbastanza remota. fu meno di molti altri un ostinato e sistematico avver·sario del nuo vo indirizzo t erap~u tico, specialmente solto il ri guardo delle dottrine antin o~i sli che. Aman tissimo del Corpo Sanitario militare, mitò sempre a tener ne alto il prestigio ed il decoro; e questo non fu certo uno dei suoi m inori meriti, spt.>cìalmente nei primi tempi in cui i medici militari ebbero l'effettività del graJo. RANDONE .

,·erirtico! - Anilito l' \ rciduea da s1 inaspettato contcgoo, sog~i unse: ma che forse sinmo prigionieri e mal sicuri? Al che umanamen t e l'Ufllzia!ita ripeteva, essere pronta I'Unlzialitil a difendere te persone reali ed a prote~tgt>r'l una lo ro rillra ra. • Immed iatamente vctlemmo dal !"orlr da basso spiega to il Vessil lo tricolo re, ed in m~ncanr.a di Ba ndiPra llaliana •·o Ili che l'inr~rmeria militare, che ha le tendine verdi per gli oftalmicl, nvosse l'onort di impro•·visaro quel verde a lla Oanrtiera bianca e rossa pnr rlargli il t!ccoro di vessillo tricolorato.OOIJO un i~tnnlo i Principi ernno testimoni dell 'a rdore r.he ponevano 1 noslri soltlal i nd Inalberare 1.1 Bandiera dell' lntlir>~n~enza. • l faLli che susscl!uono .1 Lei cssenrlo noti, mi dispenso, nell" fretta <!ella partenza. a narrnrli con ulter,o rl particolari, persuaso cho Ella vorrà condonarmi la scorrettezza dr.l!o st1le. • Nel mentre rhe la saluto con ogni rllstinzione, nell'alto che parto per co mriere il mio dovere di cittadino c !li solt!ato, col g rido di viva la nostra c.111sa, La sa luto d•slintamente P mi rtichian> • Suo Dr11olisslmo Suvito•·t • Dott. Pt:TRONIO CosT&TTI.

• Dclveoere, la notte del ~8 aprile t 8~9 •


NECROLOGIO

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ERMANNO NOTHNAGEL. Il giorno 7 lug lio p. p. è morto a Vienna, dopo b1•eve malattia, il profes-sore Ermanno Nothnagel nato il ~R settembre 'L8.U & All-Lietzegikick nella provincia di Brandeburgo. Fu dal 18;>9 al 1853 alliP.vo dell'Istituto Feder·ico Guglielmo (l'attuale a ccademia Imperatore Guglielmo, o Sr.uola di medicina militare tedesca) dove ebbe per maestri il Traube e il Vil'chow. Promosso nel 186:.1, fu nel 18(ij chiamato dal LeyJen, quale suo ass istente , alla Clinica di Konigsberg , e qui abilitato alla libera docenza. Dal 1868 al 1870 pr estò servizio di medico militare in Berlino; dopo a odò professore di medic ina pol ielioica e di tera peulica prima a Breslavia, poi a Friburgo, indi a Jena, e finalmente di clinica medica ~ Vienna. La s ua opera principale è il Ll'altllto, in 24 volumi, di patologia e ter·apia -speciale medica, ma non sono me no apprezza ti i suoi lavori sulla diag nosi e le localizzazioni delle malattie cer·ebrttli, s ulla epilessia, s ui centri nervosi, ecc.; -sulle malattie dell'in tes tino del pe1·itoneo, ecc., del cuore . OIL1'e che m edico p1·atico valentissimo, e ra put'e un grande filantropo, e ·una delle più spiccate personalilil viennesi. RA:o-;OONE.

J. v. MIKULICZ- RADECKI. È mor\o il 11 giugno p. p. il Mikulicz, uno Jei più rmo mati chirurghi della Gel'mania, e dirello r·e della clinica chirurgica di Breslavia. Nato nel 1850 in Czer·novitz e addo!toratosi in g iovane ala, fu uno dei più distinti allievi di Billroth, cosi. che a 32 anni, nominato professore ordiuar·io d i chirurgia a çracovia passò poi Alla clinica di Kiinigsberg e quindi a quella di Breslavia, ove trovavas i da 15 anni. Il nome del Mikulicz è specialmente legato alla tliffusione dell'iotioformio nella pratica chirurgica, e alla medicazione dello fe•·ile cavita•·ie col tamponamento. Diede pur e un'indirizzo rigol'osissimo all'asepsi chirurgiCA, s la sua sala di o pera:~.igni della clinica di B1·esla via era un vero modello del genere, visitata dai chiru1·ghi stranieri, che vi ~i •·ecavano appositamente. Le malattie dell'apparato gastro-enterico furono il s ùo Cl:lmpo pt·ediletlo; e i risultati delle sue operazioni s ul cancro dello stomaco e dell'intestino i tuigliori di tutti. · Introdusse nella pratica l'eao(ar;oscopia. Tra i suoi numerosi lavori sono specialmente notevoli rprelli sulla cura del caput obstipum, sull'esame del sangue prima delle operazioni e s ulla plastica dello stomaco. Fu anche valente ginecologo. Ebbene ques t'uomo, che ave va al suo attivo tanti succe~si oper·ativi contro il cancro dello stomsco, do veva esser-e egli stesso vittima della terribile malattia, senza la possibilila di alcun tentativo di salvamento. La notte della vigilia di Natale, il M1kulicz si accorse di un tumol'e duro .alla t•egione epigastrica, e da allora non ebbe più alcun dubbio circa la sua .pross ima fine, poicbè l'incisione esplorativa lo conviase dell'inutilità di ogni ~nlet•vento attivo. Sopportò con tr·anquillità le g-ravi sofferenze, e attese da filosofo !a morte. RANDON&.


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INDICE BIBLIOGRAFICO MEDICO-MILITARE A rchioes médieales belges, marzo. -

GvsELYNCK: Influenza dello strabismo sulla visione e sull'attitudine al servizio milil&re. - Luglio.- VEKE~IANS: L 'epurazione dell'acqua potabile per mezzo dell'ozono. A rchiaes de médeeine el phar maeie militaires, giugno. - CARLIER: Le varici nell'esercito e lo loro cura chirurgica. - VENNAT: Le congestjoni pleuropolmonari apireltiche della base, come segno precursore della tubercolosi. Luglio. - EvnERT: Esercizi di improvvisazioni pel trasporto dei feriti in monta~na; il trainage. -Agosto. - BoULTN: Fer·ite d'arma da fuoco osservate all'infermeria di TaghiL - GtRAUD: Studio su~li edemi duri della mano. A rchioes de médecine naoalè. - WrsE: Primi soccorsi ai feriti in un combattimento marittimo. Le Caducée, 22 luglio. - FERRIER: Resistenza deg-li indigeni algerini alle infezioni settiche. - TouuERT. Complicazioni delle frutture del piede nei cavalieri (amiotrotla e deviazione consecutive). - SARTHOU: Processo per scaldare le conserve Alimentari senza fuoco. - 19 a~osto. - SrMONIN ; Febbre tifoidea e balneoterapia negli ospedali militari. - DIJGUET: Proposta di una nuova forma di calzatura pe1· le marcie. Miliiararzt, 7 aprile. - T ANDLER: Contributo alle PI'Qtllassi delle malallie genitali. - !2 maggio. - NEUMo\NN: Le mAlattie veneree in r elazione all'esercito. - 2 ;::iugno. - WEIL: Un focolaio epidemi:o al campo di BruGk. (Diarrea). La medicina mr.itar Espanola, 10 luglio. - Go~o~z;i.t.es D eLEtTo: ElioloiZia della tubercolosi nell'esercito. Reaista de Sanidad Militar. 15 mn!<l('ÌO, 15 giugno e 1• luglio. - PELA~:z: Statistica delle operazioni chirurp:iche praticate durante la campagna di Cuba nell'ospedale militare Alfonso XII I. Deutsche militiirarztliehe Zeitschrì{l, aprile. - Ro rH: Gli occhi di. una classe di 1527 coscritti nel cir condario di Crefeld. - Mag~io. ·- WERNICKE: Una speciale autocor rezione di un astigmatismo miopico unilaterale. Journal o.f the Association o.f Military Su.rgeons, giugno.r- SuMMERS: Cura delle ferile da fuoco addominali e specialmente di quelle del fegato I MBRrAco: Le ernie nell'esercito italiano. - CANDEE SMITH: L'operazione pet' la cura radicale delle ernie inguinali cong-enite. - REBET: Una sala da operazioni improvvisala. - Luglio. - SeNN: N ecessità e utilità di un con~resso internazionale dei medici militari. - ARNOLD: L'igien6l degli accampamenti. - GILCiflUST: 0•·ganizzazione del servizio medico in campagna. A gosto. - lMBRIACo: Organizzazione del servizio sanitario della frontenelle ~uerre moderne. - \V AUGH: La medicazione sulla linea del fuoco. - MAnESCHAL: L'uso dei CHrri automobili per servizio::~anitario· sul frontedi battaglia.


MISCELLANEA

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JourM.l oj the R. A rmu Medù:al Corps, giugno.- DAVJES: Sulla tras missione

dit•etta della febbre tifoidea . - RoNALD Ross: Ricerche sulla malaria. - Luglio. - HATHWAY: Sis tema pel trasporto di a mmalati e feriti nelle truppe montate. - Rapporto della Commissione governativa per lo studio della febbre mediterranea in Malta (continua nel fase. di a gosto). Agoslo. - LONGHEED: F erite d'arma da fu oco della spina. - BL~oJ.;E KNox : Alcune note mediche s ulla gue rra. - Ross e Lsvrcu: Esperimento s ulla. tras missione ùella febbre mediterranPa.

MISCELLANEA l 'inaugurazione del ricordo marmoreo a Giulio Blzzozero - Il giomo 8 aprile p. p. ebbe luogu la cemnonia dello scoprimento del ricordo marmoreo eretto nell' Istituto di patologia generale della univer sità di Torino a Giulio Bizzozero, pet• sottoscrizioni deg li amici, degli allievi e degli ammiratot•i del grande scienziato ( 1). Erano pre"enti il rettore dell'univers ità di Torino coi presidi e professori delle singole facoltà, i sindaci di Torino e di Va rese, i rappresentanti del Minis tero. del Senato e delle altre università, il figlio Ezio e la signora Lina Golg i, nipote del compianto professo1·e. Il professore B. Morpurgo, successore del Bizzozero, pronunziò il discorso· comme morati vo. • Dopo avere ri prodotto con tralli veramente scultor i il carattere del Bizzo7.ero, e descr·itta l'opera s ua quale scienziato e innovatore, per mezzo del microscopio, della medicina in Ita lia, padò della parte da lui avuta nel nuovo indirizzo dato all'eziologia e quindi alla profìlassi delle malattie infettive, sopralutto quando chiamalo al consesso della Camera vitalizia, trovò un nuovo campo di azione nella difesa delle istituzioni igieniche nazionali, minacciate nella loro esis tenza quando appunto cominciavano a dare ottimi l'rutti. Dopo di che si scopr-l il monumento, opera egreg-ia dello. scultore Davide Calandra, che rappresenti\ la severa figura del maesll·o 10 quell'atteggiamento pensoso di mente illuminata, che seppe con eguale animo investigare i ~egreti più t·econdili della natur a e dettare i più savi consigli confortatori degli a nimi al bene e al giusto. Parlarono ancora assai oppor tuuamente il senatore Golgi r ettore dell'univers ila di Pavia, la quale ricorda con orgog lio di aver avuto il Bizzozero quale s uo allievo, e di a vergli dato i primi ·mezzi per le sue geniali ricer che, il senatore F rola, sindaco di Torino, l'avv. Garoni sindaco di Vares e Lomba1·do· patria del Bizzozero e il professore Mariani pr eside della facolt.a medica d~ Pavia. (t) Il Bizzozero Cece rure parte rlel Corpo sanitario milit.ue durante la campagna contro gli anstrlaci del f866, quale medico agglooto, addetto ad una dì visi\loe attiva.


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JIIISCELLANEA

La posa della prima pietra dell'Accademia ~ Imperatore Guglielmo " a Berlino. - Il giorno 10 grugno. alla presenza dell'Imperatore e dell'Imperatrice, dei pr·incipi r eali , della genet·alita dell'eser cito e dell'armala, nonché di larg"a rappresentanza degli istituti scientifici, ecc. ecc., ebbe luOflO a Berlino, nella strada degli Invalidi, la posa della prima pietra del fabbricato destinato a nuova s ede dell'Accademia imperatore Guglielmo la scuola di medicina militare tede:;ca. Il Mmistro della g uerr·a o. lùnem dicJe lettur·n del t·elativo r escritto imperiale, in cui r-ic01·da come l'Accademia, fondata nel 1795 dal Re Fedel'ico Il ~ollo il nome di Chirurgisch'! Pepin iére, e per opera dei suoi successori protetta e favor ila in modo, che per· ben 110 anni, fu in !(rado di degnamente provveder·e alla sal ute e al beuessert> de ll'esercito, mentre dal suo seno escir ono uomini che poi furono illustrazioni mondiali delle scienze m ediche, ha or·a bisogno di una piu ampia sede, per pott=~r prendere lo sviluppo necessario ai crescenti bisogni e alle nuove ~ continue conquiste della scieozu . Dopo di che S. M. l' l mperatore, pr·eso dalle mani d1-1l generale medrco io capo dell'esercito S . E. v. Leuthold il martello e scoper tosi, diede sulla pietra il primo colpo, "'eguito poi ciall' lmperatrice, dal ministro dodla guerra, dal generale LeuLhold, dal generale mrldico Schjerning capo del dipartimento m edico del Ministero della Gue1·ra Prussiano, e da altre autorità. La funzione terminò con una Cùnlata e!'e~uit.a dal cor o del Duomo. È no tevole il periodo cui l' lmperator·e chiude l'imperiale re:;critto per la fondaz ione della nuova Accademia: « Così pos;<a, anche ne lla s ua nuova sede, " l'Accadem ia prospe1•are, pos~a continuare i suoi studi e i s uoi lavori in ser« vizio dcll'ese•·cilo ; e possano i suoi giovflni allievi, come sinora banno ratto, « diventare uomini, che coll'oper a loro costante, fedele e di sacrifìzio, concor(( l'AllO al consolidamento ùe! Regno e della Patria . Che Dio lo voglia!» La chirurgia insegnata per mezzo della stereoscopia. - I dottori Caml:'chasse e Lehmnn hanno avuto l'idea aS!'ai currosa, ma non meno rnge gnosfl , di inseg nare lll çhit·ur·gra pet• mezzo delle immagini s ter eoscopiche, CO!:\i che Lutti i tempr e tutte le manç>vr e dtdl'operazione !JiiSSano SO ltO !"occhio dell'osservatore, che rivede i dettagli più rninutr ddl"operazione s tessa. specialmen te nelle operazioni s upe rtìcialr, come quellfl dell"er·nia. E' u.n termine di mezzo tra il mauuale e la lezione di anfiteatro, ma s'avvicina di piu a. quest' ultima, con la poss1bil rtà di ripeterla indefinitamente. La cullezione iconoj!'rafìca di mo lte ope•·azioni quali: ernia inguinale, isterotomiu vaginale; laparatomia per lesioni unilaterali, raschiamtlnto, iste1·opessia adùommale, amputazioni del seno, am putazioni degli arti, appendiciti ecc., c stata l'atta per cura della casa Bailliere. 260 vedute stereoscopiche s u vetro (45+101) costano 260 franchi; ciascuna piace~ separ·atamente franchi 1 ,z5. Testo esplil·ativo di 10 oper·azioni franchi 10, (li una sola operazione franchi 1,50. Ce:>rl<) !"idea é, come si è dello, ingegnosa, ma non del pal'i pratica, in conrronto della SpPsa. La scuola di medicina militare di Netley, anne!'sa al lo Spedale Royal Victor ia. si è ·~hiusa, p<'r esse•· !'Oslituita dallt1 nuova Scuola di Londra, dopo una onorata carriera di 42 anni e con una lista di licenziati eli 3000 nomi, giacchè dal1863 tutti ~li urticiali m edici dell'esercllo inglese hanno studiato a Nelley, e per 9 anni (fino al 1880) anche quelli della marina militare. Notevole é il contributo


MOViMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

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portato da questa Scuola alla i ~iene pubblica e alla medicina preventive, mercé l'opera del g rande igienista militare Parke!ì.

Congresso internazionale della tubercolosi. - Qut>slo importante Congt·esso s i terrà a Parigi dal :? al 7 otlobre ddl'anno correntè. P er il programma e per !e adesioni indil'Ìzzarsi a M. Pierre M&sson, 120, Boulevanl St. Germain.

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico· rDispeus 1 n. 28. ~O. 30, 31 o :1! Jel BoU•ttino ot{fìcial• dello nomine).

UfBolall lo aervlslo attivo permanente.

R. Decreto 15 giugno 1905. Izzo G10vanni, capitano meùico 12 fanlf>ria. f'ia, a sua do manda, dal 1' luglio 1905.

Collocalo in posizione ausilia·

R. Decreto 20 giugno 1905. RICCIUTI cav. F rancesco, maggiore medico in aspettativa per inrermil.à non provenienti dal ser vizio per la dm·ata di un anno (R. Decreto 12 giug-no 1905!. - L'aspettativa di cui sopra é prot·ogata per un periodo di un altro armo. MATTIA Michele, tenente medico in aspellt~tiva per motivi di ramiglia, a T olve (Potenza). - Ammesso a data re d11l 15 luglio 190~. a concorr ere per occupare i due terzi degli impieghi che si racciano vacanti nei quadri del su0 grado e corpo, come gli ullìciali contemplali dall'articolo 11 della legge 25 maggto 1852 . - Richiamato in servizio, 22 fanteria, dal 15 luglio 1905.

R. Decreto 7 luglio 1905. VERDOLIVA Beniamino, capitano medico in aspettativa per infe rmità tempo· rarie non pr·ovenienli dal servizio per la durala rli u,n anno. a Routino (Sa· lerno). (R. Decreto 23 giugno 1 90~). - L'aspellHliva di cui sopra è prorogata per il periodo di sei mesi.

R . Decreto 9 luglio 1.905. FERGOLA Enrico, tenente medico io aspettativa per motivi di famiglia , a Ge nova. - Dispensato a sua domanda, dal servizio attivo permanente; inscritto con anzianità 16 luglio 1903 nel ruolo degli ufficiali medici di com· ·plemenlo ed assegnato distretto Genova. Delermina:~ione Minister iale

:3 agosto 1905.

FEoEnrct Pietro, capitano medico reggimento Piemon te r eale cavalleria . Trasferito 9 artiglier ia campagna. T ROVANELLJ Lui(li, id. 72 fanteria. - Id. ospedale Brescia. FoRESTI Alberto, tenente m edico 16 artiglieria campagna. - l d. id. Brescill._ GHERARor Géooanni Battista, id. ospedale Brescia . - Id. 16 artiglieria campagna.


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MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMAOEUTlCO

R. Decreto 9 luglio 1905. .OE FJLIPPIS Adiutore, capitano medico ospedale Firenze. sizione ausiliar ia, a sua domanda, dal 1• agosto 1905.

Collocato io po-

R. Decreto 16 luglio 1905. .CORI.ll Edoa rdo, capitano medico in a~peltativa per motivi di fami glia, per la durala di 4 mesi, a Roma. (R. Decr·e to 2 aprile 1905). - Ammesso a datare dal 2 agosto 1905, a concorrere per occupar& i due terzi degli impieghi che si facciano vacanti nei quadri del· suo grado e corpo, come gli ufficial i contemplati dall'art. 1'L della legge 25 ma.gp;io 1852.

Determinruione Ministeriale 10 agosto 1905. Jd.ESSINEO Giuseppe, tenente medico reggimento artiglieria montagna. sferilo 2 granatie1·i.

Tt·a-

R. Decreto 22 giugno 1905. L 'anzianita e la graduatoria fra i sotlotenenti medici stati nominati coi Regi Decreti 5 settembre, lO ottobre 1 90 ~ e 9 mar:zo t90f>, sono stabilite come :segue :

22 agosto 1903. .Sun ot Domenico, 89 fanteria . - FALCETTI Pietro, t• granàtieri. - BIOLCHJNt Francesco, 47 fanteria. - BALESTRA Duilio, 48 id. - CASTELNOYI Lodooico, 5 alpini. - BAI,LA Alberto, 60 fanter ia.- COSTANTINI Giuseppe, 2 al· pini. - SERIO Vito Nicola, brigata artiglieria costa Sardegna. - LENZI A rmando, 26 fanteria - ScoTo Filipponeri, 23 id.- TERRA- ABRAMI Giuserpe, 6 id. - ALESSANDilELLO Giovanni, aspettativa famiglia - MAZZBTTI .Loreto, 90 fanteria. - GAZZA Alessand ro, 38 id. - STANGARONE Filippo, 1• alpini. - PAPALE Raniero, 45 fauteria. - CAsALI P ietro, 13 artiglieri/l campagna.

18 jeiJbraio 190~. boooLIA A ntonino, 5' al pini. -

DI LAL LO Carmine, 17 artiglieria campagna. 2~ feiJbraio 190i.

CoRRADt Numa, 6 alpini. -

MAONINI Geremia; 8 at·tiglieria campagna.

6 giugno 190t FARAGGIANA France wo, 18 fanteria.

22 llfJOS lo l !JO i. A t.FONZO Luigi, 27 fanteria. - GALLIA Amelio, r eggimento cavalleggeri di Caserta. - PAZZI b'rmanrio, 48 fanter ia. - PALUMBO Luigi, 46 id. -ARCARISI Giuseppe, 4 id. - MooESTINI Paolo, t• artiglieria campagna. - .MAl'>~· cuso Rober to, 24 fanteria. - StLtNGARDI Stanistao, 3!J id. -AMATO Libor io, 90 id. - SECCHI Francesco, t•egg imento Piemonte Reale cavalleria. - BRACCO Edoardo, id. cavalleggeri di Lucca. - MATUCCI Giuseppe, 5 ar· tiglieria <:ampag na. - PETITTI Luigi, 65 fanteria.


l!OVIMEi"iTI AVVENUTI NEL CORPO SANlT. E :iEL PERS. FARMACETICO

ù39

9 nooembre 1901.

ALBANO Luigt, 21 artiglieria campagna.

R . Decreto 16 luglio 1905. CAPOOtANco cav. Domenteo ttntonio, capitano medico ospedale Cata nzaro. Rettificato il nome come appresso: CAPOBIANCO cav. Domenican.tonio.

R . Decreto 20 luglio 1905. LoMBARDo cav. Michele, colonnello medico direttore sanits XI I cor po armata. - Collocato in posizione ausiliaria per r agione di età, dal 16 agosto 1905. PERFETTI cav. Francesco, mag~iOI'e medico infermeria presidiaria di Monteleone. - Id. id. id., dal 1' setlembre 1905.

R. Decreto 30 luglio 1905. MoLISANI Alfredo, tenente medico 1n aspettativa per infermità non proveuien ti dal servizio per· la durata di un anno, a Casalbordino (Chieti). -Ammesso. a data re dal 18 luglio 1905, a concorrere per occupare i due terzi degli impieghi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado e corpo, come gli ufficiali contemplati dall'arl. 11 della legge 25 maggio 1855. - Hichìa· mato in servizio 2 artiglieria costa dal 18 luglic. 1905.

Determina;ione Ministeriale 17 agosto 1&05. LoscALZo Vito, capitano medico 2~ a r tiglieria campagna.- T rasferito ospedale :-fa poli. DE PRISCo I.,uigi, id. reggimento cavalleggeri di· Foggia. - Id. 24 artiglieria .campagna. SEBASTIANELLI Giangiuseppe, id. id. id. ~1onferralo. - Id. r eggimento cavallegger·i di Foggia. MASSAfiOTTI Giuseppe, tenente medico id. id. Roma . - Id. id. id. · Monfenato.

Farmaol•tl mtllt&rl. Determina::ione Ministeriale 20 luglio

190~.

NONIS Ra.ffaele, farmacista 2• classe ospedale Firenze. - Trasferito ospedale Savigliano. PAGNlKLLo dott. A~{redo, id. 3" id. id. Cagliari. - Id. id. Firenze.

R . Decretf) 7 luglio 1905. {;e.aaiNO Vittorio, farmacista di 2• classe ospedale Savigl1ano.- Collocato in a spettativa per infermità comprovate con l'annuo assegno di lire milletrecentosettaotacinque, dal 11 luglio 1905.

Utflolall tn po•lzlone 41 •ervizlo auatllarlo. Decreto Ministeriale 1° luglio 1905. StLVESTlU cav. France.~co, tenente colonnello medico in ser vizio temporaneo scuola applicazione sanit.a militare. - Esonerato dal servizio stesso, dal 1• lu~lio 1905.


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MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORl'O SANIT, E NEL PERS. FARMACEUTICO

R. Decreto 9 luglio 1905. CARA DONNA cav. Antonino, tenente colonnello medico, distretto Padova.- Promosso colonnello medico. SIROMBO cav. N atale, maggiore medico, id. Torino. - Id. tenente colonnello medico.

Determina~ ione M inisteriale

27 luglio 1905.

Lus.•.Ror Camillo, lenente medico distretto Roma.- Trasferito distretto Manto,·a. CoccrA Luigi, id. id. N ola.- Id. id. Napoli.

R. Decreto 9 luglio 1905. MEZZADRI cav. Giuseppe, tenente colonnello medico distrello Cremona. -Promosso colonnello medico. VANAZZI cav. Antonio, maggiore medico id. Bergamo- LAERA cav. Michele, id. id. Milano. - Promossi l enenti colonnelli medici. BuRoNzo cav. Gior;anni, capitano medico id. Torino. - Promosso maggiore medico. BuRCHI Fuloio, tenente medico id. Bologna - BENEDETTELLI Manlio, id. id. Roma- Mor..tNARO Salvatore, id id. Avellino- ZAMPETTI Alfonso, id. id. Bergamo- CAPELLI Gittseppe, id. id. Cuneo - LONGO Michele, id. id. Potenza- MASETTI Pio, id. id. Roma- LECCIA Pas1uale, id. id. Ca~erta - BALI::STRA Stefano, id. id. Savona- MAZZAR ELLA Basilio, id. id. Gaeta- FeR· RARrA Benedetto, id. id. Milano- QuERENGHr Francesco, id. id. Milano GALANTI Fausto, id. i d. Roma- PJACQUADIO Ra;[f'aele, id. id. BeneventoCRocE Siloino, id. id. Chieti - MALESANJ Luiyi, id. id. V erona - STURA Francesco, id. id. Alessandria - IRACI A~fredo, id. id. Perugia - GANDoLFo Cesare, id. id. Savona - C r.cc .~ RELLI Camillo, id. id. Siena - VANDELLI Giovanni, id. id. Macf'r ala- GHERAHOI Giuseppe, id. id . Vicenza MENATTt Attilio, id. id. Trap11ni- SGoBBO Francesco, id. id. Napoli- LEPORI Vittor1:o, id. id. Firenze- EETTI cav. Tullio, id. id. Parma- FRAGUGLIA Paolo, id. id. Milano - ZANOTTI Enrico, id. id. Varese- CrACERt Giuseppe, id. id. Siracusa. - Promossi capitani medici.

R. Decreto 27 tuulio 1905. SMURRA Pietro, maggiore medico distretto Napoli.- Cessa di appartenere nel ruolo degli ufficiali di riserva per ragione di età, conservando il grado con la relativa uniforme. -~- · ~======================~=

~

..-: .....

.

Il Redat.t.ore

. . ·'. 'h

D.r RmoLFO Lrvr, maggiore medico.

..

Dott. GIOVANNI RANDONE, magg. generale medioo 1spettore.

....

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Il Direttore

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GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO Direzione e Ammlnlafrazlone: presso l'Ispettorato di Sanità Militare Via Venti Settembre (Palauo del Ministero della guerra)

CONDIZIONI DI ABBO:NAMENTQ, Il Giornale Medico del R.0 Esercito si pubblica l'ulti.mo giorno di ciascur mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal 1° gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è: Per l' Italia e la Colonia Eritrea . Per l'Estere. . . . . . . Un fascicolo separato costa.

L. 12,» tS,1,25

L'abbonamento non disdetto prima del 1' dicembre s' intande rinnovato per l'anno successivo. I signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l' im· porto dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche , a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., che accompagnassero l<l memorie sono a carico degli autori. Gli estratti costano L. 8 per ogni fo~lio di stampa (16 pagine), o frazione di foglio, e per cento esemplari. li prezzo è eguale sia che si tratti di 100 esem· plari o di un numero minore. · I manoscriltl non si restituiscono. Si è pubblicato:

LO SGOMBERO DEGLI

AMMALATI E DEI FERITI IN GUERRA MEMORIA. dei dottori Lul:l Bernardo, tenente colonnello medico r Ghat~.-ppe O..e:~:zl, maggiore medico, onorata del 1° Premio a.l Con·

corso Riberi pei medici militari del 1902-1903. Un v<olume di po.gine 280 con figure e tavole grafiche. Dirigere le richieste alla. nostra. a.mministr&zione accoro pa.gna.ndole col prezzo di Lire 3, 50.


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P UBBUCATO

DAith' ISPETTORATO DI SANITÀ MiltiTARE

ANNO LIII

FASC. IX

1905

S OMMARIO IIEIIeai JE Oai G IIW.t.l. l .

Aharo . - La ma laria n~n·e~ereilo nell'anno t904 . . · . . . . . . . • . . • Pag. 6U 8 1anl. - Sopra tre ca81 di ilt•ro infettivo. . • . • . . . . . . • . . . . . , 653 Jmbrl111:11. - Rela1.ione cina Il congresso lntc•rnazionale dei m•llici militari Ulnulosi a S.t Louls nell'ottobre t 904 . . . . • . . . . . . • . . . . . • • . • • 665 C.-'SUIST ICA ~LINICA : SaJinarl. - Un ca.s o di occlusione in tP,stlnale rla aderenze post-operatorle - Laparotomla. - Guanglone . . . . . . . . . . . . . .

,

685

aiYI.T.t. DI G IOall.t.l.l IT.t.l. l.t.lll E. IE8TIEal.

ftivlsl.3 medica, pag. 690. - Rivista rll n•vrollatolo$1la. pag. ~93 - Rivista chirurgica, pag. 695. Rivista 111 oto-rino-laringoll:trla, P"ll· 707. - Rivlsta di oeu ll•tira, pag. 709. - Rivista d' i· ll'iene. pag. 710.- Indice bihilo~~:r~ttco medico·militll~. pag. 715.- Cònferenze sclentiOche 11egli o<pedall militari, pag. 746. - Mi~ceiiHneo. paa.. 718. - Mo vime nti avve nuti nel Corpo Sanitario e nel Pergonale Farmaceutico. pag. 719. ( V. l'Indice n • ll' in lt i'M della coperUM).

DI:R EZJONE ED A MMIN IST:R A ZTONE

ROMA Paluz& del JIJDbtero della Gaena, Via XX Sette111bre ROIIA o

o

'~i.


I ND IC E DELLA R I VISTA DI GI ORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA. Tlssot - ne:: li ahhassamenU insolili e bruschi che si verificano nella curva termica nor male <lelll\ rebure tttoiote . • . . . . . . . • . . . • . Pag. 690 De- Capoa. - Il siero anliditlerlco Behring nella cura <!ella tullercolosi polmonare . . 690 Halm - Sull'allr.razione delle ossa nel reumatismo :Hiicolare acuto deter minato con la radiu,:tralla . . . 691 lotuè. - l ralsi r.ardinri . • . . . . . . . . 691 69t Lanltr. - Dell'utaliuaziouo delle matl•no gras;e nei tubercolosi .

RIVISTA DI !'Oi;VROPATOLOGIA. Thomu P Chlray. - S'nolrome talamic.1 . . . . . . . . Mar ie e Vlollet. - Aspetto medico·Je;:ale nei disturbi mentali post·traumatici Wllson. - Un caso di riOJlpla co~ •ieoza. . . . . . . Guidi. - Contributo allo studio dell 'auto-inloloicazione nell'epilessia

Pag. 693 693

o9l

694

RIVISTA CHIRURGICA. lernard . - Lo aiTczio·•i tullercolarl del rene . . . . . . . . . . Pag. 695 Pletrzlkowakl. - Rcla7.1one rra traun:ati~mo e tubercolosi con particolare riguardo alla 698 tubercolosi delle articolaziotli e uellP. os,n . . . . . . . . . • Mallr e Rlchon. - Contributo allo ~tu<! io Mlle impotenze runzionali consecutive ai t raumi artlcolan. Amiotro11a riflessa, alteruioni dei centri troflci spinali, r.ura <Ielle aiTez:lonl 699 articolari traumatich~ . . • . . . . . . . . . . . Del Conte. - Uelle alterazioni istologiche dell' inteslino umano e della sua permeabllit.à iOO ai batterli negli strozzamenti erruani . . . . . . . • . . • 701 Reohard. - Calcolo del coledoco o cancro <!cl pancreas . . . . . . . . 702 Ml,ek. - Studi sper imentali sull'aumento del tessuti contro l' inrezlone . . . • Lauper. - Perforazione dell'.lntestino nel tifo addomio:tlt>, guarita a mezzo di un atto i03 operativo . . . . . . . . • . . . . . . . . 7~ Anlll'ey. - La chirurgia del merliastino anteriore . • . . . . . . • Bouquet. - Osservazioni sulle fer ite <li guerra prodotte da proiett ili di differente calibro. l,;onslderazloni sulle lesioni da proiettili di grosso calibro e loro conseguenze r1al punto 70& <11 vista del t rattamento . . . . . 106 Luz e Tenl, - Bacteriologia dell'appendicit e •

RIVISTA DI OTO-R INO LARII'\GOIATRIA. lllt ddu. ·- Cont ributo all'esame fun&ionale dell'udito colle parole . Sre.ul. - llisturbi psichici ed otopatie . • . . . .

Pag. 707

7~

RI VISTA 01 OCUl.ISTICA. Geluowakl. - Cura della cherato ·congiunt ivite grippale . . . . . . . · Dawla. - Con(;liuntivite consecutiva alle corse rapide in automobile . . . . • 1tay11r ed Olltndorl. - Sull'azione nocha e sulle altoruionl che cagionano negli occhi le larve di mosche c di altri in~lti

Pog. 709 709 710

RIVISTA D' IGIErfg. Norme per te ricerche aul fabbisogno alimentare . • • . . . . Dopter. - Epidemiologia e profilassi della meningite cerebro· spina le epidemica . Frenee. - Trattamento della meoingite eorobr<ripinale epidem ica . . •

Pag. 710 713

JNOICK BIBL.\OGRAFICO MEDICO·MILITARE

Pag.

C~NFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI

MISCELLANEA • MOVIMENTI AVVENun NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE rARIIIACI!I:UTICO

714 71~

p iJg. 716

pag.

"'

Pa(J. 711

i t


MEMORI E

ORIGINALI

LA ~1ALARIA NELL'ESERCITO NEl,L'ANNO 1904 l

. .!

Per Il dott Giuaeppe &lv~tre, colonnello medico ispottore di s:mltà militare

l

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.

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•

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. ,~ ..i (E!lratto dalla Rela~ione inserta negli Atti ddta Soci etil ptr gl i studi delltl .tlalm·ia).

Oggi che l'igiene occupa il primo posto in t.erapia, ci gode l'animo di poter presentare i risultati della campagna malarica dell'anno 1904, e dimostrare il costante progresso ottenuto dal corpo sanitario militare a favore del R . esercito e dell' intiera nazione, con ripetuta e progr·essiva vittoria sopra uno dei tanti nemici, contro cui giornalmente si trova in continua battaglia. Senza fermarci sui dati rìferibili ai passati anni, già illustrati nella dotta relazione del maggiore generale medico Chiaiso commendatore A lfon so, ispettore capo (l), crediamo però utile ricordare che nel 1904 nulla fu cambiato nell' indirizzo scientifico dei passati anni, e che gli ufficiali medici continuarono ad applieare le misure profilattiche contro la ìnfezione malariea, seguendo le disposizioni formulate in apposita circolare dall'ispettorato di sanità, e la specie dell' iufezione venne classificata in terzana, quartana, estivo-autunnale ed incerta, interessando all'Ispettorato non tanto avere notizie sul tipo clini co della malaria, quanto sulla specie dell'infezione. Il censimento dei malarici recidivi nel 1904, esteso sopra tutto il R. eser cito, ha dato la cifra di 2679, ed il numero dei nuovi colpiti nell'anno, fu di 1368. Il riepilogo _dettagliato, distinto per corpo d'armata figura come appresso: ( l} La malar ia nell'.esercito negli anni !902-1903. AIU del la rocielti eoni-l-o la malm·ia, voi V, 190~,

#


()42

J,A )!ALARlA 1\J·: LJ.' ESF.RClTO XELL' A:\::\0 1904

l

Ca:\ i

Casi d'inrezione recidiva

di primitiva o nuova inrezione

67

17

li Cor po d'armata (Alessand r ia)

65

12

Hl Corpo d'armata (\fi lano)

40

32

lV Corpo d'arm ata (Genova) .

SI

4

V Corpo d'ar mata (\'erooa)

226

62

co n P 1 O' A R ~l A T A

l l Corpo d'armata (Torino)

\'l Corpo d'armata (Bologna) .

115

3'7

\'Il Corpo· d'armata 1 :\ncoll:tl .

300

344

153

20

IX Corpo d'armata (Roma).

397

301

X Corpo d'armata (N.•poli)

448

126

Xl Corpo d'arma ta (Bari)

336

189

451

224

2,679

l,SGS

Ylll Cor po d':Lrmata (Firenze; .

..

.

XII Corpo d'urmata \Palermo).

TOTALI

~

T OTALE GENERALE

4,047

-

Tutti i malarici recidivi, nel numero di 2679, nel periodo preepidemico vennero sottoposti alla cura periodica di bonifi(\a con preparati di chinina, preferendo come più opportuno il cloridrato alla dose di un grammo per volta e per settimana, nei casi di terzana bene accertata, e negli altri casi di un grammo r ipetuto due giorni di seguito per settimana in giorni non mutabili, ma prestabiliti in tutto il periodo della cura, seguendo in tal modo la chinizziJz-ione discontinua secondo i consigli di Koch, Plehn, Marchiafava., ecc. Con tale metodo, rigorosamente applicato, dopo due mesi o tre d i questo speciale trattamento, vennero lasciati come guariti 2444 individui i rimasero in cura, perchò rl3cidivi ostinati 188; vennero inviati in licenza di convalescenza 34 i riformati 8; mandati rivedibili alla nuovn leva 2; ed infine si lamentarono 3 decessi. Non è però da ritenersi che i malarici censiti nel1904 sieno i recid ivanti ostinati del 1903; la popolazione militare è una popolazione fluttuante, il congedamento di una clas:se allontana dall'esercito parecchi dei recidivi, nel mentre altri si acquistano con la nuova classe che viene sotto le armi, e, non figurando questa distinzione, il numero dei ver i re-


LA MA LARfA XELL' ESEHCITO NELL' AXNO 1904

c i di vanti rimasti fra i bonificati dell'esercito, risponde ad un semplice dato approssimativo. Nello specchio A del corrente anno si aggiunse la designazione della classe di leva, e si nutre fiducia che tale indicazione possa rendere la futura statistica più vicina al vero. Conviene però che i medici dei corpi curino la sommiuistrazione del chinino come profi· l assi p re vent i va, alla dose di uno o due tabloidi zuccherati al giorno, durante il periodo epidemico, alle truppe residenti in località ma.la.riehe, o che passino, o soggiornino in piaghe malariche per cambi eli guarnigione, per manovre, esercitazioni, ecc., o segnalino nelle loro reln.zioni il numero complessivo dei militari bonificati, onde poter dimostrare in forma statistica il benefieo o!letto ottenuto dalla chinizzazione proventi va. Comunque, ta ?nalctria nell'esercito trae o1·igine dalla popolazione italiana e no v ha niente di esclu.~ivo; i militm·i virendo in mezzo alla. POlJolazione nelle direrse gnm·niyioni, .<~i affratellano cot popol.o a·nclte nelle ma[(lttie. Il dettaglio dei malarici r eeidivi del 1D03 bonificati nel 1!)04, distinti per corpo d'armata e per tipo dell' infezione, risulta dal seguente quadro:

E~tivo

CORPI

Ter1ana

d'armata

r .

Quartana

autunnale

Incerta

Totale

44

l

l

21

61

18

2

5

40

65

1 II

23

5

4

8

40

V.

50

..

2

29

81

99

12

12

108

226

v vJ

i·

v II v III . x x' Xl

x II

40

5

5

65

115

192

21

48

44

300

12

6

10

· 65

153

143

20

106

128

397

121

12

30

285

448

119

36

39

142

836

14'7

32

57

215

451

1.145

2,679

- -TOTALI

},IJ68

152

314


LA MA LA EIA ~ELL' ESERCITO NELL' A~.:-10 l!)Qi

Da questo q nadro si rileva una enorme differenza numerica di militari bonificati per recidive malarich~ fra i diversi corpi d'armata., ed il numero sempre crescente scendendo dal I verso il XII. Tale fatt o non deve passare inosservato, perchè se può dipendere, come dipende, da più fattori, fra essi figurano in primo luogo: reclutamento e stabilità di guarnigione. Per potere esaminare con paragoni il vantaggio ottenuto da tale bonifica, riportiamo un triennio di prova nella seguente tabella, eh e comprende i malarici recidivi degli anni 1901, 002 e 003 bonificati negli anni 1902, 903 e 004.

l

---

----

-

Totali , T~" l Q""'""' Estivo-autunn. lnceo·ta d"armatn t!XP. j 1903, 190~ !!m;t90:J, I901 190!, 1903: 1904 19021 1903 1 1904 190il 1 1903 , 1901

Co."

l 53

30

21 176 1421 67

5

38

34

40 140

4

41

24

1

8 38 221 2 12Gl 161 12 281 171 12 1G6j l 8 19 61 116

5G

29 437 141 1 81 103 442 298 22 ~

251 40 16 207 114 192 31 23 2: ! 41 131 153 110 12:1 83 72 21 1 16 6 29 1'1 101 153 'il

65 412 1401 115 441 438 260 300

Il

91

821

II .

'19

41

v.

258

v

'.."Il.-

2161 201

' ·m 'x.

l 27 z 2:j 5

'i'91 441 '11 si l l l

92

l

l

181 3l

23 ll 1: 1 5 10 8 1

551 50 15 135 99 32

l

1

l

..

l

l

::: J

135

1231 o· 85

4o

65 326 18i 15"3

so 20 1153 1711l 106 184 r>:J6 128 606 1,082 99i x ... 112 215 1211 18 40 12 32 45 so 97 168 285 259 468 44 s x-l .

x-~(.

101 271

.

.

. .l

149

68

11 36 98 46 39 1971 235 142 943 403 336 269 197 141 26 16 32 54 61 215 554 958 451 147

lll

TOT ALI . 11,890 1,948

119 21

1~68

--

~~l-~~ ---- --

269, 238 152, 480 444 314 1,62911,657 1,145 4,268IS,68712,6'i. 1

Aranolazl onl. - Il cen,!mento del t90J diede la. cifra di 4,! 68 lnrottl, però i mllll11rl su cui risulta essersi eseguita la boniOca furono soltanto 3,4!1 e rimasero non honltlcatl 846.

Da questa. t avola risulta. evidentissima. la costante, p1·ogressiva ed attmentata diminuzione dei malarici recidivanti nell'esercito e la bontà della bonifica umana eseguita.


LA 1-lALA RI A N lèLL1 C:SERCITO ~ET,L' ANNO 190-!

6!l>

*** Ora lasciando da parte ogni altra considerazione, passando a stu<hare i casi di nuova i.1(ezione durante la stagione epidemica del 1904, troviamo che il numero complessivo di tali casi diviso per tipo d' infezione rispettivamente per ciascun corpo d'armata., risulta dalla q ui unita tabella:

CORPI

l

cl'nrrnata

Terzana

Esli,•o

QunrLana

autunnale

Incerta

Totale

l l l

I

8

17

.l

.. ..

l

6

..

6

12

'l

23

..

2

7

S2

8

l

Il .

111 IV

Y.

l

VI

l

'll '"III 'x

l

.l

x x' l x·u

3

..

..

1

4

43

4

9

6

G2

lr>

1

2

19

37

222

25

15

..

121

JO

8

l

TOTALI.

45

52

344

l

2

s

20

l

52

118

301

l

25

92

126

5

55

48

189

50

224

410

1,368

.l

81

'

124

.,-

-

--

669

49

47

3 -·

-

--

240

Da quanto sopra si rileva il nnme1·o .semp1·e m·escente dei colpiti da malaria a mism·a che si scende dal I corpo d' at·mata ve1·so il XII ed una a ccentttazione massima nel te1·ritorio del VII, IX e XII, dove ri..~nltano esi.<;tere le più estese e numerose plaglw malariche. E sono proprio i casi di nuova infezione che si contraggono dai militari sotto le armi, quelli che possono dirsi i malarici dell'esercito. D movimento comparativo che ci può rendere utili servizi in avve· nire e dare ragione degli aumenti e diminuzioni, nonchè del raggruppamento insolito di casi, risulta dalla seguente tabella:


616 Cor.r1

LA MALARlA NELT/RSRRC'I TO NELL'ANNO HJQ!

- ----~=----'-------'::::;:===--=-= :;;:---=--:..:.==----,---'------===

l (.lunrtana Estivo-nntl_mnal~· IncArta l Tota li --~--~- · --~~-- 1------~-1 100~ j 19o3j t90I l 190:! \ t!IOJ \ t!IO& ll>O~ l t9n3 j t9o~ •m j 1903\ 1904 t9re [ 19J3 \ 1!104 1 l

Terznna

l

1

- - - --~~--:~---: 1! -- ._ 1 3 1 2! si s 5 29

l l

ll

2

9:

6

..

..

..

l

..

..

2

2

6

5

11

12

1I1

l!

Gl 23

..

..

..

l

..

2

l

7

7

3

18

32

l,.

4

4

-•

..

..

..

2

..

..

2

4

8

G 150

'71

G2

191 45 52 201

18

37

134 844

3

61

20

112 441

301

1

3

i

46

43

'i

3

4 1 161

9

9 19

9

19

l

..

li

2

2

12

111

l

1

25, 251 14

45

53

96 J

VIII

120 1 2:3 222 l l 42' 26 15

4

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.

2

18 21

IX

44ll 166 121

X

38

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y

108

YJ

241

Y!l.

XII. TOTALI.

1

·l

8

9

1

3

39: 10'

74

8

8

5

l

""•2

81

8

l

5 129

9

5

3

78~ 59: 124

7

1

38 109

13

l

52 27, 121 118

29~ 16 25 141 23 92

73

S!J

118 126

l 84 55 50 Sii 48 82i 244 189

23

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71 , 35

50 181

130 224

1

~: 508: Gli!!' 50~----:; 280: 29i 240 ;~9: 4~;~0 1,201 [1,298 l,SG"

Se si ferma scrutatrice l' attenzimte sopra le cifre dei m alari ci d i ciascun corpo d'armata: durante il triennio sottoposto all'esame di confronto, in primo luogo si presenta alla mente la ristrettezza del nnmero, con regolarità quasi costante ripetnta in alcuni corpi d'armntn, e la. elevata cifra. associata ad una marcata oscillazione negli altri. Difatti nel I , II, III, I V, VI, ed VITI corpo d'armata il movimento di elevazione e _di oscillazione è limitatissimo, e ciò si spiega con l'ap pii· cazione più esatta e rigorosa delle norme preventive, mentre per gli altri corpi d'annata e specialmente per i l VII, IX e XII, la stessa spiE~ga­ zione riesce insufficiente, ed è necessario ricorrere alla accentuazio11e epide'rnica svilnppatasi nei detti anni netle plaghe malariche dei 1'Ì8pettiri corpi d'armata, senza tener conto dell'enorme differenza numerica della popolazione militare esistente fra essi. · Il totale dei colpiti di nuova infezione nel 1902 è stato di 1201, quello c1el1903 di 1298, cioè con una eccedenza di 97 casi, e quello del1904: di 1'368, con un aumento ancora crescente di G7 casi sul complessivo nn· mero dei colpiti nella stagione epidemica dell'anno precedente. Cercando la. ragione del costante c1·escente nnrnerico in qttesti tre amd di stndio, abbiamo trovato che la statistica del corpo dei R. carabi-


nieri e personale di rinforzo, dillseminato in t utto il territorio dello stato, non figura affatto nel 1!)02, parzialmente nel 1\J03, e col numero di 208 casi nel 1904; che p er ragioni di pubblica sicurezza sono sln.ti effettuati molt.i movimenti di truppa da luoghi immuni in regioni notoriamente ma lariche, specie del VII e :S:II corpo d'armata: ed infine che la somministrazione della chinina, come sostanza profilattica, non è stata uniformemen!;e impiegata. Oltre a ciò dove tenersi in considerazione anche la plaga in cui si trovano i diversi presidi e le regioni di r eclutamento; e non sarebbe fuori di luogo tener presento annualmente questi ult imi dati nell'assegnazione delle reclute e negli spostamenti dei corpi per ca m bi di guarnigione, esegnendo cos1 m grande lo studio che annualmente fanno i singoli corpi di arma.ta, nello scegliere le piaghe salubri per campi e per manovre. In ordine alla quantità dei sali di cl1inina da somminist rn.rsi n ei singoli casi, ci riportiamo a quanto abbiamo sostenuto n el I congresso m edico siciliano nel 190:2, in base a specifdi studi ed a pa.rticoh·. re inchiesta eseguita sopra le truppe in quel tempo di stanza n el XII corpo d'armata (1). N oi allora abbiamo accentuato la necessilù delta c;hinizzaziolle quotidiana pre,;entù:a a base profilattica e di bonifica n ell'esercito, combattendo le dosi alte settiman.nJi, e, dopo i ripetuti studi e l'e~11erienza eli questi ultimi anni, che hanno positivn.meute dimostrato Ja snperioritù. della chinizzazione quotidiana sulla discontinua, riteniamo opportuno e logico lasciare alla scelta del m edico cm·ante, a seconda delle circostanze e della riconosciuta tolleranza individuale, la dose ed il modo di somministra1·e la chinina, in confetti, o iu soluzione acquosa, in polvere od in tavolette compresse, pnrchè sia somministrata la dose necassana. Si nota in pari tempo che la. presenza 1lel cibo permette lllla .chinina di passare nel circolo generale e di rimanervi in più alta pro· porzione di quando il farmaco viene preso a stomaco digiuno; che la ripetizione di una. stessa dose quotidiana ha per effetto un accumulo del rimec1io nel sangue, perchè si sommano le nuove quantità in esso arrivate con i residui attivi delle prime dosi, finchè si arriva come limite massimo entro la prima settimana, ad un contenuto endovasale~ quale si trova. solo nelle prime 24 ore consecutive alla ingestione di una unica dose uguale al doppio di quella che si somministra ogni giorno; che le piccole dosi biquotidiane determinano un vero mitridatismo verso il chinino, la quasi assenza di fenomeni cerebrali nei primi d ue o tre (t) Conferenza pùbblicata e fatta a. l t• congresso medtco siciliano n sezioni riunlle in data 20 mog· gio 190t pagg. 18 e t9 e resoconto del congresso.


!,A MALAIHA NJ!:I,f/lèS IWCITO NELr/ANNO 19ù4

giorni, completa, definitiva e costante in proseguo, e l'indifferenza assoluta del sistema digerente; che l'eliminazione media slella. chinina dal corpo umano, è rappresentata nel primo giorno dal 22,68 p. 100, nel secondo giorno dal 4,70 p. 100, e nel terzo dall'1,49 p. 100 (1) . In quanto ai tn.bloiLli d i bisolfato eh ini co zuccherati, preparati dalla nostra farmacia centrale, il dott. ]\'[ariani dice che il processo di preparazione riduce in misura. 1\ppena. apprezzabile il grado di assorbimento dell'alca.loide, il quale conserva pertanto presso a poco la stessa intensità di azione inerente n.lla dose contenuta ne1 tabloidi.

*** I dati innanzi riportati ci guidano a speciali considerazioni e ad una geografia malarica fondata sullo studio della regione dove presumibilmente fn contratta l'infezione e, riuscendo molto difficile e poco pratica la designazione delle singole 'e numerosissime piaghe, ci siamo contentati di classificare i diversi casi in base al ten-itorio dei corpi d'armata, e, per l'anno 1904, tanto risulta dalla seguente tabella: -=:;:___---=-:...:-=-:-,-.:.:· .:;;;;-====-::;.._.;_-;,. ;:-.:. ;·:;.;-=:... - - - - - '-'===::..~-=-=-=-;;-~

f.ORPI 11'AIHIIAH

Specie

Tviali

dell'lnf~zione

Il

l ! l l l l l ! l l 4 21 l ss l 14 15 119 8 84 126 669 3 l l l 10 l 6 s 49 111

V

IV

VI

VII

VIli

IX

X

Xl

Xli

25

55

47

240

50 . 51

410

1

Terzaoa

lO

1224

Q uartana .

Est!vo-autuooale Incerta.

..

l 11

o

o

6

..

2

-~ l 3

25

l

9

2

2

52

s 1 19 113

3

118 31

------ ------ 1"0 TAL l

22 1 12 l

6

26

00

45

53

SG

- -- - - _ _l _ _ - -

401 20 299 65

195 \ 227

186S

Il raggruppamento delle cifre risponde al numero dei colpiti dall'infezione malarica nel territorio di ciascun corpo d'armata, compilato in base agli st-.udi fatti sul probabile luogo dove si è contratta l'infezione, cercando così di avvicinarsi alla vera geografia malarica delle regioni. Per ciò questo specchio non è il riepilogo dei quadri B dinanzi riportati, ma rappresenta lo st"dio delregionalismo rnala1·ico. Il numero massimo dei nuovi colpiti si trova nel tipo terzana (66G), vengono dopo gl'incerti (410), quindi le forme gravi es ti vo-au tunnali (240), (t) F. MA PIANI. - ( L'auorbinwdo e l' elrmina:ione dtllacMuina e dei s11oi 1ali.Dtd11Zkmi per l t• terapia e la profilaui dell' i11(ezione malarlca). - Att1 dell~ soeleta per gli studi della malaria.

anno t9(1~.


LA MALAfl.IA XF:LL' E~EROITO NELL'A XNO 1904

(i4fl

ed in ultimo le quartane (49). Il numero degli incerti è rilevante ed il massimo di questi casi, non bene determinati per il tipo, si ha nei cor pi d'armata VII e IX, dove pare che si sia opportunnmente largheggiato nella pronta somministra:lione dei chinacei, specie quando gli accessi febbri li si presentavano sopra individui che si trova~\'ano lontani dai luoghi di cura., o dove non si aveva l' opportunità della ricerca ematica. Si nutre fiducia che il numero dei casi incerti diminuirà. ben presto, grazie alla crescente attività del corpo medico militare, ed al modifica tu sistema preventivo e curativo. E per diminuire il numero dei colpiti ci riportiamo aUa profilassi preventiva in cui il chinino ha la più importante applicazione, particolarmente quando le truppe si trovino in località malarica o si portino tem poraneamente da un luogo sano ad uno notoriamente infetto. In questi casi la somministrazione quotidiana di 20- 40 centigrammi del rimedio, o a giorni alterni di ·1 0-60 in tabloidi zuccherati, o in polvere, o Ìtl tavolette compresse, può essere di liOtevole importanza profilatticn.. La 1·elazione che passa tra le forme lie1:i, q_1Gale la terzana e la quartana e la fm·ma grave 1'Ctpp1·esentata dall'estivo-autunnale, si rileva. dalla seguente tabella: ·-· - .. -

CORPI

1/'0RII E LI H\'1

FORYK Gfi.I. VI

(TCJ·zana c quarlana)

EsLivo-autunnali

d'armata ~~

l

2 l

1903

l

18

1904

8

1902

l l

l

6

23

l

v v

4

4

3

..

115

49

47

16

25

5

16

'

24

247

; III.

41\

'x.

«7

x'

4'6

x. \

x II. T OTAL! .

148

l

644

l

2 .0: l

l

l. O: l

0.0: l

0.0: 1

9

9

'i .2: l

2.0: l 5.4: l

2

2

s .l : 1

45

4.8: l

ss

l 9 15

14

205

131

79

9

64

190~

1903

..

8

l 'iS

l

2

25

- -l- 87

2.0: l

190!

.. .. l .. l 2

6

l 6 . 0: l l 8.0: l 0.0: l l 0.0: l

l !lO'

l

9

121

l

3 l

2

' ·u .

1903

l

Il

"l

l

PROPOR7.10NF. RECIPROCA

l 3 .0: l

l 0 .0 : l

l

5.2: l 8.0: l

l

2.5: l l. 7: l

5 .l :l l

4. 7: l

l 7.5: l

38

2 l 109 52

29

16 l

l. 6: l

4.9: l

0.4: l

86

129

84

55

l. l: l j

o. Il: l

1.6 : l

127

23

51

l 47

3.8: l

1.3: l l

2. 7: l

l

3.0: l

l

'1

l 25

1.3: l

l 5G9 ~1--;-1-;-1~ 2.3 : l l

5.5: l

,,, li

2.5: l

l-

l. 9: l

l


G60

L.-\ MALARIA NELL 1 E~ERCITO NELL'AN:\0 HJ04

Da quanto sopra si vede che i corpi d'armata I, II, III, IV e VI presentano una proporzione apparentemente elevata per il numero molto ristrett.o dei colpiti in gen ere; e che gli altri corpi d'armata danno rispetti vame n te proporzioni basse, fra cui emergono per esuberanza il l X, X, XI e XII, tanto che nel1903 l~XI e nel1904 il X, hanno dato un rapporto numerico al di sotto dell'uno per uno. Questi dati rispecchì.ano esattamente la estensione e l'entità malarica delle piaghe di cui è notoriamente conosciuta l'esistenza in dette regioni, e rispondono agli studi fatti da valenti scienziati. ) 1o spostamento numerico delle forme si leggiere che gravi tra un anno e l'altr.o e la maggiore virulenza degli elementi infettivi che d'ordinario si ripete da fattorì diversi, nella fattispecie dipende dalla più o meno abbondante caduta di acqua durante la stagione epidemica e dalla elevata e prolungata temperatura estiva. Il concetto della bonifica umana allo scopo di eliminare le fonti di nuoYe infezioni degli anofeli, convenientemente applicato sopra tutta la popolazione civile e militare di una data località, dovrebbe dare come risultato il 1·isauamento della regione, ma quando una tale bonifica viene limitata alla sola popolazione militare, l'esercito se ne avvantaggia sempre con la. rlimiuuz ione del numero dei malati e delle giornate eli ospeclalità, ma poco o nulla si ottiene sulle future epidemie della regione. Le cifre dinanzi esposte dimostrano il preclorninio della (o1·ma epidemiw nell'Italia meridionale, cioè del grande predominio di parassiti estivo-autunnali e della .loro esaltata virulenza, paragonati col tipo dell'Italia settentrionale, caratterizzato dalla grande prevalenza della terzana lieve. Come abbiamo detto avanti, fra i recidivi ostinati si trovano compresi i malarici dell'ultima classe di leva, venutn. alle armi con la nuova chia.mata, e quantunque la malaria latente sia difficile a riconoscersi e la ricerca anamnestica della pregressa infezione malarica sugli individui della nuova classe non sia facile, pure l'effetto della bonifica militare risulterà maggiormente marcato allorquando verranno distinti i recidivi bonificati nell'anno precedente, dai nuovi arrivati alle armi che dovranno subire per la prima \Olta la cura di bonifica; e perciò si raccomanda la massima scrupolosità in questo ramo di censimento. Con tali vedute, il numero complessivo dei curati nell'esercito dumnte ciascun anno, rappresenta l'indice assoluto di aumento e di diminuzione, e questo numero complessivo durante un triennio risulta dal segnent.e specchio.


LA AfAI.AIHA XELf)ESf:RCITO NELL'AN:SO !DO-!

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2

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24

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j2,592 1,856 1,1:3'?1!) 2\)!)!201 1 760 741 554, 179H; 208!), 15iJ515469j 4U8;) \ 4.04i

1 .dnnolazioni. - lo (jucs to sprcchio n~urano ill complesso i honiOc:tti ed i ~•si di nuova infrzio nr. Nel 1 9~ vi ~ono 816 censiti c non bonificati cho sono compresi nel pr~scnte specchio.

Se spassionatamente fermiamo la nostra attenzione sui totali dei curati per malaria nell'e;;ercito, abbiamo che nel 1902 figurano 4G::!R, più 846 censiti, ma per speciali difficoltà non bonifi cati. Questo totale di 5469 individui è disceso nel 1903 a 4U85, dando così una diminuzione di 484 casi e nel FlO·! è disceso ancora a 4047 diminuendo di 938 casi. Q1testa r·ilevante disce.~a progl'e81iÙJa ci addita la vù~ 1•etta che .~i sta pe1·co?·rendo dagli nfficiali medici ecl il vantaggio immen~;~t~·abile che si ot tiene a ( alm·e dell' e.~ercilo . A l movimento numerico di discesa annuale fanno eccezione il YII e X I I c o rpo d'armata, che rispettivamente da 094 cn.si e 508 avuti nel 1D03, sono saliti a G44 ed a G75 nel 1904. Tale aumentor v eri ficatosi tutto a carico dei casi di nuova iufez ione1 è dovuto a spostamenti di truppa da regioni immuni in p iaghe notoriamente malaricbe, per ragio ni di pubblica sicurezza. Non potenclosi evitare i movimenti della popolazione militare nelle diverse regioni del nostro paese, ne. consegue che non mancheranno mai le accentuazioni e le discese nel numero dei casi d i nuova infezione nei corpi d'armata meridionali, stante le n n m er ose ed estese piaghe malariche, ma attivando con maggio1·e la l'-


LA )!ALARlA :\'ELL' ESERCITO XELL' àN:-10 1904

fi52

ghezza ed oculatezza la chinizzazione quotidiana precentiva, si ritiene che que.~to nnml'ro -ven·à sensibilmente diminuito. Se poi si considera che nel 1903 i casi d'infezione recidiva furono 3687, e q uelli di nuova infezione 1298, con un totale generale di 4D8ò mentre nel ll:JO± furono 4047 in tutto, si può rimanere soddisfatti del risultato ottenuto. Paragonando d'altra parte il numero totale dei colpiti, cioè 4047, con la forza media dell'esercito che fu di 210,638 ~omini, si ha. che la p1·op01·zione clei mala1·ici nel detto nnno è stata di 19,21 per m ille; propo1·zione in(e1·i01·e a q1telle degli anni p1·ecedenti, la quale risulta come appresso: Anno 1!)00 Proporzione 41,93 ·;•• » 1001 » 49,34 %. » 1902 27,44 ·, •• » 1903 24,14 °, 00 » 1904. 19,21 ·;•• • Se poi il numero dei malarici viene paragonato con la forza media dei singoli corpi d'armata, abbiamo i seguenti dati: 1

Forza media.

CORPI d'~o·mal~

l

II 111 IY y

Yl. Yll. Ylll

IX.

x Xl.

XII.

l ~903 l 1904 l

----~----~-----

~!}()!

20,802 20,551 15,'714 1'1,891 20,'771) 11 ,'712 11,224 15,301 22,192 1'7,320 10,2'78 15,486

1

22,235 20,924 15,564 1'7,850 22,695 12,014 11,368 1::>,833 24,'76'7 1'7,93'7 10,221 15,05'7

22,434 21,278 16,804 18,369 22,146 11,927 11,800 16.356 24,'736 18,038 10,895 15,855

!'iumero dei malarici curati nell'anno 1\J(}j

l

Proporzione p&r mille

l t 903 l 1904 l l !m l 4003 l 190l

181 171 145 134 138 98 141 149 592 369 45'7 158 645 394 399 248 718 1,423 586 348 647 6'70 735 508

84 77 '12 85 288 152 644 l '73 6\18 5'74 525 675

8 . '1 '7.1 8.8 24.7 28.5 39.0 5'7.5 26 . l 32. 4 20 .1 65.2 4'7 ..5

'1. 'i

G. 4 6.3 8 .3 16.3 13.2 34.'1 15.7 57.5 32 .7 63.3 33 . '7

3 . 'i 3.6 4. 3 4.6 13.0 12.'7 54.6 l o. 6 28.2 3 1 .8 -t8.2 4lL 6

TOTAI.t

Con questo peso, sopportato in modo diverso dalle diverse regioni dell' Italia nostra e dal corpo sanitario militare in essa disseminato, cediamo le nostre considerazioni statistiche in mano al sociologo ed all'economista.


653

SOPRA TRE CASI DI ITTERO INFETTIVO Per il dott. Pietro Gi a a l, capitano medico nell'ospedale militare di Parma

Le scoperte batteriologiche diedero un nuovo indirizzo alle varie malattie infettive così da considerare il microrganismo Ia unica e sola entità nosologica che trova nell'organo un mezzo di coltura appropriato e confacente per il suo sviluppo; donde la specificità dei singoli microbi per date malattie. Si trovò però ben tosto che la presenza del microbo non poteva spiegare che in parte la malattia e che l'organismo non stava inerte contro questa invasione e che la natura medicatrice degli antichi si esplicava con reazione difensiva in relazione più o meno del terreno. Ai mezzi di cui si vale l'agente infettivo altrettanti se ne contrappongono dalla cellula attaccata e le varie fasi ed il termine della malattia sono il risultato di questa lotta citomicrobica. Or son pochi anni, si legava a singoli e dati germi la specificità di quasi tutte le malattie ; nuovi studi han dimostrato che molti germi, ordinari ospiti dell'organismo, su cui sogliono vivere allo stato saprofitico, possono acquistare virulenza in concorrenza di altri, dar luogo a sindromi speciali infettive, cosicchè al concetto di etero si sostituì quello di auto infezioni. Tali considerazioni si rife~iscono più in special modo al fegato, le cui vie allo stato normale comunicano con un mezzo essenzialmente settico, quale è appunto quello dell'intestino. Non è ancora ben chiarito se e come l'ascensione dei germi intestinali sia ostacolata dalla bile, dall'azione della mucosa delle vie biliari o dalla poca virulenza dei germi, ai quali poi si schiudono ancora le vie sanguigne e linfatiche. Come contributo a questi studi vengono riferiti tre casi di ittero occorsi nell'ospedale milità.re di Parma. I. CAso. - Mel. .. Zefirino è un soldato richiamato appartenente al 43° fanteria. Entra nell'ospedale il 26 agosto 1903, con diagnosi di febbre estiva, accompagnata. da lieve stato itterico.


654.

SOPRA TRE OASI DI ITTERO INFETTIVO

Non ha precedenti ereditari o morbosi di importanza; la malattia si iniziò con febbre Ieggiera (37,8) accompagnata da cefalea, anoressia 110tevole, stato di prostrazione e senso di stanchezza a.gli arti inferiori. A lvo chiuso, lingua coperta da pa.tina biancastra anteriormente, giallastra posteriormente; (oet01· e.JJ o1·e. Ventre trattabile: milza nei limiti normali: fegato leggermente dolente alla pressione, non ingrandito. N essun'alterazione apprezzabile negli organi del torace. Nelle orine aumento dei pigmenti biliari; non albumina n è zucchero. Il ~8 agosto l'itterizia si va accentuando; la temperatura si mantiene in u na media di 38)1. Polso tardo, pieno. Stipsi. Le feci, emesse dietro l' uso di purganti salini, sono poco colorite, fetidissime. Lo stato generale si mantiene discreto. Nei g iorni successivi, con la itterizia, aumenta la temperatura, che raggiunge i 38,6. Il fegato sorpassa di duo dila l'arco costale; è alquanto dolente alla pressione, la sua superficie è uguale e liscia. Non si ha meteorismo. :l\iilza non aumentata di \Oiume. Il giorno 6 sette'.llbre comincia il vomito, la febbre rag giunge i 3!1'. Il sensorio è depresso: l'ammalato è abbattuto. Il colorito della pelle e delle congiuntive raggiunge il giallo verdastro, e l'ammalato huneutasi di prurito intenso; compare idroa febri.lis alle labbra. Persiste la patina bianco giallastra, e la lingua diventa asciutta. Il fegato è aumentato di volume ed è più dolente alla palpazione. Alvo chiuso e le feci ottenute con purganl.i si presentano scolorite, di colorito cretaceo. Nessun aumento di volume della milza. Le urine sono poco abbondanti, torbide e colorite in giallo bruno. Densità 1018. Reazione acida. A lbumina e glucosio: tracci e. Urea assai diminuita. Pigmenti biliari abbondanti, specie la bilirubina. II sedimento è rappresentato da muco, cristalli di urato di ammonio, oon qualche ele mento epiteliale dei reni e della vescica. Dopo alcuni giorni la febbre si abbassa tanto da aversi la temperatura normale, però il vomito si fa più frequente, si aggiunge singhiozzo; il polso diventa vieppiù piccolo, depressi bile; aumenta lo stato di abbattimento. Le urine sono scarse, ad onta che l'ammalato beva abbondantemente per insoddisfatto stimolo della sete; l'alvo è chiuso. Il colorito della pelle raggiunge il bruno verdastro, e qua e là compaiono sul torace e negli arti emorragie puntiformi. Queste condizioni vanno sempre più peggiorando; nell'urina compaiono cilindri granulosi, an menta l'albumina, il glucosio, mentre è in diminuzione l'urea; il fegato è ridotto in volume, la temperatura cade al di sotto della norma (35,8) ed il paziente cade in coma e muore senza avere convulsioni. L'autopsia, eseguita 24: ore dopo la morte fu, limitata all'apertura. dell'addome, non avendo i parenti perme~so che si aprisse la teca cranica ed il torace.


SOL'RA TRE CA::ii DI IT'fli:RO lNIIlèl"fiVO

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Diede il seguente risultato. Nulla di importante a carico dello stomaco e dell'intestino. Il fegato è leggermente diminuito di Yo]ume, con margini arrotondati, ha colori to intensamente giallo, la cistifelea è ripiena di bile eli colori to bruno verdastro e col canale coledoco mostra la mucosa is pessita. Lo sbocco n el duodeno è per\iO. Al taglio la. superficie è fortemente g ialla, poco consistente i la lama del coltello si riveste di untuosità. L e vene sop raepatiche sono congestionate. L a m ilza n on è ingranditaj ha ca.p:mla leggerm en te ins!1essi ta e raggrinzata. La polpa, di colorito g rigio rossascro, fa vedere appariscenti le 1:rabecole. I reni aumentati d i volume, con capsula facilmen te svolgibile, di colorito giall astro alla snpcrfic.ie, mostran o ap pariscen ti in alcu n i puut i le stelle del v erhein . .A l taglio ht sostanza corticale è aumentata e vi si notano q na e là isole p rominenti tendenti al giallastr o. Nessuna lesione a pparo11te nelle capsule sul'l'ena li. La v escica è distesa cla or ina di co lorito ro»so oscuro. Il pancreas non lascia. r ilevare alc un a alterazione. II CAso. - Dr... Gi useppe soldato nel reggi mento lancìeri Vittorio Ema nuele II (10") entra il 12 n ovembre a ll'ospedale militare con diagnosi di itterizia. Di ottima costituzione fisica, in buono stat o di nutrizione, non si ha nulla n el gentilizio da richiamare a ttenzione speciale. Soffri a dodici anni di ileotifo e ne guarì completamente. La malat tia presente data dal cinque corrente, e sarebbesi iniziata con cefalea, anoressia, senso di prostrazione generale. Al suo ingresso notas1 temperatura subfebbrile (37,8), leggiera tinta itterica alla pelle ed alle congiuntivite. Lingua patinosa, alvo chiuso. Nulla di notevole agli organi endo toraci ci. Ventre trattabile. Il fegato sporge di due dita trasverse sull'arco C•'Stale, ha margini arrotondati, il suo esame riesce alquanto doloroso. La superficie è liscia. Milza non ingrandita: nessun edema agli arti inferiori. L'esame delle urine ha. dato il seguente risultato. - Quantità scarsa. Densità 1021. Reazione leggermente acida: pigmenti biliari abbondanti, specie l'urobilina: tracce di albumina, assenza di zucchero e di sangue. Nessun elemento morfologico dei reni e della vescica. Urea scarsa. Feci scolorite, non però di colore decisamente cretaceo j fetide. Nel decorso successivo, aumenta la tinta itterica e con essa la febbre ed il senso di prostrazione; la diuresi si fa più scarsa, le orine fortemente colorate danno aumento dell'albumina e comparsa di zucchero, e diminuzione progressiva dell' urea. Le feci però non sono completamente scolorate, e sono diarroiche per i purganti somministrati.


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SOPRA TRE CASI DI ITTC:RO INFETTIVO

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La febbre raggiunge i 1:3~,2; compare il singhiozzo ed il vomito. La lingua è asciutta con patina bianco-giallastra, notasi idroa febrilis. Le condizioni dell'infermo v11.nno peggi0rando sempre più, il polso tardo si fa piccolo e debole. Il fegato non è diminuito di volume; la milza permane ne' suoi limiti. Non si riscontra meteorismo e le feci non hanno perduto del tutto il loro colorito che è giallo pallido. Successivamente compare u u esantema morbilliforme con pruritoj il colorito della pelle è piuttosto di una. tinta giallo-chiara non tendente al verdastro come nfll caso precedente. Persiste il vomito ed il singhiozzo. La temperatura discende sotto la norma, 36.2. Il polso si fa sempre più evanescente. Cominciano fatti di ipostasi polmonare. La diuresi è sempre scarsa e l' esame delle urine ha mostrato: Densità aumentata; reazione debol mente acida; aumento dell'albumina e zucchero; scomparsa dell' urea; qualche cilindro granuloso; aumento dei pigmenti biliari; qualche cristallo di fosfato. Le pupille sono dilatate, reagiscono poco agli stimoli luminosi e l'ammalato muore in coma senza convulsioni con una temperatura di 35.8. Il risultato dell' autopsia praticata 24 ore dopo la morte, non ha. mostrato nulla di rilevante riguardo al cervello, ed agli organi endotoracici. Il fegato è ingrandito in tutti i suoi diametri, specie nel verticale: i margini sono arrotondati. La sua capsula non è visibilmente alterata; il }Jarenchima di colorito giallastro è cedevole al taglio, ed a luce incidente si mostrano numerose chiazze incolori di diametro variabile che spiccano sul resto del tessuto; la lama del coltello strisciata sulla superficie si cuopre di untuosità. La vescichetta biliare è distesa per bile di colorito verdastro e filaute 1 la sua mucosa1 come quella del coledoco, è inspessita e coperta di muco. La milza è alquanto ridotta nel suo volume, ha capsula inspessita, raggrinzata: al taglio sono appariscenti le trabecole. Reni. - Impiccioliti di volume con capsula aderente1 offrono diminuzione delle due sostanze : la corticale però si presenta in tal uni punti con screziature giallastre, che protrudono alla superficie del tagli9. Nulla di particolare allo stomaco ed allo i ntestino, che si presentano anemici. La vescica contiene modica quantità. di urina. L'esame del pancreas non ba fatto rilevare alterazioni apprezzabili. m CASO. - Giovanni c..., soldato nel 43° reggimento fanteria) entra il 6 gennaio 1904 all' o:pedale militare per itterizia. Si presenta. al-


607 . quanto denutrito; l'anamnesi famigliare e personale non offre nulla di SOPRA TRE CASI DI I'I'TERO INl'ETTIVO

importante. È ammalato da circa quindici giorni di catarro gastrico; in seguito comparve itterizia, senza accennare a dolori od a. sensazione penosa alla regione ipocondriaca destra. Le urine sono in quantità normale. di colorito giallo intenso, con reazione leggermente acida e pigmenti biliari abbondanti, non contengono nè albumina, nè zucchero. Le feci scolorate, conformate; leggiera stipsi. Lingua con patina biancastra al centro, giallastra posteriormente. · Dopo due giorni, n1-1lla notte, d'improvviso compare abbondante epistassi, si da rendersi necessario il t amponameuto; contemporaneamente vomito che si ripete ad intervalli, dapprima di materia alimentare, poi di muco commisto a bile. Sopravviene il singhiozzo. La temperatura. sale a . 37.6. Il polso è tardo, piccolo. Il ventre non è meteorico, nè dolente alla palpazione; si hanno emissioni di feci diarroiche di color giallastro, fetidissime. Il fegato non si presenta ingrandito, nè ridotto nel suo volume, ha su perfìcie liscia ; non si desta dolore o molestia. col suo esame. Milza nei limiti normali di percussiÒne. Le urine si fanno scarse, schiumose, contengono traccia di albumina e pigmenti biliari in copia, con prevalenza della bilirubina. La colorazione itterica va. accentuandosi alla pelle ed alle congiuntive oculari. Integra la intelligenza. Insistente il vomito, e più il singhiozzo che non abbandona mai il malato. La lingua è arida, secca, con patina bianco-giallastra, si nota foetor ex ore, ·l'ammalato è abbatt uto: il polso si fa vieppiù lento, piccolo, fil iforme. La temperatura ha una media di 38,2. L'esame delle urine dà una densità di 1016 con traccie di zucchero, l'urea è scarsissima, i pigmenti , biliari non sono molto abbondanti. Reazione debolmente acida. Successivamente cessa il vomito, ma persiste il singhiozzo, l'addome non è meteorico, nè contiene liquido; la tempemtura si mantiene subfebbrile. L a diuresi è scarsa, feci acoliche, fetide. Compaiono fatti di ipostasi polmonare e l'ammalato entra in uno stato soporoso. Il polso si fa sempre più piccolo, sfuggevole. Non si hanno o.è eruzioni, nè emorragie alla. pelle. Il fegato diminuisce di volume, l'alvo è chiuso. Il respiro si fa. frequente, superficiale, la temperatura si abbassa per raggiungere poco prima. dell'esito finale i 35,6. L 'ammalato muore senza convulsioni ed in uno stato comatoso. 4t -

Gior 11ale mtdlco.


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SOPRA TRE CASI Dl lTTERO l~FETTIVO

I fatti importanti rilevati dall'autopsia non sono dissimili dall'ultimo caso riferito per riguardo a.l fegato, ai reni, alla milza ed allo stomaco. La vescica. è distesa da circa 200 cm.' di urina torbida con tinta giallastra, che lascia abbondante sediwento fioccoso. Raccolta. e praticatosi l'esame si ebbe come risultato: orine color giallo-bruno, fortemente torbide. Reazione leggermente acida. Solfati, fosfati normali. Cloruri scarsi. Ammoniaca in discreta quantità: notevole invece quella dell'albumina: traccia di glucosio. Negativa la prova di Heller per il sangue. Acidi biliari in gran copia : colorazione gialla, (bilirubina) sbattendo con cloroformio. Il sedimento di color giallo argilla, fioccoso, dà. numerosi crista.lli di fosfato triplo: cespugli di urato d'ammonio, poche cellule epiteliali piatte, qualche cellula con grosso nucleo, numerosi cilindri jalini, alcuni cilindri granulosi. Fatto evaporare il sedimento, si trovano delle sferette gialle, alcune delle quali abbastanza grosse, che vengono giudicate di leucin a; non si trovano corpuscoli di tirosina.. In tutti e tre i casi la. reazione d el Widal riuscì negativa. REPERTO lSTOLOGIOO. Piccole sezioni di fegato, rene e milza, organi maggiormente colpiti dalla malattia, furono inclusi in mezzi differenti e trattati con diverse sostanze coloranti per il r elativo esame microscopico e si ebbe in generale come reperto le alterazioni che SI descrivono: più accentuate nei due ullimi casi. FEGATO. - Le cellule epatiche d el centro del lobulo sono per la massima parte in via di distruzione, hanno contorni alterati talora scomparsi, il protoplasma in alcune occupato da goccioline abbondanti di grasso, in altre da detritus granuloso, fortemente pigmentato; il nucleo talora mancante; ta.l'altra spinto alla periferia, le cellule alla periferia. del lobulo, oltre incipiente degenerazione adiposa, sono con rigonfiamento torbido. I vasi portali si presentano ripieni di corpuscoli rossi, molti dei quali emigrati per diapedesi: nulla a carico dei canalicoli biliari. Non è infrequente di osservare in alcuni lobuli tessuto connettivo embrionario internarsi tra lobulo e lobulo. R11:sr. - Le cellule endoteliali della capsula del Bowmann scomparse in alcuni punti, in altri rigonfie ; e nell' interno della capsula numerosi corpuscoli rossi, cosi da aversi emorragie, le quali si riscontrano altresì tra. i canalicoli contorti ~ le anse discendenti. In altri . . punti invece si vede tessuto di nuova formazione che ·ne riduce i l volume e le strozza. Le cellule epiteliali in alcuni canalicoli sono m preda a tumefazione torbida, con degenerazione jalina in altri.


SOPRA TRE OAS I DI ITTERO ll\l!'ETTIVO

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MrLzA.. - I follicoli sono assai ridotti, prevale il tessuto connettivo <ehe parte dalla capsula inspessita. I vasi sanguigni hanno il lume ristretto per aumento dell'avventizitt.. N:on fu dato di osservare nè processi degenerativi, nè emorragie. Benchè non sia stato possibile praticare l'esame batteriologico delle 'sezioni del fegato, perchè le parti destinate a tale esame andarono a male nelle inclusioni, pur tuttavia possiamo dedurre dalle colture che da esso vennero fatte, come da quelle sulla bile e sull'urina, che il microrganismo isolato fosse presente ed a lui si debbano riferire le lesioni riscontrate. REPEH'ro BATTERIOLOGICO. - E cco il risultato delle ricerche batterioscopiche istituite nell'I stituto d'igiene della R. Università: Coccobacilli per lo più immobili, non di rado crescenti in filamenti piuttosto lunghi. Si decolorano abbastanza facilmente col metodo di Gram; si colorano bene con tutti i colo:-i d'anilina; presentano una capsula evidente, specialmente quando proviene direttamente dall'organismo. Colture in gelatina a piatto. - Colonie rilevate a margini largamente irregolari, umide, struttura finameute granulosa color bianco opaco. Colture in gelatina per infissione. - Sviluppo scarso, lungo il centro di infissione, abbondante in superficie senza :fluidificazione. Coltu.re in st1·iscie snll'a.gar. - Patina mucosa, umido biancastra abbondante che si solleva in filamenti coll'ago di platino. In brodo intorbidamento, uniforme; sedimento abbondante bian-chiccio dopo 24 ore. Nel brodo lattosato sviluppo di gas e di acidi. Il latte è coagnla.to dopo due giorni; nel brodo glucosato produzione di acidi. È pa.togeno per le cavie, riproducendo la stessa forma morbosa se iniettato per la via peritoneale. È noto che recenti studi (Bertarelli) hanno diviso i capsulati in -due grandi gruppi. · a) Capsula ti capaci di dare acidi nelle culture glncosate e in minor grado in quelle saccarosate e lattosate. Sono patogeni per il topolino e per la cavia; b) Capsulati con pochissima attività acido formativa. In genere non sono patogeni per animali da lA.boratorio. Evidentemente il nostro microrganismo appartiene al primo .gruppo e he, per seguire la denominazione di Clairmont, potrebbe cliiamarsi gruppo del B . aerogenes. A questo gruppo appartengono due ceppi principali (sottospecie secondo alcuni) : · 1° B. lactis aerogenes-Escherich; 2' Pneumobaeillo di Friedlii.nder.


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SOPR.~ TRE CASI

DI ITTERO INFET'l'JVO

Non è possibile stabilire con esattezza a quale dei due gruppi B.lJpartenga il nost ro microrganismo. D'altra parta è forse sufficiente affermare in gen ere l'affinità coi ricordati germi, quando si pensi che essi hanno dei caratteri altameute instabili e rappresentano meglio g ruppi o tipi che forme definite. Còlture in brodo del microrganismo vennero filtrate alla candela di Chamberland ed il liquido ottenuto, non contenente il germe patogeno, fu iniettato in conigli di egual peso alla dose di 5 c. c. per via venosa (crurale) e nella cavità peritoneale. Gli inficiati per le vene venuti a morte nelle 24 ore, mostrarono all'autopsia fatti di sett icoemia, cioè: ulcerazioni estese e profonde n ei visceri addominali, in special modo nella gran curvatura dello stomaco e nell'intestino tenue determinandovi perforazioni, come pure nel feg.ato, il quale, i peremico ed ingrandito ne' suoi diametri, al taglio presentava isole giallastre in alcuni punti, in altri tessuto congesto con vasi dilatati e ripieni di sangue nerastro. L'esame microscopico, oltre la congestione della vena centrale del lobulo, ha dimostrato le cellule epatiche con tumefazione t-orbida ed in alcuni lobuli incipiente degbnerazione granulo-grassa con infiltrazione parvicellulare fra i canalicoli biliari. Nessun'alterazione dei canalicoli stessi fuorchè una minore ampiezza del loro calibro limitata ad alcuni punti. I reni Ìl1grossati e congesti, con in voi ucro fa<lilmente svolgi bile,. facevan notare le capsule dei glomeruli aumentate di volume, l'endotelio in via di desquamazione ed in alcune sezioni emorragie nel loro intemo e fra i canalicoli. rena.li. L e cellule epiteliali con tumefazione torbida in tal uni punti, in a ltri desquamate, occupavano il lume dei <:ondotti stessi. La milza di poco superiore al volume normale ha capsula non ispessita, i follicoli sono leggermente ingranditi con dilatazione vasale. nessuna emorragta. I conigli iniettati per la via peritoneale dopo un periodo breve di sofferenza si ristabilirono completamente, senza mostrare alcuna lesione locale. Piccole quantità di culture in brodo ed in agar vennero somministrate, sia cogli alimenti sia a mezzo di una sonda, a conigli e cavie per via. orale, ma senza risultato. Dall'andamento della ma lattia, dal reperto anatomopatologico dei visceri maggiormente colpiti, nonch~ dalle ricerche bat.teriologiche si è indotti a pensare ad un ittero infettivo e più specialménte ad nn processo tossicoemico che ha interessato il fegato, paralizzandone la. sua azione di dif!:'sa e di arresto, non altrimenti di quanto avviene


SOPRA Tn~; CASI DI IT'rERO JNFJ::1:"rtV'O

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nell'avvelenamento per prodotti minerali, come fu dimostrato da Roger. Tale potere antitossico mentre da taluhi è spiegato con la funzione specifica dell'organo, da altri invec:e sarebbe dovuto alle cellule epatiche che hanno un maggior potere ossidante del sangue e di tutti gli altri organi. Nel decorso qella m~tggior parte delle grandi infezioni acute sia umane che sperimentali si riscontrano lesioni epatiche dissimili per il loro grado di evoluzione, ma assai analoghe da raggrupparsi in una specie di serie naturale. Queste lesioni sono essenzialmente costituite nelle forme acute e recenti da una iperemia con dilatazione dei capillari raggiati, poi dalla formazione di cellule rotonde, noduli infettivi, (Ha.not) a livello degli spazi portali; più tardi nella infezione massiva e virulentissima da degenerazione delle cellule epatiche ed in particolare da degenerazione granulo-grassa; in altri casi si ha tumefazione torbida. o degenerazione. vitrea o ialina. È tutta una serie, una gradazione di sofferenze e di morte clelia cellula epatica. · Ma le infezioni tossiche od infetti ve sono nello stesso ordine subordinate alla natura. dell'agente patogeno, al grado della sua virulenza, alla sua dose, alla durata della sua azione. In molti. casi osservati da Babes la degenerazione del fegato non fu determinata da streptococchi, ma dalla intossicazione dei loro · prodotti, perchè gli streptococchi perderebbero il loro carattere mOI-fologico e più tardi il loro potere vitale. cosicchè distruggono le cellule epatiche e non sarebbe più possibile rintracciarli. L'ittero infettivo non costituisce sempre una malattia a sè, ma può essere l'espressione di un'infezione secondaria, dovuta quasi sempre ad agenti comuni, che si possono tradurre in setticemia., i cui sintomi si confondono con quelli della malattja principale o vengono ad imprimere al processo un andamento particolare. . L'infezione secondaria si può localizzare tutto ad un tratto o tardivamente sopra uno o parecchi visceri; di qui manifestazioni nuove la cui natura può essere stabilita da ricerche batteriologiche, non sempre però come nei casi in cui la lesione è determinata da.i prodotti dell'agente stesso infettivo. L'ittero, come la febbre, è perciò manifestazione comune a molte malattie acute e croniche, ed oggidì bisogna. rinunziare a vedere in esso una semplice infiammazione delle vie biliari, perchè possiede tutti gli attributi clinici ed eziologici delle malattie infettive. A questo scopo tanto l'ittero semplice essE.>nziale, quanto l'ittero grave si debbono considerare come gli anelli d~una. stessa catena, come due manifestazioni di una st.essa causa che agisce con grado di energia diversa, e tra


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SOPRA TRE CASI DI ITTERO INF ETTI VO

loro si costituisce una serie di gradazioni per cui queste due specie di ittero si compenetrano, si confondono coi loro sintomi, colla loro fisionomia. Molte cause vennero messe in campo per spiegare questo itteroe Chauffard lo fa eutrare nel gruppo delle m alattie generali, sia. per la sintomatologia, sia ancora per i casi che si raggr uppano in una data. epoca e che scoppiano come flpidemie, circoscritte a. militari in special modo, come si è potuto osservare nell'anno decorso nell'ospedale militare di Parma in soldati provenienti dalla caserma Pilotta. e n egli abitanti della città di olb·e torrente. Quali epidemie circoscritte a forma di focolai, parlerebbero per un agente i nfettivo, sviluppa.tosi fuori dell'organismo e diffusibile in una. certa misura; e focolai siffatti essendo comuni con la malaria e col tifo, si concepisce la coincidenza. frequentemente segnalata. delle epidemie di ittero con le febbri i ntermittenti o tifoidee. Il catarro delle prime vie ne sarebbe un effetto, non una causa; lo svilupparsi dell'agente infettivo non procede costantemente dal d i fuori, ma può esser presente e vivere nell'in~stino allo stato sa.profitico. La causa. infettiva agisce direttamente o per i suoi prodotti d i secrezione"? L'insorgere della. mala ttia poco tempo dopo l'ingestione di alimenti putridi od avariati farebbe pensare ad una intossi~a.. zione rapida. più che ad un'infezione lenta da microrganismi che si moltiplicano e si espandono a. poco a poco nelle diverse parti dell'organismo. Non è inverosimile che sostanze tossiche (ptomaine) di n atura. e provenienza diversa, siano atte a produrre i sintomi clinici dell'ittero, e per vero non si è realizzato ciò sperimentalmente con sostanze chimiche? (Idrogeno arsenicale, Cloruro sodico, Fosforo e tol uylen diamina.). La malattia. di Weil rappresenterebbe più specialmente una di queste forme infetti ve, e da J a.eger ne fu riconosciuto come ageute il p1·oteus flu,orescens che coltivò dall'orina. e dagli organi di un ammalato, mentre il Banti avrebbe descritto un p1·oteus (bac. icterogenes capsulatzts) che vivrebbe allo stato sa.profitico nelle sostanze organiche in putrefazione. Non è per altro da. tacere che tale malattia venne attribuita. ad altre cause le più disparate fra di loro. Così F ra.enkel la vid~ come complicazione di una setticemia. chirurgica; altri l'attribuì ad u n bagno, in cui l'individuo avrebbe inavvertitamen te ingoiato acqua. sporca; altri infine a. spurgo di latrine (come si ebbe ad accertare in am malati d' ittero, curati nel 1896 nell'ospedale militare di Alessandr ia e provenienti dal distaccamento di cavalleria in Asti). Il morbo d i Weil, quindi, sia. per la. forma clinica. che per l'eziologia. ed i dati forniti dall'anatomia. patologic~, più che un'entità mor-


SOPRA TRE CASI DI ITTERO ISFETTIVO

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bosa, costituisce una sindrome speciale nella quale possono esser compresi stati morbosi assai v-icini, ma distinti per la patogeuesi. Tali itteri infettivi osservati alla necroscopia avrebbero date le lesioni riscontrate nei tre casi riferiti, benchè la sintomatologia present i varietà. dipendenti da condizioni diverse spesso non bene apprezzabili. Per taluni osservatori essi non rappresenterebbero che tifi epatici, ma si dovrebbe allora ammettere nel fegato una localizzazione iniziale unica a corta evoluzione e senza infezione intestinale, il che è in contraddizione con quello che si sa delle forme anormali delle febbri tifoidee, dove si hanno altri fatti di indole generale, che appunto sono mancati nei tre ammalati, dove l'esame anatomico della milza e dello intestino fece escluder.e in modo assoluto l'affaccia rsi di una tale supposizione. Ciò che è risultato àalle ricerche batteriologiche, dice il Bonome, è che una vera unità. eziologica di questo processo morboso non esiste, mentre forse esiste l'unità anatomo-istologica. Non si può escludere t ut.tavia che le condizioni per cui si prodnce la rapida autolisi delle cellule epatiche vengano ricondotte ad un unico meccanismo d'azione per cui si potrebbe spiegare come il medesimo effetto possa essere ottenuto anche con elementi patogeni diversi. E questo può dipendere da veleni che si producono nell'organismo dell'animale infetto, quali veleni, provenienti da una decomposizione secondaria, agirebbero come fermenti dissolventi di tali cellule, non essendo più neutralizzati e paralizzati nell'azione loro da anticorpi. Que~to può esser dato dalla. specie di bacteri la. più differente; il bacillo così costituirebbe la causa necessaria, ma non immediata dell'alterazione del fegato, coadiuvato nella sua azione dai prodotti della distruzione di molti corpuscoli rossi e di elementi. di altri tessuti e da essi si originerebbe così un fermento epato-litico. L'azione dei bacteri, soggiunge. non è immediata, ma si svolge coll' intervento di speciali condizioni rappresentate dalla formazione ài sostanze litiche che agendo a guisa di fermento dissolvono l'elemento epatico (epatolisine). Dai fatti osservati e dalle considerazioni che ne vennero dedotte si potrebbe concludere: Che, malgrado le ricerche batteriologiche abbiano dimostrato nei tre oasi riferiti la presenza costante di un microrganismo capsulato nella bile e nelle orine, pur tuttavia non si può affermare che ad esso solo debbano ascriversi le alterazioni del fegato come espressione dell'ittero infettivo, potendo altri microrganismi e le loro tossine portare ad uguale risultato.


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SOPRA TRE OASI DI ITTERO I:SFETTITVO

Che tal microrganismo debba la sua virulenza e potere infet.tivo ad altri microrga:nismi, che per peculiari condizioni del mezzo in cui vivono, ne abbiano esaltato e favorito il potere patogeno, cosicchè per i suoi prodotti abbia potuto determinare una forma infettiva tossicoemica. Che il morbo di \Veil non costituirebbe una forma nosografica a sè, con caratteri e sintomi ben differenziati e lesioni anatomo-patologiche distinte, potendo anzitutto altri agenti, sia per sè che con i loro prodotti, dar luogo allo stesso quadro sintomatico ed imprimergli modificazioni a seconda della quantità e della virulenza loro; perciò meglio converrebbe caratterizzarlo come sindrome di \Veil. Parma, giugno 1905.

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RELAZIONE CIRCA IL CONGRESSO INTERNAZIONALE DEl MEDICI \liLlTARl TENUTOSI A S.T LOUIS NELL'O'l"l'OBRE 190-l Compilata dal dott. P. l mhr iaeo, colonnello m~dleo

Reputo opportuno far preceder·e pochi CPnni s ul coqw e servizio sanitario dell'esercito nord- arner·icano, e sulla Associalion oj Mililary Surgeons o/ the Un itetl States, all'esposiztone di quanto pnlct O"-Servare e raccoglier·e nell'adempim ento dell'incar·ico affidatomi dal Mini::;tero della guet·ra. di rappresentare il cot•po sanitario del R. Esercito ilaliano al Congresso internazionale dei medici militari, lenutosi a St. Louis , dal 10 oli~• ottobre 10M.

Corpo sanitario dell'esercito degli Stati Uniti. MEDICI . - Nc~lt Stati Uniti vi hanno diverse cate~ot'ie di meJ ici militari. A parte quelli della marina militare, so n vi, an1.itutto, i medici propr•i dell'eserCito della Conredet·azione, i quali, se,·ondo l'aLto del febbr~:~io 1901, l'appresentano un effettivo di 32 1, fra cui un stugeon general col rango di ma~gi01· gene•·ale ed otto a:;sistant sw·rJeOrls y cneral col ranl('o di colonnello; vi sono poi i medici dei reggimenti di v olontat•i dei singoli Stoti, nel n. di 48 surgP.ons e di 146 assistant snrgqons; erl, infine. vi ha un numero variabile di m edici ausilia ri (contract surgeons), i qu&li non hanno una posizione stabile. Or·a s i tratta d i aumentare gli effettivi piJrtancloil almeno 8 420. Il reclutamento si fa per via d i concot·so fra i medici civili; ed è degno di nota che i concorrenti sono sempre in numero di gran lunga maggiot·e di quello dei posti, cosicché in ogni concor·so ne ri s ul~ano, in media, ammessi in l'agione Jel20·25 p. 100. Il concorso si fa per esami, davanti ad una commissione di medici militari nominata da l Ministero della guerra. I prescelti sono ri uniti a Washington per seguirvi un cor so d'istruzione alrA rmy Medical Sehool. Il corso dura cinque mesi con un programma ad un di presso come Q'lello della nos~ra Scuola di applicazione di sanita militare. L'insegnamento, conforme aH o spit•ilo posili vo degli ameri~ani, è informato a lla piu g rande pralicita. E' d11 notarsi che, mancando nell'eset•cito degli Stati Uniti un corpo farmaceutico, all'Army Medical School s'impar tisce a i medici anche l'insegnamento pratico della chtmica. Un'a ltra parltcolarìtà é che gli allievi ricevono un'istruzione speciale per e ssere abilitati all'insegnamento pratico che essi saranno poi chiamati a dare agl'in fe rmieri.


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RELAZIONE CIRCA IJ, CONGRESSO INTERNAZIONALE DEI llEDIOI MILITARI

L'avanzamento ha luogo es<:lusivamente per anzranitil sino al g rado di sur· (Jeon generai, previo esame per gli assistant surgerms (lenenti e capilaoi medici). In rapporto colla speciale orJlanizzazione dell'esercito americano non vi sono, in tempo dr pace, medici assegnati t\i corpi di h·uppa: sono tutti medici di pr•esidio. D"NTISTI. - Nell'es ercito americano esiste anche un corpo di dentisti, i fJuali sono ammessi in seguito ad esame, ed banno l'obbligo di un servizio lriennale. INFERMIERI. - GJ'infermier•i militari (Hospital Corps) sono redulali per ar· ruolamenlo volontario, o provengono dalla fante ria. Sono ~e mpre scelti dal cor·po medico. L'istruzione dagl"infermieri é molto curala. E sercizi militari; trasporto e pr·imo soccors o dei ferili; pratica de!l'infer·miere nellt~ sale dei ma lati: nozioni ùi farmacolog ia e di materia m"'dica; nozioni d'arte culinaria; scrillurazioni ecc.: sono le malel'ie d'insegname nto. Durante il periodo dell'istruzione (tre o quattro mesi) gli allievi non pres tano alcun se r·vizio: tutte le ore di lavoro della giornata sono consacrate el· ris lr·uzione. • INFERMIERE.- Negli ospedali dell'ec;ercito possono essere chiamate a pi'B· sLar servizio anche delle infermiere (A ,.mtJ Nurscs Corps) le quali, oltre i reQUisiti fisici e morali, devono avere il c.liploma di una scuola di nurses, ed il certifi~to di servizio per due anni in un ospedale. Queste nurses, che rappre ~entano una prezio"a istituzione sanitaria ameri· cane, resero servigi ver·amnnle segnalati nella guer·ra hspano-americana; du· rante la quale ne furono r·eclulate oltre 1'>00, e sparse per i vari stubilimenli milrlari di cura. Le nurses militari percepiscono uno stipendio di 40 a 50 dollari al mese. LuoGHI 01 CURA. - L'ordinamento militare nord-americano, per il quale la forza sotto le armi in tempo di pace e relativamente poca e fl'azionata, spiega come non esistano negli Stati Uniti veri e propri ospedali militari stabili. Vi e uno stabilim~nto termale ( The Army and Nao.t/ General Hospital at Hot Springs A rkansa.~) costruzione grandiosa e corrispondente a tutte le tosigenze moderne (l); un 3anatorium per tubercolosi (The General Hospital at Forl Ba· !fard); un'ospedale per gl'invalidi ( The soldier's· Home Hospital). Vi sono poi degli ospedali-infermerie: piccoli stabilrmenti per limitati r iparti di truppa, e, che sebbene for niti di tutto il comfort per il trattamento di malati di ogni genere. non richiedono, per il loro funz ionamento, né fa•·macisli, ne apposito personale amminrstrativo e contabile. In tempo di guerra, come put·e ~ti campi d'rslruziune, si costituisce una for· mazione sanitar1a rnobrle, i; cosidettCl ospedale rermimentale, il quale, per rl suo funzionamento, ha delle analogie, da una parte. colla nol"tra sezione di sanita e, dall'altra, coll'os pedaletto da campo da 50 letti. In campagna si costituiscono pure ospedali mobili per i grandi riparti (brigala, divisione, ecc.) (l) Il Journal O( lhe Auoclalion O( .tlilltary Surgtons o( lhe llniled Stafu del giogne> l9<K wn· tiene Un:l particolareggiata descrizione di questo ~lnbiliroeoto, falla dal tenente colon nello medico Geoq; o H. Torucy.


Ti!::llUTOSI A S.T LOU IS NRLI.'OTTODRE 190!

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Associazione del medici militari.

(Associalion o.f Mtlilary Surgeons of the Un.ited States) L'Associazione dei meri ici militari dP~Ili Stati Uniti dell'America del No rcl, non è la sola società scientifica medico-militare. Ve ne sonn, com'e nolo, in Germania, in Au ~tria, n ella Svezia e Norve~~tia, ne l Gia •·pone. Ma la più im· portante per numero d1 soci, per saldezza d1 organizznzione, per alli vità , é quella d1-1gli Stati Uniti. Fondata pe r miziativ~< del chirurgo ~Zenerale pro f. Nicola Senn, essu é aperta a tutti i m edici della ConfederazionP, apparten,..nti all'esercito, all'armata. alle colonie, alla milizia volnntaria dei singoli Stati. Conta 0r·a circa 1000 soci altioi ollre i soci corrispondenti, fra cui molti medici militari stranieri, i soci a oita, ed i soci onora r i. Nell' anno HJOi emrar0no a fa r parte dell'Associazione 28·~ nuovi so~i. Nell'anno s tesso, gl'i ntroiti Ammontarono a dollari 6388,74 e le spese a 6090,65, con un avanzo ùi riollar·i 29t!,09. Ha un ufficio di presidenza, composto di un pres ide nte. tre vice- presidenti, un segretario ed un cMsier>~; un uifìc10 consulli vo (Adoisorv Board), di c ui fan11o parte anche i minis tri del la g uerra, della mal'ina, e del tesor·o ; un consiglio esecutivo, e diverse commi'ls ioni permanenti. L'Associazione promuove lutti g li anni un Co nl{resso. Il primo fu tenuto a Cbicago nel 180 1 ; gli a!tri suceess1vi, nell'una o nel1'11)tra delle principali cit.ta de gli Stati dell'Unione, le quali fanno a gat•a nel m ostrars i desid~ rose ùi dare ospitalità al Congresso. L 'attività scientifica dell'Associazione cr esce prng1•essivamente, tulli g li anni l rendiconti dei primi dieci c.. ng-ressi furono pubblicati in altrellanti volumi ; ma ne l t90t fu iniziata la pubblicazione del Journal o.f the Association of M i· l i ta ,.y Surgeons o{ lhe United States; la quale pubblicazione, dapprima trime· ~ tral e, ù poi divenuta m en<~ile. Que:'!t0 g iornale. sotto l'abile e dil1gente direzione del maggiore medico James Evelyn Pilcher, s egretario dell'Associazione, é merita mente cons iderato come uno dei più pregevoli pe1•iodici medico-m1lil.llri. Esso, oltre ad articoli ori~ioali e rivi.,te concernenti i vari rami della medicintt militare, riporta i n et6ten~o od in sunto, le comunicazioni fatte o presenLate al Congresso, dopoché ques te sono state es!lminate Ja una speciale commissione, la Pubblication

Committee. · L' Asso~iazione tende semp;oepiù ad affermarsi come sorlalizio internazionale; e ne è prova il fatto che l'ultimo Congresso dell'ottobre '1904, fu intitGl!lto 1-(ià The international Congress of M ilìtarg Surgeons . Lo scopo sar ebbe di molto vantag~~tio per il servizio sia in tempo di

pace, s ia specialmente in campagna.

Congresso Internazionale dei medici n1Ultarl.

Al Congresso medico-mimare internazionale, di S. Louis, lredicesimo dell' Associazione dei medici militari degli Stati Uniti, presero parte 106 me mLri dell'Associazione e 12 delegati esteri, di cui 2 1taliani. Furonvi sei adunanze, compresa quella solenne di ape1·tura; e 15i lennero tutte in una sala del palazzo dei Congressi nel recinto dell'Esposizione univers ale.


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RELAZIONE C!R.CA IL COKGRESSO I:\Tr,; RNAZlONALE DEI MEDICI MILITARI

Alla seduta inaugurale, indetta pet' le ore 2 pomeridiane del IO ottobre, era s tato invitato, come di consueto, il Presidente degli Stati Unilt, il quale, però, con lettera Iella dal segretario del Congresso, espre!<se il l'increscimento di non potet·e intervenire ; allo stesso modo fecero i Ministri della guerra e della marina, parimente invitati. Intervennero divet'5e notabililà del ceto medico e militare della città, delle si;.more P.d anche taluni espo~itori: in tutto, nella sala erano radunate olll'e 300 pet·sone. A tulli i con gt•essisti fu distl'ibuita, prima di a prir>'i le seduta solenne, un r. medaglia di riconoscimento. Ciascuno di essi fu pure fornito di una serie di biglietti d'ing resso gratuito nel r ecinto dell'Es posizione, nonchè di una guida per tutte le cose di spe ciale intet·esse medico-chirurgico, esposte nei vari edifici. Le cinque successive a du nanze furono tenute nelle ore antimeridiane: dalle 9.30 sino alle 12 o poco più tardi. Nella prima parte delle sing-ole sedute venivano trattati a ffari attinenti al ra mo amminis trativo dell'Associazione o del Congresso. La ::~econda parte e ra dedicata alle comunicazioni scientifiche, per· og11una delle quali nel pr·ogramma et·ano assegnati non più d i 20 min., ma p et· cortesia del presidente ques ta n orma non fu mai rigorosamente osservata. La linl!ua ufficiale del Conf!t'e~so era l'inglese; solo ai delegali esteri si pet•mi;;e d! parlat•e, ' 'olendo, anche io francese. Nel pl'ogramma erano annunciale 64- comunicazioni scientifiche; ne furono. però. Ielle soltanto 26. Alcune non furono Ielle per ché gli autori non inte rYenne ro al Congresso; molte altl'e furono pt·esentate senza darne lettura. Fra queo.;t~ sono compresi quattt·o lavori non inseriti nel porgramma, di cui uno dello scri\'ente, sull'Ernia nell'esercito italiano. Sulle h~ comunicazioni scientifiche, 22 riguardavano il servizio sanitario militat·e in pace ed in guerra; ma di queste ne furono lette solo 7 in r elazione al set·vizio sanit.at·io dell'esercito e 5 in relazione a quello della marina. Le memorie presentate venivano, ins ieme a quelle lette, man mano ritit•ate <lal segr etario, per essere poi passate all'apposita commissione per la pubblicazione s ul Jou1·nal of tlw Association. Fra le cose tra trate nella prima par te delle adunanze noto in particolar rnodo: la nomina òei rlele gati esleri a membri cot•rispondenli dell'Association o.f Milttar!J Sttr[Jeons, e la con se~;na a ciascuno di essi, del relativo diploma e d<·corazione; e la nomina di una co mmissione internazionale (di cui fu chiamato a far parte anche lo scrivente) per l"org_anizzazione del futuro Congresso intemaziona le. Ora passerò brevemente in ras;;egna i lavori del Congre~so, fermandomi 5<pt<!cialmente su quelli che hanno maggiore attinenza col servizio sanitario dell'esercito; ed in ciò fare, s eguirò l'ordine di successione dei lavori, seduta per· s eduta. t• SEDUTA. - Secondo il prog ramma, la seduta inaugurale si aprì con una lnoocazionc del Pastore Rev. L. Harrison, di S. Loui~. Indi lo scrivente, anche come rappz·esentante deg li altri delegati esteri, pronunziò un bre ve discorso pel' salutare i colleghi americani e ringraziarli dell'invito ricevuto (l). Poscia il pre(l) Signori, sono lieto di salntare, a nome del Corpo sanitario dell'esercito italiano, I'As>oeiaxione dei medi~i militari degli Stati Uniti Quando plac<!ue a S. E. li Ministro della guerra del mio paese, di delegarmi a qaesto Congresso )"l~r rapprcsentarvl i miei colleghi dell'esercito Italiano, fui molto esilante ad accettare l'onorit\co in-


TENUTOS I A S .T L Ot:l S :>IELL'OT'fOlJHb: l 904

(j(j!)

sidente dell'Esposizione on. David R. Francis, invitato anch'egli all'inaug urazione del Congresso, pal'lò lungamente dando il benvenuto ai membr·i df>l Cong resso e descl'ivendo l'orgaoizzuzione e le principali carall eri!'tiche deli'E" l'''si· zione, nella quale lo Stfllf l di Missouri vol:e mostrare agli altri Stati dell'Unio ne eù alle altre nazioni civili la sua grande polenzialita m·ganizzaLricc ed economica in occasione del centenario del l'annessio ne della Luisiana ag:i Stati U niti. Dis!'e pure poche p11role il delegaLo del Canadà, colonnelli) IOf)dico G. Sterlin !l Ryer snn. Ed in ultimo, il presidente deii' A ssociazionP. e del Congr·esso, I. C. Wise mediro direlLor e nella marina deg li SLalr Unilr f~ce la consueta confnrenza [ll'C· sidenziale, sul l cma The ldeal .\li/itary Surgeon, mostrando come tipo del clJirurgo milrlare ide~l e, il Larr"' Y· 2• SEDUTA. -Nella prima adunanz1:1 (dopo la seduta inaugul'ale) viene, anzitutto, presentata la relazrone J i una co mrnis,.i one per l' agg iudicazione di un premio- medaglra d'oro- istituito Jal socio, mflggiore medico Enna Sander. Indi sono lette le seguenti comunicazioni : -L. Abbamondi, l enente colo nnello medico nt>lla R. marina italiana: 5iu /lr

cause che pos.~ono determ inare sinistri accidenti nelle •>pera•ioni dei palombari. L 'A., dimostr·alo. mec1iante esperimenti eseguiti SUf:di animali, come possano esser e nocivi ai palombari, i bt•uschi cambiamenti di pressione, specialmente quando la discesa nell'acr1ua, solto più almo;:.fere, non t: g raduata, sug-gerisce uno speciale apparecchio automatico per l'immer sione rl el palombar·o. - Azel Ames, magg iot•e medko : Il corpo m er,lico di riseroa nell' es<·rcito d egli S . U. L ' A. lamentando l' eccessiva propo~z i one dell'elemento non milita1·e nel pP-rsonale sanitario deii"Psercito, e la deficienza in esso, rl elle cognizioni e della pr atica necessar·ia pel' I' ~sauo adempimento dello ~pecial e sercarico. Oscuro lavo•·atore nel modesto ~ampo <Iella po·atir.a me•liro-mililare, tJoro familiara coli~ vos tra lingua, temevo c trmo di non roter rleJ;:namentc aoiempiere Il mio manrl"to. M'a, prr valse In me il vivo drside•·io di conoscere da vicino 11uest.o meravcglloso pae.<c, tlo,•e l'al· tivitll di un popolo Psuber:mte <ti ''ila, ha raggiunto la' maggiore espllc.11.ione, ·e rlove la' te ntlr n z ~ naturale verso le cosu pratiche e pos itive non Ila ratto ostacolo al più ampio s volgimento dci puri ideali della scienza e dell'arte. L'occasione non poteva IJresenk~rsi plu ! cclucente, polchù essa mi orrriva la fortuna cl'ammic·arc In vostra grandiOtia Egpos•zione, la quale,·. una novella rc·ov~ che questo paese é realmente la rerra rlelle ~randi hlìzrarivo e delle vaste impro·se. Per noi Italiani l'America del Nord ha una speciale attratliva. Qui non solo accorre il nost•·o modes to or~•·alo per trovar vi lavoro e 1•ano ; ma vi si reca l'artista. incom~rgiato et alla buo na accoglieuza che voi fate alle sue opere; e vi viene all re<l lo scienziato, llrtente <ti t•·ovarvi Il p il'a propizio terreno all'a pplicazione d~llc s ue sco)lertP. Non è, dunque, ~olo con un rcen~iPro d' ammirazione che noi dell.1 t erra classcc.1 ~i Cris tofor o Colombo e di Amerigo Vespucci salutiamo il vos tro pal'se, ma ancora r occ un sentimento rli par·ticolare simpatia e •1i j!ratltudioe. Ed era hen naturale che qui nasce:1se e Jlr·•~PP.ras<e. come pc·ospera con tanto rigoglio dì vita, un' As· so ciazione, la quale ha l'allo scopo di 11romuovere l'uniOc:azio>ne inter-nazionale rlelle istituzioni s:anltarie mllltarl. Lo snirìt~ umanitario dei no.<tri tempi, del ìlllale una delid più nobili manifestazioni l! la Convenzione di G•nevra; l'organizzazione mel ilare attuale eri i nuovi armamP.nti ; le esii!Pnze tno <lerne dt1l soecor<o e della cura oer feriti lo guerra, rendono neces~aria uua rif..rma noi servizio sani· tarlo militare, intesa ali ottenere che es~o proceda cùn regole uniformi in tutti gli esPreiti. l·• mi sento assai lusingato rli poter prendr·r parte ad un Congresso, rt 11uale ha iscritto nel suo programma, di cooperare ad un di,Pgno tanto Olantro[lico. Termmnndo, permettet•ml , signori, di rivolgere, anche a nome dPgll altri delegati, i più vivi r ingraziamenti alla benemerita Associazione. [ler il cort.e.• e e gradito invito, e rli esprimere alle autorità come al colleghi del glorioso esercito e clelia gloriosa armata degli Stati Uniti, tutta la nostra grat i· t.udlne per la cordiale e benevola :~ccoglienza. •


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RELAZIONE CII~CA IL CONGRESSO INTERNAZIONALE DEI MEDICI MILITARI

vizio, propu!ma l'eliminazione di questo elPmento accessorio e prJvvit:,orio, ed i n cambio negli attuali contract-surgeons (chirur~thi a contratto), l'istituzione di un corpo rejZolare rli medici ~ivili in aggiunta al corpo sanitario militare, ed a disposizione per o~ni bi" ogoo Con tale pr-ovverlimento e colla fondazione di una vera e propria A rmy Merlical Sehool, cio ve riceveqsero la spel'.iale istruz1one tecnica anch A i medici civili a di~po siziooe, si avrebbe, n ice il dottor Azel Ame~. un co rpo sani1ario in condizioni pari a quelle dei corpi santtari militari dell' Europa civil e. - John C. \V,!:e, m e·tico dirP.tlore nella marina mililarA. Srtl primo soccorso nelle battaglie nacnli. L'A nota che il delegato !'pagnuoln D. Juan Redondo, ha prP!'el'ltato un lavoro sulln s t.PS!'O argomento; ma c he egli ignorava ciò q uando preparò la sua comu.1icazio1w, fondata ~ulle osservazioni per·sonali, fatte in varii !'Cfìnlri navali ChiPde acl o~ni morl o, di leggerla, in via straordinAria, prr.t'lttando delll:l circostanza che é es11urilo il programma scientifico dell' orlier·na. seduta. Il Wi se, contrariamente all'o pinione di 11ltri Autorevoli medici di marina , sost,ene chP, durante il combl:ltlimento, g li uffìr:iali medici di bor·do devono accorrer e ove J'opPra l or o é m>~ !<giorm e ote richieslll, appre!"tand•> CO!'i, pos~i­ bi l mente, e~ si ~tPs!" i, no n ~ZiA il personale ausiliario, i primi soccot'Eti ai feriti. Fa, inoltre, importanti con siderazioni circa i posti di socco•·so e l e infer·mPrie di combattimento. Devo infinP-, nntAre che in quest'arlunanza, a proposito di una comunicazione òel l enente colonnello m edico H o)\vard. IH _q uale non fu letta, circa il seroi~ìo sar,ilario nell'eserctto russo. il co lo<~nello medico H.,ff rn1se in camoo la questione della riot'llanizzazione del Metlical Department of the Uniled States A rmy. Ma la 'JUestione non fu discussa, pur sembrando di non poco interesse per i medici militari amerrcani 3" SEDUTA . - Il sindAco cii Delroit presPnta, a nome dei suoi amministrati, fo rmai~ invito all'Associazione, di tenere il prossimo Cong resso annuale nella c itl8 di Detr·oit. L'invito é ac,;elt.a to per acdamaz10ne. It primo lAvoro scie11tlf'lco che s1 IP.gp;e, è 'lU"Ilo dello scrivente sull'orga-

ninazione e f unaionamenlo del seroizio san.itnrio di prima linea nelle guerre mod rne. T,..nulo conto degli attuali ar111amenti rl ... gli e!>err.1ti, dellA maniera di ~vo l gersi d,..lle operAZIOni guerresche, e, sopra lutto, degl insegnamenti forniti dalle ultime gu... rrP, l'A dimo.. tra l' in10uffi••.ien7.a dei presenti ordinamenti del servizio sanil<~rio di ·prima linea. Propone, quindi, di verse radicali modificazioni, intese a renderH tale !'ervizio più pront·• e pii.t efficace, specie nei rig uArdi ciel primo soccorso e del trasporto dei feriti dal campo di battaglia. SegU•! la c-omunicazione, mnlto documentAta, del maggiore medico Louis L . Seaman. o.~seroarioni SlLlla g~terra rrtsso-giapponese. Sr~opt •iatH la 1ZUPr1·a.l' A. pa" sò quattro me"'i n Pila Manciuria e nel Giappone; e co"'l ebhe agio di s turliare da vicino l'organizzazione sanitaria degli e!lercili belli2eranti e speciAlmenLe dell'es ·r cito g iapponPse Le !'tUt-~ oso.:ervazioni, P.Prò , si limit.. ro'lo A!.di 0snedHii. eo;qeo·logli slalo aRsolulamente viett\to, com e a tutti ~li ~flldHii !'ltrnnifll·i, di mettersi in contHtlo colle truppe in campAgua. N··IIH prima partt-~ della comunicAzion e sono esposte molto minutamente l e oss.. rvazioni f11ll.. , fra '" 'lllali !'li nota che, l'ino al t'luglio 190.i, neppurP uno dPi 1000 reriti giunti R Tok10, era deceduto. e chP., sino al 1° ago!'to, su 9862 ri coverati nell'osped~tle di Hiroshima, di cui 6636 ferili, eransi avuti solo 3i morti.


TENUTOSI A !;.'1' LOUIS NELL'OTTOBRE 1904

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N ella seconda parte ù dPscritta l'or ganizzazione del $Orvizio san itario i:IPIIO esercito giApponese. I giapponesi, dice l ' A ., sono stati i primi a ri conosct>re il più importante e più eiP.vAto compito del corpo sRnitario rnll1tare: impedire

le malattie coll'accurata soroegliarua di O{lni dettaglio del oettooagltamento, del oestiario. detl'allogaiamento della truppa. Tale g iudic1:1 l'ufficiale medico giappon,.se e!'SPre la sua missione principalt~. Egli, ~ol suo microscopio e coi rea !lenti chimici necessari, si trova da per tutto, al fronte dell' e$er cito come alla r t>troguArdia, e dopo avere dlli~entemente stud•ate tutte le possibili cause di rnaltslt•e, der•vauti dall'ucqua. dall11 sostanze alimentat·i, d ~tl suolo, dalle abitazioui, ecc., prend8 g li adeguati p:·ovvedimenli, e tro va sempt•e le più g randi facilita zioni da pArte delle autorita mil1tari, e l'obbedienza assoluta. La r icomP~-'nSA della illuminata e sr r uf!olosa profìlassi in tal guisa attuata, è che i m edici militari del Giap!Jone non hanno p.iJ da lotlare colla dissenteria, col tifo, colle febbri infet.Live d'ogni sp.,c•e, che i11 altri tem pi influir·ono disastr osamente !'ulle ca111pHgne di ~merra, più che l'abilità strateg•ca dei generali nemici e il piombo dei l»ro sotdali. N ella terza parte, il SeAma11, dopo aver aff~r·mato che la d'>nna e l'alcool, più del f~rro e del fuoco Ilei giapponesi, sono slali causa dei ro~esci avuti dalla Rus,-ia nella prt>seute 1-ruerra, fa un con fronto fra gli O!<pedali giappon,.si la ~ui visitA, e~li dice, g-li lasciò un' impt·es!'ione indmH:nlicabil e, e quelli di Cuba e dt Portorico nella campa!lna delle FilqJpine, e fl'a il se1·vizio sanitar·io milttHre del G•APIJOne e quello degli Stati Uniti d'America, deplorando che quest'ultimo non aucora corriSIJOroda alle esi gerJZe moderne, militari ed umamtai"Ìe. La conferenza del Seaman, P'"'r la novità ed attualita dell'ar{<omento, per ·l a vivac• tà della fnrrna, P'"'r lti sevet·a critica fatta alle ifltituz•oni sanitarie degli Sll:lti Uniti, è ascoltata dAII'assernblt>a con particolAre attenzione ed iuleresse. L'A. a compl"m"11to della sua comuniCti Zione, propone un ordine del ~iomo c ii-ca il m• g lioramento del servizio di assistenza d~i malati e feriti nell'esercito d··gli Sttsti Uniti, la rnRg;riure diffusione dell'insegnamento dell'i giene militare e navale, e circa l'ubulizione .tel dr vieto di vendi la delle bevande ferme rotate alla tr·uppa in marc:ia ed in camp11gna. Quest'ordine del ~iorno su!lcita una vivs discussione. Il colonnello medico H otf no ta come l'insegnamento d»ll'igiene militare sia abbastanza diffuso oell'est-rcito nord-americano. Il r egolamento d'istruzior;~e conLientJ le norme i~ien iche più. importauti per la truppa; s'in ;~el! na l'igrene nelle scuole militari, in cui il corso è triennale, come in quella di fanteria e di cavall eriA, a Fot·t Leavenworth; non vi sono ptù esami militari per promozio n.., dai quali l'•giene sia esclusa: iusomma, si considera ormai l'•gtene come parte ind1spensabde del corredo d • CvFtoizivni che ogni ·miliLare rl eve p0sseder e. Nondimeno, l'O. si dit-hiara favorevole all'ordine del gtor·no del Seamao, propugnando l'e~lensione Jell'insellllfl111ento dell'igiene anche alle scuole m1htari suJ,Jer•iori, vale a dire, alla scuola dello stato ml.iggiore (Sta.ff College) ed alla scuola di ~uerra ( War College . Il presidente, cons,derando che le questioni sollevate dal Seaman r ichiedono studio e ponderazione, pr·opou~ che l'ordine del g10rno sia deferilo al Consiglio dell'A..sociazione {Ea:eeutioe Council). La discuss1one prosegue anima•a, prendendo vi parte, in vario senso, diversi oraLori; ma, in seguito all'osservazione do! generale m edico Stone, secondo


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REJ~AZIONE CIRCA IL CO~G RESSO JNTEfH\A7.lONALE DEI ME DICI MILlTARl

c ui questioni di cos ì grande importanza, come quella in discussione, non dov r eb· bet·o esset·e abbandonale per un anno all'ee-ame del Consiglio, si approva ch e l'ordine del gioruo Seamao sia inviato s ubito al Consiglio, col mandato che questo emetta il suo par et•e nel più brP.ve tempo possibile. Dopo ciò, vengono lette le se~ uenti cnm11nicazioni: - H. Marion Olis, generale medico. Il sergentP. sanitario. L'A. mette in r ilievo l'importanza Je! servil.io che il sotturtìciole di sanità é chiamato a disimpegnare sia nelle compagnie di sanità (Hospital Corps) s ia nei reggilpenti. È necessario, quindi, che abbia un buon corredo di co~nizioni tecniche, relative specialmente all'igiene, ai primi soccorsi a i mtJlali e ferili, al trasporto di questi, ecc. L'A. vorreiJi>e che in ogni rejrgimento vi fo!<se una scuo la pet• i sergenti d i sanita, sotto la di r ezione di un urfìc•ale medico. - R Augustil1e Marmion, medico direttore nella marina milit.are. La scuola medica n aoale degli Stati Uniti . · Il compito di tale scuola è di forma•·e l'ufficiale medico di marina, le cui incombt>nze sono tanto difficili sia in tempo di pace, sia, sopra tutto, nelle guerre navali modernP.. L'A. pertanto, ftt voti affinché la scuola di medicina uavale sia messa, con opportune rirorme, in grado di soddisfare pieuamente il suo compito. - G. A. Lung, medico della mal'ina. La barella grembiule (Apron stretcher). Descri~ione e dimostra~ione. È una ba1·ella .as~ai inp;egnosa, che e preRa in molta considet·azione dall'assemblea. Si presta bene per il set•vizio d1 ambulanza in luoghi ris tretti e seguatamente sulle navi, avendo il prPgio di immobilizzare in una comoda posizione il corpo del paziente. - C. F. Slokes, medico della 'TI Brina. Alcuni cenni sul primo soccorso e sul trm:porto dei .feriti nelle guerre naoali. Il doUor Stokes passa prima in I'apida rassejrna i va,·m tipi di lesioni e la specie di trattamento immediato a ciascuno di e ssi. più edalto. Fa un confron Lo ft•a le ferite che si verificano nelle battaglie terrestri e quelle delle batlagl ie navali, notando come queste ultime, pr odotte per lo più da schegge di g ranata e da proiettili indiretti, sieno mollo più gravi, parche più estese ed irregolar i, spesso complicale colla pt·esenza di corpi estranei e qu.asi sempre infette. Indica poi un nuovo pacchetto da medicaziOne, e propugna l'uso . di sacchetti I'iempili di sabbia per immobilizzat•e gli arti fratturati. Descrive pure una su a stecca-barella ('ìplin t-.~tretcher) ed il modo di adoperarla. Chiude, quindi, la b ene apprezzata comunicazione con importanti eonsiderazioni sui limiti del tratlamenlo chii•urgico prima del tras porto dei fel'iti dalla nave combattente alla nave ospedale, sostenendo l'opportunità di estendere l'is truzione sui primi soccot•si a tutto il per sona le di bordo. F ra i lavori consegnati, ma non letti s ono da menziona re: - H. Mareschal, medico principale rli 1• classe deii'P.sercito francese. L tL ra· diogra(la n egli eserciti in campagna, e l'impiego dell'automobile n el serri~io sanitario in ftuerra. - I. Simonin, medico ms:;tgiore di ·1• classe. dell'esercito f1·ancese. l p rincipi generali per l'impianto di un ospedale per· le malattie conta!}iose. - H. Fart'el, mAggiore medico. L'ufficiale medico in eampayna. - Ch. Norlon-Barney, tenente medico. L'uso dei cani a mmaestrati per cerca re i feritt e portar loro i me~•i eli soccorso sul campo di battaglia.


TENt;TQ,.;I A S.T LùU!S :\ELL10TTOJ3Ht:: 1:.101

.i• SEDUTA . -

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L'adunan:r.a si oc·cupa dapprima della ri sposta dala dal Con-

~i!Ziio ci rca l'or dine del f: iorno Seaman.

Il Consig l io pr esenta l e seguenl1 mozioni: 1• che I'A>~sociazi o ne dei medici miliLa1·i, r iunila in a:o;se111hlea, facl'ia iqanza al Con~resso ( Par lamento) arfìnché !:!ili r iOI'f.!Anizzf1tO il s•·•·vizio sauitario dell'eser cito e della rnarinn, pa•·e~g andalo a qut>IIO delle altre nazioni c1 vili, e SII\ dalo ai m edici militar i il ~tt•ado , lu dignità e le allr•buzioni nec•'>'Sat'Je all'eflìcnce adempimento del lo1·o mundato; 2• che il pei'!>Onal<' medi•·o ed ansiliar·io, cosi nell'eser cito come nella marina, sia aumentato i11 rappOI'Lo alle csigenz~ della conveniente as,.isteuza dei tnalati e fer iti ; a• che l'i n""'~nn menlo dell'•;::ieue sia e!';leso a Lutti i corsi militar·i d'islruzion<>, la scuola di stato m~;~ ::gi rH'O e quella di g-uerra comprese, e ~ia introdotta l'igiene in tutti i prngl'amml d't>sami pr l' promozione; lo eh!'!. suuot·dinatamente alle disposizioni òello stato mnllg-iore e del Mi· nis le1·o della ~u crra, sia concessA 111 v endita della birra alle truppe in marcia ed in cll mpagna. Il Consiglio, iuoltrr , rilrvando da un pal'allelo all'uopo ist.tuito, rlie nell'eser Ci tO degli Stati U11il i il pei'~"Oitllle ed il nlllteriHie degli osprtlldi dn campo e delle a mbulanze è infedore a q_.f!ll tl deg-li eser citi europei e dell'esercito ga1pponese , propone siano falle istanze per l'attuazione di quf•lle t•ifo•·me nPI servizio sa· nitar10 di g uer ra, che \'Slgaun aJ assi<:urare pienamente, nell'eventualità di una camp11gna, la cura e l'n!'Sisl enza dei mulnti e fL'I'Iti. L e mozioni del Constg lio sono tutte approvctte all'unanimità. V engono, quiuùi, Jll'esenl.lll i e letti divet·si lavot•i, fra cui l'icordo i seguenti: - H et·ber t A. Arn olJ, m a:.tgio•·e m edico. lg ume del campo. (Camp Sani·

tation)). L ' A. , dopo aver ricordnln che nella guerra di ><ecessrone lt~ mortnli tà pe1' ma latt ie (21U,WO) fu piu eh~ doppia di qu~ l la per fer1te (!H,Ufi!l). prende in el"a me i va t'l punti clte devono ~peciuhue nt.: ri chiAmare l'allen:t-iono del m ed ico: ubi· caz1nne dr.ll'accampamento, tende, c ucinE', alimenti, a<'!JUO, bagni, latr ine, i mmondizie. Presenta poi un m odt'llo di un pi r.colo fnt•no cr ematol'io, mollo semplice. cos truito con c •ottoli, per l a dtsleuzione d<"lle immondt•zze e dei rnaLectali di r rfiuto 111 gener·e. · - John E. Summeri', col on nt>llo m edico. Trallam.ento d elle lesioni w/do-

minai i ton speciale rtgttardo all'· fe rite d'arma da .fttOCO rlel j eyato. Comunicazione m ollo intere~sante, nella quale l'A si t't•t·ma i n pa1·ticolar• m odo sulle indieaz•oni dt•ll'intervento oper at;vo e ::;ulla tecnica del tr·attamenlo c hi l'urgico ddl e fel'ite del rega lo per colpi d<~ fuoco. E"prime l'opinione che, se sono l esi la cistifelleA. ed i c<>ndotLi billat·i, sia indiCAto l'intervento ; !<e invece l a f er iLa interes.::;a solo rl par enchirna epattco, s•a preferibrl e l a cura asp ettanl~. - W . F . Vau~h, assistente chirurgo della mar·ioo. Il trattamento eli 1" linea. L ' A . propugna l'adozione di medici nali compres~'<i nei r ipar'li sanitari di 1• li uea. - D . Juan RerlonJo, capitano medico della mal'ina spagnuola. Il primo WJC · corso a i .fer iti n elle battaglie nacali . L ' A. dapo aver poste in r ilie vo le di fficoltà del p r·imo soccor so ai ft:r• ti nelle ballaglie navali, raccomanda li pacchelLo di me· dica zi o ne del pr of. Nicolas Seno, e pr opone una cassa di oggAll i di medica. tur a e di farmaci, da lui fatta costruir e. 43 -

Giornale Jledieo.


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RELAZIONE CIRCA IL COXGRESSO INTERNAZIONALE DEI M.EDIOI MILITARI

Pr•of N S~nn, colonnello 10c jico, chirur,:to genl3rale dell'Illinois. Vantaggi

di un CiJngresso internazi()nale permanente di medici militari. Il s~nn, cui vengono fatte festose accoglienze dall'assemblea, richiama anziLutto l'attenzione sui VHntAggi derivanti da un metorlo uniforme di truttamenlo dei feriti in guerra. e sulla necessita della cooperazione degli ufficiali mHdici dei duA par~ili per d più efficace e pronto soccorso dei feriti stessi; onde il bisogno e l'opportunità di più strelli rapportt dei medici militari dei diversi eserciti, fra lorn, c di un piu facile e piu frequente scambio di vedute intorn<' alle più i rnpOI'tanti q11e!<lioni r ... lative al s~ rvizio sanitario in pacP. e l in guerra. Fa quindi, la proposta d1 un C •ngre.;;so inte1•nazionale di meJici militari, da tenersi periodi camente, ogni due o tre anni. come il m ezzo più efficace per conseguire i suaccennsti intenli La propo!'lt.n é Approvata all'unanimità ; e si deferisce al pr esidente la nomina di una comm1ssione internazionale per l'organizzazione del pr·ossimo futuro Congres~o.

I n questa l'eduta sono distriouile ai delegali esteri i diplomi e le medaglie di membri co,.r ispondrmti o eli' Associazione. Il !'egretRrio, ma).!g1ore medico J. Evelyn Pilcher, incaricato della distribuzione, r icorda come, sin d >ili~ sua prima costituzione, l'Associazione dei medici mrl•lari dt->gli St>~li Uniti abbia cercato d1 re•rder·(> semp1·e più stretti i r·apporti di fraternità e p•ù f11ciltj lo SC11mbio d'idee coi cùlleghi degli altri paesi A tale sc·opc), oltre aJ invot11re alle l'iùnioni annuali i rappresPntanti dei corpi sanitari esteri, li ha nominati semp1·e soci corrispondenti a vita, inviando loro tutte l e . sue pubhlicazicmi. Il btmHmerito se~retario accompagna poi la consegna delle medaglie e de1 relat1vi di1JIOmi, con parole informate a molla cortesia ve1·so i si n~olt delegnti e v...rso le r1azi••ni ed i cor pi sanitari r ispdlivi , esprimendo anche il volo che possano frel-!iArsi qu.,lche volta della decorazione loro conferita dall'Associazrone, in memor1a dei buoni r apporti stabll1l1Si f ra essi ed i l or o colleghi amerirarri. I nfine, il presidente annuncia che il maggiore medico Seaman ha destinalo un prem·o di 500 Jollar1 al miglior lavoro sul tema « La profilassi delle malallie nell't~ser..:•to, ed i p•ù effi :aci m -lzzi per oltenerla" ( The Preoention oj Disea.se in the Army and the best .Wellwd of accomplislting that Resull). E la sedulfl è sciolta . 5" S r:DUTA. - Si notifica la nomina della commissione per Rli studi pr eparatori del futuro Cnn~res"o internazionale. la quale ri sulta cosi composta: l.hi1•urgo ~~~n ... ral e \\'. Wyrnan; colon nello medico P. lmbrìaco; capitano medico J . Redondo. M.,•·i na spa!Znuola; 1spettore generale R. W. Coppinger, . MHrina inglt~se; dottor J. Yela, Guatemala; dottor S. Cordova, H ondul'8s; dolt•w O. Matto, Perù; medico principale d• 1a classe H. Mureschal, Esercito fra11Cese; colonnello mPdico G. Sterlin g Heyrson, Canada; lenente colonnello medico A. A11urrre, Mt~ssico; tenente colounello medico J. V an. H. Hoff, EserCito Americano; chirùl'go H. G. B"yer. Mal'intt amel'ica~a; colonnello medico N. S ·o n; rna.~rgio•·e med1co J . Evelyn Pilcilet•. Sono quindi lt->ltr eh versi lavuri, fra Cùi i seguenti: - L. St~phen Pllche1·, medtco della marina. Estra;ione di proiettile dalla jo.~sa s.feno-mascella,.e. L'A. descrive il proces.so, mollo difficile ed i ndaginoso, da lui seguito per la r1m0Z10De di un pr oiettile incuneato nella fossa sfeno-ma-


TENUTOSI A S .T LOL"IS NELL'OTTOBRE 1904,

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scellore e rivelato dalla ·radio~rafla: resezione della branca montan le del mas cella re inferiore; incisio11e trasversale dAl m. plerigoideo interno; allontanam ento della a~ branca del s• paio; mobilitazione ed a s portazione del proiettile. - George H Halbei·stadt, majZgiore m edico. Ferita al petto per colpo di

.fucile /(rug-Jiirgen.~en, a .50 !fUr<ls. - Jam"s Bre"' ', capitano medico. Relazione di casi chirurgici. -Malattia di Stokes-Adnms. -A. A~uirrè. Lenenle colonnello medico, Messico. L'opu•a::ione pef' la ~ura ra·licale del onricocele. 6" SEDUTA.- In quest'ultima adunanza vengono dapprima lette varie aiLre -cornunìcazioni, rra cui noto le seguenti: ChariPS B. M1llelslaedt, assis tente chirurgo. Ferila per arma da .fuoco . penetrante n ello stomaco. Opera:: ione. Guarigione. Questa comunicazione s uscila una dil"CUl"sione a bbas~Anza viva s ulla laparotomia in c hirurg ia di jZuerra ; e, c11m' é naturale, m olti si dichiarano partig1ani della cura aspettante, altri dell'iulervento. - Georjle T. Vau~han, assistente chirur~o generale. Ferite per arma da fuo co, de ll'u rel!.:re. Due ('asi di ana.qlomosi L~relero-oescieale. L 'A. ra no tare, .oltr·e il ris ultato favor·evole dell'intervento, l' estrema ra rità della lesione. N el parlare d ..lla s~oria remota di ques ta operazione, segnala un s uccesso del Novarn, ollerruto nel 18!13. - Jame"' P. WarbRs;::e, capitRno medico. T etania e corpi estranei nello $lOmaco. Nel cas•l illus tr·11to dall' A. i s intomi tl'! tanil'.i eransi manife!'Lati in un indiv1dno alferlo dd er tas ia ga str ica per s tenosi del piloro. Coll'operaziorre del reslr•in~timento pdoriro, sctlmparvel'o gli accessi convnl sivi telanici. Fra i lHvori presenta li, ma non letti r1cordo: - J . Ry~n· Oe"ereux. L"osrerla(e da eamJ'O per la caoalleria. - \V. A. Kufl~wski. La cura ttmbulatoria delle f ratture degli arti in.ferwri. - O. Cobb. La mosca comune come mezzo di trasmissione della tubercolosi. Quindi 11 presidente, a nume dell'Associazion e, ringrazia i ddieJl'lllti es teri, del loro interverrto e della parte atLiva da essi presa ai lavor·i del Congresso, con apprezzate cornunicazion i. Confida , egli so;xgi uog>~, c he la proposta ùel chirurgo generale Senn sia attuata, e cosl pos!'a e ssere b·m pre<~lo r1nn<1vata la l'eniale e s impatica riunione. A v viene, poscia, l'inse diamento del presidente eletto per l'anno prossimo, .gener ale medico W yman. Il nuovo prel"idtmte, dopo uno scAmbio di frasi cortesi col suo predecess orE>, elogia il lavoro compiuto dall'As sociazione sotto la presidenza di lui, e ne t rae lieti auspici per l'avvenire. Fa plauso alla scP-Ita della cillà di Delroit come sede del fu turo C•lngresso. Infine, in ordine alla propos i.!!. Senn circa la or·ganizzazione internazionale del Congresso, aderisce pienamente al concetto -di c onsiderare come permanflnto la commissione nominata a tale scopo, e ci6 li nc hé t' A s>~ociazione non creda di deliberar~ di versa mente. Pur conve nendo poi che il htVOI'O della commissione non potr·à essere co mpiuto in breve tempo, esprimti il voto 1·he i me mbl'i di e ssa si m ettano in comunicazione fra loro, per prepar·a1·e cosi, possibilmente, un rapporto per la prossima t'iunio ne annuale del Cong resso. Cnll'approvazione all'unanimità della proposta fatta da un socio, di aumentar 6 rono ~ario al segretario tanto benemerito dell'Associazione, è dichiarato c hiuso il Congresso.


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RELAZlO:-IE CffiCA IL CO:-IGRE:;SO I~TI·:R:X ,IZIO:XAL~ DEI MEDICI MILITARI

Note relativo all'Est•oslzione di Saint Lonis. Delle molte cose d' inte1·e"se medico-chirurgico eh~ pl'eMnlavn l'Esposizio n& di S.l Louis, devo limilat•mi a fa1·e un rapido l'enno, o, II16J.:dio, una semplice enumerazione, per non oiLt·epas-sat·c di ~roppo i confini, nei quali dovr·ebbe rimonere fJueslo rdozione, estendendomi su argo111enti non direttamente iuer enti al mio inca1·ico. N,.JJ'todilìcio dt-II'educazione ( /:..'clllcational buildin!J) e1·uno e!=<posl.i molli pr eparoli e pezzi nnalomici ed analorno-pntnlngici, im·ial i dalle scuole mPdiche delle Universittl dell'Unione (Università di Washing lon, di N t> w- York, di Boston, di Chicngo, di S l L ourl'>, d i Harvard. ecr .). Varie univer silir avevano a nf!he mond!llo fotngralìe e tlise_!.!ni illu!"I.J·ntivi, inci:;ioni, col ture di bAtteri ecc. La cal'a li. K. Mul for d e c.• di Phila,lelpilia aveva esposto una copiosa col lezione di voccini, sieri cu1•ativi, antit•J!"SiJJe, co me· anche di colture e di preparati 1ii balt•• t·i •olo~iR. E1·anvi drsfl~ni di ~aualol'i p~r tui H~J·colosi, inviati da alcuni Stati ~eli' Unione: dise~n i di ca!"e di salutr, d'1~titnti di hont"lfìcP-nza. di scuol~ ed !iSili: modelli di !"labil imenli id,·otcraflici, di iaboral()J't d'igiene, di ~cuole per infermier e (nurses). Eranvi pure dei modelli per ct•emaloi; e due ca<>e Ji New-York ed una di Chicago a \·eva no esposto dr i m odelli assai pl'eg~vnl i di sale per dissezioni. Degli Stnti e::::leri: l'l talia ::::i faceva nolar·e per dive1·se pubblicazion i e disrgni riguardanti ospe dali, istituti di benelicenz.R, a>'ili, e 8J.lPCi>-tlmPnte pc1· la parte rt>lauva agl'istituti var.cinog-eni: quello di Santa Ma1·ia d..~ l' I nnocenti di F irenze aveva esposto una Ct)llez.ionl"l completa di pubblicazioni o stampa, dt;>egni, apparHcchi,ed astu,ci contenenti matet•iale vacrinico; il Giappone r·ichiamava l'allflnzione pflr la ~l'Ande quantità di preparnli, nppRrerr.hi, di!'<egni, folo;::Tfdì•;. colture, pr·oyen1enti dall'l;.liLuto imperiale pe r lo malattir' infettive, c dag-l' l !'<lilul1 per !tJ pl'ùparazinne dei ~ieri e dei vaccini: la GeJ'mR.nia colpiva pet· la sua r icca e swti'Jala espo!:'iZJone in lutti i rami d•' lla nwdicinn e dt>ll'igiene. N el l'edifici o delle H t'Li liberali (Palace o.f li&~ral arts) erano esposti: appar ecc·hi per sLPrilinazio ne ; i~ trumenli chiru1·:;rici; macchine ed appAr ecchi per k ine!"ilet'apia; 11ppar·ecl'i1i vJbJ·atorì per nu1;;soggio; isLJ·umenli ed apparec·citi di chi r ur g in e di protesi de nt>~ria; sedie c lavole chiruJ'g-iche ; A l'li ortitìciali I.'CC . di diver;.e fabbrirhH d i N·~w-Yot-k. di Chicago. rli ·wnshing'lo n, di ludianapnh!:', di l:lallimora: lulli l a\·ori urnmirevolt pet' p1·alicità e per tìuilezza. Fra le sezioni dei paesi r~le ri ricordo: l'1taliana. per· prodotti chìmico·farmaceutiei (Bo~io. Cotalnno, Muratori, Società elctlro·chimica italiana ecc.), e pel' nna vetrina, mollo el~~11nte, d'istrumeuti chiru1'g1ci della casa Fratelli L ollini eli Bologna ; l'in~le!"P, pure per le f!l'epHrazioni chimico farmaceutiche ; la tedesca, per i modelli di apparecchi di fìiLr azione dell'acqua, e di disinfezione; la fran cr.se, per ~l'istrurnenli di chirurgia e per una elegante esposizione di prodotti farmace11Lici. Nell'edificio delle manifatture (.W anujaclures building) la sezione giapponese conteneva una copiosa collezione di pr·eparati e di mod ..lli anatomici, e molli istrumenli chirurgici, che, in generale, per praticità ed anche per eleganza, non mi parve1·o inferiori a quelli si mili di fabbt·i ca europea .


TENUTOSI A S:r LOU JS ::\ELL'OTTODRE 190-J..

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Nel polazzo dell'agricollur·a Pr·ano e~poste m olte acque m inerali ; per l'llalia, -,pecialrnente da Birindel li, da Fabbrini e T onci , da lluprè e C•. Nel Gooernment building er•~t costituilo un IAboratOl'iO pHr SI'.Opr·ir e le adul· ter·azioni degli al•mer1ti. In (jUesLo, che era un ver o gabinetto di chimica e di microscopia, fra l e a!li'e co~e. si poteva osservare una SP!'ie di pr eparali indicanti l'evoluzion e del para;:sita della malaria nel sangue. Erano, inoltre, esposti : un modello di sala pe1· operazioni : un modello di appat·eccbio per· disi nfezioni , e diverse culture di batteri. lntìu e, nel l'E'cinto dell' J<:sp•>SIZIOne era impiantalo un ospedale da campo per uoa brigata Ili ranter 1a, t-d, in pross1mi1à di questo, anche un Emer,qen C!I Hospilal, fornito d i una completa dotazione per il soccorso e la cura di ogni .ac·c1dente improvviso.

Stablll11lwnti f-aultnl'l cd at tl·e isUtnzioni militari e chili. OsPEDALE DA CAMPO PER U NA BlUG-~.TA. - E~pon go brevemente i rag~uagli c he potei ra ccogli ere, ~ul l'ospAdale da campo di cui or o ra lro t'11LLO menzione. E' un ospedal e cla LOR l rlli, sollo tenùe pri~ matiche di tela di color fulvo, no n i mpermeabile . Ogni tenda pel' in t'er·mi contiene sei lelli smontahili; ed ha una cassa della capacità necessaria per allugani i sei letti (fusti, materassi , biancheri a) quando l 'ospedale è smontato. Ci~:~scuna tenna hA una seditt a bracciuoli, e ad ogni tre tende corri sponde una commotie per i malati ~!'8\'i: A"li altri vanno alle latrine che s'improvvisano i n locali tà convtlnienti. Le Lemie, come si é dello, non sono falle con tela impermeabile, ma hanno il te tto a pioventi mollo 1ncl inati ; sr,no a doppia par ete. L'ospedale ò fo rni to di quattro vH sche rla bagno, cos trui le con teln imperrnea· b ile - caoutchouc - . e che sono contenute i n due cas;:;e. O ltre le teuJe apposite per !l personale di tr·uppa e per gli ufliciali medici, vi h a una Lenda-cucin!J pr·o vvista di tutti gli u~en;:; ill nece><sari, una tenda per la dispensa, una por il magazzu10, una per· le opera zion i cliirur•giche, una per l'uflìcio del d1r ellore. Nella tenda destinata per sala di operazioni esistono tre ta\·ol i a m em•ola cou armatura di fer r o e piano di vetro; ma il tavolo per le operazio ni è di leg no, e vien coper·to di un tdo irn per·menbile quando s i adopera. Vi >:ono cassette d'ts l !·um eoti chirurgici ltichelaLi ; cassette per mal~rial e di medicatura a;.ottica eci a n tisrtlica ; irrigaLori ; r·ecipi enti di vetro per soluzioni. L'illuminazio ne è A gas ace tilene. E ' degno di nu ta che le cAssette degl'istl:umenti per operazioni d'urgenza, m ollo bene provvi ste, portano sul coper chio la no menclatura, fì gura ed ubicaziom• di ciascun istrumenlo. N el l'ufficio del dit·ettore, fornito di tutto l'occorr ente in mobilia, o~otgc tli d i can celler ia, ecc., è allogata anche una ca~sa di strumenti 6·1 oggetti ordinar·i da fa l egname, da fabbro, occ. L 'ospedale è pure provvisto, oltrechè dei necessari t•egolamenti, di alcuni libri t ecnici, specialmente d'igiene e di chirurgia. l l personale-uffi ciali è costituito da tr e medici, compreso il di l'ettor e. E' da notar e elle uno dei m edici è incaricato dell'amministrazione, alla dipendenza, ben s ' int ende, del direttore.


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RELAZIONE CIRCA H. CONGRESSO INTERNAZIONALE D~;I lH:DICI mLITARI

Il per~onale-infermieri è composto di n. 54 uomini, compresi i graduali. L'o8peòale, impiantalo, come si è detto, n eiJ·ecinLo dell'Esposizione, ave,·a. solo 2~ uomini di truppa, allog giali sotto tende pe r 12 uomini ciascuna. Si facevano ogni giorno is truzioni pratiche da un sotluffìc1ale della truppa .li sanitA uìlorno al carico e scariM dei ferili !!U e dalle barelle e cat'i'Ì. Sj. facevano anche eser citare gli mfermieri ad applicare ftl sciature ed apparecc hi provvis ori. Le bar·elle non presentano nulla di notev ole . I carri, più le!!~er·i dei no8lri ~ possono por tare rrualtro malati o feriti coricali ed olt.o seduti Fu rilevato lo inconvenie nte che le due barelle più basse, allorché il carro l!•t~sporta quattro uomini coricali, sono ada giate direttamente s ul pavimento del ca•·ro, e quind ~ vanno soggetle all'influenza della trepidazione e dei t1·abalzi del carro stesso. O s PEDALE REGGI~IENTALE.- A Je_(terson Barraclcs, 15 km. a sud di St. Loui!i=,. funziona un os pedale stabile di 5Q letti, per i bil"ogni di un reggimento di fanteria di 600 uomini, ivi di s tanza. E' un piccolo stabilimento di cura moderno, fornito di tutto il com.fort desiderabile, e di una sala per OJJerazionì chirurg iche perfellamente costruila ed arredata. CASERMA. 01 FANTERIA.- A New-York visitai la caserma di un reggimento di Guardia Nazionale. È una costruzione grandiosa, nella quale tutti i locali sono a rredati con eleganza e taluni con vero lu:;:so : sala de lle coroferenze, sala de l rapporto, ufficio del comando, sala d'armi, palestra ginnas tica, ecc. et:c. Ma nou vidi un uomo di truppa. Erano comandati g io rnalmente di servizio un capitano . un urtìciale subalterno, alcuni graduati di truppa ed un piccolo dra ppello di so iJati ; ma alle 4 pom. quando io visitai la caserma, non vi erano che il custode (lllt vecchio ve terano il quale fece do cicer0ne con molta cortesia), ed alcuni o perai : tutti in abito borg hese. OsPEDALI CIVILI. Coll'accompagnamAnto e guida di due colleghi italiani , i rruali esercitano con molto lustro la pro fess ione medico-chirurgira a NewYor~. il dottor Ca1•lo Savini eù il dottor Teolìlo Parodi, entrambi provenienli dagli ufficiali medici, del R. esercito l'uno, della R marioa l'altro, visitai tre fra i più notevoli e moderni os pedali di New-York: il St - Luke's-Hospital ; 2~ PreSb!flerio.n Hospital,ed il Mounl-Sinai Ho.~pital. Questi os pedali, e si può di1·e lo stesso di tulli gli 1.1.ltri, anc he se di recentissima cos.truzione, come il Moun.t-Sinai flospit'll, ris ultano ben!'l, in gen.!ral e, di diversi fabbdcati o padig lioni s pesso non s immPtricamP.ote dis posti e collegati ; ma risento no del tipo architettonico della citta, do"e la grande deficienza dii s pazio cos tringe a guadagnare in altezza quello che non si può avere in es tensione; e perciò, se non ragg iungono il numero dei piani di molli altr i rabbricati mode1•ni di ~ew · York e di Chicago, hanno, per lo più. 3 a 5 piani, e dei cortili molto meno spaziosi di quelli d1 altre simili coslruzioni mode1·ne europee. Pe1· tale circostanza, manca s pesso in tal uni locali quell'abbondanzo ù i luce naturale, che sarebbe desiderabile in edifici, i quali, del I'eslo, corris pondono mirabilmente alle esig enze piu d gorose dell'igiene modern11. ed a quelle del b enessere degl' infermi. Ed è for se per questa relativa scarsezz a di luce naturale, compensata largamente, esuber·antemenle, dalla luce elettric e _ che, negli ospedali di Ne w- Yor·k, le operazio ni chirurgiche s i eseguono, in j!ran pa1·te, nelle ore ves pertine, coll'illuminazion e elettrica . Io potei a ss;s:cre a


T E NU'l'OSI A S.T LOUJS ::\'ELL'01'TODRE 1904

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cinfJue grandi opet·azioni, tu!le praticate dopo le ore 6 pome ridiane : una per cura radicale dell'ernia in~uin a le ed una per tlppendicectomaa, nel Presb:;terian 1/uspitu.l, operatore Mac. l!:osh, uno dei più anziani e piu stimati chirurghi di quell'ospedale ; una operazione di sal pin ~ect<'mia bilaterale, e due di appendicectomia nel .\tfount-Si na i f/ospital , operatore Lilienthal, uuo dei più t•eputati laparotomisti di Ne w- York. Ciò che impressiona s ubito n ella visita degli o~pedali. come in quella di tutte le grandi costruzioni smericane, é il modo speciale di utilizzare il soltos uolo. In quei locali soltert·anei, convertiti in vPri e pro 11ri opifici, si tr·ovano enormi macchine a vapore destinate a dis tribuire dappea·tutto l'aria , la luce. il ca lore, il movimento ; i gra ndi fi Itri des tinali a completar·e la purificazione dell'acqua ; la lavandel'ia, la sala pel' le necro:::copie e r elativa camera mortuaria. Nel lo s tesso piano sollerraneo o ne l piano te rre no sono : la cucina e la di· s pense con annessa camera frigo rifera; la farm&cia; gli ~tabilimentì balneoele ttro e kines ilez·apico; il mus eo a n atomico ed il gabinetto di anatomi>t patoloflic a. Al piano terreno es istP. sem pre una sala pt>r i cas i d'urgenza. Asc ensori in gr·an numero risparmiano all'uo mo la fa tica muscola re. Nelle sa le dei malati, nei labor ulori, ne lle cucinP, dovunquP, l'a ttenzione del v is 1tatore è, sopz·a luUo, colpita dalla grandiosità e semplicità insieme e dilli& scrupolosa nettezza. Nelle camere de~li infermi paganti, tullo il con\ f ort neces s ario, ma nessun lusso. E ppure, tali cs mere, neunc lte mol to "'pazj,,se, con an· n esso vi un piccolo g-abinetto da toi l ette e da bagno, s i pa gano da 25 ad 80 dollari pe r settimana, senza contarvi l'onot•ario dt>l medico o dei chirurghi. DeE resto, r ospeda le nord-americano riSt'lll!! dell'indole d i tutte te is tituzio ni del paes e: al suo mantenimento ed al suo funziona mento lo S tato contribuisce poco o oull.a. Ciascun malalo pa,2'a, secondo i propri mezzi, le cur e c he riceve (la r etta mioima per i malati delle sole comuni è di un dollaro al giorno) ed in caso d 'indigenza, le s pese gravano s ulla Socie tà di be ne flcpnza a cui l'o«pedaie ap· partiene. È quindi pi ~ una casa di s alute che un· vero e pt·o prio ospedale nel s enso europeo. Tutti llli os pedali sono laq~amente fornili di laboratori d'is tologia, di mic robiolollia, di radiografia, di chimica clinica ; e r1uns i tutti sono centri d'istruzione pratica per medici e per s tudenti. Nel. Mount-Sinai llospital laboratori e gabinetti sono di una grandiosità sorprendente. Bas ta dire che l'ospedale, capar.e di meno di 500 letti, è costato oltre 3 milioni e 500 mila dollari. Le sole pei malati non sono, in genera le, molto ampie; ma vi sono annessi molli locali accessori, fra cui una sala da pranzo e da conve rsazione. Nelle sale d i chi!'urgia le pareti, sino all'altezza di due metri dal pav1mento, s ono rive stite dj pianella smaltate I letti ed i comodini s ono di ferro verniciato a smalto bianco, i comodini con piano di vetro. La mia attenzione si fe rmò specialmente s ul servizio chit·urg ir.o, del quale reputo non inopportuno e s porre qualche particolarità. SALE PER OPERAZIONr. I tre os pedali da me visitati, come pure gli altri ~randi os pedali della città. hanno molteplici sale chirurg iche ed anc he più sale per operazioni, una delle quali destinala per i casi settici. Una sala per


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RELAZIONE ('IRl'A IL CONGRESSO INTER:\AZIOXALE DEI -'lEDICJ MILITARI

la prepat·azione dell'operando; una per In disinfezione delle mani dell'operatore e degli assistenti; una pe1· la sterilizzazione Jegli strumenti, del matet·iale di medicazionf' e dell'acqua; una per la toilette dei chirurghi, sono sempre annesse a ciascuna sala per operazioni. · Tutte queste sale sono cos truile secondo le piìt rigor·ose norme moderne: pavimenti impermeabili; pareti e sof'filli ver•nidali a s malto; porte di marmo ; intelai11lura di ferro smaltato alle velrute; abolito il lucernario; ~avoli di v elt•o con armatura di ferro smaltato. Quel c he, oltre la semplicità e la pl'aticita dell"impianlo, si ammira nelle sale per operazioni clfir-ur·giclre degli ospedali americani, é il gt•ande lusso Ji luce elettrica; per la qual cosa, corve ho accennato, le più delicate e difficili operazioni possono e,.;eguirsi, e si eseguono a preferenza, colla luce elettrica, anziché alla luce naturale. ANESTESIA DEGLI OPERANO!. - l chirurghi degli Stati Uniti amet'ÌC&ni pt·efel'ÌSCOn O, in massima, l'etere, per ottener e l"ane!:-tesia general e dell'operando. f'ìg. l". - Appartttllio di Bermeli wr ma/azioni cl"elere.

A Valvola· per 1"1u·i~.- A' Masclwra. - lJ Camera d'etere. - 1/ Cnm~rn d"nria. - C Vaii'Oin per l'afla.

Si usa il cloroformi0 quasi per eccezione, ner casi di malattia dell'apparecchio r espiratorio e degli c•r gani urinari superrot•i, nelle operazioni sulla gola e sulle vie aeree, nell'età infanlile, ecc. In certe opet·azioni di breve durata sono pure aJoperali il bromut•o ed il cloruro di etile, ~empre ben tollerati. Nel German lloszJilal di N~w-York e d'uso ft•eq••ente l" A. C. E ., ossia la nota mistura di alcool, cloroformio ed eter e, la quale ~ dai c lrirurghi di quell'ospedale reputata più sicura del clororormio e scevra degli effetti spiacevoli dell"etere (no.use, cefalea, irl'ilazione della mucosa delle vie t't~spi rato rie) . Di solito si ra una narcosi H lista: s· inizia col gas esilarante, ossia col pro tossido d"azolo e si compie coll'etet·e. Si adopera per tale narcosi l'apparecchio di Bennell, il I)Uale è una modificazione del noto inalator·e del Clover. Ve ne ha di tee modelli: uno per le inalazioni di etere, un altro per le inalazioni di ossidulo di azoto, un terzo per l'uno e l'altro agente anestetico insieme. Consta essenzialmente di una maschera cui è innestato un tamburo con un


'rE~liTQS [ A S .'l' I.OU IS NELL'OTTOBRE 190±

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m eccanismo girevole che meltfl la maschera in eomuuicazione o coll'anestesico o coll'aria (fig. 1", 2• e 3•). l vantaggi di questa narcosi mista sono, dicono i chirurghi amet•tcani, 1110 !A]lparccchio di Llenntlt per inalazioni . di v··oto~siu d'azolo (Q!I! esilarcwte).

Fig. ! 0 • -

A Valvola per l'aria. - A! Maseloera.- O Serhatoio

del gas. - H Vall·ola per l' ana. - F lluhincllo per il passaggio rtel gas.

teplici, fra cui principali: la sicurezza, la semplicità e la rapidità. In t o 2' e tal volta in 30' si può ottenere. l'anestesia senza spiacevoli conseg-uenze. Pe1' molle operazioni, nei vecchi e nei bambini od adolescenti (f)I'Ostatectomie, eislotomie sop r apttbir.!te, urelrotomfe esterne, osteotomie ed alir e operaFig. 3• -

Appat ·ecchil) Ili Be>mell p er i•wla:iolli di gas e3ilnrt1nle e d'ele•·e.

A Vah•olo per l'aria. -

A' Maschera - JJ Camera

d'etere e d'aria. - O SerlJaloio tfcl gas.- 8 Valvola per l'aria. - F Rubinetto per Il llassagglo tlel gas.

:.ioni ortopediche) può bastare e spesso non si adopera alt•·o che il gas pt·otossi do d'azoto. Lo stesso si suoi fareJ in tutte le eta, pl?r l e operazioni di b r eve durata.


ti82 RJ;:LAZIO:SE C LRCA IL COXGRF.SSO INTERNAZIO:-IALE DEI MEDICI MILITARI D'altronde, l a quar.lit.a di etere che si consuma col metodo della narcosi mista falla coll'apparecchio di Bennett, è ridotta al minimo. Pdrciò, pr escindendo anche dal vanta14gio economico, è diminuila assai la probabilità delle af'l'elioni flogistiche dell'apparecchto l'espiratorio e, segnat.amentt>, della polmonite da etere. Facendo, poi, pl'ec...dere l'in&lazione del gas esilarante, si otti<me una considerevole diminuzione della dur 11ta e dell'inlensit.a del periodo di eccitamento; il paziente non avverte piì1 la sensazione penosa di coslriz1one alla ~-rola, prodotta dai vapori d'eter..,, pet· quanto mescolati all'aria; ed è quasi del lull•> evitato lo spasmo dt>i muscoli laringei, con relat!va chiusura della glottide, cianosi e minaccia di soffocazione. Coll'inalatore d!!l Bennell l'or)erando può, per mAzzo di apposite valvole, respira1·e, insieme ai ,apori d'etere, una ma~-rgiore o minore quantit.a d'aria, a seconda del bisogno, pur mantenendosi fls;.a la maschera sulla sua bocca e narici. È superfluo aggiun~-rere che, aJ evilare infezioni seltiche, tubercolari, siflliticht>, ecc., la partEl dell'apparecchio che é stata a cont>~tto della bocca e delle narici e che nt~turalmente, durante la narcosi, può rimanere intrisa di muco, cii saliva, di conter,uto gastrico, viene sempre convenientemente disinfettata. co lla bollitUI'fl. ASEPSI Eo AN fiSEPSI. - In massima, ne~li ospedali nord-americani l'antisepsi, ftttta eccezione dt>i casi grave1nPnLe iofett.i, é riservata alla sterilizzazione delle mani dell'operator·e e di'Idi asl>isteoti, ed a quella della parte oper anda. Gli antisettici più generalmente usa li sono: il bicloruro di mercurio in soluzione ttll' 1 p. 5'10, 1 p. 1000, l p. 2000; il perossido d'idrogeno; il li<>olo in soluzio::~e al 3 p. 100, 5 p. 100; l'acido fenico in soluzione al 3 p. lOO, 5 p. 100; l'alcool assoluto. Per la sterilizzazione delle mani dell'operatore e degli assistenti, e della cute della parte operanda, quasi ciascun chirurgo ha il suo metod•ì speciale, come da noi; ma il risultato é sempre l'a!<senza d'inconvenienti. infettivi. Certi cbirur~hi, per la sterilizzazione. delle mani, adoperano prima acqua calda e !'lapone verde e poi la soluzione di permanganato di potassio e di acido ossalico, e l'alcool assoluto; altri, dopo la saponata, si sft•egano le mani con polvere di bicarbonato di sodio e di cloruro od Ol>Sido di calcio, e poi l e immergono per 20 minuti nella soluzione di sublimato. Vidi però sempre attuate le seguenti cautele in tutti g li ospedali : uso non della semplice sopra v. veste o ~rembiule, ma di un abito completo di tela bianca, sterilizzato all'autoclavA, compreso il berretto parimente di tela, e la maschera; uso di galoche-~ impl'rmeabili e di gua11li anch'essi impe1•meabili e sterilizzati, in precedenza. all'autoclave: tutto cio, tanto da parte dell'oper~tlore, che d e~li assistenti e delle nttrses, le quali in numero di due o tre non mancano mai ad o~ni o perazione. Il materiale di sutura (seta, catgut) è preparato divet•samenle nei vari O!>pedali. ma sempre collo stesso eccellef!le effetto. Invece, il modo di prepa1·are il materiale pet· le opo-1•azioni e pP.r le mt>drcazion1 è identico in tulli gli ospedali: si fa dappertutto la slerilizzazione all'autoclave, !asciandovi gli ogl{ett i per la dut•ata di una o due ore sotto una pressione di 3-4 atmosfere. Di regola, si ope1·a e si medica a secco, ueltautlo solo la ferita, quando occorre. colla soluzione fìsioloflica di cloruro di sodio. A N ew- York si fabbr·icano ottimi apparecchi portatili per la sterilizz&;lione " ia del mate1·iale chìrurgico, sia sncha dell'acqua che si adopera nelle sale perle operazioni e per le medicazioni.


TE:o;OTOSI A s:r LOUIS NELL' O'l"l'ODRE U)().,j,

ls'l'n·un serEN rrFrcr. - A Ne w- Yol'k, ol tre la Columbia Urliversil!J e l a Cornell Unioer·sil!J, esistono i l Belteoue Medicai Coile[Je ed il Women's Medicat College. I n quest'ultimo i stituto sono amffi,.sse unrcamente le donne, ed i vari inse~11amenti sono rmpartili da professoresse. L'insegnante <ii cli11ica chirurgica é una valente laparalomisi R. Al Colleae of Physicians an,l Surgeonsche sal'ebbe la facollA medica della J.rrande Universrté ùi C•,lumbia - ì• pro fessore di cl rnica chir urgica il \Veir, decano dei chirur·ghi di New-York. r;!iù ch:r urgo militare nella p:uena di secessione ; al Relleaue College insegrrn chirurgia il celebre Hr·yant; alla Corne~l Unioljr sity, il Simpson. Sorrvì, inollr·e a N ew- York Ire istitutr di !Jerfezil1nAnlerrlo per· i m eJici : il S ew - Yo rk Posi Grurluale mediati Sc!tool anù Hospital, il ,\'''Il' - ) 'ork Policlinic e la Neto- Yorl• S chool t!f M edicine. MeJiante adeguata ta~sa, si può essere inscr il ti ad uno o pi ù cor·si. Del resto, agli Stati Uniti vige la più ampia liberta negli studi ~uper·iori: il corso di m ed i c ma si com pie in tre anni, e l o studente pu6 allingerc la sua istruzione tecnica uove e come glr pare e piace, purclrè si solloponga alle prove di esame nei modi legali prescritti. Né i privati docenti hanno bisogno di alcuna abrlitazione ufliciale: nella pale!'lra Jell' insegnamento chi Ira maggior· merito, trionf11. Dei tre it-ilituti di perfezionamento su menziont~tr il più i mporlaote t, la Post Graduate medical Sclwol 1-lospilal, eire é un vero g-rande e compl eto istituto rli per·feziooamento in tetti i rami dello scibile med1co. l cor·si sono a pagamento e possono e~sere generali o Mm(Jiemeotari, ed hanno durata varia da 6 sdtiJnane ad un anno. I NFERMIERE. (nu rses). - Uno istiluzionò che ha una speciale or~anizzazione negli Stati Uniti, e di cui, perciò, giova f11r menzione, é quella delle n tLr.~es, le quali, cosi negli ospedali come nella prat1ca !Jrivata, sono intelligenti ed eftìcaci ausiliarie del medico e del chir urgo, molto più che le infermiere dei paesi europei. Queste infermiere amer icane, dopo un corso che varia dai due ai quattro anni, secondo gli ospedali presso cui è islituito, vengono ammesse agli esami di abilitazione all'esercizio, e lasciano la scuota. Quasi ogni ospedale ha la pr opria scuola eli nurst•s. Esse ricevono dai m edici dell'ospedale. designati ordinar iamente per turno, tr e o più lezionr per settimana su mater ie diver se: anatornia, flsiologra, mater ia medica, ostetricia, ginecologia; asepsi chirur gica, massaggio, esercizi di fa sciatur e, malattie dei bambini, igiene; tratlHmento comune nei casi di malattie contagiose, di allezioni per accidenti improvvisi, di malattie oculari e di altr e malattie speciali; modo di pr·eparare gli alimenti agl'infermi. Una volla dit•lomate, percepiscono, se lavorano negli ospedAli, da 10 a 25 dollari per settimana, ollre il mantenimento. Per esser vi ammes!'<e, sono r i chiest e ottime qualità fisiche e morali, e devono sostenere un esame scritto. Ogni r ipar to ha la heall-nurse e tre o quatlr o infermiere. La capo-infer mier·a è r esponsabìle dell'esecuzione degli or dini del medico o chirurgo capo-ripal'lo, e del personale sanitario i aterno dello stabilimento. · Per l lavori più faticosi vi sono gl'infer·mieri, i quali ven~ono educati alla loro proressiooe in modo più rapido, ma con norme pressoché eguali a quelle che r egolano l'istruzione delle nurses. N elia sala delle IJperazioni é sempr e pr ei'lentc all'atto operativo la !tead-nurse la qual e, colla cooperazione di un'altr a o più infermiere, secondo Il bisogno, r isponde della preparazione degl'istrumenti, dei batuffoli, degli oggetli di me-


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REL,\ZI O:\K CIH CA IL CGXCRI!:S~U I~~'EII.'\AZfOXALE DEl i\IEDlCI Mrt,IT., ECO.

dica zione, delle vesti, ecc. Non occorre dire che ~ scelta sempre fra le più tnlt- l l i ~e nli, abili e r·obuste. . OsPEDALI> ITALIANo A NEw- YoHtc - Non saprei c hiudere questa relazione senzH e~prim ere tl voto che ~ia pt·eslo provveduto ad un 11rande bisogno della nostra colonia a Ne"· Y ork, quello di avPre un ospedale italiano ; bisogno cohi pi ù vivo e sen tito che alteove, a causa della "[leciale organizzn7.ione degli 01'pedRli ne~li S. U. A., ed altrest a causa dell e co ndizion i speciah della colon'a italiana, costituita in grAndissima mag~toranza di lavort~Lor i . Se i rwstl'i connn·t.tonali, i 111~1h fra Nt>w-Y·vrk e Brooklyo soltanto, sorpassAno oggi il numeeo di !tOO mila, aves!\ero trteS!'O a cl isposizione di un'istituzione tanto 11 6t:6!'Sut·ia, non dico m ollo, ma un dolla ro, i11 media, all'anno, per cinscuna pct•;;ona aLLa al lav1>r o. si ~arebhe già ra ccolta m poclli anni una somtna c<'nsider evole, pi(t che sufficiente per fondat'e un ospedale moderno. cn me 'JIIfl llt che hanno già le altt'e colonie anehe meno numerose e m en0 importanti deliA colonia i taliana. Ma !)llfe e h~ il dll\~tto d<>llo spir·ilo d'associazione e le piccole ~e l os ie f> di :-:cord w dt campanile non co~tt tui scano solo una g-ra,·e pia:;:ta della mattrt• palria. Eppure, le nostr e colonie dei ptlf'Si lrttn satlanlici, e segnatamenle quelle dell'A m eri ca del nord, hanno da vanti l'esempio continuo dei r·isullal.i meravi ghMi che g li nmeric<tni traggono dnl l(lro spiri lo di nc::sochlziooe! Qunndo io pm·tii da Nt:'\\'·York, alln fin e dt~ll'u. s . <•ltobre, era d'imrninenle <~perltii'H 1111 diSJiensario (uno polinmbulnnzo con pochi lelti per il temporaneo ri co vero dei ca;;i m·~enli più grnvt) annesso <tll'rtaliOFt beneoolent lnstitule. I l dispensario ora funziona henis.,imo, sotto I'Jlllelligente e premurosa direzione d•·l dott.or ~nv. Cado Snvini. Nel lo " Lesso e.diricio, se dn infot·mnzioni recen ti che si Sl.l.l'ebbe frn poco <tpet·to utt piccolo ospecl:tle ilalinno. Il dutto t· s .. vini, il qunl<• vi si ndopertt,·t>. e vi si Adopera con tutta la suu nllivitò veram ente omertcnna, sapra super·nre ;;Ii ostacoli che si' oppongono ••lln fdice riu scit.'l dell'impre~n; e ciò soprnllutto, se nvra l'flppogf('io material e e mornle dei maggior enti del l11 colon it1 (i q unii io vidi lutti animali, a comin · ciure d,,ll'to iLo personn le ,Jr>l ttosl ro ConsolaLo, de~lle migliori intenzioni e dal ptù l odevole e pt·omettente buon voler·e) e se non gli m nnchet·à la cooperazione degli altri va lenti m l:ld ici, nostri connazionali, che in buon numero sono a New -Y0rk. f·~ inutil e dire che, fallo il pr imo e più diffici le passo, il · l'esto verni. poi: il pi C'colo ospedale sat·a, giova sperarlo, come il nucleo di uno stabiltmento piit adeguato ai bisogni della numerosa colonia e meglio risp ondenl e al decot·o della colon ia stessa e della madre patria. Fir·enze, 7 maggio 1905.


USo

CASUISTICA CLINICA UN CASO DI OCCLCSIONE INTI~STINALE DA ADEHE:'\7.E POST-O PERATORIE- LAPAROTOMIA - GUAR IGIO~E. per· il dotto re Sah ·alol'.- s~•lin:u·J, capitano med ico nell'ospedale mililal'e di Napoli. l non rari s urcessi dell'interveulo pr·ecoc.e, m essi a confronto cogl' inevitabili rove~ci Jell'asten!'<ione, hanno oggidi r eso assiomalic·o Il pr•ecelto che llegl'rnf'ér rni, i quali presentAno fenomeni rli occ!u!'<ione inle,.tinale di origine pi'Oblematica mn a decor so prù o meno r apido e mi11accio~o . bisog11a senz' al tr o apr ir·e i l ventre, r ender si conto del la natura degli accid .. nti ed agire in conseg uenza. Questo pratica, quantunque, al d11· dP I Tre ve!' , debba CS!'<er e considcr'Rla piulloslo cornA una falalita ch irurf!ica che •!ome un 11\eao L"l'ètpeulico bJn accello, tu ttavia costituisce l'unica ancor·a di ~a l vezza per gli ammalali di questo gener·e. Essa inoltr·e rappresenta una ricra minier·a di contributi sper·irnentali, una seri e di vivisezioni, che val gono a r·i scldar·ar·e il vasto e tenebrO!':O cnpitolo delle occlusioni intestinali . fi: per ò dove,·e di ogni chit•urgo, che ha laJor· Luna, o la sfvrlunn, secondo l'esit<, dell'intervento, di O)'erare uno di ' lii61'Li diSil'razi alJ, di r enderne pubbl rco il caso, sovrs tu tto 11uand'csso, cnnre il pr·esente, per le sue parlico>larilt\ palogeueliclie, cliniche ed ano tomo-patologiche, molto si drscosla dall'or dinario. Il 26 dello scor so mugg-io veniva di tll'genza ri co verato in quf'sl'ospedale i l carabinil!re Dell'Era L conar·do i n preda a d<•luri ventrali , a singhw zzo t'd a conati di v omito. Dal raccon to fartoci apprendemmo ch'egli quattr o anni p ri111a era stato oper ato rl i ernia inguinale destra. ìa quale cicnlrizzò per· s~·co nd a e nei tr·e anni successiv t non gli cagionò molestia di sol'la. P<.'r ù l'anno scor·s o si ri produ~se; e poidn~ diveniva sempre pru voluminosa, l'obbl igò pochi me~ i or sono a fornir•si di un cinto, che la teneva conveni e11temente J•idotla. Se non che; sei giorni pt·ima tlel suo ing r·el'so nell'ospedule; il Dell'Era ritornando da Avellino, 01·e et•asi recato per servizio e dove aveva fullo un pa~to piuttosto copioso ed indigesto. si accor·se lungo il viaggio che l'er nia non era più contenuta dal cinto, per· cui cer cò Pidurla e vi r iu:-<ci non senza una certa Jiffìcolla. Ma dopo un'oretta cominci<' ad avverlir·e alla r Pgione iliaca deslr!l l t>gge!'i dolor·i colici, ei re andarono ben presto accentuandosi, senza per ò ragglllngere un grado elevato, e si diffusero man mano a tutto l'addome, aecompaf!nandosi A vom ito di quanto aveva inger·ilo. Conternporanenrneule si accorse della impossibi lità di emeller·e gas e feci dall'ano, quantunque ne provasse frequente ed imperioso bisogno, mentre non mancavano i rutti nrwlesli, cui si aggiunse in seguito i l singlriozzo. Tali sintomi, con st1•ana vicenda di cal me e dr esacer·ba;doni, per sistetter o nei giorni successivi, nonostante l'uso di purgan ti e dr enteroclismi e lu dieta assoluta, resa obbligatoria dal vomito, che insoq{eva dielro l'ingeslione di qualsiasi sostanza . Questa in breve l 'anamnesi prossima e la storia della malattia, a lla quale nessun l ume potè aggiungere l'anamnesi r emot.a, affatto negativa.


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CASUISTIOA CLlt-OlCA

Il viso intanto del paziente dinotava chiaramente uno slato di angoscia e i sofferenza e presentava una lieve lin ta subitler ica; la temperatur a era un po' al di sotto della normale, se,gnaod o 36,5 C.; il polso lenlO, benchè so~tenulo, dava 74 battili a minuto. L 'addom e m ostravasi modicamente tumefallo e r o-

tondejlgiante verso il centri), con i fianchi e le fosse iliache alquanto depressi. L ·a palpazione rrusciva dolorosa su lutto l'ambito di esso, ma più marcs t.am ente nel quadr·ante i nft~riore destro. Esplor·ando l e comuni oorte erniari~>, si rilevò all'inguine di questo Ialo sensibile dilat~tzione dell'or ifizio cutaneo ; ed invitando l'infermo a tossir e, si avverti cmotro ti dito esplorante l'urlo di un corpo m olle c liscio; per ò, tanto in delta regione che n~> l le pertinenze di essa, non si ri scontrò alcuna distinta tumefazione, più o meno circo!'CJ'ivibile col tatto. La percussione fece r rlevare aie di subollusilà alternate con altre di risonanza timpanilica senza limiti e locali zzazioni b en netti. N on fu dato accertare la pre:;enza di appr ezzabrle copra di lrqurdo libero nel c~t vo addominale. Si pensò dappr·ima, cnm'~>ea naturale, ad uno st1·ozzamento puro e sem plice dell'ernia r ecidiva La ; ma la le idea fu tosto messa da parte, sia per chè uno slrozzamento, per quantu poco stretto si fosfle, oon avrebbe potuto prl-lSPnlllre un decorso cnsi blando , ne una d111·ata cosi lnn!'a, senza compromeller e >;erram ente la vita dell'a mmdlato, e sia, sovratùtlo, per chò mancavano i sintomi l ocali ciA~<sici dt>ll'ernia strozzata, mancava cioè all'ml!'uine destro la tumeja'"ione dolente irriducibile o dioPnuta repentfnamente tale (Durante). Si v entilò in s~>gui to la po!!<sibili tà di una riduzione in mas~a del contenuto e del sacco dell'er nia con sLrozzamento interrro, determinato o dalla piccinlezza del collar etto rispetto al volume del <'Ontenuto del s>~cco o da speciale disposizione assunta dai visceri, in questo comprt>~i. pet• aderenze ivi stabililesi. Ma anche tale supposi1.ione non era suf11·agat~:~ dallo esame sintomatico, pokhè anch'e!'sa ammetteva lo svol ger si più tumultuario dt>l pr••cesso, nonché la pr esenza di una tumefa1.ione dolente, )l't quale avrebbe dovuto in questo caso esser e localizzata non lungo il canale lng uinale, berrsì immediatamente in snpl'a ed m dentro della p nrttt erniaria. Potevasi, è ver·o, obbiettare che ~ai e turnefa· zione in realt8 esi:>teva, ma ch'era mascherata dal meleor rsmo. Però con tro tale abbiezione stava il fatto, da tutti riconosciuto, d1e un'~>rnia r espinta io to talit à nel ventre facilmente si riproduce non appena si stabiliscono le condizioni favorevoli alla r·iproduzione. Nel caso nostro invece tare e vMtut~lità non erasi ve1·ifìcata, nonost ante eire il paziente, dopo l 'a vvenut11 r i duzi .,ne, avess e falli parecchi chilom etri a piedi ed avesse in segu•to parP.cr:hie volte allemala la posizione supina colla er etta, sotto ~li sforzi continui del vomit11re e Jel ponzt~ re. In altro p11nto adunque, fuori l'~:~mb i 'o del sacf'O errrÌI•rin, dovevasi amme ~­ t er e l'esistenza d11ll'ostacolo. D'altra parte esso non dovevt~si r icercare as!'ai lontano dalla porta dell'e1·nia, perché non dovevasi dim ..nli ·a•·e eire ltt t~>utata riduzione di que~la n'era ~lata la causA occasiono.le e che nelle vicinanze d.. lla m edesima, cioé nellR fossa iliaca destr a, et•a per primo insorto il dolore ed i vi in seguito e r &!'\1 manl enulfl più vivo. Pamnenti la mancanza di sollevamento della zona mat·g ioale COt't'i!!"pO .. dente ai vaei segmenti del crasso ed, i n vece, il dise~na r;.i di alcune anse intestin,.li ver so il ['.entro dello addome, la romparsa r elativamente pr ecoce del vomito, i cara tteri di '1Ufls lo (a pref~reoza liqu ido e mescolato coslllntem ~nte u bile) , depont>vano per l'esistenza di un ostacolo non lungo il g1·osso i ntestino, bensi lunf,to il tenue. M a qual'era l a natura di quest'ost acolo, quale il suo meccani smo d'azione f


OA!?UIS'l'lCA OLINIOA

G87

Qui stava la diffìcolta, ed a risolver·la non rimaneva 11llro mezzo che una diagnosi per esclusione ed un esame mo lto dil igenw ed accurato del m odo con cui i fatti morbosi nel nostro iufermo si erano svolli. Bisognava infatti aver presente ch'egli quattro anni prima aveva subito all' ing uine de11Lro un'operazione radicale di er•nia, la quale per [!iunta era guarita per seconda. Or b ene è risaputo og-gidi che delle ader·enze possono determinarsi nell'addome in seguito ad interven ti chi r·ur~i ci di qnalsrasi genere praticati in esso o nelle sue adiacenze, auche quando t11li interv enti d~corrono as..tticamente, e con più lacilité poi quando vi è suppuroz•.,nc; ed è anche pro vato (cosa importanti$sima pel cnso nostro) c he tali aderenze, pur· imbrig lia udo ed i mmobilizzando segmenti p1ù o m eno estesi d'intesti no, per·metlono r·he q .. esli per deg li anni funzioni no benissimo, senza indurre nel pazi...,nte il menomo sospt!lto dell'esisleuza !ero, ' lllandu un bel momento, per cau!"e d'ordinario oscure e di poca entità, svegliano Jislu r bi rilevanti, c he r ipr oducono la forma tipica della occlusione intestinale. Non era quindr l ogico invcu:are nel nos tro inferm o per via di esclusione tale causa morbosa, una volllt che nessl.lrl'a;ltra forma patologica er a sp ie~abile coi sintomi in esso ri::contr·ali ? Crrca poi il meccani!;mo col qual" l~ aderenze avrebbero determinata l'occlusione, potevasi ammetter e elle dur·ante il tentativo di riduzrone, la quale que;cta volta era t•iusc•la, a di r del pazi ente. più laborio'la del solrl o, si fvs!'ie ver·if!cata una delle seguenti evenren1.e: o che un'ansa intestinale, già ad t't'ente 'ld una pst'udomem brar•a e più del snl1to rtcolmA, abbi!l subito un improvviso iog inocchiamonto, divenendo co:oi im!Jeruwabile; o che si sia insrnuatA in un hiatus artificiale formato dalle uderenze; od infìne \!htl s•asi in una m an;ern q uul unque contorta s ul proprio Hsse. Dire q11nl~:~ di quest~ evenienze fosse la. p •ù probabde, riusciva 1mpossibile u ventre chiu:;o; soltanto si doveva intlllre che lo strozznrnenLo dell'ansa no•1 d11veva essere uv venuto m modo brusco, per cui non erasi po.tuto d...terminar ll un grave ostuculo oel ci l'colo suul!uigno, nè una ~r»ve attr·iz1ooe delle pareti intestmuli e d~:~l m ><senlere, C•)me lo dimostravano il peculiare de·:Ot'So e la lu,gll dur aLo. del pr ocesso morbo:>o. La diagnosi adunque fu cosi formulata: occlusione suliacuta c~a .aderenze

post-operatorie in un trallo dellemte non molto clisco.~to dalla sede del pregresso intervento. Da SJmile cancello dragnostrco st:aluriva chi11ra e netta l a indicazione curativa. Bisognava intervenn·e radicalmente ed al !Jili prest11; andar"e, cioè, alla ricerca dell'.,stacolo e leutar-e di superarlo, od. altrimenti, ristabilire tn un modo qualsiasi la circolazione f.-cale; e tale ind1caziune appariva tanto più urgonte in quAuLo eh~:~ vana era riu.scita l'uiLima pro va incrueuta spedmentHta, l 'enteroclisi. Anclre la via da seg u ir·~ per r aglo!iungere lo scopo er·a indicata. Riuunziando al taglro che si pratica comunemente p•w l 'ernia inguinale strozzata, ti quale in questo et~so r lsclriAva di r-iuscire incompleto se JIOn muti1e, occorreva Stlnz'altro a prire il ventre sulla lrllt'S mediana e dallo ombelico in ~iù, fare in una p11rola la laparo10m ia sutlo-omb..,licale. Prep~~rata adunque la r egione, previa anestesja mor rino - c lor oformica, praticai su. detta l inea una iuc1srone deliA lungh ~zza di cit•ca 14 cm., inte res~aute l e !Jar ti molli sim• al per1toneo parietale, che, rnc iso, dié esito a d1screta copia di l iquido ~raspare u tP., di colore g1atl o ce.t•·•no. Fissato quiud1 ti per1toneo, m er cé anse di sda sterjle, a! bor d1 della f~ri1a e f11lla pi'Ot... ~gere, mercé la•·ga c ompressa di garza asewcà, la ma$S8 degl'intesLiui, intrudusi!t la mano in direzione delhi re~ron~ iliac11 destra, come qut::lla che più di ogni altra aveva


Gt:lS

C_H;T; IS'I'lC'A f ' T.lXlCA

ri chiamata la mia attenzione; e m'imbattei ben tosto in resi stenze abnormi a mo' dt mernb,rane, distf'se tra le an"e del lenue; e mi parve anche di pal pare un lt'!1lto d' inle!'ilino arnosciato, sot·monlato da un altr o teso e ri gonfio. t\on Avendo p~r0 sufficiente libertà di manovra. fedele al pt·ecetlo di non operare alla ciecfl ma di conlrollai·e pos,:ibilmenle coll'occhio q uanto la mano esegue, alhJI'çrai il campo oper atorio, prolun!l'ando I'IIICi sione p1•imitiva con un nuo,·o laglio alquanto obl iquo e <'ur vilirH~O, eire dallo estremo infPriore di quella si dirig-eva per cii·ca sei ct>nl1metri in hnsso ed a de:<tr a. I n tal gui '"a potei più liberamente inlrorlui're la mano nei ventre; e, l'alta spo!<lare a sinist1•a dallo aiuto la ma«sa intc~linale, mi acco,•si, coll'ausilio delll'l vista e del tatto, che u n'ansa drll'ileo non mol lo distan te dal cieco si et'A ~f\ccia ta, fiessa a sifone, atli'avcr ;::o una r ete Ji pseudomembr ane for·manti un vero anello. I.a ripiegatura dell'ansa l!'UAr dava la pr ofoudiLa del basso ventrt? . e dei due capi l'effer·ente presentavasi floscio e scol01·ito, menl1·e J'allerdnte era tur:;ido e di t inta pa.onazza. Mi spiegai quindi l' occlusione per un meccani,.m o <'.omplesso di strozza mento e d'intasamento, e mi a.-:cinl"i a liberare l'ansa adottando un processo di dolcezza, eset·ci tando cioè sui capi di essa, colla mano destra, una tra zione modicn, con tinua, pr ogi'e,si va e cer cando nel contempo, coHa sinistra, di allat·~are l'anello cos tri ttor e e di aiuLare. colla. e~pressi one del tratto i ntes tinale incurvato ed inlaì-'alo. lo svincolamenlo cll-'ll 'an:;a. La ~ensazione dislinlissimn di una resistenza vmta mi fè edotto della libe1·aztoue del viscere, del che ebbi ben presto piena conferma nel pr onto eipr1slìuarsi del c ircolo fecale e nel g raduale r istabilirsi del colorito normale n ei va rii seJ'lmenli dell'ansa incat·cerflta. 1-<pezionando intanto dt>ll'a ns!l, fui col pito dal fatto c he un tratto del capo effer ente, anzicliù 81-llo,cinlo come il restante, pr e"enlavasi addirittura stenosa.to, tanfo cht~ in prin cipio temei ch't-'sso 11011 cosliLUi!':sc per !':è !'\Oio un per m anent,• inceppo al dellu:;:>o delle feci; ma tosto mi RS!'icurai che questo com pievAsi not·malmenle attra ver"o di e:-;so, e mi convinsi traltar·si di una Ji fJu el le ~> le no!'li più o meno tt•onsilorie e d'ordinario i nnocu(• , che ri;;coolt·ansi sovente u e l l ~ an~e intestinAli erniate e che son dovute, !<econdo il Guia:nard, od. alla semplic•' azione compr essiva anemizzan te del collaretto o nd ispessi mento e r eL1·azione del periloneo viscerale continuamente irritato in corrispondenza del collat·etto n.edesimo. Il tniCl compilo non era con questo ultimato. Dovevo, pr ima di . richiuder e il venli'P, A'"~icul'l_ll'mi che altri o:-tacoli non esisles~ei'O in al tri tralli intestinAli, c iò che f•-'Ci e~p lora nçlo le anse del (enne ed i se~menti del colon pt·ossimior i: ed, i n secondo l ungo, dovevo garantire, pet·. fJuAnto e1·a n me dato, i l paziente da una ripr nduzione di processo, distru ggendo delicatamente l e aderenze acc,,sibili t> rlistacr ando le insei'zioni pel'i-inlestinali d1 esse, la qual cosa mi fu ag-evole cooseguit•e stante la g randE! lor o frag ilila. Le manovr·e anziùeLLe l'ichieser o pertanto un quasi totale svisceram enlo dell'intestino, la cui riduzione riu scì in S<eguito alfJuanto !~:~boriosa per l'enorm e meteorismo, e provocò lacerazione di un piccolo tratto della sierosa del colon trasverso, cui ·fu prontamente rimedioto mer.:è applicazione di alcuni punti alla L embert. Il decorso post-operalorio non poteva es"ere pìu soddisfacente. Il risv eg-li o fu tranquillo; i dolot•i !>Compllrver·o come per incAnto. A l lo in fuor·i di qual che


CASUISTIOA CLIXICA

conato di vomito bilioso e di un molesto senso di pirosi verìlicat ìsi nelle prime 2~ or e, non si ebbe.l'o a deplorare altri dìstUJ•bi. Dopo 36 ore c1rea cominciò l'emissione di gas dall'ano e, dopo poche altre ore, si ebbe la p1·im11 scarica al vina a bbondante, semiliCfuida, seguita poi du a ltre di fei!i più o meno con formate. Nessuna elevazione termiCA. La ferita guar ì por prima; ed, in decima giorna ta, tolti i punti supel"fìciali , si constatò una cica trice piana, r egolare, non aderente. La guarigione i mmPci iata era cosi conseguita. Saril essa definitiva ? Troppo ardito parr ebbe atl"ermarlo con sicurezza. Tutta v1a Il pronto ristabilirsi della funzionalità intestinale, il regolal"e mantenersi di essa senza bi sogno di ri corr ere ad eccitanti di sorta e pur somministrando allo infermo sin dai primi giorni una dieta mista e nutrie11te, il rapido miglioramento dello stato generale e della sànguilicazione, danno gronde àffìdamenlo i11 uno stabi le b euesseJ·e. Dal caso suesposto si possono inlanlo J'icavare le segueuli pr aliche deduzioni: l ' Quantunr1ue sia pr ecetto di sana chir ut'gia, all or ché si è in pr esenza di. sintomi accennanti ad occl usione inlcstinale, di esaminare lulle le port~ erniarie, tuttavia, non bisogno, ~e mpre che si riscontr i In p1·cseuza di un'ern ia, attribuire ad uno strozzamAnto di q ue~ta la sindrome mor bosa sudf:'tta, anche quando l'inf,.-rmo sull'ernia r iclliam1 l'attenzione e ùa e!'Sa faccia di pendere le sue sotr... r enze. 2• Specialmente in quei cosi, in cui, rome nel nostro, ha preceduto u n allo operativo in corrispondenza della r egione er·niaria o nelle vicinanze di essa, e più ancora quando questo è stato segu·ito ùn suppurazionc ; ovver o nei casi in cui si ha motivo di sospet tare In prees1sl enza nel cavo addominale di una qualsiasi fl ogosi perironeale spontanea ad andamento cr·onico, bisognn pensare ttlla pl"obabìle formazione di ader enze e da questP far dipender e i f<'nomeni di occlusione. 3° T ale idea con più rag1one deve sor gere in noi , allorchè, come nel caso pr esente, i sintomi di occlusione si stabiliscono i n modo subacuto e non ra g giungono in breve tempo la gravilit e l 'imponenza delle occlusioni classiche. 4• In simili casi il sospetto di aderenze é giuslilìcuto anche quando nessuna pr egr'essa inf..:rmit.à clinicAmente app1·ezzabile (l'ernia compresa) ci possa da1· 1·ag ione de1lo insor gere di delle aderenze, potendo queste stabilirsi subdolamente e rimanere per anni silenziose, salvo a ri velarsi in u~ dal o mvmenlo in m odo improvviso e minaccioso. 5° Son quesl1 casi pe1·tanlo che, ad onta della loro benignila, racchiudono una insolita g ravezza. perché distolgono il ch irur~o da un pronto ed efficace intervento e creano d•fficoltà enormi per· la diagnosi, pel fatto che, essendo gran tempo trasco1·~o tra lo inso r gare degl i accidenti di occlusione e la dala della malattia che ha ver osimilmente or•iginate le aderenze, non è permesso coordinare con sicurezza le varie successioni morb<Jse. 6° Sospettata a.J ogni modo la presenza d i aderenze, occor-re intervenire chirurg icamente; e l'oper azione ideale è la lapal'otomia, la quale il piu delle volle ha il valol"e di un atto operati vo semplicemente liberatore, a patto che sia eseguita il piu precocemente possibile e n elle condi zioni di ambiente più favor evoli.

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(;lor"al~ tntdico.


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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANl ED ESTERt

RIVIS'J:,A MEDICA 1-l. T JSSOl'.- Degli abba••amentlln•oUt l e bru1ohl ohe 11 verUloano nella curva term.loa normale della. febbre tlfolde. - (Thése de Paris, 1005). Abba ssamenti bruschi di !l:'mp..raturA nel d<'cor·so della ft!hbre tiroide s i possono manifestare in circostanze diversi-<sime Le Ct<U"e più comuni sono l'emorrAgia intestinale e la perrtonile da perforllziont>. Ma in altri cast l'ipotPrmia d~vest ~o ltanto all'azione del veleno tifko. Se pr..sentasi di una cer'l~:~ duratH si ha la forma apiretica od ipot3rmica del t1fo, m entr e più di fr..quenle manife!'tasi sotto forma di · crisi passaJZgere In t111i casi la lem!Jeratura, in poehe ort>, si abbassa spesso al disotto del normale ; cosi i n un CtiSO osservato dall'autore, la temperatura scese fino a 35°,8. In pari tempo scorge>1i faccia pallida, i ppocr11tica, mentr e s' indf>boliscono i toni CArdiaci e le esu·emita diventano fr.-dd ~ e cittnot1che. Persistendo l a temper·atura a mantenet·!'i bassa v'é continua minaccia di un attacco di collasso_ Ttlli p..rtur·bazioni termiche sono indice di profonda intossicazione dell'or ~anismo, ttgenrlo le tossme sui centri nervosi t ..rmo-regolatori, dei quali determinAno la ddìciPntc funzione. Pertanto occone, in tal1 casi. di r iC'Orrere ad un enPr gico intervento ter·apeutico che risoJI,.vi il si!'t.-ma ner voso ch•presso. Tal~ intervento trova l a sua mtglior·e Applica;done n~i bap:ni apoena ·epidi, con spugna1ure sul capo di acqua freddtt, ba~ni cu1 <iuvrassi sottoporr e l' infer·mo ogni due o ll'e or e. G. BEttNUCCJ.

M. DE-CAPO.\. - I l llero a.ntl4lfterloo BehrlDg nella oura. de lla. taberoololll polmonare. - (Gf.omale lntt:r na.;ionnle delle scten.;-e mtdi che, giuKllO HJ05). L'autor·e ebbe a cur a re !tei infermi con lAsioni tubercolari evidenti, nei quali erano risultati po,.ilivi ripP.tuti esami batter 1oiO!Ltci de<l'espeltorato, con iniezioni di siero a<tlidifter ico Behrtn(lh. Gli ~mmalati in p11r ola avevano prima s!Jerimentate tutte le cure ptù commenlatP, ma inutilmeuLe. Alle i niPzioni di siero Ber ingh pr11tkate a t-riornt alt.Ewni della capaciLa di un Ct>ntimetro cubo, servendosi del siero 11. 2. vennero sempre aggrunti: scrupolosa ed as;;oluht nettezza, ariA pur11 ed iperalimflntazione. Il numer·o delle iniezioni, secondo i casi, vttrtò tra un miniroum di 25 ed un mnximum di 60 no.tt dando luogo a d istur bi di sor t.o. Il migli or amento fu sempre co><tante spec:iAimente J'iguar do All'a!Jpetilo Hu mentato, alla febbr e diminuila e talor·a !'COmparsa, All'espettoralo J iminuiLo e non pi ù pu1•uleato, ai sudori sem 1·r e diminuiti talvolta cessati.

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RIVISTA liEDICA

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Col miglioramento ~ener·ale o~~er·vò .:;empr e notevole diminuzione dei falli umiJi del polmone, restando pe•·ò iovariale le lesioni analomo-pRlologiche. Così il siero Ber inJZh, adoperalo qual mezzo cura l• v o della tuber·colo~i polmone re, senza arrivare alla guar •gione completa. mili~hf'r.,bbe e migliorerebbe molLissimi dei molteplict di:<lur•bi del lubercoloso, senza danne~?giarsi lo stomaco, come fa l a mag-f{i"r parte dP,:.tli altl'i fa r maci. L'A. rili~<ntl che il siero in parola, senza "g1re direllttmPnle sul bacillo di Koch, esercita una b .. r1eflca az1one sulle esl'I04'ihztoni microbiche, le quali ;·a ppresentano gran par·le nell'evoluzione della ftttale mttlatua. G. BERNuccr. Bull'alteradone delle 011a nel reamatl•mo articolare acuto determinato oon h. ra41o~rafla. - (Centrai!JlrJtL fii.r cl1e medicinisr:hen WJssenscl!a{cen, u. 5, 1005).

E. HA JM

N el r eurnalrsmo ar ticola1·e a~'uln si O~!;erva, secondo l 'autorP, con la r a-di•·g rAfta Riiulgen, pochi :,.riorni dopo incomincial!l il proce~so, una zona chiar a diffusa dell'o mbra dE'Ile os~a com" pure un offuscamento dell'immagine di str11llttra e dPi contorni delle Ol'<S8 spugnO!"e articolAri. Queste alterazioni denotano che, fino d» i pr ind, giorni il proce1<s0 inftflm1DAlOrlo invade le porzioni O!'see ar·ticolari producando un' o~teile delle epifisi con rammollimento acuto, ipe r~mia e tum ... faziolle d ... lle por zioni interes,.ate. GuArito il processo mfìammAiorio, anch ... tali IE•sioni scomp.. iono. Rimane sol· tanto un prc•·olo l!l'ttdo di atro fia permaneute d•· lle porzioni 0"See articolar i, che nella radio~trafta, é indicAta da untt lieve lra~parenza e da una netta imma~ine di struttura delle o~~a a ~ros-.e, e scar se maglie. C. SPOHZA. {). Jo!'lur:: -

I falet oardlaol. - (Le BullPtin médical. marzo 1905).

Sono numerosi nell'odi ...rna socoelà e rrPquenti anche oE>ll'eser ('ilo nostro . .Sono individui che Cl'>-donsi atff'llo di malatli~t l'Srdiaca, senza che l'esame eli· flJICO pO!OS8 scoprire lesi one akuua del centr o circolatorio. l fa lsi cardiaci senza essere dei veri 'nevrasten1ci, hanno un fondo nevrop atko ev1dente. C11sì le palpilazioni costituiscono il sinloma predominante del l oro mal e e -con le pelpilazroni accu!"ano St'O!!O di pt'SO al cuor ., e completa coscienza dei suoi movomeuti. Le palpitazioni poi talvolta ~>ono continue e più di ~ovenle presentansi ad acces,.i di clurata var il.biiP, or dmariament e per ò brevi. Ag-li accessi s'associano sp..S!OO pallore del viso, pelle r i<,oper ta di sudor e, estremiUi. fr edde, polsn piccolo, debnle, f1·eqnente, mentre l'ammalat o si mostr a in pr eda ad a .. goscia mortale. In altri cas1 all'oppO!Olo l'infermo é agitato, col viso ttcc.. so, con l e mani ricoper·t..- di sudore, col pol so r apido, provando una intensa sen!'azione ~eneral~:~ di calure. F r·atlRnto all'ascoltazione il cuor·e pr'A!"entasi spesso a~solutamenle nor male, menrre talvolta avvertonsi dei soffi extra- cardi aci che, come .tali, si modificano cnn lA rt'spirazione, con il c•ambi~•· di posizione dell' iufermo e non si propap;ano oltr e il loro punto eli ascoltflziono. l falsi cardiaci sono numProsi fr a i giovani anemici che condussero vita poco rt>gulare, abbandonandosi Ad emozioni di OJZni !"Orta. fra ftli individui a fondo necropatico colpiti da blenorr .Agoa o da sifilide, da malattie di fegato o -di stomaco, uei quali è profondamente scosso il sistema ner voso.


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RIVISTA. ?.lEDICA.

Sono predisponenti i lavori cerf'brali intensi, e le inlo~sicazioni od anche H semplice abuso di the, caffè, tabacco. Sono poi dei veri nevrasleorci quei falsi cardiaci, nei quali ai disturbi suaccennati aggiungesi insonnia, cefalea, lenta digestione, con esager11la sensibilità viscerale. La cura più che medicamentosa dovra esseee psichica. Si eviterà la tradizionale consuetudinaria cura dei bromuri, per ché esei'Cilan0 un'azione depressiva. Parimenti saranno sconsigliate le doccia fredde, in luo_go delle quali si pratiche1·anno bAgni tiepidi la di cui azione sedativa è ben nola . Per uso interno rau tore consiglia la soroministrazione vesper tina di un cucchiaio di valerianalo di ammoniaca, oppure la soroministr-azione giornaliera, da una a tre pillole, così composte: Muschio. Estratto di valeriana . · . . ana gram. 0.10 Estratto tebAico . . 0,02 Il medico curerà psichicamenle tali malati consigliando loro la calma, laparlrona nza di loro stetsi, la massima tranquillità nel compimento di tutti gli atti della loro vita, mentr·e procurerà di p ... rsuaderli che tali disturbi non dipendono da una vera e propr ra malattia di cuore, ma bensì son comuni a tutti gli individui che sollopongonsi a sfor zi, o ad emozioni appena sentite. G. BERNUCCI.

Dell'utlllzsazlone delle materie ~a••• nel tuberoolod. (Bulletin de l' Académie de Médectne- giugno HJU5).

G. LANFER . -

Basandosi s u numerose esperienze, eseguile con il massimo r igore scienLitìco, l'autore dimol'tra che anche nell'alimentazione dei tubercololici deve esistere un rapporto definitivo fra i tre g1'uppi di elementi alimentari: albuminoidi grassi, idrati di carbonio, e che si possono avere ~l'aVi conseguem.>~ dando. · una notevole preponderanza ad uno solo di tali gruppi d'elementi. Difatti nell e s ue esperienze vide chiaramente como l'aggiunta di una piccola quHntità di un cr1rpo grasso alla razione alimentar e, tenJa a ridrtrre ls disassimilazione normale dell'azoto. ment•·e quando tale proporzione é tr oppo elevata, il rrsparmio di sostanza azotala non è più cos\ notevole anzi tende a diminuire in proporzionr, notevole. Una sovralimenlazione grassa può talvolta terminare con una perturbazione dei fenomeni digestivi normali che manifestasi con diarrt>a e con esagerala disassimilazione. Un'intolleranza più o meno assoluta si osserva rapidamente nel maggior numero di malati così sovralimcntaLi, ed in vec>~ di un vantaggio ne ri!:<ultano pel malato degli inconvenieuti quali anoressia tal volta persistente con s uccessi\'O depet·imento organico. Pesando gli i11dividui sottoposti ad un r egime dietetico basato sull'a~giunla di quantità progressivamente crescenti di g!·assi, si ha da pr·incipio un'aumento rapido e notevole di peso, segurto bentosto da un periodo stazionario, e da ultimo, dopo giunti ad un esagerato regime alimentare dr tnalerie grasse, una diminuzione di peso più o meno accentuata e rapida. Fra i grasst fa eccezione soltanto l'olio di fegato di me rluzzo, le di cui propriel& alimentar i e medicamento se ne fanno un pr odotto tale da non esser e paragonabile agli altri gr assi alimentar i. G. B&RNuccr.


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RIVIS1.,A DI NEVROPArfOLOGIA e CHtR~ Y. - 8Jn4rome talamloa. cine, 17 maggio HlO ~).

ÌHOMAS

(A r chioes oénèrales de mt:de-

Gli autori presentano un caso che. a lo1·o modo di vede re. aveva una les ione isolata del talarno ottico . Il caso era s imile n due allri prese olali da DP.jerine e Egger, ed essi LI' O· va rono SJius to di parlare rli s indt·orne talamica . Le cara tteristiche di questa l'rndrome sono le seg uenti: 1. LeggoJra e miplegia che co ntrastava col note vole e persistente disturbo clelia s ens ibilità . 2. Comparsa di ~oreo-a tassia ed a telos i nel lato e miplegico susseguenti a l re~redire della e miplegia. 3. Notevoli dis tu r bi de llo sens ibilila n ella zonA s tretta. F in dal principio insor se1·o intensi dolori centra li nel la to e miplegico. La e mianestesia della pelle era molto e vidente rig uat•do al senso del tatto, del dolore e della te m peratura. Vi era anche una note vole disesle!Sia. errore di localizzazione, ed error e della fl UalitA di una data sen!'laziooe. La ser~sibi l ità profonda 6 1' 11 molto più d iminuita Ili quella s uper ficiale. L'infermo aveva per lluto comple tamente iL s enso stereognostico e quel10 della percezione dell'attegg iamento . 4. In tutti i cas i si mili vi fu ::<empre mancanza del seg no di Babinski , indipendentemente dalla presenza dei riflessi es ager·ati. Dejerine afl"<lr ma di a ver visto in ques ti cosi il r ifl es so delle dita del piede I'J Uantlo queste erano in fl essione. In uno dei suoi cas i la diagnos i fu confermata dall'autopsia. Ma r ie notò che la s indrome ateto-cor eica s i ha regolarmente nelle emiplegie dell' iufanzia che ledono il la la mo oLlico. Pe r·ò la sindrome è r a ra nell'adulto e nelle emiplegie senili cou loca lizzazioni analomrche simili. A . M ELE.

'M ARtE e V l OLLET . - Aapetto medloo-legale 4eJ 4laturbl mentaU poat.:..traumatlol. - (A r chioes génerales d e médecin e! maggio 1 90~) .

Gli auiori s tudiarono un centina io di casi di lrau matis mi cranici seguiti da dis turbi menta li. Alla d iscussione cui detter0 luogo le conclus ioni ed i s ugg er imenti presentati dagli a utori intervenne fra g li altri il Vi,gouroux, il quale a ffermò essere mollo d!ffi cile stabilire la parte che t•a ppresenta un traumatismo n ell5 patogenesi delle varie forme di mala ttie menta li. Questa difficolla, egli disse, si incontra anche quando s i può fare la n ecr oscopia de l soggetto in 11ueslione. Citò il caso di un paralitico gene rale a forma classica, in un lobo f rontale del quale egli ave va tro vata una p alla. Questa era aderente al tavo·lato inter·no del c ranio, aveva per forata lll dura e la pia madre, ed era in parte <iucuoeala nel tessuto cerebrale . Nondimeno non vi e1'a alcun proces so intlam-


694.

RIVIST.o\ DI NEVROPATOLOGIA

matorio intor no al proiettile, mentr·e in tutto il r esto del cervello era classica la meningo·encefalite diffusa. La palla e ra rimaslil nel cer vello cinque anni. Il Vi~ouroux domandava se, in seguito a questo reperto a natomico, era posl"ibile aff· rmare che il pr·oiellile ave!"se rappr·esentata una par te nella genesi della para lisi progres!liva, e quale. In un altro casu, u rta malinco111a senile, lo stesso Vig-our oux trovo all'autopsia tre pa lle in un lobo parielill~>, Ctll~ciatevi già da molli anni, e seuza a lcuna traccia di reazione. Jn un terzo caso un individuo cadde, e pochi meRi dopo diventò paralitico gcner·ale. Egli era sifllitico, alcoolista ed aveva u n a vvelenamento cronico da piombo. L'autup~ia non rivelò a lcuna lesrone traumatica, e l'autore si disse proclive ad ammettere che la caduta, piuttosto che la causa, fosse stata l'effetto d,..Jia paralrsi pr ogresssi va grà cominciata. Il Briand, che ~rP-se pure par te alla discussioue, disse che la questione è tutt'altro che semplice, e riportò un caso io cui un trauma fu causa di guarig•ooe di una psicosi Si tr·atlilva di un individuo ipocondriaco con tendenza suicida, che si cacciò una ralla nel cervello che vi rimase per mollo tempo, e non produsse la morte. Dopo il volontario fer•mento quegli si liberò completamente delle s ue preoccupazioni ipocondriache. A. Mr::Lr::.

Un ouo dl4oppl& ooaolenz&. tobre 1!30~).

WtLSON. -

(Journal o.f Mental Sc ie nc~, ot-

L'infer ma era una ragazza di 22 anni, ed aveva sofferto di a ffezioni meningee non ben chiare. Io seguito si ~vrluppò in lei una eccitazione maniaca acuta. Durante questo stato morbO!<O l'inferma presentò alcun1 note voli cambiamenti di per$onalilà, quali si vedono nell'is lt>rismo L'autore non denomina le curiose mttnifestazioni con questo nome, ma descrive una diecina di var ietà differenti di p .. rsonalità manifestate dalla paziente, e che sono mollo interessan tr. Essa aveva accessi di CPcità, di sordità, di paralisi ed altro; ma la più interessante di ques te manifestazioni, perchè la meno facile a spiegare fu l'avere· potuto l'infèrma disegnare l'inte1'a fi~ura di una infermier·a e di a ltri, durante l'accesso di cecità. L'autore. per convincersi che essa r·ealmenle non vedeva, mise un libro tra gli occhi dell'inferma ed il foglio sul qn11le essa stava disegnando, oppure le coprì gli occhi colle mani, ed ella continnò a dise~nare se nLa intPrru.,ione. I l suo senso tattile, durante questo (::eriOdo, e ra eccessivamente :squisito, sino Al punto che essa poteva scopr ire una linea tirata attraver so il suo fo~lio di disegno, oppure delle pa role scriUe sull'orlo di esso, solamente toccando la carta. L'autore r iporta i fac·simili dei disegni. Ourant~ il suo stato normale l'inferma non sapeva disegnare, tanto !)rima quanto d?po la malattia. A. MELE.

Contributo allo studio 4ell'&uto·lutoa•loaslone nell'epUea..&. (Annali dell'Istituto psiclualrico d ella R. università di Roma, vol. II).

Guror -

Dagli esperimenti personali e dalle anHiisi chimiche delle urine di molli epilettici l'autore trae la conclusione che ~l i attacchi epilt>tlici sono in direll& relazione colla qt.antitA di sali ammoniacali eme:~si nell'ur ina, e pr opria menteche una ~uantitil massima di questi sali pr ecede, accompagna o segue l'altacco,


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Rl VI S'l'A CRffiURG ICA

Alcuni quadri sinoUici mostrano l'aumento di essi durante il j:liorno dell' accesso; ma non ~empre il massimo dei sali ammoniacali nelle urine si ha il giorno in cui ha luogo la convulsiOne, anzi è piu frequente che questo massi mo si abbia il giorno seguente. L'autore· spiega il f11lto ammAttendo che duJ•ante l'accf'sso vi è un tentativo, da par te dell'organismo. 11! liberarsi di quelle sostanze nocive. rAppresentando in certo mndu la convulsione come una valvo la d1 sicur... zza. Però, si<'come l'attivita muscolare dei moti convulsi vi ten tle ud aumentare d'altra pul'le l 'elemento nocivo, ne !'egue che J'espulstoue massima ùi que!"to avviene il giorno dopo. L 'autore a ssogg~>ltò i suoi infermi a ùue dtveJ•se diete, una lattea ed unfl mislfl, e v1de che" misuJ•a che aumentavano i sali ammoniacali coll'una o coll'allra dieta, si producev~:~ no gli attacch1. Risultò anche dal suo studio che oel s11n_srue degli Ppilettici i sali ammoniacali aumentano e d1minuiscono tn molo c •clico. e che il m 11ssimo aumento di essi coincide con un attacco, per lo sti molo che quei sa li pr oducono sui centri epilettogeni Segue poi l a t'liminazione di es~i , e successivamente un nuo vo accumulo a cui lien dietro un alt1·o altacco. A. :'YlELE.

RIVISTA CHIRURGICA L EON BERNAR D. -

Le alfesloDi tuberoolari del reue. -

( . 1 nn. d(;S organes

ae-

nito-uriflaires, n. 7 dt~l 190~)-

l libri classici disting uono generalmente la tubercolo!<i medica e la tuhercolo!<i chiruqzica: alla pr i ma appartengono le ,({ranulazioni 111iliar-i dell'organo, alla seconda le lesioni mas~iw, intinrAte o CU \ f.'r uo!'e. M a que~ ta dassifìrazione deve e~set·e com pletamen te abbAndonata perché tubercolosi.- miliare, tubercolo~i intìl trala e tubercolosi cavernosa del l'ene, 11011 sono che st.adi successivi di ·una stessa forma anHtomica e patogenica. Cosi pur·e non ouò essere conser,•ata l'~:~ltra divisione di r ene tuber coloso e n ... frite dei tubercolosi, il primo comprendente le lesi oni specifi<:he baclllal'i, l'altra quelle non specifiche di o ri~in e tossica: nel ren e lesioni follicolari lipiche possono essere J'.,ffetto di certe tossine, e d'altra parte il bacillo ù CSfJace di delet•minare lesioni in a pparenza non specifìche. Mt>glio é non fa r e al cuna classificazione e descrive•·e separatamenle i va1·i tipi clinici netti e distinti, ai quali corrispondono le m odahlù anatomiche comples"e della tuber colosi renate. L a prima forma é stata sopratulto studiata d11i chimrgi; i sintomi vescica li, la cistalgia, hanno m• lta impor tanza sem iolo~ica e ra ppresentano con la ematuria i fenomeni essenziali di quesla va•·ietà di tubercolosi r enale al suo inizi o. Essi consistono in dolori vescical i irradiantisi verso i lombi, verso jZli organi g enitali, con bisogno frequente ed imper ioso di orinare, che si presentano &li accessi di rlurat.a e ripetizione variabile Siccome souo fenomeni pr f'm onilori, tal ora la diagnosi può rimanere sospesa per la mancanza di altri segni: i n


GD6

IHVI~1'A

CHIRURGICA

realla si tratta Ji ùistuPbi per lo pi ù pur amente funzional i , dovuLi ad u n ri flesso reno-vescicale (Guyon), e non ad ulcerazioni vescicali, come si potr ebbe credere, e scomp>-~iono qualche volla coi pJ•ogressi della malattia. Può avveuire però che più Lardi il pns tubercolar e del rene inoculi la vescica e vi provochi dt'lle lesioni specifiche, causa alla loro volta di cistalgie acèessionali ed in tal caso if cistoscopio fara la diagnosi ciifl'~renziale. L'ematuria é, come si è dello, l'altro sintomo capitale all'inizio dell'afl'ezione; anzi, come vi sono casi ad inizio cislslgico, ve ne sono al tl'i ad inizio ernatur ico. Si è para):!onat a l'ematuria all'emottisi premonitoria, ed il m eccanismo ne t! analogo, essendo dovuta alla congestione che si svilupp~;~ attorno alle lesioni lubercolaJ•i, e se queste evolvono ver so la infìltt·azione tubeJ•colare del rene, si avranno in seguito tulli i sintomi car&lleristici, se invece vanno verso la scl et·osi, la ematuria resta isola t», ed a questi casi appar tengono le ematul'ie delle nefrili emaluriche o da cau>'a ignota, in soggetti che spesso sono o sono stati malati di tub ercolosi. L'ematuria avviene spontaneamente, senza dotori , nello stato Ji apparente salute, du1·a qualche giorno e poi cessa: spesso rectdiva ad inlel·valli assai lunghi, e solo dopo var·i accessi cornpaiouo gli altri fenomeni che impon~ono IH dia~nosi di tubf't·colosi renale. Altre volte non si ripete più, cessa col p1·ogr ed1re dell'aff~zi•me. Gli altri sintomi di questa forma di tubercolosi renate sono i dolo l'i lombar i , che pos!'ono anche mancare, i disturbi nello stato generale, i q'uali compaiono assai tardi, le modificazioni delle urine, il tumore t•enale. La integrita prùlun,rata apparente della salute mai~!Tado cO>'i gt·ave lesione di un organo tanto impol·tante, si spiegH pel fullo che la luJ,ercolosi .ha in esso una evoluzione lentissima e che pet• IUtngo tempo un solo r ene é colpilo, permodoche l'al tro supplisce alla sua funzione : del re.sto le all~razio ni dello stato generale seno dovute ad ullfl intossicazione specifica che parte dai reni, e non hanno nulla d i diverso dai soliti sintomi della i.ntossicazioue tuber colare in generale, cioé cont•istono in dimagri.mento, anemia, pet•dita di forza, febbr e. Entr ati nel sospetto di un'a ffezione renale tubercolosa non si deve mai trascur are l'esplorazione del rene, l'esame delle urine; in pt•iocipio il rene nou ss palpa, lutto al più le manovre possono provocare dolore, ma poco a poco, col progt•edit·e delle lesioni, il rene d1scende e si può sentire come un tumove per lo più abbastanza regola1·e uella forma, non di grandi dimensioni, di mobilità incos tante. Caratter i stiche sono le modrfì.::azioni delle urine: in principi u si ha spesso poliuria, che viene dal rene malato, e che più lardi è se~uita da una diminuzione ddla secr·ezione. Le urine si intorbidano per la presenza del pus, e questo è sintomo 'importantissimo di tubet·colosi r enale, e diventa pat ognomonico l'e vi si trovano bacilli di Koch: la piuria non e un segno i niziale e in sulle p1·ime si può r•iconosceroe l'esistenza solo coll'esame microscopico . Per la ricet·ca dei bacilli con v1ene usare l'urina appena emess~ e centrifugar e il liquido (nelle ul'ine alcaline i bacilli non si colorano col Ziehl), e ricor dar e che bacilluda senzn piuria non è segno cer to di tubercolosi renale, potendo i germi allraver sare il rene senza provocv.rvi lesioni, men tt-e ogni J.>iuria, an\!he asettica, senza bacilli specifici, deve far sospettare la tubercolosi. L'anal isi chimica e l'esplorazione della permeabilit.a eenaie non danno r eperti importanti, pet·ché il rene sano supplisce. · La forma clinica ora ùescr·itta corrisponde alla infìltra.-;ione del r ene per parte della neo ·formazione tubercolare, che va dalla gra11ulaziooe miliare fino


RIVISTA CHIRUR GICA

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alla caverna , evoluzione quel'lta fatale, per clu> la tuber colosi non si arresta nel rene. Osservazioni certe di g uarigiOne spontanea non esistvno, salvo il caso i n cui si produca l'obl iter azione dell"urc tere co n successi va trasformazione cistica del r ene, eventualità del r esto rara e che si reAiizzt~ solo nel CO I'SO d i lungo tempo. Per contrario il cor·so della tub~ rcnl osi è molto lento, presento r emissioni che possono simulal'e g uat•igioni. Questa forma di tuber colosi renaie è s1mpre dtscendente, d'ori gine sang uigna. nort mai a!:lcc ndente, per le· ~ioni delle Yie uri narie inf.,riori, pe1· cui in princi pio e sem pre localizzatR al rene e per di più è quasi SP.mpre e per lungo t em po t•imaoe unilaterale. Solo coll'sudare del tempo, di m esi od anni, anche l'altro r ene viene col pi to a sua volta, ed allora è troppo tardi per tntervenire; la neft•eclomia è indicata semplicemente quando un r ene è ancora ~a n o . lnllne, come ultimo caratter e, que· !'ò ta forma d i tu ~ercol osi renale é gonerelmente primitiva, solo di ra do si co· sti tuisce in soggetti gtà affellr da tuber colosi polmonare, ed in t.al caso la ne· frectomia non avt•ebbe indicazioni. La conclusione é qui ndi che il r ene malato deve essere asportalo il più precocem ente possrbil e, tenuto con to che la lesione è in principio untlater ale e che é inc urabil e !<po .. taneamente, e per ciò é nec essat•io saper diag nosticar e l'afftJzione per tempo. Natut•almem e è duopo anche riconoscer e l 'unilateralità dell!l lesione. per ché sat•ebbe condotta piena d1 pe ricoli il levare un r ene senza nvcr veriticato l'inlc gt·ità dell'altro: a tale scopo ser·vono i mezzi eLle og!Zi la clinica m ette a disposizione (ca t etet•ismo ureterale -divisione delle urina - analisi chimica dell'urina di ciascun r ene, ecc.). Seg uendo <tUesti critt~ri l'Albarran su 5i nefr•e ·to m ie per tuber colosi r enale. ha avuto 2 morti immedial.e e 5 tardi ve, da 5 mesi a i- anni dopo l'operazione; gli altri sono g uariti. L e altre fo rme clinic he di tubercolosi r Anale sono di minor e inlet·esso prat ico, perc hé l a te1·apia vi é m eno efficace per la rag ione che le lesioni sono per lo più bilaterali e ~eco n d arie ad altri focolai tuber colari. Vi é prima d i lutto una forma che assu:u.e la llsono!llia clinica della nefrite epitelial e cronica ed il Bernard col Landouzy sostiene che è quasi sempl'e in rapporto colla tubercolosi polmonare: pnò darsi per ò che la nel't•ite epitelit~le si11 la prima i o data, ed allora il malato si pr esenta co me un brig tico in cui non si può ancora dimo~trare l 'esi stenza della tuber colosi, m a è un caso raro, generalmente essa é seconda1·ia a tubercolosi confermata di un altro or gano, e talora gli accidenti renali non appaiono che proprio alla fine di'Ila luliei'Colosi polmonare. N ei casi primitivi , per la diagnosi, si potrà rr correr e all' iniezione di tuber colina, affatto innocua pel malato. Questa nefropAlia ha,pr ognostico m olto g rave, per ché è la piii fatalmente e rapidamente mortale. La terapia é nulla: conviene n on deprimer e la fot•za colla dieta lat teA, usa1•e il r eg ime declorurato, noo astenersi dalla carne a legumi perché la permeabililà renale essendo conservata, no n vi é peri colo d' intossicazione alimentare; inerticace é la apoterapia renate. N on è questione ancora ri soluta se la tubercolosi pOs!':a anche provocare una nefrite inter stiziale: il Bernard crede però di sì, sia anatomicamente che c linicamente, E'd è persuaso che le OS$ervazioni del gPnere aumente1·anno, quando si saprà ricercarle e riconoscerle. Si tratta qui di una m11nifeslazrone renale tutta affatto opposta alla precedente, ed al contrario di questa ha evoluzione benigna, per·ché il corso è lento e corl'i!<ponde a tubercolosi poco gravi. Un'ultima cat.egoria di malati comprende dei tubercolosi nei quali l' interessamento dell'apparecchio renale non :si l'ivela che con un solo sintomo


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RIVISTA CBIRURGJOA

morboso; la natur a e anche I'P-sistenza della lesione t•enale è discutibile io questi casi. Il !>intorno più frequente ed interassanle è l'albumin·urta: la sua presenza, indipendente da altri segn i di nefropatia, è CO!<laute nelle tubercolo,i acute, mentr·e è incostante nelle forme croniche ed allora è sopralutlù all' iuizio della lisi ordinaria che si constata, ma può appaJ•ire anche nel 2' e 3° periodo. l n generale é scar~a, allo s11.1to di trttcce e spesso scom1•ar e coi pr og ressi del male, ma quando l"albuminut•ia dura a lungo od À pe1·manente, si fa più abbondante. Talvolta s1 accompa~na a poliuria e ad uu aumento di materiali solidi, ma la permeabilità renale integt·a, la crioscopia non rivela alcun disordine funzionale, non esiste alcun segno J ' insu frlcienza del rene. È questa

e

l'albuminuria solita r ia dei tubercolo.~i. Il T eissiet• ne ha descritto un'Altr'a fo r ma, l'albuminu,.ia pretubercolare e si os"erverebb~ in sog~etti j.!invaui, nali da tuber colosi, e specialmente nei maschi : ti siuloma è iulermiltente, a tipo mat1inale, tal volta diur·no, e i l ta>lSO dell'albuminuria è d1 20-:80 cenlig-rammi con urine pallide, a bbondantt, i pertosslche e dense. Co n tem~JOraneamente !>i ha pallore, dimagrameuto, debolezza, ma nessun segno di tubercolosi in alto . Poi ad un dalo momento l'albuminuria cessa e si hanno l e mRnif~stazioni della tuber colosi polrnonRre. Dal Ialo prognostico e terapeutico l'albumi nuria solitar ia non ha importanza pet·chè non v'é a temere alcun fenomeno d' ins'urtlcienza r euale, e perciò c .. nviene trattare ti malato senza preo~cupar11ene, mirando invece a combaUer e la lisi per arrest~trn e l'evoluzione: illogico sarebbe il t•eg:ime laUeo. L a constatazione rlell'albuminut·ia in figli d1 tubercolosi indica la fissazione imminente del bacillo sul polmone: bi~"ogna re1·6 guar dare, basandosi sulla sindrome m·ologica e sullo .,tato generale, di differenziarla dall'a. intermiltente del Pavy e dalle a. d1gestive I i Bernard it1fir.e ricor da due sindromi urol ogiche che possono esse1·e provocate dalla tubercolosi; lu fosfaturiA, che può esister e sola e con alburni nurra od altri si ntomi (diabete fosfatico del T essi er), precedere od accompagnare la evoluzione della malattia, e la poliur ia, descritta dal Robin, sintoma precoc e e spesso pretuber colare. U . R i VA.

E. PrETRZJKowsKr. - B elasloue fra traumatl•mo e tuberoolo•l oon particolare riguardo alla tuberoolold 4elle arttoolastont e 4elle o••a. - CCentrablaU fii r die meclicinischen Wis11enschaften, n. 1, 1905). L e ossa e le articolazioni, colpite da traurnalismi, diven~ono tuber colose, s e focolai di ~ imi le natura ési~"tono in altre parli dell'organismo. Sembra indiscutibile che il trauma, talvolt.a in individui apparentemente sani o nei quali non era diagnosticsbile la tubercolosi, r elAtivamente più spesso nei ~ià malati d i tubeNolosi , agisca quale momento concomirante per la localizzazione dei processi tubercolosi nelle ossa e nelle arli~olt~zioni. l n generale sono i traumi d i gr·S!Jo legger o quelli che sono seguiti dA tuber colosi- articolari ed ossee. Tali successioni morbose in seguito a fratture, lussazroni, lacerazioni ecc., son o assai rare. Per mettere in r appor to un nuovo processo tuber coloso arti<-olar·e ed osseo col trauma, bisogna studiar·e dal lato medico tutte le condizioni d i continuil8, di tempo e di sede della malattia e metterle in rapporto con l a causa occasionate. L 'intervallo fra il traumatismo e i pr imi si ntomi diagnostici caratteristici non deve esser e né lt'Qppo corto (alcune setfirnane) nè tr oppo


BlVlSTA CH1RU ROICA

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lun~o (al mdssimù un anno). Se sv1luppa..i nella sede del traumalismo in tempo relativamente corto - dopo al cuni giorni o poche sellimane - per lo più s'otto i se~ni di un'acuta drfl'usione IO<',Rie, una lesione àr·ticolare od oss,..a, diagnosticabil~ quale tuberco osi, allora può pensarsi aJ un fvcolaio tuberco· !oso antico, e!'listente nella sede della le!!'ione, temporaneamente inattivo o non producente aku11 distur·bo funzionale. Il traumatismo in questi casr rideste il processo morboso, lo esRcerba e pe~giora . C. SFORZA.

MALLY e RICHON.

- Contributo allo atu4lo delle Impotenze funslonaU connouttve at traaml articolari. Amlotro8a rifieaaa, alterastont4el centri trotlol •plnall, cura delle &frddODI arttoolarl traumatiche. - (Reoue de

ehirurgie, n. 2 e seg. del1901 e 1905).

Le conclusioni a cui ven ~ono gli auto1·i nf'l luugo ed intere~sanlissim o studio che dedicano all'argomento, sono le s<>guenti: t. I n ogni impotenza funzionale cons,..cutiva a traumatismo articolare, de· v esi semtJre pensa r e all'affezione spinAle, str etlflm<>nle lt~llata alla malattia e di cu1 l'amiotrofla riflessa è la manife!'ltazione più evrdente e meglio conosciuta. 2. Ai sintomi ben noti dell'atrofia riflessa (atrofia, paresi, fenomeni spasm odici, diminuzione dell'eccitabilità galvan rca e faradica senza reazione degenerativa) è necessario aggiungere la diminuzione dalla r esistenza elettrici\

in confronto del lato sano. 3. L'amiolrofia riflessa è quasi fatale, quando si sviluppa un ver>~amento ar ticolare. 4. L'anatomia patologica e gli· espel'imenti hanno dimostralo che la principale lesione roi<lollare consiste in una diminuzione delle ç!ranòi cellule motrici delle corna anteriori. Nei ne1•vi e mu8coli esisLono, disseminali f1·a elementi rimasti sani. òei f.llelli nervosi sen!!'itivi articolari e fibre motrici degenerale, nelle fibre muscolari ah·ofizzate, per cui resta leso l'arco riflesso c viene conf,..rmata l a teor ia di Vulpian e Charcot. E' logico l'llmmetler e che l'eccitazione centripeta d'origi ne articolare, capace di alterar·e sì profondamente le cellule molr1ci delle corna anteriori, sia anche in grado di alterar e i centri trotlci che presiedono alla nutrizione di tutti gli altri tessuti od organi periarticolllri , i quali cii fatti sono spesso allel·ati. ln;;ieme alle lesioni delle granni cellule mo· triei, vi sono adunf(ue probabilmente altre alteraziOni miJollari ancor a sconosciute, che l'istologia patologica, pro~reJ endo, scoprire. L e lesioni midollari esistono in due gradi o stati diver si: a) uno stato dinamico, suscettibile di guarigione e sen:la lesioni apprezzàbrli cogli orJinar1 m,..zzi di indaJZine; b) uno stalo caratterizzato da lesioni materiali dei centri ner vosi, specie delle cellule motrici, che cunducono all'atNfìa degenerativa del la fi bra muscolare ed alla incurabilit.il. 5. Il concetto dell'amiotrofia riflessa d'Qri8'ine articola1'e deve occupare un posto importantissimo in patologia generale chi1•ur gica, e rischiara la pa· togenesi di molte affezioni articol11ri: spostamento passi vo ddl'omero, piede p iatto valgo dolor oso, coxa vara dolorosa acquisita, ginocchio valgo, scvliosi degli arlolescenti ecc. 6. Non vi è alcun r apporto necessario tra intensita dell'affezione ar ticolare e gravita della amioli'Otla riflessa conseguente, ma esi!!Le colla durata della mal attia articolare. Piìt l'ir1·itazione articolar e é prolungata ptù facilmente le


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lliVlSTA CR1RURGICA

lesioni midollari possono divenire i ncurabili. L'amiotrofla •·illessa è pe•· solito piu grave al membr o inferiore, per effetto delle eccitazioni meccanir he della d1•ambulazione, serupre pr ecoce nella couvalescen7a: e sarti lento pi(t p·resto guarila o m~>g-lio curabile, quan to più !'OIIecilamente sar à ~ruarila la le,.ione articolare. Se quest11 recidiva, quella r iappare, !'e pas&~ allo slato cronico, la arniotrolia si fa incurabile. Anche in ca!'o di guert!Zione funzionale, l'amiolrofìa rin .. !l~a lascio spe'-!'•1 clielro di sè tJUalche trt~ccia indelebile. rilevabile all'esome elellrico. i. L·esplorazi•Jnc elettrica permelle di solito di fare il prognostico della amiotrolia rille!ISil, il quale è tanto p1ù grave quanto ò più diminuita l'tccitalnhtil J:relvamca. R. La forme beni~na òell'amiotrotìa rifl essa o• curabile colla faradizzaz&onc, o &uPglio coli H scintilla sta l• ca · (fraoklinizzazione). Quando i fenomeni spasmodici l:l!'>tumono un·importanza notevole, la fara1izzazione l ocalizzata •' danno!la, conviE-ne sostituir le l'el ettricità statira solto forma "edativa (bagno r- t~•lictJ, sotlio localizzato alle r·egioni maiale, frizione, rivuls•one con ~cintilh: !lulla colott rtfl veri~Jbrale). Nelle form e i ncur abili l'elett•·oterapia sl alica è anche oli un ROccor'!"O prezioRo, pet• attenuar e o far ri!lol vr r e i fatti spa!i'modici e doiOI'O'<Ì. l fenomeni spa'lmodici crmtr oindicano o8solulamenle, oltr e la fa r adizzazione tuUtl le manovre violenti sull'articolazione e sui muscoli atr ofici (mobilizzazione fnrzattt, lntl vimen ti. funzionali precoci, massag-,zio) Sono queflli falli spasmo· dici (eo::agerezione dei r)flessi tendinei e dell'eccita bi h là meccam~ dei m uscoli. !"tanrhezza l'Apida con con tratture) che sono l~ guid11 pratica neces~a ria alla dir l."zioue prud~>nle e l'azionale della cura. · U. RIVA .

G. DEt. CoNTE. - Delle alterauonl lstologtohe deU.lnteatlno umano e della aua permeabllltà &1 batterU negll •troname11tl ernlarU - (Giornale lnlernfl::uonale d elle scien:oe medie/te, marzo 1!105). Onde r1cerca1'e quale l'ia il modo di penelrazio'le dei batteri nelle tuniche tlt•ll'inle!>Uno umano, i n relazione con le alter azioni che si sviluppano per lo !'tro7.zamento, l'autore esaminò islologicament~ i pezzi pr·ovenienli da sei casi di r esPzione inteo::linal~>, ri scontrando in alcuni r eperti quasi altr ettante tappt> altr·aver!'o le quali deve passare l'&nleslino strozzato prima di ~iungere alla ~ua termiuazione fatale, la pe•·forazione. Esse H>~ no rappr~senlale pr rma: Da slu!'li cousiderevqle Jei capillar i della mucosa inlrstinale, con qualchP pirr·ola emn•·rflgia del connettivo inter~landulare c ron le ghiandole del Lie· hel'ldin discretamente conser vate, sollauto qua e là di varicate dalle cmorra· ·gre. L a sollomucosa era d.tispello necrotico con soli i vasi sant:tui gni ben con· servati. mentre i fascclli intem i della muscolare er ano divat•iCAti ed in alcun! punti uecr olici. Il connettivo !'Ollosieroso pr esentava forte dilatazione va!lale <'d emor ragie, mentre poco o nulla al tt~rato era lo str ato esterno. I n uno stadio piu avanzalo ri scontra vasi: Mucosa considerevolmen~e elte•·ata con villi in istato di necr osi avanzala ed in rssi irrt>g-olare infìllraz!ooe di elementi linfoidi. Dei vasi turgidi. alcuni erano •·otti, nt••ginando emo1Taggie intet•stiziali con sottomucosa l' str ato cirt·olar e muscolare in preda a manifesto sf11celo con cospicua infiltr azione !in·


RIVISTA CH IRURGI CA

ìOl

foide. M c:> no alterato era lo str·ato ciel!e fibre muscolari lo n~iludioali. S!lltomuparietale in qualche puuto r otto, con baclerii infìlkanti la mucMa, avanzantisi nella sotlomucosa, ma arrestati dalla iperemia passi va della r ete sottomucosa. E procendo più innanzi il processo osset•vò : La mucosa rid• •tta ad un ammasso di tessuti disflitti, infìltt·ati da cellule linfoidi e bact,.rii. Vil!i e muscolar is mucosae in ista~o di necNsi avanzata , fibre dn·olari muscolari distrutte, soltanto conserva te l e lonp;iLUdinali. Num .. ro;:i batterii nella mucosa, nella sottomucosa e fra i r esidui di'Ile fibre cit·coluri, mentre non !<e ne lrcwavano nello strato longitudinale e nella sottosierosa. Altre volte ebbe 1td os~e !'varc come villi e ~hiand o le consct·vasset·o la loro struttura in modo discr eto, però alquanto atrofici e•l impircioliti, mentre erano oppf'na riconoscibili le fibre della muscolaris muccsae, con al disollo uno slrato d'infarto emorral!ico comprenden lt~ tutta la parete i ntesttnale, strato in mezzo al quale osservavasi qual ch~ vaso e qualche fascelto di fibre l on giludi nali in p r eda a necr osi e fortemt>nle infilli'&l o di leucor.iti. Ballerii poco numerosi invarlc vano tullo lo spessore delle pa1·eti intestinali. Da ultimo, quando l"inte~ti no era completamen te necrolico, solo con molla. difficoltil pol evasi •lislonguet·e i l sito di ci11scherluna tonaca. Nella mucosa. ridoUu ad un ammasso di aspetto lìnamente fibrillare. si vedevano scarsi leucocili e molti batlerii ; poteva si ancot·a scor gere la disposizione delle fibre mu· s•·olari lonjieilurlinali ed un amrnasRo di lesRuti morti con in mezzo qualche ar· teria di cui tal una con l'endotelio dell'intima abbnslanza ben conservato. DapertuUo numer osi batterii, tranne nell'tolerno dei vasi· L'a'utore avendo inoltre esammato il liquido ernit~rio di venti ernie stt•ozzate, diecianovc volle ebDe a t•iscontrarl o steril e, ed una sol volta dic:>de luogo allo sviluppo di numer ose colonie di bacterium coli perchè er·avi un punto dell'intestino nec!"O!"ato attraver so il quale eransi fatta strada i batteri. Dal complesso ritt'ae le conclus1oni seguenti : i' Negli sl r ozzamenti et•niarii le aneraziooi delle tuniche intestinali non s.)UO sistematiche, ma causale dalla iperemia passiva, so11o tumultuose, epossono col pi1·e contemporaneamente tutti g li sLI·ati della parete intestinale ; 2° Generulmentc della tunica muscolare r estsle di pn"1 lo strato longitudioHie e le pareti arteriose piu degli altri trssuti ; 3' Dale anclte lievi alterazion i della mucosa i ote:;lioale, i l1atleri passano l"acilmenle attraver so la ~te:>sa, mentre 111 tonaca muscol11re cos ti tuisce I']Uosi u n filtro meccanico che ne arresta il pt·ogce:>so attraverso !"in Lesti no ; 4• L'ernia strozzata cont1ene sem p1·e batterii ; Il liqutdo erniario abituai· mente ster il e, si inquina ver ificandosi alterazioni delle pareti intestinali che permettono l'esosmosi baller icn. G. B ERNUCCt. co~a note volmente iperemica, peritoneo

E. RoCHARo. - Caloolo 4el ooleclooo o oanoro 4el panorea1. d es Mpitau:r:, n. 139, 6 dtcdmbr·e 190-i).

(Gaz clle

Nulla vi è di piu difficile della diagnosi della causa di una riteuzione completa di bile, come arduo spesso é a ri solvere il problema se si tratti di un calcolo arr eslatosi nel coledoco o di un cancro della testa del pancreas. Il Rochard cita a questo proposito l'inutile operazione falla dal K ehr al ValdeckR o n sseau.


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Rl VISTA ClllllUBGIOA

Il chirurgo non può intervenire con t·agione se non quando vi sia un ostacol o meccanico. Conv1ene quindi scartare tu tte le cause d'iltPro cronico dipendenti tla malattia epa~ica. come ad esemp10 la cirrosi biliare (1), diagnosi questa delicata d1e deve fare ti med1co e per la quale non si deve spendere troppo tempo. r icordan lo che uo fegato con r1tenzione biliare ben presto si a ltel'a anatom1came11le e t'un.donalmente. L'occlusione cronica delle vie bihar1 può esser e prodotta: 1• da un tumore d P. l c· •ledor:o, del pancr eas o del du"d~no; 2• da un calcolo .i el col edoco; 3• da ad~r,.nze; 4° da uroa pancreatil~ Cf'Onica. La pii.t intere;;;sanle P. la diagn081 fra ca lcolo del cole toco é cancro della testa del pancreas, Pssendo le alt1·e all'ezioni rare ed accompttgnale da sintomi uguali a •J u~lh dPI cancr·o Jt-1 pancrea;:. N,.J calcolo del coledoco l'inizto dell'ittero é spesso più brusco, l'1ltero stesso è varh•bile nella sua intensi ta, come lo é la decolorazione delle fe<:i, la sua durata e ma:zgior e elle nel caucr o, il colorito della pelle é g iallo carico non verde bronzo comt'l in quo~slo. H anno importanza: pr ecedenti coliche epatiche bene accertale, ma talora i calcoli biliHri possono l'imanere silenziosi; l'età Jel malato, poiché in un so~· getto ginvane vi sono m HI!giori pr<>babilita p~l calcolo. Pel cancro d~l pancr:eas t•arlano lo stato cachelltco, l'intensita delrittero, piu ~ardi. quando e><iste, l'a!i'cile e la temper·atura nor ma}e o quasi, m entre elevazioni let·mich~ ptù importanti, spec1e ad aceessi , si osservano nei ca lcolosi per la esb; tente infezione. Vi è infine la le!(ge del Courvoisier- Terrier la quale insegna che nella litia-<i del coledoco la cis tif...llea è r etratta e non si palpa, mentre nella compressiOne del cole loco per tumore etei pancr r.as essa é al C0•1trario di latala ; ma, com ... sempre in ~lì nicR, non è CJuesto un criterio s <;s•.luto, a lla stessa mani~ra che !lono tAlor a insufficienti per la diagn..si differenziale i sintomi sue· sposti: il Rocha1·d tutta v1a espone la storit1 di un caso clinic•l in cui poté stabilire la dia!.{nosi di neo11lasma della LP.sta del panc1·eas e vederla con f,.r rnala nt!ll'illlervento chirurgico a cui si de~ise. U. RtTA.

8tucU aperlment&ll aull'aume nto eU rul•tenz&del tea•utl ooot ro Unfe z.lone . - (Cen.tralblatt fii. r Ohir., n. 1, 1905).

M 1v -'K. -

Per consiglio Ji M1kulicz, l'aulot•e intraprPse speciali studi t endenti a mostrare la pos!>ibilita d1 rendere i corpi animali, e pt·i ncipRlmenle il peritoneo, cnt>l resistenti contro l'infezione da essAre in ~ raJo di vincere la medesima. A raggiun gere l tt le scopo si possono seguire due vie, vale a dire: o si r en· <!ono immuni gli animali coi sieri specifici; mR qui sorge l'm;lacolo dal faUo che g lt el'senziali ag-enti infettivi che si prendono di mil'8 per le nostr e feri te, cioè il bacteriUm coli, lo stafìlucocco piogeno aureo e lo steplococco, si presentano in numerose vu ri~là, ed insieme combmali producono r infezione, pet· com bat.let'6 la quAle si avrebl'e bi-1ogno di un s1ero per cosi dire polioalen te. l tentativi falli da molti8simi aulflri a questo intento sono rimasti senza risulluto. Un a seconda vitt da bt~Llert~ starellbfl nell'aument are arliflcia lmenle i l eucociti , col q'-'ale aumento 11i pott·ebbe dominare l'infezion~, sia per mezzo _d ella (l) Come é noto, anche per le forme di ci rrosi biliare, ir>ertronca, oggi si tende, e pare cun successo. ad applicare la. cura. cuirurgica, cioè la colecistostomia. (N. citi Tra:l ).

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RIVISTA CHIRURGICA

703

fagocitosi, sia per mezzo d~>lle ales~ ine prodotle dalla leucocitosi. Ed è questa la vsa prt>scella dal Miyak il quale pubblicò i suoi studi in una memor ia già a" cennata da Mikulicz al con~rresso chirurgico dello l'-COI'SO anno. Dapprima fu stabitilo con degli esperimenti preliminar i quali mezzi siano a csò più adatti e se i medcs1mi sieno scevc·i da pericolo; fra tutti i mezzi sp...rim,.ntali il fermento acido di nucl,.ina amministrato per iniezione peritoneale si mo~trò il più efficace. Con questo mezzo il numero det leucociti nel cavo arl·lominale auuwnta di otto per uno. Si venne quindi a dflterminare la dose letale minima del bartes·ium coli per gli animali da esperimento. L'acido suddetto iniellato nel peritoneo 7 orP- prsma dell'infezione del b~tctel'ium col i, aum .. ntò moltil'-!'<imo la resi!'<tenza, poiché con quella iuiezione fu tollerata una do,.e th ba.;tes-ium coli H) volte magg10r·e df'lla mtnirna letale ~enza che l'ani· m>~le mor isse. Auche colla i ni .. zione l:'otlocutanea si sono ottenuti !!li st..ssi risultati. Un espet•imenlo di init>zionc peritoneale nell'uomo andò benissi111o . Ad op;ni ffil!do il suo decor·so dimostrò il nessun pericolo del m ..todo. SoltAnto si osserva che ìl proc..dimenlo nell'uomo non è lanto semplice perché l' introduZIOne nello stesso acido di nucleina rende necessaria una p1ccola laparotorniA. N~ll'uomo arlunque è da preferirsi la iniezione ipodermi ca. Contro l' infezione mista di bnctermm col1, di slt'E'ptococco e di stallloco·cco aureo la rt>sistenza del peritoneo.è aumentAta soltanto di 16 volte. Sonu ~pecialrnenl<i degni dt nota gl 1 e~p erimenl.i fattr allo SCOJ.lO di d~cirler·e se il ll'al\amenLo colla nucleina parHl1zza \'organi~mo d~:~ll' infezwne del caVo addominale per par1e del contenuto iutc~tinale. Tulli g-li animali speri mentali a questo scopo rimas··ro in vita mentre ~rli animali di controprova morir ono. Inolt1·e p;li aspe· rimenLi rii edero a constatar e che una le~Zgera peritonite già iniziatasi può essere t r oncata coll'iniezione nel suo p1'1mo periodo. Ua ultimo l'autore volle vedere sperimentAlmente sino a qual grado la iperl euco,.itosi provocata dalla nuclt~ina si1:1 capace rli agire c~ntr·o una in fez.i one generale pr•Jolotra da iniezione di streptococco per via ipodermica. Risultò da quest" el>perier.ze eh~ la i per leucocitosi resta senza effetto o non ha azione ah:una contro i battel'ii di alte virulenza. C. PRETTI. L ~uPER. -

Perforazione 4el1'1nte•tlno nel :tifo addomln&le, gaarlt& a (çurrespondenz-Blatl fii.r Schtoeizer Aerzle,

me~ dl un atto operativo . -

1° ft-bbraw 1905). L'autore fa cenno del numero rispettabile di guarigioni veritìcatesi per effetto d,.ll',)perazione, nei cas1 di perforazi one intesLrnale che ha luogo nel decorso del tito addominale. Ai casi r iportati dal dott. Osler, dal dott. K een, dal doLtor Bril!gl>, eec. ecc., agg,un~re uno suo. , Tratlasi di un certo Ludi Ernst di i l anni, il quale dopo vari gior ni di ma· latri A, t •·ascorsi a ca~a propr 1a, entrò nell'ospedale di Berna il 26 Lug lio 190i , pr-est'nlando temperatura 39,0 8, puls11zioni 97. v iso arrossato, forte dolore di test a, lmgua asdutta ~ patirrosa, addcme alquanto teso, milza ingr ossata, sli'tichezza, ~orgogl in ileo-cecale. Fu ratLa lu dia~rnosi di tiro addominale. Nt'i giorni successivi la temperatura osdllò fra i a8o e i 39<>,5, ed i dolori di ventre andar ono pro~rressivamenttl aumentando, mentr e l'addome si r endtlva sempre piu teso e sensi bile alla pressione.


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RIVISTA CHIRURGICA

Il 5 agosto fu decisa l'operazione: praticata l'i ncisione addominale mediana al disotto dell'ombelico ed inr.i~o il pel'iloneo, fuoriusci, un liquido l()rbido, giallo: le anse dell'intestino ileo erano r igonfie e coll'es&me aLlento di questa porzione intes~inale fu ril evata. 60 cm. al disopt•a della valvola ileo-cecale, una pe1·forazione ampia un cm. e mezzo con ma•·F;ini irregolari, situata di fronte al l'inserzione del mesenter1o. P1·evia adatta disinfezione dei m argini della perforazione, ne fu eseguita la cuc1tura con sutura a doppio piano; e si procedette poi alla pulizia della ca vità peritoneale ed alla sintesi chi rurgica della ferita del ventre. Il pAziente non ehbe più febbre, 0 dopo una degenza di tre m esi nell'ospedale di Berna fu dimesso guarito.

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FUNAIU OLT.

La chirurgia del medla•tlno anteriore. - (Zentralbatt .fiir Chirurgie, n. 50, 190i).

ANURA V. -

Secondo Malgaigne si possono distinguere nel medi astino antf'riore due regioni, una canliale ed una epicardiale. L 'autore si occ••pa soltanto della chi· rtu·gia di quest'ultima re~ione. Il cuore ed il pericardio sono esclusi dalle sue considerazioni. Sulla g uida di tavole schem.at1che istruttive egli esordisce dapprima col suo studio sul tecnicismo operatorio per me t~et•e allo scoperto il m ediastino anler·iOl'e, e porge una estestt illustrazione dei d1versi metodi di resezioue dello :;.cheletro tmterior l} d el . tor~tce. Ad ottenere un comodo accesso al campo operat1vo, l'autore l'accomanda la res,..zione molto simile a .:tuella di Bardenheuer, doe le resczioue di una metà del cor po dello sterno insiemtJ alle parti ca•·tilagmee delle pri10e tre co~ le. delle estremità sl e1·nali delle dul:' cla\·icole e degl1 attacchi ste1·nali degli sterno- cleido rna:·toidei. Tale operazion~ sul mediastino può essere reclamata e praticata: 1• per la presenza di co:·pi estranei nelle vie aeree superiori; 2° nelle ferite e pr·esenza di cor pi stranieri nello stesso mcd•astino; J 0 negli al'\ces;.i fredtli ed infiammatori ; 4° nei tumor' ; 5° nel gozzo relPosternale; 6• ni'gli aneurismi dell'aorta e g ro!'si vasi. Tristissimi risultati hanno dato i tentativi di estrazione di corpi estranei dalle vie aer ee superior i peuetrtmdo dal moctiaslino, come pure esiti punto sodùisfact>nli ebbe tale metodo opPratorio nei tumor i mabg ni del mediaslino. All'iuconlro si ossePvarwlo ell~tti notevolissimi e fu vorevoli dal cbiruq:tico Lrallttmeuto delle ferile, dei corpi estr anei penetrali nella regione, degli osces~i in gene1·ole, ma parLicolttrmente de~rli ascessi tube1·colosi aoche quando sono molto estesi e richiedono g r andi •·esazioni di pa1'li ossee. Anche la prognos1 delle suppurazioni acute del mediastino, se ope1·ate a tempo opportuno, è fdicissima. l nfa1ti la ~ latistica ci dà. sopra 36 casi operati, 33 ~uarigioni e 3 decessi. La difficoltà delle buo na riuscita !:>la s pesso in una diagnosi fatta pe1' tempo e st>llanto un alto operativo ese~uilo a tempo debito può mili!Z'a•·e la gravità della pr ognosi propria delle mediastinili purulenti lasciate a sé. Perciò l'autor e in casi dubbiosi consigl ia di proceder e alla puntur a espl orallva da farsi in un punto prossimo al margine sternale sinistro nel o 4<>

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ntYISTA C HIRUIW I C.\

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spazio ioter co«talc; c 11el ca~o chr' q ue~la riuscÌ"I"e nea-ati va . consi!dia la LI'apanazione esploralr,•a dello stern o. U na ,·olta bP.n constatala la su ppurazione hi><ogrHI pr o vveJer e ari ollt!ner e uno SA"ol',g"O il più possibiln1•;ule hbcro dopo me<;so allo scopPrlo estesnm enln lo sp11zio mediastinir:o. E~-!ualmente fnvor evuli !>ono gli effetti ùr·l ti'Hllallleuto operativo de1 tumori benigni (molto l'ari) e gozzi r .-tro'-' lr>rnali. Però in rtue~ti ultimi, Ll'arrne che 1n casi rarissimi, per esemrio, quaudo essi sono mol Lo voluminosi ed hanno !"ede assai profonda. raram en te si è lll'lla necessilù di atta•;ca1·e lo scheleli'O toracico Contro ~li aneurismi dell'arco dell' uorta e dei suoi rami, s ~i almenle dell'innominata, e).!lì I'acctJrl'l ando l'allacciatura Jl!'l'if•;t•ica secondo B r asdor\ Vardrl)p. Sopt·a !JI ca:;i operati in rrueslo modo, si ottenne in 46, se non sPm pr e definiti va guari!!ìone, ce t• lo un deciso migliora mento. N di casi srguili Ja mor te, siccome m olti dì e:~s ì t'ut·ono opera ti neìl'er a pr ea nl isellica e pl·eanti!"ellica, la cAusa dell'insuccesso si r·iconobbe nell'infezione. Gli altri met•1di dì lt·attamento. speci81mente i tentativi di estirpazio ne, diedero cosi i nfelici risultuti Ja dover assolulameule a~ten ersene.

o..ervaztont •ulle ferite dl guerra prodotte da prolettUl dt 4Uferente calibro. Con•tderazlont •ulle le•lonl da protetttU d1 gro..o oallbro e loro oo~eguenze dal punto dl vl•ta del trattamento. (Deulsclte milìtiir. Zeit., n. 1, 1905).

B f)UQUET . -

L e ferìts osservate negli scontri presso Aimi mona e Chat·onin in Alge1·ia, d i eder o occasione all'A. a fbre considet•azìoni di qualche interesse. Gl i Arabi si servivan o per lo piu dei loro fucil i a pietra rocata a gro~so calibr o, j quali si caricavano con palle sferiche di 1:! mm. ir regol ari di piombo molle. In pat•te essi erano pt•ovveduti di carabine Wmchester r on pr oiellil e di piombo cilindr ico di IO m m . di calibro ed al tri eran o armati del fu cd e fr ancese L ebel con proiettil e incamiciato dì 8 m m. Le ferite del proitlltile dt grosso calibro alla sua d istanza efficace di circa !IO metl'i, ebbero luogo 'lUasì tutte pr esso A i mimona, dove gli Arabi furono sorpr·es i da un attacco improvviso. L'autor e ci por ge qui un estrallo di ~,6 storie c l i niche. In e!'ise vengono descritte 58 ft:rite d'armA dR fuoco del le quali 27 fur ono prodotte da grosso c11 libro, 20 da picr.:ol<l r.d I l da cnlibro medio. Tra le 27 prime; 10 er ano accompag na l<~ da frRlttn·a e :l et·arro fer i le ar ticol&ri. Sul principio dì ur1 ugua le trattam ento 8nlist>Llrco si ebbf' a C(lnstalat·e che delle 27 ferite d a g r os;:;o CAlibro, 2~ suppur arono, m entre delle 20 r.la calibro piccolo soltanto 2 snpput·Arono, e delle I l di medio calibro. 4 caddero nello stesso pr ocf's,:;o ìrrfellivo. Quale causa di 'llltlSLi pal'licolari fenomeni fu riconosciuto c ile l e pal le sf"eric!te, quflsì senza eccezione, spingevano b1·andelli dì vestiti e di l egumenli nel canale r lre in tal modo v enivo primierarnente in fetto. Co;:;i put·e si O$!'ervò che tanto il for o d'entrala che quello d'uscitA delle lesioni di grosso calibro erano più gl'andì e più irregolarme11le confor·mate che nelle altre fel"i le. Dalle storie c liniche r isulta inoltre che ~li stritolamenti, specialmente l e sclreg~i e os:;ee pr odotte da questi g rossi pro i et t ili nella lor o zona vulnerante ptu efficace, et•ano estesis!'ime. Per ciò i medici curanti si sono trovati quasi sempr e nel la n~cessilà di dilatare ampiamente le feri te, allontanare scheggie e eMpi estr anei e di impiegare lavature calde antiseUic!te e medicazioni umide~ 45 -

Giornal e medico.


706

RIVISTA CRIRU.RGlC'A

e continuar e queste manovre finch ò il processo di guar1g1one nelle parli profonde era avanzalo di tan to da non far temere più il pericolo di una pr ngred ienle infezione. La guarigione definitiva si fece sempre aspallare lun~amenle. L e ferile da m ed io CHiib1·o guarivano in modo e in tempi variabili Quelle in· v ece di piccolo calibx·o davano a vedere quell'assieme d1 fenomeni che siamo soliti di osservare e co~tiluiscono la cicatrizzazione sotto !"appar ecchio asettico od antisettico. L'autor e conchiutle col dare nuova con ferma alle precedenti os!òerv~:~zioni, cioè che i pr·oif'ttili a martello eù a piccolo cahbt·o, che sono do· tati di grande velocila e che· facilmente vincono le resistenze, danno luogo da 011ni direzione a les1oni meno complicale ed in favorevoli condizioni di guar igione, più favox·evol1 ché le ferite prodotte da proie1.lili di g rosso calibro di piombo molle, che col piscono entr o la lox·o zoua efficace. P. LOSCIII.

O. LANZ e l'A VEL. J !)O~,

B aoterlologla dell'&ppendlolte. - (Revue de chirurgie,

n. 7-8).

Le ricer che ~i !òOno svolte su 8 casi di appendice sana e 1:18 di appendic1· patologica, allo scopo di sta1Jil1r e quali m 1crnbi si tmvino in que>;ta e in quella eventual ila, lascitJndo llnpl'egiudicata la l(lleslio ne se p:li uni piUttosto eh·~ g i altri l"iano gli ager.li patogeni d••IJ'appePdicite. Le conclusioni A cui giungono gli AA., Mno Id l'eguenti: L'appendice normAle non é mat sterile: el"sa conlit>ne generalmente ptu specie d1 g(lrmi, in un unico ca~o di nacillum coli fu trovato solo; que;:to germe p.-1·ò è costante in O,!lni appendice. L'appendice patologica (per· l o piu r·o~era la a freddo) é sterìle nel 10 per 100 dei casi, la flora microbtca è l a stes:>-a dell'appendice nonnale, ma quanto ma go giore è il grAdo delle lesioni morbose, tanto piu sono svar iate le specie micl·obiche che vi si trovano. L a cisli appendicolari, che f1·a i ca si suddetti sono state constatate 8 volte , formHno uno stAto di passaggio tra l'nppendice patologica e l'ascesso exlraappenùicola t·e a freddo ; !'Ono s terili nel :35,5 per 100 dei casi, e contengono o rdinariamente poche spP.cie micrubich e. L'ascesso exLra·appendtcolare a freddo é sterile 75 volte su 100 e quando cont1ene germi si tratta di poche specie, per cui gli AA. ritengono iudicata l a sutura immediata della ferita operatoria senza drenaggio. L 'ascesso extr·a-append1colare a cAldo (ascesso per1liflilico) é sempre settico, con un gran numer o di spec1e micr ob1che; e la tlora ~~q uella dell'appeudice c òell'inte!'tino in genere, come nelle infezioni c he hanuo origine dal ca nale inleslinEtle o da inquinamento per deiezioni. Quc"te condizioni uacteriolo~<i che sono in perfetta armonia colla patolog-ia dell'mtiammazione; infaLL1 l'appendiCd normale è naturale che presenti una flo r·a m ict·obica somiglitwle a quellA dell'inlestino, mentre la palolo:.5ica ha nella s ua secl'ezione molti leucoci li e vi si producd una attiva fagocitosi che finisce spes!òO collo sterilizzare il con tenuto. Quando l'appendccite è perfettamente ~uarila, i leucociti !>ono scomporsi ed il r eperto bacLer iologico rilorna qt:ello dell'append ice normale.

u. RIVA.


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~rF:oou.

- Contributo allo e•&me funzionale dell' ndlto oolle parole. (Archioio italiano d' otologia, rin.ologia e lo rin.golugia, vol. X V, fase. 6° e X V I, fase. 2, 3, 4).

Il N ieddu, assistente ooorar·io alla Clinico del prof. Gr adeni go, s'è trovato nelle mig liori condizioni per· studiur e a fondo il difficile ed int!"icalo probl ema dell'esam e funzi onale dt>ll' udito. Al Gradenig-o spetta in buona parte il merito dei considerevoli pr·og-re>;;.i falli nel <'a m po uell'esame funzion a le in que;.ti ultimi L~ moi ed il Nieddu l•a dellato, solto la sua g uida, l tt pi u c om pleta monog rafia sull'argomento. Ft.Hta in un primo cA pi tolo l'analisi dei >;uoni dd la linp:ua i taliana, sturliati i caratteri fì sil'i dei suoni della voce, le sin~o le distanze uditrve, passa \n un secondo capitolo all' f'same fun zionale dell'udito colla parola. Di-;Lingue varie q uolilà di voce : il gr·rdo, la voce dt canto, la vnce alla, quella di conversa-

zione ordinariA, la vor ~ afona e dà tl. questa nelle prove MUmt-!triclre la prefer·enza perc hé perm ellc l'isolumenlo ddl'orecchio in esame da quello del lato ·opposto, é adope•·abi le in ambienti limitati , é so)!gella in m i no r g rado al perturbamento d{'lle IPf{gr fis iche sulla Lo'a!>rnissione dei suoni, dà I'isul lali paragonabili fra lor·o anche con di versi esaminaLI)t'i , ra ppr e!'enta lo sti molo più debole che noi possediamo per destare la sensazione specifica. Studia la forza tonate dei singoli fon emi e tralleggitt l e esperiem:e g ià antiche d i Oscar W olf e quel le più r·ecenli di Quix e Zwaardemacher, Reu ter . per v en i •·e alla parte origi naie delle sue es!)erienze. Su 37 bersa g hel'i di 20 auni, non fum atori, non ancora ammessi alle lezioni -di tiro, senza lesioni anatomiche dell'or ecchio e con cttmpo u ditivo normale provò la distanza uditiva delle v ocal i e tli alcuni ditton g hi della lin gua italiana. ·l risullaLL furono i seg uenti colla voce afona debole alla Bezold in spazio -chiuso : tt fu sentita chiaramente ancora alla drstanza quasi eostante di m. 10

o strello o largo uo-i

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All'aperto ed a voce di conversa zione debole la portata delle vocali e dei V·llln rn a~~Z iore di quella a voce afona debolP.. I n qnanto alle consonanti, ha t•icooosciuto collo e:;:perimenlo che i valori della loro portata ulil 1zzali da Qu•x per· l'olandese e da Reuter per il tedesco n on subivano variazioni d'importanza nel nostro idioma. Il Niedùu propone una propr ia scala ototipica, la qual e ha il vanta~gio di ~umentare il numero delle parole adatte per l'esame quanlilalivo e qualitativo. ~iLtooghi futr e o quBll ro


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ntVJS'l'A DI (./l'O ·RISQ-T,ARl.\"!~OTATllU

SAcondo le vecchie esperienze Ji O. \\'olf, le com;onauli m, n non po!';seùeVIino una inlensi ta e1i 11ltezza tonale pmpria per cui tlo ve.vauo esser e s::arlale dalle scAl e 'llo ti picl1e. Qui i l rir~rentc trovò l'ostacolo principal e nella formazio ne della sua sc<da acumeLJ'ica. Qnn nuo il Quix e lo Zwaar·demac her- ebher o dimo;:tr alo rhe l'm ed n appA!'len{{ono ai fonemi di bassa lonalita e di poca forza Lo.nalo, il còm pilo ftl eli molto faci litalo, ed i l Quix per l'olandes.~. il Rèulèt' per il tedesco, il Nieddu per l'tlaliano potf'rono compi lare delle l'cale acumetr iche. n elle quali, non avvenivano pi ù collegamenti di consonanti di tono e for za dilfeJ·enli dalle vocali, quali il 1·iferen lP. era stato obbligato ad acceltarA nella l'Ua scala per li111ilazione rli scelta delle parole a.iatle. La sc~od a del colle;ra Nieddn é la s eg uente: ll1lll'O- moro · novo - orno · ovo · r ovo- uno, uditi dall'or ecchio normale a

topo - poco · cuoco - tifo - fuochi- fichi, esce • asc1a - asia • seS<ia - ~ozia,

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6 m. a 16 18 m.

a 32m.

Il riferente non c r ede adatti pe1• una scala acumetl'ica ad uso militare delle par ole come r o vo, ascia, sesia che apparten ~ono al vocabolario di non m olti dei nosl.I'Ì esa1ninandi. La scala acumelrica Nieddu, se è più esatta negli ecumetri ;(ravi della scala Ostino per l ' aggiunta deg-li m ed n , che hanno per messo di associare consonanti e vocali della stessa portata, nei fonemi acumetrici acuti di magl!ior portata è, per difetto di pat•ole adatte nella lingutt italiana, ancora mollo povera ed il Nieddu lo riconosce quando in nota alla sua scala ag!Ziunge « utilizzabili sono pure le par ole b:sillabe : ... 3• gr uppo: essa- assecece . sag)Zia, quantun(jue conlengano con sonanti doppie o risullin·o dalla ri petizione di una l'illaba (cee<>) 1> . Ad ogni modo, m1 cong•·otulo col collega Nieddu, che ha fatto fare un no tevole passo in avanti alla vessala questione dell'esame funzionale dell' ud1to OSTINO. colla par-ola. GRAZZI. -

Disturbi palchiol ed otopatle. - (Comunicazione al V Cong resso

i ntern. d1 psicologia, aprile. l 90~J) . È notorio che Alcune mala ttie peri f'(·J·iche dei sensi possono dar luogo ad allucinazioni e ad altd dil"turbi psichici . Pe1' l'organo periferico a custico , lo Schi iTer:; aveva gia nel 188·i r ichiamato l'altenzio ne sulle gravi alterazioni nelle fu nzioni psico-i ntellettuali, pr odotle da l esioni dell'or gano dell'udito. Ora il Grazzi ripo1' ta dive1·se o~set•vozioni ioleressaoti : 1• una signor a, an·eua dn insonnia, apnli t~ e j:tra ve melancon ia, gua t• i t a dopo r esportazi one dòlh:~ vegetazioni udeooidi del rin ofarin ge e h·\ guari~io ne dei disturbi utlilivi; t• u na sig nora, afl'l.!lla da abballime11Lo mot•ale, insonnia, apatia, impos~ibi l ilà d i concentrare 111 sua attenzione su lavol'i conlinuati\'i, gunrita coll'estrazione di tamp011i epidermoidali. L e par acu!;'ie de1<li olosclePolici possono pr orlurl'e g ravi perLuJ·bazioni mentali: allucinazioni uditive che talor a ascoltano con paura e talor a anche con r.ompiacenza. I u un caso di f]ueslo ~E'!IltlJ'e la roil'in go-plicotomia bilater·ale fece scomparire i rumori soggetLivi e le allucinazioni uditive. Cosi feli ci risultati sono per ò r ari nella olosclc r osi. OSTINO.


RlVlSrrA DI OOULIS'riCA 1.-;ALEzo w s..-r. - Cara della oherato-conglunttvlte grippale. rl'opldalmolo!lie, n. 4, l !!O 't).

(Rec,(ei l

L'fntl 01'6 r Arr·omflnda d ue m etodi r uralivi, che f!l i d it'd1• t'O s•·mpr e olli mi r i !'-Uil8li ; ossia un trRtt .. mento W'llt>r Aie anlil'ehbr ile 1': torneo., <' un t rattam ento locf!le ronu·o la p r·0~ o gft1.inn e d.-Ila cot·i7.0 alla mucosA ocuiAr iP. N ella cura gener ule, eg li ponn i n pt•ima linea 1 pr epHr ali di chinino, o piu pAt·licolarmenle il br omidrttlo, alla do!'e di 0,10, 0. 1 ~>, 0 .20 een lig t·ammi, una o due YOile il 11;10rn o secondo l'età dr ll'ml'errno. In quei m !llati c he sono alf etl i da cot•it:a cronic~l cou sec r Pzione IIII~"Hl e e bmndria le ahlJonr!ante, consiglia di !"O«lil utt·e, dopo qu&lclre te1upo (dieci g ior ui n l piu), i pr epar.»li di chini no con l'ur srn rco, nella d tJSC e nella fo r m11 "eg oenle: M elila r s(•nico (t~ rrenal) ~> m illi~rammi Eslrauo di citi no q. b. per una pillola. UnA-l r e pillole i l {<i ot·no durante i pasli. Conlt·o l e eefalalgie c he accompngnnno la loca l i)l;zozion~ ,,r;ulaJ•e deli'in ll tH'nza. l'antOJ'e altPr na le p1·eparazionr 81'Senicali con: Antipirina o fenacet i na 0,15-0,20 centig rammi per una dose. Due o lt·e il gio1·no. Come c 11ra loca le. con cui ci si rleve pl'Oporrc ~op t'Alutto di combnllel'e lo !'-Lillo co r• ~Ps tizio per ic het·atico e di lu tto il bulho oeulare, t'accomanda l e lo zioni caltle sulle pAlpehl·e chi use, tre volle il gi orn o, l e òocce d' acquA reni c•1 poi verizzala. e l'adrenalina che mollo cll'ì cace e che egli usa due volle il gior nc• n ella form ota seguente:

e

Cloridrato <l't~dt'Pnalinn . Cloridrato di coca ina Acqua di"t i llala Nitr ato di pilocn r pina

S. per cv llil'io. 'OAV!S . -

O ~r. IO O ~ r·. 05

o rxr.

1

O g r. 1:> TRO~I IIE:TT A.

Ooogluotlvlte oon1eouttva alle cor1e rapide In automobile. -

(Reoue géné,.ale d' c.pll t al moloff ie, n. 7, i QUi-).

L'autore dice che la con!liunlivite, la quale iosor~e dopo una raptda cot·s" in automobile scopet·ta quando !-!l i occhi non sorto pr ol etli, d ill'~ t· isc·e in pal'eccl ri punti dalla cong iuntivite or ..linaria, ~pecit1 1rn ente nel peri odo c t·on ico. L'inJiammazione è allora quasi completamente circoscr itta olia congiuutt va bul b a t·e ; il tessuto sottocong iuntivale e i suoi vM<i sono i ngo 1·~ati e tortuosi; lA secrezione è. piu tt·as pAt:~nte e piiJ acquosa. Gli iudi vid ui ch e ne sono atfeltt m igliorano 1·apidamente con applicazio ni fredde e con debol i astringeuti; m a l 'auto re condanna g iustamente l'uso immoderaLo dell'at.h·enalina, perché essa


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RIVISTA D'IGIENE

produce un'esngerazione di contrazione delle fibre muscolari dei vasi, la qualel1nisce con una congestione passiva, più diffkile a guarire che la malattia primitiva. Son pienamente d'accordo col Davis nel condannare l'abuso dell'adrenalina la quale oramai - in grazia de' suoi effetti quasi istantanei -viene applicata a drilto e a rovescio in Lulte le infiammazioni oculari: r i guardo alla con ~iuu­ tivite degli automobili!';ti, di cu1 ebbi occasione di osservare quaiP-he caso, dirò che la ritengo una vera e propria congiuntivittl traumatica prodotta dalla proiezione violen t~· nell'occhio di granelli di polvere, Lli frammenti metallici,· di piccoli in selLi, ecc.: e si sptegherebl1e in tal moùo il r apido miglioramento cht: si o tt1ene quasi sempre con le applicaziOni f1·edde le quali, come è noto, rieSèono molto éfflcaci !ippunto nei tratnnatisn1i oculari. TnoMBt::T·rÀ.

B. KA ''SER cd OLLENDORF. - Sull' &llloae aoolva e aulle alterazioni ohe oagloaano negli ooohl le larve dl moao:be e dl altri b.aettl. - (Centrall.ilatt .fur rlie medicinischen. Wissensclwjten, n. 5,1 905). Kayser riferisce clio in un fanciullo, un insello alato penetrò in un occhio. La congiuntiva divenne perciò fortemente edematosa e tumefaUa, disseminata di numerosi granuli nella sua ripiegatura e la congiuntiva del tarso si ricoperse di una membrana fortemente intrecciata, facilmente distaccabile. fra le tumefazioni congi unti val i si trovarono parecchi piccoli vermi bianch i di l mm. di lunghezza e di 0,3 mm. di larghezza; allontanali i quali si ottenne la guarigione. Si trattò di larve del genere sa.rcopha~a. Ollendorf osset·vò due casi, in cui piccole larve bianche di mol'che avevano cagionato una congiuntivite. C. SFORZA.

RIVISTA D'IGIENE Norme per le rloerohe •ul fabbl•ogno allm·entare. Nella valutazione del fabbisogno alimentar~ pet• l'uomo le numerose esper ienze all'uopo istituite hanno spesso condotto a risultati non ben decisivi, e ciò specialmente pel fatto che i diversi osset·vatori hanno usato metodi o procedimenti molli vl:lri ed i risultati sono stati per· necessità difficil mente pa ra ~o­ nabili. Certamente l' import·e un metodo sul modo di condurre queste esperiauze sarebbe assurdo, essendo spesso indispensabile il variare i procedimenti tanto· a scopo di controllo quanto per completare delle t'icerche ancora abbisognavoli di studio. Nonpertant<? il seguire una via la quale dia alle esperienze una diretth·a appropriata per la valutazione comparativa dei r isultati é delta somma impor·tanza, ed é perciò che r iteniamo interessante riassum ere in quel che segue le indicazioni che sul proposito ci da il Maurel, una personalità mollo competente in queste ricerche, a che sono ampiamente discusse nei n. 5 agosto e~ settembr e '1904 della interessante Reoue de la sociétd scientijique d' hygii:neal imenlair e.


RlVISTA D' IGIE~E

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Condott a tl o. segnJrsl nello studio della raztone media di mautcnlmento. A) Condi;;ioni generali d elle e.~pe rien •e.

È indi spr nsabile, almeno in prin cipio, ,.d il pl'obleu ta è già abbas tanza cQm· plesso, di considerare sol tanto lo stalo normale N ello stato nor male occorre studiar e dapprima la ra.:ione di manleniml'nto; tutte l e altre comprenuono sernJH'e questa razi one, di più un aumento per le pe1·dite dovute all'accr l:!scimen to, alla gravidanza, all'allaltamento, al lavor o, ecc. È an ~:h è i ndispensabile l'i ntender si sul modo di compr·ender·e la r azione di mantenimen to N on è possi bile pen~are a tener· calcolo in que~ lo studio Jelle semplic1 perdite fatte da un sogçrrtto ~ollopo!> lO ad un rrposo compl eto, tanto più che le espe1·ienze si fa nno generalmente su noi i<leE<si; è perciò. che !'ebbene a pr ima vista sembr i la fo1·mola manca re di precisione, pe1· ra1.ione di m antenimento è bene intend e r~ ((U~> I Io elle serve n ri,,arare le perdite di Hn or-

aa nismo asst~g(lell ato ad un.a allioilà m edia. Le esperi enze sugli animai• sono util is!'im e; ma soltanto quelle falle sull'uomo ci permellono· di fìsl"nro la quailtita clelle diver se sostanze orj:raniche c: miner ali nect>s~a ri ' al suo mantenimento. Esse poi rle&IJono esser f atte, per quanto é possibil e dallu .<:perimentatore su se stesso. I nollr·e bisogna sper imentare dapprima sull'uomo atluléo ctai ~5 ai 45 anni; le perdite del la donna sono sol· toposle a variazioni le quali debbono essere studiate sepa r·atamentc. ' Il peso dei sog~etti essendo molto variabile, bisognerà scegliere d..li soggeHi di un peso normale paragonato alla statura, e riporta' e le sue perdite a un chilogrammo del suo peso. La lemperattLra ambiente avendo una consider evole influenza su queste perdite, occorrer é per quanto è possibile, che le espe· rienze siano fatte a temperatur e q uo~id i aoe oscillanti f1·a t o• e 20•, ossia ad una temper a tura media di 15°. Prima di cominciare una esperienza, bisogna Mltoporsi a un r egime facile a seguirsi, a tro varsi e a ca lcolarsi, e con delle quantità che mantengauo lo $per imentatore al suo pe:oo inizia le. Con alcuni giorni di attenzione, si g-iungerà a r egolare le p1·oprie ful)zioni digestive eù ur inarie; infine, per quanto sar a possibile, si seguite1·à ad attendere all e stesse occupazioni di prima. L a dur ata dt~ll'esperienza varierà a seconda della questione che si ha in unimo di studiare. Se si tratta di conoscere la quantità totale di aliroonti necessari, i qual i permettano di seguire un r egime normal e, l'esper ienza potrà continuar e a l ungo, 10 o 15 gior ni e anche mollo di più. Se si tr atta invt-ce di un'esper ienza la quale ' modifichi l'al imentazione l'endendola in qualche sua parte insul'fìcienltl, non con verrA protrarla al di la di ~ o 5 giorni. In tutti i dosamenti degli e:ccreta bisogna tenel' calcolo degli inge1ta, alLt·im enti i .r isultati perdono quasi completamente del loro valore. Lo sl esso de,·e far si anche pel dosamento dell'urea, dell'acido cal'bonico, dell'acqua e cii tutte le sostanze saline. B) Ricerche sulle sostatu e orgiLniehe e minerali.

P er fissare una r azi one qualunque, è indispensabile il dt!terrnioare le per dite che deve subire questa ra zione per ciò che si r iferisce alle sostanze azotate, al numer o totale delle calor ie, all'ossigeno della r espir azione, all'acqua


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RIVISTA D ' lGIE~ E

e al le altre di ve•·;:e sostanze miner al i. Per la razione m edi a di mantenim ento, {)Ccor.-e detc•·m ina1·e quPste per dite per un cll ilo ~ra m mo d'adulto normflle. I n quanto alle w~;wn:e azouae, e !!'~e debbono esser e in quuntità su rli ciente p>-lr sostltuit•e gl i ul bumin0Hii consnmat1. N(ln bi:<ogna pe1·ò esagerare nel l a sommi ni<:trazione di questi l'llilllenli, giacche l e os;:;er vazioni numer ose d imostr ano c ile l'abn:::o dalle so:-tnnze azotale pr ed ispone all'a1·ll' ilismo. A ncl•e impPl'ltl nle {• la ryuantità tvia/e di r·alor ie ch e dehbGno e;:ser fo•·nil~ all'OI'ganismo. E"';:e ,·engono fo•·ni l c da 11·e categm·ie d i alimenti: le sostan~ e a ~otate d1 cni si.~ ammesso un qua11 l i lalivo un poco magf{ior e di quello necessaJ•io a sosti t ui r e gli album inoidi conslltllal •; le sos:lanze ternarie ra pp!'esentale d <~ i corpi o r assi e da ~li idra ti ,u caruonio. Cit·ca alla p1·opo rzio ne nellA quale debbono som lllillistr ar si questi uiLimi, si ammette p-eneralmen te, almeno pe1· la popolazione l'rsncese (e cosi dica!'ii di •IUP.ila ita li ana), il consumo di u n ter z.o di co r pi gt·ns<'i e d ue ter zi di idt'ali d i car bonio. Per chè la null'izione s i effl'Ltui in buone cOtld•zioni é anc he necessario c he l'or ganismo abbia a d1spos1zi01•6 una quantità surlìciente di oss ioeno per l t> sue ossid<lzioni. E' dunque di cnpita le impor tanza il conoscere la quantità di ossigeno 11ece:-"al'io oll'ol'g-ani sm(l, e sopralullo l'a<'sic.urare elle q ue;.la quantilil :-:ia n 1 es~a a sua d1sposidonc. Occorre i no ltrn df>lerminnr e ln ryuanliui. d'acr,rw, la quale eser cita un'influ enza nolevnle sui l'e nomeni della di~es li o n<', come pure è nece ssario di fis· sa r e la quant iui delle rlìoerse .~ostan;e m i nerali c he so no necessari e a sostit uii'e l e pe rd i l~>, sapendpsi rhe il pota:::.~iu, il surfio, la calce, i l magn esio, · lo ~ol/o, il .fu.~ j'v ro, il cloro, i l fa ro . e l'o1·~·a uche l'a r.:;en ico, :;ono indi:;pensabili a li'OI' ganismo. C) M elodica da :::en;ti rsi per deter m inare ,,ueste dioerse quantità .

Per gli azotati, il metodo che sembr a ra ggiunger e la piu g rande esttltezza, è quello dell'alimenfm:ione par.:iale in.su.ljleien,/e, metodo impie!!"ato dapprima da P. Uet·t e da Bouchard, e che co nsi~te nel for nire all'or ganism o una qua nli ta to tale di alime11ti sufficien ti bensì per assicurargli il numero d i calor ie che g li 11ere8sitano, ma nel far discendere gli azotati al disotto dei bisogni dell'or ga niRm o, valutando poi la quantità che esso ne consuma in queste condizioni; questa quantifà corrisponde alla 'Juantità m in i ma g iacché ror g ani smo é for zato a pr endere il di più che gli abbisogna dai pl'opt•i elem enti costi tuti vi. E p•·udenle, per non uscire dalle cond i~ioni normal i, non pr olungare l'esperime11l O al di là di 3 a 5 gior ni. P er la determinazione d~>ll e calor ie, i ri sultati piu esalli sono dali dalla calorimetr ia inrliretla. alimentare. Questo metodo consiste nel cercar e q uale sia la quantilit di al imenti 11eccssat•i per mantener e un soggetto al s ul) peso inizial e, e val utnre poi 111 quuutità eli calorie che danno questi alimenti. Vi sono p<'rò dei vanlRf!f!Ì nell'usa re c"ntemporaneamenle gli altri due meto.d: quello della calor imetria fn r/i,recta re.~piralo,.ia e tfuello della calor imetria · dcretia . Di questi ulti mi m etodi per e\ i l pr·i m0 è imperfetto, non potendo determinar<> che una pal'le delle calori e pi'odot le dall'or ganismo, il second0, condannando l'individuo in e!' peri m ento all'immobilità, ha una ùurata troppo !imitala. L a calorimetria i ndi1·elta alimcntnre, per quanto si pPesenti solto un as petto m eo':> scientifico ùei p1·ecodenti metodi ha i seg uenti vantag g i : è racile a p r·aticar si; può prolungar8i pe•· m ollo tempo, lien conto della totalità della p er dita in co -


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RIVISTA D 1 lCHE:\E

lori e; ci dà le per·dile n~lle crmdizioni che C0I'l'i~pondono alla nosl!·a razi one di mantenimento; può s:ervire come punto di par·lrmza e corne lermiue di paragone nt·llo s tudio di altt·o r azioni. La ' fllllulitu d'ossiueno neee<.:;;oaria all'organismo può rs>'et·e data da ll'analisi diretta dea li scambi rc.qpiraro ri. A que>•lo metodo' direi to !'i puo ~o~tiluire per!• >tnche q ui il metodo alimellla re il quale consi,.le ne! calcolar l\ l'os~ig..-no i m p1ep-ato, con uua t'azione di mantenimento ben dosata, pet• conclnt·J·e, Hllr, stilLO d'acqua e d'acido cat·bon ico LuLLH le sostam:e ter11ar ie, e p~l' condlll'l'<' ;.:-li azotati a llo st9.Lo di url;!a. E' inter Ps<.:ante a•1che il ro •!oscer e se l'or gani!':m0 ~ssorl1e r eAlmente léi qnanlitu di ossi geno che gli necassari11. L e esperienze dimoslr er·ebber·o che un acl1Lito cleoe ao(' re 8 cen 1imelri 'fuadrali di se;;ione Loracica. per un chilogrammo di peso norma/t. La quantita d'ac,,rw, la 'luale pr·oviPll6 d:fl tre vie, Jall<> bev~ncle c io!·. da~li al imenti soliùi e dall'osl"idazione dell' idroi-'cno, dovrà valu tarsi par agona n. l,, la quantità totale ru es!>a a dtsposizioue dell'or ganismo con qut" lla emPssa pPt' la via r eual e. Da r icer che clinrclte e"'eguile in pt•opo~ilo, t·i><uller obhe clte la quantitit d'acqua contenHla nPl/a r a:oionc dece w~8tcurar·c rla 13 a :!0 grammi d'urina per chilogrammo del peso nonna/e. Per tutte le materie s11line : pota.~.~io, sotlio, calcio . mn!Jnesio, t".Jsforo, :ooU'u, cloro, occo!'rerà r ivolg-er·si nella l or o deteru11nazi one al melndo dell'alimenta· .:orone par:oiale inst\ fflca:nte. È da r·accowandarsi per ò d i no n comincial'e l'esp->rienzn che drrpo un Cl'r lo t em po di pt·ova durante il •Juale una dala alimenlttzione a'-ris mantenuto il sog· getto al suo peso iniziale, e di non pr ol ungar e l'espPri enza al di là di 3 a 5 g iorni. L'A. conclude dicenùo che le prinCÌJ•Uli ind icazioni da lui compilale per lo s tudio delle razione alimentare debbono rilenet•si appunto come indicazioni, n on come regole assolute, PSsendo anzi indispensabile il lasciare ad ogni r iceJ·calore una certa lalitudme uellu scelta dei suoi sog-getti di studio e in quella dei procedimen ti sperint enlRli. Ri teniamo però che molle delle idee e delle ir1 dicazioni qui r accolle siano di g rande importanza ed é per ciò clw le raccomandiamo a lutti colo1·o che SI oct:up~no di questi l"tudi cosi imporlan t i j quali fanno pal'le del gran de e com plesso capitolo dell'igiene alimentare.

e

T E STI .

Epldemlologl& e proftlassl della meninglte cerebro-spinale epldemtoa - (Ga~elle d es H6tl ilau.e, n. 58, 19U51.

DoPTER. -

La meningite cerebro-spinale epidem ica p~:~ re abbia dominato in Europa nei s ecoli xvt-xvu, ed era conosciuta sotto nomi divet'SI (febbr·e cerebrale, cefalea, cefala l ~ia epidemica, ecc.). Larrf'y durante la ritirata dalln Russia la Jescri;:se sotto il nome d i meningite cttlllrrale da congelazione. N ei tem pi andali com· pariva ora in que-sta ora in quella r egione, attualmente non vi è paese d'Eu· ropa dove essa non si manifesti ogni anno. Si osserva no dei casi isolati, spo· radi ci nel co t'!:!O dell'anno, o qualche volla in forma di piccole epidemie l ocalizzate, più di rado cou estensione maggiot•e. In pl'incipio si riteneva fosse uoa malattia propria dell'ambiente militare, p oi st riconobbe che la popolazione ci vile v! é soggetta in g rado ug uale. L e p1·oporzioni variano · a seconda dei paesi : mentre in Franr.ie. su 57 epidemie ben 39 colpirono solo i militari e le


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RTVISTA D'IGIE:SE

altre promiscuamenlt• militari e bor~hesi, in I talia è la popolazione civile quella che vi è piil soggeliA, e nell'America del Nord di 20 epidemie, 2 snle infl~ri ­ •·ono nelle truppe. Per cio cl~t• ri~uArda la morbosi'à si può drr e chf', salvo rare eccezioni, la ci fr•a dei colprti è deuole o minima. La mortalita r elativa ment e elevata, varia !'econdo le PprJemie. :\'Pi casi beni~ni il numero de1 morti oscilla ft·a 33-37 p. 100 dei colpitr: nf'i cn!'i ot·dinar i i:1-GO p. 100, nei casi gravi Il 78-80 p. 100. La durata dell'epidemra, per quanto variabile, •\ abitualmente a ssai lun ~a; il tleco r~;=o irregolare con r emissioni uolevoli e riacutizzazroni intense. La mrning-tte cet•ebro-spinale é nola per la sua tenacia, a Bayonne persislt•lte per 7 anni, a Vars11via prr 5, a Filadelfia per l t. Certi reggimenti poi ;>f'mbrano pet'Rt>guitati dalla malattia, che li accompagna anche nei cambi di ~unrni;;ionr pet• ptll''lJchi anni. Fr·a le cau~c fnvot·e~gialri ci devono ricordarsi: la misHia fì!'iologica, la cattiva alimentazione 11 in ger111rale Le calli ve condizioni igieniche, ciio che spiega come la malattia colpisce !<=pesso e talot•a unicnmente la popolazione pover a. La fatica fisica e lo strapazzo sono condizioni essenziRimeute favor evol i che si t'rrrvon~ono sopt·alullo nell'cset·cito e l'anno intenrlere l A pr edilezione della mf'niugite cer cbro-!'pìnale per le r eclute non ancora allenate. Anche le condizioni melt•or•ìche h11nno un'imporlRnza rilevante, per quanto non dt'llullo nota. Sulle vi1• d'infezione non sì è fatta ancora luce completa. Bu~quel col m enilrgocorco isolato d»lle meningi, e deposto sulla mucosa na~altl òi conigli e cAvie, riu::~ci a far morire ' lue;;ti animali di quel'Ld malatlr~:~, Nl a trasmet l et·e l'ìnfer.ìone ad allri sen-cndo!:!ì del muco nas11le dì animali morti dì m ~nin gite. Da ci ù si può dedurre : che il muco nasale dei malati contiene il meninl-!O<'Occo, e cl1e '{ueglo ~e rme si diflonde alte m eningi per mezzo dei linftttict della muC0!'8 piluitaria. Da ciò si può arguir e ancora quAli devono essere l e n9rme protìlalliche ~opratullo nell'esercito: isolare i maiali appena fa tta la diaEtnosi ed invio al· l'o"pedalc; sorvegliare i vicini di letto, ed esammare il muco na~ale òi es:>i, ove Schiff' ha potuto r iscontare il menìngococco. T ali individui dovt·anno esser tenuti in osservazione, ed in casi in cui le r ir.erra micr o!ìcopìca fu positiva solLomellerli a lavaggi antisettici delle fns>:e nasali. A questo proposito sara neC6"f-!8rlo rivolgel'e speciale allenzione sui casi frus~i , i casi di meningile ambulatot·ia, che riescono tanto più pericolosi pcl contagio, in quanto r esl.suo ;;conosciuti. lntìne disinfezione iiella camP.ra, della biancheria, degli abili, e ><opratutto df'!rli es<·t•eati spP.cìe na!:<O raringei che sooo quelli più dannosi dal punto di vista del contogio. GRIXONI. FRANCA. -

Trattamento della melllnglte oerebro·•plnale eptdemloa.

(Deut mPrl. Woch, n. 20, 190:J). Nella gr·avissima epidemia dì meningite cerebro-spinale epidemica che Ira iufì~>rrlo a Li1:1bono nel 1902-1903, l'autore si è vuh•o con vantoszgìo delle initc>ziuni intraroclridee di lis~ lo. Dopo aver estratto con la punlurn lombare 20 50 cc.

di l1quido cefalo-rachidiano, mretlava con la stessa ag-o-cannula 18 cc neglr Adulti e 3-!l cc. nei bambini di una soluzione 1 per 100 di !isolo. l.e iuiezrooi rwi e~~si molto gr avi venivano r ipetute ogoi ~1• 1rno, tloo a eire il liquido estratto fosse sterile, ciò che si verifica in copo a qualche g-ior no.


INDIC E nJB LIOGRAFICO MEDlùO-:\lJLITA.RE

715

Quando il pus della meningite f'ra cosi denso da deJiuire con difficolta dal· una soluzione flsi ologics di clot·uro di sodio. Le iniezioni erano dolorose solo in lieve g rado e per un l empo limitato. N on si ebbe a rilevare Alcun i nconveniente d8i questo lratlamento, Rolo sul palmo delle mani e sulla piAnla dei piedi com pariva, d1;po ott0 o dieci gior·ni, una int en~a colorazione gialla. A g li ammalati ai rtnali si lhcevano le iniezioni di !isol o, non si somm inis tra vu altra cura medica. n è anal ~esici, né baio'{n i, n è applicazioni di ~l11 a ccio . l t·i ~ ultali otlenuti fur0110 lu ~ i n~!Ji e l"i ; mentt·e fra ~li infetmi sottoposti aliA sola p untura lom bare !'Ù f'bbe una mOI'taJ,ta del 6ti p. 100. in quelli curati col !isolo ~i abba ~sò lino a l 2\J p. 100. Inoltt·e si ebbe a rilevare la mancanza di ri cad ute, la di minuzione clelia d ut·ata della malattia, la limitazione nel dimag ramento e lA r ar 1là dei t·Piiquali morbosi, che furono sempre di lieve entità. La sostiLuzione te11lata del cinual<> d i m er curio al lisolo, non dierle r·i8ult ali favorevo li ; le iniezioni s tesse di l isolo non esercitarono alcuno azione benefi ca sul decor so della m enin g1te lu ber·colare. G R.I XO !~t. ra~o . allora pet• diluirlo si prnlicavano lavaggi c.o n

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INDICE BIBLIOGRAFICO MEDICO-MILITARE MESSINEO GiUSEPPE, tenente medico: Studio pel trasporto dei f~:: rili durante i i combattimento, (Estratto dalla Rivista m ilitare. l 905). CoNsiGLIO PLACIDo, tenente medico: r.e disfrenie cefalalgiche. (Estratto dal l'o· liclinico, 1905}. E. BAROI'II e G. B. Guto1, fa r macisti militari : Analisi di collauddzione del Ci· treto sodico effervescente. T orino, 1905. (Giornale di Farmacia ch imica

e scien;e affi ni). ALVARO GIUSEPPE, colonnello medico ispettore: La malaria nell'esercito nell'anno 100t (Estratto dagli Alti della Sucletù per gl i studii della malaria, 1905). ZERI AUGUSTO, archivista al Ministero della marina: L e infermità e le im· perfezioni fisiche quali cause di inabilita al servizio mili tare. (Estratto dalla R'f orma sociale, fase. 5, 1905). PoMPONI ENRICO, tenente m edtco: Ost eoperiostile consecutiva ad infezione lifica. (Gaz.: etta meclica di Roma, 1905). BEVACQUA ALFReDO, sotlotenente medico : Sul carcinoma cilindl'ico primi· tivo del polmone. (Estratto dal Giornale internazionale delle scien:e mediclte, anno XX VI}. PAGNJELt.o ALFRÉDo, farmaci sta mi litare: La divinazione del pen1>iero e lo spiritismo in rapporto coll'ipnotismo. Studio critico. Cagliari, Trp. Montorsi, 1905) CoNSrGt.tO PLACIDO, tenente medico: L'ttlberg o dei poveri di Massimo Gorki. (Eslr&lto dall'Italia Moderna, Roma, 190:i).


711ì

CO:-IFERENZI': ~ClE:'\1'IFlC'HI·: OEGLI OSPEOALl MILITARI

NIEDDU A:-~ To:-~to, cftpr tano m edico: Contributo ali'essme funzionale dell' udilo colla parola. Propo~t1:1 th una sc~:~la ototipictl. {Estratto dalr A r cltioio Ltaliano rli Olo/O!fia, Rrnul. e Larinf!., 1fl05). lo. 10.: A lcuni t·isullali di r<tdiolerHpia. (Estrailo dal Giorn ale d ella R . Accademia di ntedir:ina di T orino, 1!)0 1.). l o. ID.: Ceber Ji ~ l'llllklitlllel le unl~ rsud mng cles Gehi'ri'OI'gans miltels dei' Spl'ache. - Sn1111nelreferat. (f.:!itralto duii'Jnternat . Cent r alu!atl /Li l' 0/trenheillwnde , v ol. l l l, H efl .. 7 ). SM<Tt:CCI STEFA~O, capit11rro m edico : ~ndotelioma del nervo ottico . (Estratto rlagl 1 Annal i rli O[Utlmolo!Jia, Hl05). Fr: N..\10 1~ 1 GIULIO, ::ollut enent.e meJko: l !<let'iEmo eJ epilessia n ei milit.al'i. COli· tributo allo sl udio dt:lle J ue uevr·osi, cnnsiderate specralm ente dal punto Ji ,.i>:L1:1 m••rlrco -l efr>~le mrl itat·e. ~ ien a, 1911J. O ~c: FALCO ANnnE.>., tll fll!l-{iore medico : Palogenesi unica delle malatlie vascolaJ·i sec1·eti ve e nodulat·i deg li occhi. e dtJg- li org-ani vicini. Napoli, Società commer ciale libt'A ri ~:~, 1!JO:i. Un vol. in 8' di 220 pa,z. ALTOU~ t.Lr ALnERTO, capitano tned ico : Del diverso coruf.Jortamenlo del B. coh c del O. Jel lrfo nel brodo St<mplice di cat·ne adJizionalo dt sali sadici dt · acidi or gAnici app<~rlenenti alla Serie g t·assa. Ricer che !';perimenlali. C~.Hntllricazione falla alla R . A ceademia dei Fisiocritici in Siena. ( Adunanza dd 4 luglio 1!)05). Il Poltclintco, sezione pt·alica, fasci colo n. :Jf>, Hl05. JANDO LO CoSTANTINO, colonnello m edico : Ottalmoscopia ed ollica oculislica. :\l anua le teorico pratico. Un vol. di paft. 316 con 82 fìf{ur e intercal ate nel te:>to e 12 fì~ure io cr omolitogl'afia. Napol i, T i pcgr. F et-ranle, 1905.

CONFEilENlE ~CIENTIFICII~ DEGU ~~PEDALI MILITARI SOWRIO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI ( DAl PIWCI·:::>SI VERDALI PERVENU'l'I Af,L'ISPETTORATO DI SA XITA b.~ILlTARE

( DAL 17 Gl'CGXO ALJ.'8 SE1'TEMDRE) .

CHIETI (giu znol. -

M emorie lette: tenflnle medico TROIANJ PrETRO: R iasr<Uil lo stati;;lic" clinico del riparto misto tiello speciale di Ch ieti dal 190:.! fi l 1!)05.

G E~ OV A (ma~g- i o) . -

Capitano m ed ico SuLLIOTTl EFtSIO: Co nferenza sul servizi<, !'anitario i n zona avanzata e in zoua cen l!·ale in caso di radunalo ~ or.!- Ovest. GE:\O,. A (~iugno). - Capitano medico SuLLIOTTI EFtSto: · Confet·enze sulla m o bi lilazione:

·t o Del ser vi zio san ilario in caso di adunata Nor d Est; 2' Leltut·a d el Pr ome11lOria e òei D.ar i dei varii Enti della Direzione, con richiami alle disposizioni del Tomo III di m obilitazione.


CO~:FEHE~ZJO: SCIJ-::-\'ll.'lFH'JLP.

DEGLI Ol'I'EJl,\1,1 ~IILITA IU

717

FIRENZE (giugno' . - .\fem, r ie lette : cnpi tano rnPdico PER \ SSI A;-.~•I'OXJO: CurA d i ci;: ti t:matica para 11 P r,·oure trAI P; esi lo di contus10rll.l da ca l<"i r.~ d i ca \'H llfJ. I n seguito alla con tusione r rrrale si produs~:<e ra pidnmerrte un volurninos0 ematoma I'clt·ope ril n iiCt~l e; ;.i dovette pFlrciò i nlf'r,·eniJ·e c·olla ma i'sllrializzA zione dellu membr·aua cislica, e sno.:t:OS'"IVO svnolamento dPila J'acccolt", con r i;<ultato ùi gunr igione.

i\l ESSI :-l A (!:{iugno). - Memorie le!tP: snllol enenlt'. medico di co111plr>rnenlo; P ERRZ PASQIJALE : S.J di LIII CASO di ncne r.lreloideo di Bazi n e di /ic!len. p/a n.u .~. (OILI·e ol ia pr esentazione dul rnalnltl eire offre r:onlemrorAnoamenle le due r al'e fo r mo rnorboc;e, l'A. fl't una Ol'dinata fi"PO"izionù dell'anatOJIIi(l patologica d ell'ezioloaia e della cura di queste allezion1). ;-..;APOLI (luglio).- M emorie ll'ttc: Tent!nt~ rnedwo C.\LJF.xoo E;-.~n1co: Form~ mor·bose con cui si esplica l'a utointossicazione. ( llHssegna anal iticA delle VIH'ie fo rme e sinrlr'OIIia 'diperrùemi d8 autoinlossicaziont>, con speciale ri guardo ai clis~urbi n<•rvosi ed alla neveastenia). PALER YI O (giugno). - .\1emorie lette: moggiol'e medico CARINO ToMM A~o : St01·ie cliniche r iguanlanli: 1° Un caso di calcolo ve!!'cicale; 2° Due casi di fr·attur a della base Jel c1·anio. Il pri111o ca~o fu oper a lo feli cemente mediante la cislolomia soprapu bica. Gli alt1·i òue cal:'i sono nutevoli sin per l'esito di guarigione sin per la ccJm p l etd feno menologia pr esentAta e pet'chè confermano il rapporlo Lc·a le l'e)!ioni d el cr anio colpile e la sede dcJIIn r,·atlul'o nella hase. P A DOVA (~iugno). - M emorie lette : sottotenenl·~ me,lico rli rornpleruento, C.\NNATA SEBASTIANO : La no l'a batlHI'iCa nelle alfù:tiOill brutrC(l-pOimollèl l'i dei nliH'billoc:i. Espone una serie di l' icerce bulleriologiche follù i n cinque CliSi di mor billo seguiti da morle. PA LERM O (maggio). - Comu.lttcazinni: te11enle colonnello medico BEn NARDo LUIGI: Sulla diagnosi dulia malar·ia. Prend'!-rl<lo occasione dalla circolAt'e del 15 art·ile l !105 dell'li"pettorato di sani la r A. dimostr·a l'iiuportanza di una diagnuqi nelle forme mHiariche e delle alt~razioni del 8angue, d i unn acr ueatn n!'ser ,·azione tlel ciclo no-sogt·Afìco e febbl'ile, e ciò Allo scopo di dnee norme esat.le pe1· In bonifica oJ·ga11ica meJianle sali di cl1inino . Pervenner o inoltr·e nll'l!'p•'llor atn .li sanità militar·e le s~!!uf' nli mer,loi·ie : A:<GtULLI dollor (Jus rAvo, l eneu te m ed ico di comriPmenlo: Sulla eu 1'a ddlu t u ber colnsi pol mooai·e. Co:'-!SIGLIO PLACrno, tenenl~ m edico : L'ernozi<Jne e la su<~ importanza nelle osses!'ioni. GJLARI•oNr E;-.~nrr.o, tei:Pnte mediro : Di una n u o va pinzA per allestire estempor·anesmenle peepat'llli mi(T ill>Copici pet• \'e tri n i por ta-oggetti. MEN:-<ELLA. A. HCA :-<GELO, cnpitaoo medico : Newa~teoia e Aut oinlc•ssicazi oni. R1zzun GrusEPPE, ten enl·~ medico: Sull'as!'OCiAzione del bacillo pseurlo-difterico col gonococco eli N ni <>set· nella blenorr agia. RoTTI\ F'ILWERTO, so l.totenent e medico: Sopra un caso di lussazi0ne inveter ata dell'anca ridolla co l rnetodo cruento. SALINARI SALVA TORE, capitano medico: l modemi processi operativi delle cisti idatidee del fegato non suppurate (a proposito di


718

MISCELLANEA

un caso curalo e guar·ito per primam col processo Delbel). TROJANJ PIETRo, lene nte medico: Modificazione al m e lodo Rugg i nella cura dell'ernia crurale. THOMBETTA Eo~oNoo, m~~giore medico: 11 massaggio in alcune malattie dell'occhio, nole di terapia oculare.

MISCELLANEA Associazione medica internazionale per contribuire aJia soppressione della guerra. Quesla as S<!Clazione SI é r tunila in assemblea generale ti 24 giugno scor so alla ~~~ a sede soctale, Rue dcs Ma•.hurins 25 a Parigi, solto la pr esidenza del doltOJ'e Rivié re. Molli m edh:i. dt va t' te noziona!llò, preser o pat•te a questa r·iunione. L'ussoc1a zione ha preso all'unanimllà le s ..g uenli l'isoluzioni: Jo Inviare feli citnziMi al preside nte noo~e vell pet' il suo intervento in favor·e della pace russo-giappo nese. . 2• IJtclliRrazioue del pr·incipio segueute: Le tendenze pacifiche de ll'asso· cifl zio ue r·ispetlano intPgralmente la nobile idea di Patria, e non toccano per unlla la C(Ue~tione del disaNno. (Qui ci pare elle ci sia un po' di contradizione cui titolo s tesso d ... l!'associazioue). a• Che nei connittt d'interessi c he possano dividere le nazioni i g o,•erni te ng-ano m eno al l'amor proprio nazionale che all' mleresse genet•ale; e in caso di conflitto ar·mato, le ostilità non comincino s e non dopo la dichiarazione di g uerra. 4° Sarebbe saggio ed umano un controllo internazionale sulla fabbri ca· zione tle lle armi e degli esplosivi. Contro il saturnlsmo. - L'ass ociazione internazionale pe1· la pPoleziooe legale dei lavoratori ha is ltluiLo un concors-o con 33,750 franchi di premi fra gli a utori di opere indicanti i mezzi pet· combattere i danni del saturnismo. Pet· i pro~trammi rivolgerdi all'Q!fice international du traoail a Basilea. Famiglie di emoflliaci. - Il dott. Sossen ha studiato la genealogia di una famig lia òi ernotiliaci, conosciuU.. f{ia Ano dal 1827 per le osservazioni del doLl. Chelius. L'albero geni-!alogico comprende 4 generazioni con 207 membri, di cui 111 uomini e 96 d<•nne. Fra le donne nessuna emoftliaca; m enlre tra i maschi ve ne furono il 45 p. 100, e di questi la m età morirono per emorrag ia. Le donne invece, pur non essendo emoftliache, lrasmellono l'emofilia per eredita. la guerra contro le zanzare agli Stati Uniti. - A quanto legg iamo nei giornali medici Blltel'icaoi, la campagna contro le zanzare comincia a da r e dei rtsullali molto bt·illanti ::;pecialmente nella Nuova Iogllillel'ra In parecchie località rii bagni mal'itt1mi, infestate negli an ni precedenti, dalle zanzare è s tata notata la quasi scom parsa. Il mezzo prevaleutem~n te adopòrato fu lo spargimento di petrolio sulle acque s tagnanti; poi il drenaggio dei tert·eni paludosi, la chiusura di canalr, di pozzi ecc.


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Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dispensa n. 3:!, 31, 3r., 35 e Ji .!el DoU•ttino uflicial• d• U• nomino).

Uf8olall i n s ervtzlo attivo permanente. R. Decreto 12 agosto 1905. GEMELLr cav. Cesare, maggiore medico inf~r·moria pr osidiar ia Aquila. lo calo in aspettati vu pPr' sospensione dall'Impiego.

Col.

R. Decreto l 2 agosto HJ05. A NGELozzt Lui[Ji, tenente m edic:o io aspett11li va per m otivi di ftllniglia, per la dur ata di quattro mesi a Chieti . - L'aFpetLativa di c ui sopra é pr nr·ogata per un periodo eli altt•i otto mesi .

Determinazione M ini.~te riale 31 agosto 1905. NAPOLITANI Melchiorre, tenente m edico 91 fanteria.- Trasf~rito t·eggimenlo

lancier i di A ostt~. PALADINO Domencco, id. 2 artiglieria cam pagna. - Id. R. cor ro ùi truppe coloniali. Prendera imbarco a Napoli i l 13 ~ettembre 1905.

R. Decreto 21 a[}oS{(j 1905. CoRBI Edoardo, capitano medico in aspettativa a Roma. - Richi amato in seJ·vizio 92 fanteria dal ·J3 8AOSto 1905. ALESSANORI':LLO Giooanni, sotto tenente medico id. per m otivi d i fami glia a V ittoria (Sir acusa) (Regio Decreto Hl marzo 1905). - Ammesso, a datare dlll 19 settembre 190i>, a concorrere per occupare i due terzi degli impieghi che si faccitmo vacanti nei quadri del suo grado e cot·po come gli uffìciuli contemplati dall'art. 1t della Jeg~e 25 ma ~~i o IS52. Richiamato in sP.rvizio 33 fantel'ia dal 19 settem bre 1905.

R. Decreto '18 agosto 1905. L ucciOLA cav. Giooanni, capitano medico ospedal e Bari. -Collocato in posizione ausiliaria a sua domanda dal 1' settembr e 1905.

R. Decreto 27 agosto '1905.

Rosario, tenente m edico in aspettativa per m otivi di rami~lia, ad Ad· r eale (Catania) (Rep:i Decreti 8 dicembre 1901 e 8 giugno 1905). - L'aspel· tativa di c ui sopra é pr or ogata per il periodo di tre mesi.

ScALIA

DE S T EPHANJS

Determinazione Ministeriale 14 settembre 1905. Git1seppe, tenente m edico ospedale Ancona. - Trasfer ito r eggi-

meolo cavo.lleggeri di Lodi.


i:]()

)IOVH.Il;X'J't AY\EXt;Tl XEJ. CORPO SAXIT. li: Xli:L PP.RS. Jo'ARMACEOTICO

l !'t>~uenti capi tttui medici >:ono S!'RPgnali al cnr ::o bim P!>lr·al(\ d'i ~iene pr C!'.!>O la !'Cuoia rli applicazione di !'81111/l milil.tlre che avl'it luogo dal 20 ottohr e al ~~~ clkembre p. ,.. l mede!>irui :-:i pre~enleranno ali& !'cuoia su !della rl t!l ottobre l !lU5. c..~r EG .\RI cav. Gw. /Jaftista, Mpe lale ~l da no. -

SOTIS Andrl'o, id. RaYenna. t;Lt.tOTri ,..1/i.~io, id. Gcnu\'A. - v,.,~.TTA l'ilfo rro l~·ma nuele, lllfermer·ia JH'!'!'iclrttt·ra Sreua.- CA:-<TEI.LA .Warwno, }~l fan terra. - Nf;GHONI A nlonio, tllrcl.- Lo>;cui Pietro, o~perlale succur·SAie Udme.- CAS t ELLO Franceseo. i Hlpiui. - llo:-~1:-~r r;wseppe, 2 a•·li~:!lieria campntrna. - \'tTULLO Giu.w!ppe. 2 1d. fot•Leua. - S.;t;Azzt l ·;uurio, :,:l fanlt'r ia. - t\IO'IU~LLO ~;·rn~>sto, 5 t~lpini.- GAt.Vo~.G:-~o Tcon.e.~w. reggimento cavalleg~ert di Lucr:a.- MARI\AS lifl.!laele, infer·n1t'r·ia p•·esidiArra Prneroll). - Rossr Gaetano, r ef!gimenlo cavollegl{ur• dr \ 'icenza. - Ptzz.ocARO Clemente, 49 fanteria. - D'AMICO lliayio, 73 fanteria. - GRtSTtNA CaRlrenzc, ospedale Palermo. - CoPPOLA .\'!COlo, 1'6g"~irnen to ca val!Pggeri u m berto l. - Cuoco Lwyi, iif! fan ltlris.

R. Decreto :H agosto 1!JO::>. CuTRI ca v. Ferdinando, capitano medico 10 ar t. campagna. cognome come · appresso: CuTRi cav. Fe rdinando.

Hc ttifìcalo il

SolLotenenli medici promossi lenenti medici. Sl'Rm Domenico, 8!) fanteria. F o~.LCETTI Pietro, t g r anatieri. - BIOLCIHNI France.~co, H fan ler1a - BALESTRA Durlio, 4~ id. -CASTEL NOVI Lodorico, 5 alpini. - BALLA .-1/berlo, 60 fanteria. - CoSTAfiiTINI Giusrt•[le, 2 al pini. - SERIO Vito Nicola, brigalA arli ~Jie1·ia co~ la Sardl'gnA. - L~NZ• A r'"anrlo, 26 fante•·•a. - ScoTo F ilipponeri. 23 id.- TERR A- A SRAMI Giuseppe, ti td. - :\fAzzF.TTI Loreco, 00 id. - GAZZA Alessandro, 38 1d. - STANGARI>N& Filippo. l nipini. PAPALE Baniero, 45 fanteriA.- CASALI Ptetro, l :l ar·tr~heria campagna.

R. Decreto 7 settembre 100::>. LJCARI l'ill(:en•o, capitano medico ospedali' Napoli. - C.>llocolo in aspeltath·a pet· mfer·milà tempos·aril" non provenienti dal servizio per lt1 ùui·ata dt ~ei me ... i.

Determtnazion.e Mini.~teria/e 21 ..~clfcmbre 190~~. s~;ruo l 'ito .Vico/a, tenente m edico al'liglieria costA Sar·degna.- Tra «f~ rtlo :2 or-

ti).!l•••l'ta C8111pH!.!ll8. l.vrcto, iJ. !)) rant;;:l'ia. -

;\l\zzi·.T I'I

Id. 19 fanlet·ra.

Notlfioazlont. ARRIVI E PARTENzr.; BA F. Pl::R L'AFRIC1\. PALADINO Domenico, lcnenl1• medico 2 arti glieria ca mpagna. la (',,JolliA Eritr~& il 13 sellernb1·e ID05.

Porli lo per

Il H eua t.t.orc·

D.' RmOLFO Lsvr, maggiore medico. H D•ret.t.ore

Dott. GrovANNr RA~DONE, magg. generale medi co 1spettore. lluma. I 'JII:O- Ili'· B. Voghera.


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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Giornale Medtco ciel R. o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascur mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonam t~nl? è sempre a nnuo e decorr e dal t• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è: Per l'Italia e la Colonia Eritrea . Per l'Ester;:;. . . . . . . Un fascicolo separato costa.

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L' abbonameulO non disdello prima del 1• dicembre s' inle11de rinnovato per l'anno successivo. 1 signori abbonali militari in effettività di ser vizio possono pagare l' iru· por to dell'abbonamE!nto per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (ancht~ a rate mensili). Le spese pe1· gli estratti e quelle pe1• le tavole lilogratlcbe, fotografiche, ecc., che accompaguas:3ero lo;~ memorie sono a car1co degli autori. Gli eslratt.i costano L. 8 per ogni foglio di sl.aml'a (16 pagine), o fraziontdi foglio, tl per eenco esemplari. Il prezzo è eguale sia che si tralli di 100 esem· plari o di un numero ruinore. l manoscf'iLLi non si resl•tuiscono.

Si è pubblicato :

LO SGOMBERO DEGLI

AMMALATI E DEI FERITI IN GUERRA M BMOIUA dei dottori l.ul•l Bernardo, ten~nte colonneUo medico t' Glu111t-ppe Brezzi, inaggiore medico, onorata. del 1° Premio a.] Con-

corso Riberi pei medici militari del 1902-1903. Un v<•lnme di pagine 280 con figure e tavole grafiche.

Dirigere le richieste alla. nostra a.mministra.zione accompagnandole col prezzo dj L ire 3 , 50.

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J J. f \

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P UBBLICATO

OJIIth' ISPETTO~JITO DI SANITÀ MlhiTJI~E

ANNO. LIII

FASC. X

1905

n1 O noBnE

S OMMARIO MJE•oallE OaiGilWA.LI .

Trombltta. - Il muSIIggio In alcune mal:lltie dell'occhio. . . . . . • . . . . Pag. 7tt Ylgllardl. - Sulla tl?qu ente concomitanza della punta d'ernia in!flllnale col cirso· cere e relativa cura. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • i'ffl Sall. .rl . - l moderni processi operativi delle cisti Idatidee del llllJalo non suppurate • 733 Trownl. - Modlftcazlone al metodo Ruggl nella cura dell 'ernia crurale • • . . . • 737 Annaratone. - Contributo alle malattie proresstonali dell'orecchio • . . . • . . • 739

CASUISTICA CI.INICA: Carino. - Contributo clinico alla cistotomla soprBpublca, p og. 7U. -

Duo casi di rraUure della bue del cranio seguiti da guarigione . .

RIVI STI GENERALI: O.tl••· - Nuovt metodi di cura nel campo dell' otorlnolarin ·

g ologla • • . . • • . • • • . . • . . . . • · . . • . • . . . • art'leTA. al GIOaJU,LI ITA.LI.&Jn JEa JII:8TIEal.

( V, l'Indiet neU' illltrM della t optrlina).

DIREZIONE ED A .MMINJST.RA Z IONB llOIIA • Palaao del Jllalltero della Gaerra, VIa XX Se~mbre . llOIIA

•

746


INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA. Pag.

B•hrlnt . - Nuovo metodo di cura contro la tubercolosi •

m

IIIVISTA DI NEVROPATOLOGIA. Guidi e Guerrl. - Su1 cambiamenti chimici negli epilettici. Ballet. - l disturbi Intestinali nella nevrastenia. . . Colella. - Studio sull e nevrill periferiche . • . . Espoalto. - Atrofie muscolari da trauma nervoso perilerlco

Pag. 76l

76t 763

764

RIVISTA CHIRURGICA. Butlln. - Svuotamento del triangolo anteriore del collo nei casi di nooformazioni maligne . . . • . . . . . . . . • . . . Pag. 765 della lingua. 767 Wlnckler. - Un caso di estirpazione della milta colpita rla aneurisma della sua arteria . Holfmann. - Formazione ctl ('rnatoma per lacerazione dell'arteria epigastrica Inferiore sinistra in sA~ ito a salto sulle calcagna . . 768 Abel. - Casuist1ca delle lesioni intra peritoneali. 768 Schmldt. - Ferit.'l tla pallim e tetano . . . 768 BUdlnger. - Sul sequestro polmonare • . . . .. . . . . . . . 769 Eaat~~~ann 11 ICeene. - Bacillo piocianeo, setticemia associata a vegetatione blastomicetiea nelle piaghe . . . . . . . . . . • . • . 769 MurphJ. - La protezione delle mani mediante l'uso di soluzioni di caucciù. . 770 PoiJ&. - Esito letale di appendiciti complicate a trombo-Oebite meseraica . . 770 Taddel. - Mor!iUcazioni lstologiche dell'uretere dopo la nefre.ctomla . . . 774 Hofla. - Contributo alla patolog.ia e terapia delle malattie articolari del ginocchio 771 . . , 77':1 . Momburg, - L'origine del tumore al piede. - (Fussgeschwulst) . Hofler. - Un nuovo metodo di sleroterapia nella risìpola. 773 . . 773 Subbotltch. - L'ileo, consecutivo ad appendicite. RIVISTA DI OTO-RINO LARINGOIATRIA. Muael. - Il paniPrtno d t Graefe e l'uncino di Kirmisson. . Kassel. - la tlosinamiuil nella cura delle malattie dell'orecchio

Pag. 771. 775

RIVISTA DI TERAPI!!UTiCA. Pag.

Huacard. - Dell'azione tonico-museola1·e e diuretica dell'acido formico e doi formiati Prokhorow. - Il guajacolo puro nella cura r!elle piaghe purulente • Sohlndler. - Sopra un nuovo prepa.rato lodi co • jotlone • • . o-are. - Superalimcntazioue collo zucchero . . . . .

775 176 776 77&

RIVISTA. D'IGIENI!!. CIIJappella. - l..e sotlatic.uioni del caffè che si consuma in Firenze . • . . . Pag. 777 Blanchlnl P Cler. - Contributo allo studio della determiouione del peso specifico dei materiali da costruzione e proposta •11 un nuovo apparecchio per valutario • . • 777 Vagedes. - Osservazioni mediche sull' Africa orientale tedesca con particolare riguardo alle malattie Jnfllttlve ed alla lotta antlmalorica secondo Koch. 178 BertareJIJ. - Alcune ricerche sulla tubercolosi dei rettili . . • • 779 Ko nradl. - Sulla trasmissibilìtà del virus rabblco dalla madr~ al feto • i19 CONGR&SSI. Testi. - Il primo Congresso d'igiene delle abitazioni

.

Pag. 179

RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Oe Faloo. - Pato~enesi unica delle malattie vascolari, secretive e nodulari de&lì occhi e degli organi VICini • • . • . . . • . . . . . • . Pag. 787 Pagalello. - La divinazione del pensiero e lo spiritis mo In rapporto coll'ipnotismo . . 79t Jandolo. - Ottalmoscopia ed ottica ocullstlca . . . . • . . . • . 7N Hlldelll"and. - Die Verwundungen durch dfe moderncn Krìegsfeuerwalfen • 7<i7 MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE FARMACEUTICO

Pag. 798


MEM O RI E

O R I G INALI

SCUOLA. D'APPLICA.ZIONE DI SANITÀ MILlTARE Al\I BULATORlO DI OCULISTICA {

IL .MASSAGGIO IN A LCU~E MALATTIE DELL'OCCHIO (l )

,•. :., ,.-

. l

r :'iote òi tcravia oeulare del dott. Ed•ondo Tronabe tta, maggio re mc,lir.o ilh~ro docente tli ortalmologia e clinica oculi~lica .

É mia intenzione d'esporre brevemente ai colleghi i risultati ottenuti dal massaggio in otto casi di affezioni oculari, che scelsi perchè mi parvero i più interessanti - fra i moltissi\lli che trovai n otati nel registro del mio ambulatorio, e in ctli fu applicato lo stesso metodo di cura. Tre di questi casi si riferiscono a malattie del margine ciliare; gli altri cinque, a varie affezioni dei mezzi trasparenti e delle membrane profonde. Quantunque il metodo curat ivo da me impiegato non ::;ia nuovo, es· sendo abbastanza uoti i risultati che ne ottcnero in antecedenza il Pagenstecher, il Gradenigo, il Chaudin, il P etraglia, il ~Just, il Friedmann, il Klein, e, più tardi, il Domec, il Mauthner e il Darier, il quale ultimo li riferì al X Congresso internazionale d'oftalmologia {Utrecht, l&J9)e recentemente allaRocietà oftalmologica di Parigi, tuttavia credo che le mie oss~rvazioni, sia per la loro varietà, che per l'importanza clinica, rappresentino un contributo non disprezzabile alla massoterapia oculare, e m'autorizzino ad affermare che la g rande semplicità e la innocuità assoluta del metodo ne debbano favorire la diffusione, non ostante lo scettic ismo di coloro, i quali, col ricorrere ai mezzi. più semplici, cr edono di minorare la scienza. Metodismo. - Il massaggio fu esclusivamente manuale, avendo potuto constatare che, non soltanto esso è meglio tollerato di quello elettrico, a cui prima ricorrevo, ma. che i suoi risultati sono senza confronto migliori. Del massaggio strumentale (vibra.torio) del Maklakoff, non ho alcuna esper ianza personale. Nelle affezioni P,alpebrali, il massaggio consistet te esclusivamente in frizioni rettilinee, secche o umide, (l ) Alcune di queste o;servazioni rurono PNsentate d~llo scrivente al Congresso ioternnlonale ·l' ortalmologia tenutosi lo scor so anno in Lucerna. E. T. 46 -

Gior11ale -medico.


722

IL MA $SA6GJO IN ALCUXE MALATTIE DELL'OCCH IO

secondo casi pratioate coi polpastrelli dell'indice e del medio lungo il margine ciliare e associate a una leggiera pressione. N elle malattie del globo oculare, impiegai tanto il metodo del Domec (massaggio-pressione), per il qu ale il Darier è così prodigo di lodi nelle sue lezioni di terapia oculare, quanto il metodo del Pagenstecher (massaggio-frizione); dando la preferenza al primo nelle ametropie e nelle ambliopie eJ..~ non tt.Stt; al secondo, invece, nelle affezioni dei mezzi trasparenti, della coroide e della retina. N ella maggior parte dei casi, mi limitai a fare una sola seduta. g iornaliera della durata di 5·15 minuti, _a vendo accertato che non s i tollemno bene parecchie sedu te nello stesso giorno; ed ebbi cura di far seguire a ogni seduta l' iustillazione di una o due gocce d'adrenalina (soluzione all'l : 1000 con cloretone) per fare scomparire l'i peremia congiuntivale, che insorge quasi sempre dopo il massaggio e che è abbastanza molesta. Re, nelle affezioni delle palpebre, gli effetti del massaggio si fec ero attendere per un periodo di tempo piuttosto lungo (da. una settimana a dne mesi), furono invece rapidissimi nelle malattie del globo oculare ; tanto che fin dalle p rime .sedttte si notava già un miglioramento nelle

condizioni dell'acuter.za visiva; il quale risultato, già messo in rilievo dal D arier, è veramente caratterist.ico di questo metodo di cura, e ispira. subito una fiducia grandissima nei pazienti, senza ch e si possa parlare d' Ull.1 azione suggestiva, che, del resto, cercai se m p re d 'eliminare nel modo p iù assoluto n ei casi che fm·ono l'oggetto di queste osservazioni . Osservazioni cllnlche. 1° Giulia N. d'anni 10, figlia d'un u rtlciale. -

A nisomefropìll as;oo~.;iAtn ~'~ • l

ambliopia ex non. usu: O . D. v = ~~O . ltf = 11 D. Noo miglio 1·a colle lenti.

o O. S . V = l. E. Esame <;>ftalmoscopico: slafiloma posteriore iniziale in O. D. In primo t.empo, massaggio elettrico, mal tollerato e senz'alcun effetto : più tardi, massaggio manuale compressivo alla Domec. Dopo la seconda se -

2

duta: O. D. V = . ~. M

= - 10 D. Dopo deci sedute : O. D. V = 1~ •

M = - 9 D. Si proseguì la cura con gli esercizi s lereoscopici, che vengono continuati anche presentemente con b uon esito. 2• Mario G. sottufficiale del genio, di 25 anni. - Retino- coroidile sijilitic a. con inlorbidamenlo del vitreo : O. D . V =

1

4 . M =::!D

-2 ' -O. S. VT M

2 D

Non mig:liora colle lenti.


723

IL MASSAGGIO IN ALCUNE MALATTIE DELL'OCCHIO

Massagg io manuale alla Pagenstecher in sei sedute, coi t•isullati s eg uenti:

DOPO IL M.\~S IGGIO

PRntA DEL M.ISS.IGGIO G l OR N l

o. s.

O. D.

17 maggio

V=:- T

V - -1_ - 4

v=a-

19

v= r

20

V = s-

2

v= s

l

l V =T

V=

l

2

V=

l

l

l

l

18

o. s.

O. D.

V= +

2

,._ 2 • - 3

1

V= s

l

v --~ 3

1

v= 2l

V =

2

V=

V= l

V= T

21

V= - 2-

22

V= 3-

2 3

E same oftalmoscopico dopo la cura: piccole chiazze di retino- coroidite moltC' periferiche; opacila del vilt·eo completamenl.e scompat•sa. L' individuo fece rit.orno al suo r eggimento (in Piacenza) in condizioni così buo ne, da poter ript·ende re subito servizio; g li si consigliò la cura iodica. 3• Rugget'O M. ufficiale del genio, di 28 anni. - Miopia di 4 D con

V = ~ in O. 0., dopo correzione. Miodesopsia permanente e mollo moles ta, dovuta alla presenza di minutissimi corpi mobili nel vitreo. Benché l'i ndi· viduo fosse sifllitico, le menbrane profonde non presentavano alcun segno d'allel'azione degno di nota. Dopo sei .sedute di massaggio alla Pagenstecher, la traspat•enza del vitreo ridi venne completa e cessò del tutto la visione delle mosche volanti. Fu consig liata la cura iodica. 4° Davide C., impiegato, d'anni 56. - Embolia pa r~ iale dell'arteria centrale della retina in O. S. con aspetto oftalmoscopico veramente tipico. - Fu impossibile il determinare l'acutezza visiva in quP-sL'occhio, giacché l'individuo no n discerneva che molto confusamente la metà superiore degli ogge tti, delle lettere e dei segni ottotipici. Dopo nove sedute di massattgio manuale alla Pagenstecher, si riuscì a ristabilire la circolazione nella zona retinica affetta e ad ottenere in O. S. V =

:)

'i.

(Richiamo l'attenzione aei colleghi su questo caso, che, per la sua importanza, può esser paragonato a quelli del Gradenigo e del Maulhner; giacché se è "ero che - come dice il Wood - bisogna esser molto riservati oell'&lLribuire al metodo di cura, qualunque esso sia, il risullato di guarigione d' una


724

IL MASSAGGIO IN ALCUNE MALATTIE DELL10COHIO

embolia doll'arteria centrale della retina, potendo trattarsi di guari gione spontanea, è altrettanto vero che, nel mio caso, non è possibile conservare il minimo dubbio sull'azione spiegata dal massaggio, per la ragione semplicissima che l'esame oftalmoscopico, praticato dopo ci~tscuna seduta, mi fece assistere, per cosi dire, al miglioramento progressivo delle condizioni della retina; miglioramento, che procedeva di pari passo con quello della funzione visiva). 5• MiCÌ1ele C. impiegalo, di 30 anni. - Retinite diabetica in O. O.:

O. D. v

- 61

l o. s. v - g·

Sei sedute di massaggio elettrico non diedero alcun risullato. Selle sedute di massaggio manuale dileguarono rapidamente l'opacità del vitreo, che era mollo accentuata, e alcune piccole emorragie puntiformi, raggruppate intorno alla papilla in O. D., portando l'ac utezza visiva alle frazioni seguenti : O. D. O. S. Giova il far noLHre che, io tutto il periodo in cui fu praticato il massagg io, la quantità di zucchP.ro nelle orine non accennò punto a diminuire (si verificò, anzi, un aumento per tre g iorni consecutivi), benché l'individuo seguisse scrupolosamente la cura, che gli era slala prescritta dal medico di famiglia: e insisto su questo fatto per eliminare il sospetto, che i buoni. risultati locali fos-· sero una conseguenza del miglioramento generale. Del paziente non ebbi ulteriori notizie, perchè, s tancalosi presto del massaggio, ricorse - come avviene purtroppo in simili casi - ad altri medici e, contemporaneamente, agli specifici della quarta pagina dei giornali. 6". O. M. ufficialt~ p:euerale. - Calazi multipli in O. O. - Io O. D. l~;~ palpebra superiore era talmente ispessita, che si riusciva a stento a rovesciarla e dava gran molestia al paziente. Siccome quest'ullimo non poteva a ssog)leltarsi ad alcun atto operativo per le continue occupazioni del suo servizio, cos i decisi d'intrapreudere il massaggio manuale (una seduta ogni giomo della durala di 10·15 minuti) aggiungendovi, a giorni alterni, le friz10ni colla pomata iodo- iodurata, che già in altri casi mi si era mostrata efficacissima, e di cui trascrivo la formula: 20 cenlgr. Iodio puro . . . 60 centgr . Ioduro di potassio Lanolina . . . 4 gr. Olio di vaselina l 80 cenlgr. Acqua distillala j ana · Al termine di due mesi, ebbi la soddisfazione di constatare la scomparsa completa non soltanto dei tre o quattro calazi isolati, ma altresl dell' ispessimento totale della palpebra superiore (tilosi) prodotto dalla confluenza d'un gran numero di piccoli calazi, che costituivano quasi una massa sola. Il generale M., pel'fettamente guarito della molesta affezione, che datava già da parecchi anni, è ora in g rado di attendere alle sue occupazioni giornaliere,


lL MASSAG GIO IN ALCU~E MALATTIE DELL'OCCHIO

725

senza conservare alcuna traccia d'una deformità, cha prima era molto manifesta e ostacola va perfino la m obili là dei bulbi oculari. 7' Piet1·o L., tenente di fanteria. - Cala:. io del c:olu.me d'un pisello alla palpebra superiore di O. O. Gua1'Ìg1one completa d0po nove sedute di massaggio. Giovanni M., soiJalo di fanteria. - Ca/a;io d'uguale volume del precedente alla palpebra superiore di O. O. Sensibili:\ diminuzione del tumorello d opo dieci sedute di ma~sagg10, associalo con frizioni di pomtlta iodo-iodurala. Il paziente oon volle attendere l e fine della cura perchè il calaz.io, quantunque n on scomparso completam ente, era cosi ridotto di volume da non produrre più alcuna sensibile defol'tnità nè molestia.

s•.

Considerazioni. Veramente, ogni considerazione sembrerebbe superflua dopo quanto s'è scritto sul massaggio, e sarebbe difficile aggiungervi qualche cosa di nuovo: tuttavia, l'interpretazione fisiologica dei risultati ottenuti da questo metodo di cura nelle affezioni ocnlariri.ferite dianzi, non mi pare del tutto priva d'interesse. Per quel che riguarda le affezioni dei margini ciliari, si può dire, col Pion-y, che il massaggio modifica le funzioni cutanee, nel senso che, provocando il distacco delle lamelle epidermiche (le quali son causa frequente dei disturbi di funzionalità), permette alla pelle di lasciar più facilmente sfuggire dalle sue cripte i prodotti escretori, di cui ordinariamente essa non si libera che a stento e talvolta con complicazioni infiammatorie. In altri termini: il massaggio facilita le funzioni di secrezione e d'escrezione, come pure l'aftiusso sanguigno e i fenomeni endosmotici, rendendo, in fin dei conti, più attive le funzioni della circolazione e dell'assorbimento. . Per quanto concerne il caso d'anisometropia con ambliopia ex non ztsn, in cui s'ottenne un certo grado di diminuzione dell'ametropia e un sensibile aumento del potere visivo, si può ritenere che il massaggio compressivo alla Domec, più che rappresentare un'azione stimolante sul muscolo ciliare come pensano alcuni autori. abbia prodotto: a) un allargamento meccanico dell'angolo irido-corneale, donde la deplezione più facile dell'umor acqueo per le vie naturali e l'abbassamento della tensione endoculare constatato in fine d'ogni seduta: b) una vera e propria azione trofìca sulla coroide e sulla retina, già messa in rilievo dal Gradenigo, e che, dopo le geniali ricerche dell'Angelucci e del Lodato, potrebbe esser localizzata alla triade retinica, di cui il massaggio renderebbe più attive le reazioni fisiche (contrattilità) e chimiche (retina-luce). Nell'embolia centrale della retina, mi pare si possa ammettere che l'afflusso sanguigno, divenuto più facile in questa membrana, abbia


726

IL MASSAGGIO IN ALCUN E MALATTIE DELL'OCCHIO

potuto produrre l'esp~lsione dell'embolo, che ostruiva uno dei rami dell'arteria. Negli essudati retinici, le stesse condizioni d'una maggior attività. circolatoria, provocata dal massaggio, debbono aver facilitato le funzioni d'assorbimento da parte del sistema ' linfatico, che, com' è noto, è molto sviluppato ed esteso nel globo oculare. Finalmente, nei casi d'opacità del vitreo dipendenti da cause diverse, l'azione essenziale del massaggio deve consistere nel favorire gli scambi dei liquidi endoculari e i fenomeni d'endosmosi e d'esosmosi, che hanno una così grande importanza nelle funzioni di nutrizione di tutti i tessuti dell'organismo. A questo proposito debbo aggiungere che una serie d'esperienze, fatte da me e dal mio assistente dottor Alberto Santa Maria nel laboratorio oftalmologico di questa scuola, e delle quali spero di poter riferire fra non molto i risultati definitivi, m'autorizzano ad affermare fin d'ora che il massaggio manuale accelera in modo veramente straordinario il deflusso dei liquidi iniettati nel vitreo, attraverso le vie linfa.tiche anteriori e posteriori del globo oculare. Avevo dunque ragione d'insistere sul fatto che la massoterapia oculare, vincendo la riluttanza di coloro, i quali aborrono la semplicità terapeutica come se fosse una di?nim~tio capitis della medicina, è destinata a occupare il posto che meritamente le spetta accanto a quAgli altri mezzi curativi, che, per esser più complicati e talvolta neppure scevri di pericolo, non son di certo più efficaci. Firenze, settembre 1905.


727

SULLA FREQUENTE CONCOMITANZA DELLA PUNTA. D'ER~IA INGU1X.ALE COI.. CIRSOCELE E RE LATI\' A <CU R.\

Per il tlotr. cav. Pat erio Vi.:;lillt•d i, mo~h1ur~ m,•,lko, o.l dello allu s pedale mllil;or~ d • ~hlano

È un fatto già bene accertato che l'ernia inguinale si accompagna talora al cirsocele, ma. che la sua fre(1uenza raggiunga· una percent;ualità elevatissima è di tale importanza non solo patogenetica, ma, quello che è di maggior peso, anche medico-legale e tera.peutica che mi parve opportuno il richiamare sopra di essa l'attenzione dogli egregi colleghi militari. Una. modestissim11. casuistica in proposito, che potrebbe venire presto ed a mpiamente completata nei vari ospedali militari, è stata da me raccolta nel reparto chirurgico di quest'ospedale nell'ultimo trimestre, cnoè in un'epoca già abbastanza. lontana dall'arrivo degli inscritti ai corpi, e quindi iu un campo dove la più larga messe dei casi era già stata mietuta nelle ripetute visite presso i consigli di leva, ai distretti militari ed ai corpi colle relative applicazioni degli articoli 77 e 80 dell'elenco infermità. motivanti la riforma per ernia e per i cirsoceli più voluminosi. I pochi casi di ernia incipiente spigolati perciò qua e là su individui disposti a sottoporsi ad atto operativo per liberarsi dai disturbi inerenti ai cirsoceli, di cui erano affetti, necessariamente poco voluminosi, debbono in tali condizioni acquistare e direi moltiplicare il loro valore. La vicinanza di grossi tronchi venosi o di un fascio di vene minori alle porte abituali di uscita. di un ernia incipiente, può essere causa di qualche esitanza diagnostica in qua.ntochè il tronco stesso o meglio un' ecta.sia. del medesimo o di tutto un fascio di vene minori si ingrossano e assumono le parvenza di un tumoretto d:pressibile quando si esamina il paziente invitandolo a. premere o a tossire. Ta.~a è il caso di una varicosità del tronco della vena safena. al suo imbocco nella vena femorale, quando tale imbocco avviene in un


728

SCf,LA FIHèQCE:XTE CO~COAIITAXZA

punto molto eleYato nel triangolo di Scarpa; la presenza però di altri nodi yaricosi lungo lo stesso vaso, toglie tosto ogni dubbiezza. Qualche cosa di analogo succede ancora nell'esaminare il canà.le inguinale in presenza di un cirsocele voluminoso, quando le varicosità. risA.lgono fino alla parte più alta del cordone spermatico e si voglia accertare l'eventuale concomitanza di una punta d'ernia; sotto nn violento aumento della pressione endoaddominale si rigonfiano le •ene del funicolo e si rimane talora perplessi se ciò che si palpa in fondo al canale inguinale· sia effettivamente qualche viscere che viene a sporgere dall'apertura interna clel canale inguinale entro un sacchett ino erniario, oppure semplicemente un ingrossarsi delle vene nel cordone reso più evidente dalla contrazione dei larghi m uscoli addvminali. Si è appunto in ~mo di tali casi alquanto incerti, che, dovendo procedere ad atto operativo richiesto1 per le sue sofferenze, da un soldato affet"to da cirsocele, decisi di intervenire col ben noto processo del Bassini per la cura radicale dell'ernia inguinale, ben convinto di poter in tal modo provvedere alla cura del cirsocele ed eventualmente a quella dell'ernia. Praticai pertanto l'incisione degli strati cutanei nella direzione del canale ìnguina.le prolungandola appena di un pollice trasverso pii1 in basso del consueto; incisi l'aponem-osi del grande obliquo, estrassi il funicolo coi suoi involucri dal canale inguinale stesso e mediante un'incisione longitudinale praticata colle forbici dello strato muscolofibroso, lo spogliai del cremastere e della tonaca fibrosa che lasciai in sito, solle-vando il funicolo messo a nudo e ridotto ai suoi semplici elementi, vasi e dotto deferente tenuti assieme da scarso connettivo. Tostochè rialzai il medesimo per esaminarne la faccia. profonda., vidi comparire dietro di esso, appena sotto l'anello inguinale interno, un piccolo sacco erniario grosso quanto un ditale, bianchiccio, non pre-· ceduto da alcun lipoma e facile ad isolarsi. Riuscita così positiva la prima ricerca, non esitai di ripetere lo stesso procedimento in casi analoghi, e cioè ogni qualvolta il oirsocele risaliva molto in alto, per cui il cana.le inguinale era alquanto dilatato, sì da permettere di bene esplorare l'anello interno e sentirvi un impulso sotto i colpi di tosse. I dolori 11el cirsocele assumono due forme diverse. Nell'una si ha un sei\so di stiramento che si diffonde ùal testicolo verso i lombi suscitato specialmente da,lla protratta stazione eretta e peggio nelle lunghe marcia e va di pari passo col rigonfiarsi d elle relative vene ; esso •iene molto alleviato coll'uso del sospensorio; l'altro si accentua


DELLA f't;NT ,\ D'E:RXIA IN'GUDiALE COL ClllSOCELJ:: l~ REf>ATI\",\ CUJ!A

72!J

soltanto sotto violenti sforzi come nei salti e nel solle,·are gravi pesi , indipendente dal maggiore o minore volume delle vene: è questo dolore che io attribuisco, piuttosto che al varicocele, all'ernia inc ipiente, spesso trascurata. Tenuto conto di tali sintomi oggetti•i e soggettivi, su 23 casi di cirsocele che si presentarono iu un trimestre per essere opcntli, ho · in 13 casi diagnosticata la concomitanza di un'ernia inc ipiente, ed in tutti, all'atto operatiYo, ho potuto confermare la l.!iagnosi e pro•vederYi in conformitù. Nella cura del cirsoccle i vari processi si propongono: l " di esportare Le vene ectasiche !asciandone quel tanto che basti a provvedere alla circola:r.ione reflua della ghiandola seminale; 2' di accorciare lo scroto ed eventualmente le tonache più pro· fonde per meglio -sostenere l'organo contenutovi; H0 di fi~sa.re in posizione più elevata. il testicolò stesso. Il frequente riscontrarsi del varicocele in individui con sistema venoso superficiale molto sviluppato cosicchè si associa volentieri alle varici degli arti inferiori ed anc he alle ectasie delle vene emorroidarie, fa presumere in essi una deficiente resistenza, cioè un difetto di struttura. delle vene stesse (abito •enoso degli antichi) e ci induce a credere che la dilatazione deLle vene spermatiche sia il fatto più e ssenziale, contro il quale si deve indiriz:r.are la cura dell'excisione di parte delle vene stesse. Queste però col loro rigonfiarsi aumentano certamente il p ('SO del-

l'organo e producono lo stira.mento e quindi !"allungamento dei cordone e in via secondaria l 'assottigliarsi e l'allungarsi delle borse. Il plesRO pampiniforme del cordone spermatico sinistro è nella grande maggioranza dei oasi 1l colpito dalle ectasie appunto perchè le vene sperma.tiche inte~ne che ne di pa.rtono, sboccando ad angolo retto nella vena renale di sinistra, sono assai meno favorite nella loro circolazione che non le vene spermatiche di destra che si inosculano in direzione obliqua direttamente nella vena cava. inf(•riore e sono quindi molto meno disposte alle varicosità apprezzabili. Alla sua. volta lo stira.mento del cordone produce la compressione delle vene specialmente nel punto di rirlessione di esse in corrispon· denzo. dell'anello inguinale interno, per cui replez!one delle vene e stiramento del cordone diventano i due .elementi di un circolo vizioso contro i quali è bene dirigere le nostre cure. L'uso di un sospensorio bene adatto può essere sufficiente n ei casi leggeri, ma. è poco pratico per i militari di truppa, in ispecie nelle esercitazioni dei campi e manovre qurtndo più se ne sentirebbero


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sur,LA FREQOENTI~ CONCOMITANZA

vantaggi, per moti vi ovvi i. L ' excisione parziale dello scroto non dà. sempre un risultato definitivo poichè la sua pelle assottigliata si lascia <!Ol tempo di nuovo stirare in basso, se non v i si associa una fissazione del testicolo in alto. Questa si può ottenere "s ia riunendo i monconi periferici e centrali di quelle vene di cui si resecò il tratto intermedio, sia fissando in alto ai pilastri dell'orificio esterno del canale inguiuale la tonaca fibro-muscolare del testicolo (processo propostodal capitano m edico Carta Mautiglia). Nei casi ordinari associo vo· lontieri tutti questi espedienti per ottenere un risultato più rassi curante. Nei casi invece in cui si prevede la complicazione di una punta di emia., pratico, come più sopra già dissi, le incisioni del processo Bassini, isolo ed esporto, previa legatura, il piccolo sacco erniario, faccio la sutura profonda del triplice strato muscolo-aponeurotico al bordo posteriore dell'aréata crurale, poi excido dal cordone parte delle vene ectasiche del plesso pampiniforme, facendo con una leggera pressione stlllo scroto risalire il testicolo n ell'angolo inferiore della ferita. Ricerco la tonaca fibrosa in basso e mediante tra~ione sulla medesima mi assicuro dell'altezza a cui dev-e essere porta.ta per sollevare bene il te-

sticolo, determinando così il punto dove passare sulla parte anteriore della tonaca stessa due volte un'ansa di filo, i cui estremi facci o passare a metà. del canale inguinale, ciascuno due volte attraverso Je due metà dell'aponeurosi, e poi vi annodo sopra i due capi dell'ansa suddetta, che fissa così la tonaca. fibrosa e quindi indirettamente il testicola stesso alla faccia profonda dell'aponeurosi del grande obliquo. In ultimo sutura degli strati cutanei. I risultati ottenuti coll'operazione furono buoni sia per il cirsocele che per l'ernia. Le poche manipolazioni che si debbono fare in più che nella semplice ernia, non ne peggiorano punto il decorso poichè sempre si è ottenuto una guarigione per primam. Con tutto ciò non mi credo autorizzato a spingermi un passo più avanti l)d operare cioè tutti i casi di varicocele nel modo ora descritto, ricercando sempre a cielo scoperto l'esistenza. o meno delle punta d'ernia., poichè se per un caso sfortunato la. guarigione si dovesse complicare con una infezione della ferita, si correrebbe rischio di avere una cicatrice meno resistente alla. regione inguinale e quindi molto menomata l'attitudine dell'operato al servizio militare. Tali fatti però colla scrupolosa asepsi, colla completa emostasi, col migliorato materiale di sutura e di medicatura, sono forse destinati a scomparire, e mi è lòeito di sperarlo p oich è nei dieci ultimi mesi, in cui mi fu affidato il riparto d i chirurgi.a di q uest'ospedale, su circa 60 casi di ernia (e su altri cento a . ttl


DELLA t'l!XT>\ p'ER~IA l)<'QU'l:)(ALE CO L CIRSOCELI': ~: R E\ATIVA Cl'RA

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operativi asettici) eseguiti da me e dal mio assistente il tenente Truffi dott. Ettore non si ebbe mai u~' infezione. Il materiale di sutura e di legatura adoperato fn esclusiva mente la. seta. sgrassata col sapone e bollita in glicerina volta per volta. Ogni minuta pratica preparatoria..di disinfezione fu sempre personalmente vigilata. con sommo scrupolo dal mio predetto diligentissimo assistente. La sovra dimo...,trata. frequenza. della punta d'ernia nel varicocele è troppo grande perchè la si possa. attribuire a pura. casualità; tra le due malattie deve perciò esistere un legame eziologico. Lo sviluppo bene apprezzabile de l varicocele coincide collo stabilirsi della. funzionalità del testicolo e risR.le perciò all'epoca della pubertà. L e punta di ernia da me constatate sono del tutto incipienti e quindi da riferirsi a.d u.n'epoca più tarda. della vita. Si deve per conseguen.za ammettere che il va.ricocele ha. preceduto la formazione dell'ernia.. Un'ernia. così piccola come quella in questione, a sacco generalmente vuoto, non può assolutamente esercitare una pressione sulle vene del cordone tale da determinarvi una dilatazione. • Il varicocele un po' voluminoso e di necessità variabile nel suo volume, produce un graduale rilasciamento e sfiancameuto del canale inguina.1e e sovra.tutto una. trazione in corrispondenza dell'anello ingumale interno, esagera cioè la depressione della fossetta inguinale esterna, primo passo della formazione dell'ernia obliqua. esterna, che la pressione addominale si incarica di completare: il varicocele agisce perciò in modo analogo ai consueti lipomi, che così spesso accompagnano le ernie, che però nel no3tro caso sono assai r ari a riscontrarsi. L ' uso del sospensorio nel va.ricocele costituirebbe, oltre una. cura palli11.tiva del me:iesimo, anche una. cura preventiva delle ernie che facilmente vengono a complicarlo. CoNSIDERAZIONI MEDIOO-L EGALI. - La punta d'ernia. associandosi con somma frequenza al varicocele (nel 56 e mezzo p. 100 dei casi op~­ rati suaccennati, ma certamente in una proporzione assai maggiore nei casi che si presentano all'esame presso i Consigli di leva) dovrebbe per una rigorosa. applicazione del disposto degli articoli dell'elenco delle infermità esimenti dal servizio militare, renderei assai più larghi nelle riforme per varicocel,e. Ma scomparso oramai l' antico spauracchio dello strozzamento erna.rio, così bene fondato nell'epoca preautiset· tica. della. chirurgi&., e data la. sua relativa rarità nelle piccole ernie, è a sperare che in tempo non lontano, con <'Oncetti più moderni sulla invalidità che può essere data dalla presenza di una piccola. ernia, fatte delle opportune modificazioni alle prescrizioni in vigore, sia permesso •di conservare all'esercito le forze di migliaia di lavoratori che


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SULLA FREQUENTE CONCOMITANZA, ECC.

della loro piccola infermità non si erano mai accorti prima della v i sita al Consiglio di leva. Nel recente Congresso di Liegi il Liniger di Bonn ha dimostrato che il 20 p. 100 degli operai sono ~rniosi e che tre quinti degli erniosi sono tali senza saperlo. Non mi sembra perciò ragionevole il rinunciare all'opera degli inscritti affetti da infermità ·che non danno loro alcun disturbo ed ai quali per ogni eventuale complicazione si offre il beneficio di una cura effettivamente radicale. Mediante· questa l'operato non solo non è più invalido: ma non è più disposto alle ernie di qualunque altro soldato sano non avendosi ~he il 4 p. 100 di r ecidi>e ~ fatti questi dimostra.ti all'evidenza dal generale Randone colla monografia dello scorso anno concernente le ernie dei militari.

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l JlODEI\Nl PROCESSI OPERATIVI DELLE CISTI IDATIDEE DEL FEGATO NON SUPPUlM..TE

(A proposltlo di un caso curato e guarito pe r prlmain eol processo Delbet)

l'er il d•Htor 8al .. a to re 8alinari, capitano medico nell' o;pedale milibre Ili Napoli

L 'ideale lungamente vagheggiato dai chirurghi per la cura delle cisti idatidee del fegato non suppurate è stato sempre quello della incisione .~egnita dalla esti1-p<tzione delle cisti e dalla sutura senza drenaggio. '.1;-'ale ideale è stato sin da molti anni raggiunto nella sua intierezza nei casi veramente eccezionali di cisti peduncolate, in cui si ò potuto portar via la cisti in toto, trattandone il peduncolo come quello di una consimile cisti ovarica. I n altri casi parimente eccezionali, in cui la cisti era in gran parte emergente, ma restava tuttav1a unita al fegato per una larga base, se ne è praticata la enucleazione per scollamento, disse1:ione e decorticazione a spese del tessuto epatico; e 'da operatori ancora più arditi si è tentata eziandio una larga resezione del fegato, un'epatectornia, Però questi interventi troppo audaci, benchè seguiti spesso da successo, riescono sempre pericolosi in un organo così friabile e sanguinante qual'è il fegato, le cui suture, comunque praticate, sono sempre ma.lfìde. Tutto al più essi sono giustificati in presenza di cisti multiloculari, per altro rarissime nelle nostre r egioni; ma allora conviene sempre, per sicurezza, fissare solidamente il fegato nella ferita, fare cioè un'epatostomia., ciò che esce dal campo degl'interventi ideali, di cui or a ci occupiamo. Questi si fondano tutti su di un principio, oramai ben stabilito, che cioè in una cisti ùlaticlea del fegato non suppurata si ptw intel"venire coll'incisione semplice e coll'abbandono nel ventre della membt-m~a avventizia, purchè si sia asportata completamente la vescica mad·1·e colle vesciche figlie, se ve ne sono.


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I MODER:\1 PROC b:SSI OPERATIVI

La diversità dei processi sta soltanto nel modo di trattare la sacca residuale, prima di abbandonarla nello addome. Alcuni infatti si contentano di suturarne l'apertura e di chiudere senz'altro il ventre (Bobrow, Posadas) ; altri attenendosi alla pratica sperimentata dal Delbet fin dal 1895, eseguono il così detto capitonnage, cioè la tntpttntatU?·a della membrana avventizia, mercè la quale le pareti di questa restano accollate e viene così soppressa o per lo meno notevolmente ridotta la cavità cistica, per quanto grande essa sia; il Ma bit, infine, ha recentemente consigliato di resecare la maggior parte possibile dell'avventizia, quella cioè ch'è libera di aderenze solide e non inclusa nel parenchima, e lasciare il resto della membrana, fluttuante nell'addome a guisa di lembo, che viene, a suo dire, bagnato di continuo dalle secre zioni difensive del peritoneo. Francamente non comprendo i vantaggi che può offrire il processo del Mabit. Esso non ovvia allo inconveniente della persistenza di una cavità dopo l'ablazione della vescica madre, perchè la porzione cistica abbandonata nel cavo peritoneale, per quanto largamente aperta e spiegata, può sempre costituire una saccoccia, in cui si determini un ristagno qualsiasi; ed inoltre le labbra della incisione, collabendo per il retra1-si del tessuto epatico, possono saldarsi e stabilire una cavità chiusa, nella qu11.le i· germi patogeni, se per accidente vi si contengono o vi pervengono, possono pullulare e dar luogo a suppurazione, come appunto accadde in nn caso allo stesso Mabit. D'altra parte, tale processo è soltanto applicabile in pochi casi, r ichiedendosi per la sua esecuzione che la cisti sia emergente e che non sia coverta affatto da parenchima epatico e tanto meno inclusa in questo. È vero che il Mabit dice che si possono risecare anche porz.ioni di membrana coverte da tessuto epatico dello spessore di non oltre 2 a 3 millimetri, ma allora s'incorre negl'i neonvenien ti d eli'epatectomia Quanto più seducente invece non è il processo della sutura pura e semplice della sacca fibrosa, sovratutto se si hanno presenti i risultati veramente incoraggianti di Bobrow e di Posadas! Però questa sutura. pura e semplice, se si può con animo tranquillo eseguire nei casi di cisti piccole ed a. pareti assai sottili, che si lasciano facilmente comprimere ed accollare, non è invece impunemente praticabile nelle cisti di grande volume, a pareti fibrose od in via di calcificazione, poichè in queste la cavità residuale non tende a ridursi spontaneamente, bensì a ricolma.rsi presto o tardi di una trasudazione seriosa, mista spesso a sangue od a bile, derivanti dalla sopradistensione dei r elativi vasi e talora persino da rottnra dei più piccoli tra qnesti. Or bene una. ..raccolta. di tal genere abbandonata. in pieno parenchima epatico è una con-


DELLE CISTI ID.ATlDE~~ DEL FEGATO NON SUPPtrnATE

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tinua minaccia per il paziente, potendo, come cavità chiusa, dare facilmente luogo, per accidentale penet razìone di germi, a flogosi gravi. Per tali considerazioni il processo che, a parer mio, presenta maggiori garanzie di felice risultato, pnr essP.ndo di facile e briJlante esecuzione, è il processo Delbet. Me ne son valso in nn caso di cisti antero-inferiore del lobo destro, operata il15 dello scorso luglio i11 persona del soldato Franci Pietro del 90° fanteria; e l'esito non poteva essere più lusinghiero. E cco in breve come l'operazione f u eseguita. Previa incisione ciella parete addominale para llela al bordo costale, sul punto più culminante della bozz<~. epatica e profonda sino al peritoneo parietale, anch'esso inciso, e dopo fissazione della sierosa ai bordi della ferita mercè due anse di filo, capitai direttamente sulla cisti che, per essere superficiale, spiccava per il suo colorito bianco-grigiastro e per la resistenza molle-elastica alla pressione. Infossai in essa un tre quarti del P otain e ne estrassi circa 500· grammi Ili vera acqua di roccia: quindi con una pinza afl'errai la parete della cisti, comprendendo tra i morsi di quella l'orifizio fatto dal trequarti ; attirai dolcemente in fuori, per quanto mi fu possibild, detta parete e, dopo aver protetto il peritoneo con compresse di garza sterile, aprii largamente la. sact:a. Diedi così esito al liquido residua.le, affatto privo di vesciche figlie; asciugai ed esplorai per bene la cavità scavata. in pieno parenchima; e, dopo parecchi tentativi di distacco dolce e progressivo della membrana elastica dall'av-ventizia, riuscii, infossando le dita tra di esse, ad estirpare la prima nella sua totalità. Non rimaneva che trapuntare l'avven· tizia, dopo averne accuratamente pulita la parete interna senza ricorrere a liquidi antisettici, che, come ben nota il Delbet, sono in questi casi affatto inutili. anzi nocivi per la possibile irritazione e provocazione di ulteriori secreti. Il capitonnage ftl eseguito mercè un ago molto curvo munito di filo di seta, col quale descrissi tre giri di sutura a borsa di tabacco condotti nello spessore della membrana connettivale, a diverse altezze di questa, cominciando dal più profondo e non annodando i singoli fili che a manovra finita per renderne facile l'applicazione. Nonostante la profondità della sacca, l'accollamento delle pareti avventiziali riuscì pressochè completo ed un semplice sopragitto avvicinò in ultimo le labbra della incisione cistica. e del foglietto sieroso soprasta.nte, avendo dovuto rinunziare alla Lembert per la poca cedevolezza di dette labbra. Il fegato quindi fu senz'altro abbandonato nel ventre, che fu suturato More solito.


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I MODER:-11 PROCESSI OPI>RATIVI, ECC.

La ferita addominale si chiuse pet· p1·irnam ed a capo di dieci giorni la cicatrice era perfettamente consolidata, senza che il pazien,te avvertisse più in sito molestia di sorta. Fu dimesso guarito il 16 del successivo agosto. Il liquido estratto dimostrò coll'esame chimico assenz.a. di albumina, basso peso specifico e ricchezza in cloruri e, coll'esame microscopico, fe' rilevare i caratteristici wwini. Collo stesso esame si riscontrò anche che la membrana germinale presentava sulla sua parete interna numerosissimi .scolici. Da quanto sopra si può couchiudere: l o che la epatotomia ideale, con qualsiasi processo eseguita, è d a preferir:~i nella cura dell~ cisti idatidee del fegato non suppurate alla ma1•supialùzazione, la quale ha gl'inconvenienti della lentezza della guarigione, della possibile per:~istenza di una fistola e del non raro determi narsi di imo sventramento; senza dire che la suppurazione della sacca può a lungo andare indurre una cachessia fatale; 2° che tra i vari processi di epatotomia ideale, quello di Delbet risponde meglio degli altri al de.sidemtwm del chirurgo, a) perchè .è di facile esecuzione, b) perchè è applicabile a cisti di qualsiasi volume, c) perchè dà tutte le garanzie possibili contro una infezione immediata e consecutiva del peritoneo; 3° che vi è una sola controindicazione per tale processo, ed essa è data dai casi, per fortuna molto rari, in cui la cisti, per l a sua topografia. profonda sottodiaframmatica, non si presta alla trapuntatura dell'av ventizia. BIS LinG HAFJ..\ . llAnAuuc F. - Trattamento delle cisti ldntidrr act.lominali. (Teri di Parigi,~- 39i, t89S) Boouow A. - Un '1luOv!1 processo operatorio pe1· la cu,·adell'echillococco del fegato e di altri organi parttlch.imali. (Arch. (. l:lin. Cllir .. Berlino. LV!). Ds~n&r P. - t:isli idalidra del (egrr.to trattata col capitonnage e colla sutum senza dreuaggio. (,\cad. dt mtid., ! 8 rovrier et 28 mai 1896). FAURE G. L. - Ci&li idatidee del fegato In L& O&MTU et OBLB&T, 1'J·aitè de chir., VIli, 1899). M•u•r M. - Contr. allo xtudio del traiLamellto chirurgico delle ct&ti idatidee dell'addome. (Rtv. de . cltir , mai 1905). Po;A 1>.\S A. - Trattamento cl elle ci&li idatidee. (Ci1'tulll med. A>'QCillino, 1898).


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MODIFICAZIONE AL METODO RUGGI NELLA CURA DELL'ERNIA CRURALE P~r il ~lotl.

Pie to·o "l'r<> iani. tenente medito

Un11. modificazione al metodo Ruggì nella cura dell'ernia crurale, che ebbi a studiare lungamente sul cadavere e che già illustrai nella conferenza del settembre 1002, ho avuto occasione di praticare ultimamente sul vivente e con ott.i mo risultato. D'Ippolito G. soldato del 5° fanteria fn nel dicPmbre i903 da me operato di adenite crurale sinistra. I n ambo le regioni ingaino-crnrali si palpano gla.nclole ingorgate, dure, indolenti, fino a. raggiungere il volume di un grosso fagiolo a sinistra, dove si osserva una cicatrice esito dell'adenite operata. Nella fossa dolh Scarpa all'interno dci vasi femorali si palpa. un corpo allungato, irregolare, di consistenza molleelastica, che con la pressione facilmente si riduce nell'addome attraverso l'anello cruraJe e che sotto i colpi di tosse si r iproduce, dando al dito esploratore un senso di dolce sfregamento. Fatta diagnosi rli ernia crtuale, il 2 agosto, previa anestesia cloroformica, eseguii il s~gnente atto operativo : lo Tempo. b:CUìTOXE DELLE l'ARTI llrDLLL Praticai un'incisione parallela alla piegn. ingninale ed estesa dalla spina pubica fin quasi all'unione del terzo medio col terzo esterno del legamento di Falloppio. Aprii quindi il caua!e illguinale, sollevai in alto gli elementi del cordone spermatico e scolhLi la fascia trasversalis dal suo attacco al marg ine posteriore del ponte di Poupart. 2° Ternpo. IsoLAME::\'To, LEGATuRA EO ESCISSION~_; DEL SACCO. - Il sacco erniario, che aveva appena sorpassato l'anello crurale a ll'interno della

vena, fu isolato da un lungo e abbastanza voluminoso 1ipoma preerniario, che occupa.va il canale crurale e che fu legato separatamente ed asportato. Procedetti quindi alla legatura del sacco il più in alto possibile ed alla. sua escissione. 3° Tempo. CHIUSURA DELL1ANRLLO CRURALE. - Mentre l'assistente divaricava da una. parte le parti molli sovrastanti e dall'altra con un uncino ottuso proteggeva e spostava all'esterno i vasi, con quattro punti fissai a.l legamento di Cooper il t riplice strato (m. piccolo obliquo, trasverso e fascia trasversalis). Il primo punto comprençleva in alto il 47 -

Giornale medico.


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MODIFIC.\ZIO::\E .!L METODO ltOGGI ~~;LLA CURA DET,L'ERNIA CRURALE

margine esterno del muscolo retto ed in basso il legamento di Cooper e quello di Gimberuat vicino alla spina pubica. Il quarto punto rasentava in alto i va,si epigastrici ed in basso la guaina dei grossi vasi femorali. 4° Tempo. Rwos-rRuzro~e: DEL CASAJ,E L-.ourNALE. - Chiuso con questo diaframma muscolo-membrauoso l'anello crurale, ricostruii, rafforzandola, la parete posteriore del canale inguinale, suturando il triplice strato, a circa 4 cm. dal suo margine (gia fissato alla cresta pettinea) al margine posteriore del legamento di Falloppio. L'atto operativo terminò con la sutura degli altri strati. Le annesse figure A e B dimostrano schematicamente il processo operativ o.

SPzlone Anteriore-posteriore Jella parete addomio:tlc in corrisllOndcoza del· l'anello crur.!le. A Dopo la legatura del sacco. 8 Dopo la chiu~ura dell"anello crurale o la rieostru~iooe della parete po· stenore del canale inguinale. a} Cute e sottocu1.1nco. - b) Apooenrosi delarande obliquo. = t) Muscolo d) .\luscolo t.·asverso. - e) l'ascia tras\'cn;ale. - f) P~rì· riccolo obliquo. toneo. - 01 Ponte di PoutlMt. - Il) Legamento di Cooper. - p) Dranca oriz·

=

zonlalc olel Jlnhe. -

~l S•treo lc~ato.

In settima giornata si tolsero i punti. Gua'r igione per 1• intenzione. Con tale modificazione al metodo Raggi, mentre ottengo, come in quello, l'abolizione dell'infundibolo sieroso mediante la legatura alta del sacco, raggiungo anche una valida chiusura dell'a-n ello crurale con un diaframma muscolo-membranoso, che meglio di un tessuto fibrot:o si oppone alla recidive. Non addossando il ponte di Poupart alla cresta pettinea, evito qualsiasi pericolo di compressione sui vasi. Ricostruendo, rafforzandola, la parete posteriore del canale ingutnale, prevengo, che i visceri addominali, trovando chiuso l'anello crurale, possano farsi strada lungo il tragitto inguinale.


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Scuola o'applicazione di sanità militare AMBULATORIO DI OTO-RINO-LA.RINGOLOGIA DIIIETTO O.H . PliOF. G. 08TI!IO

CONTRIBUTO Al~E MALATTIE PROFESSIONALI DELL'ORECCHIO Per il dott. c·. "· -'nnaratent>, lcnrnte meLiic<>. assistente

I tumori dell'orecchio esterno appartengono sempre alle rarità. Schenff (l) in una statistica che >a fino al 1R97 ricorda che i tumori del padiglione costituiscono il 0,048 p. 100 di tutte le affezioni dell'orecchio. Forse questi tumori si presentano più spesso nelle cliniche chirurgiche e perciò sfuggono alla letteratura della specialità. Tra i tumori rarissimo è l'encondroma. Il Cbauveau ne distingue due varietà : l o Tumori congeniti che non sono enconclromi propriamente detti, ma piuttosto delle orecchie supplementari, ben studiati da Wirchow, La.nnelongue e A.chard, e che hanno sede assai eccezionalmente al lobulo. 2• Gli encondronni acquisiti di cui pare si debba amm attere più variata : il fìbroconclroma, il condromixoma e infine il condroma secondario a quello della parotide. La divisione però può essere un po' teorica, poichè non si tra.tta finora che di qualche caso. L' Haug {2) riporta un caso di condromixoma fl'origine traumatica: il paziente di 3G anni racconta di aver riportata. una ferita lacero contusa al padiglione destro, la quale fu dolorosa per qualche tempo, ma poi guarì senza traccia. Dopo alcuni mesi ha avvertito al lato posteriore del padiglione, un po' a l disotto della metà, un nodulo duro della grandezza di un fagiolo circa, indolente : il tumore andò gradatamente crescendo fino ad avere il volume di una susina. All'esame obbiettivo l'Haug riscontra la superficie del padiglione quasi normale, mentre la faccia posteriore in quasi tutta Ja metà inferiore è foggiata a palla. Il tumore ha consistenza dura, resistente, è mobile sotto la


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CO~T.RIBVTO ALLE l!AL.\TTIE PROFESSIO~ALI DELL'ORECCHIO

pelle, almeno in alctme parti, ed il dito palpante constata sporgenze elastiche. Il tumore è fisso sugli strati sottostanti ed è aderente in parte al la cartilagine. Nello scorso anno scolastico ho avuto l'opportunità di esaminare

due casi nell'ambulatorio del gabinetto di otorinolaringologia della scuola di applicazione di sanita milit,are, diretto dal prof. cav. Giovanni Ostino, che credo interessante riferire: l. D elfà Pilade, di anni 27, volontario di un anno nel 33" reggimento fanteria, del distretto militare di Firenze, è di professione acrobata. Perdè il padre di 53 anni per apoplessia cerebrale: la maili·e morì in seguito a lunga malattia che egli non sa precisare. Ha due fratelli viventi e sani, i quali esercitano con lui la stessa professione. Egli non ebbe mai malattie d'importanza. A dieci anni, in seguito a raffreddore, ebbe un improvvisa, transitoria sordità dell'orecchio sinistro; più tardi ebbe nn foruncolo nel condot.to. All'orecchio destro non ebbe mai nulla. Dall'età di 12 anni fa il ginnasta. A 15 anni incominciò a fare da colonna negli esercizi acrobatici coi fratelli. In seguito a colpi del piede e clel polpaccio ricevuti da chi compiva il salto mortale, ebbe subito l eggermente staccata la conca e forte ematoma in entrambi i padiglioni. Gli fu svnotato l'otoematoma; ma d'allora. notò u n piccolo indurimento e ispessimento in tutti e due i padiglioni: l' ispessimento andò aumentando nei primi cinque mesi; poi si ridusse leggermente di volume, si fece pitl dtuo, rimanendo in seguito stazionario. Egli non prova alcun disturbo; ha ipoestesia nei punti ove esiste l 'alterazione. All'esame si nota che i tumori sono:quasi identici nei due padiglioni : è un po' più voluminoso il destro;} interessano tutta la porzione cartilaginea e occupano completamente la conca fino aJ trago : è solo libero illobulo dell'orecchio: non sono aderenti alla cute: non vi esistono alla palpazione traccia di ossificazione nè di rammollimento; non hanno aderenze coi tessuti pericranici. All'esame otoscopico si nota leggera retrazione bilaterale. Esiste deviazione del setto nasale ed ipertrofia ùel turbinato inferiore sinistro. ·II. Girandel Eugenio di anni 39, di Parigi, è acrobata. Quattordici anni fa, incominciò a fare cla base: ebbe subito otoema.toma. Egli vi applicò ogni sera, per quasi tre mesi, sanguisughe. Pnr soffrendo molto lavorava og ni giorno, e ogni giorno l'ematoma, si riproduceva. Quando questo cessò, venne formandosi a poco a poco il tumore che in pochi mesi andò crescendo fino a raggiungere l'attuale volume . All'esame si nota che l' ispessimento ha la stessa estensione in entrambi i pacli-


CO~TRIDUTO ALLE 1\IALA.TTIE PROFESSIO.N'ALl DC:LL'ORIWCHlO

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glioni come nel caso precedentemente descritto; è però meno volummoso e nn po' meno regolare. Nulla di anormale si rivela all'esame otoscopico. I due artisti affermano che altri loro compagni si trovano nelle identiche condizioni in uno o due padiglioni. Si tratta dunque di due acrobati che compiono abitualmente l' uffizio di basi e colonne :!elle compagnie di ginnasti saltatori, ci0è che devono ricevere sulle spalle i l compagno che ha esegui to il salto mortale. Il saltatore .cadendo sulle spalle d ell' uomo base, o striscia fortemente coi piedi contro il padiglione dell'orecchio di questi, oppure (come avviene (luasi normalmente) per la piccola distanza dei piedi tra loro gli comprime for temente coi polpacci le parti laterali del capo e specialmente la superficie anteriore del padiglione, producendo sulla base o parziale distacco del padiglione, oppure forte ematoma. Questi traumatismi ed otoematomi ripetuti sono causa di un ispessimento della metà superiore o di una gran parte del padiglione; la parte ispessita è molto dura e fissa, però non vi si palpano punti di ossificazione; i dintorni del padiglione sono quasi normali; la parte i nferiore è pure normale per forma, spessore e sen sibilità.: la parte ispessita è invece ipoestesica. Ad evitare o ad attenuare questi ineonveni1mt.i g li artisti proteggono i padiglioni con berretti o con fascia di caucciù. Nella letteratura ho trovato due soli casi di tale affezione riferiti da Bloch ; credo opportuno riferirli: I . Albano I. d'anni 38, di Portoferraio, fa da base. Una volta in Parigi ebbe il padiglione sinistro staccato per metà, cosicchè dovette essere suturato tosto in un ospedale, e ne guarì bene. Ora presenta all'orecchio destro nn ispessimento di 8 millimetri che comprende l'antelice nella parte superiore fin sotto la crura furcata : questa è parimenti ispessita; la fossa triangolare è conservata, ma appianata. In ba.sso l'ispessimento raggiunge quasi l'antitrago dal quale è separato da un .solco. L'antitrago e l'elice sono perfettamente normali. L a parete posteriore del condotto uditivo è forse alquanto ispessita, ma il lume è n ormale. L'orecch io sinistro mostra una considerevole ipertrofia dell'antelice: la fossa triangolare è r iempita da un ispessimento di 14 millimetri. L' ispessimento ha gli stessi limiti che ha a destra. Nei due lati la sensibihtà nei punti ispessiti è q nasi abolita; leggere punture di spillo non sono sentite : le più profonde sono sentite come una morsicatura di pulce.


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CONTRinUTO ALLE MALATTlE P.ROFESSlONALI DELL'ORECCHIO

II. Francesco Settesoldi di anni 29 da Firenze fa da base da tre anni. Nell'orecchio destro l'elice e il suo margine libero sono normali; l'antelice, relativamente ispessita fa vedere una cicatrice lineare risultato di operazione parziale fatta dal prof. Vanzetti di Firenze. A sinistra anche l'antitrago è ispessito: la fossa triangolare ancora evidente. I due padiglioni hanno mobi.lità normale : il condotto uditivo non è ristretto: la sensibilità si comporta come nel caso precedente. Il Bloch n ei casi suesposti non fa menzione dell'otoematoma ripetuto che costituisce la fase iniziale del processo neoformativo delle cartilagini del padiglione e quindi crede di posare la, diagnosi di pericondrite con neoformazione di masse cartilagenee. Io credo invece pitl esatto parlare di vera e propria eccondrosi, di origine traumatica. Non può parlarsi di pericondrite perchè la pelle che ricopre queste masse neoformate non aderisce, ma vi scorre sopra; le masse sono a limiti, margini abbastanza netti. Probabilmente gli urti ripetuti sul padiglione hanno provocato un versamento sanguigno tra le lamine delle cartilagini; questo versamento, anche dopo svuotato delln. parte liquida si è organizzato e col tempo condrifìcato.

NOTA BIBLI OGRAFICA. (l) CHAUVKAU. - Fibroco•~droma del lobulo dell'orecchio. ( Ailnalé$ de& Maladies dell'oreille), t901 , n.~. (2) HANG. • Studi 11~icroscopici 511i tumori dell'orecchio e$lemo. (Archiv. (. Oht'enh , Vol. 3!). (3) 8LOCH. - Das Ohr der aaltomortaù Tanzer. (Zeil&rhri{l f. Ohrenh., Vol. XX; p. 53, 1890).


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CASU ISTICA CLINICA

CONTRIBUTO C LI~ICO ALLA CI STOTO~IIA SO P RAPUBICA pel maggiore medico dott.. Tomnu•~o Carino, adde tto allo ~pedale mililat'e di Palermo. Busacca Bar~olo, allievo carabiniere nella legione di Palermo, entra va in quest'ospedale nel decorso anno per cistite blenorragica. Egli r iferi sce che non ha precedenti morbosi ereditari e che prima di venire sotto le armi si contagiò di blenor·ragia urelrale. Nel mese di febbraio i!lù-~ fu ricoverato in questo stabilimento nel r iparto delle malattie vene t•ee-, da dello reparto nel successivo mese di mar·zo possò in t[uello delle malattie chirurgiche, essendosi constatata in vescica la pr·osenza di un calcolo. ·Aggiunge inoltre che prima dell'arruolamento non avverti alcun dis tur·bo noll'urinazione e che le s ue sofferenze incominciarono durante il secondo mese della vita militare. Non ba mai urinato sangue nò e messo con le urine piccoli calcoli. Egli è individuo di buona costituzione fisica, di tempera mente misto, senza nole di a bito morboso prevalente, con pelle e mucose visibili un po' pallide, con s carso pannicolo adiposo sottocutaneo e con masse m uscolar i discretamente sviluppate e toniche· Non può s tare a letto in posizione supina, perché sente dolore nella regione ipogaslrica, decombe ora sul lato destro, ora s ul lato s inistro e rannicchiato, ha stimolo incessante di urinare ed urina 201 30 volle nelle 2-i or e, e il bisogno di urinare è talvolta cosi impellente che non fa in tempo a prendere l'orinale e si bagna la camicia e la roulaoda. Sente dolore, specie nel camminare, lungo l' m·etra e in parlicolar modo nella regione perineale. All'es plorazione della vescica ese~uita con catetere metallico di medio calibro si constala iper·estesia vescicale e un calcolo piuttosto voluminoso. L'analisi chimica delle urine fa rilevare in esse muco·pus, albumina e abbondanza di urati e di fosfati e l'esame microscopico cristalli di acido urico e di fosfati, globuli di pus e cellule epiteliali della vescica. Negli oltri organi cd a pparecchi non si rilevano sintomi morbosi apprezzabili. Fatta la dia gnosi di calcolo vescicale voluminos o con iperestesia vescicale e cistite mi t•estava a determinare il metodo operàtivo da eseguire per l'estrazione del calcolo. Prima che io descriva il metodo da me eseguito, s timo opportuno fa re un breve confronto tra la cislotomia perineale, la litotrissia e consecutiva litolapassi e la cistotomia !:!oprapubica, anche per dare ragione della scelta ùel metodo da me fatta. Come ben sapete, i chirurghi non sono neppure oggi d'accordo circa il metodo da seguirsi per l'estrazione della pietra dalla vescica.


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C'ASUISTICA CLINICA

In America, in Inghilterra, in Germania, In Fl'ancia e nel nos tro paese e!'i s tono Le s tesse divergenze; vi sono chirurghi che eseguono la cistotomia, altri che pratica no la litolapassi e altri l'epicislolomia. Non occorre dire che ciascuno sutìl·aga la propria opinione con le cifre fornite dalla s tatistica circa il numero dei casi seguiti da morte e attribuili a cia!'CUll metodo. Pare pe.·ò che in quelle statistiche non s i sia tenuto conto d('lla scelta dei casi che si suol fare per alcuni metodi operativi e dell'epoca nella quale l'operazione venne eseguita. Una statistica basnta su crilet·i cosi err onei non può certamente aver valore. Nòn è il numero dei ca5-i 8eguiti da mor·te che deve decidere della scelta del metodo opet•ativo, ma io credo in questa scelta ;;i debbano tener presenti l e possibili complicazioni che po:o<sono sorgere durante e dopo l'operazione e snelle le conseguenze più o meno lo ntane di essa. Uu'esatta e spassionata valutazione di queste complic11zioni e successioni morbuse certamente influisce mollo nella scelta di un metodo operativo e n e modifica in modo evidente i risullali. Sono certamente più numerose e più gravi le complicazioni della cis totomia per·ineale che non qnelle della litolapassi e de ll'epicistcitomia. Enume ro senza discutere queste complicazioni, potendosene di leggieri valutarne l'importanza. La formazione di una falsa s trada nell'introduzione del siringone; la ferita del reLlo (H Thompson dichiar a òi essergli accaduto -i volte); l'emoi'ragia per ferila delle arteriA perineali, della pudenda in caso di anomalia e del bulbo ; emorragia per ferita dei plessi venosi prostatici, delle arterie e vene profonde del collo della vescica e del retto ; la rigidit,a del collo della vescica ; la diffi~ile estrazione della pietra per ingrossamento prostalico, per· incapsulamento di essa, per il s uo grosso volume; la ferita della_vescica dall'interno; l'emorragia secondaria ; la soppressione dell'urina; frammenti di calcoli rimasti io vflscica ; incr·oslazione fosfatica della fe rila; l'orchit~; la necrosi del retto; la cellulite pelvica; l'infiltrazione urinosa; la cis tite; la peri toni te; l'enuresi ; la sterililé.; la fistola perineale. Per queste pos~ibili complicazioni la cis totomia perineale è oggi abbandonata e hen pochi sono i chirurghi che la eseguono; i metodi che si disputano il campo sono invece la litolapassi e la cistotomia soprapublca. La lito1apassi é cer·lamente un metodo assai elegante e attraente. Molli fautori di essa la considerano come il processo di scelta, mentre rite ngono la cistolomia come processo di necessità. Ma ciò è vero in parte, perchè la Iitolapassi non può eseguirsi in tutte le el~ e richiede integrità dell'uretra, della prostata, della vescica e dei r eni. Con calcoli di ossalati, con calcoli mollo voluminosi, con organi urinari ammalati la litotrissia non é da praticarsi. Non è poi vero come si scrive, che in un una l!ola seduta ed in poco d'ora si libera l'infermo del calcolo spesso occorr·ono delle ore e io una sola seduta non si arriva ad estrarre per intero la pietra, con quali maltrattamenti della vescica e quauto danno del paziente è facile immaginare. Ma prescindendo da queste considerazioni, pur non volendo sottoscrivere ncondiziooatamente a qutlllto il Bergmann, il Kuesler e il Volkmann dichtararono ne.J congresso chirurgico tedesco nel 1884 " essere cioé la litotrissia un resto dell'antica chirurgia ,, si può ben accettare il parere del Konig il


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quale dichiara che la lilotrissia deve essere un metodo di eccezione riservato a qu11lche chirurgo di grande abilità. Il Bigelot.\ ::~le:>so scl'ive che quest'operazione non é adatta per gli esordienti, e il Ditlel la vuole r·iscrvata soltanto a ma n i abili. Come vedete, la litolapassi non può eseguirsi in lutti i casi, e pochi son quelli cbe possono pralicar·la. Vediamo ora qual• sono le possibili complicazioni che possono verificarsi in seguito alla cistolomia soprabubica. Esse sono : la r ottura della vesctca durante la distensione preliminare, possibile anche dietro mediocri iniezioni quando è fortemente ammalata; la smagliatura del retto per smodata distens ione del pallone di Petersen, del quale, io credo, nessuno piu faccia U!!Oi la ferila del perilo neo e consecutiva peritonile; il flemmone prevescicale; l'innttrazio!lEI Ul'i· nos a e la fi s tola permanente. Queste complicazioni si vet·ifìcavano, e forse anche erano frequenti, nell'era preanliseLLica e quando la tecnica non era perfezionata, ma oggi una perilonite, un flemmone prevescicale, un'infiltrazio ne di urina sono rare eccezioni, non costituiscono la regola e non in firmano perciò la bontà del meloùo. La epicistotomia non conosce controindicazioni, accetta i casi l'ifì uta ti dagli altri due metodi, ed è questa una delle ragioni se la! volla ha degli insuccessi; ,, un'operazione veramente anatomica, e si compie in piena luce. Convinto pertanto che l'epicistotomia è il metodo relativamente più facile, piu innocente e più sicuro per asportare i calcoli dalla vescica, io la eseguii nell'infermo del quale ho riferito la storia clinica nella seguente maniera. Ometto i dettagli della disinfezione cutanea e della vescica, che reci con lo più scrupolosa a ccuratezza e nella maniera consueta. Operai sotto la narcosi cloroformjca; previa un'iniezione di un centigrammo di morfina, non feci uso del pallone di Petersen, che ritengo inutile e dannoso, distesi modicamente la vescica con soluzione borica tiepida e diedi all'infermo la posizione del Trendelemburg. Incisa la pelle e le aponevr osi, divaricati i muscoli relli e scollato in allo lo sfondato peritoneale, fisi!ai lateralmente la vescica con 2 anse di seta e la incisi in mezzo ad esse lontano dal pube e più in allo possibile. Svuotata la vescica del liquido inieltalo, l'esplorai col dito e poscia con una pinza da calcolo estrassi una pietra della forma presso a poco di una ca3lagoa, del peso di 2-2 grammi, della lunghezza nell'asse longituùinale di 4 centimetr i e nell' asse trasversale di 3 centimetri, composta, come si ebbe a constatare con l'analisi chimica, ài fosfati e dj urati. Fissai in basso ed in alto la vescica alle pareti addominali, ma non stimai prudente per la cistite già constatala di suturarla complet.omenle; feci una prima sutura a sopraggitto della parete muscolare e poscia una seconda sutura alla Lambert, lasciando un piccolo tratlo della ferita vescicale aperto per il drenaggio. Avvicinai i muscoli e le aponevrosi con punti di sutura, e suturai la pelle sopra e sotto il dr enaggio con punti staccati. All'SO g iorno r imossi il drenaggio e lasciai un catetere Nelaton a permanenza nell'uretra fino a completa cicatrizzazione della piccola ferita vescicale, rinnovandolo ogni tre giorni. II decorso post-operatorio non poteva essere migliore ; non si verificarono complicazioni, il drenaggio funzionò sempre bene, il cateterismo a permanenza non pr odusse alcun inconveniente, non si ebbe mai durante la cura elevazione termica.


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CASUISTICA CLI!'ICA

L'infermo dopo c rrca 40 giorni dall'atlo operativo veniva messo in uscita dall'ospedale perfettamente guarilo ccn proposta di licenza di convalescenza di giorni sessanta. DUE CASI DI FRATTURE DELLA BASE DEL CRANIO SEGUITI DA GUARIGIONE, per il dott. Tonuuaso Carino, maggiore medico, addetto

allo spedale militare di Palermo. Le rrallure del cranio pel' il loro meccanis mo, pe1· i s intomi che le caratteriz7.ano, pe1' le complicazioni e per la loro tera pia hanno for·mato oggetto di speciali s tudi in tutti i tempi. Le recenti ricerche sulle localizzazioni cerebrali forniscono documenti interessanti per la diagnosi e per la cura di esse fratture e delle loro complicazion i. La diagnosi di queste f•·attUJ"e non è sempr-e facile in primo tempo, !ippeoa dopo il riportato tra uma, specie quando non vi sono ferite; essa si può soltanto supporre c, sfuggendo ad un esame diretto, la frattura si ammette come probabile; nel maggior numero dei casi se ne ra la diagnosi per un complesso di sintomi che si manifestano dopo alcune ore e talvolta dopo alcuni giorni dall'avvenuto traumutismo. Le storie cliniche che ho il piacere di portare a vostra conoscenza s otto questo puoto di vista, ritengo non siano p1·ive d'interesse. l.

Manganelli Giuseppe, soldato trombe ttiere nel re~=:g imento cavalleggeri di Lucca (t6•) nell'eseguire una carica insieme col proprio squadrone nella piazza d'at·mi di Bocca di Falco, cadde insieme col cavallo e batté la testa al suolo, rimanendo privo di coscienza. Al s uo ingresso in quest'ospedale la coscienza era ancora obnubilata, la percezione lenta, egli rispondeva lardi alle domande che gli venivano rivolte, con lentezza avvertiva anche gli s timoli; aveva leggiera midriasi. ma conservato il riflesso pupilla1·e, polso tardo e pieno; non prasenlava sintomi di paralisi o di pa•·esi degli a1·ti, ne nel terra torio dei nervi cranici. Aveva nell'orecchio sinistro e nel naso grumi di sangue e macchie di sangue nel collo, nella camicia e nella giubba. S ulla bozza frontale sinistra in corrispondenza dell' impianto dei capelli si notava una piccola ferita lacero-contusa, lunga circa un centimetro e mezzo interessante soltanto i comuni tegumenti in senso o rizzont.ale. Nessun'altra lesione si costatava s ulla superficie del cranio ·e nelle altre regioni del corpo. L'infermo accusava dolore diffuso nella regione tern poro-parietale sinistra e notevole diminuzione dell'udito dall'orecchio dello stesso lato. Coll'esperime!llo del Valsalva si costatò rottura della membrana del timpano in dello or~cchio. Negli altri orf.{ani ed apparecchi non si rilevarono sintomi morbosi apprezzabili. La notte susseguente al traumatismo l'infermo fu alquanto agitato, ebbe delirio tranquillo. Nei primi due giorni l'olorragia sinistra si rinnovò per be n tre volte e ad essa tenne dietro scolo di siero. Al quinto giorno dal riporla~o traumatismo osservai che la meta sinistra della faccia era floscia e senza espressione; le rugh~ frontali erano scomparse e quas i scomparsa era pure


OASUISTICA CLl~ICA

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la piega naso-labiale. L'occhio era un po' lagrimante ed a perto e non poteva chiudersi completamente; l'angolo della bocca pendente; la parola un po' inceppat&, la mas ticazione diffb ile. L'ugola era deviata a destra e il velopendolo un pò deformato. In base ai sintomi presentati dall'infermo al suo ingresso in quest'os pedale non si poteva fare con certezza la diagnosi di , frattura della base del cranio, ma essa si poteva soltanto s upporre. La rinorragfa , l'otorragia, l'obnubilazione della coscienza, il delirio tt·anquillo della prima notte dopo il trauma, il polso tardo, la leggiera miJ riasi con sens ibiliiA della pupilla, la ferita alla bozza frontale sinis tra, il dolore alla regione temporo- parielale non sono sintomi patognomonici di una frattura della base del cranio, potendo essere prodotti da a llra causa ed avet·e altra facile spiegazione. Il manifestarsi in s eguito dei sintomi di paralisi nel Lerl'itorio innervalo dal facciale, la deviazione dell'ugola, la deformazione del velopendolo, l' intermittenza dell'otorragia e lo scolo del ~iero insieme con gli altri sintomi enumerati tolsero ogni incertezza sulla natura della lesione. Escluse una otile pregressa, una periostosi sifilitica ed una carie della rocca di origine tubercolare che avrebbero potuto presentare i sintomi riferiti , la diagnosi di frattura della base del cranio e propriamente della t·occa pet rosa s'imponeva. Mi restava a determinare il punto nel quale era avvenuta la frattura. La deviazione dell'ugola e la deformazione del velopendoJo mi fecero ammeltere la frattura della rocca petrosa al di sopra del punto in cui il . grande nervo petroso superficiale, che si distribuisce al palato, si stacca dal tronco nervos o, cioe essa doveva decorrere al di sopra del ganglio geniculalo. L' infermo fu curato in primo tempo con la vescica di ghiaccio in permanenza s ul capo, con lavaggio antisettico ed occlusione dell'orecchio sinistro ed io seguito con la corrente elettrica. Dopo circa GO giorni dal riportato trauma il trombettiere Ma nganelli uscì dall'ospedale gua,rilo, soltanto si lame-ntava di quando in quando di sussurri all'orecchio. E gli venne inviato in lunga licenza di convalescenza.

II. Guastalla Pietro, allievo carabiniere nella. legione di Palermo, della clas.~e di leva 1884, v~niva ricoverato in quest'ospedale nel decorso anno per lussazione sottocoracoidea dell'omero destro e commozione generale. Egli a scopo suicida, si era buttalo da una finestra alta dal suolo circa 20 metri. Raccolto incosciente, venne trasportato in questo stabilimento, ma quando qui giunse aveva già riacquistata la coscienza; egli presentava contusione nella bozza frontale rlestra, lussazione sotlocoracoidea dell'omero destro, contusione alla regione sacrale, all'articolazione delhi coscia ~ del gi· nocchio destro con abrasioni epidermoidali ; non poteva stare seduto per il forte dolore che sentiva nelle regioni contuse. Dopo la caduta non ebbe nè rinorrogia, nè otorragia, [né paralisi o paresi degli arti o ne! territorio dei nervi cranici. Nelle successive 2~ ore si mtlnifeslò ecchimosi soltocongiuntivale ed ecchimosi in ambo le palpebre dell'occhio destro, e in pari . tempo l'in· fermo cominciò ad accusare annebbiamento della vista da detto occhio. La diminuzione dell'acutezza visiva in s eguito andò gradatamente aumentando


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CASUISTICA CLINICA

e. mentre dapprima era ridotta al disotto di un dodice!!!imo, più tardi e assai rapidamente, divenne non più misurabile. Con la diminuzione del!'acutezza visiva si notò anche restringimento del campo visivo e alterazione del senso cromatico. La pupilla er·a alquanto midriatica e poco sensibile alla luce. All'esame ottalmoscopico si constatò scoloramento della papilla e diminuzione del volume d'ei vasi arteriosi. Per i sintomi obbiettivi e funzionali enumerati e stabilitisi con molta rapidità feci diagnosi di atrofia del nervo ottico, per· lacerazione di fasci nervosi e compressione prodotta da emorragia in tra vaginale in seguito a frattura del canale ottico, molto probabilmente indietro del punto in .~ui i vasi centrali penetr·ano nel nervo. Fui indotto a indicare questa sede per la rapidità della decolorazione della papilla e per l'aspetto dei vasi. Non é sempre dato di osservare fratture della base del cranio seguite da guarigione con una sindrome fenomenica cosi completa, sia in qua nto a sintomi generali, sia in quanto a lesioni dei nervi cranici, da non ammettere alcun dubJJio sulla diagnosi e sulla sede dell'avvenuta frattura. Se é re la li va mente frequente tra !d paralisi dei nervi cr anici, in seguito a fr·attura della base, la paralisi del facciale, si osserva piu~losto raramente la lesione del nervo ottico. .Ma ollreché per queste considerazioni e repe1·to cliuico, ho cr·eduto que~Li due casi importanti e tali ùa essere portati a vostra conoscenza, anche perché coufermano in modo evidente il rappor·to fra la regione del cranio colpita e la sede della fraUur·a della base. Infatti nel primo caso abbiamo avuto un tr·auma che ha agito nella r·egione tempor·o-parietale pr·oducendo una fraaura nel piano medio della base del cranio, o sfeno-~emporale; nel secondo caso un trauma che ha colpilo la regione f1·ontale e ha prodotto frattura nel piano anteriore della base, cioè nel piano orbito·etmoidale.

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RI\TIS TE GENERALI

NUO VI METODI DI CU RA NEL CAMPO DELL'OTORJNOLARIN GOLOGIA. - Rivista sinteticu del dott. G . Ostino, capitano medico .

La ricca produzione lelleraria otorinolaringologica che in questi ullimi anni ha vis to la luce nei varii periodici non può essere neppure accennata in un gio rnale medico, come il nos tro, c he deve esser·e l'eco delle va rie branche della medicina. Ritengo per ciò utile riunire in una conc isa !:'intes i quanto di nuovo ò s tato negli ultimi anni proposto nella terapia delle malallie dell'orecchio, del naso e de lla gola, !imitandomi a rruello che p uò intet·essare i non specialis ti. 1. Cura delle suppurazioni aur i<!olari coll'iperemia da stasi. - l felici risultati ottenuti nelle fl ogosi acute delle estremita, e pers ino nelle g ravi ed estese osteomieliti de lle ossa tubulari senza necrosi, per mezzo della iper·emia da s tasi, s pinsero l'assistente del dott. Bier, dott. Willhelm Kepple r , a tentare lo stesso metodo di c ura ne lle s uppurazioni, acute e cro niche, dell'orecch io. La s lasi del capo s i ottiene per mc·zzo di una benda di colone e gomma della larg hezza di circa 3 cm. (nei ba mbini 2 cm.). lunga quanto la circrmferenza del collo e munita ai due estremi di uncinetti ed a sole in diver se serie per poter a volontà s tringer e od allen tare la lascia. Qnando coll'a pparecchio suindicato non si t'Ìilscis!'e ad ottenere il g r·aclo:ctesidera to di iper emia, si potrebbe ricorrere a l tubo eli gomma di Ilenle, che può e sser e rigoufìato dal pazie nte stesso. In cas i s pecia li d i ferile al collo si potr ebbe aVYolge.re il collo con unR br.nda di flanella. a più giri. La costrizione al collo deve raggiungere un g rado tal e che la faccia diven ti leggermente cianotica. A poco a poco il medico acCJuis ta il colpo d'occhio per r iconoscet·e il gius to grado di tensione della fa;;cia. Il primo fenomeno cito colpisce dopo la fa scia tura è l'alleviamen to ed anche la ~com parsa dèl dolor e. Ma iali che indarno aveva no ce rcato il son no nella notte, trovano, dopo a pplicazione tJella'fascia , il desideralo ri poso : g rossi pac· chelti g hiandola-ri che al minimo contatto dovano orig ine a dolori vi vis1=imi, diven tano insensibili alla pressione. Il fenomeno ddla diminuzione del do· !ore è cosi costante cl1e, quando imonca , è segno c he la tens i0ne dota alla llenda non è la gi us lo, ma per lo più esa gera la . Un'altro fatto che sussegue alla costrizione del coli() nelle s uppurazioni complicate a flogosi dell'a pofisi mas toidea é un edema r osso dietro l'orecchio maiGto, ma , mentre n elle suppurazioni ac ute delle es'tremitA il rossor·e flogistico raggiunge il marg ine della fascia, invece ne l capo è limitato al punto della malattie s alvo, aei grossi pacchetti g hiandolari coo s~utivi in cui s i hanno t!llora es tesi renom eni inflammalo rii. La stasi è protratta fin da principio per 20·22 ore al giorno; man mano però che la. malattia migliora, si prolun gano le ore di riposo e si dovra continuare anche alcuni gior ni dopo scompars i i fenome ni inflammato_rii.


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RIV ISTE GENERALI

L'influenza della stasi sulla suppurazione è così varia e mollAplice come nelle estremité. Keppler vide suppurazioni incipienti riassorbirsi, RScessi caldi cambjars i più o meno rapidamente in a scessi fr eddi, la temper atura diventare normale e lo stato generale del paziente migliorarsi. In un caso in cui si potè seguire il decorso dell'ascesso colla siringa di P r·avaz, si vide il pus cambiar si a poco a poco in liquido sieroso. Il trattamento nelle suppurazioni auricolari non s i deve restringere alla sola ~ta~i. Questa vale da sola a guarire una s uppurazione acuta qua ndo la perforazione timpanica garantisce il deflusso del pus. Ma se la perforaz:ion~ è troppo piccola, dev'essere a llar·gat.a, e, se in sito non declive, va fatta una s econda apertura in un punto adatto. Nelle otiti medie acu te con sospetto di r accolla endolimpanica, si pratichi la paracentesi prima di eseguire la costr izione al collo. P~rimenti si deve comportare il chirurgo nel sospettç di complicazioni suppurative mas to idee, colla differenza che, a ssociandovi la stasi artificiale, sono s ufficienti e non dannose anche piccole incisioni. Il risultato terminale fu il seguente: Otiti medie acute: casi curati 10: guarili tutti con un lE!mpo variabile da 14 a 28 giorni. Oli/~ medie sttppuratioe croniche: casi curati 10: esiti poco brillanti : occorrono altre esperienze. Collo stesso metodisrno di Keppler, Heine (l) curò 19 casi di otite med ia acuta, ottenendo 9 guarigioni, 2 retrocessioni di mastoidite acuta; 8 deve tte ro es!'\ero operati. l ris ultati furono dunque meno fortunati che non nella clinica di Bier·. Anche Heine crede inr)ocno il metodo di cura. I pazienti sentono da principio un po' d'incomodo, ma poi vi si abituano. Alcuni hanno la sensazio n e come se il capo si gonfiasse e gli occhi uscissero dalla les ta: altri hanno u n po' di cefnlea, raramente aumento dei rumori soggettivi: mai difficoltà di respir azione. Una donnu ebbe vomito e ve rtigine. 2. Cu ra medica delle oliti medie purulente croniche. - Tutti i nuovi antisettici t:>d astr ingenti ven ne ro provati in qudla multifor me malattia che è l'o · lite media purulenla cronica. l.n una r·ivisla sinte tica del 190~ Gr·osskopff (3) ricorda il fenosalil in soluzione ~ liceri nica al 2-5 per iOO la ferripirioa, la ips ilene iodoformizzai.P, il iodamith, il bleu di melildne all'i p. 500, il men to· fenol cocainato, il canf'oroxol ed il m~>ntoxol, il mercurol, l'argirol, il thigenol, il chinosol, una soluzione sozoiodolata tricloroacetica 1-5 p. 100, l'ossigeno nascente, l'applicazione dell'aria calda, la radioterapia. A questa lunga serie di rimedii ed a pal'ecchi altri g ià antichi ma vat•iamente modificati, bisogna asrgiungEH'e l'argento io foglie, che applicalo sui punti s u ppuranti a vr ebbe, s~ ­ condo U rbantschilsch (4), la proprietà di far diminuire ed anche fa r scomparire IH suppurazione. Le sottili foglie d'ar gento, fìo a menle polverizzate sono lasciate p er qu&lche tem po nell'alcool puro o nell'alcool salicilico o borico, po1, evaporalo l'alcool portate nell'orecchio medio con un porlatamponi. Si appone una striscia garza per impedire lo spostamento dell'ar gento. ~- La tiosinamina e lajlùro/isina nelle malattie dell'orecchio medio. Lo scopo dell'impiego della liosinamina ,è quello di r ammollire -le ci~trici e le ader enze endotimpaniche: quindi sono indicazion i a l suo uso tanto gli esiti di o tile media purulenta che o liti medie asciutte e, secondo Suga r, anche leotoscler osi.

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IUVJRTE GE:-'ERAI..l

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L a tiosinamina s i può somministrare por via iule l"na in pillole di 3 egr. eia· scuna (da una pillola a 6 al gaorno) o per iniezioni sottocutanee ed intramuscolari di una soluzione in acqua e glicerina al 10 p. 100 (nella prima sellimano tre iniezioni di mezza siringa di Pravaz, nella seconda sei iniezioni ~empre di mezza siringa, nella terza sei iniezioni d'una sit•in ga intera). Si possono usare contemporaneamente i due metodi. La flbrolisina é una soluzione acquosa di tiosina mina più adatta per iniezioni, non essendo dolor-osa. Merk prepara delle ampolline di 2,3 ccm. di soluzione di flbrolisina corris pondenti a :!O egr . di tiosinamina, p'e r iniezioni intt·amuscoleri nei glutei, o anche per iniezioni sottoculanee od endovenose. Sugar (5) si loda del nuovo metodo di cura non solo nella cura delle ader enze e delle cicatrici ma anche della sclet•osi iniziale: in un caso vide la memb r ana limpanica aderente rediventar mobile . Hirschland (6) ebbe buoni ris ul· tati - cioé aumento della faco ltà uditiva, diminuzione dei rumori soggettivi e dell'intontimento - nelle malattie pure dell'orecchio medio, og niqua lvolta però non era ancora avvenuta l'ossifìcazione o calcificazione delle briglie connettivali. Sugar ed Hirschla nd associar ono alla cm·a colla liosinamina il mass aggio auricola r e. Hirsberg ebbe buon esito dalla tiosinarnina anche nelle stenosi del condotto uditivo esterno, nei tent!ltivi di mobilizzare le cicatrici mastoidlee, nelle adel'enze delle tonsalle coll'arco palelino, nell'ozena, allo scopo di rigonfìare la mucosa e renderla atta a ricevere le iniezioni di paraffina . Callo ugh (7) adopero la tiosinumina in 38 casi: su 31 casi di o lite media cal8rrale guarirono dei rumori soggAtlivi 15, migliorat•ono 11, non miglior ar ono 5: 5 casi di otite media purulenta cronica ~uaril'ono tutti dei rumori soggetti vi; di 2 casi di o ti te interna uno migliorò, l'allro non ebbe vantaggio di sor ta. 4. Nuooo melo<lo <Li aer~ione rlella cassa timpanica.- Il nuovo metodo, immagi nato dal dotL Achsharumow (8) e mollo raccomandato da John Roosa per la dilatazione della tromba d'Eustachio, é il seguente. L'apparecchio sll'u· mentale consta d'un comune a pparecchio per polvea·izzazion.i nasali. Due per· e di caucciù sono collegate fra di lo l'O da un tubo: una di esse serve da serbatoio e si distende sotto la spinta dell'aria che le invia la s econda compressa colla mano. La pera-serbatoio, invece di essere riunita alla boccetta del polverizzatore, termina io un tubo, al cui estremo si innesta un'oliva des linala a chiudere una narice. Si chiude ermeticamente l'alt!'a narice ej, essendo la bocca del paziente la r gamente aperta, l'aurista od il paziente preme una dozzina di volte sulla prima pera ftnchè il serbatoio s ia fortemente dilatato : allora s i eser cita una rapida pressione su questa. R0osa crede che questo processo abbia qualche vantaggio s ulla doccia di Politzer ed anche sul cateterismo della tl'omba e possa essere più facilmente del primo eseg uito dai pazienti s tessi. E siccome nei catarri subacuti e cronici della cassa timpanica, la pa1·esi muscolare e la s tenosi tubaria sono gran parte n el processo, cosi questo metodo di d ilatazione della tromba può essero un potente ausiliario della cura. 5. Cura delle vertigini e dei rumori soggettiri. - Bloch (10) a ssicura di aver guarito tutti i sintomi della malattia di Méniére colla galvanizzazione attraverso il capo, applicata poi per 4 o 5' al giorno colla forza di 1·2 M. A. Eguali r isultati ottenne Veraguth (11) in due cas i. Sugar (12) applica g li elettrodi al dorso ed al trago per cinque minuti con una forza di corrente di 1·5


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M. A. oppure nella tromba d' Eus tachio e nel condotto uditivo esterno con una forza di ' 10 o ' '!Il di milliam pére. Corning (13) è rius cito a guarire la vertigine auricolare ron tabloidi introdotti per os, e contenenti ciascuno: morfina '/11 gt•. (grano), estratto di cannabis indica •t1 gr., nitrog licerina '/:.oe, solfato di s tricnina '/Go• resorcina 1 gr., cloridrato di cocaina '/a g t·.u;rrano). I primi tentativi d i Babinski (14) (15) di cura della vertigine uditiva c olla puntura lo mbare furono da lui continuati con egu~l ris ultato : frequente miglioramento ed anche guat'igiooe della vertigine, poco o punto risultato per i rumori soggettivi e la sordità. Tré trop (16) es lrasse in media pe r ogni paziente e per o~ni seduta da 6 a 1i cm~ di liquidi ed in qualche caso punse due volle. Eg li collferma le asserzioni di Babinski concludendo: 1° In casi di labirintis mo, ove siano falliti gli altrt metodi di cura, si può proporre la puntura lombare senza g-at•antiroe l'esito: questo é migliore per la vertigine, peggiore per i rumori soggettivi e lo sordi lA : 2° la puntura lombare è indicata nel sordomutismo quando esis te ancora traccia d i percezio ne de ll'ot·ecchio interno. Di fronte alla pers isleoza e tormentosilà d ella vertigine e e delle paracus ie, alcuui c hirurghi inglesi non si perilarono di ricorrere ad opera zioni g ra vi. Lake (17), dopo praticata l'exe nleratio de ll'orecchio medio col metodo SchwartzeStake, distrusse i canali semicit'colari e tentò di e!>port.are la cresta acustic a: cessali i fenomeni tumultuarli che sus..eguono in generale a tali opera zio ni, scomparve la vertig ine, rimanendo slazionat·i i rumori soggettivi. Vallace e Mat•iage (18) tentarono la re!lezione endocranica del nervo a c ustico: fJU esla non fu completa ed i rumot•i !'!Og getLivi a umentarono: il paz ie nte mori. Onesti ten tativi non furono finora se${uili da altri. 6. Cura chirurgica delle menin.giti pttrulenti. - In una rivis ta sinte tica pubblicata in CJnPslo g iornale nel 1901 a vevo esposto casi di indubbia meningite, ~nariti coll'inte rvento sul focolaio primitivo nell'apofisi mas loide, l'len za tocCllre il focolaio meningitico. Gli otochirur ghi, falli arditi dei risultati o tte nuti S I posero il quesit.o se ne lle meningiti purulente ditruse non fosse il cas o di aprire il focola io purulenlo entro le meningi. Fino al1901 erano conos c iuti solo tre cas i di mening-ile otitica in cui per mezzo di incisioni della dura e rano stati mes!li allo scopet·lo e g uar iti focolai circoscritti della -pia madre: ~ran o i casi di Mace\\"en (19), Jansen (20) e Lucae (21). Da q uell'epoca Poirie r , "\Vilzel, Hinsberg, Luc comunicarono delle guarigioni di meningiti purulenle d a caus a traumatica per mezw di incisione della dura, a nzi Barth per mezzll d 1 un incis ione della dura spinale diede esito a tre cucchiai di pus e g uarì una m ening ite purulento spinale, consecutiva ad una ferita da punta. Secondo il recenli~si mo s tudio d i Hinsberg (22) sono finora conosciuti 10 casi di ~mari­ j:!ione di mening ite ottenuti col drenaggio dello s pazio subaracno ideo e 5 ca s i in cui s i ottenne un notevole miglioramento. Quant.o all'indicazione dell'intervento, dice Hinsberg, se le probabilità di g uarigioni sono maggiori quanto più pres t.o s 'interviene, un caso di Kiimmel dimoslt'a che é possibile la g uarigione anche nelle meoingitt generalizzate. diffuse all'encefalo ed al midollo spinale con gravissimi sintomi clinici e con liquido di puntura purulento. Frattant.o la puntura lombare ripetuta può ess er e utilissimo. Lermoyez e Belli n (23) scrivono: Cbiamali al letto di un malat.o colpito da meningile acuta attribuibile ad una suppurazione auricolare , posta la diag nosi


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coll'oto3copio e colla puntura lombare, si apra nella sua totalità il focolaio morboso primitivo e si esplori con craniotomia esplorativa a livello del tegmen antri. Se il detto intervento non riesce a far s comparire i sintomi di menin· gite, incisione cr ociata della dura madre per la grande7.za d'una moneta da due franchi, si penetri nello spazio sottearacnoideo e s i esplori il lobo tem· porale con uno ~trumento s musso che non deve pene trare più di ~ cm. nel cervello. Contemporanearr.enle si pratichino ripetute punture Lombari, ab~o n­ danti (non meno di 15 cm'). E gualmente s i compor tò :\lanasse (2-i). Il Gradenigo, il quale è s tato uno rtei primi ad inter·vcnire nelle menin~iti , s 'è fa tto ora meno aggressivo (25). c In presenza d'un pr ocesso infettivo cosi jZrave, come una leptomeningite pur ulenla, è prudente evitare qualsiasi intervento operativo non strettamente ed urgente mente necessario, ogni qualvolta cioè manchino fenomeni reettivi locali ~ si possa in altro modo pro vvede r e con un buon dre naggio del pus ; oppure, se a tale scopo si c rede necessario intervenire, conviene limitars i allraumatismostrettamente necessario per olle· ner~ il drt-naggio rimandando ad altt·a occasione la minuta pulizia della cassa, le plastiche, ecc. •· Egli riferisce un caso, in cui nel liquido di puntura s i riscon· trarono l<> stafllococco piogeno e lo slre plococco, e pur tuttavia s i ottenne la guarigione con 6 punture lombari, di!)() cm5 ciascuna. 7. L'aerotertnia in. rirwlo.!]ia ell in otolo,qia. - L'aria s ecca, calda a 7Qo.!)Q0 , a pplicata per qualche minuto s ulla mucos a nasale, la fa diventare r ossa, sec~, brillante e la fa r etrarre. Sè vi si insis te, il paziente sente come una punlura e tos to s i stabilisce uno scolo acquoso abbondante. Questi due effetti success ivi, vaso costrizione ed ipersecrezione, si ottengono cos tantemente ed a gradi divers i secondo l'alterazione anatomica della pa rte. Jl flus!-lo acquo!'IO dura da· pochi minuti a parecchie ore; dopo cessato, la respirazia ne s i fa più libera e la mucosa ri pr ende il suo Rlt>to normale. Molli sono 'tli a pparecchi ideati a tale scopo. Lermoyez e Ma hu ne fecero c ostruir e uno s imile a q uello di Gautier e Laraz: L' aria calda é por tata io s ito, col controllo clel!a vista, per mezzo di cannule maneggiate dal meclico. 1 ris ultati otte nuti da Lichtwitz (26) (2i) Menier (2 ), Lermo~·ez e ~lRh u (:W) (:30) !'\Ono cos i riassunti da quPstt ultimi (31): Dal punto di oista nasale: eccellenti nelle riniti s pasmodiche, delle qua li J'aerotermia può es!!er e considerata lo specifico: buoni ne lle rio iti confo(tstizie la ripetizione: mediocri nelle corizze croniche semplici, specialmente se infettate; nulle nell'o-zena, ne lla corizza purulenta, nelle s inus iti, ogniqualvolla In · somma v'ha suppurazione del naso o delle cavità arinesse; Dal punto .di oista auricolare ha un effetto s edativo s ulle otalgie d'origine tubaria o nasoraringea: a pplicata localmente, per mezzo di una cannula e sotto pre!'lsione, all'entrala del padiglione della tromba, deconges tiona la mucosa, dilata lo tromba e produce i migliori risultati nelle os truzioni tubarie con sordita e rumori soggettivi. 8. Cura della cori:ua acuta coll'iperemia da stasi. - Interessante é il rac· conto dell'auto-esperimento fatto da Henle (32) che r iassumo : te Nel dicembre 190i ebbi una forte corizza ; cominciò il mattino, a mezzogiorno raggiunse il suo acme, non mi las ciò dormire la notte e continuò inalterata anche il mal· tino seguente. Avevo scolo continuo dal naso, persistente senso di vellichio, c ontinua lagrimaziooe, freque nti starnuti. espressione tipica della faccia, non 48 - Giornale mtdlco.


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febbre. Verso mezzogiorno applicai la benda. L'azione fu maravigliosa: coll'inizio della stasi cominciarono a diminuire i fenomeni, il vellichio, la lagrimaz10ne scomparvero, la sec1·ezione cessò. Mentre nel mattino avevo sporcato parecchi fazzoleLti, nel pomeriggio me ne bastò uno. La sera avevo il mio aspetto normale. Il giorno dopo avevo la sensazione d'una corizza pas· s ala: asciuttezza del naso, esigua formazione di croste, ma nessun aiLro fenomeuo » . Eguali risultati ottenne Henle in altri cinque casi di co1·izza ac uta: essi guarirono in 2-3 ore al p•ù lardi in mezza gi<'r-nata. 9. Cura dell'ozena. - Le iniezioni di pa1•affina solto la mucosa nasale (V. questo giornale 190-i p. 378) continuano ad avere il favore dei rinolog i nella cura dell'ozena, e Delie (:J:l), Guarnaccia (31:) Duchesne (35), De Stella (36), Trétrop (37) Melzi riferiscono su numerosi ca\;i di guarigione. Coll'esperienza vengono meglio stabilite le indicazioni del metodo. Zaalberg (38) al congt•ess<J otorinolaringologico di Amsterdam (maggio 1904), presentando l'esito di 60 malati cur ati col metodo Gersuny con 20 guarigioni e 35 miglioramenti, nota c he s i ha la guarigione nei casi di ozena nei quali non esistono più croste nè cattivo odore; miglioramento se l'odore compare solo ogni 2-3 giorni, scomparendo con una semplice lavatura all'acqua salata, se le croste sono poche e lu secrezione è poco abbondante; es iLo nullo se il cornetto è totalmente atrofico. Anche il BroekaerL (39) conviene nelle stesse idee e distingue tre stadli dell'ozena: 1° stadio, affezione poco intensa e circoscritta al cornello inferiore nel quale si olliene colle iniezioni di paraffina la guarigione con 2-3 inezioni; 2' stadio, nel quale si riesce solo a miglioramenti; 3' stadio di atrofia completa, io cui l'iniezione non solo non ha nessun valore, ma può diventare pe·ricolosa, dovendosi impiegare molta forza per fa1· penetrare la paraffina. Quale complicazione si può avere la flebite facciale, che può durare anche due mesi e si riscontra nel 5 p. 100 dei cas i. Il Broekaert insiste sui seguenti punti principali nell'e~ecuzione dell' alto operativo: 1° non iniellare pii.t d i· un cms per volla; 2° non impiegare troppa for·za; 3° non servirsi di paraffina scaldata ollre i 55° C; 4° cominciare sempr e dall'estremità posteriore del cornetto. Ekstein, Moskovicz. De Cazenav4?, Bolognesi (40) Broekaerl (~1) dimostrar·ono che la paraffina iniettata forma una massa solida cbe si comporta nel corpo come un cor po st1·aniero asettico ed è incapsulata da tessuto connettivo neo formato; che non ha alcuna azione chimica locale né tossica generale. Broekaert aggiunge che se si scieglie u.na paraflna fusibile a 50o e s'inietta io blocco compatto, ls protesi avrà una grande stabilita ed il lavoro di reazione si limilet·à all'iucislamento della paraffina. Nella cura locale medicamentosa fut"ono recentemente sperimenLali nell'ozena l'acqua ossigemtta con l'aggiunta dell'i a 3 p. 100 di acido lattico (Brugnatelli) (42). una miscela di una parLe di acetozon su tre di petrolio colla aggiunta di una piccola quantità di olio di Gaullheria quale deodorante; (Brown) ( ~3), il petrolio (Bobone) (4i). Ne.,.vcomb avrebbe avuto buoni risultati dalle mucina, associata al bicarbonato di soda e coll'aggiunta di un po' di menlolo o timolo. Hahn (44) colle correnti ad alta frequenza ottenne miglioramenti nell'ozena e quantunque non abbia avuto nessuna completa gua rigione, i risullati ottenuti incoraggiano ad ulteriori ricer che.


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JO. Cura ddle amigdaliti acute.- L'amigdalite aeuta é un'infezione locale <la i microbi delle suppurazioni : provoca la turge~cenza dei vasi, la diapedesi dei globuli bianchi, l'ipereccitabilité. secretoria, la formazione di piccole rac· colle -purulente superficiali e l'accumulo di concrezioni nelle cripte. La risoluzione si puo ~ffrellare provocando la decongestione del tessuto e la eliminazione dei prodotti setlici. Il Molinie (45) ottiene questo scopo comprimendo vigorosamente la tonsilla coll'indice della mano destra: la tonsilla dà così esito, per i numerosi fori, ad ammassi purulenti d'aspetto caseoso e di odore felido: esce anche un po' di sangue che fa da sanguis11gio locale. Si fa in seguito una pennellalura con glicerina fenica 1 p. 100. Si ha talora un aumento del dolore, che per ò cessa dopo alcune ore (il metodo veramente é del nostro D'Ajutolo). Il Molinié l'applicò con ~uccesso in sei casi: in una tonsillite bilaterale lo esegui solo da un lato e vi portò la gu11rigione immediata, mentre la risoluzione della tonsillite del lato opposto avvenne nel solito periodo di tempo. fusti (46) nelle angine follicolari usa le pennellatul:'e di collargol 5 p. 100: esse non sono dolorose e la guarigione si ottiene spesso in ~4 ore. Alla penncllatura di collargol non bisogna far seguire gargarismi. Il. Cura delle laringiti tubercolari.- Il trattamento chirurgico della tubereolosi laringea. in auge alcuni anni or sono, ha subito in questi ultimi tempi delle limitazioni, essendosi riconosciuta la tendenza alla guarigione di pare~ chie infiltrazioni ed ulceri colla cura palliativa ed anche colla cura aspettante. Hopmann (lì) e Lermoyez (\8) danno due indicazioni all'intervento colla lireofìssura: la disfagia e la stenosi respiratoria. Riacquis).arono per ciò favore le medicazioni locali. Mounier (\9) applica da 7 mesi con risultati veramente sorprendenti nella laringite bacillare l'estrallo glicerinato di fegato di merluzzo fresco in penuellature locali ed iniezioni intra· cheali. Ropke (50), insieme a Moritz, Schmidt, Krause, Bandelier, raccomanda ancora l'iniezione di tubercolina io tulle le forme, anche le più gravi, di tubercolosi laringea, anche se complicate a grave tubercolosi polmonare. La radio· terapia (V. in questo giornale la rivista sintetica sulla radiolerapia, 1901 fascicolo X) non ha dato f!nora risultati, che la facciano preferire alle altre medicazioni (Gallater) (51). Ferrari (52) avrebbe avuto miglioramenti colla lampada di quarzo di Finseu applicata dall'esterno. Sorgo (53) e Kunwald (5~) lodano la cura colla luce solare. Quest'ultimo metodo si raccomanda per la sua semplicità. Il malato sta col dorso contro il sole e fa pe netrare nella sua bocca i raggi solar·i riflessi da uno s pecchio comune da toilette; indi tirata fuori la lingua, la fissa colla mano sinistra ed introduce colla destra lo specchio lariogosco· pico. Per proteggere ii capo dai raggi solari, il paziente si avvolge un panno bagnato od un fazzoletto di tela bianca. Le migliori ore son quelle del mattino o della sera sia perché i raggi solari son meno caldi e qutndi provocano minore vasodilatazione, sia perché, essendo i raggi più obliqui, é più facile l'autolaringoMopia. Kunwald assicura che i pazienti anche meno intelligenti riescono a praticare l'autolaringoscopia dopo 3-4 prove, al massimo dopo 8 giorni in principio non resistono in questa posizione più di 5', ma infine riescono a restarvi anche un'ora. Secondo Kunwald si avrebbero colla fototerapia solare risultati molLo più brillanti che con altri metodi di cura. Sarebbero più felicemente influenzale le


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infiltrazioni a mo' di tumore, in qualunque parte della laringe s i trovino, men() felicemente le intìltraziooi diffuse, molto vascolarizzate. La durata totale della cur a .fu da 6 a 44 ore. Ruaull (55) raccomandli ancora le iniezioni iolralracheali nella cura della tubercolosi larinp:o-polmonari, dando la preferenza alla seguente formola: Acid() cinnamico gr. uno; sciogli a caldo in 50 o 60 gr. d'olio d'oliva lavato all'alcool e sterilizzato; aggiungi essenza di mirto gr. 5 ed olio d'oliva q. b. per 100 cm; agita e lascia raflreddare. Con una siringa a l1.1ngo becco curvo in modo che possa essere spinto fin al di 18 delle corde vocali, si versano in trachea da 5 a 10 cm della soluzione. ,12. Estrazione dei corpi stranieri dall'esofago per meno dell'esofagoscopio. - L'esofagotomia esterna è lln'operazione tuttora grave, dando una mortalità da 17,4 p. 100 (Gros~) al 20 p. 100 (Kalojeropulos) nelle statistiche recenti. Essa . man mano che entra in uso l'esofagoscopia coi tubi retti, è abbandonala per cedere il posto, nei casi di corpi stranieri, all'estrazione strumentale s<>tto ia guida della vis ta. Chirurghi, come v. Hacker, Mikulicz, Rosenheim, Harmer. vi r·icorsero felicemente e v. Hacker confesse che dacche ha imparato ad esofagoscopizzar e, non praticò più un'esofagotomia ed estrasse dall'esofago 27 corpi stranieri. Stark (56) e Reizensleiu ("'6) hanno riuniti tutti i casi di estrazione di corpi stranieri fatta per le vie naturali coll'aiuto dell'esofagoscopio. Sono in tutto 73 casi, dei quali parecchi corpi s tranieri erano molto voluminosi ed aguzzi; grossi pezzi d'osso, dentiere, ecc. Killian, non potendo estrarre uua dentiera, la spezzò nell'esofago stesso. L'operazione non riusci in 4 casi, ma si trattava di corpi stranieri, inghiottiti da parecchi giorni e che per i vari tentativi gia falli avevano p rovocato viva r eazione nell'esofago. Lo Stark conclude : 1o il più s icuro mezzo diagnostico per riconoscere un corpo s traniero confic-calo nell'esofd gv è l'esofagoscopia ; 2° solo come ausiliat·ii valgono i r•aggi Rontgen e Da sonda; 3° solo l'esofagoscopia ci or ienta sulla posizione lopogratìca dc:>l cor po straniero; 4• l'esame esofagoscopico deve fars i s empre ed an più presto ; 5' la più sicura ed innocua terapia dei corpi stranieri ad ogni profondità è l'estt·azione coll'esofagoscopio; 6° se non riesce questa, si ricorrerà all'esofagotomia. se il corpo straniero è in alto, alla gastrotomia se è in basso. Ehrlich (57) preferisce alla gas trotomia l'esofttgotomia e successiva applicazione esofagoscopica dalla feri ta. Firenze, 14 settembre 1905. BI BLIOGRA F lA. (l) Zeitsch•·i(t (11r Ohrenh., voi 50, p. 2t3 . agosto 1905. (j ) Berl. Idi,., IVoc/i•• 1905 n. jS, (3) Cenlrcilblall (. Ohrenh., Dd. Il, p. 371!. (4) Cenlralblall f. 0/tr. , Dd. Il, p. U O. (5) Archiu. (. Ohr. 3d., 61. (l!) Archiv. (. 0 /tretlh., Dd. 64. . (7) V. Cllllralblall (u.r. 0/l.renh., Bd. 111, p. !64. (8) Therapeullsche Monabhefte, genn. 1904.


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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVlSri'A MEDICA Prof. BEHRING. - Nuovo metodo dl our& oontro la tubercolosi. - (Congresso internazionale della Tubercolosi, Seduta solenne di chiusura del Congresso, Parigi, i ollobr·e 1905). Nel corso degli ullimi due anni, l'A. è giunto a r iconoscere con certezza l'esistenza di un prinl!ipio curati co, completamente diver·so dal principio antitossico descritto da lui quindici anni fa. Questo nuovo p1·iocipio curativo costituisce la parte essenziale nell'azioneimmunizzatrice del suo • bovo vaccino •> che da quattro anni é stato messo alla prova nella pratica agricola contro la tubercolosi dei bovi. Que!;lO principio riposa sull'impregnazione delle cellule viventi dell'orj:tanismo con una sostanza 'proveniente dal oirus della tubercolosi, e che l'A. chiama T C. Quando la T C è divenuta una parte inle~rante delle cellule dell'organismo degli animali trattati con essa, e che è metamorfol>aln da queste cellule, l'A. la designa solto la formala T X. Nel bacillo della tubt>rcolosi la T X, o per meglio dir·e la T C, preesiste come un agente dotalo di un gr·an numero di qualilé. straordinarie. Quest'agente compie, nel bacillo tubercolos•), la funzione di sostanza (< formativa •· Inoltre possiede qualità fermentati ve (e specialmente catalitiche). Quest'agente può fissare in motlo elettivo, per• contatto, altre sostanze (fenomeno che. si denomina assorbimento; inoltre in certe condizioni possiede qualità assimilatrici. In una porola, rappresenta il « principio quasi vitale • dd bacilli. Secondo lui, nei processi d'immunizzazione dei bo vi contro la tuber colosi, la T C dei bacilli è liberata dalle sostanze accidentali; essa spiega un'azione simbiotica nell'interno delle cellule organiche par ticolarmente negli el.ementi cellulari, che derivano dai centri germinativi del tessuto linfalico. La presenza della T C é la causo, da una par te, dell'ipersensibilità alla tubercolina di Koch, e dall'altra, della r eazione protettrice contr o la tubercolosi. La via é stata lunga per la quale, dopo aver vinto molti os tacoli, l'A. è giunto alla concezione, accennata di sopra, del modo d'immunizzazione contro la tubercolosi. Ques ta couc~zione d' una immunità ((cellulare n che é tutta diversa dall'immunità a umorale •> antitossica, l'A. dichiara altame nte che non avrebbe intuito senza la conoscenza intima dei lavori di MetchnikoiT sulla fagocittosi, (applaust). Se egli volesse esporre minutamente le prove dimostrative dell'esattezza della s ua concezione, sarebbe obbligato a parlaru per molte ore. Una parte di


RIVISTA MEDICA

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esse fu esposta dall'A. nel primo fascicolo di un libro che sa ra intitolato: problemi moderni ti.~io,qenetici e tisiolerapeutici, illustrati clalla storia. Alc uni passi ùi ques to pri mo fascicolo furono pubblicati nella Tuberculosis (settembre 1003). L'A. tenta di descrivere all'assemblea la natura e il modo di azione dnl nuovo metodo terapeutico nato da s uoi studi s~ientiflci s ulla tubeecolosi. Questo nuovo m etodo, secondo l'A, è destinato a proteggere g li uomini, minacciati dalla lis i, contro le conseguenze noci ve dell'infezione tuber colosa. L 'A. a scrive a g rande onore di poter l'are innanzi all'assemblea generale del cong r esso di P arig i una bre ve comunicazione sopra « un mezzo di lotta contro la tuberco losi con un nuovo rimedio ». L'A. suppone che sia conosciuto il suo metodo di vaccinazione contro la tubercolosi dei bovini. Senza bisogno d'iosislervi, si vorrà ammettere che l'A. ha esaminato tutte le possibilità di a pplicare questo pr oc<3sso per combattere la tubercolosi dell'uomo . Ma la s ua esperienza I' ha fermamente deciso a rinunziare definitiva mente ad introdurre nel cor po umano, a scopo terapeutico, bacilli tuber colosi viventi. Così, la cura an titubercolosa nell'uomo comincia da lui con la scoperta del rimedio di cui ragiona . Dopo Io schizzo, tracciato ~opra, del modo d'immunizzazione contro la tubercolosi, sara comprensibile, senza ulteriori rag~ ua gli 1 che l'A. s i è sforzato, senza nè tregua nè riposo, di risparmiare all'organismo il lavoro, sempre lun go e pericoloso, dell'elaborazione della T c. L'A. vi è giunto mediante esperienze in oiiro. L' A. ha trasfL•rmato l'immunizzazione attioa, usando il linguaggio di Ehrlich, in un'immunizzazione passina. L'A. assicura che egli raramente ha provato nella sua vita g ioia maggiot·e che durante i g iorni, le settimane e i m esi in cui il vincolo causale che con· g iunge la oaecina~ione all'immunità gli si ri velò con chiarezza sempre cr escente, in grazia all'osservazione replicata d'innumerevoli esperienze s ugli ani· mali: un enigma dopo l'altro s' illuminava, come sulla natura e sul modo di azione del siero antidifterico ( Vioi applausi) . ' Conden!:'ando in poche parole i ris ultati dei suoi lavor i, l'A. dice che per libera re la T C dalle sostanze che impediscono· la s ua ~tzione terapeutica, conviene di:slinguere tre gruppi di sostanze bacillari: 1° Una sostanza solubile solamente nell'acqua pura, e che possiede una azione fermentativa e catalitica . Da questa sostanza solubile nell'acqua derivano le parti tossiche della tubercolina di Koch. Ques ta sostanza ha tulle le qualità cromoflle, fisiche e chimiche della • voluti n"' '' descri~ta dal botanico di Marburgo, Arlut·o Meyer. L'A. nomina questa sostanza T V. Per dare un'idea del potere tossicc della T V, l'A. può dire che un grammo di q ues ta sostanza, allo s tato secco, è più potente che un litro della tubercolina di Koch : 2° Una sostanza g lobulinosa, solubile solamente in un sale neutro (per es. nel cloruro di sodio al 10 per cento); questa sos tanza è denominata dall'autore T G L ; essa è pure tossica come la tubercolina di Koch ; 3° Molte sostanze non tossiche, solubili solamente nell'alcool, nell'etere, n e l clor oformio, ecc. Liberato il bacillo tubercoloso da questi tre gruppi di sostanze, gli rimane un corpo, che l'A. des ig na sotto il nome di re:stbacillus.


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Questo restbacillus possiede ancora la forma e le qualita coloranti dei bacilli tubercolosi. Per mezzo d'operazioni adatte, può essere modificato in modo da ridurlo ad una sostanza amorfa, direttamente riassorbibile dalle cellule !infatiche della cavia, del conigl io, del montone, della capra, dei bovi e dei cavalli. La sostanza amorfa è elaborala e melamorfosala dalle cellule linfaLiche ù i questi dift"tlrenti animali, e questa cellule divengono ossifile od eosinofile. Parallelamente alla metamorfosi delle cellule, sotto l'influenza della T C, lo stato di immunità dell'organismo s i svilupj)a. Un faUo fondamentale è che la T C, sostanza non riproducibile, possiede tuttavia il potere di dare origine al it(bercolo. Il lubercolo cosi prodotto non caseific11 e non si rammollisce giammai. Esso corrisponde esattamente alla granulazione tubercolosa di Laennec. In certe condizioni la T C può dete rminare pure l' infilt razione grigia e l'inj!ltrazione gelatini(orme di Laennec. Con esperient.e su differenti mammiferi, l'A. ha potuto convincersi che la T C, preesistente, come egli ha dello, nei bacilli tubercolosi può essere elaborata in oitro, in modo da ottanerne un rimedio, che potrebbe pure essere applicato senza pericolo alla terapia umana. La parte terapeutica del suo libro, che doVI"ebbe uscire l'anno venturo, non sarà pubblicata che quando l'efficacia terapeutica e l'innocuilà del suo nuovo rimedio saranno state dimostrate dai clinici più direttamente versati che lui nella conoscenza delle varietà individuali della Ùsi polmonare e del suo prognostico. D'altra perle, gli sembrava necesl>ario che altri scienziati, lavorando in altri laboratori, verificassero l'azione terap~utica del suo rimedio sugli animali e confermassero il fatto che non si conosce ancora, sino ad oggi, un ~tgente terapeutico avente un simile valore . È noto che, fin qui, la tuber·colina di Koch e la sua nuova tubercolina (T B), il siero di Maraglia.no, quello di Marmorek, come pure molte altre preparazioni segnalate come specifiche, avrebbero avuto, al dire dei loro inventori, un'efficacia preventiva o curativa; ma tutti sanno pure che, dal canto loro, molti altri osservatori non sono giunti ad ottenere risultati altrettanto buoni, soprattutto sulla ca-;ia. L' A. spera di essere piu fortunato e che quei scienziati ai quali, d.opo il s uo ritorno Il Marburgo, egli confiderà il suo rimedio, per~hé lo esperimentino, otterranno nei loro laboratori effetti ter·apeutici egualmente buoni ed anche migliori di quelli da lui ottenuti. Egli prega l'assemblea di non dimenticare che la s ua comunicazione odiema rammenta singolarmente quella che egli fece nel1890 • sopra un nuovo l'lwedto contro la difterite ». La sua convinzione· dell'importanza capitale di quella scoperta, fu, durante quest.i quindici anni, conf~rmata, nel mondo intiero, in modo sorprendenLe. Ma, dopo la sua comunicazione, non trascorsero meno di quattro anni prima che i pratici vi riponessero fiducia. Forse l'A. avrebbe dovuto aspettare più. lungamente ancora la .<>anzione dell'esattezza e d~ll'importanza delle-sue aff'ermazioni scientifiche, se il suo ;;rende amico, Emilio Roux, non si fosse levato a B~dapest, per combattere c·;n lui la difterite, « distruttrice dei fanciulli ., . ! ( Vioi applausi). Quanto tempo trascorrerà ancora perché la scoperta e l'utilizzazione del suo nuovo rimedio contro la tubercolosi ricevano la conferma pubblica che dara loro la constat~zione del suo valore pratico? L'A. lo ignora. Molti fattori

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<possono concorrervi: il suo amore pel lavoro e la sua aLti vi là, la sua abilità di tattico ed anche la buona for tuna : che essa gli conceda un compagno di folla del valore di Roux avente la stessa forza conquistatrice e lo stesso disin teresse superiore a qualunque sospetto! E allora l'A. spera che il prossimo congresso della tubercolosi prendera nota dei 'progressi considerevoli raggiunti ne lla lotta <contro la tisi umana. (Ques t.e dichiarazioni del celebre scie nziato furono accolte dagli unanimi applausi dell'a ssemblea). C. Sroaz...

RIVISrfA DI NEVROPA'fOLOGIA GutOI e GuEl\RJ. - Sui oamblam.enU ohlmlol negli .epUettial. - (Annali dell'Istituto psichiatrico della R. Università di R oma, vol. 8", fase. I, 1904). Gli autori scelser o pel loro studio lutti c>lsi di epilessia essenziale. La die ta fu uniforme durante il tempo dell'esperimento, consistendo in due litri e mezzo di latte, 600 grammi di pane per ~li uomini e 400 per le donne, 150 grammi di legumi. Non era permesso altro cibo. Prima che cominciassero g li esperimenti Ollni infermo s i faceva allensre a questa dieta nei dieci giorni precedenti. L'ur·ina ere esaminata ogni 24 ore, e se ne raccog lieva scrupolosamente l' intero quonma. Oltre alla quantita totale ed al peso specifico, l'urina era esaminata per i seguenti elementi ; la quantité. totale di azoto, de ll' urea, dell'acido urico, dell'ammoniaca, dell'acido fosforico nei sali alcalini e terrosi, del cloruro di sodio e dell'acido solforico. La quanLité. di azoto emesso è al disotto del normale; ed altri ricercatori hanno avuto simili risultati. Coloro che ammettono che la causti dell'epilessia sia la auto*inlossicaziooe, dicono che durante il per1odo di calma vi è un rallent.amenlo del processo di scambio dei tessuti, e che vi è invece un aumento dello stesso dopo gli atJ.acchi. La quantità dell'urea escreta é, secondo alcuni, al disotto del normaJe durante il periodo di calma, e al dil'.lopra del normale dopo gli attacchi. Gli au\ori non accettano ques te opinioni n è per ci6 che riguat'da l' urea né p er l'acido urico. La quanti.t à dell'urea è molto vicina ai limiti normali, o forse un pochino meno, dur.anle il periodo di calma, e non t ende ad aumentare dopo g li attacchi. ~è è eccessiva la secr ezione dell'acido urioo, e soprattutto è in· teressante che non vi è alcuna relazione tra la quantité. dell'acido urico escreto e gli attacchi. La parte più impor.tante di queste ricerche è quella che dimostra che l'aumento dell'ammoniaca emessa coincide con una diminuzione della emissione dell'urea, e ci6 uviene contemporaneamente all'attacco. Quesle fatto, secondo gli autori, indica una deviazione nel processo catabolico, espressa da una successione difettosa di trasformazione del carbonato d'ammoniaca in urea; questo processo difettoso contribuisce probabilmente alla formazione nell'organismo di una sostanza la cui c~mbioazione è simile


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a quella dell'urea. L'acido urico però non è l'indice della intossir.azione acida degli epilettici, ma sono i composti ammoniacali escreti quelli che costituiscono l'indice di questa intossicazione acida. Gli autor i confer mano le opinioni degli. altri circa i processi biologici che menano alla for mazione dell'urea e dell'acido urico. La quantità totale dell'acido fosforico emesso aumeuta durante il periodo di attacchi ripetuti, specialmente quando questi sono numero!'li. Gli autori non sono d'accordo con Agostioi circa la quantita di sali fosfati terrosi cacciali dopo gli attacchi, perchè, secondo le loro ricerche, questi sali sono sempre al disotto del normale dopo le convulsioni. Però nessuna relazione ben definita si può stabilire tra gli attacchi e la quantità emessa di questi sali. L'eliminazione del cloruro di sodio fu ripetutamente trovata inferiore al nor male, d'accordo in ciò col risultato di altri a utori, però non si può s tabilire nessun rapporto definito tra le convulsioni e questa diminuzione. Può darsi che la ritenzione del cloruro di sodio sia una funzione protettiva intesa allo scopo di prevenire i disturbi dell'osmosi nei tessuti. La quantità di acido solforico eliminata ru superiore alla nor male. Considerata in relazione coll'aumento di quantità dell'acido fosforico, pare che vi sia l'indicazione che il fosforo e lo zolfo siano molto nsali nel metabolismo degli epilettici. Questo fatto può avere una c~rta impor tanza sulla diminuila res is tenza dei tessuti contenenti ouesli due elementi in grande quantità. L'eliminazione dell'urea e dei composti ammoniacali è in ragione inver ::;a. ·I processi catabolici sooo diminuiti, e vi é un aumento di elimina1$ione degli acidi fosfor·ici e solfor·ici. A. MeLE. BALLET. ·-

1 4l•torbl lnte•tln.U Della Devrastenla. - (Journal des praticiens, n. 16- 18, 1!-105). I disturbi intestinali sono molto frequenti nei nevrastenici. L& stitichezza

è una de lle forme più facili ad osservarsi, ed essa in ~enerale è riLenula di-

pendente da atonia intestinale, mentr e invece, secondo le osservazioni più accurate, il più delle volle, é dovuta ad uno spasmo i'ntestinale. E' natur ale che diversa essendo la causa delle sofferenze, diversi debbono essere i rimedi. Nella stitichezza dei nevrastenici i medicamenti dànno solo risultati el'ftmeri, mentre riescono molto efficaci i procedimenti igienici, meccanici e fisici: esercizi ginnastici metodici, implicanti sopratutto l'attività dei muscoli addominali e lombari, massaggio, elettrizzazione. Utilissimi riescono i lavaggi inlestina li con acqua fredda o tiepida o calda, fatti al mattino; i lavaggi con acqua addizionata di 20-30 grammi di glicerina neutra , gli enteroclismi oleosi. Naturalmente fra le diverse forme di lavaggio bisogna preferire quella richiesta dal genere della stitichezza: atonica o spasmodica. l n casi più gravi si può ricorrere con vantaggio ai lassativi, abolendo i las!:lativi salini che perpetuano la tendenza alla stitichezza, il loro effetto immediato essendo seguito da un effetto inverso. Si preferirà invece la belladonna. in pillole da un centigr., l'olio di ricino, l'evonimina, la cascarina, la polver e di rabarbaro. Giova pur e molto abituare l'infermo ad evacuare ad ora fissa, gracchè la r ipetizione dell'atto alla stessa ora, finisce col r ichiamare il sentimento del bisogno in un dato momento. Indispensabile é il regolare il regime dietetico, ricordando che i le-


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gumi verdi, le frulla ct·ude e wlle, il cafTè e latte, i grassi facilitano le e\oacuazioni. La s titichezza, si comune e tenace nella nevras lenia, apporta n on d i rado la ptosi intestinale, e l'entero- colite muco-membranosa. l l!lva~gi ed i pur·ganti sono la causa più freque nte di questa ultima complicanza. In tali cosi bisogna a g ire , oltre che contro le cr isi dolorose parossisliche, contro le auto-intossicazioni. Ecl il r imedio sovrano conlr•o la colite e dato dul reg ime alimentare approprialo ; latte, keflr·, feculenti. Questi oltre che diminuire le fer· m entazioni intestinali, facrlitano la diges tione degli albuminoidi. Gli antisettici intes tinali hanno perduto il lor o prestigio, ed i lavaggi sono utili per combal· ler e le auto- intossica zioni. GRtXONT.

Btudlo sulle nevritl periferiche. .freniatria, vol. XXXI, fase. 1).

COLEL L A. -

(Rioisla Sperimentale di

Quali r isultati dello s tudio di parecchi casi di polioevrite di orrgrne infettiva (pneumonite crupale, tifo addominale, sifilide, inl1uenza, febbre gialla, malar ia ecc.) l'A. propose le seguenti conclusioni principali davanti al X II Con,t?resso della Società Freniatrica ital iana. t• Nel corso o nella convalescenza di malattie infettive, come ne l corso di a lcune intossicazion•, non è raro osservare lo sviluppo dei sintomi della neur ite multipla , a cui po<;sono associars i diso rdini della sfera psichica, la origine dei quali, con la pit't grande probabilità è dovuta alla influenza delle stesse condizioni morbo:Se · che provocano la poline vr ite. 2• Ta li condizioni morbose sono rappresentate da agenti infettivi che, nel più gran numero dei casi, si può rite net·e non agiseano per influenza dir etta locale, del micro-organismo s ul siste ma nervoso, ma per un'azione chimica, g enerale di prodotti solubili di origine microbica (secrezione dei batterii o toxine): gli agenti infettivi fa hbricano un veleno e la infezione fini sce, per tal modo, alla intossicazione. 3° L~ sintomatologia delle polinevriti infettive è t~ssai complessa e variabile. l s intomi della polinevrite in una categoria di cas i possono consislet·e in disordini motori e troftci, localizzati, o diffusi, che costituiscono il fatto predominante. In un'altra categor ia t.li casi i disturbi nervosi interessano par·ticolarmente la se nsrbilitll, rivela ndosi con dolor i, iperestcsia 0 anestesia, iper estesia, iperalgesia, ritat•do nella trasmissione delle impressioni. In altri casi, infine, i distur bi sensilivi si vedono associati alla paralisi più o meno grave e diffusa, a ll'atrofia muscolare, all'abolizione dei riflessi (forma sensitivo motrice). A questi fenomeni morbosi si aggiungono d'ordinario disturbi vaso-motori e trofici (cianosi, edema, alterazione delle pelle e delle unghie, esca re, ecc.), e s intomi generali (disturbi dispeptici, vomiti ostinati, allerata secr·ezione dell'urina, eccessivo dimagramento). Le alter azi0ni materiali profonde dell'arco neuro- muscola re appartengono, senza eccezioni o quasi, alle for me subacute o croniche di ma lattie infettive . 4• Si può probabilmente ritener e che non Asista una vera differ enza tra le nevrili in fe ttive e le nevriti tossiche. e che perciò tutte si possono classrtlcare sotto il titolo di nevriti tossiche, non facendole differire le une dalle altr e se non per la n Atura dell'agente tossico, organico e inorganico, l'alcoo potendo for'le essere il passaggio dall'uno all'altro, o il loro tratto d'unione..


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RIVISTA n i NEVR0PAT0l.OO:U

5o L'analomia patologica delle polinevrili infetti ve r ileva la esistenza di lesioni degeneraLi ve dei nervi periferici sensitivi, motori o misti, spinali e ere· nici (nevrite parenchimale) e atrofia degenerativa dei muscoli. Queste nevriti possono essere associate a lesione deUa midolla spinale e degli altri organi centrali del sistema nervoso; nelle forme lievi però esse si possono riscontrare ugualmente, sebbene di rado, in soggetti nei quali i centr·i nervosi e le radici spinali non mostrano alterazione visibile.

A. MELE.

Atrofie muoolarl 4& trauma urvon pertterloo. - (Rioiltta spertmeruale di jreniatr ia, vol. XXXI, fase. l~.

EsPOSITO. -

L'A. dopo avere accennalo a tre casi di tali amioLrofle, osservati ne lla eli· nica psichiatrica di Catania, ed illustrati dal prof. l>'Abundo, ne espone uno di propria osservazione e che e riassunto nel modo seguente negli Alli del XII Congresso della Società freniatrica italiana, innanzi a cui 11 caso fu esposto. Contusione per caduta di un grosso pezzo di legno al dorso del piede de· s tro, e l ~g~iera periostite consecutiva; in poco più che un mese guarigione completa. Dopo circa tre mesi, dolori nevralgici irradianti alle dita e in su .fino alla coscia, lungo il decorso dello sciatico; per circa un anno e mezzo due nuovi a ccessi di crisi dolorosa, maggiori per intensità e dura ta. In quelil"epoca senso di peso e di torpore ad ambo gli arti inferiori, con sensa~1one talora di stiramcnto, e a destra forlì cr isi nevralgicbe, presentando il nervo dolore alla pressione e il segno di Lassegue. Dopo circa sei mesi dall'inizio della partecipazione del Ialo sinistro al pr ocesso morboso, si potè osservare il pazient~ e constatare: utrufia io massa di lutto l'erto inferiore sinistro, con partecipazione dei glu~i; diminuzione della forza muscolare e della funziona· lita (facile stanchezza). SensibilitA normale, lt·aune forse leggerissima iperlllgesia a sinistre; riflessi rotu!ei normali a destra, normali a. sinistra, diminuzione della eccitabilitA galvanica e faradica, sen~ iuversione della formola. Assente qualunque altro fenomeno a carico del sistema ner voso, e di qualsiasi altro sistema. In tutti i casi finora osservati l'atrofia muscolare é s tata sempre io dipendenza dei nervi lesi dal trauma, e solo consecutivamente si è estesa ad altri muscoli e perfino ad altre parti del corpo. Nel caso riportato si ebbe invece nevralgia sciat1ca all'arto in cui agi il trauma, ed atrofia muscolar e all'arto opposto. Tranne ciò, gli altri sintomi si svolsero in modo norma le. L' insorgere di essi si ha sempre parecchto tempo dopo del trauma, e talvolta son decorsi cinque anni. Il progresso della malattia è d'or dinario lento, con poche parestesia, senza tremori tlbrillari, e con poca diminuzione della eccitabitité elettrica, non accompagnata però a reazione degener&t•va. H.are volte si è avuto l'inizio e il decorso rapido, con disturbi sensili vi simili a quelli della siringomielia e tremori fibrillari. Queste amiotrotle sono dette cent.reli, di origine periferica, e si r itiene s iano causate dalla dc~tenera~ione r etrograda del nervo leso d11l trauma sino al midollo. Come poi l'at1'0tla si estenda ad altre parti fuori del dominio del nervo leso, non é ancora chiaro finora, e le teorie vigenti, specialmente la neuronica, mal si prestano alla spiegazione del fenomeno. A. Ml>l.E.


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RIVISTA CIDRURGICA H. C. B u TLI N. - Bvuotamento 4el triangolo anteriore del collo nei cast 41 neoform.a sloni mallpe della lingua - (British med. Journal, feb braio 1005) . L'operazione, che l'A. passa a descrivere prendendo le mosse dalla dettagliata storia di un recente operato per il motivo espresso nel titolo del lavoro, consi~le, non nella semplice e parziale asportazione di ghiandole òal collo, piu o meno tumefatte , o locche dalla infezione cancerosa, ma bensl nel vero vuotamento di lutto cio che è tess uto linfatico e connettivo del triangolo anteriore del collo, tal quale s i ese~uisce nell'ascella pei cancri della mammella. Nella pratica dell'A. tale operazione è diventata da più anni abituale e come di rouline. · Come ricordi anatomici è da tenere presente che i gruppi ghiandola1·i principali della regione sooo il soltomentale, il soltornascellare, per lo piu in counessione colla ghiandola salivare dello s tesso nome; il g ruppo carotideo infe1·iore, avente di solito un ganglio proprio fra le due branche di biforcazione della carotide; il gruppo parolirleo, come lo chiama l'A. o carotideo superiore, che é il più importante, che sta al di dietro dell'angolo della mascella, profondamente infossato in maggioI' parte al di dietro e al davanti dei , vasi, tra questi e la ghiandola parotide. Conviene ricordare che nello strato superficiale invece vi è un ganglio sottocutaneo a l <lavanti del gt•uppo sottomascellar e, il quale può essere lasciato, e r ovesciato col lembo cutaneo sulla g uancia. Per lo più questi g ruppi ghiandolari vengono interessati in ragione della ubicazione nella lingua della neoformazione maligna. I canc1·i della parte anteriore e dello punta sogliono affettare il gruppo sottomentale de llo s tesso Iato; quelli del bordo lingua l'l, verso l'indtetro, sogliano infìciare il gruppo sol· tomascellare, i cancri della porzione posteriore- basilare si ripercuotono sul gruppo parotideo; ma disgraziatamente, o in viu diretta, o per diffusione dal prin;10 gruppo resosi infetto, ò frequentissimo che venga interessato anche il gruppo carotideo infer iore, e anzi l'ingorgo del ganglio posto a livello della biforcazione arteriosa è il pr·imo che g li 1nnmalali avvertono. Per cui non s i p uò fare mai assegnamento sulla regola della migrazione per le vie suaccennate, e lutti i gruppi suddeLU possono essere inquinati cuntemporaneamente anche in casi di cancri pic<..olissimi della lingua. Bisogna perciò sempre essere disposti e preparati a fare l'asportazione gener ale di tutto il tessuto ghiandolare della r egione, non risparmiando alcun gruppo. Tecniea. - L'op~razione si pratica nel seguente modo: Una prima incisione cutanea viene condotta dall'apofisi mastoide, o poco al d i solto, fino all'articolazione s terno-clavicola re, luugo il bordo dello sterno mastoideo. Una seconda incisione cutanea viene tirata dalla sinflsi del mento, tra sversalmente nel collo, fino a trovare la prima incisione quasi ad angolo


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RIVISTA OHIRURGIOA

r·etto. l due grandi lembi che ne risultano si disecano, e si portano il superiore in allo sulla mascella, !asciandovi aderente la ghiandola superficiale del lJ•aUo sottomascellare, e un'altra che suoi essere nel connettivo sottocutaneo della regione sollomentale, e il lembo infet•iore in avanti. Ciò fatto si comincia una vera e propria dissezione di tutta la regione decutizzata, cominciando dall'estremo angolo inferiore, distaccando 'tutta l'aponevrosi di cui vien fatto un unico lembo colla base aderente in allo. Il bordo dello sterno cleido mastoideo, denudato, viene spostato un poco indietro. Si procede mettendo allo scoperto i grandi vasi della regione; si fa sollevare tutto il tussuto fra lo sterno mastoideo e i muscoli che s i attaccano al laringe, il qus.te contiene una lunga catena di ghiandole, e se ne fa la asportazione, fintantoché si lasciano i vasi completamente nudi nel fondo. Lungo la linea dei vasi, e rasente agli stessi da tutti i lati. e specialmente fra essi e la ghiaPdola parotide, si'fa un'accuratissima ripulitura di tutto il tessuto, per non lasciare indietro nulla del tessuto ghiandolare. Pure il triangolo digastrico viene completamente ripulito, levando la ~rhiandola sottomascellare fino a completo denudamento dei mu~coli. La regione sottomentale viene trattata nello stesso modo ricercando fra i genioglossi dove dovrebbe esistere almeno una ghiandola. Una dissezione mollo precisa può farsi in circa un'ora e 5/ , ; la arteria carotide e la giugulare vengono scoperte per molli pollici del loro decorso; con tutto ciò l'operazione non é difficile. Bisogna fare molte legature ed é da raccomandare vivamente di recider·e il più che si può i vasi dopo averli alferrali e legaLi pe1· evitare perdite di sangue sempre incomode, e dannose specialmente in soggetti vecchi. Finita la dissezione, ratta una buona emostasia, il campo operatoriO si ripulisce del sangue. Si applicano due lunghi drenaggi di garza, uno che parte dal disotto della mascella nel triangolo sottomascellare, e un altro tra la ghiandola parotide e i vasi, e se ue conduce i capi libe ri, fino all'angolo infet•iore, metlendovi a fianco anche un tubo a drenaggio. Questo è destinalo a rimanere durante il tempo della riparazione, per lo scolo della bierosilà, della saliva e del sangue, mentre le strisce di garza, messe a scopo emos tatico, più. che altr·o, si levano al secondo giorno. L'A. non dice di che materiale si serve, e come pratica la sutura ùegli s trati , per la ricomposizione della r egione. La ferita operatoria guarisce in circa tre settimane. l tess uti che si a!:!portano in questa operazione sono le ghiandole linfatiche, 11 grasso, il tessuto connettivo, porzione del muscolo omoioideo, il plat.isma, molte vene, grandi e piccole, spesso un lungo tratto della giugulare interna. se le aderiscono ghiandole, talvolta un tt•atto della carotide esterna. Questa operazione si dovrebbe eseguire sempre nei casi di cancro unilaterale della lingua. Circa al tempo é preferibile fat·la in altra seduta, dopo opeJ·ata la lingua, per avere un campo operatorio indipendente dalla cavità orale e farin gea. Su 28 di simili operazioni praticate dall'Autore, in un gruppo di 15 interventi fatti in sedute diverse dall'operazione lioguale ha avuto un solo morto (7 p. 100): mentre negli allri tredici, operati insieme del tumo1·e, e del vuotamento del collo, ebbe l!•e morti (23 p. 100), quantunque però questi casi fossero specialmente gravi e con profondo interesse della via linfatica. L'Autore é di opinione che nei cancri centrali della lingua, che danno luogo R ingorgo delle vie linfaliche da ambo i lati del collo, bisogna afferrare il co-


RIVISTA CHIRURGICA

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raggio per le ma ni, e operare prima da un lato, e poi dall'a llt·o, come egli ha già fatto. I dati statistici fornili e discussi dall'Autore dimostrano :1a indubbia s uperiorità di questa operazione sui metodi di asportazione parziale di ghiandole infette gia precedentemente }>raticate. DELOGU.

Un oaao dl eatlrpazlone della mllsa oolplta da aneurlama della aua arteria. - (Cen.tralblali fit r Chirurgie, 11 marzo 1905).

WINCKL ER . -

L'autore ricorda, come l'estirpazione della milza sia stata eseguita per la prima Yolta nel 18M da Viard: dopo l' introduzione del metodo asettico, i casi r elativi a questa operazione, si andaruno accumulando. La statistica, pubblicata da Vulpius nell'anno 11>94, riporta 117 casi di splenectomie con una mo•·tafità del 40 p. 100. Yordan indica in una conferenza, tenuta nel 1903 nell' ospedale di Bre~lavia, .i,QQ splenectomie eseguile su uomini e discusse con precisione le indicazioni di questo atto oper·ativo. La spleneclomia è controindicata nella milza ingrossata per leucemia, affezioni amiloiJi: è invece indiçata nella milza rnalorica, nelle cis ti, nelle rotture è nej:(li aneurismi dell'arteria splenica. Un caso di aneurisma di detta arteria fu operato dall'autore nell'anno 1003: s i trattava di ima monaca di 25 anni, la quale, per quanto non avesse avuto in precedenza malattie d'importanza, nondimeno soffriva di anemta grave. Nell'es tate del 1897 fu colpita bruscamente da dolo.ri violenlì al ventre accompagnati da accessi di svenimento e fece ricorso al medico, il quale constatò un g rosso tumore di milza e prescrisse nna cura speciale all'inferma. Al seguito di ques ta cura, la monaca migliorò tanto da poter attendet·e sufficientemente alle sue occupazioni sino all'es tate del i903; epoca, nella quale gli accessi do· lo rosi al ventre si inteusifìcat'ono e si accompagnarono a gt'a vi disordini -della coscienza pet·sis tenli anche due o tre giorni. Per tale peggioramento nelle con· d izioni di salute, la paziente chiese di nuovo l' opera del medico, il quale le s uggerì di entrare nell'ospedale di Breslavia pet' sottoporsi ad operazione: la inferm1:1 accettò il consiglio del rneùico, e l'operazione fu eseguita nel luf!lio de l 1903 dal prof. Winckler. . Aperto l'addome per !"estensione di circa 10 centimett•i con un taglio decorrente sul margine esterno del muscolo retto di sinistra, a livello del tumore -chiaramente palpabile, la milza ingrossata si affacciò subito alla ferila dell'addome; era libera da aderenze colle parli circostanti e lasciava scorgere il suo t lo ll·asformato per l'esis tenza di enormi dilatazioni nodose dell'arteria spien ica. Previa legatura dei vasi dilatali, la milza fu estirpata con facilita e la cavita del ventre fn completamente chiusa, ma, nel tratto della fe•·ita addomi· naie non suturata, fu applicato un lampone alla Mikulicz. Quattro ore dopo il ter·mine dell'operazione insorse una violenta emorragia, la quale fu frenata con una fasciaturt~ compressiva energica. 11 12° giorno, dopo l'alto operativo, il tampone fu allontanato senza che si ripetesse l'emorragia; il 20 agosto la paziente e ra. guar ita e s i tJ·ovava in condizioni generali buone, tanto da potere essere dimessa dall'ospedale. L'autore aggiunge, che qualche tempo dopo l'operazione osservò nella paziente operata, analogamente a quanto ·altri chirurghi osservarono, una moderata tumefazione di moltissime ghiandule linfaliche specialmente di quelle del collo. FuNAIOLI.


7t.i8

RIVISTA CHilWRGIOA

HovntANN. - Formazione eU ematoma per laoeraztone dell'arteria eptgas trloa lnferlore elntstra la. seguito a •alto •ulle oaloagna. - (Central/Jlattflir Clli r. , n. 18, 100-i). Ad un sotlufficia le ;:>er un salto sbagliato sul calcagno sinistro si manifestò una tumefazione all'inguine sinistro che fu ritenuta per un e matoma. Essendosi sviluppata dopo 3 giorni una leggera febbre, fu il tumore a per to con incisione parallela al le!-!amento di P oupart e fu evacuato del pus. Nel cavo ascess uale metteva capo in basso l'estremità centrale dell'arteria epigastrica inferiore mentre l'estremitil perifer ica si vedeva nella parte più a1ta del cavo medesimo~ tutle e due queste estremità erano otturate da un t rombo sftbrinoso. C. P RETTI.

Oaeulntca 4eUe lesloDllntraperltoneall. - (Zentralblatt r ar Clrir., n. 18, 190)).

ABEL. -

Caso t •. - Ferita da punta con un coltello da cucina s ul lato sinistt·o del ventre a sei centimetri lateralmente dell'ombellico; 20 or e dopo l'accaduto laparatomia, colla quale si constaLò una divisione d~lla par&te anteriore dellQ stomaco senza uscita delle m~.tte rie contenute. Inoltre il lobo s inis tro del feg a to era perforoto in tutto il suo spessore e la ferita da pun ta d'entrata e d'uscita era no chiuse da coaguli. Sutura della ferita dello stomaco, tampone sulle ferite non sanguinanti del fegato. Esito di g uarigione dopo sopravvenuto un temporaneo processo di trombosi delle due veno femorali. Caso 2•. - Calcio di cavallo al Ialo des tro del ventr-e. 21 ore dopo l'avve·

nula lesione laparalomia. Si trovò nell'intestino tenue a 40 centimetri sopra del ceco un foro del diametro di 2 centimetri. Parete intestinale contusa. Si procede tte alla reiezione del tratto d'intestino forato. Pulitura del cavo addominale dalle materie ft>cali che vi si erano en\ro sparse. Mot•le per peritooite p urulenta, 22 or·e dopo l'operazione. Caso 3". - Calcio di cavallo nel mezzo del ventre. 4 o1·e dopo il fallo si venne nlla laparatomia. A 150 centimetri sollo nel duodeno si constatò una fessura a margini divaricati lunga 4 centimetri ed un centimetro Jarp:a; materie intestinali si constatarono sparse nel CHvo addominale, resezione dell'intestino forato riunione col botLone di Murphy. Esito di guar igione. Caso 4•. - Ct~ lcio di cavallo alla regione superiore dell'addome. Ou princ!pio non esistevano fenomeni peritoniLici i quali soltanto si manifestarono dopo 2~ or e e obbligarono alla laparatomia. Si constatò una fessura della cislifelea con uscita della bile. Si praticò la resezioue della cislifelea il paziente morì dopo 2!- ore dell'operazione per peritonite settica. Da r1uesto ca so con esito mortale l'autor·e lt·ae occasione a far vedere quanto sia difficile riconoscere per· tempo

le ferite Iacdre sotlocutanee della cislifelea. ScmuoT. -

Ferlta 4& palliDI e t•tauo. -

C. PneT Tr. (Cer~tralblalt fil r Cltir., n. 18, 190 $) .

•

Nella clinica di Breslavia fw·ono ricoverati due casi di ferita d'ar•ma da fuoco con carica a pallini di una piccola pistola tAscabile, nelle quali ferite e ra penelt•ato lo stoppaccio della car tuccia. Tutti e due i pazienti soccombetle r o al tetano non ostanle le iniezioni di antitosfìoe . Sperimentato con innes to il materiale dello stoppaccio s ugli animali, essi morirono di tetano. Parimente si


RlYISTA. CHffiURGIOA

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potè pr odurre il tetano tipico sopra animali innestando lo stesso materiale avuto dalle fabbriche di cartucce. E questa una prova di più della specialissima attenzione che dal chit:urgo reclamano le ferite d'ar ma da fuoco nelle quali sieno penetr ate parti dello stoppaccio che costituivano la Cllrtuccia. C. PaETri. BiiOINGeR. -

Sul •equo•tro polmoDare. - (Ccn.{ra/blatl .fù r Chir., n . 5, 100;)).

Il caso riportato da Bl"ldinger si rif~risce ad un individuo a l quale già da mollo tempo una spiga di frumento era penetrata in un bronco senza per-ò risvegliare per un certo tempo fenomeni molto g ravi. A poco a poco per ò la presenza di quel corpo estraneo nelle vie respiratorie r isvegliò una flogosi puru. lenta, la qua le gi·t~datamente si avvicinò alla superficie anteriore ed inferiore del lobo medio. La pleura prese parte al processo flogistico, il quale finì col dar luogo ad empiema circoscritto. Improvvisamente compar vero sintomi <.!he accusavano una g rande caverna a pareti non cedevoli, senza che l'espettorazione divenisse molto copiosa e carolteristica . Si credette opportuno ed urgente procedere ad un a llo operativo. Fu risecata la 3• costa, rruindi, in seguito ad incisione di una spessa memb1•ana fibrosa giallastra alla superficie del polmone. fu aper ta una grande cavità purulcnta e da C(uella fu levato un sequestro poimonale delta grossezza di un pugno. In quella cavità sboccava un grosso bronco ed un certo nume•·o di rami bronchiali piccoli. Il sequestro conte nevn lo spiga d i frumento larga 4 centime tri. Molto lentamente s i 0ttenue la !!UOrigione. Trattando de lle cause del segues tro poi monale, l'autore adduce i seguenti momenti eziologici. 1) La polmonite dissecante. 2) l'asresso intrapolmo nale, a nella diffusione estesa del proce~so suppurativo; b nella fusi one purulenla delle parti perifer iche di un focolaio pneumonico, specialmente in seg uito ad embolia settica; c nei picccli ascessi mullipli C(Uando es iste una relativa capacità di resistenza dtli rami bruncbiali e dei dipendenti lobuli contr o processo di fusione purulentt~ . 3) combinazione di un ascesso isolante le parti marginali del polmone coll'enp iema, quale appunto si é trovato nel caso suddc;.crilto. C. PnETTI.

BacUlo ploolaneo, aettloemla associata a vegetazloDe bla.tomloetiol\ nelle piaghe. - (Centralblailfil" Chir . n. 4, 1905).

EA STMANN e KEENE. -

Gli autori non credono il bncillo piocianeo tanto innocente come altri vorr ebbero ritenere, anzi in un caso bene osser vato ebbero piuttosto la prova che il bacillo piocianeo è capace di suscitare fenomeni sellici gravissimi. Jn questo caso, descritto poi più estesamente, s i forma rono sopra una ferita ad un braccio certe vescichelte le quali scoppiavano e secernevano una materia sierosa; questa materia prese più tardi un colore azzu rro. La piaga si colorò parte in azzurro, specialmente ai ma1·gini e parte in bruno. In causa del cattivo aspetto della piaga e della sua nessuna te ndenza alla guarigione, furono impiegali tulti i mezzi, come l'applicazione del caustico di Paquelin, i raggi Rontgen, le fomentazioni con soluzione di subii malo all'l p. 1000 dopo raschiata la superficie. N on si ottenne alcun vantaggio, che anzi compar ve uno s ta to comatoso con polso celere, tumore di milza senza febbr e. Si fecero delle culture con la materia segr egata e si ottennero due sorte di colonie, delle quali l'una cor.teneva il bacillo piocianeo, l'a ltra elementi blastomicetici. Sotto un trattamento locale 49 -

Glonwle mt dlco


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RIVISTA CRIRURGIOA

con una soluzione de l 10 p. 100 di iltiolo, infusione di sal comune ed uso interno di joduro potas!l'ico, si ottenne da ultimo la guar igione. Gli autori ritengono che in questo caso la piaga granulante dapprima fu invasa da blas tomiceti e che in via secondaria s i aggiunse a quellll condizione uno s tato infettivo prodotto dal bacillo piocianeo. Essi poi dimostrarono che la sellicoemia p1·ovocata dal bacillo suddetto ha per sintomi propri e predominanti disturbi nervos i quali il coma e le convulsioni. C. PRETTI. I. O. M u RPRV -

oauoolù. -

L& protestone delle mani mecllante l 'u• o eU aolusloDl eU (Ga;etce des hopiiau:~:, n. 146, 2Z dicembre 190i).

L'A. propone di sostituire neli& pratica chir urgica i guanti di caucciu con delle soluzioni di guttaperca in sostanze molto volatili, che, evaporando, lascino s ulle mani ed avambracci un sottile ed uniforme strato protettivo. Da esperienze fatte egli ritiene questo procedimento s uperiore all'uso dei guanti. Due tipi di soluzione possono venire impiegati : La soluzione al 4-8 per 100 di guttaperca può essere fatta cioè nella benzina o nell'acetone; questo è un po' caustico e si usa pel campo operator io, mentre la soluzione in benzina é preferibile per le mani. Le soluzioni si preparano riducendo la guttaperca in piccolissimi pezzi e lavandola nella formalina; poi si asciuga e si fa macerare per tre giorni nella be nzina o nell'acetone s terilizzati coll'ebolizione a bag no maria in recipienti chiusi. Si filtra quindi la soluzione per due volle attraverso del colone ~teri­ lizzalo nella formalinA (esposizione per 48 ore ai s uoi vapori). Ogni volta che occorre se ne usano da 60 a 200 grammi, e per applicarla basta lavarsi nella soluzione versata in un piccolo recipie nte ; in uno o due minuti la evaporazione è completa. Si può dopo anche lavarsi con acqna e sapone, alcool, s ublimato, ma non s i de vono adope1•are spazzole. Per toglier e ques ta s pecie di vernice basta un lavaggio con benzina.

u. RtVA..

A. PoLv A. -

Ealto letale dl appendtcltl oomplloate a trombo-neblte me· •eraloa . - (Deutsche mcdi.;inisclte Wochenseh r ij t, febbraio -marzo 1005).

I processi inflammatorii dell'appendice possono, mediante l' intermedio della vena mesenterica superiore, provocare una trombo-llebite mes eraica. Mentre, in alcuni casi, tal~ infiammazione d'origine appendicolare, evolve senza disturbi notevoli anatomici e funzionali, costituendo soltanto una manifestaziC\nc d<'llla piemia por tale, in altri dà luogo ad infarto emoraggico ed a gangrena del segmento intestinale corrisponrlente, donde ad una forma di ileo appendicolare. Tale forma morbosa, sviluppandosi da principio nelle vene superiori del digiuno, mauifestasi clinicamente con un senso di dolorosa resistenza alla paipaziooe praticata al di solto del livello delle false coste di sinistra, in vicinanza dell'ombellico, resistenza associata ad ottusità, mentre entrambi tali sintomi mauifestansi dopo quelli di appendicite assieme ai pioemici od a quelli di ileo appendicolare.


RIVISTA CHIRURGI CA

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Le appendiciti di tal genere osservate dall'a utore, da principio sembrava che tutte fossero d'indole benigna, senza mai lasciar supporre un esito cosi inaUeso e letale: Non potendo intervenire chirurgicamente sul focolaio di suppurazione nel tronco della vena meseraica, l'esito mortale di tale complicazione sarà la regola, soltanto dovrassi inter venire profllatlicamente con l'ablazione precoce, più che sarà possibile, dell'appendice malata. L'autore pertanto conclude esser ben fallace il detto di Dienlafoy che aprioristicamente afferma non doversi mai morire di appendicite . G. BERN u cct. D. T ADD~t. - llllodUloaslonl t•tologtohe dell'uretere dopo la ·nerreotomla. - (Mor gagni, A r chir:io, n. JO, ottobre 190i).

Il dott. Taddei ha studiato sperimentalmente sugli animali questo argomento, importante sia dal punto di vista fisio-patologico che pratico, perchè nella letteratura non esiste alcun lavoro in proposito. Egli cioè ha voluto constatare ciò che avviene nell'uretere, con o senza legatura dell'estremità rene le, quando viene affondato dopo aver praticato la esportazione del rene cor rispondente, ed ha visto, operando sui conigli e ricercando dopo un tempo vario da due giorni n nove mesi e mezzo le modificazioni macroscopiche ed istologiche, che: t• L'occlusione del moncone uretrale a livello della linea di sezione si pt·oduce .più presto e in modo più regolare quando non s i fa alcuna legatut·a; 2< Quando si lega l'estremità r enale dell'uretere é probabile la formazione di cavità piti o meno vasta, equivalenti a vere cavità cistiche, in cui si accumulano detriti privi di vitalità i quali rappresentano, all'occasione, un buon terreno di coltura di g-ermi patogeni; 3• Non è dimostrata la pos!:iibililà del refiusso dell'urina dalla vescica nel monco ne uretrale; 4• L'atrofia dell'uretere dal lato ne frectomizzato é meno lenta quando non se ne lega la estremità renale. Conclude perciò che non solo è inutile, ma che può non essere priva d'inconvenienti la legatura dell'uretere in caso rli nefrectomia, quando questa operazione è indicata per lesioni relali non sottiche. U. RtvA. A. HoFFA. -

Contributo alla patologia e terapia delle malattie arttoolatl del gtnooohlo. - (Certtralblatljur die medicinischen Wissenl{cha:flen, n. 45, 1904).

L'autore si occupa della diagnosi e terapia di quattro diverse affezioni dell'articolazione del ginocchio, riunite prima sotto la denominazione comune di nevralgie di delta articolazione. Egli de!\igna la prima quale atrofia muscolare artritica, successiva ad infezione articolare del ginocchio anteriormente soffer ta. All'esame dei pazienti si trova l'articolazione del ginocchio normale, all'incontro esiste una più o meno marcata atrofia del m. quadricipite, che è la base dei disturbi esistenli. Il quadricipite é il tensore della capsula art icolare del ginocchio. Se il quadricipite diminuisce di forza, ne soffre la tensione della capsula ; ne deriva fa· cilmente che questa momentaneamente è strozza ta fra le superficie articolari


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RIVISTA CHIRURG ICA

e cagiona dolori. Regolarmente in quatr o settima ne s i r iesce a vincere dure· volmente le molestie dei pazienti mediante il massaggio e la ginnas tica, specialmente usando una ginnastica passiva razionalme nte diretta. La s ecosda affezione presa in esame, il così dello dér angement interne dell'articolaziOne del ginocr.hio, consiste in distacco o lussazione di uno, più raramente anche di ambedue i menischi a r ticolari dell'articola:r.ione del ginocchio. Se si palpa lo spazio fra i condili del femore e della libia, il punto in cui si trova il menisco distaccalo è sensibilissimo alla pressione. Frequentemente anche lo stesso menisco distaccalo può divenire accessibile alla palpaziooe. Si sente allora nella parte inle1•na od esterna entro la capsula articolare una sottile s triscia dura, che nell'estensione della gamba sporge distintamente, ma nP.lla flessione del ginocchio scompare nell'articolazione. L'autore, dal maggio 1902, ha fatto 9 volte la diagnosi di distacco del menisco e con l'estirpazione di ques to ha guarito i rispettivi mala ti. La terza forma di malattia presa ad es ame è p1·odotta dallo sviluppo di una specie di tumOI'e lipom~ttoso nell'articolazione. Oltre il lipor.1a solitario, ~econdo l'autore, è da pr enders i qui in conside!'azione s pecialmente un' iperplasia in. flammotoria fibrosa dd nor male tessuto a diposo poslo solto e ai due lati del ligamentum palellae. Ques te masse di g rasso iperplastiche prodUCl•llO gli ~tessi sintomi che i lipomi solitari come s i osserva nei pazienti con 11trofla m uscolare da artrite o con distacco di una parte del legamento della rotula. Si tratta particolarmente di strozzamento, che si manifesta in forma di dolori inso rgenti in modo repentino. Si trova nell'articola zione, del res to intatta, una tumefazione e lastica pseudotluttuante spesso sotLP e ai due lati della rotula, sollevante in alto il ligam.e1ltum patellae. L'autore hu eseguito fiMra l'estirpazione di queste masse di grasso, in 7 pa7.ienti e ne ha liberato sei durevolmente dalle Loro sofferenze, che duravano da anni. Da ultimo sono presi pure in considerazione i corpi articolari liberi, la cui tliagnosi si ollUene facilmente eon l'aiuto dei raggi Ròn l~Z"en . C. SFORZA. Mo~IOURG . -

L'origine del tumore &l piede. - (Fa••geaohwulst). -

(Cen-

t ralulalt fii,r Chi r ., n. 1. 1905).

Il dott. Momburg, maggiore medico dell'ospedale presidia r io di Spandau, dopo esse1·si procurati 20::! rilievi radiografici Rontgen di tumore al piede fa queste considerazioni sulla eziologia di questa infermità, che è di grande intei·es!'e pet' il medico militai'e. Per spiegare l'eziologia e patogenesi di questo m orbo toi·na opportuno richiamare la meccanica e l'anatomia delle ossa del tarso. In opposizione a 'luanto sostiene il Bieche!', Momburg opina cho sia cosa oramai fuor di ogni dubbio che il punto principale d'appoggio del piede, oltt·c al calcagno sieno le teste del 2° e 3• metalarso (non quelle del .1• e del 5°). Oltre a ciò la lunghezza delle singole ossa metatarsee ha una cer ta impor lanza, e questa lunghezza è assai varia nei diversi individui. Per la medesima Momburg ha stabiliti otto tipi diversi. Ma prevalgono i casi in cui il secondo metalarso è il più lungo. Dal prevalente car ico !.< ubito dal secondo e dal terzo metatarso nella marcia e da l loro rapporto di lunghezza si spiega la pr edilezione delle frallure e della periostite per queste ossa, le quali coslituiscono a base patologica del cosi delLo tumore ùel piede. Di prererenza vien colpito


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RIVIStA CHIRURGICA

il secondo, un po' meno il terzo, raramente il quar to. Il primo ed il secondo metatarso servono soltanto di sostegno latera le, ma hanno un più for te sviluppo e non si fl'atturano quasi mai. Causa di sviluppo di quo:~ste infermità sono le marcia forzate coll'aumentalo peso del corpo dal carico di corr·edo e dall'armamento dei soldati. Le ossa me· tatarsee agiscono nella marcia come molle elastiche, nel che i melalarsi secondo e terzo, che stanno tra loro strettamente uniti, costitui!<COno un lutto fun· zionale. Il senso di stanchezza che viene dopo la marcia é il segno che le forze elastiche di queste ossa sono esaurite. Ma il soldato, fin che marcia, non è in grado di procurar e riposo al piede, e la forzata tensione di queste ultime forze é quella che da luogo alle alterazioni che son proprie della infer m ità in questione . C. P RETTI . HoFFER -

Dn

nuovo metodo dl aleroterapl a nella rlalpola.. -

(Central-

blattjur C!tir ., n. 6, 1905). Sull'appo~jlio di 16 storie cliniche Hoff'e r raccomanda un trattamento sierote rapico nella risipola. A l paziente che fu ammalalo per risipola, dopo superata l' infermità, viene estratto dal sangue per mezzo del salasso, e il siero oi questo per renderlo più conservabile vien p reparato coll'addizione di JJO.a soluzione di acido fenico al 5 p. 100. Nel siero fresco, cioè preso ~ubito dopo la guarigione, l'effetto si osser·va più sicuro e più pronto che in quello p. es. p!reparato 5 o 6 giorni dopo che il paziente è guarito. La quantita iniettata in una volta fu di 2 ccm., in alcuni cas i anche di 5 cent. c. La quantità media occorrente si calcola comple~siva­ mente di 8 cent. c. per la cura completa. I n un caso però ne fur ono dati fino 13 cent. c. I punti iniettati non m ostrarono fenomeni reatlivi; n è si osservarono conseguenze dannose d'alcun genere. l n quasi lutti i casi si constatò con certezza un abbreviato decorso della malattia, che in media non durò più. .di sei giorni. Tutti i sedici malati sottoposti a questa cura guarirono. C. PRETTI.

SuBBOTITCH. - L'Ueo, oonaeoutlvo ad appendlolte. rurgie, 18 febbraio 1905).

(Centr alblatt fùr C h i-

L'autore ha avuto l'occasione di operare vat'i casi di ileo, dovuto ad infiam mazione dell'appendice. Nell'ultimo caso operato, che fu il più importante, si trattava di un contadino di 20 anni, in cui i fenomeni, 1:1. forma acuta, dell'ileo compar vero bruscamente, vari mesi dopo superata l'appendicite. La laparolom ia, immediatamente eseguila, fece constatare, che dal cieco, vicino .a ll'appendice, si stendeva verso la rarlice del m esenter io una corda fib r o,:a, la qua la strozzava un'ansa del tenue. L'appendice, amputata, fu trovata piccola con par eti indurite e con cicatrici nella sua mucosa. Anche il suo mesenleriolo era fibroso ed increspato: si riscontrarono inoltre nel per ttoneo, posto in vicinanza del cieco, dei cordoni tlbr ot>i piccoli. Il paziente guarì. FuN.HOLI.


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~!VISTA DI OTQ. ~I~O-IlA~IBGOIAT~IA MASSE!. -

n panlerlno 41 Graefe e l 'unolno dl Etrmlsson. - (Archioii ita-

lian'i di laringologia, luglio 1905).

Nel dicembre u. s. il Sebileau presentò alla societa franc.e se di Chirurgia l'esofago di un bambino morto con sintomi di progressiva dispnea 18 ore dopo infruttuosi tentativi l'alli per ~strarre col panierino di Graefe un soldo che aveva ingoiato tre giorni prima. L'esofago presentav1:1 tre lacerazioni, una alla parete posteriore del terzo superiore dell'esofago e due simmetriche, laterali nel punto ove l'esofago s' immette nel mediastino. In tale occasione il Kirmisson si scagliò contro il panierino di Graefe, strumento pericoloso in vista delle aspr ezze che presenta e del modo con cui si articola, onde variamente inclinandosi, aumenta il suo diametro. E difatti, a livello della terz.a vertebre dorsale o in COJ;"rispondenza delta fossetta giugulare il diametro trasverso dell'esofago dei bambini non supera i i0-:112 millimetri: il panierino che ha un diametro di 10 millimetri nel !?enso anteroposteriore, aggiunto alla moneta, rende la manovra impacciata e s upera le difficoltil che s'incontrano, ma provoctmdo un disastro. Il Sebileau ed il Faure sono partigiani dell'intervento cruento: elassi alcuni giorni, l'operazione di elezione deve essere l'esofagotomia esterna o meglio la fariogotomia r etrotiroide1:1. Massei discute sulle indicazioni del!' intervento con panierini o coi bisturi. Per cor pi estranei di natura differente, sopratutti scabri e puntuti, conviene con Waltber che il panierino é uno strumento pericoloso. Ma per corpi levigati, come monete, bottoni, noccioli di frutta, una confortante statistica por ta sugli scudi il panierino di Graefe. La manovra del panierioo dev'esser e però falla con molto garbo. Quando la moneta è molto grande e si fis!!a validamente nel senso trasversale od anteroposteriore, non bisogna terntare di estrarla colla forza ma r icort•ere a piccoli espedienti come quello della spugna (Félizel) per far discendere il corpo estraneo, cercare di uncinsre con l'unghia dell'indice la moneta (Broca), la semirotazione della moneta (Ilaaquier), lo spostamento in avanti della lariuge in tolo e talora la dilatazione forzata del punto soprastante per vincere la contrazione muscolare. L'uncino di Kirmisson ha vantaggi indiscutibili sul panierino di Graefe. An· zituUo il diametro antere-posteriore dell'uncino é di 5 millimetri, me ntre nel panierino é di 10. In secondo luogo la mobilità del panierino sull'asta gli é di danno perché al minimo ostacolo fa un angolo su questa col pericol<> di uncinare la cricoide e lacerarla : invece l'uncino di Kirmisson è fisso senza spor· genze nè asprezze. Ma anche l'uncino di Kirmisson vn maneggiato con oculatezza, e n se è vet•o che quanto più a lungo un corpo estraneo ha sog~iornato nell'esafago, tanto più temibile è la periesofagite reatliva, questo non esclude che la ma· novra per le vie naturali fatta con garbo, riesca trionfale '' ·


R IVISTA DI TERAPEUTICA

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Il Massei presentava alla seduta del 26 marzo corrente anno dell'Accademia medico-chirurgica di Napoli il caso di un bambino, dall'esofago del quale estrasse senza difficoltà, coll'uncino di Kirmisson, una moneta da 5 centesimi inghiottita sei mesi prima. OSTINO. KASSEL. - La Uo•lnamlll& a.ella oura delle malattie dell'oreoohlo. (Zeilsch. f. Ohrenh, voi 50, p. 96 ). Quando, esaurita mediante adatta cura una suppurazione auricolare, persistono tuttavia i rumori soggettivi e la sordita, gli otologi hanno un mezzo di far scomparire o miligat·e tali sintomi col cateterismo, coll' inslillazione pluriquotidiana di acido sozoiodolico, colla diaforasi. coll' Iodio. Se con. questi mezzi non si riesce allo s copo, si può ricorrere alle iniezioni sottocutanee di liosinamina. L'A. aveva gia provata tale cura nell' otosclerosi, ma senza alcun risultato. I tentativi però gli avevano fatto rile vare che la cura colla tios inamina era controindicata negli individui che precedenteme nte avevano sofferto di emorragia polmonare. Per rammollire le aderenze e le cicatrici posts uppurative - tale è lo scopo della cura colla liosinamina - si serve l'A: d'una soluzione alcoolica al 15 p. 100, alla quale aggiunge il 10 p. 100 di anestesin~ per diminuire il dolore. Fa tre iniezioni alla settima na di 1 gramma di soluzione. l risultati acustici ottenuti in quattro pazienti furono incoraggianti: i rumori soggettivi non furono affatto influenzali. Os TINO.

RIVISTA DI 'rERAPEU'riCA H. Hus cARD. -Dell' azloDe toDloo-muaoolare e dlurettoa dell' aoldo formico e del formlaU. - (Bull.etin de l' Academie de M èdecine, marzo e giugno 1905). Nel numero dello scorso marzo l'autore ricorda come l'acido formico fosse adoperato in terapia due secoli addietro e come figuri tuttora in parecchie farmacopee d' Europa. Acido .formico e for miati posseggono, secondo l'Autore, un'azione tonico-mus colare che si esercita su tulli i muscoli lisci o striati con numerose applicazioni lerapeutiche nel diabete, astenia pos tintlue nzale, adinamia consecutiva alle malattie infettive, anemie, nevrastenia ecc. Pos~ederebbe in pari tempo proprieta diuretiche, meno costanti dei preparati di teobr omina e sarebbe particolarmente utile nella cura delle affezioni renali e nelle cardiopatie arteriose. E' rimedio di tossicita minima, la di cui azione non presenta alcun pericolo per lo stomaco. Consiglia il formiaiato di potassio o di sodio alla dose giornaliera di tre grammi, oppure il for10iato di litina alla dose di un grammo ad un grammo e mezzo per giorno.


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RlVt::iTA DI TERAPEUT ICA

l n un· ullel'iore pubblicazione dello scorso giugno l'aulore protesta allamente contro l'al>nsd di tale rimedio e del suo nome fallo da troppo ferventi colleghi. Pure confe rmando le proprietà diuretiche dei formiati aggiunge che tl!le potere e meno cos tante di quello della teobromina o santeosi (teobromina. put•ifica.ta di fabbricazi one francese, ed ag-giunge che laluni formiati mettendo in libet•tà una certa quan tita d'acido formico possono produrre irritazione stomacale. G. BeR~ucc1 . PROf{HOROV,- U

gaajaoolo puro Della OUI'& delle pia ghe purulente . - (Semaine Médicale, n. 40, 190i).

L' autore adopera da parecchi anni il tamponamento con un batuffolo di garza imbe vuto di venti a trenta gocce di g uajacolo puro nella cura delle piaghe puruleoti. Vasti flemmoni profon di delle estremita, con macchie gang re· nose ed infiltrazioni gassose del tes suto cellulare necrosato, sono g uarili rapidamente con questo metodo di cura. Bialobjesk~ un altro medico russo, richiama anch'egli l'attenzione sui buoni eiTetti di questo trattamento nelle piaghe suppurate, riportando il caso di una disarticolazione della spalla da lui praticata, per gangre na fulminante del braccio. L'applicazione di uno strato di garza, imbevuta di g uajacolo pur o, s ulla parte gangrenata, a rrestò immediatamente il processo morboso distruttivo. A. MELE.

E. SCHINDLER. - Sopra un nuov o prepara to lodloo " j otlone ,,_ tralulalt fii.r die mediciniscllen Wissenseho.ften, n. 3, 190f>).

(Cen-

Lo jotioae è un liquido di consistenza oleosa e di s apot·e non sgradevole, insolubile nell'acqua, solubile nell'alooùl e negli oli e che contiene il 70 p. 100 di jodo. Il rimedio fu adoperato per frizioni suila cute come si pratica per le unzioni mercuriali ; le migliori preparazioni sono quelle costituite da jotione e lanolina anidra a parli eguali, oppure da jotione, cera bianca e lanolina anidra ana 0,5. Lo jodo si riscontra in media nella saliva e nell'orina rispet· tivamente un'ora e 1 '/1 .-2 ore dopo le friz ioni ; cessa·ta la cura continua la eliminazione dello jodo ancora per alcuni giorni s ino ad una settimana e più. Le osservazioni terapeutiche dell'autore s i t•iferiscono a 14 casi di manifestazioni gommose, a 2 casi di stfilide maligna ed ereditaria ; i risultati furono buonissimi, s pecialmente nelle localizzazioni morbose delle cavità della bocca e delle fauci, s pesso sorprendenti . Non si manifestarono segni di iodismo o d'ir ritazioni da parl~ della cule. Lo jolione può considerarsi come succedaneo del joduro di potassio, specialmente quando questo non é tollerato. C. SFORZA. H. DEMA vE. • Sapar&llment ad one oollo suoohero. ottobre 1904).

(Reoue de Psychiatr ie,

L'alimentazione collo zuccaro ha dati buoni risultati nell'Asilo di Ville-J uif. La dose somministrald. giornalmente è tra i 150 ed i 500 grammi. Questa ali· mentazione é specialmente utile pel deperimento nel corso di varie ps icosi,


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RIVlSTA D' lOlE~ E

come nell'eccitamento maniaco, nella s!tofobia ed altre for·me esaurienti. Uu infermo che era alimentato artificialmente con tre litri di latte al giorno, aumentò in peso da 51 a 5à chilogrammi dopo che ebbe in aumento 300 grammi di zuccaro al giorno durante un pel'iodo di tre s ellimane. L' autore ri porta parecchi tallri casi s imili. Si consiglia l' alimentazione zuccherina nella neuras temia, nell'isterismo, nella tubercolosi ed in tutte le altre applicazioni caratte rizzate da esaurimento. In questa cura non vi sono controindicazioni. Alcuni infermi talv<•lta mostrano una intolleranza gas trica o costipazione; ma questi inconvenienti sono prontamente corretti colla sospensione dello zuccherCJo per alcuni giorni. Raramente si ha la iperglice mia, ma é bene esaminare l' urina ogni sellimena. Nel repar·to del. Dott. Toulouse allo s tesso Asilo s i dii agli epilettici un pa ne specir.le contenente una data quantità di zuccher·o. A. MsLE.

RIVISTA D'IGIENE Le •ofl•tloazlonl del oaffè ohe •l oon•um& In Ftrense. Firenze, tip. Civelli, 1905.

CHIAPPELLA. -

L' A., avendo esaminato 125 campioni di caffè in polvere pre le vati in divers i negozi della cilla di Firenze ne riscont1·ò 92 più ·O meno, e variamente, adulterati. Questa propot-zione che è dunque del 73, 6 p. 100 è ce rtamente allarmante e reclama un intervento pronto ed energico. Le sofisticazion ~ più freque nteme nte ris contrate furono quelle con radice di cicoria; vennero poi in or<line decrescente quelle con elementi sclerosi s pecialmenLe con noccioli di dattero polverizzate, poi que lli co n radici similal'i alla cicoria, con farine leguminose e di cereali, con fadna di patate e di ghiande, con segatura di legno. l campioni risultati puri all'es ame microscopico diedero anche all'esame chimico una percentuale di caffeina propria del caffè buono e puro. Per questa analisi l'A . consiglia il metodo di Grandual e Lajoux. TESTI. BrANCHINI e CLER.- Contributo allo •ta41o della determinazione del pe.o

•peolfloo del materiali 4a oo1truslone e propo1ta 4l ua nuovo· appareoohlo per valutario. - (Rio. d'Ingegneria Sanitaria, 1905).

Gli AA., dopo aver dimostrato quanto interesse possa avere sia per determinazioni d'indole scientifica, sia dal punto di vista dell'igiene, l'esatta conoscenza del peso specifico dei materiali da cos truzione, e dopo aver falla un'secura~ critica dei metodi e degli apparecchi generalmente proposti per questa ricerca, propongono un apparecchio che non é qui il caso di descrivet·e, il quale ha i seguenti vantaggi: di concedere un'esattezza assoluta al decimo di cc., un'esattezza relaliva al centesimo con errore non mai superiore ai due cente-


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RIVISTA D'IGIENE

si mi di cc.; di essere facile a maneggiarsi e di dare indicazioni relativamente rapide; di rendere allo alla determinazione qualunque campione senza bisogno di preventivo lrallamento; di rendere possibile la lettura in modo diretto, senza bisogno di coefficienti di correzione; di far si che pel calcolo del peso speci· fico occorra determinare alla bilancia soltanto il peso assoluto del corpo in esame ; di poter oper·are sopra pezzi di volume considerevole, il che non si T ESTI. può ottenere col pienomelro. VAGEoEs. - o..ervaslonl me4lohe auU•Atrtoa orientale tedeaoa oou parttoolare riguardo alle malattie I.Dtetttve e4 alla lotta autlmalarloa aeooudo Kooh. - (Centralblalt fi''' die medicinisclum Wissense!Laflen. n. 52, 1 90~). l n forma di un'interessante relazione di viaggio, l'autore fa conoscere le nole che egli ha raccollo durante una s pedizione per la lotta antimalarica nP.JI'A· frica orientale tedesca. Particolarmente diffuse sono le norme per combattere la malaria se r..ondo il metodo inaugurato da Koch e ne sono riferiti g li esiti, ma più interessante é ancora il lavoro, specialmente pet• ciò che riguarda te condizioni degl'indigeni. La proposta latta più volte, di utilizzare s u vastissima scala l'Africa orientale del s ud quale sanatorio di tubercolosi, perché ivi la tisi é quasi ignota, trova la sua base nel fatto che il clima e le condizioni di vita non sono punto adatte per lo sviluppo della tubercolosi. Questa è dap· pertutto rara, non già per l'azione curativa del clima, ma perchè le m alattie che non possono essere trasmesse esclusivamente per contatto diretto, come la sifilide, non si diffondono facilmente su grande este nsione, poiché per l& s iccitA e l'intensa irradiazione solare i germi morbosi fuori dell'organismo malato tosto soccombono. Se alcuno è gié. infetto, allora la malattia e rompe nella colonia come in Germania. Il deflcente comfort, il pae!laggio poco inte ressante, le condizioni climatiche rendono l'Africa sud orientale del tutto inadatta per l'erezione di sanalorii. Il paese deve essere prima di mano in meno civilizzalo e tale opera benefica non speUa ai malati, ma ai sani. C. SFORZA. BERTA RELLJ . -

Aloune rloerohe aulla tuberooloal del rettW. -

(A rchioio

per le :~eienze mediche, vol. XXIX. 1905). Le prove sperimentali s u due esemplari di sauriani esotici, il Varanus oarius Shaw, e le osservazioni analomo-'Patologiche su di un altro re ttile, il Macroscincus Coetaei Dum, e Bibr. del Capo Verde, hanno dato luogo all'A. di venire ad alcune conclusioni importanti per lo s tudio della patologia luber· colare. Esse si riassumono in questo: che à possibile tras mette re al vat•ano la tubercolosi umana adoperando dello sputo tubercolare aUivo; che nel passaggio attraverso a questo rettile il germe si allenua in modo sensibile, senza però assume r!\, rispetto alla cavia, speciali proprietà vaccinanti; che questa attenuazione, oltre alle manifestazioni poco•es tese che induce nell'animale infettato e nella cavia, s i rivela anche con una diminuzione nella facoll.é di svi· luppo nei trnpianti in serie e con una modificazione morfologica del bacillo. il quale tende ed assumere delle forme involuti ve; cbe il bac1llo talora può mol· tiplicarsi stra ordinariamente senza dare lesioni apparenti e mos trando quasi un adattamento saprofltico al nuovo ambi,e nte. D'altra parte ricerche anatomo-


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patologiche, per quanto non molLo estese, mostrerebbero che nei l'ellili dei paesi caldi si osservano talora les ioni che ricordano nettamente le lesioni tubercolari, il che lascerebbe sperare. che nei rettili stessi si possano rinvenire lesioni tubercolari adatte all'isolamento colturale e degne di studio nella questione TEsTr. della vaccinazione antitvbercolnre. KoNRADJ. - Bulla truiiWidbllltà del vlru• rabloo dalla madre al feto. - (CentraliJl. .f. Uakler., vol. XXXVIII, gennaio 1905). Le conclusioni alle fJUali giunge l'A., in seguito ad esperienze, sono le seguenti: 1° Il virus della rabbia é Lrasmissibile dalla madre al foto, però in questa tras missione si atlen ua; ~ Per le ricerche in propos ito s i possono utilizzare, non solo i conigli ma anche le cavie, giacchè ques te sono sensibili alla rabbia ; 3° La durala delle osservazioni deYe essere prolungata a un dipresso per Io spazio di un anno e mezzo. TEsTr.

CONGRESSI Dott. FRANCEs co TEs rr, maggiore medico, profes!!ore alla scuola di sanità militare. - n primo oongrei80 d'Igiene delle abltazloDl. (Pat•igi, 1 !J04). Quando nel novembre dell'anno scorso ebbi l'onore di essere inviato quale delegalo del Minis tero della guerra al I Congresso internazionale d' i~iene delle abitazioni a Pari gi, sentii tutta l'importanza della missione affidala mi e fu mia Cllra raccogliere yuel maggior materiale che fosse possibile per una r elazione sul Congresso la quale potesse essere di qualche utilità ai colleghi de ll'eset•cito che con tanto amo1·e e con tanta competenza attendono all' igiene del soldato. La relazione stessa però per molte ragioni, fra le quali non ullima la lungs. attesa de~li alli del Congresso, rimase per lungo tempo in preparazione e for se non sarebbe mai stata pubblicata, se da un IaLo le gentili insistenza di alcuni colleghi, dall'altra l'imminenza, a quanto dicesi, di un secondo Congresso, non mi avessero deciso a renderla di pubblica ragione. Affido quindi ai medici militari queste poche pagine colla speranza che esse servano almeno di sprone a discutere certi problemi igienici che al giorno d'oggi sempre più si impongono.

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E scoPo DEL CoNGRESSo. - 11 Congresso internazionale d'igiene delle abitazioni fu organizzato sotto gli auspici della Società .f•·ancese d'igiene, una societ.a la quale venne fondata fin dal 1877 dal dott. De Pietrasanta allo scopo di studiare e di organizzare nel modo più largo le questioni più importanti dell'igiene individ uale e sociale, emise in ripetute occasioni concorsi a premio su questioni d'igiene, fondò uo periodico dello Jou.rnal cl'hygiène et de climatologie, e conta numerosi membri effe ttivi ed ono1·ari anche all'estero. Concorsero anche alla orgaoiZlazione del Congresso la Società centrale degli arORlGINI


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chitetli francesi e la Soeietà degli arelutetti diplomati dal Gooerno Una presidenza d'onore fu composta dei ministri dell'interno, dell'a~ricoltura, del commercio, dell'istruzione pubblica, della marina, degli affari esteri, della gue•·ra. Un Comitato di patronato fu costituito dai nomi più chiari negli studi d' igieue e di epidemiologia della Francia e -dell'estero. Presidente effettivo del Congre5:SO fu il senatore P. Strauss, segretario generale il solerte ingegnere .F. Marié·Davy. Il Congresso comprese nove s ezioni e per ciascuna sezione furono designati in precedenza gli argomenti generali per le discussioni. Le sezioni furono le seguenti: I - Abitazioni urbane; Il - Abitazioni rurali ; II~ - Abitazioni operaie; IV - Abitazioni per alloggi temporanei ; V - Locali ospedalieri ; V -bi.ç - Locali militari ; V-rer - Locali scolastici; VI - Abitazioni galleggianti; VII - AppriJvvigionamento dell'acqua potabile ed evacuazione delle materie di rifiuto. MEMORIE E coMUNtcutONI. - Le memorie pre!ientate e discusse nelle diverse sezioni furono di varia natur·a e io gener~ di molto interesse. Non accennerò a tutte giacché In mia attività fu rivl)lla a seguire specialmante la !lezione V-bis. Dirò soltanto che i principali lavori presentati furono i seguenti: Nella I sezione L'habitation urbainP. di Juilleral, L'hygiene des sols et leur nouoeau mode de construction di Leduc, Recherches expérimentales t·elatwes à l'humidité des murs dell'ing. Bianchini, Voiture automobile pour l'enlèoement rapid ~ des ordurs ménageres sans poussière ni odeur òiO'ol dott. Brechot, Prat,:que de la détJin:fection par la.formaldéh!Jcle del dott. Zetter, L'habilalion au point de oue légi.,lotij et r~glementaire, ecc.; nella Il seziont Habitations; rurales dell'ing. F. M~t.riè-Davy, La Chaumière omicide del dott. Du•·ozoy. 1/abitaiions rurale.~ del dott. Pion; per la sezion~ I l l Choiz de tipes des maisons ouo,.ières di P. Edouard Weber, flygiène du logement populaire di E. Cheysson, Assainissement des habitations a bon marché di Cacheux, Habitation~ ouuriéres di Merlin, ecc.; per la s ezione IV Salubrité des II6tels meublés et ties logemencs loués, di Joltrain, HOtel meublé pou1• célibatairt!s hommes di LonJrerey, Les H6tels des oilles d'eaux di Dardel, De l'IIf!giène dans les théatres di Serthod; per la V sezione L'IIygtène dans les hopitaux modernes di F. Martin; per la sezione V-ter Ecoles di L . C. Lacau; per la seziono VI Les habitations jlottantes del dott. H. Thievry; per la VII sezione Eau potable à Berlin di Kalisch, Pari/ication biologique des eaux d'ègouts di Palmber~. É'oacuation des malières U!Jées di L. Masson, Alirnentation en eau pocable dans les oilles di Babinet. Ho riserbato per ultimo la sezione V-bis perché é quella che direttamente ha interesse. Nel prospetto che segue risultano s eg-nali i diversi lavot•i e le comunicazioni prese ntate alla sezione: Delorme, generale medico ispettore: De /'utililé de.3 locaux interchanaeaiJles dans les paoillont~ d'!Iospitalisation tles contaoieu~.


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Do~l. Brechot, Destruction des matières usèes dan s le ca.~ernes et dans les .(or ts. Hublé, maggiore medico di ·1• classe: A ntisepsie du sol de.s coars dans !es élablissements m ilitaires. Hublé, a nome di M. Cll8S~rey esploratore: Les hòpitaux ·coloniaux. F. Testi: Elude sur l'htf(]iène des casernements. Bourdon, medico principale: P rocédé de ca({atage clesjoir..tes des planchP.rs. Rouget, mag-giore medico di 1• classe, professore ag~•·egato a Val-de-grnce : 1• Entretien cles planchers dans les casernes; 2• Desinfection d es locau111 mititaires. Berthier, l)'laggiore medi ico di t• clas5e: Galfatage des planchers. Lioon, medico principale di t• c lasse: Des planchers dans les casernes; 2• Les planches à pain des chambrées. . Benech, medico principale di t• classe : Utili tè des ér]uipes sanitaires pour la tenue des casernements. Meyer, maggio1·e medico : Du r6le des locaux communes au point de ou de la prophylazie. G. Lemoine, medico principale, professore d' ig iene a Val-de-Grùce: Jnfiuence du casernement sur le déoeloppement des .tièvres éruptioes. Come vedesi da questo prospetto, non poche memorie traltano dell'impermeabilizzazione dei pavimenti. La rrueslione preoccupa in modo speciale i medici militar• francesi per la grande estensione che ha in Franc ia l'uso dei par1uets di legno. Le condizioni di clima e fo1·se anche ragioni economiche e storic he spiegano questa grande diffusione dei pavimenti in leg no nei locali o!lpedalieri come in genere in molli stabilimenti collf'tlivi, ed è naturale che un pavimento di ta l fatta, costituito da materiale poroso, facile alle infìllrazion i per opera dei germi infettivi, debba richiedere le più grandi cure p~r esser reso nel miglior modo impermeabile. In questi ultimi anni s i è anda to diffondendo è vero, anche l'uso dei pavimenti in mattonelle di cemento, noto ad esempio l'oWma pavimentazione dell'ospedale Patseur, e'dell'ospedale Trousseau, ma il pavimento in legno, specie negli ospedali militari, r esta sempre il più diffuso ed è naturale che la ques tione della impermeabilizzazione sia sempre all'ordine del giorno. l lavori del Bou-rdon, del Rouge t, rlel Berthier, del Li non ebbero a ppunto il compito di risolvere in di verso modo la questionP. I campioni che i detti· ufficiali medici presentar ono di pavimento in legno impe rmeabilizzato con diversi si5temi furono degni del massimo interesse. Per nui medici militari italiani la questione non 6: delle più importanti, ma c i fa però indit-etlameute pensa1·e a quello che avvie ne nei nostri locali militari. L'uso de lle mattonelle facilmente lavabili e disinfettabili é cer·tamente diffuso, ma è applicato dovunque '? No certamente. Molti stabilimanti di cura, senza parlare poi delle caserme, hanno ancora pavimenti di mattoni mal connessi, mal livellati, permeabili a tutte le materie infettive, causa di un continuo e dannoso po'lverio, nè mancano anche da noi, in qualche localila pitt fredda, pavimenti di legno. La questione quindi della pavimenlazione dei locali militari è sempre aperta e deve preoccupare al massimo grado l' igienista mihta1·e al quale si può anche domandare se in determinale circostanze, ben definite però, ad un cattiva pavimentazione in mattoni non s ia forse pr eferibile una bt:.ona pavimentazione in legno re~;a impermeabile con r1uei mezzi che l'igiene moderna. mette a disposizione. Ricordo a tal pr oposito un bellissimo saggio di impermeabilizzazione


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di un pa,·imento di legno con un cemento speciale, il :xiloliht, messo in opera nell'ospedale militare Begin a Vincennes. l\Jeritt<vole della massima utlenzione fula memoria del Delorme, il chi&· riss rmo direttore attuale della scuola di Val-de-Gràce, nella quale si accennò ad una utile disposizione dei locali destinati a malattie cont.agiose, specialmente al morbillo o alla scarlattina, colla quale per mezzo di locali intercomunicanti e successivamente occupabili a seconda che l'una o l'allra epidemia prende ma~gior sviluppo, si rende piu spedito il servizio, si provvede meglio al ricovero degli ammalali senza tema cheil posto manchi e che si debba ricorrere ad altri locali con pericolo di disseminazion el cont.agio, e si ha una più sicura disinfezione dei locali stessi e una ma~gior vigilanza del personale addetto. Un buon apparecchio per la distruzione delle materie di ritluto nelle caserme e nei forli venne descritto ed illustralo dal D. Brechot medico civile ma che in altra occassione si r ese molto benemel'ito presso l'esercitu francese. L"app11recchio e ingegnoso ed utile senza du bbio, ma dubito possa avere una lArg-a applicazione pel suo prezzo eccessivamente allo. Interessante fu la memoria del D. Benech, il qualA espose a lcune sue idee sulla Or!Z"aniuezione e sul funzionamento dei cosi detti equipes sanitaires, uno specie di servizio di po!'taferiti reggimentali destinato in modo speciale e continuativo al mantenimen 1o della igiene nelle caserme sotto la direzione e la sorveglianza degli ufficiali medici del COI'po. La questione mi sembra Jegna di studio anche presso di noi. Sappiamo purtroppo come certi !:'ervizi alli ad a ssicurare l'igiene della nostre caserme vengano spesso per necessito di cose, affidali ad un personale di g1oroat.a non appositament.e istruito, non sempre Sl)rve~liato, il più delle volte insufficiente. Se per togliere questi inconvenienti, qualche cos a si pensasse di fare anche presso di noi, credo che ~arebbl' opera degna della massima conside•·aziono. Altl'e memorie interessanti furono quelle dei dottori Hublé, Rouget, Meyer, concerne nti la dil'infezione dei locali milit.ari e la profilassi delle malallie infell•ve, e specialmente dal lato pratico quella del dottor Zeller di Vienna s ulle disinfezioni pe!' mezzo della formaldeide. Il dello autor e concluse che fino al pr·esente si tenne poco conto della necessitA della pre!'-enza simultanea di una grande quantità di liquido e di una temperatura conveniente per assicurare lo effetto completo del potere disinfettante, che se si osserva ques to precetto il proce~so é semplificato giacc hé bastano le semplici aspersioni o degli inten· !'-ivi lavaggi con una soluzione di f('lrmaldeide all'1 o i 1)2 per cento, e che il proce!'so non è semplicemente facile, ma ancora s tr·aordinar iamente a buon me rcato ee s i considera la poca mano d'opera che esige e il basso prezzo attuale della formaldeide. L'autore raccomanda di ripetere le asper sioni entro Io spazio di quattro o cinque ore e di usare un irrigalore a una, una e m ezzo atmosfere di pressione allo scopo di ottenere una irrigazione intensa e per es~er corti di umettare lutti i punti. Questo pl'ocesso mi sembr a degno d'essere preso in considerazione e che possa trovare delle pratiche applicazioni nella disinfezione delle nostre abitazioni militari. Parlicolal'mente importante fu la comunicazione del dott. Lemoine profesS()t'e d'igiene alla scuole di Val-de-Grace, il quale trallò dell'influenza che le caserme hanno nella diffusione delle febbri eruttive. Credo utile riassumere i concetti principali del lavoro che venne successivamente pubblicato nel numero di gennaio della Reoue d'hygiène el de police sanitaire. L'autore nel rieordare


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che spesso in questi ultimi tempi si sono accusate le caserme come una delle cause piu importanti nella morbidilà e nella mortali la dell'esercito, studia i rapporti che esistono fra le caserme stesse e le febbri erutlivt>, prendendo in esame tre tipi pr incipali di caserme, il tipo vecchio alla Vauban, il tipo 1875, il tipo nuovo, e studiando altresi l'azione d~lle vecchie A nuove caserme sopra un medesimo reggimento. Da queste ricerche risulta un fatto importante, che cioè le vecchie caserme hanno in g1•an parte uno stato sanitario migliore delle nuove. Qua l'è la spiegazione di questo fenomeno 1 La s piegazione der iva da questo che nelle nuove caserme si tende ad agglom~rare soverchiamente gli uomini di truppa nei dormitot·i, mentre nelle altre la cifra delle unit.à ricoverate nellè camerate è di molto inferiore. Il Lemoioe domanda adunque che nel fare un'inchiesta sulle caserme non si debba solo tener conto dei fabbricati, del loro orientamento, d~lla ventilazione delle camerate, dello stato del suolo ecc., ma si studino anche que lle condizioni igieniche e sanitarie che dipendono dalla superficie abitata. Domanda perciò la riduzione nel numero dei dormienti nelle camerate, la ri·duzione di queste in ambienti più piccoli allo scopo di ridurre il numero degli abitanti e la moltiplicltà dei contatti, e l'edificazione di costruzioni legf'ere nelle cast>rme attuali per alloggia•·vi tutti i servizi accessori. Le idee del chiariss imo collega di Val-de-Grace sono degne di molta considerazione perchè ci mostr·ano da quali e quanti fattori venga influenzata la diffusione delle malattie infettive nelle abitazioni collettive, risultando dal s uo studio che i miglioramenti if'ienici dei locali abitati sono bens l della massima importanza, ma che non s i deve la~ciar da parte in determinate malattie infettive l'elemento importantissimo del contagio individuale o diretto il quale è un fattore di primo ordine e degno della massima con~iderazione. Il fatto notevole, quasi paradossale, segnalato dal Lemoine, che cioè le malettie infettive diffusibili sono piu frequenti nelle nuove caserme fabbricate e costruite con ogni r egola di igiene che nelle vecchie caserme le quaJi in Francia, come in Italia, sono generalmente dei vecchi conventi, sarebbe dunque spiegato dal frazionamento det locali nelle vecchie caserme colla cons eguenza di un piu facile isolamento dei malati di malattie infettive e di Ullla piO. facile limitazione del contagio. Presso di noi non vi s ono studi s peciali in proposito, ma dato il grande numero di caserme adattale in vecchi conventi, vale la pena di vedere se, come conseguenza logica delle vedute del Lemoine, sia il caso di limitare la tendenza che vi è a togliere i trame zzi dalle ris trette camere monastiche per fare delle più ampie camerate, nel dubbio che i vantaggi disciplinari e di altro ordine delle camerate ampie possano poi andare .a detrime nto della salute del soldato. Noto a questo proposito che anche riel numero di maggio u. s. della R eoue d'Hygiène vi è un lavoro di un medico militare, il dotL. Bichelonne, comprovante l'asserto del prof. Lemoine. Per conto mio volli portat•e un contributo ai lavori del Con gres~o partendo da una discussione iniziatasi sui requisiti più importanti che debbono presentare le nuove caser me, per far rilevare la necessit.à imperiosa di non lasciare da parte altre discussioni riflettenti il bonificamento delle caserme a ttuali quali esse sieno, giacché una missione piO. modesta, ma non meno importante del medico militar e è quella di contribuir·e nel miglior modo possibile all'adattamento razionale delle vecchie caserme accioccbè corrispondano sempre più ai desiderata dell'igiene. Pregato di r iassumere in forma di conclusione le idee


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CONGRESSI

ec;posle nella mia comunicazione, cr edetti opportuno dettare al st?gretar:o della l'ezione le seguenti parole: • La costituzione di una sezione speciale d'igiene dei locali militari in questo Congr·esso è un fatto del più alto interesse sociale, ed è da augurars i che nei futuri Congressi questa sezione acquisti sempre maggiore importanza. Le questioni che si riferiscono all'azione dei locali miliktri sono molte e di varia natura. L'attivi la del medico milita1·e nella soluzione di tali questioni é doppia : da un lato il medico militare sempre p.iù perfezionandosi nell'ingegneria san ilaria deve intervenire direttamente come consulente pratico nella costruzione delle nuove caserme ; dall'altro deve studiare con ogni m~zzo il miglioramento igienico progressivo delle caserme già esistenti. L'attività del medico militare deve in quest'ultimo caso esser rivolta in modo speciale allo studio delle condizioni del sottosuolo, della qualità e distribuzione dell'acqua potabile, dell'allontanamento delle materie di rifiuto in genere, alla buona costituzione dei pavimenti e delle pareti nelle camerate, alla loro cubatura e ventilazione, alla scelta opportuna dei refettori, deìle infermerie, delle camere d'isolamenLo, alla buona costruzione delle latrine, infine alla buona igiene dei locali disciplinari •.

••• EscuRsiONI E VISITE. - Come in tulli i Congre!'si, le ore pomeridiane fufuro riservate ad escursioni r elative all'i~iene delle abitazioni. Lasciando da parte le interes8anli visite acl alcune opere edilizie recenti per alloggi signorili e a buon mer cato, alla Crèche della via Francois-Millet, agli ospedali Boucicaut e Tr·ousseau, allo stabilimento dei fratelli Menier a Noisiel dove s i ammira la magnifica or~tanizzazione della città opera-ia che contiene più di 2000 individui e nella quale vige il sistema delle piccole abitazioni per due famiglie dotate di lutli gli ag i e di tutte le risorse dell'igiene moderna, alle fognt~ ture di Parigi e ai campi agricoli d'irrigazione di Achéres e Gennevillier, all'ospedal e Pns teur e al vicino is tituto, le quali non ci riguardano in modo speciale e sulle rtua li ultime del r esto ebbi cAmpo di dif'l'ondermi in un mio lavoro sul Congresso e s uii'E!!posizione d'igiene a Parigi nel 1900 (1), mi fermerò a notare in modo speciale un'interessante visita all'ospedale militare Be:zin. Questo è un grandioso ospedale, capace di 600 o 700 letti, situato in ottima pos izione essend o lontano dai centri abitati e quasi sul limite del parco di Vincennes. Questo ospedale ha infermerie mollo ben tenute, provvedute abbcndante m·~nte di aria e di luce, a pareti verniciate in tutta la loro altezza, con servizi r elativi come bagni, camere d'isolamento, sale d'operazioni ecc., impianta ti colla massima cura e spesso con un vero lusso. Degnr del mas!limo elog io sono l'impianto per l'illuminazione elettrica e quello pel riscaldamento centrale. In complesso un buon ospedale, tenuto colla massima cura, non alieno però da mende quali l'essere troppo monumentale e l'avere la disposizione delle caserme alla Vauban, l'avere infermerie troppo vas te e alcune conte nenti troppi letti, l'aveJ'e i pavimenti tutti di legno. Fu in questo ospedale che vidi applicata per prova l'impermeabilizzazione di alcuni pavimenti col cemento speciale, il :xilolith, sulla bonta del quale però i medici militari dell'o(l ) Tesn - Il Congreuo !t'igiene e demografia e l'uposizione d'Igiene 11 Pal'igi ntl tiOO. Gi or-

-tale medico del R. esercito, t900.


spedale non mi poter ono dt~re preci se indicazioni, l'!'!'endo l"iznpianlu a neor·a troppo recente. Durante il Congr esso s1 ebbe anrhe ucca;;ione di ''i3ilnre re,-po~>i zi on.~ del g r·ande palazzo tiPi Cam pi Elisi, l a q ual~ ollre a delle ir, lcre~santi ruo;;Lr e di ;<Ociela d'a~s i<:lcnza vuiOIIt!ll'i8 p0r mnlati 8 f,• r·i ti , di SOciel<.l di s-a{\·alll!!giO f<U.t:li infortuni mt~ ri tlimi, di indu"Lr ie speciali, compr endeva uncl1e una mo;.trA par· i~o lare d'igiene e di far1naceul i<'a co m pr endente l•f'epar at; farmaceutici, 8C'J U •~ minerali , appé11'ecchi t, slnunenl i relativi all'i,t:ienP, s~;r.ioni special i ri flellenti l'ig iene coll.-Ltiva ><pecial mente rle ll•~ l"ClH1le e d~gli stabili111enli ospedalteri fra i •1uali m ol ti S«na tOI'I, una l'icl:l'l col lezione di apparecchi di .!isi n fezrone col ca· loz'e, di appare<:clli ftltl'anli, di pian i per l'epul'flzione biol ogica dell'acqua. Come curiol"ill\ dd l'e;;pol"izione era notevole un modello ò i f:!anatol'io cosi rl etlo eliotropico. ca pace cioé dt tut mo vimento g irante che permette d i uti· lizzat·e sotll) il pu11l0 di vi ~ ta tneol ico ed igic11ico i ra ggi del sole dall"a lba al tramonto.

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•• IMPORTANZA lli':L CO N G RES~O E CO;>;CLtJSIONI. L''mpOI'l ltnza del Co n gre~SO nei rig uardi dell'i gie ne mi E tar~ ri!';nlt!'• evidr·ule pt'l lo slancio col qual e i m edi r;i mililat•i fr·ance:;t, e speri almr nte quelli r csiJenli a Parizi, risposero allo a ppello rivolto loro d11l Mini>=lero della guerra pe•· m eZI.o di q uelle ill uslrai'.ÌC!Ili rl ella chirurgia mihlare l'rRucese c he ù i l 1-!uoet•ate nwdico M. Delor me, l ')Uale ru (~an ima della ~ezÌOlll:l e tan to S• •ppe ~cci ta r•e l'inter esse dd ll'ledici m ili tari col suo esem pio di infaticabile o per osità, colla sua cum pclenza tecnica e scientifica, <'Olia sua pi'OIIIO e ~ m1.1gl i~1 t1 lE' par ola, che divennl a in bt•e ,•e ins ufficiente al uumer o cl ei congre;;si>=t i la sala dPslinala alla sezione m e· d ico militare uel pAlazzo dt>l collegio di FrRncia, si tenner·o poi le >"t>dule all'lfritel dt'R s,:ance:nle.~ So.:ielt:s sacan le:l. È lll ÌO dover e a •IU•·sto p!'oposito riv n l _ge z·e unn cni Ju porola di ring r nzia1nento al l"ig llOr ispellor e m rd ìco mililar t> D elorme. come a t u tti i coll e~h i lk l la seuol<l di \'a hli~·Gr;·lcP. per le ><•1uisite corle!è'ie che g io t·nal menle m i vPnnero ltl"ate. La sezione d'igiene m ilitar e la ,·or ò con S•!r ieLil e con oper osilit g t·andis;;i ma e se la pr eparazione fu l'o rs~ tlll pocn nll'I·etluta, dale le i nevi tabili ince rte;.ze di un primo Co ngt·~s~o, .rallt'll par l<' per ò i l lav•)t'o fu proficuo e degnu del mas,imo inlere:ose. Da l ulli ~li in tez·veuuti fu z·ilevala l'i 1n porla.1tZa g r n n·l il"sima d el l'e~sflt'l"i in lf'~a per In rwirna voltA In nr•ce>=sJlù che acca nto all'igiene delle abi tazioni collcllive che !'i z·iferis•·ono a li~~ clasl"i meno abbienti, a quelle relative agli opifici, ali ·~ induslt·ie, e(:c., ><i pPnl"Ol'Sf' seriam ente all'a bitazione del soldato, abitazione speciale che de" e rico "erar e elt>uwnti l!iovani. posti iJ, co ndizioni particolari di vita e di lavor o, e cllfl deve r i un 1t'l:l i r equisiti ol i unu appr•opriata e sana i ~iene i nsiem e Il tulle tfUellr• ;~( tre condizioni otLe a r rn· derne il soggiorno il piu po.,sibilmente g t·adilo. Fossesi twche soltanto tt·atl a lo di constatare e dimostrAre la necessit1-'t imperiosa di non dimf·nt1car·e nPIro~i ierno movimento di m iglioramenti igi e11ici le ahtla7.ioni C\Jill'Uive pet• le t ruppe, la sezione mil itare del pz·imo Con~;J•csso d'i ~i t•n•• delle abi taziotni non p o teva certamen te a ver·e uno scopo piu impor ta11le e più nobrl e. È da s perarsi elle questo primo Cong r e!:'so ven!!a pr esto srgui\o da allr i, e C' he nuo ve comun icazioni. nuovi laYori, nuove d1~ cus,;ion i m ellano sempr e :;11 -

r.iornale mrdi.-o.


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CO~GRESSI

più in chiaro la supt•ema necessità dell'igiene delle caserme. Nella seduta di chiu oura la quale si tenne nella grand~ sala delle adunanze del collegio Ji Francia si elesse infatti la cilla di Liegi come sede di un futuro Congresso. Nella stessa seduta :;:i formularono inoltre i voti emessi dalle s ingole sezioni, fra i quali riporterò qui testualmente quelli della nostra sezione militare, i (Juali mi sembrano degni della massima considerazione: 1• Sar~bbe deside rabile r er l'avvenire che i medici degli eserciti stanz iali, navali e coloniah, nonché tutti gli u(ficiali d'ogni arma in servizio e specialment~ del genio, rvssero autorizzati a prender parte ai lavori Glelle loro sezioni speciali ai futuri congressi di risaoémenlo e di salubrii.S delle abitazioni; 2° Che nello stabilire il valore s anitar·io di una caser ma non sia tenuto conto soltar.to delle condizioni igieniche cl•e sembra realizzare, ma anc he della statistica delle malattie infettive che s i sono s viluppate ; 3• Che nelle commissioni incariCAte di stabilir·e il tipo delle nuove case•·me e di migliorare le Antiche, il medico militare prenda posto con voto non soltanto consultivo ma deliberativ0, e che s i ricorrs alle s ue cognizioni igie niche per stabilire i tipi nuo,•i, come per migliora re i vecchi. . _. Terminerò questa ra pida rassegna sul Congresso di Parigi ftlcendo anche io un volo ed è il ~eguente : che il medico militare perfezioni sempr e più le sue cognizioni su tutte rtuelle scienze che servono a dare norme precise s ull'igiene eli (Juella importante abitazione collettiva che è la caserma. Pur tl'Oppo le nostre caserme, come del resto avviene anche all'ester·o, s ono ancora lontane dall'e!òsere il ti po di una buona obitazione collelliYa. Mollo cammino si è fallo, ma molto ancora re~ta a fare pet•chè si arr·ivi ad un r isultato soddisfacente a seconda delle attuali vedute i,c-ieniche. Qua ndo il merlico militare avrà fa tto lpsoro di tutte quelle conoscenze e si sarà ben compenetralo dell'importAnza di questo capitolo dell'igiene, potra collo parole, collo scr itto, coll'opera s ua i n O!!ni occasione, non esclusi i co n~ressi , i qua li, checchè se ••e dica, banno sempre una grande importanza aimeno pe1· lo scambio cosi ft•uttuoso di iJee, porta r·e il s uo contributo s cientifico e pratico. Lo caserma è la casa del soldato, è il luogo o ve e sso passa la notte e buon a parte del g ior·no; è fonte di benesser·e fisico e morale se rispondente ai dellami rgienici ed un poco a nche a quelli dell'estetica ; è del massimo danno se manCilnte dei medesimi. Ad essa q uindi dobbiamo rivolger e la massima attenzione perchè hì e ssa si svolge l'ed ucazione militare della nostra gioventù, che é scuola della nazioue. Sull'importanza igienica ed educativa della caserma non potr·ei meglio fissare l'attenzione del lelbore che riportando le belle parole scritte io una circolare pe r un concorso a premio emesHo dal Minis tero della guerra francese per il mig lio ramento delle caserme (v. R eoue d'hygiène et de police sanitaire, 20 febbraio 1905) : À l'age ou le jeune ferme les livres dans lesquels il a puisé la science, ou dépose !es oulils avec lesquel il s'est essayé au métier qu'il a chois i, la patrie le prend par la main et lui dit, en monlr ant la esserne au fronto n de Jaq uelle flotte le drapeau: « Tu as encore quelque chose à appr endre. Voila l'école nou velle ou des chef:: dévoués t'enseigneront, avec !es armes, l'amour du devoir , le respect de la discipline, la nécessilé de l'union dans l'effort commun » . Firenze, agosto 1905.


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ltiVISrrA BIBLIOGRAFICA. Dott. A. G. DE FALCO, maggicira meùico nel t" ospedale militare di Napoli. Patogenul unloa delle malattie vuoolarl, seoretlve e nodularl degU ooohl e dagll organl vlolnt - (Un volume ùi pag. rx-238, con 8 tavole fuo ri testo. Napoli, coi ti pi della S ocietà commerciale libraria, 1!:106). Qualunque s ia per essere l'esito delle pole miche a cui darà luogo queslo htvoro d<:!l De Falco (ed io g lie le aug uro, p et·chè il rumore polemico i> sempr·e l'indice del valore di un libr·o), è fuo ri dubbio che !"autore ha dato una prova n o n comune di coragg io colraffl·ontare un prcJblema, che fu g ià studiato da istologi, anatomo- pato logi e ba tteriologi senza risultnli definitivi, e col darne una s oluzione, che, se dev'esser· accolta con ogni riser vn, dimos tra però una rara tempra d'os servatore tenace e uno spirito essen7.ialme ntE' critico, di cui ~ili eran noli alcuni saggi, che ave vano sorpreso per la loro ard tlezza. Debbo pre me ttere che, in q uesta recensio ne, io non mi propongo di disr.utere, semplicemente di ria ssumet·e lfl id~e fondamentali de ll'auto re e d: r ife rire i is ullati de' suoi s tudi ; g iacchè s i tra tta d'un lavor o di tal mole e di tanta import nza, che ogni discussione riuscirebbe poco seria e pressochè inutile, se prima no n s i è pene tl'ali beu addentro ne i concetti informntori del libro e non s i è vaglia ta e pesata og ni conclusione : ollrecltè, sarà pur nccesi:'ario ripeter e su più vasta scala le esperienze e le ricerche, della cui e sattezza ness uno dubita, ma che tuttavia han bisogno di numerose prove d i controllo. I I libro de l Dc Falco, precrduto da un' introduzione in cui é delinealo Io schema g en erale ùel lavo ro, è divtso in tre parli, delle quali anche il •·iass unlo riesce o ltremodo difficile per la densitA forse soverc hta di fatti, dt s torie clinich e, di n ote e di citazioni, le q uali ullime, a mio par'ere, a vrebber o trovato posto piu conveniente in una 'b ibliOIZra fta a parte, per non distrarre, quasi a og ni linea , l ' attenzione del lettore. Nell'« Introduzione "• do po aver esposto le diverse fas i s toriche della teot·ia d ell'infiammazione, l'autore a cèenna subito un 1•rimo e importante t•is ullato de' suoi esperimenti sull"infiammazione coog iuolivale purulenta di giovani galline; e cioè: « la possibilita di pro vocare, mediante una quantità minima d'a cqua O!'lsigeoata neutra nel fornice con giuntiva!~;~, nn'abhondante mig razione di !eu· cociti fin alla suppnrazione e alla distruzione del tessuto, quasi senza iper emia della cong iuntiva "· Ora, tenuto conto che l'acqua ossigenata, per la s ua t•eazione neutra, non irrita gli elementi fissi dei tessuti, e consideralo il reperto negativo v a 3ale della cong iuntivite sperimentale, l'autore conclude che la suppurazione, provocata col mezzo anzidetto nella congiunti vu delle galline, é la conseguenza dell'azione esclusiva dell'ossigeno sui globuli bianchi, e dell't:ccitata atti,·ità ameboidea di questi. Dunque - sempre secondo il De Falco - la sola migrarione dei leucociti e ind,spensabile all'infiamma~ ione ; mentre lo s timolo, com'è orJinariament~ inteso, e l'iparemia non sono che m·omenti, i quali carat. terizzano , colla loro presenza, casi pa rziali d"inftammazione ; c perci6 quest'ultima pu6 esser definita: « un processo attivo, tumultuario, e più o meno es teso

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n l Vl~TA D!DLlOGRAFlCA

di migr11zione lin fatica, J1l'O\'Ocnto da eccessiva ossi,lazi,lne d~i l~ucot•: ti •. La quale definizione, oltre a comp,·enùet·" gl i estli dell'ordinario pr oce:;;so infìammatot·io, s'estende am·lle alla proJuzioue di g r anulazioni a for ma ncJulare, cla;.sifìcul•· finor a nella c~:~le~o rta dei tumor i (granulomi del Vir chO\\'): e, a questo pun to, poiché hn fallo ce.nno di proJolli infiammatori a fo r ma nodulare, l'autori! ne approfilla per antici pare la concl usione più im portante di Lu tto il suo la\·oro, la quale, se sct•ve a dal" r agione, fìn dalle p1·ime pngine, del titolo del libro, lascia pt>rò il leltore alquonto dubbioso sui legami logici fra le premes~e e le deduzioni, non a veudo ancora purcot·so coll'autor e stesso, i l lungo cammino delle r icet•che, cl t:!le pro ve cliniche, e anche dci co ncetti personali, che lo porteranno a quest'ultima a fferm azione : " L'occhio è esposto alle conse~uenze Ji una causa fr e• 1uente d'i per em ia vaso- moloria; l a qual causa é lu .fatica del mu·

scolo ciliare, c!te, f uso col p/es::;o- centro oaso- motol'io dell'organo visivo e di nl<merose d1 ramarioni alle parei circostanti - sresso ne altera la (un:: ione coi .moi proclottti r idutlioi », Pr ima di chiuder e l'inlmduzione, era nutural~ che il De Falco (il quale, SIH detto a sua lode. é uno di quei r ar·i medici pratici, che colli vano con eg ual pn"· sione eJ e;;erci tau •• con pa r i abili ta og-ni br anca della scienza salutare) infervorato del suo concetto del la palogenesi uuica delle mala ttie vas'!o lari, ,;ecr elive e nodulari dell'occhio e degli organi \·icini, alzasse la voce contr o le specia· lizzazioni, sopralullo contro l'ortalmologica e l'o to- rino-l~rin golog:i ca, sem bran· tlo~li che l'occhio ven;:-a come t'itnpicciolilo dallu ~pecialista , il quale !'i ostina a confinar lo negl i angu>'li limiti dt>lla r egione orbilale, e che, d'altra par le. dt>bba. llla11care ti IJ'<)l olo g-o e al ri nolog-o, senza l' ega m e dell'occhio, la cono$renza di m tol le cau"e rnorbose, clt e, pu1· avendo sede in quesl'ulttm o or.~.!'li OO, spiecano tuttavia la lor o azione sulle lìlucose \·ic ine. La f[ual consirlerazione, se è ('Hfettamenle accr l' abil e dal pun to di vista teori co della sintesi di tu tt•· l<' scienze, c he san:i. una delle più p;rnndi ~:o nq uiste dell'avven ir·e, 11 0 11 può, per ades;:Cl, cSi'<'l' cuusiden J.ta c.nme una pr,lposta pratica, trovandoci purlropp<) ancora in pieno periodo d'evoluzione ,::cientitica, in cui ogni giO!"no ci pr·epara la sorp1·e:;n d" un nuovo ritl'ovalo, d'unn nuova applicazione, d'un ouovo metoù11 d"indagine o di cu r a, dirci quasi per ciascuno r egione dd nostro o rgnni,mo; rul ;:nrebbe umanamente po~~1bi le, senza sp<•ciali zznrsi, tener dietr o al progres~·• ince":.:a11te, il quale, solta nto per qu.e l cl• e co11cel'ne i ':!ingoi i t·a tni dt>Ila m eJicius, e cnsi v,ll·tig-i iiOl'O J~;~ getltH' lo scompigl io 11elle menti più sul de t:~ più e• 1 u ilibrat~. Se ne vuoi una pt•o vu 1 L I.\ pr oposta del D•· Falco era giil una realté cinq uaut'an01 Vl' sr\JtO, rprnnd11 l'ucul i"la n l'ololog:o 11011 for mavano che unA so lo per sona" :>i pubblicavano l ibri r; gior·nnli, in t;ui le Jue "pecialitù eran untle con n odi che pat·eva11o indisl"oluhili : l)r!•eue, a J)Oco a puco e col m er a viglioso rigoglio ~cten· tilìco della ;:econda melà del secolo scnr s•1 e dei prtmi anni di questo, tali 110.!1 si sonu nndnli sempre più allenlm~tlu fin a scioglier·si del tut to; e no i abbiamo Yislo, se11za dolercene troppo, l'oculista abbandonat·e la m embrann del timpano c l'olologo In l ente ct·istallina, sal vo al cune poche eccezio ni, eh~ tlpparteuf.!'O!IO ai due e<>Lremi della scalt• profes!>ionale - ben inteso, civile e non meJic:J· tnilit.aro. Cii• preroesso, ammetto naturalmente che l'oculisla e l'oto-rino-laJ iO· gol•1go Jebbano aver cognizioni p r ecise & abba.stanza estese d'tinatomia c tii fl~io - pnlologia, non sol lauto delle r egioni vicine all'or g ano che è t1ggello della loro l"J'ecialilà, 11111 allre"i di lutti i si!'l emi <HI'or ganis m o, giacch é tali co!!ni· zio11i !'11 11 parte della coltura d'ogni medico C<J!>Ci enzioso e studioso : ma. ;1~r

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R!Y1S 'T'A B oBL\ OJCRAF fC A

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q uHn lo !>i rif~l'isce all't>><er·ci ~io p ro f•'"!'~ional ~ lllor·rwiiero . creda a m e d De F alco, è da prefo.?r :r si che ci~< cune) vndq per· In S:llfl :;;i rnrla , o meglio, per i l s uo Sl! ll l tt'I'O. N Pila p r ima parte, J'au:ortJ fa una t'r ilica m i nut11 e se \·era clrll'el;ologla inf eUÌ\'8 tJpiJo conuunliv ,lC' ~ rnnulo .,a , dove eglr 1111 buon ~inco, pt>1·chè dal CA· za l i ~, i l q uale dice rl u• : « il n'rt n pa~ le mir.r ohe sw!chl tlu l r ac/!tJme o ali'Elze, c he vi lrO\'Ò 62 for·me evo!uth·e di plasmod i, c'e p o~ l o per tutti ; m a, fra tanta incertezza, l'attenzio ne rlto~l lettor e v ir n r·icl 11amala sutropin ione di due i nsignì oftalmologi, il Fuchs e rl Del M o nlt', su cui il De Falco insiste con x:n ~io n e, perc hé eg li, non r ontag io nisla, tro va in essi due validi campioni, c he lo sostengono rnir·abilmente n<'IJ'ac:prA lotta contro i fa utori del ll~ ~;t pecifì ci là deltracoma. I l Fuchs dice : " Sembr·a che i noJi di Le"><ulo adenoideo uon siano da r iguardare come una formazione ~pec ifi cA, ><il1bene come un pro,Jotlo pat·ticolare col qua le la cougiunti va rea ~if'c:P, HnaloFrnmente alle a ltre mucose, CJuand 'i~ sottnpo~ la nd alcuni sti moli parl1cola ri •· E il Del M ontt : " La r-ratiea m'ha in ~eg-na to a mutar opinione sulle cause dr·lle granu lazioni. Ho acquislfllO or·a la convinz ioue che tanto i linfomi cnngiu11Livali, 'JlHinlo le g ranu lazioni papilla!'i, g-li u n~ e le a ltre, soli o i1~sie m e, si sviluppano unic,trnente nel le pe r~o n e linfHllche. I o \'i r·ipelo: deiJ/;o, per osserr•a•ioni mie p roJ•r ie, escluder e o;tni .~,,er.iJicila delle g ranula:.ioni cong iun licali, e 'JUindi ogni idea d i contayio, sicuro clt e in ci(, non m'inganno "· E ver amente 1' atTer·mazione cosi t·ec i!'ivn d'un oflalmologo di tanta fama e di tanta r ettituLline 'IU&Ie fu i l Del i\'l nnle, fa pensare che g-l i inl't~ ticabili ri cercatori dell'agenli! specilìco dt>l tracoma s'ostinino Il corr~t' d i•'t,·t, a un'illusione r esa più vivace dall'esagerato coucetto oli alcuni feticisti CII'Ca l'ounipotenza della batleriolo~io, e che tutti coloro, i •junli pt•opongono inesorab ilmente poco meno che la r eclusione cellulare di lu Ui i tr acomatosi abbia n ratto finora un'o per·a vuna, Laolo prù se si dev e prestar· fede (e come non pres ta l'la?) a queste altr'e parol fl dello ste1'so Del M onte, pt•onunciale in una di quelle sue auree lezioni cliniche, clw ora son fJU asi dimenticale in mezzo a tanta scoria str aniera: " In sedici anni di pra tica, io mi son sempre oppo~to all"i!>olamenl o degli infermi di congiuntivite g r·anul osa, il cui solo nome m etteva c osi g-t·ande ~pavento da far· considerare gl'individui, che n'eran at'f'elli, com e d egli appestat i l> . Nella parte seconda, che contiene le ricer che sperimenlali e anatomiche s ulla ~ene si leucocitaria e migrntoria de!lf\ g ranulazi oni, l 'autore comincia col passnre in rivista gli stu di e i pat·er i dei vari oflalmologi e anatom o-pato logi ~ ul tracoma, dal concetto di wanuloma del V1rchow alle ri cet·che piit recenti •lel M oauro e dell'Addario; e. dopo aYet• escluso la divisione del Saemisch e d~l De Wecker fra il lracorna e la congiuntivite follicolare e tra queste due forme e la congiuntivite papillare, m elle bene iu rili e vo che nessun 811tore, ad eccezione forse del Multer·milch, diede. una ra g ione convincente e precis11 della forma nodulare, e che, per correr dietro a una s pecificità molto dubbia, s' è perduto di vista la vera natura dei noduli g t•anulo si, che é, invece, il punto essenziale della questione. Il De Falco, fondandosi in piccola par·te su ricerche antecedenti e in gran parte sulle propr ie, esprime la convinzione che la forma mor·bosa del tracoma sia legata alla sola natura adenoidea del tes~ ulo C'Hlg iuntivale, che, pr edisposto da eccitabilità morbosa co stituzionale, può essere stimolato alla for·mazione d~i nopuli da condizioni comuni non solo ai diversi para<s~;< iti di\·enutr patogeni per la congiuntiva, ma allresi a •rualsiasi llg'e nte


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RIVISTA lllDLlOGRAl'JCA

esterno, allorché riesca a provocat·e la reazione sotto forma di catarro congiuntivale. Questo, che é uno dei concetti fondamentali e a cui ~occorre la pr·ova dimostrativa di numerosi prep11rali microscopici, viene svolto più minutamente dall'autore press'a poco colle seguenti parole: " l leucociti, i qua li non seguono mai, in attività d'emigrazione, le vie preslabilite, penetran o in g t•an numtlrO negli spazi lacunari linfatici, dove essi, se riprendono la forma r otonda, cioè, se ritornano allo stato di vita latente, si rimettono in circolazione: se, invece, conservano ancora l'attività ameboidea, ~li uni !!aranno arrestali dagli allri nella progre;.;sione dai propri tentacoli, s'aggroviglieranno frA loro, s'ammasseranno & occluàeranno la lacuna, esaurendo, in tali sforzi inani, l'eccitabilità iniziale fln alla morte per difetto nutritivo, e alla ùegenerazion ~ degli elementi più cenl!'ali. In tal modo, altluisce nella lacuna un culnulo di leucocili, i quali, colla loro attività, ostruiscono lo spazio linfatico, formand o, in un pt·imo tempo. il trombo lù~[atico, analogamente a quanto avviene nel vaso sanguigno per il trombo bianco df::llo Zahn. Le allet·azioni null·itive. cho presto sopro~giungono negli elementi costitutivi di coùesto trombo, lo farau a gire da. corpo estraneo, ed esso dive ntera la piccola necro.~i ini,;iale infiammfltoria del D'Antona, cioè il centro ò'attrazio~e (stimolo) per altri leucociti, che. in ve r e correnti corpuscolari, vi atn uiscon 1 dai vasi san~uigni e spazi linfatici pros 3imiori, insieme con numerosi globuli r ossi usciti doi vasi per diapedesi. I corpusc'lli bianchi infiltrano lo stroma circostante al trombo e determinano, in secondo tempo, ci6 chE', put·e per ant~logia, l'autore chiama ir~fa rto linfatico da tromro. Più infarti linfatici cagioneranno, uniti in!>ieme e in un terzo tempo, gli stabili noduli tracomatosi tanto ùiscussi; il che ~i deduce - seguita a dir l'autore - dai suoi preparati microgcopici, da cui ri;rulta pu re che, centl'O d'attrazione dei leucociLi migrati, e, perci6, centro dr.i nodulì tracomatosi, riescono altresì le diverse glandole della mucosa, le quali, pet· ess~et·ata allività secretiva, a cui son esposte dall' iperemio stessa A dall'alte rato riflesso, esercitano l'azione c himica sui leucociti attirandoli a sè (cliemotassi). Le ~landole, cosi in filtrate, subiscono - per effetto specialmente delle gro!:=se cellule linfatiche mononucleale, che son dotate di gran potere ameboideo la dissociazione dei proprì elementi costitutivi, i quali, stretti auche dalla retrazione cicatriziale del tessuto neoformato circostante, degenerano e poi spariscono del tutto ». In base a questo concetto anatomo-patologico, che é il riassunto di lunghe e pazienti ricet·cht>, l'autore cosi definisce il tracomo: « La conseguen1a degl'infarti lin/atici dello str·oma congiuntiva/e per trombosi <lelle lacune linjatiche; oooero, la conseguen,;a cl'un'in!illra.;ione circoscritta a singole glandole della mucosa, e .fatta da leucociti che roi arricano in piena atlioità ameboidea, in parte dagli elementi mobili, propri del tessuto a rl enoideo, e in lJtWna parte da quelli emigrati dai oasi scngtti[!ni iper emiei, insieme coi globuli rossi, che apportano l'ossigeno ai corpuscoli bianchi nel tes su lo 8tesso "· E, più innanzi, dopo aver dimostrato. coll'aiuto de' suoi reperti microscopic i, l'uniciliL delle gran.ula~ioni (~t·aco matosr, papillari e follicolal·i), il De Fal co estende la suddetta defloizione a tutte le g ranulazioni medesime, che eg li sostiene es'5er il prodotto d'un processo infiammatorio, il quale pttò essere cagionato anche da in f'e •ione (per esempio dei comuni piogeni), speciale nella forma e comune a tttlt~> le mucose, con -~piccattt tenden;a alla d~Jgene raziane fibrosa e alla fa r mll:;ivne rli oegeta• ioni nodula r i, di ctii i nu~tei Jirimordiali s~no gl'in.-


RIVISTA BlDLIO(IHAl!'lCA

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(:..rli lin.(atici o le in(iltra~ion i lellcocitarie delle glandole proprie, prooocati da intensi disturbi O(ISOmotori e seeretid in .~ogg Jlti a pre.feren;a giooani e lin(atici. In questa stess a partP, lt•a l' espo~i:tione frnmmentar ia dei re perti mict•oscopici e degli a pprezzamenti relativi (la qual cosa prud ucr• in chi leg~e un senso di s tanchezza e di confusione, e lle si poteva e vitare . ~edica n do , in fìne d el libro, uno speciale capitolo elle ricerche sperimentali, alla loro tecnica e ai loro risultati). raulot•e si ~ofl'erma ancora s ulla classifi<:azione delle g ranu· !azioni, !:'ulla neo formazione connettivale in lutti i cas i dt congiuntivite ; neoformazione da lui rite nuta non sol tanto di natura ipe t·piAstica , ma anclie degenerativa; s ull'origine pt·evalentemente l••ttcoci laria di tale connetti vo, dimostrata dai suoi preparati mict·0scopici, e s ulle fa s i e sull'esito delle granulazioni; insistendo s ul fatto cltc la migr·azic ne dei leucociti - momento essenziale e indispeu sabile del proce5so infiammatorio- quao,lo non s i r isolve col riassorb1mento, termina nella formazione nodulat·e colla dissoluzione piit o m eno estesa della congiunti va, colla consecutiva degenerazione fibrosa e colla metaplasia epiteliRle. Poiché, co:Jtt'ariamente alla conoscenza romune, che !"epitelio non si genera che dall'epitelio e per cariocinesi, il De Falco ritiene che se, nelle condizioni fisiolo giche e nelle infiammazioni non roo!Lo intens e e di breve clurata, l'epitelio della muc:osa congiuntivale s i rigenera dagli elementi cellulari pt'eesi~tenti, invece, nei catarri intens i e ct·onici della congiunt ivo, l'epitelio medes11no s i tras forma stabilmente da cilindrico stratificato in pavimentoso, per azio ne dei soli leucociti c lte distrussero i precedenti epiteli. Nella ler.1a parte, che tratta della nevrosi vasomoloria e sect·eliva del pless o ciliare da fatica oculare , e della s ua influenza sull'occhio, sul naso, sulla gola e s ull'orecchio. é così difficile il seguire l'autore attt·avet·so i meandri delle teorie antiche e moderne, delle ricet'che is tologichEI e cliniche, e de' s uoi concetti palogenelici, che abbracciano il lracoma, il calazio, i noduli erpetici, l 'episclerile, il glaucoma, le ambliopie, le vegetazioni adenoidee e l'olile scler otica, che reputo più conveniente abbandonar il proposito di farne una recensione minuta, restringendomi a enunciare le sue conclusiont principali, la cui importanza· é veramente eccezionale. Premetto però, in ossequio alla verita e un po' anche a mia discolpH , che. in questa pat't'l, forse più ancora che nelle precedenti, nuoce alla chiarezza quell'ei>pOsizione ora frammentaria, ora intric ata, la quale sembra es>'er prediletta tlall'autore, e che costituisce, a parer mio, il suo maggior difeLto: chi legge - S'l ne pet•suatla il De l'alco- •ì come un alpinista comodone, il quale cerca le vie più factli e i sentieri meno faticos i; e se, per caso, la guida lo trascina fra balze e di r upi, mogar i colla lusinga <l'un panot'ama incantevole, e gli si ferma su due piedi ed é c.a pace di tornarsane indietro, rinunziando a tutte le meraviglie del mondo. Il De Falco sos tiene la genesi comune e l'unifoemita di struttut·a, non solo delle granulazioni congiuntivali, del l'orzaiolo, del calazio, dei noduli e rpetici ecc., ma altresì delle ordinarie lesioni infiammatorie dell'apparecchio per l'eliminazione delle lagrime, della mucosa naso-faringea e della cassa del timpano, ritenendo: t• Che la fatica oculare P. l'espressione della stanchezza del muscolo ciliare in soggetti con vizi diottrici (sulla qual cosa siam tutti d'accordo) ; 2° Che i prodotti riduttivi di questo muscolo stanco alterano il plesso ciliare, il quale si fonde col muscolo medesimo, è centro seèretivo e sopr·atutto vasomotorio degli occhi, e può divenir tale >~nche degli organi vicini ;


R IYI:-TA DIDLI OG Tl .\ E'I C'·A ;~o Che l'alll't·azione d,•l ple>::so é da co n sid·· rat·~ i comP. unA n evrosi, l a qun le dA sola, media11te di:>or·di ni vasomotori, può cagionar·e tulle le form e rnnrbo>'e suaccennalt•, contpr end endovi, oltr·e te form e nodulari, anche il l!laucoma e atrune nu\Titi olliclre , p<'r est•rnpio, quelle d'o ri ~.ri n e tonsillar·e; 4° CliP lutle qu ...'-'le IflAi atlie pr o vocata dalla fa tica, no portanl) il no m e e llllnnn UII H ~rr r tnrnnl• llo;.: i a bt3 rl definitn. I n nltri t er mini, prendPndo punto di p t~ rlen za df'l la teor•ia del Dor circa i r ifles!'i oculal'i , e l'onriRndusi su osserva zioni p!'Opl'ie, l'autor e intende di r i cltiatna l'e tutta l'a ltenztone degli oeulisti, de:zl i etologi e dei rin ologi su cociPs l ~ r·itiess i e su quelli :-:ecr·eti vi d•·l'iva nti dalla fa tica dd muscolo c iliar·e, e elle, altera li, spicortno e., si sfJ /i t u tta la pntogen esi delle m alattie ri conosciute fin or a com·· :-:peci fi<:he, lo!'l:"ichr e di tu t t'altra natura. Ognuno com prende qua l rh•o l ~ime n to deb!Ja Jli'Od ut'l'e 11el cam po dellfl patologia oculare questo <.:oncc tLO del De Fal co, e qual e portata e!>SO abhia nelle applicazioni tera peut1<.:he, ~h e. vèuute altraver so il pri sma seducente del la nuo,·a teoria. ci a ppa ri ~couo lo!dche, semplici e sicure nei lor o eiTelti. Queste. inflltti, avranno ti triplice sc;opo ben determi nalo: a ) di r ico!>liluire l'organis mo; (J) di cal mare l'ere li~ntn del pl esso cilìa1'e; c ) dì diminuir e l' iperemia ed elim i nare, il più presto possi bile, le infiltrazioni difl'u«e e sop!'allutto qu elle nod ular i, o n d!> arrestare il pr ogi'.CSl'O delle Alterazioni deg-enerali ve che induco110 nelle mucose. E l'autot'e traccia Appunto un completo s i ~ tema di c ura l"Ubordi nato ag li scopi anzide lti, il quale é c om e il cot•onamento del s uo laborioso edifizio, dove, se n e togli i difetti ar ch itettonici che ho g ia accennali, mi sembra r!H:. ogni parte ~ ia merite,·ole di lode . Ben v engano, come ho dello in principi o, le critiche c l e discussioni, giacchè da esse ;;oltanlo si deve att ender~ la prova irrefra gabile dei fa tti enunc iati : ma non si sort•ida ~d o>~n osamente, come sogliono fa1·e certuni i quali seg~on o sul tri pode. al !'Oio annunzio del titolo dal libro, che pa1' rruasi un cartello di sfì rl a ; perch é a tali sorri~:i l'autore pott•ebbe ri spondere che se, non pet· ventura, ma per avventma, egli por tasse un nome straniero, a (juest'ora - ci o ~ un anno dopo la pubblica1ione riassuntiva del suo lavor·u ne~li Annali d'oftalmo l()f!i a - la sua nuova teor ia psl ogenetica avt•ebbe avuto l'tmor e d'esser discussa in tutti i !tio rnali !"cienlifìci d' I talia: A ~li e;;empi nou mancano per darmi r a14i one. Firenze, se ttembre 1!'10:-•.

Tn0\18 ETrA.

PAGNI ELLO, fa rma c i ~ ta militar e. -

La dlvlnazlone del penllero e lo splrlttsmo ln rapporto ooll'lpnotllmo. - (Cagliari, lip. ~j oll ­

Dott.

ALFR ED o

lOI'Si, 19W>).

Se il dnllor Pagniello v olle scrivere un opuscolo popolare per combatter e quella rliliusissima t'orma di superstizi one, che i> la cr edenza uell'inlervenlo de l sopr annaturale i n tutti gli all i della vita, son pronto a dir e che e~tli ba fatto una buona azione: !'16 , invect', in tese di dare un sagg io scientifico sul cosi detto !>pi ritism o e su lla l ettura del pensiero, son costretto a dichiarare che ha falli to allo scopo: per chè nè egli r·i l't>risce osservazioni proprie di qualche importam .a . n é fa ce nno ùe~li studr e delle ricer che di osservatori e di scienziati, superior i a ogn i cr i tica ed a ogni sospetto. Pa:;;:i ancora per· quel che r iguarda la di vi nazione del pensier o, di cui e)o'!'li t~ «oois te l te ad alcuni esper im enti, e, a propo -


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sito cl ella quale, l.'>: pone r irtg-ec:no;;a teMi!! J~l Bar·ety, ci1•:. per nr a, ~ la più convincente; ma, per qua nt01 concerne lo spit·itismo . lo studio dell'autore srlimita. più che altro, a ll"ertumeraziouc dt>lle note frodi dei Da venpot· t, dd Fit·man. del Bug uet (c01ne se lo frode fo~;;e la prova it•refragahile della rwn e>'il<tenza ...run fallo). e a lla citazione di q"alcile aneddoto e ùi r1ualche pa~so d'aatof'e, ~enza entrare n ella parte ve ramente scientifica della questione, la quale pm· m e r·itava qualche parola ch e non fosse ltt barzelletta:o lo scher·nc,. Pe r·che llilll far (·enno, per esempio, delle cicerche del celebre ingegnere elelll'ici!>ta Flecl\\'Od ' \' har·ley, dei dotto ri Cha zarien, Dl;cle, Max well M del l1'ià citato Bar·ety ~ulle i rradia~ioni odiche, le esper·ienzo dei clotlor·i Baraduc, Ioire e Geofft•iault col biometro, quelle c.uriosissime sull'esterior izzazrone della sensiiJili til, e altre e è\ llt·e ancora, che troppo lun~o s:.webbe l'enumerare ? Qui non é punto il caso di portm· in campo dottrirte speculali\·e, ùi mett ere a ft·onte il materia lismo e lo spiJ·itualismo (due parole pt•h·e di senso pe r· il positivismo moder·no) e di"far· della me tafisica rnulile: s i tratta sem pli c emente d'a ssistere personalmente ai cosi detti fenomeni media nici, ù'espor·li al pubblico con serenità e con chiarezza, tenendosi lontani da ogn i inlemperanza di ling uaggio, e, senza nulla affermare o negare a priori , dichiarare éhe la spiegazione di t.ali falli, ormai messt fuori dubbio, ve!'rà a s uo tem po dalla scie nza; g iacchi> qu esta non ha innalzato ancora , ch'io mi sappia, le colonne d'Erc.ole; e le.sorprese, ciro essa ci prepara, non si fet•meranoo probabilmente a quf'lle d ella lelegrafia s enza fili e dei raggi ultrt~-violeW: non è che questione di tempo e di pazienza ... per le generazioni future . Ha faLlo tutto ciò il dottor Peg niello? Neppur per· sogno: Pgli comincia co l drchiarare di non aver mai assistito ad alcuna seduta medianica, e poi nega una gra n parte dei fatti s ull'alfet·mazioue di altre persone. Ma !'e egli nega, o mette in dubbio, quel che non ha visto coi p r opri occhi, con qual diritto vorrà pretendere che gli altri credano piuttosto a lui che a quelle parecchie migliaia di persone, le quali hanno S!>sistilo alle e s perienze e non son tutte allucinate né Carneadi? So benissimo che l'ammettere .certi fatti equi vale per certuni a scuotere dalle fonclam enta l'edificio dogmatico della scuola filosofi ca a cui appartengon o; ma la scienza é coslituita essenzialmente di falli e non di dogmi infallibili; e se vien un g iorno in cui e ssa s'accerti che i primi contraddicono ai !secondi, l ungi dal rifug iarsi nel qu retismo degli J;:sicasti per tema di fei'ire a morte le vecchie teorie con l'ammett ere i fenomeni nuovi, r ifa semplice me nte nuove teorie s ulle ro vine delle antiche: insomma, una !>peci e di tela di Penelope, ch'è forse il compito misteriO!'O dell' umatJita nei millenni della sua vita planetaria, di cui nessuno, e tanto meno i dogmatici, può p'revedere la meta. Mi dica l'autore se oggi, dopo la scopertu dei corpi radioattivi, la scienza s'ostini a trincerars i dietr·o la vecch ia teor·ia atomica (che, del r esto, ess~ aveva creala fondand osi sopra un'ipotesi),·o non s'a ccinga piuttosto a rifarla in base ai fatti nuo vi, che ieri soltanto e rano del tutto impreveduti. Ciò posto, r·ipeto che l'opuscolo del Pag niello ha il s no lato buono, n el senso che combatle la s uperstizione sotto o~n i aspetto, la s mania delle tavole giranti, della tiptologia e di tutte le pratiche volgari dell'occu]tismo : e di que!-.to va data lode all'autore , il quale, sal vo la forma no n tr·oppo accurata, ha il rar(l pregio di scrivere con quel bt•io e con quello spir'ilo, che inte r·essano il pubb lico senza l'taucarlo . TRO:\<I B ETTA.


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RIVISTA D!ULIOGJUFJOA

DoLl. C. hNnoLo, rolf) nnello med ico. - Ottt.lmo•oopla ed ottto& ooull.attoa. :'>Ia11uale teor·ico·pratico. - (;..lapoli, St.ab. tip. Ferrante, 100:>. Un volume di pag. 3 1 -~ c0n 82 figure intercalate nel le!>to e 12 figure in cromo- litogrnfìa, L. 8). ~lentre all'estero, e !<Oprall utlo in Francia e in t.Jerrna nia, son frequenti le pubblicazioni di manuali di dic•ltrica oculare e d'oft.alrnoscopia ad uso dei medici militari, in Italia, invece, son rarissime e si possono contar e sulln dita di una mano: infatti, se si ec:cettuano i manuali di medicina legale militare del Bonalumi e ùel Quinzio, in cui è pur falla larga parte agli at•gomenli oftalmo lo ~i ci, e le opere del Lucciola e dello scriven te ('1), non abbiamo alcun libro· che tt·at~i dell'esame obbiettivo e (unzionale dell'occhio, in ispecie dal punto di vista rneùico-legale. La cagioue d'una tal deficicn7.a consiste molto probabilmente nelle condizioni di carri era e di st' rvizio, le quali non permettono a gi i ufficiali medici una rigoglio~a produzion <' séien tifica ; a anche nel fallo che. siccome gli ospeda li militari non son cliniche, ma luoghi Ji cura, nè hanno, per couseguenza. quel corredo completo di strumenti e d'apparecchi moderni con cui :-i può procedere all'esame minuto e, sto per dit·e, didattico d'ogni sistema e d'ogui funzione tlell'or·ganismo, rosi i direttori e i capi-reparto vanno molto a rilento nel pubbl icare manuali semeiotici e diagnosllci, ben sapencio che questi non reg-gerebbero al confronto con quelli che escono dagl'istituti scientifici. Ciò sta benissimo; ma io potrei far osservare che materiale di slud ;o ce n'è dappertutto; che non OC.:!Orrono sempre apparecchi straordinar·i per far delle r·icer che, sian pure modeste, ma inter·egstwti; che la lunga esper ienza personale é il miglior trattato pratico che possa servir di guida ai giova ni ; e che, con un po' piu di buona volonta e un po' meno di trepidanza, i nostri ufficiali medici ~ar·ebbero pet•fetlamenle in grado d'arricchir-e la scienza d'un vero tesoro di osservazioni e di studi, in ispecial modo relativi alla m edicina militare, la quale - ~iova il r ipeterlo, poiché in llalia ben pochi ne son persuasi - è una ver·a e propria specialità, e fra le più importanti; sia per· la sua g rande estensione, sia per l'età degl'individui a cui es:oa si dit·ige; età ch'è compresa fra quella pubere e la matura, ossia il perioùò della vita più ricco d'ener gia fisica e psichica. E ch'io ~ia nel vero. lo prova appuuLo questo volume del colonnello medico Jandolo, che è fr·utlo di una lunga pratica, e dove poco è da aggiungere e poco da togliere per farne un manuale didattico completo; manuale, che, anche come è ora, ossia senza aggiunte e senza sottrazioni, può sempre dirsi una guida pt·eziosa ai gi ov~tni ufficiali medici fra le non lievi dirtlcolt.à dell'esame oculare, tanto a scopo clinico. quanto u scopo med1co-legale. Tale è l'impressionP. genet•ale che ho riportata dalla lettura del libro: veniamo o ra alle impressioni, dirò cosi, parziali, che io espor·r·ò colla mia solita franchezza, partendo dal principio, · che le recensioni esclusivamente laudative sono non soltanto inutili, ma dannose, e debbono spiacere a gli stessi autori; giacchè, o esse non sono

( t) BosALC\11. - .llanuale di me<1ici11a legale mililart. (firenze, Ti pGgr. cooper., 1891). I.)UI~ZIO. Manuale prati co di meùieit1a ltgale milita•·e, (Firenze, Tipo-litogr. dell' Istituto g~o::r.

militare. 1899).

tuCCIOLA. - Guidfl all'esame funzi onale dtl!'occllio. TROliDETTA. - .lf11nuàle di diollrica ocu ltJre. (F•ren7.e, Tip. :'\ico lai, 190J. Secon•ln ediziiJ np).


RfVISTA BIBLIOGRAFICA

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che un ig:1obile raccoglilicr.io ùi frtt"'i adulatorie, incompatibile colla scienza e col In coscienza, oppure dimostrano che non s'i· lello altro che la prefnzione e rin•lice del libi'O, ;.u cui è facil!' architettare un mondo di cose, che non dicono assolutamente nulla. Meglio, allnra. centomila volte meglio l' aulorecensione, o l'au ~oriassunlo che dir si voglin; comodo rilt·ovato I!IOderno, che dù modo agli autori di corazzarsi contro la critica, e ai direttori di giorn ali di t•ipot>re il libro intonso sul palchetto dello sca flele, segnando all'attivo della loro giornata un amico di più e un fastidio di meno. All' autore rli que«to manuale io debbn anzilullo rivnlget·e r appunto di aver tenuto poco conto dei r ecenti lavori italiani in conft·onto degli stra· nieri. Se è ver·o, come ho detto pone· anzi, che i medici militarl producono poco, non é giusto che quel poco siA dimenticato. nè cl1e si tralMci di fa r cenno dei lavori di alcuni medici, i quali, pur non appartenendo all'esercito, si sono occupati di questioni oftalmologiche r el ali ve alla medicina legale, alla diollrica e all'ottica fisiologica, che interessano molto da vicino i m etlict mi· litari. Mi restring-erò a portare uo sol o esempio, in cui sono dolente di coinVC\Ig-et•e anche il mio nome. che, in que~ta recensione, dovrebbe apparil'e sol· tanto, come t-irma, ad articolo finilo; ma, come si Yedt•à, non mi é posfc'ibile fare altrimenti. Nelle pagine 2~0-2ìS 1 dell'opera pubblicata dalla « Clinique de chirurgie ~péciole du Val·de·Gt'ace " per cura dei dottori Chava;ose e T oubert, ufficiali medici superi ori dell'esercito france"'e (1). fr·a i molti mezzi propos ti per lo smasche..amento dell'amaurosi e dell'ambliopia simulate, sono pure descritte le prooe del M rtgn.ani e tlel Trombetta, in base agli articol i Ol'iginali che questi due autori pubblicarono, qualche anno addietro, sull'A rchirio d'o.(talmologia dell' Angelucci: orbene, per quanto io sia persuaso che il mio amico Magoaoi non dia sovei'Chia importanza al .,;uo metodo. come io non la dò al mio, tuttavia non conveniva che, in un libro italiana, fossero dimenticati due esperimenti - sian pur modesti~simi - di cui gli autori francesi non esitar ono a far cenno nel loro volume, e che son noti agli allievi del Val-de·Grece di Parigi. Aggiungo ancora che. per quanto riguarda la mia prova, l'omissione non e poi un gran male, perclll., son io il primo a dire che es;.a non è molto pratica, richiedendo l'impiego di un apparecchio speciale, che è il mio oftalmo-ottomelro (:!); ma quella del Magnani non doveva esser e dimenticata, giacch" essa è fra le più ingògnose e ~icure, certamente di gran lunfìa migliore della pro'a del de Graefe. basata sulla produzione della diplo[lia mcnoculare per mezzo dei prismi, della quale il Jandolo neppure fa cenno, quant unque descriva la pl'ova dello stesso de Graere, basala sulla produzione della diplopia binocula1·e, che c ormai troppo 'nota e perciò inefricace: E nel capitolo sull'amat:.rosi e sull'ambliopia, l'autore, mentre descri ve gli esperimenti più infidi (eccettuata la scatola ottometrica del Baldanza, che è un ottimo appar ecchio) passa in vece sotto silenzio la pro\·a del de Graefe ci tata dianzi e modificata dal Baudry, le pro\·e del Welz, del Jakson, del M onoyer, di Kugel-Polignani, del Wick. del Vagliasindi, e soprattutto quelle molteplici e interessantissime col diploscopio del Remy , le quali rappresentano quanto (l) Diagnolllc lUI maladies dtl yeu.r, deA oreillts et de• uoies aérlen•1e1 s11perieuru, consi<ltrèt.< surlout daru l~rl rapporls avec l e 1eruice militalre, ( Pari~. Octnve Doin, 190~). (! J Archioio d'ollalmologla. vol. VIli, rase. 3·4.


l! Hi

RIYJSTA DIBLIOCRAFICA

dì m r~~dìo si ;::ia polulo ottpnere in questi ullimi ann i nel campo d'un tal gellt.!re di e~pt' rimeuti ( !). E, nello stes~o capitolo, debbo segnalal'e un'altra lacuna: q uella, cioè, re!ati\'B all'amaut•osi e all'ambliopia isterica e all'istero-traumatismo oculare; il quale ultimo al'gomenlo, su cui il Baudry scrisse un capitolo aureo in un suo. libr o l'ecentc, lll:t &!;>:unto oggi un'importanza di prim'odine in medicina legale (2). A ccennato a ciò che s1 potl'ebbe Hg-giungere, vediamo ciò che, secondo me, ~i pùll'ebbé tog liere dall'opera dell' Janùolo ~enza detrimento alcuno dei suoi molti prt•gi iutt·iseci. I l capi~olo X, per esernpio, che riguarda lu determinazione dei vizi di t'efrazione coll'e><ame a imma~in c rovesciata, può benissimo veni r soppresso; ;:riucchè. dopo i trionfi della scliiascopia e dell'esame a immagine dir itta coll'ollalmoscopio a r efrazione, n essuno penserebbe piu di to~liere l' ojtalnwscoptometro dal mel'llnto obl io in cui giace da Lsnl'anni, e di m etter a dut•a prova la pr·opria puz1enza e quella del soggetto con ur1 nppar ecchio di diflìl:ile manegg io e d'esattezza mollo dubbia: sar ebbe come il voler tornare al fuf'ile a pietra fra le maraviglie della pirobalistica moder·na. Il capitolo l! potrebbe venir allegget·ito della descrizione d'un certo numero d'oftalmoscopi, che, o nou si adoprano più e non si trovan for·se neppure piu in commercio, o son troppo com plicali e, per conseguenza, poco pratici, massime in medicina legale rnìlilAt'e. ln 'luanto agli oftalmoscupi fissi e tobulari, è r;oto come ormai essi abbiano ceduto il campo all' oftalmoscopio de l Tl1orner, col fJUSIO, essendo abolili i rill essi corneali, s'otliene un'immag111e co!;i nitiòa del fondo oculare, che· nulla di me~lio si potrebbe desiderare, sopt·attutto a scopo didattico (:li. Il capitolo XXV, che J'aulot·e intitola epilogo, menlrt' ha ve!'amenle tutto l'aspetto d'un prologo, dovrebbe esser l ùlto dal luogo dove or& si trova, cioe CJUasi in fine del libro; venir rifatto in qualche sua pa!'te, e diviso in due capitoli: l'uno dedicalo all·~same obbiettivo esterno dell'occhio, J'allt·o all'esame funzionale, c h<~ andrebbe amplialo e corretto di qualche inesattezza. I n quanto ai pregevolissimi disegni originali di alcune alterazioni dd fondo oculare (non altt·ellanlo pregevoli son pe1·ò le riproduzioni cr·omo·lilografiche), relegati come sono dopo l'mdi ce del libro, si lrovau fuori posto: perciò, o toglierli addirittura e fa rne O~[Zetlo d'una pubhlicaJ>;iOne a parte, oppure inkr-calarli, solto forma di illustr azioni separatt:', nel capiloln VI, dov'è l1'attata la patolo~ia oflalmo;.copica, e dove servtrebbero d'efficace commento alla succinta descrizione delle affezioni morbose della coroide e della r etina. Per quel c:he concern e i rimanent( capitoli, debbo dire con piacer·e che quasi tutti son buoni o ottimi addirittura; come, per esempio, quelli sull'ottom etria subielli va e obbielli va (eccettualo il capil<'Jlo X), sullo strabismo e sulle anomal i~ d'accomodazione; in cui, con giusto discet·oimento, l'autore ll'altò soltanto fJlllegti argomenti che interessano più da "icino la pratica oftalmologica del medico legale militare, senza lasciarsi vincere dalla smania purtroppo co(l) A. Hl:!~Y. - Le diploscope tt fes applicntions. (Pnri.>, lm(l. Orsoni, !003). (21 S. 8AunnY. - litact~ mècJico-irgate su·· les lr.tumatismes de l'nei/ et d e1 su amHl.:re.~. (Paris , Vigot <'dit., 190'. Troi~i~me ,:dilion). (1) ta Scuola d 'applicazione oli s~nila militare po.<siedc un modello reccnt1ssimo rleU:oft:tlmoscopi:~ •Ici Thomer, di cui 111ì s~n·o con g r.nde vnnt;o~):io nelle dimostrazioni oftalmoscopiche a~li allievi u!lki~ li me Hcl.


7U7

RIVJ::iTA BIDL!OGRA FlCA

m une negli scritlol'i e Il• gl"insegr.anli, di fare :oro;;.r~io < i"u n'erudizi <~tle a buou n1ùr cAlo, la quale non ha al tro elf~llo fuo rch é qut·llo l'ifllor oidare la chiart'ZL8 dei pr·incipii r, delle le;.:gi veranwnte es~en7.iali. Spero che il colonnello .l andolo, di cui t·ono>;co da lliOIIi anni l a collurR non comune e la l'quisita ~entilezza d'animo. vo1•rà ll pprezzare la sclnettezza di queste mie poche ossei'v!lzi o!Ji e tcncrne <'Onlu in una seconda ed 1zione, ch e gli augu•·o p1•ossima: ~iaccllè il suo libro, un po' rimode1·nalo c sp<1glio dell e leggiere mende che son venuto notando, pu6 fi gurare. a buon di1•itlo, f1·:1 i migl 1ori manuali d'esame obbiettivo e funzionale dell'occhio, chi' abbian Yi.;to la luce in •1uest'ullimo decennio. Fil·euze, ottob1·P Hill5. ll!LLJI'.f-HtAND. -

T I'\0,\11\E rTA.

Dle Verwundungen duroh dle modernen Xrleg sfeuer-

wafreu. -

l Band- All gemeine1· T t• il. - L -: fe rile delle morlerne armi rla fuoco da guer ra - l volume - Parte generale).

È il :!l• volumE> della r accolta della IJibli<Jteca Coler, in cui si trttlla delle ferite delle m odet·ne ar·mi d"' fuoco, in !Jase allee sperienzc ed alle osservazioni falle nelle due campa~ne dei.T r An svaal c della China, con particolare ri guarJo alle ferile delle armi di'l f t1oco por·tatili di piccolo calibr·o, ma non tralasciando quelle delle arti g-lierie c dei vecchi fucili di g 1·osso cali iJro, che hanno anrom fallo qnalcl1e comparsa nelle due guerre. Il volume é di viso in due pat'tl. NPIIn prima vi é la ùn;::.crizi one delle moderne armi da fu oco, la storia del lo1'0 sv iluppo, e ,·iell trattato df'l lor o modo di azioue in gener al e. So~10 specialmente interessanti i da~i r ela tivi al r i;;cnldameHto e alla defor·mazionc dei pmietlili, all11 lo1·o foi'Za di pt•net•·mione. alle fr·equcnze con cui riman gono nei te~suli, per i l confronto rhe l'A. 11e fa cni pr oiettili di g t·osl'O cA!i bm e 11 varia incomiciatur·a; é tla accennarsi inolt1·e a due tavo le, i11 cui SO II O rappre;::.entali in fologr nfia gli ef1'elli dei proiellilt nt>i diver si momenti di ent1·ata e di usri la dall'u>:;:o, d11 quunrlo Ai balte contro all'is lante in cui 110 sor te. A spiogal'e i fe11omcn i e,;lJI0-..i vi l'A. arnu1cti•J l'at.ione idl'udi11amica, ma come gia il Busch, vi 1'11 concon,,I·e rru clln dclrar·i11, che p~• · et1·a n guisa di corrente nel vuoto del cnnalc >'CRvulo dal pr oietti le A che è cupnce di fal'e ;:: ta•~· care dall'osso anc he g rosse schef!~ic. Nella seconda pal'te l'A. dcscrh·e i CH ralleei ~Pne 1·ali e lA ;::intomatolo;.dn rleflo~ fel'ile, e trnlla della palol·.1~ia e ter apiA in general t!, •·i pdèudo molte co;:e gia tleLle nr!IIO sue «r ù~vscltiruryisclw l:'r(alrrr(II[Jen (llts d c m swlafr·i/,a!l rsc!lf•n A"rieue 189 9-1900. I l volume é pr-eceduto da una prefuzinne del K iinig, <'econJo il quale c;::•o corri;::ponrie allo stato attuale deliA ch il'lll'gia delle armi da fuoco. N •3llo scor·rerne pet•ò i divPJ·si capitoli, si nolo che le conclusioni f'U IIO tAlora alrrunnto di\'!~ r·sc da quellè che risulterebbero dalla guer l'a ru;::~o-giap ­ ponese, ad esem pio lù, dove pnriHndo delle feri l o delle pt~rli molli l'Hildebrau tl dice che, pe1· la gran J i ~simo velocili1 dt~l proietlile, sono divenuti l'nri~;::imi i col pi ùi contorno, ciò elle !'Oarebbt> in opposizione collt• os;::el·,·azioni futle i n quest'ultima g uerl'a.


7U8

,

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Diapenn n. 33, 31, 40 ~ U dal BoU•IIi"o 11/licial• d elle nomini).

Unlolall ln aervislo attivo permanente. R . Decreto 27 agosto 1905. JEnvouNo Saloatore, tenente medico in sspella tiva pe t' infe rmitA lemJ.oorarte non pr ovenienti dal servizio per la durata di 18 mesi a Napoli (Regi Decr eti 8 novcmbt•e 1903 e 12 magg1o t 90't). - L.'aspettativa di cui sopra è prorogata pel.' un periodo di un altt·o anno. Determinazione Ministeriale 28 settembre 1905. SIREC! Giuseppr, leuente medico 3 ar tiglieria fortezza. - SuRDl Domenico, id. 8!J fanteria. - BALLA Alberto id. 60 id.- TERRA-ABRAM! Giuseppe, id. 6 id. - Comandali scuola applicazione sanità militare. R. Decreto 15 agosto 1905. I seguenti 'sollotenenti di complemento sono nominati sottotenenti medici

in servizio attivo permanente, con l'anzianità sottoiodicata ed assegnati al cor po per ciascuno indicato. 11 aprile 1904. BoRSARELt..l Giooanni, distretto Mondovi. - Destinato 23 a rtiglieria csmpa ~na.

31 mQ[!(! io 100 ~­ YtVIANI Giulio, distretto Milane. - Destinato 2 al pini. 18 luglio 190i. PICONE R'.lrtolomeo, distrello Benevento. - Destinato reggime nto lancieri di Fit·enze. IECCHIONE .Ado(fo, id. Napoli. - I d. Savoia cavalleria. 2~ luglio 1 ~0 ~.

CA ~ PEGGI~ :-11

Jlassimo, distretto Roma - Destinato ospedale Genova. 25 luolio 1~0 k PORRU Pielro, distretto Ca~liari. - · Des tinalo brigata artiglieria costa della Sardegna. IANN!ZZOTTO Carmelo. id. Siracusa. - I d. 47 fantet'ia. 1• agosto 1 90~. CALVI .Attilio, distretto Caltani~ella. - Destinato r eggimento cava lleggeri di Catania. BEVACQUA A ((redo, id. Catanzaro. - ospedale Napoli. 2~ auosto 190k DE BERARDtNIS Luigi, dislrello Aquila. - Des tinato t • g ranatieri. LoNGo Oraorio, id. Catania. - I d. 89 fanleria.


MOVIME~TI AVVE :_<; UT l !';EL CORPO S A::-<IT. ~<: ~I!:L PERS. FAR~1ACEl'TfCO

799

Gtwsso Vittorio, dis tretto Torino. - De!<tinalo t• bersaglieri. GtoRDANO Giuseppe id. Cefalu. - Id. 8 id. GAtOTTIND Carlo, id. Torino. - I l. reggim e nto artiglieria monta~na. RtNALDI Onofrio, id. Nola. - Id. !J bet•saglieri. 22 .~goslo HJO•. Vit.LASANTA Giuseppe, distretto Cagliari. - l>estinalo 1:!8 fanteria. 1>'.\N:-IA .&.t'gusto, id. Roma. -Id. osp.edale Savigliano. 22 gennaio 1!"105.

D1 NoLA .Angelo, distretto Rom a . -

Destinato 91 fanteria.

30 gennaio 1\J05. F ALCIII Luigi no, dis tretto Pistoia. - Destinato reggimento lanciet·i Ytttorio Emanuele. 1° mar.;o 1905. ScARZELLA Michele, dist rello Savona. - Destinato ospeda!e Pado va.

Determtna.Jione Min.ister iale 12 ottobre 190::>. TROVANELLl cav. Edoardo, maggiore m edico ospedale Bologna (comandalo ispettorato sanità militare). Cessa di essere comandato come !:<Opra. MARGARA. Cesare, tenente med ico 2 al piui.- Trasferito ospedale Tnt·ino.

R. Decreto 28 settembre 1911:>. M oRINO cav. Domenico, colonnello medicn, dil'eltot·e di sAni.ta ll corro d'ar· mata. - Esonerato dalla sopra indicata carica e nominato di rettore di sanità I II corpo d'armala. S us cA cav. Domenico, lenente colonnello medico direttore ospedale Caserta. Id. id. id. direttore ospedale Bari. SELtCORNl cav. Ca rlo, id. id. id. Perugia. - Id. id. id. id. Alessandria. I seguenti ufficiali medici sono promossi al g rado supet'iore con la des linazione per ciascuno indica ta. Tene nti colonnelli medici promossi colonnelli medici. Rouaro cav. Eugenio, di rellot·e ospedale Alessandria. - Nominato direttore di sanita II coP~o d,armata . Su.sCA. l'.av. Vito, i rl. id. Bari. - Id. id. XII id. Maggiori medici promossi tene nti colonnelli m edici. P ESADORr cav. Egidio, ospedale s ucc ut•sale Mantova N0minato direttol'e os pedale Caserta. FREGNI cav. .Arnaldo, id. Torino.- Id. Id. id. Perugia. Capitani medici promossi maggiori medici. ARPA cav. Vittorio, collegio militar e Napoli. - Destinato ospedale Napoli. PBRASSI cav. Giooanni, ospedale Firenze. -Id. id. Caserta (a scelta). R~GNJNI cav. Romolo, id. Roma.- Jd . id. Torino . GELMETTI cav. .Arturo, 3 artrglieria campagna ~ Id. id. s uccurs ale Mantova. Tenenti medici promossi capitani medici. M~ ssAROTTI Giuseppe, reggimento cavalleria Monferrato. - Destinato regg imento Nizza cavalleria (dichiarato promovibile a scélts). MICELA Salvatore, 22 artiglieria campagna.- Id. 33 fanteria.


l

\'rNCI Francesco, t• arli!!li&!'ia ro~ta- OC'-lin •1to rez~i m e11 to P1emonte Reale cAvuller 'a. A:-; N t~o Renuw1ino, O"J'i'dAie Palermn - Id. 71l fAnteria (a !'t'C'Ila). Hn:>:GA ,·,ncm<o. id. CA,·a dei Tlr·r·er!i (. aler·no)- J l. !H id. GARAU Pietro. id. Ca!!liari - I l. 72 id.

Determina;;ione .'\1/in.i~terwle l!) olloiJre tn05. P~.TTISARI CA\'. A•lriano, maggiore m edico nc:pPolale .\l~l"!'an• lr•ia.

Tra<:ft>rito :\l iiAnn. \'Jr.LtARill ca,·. Llli(li, ici. ici. :\Iilano. - I l. inl'~t·marin pre~idiaria P•ner•Q!o. GALI r rav. f:ioC' Domenico, id. id. Caserta.- I d. O!'pNiale Livorno. 'I'I ' R~rst cAv. Gioe. Francesco, capitano m edico infermer ia presidia J'il\ C1 vita· ,·cc:clrin.- Ici. infermeria prr-!'idiflria A quilA. Sr~<u~N A SO cav. Felict>, capitnno o>:pcdAi e N11poli. T ra sft>ri lo 12 Al'tig lier1a •·Am pnznA. I I'A~lA TO ca v. Carm~>/n. ici. 1:2 arti glieria campn_s.r uo. - Id. co!JP.gio Napoli. ~Era\O "I Antonio, id ..10 fAnteria. Id. 3 sJ'tigliflri A cam pa~na. 0NlòARO Giusf>f1!1e, i d. 21 artig-lieria ~ampagna. - I d. :20 i l. i·'· :\l AR~H!' Rallaele, id. infermeria pr esidiaria Pinerolo. Id. OS!)edale Ales,~peclale

~.

~tlniJI'ia.

:'\r r::onc Antonio, id . 20 arti~lieriu campaan A. - Id. ifi. F ir rnz.P. B1 CCINO cnv. 1'ol1ia, id. 5 b•'r;:;aglier i. - I l. in fernwr iA p l·, ·~illioria Ch·ita· ''ecc Ilio. :\1 1nt.1 ca,·. Giu.~e/'f•e. id. x id. - Id. O="l'"dale X np,)!i. \ 'F...,PAStA:-10 Dom~nico, i l. r ef:f!Ìmento cavalle!!~el'i di L odi - Id. i ber~a!!liPri. l.k!Lt.O Elt() ,.l'. i.J. i l. id. Roma- I l. r eg!.!im ento ca,•olle~:a-cr• rll Saluzzo. ~'~=-'A Attilio. i.l. i v fan l e1·io I rl. id. i!l :\I onl't>rralo. ;\lnt\IO rav. r;iocann.i, id. !)) id. - 1d. n~p4"olale Roma.

UfftclaU In posizione dl aervbJo ausiliario.

n. DP.crelo :!l fi1JO~Io l !)()">. S rn \:-IO t' A\' • • l ntonio, c11pitano me.ticn di;::tretlo Catania - l',>llocato1 11 r1po~o l"'r anzian•tH d1 --eni1.io cnn decm·r enzA prr· !!li Pfl'elti clelia P•"n;:.ione dal Ili ;:eli••Inhre IHlf> p.) i;::rriUo JH'IIo riservn.

Ufftolall di rlaerv a R. Derr elo 7 .çl'/temhrè 1!W5. Cl r 1N-: , •·a v F . ,.,liTlan r/o , t•menle rolonnrl!n mP-di,•o di~trelto CatAnza ro :\IARI:~o Tiln, 1118!!'-!:iOI'e id. id. Rom A - c~s.::r,:~r. Lctca. CAJ)ilAIIP j,(. id . .\ \'ellino. - Ce«!'llnO di a ppartenere al r uolo de!.!li uflici11li di I'i!'l•'~"'a po>r r11::1wlr di etù, en n~erv,lndo il g re!lo rnn la r el ativo unifor·me. Il Reda t.t.orc·

D.r RIDOLFO Ltvr, maggioro medico. ;\ D t r r t L Or€'

Dott. GrovAssr RAsooNE, magg. generale medico Ispettore.


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GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO Direzione e Amministrazione: presso l'Ispettorato di Sanità Militare Via Venti Settembre {Palazzo del Ministero della guerra)

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L. 12,» 15,)) 1,25

L' abbonamenLo non disdetto prima del t• dicembre s'intende rinnovato per l'anno successivo. I signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l' imporLo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). Le spese per gli esll·atti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., che accompagnassero le memorie sono a carico degli autori. Gli estratti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazione di foglio, e per cento esemplari. Il prezzo è eguale sia che si tratti di 100 esem· plari o di un numero minore. l manoscritti non si resiltuiscono.

Si è pubblicato:

LO SGOMBERO DEGLI

AMMALATI E DEI FERITI IN GUERRA Mnon.u. dei dottori Lalal Bernardo, tenente colonnello mediro {' Glu•eppe Breaal, maggiore medico, onorata del 1° Premio eJ Concorso Riberi pei medici militari del 1902-1903. Un volume di pagine 280 con figure e tavole grafiche. Dirigere le richieste alla. nostre. amministrazione accompagnandole col prezzo di Lire 3, 50.

(


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1905

30 NovEMBRE

SOMMARIO M EM Oa iJF. O BUli N A. 1. 1 . Oatlu. - Sulle slnlldi la tt.Dli e<1 ii!JJOrate 1hll'orrrrhio, dtl na~o e dtlla gola. . . Pag. FOI Yllllardl e Truffi. - DI un caso di ferila d'arma da fuoro al rapo . • . . . • SOR l u tucol. - Studio sr.lenlinco- pratlco sui traumatl~mi oculari . • . . . . . • 813

CASUiSTICA CLINICA: Ylgllardl e Tn.ffl. - Circa un raso di ferila d:t punta e taglio penetranti in ca~llll . . . • • . . • . . . . . • . . . . . . . . . &;;,-; aiYie T.t. •• G loa .IWALI ITA.I.U NI E • E 8 T JEat.

Rivista medica . . . . . . . Rhlsta di chirurg ia gr nera le . . . . Rivista di chirurjlla di guura . . . flhista d' il!itne . . . . . . . . • Rivista bibliosr~nca • . . . . . . Miscellanea . . . . . . • . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . .

• 856 Pag. 8!\9

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MoYimenli avvenuti nel Corpo Sanitario e nel Personale Farmaceutico -CV. l'Indice nell' inltr1lO dello toptrlina).

DIREZIONE ED A MKINJSTRAZIONB BC)JU • Palaao delllbalttero della Gaerra, VIa XX Setteabre • R(»IU

8611

863 • 8i3 • 8i4 • 8i6 • 879


INDICE DE LLA RI VISTA DI GI ORNALI I TALIANI ED E STERI

RIVISTA MED ICA. ~'!'9· 859

GaQiiO. - Sulb inie1.ione ipotlermica del cloridrato dì chìnìB~ con uretano . Carducci. - Sulla cura e sulla c.•usa delle rccirllve nella malaria . Helber e Linser. - Ricerche sperlment~li circa l't'fretto dei raggi RrJntgen sul sangu e

860 -

661

RIVI STA DI CliiRUIIGIA GENERA LE.

Fracastlnl. - Studio istolo~ir:o e sp!•rimP.ntale olei proce.;so ,n riparazione dellu ferite dcii~ Pag. 86~ vesrìca . Sartorarl. - Dr una miscela aneslPtica. 863 lsr ael. - Legatura dell 'arteria ipogastrica M>tra rer un aueurisma dell 'arteria glutca In· fcriore . 863 RIVISTA DI CHIIIURGIA DI GUERRA Pau. 863 Schiifer. - Os$ervazioni chirurgiche desunte dalla guerra russo-gìappo11ese. Stldowltach. - Notizie chirurgiche sulle ferite dei prolotllii g iapponesi. " 868 Si ! Bornhaupt. - Le ferite dei vasi e gli aneurismi traum:~tiei n ella guerra. russo·giapponese.

RIVISTA. D' IGIE~E.

Ka rllnski. - Sulla tr:~Smlsslbilità della tubercolosi umana ai huoi .

.

Pog. 8i 3

HIVISTA RIDLIOG RAFICA. Pag. 874 Clglluttl. - l consigli del dott. Antonio 8i5 Mangianti. - T.o sgombero acqueo dci ferili nella va lle del l'o Belli. - Igiene navale , 875 Gluall. - Norme pratiche per dichiarare accettabili i viveri per parte della CllmmisslonA della R. Marlnn " 875

MISCELLANEA .

Pag.

MOVIMENTI AV VENUTI NEL CORPO S.\NITARIO E NEL PE'RSONALE FARMACEUTICO

Pag. 879

8i6


MEMORIE

OR I GINAL I

SULLE SIFILIDI LATENTI ED IGNORATE DELL'ORECCHIO, DEL NASO E DELLA GOLA

P.,~

~' ~

r-.,.;.. t; . •., . . , ~;:~\ Psr il dott.,r G i oYa nni O • tln o, r.Rpilano medico ~~U '-.:. :!. . ~Ì'~m ,~

.l.y:.··r·",.., . " ~ ..: ;

Nel 18!)8, durante il mio assistentato onorario alla Cliuica otorinolaringologica del prof. Gradenigo, esperimentavo alcuni nuovi metodi di cura della otosclerosi, e spe~ialmente lo tiroidina, vantata come ottimo mezzo curativo dal Vulpius. Riuscite inattive tutte le prove fatte, volli tentare metodicamente la cura antisifilitica in un certo numero di pazienti, nei quali nè l'aerazione della cassa colla doccia di Politzer e col cateterismo, nè le iniezioni endotimpaniche per tubam di sostanze medicamentqse, nè la tiroidina, nè l'aereotermia del condotto uditivo esterno avevano ottenuto alcun risultato riconoscibile all'esame funzionale acustico. F eci giornalmente le iniezioni :;ottocutanee di sublimato corrosivo e prescrissi l'uso interno del ioduro di potassio e controllai ogni 3 o 4 giorni l'acutezza uditiva. Di 8 o 10 pazienti - non ricordo ora. esattamente il numero - due ne ebbero notevole Vttntaggio. Ricordo una signorina sui 25 26 anni, cameriera. in un istituto d'educazione, ove si trovava dall'età di LI: anni, e che non presentava all'esame somatico nessun segno di sifilide, neppure il più piccolo ga11glio ingrossato. S' era presentata all' ambulatorio con una sordità di alto grado : voce afona percepita a meno di un metro. All'esame obbiettivo nient'altro che. un opacamento con retrazione lieve della membrana; nessuna alterazione al naso nè al faringe nasale. A termine di cura la. voce afona era percepita a 5-6 m., restando inalterato il quadro timpanico. Qualche anno dùpo fui chiesto in consulto da un _ufficiale dell'esercito per una sordità unilaterale, comparsa da quàlche anno e che s'andava giorno per giorno aggravando. L'otopatia. si presentava colla sintomatologia tipica dell'otite interna ; membrana timpauica nor· male, nessuna alterazione del faringe nasal~, non ostruzione tubaria, diapason vertice la.teralizzato al lato sano. Rinue positivo, diminu51 -

Giornale medico.


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S!; Ll, E SIFILIDI LATf:NTl ED IGl'iORàTE

zionè di percezione dei suoni acuti con integrità di percezione dei toni gra>i. Feci diagnosi di sordità da detonazione (l'ufficiale appartenne per molti anni all'artiglieria), e prescrissi, ut. a.liq uid fieri videretur, 'il ioduro di potassio, persuaso di otten~re ben poco dalla cura. Con mia grande maraviglia, tw mese dopo l' inizio della cura, riesamino il pR.ziente e riscontro un notevole miglioramento. Prescri>o allora la cura mista e dopo un altro mese l' udito ' era quasi tornato normale. Disgraziatamente, come succede in simili casi, dopo un po' di tempo l'udito peggiorò rapidamente e la cura antisifilitica questa volta non ebbe più effetto di sorta. Anche in questo caso l' esame generale escludeva qualsiasi m a ni·festazione sifilitica : solo più tardi seppi l'origine dell'infezione, avendo avuto, per quelle fortuite circostanze che talora càpitano al medico, occasione Ji curare manifestazioni laringee della stessa natura, ignorato od almeno non confessate, nella donna colla quale l' ufficiale ave..-a avuto contatto. Dall'orecchio passo al na.so. Nell'anno 1000 mi si presenta il caso seguente : 11.. E., ufficiale nella riserva. Non ha eredità otopatica, non sofferse malattie d'importanza, salvo l'anno prima un'eruzione papuliforme diffusa, ma più pronunciata alla faccia ed alla regione a nteriore del petto. Nega assolutamente di essersi cont.agiato di malattie vener ee o sifilitiche. Da tre mesi circa accusa emicra nia, diminuzione d'udito e rumori soggettivi all'orecchio sinistro, abbondante secrezione muco-purulenta della narice di q nesto lato. All'esame obbiettivo si ri~oontra: membrana timpanica di destra normale, quella di sinistra leggermente retratta. Il turbinato m edio di sinistra è enormement e ed uniformemente ingrossato e tocca il setto, cede facilmente alla pressione dello specillo, è di colorito rossochiaro ed abitualmente coperto da masse biancastre purulente. Catan-o rino-faringeo: nistagmo provocato coll'abduziove forzata dei bulbi oculari. Voce afona percepita a 2 m. (numeri); diminuzione di percezione tanto per i toni gravi che per gli acuti. Miglioramento dell' udito colla doccia di Politzer. L'esame generale esclude ogni infezione sifilitica. Previa cocainizzazione, esporto a scopo diagno~tico con l'a.nsa fredda un pezzo di t urbinato medio. All'esame istologico si riscont ra un'abbondante infiltrazione parvicellolare nell'epitelio e nello strato proprio della m n cosa.


DELL 70RECCHI01 DEL NASO E DELLA GOLA

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Istituisco, a. scopo diagnostico, una cura di ioduro potassico ed avendone il paziente ricavato cospicuo migliorttmento, prescrivo una cura mista molto attiva. Il risultato fu la completa scomparsa dell'ostruzione nasale, e dei fenomeni auricolari ad oculari. Dal 1900 in poi 7 J'R. ha avuto, a più riprese, affezioni catarrali della. faringe e della laringe, nelle quali anche il. più provetto laringologo avrebbe diffidlmente riscontrato le stigmate sifilitiche di tali lesioni delle mucose. Basandomi esdusivamente sull'anamnesi, prescrissi costantemente la. ()Ura io dica ed ebbi .,.c;empre pieno ed incontrastato successo. Con fenomeni consimili si è presentato il_caso che sto per esporre. La signora C. A., d'anni 28, nell'anamnesi lontana non ha nulla d'importante, salvo ripetute tonsilliti ed ascessi peritonsillarì, che in <.!uesti ultimi mesi si son succeduti con maggior frequenza che per lo passato. Da un mese circa ostruzione nasale quasi completa, flusso ~ontinuo dal naso dj una materia purulenta fetidissima, chiazzaLa di sangue che non potendo passare in totalità dal naso sì scarica in parte pel faringe nasale. Donna robusta con abbondanztt di pannicolo adiposo; nessun sintomo di sifilide pregressa. All'esame rinoscopico rilevo che le caTità nasali sono ripiene di masse sanguigno-purulente, rimosse le quali, si .scorgono i turbinati inferiori enormemente ingrossati, di color rossovinoso, con qualche ulcerazione superficiale. Vegetazioni adenoidi della rinofaringe di media grandezza. Le tonsille boccali ingrossate, di color rosso-scuro, restringono considerevolmente il lume del canale della. .bocca, e sono indolore. Di fron te ad una signora di buona famiglia., maritata, non mi balenò l' ide.a di una possibile sifilide, per cui mi limitai a prescrivere lavande antisettiche ed astringenti del naso; ma quando, dopo dieci giorni di cura, vidi persistere ed aggravarsi il male, proposi senz'altro un tentativo di cura antisìfilitica, che fu accettata dopo molte diffi-c•>ltà . .Dopo lo iniezioni ed ingestione di 20 gr. di ioduro di potassio senz'altra cura locale che le lavande con acqua salata. il naso riacquistava la sua permeabilità. e cessava ogni secrezione purulenta. La cura -è continuata a periodi regolari; da due anni non ha più sofferto di tonsillite. Il caso seguente è interessante per le difficoltà diagnostiche che .offri e p~r la resistenza alla cura. L' ingegnere S., di G6 anni, senza precedenti anamnestici d ' importanza, è ammogliato con figli sani e robusti. Non ha mai sofferto di malattie celtiche ed alla mia domanda se abbia avuto recentemente .contatti con donne sospette, risponde che la sua età non gli permette ,più alcuno strappo ai doveri matrimoniali.


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SULLE SLFILIDI LATENTI ED IGNORATE

Da un mese circa ha un certo impaccio nella deglutizione. Un chirurgo di vaglia. che lo visitò una settimana prima, fece diagnosi di epitelioma e propose l'esportazione del velo pala.tino. Alla visita osservo alla base dell'ugola un'ulcerazione superficiale, della grandezza di 2 cm. a margini irregolari, con qualche isola di granulazioni che si rendono evidenti dopo allontanata la magma. biancastra che ricopre l'ulcerazione. Non sono palpabili le ghiandole sottomascellari, nè le. cervicali. Nel dubbio diagnostico tra epitelioma e sifilide, tento la cura ex iuvantibus. Dopo una decina di giorni osservo nRa limitazione dell' ulcera, continuo le iniezioni di sublimato e dopo un mese l'ulcera era completamente cicatrizzata. Passano sei mesi ed ii paziente si ripresenta cogli stessi fenomeni di prima. Dopo averlo rimproverato perchè non aveva eseguite le mie prescrizioni circa la continuazione della. cura, insisto sulla somministrazione del ioduro ad alta dose, alterno colle frizioni ed iniezioni mercuriali, ma. da oltre S mesi di terapeutica energica non ottenni risultati apprezzabili. L'ulcera ha degli alti e bassi, si circoscrive e si allarga, si complica a riacutizzazioni flogistic he delle vicinanze, poi s'apre un'altra piccola gomma, ma la cicatrizzazione com p l eta tarda a venire. Un ultimo caso e poi ho finito. Son richiesto di visita da una signora, che da sei mesi circa ha abbassamento di voce, senso di vellichio alla. gola, tosse con ~;carso escreato mucoso. Ha fatto, senza vantaggio, ma con costanza, inalazioni di borato di soda., di tannino, di sublimato corrosivo. Allo esame laringoscopico faccio diagnosi di laringite catarrale semplice e pratico per una. diecina di giorni delle pennellature endolaringee di glicerina iodica. Non ottengo nulla. Sul ricordo d' un ca.so consimile veduto alla. clinica del Gra.deuigo, sospetto la sifilide, e con frasi circonlocutorie interrogo la paziente, che risponde negativamente a tutte le mie domande. Non persuaso, faccio una visita generale e riscontro qualche g1mglio ingrossato all'ascella ed al collo e sulla faccia interna del labbro inferiore una cicatrice. Domandata alla paziente ragione della cicatrice, essa mi narra che un anno prima aveva avuto un'ulcera.zione al labbro, guarita con un rimedio che conteneva anche del ioduro. Fu una rivelazione: col ioduro potassico la laringite guarì t emporaneamente, ma. la. ammalata non volle ammettere l' infezione, contratta. forse in via extra coniugale, e qualche mese dopo m'imbattei in un collega specialista. che mi richiese le mie impressioni sulla malattia della signora., la. quale erasi anche nelle sue mani dimostrata resistente alle cure abituali. La mia diagnosi esatta m'aveva fatto perdere la clientela..


DELL'ORECCHIO, DEL NASO E DELLA C:OLA

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*** Ed ora alcune considerazioni d'indole pratica. Cominciamo dalla sifilide auricolare. La. prima. malata era. indubbiamente affetta da otite media. catarrale con partecipazione dell'orecchio interno, il secondo da otite interna tipica. Ora. il Gra.denigo {l) afferma che in quasi tutti i casi che ebbe occasione di esaminare al principio dell'affezione, riscontrò alterazioni dell'orecchio medio, talvolta gravi, con carattere acuto o cronico, ma talora così poco marcate che non provocano disturbi funzionali apprezzabili o si rendono solo manifeste all'esame obbiettivo. Quanto al decorso, lo stesso autore distingue tre tipi di la.birintite di sifilide acquisita: l o malattia del labirinto con lento decorso, in cui coesistono lesioni del naso e della rinofaringe e che s'inizia. con un rumore soggettivo di tonalità. bassa e con sordità. che progredisce lentamente;

mancano le vertigini ed i rumori soggettivi musicali; 2• malattia del labirinto con rapido decorso, la più frequente. È caratterizzata. da rumori subbiettivi da principio di tonalità bassa, ma che in seguito assumono differenti tonalità. musicali, da. vertigini che scompaiono poi quando la sordità. è completa, sordità. che in poco tempo raggiunge uu grado elevato; 3' tipo apoplettiforme, in cui la sordità, le vertigini insorgono d'un tratto talora. preceduti da nausee e da vomiti ed anehe da lipotimia di breve durata. I miei due casi rientrano nella. prima categoria, ma i rumori soggettivi erano di grado così leggero, che i pazienti poco ne tenevano conto e riferì vano questo sintomo solo dopo richiesti ne. Come si poteva. posa\·e la diagnosi di labirlntite sifilitica acquisita? Lo Sohwartze (2) dice che si può con bastante sicurezza. posare la diagnosi di labirintite sifilitica. quando l' individuo presenti i sintomi di sifilide costituzionale o almeno ne abbia sofferto, siano integri l'orecchio esterno e medio, si sia determinata d'un tratto una sordità di alto grado, ·uni- o bilaterale, che se non portò tosto a completa. sordità almeno d'un orecchio, vi si avviò rapidamente in pochi giorni, se la dimin::tzione d'udito è accompagnata. da. rumori soggettivi fort.i e permanenti, da vertigini, andatura da ubbriaco, vomito, cefalea occipitale, se la trasmissione osteotimpanica per i toni gravi è fortemente diminuita. e la doccia d'aria alla Politzer non migliora l'udito.


SOG

Sl: f,L~ :>IFJL.ID! LATE~Tl ED I G ~OI!ATE

In alt ri termini la diagnosi è facile nel tipo apoplettiforme della. sifilide cer ebrale: è d ifficile n egli altri due, impossibile poi quand() ' l'anamnesi e l'esame generale facciano escludere l'infezione sifìlìtica.. Epperciò deduco la seguente conclusione p ratica: - ogniqualvolta una. malattia dell'orecchio interno pura o complicata a malattia dell'orecchio medio s'è d imostrata resistente ai comuni me todi di cura, prima di abbandonare il malato al sno desti no, si tenti una cttra iodica a sco p() diagnostico; dal risultat.o di quE>sta si regoli il medico sull'opportunità o men o di nna energica cura antisifìlit ica.

Par ticolare interesse meritano le due storie cliniche d i sifilide del n aso, ma pitt specialmente la prima. I trattatisti di rinologia descrivono come forma classica delle mauifestazioni terziarie o secondoterziarie della sifilide n asale le ulcerazioni superficiali d ella mucosa o le gomme che, presa origine dal periostio o dallìosso, tosto si rammolliscono, usurando e distruggendo le ossa & dalla profondità alla snperficie aprendosi una. strada verso il naso. H Lermoyez(3) accennò, ed il Dionisio (4) descrisse accuratamente una seconda forma di sifilide secondoterziaria del naso~ chiamandola rinite sclerosante terziaria. E $sa sarebbe caratterizzata, anatomo-patologicamente, da un'infiltrazione diffusa, in cui il periodo di neoformazivn& si p rol·unga per mesi e mesi senza dar origine alla fase ulcerativa. e clinicamente, da t umefazione enorme della mucosa dei turbinat.i e del setto ed ostruzione nasale completa. Nei miei due casi era. pure presente un'abbondante secrezione mucopurulenta, ne i casi di Dioui.s i() esisteva solo una volta su cinque. Si tratterebbe, dice il Dionisio, di un processo analogo a quello che si osserva nella proliferazione interstiziale del connettivo nella. epatite sifilitica e ch e conduce pit1 tardi alla cirrosi. L'impor tanza. d ' •_ma esatta diagnosi in questi casi non è chi non la. veda. Durante il mio assistentato onorario alla clinica del Gradenigo, udii raccontare dal professore la storia d'un paziente che, per ostruzione quasi totale del naso, fu operato generosamente da un chirurgo (pare di turbinectomia), ma l' ostruzione si riprodusse e non cedett& che- ad una cura specifica, prescritta dal professore stesso . La conseguenza pratica eh~ io deduco dalle suindicate storie cliniche è che in ogni ostruzione nasale stabilita-si con una certa rapidità, quando l'esame rinoscopico abbia escluse altre affezioni, come i polipi nasali, corpi stranieri, tumori, rinite caseosa ecc., prima di addivenire R.d un intervento chirurgico q ualsiasi, si ten ti la cura' antisifìlit ica.


DELL'ORF:CCliiO, DEL XASO E DELLA GOLA

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*** L'ulcera terziaria dél velo palatino, di cui ho parlato più sopra, ha offerto delle serie difficoltà sotto l'aspetto diagnostico. 1're ·erano le possibilità: sifilide, tubercolosi, epitelioma. L'ulcera epiteliomatosa è più anfrattuosa, riposa su tessuti più duri, è accompagnata da scolo i coroso e fetido : dà. tosto ingorgo gangli:onare (Dieu) (5) . L'ulcera tubercolare s'inizia con piccole erosioni che più tardi conflui::;cono, e l'ulcera risultatane è a sua volta circondata da un alone di punticini biancastri ~imili a grani di semola: ttalone ha una tinta anemica lEsca.t), ciò che u on è nè dell'ulcera sifilitica nè di quella epiteliomatosa. G-arel considerava come caratteristica della sifilide faringea la disfagia « Deve essere eonsiderato sifilitJCo ogni malato che provi disfagia a li vello della retrogola •. Quest 'aforisma non va preso in senso assoluto, perchè v' ha disfagia dolorosa anche nella tubercolosi e nell'epitelioma del velo.

P oco ho da aggiungere circa la laringite catanale, quale manifestazione secondaria della sifilide, che, secondo Schech, può presentarsi già sei settimane dopo l'infezione insieme all'esantema maculopapu]oso ed alla faringite sifilitica, ma più spesso compare molto più tardi. Il quadro laringoscopico è quello della comune laringite catarrale, quantunque alcnni autori indichino come caratteristico il colore rosso bruno o li'ido-violaceo della. muco::;a. Dal lato terapeutico però vorrei dedurre che « quando una laringite ca.ta.tTale insorta subdolamente non si modifica coi metodi abituali di cura e l'esame generale esclude la tuber colosi, si deve sempre sospettare la sifilide ed in questa direzione bisogna rivolgere ]e indagini ed eventualmente la cura.

BIBLIOGRAFIA. (I l GnADIIIIrco. -

Patologia e lerapaa dell'o1·ecchio e delle prime vie aene. Torino, tQ03, ed. J.ntr

tos, p. 640. t~) ScnwARTZK. - Die ohirurgische Kranklleiltn àes O/tres, t88o, p. 377. 13) I.Kr.lloYsz. - Thérapeulique cles maladlts à es (asse• nasa/es et des l itiiU de la (ace, 1896. (4) Dwl<rsro. - Sopra alcune (o'""'t poco note ai iifìlicte ler:;iaritr tltl naso (rinite sçlero~anle l el"ziaria). (Ga:;zella medica eli Torl ua, 1896, n. ~4).

(5) D11:u. -

Lesions lerllalres du tmsophat yr>x. (Rtvue h,bd. de laryug, 1903, n. 38).


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DI UN CASO DI FERITA D'ARMA DA FUOCO AL CAPO Nota dei dotLOrl J•ater.io ~ia;lia •·di , maggiore medico ed E llore Trura, tenente medieo alldelti allo speda le militare di Milano

Il vicebrigadiere dei reali carabinieri 'l'. A., di anni 29, nativo di Milano, il giorno 16 marzo u. s. mentre si trovava a comandar e la stazione di Darfo, rimasto assai impressionato per una punizione che a suo credere. gli sarebbe stata inflitta, e che egli riteneva ingiusta, ritiratosi nella propria camera e coricatosi a letto, si spa..rava colla rivoltella d'ordinanza un colpo sotto il mento. Il proiettile, dopo un lungo tragitto, usciva dalla regione frontale superiore. Indi egli, senza risentire alcun doÌore e senza aver perduto neppure per un istante la coscienza, alzatosi da letto e vestitosi, si faceva accompagnare a. piedi, da un carabiniere subito accorso, alla vicina stazione tramviaria e salito sul tram si recava all'ospedale civile di Pisogne. Quivi venne convenientemente medicato, e dopo 4 giorni di degenza il 21 ma.rzo passava all'ospedale militare di Brescia dove si estraevano alcune piccole scheggia dal forame d'uscit.a. Il giorno 8 aprile veniva traslocato, per ordine superiore, in questo Nosocomio (reparto chirurgia) per postumi di ferita d'arma da fuoco. Al suo ingresso si riscontrava: l" Alla regione sopra. ioidea, a tre centimetri di distanza dalla. sinfisi del mento, una piccola cicatrice di colorito rOiiSO bruno, di forma ovalare, di consistenza dura, aderente ai tessuti sottostanti, misurante un massimo diametro di un centimetro e mezzo, collocata sulla line a mediana; 2° La metà sinistra della lingua che è retratta, inspessita, raccorciata, descrive tre solchi longitudinali molto appariscenti ed è divisa dalla metà destra da un 4° solco profondo due millimetri. Perpendicolare a questo, e a tre centimetri e mezzo dall'apice lingua.le, si riscontra una. cicatrice di forma oblunga, di colorito biancastro, indolente, di consistenza dura., coriacea. Per quanto la metà sinistra della lingua sia deformata, pure il T. parla speditamente e chiaramente ;


DI UN CASO DI FERITA D'ARMA DA FUOCO AL CAPO

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3° Sul palato osseo, a. quattro centimetri di distanza dal punto di mezzo dell'arcata dentaria. superiore, si nota una piccola. cicatrice di forma circolare, leggermente depressa, che col suo margine interno tocca la linea mediana; il rimanente della cicatrice ha sede a sinistra; 4• Alla regione frontale superiore, a nove centimetri dalla radice del naso, a un centimetro circa dal bordo coronale ed a. due dalla. sutura. medio-frontalA, havvi una cicatrice fortemente infossata, aderente ai tessuti sottostanti, di forma leggermente incurvata verso l'interno, terminante all'estremità superiore, con due piccole bran~he e che presenta a mezzo centimetro al disopra della estremità. inferiore a un foro del diametro di 5 millimetri per il quale s:i entra. nella cavità cranica ed a ttraverso il quale distintamente si osservano le pulsazioni cerebrali. Penetrando per tal forarne nella scatola. cranica, seguendo una. via dall'alto in basso, dall' indietro all'avanti, da sinistra a destra, lo specillo si approfonda per centimetri sei e mezzo fino ad arrivare su di un tessuto duro e resistente oltre il q nale non è possibile proseguire. Tale tragitto intracra.nico, all'atto della medicazione appare ripieno di pus fetido e verdastro e la medificazione ne è pure abbondantemente imbevuta.

• ** Dopo parecchi giorni viene eliminata per il forarne d'uscita una piccola scheggia ossea, ed allora il pus perde l'odore fetido ma non accenna a diminuire in quantità; si continua a medicare giornalmente, detergendo la cavità con soluzione borica, e za.ffando con garza all' iodoformio, ma senza alcun risultato apprezzabile: solo il foro esterno si va un po' restringendo. Durante q uesto tempo, a varie riprese, il T. espelle per la bocca alcuni frammenti ossei, di forma irregolare, sottili, tmsparenti e bucherellati. Finalmente nel giugno si consiglia al T. di tenere, mentre sta a. letto o seduto, la testa fortemente abbassata, in modo da favorire il deflusso spontaneo del pus. E con questa semplice manovra nou si tarda ad osservare che il tragitto endocranico va .restringendosi lentamente e diminuendo in profondità. Il 4 luglio, dopo 67 giorni di degenza, la ferita. è chiusa, ed in corrispondenza. del forarne d'uscita rimane una cicatrice infossata., imbutiforme, solida ed indolente1 ed alla quale, in causa della mancanza del tavolato osseo, sono trasmesse, sebbene in modo appena visibile, le pulsazioni del liquido cefalorachidiano.


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DI UN CASO DI FERITA· n·AR~tA DA FOOCO AL CAPO

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* * Il vicebrigabiere T. afferma, che all'infuori di cefalee frontali intermitten i nei primi giorni e scomparse dopo l'estrazione praticata all'ospedale di Brescia di piccole scheggie ossee, non sofferse disturbi degni di nota. Non ebbe mai vertigini, nè vomito, nè nausee, e non avvertì mai alcun disturbo uditivo e visivo. Il suo umore, tolto n.n po' di accasciamento nei primi giorni, ritornò ben presto sereno e tranquillo e tale sempre si mantenne. L'esame generale al quale l'individuo venne sottoposto, fece rilevare una costituzione robusta ed armonica. Il saggio delle varie sensibilità, eseguito durante la sua degenza, ha fatto solo constatare una certa indifferenza agli stimo l i dolorifici. Quanto alla vista si è ottenuto in entrambi gli occhi: V =- I senza correzione e campo visivo normale. Pel gusto si è riscontrato che mentre è del tutto abolito a sinistra, e il paziente non percepisce su tale porzione della lingua se non il contatto del cibo, a destra invece è rimasto inalterato. Il senso dell'odorato, mancante assolutamente a sinistra, .è pure assai diminuiito a destra, tanto che il T. sente solo leggermente gli odori assai forti e disgustosi.

*** Per quanto ·sia stato concesso a noi di osservare l'infermo solo dopo nn certo pel·iodo di tempo e quando già una parte del tragitto era chiuso, pure non ci sarà difficile di rifare la via percorsa dal proiettile, specialmente col concorso del rilievo radiografico che dobbiamo alla gentilezza dell'amico tenente mP-dico Castoldi dott. Ettore. Il proiettile descrivendo una via dal basso all'alto, dall'avanti all'indietro, e deviando progressivamente verso sinistra, attraversa la regione sopra ioidea- sulla linea mediana, a tre centimetri dalla sinfisi del mento, e si sposta subito leggermente all'indietro ed a sinistra, rispettando così il frenulo e le arterie e vene ranine. Perfora quindi la lingua dilacerandola, a tre e mezzo centimetri dal punto mediano dell'arcata. dentaria inferiore; distruggendo le papille gustatorie della metà sinistra, lede i rami terminali del linguale e dell' ipoglosso, tanto che questa metà, e per tali distruzioni e per il tessuto cicatriziale neoformato, diventa accartocciata, dura, insensibile ai sapori, poco sensibile agli stimoli e paretica. Quindi il proiettile, sempre dirigendosi


DI O:S CASO DI FERI'tA D'A.R:\1..\ DA FL'OCO AL CAPO

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indietro ed a sinistra, perfora il palato dnro a 4: centimetri dal mezzo dell'arcata dent~~.ria superiore, rispetta tutto lo scheletro del nas0 (la cui rottura avrebbe potuto, se non altro, arrecare una grave ed insanabile deformità) e attraversando senza intacca.rla, la cavità nasale di sinistra, colpisce e frantuma. in parte la lamina cribri forme dell'etmoide e fors'anche lede le clave olfattorie che si adagiano appunt.o sulla lamina cribrosa. E che abbia il proiettile rotto e frantumato tale lamina, non solo ce lo conferma il fatto della espulsione per la via orale, di scheggie sottili, trasparenti, con piccoli pertugi, ma ce ne è una riprova l'abolizione completa del senso dell'olfatto a sinistra e la sua scomparsa quasi totale a destra, pur rimanendo intatta la mucosa d'ambo le naTici. Il proiettile adunque deve ~ver distrutto quasi per intero i filamenti che dalle clave olfattorie, vanno, attraverso lo. lamina papiracea, alla mucosa del cavo nasale. Da questo punto la immagine radiografica ci è di aiuto possente per rischiararci la via: essa ci fa vedere come siano rimasti intatti i seni frontali, dacçhè sono collocati assai davanti dal cammino percorso dalla palla, ma ci dimostra. indubbiamente come essa sia passata per i lobi frontali, dacchè bene osservando la radiografia, apparisce una linea curva non troppo marcata, che segna appunto il contorno degli emisferi cerebrali: lo specillo si vede appunto co!Iocato più all'indietro di tale linea curva e quindi nei lobi cerebrali. Siccome poi i due lobi sono a mutno contatto, d ivisi soltanto dalle membrane che li avvolgono e dalla gran falce del cervello, per quanto il proiettile fosse di piccolo volume, pure non è ammissibile che esso sia semplicemente passato fra di essi, ma devo aver leso e perforato la sostanza cerebrale. Difatti mentre a lla base d el cranio il proiettile passa in vicinanza della linea mediana e qnindi non è improbabile che abbia solo prodotto un solco sulla faccia interna dell'emisfero sinistro, via via che si approfonda, lo si vede accentuare la sua inclinazione, in modo da fuoruscire, come dicemmo sopra, a. due ·centimetri di distanza dalla linea metopica; di conseguenza in vicinanza della faccia superiore deve essere penetrato interamente sulla massa cerebrale uscendo poi un po' all'infuori all'angolo del mantello.

*** Ed ora noi non vogliamo spendere inutili parole per richiamare l'attenzione sull'interesse di questa eccezionale ed imponente ferita; ci limitiamo a conchiudere: 1° La possibilità in guerra che un colpito da grave ferita della faccia e della cavità cranica, possa forse continuare per qualche tempo


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DI UN CAS O DI FERITA D ' ARMA DA FOOOO AL OAPO

a combattere e comunque portarsi da solo al posto di medicazione, od oltre, mantenendo anche un contegno tale da illudere i medici, che si possa trattare di una ferita peT il momento trascurabile; 3• Le suppurazioni endo-craniche anc!he dato che il pus venga a contatto diretto colla massa cerebrale lesa. (come nel caso nostro) non danno necessariamente luogo a infezioni generali, o ad ascessi cerebrali consecutivi, purchè sia aperta una via facile di deflusso; 4• Pur ammettendo con la maggioranza degli autori · che le ferite dei lobi frontali apportano rilevante variabilità nell'umore (mania del motteggio) tuttavia tale sintomo non deve ritenersi costante, avendo il nostro caso dimostrato il contrario; 4• La presenza di sostanze inquinate -quali alimenti, loro residui, secrezioni della bocca, del naso pulviscolo, eco. - non influirono n è pel tempo nè altrimenti sulla guarigi~ne delle ferite alla cavità na· sale, al palato, alla lingua, alla regione ioidea, mentre il più accurato trattamento e rispettiva medicazione, non dimostrarono apprez· zabile beneficio sulla ferita endocranica, finchè non venne stabilito, con la posizione del capo già menzionata, lo spontàneo defluire allo esterno del pns.


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CLDHCA OCULISTI CA DELLA R. U~ IVERSITÀ DI TORI:SO D•P.xTT~<

o.o.L P aov. co,..>•. C. RE\")10:-ID

STUDIOS~ IENTI F I ~O-P RA TI LO SUl T RA U~fATI SM I. O~UlARI l'er il •lott. lil&t fano lla •Cueei, c;• pi t. medico, as>i>tent.e onorario

j f.O IIIiiU&IIZÌtJIIe

V. (IISCiC • • \'. 2·8).

P AR1'E TERZA. LESlO~ J

TRAmiATICHE DELLE DIVEHSE P.-\RTI DEL BULBO. LESTO~J

TR.\ U:\JATJCHE DELLA COHNEA.

Queste si possono ritenere come le più frequenti lesioni. traumatiche dell'occhio e ciò, sia perchè si può considerare la cornea come la membrana la più esposta, sia per la delicata struttura di essa. Sulla cornea possiamo riscontrare le seguenti lesioni che concisamente passeremo in rassegna: contttaioni, corpi estranei infissi (1·a le lamelle, ( e1·ite non per(omnti, ferite pe1·(oranti, ustioni. Si possono osservare inoltre delle lesioni complesse, che riuniscono parecchie delle accennate forme.

Contusioni. . L e contu,sioni della cornea possono essere prodotte da corpi quasi sempre di piccola mole, svariatissimi sia per la loro natura, sia per la loro forma, la quale però è spesso arrotondata. Essi, urtando contro la. cornea, producono delle aln·asion-i o depitelizzazioni, col quale nome s'intende la perdita ~limitata di epitelio corneale di ampiezza svariata e sempre irregolarissima, che non oltrepassa mai la membrana elastica anteriore di Bowman. Queste abrasioni si osservano sia direttamente, sia mediante la illuminazione laterale, interponendo sui raggi luminosi riflessi una lente


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S'l't:DIO SCIENTIFIOO·PRATICO

positi.va. Per osservarle con maggiore comodità e per evitare ogni molestia all'ammalato si può i stillare qualche goccia di soluzione di idroclorato di cocaina all'l p. 100. Esse compariranno anche molto evidenti, instillando qualche goccia di soluzione di fiuorescina di Merck. (fluorescina gr. 0,2, carbonato di sodio gr. 0,35, acqua sterilizzata gr. 10,00). Con questo mezzo si potrà constatare la limitata pet:dita di epitelio, superficialissima, irregolare nei contorni, con fondo nitido e terso. All'esame istologico questa lesione si presenta come rilevasi chiaramente nella fig. 1·, cioè il tessuto corneale proprio e lo strato profondo dell'epitelio sono in condizioni normali, mentre invece manca lo str~to superficiale dell'epitelio stesso. Le abrasioni corneali sono accompagnate da senso di bruciore, fotofobia, lagrimazione, dolore abbastanza vivo, sintomi provocati dalle fì brille terminali nervose rimast.e allo scoperto: spesso si nota anche lieve iniezione pericheratica. Per l'accennata condizione anatomica di queste lesioni, il cleco?·so e l'esito di esse è quasi sempre rapido e fa>orevole. . L'epitelio corneale si riproduce in brevissimo tempo: la perdita di una parte di esso viene quasi immediatamente rimpiazzata da epitelio che si rigenera in poche ore, e la guarigione avviene senza lasciare alcuna traccia, come è stato dimostrato sperimentalmente dal Montalcini, dal Colombo e da altri. Le abrasioni però rappresntano una delle vie più facili di trasmissione delle infezioni de) bulbo dall'esterno verso Pi.nterno, come risulta dagli studi del Gallenga, Pes, Bietti, Vagemann, Alfieri, ecc. Quando l'abrasione epiteliale si approfonda ed interessa la. membrana di Bowman, allora essa. pres-:--nta i sintomi di una ferita corneale superficiale, e di questa forma ci occuperemo più tardi. Nella cm·a di queste lesioni bisogna 1·icordaré che lo stato di abrasione nella cornea è una condizione favorevolissima per l'attecchimento dei germi patogeni che possono trovarsi nella congiuntiva. Per.:::iò è necessario eseguire una. scrupolosa disinfezione dei fornici congiuntivali, perchè sarebbe veramente doloroso, come purtroppo frequentemente si avvera, che ad una limitata depitelizzazione corneale, seguisse una 0bera.tite ulcerosa con consecutivo ipopion ed anche pauoftalmit.e. N ella clinica di Torino, in tutti questi casi si disinfetta prima tutta la regione orbitaria mediante frizioni con batuffoli di cotone impregnati di etere solforico; poscia 1 con soluzione di snblimato iu ncqua sterilizzata all'l p. 5000, si lavano abbondantemente la regione e le conginnti ve, rovesciando sem p re le palpebre.


St:l 1'RAt:MATI:;MI OOt:LAIU

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E qui cade opportuno ricordare che in tutti i casi nei quali devesi eseguire una disinfezione dell'occhio, bisogna. sempre assicurarsi che l'ammalato non presenti intolleranza al sublimato, che talvolta provoca degli eritemi molto noiosi: perciò, se dal soggetto non si può avere una informazione esatta al riguardo, è bene per la prima volta servirsi invece dell'acido borico o usare una modica quantità della soluzione di sublimato. Solo quando si e sicuri che l'ammalato non ne risente alcun disvautaggio, essa si può usare hi.Jeramente ed ai.Jbondantemente. Eseguito questo lavaggio si fanno fare delle polverizzazioni tiepide per 10 o 15 minuti di soluzione di borato di soda all'l o 2 p. 100, o di acido borico al 2 p. 100, mediante un comune pol'verizza.tore a lampada lldroconio di Siegle), e poscia si pratica il bendaggio. Le polverizzazioni tiepide favoriscono la rigenerazione dell'epitelio, mentre sono da tenersi lontano, secondo il nostro avviso, le applicazioni di compresse fredde, le quali la ritardano. Così pure non sono dA. consigliare le instillazioni ripetute di cocaina per mitigare le soffe· renze dell'ammalato, poichè questa sostanza provoca una limitata ca duta dell'epitelio corneale. Si usa invece in questa Clinica, con molto vantaggio, l'applicazione, <:<on un agi tatore di vetro, di piccole quantità di vaselina borica sterilizzata, la quale arreca un vero sollievo immediato all'ammalato. È buona pratica anche instillare sempre i n questi casi qualche goccia. di atropina al 3 p. 1000, per evitare complicazioni iridee sempre possibili: difatti nei numerosi casi occorsi abbiamo osser"'ato costantemente che se si tralascia di instillare atropina sin dal primo giorno, si ha quasi sempre lieve irite nei giorni consecutivi. Finalmente è indispensabile in questi casi di esplorare le condizioni .del sacco lagrimale, spremendone il contenuto. Se alla pres· sione del sacco vi è rigurgito di pus, e se non s'interviene per la cura della dacriocistite, si può esser quasi sicuri che la limitata soluzione di continuo esistente nell'epitelio corneale, assumerà un decorso sfavorevole per la miriade di microrganismi pa.togeni che si annidano nel sacco lagrimale. ' Un doloroso esito di panoftalmite in un caso di semplice abrasione corneale lo abbiamo dovuto eonsta.tare in una bambina. La piccola ammalata giunse in clinica con avanzato ipopion sopravvenuto ad un lievissimo urto ricevuto su di un occhio affetto da. dacriocistite purulenta. Si praticò l'immediata apertura del sacco, si tentarono tutte le più energiche cure dell'ipopion, ma purtroppo non si potè arrestare lo sYiluppo della panoftalmite.


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STUDIO SCIENTIFICO-PRATICO

Nei casi di dacriocistìte concomitante, ~e la. forma. è lieve e v1 e solo rigurgito sieroso potrà bastare il lavaggio del sacco, eseguito due volte al giorno, mediante la siringa di Anelio: ma. se vi è rigurgito mnco-purulento, sarà. prudente, a.rizi necessario o spa·ccare il sacco, disinfettarlo accuratamente e zaffarlo, per poi causticarlo col burro d'antimonio; ovvero anche praticarne la estirpazione, operazione alla quale abbiamo già. acceunato. Alle contusioni g1·avi della cornea può seguire 'la. rottura di essa. Questa lesiope è molto rara; può accadere direttamente ·per colpi di frusta, beccate di uccelli, ecc., e rappresenta. una ferita perforante ; di essa ci occuperemo trattando quest'argomento. Inoltre quando ad una. contusione segue la rottura della cornea, questa difficilmente esiste isolata, ma in genere è accompagnata da altre gravi alterazioni bulbari, come irido-dialisi, cataratta traumatica, emorragie endobulbari, ecc. Però è necessario ricordare che non sempre la rottura della cornea A.vviene in tutto il suo spessore: vi sono dei casi nei quali possono rimanere integri gli strati superficiali ed aversi invece per controcolpo la rottura della membrana interna. di Descemet. Allora all'esamè con

la luce laterale, o meglio con la lente di Zehender, mentre si vedono normali gli strati superficiali, si osserva invece profondamente al di sotto di essi, una sottile linea bianchiccia ben netta, in corrispondenza della rottnra della Descemet.

Corpi estranei. Il giungere e l'impiantarsi dei corpi estranei sulla cornea si può considerare come il caso traumatico più frequente che capiti nella pratica, specialmente nelle città ricche di opifici o di manifatture; perciò è necessario tener presenti le norme da seguire in questi casi, per evitare dolorose complicazioni. Circa l'etioloqia ricorderò che i corpi estranei i quali possono giungere sulla cornea sono svariatissimi sia per la natura, sia per la forma: come per esempio, frammenti di pietra, di metallo, di legno, di terra, di frumento, di &li d'insetto, ecc. . Essi possono impiantarsi nell'epitelio, penetrare negli strati più profondi della cornea. senza. perforarla, ovvero superare la. membrana di Descemet e cadere nella camera anteriore. I .çintomi che accompagnano questo genere di lesioni sono il dolore più o meno vivo, la. lagrimazione, la fotofobia, l'iniezione vasale perichera.tica, lo spasmo dell'orbicola.re, ecc.


SUI T.RAIJMA'I'ISMI OCGLARI

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Per e~111.minare bene un corpo estraneo, è opportuno cocam1zzare l'occhio, e poscia. usare la illuminazione focale laterale, col concorso di un'tt.ltra. lente posi ti va. interposta sui raggi riflessi della cornea. In questo modo si può rilevare quasi sempre con certezza la natura del corpo estraneo, la profondità, la direzione di esso: fatti importanti a conoscersi per poter eseguire delle adatte manovre nella estrazione. Se però il cor po estraneo è gia da qualche giorno i m piantato nel tessuto corneale, allora riesce più difficile riconoscerne la natura; poichè si forma rapidamente in torno ad esso un anello d'infiltrazione di color giallastro per immigrazione di leucociti, anello che a poco a poco aumenta concentricamente fino a ricoprire il corpo estraneo. In questi casi, sé rimane il dubbio sulla natura del corpo stesso, p otremo assicurarci se sia o no metallico, mediante il .~ideroscopio di .it.~nuu, apparecchio di çui abbiamo già parlato. Il decorso di quest'affezione è quasi sempre benigno, se si useranno le necessarie cautele; altrimenti può seguire la cheratite lira.umatica, le ulceri più o meno iufiltrate, fino al cherato-ipopiou. La p1·ognosi varia a seconda d ella profondità. del cor po estraneo e della data della sua infissione, poicbè più profondo e piìl antico è il corpo estraneo, e più difficile è la scomparsa della nubecula residuale : varia a seconda l'età del soggetto, poichè nei bambini le nubecole corneali possono scomparire completamente: varia per la sede, poichè se è periferico, le macchie residuali disturberanno molto meno la .visione che quelle centrali; e finalmente varia a seconda che il corpo estraneo era o no inquinato. Le no1·1ne CU1·ative da seguire sono le seguenti. In primo luogo è necessaria un'accurata d isinfezione esterna della parte, poscia devesi esplorare diligentemente la regione del sacco, poichè se esiste dacriocistite, questa è una condizione sfavorevolissima ed allora bisogna opera.rla, come si è detto parlando delle ferite corneali. A prescindere da ciò è bene cocainizzare sempre l'occhio, e nei bambini ricorrere al sonnoformio o al cloroformio. Poscia dopo aver rovesciate le palpebre è necessario lavare abbondantemente il bulbo, ciò, sia per detergere e disinfettare il sacco congiuntivale, ricca dimora di microrganismi, sia perchè può avvenire io spontaneo distacco del corpo

estraneo della cornea (se superficiale), o per il solo movimento di aiTOvescia.mento delle palpebre, o per l'abbondante lavaggio. Eseguita la disinfezione, basta smuovere il frall).mento con la punta della sgorbia, poichè se esso è superficiale, si distacca subito; se invece fosse infisso profondamente nel parenchima corneale, se ne può liberar la punta facendo, col coltellino di Graefe, un taglio limitatissimo parallelo 5! -

Glor1101e medico.


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STUDIO SClE~TlFICO·PRATICO

al corpo estraneo, per evitare che non sia spinto piu dentr.j, con la manovra di estrazione. È opportuno inoltre ncorda.re che nelle manovre di rimozione eseguite con la sgorbia, qua.n{}.o si urta contro le lamelle corneali, si ha una sensazione di rumore uguale a quella che si avverte allorchè si urta contro un corpo metallico, e talvolta può accadere di credere di lavorare a smuover questo, mentre invece si urta contro le lamelle. Perciò è necessario illuminare fortemente il campo e far uso, SP occorre, di una lente d'ingrandimento. L'estrazione deve essere eseguita al più presto possibile, qualunque sia la loro natura del corpo, .e non mai attendere la. eliminazione di esso, dal processo di suppurazione. Dopo la rimozione, è di assoluta necessità instillare qualche goccia di atropina e prescrivere il bagno caldo per qualche giorno consecutivo. Può avvenire purtroppo che durante le manovre di estrazione, il corpo estraneo cada nella camera anteriore, ed in genere nel solco inferiore: allora non è più possibile estrarlo dalla pa.rte corneale, ma bisogna, mediante una. lancia, aprire la camera anteriore in corrispondenza del limbus e tirar fuori il corpo estraneo o col becco della calamita di Hirshberg o di Haa.b, se esso è metallico, ov•ero con le punte di una pinza, se è di altra natura. Le complicazioni sono varie. Le più frequenti sono l'irite e l'ulcera corneale; nel primo caso è necessario instillare subito dell'atropina per evitare delle sinechie successive; nel secondo si praticherà. il solito trattamento antisettico, per avere una pronta riparazione del tessuto, ed evitare alterazioni consecutive pit\ gravi, come l' ipopion. Alcuni autori hanno osservato come e&ito raro di queste lesioni. qualche caso di incistamento nel tessuto corneale di minutissimi cor pi estranei: queste cisti per la loro piccolezza non provocavano gravi disturbi, anzi rimasero così per lunghi anni. Nei casi di lunga permanenza di piccolissime schegge di ferro nel tessuto corneale, può aversi la. colorazione bnma. della cornea, siderosis corneae, dipendente da particelle di ferro in soluzione, trasportate d alla corrente linfatica negli spazi interlamellari della cornea.

:Ferite non perfoa·anti. In questa categoria vanno comprese tutte le lesioni della cornea. le quali dopo aver attraversato l'epitelio e la Bowman, interessano gli strati superficiali o profondi della sostanza propria della cornea., ma non oltrepassano la membrana elastica posteriore d i Descemet, quindi non aprono la camera anteriore.


SUI TRAUMATIS MI OCULARl

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Esse' perciò sono svariatissime, e vanno dalle semplici punture, fino ~ne più gravi ferite del pa.renchima corneale.

Possono essere provocate nel modo più vario o direttamente da urti -di strumenti acuminati, da colpi di frusta, da unghiate, ecc. : ovvero indi1·ettamente per colpi di rimbalzo di piccoli oggetti, a margini più .o meno taglienti. Esse possono perciò essere lace1·o-contuse, lineari od a lembo, a se<:onda dei corpi che le han prodotte ed il loro meccanismo di azione ; possono assumere la forma di solco, od essére a margini arrovesciati, se prodotte da pallin i o da piccoli corpi di rimbalzo che abbiano strisciato sopra la cornea: possono infine presentare nn aspetto svariatissimo, a 1 cSeconda della loro estenRione e direzion e. I sintomi che accompagnano queste lesioni sono qnelli stessi notati per le abrasioni, ma in grado molto più accentuato: il dolore poi sarà. tanto più vivo per qnanto è maggiore l'estensione della feTita, poichè più numerose sono le terminazioni nervose rimaste allo .scoperto. Il processo di g~tarigione di queste ferite riuscirà chiaro ed evidente .dall'esame delle annesse microfotografìe di preparati istologici presi da bulbi feriti ed enucleati per altre alterazioni insorte. Se è leso solo l'epitelio corneale e per brevissimo tratto, come nella -fig. 2", dove il tessuto proprio della cbrnea è stato leso appena super.fi<:ialmente, allora la riparazione è rapida e regolare, poichè l'epitelio Tapidam~nte si rigenera e riempie abbastanza regolarmente la. breccia. proqotta della ferita. Qnesta r iparazione i n taluni casi è quasi perfetta come vedesi nella -fig. s·, dove l'epitelio si è riprodotto abbastanza normalmente, difatti vi è solo un ispessimen to di esso, però in questo caso, essendo stata interessata a.nche la membrana. elastica. anteriore di Bowman ; questa, nel processo di cicatrizzazione, è scomparsa. Lo stesso fatto si può constatare nella fig. 4~. ~ In questa però, la ci-catrice cor neale, molto vasta, si è riparata anormalmente, poichè l'epitelio si è riprodotto in parte assottigliato, in parte più ispessito e la l3owman è scomparsa." Talvolta la Bowman invece di scomparire, può rimanere tutta pieghettata ed impigliata nel tessuto cicatriziale, come vedesi nell'esempio .abbastanza raro riprodotto dalla fig. 5•. Questa è una anomalia non .comune nel processo di cicatrizzazione. Quasi sempre poi alle ferite dell'epitelio e degli strati superficiali .della cornea si accompagna una infiltrazione linfocitica pii1 o meno intensa degli strati corneali stessi, come rileva.si dalle figg. s• e 7•.


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STUDIO SCIENTIFI CO PRATICO

Nella prima di queste si può constatare come l'epitelio per scorrimento va a riparare la ferita corneale, mentre nell'altra si nota una vera introftessione dell'epitelio leso ed infossamento di esso nella ferita corneale. Questo processo di cicatrizzazione è stato studiato da molti autori, ed ultimamente dal Colombo. Alcuni hanno spiegato il processo di cicatrizzazione con uno scorrimento meccanico dell'epitelio corneale. Altri hanno rilevato una accentuata cariocinesi cellulare nel punto della lesione, con successiva riproduzione dell'epitelio, altri finalmente attribuiscono il processo di riparazione ad ambedue i fattori. Dall'esame stesso delle figure appare chiaro come il processo di cicatrizzazione e di riparazione consecutiva è certamente più rapido e pii1 regolare se la ferita è lineare, a margini netti e poco estesa; poichè è più facile il raffronto dei margini, e più rapida la riproduzione di una limitata pu.rte di tessuto: mentre al contrario è più lenta e più irregolare la riparazione nelle ferite lacere e profonde, poichè i margini sono irregolari, contusi ed arrovesciati come osservasi nella fig. s~. La p?·ognosi perciò varierà e dipenderà da tutte le accennate condizioni. Nella czwa di queste ferite bisogna tener presente le norme già dette per le abrasioni. È necessario osservare colla massima accuratezza tutte le regole antisettiche, poichè la porta d'entrata a possibili infezioni è più vasta: inoltre i canalicoli linfatici esistenti fra le lamelle corneali sono beanti, e quindi è facilissimo l'assorbimento di qualsiasi sostanza tossica. Spesso quando le norme antisettiche non sono curate scrupolosamente, alla piil piccola ferita corneale, anche ad una semplice abrasione dell'epitelio, possono seguire conseguenze disastrose. Difatti, se queste limitate soluzioni di continuo si inquinano, avviene una infiltrazione linfocitica all'intorno di esse con consecutivo ascesso ed ulcera corneale, per necrosi delle lamelle corneali. Questi processi ulcera.tivi possono essere limitati, come nella. fig. 9•, ovvero essere estesissimi con tendenze ad approfondirsi nel tessuto proprio della cornea, come nella fig. 10". Il processo ulcera.tivo se è limitato, può ripararsi così bene da. lasciare solo delle lievi albugini mentre invece possono residuare dei !eucomi cicatriziali che istologicamente si presentano .::ome nella. fig. 11 ... L'iufezione finalmente, può estendersi a tutto il bulbo ed originare una pa.noftalmite, come abbiamo già accennato, ovvero provocare dei gravi processi di irite, irido-ciclite, con consecuti>a atrofia. del bulbo.


SUI TRAU)IATIS~n OCULARI

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Nella fig. ga e lO" sono riportati due di questi casi sfortunati: si osse1·vano due ulceri corneali di origine traumatica di differente ampiezza, alle quali è seguito proct~sso di irido-ciclite ed atrofia consecutiva del bulbo. E qui cade opportuno ricordare alcune idee sulle infezioni del bulbo, risultato degli importanti studi delLeber,del Wa.gemann, del Sattler ed a.ltri, Stl questo argomento. Il Leber divide in dne gruppi i microrganismi che determinano le infezioni ectogene dell'occhio. Il 1° gruppo comprende quelli che producono le infezioni del bulbo solo dopo la. distruzione degli strati superficiali dell'epitelio della cornea e della congiuntiva, come il diplococco, lo stafilococco piogene aureo, citreo ed albo, ecc. Il 2• gruppo comprende quelli che determinano una. infezione purulenta anche quando l'epitelio resta intatto, come il gonococco. Una parte di questi microrganismi, sia bacilli, sia cocchi, vivono nella congiuntiva normale: la. maggior parte sono inoffensivi, per la. grande azione protettrice dell'epitelio, altri sono offensivi, ed assumono tutta la loro virulenza in speciali condizioni del bulbo. Ma le infezioni ectogene oltre che dagli accennati microrganismi, provengono dai piogeni delle fosse nasali, i quali possono passare nella -congiuntiva per le vie lagrimali e determinarvi un'infezione. E finalmente devono essre ricordate due altre vie d'entrata molto importanti per i microbi patogeni, e cioè le cicatrici cistoidi, e le sinechie cmteriori dell'ù·ide. Talvolta le cicatrici di ferite cqrneali assumono la forma cistoide: in mezzo a queste esistono delle fessure interstiziali pervie, a traverso le quali liberamente i microrganismi possono penetrare nel bulbo. In questi casi anche dopo molti anni si possono produrre infezioni profonde, <Jome nelle osservazioni riportate dal Mules e dal Garnier, il quale ultimo ha potuto osservare 5 casi di panofta.lmite in seguito a cataratta: in .questi casi l'inv~sione microbica era avvenuta attraverso fessure formatesi fra. i labbri delle ferite corneali, sulle quali esisteva una cicatrice -cistoide. Circa le sinechie anteriori dell'iride Wagemann presentò, nel Congresso oftalmologico di Heidelberg uno studio eseguito sopra 18 occhi con sintomi di infiammazione del vitreo. In esse potè provare che trattava.si d'una infezione per penetrazione di microrganismi patogeni i quali avevano attraversato delle fessure interstiziali di antiche ferite con sinechie anteriori residua.li, non operate. La fig. 12• è un preparato di sinechia anteriore: esso dimostra chiar amente come il tessuto irideo, rimanendo impigliato nel tessuto cor-


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neale, possa, con tutta facilità, essere invaso da microrganismi che si fl\.cciano stra.da attraverso le lamelle corneali, ovvero attraverso il sistema di lacune e canalicoli corneali, nei quali circola la linfa. E qui credo necessario fare osservare come dalle ultime ricerche del Leber, del Miche} e del Rindfleisch è dimostrato che focolai infetti vi della cornea, creati per inocnlazioni di microbi ·patogeni, han n<> un'azione a distanza sui tessuti vascola.ri vicini, ed in particolare sui vasi del limbus, dell'iride, della congiuntiva; l'infiammazione cioè si propaga fuori del territorio occupato dai microrganismi pa.togeni. Qu~st& osservazioni fatte sull'occhio, sono in perfetto accordo con la teoria dell'azione dei microbi piogeni. sostenuta dal Rosembach, dal Bary e dal Grawitz, i quali ammettono che la causa. di quest'azione a. distanza sarebbe dovuta a secrezioni microbiche tossiche, aventi un'aziono chimico. irri to.ti va.

Ritornando ora alla cura delle ferite corneali, è necessario, come si pratica nella Clinica di Torino, di tener fasciato l'occhio fino a completa. guarigione, poichè, durante il processo di cicatrizzazione delle feriter la cornea è poco resistente, e può facilmente cedere alla pressione interna., dando origine a stafìlomi corneali. Quando le ferite presentano un piccolo lembo, è bene esciderlo, poichè se Bi tenta di conserva.rlo, molto facilmente non aderisce, ovvero pu& rimanere opacata la zona circostante. Durante la. cura ed il decorso di ferite corneali, quando non vi: siano speciali controindicazioni, è bene fare delle instillazioni di atropina, poichè l'iride, sensibilissima.a qualsiasi trauma, partecipa q uasi se m pre a questi processi. E~titi delle ferite corneali. - Siccome il processo di ·.riparazione delle ferite della membrana elastica anteriore e della. sostanza. propria. della cornea avviene per formazione di tessuto cicatriziale, cosi ne residuerà. sempre un opacamento consecutivo più o meno limitato, o più o meno profondo, a seconda l'entità. della ferita pregressa. Se esso fosse vasto e centrale, in modo da arrecare grave danno alla visione, vi si può riparare con una iridectomia laterale a scopo ottico. Un altro esito che segue, quasi sempre, fata lmente alle vaste cicatrici corneali e l'astignwtismo corneale i?·regolare, specialmente quando non si è avuto la precauzione di tener l'occhio fasciato fino a com· pleta guarigione, per impedire l'origina.rsi di uno stafiloma corneale. anche limitatissimo. Finalmente può spesso seguire alle feritt. corneali, la cheratalgia tratmwtica. Quest'affezione però, cede quasi sempre alle a.pplica.zioni di tremulo-tera.pia, o di deboli correnti galvaniche, coadiuvate anche da. cure toniche generali.


St;t TRA UMATIS~II OCULARI

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Fra le ferite non perforanti, merita in ultimo specia.Ie menzione la ptmttt1'a della cornea. E ssa. è importante iu primo luogo perchè è molto frequente, in secondo perchè, quasi semprP, le punt ure della. cornea prodotte da. punte inquinate, svno seguite da ipopion; fatto che si presenta anche quando la puntura avviene in un occhio affetto da. catarro congiuntivale, e più an cora da dacriocistite acu ta o cronica.. Prima di parlare della terapia dell'ipopion, ,n e ricorderò la genesi studiata specialmente dal L eber, poichè essa giustifica la cura, molto semplice, che in questa clinica si adotta. L' ipop ion non è costituito, come prima si riteneva, da una raccolta di pus .n ella camera a nteriore, giuntovi p er filtrazione attra· verso gli strati profondi della cornea ; poichè è provato cbe la membrana di Descemet impedisce tale passaggio. L ' ipopion è dato da una raccolta di leu cociti migrati dai vasi sanguigni esistenti nelle vicinanze di un processo infiammatorio, e perciò specialmente, dai vasi sanguigni dell'iride: quindi trattasi di una raccolta asettica. I detti lencociti raccoltisi nella camera anteriore, non potendo attraversare la cornea, per la barriera appostavi dalla m embrana di Descemet, possono in parte od in totalità riempirla, a secouda della gravità del processo flogistico. La cm·a che si pratica nella Clinica di Torino, si può dire che è seguita, quasi sempre, da, ottimo risultato. Quando l'ipopion è !!el suo inizio e si accompagna a limitata infil trazione della ferita corneale, basteranno: la disinfezione scrupolosa di questa e dell'occhio, mediante il lavaggio abbondante con soluzione borica; le polverizza.zioni tiepide ; l'instilla.zione di at ropina ed il bendaggio. Subito si osserverà il riassorbirsi dell' ipopion, mano a mano che la ferita si deterge e si ripara. In questi casi di inizio d'infezione di un'ulcera o di una ferita corneale, giovano anche le iniezioni sottocongiuntivali di sublimato all'uno per diecimila, o quelle di cloruro di sodio al 5 p. 1000; m a bisogna. convenire che il risultato di esse non è sempre fortunato. Se si è formato un ascesso corneale, questo deve essere aperto; se la ulcerazione residuale è molto estesa, con margini molto infiltrati, col fondo di color giallognolo e se l' ipopion n on tende a scomparire, allora è bene ca.usticare i bordi ed il fondo dell'ulcera con una sottile punta del termo cauterio, e si vedrà, in pochi giorni, il processo infiammatorio mitigarsi e l'i popion riassorbirsi. Nel caso che tutta o quasi tutta la camera anteriore fosse riempi ta, è necessario praticare il taglio di Saemisch. Però è bene ricorrervi quanto più tardi è possibile, poichè, aperta la cornea., i microrganismi


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dei quali è pieno il fornice congiuntivale, specialmente in questi casi; invadono la camera. anteriore e giungono sull' iride, provocando gravi complicazioni. Questi concetti terapeutici, danno risultati tali che in due anni nella clinica di Torino, sono state straordinariamente limitate le operazioni di exenteratio eseguite in seguito a pa.noftalmiti, dipendenti da ipopion. In taluni casi, nel periodo iniziale della infezione bulbare, è stata sperimentata anche la introduzione in camera anteriore, attraverso la ferita corneale, di piccoli trochisci di iodoformio, metodo proposto pel primo da Haab; però dobbiamo confessare che, al contrario dei risultati ottenuti da Haab, da Ostwalt, da Gold~ieher, da Romer e da altri, non si sono ottenuti risulta..ti molto confortanti.

Que~te ferite attraversano tutti gli strati co-rneali, vuotando quasi sempre la. camera anteriore. Sono in generale molto gravi, sia percbè è difficile che si limitino alla sola cornea, sia per gli esiti gravi che ne conseguono. P ossono essere prodotte da strument.i atli,ati, ovvero da scheggia minerali o metalliche a bordi taglienti. · V esame obbiettivo di queste ferite è necessario sia diligentissimo, sia con la illuminazione focale, sia con la lente di Zehender; in modo che si abbia la possibilità di avere un reperto dettagliato e completo, indispensabile per la cura e per la prognosi. I -~i11tomi subbiettit:i delle ferite non perforanti si riscontrano anche in queste, ma più accentuati. I sintomi obbiettivi sono svariatissimi, poichè dipendono dalla gravità. della. ferita. e dalla. compartecipazione delle parti vicine. Essi possono essere i seguenti: persistenza. del corpo estraneo feritore, o fra le labbra della ferita, o in camera anteriore, o più profondamente: i poema, procidenza. dell'iride, con o senza lesione di essa: lesione delle. lente limitata. solo alla cristalloide anteriore o a. tutta la lente: lacerazione della Zonula di Zinn: lussazione parziale o completa della lente, sia in camera anteriore, sia lateralmente, sia indietro: prolasso del vitreo: lesione delle membrane profonde. 11 decorso delle ferite perforanti varia a seconda delle complicazioni. Se è lesa soltanto la cornea e d i margini di essa. si mantengono ravvicinati, la c icatrice avviene con facilità e regolarmente. L' epi-


St:l TRAOMATI!':MI OCULARI

telio scorre nello spazio beante, un tessuto connettivale di cicatrizzazione cementa i margini della ferita, la membrana elastica posteriore di Descemet si chiude per accollamento, e la camera anteriore si riforma. La. posizione della. ferita influisce moltissimo sul riavvicina.mento dei ma.rgi,ni, poichè se la ferita segue un solo meridiano della cornea allora. i margini tendono a mantenersi ria.vvicinati, mentre invece se la. lesione attraversa irregolarmente più meridiani, i lembi tendono a divaricare. In questi casi avviene, quasi sempre, una cicatrice irregolare; talvolta. i lembi si ispessiscono nella loro parte posteriore, riducendo naturalmente la camera anteriore, come è dimostrato dalla fig. V3' ; tal' altra. fra i margini della ferita s'insinua del pigmento irideo, proveniente dalla camera anteriore (fig. H A). Se i margini della ferita sono COt1tusi, il processo <.li riparazione avviene più lentamente e quasi sempre irregolarmente. Nei casi pilt gravi, nei quali l'iride è anche lesa, si ha riduzione od abolizione della camera anteriore; l' iride prende par te al pro· cesso di riparazione, e si origina: un tessuto cicatriziale nel quale è irregolarmente frammisto il tessuto corneale ed irideo (fìg. 1:)• e 16' ). Queste gravi lesioni spesso sono seguite da irido·ciclite, che, quasi sempre, mette in pericolo la vita del bulbo. La Progno.iii perciò in tutte quest~ lesioni è sempre riservatissima, sia per la cosmesi, sia. per la funzione visiva, sia per la vita del bulbo. Cura..- È inutile ripetere in questa, come in tutte le altre ferite, la necessità. di seguire scrupolosamente tutte le accennato norme an· tisettiche. I n genere, nelle ferite limitate alla sola. cornea, basterà il solo ben· àa.ggio a tener ria.vvicinati i lembi ed avere una cica.tri~EI regolare. La sutura corneale si potrà eseguire quando la ferita è molto ampia, ovvero quando giace, o in corrispondenza della rima palpebrale, o in qualche altra direzione poco favorevole per il ria.vvicinamento dei margini. In questi <:asi si applicano due soli punti in modo che resti libero il foro pupillare; inoltre il filo sot;tilissimo deve mantenersi nello spessore della. cornea, senza cioè attraversarla tutta e penetrare in ~amera anteriore; non deve quindi oltrepassare la. membrana elastica posteriore di Descemet, a.ltrjmenti può residuare una. fistola corneale. E seguita la. sutura in questo modo, i punti, dopo due giorni circa, si eliminano spontaneamente. Questa pra.tica nella clinica di Torino non è molto usata non per Ja sua difficoltà., sibbene perchè quasi costantemente residuano delle


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STt:DlO SCJE~TIFICO-PRATICO

nubecnle corneali. Si preferisce invece dare due robusti punti snlla. congiuntiva in vicinanza del limbus: con essi si tengono ben riavvici nati i lembi della ferita e si evitano i possibili inconvenienti d ella. sut ura corneale. Se con la ferita corneale è complicata la procidenza dell'iride, e se è di data recentissima; allora., dopo una scrupolosa disinfezione, se ne può tentare la riduzione mediante delicati movimenti di massaggi~ eseguiti col dorso di un cucchiaio di Daviel, previa iustillazione di e:;erina se la ferita è periferica, e di atropina se centrale. ::le il prolasso irideo data già. da. giorni, si osserverà che l' epiteli~ ter_~de subito a ricoprirlo; allora è inutile tentarne la riduzione ; è più opportuno farne l'escissione con una forbice curva da iride, tenend~ la parte convessa di essa volta verso la ferita.. Dopo l'escissione, è necessario instillare dell' atropina. In questi casi residua una sinechia anteriore, che sarà distaccata. in secondo tempo, quando la cicatrice corneale sarà ben solida. L 'aderenza residuale può essere molto limitata, ovvero estesa. Nel primo caso il distacco d i essa si può eseguire con facilita eseguendo un taglio lineare sul limbus e poscia afferrando e strappando con un uncino ottuso la piccola sinechia. Se invece essa è vasta, occorre fare, anche in una sola seduta, una doppia iridectomia ai due latii dell'aderenza, in modo che il tessuto cicatriziale corneo-irideo rimanga isola~ dal resto d eli'iride. È importante eli esegnire, senza grande ritardo, la doppia iridectomia; poicbè è dimostrato che le sinechie, oltre essere un continuo pericolo, perchè favoriscono lo sviluppo delle irido-cicliti, sono anche nna via facile, rapida e sempre aperta alle possibili infezioni dalla cornea al tratto uveale. Nelle vaste ferit.e della cornea, alla procidenza iridea può a ccompagnarsi quella del corpo ciliare, di masse cristalliniche, del vitreo. In questi casi, dopo accurata disinfezione, e dopo aver reciso tutti questi tessuti procidenti i si possono dare, presso illimbus, due robusti punti di sutura, profondi fìno alla capsula di 'renone ed attendere più tardi gli esiti, pur troppo quasi sempre disastrosi. A vvennta. la cicatrice, a seconda delle alterazioni che il bulbo presenta, si procederà agli atti operativi che si crederanno più opportuni. In questi casi di vaste e gravi ferite, è necessario usare tutti i riguardi nel primo esame del bulbo; evitare cioè i bruschi movimenti dell' ammalato, aprire le palpebre con ogni precjluzione, e nei bambini ricorrere anche alla narcosi i se si vuole evitare la ingrata sorpresa di un vuotamento completo del bulbo.


SUI TRAUMATIS)ll OCULARI

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Trattandosi di ferita corneale importa n te, è buona norma praticare il bendaggio binoculare, come si fa in quasi tutti gli atti operativi, ed il riposo n el letto, per evitare i movimenti del bulbo, e favorire così il processo di cicatrizzazione. Nelle medicazioni giornaliere successive è necessario ripetere la disinfezione della regione orbitaria con l'etere: sottoporre l'ammalato alle polverizzazioni calde, ed instillare qualche g occia. d 'atropina. · Durante il processo di cicatrizzazione delle ferite corneali può insorgere la che1·atite filamentosa. Essa indica che il processo di cicatrizzazione non decorre n ormalmente e spesso precede le infezioni del bul bo. Può anche presentarsi, durante la cicatrizzazione delle ferite da t aglio, una cheratite Rt1·iata, dovuta quasi sempre al protratto bendaggio compressivo: possono infine comparire delle piccole cisti sulla cornea per disturbi di nutrizione di essa; ovvero delle piccole vescicole conte·nenti granuli fortemente refrangenti di ematoidina. Quest'ultimo è un reperto molto raro, e di pende da un trasudato di sangue nel tessuto corneale. Finalmente può avvenire la formazione dE;~lle cicatrici cistoidi, di cui abbiamo già trattato; ovvero residnare una fistola corneale con abbassamento della pressione oculare, per perdita continua dell'acqueo att raverso la fistola . Oltre queste complicazioni, altre più gravi, numerose e svariatissime, p ossono accompagnare le ferite corneali, dall' irite alla panoftalmite. T alvolta esse possono evitarsi con la scrupolosa disinfezione, tal' altra rappresentano una fatale ed inevitabile concomitanza, dipendente dallo s tesso trauma.tismo originario. Gli esiti finali di queste lesioni variano dalla guarigione o dalla semplice riduzione del visus, nei casi meno gravi e più fortunati, fino alla t isi del bulbo, nei casi complicati a gravi lesioni delle membrane · pmfonde.

Ustioni. Le ustioni della cornea, specialmente se provocate da liquidi bolle n ti o da gas infiammati, sono quasi sempre accompagnate a lesioni dello stesso genere della congiuntiva, della cu te palpebrale e del viso. Queste ultime forme saranno esaminate nei relativi capitoli ; qui ci occuperemo solo delle lesioni limitate alla cornea. Mi sembra opportuno seguire la suddivisione di queste lesioni, fatta dal Roselli in ustioni chimiche, termiche ed elett1·iche. Nella prim a categoria trovano posto le ustioni da acidi e da alcali (calce).


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STCDIO SCIE!\TlFIC'O·PRA.TICO

Nella seconda, vanno quelle prodotte da frammenti di ferro t:OV€'nte, da pezzetti di carbone acceso, da scintille metalliche, da granuli di polvere infiammata, da getto di gas acceso, da liquidi bollenti, e~c. Nella terza possiamo riunire quelle prodotte da scintille elettriche. o dalla folgore. UsTio:>r CHIMICHE . - La natura delle sostanz~ originanti queste lesioni:, se non si con0sce per ·referto, è difficile diagnosticarla dalle lesioni stP-sse: possono servire talvolta le carte reattive, se si hanno alla mano subito e nel primo momento. Ustioni da ar·idi. - Gli acidi che più frequentemente provocano ustioni, sono il solforico, il nitrico, il cloridrico, l'acetico o l'unione di alcuni di essi (vetriolo, ecc.), e risulta dalle statistiche, che queste lesioni avvengono più frequentemente per ragioni delittuose, che per accidentalità o per scopi professionali. · La sintomatologia di queste lesioni è sempre grave, perchè tali agenti chimici necrotizzano rapidamente il tessuto sul quale cadono: quindi nei casi gravi possiamo avere perforazione più o meno vasta della. cornea, fino alla caduta totale di essa, con successivo vuotamento del bulbo. Se invece gli acidi sono in soluzione, queste lesioni sono a ttenuate, e possono limitarsi alla necrosi dei soli strati superficiali della cornea. Se è distrutto solo l'epitelio, senza che la Bowma.n sia lesa, la. cornea si p resenta tutta bianca, opacata, pocù sensibile al tatto. Se l'ustione ha interessato gli strati profondi, la cornea si presenta bianca. ;}Ome porcellana, affatto insensibile; una parte di tessuto si necrotizza, e quando più tardi cade, si originano delle nlceri più o meno vaste e profonde. A questi gravi sintomi obbiettivi, corrispondono in gradv ele,a.to i sintomi subbiettivi del dolore, fotofobia., lagrimazione e diminuzione della vista. IL decorso di queste lesioni è vario a seconda l'intensità, la profondità, l'estensione della lesione. L'epitelio corneale si rigenera con grande rapidità, quindi nei casi lievi la cornea può tornare limpida e chiara in 36 o 48 ore. Così le ulceri residuali, se sono superficiali e limitate, si riparano lasciando solo delle albugini o limitati leucomi cicatriziali; ma. se invece vi fn vasta e profonda distruzione di tessuto, la riparazione avviene per mezzo di connettivo neoformato, e la cornea. rimane in gran parte opacata. ed appiattita. La. p1·ognosi è in relazione con le alterazioni esistenti sulla cornea; in.genere però è sempre riservata, per le frequenti alterazioni anatomiche c0nsecutive, ledenti la funzione visiva.


Sl'! TRAt: MATI::;~ll OCCLARI

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La cttra abitualmente usata nella Clinica di Torino è la seguente : In primo luogo, ed il più prontamente possibile, lavaggio abbondante d el bulbo, o con soluzione di soda all'l p. 100 per neutralizzare l'acido, o con acqua sterilizzata in gran copia., per diluire al massimo grttdo l 'acido ancora. esistente sulla cornea nei fornici congiuntivali: detersione successiva di t utta la regione. Giovano in seguito le polverizzazioni calde prolungate e ripetute, non che l' instillazione d i un collirio fatto di 5 centigrammi di -~ol(ato neutro d'atropina, con 10 grammi di olio di manfùn·le dolci ~;terilizznto. Se insorgeranno dolori intensi, sarà. opportuno instillare del collirio di cloridrato di cocaina in solnz ione oleo.qa sterilizzata al 8-5 p. 100. A.d evitare il simhlef aro, si usa con buon risultato, mettere un po' d i vaselina sterilizzata. tutti i giorni nei fornici congiunt ivali, mediante un sottile agitatore di vetro con punta smussa : con esso si possono anche lacerare le possi bili aderenze. Nei casi di gravi alterazioni irido-corneali consecutive ad ustione del bulbo, qualche autore consiglia di eseguire una iridectomia dopo la. completa riparazione della lesione, poichè talvolta. essa può prevenire un processo di tisi b nlbare. Nei caRi di gravi ustioni che interessano profondamente la cornea con diffusione alla congiuntiva, e nei quali si è avuto, dopo qualche giorno, il disastroso esito della cadu ta della cornea e vnota.mento del bulbo; devesi evitare con ogni cura il simblefaro totale delle palpebre, facilissimo ad avvenire in questi casi. Quest'ultima. complicazione imp edirebbe anche un'opportuna protesi e costringer ebbe a successive operazioni di plastica, non sempre di esito felice, sotto il punto d i vista della cosmesi. Trattando d elle ustioni chimiche è necessario ricordare quello che può avvenire quando si usa inavver tentemente del calomelano in terapia oculare, sopra. individui sottoposti a cura iodica. In questi casi, la presenza del ioduro nelle lagrime, trasforma il calomelano (protoioduro di mercurio), in sublimato corrosivo (biioduro di mercurio), il

quale trovandosi così in soluzione molto concentrata, esercita. un'azione potentemente caustica sulla cornea. I n questi casi è necl3ssario diluire subito abbondantement·e quella soluzione con profusi lavaggi di acqua sterilizzata., e provvedere poscia., nel modo già. detto, alle altre possibili lesioni, se fossero avvenute. Ustioni da alcali. - Queste sono anche frequenti, ma di origine più accidentale che delittuosa. Gli alcali più pericolosi, per le lesioni che possono produrre sulla cornea, sono: la potassa, la soda, la calce. Quest'ultima è la sostanza. che più frequentemente provoca ustioni, for~e perchè è la più adoperata.


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STUDIO SClE:STIFICO·PRATlCO

Queste sostanze hanno un'azione meno energica degli acidi, però sono solubilissime, avidissime di acqua e facilmente combinabili cogli albuminati e con la sostanza cornea. Per queste ragioni disgregano con rapidità 1l tessuto corneale, e lo corrodono profondamente. Oltre che dalle sostanze accennate; abbastanza frequentemente si possono riscontrare ustioni prodotte dall'ammoniaca liquida o da. sali ammoniacali. In genere però, le lesioni prodotte da queste sostanze non sono mai molto gravi, poichè è difficile che arrivino in gran quantità sulla cornea. In questi casi lievi si ha solo sfaldamento epiteliale della ~ornea, con lieve e passeggero opacamento di essa. Ma se vi giungono in gran quantità, e se non si ha l'opportunità. di intervenire con rimedi opportuni e con sollecitudine; si possono avere lesioni gravi, come per gli ac·idi. La .sintomatologia subbiettiva ed obbiettiva è analoga a quella osservata per gli acidi, ma in genere più attenuata. La cornea appare ricoperta come di un velo finissimo biancastro, che presto scompare ne,i casi lievi; mentre invece l'opacamento è densissimo e persistente, nei· casi gravi.

Egualmente il deco1'80 dipende dall'importanza della lesione: dil'atti si può avère una completa riparazione dell'epitelio, senza alcuna conseguenza, se la causticazione fu superficialissima; mentre invece se la. lesione fu este~a, o sì formarono delle escare, gli esiti saranno gli stessi notati per le causticazioni .da acidi. Per la cura delle ustioni da aJ~ali è necessario ricordare alcune norme generali ed altre relative alle diverse sostanze. Se la sostanza caustica è in pezzi, o trovasi annidata nei fornici congiuntivali, è necessario cocainizzare l'occh~o e poscia rimuoverla colla massima. delicatezza, mediante un piccolo cucchiaio smusso di Daviel. Non bisogna mai lavare con acqua, come si fa. per gli acidi, per non diluire la sostanza caustica ed aumentare localmente l'azione o generalizzarla. Per assicurarsi che nulla è rimasto nel fornice superiore, è necessario rovesciare sempre la palpebra. superiore corrispondente. Non sono rari i casi di pezzi di sostanza caustica rimasti inosservati nel fornice superiore, dove proseguivano indisturbati il processo .di distruzione, con consecutive g ravissime lesioni del bulbo, come la retrazione e la tisi di ~sso, avvenuta per vasta perdita di tessuto, prodotta dall'approfondirsi della sostanza. caustica nella sclera. Deterso l'occhio, è opportuno neutralizzare l'azione degli alcali in genere con latte acido, o leggermente acidificato: poichè la caseina. con l'acido lattico o con un acido aggiunto, trasforma. gli alcali in albuminati, lattati, saponi, che non esercitano azione nociva. sui tessuti


St,;l TRAOb!ATISYI OCt;LARI

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del bulbo. Giova anche il lavaggio abbondante con soluzione di acido tartarico. Come mezzi di ripiego servono bene la soluzione debole di succo di limone od anche il la.tte semplice o tiepido, specialmente se trattasi di soda caustica, o di liscivia di potassa.. Le norme da. seguire nella. cura. delle ustioni da. potassa. o soda, non sono sempre uguali a quelle per le lesioni prodotte da calce od ammonl&ca.. Nelle ustioni da calce, dopo avere eseguita l'accurata detersione mecca.nica, giova il lavaggio abbondante con soluzione acquosa satura di zucchero, poichè si forma sa.cca.rato di calce, innocuo per i tessuti bulbari. Ottimo riesce anche il collirio del Galezowski composto di cinque centigrammi di solfato neutro d'atropina, 50 centigrammi di zucchero in polvere sterilizzato e 10 grammi di olio di mandorle dolci, sterilizzato. E fin~~olmente è da raccomandarsi l'instillazione di collirio oleoso di cocaina o di atropina già altrove indicato, ovvero l'applicazio.ae di vaselina sterilizzata.. Per le caustica.zioni da ammoniaca o da sali ammoniacali ; dopo aver deterso il bulbo, basterà eseguire un abbondante lavaggio con acqua sterilizzata e quindi instillare i colliri succitati. Le polverizzazioni tiepide saraimo sempre indicate, poichè favo· riscono la riparazione dell'epitelio. In tutti i casi di ustione, è facile e frequente la. formazione di briglie di simblefaro: q uindi è necessario fin dai primi giorni passare ripetutamente la. punta smussa di un agitatore di vetro nei fornicii conginntivali, per lacerare qualche lieve briglia neo-formata., applicandovi successivamente della vaselina borica sterilizzata. In tutte queste contingenz~, è opportuno fare uso del bendaggio continuo, poichè la cornea avendo perduta la sua. normale compattezza., ha diminuito di resistenza e quindi è dispostissima alle ectasie. Se vi è minaccia di perforazione corneale, è necessario instillare eserina., se la temuta perforazione è periferica; atropina, se centrale: ciò per evitare che una grande quantità di iride rimanga procidente. Quando si hanno ustioni superficiali, deve farsi moderato uso di colliri di oocaina che logora l'epitelio corneale e ritarda quindi il processo di ri para.zione. Se vi sono frammenti di tessuto necrotico, è opportuno favorirne il distacco, mediante ripetute compresse calde, ed applicazione di vaselina sterilizzata. UsTIONI TBRJ.UCHE. Queste lesioni possono essere molto limitate e circoscritte, se prodotte da scintille metalliche incandescenti, da granuli accesi di polvere pirica, da cenere di sigaro acceso: possono invece essere molto estese e complicate ad altre lesioni, se prodotte


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STUDIO SCIENTIFICO·PRATICO

da grossi frammenti di metallo rovente, da gas acceso o da liquidi bollenti. In genere però, sono più frequenti le prime che le seconde. Le ustioni da sostanze termiche hanno la caratteristica. di essere quasi mai seguite da. infezione, per l'asepsi che produce il calore dei corpi ustiona.nti. · La sintomatologia in genere, non è molto differente da quella osservata in lesioni consimili di altri punti dell'organismo; difatti anche qui si riscontra edema ed escara, oltre il dolore, la. lagrimazione, la. fotofobia. Tutti questi sintomi variano a. seconda che l'ustione è più o meno estesa. Circa il deco1·.~o è da notarsi che esse in genere guariscono abbastanza rapidamente, per la condizione già. citata. della. loro asepsi. Quindi rapida sarà. la. riparazione e benigno il decorso, nelle lesioni molto limitate; invece nelle lesioni molto estese e profonde, la. cicatrizzazione avverrà con lentezza, e sarà seguita da alterazioni anatomiche e funzionali molto gravi. La p1·ogno;;i è relativa alla gravità. ed alla estensione delle ustioni~ ma in genere è sempre riservata. La wra nei casi meno gravi, si limita a favorire il processo di riparazione, mediante disinfezione accurata della regione, polverizzazioni tiepide ed applicazione di vaselina sterilizzata, o di collirio oleoso alla. cocaina. Se invece il frammento usLionante trovasi ancora sull'epitelio corneale, ovvero impigliato fra le lamelle corneali, bisognerà rimuoverlo ad ogni costo, colle norme già altra volta indicate, e poscia trattare la. lesione come or ora si è detto. E sempre opportuna l' istillazione di qualche goccia di collirio · d'atropina, per impedire la compartecipazione dell'iride. Se invece le lesioni sono state profonde e vaste, bisognerà favorire il processo di eliminazione delle escare, e la riparazione del tessuto sottostante. Anche per questo sono indicatissime le polverizzazioni calde e l'applicazione di vaselina sterilizzata. Le complicazioni e gli esiti di queste lesioni sono dipendenti dalla. gravità di esse: poichè se furono ~uperficiali e molto circoscritte, residueranno limitate ulceri corneali seguite da albugini o nefelii: mentre se l~ lesioni furono vaste e profonde, possiamo avere opacamente più o ·meno completo della cornea, appiattimento di essa, sinechie anteriori, ciclite e retrazione del bulbo, per gravi alterazioni neVl'otrofìche. UsTro:sr ELETTRICHE. - Ci siamo occupati di questo argomento, trattando delle lesioni del bulbo in seguito a fulmine, o a forti scariche elettriche.


~OITRAUMATJSMIOCVLARL

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Quindi poco o nulla resta ad aggiungere, poichè se una scintilla elettrica esercitò un'azione dirètta sulla cornea, l'alterazione non differenzierà punto da quella prodotta da una particella metalliea incandescente, ed il trattamento di e:~sa non varierà. Ricordiamo solo che può avvenire, sebbene raramente, che una forte scarica elet.trica si sprigioni in vicinanza della cornea, senza lederla direttamente: in questi casi la cornea può rimanere più o meno profondamente opacata. Il trattamento è uguale a q nello notato per le ustioni termiche.

LESIONI 'J'HAUMATICHE DELLA CO~GIUNTIVA, CAPSULA DI TENONE E SCLERA.

Credo opportuno riunire le lesioni traumatiche di queste tre membrane, perchè, essendo esse intimamente connesse fra loro, i traumi che a r rivano sulla prima mf)lto difficilmente si limitano ad essa sola, tanto sottile; ma in!;eressano anche le altre sottostanti . Quindi ria.ggruppando l e lesioni traumatiche di queste membrane, il lavoro riuscirà meno lungo e più coordinato. Anche qui possiamo riscontrare contus·ioni, C01'jJi estranei, ferite perf oranti, non pe1·(oranti ed ustioni.

Cont usioni. Bisogna premettere che non si può parlare di contusioni vere e propr ie di quest e membrane, ma piuttosto di contusioni del bulbo, con localizzazioni in queste membrane. E sse possono avvenire per l ' urto di corpi contundenti i più svariati, sia per la forma, sia per la . sost_anza; come piccoli pallini, frammenti di corpi giunti di rimbalzo; o'\rvero colpi di punta di un bastone, di corni di bue, ecc. Le contusioni leggere possono limitarsi alla sola congiuntiva, la quale presenterà allora an'ecchimosi superficiale, ma non sempre circoscritta; poichè la delicatezza e la cedevolezza del tessuto congiun- · tivale fa sì che il versamento sanguigno presto si diffonda. Se invece l a contusione fu prodotta da un corpo voluminoso o lanciato con viol enza, allora, oltre la congiuntiva, sarà iutei'essata anche la capsula di Tenone e la sclera. L'accidente più comune cbe accompagna questi urti violenti è la rottura della sclera. Questo coloboma traumatico avviene q uasi sempre 53 -

Gior11ale 111eclieo.


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al disopra del meridiano ori?.zontale, a poca distanza da.llimbus. La lacerazione della sclera e della capsula di Tenone può essere molto limitata, ma può anche esser vasta a tal punto, da lasciar sfuggire la lente. Le gravi contusioni sono quasi sempre complicate con la lacerazione della zonula di Zinn, ed allora la lente non rimane in sito: in questi casi essa o è soltanto lievemente spostata, ovvero lussata completamente con tutta la capsula. Durante lo spostamento, la lente talvolta può restar compresa fra i bordi della lacerazione, tal'altra può essere spinta sotto la congiuntiva, in qualche caso può essere scacciata fuori anche del bulbo, e finalmente può sprofondarsi nel vitreo. Queste gravi lesioni non si presentano mai da sole, ma complicate, con altre svariate alterazioni, quali: la contusione più o meno grave delle palpebre, la vasta e profonda ecchimosi della congiuntiva bulbaré, la procidenza d'iride, l'irido-dialisi, talvolta l'aniridia. totale, l'opacamente della lente, l'emorragia del vitreo, la procidenza di questo tra le labbra del coloboma traumatico, l'emorragia retinica, la rottura della coroide. Il deco1·so di queste alterazioni è lungo, e l'esito sempre dubbio, non solo circa la funzione visiva, la quale sarà sempre molto danneggiata: ma anche circa la conservazione del bulbo. Difatti sempre stentatamente vengono riassorbite le emorragie del vitreo e della coroide, e forse ancora più difficilmente quello della retina. Inoltre dobbiamo ricordare che sono frequenti i casi di stafìlomi successivi intercalari, avvenuti attorno ad una giovane cicatrice sclerale; come pure non è raro osservare l' insorgere di una irido-ciclite in seguito a contusione grave della sclera. Ho creduto interessante riportare nella fig. 17", un caso del genere. Essa. è la riproduzione di una sezione di bulbo affetto da irido-ciclite plastica di origine traumatica, ed en:uclea.to per fenomdni simpatici insorti nell'altro occhio. In questo caso si osserva un essudato o~g;tt nizza.to che ha infiltrato completamente l'iride ed il corpo ciliare deformando anche il cristallo ; in mezzo all' essudato notansi anche delle false membrane La cnra delle contusioni localizzate alla. congiuntiva, alla capsula. di Tenone e alla sclera, non offre difficoltà; poichè, eseguita. la consueta disinfezione generale, si otterrà una rapida guarigione con le polverizzazioni calde, col massaggio leggerissimo, col riposo dell'occhio e bendaggio continuo.


SU! TRAUMATIS~Il OCULARI

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Se invece alla contusione si accompagna lacerazione della congiunti va, o anche della capsula, sarà opportuno dare qualche punto di ~utura per ottenere una regolare cicatrizzazione. Quando è lesa insieme anche la sclera, allora avremo da fare con una ferita perforante, di cui or ora ci occuperemo. Allora la lesione ~ssume un'importanza serissima; poichè, oltre il pericolo dell' immediato vuotamento totale o parziale del bulbo, vi sono sempre le gravi conseguenze che seguono alle ferite penetranti. Se alla rottura della sclera e complicata lussazione sottocongiuntivale della lente, non si deve aver fretta a rimuoverla ; ma conviene aspettare circa venti o trenta giorni, affiuohè si possa esser sicuri che la -cicatrice sclerale sottostaute sia solida; altrimenti, aprendo la congiuntiva e rimovendo la lente si pnò avere l' ingrata sorpresa di veder _procidere il corpo ciliare o il vitreo.

Cor pi estranei. Sulla congiuntiva, capsula e sclera possono giungere dei corpi -estranei, ma molto meno freq uent~mente che sulla cornea. Il loro volume, la loro natura, il . meccanismo d'azione è uguale a -quello ricordato per la cornea. Essi possono attraversare soltanto lRcongiuntiva e presentarsi così ricoperti da essa, ovvero possono impiantarsi negli strati superficiali dello sclera, dopo avere attraversata la capsula, e finalmente penetrare .o.ell' interno del bulbo. Di questi ultimi ci occuperemo parlando dei corpi estranei penetranti nella coroide e nella retina. Intanto se i corpi estranei sono superficiali, si rimuovono direttamente con le pinze: se sono impiantati profondamente nella sclera., dopo averne stabilito esattamente la profondità e la natura, veJTanno rimossi o con sottili ed opportune pinze, ovvero mediante la punta di una calamita, se fossero metallici. Durante queste manovre bisogna essere accorti di non infossare il -corpo estraneo più di quell0 che esso sia, poichè sarebbe un grave torto di rendere perforante una ferita che non lo era. Fra questi casi bisogna ricordare quelli, in verità, . non molto comuni di pallini da .caccia giunti sull'occhio e rimasti infissi fra gli strati della sclera, senza penetrare nel bulbo. E stratto il corpo estraneo, basta ricoprire la breccia con un punto di sutura dato sulla congiuntiva: comprendendo o no la sclera a seconda la gravità della lesione.


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STODIO SCIE!IITIFIC.O·l'IUTIUO

Tal volta i corpi estranei possono passare inosservati, perchè ricoperti dalla congiuntiva, ed allora, se ai disturbi subbiettivi si aggiunge un piccolo sollevamento sottocongiuntivale, che può darci qualche dubbio: è bene incidere la congiuntiva e scollarla per un piccolo tratta, per assicurarci della presenza del corpo estraneo ed eseguirne l'estrazione. ' Se per caso trattisi di un corpo metallico, potremo accertarci della sua esistenza, o mediante il sideroscopio, o colla calamita di Haab, senza scollare la congiuntiva. Talvolta in seguito alla permanenza di un corpo ·estraneo su.lla. congiuntiva, possono insorgere dei granttlomi su questo tessuto: in questi cast non rari, è bene escidere con un colpo di forbice il piccolo tumoretto.

Ferite non perforanti. In questa categoria comprendiamo quelle ferite le quali interessano la congiuntiva, la c~tpsula. di Tenone e solo gli strati superficiali della sclera. Esse possono essere prodotte da strumenti taglienti o da corpi contundenti originando le ferite lineari e contuse; mentre invece se sono prodotte da strisciamento di un corpo contundente, avremo le ferite a canale, con orli ripiegati e contuse. I sintomi che accompagnano questi traumi sono : il dolore, la. l acrimazione, l'iniezione vasale, l'ecchimosi dei tessuti limitrofi. La congiuntiva lacerata è, quasi sempre., retratta; i bordi della capsu.la e dello sclera tendono a divaricarsi. La prognosi di queste lesioni è sempre fausta. Si ripa·r erà sempre ad esse mediante uno o più punti di sutura. previa accurata disinfezione della parte: i punti interesseranno solo la congiuntiva, ovvero si approfondiranno negli strati superficiali della sclera, a seconda della profondità della ferita. Però .3 necessario, nelle ferite sclerali anche limitate, mantenere il bendaggio per parecchi giorni, per evitare l'insorgere di sta.filomi sclerali in corrispondenza della cicatrice giovane, poco resistente. Il decorso di queste ferite è -quasi sempre normale, ed il processo di cicatrizzazione avviene regolarmente, però, quando esse sono molto p.rofonde, possiamo avere un eM,to se non grave, certo non desiderabile, cioè l'infossamento dei bordi della ferita. E siccome questo fatto non è raro, specialmente quando è necessario dare più punti, così ho voluto riportare nella fig. 18~ un caso di ferita sclerale profonda, ma non perf orante: nel quale si nota con chiarezza che i due bordi sclerali si


SOl TUAGMATJ<:)H OCl"LARI

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sono infossa.ti, ed il tessuto conginntiYale è andato a riempire il vuoto lasciato dalla cicatrice. L'esame di questo preparato conferma l'indi· cazione che i punti di sutura, in queste lesioni non perforanti, non devono essere molto tesi: ma occorre solo che essi tengano ria•vicinati i bordi. La cicatrizzazione è favorita dal prolungato bendaggio.

Ferite perforanti. Possono essere prodotte sia direi tamente da strumenti da taglio o da punta, sia per urto di corpi taglienti o contundenti giunti di rimbalzo sull'occhio, come scheggia di proiettili e pallini. La forma e l'estensione delle ferite perciò è varia: vi sono registrati cnsi molto rari eli ferite sclorali a foro prodotte da un pallino il quale ha attraverP.ata la sclera fermandosi negli ultimi strati di essa, senza penetrare nel bulbo, ma visibile all'esame oftalmoscopico so è rimasto t rasparente il vitreo\il quale altre volte può opacarsi pel trauma stesso. Le ferite sclerali possono essere limitate a questo solo tessuto, ma più comunemente sono accompagnate a lesioni analoghe del lim bus e della cornea. In questi casi· i sintomi che le accompagnano sono l'apertura della. camera anteriore, l'ipoema, la procidenza d'iride, la chemosi congiuntivale, la prol·idenza dei corpi ciliari, di masse lenticolari, della ~oroide, della retina, lacerate per una estensione piit o meno grande. Costantemente notasi il pigmento coroidea.le scuro sparso in gran copia sui bordi della ferita., e la tensione diminuita. Se invece le ferite sclerali sono situate verso l'equatore del bulbo, caso molto più raro ad avvenire, allora, o sono g ravissime, come le prime: poicbè oltre la coroide e la retina, vien lesa. a. n che la jaloide, con consecutiva fuoriuscita più o meno completa dei vitreo; ovvero può avvenire, come in qualche raro caso è stato descritto, che la jaloide rimanga illesa, ma. si avanza. sotto forma di una vescicola. tra· sparente fra le labbra della. ferita sclera.le beante. Talvolta accade di riscontrare una limitatissima ferita perforante della sclera coperta dalla congiuntiva, e quindi obbiettivamente non rilevasi fra le labbra d ella ferita, il pigmento coroidale che caratterizza. la ferita sclerale perforante. I n questi casi, oltre la chemosi congiuntivale, vi è un sintomo che ci metterà sull'avviso, ed è la diminuita tensione bulbare. Il dewrso di queste ferite, al ::ontra.rio delle lesioni sclero-congiuntivali non penetranti, dove la cicatrizzazione è quasi sempre regolare, varia secondo la nat ura. delle lesioni concomitanti. Questo fatto r isulta chiaro dalle fig. 1 ~, 20• e 21a. l


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STUDIO SOIE~TIFICv·PRATICO

Nella fig. 19a è riprodotta una ferita sclerale in corrispondenza del corpo ciliare: in A vedonsi le fibre della sclera. che si sono ripiegate a gomito durante il processo di cicatrizzazione, e fra di esse notasi il pigmento proveniente dal vicino corpo ciliare, che è stato leso ed è rimasto impigliato nella cicatrice. Nella fig. 2()a la ferita sclerale era verso)'equatore: la coroide ferita.. è tutta pieghettata, ed è rimasta impigliata nel processo di cicatrizzazione della solera. La fig. 21" invece riproduce una ferita sclerale lineare antica, perfettamente riparata. La ferita ad angolo, interessava tutta la sclera esfiorava appena l'angolo irideo i la cicatrice è avvenuta regolarmente, senza conseguenze per l'occhio trauma.tizzato, che fu poi enucleato molto tempo dopo, per altra affezione endobulbare, indipendente dal! trauma. La fig. 22" appartiene . ad un bulbo tisico ferito I n essa. vedesi la. ferita avvenuta in corrispondenza del limbus, ma il processo di cicatrizzazione non è avvenuto regolarmente come nell'altra: qui il tessuto irideo è rimasto impigliato nella cicatrice, compiutasi per ciò anormalmente. Il pigmento irideo infiltra r.nche tutta la cicatrice in altor dove manca pure l'epitelio, che non si è completamente riparato. La p1·ogno.~i quindi, mentre era fausta in tutte le lesioni superficiali, o non interessanti i corpi ciliari, ò sempre riservatissima o meglioinfausta nelle ferite sclerali penetranti, siano esse verso il limbus, siano verso l'equatore. · Tuttavia la cnra di queste ultime lesioni, sarà in primo tempot sempre conservativa, l'enucleazione e l'exe!J-teratio rappresentano l'ultima ratio. Ricorderò sempre un caso riportato anche nel q nadro delle feritA sclerali penetranti. Trattavasi di un giovane nel quale erauo cosi gravi le lesioni, accompagnate anche da un semi-vuotamento del bulbo, che l'illustre prof. Reymond rimase per nn momento dubbiosofra l'exenteratio e la cura conservatrice. Alla fine si attenne a questa, e si ebbe pel momento il confortante risultato di vedete la ferita del bulbo guarire e l'ammalato conservare non solo la percezione della luce, ma anche quella del movimento della. mano. Però, purtroppo, dopo qualche mese egli rientrò in clinica, per un processo di irido-ciclite sviluppatosi nell'occhio traumatizzato, con atrofia e dolentia di esso, fatti che decisero per un'immediata enucleazione, onde evitare l'insorgere dell'oftalmia simpatica nell'occhio sano. In questi casi adunque, dopo ayer a.nestesizzato l'occhio e disinfettata scrupolosamente tutta la regione i si terranno aperte le palpebre con molta delicatezza ed accorgimento, mediante gli ele>a-


SU l TRAUYATlS:IJJ OCt,;LARl

tori e non col blefarostato, per evitare cosi qualunque compressione sull'occhio ferito: si asporteranno i tessuti procidenti, e s1 nuniranno con punti di sutura i bordi della ferita. Durante questa. manovra è necessario far combaciare nel miglior modo possibile i bordi della lesione, per ottenere una cicatrice regolare e solida. Nella sutura sclerale è indispensabile che i punti si mantengano nello spessore della sclera, senza penetrare nel bulbo. I punti possono essere o sclero-congiuntivali, ovvero p uramente sclerali: in questo caso, al disopra di essi si rinnirà la congiuntiva. L a sutura sclerale, da qua!cuno, è stata fatta anche con filo di categut. È buona regola in questi casi praticare un bendaggio binoculare per evitare, il più che è possibile, i movimenti del bulbo. Se vi fosse accentuata chemosi, vi si potrà riparare applicando un accurato bendaggio, e com presse f:redde. Durante il processo di cicatrizzazione si insti llerà atropina o eserina, a seconda dei diversi fatti che insorgeranno. G li e..~iti di queste ferite sono vari: nei casi meno sfortunati si potrà avere l' infossamento o la retrazione della cicatrice, ma purt roppo l'esito più comune delle gravi ferite sclerali penetranti è la irido-ciclite traumatica, l'atrofia del bulbo ferito, l'oftalmia simpatica..

Ustioni. Le ustioni della congiuntiva sono frequenti e quasi sempre concomitanti con quelle della còrnea; pitl rare sono quelle della capsula e 4ella. sclera. Quando queste ultime avvengono, sono sempre abbastanza profonde, perchè prodotte o da frammenti di sostanza caustica rimasta nei fornici congiuntivali, e giunta poi fino alla sclera; ovvero da liquidi talmente caustici, da penetrare fino a quelle membrane. Le ustioni limitate alla congiuntiva si hanno solo quando l'agente caustico sia cosi leggiero, da l~mitare la sna azione soltanto a questa sottilissima m embrana. Queste lesioni si osservano quasi sempre nel segmento anteriore del bulbo raramente al di là dell'equatore. Nei casi di ustione della congiuntiva, prodotta da sostanze ch1miche, è opportuno esaminare con diligenza i fornici congiunt ivali, sia rovesciando le palpebre, sia sollevandole per mezzo degli elevatori; per evitare la sorpresa di trovare, più tardi, qualche frammento di sostanza caustica, passato inosservato. I sintomi che accompagnano queste lesioni sono i seguenti: la ocmgiuntiva. ustiona.ta si pre::enta bianca per ischemia profonda; se invcw~


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STUDIO SCIEXTIFIOO-PRATlCO

. questo tessuto è stato distrutto, allora si vedrà allo scoperto,· eroso e con margini frastagliati, il tessuto della capsula e della sclera. In questi casi la congiunti va limitrofa alla lesione è chemotica, ed il fondo della ustione è ricope~rto da piccole escare. I dolori sono vivissimi, accom- • pagnati da fotofobia, lacrimazione e forte riduzione dell'acutezza visiva. Quasi sempre vi è irite concomitante. '[l deC01'80 in genere è normale, Se la ustione è superficiale; poichè l'epitelio che ha una vitalità straordinaria, presto si rigenera; mentre invece se la lesione è profonda, vi sarà sempre perdita di sostanza: la riparazione avviene lentamente; la sclera rimane assottigliata e talvolt'l. retratta: quindi si possono avere stafilomi sclerali consecutivi, con deformazione più o meno accentuata del bulbo. La, progno~Ji è subordinata alla estensione e profondità della lesione, nonohè alle complicazioni che possono accompagnarla o insorgere dtlraute il decorso. Per la cura valgono tutti i concetti generali indicati parlando delle ustioni della cornea. Solo è da ricordare che in questo genere di lesioni è straordinariamente facile, anzi direi immancabile la formazione di briglie di simblefaro. Quindi è di assoluta necessità far passare nei forn ici congiunti vali, quotidianamente, la punta smussa di un agitatore di vetro, sia per tener distaccate la congiuntiva bulbare e palpebrale, sia per distruggere q n alche briglia che si vada formando. Così pure non si deve mai dimenticare di apporre fra le d ue congiuntive una piccola quantità di vaselina sterilizzata, per evitare il contatto durevole delle congiuntive, poichè le superficie iperemiche di esse, sono dispostissime alla prolificazione di elementi epiteliali, con consecutiv~ n eoformazione di briglie di simblefaro. Quando la superficie della zona ustionata sarà detersa, e comincia il proce.sso di cicatrizzazione, si potrà osservare la parete sclera le così assottigliata, che al disotto traspare il corpo ciliare e la coroide : in questi casi è necessario sorvegliare attentamente il processo di riparazione e tenere il bendaggio a permanenza per molto tempo; poichè vi sono registrati casi di rottura della cicatrice sclerale, (l uando essa. è molto giovane e poco resistente. Se ad onta di tutte le precauzioni accennate, il simblefaro sia avvenuto, è necessario ripararvi con un atto oper!J,tivo, però in genere questo non è sempre seguito dal successo desiderato. Il simblefar o si riforma ripetutamente con una costanza sorprendente e scoraggiante per l'ocnl1sta. In clinica vi sono stati dei casi operati generosamente cinque o sei volte di simblefaro, che si è sempre riprodotto. \


SCI TRACMATISm OCC"LARI

Un'aUra complicazione che spesso accompagna le ustioni della congiuntiva, quando queste invadono per piccola Jnnle il margine corneale, è il così detto pte1·ivio cicatri::iale, il quale rappresenta lo stiramento della congiuntiYa verso il bordo corneale. Quest'alterazione però. è facilmente riparabile con opportuno atto operati,·o, e non lascia alcuna conseguenza. 'l'alvolta, per necrosi vasta del tessuto sclerale, in seguito ad ustione profonda, avviene la rottura della sclera con consecutivo \UOtamento parziale del bulbo; si può tentare allora la sutura della breccia, ma purtroppo, quasi sempre, segue l'atrofia del bulbo.

LE:;IONJ THAUl\IATlClii~ DELLA CAMEitA A:\TEHIORE.

Le prìnciiJali alterazioni che si possono riscontrare nolla camera anteriore in sognito a trauma sono: l'abolizione di essa, l'in torbidamento del ·'"IlO t'O?! tenuto, la presenza di un l'orp o estraneo, l'ipoema. l' ipopio11. • L'abolizione della came1·a può avvenjre qtumdo essa si \Uoti per ferite corneali penetranti. Il solo fatto dell'abolizione, senza complicazione rli rrocidenza d'iride o altro, non è uu fatto grave; poichè, eseguita un'accurata disinfezione e consecuti,·o bendaggio, Ja ferita corneale cicatrizzn. rapidamente e la camera anteriore si riforma. L' intorbidamento dell'umore acqueo può av•enire per alterazioue di esso, consecutiva a traumi generali del bulbo, per irite traumatica, per alterazione delle vie di filtrazione, o del processo intimo di produzione dell'aqueo. In questi casi la cura della lesione traumatica, il riposo assoluto del bulbo, la cura iotlica intensa e protratta, spesso ripristinano la trasparenza dell'a.queo. I corpi estranei che possono giungere e rimanere nella camera anteriore sono svariatissimi: in genere sono sempre molto piccoli, e rimangono nel solco irido-corueale inferiore. Questi . corpi estranei possono subito dare origine a fenomeni reattivi; ovvero anche, pi\l raramente incistarsi e rimanere per lungo tempo innocui ed inavvertiti. Ciò in parte dipende dalla natura chimica dei corpi stessi, poichè dall'esperienza di molteplici osservatori, sembra concordemente dim ostrato che alcuni corpi estranei possono ritenersi quasi indifferenti, come l'oro, l'argento, il vetro, la porcellana, il legno, il piombo, i granuli di polvere; mentre invece il ferro, l'acciaio ed il rame sem-


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STUDIO SCIEXTIFICO·PRATlCO

bra esercitino un'azione chimica infiammatoria, e perciò la loro permanenza è più pericolosa. Questa con:;iderazione si può ritenere come generale, in tutti i casi di corpi estranei penetranti nel bulbo. Quind1, !!e un corpo estraneo in camera anteriore non vrigina. alcun fenomeno reattivo, si può anche ritardare per qualche tempo la sua: estrazione; ma se invece si manifesta la minima reazione iridea, è necessario f~:>.rne l'estrazione, o mediante una iridectomia, o servendoci dei di versi apparecchi già descritti, parlando dei corpi estranei nel l'orbita (calamita gigante di Haab, elettro-cal<t.mita di Hirschberg); previo taglio del limbus in corrispondenza del corpo P.straneo. Se il corpo estraneo è mobile in camera anteriore, sarà opportuno instillare qualche goccia di esei:ina; per evitare col restringimento della pupilla che esso giunga sulla cristalloide anteriore, ovvero che cada neHa camera posteriore. L'ipoema da tra.uma si origina quasi sempre per ferita diretta dell' iride, o per lacerazione di essa in seguito a contusione : molto più raramente per ferita dei tessuti costituenti il solco irido-corneale. Nella maggior parte dei casi, esso si riass?rbe gradatamente: si può favorire questo processo, sia con le polverizzazioni calde locali, sia. mediante la somministrazione di j oduro per via gastrica. Se il riassorbimento ritardasse e si cominciasse a temere l'organizzazione del liquido, si può eseguire qualche paracentesi in basso; previa scrupolosa. disinfezione. Quando l'i poema è complicato a ferita corneale, non è prudente eseguire la paracentesi, prima della cicatrizzazionè della ferita. L' ipopion è una delle tristi complicanze che a-ccompagnano i traumi della cornea : di esso ci siamo occupati parlando delle ferite corneali~ e quindi non è il caso di ritornarvi sopra.

LE:5IONI TRAU)IATICHE DELL'IRIDE.

Questa membrana, di per sè stessa sensibilissima., può presentar~ le più svariate alterazioni in seguito a trauma. Essa difatti può risentire l'effetto dell'azione di un corpo contundente giunto sulla cornea o sul limbus: può esser colpita direttamente da nno strumento a punta, che abbia prima attraversato la. cornea, e finalmente, senza avere riportata una lesjone organica, può trovarsi procidente fra i labbri di una ferita corneale.


SUI TRAUMATIS~ll OCULAR I

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I corpi contundenti che possono produrre una lesione delPiride, senza ferite del bulbo, sono diversi, come ad esempio, una palla d i gomma, u na palla di neve, un pugno, un ramoscello. Indirettamente una caduta sulla regione orbitaria, può provocare una lesione dell'iride. Le alterazioni che la membrana può presentare in seguito a questo genere di trauma sono : l' irite traunwtica, il distacco totale o parziale dell'iride dal ligamento pettinato (irido-dialisi ed irideremia), la lace?·azione pa1·ziale t·aggiata un ica o multipla dello sfìntere p upillare, la lacerazioni limitate neUo spessore dell'iride, la retrofle.~sione, e finalm ente la miclriasi e la mio.<~i il'(tumatica. Tutte queste alterazioni dell'iride sono facilmente rilevabili, mediante la illuminazione focale, o con la lente di Zeh ender. Quasi tutto sono accompagnate da diminuzione dell'acutezza visiva, fotobia e lacrimazione. L'irite t1·aumatica è caratterizzata, da scoloramento dell'iride, d ilatazione irregolare di ess<t, intorbidamente d ella camera anteriore, initlzione pericberatica, dolori, ecc. Quest'affezione può avere delle fasi svariatissime, poichè dalla forma semplice, che si arresta nei p<imi giorni di cura, pnò attraversare molti stadi, fino alla forma purulenta gravissima. Nelle forme lievi il decorso è benigno: diminuiscono subito la iniezione pericheratica ed i dolori, sotto l'azione dell'atropina; le sinecbie si rompono e le pupilla si dilata regolarmente. Invece nelle forme gravi si banno delle altera· zioni così interessanti, che merita la pena di esaminarle. Ho creduto opportuno al rig uardo r iportare alcuni preparati' delle alterazioni istologiche iridee più interessanti. N ella fig. 12• si vede molto chiaramente una sinechia. anteriore isolata. La fig. 23,. appartiene ad nn caso d'irite plastica traumat ica; in essa s i nota l'occlusione completa d e lla pupilla, nonchè la fusione del tessu to

corneale irideo e lenticolare; si vedono p ure chiu.ramente gli elemen ti dell'iride frammisti agli strati profondi corneali e su perficiali della lente. Nella fig. 24" si osserva una sinechia totale antenore d ell' iricle cogli strati profondi della cornea, ed una sinecbia pa.rziale posteriore del tessuto irideo già disorganizzato, con le fibre superficiali della lente, degenerate anch'esse. Nella fig. 25' è riportato un caso di irite purulenta in seguito a ferita del bulbo. Qui si osserva l'iride circondata da essudato purulento in via di organizzazione, e gli strati posteriori della cornea infiltrati. La fig. 263 appartiene ad un altro caso d i irite purulen ta di origine traumatica: in essa si osserva un essudato p urulento nella camera ante-


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STCDIO SCJF.:\TIFICO·PRATICO

riore, gli sl;rati profondi della cornea sono infiltrati, e vicino a questi la Descemet pieghettata; la lente è in via di degenerazione. Le figure g~> e 10', 15" e Hi", appartenenti ad occhi tra.umatizza ti, presentano anche sinechie totali anteriori in seguito ad irite plastica, nonchè disorganizzazione del tessuto irideo e fusione di esso con gli strati profondi della cornea. L a fig. 27' appartiene ad un occhio che aveva riportata una ferita irido-corneale, e più tardi fu enucleato per atrofia del bulbo. In quest'occhio erasi formato un e~sudato organizzato nella cameri!- anteriore addossato agli strati posteriori della cornea infì.ltrata: l'iride stessa era circondata dall'essudato. Ho voluto aggiungere finalmente la fig. 28", poichè ci permette osservare un caso molto chiaro di atrofia dell'iride e del corpo ciliare i n uu bulbo ferito. Iu essa non si possono più ricono.;;cere nè la struttura, nè gli 'elementi di queste due membrane. Dal snesposto emerge chiaro di quanta importanza sia una cm·a ben diretta di queste lesioni, sin dal loro inizio. La disinfezione di un bulbo tr11.umatizzato deve essere sempre scrupolosissima; è opportuno m itigare fin dal principio i fenomeni irritativi dell' iride mediante inst.illa.zioni di atropina, polverizzazioni tiepide, bendaggio occlusivo e riposo assoluto dell'occhio. È necessario vincere e lacerare le sinechie posteriori che accompagnano l'irite, sp~cialmente se sono totali: poichè queste favoriscono lo sviluppo del glaucoma secondario, sopprimendo la comunicazione fra le due camere, ed impedendo il passaggio nella camera anteriore dE-1 liquido segregato dai processi ciliari. Intanto, siccome le sinechie che accompagnano le iriti traumatiche, non cedono subito all'azione dell'atropina, è opportuno ricordare che al protratto nso di questo medicamento, possono seguire sintomi di catarro oougiuntivale atropinico, con sviluppo di follicoli ; come anche si n tomi generali d'avvelenamento per atropina, quali secchezza di gola, nausea, arrossimento del volto, delirio, perdita. della coscienza, nonchè midriasi nell'occhio sano. In quest'ultimo caso, è necessario praticare qualche iniezione di idroclorato di morfina, che è l'a.ntitodo dell'atropina e sostituire a questa un altro midriatrico, come il bromidrato di scopula.mina, usato in questa clinica alla dose di un quarto o di un mezzo per cento, ovvero la iosciamina, l'omatropina, ecc. Gli stessi medicamenti sì possono usare sin da principio, quando si cominciano a notare sintomi di intolleranza per l'atropina. Il distacco totale o parziale clell'-iride; le lace1·aziorti sia del bot·do, sia del co1-po di essa, sono quasi sempre accompagnate da limitate emor-


SC I TRAG~IATIS~ll OCt::LARI.

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ragie nella camera anteriore. Queste talvolta possono mascherare le suddette lesioni, che si rendono manifeste solo col riassorbirsi dell' i poema. Il forarne pu p i ilare in tutti questi casi è deformato: può assumere la forma ovalare, ovvero essere irregolare. Per i distacchi dell'iride, per le lacerazioni del suo tessuto, la. terapia pur troppo è impossibilitata a.d agire direttamente. Quasi mai il tessuto irideo si riunisce a causa della sua elasticità.. N elle lacerazioni parziali dell'iride giovano le istillazioni di eserina; però siccome queste alterazioni sono accompagnate da fenomeni di irite, ne residuano, quasi costantemente, sinecbie posteriori o depositi di pigmento iricleo sulla cristalloide anteriore. Ma in genere le lacerazioni dell'iride rimangono purtroppo stazionarie, provocando 'diplopia monoculare e terminando non raramente, con un processo d'irido·ciclite. Le deboli emorragie che accompag nano le lacerazioni limitate d el margine irideo, spesso lasciano un deposito ematico sulla cristalloide anteriore, deposito che difficilmente scompare, e disturba intanto notevolmente la visione. Per mitigare il versamento sanguigno nella camera anteriore, giovano le applicazioni fredde praticate subito dopo il trauma. Dopocbè l'ipoema si è formato, esso non costituisce una grave complicazione, poichè, come già altra volta abbiamo notato, si riassorbe quasi sempre spontaneamente, mediante lavaggio, bagno caldo e joduro. Nel caso ritardasse il riassorbimento, o insorgessero sintomi glaucomatosi per l'aumentata pressione, si può vuotare la camera anteriore, praticando ripetute paracentesi in basso. · La ret1·o(lessione o arrovesciamento d ell' iride, può seguire nd un traumatismo oculare, ma. è un fatto molto raro. Esaminando un bulbo affetto da questa alterazione, sembra a prima v ista che ad esso manchi una sezione del margine irideo, mentre se si osserva con attenzione, o con l'aiuto di una lente d'ingrandimento si vede nn segmento d el margine irideo presentarsi come arrotondato, perchè esso si è arrovesciato all'indietro, ed accollato al corpo ciliare. Può giovare in questi cao~i l'istillazione di eserina.; ma il risultato non è sempre sicuro, poichè vi è spesso complicata lacerazione del margine irideo. L a midriasi paralitica, è· abbastanza frequente e specialmente si riscontra quando alla contusione del bulbo, segue aumento della pressione intraoculare. Essa è originata o dalla paralisi delle fibre dell'oculomotore, i. cui rami innervano lo sfintere della pupilla ed il muscolo ciliare, ovvero da lacerazioni e da emorragie dello sfintere pu pillare, o da lesioni del muscolo ciliare.


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STUDIO SCIEXTIFlOO·PRATICO

La mivsi paralitica segue sempre alla paralisi del simpatico cervicale. Nei casi lievi può essE'r data da lesione del ganglio oftalmico, che ha una radice simpatica. La midriasi e miosi traumatica spesso non sono assolute, ma relative; cioè rimane ancora un'ombra di reazione; inoltre il forarne pupillare in questi casi non rimane perfettamente rotondo, ma. talvolta. irregolare; esse sono sempre accompagnate da. riduzione di visus, e talvolta da ipoema. Il decorso di q ueste forme è in genere, favorevole, poichè nell~ maggior parte d ei casi sì l'una che l'altra. alterazione scompare: però l'andamen to . è q uasi sempre lento, anzi vi sono dei casi nei quali esse sono rimaste persistenti per molti anni. Giovano in questi casi il riposo assoluto dell'occhio, la permanenza. di esso nella penombra., le applicazioni in primo tempo di corrente elettrica debolissima, e più tardi, anche la tremuloterapia.. Dal snesposto risulta chiaro che la p1·ognosi delle alterazioni per contusioni dell'iride, è sempre riservata, sia riguardo all'acutezza visiva, sia anche c irca la vita del bulbo.

Corpi estranei n eli ' iride. Vi giungono sempre attraverso la cornea, ed al solito possono essere svariatissimi circa la forma. e la natura. Essi possono rimanere i nfissi nell'iride, possono cadere nel solco irido-corneale, dopo aver urtato coAtro l'iride; e talvolta, se sono voluminosi, possono rimanere impiantati fra. la cornoa e l'iride, come in un ammalato avuto in clinica. e riportato nel quadro dei casi clinici relativi a queste lesioni. L'osservazione dei corpi estranei nell'iride si fa o per mezzo dell'esame dir~tto, o con la illuminazione focale, coadiuvata. da. una lente positi~a interposta sul tragitto dei raggi riflessi della cornea, ovvero meglio ancora, mediante la. lente di Zehender. La. na.tnra dei corpi estranei, se non si può rilevare dall'esame diretto, o ùa.ll'anamnesi della lesione, è necessario sempre accertarla.

coll'esame dell'occhio al sideroscopio. Questo gouere di les;one è accom pagna.to da fotofobia, lacrimazione, iniezione iridea e pericheratica intensa, tensione diminuita. La. presenza di corpi estranei sia. 11el t essuto irideo, sia nel solco irido-corneale è sempre pericolosa., quind i la loro estrazione s'impone ati ogni costo: essa è tanto più facile, quanto più segue immediatamentealla loro penetra.zione. Nella clinica di Torino s1 seguono i seguenti concetti terape1,fici.


SUl TRAmiA'J'IS~II OtGL.UU

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In primo tempo, se il corpo estraneo è metallico è bene tentarne l'estrazione con la calamita gigante di Haab, avendo la precauzione di instillare prima qualche goccia di eserina, affiuchè la lente rimanga protetta dall' iride stessa miotica. Questo mezzo è il preferibile, poichè, quando riesce, l' iride rimane di aspett o normale e non subisce deformazione di sorta, come pnò avvenire per manovre eseguite colle pinze. Nei casi più fortunat i il corpo estraneo si distacca da ll'iride e fuoriesce per lo stesso forarne di en t rata. Più raramente la cornea può esser riperforata in altro sito, e finalmente può accader e che il corpo estraneo, dopo aver urtato contro la faccia posteriore della cornea, cada nel solco iride-corneale. Questo fatto avviene spesso, quando ii corpo estraneo è metallico ed impiantato solidamente e profondamente nel tessuto irideo; allora. sotto l'azione della calamita, si vede il t ratto dell' iride nel quale trovasi il corpo estraneo, sollevarsi sotto ogni chiusura del circuito; così a poco a poco il corpo estraneo viene alla superficie del tessuto irideo, ed allora., quando se ne distacca, n on avendo la forza eli perforare la cornea, 0ade n el solco iride-corneale. In questi casi, se ne può ancora tentare l'estrazione con la calamita di Haab, attraverso il tessuto dell' angolo irideo, il quale non è molto r esistente. Se non è possib ile l'estrazione con questo mezzo, sia perchè non riesca, sia perchè non si ha a disposizione l'apparecchio, che soltanto poche cliniche posseggono; si praticherà in corrispondenza. del corpo estraneo, un piccolo t&.glio li.neare sul limbus, di ampiezza. tale da ·permettere l'introduzione del becco della calamita di Hirschberg, ed ~~ollora quasi sempre il corpo estraneo vien fuori. Se finalmente neanche con questo mezzo si è potuto estratTe, si introdurrà nella breccia una sottile pinza da. iride, colla quale si afferra il corpo estraneo. Ancihe questo mezzo può però q ualche volta fal!ire, soprattutto quando il corpo estraneo è impiantato solidamente nel tessuto irideo. In questo caso non resta che eseguire una iridectomia, comprendendo nel tratto di iride che si escide, la porzione nella quale è impiantato il corpo estraneo. Nei casi poi nei quali esso n on è di natura metallica, dovendosi rinunziare al valido aiuto della calamita, bisogna farne l'estrazione o mediante le sottili pinze da iride, ovvero con la iridectomia. Una delle complicazioni che accompagna questo genere d i lesioni, è la cateratta traumatica la. quale si h a quando un corpo estraneo, superando la faccia posteriore del tessuto irideo, intacchi la cristalloide anteriore.


1:14.8

STUDIO SCIE:-ITIFICO-PRATICO

Fra gli e.~iti che possono seguire al tra.umatismo subito dall'iride per un corpo estraneo, è da. ricordare l' insorgere dei granulomi dell'iride. Essi sono dei piccoli tumoretti globulari, piuttosto regolari, che si sollevano dal tessuto irideo e sorgono in vicinanza. del punto dove era. i m pian ta.to il corpo estraneo. Questi granulomi assomigliano molto a quelle piccole neoforma.zioni rotondeggia.nti che si riscontrano nei casi di sifilide e di tubercolosi dell'iride. K e i casi dubbi l'anamnesi accurata, e se sarà necessaria. una iniezione di calomelano o di tubercolina, ci offriranno la. possibilità di una diagnosi differenziale. 'l'alvolta i granulomi dell'iride assumono una forma molto rigoglioso., tanto d<\ farci pensare ad un sa.rcoma dell'iride. Anche in questi casi l'anamnesi diligente e l'osservazione prolungato. ci metteranno sull'avviso.

Ferite dell' iride. Queste possono esser prodotte da un corpo tagliente e da punta, come frammenti di vetro, d i metallo, punte di penne ecc. sempre di rettamente attraversando la cornea od il limbus. Se la ferita è da. punta. molto sottile, in genere si origina. una. pupilla. supplementare, e la. ferita corneale si chiude rapidamente. Se la ferita della. cornea è lineare, l'iride fa. sempre procidenza attraverso i labri di essa, spinta dalla pressione intraocnlare, essendo stata. vuotata la camera anteriore. In ogni caso l'ipoema è costante. Le ferite dell'iride sono sempre pericolose, sia per la possibile infez ione portata dal cor po feritore, sia per la. consecuti \"& procidenza dell' iride. T .~in tomi ..,nbbiettivi di qneste lesioni souo: abbassamento rapido dell'acutezza visiva, dolori bulbari vivissimi, nevralgie craniche, fotobia o lacrimn.zione intensa. Il clecor.~o è differente a seconda· il genere della lesione. Se l'iriJe nou procide, la riparazione della ferita corneale avviene normalmente e rapidamente, senza conseguenze; tranno q ualche lieve traccia della cicatrice corneale che disturberà più o meno la vista, a seconda. della sua. posizione centrale o· periferica. V i poema., se non si riassorbe, si vuoterà. mediante paracentesi in basso come si è già detto. Se vi è stata ferita. dell'iride, con formazione d i pupilla accessoria, la. cicatrizzazione del coloboma. traumatico non avverrà mai. Ad esso si potrà rimediare med iante iridectomia.


!;1,;1 TR.\L":UATISlH OCl'LAR T

t!e invece vi è procidenza di iride, la c:u1·tt sani. ùifferl'nte. ~e la feri ta è recenle, l'iride in condizioni nor mali, e la proc iclem:a molto

limitata, si può teutarne la riduzione. Previa scrupolosa. d isinfezione, si istilleranno alcune g occio di atropina. se la. ferita corneale è centrale, di eserina se perif'enca, e poscia si favor irà la riduzione della procidenzacon opportuni e delicati movimenti fatti al disopra ed intoruo ad essa colla parte convessa di una curette. Se la procidenza. di iride è stata. ridotta, ma la ferita corneale tende a rimaner divaricata. si può ottenere il ria.vvicinamento dei bordi, mediante due punti di sutura dati sulla congiuntiva ed a.pplic~tti in corrispondenza dei due estremi della ferita. Nei ca.si di fortunata riduzione della procidenza d'iride, lJisogna sorvegliare accuratamente che, dopo esser stata ridoLtn, si m an tenga. tale, mediante r instillazione di atropina od eserina a seconda la posizione della ferita, e con un opportuno bendaggio protratto fiuchè la cicatrice non sia solida e resistente. Quando la riduzione non è possibile, si reciderà la parte procidente e si aspetterà la. cicatrice irido-corneale. Però se l'occb io si lasf' iasse così, esso si troverebbe nelle più favorevoli condizioni per contrarre infezioni esteriori e dispostissimo a processi d' irido-ciclite cousecuti va. È quin di necessario, dopo ottenuta una resistente cicatrice, e::;oguire una doppia. iridectom ia, fatta ai la. ti dell'aderenza iriclea, affinché tutta la. rimanente iride rimanga isolata dal tessuto cicatriziale irido-corneale. Se l'aderenza fosse esilissima, se ne può fare il distacco, mediante i l semplice uncino smusso. L e complicazioni, purtroppo non infrequenti, sono la cataratta. traumatica., l' intorbidamcnto del vitreo, l' irido-ciclite plastica e l'atrofia del bul bo. LESJ0:-:1 TRAU~fATICHE DEL CORPO CILIARE.

Prima di trattare delle lesioni traumatiche di questa regione, bisogna premettere che esse non si riscontrano quasi mai isolate, ma sempr e riunite a lesioni di parl;i limitrofe. Difatti, se è possibile che u n corpo vul nera.ute esplichi la sua azione soltanto sulla cor nea, o sulla sclera, è quasi impossibile che ciò avvenga per il corpo-ciliare, che ha t roppi intimi rapporti coi tessuti vicini. Verament~ questa osservazione si potrebbe fare quasi per tntti i tessuti d el bulbo; ma per comodità di studio metodico, ho cercato, per quanto mi è sLato po:~sibile, di isolare i sintomi ch9 si riferiscono alle lesioni dei singoli tessuti. 43 -

Giornalt Jltdito.


STCDTO SClEN'l'IFICO·PRATICO

Le lesioni del corpo ciliare si devono annoverare fra le p1U gravi del bulbo, sia per l'importanza del tratto ferito, sia. per i rapporti di esso, sia per la sua funzione, sia. per le complicazioni e per gh esiti. Di tutte le lesioni traumatiche, solo le ferite ed i corpi estranei pos· sono essere limitati a questa. regione e sono casi già. abbastanza rari. Non ci fermeremo quindi a parlare delle contusioni del corpo ciliare, poichè è molto difficile, se non impossibile, che si limitino a. questa. sola zona.: una. contusione che interessa il corpo ciliare, esplica la sua azione anche sull'iride, sulla coroide ecc. A.bbiamo già. visto trattando dell' iride, che in seguito a contusione, possiamo avere un' irido-ciclite traumatica; dall'esame dei sintomi però che accompagneranno questa. lesione, potremo dedurre se il trauma ha agito prevalentemente sul· l' iride, o più sul corpo ciliare. Difatti pare che se il trauma esplica la sua azione più sul corpo ciliare, avremo bensì la com parsa di precipitati nella faccia posteriore della cornea, dolore, lacrima.zione, pupilla. rigida, spasmo di accomodazione, diminuita tensione oculare; ma vi si formerà. ancora subito, nella sezione anteriore del vitreo, un essudato plastico, che difficilmente si riscontra nella irido-ciclite da contusione dell'iride. E per la p1·ognosi, le contusioni che hanno interessato prevalentemente il corpo ciliare e mer.o le parti limitrofe, pare che diano speranza di perfetta guarigione, al contrario, invece, di quando è interessata insieme iride e coroide. ·

Corpi estranei nel corpo ciliare. Piccoli pezzetti di metallo, frammenti di silice a. margini taglienti possano giungere direttamente nella. regione del corpo ciliare e ferirlo. Queste lesioni sono sempre accompagnate da. fenomeni irritativi imponenti, come dolore vi.vissimo, fotobia, accentna.ta iniezione perichera.tica e sclerale, ipoema. ed emorragia. del vitreo; il corpo estraneo può ancora essere visibile in mezzo alle labbra della. ferita, può essere sentito con la sonda, può sporgere nella camera. anteriore, può finalmente essere visibile, coll'esame oftalmoscopico, nel vitreo, se questo è ancora trasparente; ed allora si presenta. come una masse. biancastra-, in corrispondenza del corpo ciliare. La prognosi in questi casi è sempre riservatissima., tranne quando la lesione è lieve e circoscritta a l solo corpo ciliare, senza diffusione alle parti vicine; altrimenti segue quasi sempre l'atrofia. del bulbo. Dovendo accing~rsi all'estrazione di nn corpo estraneo dalla. regione ciliar~; è buona norma assicurarsi della. natura di esso, sia. dal·


SUI TRAUMATISMI OCOLARl

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l'anamnesi, sia per mezzo del sideroscopio, sia avvicinando il bulbo alla. calamita. gigante di Haab; poichè, nel caso trattisi di frammento metallico, anche profondo, si vedTà, durante il passaggio della corrente, sollevarsi quella limitata regione del bulbo, in corrispondenza della <tuale · esist1-- il corpo estraneo metallico. QuanJo, come si è detto, il corpo estraneo, non sia giunto con grande violenza. nel corpo ciliare, può ancora trovarsi impigliato nella. ferita, e allora qualunque sia. la sua natura, si può estrarre, afferrandolo con adatte pinze, cercando di evitare eccessive manovre, per non provocare l'emorragia, che copiosa accompagna le lesioni del <:orpo ciliare. Se invece il corpo è profondo, bisogna. in primo luogo ricorrere all'azione della calH-mita, poichè, se per mezzo di essa, otterremo la fuoriuscita del frammento, certamente l'estrazione, sarà accompagnata da minori traumatismi di quando l'azione della calamita riesce infruttuosa. In questo ultimo caso, ovvero se il frammento è siliceo, si deve sempre tentarne l'estrazione, o mediante le pinze, ovvero per mezzo di una iridectomia eseguita in corrispondenza del punto dove si suppone l'esistenza. del corpo estraneo. P erò bisogna notare che queste manovre, per quanto praticate colla. massima cautela, sono quasi sempre seguite da gravi lesioni endobulbari, come, emorragia della coroide o del vitreo, :fuoriuscita del vitreo, distacco di retina, ecc.

Ferite del corpo ciliare. Queste ferite rientrano nella. categoria. delle corneo-sclera.li per-foranti. E sse possono essere prodotte da strumenti taglienti o da punta, i .quali facciano una breccia limitata. nella regione del corpo ciliare. I sintomi che le accompagnano non differiscono da quelli notati per le ferite sclerali perforanti. Sole obbiettivamente si nota in più la procidenza dei corpi ciliari, della coroide e talvolta anche dell'uvea. .A queste ferite si accompagna sempre emorragia nella camera ante· riore e nel vitreo e, quasi costantemente, distacco di retina ed atrofia. .della coroide. Queste ferite sono interessantissime dal punto di vista istologico, -e l 'esame di esse, spiega le gravi conseguenze che le accompagnano; difatti, la recisione del corpo ciliare, ed in genere, le alterazioni ana-tomiche di esso, compromettono la vitalità. del bulbo, disponendolo all'atrofia.


STUDIO SCIE~TIFI C O·PHATICO

Le figure della. Ta.v. Vili appartengono a. bulbi tisici per ferite del corpo ciliare. Nella. fig. 29", la ferita. ha reciso e distaccato completamente l'iride dal corpo ciliare, rimasti fra. loro divisi da tessuto cicatriziale: il cristallino è in preda. a processo di vacuolizzazione, circondato dalla cristalloide raggrinzata.. Nella. fig. 30", l'iride ed il corpo ciliare sono i>ta.ti recisi dalla. fe; rita. avvenuta nella. regione del limbus, essi sono in parte scomparsi, in parte degenerati ed impigliati nella massa. cicatriziale. In questa. :figura. nella. parte inferiore a sinistra, si osserva qualche segmento di retina distaccata, spinta in avanti e facente corpo con la. cicatrice. Nella fig. 31', è riprodotta una veduta d'insieme di una ferita in corrispondenza delli.mbus, interessante tutto il corpo ciliare. In questo bulbo divenuto atrofico, vedesi la retina. distaccata e, tutta pieghettata, spinta in avanti verso la cicatrice. Questa. microfotografia presenta. un'interessante particolarità che bo riprodotto nella fig. 32", e cioè, la presenza di un gettone epiteliale, rimasto impigliato nella cicatrice e proveniente dall'epitelio congiuntivale. Questo gettone che vedesi ap-

pena nella fig. 29..,

in corrispondenza della. lettera. C, è riprodotto, con

molta chiarezza., nella fig. 30.. : esso è di forma. ova.la.re, bene isolato e circondato da tessuto cicatriziale. · Dallo studio di queste figure, appare chia ro che la progno.<t-i in questi casi, è quasi sempre sfavorevole. Gran parte di queste fe!ite, a.l principio, lasciano qualche speranza.; poichè si vede la cicatrice compiersi più o meno regolarmente, o a.l più con lieve retra.zione, e con persistenza. della percezione luminosa.; tutta.via, dopo qualche mese dall'avvenuta. cicatrizzazione, il bulbo va in tisi, e spesso non tardano a comparire sintomi di oftalmia simpatica nell'altro occhio. Ciò nonostante, è necessario sempre, in primo tempo, tentar la cura conservatrice. Dopo accurata disinfezione di tutta. la regione dell'orbita e del bulbo ferito; si escide la porzione procidente del corpo ciliare in modo da. lascia.rne il meno che è possibile, impigliato nel processo di cicatrizzazione; si applicano uno o più punti di sutura sclero-conginntiva.le, e si pratica. poscia, almeno per i primi giorni, un bendaggio binoculare, per impedire ogni movimento del bulbo, e favorire il processo di cicatrizzazione. La cura. conservativa deve quindi predominare, e dobbiamo solo accingerci all'enucleazione, quando la ferita è molto estesa., od accompagnata. dalla. fuoriuscita. della massima. parte del contenuto del bulbo. Credo im portante specificare i dati, che devono determinarci alla cura. conservativa, e quelli che Cl devono decidere per la rimozione del btùbo.


SUI TRAt:YATI Sloll OCI.' L ARI

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Vi sono alcuni autori i quali, edotti da ll' esperienza che tutte le ferite vaste e penetranti del bulbo, con procideuza del corpo ciliare o delle altre membrane profonde, e con abolizion e della percezione luminosa; se pure momentaneamente cicatrizzano, finiscono più tardi -coll'atrofia del bulbo; propendono in tutti questi casi, senz'a.ltro, per l 'enucleazione o per l'exenteratio, secondo i casi , a fine di risparmiare una serie di sofferenze all' infermo, e sot trarlo al pericolo di un'oftalmia simpatica. Nella clinica. di Torino si propendt3 sempre per la cura conservativa, anche nelle più gravi ferite: in primo luogo perchè si è potuto constatare che in qualche caso, dopo la cicatrizzazione, è rimasta una buona percezione luminosa ; in secondo luogo, p erchè il ritardo nella enucleazione non può provocare gravi conseguenze, quando si sorvegli con cura l'andamento dell'altro occhio ; e finalmente perchè tutti gli ammalati preferiscono il t entativo di conservazione, alla immediata enucleazione. Però, avvenuta la cicatrizzazione, nel momento che l'ammalato lascia. il luogo di cura., è bene prevenirlo chiaramente del pericolo al <J.Uale il suo occhio sano va. soggetto; e fargli le più vive raccomandazioni di ricorrere ad un specialista, non appena avverte qualunque minimo disturbo nell'occhio sano. Si ricorre invece subito all'enucleazione, nei et~.si di ferite così vaste, <la avere il bulbo completamente vuotato; ed all'exenteratio, nei casi d'infezione profonda della ferita.. Fra le complicazioni che possono accompagnare le ferite del corpo -ciliare, è da notare la tweite suppurativa traurnatica, che avviene quando i germi infettivi dal corpo ciliare, invadono l'uvea. I sintomi di questa lesione sono i seguenti: palpebre edematose, -congiuntiva iniettata, cornea sptuita, camera anteriore invaaa da pus, pupilla irregolare per sinechie posteriori, iride scolorita, dolori lancinanti, bulbo immobile e dolentissimo alla. pressione; più tardi, propulsione di esso, infiltrazione del tessuto orbitario, febbre alta con brividi. In questi casi non rimane che praticare, al più presto possibile, l'exenteratio bulbi, e non la enucleazione; poichè potrebbe seguire all'infezione, una grave forma meningea, talvolta mortale. Un'altra complicazione delle ferite del corpo ciliare, è la irido-ciclite trau,matioa; caratterizzata, suòbiettivamente da lacrimazione, fotofobia fienso ~i pressione e dolore nel bulbo, diminuzione del visus, ed oòòiettivamente da intorbidamento della cornea e dell'aqueo, iride scolorata, sineohie posteriori, intorbidamento del vitreo, tensione del bulbo ridotta, ecc. Insieme a questi fa.tti, sorge un essudato fibrinoso plastico


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STUDIO SCIE~TU'lCO-PRATlCO

che circonda l'iride, si diffonde, poscia fra corpo ciliare e lente e pm tardi invade la sezione anteriore del vitreo. Questo a sua volta si retrae, la retina si distacca, e poi, a poco a. poco, avviene un raggrinzamentolo stesso degl'involucri del bulbo, fino all'atrofia di esso. Questo grave processo n on accompagna solo le lesioni traumatichedel corpo ciliare, ma spesso, tutte le lesioni perforanti del bulbo. Le figure 33• e 84' appartenenti a bulbi atrofici, riproducono chiaramente tutte quante le alterazioni istologiche ora descritte. La tisi bulbare, può rimanere stazionaria per molti anni, senza, recar danno all'ammalato1 ma più spesso, segue ad essa la dolentia del bulbo che si avverte, sia spontaneamtilnte, sia ancora più alla pressione. Questo secondo sintomo iudica che esiste un processo infiammatorio nella zona ciliare ed è sempt·e di prognosi gravissima. In questi casi è necessaria l'immediata enucleazione; poichè il bulbo tisico dolente è prodromo di oftalmia simpatica nell'occhio sano. Quest' ultima affezione però, può insorgere anche subdolamente, senza fenomeni infiammatori nel bulbo tisico. È necessario quindi, tener sempre presente i sintomi che la caratteriz~ano, per;potere immediatamente procedere all'enucleazione del bulbo tisico, appena i primi sintomi di essa si manifestano; poichè ogni ritardo aumenterebbe il pericolo per l'occhio sano. L 'oftalmia simpatica può insorgere subito dopo i primi giorni di un grave traumatismo,:ovvero anche dopo qualche anno. L'ammalato, senza, alcuna causa, comincia ad avvertirl:'l nell'occhio sano, lievi· dolori periorbitali, fotofobia, lacrimazione; l'occhio si stanca facilmente al lavoro; la congiuntiva s'inietta con evidente formazione del circolo pericheratìco; la camera anteriore s'intorbida; l'iride si scolora e si addossa alla crista.Uoide anteriore; il vitreo si opaca; il campo visivo si restringe.

Però, non sempre questi sintomi, che rappresentano una forma di irid.ocoroidite plastica grave, si presentano tutti. Talvolta qualcuno si manifesta, poi scompare; e solo quando l'affezione è ben chiara, si t.rova.. il quadro completo. Al tre volte questa forma assume un andamento più lento, ma insidioso; compaiono i sintomi più lievi, provocando miti disturbi; tanto che l'ammalato può faci lmente sopportarli. I n questi casi si ha la. forma lieve di iriclo-coroidite sierosa; però d'un tratto i sintomi si aggravano, ed allora, forse è difficile salvare l'occhio. In ogni modo la p1·ogrwsi può essere favorevole se la malattia. è presa sull' inizio, invece è infausta., se accompagnata da. sintomi imponenti. Nel primo caso è necessaria l'immediata enucleazione del


SUI TR.-l.u:MATISMI OCvL.ARI

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bulbo tisico: nel secondo questa operazione può giovare, ma in genere l 'affezione ~egue il suo corso fatale . La patogenesi dell'oftalmia simpatica non è ancora-perfettamente conosciuta e siccome è intereesante per chi si occupa di traumi oculari, così sommariamente ne fo un accenno. Un'antica. teoria, sostenuta in speciale modo da 1\Iakenzie e da altri, ammetteva l'insorgere di nn processo infiammatorio nei uer"i ciliari di un occhio sano, per l'esistenza di egual proeesso nell'occhio malato. A sostegno di q nesto processo infiammatorio riflesso, non esisteva però alcun dato eli fatto. Il Leber (Von Graefe's An:. h i v. XXVII-I) em isA un'altra t eoria, basata sull' infezione batterica dell'occhio malato, provocata da uno speciale micro-organismo non ancora identificato, ma provemente dall'occhio ammalato. La via che q nesto mi cro~a.ni,;mo percorrerebbe, sarebbe quella dei linfatici del nervo ottico e delle guaine. Questa teoria di L e ber, pa.re abbia ricevuta una vera conferma scientifica dagli esperimenti fatti rla Deutschmann (Von Graefe's Àrchiv . XXX, 3). Questi iniettò lo stafilococco piogeno aureo in un occhio, pro>ocò cosi una uve i te nell'altro, e potò riconoscere lo stafilococco nelle guaine del nervo ottico dell'occhio inoculato, ed in quelle dell'occhio nel quale si era svi luppata. l'oftalmia simpaticft. P er ò altri autori, che han ripetuti simili esperimenti, non ebbero gli stessi risultati. Finalmente lo Schmidt.-Rimpler pure ammettendo l'origine batterica dell'oftalmia simpatica, la ritiene un'infezione non localizzata, uè decorrente lungo le vie linfatiche. Egli crede che il microrganismo il quale h a determinato questa infezione, possa dall'occhio ammalato diffondersi in tutto l'organismo, ed in special modo localizzarsi nell'o0chio com}A\gno, solo perchè vi trova un terreno più conveniente al suo sviluppo. Finalmente nel 10tH il Moto.is , (Ophtalmologie procirwiale 1901) for-

mulava un'ultima teoria. della trasmissione dell'oftalmia simpatica per la via venosa. Egli ritiene che il circuito venoso orbito-seno-facciale, sprovvisto di valvole, sia una larga via costantemente aperta alla migrazione di microrganismi da un occhio all'a,ltro, e più specialmente, da un' uvea. all'altra. Questa. teoria basata su dati anatomici, non ha ~ ancora subito il controllo della. clinica. e dell'esperimento. ( Gontimta).


CASUISTICA CLINICA

CIRCA UN CASO DÌ FER ITA DA PUNTA E TAGLIO PENETRANTI IN CA VITA, per il maggiore medico VigUnrtli cav. Paterio ed il tenente medico Truffi dott. EU.m•c. La sera del 22 giugno 1905, veniva r·icoveralo nel comparto chirurgico il soldato del reggimento cavallegger·i Guide (19') Paoloni Vittorio lli anni 23. pe r· fer·ita di punta e taglio al costato sinistro. Il Paoloni riferiva che poco prima, in seguito ad un diverbio con un s uo compaf:no, era da questo pr·oditoriamenle ferilo con un coltello, mentre egli gli voltava le spalle per allontanarsi. All'esame si è riscontrato quanto segue: Individuo ben costituito ed in ottimo stato di nutrizione. Sulla linea ascellar·e posteriore s inistra, in corrispondenza del decimo spazio intet·co~tale, si osserva una soluzione di continuo della luughez•:a di 2 centimetl'i, di forma lineare, a margini netti e alquanto divaricati, diretta dall'indietro all'avanti e dal basso in alto. Framme:..:zo ai bordi della ferita sporge un lumorello della grossezza di una mandorla, di uri colorito gia lliccio, ben irrorato, di consistenza molle, che non cede anche solto conveniente trazione. 1 L'aspetto del paziente è normale; la temperatura é di 37°, il polso è di 72 ali'. le escursioni respiratorie - alquanto s uperficiali- sono in media 28 al1'. L'individuo accusa soltanto m odico dolore nel punto ferito. La diagnos i si presenta non così semplice. Trattasì forse di una zolla dì adipe? No certamente, dacché in tale regione non si può ammettere una raccolta di grasso tanto abbondante; e neppure é da parlare di un lipoma, eventualmente messo allo scoperto dall'arma feritrice, perché di e~ so non p t'esenta i caratteri; é meno consistente, e non è bernocoluto. é ricco dì vasi e non ne ha il colorito caratteristico. Si pensò quindi ad un lembo polmonare rimasto incarcerato nella ferita; ma contro di cio sta il fatt.o che il malato non ha alcun disturbo rig uardo .aUa funzione respiratoria: la fèrila poi è molto in basso come si é detto, e per quanto il Paoloni sia suonatore di cornetta, e quindi il limite inferiore del polmone abbia potuto abbassarsi di qualche centimetro raggiungendo perfino il tOo spazio, s pecie nella ispirazione, nullameno anche qui i caratteri del tumore contraddicono tale ipotesi. Infatti non si ode su di essi alcun crepitio a llo schiacciamento, non è elastico e non modifica punto il suo volume durante le escur!>ioni respiratorie. Solo si nflta che nell'espirazione una maggior copia d i sangue affiuisce ad ess0 e che nell'ispirazione si ischemizza. Ultima ipotesi sarebbe quella di trovarsi davanti ad un epiplocele traumatico, cioè ad un caso, a vero dire, non comune poiché l'epiploon avrebbe dovuto percorrere una via lunga, obliqua, attraverso ad una soluzione di continuo molto ristretta. I n fatti l'arma feritrice per entrare nella ca vita addomi-


CASUISTICA C I,lXlCA

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naie avrebbe dovuto l'a re il seg uente per corso: cute, connettivo adiposo soltocutaneo, muscoli intercoslali, pleur a inter costale. pleura l'renica, porzione costo-muscolare del dial'!'amma a tutto spessore, ptlt'itoneo. cavità addominale. Dopo di che per uno ~forzo del ferilo, provocato mollo probabilmente dal dolore l'epiploon s i sat•ebbe portato allo esterno. Doveudo dunque escluder·e le prime lt'e ipotesi, e per quanto il caso si pre!!'P.nlasse eccezionale, si venne nel convincimento che s i trattasse di ferita. da punta e laglio al costato sinh;lro, penetrante nella cavità addominale allr·averso lo spazio costo-draframrnatico, con conseguente epiplocele. Si decise quindi di agire di conse guenza. Trasportato il Paoloni sul tavolo operator io, brevemente s i discus3e quale via s i sarebbe dovuto s eg uit•e. Escluso senz"altro l'inter vento per la via addominale, s ia perché il punto le so era meno accessibile. sia perchè, stiranti o nell'aridome l'epiploon (\JOrusl!ilo, v'era pericolo di portare l'infez ione nella cavità, due procedimenti si pr esentavano. Il primo piu ~e mpltce. sarebbe stato quello di allargare al(juanto la ferita primitiva, di excida re il piu profondamente poss ibile, previa legatura alla base. il tratto di epiploon erniato e di saturare quindi gli strati cutanei. Il secondo, piu radicale, sarebbe quello di alla r gar e ampiamente la ferila, <li rendere liber o l'epiploon, di r esecare la parte fuoruscita, r idurre il rimanente e s uturare la fer ita del diaframma. Contro il primo processo eravi la g rave obbiezioue che si lasciava aperta la ferita frenica fra le cui labbra rimaneva incas trato l'eplipoon che avt·ebbe potuto in proces!lo di tempo dar noie e molestie al paziente. Inoltre (incouveniente gravissimo) era a temersi che attraver so all'apertura diaframmatica fuoruscisse, in tempo piu o meno lontano, in seguito ad un improvviso aumento de lla pressione endoadJominale qualche viscere, o altr·a por·zione di epiploon con conseguonze, come é fac ile a s upporre, assai s erie. Si deliberò quindi di attenersi al secondo procedimento perchè radica!.~ e completo. Ed ecco quale fu la tecnica operatoria: Fissato con un filo di seta il tratto di epiploou s pot•genle, s i pt·a tica una incisione nel 10• spazio iutercostale della lunghezza di 8 centime tri, quattro a monte e 'JUattro a valle della ferita primitiva, parallela alla direzione delle coste, e profonda insino all'osso. Scollato il periostio della iQ• costola, si rc seca un tratto di essa luogo 6 centimetri. Seguendo poscia la direzione dell'epiploon, si arriva attraverso la pleura, sul diaframma, e su di esso appare evi:iente uua ferita a margini netti, lunga 2 centimetri. Proceduto alla s utura a catena dell'epiploon si excide il suo tratto ester no; indi, con dolci e m etodici movimenti, si fa rientrat•e nella cavità addominale il moncone . Con due punti ad ansa, praticati s ui ma rgini della ferita, s i riesce ad innalzare a lquanto il diaframma, e con (juattro punti di se ta s i chiude perfe ttamente la soluzione di continuo. Si zaffa quindi con garza all'iodoformio e con una certa pressione la cavil8, affinché attraverso alla ferita pleurica non penetri aria nel cavo toracico, e affinché le aderenze cicatriziali abbiano a formarsi rapidamente e da uHimo si suturano parzialmente con punti s.t accati i comuni integumenti. Ciò fallo, l'ammalato che aveva sopportato senza alcun inconveniente la cloronarcosi e l'atto operativo, vien posto a letto in decubito dorsale e con-


85t> dannato 11<1 un ai:'I:'Oluto rispo8o. Si immobilizza pure l'intestino somministrando rlel !sudano. Sei ore dopo l'operazione la temperatura era 37' , il polso H, il r e;:piro 28. Nei tre giorni successivi la temperatura, normale al matlino, t'i elevava d i qualche decimo di gt·ado alla sera. Il pol8o diminuisce un po' di frequenzu ed i l respiro si fa più profondo. Il 25 si toglie lo zaffo della ferila; il dec.orso della stessa é asettico: la f,~f'ita pleur·ica é chiusa: si deter ge la cavità e si depone un nuovo zatfo. Il 26 l'ammalato ha la prima scarica alvina r egolarE>. Il '27 la temperatura essendost elevata e 37.5' si muta lo zaffo. Da allora il Paoloni si mantiene c 1stantemente apir etico. Alla terza medicazione, avvennla il giorno 29, si tol gono i punti della sutur·a cutanea. La cavità che si è ristretta rapidam ente, pt·esenla buone grallltla zioni r osee. fl giorno 5 lugl io s i tof!lic defìnilivamente lo zaffo dalla cavità che è ormai r·idolla a un piccolo foro: il ~i orno IO è completamente cicatrizzata. L a cicatrice t~ solida, indolente e soln le~ge rm enle infossala. Il Paolo n i non accusa alcun distur bo nè !OcJile nè generale; si alza e passeggia. Il 15 vie n dimesso pe•·fellamen te ri stabilito senza apprezzabili ader enze pleuriche e in gradn di riprende1'e •·egolare ser vizio.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIA~! ED ESTERI

RIVISTA MEDICA G. GAGLro. - Sulla lnlezlone lpodermioa delolorldrato dt obtntna oon uretano. - (Atti rlellrt Soc. 11er gli ~flldi della malaria, vol. VI).

Dapprima !>i er·a creduto che anche pel c11i nino valesse ciò che vale per g li altri alcaloidi, cioé che per otte nere un'azione pronta e s icura, ossia un assorbimeuto r apido, si dovesse ri correr·e alle injezioni sollocuta11 ee. Ma una serie di lavot•i, compar si in questi ultimi tempi, hanno dimostn.1to c he la c hi· nina precipit.n nel punto d'iniezione e chP. essa compare nelle m·ine più lentamente. Tutte queste ricerche erano s ta le fatte col biclot·idrulo e alcune col cloridrato di chinina, i quali ve 11e ndo & contatto coi s ucchi alcalini de i tes s uti, la sciano precipitare lll c hinina e caus licano i tessuti m'edesimi. Perciò l'A. ha pen;;nto di ulilizzar·e la formula g ia da lui ideata per le iniezioni endovenose, nella 1ruale la r eazione é lcgger·mente alcali.na e non Ntuslica i tessuti, e ~opratutto é di rapidissimo assorbimento. Per a ssicurare m eglio la s olubilità del cloridrato di chinina, l'A. ha abbondato un po' nella cruantita di uretaoo, cos icché la f0r mula per iniezioni ipodermiche è la seguente: Cloridrato l>as ico di chinina gr. S. Eliluretano g r. 3. Acqua distillata g1·. 5. Si sciolga s caldando leggermente. Og ni cc. di soluzione conliene g r . 0,:!0 di cloridr·ato di chinina. L'alcalinita dei tessuti, ed anche uo'alcalinita rnaggio1·e non fanno precipitare il chinino da questa soluzioue; nè avvie ne che l'uretano venga assorbilo più presto, in modo che il chinino rimasto precipiti: le due sostanze in fatti dializzano s imultaneamente. Infine prove comparativ:e fatte ii1iellando a gli animali, da un lato biclori· drato di chinina, dall'altr·o cloridrato con uretano 1 hanno dimostrato dopo 16 ore che nei muscoli in~ttati col chinino e ure tano non er·a s velabile alcuna trac cia di chinina, mentre er·ano positivo le reazioni nei muscoli iniettati con bicloridrato. Un'altra prova restava a fare: l'A. ha iniettato comparativamente i due preparati ad un c&ne: dopo 24 ore trova alterazioni macroscopiche e micros copiche a ssai gravi dove fu iniettato il bicloridrato, lievissime dove era stato injettalo il cloridrato con uretano. Le lesioni. r iscont1·ate dimostrano che le i n !H trazioni, 11:li ingorghi, ~li induramenti che si osservano solto la cute in

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RIVISTA MEDICA

corrispondema dellò iniezioni di biclot·idrato, rappresentano l'inizio di un ascesso, che per fortuna ordinariamente si riessorbe. Tali alterazioni sono dovute alla enorme acidità del preparato, per ueutt•alizzare la quale occorrono quanlit.a enormi di una soluzione decinormale di soda: così per neutralizzare un gt•. di bicl0ridrato furono necessari ben cc. 22,4 di soda normale decima! Da tutto ciò deve dedursi che il cloridt·ato di chinina con uretano. che é solubilissimo, dill"usibile e non precipttabile dagli alcali, è meglio di ogni altro preparato, Lolleralo dai tessuti. Quanto all'assorbimento, le espe:-ienze dell'A. dimostrano che esso avviene rap•damente e in gran quantità. Cosi mentt·e il Kleine iniettando il bicloridrato tr·ovava nelle urine appena il 10-15 '/,del chinino iniettato, l'A. invece vi ha trovato fino al 52 0 f del chinino introdotto sottocute. P er tulle queste ragioni la formula sopra t•iportaLa lieve sostituirsi del lutto alle altre formule or·a in uso, e noi che l'abbiamo largamente usata, specialmente pe1· iniezioni endovenose, la consigliamo senz'altro per i s uoi pregi indiscutibili, tanto più che la nostra fsrmacia centrale la distribuisce in fialette. MARIOTTI·BIANCiil.

A. CARDUCCI. - Sulla oura e aulla oauaa 4elle reol4lve uella malaria. .(Atti della Soc. pe1· gli stpdi rle/la malaria, Vol. VI).

La somministrazione del chinino, per evitare le recidive, può farsi con due metodi, continuo o quotidiano, e discontinuo Il primo consiste nel somministrare ogni giorno 0,20-0,40- 0,60 g,'. di chinino per mesi e mesi, il secondo nel somministrare di tempo in tempo delle forti dosi di chinino. L'Autore in questa memoria si occupa della chinizzazione discontinua, e considera soltanto le r ecidive a breve intervallo; prima di trattare della cut·a di esse, ha voluto studiare esattamente il comportarsi di tali r ecidive, ed ba potuto stabilire per l'estiva i seguenti fatti importanti: 1° La recidiva a breve scadenza succede con massima frequenza al 7• giorno di apiressia completa, in un numero s.::arso di casi al6• e all'So giorno, in uno scarsissimo al 9°. 2' Le recidive s uccessive, se composte di un solo accesso febbrile, succedono nei multipli dei numeri indicanti a giol'ni il primo periodo di latenza, p. es. 7X2, 7)<3, ecc. Se invece son composte di più accessi, succedono sempre dopo un periodo di latenza uguale al primo. 3' Alcune volle, ma molto raramente, la recidiva salta un periodo. 4' Quasi tulle le recidive sono precedut.& da una piccola elevazione febbrile, 3i0 .2-37°.3, che alcune volte sembra maocare, perché di breve durata , e perciò compresa fra due prese di temperatura. 5° Le recidive alcune volte sono costituite da febbri molto elevale, altre volle da sole elevazioni di 37°.8-38°, però hanno la caratteristica di anemizzare profondamente il malato. !\ella quartana e terzana le leggi che governano le recidive sono idenLiche alla estiva, ma in esse, secondo le osservazioni dell'Autore, la recidiva salta mollo spesso un periodo e talora anche due, e gli acces!:'i anemizzano molto meno l'infermo.

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RIVISTA MEDICA

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Stabilito ciò, !"autore pas:;a a tratta re de lla cur·a e propone il seguente metodo discontinuo che a lui avrebbe dato o ttimi risultati: 1° giorno di a piressia g r . 1 ; 2' giorno gr. t ; 3° e 4° giorno, riposo; 5° giorno g r. l; 6" giorno gr·. l ; 7" g ior no gr. 1.50; su giorno gr. 1; 13" e 15" giorno gr. 1; l4° gior.' llO g r. 1.50. e così via, dando il chinino per 3 giorni della settimana. Questa cura deve esser proluugala per mesi e mesi. Il metodo sarebbe benissimo toller ato, lasciando quattro g ior11i alla settimana lo stomaco a riposo. Il metodo, in. complesso, s i prosenta ragionevole e abbal>tanza pratico: esso però non é che una inlensillcazione di quello adotlalo dal Go~io a Grosseto nel 1901, che consisteva nella somminis tr·azione di 1 g r. a l se!'lto e 1 g r. a l s ettimo g ior no. Si comprende che intensificando tale metodo, co me vuole l'Autore, le recidive debbano esser e ancora pll1 scarse, ma il pr'incipio resta lo s tesso. · Durante il trattamento gli iufer·mi non hanno più avuto r·ecidive : sospesa la cura però ~li accessi sono t'icompat'Si, cosicché essa non farebbe che sospender e g li accessi, s enza cura t·e r adicalme nte gli infermi. Ci0, secondo il nostro parare, merita ulteriori indagini. L'Autore si occupa da ultimo della causa delle r ectdive. Fino ad ora s i erano emesse due ipotesi: l'una (Bignami) ritiene che le recidive a breve scadenza s i t~no dovute a parassiti del ciclo l'ebbrigeno, sfu ,~rgiti nlrecatombe chinintca e che seguitano a molliplic8l'si nell'apires!=:ia, flnchò giunti in numero sufficiente ridanno l'attacco febbrile: l'altra (St.:haudino) ftti'Cbbe derivare le recidive dalia molti plicazione dei gameti (pal'tenogenesi). L' Autor·e però giustamente osserva che a d ambedue le tt~orte possono oppor si numerose e gravi obbiezioni ; e quanto a lla seconda teoria, fatta eccezion~ di Schaudinn, nes suno avrebbe mai constatato ner gameti fenom eni a cce nnanti a una f!l se ri produttiva . Cosicché l'Autore e mette una terza ipotesi, che cioè oltre alle forme pirogenè e ai gameti , il parassita malarico dia orrgine anche a forme speciali, che sarebbero causa delle r ecidive. Queste rorroe annidate in organi inte r ni costituirebbero la contin11ità dell' infezione e da es~e periodicamen te verrebbero fuori dei gettoni di forme pirogene. che causerebbero le recidive, e che o s i eslinguerebber·o subito (r'ecidive di un solo accesso), o segui terebbero a riprodursi per proprio conto (recidive di più accessi). L'ipotesi è tutt'altro che illogica, e secondo noi merita di esser presa in ser ia considerazione. Le ricerche avvenire dira nno se corrisponde alla realta . MARIOTTI- BIANCHL

Dottor HELBER E LINSER. - :aloerohe •pertmentaU olro& l 'effetto del r&ggl BOntgen •ul •&ngue. - (Xenlr-alblatl jiir Chirurgie, n. 27). Dalle nume1·ose ricer che is liluite dai dottori Helber e Linser della clinica di Iubuiga allo scopo di osservare la resistenza ai ra ggi Ròntgen dei varii el nmenti corpuscolari del sang ue, risulta che i detti rag~i non spiegano azione deleteria sig nificante s ui cor puscoli r ossi e su le piastrine; ma ne es plicano una cons idòre vole s ui globuli bianchi ed in prima linea s ulla lorJ sostanza fondamentale. Dalle stesse esperienze ris ulla pure, che il luogo di distruzione dei çorpuscoli bianchi è rappr esentato dal sangue ciJ·colanle e non dagli organi e malopoieli~i. F u N AIOLl.


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HIVISTA 01 CHIRURGIA GENERALg Stadlo tatologtoo e sperimentale del proQ..ao di rlp&r&· zlone delle ferite della ve1oloa. - (Il Polielinieo, Sezjone chirurgica. marzo, 1905).

FRACASSINJ. -

L'Autore estese le s ue l"icerche alle punture, alle suture, alle cauterizzazioni, raschiamenti, contusioni, tor sioni, a lutti i traumatis mi io genere della vescica. Pe r le punture :!bbe a rile vare che se esse vengono praticate con un trequart i mollo sottile, la gua rigrone e talme nte rapida che non rimane neppure il lt~mpo di studiar ne le alte razioni. Se invece esse vengono praticate con un trequarti dello s pessore di L1·e millimetri, pur non essendo molto pronunciate le alterazioni istologiche, non s i ha g uarigione completa che in capo ad otto o dieci giorni. Tuttavia, qu ... utun'jue non s'a bbia completa anatomica restilutio a d inte!}rum le funzioni della vescica, durante questo intervallo di tempo, non ne soffrono menomarnente. Le suture a sopragitlo od a punti s taccati" interessanti la sierosa e la muscolare, mantengono perfettumente a contatto i magini delle ferile. Il catgut e la seta danno gli stessi risultati, mentr·e all'esame islologico rile vasi che l'epit-elio della mucosa di un lato è ad esatto e per·fetto livello con quello dell'aUro Ialo; se verificansi leggieri dislivelli dovuti all'intromissione di fini coaguli, essi scompaiono ben tosto. Con la sutura di Lambert, quando i margini della ferita non subiscono pari uniforme trazione, può prodursi uno s perone muscolare sporgente nella vescica. Ciò può anche accadere quando U'l'ansa di filo d'un labbro della ferila é più lontano dalla superficie dell'ansa dell'altro labbJ•o. In· tali casi lo sperone si gangrena ed attraverso la ferita può verificarsi infillraziane o rmosa. Se un labbro della ferila vien piu stre tto dell'altro, ne risulta unH differenza di livello ed una fenditura che si approfondisce più o meno negli strati muscola ri. · Quando i fili vengono colloca li troppo obliquamente e sono lroppo stretti, vi è pericolo di rottura della cicatrice causa la sottigliezza della parete per eversione della mucosa che vien posta a contatto con gli str ati più es terni della vescica. Venendo applicali punti là do ve hl mucose e lacerata, il filo emi~ra verso l'interno donde può aversi formazione di calcoli. Mollo ben tollerate sono le cauterizzazioni purché praticate delicatamente e purchè siano molto superficiali. Lo stesso dicasi dei raschiamenli. In ambo i casi, quando non sia interessa to che il solo epitelio questo si rifà comple ta· mente in capo a quindici giorni od anche più, a seconda dell'estensione della lesione. Le contusio11i, le torsioni, le compressioni limitate al solo epitelio, guariscono ordinariamente in quindici giorni.


RIVISTA DI CHlRURGIA DI GutmRA

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Se veriftcasi gangrenu anche di tess uto muscolare, he.ssi riparazione della perdita di soslanze. per estesa neoformazione di tess uto connettivo e ciò ordinariamente nel termine di venti giorni. G. BenNuccr. L. S ARTORARl. - DI UD& ml.s oel& &Destetlo &. lica, n. 37, 1905).

(fl Po liclinico, Sezione Pra·

Consiste in una modificazione dell'originaria miscela dello Scbleich, sostituendo la rnol'lioa con la dionina. La soluzione adoper·ata dall'autore r·isulta composta di: idr·ocloralo di cocaina centigrammi 5, dionina centigra mmi 2, cloruro di sodio centigrammi 20, acqua distillata grammi 50;' facendo bollire la soluzione di cloruro di sodio ed aggiun gendo gli alcaloidi quando la temperatura sia discesa a 60•. In qualche ca ~o, mezz'ora prima dell'opet·azione, praticò un' iuiezione di un centigrammo di morfina, iniezione che coadiuvò efficacemente l'azione della soluzione. Di questa bas tarono trenta gt·ammi per la cura r adicale di un'ernia, iniel· tali otto minuti prima di cominciar l'operazione. G. BERNUCCI. Dott. I SRAEL. - Legatura 4ell'arter1a lpogutrlo& 4es tra per un aneurisma 4ell'arterla glutea 1nferlore. - (Zentralbatt fii r Chir urgie, n. 21, 1905). Il dott. l srael fa menzione di un voluminoso aneurisma dell'ar teria glutea infer·iore, che, media nte legatura dall' ipogas'lrica praticata a metil di dis tanza tra il suo punto di origine ed il dislacco di un ramo collaterale, andò rimpic· colandosi, fi nché dopo !l-10 mesi era appena palpabile. Appena legata l'ipogastrica, fu osservato un gonfiore di ambedue le gambe, che scompa rve in maniera gr aduale. FuNAIOLI.

RI VISTA DI CHIRURGIA DI GU ERRA o..ervuloDl ohlrurglobe 4 ..unte 4alla lrQ8rr& ruso-glappon.... - (DeultJehe med ìs inisehe Woehenschrift , n. 34).

SCHAFER. -

Il medico mililare dott. Schàfer, nel Congr~sso chir ur gico di quest'anno ha comunicalo nuove ed ulterior i osservazioni di chirurgia, che data l'autorità s ua, meritano di essere riferite. L'impr essione generale di dette osservazioni è q uella che le ferite, nell'esercito r usso, sarebbero state di gran lunga superiori, e ciò lo desume da i soldati rir.overeti nei posti di medicazione nei primi luoghi di cura. Reca meraviglia il vedere come lesioni g ravi e che hanno interessato organi importanti non abbiano portato che lievi alterazioni, come fossero s tati al· traversati da un ago. · Tale impressione viene cer tamente modiflcala quanto più dalla linea di tappa !i pr oceda all'indietro.


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RIVISTA DI CHilWRGIA DI Gt;ERRA

Lesioni di t·elativa poca importanza furono complicale in modo da alterarne completamente la prognosi. Ques to dimostra la differenza delle opinioni sul pronostico generale delle ferite d'arma da fuoco da parte dei medici che operano ~ul teatro della guerra. Quelli sul fl'on te non possono che magnificare abbastanza la bontà dei fucili giapponesi, menkre altri addetti agli ospedali non si avvedono per nulla della benignità tanto glorificata delle lesioni derivate dalle armi da fuoco modero1e. Si è r itenuto che all'alla percentualità delle ferite leggiere sia da contrapporsi quella dei caduti, e che quindi le armi delle guerce odierne o producono fer ite di poco conto o portano la morte. Dal seguente quadro si hanno cifr~ desunte da rapporti ufficiali: a)

totalità deli·· perdite Furintischeu (Jalu) . Wafangou Dascluschezao

Liaojan Schache.

b)

caduti

t)

feriti

d)

raJlllorto

()

perduti

morl.i in luoghi

1:1,8 1: 5,3

470 1082 1040 i883

23 60 159 349

5098

712

2302 4621

649

1183

5~

2991

6987 18i66 35667

898 2642 3805

50~9

t : 5,6

14241

1: 5,, 1:7

26i64

t)

tra be t

di cura

Secondo questa tavola, il per cento dei morti in rapporto al numet·o dei fe1·iti è stato assai minore che nella guerra dei Boeri, almeno dal punto di vista delle grandi battaglie. . Il rapporto cosi elevalo, tra caduti e ferili, nella battaglia dell'Jalù si spiega col fatto che qui si tratta va di una lotta acerba corpo a corpo e che le truppe russe indietreggiarono solamente quando furono completamente circondate. Il valore delle cifre sopta esposte viene pregiudicato dal gran numero dei perduti al quale può venire ascritta una grande quantita sia dei caduti che dei feriti. D'altra parte vi sono delle categorie di ferite, cbe, se fosser o considerate separatamente, darebbero una mortalità elevatissima. Le lesioni da grossa a rtiglieria sono senza dubbio più gravi che non quelle causale dal proieLtile dei fucili. Il fucile di nuovo modello permette ai tiratori di eseguire in breviss imo tempo una serie di scariche ; così lo shrapnel invia una grandine di palle rotonde, le granate scoppiaJiti una pioggia di sche~gi e metalliche. Da ciò ne deriva la tattica protettrice dei Giapponesi, i quali non vanno scoperti in linea, ma in piccole unit.a, che sono perciò fette segno ad un fuoco micidiale. Quindi è che si osservano lesioni di più parli del corpo prodotte dallo stesso agente vulnet•ante. Al proiettile odierno pertanto, dotato di grande forza penetrativa, il CoQrpo non oppone che una debole resistenza, d'onde i lunghi canali che ultravers ano cavità e parti differ enti.


RlVISTA DI CHIRURGIA DI GUERHA

8€:5

Si hanno lunglte ferite quando la li'Uppa sta poco al copel'lo, se dopo e:<ser caduto. l'individuo uu'altra volta colpilo, se nel rilornat•e sulla linea di fuoco é ferilo una seconda volta. In generale i pro•ellili colpiscono l 'uomo quando è in piedi perché l e ll'incee ed i t•ipat•i lo protegg•mo abbastanza. Nelle lt·incee egli é ben coperto non solo dai proiettili dtli fucili, ma anche con tt•o quelli degli shrapnal, non co~i però dallo g ranale e dagli Sht•apnel dei mot•tai. La palla da fucile col pisce nelle trincee specialmente la tesla e le braccia, essendo indispensabile la prima per la mira e le seconde per l'uso del fucile. La f•·equenza di queste l esioni nella prima linea é di r egol a "orpren drote. Le perdite principali accadono allorché l e truppe l a~ciano i loro· •·ipar• per dar l'assalto o per indietreggiare e quando le riset· ve sono gettate sulle linee di fuoco per riem pire i ouoti fatti. Allorché venne•·o appr esu in Get•mania l e prime notizie dellA meravi gliosa benignità delle ferile prodotte dai fucili g iapponesi, .si rlubit6 se g li esperim enti fatti sui cadaveri con ar·mi da fuoco concordassero con quelli desunti dal vero e si dovesse ri conoscere nel proiettile del fucile giapponese in generale un·azione esplosiva sul COI'PO vi vo particolarmente pet• i lunghi canali ossei e per la teca ossea craniale. Qui non si tratta di una diffet•enza sostanziale, ma !'lOlo di gl'ado. Il nuo'"n fucile giapponese (1897 Arussaka) h~ un calibro 6,5 mm.; riman e quindi indietro del tedesco di 1,5 mm.; al conLrario il vecchio fuci le giapponese ( 18f\7 MuraLe), ha un calibr o di 8 mm., il russo (18!ll ) un cal ibr·o d• 7,G~ m·m. Gli ullimi due si avvrcioano molto al tedesco. Il nuovo fuciltl giapponese si disting ue, fatta astr·azione dal piccul o calibro, sop•·atuLlo per il suo piccolo peso, dal tedesco. Esso, mt~l g•·adu la sua celeri tà di fuoco ha una piccola energia. · l medici che hanno os:;ervate molte lesioni falle dal fucile russo e dal oecchio fucile giappone~e giudicano unanimi che l'azione di detti due fucili apporLa g•·avissime lesioni come quelle dale dal nuovo fucile giapponese . In ultimo può esser giusta l'osset•vazione eire l 'azione esplosiva delle armi nel cadavere può esser diminuita dalle t~lterazi o ni del cadave1·e sles~o. Nulla può dirsi della mancanza di azione esplosiva nelle fel'ile d'a•·ma da fuoco del fucile ~iappooese Arusakt~ e per a vor e un'idea della benignitl:ì delle rerite che si hanno, bisogna p•·endPre in considerazione altre circostanz~. Una statisti ca speciale da r ebbe probabilmente per dsullato che il fucile di piccolo calibro p1•oduce nella maggioranza dei casi fel"ile semplici su parti molli; mentre 111 altri cas1 si lt'atlerebba di un foro semplic~ attr averso l'osso. Così la piccola apertura del for<.> d"entrata e d"uscita c.lel proiettile, non produce nella p r ofondità una ferita estesa e r ende possibile la pr onta guat·igione di gravi lesioni. Ma lalune ferile sembr ano veramente più l eggier e di ·f(uello che r ealmente siano; peraltro coi raggi Riintgen s1 r esta meravigliati della estensione del guasto osseo, del numero delle >~clteggie ciel pt·oieltile e della lunghezza che ha ac(juistato l'esplosione delrosso estendendosi sino alle articolazioni. L'uso dei ragg i Runtgen serve a gettare gran luce su questo gener e d i fratture e tale mezzo di indagine dovrebbe esser e assai piu alla pot•Lat.a. Vere fratture ossee furono osservate nei capi articolari del g inocchio ed in altre g iunture.. Non fut·ono estremamente ra1·e le fralLure nella diafìsi delle ossa lunghe. Le ferile Jel cranio in genel'ale non furon o di pr ognosi cosi fausta com(' sembrava dalle prime notizie del teatro del la guerra e da quelle avute nella guerra dei B oeri.

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G1ornale medico.


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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERBA

Nel maggior numero dei casi erano scheg~ie dovute a proiettili penetranti e di rimbalzo, fenditure a forma ci1·colare e radiale. Sono i casi questi che si tJ•ovano più flicilmente ne~?li ospedAli. Su quindici caduti t< cercati sul campo di battaglia si ebbero sul capo non meno di quattordici ferite d'at•mo~ da fuoco. È impossibile f:(iunget•e in tali cas i ad una qualche conclusione senza l'aiuto di un ricco materiale clinico. li qato più importante è la lontananza, e di rruesta non pos!';ono dar conto nè i !"oldati, né gli ufficiali e sott'ufficiali, perché d nem!co s para a distanze diverse e cerca di sottrorsi il più possibile alla vista. Di re~ola s i accusa una lontananza minore del vero; la maggior parte dei m edici è d'opinione che le ferite più favorevoli siano quelle ad una distanzR media; a grande lontananza si hanno facilmente ferite di striscio. L'attivila chirurgica ai posti di meuicazione si l;mita a fasciature protettive e contenti ve; nei casi di gr·~:~ nde affollamento, si trata~cia il netta mento dei contorni delle ferile. L'uso ,u batuffoli impregnati di tintura di jodio ha 1n· contralo gran favore JJer le f~rite recenti. I medici che oper·avano sui posti dt medicaziOne russi erano venuti nt>lla gene1·ale convinzione che debbano evilar$i il più possibile gli interventi o peratori sul campo di battaglia. L'agglomeramento dei feriti, la vicinanza del nemi.:o, sono Fattori che impediscono la calma necessaria nel trattamento delle lesioni. Le operazioni d'urJ:{enza, per es. le allacciatur e di ~rossi vasi, sono in g enerale assai ra r e ed i medici che· hanno seguito le prime fe!'li della guet·t•a raccontano che mai una volta si sono trovati in tale bisogno e solo in casi eccezionali occorsi sulla fronte delle truppe necessitò di por lacci intorno agi i arti di ferì ti di "'rossi vasi sanguigni. Le aperture prodotte dalle armi da fuoco sono cosi piccole, che il sangue ristagna di per sè stesso. Vi hanno talora emorragie cosi imponenti che il chirurgo non può frenare . Anche la Lracbeotomia e l'uretrotomia furono operazioni oltremodo rare . In genet•e da parte dei Russi si è mollo restii alle amputazioni. Sopra 63346 feriti (esclusi i caduti e i Jis persi), si praticarono 322 a mputazioni, cioè il 0,5f> p. 100. Quindi se la mutilazione, cui il medico si decide a malincuore, è divr-muta cosi rar·a, si deve peusare clte gli ammaestramenti dati da Von Ber~mann nella guerra turca, hanno portato i loro frutti, dovPndosi mollo fidare sulla natura ed avere l'intento di risparmiare e conserv~tre. Coll'aspettare vengono condotte a guarigione una gran q uanlilà di fratture delle articolazioni, malgrado la frequente e vasta alterazione delle ossa. Benchè talora intervenj:rano !>Uppurazioni date òalla presenza di sequestri, non si deve abbandonare il m P.todo di temporel!giare, ben s'intende con un'aspettazione arma ta. Allorchè un g ran numero di osset·vatori t•endera pales i i falli notati, solo allora sarà possibile dare un giudizio sul per cento delle fratture per arma da fuoco nelle quali si ebbe suppurazione. In nessuna guerra il servizio sanitario e specialmente lo sgombero de i ferili sulle r etrolioee, ha dovuto lottare con tanta diffi::olta come in questa, da par·te russa. Nei gt·an fatti campali un numero rilevante di fratturati pe r armi da fu oco, dopo più giorni di viaggio compiuti in vagoni da mer·ci, venner o ricoverati nei pl'imi ospedali senza sufficienti apparecchi pr otettivi. Questi fatti, come l'aver trovato dimenticati tamponi nei canali fatti dai proiettili e che i mpedivano così la eliminuzione di materiale dalle ferite, ne ritardarono o dislur-


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berono la ituar igione. No n altrimenti che le fr·atture di ossa lunghe, sono da g iudictu•e le lesioni d'ar·ma da fuoco del cranio. Lu. trapanazione del cranio venne praticata largamente io ques ti ultimi tempi in g ue rra e dà buoni risulta ti, se falla per tempo negli ospedali. La maggior parte dei chirurghi e partiiti!lna dell'intervento operativo nelle fr'ftlture del cranio. L'indugiare nt~lla speranza che insorgano condizioni favorevoli, porta l'intervento operativo a troppo tar·di. ~ lodevol cosa rendersi conto esa lto della condizione dell'estensione della ferita, perché in alcuni casi si può astener!'i !'enza pr·egiudizio dall'intervento. Ma se si ha ~olt!lnto il minimo so!<pello che $Ì trovino nel cen •el lo scheggia o~seP, non si deve indugiare 11d allargare quanto piu sia possibile la breccia, per rialzare ed esportnre le scheg-gie os:::ee. La faparotomia falla in primo tempo !1-ul r.ampo, uon ha acquista to favore, e l'entusiasmo non corrisposfl ai falli. Per· gravi e morragie di or~ta ni parenchimali e di grossi vasi, non è frequente il caso d'intervenire ; (in via afliillo eccezionale ven ne e!'eguito il trasporto da\ posto di medicazione, per praticare il taglio del ventre); spessissimo é troppo tardi pet· operare perché, o si é verifìcsta già l'infezione del -cavo, o sono intervenute Rderenze che vi ha pericolo d i rompet·e. Si ha occasione sres$0 di vedere nelle autopsie delle perforazioni intestinali prodotte dai proiettili, che potrebbet•o facilmente chiudersi coo un turacciolo di muco o per adet·enze vicine, me ntr·e io altri casi la guarigione si hu per l'apertura contemporanea d'un focolaio purulenlo. Finalmente s'incnntra un ullimo p;r·uppo rli fatti io cui, per· le ferile del -ventre, s'istituisce un processo infiammatorio cronico. l po veri ammalati tra· scinano lR vita, di!'lturbati talor·a da vomiti e da difficoltà di potersi nutrire, cos icché dopo più settimane soccombono per esaurimento. All'esame del cacla<Vere si é stupiti come con lesroni così gravi abbiano potuto vive t•e. La laminectomia in ferite d'arma da. fuoco del midollo spinale fu eseguila -spesso; per·ò il numero degli o per!! Li è ancora troppo piccolo ed il tempo decorso dall'operazione troppo breve, per da r e un giudizio. Assai limitata spe-cialmente é 111 s ua indicazione. Non reg ge il sostenere l'inter·vento operatiYo ~ol dire che senza di esso gli ammalati muoiono. La sorte di questi ammala.ti dipende in prima linea dalla cura cui furono a ssoggettati, la quale è diffi· -cile venga adottata negli ospedali ripieni eli ammalati. Gli aneurismi s'incontrano frequentemente. É molto più probabile che la lesione delle pareti del vaso avvenga per lo s trisciare del proiettile, nnzichè per il suo urto. 0:el magg ior numero dei casi sono contemp01·aneamente interessate le arterie e le vene, però esse non sono -completamente divise. La quistione se si debba intervenire in primo tP.mpo o ta rdi, non é. abbastanza ventilata. L'operazione dell'aneurisma è una delle poche in cui il chirurgo spesso è nellA condizione di poter addivenire subito all'atto operativo. L'intervento tardivo messo innanzi da qualche chirurgo, per pote r· lavorare su tessuti sani, talora non re~ge perchè l'indicazione poò essere urgen te. Del resto negli •)Spedali di riserva vi saranno allri chirurgi pra tici per curare gli stati successivi che possono derivar·e da queste ferile. L e palle di shrapnel o di fucile non alterale di mollo, o che conservano la fo ro fo r·ma, in massima non infettano i tessuti.


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medici che hanno preso parte alla campagna durante l'estate e l'in\1erno, avrebbero osservato in generale una predispo:!izione nell'inverno a suppurare, ed a scrivono questo fatto alla cope1·tura più spessa nell'inver no ed all'uso delle pelliccie sporche. Tt~lune volte s i trovano proiettili che sono s ituati in una piccola e chiusa cavita suppurativa, i quali cagionano distu rbi e perciò devono esse1•e rimossi : peraltr o qui la temper·atura dél corpo non è elevata. Le r icer~he batteriolog iche istituite sul pus non approda·,·ono a nulla . In altri casi il tratto fino alla fascia muscolare s i mostrava purulento, al di ·là invece pulilo, cosicché si aveva l'impressione che il proiettile, nel suo passaggio attrave rl"O la fascia avesse lasciate le particelle sporche ad essa a derenti. In contrapposto ai proiettili del fucile, le scheggie di g ranata portano nel loro decorso un'in fezione. La g ranata possiede in distanza immediata un'azione distruttiva di grande potenza, ma questa a zione si esaurisce g ié in relativa breve lontananza. Alcuni dei ferili erano seminati alJa le ttera di lesioni ; in un uomo solo ne vennero contate fin ventiquattr·o; la maggior par te di esse sono s uperficia li ed assai sporche. Non raramente vi s i trovano schegg ia acuminate, che non bisogna indugiare a rimuovere nei posti di medicazione, quando sia possibile il rintracciarle e l'afl"errarle. Le fer ile da granata portano con preferenza alla produzione del tanto ~pa­ ventevole gasflemmone <:he ha g randissima importanza durante la campagna inverrtale. L'arto ferito si gonfia come nell'enfisema della pelle, a for ma di pallone, e la cancrena procede non raramente, tanto nella profondità come in s uperficie. La guarigione è eccezionàle t d in casi speciali f&vot·evoli si giunge a sHlvare la vita mediante tagli generosi. Gli ammalati soccombon o ad un avvelenumento generale del sangue. Anche il tetano delle fe rite compare in forma malig na ed il per cento dei casi d i morte è probabilmente assai elevato. L' uso della antitossina fatto su larga scala è finora da condannar s i. Una lunga serie di casi di carbonchio trova la sua ragione n6ll' uso di pelliccie o di pelli acconciate ad uso vestimenli. In tutto se ne sarebbero avuti cento casi, di cui una parte mori s ubito; g li altri in due o tre giorni. Tra le affezioni acute si osser·va nell'estate la Dissenteria; nell'inverno il TUo addominale : non si pu6 parlare di epidemie di grande estensione. Si veritlc6 anche qualche caso di T~(o esantematico, ma la sua diagnos i fu dubbiosa. N el complesso l'armata and6 immune da g ravi aUacchi di malattie e lo s tato gener ale sanitario delle truppe fu relativamente soddisfacente, il che, attrazione fatta dal clima senza dubbio favorevole della Manciuria, deve P. GIAN!. a scr iversi alla buona nutrizione e vestizione dei soldati. 1'fotlzle ohlr lll'giohe s ulle ferite del prolettlll g iapponesi, per J. B. SEr.oowiTSCH. - (Archio. f . klinisch't Chirurgie, B. 77, H. l).

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L'Autore ha ricava to il muter iale per queste s ue notizie da osservazioni fatte s u 16i feriti durante la ~uerra della Russia col Giappone, dei quali 39 in piccoli scontri avvenuti negli ultimi giorni di settembre e nei primi di ottobre 190i, e i rimanenti nella battaglia di Liau-yang, che t\gli ha curato nel X ospednle r·usso da campo in Tjeling.


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Il pPimo ~truppo di C(Uesli feriti hH confermalo in lui l'opinione del favorelisstmo decor:oo delle ferile prodotte dal pt•oiettile del fucile giapp(Jnese (1), tanto c he ~3 di essi poter ono ritorn11re pO<'O tempo dopo tra le fil o e 7 soltanto !1i dovettero Sf.!ombrare fl-U Charbin, senza che vi fosse alcun morto, quantunque non abbiano fallo difetto lestqni eavitar·ie e òi p;r·osò'e arLicolazi•Jni. I nvece ben dlverso fu l'esito dei ferili di Liau-yRnp:-, a cagione del l ungo P. inadatto l!·aspOI'lO a cui furono a!"sog~eltali sino 11 Tjeling, ci r~a 126 w er·ste, s u tr·eni ferroviari e con una soln fer·mala ad una s tazione inter·med1o priva ù i mezzi di conforto e di l'i~to r·o. E a proposito l'A. dice che i treni sanitari o tr·eni ospedali enmo a ~~ ai pochi, ed afl'alliJ insuflici enti ai biso~ ni, cosi cl•e m olli fal'ili anche gravi f ecero il viog-gio fino a Tjeling o a11che vennero evacuati su Charbin sopra treni comuni, non attrezzali, privi di m edici e in condiziOni pe~sime E~ti fa pertanto voti, che si faccia 1ne11o lu s~o nei Lr Pni ospedali, ma. se ne po><sa alle><lire un ma j:!'gior numer o. Né migliori ri escirooo, in gener ale, i traspor·li per via ordinaria su carri, per cu1 uo11 pul\ r ecar mer·av iglia so molt1 feJ•iti pl'eferirono fare a piedi 20 anche wersce. l·: neppure avrebbero dalo buon risultato le cosi delle colonne volanti , llJie!;lile dalla a~­ sociazione della Croce Rossa o dn privari. Le ferile si riparti r ono in 19 del capo, 26 del petto, 27 del ventr·e e 9 dell~ colonna verlebrule. I rimanenti ca t> i ri!?uardnno ferile della faccia, della ca vita bocca l~:> e delle estremi la. · L e ferile del Cl't\nio, del petto e dell'addome do vute a scheggie di g ranala r i escirono nella maggiOranza mortali, o sul campo di battaglia o ai posti di m !"dicazrone. tanto c he nessuno dei colpiti poté arrivare a T ielin~. L ' A. é ri escilo a "edere un solo di tali ferili trovato morto sopra un l reno, con vastissime lacerazioni delle parti molli della m età destra del torace ed apertura ampia delle cavità. Anche le ferite da schcgg-ie di g r·anala delle eslr·emità decorsero in modo as:>ai grave, anche se limitate alle sole parti molli, per il facile s viluppo di processi cancrenosi e llemmonosi. Conseguentemente le amputazioni non costituir ono le vcrezioni, che pareva dovessero e!'!;o.ere d'ora in a vanti tali operaztoni ; l'Autore sopra i suoi 16!) ferili ne- ha dovute eseguir e •i-, quantunque n ella ba ttaglia di Liau-Yaog le lesioni delle estremità sieuo slatH in complesso, non fr equenti. La causa deter·minanle dell'amputazione fu pe1· due feri ti la cancrena, per· uno l a compl icanza di una estesll lesione ossea e per il quar to anche la partectpazione dell'osso, sotto forma di estese scheggiatur·e e fes~ure, che si prolung-avano fino al ginocchio, benché la ferila fosse dovuta ad un pr oi ellile di fucile ru sso : fatto questo che non era mai stato osservato coi proiettili giapponesi (2). Anche altri chirur ghi avrebbero constatata la r elativa ft•equenza delle t~mpu­ unioni con loro meraviglia, perché il fatto è in contraddizione a qusnto essi avevano appr eso dalla letteratura medica militare di questi ultimi anni. Le ferile pr odelle da pallottole di Schrappnell ~i avvicinano a quelle da proi ettile di arm i portatili, benché natur almente piu gravi, specialmente per ia roa ~­ .giore mortali la e 111 necessità di atti operativi. La pr·ogoosi di queste ferite, meno infausta per quelle del pello, è stata decisamente sfavorevole per le ferite ùel capo e dell'addome.

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Il) Del calibro di 6.5 mm. , (S1 Il proiettile del fucile russo adoperato nell 'ultima gutlrr3 è del calibro di mm. i.


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C1ò premesso, l'Autore pa::>sa a pal'iare delle ferile del capo, complessivamente in numero di 20, comprendendovene una anteriore alla balLaglia di LiauJ an go; e tutte complicate con lesione al cervello. L'Autore ha diviso tali ferite in tr·e gruppi: 1• feriti giunti all'ospedale di Tjelin~ o agonizzanti, o privi addirittura dr ogni speranza, e morti dalle 6 alle 12 ore dal I01·o ingresso, in numero di 5 ~ 2• feriti p!!r i quali, stante il loro stato generale e la qualitA della ferata , t~on era da pensar~i ad alcun atto operativo, in numero di 7; :le feriti In cui si dovette in definitiva ricorrere ad un'operazione , in numer o di 8. Il giudizio se la ferita fosse dovuta a pallottola di Schrappnell o a Tlroietlile di fucile non fu mai assoluto, ad eccezione dì un caso. È vero che gli Schrappnell producono più estese distt·uzioni e le ferite sono piu gravi di quelle dR pr·oiettile di fucil e, ma t·~sperienza ba dimostrato che .~pecialmenle pel cranio, anche i proiettili di fucile. flttando si deformano, danno luogo a fe rite non molto dissimili da quelle degli Schrnppnell. Tu tti i feriti de l primo gruppo morirono. Nei fet·iti del 2' gruppo si tl'alLava di fel'ite da proie~tile di fucil_e a cana le completo in 6, in uno solo con permanenza del proiettile; tulli potea·ono dal ()<> al 10' giorno essere evacuati su Charbin in condizioni di quasi completo bene!'sere . Guarirono tulti senza intervento operativo, quantunque per due fos!'<e da principio appar so necessa rio, per cui e da lrarne la conclusione ~he la r unt aspettante in queste ferite avrebbe corri!-lposto bene. La guarigione sopravvenne anche nel caso in cui, con tutta p:-obabililà, il proiettile e ra rimasto nel cranio, trattandosi di una ferita a canale cieco. Nei feriti del 3' gr uppo l'A. ricorse in tutti ad un atto operativo, di cui I'~H ha potuto seguire il decor !:o. l n un caso, caa·atter·izzato da p!:wdito della coscienza con notevoli~si ma r iduzione nel numero delle pulsazioni, dilatata la ferita ossea, si potè estt·arre una larga scheggia del tavolato interno e dor esito ad una raccolta sanguigna ::>ottodut·ale, colla immediata scomparsa di ogni sintomo di compressione e la guarigione in capo a sei settimane. la un serondo ferito con paralisi completa delle e.·tremità ~uperiori ed afasia. l'ampliame nto della ferito, il cui foro di Pntrata s i trovava nel mezzo della fronte. aveva dimostrato che il cervello a molta profondità era spappolato e frammisto di m olti frammenti delle lamina vitrea. Si a s portò la sostanza cerebrale· sfatta, s i r egolarizzar·ono i margini ossei della ferita eslel'll8, che venne cbiu~ parzialmente, previo tam ponamento. Miglioramento I'!Olevole tlopo due giorni; decorso in seguilr1 favorevolissimo, con guari~ion e per prima. Ritorna dopo v enti ~ioa·ni la parola e il malato ca mmina da sè; soltanto permane paralisi dell'arto superiore di sinistra, che scompare però anche esso a poco a poco dopo un m ese. Questo caso é a ssai interessante, perchè vale a dimostrare la grande Lolleranza del cervello ai traumi ; il proiettile, penetraloldall'osso frontale, avevA fratturato questo comminutivamenle con porzione del parietale e poi, scorrendo a l di solto di questo, era venuto ad uscire, scivolando s ul cervello, all'occipite. l o un terzo ferilo alla fronte, con uscita del proiettile dall'osso temport~ le ed un tragitto di 8 conti metri, s i dovett,., due giorni dopo, pr~cedere a lla t r·dpanazione, perché il fet·ito er a in preda ad un delrrio fut·ioso, e si trovò esle~o fracassamento del frontale con spoppolamento· della massa cerebrale sotto-


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stante, per peneLrazione di numerose ~ch egg1e Msee. Si e!'trAggono le Rcheggie e si tampona. M iglioramento nei primi due giorni , ma poi subentra il delirio; rinnovata la medicazione, si trova che una con1-iderevole qunntita di sostanza cerebrale rammollila e quasi fluida scola da ll~t ferita. M orte nella notte successi va. Eguale fu l'esito di un allro fel'ito, in cui, dopo la tl'aparta7.ione, si ebbe deflusso della polpa crrebralc quasi lifJueraua, in modo che a stento si pote\'a tr·ottenere. Anche qui er·avi un forLfl stato di agitazione. In un certo ferito, giunto all'oRpedale due giol'ni dopo, ~i trovò rapertur·a di entrala del proiettile !'Ul la metà dell'o;;so occipilale e suppurante, e nessuna H pertura dì uscita; si accompagnavano fr·equenti acces!'i e!'iletticr. Procedutosi alla scopertur11 deiJ'o!'SO, si r·i scontra un foi'O delle dimensioni di uoa moneta di 10 pfenning (quHsi un soldo) cl 1e, dilatali), permcLtt< l 'e!!Lrazione di una pall ottola di Schrappnell. Gli accessi epilettici cessano, cin')Ue giorni dopo ritorna lt1 coscienza, ed il paziente dice di !';enlir·si beue. Il decor so pr ocedeva pertanto favor evole, tanto c he !'i riteneva la guarigione sicura, quando improvvi~amente r·rcompar·ve la febbre a 39' con per dita del la coscienzu; in corrispondl'nza tlulla !'eri la e rasi formato un a!'Ce!'\so nella massa cNebr·ale, che aveva in vaso lutto il l obo occipitale. Si vmMl l'Ascesso con una !=<iri nga di Pravaz, rna senza l'isullAto, poiché il fr rito mori pochi giorni dopo Invece in un ult1mo ferito, probabilmente pure da pal lollola di Schrappnell cou aperlur·a di entrata sull'osso frontale e dr uscita ,:;ul pari etale. entrambe ::>uppur·anli·, con omorrugia, perdita delle orine, feb~r·e, ecc., d11po l'estr•azione delle scheg~ie asRolutamente mobili infi,.se nella sostanza cerelwale, pulitura accur·ata e tamponamento, si ottenne la guar·rgionP, col ri~tnbr limenlo della coscienza e delle funzioni del r·ello e della vescica. Ricapitolando, sopra 20 ferite del cronio con l esione del cervelln, l e quattro che si potevano ritP-nere proclolle da pallottola dr Schrappnell, tutte fur·ono se~uite da morte: delle altre 16 dovute a proiettil e di fu~' ile ne guar rrono lO. L'A. trae da ciò la conseguenza, che per• la tendenza continua degli eserciti ad aumentare le aJ"liglier·iA, l e ferile gravi presenter anno sempre più una prevalente ma~<g-ioranza, e co~i rester~1 trisLamente compensala la vantata urna· nità del proiettrl e delle ar·m i portatili di piccolo calibr o. quanlnnque quf>slo nel cranio non sia cosi innocuo, poiché su 16 <ii ù:tli fer·iti, si ebbero pure 6 mol'ti. Ai casi ora riportati tli ferite Jel cr'Bnio con lesione del cervello, l'A. ne fa seguir e altri 10 da lui osservati nei combattimenti che !'eguirono ella battaglia di Liau- Jan):! e dei tJuaU uno solo può riferirsi al ·to g r·uppo di ferili, cioè di quelli giunti all'ospedale agonizzanti o privi di ogni speranza eli guor-igiooe. Gli altri H. Lulti con este!:e l esioni dPI cranio e del cer·vello, l'urono da lui operati e nessuno di essi a l d~cimo giol'M er» morto, cio che l'A. altt•ibuisce al tc·asporLo più breve e qmndi all' irrtervenlo operativo pii.t pronto e pr ecoce. Per·tanlo su 30 ferite cranio-cerP.bt•ali, ben 17 ful'ono sottoposte ad alti oper·ati vi; e non calcolando i 6 casi io cui ogni intervento era inulilt>, l a propor· zione degli operati é stato di ti su 2i. Egli quindi viene alla conclu!:ione, che nelle ferite del cranio con partecipazione del cervello, fuori pochA eccezioni, é necessario l'intervento chirurgico atti vo. Soggiunge però che la prognosi di '!ueste fer·ite sarebbe, secondo le sue os3ervazioni, meno grave di quei iP. del ventre e terrebbe il secondo posto tra queste e l e ferile ael pelto. RANDONE.


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JUVISTA DI OIIIRUR(: lA DI C:UERRA

Dottor Lvo 13~>RNHAUPT. - Le ferite del vasi e gll aneurlsml traumatlol nella guerra russo-giapponese. - (A rc!lio . .f. Klinis~he Chirurgie, Band 77, H el\ 3). Sollo que:;lo titolo l'A. Ila pubblicato leslè negli A1·chivi di Langenbeck le esperienze sulle fet•ite dei vasi e s u~) i aneurismi traumatici, che egli ha avuto campo di fat'e nell"ospedale lwersl.:.aia ()b.çchina in Cha1'bin, di cui tenne la dit·ezione dal marzo HlfH· al marzo 1905. Le lesioni di vasi importanti sopra :1u00 feriti furono 22, in l!'e delle fJUBii si ebbe copiosa emurra ~ia. per fertla dell"arleria carotide comune, ùella carotide iuleroa e dèlla femorale; in 8 la form azione di un anlduris ma Lt·aumatico; e in 11 aneurisma arterio-venoso J• Ct' la con tem poranea les ioue dei due vas i. In lulli i casi le fet•ite furono prodoLLe ùal proiettile di fu cile di piccolo calibro incamicialo. l :;in tomi furono assai d tversi e tali da influire sulla terapia clte si può r;ompendiare nl'i t11etodi St·guenti. Cura couservath a; !!utura o legatura del vaso, immediate; s utura o legatura nelllecor so ulteriore ; e.~porlazione dell'aneurisma. Nei tre casi l"eguiti da grave emorragia si trattava di ft~rita già infetta, per Ili via della trachea, o del naso nelle ferite della carotide, pet• infezione contralla nel trasporto in caus~:~ della insufficienza della medicazione e clelia immobili7.zazione, in l]nella della femorale. In lutti tre i casi si ùovellò ricorrer e alla legatura del vaso nel punto di elezitllte, con un decesso per s•~psi e due gua1·igit.>ni per prima. senza graYi d;slurbi consecul!v! nelle due legature della carotide. Degli 8 aneut•ismi arteriCI!'I i 5 furono operati ollenendosi 4 guarigioni pe r prima ; l'esito della 5• opet·azione rimase ignoto all'autore. L'operazione ha consistito n e l l'allac(;ia~ura del vaso in sopra e in sotto e la success1va espnrtazione dell'aneurisma. Gli aneurismi non operuti, in numet'O di tre, giunl"e ro graùatameu te a guarigiont:J con la cut'a aspettante . Il p•·oìc tlile di fucile può strisci&re s ul vaso e intaccare le due tonache e!<terne lasciando intatta l'interna e così resi a !'-piegatu la successiva formazione dell'aneurisma; ma anche quando Lulla la parete del vaso e perforata, oppur e il vaso é attraversalo da parte a parte, la ris trettezza del canale della feri la favori.sce la formazione dell'aneurisma, cosi che, m ~d iante una l'azionale m edicazione ed una completa immobilizzazione, non si banno a temere emorrag ie durante il trasporto. l sintomi dell'aneuris m~ possono o comparit·e subito, opput'e esser e da principio masche•·ati da un dtfl'uso travaso nelle parlt molli, o anche manifeslal'si dopo parecchie sellimane. La puls azione é sempre avvertila, non cosi il soffio od altri rumori. Gli aneurismi operati erano seguiti una volta a ferita dell'arteria ascellare, un'altra dell'arteria brachiale, due volte delbt femorale ed una della poplitea; quelli non operati iu una da lesione dell'iliaca esterna e in due della femorale . Negli 11 cas i in cui si é trallalo di contemporanea lesione dell'arteria e della vena con for.nazi one dell'aneurisma arterio-venoso, questo fu una volla brac· ciale, due altre f~:~morale, cinque volle popliteo ed una peroneo. No,·e vennero operati con bupn esito; degli altri due, pet· uno si dovette ·i n seguito procedere all'amputazione per cancrena da infezione sorta dopo l'operazione. e l'altr·o fu evacualo ~en z'operazione.


RIVIS"l'A D ' IGIE:'\1!:

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Complessivamente, pertanto, sarebber o H gl i aneut•ismi operati, per feritPnoo infette e tutti al meno dopo un mese dalla lesione vasale. con esito in tutti di f!Uari gione per prima e miglioramento piu o meno notevol e nello stato clei paztenli. I n ba!'e ai casi ot·a r iportnli l'A . sar ebbe venuto alle conclusi0ni se~uenti: 1° L e le,ioni dei vasi pr odotte dai moder ni proietllii incamiciali, e che non sono se;ruiti rla profu"a emnrragia, non r ichiedono alcun intet·vento operativo sul campo rli batla ~lia ; 2° L n. tendenZA in queste IC''>ioni nlln formnzione dell'ao e uri>~mn deve essere favorita da unn prima medicazione asettica e dalla immobilizzazione tlur onte il trasporto del fer ilo, pet· rimuo vere 1 l pericolo della infezioon f' della emorragin s"condaria; :~o Ln le~ntura immediata del vaso ffllla sul campo di battag lia conduce facilmente alla cancr ena e alla ero ot·ragia "econdaria: 4° Occort•endo l'emostasia definitiva per una pr ofusi! emorragia sul campo di bBttag lia è pr eferibile, l'}uando ci ò é possi bili', t•ico t•r·ere alla sutut•a del vuso; 5° Nell'anem·isma lruum>tlico può mancare i ntel'8mente il t•nmor·e di l"Ofl'io; s• I l tumore di un anem·isma ar let·ioso p uò in capo a par ecchi mesi scomparire inler·amenle; ; • l vasi non si o;postano duvanti al pt•oieUilc, che può passar e sopr a di essi l"trisciando e p~;wforar li ; 8• Quando vi fossero tulle le condizioni oiu fa vorevolr, anche nella cur-a di un aneur isma si potrebbe tentare la su tu t•a del vaso: 9• L ' inter vento operativo in un aneuril'ma tra t.<matico infetto può facil m en le condut'l'e alla canCI'ena; 10° L'estit·pazione dell'aneurisma, non prima di quattro settimane ed eseguita con tuae le cautele asetti che, ~a rantisce una t•adicale guar igione. Le esperienze dell'A. servirebber o a confermare l'opinione che nelle ferite dei vasi dovute al modcr·no proiettile del fucile di piccolo calibr o, le gr avi emorragie sul campo di battaglia sarebbet·o assai meno frequenti di prima, per la facililà della for·mazione di un aneurisma, che con una buona medicazione immobilizzante ed a settica permetter ebbe il trasporto dei feriti ne;;rli ospedali, ove sarebber·o anzi autoria.ali i tentativi di cura conser vativa, cioè 5enza operazione, avendo inoltr e le esperienze dimostrato, che g li esiti mi~l iol'i si ottengono app unto quando si· intervi ene dopo non meno di quattro settimane dalla lesione. R ANOONE.

RlVISrr A D'IGIENE KARLrNsr.:I J. - Bulla tra•ml•libllltà della tuberoolo•l uman& al buoi. (Centralblatt,(iir Bakter iologie, Parasitenkunde ttnd fn fektionskrankheiten). L ' A . si propose di dimostrare se la r esistenza costante e piuttosto elevata dei bovi della Bosnia possa abbassarsi e se possa at•tificialmente elevarsi la virulenza dei bacilli tubercolosi provenienti dallo sputo dell'uomo, in modo che corrisponda a quella dei bacilli tubercolosi del bue nelle esperienze sugl i ani· mali. Per le ricer che l 'A. fece uso di una coltura di !!puto e di ulterior i generazioni di esso, passato per uno o per parecchie volte nelle cavie. Tutti i


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RIVISTA BIBLIOGRAFICA

14 -buoi fur·ono sagl'iali con la tubercolina prima delle inoculazioni eseguite: :3 volle entro il peritoneo, 4 volte sottocute e 7 volle enll•o le vene, noncbè

p1'1ma della macellazione per determinare se erano tuber colosi. Dalle eseguite esperienze risultò che s u H pt•ove la trasmissione della malattia ri uscì 13 volte, che i bacilli tubercolosi, ottenuti dallo sputo, mediante ripetuti passaggi nelle cavie, acquistarono un considerevole aumento della loro virulenza e che i medesimi dopo ripetuti passaggi nei buoi (l volle in un ca so) acquistarono maggiore virulenza contro i buoi stessi e produssero in essi alterazioni morbose, che non sono inferior i a quelle della tubercolosi pel'iacea spontanea. Dalle sue ricerche conchiude l'A. che è poss ibile la trasmissione della tubercolos i umana ai bovi bosniaci, res isteoti all'infezione spontanea, che !"infezione segue principalmeute la via linfatica, che é possibile di ottenere la diffusione gtlner ale, come nella tubercolosi perlacea, aumentando la virule nza dei bacilli tubercolos i con passaggi nelle cavie o nei buoi, con inoculazioni entro le vene e che perciò non può ammellersi in modo alcuno una differenza fra la tubercolosi umana e la bovina. L'A. non riuscl a dimostrare una marcata difl"erenza fra i bacilli tubercoc. S F ORZA. l0si umani e bovini.

l~IVISTA

BIBLIOGRAFICA.

Dott. G. CIGLIUTTI, cnpitano medico. - l oon1lgU del dott. Antonio. - Lellure di igiene per Je·scuole e per il popolo. - L1bro premiato al concorso Grocco indetto dalla Soc.ietà Toscana di l giene. - FirE:nze, G. Barbera, editore. Prezzo L. 'l. La socie~à Toscana di 1gtene, iu seguito alla pt•oposta ed alla generosa offerta del danaro occo1-rente, fa lla dal s uo presidente, il professore Pietro Grncco, allo scopo di onorare la memoria dell' illustre e compianto professore Francesco Colzi, bandiva l'anno passato un cooco•·so di un libro d i lelluJ'a destinato a g li allievi delle scuole elementari. l lavori presentati al concorso furono 72, ed il premio venne aggiudicalo Al capitano medico dott. Cigliulti, per queste !<Ue letture di igiene popolare. La vittoria ri portata dal Cif!li ulti, sopra un numero cosi rilevante di concorrenti, eù il giudizio pronunziato dalla commi!!siooe aiZgllldicatrice, di cui era relatore il prof. di Vestea, bastano da soli a convincer e della intrinseca bontà del libro e dello scopo completamente ragiZiunto, sperialmentt> per la sua forma piana, chiara, accessibile alle comuni intelligenze, unitamente a tulta la precisiooe ed esaLtezza scienlifiche. A tali pregi, che lo rendono veramente prezioso, si Of!giunge quello della purezz-e della lingua, improntata alla leggiadria e alle grazie delridioma toscano. La tecnica poi con cui il libro e fallo, senzA quell'ordine pesantemente rlidallico che r ende, in gener·e, poco gradite tali pubblicazioni, e la sua riparti· zione in capitoletti di descrizioni, di raccootini, di dialoghi, nei quali parla ora la mamma, ora il nonno, ora il dottor Antonio, ron quella bonarieta e semphcitò che persuadono tanto, ed un'arguzia di buona lega alta a mantenere l' ila•·ità, fanno si che il libro si legga di un fìalo.


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

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Noi l"iamo quindi ben lieti. a nome di tutti i colleghi, di cui siamo certi interpretare l'intenzione, di con~ratularci vivamente r.ol capi tano CigliuLii, augurandoci òi poter presto legger e IR seconda parte del suo layor o, scT'IUa per G. RANDON E. le scuole eleme11tari superiori. Doli. Ez1o MANGIAN TI, tenente colonnello medico. - Lo sgombero &oqueo del ferltl nell& valle del Po. - Seconda edizione, con note ed aggiu11le. Milano 190~. Per la cir·co!Stanza dell'imminente con11:-esso clelia navigazione fluviale italiana, il tenente colonnello medico ManFtiantl ha creduto oppo1·tuno ripubblicare lo studio da lui fatto a Piacenza nel 1888- 8!), cit·ca lo ::-gombr o ar(]ueo di'i fe r iti , nella valle del Po. compa1·so uel giornale medico del R. es•·rcito nel 1890. Vi ha agg iuntn la descrizio ne dell'ambulanza fluvi~;~le J.i~fonso Lilla e del suo v iaggio di e!>pe1·imento da· Mil~;~no a Venezia nel 18!)8, fallo per cura dell 'associazione della Croce Rossa italiana: e l'esposizione sint etica dello stato in cui attualmtonte si trova la questione dello sgomb1·o dei feriti pPr via acquea, presso tnlle l e p rincipali nazioni. La m emoria del Mangianti pol1·a esser·e utilmente consultata da co loro che prend eranno parte al congreRso di navif!azione fluvi ole, nel quale certamente verra in discussione anche l'ar gomento di cui egli ::.i é occupato. G. RANDONE. C. M . BeLLI, capitano medir·o della re~ia marina. lano, SociPl l'l Editrice Librar1a. L. 12,50.

Ig i ene .n&vale. - Mi-

Fra i lo nti libri r.he gior nalmente vengono alla luce, questo del B elli, senza dubbio. é degno della massima consider azione. L ' A. col suo manual e ha colmalo un vuoto nell'odiet·na letter atura medica ciel nostro paese; giacché fino aJ oggi , in Halia, nessun trallaLo d'igiene navale era stato pubblicato. Solto elegante v este il volume del Belli s'impone oll'allenzione degli studiosi e più specialmen te, quella dei medir.i di bordo, degli ufficiali naviganti e dei costruttori navali. Il volere sempl icemen te enumer ar e i va1·i capitoli, di cui r isulta il libro, sarebbe lungo. Basti il dir e che esso è diviso in due parti: nella 1" i· dettag liat~;~mente svolta l'igiene della nave, della quale sono descl'illl pur e il meccanismo e il fun zionamento; nella 2" sono diffu!;omenle trattate l'igiene del personale (alimentazione, lavoro, ripo8o, ve8limenta, ecc.), l 'epidemiologia e la profilassi. L 'A., la c ui com petenza in igiene è universalmente riconosciuta per le sue numerose ed importanti pubblicazioni, ha saputo scriver e uo' opera, che per la vastité, per l'ordine e la chiar·ezza si r accomanda da sè. A. AvroeeLLr.

Norme pratlohe per 4loht&r&re &Ooett&blll l vlverl per parte delle CommtssloDl della B . 11&rlD&. - Spezia, Tipografia Ft•ancesco Zappa, 1905.

D. G. GIUSTI, maggior e medico nella R. Marina. -

L'A. ha raccolto in un volumello le nozioni pi o elementari di bromatologia, le quali possono m ettere in g rado di dare un giudizio sull'accettazione o meno dei generi alimentari per la sussistenza del per sonale della R. M arina.


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J\ll SCELLANEA

L'A. nel l"!ompilare d suo volumetto ha ri dotto al meno possibilu il n umero delle r eazioni e dei r eatlivi ; ed ha limitato gli uten8ili occorrt nti per le indat:ini a quellr a~:>ol utamenlc n ecessari e indispensabili. Egli pas;.a b1·evemente in rassegna lutti i generi elle neve provveder e la fo rriÌLUI'a vi ''eri (fo rina, pane, biscotto, pasta per minestra, vino, acqua vite, zuccltero, ca fl"t\ carn e. tonno solt'olio, ri so, form aggio, fagiuoli, olio, aceto, came e brodo in conserva), e indica le norme pratiche da seguire per pol erli dichiarare accettabili da pat'le delle Commissioni al l'uopo incaPicale. Fa seguin~ un'aprendice, nt>lla quale si occupa di alt1'i g eneri alimentaPi, di cui :-;i fa quo!>i qno<idianamrnle uso tanto a terra quanto a bordo, sia per l'equipaggio sia per le m ense ufficiali e sottufliciali (frulla e legumi freschi, verdur·e, latte, burro, uova, pollame e sel vaggina, fH'sce, ecr.). I l "dolt. Giusti Ira 8\"ulo il pl'l:'gio di o.leltar e solto f01·ma semplice, chiara e p r ecisa, quale m ~Lod o debbasi ord in ari ament~ seguire nell'esame dei viveri. Anc he citi non è addentr o al le quc~tioni di broma•ologia, servendosi del piccolo maimale del Giusti, può acrrui stare cognizioni nelle e praticam ente utili . Non esito ad affermare che il dott. Giusti ha r allgiunto per fettam ente lo scopo che !'i era prefisso nello scrivere il :;uo libro, il quale puo riu scir e uti le anche agli ufficiali medici del R. e!<erci to. Il pr·ezzo del libro é di lir e una. A. ALTODELt.r.

MISCELLANE A C~ngresso nazionale per la lotta sociale contr o la tubercolosi. -Questo congre sso, la c ui impot·tauza è sempli c~me ute definita dallo stesso titolo, si Le1·ra a Milano nel sellembre 1!)0o. Sara diviso in quattro sezioni: 1o Diffusione ed etiologia della tubercol osi; 2° Profilassi; 3° I stituti di assistenza dei tuber colosi e dei predisposti ; 4° L egislazione sanitaria e legislazione sociale, i n rapporto alla lotta con tro la tuber colosi. Il comitato ordinatore del congresso, affine di reode1·e la r iunione ve1·amente seria ed efficace, ha prevenlivameote designalo alcune que!:'tioni da svolger si nelle varie sezioni, questioni sulle quali è specialmente al lirnta l'attenziOne dei congressisti, e sulle quali si sono gis incaricali di J'iferir·e molti dei nostri più competenti sciem.iati. N otiamo tr a le al tre questioni: La predisposi:;ione alla tubercolosi - Relatori senatore Oe Giovanni e Zagar i. - .J.I.Jita;;ione e tullercolosi - Relalor e Doli. Grassi. - Quello che si è fatto e t1uel che si deve fa re in Italia contro la tubercolo.~ i - Relalore Profess0r Sciavo - La 'Jllestione Ji nan:iaria nella lotta contro la tubercolosi - RelaloJ·e Pr of. Abba. - La disinfe:rone nella tubercolosi - Relalore Prof. Sormani - l dispensari anlituberco~osi e le colonie alpine- Relator i P r of. Pio Fos, M ya e T ibaldi - Legisltuione sociale contro la tubercolosi - K elal.ore De Giaxa. Sara annessa al Congresso una esposizione internazionale dei mezzi di lotta ~ociale contro la tuber colosi. Della esposizione formera una sezione della grande esposizione internazionale Milano. La tassa di ammissione al congresso è di


~n:;C ELLA::\EA

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L. 20. Chi desider a fare comunicazioni al con!lresso é pr·egato eli da rne partecipazione non più tardi del 30 aprile 1!)06 a l Comitato ordinator e, Milano Vro San P aolo n. IO. Le perdite dell'esercito giapponese durante tullo il periodo della guerra, a~ceu­ derebbero a M3,180 m•>r tr in battaglia, 10,970 morti per ferile e 15,:mo morti per malattie . l n tullo 72, i~>O morti. Premio per la g~~arigione del cancro.- Seroodo la Pali .\1all Ga~ette la Camera di commercio del Brasile avrebbe !>!Abilito un pr·emio dell'enorme cifra di -iOO,OOO sterline, più di 10,000,000 di franchi, per lo scienziato che scuoprira un rimedio positivo contro il cancro. Un giuri internazionale, composto di due membri dell'.\ ccadem ia di medici na di Rio Janeiro e di quattro e minenti patologi da sce jllier si a Londra. Parigi e Roma prOJJOrrA ragg.udicazione del premio. Con lutto il rispeLto dovuto all'autorevole fo~dio ing-lesE>, la notizia ci pare un po' troppo s traordiuarin, a m eno che invece di 400,000 s terline. s i tratti di 400,01\0 rei~, c ioò circa millecento lire itahane. C)uarlo Congresso Internazionale di assistenza pubblica e privata. - Fr·a i molli con· gressi che la metropoli lom barda s ta preparando, come contorno scientifico della g rande es posizione del IU116, sarà 'fUeQto uno rl t>i più importanti e più pra· tici. Il Co n~resso av r8 luogn dal 23 al 27 mag-gio. Notiamo tra i temi pr·ooosli: Educazione prof.-~ !=òionale degli aiutanti volontari dell' as!'istenza pubblica. P rov vedimeu Li di assistenza p1•r rliminuirc la mortalità infantile . - Oell'ossi· stanza agli s tranieri. - Della protezione ed assi!<tenza della giovinetta e d ella donna isolata. Il presidente del Comitato generale internazionale è il sig. Casimir-Périer', ex-presidente della Hepubblica france!'O. . Quello del Comitato P.!'ecutivo di Milano è il Dott. .\ngelo F ilippetti.- La sede del Comitato è al Palazzo Municipale di Milano. L'Annuario Sanitario Italiano, che pubblica tutti i nomi e gli indirizzi dei m~dici italiani, oltre ad altre numerose notizie, prega tutti i signori sanitari a de n!ln· ciare alla Dir ezione ( Milano, vra Gesù, 23) i camb1amenti e le aggiunte per la prossima edizione. Medici militari Cinesi. - Al Con~resso dell'Associazione medico-mihtare, che ba avuto luogo a netroil, alla fine di settembre di quest'anno, hanno p1·eso parte, oltre al distinto dott. Susuki, chirurgo in capo della mat·ina giapponese, anche tre mtldici m ilitari cinesi, i doll0ri Ho·Kan-Yu,:m della marina e Yinp:· Young-Zui e \Vang-Pang-Chung, dell'e!>arcilo. Tutti e tre questi nlfìcia li me· dici hanno fallo i lo ro studi parte in lnghilterr·1:1 e parte in America.

Il qulndloeslmo Congresso medico internazionale, s i aprirà a Li~bona i11!) apri lo t 906. Il comitato nazionale portoghese, da prova di una g rande alli vitA, e le adesioni sono molte. Si tem e però che i m ezzi di a lloggiamento di cui dis pone la capitale portoghese, abbiano ad essere ins ufficienti, per accoglìere qualche mi· glieio di ospiti. l m eòici in~lesi hanno già pre venuto l'inconve niente, impegnan d~ per m ezzo dell'Agenzia Cook un pit•oscafo transatlantico, c he potr à contenere parecchie centinaia di passeggieri di prima classe e che ser·virà no n solo per il viaggto, ma anche per Il soggior no a Lisbona, funzionando come albergo.


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MISOELLAKEA

Questo esempio i> stato sPg-uito onche dai medici degli Stati Uniti, che hanno gia impeg na lo il piroscafo [{6nig i!!bert , del Nord Deu.tseher Lloyd , che partirà da Nuova York il 7 a prile, e sa!'à quivi di ritorno il 9 maggio. Per·ché non potrebbe org anizzarsi un accomodamento 8imile, anche per i medici italiani con qualche piroscafo della Navigazione g enerale o della Ve lo ce? L'alcool e l'efficacia del tiro. -Al Con ~tresso anti-alcoolico tenuto a Budapest dall'lt a l 16 settembr·e u. s ., il dott. Mernetsch ha comunicato il risultato di varie esperienze sull'influenza dell'alcool s ul tiro. Furono scelti diver>'i soldati e sotturficiali tra i mig liori tiratori. Dopo aver fatto fur loro una prima serie di tiri a 200 metri, fu loro somministrata una dose Iii brandy di 50 grammi circa, e s ubito furono invitati a eseguire un'allra serie di Liri eguali alle prime. Gli esperimenti, ripetuti in v11ri giorni e sotto differenti condizioni di te mpo e di luoi!O, dettero cos Lantemente lo s tesso risultato. N el fuoco uccelerato l'e ffica cia del tiro, dopo a ver bevuto, fu del 30 °/o inferior~. Nel tiro a pausa, la differ en7.a arri vò fin o al 50 '/0 • A una riunione dell!o~ Società medico chirur•g ica di Brighton e Sussex, che ebbe lu0go il 27 ottobre u. s ., il celebre chir·urgo sir Frederick Treves ha tenuto un discorso sul :>ervizio sanitario militare ing lese e s ui suoi des iderata. Tra questi tro·Jiamo anche il seg-uente. Il Capo del corpo sanitario de ve essere anche il capo del servizio ed esser e respon8abile del suo funzionamento e dell'ammioi· strazione economica di tutti i rami di pendenti ; e gli deve uppartenere anche il co ntrollo delle somme ~Jssegnale nel bilancio, pel servizio sanitario.

La diminuzione dei medici In Germania. - Mentre nel "1887 et•ano inscrilti nelle univer sita tedesche 8513 s tudenti, nel ·1903 se ne tro vavano soltanto 6232. Su 1000 studenti di tutte le facoltà se ne trovavano 294 di medicina nel 1890; nel 1903 soltanto 178. Mentre quindici o ven ti anni fa era la troppa abbondanza di medic i che impens ieriva, ora comincia a preoccupare la loro s carsita; i conCOI'Si non sono piu tanto affollati, e, s pecialmente nelle campagne, si ha una gran difficoltà a reclutare dei medici. Il reclutame"nto fatto dal medici civili. - Il ministero della guerra degli Stali Uniti ha dis pos to che cessi d'ora in avanti l'uso di impiegare medici civili nelle visite di r eclutamento. La spesa media per gli onorari a dlllli medici è di 300,000 lire all'an no; mentre sono continui i lamenti dei comandi dei corpi, per la cHtliva scelta dei soldati; e il Governo deve inoltre spendere somme cons idet•evoli per il rimpatrio degli individui che so no definitivamente riconosciuti inabili . Le cantine reggimentali ht America. -

Nell'esercito am ~ricano sono siate da

circa cinque anni abolite le c~nline reggimentali . L'abolizione fu quasi imposta al Cong resso di Was hing ton da una a gitazione, s pecialmente promossa da una lega di s ignore antialcuolisle. Però nel cong resso dei medici militari tenutosi nel setle ml.we scorso a Detroit, è s tato appr ovato all'unanimita un '{O to per il ris ta bilimento delle centine, Ciò per la considerazione che la loro soppres sione ha fatto in co mpe nso aumenlar·e il numer o delle bettole e delle s tamberghe uei dintorni delle cas erme, dove i solda ti vanno liberamente a bere dei cattivi e forti lir[uOri , in'"ece dei vini leggeri e della birra che poteva no avere nelle cantine.


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MOVU.iEN'Tl AVVE);UTI NEL CORPO SA~'lT. E :>:EL PI':RS. FARMAOEOTICO

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Anche i risultati morali di questa soppressione non sono ::-tali meno pemi· ciosi di quelli sanitarii. !\I orale del!a favola: Nulla è più ftì vorevole a ll'aumento del vizio, che il voi et' rendere la virtù obbligatoria. Necrologio. - A Spello (Pet•ugia) è morto il 25 cot•rente in eta di 83 anni il dotlot• Giuseppe Plaisant, gen erale medico in riposo. É un'alll·a bello figura che scompart- dalle ~loriose tlle dei veterani del corpo sanitario. Nato l'il febbraio 1821 ne ll'Isola di Carlororle (Sardegna}, ebbe la sua prima nomina a medico militare il23 giugno 184-8 (chirut·go maggiore in 2°). Cessò dal servizio nel 1884, col gr·ado di colonnello medico, al quale era stato nominato nel 1879. Fece tutte le campagne per l'indipendenza e unità d'Italia dal18.}8 al 1870; e pr·ese pure parte alla spedizione di Crimea del1855·5t\. Era decorato della medaglia di br·onzo a l valor· militare per essersi distinto nella battaglia di San Martino (24- giugno ts:.9) e di IJUella d'argento per essei'>'i distinto nei combattimenti del 12 novembr e 1860 e dal22 gennaio 1861 Slitto Gaeta.

Movimenti anennti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico t Dispensa N. 42, 43, 44, 45, 46 del Bollellit>O uflirlale delle nomiu e).

Uftlolall ln aervlzlo attlvo permanente. Determ~n~ione Ministeriale 26 ottobre 1905.

Beniamino, lenente medico 56 fanteria. - T rasferito 22 artiglieria campagna. R. Deereto, 2} settet;,bre 100;,. VJJNo Luigi, capitano medico in aspettativa. - Collocalo a riposo per infermil.à provenienti da causa di servizio, con decorrenza per gli effetti della pensione dal 16 agosto 1905 e nominato cavaliere nei i'Ordin~ della Corona d'I talia. R. Decreto 8 otcobr~ 1905. FERRETTI Arrigo, lenente medico in aspettativa per infermità temporarie non proveoienti dal servizio per la durata di un anno, a Reg gio Emilia. (R. Decreto 15 settembre 19M}. - Ammesso a datare dal ·t5 settembre 1905 a concorrere per occupare i due let·zi degli impie~hi che S I facciano vacantr nei quadri del suo grr.do e cor po, come gli uffic1ali contemplali dall'art. 11 della leg~e 25 magg io '1852. Richiamato in ser vizio ospedale militare Genova, dal 15 settembre 1905. Determ ina:~ione Ministeriale 2 nooembre 1905. VIOLA Pietro, Lenente medico 3 artiglieria costa. - Trasftlrito ospedale militare Palermo. Determina~ione Ministeriale 9 novembre 190;). ScHJRRU Guglielmo, capitano medico ospedale militare Cag liaei. - Trasfel'ito ospedale succursale Mantova. lNFELIS E Giuseppe, id. id. Catanzaro. - Id. lH fanteria. CANTHORA Ntcola, id. 94- fanteria. - Id. ospedale Catanzaro. ZARA Silvio, tenente med ico R. truppe coloniali. - Id. reggimento cavallegger i Guide dal 9 noYembr e 1905. PIAZZA


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:\IOVUJE:STI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E ~EL PERS. FAR:UAOEUTICO

Mo:-~Aco

R . /Jecrelo 18 settembre 1905. Arturo, sottotenente di compleme nto distt•etto di Napoli. - Nominato

sottotenente medico in servizio attivo permanente dal 2l.Agosto 1905 e des tinAlo al 73 fanlt>.ria, con riecorrenza per gli assegni dal 1° settembre 1905 e con anzianita 18 luglio 100L Seguira nel ruolo il !':OUotenente medico VECCHIONE Adolfo. R. Decreto 26 ottobre 1905. GEMELLI cav. Cesare, mag~iore medico in Rs petl!ttiva pe r sospensione dall'i mpiego. ( R. Oec•·elo 12 agos to 1905).- Llichiamato in :servizio dal 12 ottobre 1905 con anziani lA 18 marzo 1903, ed assegnato osperlale militare Alessandr ia. R. Decreto 2 nooembre 1905. BONA voGLIA cav. Luigi, maggiore m edico ospedale militare Roma. - Promosso te nf\nte colonnello medico e nowinato direttore ospedale militare Cava dei Tirreni. ToRTORA Giovanni capitano medico in a s pettativa per infermita temporarie non pro venienti dal servizio per la dur·ata di ~e i mesi, ad Oneglia (Savona). (R. De. ~.:reto :JO aprile 1!)05). - L'aspettativa di cui sopra è prorogata pe r&.la durata di altri sei mesi. ALESANDREr.Lo Giovanni sollotenente medico 33 fanteria . - Promosso tene ute medico con anziRnita 19 settembr e 1905 e con decorrenza per gli assegni dal 1• ottobre 1905. Determin.a.:ione Ministeriale H.ì nooembre 1905. Cuor Licurgo, capitano medico 67 fanteria.- Trasf~rilo 21 artiglieria campagna. AMENTA cav. Antonino, tenente medico 6 id. (Candia). - Id. os pedale mllitare Bari ove s i presenterà il 2U gennaio 1901. PENNETTA Mario, id. ospedale militare Bat·i . - Comandato pel servizio sanilat•io a Creta. Prendera imbar·co a Catania il 29 no ve mbre ·1 905. Determina;ione M inisteriale 23 nooembre 1905. PtROLI .Amedeo, tenente medico. inferme ria pres idiaria T e rni. - Comandato pel servizio sanita1·io a Cr•eta. Prenderà imbarco a M essm~ il 12 dicembre 1905. VENEZIALE .J.ljredo, id. 3 bersa~tlieri. - Trasferito ospedale Cava dei Tirreni (Salerno) F ARAGGIA NA Francesco, sottotenente m"edico 18 fanteria. - Id. 3 ber saglieri.

Farm&ol•tl mWt&rl. Delermina;ione Min isteriale 9 nooembre 1905. FRA.,;cEscoNI CRv. Giacomo, farmacigta capo di 2" classe ospedale militare Ra-

. venn1:1. - Trasferito ospedale militare Novara. ALBERA N! Emilio, farmacista di 1" id. id. Novara. - Id. id. Ravenna. Defunti. LoSITO Vito, magg iore medico di riserva dis tretto Bari. - Morto a Bari il ;:!(). settembre 190.">. PASQUALE cHv. F erdinando, lenente colonnello medico, direttore ospedale mi-" !ilare Cava dei Tir·reni 1Salerno). - I d. a Cava dei Tirreni (Sale rno) l' 8 o ttob rE\ J905. I l Reda t.t.o.re

D.• RmoLFO Ltvr, maggiore medico.. Il D1re t.t.ore

Dott. GxovANin RA~DONE, ma.gg. generale medico Ispettore. GrOVAN~r ScoLARI,

Gerente

l


T.\YOL.\

T.

Fig 2•.

A

·B -C

-8

.l1JJ'ill"ml•' , Jliltll d • SHTil rJlrl&Jlf.

F erUa r O;'Jlt•ole 11 JH,·/iciolt• i n ,;ia di at·un :aJa ripD,•fl :ioot• .

..\- 1-!pUelio coru,..:ale al •tu=-'e ma.n~:~ 1:1 f'·'rt•' 1tp••rhcialt't, i: uullamt•ut~· t·oma-r\':tt;\ 1.\ uH•ud•rau~ n.l ch~ottu •lt t•lnMhca nnlt-riur•· tl1 !lii\\-IIIU.II.

.\- Pu nto r~rito. l"t>pittolio ,, J.!i:L f(ll:l41i coml•lt·t~un,.nt·· rill:l.• ralo, ma è ancora pO('O c-o1uyatto. Il - Epitelio corneale normnle . C- T•s sulo co rooenle normale.

,,..o

H - 'J'cSIUio corn~~le noroualu.

l· i..c • ..1'.

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-C

-D

Ampi·• (•.-Ila cn.-nenl,, <"Jmpletoutt"nl~ ripar~ta.

Ep1telio C(lfll«"_:tl~ di riparazione 111nlto i_r,.,~••Lt) n~Hn ~nn n. di ci,·alrltt.:t;;ionrl: ul di MOlto eh ue;;;~o l" r'' 1:\ na-111• ltrana dì lio\\',nRn B, h Rr.cuntwr~t:\. Gli ~trnti flllpHrtlciall d·•ll:t corn••a C, xouo ~Rlnti :•ucl1'c~•i •J•(I(!>U;\ inl•!rc .......,u. 1

\ "'4uta ferii• ' rt,,·,~eale t 'IJ~Ifrata iri'I!JOl u·,,!enle, con $COntpal·.ta tl· lla B ou;mfu a m:l teuuto r icatri;iff l r . i\ - Epitelio o•orne:>lu di dimensioni noronnli.

B .. M"mhrana d i BOW111tlll !lDCOr:'\ con~crvatn. in questo punto. C- ·r~.-oo to cornul" inOitr:>to per cher:~tite co n~ecu til•a al t rauma. O .. CamerA nnleriorr. 1·: • To•"nto t icntri•ble ro 11 L"epilulòo nssolliglialo e In Bo w· man <;c•o wpar..;a

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fo',•••il,, COi'ltt'Ul•• illl,·rt'SNUll' (", p;ldi•1 l'uN j(fali ·'llfH't'/t,ia.', df'lla. t*Orurll.

A· ~remlu•·3us clt ltown·un l:\ •ptal•t Ufll f•rnrt·~qo 111 rip.tr.U· .l:1on.-. t• run.~'ta a:upa~l1ata. u.-lla r:u··;Llr•ct>, J•wgltNLu,.j,,,J tu1 R in ~art·a in ln~tto all'ttp•t•·1to 1·-.ru••ul~, l'lJH:•q,•tn B. C- 'l,.~.:;uto rorn;a=-lt•.

A - Punto reri tn. J.'epit~lio rornP~Ic ùa 110~ Jl& rlt• Rl il in· lrotle~q:o ne U:t ft!rit:~, f" d:tll":.ltr::t. JWr ~curr·i mculo \'tt a rlèiiiJIIr•· 11 vuoto prodotto dal lraum:l. Il- lnllllrazìone linfocìtic> tle~:li strnll corneali so tloslan ll all~l fdrltn,

11er clu~rat1te traumatwo..

Fig

-l\

-8

-c

l't'l'ila f"Ot''''"l• JlrO(o,ut '·

\ - ~-'~ratA rhe intere~'\;.i l•t•r una C••rt:..prnCèw1l•l:\ lu b.n,t•llo eorn~all.

Il • 1-:p,~,.>lio> cnrueale l'he nel punto tlella •n'\ ioto•rrnti<lnl' u t· Iutrollt•M,o n•• gli 'tr:1tl eororali. pt•r r~p:trart) hal•rc.-c· C'in .o.vvf•uuta C lnllltral.ion• linruriti~:. tltlhl<:l •l~gll alr:at1 rorn~all Rolto•tnnti nll:< ferila.

F t•J•iltt Nh-·ue lf,~ p ,·o(u,cda, nJtl uon pe•·forattlt•. l n cnru~:> ~ •1:>1:> iutere•s:>la fino agli 3trnlì profondi che •ono illesi. A- J;pitello cornea le interrotto e rirìegAio verso 1:> ferii~>. B - Soluzione tli conlinun nella cornea In p:>rlo r iempita tl:a t••& ~~Julo cicatrir.i.tts in via tli orgn.oizznzlouc. C · Le mho corn~nlc info••nto nc lln cicntrice.


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1;.


'l'A\'OLA

III.

Fiç.:. IO' .

Fig. {Il.

A

B

l ·u.slu ulrt•ra ,·onl(•rde traumrrlica rnrtcvi(o;·mr .

.\ - lii•~•~r:a t'urneat., trnumo\ti,·:.. ••nu lufiltrntinnn ""lt-•"1:4 •· •litftt"L.l d• lHllt) il ••·~'mtu l'ut·nt•al"' ~olltHitaul''·

Jt- :--ar:t.ti l'r'ufuuclì tl~·lla ,~oru••!l C ... J'••cuwto irideo di-.f:tlto. t1rr-nmblo fin c•!•umdatcl t• fuRo <'Oil ~li ~~rnti pr·ofumli tlt•lln corn•·a.~ •pnndi sinHclol.l tnl:tl•• ant,•rtnrt•.

~'ilr

A - !;tr:tti supe rrlc•ì:<li de li:t corne:l. al di soLto dci (JIIlli s i ,·. fatto strada. il p1"occsso ulo::ermtivo. H . Tc~su t o irhleo alterato, circo nd~to dn eq~udnto o fu ~n r:on la corntH\ , 11tti n di al•olizio n e :l.S<coluta lle ll=-. c amera :tute rioro,

Il<,

A-

B-

C-

Lwconlf• cicat>•i:ialt!. l•:plteho corneo le, con In qoltoslon to nh•ml.ronn eli Downonn 11011 piu rlconoxeihil··· Jl- lnrlltr~•ìone degli atrnll superliclali ùulteo.uto cornenle, so lloatau ti Al l euo:omu. C.utn r orneale profon<lo, in COIJilizioni norm:~li.

,\

·re•

A - T essuto corneale. B- Porzio nu cJi tes~u t o irideo che ,·. irnpi~1iatn nel tr·o;;suto scler:llt' co l qualo f~l corpo, ~ tir:lnùo 1l rim:uH~ntu lcA~u lo iridco .

C - Tess u to irldeo


'J\\ v m~.\ I\ .. Fig. t t•.

-c

c

l

D f'icah..•t'd r,u·n,-ol irr, 111/ t n • eon up<•Admfntu dfgll 1trati eunlttlli I•OIItriorl, ,\ - l~plteho corn~ale. 11- :-<trai! corMali ìntiltr:>ll ed lfr"llolarmeut~ dc:.triz:&:~tì. ()- Strati corneali J•rofondi hi•U!ilo ~ IJ•<>r~:eut In C#onera

A - l::pit~lio corneale interrotto c ripit•~;at o nella f•l'i ta ror· uea l". 11- Te•suto coro~o·~lo.

C· Jo~erlta cornr!llt" !Jeante, o ccupat:1 tln "angufll e pigmPntn ir,tleo (lrO\'en~~ntc dall:l so ttostante c:uncr:l :wleriore.

anteriore.

n- Camera anteriore ridotto.. il:- T enuto- irid~o. ~-- 1:;s

ta·.

-A -8

A

B

l •'c1 illl rorn calct t n t:ia d i r ipara; ion e ron rJ,,•,.ah'te difftts:t. l "c•J/4 f..rii<J cornt"Olt• n 111110 1pru~e r•pttral• do tuutiO ric<Uri~talc c lruulo (rld,·o.

.\- l{pilt•llo ~orneal~ in t•,lfl•• di•trullo. 11- Strati su r•·rtioialì olt•tla I'Otllll:\ i 'i''~li. in..~rnn ni l''"" (nruh, BOUfl fu~l rol tP~·ml-o iruJro anUn!lll::\Utl,, r.ol qua.lt~ fo t uuu10 IHI aol corpo. C· Crlltllllmo,

A- F '•r1 l:l cornc:llo. l.'~pitelio d:t. uon. partt• i' inlrotl"""'o noll3 rcrlla, tlull':..llra "corre per rlp:u·!\rc la lnr~rn ­ zlouo. Ln curu"'n. Kotlostan l f' i• iulillr:J.l:\ e pt' t•4t ·uta neo(ornl:u;iou u di va~1 fra lu l:unelle ; nh·mu fttlno 10 \'la

•Il oi,Jitura•iouo. H . 'f'~>s~uto iri•lo•o fn•o •·nn g-li • tra t i profouui della rorn•·n: slut<chit• tntali tu.leriori.


....,


'r.\YOL.\ 1\". Fi~ .

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riruh•;rcr rm·nNrlfJ irrr!Jul 't"'' rnn IIP''~IÌ• •e n IO d~yli .st.,..oli

CtJdlr,lli l)(Jileriori.

A - l'pltclio corneale. 1.1 - Strati cornènli inf\llrnti etl irregolnrnlenln ciratri~:z~& li. c- S trntl cornenli prorondi isl'csolti e spoq;cnti in cnmera anlerioro. O- Camer~ anteriore ridolln. E- Tessuto-lridco. Fig. l~o 1 •

,\ - Epitelio corneale interrotto c ripieg>t> nell:l redta co neale. n- Tessuto cornéalo. C· Ferita cornuulo t,ennte, occupata ti n .sangno o pignwn l il'i4Jeo p•·oveuieote da lla sotlordnn to came l'a autcriort

~·- Fig

Hl'.

-A -8

A

B

-c

F c•t ila rot·ncalo an r;a di ripar4:iOt' ll rou rJu..ratita tliffutc2,

l'osio (n·ila co,·,tealc 11 lrdlO apeUI)rc J'ipa,·tlla rl'' lt.Uttlo cicatri:.ìcl/c ,.. f~·audo ;,-;d(·tJ. A - Epite lio corneale in parte di~t rullo. B - Strati •uperflci:lli olello ro rrwa i q11ali. in~lcmo ai pro· foucli, $ii:QtlO fuRi col tt·~~uto iriUco sottostautt! 1 col quale for·unwo un sol corpo. C - Crl•talt.no,

A .. J,.flrit:t corne:.lo. J:et•itelio fla una. p:t.rt!" P. introllt'"-;o nolla ferita, dalt':ttlr~\ scorro per rtp:~.r:tre la l:a.t>~r3· zione. La cnrn.,n ~ottostanlf' i· lnliltrnta e prt•llil·•nla nenformazione di v.:t~i frà le l:Hnclle; l\lt·uni ~ono in \' i :' •li oiJiiter:tziouo, n · ToMnto iri•len fu~o con ~li s lr~ti pFoforHli de lla corn1•tt ; siu~chic tol.lli nutoriorl,


l"o . ,

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uff,ollo tl t iritla .. c•cl•t p( .stt~.J ,l• or• 1 "" t• "' 1 rlu: r 1·u • "''"• l \IO nrtt.111iou.:\lo, In h • l l t l h q•1alr o~t,.r\ .w•i ,J,•II•• •=•l"" fllt'llll•rt\11•• ILl tWCIIJI do 11 ,.••~u~t•rtl·• lìl•l••rtnl• •l••l l u• ld•1. tlt•l"vltu md•• .. u• t.-.· 11 ,·rlil dl111n,

A - Congiunliv:t,

Il n. llorùi •<·lcroll inlrollcs~i. C- J't-"'~"'llto ron~o:lunh\'a.lc riratri~kdf" che c;j

fra l horùl lnlrullt~1i llella ad.:ra,

t'·

incunp:-tto

l•' g. l:.t•.

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\ • f;om.to fattn dal t .."s•aln Sdf:'ral~ (.•r.lo: adL:."lC'I!ntc :.,,J ,.,~,.. l• al t'Orpll r.iH.lr•• t.-•hl. r-lln ~ rmutlo hltt•IJ:h~tu 11~11.& ,.,, ...'\lr•c••

Il lo!Onutn sclt•r.Jie ~ 1••,:uwnt \lo per lol

r•liiiJ•a.rlt'l'ljl:lil!lttn•• •lt!l corpi) ..:duru U••ll.\ ltttlone. 11 C- Fi!.rn lrr••gnl~ri <l•• l lt••'lull) •rl•ralo •it•nlrlt.lalo•,

A- Cnrnid,- di.,.lft('t':tlta rd impi~li:lta n··lla r.·rita, prodott:t ùa 11hllru••nlo :.cuuuna to penetrato 11t·l ~eJ!'Ult'ltto aul'' ru)r•· drtl'o~(·hto ~ u:mnto pro(om.Jamcult• :a. lcd•·re ll:.l· · l'auterno la rt.•lln:l, 'b. co roide e la scler:\.

Il - \'~•la ferÌlll •cle ralo lllppo•ztala ùa l~"uln rnroiùo•:>lf', C- Strati e•t•rni do• Ila 8rl••r3,


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.\

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c.


Fig. ~1 1,

c A

D

1·, t• ila .~, lrWilld ''"''dt•t• tlJltic<~ J•lr{,l/tUHt 11 rd 'IJILAS"OII.l•

..\ - l :1•itP.Iio r.rtriiP.AI~ i•p~'li::-citn in rnrri"t•nrul~n/.A dnll"tstre• m t7L r•ll•·ru:t d.-11!1 l~rit.:~.. B .. C:I•"Alrli•r• tUt tiC":\ IC'I•·rsle tli r.-rit:t ltnear·· .a•l tang-o In, 4

laen ri(lllr;.a.ln. ~•

('Orli"&

Il- .tn1:11l11 lrhl~11. il qnsle (l

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lnee.,tn dalla

r~rllll, ~ l"'rr.ln m l'•ecol~ pnrle p~rteCJp!< alla clc:llriC!> n~ll;1 fl!lllrC!nlit~ IO&.t!rn~ tJ1 •1••·~t:a

A - S f•h•r:l, H - T··~~ut H ir~tl • ·n imp i2la:.to ~ m,·, tli cunt•o nl•ll:l p n r .tio n c lu fc ri rt• tlt•lla t•ic:at ru•o. C- P1guwutn trid t•fl c•hf" inli llrn. tutt:l l il rir :t.l r irt•, :dl '•·~lrt• · m1 L\ f'"ill•rna tft•ll3 'lllalc flllluca l' d{'lle ho n o n com pie· l:tu ~t• u lt• rapnr:.to. O- Cllrnt·a.

g - Crl<lallino.

llffliiJIOIIt ~ rpl l•• <frll r p tptU.. 111 rrtl 0 . 0 di

lrlt• pla&tka trauma•ita. ,\- leuo1to cornonl~. J.!li •tra ti J•r•Jfo>nd• olol qualo 110no In· lìltrllli oli t•lgouenln lrod~n. Il • I"~'!Uln ltUJo•n olr•~t·n~ro.to" foo&o Con f;ll Mirato pro(onrll della ~orno:; ~ , •.,, 1]010111 ftli(<C'rllt•~h •1<•1 ll•otl..st.onlo rrt-.talhno.

C:- " '"'"· gli Rlr.•lì 3Uf'"rllcluli rJ, 1111 quAle fan un corpo .-n l t" 1111t11 irlllt•u.

S &n r·r/ue htl ,fi u,,,, t"HI•'I • / I(U'; hr/; }JIId,·iu.·i s u/h• fl'~r~ '''Jkt'Ji•·iali della leutc, yi,; d, !)CRI l'dia.

A- Epilello cornt!ule. Il. ( 'oru e n . (.;- lro<l u tll• rnltn ,. cir r nnd:>ln ,(3 •<<~1<1:\lo per melZo d e l 'l'u:d e acl(' ri"C"" :t.J::H <il trnti pro t'o nda d •·lla r·ornc:t. n- C'ame rn poq;tt!rio rtj. i': - C ri"{lallouJu u.ntc r i o r ,·, inlerroll:\ e :ul,. rcn lo :lll't\~s u· tl:l to f•lt., c-irr oudn l'tride. F - 1-' lbrc tlo lln l o u tu c ris tt\lli n~ , g l!t ùcg e uernln.


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T AVOLA.

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Jdta ll'aumatira p untlcn la. A- Epitelio conwale con la mcm l,ran!'\ tJi nnwman inleJ!r:l. n- Co r·OIJ:t COli punti circoscrilll d'lnllltr:.zlone C- Mcm~,r~ua elaslic::a. posteriore di l)cgcemcl, in alc uui pu11l1 d18l~ccat:\ dalla cornea c pioghetLat:<.

,\ - gpilf•lio ''orn,.:d.-. li· C1Jr1u~!l, J:tl .qtr.lli in(Priol'i tlt·ll:t •tll:de .,.ono intihrat(

t.:- tr:itl,, •:lr•·,lnd~Lta d,;1. t-.'>IHh~ lil p11rtdPnlo in \'l:t dr or~a· lltU::lZHHH!.

J)

D - (;amer:~ anteriore. t·:- l·:s,ntlato pnrulenlo che circonda l'it•itlo t•d ~ adtlos•nto nl cristallino. F- Crio:otallino iu via di ùegcner:uione,

('tt,t3.1JiuO Ili \1:\ t]i ÙP~f'lterat.JnrtP

l•"ig _2d '

-A 8 A-

-c -D

8-

l!....s5udo.to Or9iJ.,ti:..:.alo il' Ctwu·,·a ttul,.,.-itwc i11 !e!}itilU

a (.:l'itrr irido·co,·nc·rlu. A- Epitelio cornenl,, :tlterato in seguitao al!;\ ferita H- Cornea cou punli d'iuhltrn'*ioot'.

C n- nuo zonu .di PSSUd«to organi-.ato occupanti la c:.mern nu te.ru:re.

Att·ojia (/r/l'it·id.c e dd p•·ot·cs~i riliflri i" lmU>o f<t·ito. A- Iride nlrollca.

13- Cristallino. C- Processi Ci liari :olroflci.


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'l'AVOL.\

\' I II.

Fig. :w ,

-A -8

D-

-8

-c -C

I•·,.)·ihl d··l linVutt con. r•l'i.simttf ., ,u.racru rom.Jildo dtll'lt-i<Ù d·ll cllrpo ctllar•.

A- Corpo cìli~rtl degenerato. LI- Re•idui d~l tessuto &rideo. 11 C')rpo ro&liaro ed il tet<uto irtdeo rt•cisi UBIIIl lorltn, •ono rinuL•Ii tli•IAccatl rru luru " lli•·isl tla unll mA•'la di tc•auto ciontrizi~lu. C- Cri't~lliood••g••UProtlo, clre<>n<lato ùalll. orì~lalloidn rag· gdnzaln o ['iugloelt31:t.

E-

J ·,,, ila tl l t'OI"JIII nli•fl' f ' -·uu. '''l.ltnJJfll'la rf,·Jf {,·l,l,• ,. cor·po rilitt .,. d~•U·' ,·,·gimtJ• &l..tla fe•·itu

A • E pite lio corne a le in corrispondenza do! limlms. U - Cono e a . C - C ri• tnllino n<ldnssnlo al1:1 corncll p n a bolizione dell:l camèra anle rioru. D - ~lnss:1 di tessuto ci~:ttrl•inlo che ha occupato il pos to tloll'irido. E- J'licho tli retina tlislncc3ta s pin ta In :'lvnuti o :uhl l)S~:Il :t al tcss u to cicatrizul.lc .

Fig. 31•.

A- CidfOHd di dp;klio cunu:o.lc im.pi!JliiJlO in 1''' a ,•iC-(1/ri~"•'

l 't-àtfltr d'in•irm.41 di t 4WJ ,.,,.ua a ''''lo ~p\•uor.: H-U4 reuimac d,_-lllnllJill.

A- Corne". u- T e••ulo cicatriLiule In corril!pondc·n~n deliA ruril:\ (111. n e lrnnte del limbu•.

C- (;u\tone di epilullo corn••nle n forma ovnl:lr.•, l'in"'" lo impiglialo nel tessuto cleAi rizi~le. Il- on~t .. lliuo a ddosonto :\Ila corn•·ll. l•:- Scler:1.

F- l'&e~he tl!l.lure d& rlltina disla&!C:ll:l u Rplnta in :l van ti contro il corpo ciliare.

tli. (t:rittt df·l limJ, , ~, ,-.Jf t ll l ino l n n slla.Jiyut•n p,.,.,.,.fi,•nt,·, nlfJ t'l$10 a Jli Ù (ol'lu i n !}r tcn cLh rtt•n lQ.


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Cn~taHuad•• :lfllt"fiQrl·J·i~t.du Ua1n r rWilJI~·rh l1pl~mt-ul•>

r•·tuuro li- ~tr~•ta '''l'errir •.di •J~IIa J.. nt••, npar.tt• t:- S l r;.,\1 •·oru••.di t•rot'undi.

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.\ ~ t"r,.,.blloul·• .ullt'rl•lrt• B- {'ri~t:dlm() r·t•ll v.u-lli)l:tt:,lnnt• l!••nrr:\1•• d• ll1· Ut• lil•r•• C .. J),..~,., , t•rnunur• ,.... tw t 1~tHILlla ali..- librA po,tt•riori. l.a crbta lluHlt\ pn ... tt·rioro \'t"liesi ntolto tdtu.l au.••ntt- ~ utl:t

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òOM MA RIO •

1': M O a l lf! O R l O l Il A l , l •

Rluutl. - Sutl'associ:l7.ione del b::tcillo l•'lendo.lfirterlco ro l gonococrA rJi l'ieis~er nella hlenorrngia, • . . • . . . . . . . . . • . . • . . . . . . • . • flag. 881 Gllardo11l. - Di una OUO\a pin7.n per alh•sllre Mtempornneamente preparnll mleroseoplcl su vel rini porta oggetti . . . • . . . . . . • . . . . . . , . 8S8 Anglulll . - La cura mlnerallzzC\Lrlce /Iella tuberoolo~i polmon<~re con i S.'lli soluùill di raleio . . • • . . . . . • • . • . . . . . . . • . . • . • . . • ll"':! Yalerio. - RìcerchP i•lolop;irltA e.'l('f!UIIi• !Ili tre e.1•i di mrlanootMcomarosi Cnnta 11rcvent.) • !197 Yalerlo. - Le oscllll\zioni globulari n&l s~ugue dt gli indi vidui mnlnrtei . . • . , 9{16 BI1'18TA DI G IOR!I.tl,l I TAI ,f.t!WI Y.: P F.fi!TI': RI .

nivlsL'I rnerllca, vnq. 91G. - tlivl•la di chirurgia ~Mrralr. vng, 918. - Rivi•t.'l di mnlallill ,enerre e dE'Ifa prl h•. pn(l. 9~:1 - Ili vi• la d• mf'flicintl IP!l:llt'. pao. 9!i - lll•l~ln il 'r!!rPn~>, 'POfi. ~r.. - Rivist;t bihlial(rallca, po(). ll33. - l nrliee b•hllllJ!ralico mPt1iro·m•litftrP, pa!T 939. - 'r.onlt>r<'n7.(1 scle•ltiOcne degli o•peclnli militari. pfi(J. 9\1 . - l'irerologifl, p([(). U\6 - · MM•· mPntl av1enut1 nel Corpo .S:~nitRrio e nel P~r<onll.le Farmac~ullco, pag. 946. - Indice geueràle •Ielle materie per l nnoo 190:i. paa. ~9. ( V. l'Indice ntll' i1tlmw dtlla copfrlinn).

DIREZIONE ED A MMINISTRAZIONE ROMA - Palazzo dellllni.etero deUa Guerra, Vja XX Settembre - ROliA

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I ND I CE DELLA RI VISTA DI GIORNALI ITALIANI ED E STERI

RIVISTA MEDICA.

Oppenhnelmer. - Sulla rottura dell'aorta e sull 'arteriosclerosi nell'eta giova ile. Saenger. - Sulla cura dei catarri delle vie aeree e dei polmoni con vapori medicamentosi

Po.g. 916 917

RIVISTO\ DI CUIRURGIA GI!:NEilAl.E. T'a (l. 1118

Scheldl. - Un apparecchio per lrattnm della gamba. Cavu u nl e Baleo. - Su alcune nuove maniere di anestesia generale o locale Wohlgemuth. - Cura del cancro coi ra~gl Ri.intgon . Flt:r - Qu~lche considerazione sul triltl<,mento chirurgico dello stomaco . Claire Thompaon. - Aper tura <legli asct>ssi perltt'nsillari • Kat:renateln. - l mportauz~ fisiologica e terapeutlca della legatura dell'atJrta.

9 19

930 9~ 1

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IIIVIS'rA UI MHA l'TIE VEt\EREE ~ DELLA PELLE.

l ellreton. - L'e,;plorazionc rettale come mazw di diagnosi e ai trattamento dell'urctrite blenorragica ncuta Moller Magnut. - Gonorree osservate nf'gli uorniui . Bowlby o Andrewes. - Casi Iii antrace cutaneo guariti col siero Sciavo senza escislono

f'no. 923 !H5

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RIVISTA IJI .\IEOICl:XA LEG ALE.

lcard. -

Oelln morte &ll{lnrcnta sal campo di balla:;lla •

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IIIVISTA IJ' IGIE:çE,

Calli - La malaria in Italia llurante il 490~. BoJcott c Haldane. - Anchilostomiasi .

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IIIVISTA IIIBLIOGilAFICA. Pag. 93! Donali - Chirurgia dell'ulcera gastrica o dei po,tumi Mila medesima . Randone. - 11elar.ione a S. f;. Il Minis tro della guerra s ul Congresso medico interna1.iouale 934 t•er gli mlortuni sul lnvoo•o 936 De Sllvastrl. - Como si e,·lta e .~i cura la tubcrcoloJi 938 May. - Manuale dPIIe mnlattfo dell'ocrilfo aol uso rle~li studenti e oh•i mr.rloci pratici. Eulenburg, Kolle o Welntraud. - Trattato di tli:Jgnoslica medica (metodi d'ludagine clinica) 938

!:'\DICE BtnLIOGRAFICO MEOICO·MII.ITARE

Pag. 939

CO:'IFERENZE SCIE:'<TlFICIIE DEGLI OSPIWAI.l MILITARI

Pag. 94l

NECROLOGIO.

rror. Rodolro v. Leutilotd.

Pag. 946

~IOVI HENTl AVVENUTI NEL CORPO S.H\ITARIO E ;>;EL PERSONALE FAilAI.,CEUTICO

/'ag. !146

INDICE GENERALE DELI.E MATERIE PER L'ANNO 1903 .


M EMOn i E

O RI G I N ALI

Semola d'Applicazione di Sanità militare lARORUORIO 01 DATTBRIOL.JGI A DIR&TTO DAL IIAGGIOR8 VllOICO PnOP. F. TRSTI

SULL'ASSOCIAZIONE DEL BACILLO PSEUDO-DIFTERICO COL GONOCOCCO DI NEISSER NELLA BLENORRAGIA

Per il dott. Giu11e ppe Bit~•u,i, tenente medico

In un caso di blenorragia acuta, abbastanza grave, verificatosi il maggio 1903 in un soldato, isolai mediante l'esame batteriologico della secrezio_n e uretralE•, assieme al gonococco di Neisser, un particolare microrgauismo, morfologicamente simile al bacillo di Loffier, ma non patogeno per gli animali da. esperimento. Da quell'epoca, man mano che ne ho avuto l'opportunità, ho esaminato batteriologicamente il pus, in molti casi di blenorragia acuta ' e cronica, ricoverati nell'ospedale militare di Firenze, per vedere con quanta frequenza si riscontri tale associazione microbica e quale influenza possa per avventura eserèitare sul decorso clinico della blenorragia. Per l'esame microscopico e colturale ho scelto gli ammalati, con secrezione piuttosto abbondante, in vari periodi dell'infezione, prelevando il pus dall' m·etra anteriore, con ago di platino sterilizzato, previa disinfezione del glande. L'isolamento dei germ\.1' ho ottenuto, con le colture a piatto per strisciamento in due scatole Petri, contenenti l'una agar ordinario e l'altro i l terreno nutri tivo di Hesse, solidificati di recente. Si sa che i mezzi nutritivi più adatti per la coltivazione del gonococco sono a base di al bumina e di siero di sangue non coagulato. N u merosissima è la serie d i tali terreni d i nutrizione : dal terreno al nutr osio di ·wassermann, all'agar di Wertheim, di Bumm, al liquido ascitico misto a sangue e glicerina del Cantoni, ecc. 56 - Gior1.ale medico.


88B

SULL'ASSOCIAZIONE DEL BACILLO PS&UDO-DI FTERICO

Il nutritivo di Hejden, che servi per la prima volta all'Resse, per la coltura del bacillo di Koch dagli sputi tubercolari, è un preparato di. albumina dell'uovo, digerito, solubile nell'acqua e non coagulabile. L'Resse usò la seguente miscela: sostanza nutritiva Hejden gr. 5, cloruro di sodio gr. 5, glicerina gr. 30, agar gr. 10, acqua distillata gr. 1000, soluzione normale di soda al 26,8 /. c.c. 5; come tale l'ho usata anche per l'isolamento del gonococco con ottimo risultato. Il vantaggio deli'Agar Resse sugli altri mezzi speciali a base di siero di sangue, :finora usati, risiede molto probabilmente nel fatto, che avendo un'azione dissolvente sul muco, fibrina e corpuscoli purulenti, rende liberi i gonococchi intracellulari del pus blenorragico e quindi vi si sviluppano più rapidamente. In tale mezzo nutritivo, le colonie di gonococco, dopo 24 ore di sviluppo a 37• C. appaiono rnacroscopicll>mente piane, rotonde, umide, brillanti, incolore, trasparenti, di dimensioni piccolissime, come le colonie dello streptococco; al microscopio si presentano finissimamente granulose. Così isolato il gonococco può essere trapiantato in brodo e in agar ordinario, dove può vivere per poche settimane. . Per lo studio delle associazioni microbiche, non potrebbe bastare da solo il mezzo speciale di Resse, che ostacola, com'è noto, lo sviluppo di molti germi esistenti tanto nello sputo che nel pus e perciò ho usato anche la colLnra a piatto in agar ordinario. Il bacillo da me preso in esame e che dirò subito appartiene al gruppo dei pseudodifterici: si sviluppa sia nell'agar di Resse che nell'agar comune. Esso forma colonie nettamente distinte da quelle del gonococco: sono biancogrigiastre, grandi quanto un acino di miglio, leggermente rilevate nel centro, non presentano il carattere della vischiosità come le colonie del gonococco, e dopo 3-4 giorni i·aggiungono le dimensioni di 3 a 5 rnm. Viste al microscopio sono granulose e i granuli sono più ammassati · verso il centro della colonia, da renderlo più oscuro della periferia. Nell'aga:r ordinario le colonie sono più spesse e confluenti. Il bacillo pseudo-difterico, isolato dal pus blenorragico, presenta alcune varietà . poco dissimili tra. loro, e che si avvicinano per i carat-

teri morfologici, colturali e biologici, ai comuni pseudo difterici, che si trovano nelle altre mucose. CARATTERI MICROSCOPICI. - È un bastoncino dritto O leggermente curvo, talora rigonfio a clava in una estremità, mentre dall'altra rimane più sottile quasi appuntita; si dispone d'ordinario in ammassi di pochi bacilli, raramente sotto forma di palizzata.; misura da 2,5 a 3 p. di lunghezza, per 0,6 di larghezza, solo in due varietà la lunghezza era. di 6 p.. Visto in goccia pendente è immobile. Si colora bene con


001, 00::\"0COC'CO DI NEISSER NET.LA BLENORRAGIA

883

i comuni colori di anilina, meglio col liquido drll Loffler e resiste al Gram. Se proviene da colture un po' vecchie, appare granuloso, dopo la colorazione. In 3 casi, ho potuto mettere in evidenza i granuli polari, col metodo di colorazione del Neisser. CARATTE.Rl COLTURALI. In brodo si nota dopo 24: ore a 37• C. un leggero intorbidamento con pochissimo deposito sulle pareti, dopo 2-3 giorni il brodo di viene limpido e in fondo si addensa la coltura sotto forma di una membranella spessa, bianco-grigiastra, non aderente, che si solleva intera e con facilità, agitando la provetta, senza intorbiiare il brodo. Questo rimane sempre alcalino, anche dopo molto tempo. Nel latte si ha sviluppo abbondante, senza coagulazione. Colfnre pe1· strisciamento: sull' agar a becco di flauto, si forma una patina bianco-sporca a superficie asciutta, limitata alla linea d'innesto, cosparse di puntini rilevati grigiastri a guisa di mammelloni. Sulla patata non sempre cresce; solo in quattro casi ho potuto notare lo sviluppo di una patina color lt..terizio costituita da coloniette rotonde, rilevate, asciutte. Coltnre pe1· infissione: In agar si sviluppa lungo il canale d'infìssione, sotto forma di un nastro grigiastro, abbastanza largo, a margini irregolari ed in superficie. In gelatina lo sviluppo nel pii.1 dei casi non avviene, solo le varietà di pseudo-difterico, che crescono sulla patata, si sviluppano anche in

gelatina, sia lungo il canale d'infissione sia in superficie, senza fluidi· fìcazione del mezzo nutritivo. Coltu1·e su mezzi speciali: Sul siero di sangue di bue o di maiale cresce più presto e più rigogliosamente; sull'aga.r glicerinato si sviluppa come su1l'agar ordinario. Nei mezzi glucosati non produce gas. Lo sviluppo avviene anche in assenza di ossigeno. La temJ~eratura favorevole per lo sviluppo è dai 22° a 37° C. Le colture rinnovate ogni mese si conserv~no sull'agar ordinario per molto tempo. ATTIVITÀ. OHniiCHE. Alcune varietà di pseudo-difterici si sviluppano sulla patata acida con produzione di un pigmento rosso-mattone, che non si estende al di là della patina di coltura. Non si nota mai produzione di gas, nè di enzimi proteolitico e labico, nè di .acidi. La reazione del mezzo nutritivo non cambia col progredire della coltura. La. reazione dell'indolo nel più dei casi è positiva, più intensa se la col tura è un po' vecchia.


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SULL'ASSOCIAZIONE DEL VACILLO PSEUDO-DIFTERICO

Pon:rm PATOGENO. - Il bacillo pseudo-difterico, isolato dal pus blenorragico non è patogeuo per gli animali da esperimento (cavie, topo, coniglio). Nella cavia l' inoculazione sottocutanea, può produrre un edema laggero e cin;oscritto al punto d'innesto, l'iniezione peritoueale non ha azione manifesta, nemmeno alla dose di 3 c. c. di coltura in brodo. N13l topo bianco il r isultato è sempre negativo. Il bacillo pseu dodifterico inoculato per via sottocutanea nel coniglio non produce edema, per via endovenosa nessun fenomeno gen erale apprezzabile; in questo caso rimane e si moltiplica nel sangue, sopratutto nell'interno dei leucocit.i, sino a 15-20 giorni dall'inoculazione, come ho potuto constatare prelevando una goccia di sangue dall'orecchio dell'animale ogni tre giorni. Il si{\ro ùel coniglio non agglutina nel rapporto di 1:40, il bacillo della difterite, nè il bacillo pseudo-difterico isolato da un'angina. Gli animali uccisi dopo una o due settimane non presentano alterazioni degli organi interni. L'inoculazione nel cul di sacco congiuntìvale d e l coniglio produce iperemia e caduta dell'epitelio. Esame microscopico del pus blenorragico. P er la colorazione d el pus h o adoperato in ogni caso il metodo di colorazione sem p! ice col bleu d i metitene, il metodo di Neisser e quello del Gram. Debbo notare che non s'incontra mai nei preparati così colorati, i l bacillo pseudodif~erico nella sua forma caratteristica; si possono vedere in mezzo ai gonococchi e agli altri batteri della flora uretrale, dci piccoli baci!l i appaiati, resistenti al Gram, ma in nessun caso presentano la. forma. clavata, nè l'aggruppamento· a cespuglio. Solo con la coltura si può quiudi riuscire a svelarne la. presenza in modo sicuro. Ho tenuto conto nell'esame dei preparati mieroscopici, anche della formula citologica dell'essudato, non essendo del tutto indifferente per il giudizio su certe associa.ziazioni microbiche, stabilire il rapporto tra contenuto batterico e morfologia degli elementi istologici. Così è noto che mentre il numero dei germi associati al gonococco è scarsissimo nel primo periodo dell' uretrite blenorragica, aum.enta a misura che progredisce lo sfaldamento epiteliare. :;<

•• Riassumo per brevità soltanto i 14 casi clinici in cui ho riscontrato il bacillo pseudo-difterico col gonocoeco di Neisser. Il fatto predominante in essi è stato il lungo decorso dell' infezione, da 3 a 7 mesi. Come sintomi generali in ciuquo casi è comparsa la febbre nel periodo acuto (febbre ad accessi irregolari, senza tipo determ;nato e d i durata variabile) · in un caso cefalea intensa, persistente.


COL GONOCOCCO 01 N~fSSER NELLA BLE~ORRAGIA

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Come complicanze ho notato due volte monoa.rtrite, una poliartrite

blenorragica, quattro epididemiti e due cistiti postblenorragiche. Ho trovato il bacillo pseudo-difterico in 7 casi associato da solo al gonococco, in 3 assieme allo streptococco uretrale (streptococcus gi · ga.nteus uret rae) in 2 alla sarcina lutea, in l al bacillo piocianeo e in l allo stafilococco piogene albo. L'esame microscopico ha dimostrato in tutti i 14 casi la formula citologica del pus a tipo desquamativo: cellule epiteliari abbondanti, numerosi filamenti di fibrina e pochi corpuscoli pnrulenti polinucleati con qualche leucocita mouonucleare, in due casi abbondanti eosinofili. Nei casi di più lunga durata -ho ripetuto l'esame batteriologico in diverso periodo della blenorragia ed ho potuto notare la persistenza. dell'associazione microbica. sino alla fine della malattia. In una delle due cistiti postblenorragich e, ho trovato il bacillo pseudo-difterico nei .filamenti dell'urina, mentre in questi non ho potuto osservare il gonococco nè in preparati colorati nè in coltura.

.

•

;;·

La presenza del bacillo pseudo-difterico nell' uretra normale dell'uomo, fu per la prima volta notata dal Pfeiffer, due anni fa. Egli esaminando il contenuto batterico di 34 m·etre sane, isolò 13 specie di

germi,. che divise in due gruppi: costanti e rari. Tra le forme costanti pose i ~acilli del gruppo difterico e li distinse in due varietà: l 0 bacilli con sviluppo rigoglioso, corrispondenti al bacillus nodosus parvus (I. nstgarten-Manneberg) e al bacillo di J oseph e Piorkowski; 2° bacilli a scarso sviluppo, affini al bacillo della xerosis (Neisser). E sperimenti s ugli animali e le autoinoculazioni, non dimostrarono potere patogeno n elle due varietà, studiate dal P feiffer, negati ve furono le prove di agglutinazione con siero di difterici e con siero agglutinante i pseudodifterici. Dopo del Pfeiffer, il -ç-eillon e l'Hallè isolarono il bacillo pseudo-difterico dalla vagina sana e il \ Vechs dalla yagina ammalata. Il dott. Maccone in un caso di blenorragia recid ivante, studiat o recentemente nel laboratorio del P erroncito, ha riscontrato l'associazione del bacillo pseudo-difterico col gonococco di Neisser e attribuisce ad essa il decorso cronico ed anormale dell' infezione. All'infuori di queste, non esistono, per quanto è a mia. conoscenza a lt r e osservazioni. Nei lavori classici del See, Bumm, Wertheim, Steinschneider, Petit e \Vassermanu non si trova menzionato il bacillo pse udo-difterico, tra i batteri del!a flora uretrale.


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SULL'ASSOCIAZIONE DEL DACI LLO PSEUDO·DU'TERICO

L'importanza di una tale associazione apparisce chiara dai pochi casi clinici suesposti. Il bacillo pseudo-difterico preesistente o no nell'uretra o penetratovi assieme al gonococco nell'atto del coito, aggrava le manifestazioni cliniche della malattia. Se non si può dimostrare sperimentalmente l'azione tossica del bacillo pseudo-clifcerico dell'uretra, l'azione flogistica locale di alcune· sue varietà è stata conférmata dalla prova biologica sugli animali. Nell'uretra esso produce un'alterazione rapida e intensa dell'epitelio, come lo attesta la formula citologica dell'essudato; lo sfaldamento epiteliare apre la via alle propagazioni del gonococco negli organi vicini e all'assorbimento nel circolo sanguigno e linfatico, pér le manifestazioni a distanza. Secondo il Pfeiffer le <:istiti e le uretriti post.-blenorragiche sarebbero dovute quasi sempre ai bacilli pseudo-difterici.

*** La q uistione sul potere patogeno del bacillo pseudo·difterico non è ancora ben risoluta. Se per il Loffier, Escherich, Hoffmann, Fiagge esso non sarebbe dotato di alcuna virulenza, per Roux, Yersin, Behring e Piorkowski invece sarebbe una forma attenuata del vero bacillo della difterite, capace di potere in condizioni speciali di vita diventare patogeno. Lo Spronck ha stabilito le diffe1·enze biologiche tra i due bacilli morfologicamente affini, dimostrando che un siero antidifterico non ha azione neut.ralizzante sulle tossine prodotte da due pseudo-difterici e che le inoculazioni di questi nelle cavie producono sintomi transitori ed edema locale. Il Frlinkel ha confermato le esperienze dello Spronck.

Il Kudiger riporta ·osservazioni di angine da. pseudo-difterici aggravate dalle inoculazioni di siero anti-difterico. Il Lesieur ba potuto recentemente fare acquistare la virulenza ad alcuni bacilli pseudodifterici, per cui li considera come difterici attenuati. . Il Bergey annette grande importanza al bacillo pseudo-difterico nella persistenza di certe mastiti determinate in primo tempo dagli streptococchi e stafilococchi. Il Pes si mostra partigiano del concetto unitario, dopo molti studi comparativi fatti tra bacilli simildifterici tolti da croste ozematose e da pus di otorree acute e croniche. L'Ha.milton, in un lavoro comparso quest'anno sul Bulletin de l' Insti.t. Pasteu.1·, descrive 31 varietà di bacilli pseudo-difterici, isolati dalle angine pseudo-membranose del morbillo e scarlattina.


COL GO:-> OCOCCO DI NElSSER :-> E LLA BLEN ORRAGIA

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Egli fa la seguente c lassificazione: L• Bacilli psendo-difterici , non patogeni per la. cavia, alcuni dei quali possono mostrarsi virulenti per l'uomo. 2° Bacilli pseudo-difterici patogeni per la cavia, provocanti una setticemia e la cui azione può essere neutralizzata da un siero specifico. 3° P seudo·difterici che producono una setticemia. nelle cavie, fanno fermentare il glucosio e non sono influenzat i nè da una tossina difterica n~ da un siero specifico. Come si vede l'interpretazione sul valore pa.togeno dei bacilli pseudo-difterici si va oggi modificando e da semplici saprofìti, come erano ritenuti una. volta, rientrano a poco a poco nella categoria dei germi patogeni o di que i germi attenuati, i quali in determinate circostanze, che noi non conosciamo, forse coll'azione simultanea., di altri m icrobi possono ricuperare la virulenza. La loro sede abituale nell'organismo sano sono le mucose, orale, naso-faringea, la congiuntiva ed ora dobbiamo aggiungere anche le vie genitali. Concludendo, dalle osservazioni snesposte si può deduiTe: l. Il bacillo pseudo-difterico si trova frequentemente associato al gonococco di N eisser, nella blenorragia acuta ·e cro~ica. 2. Le sue varietà sono molteplici, come lo dimostrano alcune differenze morfologiche, coltur ali e bio-chimiche. 3. n suo potere patogeno sugli animali, si limita ad un'azione flogistica. locale. 4. La. Slld. presenza aggrava. i sintomi dell 'infezione go no coccica, determina. alcune complicanze secondarie e con esse rende più difficili i dati prognostici e le applicazioni terapeutiche. 5. L'esame coltur ale in tali casi è della massima importanza. Ricordo a questo proposito, le parole del Fournier « La storia della blenorragia si estende e si complica. Dopo che io fo esaminare sistematicamente tutti gli essudati uretra.li che mi capitano sotto l'osservazione, trovo sempre nuove difficoltà nella. distinzione tra le uretriti gonococciche e quel le non gouococcicbe :.. Firem:e, agosto 1905. BI BLIOGRAFI A . M. S&E. - l e gonocoq>t•, iThi·se d" Paris). '1905. Il . PFRIPFI?.II. - C,.11lrn lb. (Ur tlakl., Bl. XXX Vi, 19()5. SPRONCIC. -

Cffllrnlb.

r al/. Palh "nd 'Pfllh. A>IOI., 1900, n. 7.

Hsss&. - Zeitsch·r. (i.t.t· lltJQWI', X XVI, 1899. p. 5(f.!. M ACCONit.- lh(ormtl medica. n 7, 1904. HA IIILTON. - Dullelm d~ rtmhl. Plultw·. 1905. la•c Boox et JJtns1N. -

4.

A >mnl•• de /'/nd itnt P1utea.r, 1890 n . 7, pag. 409.

FnA&NKBL. - 1/!f(l·llu~dlclwu. 18%, pag. 97i. R l! nRING - Gt&ehiclllf d er Diphlilerie. Lip~la, 1893, rag. 81. Escnsa•cn. - /Jerlitl klin. \Vocheruc/Jr., 1893, ra~r. 5i0.

ò. PRs. - R. Acc~rternia rti M•rtìcin~ Ili for ino. ~e•tuta 9 giugno 1898. OKnGeY. - Fort&chl'ilte vet. 1/yg., 1!!04, r•ag. 435. •


ar:s

DI UNA NUOVA P INZA PEH ALLEST IRE ESTE~I POllANEAMENTE Pl\EPAHATI MICROSCOPIC I SU VETRINI PORTA-OGGETTI

Per il dott. IEnrleo Gllarde al, tenen te medico nell'osp~ale militare di Torino

È noto che una. grau parte delle ricerche istologiche e ba.cteriologiche si fa mediante preparati colorati, per allestire i quali sui vetrini copri-oggetti occorrono delicate manovre e speciali strumenti. È però anche noto che queste manovre delicate non si apprendono che con una bt,11ona dose di -pazienza, con una certa perdita di tempo, e con un abbondante e quindi costoso olo0austo dei fragilissimi vetrini. Invero a renderne difficile e complicato il maneggio contribuisce oltrechè la loro eccessiva fragilità, la loro sottigliezza, per cui' è reso necessario l'uso di adatte pinze. Di queste ve n'ha un numero abbastanza considerevole di modelli: prova questa che non ne esiste una che l'esperienza. pratica abbia. potnto dimostrare incontestabilmente superiore, e da preferirsi su tutte le altre. In vero ogni laboratorio è fornito di pinze Cornet, di pinze Koch, d i pinze Valagussa, di pinze comuni a punte piatte od a punte curve, ecc., ma tutte dal più al meno aiutano poco, specialmente il principiante che più ne 1!-Vrebbe bisogno, nel maneggio d~l fragil.e preparato dall'uno all'altro passaggio nei vari recipienti contenenti i liquidi colOl·anti, sulla. fiamma, aai fogli di carta. bibula, sui vetrini portaoggetti ecc. - O aiutano a rompere il vetrino, o si lordano di liquido colorante, o stancano le dita che le afferrano, o non prendono esse stesse sufficientemente; - iu una parola inducono molto spesso a farne a meno, costringendo le nostre dita a fare esse da pinze, con maggiore comodità bensì, ma anche con poco vantaggio, per q uanto riguarda la pulizia e l'igiene personale. Al contrario la pratica d i laboratorio ha dimostrato e dimostra ogni giorno quanto sia più agevole, più rapido, più economico e meno pericoloso, l'allestimento di preparati estemporanei istologici e bacteriolo-


DI UNA NUOVA PINZA, ECO.

889

gici, su vetrini porta-oggetti, principalmente, perchè, usando quest1 vetrini non si avverte tanto il bisogno di pinze speciali per la facile loro presa. Già sin dal 1888 Neisser consigliava tale metodo, che da allora andò sempre più divulgandosi, specialmente nella pratica giornaliera, in cui occorre con molta frequenza allestire estemporaneamente ed in tutta fretta numerosi preparati bacteriologici colorati, da distruggersi appena finita l'osllerva.zione. Per tale allestimento di preparati su vetrini porta-oggetti, come pinza si sogliono appunto usare le proprie dita, avendo unicamente l'avvertenza di deporre il materiale da una parte, in maniera di poter tenere il vetrino senza lordarsi le mani di materiale o di sostanza colorante. Ma ognuno vede, e ognuno prov& per propria esperienza. che anche questa precauzione spesso . spesso non è sufficiente, p~r evitare il suaccennato inconveniente, abbastanza. grave, specialmente per chi ha bisogno di fare presto e bene ad un tempo. Epperò io ho cercato di ideare e di far costruire un nuovo modello di pinza a. chiusura automatica., di uso il più semplice e comodo possibile, che facilitasse le manualità necessarie per allestire con prontezza e pulizia. preparazioni microscopiche estemporanee, su vetrini porta-oggetti. L'annesso disegno {preso dal modello che feci costrui:re ora è poco dalla rinomata ditta Rota. di Torino), mi risparmia una minuta descriziçme dello strumento, il cui uso è semplicissimo e di pronta intuizione. La pinza consta di un solo pezzo piegato a. molla in due branche, le quali, pel fatto del loro incrocio forzato tendono di continuo ad avvicinare le .loro punte terminali e quindi ad afferrare automa~icamente il· vetrino porta-oggetti che vi si interponesse. Queste punte terminali !lOno alla loro estremità libera foggiate in guisa da formare due doccie opponentisi, e destinate ad accogliere e stringere il vet:"ino pei suoi due margini più lunghi. Delle due labbra di queste doccie, quella infeFig. t. rim·e è più lunga, e più soltile, e foggiata a guisa di spatula tagliente, onde poter intromettersi coll'opposta, tra la faccia inj'eriore del vetrino porta-oggetti e q nella qualsiasi superficie pianeggiante che lo sostiene, e q uiudi per met tere che le branche lo afl~rrino e lo sollevino con prontezza e facilità. Vediamo ora come si fa funzionare la pinza: a) Per aprire la pinza. basta premere le branche prima del loro incrocio le punte terminali allora si divaricheranno sempre più,

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DI UNA NUOVA PINZA

quanto maggiore sarà la pressione delle nostre dtta, e fino a tanto da potervi contenere comodamente interposto il vetrino da afferrare in un punto qualsiasi dei suoi lati più lunghi. b) Per ottenere la chiusura del~a pinza non occorrerà che cessare dalla pressione colle dita sulle branche: la chiusura allora si farà immediatamente ed automaticamente poicbè le punte terminali, per effetto della tensione elastica a molla delle branche, tenderanno ad avvicinarsi tra di loro; le loro labbra inferiori a spatula s'interporranno tra il vetrino ed il piano che lo sostiene sollevandolo ed afferrandolo colla massima prontezza. Potremo allora tenendo semplicemente la pinza tra le due dita per la sua estremità superiore, portare il vetrino da un recipiente ali'alt1:0 per le successive colorazioni, e pei successivi lavaggi, senza essere costretti a fare ulteriori pressioni sulle branche (anzi badando di non . farne alcuna), e senza essere cost.retti ad abbandonare e riafferrare il vetrino R.d ogni passaggio. Per allestire preparati colorati sui vetrini porta-oggetti colla pinz&. in parola si può procedere indifferentemente in due diversi modi (A e B ). A ) Deposto un vetrino porta-oggetti ben 'pulito e terso sopra una lastra di vetro, portiamo l&. pinza, a punte terminali divaricate (mediante debvle pres's ione in modo che il vetrino porta-oggetti interpostovi possa essere afferrato lungo i 2 lati paralleli più lunghi del vetrino stesso e all'incirca . in corrispondenza di un terzo della sua l unghezza. Afferrato così il· vetrino automaticamente dalla pinza potremo con comodità e senza contatto colle dita, stendervi sopra il materiale in esame (l) collocandolo al terzo opposto a quello stretto. ialla. pinza e quindi procedere al fissaggio attraverso la fiamma. Per fare poi la colorazione potremo sospendere per la sua sommità la pinza che serra. automaticamente il vetrino ad un alberello di sostegno orizzontale (come si vede nella figura num. 2) deponendo sul vetrino stesso cron pipetta il liquido colorante in corrispondenza del punto in cui è stato disteso il materiale e sottoponendovi a quella distanza che riterremo più opportuna. una lampadina ad alcool pel riscaldamento. L'altro metodo sarebbe il seguente: B) Prese tre capsule Potri senza coperchio versiamo m una. di esse del liquido colorante, badando di metterne uno strato relativa(l} Specialmente por l'esame di s puti. io sono solito prendrre Il materiale e distenderlo sul vetrino eo)l 2 spatule che feci costruire dal 1\òrHskn di Milano !m nisegno. Constano di un manico metallico, su cui viene Innestato un ago d1 pia Lino i ridia lo, che termina in punta a ro. m~ di lancia smussata

(come da ngura num. 3}.


PER AT>L'ESTIRE ESTJ1:Ml'0RANEAME:STE PREPARATI MICROSCOPICI, ECC.

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mente di poco più alto dello spessore del vetrino che vi deporremo a bagno. La ragione di questa avvertenza non sta solo nell'economia del colore (che del resto può essere utilizzato per più preparati), ma anche perchè lo strato del l i q uido deve sempre avere q nella trasparenza sufficienlie per permettere di scorgere bene dove si trova il vetrino onde poterlo facilmente interporre fra le branche divaricate della pinza, quando (finita la colorazione) vorremo tra.sportarlo da questa. capsula contenente il liquido colorante, nella capsula contenente acqua per lavaggio e successivamente in q nella con tenente alcool od al tre sostanze decoloranti o fissatrici ecc. La capsula del colore potrà essere portata sopra un piccolo trepiede per Fig.~. Fog. 3. potervi sottoporre una fiammella. Finita la colorazione non avremo che ri.affen·are (previa la solita pressione) il vetrino e trasportarlo successivamente nelle altre capsule pei successivi passaggi. Con entrambi questi metodi dr allestimento dei preparati colorati è evidente che in nessun momento cleJla preparazione saremo costretti a toccare colle nostre dita il vetrino, mentre avremo facilitate le manovre del medesimo , senz.a dover fare continua pressione per serrare l'oggetto tra le branche, senza dover fare vani tentativi per riafferrarlo (verificandosi la presa in un attimo e la. ritenzione automaticamente), senza lamentare spandimento di sostanza colorante, cadute e rotture del vetrino, sciupio di liquido ecc. L'esperienza mi ha dimostrato praticamente i vantaggi e la comodii.à d i questo modello di pinza di cui non mi consta esistano sinora modelli analoghi; epperò mi faccio ardito a pubbli~arne il disegno, nella. speranza che il modello possa essere preso in considerazione, messo alla prova e possibilmente reso migliore, onde riuscire di pratica utilità e di comune uso nei laboratori di microscopia (1). (t) La costruzione del modello fu fatta dal rinomato stabilimento F.lli .Rota Torino, (Pbzr.a Carlo FeÌicc). Lo s tesso stabilimento sta ora costruendone altro modello eguale, ma phi piccolo, adaatto per

re:eim eopri·oggettl.


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LA CURA MINERALIUATRICE DELLA TUBERCOLOSI POLMONARE CON I SALI SOLUBILI DI CALCIO

Per il dolt Gus&avo .t.u&iull ì . leneo le medico di complomcolo

Lo scopo di questa cura è quello d i determinare, nell'organismo infermo, la guarigione naturale dei male, favorendo la trasformazione calci fica delle lesioni tubercolari. È, oramai, acquisito alla. scienza, per dati forniti dall'anatomia patologica, che la natura medicatrice guarisce la. tubercolosi pulmona.le, in ogni. stadio della sua evoluzione, molto più spesso di quant.o comunemente si crede. Infatti, sin dal 1838, · il grande medico inglese Carswell seri veva che « l'anatomia patologica non ha, forse giammai, dato delle prove più decisive della guarigione di una malatttia, di quelle che ha dato per la. tubercolosi pulmonare (l) -.. Dopo sessanta e pitt anni, durante i quali numerosi ed illustri osservatori, come lo Schronn, il Dieulafoy, 1l Liebermeister e altri, poterono constatare, al tavolo anatomico, la. reale guarigione del male, il Brouarrlel ài Parigi, non solo la confermava, ma ne mostrava la sua. grande frequenza. Nel congresso nazionale inglese contro la tubercolosi, nel luglio 1901, egli disse: « in quanto u. me che, alla Morgue di Parigi, pratico, spesso, le autopsie di individui, morti accidentalmente, io posso affermare che, nella meth de' casi, trovo delle lesioni tubercolari guarite, sia per trasformazione calcifica, sia per cicatrizzazione fibrosa. (~t1este lesioni nella immensa. maggioranza de' casi, non sono punto quelle ùi una tisi all'inizio; esse sono le cicatrici d i vruti focolai, talvolta di larghe caverne, completamente, cicatrizzate (2) ,, I n due modi, dunqne, si avvera la guarigione naturale del male. Non v' ha dubbio, quindi, che la cura migliore della tubercolosi deve essere quella che mira,: con un metodo scienti.ficamente razionale, a. mettere · l'organi(l) Tl·rmJnclio"'· o( the 1/,.ililll co•loress on Tubtr·culosis, ''ol. t, pas. 51, Lonrlon 190!. lò:!) Tl-.uunclions o(. lite Drili$11 Cong,·ess on Tubucotosls. vol. 1. t>:~g. ~t. J.ondon l oot.


LA CURA. MINERALIZZATJUCE DELLA TUBERCOLOSI POLMO~ARE, ECO.

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smo tubercolotico nelle migliori condizioni, perchè l'uno o l'altro dei due processi di guarigione possa, facilmente, realizzarsi. A ra.g~Z:iungere tale intento furon dirette le mie ricerche scientifiche, iniziate sin dal 1898. A nulla, in vero, esse approdarono, relativamente alla trasformazione fibrosa; ma non fu cosi, però, per quella calcifica. Infatti, un'osservazione clinica: r ipetutamente fatta da scrupolosi e valenti osservatori, (De Renzi-Teissier; Daremberg; Senator; Marfan ecc.) mi apparve, subito, di una importanza tale, da poter costituire la razionale direttiva di una cura, capace di favorire, potentemente, la nat.urale trasformazione èalcifìca delle lesioni tubercolari e, quindi, la completa guarigione del male. Ecco, l'osservazione clinica: « nel tubercolotico, sin dall'inizio, e, talvolta, anche prima che la malattia, clinicamente, si manifesti, si ha una perdita notevole di fosfato di calcio, con le urine, dapprima; con queste e con gli sputi, in seguito •. L'importanza di tale osserva:?Jione clinica, consiste in ciò: questa perdit,a, nel maggior nu· mero de' cu.si, non può essere interamente riparata, perchè essa è, di molto, su periore a q uègli introiti, che l'ordinaria assimilazione nutriti~a del tubercolotico rende possibile. Da ciò, chiaramente, risulta che, mentre da una parte l'anatomia patologica. fa vedere che un processo di vera guarigione consiste nella trasformazione calcifica delle lesioni tubercolari, dall'altra, l'osservazione clinica dimostra che l'organismo illfermo s'impoverisce proprio di una sostanza che, a questa t rasformazione deve essere, senza dubbio alcuno, assolutamente necessaria. E questo impoverimento, questa vera demineralizzazione calcica dell'organismo tubercolotico diviene, di giorno in giorno, sempre maggiore, in quanto che l'alimentazione ordinaria che, normalmentC\1 ripara le perdite quotidiane del calcio, n on giunge più a ripararle in condizioni morbose. È ben noto, infatti, che il ricambio de' calcari è poco attivo e limitato; se ne eliminano, con le urine, circa 20-30 centigrammi al g.iorno, interamente compensati da sali analoghi che entrano con l'alimentazione. Nel tubercolotico, invece, le perdite, come già ho detto, superano, di molto, gl'introiti, giacchè esse raggiungono e sorpassano il grammo, nelle ventiquattro ore. Per essere, quindi, riparate, l'organismo dovrebbe assimilare, con l'alimentazione, una quantità di sali di calcio molto superiore alla normale, ciò che richiederebbe, naturalmente, un processo di nutrizione molto attivo. Nella grandissima maggioranza de' tisici ciò è impossibile, sia perchè la tubercolosi colpisce sempre, individui già deboli, per cause ereditarie o acquisite e nei quali il


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LA CURA ~llNERALIZZATRICE DELLA 'l'UDERCOLOSI POLllONA.RE

ricambio nutritivo si compie gia, per ciò solo, debolmente; sia perchè il male stesso rende, ancora, meno attivo il processo di nutrizione, per le modificazioni fisico-chimiche che esso indnce in tlftto l'apparato gastro enterico, nelle sne secrezioni, nella sua innervazione. L'organismo, quindi, se non ripara, in qnalch~ modo, per altra via, le maggiori perdite del calcio, lentamente, ma progressivamente, si demineralizza, impoverendosi di una sostanza che non solo è ne' cessaria alla guarigione na~urale del male, ma che la fisiologia e gli . studii recenti di chimica :fisiologica hanno provato essere, per legge naturale, assolutamente, necessaria alla vita. Quest'alterazione nel quantitativo delle sostanze minerali dalla natura stabilito, certo non a caso, perchè. la vita si svolga, normalmente, con tutte le sue molteplici energie, deve, senza dubbio, perturbare la funzionalità e ,i poteri cellulari, indebolendo, di conseguenza, l'organismo intero e diminuendone i normali poteri di difesa e di resistenza, dai quali, solamente, il male può essere vinto. Infatti, nel suo libl'O s~ la chimica della cellula vivente, Armand Gautier scrive che « le funzioni e variazioni delle cellule e, con esse, dell'essere tutto intero, sono legate alle funzioni e variazioni dei principii immediati che le compongono, e che le 1ninime variazioni delle sostanze minerali possono modificare, p1·o(ondamente, il protoplasma e il nucleq, cioè gli organi, veramente agenti e specifici, presso tutti gli esseri viventi (1). Gli studii recenti sulla mineralizzàzione e demineralizzazione orgt\nica, confermano, ampiamente, quanto scrive il Gautier. In vero,, nel suo libro, su le nuove cure, il Laumonier dice..... « le modificazioni della mineralizzazione organica non diminuiscono, solamente, la x-esiscenza. vitale, pel fatto stesso che restringono l'ampiezza e l' intensità della funzione, ma diminuiscono, egualmente, il normale pote1·e antitos..,ico e battericida degli umori e le loro p1•oprietà osmoticlte, che rappresentano una parte notevole nella eliminazione delle tossine. Inoltre influiscono, ancora, sul pote1·e fagocitario e sull'atti-vità della diapedesi, in guisa da rallentare quest'ultima e diminuire l'attività de' fagociti, come qttella di ttttti gli alt1·i elementi anatomici (2) ». Dopo tutto ciò nessuno, che ben ragioni, vorrà pensare .essere possibile una. qualsiasi guarigione vera del male, senza prima cercare di opporsi, senza indugio e con mezzi logici e razionali, al prolungarsi delle alterazioni suddette, conseguenza della. modificata mineralizzazione organica. (t) .~. GAUTIEn. (il l. I.AUliOllll!ll. -

La chimie de la cellule viva!lle, pag. G,U, 15, t 6 -

Parts 1898. Les noul'eaux tralt~rnents, pag. 101, IO!, Pnrls 1903.


CON l SALI SOLUDlLI DI CALCIO

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A. questo, appunto, han mirato le iniezioni ipodermiche, con sali solubili di calcio, da me, per il primo, consigliate ed eseguite, sin dal marzo 1899. Ai miglioramenti, dapprima, ottenuti negli infermi, altri, sempre maggiori, se ne sono aggiunti negli anni . seguenti, a misura che la cura, gradatamente, si perfezionava e diveniva più rispondente allo scopo da raggiungere. Le mie esperienze e i risultati ottenuti io ho, successivamente, cot.nunicati ne' congressi di Napoli, Parigi e Londra {1900-1901) e alla R. Accademia di medicina, in Napoli, nell'aprile 1904. Sino a quest'epoca, invero, io non avevo ottenuto ancora, nessun caso di guarigione caratterizzato dalla scomparsa di tutti i Slll· tomi del male e dal rifiorire della salute degl'infermi. Dall'agosto, però, dello scorso anno, ho cominciato ad avere vere e complete guarigioni, dopo avere aumentato il quantitativo giornaliero delle iniezioni. Sino ad oggi, in tutti gli ammalati da me curati, ogni sintoma del male è scomparso, dopo uua cura d'iniezioni, durata dai due ai tre mesi. Gli ammalati erano al secondo stadio del male e presentavano tutti i sintomi comuni a. tale periodo. La febbre oscillava, in tutti, fra i 38' 39" 39° /~. L a scomparsa de' sintomi è stata completa. In due ammalati, al terzo stadio, notavansi due piccole caverne all'apice sinistro; in un -terzo, però, nella regione sotto-eia vi colare sinistra, vi era una grossa caverna. Anche in questi le caverne si sono anch'esse, talmente ridotte, che non è più percepibile il suono anforico-me~allico, chiara· mente osservato prima della cura. Le condizioni attuali di tutti sono buonissime. Per via. interna ho fatto prendere dai 2 ai 4 grammi al giorno d'ipofosfi.to di calcio, in quattro volte, e, immediatamente, col cibo. È ovvio dire che raccomando agl'infermi la igiene più scrupolosa e un'alimentazione nutritiva, ben proporzionata alle forze digesti ve, variabili in ognuno di essi. Scomparsi tutti i sintomi, sarà bene continuare le iniezioni ancora, una ventina di giorni. La cura interna, però, con l' ipofosfito, deve durare per tre o quattro mesi dopo la guarigione del male. Le iniez'ioni, da me consigliate, possono essere sia ipodermiche, sia. profonde: io preferisco, ordina.riamen~e, queste ultime. La parte prescelta, come pure la siringa, devono essere disinfettate con acqua. sterile


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LA CURA MINERALIZZAT&ICE DELLA TURERCOLOSl POLMONARE1 ECC.

calda e etere solforico. La siringa. può essere una delle comuni, oppure quella del Ltier. Si comincia dall'iniettare l cm. c. della soluzione, al 20 °/0 , contenuta in fialette chiuse alla lampada. A seconda del comportarsi, dèl male, se ne aumenta, poi, la quantità a 2 cm. c. e, a!Poccorrenza, anche .a 5 cm. c., facendo, in tal caso, o una sola iniezione, o meglio, due nelle 24 ore. L'iniezione va fatta. lentamente; leggiero dev'essere pure il po' di massaggio che si pratica alla fine. Le iniezioni, così eseguite, sono tollerate benissimo e non danno luogo a nessuno i nconveniente; la loro assimilazione, da parte dell'organismo, è completa.. I felici risultati curativi, da me ottenuti, con la cura calcica, hanno avuto anche la loro piena conferma., dalle esperienze eseguite sn gli animali, nel laboratorio della clinica medica di Pisa, dal dottor A. Michelazzi. L'egregio collega ha potuto, infatti, constatare una vera guarigione anatomo-patologica delle lesioni tubercolari ne' conigli, precedentemente, tubercolizzati, dopo un intenso trat tamento curativo con i sali di calcio (1). La cura. calcarea mineralizzatrice della tubercolosi pulmonare, da. me proposta, t rae, perciò, dall'anatomia patologica, dalla. clinica, dall~~.­ chimica fisiologica e dal laboratorio, tutta la sua scientifica ragion d i essere. E ssa rafforza, nel tubercolotico, quei normali poteri di difesa e di resistenza che la natura gli ha dato pbr vincere il male, e ch e, nella grandissima. maggioranza de' casi non raggiungono l'intento perchè la loro benefica azione, compromessa e indebolita, dal progresso. incessante del male, non viene, razionalmente, coadiuvata. e rinforzata da mezzi adatti a. sostenerne ed accrescerne l'e nergia nella lotta intrapresa. La cura calcarea raggiunge, completamente questo scopo e rende, perciò, facile il realizzarsi di quella guarigione natnrale, che la natura., con le sue leggi mirabili, non di rado, determina n ell'organismo tubercolotico. (l ) Ga::zettQ degli 0~1edali e deltt cllrtlche, 190~, n, 40.


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RICERCHE ISTOLOGICHE ESEGUITE SU TR.E CASI DI MELANOSARCOMATOS1 (NOTA PTtEVENTI VA)

Per 11 dott. G iu u ppc "Wal erio, tenente medico nell'Ospedale militare pMocipale di V'erona

Riferisco succintam-ente i risultati di una serie di ricerche istologiche, che hQ avuto Popportunità di seguire in tre casi di melanosar·como.tosi. L'inizio di queste ricerche rimonta a l 1903, avendole intraprese nell'istitut0 di anatomia patologica della R. università di Pisa, su materiale anatomico offertomi dal compianto maest.ro prof. Angelo Ma:ffucci, allora dirett.ore dell'istituto. Moderne vedute tendono a costituire dei melanosarcomi uno speciale·gruppo di neopla.sie con caratteristiche proprie di struttura, di pigmentazione, di genesi e di evoluzione. Lo stato complesso della questione, quale oggi si presenta, esiger ebbe, per una giusta sua valutazione, la. conoscenza dell'est.eso quadro bibliografico esistente, sia a riguardo delle numerose ricerche istologi cher quanto anche per rispetto alle indagini chimiche, dirette alla determinazione delia. composizione de l pigmento, concorrendo la nozione di <lueste ultime a. dare, in parte, ragione delle varie interpretazioni. anatomiche date a questi tumori. Contro la classica affermazione di Virchow, che considerò i melanosarcomi come sarcomi midollari ad elementi fusiformi, rotondi o radiati, contenenti pigmento in quantità variabile, sorse nel1897 Ribbert con l'ammettere in ognuno di questi tumori, d'ol'igine oculare o cutanea, l'esistenza di un elemento istologico tipo, la cellula pigmentata ramificata, in tutti i punti essenziali corrispondente coi eromatofo'ri della. coroide e della cute. Da q ttesto elemento, morfologicamente variabile per il diverso cart'l.ttere dei prolungamenti, traggono, secondo l'A.,. Ja loro origine per speciali condizioni di sviluppo tutte le altre varietà. cellulari (pigmeo57 -

Giornale mtàico.


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RICERCHE IS'l'OLOGICHI<:

tats) rotonde, ovali, più o meno irregolarmente fusate. ordinariamente esistenti nella compagine tumorale; come anche le cellule prive di pigmento, che egli ritiene stati giovanili del tipo cellulare, ritardate od impedite nel loro svolgimento morfologico da una prohferazione rapida e tumultuaria. È noto come ]a frequenza, con la quale i melanosarcomi d'origine cutanea hanno il loro punto di partenza in nevi cutanei pigmentati, abbia fatto subordinare il criterio della loro natura alla interpretazione isiogenetica data a questi ultimi, onde ìi vediamo considerati degli endoteliomi pigmen tati da Reklinga usen, Lubarsch, Bauer, L oewembach ; dei melano-epiteliomi da Unna e dai suoi seguaci. Ribbert, ritenenendo i nevi pigmentati aggregati di cromatofori, ne riferisce l'origine alla stessa cellula pigmentata ramificata di su pposta natura connettivale, cui nel melanosarcomà. riconduce geneticamente tutti gli elementi cellulari sia del tumore primario, quanto delle metastasi. Senon<!hè, più di recente, \Viener (1899) ha ammesso non essere facile stabilire un legnme genetico fra tutte le cellule pigmentate e no coi croma.tofori, come anche esclude che altri elementi cellulari proliferanti pos~ano, per assorbimento di pigmento, divenire melanotici; e Ravenna (1903), in un suo lavoro, conchiude ammettendo responsabili nel melanosarcoma cutaneo tutti gli elementi del corion compresi i cromatofori, ed escludendo l'identità di natura di tutte le cellule pigmentate, data la 'p ossibilità che gli elementi migrati del connettivo assorbano il pigmento di cellule eventualmente distrutte. Intorno alla natura del pigmento le controversie non sono minori. Un primo gruppo di ricercatori ebbero lo scopo di provarue od escluderne la provenienza ematica, basandosi sulla presenza. o ma.nC'8.nza del felTo. Constatarono la mancanza del ferro, quindi si pronunziarono contro la. derivazione del pigmento dall'ématina, V. Nencki e Berdez (fimatorusina), Carbone, Miura., Joss, Fla.chs, ecc.; trovarono ferro, ammettendo in conseguenza ]a derivazione dal sangue Morner, Moritz, Wallack, Bra.ndl e Pfeifer. Lo studio recente, iniziato da. Schmiedeberg nel 1902, sui pigmenti artificiali, ottenuti dalla scomposizione dell'albumina (mela.noidine), affini ai pigmenti normali e patologici, ha fatto anche sorgere l'idea di una ge nesi di tutte queste sostanze da un particolare gruppo cromogeno dell'albumina. Già Fiirth e Schnaider (1901) studiando i rapporti delle tirosinasi anima.li con l'origine del pigmento, interpretarono come melanina. il


ESEGUITE SU TRE CASI DI MELANOSARCOMATOSr

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prodotto di trasformazione della tirosina. ottenuta per azione della. tirosiuasi. -Tale prodotto pigmentato, privo di solfo e di ferro, corrispondeva per contenuto in C, H e Az approssimativamente ai preparati di sarcomelanina. - Zumbusch ha preso recentemente (1903) di mira il modo di stare del solfo nella emoglobina del sangue di cavallo e nella melanina, tratta dalle metastasi epatiche di tre casi di melanosarcoma primario dell'occhio, ricorrendo alla. dimostrazione della cìstina., che tr•)VÒ mancare in ambedue. Ora, nonostante l'elevato contenuto in solfo dei pigmenti mela.notici rispetto a quello ematico, ammise potere la sarcomelanina essersi formata per azione di un qualche agente di fermentazione. Risulta dal breve prospetto bibliografico tracciato, che i melanosarcomi costituiscono un gruppo di tumori ben lontani da essere definiti. Per quanto riguarda la teoria di Ribbert, la più geniale, oltre agli àccennati conviene notare i fa.tti seguenti: B. Adachi assai di recente ha. negata la natura cellulare ai cromatofori cutanei, ritenendoli formazioni cellulisimili costituite da granuli di pigmento intercellulare. Esaminando il pigmento della cute e dei capelli Abel e Dawis vi trovarono una certa quantità di solfo, mentre Sieber, Rosof, Chirschfeld prima, Landolt dipoi non ne trovarono traccia alcuna nella melanina oculare. Ora nel pigmento, estratto dai melanosarcomi di origine sia oculare che cutanea, il solfo figura. in q ua.ntità notévole. Con la teoria del Ribbert ciò non è spiegato, dovendo essere costante, in relazione dei risultati sopra esposti, la differenza del contenuto in solfo nel pigmento secondo l'origine oculare o cutanea della neoplasia. Tenendo conto dello stato della questione, ho cercato di stabilire: i o La morfologia degli elementi tumorali, in riguardo alle condizioni di sviluppo delle metastasi, alla pigmentazione, alla intensità della proliferazione cellulare, ai ca;ratteri anatomici del tessuto ospite della neoplasia; 2' Se sussista in ogni metastasi un elemento istologico tipo, cui risultino geneticamente legate tutte le altre var ietà cellulari, di guisa che sia ciascuna di esse da considerare come risultato' di una dispersione embolica nell'organismo di cellule tumorali proliferanti nei molteplici organi e tessuti, a spese e senza il concorso di questi, o invero contro tale fatto, oggi universalmente ammesso, possa dimostrarsi una qualche attiva compartecipazione degli elementi fissi del tessuto stesso. , t 3° Come si svolga il fenomeno della pigmentazione cellulara.


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RICERCHE ISTOT,OGICHE

In nessuno dei tre casi (due di origine cutanea, uno oculare) fn possibile eseguire ricerche sul tumore primario, non figurando nella raccolta. Di ogni tessuto od organo disponibile, furono presi pezzi contenenti metasta.si nelle diverse fasi di sviluppo e parti macroscopicamente non invase dalla neoplasia. I tagli furono fatti al microtomo e fu seguito il metodo dell'appiccicamento delle sezioni, mediante albume d'uovo e glicerina. Furono adoperate le colorazioni al carminio litico ed alluminico, la. duplice colorazione con ematossilina ed eosina.

Risultati ottenuti. CoNFJ(;uRAZIONE E STRUTTURA. - Nei riguardi della cqnfigurazione e struttura ho trovato le metastasi notevolmente diverse, secondo la. fase del ]oro sviluppo: forme iniziali con caratteri di semplici infiltrazioni. di cellule ,apigmentat.e, giacenti nel eonnetti~o diffuso degli] organi, sul contorno dei vasi, alla periferia o nell'interno delle lacune li nfatiche; forme adulte come noduli rotondeggianti muniti di capsula e d'impalcatura connetti vs.le propria. Evidente è risultata l'esistenza di un doppio polimorfismo fra gli elementi tu morali, l'uno da considerare come fisiologico, perchè manifestamente legato alle condizioni della moltiplicazione cellulare; l'altr(} di pendente dal processo di pigmentazione. Nelle metastasi iniziali', come di sovente alla periferia delle formazioni più evolute, le cellule, generalmente prive di pigmento, riunite in piccoli aggruppamenti, si presentano d ifatto ora ampie e puligona.li, ora rotond eggianti ed ovali, qualche volta piccole, povere di protoplasma, ·munite di un grande nucleo rotondo.

Non mancano degli elementi giganti polinuclea.ti. A queste varietà morfologiche, nellt~ formazioni che sonc sede di una maggiore attività neoformativa, si sostituisce più o meno estes.amente la cellula fusata, spesso munita di lunghi prolungamenti polari, predominante sempre dove è più atti va. la vegetazione neo plastica. Fra tutti gli elementi, raccolti negli spazi delimitati dalle molte anastomosi delle ramificazioni dello stroma, notansi poi delle connessioni reciproche, che, in ragione della varia preponderanza cellulare, sono ora costituite da un intreccio di dolicate fibrill~ continue coi prolungamenti protoplasmati ci ctlllulari, ora da. fibre e tralci più evidenti, distaccantisi dai tronchi connettivali maggiori, che solcano il nodulo. I sTOGENESJ E SVILUPPO. Non chiara appare nei miei casi l'esistenza di un tipo istologico definito, alla cui invasione negli organi e


ESEGUITE SU TRE OASI DI ?tiELAiiOSARCOMATOSl

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nei tessuti possa essere riferita l'origine degli elementi componenti i noduli tumorali.. Al contrario l'esame dei molti preparati ha permesso sempre di stabilire come peculiari modi.fìcazioni del tessuto connettivo-vascolare segnino ovunque la nota predominante nell'inizio, quanto nel succes· si>O svolgimento delle metastasi. Gran parte di tal i modi.ficazioni ha per base un risveglio nell'atti,ità proliferativa sia delle cellule connettivali fisse, quanto degli endoteli, che rivestono gli spazi lacunari li.nfatici. Nelle fasi inizialis;;ime assistiamo ad una trasformazione degli elementi connettivali in corpi protoplasruatici voluminosi, ora fusiformi, ora irregolarmente rotondi o poligonal i, con nuclei grandi vescicolari unici o multipli; mentre gli endoteli Enfatici locali presentano le loro cellule rigonfie e f!Uo't. e là centri di neoformazione, aventi per effetto la costituzione dei prim i gruppi cellulari, tuttora compresi neì limiti degli spazi Enfatici fortemente divaricati. Su questo iniziale substrato proliferativ o, limitato alla impalcatura connetti vale, cui associasi un assottigliamento notevole della sostanza fibrillare interstiziale, si costituiscono gli aggruppamenti cellulari maggiori, la cui tendenza, per progressiva usura dei sottili mezzi divisori, è quella di confluire, dando luogo a formazione di più arupi complessi, dalla cui diversa disposizione risulta più o meno delineato il carattere alveolare o racemoso della nuova metastasi. I vasi sanguigni, nel des(~ritto lavorio iniziale, non dimostrano una palese ed essenziale compartecipazione; nè entro il loro lume le più accurate ricerche portano a stabilire l'esistenza di germi celi ula.ri, cui possa riferirsi un compito importante nella origine della neoplasia. Solo in una fase ulteriore gli endoteli va.sali, al pari di quelli lintatici, risultano invasi da \lll'attività proliferati va avente per effetto la costituzione di cordoni cellulari, che ne occludono il lume senza oltrepassare i confini delle pareti vascolari. Questi gruppi cellulari intravasali, costituiti generalmente di elementi fusati, sono facili a distinguere nella compagine dei giovani noduli, perchè solitamente in mezzo ad agglomerati di cellule morfòlogicamente e per pigmentazione diverse; meno in quelli adulti e con forte rapidità di accrescimento, nei quali esiste una tendenza spiccata degli elementi a modificare la loro forma ampia, poligonale od irregolarmente rotonda, in quella ovale più o meno allungata, o di fuso. Sia quindi per effetto del pigmento, dal quale possono restare invasi, quanto per peculiari condizioni neoformative1 i noduli adulti si


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RICERCHI!: ISTOLOGICHE

presentano poco atti al rilievo delle particolarità genetiche e struttu· rali descritte. Un carattere con evidenza riprodotto in tutti i noduli; ma prevalente in quelli muniti di :ma ricca impalcatura connettiva.Je, riguarda talune trasformazioni, cui si dimostrano in modo speciale legate le cellule tumorali più a ridosso delle ramificazioni dello stroma. I n q a este esiste una tendenza a. raggiungere un ultimo esito fisiologico, che è poi quello proprio delle cellule del connettivo embrionale. Tal uni d i questi elementi presentano i ptolungamenti suddivisi in fibrille, con disposizione a pennello, spesso delle stratificazioni fibril· lari parallelamente disposte lungo i lati del corpo cellulare, il cui con· tenuto protoplasmatico, notevolmente ridotto, è spesso limitato ad un sottiìissimo strato rivestente il nucleo. Si può osservare come le fibre connettivali dello stroma in ~olti punti, con disposizione ora parallela, ora ad intreccio o ad anello, ten· dano a circondare molti di questi elementi, che per tal modo vengono a ripetere in tutto i caratteri propri delle cellule fisse del connettivo. Ma l'inizio delle metastasi è altresì segnato da un altro fenomeno non meno caratteristico ed interessante. Nell'ambito del territorio connettivale, ove va costituendosi la neoplasia, sono sempre reperibili elementi dell'endotelio capillare o !infatico, la cui caratteristica è quella di soggiacere ad una speciale pig· menta.zione con decorso ciclico esattamente determinabile. Come a segnarne il punto di orientamento questi elementi giacciono in generale al centro dei nuovi germogli cellulari. La loro pigmentazione si svolge con i caratteri di nn processo endogeno avente inizio nella comparsa di una formazione pigmentata. bruna, rotonda in un punto variabile del corpo protoplasmatico, solitamente a fianco del nucleo. Questa appare in proseguo come punto di partenza di altre formazioni simili, che invadono, sopplantano il protoplasma. della. cellula terminando per conferire alla medesima l'aspetto di grosso elemento moriforme. Ne risultano delle morule pigmentate, che non tardano a risolvere in un detrito formato da granuli e da zolle pigmentate àmorfe, 1n mezzo alle quali, libere ed in vario numero, si osservano sferule brune per i loro caratteri conispondenti in tutto alle intracellulari descritte. Un esame accurato di queste sferule libere, porta a considerarle come formazioni superiori per organizzazione alle semplici zolle d i pigmento. Esse presentano, rispetto al contenuto finamente granuloso, nn sottile contorno più chiaro e rifrangente. La caratteristica loro è poi quella. di godere di una. stabilità. morfologica notevole, come ne è


ESEGUITE SU TRE CASI DI MELANOSARCOMATOSI

003

prova la. loro presenza nei capillari epatici l ungi dalle metastasi, sia allo stato libero, q nanto d'inclusione nelle cellule endoteliare vasa.li. Ora il complesso delle osservazioni fatte sembra confermare l'esistenza di un rapporto fra i caratteri evolutivi delle singole metastasi ed il numero degli elementi moriformi, che ne accompagnano l'inizio: Figurano nei miei casi : noduli, i <inali, originariamente formati di cellule apigmentate, questo carattere negativo conservano nel loro successivo andamento, contrassegnato dalla abbondanza della proliferazione cellulare; noduli, la cui pìgmentazione ha. inizio molto precoce e che iu rap· porto ai primi dispiegano una debole attività proliferativa; noduli da ritenere per i loro caratteri, in confronto dei menzionati, quali forme intermedie o di passaggio. Ora, dall'osservazione delle rispettive fasi iniziali, si ricava come le metastasi con pigmentazione precoce sieno quelle precedute da un numero notevole di elementi moriformi, spesso invadenti per tratto assai esteso il tessuto, oltre i confini dell'insorgente neoplasia. Questo reperto manca nelle fasi iniziali di noduli apigmentati; è minore in quelli a pigmentazione media, nei q ua.li talora non si osservano ·che scarsi ese m p lari adulti e q nalche sferula libera od inclusa, sia in mezzo a centri di attiva vegetazione cellulare, quanto nei capillari più o meno da questi discosti. PrG.MENTAZIO:>:E. La presenza di noduli apigmentati ed il modo di stare del pigmento, in quelli che ne risultano provvisti, inducono a considerare il fenomepo della pigmentazione come non direttamente legato ad uno speciale metabolismo materiale delle loro cellule. Il pigmento figura nelle meta.stasi sia allo stato libero che intracellulare,. onde è sotto a queste due condizioni distinte, che ne interessa lo studio. Ma non meno interessante si presenta l'esame delle sue varietà topografiche, secondo le quali ora decresce dal centro alla periferia, ora offre una disposizione saltuaria, di guisa che aree con fcrte pigmentazione si avvicendono bruscamente con altre poco o nulla pigmentate. PIGMENTO INTRAOELLULARE. - Mentre nelle cellule endoteliari dei capillari sanguigni che solcano il nodulo, in quelle a ridosso dei tralci di connettivo dello stroma troviamo ripetuti in predominio i tipi di pigmentazione in sfere descritti, il pigmento dei complessi cellulari, esistenti al centro delle maglie e degli spazi alveolari, riveste caratteri, che ne rendono logico il presupporne un meccanismo di formazione notevolmente diverso. Tali caratteri possono cosi brevemente essere riassunti : l. Invasione centripeta del pigmento nei giovani elementi tumorali;


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RICERCHE JSTOLOGIOH!i:

2. Suo as pett~ granulare costante nelle successive fasi di plgmentazione; 3. Progressiva scomparsa nelle cellule, che ne restano invase, delle rispettive colorazioni nucleari per un processo di ca.riolisi; 4.. Loro terminale risoluzione in un detrito generalmente costituito da fine p igmento amorfo. Siffatta varietà di pigmentazione appare adunque la base di un affievolimento progressivo dei poteri vitali delle cellule, che conduce alla completa loro a.mortizza.zione (necrobiosi.); come sembra nel suo complesso rispondere ad un fenomeno puramente fagocitico, mercè il quale è permesso loro di attirare ed includere nel corpo protoplasmatico granuli liberi di pigmento. Trattasi con molta evidenza di un processo di deoostituzione cellulare, legato all'azione necrobiotica esercitata dal pigmento, la cui assunzione per parte degli elementi tumorali, anzichè apparire i~pedita o comunque mitigata o ritardata dall'esuberanza del processo neoformativo, ,s i dimostra di palese, ostacolo a.llo sviluppo ulteriore della neoplasia, della quale viene per essa notevolmente ridotto l'intervallo, che separa la fase iniziale da quella. ultima. di disfa<:imento. Posto adunque che il punto di partenza di tale pigmentazione risieda in un preventivo processo di formazione del pigmento, questo sembra A.vere la sua probabile sede negli elementi moriformi descritti, la cui varia preponderanza nel territorio delle metastasi e nelle stesse compagini tumorali, coincide nel modo più evidente cou l'abbondanza. in esse del pigmento intracellulare e col deficiente loro processo proliferativo. PIGMENTO LIBERo. - Nelle fasi tumorali iniziali si presenta come il prodotto esclusi v o del disfacimento necrobi.otico, c~i vanno soggetti gli elementi con pigmenta.zione mori.forme. Seguendo la loro stessa distribuzione, noi la riscontriamo nei diversi punti della compagine tumorale raccolto entro i vasi e negli spazi dall'apparenza alveolare (lacune linfatiche divaricate) sotto forma. di cumuli sovente molto densi, risultati dalla multipla. opposizione di zolle ed in minor grado di sferule libere pigmentate. La caratteristica. di questo pigmento è quello d i apparire riunito in masse amorfe in mezzo ad aggruppamenti di cellule apigmen.tate od .in una fase inizia.lissima. di pigmentazione granulare. · Il contorno di queste masse, varie per volume e per n umero, appare ora sufficientemente netto, ora più o meno st'umato per una serie di zolle minori, alle quali sono in vario numero frammiste sferule libere, degradanti verso la. periferia, con tendenza ad invadere lungo la trama connettivale, gli spazi intercellulari.

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ESEGUITE SO TRE CASI DI MELANOSARCOMATOSI

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Ad eccezione di ciò, nelle metasta.si iniziali il pigmento libero manca. o vi esiste in una. profJOrzione trascurabile sotto forma di pochi granuli e di qualche sferula bruna, disseminati entro i capillari o nelle lacune dello stroma. Il pigmento libero abbonda. al contrario nei noduli adulti (ove, proporziona.lm~nte all'estensione della necrobiosi cellulare, possono non mancare estese zone costituite di solo pigmento) ora riunito in cumuli a mpi, omogenei; ora disposto lungo le arborizzazioni dello stroma, in guisa da riprodurne il caratteristico andamento ret icolare o ad intreccio.

Conclusioni .principali. In ciascuno dei tre casi osservati, astraendo dalle modifìca.zioni di forma, cui gli elementi tumorali vanno incontro per effetto del processo di pigment.azione, risulta. esistere un polimorfìsmo cellulare fisiologico, legato alle condizioni di vegetazione propria. di ogni singola metastasi. Tutte queste varietà. di elementi rotondi, ovali, più o meno allungati o fusati, prendono punto di partenza. dalla ceJlula. poliedrica o poligonare, che entra nella costituzione dei primi aggruppamenti cellulari,· formanti il nucleo d'origine delle nuove metastasi. I citati tipi cellulari sono originariamente a.pigmentati. Le metastasi hanno la loro sede iniziale nella trama. connettivovascola.re dei tessuti, ove con accurate ricerche è facile rendersi conto della parte prepondera.nte, che alla loro iniziale costit,uzione prendono gli endoteli degli spazi la.cunari linfatici e gli elementi fissi del connettivo. Si osservano nell'endotelio linfa.tico del territorio sede della formazione tumorale ; nella. stessa. compagine dei noduli; nell'endotelio dei capillari sanguigni degli organi immuni o parzialmente invasi elementi, che palesemente elaborano pigmento e succelisivamente r iversano all'esterno per disfacimento del loro corpo cellulare sotto forma di granuli e di sferule brune. La grande massa. delle cellule tumora.li gode della proprietà di assorbire e di caricarsi del pigmento libero circolante nei capillari. sanguigni e linfatici, in proporzione del quale la pigmentazione delle meta.sta.si risulta più o meno estesa. Le cellule tumorali soggiacciono, per effetto della. pigmenta.zione, a. fenomeni r egressivi e concorrono col loro disfacimento alla. formazione del pigmento extra-cellulare.


D06 OSPEDALE 1\fi LI'l'ARE PRINCIPALE DI VERONA

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LE OSCILLAZ[ONI GLOBULARl NEL SANGUE nEG LI IN DIVlD UI MALARICI Per il dottor Gio•e ppe 't'ale rle, tenente medico

Le oscillazioni degli elementi morfologici del sangue nei malaric i furono già oggetto di ricerca per quanto riguarda le modifìcazioni della curva leucocitaria. Il gruppo delle infezioni con mononncleosi (protozoarie) sorse difatti al seguito di. osservazioni eseguite su sangue malarico. Fu osservato che nell'eccesso febbrile si verifica un aumento notevole dei globuli bianchi mononucleati, in pr incipal modo dei linfociti, mentre i l numero dei polinucleati resta invariato. Io ho voluto seguire le vicende, cui vanno incontro gli elemeu ti figurati del sangue nel corso di una infezione malarica naturalmente decorrente e sotto l'influsso della chinizza.zione. P iù particolarmente lo scopo fu di determinare: I. La curva delle emazie e dei leucouiti durante il succeder si degli accessi febbrili. II. L'influenza modificatrice esercitata su tale curva dalla chinizzazione. In un caso ho anche potuto seguire la. curva della resistenza delle emazie di pari passo con quella delle oscillazioni globulari. Ha servito alle mie ricerche il materiale clinico dell'ospedale miJitare di Verona, ove ogni anno, massime durante il periodo epidemico malarico, affi uisce un certo numero di colpiti da. forme primiti ve o recidive provenienti generalmente dalle sedi di Mantova, meno da altre zone malariche del R egno. Per la loro maggiore frequenza ed anche per comodità maggiore consentita alle ricerche ho prescelto i terza.nari semplici. Gli individui da me osservati sono molti; ma pochi quelli per i quali mi fu possibile completare l'osservazione per tutta la. durata. della


LE OSCILLAZIONI GLOBULARI NEL SAYGUE

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cura ospitaliera. Anche dalle osservazioni parziali, cui non credo di dar pubblicazione in questa memoria: ebbi non pertanto risultati sempre uguali, rimanendo confermata. l'unicità del modo di reazione degli elementi figurati del sangue sia all'accesso febbrile, quanto all'azione del sale di chinino.

Metodo curativo. Per ogni malarico ho sempre distinto un primo periodo di cura cli·'n ica ed nn secondo di cura igienica, conformemente all 'indirizzo su vasta scala applicato e con tanta costanza di effetti, durante la campagna antimalarica. del HlOl condotta nell'agro Grossetano, dalla commissione governativa, alla quale ebbi la fortuna, per certo periodo, di appartenere. La chinizzazione fu intensiva durante la cura clinica, periodic& durante la. cura igienica di ciascun osservato. Il sale adoperato fu il bicloridrato di chinino, somministrato con ostia per via gastrica. Ln. chinizzazione intensiva. consistè nel dare mattinalmente a digiuno un grammo di bicloridra.to di chinino per 5 giorni consecutivi dopo l'interruzione del ciclo febbrile, sempre ottenuta con un primo grammo dato 6 ore prima dell'inizio dell'accesso. Per la chinizza.zione periodica, da eseguirsi nei due mesi successivi alla cura clinica, furono, durante la degenza, scelti due giorni in ogui settimana, nei quali venne somministrato un grammo dello stesso sale chininico sempre al mattino a digiuno. La dieta alimentare fu mantenuta uguale e costante per ognuno degli osservati .

Metodo di ricerca. PRmA. DELL'INIZIO DELLA. OUBA. - Diagnosi microscopica della. forma malarica e determinazione del ciclo endogeno del pa.ràssita.' Preliminare ricerca della'curva presentata dai globuli rossi e bianchi (il conteggio fu separato per i leucociti mononuclea.ti e polinucleati) nel corso di due successivi accessi febbrili con conteggi su sangue presQ due ore prima, o durante l'accesso, e tre ore dopo il suo termine nei giorni di piressia, alle 9 ed alle 16 (prima dei pasti) nei giorni intermedi. ' NEL coRso DELLA OHINIZZAZIONE I~'rENSIV A. Conteggio giornaliero dei globuli rossi e bianchi con presa del sangue un'ora prima e sei doPQ la somministrazione del bicloridra.to di chinino.


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LE OSCILLAZlONI GLOBUJ,ARI Nll:L SANGUE

NEL coRso DEJ,LA OHJNIZzaziONE PERiODIOA.- Lo stesso conteggio giornaliero con presa del sangue, nei giorni di somministrazione del chinino, secondo le norme menzionate nella chinizzazione intensiva: negli altri giorni della settimana alle 9 e alle 16 (prima dei pasti). Il metodo adottato nella numerazione fu quello di Thoma Zeiss, usando il mescolatore di Potain per i globuli rossi (mescolanza omogenea di sangue e di soluzione di N a Cl al 3 °/ 0 nella proporzione di l a 100); quello di Thoma per i bianchi (mescolanza omogenea. ùi sangue e di soluzione di acido acetico al 0.3 % nella proporzione di uno a dieci). La. presa. del sangue, per il carteggio dei globuli rossi e bianchi, fu contemporanea. e praticata su ampia goccia liberamente formata in seguito a puntura del polpa.strello di un dito. La ricerca della resistenza delle emazie, nella. osservazione rva, segui di. pari passo i conteggi e fu praticata contemporaneamente ad essi. Il metodo seguito fu q nello originario di Mosso mediante una serie di soluzioni clorosodiche con titolo decrescente da 0,80 al 0,38 / 0 per una differenza in meno di cloruro di sodio del 0,02 "/.,. In queste soluzioni, ripartite in una serie di tubi di saggio nella proporzione di 20 c. c., venivano perciò versati con pipetta graduata 20m m. c. eli s'!'ngue, ottenuto per puntura dallo ste~so dito adoperato per la presa del sangue destinato ai conteggi (l).

Note cliniche rlferentisi a quattro delle osservazioni più complete da me praticate. (Si conrronlino i rispettivi grafici a l termine del lavot·o). ÙSS Bli.V A ZIO N E

l.

Amcdei Alfonso, soldato della classe 1882 nel 10• reggimento bersaglieri' con sede a Peschiera. - Ricovera nello spedale il 17 luglio 190!. - N on ha precedenti a namnestici d'importanza. - Otto giorni prima dòl suo ingresso nel nosocùmio fu colpito da un primo accesso febbrile, iniziatosi con ~brivido , che s i r ipete di poi con gli stessi caratteri regolarmente a d intervalli di 48 ore. E giovane di buona costituzione fisica, leggermente denutrito, con cute e muco~;;e visibili piuttosto pallide. Presenta un leggero tumore splenico. L"esame microscopico del sangue vi rivela parassiti, piuttosto numerosi, di ter·zana p r imaoerile. Riceve il primo grammo di bicloridrato di chinino la sera del giorno 21 luglio ad o•·e 23, cadendo l'inizio dell'accesso la mattina del successivo giorno 22 ad ore 5. Il secor~do grummo ven'ne somministrato lo sltlsso giorno 22 ad ore 9 e mezza (prima del pasto). L'osservato fu dimesso quattro giorni dopo ultimata la cura clinica. (V e di Ta1ola). (t La •·esistenza delle emtuie, nel metodo originario di Mosso, é ~aiutata secondo il gr ado di eoo~:e~~trazìone di quella soluzione, che maggiormente consente loro di conservare la propria emoglobina,

ed è rltennt.a tanto maggiore, quanto minore e il titolo di essa soluzione. La maouta disso lutlone dei corpuscoli rOS3i 6 iodicat 1 dalla opaleseenza delia miscèla.


DEGLI DIDIVIDUI MALARICI

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OssERVAZION& Il.

Moretti Luigi, soldato della classe 1883, appartenente alla brigata d'artiglieria da fortezza con sede a Verona. - Entra nell'ospedale il 7 agosto 190-1. - Durante il precedente mese di luglio fu passivo di qualche accesso febbrile, che asserisce aver d~bellato ricorrendo spontaneamente ad un preparaU> di chinino. - Dal 1° di agosto é vittima di nuovi accessi febbrili, caratteristici per il forte brivido che li precede, che si ripetono regolsrmE:nte ad intervalli di 48 ore. ~ giovane di robus ta costi Luzione ti sica, ben nutrito, con note esteriori di una sanguiflcazione normale. Presenta lieve tumore <;pianico. L'esame microscopico del sang ue vi rivela scar5i parassiti di terzana pr-imiJ.oerile. L'osservato fu dimesso dall'os pedale prim3 dell'inizio della cura igienica. (Vedi Tavola). l · OSSERVAZIONE III.

Baccarini Francesco, soldato della classe 188:l, appartenente al reggimento cavallegg-eri di Piacenta con sede a Verona. Entra nell'ospedale la sera del 1:~ aprile 1905. - Appartenne alla guarnigione di Mantova durante l'anno 190 ~, ove, nei mesi estivi, sarebbe s tato passivo di t.aluni accessi febbl'ili, sui ca•·alleri dei quali non sa dare intormazioni attendibili. - Da qualche giorno è villima di forti aceessi di febbre, pt•eceduli da mtenso brivido. della durata media di 5 ore e ripet~n tisi ad intervalli regolari di 48 ot•e. - Risolvono con pr·ofu~o sudore lnsciaodolo sta nco ed abbattuto. È {liovane di buona costituzione; ma piuttosto debole, con tinta subitlerica della cute e mucose visibili. Presenta un discreto tumot·e splenico. L' esame microscopico del san~ue vi rivela parassiti nume r osi di lel'.:ana primaverile. Il primo grammo di chinino fu somministrato la mattina de l 18 aprile ad ore 4, cadendo l'inizio dell'accesso alle ore 10. Le condizioni di nutrizione dell'osservato andarono p1·ogressivamente migliorando nel corso della cur~. L'area splenica, al tet•mine delle ricerche, !>i presentò rientrata nei confini. normali. Fu dimesso dall'ospedale il gioJ•no 14 maggio. (Vedi Tavola). OssERVAZIONE IV.

JVJoranno Vincen.:o, soldato della classe 188~, R!JpBl'tenente al reggimento cavalleggeri di Piacenza con sede a Verona. . Entra n ell'ospedale il iO giugno i90:;. - È reduce recente dalla guarnip;ione di Mantova ove, durante il sog~ioruo di un anno godè buona salute. La sera del 5 giugno ebbe un primo accesso febbrile, preceduto da forte bt•ivido, che ~i l'ipetè di poi ad intervalli di 48 ore con ieggera anticipazione, man· tenendo la durata media di 5 ore. È giovane di buona costituzione, discretamente nutrito; ma con cute e mu· cose visibili fortemente pallide ed alquanto tinte in giallo. Presenta un leggero tumore splenico. L'esame microscopico del sangue vi rivela parassiti scarsi di ler.zana primaoerile.


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L.E OSCILLAZIO~I GLOBULARI NEL SANGUE

Il ciclo evolutivo dei paras$ili portando l'inizio dell'accesso febbrile alle ore 16 del H giugno, il primo grammo di bicloridralo di chinino fu sommini~trato alle ore 10, a digiuno, un'ora dopo la presa del sangue per il conteggio del ma~lino.

L'osservato fu dimesso dal nosocomlo il 7 luglio in condizioni 8S$8i lodevoli, con area splenica clinicamente rientrat.a nei confini normali. (Vedi Tavola). Considerazioni ed interpetrazioue di risultati ottenuti. CuRvA DELLE EMAZIE. - Nei malariç:i terzana.ri il numero delle emazie, durante il periodo di tempo che precede la cura chininica, presenta delle oscillazioni, che hanno un rapporto diretto col movimento febbrile. Esse descrivono delle curve brusche, i cui estremi corrispondono alle fasi iniziale e terminale dell'accesso, il punto di massima. elevazione alla fase critica del medesimo. Durante la chinizzazione clinica si manifesta una diminuzion11 costante nel numero delle emazie. Questo fdnomeno presenta però caratteri alquanto variabili. Nelle osser\azioui l .. e 2~' la depressione _della. curva si inizia fin dal primo giorno di cura; nell'osservazione a· a.l 4° giorno; nella 4• nel mattino successivo alla somministrazione del 2• grammo del sale di chinino (3° giorno di cura.), osserva.ndosi in questo caso un sensibile sollevamento della medesima durante i primi due giorni di chinizza.zione. Questa depressione, che presenta anche variazioni di durata (4 giorni per l'osservazione I"; 3 giorni per la. osservazione Il" ; un giorno per le osservazioni IIr e IV~) è seguita da un iualzamento progressivo, che, con oscillazioni giornaliere di vario grado, tende a condurre la. per. centnale delle emazie alla proporzione normale. Nelle osservazioni ur e rva notasi un sensibile abbassamento della curva delle emazie nei due giorni della prima-chinizzazione settimanale, fenomeno che non si osserva alla seconda somministrazione settimanale del farmaco. CuRvE LEuqociTARIE. - È notevole il contegno diverso tenuto dai leucoci ti mononucleati rispetto ·ai polinucleati. Durante il periodo febbrile la percentuale maggiore è tenuta costanteme:lte dai mononucleati. Questi presentano delle brusche oscillazioni numeriche ascendenti in relazione con l'accesso febbrile, raggiungendo il punto più alto della curva nel momento di massima piressia, il limite pit\ basso nelle ore che immediatamente precedono l 'accesso successivo.


DEGLI INDIVIDUI MALARICI

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I globuli bianchi polinucleati mostrano risentire in modo trascura. bile ed incostante le vicende del ciclo febbrile. Eccetto l'osservazione IVB, nella quale la loro curva si mantiene alquanto più alta, fra 4.800 e 5.700, offrono una percentuale complessiva. assai bassa, da 2000 a 3400 per mc., su una media oscillante da un limite minimo di 3000 ad un massimo di 8400 data dai mononucleati. Nelle osservazioni I" e III" i polinucleati raggiungono i limiti più bassi della loro curva durante l'accesso febbrile, mentre nell'osservazione II" e IV" si presentano durante l'accesso in leggero aumento. I caratteri delle due curve leucocitarie sono modificati profondamente dalla chinizzazione. Eccetto l'osservazione III", nella quale, durante i primi due giorni di cura clinica, osserviamo un aumento dei mononucle~~,ti, che precede l'abbassamento progressivo della loro curva, in tutte le altre, già. dall'inizio, la diminuzione è forte e continua fino ad un limite estremo, che nelle osservazioni I" e Ir coincide col quarto giorno di chinizzazione; nell'osservazione IV", col quinto giorno ed .è rispettivamente rappresentata da 38ù0, 2'200, 2100 globuli, sopra un massimo rispettivo di 8200, 8000 e 7200 raggiunto nel pe' riodo febbrile. Nell'osservazione IIr la depressione massima della curva dei mononucleati la osserviamo al mattino del 2° giorno succe.ssivo al termine della chinizzazione clinica, ed in questo caso è notevole il fatto che essa non raggiunge limiti molto bassi (3800 sopra un massimo di 5600 raggiunti nel periodo febbrile). I leucocit.i polinucleati si comportano in modo diametralmente opposto. La cura clinica, fino dall'inizio segna., una rapida. ascesa della loro curva, nella quale vediamo raggi unto il punto più alto verso il termine della ch~izzazione, coincidendo approssimativamente con la maggiore depressione segnata dalla curva dei mononucleati. A partire da questo }~mite, -ambedue le curve tendono ad avvicinarsi per un progressivo aumento dei mononucleati, cui corrisponde una brusca diminuzione dei polinucleati. Come risulta dalle osse.~;va­ zioni IIP e IV\ l'effetto ultimo è una nuova prevalenza dei leucociti mononucleati sui polinucleati, ritardata od interrotta dalle. chinizzazioni settimanali, che tendono a. rielevare, in grado sempre meno sentito il livello dei polinuclea.ti. Per quanto riguarda il comportamento della resistenza delle emazie., l'osservazione IV• dimostra che, nel periodo febbrile, essa si presenta notevolmente più bassa nelle ore che precedono l'accesso, che in quelle che immediatamente lo seguono.


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LE OSCILLAZIONI GLOBULARI NEL SANGUE

Durante la chinizza.zion~ clinica tale resistenza. diminuisce notevolmente fino a raggiungere un limite minimo, che vediamo conseguito al 3° giorno di chinizzazione e mantenuto costante fino alla mattina del 5°. A partire da questo punto, la curva della resistenza si solleva. di nuovo, fino a raggiungere, nei giorni successivi alla cura clinica, un. limite massimo superiore a quello ossenato durante il periodo febbrile e che tende a farsi stazionario (indice probabile della resistenza normale delle emazie d eH' individuo in esame). Nei giorni, nei quali venne applicata la chinizzazione settimanale, come risulta dal caso osservato, la. resistenza delle ems.zie torna a d irn.inuire ; ma, tenendo conto della maggiore mitezza con le quali ih fenomeno si presenta alla 2a chinizzazione periodica, tutto induce a ritenere che esso non si verificherà altrimenti a l termine della cura igienica.

"'** Interessa dare ai fatti sopraesposti una conveniente interpretazione_ Come risulta dalle osservazioni descritte, confortate da una serie di parziali ricerche cni ho sopra accennato, condotte a scopo prevalentemente clinico, il sale di chini ilo ha la proprietà, nei malarici terza.nari e ragionevolmente in tutti gli altri, di determinare un notevole abbassamento nella percentuale· delle emazie durante la cura clinica ed in proporzione assai minore all'inizio della cura igienica. Nell'interpretazione di questo fenomeno, conviene tener presente l'azione elettiva che esso esercita sul parassita malarico, dal che ne nasce la proprietà di intaccare e distruggere i globuli rossi, dal parassita anatomicamente e

funzionalmente alterati.

1

Quest~ azione eritrocitolitica ora appare iniziarsi grado a grado fino dal princ~pio della cura e procedere per lisi, ora manifestarsi per crisi a cura iniziata, cedendo ad un subito progressivo innalzamento della percentuale delle emazie, che generalmente coincide col termine della · chinizzazione clinica. L' innalzamento della curva, che precede la crisi globulare, quale si riscontra. nelle osservazioni n· e nr, è probabilmente da riferire ad una incompleta azione del sale di chinino, verosimilmente sufficiente nelle prime somministrazioni ad arrestare il ciclo di sviluppo del parassita, ciò che provoca l'interruzione della manifestazione termica; ma. incapace a determinare il vasto processo eritrocitolitico destinato a. sbarazzarel'c,rganismo da tutti gli elementi modificati dal parassita stesso.


DIWLI INDIVIDUI MALARICI

Dl3

Ciò può dare ragione del fatto, che l'entità del fenomeno in questi casi sembra, per così dire, rappresentare la somma. delle singole distruzioni giornaliere degli altri casi. Per quanto riguarda l'abbassamento, che la curva delle emazie subisce durante le prime chinizzazioni periodiche, esso probabilmen&e è in relazione col fatto noto, che la semplice cura. clinica non basta a liberare l'organismo dall'infezione, onde alla determinazione ?el fenom~no può ritenersi che concorra una successi va azione an ti parassi taria. ed eritrocitolitica esercitata dal farmaco, Partendo dall'equilibrio leucocita.rio normale dell'uomo adulto, risulta evidente l'aumento notevole, che nel corso d'una infezione malarice. terzanaria presentano i leucociti mononucleati e la diminuzione ancora maggiore dei p0linucleati. Questa anormale condizione s.i accentua dm·ante lo stadio di piressia, per rientrare ad oscillare Antro limiti sufficientemente costanti, nel periodo di tempo, che intercede fra un accesso febbrile e l'altro. La spiegazione di questa condizione di fatto sarà facile, quando si tenga presente il valore fa.gocitico dal Metchuikoff attribuito al len-

"ocita monucleato nell'infezione malarica. L'intervento del sale di chinino modifica radicalmente questo speciale equilibrio leucocitario, invertendolo. Abbiamo osservato come la chinizzazione clinica, con l' interruzione del ciclo febbrile, provochi nn forte aumento dei leucociti polinucleati; - tanto più spiccato quanto maggiore è la contemporanea ipomouonucleosi. Abbiamo anche notato, come trattisi d'una. polinucleosi temporanea e come esista una tendenza, per parte dei mononucleati a riprendere il sopravvento, ritardato dalle prime chinizza.zioni settimanali, che provocano nuovi aumenti dei polinucleati . Osserviamo che in queste chinizzazioni periodiche anche i leucociti mononuclea.ti subiscono un leggero aumento che concorre al progressivo rialzamento della loro curva. Una interpretazione logica di questo contegno non sarebbe possibile, senza tener presenti gli attributi funzionali oggi riconosciuti ftl globulo bianco in genere ed al polinucleato in specie. Dei leucociti i polinucleati sono oggi ritenuti i veri e!ementi attivi, come fagociti e come cellule di secrezione. Ri ammette che ad essi principalmente sia de,oluta. la proprietà difensiva dell'organismo ammalato, onde la polinucleosi è ad un tempo considerata esponente Jella gravità delle infezioni ed indice delle condizioni più o meno propizie della lotta impegnata fra l'organismo e l'agente patogeno. 58 - Giortwlt mtt.lico.


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LE OSCILLAZIONI OLODULARI 1'\EL SANGUE

Questi attributi nella infezione malarica sono riferiti al leucocita. mononucleato e la mononucleosi, che .osservasi nel periodo febbrile di questa malattia protozoaria, ne è la riprova più convincente. La genesi di tale fenomeno è probabile risieda in uno stimolo elettivo portato alle ghiandole linfatiche da.i prodotti catabolici generati dal parassita durante il proprio ciclo vitale. Ciò amruettendo, la polinucleosi chininica potrebbe essere verosimilmente riferita alla soppressione di-un tale stimolo e determinata dall'azione antiparassitaria del sale di chinino. D urante la cura clinica circolano indubbiamente nel sangue abbondanti residui del disfacimento necrobiotico dei parassiti quanto delle emazie, che ne furono invase, ed è ammissibile che essi eccitino il midollo osseo, provocando una ipergenesi di leucociti polinucleati, i quali sono successivamente attratti, specialmente in virtù della loro spiccata. sensibilità chimica, (chimotassi positiva) nel torrente circolatorio. Tenendo conto dell'andamento delle due curve leucocitarie, sembra che questo stimolo sul midollo osseo ad un certo punto, per condizioni delle quali non è facile rendersi conto, si attenui estendendosi in compenso agli altri organi linfogeni, ciò che provoca un nuovo aumento d ei leucociti mo.aonucleati. Convengo che sotto questo punto di vista le mie ricerche n~n siena esaurienti, essendo indispensabile seguire le vicende dell'equilibrio leucocitario per tutto il periodo della cura igienica. Quanto alle modifìcazioni della resistenza delle emazie, sembrami che l'interpretazione più razionale stia nel riferirne la diminuzione, che precede l'accesso febbrile, all'esistenza nel sangue di un numero considerevole di eritrociti lesi dalla. presenza. di parassiti adulti, come l'aumento, che sussegue all'accesso, alla condizione inversa. Nel corso della cura chininica. il processo eritrocitolitico può dar ragione di per sè dell'abbassamento notevole di tale resistenza, quando non si voglia anche pensare allo stabilirsi di una. anormale condizione trofica, nella qua~e, per effetto della. stessa vasta distruzione globulare, vengono a trovarsi le emazie non attaccate.

Conclusioni. Secondo i risultati delle mie ricerche, nell'infezione ma.larica terzanaria., la curva delle emazie subisce dei sollevamenti ritmici in relazione degli accessi febbrili, di natura probabilmente vasomotoria. La chinizza.zione clinica, o in.tensiva., provoca dapprima una diminuzione sensibile della percentuale delle emazie, avente la sua proba-


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DEGLI I:'<DIVIDU I MALAIHCl

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bile base in un processo di eritrocitolisi, indi un graduale innalzamento, che nel corso della chinizza.zione periorlica tende a raggiungere la merlia fisiologica. Secondo i risult ati della osservazione IV•, la r esistenza delle emazie, inferiore all1:1. normale nel corso naturale dell' infezione, diminuisce notevolmente durante la cbinizzazione clinica, per poscia. riaumentare gradualmente, fino a raggiungere un limite fisso. rispondente con probabilità a quello fìsiol0gico dell'individuo. L'equilibrio leucocitario, nei malarici terzanari, si presenta notevolmente diverso da q uello fisiologicamente ammesso. - Durante il decorso naturale della infezione, esiste una mononucleosi permanente con accentuazioni, che raggiungono il loro massimo n ella fase critica degli accessi febbrili; mentre la med ia dei polinucleati si mantiene molto al disotto della normale, risultando poco o niente influenzata dal succedersi degli accessi stessi. Qnesto speciale equilibrio leucocitario è temporaneamente invertito dalla chinizzazione clinica, con la quale coincide un considerevole i nnalzamento della curva dei polinucleati (polinucleosi chininica) ed un abbassamento ugua lmente forte della curva dei mononucleati. La. polinucleosi chiuinica va gradualmente diminuendo fino dal termine della cura clinica. per ceùere ad una nuova prevalenza dei mononucleati.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVlSrrA MEDICA - Bulla rotturr. dell'aorta e aull'arterto•oleroal nell'età giovanile. - ( Virchows A rchio., Bd. 181 , 1905).

OPPENI-IEIMER (Wurzburg-) .

È concetto da lungo tempo affermato in patologia che l'arlerioscler·osi s ia una malattia cronica della vecchiaia, la quale ha il punto primo di sviluppo nell'in lima (Virchow) od in un' int1ammazione dei vasi nutr ilizi della m e dia (lWster'). In questi ultimi tempi Recklinghausen ed Helrostedter hanno notato negli aneu1·is mi dell'aortA delle estese spaccature che si potrebbero interpre tare come il punto culminante delrarter'iosclerosi. La distensione del vaso e la conseguente proliferazione del connettivo come fenomeno di compenso s tar ebbero contro l'inter pretazione fioora data dell'arteriosclerosi come l'esito d i un·arterite pregressa. Nell'età giovanile é rara ; ma non tanto che non intervenga molle volle a · spiegar e la morte improvvisa. L'autore r iporta due casi riferentisi s g iovinetti. Jo uno il gentilizio era immune: era e:;;cluso ogni Lraumatis mo, e nessun sintomo poteva far preveder e la morte improvvisa che avvenne di notte. La sezio ne del cadaver e praticata selle ore dopo la morte diede per reper to la rotlura dell'sorta all'origine del cuore sopra la linea di chiusura delle valvole. lo ques to punto si tr'ovarono due ispessimenti callosi compatti. Nessun altro reperto nei rimanenti vasi e nessuna nola di tue sifìlilìcs negli organi parenchimatosi. All'esame microscopico nelln linea di frattura dell'aor ta erano scompar se la media e l'avven~izia e l'i n~ima aveva sostituito og ni elemento anatomico normale con un' abbonda nLe proliferazione infiammatoria. Le fibre e lastiche , cosi abbondanti nell'aorta normale, erano frammentale e raccolte a cumuli. Sui margini di frattu ra si trovavano delle fenditure linea ri le quali erano occupate da un connellivo giovane e da grumi di sangue. l vasi nutrizi ditalati ma senza processi di inflammazi<•ne connettiva . Tutta la lesione sar·ebbe un processo di ri parazione di una primitiva perdita di tessuto elastico e muscolat·e nelle tonaca. media, una r egressione d i tessuti per una'ez.iologia ignota, ma verosimilmente r ifer ibile ad una. debolezz a congenita dei vasi. Il secondo caso riguarda un giovinetto di dleci anni morto di nefr ite da tuber·colos i in corso. L'autopsia rilevò nell'a rco dell'aorta due placche connettive promine nti e compatte. L'arteriosclerosi era anche qui limitata. ma a differenza del primo l'esume microscopico rilevò delle profonde alter azioni dei ''a sa vasor um tutti


RTVISTA MEDICA

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invasi da un'endo- arterite obliterante. I vasi dell'arco aor·tico nelle parti appar·entemente sane erauo in degener'lzione jalina. Dall'avventizia par·tivano vas i Ji neoformazione che invadevano gli spazi connettiv! della media e qua]. che volla dell'intime. Nella periferia di ogni vaso nutr i1.io si trovavano accu· muli di cellul~ rotondé e n egli spazi linratici un'ir.fìllrnzione parvicellulare. l n questo cas o il processo arteriosclerotico è di di versa origin~; qui tutto il quadro é in generale una infiammazione dei vasa vasorum; nel primo invece una debolezza congenita delle fibre muscolari ed e lastiche unitamente alla pressione sang uigna forse anormale (iper·tensione) avrebbe determinato le rottuee lineari pr·og ressive in profondità ed estensione. La C•>nclusione dell'autore é che l'arteriosclerosi, s ia per la primitiva localizzazione, che per l'eziolo~ia non si può definire una unità patologica. UOMENICO BONO.

M . - Sulla oara del oat&rrt delle vle aeree e del polmoni oon vapori medloamentoal. - (Cenl ralulalt /ii r Bal.:te,.iologie, Parasitenkunde uncl Jnjektionsl.;,rankheiten, vol. XXXVI, n. H-17, 1905).

SAENGER

L'A. critica il metodo di cur a dei catani delle vie a eree e dei polmoni, usa lo finora. Egli sostiene che la soluzione medicamentosa polverizzata non giunge o soltanto in quantilé del tullo insufficient.e nelle vie r espiratorie profonde e per·ciò una simile cut·a non é che appar·ente. Eg li raccomanda a l contrado l'uso dei rimedi in fo r·ma dt vapori. I vantagg i di ques to metodo consistono in ciò, che i medicame nti in questo s tato, simile all'aerifor·me, possono pene· lrare come l'aria respirata anche ne i polmoni. (I rimedi non de vono essere più pesanti dell'aria). E uu allro vantag~io dell'impiego dei rimeJi sotlo forma di va por e per inalazione è ripos to nel numer·o piuttosto considerevole di essi, che possono essere adope r·ati nei catarr i delle vie respiralor'ie. L'apparecchio da impiegarsi a tal uopo deve possedere i seguenti requisiti: 1) riscaldamento; 2) mescolanza del rimedio con la maggior quantità possi· bile di aria ; 3) diminuzione della p ressione dell'aria; 4) bisogna procur·are che i vapori medicam~ntosi escano con forle getto e nella direzione voluta, senza c he l'apparecchio impiegato a tale scopo possa agire sui vapo ri medicamentosi. Un apparecchio adeg uato (l'A. descrive miuutamente quello da lui costrutto) può a cquis tarsi dtt Otto Gentsch, Magdeburg, Grosse MGnzstr·. 3, e da tutli i fabbl'icanti d'i~trumenti chirur·gici e dalle farmacie. (Prezzo dell'apparecchio in rame ed oltorre L. 9, in latta L. 5). I rimedi da adoper·arsi sono principalmente il mentolo, il balsamo peruviano l'olio di tre roe nlina, l'olio di eucalitto,l'eucaliLLolo, l'olio di pino, l'olio di cipresso, il timolo e dimenlolformal, come pure un r imedio costituito da due molecole di me ntolo e una molecola di formaldeide. In modo par·ticolar·e raccomanda l'A. il me ntolo o mentolo con timolo a parti e guali, nei raffreddori acuti e nei catarri lar ingo-bronchiali, l'ullimo dei quali da solo è moltissimo indicato pure nella tosse convulsa. Nella laringite e faringite raccomanda il mentolo puro, nella b!'onchite acuta l'olio di trementina o di eucalitto. I miglior i risultati ottenne l'A. nella bronchite cronica con l'uso del balsamo peruviano e meotolo (balsamo PE1ruviano circa 10 gocce, mentolo '/,-1, cucchiaio da netta orecchi). A n che ne i catarri bronchiali tuber·colosi questo rimedio riuscì tts sai prolìcuo.

c. SFORZA.


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Rl VISTA 01 CHl RURGI A Gl~N EBA LE ScHEIDL. - Un apparecchio per frattura della gamba. - (Estratto dalla Wiener medi::inische Presse, n. 41 del 1903 e nn. 18·19 del 1 !)0~). Il cloU. Giovanni Scheidl, medico di reggimento e medico capo dell'ospedale presidiario di Baden presso Vienoa, ha invent.ato un nuovo a pparecchio pt.-r frallure che alla contenzione dei frammenti frammenti accoppia la estensione. È nolo come molli sono gli apparecchi che sono stati pt•oposti per ottenere gli scopi suaccennali ma non tuLli vi hanno corrisposto sia pe1· la loro m C\Ie e quindi pel lOt"o costo s ta pt!t•chè l"ichiedevano un personale mollo bene addes tt·ato che solo si può a ve t"t< nelle cliniche o nei g randi ospedali. L'apparecchio idealo dal dott. Scheidl è fatto proprio pel medico pratico. Esso in sostanza è coslituilo da un'assicella di Ditte! contenuta in una fasciatut·a, opportunamente incisa in corr·ispondenza della tuberosità sciatica, mentre essa all'esLt·emità antet•iore, e fuori della ~amba, presenta un'append ice per estensione falla a vite. Ecco ora i particolari dell'apparecchio ed il suo modo d'applicazione. Intorno al collo del piede ed al calcagno si pone a mo' di 8 in c ifra un largo nastro di filo lungo circa un metro in modo che il suo mezzo poggi su l collo del piede e s'incroci sulla pianta: qui si fis;;a un capo del nastro mentre l'altro capo git·ando intorno al calcagno ritorna alla pianta ove si annodano i due capi: i malleoli res tano cosi scoperti. · Ciò fatto si appone all'estremitil. anteriore (prossimale) d'una stecca d'acciaio un semianello di ottone munito di una cort·eggia, e si fissa mediante una vile: si sollevo con modet·ata trazione la gamba c si fa scorr et·e il semianello fin contro la lubMos ità sriatica ove esso si appoggia fortem ente. Il paziente stesso affibbia la correggiA s ulla coscia mentre la gamba vien poggiattJ sulla stecca d'acciaio. Questo porta alla sua estremità distale un'elica su cui si muove un cilindro a vile che spinge innanzi a sé un m!lnirotto sul •1uale ~ impiantata un'asta solida. A quest'asta si annodano i capi liberi del naslt·o di filo stabilendo cosi un'unione tra il piede e l'apparecchio ad estensione. Se ora s i gira il cilindro A vite, s i eSP.guA l'estensione e la gamba è già abbuslanza sostenuta per eseguire la coattazione dei ft·ammenti, medicare le ferile nella frattura cC\rnplicata, pre nder e le mis ure necessarie per far scompari/c l'accor·ciamento dell'arto ecc. In tutte queste manipolazioni ambo le mani del c hirurgo sono sempre libere. Invece di spalmot"A di grasso o r adere la g>Rmba -operazione sempre noiosa - dopo aver dalo la giusta posizione oi framm enti, si pone intorno all'appaPecchio ed alla gamba uno strato di soltile mussola e s u questo imrnediatHmenle si avvolgono le fasce ~essete. Dopo il primo git·o di ques te si s ituano a cvminciare dal mezzo del dorso del piede e fin o nll'es tremit'à superior e della fa sciatura, l o 2 fili d i a cciaio d(1IIO spessot·e di '1 rom ., leggermente spolmati di g t·a sso e su <yucsti i rimanenti g iri di fasce ge~!<ale.


RIVISTA DI CHJ.RURGIA. GEJSERALE

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Questi fili d'acciaio servono a lacerare la fasciatura quando questa deve togliersi. La fasciatura s'indurisce in pochi minuti. p,.r togliere l'apparecchio dalla fasciatura non si deve fare altro che svitare il cilindro, sla cciare la correggia dalla coscia, togliere il semianello ùi ottone dalla stecca di a cciaio e tirare questa con leggiera tr·azione. La fa sciatura ad 8 in cifre del piede si toglie Lagliandola alla pianta. L'autore é sicuro che anche senza la permanenza ~ell'appar·ecchio sutlùescrino nella fa'~ciatura , questa non s ubisce alcuna modificazione : la stecca di acciaio é una garanzia p~!r i non molto esercitati perchè li mett.e al cope1·to da J:O"si!Jili gangrene delle parti molli. L'ap par·e cchio del doll. Scheidl ci sembra che debba r ealmente esser e utilissimo ai medici che esercitano lontano dai grandi centri e ai medici mil itari in campa~na. L e r iproduzioni raùiografi(:he che accompagnano l'articolo del collega drll'esercito aus tro-ungar·ico dimostr ano all'evidenza gli oltimi l'is ultati otte nuti col suo a ppar·ccchio in ca si g ravissimi di frattura d ella gamba. GRreco. G. CAVAZZANI A. BA LEO- Su alcune nuove maniere dl anestuta generale e locale. - (Rioisla Veneta d i sc ienze mediche, luglio 1905).

Gli autori, pollsati rapidamente in r ivista i numeros i s va1•iali metodi d i anestesia generale e locale finora usati nella pratica, ed i non meno numeros i anes tetici, si fermano iu specie! modo nel descrivere il modo d'azione e l'utilil.t\ prat1ca di due anestetici di recentissima applicazione, la slocain.a e la scopolamina da loro adoperati in abbondanla casistica. La s lo vaina è un cloridrato di aminoalcoolbenzoide scoperto dal F our·ncau nel marzo 190~, tosto sperime ntata da De-Lapersonne e Dillon. di azione analoga alla cocaina, ma di essa meno tossica. Come la cocaina, venne usata per l'anestesia locale specialmente in oculis tica, e lo (Chaput ed il Reclus) constatarono posseder essa u n'azione vaso-dilatatrice generale. spr ovYis ta quindi delle propr·ietà ischemizzanli sul bulbo, proprie della cocaina. Per p:-1mo lo Chaputla usò per iniezione en dor achidiana e;Jtrando nel sacco meningitico-lombare con dosi di 25 milligrammi, mje llanJo cioè 5 gocce di una soluzione decimale (t per iO), rilevandone l'azione anestetica pari a quella della rachicocainizzazione rnt1 priva dei danni di questa. Gli autori in uoa svariata casistica ùi '110 casi adoperarono la r achislO\'ainizzazione, usando ordinal'iamenle nell'adulto da 12-15 centigrammi di stovaina disciolta a! momento nel liqUJdo cefalo-rachidiano stesso, uscente dall'a go immerso nel sacco meni n~eo, e ciò perché gli autori avevano riscontrato pe r prova come le soluzioni di stovaina al 10 °/o s terilizzate, dCipo pochi g i0rni dalla preparazione, perdevano g t•arJ parte .della loro efficacia. L'anestes ia co· minc1a dopo 7-8 minuti, con perdita completa del senso Lattilc e specifico, di moto e dei riflessi, e con nella demarcazione giunge fino al margine costale. Gli esili fur·ono nei IlO casi sempre identici, le operazioni risultarono sempre afl'atto anodine senza ve1·un accidente causalo dall'anestetico. Mdi osservarono alcuna offesa delle funzioni organiche, ma bensì orine normali. buon appetito, n essun malesser~ generale, nessun collasso, ness una irrequietezza. Fra gli operati contans i 1\l laparotomizzati e 37 operati di cua radicale d'ernie. Nella


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RIVISTA DI CHrRURGIA GI!:KERALE

generali La dei casi dopo 4-R ore, la mobilità presentassi perfettamente ri stabilita. La scopolamina adoperata Ono al 1900 soltanto in oculistica quale midriatico, venne usata per la prima volta nell'anestesia generale operatoria dallo Scheiderlin che impiegò da prima il solo bromidrato di scopolamina, aggiungendovi in seguito la morfina. Le dosi che esso trovò più eiTicaci furono di 5 fino a 25 decimilligrammi di bromidrato di scopolamina, con 2 fino a i centi· g rammi d1 idroclorato eli morfina, praticando tre injezioni ipodermi~he preceden· temente all'operazione. Gli autori in 2~ operazioni, dello quali tre laparatomie, adoperarono una miscela di brom•drato di scopolamina e di idrocloraso di morfina, nella proporzione di 36 decimilligrammi della prima e di 36 milligrammi della seconda in tre grammi d'acqua, iujettala negli adulti in due riprese, un'ora prima dell'operazione. Co~tanlemente notarono assopimento abbastanza profondo; sensibile aumento della circolazione periferica, quindi arrossamento del viso, pupille dilatat e, congiuntive iperemizzate, polso frequente che raggiunge le 100·120 battute, respil•o profondo, rallentato, talora stertoro~:<o, aumento del tono muscolare con contrazione dei muscoli addominali e toracici, braccia, mani, dita in fl essionP, e contr azione minore degli arti infer iori. Vantaggi principali di tale anestesia sarebbero l'eliminazione del pericolo delle paralisi cardiache o respiratorie, l'eliminazione dei pericoli delle alterazioni OJ·ganiche s uccessivE', l'allontanamento d'ogni ingombro mole~to dalla faccia, bocca, lingua, naso, trachea e sovratutlo il facile sollecito risvegliar s i del sonno narcotico. Gli svantaggi ~i ridurr ebbero alla tensione muscolare che talvolta giunga a tal punto da portare ostacolo all'esecuzione delle operaziom addominali, ten!'ione rhe però, secondo ~tli autori, non sarebbe insormontabile es•gendo soltanto un maggior impiego di forza. All'infuori dei musroli r etti addomiuali, gli altri tutti presentano una contrazione molta lim1tala. Gli auto•·i mai ebber o a rilevare l'insor,:cenza del vomito, ma bensl 1alvolta un aumento della temperatura, sempre di breve durata, da un minimum di 37,5 an un maximum di 39,5. Da ultimo sperimentata la acopolamina per iniezioni a scopo sedtttivo, risultò agli autori posseder essa ur: elfdto pronto quanto la morfina, ma piu duraturo e senza i noti inconvenienti di questa. G. 2t:RN1JCCt. \Vor-ILGF.MUTII. - Cura del canoro col raggi BOntgen. - Congresso radio~:t••afico, del 30 aprii~ in Berlino. - (Zentralbtatt fù r Chirurgie, n. 2~. 1.90~). '\Vohl ~temuth accenna alla tecnica radiografica ed . iosisle più specialmente sul modo di cost•·uzione dei tubi, da cui si svolgono i raggi Rootgen. Parla Mila loro applicazione a scopo diagnostico, in rapporto specie alla spoodillte tubP1·colare e traumatica, alle malattie gastriche ed agli aneurismi. In fin e s i occupa della ROntgen-terapia, occupandosi della questione della guari bilità del cancro. A questo proposito dice che i cancr i cutanei guariscono tutti s otto le radiazioni Ròntgen e presenta al congresso una donna affetta r.tià da cancro mammario, esistente da 6 anni, il qua le scomparve con 52 irr adiazioni. Nella discussione, che ne segui, il dott. Schmidt prese la parola a favore della tesi sostenuta dal Woblgemuth e pr esento una serie di ca~i di completa guarigione.


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lUVlSTA D l CHIRURGIA GENETALE

Per ciò che riguarda i cancri profondi, il Wohlgemuth asserisce che in questi la Ròntgen- lerapia non serve a nulla, perché i raggi spiegano un'azione al di là di tre centimetri. Fu N AIO LI. R. H. Frrz.- Qualoho ooualdorauo~ae alll trattamento ohh·argloo dello atomaoo. - (Boston med. attd surg. Journal, gennaio 1095).

I r isultati degli interventi chirurgici per cancr0 dello stomaco non sono motto lusinghieri. Dai ricordi del M assachussetts General Hospital per gli an n i 1890-1900 si ricava la seguente statistica : Numero dtli pazienti di cui si ebbero notizie ·12 Moz·ti entro due mesi dall'operazione 9 Vissuti tre mesi . . 1 Viss uti undic·i mesi • 1 1 Vissuti diciotto mest Numero dei pazienti di cui non si ebbero 11utizie 2 Dalle comunicazioni del dottor Maut·o alla Società medica del Massachus· selts: Numez·o dei pazienti di cui si ebbero notizie 25 19 Morti entro i due mesi . Vissuti l!'e mesi e mezzo. 1 1 Vissuti alcuni mesi. 1 Vissuti in buone condizioni alcuni mesi dopo jj

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Numero dei pazienti Eli cui non si ebbero n•)tizie 6 Per cui di 37 pazienti operati si sa ché 28 morirono entro due mesi dopo opurati: uno s olo é vissuto in buona salute oltre 1 anno. Eguali, se non migliori, risultati si conoscono tener dietro al trattamento medico puro. G. DELOGU.

St. CLAI RE THoMPSON. -

Apertura degll a•ce••l perltoulllarl. (British. me-

di:cal journal, marzo 1!)U5).

N el flemmone della regione ton si ilare la raccolta d~l pus a vviene nel 90 p. 100 ed. oltre dei casi, al disop ra e al davanti delle tonsille. Esso è peritonsillare, e meno di frequeute si può formare nel tessuto areolare esistente tra la tonsil la e l'aponevrosi del faringe: ovvero all'esterno di esda, come anche allo indietro, ne l PI'olungamento del pilastro poslerior~ delle ìauci. Liinitandoci solo ai casi più frequen ti della prima specie, la raccolta avviene nella fossa sopra ton,.illare, al disopra e all'infuori deUa tonsilla, la quale presa tal volta da tonsillite lacuna re, è come sospinta dal suo letto ; e, siccome la supput·azione si accumula frad due pilas tri, quello anteriore spvrge in a llo ed in su, mentre l'altro, coll' ugola e il palato molle si rendono acutamente edematosi. Questi ascessi vanno a perti trt:~versando il palato molle. Quando la malol· ti a data da una settimana si r endono superficiali; ma nei primi giorni bisogna approfondire ht puntura di due o tre centimetri.


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RIVISTA DI CHffiURGIA GENERALE

Il punto per praticare l'apertuJ'B sta al di fuori di una linea immaginaria tirata lungo il pilastro anteriore, e limitata in a llo ùalla inlersezione di u n'altr a linea trasversale a livello della base dell'ugola e proprio in fuori della interseziClne delle due . Altro modo di riscontro ~ q•Jello di praticare l'apertura lungo una linea cbe va dalla base dell'ugola al mola re superiore del giudizio. La re~ione k detersa, irr orata òi uno spt·ay di cocaina, illuminala con uno specchio ft•ontale, menl1'e un assistente sorJ•egge la t<Jsta. Per fare l'aperl•Jra dell'asces!!o il migliore strumento é una pinza da seno del Li.ster, ovvero un a pinza a ma nico angolalo, dello stesso autore, che si introduce nel pu nto di elezione dall'avanti all'Indietro, e con piccola inclinazione in fuor i. È bene di sa~giare prima colla punta della pinza la resistenza del punto da pungere, e se si t1·ova una resistenza dura, cartilagineo, si r icerca co llo strumento il punto rammollito nell'area anzidetta. Falla la puntura lo strumento ~i ri tira allargando le branche, e cosi anche l'incisione, donde i l pus cola nella bocca. Questo metodo ò facile; mette a l !"icuro dal ferire i ~rrossi vasi della regione; anche in caso di error·e di diagnosi l'ammalato non nota la manovra, che dopo tutto egli frequentemente considera come una manipolazione a scopo di esame; abbrevia la penosa malattia , poichè il pus si può trovare anche al 3° giorno e talvolta anche dopo 48 ore dall'in izio. I preparativi e lo strumenta1·io sono cosi semplici che non allar mano punto il paziente. G. DELoGu. KATZENSrEJN. - Importanza 8siologloa e tera.peutioa della legatura dell'aorta. - (Archio. f . kl i n. Chir., LXX VI, ::!). I risultati clinici ottenuti dallu legaluJ'8 dell'a orla furono tutli inft~usti; essi nondimeno, studiati accuratamente,· lasciano sperare nuove conquiste pet• l a chir urgia. Nel caso di Keen la morte si verificò 57 giorni dopo la legatura, in quello di T illaux 34; negli altri '12 casi descritti la insufficienza car diaca pare abbia eseJ•citato la principale influenza sulla fine precipitosa degli infermi. L'A. ha fatto numerose ricerche sperimentali sull'argomento, va lendosi di una tecnica irreprens ibile. Siccome da qualche ricercatore precedente, non s i era con certezza occluso del tullo il lume del vaso, cosi egli :si valse di una doppia legatura sovrapposla e costituita da un filo me tallico o di se ta grossa e da un filo doppio. ' Egli osservò che nei cani, dopo la legatura, la pressione nella femoral e aumenta uelle pl'ime 25 ore in modo notevole, pur continuando, se bbene piu lentamente, ad a scenùet·e in seguito, fino a che, dopo 13 settimane, la pr e ssione femorale era ritornata fi siologica. Dalle indagini eseguite r isulta che il sang ue, dopo le legatura dell'aorte al dis opra della sua biforcazione, ritrova la via verso gli arti infe riori con suftìciente celer ità. I rami anaslomotici che servono a stabilire il circolo colla~eral e occupano la parete addomina le nella zona intermedia alla mammaria interna ed all'epigastrica, e la r egione lombar e, e sono dati <.la vasi sottiliss imi, ma che d~­ vono esser dotati di una notevole distensibilità. AILt•o condizione indispe nsabile per tentare, con probabili Iii di successo, la legatura dell'aorta, è quello d i accerlarsi dell'ottimo stato anatomico e funzi onale del cuore, giacchè e~so


RIVISTA DI ~lALATTIE VENEREE E DI!:LLA I'J;;LLE

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deve potei' solloslare all'enorme lavoro che dovra compiere e che porte rà come conse~uen za necessaria l'ipertrofìa e la dila tazione del ventricolo sin istro . l disturbi consecutivi all'ello operati vo sono steli, nei 45 a nimali operati del Ka tzenstein, beni~ni e pas!'eg!.::eri, comprese le paralisi temporanee d<'l treno posteriore, erl i dis lur•bi circolatori della \'escica. In due cacoi l'A. ha pt>l'fi osservato per forazione vescicale. Gruxo:-o1.

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE EDELLA PELLE P. Lr>nRETON. - L 'e•plorazlone rettale oome mezzo dl diagnosi e dl trattamento dell"uretrlte blenorragtoa aouh. - (i\ n.. org. oen.. urin., 11. lj del 1UOt.). Nella s toria della blenor-ragia urel rale vi è ancora un punto osc•Jro, m e ritevole di essere !'ltudia to, e l'iguaJ•da l'uretrite posterior e, n ellarnent(~ dis t111ta dal Guyon, ma di cui i sintomi, la frequenza ed il momento della comparsa variano seco:~do le opinioni dei di versi autori. Il Guyon ed altri ammettono che l'ur·etl'ite poslerio1·e si inizi qu~:~si sempr e con sintomi ac uti: dolore Lcrminolc nelle minzioni, em aturia le1·minale, frequenza di polluzioni, mentre Guiard pen~a che tali fl!nomeui genera lmente m•mchino e che l'uretrile posteriore si stabilisca senza r umo re. Quesli come criteri diagnostici da: ·a) complicazione di orchito, cistite, proslatite, vescicolite; bl eianulazione intermillente di li•tuido pt:r ulenlo; c) goccio biancastra ol meato dopo la minzionc o du1·ante la defecazione; d) pr·e~eoza di pus, filamenti o fiocchi in sospensione nell'urine de. 2• o 3• bi~chicr·e; e) secr·ezione poco abbondante che rimano lulla nell'uretra pn!"teriorc. Ma que!"ti tointomr sono suscellibili di critica, che ne menoma rl valore: il 1' è ll'oppo ltmlivo, il :..0 deve prodursi, a rigor di logica, solo quando 11 secreto è mol to abbondante in modo da poter forza re lo sfìnler·e m embronoso oltr•e che il ,·er umontonum. il 3• è più spesso sintomo di prostatitc, il 4° ha valor e solo r1 uando l'i nterva llo fra due minzi oni é s ufficiente da permelle1·e uno scolo abbondante del la s-rc-r·eziono verso la vescica, l'ultimo può es~ere J•icer·calo s ia col m etodo dello iniezioni coloranti di Kromayer (iniezione di un liquido coloranle rrell'uretr·a a nteriore, sc>guila da lava.!!gio all'a cido borico, poi si fa urina re : se la prima urina cnnliene lìlamenti bianchi, questi provengono dal· l'ur·etra postel'ior o) o con quello di Guyon dello spazzamento dell'uretro po•

slerioro con un espl01·atore a bolla - ma qneHto secondo metodo è pericoloso perché può contaminare l' urelra posteriore che si vuole esaminare ed l' da us are solo quando v'è ci8tite, per· praticare delle istillazinni, o quando vi è ritenzione pP.r pro!"laltl e. Di fronte a tali diftìcoltà il L ebreton ha pensato che l'esame •·etlale potrebbe permellere di diagnostica!'e precocemente in modo facile ed innocuo la dilfusroue del processo blenorragico nell' uretra profonda. Egli Ira cosi proceduto


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s u 200 malati :sofferenti di ut·etrite acuta gonococcich~: il malato essendo sdraiate. col bacino sollevato e le §l'ambe divaricate ed alquanto flesse, ha introdotto il dito indice r.coperto di un ditale ben v~:~selinato nel r elto, ed arri. vato a livello della prostata ha metodicamente esplorato la glandola in r apporto al suo volume, forma, consistenza e sopralutto alla rea.:ione dolorosa alla pressione. Ogni organo sano infatti non è dolente alla pressione e solo lo diviene quando è infi~:~mmato. In ce1·ti casi l'esplorazione r ettale non é dolorosa in alcun punto, né sulla linea mediana né sui lati, ciò vuoi di re che uretra e prostata sono sane. Altre volte la prostata è solo dolente sulla linea mediana e non sulle parli laterali, erl in tali casi é l'uretra posteriore sola che è aiTelta, perché è su di essa che, altra verso il tessuto glanrlolare si comprime. Talvolta la linea mediana e le parti laterali sono sensibili alla pressione, ed aGlora si può ritenere che la flogosi, dapprima uretrale, ha invaso la glandola. Vi sono infine dei casi assai numero~i in cui la pressione risveglia d olor e solo sui lobi latet•ali, perché l' infiamm~zione, già risolla nell'uretra, continua a svolgersi nel tess uto glandolare per propr·1o conto. Vi é inoltre un altro elemento di c11i devesi tener conto. cioè delle mt·raJiazioni del dolore alla pressione in certi punti o dit·ezioni; cosi il dolore pro· vocalo sulla linea mediana viene spesso dal malato localizzato lungo il canale penieno fino al grande; al corotrario il dolore della prostutite r~sla profondo e si irradia sulo verso l'ano ed il pet•ineo. L'esplorazione rellale deve dunque essere praticata s ubito appena si é consultali dal malato, qualunque sia la dala dello scolo, e cosi si potrà, me~d io che cogli alt:-i segni, fare una diagnosi precoce rlello stato dell'uretra poste· riore e scopl'ire una proslatite. Dai 21JO ca;,i esaminati il Lebreton deduce la conclusione che la bleno r r•agia invade l'uretra posteriore molto frequentemente ed in modo spesso p:reC'oce : egli htt tr·ovata l' uretrite pos terior·e nel 58,9 °/, dei casi nel p1·imo setLeuar io. nel 77,4 '/, nel secondo,' nell' 88,8 °/o nel terzo e nell' 85,7 "lo nel quarto. La cift'a poi cade al GO •;, nei casi che datano Ja 1·2 mesi, poi rimonta al 75 '/. in quell vecohi da 2 mesi a 1 anno, e ridiscende al 66 '/. dopo un anno. Questi da ti coincidono con quelli delle più recenti statistiche. L'esplorazione rellale è anche un mezzo terapeutico: il massaggio, o m eglio l'espressione prostalica. permette, in caso d'in razione della glandola, d i evacuare le cripte glandolari dei prodotti patologici che vi si sono raccolti ed impedire così la formazione di saccoccie purulenti in seno alle quali il gono· cocco esalta la sua virulenza. Tale manovra é ben più utile della incisione precoce, per·ché questa non può che aprire aualche focolaio m inuscolo ma non agire sulla causa che Ii pr oduce, mentre la spremitura della glant.iola agisce contemporaneamente su un g ran numero di punti infetli, vuota me,;lio tutti i piccoli ascessi iniziali facendo seguire al pus la strada inversa a quella seguita dni ~e:-mi patogeni. Il massaggio però sarà inutile quando la pressione non risveglia dolore n ella r egione proslalica, e può anche .e ssere dannoso, perché irriterebbe o r gani ancora sani; e per la stessa ragione•non sarà indicato quando il dolore è solo mediano, giacché in tal caso l'urelra sola ò affetta. La sua indicazione nella è in tutti i casi io cui il dolore esiste in corrispondenza dei lobi la te r ali qualunque ne sia il grado. Il massaggio sarà praticato previo riempimdr:~


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della vescica con liquido adatto, afllnch.3 questo, ven~ndo emesso, lavi iutto il canale ed espella i prodotti. patologici versati nell'ut•etra pros tatica col massaggio. Se nella pt·ostata esiste una vera raccolta purulenta, quando questa é ancora chiusa, conviene ricorrere alla perineotomia trasversale, quando invece si é già a perta spontaneamente nell'uretra, si può tentare di vuotare la prostat.a . col massaggio, spesso coi miglior·i r isultati, e, se non si riesce, si pratic herà la perineotomia. U. !R tvA.

Gonorree o••ervate neglluomtnl. - (Centralbblatc.fiir B akter iologie Parasitenkunde und lnfektionskrankheiten, vol. XXX vr, n. 21·23, 1905).

MoLLER MAGN US. -

L'autor e tentò nelle prime gonot•ree in iG2 casi, poco dopo l'infezione, una cut·a abortiva Egli usò le irrigazioni di Janet col permanganato di potassio 1: "10000- iOOO, 1-2 litri i primi 2-3 giorni, 2 volle a! f.{iorno; 21 volla usò il protargolo al 4 p. 100 nella quantità di 5 cc. 1 volta al g iorno per 10 minuti, inoltre 2 volte al giorno 3 iniezioni della durata di 3 minuti, con una soluzione a l mezzo p. 100 di. soluzione di protargolo. Il protargolo fu più 6fflcace del per·· manganato di potassio, in 173 casi si ottenne la g uarigione dopo una settimana. Nelle prime sellimane osservò l'autore assai frequente mente, in un quartQ dei casi, fenomeni inHammatori nelle lacune e nelle glandole della mucosa ut•etrale. Questi focolai locali cagionarono sempre r ecidive su recidive. Essi si presentarono quali nodicini della g randezza di chicchi di canapa ne lla parete dell'urelra, specialmente nella regione della fossa navicolare. Non appena tali nodicini furono asportati, si ottenne in pat•ecchi casi la guari)lione. Al microscopi() riscon trò l'A. una suppurazione glandolar e od un r eperto simile a cisti; talora i gonococchi furono trovati liberi o ft·a le cellule epiteliali. Inoltre riporta l'a. 4 casi, in cui la gonorrea era localizzata nel canale prepuziale o paraurelrale, specialmente nella regione del r a re. Es tirpati i focolai morbo!'i si ottenne pure in questi casi la g uarigione. Con la compressione delle vescicheUe seminali l'A. polÀ osservare in 9 casi su 60 i gonococchi nel loro coot~nuto. Soltanto in tre casi erauo palpa· bili le vescicheLte seminati; ma senza alterazioni patologtchH. Una volta si constatò un'antica spcrmalocistite fibrosa. Per la pratica la presenza dei gonococchi nelle vescichette seminati, non ha grande importanza, poiché vi s i spengono spontaneamente. Assai frequentemente ad una spermatocistite si trova a ssociata una prostatite. Una volta riuscì l'a., in ·u na gonorrea anterior e e posteriore, a palpare l' u· retere sinistro, s imile a cordone della grandez7.a di un dito. Il paz iente si lamentava pure di dolor e nel rene sinistro. Tultt i s iutomi scomparvero con la guarig-ione della gonorrea ure trale. Col manifestarsi di un'epididimite palette l'autore determinar•e nel 95 p. 100 dei malati un miglioramento della gonor·rea uretrale. Il tempo della cura divenue in ogni caso sempre più breve sino alla guarigione, in confr·onto d' una gonorrea non complicata. Da che dipe nda questa favore vole influenza l'A. non sa determinare, tuttavia non si deve, dopo questa complicazione, indugim·e con


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la cut•a. Anche col manifestarsi d'una linfadeni te suppuraliva gonorroica potè l'A. in alcuni casi osservare la cessazione dei fenomeni uretrali. I n 8 ~onot·roici trovò put•e un'infezione da diplococchi, solto la cui influenza la gonorrea a ssai presto guarì. l diplococchi erano più grossi dei gono~occhi, si coloravano col processo di Gra tn e cagionarono uno cis tite con orina alcalina . Un'influenza simile ebbe talora il bacterium coli sulla gonorrea. Le tossine dei nuovi batteri s piegano forse u n'azione sfavorevole s ullo sviluppo dei gonococchi. Attivissime fu rono le irrigazioni di Janet col permanganato di potassio al ·t : 4000·2000 continuate per 1-2 settimane. In 2 fratelli osservò l'A. un'infezione generale gonorroica, con carattere setticemico ed esantema generale. Es!>endos i trattato di 2 fratelli ammalati con eguali fenomeni, q tenne l'A. doversi ascrivere ad una particolare idtosincrasia la generale infezione sviluppatasi. C. SFORZA . F. W. ANDREWES. - 0&81 dt &Dtr&ae outaneo gua.rltl ool •taro Sola.vo •enza. eBOlBlone. - (British. med. journal., febbraio 1905).

A. 80\VL BY ed

Facendo seguito ad un caso di an trace della cute, pubblicato in un precedente numero del Brit. metl. jour. da uno degli autori, essi riportano ora q ues to nuovo caso, in un uomo di 3ù a nni, e consecutivo a contusione della fronte, s enza appare nte ferita. Nel punto contuso si stabill dopo quallro g iorni una trasudazione di liquido, e dopo ~1 ore ancora si formò una escara, mentre le ghiandole del collo si ingorgarono: lutL'intorno all'escara, grande quanto u na monet.a da due soldi, vesciche secer nenti liquido chiaro, dal l']uale l'e!>ame miCt'oscopico ricavava la presenza di numerosi bacilli di antrace, risullati senza altre associazioni microbicbe, nella prima s uccessiva cultura praticata. L'uso immediato di 40 c. c. di siero Sciavo non innalzò la tem peratura del malato, che scese tosto di 1 grado nella notte, e poi al normale. Diminuì tosto il dolor e locale e la tumefazione delle ghiandole del collo, mentre gli autori notarono che le parli adtacenti all'escara per alcuni giorni divennero edematose, ma finalmente anche l'edema si riassorbl, e l'ammalalo fu dimesso dopo 14 giorni, avendo una piaga superfìciale, ben granulante, in via di g uat·igione, con qua~i nessuna cicatricE.>. Gli autori si com piacciono del caso, e conslatano con interesse la !'lparizione dei bacilli, verificata da loro ndle wltur e pratica le 19 ore dopo l'iniezione ùel siero clavo trovando. Solo slafilococchi dopo il 2• giorno. Al 3• giorno trovarono all'esame microscopico della secrezione delle vesciche, alcuni b~tcilli d isfalli e assorbiti nel corpo di leucociti, d'onde ne deducono gli autori l'azione battericida del siero. La comparsa. dell'eJema non sconfessa l'efficacia del siero, dimostrata dal miglioramento di tutLi i sintomi gravi, e dall'arrdsto dell'invasione periferic.a delle vesciche. Siccome la sua comparsa coincide colla s parizione dei bacilli, gli autori sono portali ad attribuirlo ali& azione di una tossina liberatasi dal disfacimento del plasma bacillare. Questi casi confermano per gli autori i favorevoli risultati avutisi in Italia collo stesso siero, e crmfidano che l'iniezione di -IO c. c. di e'3so, possa bastare almeno nei casi meno g ravi, e incipienti, a rispf!rmiare l'escisione. G. DELOG U .


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R1VIS1,A DI MEDICINA LEGALE Della morte apparente •ul oampo 41 battaglia. - (A. Maloine, edrtor e, Ptlrigi, 1905).

G. IcARO. -

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Non esis l3 alcuna mo nog rafia su tale importante argomento ed il la voro in parola riempie una vera lacuna. N all'assedio di Por·l-Ar lhur e nei vari i comba ttime nti terrestri e navali s voltisi finora nella g uerra russo-giapponese, fra i colpiti da ll'esplosione di obici, se ne rinvennero sempre alcuni mor ti senza che presentassero S('goo alcuno di apparente ferita ; la lo r·o morte era dovuta puramente ad un'ecci· dente nervoso, s enza les ione or ganica di sorta. P er0 tale inibizione nervosa può talvolta non provocare la morte, ma semplicemente uno svenimento d i dur·ata più o meno lun ga, con tutti i s intomi di una morte appa rente Quindi deriva pel medico il dubbio di trovarsi o no dinanzi ad un cadavere ogni q ual volta ovrR. solto gli occhi un corpo caduto a terra senza ferila alcuna che posl:'a spiegarne la morte . L'autore in simili cosi consiglia un metodo spiccio ed alla portata ùi tutti, vale a dire di pratrcare un'ini'3zione di fluoresceina al s upposto cadavere. Se in esso per·mane la vita, dopo appena dieci minuti, apparira prima, un'intenM colorazione gialla di tulto il corpo e poco dopo le sclerotiche assumeranno una magnifica color a4ione verde, s imile, come s'esprime immaginosamente l'autore, acl un superbo s meraldo inca~sato nell'orbita. Naturalmente simile caratt~ristica colorazione non manifester6ssi alfa t to tr attandosi !;li un cadavere. Tal metodo deve el:lsere rigorosame nte scien tifico, giacché l'autore per la geniale a pplicazione, venne premiato dallo stes!!!O istituto di Fra ncia. G. BERN UCCI.

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La malaria tn Italia durante 111904 (1). - (Atti della Soc. pP.r gli studi della malaria, vol. V I).

CELLt. -

I l la voro della socie lA nel 190i viene raccolto in 41} memorie, delle quali poche sono d'mdole geuerate o puramente scientifiche, le altr e d' indole pra· tica , rappr esentando altrettanti pos ti o zone di ossel!'vazione sparse per tutta l'Ita lia.. Alcune rappresentano un lt~voro interessante tutta la penisola. o varie ; )

..' · i·

(l) Abbiamo creduto più opportuno riassumere co11 una certa larghezza que•t•arlicolo del Celti che chiude Il Volume, ao~ichè rtvis tare i singoli 11rtlcoll del Volume stesso; e ci6 per due ragioni : la prima, che sarebbe impossibile rlassumerli tutti ; la seconda, che siccome nell' artirolo del Celti vengono riassunte e coordinate tu tte le memorie componenti Il volume, cosi ne riuscirà più chl11ra e sintetica l'intelligenza. G. 8. M. D.

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parli di essa, cioè l'esercito, le ferrovie, ecc. Infine opportuni conf1•onti in ternazionali poss,ono farsi mercè le pubblicazioni dei fratelli Sergent (alge t·ia) e del Dott. Celebrini (Lilorale aus triaco). I. Epidemiologia della malaria. - In generale l'annata epidemica 190l fu assai più grave della· precedente, specialmente in alcune r egioni, come il litorale adriatico, le Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna. Ma ciò non fu generale: anzi le recrudescenze epidemiche più non si avvertirono o furono minime, dove l'attenuazione e pidemica procede da tempo s pontaneamente, o dove ru negli ultimi anni provocata dalla ass idua azione profllaltica. Circa l'indice misuralore dell'intensità epidemica, l'Autore ritiene gius ta !"idea del Koch di prende1·e la p ercentuale dei bambini infetti, ma solo dove la m~l~:~ria non è molto grave; dove la malaria é piu g rave, tutte le età, e quindi la popolazione intera, ne rimangono iofetle. Allora é inutile andare a cercare l'indice epidemico nella prima età. Altri dali possono soccorrerei, per esempio, il numero dei colpiti ne ll"e l'ercito; ed inoltre altri indici epidemici di grande valore s ono rappresentati dalla perniciosila, recidivité. e proporzione tra forme gravi e lievi. Quindi sono parecchi g li elementi che bisogna seguire per g iudicare delle variazioni annuali della epidemia. La dis tribuzione g eografica dei parassiti si é mantenuta· uguale agli anni scorsi, oredominando al nord le terzane, al s ud le es tive. Circa la recidivi là, l'Autore riferisce le ricerche del Carducci, già da no i riass un te e che è iuutile ripetere. lnol.tre la recidività varia secondo l'ehi deg li infetti, secondo la specie dei parassiti malar·ici e secondo la cura. Per l'età é iorlubbio che i bambini recidivano mollo più spesso e ostinatame nte degli adulti, forse per la difficoltà di fare delle cure e~ntte . Qutmto alla spt~ci e, dalle ricerche parrebbe che la più os tinata a r·ecidivare sia la terzana, for se perché e~st~ ndo piu lieve, spesso s fugge alle Ct!re. Fu assodalo anche quest'anno che in o ~ni nuova e pidemia si ha un notevole predominio delle febbri r ecidive sulle primitive , ciò che assicura il perpetua rsi dell'infezione. L'anno epidemico nel 190i anticipò, ma solo a cag ione delle recidive. Le infezioni primitive non anticiparono ; esse raggiunsero l'acme in luglio-agosto, e si abbassarono bruscamente nella prima metà di sellembre. Nei rapporti fra ag•·icoltura e malaria si é notato che a ogni operazione a gr icola corrisponde un aumento della recidività, a nche in quelli non adde tti ai lavori, e ciò vale anche per le primitive. L a mass ima morbosilà si ha n egli addetti al governo delle stalle e a ll'aratura dCli ca mpi. Nuove ricerche s ui t'apporli fra malaria e r isaie hanno dimostralo che in moiUssime de lle nostre. risaie la malaria é divenuta mite, ed in o gni caso il periodo della monda non è aucora il piu propizio per la propa~azione delle febbri. S e quest'ultimo fallo s i mette insieme al benefizio economico c he deriva alla mano d'opera dalla risaia , donde un maggior nutrime nto, mil'(lior vestia rio e maggior con s umo di c hin ino, non si può disconoscere l'utililà di questa cultura. II. Profilassi della malaria. - Il chinino fu usato largamente: esso, sotlo la forma di chinino di stato, ris ponde a lutti i miglior•i requisiti, ·cioé purezzll garantita , quali là ottima, dosa ggio preciso, conservazione eccellente, forma e somminis lrazione aggradevole e facile, assimilabilità perfetta, prezzo minimo e g rande diffus ione. Tuttavia, per· i bambini s pecialmente, sarebbe co nve nie nte


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avere un preparato di chinino non amaro, e i farmncisLi ùella Farmacia centrale militare MaJ'linotti e Castellini, J1anno appunto ottenuto dei cioccolati ni al tannato di chinina, il quale si assorbe certo in modo incompleto, passandone circa l / 5 inalterato per le feci, ma ha il grande vantnggio del nessun sapore. . Al difetto del poco assorbimento si rimedia elevando la dose, la11to più che il prezzo è minimo. Però le competenti Autoriti.t non ne hanno ancora sanzionato la vendita. Oggi è ormai certo che per vinc~re !"infezione malarica il cl1inino val m 11gl io di ogni altro rimedio. Nuove osse1·vazioni si sono aggiunte per dimostrare la poca o assai dubbia eflicacia dell'arsenico e del ferro associato e mescolato al chinino, senza conlat•e.che, dopo ingerito il medieamenlo, abbnstnnza spess0 inRorgono distUJ·bi g:tstr1ci, ed esantemi at·seniCHii. Per la cura radicale della mala•·ia l atente e r ecidivante si possono usar e due metodi: il discontinuo, o periodico. e il continuo o quotidiano. Secondo l'A. , questo secondo metodo m erilil la p referenza, per le ragioni :;i a note. La cur·n preepidemica della mAlaria rec idiva o latente, secondo i ri sultati ollenuti nel HlOt, si é 1110"-L•·ata i nsufficiente a pr·evenire o a render più lieve repide· mia. Quindi non solo nel periodo pr·eepiJemico, ma tutto l'nnno bisogna in vigilare e più e meglio che si può curare i r ecidivi, per rittur•·e i focolai d'infezione. Per la p•·ofilassi chininica le osseJ·vazioui nel 1 90~ dimostrano che nell'Italia a malaria più mi~e essa fu più efficace che n el mezzogiol'llo e nelle al li-e zone a malaria gra ve, ciò che può dipendere sia dalla n1agg-iore virulenza dei par assiti, sia dalle maggiori difficoiLa che si inconl1'ano in queste ultime nell'Applicare la della profilassi. Per comprender e il grande lavoro compiuto nel 1!)0}, basta ricordare che furono sottoposti alla profilassi col chinino bea 52690 individui, f1•a i quali si ebbero soli 4262 casi di malaria, cioè l' 8,08 o;.. Inoltre la pt·ofllassi serve a diminui·r·e le r ecidive, a far scomparit•e la pemic10silà, e a prevenire la cachessia. N ei casi poi nei quali i pl'ofìlassali si allontanuno dal luogo di malar-ia, la somministrazione del chinino deve esser con tinuata almeno 7 giorni (ere· diamo almeno 15 giorni) dopo partiti. È diflì cile slabilit•e la dose minima profilatlica del chinino, ma l 'A. crede che In dose migliore sia quella di 40 egr. a! giorno. La profilassi meccanica non ha seguito i rapidi prog1·essi di quella m edicamentosa. Tuttavia -nel 190i furono protette t2.371! persone, e ne furono con fermali gli indisculibili pl'egi. Quanto alla protezione individuale, è sempre diaìcile a mantenere, anche in per sonale disciplinato e sorvegliato, come guardie di finanza, carcerarie, ecc. (1). Dove la protezione meccanica fu eseguila bene, diede ottimi J' isullati; cosl nelle ferrovie adriaticl1e le infezioni primitive furono appena il 2.~3 •; 0 • Cosicché l'A. viene alla seguente conclusione che ci pare opportuno J'iferire testualmente; « Chi deve vivere in luogo di malaria ed ha una casa o un ri•~overo, e non pensa a difenderlo e mantenerlo ben difeso dalle zanzare, senza dubbio rinunzia ad uno dt:i piu sicuri mezzi di preservarsi dalle febbri. ( f ) l frat,elli Sergent (l(turles épidémiologlques et J!rophylactiques du paludisme cn Alg~rie, en 1901, dicono: La défense personelle quc nous avons essay(•e en t90!, a élé al>andonnée en !903 et en 4.90' . comme vexatoire et par suite inopportune.

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Gtor11a/e medico


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MA !':C ques to mezzo riesce bene pe r gli agiati, pei ferrovieri, pe r le g uard ie di fi nanza , di bonifica, ecc., s i è mostrato !!<empre poco pratico pei contadin i, c he con la loro ig noranza e ca parbietà hanno pochil'sima cura d'impedire l'ingres s o a lle zanzare .. . Questi inconvenienti s ono piu difficili a c01·reggere nel Lazio e nel Mezzogiot•no, o va la mancanza rli a bitazioni rurali e le abitudini di vita all'aper to .... .. . limil.i.lrto molto questa profì Jagsi •. La questione è messa cosi nei veri termini , e può tras portarsi con uguali conclustnni per l'eser cito, quando è fuori dag li accaser·mamenti, come no i stessi abbia mo più volte ~oslen u lo . Ad o vviare il piu possibile gli inconve11 ienli della pt•ofìlassi chinica e meccanica , l'A. ritiene che il miglior· sis tema s ia quello di combinare le s inerg ie dell'una e dell"altra, ciò clte anche i frate lli Sergent rilengono ne cessario. Oomba ltendo cosi con tutLi i mezzi, possono otlenersi vantaggi sempre maggior i, come s i ù visto io alcune lo~a li tà nel 1!)0-i. L'A. t1·atta poi della distruzione delle zanzare, e dalle osservazioni del100 i conclude essers i conf~rmalo che la distruzione dire tla delle larve e ninfe è impossibile o a ssai difficile nelle g randi pa ludi, e tollo al piu può render·si utile nelle piccole paludi. Necessita però sempre una spesa notevole e,un'or ganizzazione che d~;~ noi è im pos~ ibil e sperare. Solo sarà poss ibile nei pt·es s i d i miniere di salgemma. Dopo aver tr~;~ltato bt•evemente dell'importanza dellt1 bonifiche idrauliche ed agrarie, l'A. passa a discute1·e della o1•ganizzazione della campag na antimalat•ica: do po ave r accennalo ai ne mici de lla lo tta contro la malaria, dimostra c he occot·rer ebbero i segut~nli mezzi: propaganda educativa popolare, propaIZandadi fallo, uno speciale SPr·vizio sanitario antimalarico, basalo s ull'is tituzione di assistentio agenti antimalarici (l),la r.ollaboraziooe dei proprielarii, indus triali, irnpresarii ecc., e infine l'aggiunta al medico pt·ovinciale di alcunimedici, delegat i anlirr.alarici prooinciali, chiamati insol"vizio temporaneo durante la s tagio ne e pidemica. Tali des iderii sono, almeno nells massima parte, pel"fetlame nle giusti e meriterebbe ro di esser presi in serio esame dalle auto rità politiche: infatti le bre vi considerazioni d'indole eoonomica, che l'A. fa s eguire, basale su!la s tatistica, dimos trano l'enorme danno che produce la malaria in Italia e l'immenso vantaggio che si otterrebbe con una lotta bene or·ganizzata. Disgraziatamente da noi per ora si può dire che non si è falla che una legge contemplante i rapporti fr a padroni e operai, m entre la vera lotta non vien fatta che dalla benemerita Società per gli s tudi della malaria, la quale talora, anzic hé incoraggiata, viene ostacolata nelle sue operazioni. MARIOTTI- StANCHI.

BovcoTT E HALDANE. - Anohllo•tomla•l. - (Centralblatt j ur Bakteriologie, Parasitenkunde und lnfektionskrankheilen . - Vol. XXXVI, n. 10-11, 1905). Si ammette che l'anchiloslomias i s i propaghi principalmente in una zona limitata del 35' di latiludine nord e sud. Ma francamente questi confini non sono el'alli. Sebbene la malattia s'incontri pure fra la popolazione ' agricola, essa per6 é freque ntissima nei minatori. La prima infezione si manife stò nei {t) li goYerno :\ustrinco nel combattere la malaria nel lltor&le adriatico el ha dato già da qoaleh~ anno uno ~plendido esempio di organizzazione sanitaria, !Che dovrebbe essero imibto anche da ooi.


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RIVISTA D'IGIENE

lavoratori del tunnel del S. GolLat•do, assai pt•obnbilmente però anche prima esistevano alcuni compat·timenli infelli, C'Osi fino dal 1872 erano s tati osset·vali quadri morbosi simili, nelle vicinanze di Colonia, noi 1878 in quelle di Bonn. Sul pericolo dell'aumento ~ cll'anchiloslomiasi nelle miuiere tedesche, si t•iporta il seguente specchio della società delle mi niere di Vestfalia. l vi furono osservati i casi seguenti: 107 1900 275 18!lG tt:l 1~07 1901 ·1030 1898 !J9 1902 135~ 9i18H9 Si può sicuramente ammellere che l'anchilostoma s · incontri fra i minaLori di quasi tutti i tt·opici e delle t·egioni <'nlde, sebbene sia difficile di dimostral'lo. La diffusione del ra nchiloslomiasi di pende dalle cond izioni di vila dei vermi. Il verme sviluppato, maschio e femmina, vive nello s tra to superflcinle ùell'inlestmo tenue, specialmente del digiuno. l vermi possono vivet•e nel cor po dell'uomo una serie di anni, come lo dir.lostt•&no indubbie osservazioni cliniche. Ma in pochi casi muoiono presto , ed anche spontaneamente, nel corpo dell'infetto. Individui appar·enlemenle del tutto sani, i quali alcuni anni prima ave vano superato un' 1t1 r..zione leggerH, emettono le uova del verme con le deiezioni e possono cosi diffondere l'infezione. Le uova sono eliminale ordina riamente nello stadio cellulare e s t sviluppano, se le feci sono couser vate umide e calde, in alcune ore, oppure io alcuni giorni; ma abbisognano per ciò di ossigeno liber·o. Le uova possono talora mancare nelle feci, sebbene il paziente a~berghi ancora i parassiti vivi. L'osservazione esalta dello sviluppo dei vermi é mollo difficile, perchò la co ltivazione delle uova non sempr e riesce nelle feci. P t.r lo s viluppo delle uova l'ottimo della temperatura è 27° per quellò delle larve , 24°; i limiti della te m peratura per lo sviluppo nel paziente oscillano fl'a '16-38°. Nella seg uente piccola tavola di Tenholt é m essa in evidenza la grande influenza del calore s ulla diffusione della malattia. =--=~ =-

1'rmpernlura alla sede del la voro

Solto 17° 17-20° 20·22• 22-25°

Sopra 25°

-

Numero delle miniere di carbone

Numero degli operai

67

36033

84 4f> 33 12

6860~

Me.1in del malati s o tOOO uomini

0,6 0,4 2,5

43710 39836

u, i

9853

39,9

Col disseccamento le uova e le larve muoiono in pochissimo tempo; egualmente agisce la mancanza di ossigeno, ma in tempo più lungo (10 giorni). La luce del sole diretta e diffusa uccide uova e larve in 48 ore. L'involucro di chi· tina oppone resiste nza all'uso delle sostanze chimiche per uccidere le uova e le larve. Tuttavia in pratica hanno giovato il sublimato (0,1 per cento) e la forma· lina usate per ~ungo tempo. SFORZA .


!J32

ltlVIST,A BIBLIOGRAJ?[CA. Dott. MARIO DoNATI, a!"sisteute alla clinica chirurgica oper ativa della R. U nive•·sitù di T oriur-. - Chirurgi& dell' ulcera gastrica e dei postumi della medesima. - T or·ino, Carlo Clausen. Sc1 •ro dell'autore è stato di desume1·e, dallo studio dei risulta li si nora ottelenuti. le indicazioni e le regole dell'in tervento chir ur gico nell'ulcera l!a5'trica e n ei ~ uoi postumi, pe1· poter giungere ad una sintesi condsa, che valga a fìa sa1·e i limiti, il più e!"aUamente pol'sibile, a questo campo della chirurgia. A tale studio. oltr e il contr1buto che ha potuto ricavare da tuLla la lettel·atura s traniera, l'A. ba po1·tato quollo · dei chiru1·ghi ital1ani Novaro, Durante, Tricomi, Colzi, Codi villa, Ct>ccherelli, Gio1·dano, Baslianelli, ecc. e sopratullo del Carie, che ha dalo un cosi notevole impulso alla ch ir u r gia dello stomaco con un numero di operazioni sinora ra,(!giunlo da pochi altri. Quindi lo studio del Donali non si riduce ad una semplice compilazione, ma El un ve1·o e propr·io lavo1·o originale, e quel che è più con un'impronta schiettamente italiana Con ciò i l libl'o non cr.ssa di e!;sere una delle più complete pubblicazio ni s;ull'apgomento, poiché a lal e ~copo l'A. si é particolarmente diffuso:sull'ezio · l ogia dell'ulcer a gastr·ica, ne ha tracciato la sinlomatologia, la diagnosi, le complicanze;. gli esili e in base a lutti questi dati ha cercato di stabilire le indicazioni dei vari m odi dell'inter vento chiru1'gico. Quale punto di partenza ej:rli pone la questione preliminare dei l'isultati del lrallamento interno, cosa C(>l'l o molto difficile per l'incertezza dei dali che si possono ulilizzaJ·e. T ra l e molle statistiche che ripor ta, si può cila1·e prima (juella del Laube la più favol'evole, poiché su 556 casi rla appena 7 morti e 10 non guariti. Viene dopo la statistica del Gerhardt che eleva la mortalità al 18,5 p . 100 di c ui 3,5 p. 100 per emor1·a~ia e 13 p. 100 in seguito a perforazione. La statistica di Dcbo ve e Remond è la più sfavo1•evole, poiché limita le g-uarigioni al 50 p. 100, con una corrispondente propor zione di morti, tra cui Il 20 p. 100 per perforazione. Al Congresso tedesco di c hirurgia del1fl97, Mikulicz d alle medie di Gc l'hardt, 1-:lahel·son, M ullel', Steine1·, ecc., ha conglobato la mor talità n ~l25 p. '100. L'A. che si é allenuto alla m ed ia del!e cifre riportate da \Varren , Schulz e Cal'le!';S, crede di fissare la mortalità per causa diretta dell'ulcer a, sottoposta al sol o t1·attamento medico, a 'l7,'l3 p. 100 col 4 p. 100 da emorragia; agg iun !-!e però che l e guarigioni durature si ridurrebbero al 46 p. 100, con 25 p. 100 di r ecidive e Il}) p. 100 di esili nulli. Disastrosi poi sarebbero i risultati del semplice trattamento m edico nelle complicanze e specialmente nelle perforazioni, che, secondo Barling darebbero il 95 p. 100 di morti; come é evidente ch e esso debba re~ tare senza effetto nelle altre complicanze di perigastrile aJrsiva, di ascesso snbfrenico, ecc. ·


931s

RIVL'>l'A BIDLlOGRA},'ICA

Dalle ~ifl'e sopracilate il Donati prende occasiono pet· stabilire le basi ragionate ùell'inter·ven to chirurgico nell'ulcera gastrica, nelle sue complicanze e negl i esrti. Pcemette un cenno stori co intet'essantissimo sullo sviluppo della chit·urgia del ver1tt·it:olo in rapporto all'ulcera gastrica, di cui d merito primo deve a\lribulrsi a Hyùygier, per la sua r deszlone del piloro nella Jonna alfella da ulcera, operata nel novembre 1881 e seguita da guarigione constatala 20 anni dopo. Citala quindi la prima divulsione d1gitale del piloro pr·aticala dal L oreta nel 181'l2, l'A. ricorda eh~ in Italia si fecero specialm en te pt•opugnatori della f!"astro-entero-stomia nelle affezioni benigne il Novaro, il Cudivilla, il Ca l'le. Entra quindi direttamente nell'argomento, riMsumeudo e commentando i ris tallati ottenutr coi d iversi metodi di cura chrrurgica secondo un concetto anatomico·clinico ben determinato, poiché pa rtendo dal pr·incipio che le probabllita ùol successo val·ia1ro a seconda delle indicazioni, egli ha ripartito e studiato f!uesli risultati sia nell'ulcera in evoluzione, che 11elle sue complica zioni e nei postumi che può lasciare. Il trattamento dell"ul cer·a in evoluz:iorre colla semf'lice t'eseziune su 70 casi lia dato '>5 guarigioni operalor·ie e 25 -insuccessi per mot·lr e recidive 35,70 p. 100; colla ~asu·o-entero-slorn ia invece, su ~54--operazioni la mortalil/'1 si é limi tata a 37 deCl'SSi H,56 p. 100. L'A. viene qumdi alla conclusrone, elle la mor·talità nell'ul cera gastril'8 in evoluzione é minore col la gastro-entero-stomia col bottone, ma doppia col metodo di \.Yol ner in con fronto del m etodo di IJaclrer. ):on in lutti i ca;;ialla ~ual'igione operalol'ia è seguita la funzionale, ciò che si Jeve mr~ttere a carico degli iusuccessi, ma le recidivo rarebber o rare. Tra gli altri modi d'intervento chit'UI'.'!ico nell'ulcera ~ustrica in evol uzione cita. pu1'0 la pilor o-plalsica, la gaslr CIIisi, la digiuno-slomia associala alla gasll'O·eutero-stomia e la esclusione del piloro, ripot'lanùo le poel1e c•sser vazioni al ri gua1·do che si lro,·ano n ella l elteratUI'a. Nelle pt-r•fm•azioni acute nella cavità periloneale ~econdo l'A. la mortalit~ ar-ri ,·a al 95 p. 100 col ~olo trattamento medico, ma anche cotropet'azione non 13 inf'ei'IOI'e al G:l p. 100; egJl Jà la prefer enza, quamJ'é pos~>ibile, alla SlllUl'8 pr·ec~>.lula o no dalla resczione dell'ulceJ·a Quanto alla lavalu l'a del pe1·itoneo, l'A. se tlt:l dich>ara parligiano solo quando Il contenuto f!Ustrico si e ver·sato in gran copia o ha gié. datn l uur:-o a per·itonile purul enta. Fr·a le conseguenze della pel'forazione cita pure gli ascessi in ~raperi toneali, ùiffondendost ~pèctalmenle sul l l'altamento di quelli sub-frenici. Pas~a quindi l'A. a parlare del Ll'attameuto chirurgico dei postumi dell'ulcel'a, e Bpecialmeole Jelle due for me più frequeo ti, cioè le s:lenosi piloriche ctcatriziAli e lo stomaco a clessidra. Sar·ebbe troppo lungo seguirlo nell·esame dei rii:ttl lali otten uti con i diven::i• inler-venli: l'esazione, divulsione, gas•.ro -entero-stomia, piloro·plaslica ecc., che egli ha desunto dalla rassegna complessi va dei casi da lui raccolti. ::;<l ne può 11vere un'iuetJ abbastanza approssimativa dai daLi numerici proporziona li rappr·esentanti i ri sultati generali della gastro- en tero s lomia, della piloro-plaslica e della r~sezione, congobla ti con quelli dell'ulcer·a in allo. Murtalilà: r esezione 28,7 p. 100- plastica 10,;)6 p. 100 - gastr o-enterostomia 12,1 p. 1000 Recidive: resezione ·t8,1 p. 100 ......: plastica 15,4 p. 100 - gastro-enlet·ostomia 2,9 p. 100.

=

=


93,1,

RIVISTA D!DLIOGRAFICA

Insuccessi complessivi coi tre metodi : r esezioni 41,6 p . iOO -

plas tiche

2},3 p. 100- gas tro-entero-stomia t4,G p. 100.

Giunto al termine della lrallazione, il Donali, in base ai l'isullali sovrarife· riti, determina in quali casi convenga l'opera del chirur,go e che valore questa abbia in confronto o come complemento della cura medica. Le conclusioni a cui giunge sono le segue nti: L' mlervento chia·urgico è indicato: l• nei cas i in cui le l{a s lralgie ed i vomiti sono talmente intensi e continuati, malgrado le cure mediche, da porre in pericolo la vita del malato ; 2• quaudo l'ematemesi, be nché lieve, r esiste ad o~ni cura int.erna ; ;jO quandO Vi Sia SOspettO di COmplicaziOne di cancro; 4' se esistouo indicaz ioni di necessità date da postumi dell'ulcera: per forazioni, ac:cessi, s teaos i piloriche e gastriche. Il Donali ha avuto cura di riunire in quadri statistici in fine rlel suo liba·o tutti i casi che gli hanno servito per il suo studio, coll'indicazione della bibliog r·afia, del nome dell'operatore, della durata della malattia, del metodo operativo, del reperto dell'operazione e degli e siti prossimi e r·emoti, cosi che è possibile di controllare esattamente le conclusioni a cui egli e giunto. circa i diversi modi di in tervento chirur·gico nella cura dell'ulce r:a gas trica e dei suoi esili. E questo è anche uno dei meriti del lavoro, poichè tale slaListica raccolta con molla cura e diligem~a. é la più completa che sioora si conosca e dalla quale !"autore è partito per determinaa·e la scelta del metodo oper ativo o di s elezione, che eg li non dubita di affer mare esser la gastro-entero- stomia, e, secondo la statistica particolare dei casi ·operati dal prof. Carie dal 23 ma~gio 1839 al 5 gennaio t90i, mediaate l'anastomosi posteriore. RANDONE. Dott. Gwv. F. R.-.r-;ooNE, maggiore ge nerale medico i~pettore. - Relazione a 8 . E . Il Klnletro della guerra e ul Congre••o medloo lnternadonale per gli Infortuni •ul lavoro . - Estratto dalla Rioista sugli infc; rlltni, volume II, fascicolo V I. Il magg iore g enerale medico ispellore Randone ba pubblicato nell'ultimo fllscicolo della Rioista sugli it~(ortuni, di1·ella dal prof. S eraHni, la relazione ~ u i primo Coogr·esso medico internazionale degli infortuni del lavoro, tenuto a Liegl dal ~g maggio al 4 giugno del corrente anno, al quale intervenne quale rappresentante del Ministero della gue rra e del Corpo sanitar io milital'e e delegalo della Associazione della Croce Rossa Italiana. In questa r•elazione il generale H!lndon3 riassume le più importanti comunica~ioni presentate e le discussioni a cui esse han dato luogo. tra le quali le due da lui fatte, l'unasul r iconoscime nto g iuridico in Italia delle mah1ttie che si possono riteuer·o come malattie profes sionali negli operai a·servizio dello Stato, e l'altra sull'ernia quale a ccidente del lavoro. E da quest' ultima comunicazione il Randone ha pres o occas ione per fare alcune osser vazioni alla conclusionA de lla relazione dei pr·of. Liniger, làidove dice c he, nelle ernie che dàono luogo all'indennità, non si deve consigliare l'operazione pea· la cura radicale che con prudenza, poichè egli conosce un g rande numero di cas i, nei quali gli operai accusando in seguito dolori nella regione operata, si è dovuto loro accordare un indennizzo mag giore del JO p. tOO ordinariamente conce!\So. .


RIVI STA BmLIOù RAFICA

93ò

Al ri~;ua 1·du il Raudone osse1·va, elle nell'esP.r cilo italiano, in m eno di 10 anni , vennero operali più di 4:jQQ soldati di cura radicale di ernia, ed ef!li ha potuto constatar e, che i casi in cui gli operali si lagnarono ùi qualche dolore, si riducono a rarissime eccezioni. Aggiunl!e il RMdone, che la mortalità fu del 0,2 p. 100. e che nel passato anno 1904, sopra 558 opers.ti, :=<i ebbe un solo decesso da cloroformio, causa questa di morte che verrà eliminala dall'uso dell'an este~ ia locate nelle operazioni di cura radicale delle ernie. Quanto Alle r ecidive, egli cr ede di poterle fare oscillar e dal 3 al 4 p 100. Ma un'accusa ben più g1·ave alla operazione per la cura radicale de'le ernie, SOf!giun ~e ancora il Randone, trovasi nella comunicazione dell' llannecart, o ve si dice che gli operalt J'estano predisposti all'ernia per ::~venlramento. lo non credo piu di ritornar..,, dice il Randone, su quello che ho poc'anzi esposto circa i J'isultali delle operazioni in so~getti giovani, sani, robusti quali sono i soldati; ma posso assicura1'e :.rli onorevoli m embri del Congresso, che, come tanti altri miei colleghi italiani, ho pratiCAto l'operazione per la cura r adicale delle erni e in individui di oltre G5 anni, a pareti addominali pochissimo r csis te11ti e atf<llti da ernie voltJmtn osi~sime, irriducibili o non contenibili con risultati oltre o~ni dire soddisfacenti e duraturi, poiché gli oper·ati hanno potuto, dopo, t'itornare alle ~r·avi fatiche del loro me<!liere. T ermina il Randone col ri cor·dare che appunto ora a Milano, sotto gli auspici e per opera specialmente del Bassini, si sta or ganizzando una istituzione per la cura gratuita delle erni~ negli operai. Senza fare un r iassunto dell'i11tera relazione, basti accennare alle conclusioni che l'A. ha credulo poler trarre dalla discussione dei vari temi presentati al ConJlresso. Le questioni poste all'ordino del giorno. d i~A i l Randooe, erano troppo str ettamente colle:;<ate coi punti più scab1·osi e discussi di questa imporlantissima branca di lelZislazione sociale, per venire a ri soluzioni definitive, tanto più avuto ri:.:uarclo all'indit•izzo prevalentemente scieutifìco del Con gre~!lo. Tuttavia, le comunicazioni presentate e le discussioni a cui esse han dalo luogo, !ungi dal degenerare in vane declamazioni accademiche, hanno sempre avuto ;,no scopo pMtico ; e quantunque una sola volla sia stata m es~ a a partito una deliberazione, per le altre il Congr·esso non manco di mdicare abbastanza chiaramer.te le sue tendenze. E l infatti, nella grande difficoltà di giungere, per !nlanto, a·i una definizione dell'infortunio conciliabile colla legislazione dei diversi paesi, m entre apparve generale il proposito di insistere sopra la sua radicale separazione dalle malattie professionali, venne poi generalmente riconosciuto a queste il diritto alla separazione, come per gli infortuni, dando loro una interprelazionc assai estesa, e accennando al modo migliore di provvedervi, coll'assicurazione generale contro tutte le malattie. Anche nella questione dell'ernia, il Congresso si mostrò assai propenso ad accettare, senz'altro, il criterio della sua improvvisa compar~a in seguito ad un ratto capace di produrla, e purché accompagnala dai si ntomi generalmente anrmessi come carallef'istici dell'ernia da sforzo, senza tenere cooto della predisposizione e della possibilità di una vera ernia traumaliea. N ella discussione del quarto tema fu stabilito il principio, così importante per una buona or·ganizzazione dei primi soccorsi nei casi di infortuni, della


93G

lUVJSTA BIDLIOGllAFICA

redet·azione di tutte le societa di soccor so e d~lle istituzioni ufficiali, nonché della l oro mutua cooperazione; e per la cura consecutiva dei loro esiti mollo opportunamente venne distinta la r estaurazione anatomica deila parte lesa da quella funzionale, ed entrambe dalla professionale, ossia dalla capacità di guadagno, dimostrando l'importanza di qnesta ultima, e il heneficio che può ritrarre l'operaio dagli ateliers di convalescen.:w, vere scuole di riabilitazione fisica al lavoro da lui esPguilo prima dell' infortunio. ~ella grave e complicata questione del:a simulazione e dell'aggravamento degli esili !asciali ùatrinl'ortunio, le statistiche presentate al Congresso hanno serv:Lo a convincere dellà inesistenza del pericolo del loro aumento, per effetto della ll"ggi sugli infortuui; e Yenne dimostralo, come m olle volle per le nevrosi posi-traumatiche sia causa di errore, e quindi di vero danuo all'o~·eraio, recces~h·o fiscalismo usato da taluni peri li, che é conseguenza della insufficiente loro coltura e preparazione pratica. I nsomma, apparve evidente nel Congresso il suo indirizzo eminentemente umanitat·io e sociale, tanto più valevol e io quanto che fondato non solo sul sen timento o sopt·a l'interesse, ma sulla scienza e sull'esperienza. Solto questo ri guat·do il flue del Congr esso si può dire intieramenle r aggiunto ; e l'opera sua pr•oficua potrà m eglio manifestarsi nell'avvenir e.

E. DE StLVESTRI. - Come •l evita e • l oura la tubercol osi. Clausen, 1906.

T orino, Carlo

Com e l'A. dice n ella prefazione, l'imponenza della strage che compie la tuIJel·col osi ha finit o per attrarre lo sg-uardo non solo del m edico, ma anche d el sociologo e del filantropo; essa è l'tu·a:omento che o~gìdì specialmente commuove ed ir1catena la pubblica opinione. la quale invoca la soluzione del grave probl!:!rna, donde ne è venuta una vaslis!'itna l ettoratura, che assorbirebbe oramai tro1ppa pai'Le del t empo eli cui si può disport·e. Egli quindi si é proposto di compendiare in una pubblicnzione breve, e in fo t·ma piana e alla portata di tutte le per sone elle hanno un cer·to grad o di coltura, ciò che al riguard o della tuber colosi viene dettato dagli igienisli in via pt•olilaltica, e dal clinico in via terapeutica. E si può ben dire che l 'A. ha ra zgiunto il suo scopo, di far conoscere della terribile :nalatlia quanto é indispensabile per una attiva ed efticace lotta, eù i m ezzi a ciò più adatti. Basta scort·erue i vari capitoli, per· convincersene. N ella l" parte, d edicata all'eziologia, dopo avere esposto in una forma che alla facile intelli genza unisce l'esattezza scientifica, la ~enes i , la biologia, il m odo di azione del bacillo di K och e te vie prescelte per entrare nell'orgauismo, tratta delle cause generai i che predispongono alla malattia, allog gi, colletti vita, el'eùità, m iseria fisiologica, ecc. La 2• parte è ri servata alla profilassi, che disting-ue in i ndividuale ossia n ei rapporti tra sani ed ammalati, in collettiva e da parte dello Stato. E l r altaodo di quest'>Jitima, o p rofilassi ufficiale, l'aulot•e esamina i mezzi adolt.a~i dalle varie nazinni, diretti a pr~ven ire la diffusione della malallia. e specialmente dalla Ger mania colla l eg~e della associazione obbligatoria degli operai contro le malattie, di cui i sanatori sono un'applicazione. Egli però non cr ede che questi ultimi abbiano avuto, nella diminuzione del 30 p. 100 della mortalità per tnbercolosi veri-


RIVISTA DIDLIOGRA:E'IOA

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fh:ata si i n Ger·mania dall886 àl '1900. l'influenza elle i loro fautori vi vogliono attribuire; dichiarandosi piuttosto partigiano, per la profilassi della tubercolosi , dei dispensar·i antitubercolari, di cui parla difl'usamente, descrivendone l'organizzazione e il funzionamento, e ripOt'landone i buoni risultati. Anche in Italia, a~giun go l'A., si nota un salutare risveglio nella lotta con tPO l a tubercolosi , e ne sono pr'ova l e oper e di sventramento delle g randi città, lo sviluppo sempre cr esr.ente della fo!{natura, le abitazioni operaie, g li editl3i scol astici da lllt Ialo: e dall'allr o le l eg~i che con lodevol e frequenza vanno succedendosi con tro le i ndustrte insalubr·i, gli opifici antigienici, illav.oro delle donne e dei fanciu lli. ecc. A ssai r;ratica é la :1• parte del libro, in cui sono compendiali i segni d iagnostici dt'lla malattia, sia nel per·iodo pretuber·colare o iniziale, che quando t;ià il proces~o tubercolare é in corso, specialm entr. dove l'A. si diffonde a descrivere i sintomi Chtl possono più facilmente richiamare su di essa l'attenzione ancl•e dei profani. l\ ella parte 4" è svolto rar'gomento dell a cura della tubercolosi. Spezzata prima una lancia contro la fa lsa credenza della inguaribilità della tuber·colosi, che ha tanta influe11za sul ~uo decor;;;o, l'A. divide i m ezzi t erapeutici in farmaceutici o chimici e in naturali o sp~ciftci, questi ultimi rappresentati dai va r i sieri o vacci ni, indirizzati a combattere e distruggere il bacillo ed i suoi v eiPni. Tra i quali, tlopo aver parlato della tubercolina di K och, del siero di Mat·a· gliano.di fJU ello del Marmùreck. ecc., cita purB la sua tubercolina risultante dalla estrazione dai Le~suti colpili delle secr ezwni elaborate dai bar illi che vi si tt'ovano, allo scopo di ottener e in l"Oluzione la sostanza deleteria del bacillo. Descrillo il procedimento tenuto nella pl'eparazione della sua tuber colina, egl1 ri pol'la i ffllici risultati conseguiti anche nelle forme cavitariP, pur ché non accompagnate da fAbbre elevala pet• tossi coemia o setticemia. Fa pure cenno della immunizzazione secondo il metodo di Maragliano e di Be hr·in~. Segue un capitolo, in cui è esposto Jl trallarnento igienico dietetico da usarsi nei tisici, coll'indicazione dei tipi più accredi tali di regime elem·eutare, stabiliti in hal'e al valore nutri tivo dei var i al imenti. Viene quindi alla cura climatka, dalla fJUale prende occasione per parlare dei sanatori, di cui descrive i modelli principali, riducendoli a quattro, che illustra con numerose r ipr oduzioni in fototipia, 'ma intrattenendosi di prefArenza sui sanatori popolari. Citando poi i ri sultati terapeutici del ~anatot'io, desumendoli specialmente rlai dati della slatisti ca uffìciale dell'impero tedesco, conchiude che fJuesti sono abbastanza confortanti, per cui si augut•a che anche in Italia sorgano presto i sanatori così validamente patrocinati dal F oà. E al proposito, descr ive il primo sanatorio italiano aperto negli ultimi m esi del '1904 dal dot· tore Ascanio Zubiani, 11ella vasta pineta di Sortenna i n V altellina, e i progetti di altr'i quattr o, che pr·esto funziO!teranno, due a Torino, uno a Milano e un altro a Livor no. N~>gli ultimi due capitoli del libro l'A. pas~a in rivista i n umerosi farmaci preconizzati o tentati contr o la tuber·colos1, unendovi un ricettario di valido aiuto al medico pratico. Concl udendo, quantunque. non si tratti che di compilazione, si può ben asserire elle il libro del De Sii vesll'i è fatto con molto discernimento, com pleto nella sua forma semplice e piana, poiché ritrae fedelmente sotto i suoi veri


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RIVIS1'A .BlllLIOGRAFICA

a spetti lo stato attuale della grave questione della tubercolosi, e che serve quindi di indirizzo tanto al medico, che al sociolo~o ed al filantropo, nella lotta , impegnata ogg idi con tanto ardore contro la terribilt~ malattia. R ANDONB. MA-V. - 111anuale delle malattie dell"ooohto ad uao degll atudentl e del me41o1 pratici. T raduzione italiana sulla 4" edizione amer-icana, c on nole ed aggiunte ùel mag g1ot·e medico dott. EDMONDO TROMBETTA, libero docente nella UniveJ•sità di Torino, e professore alla s cuola d'applicazione di sani là militare (l). - Torino, Uoione t ipog1·atica editrice, 1906. È con vivo compiacimento c:1e segnaliamo all'allenzione dei colleghi il libro del May, prof. d'oltalmologia nel Collegio dei medici e chirurghi di Nuova York. L'opera che pubblicata la prima volta nel ·1900, in cin(]ue anni giunge alla -i" eùizione, si racc omanda da sé e dobbiamo essere veramente j:!ralì all'egre gio traduttore se la fa conoscere a l pubblico meùico italiano. Ma il Trombetla non si è limitato alla pura traduzione: egli ha falto . molto di più perché ha Blrricchito il volume di no te ed aggiunte oltrE<modo numHose e succose le quali danno al libro un'impronta vet•amente italiana. Con quella competema che Lutti r iconoscono nel T rombelta, egli non la~cia ar~o menlo senza dichiararlo con quanto su di esso si è fallo e scri~to io Italia e con piacere vediamo che il suo nome figura, come era d'aspettarselo, tra quelli che hanno maggiormente contri buito a chlucidare ques tioni oscure o mal comprese, come p. e. quelle sull'etiologia del nistag mo, la q11ale mercé gli studi suoi e del capitano medico prof. Ostino, pu6 dir si ormai r isolta. La traduzione c~ eg regiamente falla e fa sc01·gere lo stile brillante e spi~lialo al quale siamo abituati negl,i scritti del Trombetta. L'edizione é molto bella ed 11 volume di 5'>5 pag ine è adorno di 360 nitide illustrazioni originali e di 21 tavole con 70 figure colorate ed eleg.antemente rileg-ato i n te la. Aggiung iamo, a lode dell'~ditore, che il prezzo di lire 8, visla la mole del libro e il gran numero delle illustrazioni, è veramente modico. GRIECO. A. EuLEN6URG1 W . K oLt.E, \ V. vVErNTttAUD. - Trattato dl dlagnostlea medio-. (metocU 4'1D4ag1oe oUDioa). Tl"aduzione italiana con nole ed ag~i unle d e l dott. Agenore Zeri, professore di s~meiotica medica nella R. università di

Roma. - Vol. I. Milano, Società editrice libraria, 1906. Il prof. Zeri ha fatto veramente ope1·a meritoria traducendo questa poderosa opera dei valenti clinici Eulenburg, Kolle, W eintraud ed il s uo nome basta da s è solo ad indicare i pre~i dell'opera stessa ed a ra ccomandarne la diffusione. 11 prof. Zeri, non si è limilato a tradur·re sic et simpliciter l'opera. ma vi ha inte r calato delle nole che valgono a meglio dichiarare il testo e a far !!apere q.uanto si fa pr•esso noi. Il volume che abbiamo sott'occhi di ben 7i'>O pa~ine si occupa della diagnostica chimica (feci, contenuto gastrico, urina, sangue), de lla diagnostica microscopica (t) N~l rrontespizio J el libro non è Indicata. certo per svista lipogranr.a, la qualìtà d i medico militare ne Quella di lnstgnante nella scuola di MnitA militare dell'el!regio traduttore.


I~DlCF. DIBLlOGRAFICO ~l EDICO·MlLl'l'ARE:

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(feci, ul'ina, vomito, !:!pu to, secreto nasale, secr·ezione genitale, ~;ecr·ezicne congiunl•vale, secrezione genitale, secrez10ne mammar ia, liquidi estr·atli mediante puntura, pezzi escis!li, s angue), della diagn.ostiea halteriologica cominciando con i melo •i generali di J•icerca dei microrganismi e venendo mano mano a parlare di quelli da imp1c~ars1 sui vari tessuti e prodotti orjlanici (ft>ci, urina, ~angue, sputo, ecc.) della diagnostica per mezzo dei raggi Hònlgen. Chiude il volume la parte che riguarda i metodi strumentali d'esame esterno (pe!'o del corpo, !~la­ tur.a, loracome tria, fCJlogr·afìa, crioscopra) e la percussione ed ascoltar.•one. Come si vede da l breve !'> unto dalo dell'indice dell~ materie, il volume nulla tralascia di quanto é indispensabile e si fa desidera re cbe la solerte S >cieli~ editrice ci dia subito il 2° volume. La ves te tipo!:rafk a ,., mollo elegante ed il volume è adorno di 175 (ìgurc e 3 tavole intercalate nel lesto co n un copiosissimo indice alfabelico-analitico, che è di valido aiuto per le ricerche nel g rosso volume. GRrECo.

INDICE BIBLIOGRAFICO MEDICO-MILITARE Reoisia de san.idad militar, 15 dicembre. - PELA!':z: Operazioni chirurgiche pratica lP nello spedaLe militare di Regia. Medicina militar e!!pan.ola. - ARACAMA Y ALAVA: Descrizione di una pinza elettrica per estrazione di proiettili. Journal o( . tlte association of mtlitar!J surgeons, ottobre. - REDONOO: Primi soccorsi a i ff'riti nelle battaglie navali. - SJMONIN: Sull'inswllazione del ser vizio ospitaliero per i militar i contagiosi. - PaRSONS: Note cliniche ~ulla febbre di Ca vile (Filippine). Novembre. - Resoconto del XIV congresso dell'associazione medico-militare. - SuzuKr, chirurgo in capo della mar ina giapponese: Note sanitarie sulla campagna nava le russo giapponese. Cadueée, 7 ottobre. - SrMON1N: La febbre tifoidea nelle truppe durante gli scioperi. - Bombe a mano giapponesi e russe. - 21 ottobre. - Cu AUVEL: La chirur gia m•litare, necessità della sua indipendenza; discorso pronunziato al congresso di chir urgia. - KELSCII: Palogenia della tubercolosi nell'eserciLo. -4 Novembre.- FERRIER e Huas n: Rottura traumatica della milze in un malarico. - R UPP: L'alime ntazione del solda to russo.

- 2 dtcembrc. -

C liAMPEAU X :

L'indice respiratorio come esponente dell' io·

doneilò a l ser vizio. - NJMIER: Le cucine rotabili nell'eser cito russo. Journal o( the Royal Arm!J m edical Corps, settembre.- Ra ppor to della commissione governativa per le ricerche sulla febbre mediterranea.- LouGHI~Eo: Ferile d'arma da fuoco della colonna vertebra le. - Rosse MuRRA v LEvJcK: Note su a lcuni insetti parassiti del li lor~tte mediterraneo. -- FowLER: Il r ame come mezzo di puriRcazione dell'acqua potabile. Ottobre. - Rapporto della Commissione governativa ecc. (c. s ). - GREIG: Sulla malattia del sonno. - CARTER: Sul ser vizio di ambula nza nelle guerre dr montagna dalla fronte alla base.


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I~OlOE BIBLIOGRAFICO MEDICO-MILITA RE

Novembre.- L ENTA L CI-IEATIILE : I stologia de~li effetti delle ferile d'arma da fuoco sulla pelle. - Gnera: Sulla malattia del sonno. - GLENN ALLEN: Sterilizzalrice portali!~ per escrementi ed acque di rifiuto per· uso di ospedali militari , accampamenti, c;cc. M iliiiirar.rt num. 1:3 (7 luglio)- RADL\1ESSER: Una sLerilizzatrice lillipuziana. - Num. 15 e 16 - Z uZAK: La c ura Mpilaliera dei pazzi nell'esercito. Arehioes de m(}decine el de pharmacie miUtair.;s, olLobr·e. - HA:>'>LEn : Epidemia di f<lbbr·i tifoidi O!\Servate nel 190i nella guarnigione di St - ELienge, etiologia e profilassi. - MANCr::Aux: La febbre tifoide a Vesoul. - MANGEL: Sulla ricer·ca chitnica della potabililà dPII'acqua di una piazza l'orte. CoSTE: Manifestazioni cutanee del palurtismo, dicembre.- BAit.LE: La febbre trfoirtea 11el la guarnigione di Bar-le-Due. - BnAUN e M'AROTT: Dia~tno si p!'ecoce dr·gli or ecch ioni. - LEI-IMANN: Riforma temporaria e tuber·colosi. - KoPP: Il !:'ervizio farm ocerrtico nell'esercito tedesco. Deulsclte milicèit·ar:~lliche Zeit.~chrijt, luglio.- ScuNrzER: La questione della cura dei denti nell'esercito. - DaeN"HAIIN: L'ar'teriosclerosi e il r eclutamento. Ag.osto. - KJR.CIINF.U: Il passo di strada e le fr•atture dei m elalorf'i. Srrr; R: Importanza delle malattie n er vose e mentali nell'esercito. - VrLLARET: Il peso e la stalura. Dicembr·e. - 1-I ECKER: Il ~a ne nel servizio di sanita. s~t.JN~RI s ~l.VATORF., capitano medico :

C·mlributo alla Pziologia ed alla Pato!Z8D6Ri dell'appendici te. (Estrolto dalla C linica Chirurgica, 1H05, n. !l). S \:-ITuccr S rEFANO, capitano m edico : Altera.r.ioni anatomopalùlogicbe nella c or oidi te !=:.llppul'aLa a decorso lento. (B:slralLo dagli Annali di ofcalmo logia, ·1905). - Contributo allo studio della tubercolosi oculare (Pavia 1!l0:>). - E!ldolelioma rlel nervo ottico (Pavia 1!)115). SCARANO Luror, capitano m edico: La leva militare dal punto di vista morule. Rludio criti-co ~ ul riconoscimento degli anomali nelle operazioni di reclutamento. (Rioi.sta militare, 1 90~,). MENDES Gumo, tenente medico: Sull'aseesso estredur·ale di origine olilica. (E«Lrallo dall' Archiv io italiano di otoln!fia, Hl05) Lrvr R rooLro, maggiore medico: Misurando e rimi suranrlo. N ol e di Antropom etr ia militare. (Roma 1005, E straLio dalla Rivista militare). S.>.MPF:RI G~ ETANO: Il trattamento dello strabismo nelle cliniche d1Parigi. (Es tratlo del Progres11o o.ftalmolo,qieo, Palermo, 1905). CASALI PrEl'RO, tenente medico : Dall'antitossina al T. C. (Roma 1905, Estratto dalla Capila/e). CoNSIGLIO PL,croo,ten cnle medico : l forti calor-i e l e funzioni psichiche. (EsLra tlo dal Poltelinico, 19U5) TnOMBETTA EDMONDO, maggiore m edico: La teoria degli specchi e delle lenl1 applicata alla diagnosi dei vizii di refazione- seconda edizione - Firenze., ~ i~cola i 1!!06. Pr::RSJCHETTl ANl'ONJNI CARLil, tenente colonnello medico in p. aus.: C ontributo nlla curo delle fr•atture. Apparecchio por-tati le di alluminio pe1' l e ft·atture d egli arti (Estratto dal f'ol ici i n ico, 190:)).


CCNFJWEN7.E SCIENTIFICHE DEGLI OSL'IWA LI MILITARI

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Altre pohhllcnzlonl penennte In dono nlla Direzione del glornnle: P ERGOL-' M.: Nuovo contributo clinico alla cura della sifilide collajodogclaliua. Sciavo. (Eslrallo dalla Gru;etla degli ospedali e d elle cltniche, 1905). SI ' ADARO Glli!'>F.Pt•E: Millsione biologica dd sah di calcio. ( Estrallo dalla Ga;-

.;etta tnlerna.;w nale di medtcma, 1905). Cowser\'a alimentari di Cusaralta e detedoramenlo del loro 'alor e nutritivo. ' (E"Lr(IUO dag li lnc,lrauili, auno XX). - I leo J>araltlico, l'icerche crilico·patologichc. (~apol i, 1!>0:>). • f'J::RR~:RO .\NNIIlAL~: C CAROBBIO ARTURO: Heatlivo del Bellendor·f motlifìcalo. (E<SlraUo dal Holletlino chimico.farmacel(tico, J!)Q:•). POPPI ALFo:o~so: COnlrtbuLo alla diagnosi del le ferile penetranti dell'addome con le,ione inlestwule. \Estrallo dalla Riforma m edica, anno Xl). BoscoLo·BRAGADtN Ho~t ANO: La somminislrazione del protargolo al prìnl<) l'intomo di pellagra. 'fOMASINI s ~t.VATOHe: Le psicosi nell'eserci to e la i stituzione di manicomi da campo. - (E!-~lt'HlLO dall'li rchioio di JISicMalria: il Man icomio). Boi"fo,, u:: .\.: Pat.. gcnrsl e lrasmisc;ihilita d ella morva clli u~a.- Padova, Ul05. CIII,\VARO ANGELo: Progralltlna del corso di oJontoiatl'ia, protesi Jonlaria e eli· nica odonlUIOLrica. - Monza, HlO:i. T E STI ALoenrco: Nuovo contr·i bulo alla palogenesi della maloLlia di Dupuill·en. (Estrallo dalla R({orma medica, anno XXI , n. 30). AooA FHANcssco: V er so una amm1o1slrazione sanitaria ideale. (Estratto dalla

-

Riotsta fl'iyiene e sarutci pubblica).

CONf~RE~lE ~CmNTiffCHE DEGLI OSPEDAU J!ILITARl SOIIARIO DEGLI ARGOIINTI TRA'ITATI

(DAI rnOCESS I VETmALI PERVENU'ri AJ,L'JSPETTORATO DI S.\ Xl'rA MJLlTARg (DAL 9 SETTEMBRE ,\L 2ò DI CEMBRE) .

BOLOGNA (oltobr•o). - Memorie lette: l enente medico GRIXONI'CìJOVANNI ~ /t Gluddu, Nuovo !alle fermentato t'aci!~ a pr~para rsi nei ser vizi o:-;pedaliel'Ì.

Il confer enziere narr·a come questo latte fermentato chiamato n giodc,u • al trimenti « ffi!IZ7.01'8ddu o (latte migliorato) sia in USO, per le sue qualita nutrili ve ed Ol'ganolettiche, p(·esso gli abitanti dd la Sardegna. Il gioddu può essere pr eparato col !aLLe cotto o crudo, intero o sct·emato, sia di vacca che tli pecora o <li capra. Di prevalenza si usa il laUe cotto la-


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CONFERENZE SOIENTIINOHE DEGLI OSPEDALI WLl'l'Ani

scia to in ri poso alla temperatura di 20• a :?5• dopo avervi immesso una ce rta quantité. di g ioùdu, stemper ato in un volume triplo o quadruplo di latte. I g ioddu si presenta come una massa biancn più o menCI compatta, ed in essa l'autOJ'e ha potuto rilevare l'esistenza di diplo bacilli e di un saccharomices sar tlous, i quali agi!:icono sinteticamente per la ferrpentaz10ne e formazione del gioddu, che ha punti di contatto, ma va distinto dagli altri latli ferm entati, come il Kefir, il Kumis, ecc. L'autore dopo avere analizzo le le qualità nutri li ve del ~iodùu, dimostra •(e ciò in vt:>la di ripetute esperienze) che i germi di esso, anziché la s ua actditù. valgono a d &l'res tare la vita di molti microrgan:smi mt>ssi a contallo con que lli, come lo s laftlococco, lo s treptococco, il piocianeo, il colibacillo, il bacillo del tifo e del colera. Il solo bacillo della tubercolos i r esis te eli fronte ai germi del g ioddu, i quali ultimi, non essendo intaccati dtli s ucchi gas ll·ici e intestinali, hanno virtù emi· nentemente bacteJ'icida anche nel tubo intestinale. Pertanto l'autore raccomanda il gioddu nou solo come nutrimento, ma anche come mezzo curativo negli e sau· rimenti, nei dispeptici, nella tube rcolosi con dimagrameuto ed inappetenza, nelle malattie renali, rardiache, nella fMuncolosi, nell'acne e nelle altre dematosi di origine inLet·na. Conclude infine il con ferenziere coll'ammettere che il gioddu ha sugli altri latticini consimili il notevole vanta ggio di non poter esser e veicolo di infezione. Onde esso av1·ebbe consegùito l'ideale che Bienstock riteneva iri'aggiuugibile: pt•epa rare nn latte i cui micr obi palogeni s iano u ccisi, mentre res tano in vita i ba tteri-antagonis tì. I o. (novembre). -

Memorie lette: SA M PERI GAETANO tenente medico : Due casi

dì s1lìlide oculat•e. C.\SEf\TA (ottobre). -

Consulto collegiale intorno a un caso di postumi d i frattura del mascellare inferiol'e.

Tale frattura fu riportata in seguito a una testata di cavallo. Essa ebbe luogo nel corpo del mascellare a desLJ'a, con spostamento dei frammenti, il posteriore dei quali erasi portato in allo ed in dentro. 11 tt·auma agì da destra a s inistra e dal basso io alto, producendo così la frattura pet• colpo diretto e facendo subire una esagerata torsione da destra a sinistra, del processo condiloideo di destra ed un urto notevole della tesl.a articolare di sinistra contro la fossa glenoidea corrispondente. Non potè preticarsi la sutura metallica per E'splicilo rifiuto del malato; furono perciò fissali i denti contigui mediante filo d'argento; ma per la indocilita dell' infermo, avvennero lievi spostamenti, cosicchè, attualmente, si ha contatto incompleto delle arcale dentarie. Vista però la recente data del trauma, prevale l'avviso che non sia ne~essario per ora alcun utto operativo, essendovi a sperare; colle g innastica melodica e col tempo, un notevole miglioramento della rnasticazione. CATANZARO (a~osto). -

Memor ie lette: capitano medico INFELtSE GrusEPPE: Un caso di linfo-sarcoma del mesenlerio con metastasi al fegato . ed all' intestino.

Caso interessante per l'età 3iovaoile del soggetlo, e per la rapidit.é. del decorso. Il malato aveva fatto il suo servizio fino al giorn(l avanti il suo ingresso allo spedale: e morì nel 18° giorno di degenza.


CONFEI< I':XZ E SOIE:\TIFICRE DEGLI OSPEDALI MILITARr

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CH IETI (agosto).- Memorie leUe : tenente m edico TnorANI PIETRo: M odificazione al metodo Huggi per la cura dell'ernia crut•ale. (Memorm gia pub. blicata nel fascicolo n. 10, · corrente anno, di questo giornale). Comtwi~a~ioni: tenente m edico TROIANI PIETRo: Su di un ca <~o di tetania,grave.

Su di un ca<>o di ascite luher·colat•e opet•ato con Japaro~omia.

:\1cmorie lette : scllot.:nente medico di · complemento FERRERO ALBERTo : Sulla disinfezione intestinale nei tifosi per mezzo dcll 'Hciuo bot·rco.

LJYOR:"\0 (otto bi'<'). -

~otato come, neglelli com pl etamente gl 'insegnamenti della pratica a~cen ­ nnti nella l etleJ·al ura medico. sia divenuto quasi generale nella cura della ft>bb1·e l ifoide l'uso di en leroclis,ni di ;;oluzioni bol'rche al 2-3-4 r· 100, ripetuti IJUOtidiauamenle per lutto il paiodo della malattia ed anche nei primi tempi della con"alescenza, l'A . ~i domanda se pos!'a esser tale sistema veramente innocuo. Riporla le os~ervazio ni Ji Ferè, di \Velch, Catr'in, Queirolo eLl altri, accennanti a fenomeni oa intMsicazinne dovuti alracido but'ÌI'o, pienamente in accor do colle e:<perienze sugli animali, condotti dal Rost ~u1 conigli e sui cani, Catrin e Neuman nelle cavie e nei cani; passa quindi alla esposizione delle sue O!'servazioni. L'A. ha sperim enta to ~u 19 malati tifosi ricoverati nellA sezione malattie i nft>ltive dei r egi OS<pedali riuniti di S. Chiara in P1sa, ai quali praticava enter oclismi di soluzioni boriche, in confronto di altri curali con enteroclismi di acqu11 sterile. Esposte le storie cliniche dei varii ammalati, conclude che, di fronte alla mancanza d1 qualsiasr vantaggio, esistono, a carico dell'acido borico, fatti notevoli. In due ammalati insur se vomito incoer·cibile; in altri 3 eruzioni cutanee a L1 po scarlalliniforme t~d enterocoliti fortissime. In un allro iper emia congiunlivale. Tali fatti non veni vano accompagnali da aggravamento nello stato generale o da rialzo febbrile; scomparvero tosto che si cessò dall'enteroclisma bot·ico. Quindi, l'A. consrglia l'abolizione dell'uso, sostituendolo con l'acqua semplice bolhta ; tanto pii.t che ogni benefico risultato dell'enteroclisma si deve non gia ad una pretesa dismfezione chim1ca, quanto mai illusoria, mtt allo svotamento m eçcanico t.lell'inteslino dai materiali ivi ristagnati.

LIVOJ'lNO (~etlembre). - Comunicazioni : tenente m edico FIORENTINI EMtLto: Su di un caso di pemflgo volgare. MESSINA (settembre). - Memorie lette: sottotenente medico di com plemento BosuaGI EMILIO: Contributo clinico sugli ascessi post-tifici, e l' influenza su questi delle iniezioni ipodermiche medicamentose.. (Memoria pubblicata nella Gauetta degli ospedali e delle cliniche, anno 1905, n. 25).

Io. (ottobr...). -

Comunicazioni: tenente colonnello medico BARLETTA NacoLò: Prl:lsentazionfl di un ammalato affetto da un gr osso tumore alla tibia destra, il quale, d•)PO larga discussione avvenuta fra gli int!:lrvenuti, viene diagnosticato peT un osteosarcom~.


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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLl OSPEDALI MILITARI

PADOVA (settembre) -Memorie lette: tenente colonnello medico B~R BA ·

TELLJ ErTORE: Co nside1·azioni medico- legali e r·eg-olamentari sulle osservazioni praticate agli inscrilti di leva della classe 1885 nello spedale principal~ di. Padova. L'autore annette tre specchi col numero degli iuscritli distinti per classe, per le malallie, che m oli varo no l'osset·vazione, e per il risullato di quP.s ta. Fa rilevare la difncollà che s 'incontra dal legislatore nel conct·etnr e i diversi articoli di una legge allo scopo di elidere le duplici disposizioni di ciascun articolo e l'oscurità rlelle disposizioni !'.lesse, e come col progresso odierno dei mezzi d'indagine molte alterazioni, postume alle malattie giudicate g uarite, se pel clinico rappresentano g uarigione, non tali si mostrano all'occhio ùel fis iologo, del patologo. Onde il medico militare deve r iunir e t utti i requisiti di ognuno di questi specialisti. Fa rilevare le difficolta che incontr a il medico per ito presso i consigli (li leva per una diagnosi certa delle malattie, e quiudi la necessità per lui di ricol'rere in tali casi all'osservazi0ne. Espt'ime quindi il concetto che l'osservazione debba esset•e fa lla per pri ma in ogni caso, specialmente poi per quelle malattie per re q~.;ali dag li articoli s tessi dell'elenco é indicata questa e la r·ivedibilità. A propusit0 di quest'ultima esprime inoltre il parere che non dovrebbe esse!' più i n potere dei ma d1ci per1li presso i consig li d1 leva, ma solo di ~pettanza dei direllori· di ospedali o di sanità, avendo questi tuili i mezzi e di tempo e di modo e di luo!'!O per acquis lat·e il concetto della sanabililé. col tempo dd le malattie (rivedibilila). lo. (o ttobre). - Comunicazioni: capitano medico CALORE GtoVANNI: Pre;.eot.a un ammalalo all'etto da grave reliquato di distorsione tibia as lragalica si nis tt'a. (Piede ~quino vat·o, neuro-paralitico di o1·igìne per·iferica e pos ttl·aumatica). PALERMO (agosto).- Comunica~ioni: tenente colonnello medico BERNAnoo L urGI: Presentazione di tm caso di probabile scleros i a placche ne l pel'iodoinizia le nella persona di un padre di inscrttto. lo. (settemb1·e). - Comunìcaaioni: tenente medico MICE:LA SALVATORe: Presentazione di un caso di" tumol'e ma l i~no e ndo- addominale

Memorie lette : tenente colonnello medico BERNARDO LuiGI: La ginnastica medica nella cura della pleurite.

L'autore r·iferisce sugli oWmi risultati avuti nello spedale di "Palermo da: ques to metodo di cul'u. S i ebbP. come risultato generale diminuzione nel numero dci riformati e dei proposti a t'assegna per lunga licenza, e diminuzione della spodahtà; come risultato individuale, olLi'e al più rapido e più completo riassorbimenlo dell'essudalo, mig lioramento notevole delle condizioni generali. lo. (ottobr·e). - Comunica.;ioni: soLtotenenle medico di complemento : storia clinica di un caso di sifl lid~. Trattasi di · un sergente, che negava di avere avuto ra pporti sessuali d i qualsiasi specie. Ebbe circa 40 giorni fa una r·agade al labbro infe r iore a


CONFEnENZE SCl ENTll!'ICRE DEGLI OSPEDALI MILIT ARI

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si!}is tra. Pochi giorni dopo, mangiando dei fich i, il liquido laltescente irriti\ la piccola piaga, che, non curata e maltr attata col grattameoto, si estese rapidamente facendosi purulenta; nello stesso tempo si gonfiavano e si facevano dolenti le ghiandole cervicali e sotto mascella ri di sinistra. La piaga si estese poi anche alla mucosa arrivando fino al margine dentale. I medir:1 civili che lo curavano sospettarono un epitelioma a decor so acutissimo, e lo curarono esternamente con causticaziooi. All'ing resso nello spedale il labbro tlel malato era enormemente tumido, la piaga fetente, lo stato generale molto scaduto . Inizia ta la cura antisifìlitica con iniezioni di calomelano e il t1·attamento locale col pe rman~anato di potasse, si ebbe in meno di un mese la guarigione completa della piaga. SALERNO (ottobre). - Memorie lette: s ottotenente medico MxcERA GIUsEPPE: Sulle lussazioni del mascella•·e inferiore. Il conferenziere a ccenna prima alle va r ie statistiche riguardanti la freque nza e la forma di tali lussazioni, e poi tratta delle cause che le producono, ammettendon e di due specie : predis ponenti ed occasionali. Parla diffusamente di esse e le illustra colla citazione di vari cas i clinici; quindi descrive molto minutamente il meccanismo, col quale le varie specie di lussazioni temporo-mascellari · si effelluano, ed i sintomi e le varie alterazioni funzionali che ne conseg uono . Dopo di avere dimostralo che l'ostacolo a ridurre la lussazio ne è d0vuto ai muscoli elevatori, raccorciati e contratti, ed ai muscoli depr essori, allungati e tesi, e non all'impigliamento dell'apofisi coronoide, come molti ritengono, riferisce dei vari metodi di cura e delle manovre da praticarsi in ciascuna specie di lussazione. Coochiude dicendo che non è giusta la prognosi ippocratica di pericolo della vita nei casi di lussazione inveterata non ridotta, sia perché è dimostr·alo che diminui~cono col tempo le conseguenti a lterazioni funzionali, e che la riùucibilita è sempre possibile, anche dopo parecchie settimane; sia perché, ciò non avvenendo, si potrebbe ricor1·ere con successo all'atto operativo, come fu praticato dal clinico di RomA, Costanzo Mazzoni, in un caso di Iussozione bilaterale inveterata da otto mesi. Pervenne ro inoltre all'ispettorato di sanità le seg-uenti memorie: CoNSIGLIO PLACIDO, tenente medico: L'emozione e la sua importanza nelle ossessioni mentali. (Studio di psicopatolog-ia medico-militare). CoPPOLA NicOLA, capitano me· dico: Sulla filaria Medinens is nella Colonia eritr'ea . DE FALCO ANDREA, mag· giare medico: Studi anatomici sul varicocele. l o. m.: 8ulla cura chirurgica del varicoce le. GILARDONI ENRICo, tenente medico: Di un caso di isperallucinosi isterica. PoRRU P1aTao, sottotenent'l medico: L'adrenalina nella cura del catarro primaverile. RxzzuTTI GIUSEPPE, tenente medico: Sull'associazione del bacillo pseudo ·difter ico col gonococco di Neisser nella blenorragia. SALINARI SALVA· ToR~;;, capitano medico : Una ra ra complicazione epa'tica dell'ileotifo. Guarigione mercé duplice intervento chirurgico. TROIANI PIETRO, tenente medico: Il reparto misto nello spedale militare principale di Chieti. V ALERIO G1 USEPPe, tenente medico: Le oscillazioni globulari del sangue negli individui malarici.

60 - Gion1ale medico.


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NECROLOGIO Il ~iorno 3 dicembre è Ulorlo a Ber lino il ge nerale medico pr of. Rodolfo v. Leuthold, capo del corpo sa n1tario pr ussiano, che da poco piu di q uattro an n1 era stato a ssun to a ll'alta carica di supr emo moderatore degli or·dina mentl sa· nitari dell'eser cito tede!'CO. Il Le ulhold nacque il 20 fehbraio !832 in Zabelitz, provincia della Sas>iooia, ed entrò ne l 1852 ne ll'atLUale Acca demia Impera tore Guglielmo, la Scuola me· dico-militare tedesca , dalla quale usci nel 1857 colla nomina a medico a!!si· s tenta. Pe rcor s i r a pidamente i ~rad i inferior i s ino a raggiungere nel 1867 quello di Obe ,..~ labsar.;t di 2• classe, ebbe du1'ante la g uerra del t 8i 0 la direzione del 7° ospedale da campo, pr'endendo parte in qualità di medico divis ionale. tra le altre, a lle grandi battaglie di Metz, di Amiens e. di S. Quentin. Ne ll'anno 1872 fondò la Deutsche m ililiira r.ztliche ZeitschriJt, il g ior nale di medicina militar e tedesco. Promosso ne l 1880 a generale medico, venne no· 111inalo nel 18R2 'medico sostiluto e nel 1885 med ico e/fdtivo del corpo del· l' lmpe•·a tore Guglielmo l, r arica che tenne pure sotto l'attuale Imperator e. N el 1R94 g li fu conf,..r ilo il ran~o di ma )lgio r gene rale, s inché do po la m or te di v. Cola r veniva nomina to g enerale medico stabale dell'armata, col rango di l uo~otenon te gene rale e col titolo di Eccellenza, e quindi capo de l cor po e del ~e rvizio sanitario dell'eser cito tedesco e dire ttore dell'Accademia Im peratore Gug-lie hno. Dal 1901 fa ce va parte dell' Università di Berlino, quale professore ordina t•io onorario. I suoi funera li r iuscit'Ono impo ne nti, coll'intervento dell' Imperatore e del· l'Imperatrice; fu ordina to a gli ufficiali del corpo sanitar•o militare un lutto di tre s:rior ni. La durata n el posto di m edico capo dell'esercito tedesco del Leutbold ru troppo breve, per ché vi potesse lasciare una impronta caraLLer is lica ; ed E~li rimarrà nei fas ti del cor po sanitario tede sco, specialmente per e sse re s ta to medico particolare di due imperatori e il fondatore del g iornale medico militare tedesco. È s tato c hia mato a succederg li il ,;enorale medico dottor Schjerning. R A NDONE.

Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dis penea N. 47, 43, 41, 50 e 51 dol 8olltUino uflìciale del/• nomirtd).

Uftlolall lD 1ervts1o &Ulvo perm.aaeate . · R. Decreto 7 settembre 1905. CEIWASto cav. Saloatore, colonnello medico d irettore !'anità III cor po d'a r mala. - Collocnto in posizione ausiliar ia a sua do manda, con decorrenza pe r gli ass egni dal 16 settembr e 1905. STELLA Vincetuo, tenente medlco R . cor ro tr uppe coloniali. - Id. a dis posi· zione ~lin istero affari esteri, con decorrenza per g li asse~n l, dal 1° a go· sto 1005, in sopranoumer o al n. cor po d i tr uppe coloniali.


MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SAXIT. 1;: NEL PERS, FARMACEUTICO

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R. Decreto 18 settembre l OO::i. DEsTr:-~o cav. Saloatore, maggiore medico

ospedale Livorno. - Collocalo in posizione ausiliar·ia, per ragione di eta, con decorreuza per gli assegni dal l u ollobre 1 911~>. R. Decreto 20 ottobre 1905. PA:-<TANO Arturo, capila no medico in a~pellativa per motivi eli famiglia per la durala di 4 mesi, ad .\SMoro (Catania) (R. Decreto 15 giuErno 1905).- A mrnc5tsO, a datare dal 15 ottobr e 1905, a concorrere per occupare i due terzi degli impieghi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado e cor·po, come gli ufficiali contemplati dall'articolo Il della leggo 25 mag· gio t8:i2.

Determina•ione Minisleriale 30 nooembre 1905. GoO'redo, tenente medico ospedale Per·ugia. - Trasferi to R. corpo truppe colouiali. Pr·euderit imbarco a Napoli il 3 gennaio 1906.

MAsSA

R. Decreto 19 nooembre 190i'>. Vincenzo, lenente medico i n aspellali va per m otivi di famiglia per la durala di nove mesi, a Napoli (R. Decreto 16 aprile 1905). - Ammesso a datare dal 16 ottobre Hl05, a concorrere per occupar·e i duo ler•zi degli

BA RZOT1 1

impieghi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado A corpo come gli ufTiciali contemplali dall'art. 11 della legge 2:> maggio 1852. Richiamato in ser·vi zio dal 16 ottobre 190.) e destinato infermer·ia presi:liaria T erni. R. Decreto 26 nocembre 1905. CAMPEGGIANI Massimo, sollolenente medico O!<pedale Genova. - Collocalo in aspettativa per· motivi di farniglia per la durala di quallro m esi.

R. Decreto 2 nooembre 1905. T EMPO cav. Luigi, Lenente colonnello medico direttor·e ospedale militare Cagliari. - Collocato in posizione ausiliaria per ragione di eta, con decorr enza per gli assAgni dal 1° dicembre 1905.

R. Decreto 26 nooembre 1905. ScALrA Rosario, tenente medico in aspettativa per motivi di famiglia per la dur·ata di nove me~i, ad Acil·eale (Catania) (Regi Decreli 8 dicembre 190i e 8 giugno 1905). - Ammesso a datare dal16 dieembre 1!)05 a concorrere per occupare i due terzi degli impieghi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado e cor po, come gli ufficiali contemplati dall'articolo 11 della le,rgo 25 maggio '1852. Richiamato in servizio dal16 dicembre 1905 e destinalo ospedale militare Napoli. Determina~ione Ministeriale 21 dict1mbre 1!105.

AN:-IARATONE cav. Carlo, tenente mBdico scuola applicazione sanila militare. - Tra!!ferito ospedale militare Firenze. GRxxoNr Giocarmi, id. ospedale Bologna. - Id. scuola appl icazione sanità militare. CALENDOLI Saoerio, id. R. corpo truppe coloniali. - . I d. reggimento cavallegger·i di Foggia.


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MOVIMENTI AVV.ENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

B. Deereto 16 nooembre 1905.

DELLE PtANE cav. Luigi, capitano direzione sanila IV corpo armala. cato in posizione ausiliaria a sua domanda, dal 1• dicembre 1!10:>.

Collo-

R. Dee,reto 19 nooembre 1905. PANTANO A rluro, capitano medico io asp~ttali va ed As!!or·o (Catania). R egi Decreti 15 giugno e 20 oltobr·e 1905. - Richiamato in servizio dal 16 novembre 19ro e destinalo 4QO fanteria.

tTftlolaU dl rl•erva

R. Deereto 12 nooembre 1905. ARENA A n ton io, capitano medico distr etto Reggio Calabr ia. dimissione del g rado.

Accettata la

R. Decreto 19 novembre 1!l0i>. ROVATI cav. Franceseo, tenente colonnello medico distr etto Varese - SATT I cav. Nieola, maggiore medico id. Tor ino. - Cessano di apparle nere al ruolo degli ulliciali di riserva per ragione di età conservando il grado r.on la relati va uniforme.

llotUioazlonl. ARRIVI E PARTENZE DA E PER L'AFRICA. CALENDOLr Saoerio, tenente medico. - Ri tornato in Italia per rimpatrio defìnili,·o il 4 dicernbr" l 005.

BIOO.PE118E

al valo r civile . R. Deereto 20 ollohre 190:>, sr' proposta del Ministero dell'Interno.

MedaglùL :d'a,.gento. CIIELESCIII Camillo, da .Firenze. capitano medrco 71 fanterie (Creta).- Per aver arditamente çontinualo e condotto l:l lérmine l'amputazione di una gambe, già in cancrena, di U!'! militare, dopo di e!\sersi ferilo col ferro chir urgico col quale operava e malgrado l'evidente e g rave pericolo d'infezion e Canea (Creta), 2 maggio 1905.

Il Redattore

D.• RmOLFO L I VI, maggiore medico. Il Direttore

Dott. GIOVANNI RANoONK, magg. generale medico Ispettore. Roma, 1905- TI p. E. Voghera.


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INDICEGENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1905

MEMORIE ORIGINALI. ALVARO Gw~EPPK, colonnello modico ispettore. - La ~alarla nell'esercito nell'anno 1904 • f 1ag. Gli ANGOULLI li un AVO, tenente metlico. - La cura minerliazatrir.o della tubercot~l polmonaro con t sali solubili di calcio 891 ANNARATONS C. A., tenente medico - Contributo alle malattie prore.;slonall tlell'orecchlo 739 BALLIAMO E., tenente medico. - Sopra u11 caso di cisticerco nell'uomo con tonta lnteslluale 33 Bs~:'I'Ucol Giovanni catJitano medico. - Snll'imp1ego di sci pel trasporto 111 reritl sulla neve In montagna 137 BOLZI FRLIC8, maggiore nle!lico. - Craniectomla e cranio plastica e:!eguita con un trapano d1 nuovo modello 33\ CAII~TTI SILVIO, maggiore mti<llce.- Contributo alla cura chirurgie.'\ rletrernla 1nguinat~ H7 401 CASAPINTA GIOVANili, tenente medico.- Cardio-emostasla e cardio·rafl(\ Co:o~SIGLJO PLAt:coo, to11ente med1co. - lperalluduo.;i l~terlca . \141 GIAICI Plltno, C.'tpitano me~liro. - Sopra tre cast di iltero inrettivo 633 GILAftllO:CI ENRICO, tenente medico. - DI una nuova pinza per allestire estemporaneamente 88 prttlaraU microscopici su vetrini porta-oggetti GRIIONI GIOVANNI, tenente medico. - Gollococcemla ricorrente di longhi!!Sima duratA 419 - Sulla blulogla degli anaerobi. Contributo alla oatogenesl di alcuno inrezlonl chirurgiche 487 lrtPArtTE CARLO e lllUtiTTI LORBTO, tenenti medici. Sulla catarore.sl elettrica medleal:l. Ru:<~rcho s)lerhnentall oJ lstologlcho . . 481 I»DMIACO Pietro, colonnello mtl(lìco. - Relazione circa il congresso lntcrnazlonalo dei medici mi !ilari tenutosi n S.t Lools nell'ottobre t 904. 65~ ~h nlOTTI-DIA ~ecu t G. O., tononto medico. -La proOiasl> nntlroolarlca nei rortl della pinna di Roma 3U AIBS~IIIIO GIUSIPPI , tenente medicil. - Ulteriori rice.rche sull'n~ione pntogena rtcgll elminLI tntc~tinall. • !6i NIKnnu ANTONIO, capitano mertlco. - Contribu to a llo studio delle malattie rlell'orocchlo nei militari . 3\0 o 4t0 O.;r 1110 GIOVANNI, capitano modico.- Sullo ~fili Idi latenti ed ignorate dell'orecchio, del naMo e d~lla gola. 801 PKRASSI ANTONIO, capll:lnb medico. - Con~l11erazlonl sulla rratturn tlblale (ohllqua-espostaJ, dn calcio di cavallo . lt3 PAO~INI .\oo~~o, tenente medico. Il catgut sterilizMto della farma~i" centrale mllltnre lll Torino 433 R.ucoo~K 0., maggioro generale medico, Ispettore. Rendiconto stntislico delle opera· zionl chirurgiche eseguite negli stabilimenti sanitari militAri nell'anno 190$ • 561 fh7.7.UTI GIUSIPPI, tenente medico. - Soll'assuciazione del bacillo p~udo·dlrterlco col go· nococco di Nelsser nella blenorragia 881


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INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L 1ANNO 1905

RoTTA FILIIJF.nTo, sottotenente medico tll complemento. - Pressione endo;~rteriosa nella pucumonile . Pag. :!5 SALINARI SALVATORe, c.' pitano medico. - Le impe1·rezioni e malattie dovute alla mancal:l od incomplr t:l oblltera~ione del condotto va gino-reritonea le :!58 - Il processo ili scelta nella cura radicale della e.rnia crurale 610 - l moderni processi OJlernU•i delle cisli Idatidee del regato non suppurate. (J\ propo.• ito di un caso curato e gn~rito por primam col proceS!IO Oelbet) i33 SANTOCCI STEFANO, c.witano medico. - Studio scientlllco.pratico sul traumatlsmi oculari SI c 313 TESTI FRANCEsco, maggiore medico.- Contributo alle ricerche sulla rllfTuslone dul bacillo piocianeo l :fil TROIANI PIETRO, tenente medico. - Modillr.:..zione al metodo Rug::i nella cUI·a dell'ernia cn1rale . 737 TROIIIBKTTA EoliiONoo. - l,a simulazione considera ta quale renomeno biologico e socio· l~gico t;!7 - 11 massaggio In alcuno malattie dell'occhio. . r:u VALERIO GmsRPP&, tenente medico. - Ricerche istolo:;iche eseguite su tre casi di melanosarcomatosi (nota prner.tiva) . 897 - l.e oscillazioni globulari nel sangue degli inrth•id ui ma larici 906 VtGLJARDI PATBRIO, maggioro medico. - Sulla r1·equente concomitanza della punta d'ernia 7!7 inguinaio col cirsocele e relati1•a cura . VIGLIARDI PIETRO, map;giore medico, e TnUFFI ETTORK, tenente medico. - 01 un C'iSO di ferila d'atlila da lùoéo al capo . 808 Vo~Pil MAZWII, tenente medico. - Dell'ascite lattescente 5 1i

CASUISTICA CLINICA. CARINO Toanuso, maggiore mediro - Contributo clinico a Un cistotomia sopra pubi ca Fag. i U - Due ca.si di fratture della base del cranio seguiti da goartçione i46 GIANI PIKTftO, c.'pitano medlco. - Casuistica nevropatologica • 30 RIVALTA EIAPPABI.8, tenente medico. - Un caso d1 clstocele lnguinale bilatcrale(contributo alla casuistica) . U6 RoTTA Fni.IDERTO, ~ottotcuente medico di complemento. - Un caso di OI'Chiectomia p~r carcinoma di un testicolo ectopico . 14! SALINARI S ALVATomr, capitano medico. -Un caso di oc.:luslone intestinale da aderenze posklperatorie - Laparotomia - Guarigione • 685 VIGLIARI>I Pnan10, maggiore medico e TRUFFI ETTOIIS, tenente modico. - Circa un caso di ferita da punta e taglio peMtrantl In ca vità . 856 Y&Nor"l Gluscppo, capitano medico. - Sull'el>istassl. 417 OSTINO Glo1•annl, capitano med ico- Nuovi metodi di cura nel campo dell'otorinolaringologia. 497

RIVISTE GENERAU. RANooss GIOVANNI, maggiore generale medico. - Lo stato sanitario delle truppe in Francia e In ll:lfia nell'anno 190! . Pau. tSt RoTTA FrLinRaTo, soltotenente medico ili compleme nto. - Alcune considerazioni sul salicilato di soda . 358 TKSTI Fn.. Ncssco, maggioro med ico. - Sul significato del colibacillo nelle acque potabili 61'! - Le recenti rice1·che sulla immunizzazione vt~rso la siOIIde . i i9 - 11 11rimo congresso d'igiene delle 3bitazionl 779


l:'IOIC~; GENERALE DELLE ~lATERJE PER L'AXNO 1905

!lùl

RIVISTA DEl GIOR~ALI ITALIANI ED ESTERI. RIVISfA MEOICA. Albuminuria Rsio"'gica r patologica Cl") - Seoator Pa~. 159 Albuminurie gravi o glicosurie Ila fatica - Gobbi 618 Arterio-sclero~l (sull'azione dello lodo M li') - Muller eli lnada . 617 Artropalle reumatiche croniche c ~tonococciche (cura delle) con 1:1 stasl iperemlca- Laquor 160 A5CMSI del fei:aiO (diagnosi degli) - Oe Brun . Hl8 nronchllo 1\brlnosa (sullo) - Liebermeister 36~ Catarri delle vlo aen·e (sulla cnra dei) e del polmoni con vapori medicamentosi- Saenger 917 Catarro endemico llello stomaco (Il) nella Erzegovma - T~ussig . 526 Congestione dogli apk:i polmooari nel corso della febbre tiroide - Archaronnl . !85 l>labeto Insipido (il); sue cause - Lacroix . . . . . . !86 Emorragie clol tubo dlgerenle (metodi curativi delle) - Babonnelx. 156 Ereslpcla (sull' lnnuenza dell') In stati morbosi preeslstenti - Palombo 618 Falsi cardiaci (i) - Josoè. 69l Febbre tiroide (degli abbassamenti insoliti e bruschi che si verlfic~no nella curva termica normale della) - Tissot . 690 Febbre tlfolcte (t·omplìca7.ionl della) - l.emoine . t86 Flebite (lrattamonto rle/la) - Oddo 38 lncguagllanze puplllarl (le) nelle pleuriti con versamento - ChnoiTard e Laederlch 5!5 Infezione malarlca (Il periodo d'Incubazione rlell'} - Mariotli-Bianehl f6l lpofisl e la patogenesi del morbo di Basedow (l') - Salmon . 5t' Malaria (sulla cura e sulla causa delle redrllve nella) - Carducci . 860 Malattie di sviluppo nell'esercito - Maneeaux . !83 Malattie renali (di uo nuovo segno per la diagnosi delle)- Nlz1.oll. 5t7 Meoingite cerebro-spinale epidemica (trattamento della) - Frane.'\. " ' Occlusione acuta dell'Intestino, prodotta da ascaris lombricoldes - Schulhor 362 Permeabilltà renale (la) nelle malattie infettive - Montefusco. U3 Pneumotocco (sulla permanenza dello) nel sangue dei guariti di polmonite- Tizzoni e Paolcbl • 513 Polmonite (risultati del casi di) ossenali negli ultimi f O anni (dal t• ottobre l 89! al t• ottobre t90t) nell'ospedale militare in Allensteio - Becker . ' 85 Potere agglutinante c.lcl siero del sangue dei malarici sul globo li rossi (valore diagnostico del) - C'.apogroul 159 naggl R6ntgen (ricerche sperimentali circa l'elTetto del) sul sangue - Ilei ber e Llnser 861 Rantoli a fine bolle sul bordi anteriori inreriÒri del polmoni quale sin tomo precoce di tubercolosi polmonare. (Sintoma di Burghart) - Kubn i84 Regime latteo-farinaceo (il) nelle autointossicazioni Intestinali - :Vorkhau . 3U Renma~lsmo articolare acuto (~ull'alterazlone delle ossa nel} deter mlnnto con In rndlogratla - Halm. 691 Rottura dell'aorta (sulla) e sull'arteriosclerosi nell'età giovanile - Oppenheimer 916 Sclerosi aortica (slntom.•tologla della) - Blttorr 6t 7 Secon~o tono aortico (Il) e l'illOienslone vascolare costituzionale - Ferranninl 363 Tabll (trattamento morcurlale della) - Fanra 45t Talle (dlagnoso e cura della) al suo inir.io - Scholtr.e 1~8 T~tano (tre casi di) - Touroeau . t 60 Tetano acuto (due casi di) - Berlizheimer e Meyer . 16'ìl Tiro addominale (sulla diagnosi del) - Rolly 454 Tifo ndtlorulnalo (~olia doagnosl e profilassi del) - Wesener lG l Tisl polmonare (sulla) e sulla sua cura. con particolare considerazione Intorno alla tubercolozidiM !Il Klebs - Yes!eo . 511 Tubercolosi (doll'utlllnazioue delle matem g ra.s se nei) - Lanfer) . 69t Tubercolosi (nuovo metodo di cura contro la) - Behring. 758


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l~DIOE GENERALE DELLE MATEBlE PER L'ANNO 1905

Tubercolosi (su i parassiti compagni della) - Klebs. Tubercolosi delle tonsille (ricerche sulla) - rteimann Tubercolosi polmonare (il siero antidifterico Behring nella cura della) Zucehèro nell'orina (ricerca dello) senza reattlvl - Sabrazès .

Pag. 157 f>t7

De-Capua

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RIVISTA DI r\EVROl'ATOLOG lA. Alcalinità del sangue (l') nelle malattie mentali - Pugh. Pag. 363 !89 Alcoollsmo (l') ed i degenerati - Galiana . 364 Anomalie del pnlato (le) come stigmate di des:enerazione - HarrJsoo Atrofie nlUscolarl dn trauma nervoso perilerlco - Esposito 76' Balbuzie epilsttlca (della) - Ferè . 534 Corteccia cerebrale (gli eiTettl del radio sulla eccitabllitil della) - Obicl 535 Cor teccia rolandicn (sull'azione della) In relazione all'epilessia jacksoniallla ed alla \'olontà 533 - Kingsrord. Cretinismo sporadico (sul) - Lugaro . 531 39 Cura tiroidea in un caso di emicrania oftalmica - Consiglio 53:1 Deliri! speciali dei tisici (sul) - Riebold Diagnosi diiT~renziale prococe dei processi morbosi Interessanti la hase del cen•ello (sulla) - Min!lazzioi !1!8 Oimcoltà diagnostiche (clr.ca alcune) in un caso di leJione del midollo spinale- Biancone 6~ 187 Dls!renie ccfala lP'iche (le) - Consiglio . 7Gt Disturbi intestinali nella oevrastenla (Il- BaUet. Disturbi mentali post-traumaticl (aspetto medico-lega le dei) - Marie e Viollet . 693 694 Doppia coscienz:\ (un caso di) - Wilson Epilessia (contributo allo studio dell'aulo-Jnto~sicazione nell') - Guidi 694 Epilessia (la siero-terapia nell'l - Roncoroni · 40 53! Epilessia ed emicrania (sui rapporti Ira) - Strohmayer . 761 Epilettici (sol cambiamenti cl)lmlci negli) - Guidi e Gnerrl Impulsi mentali (contributo allo sturtio drgli) - Vascblde e Meunier >55 ,. '56 Lacune di disintegrazione cerebrale (studio clinico ed aoatowo-ptltologico sulle) - Catola 366 Migrazioni dei degenerati (le). l'ievral!fiO del tt·lgemino (cura delle) - Aoschiitz 181 NonJte a~cendente (la) consecutiva all'appendicite - Raymond e Guillain 6fl Ne\'rili perifer iche (studio sulle) - Colella . 763 Paralisi facciale periferica (contributo allo studio della eziologia della) - Rossi . 535 Pellagra (alterazioni delle oeuro-Hbrille nella) - Papinian · &33 Pellagrotifo Iii) - Saceonaghi. 530 365 Pollclono (li) nella paralisi generale - Lambr:mzi. . Pslcosi (sulle) io rapporto alle rasi fisiologiche dell'organismo (Pubertà, Menopausa, Seni· 5~ lilà) - Angiolella Psicosl tiroidi (snlle) - Farrar 164 Sclero!l cerebrale tuberosa, associ[ola a speciali alterazioni di altri org~nr- Ugolot tl. 41 Sifilide (la) e le psicopatle - Gallaaa . 36~ 53:; Sifilide (cambiamenll degenerativi primari! del sistema nervoso dovuti alla)- Kotelevskl Sindrome talamica - Thowas e Chiray 693 Sintomi pnJli llari (l) nei folli e la loro Importanza - Cowen . 16\ Sonno (sulla produzione del) e dell'anestesia generale e l ocale per mezzo della corrente elenric..~ - Leduc 6U 16j Suicidi ed omicidi (dei). Loro efl'etto e loro significato medlco·legale - RoblnovltciJ . Tumo1·e cerebrale eoosecuth•o ad un t raumatlsmo del cranio - Lie!man n 366 RIVISTA DI CHIRURG IA GENERALE. Adrenalina (dell') nella pratica chiru rgica - Hildcbrande . Altezioni (le) tubercolar i del l'eue - Dernard Allacciatura dei grossi vasi per lesioni tr:mma&lche - De Gaetano. Anastomosi lnte9tinalo (miglioramenti della tecnl~a della) capo a capo - Goold. Anchllo~i articolari (su la cura, a mezzo delle r adiazioni (tiintgen, delle)- Maser.

Pag. 510 695 16; 539

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INDICE GENE RALE DELLE MATERIE P ER L'ANNO 1905

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Anestesia coo a c'lua sterile nel tratlamento operativo di atTe:r;loni ano-retta li - Gaot Pag. 4~7 Anestesia (met?do di) diretto a provenire gli accidenti della eloroformluazlo ne - Maurange ,UH Aoeste!lia generale e locale (su alcune nuove maniere di) - Ca'•ananl e Ba leo Qt9 Aneurismi traumatici (casu.lstica degli) arterlo~venosi - Bergmann t 80 Antrace (la cura di eerte fo rme di) mediante l'estirpazione - Reboul f74 Appendice (inllammazlono dell') da flbromlxoma- Monnler . • 459 Appendicite ( bacterlologia doli') - l.nnz e Tavt~l 706 Appendiciti (esito letale di) oom(llicate a tromho·Oebite meseralca - Polya 770 Appendicite (l'ileo, cousecutivo ad) - Bubbotitch · 773 Appenrllcite (considerazioni au 13~ casi di) - Bamsby 368 Artroclesi (m(ldn di for mazione dell') - Hagen·Torn . t 88 Ascessi di llssalione (il mcccani<mo d 'azione degli) - La Torre ,. m Ascessi perilonslllari (Apertura degli) -Claire Thompson 9'l!t Ascesso del fegato, consecuti\'O ad lnf~zlonl addominali, [con referto di q uattro c.-.si -

Fiske Ascit e tuberco la re (contributo a lla cura dell') - Schi.imann . Bacillo plocla neo, setticemla associata a vegetazione blastomicetica nelle piaghe - bst~ mano e Keene Calcoli vescicali (osservazioni so pra un:t serle di ltO operazioni per) - Sou·tham. Cancro (cura del) coi rag~i u,intgen - Wohlgemuth Catgut jodato (sul) - Fuchs . Catgut (la preparazio ne del) - Champlonnière . Cloroformio (osservazioni cliniche o rieercbe sperimentali suglì eiTettl del) somminl!trato lo ambienti forniti di llamma a gas Illuminante. - lletag h Coledoco (cal colo del) o cancro tlel pancreas - Rochard Corpi estrane i (l.aestrazione dei) dal bronchi - Coolidge Corpi estrane i voluminosi (cura dei) o ri acominatlllssi nella portion!l:eer vicale dell'esofago - Kramer . Criptorchismo (Proposta di nuo vo metodo per l'operazione del) - RufT Disinfettabili tà (sulla) della pelle umana normale - Tireii. Disinfezione delle mani (nuo vo apparecchio per la) . - Halur . Drenaggio sper imentale della cavllà perltoneale (osservazioni sul) dei gatti - Murphy Ematoma (formazione di) (ler lacerazione dell'arteria epigastrica Inferiore sinistra 10 seg uito a salto s ulle cal"-•gna - Hotrmaon. Emo t oraci tr:1uma trcl (contributo allo studio degli) - Chastenet Ernie (una serie di cento cure rad!c.11i tlr) - Batut . Ernia crurale (nuovo proee.;so per la cura dell') :- Roux . Ernie (sui risultati finali delle o perazioni radicali dell') nella clinica chirurgica del Professor Ryrlrgier - Halm Eroie (rìsullati Onali delle operazioni radicali dellej spPcialmente delle ernie lnguinall 1 Oaìches . . . . • . . . . . . . . . • . . Ernia ing uinale (un nuovo processo di cura radicale dell'i - Ruchard . Ernie strozza te (contributo alla cura delle) r.olle compresse di etere applicate localmente - Fedele Ernie (relazio ne sopra 8!8) curate operauvamente - Hilgereiner . . . . . Estirpazione della milza (un easo di) col pila da aneurisma della sua arteria - Wìnckler . F~rita accidentale (ricerche sperimentali sulla diminu&ione o sull'aumento dci ger mi In una) con medlcatura asettica asclutt.n ed antisettica umida - Gontormillln Ferilt (studio sperimentate sulla medlcatura antisettica delle) - Noetzcl Ferite penetranti dell 'addome (sul trattamento delle) - Malcolm . Ferita da palliDI e tetano - Schmidt . Ferite (sul pericolo d'infettare le) parlanrlo duranttJ le operazioni - Mende s d11 l.eon Ferite (cura delle) secondo i priucì(Jii bìologlei - lbrlg Frattura della f!'ambn (un apparecchio per) - Scheidl Fratture e distacchi epiOsaril del gomito (sulla cura tlt·lle) - Ziliotto Fratture del mascellare (riduzione e nssazlone razional.s delle) - Leder~r Gastrò·enterostomla (nuovo metodo per fare l> ) - Gould Gonidrarto (s ulla cura del) - Schmhlt . Impotenze fUnzionali consecutive al traumi articola ri (contributo a llo Rtudio dellt). Amio~ trona riO essa, alterazioni dei centri trollci spinali, -.ura rtelle a iTezloni articolari trau~ matlch~ - !lrlally e Ricllon

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INDIO E GKNERALE DE:T~LE MATERIE PER L'ANNO 1905

l'ag. Infezione f[eneralo ( 1') nelle malaWe chirurgiche infettive - Bertelsmann Intestino umano (delle alterazioni istologiche dell') e della sua permea bili t il ai batterli nogli strozzamenU erniarli - Del Conto. Legatura dell'arteria ipogastrlca destra per un aneurisma dell'arteria glutea Inferiore Jsracl Legatura della ~ena fdmorale (la) al legamento del Falloppio - Franz • l~gatura dell'aorta (im)lortauza llsiologica e terapeutlca della) - Katzenstein Lesioni intra peritoneali (casuìstica dell~) - Abel Lussazioni traumatiche della rotola (delle) - Che,•rier Malattie ar ticolari del ginocchio (contributo alla patologia e terapia delle) - HofTa Medlastino anteriore (la chirurgia del) - Anumy Miosite ossiOcante (contributo allo studio della) - Borchard . Mioslte ossiOcante traumatica (sulla) - Haga e Furimuro. Miosteoml traumatici (sui) specialmente w Ila loro patologia e loro trattamento operatorio - Cabier Miscela anestetica (di una) - Sartorari . Omoplat>~ (della rotazione dell') nella riduzione delle tussazioni della spalla - Berthaux . Osteo-perlostìte consecutiva ad infezione tifosa - Pomponi Pancreas (lesione del) per mezzo di un calcio di cavallo Perforazione di stomaco (osservazioni cliniche sull'etiologia e terapia chirurgica della) e della rel!lliva peritonite - .flrunner. Perforazione dell'Intestino nel tifo addominale, guarita a meno di un atto operativo - Lauper Pioemla a decorso cronico (sulla) - Jordan . Processo di riparazione _delle ferite della vescica (Studio istologico e sper imentale del) - Fracasslni. Protezione delle mani (la) m/)dlan le l'uso di soluzioni di caucciù- Murphy. Rltenzlone renale da ostruzione, con anuria, e suo trattamento - Watson • lloUurr. traumatica del cuore e dell'aorta. - Torresi Scafolde (fratture dello) - Oestot . Sequestro polmOMtil (sul) - Bildlnger. Sieroterapia (un nuovo metodo di) nella risipola - HolTer Stravaso sangnlgno (l'importanza dello) nella guarigiQno delle fratture. Guarigione delle pseudartrosi e del ritardato callo per mezzo delle Iniezioni di sangue - Bier Stomaco (qualche considerazione sul trattamento chirurgico dello) - FILz . Studi sperimentali sttll'aumento di resistensa del tessntl contro l'Infezione - Mlyak Traumatismo e tubercolosi (relazione fra) con particolare r igu;.rdo alla tubercolosi delle articolazioni e delle ossa - Pietrzikowski . Triangolo anteriore-del collo csvuotamento dei) nei casi di neofotmnzionl maligne della lingua - Butlln Tubercolosi locale traumatica (contributo cliniCO·Itetislico alla questione della cosidetta) lo specie delle ossa e delle articolazioni - Voss · Tubercolosi articolare e trauma- Petrow . Tubercolosi chirurgica della regione Ileo-cecale (>tndio clinico e terapeutico sulla) - Bel· [lrand . Tumore al piede (l'o.rl;:ine del) - Womburg Ulcera gastrica (competenza della medicina e della chirurgia nel trattamento dell') Cabot e Badger • Uretere (modiOcazioni istologicbe dell'} dopo la nefrectomia - Taddel. ValvolA venose e loro relazione con le varici - Ledderhose Varici (la cura delle) mediante la marcia - Marc.hais

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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERR .~. Azione del proiettili giapponesi (sull') e sulla p· ima medicazione sul campo di battaglia Wredon. . Combattimento .ti El-l\loung~• (il) (estremo Sud-oranese) i settembre t903 - Magelli~r Ferita d 'arma da fuoco perforante delia porzione cervic.11e de~ midollo spinale - l'ilcher ed Onuf

Pag.

~18

194 t9S


INDICE GJ!:)IEBALE DELLE MAT~;RIE l'ER L ' AN.:-10 190o

Ferita del rr:;ato tranlldilllrammalica per arma da fooco, toracotomia o lap:~rotomla combinate, sutura del fegato - guarigione - Lejars. Frrilo del fucili giapponesi (lr) Ferite dei prolottlli, gla pponesl (notizie chirurgiche su li~) - Seldo~> itsch Ferltr Ile) del V&SI e gli aneurismi traumatici nella guerra nuso-giapponese - Bernhau()l Lesoonl dello stomaco per ferile d'ar ma da fuoco (la pall\logia delle) - Frosch Nuovo prlltrs'o per misurare la sede profonda di un proiettile nell"o~anlsmo umano per mezzo dell.o ral1 ioscopla - Perez . Osservazioni chlrurgoche durante i moti rivolozlonari del 1900 in Cina - Uaga . Osservazioni chirur1,1cho desunto dalla guerra rosso-giapponese - 3eh1ilcr . Osservazioni sulle ferite di guerra prodotte da proielloli di dilrerente calibro. Conslderazlom sulle lesioni da prolettoli di grosso calibro e loro conseguenze dal punto di vlst., del trattamen to - Jlouquet

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RIVISTA 01 OTO-RINO-LAR INGOLOGIA. Disturbi pslchici ed otopatle - Grazzi . l'tt(). 708 Dist urbi udotivi noli:~ lebbre (l) - Ruganl Esame funzionale dell'udi to collo parole (contributo all ').- Nieddu 707 lntubuione dcll1t laringe - EJ(idl . 195 MalatUe doll'orecchoo ( l~) nello aiTezionl del seni della raccia - Gompert 11lf Panierlno di Graere (Il) e l'uncino di Kirmisson- Massri . i74 Paresi r iflesse (itudio su lle) e sui distur bi della loquela e della scrittura d'origine auricolare - Pup:nat. 37t RaJloterapia (Alcuni r isultati di) - Nleddu . m Slnflsi salplngolarln~tee (sulla sindrome che é la conseguenza delle) specialmente sot to Il punto dJ 'ista ototlco - Royet. 371

"'

SinusiU mascellarl croniche (l metodi conservativi di cura delle) -Gavello . Tloslnamlna (la) nella cura delle malattie dell'orecchio - Kassel .

373 775

Rl VISTA DI OCOLISTICA. .~ITezioni ocular i (dell'Importanza della diagnosi nelle) - Galezowski Ambliopia monoculare (determloallone e mlsllr.lzlonesimultanee dell') col mr todo olol regolo pprfe7ionato - Armalgnac. Ambliopia simpatica (dell') - Nuel Anest etico locale (nn nuovo); la stovaioa - De La Lapersonne Astigmat ismo (notazione dell') - Hummelsheim e Knapp. Catarro primaverile (sul) - Wlcherldewicz . Ceralee d'origine oculare (le) - Trousseau . Cherato·congiunllvile ~trippa le (cura della) - Galezowskl . Cheratomlcosl a1perglllica (nuovo contributo alla) di grado leggero - Johnson. Con!t'luntlvote (la) riai lncilh doll'in Ruenza - Nedden . Congluntivlto consecutiva allo corse rapide in automob!le - Da vls Decimo Congresso ortalmologico lnterna1.ionale - Trom bella. Fondo dell'occhio (li) nelle a!Ter.lonl dPI sistem1 ner voro - Galezowskl t nrezlone tramautlca del globo oculare per un microbo anaerobio (ll.'lci llus per lringOD$) - Chnlllous . • lstero-traumaUsmo oculare (dell ') - Teillais Larvo di mosche e di al tri losetll (sull'azione nociva e sulle aiU!raziool che ca(!ionaoo nogli occhi lei - Kayser ed Olleodorl. Lesioni ocu lari c~tusaU! dal fulmone -Gonio MalaUie oculari da metastasl (due ea.~i di) - Liebrecbt Morbillo (complle~~zlool oculari nel corso del) - Suker Nevrlle e atrona ottica nella reslpola facciale - Cabanoes.

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INDICE GENERALE DELLE :l.tATERIE PER 'L'A~NO 1905

Nevritl ottiche d'origino infettiva (contributo allo studio delle) - Bichelonne Opoterapla epatiea nell'emeralopia - ATmaign.lc et Marttn Panortalmite (la) da bacillus subUlis - Polatti . Permanganato di potassa contro le complica~ioni corneali dell'ottalmia granulosa ( f aloro dei grandi lavaggi col) - Kalt Proiezione binoculare (alcun<~ parole sul!;~) - 1\layewski Scale otlometTiche (valore comparativo delle diverse) - Gonzales. Sllllide oculare - De Laperaonne . Tracoma (cura meccanica del) - Llkiernik .

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RIVISn DJ ANATOMIA 1<: FISIOLOGIA NORYALE E PATOLOGICA. Sieri tossici speeinci per le capsule surrenali (ricerche sui) - Levi Della Vida . Struttura d~i nervi ed applicazione della stessa all'anastomosi nervosa (della)- Bruandet

RIVISTA DELLE ABLATTIE VENK!\EE E DELL.\ PELLE. Adenite veneroa suppurata (trattamento rapido llcil'1 - Legraln Pag. !08 Adenite da ulcera venerea (sull') - Mlnasslan iO:! Antrace cutaneo (C<Ui dii guariti col siero Sciavo senza escislone - Bowlby e Andrewes . ~6 Bubbone (contrilluto alla cura chirurgica del) - Scartuto 300 Bubbone (sull'estirpazione del) venereo suppurato dell'inguine - Pousson . 300 Bubbone (cura rapida deiJ suppurato coll'incisione spremltura e sutura· immediata. Lagmin. 300 Gonorree (osservato negli uomini) - Mtiller Magnus 9:!5 .Epididimite gonorroica (sulla patogenesi dell')e sui risultati della sua cura con la puntura- Dermann . !08 Esploratlonc rcttale (l') come moz1.0 di diagnosi 11 di tralt<unonto dotl'uretrito blonorra· i:ica acuta - Lebreton 913 Permanganato di potassa (il) contro la bromidrosi Jliantare - Weiss i!09 461 Sifilide (prognosl della) - Mayer • Slntlde della colonna verlebrale (sulla) - Neomano. !07 Sifilide mucosa secondaria (Il bleu di metllene applicato localmeoté contro la) - Brocr1 ~6 e Arnal . Spirochetl (sulla presenza di)'nelle manifestazioni sifllltlche e nei papillomi - Schandin e HoiTmann . 460 Trasmissione della sifilide alla scimmia (ricerche sperimentali sulla) - Neisser . !06 Ulcera sttllitica (della multiplicltà dell') - Beaurain et Ourand to9 Ulcernzioni cutanee s!Olltlche (trattamento locale delle) 377 376 Uretriti croniche (contributo alla cura delle) - Cariani

RIVISTA DJ TERAPEUTICA. Pag. ii5 Acido formico (dell'azione tonico-muscolare e diuretica dell') e dci formiali - Huseard Acqua ossigenata (l') e le sue applicazioni terapeutlche - Coudrain . • l! t O Acqao solforose (lo) (Juali coadiuvanti la cura merc~riale - Desmoulieres • 55\ Alcaloidi seconflari <Iella china (sull'.lzione antiperiodlca degli) - Marlani . 3tt lt•solfato di chinina (iniezioni ipodermlebe <li) sciolto o el siero arliOcialc - Yalafosse 55t Clornro di adrenalina (sull'uso ipodermico del) nelll cura tlogll accessi asmatici - Jesse, Dullowa e Kaplan Ul Cloruro di bario (sull'oso torapeulico del) - Tabora. 911 Fermenti meL1IIici (note sui), loro azione sul metabolismo, loro eiTettl nella pneumonlto - Robin 378


·.·

INDIOE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1905

Gu~)acolo puro (Il) nella cur.~ tlelle piaghe purulente Iboga (dell'l e ~ell'lbognina - Londrio.

U57 l'ao.

ProkhoroY

Iniezione lpodermlea (sulla) del cloridrato di chlnio" con ureuno ,.... Gagho lodogelalina Sciavo (la) nella sierosite multipla tubercolare - lilerlgglo Jsoprallo (l') nuovo Ipnotico - lmpens · Yandr.lgora (le foglie di) nella cura dello scottature- De :'\iccol6o. Nuovo preparato lodi co t~npra uo) • jotione • - Scblndler 011 lodati e bromati (gli) - l.M•)· . Perbor..to di soda (Il) - Jauret Piramldone (~ull'uso del) nel tllo addominale - Byk • Siero artlnclale sterillnato ottenuto a freddo per reazione chimica Trirerrlno (sul)- Kmmn. Zucchero (supernlimcntatlone collo) - Oemaye •

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RIVISTA 01 MEOICI~A LEGALE. Criminalità potenziale o.l osse~sione omicida - Marlani Epilessia lnrvata. - Tschl,ch . . . . Modo d'esaminare un allenato tsul) - Peli . Morte apparento sul campo di battaglia (tlclla) - Jear'l Simulazione della pazzia (la) - Penta .

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J\IVISTA l>fTECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE. Lavoro manuale negli OSilCdall militari (Il) - Oi)ms:

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Pag.

57

RIVISTA D'IGIENE. Acque delle caserme di Parma Ile) - Gardenghi e Tirelli. Pag. 38! Acque di rinuto (epurazione biologica delle) delle fabbriche di zucchero di barbabietola - Rolant 38'J Agglutinazione (intorno :tifa tecnica dell') col metodo per congelamento - Dlaneottl 47'J Alimentazione del soldato gillpponese (l') e Il Beriberi - Simonio 388 Ameba della dli!entoria del pa.esi caldi (coltura dell') - Le.>age. . JIP Anchllo~toml.ul - lloycott e Haldane 1. 930 Anchilostoma duodenale (osserva1ionr sullo sviluppo e ciclo evolutivo cieli')- Ale3sanrtrtnl !19 Anophelcs clriYigcr (soli:\ questione dell'Infezione dell') coi parassiti mal ariel nello basse tempemture- Janosò. !31 Ari:~ espirata o connnata. (ricerche Intorno all') - GHdeoghl , 390 Azione disinfettante del sa pro lo (alcune ricerche sull') - Gorblog. 5$8 Bactorium coli quale lndicMore dell'lnQuiMmento delle acque con In reci - Potruschky e l'usch . U7 Beriberi (contributo allo studio rtell'ezlologla del) - Falardo . GISG Botulismo (sul) - Pelzl . 38G CqfTtl (lo sonatlc:ulonl del) che si eonsuma In Firenl':e - Chiappella i77 Campagna antimalarica r~sgglo di} secòndo il metodo di Koch - Sergent !30 Carne (contributo allo studio del contenuto baUerlco ed alla conscnu:ione dolln) nell'ordinaria preparulone - Marxer . 383 Carne In conserva (esistenza, riconoscimento e tratlameoto delle scatole di) non a chiusura ermollca - Pfuhl 555 Conserve alimentari (solle) che si pre11arano in C•s:J.ralta (Bologna) per il R. Esercito- Sforza 57 Disinfezione del pe ttini o dello spazzole (sulla) - Bandini 6!


958

INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 19Ò5

Pao. Disinfezioni (la pratica delle) - Martin . Endom o epidemia malarica (la marcia dell') in Algeria.- Gros Epurazione delle acque (l') coi nllri a sabbia detti amer icani --: Lacomme Yabhisogno aliment;~rc (norme per lo ricerche sul) Febbre tifoide (in una epidemia rli) d' llrigine 1drica, la mortalità da sola non permette di rimontare alla data precisa deLl'inquinamento dell'acqua - P.ougct. Febbri erutlive (proOiassi dellf) nei suoi rajJporLi colle caserme - l emoine Flora b~tterlca (la) dell'estratto di carne e di alcuni preparati a1Dni- Willhelmy Flora batterica dell'uretra normale (Slllla) dell'uomo - Pfeiffer Formaggi (sulla maturazione progressiva dei) - Lindet e Ammann. Formaf!gio (Il) nell'alimentazione delle truppe - (jibelli. Gonocorco (su di nno ~peei:lle terreno nutritivo pel1 - Lipschiìtz . Infezione tifosa negli ospedali (sull') ~ sulla sua prolllassi - Gebauer Infezione rlei rnlli simllo a lla peste, c.1usata da un haclllo capsulato del gruppo del b. di Friodlfinder- Auicszky . Infezioni protozooarie negli animali domeslicl in Eritrea (Piroplasmosi e 'J'ripaoosomiasi) - Memmo-Martoglio-.\dani lnges lionc dei batteri (sopra l'influenza della) e dci prodotti batterici sulle prol)rietil del siero del sangue - Tchltchkine Intossicazione mortale da gas di pallom aerostatici - Barrlu e Brissy Malattia del sonno (rapporto .<ulla) a Togo - Krneger Malaria in Italia (la) durante Il 190~ - Celli Materassi di lana (l'orif!ine di alcune macchie che st producono su) sterilizzata col vapor d'acqua - Bordoni-UITreduszi . Meningite ~rehro-spinale epidemica (epidemiologia e profilassi della) - Dopter. Morti improv••ise (sull'importanza epidtJmiologica delle) d'uomini soiTerenti per tifo addominale latente - Velich . ,. , l\lyasis • nell'uomo (caso di) per larva cuticolare di tlypotlermn bovi~ - Coodorelit Nuovo giornale d'igiene (un) . . . Nutrizione dei soldati (la) sotto il punto di vista fisiologico e dell'economia nazionale - Hirschfeld. , Osservazioni mediche sull'Africa orientale tedesca con particolare riguardo alle malattie lnfP.llive ed alla lotta antimalar ica secondo Koch - · Vagedes. Pastcu rizza7.ione del latte (la)- Calmette • Peso specinco dei materiali da costruzione (contributo allo stu:lio della determinazione del) e proposta di un nuovo appar ecchio per valutario - Bianehinl e Cler Peste equina (la) - Memmo . Polmonite eplrt~mica (sulla ) - Spaet . Rabbia (alcnni fatti cd alcune esperienze relative alla) - NicoUe P Chaltiel . llabbia (ricerehe sperimentali sulla) - Bertarelll e Volpino Regime c.1rneo cscluslro (di tal une modJnrazionl della nutrizione sotto l' inOueoza del) -Mosse Risanameoto malarico (Il). delle opere esterne delle fortillcazioni di l'ola - Lenz. Siero antidlssenterico (un nuovo) e 11 suo impiego nella dissenteria- Rosenthal. Siero antirabbico (ricerche sul) - Marie Spedizione antimalaric.'l nel Gambia (relazione sulla) 190i- Oulloo, Eve•·ett Sputi tubercolari (sulla disinfezione degli) - Vincent Tetano (un cas>:> di) consecutivo ad un'inaezione di siero gelatiniuato - Oieulafoy Tetano detto medico o spontaneo (contributo allo studio del) - Vincent Tetano reumatico (sull'etiologia del cosiddetto) - Racine e Bruns. Tifo (sol risultati della lotta contro Il) secondo R. Koch- Driegalshi . Tossina solubile del bacillo d'Ebt~rth (la) - Rodet, LagriiToul, Wahby. Trlpanosoml (malllllle causate dai) - Koch . Tubercolosi (:<ulla lotta contro la) - Flii.gge Tubercolosi (sul modo d'infezione nella) - lubarsch. Tubercolosi (contributo allo studio della diffusione e prolllassl della) - Mullers. Tubercolosi chirurgica (l'infezione mista nella) - PetrofT. Tubercolosi dei rettili (alcune ricerche sulla) - Berta relli Tubercolosi umana (sulla tmsmisslbiliti della) al buoi - Karlinski • • . . . Umidità dell'aria (elementi pel giudizio dell') nelle abiLuioni con un contributo sul qut~slto del cubaggio minimo. - Rubner o Wolpert .

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INDIOE GENERALE DELLE MATERIE PER L' ANNO 1905

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Vaccina~ioni (le) nella Bosnia e nell' Erzegovina e loro infloenza

solla manifestazione del vaioolo lo dette regioni- Kohler . Pag. 'HG Viuo (valore alimentare del) - Mathieu 304 Virus llltrabilì (contributo alla conoscenza del) - De Olasi 'H6 Virus rabblco (sulla trasmissibllità del) dJllla madru al reto- Kooradi. 779 Zuc<" hero (importanza dello) nell'alimentazione - Lemolne lo i O

RIVISTA DI OATTERillLOGIA.

Oatterii quali causa di decomposizione dì nlcuni medicamenti e reagunU - Reismaon Concrezioni d'ifomiceli nei canalini lagrimali (sulle) - Zur Nedden ldentita dei bacilli dell'ozeoa e del rinosclcroma coi baci lli di Frledliinder (sul!") - Klemperer e Srheler . lmportauza doi norma li batterli intestinali per l'oomo (sull'l - Strasburger Microblsmo salivare normale (il) - Gilbert o Llpprnann . l\licro rganisrni normali del pancreas (i) - Gìlbert e Lippmann

Pag.

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380 380

VARIETA".

Esposizione oftalmologica di Lucerna (l') - Trombetta . Organizzazione degli studi! medici nel Giappone - Marcon

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64 39!

RIVISTA BIBLIOGRAFICA.

Chirur·gia dell'ulcera gastric;t e del postumi della medesima - Donati . Pag. 93~ Come si evita e si cura la tubercolosi - de Silvestri 936 Cura razionale delle malattie veneree, siOIItiche e cutauee (la) - •!anuale di pratica der· mosiOiopatica - D'Amato. , ':!34 Divinazione del pensiero (la) e lo spiritismo In rapporto coll'ipnotismo - Pagniello. 79! Ferite delle moderne armi da fuoco: da guerra (le) - Hlldebraod. 797 Ferite prodotte dal moderni fucili da guerra Cle) - Taddel 30$ Guide cbirurgical du pratìclen pour les opérations journallères - Lavai 394 l consigli del dott. Antonio - Clgliutti 8i4 Igiene navale - Belli , 875 giene nell'esercito. (l') - Hiller 31t L' ufficiale per l'educazione del soldato - Scarano 310 Manuale per l'analisi dell'urina- SaUoas . H l\lanuale delle malattie del'occhio ad uso degli studenti e dei medld pratici - May . 938 Norme pratiche per dichiarare accettabili i viveri per parte della Commissione della Regia Marina . • 875 Patogeoesi unica dello malattie vascolari, secretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini - De Palco 787 Primo trattato Italiano di odontotec"nica - Platschlck , 396 Relazione a S. E. Il Ministro della guerra sol Congresso medico Internazionale per gli infortuni sul lavoro - Randone. 934 Sgombero acqueo dei feriti nella nlle del Po (lo) - Mangianti 875 Sulla soglia della pazzia - Trombetta. !:ti 3a7 Trattato dJ Chirurgia di guerra - Seydel Trattato di diagnostica medica (metodi d'indagine clinica)- Eulenburg, Kolle e Weintraud 938


INDIOE GENERALE DELL~ MATERlll: PER L ' AYNO 1905

960

INDICE BIBLIOGRAFICO MBDIOO-MILITARE

Pag. 73, !ai, 396, 63~. itG e 939

. <CONCORSO AL PR&MIO RIBERI. - Aggiudicuione del premio di liro 3000 • CONFERENZ~ SCIENTIFICHE 'DEGLI OSPED.~LI MILITAIU

COMUNICAZIONE MISCELLANEA

. Pag. 318

Pag. 74. 311, 474, 716 e 9B . . Pag.

•

75

Pag. 16, :136, 317, 476, 635, 718, 8i5

NECROLOGIO. l'etroaio CosteLLi. Ermanoo Nothnagel J. v. Mikuliez·Radeckl Giuseppe Plalsant • RodolCo v. Leuthold .

Pog. 631 633 633

879 9W

MOVIMENTI AVVENUTI i'iEL CORPO SAi'iiTARIO E NEL PERSONALE FARMACEUTICO Pag. ii, !39, 318, 398, 478, 558, 637. 719, 798, 8i9 946

INDICE GENERALE DELLE YATEillE PER L'ANNO 1905 .

,.

• Pag. 94~


SOOIETÀ DI PREVIDENZA TRA GLI UFFICIALI DEL R. ESERCITO E DELLA R. MARINA NEL REGNO D' ITALIA. - Riconosciuta come Ente Morale con R. Decreto 8 novembre 1892, N .0 DCCCIX, Premiata con Medaglia. d 'argento all' Esposizione generale italiana di Torino del1898, con quella d·oro all'Esposizione universale di Parigi del1900 ed a1l 'Esposizione regionale operaia di Roma nel 1902-1903. - IW•w , Pia=::a TfcMdetl(l C.:11h·oli, 117.Presidente o.aorario : s. 111. VIT'l'ORIO EMANUELE m .

La Società assicura. una pensione vit&lizia od un capitale in caso di morte, corrispondente al contributo obbligatorio mensile, che è di L. 3 : {pensione e ca.pit&le possono accrescersi aumentando ~l contributo mensile}; - provvedo assegni vitalizi sia. differiti, sia. immediati;- converte in Yita.lizi le assionrazioni sulla. vita dei Soci e dei loro cangi unti: cuncede sussidi ai Soci, alle loro vedove ed orfani, e borsè di studio ai figli; - a.ccorclt~ mutui ai soci con semplice çambiale seuza c'be oçcorra firmlL di avallanti. - Nessun'altra Società congenere, nei limiti delle operazioni suesposte, può gareggiare con essa. [ nfurmazioni, ~tatuti, Tabelle possono aversi presso la sede dello. ~1.>eietà, Homa, l'ia::z.ct Uenedetto Cai1·oli, 117 e presso i suoi rappresentanti. Por iscriversi \!ome Hocio, rivolgersi alla sede indicando la data ed i l luogo di nasciLa del richiedente e l'operazione che intende escgnire. Sltnnzlonf' n l 1° no,·emh•·•· tnu:;. Capitale ;l:<Sicuralo per indeunit.ì in caso d1 morte . . . I.. I/J89,02i. 08 Cupitalc annuo assicurato per pensioni \'italizie . . . . • .~ mmonl:ti"C della riserva elfelltVamente :rccumulal3 .

:J!)S,Q:j7. flil ORO,I)i:l. o:~

Recenti pubblicazioni: Dott. A. (t DE FAI,OO, Maggiore meclico

PATOGENESI UNICA llEI.I.E

Malattie vascolari, secretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini Un volume in 8° di pagine 240, con ·s tavole fuori testo. Napoli, Società. Commerciale libraria.. - L. 8.

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GIORNALE MEDic·o DEL REG.IO ESERCITO Direzione e Am111lnlstrazione : presso l' Ispettorato dJ Saaltà llllltare Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)

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AMMALATI E DEI FElllTI lN GUERRA MJUIOniA dei dottori l .ul:l Bernardo, tenente colonnello rneclico E' Gh••c·1~1lc Brezzi, maggi01·e medico, onorata del l 0 Premio a.l Con-

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